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I 



BIBLIOTECA ITALIANA 

O SIA 

GIORNALE 

LETTERATURA, SCIENZE ED ARTl 

COMPILATO 
DA VARJ LETTER AT I. 



ToMo XLVIL 

ANNO DUODECIMO. 

Luglio, Agosto e Settembre 
1827. 




^oQefymm 



MILANO 

PHESSO I.A niREZIONE DEL GIORNALE. 






IMPERIA.LE RKGIA STAMPERIA. 



11 presente Giornale , con tuttl i voliimi precedentl , e 
posto sotto la salvaguardia della Legge , essendosi 
adenipiuto a quanta essa prescrivc. 



BIBLIOTECA ITALIANA 



PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



Opere varie del cav. Vinccnzo Monti. — Milano , 
1825-1827, dalla tipografia dei Classici italianc, 
otto volumi (*). 



L 



a traduzione delU Iliade occupa i due primi vo- 
lumi di questa bella edizione. Dopo la ristampa di 
queir immortale lavoro <c ci parve ( dicono gli edi- 
tori ) che noii sarebbe stata nieno aggradita dal pub- 
blico , impressa neila medesima forma e caratteri , 
una, raccolta il piu che ci fosse dato copiosa ( giac- 
che le ragioni per le quali essa non puo essere 
compiuta sono facilmente intese dal lettore ) di va- 
rie cose di questo insigne scrittore gia da lungo 
tempo salutato dall' Italia Dante redivivo e poeta 
deir eta nostra. » E veramente fu questo un lode- 
volissimo consiglio ; perche I'ltalia possiede cosi, se 



nv. 


i.°e 2. T Iliade, in B.^it-lir. i5. 


— la i6.°lir. 


5. 


__ 




3.° Poesie varie , . . . " 6. 


5o . . . . " 


2. 


So. 


» 


4.° Poemetti varj . . . . " 3. 


ho .... " 


I. 


5o, 


» 


5.° Persio, satire. . . . » 3. 


— . . . . " 


I. 


20. 


» 


6.° Tragedie " 5. 


— . . . . " 


2. 


— 


" 


7.° e 8." Dialoghi . . . » 10. 


— . . . . » 


4- 


— 



L*" edizione in 8." e in carta velina. Qneste opere si 
vendono anche separate ai prezzi suindicati. 



4 OPERE VARIE DEL CAV. 

non tiute , almeno in gran parte, le opere del suo 
grande poeta , tolte alT arbitrio , all' ignoranza ed 
all ambizione di quanti si gettano a pubblicare gli 
scritti dei trapassati , e per amor di giiadagno pub- 
blicano il brutto ed il bello senza distinzione , e 
per cieca smania di comparir qualche cosa ne gua- 
stano a loro senno la genuinita. 

II terzo volume adunque della raccolta contiene 
varie poesie di vario gencre scritte dal eh. Autore 
in diversi tempi. Queste poesie Tltalia le possedeva 
gia quasi tutte ; ma perclic il Monti non suol tor- 
nar quasi mai sulle proprie cose senza farvi qual- 
che ritocco che le arricchisca di nuove bellezze , per- 
cio questa sara d' ora innanzi la sola edizione alia 
quale dovra aversi ricorso ogni qual volta vorra ci- 
tarsi r esempio di questo scrittore. Alcuni componi- 
menti poi , degnissirai di tanto autore , non avevano 
mai veduta la luce; e questi danno all' edizione che 
annunciamo un tal pregio clie oramai non ha biso- 
gno di esser chiarito. 

Una sola domanda ci permettiamo di fare ai di- 
ligenti editori: perche non hanno disposte le pro- 
duzioni di questo poeta secondo 1' ordine dei tempi 
in che furono scritte ? Certo e una sovrana lode pel 
Monti , che le sue poesie possan trovarsi quasi get- 
tale alia rinfusa tra loro , e nondimeno parer tutte 
bellissime , tutte figlie di un medesimo estro, tutte 
frutto di una medesima lima ; ma una bella utilita 
vJene anche ai lettori dal conoscere 1' andamento di 
un grande ingegno , e vedere come e quanto 1' eta 
e lo studio abbiano influito sulle sue produzioni II 
terzo volume , a cagione d' esempio , comincia da 
alcuni sonetti di antica data sidla Morte , sul Na- 
tale e suUa morte di Giuda. L' impronta dell' estro 
che detto la Bassvilliana apparisce in que' mirabili 
versi , e di qui a cento anni , quando forse le opere 
del Monti terran luogo di qualche classico troppo in- 
vecchiato, gli eruditi hlologi non pofranno ingannarsi 
nel dire ai loro allievi , che quei sonetti appartengono 



VINCENZO MONTI. iJ 

air eta piu fiorente dell' autore. Ma il sonetto sopra 
S. Lui^i Gonzaga die seguita a quelli di Giuda , a 
quale eta potianno assegnarlo ? 

Chi potra indovinarc che quel sonetto fu scritto 
dair autore nel suo quattordicesimo lustro ? Noi ri- 
petiamo assai volentieri, che al Monti viene una 
iDellissima lode da questa perpetua bonta de' suoi 
versi , da questa difficolta di scernere le produzioni 
senili da quelle de' suoi prirni anni : ma poiche 
questa lode non si menomava punto in una crono- 
logica edizione, non sappiamo perche non siasi vo- 
luto prestare questo vantaggio a colore che ver- 
ranno dopo di noi. 

Fra le cose contenute in questo volume men co- 
nosciute avvi T Inno drammatico che doveva cantarsi 
nell 1. R. teatro della Scala in Milano l anno 1819 
per festeggiare Y arrivo allora sperato delle LL. MM. 
II. RR. I voti de' Milanesi non furono per allora 
esauditi , e 1' inno del Monti rimase ignox^ato lino al 
pubblicarsi di questo volume in cui V I. R. governo 
permise che fosse introdotto. Leggiadran'e I'inven- 
zione che intreccia il diletto delle danze a quelle 
della poesia e del canto ; ma il grande poeta si fa 
conoscere principalmcnte ne' seguenti versi : 
Tra lo splendor del trono 

Bella k dell' armi il lampo : 

Bello e de bronzi al tuono 

Raccor gli allori in campo, 

Steso il nemico al pie : 
Ma quegli allori , oh Die ! 

Grondan di sangue un rio. 

E scApigliate intanto 

Gridan le madri in pianto ■ 

II figlio mio dov' e ? 
Rendimi il figlio. E fremiti 

Mandan le tnmhe , e gemiti 

Che al del la sacra accusano 

Tremenda ira de're. 
Voi sole, innocenti 
Bell' arti romite . 



O OPERE VARIE DEL CA.V. 

De fior piii ridentl 
Quel sarigue coprite , 
E bella fra i pianti 
Ne delfici canti 
# Quell' ira si fe. 
Coll' ineffabile 

Foter die Pallade 
Sul cor it die 
Voi sole amahile 
Fate il terribile 
Poter de' re. 

Vorticoso e senza sponda 

•Scorre il fiume dell' obblio ■ 

Su la fiera e torbid' onda 

Ruinoso ingordo Iddio 

Passa il tempo , c vi travolve 

Dell'uom, scio'ta in fumo e poh>e 

La suptrba i'anita. 
Ma toccar quel rio non osa 

La virtii che a Fibo e cnra , 

La virtii. che ognor piii chiara 

Per lui brilla — ^e in sen si posa 

Di tranquilla — cternita. 

II quai'to volume comprende la Bellezza dell' uni- 
verso , il Pellegrino apostolico , la Bassvilliana , la 
Musogonia ed un picciolo brano della Maschero- 
niana sul monumento eretto al Pariui. Coloro i quali 
non potendo negare al Monti la vera facolta poetica , 
e la ricchezza di uno squisito linguaggio , si gettano 
per misera invidia a negaigli la profondita de' pensieri 
e la tilosofia , debbono chiuder gli occhi su questo 
quarto volume e sul sesto in cui sono Y Aristodemo , 
il Cajo Gracco , e il Galeotto Manfredi. II poeta si 
niostra in tutti questi componimenti si profondo co- 
noscitore del cuore umano, della sturia, delle scienze 
e delle arti sorelle alia poesia , che non potrebbe 
ostinarsi a dirlo men filosofico di alcun altro o ita- 
Iiano o straniero , se non forse chi stima perduta ogni 
tilosofia quando e rivestita delle piu line bellezze 



VINCENZO MONTI. 7 

poetiche. La Musogonia venne in piu parti ritoccata 
del ch. Autore , e coa cio di nuove bellezze arric- 
chita. Fra le tragedie il Galeotto Manfredi si accosta 
al genere delle urbane , e per 1' argoniento clie e 
moderno potrebbe dirsi romantica. D' ordinario V Ari- 
stodemo si cita siccome prova del valor tragico del 
nostro Autore ; e certo s' egli avesse scritto soltanto 
il Manfredi e rAristodemo, quel modo ordinario di 
sentenziare potrebb' essere giustificato assai di leg- 
gieri. Ma fra questi due componimenti surge il Cajo 
Gracco , splendidissimo di bellezze poetiche , e di 
caratteri niagistralniente sostenuti ; pieno di un in- 
teresse alto , coutinuo , degnissimo insomnia di es- 
ser posto fra le piu belle tragedie dell' Astigiano. 
Questa tragedia e per certo assai conosciuta in Ita- 
lia : pur non vogliamo lasciare di trascriverne alcuni 
versi i quali mostrano appunto come il poeta abbia 
saputo approtittare di tutto quanto la storia gli som- 
ministrava nel suo ar2;omento , senza cessar pero 
mai di essere vero poeta. Cajo Gracco rispondendo 
alle accuse di Opimio si volge alia plebe ed esclama : 

Oh miseri frateUi ! Hanno le fiere 

Pe' dirupi disperse e per le sehe 

Le lor tone ciascunn, ove tranquiUe 

Posar le membra e disprezzar I'insulto 

Degl' irati elementi. E voi, Romani , 

Voi che carchi di ferro a dura morte 

Per la patria la vita ognor ponete ; 

Voi signori del mondo , altro nel mondo 

IS on possedete , perche tor non puossi , 

Che V aria e il raggio della luce. Erranti 

Per le catnpagne , e di fame cadenti 

Pietosa e mesta compagnia vi fanno 

Le squallide consorti e i nudi figli 

Che domandano pane. Ebbri frattanto 

Di falerno , e di crapole lascive 

Fra i canti Fescennini a desco stanno 

Le arpie togate ; e cib , che non mai sazio , 

II lor ventre divora, e vostro sajigue. 

Sangue vostro i palagi, ecc. 



b OPERE VARIF. DEL CiV. 

Fra i due volumi dei quali parliamo frainiDisero 
gli editori il volgarizzamento di Persio oi-a iiotabil- 
ntiente cc •'■etto dallAutore. Quaudo il Monti pubblico 
per la p». , volta qiiesta sua traduzione dovette per 
certo acquistargli una grande fama , si per la felicita 
con cui egli ha recato in italiano il piu difficil poeta 
latino, e si ancora per le note giudiziose onde T ebbe 
arricchito. Al presente poi daremmo quasi una prova 
di non saper giustamente apprezzare questo egregio 
scrittore , se voiessimo trarre dal suo Persio le prove 
di quanto valga nel maneggio della lingua poetica 
e nella critica piu squisita. Dopo la classica versione 
deir Hiade , dopo tante opere pubblicate in ogni 
ramo di letteratura , dopo tante Hlologiclie quistioni 
sostenute con tanto onore , perche citeremo noi il 
Persio in lode del Monti? Dopo T uccisioue di Ettore 
chi mai avrebbe recate in prova del valore di Achille 
le prime imprese ch' ei fece staccandosi dal suo mae- 
stro Chirone ? Vuolsi dire per akro clie il Persio del 
Monti e degnissimo di stare fra le opere sue mi- 
gliori , e va fra le poche traduzioni italiane che non 
lascino desiderio di una nuova. II Cesarotti il quale 
lino dai primi tempi dichiaro il Monti un grande 
poeta , e profeto che farebbe bene tiitto quello che 
gli piacesse di fare , lodo altamente il confronto dei 
tre satirici latini che il nostro Autore ebbe fatto in 
una sua nota. Quel confronto e ancora il piii bello 
che possa raccomandarsi ad un giovane studioso dopo 
la lettura di quegli scrittori , ed e e sara sempre un 
modello da proporsi a coloro i quali si addossano 
il difficile incarico di mettere al confronto le opere 
di piu autori che abbiano coltivato un medesimo 
genere di letteratura. 

Ultimi nella raccoUa compariscono i dialoghi , e 
ne riempiono il settimo tomo e 1' ottavo. Gl Italiani 
avendo , come i Greci e i Latini , una lingua poe- 
tica quasi in tutto distinta dalla prosaica, non pote- 
rono avere molti scrittori eccellenti ad un tempo e 
nella prosa e nel verso. Questa lode di una doppia 



VINCENZO MONTI. 9 

eccellenza non 1' avea forse raggiunta se non jl grande 
Torquato , finche surse ai di nostii il cav. Monti , e 
dopo aver vinti tutti i contemporanei poetando , si 
mosfro non secondo a nessuno anche nella sciolta 
orazione. Dalle molte sue prose gli editori lianno 
scelti i dialoghi, inirabili veramente, oltre alia bonta 
dello stile, per la festivita de' sali , per gli scherzi 
sempre spontanei ed originali , per la chiarezza con 
che r autore fra i niotti e le facezie sa camminarc 
diritto al conseguimento del sno scope. II dialogo 
oh' e materia all ottavo tomo, sugli scrittori del due- 
cento , sara sempre uno dei piii belli che si possano 
scrivere ucUa nostra lingua. II Monti nel Cajo Gracco 
ha mostrato , se non errianio , qnal sia il vero dia- 
logo eroico : in qiiesta operetta prosastica ha posto 
il modello del dialogo urbano. 

Questa raccolta potra col tempo arricchirsi di jnolti 
altri componimenti dai quali la fama del Monti sara 
non poco raccomandata alia posterita, ma anche nei 
termini nei quali sta di presente non puo a meno 
di riuscir sommamente utile alia gioventu italiana , 
ed e da porsi fra le piu belle imprese tipografiche 
dei nostri giorni. L' eclizione venne eseguita in for- 
mato di i6.° e di 8.° grande, con rara correzione 
e somma bellezza di caratteri e di carta. 



10 



Lettere sui manoscritti orieiitali e purticolarmente arabi 
che si tiovano nelle diverse Biblioteche d' Italia, del 
sig. consigliere aulico Giuseppe de Hammer. — Fine 
della lettera III. 



Xasso dagli astronomi ai meclici , ed ommetteiido 
Aidcenna , le ciii opere sono state pubblicate in arabo 
coi tipi medicei , mi tratterro con alcuni altri meno 
conosciuti. 

i53) Jl-mngiz Fit-tibb , cioe T epitomatore nella 
medicina ^ Ebil-asm Al-Karshi , inorto 682 (i283). 
Questo non e die uu conipendio del canone d' Avi- 
cenna (3o5 e 3o6). 

154) Al-mesheb Fittibb, cioe la setta nella medicina, 
opera dell' istesso Fbil-asm , che non e pur niento- 
vata dair Ilagi Calf a (307). 

1 55) El-irscied limassalihil enfus wel egsad, cioe 
la direzione agli aflfari delle anime e dei corpi dello 
Sceich Ismail Ben Hebetollah Ben Gemii (3o8). 

1 56) Kitabol-esbab wel-aalamat, cioe il libro delle 
cause e dei sintomi , dello Scheich Negibeddin 3Io- 
hammed Ben Mohammed Ben Ali da Samarcanda (3 12). 

157) Er-risalet al-Haruniet fittibb , cioe il trattato 
Arunico ( di Aarone ) nella medicina da Manasse na- 
tivo di Andalusia , che non ho trovato m\\ Hagi Calfa 

(3o9)- 

1 58) Zachirei Chowaresmsciahi , la provvisione di 
Chowaresmsciah nella medicina , opera voluminosa 
coniposta pel gran principe del Chowaresm Arslan 
Kesamer da Zeineddin Ismail Ben Hussein Al-giorgiani 
il medico , in persiano. Dovrebb' essere di dodici vo- 
lurai , ma nella Vaticana non si trova che il quinto. 

159) Kitabol-telwih ila esrarit-tenkih , cioe il libro 
della variazione nei segreti della puriticazione. Que- 
sto titolo misterioso non nasconde che un compendio 
del canon e (V Avirenna (160). 



LETTERE SUI MA.NOSCRITTI ORIENTALI CCC. I I 

1 60) Minhagiol-beian fima jestamelehol-insaii miii 
el-edwiet al-moferredet wel-morrekebet, la strada della 
spiegazione delle cose necessarie all' uomo nell' uso 
delle medicine semplici e coniposte. 

Dizionario di medicamenti stimatissimo d'JZi Ben 
Issa lo scrivano discepolo di Nassir ettiissi (162) in 
quarto grande di fogli 3o8. Se poco o nulla il me- 
dico europeo trovera da apprendere nelle opere pre- 
cedenti , molto in vece egli raccogliere potrebbe da 
questo ricchissimo emporio di medicamenti , tra' quali 
forse non poche erbe o radici , il cui uso medicinale 
non e ancora bastevolmente conosciuto in Em-opa. 

161) Kamiless-ssanaat fitlibh , cioe chi perfeziona 
r arte medica , opera di grande riputazione d'JZi Ben 
Abbas Al-me giusi {\\ ma^o) , composta per il celeber- 
rimo principe dei ^m(\i Azadeddewlet (3i3) in venti 
libri , dieci dei quali trattano della teoria , e gli altri 
dieci della pratica dell' arte : il numero de' capitoli e 
di 640. 

162) Teskeretol-Kohhelin , cioe il memoriale degli 
oculisti di Issa Ben AIL 

1 63) Kitabol-fil-fams , il lil)ro del cavallo , opera 
che servir puo non solo di norma al veterinario , 
ma eziandio di manuale al cavallerizzo. Essa e ano- 
nima (3oo). 

164) Kitabol-Khawass , il libro delle proprieta delle 
cose, d' autore parimente anonimo (3 16). 

1 65) Kltabol-scerab , il libro del vino usato come 
medicina (3 17). 

166) Kitabol-hiel , il libro degl inganni c degli 
artificj deir astronomo Mussa Ben Sciahir (317). 

La filosotia teoretica non ci somministra nella Va- 
ticana die 

167) L' Isagoge iV Essireddin Al~JEbhen , traduzione 
di quella di Porfirio (3oi). 

160) Scemsiet, la logica di Negmeddin All Ben Amru. 

169) Tehafetol-filasifet , cioe la successione dei ti- 
losofi gia da me rammentata parlando della R. Bi- 
blioteca di Napoli (35- e 291). 



12 LETTERE SUI MANOSCKITTI ORIENTALI 

Alia filosofia deve annoverarsi la dottrina mistica 
dei Sofi , come ci vien accennato dal nome stesso 
derivato dai 'Lo(poi , clie Alessandro trovo alle sponde 
deir Indo. Non ci ha dubbio clie dalle Indie non 
debba derivarsi F orig,ine del loro sistema panteistico, 
come vai-j orientalisti 1 hanno gia osservato, e ulti- 
mamente i chiarissimi Erskine e Wilson, il prime 
negli atd della societa asiatica di Bombai, ed il se-* 
condo nel cento clie ce ne rende nel Magazzino orien- 
tale clie va piibblicandosi a Calcutta dair anno 1824 
in pei per trimestre. Ma se non ci ha dubbie veruno 
suir origine della dottrina dei Soli, la quale non puo 
essere derivata dal Corane , come \ ha soguato il 
sig. Tholiick nel sue libre { Ss/ifismus, Berlino 182 1), 
nen meno e certo clie nioltissinii rapporti trovaiisi 
tra il sistema dei Sofi e la cabala degli Ebrei. Per 
cenescer a fondo il sistema dei Sofi non bastane i 
poeti persiani i quali 1' hanno in parte abbellito e in 
parte adnlterato , ma fa d' uopo di frugare nelle opera 
sistematiche dei Sofi, le quali sinora fmono appena 
cenosciute da tutti que' chiarissimi orientalisti che 
disputarono intorno a quest' oggetto. Le principali 
sono quelle dello Sceich Mohieddin Al-Arabi niistice 
celeberrime arabe di nazione , ma nato nella Spagna. 
Questi ^isse al fine del secole XI e meri al princi- 
pie del XII in Damasco deve il sue monuniento se- 
polcrale rinnovato dal sultano Selinio I forma ancora 
oggidi oggetto di venerazione ai peilegrini (i). Po- 
chissime sono le opere di questo padre del sistema 
dei Sofi nelle biblioteche europee , trattone quella 
deir Escuriale : ma la Vaticana ne possiede un tesoro 
nelle seguenti : 

170) Kitabol-tegellictil-ilahie , il libre delle rive- 
lazieni divine , cell' aggiugnimento di quattre altri 



(i) V. il receatissimo viaggio di Richter. La crassissima 
Jgnoranza di Cantemir ne fa un Califo Saraceno conqiii- 
statore doHn Spagna. V. Histoirc Ottomane L. HI, N. IT. 



E PARTICOLARMENTE ARABI. lO 

trattati o commentarj del libro Al-fussuss (gioje di 
anello ) dell' istesso Ibnol-Arabi (297). 

171) Ankai Mughrlb , cioe la Fenice occidentale , 
poenia mistico d Ibnol Arabi. 

J 72) Kitabol-ibadile , cioe il libro de^i Abdollahi 
(servi di Dio ) di Mohieddin Ibnol Arabi (298). 

178) Taarlf Isstilahatiss-ssofie , cioe la dehnizibne 
delle espressioni dei Sofi dell' istesso Ibnol-Arabi , 
glossario preziosissimo di tutta la terminologia dei 
Soft (296). 

174) Un Commentario della Fenice occidentale (298). 

175) Et tedbiretol-ilahiet fi isstelahil-memlckil-insa- 
niet, cioe le direzioni divine nella fraseologia della 
provincia uniana dell' istesso Ibnol-Arabi. Compara- 
zione continua del corpo umano col sistema del 
mondo , ovvero Microcosmo mistico ( n.° 242), al- 
legatovi Tergimanol-cscwak , cioe 1" Interpetre dei 
desiderj , opera poetica dell' istesso Ibnol-Arabi. 

176) Kitabol-nefhat , cioe il libro delle aspirazioni 
(169 fogli in quarto n.° 246) dell' istesso Ibnol-Arabi. 
II medesimo titolo di Nefhat ( proprianiente Soffii ) 
portano due altre opere niistiche celeberrime, l' una 
il Nefliatol-ins , cioe Soffii dell umanita di Sadieddin 
Mohammed Ben Ishak di Conia, morto 672, e I'altra 
coir istesso titolo le biografie di tutti gli Sceichi dei 
Soft del famoso poeta persiano Giami, morto l' anno 
892 (i486). 

177) Kitabol-rumusil-emssal illahutiet fil envaril- 
mugerridet al-melkutiet p. marifetil-nefs wer-ruh, cioe 
il libro degli arcani dei simboli dello^ stato di Lahut 
( Non esistenza , ovvero stato nel quale 1' esistenza 
individuate dell' uomo si confonde con quella di Dio), 
nei lumi astratti del Melkut, cioe il mondo delle do- 
minazioni , ovvero mondo spirituale , per la cono- 
scenza dell' anima e dello spirito dello Sceicli Sciem- 
seddin Mohammed di Scehrzor. Per intendere questo 
titolo fa d' uopo saper die quattro sono i mondi mi- 
steriosi dei Soli (come i quattro dei cabalisti), cioe: 

Nasut, il moudo corporeo. 



14 LETTERE SUI MANOSCRITTI OHIENTALI 

Melkiit ^ il mondo spirituale. 

Gebriit , il mondo della forza superiore. 

Lahut ^ il mondo della non esistenza. 

178) Enwerol-aasclkin , cioe i lumi degli amanti , 
opera mistica , tradotta in turco dal libro arabo in- 
titolato Magharibol-seman , cioe le rarita del tempo. 
Fratelli erano V autore e il traduttore : si chiamava 
il primo Mohammed Ben Ssallh e il secondo Ahmed 
Ben Ssallh , e amendue Kiadbsade o Jasi^ogll , che 
vuol dire figlio di Scr'wano. L' autore stesso tradusse 
una parte del medesimo libro ( Rarita del tempo ) 
in versi turchi sotto il titolo di Mohammedie. Queste 
due traduzioni del libro delle rarita che abbraccia 
tutto r Islamismo si trovano alia biblioteca C. R. di 
Vienna sotto i numeri 248 e 352. 

179) Kitab Kawanin hikem, il escrak il kullin Ssofi 
higemiil-afak , cioe il libro delle regole dei iilosotismi 
orientali (platonici) per ogni Sofo in tutto il mondo, 
di Ahmed Ben Mohammed , chiaro col nome Ibnol- 
mewahib ( il liglio dei doni ) ; (294) Unitovi Gia- 
miol-enwail-hikem , cioe il Raccoglitore dei varj 11- 
losofismi di Mohammed Ben Mohammed Sebt Al-bi- 
Iwii, \)oi un Gommentario del Fnssuss d Ibnol-Atabi : 
il titolo del commentario e : Risalet ala hakaikil- 
tassawuf we aleddakaikil-tearuf , cioe trattato delle 
verita dell ascetica e delle tinezze della cognizionc, 
poi il Minhagtol-aanf al-mottaki we miragiol-salik 
al-morteki, cioe il cammino del conoscente virtuoso 
e ascensore del discepolo progrediente ; in fine il 
poem a mistico Kassidet Olwan. 

180) Un' opera mistica persiana senza titolo. L' au- 
tore Mohammed di Tebriz nell' introduzione racconta 
che ne' suoi viaggi alle Indie aveva trovato un libro 
stimatissimo , di cui non saprei determinare il titolo 
essendo scritto senza punti diacritici come segue 
iA.A«l:sXiIijs^i^. Doppia dice essere la scienza degli 
Indiani , 1' una teoretica e pratica nell' istesso tempo , 
e r akra ( augurale ) chiamata '6^nj.^*^] (Apsrude?), 



t I'AKTICOLARMENTE ARABl. iS 

fontlata siil soHio ovvero raiisaniento che determina 
ad intrapi-endere o tralasciare le azioni o gli affari. 
Questo libro fu tradotto dall' antore nella citta di Lar 
r anno 1021 (1612). Lascio a chi sia piu versato di 
me nelle cose indiane di determinare il vero titolo 
di questo trattato niistico, e se cosi trovisi cono- 
sciuto nelle Indie come lo pretende 1' autore. La- 
sciando i niistici , passo agli etici , tra i quali mi sem- 
brano rari : 

181) Lubhol-elbab , cioe la midolla delle midolle 
di Scerefeddiii Abul-HusseiaAhmed Ben Ibrahim Al- 
esciaari, nella quale in dieci capitoli trattasi della 
virtu, della scienza , della mansuetudine , prodezza , 
eloqnenza, deU'eirore, ecc. con varie storielle (nu- 
mero 171). 

182) Nushetol-elbab , cioe la piacevolezza delle 
midolle di Ahmed- naii\o dellTIegiaz; antologia egi- 
ziaca compilata a Himss nellanno 992 (i584) (n.° 38o) 
scrittura cattiva. 

1 83) Kitab fassihol-kelam mime gera fil kelajn , cioe 
il libro deir eloquente nelle cose che occorrono nel 
discorso , colla giuuta del libro intitolato Feweidol- 
mewaid , cioe i profitti delle tavole di Gemaleddin 
Abul-Hussein Yahya Ben Abdol-gezar il poeta, morto 
771 (1569). 

Non meno rari e piu curiosi , perclie trattano di 
oggetti proibiti dalla legge, sono le opere che trat- 
tano del vino e della lode dei fanciulli. Tale e T opera 

184) Hallietol-kumeit , cioe 1' ornamento del vino 
purpureo del Nevagi , opera del genere di quelle 
dei Deipnosofisti d'Ateneo , essendo un compiuto co- 
dice dei piaceri della bevanda e di tutte le lacezie 
della societa dei bevitori in 25 capitoli ( n.'' 3ii )• 

i85) Menafiol-shereb , i proiitti , ovvero le utilita 
del vino considerato come medicina , e delle cattive 
conseguenze dell" abuso di esso ; curiosissime sono 
queste due opere nelle quali il piacere e la virtii 
del vino si esaniinano cosi profondamente come failo 
potrcbbc il piii graudc gastronoino eiiroi)eo (u." oio). 



1 6 LETTERE SUI MANOSCRtTTI ORIENTAL! 

V 'istesso IVei'ctgi poeta, che era giudice al Cairo', ha 
trattato con uguale eloquenza la lode dei faijciulli 
neir opera. 

1 86) Meratlol-guzlan fil-hassen min el ghilman , 
cioe Pascolo delle gazzelle nei piii leggiadri dei ra- 
gazzi, opera poetica di 1820 quartini trattanti dei 
nomi, delle qualita, delle arti, dei vezzi , ecc. dei 
fanciuUi (n.° 182). 

Le storie di Alessandro Magno e Salomone furono 
soggetto non meno spesso degli scrittori orientali 
che di cpielli del basso tempo. Due volumi scompa- 
guati dagli altri piuttosto che soddisfare eccitano la 
curiosita di vedere gli altri. Questi sono : 

187) II tomo XVI del Isfcender name (fasti d' Ales- 
sandro ). 

188) II III del Sullimanname del novellatore turco. 
Firdewsi , il cpiale ne compilo 366 volumi per Ba- 
jasette II. Sette altri di questi 366 o piuttosto 80 
volumi ( perclie Bajasette II ne getto 286 al fuoco ) 
furono da me frugati nel mio secondo soggiorno di 
Costantinopoli c ne ho dato contezza nel primo vo- 
lume del /?o^^/zoeZ (Raccolta di tradizioni orientali). 

189) Resadnal-mugeddet fil fereg baad el sciddet, 
cioe giardini coltivati nel piacere dopo il disagio , 
del Tenuchi (173); T istessa opera che trovasi alia 
biblioteca regia di Parigi n." 382 ha servito a Petit 
de la Croix di miniera donde trarre le novelle dei 
1 00 1 giorni , come gia T ho osservato al n.° 171 del 
catalogo de' codici orient, della Biblioteca palatina 
di Vienna. 

190) Un esemplare delle looi notti in quattro vo- 
lumi (175, 176, 177 e 178), che J per quanto io giu- 
dicar potei di pi-ima vista, e conforme a quello di 
S. E. il cavaliere d'ltahnski ed all'altro del sig. conte 
Rzewuski , dell' ultima delle quali tradussi le novelle 
non tradotte da Galland , che stanno per essere pub- 
blicate in tre volumi dal Cotta. 

Tralascio di parlare delle opere di poesia e di 
trologia . perclie tioppo poco ne ho trovate relative 



K PARTI COL A.RMENTE ARA15I. I7 

alia prima e troppa farragine di quelle apparteneuti 
alia seconda , sia maoniettana , sia cristiana. Circa 
cinquecento codici vi si trovano di oggetti cristiani , 
e sono traduzioni della Scrittura , omelie , prediche, 
commentarj dei padri , ecc Mi bastera di notarne 
uno tra i cristiani e un altro tra i maoniettani. II 
primo 

191) Preziosissimo per le sue antichita che sovra- 
sta a quella del codice ( n.° 83 ) , scritto I'annoioSS 
deir era cristiana , e a quella del codice dell' Escu- 
riale scritto V anno 1049. Duolini d' avere perduta 
la nota del numero e del titolo di questo antichis- 
simo codice. 

L' altro sussisteute in due esemplari (897 e 38o) 
e un trattato polemico druso intitolato Ed-damighaty 
cioe fcrita di testa in conliitazione del libro Kitabol- 
hakeik we Kescfol-mahgiub , cioe il libro delle ve- 
rita e la rivelazione del nascosto in difesa della dot- 
trina dei drusi per purgarla da tutte le accuse in- 
tentate contro i loro cougressi notturni , i cui scan- 
dali vengono tutti addossati ai Nossairi , i quali 
scandali sono la comunione dcUc femmine , la dottrina 
della nietepsicosi , T adorazione del vitello. Non du- 
bito che questo libro non sia stato trasferito a Parigi 
cogli altri preziosissiini niauoscritti della Vaticana , 
e che ivi stato non sia frugato dal chiariss. barone 
de Sacy onde prolittarne per la sua dottissinia opera 
sulla religione dei Drusi. 

Tra le opere poetiche , due hanno specialniente 
eccitata la curiosita niia , non avcndone avuto con- 
tezza prima d' ora : Tuna e persiaua, 1 ahia araba ; 
la persiaua 

190) E un frammento (ilXVl libro) dun pocma 
epico Gengnamc Kesclcm , cioe il libro dei coinbat- 
timenti d\ Kcsciein , uno dcgli eroi dello Sciuhnamc ; 
r altra araba 

1 94) Conticne gli auiori di Bclas e liclas in ra- 
rattere iiiogrebin(» ( seguato 36o ). 

UiOl. huL T. XLVli. 2 



15 LETTERE SUI MANOSCRITTl ORIENTALI 

Terminero la rivista dei tesori arabi , persiani e 
turchi della Vaticana coll' enunierazione delle chiavi 
loro , cioe dei dizionarj. 

194) II dizionario celeberrimo Kamus (I'Oceano) 
del Firuzabadi^ clie usci ultimamente quasi nell'istesso 
tempo dalle stamperie di Calcutta e di Costantinopoli 
(dal n.° 324-331). 

195) Kenzol-lughat , cioc il tesoro della parola , 
dizionario arabico-persiano , conipilato da Mohammed 
Ben Ahdol-challk , e dedicato al sultano Mohammed 
Ben Kia Nassir Kia principe del Ghilan nel secolo XV. 

196) Lexicon persicum in quo vociim persicarum 
origines et signlficadones varie traducuntur; Hadriani 
Relandi ex legato Cornelii , fol. 

197) Janua lingiice persicce per quam qui hanc lui- 
guam addiscere cupiunt , debcnt ingredl , aliter enini 
aberrant e recto limine , excerpta ex quamplurimis 
operibas linguam edocentibus , Raimundi Cremonensis. 

198) Grammatica della lingua turca di Pietro della 
Valle il Pellegrino , divisa in sette libri, fol. p. 149. 
In fine 199 e 200, due stimatissimi dizionarj per- 
siani deir Esedi e del Sururi , dei quali fa mestieri 
di dare notizie piu diffuse. 

II primo fu scritto gia sin daU'anno 400 (1009) dal- 
r Esedi nipote di Firdewsi autore dello Sciahname , 
e non dal poeta dellistesso nome , il quale comincio 
lo Sciahname terniinato dal suo discepolo Firdewsi. 
Non so come il nome di Esedi stato sia stroppiato 
nel nome di Andizio iscritto nella notizia italiana 
del codice. Notabilissimo c questo dizionario non 
meno per la sua antichita che per la scelta delle 
parole le pin pure della lingua delle provincie di 
Balkh , Khorasan e Transoxana , cioe del Deri , ov- 
vero dialetto piu puro il quale precisamente fu par- 
lato in dette provincie. In prova cita i versi dei 
poeti classici di quel tempo , esempio imitato in se- 
guito dair ctutore del Ferheng sciuuri stampato a 
Costantinopoli nell' anno 1742. I poeti persiani dai 
quali trae gli escmpi siioi vono i seguenti quaranta : 



E PA.UTICOLARMENTE ARABI. ig 

Ruilegi , Dakiki , Ebu Taher Khosrewani Kossayi , 
IMengik , Ebu sciuker Asgedi , Aossari , Firdewsi , 
Ferucchi , Chaf af , Behrami Chugeste , Ebulola , Sciu- 
turi , Amara , Sipelibed , MaaruR Lcbibi , Abbasi , 
All Karz , Gbasnai , Tayan , Abul-mesel Sciakir , 
Chatiri , Karieddehr , Chagiage , Hatak , AbulmosatYer 
Kliatiri , MusatFeri , Moisi , Scehid , Hekim Abak , 
Rusedi , AbdoUah Aarifi , Musafferi , Karalavvi, Ahkak. 

Trattone i nonii chiarissiini di Ferdewsi , Rudegi, 
Dakilvi Asgedi . Anssari , Ferucchi , Moisi , gli altri 
ueppure si trovano iielle biogradc dei poeti persiani 
del Dewletsciah. 

Questo glossario (Xe\yEscdl fn uuo dei sedici fonti 
dai quali ha compilato il suo dizionario il gran Hlo- 
logo turco e comnientatore dei poeti persiani Suriiri. 
Gli altri i5 sono : 

i) U Escrefname composto da IbraJibn Kawam Fa- 
ruki ; „ 

2) Miari gemali , cioe la pietra paragone della 
bellezza di Seems Fakhir Al-issfahani , composto pel 
sultano Gernaleddin Ebu Ishak Sceich nell anno 744 
(1343); 

3) Tohfetol-ahbah , cioe il dono per gli aniici , 
di Hafis Ewbehi; 

4) 11 trattato di Hiisselii Wifaryi^ 

5) II trattato d' Ibruhiimciak Hussein Issfahniu; 

6) II trattato di Mohammed Hindiisciah; 

7) Moejedol-Fusela , cioe il favorito dei dotti del 
Mohammed Lad^ 

8) Scerh sami fil csami , cioe il comnientario su- 
blime nei nomi; 

9) II trattato dEbu Hafs Soghdi: 

10) Edewatol-fasela fillughat , cioe il materiale dei 
dotti nella linsiua , di Kasichaii Mahmitd di DehLi , 
con)posto per Kadrichau nell' auno 820 (1420). 1 o- 
trebbe questo titolo ancora tradursi le panlcolc del 
i'Lriiiosi , e falso e cpiello deW Hagi Calfa clie lo no- 
liiina Edahol-fuscla , cioe i coslumi dei virtuosi , ov- 
vero dotti-, 



20 LETTERE SUI MANOSGRITTI ORIENTALI , eCC. 

ii) Giamiol-lugkat , cioe il raccoglitore della lin- 
gua , di Niazi Hegiazi ,• 

12) II codice di Zefangri; 

1 3) La traduzione del Saidiye , cioe trattato di 
caccia, d^ Ahmed Birunij 

14) II dizionario di Halimi,- 

1 5) Lessanosc-sciuara , cioe la lingua dei poeti. 
Ecco i sedici dizionarj che hanno servito di fonte 

a quello del Suncri col quale gareggiavano quello dello 
Sciuuri , il Burhan catii ed altri , finche tutti fu- 
rono superati dal dizionario dei 7 Oceani del Re di 
Aude , del quale , se piace a Dio , rendero altrove 
un conto distinto. Mi basta qui d' aver data la no- 
tizia d' un centinajo di codici orientali tra i mille 
che si conservano nella Vaticana , e nella mia pros- 
sima lettera parlero dei codici arabi , persiani e tur- 
chi delle altre biblioteche di Roma. 



^t 



La Colombiade. Poema croico di Bernardo Bellini, 
professore di filologia ladiia e di storia universale 
nelU I. R. Liceo di Cremona. — Cremona, 1826, 
dai torchi De-Micheli e Bellini. Volumi qnattro , 
in 8.° Lir. 10. 44 italiane. 



D. 



a quella buona e nojosa anima del Giorgino da 
Jesi sino a questo vivace spirito di Bernardo Bellini 
molti si provarono a cantare la mirabile impresa del 
Colombo : ne soli furono gl'Italiani, cui questa gloria 
e domestica , ma si anchc fra gli stranieri sorsero 
alcuni , ai quali il grande argomento parve , come 
a Torquato , degnissimo di poema e di storia. In 
fatti per poco che la nostra immaginazione sia ga- 
gliarda a ricrearci dinanzi quei casi si importanti c 
si nuovi , per poco che il cuore ne si commuova alia 
ricordanza delle virtu e delle sventure, la scopcrta 
del nuovo mondo e subbietto che invita alia poesia 
ogni mente piu schiva. Quel nudo nocchiero che 
promette alle repubbliche e ai regnanti un novello 
universo , e va lungamente errando negletto e tleriso 
prima che alcuno voglia da lui accettarne il gran 
dono; quel mondo che come per rairacolo alia voce 
d'un uomo s'innalza dall' accrue e par quasi render 
imagine d' una seconda creazione ; quell' Oceano che 
dopo tanti secoli apre 1' inviolato suggello delle sue 
maraviglie , e volentieri le versa ai picdi del glo- 
rioso Italiano che le avea profetate , tutto concorre 
a rendere c^uesto tenia conveniente alia musa piu 
illustre. Da una parte un drappello d' audari ven- 
turieri o bramosi di fama, o ghiotti di libidini e 
d' oro , dair altra una moltitudine di popoli quasi 
tutti divisi da ogni civilta , e piu ancora die da 
questa lontani dal primo stato dclla felice natura: 
diversa la lingua , diversi gli usi e gli aspetti , e per 
poco non diverse , come la terra , anche il sole : due 



22 L/V COLOMEIADE. 

montli che per la prima volta s' incontrano , e con 
timorosa curiosita si riguardano : uno niisero della 
sua ignoranza e dellc sue riccliezze , Y altro incorag- 
gito per la coscienza della niaggiore sua forza , e 
g:ia or2:oo;lioso dcU' orrendo abuso che ne fara. II 
poeta che colTajuto della fantasia si trasporta a quei 
tempi e a que' luoglii , si turba in un tristo presen- 
timento , e gia cantaudo 1' inno che al memorando 
fatto si addice , sente farsi mesta la voce , e scorre 
involontariamente coUa mano ad una corda di pie- 
toso dolore; ei vede cpiel gran continente tutto per 
ojini verso inondato di sansue , e i suoi abitatori , i 
suoi poveri abitatori persegnitati dalla spada e dal 
cannone gettarsi sui monti e nelle caverne: ne quel- 
le ultimo asilo in comunione coUe Here e conceduto 
ad essi tranquillo : che dove non giugne 1 ira del- 
r uomo si esercita orribilmentc la solcizia e la rabbia 
dc' cani : scendi, o vile americano, questo e il grido 
degli Europei , scendi nel centro della tua terra , 
strappale con sanguigno sudore le risplendenti sue 
viscere , forse a prezzo d' oro avrai un tozzo di 
pane, e ti sara permesso di viverc. Indanio la cle- 
inenza e la ginstizia de' principi volea moderare la 
cnpidigia de' soldati e de' capitani : la voce del co- 
mando venia troppo da lungi per poter essere ascol- 
tata, dove una greggia di popoli ignudi era all' avarizia 
cosi vicina e facile preda : quindi la vendetta delle 
leggi si aveva in quel conto che da' malvagi quella 
di Dio, lenta e da non temersi, perche forse e 
un vano spavento : per verita un altra potenza piii 
prossima che moveva dal cielo mandava agli animi 
indurati parole di miscricordia e di carita, ma chi 
volcva arrestarsi a quelle preghiere , quando un falso 
zelo avea snaturate anche le idee piu sante , e la 
religione dei martiri era indegnamente tramutata a 
servire di stroniento a' carnelici? 

Tuttavia il poeta si rianima ad un canto trionfale, 
quando vede sollevarsi sul nuovo mondo la croce , 
e somigljante ad un astro d' influenze benefiche 



POEMA EUOICO DI B. BELLINI. ^3 

piovere torrenti di luce su quelle tribolate nazioni. 
Invano egli sente le profane accuse clie attribui- 
scoiio al cristianesimo cio clie provenne dalla sce- 
lerata violazione de' suoi divini precetti : la vera 
poesia e un ispirazione celeste , e chi la prova deii- 
tro se, non acconsentiia mai nelle trame delF em- 
pio. Simile agli antichi profeti , cui era presente 
il future , il poeta si chiania davanti il passato , e lo 
interroga, e ne rivela i secret! ai contemporanei ed 
ai posteri. Ei piange sotto Y albero dei banani ed 
il tamarindo , come Gereniia sotto i salici del Gior- 
dano e i cedri del Lijjano ; ei piange i delitti, per 
cui quelle generazioni furono tolte dalla faccia del- 
r universo , e condanna le colpe degli avi e prega 
che una terribile vendetta non si maturi sopra i ni- 
poti: ma per traverso alle calunnie accumulate dalla 
malizia e dal tempo ei vede , clie ogni bene nei 
fatti d' America e dovuto a quella religione , cui si 
voile ascrivere ogni niiseria : a lei si debbe , se fu 
consolato un sospiro , a lei se fu rasciugata una la- 
grima , e solo per essa fra tante atroci figure , clie 
come insanguinati fantasmi scmbrano ancora azzuf- 
farsi su quella terra infelice , Y occhio consolato si 
riposa nella veneranda imagine del virtuoso Las Ca- 
sas. AI iianco di questo grande benefattore degli uo- 
mini, e nella medesima luce c collocato il Colombo, 
il quale , se anclie avesse alcun lieve fallo da rim- 
proverarsi, sarebbe gia stato largamente assolto dalla 
sventura. II poeta lo contempla un istante ncl som- 
mo della gloria , e tutto circondato dal favore dei 
principi , ma poiclie lo segui in quel suo primo trionfo 
dalle rive del Tago a Barcellona , ei ricorda tosto 
in che si andasse a risolvere quella pompa c quella 
grandezza. Parve quasi die Dio ne facesse una vit- 
tima d' espiazione per tutte le colpe clie si doveano 
commettere nelle regioni scoperte da lui : tanto fu 
grave il peso de' mali die per colpa delf invidia 
cortigianesca gli piombarono sopra ! E forse a lui , 
ch'era veramentc grande e buono, il somnio dolore 



24 ^f^ COLOMBIADE. 

provennc dallo spettacolo dei disastri clie travaglia- 
vauo il nuovo niondo , e clie da quel la prova di 
dodici flnni ci ben conobbe a clie orribile dosola- 
zione sarebbero linalmente riusciti. Uno scrittore alc- 
nianno ininiagiiio clie il Colombo nell' ultima sua 
jiialattia, e gia presso a morte avesse una visione, 
in cui gli si offrissero tuttc le stragi e i danni die 
derivarono dalla sua insigne scoperta: ingegnoso con- 
cetto poetico clie nuiove a pieta ogni lettore, il quale 
vede aggiugnersi qucsta nuova specie di rimoiso alle 
tantc afflizioni clie distruggevano lentamente quel vec- 
chio gloiioso, e lo ascolta abbomiiiare i malvagi clie 
aveano traditc le sue belle intenzioni, e parlare con 
voce profetica del terribile fio clie dovrebbe pa- 
garne 1" Europa. Noi pero anche senza il soccorso 
della finzione crediamo clie il Colombo fosse vera- 
niente tormcntato da qucsti pensieri, e ne pare clie per 
essi , e per la crudele iiiemoria dell' ingratitudine sol- 
ferta avrebbe chiuso in mala disperazione la vita, 
se la coscienza e la religione non gli avessero ral- 
legrato gli estremi momenti. Per certo egli pcrdoiio 
allora anche a Francesco di Bobadiila; ma cli'ei non 
ne dimenticasse linfame oltraggio, lo palesa T ultima 
sua volonta d' essere seguito nel sepolcro dalle ca- 
tene clie 1' aveano stretto da San Domingo alia S]>a- 
gna, attraverso quei niari ch'ei solo aveva trionfati. 
E qui dove parrebbe clie la fortnna spingcndolo fra 
tante sciagure alia tomba avesse slogato tutto il sue 
veleno sopra lui ancor vivo , comincia un nuovo 
assalto clie fieramcntc ella mosse a quella gloria die 
cgli aveva a si caro prezzo comprata. II poeta ode 
i contemporanei e la posterita accusare il Colombo 
d' aver frodate Y altrui scoperte , e per poco non 
diiamarlo usurpatore e ladro di lama , e a compi- 
mento cV ingiustizia vede un avventuriere fiorentino 
prenderne il posto , e improntare dell' oscuro sue 
nome quel continente clie dovea splendere fregiato 
d' una denominazione tanto piii illustre. Anche co- 
lore die non contendono al Colombo quella scoperta , 



rOEMA EROICO DI B. BELLmi. 25 

cercarono diminuirgliene T onore , quasi die fatta 
r avesse sovra alcune tracce che gia prima esistc- 
vano , e non fosse piix glorioso il rinvenire il nuovo 
mondo in forza di saldi ragionamenti e di vere dot- 
trine , che r indovinarlo per case. Ma V ingiustizia 
non puo essere eterna : i secoli si succedettero , e 
ognuno di essi operando contro 1' usato suo stile 
verso un raggio di luce sopra il passato -, la nebbia 
e da gran tempo cessata , e 1' ultima traccia clie 
della malevolenza dei vecclii nostri avi ancora re- 
stava, si dile^ua per Tunanime volonta dei due po- 
poli piu potenti di quelTAmerica, che oraniai e de- 
gnamente tramutata in Colombiade e Columbia. Tutti 
questi avvenimenti grandissimi, le virtii, i vizj , le 
sventure , i delitti , le stragi si presentano vivamcnte 
air istorico ed al poeta : ma se quello puo narrarlc 
a disteso , e trarne iiobili e gravi avvertimenti alia 
vita civile , qual e invece il partito che a questo 
rimane ? II suo canto sara magniHco e generoso , ma 
pare a noi inevitabile che debl^a esser lirico o alle 
forme liriche avvicinarsi. Per certo noi rozzamcnte 
c' inganniamo , se puo con esito felice accompa- 
gnarsi alia tromba delf epopea. Quel grandiose qua- 
dro die noi abbiamo piuttosto abbozzato che di- 
pinto, e troppo denso di figure, troppo diviso a 
scompartimenti per poter essere unito ad un solo 
punto di vista. Un ingegno come quello del Tasso 
potrebbe cavare una vena di limpide acque anche 
da un duro macigno , ma trarre da sitl'atto argo- 
mento un poema eroico , die fosse riscontro alia Ge- 
rusalemme , forse non avrebbe potuto ne' suoi begli 
anui il Tasso medesimo : il quale , contentandosi di 
accennarlo con poclii versi, non ardi poi compren- 
derlo fra i soggetti opportuni all' epopea , quando ne 
venne a discorrere in quella nota lettera al conte 
Ferrante. Quasi tutto lo splendore poetico che da 
cjuegli avvcnimcnd emerge considerandoli in massa , 
vien meno, quando si prende a guardare di per se 
il solo primo viaggio del Colombo , al quale secondo 



2.6 LA COLOMBIADE. 

le regole finora accettate dee per uecessita restrin- 
gersi il poema eroico. Quel viaggio comiene per 
verita un' altissima impresa , da cui venne un can- 
giamento universale ai destini del mondo, ma rim- 
portanza sua deriva piuttosto dai fatti che lo segui- 
rono, che da quelli onde fu accompagnato. Muove 
il Colombo da Pales il 3 d' agosto del 1494 e il 12 
d' ottobre dello stesso anno egli tocca la prima nuova 
terra, che nomina San Salvadore. Qualche tempesta, 
la declinazione dell' ago magnetico e le sedizioni 
de'marinaj e de' soldati occupano questo tempo, ne 
dopo di esse sino al ritorno in Ispagna avvenne cogli 
abitatori delle scoperte isole alcun caso che meritasse 
un'illustre narrazione, riducendosi ogni cosa alia con- 
tinua soi'presa ora degVIndiaui, ora degli Spagnuoli. 
Gli eventi memorabili ebbero luogo soltanto piu tardi, 
e quelli che meglio si presterebbero all' epico rac- 
conto , non risguardano punto il Colombo , giacche 
per essi bisogna ricorrere alia scoperta del Peru e 
del Messico , ove 1' atroce Pizzarro , e 1' cgualmente 
atroce , ma piu glorioso Cortez si trovarono a fronte 
d' una maggiore civilta , e d' uomini che sentiano 
d' avere una patria. A prima vista seduce la gloria 
del Colombo , seducono le sue stesse sventm-e , ma 
quando si mette la mano alia prova , le difficolta si 
presentano da ogni parte. Per quasi tutto il poema 
si va tra il cielo ed il mare , e Y intero universo si 
circoscrive pel poeta e pei lettori a tre picciole navi: 
ribolla pure sotto di loro I'Oceano a continua tem- 
pesta, si sconvolga al di sopra il cielo, e si rompa 
a gragnuole cd a fulmini ; s' aggiunga a questo in- 
furiare della natura il pericolo sempre crescente del- 
r interne discordie, e Todio delle occulte trame , e 
r impeto delle aperte fazioni , c il tumulto delle 
scoppiatc congiure. Risalga il poeta per vieppiii ani- 
mare questa liera scena ad un mondo invisibile, e, 
come il Camoens , ne mostri il Genio di que' mari 
sorgere dal mezzo della burrasca , e atterrire colle 
gigantesche sue forme quegli audaci , c piu ancora 



POEMA EROICO DI B. BELLINI. 27 

spaventarii coi dolenti vaticinj dell' immutabile fu- 
ture. Ne cio ancora bastando siano cliiainad in soc- 
corso della poesia il cielo e 1' inferno. Provochi pure 
Satano la seconda folgore contrastando al segno di 
redenzione di traversare quelle acque : sia quel- 
r Oceano un campo di battaglia , ove - si rinnovi lo 
scontro del vittorioso Michele co' suoi riprovati fra- 
telli : si celebri finalmente 1' augusto trionfo della 
Fede , e il santo albero del Golgota metta radici 
sulle spiagge di Cuba e d' Haiti. Avra egli per cio 
il poeta con questo suo abbracciare tanta parte del 
creato esteso il suo tema? Avra egli con questo con- 
giugnere le cose sensibili a quelle che sfuggono alia 
potenza de' sensi , tolta I' uniformita del suo argo- 
njfinto? Si appunto come arabescando la dilatata cor- 
nice d' una pittura si cangerebbe un ritratto in un 
quadro di storia. Ma pogniamo che queste splendide 
immaginazioni possano ai primi tre o quattro canti 
degnamente bastare. Basteranno esse mai all' intero 
poema ? E questo sarebbe necessario per non tras- 
formare del tutto 1' indole di tali componimenti. II 
fatto illustre , il grande avvenimento sta nella sco- 
perta del nuovo mondo. Quando quella bramata terra 
si fa manifesta ai naviganti , quando il Colombo vi 
stampa pel primo le famose sue orme , il vero in- 
teresse e cessato, ed invano con ornamenti stranieri 
si vorrebbe riparare a questo difetto. Ne la storia 
viene in ajuto al poeta, perche in quel primo viag- 
gio , come di gia osservossi , furono assai tenui i casi 
accaduti nelle isole , e gl" Indiani che non aveano an- 
cora sperimentata la crudelta degli Spagnuoli , li ris- 
guardavano come i prediletti figliuoli del Sole venuti 
a rallegrare gli uomini del loro consorzio. Qualunque 
finzione o di feroci idolatri combattenti per lo zelo 
della loro superstizione , o di spietati cannibali cre- 
sciuti a largo dominio sarebbe in grave danno del 
vero , e tuttavia nou tornerebbe opportuna all' in- 
tento. Noi lo abbiamo gia detto ; quando il Colombo 
ha scopertc quelle regioni, pin non gli resta che di 



23 LA COLOMBIADE. 

piantarvi la croce e donarle alia Spagna : tutto il 
resto appartiene alia storia, ma noa mai all' cpopea , 
la quale noii puo nemmeno accompagnarlo nella par- 
tenza , ne annunziare con lui la gran novella al- 
r aspettante uni verso. Sarebbe lo stesso clie tornare 
con Agamennone in Argo , o condurre Enoa nei gorghi 
del Numicio e incoronare Baldovino a re di Sionne. 
A questi inconvenient! gia per se soli non supe- 
rabili se ne aggiugne un altro gravissimo , die a 
molti argomenti epici e conmne , nia forse niuno ne 
impedisce come quello della Colombiade. La ca- 
tastrofe del poema e cosi palese, i mezzi per cui vi 
si arriva sono cosi noti, die i lettori non sono trava- 
gliati un istante dall' incertezza, ne mai fra que' tu- 
niulti possono agitarsi pel loro eroe, die certameiUe 
trionfera d' ogni cosa. II subbietto dcU' Iliade va j^r 
questa parte sovrano fra tutti, perclie T ira d' Achille 
e forse implacabile , e nelle sue conseguenze tienc 
di quel vago e indeterminato , die somiglia alle 
niisteriose les;o;i del Fato : clii volea dar il nonie a 
quel poema dalla morte di Ettore , distruggeva una 
bellezza essenziale della stupenda epopea. L' Eneide 
seguita per questo merito all' Iliade , ma ne ri- 
mane per lungo iatervallo distante. Invece il poema 
del Tasso , se altro non lo conducesse a gareggiare 
coir Eneide , le resterebbc in cio sovercliianiente 
inferiore , perclic qnaiido e dal titolo , c dalla protasi 
noi sappiamo die sara liberata Gerusalemme, sara 
liberate il gran sepolcro di Cristo , 1' aspettazione e 
r ansieta non ne possono piu accompagnare. Ma se 
per questo verso il suo tenia sarebbe a dirsi al- 
quanto vizioso , non e percio , die 1' immenso in- 
gegno di Torquato possa qui trovarsi in difetto. Egli 
vide certamente , e die non vedeva egli da quella 
sua altezza ? egli vide questa mancanza, ma tosto 
s' accorse die il maraviglioso argomento della pri- 
ma crociata era di tale natura die la certezza della 
catastrofe non gli poteva far danno. Qunndo 1' inte- 
resse si accumula tutto sopra una sola persona, come 



POEMA EROICO Dl B. BELLINI. 29 

di neccssita avviene in una Colombiade , il nostro 
animo non sa appassionarsi per T uomo , che in quel 
fatto vede gia prediletto dalla fortuna : per quanto 
nella vita reale si cerchi da noi la gioja de' buoni 
successi e il favor della sorte , tosto che ne' pen- 
sieri , o nella lettura ne facciamo alquanto pelle- 
grini da questo inviluppo niortale , noi non possia- 
mo piu parteggiare per gli uomini lieti e felici , e cor- 
riamo invece volentieri nel deserto a portare le 
nostre lagrime ai disgraziati. Ma questa mancanza 
d' interesse non potea mai danneggiare 1' argomento 
del Tasso : perclie non e gia sopra il solo tiionfa- 
tore Goffredo che cadono le nostre cure. Quella 
impresa non e cosa piu sua , che degli altri crociati : 
alia voce d'un eremita 1' intera cristianita si e riscossa; 
Iddio vuole che il suo sepolcro tolto alia profanazione 
sia libero pellegrinaggio ai fedeli , e tutta V Europa 
si soUeva , e gridando , che c[uanto Iddio vuole ha 
da compirsi , si va a precipitare sulF Asia. Tutti 
questi valorosi , e troppo calunniati guerrieri ci stanno 
egualmente a cuore , e noi tremiamo per tutti , per- 
che sappiamo che la santa citta verra in potere 
de' Cristiani , ma non sappiamo quale de' combattenti 
avra le palme del martirio , e quale gli allori della 
vittoria. Goffredo e il gran capitano destinato dal 
divino consiglio a condurre quelle armi pietose , ma 
chi puo preferirlo al possente Rinaldo e al magna- 
nimo Tancredi ? E chi non s' affeziona al pari , die 
a lui , al buon vecchio Raimondo ,' che strascina a 
quelle dure battaglie i suoi ultimi anni ? Ne manca 
air argomento scelto dal Tasso, che con esso possa 
eccitarsi la compassione anche per la parte nemica: 
importantissimo accorgimento senza il quale e tolta 
al nostro cuore una sorgente di commozione soavis- 
sima. Omero anche in cio e sempre il prinio col 
suo mirabile Ettorre , e colic tante disgrazie di quel- 
r infelicissimo Priamo. Virgilio cadde invece nel- 
r eccesso contrario , giacchc pochi lettori vorranno 
antiporre nella pugna per conquistarc la sposa il 



3o LA C01.0MBIADE. 

perfido e quasi vecchio Enea , ne amato , ne capace 
cV amare al giovine Turno , che tutto arde di cor- 
risposta fiamma , e difende dal villano usurpatore la 
ripugnante fanciuUa. II divino Torquato seppe con- 
servare le virtu d' Omero senza inciampare riel di- 
fetto del suo imitatore. Noi non preferiamo mai gli 
assediati a coloro che tengou 1' assedio : lo scopo 
deir artni cristiane e troppo santo per non ajutarlo 
coi nostri voti. Rinaldo e Tancredi ci sono amici, 
e vogliamo che vincano , ma non per questo e da 
dirsi , cli' entro quelle bastite non sia persona che 
vivaraente ne importi. Anclie per gli infedeli e santa 
quella citta ; anch' essi hanno una gloria da propu- 
gnare : e chi senza mire di privato vantaggio com- 
batte per la sua patria , e ognora ammirato. Non 
sara giusta la causa ch' egli difende, ma sempre de- 
corosa , sempre lagriraata sara la sua morte. Quel- 
r istesso feroce Argante , che dal seno del suo manto 
verso nel cristiano consesso la guerra , ne strappa 
a forza la lode , e quando nella sua estrema gior- 
nata lo vediamo rivolgersi con quel mesto pensiero 
alia citta antichissima regina del regno di Giudea , 
noi non possiamo impedirci dal risentire una pro- 
fonda compassione pel valoroso , che fra poco morra ; 
e questa compassione e si forte, che se Torquato sem- 
pre uguale a se stesso non gli attribuiva quell' ultimo 
tratto di volere uccidere a tradintfento il cortese 
cristiano, noi non avremmo saputo applaudire al 
vittorioso Tancredi. Tacciamo di Armida , taccia- 
mo di Clorinda e d' Erminia , bellissime creature di 
queir ingegno cosi grande e cosi sventurato : noi 
non potremmo moderare le nostre parole , e forse 
siamo gia anclie troppo digressi dalla Colombiade. 
Se non che ne pare che questo venire accennando , 
per che doti fosse eccellente 1' argomento scelto dal 
Tasso , abbia molto contribuito per la ragion de' con- 
trary a mostrare , come sia infelice questo , che 
piacque al Bellini. K interesse a non voler ishgurare 
la btoria e tutto pel Colombo , c tanto suo , the 



POEM A EROICO DI B. BELLINI. 3 1 

ne una menoma parte puo caderne sopra i suoi mal- 
vagi compagni. Avversarj qui non abbiamo , se non 
si vogliono chiaraar tali le tempeste , o non si cer- 
cano nel mondo spirituale : ne certo alcuno potrebbe 
appassionarsi per le bunasche , o conipatire Satano , 
che si vede rapite quelle regioni. E forza dunq^ie 
che tutto il no8tro cuore si rivolga a Colombo , ed 
allora la troppa certezza , ch' ei vincera d' ogni osta- 
colo , ne impedisce di commoverci forteniente per 
lui. E ben vero che noi sappiamo , com' egli sara 
sventurato , ma nel momento del poema la sventura 
e ancora lontana , mentre la gloria e li presso , che 
incorona la poppa della sua nave. Forse poteva in 
parte ripararsi a questo grande difetto , ma non 
vediamo che alcuno fra tanti , che scelsero un sif- 
fatto tema , volesse pensarvi. Le disgrazie , che in- 
coglieranno al Colombo , non sono da lui prevedute , 
e quando ei n' e giunto , fa ogui sforzo per evi- 
tarle : tutto cio unito alia troppa lontananza di quella 
miseria , ne rimove quasi per intero da una viva 
pieta. Ma perche , s' e pur necessario introdurre 
piu in questo poema , che in tutti gli altri il ma- 
raviglioso della religione, perche non si mostro nel 
Colombo un uomo , che volontariamente riceve sulle 
sue spalle il peso di tanti dolori? Pare a noi che 
non fosse difficile ad imaginarsi una visione , nella 
quale gia sul principio dell' ardito suo viaggio fosse 
a lui offerta 1' alternativa o di riescire famoso in al- 
tre imprese , cui fosse congiunta la sola gloria ter- 
rena, o di condurre a tine questa illustre scoperta, 
cui era unito il trionfo jdella civilta e della reli- 
gione : quel primo splendore dovea essergli pro- 
messo immune da ogni nebbia , senza guai ne ti- 
mori in una vita lunga , consolata, tranquilla ; quel 
secondo al contrario non gli doveva essere conce- 
duto che a patto delF infinita angoscia , che lo tra- 
vaglio sino alla'morte . e per giunta si dovea lasciarlo 
dubbioso , se veramente i posteri gli sarebbero grati , 
se almeno era per toccargli la ricompensa di aver 



33 LA COLOMBIADE. 

un nome eternamente vivo nella memoria tie' secoli , 
o se altri gli avrebbe rapito quest' unica mercede 
di tante sciagure. Nella terribile scelta non poteva 
esitare il Colombo , il quale sapendo , e volendo 
avrebbe a beneficio degli uomini assunto quell' in- 
cajrico cosi spaventoso ad ogni uniano valore : allora 
in noi ammaestrati da quella visione non si sarebbe 
per verita accresciuta 1' aspettazione , ne iucerto ue 
saria diventato il successo della sua nobile impresa, 
ma il nostro cuore almeno sarebbe corso a lui quasi 
per consolarlo ; e infinitamente piu illustre ne saria 
paruto queir uomo , clie seguiva la virtu senza lu- 
singlie di premio terreno , e con tanto suo danno 
venia beneficando le uniane generazioni , die do- 
veano tormentarlo vivente , e forse calunniargli con 
incessante perfidia la fama. 

Qualunque avvertenza pero avesse avuta il poeta 
( e certo puo senza confronto farsi meglio , die non 
s' e fatto tinora ) , s' oppone senipre al buon riusci- 
mento d' un poema epico su questo tenia un di- 
fetto , che non ne sembra finora avvertito da alcuno. 
Questa specie di poesia , secondo V idea die gene- 
ralmente n' e ricevuta , e destinata a celebrare le ini- 
prese degli eroi , e da essi appunto prende nome 
d' eroica. Ora gli uomini per un inganno , die pare 
indivisibile dalla loro natura , sogliono attribuire 
questo bel titolo a chi nieno lo nierita, e se qual- 
clie volta sono giusti a concederlo , sono troppo 
spesso ingiustissimi a ritiutarlo. Tutti ravvisano in 
Alessandro un eroe , nessuno lo ha mai voluto rico- 
noscere in Socrate : e si anclie a voler credere a 
Giangiacomo Rousseau , die la prima e piu essen- 
ziale qualita eroica sia la forza dell' animo , pare 
die il mar tire della verita non la possedesse in mi- 
nor grado , die 1' assassino di Clito. Noi lo ripe- 
tianio , questo e un deplorabile inganno degli uo- 
mini , ma e vano sperare ch'essi rinsaviscauo mai, 
e il poeta , che a non tradire la sua vocazione ha 
da coasacrare i suoi canti alia moltkudinc , non dec 



POEMA EROICO DI B. BELLmi. 33 

iiicttersi a contrasto colle piii salcle opinioni di lei. 
Ne cio puo essei'e tratto a mala sentenza dal rigido 
inoralista , che noi non diciamo al poeta di adulare 
la moltitudine, ma si lo avvertiamo di no)i isnatu- 
rare la bella arte sua : esistono veri eroi , che sono 
egualmente approvati e dalla fantasia del popolo, e 
dalla ragione del sapiente : questi sieno il soggetto 
deir eroico poema. Ne certo e da collocarsi fra loro 
il Colombo , al quale puo malamente darsi il titolo 
di guerriero , oramai inseparabile da qualunque eroica 
grandezza. Lo stesso Tassoni , a cui per un istante 
era piaciuto questo argomeuto medesimo , parlando 
sotto diversi rispetti ebbe a dire com' era noto ad 
ogn'uomo, che il Colombo {n pinttosto gran prudeiitCy 
che gran guerriero. In fatti quando in ispecie non si 
esce , come uscir non si debbe , dal primo viaggio , si 
puo vedere nel Colombo un uomo costante e accor- 
tissimo , si puo vedere il piu sperto de' geografi e del 
nocchieri , ma noi domandiamo come, e dove possa 
in lui trovarsi il gran capitano. Se il coraggio di 
affrontare un Oceano sconosciuto , e d' affidarsi alia 
dirczioae di venti nuovi e di nuove stelle, non lo 
separasse in parte dagli altri sapienti , che furono 
felici nello scoprimeiito del vero , nessuno forse 
avrebbe mai pensato a prenderlo per soggetto del- 
r epopea. Fausto ed il Jenner gli stanno al fianco 
per la gloria e 1' utilita delle loro scoperi:e , ma 
chi sogno mai che potessero diventare i protago- 
nisti d' un e-roico poema ? Che se volesse dirsi che 
a lie loro imprese manca c^uell' audacia che sublima 
il Colombo , noi domanderemo, se dunquc il Mon- 
goltier e lo Zambeccari sarebbero all' epopea con- 
venienti. E si crei pure , se questi non bastano , un 
uomo , che aggiugnendo a tuttc le dottrine del- 
r esperienza moderna il semio e la sottigliezza d' Ar- 
chimede arrivi a scorrere V aria tutta per sua , e 
muova liberamente , ove gli piace , fra gli applausi 
deir universo il suo volo. Avrenio noi percio 1' eroe , 
che a questa specie di poesia si richiede ? Certo 
BtbL Ital, T. XLVII. 3 



34 LA COLOMBI.iDE. 

lion e clii lo pensi. Noi avremo le audaci iniprese, 
ma ne maucheranno senipre le cortesie , ne man- 
cheranno le donne e i cavalieri , c le arini , e gli 
amori. Un altro Monti potra salutare col sublime 
suo canto il nuovo navigatore dell' aria , ma iin al- 
tro Tasso non vorra uscire dalle sue risonanti bat- 
taglie per seguirlo iiella muta solitudine dell' aereo 
suo viaggio. In somma sia pur celebrato coi lirici 
canti I'ardimento di TiB , die guida secura la nave 
d' Argo attraverso tanta t'uria di mari , ma sia Gia- 
sone, Giasone che ama, e combatte, 1' eroe del poema. 
Questo sroglio, die ne pare per chi guardi con 
diligenza , posto a iior d' accpia , fu scoglio cieco al 
quale ruppero tutti coloro cui venue in grado un 
sifFatto argomento : ne forse le nostre parole saranno 
inutili ad arrestar qualche giovine ingegno che ci 
volesse ancora consumare la crescente sua t'orza. Per 
verita fra que' moltissimi die si cimentarono a questa 
impresa non vediamo un vero poeta , ma e pure 
una grande prova del nostro ragionamento die ogui 
cosa riuscisse men die mediocre. II solo Tassoni 
avea mente poetica , ma forte dubitiamo, sc fuori 
del geiiere satirico , a cui era chiamato , avrebbe 
saputo acquistarsi una fama desiderabile. Egli se 
ne accorse per tempo , e non voile procedere oltre 
il primo canto , lasciando gia in esso evidente la 
dimostrazione , die se forse saria paruto maggiorc 
degli altri , certo sarebbe rimasto grandeniente infe- 
riore a se stesso. In una lettera die precede cj[uel 
primo canto ei viene toccando con qualche accoigi- 
mento i difetti del subbietto , ma troppi ne lascia , 
e da certi avvisi all' amico suo , che forse erano op- 
portuni in quel secolo delirante, ma ora sono coni- 
piutamente ridicoli. Pare ch' egli in sostanza disap- 
provasse sen/,' altro questo argomento , perclie lo 
chiama quella henedeUa materia del mondo nuovo , 
ma pure egli s' ingannava a segno di credere che 
far se nc potesse un riscontro coll' Odissca. Uhsse 
era veramentc un eroe , c &e il suo viaggio scuibru 



POEMA EROICO DI B. CELLINI. 35 

qnalclie volta iin frammento tlelle novclle arabe , 
vicne alia fine V istante in cui il poema s' innalza 
alia debita dignita. Ulisse ama e combatte, e qncsto 
combattimento si aspetta sin da quel primo punto 
die Minerva mostra a Telemaco la dilapidazione del 
retaggio patcrno. Senza di esso il solo viaggiatore , 
avesse pur anco trovate nazioni piu perfide e crudeli 
de' Ciclopi e de' Lestrigoni , non sarebbe mai stato 
degno dell'Epopea: clie anzi per quella lunga pere- 
grinazione Y Odissea sta senza confronto sotto 1' Iliade, 
e parve a moltissimi die Omero non si destasse pie- 
namente-dal sue sonno, se non quando Ulisse afferra 
con tanta commozione quell' antico suo arco e lo 
tende , e somigliante ad un Nunie compie la memo- 
rabile vendetta su quei vilissimi. Ma di cio basti 
questo cenno brevissimo, perche non pensiamo die 
nella presente luce di critica alcimo possa acquie- 
tarsi ancora nella sentenza di Alessandro Tassoni. 
In vece egli e forza die noi ci accostianio al poema 
del Bellini dal quale ci siamo secondo ogni nostro 
potere allontanati finora. I Icttori ne avraiino di gia 
avvertito il motivo. Quando si ha da parlare ad un 
uomo die provveduto di buoni studj e d' ingegno 
sj)ese gran tempo intonio ad un importante lavoro , 
e bisogna pur dirgli die una tanta fatica andra per- 
duta per la sua fama , V animo ripugna a proferire 
([uesta spiacevole verita , e le parole incerte e dub- 
biose s' avvolgono quasi cercando , come possano 
riuscir meno giavi. Ma dove troveremo noi espres- 
sioiii die senza scostarsi dal vero palesino la di- 
versa opinione in die tegniamo 1' autore e il poema ? 
Bastera egli scliiettamente affermare die noi crediamo 
potersi dal Bellini attendere un lavoro senza con- 
fronto migliore ? E ne vorra egli perdonare , se dob- 
biani dirgli die non maturo abbastanza Y opera sua ? 
Noi iiol sappiamo , ma quest' ultima accusa , die per 
certo ogui lettore gli muove , saia forse a lui meno 
ingrata d' ogn' altra , perche al tempo stesso presenta 
una dibcolpa. Per verita iutcramcnle ci c sconosciuto 



36 LA. COLOMBIADE. 

quanto tempo abbia costato al Bellini questo poema , 
nia troppi indizj ne fanno patente che con soverchia 
fretta ei corse verso la gloria , la cpiale di rado si 
lascia raggiugnere se non sono grandi , ma insieme 
lenti e misurati i passi di chi la segue. Chi legge 
quest' epopea , tosto s' accorge come 1' autore , tutto 
abbandonandosi alia foga dell' ingegno , neglesse ogni 
parte che all' artifizio s' attiene , e forse comincio il 
suo poema senza prima averne fatta alcuna orditura , 
senz' aver punto considerate i vizj dell' argomento , 
e il modo con cui vi si potea mettere qualclie riparo. 
Egli vide che 1' ira d' Achille era stata celebrata in 
ventiquattro canti , e senza notare la diversita im- 
niensa del tenia voile che a2;li stessi termini fosse 
dilatata 1' impresa del suo noccliiero. In questa ma- 
iiiera egli si rendette difiicilissimo e quasi impossi- 
bile il nascondere quanto fosse vuota fazione. Ma- 
dama di Boccage, dettando anch' ella una Colombiade, 
quantunque la restringesse a dieci brevissimi canti , 
dovette riempirla d' inutili e stranieri episodj : si 
pensi ora a che spedienti dovesse ricorrere il nostro 
Bellini per sostenere que' suoi ventiquattro libri dei 
quali un solo alle volte supera in lunghezza tre dei 
francesi ? L' aigomento a non volerlo stendere sul 
letto di Procuste e capace al piu di sei canti , e 
questi medesimi a non parer troppi debbono essere 
condotti coUa piu recondita sapienza poetica. Ne in 
elFetto chi esauiina questo poema del Bellini vi ritro- 
vera contraddetta la nostra opinione ; che anzi noi 
possiamo asserire che a raunare tutto cio che disperse 
ne' cpiattro volumi risguarda il Colombo, non se ne 
trarrebbero pur cinque canti: gli altri diccinove sono 
fabbricati di romanzesche e incredibili fole , e tutti 
trasvanno in lunghi episodj che s' intrecciano mala- 
mente fra loro senza punto annodarsi al poema , nel 
quale il protngonista e quasi sempre fuor della sce- 
iia , e quando vi appare , il piu delle volte attende 
a tutt' altro die alia sua gloriosa missioiie. 



POEMA EROICO DI B. BELLINI. 3^ 

Noi non voglianio presentare un sunto tli fjnesta 
Colombiade , ne seguire il poeta ne' suoi continui 
divagamenti: perclie quanto abbiamo detto fin qui, 
debbe avere senz' altro mostrato che non puo gio- 
yare ne ai lettori , ne all' arte V arrestarsi della cri- 
tica sopra un opera che siflFattamente e trascorsa 
fuor dei confini del Bello. Alcune cose pert) ne cou- 
viene annotare , onde non paja duro e uscente da 
contrario animo quel giudizio che certo non e dis- 
giunto da intenzioni all' autore benevole. 

Primo difetto e senza dubbio 1' assoluta man- 
canza d' ogni tinta locale : in ogni poema sarebbe 
questa una gran colpa , ma in nessuno piu grave 
che in una Colombiade : gli oggetd vi sono cosi 
nuovi , e questa novita influisce tanto sugli avveni- 
menti che ad allontanarsene e tolta quell unica lode 
che poteya in parte rendere 1' argomento men disa- 
datto. Poiche il Bellini voile condurci per dieciotto 
canti in cerca del nuovo mondo, ed altri sci impie- 
garne a farvi porre stabilmente il piede dal Colombo, 
bisognaya almeno che da prima la disastrosa vita 
de' marinaj^, e di poi 1' indole e i costumi degl' In- 
diani fosscro con fedele diligenza descritti. In quella 
vece nulla accade sulle navi che accader non po- 
tesse sopra la terra , e se la burrasca non vcnisse una 
volta a riscuoterci , noi non ci potremmo accorgere 
d' esser sul mare : gli episodj stessi che punto non 
coUegandosi all' azione del poema, poteano almeno 
ajutare la descrizione degli usi e de' luoghi , sono 
atiche per questa parte affatto inutili , e come po- 
triano collo stesso eEfetto inserirsi in qualunque poe- 
ma , cosi sarebbero egualmente opportuni ad ogni 
altro tempo e paese. Ne questo gran fallo vien meno 
quando 1' autore in vece di chiudere 1' opera sua 
coUa scoperta delle nuove terre , ne strascina ancora 
per sei canti in mezzo agl' Indiani. Noi anzi diremo 
che la colpa fassi ancor piu palese, giacche se prima 
consisteva soltanto nel non averci saputo djpingere 
quello che dovevamo aspettare , qui sia in vece piu 



38 LA COLOMEIADE. 

assai tiel fatto che nella ommissioiie : non dimentico 
egli gia soltanto di adoprare quei colori clie nicglio 
poteano rendere il suo soggetto , ma si servi delle 
tinte piu false , e per tal modo ci presento og- 
getti e popoli die non hanno niai esistito. Non ba- 
stava il profondere con facile erudizione i nomi di 
quegli stranieri vegetabili e minerali , non bastava 
avvisarne col suono delle geografiche denoniinazioni 
che i fatti avveniano nel nuovo mondo : egli e que- 
sto presso a poco un imitare quei pittori del tre- 
cento che indicavano V espressione delle loro figure 
colla leggcnda che ad esse usciva di bocca. Era ne- 
cessario studiare profondamente la natura dell' uomo , 
e da questo studio passare alia ricerca dello state 
positive in cui furono trovati quegli isolani, Se cio 
avcsse fatto il Bellini, ei si sarebbe risparniiato il giu- 
sto rimprovero d' avere interamente snaturate quelle 
nazioni. Gl'Indiani nel suo poema non sono gia sel- 
vaggi , ma barbari : essi non sono gli antichi abi- 
tatori del nuovo mondo , ma Vandali ed Unni , che 
la mano del poeta vi trapianto: la crudeka e ridotta 
a sistema; la tirannia v' e nata dalla dissoluzione 
d' ogni ordine ; delle arti tanto si pratica , quanto 
basta a servire le yili e le fiere passioni. Anche il 
ferro che sappiamo sconosciuto a quelle genti , fu 
dal Bellini ad esse conceduto perche V ira e il tra- 
dimento non mancassero d' un' arma tanto fcdclc. 
Giacuste ed Atzeca che il poeta introdusse non sono 
gia i capi di due popolazioni selvagge, ma due mo- 
stri della specie dei Polifenii e dei Caligoranti, due 
scelerati , cui mille e mille sgherri non avriano po- 
tuto protegger la vita. Noi ne daremo piu avanti un 
qualche esempio , e fin d'ora assicuriamo i lettori 
che dovranno arretrarsi per ribrczzo di cjuelle non 
sopportabili atrocita, 

Intanto vogliamo considerare in qual modo sapesse 
r autore delinearci il carattere del Colombo , perche 
in questo egli dovette natiu'almente porre ogni suo 
studio^ c r artifizio esser voleva linissimo , perche 



POEMA EROICO DI B. BELLim. 3() 

le qualitii a lui concedute dalla storia non hastavano 
per Tepopea, ed era forza conservare ad uii tempo 
la verita, e raccogliere intorno ad esso ogni possi- 
bile luce. II Colombo fu magnanimo , costante, sprez- 
zatore dei pericoli e della morte: conobbe gli uo- 
mini e i tempi , qualche volta comando alle circo- 
stanze, qualche volta servi, ma quello fece senza 
frode, questo senza vilta : della gloria fu avidissimo, 
ma non la voile con macchia: aspiro aglionori, ma 
perche il cuore gli diceva di meritarli : entrambe 
le fortune sopporto con animo invitto , con niode- 
razione la prospera, Tavversa con dignita : dalle 
umane fralezze fu interamente lontano , o colla sa- 
pienza le modero ; visse religioso e buono , buono 
e religioso niori. Questo e in complesso il carattere 
del nostro glorioso italiano, ma quello ch' e il primo 
distintivo dell' indole sua, quello, su cui giova prin- 
cipalmente insistere , e Y invariabile fermezza con 
cui si tentie ccrto clie un nuovo mondo esisteva , 
e il tenace proposito di voler sopportare ogni dis- 
prezzo, fmche gli fosse creduto. Qucsta nobile per- 
severanza che lo accompagno in tutti gb avvenimenti 
della sua vita , e quella forza da cui convicne trarre 
ogni fregio alle sue azioni , perche non escano dal 
verisimiie. Fare di lui un Orlando sarebbe lo stesso 
che dar ad Achille la prudenza e il moltiloquio di 
Nestore. 

E difficile a dirsi , come invcce da questo esem- 
plare siasi scostato il Bellini. Gia la prima volta che 
il Colombo si presenta nel poema , e va ad aprire 
la sua alta intenzione ad Isabella e a Fernando ei 
muove tali parole che fanno incredibile la trovata 
credenza. I due principi sono stranamente descritti 
CO si : 

Sedea la regal Coppia in lucid' oro , 
Ch' ha gli ardui gradi d' oricalco e argento. 
Al viril senno , al femminil decora 
Mille hanno il gunrdo, e il sominesso atto inttiUO} 
Cli una fa del iiril senno tesoro , 



4© LA. COLOMBIADE. 

E I' altro ognor del femminil talento , 

E con misto si hel die U consola. 

Son due salme, due cori , e uri alma sola. 

Ad essi parla il Colombo , eel e gia indegno della 
grande sua anima il dire, che toglie il lauro all' Italia, 
e loro lo arreca. Dovea esprimersi che quella gloria 
era prima stata offerta all' Italia , la quale T avea ri- 
cusata , ma non dovea mai mostrarsi come un atto 
volontario dell' eroe quel togliere una si bella corona 
alia patria. Se non che picciolo e questo lallo pa- 
ragonato all intero tenore di quel discorso. Non evvi 
in esso scintilla alcuna di eloquenza , nessuna forza 
di ragioni , nessun calore di persuasione , e ben pare 
che se ne avvedesse lo stesso Colombo , quando lo 
venne a conchiudere colla narrazion d' un miracolo. 

Testimon mi sia Dio, ch'un degli Spirti , 
Che reggon V Ocean , mi pose accanto. 
Guardami , egU diceva : io sol d' aprirti 
Le procellose vie mi serbo il vanto. 
Lo mirai , lo sentii ■• di caldi spirti 
M' empia le vene , e di soave incanto , 
E a me segno , qual rapido baleno 
Una croce di fuoco in mezzo al seno. 

Per verita , se 1' ardito nocchiero avea sempre te- 
nuto quel linguaggio , sono piu a lodarsi il Senato 
genovese e il re di Portogallo per aver rifiutata l' of- 
ferta che Fernando e Isabella per averla accettata : 
ne fu ingiusto o invidioso il bisbiglio che udite quelle 
parole si sollevo fra i grandi del Regno. Come mai 
a questo superbo millantatore doveansi affidare tantc 
anime spagnuole a si pericoloso tragitto ? Ne potea 
crescere la confidenza per lui all' atto della partita , 
quando si vide comparire sulla sponda del mare V in- 
namorata Lavira. 

Donna e costei che in giovanil sembiante 

Tutti i dolci d' amor vezzi raccogUe , 

E nel caro dell' alma ardor costante 

Le fiamme prime cntro il cor saldo accoglie. 

Ella a Colombo, a lei Colombo amante 



POEMA EROICO DI B. BELLINI. 41 

Fu con brame innocenti, oneste voglie , 
E gia i lunghi doveano ardenti amori 
Coi giocoudi annodar lacci de' cori. 

Ma a lei, die nome ha di Lai'ira, e nata 
JVel fallace islamismo e saracina, 
Fu I' electa dl lui destra niegata 
Da la vera del del legge divina. 
L' ignorb pria il campione , e lacerata ■ 

L' alma da immensa ebb' ei doglia ferina. 
Ma quind dl fido suo culto devoto ; 

Le infocate ei tarpava ali del voto. § 

Questo innamoramento del Colombo e possibile, 
perche 1' amore e passione universale , ma 1' isto- 
ria ne tace , e come il carattere delV eroe punto 
non gli si accorda , era troppo inopportuna que- 
sta invenzione. E piu sconsigliata la rende quel- 
r aver fatto Saracina Lavira , ed aver voluto che 
il Colombo senza saperne la religione si facesse 
ad amarla, Che s' era pur degno di scusa , che il 
poeta per rendere piu dolorosa la partenza introdu- 
cesse questa donna e i suoi lunghi lamenti , non 
e poi perdonabile eh' ella sia volontariamente ri- 
cevuta sulle navi per essere compagna nel viaggio. 
Cio non era ne decoroso al Colombo , ne tollerabile 
agli altri naviganti , che lasciavano in egual modo 
addietro le cose piu caramente dilette. II Tassoni gia 
parlando della idea , che nel suo tempo era a molti 
piaciuta, di trasportare donne d' Europa sulle navi del 
Colombo , dichiara di trovarla debole assai : ma pare 
a noi die di piu forte espressione si sarebbe servito 
se veduto avesse come questo privilegio , contro ogni 
legge deir onesta e della priidenza , fosse riservato al 
solo condottiero al quale in vece come la prima 
gloria dovea toccare anche la sofferenza maggiore. 
Guai, se Alessandro nelle sabbie ardenti de' Susitani 
beveva egli solo ! Ma sembra che il Bellini quasi 
avvertitamente studiasse , come rendere , lo direm 
• pure, ridicolo il suo eroe. Appena che le navi sfer- 
rarono sorge una terribilc tempesta , e 1' ereiiaita 



42 L'V COLOMBIADE. 

Ludeno , clie segue il Colombo , e vien cliiamato 
santo , e rapito dal cielo , e divino arclwnaiidrita , 
favellando con ira siderea , e tiitto invesdto nclV ani-' 
ma ispirata da una fiamma purissima celeste porge 
r orrendo consiglio di gettar nell' onde T innocente 
Lavira. 

. ... la donna in mar si land, e morat 
Cagion de' tuoi , de' nostri alti martin. 
Mia , ella muove gli dementi a guerra , 
Feral peste del mare e della terra. 

Piuttosto die dal cielo inspirato ne sembra dall' in- 
ferno questo eremita , che pure in tutto il poema 
vien rappresentato come 1' aniico di Dio e degli uo- 
mini. Lavira intanto che non ode le inique parole 
di lui 

Lavira intanto di furente in atto 
Ai lamenti dogliosi anco ritorna ; 
E in grida tai , che I' etra ne rintrona 
Con urio pietosissimo ragiona. 

Non son , non son da voi , che al par di beh'a 
L' ugne negli innocenti insanguinate. 
Dove Aquilon tra i ghiacci irtl sinselva, 
Onde uscia'l seme vostro , empii, tornate ■■ 
E ne" cavi hurroni , e nella selva 
Sui gelidi, e digiuni or si regnate. 
Che resto piii? ch'io di piii viver creda? . . . 
Pill degna l' ocean m' nhbia in sua preda. 

Pill degna preda all' ocean son io: 
V ahborro , o a rei propizia iniqiia gente. 
Morrb: ma pur la giusta ira di Dio 
Puniravvi , se dritto oggi il consente. , 

Tomba il mar siami ■• il tristo viver mio 
Maledico infelice alma innocente. 
Mentre si freme , gorgogliante I' onda 
Par, che in note d' affanno a lei risponda. 

Ella gia preso il fatal salto , in seno 
Gill de' flutti precipite correa , 
Ma ratto , come celere balcno , 
Agnez lei per le chiome auree stringea. 
Ella disvejine, e in nuovo atto sereno 



rOEMA EROICO DT B. r.ELLmi. 43 

Pur credendosi in grembo alia marea , 
Tolta dai sensi , come spenta face , 
Gia gia in cheto moria sospir di pace, 

Ora noi sfidiamo i nostri lettori , sfidiamo tutti i 
lettori del mondo ad iniaginare come nella seguente 
stanza ardisse proseguire il Bellini. Lavira e sara- 
cina , Lavira e disperata , Lavira corre al suicidio , 
e per parte sua gia lo compie. 

Dalle battesmo , o tu, Colombo grida , 
Grida Ludeno , a lid che la sorregge. 
Deh ! Amica a Dio sen voU anima fida 
Agna beata deW eterno gregge. 
Al manco braccio Agnez la donna ajjida , 
L' allenta al seno , e 'I capo indi le regge , 
E con la destra man , cli all' onde inchina , 
La spumosa rC attinge acqua marina. 

Ei V Eterno invocb : lei d' onda aspsrse 
Col triplice di lui temuto nome. 
A lei della vitale onda cosperse 
Di pill bell' auro scintillar le chiome. 
La testa sollevb , le luci aperse , 
Ginbilb , sorridea , ne sapea come , 
E un sojfio in cor sentia d' aura piii pnra. 
Degnissima de' cieli creatura. 

Noi siamo ancora al secondo canto , ma clii po~ 
ti'ebbe condannare colui die dopo questa matta in- 
venzione gettasse il libro per sempre ? E pure tanto 
di essa si compiacque il Bellini , che quasi alia fine 
del poema la voile ripctere. Sivena giovine indiana 
trapassa col Colombo una picciola valle : ei le mo- 
stra le acque d' un fonte , e senz' altra preparazione 
le dice : 

Lascia, che il capo io te n'asperga, e 'I fronte, 
Piu vezzosa sarai , sarai piii monda , 
Stendi le mnni al sen bramose e pronte , 
Meco t' inchina in suW amica sponda ,• 
T' astergerb la macchia , onde si toglie 
Che intera ogni bellezza in te germoglie. 



44 I'A COLOMBIADE. 

Sivena gli rlsponde che gia lavossi il mattlno , ma 
ei le replica che senza quelle acqne alcuno non 
s' erge alle stelle : allora la giovinetta acconsente , e 
il Colombo senz' aggiugnere parola dalle il batte- 
simo. EgU e soltanto dopo il sacro rito che il nostro 
Eroe trova uecessaria qualche istruzione , e d' un 
fiato le predica in trecento diciotto versi i piu au- 
gusti religiosi misteri , degno rivale d' Orlando e 
di Rinaldo, che nei nostri romanzieri convertono in 
egual modo a migliaja le genti pagane , ma pure 
hanno il buon giudizio d' indugiare il battesimo fin 
dopo la conversione. 

{Sard continuato.) 



45 



PARTE 11. 

SCIENZE ED ARTI MECCANIGHE. 



Elementl di filosofia di Pasquale Galuppi dl Tropea. 
Toml cinque. — Messina, 182 1 al 1827, presso 
Giuseppe Pappalardo , in 8.° (*). In Milano si ven- 
dono dalla Societd tipografica de Classici italiani 
Fusi e C. in contrada di S. Margherita. 

\J]1 Elementl della logica pura , vale a dire le no- 
tizie ultime della logica generale speculativa , di cui 
prendiaino ora a ragionare , aprono il corso degli 
elementi di filosofia del sig. Galuppi. 11 loro conte- 
nuto ci viene dall' autore stesso esposto col seguente 
passo della sua prefazione. a La logica pura e con- 
tenuta nel piccolo volume die ho \ onore di pre- 
sentarvi : essa , sebbene di piccola mole , e desti- 
nata a formare de' pensatori. Ciascuno dei cinque 
capitoli de' quali e composta , mi sono studiato che 

(*) Neir anno 1 8 1 9 1' autore pubblico il suo n Saggio 
'I filosofico sulla critica della conoscenza , ossia analisi 
'I distinta del pensiere nmano , con un esarae delle piu ira- 
» portanti questioni dell' ideologia , del kantismo , e della 
» filosofia trascendentale. » Questa Biblioteca ne rese conto 
nel tomo 89, quaderno di Inglio i8a5, pag. 3. Egli pub- 
blico quindi i suoi Elementi di filosofia nell' ordine se- 
guente : 

Tomo i.° Elementi della logica pura, di pag. lao, anno 
1821. — T. 2.° Elementi delta psicologia, pag. aiS, anno 
1820. • — • T. 3° Elementi dell' ideologia , pag. 227, anno 
J 824. — T. 4.° Elementi della logica mista , -pag. 363, anno 
1825. — T. 5.° Elemjenli ddla filosofia morale, pag. 483, 
anno 1827. 



46 ELEMENTI DI EILOSOFIA. 

contenga, unitamente alle altre, qualche dottrina prin- 
cipale, a cui siano intimamente legate le tlilTerenze 
delle particolari opinioni die oggi si vedoiio nel- 
r impero della filosofia. Nel primo capitolo stabi- 
lisco le disdnzioni fra le cognizioni pure e le co- 
gnizioni empiriche. Per non aver fatto attenzione a 
quest' importante distinzione , Destutt Tracy ha adot- 
tato r empirismo , e sull' abuso di esso e fondata la 
fdosofia trascendentale , che oggi domina nell'Alema- 
gna. II secondo capitolo esamina la faniosa questione 
de' giudizj sintetici a priori , donde ha avuto ori- 
gine la rivoluzione che Kant ha prodotto nella fdo- 
sofia. Esso esamina ancora il diverso modo di for- 
mar le definizioni, esame che ci prepara a risolvere 
nella logica mista 1' influenza del linguaggio sul ra- 
ziocinio , su cui si e molto scritto a' giorni nostri. II 
capitolo terzo risolve uno de'principali problemi della 
nioderna logica, cioe come il raziocinio speculative 
essendo ap]>oggiato su \ identita , sia nulla di meno 
istruttivo. II capitolo quarto stabilisce la distinzione 
fra r ordine della deduzione delle nostre idee e 
quello della deduzione delle nostre conoscenze. II 
quinto ed ultimo capitolo determina le leggi non 
tanto universalmente conosciute de' due metodi ana- 
litico e sintetico. » 

Molto ingcgno , niolta chiarezza nel dire, moka 
maestria nell' adattarsi all' intelligenza degli studiosi 
sono i pregi che rendono , a parer nostro , stimabile 
questo lavoro. E siccome crediamo die T esimio au- 
tore sia capacissinio a perfezionarlo , cosi soggiun- 
gianio le seguenti osservazioni. 

I. Egli dice die la logica pura pud trattarsi pti- 
ma della metaflsica. Che cosa intende mai col nome 
di metaflsica .'' Egli in questo stesso paragrafo ce la 
indica come la scienza die esamina le forze dcllo 
jrpi/ifo. Benche, ri2;orosamente parlando, questa qua- 
lificazione non si possa ammettere , cio non ostante 
cssa indica abbastanza die 1' autore scguendo la 110- 
nicnclatura delle vecchic scuolc, vuol dinotare la 



Di P. GALurn. 47 

scienza delle operazioni mentali tlcll' uomo clie fu 
in appresso denomhiau psicologia , ideulogia, ecc. 

Ora determinato il signiticato da lui attribuito al 
nome di metafisica, come potrebbe egli provare che 
la logica pura si possa trattare prima della meta- 
fisica ? Che cosa e mai veramente tutta questa me- 
tafisica? Fuorche la scienza delle leggi di fatto del o 
spirito miiano, come la fisiologia e la scienza del e 
leg<ri di fatto della vita animale? Che cosa poi e la 
lo^rfca considerata come scienza, se non la cogm- 
zione delle leggi di ragione di questo medesimo spi- 
rito umano? Qui per leggi di ragione s;intendoiio c 
le<r.ri di ordine, le leggi di dovere, e in una parola 
i p?ecetti per evitare i giudizj falsi, e formare i 
veri, e quindi tessere un corpo di dottrine. Forse- 
che il ra<^ionare senz arte e materialmente diverso 
dal rac^ioSare con arte ? Esse non differisce fuorche 
nella direzione come il tirar colpi colle regole del- 
I'arte, non differisce intrinsecamente dal tirar colpi 
senza 1' uso dell' arte. i i n 

Tutto questo e notissimo ed mcontrastabile. Ura , 
data la natura delle cose , si domanda se insegnare si 
possano ragionati precetti di agricoltura senza prima 
conoscere le leggi di fatto della vegetazione e ie 
cause favorevoli o contrarie alia medesima . 

Noi accordiamo essere possibile di dare formole 
e ricette senza le teorie. Ma in questo caso non si 
inscgna la scienza, ma solamente una pratica fondata 
sulla nuda autoiita. dra insegnare una logica in via 
di sola autorita , e forsc insegnare una logica ra- 
oionata? Dalf altra parte poi, per quanto abbassar 
fi voglia r inseguamento alf empirismo , il maestro 
non si potra certamente dispensare giammai dal- 
r enumerare le diverse parti componenti il proccsso 
mentale. Dovra dunque spiegare che cosa sia idea y 
gindizio, proposiziotie , veritd, errore , certezza , pro- 
\obilkd: che cosa ^iii percepi.re , confrontare , dedurre , 
coiiddudcrc , ecc. 



4^ ELEMENTI DI riLOSOFIA. 

Figuratevi die taluno volesse insegiiare empirica- 
mente V agrimensura : si potrebbe forse dispensare 
dal fare intendere che cosa sia il compasso , la 
squadra , il pendolo e gli altn stromenti , e dal- 
r esporre le funzioni diverse che ne formano il ma- 
neggio ••' Ora nella logica razionale questi stromenti 
e questo maneggio che cosa mai sono veramente in 
se stessi , fuorche quelle medesime affezioni , funzioni 
e leggi sulle quali versa tutta la cosi detta nieta- 
fisica, psicologia, ideologia, ecc.? O convien dunque 
rinunziare al buon insegnamento della logica , o 
convien farla succedere alia cosi detta metatisica. 

Da questa nostra conclusione recedere non pos- 
sianio nemmeno in conseguenza di cio che piu sotto 
vien detto dall' autore col seguente passo : « Si e 
disputato se la logica dovesse essere trattata prima 
della metailsica. In seguito della distinzione da me 
stabilita e facile la risoluzione della quistione. La 
logica mista si deve trattare dopo la metafisica: ma 
la logica pura puo essere premessa alia metatisica. » 

Col nome di logica pura 1' autore intende qucUa 
che nianeggiando le sole idee ontologiche, forma lo 
spirito il piu astratto e generale del raziocinio. Col 
nome poi di logica mista intende quella che si ap- 
plica a qualche ramo particolare dell' umano sapere. 
Cosi la scienza delf anima , la scienza della natura 
lisica , quella dei diritti possono secondo 1' autore 
formar oggetto della logica da liii detta njista. Quando 
si voglia passar sopra alia improprieta della deno- 
minazione di logica pura e tli logica mista presa in 
prestito dalla inipropria denominazione della mate- 
matica pura e della matematica mista , e stare alia 
quistione delf anteriore o posteriore insegnamento 
della logica , c cosa facile V accorgersi che f autore 
volendo premettere la logica generalissima ed onto- 
logica alia psicologia, pretende obbligare gli allievi 
a maneggiare le ultime astrazioni intellettuali , prima 
di averli a tanto addestrati pel cammino indispen- 
sabile della psicologia. Ora lasciamo ai icttori il 



DI P. GALUPn. 4^ 

decidere se la distinzionc clell'autore sia ammissihilc; 
e se a lagionc o a torto pretcudiamo che le re2,ole 
^cticrali della logica siauo iusegaate dopo la psico- 
logia. 

il. Deir irisegnamento. Deterniinato il luogo cd il 
tempo deir insegnamento della logica speculativa e 
generale , resta a vedere qnali ne siauo gli oggetti e le 
funzioni. Incomiaciando dagli oggetti noi gli disrin- 
guiaino dalle inateiie suUe quali versar piio la lo- 
gica. Tutto lo scibile umano foinia la materia sulla 
quale versar puo la lo2;ica. Per lo contrario Y oggetto 
finale di lei si e la verita. Ora a due specie sole ri- 
ducousi le verita , cioe a quelle di osservazione , e a 
quelle di deduzione. Le prime riguardano \ essere e 
il fare della natura e dell' uomo ; le scconde i ri- 
feultamenti de'giudizj di lui dalle cognizioni acquistate 
di questo essere e di questo fare. Le prime si ap- 
pellano verita di fatto o reale o ipotetico : le se- 
coiide verita di argomeiitazione. 

Nelle verita di fatto si comprendono due rami 
principali. II primo riguarda le qualita delle cose , 
ossia r essere, sia assoluto, sia relativo, sia esisteiite , 
sia possibile , nel che si comprendono il liiogo ed il 
tempo. II secondo ramo poi versa suUe funzioni de- 
gli enti o reali o ipotetici, e suUe cause c gli ef- 
fetti ; lo che compiende tutti i modi diversi di ope- 
rare, ossia di produrre uu dato effetto. Nel primo 
la mente tien dietro alle rclazioni d' identita e di 
diversita ; nel secondo alle relazioni di causa e di 
efletto. 

Nelle verita poi di riflessione, ossia di deduzione, 
si disdnguono le vcritd prime ^ dal seno o dalla com- 
binazione delle quali si fanno derivare le altre susse- 
guenti. Queste verita prime ricevono il nome di 
principi , di tcoremi , di massime, di aforismi , at- 
tcsa appunto la possanza che racchiudono , benche 
neir ordme delf invcnzione siauo venta di risulta- 
mento. Le verita ligliali poi ricevono il nome di con- 
seguenze , di risultamenti appunto per la derivazione 

F.iM. lutl, T. XLVI. 4 



5o ELEMENTI Dl FILOSOFIA 

loro. In ultima analisi pero le verita prime consi- 
stono nei fatti originarj , tlonde 1' intelletto prencle 
la mossa per procedere ad ulteriori deduzioni. 

Ora che cosa ci insegna mai Y autore degli de- 
menti che esaminiamo ? Prima di tutto pone come 
cardinale la differenza fra il pensic.ro e V esistenza 
conic se fossero due correlativi di loro natura con- 
trarj. Ma parlando con proprieta ci pare che si pos- 
sano bensi fra loro paragonare i concetti dell' eslstente 
e del possibile anclie cliimerico ; ma sara sempre vero 
che amendue , quanto a noi , altro non siano che pen- 
sieri nostri. Dall' altra parte poi a che pro discostarsi 
da un linguaggio usitato e abbastanza corretto, per 
sostituirvene un altro che non pare conforme alia 
lilosofica esattezza ? Dopo che con tanta pena si 
giunse a stabilire un linguaggio proprio nelle ma- 
terie astratte , non e forse dover nostro di usarne 
costantemente ? Golla licenza , della quale il Kant 
diede lo scandalo, non si arrestano forse i progressi 
delle scienze filosofiche? Ecco il peccato capitale dei 
moderni ideologisti. Col voler di continuo e pazza- 
mente mutare linguaggio essi riescono a non inten- 
dersi piu, a disputare incessantemente ed a far ret^ro- 
cedere la scienza invece di arricchirla coUa spiega- 
zione dei fenomeni morali. 

Ma noi non abbandonando \ esame della proposi- 
zione delf esimio sig. professore Galuppi non possia- 
mo contrapporre il pensiero all' esistenza. Sia pur vero 
che il puro immaginario non si possa considerare 
come il reale : ma quanto a noi che non possiamo 
escire fuori di noi stessi , e die tutto veggiamo in 
noi stessi, che cosa e mai il reale? Fuorche un no- 
stro pensiero accompagnato dal tacito giudizio die 
ci afferma sussisterc fuori di noi un oggetto corri- 
spondente. Che cosa e 1' immaginario ? Fuorche un 
pensiero accompagnato dal tacito giudizio, non sus- 
sisterc fuori di noi 1' oggetto corrispondente. Tutti 
gli esempi citati nel paragrafo 9 dall' Autore conclu- 
dono a questo punto. 



Di P. GALurri. 5 1 

Ad evitare ])er altro ogni cquivoco dobbiamo bog- 
giiingere clie 1' atFeimazione della vcrita di esistenza 
degli oggetti esterni e foiidata ear ua principio na- 
tiiralc e provato. Questo principio si e die 1' idea 
clic noi ci foimiamo degli oggetti esterni risulta 
di rapporti reali e necessarj che passano fra il no- 
stro essere pensante e le cose poste fiiori di noi. 
L' esistenza poi di queste cose viene da noi giu- 
dicaca certa , non solamente per un irresistibilc con- 
vinciinento, ina oziandio per la sperimentata varieta 
delle nostre sensazioni e della seniprc mutabile loro 
sncccssione, nello stesso ed unico io pensante. Al- 
lora trovando noi col fatto che questo io pensante 
costituisce una potenza bensi attiva, ma di sua na- 
tura indeterminata , costretti siamo a ricercare fuori 
di lui la causa delle varieta suddette. Cosi a priori 
r esistenza dei corpi e provata come T esistenza del 
proprio essere pensante. Che pero al riflettere die 
I' io senziente non esce da se medesimo , ma vede 
e sente tutto in se, ci e necessariamente forza il 
rigettare si 1' idealismo di Berklei per cui la vita e un 
puro sogno, ne liavvi altra verita die quella di im- 
niaginazioue , che Y apparentismo del volgo per cui le 
idee degli oggetti esterni si credono altrettante co- 
pie di originali siniili esistenti in natura , e quindi 
che la verita obbiettiva consista nella rassomiglianza. 
Invece pensiamo che le idee sono un fenomeno tutto 
interno prodotto da quella azione e reazione mi- 
steriosa che passa fra T essere pensante e gli esseri 
incogniti esistenti fuori di noi; e quindi condudiamo 
die la verita obbiettiva non proviene da una legj^e 
di somiglianza , ma da una leg2;e di necessaria coi- 
rispondenza. In breve ammettiamo un cffetto noto , 
certo e necessario di una causa ignota , della cui 
esistenza non possiamo dubitare. Le percezioni dun- 
([ue si dcbbono riguardare come segni reali e uatu- 
rah delle cose. 

Posto cotesto modo di vedere, il pensato ed il reale 
non si possono contrapporre I uno all' altro, come uu 



5a ELEMENTI DI FILOSOriA 

suono ricordato non si pud contrapporre ad uii 
suono sentito. Resta dunque la sola disdnzione fra 
r esistente e il possibile , il reale e V ipotetico , la 
quale non involge niistero alcuno. 

III. L' Autore si avviso di presentare due classi di 
giudizj come le due serie degli oggetti della Logica : 
« I primi giudizj ( dice egli ) si chiamano giudizj 
empirici , sperimentali , fisici a posteriori contin- 
genti. I secoiidi si chiamano giudizj puri , razio- 
nali metatisici a priori necessarj. » Un esempio dei 
primi viene da lui presentato nella proposizione : la 
neve e fredda , perche la freddezza non e suggerita 
dalla vista sola della neve. Un esempio dei secondi 
viene da lui esposto nella proposizione : due qiian- 
titd egiiali ad una terza sono fra loro eguali. 

Ora ci sia Iccito il chiedere se questo modo di 
qualificare e disiinguere i giudizj sia esatto e ra- 
gionevole. Noi concediamo di buona voglia che ne- 
gli oggetti si possano concepire qualita essenziali e 
qualita contingenti; ma non possiamo intendere co- 
me i giivlizj siano puri o impuri, come gli uni siano 
razionali , metafisici , a priori necessarj , e gli altii 
sperimentati fisici a posteriori contingenti. Qui a noi 
sembra rientrare nei banclii della scuola peripatetica , 
la dove altamente si proclaraava che 1' essenze delle 
cose sono necessarie , immutabili , eterne , il che si- 
gnifica in sostanza che i concetti essenziali delle cose 
hanno una tale unita che non si puo loro aggiiin- 
gere o levare cosa alcuna senza distruggerne T idea 
propria. Cosi togliendo o aggiungendo un lato ad 
un quadrato , Y idea del quadrato e distrutta e si 
crea un altra figura. Per lo contrario, data 1' idea di 
un uomo , 1' aggiuugere o togliere U vestito non 
distrugge il concetto di lui. Contingente e dunque 
lo stato di nudita o di vestimento , come necessarie 
e che abbia un corpo ed un' anima. Ma dalT altra 
parte conviene pure osservare che V idea propria del- 
r uomo vestito rende incompatibile lo stato simultaneo 
deir uomo nudo. Dunque 1' uno e Y altro concetto 



DI 1'. GALUPPI. 5o 

raccliiudono i rispettivi loro carattcri cssenziali come 
i concetti del triangolo e del quadrato. Qui dunque 
trovasi la stessa razionalita e necessita come in tutti 
i cosi detti giudizj puri , razionali , metalisici , ecc. 

Ridotta la cosa a questo punto , die cosa rimaner 
puo mai onde distinguere il necessario dal contingente , 
fuorche la PosizioNE effettiva dei caratteri cosi 
detti- cssenziali delle cose? Altro iu fatti e dire die 
una cosa sia di ragione necessaria , ed altro e dire 
che essa sia di posizione necessaria. Ogni nostro con- 
cetto e di ragione necessaria , perocche racchiude iu 
se stesso i caratteri die lo costituiscono e lo distin- 
guono da ogni altro. Ma ne viene percio die esso 
sia di posizione necessaria? Non mai. Ora se niuno 
di essi puo essere di posizione necessaria, dove mai 
trovare si potra il necessario a priori ? 

Qui prevedere si puo die I'ingegnoso autore ab- 
bia ricorso alle idee cosi dette trascendeiitali le cpiali 
accompagnano sempre i nostri concetti , e pero tu- 
rono riguardate come necessarie a priori. Cosi per 
esempio lo spazio ed il tempo sembrano indispen- 
sabili a certe sensazioni. Queste, disceverate dalle 
altre nostre idee , costituiscono gli oggetti del ne- 
cessario logico a priori. 

Sgombriamo T illusione. In tutte le operazioni in- 
tellettuali intervengono le idee che appelliamo oii- 
tologiche. Ma die cosa sono esse veraniente in se 
medesime ? Non altro veraniente die le idee dcllc 
reazioni perpetue dell' intinio essere pensante , le 
quali stanno sotto a tutte le operazioni mentali. Fi- 
guratevi le migliaja d' immagini riflettute da uno 
specchio. Quaiito alio speccliio le funzioni di rinian- 
dare i raggi della luce sono quelle espresse dall' ot- 
tica. Queste leggi sono poclie : queste leggi sono 
perpetue: queste leggi appartengono alio specchio e 
non agli oggetti. Ma queste leggi non si esoguiscono 
che air occasione in cui alio specchio si prescntano 
gli oggetti ed in conseguenza dei laggi die partono 
da questi oggetti. Che cosa importa che siano sempre 



54 ELEMENTI DI FrLOSOFlI 

lipetute ? Si dovra forse concliiudere che siano me- 
talisiche ed a jniori nccessarie ? 

Or ecco quanto si pretende nel preteso razionale 
puro , metafisico , ed a priori necessario , iiTimag;inato 
da alcuni moderni. Eglino per una vol2;are illusione 
hanno attribuito alle cose le affezioni proprie del- 
r intimo essere pensante , le quali intervengouo sempre 
nelle operazioni di liii ; quindi risuscitarono le cate- 
goiie di Porfirio , personilicarono le idee ontologiche 
esprimenti qiieste pcrpetue intime funzioni delT ani- 
iiia , e ne vestiroao gli oggetti a lei esterni. Sii di 
qucsta lega mostruosa fabbricarono un metafisico , 
1111 razionale puro , ed un necessario a priori total- 
mente chinierico , ed osiamo dire antilogico. Che 
cosa mai direste se io imprestassi a tutti gli oggetti il 
piacere ed il dolore, perclie io sento sempre o T uno 
o r altro nelle mie sensazioni ? Non sarebbe forse 
questa una mostruosita ? Voi inoltre mi potrete dire 
bensi che tutte le volte che avete sensazioni pro- 
vate un piacere o un dolore ; ma cio dicendo altro 
non mi annunziate se non un fatto nalurale espresso 
con mia proposizione gencrale. Qual razionale puro , 
quale metalJsico , qnale a priori necessario esisto 
qui al disopra degli altri vostri concetti ? Voi po- 
trete notare che queste idee non appartengono al di- 
fuori , come al difuori non appartiene ne il piacere 
ne il dolore ; ma con cio non mi proverete mai il 
razionale, il puro, il metafisico, il necessario a priori 
che pretendete esclusivo a questi concetti. 

Finalmente giova osservare che quand' anche per 
falsa ipotesi esistessero gli enti di ragione qui im- 
maginati , cio non ostante la classificazione dei giu- 
diz) prodotta dall' autore non si potrebbe accettare. 
Essa e tratta non dalla diversita nella funzione di 
giudicare , ma dalla diversita negli oggetti contem- 
plati. So coUo stesso occhio io veggo un albero , un 
astro, un vapore, posso forse asserire esistere tante 
Jeggi ottiche diverse quan^' sono gli oggetti visibili? 
No certamente. Che cosa dunque resta ? Fuorclte il 



DI P. CALUPPT. 55 

dire die come eeistono verita di osservazlone e ve- 
rita di deduzione , cosi esistere possono giudizj di 
fatto e giudizj di rapporto , giudizj positivi e giudizj 
razionali. 

IV. « La definizione (diceTautore nel § 17) con* 
siste nel determinare il significato di un vocabolo 
per mezzo di altri vocaboli ». — ■ L' autore non 
ignora che altro e la spiegazione di un vocabolo ed 
altro e la definizione della cosa. La prima appar- 
tiene alia grammatica ed ai vocabolarj : la seconda 
alia logica ed alia tecnica. La prima si suol dire no- 
minale: la seconda reale. Nella prima si suole sug- 
gerire V idea anche in confuso , o per via di mo- 
dalita e di accessorj : nella seconda si esige 1' enu- 
merazione distinta e compiuta dei caratteri indispen- 
sabili per qualificare un dato oggetto e distinguerlo 
da ogni altro. Nella prima basta accennare il vestito : 
nella seconda si vuol conoscere la persona che vi 
sta sotto. E siccome il pensiero precede la parola , 
cosi la definizione reale esiste nella mente prima 
che sul labbro. Noi parliamo di chi cerca di definire 
e non di chi imprende ad ammaestrare altrui. Quando 
poi si parlasse di un istruttore , la parola impiegata 
sarebbe rivolta direttamente ad eccitare nella mente 
del discepolo le stesse idee che furono concepite 
dair istruttore. Dunque la definizione non sarebbe 
la spiegazione di un vocabolo con un altro , ma 
bensi la spiegazione del sense coutenuto in un dato 
concetto del quale conoscere si vogliono le partico' 
laritd essenziali. 

Passa indi 1' autore nel paragrafo 22 a parlare dei 
due modi coi quali si espongono e si dimostrano le 
definizioni ; il primo cioe col radunarne gli elementi 
e formarne indi il corpo ; ed il secondo col proporle 
a primo tratto intiere , e indi spiegarle a parte a 
parte. « La definizione ( dice T autore ) in cui si va 
» dair idea al vocabolo e si spicga insieme la gene- 
>3 razionc delF idea , si chiama definizione reale o 
» genetica. Quella in cui si annuncia solamente il 



56 ELEMENTI DI FILOSOFIA 

y> complesso delle idee semplici le2;ato al vocabolo 
» die si delinisce sen/a occuparsi della j^eneiazione 
» di questa idea , si cliiama dcfiriizione numlnale. » 

Qui, come ogniiii vede , non si parla dell' intrinseco 
tenore della delinizione , ma della manicra sola di 
esporla e dimostiarla. II fondo dunque della de- 
linizione e perfettamente identico , tanto nelF uno 
quanto ncll' altro case. La detinizione sara sempie 
una nozione contenente il geneie , la specie e la dif- 
feienza ultima di un date oggetto lisico o morale. 
Se dunque la delinizione e reale quando vieue pai- 
torita col radunarne gli elementi, sara del pari reale 
aflclie quando venga enunciata senza altro apparec- 
chio. Yiceversa se in questo secondo caso si vuole 
nominale , lo sara pur anche nel primo. 

Diciamo ancor di piu. Ad ogni delinizione suol 
sempre precedere una parola , la quale almeno in 
confuso denota la nozione nascosta die da corpo 
alia delinizione. Se nella risposta invece di fame 
uscire a poco a poco i caratteri richiesti io li present! 
ad un sol tratto , cangio forse la natura della cosa? 
Bla se non ne cangio la uatura, perclie dovro can- 
giarne il nome? Se dunque rispetto al metodo si 
volesse stabilire un titolo diverso alle delinizioni, 
si dovrebbe dire esistere definizioni di metodo com- 
posidvo e di metodo resohitivo. Le prime sarejjbero 
quelle die si fanno uscire gradatamente col radu- 
narne e combinarne gli elementi : le seconde quelle 
il cui corpo viene presentato a dirittura , e quindi 
decomposto nelle sue parti integranti. 

V. L' esserc c il fate sono gli oggetti capitali del- 
Tumano sapere. Le deiinizioni appartengono all essere : 
gli aforismi al fare. Snbbiettivamente poi le nozioni 
appartengono alle operazioni nostre contemplative : 
le regole alle operazioni nostre esecutive. Noi do- 
lerci dobbiamo die T autore non abbia parlato fuor- 
clie dei raziocinj che riguardano V essere. Eppure 
quelli che riguardano il fare ; quelli die prescdono 
air arte di osscrvare e di formare gli aforismi; quelli 



m p. GALUFPI. 57 

clie con tanto lume furouo trattati da Bacone e pra- 
ticati da Galileo erano forse piii importanti di quelli 
dci quali Aristotile diede i precetti. 

L' egregio profesaore si avvisa di rimetteie la trat- 
tazione di questa parte al tomo IV dandone per mo- 
tivo clie le verita concernenti le relazioni di causa 
ed elTetto sono empiriche, sperimentali , fisiche ed a 
posteriori contingenti. — Qui rispondiamo distinguen- 
do : o noi parliamo degli effetti particolaii , positivi , 
o noi parliamo dei principj astratti della causalita. 
Se parliamo degli effetti positivi; allora concediarao 
clie le verita riescorio empiriche , sperimentali e 
contingenti. Ma lo stesso pure accade allorche si, 
parla d' identita e di diversita nei giudizj positivi 
degli uomini clie sono fallibili. 

Che se per lo contrario parharao dei principj astratti 
della causalita , in tal caso non e vero che le verita 
sJano sperimentali , fisiche e contingenti , ma esse 
sono intellettuali , necessarie al pari delle altre. Chi 
potrebbe per esempio dubitare dell' assioma non esi- 
stere effetto senza causa : clie wi effetto determinato 
suppone una causa determinata : che date le forze 
cospiranti ad un data effetto , se queste forze vengono 
o spente o deviate, V effetto cessa o vieiie tramutato? 
Come si riconosce il principio di contraddizione per 
le scienze contemplative, cosi pure dobbianio rico- 
npscerlo per le operative. II contingente e \ empirico 
non istanno che nel positivo. Lo speculativo poi 
non pone niente in fatto ; ma supposti i fatti , ra- 
giona sui rapporti dei medesimi. 

VI. Dopo di queste parziali osservazioni noi ci 
crediamo in dovere di sog^iungerne una che riguarda 
tutto il lavoro. Col dire che la logica e la scienza 
del raziocinio, si spie^a soltanto la parola e si sod- 
disfa bensi ad un vocabolario , ma non ai discepoli 
che abbisognano di un disegno compendiato unito , 
compiuto che li renda consapevoli del tutto. Gli 
elementi del sig. Galuppi sembrano alludere ad al- 
cuni articoli di controversia piuttosto che olTiirc il 
nocciolo unito c fecondo della scienza. 



58 ELEMENTI DI TILOSOFIA 

Non e nostra intenzione di supplire alle mancanze, 
ma diremo soltanto conipendiosamente clie dopo la 
spiegazione dei vocaboli necessarj a studiare la scienza 
si poteva far avveitire die tutto il processo logico 
in qualunque scienza consta delle tre funzioni di 
assumere , esaminare , raccogliere , nelle quali con- 
viene osservare quattro condizioni, cioe : i.° ben pro- 
porre ; 2.° ben distinguere ; 3.° ben connettere ; 4.° 
ben esprimere. 

II ben proporre esige clie si presenti tutto il campo 
della meditazione e se ne facciano avvertire i bmiti : 
che si riducano le questioni ai loro minimi termini 
prima d' intraprenderne la soluzione : che si stabili- 
scano le nozioni direttrici , e soprattutto si avverta 
e si faccia avvertire alia posizione piu vicina e piu 
lontana dalla quale il pensatore intende di raffigu- 
rare gli oggetti e di tessere i suoi giudizj. Questa 
cautela mai sempre negletta dagli scrittori ha pro- 
dotto mille inconvenienti. 

Parlando della proposta si deve avvertire alia dif* 
ferenza che passa fra la proposta di un indagatore 
fatta per lui medesimo da quella di un espositore. 
II primo niolte volte si propone un argomento la- 
sciandosi condurre per mano dal tilo spontaneo del- 
r analisi e dell' argomentazione. AUora si veriiica il 
detto che niuno va mai cotanto avanti, se non quando 
va dove non sa. Ma terminato il corso delle sue in- 
dagini , ei dee chiamare a raccolta i risultamenti e 
ridurli ai loro punti capitali tutte le volte che voglia 
comunicarli ad altri. Ecco allora la proposta articolata 
colle rispettive risposte. La diffexenza dunque fra la 
proposta antecedente e la conseguente non consiste 
che nella forma. Cio che vien fiUto nelle detinizioni 
in minuto, vien fatto nei trattati in grande. Niuno 
puo esiinersi da queste manieie , si per soddisfare 
air intelletto umano che vuol riposare su di un linito 
certo , e si per compiere la cognizione della scienza. 

Passando alia condizione del ben distinguere, convien 
prima di tutto avvertire che altro e il distinguere ed 



DI P. GALUPPI. S^ 

ahro c il dlsgiungere. La prima operazione alfro non 
importa die il rilevare colla niente le differenze delle 
cose lasciamlole tutte al loro posto. II clisgiungere 
per lo contrario importa di segregare un oggetto 
dagli altri e costituirne una cosa avente un esistenza 
ed un' attivita propria. Non tutti gli oggetti logica- 
mente distinti sono realmente esistenti , e non tutti 
gli oggetti esistenti sono realmente disgiunti. 

E qui opportunamente cade tutto il processo delle 
astrazioni parziali , modali , essenziali , e T avverti- 
mento di considerarle come puri frutti di un' atten- 
zione concentrata , necessarj per fabbricare quei mo- 
nogrammi senza dei quali 1' uomo non potrebbe ne 
abbracciare le scienze, ne avere un patrimonio pro- 
prio e libero di cognizioni. Questi monogrammi sono 
le nozioni generali, le quali quanto piu hanno di 
generalita tanto meno contengono di rcalita , pe- 
rocche quanto piu s' innalzano sopra \ orizzonte delle 
idee concrete , tanto piu vengono spogliate delle par- 
ticolarita coUe quali le cose esistono in natura. Or 
qui il precettore dee fortemente alzar la voce e far 
avvertire alio scoglio fatale e miserando , pel quale 
avvengono i piu disastrosi naufi-agi nelle scienze tutte. 
Applicare di salto le nozioni generali alle cose ed 
agli afFari che si trovano in uno stato concreto , con- 
nesso e continuo egli e lo stesso che atterrare e de- 
vastare tutto cio che sta di mezzo tra la sfera astratta 
e la concreta. Volere che tutto pieghi alia nuda ge- 
neralita e lo stesso die trattar le cose sul letto di 
Procuste. Quando la logica pura non insegni queste 
cose , essa diventa una crudele illusione. 

Venendo alia condizione di ben connettere, si osserva 
a primo tratto che essa si risolve nelle altre due 
conosciute sotto i nomi di metodo e di urpomenta- 
zione. La prima riguarda tutto 1' andamento della 
mente ed ha di mira la sua conclusione e i suoi 
estremi. La seconda versa su i movimenti artico- 
lati die compon2;ono questo andamento. Nella prima 
parte conviene insegnare \ artificio col quale i giudizj 



6o ELEMENTI DI FILOSOFIA. 

particolari , per cosi dire , a manipoli , vanno a for- 
mare il giudizio concludente ed ultimo , il quale 
vieue espresso colle proposizioni generali. Alia se- 
conda parte poi appartengono le varie forme dei 
singoli raziocinj , come per esempio quelle del sil- 
logismo , deW end?ncma, del sorite, del dilemma, ecc. 

La huona coanessione non e arbitraria , ma deve 
essere naturale , graduata^ compinta. E naturale quaiido 
vien indicata e sospiuta dai rapporti necessari degli 
oggetti. Dee poi essere graduale , si perche il saltuario 
e coutro natura, e si perche ogni lacuna e un posto 
d'ignoranza, una causa di errori, o almeno una fru- 
strazione dello studio fatto. La fecondita di una scienza 
risulta precipuamente dal concorso delle idee inter- 
medie e dal compiuto esame dell' argomento assunto. 
La catena dunque scientilica dee abbracciar da capo 
a fondo il proposto argomento senza salti o intervalli. 

E qui appunto insegnar conviene come maneggiarsi 
debbano le nozioni astratte e generali : qui mostrare 
come gradualmente discendendo dalla cima della pi- 
ramide si debba ad ogni passo impinguare il con- 
cetto della nozione generale coi caratteri e colle 
leggi appartenenti ad ogni rispettiva sfera speciale , 
nella quale vi trovate collocato : qui finalmente con- 
viene avvertire di prendere posizione in un grado 
ne troppo lontano , ne troppo vicino al concreto , 
allorche vogliate trattare d una data scienza od arte 
utile, onde non cadere o in una vaga generalita, o 
in una angusta specialita ; perocche la prima riesce 
mancante per eccesso , e la seconda per difetto , tal- 
clie ne coll' una , ne coll' altra manieia si provvcde 
ai bisogni delle scienze e delle arti utili all' umanita. 

Per ultimo volgendo il discorso sul bene esprimeie 
conviene avvertire die 1 ufficio della buona espres- 
sione interviene tanto nella funzione di distinguere 
quanto in quella di connettere. Essa associa 1 idea 
separata o connessa ad un dato segno onde non ri- 
cada piu nella massa compatta, dalla quale fu distac- 
cata coir atteuzione , ossia coll' astrazionc o coUa 



Dl P. GALUPPI. 6l 

connessione. Senza di cio la parola mentale sarebbe 
perduta e 1' impero della raglone abolito. 

Alia fuiizione di esprimere si riferiscono la teoria 
e r arte di logicamente , ossia giustaniente e chiara- 
mente parlare e scrivere. Qiiesta teoria e quest' arte 
formano una specie di speccliio del verbo interiore 
perfetto della mente umana. Nella logica speculativa 
distinguendo la sfera razionale dalla positiva, si ab- 
braccia la parte sola che appartiene alia teoria emi- 
nente del discorso. Per questa maniera la teoria ra- 
zionale del discorso viene distinta dalla storia fdo- 
sofica e positiva del lingiiaggio e dai precetti dello 
stile tanto proprio all' oratoria , quaiito alia poesia 
e ad ogni altra produzione letteraria. 

Col proporre si prepai-a il campo delle ricchezze 
intellettuali : col distinguere esse si producono : col 
connettere si cumulano : coll' esprimere si nianeg- 
giano , si dilYondono e si assicurano. Queste ricchezze 
sono le buone definizioni , le buone divisioni , i 
buoni principj , i buoni aforismi e le buone regole. 

Cio basti a suggerimento delle funzioni essenziali 
al processo logico, o a dir nieglio delle condizioni 
del medesimo; perocche queste funzioni concorrono 
in ogni parte del logico procedimento. 

Noi ci siamo avvisati di proporre questi suggeri- 
menti, non solamente perclie ci sembrarono indispen- 
sabili, ma eziandio perche sappiamo che il diri- 
gerli al sig. protessore Galuppi e lo stesso che 
raccomandarli ad un filosofo illuminato , zelante , 
insigne. 



6a 



Anno cllnico medico , compilato da Carlo Speranza , 
gid I. R. medico provinciale nel Regno Lombardo- 
Veneto , ora professore di terapia speciale e di 
clinica medica nella ducale Universitd di Parma , ecc. 
Anno accademico 18:23-24. — Parma^ 1S25, dalla 
tipografia ducale , in 4.° 



A. 



.1 valore del prof. Speranza la Biblioteca italiana 
ha gia reso giustizia analizzando altre sue opere. 
In quest' ultima , il cui oggetto e di dar conto del 
varj casi che gli si offerirono nclie sue cliniche 
esercitazioni durante T anno scolastico 1828-24, si 
mostra versatissimo in tutte le parti delta scienza che 
coltiva , e noi ci felicitiamo cogli allievi delF Uni- 
versita di Parma perche abbiano a duce nello studio 
della medicina e delle leggi pratiche un professore 
il quale al genio e al talento delf osservazione uni- 
sce quella vastita di dottrina , per la quale soltanto 
puossi muovere con sicurezza alia scoperta della 
condizione patologica delle malattie, dei mezzi di 
conoscerle , e di quelli conducenti alia guarigione. 

Ragionando della costituzione morbosa dell' anno 
clinico 1828-24 si ^^ ^'^ principio a provare che le 
condizioni atmosferiche imprimono V indole alle ma- 
lattie perche operano direttamente sulla macchina 
lunana , e preparano eziandio insolite qualita nelle 
sostanze di nostra riparazione. II precetto se ne de- 
sume di niodilicare il metodo curativo a norma del 
genio della costituzione atmosferica. 

Facendosi poscia a parlare delle malattie in detto 
anno da lui trattate cosi si esprime : « Dalf essere 
promosse le medesime da cagioni eccitanti , sottoposte 
air influenza delle atmosferiche vicende , e vantag- 
giosamcnte trattate con metodo antiflogistico emerge 
una plausibde prova di riconoscere predominante la 
costituzione infiammatoria durante il tempo di nostre 



ANNO CLINICO MEDICO, eCC 63 

esercitazioni. Per questa ragione avemmo a rimarcare 
nel priiicipio del corso clinico le febbii periodiche , 
alcune delle quali associate a flogistica complicazione , 
le febbri ans^ioteuiche interessanti specialmente 1' or- 
gano cerebrale , le encefaliti e le infiammazioni ar- 
ticolari. Feconda osservammo la stagione invernale 
di catarri acuti , di polmoniti , diverse delle quali 
sotto una insorta atniosferica variazioiie piii risentita 
sul sisteina epalico complicavansi a valide epatiti 
ribelli a segno di eludere i piu opportuni soccorsi. 
Ne mancarono pure le flenimasie croniche del cer- 
vello , degli orgaui del respiro e della circolazione 
di assumere, dietro nuove cag^oni morbose esterne 
ed individuali, uii andamento acuto, grave e preci- 
pitoso. I tetani , le infiammazioni dei polmoni e dei 
visccri del basso ventre , ed in particolare le peri- 
toniti puerperali costituivano le principali malattie 
dominanti in marzo ed in aprile. La ricomparsa poi 
delle febbri angioteniche , le Hemmasie intestinali, 
r ischiade , le tisi , le scrofole formavano il restante 
delle uostre cliniche esercitazioni. Comune alia niag- 
gior parte delle malattie abbiamo osservata la ga- 
strica complicazione. » Scevro 1' autore di spirito di 
prevenzione non considera 1' indicato fenomeno se 
non quale etTetto di complicazione o dillusioiie flo- 
gistica sul gastrico sistema. 

Febbri. Ritenuta la divisione delle febbri in inter- 
mittenti e continue , ammette che fra queste assumano 
alcune un caratterc irritativo. Questo carattere attrii- 
buisce alle malattie dipendenti da un agente che 
stabilito in alcuna parte dell' organismo con poteri 
meccanici o vitali non agisce che come stimolo ec- 
citatore di moti disordinati. Quaranta febbri ebbe a 
trattare , quattordici periodiche, ventuna continue e 
cinque irritative. 

IiUcrmittend. Cinque furono le terzane sen)plici , 
tre vernali sviluppatesi in luogo asciutto e due au- 
tunnali nate in umida contrada. Le prime assali- 
rono individui robusti, scevri da affezione ai visceri 



64 ANNO CLINICO MEDICO , 

splacnici , e portanti indizj di gastrica irritazione : 
guarirouo col salasso e col metodo evacnantc. Si loda 
contro Ic autunnali dell' emetico amniiiiistrato poche 
ore avanti il parosismo : sussistendo la febbre ado- 
pero , ma indarno , il pepe nero , e gli convenne 
per fugarla di ricorrere alia china e al rabarbaro. 

I purganti , la squilla , il calomelano ed i marziali 
maritati in fine colla china o col solfato di chinina 
gli corrisposero felicemente in due terzane autunnali 
interessanti individui cachetici e pellagrosi abitatori 
di umida terra , e mantenute da lenta flogosi epatica 
o lienitica. 

Parla di due terzane simulanti V una una polmo- 
nite , r altra un epatite , nelle quali con appropriato 
metodo rimosse in prima la locale affezione, ed ul- 
timo radicalmente la cura colla china. 

Col salasso , col metodo evacuante , ed in seguito 
col febbrifugo vinse una terzana vernale artritica. 

Al rabarbaro , alia gomma ammoniaca , al calome- 
lano ed alle unzioni mercuriali locali dovette ricor- 
rere in quattro quartane , tre autunnali e T altra 
vernale , tutte insorte in umido suolo , e mantenute 
da lenta flogosi dei visceri splacnici : tolta cosi 1' al- 
terazione di questi, dissipo la febbre colla china e 
col solfato di chinina. 

Broussais , al quale mal fa eco qualche Italiano 
che in piii onorata palestra esercitare potrebbe 1' in- 
gegno di cui larga vena gli concesse natura , consi- 
dera le febbri periodiche per akrettante gastro- 
enteriti, proclama dannosi gli emetici e i purganti 
in siffatte malattie , e restringe 1' utilita delta china 
air operare una contro-irritazione. Lo Speranza con- 
futa vittoriosamente sitFatte opinioni , e riflettendo 
che le cagioni piu comuni delle periodiche agiscono 
a preferenza sui visceri splacnici , esaminaudo i fe- 
nomeni morbosi che accompagnano tali malattie , il 
metodo cui-ativo, che in esse riesce piu proPittevole, 
ed appoggiandosi ad antiche e modernc autorita ani- 
mette negV indicati visceri la condizioau patologica 



COMPILATO DA C. SPERANZA. 63 

di queste febbri. Nelle diverse periodiche da lui 
tiattate nel corso clinico del 1 8^3-^4 riscoiitio pii- 
mitivamente interessato il fegato e la milza. Avverte 
poi non essere necessario die si sviluppi un infiam- 
mazionc nel sistema epato-splenico per produrre 
siinili febbxi bastando il piii piccolo stimolo ad in- 
generare una congest! one , un turgore nell' organo 
per se medesinio predisposto a tali alterazioni. Nou 
nega pero clie il tube gastro-enterico partecipi alia 
influenza esercitata dal legato , dalla milza , dal pan- 
creas sulla produzione dclla febbre , e die si svi- 
luppi simpaticaniente una gastrica iiritazione die 
non costitnisce pero V essenza del male. Osserva che 
la divcrsita dei sintonii delle febbri interniittenti 
seniplici e delle perniciose non dipende gia dalla 
varieta delle cagioni , nia dal viscere ed organo die 
viene a preferenza interessato. Ogni medico di buon 
senso deve convenire nei ragionamenti deir autore 
contro le opinioni del riforniatore francese , e peir 
suadcrsi die conviene abbattere la predisposizione 
ad un processo flogistico prima di amniinistrare il 
lebbrifugo. 

Febbri iidevmlttend irritative. Tre di queste erano 
prodotte e mantenute da gastrico imbarazzo , la 
quarta da verminazione. Irregolare ne osservo il tipo 
febbrile : coll' enietico , coi purganti , coi vermifughi 
ottenne T evacuazione della materia irritante e la 
guarigione del male. 

Febbri continue. Diciotto di queste. avevano sede 
nel sistema sanguigno , due nel gastro-epatico ed 
luia neir organo encefalo-nervoso. 

Febbri migioteniclie o sinoche. Fra diciotto tredici 
interessavano direttamente il sistema sanguigno scnza 
condizione patologrca in alcun organo luorclie i fe- 
nomeni di vascolare iiritazione cerebrate. Con pro- 
litto impiego in quosti casi un trattamento antiflo- 
gistico. Osservo verificarsi la crisi per sudore o per 
orine sedimentose ; ma la riguarda come ctletto di 
diminuito stato morboso, e nidla piu. 

Bibl. Ital. T. XL VII. 5 



66 AjNNO CLINICO MEDTCO , 

Lc altrc cinque attaccarono piii arclitamcnte il cer- 
vello , e rcclaniarono un aualogo trattamento piii 
energico. In uno tli questi casi la flogosi vascolare 
si dilluse al midollo spinale , in altro al sistema 
gastro-entcrico , ed in un terzo al polnione con suc- 
ccssiva inBammazione cutanea , e divennero ribelli 
ai soccorsi dell' arte 

Leggesi una storia scritta dal si'g. dott. Salicorni 
di una sinoca passata in flcmmasia del cervello e 
tlel tnbo gastro-entcrico , che Hni coUa niorte del 
]>aziente , avendo presentato la necrotomia le tracce 
dclla flogosi al cervello, al petto, airaddome, non 
clie nel cavo vertebrale. Istruttiva e pure un' altra 
storia di febbrc an2,iotenica riuscita letale ad un 
giovine clie ncU' anno precedcnte aveva superato 
un'angioite: a cpiesto proposito avverte dclla residua 
predisposizione alio stesso genere di nialattia cpando 
siasi una volta fuperata. 

Colla scorta delle osservazioni e dci fatti inipugna 
r opinione di Broussais il cpiale ripete la sinoca dalla 
siniultanea irritazione del cuore e delle niejnbrane 
niucoso-gastriche. Condanna 1 idea di trasportarc al- 
trove r irritazione mediante i dertvativi , e prova 
che i medici italiani ad esempio dei grcci meglio 
ne conlidano la cura alle sottrazioni sanguigne, agli 
emetici , ai purganti ed alle !)evande antiflogisticlie , 
rcfrigeranti , ecc. 

Fcbbri biliosc. Dimostrata V insussistenza delle idee 
di Broussais intorno a queste malattie, ne riconosce 
con Meli la condizione patologica nell' infiammazione 
della vena porta. L' espenenza di tutti i secoli lo 
soccorre contro la scuola iisiologico-patologica per 
proclaniare i vantaggi in tali malattie del salasso , 
degU emetici , dci purganti , dei cptali Broussais as- 
serisce passeggicro il sollievo , e per lo piii susse- 
guito da peggior danno. 

Tifo pctecdiialc, Non ne parlianio pcrche come 
malattia contagiosa dovcttc csscre diniesso ad appo- 
sita sala. 



COMPILATO DA C SPERANZA.. 67 

Febbre condnua irritadva coti palpltazioue di cuorc. 
Con questa importaute storia il iiostro autore con- 
ferma \ ammaestramento di Testa , che mold scon- 
ccrti di respirazione , palpifazioni di cuore , inter- 
niittenze di polsi sinuUanti vizj aneurismatici si 
guariscoiio ricoiidiicendo alia nornialita i processi 
deir organo digcrente. 

lafiammazioiil. A centosedici asceseio le inliam- 
niazioui curate ncl i8:i3-24 dal clinico j)armense. 
Cinquautotto inteiessavano gli organi della respira- 
zione , le altre i visceri contenuti nelle diverse ca- 
vita o le articolazioni. 

Cefulid. Qiiattro di queste furoiio acute cd una 
cronica. I generosi salassi , le inignatte al capo , al 
coUo , al dorso , i purganti attivi , i clisteri , i bagni 
tVeddi e \ acqua di laijro ceraso costituirono T ap- 
parato farmaceutico al quale ebbe ricorso. 

Si legge con particolare soddjsfazione la storia di 
nna eiicefahds trcmefacieus o dcUrlwn tremens.. Pre- 
niessa la fenomenoloffia del male, indica la cura coUa 
quale lo assali , cioe i salassi , le sanguisughe al capo 
ed air ano , la gialappa , il raercurio dolce , 1' acqua 
coobata di lauro ceraso , i bagni ghiacciati alia testa. 
Cosi ridono 1' infcrnio all' esercizio delle lunzioni 
iisiche e morali. 

Bella e la digressione die fa \ autore sulle varie 
denoniinazioni date da celebri medici a tale malattia. 
Sovra le altre conimenda come piu iilosoHca quella 
del prof. Giuseppe Frank , che dicendola encefaUds 
tremcfaciens espresse e la sede , e la natura , e la 
condizione patologica del male , non the Y indivisi- 
bile tremore delle mani subordinato alia principalc 
cagione morbosa. Sail apjjoggio di cadaveriche os- 
servazioni sta])ilisce infatti la sede del deUrkan tre- 
mens iieir encefalo o nelle sue membrane, e la con- 
dizione patologica in una flogosi vascolare con csal- 
tamento nervoso. La principalc cagione clip lij svi- 
liippa e 1 azione continuata dell abuso del vino e 
delle bevande alcuoliclic , che determina sul cervello 



68 ANNO CLINICO MEDICO , 

una concentrazione delle forze vitali eel un accumu- 
lamento di fluidi nel niedesimo. Non considera que- 
sta malattia sempliceniente dinamica , ma un' altera- 
zione dell' intimo tessuto delle tibre , cioe dinamico- 
matcriale. Condanna V uso dell' oppio , di cui furono 
troppo liberali in siffatta malattia alcuni pi-atici ; ed 
insegna doversi dingere tutta la curg^ del medico a 
scemare col salasso e col regime antiflogistico la 
flogosi vascolare , e quindi 1' esaltamento nervoso 
prevenendo di tale maniera le organiclic altei'azioni. 
Avverte per altro clie come in tutte le malattie man- 
tenute da una condizione irritativo-inliammatoria o 
flogistico-convulsiva debbono anche in qnesta essere 
le sanguigne sottrazioni piu moderate clie uelle forti 
flemmasie cerebrali. 

Encefalite acuta sopraggiunta ad una' cronica in- 
fiammaziotie di cervello. L' interesse di qnesta storia 
e accresciuto dall' esposizione dei risultanienti ne- 
croscopici. Venuta a morte la donna , clie n e il 
soggetto , si vide una gran parte del suo cervello 
convertita in materia saniosa , e 1' osso petroso at- 
taccato dalla materia purulenta presentare manifesti 
segni di esulcerazione e di carie estesa a niolta su- 
perhcie. 

La paziente assalita fino dai prinii anni della sua 
infanzia dal vajuolo arabo ne sotlri la trista conse- 
gucnza di uno scolo di materia purulenta dall' orec- 
cliio sinistro , la quale era il risultato di un lento 
proccsso inHammatorio cbe sviluppatosi nel decorso 
del male le si mantenne Hno all' anno vigesimo. 
Finclie il processo flogistico conserve un lento ca- 
rattere , si hmito a poca sostanza cerebrale , e finclie 
la materia purulenta apertasi una strada pel condotto 
udjtorio esterno scolava dall oreccliio sinistro la vita 
della paziente non soffri manifesto danno. Siccome 
pero se in una parte attaccata da lenta flogosi abbia 
luogo un aumento di flussionc con eccesso d' irrita- 
zione si vede la stessa passare alia condizione di 
acuta inllammazionc , cosi non tardo in qucsio caso 



COMPILATO D,V C. SPERANZA. 69 

la lenta flogosi del cervello al sopraggiungere di 
nuove potenze nocive , alle quali era la paziente 
morbosamente predisposta , a cangiarsi in una forte 
encefalite preceduta dalla soppressione dello scolo 
marcioso , indizio dell' aumentata infianiniazione. Ne 
r arte pote riparare le alterazioni gia fattCj o modifi- 
care il nuovo processo inliammatorio tendente per pro- 
pria natura alia disorganizzazione della parte affetta. 

Cefallte acuta con ficmmasia della pleura , del pe- 
ricardia , degV intestini successa ad una croiiica in- 
fiammazione dell' utero. Questa storia risguarda una 
giovane di venti anni mal nienstruata. Se la scarsa 
o deliciente nienstruazione determina spesso delle 
nialattie specialmente d' indole inHaramatoria al capo , 
al petto , al ventre , maggiori ne sono gli sconcerti 
allorclie nell' utero esista un organica alterazione 
niantenuta da un lento processo flogistico , die as- 
sume un' indole od un andamento acute. Non e dif- 
ficile che si sviluppi sotto sitfatte condizioni una 
vera encefalite per essere 1' organo cerebrale piu 
degli altri predlsposto a sentirne T influsso , e non 
e rare che la flogosi si diflbnda poi a diversi organi. 
Tale fu il caso della sua paziente , la cui malattia 
prese nei primi giorni un carattere subdolo che al- 
lontanava da un mctodo energico. 1 risultamenti della 
necrotoniia gli hanno poi dimostrato che quando la 
flogosi si diil'use ai varj organi non poteva piu 1' arte 
impedirne i guasti. 

Non presentano singolarita importanti le seguenti 
storie di un' encefalite cronica , di un' otite lenta , di 
una rachialgite lenta. Osservo cinque catarri d' indole 
acuta , due dei quali occupanli i seni irontali , tre 
la trachea, un' angina faucium e sei pleurodine, cin- 
que di carattere reumatico-inliammatorio ed una da 
causa traumatica. Intorno a cosill'atte malattie non 
espone cose meritevoli di atmotazione. In due Icnte 
hrunchiti accompagnate da dolori vaghi al petto con 
senso di tensione e di affanno, da copiosa cspcttora- 
zioiie di materia puriformc specialmente sul mattiiio , 



70 ANNO CLINICO MEDICO , 

da leggiera fehbre vcspeitiiia remittente con sudore 
esperimento vantaggioso il balsamo di copaiba. 

Polmoniti. Qiiaiantotto ne tiatto , tutte gravi e 
ostinate intcressanti anche gli altri visceri , come il 
cervello , il cuoi'e , il fe^ato ed in alcune vide il 
processo flogistico estendersi alle articolazioni. Pre- 
Valenti osscrvo nella niaggior parte i slntomi gastrici 
per irritazione diilusa su la mucoso-gastrica , non per 
indigeste saburre. Troviamo noi die il clinico par- 
mense fu jjcn moderato nelF inipiego del salasso non 
avendo niai oltrepassato r ottavo, ed in un solo caso 
avcndo praticato il nono : riflettc egli non cssere 
possibile di troncare col niotodo antiflogistico anche 
il pill ardito nn' inliamaiazione qualunqne di neces- 
saria durata , e di un corso regolare coniposto di 
graduato aumento , e di simile decremento. Parco fu 
pure il nostro aiitore nelP uso dei rimedj controsti- 
molanti. Escluso ogni farmaco viroso , non supero mai 
gli otto o dieci grani di tartaro emetico al giorno. 
Nega die dalla tolleranza dei rimedj si possa giudi- 
care della forza del male. Seguendo De-Haen, Hux- 
ham , Stoll ecc. si valse promiscuaniente dei salassi , 
e dopo di questi del cliermes , di cui anche nelle 
polmoniti piu. gravi non oltrepasso mai nel periodo 
di 24 ore la dose di dodici a quindici grani. Non 
trascuro ne la squilla , ne gli evacuanti , ne i cli- 
steri , ne i diluenti , ne gli epispastici. Cosi ope- 
rando condusse quaranta polmoniti a fclice esito , e 
pare a noi die di maggiori gilarigioni egli sarcbbe 
forse stato lieto se meno temendo in alcuni casi la 
soppressione degli sputi avesse spinto un po' piu va- 
lidamente il metodo curativo. 

Segue la storia di una polmonite termmatu in gnn- 
grena nel breve corso di cinque giorni. Accenna a 
questo proposito come la terminazione in giingrena 
delle iniiammazioni polmoiiali non sia tanto rara come 
si e in questi ultimi tempi creduto. Ne determina i 
segni caratteristici , e rinunciando alle opinioni dei 
Frnncesi die ripetoiio la po'imonito gangrenosa da 



COMPILATO D.V G. SPERAN2A. ^t 

un infezione generale dei liquidi , e molto piu del 
sangue, ammette la causa di sillatta terminazioue iiella 
preesistente mancanza di vitalita e di resistenza or- 
ganica della libra per difettosa assimilazione. 

Curditl o pcrlcarditi. Tie di siHatte flemniasie en- 
trarono ncl clinico istituto , e di ciascuna si lia la 
storia. — Richiamando \ autore le osservazioui di 
Rondelezio , di Salio Diverse , di Senac , di Burns , 
di Kreysig , di Recamier , di Foklii , e ben conside- 
rahdo i fenomeni che offriva, giudico la prima per 
una pcricardite con sospetto di cffiisione. CoUe ripe- 
lute sanguigiie generali c locali , cogli evacuanti , 
coU'acqua di lauro-ceraso , colla digitaie, la scpiilla, 
la gomnia 2;otta , e coi vescicanti ottenne di guarire 
sillatta malattia , nella quale accenna T utilita dei su- 
dori che sono a considerarsi come effetto di scemata 
inliammazionc. 

Era la seconda una peiicardite con suppurazione 
del pericardio , e con ascesso nella sostanza interna 
del cuore. II paziente aveva presentato i sintomi di 
una splenitide , alia quale tenne dietro una febbre 
di carattere lento c consuntivo , che faceva temere 
di un processo suppuratorio in alcuno dei visceri 
parenchimatosi. In tutto il dccor^o della malattia non 
apparve mai sintoma che lasciasse sospettare di or-> 
ganica alterazione nei visceri del torace , o ,di effii- 
sione nella di lui cavita. Si marco dallo Speranza 
essere il polso, coxug d\ce.%i^ bis feriens^ ma. gia I'in- 
signe Testa avverti die senza il concorso degli altri 
segni caratteristici un siffatto polso non puo far ri- 
conoscere una malattia cardiaca: il nostro autore lo 
rimarco eziandio nella tisi ulcerosa acuta. 

Dopo la morte si osservo nel cadavere I'esistenza 
di organica lesione al cuore come il prodotto di 
preceduto lavoro flogistico. Lo Speranza si fa forte 
di una disinvolta erudizione per diniostrare la diffi- 
colta della diagnosi nelle malattie cardiache , e che 
puo reggere la vita luiigo tcn)po ad onta di esse. 



2'2t ANNO CLTNICO MEDICO , 

Fn la terza una cardite lenta con abnorme pulsa- 
zione di ciiore prodotta da grave spavento. I sintonii 
che offriva la paziente, appoggiavano il sospetto di 
un vizio organico al centre della circolazione od ai 
vasi maggiori. Inutile riusci ogni soccorso dell' arte, 
e dope quattro soli giorni di diniora nel clinico Isti- 
tuto niori Y infernia , nel di cui cadavere non ap- 
parve alterazione al ciiore , al pericardio , ai vasi 
maggiori. La tessiti^ra del ventricolo sinistro era sol- 
tanto piu grossa , e piu titta delT ordiuario , e pic- 
coli erano i vasi che ne sortivano, 

Accennati altri fatti di affezioni cardiaclie prodotta 
dal terrore, si fa a distinguere la palpitazione dalla 
pulsazione, e dimostrata Tosciirita della diagnosi di 
tali affezioni, insegna cpianto si debba essere riser- 
vati nel proiuinciare il giiidizio delle malattie pre- 
cordiali. 

Diaframmiti. Due ne tratto 1' autore che interes- 
savano anche il polmone e la niilza. Non erano ac- 
compagnate da delirio , e cedcttero ad un attivo 
metodo antiflogistico di cura. Richiamando lo Spe- 
ranza interessanti fatti ed osservazioni prova quanto 
fosse equivoca f antica denominazione di parafrenite, 
e come il delirio e*d il riso sardonico possa essere 
effetto , ma non secino pato2:nomonico della nialattia. 

Omettiamo una gastrite lenta ed un' entente che 
non presentano alcun particolare interesse. A queste 
tien dietro una storia scritta con esattezza non co- 
mune di un altra enterite con passione ilicua. La 
necrotomia presento effusione seroso-albuminosa nel 
ventre , la superlicie interna ed esterna degli inte- 
stini tenui <? crassi, il periloneo , la parte interna 
dei muscoli addominali , il mesenterio e 1' omento 
gangrenati. Gf intestini tenui erano dilatati; f ilco 
invaginato nel cieco per I'estensione di sette pollici. 

11 valente professore Speranza nierita singolar lode 
per le annotazioni a questa malattia. Fa conoscere 
no!i essere questa che un' enterite iliaca , coniparendo 
il vomito escrenientizio allorche al somnio grado sia 



COMPILATO DA C. SPERANZA. ^3 

sallta la flogosi intestinale. Passate in rivista le opi- 
nioni di sommi piatici six la essenza della passione 
iliaca. esamina le cause clie la producono , ed i fe- 
nomeni niorbosi clie avvengono in istato divita, ed 
a questi applicando i risultamenti dell' anatomia pa- 
tologica fa conoscei'e clie la sua vera causa prossinia 
consiste in un pvocesso intiainmatorio del canale in- 
testinale pill risentito nell' ileo clie altrove. Riguarda 
gl' invaginamenti , clie non poclii scrittori considerano 
come imniediata cagione della nialattia, quali effetti 
piuttosto della violeiita infianiniazione , e colloca per- 
cio la passione iliaca nella classe delle flemmasie in- 
testinali come a questa appartenente jier scde e per 
condizione patologica. Coll' autorita di Foresto , Ki- 
verio, Bonneto , Matteo De Gradi, e di Abercrombie 
11 nostro autore conferma non essere sempre letalc 
la infermita in discorso. Piena pero la dicliiara di 
pericolo, ond' e clie in quests piii clie in altra ma- 
lattia deve il medico impiegare sollecitamente il me- 
todo curativo , il quale sti le orme dei migliori me- 
dici greci e latini debb' essere diretto a conibattere 
la esistente infianiniazione, a promuovere il ventre 
oride invertere il moto antiperistaltico, ed a togliere 
la spasniodica contrazione dell' intestino derivante 
dalla stessa flemmasia. Disapprova i purganti, i dra- 
stici , gli emetici, gli antisjiasmodici, gli oppiati, il 
mercurio corrente, i globi d'oro , lintroduzionc dcl- 
r aria nell intestino retto e dell' acqua , non clie la 
enterotomia d incerto esito , e di certissimo daiino. 
Propone ottime avvertenze pel caso di enterite iliaca 
con sospetto d' invaginamento, in cui si possa pre- 
sagire il distacci della parte gangrenata. 

Timpanid. Osservo due timpaniti di lento corso , 
addoniinale I'una, intestinale 1' altra. Le giiari colle 
sottrazioni sanguigne , col la magnesia caustica , con 
purganti , col mercurio dolce e colle bevande anti- 
flogisticlie. 

(Surd contliiuato.) 



74 



Sii i valorl delle nusure e dei pcsi degli antichi Ro- 
maid desuntl dagll oiigincdi esistenti net real mu- 
seo Borbouico di Napuli. — Meinoria di Laca de 
Samuele Cagnazzi , ecc. — Napoll, 1828, presso 
Angela Trani , lol. in 8.°, di pag. 1 53 (*). 



s 



ono noti i varj tentativi dogli erutliti per determi- 
iiare il vero valore dell' antico piede romano , e la 
sua coiTJspondenza alle misure moderne. Leonardo 
da Porto o Porcio fu il primo clie nelV opera De re 
pccuniaria autiquorum, de pondcribus et niensuris , 
pubblicata nel i527, ci die la misura del piede ro- 
mano desunta dalla base del sepolcro di Gn. Cassu- 
zio , appoggiandosi all' iscrizione la quale diceva die 
le ceneri di tal celebre artista si racchiudevano nel 
breve spazio di due pi'edi. Fu chiamato questo piede 
Coloziano perche I'indicata base conservavasi in un 
giardino di Angelo Colozio. Poca fedc per altro po- 
teva prestarsi a questa deterniinazione fondata unica- 
mentc sul dctto dcU' epigralista , il cm scopo era piut- 
tosto di fare una bella antitcsi clic di darci un' esatta 
inisura. Successivamente si rinvenncro negli scavi di 
Roma veri campioni , alcuni in ferro od in bronzo , 
altri scolpid nel sasso ; i quali furono mistlrati coUa 
maggior possibile diligenza da Luca Peto, dal Fa- 
bretti , dal Greaves e da altri autori. Finalmente 
il Riccioli , il Grimaldi, il Cassini tentarono di sta- 
bilire il valore del suddetto piede paragonando le 
distauze itinerarie attualmente misurate su qualche 
strada roniana con cpielle registrate negli itinerarj 
antichi. 



(*) Quest'' opuscoio uoii ci pei;venae che da poclii giorni. 
Esso ci e sembrato di tale importanza, che crediito avremmo 
di mancare al denito nostro col noii parlarne, comeche 

puhblicati) sino dal iHaS. * 



SUl VALOR! DELLE MTSURE E DEI PESI , CCC. ^5 

I risnitamenti di qiieste diverse indagini furono 
raccold dal Freret nella sua dotta disserlazionc iu- 
iserita nelle IMeniorie dell' Accademia d' iscrizioni c 
belle letteie ( vol. XXIV , pag. 482 ) , e posti per 
ordine di giandezza e coi niimeii progressivi dall' i 
fino al 12. llealmente pero i diversi valori da lui 
riferiti sono in numero di 14, avendo egli date al- 
cuna volta sotto il medesiino numero tanto le di- 
verse valutazioni d' uno stesso modello , quanto le 
valutazioni di modelli diversi die risultarono quasi 
cguali. 

Ncir opera del sig. Cagnazzi troviamo^nesta me- 
desima tabella , ma con alcune variauti ; il che ci 
fa supporre cli' egli risalendo alle fonti originali ab- 
bia avuto in animo di correggere qualche inesattezza 
deir autor francese. Per esempio sotto il n.° 2. il 
Freret parla di tre piedi di ferro misurati dal Peto, 
ed il signor Cagnazzi (pag. 17) di due verghette di 
bronzo misurate dal suddetto autore. La diveisita della 
materia e qui essenziale, essendo certo che per T os- 
sidazione le misure in ferro si debbono alterare piu 
delle altre. II piede n.° 3 , ossia il coloziano, di cui 
abbiamo parlato si vuole dal Freret ( pag. 484 ) col- 
locato nel palazzo DelUni e dal Cagnazzi iiel JMuseo 
capitolino. 

II Freret suppone die il piedc dedotto dalla mi- 
sura del Cojigio sia secondo il Pviccioli di decimi di 
linea i3c6 y, c secondo il Picard di iSio; il nostro 
autore invece alia pag. 20 attribuisce quest' ultimo 
ragguaglio al Riccioli , aggiungendo che il Picard 
col metodo stesso ebbe un valore diverso; ma alia 
pag. So attribuisce il trovato ragguaglio ad entrambi 
complessivamcnte ; ed alia pag. 107 afferma die il 
Picard ha trovato per questa via il piede antico ro^ 
mano di decimi di linea 1824 4- Per ultimo il si- 
gner Cagnazzi ha omesso il numero 11.°'*', saltando 
^al 10 al 12; la quale omissione noii e forsc avve- 
uuta che per errore di stanrpa. 



^6 SUt VALORI DELLE MTSURE E DEI PESI 

La pill piccola delle dimeiisioni registrate dal sig. 
Freret e di liuec franccsi 129 ^ e piovieiie da un 
campionc del Gabiiietto Delfini misurato dal Peto ; 
la pill graiide e quella data dal Gassini di linee 182, 
e provicue dalla distanza fra le torri di Bologna e 
di Modena niisurata dal Riccioli e dal Grimaldi. Fra 
tutte queste diverse, grandezze il Freret propone di 
adottare la media ; sebl^ene in rcalta egli non prenda 
che la semisonima fra la massima e la minima, che 
gli risulta di linee i3o -|, ossia di metri 0,29496. 

A qiiesta serie di valori possono ora associarsi i 
nuovi , provenienti dai campioni , che ritrovati nelle 
anticlie citta di Ercolano e di Pompei si conservano 
nel R. Museo Borbonico di Napoli. II sig. Cagnazzi, 
al quale fu affidato rincarico d' illustrare nella parte 
scientiHca le misure e i pesi rinvenuti ne' suddetti 
scavi, ha misurato colla maggior diligenza e coll' uso 
d' un esatto compasso micrometrico cinque campioni 
del piede di bronzo ed uno del mezzo piede , di 
osso o di avorio , e gli ha trovati delle seguenti 
dimensioni : 

I Piede di bronzo segnato col n.° 297 metri 0,294.35 

II idem 

III idem 

IV idem 

V idem 

VI Mezzo piede di osso 

e qiiindi V intero piede 
Questi nuovi dati servirebbero piuttosto ad accre- 
scere che a diminuire la nostra incertezza , e pare 
veramente che anche assegnando qualche parte delle 
discordanze nelle misure in metallo all' ossidazione , 
non si possa ricusare d' ammettere che in origine 
dovcttero esser costrutti con poca precisione ; il 
qual sospetto si rende maggiore dall' osservare che 
neppure le divisioni in once ed in dita non pre- 
sentano fra di loro una perfetta eguaglianza. Lo 
stesso non deve dirsi della misura di osso, la quale, 
come osserva laiiloie, si'bl)euc' non porti alcuna 



3o2 


0,29482 


3o4 


0,29145 


3o6 


0,29439 


309 


0,29680 


35o 


0,14810 




0,29620 



DECLI ANTICHI EOMANL 77 

divisione, pare ben costruita, e non doveva appar- 
tenere a grossolano artiere o venditore. Prima pero 
di risolversi a ritenere quest' ultimo campioue come 
il piu giusto, egli voile cercarne una conferma col 
mezzo di altri oggetti che a dovizia esistono hel 
R. Museo. II Riccioli e il Picard , come abbiamo gia 
detto , e prima di loro il Peto ed il Villalpando , 
avevano tentato di dedurre la dimensione lineare 
del piede romano dalla misuia cava del Congio di 
Vespasiano , die si conserva nel gabinetto Farnese 
e che, giusta quanto lasciarono scritto Q. Fannio e 
Festo, doveva equivalere precisamente ad un mezzo 
piede cubico. II Frcret parla di questo ipetodo ; mia 
I'iflette che tons les calculs que Ion ferait pai' cette 
voie sont tres-longs et tres-cpineux , comme sont ceux 
par lesquels il faut extraire des racines cuhiqucs. Con 
piu ragione il nostro autore oppone alia pratica ap- 
jflicazione del nietodo medesimo che la superficie 
interna di quella misura cava dovette in tanti secoli 
ossidarsi , ond' e probabile che essendo di nuovo ri- 
dotta a pulimento sia alquanto cresciuta in capacita ; 
ed osserva che al medesimo inconveniente vanno 
soggette le misure si de' liquidi che degli aridi che 
si conservano ncl museo di Napoli. Paaianeva dun- 
qtie ad esperimentarsi un terzo metodo , il quale 
consiste nel dedurre la capacita delle antiche misure 
cave dal peso in libbre antiche roniane dcU' acqua 
di pioggia in esse contenute. Sappiamo infatti che 
gli antichi ebbeio la felice idea , richiamata in uso 
a' di nostri nel nuovo sistema metrico , di collegare 
le misure llneari colle cave , e queste coi pesi , de- 
terminando qucsti ultimi in modo che corrispondes- 
sero al peso delV acqua contenuta in un cubo di 
date dimensioni. Cio si ricava dai seguenti versi di 
Q. Remnio Palcmone che dicono: 

Pes longo spatio latoque notctur in anglo , 
Angnlus lit par sit queni claudit linea triplex : 
Quatuor ex quadris medium cingatur inane , 
Amphora sit cubus etc 



78 SUI VALOR! DELLE MISUUE E DEI TESI 

Iliad praeterea tecum cohibere memento , 

Finitum pondus varios setvaie liquorcs. 

Nam librae ( ut memorant) bessem sextarius addet 

Sen piiros pcndas latices , sen dona Lyaei. 

Addiuit semissem librae labentis olui etc. 

Potrebbe forse alcuno sostenei-e clie i rapporti in- 
dicad ill questi versi , e ripetud nolle opere di al- 
tri andchi autori , lungi dall' essere il frutto d' un 
ragionato sisteina, non sono die coincidenze fortiii- 
tc , o ragguagli espressi solo prossimameiite in nu- 
nieri tondi per una piu facile iutelligcnza; e die le 
conseguenze die se iie volessero dcdurre non pos- 
soiio dare altro die grossolane approssiniazioni. In 
verita noi non vogliajiio asscrire die i Roniani aves- 
sero fin dai primi tempi e conipassi c bilaiice ed 
altri arnesi costruiti con quella perfezione die e ri- 
cliiesta all' csatta fabbricazione dei cainpioni dei pesi 
e delle niisure; cio nulla ostaiite crcdiamo die i lono 
niezzi non fossero poi del tutto imperfetti ; ed in- 
fatd vi volevano dei vasi costrutd con una certa 
precisione e delle bilance niolto esattc e sensibili 
per riconoscerc la diversita iiella densita speciHca 
deU'acqua di fonte, di pozzo, di fiunie, ecc. Ora lo 
stesso Palemone nel luo2;o citato so2:2.iuii2;e : 

Namquc nee eirantes undis labentibus amncs, 

Nee mersi puteis latices , aut fonte perenni 

Manantes , par pondus habent. 

Alcuni altri poi osscrvano non potcrsi ammettere 
clie i Romani avessero un sistcnia di pesi e niisure 
formato su principj ragionati e quasi dim sol getto, 
essendo ccrto die i pesi e le misure cave de' Romani 
sono derivati da qucUi dclla Grecia. ]\Ia appunto da 
questo fatto noi crediamo potcr dcdurre un argo- 
mento favorevole alia nostra supposizione. 

Se e certo die il Medimuo attico equivaleva alia 
doppia Anfora , ed il talcnto attico era giustaniente 
di Ijbbre romaiie ottanta , ne segue die il Medimno 
stesso doveva contenere una quantita dacqua del 
peso di due taleud preci&i ; dunque per qucsta parte 



DECLI ANTICIII ROMANI. TQ 

anche i Greci avevano stabilito un rapporto fia le 
inisure cd i pesi. Ora perclie niai i Roniam che adot- 
tarono i jjcsi e le misure cave dei Greci non ne 
presero anche il piede, ma ne stal)Uiiono uno pro- 
prio , e minore d' un venticinquesimo? La risposta 
ci sembra facile; essi appunto lo dimiuuirono di 
cpiesta quantita affine di pareggiarlo alia radice cuba 
deir anfora , e di conipiere a questo modo il sistema 
metrico solo in parte stabilito dai Greci. Un altro 
fatto viene in appog2;io di questa nostra supposizione. 
Eronc il juniore , niatematico Alessandrino del 7.° 
secolo, lascio scritto che in Alessandria si faceva uso 
d' un piede lineare diverso dal 2;reco , e che equi- 
valeva a J- di questo e per conseguenza a -| • || ossia 
a ^ del piede romano. Osservo il Frcret che una 
tale misura corrisponderebbe assai prossimamentc alia 

radice cuba della capacita del ]\Icdimno, ossia della 

3 
doppia Anfora; infatti si ha [/ 2 = 1,260 che diffe- 
risce d' un solo centesimo dal valore del piede dato 
da Erone. Pare adunque che i Greci d'Alessandria 
abbiano anch essi cercato dal canto loro di dar com- 
pimeiito al sistema metrico della madre patria po- 
nendo le misure lineari in rclazione colle cubichc , 
e che essendo partiti da una misura cava del doppio 
maggiore di c[uella assunta dai Romani, ne abbiano 

tratto fuori un piede lineare che sta al piede romano 

3 
nella ragione di [/ 2 : i. 

Se queste nostre riflessioni possono aggiungere 
qnalche maggiore probabilita alia supposta esistenza 
d un ragionato sistema di pesi e misure presso gli 
antichi , renderanno altresi piu importanti le ricerche 
del nostro archeologo tendenti a stabilire il valor 
lineare del piede romano dal peso dell' acqua con- 
tcnuta nel Congio. Questo terzo modo era gia stato 
tentato dal S12;. Rome de lisle , ma il risultamcnto 
da lui ottenuio non poteva riuscire bastantemenie 
csatto , appoggiandobi ad un valore alquanto incerto 
della liljbra roinana. Per otteuere questo valore era 



8o SUI VALORI DELLE MISUEE E DEI PESI 

egli ricorso all' esame di diverse monete antiche delle 
tjuali conosceva il peso stabilito dalle leggi; metodo 
in verita poco sicuro in pratica, si perclie ci costri- 
gne a dedurre il valore della cercata unita da alcune 
sue piccolc frazioni , e si ancora per V inesattezza che 
sempre ha liiogo nel peso delle monete pel continue 
cousumo della materia e per quella che chiamasi 
tolleranza della prima fabbricazione. Sopra dati assai 
piii certi ed autentici ha potuto il nostro Archeologo 
appoggiare i suoi calcoli , avendo avuto fra le mani 
diversi modelli della libbra romana, de' suoi spezzati 
e de' suoi multipli, estratti al par di quelli de' piedi 
dagli scavi d' Ercolano e di Pompei. Egli e ben vero 
che i modelli in bronzo di varie fogge e formanti 
diverse serie progressive non furono trovati fra di 
loro in csatta corrispondeuza , e che qualche non 
trascurabile varieta iu pur notata in quelli di pietra 
serpentina , che non potevano aver soilerto alcuna 
alterazionc ne dall' ossidazione ne dal successivo pu- 
limcnto. Cio nulla ostante nel numero di questi ul- 
timi uno fu rinvenuto meritevole d' essere distinto 
dagli altri tanto per la perfetta conservazione , es- 
sendosi trovato intatto e lustro come se fosse appena 
escito dalle mani dell' artelice , quanto per l' indizio 
che manifestamente presenta d' una maggiore auten- 
ticita. Sopra di questo, oltre 1" impronto X inciso a 
puntini e dinotante le dieci libbre , cd oltre un' i- 
scrizione che contiene forse il nome dell artelice, si 
leggono in niodo distinto le tre lettere D ■ S • D • , 
che essendo interpretate De Seiitentia Decarionuin, 
diniostrerebbero che il pezzo fosse stato un tempo 
riconosciuto dalla pubblica autorita. 11 peso di que- 
sto campione fu ri trovato di grammi 3258 , e pcrcio 
puo ritenersi che il valore piu verisimile dell' antica 
libbra romana sia di chilogrammi o,32 58o. (i) 

(i) E assai probabile die la uiaggior parte delle libbre 
che sono pfesenteniente . in uso nelle diverse citta d' Ita- 
lia provenjj,auo dall" antica libbra die venue piii o uieno 



DBCLI ANTICHl ROMANI. OI 

Per clediirre di qui il valore in metri del piede 
lomaiio r autore nou ebbe che da pone a confronto 
r antico sistema metrico col moderno ; sul qual pro- 
posito ci sara permesso di far notare due lievi er- 
rori in cui egli eincorso, i quali rendono necessaria 
una piccola correzione del ragguaglio da lui calco- 
lato. cc I dotti di Francia , egli dice , nello stabilire 
» il rapporto del pesi colle nuove niisure metriche, 
» adoprar vollero 1' acqua distillata , e vollero man- 
» tenerla durante Y operazione alia temperatura del 
» ghiaccio che si fonde , in cui essa acqua e nel 
» niassimo stato di condensazione. Con tale processo 
5} fu stabilito che il volume del cubo d' un decime- 
» tro ripieno di acqua distillata alia temperatura del 
» ghiaccio fondente costituisce il peso chiamato chi- 
V logramnio . . . . E nolo ai lisici che la varia den- 
» sita deir aria , ossia la pressione atmosferica , in- 
» fluisca nel ragguagliare il peso de' corpi di vai-ia 
» densita , ma tale varieta essendo minima viene 
» disprezzata in pratica. » In primo luogo e bensi 
vero che il peso del chilogrammo corrisponde a un 
decimetro cubico d' acqua distillata alia massiraa den- 
sita ; ma questa densita massima corrisponde non 
alia temperatura del ghiaccio che si fonde , ma ad 
alcuni 2;radi sopra lo zero (i). In secondo luogo la 
pressione atmosferica ne e atl'atto trascurabile , ne fu 



alterata nel corso di tanti secoli o per trascuratezza o per 
frode. Quella fra esse che meno si scosta dal tipo priaii- 
tivo e la liljbra mediciiiale di Bologna , la quale e di chi- 
logrammi o,32 566. 

(i) Secondo il Deluc V acqua e alia massiraa densita a 
5" del tenuometro centigrade , secondo Lefevre-Gineau a 
4" (Base du Syst. metr., t. Ill, pag. 635), e secondo le 
pill recfcnti esperienze di Gilpins e Blagden a 3°,42 (Biot, 
Phys., t. I, pag. 253). La dilatazione poi delT acqua ad 
una temperatura t sopra il panto suddetto e espressa dalla 
formula 

d = o,ooooo63475>t^ — O50ooooooi3865"t* 

Bibl. ItuL T. XLVil. 6 



82 SUI VALORI DELLE MISURE E DEI PESl 

trascurata nello stabilire il valore del cliilogranimo, 
il quale equivale ad un decimetre d' acqua distilla- 
ta , supposto die Y uno e 1 altro siano pesati nel 
vuoto. 

Venendo al caso nostro e supponendo coU' autore 
clie r acqua di ciii lo libbre romane riempivano il 
Congio fosse acqua di pioggia , la cui densita , a 
pari temperatura , stesse a quella dell' acqua distil- 
lata come looo a 998 ; e supposto inoltre die si 
adoperasse a 10 gradi del termometro centigrade, 
sara il peso d' uu litro di quest' acqua pesato nel 
vuoto di chilogrammi i • x^^.i^,g= i,cc68; e pe- 
sato ndl' aria ( ad una pressione e ad una tempera- 
tura media) di chilogrammi 1,0068-0,0012= i,oo56. 
Stara dunque il mezzo piede cubico romano al de- 
cimetre cubico come i pesi dell' acqua in essi con- 
tenuti, essia come 3, 2680 : i,oo56; ende agevolmente 
si deduce il mezzo piede di decimetri 1,4797, ed 
il piede inter© di metri 0,29594. L' autore avendo 
trascurato nel calcelo il peso dell' aria , e suppesta 
alquanto maggiore 1' espansione dell' acqua , aveva 
trovato questo medesimo ])iede di metri 0,29622, 
die meglio combinava colla lunghezza del modcllo 
d' esse o di avorio die sopra abbiamo riferita. 

II sig. Letronne, autore abbastanza couosciute per 
diverse opere ardieologidie , ha inserite nel Bulletin 
luiiversel etc., mai 1827, una sua Nota nella quale 
tratta questo medesimo argomento. « Avendo , dice 
y> egli , veduto in questo giornale 1' analisi della clis- 
» sertazione del siijnor Cagnazzi sulle misure e sui 
» pesi dei Romani , ho creduto utile ^ prima di ce- 
» noscere il lavoro del dotto italiano ed il risul- 
» tamento delle sue ricerche , di pubblicar quelle al 
y> quale m' ha condotte I' applicazione da me fatta 
» del peso della libbra Romana ad una parte di 
5> questa importantc questione. » Egli cita i me- 
desimi testi di Remmie Fannio , di Feste , di Ga- 
leno , per provare die il Congio conteneva dieci 
libbre d' acqua o di vino , ed e anzi persuaso che 



DEGLI ANTICm ROM\NI. 83 

il peso del vino fosse il tipo reale della capacita 
delle misure cave , e die la rclazione di esse al piede 
cubico non fosse che un elemento secondario. 

Egli ha dedotto il valor della libbra dal peso d' un 
uumero considei-abile di monete e da una serie di 
i3oo denari e lo ha trovato per un medio di grani 
della libbra francese 6i54 (i): ritiene pero in nu- 
mero tondo grani 6160, i quali convertiti in peso 
metrico danno di nuovo il nuniero frazionario di 
grammi 827,1872. Moltiplicando questo numero })er 
80 ha il peso del vino o dell' acqua pura contenuta 
neir anfora di chilogrammi 26,76. 

Siccome poi 1 autore trascura la considerazione 
tanto della differenza delle densita specifiche del vino 
e deir acqua , quanto della dilatazione di questa e 
della perdita di peso nelf aria, cosi ottiene senza biso- 
gno di calcolo la capacita dell' anfora sfeessa di li- 
tri 26,175, e di qui, cavata la .radice terza , ha il 
valore del piede romano di metri 0,29690. 



(1) Qiiesta libbra difFerirebbe di poco piii cV un graiio 
dalla libbra nostra milanese di dodici once. 



84 

APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Nouveaux principes d'economie politique on de la 
richesse dans ses rapports avec la population , par 
J. C. L. Simonde de Sismondi. Seconde edition. — 
Paris, 1827, Delawiay libraire , 2 vol., in 8.° 
(i.° Articolo. ) 



XT are die le scienze economiche ilmangano da qualche 
tempo stazionarie, ed i principj che ci si propongono come 
nuovi, se veri fondamentali ed utili , non siano che ripe- 
tizioni d' idee aiitecedentemente proclaraate ; se falsi chi- 
iiierici o nocivi , non fanno certamente procedere avanti 
la scienza : la seconda edizione delFopera del sig. Sismondi 
ci presenta piu esenipi dell' uno e delf altro difetto. 

L' illustre autore preferendo una franca sincerita ad una 
finta modestia;, ha indicate egli stesso a' suoi lettori quel 
principj ch' egli crede nuovi ; e , per assicurarsene meglio 
la proprieta , ci accerta che componendo T opera che an- 
nunciamo , chiuse tutt' i libri e s' abbandono al filo delle 
sue meditazioni (Vol. I, p. xx). Noi addui-remo dunque re- 
ligiosamente le idee del nostro autore colle sue stesse pa- 
role , e porremo loro a fronte quelle che gli Scrittori ita- 
liani avevano antecedenteniente pnblilicate. 

<t I. Les gouvernemens comme les ecrivains , e il sig. 
" Sismondi che parla , me paroissent s'egarer a la re- 
'• cherclie tantot de ce qui pent augmenter le plus la 
" richesse , tantot de ce qui peut atignienter le plus la 
" population; tandis que Tune et Fautre considerees iso- 
" lemeiit, ue sont que des abstractions i et que le vrai 



APP. PARTE STRANIERA. 85 

" probleme tie riiomme d'etat c'est de trorwer la com- 
» binaison et la proportion de population et de riches se qui 
» garantira le plus de bonheur a I'espece hwnaine sur un 
» espace donne (Vol. I, p. XXII e i-6). Deux elemens 
" en efTet doivent tojours etre consideres ensemble par 
" le legislateur, I'acroissenient du bonheur en intensite et 
>' la diffusion entre toutes les classes (Vol. II, p. aSo). " 

Chiudendo i libri V autore non ba cbinso il magazzino 
della sua memoria ;, o almeno la combinazione ideale clie 
si presento al sno spirito, trovasi a lettere di cupola ne- 
gli Scrittori italiani del secolo passato : rai liraito a tre 
citazioni nella nota (r). 

II. II princlpio piu rimarclievole die campeggia nel- 
r opera del nostro autore e cb' egU proclama come nuovo , 
si e la necessita delFintervento governativo per regolare 
in pin casi lo sviUippo delle riccbezze : « On aura pu 
" remarquer , egli dice, que la difference principale entre 
" les opinions que nous venons de developper et celles 



(i) Beccaria che nel trattato del delicti e delle peiie dice es- 
sere scopo del legislatore la viassima felicila divisa pel maggior 
numero , negli Elementi d' economia aggiunge : essere l' econoiuia 
r arte di conservare ed accresc'ere le ricchezze in una nazione 
e fame il miglior uso , ossia di fornlre con pace e sicurezza noit 
solo le cose necessarie , ma ancora le comode e piacevoJi alia molti- 
tudirie rlunita. {Econom. italiani, parte inorleriia^ vol. XI , p. 19-) 

II coate Pietro Verri ricorda die il fine d' ogni legislazione 
si e la maesior felicita possibile divisa pel maggior numero pos- 
sibile. {Ibid. T. XVII, p. 340.) 

€< Lo stato e una gran famiglia, dice Genovesi; di qui se- 
» guita che come nelle ben goveruate famiglie non si pensa so- 
il lamente ad avere nuinerosa prole, ma a iiiezzi altres't di ben. 
3> educarla e inantenerla con comodita , a quel modo medefimo e 
» necessario che nello Stato , col prouiovervi la popolazione , 
» si studii di ben educar la gente per la parte dell' auinio e 
« del corpo e prooacciarle proporzionatamente i niezzi di soste- 
>' nersi . . . Niuno Stato adunque non sara giammai ne savio , 
'> ne ricco , ne poteate se non vi sia educazione, e se l' in— 
» dustrla una ben animata e regolata fatica non soiniidnistrL 
y> abbondanlcmente a tutti quelle cose che servono al bisogno , 
« alia coinodiCa ed a! piacere della vita. L' abbandonar queste 
» cure al solo interesse e studio privato e proprio dei popoli 
« selvaggi. » { Econ. ital., parte Moderna , vol. VlH , p. 3/, 
38, vol. X , pag. 71 , 73. ) 



86 APPENDICE 

» que Atlam Smith a cxposees , c'est que le dernier 
»> a constamnient repousse I' intervention du gouverneinent 
» dans tout ce qui avoit rapport a I'accroissement de la 
" richesse nationale , et que nons I'avons frequemment 
» invoquee ( T. II, p. 33 6). Nous regardons le gouver- 
» npment coraine devant etre le protecteur du foible contre 
>' le fort et le defenseur de celui qui ne pent se defendre 
» par lui-meme , et le representant de finteret permanent, 
" mais calme de tous , contre I'interet teniporaire, niais 
>t passlonne de chacun ( T. I, p. Sa ). " 

Per conoscere se questa teoria sia nuova e appartenga 
al sig. Sismondi , fa d' uopo ricordare che gli economist! 
piu rinomati della Francia e dell' Inghllterra proclamarono 
nello scorso secolo il princlpio che gl' interessi privati ab- 
handonati a se stessi tendono a produrre V interesse pub- 
blico. A quest! scrittori unitosi il sig. Sismondi accert6 
nella sua operetta = De la richesse conimerciale, comparsa 
nel i8o3 che =: les homines tendent sans cesse en recher- 
chant leur interdt propre a servir Vinteret national ( T. I , 
p. 3zg ) . . . . Le capitaliste qui ne considte que son propre 
interet, travaille tojoiirs pour celui de la nation ( T. II, 
p. i5a), dal quale principio risulta essere inutile 1' inter- 
vento del poter sociale nelle vicende economiche , e tanto 
pill inutile quanto che = I'interet de la nation est le meme 
que celui du consommuteur ( T. I, p. 33 1). 

A qneste massime s" oppose altamente I'autore del Nuovo 
firospetto delle scienze economiche nel vol. IV , e dimostro 
che la societa e composta di piii individui , gl' interessi 
de' quali sono diametralmente opposti , cosicche gli uni 
possono crescere , mentre decrescono quelli degli altri 
( pag. ]3i, 164-167), e concliiuse : " finche dalla libera 
" lotta degl' interessi ( privati) risulta piii vantaggio che 
" danno, il Governo deve restare semplice spettatore -^ ma 
" allorche le forze degli uni soverchiando quelle degli al- 
" tri ne risulta piii danno che vantaggio, il Governo deve 
" divenire attore e ristabilire I' equilibrio. " Quindi dalla 
pag. 148 sino alia 3o8 tento di specificare i casi e i modi 
d'intervento del poter sociale, senza per altro dissiaiularne gli 
abusi. La steasa teoria, lumeggiata da piii esempi, si vede 
nel T. V, p. 3-17. T. VI, p. 41-44- Ora il tomo IV del- 
V opera sopraccennata porta in fronte la data del gennajo 
1816, mentre la prima edlzione dei Nomeaux principes 



PARTE STRANlERft. 8^ 

d'economie del slg. Slsmondi ha la data del 1819 e la se- 
conda del 1827. , 

In questa nuova opera il nosti'O autore ricouosce plu 
volte che V interesse privato puo crescere a danno dell' in- 
teresse pubblico ( T. II, p. 140, 141, 200, 270, 247, 
359, 36o, 368,407, 408, ecc. )i ed in ispecie del fab- 
bricatore dice : Ce nest point Ic profit du fabricant qui con- 
stitue I'interet national ( T. I , p. 377 ). Genovesi aveva 
detto pria del Sismondi : non e da confondersi I' utile 
del mercante con quello deJlo Stato. Pub arricchire il mer- 
cante e rovinare lo Stato ( Economisti italiani , parte moderna , 
T. VIII, p. 72 , nota ). 

Da nuovo argomento di docilita al vero il nostro autore 
convenendo die aiiclie 1' interesse del proprietario pub tro- 
varsi in opposizione con quello del pubblico : ecco le sue 
parole: « L'interet des proprietaires n'est point le meme 
" que celui de TEtat; ils ne cherchent que le produit 
»» net; TEtat ne voit que le produit brut .... L'accrois- 
}> sement du produit net aux depens du produit brut pent 
>/ etre une calamite nationale ( T. I, p. 484, 182, i53, 
»/ 261, 262). » CoUa scorta di queste idee T autore cen- 
sura i proprietarj inglesi , i quali introducendo ne' lavori 
agrarj macchine economiche licenziano i giornalieri h ^gli 
vuole quindi che il Governo intervenga in queste faccende 
con mezzi che esaminereino altrove. Ci basti qui ricordare 
che il sig. Sismondi ha attinto 1' accennato principio con- 
trario alia teoria generale di Smith , nelle Meditazioni sulla 
economia politica del conte Pietro Verri : adduce il testo 
nella nota (i). 



(1) « Pare che V interesse del proprietario delle terre sia 
>> quello di ricavare dal suo fondo la niagglore annua riprodu- 
» zione: per lo che al legislatore sendara che non convenga 
5> averne il pensiero , riposandosi snlla vigilanza dell' interesse 
5> del proprietario. Con tiitto cio puo darsi che gli interessi 
» delio Stato non coincidano talvolca cogl' interessi del pvopne- 
« tario. Questa verlta ft conosce riOettendo che 1' interesse del 
3> proprietario , si fe , non gia d' accrescere 1' annua riproduzio/ie 
» totale de' suoi fondl ( produit brut ) , ma bensi d' accrescere 
» quelle porzione di rendita che a liii spetta ( produit net ). Qo 
» posto , facilmente vedrassi, che la rendita del proprietario 
« per due maniere si pu6 accrescere o coll' aumentazione della 
>/ liproduzione annua, u colla diminiizione del niunero del giiu'- 



88 APPENDICE 

in. Uno de' dogmi fondamentali della scuola di Quesnai 
e di Smitli , si e to concorrcnza illimitata. II sig. Sismondi 
che lie fa caldo difensore nel i8o3, le si oppone attual- 
mente ed accerta che = I'experience a demontre les facheux 
effets , pour la population, d'uue concurrence illiniitee (T. I, 
p. 474). La libre concurrence nest pas conforme a Vinteret 
de tons , parce que celui du plus fort nest pas contenu par 
c.elui du plus foible (T. I, p. 509). Quindi egli pei'ora 
eloquentemente la causa de' lavoratori gionialieri clie tra- 
vagllano nelle campagne e nelle officine. 

Facendo applause al sentimento d'umanitk clie guida la 
penna del nostro autore , fa d' uopo dire che gl' inconve- 
nienti che in alcuni casi possono nascere da una illimitata 
concorrenza, furono accennati dagli scrittori Italian!. Nel 
vol. V del NuoiO prospetto delle scienze economiche che ha 
la data del maggio i8i6, 1' autore , ricordando gli esorbi- 
tanti aggravj cui si assoggettano i livellarj nel dipartimento 
deirAdda per eccesso di domanda, ossia di popolazione, 
dice alia pag. 76: " Egli e questo un caso importantissinio, 
" nel quale i Governi si dehbono ridere della libera con- 
" correnza proclamata senza le debite eccezioni dai sognatori 
>' dello scorso secolo , e porre un limite di tariffa tille 
" esorbitanti pretese de'' proprietarj , i quali esercitano 
" r usura non sopra qualche figlio di famiglia , ma sopra 
" intere popolazioni per piii e piii generazioni. Ma sic- 
" come i legislatori degli scorsi secoli non conoscevano 
" talvolta che la capitale in cui abitavano , percio ab- 
" biamo un senatus-consulto Macedoniano che tenta di 
" salvare i figli di famiglia dalle avanie de' capitalisti , e 
" non abbianio un scnatus-consulto ragionevole che sot- 
" tragga il montanaro dalle usure de' proprietarj. " Nella 
nota i alia p^g-<)^'')() addurremo qualclie testo dello stesso 
scrittore relative agli artisti. 

» nalieri. L' interesse del proprietario coincide con quello del 
3> legislatore sintanto che si scelga il priaio mezzo per accrescere 
3> la rendita ; ma qiialora si scelga il secondo , possono gl' inte- 
3> ressi dello Stato e quelli del possessore essere in opjiosiziorie. » 
( Ecori. iial. , parte Modcina^ vol. XV, pag. a 18-220, XVI, 
pag. i3o. ) 

Addiicendo il testo di Verri non e nostra intenzione d' ap- 
provarne la niassima che discuteremo in altro articolo ; noi ab- 
biaiuo voluto solaniente dimostrare che piu idee spacciate coixie 
nuove dal sig. Sismondi contano piu di mezzo secolo in Italia. 



PARTE STRANIERA. 89 

L''aatore Ginevrlno lia considerato gl" inconvenienti d''unft 
iUiinltata concorreiiza dal lato deiroperajo oppresso da ec- 
cedeiite lavoro e poco pagatoi Tautore Italiano ha esami- 
nato lo stesso argomento aiiche dal lato del pubblico, al 
quale un' illimitata concorrenza , sciolta da qualuiique pre- 
cauzione , frutta talvolta frodi e raerci alterate ( T. IV , 
p. 148-308). 

IV. I sullodati seguaci di Quesnai e di Smith nel secolo 
passato e sul principio delF attuale, oltre di noa ammettere 
collisioni nelle vicende della produzione della vendita e 
de' consumi , supposero nell' inteivsse privato di ciascuno 
attivita e perspicacia tale da bastare in qualunque caso da 
sk stesso alia produzione della ricchezza brainata, ed ac- 
certarono che quel pronto movimento che si osserva nei 
fluidi, per cuis'alzano o s' abbassano tosto a destra , se- 
condo il cambiamento che snccede a sinistra ed a vicenda , 
quel pronto movimento, dissi, quell' equilibrio si ristabi- 
lisce tosto anclie nelle faccende economiche , cosicche ces- 
sano le abitudini erronee ad un cenno della filosofia, na- 
scono le produzioni al momento del bisogno, appariscono 
le arti appena dimandate; e le paludi, per es., si cam- 
Ijlano si pi-esto in orti e giardini, come un sacco di grano 
in cialde od offelle. AH' opposto V autore del IVuovo pro- 
spetto sopraccitato attingendo piu fatti alia storia delFagin- 
coltura, delle arti, del commercio, si sforzo di provare 
nel vol. IV che ne' varj gradi della civilizzazione esistono 
diverse dosi d' ignoranza , molte prevenzioni, maggiore o 
minore indolenza , piii abitudini ricalcitranti , talora capital! 
che ristagnano per timori chimerici , frequentemente de" ca- 
pitali impegnati in modo da non potersi tosto adoperare 
in altri usi senza gravissima perdita, e conchiuse che, sic- 
come e necessario riconoscere frizioni ritardatrici nelle nine- 
chine fisiche , cosi non si poteva escludei'le dalle macchine 
morally quindi non e possibile, a cagione d'esempio, cam- 
biar tosto un bifolco in un giojelliere , ne un facchlno in 
un causidico , ne far servire gli stvumenti per la raflinatura 
dello zucchero alia fabl^rica delle maglie , ecc, e meno si 
puo sperare che sorga un bosco al momento che abbisogna 
di legnami la marina, ecc. Percio , oltre le frequenti col- 
lisioni d' interessi , si scorge la possibilita d' altri casi in 
cui e necessario F intervento del poter sociale , come di- 
rezione , stimolo , soccorso , o suppliinento alia debolezza 
delle forze private nelle indefinite vicende delle nazioni. 



Qf, APPENDICE 

II sig. SistnoncV. che nel i8o3 segaendo gli economisti 
Inglesi e Frances! aveva slmpUiicato il problcma della nc- 
c/.ez=a commercmZe, assegnandole per sola forza motnce 
Vinteresse, nei Nonveaax principcs riconosce che a questa 
forza fa d' uopo associarne altre , le quali talvolta ne m- 
ceppano i movimenti, ne stornano Tapplicazione, ne sven- 
tano <'U effetti ; bastera qualche citazione. 

A) « L'economie politique est , en gvande partie , una 
» science morale. Apres avoir calcule le profit pour les 
» horames, elle doit encore prevoir ce qui agira sur leurs 
„ passions. Quelques domines qu'ils soient par leurs in e- 
„ rets personnels, i/.n'e5tpa5 vrat quil suffisede eurfa^re 
„ ,^oir lear avantage pour Ics determiner a la recherclier ( i. 1, 

" ^'' B)'^,! l1 torpeur d'une nation pent quelquefois etre 
„ assez grande pour que la plus claire demonstration des 
» avantages qu'elle retireroit d'une Industrie nouvelle ne 
„ la determine pas a le tenter. L'exemple seul pent alors 
„ reveiller Hnteret personnel (T. I, pag. 46a) (a). » 



(,\ Trattando deell ostacoU che I'ignoranza e le abltudlnl 
pi; Ian o pon ono 11 con.uiercio , V autore del Nuo.o prospeno 

Hceva p.-ii del §,sn,ondi : « Quelli che si dar.no a credere cf.U.^ 
. denteunlita d^ ua idea qualunque basta per f.rla «^« «-/^ ^^I 
„ teresse nrivato , n.osirano di non sapere (per es. ) che I. ""''"r 
,. nma de' pes! e delle misure ^ stata provocata da pm e p.u secoh 
. si dai pvincipi che dagU Stati generah J-^"- ,^'--7.^;,^.; "^^ 
„ a Carlomagno. In onta di questo costante nclamo delle peisone 
,> p,u istruue, le vavie citta della Franca consevvai-c.uoe lo.o 

» diverse niisure e le conservano tuttora (T. IV, y. M-)-^ ' 
(2) Nel citato T. IV del Nuovo prospeito avendo 1 autore 

da la pag. l56 alia 164 dlmo.trata le perdue che cao.ona 1 m- 

dolenia die nazionl , cita tra 1 n,ezzi di torla V ese.np.o de so- 

"'^"V L' esemplo mostrando nei tempo stesso e la '"asslma da 
>. seguirsi e la possibilita dell' esecuzione , d.ss.pa prontameate 

" '""'l' ese'ii'io ha la uias.ima forza quando e il sovrano stesso 
M che lo presenta. _ ,.„-■' .f,..,„,; I' ^f 

iQa'c autore adduce una) » Ser.e dt f'^"' '^'.^°*^' J"/ ' ic 
» hcac.a deir esemp.o de' governanti ncUa pvoduz>one delle nc- 
,. chezze. >. (Daiia pag. )83 alia 195. ) 

Vedi anche Genovesi negll Economisti Itnhani , parte nio- 
derna, T, X, p. lyS , i?^. 



TARTR STRANIKR\. QI 

C) Nella confutazioiie delle cliimere dl Rlcardo, il 
Sismondi ed il Say soiio costretti a ricordare piu volte la 
teoria dclle frizioni morali , Sismondi nel suo celehre ar- 
ticolo sul vapporto tra la prodnzione ed il consunio ( Revue 
encyclopedique , mai 1824, pag. 275-279), il Say nelle sue 
note all'opera del Ricardo t. I, p. 269, t. 11, p. 3. 33.418 (i). 
V. II nostro autore accenna i difetti degli altrui sistemi 
sul limite della popolazione , e pone loro a fronte il suo: 
« Malthas , tout en signalant le danger d'un actroissement 
" desordonne de la population , "ne lui a donne de limite 
" que dans la quantite des subsistances que la terra peut 
'• produii-e , quantite qui sera long-temps encore susceptible 
" de s'acci-oltre avec une extreme rapidite ^ tandis que s'il 
» (woit. pris en consideration le revenu, il auroit bientot vu 
" qiie c'est la disproportion entre la population travaillante 
" et son revenu qui cause toutes ses souffrances. M. Malcul- 
" loch exhorte le pauvre a proportlonner Taccroissement 
" de sa famille a I'accroissement du capital national, quan- 
" tite dont il lui est impossible de se former la notion 
" meme la plus confuse, tandis qu'il auroit pu remarquer 
» que tout homme en se mariant et formant une famille , 
" est toujours appele a se regler sur son propre reierui, d'ou 
" il est facile *e conclure qu^il suffit a la nation que tous 
" les hommes se reglent sur le revenu de tous (T.I, 

" p. XII I , XIV. ) " 

Che la rendita di ciascuno sia limite naturale cdla po- 
polazione , era stato detto da Beccaria con molta maggior 
precisione e chiarezza : annoverando le cause spopolatrici 
egli dice: "La prima cagione coniprende tutte quelle che 
" diminuiscono il valore dell' industria , perche rendono 

(l) Auclie nelle ultime edizi'ini del Tralte d'econojnie , il Say 
lia ricorclato la teoria delle frizluui uiorali , la quale non si trova 
nelle edizioni auteriori al 1816; eccone un esemjiio: criticaudo 
I pill recenti sciittori Inglesi che trasforniano T econoniia poll- 
tica ill una nietafisica oscura, incapace di servire di guida in 
pratica , il sullodato autore dice : « des principes trap absolus 
» mis en pratique , exposent aiix nieiues inconveniens qu'une 
5) luacliine que Ton construirait selon les lois de la niecanique, 
» niais sans tenir compte des frotteniens et de la qualite des 
» mat^iiaux « (Trnite d'economie, t.II, p.Sl, cinquieme edition 
1826) (Vedi il t. IV, pag. 149 del Nuovo prospetto , gennajo 



92 A P P E N n 1 C K 

« impossiblle al povero il mantenimento d'' una famiglia, 
» E necessario che la massiina attivita d'un cittadlno abbia 
» tanto valore cli mantenere una moglie c tre fgli almeno , 
" per ottenere I' accrescimento di popolazione. AUora T uomo 
'> naturalmente si abbantlona al partito per lui consolante 
" di procurarsi una stabile compagna ed un ajiito ne' suoi 
" ligli in tempo della vecchiaja. L' idea d' un piccolo im- 
" pero domestico , V idea moltiplice e chiara d' una ordi- 
" nata famiglia modificano e ristringono il vulgivago istinto 
" naturale. Dunque perche le nozze siano incoraggiate e ne- 
» cessario che il valore miniino del massinio travagUo d' un 
" uomo rappresenti almeno cinque aliinenti giornallerl, date 
" le difFerenti maniere di vivere delle diffei-enti classi 
" d'' uomlni ( i ). 

VI. " II n'y a, a nos yeux, continua il sig. Sismondi, 
" accroissement de i-ichesse qu'autant cju'ii y a accroisse- 
" ment de jouissances nationales ( T. I, p. 474 e 5i (2). 

» Une population plus nombreuse , niais plus miserable 
" pent demander une uioindre consumation (T. I, preface, 
" pag. XXI ). . . L'augmentation du travail n'est un bien 
" social que quand il en resuhe augmentation d'aisance 
" pour celui qui travaille ( T. I, p. 387) (3). 

(i) Economisti Icaliani , parte moJeina. T. XI, p. 78 , 74- 
La popolazione teiide a mettersi in eciiiilibrio co' mezzl di gua- 
dagno { Nuovo prospetto T. II, 188-190). La popolazione noji 
cresce in ragione delle sussistenze , nia in ragioue de' viezzi di 
comprarle (Ibid., p. 84, 85). 

(2) « La ricchezza pubblica si riduce ad un' abbondanza di 
>i piaceri diffusi per la massa nazionale. » (Nuovo prospetto delle 
scienze economiche. T. I , p. 3C)3. ) 

(3) « L' aiimento della popolazione non e un vantaggio se 
» non quando e consegnenza d' un aumento ne' mezzi di gua- 
» dagno. 5> ( Nuovo prospetto ecc. T. II , p. i83. ) 

» Chi scrisse in inultitudine populi dignitas regis, nnn aveva 
» certamente in vista i seininudi Lazzaroni, » ( ibid. T. V , 
pag cxxxix. ) 

K Conviene negare la storia della China e dell' Indostan 
5> per credere con Wallace , Condorcet e (rodwin che gran po- 
>• polazione e gran prosperita siano sinoniaii. ( Ibid. T. V , 
'> p. LVit ) . . . lo non arrivo a comprendere la ricchezza d' una 
>» nazione in cui la massa del popolo muore di fcime ed e co- 
» stretta ad uccidere i proprj figli per non poterli alimentare. » 
( Ibid. pag. cLiv. ) ( L' autore allude alia popolazione Chinese 
della quale Smith decaata la ricchezza, ) V. la nota alia p. <)Z. 



PARTE STRANIERA. ' qS 

VII. » Parmi les principes nouveaux d'ecoiiomie que j'ai 
" cherche a ctablir dans cet ouvrage , il en est un qui 
" clioqiiait plus que les autres les opinions recues . . . J'ai 
» cherche a prouver que Taugmentation de la production 
» de tons le ohjets de nos besoins et de nos desirs n'est 
» un bien qu'autant qu'elle est suivie d'une consommatioa 
't correspondante (i), 

>' Qu'en meme temps Teconomie sur tons les moyens 
»/ de jJroduire n'est un avantage social qu'autant que chacun 
ff de ceux qui contribuent a produire continue a retlrer 
» de la production un revenu egal a celui qu'il en retirait 
» avant que cette economle eiit ete introduitei ce qu'il 
>f ne peut faire qu'en vendant plus de ses produits (2). 

" J'en ai conclu que I'augmentation de la production , 
»> dans un etat donne, pourrait etre un bien ou un mal 

(i) Coufutando Smith che predica indefiaitamente il risparmio , 
r autore del Ni/ovo prospetto dice : 

« Guadiignare e consuinare e saggezza ; guadagnare per 
» guadagn.ii-e e pazzia. ( T. IV , p. 54. ) 

J) Predicare I'astinenza ai ricchi e predicare la morte de' po- 
» veri laboriosi o accrescere le eventualiti favorevoli ai poltroni. 
( Ibid. p. 72. ) 

>) Smith e la tiu'ba degll economisti non parlano die di 
» aumentare gli agi-icokori e gli artigiani {fabbricatori di merci 
» durevoU) e di scemare d' altrettanto le altre class! della societa, 
» per cui alia fine de' conti la massa de' prodotti crescerebbe 
3» a vantacgio delle potenze aeree e non degli uomini. ( Essi 
» dimenticano che non si tiavaglia che per godere) ( Ibid. T. I, 
p. 293 , 296. ) 

» Se moltiplicate a/Z'ecffifj'o gliabiti, le scarpe, le camicie, 
» le mobiglie ecc. , voi non avrete un cuoco clie vi cucini le 
» vivande , un servo che vi rassetti le stanze , un barbiere che 
» vi rada la barba ecc. ; una bella sinfonia , una rappresen- 
» tazione drammatica , un fiioco d' artifizio , tutto cio die sol- 
» letica rooiuentaueamente 1' odorato , il gusto , 1' udito sara 
» esfraneo alia vostra sfera vitale. » ( Ibid. T. I , p. 298 , 294. ) 
Vedi la nota I alia pag. seg. 

(2) Nel JVuovo prospetto si legge : « Presso i popoli industrl e 
y> commercianti la ricchezza si desume dalla quantita de' consuini 
» a fronte del travac,lio , cosicche la ricdiezza e niassiina dove e 
» massimo il^consuiiio di ciascuno e minima il travaglio giorna- 
>> Hero per ottenerlo. Una nazione povera ed oppressa dalla 
» fatica non k un valore nia una paseivita, » {Ibid. T. V, 
pag. LVII. ) 



94 APPENDICE 

» suivant les clrconstances, tandis que les autres ecrivains 
» d'economie le regardoient comme etant constammcnt un 
» bien (T. II, p. 369, 870) (i). 

VIII. " D''autres principes egalement nouveaux, mais d'une 
» application moins generate, decoulent encore de ceiix-la. 
>' J'ai montre 

" Que la ricliesse territoriale etait d'autant plus pro- 
» ductive, que le cultivateur avait une plus grande part 
» dans la propriete du sol (2) -, 

(1) Nel Nuovo prospetto si iegp^e : 

E falso il nietodo che calcola la ricchezza dall' eccesso della 
pi-oduzione sul consumo. ( T. IV, p. 22.) 

« L' accumulazione ( per ea. ) di strumenti agi-arj al di Ih 
v del blsogiio ne accrescerebbe bensi il prezzo di compra, 
» ma il vantaggio che ne trarrebbero i fabbricatori di essi , sa- 
■» rebbe minore del danno che soffrirebbero i fabbricatori d' al- 
» tre merci non consumate. ( Ibid, p. 78. ) 

>> Smith e i suoi commentatori vogliono diniinuzione ne'coti- 
» sumi di servigi , comodi , piaceri A , accio succeda aumcnto 
» nelle derrate, ruanifatture e simili oggetti materiah B. Ora h 
» evidente che scemando la popolazlone inipiegata in A eceiiie- 
5» rebbe il prezzo de' prodotti niateriali 5 e lo stimolo a pro- 
» durli , giacche non ei produce che per godere, » ( Ibid, p, 80.) 

(2) Questa proposizione non h ne nuova ne vera nella gene- 
ralita anuunciata, 

Non nuova , giacch^ gli economisti del secolo passato lianno 
quasi unanimemente predicato la necessita di uioltiplicare i pic- 
coli proprietarj e liveliaij , ed hanno ripetuto che I' interesse 
personale e i! sentiniento di famiglia sono cause della niaggior 
produzione. « Volete migliorare la canjpagna ? dice Genovesi. 
M Fate prima che i contadini si persuadano di lavorar per s^ 
3» e pei loro figli. Finche dormiranno a terra nuda e xiiange- 
>» ranno gramigne , e si riputeranuo schiavi , non e da aspettare 
31 di veder uiigliorie. II contadino inglese h piii savio e piu di- 
M ligente del francese , perche e piii padrone. II francese lo e 
» pill del napoletano per la niedesinia ragione , ed il napole- 
» tano pill del polacco. » ( Econ. ital, , parte moderna. T. X , 
pag. 33o, 332, T. IX, pag. 3i6, 320.) Vedi 1' operetta di 
Giambattista Vasco intitolata : La fellcita pubhlica considerata 
nei coltivatori di terre propria. ( Jbid. t. XX-XIV, ) 

Non vera nella generalita anuunciata. Infatti , quando si 
tratta di piccoli poderi , il pvoprietario coltivatore ha le cogni- 
zioni e I'attivita dell' allittuario ; ma quando il jiodere esce da 
quel liniite, il coltivatore tende a vivere da signore e adegna 
quelle minute atteiizioni , faticose incuuibenze, costante auivit.i , 



PARTE STRANIERA. ^5 

II Que les lois clcstinees a conserver aux anciennes fa- 
11 niilles leurs patrimoines , causoient la mine de ces fa- 
" niilles memes (i) ; 

>/ Que r^quilibre entre les benefices d'intlustries rivales, 
» sur lequel les econoraistes modernes ont fonde leurs cal- 
'I culs, n'etait jamais atteint que par la destruction des 
» capitaux fixes et la mortalite des ouvriers engages dans 
V une Industrie perdante (2) ; 



che 81 usano da chl , oltre di dover manteuere la sua famiglia, 
e aggravato dall' obbligo di pagare 1' affitto ; Vedi Dickson, de 
r agriculture des anciens. T. I , chap. II, 

(i) Anclie questa proposizione e vecchia in Italia e la si puo 
vedere nelT operetta delta felicita pubblica del Muratori. II Ge- 
novesi dice : « So die alcuui si son dati a credere di poter 
» provvedere all' eternita delle lore famiglie con de' fedecom- 
» niessi , cioe con voler arrestare la natura con i patti civili. Ma, 
» oltreche I'esperienza ci dimostra ogni giorno come una gran 
>• quantita di queste case si riduconO a mendicita , e che le ca- 
» gioni niornli a lungo andare cedono sempre alle fisiche, ^ da 
» considerare ancora che questi fedecommessi servono spesso 
» come di motivo cosl di pascolo alle grandi e intricate liti , 
» delle quali niuna non e che non basti a roviuare le piu 
» grandi e ricclie famiglie. » ( Econ. ita!., parte Moderna, T. IX , 
pag. 262, 319, 3a I , T. Vll , pag. 149 nota. ) 

(2) Nel Nuovo prospetto delle science economiche si legge : 
« Ne' movimenti sociali ciascuno si sforza di trarre a se por- 
» zione degli utili di cui lo Stato e suscettibile. Wa questi utili 
» son limitati ; quindi devono decrescere le porzioni , se cre- 
» scono i pretendenti, e siccome gli sforzi e le abilita sono ine- 
» guaii, percio i piic deboli o inabili devono restar privi delta 
5» loro porzione od ottenerne una minima. La forza costante 
» della niorte agisce dunque generalmente col mezzo della mi- 
» seria ... La societa si puo in qualche modo paragonare alia 
» folia plebea, che s* agita sotto d' una finestra, da cui si gettji 
3> del danaro ; il piii graiide spinge piu in alto il cappello ; il 
5> piu forte allontaua gli astanti; i piii deboli non raccolgono 
» nulla o pochissimo , ed alcuni tornano indietro colla testa in- 
» sanguinata o colle gambe rotte. ( T. ll , p. 241,) 

» In generale cessano que' lavori , dalla veudica de' quali 
» non si ritrae quanto e necessario alia sussistenza giornaliera 
» d' una famiglia. In questi casi v' e emigrazione da un mestiere 
» air altro ; e se questo non e possibile , v' e emigrazione d?i 
» paese iu paese. Ma sicpome spesso la forza dell'inerzia, le 
>> abitudiui , Ic affezioni , V eta e la lisica debolezza oppongono 



g5 APPENDICE 

» Que quolqne riiivention des machines qui accrolssent 
» le pouvoir de riioinme , soit un bienfalt pour rhumanite, 
» la distribution injuste que nous faisons de leurs bene- 
./ fices, les change en fleaux pour les pauvres (i)i 

„ Que le numeraire metalUque d'une nation est, entre 
„ ses depenses publiques , la plus utiles entre ses magnl- 
1) ficcnces, la plus raisonnable (2); 

^ ostacolo a qnesti movimenti , qulndi succede emlgrazione dalla 
« vita. ( Ibid. T. Ill , pag. 38. ; 

„ DivisL ia impieghi diversi e proprj ad un solo , gh ope- 
, rai non possono facilmeate passare da un' occupamone all al- 
>, tra • e se gl' improvvisi capricci della moda , se le vanaziom 
>, piu lente degU usl , se qualche nuova scoperta diminuiscono 
:, o distruggono affatto la dimanda d' ud prodotto . gh operai 
„ in esso occupati devono quasi tutti languire nella misena o 
,. perire. » ( Ibid. T. IV , pag. 42 , 43. ) 

(I) E noto Ghe 1' imperatore Vespasiano accordo generosa 
Kratificazione ad un ingegnere , il quale aveva inventato un 
movo mezzo per innalzare al Ca.npidoglio con poca spesa co- 
lonne d' enorme grandezza , ma vieto di porlo m piatica, per- 
che nocivo all' interesse della plebe. £ «fc«^ariO , egli disse, cAe 
la povera aente possa guadagnarsi il vitto. Le ragiom del signor 
Sisiuondi si riducono all' idea di Vespasiano , d quale viveva nel 
primosecolo dell' era cristiana; e quindi e d.m.,sa-ata la loro «o- 
Uia". Intorno alia verita e solidita ne parleremo m aUro avticolo. 
(2) Tutti gli economisti che hanno parlato del danaro , ne 
hanno dimostrato V unlit a , e pero falso che /ra le spese puhbh. 
che la moneta sia la piu utile , come dice d nostro autore : le 
spese pubbliche piu utdi sono le strade ed . canah ; g.acche v 
sono de'mezzi per suppllre alia moneta n.anoa - son mezzi 
per supphre ai canah ed alle strade. V idea di mognificenza non 
s- appl.ca ai piccoU pezzi di rame , d' avgento o d oro con.ati. 
Le spesepmma.ninchesono per es. gh arch, che un.scono deL 
monti ovvero de^' monti tngliati coUo scopo di procurare d passo 
ad acquidott, che vanno ad abbeverare dtstanti cuta sittbonde. 
II sensatissimo Genovest si e ben guaidato dall assoc.a.e 
r idea del danaro all' idea della magnificenza : u L oro e 1 ai- 
„ gento, egli dice, sino a tanto sono "^■'''/l"^";.", ^""^^ P^": 
„ porzionevoli alle ricchezze prim.t.ve e alle fat.che , al cul 
„ moto servono. Se eccedono questa proporz.one, sono come 
» le pol.zze d' un banco falhto che non rappresentano nulla. 
>. Anzi sono dt molto peggiori , perche danno ad .ntendere 
. di rappresentare quel che non rappresentano; e a q^esto 
y, modo fanno abbandouare le arti. « ( Econ. Hal., parte Modenia. 

T. vm , p. 59 , Co. ) 



PARTE STRANIERA. gj 

<> Que les fomls publics ne sout autre chose qu'un ca- 
» pital imaglnaire , uue assignation sur le revenu qui peut 
" naitre du travail et de Tindustrie (i)^ 

•; Que Ics limites naturelles de la population sent tou- 
» jours respectees par les hommes qui ont quelque chose 
>/ et toujours depassees par les hommes qui n'ont rien (2). 

" Qu'on ne m'accuse done d'avoir voulu faire faire des 
» pas retrogrades a la science; c'est plus avant au con- 
» traire et sur un nouveau terrain que je Tai portee ( T. I, 
» preface, pag. xiv, xv ) (3). " 

NeU'edizione del 1827 si trovano piu proposizioni ri- 
marchevoli che si cercano invano in quelle del 18 19: 
citero la seguente perche opposta ai principj che Tautore 
proclamo nel i8o3. 

// Dut-on produii-e son ble plus cherenient , ii importe 
" de soustraire la subsistance aux chances des speculations 
" ( T. I, p. a63, 453). " Ella e questa una massima 
di Genovesi e di Verri i quali stabiliscoao per cardine 
deir economia che t< la nazione dipgnda meno che sia pos- 
>f sibile dalle altre in tutto cib che sappartiene alia vita na- 
» turale e civile^ e sia il men che si possa debitrice d' ogni 
u altra (4). " 

(i) Questa proposizioiie noa e nuova , jua si potrebbe diria 
iuesatta; non nuova, giacclie tutti eanno ciie i fondi pubblici 
rappresentano il debito pubblico , e il debito pubblico si paga 
couiunemeiue coUe rendite private , non dovendosi ricordare il 
caso dc' Corsi die, per pagare i di-blti, vendettei'o la loro isola ai 
Genovesi. Si puo accusare d' inesattezza 1' accennata proposi- 
zione , giacclie la rendita non nasce solaniente da!!' industria , 
111a dair industria e dalla qualita ed estensione del fondo na- 
turale ( terre , acque , niiuiere, selvaggiunie , ecc. ) ; quindi le 
rendite nella Svizzera sono niinori the in Lonibardia , benclie 
ii lavoro e 1' industria siano uiaggiori. 

(3) Questa verita volgare si vede in Genovesi { Econ. ital., 
parte Moderna. T. VII, p. 148 ), Filangieri. {Ibid. T. XXXII, 
V- 57, 58.) ' 

(3) Forse i lettori imparziali che vorranno verificare le nostre 
citazioni , couverranno che il sig. Sisiuondi non ]ia portato la 
scienza sopra nuovo lerreno, ma che uscito finahnente dalla scuoJa 
inglese ed eiUrato nella scuola italiana , ha proclamato i principj 
di questa conn: suoi , previa protesta d' avere antecedenteniente 
chiuso tutti i libri ( V. la pag. 84 di questo fascicolo ). 

(4) Economlsti italiani, parte Moderna. T. Vil , pag. ao6 , 
320. T. XVII, p. 325. 

BibL ItaL T. XLVII. 7 



o8 APffENDICE 

IX. Vendicata la proprieta degli scrittori Italiani die i! 
sig. Slsmondi attribuisce a se stesso, accenneremo alciine 
idee pariniente italiane die lo stesso autore attribuisce ai 
Frances! e agl' Inglesi. 

A ) Dapprima e cosa strana die il nostro autore 
dando uu cenno della storia delf economia politica, ri- 
cordi Sully come quello che sul principle del XVII secolo 
travide le sorgenti clella ricchezza nazionale , perche ac- 
cordo protezione alP agricoltura , e ripeteva che pdturage 
tt, labourage ctaient le deux mamelles de I'E'at ( T. I, p. a8 ) , 
fa sorpresa, dissi, che il Sisuiondi, si istrutto nella storia 
italiana, non accenni ne anche di volo il nome di Btno 
de Gozzadini, podesta di Rlilano nel XIII secolo, il quale 
scavo un lungo canale d' irrigazione e navigazione a van- 

ta^srio deir asricoltura milanese ; organizzo un censimento 

^^ it»' i-i*i 

prediale da servire di base all imposta, stabili il prin- 

cipio deU'eguaglianza ne' pubblici carichi e in vittima del 
suo zelo per Tinteresse pubblico, come tutti sanno (i). 
£) Maggior sorpresa si prova alia pag. 38 ( T. 1 ), 
ove il nostro autore attribuisce a Quesnay la massima che 
il clanaro non costituisce la ricchezza degli Stati, colla 
quale fanfaluca egli dimostra d' avere dimenticato cio che 
avra letto in Damnzati, Bandini , Galiiaru, scrittori che 
precedettero il Quesnay ( Vedi i testi del Davanzati e 
del Bandini nel fascicolo CXXXI di questa Biblioteca, 
pag, 207-209, a 1 5-219). 

C) La sorpresa giunge all' estremo alia pag. 48 e 5i 
ove si legge : « Adam Smith cherdie la source ( de la 

u richesse") dans le travail Nous professons avec 

,f Adam Smith, que le travail est la seule origine de la 
» richesse ( T. I. ). 

Vi sono qui due errori, uno di teoria, 1' altro di sto- 
ria. E errore teorico il dire che il lavoro sia la sola oii- 
giae delle ricchezze , e questa proposizione non ha bisogno 
di prova per chi conosce la diversa fecondita delle terre, 
delle acque , delle miniere , ecc. Egli e gravissimo errore 
storico r attrlbuire a Smith V avere indicato il lavoro quale 
fonte di ricchezza. Nissuno scrittore ha tanto ripetuto, 
dimostrato e raccomandato questo principio quanto Geno- 

(i) Verri, Storia di Milaao , T, I , p- -60, ediiione in 4.". 
del i7o3. 



PARTE STRANIERA. qO 

vesi, anteriore a Smitli. Egli considcra il lavoro , i." come 
causa di riccliezze ; 2.° coine dovere di ciascuno ^ 3.° come 
fonte di fclicita auclie la clii noii ha Ijisogno di lavorare. 
Egli non si ristringe ad esaminare il sue priiicipio nelle 
region! astratte della metalisica , nia lo segue in mezzo a 
tutte le instituzioni civili, finanziere , religiose. Egli vor- 
rebbe , per esempio , rispinte le nianifatture estere , per- 
che tolgono la\oro agli ardsti nazionali, e indcholiscono il 
fondamento della nazione , la fatica : condanna V intralciata 
procedura de' tribunali, perclie rubano tempo alia popola- 
zione lavoratrice ; scx'edita quelle instituzioni pie die fo- 
meiitano I' iiidolcnza e la poltroncria ; cita replicatamente 
quelle leggi , usi e costumi clie stimolano I' atlivita. La 
vanita degl' Inglesi e 1' ignoranza de' Francesi avendo spo- 
gliato lo scrittor Napoletano deU'onore die gli e dovnto , 
jiroduco alcuni de' suoi testi e cito le pagine delle sue opere 
in cui si trovano gli altri, nella nota (1). 



(1) Raccolta degli Econoniisti italiani , parte moderna , 
T. Vil pag. 76 , 93 , nota , 96, 100 , no, 1 11, 1 16-120 , 13/ , 
» » » 166, 187, 188, 194, 304, 2i3, 223, 288, 289, 
5> » » 3o4, 3o5-3i7, 3i8, 341, 352. 
» YIII « 3o, 3i , 33-36, 78, 97, 171, 186, 190, 191, 
« " » 197? 247 , 248. 
5. IX 3> 9, 220, 287, 258, 271, 287. 

» X » 38, 39, 149-165 ( delta necessita di tone la pol- 
troncria) Ecco ora alcuue delle massinie che si trovaao ne' luo- 
ghi sopraccitati. 

« I chimici , dopo d' essersi per molti anni latubiccato il 
j> cervello . . . lianno conosciuto finalmente che non vi e altro 
?> mezzo di far danaro che Y onesta fatica. 

■» La fatica e il capitale di tutte le persone , di tutte le 
51 fainiglie , d'ogni stato, Quanto piu son quelli ch& trava^liano ^ 
j> tanto si sta megllo da tutti. 

3> Le ricchezze d' una nazione sono semprc in ragione deila 
j> soninia delle fatiche. 

» E un colpo fatale alio Stato il fare che la gente si stimi 
« piu conteuta nelT ozio che nella fatica. 

j> Si vuol duuque lasciar guadagnare a coloro che faticano, 
» affinche le sorgcnti della privata e coinune vita non secchino. 
» Le prime tuassime che si voirebbero insegnare ai ra- 
» gazzi d' ogui ceto souo , che l' uonio e jialo per taticare ; che 
» la fatica e il dovere d' ognuiio ; ch' ella non e solameiite ue- 
)i cessaria uia utile: che iiiuno puo viver bene aeiii;a faticarej, 



100 APPENDIGE 

Non posso laeciare 1' articolo tiel Genovesi senza rim- 
proverare al sig. Sismondi 1111' iiiesattezza imperclonabile. 
Esponendo il sistema mercantile , egli cita le due false basi 
su cui, a suo giudlzio, s' appoggia e sono le scguenti : 

i.° La riccliezza degli Stati e il daiiaro (T. I, p. 82); 

2.° Fa d' uopo preferire al comiiiercio interno che e 
infruttifero , il commercio estero che apporta del danaro. 
Ora tra i seguaci del sistema mercantile il Sismondi cita 
Genovesi unitamente a Davenant , Melon, Stewart (Ibid, 
aiella nota alia pag. 29 ). Dopo questa citazione i giovani 
che non hanno letto lo scrittor Napoletano, gli attribni- 
ranno le due erronee massime antecedent!, il che sarebbe 
la massima delle ingiustizie. Infatti: 

I." II Genovesi, piu che Smith, piu che Sismondi, piu 
che Say , declama contro il pregiudizio che fa consistere 
la riccliezza nel danaro (i)j 

a.° Apprezza infinitamente il commercio Interno ed 
assai poco I' estero (2). 



j> clie niuno h sicuro de' suol beni e della sua vita in un 
3» paese , dove la natura vuol che si mangi , e 'I costume che 
» uoa si fatichi ; che quel soli possono essere esenti dalla legge 
»» in sudore vultus tui vesceris pane tuo , a cui o per morbi o 
» per estrema vecchiezza manca la forza del faticare o per al- 
3> tri utili impieglii manca il tempo , ecc. » 

(i) Ecoiiomisti ilaliani, parte Moderna, T. VIII, p. 89, 60, 
275 , 299 , 3o5 , 3i3; T. X , pag. i38 , iSg. V. anche la nota 
susseguente , e la nota (2) alia pag. 96. 

(2) Pria che Pitt dicesse alia trlbuna dell' Inghilterra che il 
commercia interno di quell' isola stava al commercio estero co- 
nic 32 a 1 , pria di Pitt diceva Genovesi « pu6„ qui parere ad 
» alcuno , ch' io noii. istind gran fatto il commercio esterno. E 
5> a dirla nettamente non lio mai misurato il suo pregio che 
5) dalla necessita .... Quel politici che gridano indifFereutemente 
5» commercio , commercio 1 fanao all' amore colla fantasia non colla 
» natura. » (Econoiuisti iCaliani , parte 3Ioderr.a,T, VII, pag, 198, 
nota (1). ) 

La cosa piu sorprendente si ^ che una delle ragioni per 
cui 11 sullodato scrittore censura il commercio esterno, e « la 
» soverchia quantlta d' orO e d'' argento che ci mena , la quale a 
» proporzione che cresce cost indeholisce le arti sostentatrici. E 
» certo gvande obbligazione abbiamo per quanto appartiene a 
w quesco punto al commercio della Turchia , il qu.ile serve di 
5. scolo air oro e all' argento d' Europa. » ( Ibid. T, VIII, pag. 
58-6o. 



' PARTE STRANIERA. Id 

Dalle cose Jette risulta die i Nuovi principj deccnomia 
poliiica del sig. Sismondi si riducono alle seguenti propo- 
sizioni tratte dagll scrittorl Italian! anteriori al Sismondi, 
e che per la massima parte sono diametralraeate opposte 
alle teorie degli scrittori Francesi e Inglesi. 

I .° Fa d' uopo combinare in mode la riccliezza e la po- 
polazione che ne risulti la massima felicita possibile divisa 
sul massimo numtro possibile ( pag. 85, nota i ). 

a.° Conviene sacrificare qualche porzione di riccliezza 
per conservare 1' indipendenza nazionale (pag. 97 ). 

3.° La produzione non e riccliezza se non quando e se- 
guita da proporzionato consume (pag. 98, nota i ). 

4.° La popolazione ha per limite la rendlta di ciascuno 
(pag. 91 e 92). (Alia quale proposizione del Sismondi tratta 
da Beccaria fa d'uopo opporre Teccezione della Corsica e 
della Svizzera , ove un quinto circa della popolazione 
va al servizio degli Stati esteri e non potrebbe vivere 
suUe rendite proprie ). 

5." Gl'interessi privati nella produzione della riccliezza 
possono essere direttamente opposti ; quindi 

a) L'interesse del fabbricatore puo crescere decre- 
scendo quello deiroperajo (pag. 87). 

h) II proprietario puo conseguire lucri a danno del 
lavoratore ( pag. 87 , nota 1 ). 

6.° In questa opposizione e lotta degli interessi privati 
e necessario piu volte Tintervento del poter sociale (p. 86 
e 87 ) ; e cio tanto piu quanto che , senza di esse , 1' equi- 
librio tra le classi sociali non si ristabilisce se non se colla 
morte delle piii deboli ( p. 95 , nota 2 ). 

7.° Oltre i casi d' opposizione, vogliono 1' intervento del 
poter sociale le non rare eventualita d' ignoranza , indo- 
lenza, abitudini, prevenzioni , mancanza di previsione, 
scarsezza di capitali, ecc. , eventualita variabili nelle vi- 
cende delle nazioni, dall' infirao sino al sommo grado della 
civilizzazione (pag. 89-91). 

8." La libera concorrcnza richiede dunque alcuni limiti, 
argomento che il nostro autore considera dal lato deU'an- 
gherie che possono soffrire gli operai , non dal lato delle 
frodi che si possono commettere contro il pubblico ( il 
quale secondo riflesso non e stato dimenticato dagli scrit- 
tori Italiani) (pag. 88, 89). {Sara continunto.) 

Melcliiorvp Gioja. 



J02 APPETSTDICE 



Essal sur les nielles etc , o sla Sagglo m i nielli , 
incisioni degli orefici fioreiitini del XV sccolo , del 
sig. Duchesne ilmaggiore. — Parigi , 1S26, presso 
Merlin , in 8° fig. 

\Uti affrettiamo atl annunzlare quest' opera, clic destar 
dee il piu vivo interesse in tutti gli amatori dclle belle arti, 
massime ia Italia, seconda patria di <iuesto genere di la- 
vori; ed a renderla piu commeiulevole e ad eccitare mag- 
giormente la curiosita dei nostri coinpatriotti, accemieremo 
altresi che il sig. Duchesne non si accinse a sciiverla se 
nonse dopo di avere visitata con molta diligenza la nostra 
penisola, trattenuto essendosi lungamente nolle citta prin- 
cipali ed anche in Milano, ove non lascio di conferire 
con tutti i possessori di nielli e cogli arteiici piu istrutti. 
A qualche osservazione ci chiamere])be tuttavia il fron- 
tespizio stesso del llbro , perche 1 nielli non possono a tutto 
rigore appellarsi privativamente incisioni degli orefici fioren- 
tini , benclie in Firenze , forse piii che altrove , quelf arte 
fiorisse , e benche Maso rinigiierra , Antonio del Pollajuolo , 
Mcdteo Dei ed altri fiorentini siensi particolarinente distinti 
in questo genere di lavori. Ma Torsore SpinelU era Aretino, 
sanese era Giovanni Turini , bolognese Francesco Franc/a, 
e lo stesso Duchesne cita un Peregrini da Cesena e il Ca- 
radosso di Pavia , al quale dee agglugnersi Daniele Arcioni 
milanesei e tutti questi con altri moltl che si potrcbbono 
qui registrars, erano niellatori del secolo XV e non orellci 
fiorentini, coslcche poteva reputarsi quell" arte gia sparsa 
in quel secolo in tuita T Italia. 

II nome di nielli nel linguaggio delle belle arti si e ap- 
plicato a dlversi oggetti , che sostanzialmente riduconsi a 
ire i ed a questa distinzione di significati 1' autore ha con- 
sacrato presso che totalmente due luughi capitoli. II niello 
tratto dalla voce latina nigellum, e una composizione me- 
tallica nerastra, che per mezzo del fuoco si scioglieva 
e facevasi entrare nei tagli , eseguiti su di una lamina 
o su di altra superiicie parimentc metallica , su la quale 
produceva alcune linee nere esprimenti un disegno; questa 
c la definizlone, che E. Q. Visconti ha data del yocabolo 



TAUTE STR4NIERA.. Io3 

nidla nclln sua descrlzlone della tolettn. cf argento di nn il- 
lustre romana, nomkiata Projetta, lavoro del IV secolo 
cristiano. Chiamasi altresi con esso nome il giojello, il vaso 
o altro oggetto d avgento o d' oro , che ornato vedesi con 
quelle iiicisioiii o que' tagli, entro i quali si e introdotta la 
composizioiie, detta nigcUum. Finalmente nitUo dicesi una 
prova tirata su la carta , o sia una stampa impressa 
per mezzo di una tavoli^ metallica incisa afiine di ricevere 
quella composizione , avanti che la couiposizione medesi- 
ma fosse applicata e riempiuti avesse gl' incavi. A questa 
specie di nielli , a queste stampe che sono i primi saggi 
dell'arte di tirare prove da una lamina incisa, il Duchesne 
ha particolarmente rivoiti i suoi studj , e quest! formano 
il prlncipale argomento del suo llbro. 

Gliantichi, die' egli, coltivarono 1' arte, detta postenor- 
mente di damaschinare, che a parer suo noii sempre sup- 
poneva un' incisione assai fina e dllicata. Con questo mezzo 
ornarono i loro utensili di metallo, le loro coppe, le loro 
patere ed anche i loro piii piccoli giojelli, non solamente 
coir inserire nei tagli laminette di metalli diversi , ma al- 
tresi con vere incisioni, sovente assai minute, che tnt- 
tora in alcune antiche opere si ravvisano. Queste erano gia 
due arti distinte, ma una terza ne fu inventata onde mag- 
giormente adornare i lavori di metallo , e questa consisteva 
nel riempiere i tagli dell" incisimie con luia mescolanza 
metallica, composta d'argento, di piombo , di rame , e 
di alcune parti di solfo e di borace , che e quella che 
i latini nominarono nigellum. Non egualmente e chiaro, 
come suppone Emerico David , che questo fosse il bronzo 
nero , menzionato da Filostrato nella vita di Apollonio. La 
lamina metallica in questo modo niellata , pulivasi coUa 
massima diligenza. Oggetti pero di una remota anticliita 
lavorati in questo modo, non giunsero sino ai giorni nostri: 
cio , al dire di Dudu'sne, non dee cagionare stupore alcuno , 
perche il niello applicavasi d' ordinario a metalli assai 
preziosi, come T oro c T argento, che non isfuggirono alia 
cupidigia de" barbari e degli ignoranti de" Jiassi tempi. E 
di fatto lo stesso Visconti diabito che quell" arte fosse 
negli alti tempt praticata. Fu pcro la metlesima coltivata 
in tutto il corso del medio evo: i primi monument] di 
essa trovansi sotto Costant.ino che al papa S. Silvestro 
dono una croce d" oro niellata ,, come narra Aiiastasio 



104 APPENDIOE 

bibliotecario. Dl la 11 Duchesne passa dl volo alia Fran- 
cia , e vi trova nn Desiderio vescovo di Auxerre , ehe 
dair anno 6o3 al 6a i diede alia sua cliiesa diversi lavori 
d'argento, su i quali per mezzo del niello rappresentate 
erano figure d'uomini e di animali. Soggiagne , die se 
ii labbro di una coppa, o la base di un candelabro, or- 
nati erano di un fregio niellato , quel fregio o quella zona 
chiamavasi litura nigra , donde ^crede derivato 11 nome 
di litro , specie dl fascia nera contenente stemini gentUizj , 
die nelle clilese collocavasi In segno di lutto. Nel YII se- 
colo , contlnua egli , gll oreficl di Marslglia dlvenutl erano 
famosi nell' arte di niellarc , e un abate dl Fleury , nomi- 
nato Leodebodio , nel suo testamento deU'anno 646 un 
legato incbiudevft dl due coppe niellate e derate , lavoro 
esegulto a Marslglia , al quali esempl molti altri ne ag- 
giugne piu recentl , non curandosi forse del plu antichi 
die i diplomi dell' Italia gll avrebbero oft'ertl. 

Fill qui 11 Duchesne, 11 quale avrebbe potuto plu ovdl- 
natamente tessere la storra del nome di nigelluin , ed an- 
die del nielli stessi nel medio evo , die menzionati veggonsi 
in varj anticbi documenti , non solamente della Francia , 
ma ancora di altre nazioni. Qualche dubbio ci fa nascere 
altresi Tasserzlone dl lui, cioe die nel XIV e XV secolo 
gll oreficl dl Flrenze portata avevano I'arte del niellare ad 
una grande perfezlone. Cio potrebbe dlrsl del secolo XV , 
benche in questo copiose sieno le memorle di altri artefici 
che lavori dl quel genere producevano anclie fuorl di Fl- 
renze : ma difficile sarebbe 1" allegare monumenti del XIV i 
e dlfatto 11 Duchesne comincla dal cltare la Pace d' argento 
die Maso Finiguerra si era accinto a lavorare nel 1452. 
Nol lasceremo da parte la descrizloae dl questa Pace a]j- 
bastanza conoscluta , e cosi pure la storia delle prove die 
tlrate ne furono avanti d' introdurre nel cavl la pasta o 
la composizlone , delta nigeUwn , dal die si deduce , se- 
condo r opinione dl molti scrittorl , la prima orlgine della 
stampa In rame. Quest' orlgine viene ammessa anclie dal 
Duchesne , 11 quale soggiugne che i moderni in quel modo 
fecero acquisto dl un' arte die totalmente mancava agli 
antldii , arte preziosa, die perpetua e dilfonde le bellezze 
dal capl d' opera ;, e qui ancora egll non ha fatta alcuna 
nienzione del passo di Plinio , In cul si annunzia che certo 
Varrone trovato aveva in quell' eta il metodo di procurarsi 



PARTE STRANIEHA. Ic5 

con facUitfi le Immagini degl' illustri Roman! , e ill molti- 
plicarne le copie ail ornaniento del sue gablnetto. II cliia- 
rissimo conte Napione ha cominciato da quel passo di Plinio 
il suo abbozzo deila storia delF incisione in legiio e in 
rame , ma troppo di volo e passato su i secoli di mezzo , 
scendendo a parlare dell' arte deir incisione gia tutta for- 
mata , e non tenendo conto dei nielli, dei quali tutta Teta 
di mezzo gli avrebbe forniti gli esempi. La Pace origlnale 
del Finiguerra sussiste tuttora nella chiesa di S. Giovanni di 
Firenze , ed una delle prove che tirate ne furono da prin- 
cipio, e stata nella Biblioteca R. di Parigi scoperta dal 
chiarissimo abate Zani , die ne ha tratta vma copla inse- 
rita nel suo libro intitolato: Materiali per servire alia sto- 
ria dell' incisione. 

Questa prova pero non e la sola che dei nielli del se- 
colo XV sia a noi pervenuta. Animati probabilmente dal- 
r esenipio del Finiguerra , gli altri niellatori ( orefici per 
lo pill , perche esercitavansi sopra lamine d" oro o d' ai^- 
gento ) coniinciarono a tirare prove dei loro lavori avanti 
d' introdurvi la materia nera che doveva far risaltare i 
tagli i quindi nacquero le stampe dei nielli che tuttora si 
vanno scoprendo , e quindi , se pure non nacque , si per- 
feziono 1' arte d'intagliare in rame ^ e di riprodurre in 
siffatto modo i disegni ed anche le dipinture dei piu grandi 
maestri. I Baldini e i Botticelli a Firenze , Martino Sclioen 
ed altri molti nella Gerniania, intagliarono lamine di rame 
aflSne di ricavarne delle stampe, e versarono nel traffico le 
nuove loro produzioni. L' arte dell' intaglio , dice il Du- 
chesne, si divise allora in due rami, dei quali il secondo 
o il piu recente doveva ben presto far dimenticare il piii 
antico , quello cioe del niello dal quale r, tratto aveva la 
sua origine. 

L' arte pero di nlellare si mantenne in vigore siiio al 
regno di Francesco /, e in quell' epoca, secondo T autoro 
nostro, ebbe a decadere ; poi fu abbandonata, e ad essa 
.sottentro con vantaggio il metodo di ornare con bellissimi 
bassirilievi le argenterie ( Anche questo non potrebbe a 
tutto rigore dirsi esatto , perche di bassirilievi ornavansi 
in Italia le paci, le coppe ed altri vasi , mentre tuttora 
6orivauo i niellatori e molte opere di niello producevansi ). 
Cent' anni in circa passarono di fatto , anche> secondo II 
Duchesne f tra il Finiguerra e il Cellini t che giunse a 



.p5 APPENDICE 

r„r e da esse vie.,e costituila la inima serie de, prodott. 
,e, >:;.e tssa relacWa„e„.e all' „„p«ss,one de le "™f =• 

„•„,. , descrivere queste stampe di una rai ui stiaoiai 
^ rH per la maggior parte i»edi,e, c generalmen.e poco 
r„Ver isr. f„,a,ok ^»JO„e.,,c .u^;^ 3-- 

;rder: 'ZSlt i^rJS." da es,„ v-e«a^. 

s«mpe trntte da, n.elh ^^^"J" ,„„; ; „;eiu co- 

co„piere c,„es.o '---o, .a.«o p,„ « - ^ '^^ ^^f/ ^l,,^, 
dotto conservatore del gabinetto ix. ^^le^lone 

In es.a trovansi 83 stampe di melli , 34 se ne ve 
nela vicca coUezione del conte ^^-"^^^J^::^ :J: 
es.i il defunto senatore Durazzo aveva fatto esegi me ^ane 

::;i;; .01. se ne t^vano p-^/ ^ ^^ r^;r.:i- 

i rnnli vorremmo vedere nommato 1 mgiese si^. 
r,5^>>™r.^.ur::ak"aV^^«»e.;^.es.E,; 

clsione e le stesse mimitexze cl.e m alcuno d. quelle dt 
rinl si .,-o.ano, se™bra»o g„a.e.«ue la - - - . ; 

RaBionando di queste piodui.on. dell arte dot mellato, , 
ral';r„ou ha t'raseut-a'to « "'"""'t \ TZlXa' itu 
„aes,,.t, ai .-" - -'-» "^ "-; J. da'^C^^i^, ^i^e 
si limnga di aver fatto conoscere per la P^"^''] ^^^^f' ;! 
.nohi alii: dal suo catalogo si scorge che moltiaitei i 
luuiii diti o „,.,.h;tctt „ SI distinsero nl- 

faixiosi com* pittori, scultor. o aictiitctu „,„„,,.,., 

tresi per Ic loro nieUatme, c ira <iiu. 



PARTE STUA.NIEUA. JOJ 

Francesco Francia , il Caradosso ( o piiittosto Caradosso 
Foppa di Pavia , insigne scnltore , che pero la maggior 
parte de' snoi lavori esegui in Milauo ) , Forzore ( e non 
Forzone ) Spinelli , Antonio del PoUajuolo , Giambattista AL - 
herd e sino il celehre Marcantonto Raimondi, del quale 
tre nielli cita il Duchesne. 

AUe prove impresse su la carta egli aggiugne le descrl- 
zioni di 40 o 5o oggetti niellati , come astucci, luanichi 
di coltelli e giojelli di diversi generi. Egli descrive altresi 
alcune tavolette d' argilla o di zolfo , gettate su le Limine 
lavorate a niello avanti I'applicazione della materia nera, 
con clie egli crede di compiere la storia di quell' arte. Lo- 
dando la diligenza di lui nel non ommettere questa circo- 
stanza, noi ci permettiamo di osservare che da questo ap- 
punto avrebb' egli dovuto cominciare la sua storia , perche 
le prime prove clie i niellatori tirarono onde riconoscere la 
riuscita dei loro lavori , furono probabilmente in argilla o in 
zolfo , e il primo forse fu il Finignerra nell' applicarvi colla 
pressione invece di quelle materie una carta bagnata, men- 
tre i tagli riempiuti aveva non gia della composizione 
metallica , ma di nero fumo o altro nero. Questo , come 
ben si vede , suppone una doppia operazione e un ragio- 
namento piii complicato , che non la prova dei tagli nudi 
tirata su di una materia moUe , che apparentemente fu il 
primo passo dell"" arte. Ad ornamento del suo libro , il 
Duchesne ha aggiunte diverse tavole intagliate in ramc , 
nelle quali si espongono le rappresentazioni di alcuni ce- 
lebri nielli, e segnatamente quella della Pace del Fini- 
guerra, gia da noi menzionata. Non ripeteremo cio che 
i giornalisti francesi asserirono , lodando questo lavoro, 
cioe che formar possa utili prolegomeni alia storia dcl- 
r incisione , e servire d' introduzione al pittorc incisore del 
Bartsch ; ma non lasceremo di deplorare T inutile rigore 
da essi mostrato nel disapprovare la traduzione dei yoca- 
boli italiani niello e nielli we francesi di niel'.e e nielles. 
Mai non dovrelibe dagli scrittori di queste materie ri- 
fiutarsi cio che serve ad arricchire la lingua^ e tanto 
piu autorizzata sarebbe quella traduzione , se , come sup- 
pose il Du Cange , serviti si fossero altrevolte i Fi-ancesi 
del vocabolo noelle invece del latino nigellnm , non poten- 
dosi ammettere la correzione del Cliarpenticr che il noelle 
pigliare vorrebbe in significato di nodoio. 



lo8 APPENDICE 

Un voto hanno parimente espresso i giornallstl frnnresi^ 
quello cioe tli veder rinascere V arte di niellare , die i 
Greci , gl' Italian!, i Frances! del medio evo portarono a 
si grande perfezione. Noi non diremo che quest" arte possa 
dirsi perduta ; non diremo che qnesta splendida metallo- 
grafia , come essi la chiamano , possa iitilmente servire a 
formare cifre ( che tuttora si formano in egual modo su 
le argenterie ) , ad ornare astucci , tabacchiere , cofanetti 
ed anche a delineare ritratti su 1' oro e su I'argentoj non 
diremo che 11 niello possa con vantaggio sostituirsi alio 
smalto e presentare una maggiore solidita, ne che questo 
genera di lavoro glovar possa a sviluppare i talenti de- 
gli oreiicl versati nelle arti del disegno ; ma bensi a com- 
pimento di questo articolo accenneremo che il cav. Beuth 
in Germania ha recentemente pubblicato uno scrltto sul 
niello e su V arte di prepararlo , che trovasi nei numeri 
5 e 7 del giornale intitolato Kunst und Gewerb-Blatt, del 
1826. Questi che pubblicava il suo lavoro contempora- 
neamente al Duchesne , abbozza pure in breve la storia 
di queir arte e ne descrive i metodl sulla scorta del li- 
bro del monaco Teofilo pubblicato dal De-Murr : quanto 
alia parte pratica e al ripristinamento dell' arte , egli sem- 
bra essersi particolarmente applicato alia sola composizione 
del niello, o della materia nera da inserirsi nei tagli. 
Questa egli vorrebbe formata con 6 parti d' argento puro, 
I di rame , y di piombo ed una quantita indeterminata 
di solfo in polvere ( Tale quantita pero dovrebb" essern 
ben deterrainata , o almeno indicata in una. misura piix 
die sufficiente per convertire i metalli in solfuri ). Quelle 
materie , die' egli , si fondono insieme in un crogluolo, poi 
si riduce la massa in polvere , si lava <:on acqua e se ne 
forma una pasta con acqua di gomma ^ dopo di che s' in- 
troduce nelle incisioni fatte sugli oggetti che si vogliono 
niellare. Compiuta questa operazione , si fanno asciugare 
tali oggetti e si espongono ad un calore capace ad ai*- 
roventirli , 11 quale identifica, secondo Fespressione del- 
r autore , il niello coU' argento. Gil oggetti medesimi ui 
seguito si puliscono , e presentano sul fondo bianco-lucido 
e dopo dl quest' operazione, del tratti, o, com' egli dice, 
delle incrostazloni nere che producono un bellissimo ef- 
fetto. Altro non e dunque il niello , se non che un sol- 
furo nero d' argento, di rame e di piombo: si anminzia 



PARTE STRANIEHi.. IO9 

chc una nuova comjiosizione di niello viene adoperata 
nclla Russia , ma questa non ofFie miglioi'i risultamenti. 

II Duchesne , i giornalistl francesi e tutti forse gli amici 
deir arte rimarraiino sorpresi leggendo nell' opera del cav. 
Beuth che questo genere d' industria si e stabilito ed e 
stato priiicipalmente coltivato nella Persia , nella Russia 
e nella Germania, e che queste regioni trovansi tuttora nel 
possediraento quasi esclusivo di quell' arte. Non volendo 
noi tornare sulla storia dell' arte medesima e suUe glorie 
deir Italia e della Francia , in parte accennate a questo 
riguardo dal Duchesne , noteremo soltanto che bellissimi 
lavori di niello sono statl di recente portati dall' Inghil- 
terra , e che eseguiti veggonsi con tale perfezione che 
qualora se ne migliorassero i disegni , gareggiare potreb- 
bero coi lavori dello stesso genere prodotti in Italia nel 
secolo XV. II gig. conte Cicognara, benemerito cotanto 
delle arti del disegno , ha recenteraente letto ad una adu- 
nanza del veneto Ateneo un suo discorso sui nielli che 
speriamo di vedere esposto in breve alia pubblica luce. 
Sembra che in questo ragionamento, per quanto ci e stato 
riferito, egli non tanto siasi occupato nell' illustrare la sto- 
ria di queir arte e nel notare alcune mende delf opera 
del Duchesne , quanto nel ricercare , sulle tracce princi- 
palmente del citato libro di Teofilo monaco , quale fosse la 
pratica dei niellatori antichi, o almeno del medio evo, nel- 
r esercizio di quell' arte. Egli ha fatto ancora di piii ; senza 
essere forse informato che altri studiavansi di far risox'- 
gere quest' arte nel settentrione , e che tentativi a questo 
fine diretti facevansi anche in Inghilterra , egli ha dato 
opera al rlpristinaraento di essa in Venezia, e gia alcuni 
saggi si sono veduti di que' lavori , i quali sembrano po- 
terne guarentire la riuscita. Noi dubitiamo tuttavia che 
quest' arte rinnovata possa glammai formare un ramo di 
trafBco, perche una lamina di metallo , anche maestrevol- 
mente intagliata , non formerebbe , agli occhi massime del 
volgo indotto , quel prestigio che all' oro e all' argento ag- 
giungono i lavori diversi di cesellatura e le varie forme e 
lo splendore che ai giojelli piu comuni hanno attribuito 
ii lusso e la moda. 

Quanto finalmente a cio che accennato abbiamo sul 
principio di quest' articolo , che non i soli oretici Fioren- 
tini eraiio i celebri niellatori del secolo XY j rimeuiamo 



jjO APPENDICE 

i curiosi di quest' arte e della sua storia, e il sigiior Du- 
chesne mcdeslmo, alle note XXIV e XXV aggmnte alia tvadu- 
zione italiana della Vita e del pondficato di Leone A del si- 
gner Roscoe, tomo XI, pag. 204 e seg.^ giacche m esse si 
fimio ia varticolar modo conosccre i menti e le opere di 
Caradosso Foppa pavese e di Daniele Jmom, certamente 
milanese; si descrive minutamente ua calamajo lavorato 
dal primo, e vi si fa vedere che non nella sola Toscana , 
ma anche nella Lombardia, erasi in que tempi introdotto 
r uso di ricavare prove o impronte dai nielh, col quale 
mezzo alcuae opere si difFoiidevano ed eraao m tutta 
r Italia ammirate. II traduttore stesso di quell opera , scnt- 
tore delle citate note, ha pure trattato con qualche chja- 
rezza della damaschinatura , della agemma e del niello 
nel capo XX della sua Introduzione alio studio delle arU del 
disegno. MUano, iSai, Vallardi, in 8.°, pog. aa3. 



PARTE STRANIERA. Ill 



Lettre sur la decouverte des hicroglyphes acrologiques 
adressec d 31. le chevalier de GouUanoff ^ membre 
dc I Academie rasse , j3ar 31. J. Klaproth. — 
Paris , 1827 , in 8.° 

Sccoude lettre sur les hicroglyphes adressee a 31. S*** 
par 31. J. Klaproth. — Paris ^ 1827, in 8.° 



To 



oute Tantiquite c'est accordee d vanter les Egyptiens : 
et leurs moiiwnens gigantesques , quoique degrades par la 
main du temps ct les ravages des barbares. commandent en- 
core aujourd'hui I'admiration et le respect. Cosi incomincia il 
dotto Quatreraere le sue Recherches criticjues et Jdstoriqaes 
sur la langue et la Ikterature de l'£gyp^e , ricerche coUe 
tjuali dimostro egli si feliceir.ente die la lingua copta con- 
tiene i resti dell' idioma de'Faraoni, scoperta questa che 
contrihui noa poco all' interpretazione stessa de'geroglilici. 
Vedreaio ora , merce le due succitate lettere del sig. Kla- 
proth , qnanto a torto ammirasse 11 Quatreraere gli aiiti- 
chi Egiziaoi e quanto s' ingannasse nel dire che la va- 
rieta e 1' estensione delle cognizioni di quel popolo gli as- 
sicurano una Incontestabile superiorita sopra la maggior 
parte delle nazioni del globo. 

La prima lettera risguarda le recent! scoperte sui gero- 
glifici comunicate dal sig. GouIiauofF al sig. Klaproth , il 
quale si aflVetta a farle note al pubblico. L' opinione del- 
r accadefeico russo e , che la maggior parte del gerogUfici 
spiegatl da Orapolllne e da altri autori dell' antichita sono 
tutt'altro clie caratteri simbollci o ideografici, e che questi 
segni, al contrario, generalmente parlando, non servono 
che a far conoscere la lettera iniziale della parola attac- 
cata alia cosa die volevasi indlcare. Clie e quanto dire , 
che gli antichi Egiziani accontentavansi di delineare la 
figura dl un oggetto qualunque il dl cul nonie .aveva per 
prima lettera qnella colla quale Incomincia 11 norae del- 
r oggetto che volevasi indicare in una maniera occulta. 
Seguendo adunque le tracce del nuovo metodo del signer 
GoulianoiF, e col soccorso del copto, dice 11 sig. Klaproth 
die egli giunse a spiegare una gran parte dei simboli mi- 
stcriosi conservatici da OrapoUiue. ^ 



112 A r V E N D I C E 

La consegneiiza poi clerivante dalla scoperta del signer 
Goulianoft' e , glusta le parole del suo coninientatore , die 
fa orainai coinpassione il peiisare die la tanto vaiitata na- 
zione egiziana, die da 20 e piu secoli T Europa veiiera 
come r inventrice delle lettere, delle scienze e delle artl, 
fu iavece talmente povera d' ingegno da servirsi d' una si 
puerile maniera per esprimere i suoi pensieri in iscritto. 
Che percio gli uomini dotati di vero senno , annojati da 
qui innanzi da!l' ammasso delle puerilita die trovansi sui 
monunienti egiziani , cesseranno dall' occuparsi esdusiva- 
mente di un popolo afFatto indegno della grande riputa- 
zione accordatagli. 

Bastera il fm qui detto per rendere istrutti i nostri let- 
tori intorno il contenuto di questa lettera. 

Come era ben naturale , rispose il sig. Champollion alia 
lettera del sig. Klaproth, e la sua risposta trovasi pubbli- 
cata nel JBullettia unwersel pubblie sous la direction de M. 
le baron de Ferrussac- VII section, ami, 1837, pag. 289 
e seg. Dice pertanto il prelodato sig. Champollion die il 
sistema del sig. Goulianoff e contrario intieramente alle 
testimonianze degli autori piu accreditati dell' antichita , i 
quali tutti , fra gli elementi die compongouo la scrittnra 
geroglifica, specificano unanimemente i caratteri siniljolici 
o ideograiici. Fatta quindi T analisi , coll' applicazione di 
varj esempi, del nuovo sistema del signor Goulianoff, con- 
chiiide che ben lontano dall' essere un tal sistema mate- 
maticamente dimostrato , come pretende il sig. Klaproth , e 
anzi privo affatto di fondamento , non die apertamente 
contraddetto dall' intiera massa de' fatti conosciuti. 

Non persuaso il sig. Klaproth dalla risposta del signor 
Champollion dicde alle stampe la seconda lettera , nella 
quale, sostenuto con nuovi argomenti il sistema del signor 
Goulianoff, tenta in pari tempo di intieramente anniclii- 
lare il suo avversario. E per meglio ottenere questo scopo 
va mettendo in guardia i suoi lettori, perche diflidino 
del Champollion , il quale non sa che sia copto ed arabo : 
che pel greco abbisogna di un interprete egualmente che 
pel latino. Al Champollion poi consiglia di affidare la com- 
pilazione delle ragioni che vuol pubblicare sul suo siste- 
ma a qualche migliore cono'scitore della lingua francese, 
che e quanto dire che il Champollion ignora perjino la 
propria sua lingua. Ed a compimento del quadro, dice il 






PARTE STRANIERA. IlO 

sig. Klaprotli , clie il Champollion e privo della bnona 
fede necessaria per tiattare simile quistione. 

Lascererao V incarico al sig. CliampoUion di difeiidersi 
da tante accuse , non clie di ribattere qualche proposi- 
zioae forse troppo piccante sparsa qua e la nella suddetta 
lettera del sig. Klaproth ; diremo soltaiito che n' arreco noit 
poca ineraviglia il leggere in fine della gia citata lettera , 
che il barone Sylvestre de Sacy sta fra la turba di coloro 
che esaminarono troppo superficialmente il sistema del 
Champollion. Dillicilmente trovera il sig. Klaproth per- 
sona che si persuada , che F illustre presidente della so- 
cieta asiatica di Parigi , coif articolo da lui publjlicato nel 
Journal des sasans , non ebbe intenzione di trattare la que- 
stione a fondo , ne di dare al suo esame il carattere di 
giudizio detinitivo. Noi portiamo opinione che i lettori ac- 
corderanno lo stesso peso a questa asserzione del signor 
Klaproth intoi-no al barone de Sacy , egualmente che al- 
r altra detta in principio della sua seconda lettera , che 
cioe il Champollion non ha piacere che si parli dell' Egitto 
senza suo permesso. 

Non ostante pero la leggerezza dell' articolo del barone 
de Sacy promette il sig. Klaproth di prenderlo nuova- 
mente e piii miniitaraente ad esame ( potendo forse cio , 
com' egll dice , riuscir utile sotto qualche rapporto ) ; e 
che i motivati resultamenti verranno da lui pnbblicati in 
una terza lettera , merce la quale sara dimostrato all' evi- 
denza , che la somma delle cognizioni che si possono spe- 
rare dalla scoperta del dottor Young ( giacche il Cliam- 
poUion , al dire del signor Klaproth, non ne e che un 
miserabile plagiario ) non arrivera mai a procurarci I' in- 
telligenza dei monumenti scritti dell' antico Egitto. Ed 
al sig. Klaproth, siamo persuasi, importera ben poco 
che non si giunga ad intendere tali monumenti , non es- 
sendo quelli , come egli asserisce , clie un ammasso di 
puerilita. Teniiamo forte pero che questa sentenza del 
Klaproth non sia da alcuno paragonata alia dissertazione 
sulla scrittura geroglifica stampata in Parigi nel 1763 e 
nella quale il di lei autore, il sig. abate Tandeau de 
S. Nicolas , pretendeva che i geroglifici non furono mai 
usati come scrittura ^ ma che devono soltanto considerarsi 
come ornamenti deU'architettura. 

Bibi. Ital. T. XL VII. 8 



A r r E N D I c E 



A N N U N Z J. 



Jahrbikhcr dcr Lkcratur. AnnaU della Letter atar a. Vo- 
lami XXXVII e XXXVUL - Vtcrma, 1827, 
Ceroid. 

La nostra BlbUoteca, gla tempo, ha reso conto al suoi 

lettori del pregi di questo importante G.ornale che di 

trimestre in trimestre viene pubblicaados. na ^^^---^J 

qualche volta gU ha eziaadio iatrattenut. coa q^^"^ "°- 

tizie m esso coinprese , le quali parvero pm opporttme 

da essere conosciute in Italia. Quei pregi che fuiono xn- 

dicati nei numeri gia annunciati , """/"'"'^^^'^ ™^" 

cjuelli che loro succederono. Per la qual cosa g--^-"^-° 

di dovere chiarire i nostri lettori di quello che ivi si con- 

tiene ( il che faremo ancora in avveau-e a mai.o a mano 

che .li altri ci perverranno ) , si perche la materia e pei 

ogni'rispetto degua di memoria, si perche cosi adoperando 

ci sembra di pa^ve un certo qual deb.to ve-o q-l G- 

nale,chehaassegnatofra i suoi art.coli un po.to speciale 

alia letteratnra italiana. 

Nel 37." toino leggonsl i seguenti ^n^coU'. Salla stona 
della linLa c letteratura slm^a secoado tutu i dmletti. di 
Pal Gmseppe Scliaffarik, e suUa Storia della letteratura 
Ittl ^ iVpecie ) di Giuseppe Jungma^.n:suUa le^geu a 
moravadl CiHllo e Metodio, di Giuseppe I)obrowsky:sulla 
Psicolo^ia considerala come scienza, di Giovanni Fedenco 
Herban Seconda parte, art. del sig. Feder. Ed. Beneke 
Mille tragedie di Sofocle, Sophoclis Tra^ed^ae , ex recens^one 
. Godofredf Hermanm, art. del dott. F-^^- E"- Jf " = 
Continuazione della disamiim del sette Man, cioe di ua di- 
zionano e di una grammatica della lingua per smna compo- 
sti dal re di Aude in sette parti ed usciti n^Ua citta di 
Lecneo, dalla stamperia di quel princq.e , 7 vol. in t.: buLla 
l^ouadei prlncip. Mia casa di 6Ver,a ( der Holu•r.sta^.ffea) 
e de^ loro'tempL di Federico de-Raumer : sul Commenano 
filolo^ico, cntico e fdosofico sopra i proverh dt ^alomone 



I'AUTE STRANIERA. Il5 

insicmc ad una nnova traduzioiic e ad una introduzione nella 
supienz'j, oricntalc in generate , e nclC ebraica di Saloinone in 
jHirlkolare , ilel dott. Federico Gnglielmo Carlo Umbreit^ art. 
del sig. Consigllere Giuseppe de Hammer. Nel foglio di an- 
nunzj e nn articolo sul Glossorio all' opera di S. Gregorio, 
intitolata Liber regulae pastoralis ; nn altro del sig. Ferd. 
Wolf sopra V Espagne poetique^ di don Juan Maria Maury '•> 
ed un terzo die iudica i Document i de'de cose accenrlate 
nella Scoria dei principi di Svevia , di Raumer. Nel toino 38.° 
leggonsi i seguenti articoli : Sit I'Atlant.e etnogrctfico del 
globo, classificazione dei popoU antichi e moderni secondo 
le lore Ungue ^ per Adriano Balbi (i) i art. del Consigliere 
de Hammer : La continuazione della disainina dei sette mari: 
Sulla storia dei principi di Svevia: un articolo cVie viene 
in continuazione ad alcuni altri sull' opere del sig. Barone 
di Hormayr intitolata Vienna, la sua Storia e le sue Me- 
morie: sufla storia della filosofia pitagorica del dottor En- 
rico Ritter : sul Eodolfo di Absburg , poema eroico del sig. 
Giovanni Ladislao Pyrker: sul Motenebbi e sul Disxmo di 
Baki, il primo tradotto dalFaraho, il secondo dal turco dal 
predetto sig. de Hammer^ art. del sigaor Deinhnrdstein : 
suir opera del dottor Stiel^el intitolata Piccoli supplimenti 
ait arte salutare ; art. del dott. Bauer : su d' un"* opera di J. 
M. Radlinger die ha per titolo Andicuno noi incontro ad una 
juiova barbarie , o die cosa si ristaura in Europa ? La con- 
tinuazione della disamina suUa Storia delle arti del disegno 
presso i Greci, di Enrico Meyer, e sn Le epoche delle arti del 
disegno fra i Greci , di Federico Tliiersch. Nel foglio d' an- 
nunzj sono indicate le seguenti materie : / sepolcri dei Du- 
chi di Lorena, una Lettera da Costtmtinopoli del a 5 feblirajo 
1827 intorno alio stato della lettei*atura in quel paesc e 
sopra le produzioni tipografiche di Scutari : un' altra del 
aS inarzo dal medeslmo luogo ed anno sopra T o|)era di 
Guglielmo Lindemann stampata a Dresda in quest"" anno , 
intitolata Stainbul, ossia CostantinopoU , come e al presenter 
Fkwii Crescoidi Corippi Johannidos , seu de bellis libjcis li- 
hri VH ex Codice Mediolanensi Mnsei Trividlii opera et s/udio 
Petri Mazzucchelli: sul Contrassegno dei nomi sostantivi co- 
muni mcdiante le leltere iniziali wajuscolc. 



(1) Di <|uesl.' opera raginiieid auuhc la Bibliotrca Itidiuni. 



Il6 API'ENDICE 

(Euvres inedites de Proclas , philosopJie grec du cin- 
quieme siecle dapres les manusciits de la bibliothe- 
que royalc de Paris , publlees par Victor Cousin , 
professeur siippleant de I'histoire de la philosophie 
vioderne d la faculte des lettres de V Acadernie de 
Paris , maitre de conferences d Vancienne ecole nor- 
juale. 

II professore Cousin , il quale tanta fama si acquisto 
con le proprie specwlazioni lilosoficlie , voile anche asso- 
ciare a questo nierito quell' altro , certamente non picciolo , 
di fare meglio conoscere le dottrine di quel pensatox'i , le 
cjuali , mentre costituirono od in tntto od in parte nuovi 
sisterai di filosoiia , contribuirono ancora a promovei'e od 
a modificare 1' inciviliinento dei tempi andati. Con questo 
disegno egli pubblico le opere tutte di Cartesio, di quel 
filosofo die oso il primo scuotere il giogo dell' arlstote- 
lismo , e chiamare la ragione a reggersi con le j^roprie 
f orze :^ indi venne traducendo in francese le meditazioni 
del divino Platone , ed ora sta per rendere di pubblica 
ragione il sesto volume delle opere inedite di Proclo ; di 
che sino dal 1820 egli era stato incaricato dal Governo 
del re di Francia. La scuola di Atene , la quale crebbe 
come su le rovine di quella di Alessandria , ed esercito 
un' inflitenza non mediocre sul cadente incivilimento del 
basso impero , ebbe tra i suoi piia celebrati maestri questo 
filosofo. Per la qual cosa sia quelli che vogliono soltanto 
conoscere le diverse vicende dello spirit© umano nel suo 
procedere , sia quelli che bramano eziandio osservarle in 
rapporto al potere che possono esercitare sul vivere so- 
ciale , sapranno buon grado al sig. Cousin , il quale nelle 
opere di Proclo , che ora mette alia luce , oiTre a loro 
nuova materia d' important! meditazioni. 



PARTE ITALIANA. 1 I7 



PARTE 11. 

SCIENZE, LETTERS ED ARTI ITALIANE. 



LETTERATURA. 



BIBLIOGRAFIA. 



Lettere Bibllogrnficlic dl Costaiizo Gjzzera , professore 
di filosofia , assistente alia Biblioteca della R. Uni- 
versitd , memhro della R. Accademia delle Scienze. — 
Torino, pTcsso Pletro Giuseppe Pic, in 8.° di pag. 78. 

Q 

Oebbene questo libretto non poi'ti data, e la prima cli 
queste due lettere sia stata gia pubblicata in francese nel 
n." 10 degli Archivj storici e statisdci del dipardinento del 
Jtodano ^ recentissima ne e tuttavia la stampa, apposta 
essendo alia seconda lettera la data del 26 marzo 1826, 
e letta vedendosi alia R. Accademia nel di 6 di luglio suc- 
cessive , e la prima anzidetta venendo ora pubblicata in 
originale con cambiamenti ed aggiunte. 

Passeremo con rapidita su la prima di esse, clie con- 
cerne principalmente alcuue produzioni della tijjogralia Lio- 
nese del secolo XV, il librlccino des quatre choses , il ro- 
manzo di Ponto e della bella Sidonia, la sposizione degli 
Evangelj, il Doctrinal des filles; altre del Piemonte, d'Aosta 
o d'lvrea, e di Caselle, ed altre francesi poco note ^ ma 
a piu diligente esame ci chiama la seconda , diretta al 
dotto storico della letteratura ligure, sig. Giovanni Battista 
Spotorno. 

In questa si fanno dolcemente sentire alio Spotorno tutte 
le difficolta che incontrerebbe chi rapire voles se ad Alba 
il vanto di aver dati i natali all' imperatore Pertinace, chiaro 
essendo a questo proposito il testo di Sifilino abbreviatore 
di Dione Cassio , il che non esclude che in Vado conti- 
nuasse Pertinace ad esercitare per mezzo di agenti suoi, 
per homines suos, la uiercatura gia stabilita cola dal padre 



Il8 A P P E N D I n E 

s«o. Si ammette che il vescovo Grossolano, troppo celebre 
sul finire del secolo XI ed a[ principio del seguente, iioii 
fosse Lombardo; ma non per questo si accorda che Lignre 
ei fosse, sembrando piuttosto per la perizia sua nelle 
greclie lettere un uomo della Magna Grecia, un Calabrese, 
come generalmente fa creduto. Qualche dubbio si maove 
altresl suil' esistenza di una Zecca in Geuova avanti il 
privilegio del re Corrado . e sii la distinzione tra moneta 
e medaglia introdotta tra i danari savoiiesi ; si conferma 
coUe notizie tratte da nn codice torinese la snpposta ami- 
chevole corrispondenza dello storico Giovanni Stella col 
celebre Coluccio Salutato , cancelliere del comune di Firenze; 
M acceiinano colla occasione medesima alcuni scritti poco 
■conosciuti del Bracelli ; si nota che Uberto FogUetCa (a eletto 
storiografo dal Duca Emanuele Tiliberto avanti che lo fosse 
della Repubblica ligure, e storiografo di Savoja si fa ve- 
dere anche Lnca Assarino , parimente genovese : alia citta 
di Novi si accorda 1' onore di avere praticata Parte della 
stampa ne' primi 20 aiini del suo spargersi per T Italia , 
benche s' impugni che cittadino di Novi fosse quel Niccolb 
Girardengo die stampo e probabilmente nacque in Pavia, 
e finalmente con buone ragioni si conferma 1' opinione dallo 
Spotorno emessa die a Savona debba ascriversi 1' edizione 
fatta verso il 1474. del Dottrinale del Villadei^ corretto, non 
altrimente che il Boezio ^ da Venturino de' Priori. Tutti 
questi argomenti sono trattati con sana critica, con co- 
piosa erudizione e con un contegno urbano che servire 
potrebbe di modello a tutte le discussioni di questo ge- 
nere. 

Ma il punto di quistione piii importante che agitato 
vedesi in questa lettera , non puo riuscire indili'erente ai 
Milanesi, giacche il Gazzera si accigne a combattere di fronte 
r opinione dello Spotorno che alia patria nostra togliere 
A'orrebbe, per attribuirlo alia Liguria, T onore di aver pro- 
dotto in Filippo Lavagna il primo nomo italiano, com'egli 
scrive, die dopo la portentosa scoperta dei Tedeschi met- 
tesse in pratica 1' utilissimo artifizio della stampa. A noi 
parve di vedere che lo storico della letteratura ligure 
si lasciasse talvolta oltre i giusti confini trasportare da 
caldo amor patrio , non mai eccessivo ne riprovevole, se 
non allorclie si sviluppa a discapito di altri popoli o paesi; 
ma la pretesa concernente il Lavagna ce ne fornlsce una 



PAFxTE ITALIANA. II9 

prova manifesta , perclie dal debole fondamcnto dell" ana- 
logia di quel iiome con quello di una terra del genovesato 
voile dedurre la conseguenza che il detto Filippo fosse 
ligure o genovese, soggiugnendo ch' egli fu stanipatore di 
professione e che prinio fra gl' Italiani si diede a stampar 
libri in Italia. Contra queste asserzioni tutte si leva il 
Gazzcra, ma sebbene questi trattar sembri la causa dei 
Milanesi, tali pero non sono in tutte le loro parti i suoL 
argomenti che non richieggano dal canto nostro alcune 
osservazioni. 

Ben a ragione nota il Gazzera clie la parola Lavagna 
( applicabile , fors' anche in que' tempi, a cosa anzi che a 
paese ) , indicava il cognome non gia la patria di Filippo , 
senza che dal cognome stesso dovesse la patria desumersi ; 
e mentr' egli questa sentenza conferma con esempi tratti 
da antiche e distlnte fiimiglie torinesi, noi potreramo molti 
ao-2iun2:erne di faniiiilie milanesi, dette anche in addietro 
di Scozia^ di Crenia , di Pisa, o Pisani, Bolognim, Bresciani, 
Bergainaschi , Padovani , Piacentini , AUemagna , ecc. senza 
che gl' individui portanti que' cognomi fossero scozzesi o 
alemanni, o nativi di alcuna delle citta delle quali tratto 
avevano il nome del loro casato. Molti cognomi ne' secoli 
anteriori al XV , come osservo anche il Muralori , format! 
si erano dai patrouimici , e tale essere poteva anche quello 
di Filippo, ma gia erano in quella eta appiicati ad indicare 
soltanto la famiglia o il casato. E qui ne torna a propo- 
slto di far riflettere che lo Spotorno, rigettare non potendo 
questo inconcusso principio, si raftorzo coll' autorita del 
Sassi che disse non avere trovata tra le fautiglie nobili di 
Milano quella dei Lavagna, mentre nobile erasi intitolato 
nelle sue soscrizioni il nominate Filippo. k questo rispose 
debolmente il Gazzera , mettendo in campo la congettnra 
clie di stirpe nobile non fosse Filippo, ma che compero 
avesse egli, dopo di essersi arricchito, il titolo di nobilta^ 
ne forse poteva addurre risposta piii concludente; ma noi 
per la situazione nostra nieglio informati, avvertiremo lo 
Spotoriio , che il dotto bibliotecario Sassi in tutt' altri stndj 
imraerso , o non pratico le dovute indagini, o ingannossi, 
come gli avvenne in altre cose di fatto, perche la nobile 
famiglia Lavagna snssisteva in Milano fino dal principio del 
secolo XVI , come indubitata fede ne fanno 11 Morigia e il 
Benallo nell'elenco dell' antica nobilta nostra^ e continuo 



I20 APPKNDICE 

a snsslstere con oiiore per piii di tre secoli , con casa an- 
tica nella contrada di S. Pietro all' Orto, con insegne gen- 
tilizie e con altri distintivi, ne si estinse se non che ai 
giorni nostri , rimasta essendo un' miica fanciulla che si 
accaso in una fami^lia nobilissima di Mantova. Potrebbero 
citarsi numerosissimi atti pnbblici di que' secoli , nei quali 
si fa menzione della nobile famiglia Lavagna, e si ricordano 
indiviclui della medesinja che cariche illustri sostennero. 
Piu volte fa chiesto ai signori Lavagna, se ne' loro piu 
antichi docnmenti conservassero memorie di Filippo , o 
dell' arte tipografica da esso esercitata;, ma quelle domande 
secondate non furono, perche non se ne conosceva la let- 
teraria importanza , o perche temevasi ancora di far torto 
alia professata nobilta col dissotterrare le memorie di un 
avo artigiano : non e tuttavia impossibile che qualche giorno 
si scopra alcun documento relativo a quell' epoca, e intanto 
ci sembra ben provato che contraria al fatto era l' as- 
serzione del Sassi alia quale lo Spotorno si appoggio. 

Non ci tratterremo lungamente suUa giusta osservazione 
del Gazzera , che in moltissime edizioni Filippo s' intltola 
Milanese, Genovese non mai ; ma passeremo tosto alia 
seconda sua tesi, nella quale, intento soltanto a combattere 
lo Spotorno , si studia di provare die il Lai'agna non fosse 
di professione stampatore , o sia 1' arte per se stesso non 
esercitasse, ma facesse era da uno, ora da altro tipografo 
stampare libri a spese sue. A sostegno della sua opinione 
egli invoca le edizioni note in numero di 42 in circa , 
nelle quali e segnato il nome di Filippo , e in una meta 
delle quali apertamente si dichiara che impresse furono a 
sue spese e per opera sua da noti o ignoti stampatori; 
S02;giunge poi le osservazioni , che anche negli anni me- 
desimi in cui apponeva alle soscrizioni di alcuni libri la 
clausola arte et impensa, altri ne pubblicava colla sola 
indicazione impensis , o pure opera et impensis; che se vera 
fosse la data del 1469 apposta al libro intitolato : / mi- 
rncoli della gloriosa Verzene Maria , strano sarebbe che il 
Lavagna , primo introduttore di quell' arte in Milano, avesse 
lasciati per qualche tempo inoperosi i suoi torchi, mentre 
il parmigiano Zarotto cominciava a pubbllcar libri in copia 
e corrette edizioni di classici autori ; come pure che il 
Lavagna stesso , dopo la bella sua edizione delle Epistole 
di Cicerone del 1472, interrompesse ancora i suoi lavori 



PARTE ITALIANS. 121 

per non rliJfgllarll se non clie dopo di avere stretta so- 
cieta col Montano e col Valdarfer ; che meatre ad alcune 
edizioni apposta vedesi per parte del Lavagna la frase non 
equivoca impressum o inipressit , molt' altre uscite veggoasi 
negli anni medesinii da altri torclii colla frase : opera et 
impensa , e che in fine, se stampatore realmente egli era, 
non potrebbe intendersi come negli anni 1479 ^ 148 1 
chiusa tenesse interrottamente la sua ofiicina , giacclie al- 
cun libro in quel periodo non si annunzia da esso stam- 
pato , e tutti diconsi invece pnbl)licati a sue spese , fino 
ai Consign del Barbatia che come da esso impressi ricom- 
pajono dopo sei anni di riposo; da tutte le quali cose 
si vorrel^lie dedurre che negoziante soltanto o librajo 11 
Lavagna, tipografo non fosse per se stesso, ma secondo 
r opportunity si servisse di altri tipografi , in molte edi- 
zioni apponendo il proprio nome e quello del tipografo 
omettendo , cosa da molti altri nel secolo XV praticata. 

Mentre grati ci mostriamo al sig. Gazzera per aver egli 
pigliate le parti nostre contro di chi rapirci vorrebbe ii 
Lavagna per ascriverne V origine a Genova, non possiamo 
con esso convenire interamente nella seconda sua propo- 
sizione x'elativa alio stesso Lavagna, come dal gia nomi- 
nato libro de' niiracoli de la Verzene Maria , portante la 
data 1469, noi pigliamo argoraento di rettificare alcune 
idee del Bibliografo , sebbene con esso ci troviamo per- 
fettamente d"" accordo nella massima, che all' apposizione 
di quella data occorso sia lo sbaglio di una decina. 

Parlandosi alia pag. 68 delle lettere bibliografiche di questo 
libro certamente rarissimo, si dice che il solo esemplare 
del niedesimo nolo in Europa e quello della Biblioteca della 
R. Universita di Torino , e contrastandosi alio Spotorno 1' as- 
serzione clie la data del 1469 e tenuta (per vera) da 
tutti gli scrittori piii acrurati ed imparziali , si adducono 
alcune citazioni onde provare che V opinione contraria fu 
sostennta da uomini dotati di senno ^ e di nuovo si entra 
nd esaminare la forma , il numero delle carte , le linee , 
le segnature ecc. del libro medesimo , come se per lo ad- 
dietro non fosse stato alcun diligente esarae su le stesse 
materie istituito. Strano sembra die al Gazzera noto non 
sia che Milano non e priva di quel giojello, e che un 
beir esemplare se ne conserva tuttora nell' I. R. Biblioteca 
di Brera, del quale si e piu volte pailato ne' pubblici 



J 22 A T V r^ N D I C K 

(o<rVi. Qnesto nol vogllamo far seative al Gazzera, e tanto 
acf esso quanto alio Spotorno ci-ediamo opportuno di leii- 
dere noto, die gia da molti aani si era trattato estesa- 
niente quel punto bibliografico , e che piii non vi aveva 
scrittore accurato o iinparzlale , die quella data come 
legittinia amniettesse. 

Nel aiornale italiano deiramio 1812 alle pag. 879 e seg. 
e 55o e seg. leggesi un copioso articolo, steso coa molta 
dottrina da R. G. allora vice-bihllotecario della Bibhoteca 
suddetta, nel quale si ragiona di alcnai Ubri appartenent. 
aU'antica bibliografia milanese , e tra le prime, di que la 
dei miracuU de la doriosa Verzene Maria. Si accenua die 
il primo esemplare conosciuto di questo libretto era qitello 
della Biblioteca torinese , e die acquistato essendosene un 
altro dalla Braidense nel 18 10, erasi potuto su di esso 
istituire la piii accnrata indagine coi lumi dalla ^ critica e 
dalla esperlenza suggeriti. Lo scrittore di quell articolo , 
parlando in nome tW suoi concittadini u alicni sempre, 
» dic'egli, dalfusurpard cio die non d si dee, crediamo 
» di poter candidamente affermare, die la data dt questa 
„ edizione e apocrifa » ( nieglio si sarebbe detto sbaglmta, 
siacche apocrifa in vece si direbbe quella del iSay ap- 
posta alia ristampa fatta dal Rolli del Decamerone in Lomlra^, 
« che quindi potcva di qualche tempo ritardarsi la pruna 
epoca della milanese tipografia. Si parla poscia delle cosi 
dette segnature, dei titoli o soramarj apposti a ciascun 
capitolo, dei caratteri uncinati , della loro lorma e del a 
difFerenza che passa fra questa edizione ed altre tra e 
prime dello stesso Lai^agna ; poi , toccandosi di volo la 
soscrizione dal Lamgna apposta al canone di Asuccnna , 
si forma la congettura che adottata vedesi andie dal C^- 
zera , die vantato si fosse il Lavagna introduttore della 
stampa in Milano per avere il primo sommniistrato a 
Simone Zarotto da Parma i mezzi di stabibre una tipo- 
grafia, il die tanto piu si rende probabile , quanto che 
lignore di Milano era allora il Duca Galeazzo Maria Sforza, 
a cui anche la citth di Parma obbediva. Si accenna pure 
che in uno del dne documenti di Sodeta tipografica dal- 
r Affb e dal Marini prodotti, il Lavagna non obbbgavasi i 
2ia a stampare, ma semplicemente a fare tutte le spese , 



necessarle per erigere e ma ntenere itna stamper la con 



gia a stampare , 

necessarle per l,.j,v.^ - , r , ' i 1 

due lordii, lasciando a Oistoforo Vaklarfcr la cura del- 
V impressione. 



I'ARTE ITALIANA. 123 

AccovJandosl quindi alio Zarotto la gloria dl avere in 
Milano iiitrodotta T arte tipogratica, giacche impresse veg- 
gonsi col nitidissii^o carattere Romano di lui le due edi- 
zioni di Sesto Fonipeo e di Pomponio McJa del 1471, si 
cita il celebre documento della Societa stabilita nel 147a 
tra lo stesso Zarotto e qnattro coinpagni milanesi, coL 
quali il primo obbligavasi a far uso di tutto il suo inge- 
gno e di tiitta 1' arte sua onde prosperare potcsse quella 
tipografia in comune eretta. Ma 1' auiore dell' articolo non 
accorda all' Affb , ne sarebbe jjer avventura per concedere 
al Gazzera , die il Lavagna altro non fosse se non clie 
un negozjante , pronto a tratficare col suo danaro per 
trarre vantaggio dalle faticVie dei veri artefici. Uomo di 
egregi costumi e adorno dl dottrina era certamente il La- 
vagna, e quindi la buona fede professando, dalla quale 
ne' tempi successivi deviarono molti tipografi, distinse le 
edizioni da esso procurate da quelle clie per lui e sotto 
il suo magistero eransi eseguite : a provare poi cli' egli 
Parte esercitasse, giova altresi il vedere il titolo di maestro 
da esso in diverse sottoscrizioni assunto, titolo die ia 
que' tempi ben sovente agli artefici attribuivasi. Piu cliiaro 
ancora lo dimostra il distico di Boniiio Blomhrizio che pre- 
cede r edizione principe della Cronaca Eusebiana, proba- 
bilmente del 1474: 

Omnibus ut pateant , tabulis iinpressit ahenis 
Utile Lavania gente Plulippus opus. 

per le quali parole sembra non potersi dubitare , die il 
Lavagna, negoziante ed editore di opere col mezzo di 
altri tipografi , non fosse ancb' egli realmente stampatore :, 
e noteremo altresi che quella frase Lavania gente indica 
chiaramente il casato dei Lnvagna , forse gia da gran tempo 
in Milano stabilito. Si agginuge die alcuni libri da esso 
pubblicati , massime nelle prime sue impressioni, presen- 
tano caratteri affatto dlversi dagli Zarottiani , il die prova 
che egli stesso co^proprj caratteri imprimeva^ benche questi 
alquanlo ritenessero del gotico e dell' uncinate ^ e che, ?e 
Filippo non fu il primo inti-oduttore dell' arte in Milano, 
stainpava egli certamente nel 1473, e pno credersi che 
collo Zarotto gareggiasse sino dai primi anni, in cui questi 
o da se solo, o da altri invitato, foudt.) in Milano la sua 
tipografia. 



124 A P 1> E N D I C E 

Clie prlmo tr.i gl' Italianl non fosse il Lnvagna, beiiclie 
stampatore , a pubblicar libri in Italia , come avvisa lo 
Spotorno , bastereljbero a dimostrarlo le clue Ijellissime edi- 
zioni principi di Sesto Pompeo e di Poinponio Mela del 
147 1 5 alle cjuali il sig. Gazzera non lia fatto bastante 
attenzione. Se il Lavagna avesse fino da quell" epoca con- 
dotto agli stipend] suoi lo Zarotto (e molto piu se avesse 
gia prima pul)blicati i miracoli della Fier^ine), non avrebbe 
certamente omesso di apporre il suo nome a quelle edi- 
zioni di classici , egli che sollecito si mostro, se non pure 
anibizioso , di sottoscriversi con qnalcbe qualificazione a 
molt' altre edizioni posteriori, certamente di minor pregio, 
e tralasciato non avrebbe di procurarsi questo onore nelle 
prime. E di vero ci senibra clie ai priraordj , o come di- 
cesi dal biljliografi, agli inciwaboU della milanese tipografia 
debba riferirsi il Pomponlo Mela, nel quale probabilmente 
per la non ferma pratica acquistata ancora dagli operai, 
si lascio bianco il rovescio di un foglio, e quindi rimasero 
biancbe alcune pagine , alle quali per una specie di scru- 
polosa ingenuita , tutta degna di que' tempi , si apposero 
le parole : nihil deest. Novella prova dello sbaglio avve- 
nuto nella data dei miracoli, perche in questo libretto si 
vede r arte gia adulta , senza difetti o errori, e con di 
piu le segnature , mancanti nel Mela e nel Sesto Pompeo. 

Ci siamo alquanto dilFusi su questo punto di critica 
assai importante per la bibliografia, per la storia letteraria 
e per quella massimamente della tipografia milanese: 
I ." onde mostrare il conto in che teniamo i talenti e 
gli scritti del sig. Gazzera, come quelli pure del signor 
Spotorno , benche questi tentato abbia di involarci il nostro 
cittadino Filippo Lavagna; a.° onde corroborare gli ar- 
gomenti addotti dal primo, per rivendicare il Lavagna 
alia patria nostra f, 3.° onde mettere in cbiaro che non 
solo possedevasi in Milano un esemplare del libro rarissimo 
de' miracoli della Vergine , ma che se n' era altresi intra- 
preso da un nostro chiarissimo letterato il piu diligente 
esame gia da i5 anni , ne piii si era lasciato sussistente 
11 dubbio che erronea non fosse la data del 1469 apposta 
a quel libro , sebbene essa di un anno o due rinculare 
facesse la nostra tipografia ; 4.° onde temperare con qual- 
che argomento la troppo cruda asserzione del sig. Gaz- 
zera, che il Lavagna eschulere vorrebbe dal catalogo degU 



PARTE ITALI4NA. 12$ 

stampatori ; 5." finahnente onde rendere a tutti il do- 
vuto onore , al parniense Znrotto come priino stampa- 
tore , al Lavagna come promotore chiarissimo e maestro 
ileir arte tipo2;rafica in Milano tine dal 1473, non meno 
che per conservare iiitatta alia patria nostra la gloria di 
n \'ere prodotte per opera di itn Italiaiio , nei primordj del- 
r italiana tipografia , edizioni belle e corrette di aiitori 
classici latini , degne tuttora d' aramirazioiie. 



F I L L G I A. 

71/. Tnlld Ciceronis Opera ex recensione Christ. Godofr. 
ScHUTZii addltis conmientariis. Tomi IV ^ F , VI 

€ VII. 

Titi LUii Pataiini opera quae extant omnia ex re- 
censione G. Alex. RupERTi cum supplementis Frein- 
sHEMii. Tom. XIV. 

Pub. Ovidd Nasonis Opera Omnia ex recensione Pe- 
tri Burm an i. Tomus XII. — Augustoe Taurinorum, 
1826, ex typis Josephi Poniba , in 8.° 

Sono quest! i volumi 55, 56 , Sy, 58, 59 e 60 della 
collezioue dei latini scrittori che si pubblica in Torino, e 
della quale abbiamo sovente avuta occasione di lodare gli 
editor! per la loro soUecitudine , per la bella esecuzione 
della stampa e per la cura pigliata alia correzione dei 
testi. 

I primi quattro di questi volumi delle opera di Cicerone 
coutengono tutte le Orazioni. Alia orazione per Cluenzio 
Avito nel tomo V aggiunta si vede la dissertazione di Nicolb 
Ortensio, de re framemaria Eomanonim , in cui si tratta della 
parsimonia da prima, poi delPavarizia del popolo Romano, 
del grano comperato o riscosso per tributo , di cui quel 
popolo faceva uso , dell' origine e della cagione delle lar- 
gizioni che in Roma facevansi di grano , delle diverse leggi 
frumentarie o relative alle granaglie , delle distribuzioni 
dei grani , dei curatori e distributori dei niedesimi e iinal- 
mente delle provincie dette frumentarie ; e in fine di cia- 
scun volume si trovano le varic lezioni e le Osservazioni 
sopra Asconio Pediano e T antico Interprete anonimo. 

Nel tomo VI aggiunte vcggonsi parimente alcune anno- 
tazioni su T antico comentario, che spesso vedesi citato 



126 A I' P E N D I C E 

nelle note alle Orazloni di quel volume; e il VII si chlude 
colle Filippiche, 

Non possiamo pero dispeiisarci dal far osservare, die 
qnesta edizione va a rendersi assai piii pregevole e ricer- 
cata anclie oltremonti , perche il quinto volume e ricco di 
"varianti tratte dai framnienti iuediti di Cicerone, raccolti 
da Hii palinsesto torinese per cura del celebre Peyron. 
Alcune di queste sono importantissime , come il cambia- 
niento del nome di Litcullo ia quelle di Lucilio , di qnello 
di Aquillo in Aquilio , del A^ocabolo cederet ia faveret , e 
molte altre assai riguardevoli die sparse veggiamo ancora 
nelle copiose note al testo : si sono pure opportunamente 
agglunte alcune varianti all" orazione per S. Roscio Aine- 
rino , tratte da quelle die il eel. Niebuhr ricavate aveva 
dai paiinsesti vaticani. 

Aggiugneremo pure a lode di un correttore della tipo- 
grafia Pomba, die cgli lia creduto di avvedersi di qaalche 
errore delT editore Schutzio , talvolta piii del dovere pro- 
peuso ad abbandonare la lezione piu comune per sosti- 
tuire le proprie o le altrni congetture ed annotazioni. Tanto 
piu siamo fondati a reputare vantaggiose le correzioiii da 
esso proposte, quanto die egli e riuscito ad avere alle 
mani le seconde cure apposte alia orazione pro Plancio , 
dal celebre nostro Garatone , e voile altresi approiittare 
delle nuove scoperte dei dottisslmi 3Iai e Peyron. Noi ab- 
bianio sott' occbio tutte queste correzioni o variazioui die 
sono indicate colle lettere T Y P , e tutte avendole esami- 
nate, nou possiamo die congratularci col correttore, sin- 
golarmente per quella alia pag. i65 del tomo IV, per 
quelle delle pag. i3o, 177, 207, 375, 892, 896, 408, 
487, 5i3, 5]8, Sio, 521, 537, 540 , 546,5696580 del 
torn. V. Nel VI trovate abbiamo altresi degne di lode le 
note e le emeudazioni alle pagine 89, 96, 121, 149, i5o, 
2o5 , 829, 365, 421 6497. Un piii gran numero trovato 
ne abbiamo ancora nel torn. VII, e belle congetture si 
sono pure proposte alle pag. 98 c 863 del tom. IV, 191 
del V, 218, 221, 222, 39^^^ 472 del VI, e 256 del 
VII. Anclie nei tre primi volumi die forniarono argomento 
dei precedent! articoli , si inserirono alcune importanti 
cmendazioni. Queste possono vedcrsi nelle pag. 78, 1040 
249 del torn. Ill, e specialmente nella citata pag. 104 fu 
inscrita una nola die alcimo potrelihe forse trovare ardi- 
ia , ma die ci seuiljra tuttLivia J)eu foadata. 



rAniE itAlLiana. 127 

11 quinto del volumi cla iioi annunziati, die e 11 XIV 
ed ultimo delle opere di Livio secoiido T edizione del Ru- 
jterti c coi supplementi del Freinshemio , contiene alcune 
tavole storiclie , costrutte secondo I' ordine Catoniano, die 
comprendouo le serie dei re e del consoli e quiiidi degli 
imperatori roniani siao ad Augustolo ; alcuni monunienti 
deir antid.ita, cioe le leggi delle XII tavole, le iscrizioni 
della coloiina rostrata , il Senatus-Consulto dei Baccanali , 
e il nionumento Ancirano pubblicato dal Chishiill; una dis- 
sertazione del Creverio intoruo ai pesi , alie monete e alle 
misure menzionate da Livio; un'appendice dello stesso au- 
tore su la moneta indicata col nonie di aes grave; e una 
notizia letteraria iatorno a Livio, ai suoieditori, interpret! 
e traduttori, estratta dalla Biblioteca latina di G. Alberto 
Fahricio, accresciuta (XaW Ernesd. Seguono due indici co- 
piosissiini , 1' uno delle cose e dei nomi proprj die s' in- 
contrano nelle storie Liviane e nei supplement! del Frein- 
shemio , r altro dei nomi proprj e delle cose die si tro- 
vano nella Epitome dei Libri Liviani. 

Gia altrove aniiunziammo la pubblicazlone dei primi 
sei volumi di Ovidio, secondo il testo di Pietro Burnianno , 
e parlossi altresi del loro contenuto. In questo si presen- 
tano prima di tutto il poemetto intitolato Ibis, e un lungo 
discorso di Salvagno Boessio sul poemetto medesimo , nel 
quale si fa vedere die molti posero niano a questo lavo- 
ro , e die tuttavia vi si contengoiio grandi oscurita; si 
glustifica il suo vero titolo, e se ne espone 1 argomento, 
inserendosi all' uopo altre belle notizie. Seguono la raccolta 
de' framinenti di Ovidio, la di lui vita in ordine cronolo- 
gico disposta da Giovanni Massoni; le testimonialize e i 
giudizj degli antichi intorno ad Ovidio stesso, e finalmente 
un indice generale aiuplissinio , compilato dal cliiarissimo 
editore parigino , il sig. Lemaire. Menti-e lodiamo sempre 
piu la soUecltudine e V esattezza degli Editori Torinesi , 
non d' altro vorremmo lagiiarci se non die di vedere 
quest' indice assai ben fatto e importantissimo , non cliiuso 
in un solo volume , cosicche in questo non ci trovianio 
se non die al fine della lettera G. Quanto sarebbe state 
piu comodo e piii decente il riunirlo tutto in un volume, 
benclie si fosse trovato necessario di aunientarne alcun 
poco la mole 1 L' indice altroadc non potrebb' esscre me'= 
glio composto o compilato. 



128 ArPENDICE 

Dizionarlo della lingua italiana. — • Padova , 1827, 
in 4.° Soiio pubblicati 4 fascicoli. Prezzo di cia- 
scuno , lir. 5 austriache. 

Dai quattro fascicoli finora pubblicati non possiamo che 
bene augurare di questo nuovo Dizionario. Editori ne sono 
i signori Luigi Carrer ed abate Fortunate Federici. Essi 
ne comniisero la coriezioae all' intelligenza ed alle sollecite 
cure deir egregio sig, Angelo Sicca , uoino di non comuni 
cognizioni dotato nell' italiana filologia. Moltissime sono le 
giunte die incontrate vi abbiamo , tratte dalle piu impor- 
tanti opere die in fatto di lingua italiana videro la luce 
nell' eta nostra, di filologici scrittori si feconda. Ma finora 
cl e mancato e il tempo e 1' agio per ben riscontrarne il 
testo ; ne sapremmo afFermare di quale giovati siansi gli 
editori. Se mai si attenessero a quello dell' edizione fattane 
recentemente in Bologna , noi li vorremmo avvertiti di 
andar molto a rilento , non essendo esso scevro di mende ; 
e piuttosto ameremmo che si valessero delle stampe del 
Manni di Firenze o del Pitteri di Venezia. Noi ritorneremo 
6U questo Dizionario , t-^ sto che sara giunto a compimento 
il suo priipo volume. 



ROMANZI. 

/ promessi sposi , storia milanese del secolo XVII , 
scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni. — Mi- 
lano , 1825 e 1826, presso Vincenzo Ferrario , 
vol. 3, in 8.°, di pag. 11 36 complessivamente. 
Lir. 12 ital. 

Per ora noi non facciamo che annunziare quest' opera 
cosi miova e iuiportante : perocche chi ne parlera non 
pote prenderne 1' incarico se non in questi ultimi giorni, 
e la materia doraanda lunghe e meditate parole. 



Sibilla Odaleta , cpisodio dclle guerre d Italia alia 
fine del secolo XV, romauzo istorico di un Ita- 
liano. — Milano , 1827, presso Antonio Fortunato 
Stella e figU- Volumi due, in 12.°, di pag. 664. 
Lir. 5 ital. 
Noi invitiamo i nostri lettori a provvedersi tosto di 

questo bel romanzo , del quale parleremo distesamente a 



PARTE ITVLIANA. 129 

suo tempo ; e nel genere di Walter Scott , e i' imitazloae 
dee dirsi felice. 



ANTIQUARIA. 

Monumentl sabinl descritti da Giuseppe Antonio GuAT- 
TANi , professore di storia mitologica e costumi , 
segretario dell Accademia romana di archeolo^a , 
di qiiella di S. Luca , ecc. — Roma, 1827, dcdla 
stamperia di Crispino Puccinelli. Vol. i.^, in 8.° 
La classica e beata terra della Sabina meritava senza 
dubbio una piu arapia e meglio ordinata illustrazione , 
poiche tntto cjuello die se ne conosceva sinora sparse in 
diversi libri non era sufficiente ad appagar le brame degli 
eruditi e degli antiquarj. Quindi il prof. Guattani , noma 
chiarissimo tra gli archeologi , ha procurato di soddisfare 
a tal bisogno con un' opera estesa e ricca di notizie scelte 
con critica e disposte con bell' ordine. Riunendo egli cio 
che si sapeva da prima a moltissime altre nozioni e scO' 
perte nuove , sembra che non debba lasciar nulla a desi- 
derare sopra T interessante argomento che ha preso a trat- 
tare. L' opera e divisa in tre volumi coif aggiunta di varie 
carte a ciascun volume. Sinora non e uscito a luce che 
il primo nel quale contengopsi T introduzione , 11 piano 
deir opera e la spiegazione dell' annessa carta corografica. 
Vi si tratta della nuova scoperta della Trebula Suffenate e 
di Ficulea, Iiioghi ambidue ignorati sinora relativamente 
alia precisa loro ubicazione. Vi si propone inoltre la piu 
acconcia maniera di eseguire un viaggio antiquario sopra 
quei monti che richiamano tante memorie e presentano 
oggetti di natura e di arte veramente rnaravigliosi. Noi 
torneremo a parlare e piu distesamente di quest' opera , 
quando , pubblicati gli altri due volumi , ne sara compita 
1 edizione. 



BIOGRAFIA E STORIA. 

Florilcgio storico , ossia inassime comprovate colla 

Storia di tiitti i tempi, di Vincenzo Barbaro. Vol. 

I, II. — ■ Venezia , 1826-27, dalla tipografta gov. 

di Giuseppe Gattei edit. In i6.° dipag. 279 e 280. 

Perche la civilta si estenda sulk moltitiuUne di una 
nazione , voglionsi avere libri d' ogni maniera , onde le 

Bibl. Ital. T. XLVII. 9 



l3o APPENDICE 

varie class! degli uomini nelle varie loro indoli , cafatleri 
e situazioni trovino adattati mezzi d' istruzione. Questo 
Florilegio storico puo recare facile diletto ed utile istruzione 
a molti , se fia vero in proposlto di utile istruzione che 
sapendo I' uomo come in tale e tale altra circostanza altri 
si condusse , trovandosi egli nello stesso caso od in simile , 
sia portato a segui/ne,^ o a fuggirne 1' esempio. Noi toc- 
chiamo qui leggermente un problema , che meriterebbe 
un esame profondo : ne andrebbe forse lungi dal vero chi 
pensasse essere non poca esagerazione in quanto tutto 
giorno si ripete circa 1' utilita della storia. Volendo subli- 
niare il discorso, noi p. e. possiamo considerate una mol- 
titudine di fatti nella stessa storia e antica e moderna re- 
glstrati, i quali comprovano, che in similissime circostanze 
uomini potenti , e indubitatamente istruiti, fecero tutto al 
rovescio di quanto per gli esempi storici avrebbero dovuto 
fare , non diremo per la utilita del genere umano , ma 
per r interesse e la gloria d' essi medesimi. Clie dire poi 
de' privati ? E certamente un gran vantaggio aver 1" intel- 
letto illuminato. Ma e grande sciagura la perpetua lotta , 
in che le passionl mettono il cuor dell' uomo col suo in- 
telletto. Ma lasciamo la cura ai filosofi moralisti di pene- 
trare le secrete moUe , per le quali ciascun uomo si muove 
ad operare ; e diciamo alcun che del Florilegio storico del 
signor Barbaro. I due volami che annunciamo saranao 
seguiti da due altri. La diligenza del sig. Barbaro in rac- 
cogliere tanti fatti , per la piu parte particolari , e in 
classiiicarli sotto diverse categoric di virtu , di vizj , di 
passioni, di abltudini, di qualita insomma buone o cattlve , 
e degna di commendazione. Nel tempo de' libri rari^ poco 
sarebbe raancato al Florilegio storico del sig. Barbaro 
1 essere stiniato opera classica. Che essenziale diiferenza 
troverebbesi mai tra essa, e quella de"" fatti e detti memo- 
rabili di Valeria Massimo 'f Al sig. Barbaro pero e raancata 
la correzione dello stile. Ma anche senza questo difetto, il 
suo Florilegio, come molti moderni libri, che in cio non 
peccano , passera forse senza rinomanza per la sola ragione 
ch' e venuto da poi. I primi sono sempre nell' opinione 
preferiti , tanto perche 1' essere stati i primi e un giusto 
merito , quanto perche v' ha tra gli uomini succedenti una 
imperiosa prevenzione , la quale per lo piu non e se non 
r e&presbiouc della nostra jaerzia. Costa troppa fatic^ 



PARTE IT\L1A.NA. l3l 

Tesanie di confronto; e stare al detto o al fatto altrui e 
per la piu parte degli uomini comodisslma cosa. L' opera 
del sig. Barharo ha eccitate ia noi queste considerazioni : 
altre migliori aveano per avventura a cio un diritto mag- 
giore i e 1' occaslone sola e mancata ; percio i nostri leg- 
gitori non supporranno al nostro giudizio sulla medesima 
una estensione^ alia quale non abbiamo inteso. 



Grand' albero genealoglco storico de' popoli italiani 
compilato da P'letro FioccHi. — M^lano, 1827, 
presso V incisore Stucchi , in due fogli papali , 
lir. 9. 20 ital. 

Nata era da qualche tempo nella Germania 1' idea di 
formare questi alberi genealogico-storici delle nazioni, de- 
scrivendoli con linee irregolari che facevansi scorrere con 
tutte le loro variazioni a guisa di fiumi. Ora lo Stucchi, 
editore del quadro cronologico storico universale , ci presenta 
r albero dei popoli italiani , che diinostra il suo principio , 
non da uno stipite comune , ma da diverse grandi famiglie 
divise in altrettanti tronchi , quanti ne' piii i-emoti secoli 
compresi erano nella regione che poi nominossi Italia. 
Que' tronchi, scendendo vertlcalmente , si suddividono o si 
riuniscono a norma delle rivoluzioni a cui que' popoli sog- 
giacquero , sino all' epoca luminosa della romana potenza , 
in cui tutti concentraronsi come in una sola nazione. Quel 
tronco si bipartisce in appresso , e mentre va a perdersi 
il rarao deli' impero d' Oriente collo scemamento de' suoi 
possedimenti in Italia , progredisce quello d' Occidente , 
diramandosi in molti piccoli dominj, donde poi nacquero i 
diversi Stati e le diverse sovranita ora esistenti. Veggonsi 
i fasti particolari dei popoli , le fazioni , le guerre , le 
conquiste, le perdite, i progressi delle lettere, delle scienze 
e delle arti, le invedzioni e le scoperte degl' Italiani, e gli 
uomini piii celebri per qualunque titolo della nostra na- 
zione , cosicche in un colpo d' occhio puo acquistarsi , senza 
ricorrere a lunga lettura, notizia di tutto quello che alia 
storia d' Italia strettamente apjiartiene. Ai lati del quadro 
scendono tre scale cronologiche , dalle quali partono le 
linee orizzontali che il quadro attraversando , indicano il 
secolo a cui si riferiscono gli avvenimenti , mentre a questi 



l3a APPENDICE 

stessi, come pure ai nomi del regnanti, si fantio prece- 
dere altri numeri , che ne' tempi aiitichi dinotano gli antii 
del niondo sino all' anno 784 avanti G. G. , e quindi se- 
guono corrispondenti cogli anni di Roma sino al principio. 
deir era volgare che ne conduce sino ai tempi presenti. 

I nomi degli uomini celebri sono frammischiati con quellL 
delle invenzioni e delle scoperte, non die coi progress* 
deir incivilimento nella colonna a destra ; ma alcune cose 
veggiamo pure notate in quella a sinistra , che piii ragio- 
nevolmente potrebbero nella destra medesima aver luogo. 
Tali, per es., sarebbero le prime scoperte di CrisCoforo 
Colombo, I'in^enzione dei mulini a vapore di Giovan Bran- 
ca , ecc. ; cosi in questa colonna a sinistra vediamo notati 
i primordj della lingua volgare sotto il secolo XI , nel 
XIII il risorgimento dell' agricoltura e dell' indqstria , e 
non mai in alcuna epoca troviamo quello delle lettere, 
Malgrado pero queste osservazloni ed altre ancora che far 
si potrebbero e che vorremmo emendate, e malgrado al^ 
cuni errori di ortografia dei nomi proprj , come Sillio itai 
lico , per Silio, Tribellio per Trebellio, Fronto per Frontone, 
TertuUano per Tertulliano , Labeo per Labeone , ed altri 
pochi di massinia, come il coUocamento di Macrobio e di 
Q. Calabro tra gli storlci, mentre filosofo era il primo, 
poeta il secondo f, utile reputiamo la pubblicazione di questa 
tavola , come quella della precedente , in quanto che molte 
notizie presenta in piccolo spazip raccolte e crqnologica- 
mente ordinate. 



Prose scelte da piii dlstlntl storicl itallani dal secolo 
XIII a tutto il XVIII , in modo disposte da pre- 
sentare una serie di grandi avvenimenti , cd una 
succinta Storia d Italia dal risorgimento dell Im- 
pero d' Occidente fino ai nostri tempi. Aggiuntivi 
cenni biograjici e critici su ciascun autore , ed un 
discorso sugli storici italiani. — Milano , 1827, 
Co' torchi della societd tipografica de' Classici Italiani. 
A spese dell editors G. C. , in i6.°, di pag. xii e 
336. Prezzo per gli associati lire 2. 5o italiane ,• 
pei non associati lire 3. 
Queste Prose costituiscono il volume XII di una Bibjio- 

tcr.a ddla giovciuU , osski raccolta di opereut per I' istruzio/ie 



PARTE ITALIANA. 1 33 

della medesima nelle scienze , iielle arti , nella storin , con 
una scelta delle piii celehri composizioni della Ittteratura 
ita^iana e straniera per cura di una societa di letterad. Se 
la giovine generazione italiana , die ci va crescendo in- 
torno , non sorge plena di lumi e di sapienza in ogni 
ramo di civilta , non potia certamente scusarsi querelando 
r inopia de' mezzi atti a facilitarle la coltura. Dappertutto 
si pubblicano biblioteche , ristampe e raccolte d' ogni genere « 
delle quali cinquanta o sessant' anni addietro non si avea 
tra noi che assai scarsa idea. Ed e bello il vedere 1' im- 
pegno de' tipografi e de' letterati in raoltiplicare ogni 
giorno sotto cento titoli diversi de' mezzi d' istruzione, 
dal che noi non abborrlamo, siccome taluni i quali gridano 
tutto ridursi ad una coltura superfiziale. Vorrebbero con 
cio farci retrocedere al beato tempo in cui la seienza era 
afFogata in grossi volumi, appena intelligibili a pochii 
nuUi afFatto per la moltitudine. I libri dei dotti sono il 
deposito sacro di ogni principio delle scienze e delle arti 
umane : possiamo assomigliarii alle grandi masse de' rai- 
nerali preziosi faticosamente scavate dalle profonde viscere 
della terra. Questi fino a tanto che non sieno purgati , 
fusi e raessi in circolazione^ per la moltitudine sono inutili* 
Cosi dunque, generalmente parlando, e de' libri dei dotti. 
A' letterati spetta i' officio, siccome altre volte fu detto da 
noi , di mettere in circolazione i frattl degli studj dei 
dotti; e cio appunto puo farsi semplificandone le dottrine, 
e vestendole di ogni maniera di facilita conveniente alia 
intelligenza e persuasione della moltitudine : che ad essa 
importa saperne il compendio e 1' applicabillta ai varj usi 
a cui possono giovare ; non le sottili ragioni , ne le lun- 
ghe vie per le quali quelle dottrine furono conosciute. 
Non ha essa ne tempo, ne capacita per questo. E perche 
1 letterati italiani troppo in addietro trascui'arono quest'of- 
ficio , la nazione che appena seppe , e spesso obbli6 i 
nomi dei dotti benemeriti, niun pi'ofitto ritrasse dai loro 
studj; e restossi povera in mezzo ai tesori, e si man- 
tenne ignorante in mezzo a mlrabile copia di dottrine 
A ogni genere. Stolto e poi il lamento alzatosi , che delle 
fatiche di tanti valentuomlni nostrl si facessero belli gli 
stranierl. Questo lamento e la piu manifesta prova della 
nostra colpa. Ora 1' esemplo appunto di questi , presso i 
quali i letterati per la piu parte sono stati fedeli alia 



1 34 APPENDIOE 

vera loro vocazlone , sembra essersi felicemente fatto vivo 
tra noi. Da qualche tempo veggiamo essere messo in cir- 
colazione ogni genera di sapere intorno a scienze e ad 
arti; e molti dei dotti stessi piegati a rammorbidire 1' aspe- 
rita degl' insegnamenti : ed abbiamo il buon senso di far 
nostro con traduzioni e compilazioni di ogni maniera qiianto 
in .questo proposito i nostri vicini piu intraprendenti di 
noi sanno accumulare per la generale coltura de'loro con- 
nazlonali. Cosi difFondonsi agevolmente i lumi : cosi inseii- 
sibilmente cresce I' istrazione generale ; e la moltitudine 
apprende quanto le basta; ne la scienza utile sta piu na- 
scosta ne' grossi volumi inintelligibili , o in quella massa 
di libri , che non a ciascuno e dato di avere o di leggere. 
Per queste considerazioni noi facciam plauso ai compi- 
latori di ogni genere di cose appartenenti a scienze ed 
arti; e non meno ancora a quelli di queste Prose scelte, e 
d' altre produzioni letterarie , poiche per queste pure e le 
cognizioni e il buon gusto si propagano presso le persone 
d'ogni classe, le quali non avendo comodita di dedicarsi 
di proposito agli studj, medianti questi soccorsi hanno tanto 
da condursi secondo i loro bisogni e le loro convenienze; 
e molti per avventura possono anche avere occasione di 
eccitarsi a progressi maggiori. Resta solamente che chi si 
accinge a simili imprese abbia quel giosto discerniixjento , 
che il fine da noi accennato giustamente esige. 



SCIENZE, ED ARTI. 
FILOSOFIA, 

Filosofia delta statisdca esposta da Melchiorre GiojA., 
Tomo 2° ed ultimo. — Milano , 1826, presso 
Giovanni Pirotta. In 4.° di pag. 416 con tavole. 
Lir. 1 2 ital. , il tomo i .° lir. 8. 



M E D I C I N A. 

Manuale clinico di ostetricia di Francesco Asdrvbali , 
dottore di filosofia , medicina c chinirgia , ecc. — 
Roma, 1826 , presso Lino Contedini. Vol. a in 8." 
II professore Francesco Asdrubail, dopo di aver pubbli- 

cato con plauso sino dall'anno 1796 i suoi eleaienti di 



PARTE ITALIANA. l3 



O 



ostetricia in 4 voluml in 8.° , e nel 1 8 r a 11 suo Trattato 
teorico-pratico di ostetricia in cinque volumi pai'imente in 8.°, 
ora ha voluto dare alia Ince quest' altxa opera ostetrica 
col titolo di Manuale clinico. Si ripetono in questa i me- 
desimi precetti e le medesime massinie contenute nolle 
altre due : la dottrina e generalmente sana e Jodevole , ma 
r estenslone e senza dubbio biasinievole e spesso rldi- 
cola. Ad onta del titolo di manuale dato a quest' opera, 
le parole vi abbondano e soverchiano la sostanza. 01- 
tre la parte pratica vi si discorre a lungo d' ipotesi e 
di teoriche fisiologiche e patologiche ; havvi un gran nu- 
mero di nuovi vocaboli composti , ed alcuni cost strani , 
lunghi e grecheschi da spirltare i cani, come ex. gr. quello 
di dermosin-nevrocondrotomia per indicare il taglio ostetrico 
della sinfisi del pube , e 1' altra di gastroisterotomia o d' istc- 
rotomotocia per indicare il taglio cesareo. All' autore non 
place la comune distlnzione e denominazione di coste vere 
e spurie , che pretende doversi denomlnare e distingnere 
dalle loro connesslonl. Sono sue parole, pag. 358,vol. 2: 
" Perche codeste coste si hanno da chiamare con pari de- 
» gradante nome ? Forse che le medesime sono illegittime , 
>' adultere per essere state genei-ate da iin miscuglio di 
" semenze slccome i mull ? Tali coste unitamente alle altre 
" non sono quelle che fabbricano con slmmetria e di buono 
" accordo uno steccato osseo-scalo-forme arcuato , e con 
»* esso la maggior parte del tronco ? Dunque vengano le 
" coste pin decorosaniente distlnte e nomate le sette su- 
" periori coste sterno-spino-dorsall , le cinque inferior! coste 
" epigastrico-spino-dorsali. » In fine di ciascun volume si 
legge tm curioso elenco etimologico di molte vocl o di 
estranea derivazione , o di non owia interpetrazione che 
incontransi nel coi'so dell' opera , ex. gr. ergastolo , etero- 
geneo , marasmo , antonomasia , episodio , panacea , brocar- 
dica , energumeno , jota , iride , prepuzio , ecc. E singolare 11 
modo con cui si scusa degli errori di stampa e di sintassi 
( ne pochl , ne lievi ) occorsi nell' opera : u Essendo assioina 
" de' dotti che chi non sa correggere gll errori lipogram- 
" matici non sa tampoco leggere i libri stampati , io non 
" ho voluto porre la correzione del suddetti errori ( che 
>' di parecchi me ne sono accorto , ma tardi ) per essere 
" moralmente inevltabili in qualunque edizione ancorche 
" si avesscro gli occhi di Argo, Cosi del pari se sfuggita 



l36 APPENDICE 

»» mi fosse una qualche ripetizione e smaglJatnra til sin- 

// tassl, in codesto caso saranno piu compatiblli qufeste 

»/ sviste, che I'aver mancato negli essenziali principj cli- 

>' nico-o8tetrici. » 



Intorno allc^necessitd di definire in che propriamcnte 
consista I ahuso del salasso. Discorsi due del dott. 
Giovanni Palazzini di Bergamo. 

Mostra I'A. in quest! discorsi non poca erudizione nelle 
mediche discipline ; ci parve per altro di riconoscere in 
essi ch' egli sia forse atnico del salasso piu di quelle che 
voglia apparire , e che invece di determinare in che pro- 
priamente consista T abuso della sanguigna siasi occupato 
a tesserne un' apologia. Gi presenta infatti nel primo di- 
scorso alcuni cenni brevissioii sulla storia della flebotomia, 
e da questi conchiude che sifFatto mezzo terapeutico di 
origine antichissima fu usato sempre con vantaggio ( ben- 
che spesse fiate si praticasse con maggior generosita di 
quella in oggi biasimata) da tutt' i popoli , in tutt' i tempi, 
in tutte le malattle, da tutt'i piu esperti e distinti medici , 
e sotto r influenza di qualsivoglia sistema. Non dubita nel 
secondo di afFermare che i felici eiFetti ottenuti colla 
sanguigna dai Pratici, che ne sono i fautori , pajono a 
lui piu decisivi e piii simili al vero, poiche appunto pro- 
cacciati con quel mezzo, che dagli oppositori si reputa 
si dannoso ; e che i cattivi efFetti e gl' infortunj di che 
accagionar si vogliono le cure fatte con molte cacciate di 
sangue , sono inconsiderate , superficiali e storte accusa- 
zioni. Ne qui si contenta , che anzi pretende doversi a 
cio attribuire i prosperi success! , di che si gloriano i ne- 
mici del salasso , o meglio dlremo dell' abuso di esso , 
poiche leggieri erano le malattie cui diressero le loro cure , 
o tali che non presentavano alcun attacco infiammatorio , 
sebbene ne vestissero le apparenze, o tale 'attacco era per 
lo meno mite e non sulle parti necessarie alia vita. E di 
piu asserisce che se fortunati vantar si possono, in alcuni 
casi , quei medici che fanno un uso moderato della san- 
guigna , luolti pur sono i malati per la soverchia timidezza 
neir adoperare di un sifFatto rimedio. Le quali cose tutte 
pero vorrebbero, a nostro avviso, essere compi'ovate coa 
fatti, Dopo cio vuol V aiUore dimostrare che cjuasi tutte 



TAKTE ITALIANA. I 87 

le tnalattie possono cosi fra loro collegarsi tla esigere pel 
loro trattaniento V uso delle emissioni sanguigne , e die 
queste possono essere ripetute raolto piu di quaiito coniu- 
nemente si crede, senzache aU'animale economla ne derivi 
un ben provato nocumento. Appoggiato a queste conside- 
razionl finalmente conchiude che nelle varie aifezioni flo- 
gistiche non debbe il pratico sentir tema , ne difficolta al- 
r estrar sangue , ripetendone le sottrazioni quante volte 
siano richieste dalle raorbose circostanze ; ne debbe la- 
sciarsi imporre dalla debolezza e dal fisiologico sfinlraento, 
piacendo tal iiata alia piu cupa e profonda infiammazione 
mascherarsi sotto queste mendaci apparenze; e che I'abuso 
del salasso piuttosto che nel numero e propriamente da 
riporsi nella sua sconvenienza. 



Lettere polemlche sidV abuso del salasso e sopra le ec- 
ceziord fatte al tentatwo di conciliare i medlci ita- 
liani di Domenico Meli. — Pesaro , 1827, dalla 
tipografia di Annesio Nobili. VoL 1° in 8.° 

In questo primo volume delle opere niediche del dottor 
Meli sono iiiserite , e quindi ristampate per la terza volta 
le applaudite sue lettere al cav. dott. Angeli sulC abuso del 
salasso, coll' aggiunta di alcune altre sue lettere intorno alio 
stesso argomento dirette ad altri illustri medici italiani. 
Havvi inoltre la sua corrispondenza coi signox'i dottori 
Strambio e Bufallni sopra il modo ed i mezzi da conci- 
liare tra loro i discordant! medici che sono attualmente in 
Italia. Lodevole senza dubbio e di molta importanza , ma 
non di facile esecuzione a noi sembra il doppio scopo 
che il ch. autore ha prefisso a' suoi sforzi. Poiche il mondo 
corre per andazzi , e durante il vigore di un andazzo , 
qual e certamente quello del salassare nella medicina d' og- 
gidi , poco o nulla si ottiene coUe piu solide e ragionate 
opposizioni. II tempo pero fa gran cose da se solo : ed esso 
il piu valente medico degli andazzi , e togliera , senza 
dubbio, raa con un poco piii di pazienza, quello contro 
di cui grida con tanta ragione e tanta forza il dott. Meli , 
e con lui gridano tutti i medici imparziali e veramente 
esperti. Anche sulla proposta conciliazione influira il tempo 
efficacemente , poiche bisogna disingannarsi prima di ri- 
conciliarsi, e al disingaano, specialineate in medicina, nulla 



l38 APPENDICE 

pia giova del tempo. Cio nonostante noi lodiamo assai non 
solo le buone intenzioni , ma pur anche i talenti , T indu- 
stria ed i mezzi adoprati dall' autore a moderare , o , per 
meglio dire , a medicare i medici d' oggidi invasi da morbi 
tanto dannosi all' umanita , cjuali sono 1' eccesso dei salassi 
e la discordia delle lore opinioni. 



Memorie cliniche scritte per istruzione della gioventii 
medica da Pietro Ruggiero , pubblico prof es sore di 
patologia e socio di varie accademie. • — Napoli , 
1826, dalla tipografia di Silvestro Gar^ivWo , in 8° 
di pag. 128. 

Queste Memorie non sono che quattro, ma corredate 
tutte di opportune riflessioni e conclusioni ; e benche male 
scritte e porgenti idee diametralmente opposte alle piii 
ricevute in medicina a' giorni d' oggi , non sono prive di 
qualche importanza , e possono almeno provocare una mag- 
giore attenzione nell' osservare gl' infermi e gli effetti dei 
rimedj che loro si apprestano. La prima e sugli effetti 
della digitale nella cura dei dolori arteriosi accompagnati 
o divisi da aneurisma^ ed in essa 1' autore si sforza di 
mostrare irritante e calida la natura di questa pianta , e 
percio contraria ai malori summentovati , che abbisognano 
piuttosto di medicine rinfrescanti e sedative , le quali sono 
( second© lui ) 1' oppio , il laudano , la tintura marziale , ecc. 
La seconda Memoria aggirasi sopra i polipi dell' utero , 
che pei sintomi che offrono e pei rimedj che loro nuocono 
o giovauo , sembrano all' autore prodotti e alimentati da 
una locale irritazione iiterina , per cui richiedono una dop- 
pia cura , la palUativa da affidarsi ai rimedj narcotic! e 
sedativi, tra i quali tengono il primo posto, a giudizio 
dell' autore , la soluzione di sublimato corrosive , le frizioni 
mercurial! , 11 cinnabro , V eradicatwa consistente nella se- 
parazione del pollpo dall' utero da ottenersi principalmente 
colla legatura. La terza presenta 1' istoria di una violenta 
epilessia fellceraente curata colle fregagioni di unguento 
mercuriale alle plante de' pledi , e qulndl lodasi il mercu- 
ric come rlmedio sommamente antiepilettico , e si biasima 
I'uso del nitrato di argento molto accreditato in Napoli 
contro slffatta malattla. La quarta si aggira intorno ai tu- 
raori fugaci dell' utero e di altri organi ai quali e dato 



PARTE ITALIANA. l3g 

giustaiticnte il nome di orgasmi, non essehclo che efFetii 
tli vero isterismo, di movimento cioe irregolare delle fibre 
uteriae agitate e coavulse , e non gla di pretest umori o 
fluidi aerifonnl cola stagnanti, die potrebbero pero esservi 
generati da simili movimenti morbosi di cui non le sole 
fibre musculari , ma tutte le organiche sono suscettibili. 



Osservazioni Intorno all' efficacia del seme dl senape 
bianca nelle malatde nervose , del fegato e di altri 
organi , ecc. di Carlo Tu rn er-Cooke j medico a 
Cheltenham , recate in italiano dalla terza ediziohe 
inglese. — Napoli , 1827, dalla tipogiafia dell' Os- 
servatore medico, in 8.° di pag. 104. 

Spesso si veggono tradotti in italiano libri stranieri che 
punto non lo merlterebbero : tale a noi sembra questo del 
dott. Turner-Cooke. Un secolo prima di lui Fuso interno 
dell' intei-o seme di senape ( ne facevasi gran differenza 
tra la senape bianca e la nera ) era una medicina popolare 
e comune in Iscozia e in altri paesi settentrionali , come 
mite e sicuro purgante. II celebre Cullen scrisse di questa 
sostanza ( Mater, med. part. 2 cap. V). n Sono cinquant' anni 
» da che , per quanto io so , s' introdusse per la prima 
n volta in questa citta ( in Edimburgo ) una pratica , la 
»» quale poscia e stata frequentlssima. Ella consiste nci 
»» dare i semi di senape interi e non pesti alia dose di 
t* niezz' oncia o quanto puo contenere un ordinario cuc- 
»» chiajo da tavola. II senape in questo modo non riscalda 
» lo stomaco , ma stimola il canale intestinale , e comune- 
»» mente diviene lassativo o almeno favorisce la giornaliera 
»» ordinaria escrezione. " Reca percio meraviglia 11 sentire 
annunzlato come nuovo questo stesso rimedio da un me- 
dico inglese che sembra , pel modo con cui ne scrlve , non 
averlo ne conosciuto, ne usato prima del 1822. La novita 
consiste piuttosto nel decantarlo come rimedio quasi uni- 
versale curativo non meno che preservativo , come una 
vera panacea non solo contro le malattie di bassoventre , 
ma contro le nervose tutte e le mentali ancora. Una buona 
parte del libretto verso il fine e occupata da lettere o re- 
lazioni all' uso di ciarlatani in onore di questo rimedio 
universale , e delle sue meravigliose virtu. Per Roma e 
per Napoli si vanno spargemlo degli annunzj enfatici 



140 APPENDICE 

sopra questo riniedio che si vorrebbe rendere di un uso 
geaer.ile , e che potrebbe pure , usato senza cautele e con 
soverchia confidoiza specialmente in corpi irritabili e de- 
licati , produrre gravi inconvenienti. 



Delle case dei pazzi del dott. Esqujrol. Art. estratto 
dot Dictlonnaire des sciences medicates , p. tradotto 
con note dal dott. Salvatore RiVA. — Parma , 1827, 
dalla tipografia Ducale, in 8.°, di pag. xi e i38, 
ed indice. Lir. 2 ital. 

II traduttore italiano, che sembra assal giovlne in tutto: 
dice alia pag. X della prefazione di aver procurato di con- 
servare it senso dell' originale. Si convincera in piu luoghl del 
contrario chi facciasi a confrontare la sua traduzione col- 
r originale medesimo. Noi ci contenteremo di porre sotto gli 
occhi del lettore una sola delle molte prove che avremmo 
di questo contrario, cioe le prime parole della prima parte 
deir articolo tanto in frSncese che in italiano. 

Originale: On ne salt trop ce que devenaient autrefois les alie-, 
nes; il est vraisemblable qu'il en perissait un tres-grand nombre. 

Traduzione: <( E noto generalmente come ne' tempi scorsi 
" trattavansi gli alienati : puo credersi che ne perisse il 
" maggior numero. » 

Diremo altresi che il traduttore poche righe dopo in 
vece di San Francesco di Paola creo un San Francesco 
De' Paoli , non sapremmo se Romaru , o Fiorentini, 



GEOGRAFIA, 

Prospctto comparativo delle principali montagne e dei 

principali fiumi della terra , corredato di una ta- 

bella indicante le relative altezze e lunghezze. — • 

Milano , 182^ , presso V incisore Stanislao Stucclii, 

in fol. imperiale miniato. Lir. 6 ital. 

Le montagne furono in questa tavola dlstinte in quattro 

ordini^ dei quali il primo a sinistra rappresenta quelle 

deir America, il secondo quelle dell' Asia , il terzo quelle 

deir Africa, il quarto quelle dell' Europa. A ciascuna delle 

montagne , in qualunque ordine essa si trovi , sono ap- 

posti numeri progressivi, dei quali si trova la spiegazione 

in due laterali tabelle, portanti iu cinque colonne, i.° i 



PARTE ITALIANA. I4I 

nnmeri suddetti; a." il nome ; 3.° T altezza della montagna 
espressa in piedi di Parigi al di sopra del livello del mare; 
4.° il noma della catena alia quale appartiene ; 5." la re- 
gione in cui e situata. 

Le altezze delle montagne sono plgliate dalle migliori 
fonti , cioe per V America dalle opere del celebre Humboldt^ 
deir Ulloa , del Clerke ; per 1' emisfero orientale dalle Ri- 
cerche asiatiche, dagli scritti di Jameson, di Leslie, da va- 
rie misure barometriche e georaetriche di varj accaderaicl, 
dalle opere del barone di Zach e dal quadro comparativo 
del Parrot, stampato a Parigi nel i8a6. 

Una coasimile delineazione era stata gia pubblicata in 
Inghilterra; ora in questa nuova ristampa si sono esatta- 
mente ricopiati i punti piu importanti ed alcuni se ne 
sono aggiunti come atti a destare un particolare interesse 
nel paese nostro ; tali sono le altezze di Milano , Monta- 
vecchia, Superga, la Madonna del Monte, il Campo de' fieri, 
la Madonna di Bisbino e le Corna di Canzo. 

Al disotto trovansi alcune linee indicanti il livello del 
mare ; ad una certa altezza veggonsi altre linee indicanti i 
llmiti inferiori delle nevi perpetue nelle cordigliere d' Ame- 
rica e nei monti Himalaya ; veggonsi altresi notate 1' ele- 
vazione generale de' contorni di Quito e di Messico, la 
maggiore altezza della vegetazione della chinachina , delle 
querce , degli altri alberi escluso il pino , e finalmente del 
pini sotto la zona torrida ; cosi pure 1' altezza maggiore 
a cui trovansi i Ucheni sui monti d' America e sulle nostre 
Alpi, e finalmente le altezze a cui giunsero V Humboldt sul 
Chimborazo e il Qay-Lussac con un globo aerostatico. La 
quantita adunque di notizie che qr>esta carta puo fornire, 
dee renderla, malgrado qualche inesattezza nell'ortografia 
dei nomi proprj , importante e gradita agli studiosi delle 
materie geografiche. 

CACCIA. 

La Scuola di caccia colV archibugio , ossia metodo facile 
e sicuro per divenire in breve tempo esperto caccia- 
tore, e modo di condursi in tale esercizio. — Milano , 
1826, dalla tipografia di Omobono ^lanmi , in 8° 
Troppo assai promette il titolo di questo libro, pcrche 

non si diventa in breve tempo esperto cacciatore colla lettura 



14a APPENDICE 

di un opuscolo, ma vi si richiede Inngo eserclzio ed at- 
tenta applicazione. Se I'autore ha composto questo libretto 
aiBne di alloatanare dai giovani imprudenti i gravi pericoli 
die seco porta la caccia coll' archibugio , e di tenere in 
hriglia , com' egli dice , il giovine che si da a questo eser- 
cizio onde preservarlo dalle disgrazie che si possono evi- 
tare e dalle occasioni di litigi , noi non possiamo se non 
che commendare altamente la di lui intenzione , ed utili 
credlamo i suoi avvertimenti , i quali pero sono per la 
maggior parte concentrati neU'articolo intitolato: DiscipUna 
del Cacciatore. Nel rimanente dell' opuscolo ci sembra di 
scorgere , che assai digiuni sieno alcuni articoli , e troppo 
minute invece alcune prescrizioni , come quelle che al 
cacciatore ingiungono di portar seco il fazzoletto da 
naso , la scatola del tabacco ovvero la pipa , 1' ago e il refe 
da cucire , un pajo di calze , I'oriuolo, ecc. , senza le quali 
cose si puo certaraente cacciare con frutto. Eccellenti no- 
tizie intorno alia caccia e ai cani trovati avrebbe 1' autore 
neir Almanacco dei Cacciatori , del quale si e pubblicato 
quest' anno in Venezia il nam. Ill, e sgraziataraente 1' ul- 
timo, per essere recentemente mancato di vita il beneme- 
rito patrizio compilatorej e nel Mnnuale del Cacciatore, 
nuovamente impresso in Parigi. 



STORIA NATURAL E. 

Manuale delta storia naturale di Gio. Fed. Blumen^ 

BACH recato in italiano sulV undecima edizione te- 

desca pubblicata in Gottinga nel 1826 dal dottoT 

Malacarne , colV aggiunta d' importanti sue note e 

corredato di molte emende ed ampliazioni comuni- 

cate nel marzo i8a6 dallo stesso autore e dal pro- 

fessore Hausmann. Vol. II e III. — Milano, 

1826-27, *" ^•°' P^^' ■^"'tonio Fontana. 

Ecco due altri volumi di un manuale gia da noi an- 

nunziato e commendato, come puo vedersi nel tomo 42°, 

pag. 408 di questa Biblioteca, allorche uscito ne era alia 

luce il primo volume. E qui non vogliamo lasciare di 

rendere la dovuta lode agli Editori, perche accinti siensi 

alia publjlicazione di Manuali compoaenti un' encitlopedia 



PARTE ITALIANA, 148 

di scienze , lettere ed arti , scegUendo opere origlnali ita- 
liane o le traduzioni di reputate opere straniere, anziche 
meccanicamente ricopiare o imitare servilmente la coUe- 
zione clie sotto il titolo medesimo di Manuale si pubblica 
in Parigi, della quale in mezzo a gran numero di vo- 
luiui , ben pochi sono quelli che giuste ed esatte idee 
porgano della scienza o dell' arte alia quale apparten- 
gono, e della quale presentare dovrebbero un utile com- 
pendio. Nolo era gia a tutti il merito del Manuale di 
storia naturale del Blumenbach , ne in fatto di compendj di 
una scienza cosi vasta , altro se ne potrebbe trovare in 
qualunque lingua che con questo potesse paragonarsi ; che 
se scrittori piii recenti hanno esteso il dominio di quella 
scienza , non mancano in questa edizione le giunte e le 
ampliazioni dall' autore medesimo comunicate soltanto nel 
1826; non mancano le note del dottissimo Tprof. Hausmann 
e quelle deU' egregio traduttore , ed esse tutte sollevano 
questo compendio al livello delle piu recenti compilazioni, 
le quali poi hanno per la maggior parte difetto di quel 
merito intrinseco , di quelle viste filosofiche e di quella 
profondita che in tutte le opere del Blumenbach si ravvisano. 

Non crediamo di doverci molto difFondere su questi 
volumi , ne di dover presentax-^e il sunto di un' opera 
della quale abbiamo gia altrove esposto il disegno ; accen- 
neremo soltanto , che nel secondo volume e contenuta 
tutta la sezione quinta che tratta degli viccelli, distinti 
in nove ordini , cioe avoltoi , levirostri , picchj , coraci , 
passeri, galline o gallinacei , struzzi , gralle o uccelli tram- 
polieri e anitre. Tre altre sezioni contiene il tomo III, 
benche due sole se ne veggano registrate nell' indice , cioe 
la sesta che tratta degli anfibj , divisi in due ordini , in 
rettili ed in serpi ; la settima dei pesci , divisi in sei 
ordini ;, dei condropterigj , dei branchiostegi , degli apodi , 
dei jugulari , dei toracici e degli abdominali ; 1' ottava de- 
gl' insetti, ripartiti in sette ordini, dei coleopteri, degli 
emipteri , dei lepidopteri , dei neuropteri , degli iraeno- 
pteri, dei clipteri e degli apteri, ai quali si aggiugne 
un' appendice degli aracnidi, dei crostacei e dei cancri o 
granchj , divisi in brachiuri , parasitici e macrouri , dei 
inillepiedi , delle scolopendre e del iulo terrestre. 

Neir uno e nell' altro di questi volumi abbiamo trovate 
con piacere diverse note importauti, xioa solaaiente del 



144 A P P EN DICE 

traduttore, ma anche del chiarisslml Blumenbach ed Haus- 
mann , e tra queste abbiamo distinte quelle che concer- 
nono r uccello sacro a Minerva , che con buone ragioni si 
inostra essere una strige anziche un gufo; i trochili, dei quali 
si sono enumerate assai piii specie di quello che fatto erasi 
dair autore ; le allodole delle quali parimente si e di molto 
aumentata T enuraerazione e la nomenclatura , il che si e 
fatto anche a riguardo delle cossie , dei becchigrossi o sfro- 
soni , da noi volgarmente detti /mo/fij e quelle riguardanti 
le capinere , i beccafichi , T emigrazione delle rondini e il 
supposto loro letargo , i colombi , i galli , le gallirie , ecc. 
Belle sono pure le osservazioni aggiunte intorno alle ci- 
cogne , intorno alle penne nere dell' airone o aghirone , 
che si portano dal Levante , intorno le ardee , le gru e 
le numerose loro specie nuovamente descritte , intorno 
r ihi degli Egizj, le beccacce, i colirabi e le nuove specie 
o varieta delle oche e delle anitre e le nuove loro ripar- 
tizloni , come quelle pure degli smerghi , e i nuovi generi 
dei mormoni , delle faleridi o degli starici , dei pinguini , 
delle cataracte , delle aptenoditi e degli sfenisci, dei quali 
il primo e forse sostituibile al genere dell' alca esposto 
dair autore. Ci ha fatto qualche sorpresa il vedere , che 
parlandosi degli struzzi , e indicandosi quello delle Indie 
orientali e quello della Nuova Galles e della Nuova Olanda , 
detto anche struzzo australe , non siasi fatta alcuna menzione 
del Magellanico , del quale almeno doveva espungersi que- 
sta denominazione , se T aniniale nelP ordine non amraette- 
vasi degli struzzi. Ci e pure spiaciuto che accennandosi 
il prezzo in cui sono tenute le penne dello struzzo afri- 
cano o struzzo cammello, siasi detto dall' autore soltanto 
che otiimt sono da scrivere. 

Nella sezione sesta degli anfibj si sono distinti dal tra- 
duttore assai opportunaniente il genere rospo e il ge- 
nere rana ; qualche importante schiarimento si e dato in- 
torno la rana ocellata. e la rana paradossale, piu difFusa- 
niente descritta di quello che fatto aveva I'autore, e il cosi 
detto dragone volante e il basilisco ; si e pure fatto ben 
conoscere lo scinco o ii raniarro , volgarmente indicato tra 
noi col nome di ghezzo, e in proposito della sirena la- 
certina si sono esposte le innovazioni piu recentemente 
portate nella classificazione dei rettili , e speciahnente il 
luetodo di distribuzione di essi dato dal Latreille. In una 



PARTE ITALIANA. 1 45 

nota aggiiiuta all' ordine secondo dei serpentl , si accenna 
die i veleiiosl staano ai non velenosi nella propoizione 
a un di presso di i a 6 ; si espongono dal traduttore 
le diverse specie dei crotali; si descrive il conibattimento di 
un grosso sorcio con una vipera delle piii velenose , dal 
quale il sorcio usci vincitore, e finalmente incite specie si 
descrivono del genere boa, e alcune notizie si soggiungono 
intorno al genere coluber, al genere anguis , al genere an- 
fisbcBna e al genere ccecilia. Non senza interesse si leggera 
altresi la nota aggiunta alia sezione settima dei pesci, 
nella quale opportunamente il traduttore con grandissima 
fatica ha compilata 1' ultima distribuzione naturale di que- 
s\i animali, proposta dal succitato Latreille , e forse in 
\ ista deir importanza di questa e di altre note, non tutti 
saranno per applaudu'e alia legge ch' egli si e fatta e clie 
sill bel principio della nota medesima accenna , di econo- 
niizznre quant e possibile le note , onde non portare I' opera 
ad una mole maggiore. Alcune tuttavia di qualche impor- 
tanza ne vediamo aggiunte alia sezione ottava degl'insetti, 
una specialmente intorno ai gorgoglioni che di qualche uti- 
lita puo riescire ai nostri coltivatori ; altra sn le lampiridi 
o le lucciole , e quelle specialmente delF Italia ; altra sul 
ditico o ditisco orlato o marginale ; altra su la nomencla- 
tura italiana piu esatta degl' insetti e specialmente delle 
tignuole ; altre finalmente su i danni cagionati dalle blatte 
e sui modi di liberarsene , sul grillo crestato o grille locusta, 
sul modo parimente di llberarsi dalle cimici dei nostri 
letti , salle diverse applicazioni del nome di chermes , sul 
cocco del cacto o la cocciniglia , su le vespe volgari e i 
vespai, sul preteso snicidio degli scorpioni , suUa distri- 
Ibuzione metodica degl' insetti , ecc. 

Gioveranno forse que' pochi cenni a tranqulllare coloro 
che non abbastanza recente credessero 1' opera di BJumen- 
hacli per essere inserita in una recentissima enciclopedia 
di questo genere , o in una collezione di manuali , e ser- 
iviranno a mostrare piii evidenteniente il pregio in cui 
dee tenersi Y opera stessa , non che lo zelo e la diligenza 
del traduttore e degli editor! , che ben meritano di essere 
Inella lore impresa incoraggiati. 



mbl. Ital. T. XLVIL lo 



146 

VARIETA. 



FILOLOGIA. 

DelV inteiizione dl Dante nella Divina Commedia, di 
Giuseppe Taverna ad Angela Pezzana. 

X u desiderl, caro Pezzana, il mio parere del Dante il- 
lustrato da Ugo Foscolo. Sai che ogni tuo desiderio e un 
mio volere; ma pensomi sia vano che io dia a cio, ch'ora 
desideri , pure un pensiero. II gludizio che tu farai , od 
hai fatto di quest' opera non puo diversare dal mio : cosi 
addentro io conosco di che forma e '1 discorso della tua 
mente. So che talvolta il falso piglia il mantello e la fac- 
cia del vero , e lega 1' animo di chi non sospetta ; ma in 
quella scrittura la falsita sembrami essere tanto parvente 
e regnare per tntto cosi sfrontata, che non puo legare in 
nuUo modo di mondo un intelletto sentito come e il tuo, 
e ognora vigllantissimo. Lascio stare la lingua dello scrit- 
tore spesso barbara ; non parlo dello stile che non ha 
forma ; nulla dico dell' ordine , che e quello del caos : dico 
bene , che le sue novelle opinioni intorno a Dante non 
possono pigliare che qualche nuovo pesce. Nondimeno , 
aprendoti il mio segreto , quell' opinione , la quale ha 
fatto piu specie , ed ha mosso in alcuni anche T ira con 
altro nome, non ha potuto muover me ne eziandio a me- 
raviglia. Parlo di quel luogo, dove T illustratore afFerma (i) 
che <« Dante aspirava a fondare una nuova scuola di re- 
ligione in Europa , o almeno in Italia. » La meno me- 
raviglia ch' io ne sento precede da questo : che parmi co- 
tale immaginazione essere ingenerata del medesimo prin- 
ciple originale , onde nacqitero tutte le ipotesi , i sogni e 
le vision! che dello scopo di Dante si crearono e si 
creeranno. E questo principio e il non essersi infino a qui 

fermato a che cose egli verainente aspirava, come dice il 

(i) Edizioue di Lugano , yoI. I , f. 109. 



VARIETA. 1 47 

Foscolo , qual fine egli si pioponeva , ed a quale miro 
con tutto il suo poema. 

Ond'e avveuuto, clie lui tuo desiderio lia racceso in me 
quest' altro , iie il voglio lasciar freddare , cio e di mo- 
strarti quelle clic siiio ad ora nou fu uiostrato da alcuno , 
cli' io sappia , ed e : clie Dante non voile lasciar ignorare 
al suo secolo ne agli avvenire , e dichiaro largamente egli 
stesso qual e il vero subbietto ch' egli prese a trattare , 
qual forma dar voile e al tutto e alle sue parti , qual fine 
si propose di ottenere , a qual genere di dettatura tutta 
r opera s' appartiene , a quale facolta o scienza T opera 
medesima h sottoposta e di quale specie di scienza Dante 
intende di ragionare si coll' intero della sua fatica e si 
nelle sue parti. 

Dissi di mostrarti, e volea dire die tutto questo lo faro 
aperto a te , affinclie tu ne giudichi, e giudichi severamente, 
perciocche nulla puo in te ne ira , ne parte ; anche son 
certo clie non te ne ingannera amore , benche io sappia 
da trent' anni il tuo verso di me essere graudissimo. 

Ma perche s' attenda puntualraente ad ogni parola clie 
pone Dante in que' luoglii , dove egli apre i suoi intendi- 
menti, giovami rammentare le censure e la derisione, e 
lo sprezzo , come le meraviglie, le sclamazioni , le bria- 
chezze e tutte le traverse strade , per le quali deviarono 
esorbitando sempre dalla niente di lui , cosi i neiuici suoi , 
come gli amici. 

Ricordomi , ch io glovine d' eta , e piu di senno , leg- 
geva nel risorgimento d' Italia del Bettinelli (i), che il 
poema sacro di Dante fu un lavoro di passatenipo , ch' egli 
compose per suo sollazzo e d'altrui non per alcuna gloria il- 
lustre. Questo io credetti, e a prestar fede a quello sto- 
rico aveanmi disposto le sue lettere virgiliane , le cui dot- 
trine mi erano lodate da* maestri. Io tutte sapeale amente, 
c quando alcuno rammentava il poema di Dante , io pron- 
tamente recitava : n E questo un poema , un esemplare , 
" un' opera divina ? Poema tessuto di prediche , di dialo- 
" ghi, di quistioni: poema senza azione , o con azioni 
" soltanto di cadiite , di passaggi, di salite ;, di andate e 
" di ritorni e tanto peggio , quanto piu avanti n' andate ; 
» quattordici mila versi di tai sermoni, clii puo leggerli 

(]) C. v., ediz. di Bassano, f. 182. 



148 V A ni E T a'. 

» senza morlre ? Quale idea debbono avere della poesia 
» quel giovani che si vedono a par di Omero e degli al- 
" tri maestri lodar Dante tanto da quelli diverse ' " 

Di questa qualita erano le impressioni , che della Di- 
vina Commedia mi si stampavano in mente dalla tene- 
rezza de' miei studj ; impressioni che bastarono in me non 
pochi anni : e credo che il medesimo avvenisse in Italia 
a tutti gli stadiosi giovani di que' di. Certo che dopo i 
miei trent' anni il genio agli studj mi stimolo di conoscere 
la storia letteraria del bel paese ; e posirai a vedere dili- 
gentemente quella del Tiraboschi , il quale merito fama 
d' uomo imparziale e di gran senno. Ma quivi ancora io 
lessi " che quest' opera dell' Alighieri non e , anzi che il 
» suo autore non voile che fosse ne commedia, ne trage- 
» dia , ne poeraa epico , ne alcun altro regolare componi- 
>» mento. " 

Io dunque conchiusl , che non fa senza cagione , se il 
Bettinelli manteneva , che Dante /< non fece altro che 
t> descrivere un suo viaggio, e il capriccio non meno 
" che le passioni, piucche Virgilio, furono sue vere guide 
•» e compagne in tal via. » 

Seguitando a legger libri di storia letteraria , io mi ri- 
fermai che Bettinelli non avea fatto che rappresentare I'opi- 
nione dell' universale. Lessi nella grand' opera di D. Gio- 
vanni Andres (i) Delia origine e progressi e dello stato at- 
tuale d' ogni letteratura , le seguenti parole ; « Perche Dante 
»' ha voluto fare un poema senza azione e senza carattere, 
»/ senz'ordine e senza regolarita? Perche prendersi a girare 
>/ senza destine per 1' inferno, pel purgatorio e pel para- 
»» diso? Perche scegliere Virgilio a guida di paesi, che non 
" avea veduti , e fargli spiegare tante cose che non sa- 
»' peva? Perche unire il vaso di elezione con Enea , l' In- 
« ferno poetico col cristiano , e i serpenti cogli uccelli ? 
» Perche in vece d' un poema di qualche regolarita , darci 
»» un viaggio stravagante ed assurdo ? Perche in somraa in 
" vece di condurci a qualche delizia di Pindo, menarci 
»» in oscuri boschi ed inestricabili labirinti ? " 

Io non so vedere come un uomo savio di dottrina e di 
senno naturale, universale in tutte cose, siccome I'Andres, 
possa far tante e di tale maniera interrogazioni, senza che 

(l) Parma, tonio II, f. i34. 



VARIETAo 149 

si presupponga , ch" esso non 'solo ignorava clie cinque 
secoli prima Dante medesiino avea risposto a ciascuno 
de' suoi perche, ma ancora ch' egli non vide mai il poema 
sacro , o non lo vide se non cogli occhi altrui. Ne altri- 
menti io posso giudicare del Tiraboschi, quando mi dice 
die la Commedia di Dante " non e un poema regolato (i); 
" die vi si leggon sovente cose inverlsimili e strane^ che 
" le immagini sono talvolta del tutto contro natura; cli'ei 
" fa parlai'e Virgilio in modo, cui certo ei non avrebbe 
" tenuto i che molto vi ha dl languido, e che di alcuni 
" canti appena si pno sostenere la lettura ; che i versi 
" hanno spesso un' insoffribil durezza, e che le rime noa 
" rare volte sono cosi sforzate e strane che ci destano 
" alle risa. » 

Dico poi che quel versegglatore di Bettinelli non avrebbe 
sperato gloria dal palesare a bandita 1' invereconda igno- 
ranza che I'oftendeva, se si fosse avveduto che pochi anni 
di poi dovea egli esser posto in ischlera con Cecco d'Ascoli, 
e le sue Lettere virgiliane doveano divenire a quella fama 
che s' acquisto I'Acerba di quell' Astrologo (a). Ma buoa 
per lui che la mutata opinlone del secolo non lasciava 
noverare tra' medici favoriti da' potenti un Dino del Garbo, 
ne sedere a sci'anna per sentenziare de' rei un frate Ac- 
cursio. 

Pill assai di cotesti nemlci dl Dante , or derisi , grande 
materia di ragionare darebbono gli amici di lui , i quali 
al tempo che difendeano Dante dalle censure di qite' dotti, 
si poco avanti se ne conosceano, e la poesia di lui tanto 
era lungi dalla memoria , non che dall' imitazione che 
quando apparve la Baswilliana , fu levato unanime un grido: 
ed ecco , diceasi , Dante ingentjlito , novella Dante , Dante 
redivivo ; mentreche in tutti que' terzetti non sia altro di 
dantesco , da certe voci, da alcune frasi, da qualche sen- 
tenza , come nel canto I , v. 84. 

Si che t alta vendetta e gia matura 
Che fa dolce di Dio nel suo segreto 
L' ira , ond' e colma la fatal misura. 



(I) T. V, f. 604. 

(a) V. Bettinelli, Risorginiento d' Italia c. v, f. 206, edizione 
di Bassano. 

V. Tiraboschi, t. V. 

V. Gelli , Mem. per la vita di Dante § Vlli. 



l5o V A R I E T a'. 

Al clie simile nel venteslmo del pnrgatorlo v. 94, leg- 
fiiaiuo ill quel desiderio d' Ugo Ciapetta : 
O Signor mio , quando sard io lieto 

A veder la vendetta che nascosa 

Fa dolce lira tua nel tuo segreto. 
Ma non voglio ne tener te piu a lungo in sulla fune , 
ne gravar me di fatlca non necessaria. Io percio qui non 
considero li difendltori della Divina Commedia , gl' inter- 
pret! , i commentatori se non quanto all' opinione ch' eb- 
Jjero, ed lianno tuttavia del disegno deirAligliieri, e della 
materia ch' egli elesse per incarnarlo e colorirlo. 

Che nel Paradiso egli descriva il regno celeste , e ne 

ridica di esso quanto pote da' suoi studj e dalla sua me- 

ditazione raccogliere di vero non e da dubitarne , poiche 

il fatto Io mostra e Io dice il poeta medesimo (P. c. I, v. lo). 

Veramente quant' io del regno santo 

Nella mia mente potei far tesoro 

Sara era materia del mio canto. 
Ma questo imprese egli per fine di sollicitare ed allet- 
tare gli uomini ad acquistarsi , comeche sia , il Paradiso, 
proponendosi in esso , come dice il Boccaccio ( Vita di 
Dante) ti di onorare li virtuosi e valorosi con altissimi 
premj. » Ovvero voile egli mostrarci per quest' ombra 
del beato regno segnata nel suo capo : che gli uomini qui 
ancora non sono beati se non intanto che ne' loro animi 
regna la virtii ? Cotale dottrina era quella de' filosofi cri- 
stiani anche a que' di (i). Fra Giordano insegna <i che la 
)i beatitudine diritta e verace e posta in vita eterna, dove 
M sono congregati tutti i beni e tutti i diletti, ma chiun- 
w que vuol per venire a quella , qui conviene che la co- 
>i minci ; e pero i santi uomini in questa vita sono gia 
» beati. Non sono in quella Ijeatitudine che sara in vita 
» eterna; ma gia cominciano e sentono in qiiesta vita al- 
» cuno diletto e dolcezza , e alcuno assaggio di quella bea- 
>/ titudine. Onde lo stato di beatitudine e mestieri che qui 
>; s' incomlnci. " 

Anche non e da dubitare qual proposizione abbla la 
cantica del purgatorio ; perciocche intera si legge nel se- 
condo terzetto : 

(i) Predica VI nell' esordio, - .''' ' 



V A RI E T A.'. l5l 

E canterb di quel secondo regno , 
Ove t uniano spirito si purga , 
E di salire al Ciel diventa degno. 
Ma fu egli mente delP autore di spaventarcl colla di- 
piiitura di que' dolori , onde muovere a penitenza e a 
soddisfare in questa vita la diviiia glustizia? Ovvero di 
rnostrarci la via die dobbiam prendere e tenere, onde 
partire da' vizj e andare alia virtu , sostenendo per la 
speranza le fatiche , le quali per giugnere ad essa egli e 
bisogno di durare? 

Ne meno aperta e la proposizione nel primo canto del- 
r inferno v. 114 la dove Yirgilio dice a Dante: 
E trarrotti di qui per loco eterno, 
Ove udirai le disperate strida, 
Vedrai gli antidd spiriti dolenti, 
Che la seconda morte ciascun grida. 
Ma intese egli coirinfei-no /< di mordere (i) con gra- 
M vissime pene gli scellerati e viziosi » e di fare cono- 
scere (2) ed odiare il peccato, mostrando com'esso dopo 
la morte e punito da Dio nell' inferno ? OvveX'o fu inten- 
dimento del poeta di raccogliere , e adornare, e comporre 
in uno quello die dall' universale opinavasi dell' altra vita, 
per fine di figurare colP inferno di quella 1' inferno di 
questo mondo , i vizj cioe , e le malvagita , di die pro- 
cedono le avversita, i tormenti e le miserie , pigliando iii 
esempio consigliatamente i tempi die duravano tuttavia 
nella memoria de' coetanei ? — Impresa al tutto nuova stata 
sarebbe cotesta. Dove gli altri poeti coUe cose die cadono 
ai sensi mostrano quelle die non sono ad essi sottoposte, 
Dante al contrario per cose non vedute , asiratte ed im- 
mortali avrebbe rappresentate le cose vedute e mortali, e 
creato cosi un novello genere di poesia. 

Ma intanto, o raio caro, die tu ripensi e conslderi di 
queste sei ptoposte, quali ti pajano plu verisimili, e cosi 
t' apparecchio a veder meglio in suUe stesse parole di Dante, 
ch' io ti porro innanzi , concedimi alcuno spazio di rifia- 
tare. Non perche grave o raolesto mi sia questo poco di 
fatica ; ma perclie ben sai in fra quanti triboli e rompi- 
testa io debbo meditare di tali cose. 
Parma, il di 17 giugno. 

(i)Coiue scrive il Boccaccio. V. di Dante, f, 83, ediz. di B.Ganiba. 
(2) Come uiantiene il Ceaari , Bell. , t. I , f. 5. 



1$1 V A R I E T a'* 

MECCANICA. 

Vettura die porta seco le sue rotaje. — La cassa di 
qnesta vettura, inventata in Irlanda dal sig. Bryau-Doukin, 
e di forma parallelepipeda, e. porta alle facce laterali una 
girella, sulla quale s' avvolge una catena perpetua divisa 
in tre parti eguali da tre chiavarde di ferro, che si muo- 
vono con essa e die sostengono le sbarre verticali, alle 
quali sono attaccate le rotaje in numero di tre per ogni 
lato. Due di queste successivamente posano sulla strada , 
e sovr' esse passano le ruote , raentre la terza scorre 
lungo la cassa in una fessura disposta in modo che la 
rotaja che e sollevata si move separatamente dalle altre 
due , e non riprende la medesima posizione se non quando 
il movimento della vettura viene a ricondurla sul terreno. 
(^Dublin pitilos. Journal,^ few. 1826. Bullet, de Fer. Arts 
mec. juin 1827. ) 

ECONOMIA PUEELICA. 

Prezzo de' grani. — Giusta i datl piu recenti pervenuti 
nl Ministero dell' Interne di Francia , il prezzo medio del 
frumento su diversi mercati d' Europa e d' America era 
come nella seguente tabella : 

Prezzo d'un Prezzo d*un 
Luoglii £}>oche ettoiitro moggio milan. 

in frnnchi. in lire austr. 

Londra .... 3i marzo 1827. . . 35,57 42^04 

Stetino .... i5 marzo 12,19 20, 5i 

Amsterdam. . 26 marzo 16,90 28,45 

Anversa ... 28 marzo 17,24 29,02 

Trieste .... i5 marzo i3, 16 22,08 

Napoli .... febbrajo i5, 57 26, 11 

Civita-vecchia 28 febbrajo 14,80 24,91 

Geneva. ... 3i marzo 16, 63 28,00 

Nizza 3 marzo ^7^9^ 3o, i8 

Huova York . Ott., nov., die. 1826 14,42 24,27 

Nuova Orleans dicembre 1826 . . . 12^29 20,68 

Francia. ... i, i5 marzo — . . 17,03 28,66 

secondo le nostra gazzette il prezzo medio del frumento 
era nello scorso marzo in Milano di lire austriache 35, 1 3 
per ogni moggio ittilanese, 



VA R I E T a'. 1 53 

F I S I C A. 
11 sig. Christie aveva gia riconosciuto che 1' intensita 
della forza d' un ago magnetico decresce al crescere del 
calore. Con ulterioii esperienze egli ha ora trovato che 
r impressione della luce produce un eifetto contrario , e 
che la velocitii delle oscillazioni d' un ago calamitato e 
alquanto niaggiore alia luce del sole che all' ombra. Egli 
lia osservato inoltre che I'ago stesso nel primo caso perde 
assai piu rapidamente il suo movimento che nel secondo. 
L' ago che servi all' esperienza era della lunghezza di 6 
poUici , pesava grani 42. ^/^ , ed era sospeso in una cas- 
setta d' ottone per mezzo d' un capello. Esso veniva al- 
lontanato di 3o° dalla sua natural direzione ; indi abban- 
donato a se stesso si aspettava che avesse compiute 5o 
oscillazioni, dopo il qual termine si notava il tempo tras- 
corso e T ampiezza dell' arco finale d' oscillazione. £cco 
cio che ha dato 1' esperienza piu volte ripetuta. 

_ Tempo di 5o , <- i 

Termom. ., Arco iinale. 

vibrazioni. 

A ii-" 1- J 765 o Fahr. 118", 8 5°. o' 

Ago all ombra { L . „ c 

° I 81,6 118 ,7 4-45 

r 75, 3 118,0 2. 3o 

Ago al sole ..< 90.4 "8,4 ^- f 

° J 91, 4 118,0 a. 00 

[ 89, 4 118,4 a. 3o 

Per variare 1' esperimento , 1' ago fu posto sopra il suo 

perno, indi allontanato dallo zero di 90°, i risultamenti 
ottenuti furono come segue ; 

„ Tempo di 40 , _ , 

Termom. ., . Arco finale, 

'vibrazioni. 

Ago air ombra 74» 6 134", 96 i3°. 5a' 

Ago al sole . . 104,0 i35, 85 8. 27 

Ago air ombra 83, 5 i35 , 3a la. 57 

(^BuU. de Feruss. phys. mai 1837. ) 



CHIRURGIA. 

LUotritia, ossia stritolamento della pietra in vescica. — 
La necessita di sgomberare la vescica delle pietre che mor- 
bosamente vi si formano , e il tanto dolore che 1' opera- 
zione di estrarnele col taglio produce, ed il rischio a cui 



lS4 V A R I E T a'. 

mette la vita de' pazlenti in qualanque parte ed in qua- 
lunque gnisa sia esso fatto, costrinsero alia ricerca di altri 
mezzi nieno dolorosi e meno risicosi. Si penso impertanto 
a cavarnele , massime nelle donne , per la via dell' uretra 
con idonee pinzette, a distruggerle nella lor sede per virtu 
della chimica , dell' elettricita e del meccanico spezzamento. 
Ma air atto pratico , per piccola die pur si fosse la pietra, 
mal rlusciva quella prima maniera, e v' aveva de' gravi 
inconvenienti : i chimici agenti die han tutta possa di 
distruggere essa pietra , nissun effetto produssero dati per 
bocca ; e injettati nella vescica non pur ben riuscirono per 
la svariata natura delle sostanze che compongono quelle 
concrezioni , per la sovente lor troppa mole , e pei serj 
guai che caustiche corrodenti potenze arrecar possono alia 
pareti della vescica , se per sorte le tocchino , falliron le 
pruove , e deluse cos\ rimasero le concepuie speranze. Ne 
meglio rispose quel potentissimo solvente ch' ella e , la 
pila di Volta, cui fu sottomessa la pietra la pur entro 
la vescica. Alia meccanica distruzione si diede opera in 
prima con lime e scarpelli ; ma la curvatura dell' uretra 
sotto r arco del pube presentava ostacolo grave all' use 
di tali stromenti , i quali a cagione di essa curvatura 
ricurvati pur si voleva che fossero ; e donde o nuUo , o 
poco , o stentato , gravoso e infine insopportabile risul- 
tava 11 loro operare ai miseri inferrai ; sicche fu questo 
metodo ben tosto abbandonato. A' di nostrl uno studio 
piu esatto intorno alia struttura dell' uretra fe* vedere che 
a poca cosa riducevasi QT-.ella sua curvatura, e che tente 
rette ci potevano agevolmente aver passaggio. II perche 
con piu animo si mise mano alia costruzione ed appli- 
cazione di stromenti per distruggere meccanicamente la 
pietra in vescica. Gi*uithuisen , medico bavarese , pubbllco 
nel i8i3 stromenti retti per isminuzzarvela; ma per mala 
sorte a cagione delle anticlie idee altamente radicate noa 
gli fa dato retta , e sebben U mettesse alia prova innanzi 
intelligenti persone , pure il trovamento suo non fu in conto 
alcuao tenuto. Nell' anno 1818 Civiale , e ne' susseguenti 
Amussat, Leroy d' Etioles , Heurteloup, Meireiu produssero 
in Francia stromenti egualmente retti e metodi al mede- 
simo scopo. II che pur fecero Eldgerton, e Weiss in Inghil- 
terra, Lukens in America. Ma lasciando a parte T in- 
sorta graa quistione del dritto di priorita, egli si fu 



V A R I E T a'. i55 

assolutamcnte Clviale die in fine stromenti e tnetodo per 
lo stritolamento della pietra in vescica a tale ridusse, 
die air atto pratico ei riporto la palma in su tutti i suoi 
competitori , e provo essere indubitatamente la litotritia 
operazione vantaggiosa. 

Ma questa nuova operazione, siccome interviene alle 
cose nuove ed a'nuovi trovamenti, ebbe ben tosto i suoi 
oppositori e detrattori. Ci sono,evero, certe anatomidie 
disposizioni non naturali die ne impediscono la pratica 
vietando 1' introduzione dello strumento nell' uretra o nella 
vescica ^ e 't squisita sensibilita di queste parti, non die 
certe lore ^^Ferniita non permettono talvolta nissun ten- 
tativo di strltolatura, la quale non puossi pur eseguire, 
quando il diametro della pietra trapassa le 1 8 linee , o 
quando e attaccata a qualdie parte , o ravvolta in membrane 
(^insaccata), o quando il suo nucleo sia corpo , sul quale 
lo stroinento non possa operare , come p. e, quali pezzetti 
di metallo o d' avorio , palle di piombo ecc. L' esser la 
litotritia pero tante volte felicemente rluscita, mostra ac- 
costarsi alia perfezione , ed essere si certa da doversi an- 
noverare tra le operazioni chirurglche indispensabili e di 
uso comunale. E in fatto e avviso del celebre professor 
Scarpa , ch' essa " merita di prender posto tra le piu 
utili scoperte in chlrurgia fatte all' eta nostra , perche ac- 
cresce 1' arte di un mezzo operativo , comunque limitato , 
e die sara non pertanto mai sempre monumento di gloria 
al suo autore. " (i) 

Lo stromento del sig. Civiale appresenta quando e cliiuso 
una grossa tenta retta; e corapongonlo tin tubo o guaina 
d' argento aperta ad amendue i capi ; altro tubo di ac- 
ciajo contenuto in questo, scorrentevi agevolmente e termi- 
nato al capo superiore in tre branche , die , ravvicinate 
tra loro quando stanno chiuse nella guaina o tubo esterno , 
s' aprono in forza della propria elasticita fatte uscire. Sul- 
r altro capo e segnato un ripartimento di gradi, indicante 
quanto sia 1' allargamento delle branche , e di conseguente 
anche sino a certo punto la grossezza della pietra affer- 
rata. Questa seconda cannuccia , detta puisette , contiene 
in se un' asta d' acciajo piu lunga dell' esterna guaina , 
terminata nel superior capo a denti e portante all' altro 

(i) V. Annali uaiv, di medicina , toui, XLII , pag. 342. 



1 56 V A R I E T a\ 

capo una glrella , la quale nientre serve a dar ad essa asta 
ossia foratojo per virtu d' un archetto e d' una minugia 
il necessario movimento ad operare , ne limita eziandio 
r inoltramento nella pietra. II quale inoltramento si fa me- 
diante V azione di molla a spirale , chiusa in un cilindro 
raccomandato alio zoccolo del tornio volante in su cui 
poggia il pernio. 

L'operatore introduce chiuso nell'uretra questo strumento, 
e rinvenuta la pietra ve lo poggia leggermente contra, indi 
tira a se la guaina , tenendo fernia T interna cannuccia , 
e cosi s'aprono le branche e la pietra n' e colt^ in mezzo. 
Ad assicurarla stringonsi le branche collo spl^^^er innanzi 
la guaina. Con soavi movimenti dello stroraento s'accerta 
allora , che libera sia la pietra, e con essa non siasi 
pur pigllata porzione di vescica. Cio fatto, mandasl ancor 
innanzi quanto puossi la guaina , onde sempre piii tener 
ferma la presa , che meglio si assicura col serrare la vite 
premente, posta all' estremita d'essa guaina, rendendo cosi 
le due cannucce saldamente riunite fra loro;poi vi si adatta 
il tornio , che si affida a un ajutante , s' appone la corda 
deir archetto alia girella , e mettesi in moto il foratojo. 
Giusta la pratica del sig. Civiale il perforaraento non vuol 
esser protratto piii in la di dieci minuti , ritornandovi poi 
altri di , piii o men distant! secondo gli accident! e le 
condizioni particolari de' pazienti , quante volte basta per 
ridurre la pietra a tali pezzetti , che colle branche delle 
pinzette si possano facihnente e interamente strltolare. 11 
tritume n' esce poi colle urine e col liquido schizzettato 
in vescica prima dell' operazlone per tenerla distesa fin 
ch' essa dura. M. F. 



ASTRONOMIA. 

Comete idtimamente osservate. 

Cinque piccole comete sono state osservate dagli astro- 
noml nello scorso anno i8a6, di tre delle quali si fece 
gia cenno in questa Biblioteca. 

La prima fu scoperta dal sig. Biela il di 28 febbrajo 
nella costellazioue delta Balena. Secondo i calcoli di Gam- 
bart e di Clausen avrebbe un periodo di anni 6 Y4 , e 
combinerebbe con quelle del 177a e del i8o5 ^Bibl. ital. 
marzo 1826, pag. 393,) >„ , ,, - 



V A R I K T a'. iSj 

II sig. Flaugergues , astronomo di Vivier , cercando la 
cometa precedente , s'abbatte in un'altra apparsa il dl 39 
di marzo nella costellazione d' Orioiie. Egli fa il solo, per 
quanto si sappia , ad osservarla , e dalle proprie osser- 
vazioni dedusse gli elementi parabolici die seguono : 
inclinazione ()° $2' a 6" perlelio 222. 53. 32 

nodo 193 3i II dist. periel. 0,646146 

passaggio pel perielio ? 26q5q73- 

t. med. astr. al mer. di Viviers ) ^ ^y y t •> 

movimento diretto. 

La terza cometa fu scoperta prima dal Pons la mattina 
del 7 agosto nella costellazione dell' Eridano, indi dal 
Gambart la mattina del i5. (^Bibl. ital, luglio, p. 189) 

La quarta fu veduta dai suddetti licercatori il di 22 e 
il di 38 ottobre. II fenomenc del sue passaggio sul disco 
del sole accennato in questa Biblioteca (ottobre pag- 94) 
non pote osservarsi ne a Marsiglia ne in alcun altro luogo 
a motive del tempo contrario. 

La quinta cometa finalmente fu veduta dal vigilantissimo 
Pons la mattina del di 27 dicembre presso la costellazione 
di Ercole , e fu successivamente osservata dagli Astronorai 
delle Scuole pie di Firenze , i quali ne pubblicarono le 
seguenti posizioni. 

T. medio 

1826 die. 27 18'' 3o' 26" 

28 17 1 5 40 
3o 17 14 22 
3i 17 19 16 

Nel corrente anno due sole comete si sono scoperte fi- 
nora, entrambe di luce debolissima e di breve apparizione. 
La prima fu veduta in Cassiopea nella mattina dello stesso 
giorno 2 1 dal sig. Pons a Firenze e dal sig. Gambart a 
Marsiglia. Col sussidio delle osservazioni graziosamente co- 
municate da quest' ultimo agli astronomi di Milano, fu 
essa riconosciuta ed osservata in questa specola dal sig. 
Capelli , allievo della scuola d' astronomia , il di 5 luglio 
dopo mezzanotte. La posizione da lui determinata e la 
seguente : 

T. medio Asc. retta Decl. bor. 

1827 luglio 5 iS"" 27' 178° 5o' 37" 61° 56' 44" 



Asc 


retta 


Decl. bor. 


25o° 


24' 36" 


21° 20' 40' 


252 


5 19 


21 38 57 


255 


5o 39 


2126 5 


258 


3o 40 


21 So 8 



l58 VARIETA. 

II cielo nelibioso ed il cliiaror clell.i luna linpedirono di 
seguirla piii a Inngo. 

La seconda cometa di quest' anno fu annunziata dalla 
gazzetta di Firenze in questi termini « II di 4 agosto 
}> verso le due ore della raattina da questo prof. Pons 
}> venne scoperta una nuova picciolissima cometa presso 
» la costellazione della lince. II cliiaror della luna e il 
}> tempo alquanto nebbioso hanno fin qui impediti questi 
}> astronomi dal determinare alcuna posizione. " 

Alia surriferita notizia aggiugneremo il cenno seguente 
tratto da una recente lettera dell'astronomo prof. Inghirami. 

t< Delle due comete vedute in quest' anno, la prima e 
>/ gia scomparsa , e dell' altra una sola osservazione e stata 
» fatta in regola dal sig. Pons al meridiano in questa notte 
'' ( 14 agosto ) dalla quale risitlta la seguente posizione 
f> approssimata. " 

Tempo medio Asc. retta Decl. bor. 

h , „ o I 'I I II 

9 a4 17 loa 34 ai 61 49 40 



KECROLOGIA. 

Nel giorno 1 8 dello scorso giugno e morto a Padova 
r abate Giuseppe Avanzini , professore ordinario di mate- 
jitatica sublime in quella I. R. Universita, membro del 
Cesareo Istituto dei quaranta della Societa italiana e di 
varie altre accademie. Egli nacque a Gaino, picciola terra 
della rivlera di Said. Compiuti con sorama lode i suoi 
stud] di filosofia e di matematica nelle scuole di Brescia, 
fa promosso al sacerdozio nel 1777, ed in quell' anno rae- 
desimo venne dal celebre conte Carlo Bettoni assunto a 
compagno ne' suoi studj di fisica e di meccanica pratica , 
dalla quale nobile associazione provenne 1' opera intitolata 
JPensieri sul governo dei fiumi (Brescia 178a), opera che 
meritossi V elogio de' piii rinoraati idraulici di quell' epoca. 
Invitato quindi dal Cesarotti e dal P. Giorgi passo a Pa- 
dova, dove fu maestro di matematica e di fisica nel col- 
legio di Noventa, poi in quello di S. Marco. Nel 1797 fa 
promosso alia cattedra di geometria ed algebra nell' Uni- 
versita di Padova, e nel 1806 a quella di fisica generale 
e di matematichc applicate. Sulk fine del 181 5 riraasta 



V A K I E T a'. 1S9 

v.icante la cattedra dl calcolo sublime nella stessa Univer- 
sita per la morte del celebre geonietra Cossali , venne ad 
essa sostituito 1' Avanzini dalla sapienza dell' augusto im- 
peratore e re nostro Francesco I. Tale fu la vita pubblica 
deir Avanzini, Mold sono i frutti che de' suoi studj egli 
trainanda alia posterita specialmente per la difficile e sca- 
brosa scienza delle acque , nella quale pote co' suoi disco- 
primenti segnar quasi un' epoca novella i dolcissima la me- 
nioria che lascia di se per la pieta sua verso i celesti, e 
jjer le morali virtu ond' era doviziosamente adorno. AUe 
csequie di lui intervennero il rettore magnifico , i direttori, 
i professori e gli alunni di quella insigne Universita, II 
sig. professore D. Vittorio della Gasa ne celebro 1' elogio 
funebre con una patetica , benche quasi estemporanea ora- 
zione , che fu poi impressa coi tipi di quel Seminario^ 



ERRATA-CORRIGE. 
Tomo 45.° 

Pag. 414 lin. a<) Ceneaiui Ifggi Cercsius 

X 415 i> 30 7 metri di peadenza » 7 metri di pendcnza per 

migUo 
» 417 II 10 dal nord al Sud , quests » dall' est all' ovest , quests 
dall'est air ovest. dal nord al sud. 

Tomo 46.'' 

y> 176 » 19 felicemente , » felicementc , e 

m ivi »> 37—38 conducono « conduce 

V 186 » 26 a' quali » al quale 

at 378 » 3i rafpresentarle » rappresentaria 



Jl. GinoNi, F. Carlini e J. FvMAGALLi, 
direttori ed editori. 



Pubblicato il dx a3 agosto 1827. 



Osservaziont meteorologiche fatte all' I, R. Osservatorio di Brera. 




L U G L I 1827. 




Mat TIN A. 


Sera. 






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del clelo. 




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poll. lin. 


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poll. lin. 









1 


27 9,8 


+17,5 


s 


Nuv. ser. 


27 9i7 


+22,7 


s 


Sereno. 




2 


27 ic,5 


+17,3 


N..E 


Sereno. 


27 10,8 


+23,8 


s 


Sereno, , 




6 


27 10,8 


+18.5 


N 


Sere no. 


27 9,8 


+ 25,2 


so 


Ser. nuv. ser. 




4 


27 10,2 


+17,3 





Sereno. 


27 10,4 


+24,4 


s 


Sereno. 




b 


27 11,0 


+18,0 


N E 


Nuv.tem.piog. 


27 11,0 


+20,2 


E 


Sereno. 


• 


6 


27 11,0 


+16,3 


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Nuv. . . piogg. 


28 0,0 


+ 16,7 


N 


Nuv.rot.piov. 


7 


28 0,0 


+i5,o 


NHC 


Piog.. nuv.ser. 


27 10,3 


+20,8 





Ser. nebb. 




8 


27 10,5 


+16,6 


N 


Temp.pr.nuv. 


27 10,5 


+23,7 


S 


Ser. neb, ser., 




Q 


28 0,0 


+17,0 


N 


Nuv. ser. 


27 11,5 


+21,6 


SE 


Sereno. 




10 


27 11,3 


+17,5 


N E 


Sereno. 


27 10,0 


+23,3 


N 


Sereno. 




11 


27 9'7 


+ 19,0 





Sereno. 


27 9,0 


+24,5 


s 


Sereno. 




12 


27 8,8 


+18,7 





Sereno. 


27 8,2 


+24,3 


S...0 


Sereno. 




li 


27 9,0 


+19,0 


E 


Nuv. neb. ser. 


27 9'3 


+22,7 


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Sereno. 




14 


27 10,0 


+18,0 


E 


Nuv. neb. ser. 


27 9,3 


+23,3 


s 


Nebb. ser. 




iS 


27 10,0 


+19,0 


E 


Sereno. 


27 '0,0 


+24,6 


SE.... 


NO* Tem.pio. 




16 


27 9,0 


+16,4 


NE 


Sereno. 


27 9.2 


+23,2 


SO.S* 


Tem.gr. piog. 




17 


27 9,2 


+ i6,b 


N 


Nuv.tem.piog. 


27 9,0 


+16,4 





Nuv. . . ser. 


18 


27 9'0 


+i4i7 


s 


Nebb. ser. 


27 9,0 


+2 1 ,6 





Sereno. 




19 


27 10,0 


+i5,o 


E 


Sereno. 


27 10,0 


+21,8 


SSE 


Sereno. 




30 


27 10,2 


+16,0 





Sereno. 


27 9,5 


+22,5 


S 


Sereno. 




21 


27 9,2 


+17,0 


E 


Sereno. /J27 8,8 


+32,5 





Ser. nuv. ser. 




22 


27 9'5 


+ib,b 


N E 


Sereno. 


27 9'7 


+22,4 


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Ser. nuv. ser. 




23 


27 9'7 


+17,5 


NE... 


so* Te.pi.gr. 


27 10,0 


+21,8 


S..E* 


Temp. piog. 




24 


27 10,3 


-n5,4 


E 


Sereno. 


27 10,2 


+21,5 


S 


Sereno. 




25 


27 10,3 


+16,0 


N 


Sereno. 


27 10,0 


+22,7 


E 


Sereno. 




26 


27 10,6 


+17,4 


N 


Sereno. 


27 10,7 


+23,7 


s 


Ser. nebb. 




27 


27 11,0 


+i8,h 


E 


Sereno. 


27 10,6 


+34,5 





Sereno, 




28 


27 11,0 


+19,0 


N 


Sereno. 


27 11,5 


+35,3 


E 


Sereno. 




29 


28 0,0 


+19,5 


N E 


Sereno. 


27 10,7 


+25,3 





Sereno. 1 




3o 


27 10,9 


+20,0 


E 


Sereno. 


27 9,8 


426,0 


S 


Sereno. 




3i 27 10,2 


+20,4 





Sereno. 


27 10,8 


+26,0 0* 


Nuv. temp. 




■1 .. , 1 
Altezza mass, del bar. poll. 28 lin. 0,0 Altezza mass, del term. + 26,0 










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1 •^■ ao, 12 






Quaa 


ita della pioggia liuee 57,72 


I 
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f. 





BIBLIOTECA ITALIANA 

PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



SciiptoTum veterani nova collectio e vadcanis codici- 
bus edita ah Angela Maio Blbliothecce Vadcana; 
prcefecto. Tom. II historiconim grcecorum partes 
novas complecteiis. — Ronue , 1837, typis Vadca- 
nis , ill 4.'' dl ciica 800 pagine^ 



K 



,on ci ha dubbio die ai deplorati danni recati 
alle lettere dalle ingiurie del tempo e dalla mano 
ancor piu ingiuriosa dell' uonio , clie i piu numerosi 
nc spensero e piu pregevoli nionumenti , apprestino 
largo comeche parziale risarcimento Y opera meravi- 
gliosa e il perspicace iugegno del Mai. In poclii anni 
egli ha gia rinveniito e restituito alia luce non pic- 
cola parte del molto che si e perduto : ond' e a spe- 
rarsi che perseveraudo egli indefesso nelle sue for- 
tunate ricerche possa imitare i prodigj della favola 
di Esculapio , risuscitando mteri i classici scrittori 
deir antichita , le cui membra fmono , come quelle 
d' Ippolito , miscramente sbranate , guaste e disperse. 
Grazie dunque e laudi inllnite sieno all' egregio Ita- 
liano tanto benemerito della letteraria repubblica 
ristorata di si gran parte delle antiche rovine per 
virtu della medica sua mano e dell' alto suo intel- 
letto. 11 volume che annunzianio e il secondo della 
Bibl. Ilal. T. XL VII. II 



162 SCRIPTORUM VETEEUM NOVA COLLECTIO 

preziosa raccolta di libri ora starapati per la prima 
volta ch' e2;li con tanta pazienza e con tanto studio 
va traendo dalla Biblioteca Vaticana , cui per buona 
sorte presiede. Le numerose parti che V ainpio vo- 
lume presenta sono tutte istoriche o politiche estratte 
da greci scrittori celebratissirai quasi tutti, beiiche 
di epoche assai diverse. La parte istorica assai piu 
abbondaute e pregevole dell' altra e priccipalmente 
formata da nuovi ed estesi scpiarci scelti di Polibio, 
Diodoro Siculo , Dionisio d' Alicarnasso , Dione Cas- 
sio , Euruipio , ecc. La parte politica e dovuta ai 
libri di Pietro il maestro, di Niceforo Blemmide, di 
Basilio iniperatore , di Eubulo , di Giuliano Laodi- 
cese , ecc. , autori egualmente greci , ma di tempi 
meiio anticlii o di fama meno estesa. Tanto degli 
uni che degli altri leggesi anche la traduzione latiua 
appostavi dall' editore , meno qualche piccola parte 
die gli e sembrata non averne bisogno. Ogni pagina 
del libro , cui precede una luminosa , bcnche breve 
prefazione , presenta note di diversa specie critiche , 
grammaticali , tilolo2;iclie , sempre utili ed opportune. 
A tutti questi pezzi di antica istoria se ne aggiunge 
uno assai moderno ne meno prezioso, qual e quello 
della lettera dedicatoria del libro al regnante Sommo 
Pontefice Leone XII nella quale con dignita pari 
air eleganza si cspongono le memorande gesta del 
suo pontifjcato nel breve spazio di pochi anni. Giova 
indicar la serie e Y estensione dei diversi autori con- 
tenuti nel volume, affinche fortunatamente ognuno 
a colpo d' occhio vi riconosca con piacere che il 
maggior pregio non va mai disgiunto dalla maggior 
copia. Diodoro Siculo dalla pag. i alia pag. i3i : 
Dione Cassio colla continuazione dalla pag. i35 alia 
pag. 246 , e nuovamente dalla pag. 627 alia pag. 568 : 
JEunapio dalla pag. 247 alia pag. 3 18 : Desippo dalla 
pag. 319 alia pag. 347: Giamblico dalla pag. 349 
alia pag. 35i : Menandro dalla pag. 352 alia pag.. 366: 
Jppiano dalla pag. 367 alia pag. 368 : Polibio dalla 
pag. 369 alia pag. 461 : Dionisio di Alicarnasso dalla 



E VATICANIS CODICIBUS EDITA AB A. JMAIO. l63 

pag. 463 alia pag. 626 : Pletro il jnaestro tlalla pag. 690 
alia pag. 609: Niceforo Blcmmide dalla pag. 611 alia 
pag. 670 : Eitbulo dalla pag. 672 alia pag. 6^5 : 
Giuliano Laodiceiise dalla pag. 675 alia pag. 67a : 
Basilio iniperatore dalla pag. 679 alia pag. 681 ; 
Fozio o piuttosto Gerrnano dalla pag. 682 alia pag. 683 : 
Teodoro Metochita dalla pag. 684 alia pag. 608. Di 
ciascuno di questi autori e dei libri da esso com- 
post! , e poi smarriti o rinvemiti , si danno notizie 
precise ed acconce a fame iatendeie il merito c 
r importanza. Ora e giusto clie ancor uoi diciamo 
alcuna cosa tanto in generale che in jjarticolaie in- 
torno a qiiesto nuovo volume , onde meglio mani- 
festare il valore di cio che vi si contiene. 

E noto come nel 9.° e io.° secolo dell' era Gri- 
stiana, cpiando Roma e la parte occidentale dell an- 
tico suo impero giacevano nella piu crassa ignoranza 
e nella piu dcplorabile barbarie , 1' Oriente e spe- 
cialmente Costautinopoli caltivavano le lettcre con 
grande ardore. La fami2;lia sedente allora sul trono 
impcriale di Bisanzio non solo proteggendo i colti- 
vatori della filosotia e delle lettere , ma cokivandole 
essa medesima coopero efficacemente a mantener \ ivi 
que' lumi cli' erano aiiatto spenti in occidente. Co- 
stantiiio Porfirogenita , figlio di Leone il sapicnte e 
nipote di Basilio il Maccdone , si distinse altamente 
in questo genere di nobile protezione c di buoiii 
studj. Egli lu autore di varj libri, e riuni intoino 
a se uomini bene istruiti in ogni ramo di scien- 
ze e di letteratura , incaricandoli di scegliere , adu- 
nare ed estrarre il meglio che oflVivasi dagli an- 
tichi e dai moderni scrittori in tutte le raaterie. 
Quindi assai pin del padre ch' ebbe il nome di filo^ 
sofo , egli ha ben meritato delle scienze e delle let- 
tere , della giurisprudenza e dell' istoria ; poichc dob- 
biamo a lui 1' esistenza di varie preziose raccolte di 
estratti e di opere intere istoriche , mediche , geo- 
ponichc , ippiatriche. Rla la raccolta istorioa formata 
dalla riunione del piu bel fiore dei fatti e dei detti 



164 Pr.RIPTOEUM VETERUM NOVA COLLEGTIO 

che Icggevansi nei piu famosi scrittori e rimasta 
]a meno conservata e la meno conosciuta , benchc 
sia da siipporsi esser ella stata la piu pregevole e 
la piu voluminosa. Sappiamo infatti die fu divisa in 
53 capi o libri , ciascuno de' quali aveva il suo ti- 
tolo particolaie a cui riportavansi i corrispondenti 
pczzi d' istoiia estratti dai diversi autori. Di questi 
53 capi o libri solaniente 26 sino ad ora sono co- 
nosciuti pel loro titoli ; e un tempo di due soltanto , 
ora di ti'e , si conoscono anche le materie , oltre i 
titoli. Imperocche prima V Orsini seguito dalF Hoe- 
schel , e poi il Valeslo avevano gia pubblicato , que- 
gli il libro intitolato Legationum col solo testo greco, 
questi T altro intitolato De iirtudbus ac vidis aggiun- 
gendovi la versione latina. Ambidue li trassero dalla 
stessafonte, vale a dire dalla vaccoXtA Co stantijiiana, 
ma non dal medcsimo codice ; ed ora il Mai attin- 
gendo alia stessa sorgente , benche per via assai di^ 
versa e piu diiKcile , qual e quella di un palinsesto , 
ridona alia luce il libi-o quasi tutto intero col titolo 
De scntenuis , che costituiva forse la parte la piu 
utile di quelT ampia raccolta. Ne senza ragione noi 
la diciamo la parte forse la piu utile ; imperocche 
tali sentenze sono accompagnate o seguitc il piii 
dclle volte dalla narrazione di grandi avvenimenti 
dond' esse nascono ; e dobbiamo percio considerarle 
come le piu pregevoli lezioni di morale e di politica 
appoggiate a' fatti dei quali niuno oserebbe dubitare. 
E quale maggior servizio puo rendere 1' istoria agli 
uomini pul)blici e privati delT offerir loro le umane 
catastroli con massime o lezioni che ne trassero con- 
teniplandole scrittori dotti ed esperti .'' Ne queste 
sentenze rimangono senza utilita , quand' anche si 
presentino divise dai fatti che bisogna pero supporre 
ancorche non sieno narrati. In somma costituiscono 
esse il vero uso pratico delf istoria , \ applicazione 
della passata esperienza alle azioni e ai tempi clie 
soao c saranuQ. 



E VATICANIS CODICIBUS EDITA. AB A. MAIO. l65 

II manoscritto clie offre rcdivivo il titolo soprin- 
dicato dclla raccolta Costmitiniana sembra essere del 
iOv° secolo quasi contemporaneo di quella magnifica 
impresa. Esso e rimasto cosi sconvolto , cancellato e 
giiasto sotto la nuova scrittura egualmente greca del 
secolo 1 4.°, per quanto sembra , clie forse niun altro 
occhio fiiori di quello espertissimo del Mai avrebbe 
saputo leggerlo , riordinarlo e trascriverlo. Avvertasi 
intanto clie in questo palinsesto , oltre i pezzi nuovi 
o inedid dci nienzionati istorici , trovansi mold 
altri editi spettand ai medesimi autori , o ad altri 
di fama non inferiore , i quali essendo gia noti da 
lungo tempo per le stampe ci dispensano dal farnc 
parola. Tali sono Senofonte , Arriano , Procopio , 
Agatia , Teofilatto , i di cui libri sono notissimi , 
senza che nulla acquisdno dal palinsesto vaticano. 
II greco compilatore incaricato di quella raccolta , 
e forse sara stato piu. di uno , benche non faccia 
conoscere il suo nome, deve supporsi bene istruito 
e sensato non solo per la scelta de' pezzi , ma per 
quello ancora clie qualche volta vi aggiunge del suo. 
Cosi per esempio , pag. 247, nello scusarsi di aver 
posto gli estratti storici di Eunapio dopo quei di 
, Prisco , mentre Eunapio fu anteriore a Frisco , ne 
' incolpa la penuria de libri e 1 invidia di quei clie 
li possedevano quasi inutile telluris pondiis , e clic 
non dissimili dal cane ncl presepe , come dice il pro- 
verbio , che non mangia il tieno , ne lo lascia man- 
giare a quei che lo desiderano , non li vogliono co- 
municare , ne dare ad imprestito agli altri. Cosi an- 
cora neir invettiva , pag. 262 , contro le soverchie 
lodi date da Eunapio a Giuliano egli manifesta molta 
istruzione e rettitudine di spirito. Ma il buon sense 
del raccoglitore apparisce anche piu cliiaro dai di- 
versi saggi di cjuella raccolta che noi vo2;liamo far 
conoscere ai nostri lettori colle parole latine del 
traduttorc , onde meglio intendasi da ciascuno la 
natura e \ importanza degli accrescimend che riceve 
r istoria da questa romana cdizione. 



l66 SCRIPTORUM VETERUM NOVA COLLECTTO 

E incominciando da Polibio, dallo scrittore istorico 
il pill antico ed il piu classico che abbia contribuito 
alia Costantiniana raccolta delle sentenze, niuno igiiora 
aver egli scritto 40 libri d' istoria dalla presa di lloma 
fatta dai Galli fino alia rovina di Cartagine e di Co- 
rinto , della quale fii contemporaneo: scrisse per- 
cio di cose romane e straniere. Di questi 40 libri 
soltanto i primi 5 sono nod interamente per le stampe 
sino dal secolo XV. Imperocche dal libro VI al XVII 
noil si conoscono che frarlimenti tratti principalmente 
dai due titoli della medesima raccolta Costantiniana 
De legadonibus , e De virtutibus ac vitils. I nuovi 
squarci di Polibio die ora ne oCfre il Mai tratti dalla 
ir.edesima fonte sotto il titolo Delle sentenze inco- 
niinxiano appnnto dal lib. VI al XXXIX , mancando 
fortunatamente i primi lil:>ri che gia si conoscevano. 
E se lo stesso raccoglitore ne dice di aver lasciato 
intatto il 40.° libro Polibiano nella compilazione di 
quel titolo , ne indica peio 1' altro titolo De rerum 
inventoribus , ove- quel libro era stato largamente ado- 
})^ato. Anche del XIV libro non ci ha estratto che 
del solo proemio , perche il i-esto mancava nel ma- 
noscritto stesso di Polibio , dal quale estraeva quel 
raccoglitore. I pezzi ora editi dal Mai appartengono 
i 1 assai diversa quantita ai libri sopra indicati , e 
del XII specialmente se ne offrono parti numerose 
ed estese. Dal Ub. XXXIV al XXXVII parlasi molto 
della guerra cartaginese , di cjuella contra il falso 
Filippo , e contro de' Greci , aggiungendovi 1' istorico 
qualclie cosa delle proprie azioni politiche nella 
guerra de' Romani contro della sua patria, e giusti- 
ficando con imparzialita e con moderazione la con- 
dotta dei vincitori. Ecco alcune deilc sue principali 
sentenze fatte latine dall' editore : pag. 870: « Hanc 
y> unam esse perfecti viri cxplorationem si is sum- 
» mas fortuiice conversiones magno animo ac forti 
y> perfeiTC potuerit: pag. 877: fieri nequit lit is recte 
5) prosit rei publicae^ qui suam privatam negligit; 
» rursns impossibile est ut is sibi temperet a patriae 



E VATICANIS CODTCIBUS F.DIT.V AB A. MAIO. 167 

» suae pecuiiia qui sumptnosius vivit , quam succ 
» conditioni sustentandai opus est » , e pag. 424 : 
« cuiicti propemoduni homines ratiouem temporis in 
» negotiis gerendis habere debent; hiijiis eniin ma- 
» xima vis est , pxcesertim vero bellicis ia rebus ma- 
y) xima3 fiunt a tempore in utramque partem incli- 
M nationcs; temporis autem sive occasionis jactura 
■» maximum peccatum est » : pag. 484 ove parlasi 
della vohibihta della fortuna e della catastrofe di 
Perseo, Tistorico pone in bocca di Paolo Emilio un 
aureo discorso che tra le altre sentenze ha questa: 
«; porro in hoc dementes a cordatis viris differre , 
» quod illi propriis dctrimentis, hi alienis erudiun- 
» tur » ; e descrivendo Asdrubale , che genullesso 
implora la generosita del vincitor romano Scipioue, 
il quale commosso da quello spettacolo conchiude una 
sua allocuzione ai soldati, pag. 480 : « Nihil esse su- 
» perbe dicendum faciendumve ab eo qui homo nafcbs 
» sit » ; ed altrove pag. 440 insegna: «. tanta videlicet 
» in hominum natura vis inest, ut non solum exer- 
» citus atque urbes, verum etiam nationes integras, 
y> imo et majores orbis pardtiones ob unius viri vir- 
» tutem vel malitiam modo maximis malis , modo 
» summis bonis afficiantur. » Nel XII libro il piu. 
conservato nel palinsesto si contengono utilissimi 
avvertimenti a ben scrivere Y istoria , e molti rim- 
proveri all' istorico Timeo per non averli osservati, 
poiclie privo cestui di uso e di esperienza , era ricco 
solo di eloquenza e di lettura ; al pari di quci me- 
dici altrettanto eloquenti che inlelici per maucanza 
di pratica : inoltre ei noiT cercava mai le cagioni degli 
eventi , che sono pure tanto necessarie a sapersi ; 
ed erasi acquistato credito colla sua gran maldicenza , 
poiche gli oomini in generale credono piu al bia- 
simo che alia lode , concludcndo con quella verissima 
sentenza, pag. 089: « Ut brevitcr dicam, videre licet 
» eos qui promptissime ad aliorum reprehensionem 
» feruntur, in vita sua peccare saepissime. » 



i68 scmrTORUM veterum nova collectio 

La lettura dei pezzi di Diodoro Siculo fu meno 
incomoda e difficile per V cditore di quella di Poli- 
bio. Sette interi quadernioni del palinsesto sono oc- 
cupati dagli estratti sentenziosi di quell' istorico ; e di 
quei sette ne sono inediti cinque dal libro VII al X , 
e dal XXI al XXXX , vale a dire sino all' ultimo della 
sua Biblloteca istorica che abbraccia le piu antiche 
memorie umane sino ai tempi di Giulio Cesare di 
poco anteriori ai suoi che visse sotto di Augusto. 
Soli 1 5 libri dei 40, i primi 5 cioe e gl'intermedj 
dal X al XX erano noti interamente per le stampe, 
e degli altri non se ne conosceva che qualche fram- 
mento. Ora per opera del Mai non ne resta ignoto 
in tutte le sue parti che il solo VI libro , poiche 
dal VII al X , e dal XXI sino all' ultimo o XXXX 
egli ne offre squarci piu o meno estesi tratti dalla 
medesima fonte. Le belle sentenze, di cui ridonda- 
nft questi squarci di Diodoro, che occupa le prime 
pagine del volume , sono veramente degnissime di 
esser conosciute per qualche esempio. Di fatto alia 
pag. 2 parlando egli di Licurgo , che aveva inter- 
rogato r oracolo di Delfo per sapere quali sarebbero 
state le piu utili leggi da darsi a Sparta, e n' ebbe 
in risposta doversi coUe leggi primieramente cercare 
che ben si comandi da una parte e ben si obbedisca 
dair altra , conchiude l' istorico : « nihil enim interest 
5) fortes esse viros , si discordia sit , neque rursus 
» prodest tueri concordiam timidis » ; e poco piu 
sotto alia pag. 3 : « qui pietatem erga Deum non re- 
» tinent , ii multo minus officia inter homines ser- 
y> vant »; alia pag. 20: « baud magnum est viribus 
y> quomodocumque poUere, sed iis apte uti: nam cro- 
5) toniatae Miloni cuinam usui fuit magnitudo sui ro- 
» boris? )) E parlando dell' orribile toro inventato 
da Falaride, che il primo ebbe a sperimentarlo, av- 
verte pag. 26 : « Qui enim adversus alios pravum 
y> quid moliuntur, suis plerumque nialis votis irretiri 
» solent » ; e alia pag. 28 : « modeste fclicitas ferenda 
» est, neque humanis prosperitatibus confidendnni , 



E VATICANIS COmCIBUS EDITA AB A. M\IO. 169 

» quae horae momcnto magnas patiuntur convcrsio- 
» nes » ; e alia pag. 5o : « Quippe mori pisestat 
» quam vita retenta , se suosque videre digna letho 
y) facientes. » NeU'^indicare la superbia di Attilio 
verso i Cartaginesi , clie poi Y obbligarono a cosi 
aspra ed orribiie penitenza , conchiude : « Omnes 
» homines magnis solent in calamitatibus menioriam 
» iiuminis revocare , et cum in prosperis saepe deos 
•» tanquam fictas fabulas spernant , adversis casibus 
» pressi relabuntur ad insitam natura religioneni , 
» turn ergo prascipue Carthaginenses ob impenden- 
» tium terrorum raagnitndinem revocatis sagrificiis 
» janidiu intermissis, di vinos honores augebant. » 
Alia pag. 93 ove accenna la tristezza e il pianto di 
Scipione per la rovina di Cartagine , cosi lo fa ri- 
spondere all' istorico Polibio clie lo interrogava per- 
clie piangesse in mezzo a tanta sua fortuna: « For- 
» tunae , inquit , inconstantiam mecum reputo ; quippe 
y> aliquando futurum fortasse est ut eadem calamitas 
y> Romas accidat ; atque hos poetae versus recitavit : 
3) Veniet dies , qua sacrum peribit Ilium 
» et Priamus et populus 33 
Di Dionisio dAllcaniasso clie ai medesimi tempi 
di Diodoro scrissc 20 libri di Antichita romane ( dal- 
roi'igine di Roma sino al principio della prima guerra 
punica verso il fine del V secolo ) noi non conser- 
viamo interi che i soli primi 10 libri con parte assai 
considerabile delf XL Sino agli ultimi tempi non co- 
noscevansi altri frammenti dei libri susseguenti clie 
poclii estratti dalla raccolta Costantiniana sotto i ti- 
toli De legatlonibas e De virtutibus ac iitiis. II Mai 
nel 18 16 pubblico a Milano , siccome e noto , altri 
lunghi squarci di Dionisio tratti dai codici Ambrosiani, 
che ora piu chiaramente mostransi parti della mede- 
sima raccolta Costantiniana e precisaniente del titolo 
De sententiis ^ talmente che non si puo piii dubitare 
che r edizione milanese offrisse pezzi genuini ed ori- 
ginal! delle antichita romane di Dionisio , come gia 
sin dal principio opino il soramo archeologo E. Q. 



170 SCRIPTORUM VETERUM NOVA COLLECTIO 

Visconti. Fu percio lodevole consiglio quello del Mai 
di collocare que' suoi frammenti dionisiani in questa 
roniana edizione colF aggiiiuta de' nuovi quanto era 
necessario a compiere 1' edizione di tutto cio clie e 
derivato da quel titolo Costantiniano , tralasciandoue 
cio che r Orsini ed il Valesio aveano tratto da altri 
titoli della medesima raccoka. Chi dunque brama 
leggere tutte quante le reliquie di Dionisio dal XI 
libro al fine della sua istoria , legga la milanese edi- 
zione, che tutte abbraccia le note sine a quel tempo, 
e conserva quindi 1' intero sue pregio. Nella nuova 
edizione di Roma si rinviene tutto cio che dal XII 
sino al XX libro di questo autore e derivato dal 
titolo Costantiniano delle Sentenze. Quindi vi si parla 
della guerra sociale , di quella degli Etruschi , dei 
Galli , dei Sanniti , di Pirro : havvi V interessante 
corrispondenza tra il re degli Epiroti e il -console 
romano P. Valerio Levino, non meno che la narra- 
zione intera delF ambasciata roniana a Pirro , e di 
cio che si fece e si disse pel riscatto dei prigionieri 
romani. II discorso di Fabricio ora per la prima 
volta comparisce nella sua integrita , poiche cio che 
r Orsini ne aveva pubblicato non ne costituisce che 
la sola prima parte ; in oggi vi si aggiunge il rima- 
nente con una nuova versione latina della parte gia 
nota , onde dare lo stesso colore ad ambedue le 
parti di quel sublime discorso , ricchissinio senza 
dubbio delle piu belle sentenze morali , politiche e 
militari. Quantunque in generate i pezzi nuovi di 
Dionisio sieno piu uniti e piu lunghi ed appariscano 
meno ricchi di detti sentenziosi che di fatti , tuttavia 
giova qui riportare qualcuna delle piii pregevoli sen- 
tenze che ornano le sue reliquie, Cosi ex. gr. alia 
pag. 5o5: « Simile quid mari patiuntur libeiae civi- 
» tates , nam et illud ventis agitatur , licet natura 
» quietum , et has ab oratoriljus perniiscentur , quam- 
» vis nihil per se improbum habeant >>: alia pag. 495: 
« nullam esse feram populo improbiorem (|ui se ne 
» ab alentibus quidem continet » ; c alia pag. Sic: 



E VATICANIS CODICIBUS EDIT A. AB A. MAIO. I7I 

« insuperabili vi regium aurum preeditum est, neque 
» ulla lioniinibus cautio inventa est contra hujusmodi 
» telum » ; alia pag. 467 : « melius est beneticiis supe- 
» rare liostes quam maleficiis »; e alia pag. 470 tle- 
scrivendo la tranquillita e Y innocenza ammirabili 
con cui fu celebrata dai Romani la festa del prime 
lettisternio messa in uso per far cessare una iiera 
pestilenza, riflette: « quam vis cseteroquin multa ini- 
» qua et injusta patrari soleant feriarum tempore 
» propter ebrietates. » 

I pezzi i. plu copiosi e lunglii che si conteugono 
in questo volume sono quei dell' istorico Dione 
Cassio, che scrisse in 80 libri T istoria dalla fonda- 
zione di Roma sino ai tempi di Alessaudro Severo , 
che furono anche i suoi. I primi 84 bbri con parte 
del 35.° erano perduti ; dal 55.° al 60.° sono pieni 
di lagune , e da questo all' 80.° non si ha che il 
compendio fattone da Sifilino nipote di un patriarca 
di Gostantinopoli nell'XI secolo, il quale incomincia 
dal 35.° libro fino all' ultimo , toltone il 70.° smar- 
rito sino da quei tempi , e al quale egli fece un 
brevissimo supplimento. Oltre tutto questo abbiamo 
diversi frammenti della medesima istoria trovati qua 
e la in diversi tempi , e riuniti in bell' ordine dal 
Reimaro , che ne procuro la piu ricca edizione che 
si conosca. Blolti di questi frammenti appartengono 
alia raccolta Costantiniana , poiche tratti dai suoi ti- 
toli de legatlonibus e de viitutibus ac vitiis. Ma le 
aggiunte vaticane , che derivanti dalla medesima 
fonte benclie da titolo diverse , ora compariscono 
per la prima volta alia luce sono veramente consi- 
derabili : esse incominciano dalla line della prefa- 
zione dell' opera sino' alia battaglia di Canne; e 
quindi si ripresentano ai tempi di Augusto sino a 
quei di Alessandro Severo , alternando in qualche 
luogo parti cognite cou incognite , o sieno edite con 
inedite, non senza qualche pregio anche nelle edite 
per le varieta che offrono. Ben dunque a ragione il 
Mai si avviso di collocarlc tutte in questa romana 



l-^^. SCRIPTORUM VETERUjyf NOVA COLLECTIO 

edizione coiraggiunta di una continuazione anonima 
sino ai tempi di Costaiitino, per cio che apparisce dal 
palinsesto vaticano , ma che si sa d' altronde essere 
stata protratta sino ai tempi di Graziano. I favori 
della fortuna sono stati assai larghi nel ritrovamento 
delle disperse reliquie inedite di Dione , poiche , 
oltre le copiose somministrazioni del palinsesto , se 
ne sono ottenute altre non poclie da altri codici della 
medesima Biblioteca contenenti estratti di diversi 
autori , quali sono quei di Planude , e Y altro ano- 
nimo col titolo di Florilegio. In anibidue questi co- 
dici si sono trovati altri squarci di Dione che riu- 
niti insieme accrescono sempre piu il risarcimento 
della sua istoria offertoci dal volume che il Mai ha 
dato alia luce. La naturale eloquenza e la molta ele- 
ganza di questo scrittore sono note generalmente , 
e benche non vada egli esente da varj difetti , cio 
non ostante si legge sempi-e con piacere e con pro- 
fitto. Ecco alcuni esempi delle sue piu belle sen- 
tenze scelte dai suoi squarci non mai stampati per 
lo innanzi, pag. i36: « Nonnulli sane tutiiis peri- 
y^ cula quani felicitates ferunt »; pag. 140: « Omnes 
y> conversioncs periculosas admodum sunt, prsesertim 
y> vero political. Plerumque enim privatis aeque ac 
y> publicis rebus perquam noxiae sunt. Quare qui 
» sapiunt in eodem semper statu , etiamsi optimus 
y> non sit, manere malunt, quam mutatis rebus hac 
» iliac circumferri »; e pag. i4i,ove insegna che 
bisogna credere ai fatti e non alle parole degli uo- 
mini troppo spesso mendaci, conchiude : « Igitur ex 
» prasteritis factis, non ex iis quae acturum se dicit 
y> de unoquoque ferendum judicium est 5) ; e par- 
. lando delle interne discordie de' Romani e delle 
tante sedizioni tra patrizj e plcbei, scrive pag. 154: 
« Democratia non in eo versatur ut imiversi homines 
y> paria temere habcant ; sed ut quisque digna me- 
» ritis impetret. » La narrazione del tristo fine di 
Manlio Gapitolino lo fa giudicare , pag. i55: « Sic 
» videlicet nihil fere apud homines in sua dignitate 



E VATICANIS CODIGIBUS EDITA AB A. MAIO. I^S 

» graduve manet, prospei'ique eventus multos mor- 
5) tales conjiciunt in contrarias calaniitates.» Ed al- 
trove , pag. 189, presenta la seguente nobilissima 
sentenza: a Non parum confert sive ad Deorum con- 
» ciliandam giatiam sive ad hominum asstimatio- 
» nem , si non videaniur bella studiose quasrere , 
» sed illata coacti repellere. » 

Di Eimapio medico ed istorico di molta fama , 
lodatorc smodeiato di Giuliano imperatorc e gran 
nemico de' cristiani non avevanio die poclii fram- 
menti prima di questa romana edizioae. Egli scrisse 
14 libri di storia coutiniiandola dai tempi di Clau- 
dio II e Cesare , ove la lascio Desippo , sino a quei 
di Onorio e di Arcadio. Ne fece due edizioni o 
esemplari; ed il secondo o nuovo , di cui ora si 
danno a luce gli estratti e piu moderate contro i 
cristiani per testimonianza di Fozio, ma piu oscuro 
ad un tempo, perche piu compendioso. Si divide in 
due parti , e ciascuna col suo proemio : 1' una aggi- 
rasi intorno ai tempi di Costanzo e Giuliano, 1' altra ai 
tempi posteriori. Di ciascuna parte sono sommamente 
interessanti i proem] amendue interi con pellegrine 
notizie intorno alia storia di Desippo e di Ewiapio 
medesimo. Vi si aggiungono gli altri pezzi gia editi 
con nuova versione latina , onde nulla resti a desi- 
derarsi di cio clie si e trovato finora del suddetto 
istorico. Le sue sentenze non sono molto numerose, 
ma neppur mancano di gravita ; ex. gr., pag. 260: 
cc Quodvis opus militare secreto ducum consilio di- 
» rigi praestat ; sane qii^i belli , plura celat , potior 
» est , illo qui factorum audacia manifeste utitur » ; ed 
altrove, pag. 269: « Avaritiam malitiee omnis esse 
» fontem , nee ipsi malitiae jucundam esse vel uti- 
» lem » ; e alia pag. 281: « Videtur homo tacilius 
» honore subverti ac decipi qitam calamitate. » 

Pochi sono i nuovi e sentenziosi frammenti dcl- 
r istorico Desippo rinvcnuti nel palinsesto , e rela- 
tivi alia sua istoria della guerra gotica, die fu molto 
lodata. Vissc ai tempi di Valeriauo c Gallieno : in 



1^4 SCHIPTORUM VETERUM NOVA COLLECTIO 

mezzo ai frammenti suoi ne appariscono alcuni del- 
r altro istorico Iperide inscritivi da Ini clie lo sti- 
niava assai. A questi nuovi squarci di Desippo si 
aggiungono con nuova versione latiiia qiiei che gia 
si conoscevano , come si e fatto di quei di Eunapio. 
Tra le sue sentenze distinguesi quella alia pag. 3io: 
cc Prima virtus est quid optimum sit recte dispicere 
» proxima in agendo versatur , utraque autcm vir- 
5) tute praesens tempus indiget, nempe et rectissima 
» deliberatione , et promptissimo opere. Nam et con- 
» silii defectus et agendi mora nihil utile effectual 
» dabunt ; immo ii qui ita se gerunt , non medio- 
» cria detrimenta capere solent. » 

Menandro , istorico bifeantino del secolo VI sotto 
r iniperatore Maurizio , die molto encomia , ha scritto 
8 libri d' istoria dalU anno di Cristo 566 lino al 582 , 
spazio breve di tempo , ma ricco di avveninienti. I 
raccoglitori a eclogarj costantiniani estrassero molto 
da questo scrittore specialmente pel titolo delle le- 
gazioni, siccome e noto. II Mai ha rinvenuto poclie 
cose di lui nel titolo delle sentenze, ma queste sono 
pur interessauti , specialmente riunite ad altre de- 
rivate da diverse fonti , e principalmente da quella 
di Suida. II tutto , fuori dell' edito dall' Hoesclielio, 
e riunito in questa romana edizione , e le sentenze 
che offre sono assai degne di stima, ex. gr., pag. 355: 
<c Nihil est adeo constans, ut victorias inconstaatia » ; 
pag. 358: cc Periculorum expectatio extra periculuni 
» expectantem collocat »; pag. 363: » Belli cardo non 
» in corporiim robore sed animorum fortitudine 
» vertitur. » 

Di Giamblico non appariscono che ben tenui fram- 
menti della sua istoria amorosa babilonica tra Ro- 
tlane e Sinonide conosciuta percio col nome di ero- 
tica babilonica, e serabra iin vero romanzo istorico. 
Le poche linee inedite di Appiano sono tratte dalle sue 
istorie della guerra gallica, numidica e macedonica. 

Questo e tutto cio che noi ablnam creduto di ma- 
nifestare in quanto alia parte istorica deli' ampio 



E VATICANIS CODICIBUS EDITA AB A. MAIO. I'jS 

volunie edito in Roma dal Mai. la appresso torneremo 
a parlarne per cio che appartiene alia parte politica 
benclie meno interessante e meno estesa dell altra ; 
ma tutte e due senza dubbio pregevolissime , cia- 
scuna ncl suo 2;enere. La lettura dei mold e nuovi 
squarci di antica istoria scritta da uomini tanto il- 
lustri rechera certamente ad ognuno istruzione e pia- 
cere assai grande : non si puo intanto negare essere 
questi squarci molto staccati tra lore , e senz' alcuna 
concatenazione nel piu gran numero , in guisa tale 
che lungi dal presentare una serie continuata di av- 
venimenti fanno saltare il lettore da un fatto allal- 
tro, dall'una all' altra regione, da un' epoca all' altra, 
conservando pero sempre la successione cronologica. 
Ma noi ripeteremo a tal proposito le opportunissime 
parole usate da Polibio nel proemio sinora inedito 
del libro xxxix della sua istoria per iscusar se stesso 
che volcntariamente era caduto in questo disordine : 
riporteremo secondo il solito le sue parole fatte la- 
tine dair editore: « Non sum inscius lore nonnullos, 
» qui opus meum reprehendent, imperfectam dicen- 
» tes atque distractam a me fieri rerum narrationem, 
» qui Carthaginis puta obsidionem describere exor- 
» sus , mox hac omissa, meque ipsum iuterpellans ad 
5) macedonicas vel syriaticas , vel quaslibet alias res 
» transgrediar. Atqui ajunt a studiosis rerum series 
» exponitur ; nemoque est qui non exituni incepti 
» negotii audire aveat. Itaque voluptatem aeque et 
» utilitatem narrationi continuae comites fieri. Mihi 
» vero non ita , sed omne contra videtur. Testem 
» porro naturam ipsam invoco, quas nulla in re sub 
» sensus nostros cadente constantiam , perpetuita- 
» temque tuetur ; immo semper variationibus gau- 
» det , et certum cuique statum ex intervallo per 

» corruptionem contingere vult Hie autem 

» variandi genius animum apprime adficit : nam mu- 
» tationes cogitationum atque curarum laboriferis 
» hominibus pausae quasdani sunt. ■» 



T76 



// Castello di Trezzo , Novella storica di Q. B. B. • — 
Milano ^ 1827, presso Antonio Fortunato Stella e 
figU , in 8.°, di pag. 146. Lir. 2. 3o ital. 

Cabrino Fondulo, frammento della Storia Lombarda, 
sal finire del secolo XI F e il principiare del XV. 
Opera di Vincenzo Lancetti cremonese. — Mila- 
jio, 182'j , co' to?'chj d Omobono 31anini. Volumidue, 
in 24.*^, di pag. 781. Lir. 3 ital. 

yj n giovine clie ha saputo immaginare e condurre 
la novella del Castello di Trezzo , sara probabilmente 
nil illustre scrittor di romanzi , tosto die avra fatta 
una piu lunga esperienza del cuore uniano, c col- 
r esercizio si sara rcuduto padrone di qnello stile 
clie piu si conviene a si fatii componinienti. Dal- 
r altra parte un uomo clie sul declinare degli anni 
scrive la storia di Cabrino Fondulo, e s'avvol2;e con 
tanta tranchezza per entro ai labirinti di una storia 
nninicipale , e riscliiara con niolta forza d' ingegno 
il bujo delle cronaclie piu sconosciute , e collega non 
senza vigore di fantasia alcuni fatti scuciti con ipo- 
tesi tanto probabili clie ti pajono quasi la parte piu 
vera del libro , dimostra che s' e^li non si e collo- 
cato nei prinii seggi della nostra Ictteratura , gli e 
mancata forse la volonta piu clie la dottrina o T in- 
gegno. Qiieste considerazioni potcvano per se sole 
bastare a pcrsuaderci di annunziare questi due libri 
m uno stesso articolo , aflinche si vedesse per essi 
come i buoni ed operosi ingegni non niancano al 
nostro paese; come la gcnerazione clie gia declina 
non cessa di porgere bcgli cscnipi alia gioventu , e 
quella che ora fiorisce si studia di farle conoscere 
che quegli esenipi non saranno indarno gcttati. Ag- 
giungasi che questi due libri liauno anclie una gr ancle 
somiglianza iiel gencre, ed una stretta aflinita negli 
argomenti: pcrclie tutti c due appartengono (scbbene 
ecu diversa misura ) al rouuuizo istorico : e 1' nub 



IL CASTELLO Dl TREZZO, CCC. I77 

tocca i prinii auni del priucipato di Ciaii Galeazzo 
Visr.onti, e T altro i-acconta niolta parte della storia 
di (piel grand' uoiiio e de' suoi successori. Ma nel 
primo la parte romanzcsca prevale sopra la storica; 
neir altro la verita della storia non tace se rion in 
alcnne parti seniplicemcnte accessorie. 

Quando Gian Galeazzo Visconti , inteso a tntta 
occupare la signoria dell' Italia , coniincio dall' usnr- 
parne la parte di Barnabo suo zio , e lo fece ira- 
prigionare nel castello di Trezzo , seguitarono cpxel 
caduto Donnina do' Porri l' ultima e la piit fcdele tra 
le molte di ltd amaiui , e Gincvra primogenita di lei. 
Questa giovine ( qui comincia \ intreccio della No- 
vella ) e amata da un cavaliere per nome Palamede , 
il t[uale ritornato da molte nobili imprese , tpxando 
pin spera di ottenere la donna desiderata , se la vede 
rapita per sempre. Un falso aniico (Aldobrado de'I\Ian- 
fredi ) sotto colore di ajntarlo ad introdursi nel ca- 
stello di Trezzo, lo avvolge in niille pericoli, aspet- 
tando r occasione di poterlo uccidere a tradimento. 
Ma da tutti qnesti agguati salvasi Palamede , in parte 
pel valore suo proprio , ed in parte per fortuiti casi. 
Abbandonata l' inipresa di penetrar nel Castello , Pa- 
lamede, se ne viene a Milauo , e cerca, ma indarno, 
di ottenere Ginevra da Gian Galeazzo. Quel principc 
sospettoso non si piega al suo desiderio, finclie poi 
avendo Palamede salvato da una bauda di assassini 
( della quale era capo Aldobrado ) il duca Lodovico 
di Francia die veniva per ammogliarsi con Valentina 
Visconti , ottiene in premio di quel fatto la mano 
di Ginevra. Se non die questa conccssione e accom- 
pagnata da un nerissimo tradimento ; perclie Gian 
Galeazzo temendo die quelle nozze dcssero al pri- 
gioniero una qualclie via per rimettersi in liberta, 
invia al castello di Trezzo un avvelenatore die to- 
glie Barnabo di vita. 

Questo e il suiito delle cose principalissime per 
le quali si aggira la Novella del giovine autore , di 
cui (aceremo il nome per non contrariare alia sua 

BM. hid. T. XL VII. 13 



I^O IL CASTELLO DI TREZZO , fiCC. 

volontii di rimanersi celato. E gia da questo sunto 
brevissimo ciascun vede come questo componimento 
non dee niancar d' interesse ne di scopo morale , 
perche la virtii di Palamede e premiata dal conse- 
guimcnto della sua Ginevra , e la codarda malvagita di 
Aldo])rado riceve una giusta punizione. I fatti storici 
poi vi sono raccontati con ordine e con chiarezza e 
precisione assai diligente. Per V istruzione de' leggi- 
tori potrebbe desiderarsi die il carattere di Barnabo 
fosse fatto conoscere con piu esattezza. Vero e bene 
ch' egli non e punto un personaggio del componi- 
mento , ma era nondimeno importante il mettere in 
luce le qualita di quel principe , aflinche la nostra 
cqmpassione non andasse troppo male a proposito a 
perdersi sopra di lui. Ncl castello di Trezzo il let- 
tore non dee trovare se non 1' infelice Ginevra die 
sia degna della sua pieta : giovanetta , innocente , 
disgiunta dal suo amatore , essa e la sola in quel 
luogo die non abbia nessun delitto a rimproverarsi. 
Barnabo non puo essere considerato presso di lei 
se non come il cupo fondo di un quadro, destinato 
a far risaltare i vivaci coloii delle figure. Se la 
sua prigionia era un delitto di Gian Galeazzo, la 
ricordanza de' suoi crudeli diporti ce la fa riguar- 
dare come un espiazionc delle sue troppe scellera- 
tezze , e ci cliiude il cuore ai sentimenti della pieta. 
Gian Galeazzo invece e posto in quella luce die gli 
conviene , se forse non voglia dirsi die Y autore po- 
teva dare a questa figura una qualclie maggiore gran- 
dezza. Perche egli non fu veramente virtuoso , ma 
fu pero di grande animo ; e nella sua condotta si 
facea spesso conoscer capace d' eilettuare il suo grande 
concepimento d impossessarsi di tutta 1 Italia. In quanto 
alio stile noi abbiamo notate iiel priino capitolo Ic 
eeguenti cose , delle quali 1' autore conoscera di leg- 
gieri la scoiivciievolezza , per poco che voglia pen- 
sarvi. Le acqite inette a guadarsi — Niuno ardiva 
anzi die passailo , neppure accostanisi — La fiumana 
men rlgogliosa d acque pel noa ricevuti torrenti — 



E CABRINO FONDULO, CCC. 179 

Zattere aventi nella parte mediana un grosso yalo — 
Soccorendo alia ca di Mandellone ogni maniera di 
gcnte — Una fcdele sposizione del qnanto aveano ve- 
duto — A lid portarono wianinii le loro acclamazio- 
ni — Infilarono le cacciagioni sur iino spiedo e se ue 
usarono da giratrosto — Corse ( Mandellone ) alia 
zattera, e addottala all' altro lido, quwi, ecc. — II di 
lui iiso . . ne lineamend sentiva altamente di un far 
nobile ed espressivo — Sa la Fergine Santa se io non 
retrovolgerei il mlo cavallo — Maria a cui le belle 
vesti ( dello scudicre ) avea?AQ accagionato un assai 
gradevole sensazione — Tre ftgnracce da sgherri cui 
ilfosco lumc glallastro rendevano ancor piu terribili — 
Noi siamo costretti a dire , che di cose consimili a 
queste se ne leggono molte nell' annunciata Novella ; 
ne credianio die questo vero debba giungere troppo 
aspro air autore che gia fa conoscersi molto adden- 
tro nelio studio de'classici, e promette di esser ben 
presto uno scrittore non solamente purgato e preciso, 
nia elegante ed efficace quant' altri mai. 

Un niedesimo anno ( il i385) da principio alia 
Novella del Castello di Trezzo ed alia storia di Ca- 
brino Fondulo , alia quale debbe ora rivolgersi il 
nostro discorso. La lingua usata dall' autore di questi 
due volumi e piu corretta e piu scelta che non e 
quella del Castello di Trezzo ; nia lo stile , cioe il 
movimento de' pensieri , non e sempre iodevole. 
Le parlate, che sono tutte invenzione del sig. Lan- 
cetti , mancano quasi sempre della vera eloquenza , 
e di quella specie di vita che i grandi scrittori tras- 
fondono nelle loro creazioni. Saremmo per altro 
giustaniente accusati di troppa severita , se non di- 
cessinio ancora che in questi volumi s' incontrano 
alcune pagine scritte perfettamente; molte narrazioni 
chiare , evidenti ; ed alcune descrizioni piene di fan- 
tasia e di verita. E questo ci basti aver detto in- 
torno alio stile. 

In quanto alia storia , ch' e argomento del libro, 
uou sarebbc posbibile scrivcrne uu sunto senza 



t8.o il castello di trezzo , ecc. 

tlistenderci a troppo lunghe parole ; perche i fatti sono 
incredibilniente copiosi , e quanto piu son niinuti e 
parziali , tanto meno si pi'estano ad un discorso 
compendioso. Dix-emo invece che poche parti di sto- 
rie municipali possono essere interessanti al pari di 
questa per la varieta dei casi , per lo spirito som- 
inaniente uaziouale che in essi predoniina , e per 
r influenza ch' esercitarono Gian Galeazzo e i suoi 
successori sopra tutti gli avvenimenti della loro eta. 
Cabrino Fondulo poi e un tal personaggio degnis- 
simo vei'amente di storia e, se non erriamo, accon- 
cissimo ad un romanzo del genera di Walter-Scott. 
Egli comineia la sua carriera con due proditorie uc- 
cisioni : poi e valoroso soldato e fedele amico : poi 
nuovamente sanguinario : poi principe assennato e 
dabbene , e finalmente perseguitato , infelice , e vit- 
tima deir ingiusta gelosia di un principe che , senza 
avere commessi i suoi delitti , era per altro molto 
peggiore di lui. 

Se il sig. Lancetti avesse voluto fare del suo Ca- 
brino il protagonista di un romanzo , pensiamo die 
ne sarebbe riuscito assai facilmente un lavoro per- 
fetto , perche egli si mostra padronissimo dell' ar- 
gomento e sicuro conoscitore di tutti i grandi e i 
piccioli personaggi di quella eta; e la storia di Ca- 
brino ha quasi da natura la forma di un compiuto 
romanzo. Ma sarebbe ingiusto dolersi di quello che 
altri non ha creduto di dover fare , quando princi- 
palnieute sia riuscito assai bene in quello che si 
propose. 



i8i 



Opere di M. T. Cicerone. — Milano , 1826, 1827, 
pjesso Ant. Fort. Stella e figU, in 8.° grandc. Prezzo 
delU cdizione latina cent. 2 5 ital. ciascun foglio^ per 
I edizione biluigue cent. 20. 

11 tipografo A. F. Stella si e proposto , or sono 
due anni , di pubblicare tutte le opere di Cicerone 
in due separate edizioni, delle quali una debbe pre- 
sentarci il solo testo latino , V altra il latino accom- 
])agnato da una versione italiana : e della prima affido 
i'incarico al ch. signor abate Bentivoglio dottore del 
collegio ambrosiano ; in quanto all' altra penso di ri- 
stampare quelle versioni che gia sussistono e sono 
approvate dai dotti , supplcndo al restante con nuove 
traduzioni. Tutte e due poi queste edizioni debbono 
essere arricchite di note ; le latine, raccolte o com- 
poste air uopo dal predetto sig. Bentivoglio; le altre 
volgarizzate o compendiate da quelle del celebre Mon- 
gault con quelle aggiunte che si stimeranno oppor- 
tune. II testo latino poi deve distribuirsi in venti 
volumi , e in quaranta 1' edizione bilingue. Tutte le 
opere ciceroniane verranno divise in quattro classi, 
Lettere, Retoriche, Orazioni, Opere filosollclie: se- 
condo un manifesto pubblicato nel corso dell' edizione , 
ciascuno puo associarsi indifferentemente o a tutte le 
classi o soltanto a cjualcuna , senza varieta di prez- 
zo ; e chi , anche di una classe , volesse un' opera 
sola, potra acquistarla coll'aumento di cinque cente- 
simi per ogni foglio di stampa. Da principio lo Stella 
avea deliberato di pubblicare conteinporaneanicnte 
pivi classi, frammettendo i volumi dell' una a quelli 
deir altra ; o fosse ( come pensiamo ) che cio tor- 
nasse piu comodo a quei letterati i quali concor- 
rono a quest' impresa , o fosse invece che per tal 
guisa avesse in animo 1' editore di soddisfare piu 
prontamente al desjderio di molti. Ma posta poi 
mano all' impresa , e proceduto gia sine al quarto 



1 82 OPERE DI M. T. CICERONE. 

volume cleU'edizione bilingue, ha cangiato proposito, 
e neX manifesto poo' anzi citato avverte, die ciascuna 
delle quattro classi gia dette sara pubblicata nell' or- 
dine annunziato senza bisogno d interporre voliimi 
di una classe ai volumi dell altra. Questa impresa e 
si grande, che i nostri lettori vorranno senza dub- 
bio perdonarci queste minute notizie , alia quali non 
siamo soliti di richiamar quasi mai la loro attenzione. 
Grande noi diciamo \ impresa che lo Stella si e 
addossata , perche tale or sembra veramente , o si 
considerino le difficolta che deve incontrare a vo- 
lerla compiere lodevolmente , o si consideri \ in- 
fluenza che potrebbe esercitare in Italia un'accurata 
ristampa delle opere di Cicerone, diffusa nelle mani 
di tutta la gioventu. Indarno , per desiderio d' il- 
lustrarsi cozzando con tutte le opinioni piu ricevute, 
vorrebbe sorgere taluno ai di nostri, e mettere in 
dubbio persino, se le opere di Cicerone si debbano 
tollerare ancora , o sbandire dalle scuole : indarno 
eleggendo qua e la fra gli scritti di cjuesto autore 
alcune frasi scucite, si tenta di abbassare nella stima 
de' nostri giovani quell' uomo da cui tutta la romana 
letteratura riccvette il suo piu grande splendorc. Se 
queste accuse avessero almeno il pregio della no- 
vita, potrebbe perdonarsi alFargutezza delV ingegno 
quello che il sano raziocinio e la buona coscienza 
condannano ; ma rancide come gia sono , e gia dal- 
r universale consentimento spregiate , non valgon nep- 
pure la pena di una seria confutazione. In mezzo 
a tutta la vanita che traspare di tempo in tempo 
dalle opere di Cicerone, in mezzo a tutta la debo- 
lezza di carattere di che la storia lo accusa , egli e 
ancora la fra i pochi nomi che sopravvivono ai se- 
coli ; e chi e giusto non pud a meno di confessare 
che le virtu furono in lui immensamente superiori ai 
difetti. Se quella severita colla quale alcuni senten- 
ziano di Cicerone dov^esse usarsi generalmente con 
quanti si traggono fuori dall' ombra di una vita pri- 
vata , non sappiamo quai nomi piu resterebbero da 



OPEUE »I M. T. CICERONE. l83 

pi-oporre alia stima ed all' iniitazionc dci posteri. 
Perocche se ogui vanto e delitto nella bocca del piu 
eloqueiite oratoi"e di Roma , del primo che traspor- 
tasse nel Lazio il iiore di ogni greca Fdosofia, nella 
bocca di uii console che aveva salvata la patria , 
amministrate intiere province , veduti i I'e umiliarsi 
dinanzi alia sua grandezza , e raccomandare a lui 
il regno non solo , ma la salvezza e la vita , chi 
vorra perdonare a' suoi censoii la superbia di quel 
dileggio die usano contro di lui? Ma di costoro gia 
pin del bisogno si e detto ; e sara nieglio aJjbando- 
narli al giudizio de' leggitori , per farci piu davvi- 
cino a pari are dclla lode vole impresa ch' e argo- 
mento del nostro discorso. Poniamoli fia coloro che, 
vivo ancor Cicerone, si svelenavano contro di lui, 
e non volevano perdonargli Y avere sopravvissuto alia 
battaglia farsalica. Ai quali cgli magnificamente ri- 
^ spondeva in quella lettera a M. Mario con alcune 
parole che qui si voglion ripetere : Sed tamcn va- 
care culpa niagiium est solatium, , prcesertim quuni ka- 
beatn duas res , quibus me susteiitem^ optimarum artiiun 
scientiam , et maximarum rcram gloriam : quarum altera 
mihi vivo numquam cripietur , altera ne niortuo qaidem. 
L' edizione dello Stella coniincia dalle Letterc ; e 
questo ne par buon cousiglio , sebbeue il Lemaire 
non abbia tenuto quest' ordine nella sua splendida 
edizione dei classici latini. E il ch. doctor Bentivo- 
glio giustilica assai bene il suo divisamento , accen- 
nando , come nelle lettere si contenga la vita del- 
r autore e la storia delle opcre sue , per modo che , 
quando alcuno le abbia diligentemente studiate , nulla 
piu gli bisogna di apprendere in cosi fatto argo- 
niento. A. questo fuic l' egregio editore si persuase 
di abbandonare la consueta distribuzione delle Let- 
tere ciceroniane, e dove gli altri sogliono raccogliere 
in sedici libri quelle ai familiaji , in altretianti quelle 
ad Altico , in trc quelle al fratello Quinto ed in due 
quelle cosi dette di Cicerone a M. Bruto , e di M. 
Briito a Cicerone, egli le rifuse tutte in un sol corpo , 



184 OPERE DI M. T. CICERONE. 

e le dispose sccoudo 1' ordine dei tempi , iiei quali 
o per testimonio di Cicerone stesso , o per altre cir- 
oostanze non dubbie puo credersi clie siano state 
scritte. L' importanza di cosi fatta distribuzione fu gia 
per altri avvertita; e il Le Clerc e il Lemaire che non 
vollero staccarsi da quell' antica divisione poc' anzi 
accennata , conobber pero necessario di aggiungere al- 
r argomento di ciascuna Lettera anche 1" anno in cui 
fu dettata. Fra le ragioni che han persuaso al Le Clerc 
ed al Lemaire di seguitare gli antichi editori, que- 
sta sola ci sembra importante , che le citazioni degli 
antichi scrittoii si riferiscono tutte a quella comune 
distribuzione desunta dalle persone alle quali le Let- 
tere sono dirette. Ma V egregio sig. Bentivoglio nella 
sua introduzione dichiara di aver provveduto anche 
a cio con una tavola , che raffrontando il nuovo col- 
r antico ordine , porra ogni lettore in grado di tro- 
var subito nella milanese edizione i passi citati se- 
condo le edizioni comuni. E gia in fronte a ciascima 
lettera , insieme coll' argomento e colla data , trovasi 
indicato il libro ed il numero a cui corrisponde 
neir antica distribuzione. II testo poi che il signor 
Bentivoglio ci offerisce non e una semplice ristampa 
di quello adottato gia da alcuno dei molti editori 
di Cicerone , ma si puo dirsi nuovo , perch e viene 
da lui riveduto e riscontrato con tutte le piu accre- 
ditate edizioni , e con molti manoscritti della Biblio- 
teca ambrosiana e di altre. Quanto per questi ri- 
scontri il testo che lo Stella vien pubblicando van- 
taggi sopra i molti che gia si conoscono , potra 
facilmente vedersi da chiunque gettera pure uno 
sguardo sulle note latine , nolle cjuali il cli. signor 
Bentivoglio giustifica la lezione da lui adottata. Noi 
non potremnio recarne qui esempi senza riuscir trop- 
po lunghi , e forse ancor troppo gravi , alia maggior 
parte de'nostri lettori; oltreche gli esempi che dar si 
possono in un articolo , sarebbero sempre una troppo 
misera cosa al confronto di c[uei moltissimi mnta- 
jTienti ond' e fatta pregevole 1' edizione della quale 



OPFRK DI M. T. CICKRONE. l85 

parliamo. Per questa ragione adunque iioi passercmo 
spcditi e leggieri per un campo , dal quale non po- 
trenimo uscire si presto , se volessimo metter mano 
alia messe di cui va ricco , ma non taceremo per- 
akro la giustissima lode dovuta al dottor Bentivoglio 
per la diligente e giudiziosa opera che presta alia 
bellissima impresa dello Stella. E questa lode e di 
tal condizione , che molte ne comprende sotto di se : 
perclie ad elegger fra molte varianti quella che piu 
si convenga , bisogna un gusto squisito ed una grande 
cognizione dell' autore ; e 1' accoppiar queste due 
qualita colla modestia onde son testimonio la brevitii 
c il tenor dellc note del sig. Bentivoglio, e pregio 
si raro, che noi ci saremmo fatti colpevoli d'inescu- 
sabile noncuranza , se non gli avessimo consacrate 
alnieno queste poche parole. 

Alia parte italiana , secondo il Manifesto degli 
Editori , presiede un direttore speciale •, carica certa- 
mente non lieve , la quale non sappiamo tinora a 
chi sia stata commessa. Vero e bene che le Lettere 
tradotte dal chiarissimo abate Antonio Cesari eb- 
bero una prefazione del signer Virginio Soncini , 
a cui appartiene pur anco la traduzione delle note : 
ma questo , se non erriamo , non e punto 1' uffi- 
cio di un direttore. Oltre che , il signor Soncini 
medesimo quasi eel dice nell' ultima parte della sua 
prefazione , disapprovando lo stile dal Cesari usato 
in questo volgarizzamento ; perocche il Direttore e 
appunto quel tale a cui spetta la scelta dei tradut- 
tori e delle traduzioni , ne e credibile che il Son- 
cini avrebbe pubblicata una versione ch' ei disap- 
prova , se il pubblicarla o no fosse stato nell' arbi- 
trio suo. Pero egli protesta di presentarcela in iioine 
del sig. Antonio Fortunato Stella , dal quale per altro 
non crediamo che avesse avuta incumbenza di prof- 
ferirne il giudizio che ne ha dato. Altri avverti pri- 
ma di noi questa singolare incongruenza, sebbene poi 
si niostrasse pienamente d' accordo col sig. Soncini nel 
giudicare la versione del Cesari. E noi pure crediamo 



1 86 OPERE ni M. T. CICERONE. 

clie le Lettere di Cicerone potevano e dovevano 
esser tradotte assai meglio ; e nondimeno ci riusci 
intempestivo die Y Editore ne desse egli medesimo 
quella sfavorevol sentenza. 

II difetto pu\ comunemente apposto alia versione 
del sig. Cesari consiste nella poca dignita dello stile. 
II ch. traduttore in una sua nota pretende di avere 
tradotte le lettere di Cicerone in qnello stile in cui 
le scriverebbe Cicerone medesimo se vivesse ai di 
nostri. Qnesta proposizione sara forse detta superba 
da chi non conosce la riverenza dovuta all' abate 
Cesari : noi ci contenteremo invece di dirla intiera- 
mente fallace. 

Quando Cicerone scriveva le sue Lettere , 1' idioma 
latino aveva gia il suo tempo antico come 1' ha pre- 
sentemente la lingua italiana. Alcuui scrittori di com- 
medie avevan gia dato 1' csempio delio stile conve- 
iiiente a quel genere di comjionimenti ; e molti pro- 
verb] e motti faceti stati gia in uso quando Koma 
pugnava per dieci anni con Vejo, e molti vocaboli 
o rozzi o insoavi , ma non indegni di esser raccolti 
da Ennio e forse ancor da Lucrezio , avevan cessato 
di sonar suUe bocclie dei colti ed arricchiti ro- 
mani , ne piii si sarebbero intesi dal popolo , se 
im oratore avesse voluto , per jiompa di antichita , 
pronunciarli dalla tribuna. Questi modi non s' in- 
contran per certo nelle Lettere di Cicerone ; ma 
"^ le parole tutte sono scelte e convenienti ad un con- 
sole romano , e lo stile n' e dignitoso per modo che 
rende sembianza del personaggio illustre da cui pro- 
cede. II sig. Cesari dunque, come puo dire die Ci- 
cerone se vivesse ai di nostri scriverebbe nello stile 
ch'ei gli regala, tutto infiorato appunto di modi an- 
dati gia da gran pezza in disuso , o pescati nelle 
commedie liorentine , o tolti dalle cicalate di certi 
accademici , dei quali non puo indovinarsi perclie 
duri nel mondo la fama ? Anclie in Roma vi eb- 
bero alcuni die , recandosi a noja la bella cloquenza 
di Gesare e di Cicerone, sforzavansi di scrivere nella 



OPERE DI M. T. CICERONE. iS"' 

lingua dci primi secoli, ne vergognavansi di parer 
barbari c rozzi nella citta in cui s' adunava I'inci- 
vilimento di tutto il mondo : ma sappiamo cpianto 
n erano comunemente scheriiiti, e quanto fino a suoi 
tempi Cicerone medesimo \i condannasse ne' suoi 
scritti rettorici. Se il sig. Cesari dunque avesse do- 
vuto tradurre alcuni di quegli scrittori die nel se- 
colo d' Augusto volevano far rinascere la lingua usata 
nel tempo dei re , la sua proposizione potrebb' es- 
sere ricevuta , e la sua versione lodata , se non altro 
come una spiritosa contraffazione ; ma traducendo il 
pill nobile prosatore di Roma, traducendo un autore 
nel quale mai non trovasi fiato di quelle anticaglie, 
non sappiamo con quale appaienza di verita possa 
dirsi, che Cicerone, se vivesse oggidi, userebbe lo 
stile del signor Cesari , sostituendo , per esempio , 
r espressione di coppa d' oro al vir optimus con cui 
onorava Luccejo , o cliiamando hazzecole le Erme 
penteliche e le altre cose di simil genere da lui me- 
desimo dichiarate convenienti all eleganza di At- 
tico. Certo il sig. Cesari non poteva con piu bel- 
r arte cercar di rimettere in onore le sue dottrine 
in fatto di stile, di quello die persuadendo all' Italia, 
die Cicerone medesimo la pensava cosi a' suoi tempi : 
ma chi gli vorra prestar fede ? Chi dira die Cice- 
rone, il quale fuggi in tutti i suoi scritti ogni locu- 
zione che non fosse nobilissima e degna d' uom con- 
solare qual egli era , se vivesse invece a' di nostri 
farebbesi cercatore dei modi plebei, ed in luogo di 
studiare Demostene e Senofonte, farebbe sua delizia 
dei fioretti di San Francesco , e delle commedie fio- 
rentine ? 

]Ma qnand' anche si voglia concedere al sig. abate 
Cesari questo privilcgio , di sapere con tanta certezza 
come scrivercbbe Cicerone se potesse rinascere a 
niiova vita , non per questo dovremmo dire piena- 
meute lodevole la sua presente traduzione. Perocdie 
r obbligo che egli si e addossato in qualita di tra- 
duttore si i quello di presentarci il testo , nou solo 



106 OPERK DI U. T. CICErxONE. 

fedelmente interpretato , ma per quanto si possa an- 
cora con tutta la sua indole e il suo carattere ori- 
ginale : il che non puo farsi da chi nou voglia con- 
siderare i tempi nei quali visse il suo autore , e le 
usanze e le credenze che allora correvano- Quindi, 
sia pur conceduto all' abate Cesari di credere che 
Cicerone, se vivesse nella nostra eta, direbbe piu. 
volentieri mi feci il segno della croce , che mi sono 
maravigliato od altro ; ma non possiamo per cio lo- 
darlo d' aver trasportato questo modo ad un tempo 
nel quale nessuno poteva averlo pensato ; un' allu- 
sione cristiana in bocca di un gentile vissuto prima 
del cristianesimo ! Se la dottrina del signor Cesari 
fosse vera , e facile indovinare come si dovrebbcr 
tradurre il mehercule , e il medius fidius , e il diespiter 
che s'incontrano si di frequente appo tutti i latini. 
Tutte le nazioni hanno alcune particolari maniere di 
esclamazioni o d' interjezioni, desuate, per piu effi- 
cacia , dalla lor propria rcligione : il confonderle e 
lo stesso che far cristiani i turchi^ o turchi i cristiani. 

Queste osservazioni risguardano , per cosi dire, il 
sistema o la dottrina dalf abate Cesari seguitata nella 
sua traduzione , e dimostrano che in generale le 
Lettere di Cicerone nel volgarizzamento hanno per- 
duta la loro vera indole, e sono grandemente di- 
stanti dalla nobilta delf originale. Ponendo poi a ri- 
scontro le particolari espressioni del testo con quelle 
del traduttore , trovasi che £;li e non di rado mancata 
quella precisa corrispondenza dei vocaboli italiani 
coi vocaboli latini, senza la quale non e mai ne 
pieno il concetto del testo , ne veramente chiara la 
versione. Gli esempi li trarremo dalle prime pagine 
del primo volume. 

II testo : Quantum dolorem acceperim, et quanto 
fructii sim privatus et forensi et domestico ; e il tra- 
duttore : Quanto dolore io abbia preso e quanto di 
bene perduto si quanto alia mia fojniglia e si quanto 
al foro. Ma fructus non risponde qui alia parola bene, 
troppo piu ampia e piu nobile nel suo significato. 



OPERE DI M. T. CICERONE. 189 

Notisi iiioltre il brutto suoao della voce quanta re- 
plicata per quattro volte. 

II testo : QuaiUce mild curce fueril ut Qainti fratris 
animus in earn esset is, qui esse deberct. E il signer 
Cesari : Quanta opera abbia io messa per recare Quinto 
fratello ad essere con lei il dovere. Per amore di 
qucsto modo essere il dovere con una pare a noi che 
il traduttore abbia scemata non poco la nobilta die il 
concetto acqnista daUa parola animus usata da Cicero- 
ne, parlando del dovere di un marito verso la moglie. 

II testo : Sed est miro quodam modo affectus ,• e il 
traduttore : Ma egli e una testa miracolosa. Chi non 
vede r ambiguita di questa frase? 

II testo : Omnem spcm delectationis nostrce , quam , 
quum in otium vejierimus , habere volumus , in tua 
humanitate positam habemus; e il sig. Cesari: La 
speranza di tutto il piacere cK io possa mai avere al 
mondo , se ozio mi sia data , dimora nella tua amo~ 
revolezza ed erudizione. Non sappiamo dove siasi pe- 
scata nel testo questa erudizione: poi ci pare altro 
concetto Io spem delectationis quam habere volumus, 
si ecc, ed altro il piacere cK io possa mai avere al 
mondo. 

II testo: Hoc, si quanti tu cestimes sciam , turn 
qidd mild elaborandum sit scire passim. E il sig. Ce- 
sari : Sapendo io canto che tu fai di cio , ed io sapro 
quello che io debba fare. Qui non e mestieri di nota. 

Tulliola tuum munusculum fiagitat ; la Tullietta esige 
il tuo rcgcduzzo. 

Poi troviamo : ex humanitate alterius et moribus , 
tradotto : dalla soavitd decostumi di chicchessia; poi 
serma (un orazione recitata da Cicerone in Senate) 
cambiato in una diceria, e troppe altre cose di so- 
migliante natura. 

Un far basso e non di rado plebeo , a petto della 
nobilta ciceroniana , ed un fraseggiare spesse volte 
poco preciso sono adunque i principali difetti di 
questa iraduzione. Nessuno ignora in Italia quanto 
\ abate Cesari sia addentro uella vera coguizione 



190 OPERE DI U. T. CICERONE. 

dcir idloma latino ; e pero noi dichiariaino di recare 
soltanto a troppo amor di sistema quanto ci par ri- 
provevole in questa traduzione. Dove poi qnesto 
sistema fu meno tenacemente osservato , ivi la pu- 
rita della lingua e la sicurezza della frase danno 
alia versione un carattere si schietto e si acconcio 
die mal si potrebbe desiderare di piu. Eccone mi 
esempio tratto dalla lettera XXII, vol. I, pag. 109. 
« Quella parte della tua lettera nella quale tu mi metti 
y> innanzi quante belle opportunita di avvantaggiarti 
» tu abbi lasciate andare , si in provincia si in Fvoma , 
» cosi in altri tempi come in quello del mio con- 
» solato , non facea punto bisogno : conciossiaclie io 
» conosco la nobilta e la grandezza dell animo tuo ; 
» ne ho mai creduto, da te a me essere altra dille- 
» renza , die nel gusto della vita intrapresa : da 
■» che me una certa ambizione porto ai procacciar 
» degli onori ; te un akro proponimento non punto 
» reprensibile , ad un ozio onorevole. Certo in quello 
» che e vera lode di piobita , di religionc , di af- 
» fetto io non ti metto innanzi nessuno , ne me 
» medesimo ; ma quanto all' amore che tu mi porti 
» ( tranne quello del fratello e de' miei ) io ti do il 
» primo posto. Conciossiaclie ho veduto , si ho ve- 
» duto e conosciuto a fondo nella varieta delle mie 
» vicende gli atlanni tuoi e le tue allegrezze : gran 
» dolcezza provai spesse volte del tuo con2;ratularti 
» della mia gloria , e grato conforto del tuo con- 
» fortarmi ne' miei timori. » Se tutti i volumi del 
sig. Gesari fosser di questa tempra , ne il sig. Son- 
cini avrebbe ragioue diceiido che non tonebbe questo 'k 
volgarizzamento a modello di stile epistolare , ne forse 
il sig. Gesari avrebbe il torto , affermando che Cice- 
I'one scriverebbe cosi se vivesse ai di nostri. 



191 



La Colornbiade. Poema eroico di Bernardo Bellini , 
professoje di filologia latina e di storia universale 
nelV I. R. Liceo di Cremona. — Cremona^ 1826, 
dai torchi De-Micheli e Bellini. Volumi quattro , 
in 8.° Lii: 10. 44 italiane ( Continuazione e fine. 
V, pag. 21 di questo tomo. ). 



L 



avira ravveduta e fatta cristiana diviene tosto 
un angelo di virtu e di santita. II Colombo racccso 
neir andca (iamma , e vago ben d' altro clie del nuovo 
mondo risolve di farla sua, ma intanto ella si e 
votata a Maria. Una mattina all' aprirsi dell' alba 
r ammiraglio va con Ludeno a proporle le nozze. 
Ei le presenta la mano, e gia la chiama sua sposa, 
ma la donna ricnsa il connubio , e si fa luogo ad 
una bella conversazione , la quale termina col rac- 
conto del voto, udito il quale l' innamorato noccliiero 

Gli ardori del sen fervido riscoss^, 
E in pur a di virtude onda gelosse. 

Egli e Ludeno si volgono altro ve, ed anzi, com'e 
detto , espressaraente tornano a letto: Lavira rimane , 
e prega dal cielo un qualche riposo all' amico. 

Nou puo negarsi die il Colombo non abbia preso 
il suo parti to da quell' uomo prudente ch' egli era : 
ma certo con questi pensieri , con questo animo ei 
non iscopriva un altro universo. Una sola di siifatte 
scene basta a privare un poema del nome d' eroico, 
e r uomo clie a questo modo piglia e depone 1' amore 
e tutt' altro clie degno protagonista d' un Epopea. 
E forse per cio il BelUni , quasi vedesse come non 
gli riusciva co' fiitti innalzare il suo eroe , voile con 
falsa lode magniKicarlo nell' opinione degli altri. E 
noto die il Colombo quando intrajircse il primo suo 
viaggio- avca qualche fama di geografo e di pilota , 



192 LA GOLOMBIADE. 

ma e pur noto che il suo uome non sorgca per anoo 
famoso , e da qiiesto danno gli era venuta qiiella 
generale non curanza delle sue splendjde oiTerte. II 
poeta potea trarre di qui un belF argomento di lode , 
giacche niaggiore era cosi il nierito delF eroe nel- 
r aver persuasi Isabella e Fernando , niaggiore la 
forza deir anima sua nel contenere i sediziosi com- 
pagni. La gloria e un incanto che basta solo a com- 
pire le piu difficili imprese , e percio noi vedianio 
che Achille al solo presentarsi disarmato sui confini 
del vallo getto lo spavento e la niorte nell' oste tro- 
jana. Se il Colombo avesse avuto per se questa po- 
tenza , minore stato sarebbe il grido del suo nobile 
fatto , e quindi e degno di biasimo il nostro autore 
che lo mostra gia celebratissimo avanti la scoperta 
del nuovo mondo. Giunto appena nell' isole Canarie 
ei pronuncia il suo nome , e quella reina non gli 
chiede altra cosa. 

Cuando suonb di maesta ripieno 
Quel nome che di se gia il mondo empiea, 
L' eco di cento hocche in un baleno 
Quel memorando nome ripetea. 
Resc il ciglio si'ccome astro sereno 
Colei , che gia, d' un seren vago ardea : 
E oh disse , oh quanto avventurosa io sono ! 
Invitto Eroe , degnissimo del trono ! 

Qual lontano dal mondo angolo ignoto 
Fia mai , dove non giungano i tuoi, vanti? 
All' Anglo splcndi , al Scita e al Per so , noto 
Al Siberita e agli arsi Garamanti , 
Si, che ogni core palpita devoto 
A' pregi tuoi maravigliosi e tanti. 
La Fama d' immortal gloria t' ammanta 
E de tuoi merti sol trionfa e canta. 

Ne cio parve bastare al poeta il quale con inven- 
zione lontana da ogni verosimile finse che la regina 
di quelle isole avesse con trihistre lavoro fatta scol- 
pir(! nel suo palagio tuUa la preccdente vita del 
Golombo derivandola fin dalla cuna e da' prinii suoi 



POEMA EROICO DI C. BELLINI. 19$ 

studj. Queste parranno cose iiicredibili , ma pur sono 
vere. 

Mlra Colombo entro ad un umil culla 
Giacer , do^ce d aspetto un vago infante, 
Che nan folleggia , e invan non si trastulla , 
Ma d' un senno divin carco ha il semhiante. 

E questo bambino e il Colombo medcsimo , e la 
storia proscgue cosi per sedici stanze che vincono 
ogni provata pazienza. 

Ne r inopportunita di questo episodio c fatta mi- 
nore nel poema dal contegno del Colombo il quale 
nelle grandi occasioni riesce troppo ineguale alia sua 
fama , maucando perlino della piii comune prudenza. 
Degne per certo di questo gravissimo biasimo sono 
le parole eh' ei muove al primo Indiano che nel 
nuovo mondo se gli presenta. 11 Cacico Mezambuma, 
padre della battezzata Sivena , lo accoglie nella sua 
capanna , non gia rustica come al nome potrebbe 
parere , ma pomposa di architravl e d ampli frontoni 
e istoriata di mirabili tarsie , e tutta splendente dei 
piu eletti tesori con grande artiiizio disposti. II Co- 
lombo al vedere la pace e la riochezza di quel sog- 
giorno si rivolge al Cacico e lo chiama soprammi- 
sura beato. 

Oh fortunato , che in tranquilla pace 

Jlegni , e hai cortese il tuo regno e sercno ! 

IVe la folle dell' or cura tenace 

Sparge in te le sue smanie aspre e il veleno. 

Non d' insano desir rahido edace 

Cruccio ti piomha a infellonir nel seno , 

JSe ti fa il volto tnai squalUdo e Crista 

11 sospetto ai terrori adri commisto. 
Stejidi alle lahbra eletti cibi e amici 

Ne pave unqua tua man, ne il labbro jnne, 

Che le vivande in te spandan C ultrici 

Furie , o ascoso venen lurido e grave •• 

Dai sacri frutti della terra elici 

La bevanda , che aconiti non ove , 

Ne onde il porto venen tema o il risappi 

Ti fa il rimorso irris,idir sui nappi, 

Bibl. ItaL T. XLVIl. i3 



194 ^^ COLOMBIADE. 

Posi in placide notti , e I' irte forme 
De tradimend , ed il latrante affanno , 
E le brune de guaj pavide torme 
Tempestoso domino in te non hanno. 
Donne Natura, se il tuo cor s' addorme ; 
E a danzar candidissimi sen vanno 
Nei pinti obbietti a tuoi sopiti cigU 

I sereni dell' ajiima consigli. 

Non di scolte feroci , e non d' usbergo 
Ti cingi, ne aspra maglia unqua al sen stendi ; 
Ne i rauchi vagolar send da tergo 
Di corrucciati dl sdegni tremendi. 
Non d' enee porte in ferreo orrido albergo 

II lamentoso cigolar tu intendi, 

Ne il carnefice legge entro il tuo fero 
Ciglio un vigil di sangue utro penslero. 

E il Colombo prosegue cosi facendo sempre un 
tacito confronto fra 1' aflFarmoso tumulto del vecchio 
mondo, e la riposata vita del nuovo : ma che cosa 
avrebbe egli risposto, se il Cacico , udendolo dope 
siffatte parole annunciarsi come benefattore di quelle 
regioni gli avesse detto : « O straniero, tu vieni dalla 
» terra del sole, ma i tuoi detti sono tenebrosi, come 
» la via delle anime malvage dopo la morte (i): tu 
» hai parlato di colpe , delle quali ci e ignoto anche 
» il nome, e la voce ti tremo nel favellarne dell' ore 
J) che noi calpestiamo. Tu sarai buono , e buona e 
» celeste sara la religione, che ne vai predicand©, 
» ma tu invidii il nostro stato , e noi non abbiamo 
» ne desiderio ne invidia del tuo. Prendi il lucido 
» fango de' nostri monti che tanto ami , e torna alle 
» galleggianti tue case : quando avrai nella tua pa- 
» tria maggior pace e virtu, che qui non trovasti, 
» vieni allora, ma soltanto allora, e noi ti preghe- 
M remo stesi nella polvere di farci migliori. » 

(i) Alcune tribu indiane credevano veramente che per due 
gtrade s' avviassero dopo moite le anime, oscura quella de' cat- 
tivj , lucida cjuella de' buoni. 



POEMA EROICO DI B. BELLINI. IqS 

II Colombo del Bellini avrebbe per certo dovuto 
tacersi , ma il vero e prudeme Colombo fu ben lon- 
tano dair attirarsi questo discorso non ripugnabile : 
guai s' egli non avesse in principio saputo mostrare 
gli europei come una progenie d' uomini quasi di- 
vini , che non abbisognavano di nulla , e poteano 
ogni cosa donare ! Ma il nostro autore a questi ri- 
guardi non voile pensare , e quando ei condusse il 
suo Colombo a guerra coll' orrendo Giacuste , lo fece 
reo d imprudenza ancora piu grave. Chi crederebbe 
ch' egli avesse potuto imaginare un capitano si stolto 
da fargli addestrare gl' Indiani nella disciplina euro- 
pea per adoprarli contro le turbe nemiche ? E questo 
oso il Bellini nel penultimo canto , ne vide che tra- 
dito per tal modo il secreto della sua debolezza , 
ogni prestigio era caduto , ed altro egli non otteneva 
che rendere piu gagliarda ed esercitata una gente 
che presto dovea coUegarsi cogli avversarj a suo 
danno. E ben se questo gli accadeva , eragli piu che 
necessario quell' immenso valore che il nostro poeta 
gli attribuisce , e del quale noi non vogliamo dare 
che un saggio. Lo spaventoso Atzeca 

Un pino schianta , che t aerea ciina 
Per lo sentier de fuhnini suhlima. 

Non potrian cento leve entro alia nave , 
Che a nai'ili soggettl e capitana 
L' iminensurato alzare arbor si grave 
Ver la siderea region sovrana . 
Coni ei , che il militare urto non pave 
Crolla , e palleggia il pin per I' aura vana ■• 
Ma non si ratto al fulminarlo ei mosse , 
Che a vuoto il terren china egli percosse. 

Colombo il scuote allor (poiche curvollo 
Di sua tempesta la gagliarda foga) 
E a terra il batte ; e il ponderoso collo 
Dalle disconce vertebre disloga. 
Quel si distorce , e in pur rohusto crollo 
S' agita , qual cinghial fitto alia soga. 
Ruotasi , e s' alza : ma se ha il cuor superbo , 
Gia manca ai membri assiderati il nerbo. 



196 LA COLOMBIADE. 

Frodigio iiifando ! A lid dondola Iratto 
DaW ossee commessure il capo infame , 
E spenzolante , e agli omeri ritratto 
Picchia de fianchi il lurido carname. 
Pur agli Iheri ei gia stizzoso e ratio 
Carco il cipigUo ancor di tutte brame ; 
E come a retro ei torse il wlto iroso , 
Cost co' pie distorti iva a ritroso. 

Noi non sappiamo come viva e cammini quest' or- 
ribile mostro , e sappiamo ancor meno come in tale 
state , e gia prosteso per terra ed immobile possa 
colle sole mani mettere a pezzi died di coloro che 
addosso gli balzano , ma quanta ne dee parere la 
vigoria del Colombo che toccando appena questo 
fiero gigante , tutto lo conquide , e cosi come fosse 
un fanciulletto trabalza al suolo colui che schianta 
gli alberi , rovescia i monti , e pur cadendo fa tre- 
mare la ten a , e veisa di bocca un tanto fiimo , che 
il sole se fie scolora ? Oh era ben meglio darne il 
Colombo della storia, che concedergli falsamente un 
valore quasi divino , e piu falsamente ancora attri-^ 
buirgli una prudenza meno che umana ! 

Noi potremmo seguitare avanti per piu tempo in 
questa materia , ma la via lunga ne sospinge , e 
queste considerazioni ci crebbero oramai a mole so- 
verchia. Giovera invece sotto grande brevita scor- 
rere alcun episodio , toccando cosi di volo \ artifizio 
ch' egli vi pose. 

Nel canto quinto \ ammiraglio approda ad un' isola 
sconosciuta , e vi trova un infelice europeo cola 
sbalzato dalla tempesta ; il misero vi strascina una 
vita peggiore d' ogni morte , perche i rimorsi lo 
straziano. L' eremita Ludenp e il Colombo lo con- 
solano, e \ afflitto risorgendo a speranza di ce- 
leste perdono si confessa a Ludeno , e lascia che 
anche il Colombo ascolti il suo doloroso racconto. 
Egli e Bondelmonte, e nacque a Firenze; amore go- 
verno la sua giovinezza , e di qui gli venne ogni male. 
E strano che sul bel principio della sua confessione 



fOEMA EROICO DT B. BELLINI. 197 

egli si Volga con un" apostrofe a Dante , e ricordi 
i malinconici versi di Francesco Petrarca , nia sia 
pur perdonato e si perdoni ancora il chiamare in 
quella solenne narrazione farfallette d' amore i gio- 
vinetti clie s' aggiravano intorno alia sua bella Leo- 
nora. Come pero potra mai perdonarsi il modo , 
con cui sono descritti i progressi della gelosia nel 
cuore di Bondelmonte ? Dopo \ Ottello del Shakes- 
peare non e piii permesso di snaturare siffattamente 
questa tremenda passione. Bondelmonte ama la sua 
disgraziata Leonora , Bondelmonte la conosce pu- 
dica e adorna di tutte virtu , e pure a farlo correre 
neir opposta sentenza basta un menonio cenno. I 
contorni del suo palagio sono rallegrati da not- 
turne armonie , e v' e clii oso in iscritto manife- 
stare V amor suo ad Eleonora. Tuttavia la gelosa 
cura non prorompeva per anco a vendetta , quando 
fra le tenebre sorge mista al suono de' musicali stro- 
menti una voce d' uomo , clie presso a morir dispe- 
rato si consola d' aver veduto suUe labbra dell' amata 
donna un sorriso. Che fara Bondelmonte ? Soverchio 
sarebbe secondo ragione ogni lagno , ma egli per 
si lieve sospetto e gia uscito del senno , e ben lo 
palesano le sue matte parole : 

lo I' accuso , ella niega : io l' urto , e premo , 

Siccome nella rotta ira si suole ; 

E segue la percossa alia minaccia 

Sul sen di neve , e suU' ehurnea faccia. 
Sviene la misera, ma quel mostro 

urla, clelira 

E nel letargo suo l' ange , e calpesta. 

Ogni anima che abbia intelletto d' amore, ogni anima 
che nudra una scintilla di gentilezza , si solleva a 
questo racconto , e piuttosto che vedere gli atti vi- 
lissimi vorrebbe morta d' un sol colpo la sventurata. 
II morire e si poca cosa , ed e cosi crudele 1' essere 
maltrattato dalla persona che s' ama ! Ma Bondel- 
rnonte vuole che Leonora beva tutto Y amarissimo 
calice del dolore e della insiiustizia : ella non ha 



198 LA COLOMBIADE. 

piu lamento, die di sospiri, e il malvagio risponde 
a quel silenzio colle piu fiere imprecazioni, e cre- 
scendo neir ira le immerge per dieci volte il pugnale 
nel petto , e V uccide. 

Oh noi domandiamo , se questo e verisimile , se 
questo e possibile , noi domandiamo , se Bondel- 
monte e pazzo o geloso : comunque sia e forza ad 
ogni cuore ritrarsi da lui : Ludeno puo assolverlo 
e benedirlo, perche la misericordia di Dio passa 
tutt' i confini , ma gU uomini piangono sulla tomba 
di Leonora , e maledicono il suo spietato carneiicc. 
E duro a pensarsi , come il Bellini , che certo e 
d' animo cortese ed appassionato, volesse chianiare la 
nosti^a compassione su questo ribaldo , ma piu in- 
credibile ancora e la compiacenza con cui si diletta 
a descrivere i piu esecrandi fatti , e le scene piu 
atroci. Guai , se con questo talento ei si fosse ac- 
costato alia drammatica ! Ogni spavento delle trage- 
die inglesi sarebbe al confronto un fanciullesco tra- 
stullo. Alzirdo naufraga col figliuolo Alvindo , il quale 
per lunga fame si muore : il padre racconta cosi , 
com' ei soccorresse a se stesso 

In lid con occhi torti , e dispettosi 

I sonanti vibrai denti bramosiy 
E del cadaver lurido mi faccio 

Empia carnificina , acerho strazio. 

Came i nervi non han freddi qual ghiaccio ; 

E sol d' ossa e di nervi irti mi sazio. 

Come mai non vide il poeta , che a volerci pur 
mostrar quest' orrore bastava un solo cenno che ne 
conducesse quasi ad indovinarlo ? Se non che ei forse 
lo vide, ma non gli parvero necessarj questi riguardi. 
E ben se ne dichiaro affatto privo nella storia che 
prende quasi interi 1' undecimo e il duodecimo canto. 
Egli creo un re di Portogallo , e una figlia di lui , 
e del primo fece il piu crudele tiranno , della se- 
conda la piii misera vittima. 

Noi non rinnoveremo ai nostri lettori questo fe- 
roce , e insieme schifoso spettacolo , ma si diremo , 



P0EM4 EROICO DI B. BELLINI. 1 99 

rhe questo orrore e superato ancora da cio, che nel 
canto decimottavo racconta Rivoa. 

In esso r abbominazione giugne si avanti che non 
parrebbe piu superabile, se non che il BeUini neUac- 
costarsi alia conclusione del suo poema sembra con 
siflatte orribili invenzioni voler vincere anche se 
stesso. Tanto e spaventoso cio ch' ei racconta nel 
penultimo canto intorno a Giacuste e Taldia! Ma non 
vogliamo arrestarci piu a lungo in questa Caina, e 
per verita sarebbe oramai tempo di troncare ogni 
discorso , se non fosse atto scortese il chiudere le 
parole fra queste idee dolorose. Piu allegra materia 
ne aspetta, e ce la forniscono le profezie, che come 
gli altri epici, anche il nostro autore introduce. Noi 
taceremo di quella , in cui Biblo medico e poeta come 
Apollo predice V ippocratico ottocento , e saluta i fu- 
tm'i nomi dello Scarpa e del Tommasini , ne diremo 
dell'Angelo , che profeteggia il Volta e le sue grandi 
scoperte; ma come tacere quel giocondissimo vaticinio, 
che nelle isole Canarie rallegra le mense al Colombo? 
Una vaga donzella agitata dall' intima ispirazione viene 
a cantare le lodi della poesia : quelle della naviga- 
zione sarebbero state piu opportune , ma non importa. 

Cor di ferro ha nel petto , alma villana 

Chi fa de' carmi alia bell' arte oltraggio. 
La giovine spirltale invoca la poesia, e ne magnifica 
suir arpa il potere : quanto ne dissero raai i poeti , 
quanto ne imagino T antichita favolosa , e una breve 
stilla d' un abisso infinito. Sanno essi i lettori chi 
fu ministro a Dio nella creazione del mondo , chi 
ando con Mose sull' Orebbe , e al cospetto di Fa- 
raone , chi seppelli gli Egiziani nell' Eritreo ? La 
poesia. San essi chi diede a Giosue di fermare il 
sole, chi scrisse le vindici note suUa parete di Bal- 
dassare , chi venne suU' eculeo in soccorso de' Mar- 
tiri, chi innalzo la croce di Cristo? La poesia. Quella 
poesia stessa che rnette una ninfa , una dea dentro 
ogni pianta , e sedendo sulla lira di Orfeo anima le 
selve ed i sassi. Ne qui si arresta la profetessa che 



200 LA COLOMBIADE. 

mostra al Colombo nella lontananza tli tre secoli 
(chi vorra crederlo ? ) il Rojivnticismo. Oltre a cento 
e cinquanta versi sono consumati in questa Icggiadra 
invenzione : il romanticismo e un orribile mostio che 
tenta rovesciar gli altari d'Omero,di quell Omero, 
sulle cui ali siccle la portciitosa omhra d'Achille. Ma 
il Monti se gli fa incontro , e in sua potenza lo uc- 
cide. Bello e il vedere, come allora intorno all' estinto 
gigante tripudii una schiera di coraggiosi poeti : i 
primi ad insultare festosi il giacciite sono il cavalier 
Pindemonti e il marchese Gargallo , ma dopo di loro 
crcsce la turba , e quaranta altri scrittori rompono 
la lancia sul morto. Per certo quei nomi non s' erauo 
mai trovati insieme , e alcuni di essi forte sdegne- 
ranno la compagnia numerosa , perche la natura non 
gli aveva creati ad essere confusi in un grcgge. E 
fors' anclie alcuno fra' piu oscuri ringraziando il Bel- 
lini della buona intenzione si dorra, che per dargli 
una lode non meritata abbia voluto ricordare i pec- 
cati della primissima sua giovinezza. 

Qui vorrebbe avvertirsi il poeta die non e troppo 
modesto il terminare il canto della donzella con una 
allusione al suo poema , ma noi confessiamo volen- 
tieri clie in questo episodio medesimo tanto privo 
d' ogni artificio poetico , e una cosa che vale assai 
meglio d' una bella poesia. II Bellini trasportato dal 
suo ingegno bollente era entrato nel mondo letterario 
con animo iroso e gareggiante , e venia accattando 
brighe e inimicizie con quell' ardore ch' altri por- 
rebbe nel cercarsi la pace. La piu splendida fama 
era anche allora come adesso quella del Monti , ed 
a questa appunto il Bellini con forza tioppo dise- 
guale air audacia voile far guerra. I buoni disappro- 
varono altamente il suo fatto : ma dopo la pubblica 
emenda ch' ei ne fece in questo poema , chi potra 
piu accusarlo ? Egli diede un esempio assai gencroso 
che sara ben di rado imitato , e mostro un' anima 
che di grande intervallo si separa dal volgo , perche 
noi troppo piu nobile di chi non ha mai fallato 



POEMA EROICO DI E. BELLINI. 20I 

repntlarno chi sa in qnesto modo riparare il suo fallo. 
E vcramente ne duole di non potere a quest' uomo 
gratiCicar colla lode che suol essere cosi gagliardo 
incitamento della virtu: sc non die pensando come 
egli sia ancora nella forza degli anni migliori, cre- 
diamo a lui stesso piu vantaggioso tutta sentirsi a 
dire la verita. Ed e percio che noi francamente gli 
diciamo , che se vuol intraprendere un opera che 
arrivi all' ammirazione de' posteri , gli conviene cu- 
rare con diliffenza lo stile. La velocita nelle arti che 
mirano al bello , non e punto considerata siccome un 
mcrito, e certo egli stesso inchina per sommo pittore 
il lento Lionardo da Vinci , e trova mediocre il fret- 
toloso Luca Giordano. Questo noi avvertiamo , perche 
se anche non ci fosse noto che il Bellini si diede un 
tempo al verso improvviso , il suo poema ne porge- 
rebbe una prova chiarissima , e noi per una certa dis- 
graziata pratica in tale materia non dubitiamo asserii'c 
che i seguenti versi tutti fabbricati ad un torno me- 
desimo gli vengono da quella sconsigliata sua usanza: 

Ha le folgori in faccia, i gorghi al fianco — 
Un demone sul volto , e in man la morte — 
La pietade ha nel cor , Ludeno al fianco — 
Con V ardire nel sen , ■ I' audacia in fronte — 
CoHa morte sul volto , e'l ghiaccio al core — 
Sul lahro il bacio , e il giuramento in seno — 
Bella era al i'olto , demone alia ioce ■ — ■ 
Sparsa i crin , fosca i rai , mesta le gote — 
Gonfio il cX>r , verde il sen , fumante gli occhi — 

Ne qui s'arresta il darmo che da quel tristo co- 
stume venne al Bellini : che Y ajuto del canto , col 
quale il verso improvviso si strascina, e diviene per 
forza sonoro , troppo impedisce f orecchio d' eserci- 
tarsi alia vera armonia. Se cio non fosse, come mai 
il nostro autore avrebbe potuto permettersi questo 
discorde ed aspro incontro di sillabe.'' 
Or ti scuoti ? Scorrete a onde , scorrete 
Cangian lor veci, e ivi han regno piacente 
Ite per monti, e selve, e atre spelonche — 



202 LA COLOMBIADE. 

Entro a' pruni intricad, e spined ird — 
Guata fero in Andoco , e aspri tormenti — 
Vasto , siccome Calpe, e Ossa riesce — 
E lorda e randagia erpete , e atra schianza — 
Si rio stuol per noi memhro e arido e guasto — 
Di minugia , e urta e ahbatte , apre e conquide 
Pianse Ovando, e urlb, e dissi: oh rahhial Ed io — 
La dove Piroe , ed Eto , Eoo , e Flegonte — 

Chi vorra dire che questi versi sian versi? E come 
non conoscere la sinistra influenza di quell' abito an- 
tico? La quale apparisce ancor meglio in una certa 
singolarita d' idee , che sono piuttosto versate a caso 
che meditate. Chi potra tollerare Y Insania che co'gli 
artigli apre il molle, apre i macigni, ilLivorecheha 
due serpi sotto le ascelle, e Satana che siede urlando 
fra i rosticci, e la Fama che nel nuovo mondo canta 
la gloria degli Europei pria che v'arrivino? E qui 
si vede un navigante che in preda alia bufera sui 
marosi si voltola col pino : e la se ne vede un altro 
che idula mutainente , e sorge dall' onde di nave a 
uno sfasciume aggavignato. Questo giornale ha piu 
volte gridato per allontanare i giovani dal verso 
estemporaneo , e forse egli puo darsi lode d' avere 
in gran parte ottenuto il suo scopo. Ma se alcuno 
ancora non fosse persuaso , venga egli ed esamini 
un istante con noi altri versi di questo poema. La 
prova e severa , ma irresistibile. Cristo che rompe 
il fatale dc' cieli atro suggello , un angelo che rapisce 
il crine d una monaca , e I avvolge in cielo alia chioma 
di Berenice , il fiume Xanto trasportato in Europa 
sono ben fantasie , che fuggirono di capo al Bellini 
non osservate dall' intelletto ! E alle volte per intem- 
peranza d ingegno, e per quella sniania comune agli 
improvvisatori di dir cose nuove ei s' affretta anche 
verso il concettoso seicento. Allora il Colombo , se 
non trova chi lo provveda di navi, giura che sard 
egli stesso pino , e vela al vento , e I' aurora semina 
le vie dell orto difiori e un cane idrofobo incontro al 
Sirio can crucciasi e latra: allora si trova il tripudio 



POEMA EROICO DI B. BELLINI. 203 

dclle pupille , il conpulso ma dolcc urlo , Z' infocato 
baleii d una preghiera , e le piaghe del core saldate 
dal piauto. E il diletto per suo agio siede mollemente 
sulla falcc del tempo, e gll alberi danzano in foggia 
di volubile rota , e le stelle fanno siepe al paradiso , e 
con modesto scmbiante baciano alle beate anime il 
piede. La niortc diventa il fine vitale, le carni dun 
misero tagliato a pezzi si convertcno in tante furie 
qnanti son brani , le lettere dell' alfabetq^ sono dette 
le animate di Cadmo atre sorelle, e le onde del mar 
burrascoso si trasformano in liquidissimi neii giganti. 
Dopo queste parole i nostri lettori si maraviglie- 
ranno di quella distinzione che abbiam fatta tra \ au- 
tore e il poenia , e ne vorranno domandare che cosa 
si possa attendere da un uomo, che con siffatto stile 
e si disgraziate invenzioni ardi appressarsi alia difficile 
magnificenza dell' epopea. E a noi non manche- 
rebbero ragioni da sostenere la nostra opinione, 
ma troppo lunga esser dovrebbe la risposta , ne mai 
potria persuadere alcimo che non avesse letto 1' in- 
ter© poenia. A questo dunque noi rimettiamo senza 
esitanza chi non si volesse cosi di leggieri acquie- 
tare in quel giudizio, che puo parere contrastato dai 
fatti. Ei trovera bensi molte altre mende che non 
abbiamo annotate , e si sdegnera nel veder consu- 
mati duecento e ventiquattro versi a descriver le 
zone , e quasi quattrocento a mostrar lo stupore d'una 
giovane indiana ;^ ei ridera pure , che noi neghiamo , 
della guerra , che il Bellini intima ai cani , e della 
fontana di Mercurio , che guarisce i morbi del nuovo 
mondo : ma tuttavia vedra sempre quantunque an- 
nebbiata la scintilla dell' ingegno , e comprendera , 
come possa 1' autore frenando la sregolata sua fan- 
tasia arrivare ad una meta molto piu bella. E perche 
i nostri detti non siano affatto abbandonati di prova, 
noi preghiamo i lettori di cercare nel canto XV quel 
luogo in cui I'Angelo rivela al Colombo le maraviglie 
della natura. Questa idea potea senza dubbio presen- 
tarsi ad ogni mediocre scrittore, ma solo, in un' ani- 
ma veracemente poetica poteva entrare il concetto , 



204 ^^ COLOMBIADE. 

col quale si termina la manifestazione del messag-« 
ffiero celeste^ Di mano in mano die questi pro- 
cede neir additare le opere portentose di Dio , la 
sua voce s' infiamma , e le sue parole si fanno piu 
gagliarde e ispirate -, fiiialmente egli abbaudona la 
parte di maestro , e staccaridosi da tutto quello clie 
lo circonda , invita ogni creatura a cantare le lodi 
deir Eterno , e i cieli e la terra , e quanto con anima 
si muove, e quanto giace senz' anima tutto accom- 
pagna al suo solenne rendimento di grazie , e par 
che tutto nel mistico suo linguaggio ad esso risponda. 
Se questa non e poesia degna d' ogni lode , e un vano 
ardimento il nostro nel parlare di tali materie, ma 
perche mai non possiamo noi citare qualche altro 
simile passo ? Perche mai 1' autore sottentrando ad 
un peso che non era da lui, rendette inutile anche 
quella forza che in efifetto ei possiede ? Egli voile 
trattare argomenti magnilici , sublimi, terribili, ed e 
pur chiaro a vedersi che la natura lo ha meglio 
disposto agli oggetti teneri, delicati e graziosi, per- 
che quando a questi ei s' appressa , anche lo stile gli 
diviene piu gentile e corretto , e le idee stesse uscendo 
spontanee non trasvanno dai confini del bello, che 
qualche volta felicemente raggiungono. Alcune stanze 
prese qua e la saranno suggello al nostro discorso : 
e prima verra quella , ove la speranza e descritta : 
Di nave un remo nella destra accogUe , 
E d' auree punte un' ancora d' argtnto , 
E 'I peplo , come vela , apre , e discioglle 
AW aurette , o all' orrenda ira del vento, 
Bella di crin , di verdeggianti spoglie 
Favella in note di divin concento ■ 
Giaci tu, disse , al sonno in ahhandono? 
Volgiti , mira , la Speranza io sono. 

Questa Dea soUeva seco il Colombo, ed essi giun- 
gono in parte , ove tutto e delizia 

Si tramuta alle nuvole sembianza 
Che in grembo all' aere nuotano dorate , 
E un olir di siderea fragranza 
Spiran di rose i leinbi aurei fregiate, 



rOEMA EROICO DI B. BELLINI. 205 

Chi fra i cedri del Libano s* avanza 
Sulle vette di fronde inghirlandate 
Sotto il crin verde , e sulla molle erbetta 
Di volutta si car a i sensi alletta. 
Quanta d' eletti e preziosi fiumi 
Tolti alia molle un di piaggia sabea 
Sopra le fabulose are de' JVumi 
La tarda e cieca antichita porgea , 
Misto quivi in dolcissimi profwni 
Con ambrosia olezzante onda movea. 
Tra simil di fragranza aura si dice , 
Che ha culla , e tomba I' immortal Fenice. 

E piu avanti un luogo simile e descritto cosi: 

Cespugli soavissimi di rose 
E colline ridenti , e hei giardini, 
Screziate di fior piagge odorose , 
E tersi in faccia al sol rivi argentini} 
E variopinte in or forme vezzose 
Di canori agilissimi augellini 
Gorgheggianti in dolcissimo concento 
Son di gioja , e cH amor vago portento. 

Ua mirto sorge a venti mirti in mezzo 
Di forme altero piii che gli altri , e ameno , 
Che ognuno invlta a posar cheto al rezzG , 
E a' nudriti da lui gigli nel seno. 
Pria sonb mollemente, e apri da sezzo 
La buccia a un carme di dolcezza pieno: 
E quante note il rinserrato spirto 
Movea , tante apparian sculte nel mirto. 

Tocco dalla mollezza e dal gradito 
Piacer di volutta , di maraviglia , 
Ogni i'olto, ogni sguardo istupidito 
Si volge all' inno , che ad amar consiglia. 
E I' inno Icggiadrissimo , scolpito 
In varia nota candido-vermiglia 
Con questo spiega facile tenore 
Le delizie , ed i giubili del core. 

O I'oi , che incauti le gid stanche piante 
Tra i perigU , e la morte oggi recede, 
E col desio di vana gloria amante 
Sotto I' armi di Marte invan sudate, 
III questo degli Amor seggio beaate 



206 LA COLOMBIADE, CCC. 

Le travagliose omai membra posate ■■ 

Jl cid , la terra qui al piacer v imita : 

Qui regna il Riso animator di vita. 

Amano qui I' erbette , aman gli augelli, 

E I' aura istessa per amor si sface , 

E di gaudio favella entro i pratelli 

Dolce , lasciia , tenera , loquace ■■ 

Ama il rio , die garrisce , e gli arboscelU 

Amano , e'l suol di tanto amor si piace. 

Sciogliete il brando , riamate or voi , 

Non eroi del furor , d' amore eroi. 
Fugge la vita, non si tosto fugge 

Candor di gelsomin , rossor di rosa , 

Non si ratta nelV etra arde , e rimugge 

La saetta con vasta ala focosa. 

Come di vita la belta si strugge 

Entro alle nebbie d'Acheroate ascosa. 

Ahi stolto , ahi stolto chi non coglie il Jiorc 

Del piacer, della gioja , e delt amore ! 
Queste stanze non sono certo prive di difetti , 
ma chi non vede 1' immensa differenza che corre 
fra esse e quelle, die avranno rinvenute i nostri 
lettori, se corsero agli atroci casi da noi appena in- 
dicad? Quale confronto potra mai istituirsi per nie- 
rito poetico 'tra le parole arrabbiate che parlano di 
Giacuste e d' Atzeca , e i seguenti versi che ripor- 
tiamo per gli ultimi? 

Mirano , lungo il margine , dipinto 

II terreno di molli erbe fragranti , 

Nuova giunchiglia, e peregrin giacinto, 

E fiordalisi , e bei crochi olezzanti , 

Elicriso , soave terebinto , 

Viole col pallor de' casti amanti , 

A cui mentre gli odor zefiro toglie , 

Intra i calici posa , e sulle foglie. 
Non piu: noi abbiamo messo innanzi il nostro 
jiarerc , e ben sentiamo che alcuno vorra accusarne 
di troppa severita; alcun altro di sovcrchia indulgenza. 
Ma come evitare cio ch' era intrinseco alia qualita di \ 
questo poema ? Tutti almeno coloro che professauo 
guistizia , dovranno accordarsi che abbiamo parlato ] 
senza passionc, e coa aiiimo aperto e sincero. | 



207 



PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



Anno clinico medico compilato da Carlo SperANZa , 
gid I. R. medico provinciale nel Regno Lombardo- 
Veneto , ora professore di terapia speciale e di 
clinica medica nella ducale Universitd di Parma , ecc. 
Anno accademico 1823-24. — Parma, i825,dalla 
tipografia ducale , in 4.° ( Continuazione e fine. 
V. pag. 62 di que s to tomo. ). ^ 



E 



patiti. Tratto quattro epatiti, una in corso acuto 
e tre d' indole cronica. Con prospero successo fu la 
prima assalita coi salassi generali, coUe sanguisughe 
al luogo dolente e all' ano , e col metodo deprimente 
interuo. Nelle altre due impiego pur vantaggiosa- 
mente le miguatte alia regione epatica ed ai vasi 
emorroidali , i purganti , i marziali , il sapone , la 
gemma ammoniaca ed i mercuriali interni ed esterni. 

Splenite. Convenientemente curata non tardo I'in- 
ferma a riacquistare la salute. Gombatte il nostro 
autore 1' opinione di Vetch , il quale asseri essere 
dannosi i purganti , ed il calomelano nelle lente flo- 
gosi della milza. 

Peritoniti pucrperali. Cinque di siffatte malattie fu- 
rono acute e quattro croniche. Con generose san- 
guigne generali e locali, e cogli indicati rimed] in- 
terni seppe addurre ad esito felice le prime sebbene 
gravi, e sebbene fra queste una fosse accompagnata 
da universale cacliessia , la seconda da flemmasia ai 
polmoni ed all' organo encefalo-nervoso , la terza da 
anasarca ed idrotorace , la quarta successa ad un 
aborto avesse compagna una polmonite con sospetto 



208 ANNO CLINICO MEDICO, 

di effusioue nella cavita toracica , e la quitita la 
phlegmasia alba dolens. Due perdette delle peritoniti 
puerperali lente; una svUuppatasi in donna scorbu- 
tica con effusione serosa nel cervello , nel torace , 
nel pericardio e nell' addome , e Y altra accompagnata 
da infiammazione del mesenteiio , dellomento, della 
membrana esterna degV intestini , e con raccolta se- 
rosa neir addome e nel torace. 

Metriti. Cinque pur furouo le metriti , quattro sotto 
forma cronica ed acuta, e grave fu una che sviluj)- 
patasi in conseguenza di aborto venne seguita da 
infiammazione del peritoneo, della pleura e del pe- 
ricardio con effusione sierosa nel torace , nel sacco 
del cuore e nella pelvi ; e trasse alia tomba \ in- 
ferma in trentadue giorni malgrado un sollecito e 
generoso metodo antiflogistico. 

Tacciamo di una cistite, di tre disenterle, di due 
blenorragie , nelle quali idtime si loda del balsamo 
di copaiba amministrato anche nello stato flogistico. 

Tratto dodici affezioni reumatiche. Attribuisce al- 
r estratto di aconito una virtu propria ed elettiva 
in siffatte malattie , e lo prescrisse ad ottanta , no- 
vanta grani al giorno senza alcun sinistro effetto. 
Celebra eziandio in questi casi il nitro, di cui porto 
con profitto la dose ad un' oncia al giorno. L' olio 
di terebintino gli ha particolarmente corrisposto tanto 
aU'esterno, che all' interno nella cura dell' ischiade. 
Tra le malattie del sistema vascolare sanguigno fa 
cenno di una clorosl^ che il nostro autorc considera 
per una malattia del sistema venoso , sotto la quale 
si prepara minore quantita di sangue, anzi si dimi- 
nuisce a segno che ne soffre la facolta riproduttrice. 
Fa pur cenno di diie amenorree , le quali nulla of- 
frono che iuteres^si la dotta curiosita. 

Passando alle malattie del sistema linfatico-gUin- 
duloso annunzia la cura felice di un anasarcatico , 
non che di due affetti da incipiente Idrotorace. Parla 
di tre individui affetti da scrofola , di cui consi- 
dera per causa prossima una imperfctta e difettosa 



COMPILATO DA C. SPERANZA. :209 

assimilazione organica. Ricorre a molte autorita per 
tenei'ci in diffidenza su Y iodio contro silFatte malattie. 
Oniettonsi tie tisi di poca importanza. 
Tra le malattie del sisteina ciitaneo coUoca tre 
itte?'t acud. Ci permettiamo di domandare al dotto 
clinico se un miglior posto non avrcbbero essi avuto 
tra le inliammazioni, giacche pare che T essenza di 
tale malattia consista in una lesione dell' organo 
biliare. 

Parla di un erpete pustoloso felicementc guarito 
coi llori di zolfo, coi bagni caldi con solfato di po- 
tassa, e col decotto di dulcamara e di sassafras. Av- 
verte che nelle alfezioni erpetiche non manca di 
precedere una generate alterazione nell' organismo , 
e che nella cura delle medesime importa aver ri- 
flesso ai visceri addominali, giacche le stasi sangui- 
gne , le soppressioni dei menstrui , le emorroidi , i 
tumori del mesenterio favoriscono la diatesi erpetica; 
a curare la quale convicne distruggere in prima le 
interne alterazioni. 

Ragiona in seguito delle malattie del sistema en- 

cefalo-nervoso. Caddero sotto • le sue indagini tre 

individui attaccati da tetano per causa traumatica ,' 

j ed un altro per cagione reumatizzante. Ne due dci 

primi, ne quest' ultimo ha egli potuto salvare benche 

non •bbia indugiato a praticare il conveniente nie- 

! todo antiflogistico , che pure esperimento vantaggioso 

' neir altro caso. Interessanti noi giudichiamo le se- 

zioni cadaveriche riferite per dimostrare che la ma- 

, lattia in discorso e di carattere flogistico. 

j Nulla ne occorre a dire di un isterismo e di un 

! hallo di San Vito. Sara letto con profitto un caso di 

' scelotirbe passata in epilessia indi in apoplessia con 

paresi , e tcrminata in morte , dopo la quale si rin- 

venne un vasio ascesso nella parte anteriore del lojjo 

sinistro del cervello non senza degenerazione della 

sostanza di esso. 

Termina il prof. Speranza questo suo anno clinico 
diniostraudo che se la mortalita da lui avuta , la 
Bi,bL huL T. XLVIl. 14 



2IO ANNO CLINICO MEDICO, 

quale appare del i3 per cento, sembrasse a taluno 
soverchia , concorsero alia medcsima la qualita e 
r insistenza delle malattie , e 1' essere state moke di 
queste ammesse nel clinico Istituto quando gia esi- 
steva irreparabile un guasto oiganico. 

Aggiunge il prof. Speranza un commentario sul 
tetano cui e piezzo d' opera che per noi si prenda 
a breve disamina. 

Fatti alcuni riflessi su la denominazione di questa 
nialattia , espone delle storiclie nozioni su le niede- 
sime , diaiostrando che fu essa conosciuta (in prima 
tlel figlio di Eraclide, che Ippocrate lascio un esatta 
e precisa descrizione dei fenoraeni esterni compo- 
nenti il tetano , e ne presento eziandio delle istorie. 
Accenna che Areteo lascio una descrizione del tetano 
niigliore di quante furono presentate dagli antichi 
medici , e che e a dubitarsi se Galeno ne abbia par- 
lato per propria o soltanto per altrui osservazione. 
Esamina anche le opinioni di Celso e di Celio Au- 
reliano intorno a questa malattia. Gli Arabi, ei dice, 
parlano superficialmente del tetano ; adduce quanto 
ne scrissero Rhazes ed Avicenna , i principj dei quali 
•furono ripetuti dai posteriori. Schenck raccolse non 
poche osscrvazioni sul tetano istituite da Benivenio , 
Cardano , Vaileriola , ecc Ma dopo Areteo e dovuta 
a Pietro Foresto che scrisse nel secolo XVI la prima 
esatta storia del tetano, e ne annuncia le idee. Bon- 
zio , che su la meta del secolo XVll esercito la me- 
dicina in Batavia , presento con niaggiore chiarezza 
la storia del tetano che e endemico nelle Indie oc- 
cidentali. Riferisce il nostro autore i pensamenti di 
Bonzio intorno a tale malattia. Nel secolo XVIIl, ed 
oltre la meta di esso si raccolsero dai medici delle 
osservazioni sul tetano degii adulti , e sul trismo 
degl infanti; ma non ne fu rischiarata la condizione 
patologica, ne il corrispondente metodo curativo. 
InsufHcienti furono a cio i lavori di De-Haen , Bil- 
finger, Torka, Starke, Ackermanu , il quale ultimo 
disserto del trismo , e fu imitato da Patitna. Deve 



COMPILATO DA C. SPERANZA. 211 

dirsi :iltrcttanto di Bajon, Dazile, Ileurteloup, Lau- 
rent, Rims, Shooaft , Conningam, Wilson, Croocks, 
Hauscome, Thomson, Walrood, ecc. A Kaggi, a Borda, 
a Tommasini e dovuto V onore della vera teoria del 
tetano , e del sue trattamento ap])Oggiato all' analisi 
tilosolica del male. Mossero poi su le orme di quci 
grandi il Bergamaschi , il Montani , il Cavallini , il 
Savani , il prof. Medici , il Vallenzasca , il Barovero , 
il Cavalli ecc. 

Divisioue del tetano. Giudicando inutili le divisioui 
stahilite da Ippocrate , Fernelio , Valsalva , De-Haen 
proclama il sanissimo precetto che sotto qualunque 
forma avvenga il male uon cangiasi ne la natura, 
lie la condizione patologica , ne il trattamento cura- 
tivo del tetano. I tetani parziali riferiti da varj au- 
tori non sono che varicta nel grado e nella forza, 
ma una sola identica malattia. 11 prof. Speianza ri- 
guarda il tetano quale atfezione essenziale od idio- 
patica , non riscontrando nell irritativo o traumatico 
alcuna diversiia nel carattere , nei sintomi morbosi, 
nella condizione patologica , nelle indicazioni e nelle 
alterazioni cadaveriche. 

Descrizioiie del tetano. V ha discrepanza di opi- 
iiione fra gii scrittori sul modo d' invasione del te- 
tano : chi la pretende improvvisa , e chi precediita 
da sintomi prodromi. Dietro osservazioni di molti 
pratici , e di lui stesso il prof. Speranza ammette 
che tale affezione abbia sintomi precursori. Ciascuno 
deve applaudire all' esattezza , coUa quale richiamando 
le autorita di sommi scrittori si fa a descrivere i 
morbosi fenonieni che precedono la malattia , quelli 
die la accom[)agnano secondo che si inoltra fino alia 
iiiorte , o che diminuito I' orgasmo inliammatorio il 
male declina. Indica le vai'ie forme delle contrazioni, 
i fenomeni della flogistica dilfusione , e le varie ano- 
malie. Non sapremmo se ciascuno vorra ammettere 
che mite , e talvolta nulla sia in quest' affezione la 
febbre pel inotivo che essendo interessata la sostanza 
dello s))iual midollo o de" siioi involucii nc venga 



2 12 ANNO CLINICO MEDICO, 

in gran parte tolta agli organi della circolazione la 
condizione della vitalita, e quindi Y attitudine alia 
reazione. L' autore appoggia quest' idea ad osserva- 
zioni degne di particolare considerazione. Rimarca 
che i sintonii sono ugualmente terribili e precipi- 
tosi tanto ncl tetano idiopatico , che nel cosi detto 
traiimatico. 

Sezione de' cadaveri. Da i risultamenti delle ana- 
tomiche sezioni riscontrati da Nerete Nerucci , me- 
dico tiorentino del XVI secolo, al quale senibra do- 
versi la prima autopsia istituita in individui morti 
per tetano : descrive quanto ebbero a rimarcare Bon- 
zio, Bonnet, Valsalva, Morgagni , De-Haen, Lien- 
taud , Biltinger, Zulatti , Richerand , Larrey , Reid , 
Walther , Jacobi, Michaelis , Coxe, Clefane , Fournier- 
Pescay , Arthur , Dickson , Borda , Brera , Bergama- 
schi cd egli stesso. 

Condizione patologica. La cagion prossima di una 
malattia costituisce immediatamente la malattia stessa, 
ed altro non e che la condizione patologica, Cio 
premesso , considera le opinioni su la causa prossima 
del tetano emesse da Galeno , da Willis , da Silvio 
de le Boe, da Boerrhave, da Hoffman, daBorsieri, 
da Rhus, da Sprengel , da Giannini, e deduce non 
essere i patologi stati quasi niai d' accordo nel de- 
terminare la cagione prossima e 1' essenza del te- 
tano. I fenomeni morbosi durante la malattia e le 
organiche alterazioni rilevate in seguito alia morte 
inducono il nostro autore a dichiarare che cc la con- 
■» dizione patologica del tetano consiste in un pro- 
» cesso inliammatorio che attacca generalmente o 
» parzialmente lo spinal midollo con atfezione del 
>> sistema nerveo-muscolare. Quest' inllammazione e 
» sempre il prodotto di accresciuta proporzione di- 
» namica nel sistema sanguifero tino al punto di al^ 
» terare Y iutima tessitura o mistione organica della 
» fibra. » 

Sede. Ricorda dei fatti decisivi per confermare che 
1q spinal midollo e la sede del tetano. L' influenza 



COMPILVTO DA. C. SPERANZA. 2l3 

die lo spinal midollo esercita anche sui visceri in- 
tcrni fa si che nei tetanici si osservino talvolta sia 
nello stato di -vita , sia in quello di moite delle 
nioibose alterazioni in altri organi. 

Natura. I fenomeni morbosi che si osservano in 
istato di vita , e la patologica anatomia dimostrano 
evidentemente che di genio infiammatorio sia questa 
malattia sebbene coesistano i movimenti di flogosi 
e di spasmo. 

Posto nosologico. Premesso che di poco valore 
ed arbitrarie sono in genere le classilicazioni noso- 
logiche, rinuncia alle varie divisioni di Sauvages e 
i di CuUen. Dichiara essere il tetano niente meno che 
' una mielite, o spinite da classilicaisi percio tra le 
flemmassie , non avuto riguardo all' apparente forma 
deir alterato sistema muscolare. 

Cagioni. Piu f requente si osserva nei climi caldi , 

piu neir estate che in qualnnque altro tempo. Ogni 

eta , ogni sesso , ogni temperamento vi e soggetto. 

Neir eta media e specialmente negl individui robusti 

pare che le cagioni agiscano a preferenza che nella 

gioventu e nella vecchiezza. Le donne perche meno 

esposte alle potenze nocive sono piii di raro assa- 

1 lite da si terribile affezione. Non ammette quale ca- 

gione predisponente al tetano \ aria corrotta degli 

ospedali , delle camere delle puerpere , e degli in- 

fanti, e la cattiva nutiizione come asscrirono alcuni 

scrittori, alf autorita dei quali altre ne oppone non 

meno rispettabili. Riferisce molti fatti dimostranti 

che fra le potenze nocive pid atte alio svilnppo del 

! tetano sono le atmosferiche variazioni, e special- 

I mente il subitaneo passaggio del caldo al frcddo , 

I come anche il riposare, o fermarsi a corpo riscaldato 

I sopra di un umido terreno. Le esterne lesioni de- 

terminano facilmente il tetano traumatico , e ne ri- 

corda varj casi consegnati nei fasti della medicina 

e della chirurgia. Dietro il riflesso che il tetano 

non si sviluppa d' ordinario che scorsi varj giorni 

dopo V ayvenuta lesione, ammette il concorso di altre 



214 ANNO CLINICO MEDICO, 

circostanze, dietro le qnali avviene la tli lui comparsa; 
e fra queste considera 1' influenza del ]uog;o, e spe- 
cialmcnte delle variazioni atniosferiche , dellumidita, 
del freddo su Y individuo che venne leso. Varie os- 
servazioni confermano la sna assertiva. — Adduce 
,dei fatti interessanti per dimostrare come la flogosi 
primaria esistente in qualche parte dell' organismo 
si propaghi col mezzo del sistenia vascolare alio 
spinal midollo od a' suoi involucri destando in queste 
parti altrettanti fenomeni di locale irritazione. Non 
dimentica fra le cagioni del tetano 1' uso di certi 
farmaci , che esercitano un' azione propi'ia su lo spi- 
nal midollo , fra i quali annovera la cicuta acquatica , 
la datura stramonium , le preparazioni saturnine , 
r upas di Giava , la noce vomica , la fava di S. Igna- 
zio , e specialmcnte il di lei alcali vegetabile. 

Diagnosi. Crede il nostro autore che il tetano non 
sia facilmente confondibile con altre analoghe affe- 
zioni. A torto fu accusato Ippocrate di averlo con- 
fuso colV epilessia : egli distinse una nuova forma 
di simile convulsione , 1' epilessia tetanica , di cui 
Prichard diede recentemente la descrizione. Non puo 
il tetano confondersi colla catalessi , lo che male a 
proposito fu imputato a Galeno , ne coll' isterismo , 
o col reuma acuto universale. 11 prof. Speranza as- 
segna i caratteri che siflatte malattie distinguono 
dal tetano. 

Prognosi. II tetano e sempre pericoloso, f univer- 
sale piu che il parziale. Ncga che 1' opistotono sia 
pill terribile dell' emprostotono. Varia e la durata 
della malattia , e si hanno numerose osservazioni di 
esiti in salute , od in morte dopo venti , trenta 
e pill giorni. Non assente ad Ipprocrate che di- 
chiara il tetano remittente meno pericoloso. II peri- 
colo e in ra2;ione del calore del clima , e dell' azione 
del freddo su 1' organismo. La presenza o la man- 
canza della febbre non cangia la prognosi del te- 
tano : ridicolo e percio il volerla destare ad arte 
non servendo essa che ad aggravare il corso del 



COMPILATO DA C SPERANZA. 2l5 

male. Dcvc desumersi la prognosi dalla maggiore o 
minore inlianimazione dello spinal niidollo , e dellc 
pax'ti interessate. Accenna gV iiidizj d' infelice augu- 
rio , ne tace quelli di biion presagio. La malattia di- 
minuisce sempre a gradi e Icntamente. 

II tetano traumatico e di maggiore pericolo , e 
molto pill qiiando sia I' efFetto di ferita d' arma da 
fuoco. II clima , le variazioni atmosferiche , i patemi 
d' aniino , I' abuso dei liqiiori spiritosi durante il pe- 
riodo d' irritazione nelle piaghe coucorrono alia gra- 
vezza del male. Pericoloso e il tetano clie soprag- 
gimige ad un' aflfezione acuta qualunque , all' isterismo , 
air epilessia , fatale alle puerpere , e di pessimo au- 
gnrio nel tifo. Di esito infelice e da riguardarsi 
quand' e prodotto da terrore. 

Cura. Considerate le ragioni dei tanti metodi fra 
se stessi contraddicenti , che furono introdotti nella 
cura del tetano , ritrova nella medicina greca i fon- 
damenti del vero trattamento curativo. — L' autore 
si mostra versatissimo nello studio dei migliori pra- 
tici anticlii e moderni dei quali esamina con Hnezza 
e severita di criterio i diversi metodi di cura. — 
Dair essenza della malattia deducendo csso le indi- 
cazioni terapeutiche raccomanda sull' esempio dei mi- 
gliori pratici moderni il trattamento antiflogistico , 
e specialmente \ uso dei salassi e le emission! di 
sangue locali per impedire la flogistica dilTusione e 
gli esiti proprj dell' inlianimazione. Tra i rimedj in- 
terni commenda specialmente V accpia coohata di laiiro 
ceraso , I acido prussico , la noce vomica , T estratto 
di giusquiamo , il cupro ammoniacale , la digitale , 
il tartaro emetico a lar2;a dose. Ahbattuto I' orjrasmo 
innammatorio, si ottiene dalla continuazione del me- 
todo antiflogistico di promuovere una generale , va- 
porosa e dolcemente calda traspirazione nella cpiale 
per propria natura suole il tetano terminaic. Pro- 
fittevole riesce eziandio il bagno tiepido , scemato 
die sia coll' opportuno trattamento 1' orgasmo infiam- 
matorio. E qui 1' autore dimostra che a torto fu 



ai6 ANNO CLINICO MEDICO, 

attribuita ai bagni oleosi una virtu piu emolliente 
e rilassante di quella del bagni comuni. Utili pur 
I'iescono le immersioni, le aspersioni fredde replicate 
piu volte uello stesso giorno : queste vogliono pero 
essere graduate , lente e brevi. Riflette che non per 
altro titolo hanno ad alcuni pratici giovato gli ecci- 
tanti se nou perche produssero un abbondante tra- 
spirazione : doA^^e questa non ebbe luogo servirono 
ad esacerbare il male. Condanna come troppo ardi- 
mentosa Y injezione dei rimed) nelle vene ■■, ne ripone 
conlidenza nell' u'so dell' acetato di mortina , e nella 
cura proposta di Cruveillier , di sottrarre cioe i mu- 
scoli air impero della causa convulsiva facendo fare 
a misura di tempo inspirazioni profonde ai tetanici. 
Non sono da trascurare gli evacuanti ed i purganti , 
come la gialappa , il calomelano , la scammonea , 
r aloe, la colloquintide , T olio di croton tilium tanto 
per promuovere dell e al vine evacuazioni, quanto per 
abbattere V orgasmo inliammatorio : a tal fine giovano 
pure i clisteri emoUienti e purganti che riescono 
maggiormente important! ognivolta che la contrazione 
della mascella inferiore impedisce 1' introduzione per 
bocca delle sostanze medicamentose. Poca o nessuna 
importanza attribuisce a quella farragine di untuose 
applicazioni che adoperavano gli antichi medici; bensi 
consiglia le frizioni mercuriali specialmente dove si 
tema di spandimento sieroso qual esito della infiam- 
niazione rachialgitica. Rinuncia all' applicazione dei 
vescicanti , e lascia in dubbio se utilmente possa 
praticarsi 1' operazione dell' acupuntura. Suggerisce 
le copiose bevande antiflogistiche e la severa dieta. — 
Analogo dev' essere il nietodo di cura pel tetano 
tanto secondario che nato da potenze nocive gene- 
rali, o da lesioni locali perche identica e la natura 
della malattia. La diversita nel metodo curativo non 
deve consistere che nel trattamento piu o meno 
energico in ragione della veemenza del male, della 
irritazione od infiammazione piu o meno estesa e 
del modo della lesione. Insegna come in seguito alle 



.COMPILATO DA C. SPERANZA. 217 

nwenute esterne lesioni si abbia a cercare d' impe- 
dire lo sviluppo del tetano promuovendo con topici 
emoUienti il processo suppuratorio nella parte otFesa. 
Cosi r autore pone fine alia sua monografia del te- 
tano. 

L' esame dell' anno clinico 1828-24, e quello del 
commentario sul tetano del prof. Speranza dimostrano 
che uno studio lungamente meditato e profondo delle 
opere piu celebri si antiche che moderne, ed una 
illuminata esperienza preservarono 1' autore da ogni 
perniciosa teoria che non s' appoggi all' osservazione 
ed a verita inconcusse. Al suo libro non si pud che 
predire 1' accoglimento e il suffragio dei migliori ; 
e lavoro pregevolissimo pel metodo filosofico , per 
la severita dei ragionamenti , per la vastita dell' eru- 
dizione end' e sparse. 



2l8 



Memoria sul bestiame bovino della Lombardia, del- 
I' Avvocato Domenico Berra. — Milano , 1827, 
coi dpi di G. B. Bianchi, in 8.° 



Gi 



'^iusta testimonianza cli lode rendasi ad un nostro 
concittadino , gia vantaggiosameute noto pei vasti 
suoi lurni nelle materie agrarie. Questi dal decadi- 
mento de' prezzi de' cereali vedendo prodursi una 
imperiosa necessita di accorrere al riparo dei danui 
che minacciano da vicino la nostra agricoltiira , e 
non ravvisando la possibilita di questo riparo fuor- 
che in un nuovo sistema di coltivazionc, o sia in 
un avvicendamento analogo, tanto alia diversa qua- 
lita dei terreni , quanto alle peculiari circostanze 
di ciascun paese , la cui base costitutiva di una van- 
taggiosa rotazione agraria debb' essere T accresci- 
mento di una proporzionata quantita di prati ar- 
tificiali, che ben coltivati pongano 1' agricoltore in 
grado di moltiplicare il bestiame quanto gli puo 
abbisognare; persuaso altronde che a questo scopo 
specialniente debba in oggi dirigersi la cultura delle 
nostre terre , si determino a pubblicare le sue ri- 
flessioni su gli animali bovini , si rispetto alia ne- 
cessita di accrescerne il numero , che rispetto al- 
r utilita die si puo conseguire allevandoli in paese 
e migliorandone al tempo stesso le razze. E questo 
suo lavoro puo riuscire tanto piii profittevole, quanto 
che alle notizie ch' ei raccolse dai piii celebri scrit- 
tori di quelle nazioni, presso le quali i metodi per 
allevare il bestiame sono portati al piq, aho grado 
di perfezione, si aggiungono molte esperienze da 
lui fatte negli anni addietro e che di continiio va 
facendo, onde praticamente conoscere questo impor- 
tantissimo ramo d' iudustria. 

I georgici latini parlarono tutti del grande profitto 
ridondante dall' allevare niolto bestiame. Columella 



MEMORIA SUL BKSTIAME BOVINO , eCC. 219 

asseri clie i coltivatori a' tempi suol noii trovavano 
cosa die loro fruttasse maggiormente , e Catone in- 
dicava 1' educazione di molto hestiame sul proprio 
podere come il mezzo piu sicuro che 1' agraria for- 
nisse per arricchire. II bisogno che continuamente si 
ha degl' ingrassi per ottenere dalle terre copiose 
produzioni prova la necessita di un bestiame nu- 
meroso che li fornisca. Quindi e che anche il celebre 
Arturo Fo^/7^^ pose per irrefragabile principio, dipen- 
dere dalla copia del bestiame la ricchezza del pro- 
prietai'io, come dal numero di esso dipende la copia 
dei letami che i prcdotti aumentano. II lavoro mol- 
tiplicato puo bensi accrescere i frutti della terra, ma 
non puo supplire ai concimi se non al piu per due 
anni ; e in molti luoghi il prodotto dei cereali venne 
di mano in mano notabilmente diminuendo la dove 
gli agricoltori , sgraziatamente non pochi , non pen- 
sarono a proporzionare la quantita dei letami all' e- 
stensione delle terre da lavoro. La mancanza degl' in- 
grassamenti porto di conseguenza quella di molte altre 
produzioni, la diminuzione della quantity delle carni, 
delle pelli e del sevo , e quindi di alcune fabbriche 
che in passato sussistevano; si trascurarono i pascoli, 
s'incarirono le spese di coltivazione e di trasporto, 
e tutta si rovescio la rurale economia. Gia da molto 
tempo si pose mente in Inghilterra piu che ad altro 
ad introdurre nel coltivamento de' poderi i mezzi 
coi quali mantenere si potesse il maggior numero 
di bestiamij per la lusinga che coll' abbondanza dei 
concimi si sarebbe fcrtilizzata una quantita gvande 
di terreni incolti, e ottenuta sarebbesi con assai mi- 
nore dispendio 1' abbondanza di tutti gli altri pro- 
dotti. Si migliorarono ancora in quel paese le razze, 
e in parita di dati puo dirsi non essere nell'Europa 
altra regione che mantenga tanto bestiame e di qua- 
lita tanto eccellente, quanto F Inghilterra. Non ha gran 
tempo che quell' isola possedeva i5o,ooo animali 
bovini di piii della Francia, senza portare in conto 
la differenza del loro peso che hella totalita poteva 



220 MEMORIA. SUL BESTIAME BOVINO 

considerarsi superiore di un terzo a quello del J^e- 
stiame francese. La Francia ha tuttavia migliorata 
di molto dair epoca dei viaggi di Young a questa 
parte la sua agricoltura, e \ autore si duole che 
noi soli siamo rimasti in questa parte inoperosi ed 
inerti , e che a niisura che si accrebbero i bisogni 
del bestianie bovino, invece di pensare ad allevarlo 
nel nostro paese, abbiamo con falsi calcoli reputato 
cosa nijgliore per \ interesse nostro il coniperarlo 
dai vicini, impoverendo ogu anno lo Stato di cin- 
que in sei milioni di effettivo contaute. E qui ri- 
chiamando alia memoria cio che gia accennato ave- 
va nel suo libro dei prati del basso Milanese detd 
a marcita , e il prospetto allora pubblicato dei bo- 
vini annualmente introdotti in Lombardia , giudico 
opportuno di riprodurre il prospetto niedesimo , on- 
de mettere in chiaro che il numero de' bovini stra- 
nieri ch' entrano ogni anno nel paese, oltrepassa 
quello di 46,000 , e che la somnia che esce dallo 
Stato pel loro acquisto, calcolare deesi di sci milioni 
in circa , supposto ancora che le bestie suddette in 
complesso valutare non debbansi piu di 120 lire 
austriache per ciascuna. A fronte poi di tale pro- 
spetto egli ha esposto quello altresi dei prezzi medj 
del frumento , del melgone e del riso , che egli 
nomina priiicipali dcrrate di prima necessitd , nel pe- 
riodo corso dal i8i5 al 1824, acciocche, ritenuto 
che il bestianie forma la base fondamentale d' ogni 
ottimo coltivamento , facilmente si riconosca quanto 
il basso prezzo delle derrate abbia influito ed in- 
fluisca a dauno della nostra agricoltura. 

Secondo \ autore , le nove provincie Lombarde , 
poste in un clinia assai migliore di quello delf In- 
ghilterra e dotate di ua terreno piu fccondo , non. 
alimentano in oggi la meta del bestianie liovino che 
mantenere potrebbero in proporzione di superficie. 
La gran Bretagna , die' egli , sopra la superficie di 
5,334 Ipghe quadrate alimenta annualmente 7,122,634 
di bovini , oltre un immensa quantita di cavalli e di 



DELLA LOMBARDIA. 221 

altri animali destinati agli usi dell' agricoltura , ed 
oltre 41 milioni in circa di pecore , niantenute per 
tutto r anno su gli stessi fondi coltivi ; se dunque 
si supponga col Young clie il foraggio di otto pecore 
basti a nutrire una vacca di mezzana grandezza, si 
vedra che coU' eguale quantita di pascolo potrebbe 
ringhilterra nutrire ] 2, 280, 83 1 animali cornuti, e 
questo calcolo riesce in particolar iiiodo applicabile 
alia Lombardia, ove , come I'autore si esprime, non 
potra mai convenire il tenere su i fondi le pecore 
all' uso inglese. Le provincie Lombarde , segue egli 
a dire, su la superlicie di 890 leglie quadrate po- 
trebbono mantenere piu di 886,000 bovini, e invece 
da un prospetto del bestiame bovino e pecorino 
che esisteva negli anni 1822 e 1828, risulta che 
pigliandosi la quantita media di due anni , il numero 
dei bovini limitavasi a 424,061, dei quali il con- 
cirae per una gran parte non serve alle terre col- 
tive se non che per una meta dell" anno, mandandosi 
per r altra meta fuori delle provincie le mandre dei 
bergamini. Non e cpiindi maraviglia se pel contadino 
nostro puo du-si quasi sconosciuto Y uso delle carni, 
mentre in Inghilterra tutti se ne servono giornal- 
mente pel loro sostentaniento , il die piu atti li 
rende al lavoro , piu sani , piu robusti e piii longevi. 
II fine pero a cui tende 1' autore non e gia cjuello 
che ciascun proprietario o fittajuolo coprire debba 
il proprio podere d' animali; egli vorrebbe soltanto 
che il numero ne fosse proporzionato alia qualita e 
vastita delle terre. Siccomc il cokivatore che su la 
sua possessione troppo scarsi alimenta i bestiami 
non puo ricavare dal terreno tutto il prodotto pos- 
sibile ; cosi e certo che dee finire col rovinarsi 
colui che ne mantiene una cpiantita eccessiva, repu- 
tandosi anclie dal Young un eccesso di follia e 
d' ignoranza il comperare foraggio per nutrire o 
ingrassare i bestiami. Secondo la natvua , la situa- 
zione e il, grado di fertilita delle diverse terre, e 
Ja qualita dei pascoli , dee giudicarsi se allevare 



a22 MEMORIA SUL BESTIAME BOVINO 

convenga vitelli o venderli da latte , o se piii utile 
sia lo ingrassare bestiame pei macelli , e se sia del- 
r intei-esse dell' agricoltore il limitarsi alia riprodu- 
zione del bestiame necessario a tenere annaalniente 
a numero il proprio armento, o il fare allievi per 
approvigionare i mercati. Impossibile sarebbe lo sta- 
bilire principj genei-ali, trattandosi di cose variabili 
e dipendenti totalniente da circostanze che soltanto 
coir esperienza possono determinarsi. 

Migliorati sono da qualclie tempo alciini rami im- 
portanti della nostra agricoltura, e cio specialmente 
dee dirsi della coltivazione dei gelsi , ammirata 
anche dagli stranieri ; ma tuttavia i nostri campi non 
sono coltivati come esser lo dovrebbero , perche 
scarsi di troppo sono i prati artiticiali in confronto 
della quantita di terreno che ai soli grani viene an- 
naalniente assegnata ; e in un clima tanto favorevole , 
con terra variate e in gran parte fertili, spesso an- 
che irrigue , tuttora si ediica pochissimo bestiame , 
benche in piu luoghi si risenta la penuria grande 
dei concimi. In una nota alia pag. i5 con sodi ar- 
gomenti si fa vedere erronea la massima di alcuni 
economisti che uno stato , quanto maggior numero di 
bestie alimenta, tanto minor numero di uomini possa 
alimentare, perche quegli scrittori, oltre il non aver 
fatto alcun conto delle carni e dei latticinj che al 
sostentamento della popolazione contribuiscono , han- 
no mostrato di non conoscere che un podere ricco 
di bestiami produce in confronto di akri doppia 
quantita di dcrrate di prima ncccssita , e che quindi in 
tutti que' paesi ove si educano molti bovini , cresce 
assai piu la popolazione. Non risorgera 1' agricoltura 
nostra da uno stato dilanguore, sinche convinti non 
si mostreranno gli agricoltori che dal campo puo 
ricavarsi un prodotto netto di gran lunga piu grande 
di quello che si ricava col coltivare unicamente le 
biade. 

Gia in ahro scritto aveva 1' autore fatto toccare 
con mano che, atteso il basso prezzo dclle dcrratA* 



DELL A- LOMBARDIA. 223 

di prima neceesita , era d' uopo alia roviaosa pra- 
tica di seminare tutto il terreno a grano sostituire 
un avvicendaiiiento che avesse per base la molti- 
plicazione dei prati artificiali , di cui tanto ancora 
scarseggia 1' alto Milanese. Egli ha fatto vedere che 
con una ben intesa rotazione , adattata alle diverse 
circostanze , le spese del coltivamento non poco si 
diminuivano , mentre si procurava Y abbondanza dei 
concinii coil' aumento del numero dei bestianii ; e 
che tra i mezzi co' quali raddoppiare potevasi la 
rendita , quelle pure vi aveya. di allevare del be- 
stiame bo vino , il qual mezzo d' indusrria avrebbe 
altresi potato in pochi anni liberarci dalla necessita 
di tributar danaro alia Svizzera. A' tempi degli an- 
tichi Romani Y Italia tutta non trovossi in bisogno 
di comperare il bestiame dagli stranieri. Involta in 
dense tenebre e la storia della patria nostra ne'bassi 
tempi , e tuttavia da alcuni dati possono ricavarsi 
le pill forti congetture che in que' tempi i bovini 
fossero tra di noi numerosi e nel paese si educas- 
sero. Serve di conferma a siffatto principio la quan- 
tita de' fondi comunali e la vastita immensa de' pa- 
scoli che allora coprivano la Lombardia, giacche do- 
veva nel paese trovarsi una proporzionata quantita 
di bestiame : che per sino intorno a Rlilano nei secoli 
XII e XIII trovavansi pascoli qua e la sparsi per 
lt» spazio di sei miglia , i quali riguardare dovevansi 
come importantissimi per 1' alimento de' bestianii , 
se r ammiiiistrazione loro era confidata a ragguarde- 
voli magistrati , sotto il nome di consoli- Da un passo 
del Muralto , giureconsulto di Como , si deduce che 
nel secolo XV molte mandre di vacche nutrivansi 
in Lombardia, e gia vi si fabbricava il celebre for- 
niaggio , conosciuto da poi sotto il nome di Par- 
migiano , giacche cento forme di esso sono annove- 
rate tra i doni da' Pavesi offerti nel 1499 a Luigi XII. 
Agostino Qallo , che scrisse d' Agricoltura verso la 
meta del secolo XVI , celebra ancli' esso i formag- 
gi dei Piacentini e dei Lodigiani , di grandissima 



224 MEMOKIA SUL BE6TIAME BOVINO 

mole , de' quali gran copia fabbricavasi , cosicche al 
dire di quello scrittore andavano per tutto il mondo; 
e Lodovico Gidcciardini , parlando del commercio di 
Anversa , osserva che da Milano a quella citta spe- 
divasi oltre molt' altre derrate il formaggio detto 
Parmigiano , riguardato come mercataiizia importan- 
tissima. 

Se in que' tempi era in Lombardia molto bestiame, 
e vi si mantenevano specialmente uumerosc mandre 
di vacche , trova 1' autore fortissimo argomento per 
credere che quel bestiame fosse educato in pacse e 
non comperato dagli Svizzeri , e tanto piii , quanto 
che non si vede giammai fatto alcun ccnno di tale 
traffico negli scritti di quella eta. Poco o nessun com- 
mercio poteva avervi fra le due nazioni , sinche lo 
Stato milanese conservo que' confini co' quali la na- 
tura stessa separato lo aveva dall' Elvezia : sembra 
che il traffico abbia avuto origine all' epoca soltanto 
in cui gli Svizzeri di alcuni paesi italiani s' impadro- 
nirono al di qua delle alpi; parrebbe anzi che sino alia 
fine del secolo XV il commercio del bestiame si li- 
mitasse semplicemente ad alcuni cavalli , poiche di 
questi parlasi soltanto nel trattato del 1467, concliiuso 
tra il Duca Galeazzo Maria Sforza e gli Svizzeri , e 
del bestiame in generale non si fece menzione se 
non che nel trattato del i5i2, col quale gli Svizzeri 
s'impossessarono di quasi tutte le terre ora compreoe 
nel Gantone Ticino. In esso trattato gli Svizzeri si 
assolvono ancora dal tributo , si forte intcrdum equos 
aut alias bestias in. .... Ducatum adducerent extJU Hcl- 
vctiorum partes; il che basta a mostrare che generale 
non era ancora ne molto esteso quel traffico, e che 
rare volte ne' mercati nostri vedevansi cavalli e molto 
meno bovini dalla Svizzera proveuienti. Sebbene 
r Elvezia col possedimento di molte terre di qua 
dalle Alpi aperta avesse una facile e comoda comu- 
nicazione colla Lombardia , non pare tuttavia che 
quel traffico fosse per lungo tempo dannoso al paese 
uostro •, perche dallo State non esciva per la coinpcra 



DELLA LOMBARDIA 225 

del bestianie 1' elfettivo contante , nia il bestiame si 
canibiava con altre mercatanzie e specialinente con 
grano di cui la Svizzera abbifiognava; il die risulta 
anclie dal trattato del i552 tra Carlo V e gli Elve- 
tici. Forse si estese allora tra noi la cultiua de' giani , 
in que' tempi assai profittevole , perclie, trattandosi 
di terie lasciate luiigo tempo in riposo , il prodotto 
loio doveva essere per lo nieno il doppio di quello 
clie danno preseutemente , sebbene il prezzo dei 
grani non fosse superiore a quello clie da noi ncgli 
anni addietro si e ricavato. Egli e pure da notarsi 
che gli Svizzeri ne' tempi andati vendevano il lor 
bestiame a prezzo assai minore di quello che ora lo 
vendono; il clie poteva contribuire a far si che al- 
lora si trascurasse o si abbandonasse Y utile pratica 
di allevarlo in paese. Ed in fatti secondo il citato 
Agostino Gallo , le vacclie graiidi, come egli dice, 
€ di buona sorte , di quattro e di cinque anni ed 
anclie pregne , si comperavano dagli Svizzeri per un 
prezzo clie non giugnerebbe a 60 lire milanesi, e 
per cio 1' autore medesimo osserva che i 3Ialghesi o 
proprietarj di luandre di vacche Bresciani , equiva- 
lenti ai nostri Jjergami?ii, benclie soliti ad allevare 
([nasi tuttc le vitelle di maggiore bellezza e di buone 
Ibrme , piu non vi trovavano il conto loro in con- 
seguenza del bas^so prezzo col <juale acquistavano le 
vacche straniere, dal che crede essere derivato che 
anche nelle altre parti della Lombardia a poco a 
poco tralasciato siasi di fare allievi in paese. 

Introdotto una volta cpiel traffico , d' anno in anno 
e di eta in eta se iie pcrpetuo Y uso , senza che niai 
si ponesse nientc ai cambiamenti delle circostanze , 
ritenendosi clie non conveiiisse fra noi lo allevare 
i bovini per riguardo si al prezzo che alia qua- 
lita , e in cjuesto niodo si stabili Y opinione univer- 
sa"^*^, clie il bestiame bovino svizzero e specialmente 
la vacca. fosse la piu couveniente se non pure 1' unica 
atta alia noi,tra agricoltura. Accorda Y autore che 
la Svizzera sia il pacac piu opnortuno per nutnre 

Btbl, Ital. T. XLVII. i5 



226 MEMORIA. SUL BESTIA.ME BOVINO 

ed allevare molto bestiame , e che gl' industriosi suoi 
abitanti , secondando la natura stessa , abbiaiio pro- 
curato ogni mezzo per accrescerne la quantita e mi- 
gliorai'ne le razze , riconoscend' eglino T arte pasto- 
rizia come una delle primarie sorgenti della loro 
prosperita , tanto piu che il mantenimento del be- 
stiame dee ad essi riescire di molto minore dispen- 
dio che non all' agricoltore lombardo ; essendo che 
il pastore svizzero manda la sua mandra a pascere 
su le montagne , feracissime di erbe rigogliose senza 
alcuna cura del coltivatore. Brama pero che le cose 
agrarie sieno considerate non sotto un solo aspetto, 
e che iiel caso di cui si tratta , non sieno separate 
le spese del bestiame da quelle del coltivamento 
delle terre, essendo que' due oggetti cosi strettamente 
congiunti che V abbondanza delle ricolte non puo 
ottenersi senza il concorso simultaneo di ambidue. 
II semplice proprietario adunque di una mandra li- 
mita il calcolo del suo benellcio alia moltiplicazione 
degli animali ed ai loro prodotti immediati ; all' in- 
contro lo scopo principal e dell' agricoltore nel man- 
tenere il bestiame e quello di procurarsi la mag- 
giore quantita di letami e di alimenti , e quindi 

r allevare non e 1' unico 02;2:etto , ma bensi uno fra i 

^ • 111 

piu importanti che il coltivatore dee proporsi nell e- 

ducazione del bestiame. La produzione degli allievi 
dee riguardarsi come un punto non assoluto , ma 
relativo al miglioramento della nostra agricoltura, e 
se questo entrar si faccia nel calcolo , ognuno potra 
persuadersi che utilissimo riescirebbe per noi 1' al- 
levare il bestiame bo vino , qualoia ad una analoga 
coltivazione sieno disposte le terre. 

Una nuova rotazione agraria , meno complicata 
e piu adatta alle diverse qualita dei terreni , mas- 
sime asciutti, era stata gia indicata dall A. , ed egl* 
studiato erasi di provare che un contadino fittajuol^ di 
Sa pertiche niilanesi , si sarebbe abilitato ^ nudrire 
molto bene per tutto V anno due vatche , coltivando 
una meta dei suo terreno a grano , e 1' altra a foraggi 



BELLA LOMBARDIA. 227 

e a radici bulbose, con che dal suo poderetto ri- 
cavato avrebbe un doppio profitto di quello che col 
presentc sistema si otticne. Provato aveva altresi che, 
applicandosi quel contadino ad allevare vitelle , aiiche 
maiitenendole per tre niesi a pure latte , ricavato 
avrebbe il doppio profitto , vendendo le vitelle di un 
anno al solo prezzo di lire •j'j. lo milanesi, prezzo 
che non potrebbe chiaraarsi in alcun modo esorbitante. 
Alia obbiezione che i contadini e gli affittajuoli 
nostri trascurano di fare degli allievi, cio che cer- 
tamente farebbero se utile lo reputassero, risponde 
r A. che i pregiudizj e le opinioni invecchiate , an- 
corche false , sono tanto potenti su la mente degli 
uomini che talvolta si sacrifica il proprio interesse 
al solo rincrescimento di abbandonare i vecchi si- 
stemi. Non e nostro avviso di escludere tale ri- 
sposta , ma brameremmo che \ A. notata avesse la 
quantita degli allievi che si f anno nei paesi nostri, e 
specialmente negli asciutti , dai contadini che meglio 
conoscono i loro veri interessi. Molti se ne veg- 
gono giornalmente su i nostri mercati; molti allievi 
si fanno adunque anche su le terre nostre ; ma e 
d' uopo convenire coll' A. che ben lontani siamo dal 
poter dire che si facciano in quantita sufficiente. 
Vorrebbe I'A. che si ponessero a calcolo tutti i pro- 
dotti e i miglioramenti che da questo ramo risul- 
tano , e al prezzo sborsato per T a.cquisto di bestia- 
me straniero si aggiugnessero tutte le spese e tutti i 
danni che direttaraente o indirettamente ne derivano ; 
quindi le spese dei viaggi , del mantenimento , dei 
dazj , de' trasporti ; quindi il rischio a cui si espone 
il danaro , le perdite e le nialattie alle quali possono 
soggiacere gli animali su le strade, e sino il danno 
che si arreca coll' abbandouo dei poderi , nel tempo 
in cui pill necessaria e la pi-esenza del coltivatore , 
coHic avviene , p. e. , ne' giorni dell' annuale fiera 
di LugaiiQ, Maggiore vantaggio otterrebbe, special- 
mente il possessore che fa coltivare economicamente 
le proprie terre, allevando nel suo podere il bestiame 



2:i8 MEMORIA SUL BESTIAME BOVINO 

necessario; ne correrebbe il rischio di essere in- 
gannato su i mercad o di essere tradito da agenti 
infedeli : per cio i piu celebri agronomi gia consacra- 
rono la massinia che V agricoltore non debb' essere 
compratore , ma bensi venditore. Su questa base TA. 
sceglie dalle sue mandre le migliori vitelle per al- 
levarle , e senza sborsare danari per V acquisto di 
tori e di vacche , dice di avere sostituiti tanti ani- 
inali , quauti ogni anno ne mancarono o per vec- 
chiaja o per qualche infortunio, e di averne akresi 
accresciuto il numero di 90 bestie tra vacche e 
giovenche ; annunzia che 60 furono tutte allevate 
sotto i suoi ocelli , e benche procreate da tori 
nati ed cducati sul podere , e figlie per la maggior 
parte di madri nostrali, non sono ne per le forme, 
lie pel prodotto inferiori alle svizzere. Soggiugne 
quindi un prospetto delle spese indispensabili pel 
niantenimento di detti allievi , e ne trae il risulta- 
niento che tre vitelle ed un vitello di cjuattro o 
cinque giorni del peso complessivo di libbre metri- 
che 193, dalle quali bestie, dopo averle inantenute 
a latte intorno ad un mese e piu , non avrebbe ri- 
cavato vendendole ai macellai se non la sorama al piu 
di lire 20 milanesi ciascuua, nutrite per un mese in- 
circa con latte appeua munto mcscolato con acqua, 
poi a poco a poco con polvere stacciata di linseme 
o come volgarmente dicesi di paiiello di hiiosa, poi 
con gelatina dello stesso linseme e cpiindi con erba 
e fieno , risultarono di la a tre mesi del peso totale 
di libbre metiiche 684, once i5, cosicche col ven- 
derle in quell' epoca come bestie da macello a soli 
8 soldi per ogni libbra grossa , perduto non avrebbe 
parte ale una del capitale. Egli ha portato minuta- 
mente in conto tutte le spese del niantenimento nei 
primi tre mesi , e ne risulta die scoprendosi in quel 
periodo qualche difetto negli animali , o sorge-ado 
altra causa economica di dover fame la vendJ*:'* 1 nulla 
ancora si perderebbe. Quei quattro -il'ievi che da 
due pciiti furono giudicati del valore di lire 3qg 



IDELLA LOMBARDIA. 22() 

milanesi, niantenuti furono in appresso con erba e 
con fieno , e giunti all' eta di un anno conipiuto , si 
trovo che non cosfavano se non che 114 lire, 3 soldi, 
5 danari per ciascuno, c ripcsati in quell' epoca ri- 
sultarono del peso di libbre grosse nostrali i552, 
once 21. Da qnesti fatti innegabili , come egli dice , 
e a qualnnip.ie richiesta verilicabili , trae la con- 
seguenza che , sebbene nel suo podere sia alquanto 
piu forte la spesa del mantenimento , non puo mai 
soffrirsi alcana perdita nel fare allievi. Alle spese 
altronde del necessario servigio e del combustibile 
occorrente per riscaldare 1' acqua , non calcolabili 
certainente nei possedimenti ove sono molti fami- 
gli, sovente oziosi , e dove sempre e bisogno di 
acqua calda , basterebbe il contrapporre il benefizio 
derivante dal letame che si ricava ogni anno , e si 
troverebbe un larghissimo compenso. L' agricoltore 
che sul proprio podei'e tiene niolto bestiame , pud 
nel secondo anno mantenere gli allievi a un dipresso 
con eguale dispendio come nel primo , e una bella 
giovenca di due anni di buona qualita del basso 
Milanese non verrebbe a costare anche con un cal- 
colo piu liberale piu di 286 lire milanesi , mentre 
alia fiera di Lugano , comperata a tutto rischio , co- 
sterebbe a un dipresso il medesimo prezzo (se non 
pur maggiore ) , perduto essendo tutto il letame che 
da una bestia si puo ricavare in un anno. Le seguenti 
pagine sono dirette a provare 1' asserzione , die il 
ricavo della vendita del vitello e di tutto il latte 
che una vacca produce in uu anno , e appena ba- 
stante a compensare tutte le spese; col che sempre 
piu ci conferma l' assunto die profittevole e 1' alle- 
vare il bestiame, e non mai cagione di perdita, an- 
che riguardo agli agricoltori dei fondi irrigui. Non 
pretende gia 1 A. die gli allievi indigeni riescano 
mtti di ottima qualita , ma osserva che neppure i 
bovini svizzeri non sempre fanno quella riuscita di 
cui il compiatore si lusinga : egli si studia soltanto di 
provare che , geiieralmcnte parlantio , raeglio riescire 



23o MEMORIA SUL BESTiAME BOVINO 

dee il bestiame allevato in paese in confronto di 
quello die si compera dagli stranieri. II clima nostro 
non puo essere piu favorevole , il terreno produce 
ottimi pascoli , e tanto il clima , quanto la qualita 
del nutrimento , grandemente influiscono su le qualita 
fisiclie degli animali. 

La quantita del latte che producono le vacche nel 
nostro paese , e la qualita speciale dei formaggi del 
Milanese e del Lodigiano , non sono per sentenza 
deir autore attribuibili alia qualita delle vacche sviz- 
zere , ma bensi alia natura delle nostre praterie ; il 
che chiaramente si prova colF osservazione che la 
vacca svizzera portata in diversi paesi e mantenuta 
con eguale abbondanza di foraggio , non produce 
eguale copia di latte , ne si puo con questo fabbri- 
care ovunque la qualita del formaggio detto oltre- 
monti parmigiano. Non e poi a sode sperienze appog- 
giata r opinione , che le vacche nostrali, alimentate 
colla stessa quantita e qualita di foraggio , produ- 
cano molto minore quantita di latte delle svizzere. 
Ammette bensi T autore , che la vacca svizzera dopo 
r olandese e 1' inglese debba annoverarsi fra le mi- 
gliori deir Europa , e reputaisi ancora come la piu 
adattata ai nostri pascoli ; ma egli tiene per fermo 
che, servendoci noi di quella razza per fare allievi, 
scegliendo di mano in mano i migliori e usando le 
diligenze necessarie in tali faccende , giugneremmo a 
poco a poco a formare una razza nostrale , che me- 
glio ancora servisse ai bisogni della nostra agri- 
coltura. 

Le ultime pagine di questo scritto sono. consacrate 
alia confermazione degli esposti principj ; a far ve- 
dere come I'Olanda , la Fiandra , 1' Inghilterra e altre 
regioni si sono formate eccellenti razze adattate ai 
loro terreni ; a scuotere la naturale infingardaggine 
de' nostri contadini e a distruggerne i pregiudizj ; 
a mostrare quanto possa riescire profittevole quel 
bestiame derivante da buona razza e che sino dalla 
nascita e accostumato al clima cd al pascolo che gli 



DELLA LOMBARDIA. 23 1 

sono dcstinati , c finalmcnte ad inculcare la masslma 
adottata da tutti i classic! scrittori latini, che il bc- 
stiame bovino indigeno e di gran lunga migliore dello 
stranieio. Lo stesso Qallo die accordato aveva nou 
essere delFinteresse dei m«/^A(7^Ho allevare i vitelli , 
inculca a tutto potere nei Ricordl pertinenti all' agri^ 
coltiira la conveiiienza di allevare i bestiami. Questa 
e la massiraa ancora del Bluterpachcr , questa e la 
pratica costante dell' Inghilterra , ed essa fu adottata 
nella bassa Lombardia da varj agricoltori ed anclie 
dai cosi detti bergamini , che allevano ogiii anno vi- 
telle e tori aflBne di accrescere le loro mandre per 
fame vendita , benclie comprino il foraggio per man- 
tenere le bestic , senza trarre alcun vantaggio dal 
letame , il che serve a mostrare quanto piii conver- 
rebbe agli agricoltori il far allievi. Gia si allevano 
nelle provincie Lombarde oga anno 85,ooo vitelli 
incirca , il che fa vedere che nuovo non e il me- 
todo insinuate dalf autoi-e ; ma distruggere egli vor- 
rebbe alcuni errori in proposito , e incoraggiare uii 
ramo d'industria agraria, che il principale pud dirsi , 
e dalla cui diffusione dipende il risparmio annuale 
di circa sei niilioni che escono dallo Stato. Colla 
moltiplicazione dei foraggi e quindi dei bestiami su 
le terre nostre , si otterrebbe un aumento copioso 
di latte, di butirro, di formaggio ed anche di pelli , e 
queste allora bastcrebbono a sostenere le nostre fab- 
briche , mentre puo calcolarsi che dallo Stato escano 
tuttora annualmcnte altri due miiioni per f introdu- 
zione delle pelli che ci abbisognano. Vorrebbe f au- 
tore in un affare di tanta importanza chiamare a 
parte i possessor! delle terre ed anche il Governo , 
giacche coi semplici scritti non potrebbe ottenersi 
alcuna salutare riforma dai nostri contadini. D' uopo 
e che i proprietarj si persuadano della necessita di 
sovrintendeie essi medesimi alia coltivazione dei loro 
poderi, il che riescirebbe ad essi non meno van- 
taggioso die onorevole ; e difatto nelf Inghilterra 
sono le principali e le piii ricche famiglie quelle 



aSa MEMOP.TA SUL BESTIAME BOVINO 

clie maggiorniente oontrlbuirono al miglloramento 

ed alia perfezione dellc razze , notandosi altresi che 

grandissima forza esercita Y esempio del padrone , 

allorche trattasi di far adottare qualche nuovo me- 

todo al meccanico coltivatore. II Govenio puo altresi 

secondare le cure e gli sforzi dei possessor! con 

utili provvedjmenti , che eccitino gli agricoltori ad 

accrescere il nuniero degli allievi e a migliorarne le 

razze, e gia da tre anni si e veduta una notificazione 

diretta a questo ilne, colla quale si acci-esceva il dazio 

dei bestiami foresticri. Questa non ha finora pro- 

dotto r effetto che aspettare se ne poteva ; perche , 

mancando tuttavia il bestiame bovino nostrale , ogni 

anno se ne traggono piii di 40,000 capi dall' estero. 

L' autore e quindi d' avviso che concorrere si do- 

vrebbe alio scopo con tutti que' mezzi die spignere 

potrebbero il contadino a fare allievi in paese, onde 

ne ridondino i mercati nazionali. Invoca egli f isti- 

tuzione di accademie di agricoltura , col cui mezzo 

possono diramarsi istruzioni ed esempi che confer- 

mino le niigliori pratiche, e parla con grandissima 

lode della societa delta Patriotica , istituita in Mi- 

lano dair augusta Maria Teresa nel 1776, notando 

altresi die una gran parte dei ritrovamcnti die come 

nuovi pubblicansi oggidi oltremonti in proposito di 

agricoltura, possono vedersi gia da molt' anni re- 

gistrati negli Atti di quella benemerita Societa. AUe 

accademie poi vorrebb' egli aggiugnere una iiistru- 

zione che agevole e comune si rendesse a colore 

che i campi coltivano colle proprie mani per la via 

stessa delle scuole elementari ; vorrebbe un cate- 

chismo agrario contenente le sole cose piu impor- 

tanti deir agricoltura pratica , riserbando un cor so 

di quella teorico-pratica ai giovani destinati ad es- 

sere agenti di canipagna ed anche agli ecclesiastici 

che alle parrocchie campestri possono essere pre- 

posti, e che disingannare potrebbono i villiri dei 

loro errori e additare le migliori pratiche , mostran- 

donc coi fatti la sicurezza , d che e coniprovato 



coir esempio di alcuni stati germanici. E poiche si 
e qui parlato di uu Catechismo agrario, crederemnio 
di inaiicare al dover nostro , se noii rammeiitassimo 
quello pubblicato in Verona per uso delle Scuole 
forensi dall' cgregio iilantropo dottor Giro Pollini 
( 1819, in 8.°),* e coronato dall Accademia di agri- 
coltura , conimercio ed arti di quell' inclita citta. Di 
esso ha gia parlato colle debite lodi questo nostro 
Giornale (Vol. 19, pag. Sy). Aggiugnererao che no 
fu fatta una seconda edizione, riveduta ed anipliata 
dallo stesso autore (Verona, 1821). A noi senibra 
che il Catechismo del sig. Pollini tutte contenga le 
cognizioni piu necessarie a sapersi da un pratico 
agricoltore. 

Se per niigliorare le razze dei cavalli si e trovato 
deir interesse dello Stato il mantenere in determinati 
luoghi scelti stalloni a spese del pubblico erario, sa- 
rebbe pure un mezzo di migliorare la razza bovina il 
disporre in egual modo de' tori di bella qualita; e un 
dato numero potrebbe assegnarsene alle diverse pro- 
vincie del regno , proporzionato ai bisogni dei poveri 
contadini e al numero delle vacclie da essi mantenute. 
Potrebbero que' tori affidarsi , come in Francia si fa 
pe' cavalli , ai migliori coltivatori delle provincie , 
ed ottimi effetti si otterrebbero altresi dallo stabili- 
mento di premj di qualunque fatta, proposti o di- 
rettamente dai governi o indirettamente col mezzo 
delle societa agrarie. Que' premj ecciterebbero Y emu- 
lazione , e gioverebbero a moltiplicare gli sforzi onde 
giugnere piu sollecitamente al line di migliorare le 
nostre razze, e col mezzo degli allievi fatti in paese 
redimerci dal gravoso tributo che tuttora si paga alio 
straniero. 

I signori Hazard e Parmcntier consacrarono gli 
stessi principi , allorche si tratto del miglioramento 
generale des^li animali cornuti in Francia , ed accor- 
dando soltanto che alle specie mediocri sostituire si 
potessero le migliori razze straiiiere, avvisarono che 
stabilire si dovessero in diversi pnnti della Francia 



234 MEMORIA SUL BESTIAME BOVINO 

mandre, o come essi dicono , vaccherie naz'ionaVi , e i 
prodotti loro si moltiplicassero sul territorio mede- 
simo, annunziando die dalla educazione o sia dal- 
r allevamento di quelle Ijestie nel paese ricavati si 
sarebbero i piu grandi profitti. Essi raccomandarono 
tuttavia che non si mescolassero le cazze inavveduta- 
mente , osservandc che piu vantaggioso riusciva I'ac- 
coppiare un maschio ed una femmina della razza 
medesima e di una grandezza tra di loro propor- 
zionata. 

In altro suo scritto 1' Autore nostro accennato 
aveva che non pochi de' nostri affittajuoli usi erano 
a comperare su i mercati vacche nostrali , le quali 
punto non cedevano in bellezza di forme e in copia 
di prodotti alle svizzere ; ed una circostanza singolare 
egli aveva pur fatta conoscere che merita di es- 
sere in questo luogo richiamata alia memoiia, ed e 
che una quantita di vacche tolte dalle mandre de' no- 
stri bergamini passano ogni anno con ottima riuscita 
nelle mandre degli affittajuoli, e piu ancora che gli 
stessi mercatanti svizzeri comperano essi pure non 
poche di quelle vacche nostrali dai bergamini me- 
desimi , e mescolate con quelle dei paesi loro le 
rivendono , secondando cosi o dividendo Y opinione 
de' compratori , che in buona fede sovente le indi- 
cano come le migliori delle mandre loro per la pro- 
duzione del latte. Questo fatto puo servire , non tanto 
a dissuadere i nostri agricoltori dall' incettare quasi 
privativamente le vacche svizzere , quanto a mostrare 
che colle necessarie diligenze e precauzioni possono 
ottenersi nel paese nostro allievi che aunientino il 
numero de' bovini , ed a poco a poco ci sottraggano 
dalla necessita di spedire gran copia di danaro al- 
r estero. II Piemonte gia da molti anni , sotto la' pro- 
tezione del Governo e la direzione di un ministro 
illuminato, e giunto a migliorare ed ingrandire la 
sua razza de' bovini , o per meglio dire e giunto a 
formarsi una razza nazionale assai vantaggiosa mas- 
sime per la bellezza delle forme, che non lia nulla 



DELLA LOMBARDIA. a35 

ad invidiare alle altre razze dei paesi limitrofi , e anzi 
godeva di molta riputazione sui mercati stranieri. 

Noto e a tutti i coltivatori della pastorizia che 
le forme degli auimali si miglioraiio per le cure 
adoperate nella scelta degli animali piu vantaggiosi 
ad educarsi , come pure per 1' accoppiamento giudi- 
zioso dei maschi abbastanza robusti colle femmine 
alle forme loro piu adattate. II sig. Enrico Cline che 
ha pubblicato di recente in Inghilterra un prezioso 
scritto intorno le forme degli animali , ha fatto ve- 
dere coll esperienza che gf incrocicchiamenti prad- 
cati in Inghilterra non produssero i migliori effetti 
se non allorche le femmine erano riguardo ai ma- 
schi di un' ampiezza maggiore della loro ordina- 
ria , e i maschi non erano in confronto delle fem- 
mine troppo vigorosi. Questa osservazione ci richia- 
ma alia mente una lettera inserita ne' pubblici fogli 
del conte Giovanni Barni , illustre possessore ed 
agronomo lodigiano, nella quale sotto la data del 
27 gennajo di quest' anno si rende conto degli espe- 
rimenti da lui fatti su la specie , su la costituzione e 
su i prodotti di alcune vacche della Stiria, che unita- 
mente ad un toro gia da un anno pervenute gli erano 
da quella provincia. Spiacevole riesce il non vedere 
indicate in quella lettera il numero precise delle 
dette vacche , quello dei vitelli prodotti , 1' eta , 
r altezza e la corporatura delle bestie medesime ; si 
annunzia pero ch' esse giunsero su le terre di Ronca- 
dello nella Ghiaja d'Adda il giorno 10 febbrajo 1826 
sane e ben disposte , nulla soiFerto avendo per un 
lungo viaggio , anche in mezzo ai diacci e alle 
nevi , benche ferrate non fossero , come sono d' or- 
dinario le Svizzere. Nodrito quel picciolo armento 
tanto coir erba , quanto col fieno , sempre si man- 
tenne in ottimo stato : le vacche produssero grossi 
vitelli di belle forme , e fornirono tanto latte a un 
dipresso , quanto fornire ne potevano le vacche 
della Svizzera di eguale corporatura , ricavata es- 
sendosi in adequato dalle vacche stiriane la quautita 



236 MEMORIA SUL BESTIAME BOVINO 

di boccali i8 cli once 28 milanesi ciascuno. Eguale 
essendo stato il niitriniento pi'estato tanto alle vac- 
clie svizzere , quanto alle stiriane , se ne deduce 
la conseguenza clie diversa non potrebb' essere la 
natura e la qualita del latte , come pure V attitudine 
del medesimo alia fabbricazione del migliore for- 
maggio lodigiano. Si annunzia pure che a 12 zec- 
cliini imperiali ammonterebbe la spesa della compera 
di qualunque vacca stiriana della qualita migliore , 
e che a 6 altri zeccliini potrebbero ridursi le spese 
di viaggio , comprese pure quelle de' conduttori , 
mentre le vacche svizzere della stcssa grossezza non 
costano meno di zecchini 24 T una, condotte nella 
provincia Lodigiana. Da cio si potrebbe inferire che, 
comperandosi vacche della Stiria , si otterrebbe un 
vantaggio del 25 per 100 sopra quelle che nella 
Svizzeia si provvedono. Affinche poi dubitare non 
si possa della verita dei risultamenti annunziati e 
del pieno convincimento in cui trovasi del surrife- 
rito vantaggio V illustre possessore , egli si dichiara 
disposto ad associarsi con altro degli agricoltori o 
trafficanti , il quale opportuno credesse di ordinare 
una numerosa provvista di vacche nella Stiria , onde 
accrescere il numero delle stesse nelle sue mandre, 
e ricavare da una maggiore quantita di detti ani- 
mali un piu rilevante profitto. 

Desiderabile sarebbe certamente , che i coltivatori 
Lombardi non trascurassero V acquisto delle vacche 
di Stiria ed anche di alcuna maudra copiosa, colla 
quale potessero istituirsi confronti con qualche altra 
di egual numero proveniente dalla Svizzera , e questi 
colla maggiore esattezza si facessero tanto su la 
quantita e qualita del latte e su la produzione de' for- 
maggi, quanto su la natura e su le forme delle v> 
telle che potrebbono allevarsi , onde rendere quella 
razza perfettamente nazionale. Giova a questo pro- 
posito ritornare alle massime esternate dal sig. Ber~ 
ra , ed anche ai precetti pel miglioramento delle 
razze assegnati dal Cline, Le vacche stiriaiie per 



DELLA LOMBARDIA. 287 

r ampiezza loro potrebbero di molto giovare al nii- 
glioramento delle razze nostre , massime nei paesi 
asciutti , ove le forme di quegli animali sono d' ordi- 
nario troppo piccole, ed incapaci per conseguenza 
alia produzione di una prole clie possa con qualche lu- 
singa di proiitto allevarsi. Dalla forma e dalf altezza 
del petto dipende , secondo il Cline , anche 1' am- 
piezza dei polmoni , e nelle femmine debb' essere 
grande in particolare la cavita del pelvi , formata 
dalla riunione delle ossa delle anche e della groppa, 
con che si favoreggiano singolarmente i parti. Ora 
r ampiezza di quella cavita e bastantemente indicata 
nelle vacche di Stiria dalf allargamento delle anche, 
da quello delle parti ischiatiche e delle punte delle 
natiche , specialmente poi da quello che si osserva 
tra le estremita nella parte loro superiore. 

Quand' anche non reggesse il calcolo del prezzo 
superiore a cui si vendono le vacche svizzere , che 
in quella lettera e stato anche moderatamente esposto, 
rimarrebbe tuttavia sussistente il calcolo economico- 
politico del grande vantaggio che si otterrebbe , non 
inviando ogn' anno una sorama assai considerabile 
in paese straniero , e migliorando e accrescendo le 
razze nostre con animali tratti da provincie della 
medesima monarchia. Questo e forse f oggetto piu 
importante ; e come nelle provincie venete molte 
razze si sono ingrandite e migliorate cogli animali 
tratti dal Tirolo, dal Veronese e dal Polesine di Rovigo, 
cosi sarebbe desiderabile che su T esempio delf il- 
lustre possessore sopraccitato alcuni nostri agricol- 
tori si dessero ad introdurre , almeno per fame espe- 
rimento ,• le vacche di Stiria , dalle quali ottenere 
potrebbesi un miglioramento nelle nostre razze per 
r ampiezza delle forme , e tutto concorrerebbe a re- 
dimerci dal tributo die sin ora si e prestato agli 
stranieri. B-i. 



238 



APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Nouveaux principes d economic politique , on de la 
richesse dans ses rapports avec la population , par 
J. C. L. Simonde de Sismondi. Seconde edition. — 
Paris, 1827, Delaunay libraire , 2. vol., in 8.° 
(Articolo secondo ed ultimo.) 

3-t autore discuteado le quistloni piu interessanti della 
cconomia politica, dimanda in nome deirumanita d'essere 
ascoltato con attenzione ; e da al lettore nuovo motivo per 
non essere precipitoso, ricordandogll la somma difficolta 
dell' argomento : " c'est un des plus grands efforts que nous 
» puissions obtenir de notre esprit, que de concevoir I'orga- 
»/ nisation actudle de la societe. » ( T. II, p. 448.) 

I lettori giudicheranno se in quest' articolo e nell' ante- 
cedente ci sianio uniformati ai glusti desiderj del nostro 
autore. 

I. Popolazione. 

A) i< L'accroissement de la race de Vhomme, des aniinaux 
I) et des vegetaux , dice il Sismondi, est soumis a la seule 
» VOLONTE DE l" HOMME » ( Tom. II, p. 490): egli pre- 
senta questa proposizione come il risnltato di tutte le storie. 
" Lorsqu'on etudie Thistoire du genre humain dans tons 
» les terns , dans tous les lieux , on trouve constamment 
" que la volonte de thomme , ou si Ton veut la legislation 
» a laquelle il s'est soumis , et qui est I'expression de 
'/ cette volonte , ont scales arrete la malt i plication des sub- 
» sistances et avec elle celle des generations humaines. " 
(T. II, pag. 273.) 



APF. I'ARTE STRANIEKA. 289 

Pare all' opposto che 1" accrescimento delle tre accea- 
nate specie non soggiaccia solo alia volonta dell'uomo, 
ma anche al potere immenso della natura, il che ristringe 
il canipo alia censura delle leggi, spiega assai meglio i fe- 
nomeni delle specie viventi , e dimostra la popolazlone , 
come tutti gli altri oggetti statistici , soggetta all' azione 
delle cause fisiche ugualmente che a quella delle morali. 

(^Specie umana). La leggerezza dell' aria sulle montagne 
alte 6000 metri sopra il livello del mare, e non la legge, 
toglie air uomo la facolta fisica di crescervi e di abitarvi; 
il freddo gli oppone lo stesso ostacolo al di la dell' ottan- 
tesimo grado di latitudiue. 

L' insalubrita del clima che 1' uomo non riesce sempre 
a distruggere, e altro limite all' accrescimento della nostra 
specie, anche dove abbondano le sussistenze, come per 
es. a Scanderon ossia Alessandretta. Tutti sanno altronde 
che r insalubrita ristringe la durata del periodo vitale : 
infatti se nella Norvegia la raortalita si riduce ad '//,8 della 
popolazione , in piu villaggi delP Olanda sale ad 'f^^. 

Nessuna specie animale puo raoltiplicare gli alimenti a 
suo piacere ^ percio gli uomini non possono crescere , per 
es., ne' deserti dell' Arabia come nella pianura lombarda, 
o sulle cime de'Pirenei come nelle campagne dell' Andalusia, 
Si contano per ogni lega quadrata in 
Francia indivldui . 1014 
Norvegia » 70 ad 80 

Le cause di questa diflFerenza sono forse le Zeggi o gli ele- 
menti topografici ? Bramerei sapere qual legge impedisca 
alia Svizzera di raccorre il frumento di cui abbisogna , e, 
in mancanza del quale , 'fs circa della sua popolazione e 
costretta ad abbandonare la patria e disperdersi per 1' Eu- 
ropa e per 1' America, alle volte con tale renitenza d'animo 
che alcuni ne muojono di languore e melanconia ? Finora 
gli scrittori che parlarono della Svizzera, attribuirono I'ac- 
cennata mancanza all' instabilita di quell' atmosfera , ai gradi 
di freddo in quelle altezze montane , alle qualita del suolo 
che spesso e nudo macigno. Nel caso che questi scrittori 
s'ingannino, converra far conoscere I'ordine della Dieta 
elvetica che vieta per es. ai pomi di terra di giungere a 
maturita sul Sempione. 

(Specie animali). Sono stati inutili tutti gli sforzi per 
iiaturalizzare in Francia i renni (specie di cervi ) si utili 
nelle rcgioai polari. 



240 APPENDICE 

E forse per mancanza di volontk umaiia se i nierluzzi 
a Terra Nuova non corrispondono sempre al iiuniero dei 
bastimenti che vanno a fame la pesca ? Al tempo di 
Beaujeu (XVII secolo) si prendevano a Marsiglla 8000 circa 
tonni al giorno : attualmeiite non giungono a 600 i forse 
perclie i pescatori non ne iogUono di piii ? 

L' nomo pub moltiphcare a suo piacimento in poco 
tempo i prodotti delle manifatture ^ ma non pub aumen- 
tare del decuplo il nuniero de' porci in meno di due^anni, 
delle pccore in meno di quattrO;, de'buoi in meno di sei ecc. 
E egli mai riuscito a rendere V eyder dalla peluria finis- 
sima , SI comune come le anitre e le oclie ? Finora tutt' i 
legislatori hanno riconosciuto che 1' uomo pub benissimo 
distrnggere a suo piacimento , nia non pub a suo piaci- 
mento produrre ; percib hanno unanimemente vietato la 
caccia e la pesca in certe stagioni dell' anno. 

( Specie vegetabili ). E forse per mancanza .di volonta 
umana se nella massima parte della Francia il prodotto 
medio del frumento non supera le quattro sementi , o se 
si fa un solo raccolto di grani alfanno, mentre nelF India 
se ne fanno due e tre ? Se V Inghilterra non possiede ne 
la vite , ne 1' olivo, ne il gelso, ne il grano turco j se al 
di la del 69.° grado di latitudine cessano tutt' i cereali ; 
se il castagno p. es. non prospera nella reglone del pinoj 
se sopra la linea della neve perpetua non si veggono piii 
alberi , e forse per mancanza di volojita degli abitanti? 
La volonta degli abitanti pub moltiplicare le barbal3ietole , 
il lino, il riso in Lombardia, ma non pub farvi crescere ne 
la canna dello zucchero^ ne il cotone, ne il caffe, ecc. Vedi 
il IV quadro sinottico deWa. Filosofia della itatistica, volume 11. 

B ) La population , dice il nostro autore , 5e mesure 
tou jours en derniere analyse sur la demande de travail, 
( T. II, p. a86.) 

Vi sono casi in cui la popolazione e costantemente supe- 
riore alia dimanda di lavoro , ed altri in cui e costante- 
mente inferiore ; eccone la prova : 

I . AUorche , giusta la falsa nozione della liberta natu- 
rale , proclamata poscia dallo Smith, era permesso a chiun- 
que il questuare , le cltta e le campagne brulicavano di 
una popolazione parassiia , certaineate non eccitata dalla 
dimanda di lavoro. Nel secolo XIII si era talmenle molti- 
plicata la popolaaiouc moaastica che il Coacilio lateraiiege 



PARTE STRANIERA. 14! 

del 12 1 5 fu costretto a liinitarla. Se paragonando le citta 
olaudesi e portoa;liesi , inglesi e spagunole vorrete, ginsta 
la massiina del Sismondi, siipporre ugnale massa di la- 
vori la dove scorgerete tiguale nnmero d' individui , v" in- 
gannerete a partito. 

La speranza di soccorsi al domicilio, di dot! all'epoca 
del matrimonio, di ricevimento negli ospitali in caso di 
nialattia , e la cansa per cui in alcuai comnni Loinbardi 
piu die in n\tri concorrono e si stabiliscono persone estronee 
€ piu die nol richicggano gli ordinarj laiori, fatto incoa- 
trastabile di cui vedremo piii a basso T applicazione. 

2. Kelle paliidi pontine e siniili sitnazioni insalubri , noa 
si pno dire col nostro autore : toutes Irs fois que le travail 
sera demande , et quun salnire su^snnt lui sera offert , 
I'ouvrier naitra pour ie gagner ( T. II, p. 386). lavano 
vengono ivi esibite larsihe niercedi a2;li operai esteri ; essi 
ricusano di prendervi stabile domicilio, e noa vogliono 
andarvi in nessnn mode nella stagione piu calda ; quindi, 
in qneU'epoca delPanno principalmente , rimangono sospesi 
i lavori ordinati dal Governo. 

II. Agricohura. 

A) « La. culture par metayers^ ou I'exploitation a moltie 
" fruits , est peut-etre une des p'us heureuses inventions du 
» moyen age ; c'est celle qui a contrtbue le plus a repandre 
» le bonheur davzs les classes inf; rieures , a porter la terra 
" au phis haut degre de culture et a y accumuler le plus 
» de richesse. » ( T. I, pag. 192-194.) 

Con qu^sto poco sensato elogio delle mer::a(7rte, 1' autore 
diitiostra d' avere dinienticato il principio , clie // miglior 
modo d' amministrazione si e quello die lascia al lavoralore 
tutto il fruno dell a sua legittima attivita e gli fa soffrire tutta 
il dannn della sua itido'enza. Le mezzadrie sono dunque 
infinitamente inferior! ai livelli ed agli affitti : quelle la- 
sciano largo campo all' inerzia e al ladroneggio ;> quesvi 
escludono 1' una e Taltro. Quindi in Lombardia, dove fio- 
risce 1" agricohura , e generale il metodo noa delle mez- 
zadrie , come erroneainente fa supporre il nostro autors 
alia pag. 194, ma degli afiitti. 

II Sisinoadi, clie ha fatto del mezznjuolo un essere ro- 
manzesco , dice: « il ne demeure point exclus du festin de 
" la nature qu'il prepare ; il dirige ses travaux d'aprh so, 

Eibl ItaL T. XL VII. 16- 



24^ A P P E N D I C E 

» propre prudence , et il jilante pour que ses enfans re- 
» cueillent les fruits. " ( p^g- ip^. i94-) 

Questi caratteri convengono al livellario, non al niez- 
zajuolo : cestui non ha col padrone contralto di tale du- 
rata da lasciargli sperare che i suoi figli raccoglieranno 1 
frutti delle sue piantagioni ; e lo ammette lo stesso Si- 
smondi la ove dice : ti une famlUe de metayers pent etre 
" renvoyee on pour ses deinerites ou pour le caprice des 
» proprietaires . » ( pag. 198.) 

L'obbligo altronde delle piantagioni appartiene al jjro- 
prietario , il che e un seine occulto di divisione tra esse 
e il niezzajuolo;, giacche Tinteresse di costui lo consiglia a 
violentare per es. la produzione della vite, il che ne accorcia 
la dnrata i, sembra i[uindi falsa la seguente proposizione : 
« dans cette exploitation ( a moitie fruits ) le paysan s'iii- 
>> teresse a la propriete comme si elle ctoit a lui (p. 1^3 ): >/ 
qaesto e vero del livellario non del mezzajuolo. Costui 
s'interessa al copioso prodotto *lella vite ed e indifFerente 
che la sua durata si ristringa dai 3o anni ai i5. 

E parirnente falsa nelle mezzadrie quest' altra proposi- 
zione : le paysan est s ippose n avoir point ou presque point 
de capitaux (p. 19a). Al mezzajuolo appartengono^empre 
i buoi co' quali lavora il terreno i da cio un nuovo seme 
di divisione tra T interesse del paesano che vuole rispar- 
niiati i buoi onde rivenderli grassi, e T interesse del pro- ''' 
prietario che vorrebbe meglio coltivato il terreno e non j 
lesa la sua porzione del prodotto. [■ 

Finalmente la divisione per meta ,pu6 essere ingiusta e jp 
dannosa si al proprietario die al paesano. Siano infatti i r 
lavori richiesti da tre terreni come 10, i5, ao ; e cosa " 
evidente die se la divisione per meta e giusta quando i 
lavori sono come i5, debli' essere ingiusta ne' due casi di 
10 e di 3o:, nel i.° caso e dannosa al proprietario, nel 
2." al paesano. 

La bonta de'proprlelarj e 1' opinione pubblica possono 
dlstruggere in parte i difetti della mezzadria prolungando p 
la dnrata del contralto , come possono ugualniente niiglio- 
rare il sistema degli aflitti , ma non escluderanno giammai 
dalla prima le due sopraccennate eventualita delV indole nza 
e del ladroneggio , alia reallzzazione delle quali 1' indole dei 
second! direttamente si oppoue. 



PARTE STRANIERA. 2^3 

Questa discussione sui tnezzadri tende a coiifennare cio 
clie ho detto nel i." articolo ( fascicolo del Inglio 1827, 
pag. 84), cioe die le scienze economiche noii fanuo pro- 
gressi; ecco •infatti due precisi termini di coiifronto : 

1." Sill principio del secolo XIII i moiiaci di S. Zeno 
a Verona, dopo d' avere diboscato vasti terreni e ridotti 
a fertile campagna, ne coiicessero la coltivazione a Ll- 
VELLO (i). 

2.° Sill principio del secolo XIX tin filosofo rinomato , 
dopo d' avere liingamente meditato sulle scienze economi- 
che ed annunciato principj nuovi , fa T elogio della MEZ- 
ZADRIA ! ! 

B) II Le systeme des graudes fermes , dice il nostro au- 
" tore 5 n'est avantageux qii''en raison dn partage injuste 
" qui (s'est) etabli entre celui qui travaille et celui qui 
» fait travailler. <> ( T. II, pag. 357.) 

Questa proposizione evidentemente falsa puo provare 
quale influenza eserciti sulF animo del Sisraondi un senti- 
niento lodevole , cioe la compassione vei'so gli agricoltori 
giornalieri. Tutti sanno infatti clie i vantaggi de' grandi 
poderi risultano dalla possibilita d' introdurre ragionati av- 
vicendamenti agrarj, dalla minima perdita in sentieri, viot- 
toli, siepi, fossi divisorj, dalla minore irregolarita e niaggior 
lunghezza de' campi pej' cui tutto il ftrreno e coltivato , 
dalla minore spes* in edifizj e luanutenzione di essi , 
dair impiego degli avanzi i quali , atteso la loro tenuita , 
vanno perduti ne' piccoli poderi, dalla facolta di comprare 
a tempo e difFerire le vendite, dal risparmio d' instrumenti 
d' ogni specie e di cavalli , oltre la minore inattivita (2,). 

Coi quali riflessi non intendo di negare assolntamente 
r influenza ciie siiI valore delle giornate possono esercitare 
gl'immensi poderi che le leggi britanniche, tuttora barbare, 
sopra una sola testa riuniscono. Se prestasi fede a Pennant, 
lord Brealdalijane in Iscozia poteva viaggiare 100 miglia 
in linea retta senza uscire dalle sue terre. 



(1) Biblniieca Ifaliann , f.iscicolo dell' aprile 1837, pag. l3g. 

(2) Lo Slatiscictil account of Scotland fa lucnzione d' una par- 
rocrliia U Norc Vi»t , la quale cuntiene 32i8 abitanti ed im- 
pir^a 1600 oavalli , cia.srun picrolo fircajuolo avendo gli attrezzi 
e gli iiteiiBih di coUura che basterebbero per un podere iiiolto 
niaggiore. 



244 APPENDICE 

C) Per migliorare la sorte degli agricoltori giornalierl , 
rautore vorrebbe che i proprietarj e gli afFittajuoli maa- 
tenessero tutto V anno i lavoratori cli cui abbisognano ( T. II, 
pag. 35o, 354), il che equivale a volere che una fami- 
glia niantenga tutto 1' anno il sarto clie la serve itna set- 
timana ;, quindi la pianura lombarda , per es., sarebbe 
obbligata di mantenere tutto 1' anno i montanari piacentini , 
parmigiani, genovesi, ecc. che vengono saltuariamente nelle 
rispettive stagioni a tagliare i fieni, niietere il frumento, 
scalvare i gelsi , corre il riso , ecc. 

i< Les fermiers et les pvoprietaires qui cultivent leurs 
» petites fennes de leurs mains , continua a dire il nostro 
» autore , n'ont que faire des joarnaliers ; les grands pro- 
» prietaires seuls en ont besoin pour leur usage ; Us les 
» ont fait 5, qiiils les maintienncnt. » ( T. 11, pag. SSj.) 

Sembra clie 1' autore , per creare un obbligo ne' pro- 
prietarj, spieghi male T origine de' giornalieri. 

In tutte le campagne si danno persone che talvolta il 
basso prezzo de' grani o gl' infortunj celesti, talvolta I'ec- 
cessiva figliuolanza o le malattie , talvolta I'altrui durezza 
o frode, ora la propria indolenza od inabilita ed ora i proprj 
vizj rendono miserabili , per es. , donne rimaste prive di 
niarito o non ricliieste in matrimonio, mogli di fornaciai o 
simili artisti mescnini , figli cui i genitori non lasciarono 
nulla, uomini attempati e senza famiglia, persone robuste 
ma assai poco intelligenti, servi dimessi per poco lodevole 
condotta od altrui capriccio , forestieri allettati dalla spe- 
ranza di ottenere soccorsi dalle pie instituzioni, ecc. ( pa- 
gina 24.1 ). Questi individui da una parte mancano di 
capitali per essere aftittuarj o mezzajuoli, dall'altra, su- 
scettibili di lavoro, debboiio stabilirsi in qualclie luogo 
per esercitarlo. Questa classe di persone costituisce in 
Lombardia i cosi detti pigionanti , coltivatori a cui il 
proprietario da la casa e fa sovvenzioni che essi pagano 
con altrettante giornate di lavoro , ottenendo altronde i 
cosi detti' vajitaggi delta zappa , cioe f^ del grano turco e 
del riso, '/,^ del niiglio, '/,3 del frumento da essi coltivato, 
il che ricorda i politores o poliiitores de' Romani che rice- 
vevano 'J'^ dell' orzo e delle fave , '/^ sino ad '/j del fru- 
mento, secondo la qualita delle terre e le localita. Questi 
giornalieri, utili al proprietario come il proprietario e utile 
ad essi , e che . sebbene addctti al servizio d' uu fondo, non | 



PARTE STRANIERA. 245 

lasciano cU servirne altri, secondo le eventuali esigenze , 
si trovano in Loinbardia si nella hassa pianura doie doini- 
fiano i grandi poderi , come nella media ed alia dove i po- 
deri sono assai pircoli , il che diinostra falsissinia V origine 
a cui il iiostro autore gli attribuisce. Questi gionialieri si 
possono paragonare ai frutti che scossi dal vento cadoiio 
daU'albero pria della loro maturita ; essi si trovano bensi 
sul suolo, ma la grandezza o la piccolezza di esso noii e 
causa ne del loro sviluppamento , ne della loio caduta. 

Per legge di natura comiine a tuiti gli esseri viventi ed 
alia stessa specie umana , I'evoluzione de' germi nella loro 
primavera e maggiore degli alimenti clie sarelibero neces- 
sarj per condurli a maturita nel loro autunno. Ora, se da 
una parte la popolazione tende a superare i mezzi di sus- 
sistenza , se dall' altra la vaccinazione e le altre institu- 
zioni sanitarie conservano piu individui i quali morirebbero 
nell' infanzia , come si puo dire che i proprietarj gli hanno 
fatto ruiscere e che percib debbono mantenerli ? Si deve dire 
air opposto : la natura li fa nascere ; le instituzioni li con- 
servano ; che la societa li mantenga (i). 

(1) Giusta il rapporto di Heberden fu a Londra 
negli anni 1700 , 1801 , dopo il iBoi 
la nioftalita '/aS '/is '/iS della popolazione. 

V ha dunque un beneficio di i3 individui, ossia della uieta. 
Nell' Ingliil terra propriatnente detta fu 
negli anai 1780, 1785, 1801, 1810 
la mortalita '/40 V^s 'A/ '/so della popolazione. 
Nello spazio di 3o anni la mortalita e scemata di '/^ ; il 
quale prodigioso fenonieno ascrivere si debbe alle niigliorie suc- 
cesse nello stato sociale durante gli ultinii 3o anni. 
II rapporto delle niorti alle nascite fu a Londra 
nella prima meta del secolo XVIII come 3 a 2 

nella seconda meta n 5 a 4 

dal 1800 in poi 3> la a i5 

Nel corso d' un eecolo la legge si h dunque cambiata ; le 
nascite superano attualniente le morti , mentre per T addietro le 
morti superavano le Dascite. 

In Francia fu negli anni 1780, iSaS 

la mortalita '/jo 7"?9 della popolazione, 

cioe quasi '/^ di meno. 
Altri fatti diiuostranu essere successo aumento nella durata 
media della vita. 

Ora se la diminuzione della mortalita e 1' auiuento della 
popola/ione toao eflfptti delle instituzioni ianitaric , con qua!* 



246 APPENDICF 

III. Arti. 

A) Degli operai che lavorano nelle officiae e in generale 
de' giornalieri il nostro aatore dice : <i Le grand vice de 
" rorganisatioii sociale actnelle c'est que le pauvre ne 
>/ puisse jamais savoir sur quelle demande de travail il 
" peut compter , c'est que la puissance de travailler ne 
" soit jamais pour lui un revenu precis et assure. " ( T. I[, 
pag- 261.) ^ * 

Noil e inutile 1' ossevvare dapprima che T incertezza del 
reddito, deplorata dal nostro autore negli operai, e co- 
mune alia massima parte delle classi sociali, ai servi che 
possono essere dimessi da un momento all'altroi ai sol- 
dati che la pace ritorna spesso alle loro case senza paga ; 
?.i professori di pittura, scoltnra e in generale di arti belle, 
a' quali nissnno giiarentisce lavoro tatto Fanno; ai mer- 
canti a cui la guerra , le vicende della moda , i trattati di 
commercio , !e burrasche marittlme , gli altrui failimenti 
tolgono non di rado i consueti lucrl e per cui non sono 
rari i snicidj ; ai medici, ai causidici, ai notai e simili , la 
sorte de' quali dipende dalT immaginazione inferma degli 
amraalati , dai capricci non sempre ragionevoli del pub- 
blico, da una lotta in cni ottengono spesso Ja vittoria i 
ciarlatani ; dite lo stesso de' letterati che , oltre le accennate 
eventualita , nissuna legge guarentisce dalla pirateria libra- 
ria , ecc. 

Si puo osservare in secondo luogo che 1' incertezza del 
reddito, deplorata dal Sismondi, e feconda sorgente d'atti-'H 
vita sociale, giacche T indolenza e V iinprei-isione (i) ine- 
renti alia natura umana , vogliono essere punte dallo sti- 
molo del timore e della speranza; Innguescet iudustrkt , iri- 
tendetur socordia , si nullus ex se metus aut spes et seciiri 
omnes aliena subsidia expectabunt sibi ignavi nobis graves (2). 

repola di diritto si potva accollars il niantenimento degl' individut 
superflui nelle cauipagne ai soli proprietari ? 

L' id-ea del signor Sismondi spinge la popolazione tra due 
scogli ; indolenza da parte del povero, dispotlsmo da parte del 
ricco. 

(1) Parola che puo essere auimessa alia cittadinanza italiana 
rome tantc altre simili , per es. improbabilita , iinpossibilita , 
i;i!V)otenza ecc. 
' (2) Tacito , Ann. 11 , 38. 



J PARTE STRA.NIERA. 247 

Dopo questi rlflessi geiierali lasciamo parlare T autore : 

Egli osserva clie se ua iatraprenditore fallisce od uu pro- 

prietario ha fatto male i suoi conti , gli operai sono liceii- 

ziati (T. II, pag, 261.262); se decade una manifattura , 

o prevale un' industria estera snlle nazionali , gli operai 

, sono liceuziati ( jiag. 3i3, 3)4.); se s' inveiitaiio iiuo\e 

i macchiiie o si erigono stabilimenti in grande , gli operai 

I sono licenziati (pag. 3 12, 335). Egli crede che la loro esi- 

I stanza sia talvolta peggiore di qnella del selvaggio ( pag. 

3 i3, 314). 

Per migliorare la sorte di questa cUisse sociale , Tan- 
j tore vorrebbe che restasse agl' iutraprenditori ed ai lavo- 
ranti il dirltto di stabilire tra di essi la qnantita della 
niercede , ma che gl' iutraprenditori mantenessero i lavoranti 
nella loro vecchiezza , nella loro miseria, nelle loro ma- 
lattie (p. 353);, il quale sistema , s' io non erro , prlve- 
rebbe di pane tutti gli operai deboli di salute, tutti gli 
avanzati in eta , e tutti quelli che da numerosa famiglia 
fossero aggravati. E nientre da un lato parte de' lavoranti 
resterebbe senza lavoro, dall' altro quell' obbligo imposto 
' agl' iutraprenditori diminnirebbe il loro numero , il che 
vuol dire diminuireV^be le mercedi degli operai robusti 
che nelle officine rinianessero. Quell' obbligo altronde non 
farebbe cessare ne i fallimenti degl' iutraprenditori , ne 
i cambiamenti nelle manifatture , ne le vicende del com- 
mercio estero , ne 1' invenzione delle macchine. E qui os- 
servate che, sebbene 1' autore accerti che il guadagno degli 
inventori si caiubia in perdita pe'loro coufratelli nelle 
stesse manifatture ( T. II, p. 374), cio non ostante egli 
vuole die questi continuino a mantenere i lavoranti che . 
atteso le altrui invenzioui , sono costretti a dimettere , il 
che e volere che gl' iutraprenditori falliscano , giacche ca- 
richi di quella spesa non potrebbero reggere all' nrto della 
concorrenza estera che 1' autore vuole assolutamente libera 
(T. I, pag. 446, 448 ) (i). 



(i) Da iin lato 1' incostanza della iiioda si stanca dell' unifor- 
niita , dair altro delle stofiV d' uii genere niigliore piacciono di 
piii ai consumatoii; da cio internizioni ne' lavoii , cioe danni 
agl iutraprenditori e ai lavoranti. L' uso generale per es. di 
non piu aspergere i capelli di polve lia sceaiato il consume del- 
r amido , cioe lia tolio lavoro a quelli rlie lo eatraevano dalle 



248 APPENDICK 

Non contento d' avere accollato agl' intraprenJitori Tinca- 
rico di provvedere alle maiattie, alia poverta, alia vecchiezza 
degli operai , T autore vuole clie questi siano anco panecipi 
de' lucri delfintrapresa , e, fascinato dalT idea deile mezza- 
drie, da una meta de' lucri agli operai, Takra airintra)jren- 
ditore. Col quale progetto, se noa andiamo errati, I' au- 
tore viola doppiamente le regole della giustizia : 

Giacclie i.° tiitte le eventualita favorevoli devono suc- 
cedere a vantaggio di quello clie I'esta esposto a tutte le 
eventualita sinistre; ora il solo intraprenditore soggiace 
ai fallimenti, alle avarie, ai furti, alle perdite marittinie, ecc. 

2.° L' autore uguaglia il lavoro /15/co dell' operajo al la- 
voro intelletluale dell' intraprenditore , dando a ciascuno la 
ineta de' guadagni : equazione clie da chiunque ha fior di 
senno gli sara negata. La ricompensa dovuta al lavoro ia- 
tellettuale dell' intraprenditore puo essere uguale a 100, 
aoo, 1000 mercedi dovute al lavoro fisico, secondo la di- 
versita delle iiiiraprese. 

II Sismondi esagerando 1' idea d' ttno scrittore italiano 
r ha guastata. Nella Discussione economica sul diparlimento 
del Lario comparsa nel 1804. si legge alia pag. 148 che 
si poteva niigliorare il lanificio e setificio assegnando ai 
lavoranti qunlche benefizio sul nwnero delle pezze esitate. 
Questo calcolo, che e semplice se si eseguisce sni nurnero 
delle pezze, riesce piii comjjlicato se gli devono essere 
base i lucri, giacche qnesti suppongono I'esame delle spese 
primitive ed annual!. Altronde qaalche beneficio sul nwnero 
delle pezze esitate dista alquanto dalla meta de lucri dell' in- 
trapresa. 

yiiante cereali. La diminuzione delle cei'imonie religiose e degU 
jnservienti al cultn cattol'co ha dann-^ggiato le fabbriche di h- 
none , di batiste , di tessiui serici ricamnti d' oro e d' argento, 
L' introduzione delle stoffe di cotone e la grande vaiieta de' loro 
tessuti ha dimezzato il consumo delle stofFe di seta, di lino, 
di lana , e paralizzato stabilauenti die contavano secoli di pro- 
eperita. L' acquavite che si estrae dalla fecoia de' pomi di terra 
Jinjiteva necessaiiaaiente lo sniercio di quclla che si estrae dal 
vino , ecc. 

In queste vicende dell^ avti e de' niestieri imporre agP in- 
traprenditori 1' obbligo generale di mantenere i lavoranti nella 
loro vecchiezza , niiseria e malattie , e volere che la terra som- 
ministri uinore ail" erba qnando non piove. 



PARTE STRANIERA. 349 

In sorama i progetti deir autore diminuendo la concor- 
renza degl' intraprenditori rinscirebbero fatali ai lavoranti 
ch' egU si propose di favorire. 

B) It La metliode d'eiicoiirager les decouvertes dans les 
" arts par un privilege exclusif est peu prudent, dice il 
» nostro autore ( T. I, pag. 347). On ne doit plus en- 
>f courager les decouvertes par des privileges exclusifs pour 
" Tinventeur. " ( T. II, p. 496, 334, 335.) 

Le sue ragioai sono le seguenti: 

I." « Les consommateurs natlonaux gagnent fort peu 
»' de chose a Tinvention (i). 

(1) Movouo dubbj contro questa asserzione i spguenti fatti : 

l.° Atteso i progressi delle invenzii)ni , un braccio di panno 
di Sedan che valeva 40 lire cinquanta anni fa, oe vale attual- 
niente 10 r>d al piii 12; 

2." Nel 1782 il valore d' una libbra di filo di cotone n." 60, 
filato col processo di sir Ricardo Arkwnght , eccedeva di 20 
Bcellini il valore d' una hbbra di cotone grezzo ; nel 1819 non 
r eccedeva clie di imo scellino e mezzo {Simonde^ voyage en An- 
gleterre , T. II, pag. 287 , seconda edizione ); 

S.'^ Il prezzo del percal nelle varie sue specie si e abbas- 
sato di 'fi , e le stoffe di merinos dalle 12 alle lire 8 al braccio. 

4.° L' illuiuinazione col gas es'ratro dal carbone costa la 
meta di cine I clie costa eseguita cell' olio ; 

5 " La soda die tratta dallo straniei-o pagavasi in Francia 
80 a 100 fr. il quintale , si paga 10 fr. , dopo die Leblaac ha 
insegnato ai Frances! il modo di estraila dal sale marino ; 

6.° II prezzo del ferro in barre sta a quello della ghisa 
grezza in Inghilterra come ao a 12 ossia 5 a 3 
in Francia . . , . « 60 a 18 >> 10 a 3 
la quale differenza si attribmsce alia niancanza delle opportune 
niacchine in Francia {Annates de I'industrie national e , cahier de 
mars 1827). 

7.° II sig. louy descrivendo V esposizlone delle manifatture 
fatta a Parigi nel 1R19 dice sotto 1' articolo, colori^ mntite , saponi, 
cere, colle forti: «La plupart de ces produits out pris depuis vingC 
» ans un develuppement singulier : la fabrication des acides eC 
j» des sels a ete Tobjec d'line grande concurrence ; plusieurs des 
j> produits sont tombes au di.xieme a peu pres de ieur ancienne 
» valetir. ^> (Etat aciuel de I induscrie fran^aise , pag. 117, 118.) 

Questi vistosi guadagui , per non parlare di mille altri , 
nioltiplicati per la loro estensinne e frequenza , bastano , se non 
crro , a dimostrare erronea la proposizione del nostro autore. 

Somministrano lo stesso risultato le arti puramente piace- 
Toli ; pria delle invenzioni di Dcjrcet , i tain-tain che si traevano 



250 APPENDICE 

a.° <t L'iiiventeur y gagne beaucoup (j). 
3.° H Les autres productenrs y perdent (2) ^ , 

4.° " Et leurs ouvciers meurent de falm. " ( T. II, 
p. 334, 335.) 

II quarto riflesso puo meritare seria discussione : diremo 
dunque: 

I. Vi sono infinite invcnzioni, le quali, lungi dal tone 
lavoro agli operai, presentano loro nuove occasioni di la- 
vorare (3) ; 

esclusivamente dalT India e da Gostaiitinopoli , costavano 5oo 
franchi , attualineate si ottengono con 16 a 17, ( Chapial , In- 
dustrie fraiuaise , T. 11 , pag. 42. ) 

(i) Tanto meglio se I' inventore guadagna : egll ha fatto niolte 
spese , perduto molto tempo, sacrificato la sua quiete , il suo 
Bonno , i suoi affari e talvolta posto a pericolo la sua salute. La 
piu rigornsa giustizia vuole ch' egli sia ri compensate in propor- 
zione della difficolta vinta, combinata coirutilita die ne ottiene 
il pubblico. 

la un giuoco giusto , il guadngno del vincitore debb' essere 
uguale alia somnia perduta dai vinti. Oi'a chi puo negare clie 
le invenzioni non sianu verl giuochi d'azzardo in cui sono nu- 
merosi i perdenti? L'AIsazia, 80 anni fa, non conosneva la col- 
tivazione della robbia; fu Hoffmann che 1' introdusse in quella 
provincia ove costituisce uno de' principali rami d'industria. Ma, 
se attualmente vi sono a Strasburgo otto a dieci case ricchis- 
sime pel commercio della robbia , Hoffmann , ben lungi dalTot- 
tenerne lucre , si vide rid(jtto alia uiiseria dai nemici die s' al- 
zarono contro di lui e dalle prevenzioni die ebbe a combattere. 
Leblanc che iiisegno 1' arte di estrarre la soda dal sale niarino , 
Leblauc che diede in Francia il primo esempio d' uno stabili- 
mento in questo nuovo ranio d'industria, contrariato dalle abi- 
tudini e dai pregiudizj , perdette i suoi capitali e cadde nel- 
r ultima uiiseria. Ebbero la stessa sorte uiille altri iuventori. 
Lamentatevi era se qualcuno d' essi guadagna ! 

II riflesso del Sismondi sembia piu dectato da una nieschina 
invidia popolare che dalla ragione. 

(2) Anche questa proposizione e generalmente falsa; giacche 
gl' inventori sogliono vendere T esercizio del loro privilegio ni 
loro confratelli , mediante tenue prezzo , il quale lascia loro 
campo di continuare nella loro professione con vantaggio. 

(3) L' arte di trarre la soda dal sale marino ha richiesto nu- 
nierosi stabiliinenti e gran copia di operai , oltre di accresce -e 
valore alle saline. L' arte di fabbricare il sale amnioniaco ha 
dato valore a sostaiize che non ne avevan alcuno , e somnii- 
nistrato mercedi a piu lavorant! , lilieranilo nel tempo stpsso 



PARTK STRANIF.RA. sSl 

II. Vi sono invenzioni , le quali, senza diininuire il lavoro 
degli operai , migliorano la qualita delle manifattwe , quindi 
ne accrescono lo smercio, ovvero risparmiano combustibili , 
come per es. le lilande a vapore;, 

III. Vi sono invenzionl , I' unico scopo delle quali si e di 
preservare la salute degli uoniini in generale o degli operai 
in particolare , o di risparmiare iiicomodi o procurare pla- 
cer! (i). 

Tntti qnestl geiieri d" invenzione non meritavano d'essere 
invoiti nella proscrizione generale che il sig. Sismondi , 



r Europa da un debito colTEeitto. Bertollet, adoperando I'acido 
imiriatico ossigenato nelT inibiancarura del lino, della canapa , 
del cotone , ottenne in niiuor tempo che coll' antico nietodo 
1' effelto vagheggiato , il che permette piu pronto ritorno ai ca- 
pitali e quindi maggior lavoro cogli stessi , ohre di restituire 
air agricolrura gl' iiiiiuensi prati richiesil dal vecchio raetodo 
d' imbiancliire. Si dica lo stesso delT estrazione dell' aceto dal 
Jegno nell'atto che passa alio stato di catbone, delT estrazione 
del gas idvogeno dal carbone ad uso dell' illuminazione , della 
scoperta della platina e dell' arte di costruirne vasi resistenti 
agli acidi, dell' in\ erniciatura della latta e di mille a! eve inven- 
zionl die fruttano i quattro seguenti vantaggi : 

I." Woltipiicare le occasion! di lavoro ; 

2." Dar vnlovc a sostanze che non ne avevano ; 

3/' Abbassare il prezzo de' prodotti ; 

4."^ Diniinuire la dipendenza dalT estero. 
(i) Tali sono, per es., la lampada di sicurezza di Dawy da 
usarsi nelle miniere ; il fornelio d' oppel di Darcet per abbru- 
ciare 11 fumo nelle officiue in cui si fondouo il rame e il pionibo 
o si-sciolgono metalli cogli acidi ; i filtri di carbone per ischia- 
rire , purifiqare , rendere polabili le acque piii infette ; 1' estra- 
zione della gelatina dalle ossa , sostanza sanissima ed atta in 
ispecie a condire pel povero zuppe di legunii ; i letti del si- ^ 
gnor Daiijon che pennettono all' animalato di conservare la stessa 
attitudine senza nuocere al servizio che 11 suo stato esige ed i 
tanti ingegnosi congegni che risparmiano agl' Infermi scosse e 
movinienti dolorosi e ne agevolano 11 trasporto a grandl dl- 
stauze , ecc. 

La sostituzione delle niacchine agll uouiini nelle professioni 
insaluhri sava sempre un beneficio per 1' umanita , giacche le 
f>ei-8one che vi sono occupate , oltre di condurre una vita lan- 
guente , danno nascita ad una schlatta degenere ; quindi non si 
potrehbe condannare per es. 1' introduzione delle niacchine a 
vapore nelle uiTiclne in cui si segano le pletre , ecc. 



aSa APPEMDICE 

ingoinbro la mente di macchine a vapore , ha indistiuta- 
mente pronunciato. 

IV. Rimangono da esaminarsi le iavenzioni e le mac- 
cliiue clie risparmiano braccia , oggetto delle calde decla- 
niazioni del nostro autore prhicipalmente nel 2° volume, 

Dir6 dapprima che il risparinio di lavoro in un ramo d' in- 
dustria per I' introduzione d' una nuova macchina moltiplica 
ta'volta i laiori in altri rami secondarj. La diininuzione del 
prezzo per es. del ferro in barre, atteso Tuso delle mac- 
chine a vapore nelle relative miniere e fucine grosse, ha 
moltiplicato T uso del piu prezioso metallo nelle arti, quindi 
ha accresciuto immensamente i lavori (i). 

Piij scrittori hanno gia osservato che attnalmente ogni 
lagnanza contro le macchine e inutile, giacche gl' intrapren- 
ditori sono costretti ad adoperarle , se non vogliono es- 
sere soverchiati dagli esteri , e che chi possiede le migliori 
macchine ottiene la preferenza sul mercato generate del 
globo. 

/ risparmj altronde ottenuti coll' introduzione delle mac- 
chine si neir agricoltura che nelle arti o coll' erezione di 
graadi stabilimenti, non si disperdono neir aria come il 

(1) II bacino di Wednesliury nelia contea di Strafford , lungo 
circa 20 miglia sopra una largliezza media di 3 a 4 , non era, 
40 anni fa, die una laada coperta di niaccliie e di bosclii. At- 
tualaiente vi si contano piii di 60 forni di fusione , un centi- 
najo di fucine grosse che producono , anno couiune , 200 nii- 
lioni di kilograinmi di ferro. I jiozzi d' estrazione sono disse- 
niinati qua e la vicino alle officine : piu di 2000 macchine a 
vapore superioii in forza a 3o,ooo cavalli aniniano sopra .tutti 
i punti queir inimensa intrapresa ; 40,000 uoniini , donne e ra- 
gazzi , neri come i ciclopi , lavoraoo intorno a niiile fornaci ar- 
deiiti, ecc. Accrescete il prezzo del ferro, togliendo le mac- 
chine a vapore, e vedrete que' 4o>000 lavoraati in gran parte 
privi di pane. 

II basso prezzo a cui , atteso le invenzioni della chiraica , si 
■vendono gli acidi nitrico e nitro-muriatico ha cagionato una 
rivoluzione nelle arti, non solamente perche i fabbiicatori hanno 
potuto diminuire il prezzo de' loro prodottl riella stessa propor- 
zione , nia anco perche ne hanno moltiplicato gli usi , e in piu 
operazioni hanno sostituito 1' azione di questi acidi ad agenti 
piu dispendiusi i, in questo modo la perfezione d' un' arte trae 
seco la pei-fezione d' un' altra e tutio si lega nell' industria ma- 
nifattrice. 



PARTE STRANIERA. 255 

fumo , iiou si nascoadono sotterra come altre volte , ma 
vengono consumati dal bisogno dl coinparire ricco , bisogno 
attivissimo in clii e uscito di recente dalla mediocrita , e 
daW amore de' coniodL e de'piaceri, attivissimo in chi ha la- 
voratoi cjuindi un intraprenditore die e passato dallo stato 
di meschinita alio stato di riccliezza : 

I ." Cessa di lavorare , e pone un nuovo indivlduo al 
suo poslo nella sua intrapresa ; 

2.° Vuol essere servito : sua moglie richiede una don- 
zella , r anticamera un domestico , la cucina un cuoco, ecc^ 

3.° Viiole comparir ricco 

a) 'NeW cdloggio : percio compra orologi a pendolo, 
grandi specchi , tappeti ^ como, ecc. ^ 

b) Nel vesdto ; quindi, invece di quattro caraicie , ne 
vuole venti , invece di due abiti^ dieci: potete anco ima- 
ginarvi se la moglie e le figlie consulteranno le figurine 
della nioda : percio ottengono mercedi e lucri i tessitori , 
i sarti , i niercand , ecc. ; 

c) Nei vitto ; parte del suo danaro si distribuisce gior- 
nalmente sugli ortolani, sui pizzicagnoli , sui beccai , sui 
venditnri di vino , ecc. , senza parlare delT altra parte che 
annualmente viene ricbiesta dalla biancberia da mensa , 
dalle bottiglie , dalla porcellana, ecc. ; 

(/) Vuole comodi , percio compra una carrozza, a pro- 
durre la quale concorrono piu di 20 arti ; e la carrozza 
chiama al servizio altri due uomini, coccbiere e stalliere, ecc.i 

e) Vuole goder de' piaceri ; quindi eccolo seralmente ai 
teatri , i quali somministr.mo pane a diversi artisti. 

Procedendo cosi la faccenda vediamo die V introduzione 
d'una maccbina risparmia braccia, mercedi, lavori in un"of- 
ficina, e il risparmio prodotto dalla maccbina suscita brac- 
cia , mercedi, lavori in altre. 

L' introduzione d'' un vascello a vapore die va in una 
giornata da una citta ad un' altra, fa cessare, per es. , tre 
osterie in cui tre notti fermavansi a dormire i passaggieri 
quando il passaggio coUe liarcbe comuni eseguivasi. Ma il 
servizio die cessa ne"" puntl intermedj, si accuinula sui due 
estremi e forse si triplica, giaccbe la speditezza del viag- 
gio accresce di molto il numero de' viandanti. GT inser- 
vienti adunque delle tre osterie che esistevano nelle cam- 
pagne , troveranno impiego nelle osterie delle due citta , 
ovvero altre braccia disoccupate diverraano attive. Resta la 



254 A P P K N D I C E 

perdita de' barcajuoli. Se riflettiamo che ogni barca traspor- 
tava per es. lo persone, avreaio 3 giornate da liarcajnolo 
per perdita, 3o giornate da commerciante per guadagno ; 
e supponendo che i valori di queste giornate siano nel 
rapporto di i a 2 solamente , sara la perdita come i e il 
guadagno come 20. E siccome speditezza di viaggi e au- 
mento di commercio e egnale ad aumenfo di officine, di 
lavori, di mercedi , percio sembra che si fara luogo al- 
r esercizio attivo aache de' barcajuoli nella qualita di fac- 
chiiii, di servi, di motoric di sorveglianti. In tutti i casi , 
col ventesimo del capitale guadagnato si potrebbe seinpre 
somniinistrare soccorsi al domiciiio, come si fa per es. iu 
Inghilterra, dove quasi otto milioni di lire sterline vanno 
a soccorrere i poveri ^ e si puo ricordare 1' esistenza di 
questo capitale , senza approvare le leggi che ne divigono 
il riparto. In somma I'acqua che irrigando il vostro campo 
disperdevasi in parte tnx sdrusciti e mal livellati canali, 
attualmente , migliorati i canali ed accresciuta la pen- 
denza 5 basta pel vostro campo e pel vicino. 

E verissimo che dalle vicende commerciali, dalle inno- 
vazioni nelle arti, dall' introduzione di nuove macchine , 
dai cambiamenti forzati nelle abitudini risultano sofferenze 
di pill specie e talvolta alcitne vite restano sacrificate^ 
ma prima di asserire che lo stato degli artisti e inferiore 
a quello de' selvaggi , come fa il nostro antore ( T. II., 
pag. 3i3, 314), e giusto ricordare che presso i selvaggi 
non si trovano .stabilimenti ne per gli orfani , ne pe' vec- 
chi , ne pe' pazzi , ne per le partorienti , ne per gli am- 
malati ; e meno vi sono case d' industria per chi nianca 
di lavoro , ne monti di pieta od ancore di salute in pres- 
sante bisogno , ne fondi di riserva da cui ottiene capital! 
chi ha credito, ne societa di soccorso , ne casse di rispar- 
mio , ne soccorsi al domiciiio , ecc. Sogliono altronde i 
governi nelle sopraccennate circostanze accrescere i lavori 
pubblici, omle impedire I' avvilimenlo delle mercedi, e per 
diverse vie fanno entrare nella borsa del povero que' ri- 
sparmj che negli stabilimenti dell' agricoltura , delle arti,, 
del commercio od nitrove si accumularono : basti la cita- 
zione d' un solo fatto. I giornali del p." p." gingno dice- 
vano : « La costruzione d' un gran canale marittimo da 
" Londra a Portsmouth e stata decretata. Le spese di 
» fjiiesta impresa veramente gigantesca saramio fatte dal 



P4RTE STRANIERA. 255 

v go\er/io, tialla compagnia delle Indie orientali, dalla banca, 
» da mold stabilirnenti puhblici e dagli arinatori. Questo ca- 
» nale avra 26 leghe di liingliezza , sarii lai'go i5o piedi , 
" e ne avra 3o di profoadita. La spesa si calcola a i5o 
» milioiii di franchi. I lavori occuperanno ao,ooo ope- 
" rai per quattro anni. " I quali modi di soccorso sono 
afFatto ignoti ed imposslbili nello stato selvaggio. 

jD) II Le perfectloiinement des machines et I'economie du 
» travail iimain, dice il Sismondi, contribaent d'une ma- 
» niere immediate a dininuer le nombre des consommateurs 
» nationaux ; car tons les ouvriers qaon ruine etoient des 
>f consommateurs. » ( T. II, p. 826, Say). 

Per distinguere i casi in cui la proposizione del nostro 
autore e falsa, prendiamo per norma V uso , il prezzo, 
la specie. 

( Uso ). Non dirainnisce il numero de' consumatori na- 
zionali, ne rovina alcun operajo il perfezionaraento delle 
macchine 

ft) Che impediscono frodi od errori, per es. la nuova 
stadera proposta da Pasquale Bernascone, la Lilancia do- 
cimastica eseguita con somma precisione da Giovanni Cu- 
lot , la liilancia a ponte per pesare i cariclii di gran peso 
e volume senza die occorra soUevarli con argani , imma- 
ginata dal Catlinetti e dal Rosa, gli ordigni di serratnra 
artificiale in diversi modi congegnati da Pietro Mazzoleni , 
dai fratelli Rubini , da Antonio Crivelli ; 

b) Che accrescono la salubrita, per es. la novissiraa 
ed utilissima macchina con artifizj tali da poter giungere 
a ritrovare F acqua migliorata ne' pozzi , liberandosi dalle 
stagnanti o corrotte dalle torlie e ligniti die s' incontrano 
ne'primi strati, inventata dal marcliese Vidoni di Sore- 
sina , ecc. ( Vedi la pag. 2.5 1, nota i.) 

( Prezzo ). Tutte le maccliine introdotte nelle manifat- 
ture costose diminuendo il numero de' lavoranti , non di- 
minulscono il numero de'consumatori in quel genere^ gi<ic- 
che ordinariamente gli opera i non sono consumatori dei 
panni piii fini , ne delle stoffe di lirocato , ne delle stoffe 
sericlie per mobili , ne de' grandi ciistalli da specchio , ecc. 
La stampa delle magniilche edizioni die si pubblicano a 
Londra, non e scemata per essersi sostituita una macchina 
speciale al lavoro de' solili torcolieri , ecc. 



256 APPENDICK 

(^Specie). Vi sono piu specie d'opere poco costose, delle 
quali gli operai non sono coiisumatori , per es. la carta 
da lettere, le tele per imballaggio^ le vele pe'vascelli, ecc. 

Relativameate agU altri geaeri di consunio comune , la 
miglior maniera di provare die il perfezionamemo delle 
macchine scema i consumatori nazionaU, sarebbe stato di 
addnrre delle tavole di confronto dimostranti i prodotti 
de' dazj sui consumi in epoche diverse: infatti , sicconie 
gli apologisti delle macchine vogliono die i risparmj da esse 
prodotti si cambino in altrettanti consumi, cioi; \:adano ad 
alimentare nuovi consumatori, percio conveniva assalirli in 
questo loro trinceramento : e se si fosse dimostrato che 
crescendo le macchine , decrescono i prodotti de' dazj sui 
consnmi, non sarebbe rimasto piii luogo a dubbio ragio- 
nevole. L' autore non ha seguito questo metorlo ; e piu 
volte gli si pub fare rimprovero di sostituire la metafisica 
al calcolo. 

Le angustie d"" un articolo non permettendo di svolgere 
questo interessantissimo argomento in tutta la sua esten- 
sione , mi ristringo a citare i seguenti risultati die ci 
presentano i dazj sui consumi : 

I." Cinquant' anni fa ci aveva appena una macchlna a 
vapore in Inghilterra , e attualmente se ne contano piu di 
ia,ooo costituenti una forza per lo meno uguale a quella 
di 35o,ooo cavalli : ora ecco un saggio di consumi in la- 
ghilterra : 

Anni 

Specie di consumi. ^~- ^.-^ -^ — — ^ 

1783 1823 

Candele di sego libbre 48,000,000 97,000,000 
Candele di cera » 184,000 871,000 

In questo intervallo la popolazione e cre- 

Bciuta nel rapporto di i a a — 

L' aumento nel consumo d' un oggetto di 
lusso (candele di cern) e stato nel rapporto di i a 4 'y^ 

L' aumento nel consumo d'un oggetto co- 
mune (candple di sego) e stato un po' maggiore di i a a — 
Questa specie di consumo ha dunque seguito i pro- 
gress! del'a popolazione, e si e raddoppiato come essa. 
Le 12,000 macchine a vapore non hanno dunque prodotto 
dimiuuzione ne' consumatori. 



P^RTE STRANIE'RA. 267 

3.' Coiisumo della birra in Inghilterra. 

Anni 18 19 i8ai iBaS 

Quarters 33,346,259 28,697.057 3o,ooo,ooo e piii (i). 

3." Anche in Francia le macchine vanno crescendo, e 
Parigi si sforza d' imitare Londra. Ora ecco un saggio di 
consLimi comuni in Parigi : 

Anni 
Specie di consumi. ^ i^ ^ 

1818 1835 

Vino etolitri 522,891 1,010,372 

Aceto » 14,211 20,736 

Burro ed ova . franchi 11,114,097 i3, 882, 881 

Buoi teste 73,870 82,816 

Vacche »/ 95064 12,798 

"Vitelli » llil^l 79?548 

Montoni »/ 335, 616 425,i35 

Porci e cignali. . . " 62,406 93,547 

Carne al minuto kilogr. 366,354 2,791,375 (3). 
La popolazlone di Parigi dal 18 18 al 1825 ha ricevuto 
aumenti annual) , nia certaniente non si e raddoppiata ; 
eppure si e quasi raddoppiato il consumo del vino , e in 
molto niaggior proporzione e cresciuto il consumo delle 
carni. 

Alle ohbiezioni die il sig. Sismondi oppone al principio 
fondamentale dell' economia = ottenere il massimo prodotto 
colla viinima spesa = fanno dunque arapia risposta i cin- 
que fatti seguenti : 

I .' Ditninuzione di mortalita e aumento nella durata 
media della vita ; 

2.° Aumento ne' consumi comuni proporzionato al- 
1' aumento della popolazione , come si disse ; 

3." Aumento ne' consumi di lusso in proporzione quasi 
quintupla relativamente alia popolazione ; 

4.° Aumento nelle mercedi sul continente: pria del 
1770 in Francia non oltrepassavano i 12 soldi tornesi ; 



(i) Dupin, Systeme de radministration britannique , pag. 29,. 
(a) Anauaire pr^8ent6 an Roi par le bureau des longitudes 
pour I'an 1820, pag. 73 ; idem pour Tan 1827, pag. 109^ 

Bibl. leal. T. XLVII. 17 



258 APPENDICE 

attualmeiite sono per lo raeno doppie, senza che vi sia 
difFerenza sensibile nel prezzo de' commestibili (i). 

5.° Copiosi prodotti raccolti dalle finanze moderne , 
senza far uso de' mezzi ingiusti e illegittimi a cui ricoi-re- 
vasi ne' secoli passati, segno infalUbile che le nazioni , ge- 
neralmente parlaiido , s' arricchiscono. 

11 Sisinoiidi, traviato da una sensibilita eccessiva, mentre 
stava investigando le cause delle ultinie crisi cui ando sog- 
getta r Iiighilterra , ne iia incolpato i principj della mo- 
derna economia, e dalle clrcostanze particolari , momen- 
tanee e straordinarie cli quell' isola, ha dedotto coiiclusioni 
generali per tutte le nazioni. Si potrebbe paragonarlo ad 
tin uonio che avendo veduto un fisico colpito dal fuhiiine 
declama eloquenteiuente contro le spranghe frankliniane. 

Melchiorre Gioja. 



(i) Guadagno gionialiero d'un Epockc 

mediocre lavorante nelle stam- 

perie dl Milano. pria del 1796 dupo il 1796 

Compnsitore . . . lire di Wilano 1. 12. 6 3. 30. - 

Torcoliere « I. 10. — 3. — — 

II quale aumento dl mercedi e dovuto alia concorrenza degli 
intraprenditon rimasta libera dopo ia distruzione de' corpi d' arti 
e uifstieri, concorrenza troppo iuainstameute coudanuata dal 
Sismondu egli lia posto in dubbio il principio geiierale , invece 
di liiiiitarsi ad alciine eccezioni. La lihera concorrenza degl' in- 
traprenditori e I eventualita piit favorevole che posiano desiderare 
i lavuran'i. 



PARTE STRANIER.V. 2.b() 



BIBLIOGRAFIA. 

Pantheon , ecc. Panteon della storia de popoll gcr- 
manict , di Ernesto Munch. — Friburgo , 1827. 
Sinora quattro fascicoli in foglio con belle tavole. 

T ' 

I i autore comincia da una descrizione geografica dell an- 
tica Gennania , ne determiiia i limiti , iie riconosce i po- 
poli da' quali fu abitata , la loro origine , le loro qualita 
morali e fisiche. II Sassone gli semlara piu projjrio alia 
vita domestica e coiitadinesca : lo Svevo e esclusivaiiiente 
guerriero ^ il Goto e piii proclive all' inciviliraento. Le idee 
religiose , lo state morale e politico vi soiio sotto di uii 
nuovo aspetto presentati con iagegiio ed erudizione. I dotti 
leggeranno con proiitto e con piacei-e il prime fascicolo , 
ed anche gli nomini di mondo , cui pesa ogni gravita di 
studj , trovcranno in esse una gradevole istruzione scevra 
da ogni spinosa e stucclievele arclieologia. Nel secondo 
trovasi un articolo intitolate : Erinaniio il Cherusco, nel quale 
seaza veruna inutile discussione topografica si espongono 
la sconlitta di Vare e la spedizione di Gerraanico , od a 
meglio dire si da la biogralia d'Arminio, giacche 1' articole 
e tutte ad esse consecrato. Nel terze non si parla clie di 
Ciiilis il batmo : vi si trova una pregevole incisione rap- 
presentante il giuraniento dei congiiirati nel bosco. Nel 
quarto trattasi di Alarico e del sue ingresso in Koma ; 
vi si rammenta il trionfo dei barbari sul piu possente 
impere che mai sorto sia nel mondo. Da questi quattro 
fascicoli glovaci il ben augurare dell' opera tutta, sebbene 
non si dichiari di quaati fascicoli sara essa coxuposta. 



Nouveaii Dictionnaire des origines, etc. Nuovo Diziona- 
rio delle origini, invenzioni e scoperte nelle arti, nelle 
scienze , nclla geografia , nel commerclo , nell agri- 
colmra , ecc. di 31. Fr. Noel e 31. Carpentier. — • 
Parigi, 1827, Janet e Cotelle, poZ. 2, m8.° Pr.fr. 18. 
Si e spesso gridate , e gridasi tuttavia contra il merito 
e rutiliia de' dizionarj di scienze ed arti, e non di meno 
viiauo ogni di publjlicaudosi iiuove opere di si fatta specie. 



:26o APPENDICE 

E certamente, siccome avvisano anche gll editori stessi del 
sopra nuaziato dlzionario, ci sono alcuiii rami deirumano 
sapere die forraano quasi un sol corpo di dottrina, i cui 
diversi inemhri i*eciprocamente gii uni dagli altri dipen- 
doao. Che pero 1' ordine alfabetico rompe necessariamente 
r unita di tal corpo , i vincoli delle parti , il complesso 
sistematico ed i rapporti delle osservazioni e delle conse- 
guenze ; esso ne rappresenta quasi un demolito edificio , 
le cui membra disgiunte e sperse non possono servire di 
traccia all' ordine ed all' armonia. Cio per altro dirsi non 
potrebbe di quella classe di dizionarj , il cui scopo e quelle 
di riunire cose di si fatta materia die senza essere omo- 
genee hanno un generale carattere di rassomiglianza. Tali 
sono p. e. quelli di geografia, d' antichita , di mitologia , ecc. 
A questa medesima classe appartiene il Dizionario delle 
origini, ecc. de' signori Noel e Carpentier. In esso indi- 
cate sono le epoche dello stabilimento de'popoli, delle 
religioni , delle sette , degl' instituti religiosi , delle leggi , 
delle dignita ; le origini delle varie costumanze, delle mode , 
delle monete , ecc. \ ed altresi le epoche delle utili inven- 
zioni e delle piii importanti scoperte fatte sino ai di nostri. 
Questi cenni bastar potrebbero per dimostrare 1' impor- 
tanza del suddetto dizionario. E di fatto ogni di nel con- 
versare nascono de' dubbj sull' origine di certe cose, suU' in- 
troduzione d' un fiore , d' una pianta , sull' epoca di una 
scoperta : vuolsi talora conoscere la fondazione di un impero, 
la cuUa di un popolo , il tempo in cui a traverso di mille 
pericoli fu da un intrepido viaggiatore scoperto un paese : 
parlasi di una setta e nasce il deslderio di conoscerne il 
capo e gli errori. Quanto piii certe costumanze appajono 
bizzarre, tanto maggiore fassi la curiosita di saperne la 
causa ond' ebbero origine , ed il paese ove furono per la 
prima volta introdotte. Le leggi c" interessano si d' avvi- 
cino die amiamo di rimontare all' origine loro : T uso delle 
monete non ci e pur indilferente. Tutto cio che risguarda 
la nostra religione e si venerabile ed importante die re- 
putarsi dovrebbe cosa per noi vergognosa 1' ignorare V isti- 
tuzione delle sue feste piii auguste. Le mode stesse hanno 
sn noi tanto polere die ci e caro il conoscere quando ed 
ove abbiano esse regnato. Finalmente le invenzioni, di qna- 
lunque genere esse siano, risvegliano in noi il desiderio di 
conoscere il nome di coloro a' quali ne andiamo debitori. 
Ha, SI fatti inotivi eccitati gia altri scrittori iqtraprtso 



PARTE STRANIEUA.. 26 1 

aveano opefe di sitnil genere. Cosi fecero ne' passati secoli 
un Guido Pancirola , giurecoiisulto padovano col sno libro 
De rebus inventis et perditis; cosi il celebre Polidoro Virgilio 
colla sua opera De inventoribiis rerwn, e cosi pur fecero 
lie' tempi a noi piii vicini , ed anche a' di nostri chiarissimi 
uomini nella Germania, nella Francia e neiriiighilterra. 

Ma quanto a que'primi, la messe delle umane cogni- 
zloni era a' lore tempi troppo circoscritta , perche potes- 
sero ben raggiugnerne lo scopo. Le opere poi degli altri 
sono o troppo estese o digiune di troppo, o non riguar- 
dano die un determinato periodo di anni, od alia foggia 
di glornali parlano soltanto delle scoperte che vanno di 
giorno in giorno facendosi. Mancava dunque un dizionario 
che appieno corrispondesse alio scopo da noi indicate , e 
che a guisa di manuale sovvenir potesse prontaraente si alia 
curiosita di chi non ama o non ha 1' agio di svolgere piii vo- 
lumi , e si ancora alia meraoria degli studiosi o dei dotti , 
cui suol essere prezioso il tempo e di non lieve vantaggio 
il pronto risovvenimento delle cognizioni. 

Utile diremo dunque il dizionario de' signori Noel e 
Carpentier. Esso e appunto un comodo manuale da tenersi 
sul tavoliere ad ogni bisogno, siccome tenei-e soglionsi i 
piccoli vocabolarj a sussidio della lingua e dello scrivere : 
ed aver potrebbe non disconvenevole luogo anche ne' ga- 
binetti delle donne gentili e colte. Ne pero afFermar vo- 
gliamo che questo dizionario sia opera veramente perfetta. 
Esso ha le sue mende. Le autorita cui si riferisce non ci 
parvero sempre le piu gravi o le piii sicnre. Ma tali mende 
non sono molte ne siffatte che non si possano con fa- 
cilita correggere. E" quanto agli articoli della religione 
nostra , bramato avremmo che gli editori a preferenza 
d' ogni altra opera giovati si fossero del dizionario eccle- 
siastico e teologico dell'ab. Bergier. Gio noi avvertiamo 
nel supposto ed anche nella speranza che alcuno dei nostri 
tipograii volesse intraprenderne un' edizione italiana. Al 
qual proposito tacere non dobbiamo che gli editori fran- 
cesi troppo forse e talvolta del tutto esclusivamente discor- 
rono sulle cose loro, poco curandosi delle ahrui. Sare]jbe 
qulndi a desiderarsi che in un' edizione italiana venissero 
aggiunte tutte quelle notizie che 1' Italia particolarmente 
risguardano. Al qual uopo si richlederebbero non poche 
cognizicini, e sopra tutto quella lodevole cura di far bene 
anziclie di far presto. 



262 A P P E N D I C H 



PARTE 11. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANE. 



LETTERATURA. 



Otto madiigali e died sonctti di Torquato Tasso ora 
per la prima volta pubbhcati. — Venezia, 1027, 
dalla tipografia di Alvisopoli. 



B( 



'ellissima e T usanza fatta oramai comune ia Italia di 
rallegi'are le illnstrl nozze con inedlti componimenti di 
classici aiitori ^ ed a qnesta usanza dohbiamo i madrigali 
e i sonetti del Tasso che qui annnnziamo. I sonetti non 
sono forse de' niigliori di quel poeta, che mold veramente 
ne scrisse di buoni, ma molti ancoi-a di mediocri : i madri- 
gali spirano invece una gi'eca fragranza , anzi quella fra- 
granza di cui il Tasso inebbrio V Italia col suo Aminta, 
Da una lettera del conte Leopoldo Cicognara intendiamo 
che queste poesie sono parte di un maggior numero di 
componimenti del Tasso gelosamente serbati ineclid dal mar- 
chese Gian Giacomo Trivulzio. Noi non possiamo tratte- 
nerci dal far voti perclie questo egregio signore faccia di 
pubblica ragione questa parte di gloria italiana, persua- 
dendosi che V arricchir la patria con tali scritti e miglior 
pregio e miglior compiacenza che il'possederli esclusiva- 
mente. 



Tre Odi di Quinto Orazio Flacco , tradotte dal Vi- 
niziano G. G. 31. Tibaldini. — Venezia, 1826, 
dalla tipografia di G. Rlolinaii. 

Le Odi pill frequenti d* Orazio (dice il traduttore) son 
cjuelle die dalla specie del metro salTiche diconsi e alcaiche, 
e dopo queste le altre in cni puri o misti s' incontrano 
i versi che dal loro autore si chiamano asclepiadei.- 
Di un' Ode pertanto di puri asclepiadei composta e di una 
saffica, non che di un* alcaica qui porgesi la piii ^tretta e 



PARTE ITALIANA. 2 63 

litterale versione che si c saputo esegulrne , onde non solo 
il namevo rispettivo dei versi in ciascuna delle Odi , ma 
ii rispettivo numero delle sillabe ritenere in ciascnno dei 
versi. Per quanto infelicemente ( prosegne egli dicendo ) 
sia riuscito lo sforzo, aggiungera alle tante una prova 
novella dell' ammirabile adattabilita della lingua italiana. 
— Noi crediamo che la nostra lingua non abbia oramai 
piu bisogno di novelle prove per dimostrarsi capace di 
consimili sforzi , nia crediamo eziandio che non sia questa 
la strada per arrivare nelT arte del tradurre a quella per- 
fezione a cui si deve aspirare. Aflinche i leggitori abbiano 
nn saggio di questo lavoro del sig. Tibaldini , ne rechiamo 
le prime strofe della famosa Ode prima del 3.° libro. 
Abborriti profani arretratevi 

Taccia arnica ogni lingua. Eliconio 

Sacerdote inuditi sinor 
Carnii a' putti , e alle vergini io canto. 
Han terribili i re su lor popoli , 
Ha su re stessi Giove limperio, 

Pei giganti in onor che atterro. 
Ei che tutto a un girar di rai croUa. 
E fia ch' uno d' altr' uomo piu stendasi 
Bei filari in piantar^ che piii nobile 
Altrj scenda nel campo a tenzon ; 
Che di merti piii chiaro e di fama 
Brighi quegli , e maggior questi traggasi 
Corteo dietro. Con legge egual rigida 

Morte il ricco sorteggia e '1 meschin s 
Capace agita V urna ogiii nome. 

Le Stas^loni di Giacomo Thomson, corrisporidcnti al" 
V oiiglnule inglese , tradotte da Patrizio 3IuscHi di 
Siena, ecc. — Firenze , 1826, presso Giuseppe 
Molini , in 8.° di pag. 418, compreso V indie e. 
Inveterata opinione corre fra non pochi precettori , non 
potersi verun poenia acconciamente tradurre in prosa, con- 
sistendo nella bellezza de' versi il principal merito di si 
fatto genere di lavori . e quindi riescire sempre nojose co- 
tali traduzioni. Ma questa sentenza , comeche vera e giu- 
stissima quanto a talun genere di componimenti, non pub 
a tutti ugualmente applicarsi. Che , per eseuipio , i drammi 



2^4 APPENDICE 

dl Metastasio , le odi anacreontlche , ed altre simlli spe- 
cie di poemi ridotti in prosa perdano quella vita che 
loro viene dal verso, non e chi possa negarlo. Ma ci ha 
alcani altri generi di si fatta iiatura , e dettati in una lin- 
gua dalla nostra e per sintassi e per costrnzlone e per 
modi del dire ed anche per la diversa maniera del ritmo 
e del numero si diversa , che difficilmente possono dall' una 
essere nell' altra col verso trasportate. Questa e forse la 
ragione per la quale gli oltramontani non potranno giam- 
mai proferire con retto gludizio su varj nostri poemi, e 
fra questi sulP Alighleri, suU'Ariosto, sul Parini , per non 
parlare di molt' altri , quando argomentar ne vogliano dalle 
traduzioni in verso che nel loro idioma eseguite furono. E 
gia il Baretti dimostrato avea quanto sciagurate fossero le 
traduzioni che 11 Voltair attentato erasi di fare di alcuni 
brani della Gerusalemme del nostro Torquato. 

Per ia stessa ragione alcuni pregiabilissimi poemi d' ol- 
tramonte non mai vennero da noi appieno gustati, come- 
che tradotti nel nostro verso che sovr' ogn' altro suona vario 
ed armonioso. Che a cio e grandissima lena richiedesi e 
sublime ingegno e cognlzlone profonda dell' un idioma e 
deir altro. Ne siano d' esempio e lo Shackespeare ed il 
Klopstock. Qual e mai la traduzione metrica italiana che 
veramente ragglunte abbia tutte le bellezze del Sofocle in- 
glese? E quanto alia Messiade, va in noi sempre piu cre- 
scendo 11 desiderlo che finalmente appagati siano 1 voti 
nostri dair inclito glovane , che gia sicure e belllssime prove 
ne diede d'alto e chlaro Intelletto, e che raunito di tutte 
le virtu proprle del poeta e del traduttore gia si accinse 
al difficile cimento. Meritano percio lode coloro che si fe- 
cero a tradnrre fedelmente in prosa si fatto genere di 
poemi. Dal quale divisamento un altro vantagglo talvolta 
ne derive, ed e che al grandi poetl, il cui ingegno diffi- 
cilmente piegasi all' improbo e materlale studio degli stra- 
nieri Idiomi , venne cosi presentato 11 modo dl rldurre in 
buoni versi quelle traduzioni , facendosi quasi loro proprlo 
il poema coll' esprlmerne nella loro propria lingua le bel- 
lezze , come esposte le avrebbe 11 poeta stesso scrivendo 
neir idioma del traduttore. Del che chlarlssiml esempi pre- 
sento r eta nostra, ne e d' uopo 11 qui i-ammentarli. 

Le Stagloni di Thomson sono scritte con uno stile dif- 
ficilissimo ad imitarsi in altra lingua, perche tutto spirante 



PARTE ITALIANA. ^65 

quelle bellezze clie proprle sono del solo Idioma e ritmo 
inglese, sommamente vario poi per elevatezza di concetti, 
per ingenuita di passioai, per ardimento e sublimita d' im- 
magini. 

II Thomson ( cosi di lui scrivea uno de' piu illustri snoi 
compatriotti , il critico Johnson ) e un uomo da cui vien 
iissata la natura con occhi che il Cielo non ha dato giam- 
mai se non ad un poeta. In leggendolo ti maravigli di non 
avere mai veduto cio che ti espone , di non aver mai pro- 
vato i sentimenti che ti comunica. Egli ti preseuta la na- 
tura in tutta la sua magniticenza : sia che la dlpiaga gra- 
ziosa o terribile, egU t' infiamma col suo entusiasmo, e 
la sua vasta immaginazione la tua propria ingrandisce. Ma 
egli e troppo dovizioso : il suo stile ha uno splendore che 
non sempre ci permette di distinguere i suoi pensieri , e 
sovente sa piu all' orecchio che all' intelletto soddisfare. " 
Le Stagioni di Thomson stabilirono quindi , siccome awisa 
il chiar. Andres (Origine d' ogni letteratura t. 2, p. i), un 
nuovo genere di poesia che si puo dire descrittiva e ser- 
virono di modello ai Francesi ed agli Alemanni nelle tante 
Stagioni da essi poeticamente descritte. Che pero ne il saggio 
che ne diede il cavaliere Toloraei colla sua versificazione 
della Primavera , ne le quattro Stagioni recate languida- 
damente in versi italiani da Michele Leoni , ne le versionl 
in verso sciolto di Carlo di Signi Principe di Caposele, ne 
quelle de' signori Contieri e Schizzati, ne i tentativi d' al- 
tri nostri riuscirono finora a darci una traduzione che alia 
fedelta dell'originale accoppii la bellezza del ritmo. Sembra 
pertanto che alia prosa meglio che al verso riserbato fosse 
il presentarci fedelmente le Stagioni del Thomson nella 
nostra lingua, la quale, siccome avvertimmo nel Proemio , 
per la pieghevolezza e natia sua Indole armoniosa e niu- 
sira anche quando non e poesia. 

Non possiamo quindi che applaudire al slg. Patrizio 
Muschi che versato si nell' inglese che nel nostro e suo 
proprio idioma ridusse in bella prosa italiana le Stagioni 
ed altri poemetti di Thomson. L' edizione ha il testo in- 
glese a fronte dell' itallano. 

Nella Prefazione il traduttore espone la vita di Thomson, 
e con assennate osservazioni discorre a mano a mano su 
tutte le opere di lui: da quindi ragione del suo lavoro, e 
fassi a discorrere particolarmente sulle Stagioni del poeta 



266 APPEND ICE 

inglese , accennandone i pregi e T immenslta del concepi- 
mento die tutto abbraccia Tuniverso, e T eta tiitte del- 
r uonio. Nella vita sono inserite le diverse epigrafi che ia 
onore del poeta iscritte furono a Kew nella casa e nel 
giardino di lui , e che il sig. Muschi ebbe dalla gentilezza 
del sig. Giacomo Yeeles di Londra. Ai poemetti precedono 
i versi scritti da Thomson ad Amanda , allora madaniigella 
Y. G, neir ofFfirle il primo esemplare delle sue Stagioni, e 
non mai prima d' ora pnliblicati. Vi sono premessi gli ar- 
gomenti pur in ambedue le lingue , ed in fine trovansi il 
fanioso Inno dello stesso Thomson a Dio , ed il funel)re 
encomio al poeta nelT ode afFettuosissima di Collins, forse 
non mai prima d'ora ridotta in italiano. L'edizione e in ol- 
tre corredata di opportune note storico-politiche e di storia 
naturale. Il sig. Muschi poi protesta che adoperatosi, quanto 
per lui si poteva, a reintegrare del tutto questi poemi , li 
tradusse a rigore sulla scorta delle loro piu moderne edi- 
zioni, e specialmente dell" ottima di Chiswick nel 1820, 
riunendo cio che trovavasi in alcune ed erasi nelle altre tra- 
lasciato ; ne di se stesso contento consulto nei piu diilicili 
passi i coltissimi signori Alessandro Brodie d'Edimburgo, 
Giacomo Yeeles ed il capitano Carlo Crooke , non che 
altri eruditi Inglesi. AH' edizione , gia per se stessa nitida 
ed elegante , aggiugne pregio un rame rappresentante le 
quattro Stagioni , idea e disegno di Anna Muschi nipote 
del traduttore , ed intaglio del sig. Marco Zignani , uno 
de' migliori alunni del celebre cav. Morghen. 



Lettere di Alessandro Tassoni , ora nella mag^or 
parte pubblicate per la prima volta da Bartolomeo 
Gamba. — Venezia , 1827 , dalla tipografia di 
Alvisopoli , di pag. ^5 , in 8.° 

Nuova testimonianza ci ofFre questo libretto dell' instan- 
cabile diligenza del sig. Gamba nel rifrugare gli scafFali 
delle librerie onde trarne qualche scritto inedito , che o 
pel nome illustre dell' autore , o per 1' importanza della 
materia meriti di vedere la pubblica luce. Per V uno e per 
r altro di questi due titoli riescir dee gradita ai letterati 
italiani la pubblicazione di queste epistole tratte da un co- 
dice Marciano, che sono al numero di venti, oltre tre 
altre e la replica ad una di esse, altre volte stampate , 



PARTE ITALIANA. 267 

giacche moltc cose vi si contengono rignardanti la stoiia 
letteraria di que' tempi , e 1' erndizione e la letteratura in 
generale. 

I Milanesi noii vedranno senza qualche interesse la let- 
tera diretta al nostro cardinale Federico Borromeo , nella 
quale il Tassoni ofFre in doiio una sua opera senza indi- 
carne il nome , scritta pero nella sua gioventu , ed enco- 
mia la biblioteca del cardinale gia annoverata tra le piii 
grandi e famose. In quella diretta a Gioseffo Fontanelli, 
non che in una diretta a Giainbdttista Milani, ed in altre 
a Costaiizo Tassoni e a Carlo Costa, ci senibra di vedere 
qualche traccia delle idee che Y autore nella mente rivol- 
geva , onde comporre il suo immortale poema della Secchta 
rapita. Avremmo pero desiderato che queste lettere prive 
non fossero di data di tempo e di luogo, benche scritte 
sembrino per la maggior parte da Roma ; e che non tanto 
avaro si fosse mostrato il Gamba di note rischiarative, 
che giovato avrebbono non poco alia illustrazione della 
storia letteraria di quella eta. 



Mazzo di fiori per la Biblioteca ilaliana colli nel- 
T apHle 1827, da Q. U. Pjgjni-Cesa, autoje dclle 
Considerazionl sovra il teatro t/rtgico italiano. — *- 
Venezia, 1827, tipografia di Alvisopoli, in 8.°, di 
pag. 93. 

Quest' operetta pno considerarsi come in due parti di- 
visa. Nella prima sono alcune Notizie intorno al libro del 
sig. Pagani-Cesa scritte non ben sapremmo da chi, ma se 
giudicar dovessimo dalla bellezza dello stile dettate proba- 
bilmente dall'autore del liliro, os^ia delle Considerazioni , del 
quale e opera la seconda parte. Essa prima parte tende a 
confutare le censure che l''Antolo£;ia di Firenze, ed il Nuovo 
Ilicoglitore di Milano con inudito ardimento pubblicarono 
contro di quelle Considerazioni, e ad un tempo vi si in- 
treccia con bel garbo non un mazzo , ma una corona ( di 
papaveri e tidipani) all' egregio autore. Nella seconda parte 
e il Mazzo che vien ofFerto alia Biblioteca Italiana. Cliiiin- 
que pero ben gustar voglia i soavi olezzl di que' bellissimi 
fiori, abbia cura di leggere o rileggere prima, e ben at- 
tentaniente, I'articolo inserito in questa medesima Biblio- 
teca, fascicolo dello scorso aprile, pag. i , e nel confronto 



268 APPF.NDICE 

avra forse dl die trastullarsi ; e fors' anche rldem della 
taccia che pazzamente ci vien data di romanticismo, Noi 
romantic! ! 



Tentatwo per Titardare V estmzione delV eloquenza in 
Italia , del professore Carlo Antonio Pezzi. — 
Milano , 1827, dai tipi di Francesco Sonzogno , 
qu. G. B., in I2.° di pag. 120. Lir. i. 5o austr. 

Nobile e coraggioso e il consiglio che detto al professor 
Pezzi il libretto qui aanuiiziato ; perche 1' eloquenza e si 
splendida dote alle nazioni , che il farsene loro conserva- 
tore quando ruina e nobilissimo ufficio, e molto coraggio 
e richiesto per soUevarsi nel mezzo di un popolo e dirgli : 
La tua eloquenza si viene di giorno in giorno spegnendo: 
i tuoi maestri, i tuoi scrittori non ne dan fiato: leggi 
queste mie pagine , ed abbile ad esempio dello scrivere 
eloquentemente. A persuaderci la prmia parte di queste 
parole non e bisogno di un lungo discorso: basta interro- 
gare la storia, e ci rispondera che la vera eloquenza non 
usci dalle scuole dei retori , ma surse nelle assemblee di 
Atene e di Roma, agitando i grandi interessi di quelle fa- 
mose nazioni : e quando que' grandi interessi cessarono , 
ed essa divenne retaggio dei retori che la vendevano , di 
nobile ed onoranda matrona ch' ella era , si fece somigliante 
a profumata sgualdrina , che sotto le vesti azzimate ed 
appariscenti , nasconde vituperevol persona. Questi retori 
ingannando la gioventu confusero 1' eloquenza coll' eleganza 
(quando non fecer di peggio); e questa falsa dottrina do- 
vette allignar facilmente in Italia, perche la nostra lingua 
piu forse di ogni altra in Europa e capace delle eleganze 
greche e latine , e la nostra condizione non ci lascio mai 
emulare nel resto i grandi esemplari a noi tramandati da 
quelle due nazioni. A ravvivar dunque la vera eloquenza, 
a strapparla dalle mani dei retori per darle quella dignita 
e quell' importanza che piu si possa ai di nostri, bisogna, 
non v' ha dubbio , inculcare alia gioventu che si dilunghi 
da ogni vano argomento , che fugga le troppo artificiate 
maniere , persuadendosi che la verace eloquenza non e 
mai dove non e passione , e la passione non si desta nel 
cuor di chi puo compor cicalate , ne si affratella mai collo 
scrivere lezioso de' pedanti. 



PARTE ITALIANA. 269 

Noi abblam detto clie I' eloquenza vuol passlone ; per- 
clie not! dair arbitrio di Orazio , ma si da natura e quel- 
r avviso : Se luoi di io pianga convien che prima pianga tu 
stesso : ma noa siamo d' accordo pienamente colT Autore 
del Tentative nell"" iiiterpretazione di questa verita. Che, 
se non erriamo , egli la viene estendendo a troppo larghi 
coiifini , e dove la passione e da considei'arsi come un 
elemento dell' eloquenza , egli quasi la scambia con essa 
lei , e fa di tutte e due una sola cosa. Ne in cio solo dis- 
sentiamo da lui , ma si in alcune altre parti , le quali sono 
una conseguenza di quella sua prima oplnione. Perocche 
ci sembra che egli trascorra troppo oltre nel disgiungere 
r eloquenza dall' arte rettorica. Vero e che Demostene pre- 
cedette ai trattati di Aristotele e di Longino ; e Cicerone 
visse innanzi a Quintlliano ■-, ma nondimeno questo celebre 
oratore del Lazio studio 1' arte dei retori , e ne scrisse 
egli stesso parecchi volumi , e mostro chiaramente di cre- 
dere , che se 1' eloquenza ha per proprio fondamento la 
passione , e vuole a soggetto i grandi interessi dei popoli , 
v' ha un' arte pero che qnella passione riduce dentro giusti 
confini, e c' insegna a moderarla per forma che non tra- 
scorra oltre i termini convenient! , o si trasfonda plii di 
leggier! nell' animo de' nostri simili per commoverli e tra- 
scinarli nella nostra sentenza. 

Questa cosa ci parve necessario di notare , perche al- 
cuni potrebbero facilmente pigliare da questo libro del 
sig. Pezzi un novello motive ad abbracciare quella dot- 
trina , diffusa oramai pur troppo fra noi , che i precetti 
d' ogni maniera sono vecchie invenzioni per inceppare lo 
slancio e i progress! di ogni nobile ingegno. Di tutto poi 
il restante del libro ci possono bastare ben poche parole ; 
perche verissima in generale e la.dottrina dell' Autore in 
quanto alia necessita di rlvolgers! a grandi argomenti quan- 
do si voglia riuscire eloquent! , ma rispetto alia pratica 
noi lodiamo dell' avere proposto se stesso, ed unicamente 
se stesso , a modello di questa rigenerata eloquenza a cui 
vorrebbe condurre 1' Italia. Probabilmente noi erriamo ; ma 
certo ne pare che que' suoi Saggi , non che eloquent! , non 
siano sempre ne bene ne correttamente scritti : e la no- 
stra letteratura sarebbe si povera , se non avesse almeno 
un centiaajo di pagine piii eloquent! di quelle del sig. Pezzi, 
che fjuasi ne pare ingiuria il solo pensarlo. Chiitderemo 



a^O APPENDIGE 

aJiinqne il nostro artlcolo ripetendo die nobile fii il con- 
siglio del signor Pczzl di gridare all' Italia , perclie noa 
lasci estinguer del uitto la sua bella eloqueuza , ed iitili 
sono ill graa parte gli avvisi ch' ei medito per tardare 
c£uesta grave jattura , ma troppo e il coraggio con cui si e 
abliaadonato alf impresa. Egli e vero pur troppo che molti 
confusero e confondoiio ancora T eleganza colF eloquenza ; 
e stipendiati a mantener viva la iiamma del sacro ingegno 
italiano , lo etFemminaroiio con una quasi crudele ignoranza; 
ma pure in tutti i secoli ( cominciando dal duecento ) ab- 
biamo avuto scrittori che sentirono fortemente lo strale 
delle patrie sventure , e gridarono con verace eloquenza 
contro le sanguinose discordie dei loro concittadini, e sfor- 
zaronsi di sperdere V ignoranza e le tenebre di quelle eta 
nelle quali ebber vissuto. Quest!' Wani veramente eloquenti 
non sono moltissimi , e vero , ma non sono neppure jk)- 
chissimi, e dove alcuno sapesse raccoglierli , corredarli di 
quelle notizie storiche le quali son necessarie alia gioventu 
per leggerli con buon prolitto , e sequestrarli una volta 
da quella scliiera di parolai , la quale ha spente gia tante 
liamme di begl' ingegni in un lago di sdolcinate eleganze, 
credianio die non sarebbe diflicile il ritardarc V estinzione 
dell' eloquenza in Italia. E quq^to sara fatto , speriamo , in 
gran parte dal ch. conte Leopardi nella Grestomazia ita- 
liana che sta pubblicando : ed allora torneremo con piii 
lungo discorso sopra questo argomento. 



Trattato di eclucazione gencrale adattato all uso di 
pabbliche leziuni da Vincenzo Eduardo Milve, gid 
profcssore di pedngogia nell I. R. Universitd di 
Vienna. Tradotto rial tedesco. — Milano , 1827, 
/. R. Stampeiia, Piezzo lit: 3. 25. 

La Fedagogia ossia 1' educazione della gioventii gia da 
gran tempo fu fatta soggetto della particolare lueditazione 
dei filosoli. Wa i precetti che vennero dettandosi su questa 
matei-ia, c^iando erano ristretti a particolari ordiui di per- 
sone , quaudo circoscritti a parti singolari o d' istruzione 
intellettuale o di lisica educazione, quando finalmente, sic- 
come la Ciropedia di Senofonte e 1" Emilio di Rousseau , 
conqiarvero sotto le forme della finzione e del romaazo. 
Era riserbitto ai uostri tempi, specialuieiite agli Alemaiiuigjl 



I'ARTE IT.VLIANA. 27 1 

raccogUere tutte qnante le cognizioul che emerscro intorno 
alia edncazione dell' uomo , congiungerle ia sistema dipen- 
dente da nii principio, e ravvisare questo prliicipio nella 
destinazione che riiomo ricevette su questa tei-ra dalla Di- 
vinita. L' nfficio della pedagogia egli e pertanto di esamiiiare 
ruomo in tutte le sue potenze lisiclie e d' indicare in quale 
miglior tnodo possano essere coltivate, e parimente di esanii- 
nare le facolta del suo intelletto e le disposizioni del suo 
cuore, e suggerire i mezzi onde siano meglio educate, af- 
finclie egli possa con questa triplice istituzione raggiungere 
quella meta , alia quale nelT ordine della creazioue venne 
dcstinato. In efFetto con questo disegno il sig. Rlilde traccio 
la sua opera; egli segui T ordine e la distrlbuzione delle ma- 
teria del corsi di filosoHa tedesca, ne assunse il linguaggio, e 
fu neir eseguirla sempre raccoglitore di buone doctrine, sa- 
gace osservatore nel discuterle , e chiaro ordinatore nel di- 
stribuirle. La traduzione in Italiano, avuto riguardo alia 
particolarita del linguaggio, il quale e tutto foggiato , e per 
necessita , su le forme convenzionali di espressione della 
filosofla tedesca , ci sembra giusta ed esatta. 11 prefato 
sig. Milde, a quel che si dice^ compose da prima un'opera 
in grande su questa materia , della quale ei fece poscia il 
presente compendio che dall'I. R. Aulica Commissione degli 
stud] venne assegnato per testo nelle scuole di pedagogia. 



Indlrizzo della gioventii nella strada della salute, del 
sacerdote Claiidio Arvisenet , autore del Memo- 
riale Vitae sacerdotalis. Traduzione sulla quartet 
edizione francese coll- aggiunta di un esercizio cri- 
stiano. — M llano , 1827, Societd tipografica del 
Classici ital. , in 8.°, di pag. 821. 

Sara sempre lode a que' dlrettori di spirito , che pon- 
gono ogni ingegno nel premunire il tenero cuore de' fan- 
ciuUi contra il fatale incanto delle passioni , e nel guidare 
a virtii i primi passi di loro mortale carriera. Per tal modo 
vanno essi pveparando alia patria ottimi cittadini , alia 
reljgione figli degnissimi del vangelo. Ma una tal lode sa- 
lira a piii alto grado, quando cjueste benefiche cure si 
svoigano non a viva voce soltanto , ma ben anco con 
iscritti fatti di pubblica ragione , iiei qiiali siasi afFrontato 



272 APPENDICE 

non lieve tlispendio , senza mire o speranza dl un in- 
teressato compenso. Animato da questi sentimenti e 1' edi- 
tore deir operetta die noi aniinnziamo. Egli si e pure 
studiato di preseiitarci una versione tale , die esprimendo 
in se la fedelta e la forza dell' originale , nulla lasciasse a 
desiderare quanto alia nitidezza ed al buon garbo del- 
r italiana favella. L' editore ha premesso un esercizio cri- 
stiano da lui composto , a maggior utile della gioventu , 
e in cui felicemente trasfonde lo zelo e la dolce insinua- 
zione per cui i' opera stessa e distinta. 



Intorno V antico marmo di C. Ciulio Ingenuo , disser- 
tazione epistolare del dott. Giovanni Labus. — Mi~ 
lano , 1827, tipografia Bonfanti, in 8.°, di pag. 60. 

L* antico marnio , ossia 1' iscrizione die non mutilata o 
sparuta leggesi sur un marmo trentino , e la seguente ; 
C . IVLIO 

Ingenvo 
G .1^ 
Trie . Leg. Ill . Ital 
Tib . Cl . Victor . YE 
Infanti . Benig 
Plvra . De , Se 
Merent 
La quistione cade sulla terza riga , cioe suir interpreta- 
zione die meglio si convenga a quelle lettere C . I f, qui- 
stione di non poco roomento per gli archeologi , giacdie 
in altre epigrafi ancora incontransi non rare volte quelle 
due iniziali. Molto si adoperarono per diciferarle il Doni , 
il Muratori , il Morcelli , il Donati , il Conte Giovanelli, 
lo StofFelia, il Borda ed altri. Ma T interpretazione lore 
non piacque al sig. Lalius , e non senza ragione , quanto 
ad alcuni di essi che in vece di un I. letto aveano un F. 
Egli pone giustamente per canone , essere d' uopo in si 
fatto genere di quistioni il mettere ad esame tntte quelle 
epigraii, die hanno qualclie analogia con quella di cui 
trattasi, e die per se stesse ofFrono una cliiara o non dif- 
ficile interpretazione : fassi quindi ad esaminare non po- 
che epigrafi, nelle quali occorrono le suddette aoniigUaati 



PARTE IT.iLIANA. 2'-'6 

sigle , e concliiude che siccome le sigle C. I. snonano in 
quelle pressoche ad evldenza Clarissiinus luvcnis o Claris- 
simo luven; , cosi esse suonare pur debbano nel manno di 
C. Giulio Sabino , e non gia Caj . Filio come volevaiio il 
Doni , il Muratori ed il Morcelli , non Cohoriis . I.*% come 
il Gresseri, non Cwi Ingenuo , come il Giovanelli , noa 
Caj . lulii, come lo Stoffella , non Colonia . lulia, come il 
Borda , ecc. E certamente usitate sono presso la classica 
latinita le formole Clarissimus Vir , Clarissima Femina, Cla- 
rissirnus puer, Clarissima Fuella ecc. ; e per sino quella di 
Clarissimus Adultus introdotta erasi nel secolo VI. E di 
fatto Clarissimo luvene gia anclie dal signor Mongez state 
erano lette le medesime sigle nel marrao di Flavio Se- 
condo ^ siccome pur avverte lo stesso sig. Labus. Di tutte 
le quali cose ci chiarisce il nostro aixheologo , e quindi 
avvisa doversi cosi leggere quell' epigrafe. 

Caio . IVLIO 

Ingenvo 

Clarissimo . Ivveni 

TRiBrjvo . LEG/oiv/s . Ill . Ital/c^ 

li^ERirs . ChAVDivs . Victor . V/i? . Egregivs 

InFANTI . BENIGiVO 

Plvra . De . Se 
Merent/ 
c crede potevsi da essa raccogliere u clie Cajo Ciulio In- 
genuo, chiarisslmo giovane dell' eta di circa vent'anni, fii 
mandato tribuno d' una legione a presidiare la Rezia, e che 
dimorando in Trento, quivi mori , non senza ottenere da 
Tiberio Ckiudio Vittore , uomo egregio , o vogliasi princi- 
pale della citta o magistrato cesareo , un perpetuo segno 
deir afFetto e della stima che si era meritato co' suoi co- 
stumi e colle benigne e soavi nianiere. " Egli e poi d'avviso 
che il marmo stato sia scolpito verso la meta del terzo se- 
colo , quando il clarissimato era divenuto assai frequente. 

Anche quest' opuscolo ridonda di quella non molto amena 
erudizione , della quale non vogliono o non possono far 
senZH gli antiquarj in questo genere di ricerche. Taluno 
de' leggitori chiedere anche potrebbe qual e raai I' incre- 
mento che da si fatta quistione ne otterra la storia o la 
classica letteratura ? Che che siasi di cio , noi esserne 

BibL Ital, T. XLVII. i3 



274 APPENDICE 

dovremmo grati al sig. Labus , perche coUa sua erndizione 
avrebbe aggiunta nuova luce per V interpretazione delle 
due sigle clie incontransi ne'manni, e suUe qnaU molio 
si e finora disputato. Se non che mossi siamo da qiial- 
che dubbio clie anche il signor Labus colpito non abbia 
nel segno , vedendo noi che secondo la sua spiegazione al 
Cajo Giulio verrebbe qui dato V attributo di Chiarissimo 
Giovane , e poco dopo quell' altro d' Infante Benigno ; cio 
che non sapremmo se in una sola e medesima epigrafe ed 
in tempi ne' quali non ancora decaduta era la buona la- 
tinita , possa si di leggieri ammettersi , o se anzi dirsi non 
debba afFettato, e contrario a quell' aurea semplicita ond* e 
costituito il bello di simil genere di stile. Concediamo bensi 
che infans, puer , adolescens, juvenis avuto abblano un uso 
indiotinto in una medesima scrittura, ma non saremmo 
per concedere si agevolmente che cio praticato siasi anche 
nelle epigrafi e ne' brevissimi componimenti. Certo e che 
o I'uno o r altro di quegli attriliuti dee dirsi ozioso. La 
dissertazione e indlritta al chiarissimo sig. D. Antonio 
Mazzetti , presidente del Tribunale civile di Milano. 



Biografia universale andca e moderna , ossia storia 
per alfabeto della vita puhblica e privata di tutte 
le persone che si distinsero per opere , azioni , ta- 
lenti , virtu e delltti , opera affatto nuova compilata 
in Francia da una societd di dotti, ed ora per la 
prima volta recata in itahano con aggiunte e cor- 
rezioni. Vol. XXXII , XXXI II. — Venezia, 1826-27, 
presso G. B. Missiaglia. 

Poco dlremo di questi due volumi, i quali contlnuano 
coUa meccanica traduzione dell' opera francese, poco o 
nulla vedendosi corretto od aggiunto dagl' italiani editori. 
Si direbbe persino , al vedere le prime cento pagine del ! 
volume XXXII , che questo fosse un dizionario storico pu- 
ramente francese , e non mai una biografia universale com- 
prendente gli uomini celebri di tutte le nazioni. Appena 1 
due o tre articoli vi si veggono riguardanti personaggi 
italiani, e facendosi nienzione di Giannantonio e di Ercole ' 
Ldli , pittore il primo, e anatomico illustre anziche pittore ' 
il seconJo, si e obbliato interamente Antonio Lclli , celebre ! 



PARTE ITALIANA. W^S 

poeta latino : cosi registrandosi a lungo la vita di S. Ca- 
inillo de Lellis , hanao i biografi interamente dimenticato il 
letterato Carlo de Lellis , autore di varie storie genealogiche. 
Norl vediamo ne pure clie ncordati siansi di Lena antico 
scrittore di rettorica ; ma dal Lemuel sono passati tosto al 
Lenaeus , vescovo di Upsal, che poteva anclie nominarsi 
Leneo , chiamato essendosi latinamente Lenaeus dal nome 
della patria ; e cosi pure dai Lenancourt si passa ben tosto 
al Ljenotre , senza por mente ad Antonio Lenone , celebre 
medico del secolo XV o XVI. Ma ne pure tra gli oltra- 
montani si e osservata dai biografi una scrupolosa esattezza, 
perclie ne sotto il nome di Lens , ne sotto quello di Lenz 
registrato vediamo Martino Lens, celebre pittore ed al tempo 
stesso dotto scrittore degli antichi costnmi. Molte iiiesattezze 
abbiamo pur trovate negli articoli che riguardano i Frances! 
stessi, e che furono malamente scrltti o tradotti. Strano 
per esempio e il vedere notato che il Lejay , editore della 
poliglotta , ottenne lettere di conferma di nohilta , il che lo 
creb consigliere net consigUo di stato e privato, qnalora in 
vece di c/ie non debba leggersi re ; il Lemasson , traduttore 
di Sallustio non puo dirsi, come e scritto a pag. 44, au- 
tore del libro della natura degli Dei di Cicerone, del quale 
pubblico la versione col testo a fronte ; il duca di Alsazia 
da ctti si vuole far discendere Leone IX , non era gia Etico, 
ma Eticone , come e scritto in tutti i documenli. Ma per 
non dilungarci in inutili osservazioni , ci arresteremo sol- 
tanto su r articolo di Leone X , nel quale ampiameate si 
scorge di quale utillta riuscita sareblje una particolare at- 
tenzione per parte degli editor! italiani. I^asciamo da parte 
che quell' articolo pecca di molte mende , perche V autore 
nella parte puramente storica meglio avrebbe fatto atte- 
nendosi al diligentissimo Roscoe , anziche al continuatore 
del Flcury ; lasciamo pure da parte Tosservazione che nella 
nota alia pag. 127 il eel. Presidente Henault e stato cam- 
biato nel Padre Henault ; ma non perdoneremo mai ad 
editori italiani 1' avere scambiato Angela Arcimholdo , che 
porto i cinque libri inediti di Tacito a Leon X, in Arcom- 
holdo ; Tibaldco in Tehaldo , Laura Battiferra in Laura Bal- 
tifua e Gaspara Stainpa in Gaspara Stampra , e ne meno 
sospettare si potrebbe che qucsti fossero errori di stampa 
perche tutti trovansi in una sola nota alia pag i33. Ci spiace 
, altresk di vedere che 1' accuratissimo sia. Gamba abliia 



2j6 APPENDICE 

detto pill conosciuto fra noi rimperatore Leone VI sotto il 
notne di Sapieiite die sotto quello di Fllosofo, i quali nomi 
toniano poi tutti ad uno , e cosi pure die egli abbia cr(j- 
duto pill importante il trattato dello stesso imperatore dello 
schierare in ordinanza gli eserciti, che non i frammenti in- 
torno alia tattica volgarizzati e publalicati in Firenze nel 
iSSa, i quali sono una cosa medesiraa coUo strategico no- 
tissimo di Leone. 

Infinite sono ancora le ommissloni, massime riguardo 
al nomi degl' illustri Italiani die occorrono nel vol. XXXill, 
col quale si giugne sino alle lettere LVI. Won troviamo 
tre celebri giureconsulti di Padova della famiglia Lio, ben 
conosciuti per le opere loro, e mentre vi si veggono registrati 
artisti di minor grido tra gli oltremontani , non troviamo 
ne sotto il nome di Leoni , ne sotto quello di Lioni ac- 
cennato Leon Leoni di Menagio , celebre ardiitetto scultore 
del secolo XV. Tra i Lippi notati troviamo Fra Filippo , 
Filippino suo figliuolo , Giacomo allievo del Caracci, e Lo- 
renzo autore del Malmandle racquistato, ma tre sole linee 
si riserlDano all' altro Lorenzo Lippi professore di belle 
lettere ; non si accenna ne pure ch' egli fosse nativo di 
Colle, e delle sue traduzioni dal greco non si nominano 
se non se quelle de'libri di Oppiano. Non leggiamo parimente 
in questa Biografia alfabetica il nome di G. B. Liviera , 
autore di varj scritti ed andie di alcune tragedie, ne 
quello di un Tito Livio , letterato del secolo XIV o XV, 
che si disputarono a vicenda i Ferraresi e i Friulani. Tro- 
viamo Liutherto re dei Longobardi , ma perdie non Lint- 
prando , assai piii celebre per le leggi da esso pubblicate , 
perche non Liiitprando , vescovo di Cremona , dottissimo 
nella lingua greca , buon poeta e adoperato in varie lega- 
zioni , che tra le altre opere ci lascio una relazione della 
sua ambasciata a Costantinopoli? Invano cercammo i nomi 
di Defendente Lodi autore di varj discorsi assai reputati , 
di Oldrado da Lodi, celebre giureconsulto, di Lodolfo da 
Novara che fa professore di teologia in Reims , e di Fran- 
cesco Lodovici, poeta rinomato del secolo XVI, mentre 
troviamo nienzione del solo cardinale LodovisL, die a stento 
puo tener seggio tra i letterati , e altrove i Lodo<,'isi tras- 
formati veggiamo in Ludovisi. E perche nominare Alberto 
JMlio , e tacere aftatto di Urbico Loliio , celebre tra gli 
storici? Cosi non vediamo tra i Lombardl se non che 



PARTE ITALIANA. 27- 

Alfonso scultore , e Girolaino illologo , ne s" Incontra men- 
xione alcuna di Bartolomeo e di quello die taiito fatico 
sopra Dante-, e tra cjuelli registrati sotto il nome di Loin- 
bardo , troviamo il maestro delle sentenze e uno scultore 
veneziano , ma non mai il eel. canonista Lombardo da 
Piacenza , die fa poi aiidie arcivescovo di Benevento. 
Convien credere die qnei biografi nemici sieno dei giure- 
consulti, perclie annoverano bensi Cassio e Flavio Longmi, 
ma non un celebre glureconsulto italiano di questo mede- 
simo nome. Alquanto ci ri.storano le belle aggiunte fatte dal 
Gamba intorno ai traduttori di Loiigino, di Longo , di Lii- 
crezio e di Luciano, ma non possiamo dissimulare ne'Ve- 
neti la nostra sorpresa , perche tra i Loredani nominati 
sieno i soli dogi Leonardo e Pietro e due poeti col nome 
di Gian Francesco , e non si faccia menzione di Bernar- 
dino uomo distinto neile lettere , e di Andrea die celebre 
si rendette pel suo magnifico museo. La seconda meta di 
questo volume e tutta occupata dai Luigi, e non vi son 
tutti ancora. Questi brevi cenni , come altri per noi fatti 
da prima , diretti non sono se non die a risvegliare 1' at- 
tenzione dei veneti editori , onde rendere sempre piu de- 
gna deir Italia la traduzione di un' opera tanto importante. 
PS. Riceviamo, mentre si stampa quest' articolo, due altri 
voluml della stessa opera , cioe il XXXIV e il XXXV die 
ci conducono sino alle lettere M A R. II primo di que' due 
volumi e occupato in parte della continuazione dei Luigi, 
e in questi ci amareggia il vedere die i compilatori pa- 
rigini sembrano a tutto potere solleciti di rinnovare al- 
cune triste memorie , spesso anche non ben accertate , 
le quali dovrebbero anzi in questi tempi esclndersi se 
non altro dalle opere piu coniuni , onde non riaprire fe- 
rite ancora recenti , e non rianimare lo spirito di partito 
ora felicemente assopito. — Alquanto pregevole trovato 
abbiamo V articolo concernente il valentissimo nostro pit- 
tore Bernardino Luino , nel quale tuttavia avremmo amato 
die i traduttori accennato avessero il suo qnculro in ta~ 
vola, anziche in legno , die porta la data del iSao. Nel 
successivo articolo del matematico Francesco Luino fa- 
remo osservare all'autore, ben istrutto delle cose mila- 
nesi , che non fu gia interamente allievo di quel matema- 
tico , ma scolare negli element! di matematica il chia- 
rissimo cav, Cc jam, ora primo a&tronomo delfosservatorio 



27B APPENDICE 

I. R. di Brera. — Siccome (11 sopra accennammo, tro- 
vato abbiamo cU fatto il re Longobardo sotto il nome 
dl Luitprando o Liutprnndo , beiiclie non si faccia nien- 
zione delle sue leggi , e cos'i pure il vescovo di Cre- 
mona di cui avevamo desiderate le notjzle. Per dire il 
vero, molte cose vediamo in cjuesti due volumi che non 
ci dispongono assai bene a favore dei traduttori, e ci in- 
ducono a raccomandare loro pel vantaggio della lor im- 
presa una maggiore diligenza. La dove si parla del libro 
de Natali Puero di Mniinondo Lidlo , non intendiamo bene 
la frase , che que! libro discorreva V incariiazione. Uu tra- 
duttoi-e italiano scrivere non doveva die il pittore Ma- 
crino d' Alba nato era in Alba presso Torino , ne parlando 
del celebre Scipione Mnffei doveva. lasciar correre la frase, 
ammissibile soltanto nella Francla , che quelle era 1' illustre 
autore della Merope italiand. Alia pag. 383 del vol. XXXIV 
niuno intendera certamente come il celebre Qiasone Maino 
da Pavia andb a Bologna per frequentare le lezioni d' Iinola ; 
conveniva almeno scrivere di Giovanni d' Imola , celebre 
giurecousulto di quella eta. Moltissimi errori di traduzione 
veggonsi nel solo articolo concernente la celebre signora 
di Maintenon: alcuno non intendera , per es. , clie dire vo- 
lesse il vescovo di Metz , parlando del suo ritorno dalla 
Martinica , con quelle parole : Signora non si riede si da 
lontano per poco niente (pag. 385 )i meglio era certamente 
lo scrivere in italiano, che, trovandosi tra le ospitaliere, 
quella donna vestiva con belle gonne , anziche con belle 
giubbe (387), e nella medesima pagina alcuno non appro- 
vera Tespressione , che essa era aha cento picche cd di sopra 
deW interesse. Alia pag. 389 non sappiamo che dire si vo- 
glla la direzione del servo abate Gobelin, che in tutto 1' ar- 
ticolo e nominato col massimo rispetto , ne be.ie inten- 
diamo alia pag. stessa il senso di quelle parole : la dire- 
zione della sua coscienza non era cosa da dispegnare. Non 
ci piace alia pag. 391 il vedere dal re di Francia asse- 
gnato un dono di cento mila franchi per le dragee , come 
nella seguente il vedere che in quella donna si risvelb I'am- 
bizione , e nella pag. 396 che varj impieghi importanti a/- 
fidati fiirono ad uoinini piii sdmabili che valenti , giacche se 
valenti non erano, d'uopo era almeno lo indicare il lato 
dal quale erano stimabili , e ci spiace parimente nel luogo 
medesimo V espressione , che 1' Europn ha suonato delle 



PARTE ITALIANA. 279 

qiiKrde de protestanti. — Come mai Marc' Antonio Conti, che 
per essere native di Mariaga nel Milanese cliiainavasi Majo- 
ragio , e che da prima era nominato Antonio Maria, avrelilje 
potuto discolparsi innanzi al senato di Milano dell' accasa 
datagli di eterodossia pel cambiamento fatto del nome , 
allegando che scrivere doveva nella lingua di una nazione 
che non aveva mai conosciuto it nome di Maria ? Qualora 
pure si fosse potuto dir questo del secolo di Augusto , non 
mancavano certamente a que' tempi le edizioni dei poeti 
cristiani, che di quel nome ridondavano , e meno poteva 
questo dirsi alia meta del secolo XVI. — All' articolo Ma- 
lagrida si nota che quel gesuita nacque a Mercaio nel 
Milanese : una terra di questo nome non ha mai esistito 
nel Milanese , e invece dee leggersi Menagio ■■ cosi pure 
neir articolo medesimo deesi leggere Maragnone dove si 
e scritto Maragnano , fiume del Brasile. Brutta e T espres- 
sione che leggesi snl principio della pag. 4.4.0 , che Pan- 
dolfo II Malatesta fece ogni sforzo per far hattere i Fioren- 
tini , che egli comandava , al fine di lastricarsi le strade alia 
tirannia. Non chiuderemo questo volume senza notare che 
non esiste nel milanese la terra di Vigin , nella quale nato 
si dice I'architetto Martino Longhi ^ ma invece dee leggersi 
Vigiii , dove egli, siccome in luogo feracissimo di marmi , 
csercito per qualche tempo 1' arte del tagliapietre ; e che 
il villaggio di Macagno donde Domenico Della Bella, ce- 
lebre lettex'ato del secolo XV , trasse il nome di Macanco, 
non fu mai nel Novarese , ma giace bensi all' estremita 
del lago Maggiore sul confine della Lombardia colla Svizzera, 
Dovrebbe pure correggersi nello stesso articolo in quello di 
Cola il nome di Colla Montana, milanese, pi'ecettore del 
Macaneo. Ma per 1' onore dell' Italia dee pure emendarsi 
un errore bibliografico corso nel detto articolo , asserendosi 
che le vite di Sesto Aurelio Vittore furono stampate per la 
prima volta in Torino nel i5o8 per cura del Macaneo 
suddetto. Queste vite erano gia state pubblicate, benche 
sotto il nome di Plinio il giovane senza data, ma nei buoni 
tempi del secolo XV, cioe dal 1470 al 1475^ sotto il nome 
di S'^'etonio ei-ano state stampate in Milano , pure senza 
data , ma certamente ncU' ultimo decennio del detto secolo 
per cui"a di Pietro Pusterla , e finalmente sotto il nome di 
Emilio Proho erano state riprodotte su la fine di quel se- 
colo iu Milano per opera di Pietro Cornero o Cornaro ; 



28o APPENDICE 

il merlto adiinque del Macanco ridurrebbesi tntto al plu 
air averle pubblicate sotto il nome di Sesto Aurelio Vit- 
tore e corredate di ottime note. Noii vediamo per quale 
cagione Maffeo Vegio di Lodi, illustre poeta latino del se- 
colo XV , sia registrato sotto il prenome di Maffeo , anzi- 
cbe sotto il cognome di Vegio : essendosi poi tessuto un 
copioso catalogo delle sue opere , si e ommessa una delle 
pill curiose che si e pubblicata appunto in Francia su la 
fine del secolo XV o al cominciare del seguente , cbe e la 
Disputazione poetica tra il sole , la luce e I' oro. In mezzo 
a tutte queste lagnanze ci riconcilia cogli editori una bella 
nota aggiunta alia pag. 464 e airarticolo Malebranche da 
un filosofo italiano , nella quale chiaramente si espongono 
in brevi parole i sistemi di Cartesio e del Malebranche stesso 
intorno all' unione dell' anima col corpo. 

Non facciamo che aprire il volume XXXV e nell' articolo 
di Malherhe ci si presentano tosto alcune cacologie: ]?. es. 
quella che il poeta non poteva rivenclicarsi dell'onore che gli 
faceva la regina Maria de' Medici ; quella che alia tavola di 
Desportes era stata mirdstrata la miiiestra ; quella che un 
buon poeta non era utile alio Stato piii che un bravo giuo- 
catore di birilli , ecc. Agll editori francesi, non mai al tra- 
duttore italiano, puo perdonarsi lo strano cambismento del 
nome di Oderico di Pordenone in quello di Oderico di Par- 
tenau, tanto piu da rimproverarsi ad uno scrittore veneto, 
quanto che nella seguente linea parlasi della Relazione del 
monaco italiano , che mai non sarebbesi con quel barbaro 
nome indicate in Italia. Strano e parimente il vedere il 
solo Benedetto della famiglia de' Mangiatori registrato in 
questa biografia, e non accennato ne pure che alia stessa 
famiglia apparteneva lo storico o il cronichista Pietro , no- 
minate in latino Petrus comestor. Non crediarao di dover 
progredire in queste osservazioni, lusingandoci che le poche 
cose da noi accennate riuscir possano seme di buon frutto 
per la continuazione di un' opera che , bene eseguita o al- 
meno in qualche parte corretta , potrebb' essere di grande 
ouore e giovamento all' Italia. 



PARTE ITALIANA. 28 f 

Vita di Alessandro Vittoria , scritta e pubblicata da 
Tommaso Temanza , ora riprodotta con note ed 
emendc. — Venezia , 1827, da Giuseppe Picotti , 
in 0° di pag. 96 , col ritratto del Vittoria. 

SeniLra fiiialinente che nell' alta Italia la foga delle 
poesie in occasione di nozze vada ogni di cedeudo a 
pill utlll e piu dnrevoli coniponimenti. Che appunto per 
1' indite nozze Gambara e Diedo venne i-iprodotta la vita 
die annunziamo dello scultore ed ardiitetto Vittoria , e 
corredata con illustrazioni , die dall' abate Gio. Antonio 
Mosdiini furono aU'editore T. E. Trois cortesemente con- 
cesse in dono. Benemerito fu dell' arti belle il Temanza , 
per le vite ch'ei pnbblico de' piu celebri architettl e scul- 
tori veneziani , e benemerito ancora dell' italiana lettera- 
tura , perdie tali vite scrisse con uno stile facile e chiaro. 

II Vittoria nacque in Trento circa 1' anno iSaS. Passato 
a Venezia ancor giovinetto fu amraesso all' accademia del 
Sansovino. Colla scorta di si gran maestro e dal proprio 
suo genio condotto diede ben tosto di se altissime spe- 
ranze. Venezia gia a que' giorni possedeva i piu preziosi 
frammenti dell' antichita , frutto delle sue conquiste in 
Oriente , e quando in Roma giacevano tuttora seppelliti i 
Laocoonti, ella gia mostrava pregiatissimi modelli di greca 
scultura. Col sussidio di tali e tanti modelli egli divenne 
eccellente nello scolpire in marmo , e piii ancora ne' lavori 
di stucco , servendosi di un suo mirabile composto , onde 
apparivano di marmo , ed alle ingiurie del tempo resiste- 
vano. Moltissime sono le opere che di lui mostransi in 
Venezia, e celebri tutte per singolari pregi. Ma alcune di 
esse non andarono esenti da tristi vicende, e non ne ando 
scevero egli stesso. La sua grande e lodatissima tavola fatta 
di stucdii nella Chiesa de' Frari pe' minori conventuali e 
rappresentante 1' Assunta con maestosa coraposizione di 
Angeli e di Santi venne, non sono molti anni , nianomessa 
dalla barbara balordaggine di qiie' frati , e cedere dovette 
il luogo ad una tavola dipinta del loro S. Giuseppe da 
Copertino. Egli poi poco curato vedevasi dal Tintoretto e 
da Paolo Veronese , e con grave suo rammarico ottenere 
non pote 1' opera cui caldamente ambiva del principal 
altare della nuova chiesa di S. Georgio maggiore , che fu 
allegata a Girolamo Campagna pur valente scultore. Ma 

\ 



282 AI'PENDICE 

qui opportunamente cosi ragiona il Temaiiza : Se tutte le 
opere fossero capitate alle mani del Vittoria , egU non avrebbe 
potuto a tutte supplire , se non trascnrando la diligenza e la 
perfezione : e poi che ne sarebbe stato degli altri artefici ? 
Pur troppo i graridi sono soliti di affezionarsi ad un solo, 
con grave pregiudizio delle arti ; perche spesse volte restano 
addietro i piii esperti, o alineno quelli che avrebbero con 
eguale perfezione arricchite di opere eccellenti le patrie loro. 
Sapientissimo avviso, che vorremmo altamente intuonato 
air oreccliio di que' graiuli die proteggere ed arriccViire 
non sanno se non quell' uno artefice, dalla cui adulazione 
veggonsl piix solleticati ! E da cio nasce che alcuni artefici 
tutte abboccano le opere e fannosi appaltatori aazi che 
maestri , mentre gli altri , che sono i piu , geinoiio nella 
miseria, troncata essendo per tal modo anche ogni via al- 
remulazione ed all' increineiito dell' arte. Ma se il Vittoria 
fu grande nella scultura e nella plastica, non lo fa ugual- 
jnente nell' architettura , la quale sotto di lui scapito non 
poco, scorretta e licenziosa specialmente negli ornati : di 
cio vien egli rimproverato dal suo biografo. 



Storia ecclesiastica del Cardinale Giuseppe Agostino 
Orsi , Accademico delict Crusca. — Venezia ^ 1822- 
1826, presso Giuseppe Battaggia ecc. ^ vol. 42 gr. 
in 1 6.°, con tavole. Prezzo d ogni volume in buona 
carta di Toscolano lire 3 italiane , in carta velina 
lire 4. 5o. 

Annunziamo con piacere questa bella ristampa condotta 
felicemente al suo termine , il cui ultimo volume conte- 
nente 1' Indice generale non ci e pervenuto che in questo 
anno, sebbene porti la data del 1826. II domenicano Ago- 
stino Orsi nieritossi con questa sua opera lo splendore 
della romana porpora. Essa poi e specialmente pregiabile 
per la purgatezza della lingua e per la copia dell' erudi- 
zione : fu pero tacciata ( e non senza ragione ) di troppa 
prolissita , di poca critica e di una tal quale adulazione , 
pe'quali difetti I'autore venne lepidamente motteggiato dal 
papa Lambertini. Precede la dedlca a Monsignor Pirker , 
gia Patriarca di Venezia; a questa segue I'elogio storico 
del Cardinale Orsi, quiadi la prefazione deirautoie, nella 



PARTE ITALIANA. :i83 

quale ei da i-agione del metodo da lui tenuto , ed ampia- 
mente discorrendo sulle difficolta e suL precetti della stoiia 
un dovizioso canipo ci offre dl sacra e di profaiia dottrina. 
Sareblje a iDi-ainaisi che a quest' edlzione tenesse pur die- 
tro la ristampa della continuazione die della medesima 
storia fu fatta dal Becchetti. 



Annali d Italia dal i^So , compilati da Antonio 
Cop PI. — Roma ^ 1827, dalla stamperia di F Hippo 
c Nicola De Romanis. Tomo ^° dal 1810 «Z 1819. 
La compilazione degli Anaali d' Italia intrapresa dal Coppi 
lia proceduto sin qui senza interruzione \ e solo adesso 
cgli ne avverte che gli avvenimenti dal 1820 \a poi es- 
sendo ti-oppo recenti, resta sospeso per qualche tempo il 
proseguimento delT opera sua. Noi siamo persuasi clie ad 
onta dei rimproveri fatti all' autore intorno alio stile e 
alia dizione , i suoi Annali passeranno alia posterita , e 
saranno consultati e letti con profitto , quando tante al- 
tre istorie dei medesimi fatti, assai lodate al primo loro 
apparire , cadute saranno nella diaienticanza e nel disprezzo, 
L' esattezza dell' ordine cronologico , T appoggio continue 
dei docuinenti e dei testi officiali , la seinplicita della nar- 
razione, la sobrieta delle riflessioni, 1' imparzialita e la niu- 
na presunzione dell' autore rendono pregevole quest' opera, 
e la fanno considerare qual fonte copiosa d' istorie filoso- 
fiche e politiche che si volessero scrivere intorno ai lue- 
desinii tempi. II decennio , di cui parlasi in questo quarto 
volume , non poteva esser fecondo di piii gi-andi e piii pro- 
digiosi avvenimenti. Quel potere di cui non si era veduto 
il piu gigantesco in Europa distrutto ed annientato piu 
velocemente di quello che si fosse formato; la pace e la 
tranquillita restituite a' governi e a' popoli die ie aveano 
perdute da molti anni i la religione augusta, contro di cui 
si eraiio mosse Ie armi piii formidabili , tornata alia pri- 
miera indipendenza ed all' antico splendore :, Ie tante no- 
vita create da una furiosa rivoluzioue , abolite per incanto 
e fatte impotenti a risorgere i tutto cio si e veduto acca- 
dere nel breve giro di questi dieci anni, e con tanta nia- 
raviglia che nel pensarvi si e tentato a dubitare della ve- 
rita , e a crederla favola o sogno , se noi stessi non ne 
fossimo stati testimonj. 



284 APPENDICE 

DelV acqiiedotto e delta fontana maggiore dl Perugia 
ornata dalle scultare di Niccola e Giovanni Pi- 
sani e di Arnolfo fiorcntino , ragionamcnto accade- 
mico con note , illustrazioni ed un appendice di 
documend inediti , detto ncl giorno 28 febbrajo del 
1827 nella letteraria adunanza tenuta per solenniz- 
zare il bramato ritorno delle pubbliche acque nella 
stessa cittd da Qio. Bauista Vermiglioli. — Pe- 
rugia , 1827, tipografia di Francesco Baduel , in 
4.*^, di pag. 66. 

I primi fasti dell' acquedotto perugino si ordiscono dal 
secolo XIII I, nel 1364 determinato erasi quel comuae di 
condurre in Perugia le acque del vicino monte Pacciano , 
e sebbene questo si facesse per vie malagevoli, s' imma- 
gino in appresso cosi bene il loro andauiento , che ammi- 
rato fu e proposto come modello d' istruzione degP idrosta- 
tlci dal celebre Cornelio Meyer ; non si ommisei-o quindi 
le piu severe leggi a rafFrenare la malignita di coloro, 
clie con devastazioni o con furti turbavano ed ari'estavano 
il corse delle pubbliclie acque. Di queste I'agiona a lungo 
r autore , con molta erudizione esponendo quelle che fatto 
erasi a questo proposito per guarentigia delle pubbliche 
fonti in Perugia, in altri luoghi e specialmente in Roma : 
parla quindi di altre fabbriche in Perugia erette , che at- 
testano il genio perpetuo di quel popolo per lo splendore 
delle arti ; parla degli ornamenti in diversi tempi appli- 
cati a questa fonte , detta da alcuni scrittori insigne , da 
altri inirabile ; parla delle storiche i-appresentanze aggiunte 
al prinio grande bacino in mezzo ai piu vaghi ornamenti 
architettonici , e parla delle diverse opere di idraulica , di 
architettura, di scultura , di statuaria e di fusoria, colle 
quali fu in diversi tempi quella fonte nobilissima arric- 
chita. Cosi 1' illustre antiquario viene a passo a passo ac- 
costandosi ai tempi nostri , e non ommette T ingrata me- 
moria che dopo la meta del secolo XVII , 1' acquedotto 
erasi quasi posto in dimenticanza, e le acque della fon- 
tana erano quasi interamente smarrite. Sursero giorni piu 
felici per T onore di Perugia e di quel celebre monumento, 
e lo zelo di que' cittadini di condurre le acque paccia- 
nensi all' antica loro sede , non si ristette mai nello spazio 
«legU iiltimi cinque lustri, e le nuove grandi opere costriiite 



PARTE ITALIANA. 285 

una nuova epoca prepararono , gloriosa per la patrla del- 
1' autore , per le arti e per le scienze idrostatiche , che e 
quella appunto che in una letteraria adunanza del passato 
febhrajo fu celebi-ata. 

Al ragionamento accademico del VermigUoli aggiunte veg- 
gonsi copiose note , ridondand tutte delia piu squisita eru- 
dizione, e assai preziose alcune, in quanto che contengono 
notizie importantissime per la storia delle arti italiane. 
Segue un' appendice di documenti inediti , che cominciano 
appunto dall'anno 1284 e giungono sine al ritorno delle 
acque alia fontana magglore nel 1 5 6 1 .* Mentre debb' es- 
sere questo ragionamento del VermigUoli accolto con grata 
ammirazione dai suoi patriotti , puo dirsi avere egli reso 
importante servigio anche agli amici delle arti italiane^ e 
nuovo splendore alle medesime puo aggiugnere 1' opera che 
si propone di pubblicare Silvcstro Massari in 80 tavole in- 
cise all' acquaforte in forma di 4.°, nelle quali si conter- 
ranno le sculture di Niccola e Giovanni da Pisa e di Ar~ 
nolfo fiorentino , che ornano la fontana maggiore di Peru- 
gia, col testo esplicativo dello stesso chiarissirao Vermi- 
gUoli , autore del ragionamento. 



SCIENZE ED ARTI. 

Thesaurus patrum floresque doctorum qui cum in Thco- 
lo^a turn in Philosophia olini clanierunt , hoc est 
Dicta , Sententioe et Exempla ex SS. Paljibus pro- 
badssimisque Scriptoribus collecta et per locos com- 
munes distributa , cura et opere plurimorum rebus 
sacris addictorum. — 3Iediolani, mdcccxxvii, apud 
A. F. Stella et filios. Si pubblica per fascicoli al 
prezzo di lire i austriaca , ossia cent. 87 italiane 
per ciascun fascicolo. In 8.° 

Nel quaderno dell' agosto 1826 di questo Giornale noi 
annunziando 1' ottavo tomo del Thesaurus Patrum , che in 
Parigi erasi pubblicato dal sacerdote A. B. Cailleau , inde- 
fesso e dottissimo missionario , accennammo T importanza 
di sifiatta opera , siccome quella che contenendo per ordine 
di materie i pensieri di tutti i Padri della Chiesa, ridon- 
dar non poiea che a grande vaiitaggio de' parroclii , dei 



286 ArPENDICE 

sacri orator! , de' teologi tntti , ai quail presenta una 
bella ed ampia messe , senza che costretti siano a svolgere 
le volumlnose edizioni di essi Padri. Questo Tesauro fu di 
fatto con grandissimi applausi accolto iii Francia noa solo 
dai dotti e virtuosi eccleslastici , ma ancora da tutte quelle 
coke persone che amano d' istruirsi nella vera sapienza. 
Ivi annuuziammo ancora che il celeberrirao autore fattosi 
necessarlamente nella compilazione della sua opera ad os- 
servare Tindole , direm quasi, di ciascun Padre, e di cia- 
scuno i particolari pregl , avea pure fatto una doviziosa e 
scelta coUezione di precetti relatiyi alia sacra eloquenza , 
e tali precetti avea con bell' ordine disposti nella seconda 
parte dell' introduzlone alia lettura degli stessi Santi Padri, 
contenendo la prima un compeudio della Storia ecclesia- 
stica ed il novero delle opere che composte furono in 
difesa di essa. E gia conceputo avevamo il desiderio che 
qualche benemerito nostro tipografo ne eseguisse un' accu- 
rata ristampa a vantaggio dell' Italia. 

Tale nostro desiderio vien ora soddisfatto da A. F. Sttjlla 
gia vantaggiosamente conosciuto per altre sue pregiabili 
edizioni. In fronte all' edizione leggesi il nome dell' ottimo 
e dottissimo nostro pastore, il sig. Cardinale Coute Gaisruck, 
che conoscendo i pregi dell' opera degnossi d'incoraggiarne 
per tal modo la ristampa : altro argomento , onde ci giova 
il credere che 1' edizione sara col massimo impegno contl- 
nuata ed al suo eslto felicemente condotta. 

« Quest' opera ( cos'i gli editorl annunzlarono nel loro 
manifesto) contlensi in sette grossi volumi in 8.°, ai quail 
ne precede vano due col tltolo Introduclio ad Sanctorum 
Fatrwn lectionem , qua eoruin tempora , i^ita , opera , ope- 
rurnque prcecipuce editiones , et concionandi modus , et prcedi- 
candi proicepta dcscrihuntur , che 11 sig al). Cailleau dlede 
per ultiml , e che nol pure , per seguire in questo ancora 
il suo esemplo, per ultiml daremo egualmente. Servono 
questl dl compimento al Tesoro suddetto , e colla descrl- 
zione della Vita e delle Opere de' Santi Padri ci danno 
la plu giudiziosa e succosa Storia della Chiesa , onde per 
essl ben si pub dire, che a chl e dedlcato alio studio delle 
cose sacre nulla puo rlmanere plii da desiderare in si 
grande importante argomento. " 

A comoJo pol delle persone meno fornlte dl fortuna 
vien essa pubblicata per fascicoli. Questi non saranno piu 



PARTE ITALIANA. 287 

di 55 in un col Tcsoro e coirintroduzione, e saranno tutti 
pubblicati entro il termine di due anni. 

Qnattro fascicoli ne furono sinora pubblicati. Essi dopo 
la dedica all' eminentissimo nostro Arcivescovo , ed 11 cata- 
logo de' sacri autori , dalle cui edizioni fu tratto il Tesoro, 
contengono i segueiiti articoli : Abiiegatio , Abstemii , Ahsti- 
nentia , Abusus vestium , Acceptio personarum , Accusatio , 
Acedia, Acquisido injusta , Adjutor , Adjutorium , Admonkio , 
Adolescentia, Adoptio, Adoratio, Adulatio, Adulteriwn , Advert- 
tus Domini secundus. 

Ci e poi debito d' aggiugnere che quest' edizione pa- 
reggia la parigina nella bellezza de' caratteri , e la supera 
nella qualita della carta , la quale e con colla , e quindi 
tale che gli studiosi praticar vi possono quelle postllle 
che lor piacesse di apporvi. Correttissiraa poi ci sembra 
la stampa ; nel che vuolsi lodato il sig. ab. D. Maurizio 
Francesco Benza professore nel Seminario di Cremona, 
die vi si a23plic6 con quel medesimo amore, col quale gia 
adoperato erasi nell' edizione del Thesaurus bibUcus del 
Merz , impressa in 4.° a Cremona nel 1824 dai Manini. 
E lode ancor piii gvande si dee all' egregio professore , 
perche nell'edizione clie annunziamo corredar voile ogni 
articolo colla definizione del soggetto di cui trattasi, traen- 
dola o da'Padri stessi o da altri celebri autori^ non volgar 
pregio di cui manca 1' edizione parigina , essendoche a 
ben condurre qualunque siasi discorso, conviene , a giudizio 
di Cicerone , ben deiinirne il soggetto , siccome avvisarono 
anche gli stessi editori. 

E posciache accennammo il Thesaurus biblicus del Merz, 
e pur qui d' uopo avvertire, che ad esso il Cailleau ri- 
manda non rare volte il leggitore negli articoli del sue The- 
saurus Patruin , e che percio queste due opere sono si 
strettamente fra loro connesse , che 1' una stare non po- 
trebbe senza dell'altra. Che pero se taluno degli associati 
a quest' ultima non fosse gia dell'altra provveduto, fame 
potrebbe Tacquisto o dalia ditta Stella, o dai suddetti ti- 
pografi Manini al prezzo di aust. lir. 9 , prezzo certamente 
moderato trattandosi di un'edizione in 4.° di ben 700 pa- 
ginc, e di non comune bellezza. Chiuderemo quindi col 
dire, e cio aflermiamo con tutta I'asseveranza , che queste 
due opere costituir possono il piii bel corredo di qualsi- 
voglia privata biblioteca ecclcsiastica o teologica. 



283 APPENDICE 

Apophthcgmata Patrum. — Feronce, 1826, ex typ.L'i- 
])aatea , di pag. 70 , ira 8.°, lir. i austr. II testo 
ebraico colla versione italiana. 

A buon diritto la nazione elirea pub sovra ognl altro 
popolo gloriarsi di avere esposti all' umana famiglia ot- 
timi precetti di morale condotta. II raggio stesso della di- 
vinita illiimlnava le menti de' sublimi di lei scrittori ;, e i 
figli degli Ebrei alle celesti cose addottrinati profondamente 
sentivano la dignita dell' uoino , e potevan percorrex-e il 
retto sentiero della vita , senza tenia di quei lubrici passi , 
dei quail gegnarono le loro morali istituzioni i piu riiio- 
mati filosofi delle genti. Per tal ragione , allorche 1' occhio 
ci vien gettato sopra qualche operetta ebrea, in cui si 
contengaao anticlie tradizioni , o antiche regole di vita e 
di costuini , non senza avidita ci rechiarao a meditarla. 
Ma quante fiate nasce in noi un dlsdegno tanto giusto, 
quanto inaspettato , all' avvederci clie quelle antiche pre- 
tese tradizioni non sono spesso clie rabblnlci sogni ^ ed al 
riflettere , come alle verita dei libri divini tutte caste e 
tutte sante si vadano frammischiando le arguzie farisaiche, 
e come le stesse divine inspirazioni con sensi contorti e 
capricciosi si sottopongano alle leggi del Talmud e della 
cabala ebrea ? 

Noi non intendiamo di avvolgere in slmili accuse I'opu- 
scolo, che qui viene annunziato; poiclie senza ambiguita 
vi si vede citato il sacro testo , e molta aggiustatezza ci 
vien fatto di rinvenire in non pochi di questi detti pro- 
verhiali , cui 1' opuscolo attribuisce ai maggiori della stirpe 
ebrea. Ma e pur vero altresi , che in altre non poche sen- 
tenze domina lo studiato enigma dei cabalisti, che altre 
son troppo minute e frivole per essere proposte ad eseiii- 
pio di vita. Ed e pur vero , che anche qui non oscura- 
mente s' insinua 1' opinione de' recenti rabbinl, della quale 
vorremmo solidi argomenti : che Mose abbia una doppia 
legge ricevuto da Dio i 1' una letterale , da promulgarsi al 
popolo , r altra uiistica ed arcana da tramandarsi a voce 
per ogni serie d' eta ai seniori d' Israele. 

Se abbiam creduto di non passare in silenzio queste 
mende deir originale i molto lueno giudiclieremo di trala- 
sciare ogni cenno snl traduttorc. Noi ottinia reputiamo quella 
versione , che , jiaentre riporta , come in una fedelissima 



I'ARTE ITALIANA. 289 

ininiagiae , i concetti e i modi tutti deirautore, sa pero 
Aestire questa immagine delle forme proprie di sua fa- 
vella , ill guisa che , per una dolce illnsione , sembri ai 
leggitori avere Y antor medesimo in questo idioma ragio- 
nato. Che si dira pertanto della presente versione, in cui 
tutte appajono le forme native delle liagne d' Oriente , 
tanto straniere air indole dell" italiana favella ' E con raag- 
gior diritto , die si dira dei solecismi , della mancanza di 
sintassi e di ortografia, non che del harbaro giro delle pa- 
role, die tanto spesso nella versione si offrono ? Ne col- 
r attenersi il traduttore ai termini da noi detti avrebbe 
violata la legge di fedelta. Poniamo ad esempio la sentenza 
del Perek quinto, com' egli si esprime, o della sezione quinta 
deir opiiscolo : Spacla viene al mondo per il strazziar la 
ragione , e per il pervertire la ragioiie , e quelli che danno 
sentenza nella legge contra la radojie. Come luai avrebbe 
incorsa la taccia d' infedele il traduttore , se giusta 1' espi;es- 
sione etimologica del testo ebraico , e secondo la forza di 
qualche parola rabbinica ivi inserita , siccome crediamo , 
avesse riportato cosi ; « La spada devastatrice viene nel 
mondo a cadere sopra T abnso , con cui si prostituisce e 
si perverte la ragione, e sopra colore, che immutando lo 
spirlto della legge sentenziano contro F equita ? » Molti 
Inoghi di simil uatura si potrebbero da noi arrecare , se 
non temessimo di teiier troppo a disagio su queste materie 
il legsitore. 



Raccolta di discorsi e ragionamenti filosofici tratd 
dalle migliori opere de classici oltiamontani e dal 
francese tradotti dal veiieto avvocato Qio. Battista 
De Fidali , e lisgiiardaiiti puramente oggetti non 
meno istrntdvi che ddettcvoli di inetnfisica , di jno- 
rale , di lomantica, di storia ecc. — Venezia, 1827, 
Carlo De Vldah editorc, Giuseppe Molinari tipogiafo, 
in 8.° Sono pubblicati 3 volumi, di circa pag- 160 
ciascuno. Lir. i. 74 ital. al voliune. Tutta la rac- 
colta sard compresa in 8 volumi. 

Chi non lodera il consiglio del sig. De Yidali ? Chi non 
dira essere impresa da onorarsene V autore , e da giovar- 
sene grandemente la patria , raccogliere in alcuni volumi 

Bibl. ItaL T. XL VII. 10 



UgO APPENDICE 

I piu lodati discorsi degli oratori stranierl , e pubblicarii 
in una buona versione ? E certo e grande il Ijisogno clie 
abbiamo di ridestare un' eloqneiiza non effeminata, ma vi- 
rile, non di parole soltanto, ma di pensien e di sentimend 
utili e generosi ; e il sig. De Vidali mostra di ben c'o- 
noscere qnali siano le verita che piu bisogna i-ipetere e 
propagare. Solo, al parer nostro, potrebbe desiderarsi nel 
suo volume una maggior diligenza nella scelta delle pa- 
role , e talvolta uno stile piu nobile , e piii di frequente 
un suono piu accurate ne' conginngimenti delle voci, e 
ne' periodi in generate. Ecco per eseiripio due luoghi nei 
quali sono manifestissime le mende da noi accennate: « Cre- 
" dere perche ci viene ordinate di farlo 5 cio che sembra 
" contrario ad ogni verita conosciuta , lo spirito orgo- 
" glioso si rivolta ad una tal proposizione. " Altrove : 

II Clie un vano declamatore armato di antitesi brillanti 
» niostri di volere strappare la mia stima ed ottenere a 
» viva forza la mia approvazione , e cio col gigantesco 
>' apparato de"" suoi pensieri , col fasto delle sue espres- 
» sioni , sento I'ignoranza ed il falso gusto che ammirano, 
>/ vanno in estesi , e profondono elogi. Quanto a me ecc. " 

* Prospetto statisdco delle Proviucie Venete , di An- 
tonio QuADRiy I. R. segretario presso VI. R. Go- 
verno di Venezia e membra ordinario del Veneto 
Ateneo. — Venezia^ 1826-1827, presso Francesco 
Aiidreola. Un volume di pctg. 276 in i6.°, con una 
carta del regno Lomhardo- Veneto , ed un atlante 
di 82 tavole sinottiche in 4.*^ Lir. 12. 18 ital. — 
In Milano si ven.de dal tipografo Rusconi in con- 
trada di S. Paolo, n° X177. 



Schiarimenti alia nieccanica ed idraulicq, del sig. pro- 
fessore Giuseppe Venturoli , destinati ad agevolare 

ai giovani lo studio di tale opera, di Giuseppe Oddi , 
professore nell Univcrsitcl romana. — Roma., 1826 

e 1827 , dalla stamperia di Giuseppe Mauri. Vol. 2 

in 8.°, con tavole. 

Sono Jjastanteniente noti al pubblico per la meritata 
loro riputazione gli Elementi di meccanica e W idrauUca del 



PARTE ITALIANA. 291 

ch. Ventuioli professore ua di a Bologna ed era in Roma. 
Non vi ha geometra che non tenga quest' opera in gran 
pi-egio : venue gia ella adottata per testo nelle primarie 
Universita d' Italia; e se ne sono ripetnte sinora quattro 
edizioni (*). Air ultima eseguita in Roma tra F anno scorso 
ed ii corrente sono stati aggiunti dal sig. Oddi, professore 
chiarissuuo di matematiche nelF Archiginnasio romano, due 
volnmi di opj)ortuni ed interessanti scliiarimenti di cui 
abbisogna quell" opera d'altronde pregevolissima ; schiari- 
rimenti provocati ed approvati dal medesimo Venturoli. II 
nome del professor Oddi era gia note per varie sue sti- 
mabili produzionl, e specialmente pel sue libro in 8." col 
titolo iVi Eleinenti del calcolo integrale e differenziale , stam- 
pato in Roma nel i8a5 dalla tipografia d' Ignazio Coronati. 
Questi element! di calcolo sublime furono destinati appunto 
alia piu facile intelligenza dell' opera sullodata del Ventu- 
roli i ma r Oddi ha crednto inoltre opportune di aggiun- 
gere all' opera stessa gli annunziati due volumi di scliia- 
rimenti per renderla sempre piii utile e comune alia gio- 
ventu studiosa delle scienze matematiche. Non pub negarsi 
di fatto che il testo del Venturoli e assai conciso , e che 
suppone conosciute molte cose, specialmente il calcolo in- 
tegrale e differenziale. Lascia percio libero il campo ai 
lettori di esercitarsi nella geometria anche piu sublime , 
e di agnzzare il loro ingegno nel calcolo. Ma non tutti i 
lettori sono da tanto : e ai meno esperti soccorre opportti- 
namente 1' opera del!' Oddi, che appianando loro le vie, e 
togliendo di mezzo ogni dubbio ed ogni difficolta , li mena 
piu agevolraente ad intender T opera preziosa del Venturoli. 



Breve csposizione di alciuil precetti sail arte delV eqid- 

tazione da proporsi alle donne , con sei tavole in 

rame. — Milario^ 1827, cot tipl di Felice Pvusconi , 

in 8.° di pag. i36. Lir. 3. 48 italiane. 

Molti anche tra gl' Italiani scritto avevano intorno al- 

r arte importantissima della equitazione , ma niuno , che 

ginnto sia a nostra notizla, occupato erasi nel paese 

nostro a raccogliere i precetti di quest' arte, che alle 

(*) Quest' opera e stata recentcmente tradotta iq inglese e 
pubblicata in Londra , ove si epiega in diverse [Tibbliche scuole. 



293 Al'P. PARTE ITALIANA. 

doniie SI potessero ragionevolmente proporre. Lodevole 
e dunque lo scopo deH'aatore, che a nobile donna intitola 
appunto questo suo libretto , in ciii tiitte ci sembrano raccolte 
le piu important! notizie tanto sii la natura e su 1' indole, 
su le bellezze e qualita fisiclie , e su le principali vauieta 
de' cavalH , quanto snl mode di acconciamente bardarli , 
di montare in sella e di scenderne , di conservare sovr'essi 
le opportune posizioni , di detenninarne e dii-igerne i di- 
versi movimenti , ed in fine su la cura che debb' aversene 
e sul nutrimento che loro nieglio conviensi. 

L' opuscolo e scritto con chiarezza e talvolta ancora 
con. amenita di stile: la lingua e bastantemente pura, ben- 
che in confronto delle altre nazioni e massiine dei Fran- 
ces! noi ci troviamo niancanti di voca]:)oli atti ad espri- 
mere tutte le diverse parti non solo del cavallo, nia aiiche 
quelle della sua bardatura, giacche giornalmente s*" introdu- 
cono in Francia neologisnii onde nieglio indicare ben anclie 
i capricci della moda. Pericoloso sarelibe certamente il voler 
tradurre nel lingi.aggio nostro alcnni di que' vocaboli , e 
civiindi non intendiamo perche F autore adottato abbia nel 
cap. XIX F espressione di alcune difcse hlandi e mezzi per 
correggerle , mentre in quel capo non si ragiona se non clie 
di qualche insolito moviuiento del cavallo, che sebbene 
iunocente in se stesso, tende pero ad impedire F azione del 
niorso o ad oiFendere chi cavalca. Lo scrittore italiano 
avreblje potiito dare tutt' altro nome al colpo di testa, alF//i- 
cappucciainento , al vizio di tirare alia niano , alia collera , 
alFabitadine di coricarsi neW acqua , ecc. Ne crediamo tanto 
povera la lingua nostra, clie si dovesse in tutto il libro 
adoperare la voce francesissima di fouet. 

Degna tuttavia di molta lode troviamo quest' operetta , 
scritta con miglior divisamento che non la maggior parte 
dei Manuali che si pubblicano in Francia:; ed aggingneremo 
a lode della medesima, che oltre ad essere diligentemente 
stampata in buona carta e buoni caratteri, va altresi adorna 
di sei lavole in rame , disegnate dal vero e intagliate da 
abile incisore. 

Introduzlone alia geografia ad iiso delle scuole ele~ 
inentari niaggiori del j'egno Lumbal do- Veneto. Parte 
seconda die coiitiene la descrizionc degli Stati ester'i. 
■ — Milano , 1827, /. R. Stamp eria , iu 8.°, di 
pag. 468. Libro di testo. 



293 

V A R I E T A. 



LETTERATURA. 



u, 



n giornale di Parigi , meritamente accreditato per la 
ginstezza de' suoi gludizj sulle opere di bella letteratura , 
annunzia il Sergianni Caracciolo del P. G. B. Decristoforis , 
il Giddo della Torre del Conte G. B. Carrara Spinelli , e 
la Marianne del sig. Calvi. II giornalista trova nel Sergianni 
personaggi iiisigniiicanti e LafFoneschi , scene senza inte- 
resse , e uno stile e un verseggiare prosaico, e si mera- 
viglia die un giornale italiano abbia proposto qnesto com- 
ponimento come prova del talento drammatico dell' autore. 
Al conte Carrara Spinelli rimprovera di avere alterato un 
fatto generalmente conosciuto da' suoi compatriotti, d' a- 
vere introdotto incident! e clrcostauze manifestamente op- 
poste alle tradizioni popolari. In quanto al sig. Calvi af- 
ferraa aver esso glustificata 1' opinione del Lessing, die a 
volere esser poeta non basta esser pittore. Tutti qnesti 
giudizj s' accordano pienamente con quelli die ne aveva 
gia dati la Biljlioteca Italiana, e una tal concordanza di 
opinioni puo far conoscere die le parole del nostro gior- 
nale non furono dettate da personale anlmosita. 



STORIA NATURAL E. 

Pubblicazione de' laiori clei jSaturalisd austriaci spediti. al 
Brasile. — L' Iniperatore d'Austria lia ordinato clie ^engano 
pubblicati tutti gli oggetti rari di storia naturale die rac- 
colti furono al Brasile dai Naturalisti austriaci. I! dottore 
Pohl , uno de' viaggiatori , comincera dalla botanlca. Egli 
descrivera tutte le piante , deile quali non si e fatta finor 
menzione nelle opere die trattano delle piante del Bra- 
sile, di niodo che quest' edizione potra servire di com- 
pimento alle opere di Saint-Hilaire , Spix e Martins. L' o- 
pera uscira per fascicoli col titolo di Plantarum BrasilioR 
Icones et Descriptiones hactenus ineditcK. Ogni fascicolo avra 
9 a 10 fogli con a5 tavole. Quattro fascicoli formei-anno nn 



294 V A R I E T A. . 

volume: ognl voltime in f.° p.° con incisionl in nero costerk 
fior. 6; in f.° gr. carta velina ed incisioni a colori, fior. 3o. 
(^AUgemeines Repertorium , et Bui. Univ.) 



Intorno ad una specie dl Procellaria osservata nel- 

V Ellesponto , nellct Propontide e nel Bosforo Tracio. 
LeUcra al sig. cav. Carlo Di Schreibers , dottore di 
Tnedlcina , I. JR. Consigliere di Governo e Direttore 
dell I. R. Qahinetto di Storia natarale di S. MI. 

V Jmperatore. 

Alessandria, 20 aprile 1827. 

Spero ch' ella avra rlcevuto da Bnjulidere (*), ove mi 
trovava lo scorso giugno, tre esemplari di una nnova 
specie di Procellaria ch' io credetti meritare 1" attenzione 
di lei , e che mi presi il pensiero di spedirle col mezzo 
della dlrezione postale dell' I. R. Internnnciatura di Co- 
stantinopoli. Le loro pelli erano accomodate alia meglio, 
perche si conservassei'o , e le accompagnai con una lettera 
scritta in fretta, coUa quale le prometteva qnalche noti- 
zia piii clrcostanziata tosto che mi fossi trovato plii cjuieto 
ed in sitnazione di poter consacrare qualche ora agli studj 
natnrali. Ma le incessanti mie. occnpazioni non mi per- 
misero prima d' ora di sdebitarmi verso di lei della mia 
promessa , e se lo fo oggi , e con grande stenio , e rubac - 
chiando a riprese de' momenti interrotti alle giornaliere 
occnpazioni di ufficio. Le diro dunque piii brevemente che 
posso quel poco che mi venne fatto di raccogliere intorno 
a questa Procellaria , e come mi nacque il pensiero di 
occuparmene. 

Entrando nel canale dell' Ellesponto dopo esser partito 
dair isola di Tenedos^ notai alcune torme di uccelli acqua- 
tici nerastri sul dorso e bianchi sotto il ventre, i quali 
volavano aflpaccendati radendo le onde del mare , descri- 
vendo una linea retta e voltando indietro quando erano 
a una certa distanza dai Dardanelli. 



(l) Villaggio sul Bosforo tracio a circa 20 miglia da Costan- 
tinopoli , dove gli Ambasciadori delle Potenze estere pasaano 
TJlleggiando nella bella stagione. 



V A R I E T a'. 295 

In tntt'i mlei viaggi preceJenti di mare e nell'Oceano, 
e nel Baltico , e nel golfo Botiiico , e nel Mediterraneo , 
e neir Adriatico, come neppnre fra le isole dell' Arci- 
pelago non mi accadde mai di osservare siffatta specie 
di uccelli ; quindi la mia curiosita li tenne di vista e mi 
proposi di occnparmene tosto che 1' occasione mi si pre- 
sentasse opportuna, 

Viaggio facendo nella Propoatide fino a Costantinopoli , 
e di la Inngo il Bosforo tracio fino all' imboccatnra del mar 
Nero riscontrai sempre gli stessi uccelli che volavano senza 
mai posarsi sulF onde ; e come , direi quasi , che fossero 
pagati a giornata per volare , volare , e non far che volare. 

Noleggiai a Bnjukdere una leggiera barchetta con un re- 
raigatore musulmano ; presi con me il mio fucile , ed at- 
traversando il canale mi accostai a 3oo passi della spiag- 
gia dell' Asia dove le tonne di cotesti uccelli sfilavano piii 
frequenti , e quando mi passavano a un tiro discrete spa- 
rava il mio colpo. E siccome le torme erano or di So, or 
di ICO ed or di 200, credetti di fame flagello. Ma presto 
mi accorsi dell' inganno. lo tirava in mezzo a loro, ed essi 
se ne andavano per lo piii illesi ed indifierenti, come 
se nulla fosse, e quasi pigliavano scherzo di me con una 
voltata d'ala fatta con somma dlsinvoltura. Ne colsi cinque 
o sei dove credetti di coglierne clnquanta o sessanta, e 
quei pochi anche feriti solamente , slcche mi fu d' uopo 
di molta fatlca per coglierli , giacche si tufano con grande 
agilita e reggono sotto acqua per lungo tratto. Qualche 
volta ebbi mestieri di replicare uno o due colpi vanamente 
contro di essi cosi posati com' erano e feriti suUa super- 
ficie , quantunque io non sia poi cacclatore alFatto ine- 
sperto. II fatto sta che sono vestiti di penne assai fitte, come 
sono in generale tntti gli uccelli acquatici, e che portano 
il colpo con grande disinvoltura. Di rado fra tutti quelli 
che uccisi di poi mi riusci di spegnerli sul colpo. 

Confrontando questi uccelli colle descrizioni registrate 
da Temmink (i), trovai che quella sola che poteva appli- 
carsi agl' individni da me esaminati era la descrizione del 
Petrel obsciir, (^ProceUaria ohscura. Gmel.)ima siasi che fosse 



(1) Vedi Manuel (T OrnUiiologle ou Tableau systemacique des 
oiseaux qui sc irouveat en Europe etc. II.' ijariie , pas;. 808 et 8cy. 



296 V A R I E T a'. 

esegnlta sopra nn indivlclno iinpagliato e clie 11011 con- 
servava visiblli tiitt'i caratteri esterni, siasi per qnakuiqne 
altro motive d' iiiesattezza, trovai bastevoli fondamenti per 
convincenni die la Frocellaria da me esaminata non era 
stata veduta e descritta da qneiP autore. 

In fatti la nostra Frocellaria non ha il becco di un bruno 
nerastro, nia piuttosto verdastro. II tarso e le dita non 
sono di nn bruno rossiccio , ne le membrane sono gialle. 
II colore in essa douiinante e il bianco, ed un carattere 
ben distintivo di tutti gF individui si e che la parte di 
fuori del tarso e del dito esterno e strisciata di nero , e 
strisciate di nero sono parimeiite le dita tutte al di sotto 
del piede non che la membrana , mentre si gli uni che 
V altra sono di color bianco snperiormente. 

Neppure i costami della Frocellaria obscura combinaiio 
punto con quelli della nostra. Non si puo dire delle 110- 
stre che non si facciano vtdere che la notie e nei soli 
crepuscoli ; ne che escano dai loro buchi quando il mare 
€ burrascoso. lo ho vednte le procellarie della Propon- 
tide in -pien meriggio come sul tramontar del sole , e 
in plena calma come in mare tempestoso seguitare senza 
requie il loro mestiere di volare e in sn e in giu , e in- 
nanzi e indietro senza che raai si riposino : volo instan- 
cabile e senza requie clie loro procure il nome bizzarro 
di anime dannate dagli Europei e specialmente dai Greci, 
quasi ricordando le pene di Sisifo condannato a rivolgere 
senza tregua la ruota. I Turchi le chiamano Yelkouan, 
uccelli del vento. 

Come ho detto piii sopra questi uccelli non s' incon- 
trano panto nelle isole dell' Arcipelago e noa si cominciano 
a vedere che ne' paragi tra 1' isola di Tenedos e le coste 
deir Asia minore , e piii frequenti sono di mano in mano 
che si entra nell' imboccatura dell' EUesponto. 

I pescatori e qualche cacciatore mi assicurarono che 
fanno il loro nido a migliaja negli scogli vicino all' isole 
de' Principi e particolarinente a quella detta Oxeia. Qual- 
cuno mi ha narrate d'averne veduto anche ne' canneti al- 
Fimboccatura de" fiumi che metteno foce nel mar Nero 
dalla parte europea. 

Che questi uccelli si cibino di pesci non e da dubitarsi 
e pel mode agile col quale si tufano sotto 1' acqua nuo- 
tando cost immersi a grande distanza, ed ancora pel tanfo 



V A I? I E T A . 297 

e piizzor cli pesce delle loio carni che le rende inipos- 
sibili a iiiangiarsl ; ma nontliixieno non ho potato mai 
scorgere vestigio di pesce ne' loro intestinl, ne per entro 
al loro veiitricolo , quantiinqne aperti ed esamlnati suhito 
appena colli. Non vi ho trovato che una gelatina o una 
specie di glutine con resti indicant! vermi di mare e 
raolliischi ch'essi pigliano a fior d''acqua, dandovi di becco 
con una desterita singolare e senza punto rallentare ne 
divergere il lor volo. 

lo non conosco alcuna buona figura di questa Procella- 
ria , ne so persuadermi che ve ne sia alcun individuo nelle 
raccolte d' Europa a me note. L' individuo esaminato da 
Temmink nella raccolta del marchese Farlotti di Baroi 
a Torino non poteva essere della stessk specie , giacche 
quello era stato preso nelle alpi del Piemonte , e la descri- 
zione non comliina. 

Per empire dunque la lacuna che rispetto a questa 
specie si trova nell" opera di Temmink io vi aggiugnerei 
I'articolo seguente : 

i< Procellavia Yelkouan (sive Pr. Propo?iticlis , sive Proc. 
Bysantina ? ) nob. 

» Sommet de la tete , da cou , de toixt le corps , des 
» ailes et de la queue d'une couleur brunatre paroissant 
>i veloute, moins fonce sur le cou que sur le dos. Toutes 
" le parties inferieures de la tete, du cou, du corps, des 
il ailes et de la queue d'un blanc pur. Bee d'un brun 
» verdatre j mandibule inferieure avec una espece de fou- 
» reau blanchatre qui la couvre de la base jusqu'a 3 ou 
ti 4 lignes de I'extremite ; narines ovales un peit promi- 
}t nentes , bien distinctes. Jambes , membrane et doigts 
» blancs en dessus ; liseres de noir exterieurement et en 
» dessous. Grosseur d'un pigeon casanier, longueur de 10 
>i pouces ; longueur des ailes etendues un pied, 8 pouces. 

» Habile le long de TEllespont de la Propontide , du 
" Bosphore et de la mer Noire. Vole sans cesse. On la 
" voit rarement en repos. 

» Nourriture des vers , des moUusques. 

i> Propagation sur les isles des Princes vis-a-vis Constan- 
" tinople et dans la mer Noire. " 

Soitometto queste poclie osservazioni alia di lei sagacita 
e gentilezza , e se le sembrano fondate , se la oiia Procel- 
laria non fa conosciuta prima ed esattameute descritta , se 



298 V A R J E T a'. 

non v' erano Indivldul di questa specie nella stupenda rac- 
colta di S. M. r imperatore , alia quale ella ha V oiiore di 
presedere , noa avro perdiito 1' opera e il tempo . e mi 
trovero abbastaaza ricompeasato della mia fatica colla di 
lei approvazioae. 

La prego , sig. Direttore, di accogliere le asslcurazioai 
della mia distinta stinia, colla quale ho 1' onore di pro- 
testarmi. 

Di V. S. illustr. 

Dei)Qtiss° ohhlig.° servit. G. Aceebi. 



EPIGRAFIA. 
Epigrafe Stratonicea. — II sig. Girolamo Aniati, nome 
chiarissimo tra'gli antiquarj de''giorni nostri, lia letto nella 
pontificia Accademia romana di arcbeologia un discorso 
intorno alia grande iscrizione di Stratonicea, ossia alT editto 
degl' imperatori Diocleziano e Massimiano contra gP incet- 
tatori ed i nionopolisti , fatto intero per la prima volta , 
e preparato a piena illustrazione dal signor Luigi Vesco- 
vali. Quest' importantissima iscrizione fu scoperta nella citta 
di Aix, le anticlie Aquae Sextiae in Provenza , dal sud- 
detto signor Vescovali, coltissimo giovane , hime crescente 
alio splendore di Roiiia sua patria e della scienza ar- 
cheologica. Visitando egli un palazzo di quella citta s'av- 
vide di un gran marmo tutto da minute e difFicilissime 
lettere intagliato. Era cola tradizione che tal marmo pro- 
venuto fosse dall' Egitto, ed aggiugnevasi che gia stato 
erane trasmesso all' Accademia di Parigi un calco alF in- 
chiostro in gran carta. II valoroso giovane t.rattane una 
diligentissima copia e fattosi a studiarla , ben tosto s' av- 
vide (( essere quel marmo un principal pezzo di duplicato 
dell' editto imperiale su"" prezzi de' grani e di altre derrate, 
che nuovamente scoperto fra le rovine di Stratonicea della 
Caria dal dotto inglese sig. Bankes , rendevasi noto a po- 
chissimi , per una o due copie della tavola litograiica 
venutene in Italia , e cadute fra mani non propizie agli 
intelligenti: " rilevo inoltre contenersi nello stesso mar- 
mo r intitolazione degli Augusti, preziosissiina per le date 
cronologiche , che nello stratonicese totalmente mancava. 
E gia il sig. cav. Borghesi , sovra ogn*' altro in questa 
specie di stuilj esimio e profondo, avendo nella doviziosa 



V A R I E T A . 299 

I. R. Biblioteca numismatica ed aicheologica della citta 
nostra vednto quel singolare editto in una delle copie 
trattene dal sig. Banlces ;, giudicato avea appartener esso 
a' tempi di Diocleziano. Passato poi il sig. Vescovali a 
Lotidra , ed avend' ivi consultati i filologi e gli antiquarj 
piu celebri , e posto ad esame uno de' primitivi esemplari 
deir epigrafe stratonicese , cioe il famoso codice Harlejano, 
venne nella piena persuasione, essere il niarmo acquisestino 
il solo mnnito della cronologica intitolazione e dei sussidj 
opportuni al riiiteramento dell' editto. Ne trasmise quindi 
nel I 8^4 im' esatissima delineazione all' Accademia rotnana, 
aggiugneridovi i confronti che fatti ne avea in Londra , e 
che giovar poteano ad illnstrarla. 

Comunicata la sola intitolazione dell' acquisestina epigrafe 
al signor cav. Borghesi perche di mutila ch' era la rendesse 
intera , il perspicace archeologo rescrisse che il moiinmento 
apparteneva all' anno 3oo od al piii al susseguente di nostra 
salnte , essendo consoli per la terza volta Cosianzo e Galerio, 
ed essere « qnesto 1' (fnico esemplare a liii noto de' titoli 
a disteso degl' imperatori Diocleziano e Massimiano, e de- 
gli acceniiati due Cesari, col novero delle salutazioni im- 
periali , e co' nomi delle nazioni e •delle vittorie per essi 
conseguite i e di piii con la singolarissima noviia d'ap- 
porre il numero di quante volte la nazione era stata vinta ». 
Intanto il Vescovali fra il giubbilo de' dotti suoi con- 
cittadini ritornato in patria co' disegni d' ambidue i mar- 
mi, fece si clie tutte si rivoigessero le menti de'Romani 
archeologi al rinteramento dell' editto. Grandissime diffi- 
colta erano a superarsi^ comeche qualche temerario e pro- 
sontuoso gia divolgata ne avesse una divinazione stra- 
vagante e contraria ad ogni convenevolezza. Finalmente 
merce de' ripetuti lavori dello stesso signor Vescovali , 
della scrupolosa comparazione da lui eseguita tra i due 
marmi, e del calcolo, quasi direbbesi, matematico ch' ei 
fece di quante lettere capir doveano precisamente in ogni 
lacuna, riesci a que' dotti archeologi di ottenere una bella 
e plausibile restituzione dell' insigne documento. E gran- 
dissiuio certamente chiamarsi dee il pregio di un editto 
imperiaje romano , il primo die a' di nostri pervenuto 
sia intero , e quale appunto da Diocleziano e da' suoi 
colleghi emanato , rimanev'a in due grandi citta esposto. 
Che perb noi crediamo di far cosa a' leggitori gratissima, 



3oO V A R I K T a'. 

col qui i-ifei-irne dne brani quasi per saggio e dello stile 
tli quel testo imperatorio , e del modo con cul da' romani 
arclieologi fti alia sua lezione I'estituito, avvertendo die 
col carattere pendente o corsivo distlnti sono i lore sup- 
plimenti : e cio noi facciamo tanto piu di buon animo, 
quanto che gli stessi illnstri arclieologi col lor favellare 
palesano il desiderio che divolgata venga tale loro restitu- 
zione, onde gli altri arclieologi d' Europa giudichino se 
qnel testo imperatorio si potesse per avventura e meglio 
sanare e piii perfettamente compire. 

DD . NN . IMPERATOR . CAESAR . C . AVREL . 
VAL . DIOCLETIANVS .P.P. INV . AVG . PONT . 
MAX . GERM . MAX . VI . SARM . MAX . IIII . PER- 
SIC . MAX . 11 . BRITT . MAX . ARMEN . MAX . 
MEDIC . MAX . ADIABENIC . MAX . TRIB . V . 
XVIII . COSS . VII . IMT . XVIII .P.P. PROCOSS , 

ET . IMP . CAES . M . AVREL * VAL . MAXIMI- 
AKVS . P . F . INV . AVG . PONT . MAX . GERM . MAX . 
V . SARM . MAX . IIII . PERSIC . MAX . II . BRITT . 
MAX . ARMENIC . MAX . MEDIC . MAX . ADIA- 
BEN . MAX . TRIH . P . XVII . COSS . VI . IMP . 
XVII .P.P. PROCOSS . 

ET . ELA . VAL . CONSTANTIVS . GERM . 
MAX . II . SARM . MAX . II . PERSIC . MAX . II . 
BRITT . MAX . SARM . MAX . ARMENIC . 
MAX . MEDIC . MAX . ADIACEN . MAX . TRIB . 
P . Villi . COSS . Ill . NOBIL . CAES . 

ET . C . VAL . MAXIMIANVS . GERM . BlAX . 11 . 
SARM . MAX . II . PERSIC . MAX . // . BRITT . MAX . 
ARMENIC . MAX . MEDIC . MAX . ADIAM . MAX . 
TRIB . P . Villi . COSS . II . NOBIL . CAES . 

D I C V N T 

I. Fortunam reipublicae nostrae , cui juxta immortales 
deos bellorum memoria quae feliciter gessimus gratulari 
licet , tranquillo orbis statu , et in gremio altissimo quietis 



V A. R I E T a'. 3oI 

locato , etlam pads bonis , propter qnaiu suclore largo la- 
boratnni est , disponi lideliter, atque ornari decenter , lio- 
nestuiu publicum et romana digiiitas niajestasque deside- 
rant i ut nos , qui beaigno favore iiuniinum aestuantes de 
praeterito rapinas gentium iDarbararum , ipsarum nationum 
clade compressimus , in aeternum fundata quiete populorum. 
jLOStroruin universitatcm saepiamus. Etenirasieo5, m quibus 
nuUo sil)i fine proposito ardet avaritia desaeviens , quae 
sine respectu generis humani , non annis modo , vel raen- 
sibus aut diebus , sed paene horis ipsisque momentis , ad 
incrementa sui et augmenta festinat, aliqua continentiae 
ratio frenareti vel si fortunae communes aequo animo per- 
peti possent banc debaccliandi licentiam , qua pessime in 
dies ejusmodi sorte lacerantur ; dissimulando forsitan atque 
reticendo religiosi in deos videremur i cum detestandam 
immauitatein condicionemque niiserandam communis aui- 
morum patientia temperaret. Sed, quuni illi quibus est 
cupido furoris indomiti , nullum communis necessitudinis 
habere velint delectum ; et gliscentis avaritiae ac rapaci- 
tatis aestuantis ardoribus , velut quadam religione apud im- 
proio5 firinatum aestimetur, in lacerandis fortunis omnium, 
necessitate potius , quam voluntate destitui :, atque se ultra 
continere non possint quos ad sensum miserrimae condi- 
tionis egestatis extrema traxerunt; convenit prospicientibus 
nobis, qui parentes sumus generis humani , arliitram rebus 
intolcraiuUs curara admovere ; ut quod speratum diu huma- 
nitas ipsa praestare non potuit , ad commune omnium 
temperamentum remedio provisionis nostrae conferatur. 

2. Et huic quidem calamltati ( quantum communis omnium 
conscientia recognoscit, et ipsarum rerum fides clamat ) 
paene sero prospici, id caussae est; dum (^scilicet nos) hac 
spe consilia molimur, et reniedii inventa componi jubemus, 
ut quod expectandum fuit per jura naturae (^ingenita) , in 
gravissimis deprebensa delictis ipsa se emendaret humani- 
tas : longe melius existimantes non ferendae direptionis 
notas a communibus judiciis ipsorum sensu atque arbitrio 
submoveri , quos cottidie in pejora praecipites , et in pu- 
blico netaria quadam aniinorum caecitate vergentes , ini- 
niicos singulis , et universis reos atrocissimae inhumanitatia 
gravis noxa ediderat 

Importantissime ci sono sembrate le osservazioni del 
sig. Amati iiitorno alio stile di quest' editto. Egli avverte 



3oa V A R I E T A. 

rilevarsi che all' epoca di esso 1' oratoria latina oltrepassati 
avea i limiti del vero bello e sublime; perciocche sebbene 
la dizione appaja tnlliana nel collocamento de' vocaboli , 
nella forza , nel suono, nelT estensione de' periodi , pecca 
noiidimeno per eccesso di scjuisitezza e di gagliardia e si ri- 
sente di quella inaiiiera che TuIIio gia sino da' snoi giorni 
disapprovava chiamandola exaggerata: dall' impeto straor- 
dinario poi, dalla soinina vcemenza , dal fuhninante preciso 
ed assoluto di uri uomo assuefatlo a comandare , ma noii 
abbastanza esercitato nella bnona eloquenza , dal ruvido 
negletto nei pnssaggi, e da siffatte altre circostanze coii- 
ghiettura essere cjuesta composizione tutta propria di Dio- 
cleziaiio il maggior imperante, ed i suoi argomenti raf- 
forza con un passo di Niceforo di Callisto Santopiilo, com- 
pilatore di storia ecclesiastica. Osserva quindi di passaggio 
<( clie da esemplari di si fatta eloquenza, ricca e viva- 
cissima di oriental! sfoggi , grandiosa e sonora, derivarono 
senza dubbio , oltre gF inni ed i cantici , anche le preci 
niaggiori di Santa Chiesa; e segnatamente que' proemj che 
daH'anteporsi alia celebrazione de' divini misterj serbano 
ancora il nome a prcefando. » Egli poi riserba ad altra 
occasione il contessere piu ample notizie ed illustrazioni 
di questo nionumento , contentandosi per ora di avvertire 
oil' esso venne fia dal 1705 scoperto dall' antiquario ita- 
liano Antonio Picenini, e che con ereditario vanto ed 
onore deU'Italia fit da due Italiani in bella luce restituito. 
(Gioniale Arcadico , gennajo 1827.) 



BELLE ART I. 
Notizie sopra un Museo Cinese. — ■ Onorato Martucci , 
native dell' antico Anzio nella costa mediterranea degli 
Stati Romani, sino dalla sua plii verde eta aveva abban- 
donato T Italia e T Enropa. Nell' anno 1816 parti dall' Egitto 
per Bombay in qnalita di agente di All Fascia, vicere di 
Egitto, incaricato di aprire una comunicazione commer- 
ciale diretta fra le Indie Orientali e il porto dl Suez. Com- 
pjuta cli' ebbe il Martucci la sua missione nelle Indie , e 
stabilito quel commercio che non ha cessato piii di esi- 
stere a gran vantaggio dell' Egitto per mezzo di bastimenti 
egiziani che ogni anao partono da Suez pel Surat , Bom- 
bay, Costa del Malabar ed il Bengala, egli noleggio in 
Calcutta per la Gina il Mysore , una delle piu grandi navi 



V A. n I E T a'. 3o3 

deir Indie , oade maggiormente stendere le mire coinmer- 
ciali del Pascifi di Egitto. E per formare i foiidi necessarj 
di cui esso abbisogiiava iiella Cina carico quella nave di 
S418 balle di cotone, die vendnte in Canton al suo ar- 
rive ill quel porto, ne fu impiegato il prezzo in un carico 
di prodotti ciiiesi da trasportarsi in Egitto , per dove fece 
vela il Mysore il 3 diceuibre 181 8. Ma sventnratamente 
nella notte del quinto giorno di navigazione una di quelle 
tremende tempeste, che i Cinesi chiainano Tae-fung (gran 
vento, volendo significare vento d' infinita possanza), som- 
merse in quei mari la nave Mysore, e perirono con essa 
94 individui. II Martucci per sua fortnna al momento 
del disastro non trovossi sulla nave, essendo rimasio in 
Cina, ove , terminato il tempo del suo impegno per 1' E- 
gitto, continue a dimorare tre anni, attendendo sempre 
con indefessa attlvita e grande spesa a formare una co- 
piosa raccolta di antichi, raoderni e rari prodotti dell' in- 
dustria , del genio e del cielo cinese. Consistono i mede- 
simi nella lunga serie di oggetti individuali nella nota se- 
guente : 

Una lil)reria cinese di 3371 volumi, composta di 256 
opere gia indicate nel Giornale Arcadico di Roma, gia- 
gno 1827. 

Pitture a olio , Paesaggi della Cina ^ il di dentro delle 
case cinesi coi loro abitanti , e ritratti di signore cinesi 
in 99 quadri. 

Miniature ; Mandarin! e Mandarine nei loro costumi ; 
battelli , bastimenti, arti, mestieri , venditor! in istrada , 
botteghe , giardini , vedute della Cina, fiori , insetti , uc- 
celli , pesci , idoli , donne alia musica, uomini e donne , 
disegni per lo stile e costume cinese^ procession!, utensil! 
pel culto , funerali e castigh! , processo per produrre il te 
e lo zucchero , altar! de'Buddisti, fanciull! che giuocano, 
giuoch! sorprendenti , geograiia della Cina , caratteri radi- 
cal! o element! della lingua cinese per servir di modello , 
palazzi o residenze imperial!, ruota delF eternita, ecc. 
P!u di i5oo pezzi. 

Bronz! pel culto , turriboli , vas! per fior! , candellier! , 
idoli, acquasantaj , calici, campane , ecc-: i85 pezzi. 

Idol! ed altr! oggetti d! malachita , calcedonia , giada , 
agata orientale, amatista, cristal di rocca, corniola e la- 
pislazzuli , ecc: 170 pezzi. 



304 V A R I E T a'. 

Bambii iatagliati , oggetti diversi : 2 3 pezzi. 

Tazze di porcellana pel te come in uso fra i Ciaesi : ya. 

Tavolini del Giappone in oro e lacca : un pajo. Una 
quantita di tante altre cose , come corni di riaoceronte , 
grezzi ed intagliati : testa di rinoceronte ; teschio d' iiomo 
cinese , lanterne, bussola da navigare, scarpe da iiomo: 
scarpe da donna del piede piccolo e grande ; modello del 
piede piccolo e calzatura. Cin e Caam istromenti da mit- 
sica cinesi ■■, monete della Cina : pipe , rasoj , san-pan per 
calcolare ; modelli di tavohni cinesi ^ stccche per mangiare 
in vece di forcliette ^ caratteri radicali della lingua cinese 
intagliati \n legno ; scrivania cinese , l^ilancia cinese ; tazze 
di argento con fogliame, antiche ; jiassi rilievi in pietra 
a dne strati ; fiori madreperla ; canestri d' avorio intagliato; 
maschere cinesi ; cappello di Manderino :, pagoda e tempj , 
calici con tazze e piattini d' argento cesellato per liljazioni, 
ombrello cinese , ecc. 

Ogni articolo , di ctii e composta qnesta collezione die 
puo considerarsi come iinica inEuropa, e di forma e di- 
segoo che non ha pari fra di noi. Ognnno puo facilmente 
comprendere le grandi spese sostenute dal Martucci per 
r esportazione , nolo , assicurazione e magazzinaggio nei 
diversi porti di si copiosa e ricca raccolta di oggetti dalla 
Cina sino a Roma ^ tanto piu che di molti e rigorosamente 
proibita 1' esportazione dall' impero cinese , come per esem- 
pio dei libri, bronzi e metallo qualunque, e di ogni altro 
artjcolo risgnardante le leggi e la nazionalita dei Cinesi. 
Aggiungansi a tutto cio le spese di confisca in Inghilterra , 
e suo trattenimento di 3 anni a Londra per ricuperare 
qnanto fu confiscato , meno 463 quadri a olio ed alcuni 
altri oggetti , e finalmente le spese di nolo , assicurazione , 
ed altro dalF Inghilterra a Livorno sino a Roma , ov' e 
col suo proprietario giunta alia per fine questa preziosa 
e singolare raccolta in mezzo a tanti pericoli e a dispendj 
si gravi. 



F I s I G A. 
Fenomeni magnedci. — II sig. Barlow , dlstinto fisico di 
Edimburgo , aveva trovato per via esperimentale che dite 
sfere di ferro magnetiche , di egual diametro esterno , ma 
r una massiccia e 1' altra vuota nel mezzo , esercitavano , 
rimanendo inriposo, la stessa azione magnetica;, a questa 



V A Px I E T a'. 3o5 

stessa conclusioiie era giunto del pari il celebre sig. Poisson 
per mezzo di considerazioni teoriche ; egli aveva pero 
riconoscinto die quest' eguaglianza d' azione non doveva 
sussistere fuorche nel caso delle due sfere in quiete, e 
che air opposto ove s' imprima ad esse un moto di rota- 
zione , la forza attraente deljb'esser piu energica in quella 
di raassa maggiore. II sig. Barlow s' accinse tosto a veri- 
ficare coU' esperienza il fenomeno annunziato dal mate- 
inatico francese. A quest' oggetto egli preparo due globi di 
ferro di otto poUici circa di diametro, I'uno pieno e del 
peso di 68 libbre , 1' altro cavo, e ridotto a non pesare 
die la meta. Ad entrambi fu successivamente impresso 
un moto di rotazione con tal celerita da far lor com- 
piere 640 glri per ogni minuto primo. Un ago calamitato 
era collocato al disopra del loro polo superiore e nella 
direzione del meridiano magnetico , in modo che non par- 
tecipasse al moto dei due globi di ferro; esso erasi inoltre 
reso in gran parte indipendente dall' azione magnetica 
della terra col mezzo d' una sbarra calamitata , e cio a 
fine di rendere piu energica 1' azione dell' altra forza che 
si voleva esperimentare. II risultamento di questa impor- 
tante esperienza fu pienamente conforme alia teorica del 
sig. Poisson, giacche si osservo che coUa sfera piena Pago 
calamitato subiva una deviazione , nel senso del moto ro- 
tatorio, di 28" 24 , e colla cava di soli iS" 5'. 

(^Bull. de Ferussac phys. juin 1827.) 



ECONOMIA PUBELICA E DOWESTICA. STATISTICA, 

Poderi de po\eri agli Stati Uniti. — Sono circa nove 
anni , da che la citta di Worcester nel Massachuset com- 
pere un terreno di circa aSc acri per darvi impiego ai 
cittadini bisognosi. Ogni indigente atto al lavoro vien ob- 
bligato ad occuparvisi. Coi prodotti di questa possessione 
il mantenimento dei poveri dai a, 000 dollari fu ridotto 
a 700. II numero degl'indlgenti che prima andava aumen- 
tandosi , e ora diminuito : alcuni amarono di cercare al- 
trove di che vivere , anzi che essere di carico alia citta 
ed obl)liii;ati ai lavori dell.a suddetta possessione. Coloro 
che vi furoao addetti , trovansi piii felici di prima , es- 
sendoche non piu marciscono nelP ozio e nella iniseria , 
e sentonsi mcno soggetti alia dipendenza. Tale sistema 
fu adottato da piii citta nelle diverse parti degli Stati Unitij 

Bcbl Ital. T. XLVIl. 20 

\ 



3o6 V A R I E T a'. 

ed ill alcune 11 mantenlmento del poverl ben lontano dal- 
r essere d' aggravio , fa anzi di qualche vantaggio. 

( Providence american Niles Weekly Register. ) 

Maniera di preservare i lihri dai danni del verine. — 
Grandissimi sono i danni die dal verine recar soglionsi 
ai librl j molti i tentativi fatti contro di sifFatta peste , 
molti i rimed] proposti , ma null! , o pressoche nulli i ri- 
sultamenti che aspettaronsi. I Volpi, tanto benenieriti del- 
r italiana tipografia , fecero intorno a cio non poclii espe- 
rimentl , ma finirono col raccomandare la piu scrnpolosa 
mondezza ne' libri e nelle librerie. II riniedio che vien 
proposto dal sig. Tommaso AUsop , consiste nell' intonacare 
leo-germente col petrolio e coll' olio spremuto dalle bacche 
della melia azaderach , delta a nche marg:ou5ier dai Francesi, 
mescolati a parti uguali, il foglio che vuolsi conservare. 
II solo olio delle bacche della melia e pressoche inefficace 
contro del venne ; ma si pretende che le foglie ed i fiori 
di questa pianta abbiano la proprieta di allontanarlo ( Te- 
chiric. Reposit. e B. U. ). — Ogni tentative per preser- 
vare i libri dee riputarsi utile , e vuol essere incoraggiato. 
Noi percio invitiamo i librai , ed i custodi delle bibliote- 
che ad esperimentare il mezzo proposto dal chimico inglese. 

Forza produttrice e commerciale della Francia (i). — La 
scienza dell'economia pubbllca e giunta ora a quel punto 
in cui non potrebbe fare ulteriori progress! senza il sus- 
sidio del calcolo e senza T uso di particolari unita di mi- 
sura atte ad esprimere numcricamente i diversi element! 
dai quali la scienza stessa dipende. I prlmi tentativi fatti 
per istabilire qiieste misure di convenzione non possono 
essere die assai imperfetti ; e cio nulla ostante essi riescono 
di grandissima utilita , massime allorche trattasi , come nel- 
r opera presente , d' istituire un confronto della somraa 

(I) Non essendoci ancor pervenuta 1' opera test^ pubblicata dal 
sig. Carlo Dupin col titolo: Sur les forces productives et commerciales 
de la France comparees a celles dc la grande Bretagne etc. ( Vol. a 
in 4.", con due tavole e grande atlante , Parigi , Bachelier etc. 
Prezzo a5 fr. ) ed avend' essa destato gia grande applauso fra 
gli Econoniisti , crediam bene di qui inserir qualche estratto 
della Wenioria die lo stesso celebre autore ne lesse alia R. Ac- 
cademia ddle scienze , e che poscia fu da lui comuuicata aglj 
estensoii del Globe, 



V A R I E T A . 007 

delle forze fislche applicate all' industiia pressd diverse na- 
zionl. 

II sig. Dupin distingue in tre classi le forze iinpiegate 
neiragricoltura, nelPindustria e nel comniercio : nella prima 
])one la forza degli uomini , nella seconda qnella degli ani- 
mal! , nella terza quella delle macchine. Gominciando dalla 
prima egli suppone che dalF eta di 1 2 anni lino a quella di 
17 gli adolescent! possano produrre una forza utile eguale 
alia raeta di quella degli adulti ; a questa stessa misura ri- 
duce del pari la forza de' vecchi , dagli anni 54 fino a 60. 
Degli uomini niaggiori di quest' eta non tlene verun conto, 
considerando che la forza loro che si trascura nel computo 
vada in compenso della diminuzione di quella degli uo- 
mini adulti negli ultimi 14 anni assegnati alia virilita. 

Le tavole di popolazione mostrano che sopra 10 milioni 
d' abitanti ve ne sono in Francia 

933,297 dai 12 ai 17 anni 
5,236,258 dai 17 ai 54 
5 1 0,566 dai 54 ai 60 ^ 
prendendo dunque la meta del prinio e del terzo numero, eel 
a2:s:luns:endola al secondo si trova che il totale delle forze di 

DO S 

10 milioni di abitanti equivale al lavoro di 5,953,189 adulti. 

La popolazione della Francia si valuta di 3i,6oo,oco 
anime , delle quali pud supporsi senza notabile errore che 
una meta sia di maschi , F altra di femmine. L' autore 
suppone che la forza di queste equivalga in generale alia 
meta della forza degli uomini : presa dunque una quan- 
tita proporzionale alia quantita di lavoro che si e ritro- 
vata per ogni i o milioni d' abitanti , si avrebbe la forza 
totale del sesso mascolino in Francia di 9,406,038, quella 
del sesso femrainino di 4,703,019. 

L' autore fa al primo di questi due niimeri un dilTalco 
di i,5oo,ooo, a motivo delle perdite straordinarie cagio- 
nate da 3o anni di guerra e di rivoluzioni^ e con cio riduce 
il totale delle forze umane in Francia a 12,609,057, presa 
sempre per unita la forza delF uomo nel vigore dell' eta. 

Se si avesse un censo esatto della popolazione francese 
si conoscerebbe qual parte di questa forza sia specialmente 
applicata alF agricoltura, e quale alf industria manifattu- 
riera e commerciale. Li mancanza di questi dati precisi il 
sig. Dupin, appoggiandosi alia comune opinione , ne asse- 
gna due terzi alia prima ed im terzo alia seconda;, e quindi 



1 



3o8 V A R I E T a'. 

conchlude che la Francia possiede una forza txmana agri- 
cola equivalente a 8,4.o6,o38. 

Ma r uomo ha trovato il niodo d' associai'si delle forze 
straniere e d' accrescere cosi notabilraente i prodotti ne- 
cessarj alia sussisteaza della propria specie. II cavallo, 
I'asino e il hue sono gli animali che prestano i maggiori 
servigi airagricoltura. L' autore suppone che la forza me- 
dia d' un cavallo adulto equivalga a quella di sette uoinini , 
e quella del hue a quattro. Ma prendendo i huoi e le 
Vacche complessivamente ( poiche quest' ukime in gran 
parte della Francia non vanuo esenti dai lavori della cam- 
pagna ) assegna loro la forza media di due uomini e mezzo. 
La forza dell' asino e certamente maggiore di quella del- 
F uomo ; egli pero la ritiene eguale , parendogli che vi sia 
nel computo un certo compenso per essersi computati nel 
numero dei suddetti animali anche quelli che non hanno 
per anco raggiunta 1' eta in cui rendonsi idonei al lavoro. 
Supponendo ora che in Francia s' impieghino all' agricol- 
tura 1,600,000 cavalli, 6,973,000 fra buoi e vacche e 
soli 240,000 asini ritrova la somma delle forze degli ani- 
mali di 28,872,500. L' uomo c dunque giunto con questo 
mezzo a quintuplicare le forze applicate al lavoro della terra. 

II sig. Dupin istituisce un calcolo analogo per rispetto 
air Inghilterra unita alia Scozia , giacche quanto all' Irlanda 
mancando dei dati necessarj , e costretto ricorrere ad una 
valutazione ipotetica in ogni sua parte. Egli assegna ai due 
primi regni una popolazione di 1 5 milioni d' individui di 
entrambi i sessi, equivalenti , giusta il ragguaglio sopra 
stabilito, a 6,697,389 uomini adulti. Da questo numero 
detrae sole 3oo,ooo unita per le perdite sofFerte dalF In- 
ghilterra nelle ultime gixerre ^ del numero rimanente un 
terzo solo assegna all' agricoltura ; essendo gli altri due 
terzi impiegati nelle manifatture e nella navigazione. Segue 
dunque da cio che i 5 milioni d' individui applicati all' a- 
gricoltura producono una forza di 2,132,446 unita. Quanto 
alia forze degli animali , non computando che i cavalli 
adulti , le vacche ed i buoi , ritrova sui dati precedente- 
mente stabiliti che i, 260,000 cavalli danno 8,2 5o,ooo 
5,5oo,ooo buoi e vacche 1 3,780,000 



somma delle forze degli animali 22,000,000 i 
somma di tutte le forze applicate alFagricoltura 24,132,446. 



V A R I E T a'. 809 

Gli ahitantl della Gran Bretagna hamio duiicjne trovato 11 
modo di creare una forza dodici volte maggiore della loro 
propria. 

Pub ora stabilirsi un confronto fra la superficie delle 
terre e le forze inipiegate a lavorarle. I terreni coltivati 
della Francia ascend ono a 46 milioni d' ectari , ed intorno 
ad essi lavora una forza animale equivalente , come s' e 
veduto , a 87 milioni d' uomini aduiti; i terreni coltivati 
deir Inghilterra congiunta alia Scozia si valixtano a 21 
milioni d' ectari , e a dissodarli s' impiega una forza rap- 
presentata da 24 milioni d' uomini ^ dunque nel prime 
di quest! paesi ogni migliajo d' ectari impiega una forza 
come 810, e nel secondo come ii38. 

Questi confront! sono assai favorevoli alia Gran Breta- 
gna, ma lo sono assai piu quelli che il sig. Dupln isti- 
tuisce fra le forze applicate alle arti d' industria , nella 
valutazione delle quail entra come elemento essenziale la 
forza prodlglosa delle macchine. Ecco in succinto 1 rag- 
guagli da esse stabiliti. 

Forze applicate all' industria 
ed al commercio 

in Francia in Inghilterra 

Uomini 4,203,019 4,264,893 unita 

Cavalli 2, 100, GOO 1,750,000 

Macchine idrauliche . . . i,5oo,ooo 1,200,000 

Mullni a vento 253,333 240,000 

Vento applicato alia na- 

vigazlone 3,000,000 12,000,000 

Macchine a vapore . . . 480,000 6,400,000 

Soamia 11, 536, 352 25,854,893 

Di modo che la forza appllcata all' industria e plii che 
doppia in Inghilterra, se si considera in totalita^ e cinque 
volte maggiore se si ragguaglla al numero rispettivo degli 
abitanti. 

Non meno iniportanti sembrate ci sono le osservazioni 
deir autore intorno all' Istruzlone del popolo : <i Numerosi 
pregludlzj ( cosi egll si esprime ) si sono alzati in questi 
ultimi tempi contro delf istruzlone popolare: si e giudkato 
che r Ignoranza degli uomini fosse un mezzo opportune 
per renderli obbedienti , pacific! e pieghevoli, Uno sguardo 



3lO V A R 1 E T a'. 

suir istruzione popolare delle prlncipali potenze dell' Eu- 
X'opa bastera per dimostrarci che al contrarlo quest' istru- 
zione e il piu sicuro elemento delta pace interna, e che 
da per tutto beneiica , fiorisce per la felicita di tutti gli 
Stati , qualunque siasi la natura del poter supremo " Fassi 
quindi ad osservare che V istruzione del popolo assai piu 
che in Francia e generate nella Toscana e nella Daniraarca, 
ova il Sovrano gode pacilicamente della pienezza de'poteri, 
che un padrone esercitar puo suUe persone a lui soggette, 
e che parimente piu che nella Francia si propaga nella 
Svizzera , nell' Inghilterra, nella Scozia , nella Baviera, 
nel Wiirteinberg , nella Svezia e ne" Paesi-Bassi ; che pero 
negli Stati austriaci e molto piu florida « non dirb gia 
( cosi egli soggiunge ) della nostra , che cio sarebbe un ap- 
fermare troppo poco, ma di quella di tutti quasi i paesi 
dell'Europa. " 

" In Inghilterra ( cosi T autore continua ) le scuole non 
sono frequentate che dal sedicesimo della totale popolazione, 
mentre nell'Austria lo sono dal tredlcesimo : nell' Olanda dal 
duodecimo , in Boemia dall' undecimo ■■ nel Portogallo non lo 
sono che da un ottantesimo; nella Stiria da un diciottesiino , 
e questa e pure la proporzione della Prussia. Finalmente 
nella Francia , sovra il classico suolo delle moderne rivo- 
luzioni , le scuole non sono frequentate che da un treiite- 
siino del popolo dopo la restaurazione : esse ei-ano tutte 
chiuse nel tempo della strage e del terrore , e non furono 
frequentate da un cinquantesimo del popolo ne' successivi 
tempi della rivoluzione. Anche in oggi, ed e d' uopo con- 
fessarlo con dolore, I'Europa non riconosce sovra il suo 
territorio che la penisola Spagnuola , le provincie Mu- 
sulmane , il mezzodi dell' Italia , le rovine della Grecia , 
e le solitudini della Russia, dove I' istruzione popolare sia 
pill arretrata che in Francia. Or bene , l' ignoranza ha 
forse impedito le sollevazioni a forza aperta, o le miste- 
riose congiure , e tutto l' orroi-e delle civili discordie negli 
incolti popoli che ora ho nominati ? L' autore soggiugne 
che neir olferire queste considerazioni a' suoi concittadini 
non ha altro scopo che quello di strappare alio spirito di 
parte le sue armi ed i suoi sofismi. 

" lo voglio , e lo ripeto , provare che 1' istruzione po- 
polare e favorevole a tutti i govern! amici de' popoli , 
tjualunque siasi la natura e la forma di tali governi; voglio 



V A R I E T a'. 3iI 

in fine clie T odio d' ogni popolare istruzione deponga 
per sempre la maschera e 1' inipostura sua , e clie invece 
d' apparire agli sguardi nostrl sotto la sembianza di an- 
tiche virtu , o di un interesse politico , o di uno zelo re- 
ligioso , apparisca puramente e semplicemente cio clie e 
in realta : uno stretto e vile egoismo , che per picciole 
mire personal! tenta di privare un intero popolo del piu 
grande beneficio che mai prodotto siasi dall' incivilimento. 
)/ Che r ufficiale d' un notajo di campagna , o Y usciere 
d' un giudice di pace, che un ingordo procuratore^ od mio 
scaltro apportatore di sentenze di pagamento brami arden- 
temente 1' ignoianza dell' artigiano e la stupidezza del con- 
tadino per meglio smugnere i sudori del miserabile, io 
perfettamente lo concepisco i nia non intendero giammai 
come i magistrati di un ordine elevato^, i grandi d' uno 
Stato, i pontefici d'una religione, che va debitrice di tanta 
gloria alle parole ed agli scritti de' suoi uoiiiini illustri , 
siano avversi alia popolare istruzione. » L' autore passa 
quindi a dimostrare 1' importanza che 1' istruzione del po- 
polo ottenga nella Francia la massima soUecitudine ed 
estensioiie. 



B. GiRONi, F. Carlini e I. Fvmagalu, 
direttori ed editori. 



Pubhllcato il di 21 settembre 1827. 



Milano , dall I. R, Stamperia. 



Osservazioni meteor ologiche fatte 


alVl R 


Osservatorio di Brera: 


A G S T 1827. 






M A T T I N A. 


Sera. 






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Stato 
del cielo. 




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poll. lin. 







■ II 1 


I 


27 


11,7 


+17,0 


N 


Sereno. 


27 II,C 


+23,8 


N E 


Sereno. 


2 


27 


10,8 


+18,5 


N 


Nebb. ser. 


27 10,2 


+24,0 


S 


Sereno. i 


6 


27 


10,1 


+18,0 


E 


Sereno. 


27 9,6 


+24,5 


S 


Sereno. 1 


4 


27 


9>« 


+20,0 


E 


Ser. nuv. ser. 


27 9,1 


+25,0 


s 


Ser. neb. nuv 


b 


27 


9,« 


+ 19,0 


N E 


Nu. poc.piog. 


27 9,2 


+ 20,0 


e.no* 


Se.tem. pi.dii ; 


6 


27 


9,6 


+ 17,7 


S 


Tem.pr.piog. 


27 9,2 


+ 20,7 


SCO 


Sereno. J 


7 


27 


9'7 


+ lb,b 


N E 


Sereno. 


27 10,0 


+ 21,3 


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Sereno. ' 


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27 


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N E 


Sereno. 


27 10,0 


+22,0 


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Sereno. 


9 


27 


10,0 


+17,0 


N E 


Sereno. 


27 9,2 


+ 22,6 


s 


Ser. nebb. 1 


10 


27 


9,3 


+17,0 


s 


Te.po. pi. ser. 


27 8,0 


+21,6 


S 


Sereno. 


11 


27 


7,6 


+ 17,5 


N E 


Nuv. piovoso. 


27 6,0 


+22,5 


SE..0 


Nu.te.po.pioj 


12 


27 


6,3 


+ i5,o 


E 


Ser. neb. ser. 


27 7,2 


+20,4 





Sereno. 


i3 


27 


7,6 


+i3,o 


N 


Sereno. 


27 8,0 


+20,3 


S 


Sereno. 


14 


27 


9,0 


+i3,7 


N E 


Sereno. 


27 9,0 


+20,0 


e 


Sereno. ! 


lb 


27 


9,2 


+i3,6 


N 


Sereni). 


37 8,0 


+21,6 


8 8 E 


Nuv. rotto. 


16 


27 


Z'^ 


+ 16,5 


E 


Piog.pr.nu.pi. 


27 7.0 


+ 16,8 


E 


Nuv. piov. 


17 


27 


8,b 


+ib,b 


E 


Nuv. neb. ser. 


27 9,5 


+20,4 


E 


Nuv, ser. 


18 


27 


10,3 


+16,0 


S 


Nuv. pioggia. 


27 11,0 


+ 16,5 


S 


Temp, piogg 


19 


27 


10,0 


+15,6 





Nuv. ser. 


27 9,4 


+ 19,5 


6 


Sereno. 


20 


27 


9,4 


+16,5 


NE 


Ser. nebb. 


27 9,0 


+22, C 


N E 


Sereno. 


21 


27 


8,8 


+16,7 


E 


Tern. pr. pi. se. 


27 8,0 


+21,5 


UNO 


Ser. nuv. 


22 


27 


7,^! 


+16,4 


NN 


Sereno. 


27 7,6 


+21,3 





Nu.te po.pio 


23 


27 


7,^ 


+ib,b 





Pio.pr.nu.ser. 


27 7,4 


+18,0 


S 


Nuv. tern. pioj 


34 


37 


7,0 


+ 13,6 


NNO 


Sereno. 


37 10,0 


+18,0 


sso 


Ser. nuv. ser 


2b 


27 


g,o 


+12,3 


N 


Sereno. 


27 7,c 


+18,8 


s 


Nu. teni. pioj , 


26 


27 


6,9 


+12,0 


N N E 


Sereno. 


27 6,3 


+16,7 


N 


Nuv. ser. nuv | 


27 


27 


7,« 


+10,0 


E 


Ser. neb. ser. 


27 7,8 


+ 17,5 


N E 


Nuv. ser. nuy i 


28 


27 


8,0 


+12,0 


E 


Nuv- ser. 


27 9,0 


+18,0 


S E 


Sereno. 


29 


27 


9,8 


+ 11,0 


N 


Sereno. 


27 10,5 


+18,6 


S 


Ser. nuv. ser. 


3o 


^7 


11,2 


+ 11,5 


N E 


Nebb. ser. 


27 ic,8 


+ 17,5 





Sereno. 


61 


37 


10,6 


+i3,o 


E 


Nuv. piovoso. '27 10,8 +14,8 


S E 


Nuvolo. 


Altezza mass, del 


3ar. poll. 27 lin. 11,7 Altezza mass, del term. + 28,0 i ( 




niinnna . . 


» 27 » 6,0 minima + iC,o i 












Quantita della piot;gia linee 57,410. ' 























k 



BIBLIOTECA ITALIANA 

PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



Scriptorum veterum nova collectio e vaticanis codicibus 
edita ab Angela Majo Bibllothecos Vaticance prce- 
fecto. Tom. II in 4.° — Mo nice , 1827, typis va- 
ticanis ( Articolo 2.° ed ultimo ). 



G. 



♦ 



""li scritti greci di cose politiche non mai stampati 
per lo innanzi occupano coUe loro traduzioni latino 
che ne face il niedesimo editore pid di una sesta 
parte delT ampio volume , e precisamente dalla pa- 
gina 571 sino alia pagina 682. Precede a questi scritti 
un compiuto catalogo di iibri antichi greci e latini 
in genere politico tanto editi che inediti o perduti : 
catalogo da gonsultarsi utilmente poiche formato 
coir usata diligenza e precisione dal benemerito edi- 
tore ad uso proprio , ed ora fatto di pubblico diritto. 
Sembra non potersi dubitare che la prima delle opere 
politiche che ci si presenta dal volume consista in 
alcuni pregevoli frammenti di quella indicata con 
lode da Fozio nella Biblioteca cod. 87 , senza die 
questi siasi degnato , e non si sa il perche , di no- 
minarne 1' autore. II Mai pero dottamente e convin- 
centemente ha dimostrato doversi attribuire al famoso 
Pietro maestro degli ojjicj nella corte Bisantina a' tempi 
deir imjierator Giustiniano sul principio del VI se- 
,colo. Ed infatti fu costui un assai dotto ed eloquente 

Bibl Ital T. XLYII. 21 



3 14 SCRIPTORUM VETERUM NOVA GOLLECTIO 

istorico e politico , certamente cristiano che che scri- 
vasi in rontrario dal Fabricio , lodatissimo clai con- 
tcmporanei e dai posteri , quali ex. gi\ sono Lido , 
Procopio , Cassiodoro , Coiippo, Menandro , Stefano 
Bisantino, Suida, ecc. Tutto cio che Fozio annunzia 
di quest' opera corrisponde perfettamente a cio che 
vi si legge , vale a dire che Y argomento fosse po- 
litico col titolo De scientia polilica , e in dialogo 
tra Mena patrizio e Tommaso referendtirio ; che fosse 
divisa in sei libri , e scritta con principj non di fan- 
tasia ma di pratica , contrarj a quci di Platone che 
si biasimano , ed analoghi a que' di Dicearco che si 
lodano ; principj tendenti a riunire in uno li tre noti 
generi di govern© , il regio, 1' aristocratico e il po- 
polare oncle averne uno misto. Convien credere che 
siff'atto libro sia stato composto a imitazione di quello 
de re puhlica di Cicerone , coi medesimi principj e 
colle medesime forme , poiche diviso come quello in 
6 libri e per dialoghi. 11 codice in cui leggonsi questi 
frammenti e rescritto , e benche la prima scrittura non 
sembri piu antica del secolo X, cio non ostante e 
cosi guasta , mutila , interrotta e di lezione tanto 
difficile da non potersene raccapezzare che scarsi 
frammenti dei soli libri 4.° e 5.°, ne sempre letti 
con sicurezza. Pare che il 4.° libro non si aggiri 
che sopra cose militari, lodandoyisi 1' infanteria so- 
pra la cavalleria , della quale pero non si tacciono 
i vantaggi. Nel 5.° trattasi dei principali doveri di 
un principe , e vi si paragonano le idee come che 
riprovate di Platone a quelle tanto piii rette e lo- 
devoli deir Arpinate. L' editore ha giudicato inutile 
una verbale e fedele traduzione latina di pezzi tanto 
maltrattati e di lezione tanto incerta. Egli ha creduto 
di potervi sostituire con maggiore utilita un epilogo 
o sommario latino delle cose principali che si con- 
tengono jiei diversi capi di questi due libri. 

11 secondo scritto politico e siiW arte di rcgriare di 
Niceforo Blemmide monaco notissimo per f istoria , 
il quale visse ncl secolo Xlll , durante f occupazione 



E VATIGANIS CODICIBUS EDlTA AB. A. MAIO. OIO 

di Costantiuopoli dai Latini , quando i Greci impe- 
ratori regnavano in Nicea. Egli fu uomo assai dotto , 
illustre per saviezza e religione , e scrisse varj libri. 
Due sono gli esemplari dell' opera sopriudicata , 
r uao puro ed originale quale usci dalle mani dello 
stesso autore; I'altro cambiato e ridotto ad uno stile 
piu facile e cliiaro da due dotti uoniini dello stesso 
secplo , i quali ebbero Y uno e 1' altro il nonie di 
Giorgio. 11 secondo eseniplare e piu comune del pri- 
mo, poiclie si sa esisterne copia nellc biblioteche 
di Parigi e di Vienna, e due nella Vaticana. Ma del 
primo , che fu scritto con uno stile oscuro e quasi 
poetico , sicclie giustamente si ridusse dai Giorgi 
a modo piu intelligibile e chiaro, non si sa cli esi- 
sta in altro luogo tuori della Vaticana. Percio e pia- 
ciuto al Mai di pubblicare Y uno e Y altro eseniplare , 
limitandosi, in quanto alia versione latina, al secondo 
conosciuto sotto nome di Giorgiano , che senza dub- 
bio n' era piu degno. II titolo original^ dato dalf au- 
tore a questa sua operetta , fu quello di rcgia statua 
'Ba(n?,ixd(; av^plaQ, quasi clie abbia voluto egli in- 
dicare con cio contenervisi dentro 1' iramagine vera 
deir ottinio e perfetto re tratta principalniente dalle 
massime della morale e della religione cristiana. An- 
che questo titolo , che non lascia di sentire alquanto 
di poesia , fu camliiato nell' esemplare Giorgiano nel- 
r altro di otvoiov dsL eivai tov ^aQiXech , il quale 
suona in latino : qualem oporteat esse regem. I pre- 
cetti' e gli avvertimenti che vi si contengono non 
possono essere di maggiore importanza e valore , 
poiche diretti a forniare un principe veramente sa- 
vio , il quale cerca la propria felicita in quella de' 
suoi sudditi. Quindi egli lo dipinge capace di otte- 
nerjo un tanto scopo, e senza dubbio con tinte ben 
diverse da quelle adoprate dall' istorico e politico 
Fiorentino. Deve principalniente il re , cosi egli scri- 
ve, dar facile ascolto ai consigli dei saggi : sia cle- 
niente e benefico, non avaro, non iracondo,^non im- 
pudico ; couosca bene 1' arte militare , c spccialmente 



3l6 SCRIPTORUM VETEUUM NOVA COLLECTIO 

la marittima •, eserciti spesso i soldati ; non ami 
r inerzia e la lentezza ; scelga buoni magistiati , 
fugga la vana gloiia ; e priinierameiite sia reIi2;ioso 
con sincerita. Di questo libro colla sua traduzione 
latina sull' esemplare Giorgiano se lie e fatta in Ro- 
ma quasi ad un tempo e coi medesimi tipi una se- 
conda edizione anror piii nitida , dedicata ad un gio- 
viue principe di alte speranze , qual e 1 augusto 
erede del regno delle due Siciiie, die in cosi verde 
eta accoppia la piu solida istruzione ad una straor- 
dinaria saviezza. 

Nel line di un codice molto antico che contiene 
i commenti sinora inediti di Proclo al X libro della 
repubblica di Platone e un altro scritto di antico 
lllosofo in favore delle idee politiche di Platone con- 
tro quelle di Aristotile. Pareva che se ne dovesse 
credere autore lo stesso Proclo , poiche vi si trova 
imito non solo nel codice romano , ma anche nel 
fiorentino. D' altronde le parole di Longino conser- 
vate da Porfirio nella vita di Plotino ne mostrano 
tanto piu antico il vero autore nella persona del 
platonico Eubolo, cui realmente appartiene quest' o- 
puscolo scritto in favor di Platone contro Aristotile. 
II genere suo politico gli ha fatto aver luogo iu 
questa collezione ; ma lo stato di mutilazione in cui 
trovasi il manoscritto vaticano ne dee far atten- 
dere una piu compiuta edizione da quei che hanno 
per le mani il codice fiorentino forse piu pieno , se 
non meglio conservato del romano. Codesto sembra 
scritto nel 9.° secolo , e con assai buoni caratteri. 
L' editore non ha creduto di dare la versione la- 
tina di questo scritto greco , come neppure dei tre 
frammenti del libro di Giuliano sulV uso dell astio- 
logia nella guerra ; frammenti che fanno parte della 
raccolta , e che mostrano abbastanza i delir j e la 
caldaica superstizione di cui ridondava quel libro. 

Air edizione di tutti questi opuscoli si aggiugne 
anche quella di un' altra lettera esortatoria delf im- 
pei'ator Basilio a suo tiglio Leone; lettera picna delle 



E VATICANIS CODICIBUS EDITA AB A. MAIO. 3 I 7 

pill belle ed iitili massime di pieta e di rellgione , 
e quindi degnissiraa di esser conosciuta anche nella 
sua versione latiiia che vi si unisce, Finalmente leg- 
gesi aggiunto a tutti questi greci scritti politici uno 
squarcio di altro scritto gfeco erroneamente attribuito 
a Fozio Patriarca , che lo riporto nella sua amlilo- 
cliiana sid termine della i^ita. L' editore ha scoperto 
che r autor vero di tale operetta fii Germano Co- 
stantiiiopolitano , il quale visse 5o anni prima, e che 
vien lodato a ragione dallo stesso Fozio e da altri. 
L'ardore con cui si ricercano in oggi le antichita, gli 
iisi e le scritture degli Egizj ha indotto \ editore , 
non istraniero a siffatte ricerche, a chiudere il suo 
volume con uno scritto greco sinora inedito di Teo- 
doro Metochita , il cui titolo cosi suona in lati- 
no , quod omnes , qui in Mgypto instituti fuerunt , 
asperioie orationis genere uti soleant. Vi si mostra 
col fatto e coUa rassegna di molti illustri scrittori , 
che gli Egizj e gli educati in Egitto hanno sempre 
parlato e scritto in modo aspro ed insoave piu assai 
dei Fenic] , degli Assirj , degli Asiani e degl' lonj , 
i quali si sono avvicinati di piu alia dolcezza e alia 
rotondita dell' attico linguaggio. Ma non si entra ad 
indagar le cause che possono aver prodotta questa 
differenza di locuzione e di stile. 



3i8 



5. Nicetoe eplscopi Aqidlcfensls opuscula tria ex Va- 
ticaiio codice edita cum episcopologii Aquilejensis 
fragmcnto. Accedit ejusdem S. Nicetoe opusculum 
aliud Chlsiani codicis ope cmendatum. — S. Pau- 
llni cpiscopi Nolani pocmata duo ex codice Vaticano 
edita. — Romoe, 1827, typis Vaticanis , in 4.° di 
pug. 80. 

i^lie un S. Niceta avesse seduto nella secle patriar- 
cale di Aquileja era manifesto principalmente da una 
prolissa e grave lettera diiettagli da S. Leone I papa, 
donde anche risultava cliiaramente I'eta in cui visse 
quel patriarca. De' suoi scritti pero , benche licordati 
con lode da varj anticlii, nulla esisteva : finclie nel 
1799 ne fu pubblicato uno in Padova , die ha per 
titolo explanatio symboli. Lo scritto proveniva da 
Roma , tratto da un codice della libreria Ghigi : e 
siccome esso parve molto importante per T eta an- 
tica di questo jiadre , per 1' esattezza della dottrina 
cattolica , ed anche pel merito dello stile , ne fu ri- 
petuta r edizione in Venezia nel i8o3 , e poscia in 
Udine nel 18 10 con copiose note e dottissima dis- 
sertazione. Ed allora si aggiunsero ccrti pochi fram- 
meuti di S. Niceta tratti da un codice Viennese per 
opera del ch. Denis , non che un altro opuscolo ad 
i'irginem Lapsam , ch' era stato divolgato sotto nome 
di altri autori , cioe di S. Ambrogio , di S. Girola- 
mo e di S. Ao:ostino e che nella edizione Udinese 
si voile rivendicare a S. Niceta ; nella qual contro- 
versia noi non crediamo di entrare , giacche quel- 
le opuscolo non fa parte del libro ora edito in Roma. 
La scoperta che noi annunziamo e di tre nuovi 
opuscoli del suUodato S. Niceta Aquilejese, trovati 
recentemente da monsignv>r IMai in un bel codice va- 
ticano ; ai quali egli ha dato per compagno T opuscolo 
ghigiano , edito , come dicemmo , ma ora rettilicato 
in piu luoghi col confronto dello stesso codice Ghigi, 
non clie i pochi fiammenti viennesi. 



I 



ss. nicety: et paulini opusgula. 819 

' II prlmo opuscolo vaticano e iiititolato De ratione 
fidei ; ed e diietto specialmente contro gli Ariani e 
i Giiidei a fine di diraostrare la divinita di Gesu 
Cristo e la sua piena eguaglianza al Padre. II se- 
condo e un trattato De Spiritus Sancti potentia , ed 
e scritto contro i Macedonian! , ed altri eretici e 
Giiidei per comprovare la vera personalita e divi- 
nita dello Spirito Santo ; e questo scritto supera il 
primo piu del doppio in estensione. II terzo, assai 
piu breve , ha per titolo De diversis appellationibus 
domino iiostro Jesu Cliristo convenientibus ; e vi si 
niostra dottamente, come a buon dritto convenga al 
Redentore quella tanta varieta di titoli clie le sacra 
pagine gli attribuiscono. Lo stile di questi opuscoli 
chiaro , elegante e dignitoso , la solidita degli argo- 
menti , la semplicita e purezza della dottrina , la 
perizia de' sacri libri, tutto in somma ci sembra de- 
gno dell" aureo tempo ecclesiastico di S. Leone I. 
Ecco le prove colle qiiali monsignor Mai dimostra 
clie questi opuscoli sono veramente di S. Niceta. 
l.° Cassiodoro nel capo 16 delle istituzioni cita con 
molta lode uno scritto di Niceta vescovo De fide, 
in cui si esponeva la dottrina teologica delle divine 
persone. Questo scritto era sinora perduto , ed il 
titolo e r argomento suo combinano col primo opu- 
scolo vaticano. II mdnaco Enrico nel secolo XI scrisse 
una notizia de' codici allora esistenti nel famoso nio- 
nastero italiano della Pomposa. Questa notizia ossia 
catalogo pubbbco il Montfaucon nel suo Diario ita- 
lico : ora in tale catalogo s' incontra un codice pom- 
posiano , contenente i tre opuscoli di S. Niceta coi 
titoli medesimi ad litteram del codice vaticano. II MS. 
della Pomposa piu non sussiste ; ma ecco riparato il 
danno dal MS. vaticano recentemente osservato dal 
Mai. 2.." Un catalogo antico scritto circa il secolo X 
di un celebre monastero di Germania registra tra i 
codici di quel monastero anclie i due primi opuscoli 
vaticani col nome di S. Niceta. Nemmeno quel co- 
dice di Germania sembra clie piu sussista; ma intanto 
il catalogo dimostra T csistenza antica dell' opera. 



320 SS. NICETY ET PAULINI OPUSCULA. 

3.° L' ultima prova e la piii efficace cli tutte e il 
codice vaticano , salvo , bello ed ostensibile a tiitti 
col nome di S. Niceta, coi titoli degli opuscoli , e 
cio che piu importa col testo loro. Ne vuolsi tacere 
altra circostanza assai favorevole , cioe die Cassio- 
doro nel citato luogo aveva detto solersi unire que- 
gli scritti di S. Niceta a' libri di S. Ambrogio , di- 
retti a Graziano imperatore. Ora cosi appunto nel 
codice pomposiano , descritto dal monaco , non meno 
che uel vaticano , i tre opuscoli di S. Niceta cora- 
pariscono uniti in uno stesso volume coUa predetta 
opera di S. Ambrogio. Sembra percio che non si 
possa con maggior evidenza di argomenti esterni 
comprovare la genuinita e la pertinenza di questi 
opuscoli vaticani. Agli esterni argomenti si aggiunge 
r interuo della piena uniformita dello stile e dei sen- 
timenti coUa sposizione del Simbolo , opuscolo gia 
cognito del medesimo Santo. 

L' editore occupato nell' illustrazione di questi opu- 
scoli , cio che ha fatto con assai brevi , ma sufficienti 
annotazioni , s' incontro in un antico MS. episcopo- 
logio aquilejese , linito di scriversi nel secolo XI , 
ricco di non comuni notizie , con menzione ancora 
deir episcopato di S. Niceta. Di questo episcopologio 
si da un largo brano dall' anno 462 , in cui fu da 
Attila rovesciata Aquileja, essendb patriarca S. Niceta, 
sino al 628 , dopo la qual epoca V episcopologio pren- 
de aria di piu estesa cronica , della quale si avverte 
che non restera defraudato il pubblico in avvenire. 

Sapevasi che un vescovo Niceta fu amico ed ospite 
di S. Paolino vescovo Nolano ; ma questo Niceta non 
pote essere 1' aquilejese , poiche Y amico di S. Pao- 
lino era vescovo in Dacia , e mori nel 48 1 prima 
che r ahro divenfasse vescovo. Sembra percio ma- 
nifesto dalla diversita delle epoche e delle sedi che 
il Niceta aquilejese non fu il vescovo amico ed ospite 
di S. Paolino. Intanto f editore , trattenendosi in 
queste indagini gia praticate da altri dotti , ebbe 
occasione di esaminare varj codici degli scritti di 
S. Paolino , in uno de' quali incontro due poemetti 



SS. NICETiE ET PAULINI OPUSCULA. 521 

inediti del predetto S. Padre. Amendue sono diretti 
a Dio , in versi elegiaci ; il primo di 240, T altro 
di soli 28. Gli argonienti , pe' quali V editoie non 
senibra dubitare che questi due carmi appartengano 
realmente a S. Paolino , sono i.° T autorita del co- 
dice vaticano, che a lui gli attribuisce e che li coii- 
tiene framniisti ad altri poemetti cogniti del mede- 
simo autore : 2.° le circostanze che vi sono sparse 
della vita di S. Paolino, delle sue ricchezze nel se- 
colo , del consolato, della sua conversione e del batte- 
simo siio in eta adulta, della sua sorella e del fratello, 
deir alienazione de' bcni di sua famiglia: 3.° tinal- 
mente la contormita dello stile e dei sentimenti coUe 
opere cognite del medesimo S. Padre. 

L' editore ricorda opportunamente che il gran Mix- 
ratori trasse gia dai codici anibrogiani di Milauo tre 
altri poemetti inediti di S. Paolino , e che ad uno 
di essi pote poscia il IMingarelli aggiungere 53 versi 
col soccorso di altro codice. Ma avverte cio che 
sinora non sembrava avvertito da altri , die pari 
felicita non ebbe il P. Becchetti, il quale pid^blico 
negli aneddoti dell' Amaduzzi, torn. II in Roma 1773, 
come inedita una lunga lettera di S. Paolino, la quale 
pero , ben lungi dall essere sconosciuta , esisteva in 
tutte le edizioni di S. Paolino senza che la pubbli- 
cazione del Becchetti abbia potuto aumentarla di 
una sola parola. II P. Becchetti fu tratto in errore 
dal Bandini , da cui fu asserito inconsideratamente nel 
catalo2;o dei codici laurenziani , che quella lettera 
pareva nuova , mentre in verita non era altro che 
un iuforrae erroneo accozzaraento delle lettere i3 e 33 
amendue pubblicate. E pero strana cosa che il dotto 
Becchetti, prima di accingersi alia sua pubblicazione, 
non abbia avuta la cautela di leggere il non lungo 
volume delle lettere edite di S. Paolino , nella quale 
lettura avrebbe tosto incontrato cio ch' egli credeva 
incognito , e che aveva non senza ei'rori ricopiato 
dal codice laurenziano in guisa che la sua edizione 
romana noa fn nuova , e fu alquanto peggiore delle 
precedenti. 



322 



Del romanzo in generals , ed anclie del Promessi Sposi, 
romanzo dl Alessandro MIanzoni (i). 

Articolo I. 



Oupremo bene dell' intelletto , primo alimento clel- 
r anima e la verita : la ricerca cli essa e il solo stu- 
dio clie corrisponda agli alti destini delluomo: ma 
somigliante all' Iside Egiziana ella e una mistica di- 
vinita coperta da un velo che tutti ci sforziam di 
rimuovere , e che nessuno squarcera intcramente. 
Se questo velo cadesse avanti la consumazione dei 
tempi , gli uomini non avrebbero piii una conveniente 
occupazione sopra la terra , mancherebbe in un mondo 
migliore il piu degno premio agli eletti. Ma se la 
piena scoperta ne viene contesa dalla nostra stessa 
natm'a , e pero debita ogni lode a chi con petto 
generoso tutta consacra la vita a discoprire qualche 
parte di vero , ad innalzare almeno un lembo della 
sacra cortina: e le umane generazioni die succeden- 
dosi rapide e fuggitive come le onde , seguono un 
moto d' opinioni sovente conti-arie , s' accordano in 
questo , die la piu bella gloria e da concedersi ai 
primi scopritori delF utile verita. I contemporanei 
accecati dalle passioni o sedotti dalla calunnia pos- 
sono farsi ludibrio di Socrate sopra le scene , pos- 
sono anclie decretargli la mortale cicuta , ma viene 
poi la giustizia de' posteri , e acconsentendo all' ora- 
colo , lo proclama davanti la statua di bronzo die 
gl' innalza Lisipjio , pel migliore e il piu sapiente 
degli uomini. Vivere e morire per la verita e la 
sorte piu nobile che ne possa toccare, e troppo e 

(i) I pi'omessi sposi, Storia milanese del secolo XVII 
scoperta e rifatta da Alessandro Manzoiii. Volumi tre. — 
Milano, 1825-1827, pi"es50 Yinceiizo Ferrario. 



DEL ROMANZO IN GENERALE. Sso 

disgraziato colui clie nol sente : troppo e disgraziato 
chi messo nelle lodi di qiiesta insigne virtu pu6 
agevolmente frenarsi. Ne per noi si porrebbe cosi 
pronto termine a tali parole , se non fosse die gia. 
ne sembra ascoltare un rimprovero dell' aver preso 
le mosse da un si magnilico elogio del vero per ra- 
gionare del romanzo, clie avvertitamente se ne di- 
scosta. E forse alcuno si vorra ingannare credendo 
che per tal mode ci sianio fatti strada a jjroscrivere 
questo genere di componimenti , come avversi alia 
piu sublime destinazione dcgli uomini ; ne manchera 
chi gia si prepari a condannare la nostra severita, 
egualmente pronto , ove scorga altra intenzione nel 
nostro discorso , a tassarci di soverchia indulgenza. 
Di che non bisogna farsi alcuna maraviglia, quando 
questa materia de' romanzi fu sempre soggetto di 
forti disputazioni e venne alternamente detinita con 
probabili sentenze a favore d' ambe le parti , sicche 
per uno strano contrasto Pietro Bayle ne proibiva 
la lettura , e il beato Francesco di Sales se ne fa- 
ceva una cara delizia. Noi fra siffatte autorita osia- 
mo appena entrare con fronte timida e riverente , 
ma pure vogliamo alcuna cosa avvertire piuttosto 
come ne signitica il cuore , che come lo stanco in- 
gegno ne potrebbe dettare. L' argomento e tale che 
a volerlo discon-ere con austere dottrine , oltre che 
troppo saria maggiore alle nostre forze , scaderebbe 
anche in gran parte dalla sua venustA , quasi a quel 
niodo che le ali della farfalla , se il naturalista troppo 
gravemente le tratta, perdono fra le sue mani quel 
Bor di vaghezza che parea tessuto d' aria e di luce. 
Coloro clie condannano rigorosamente i romanzi, 
e vietano clie possan mai venire alle mani de' gio- 
vani , lianno per certo un intendimento che vuol es- 
sere riconosciuto e lodato; e noi vorremmo ad essi 
senza esitanza aderire , se ne paresse che a questa 
proscrizione fosse per conseguire un utile effetto. Ma 
in im modo convien ragionare tra la feccia di Ro- 
niolo , in uu altro uella repubblica di Piatone , ne 



324 DEL R0MA.NZO IN GENERALE. 

soltanto alle leggi civili e da restringersi quella grave 
sentenza , die non tutte le otdme oxxlinazioni pos- 
sono proporsi ad un popolo , ma quelle unicamente 
che alia sua natura e a' suoi costumi s' accordano. 
Volesse Dio che questa grande uniarta famiglia fosse 
temperata in maniera da rimanersi contenta alia ri- 
cerca e al progressive conoscimento del vero ; vo- 
lesse Dio che tutta la terra fosse collegata in quella 
beata citt^dinanza che il poeta de' filosoli immagino 
negli alti suoi sogni. Noi vorremmo allora che dopo 
la schiera de' poeti capitanata da Omero , abbando- 
nasse i nostri confini anche Gualtiero Scott colla 
turba de' suoi romanzieri : a lai pure sarebbero ver- 
sati profumi sul capo , a lui pure sariano imposte 
ghirlande, ma il piii vecchio del senato potrebbe 
dirgli con volto allegro e tranquillo : « Qui sull' animo 
3) nostro impera la ragione , qui sulle nostre azioiii 
» comanda la legge: noi siamofelici, perche siamo 
» giusti , e siamo giusti , perche abbiamo pacifica 
» r imaginazione, e dome, e cacciate dal cuore le 
» violente passioui ; tu non potresti , o sublime in- 
» cantatore, aggiugnere una dramnia alia nostra fe- 
» licita, ma si potresti colle splendide tue fantasie 
» crearci qualche inutile desiderio, potresti renderci 
)i fastidiosa questa placida mediocrita, Esci dunque 
» fra le nostre acclamazioni , esci fra gli applausi cli 
» chi ti discaccia : nella schiera che ti precede , e a 
» cui apparterresti tu pure se non fossi qui primo, 
X troverai im tuo lieto fratello. Unisciti a quel Fer- 
» rarese , e cerca insieme con lui un mondo , ove 
» non sia c|uesta sacra potenza di costumi e di 
» leggi. Ivi sarete forse utili, forse sarete necessarj: 
» qui le vostre lusinghe sarebbero vane o dannose. 
» Affrettatevi, fuggite: la vostia presenza e un tale 
» fascine che indugiata piii oltre renderebbe impos- 
» sibile o infruttuosa la dipartita. » Queste o so- 
miglianti parole potrebbero indirizzarsi ai roman- 
zieri, estendendo anche a loro il bando che pro- 
nuncio Platone contro i poeti , ma • dov e quella 



DEL ROMANZO IN GENERALE. SaS 

sapiente repubblica ch'ei voile fingere? Dov' e quella 
virtuosa congregazione cV uomini die faccia possibile 
metter in atto la sua risplendente chimera? E 3'ella 
fosse in alcuna delle tante stelle die con divina nia- 
gnificenza ne liammeggiano in cielo , a qual altro 
luogo die alia nostra terra potrebbero mai cacciati 
di lassu approdare i ronianzieri e i poeti? Non e 
forse qui clie al primo presentarsi d' una verita si 
chiudono gli occhi o incapaci o insofferenti della 
viva sua luce ? Non e forse di noi die Y infelice 
Torquato cantava , die bisogna persuaderci allettando ? 
Non e forse quaggiii die si torce sdegnoso il labbro , 
se il vaso delta virtu non e asperso agli orli di ter- 
rena doicezza ? Perche vantarci , quando a crederne 
niigliori die non sianio , diventeremo ancora peg- 
giori die non sgremmo? 

Egli e percio die se anclie potesse provarsi colla 
forza del discorso die i romanzi per se stessi sono 
cattivi , rimarrebbe sempre ad iuvestigare se non 
siaiio un male oraniai necessario. Pur troppo alle 
volte e da prescriversi anclie 1' uso de' veleni , perche 
ad altri veleni s' oppongano ; e allora non rimane 
altro partito die di studiarne con attenzione gli ef- 
fetti , e cosi rattemprarli die le qualita nocive scam- 
bievohnente si vincano. Quaiite volte anche iiella 
morale una passione ottiene suU' altra quel trionfo 
die niun ragionaraento potrebbe , e nientre per un 
esempio V ira ne caccia a prendere de' nostri vili 
nemici una fiera vendetta, la superbia ne grida die 
r olfesa non potea da quella bassezza salire fino al 
nostro petto , e noi crediani perdonare , quando sprez- 
zianio e cliiamiam filosoHa la voce delf indoniabile 
orgoglio ! A questo modo potrebbe cercarsi se i ro- 
manzi non siano un utile sfogo alia sfrenata curio- 
sita deir uonio die sempre avido di nuove cose non 
si cura della scelta, e par quasi quelle piu forte- 
niente abbracciare die lo trarranno a rovina. Ne sa- 
rebbe a dimenticarsi die forse niun migliore rimedio 
61 puo provvedere incontro ai daani dell' ozio , nel 



3^6 DEL ROMANZO IN GENEKALE. 

quale ogni virtu si consuma, si rinforza ogni vizio. 
Se lion che avaiiti clecidere cosi francamcnte , come 
sogliono alcimi, che i romanzi si debbono tutti per 
r intrinseca loro malizia proscrivere , e forza matu- 
rare profondamente questa severa sentenza , perche 
forse potra riiivenirsi qvialche cosa nella condizione 
deir aiiima nostra che ne renda dubbiosi a pronnn- 
ciare un giudizio si rigido. E certo ne sembra, che 
se altro non fosse puo bastare a tenerci sospesi Y uni- 
vcrsalita de' romanzi in tutti i tempi e presso tutte 
le genti. E un assioma cosi certo , come se fosse 
d'Euclide, che un' opinione generahiiente creduta vera 
in ogni eta e da ogni popolo debbe esser vera, ed 
e pure uguahnente certo che tutte le nazioni con- 
vennero a riporre ne' romanzi uno de' piu cari loro 
diletti. Ne qui per romanzo vuolsi ,prendere unica- 
niente quello che fuso volgare intende sotto questa 
parola , perche oramai a troppo ristretta signitica- 
zione si trasse cio che comprendeva in genere ogni 
racconto d' un fatto che non fosse veramente acca- 
duto. Ed anzi ove si consideri il romanzo ne' suoi 
rapporti colla morale e colla vita civile , conviene 
rallargare ancor piu questa idea ed estenderla a tutte 
quelle creazioni della fantasia, die ne presentano 
un moudo diverso dcil reale, o il mondo reale me- 
desimo ne offrono attraverso ad un prisma , che 
tutto lo tramuta di allegri colori. Noi non abbiarao 
ne forza, ne coraggio che basti per gettarci nei 
vasti campi delf erudizione , e salire su per li tempi 
fino air origine de' primi romanzi , ma dovunque vol- 
giamo il pensiero li troviamo in favore presso la 
moltitudine , e a questo riguardo va indistinta la mi- 
steriosa sapienza degli Egiziani e la credula igno- 
ranza degli Irochesi : al pie delle piramidi e presso 
il lago di Meri una turba sedente suUe gambe in- 
crocicchiate ascolta ancora le menzogne delf arabo 
conduttor di cammelli con quella stessa ansieta, con 
die r altro gregge presso f Ontario , e in mezzo ai 
suoi castori beve pei bramosi orecchi le uovelle 



DEL ROMANZO IN CENERALE. 827 

ileir accorto giocoliere die lo trattiene. E se i dilettosi 
giardini dell' Ionia videro di freqiiente incisi i loro 
mirti di favolose ricordauze, aiiclie le scoscese rupi 
della Scandinavia presentano ad ogni passo i defornii 
caratteri runici che ti raccontano ugnali finzioni. 
Ogni terra senibra clie ispirasse del pari a' suoi abi- 
tatori questo genio , e solo quando voglianio avvi- 
cinarci niaaiffiormente all' idea che s' e ora concetta 
del romanzo , i nostri occhi qnasi senza accorgersi 
si rivolgono verso 1' Oriente. Di la venne a noi col 
sole ogni luce , e mirando come quelle beate region! 
sian ora sepolte nella barbarie , alcuno potrebbe forse 
pensare che sia questo un castigo somigliante a cjuello 
di Prometeo per aver comunicata la divina scintilla 
alle genti. Gli Egiziani , gli Arabi , i Persiani e gli 
Assirj sono i primi di cui la tradizione ci ricordi 
le narrazioni romanzesche ; ne questi popoli si die- 
dero soltanto a confondere fra iniaginati racconti i 
veri avvenimenti , ma la morale e la politica e la 
religione tutte ravvolsero d' allegorie e di finzioni, 
sicche gia uno de' sacri profeti dava agli Arabi il 
nome *\i favolosl ^ e Straboue si lamentava che I'amore 
del maraviglioso rendesse incerte le storie di queste 
nazioni. Ora quella ruota incessante che volge tempi 
e costumi , pote mettere al fondo coloro che stavano 
in cima dell'umana civilta, ma non per questo valse la 
fuga de' secoli a cancellare quel primitive carattere 
che la potente natura aveva improntato. Quell' aria 
e quel sole sono ancora i medesimi : la fania bu- 
giarda non dira piu che fine Omero rapi dagli altari 
di Menfi i poemi della vergine Fantasia, e li canto 
per suoi alle mense de' principi Argivi : ma nel luogo 
istesso , ove sorgeano que' templi , zampilla ora una 
fresca fontana cli' e chiamata degli amanti, e porge 
soave argomento al continue uovellare di quegli abi- 
tatori che in questo solo non han ti-alignato. E il 
Gorano stesso , al quale s' appoggia ogni loro cre- 
t^nza , non e egli in gran parte un romanzo , che 
in mezzo ai piu sani precetti di morale racconta Ic 



3a8 DEL ROMANZO IN CENER,VLE. 

pill strane fole, die capissero mai in un sogno feb- 
brile ? Tutto in quelle regioni si slancia oltre i con- 
iini del verisimile , perche la calda imniaginazione 
del popolo cerca in ogni luogo le maraviglie. I Per- 
sian! niedesinii che fnrono sempre tanto osservanti 
del vero , e n ebbero gia dagli antichi scrittori graa 
lode , non sono piu que' dessi quando si tratta d' in- 
ventare un racconto : il loro ingegno si sfrena tosto 
ai piu svariati delirj , e ti par quasi ascoltare le 
brillanti menzogne degli Arabi. Sono questi pero che 
tra tutti i popoli dell' Oriente per siffatta strada van 
prinii ; ne poteva essere altrimenti di quella nazione , 
che ha voce di posseder essa sola piu poeti , che 
non tutte I'altre insienie raccolte. II poeta ed il ro- 
nianziero sono fratelli, e piace a noi alle volte con- 
siderarli sotto il medesimo lume, perche sovente col 
solo ajuto de' confronti le idee si fanno piu sicure 
e piu certe. 

Tutta r India ofFre un nuovo rinforzo alle nostra 
parole : il clima v' e si romanzesco e poetico , e cosi 
gagliardamente influisce sul popolo che le moderne 
istiiuzioni scorrono su quel gran continente senza 
gettarvi radice; e gli Europei che 1' onnipotenza della 
iortuna vi ha coUocati in signoria , rimangono sempre 
stranieri , e cosi rimarranno finche una rivoluzione 
del cielo non rimuti le leggi della natura. Come mai 
in quella vita cosi indolente ed abbandonata potrebbe 
r uomo restarsi dal seguire il corso della facolta che 
imagina e crea ? Nell ozio delle membra , e quando 
cessano i bisogni dell' esistenza positiva , lo spxrito 
raddoppia la sua azione , e si getta perdutamente nel 
niondo ideale. Di qui sembra a noi che debba es- 
sere provenuto , se nelle nazioni a chi ben considera 
si presezitano due epoche distinte e lontane, in cui 
r amoi'e del maraviglioso appare piu manifesto : quella 
in cui i popoli sono ancora , per dir cosi , nell' in- 
fanzia , e 1' altra nella quale trapassata 1' operosa 
virilita entrano in una quiete senile. Quando uria 
uazionc uscendo dallo state di primitiva rozzczza 



DEL nOMANZO IN GENERALE. 829 

s' accosta alia coimme civilta , cUa conosce cio clie_ 
le nianca per essere al pari dell' altre grande ed il- 
lustre : qiiindi si riscuote come da un sonno, e nei 
veri oggetti die la circondano cerca forza e splen- 
dore: allora le battaglie e le leggi si dividono 1' at- 
tivita ed il riposo, il nome della patria e qnello 
della sloria si coiilondono insienie, e I'ambizione a 
soddisfare il suo orgoglio vuol poteiiza e riccliezza , 
cose alTatto reali che nou sanuo contcntarsi di vane 
illusioni. In una parola nientre un popolo compone, 
per cosi dire , coi fatti la propria sua storia , ha 
scarso luogo il romanzo; il quale soltanto allora 
riacquista favore , quando la vittoria o la sconlitta 
hanno condotta la pace del trionfo o del servaggio, 
e la civilta die non ha piii strnda per avanzare , si 
ristagua quasi e comincia tosto a corronipersi. Dopo 
r eta d'Oraero si evidenteniente vicina ai tempi croici 
la Grecia sali a iarna inmiortale per valore e per 
sapienza, ma di tutti que' lumiuosi suoi giorni, ove 
si taccia della disputata Ciropedld, non pervenne a 
noi im solo romanzo, perclie il vero era cosi bello 
da non abbandonarsi per nessuna leggiadria di men- 
zogna. Tostoche pero la felice temerita d' Alessan- 
dro vendico la Grecia , e la gloria della nazione di- 
vento una proprieta di quel guerriero, il romanzo 
s' introdusse presso un popolo che piii non dovea 
temere d' esterna violenza. I vinti Persiani comuni- 
carono i loro costumi ai vincitori , e per la via 
deir Ionia la moUezza delle favole Milesie giunse 
cara pertjno ai disccndcnti del severo Licurgo. Si 
disputava ancora la sanguinosa eredita del Macedone , 
quando Antonio Diogene primo de' Greci romaiftieri 
raccontando gli Amori di Dliiia e Dcrcillide aperse 
la strada a que' tanti che veimero dopo dilui,epiu 
di lui famosi non abbisognano di venir ricordati. 

Egli e ben vero che qualche volta il romanzo si 
presenta d' improvviso appunto allora, che un popolo 
e nel niassimo furore delle fazioni e delle guerre 
civili , e noi vediamo Sisenua uomo della gentc 

Bibl. Ital. T. XLVII. 2 2 



33o DEL ROMANZO IN GBNERALE. 

Cornelia offrire le favole di Mileto ai Romani ancora 
ignorant! di questa merce , in quei niomenti mede- 
sinii die per le liere parti di Mario e di Silla sem- 
brava doversi sbandire ogni idea di forastierc diletto. 
Ma quando Y occhio dell' osservatore scoi'ge questo o 
tal altro somigliante fenonieno , e forza in un altra 
qualita del cuore umano rintracciarne la profonda 
cagione. L'uomo la cui vita coniincia nelle lagrime, 
e si termina in mezzo ai singulti, per un contrasto 
inesplicabile altro non fa in tutti i suoi anni che 
cercare la felicita : se qnindi le circostanze de' tempi 
tengono stretta una nazione fra oggetti dolorosi , ella 
ne allontana lo sguardo , e cerca in ogni parte la 
dimenticanza della propria miseria. Orazio obblia la 
repubblica cautando T allegria degli aniori e del vino-, 
Lucano sotto il regno di Nerone dopo aver narrato 
le favole salticlie celebra gli ultimi sforzi della ro- 
mana liberta; cd Halis, mentre Tamerlano invade e 
saccheggia la sua patria, divcnta jl piu gran lirico 
della Persia lodando le belle vergini della sua terra , 
e consigliando di correre lietamente il campo delle 
umane delizie. Egli e forse per un somigliante mo- 
tivo che quasi tutti i popoli volendo consacrare in 
ogni anno alcuni giorni ad insolita gioja, li vollero 
collocare nel verno , quasi che in tal modo 1' arte 
riparasse i danni della natura, e l'uomo potesse il- 
ludersi dimenticando ad un tempo la dolce e F au- 
stera stagione. 

Non puo in verita venire alcuna lode ai romanzi 
da quella prima considerazione , che nei tempi di 
potenza e di gloria essi non ottengono gran favore 
pres'so le genti , ma noi non vogliamo gia lodare 
per se stessi i romanzi , che anzi dicemmo , come ne 
gioverebbe alloutanarli ove si potesse ottenere un 
perfetto reggimento di civili costumi. I principj da 
cui siamo partiti rimangono ancora laella loro inte- 
grity, ed e sempre vero che ragionano con egualc 
giustezza Platone che scaccia Omero dalla sua re- 
pubblica , ed Orazio che alia corte d'Augusto trova 



DEL KOMANZO IN CENERALE. 33 1 

j)iu Utile la morale del gi'aa poeta , chc quclla di 
Crisippo e di Crautore. Che cosa avrebbe rnai gio- 
vato la severita delle leg2;i , quando la moltitudine 
applaudiva aWAsino d'Apulejo, e T imperatore Clo- 
dio Albino s' era fatto scrittorc di uovelle Milesie ? 
Oltre di cio per guardare la quistione sotto tutti 
gli aspetti non deve tacersi , che i tempi in cui 
un popolo sali alia sua maggiore grandezza , non 
sono sempi'e quelli in cui fu piu virtuoso e felice ; 
chc anzi un filosofo chianiava beatc quelle nazioni 
la cui storia e nojosa. I delitti furono qualche volta 
protetti dalla fortuna , ne 1' animo gentile misura mai 
la virtu dalla forza. Troppo e facile che noi c' in- 
ganniamo , ma ne pare clie se presso un popolo si 
spegnc r amore del maraviglioso , vada ad estinguersi 
nel medesimo tempo I'entusiasmo per le nobili azioni; 
c se noi vedessimo per disgrazia una moltitudine in- 
tcsa unicamente alia realta della vita, e tntta occu- 
pata di guadagni e di calcoli, ogni ora ne parrebbe 
un secolo pel desiderio d' andarne lontani. 

Quello die s' e detto fm qui delle nazioni, vuol 
dirsi con egual fondamento degl' individui. I lilosofi 
e gli statisti lianno gia di frequente istituito confront© 
fra le une e gli altri, e trovati maravigliosi riscon- 
tri , ma forse Y analogia non c in alcun caso cosi 
patcnte come nel fatto dc' romanzi. Anche per gli 
uomini le eta che pin se ne appagano , sono la pri^a 
gioventii e la vecchiezza : la virilita trova altxi ne- 
gozj e si agita nell' ambizione e nelf avarizia. Ne 
con cio vogliam dire, che in questo melanconico 
viaggio dalle lagrime della cuna all' oscui'ita del se- 
polcro venga un tempo, che per la generalita degli 
uomini sia vuoto d'ogni illusione. Se avessimo que- 
sta opinione , troppo sarebbe grave il nostro erroi-e, 
perche l' attivita della vita puo rendere bensi meno 
gagliardo 1' impeto che ne fa correre in cerca tli 
maraviglia , ma non giugne a sopprimerlo che in 
alcuni pochissimi, i quali ne sembrano aver ripudiata 
r eredila di Adamo , e per diverse alFezioni di cuore 
stanno forestieri in mezzo all umana famiglia. 



332 DEL ROMANZO IN GENERALE. 

Alcuni superbi ingegni hanno voluto inutilmente 
colla forza del solo intelletto spiegare il sublime mi- 
stero deiruomo, e dime donde gli vcnga questo insa- 
ziabile amore del maraviglioso , e perche egli sia sem- 
pre in continua lotta con se medesinio : ora vil polve- 
re , ora fuoco celeste , ti-oppo orgoglioso per istrisciare 
sopra la terra , troppo debole per volare suU' aria. 
Ma se in pena di tanta alterigia tutti tornarono con- 
fusi innanzi al grande arcano gli sforzi della vanita 
lilosofica , evvi pero un gran libro , del quale la 
nostra baldanzosa ragione altro non vede die 1' esterno 
inviolabile suggello , e che la religione apre volen- 
tieri a chi umilia il cuore e la niente. In esso ogni 
cosa e spiegata , e tostoclie o nelle lettere , o nelle 
scienze, o nella morale piu non bastano le regole 
ordinarie , tostoche bisogna ricorrere all' intrinseca 
natura dell'uomo, fuori di quelle pagine non v' e 
piu che confusione ed errore. Parra strano , che a 
parlare del romanzo noi entiiamo in questo argo- 
niento , nia e forse colpa nostra , se ad allontanarsi 
da silTatto principio tutto il niondo intellettuale di- 
venta un enimma senza parola ? E forse nostro di- 
fetto , se la tendenza dell' uomo al maraviglioso 
non pud spiegarsi che seguendo quest' Essere , cli' e 
tanta maraviglia egli stesso, i'lno alia prima sua ori- 
gine ? I hlosoti possono a loro senno taJDbricare si- 
s^mi suUa progressiva perfettibilita del genere uma- 
no , e contar gli anni in cui sara permesso a Die 
di vedere meno imperfetta 1' opera sua: essi possono 
animare la statua del Condillac , e lentamenie per 
la miserabile strada de' sensi provvederla d' alcune 
idee , e quindi unire insieme questa nuova specie 
di macchine , e lasciare che a poco a poco raggiun- 
gano la sapienza dei jocko e dei castori per poi 
arrivare a comprendere 1' universe , e giudicare Colui 
che fa le giustizie. Chi puo frenare 1' orgoglio di 
un' anima immortale , quand' clla abusa delle sublimi 
sue doti? Ma questa tanta superbia agli occhi del 
vero saggio e foilia, e questi sistemi soniigliauo a 



DEL ROMA.NZO IN GENERALS. 333 

quelle torri di sabbia che i fanciuUi ammassano sulle 
rive del mare, qiianto piii alte tanto a rovinarc piii 
prossime, anzi gia lovinose. Dio, ch' e fuori d' ogni 
tempo, non ha bisogno del tempo, e se alcuno osasse 
pur resistere all' intima voce che di cio lo persuade, 
noi ci contenteremmo d' appellare dalT uomo agli uo- 
mini, perche se Tindividuo dalla presuntuosa sua cat- 
tedra per parer singolare non dubita di combattere 
il vero, la moltitudine non puo venirne traviata 
che un breve momento. Tutte le nazioni , e quelle 
stesse che altra storia non hanno che i dubbiosi 
racconti conservati dalla memoria degli avi , ricor- 
dano un tempo primitivo di felicita e d'inuocenza, 
tutte richiamano nelle loro tradizioui un terreno pa- 
radiso , che troppo presto si chiuse , una eta del- 
r oro , che troppo rapidamente passo. Che cosa sono 
i sistemi davanti a questo consenso universale dei 
popoli , a fronte di questa solenne protesta del ge- 
nere umano ? Qui dentro , e i nostri lettori hanno 
gia posta la mano sul cuore, qui dentro noi abbiamo 
una gnida sicura, ove ne piaccia seguirla nel silenzio 
delle passioni , e per poco che 1 uomo con buona e 
sincera fede s' interroghi , egli sentira combattere in 
se stesso due forze, delle quali una T attacca a que- 
sta vita , come se cpii fosse ogni suo tine , Y altra lo 
soUeva ad un mondo ideale , ov' egli si divide fra 
la reminiscenza lontana d' uno stato migliore , e la 
nuova speranza di tempi piu lieti , e diremo quasi 
piu luminosi. L' uomo e ancor esso un angelo ca- 
duto. e se creatura di pochi giorni non puo in realta 
rammentare £li anni felici a cui non fu presente , 
ha pero nelV aninia sua una secreta rivelazione che 
gli palesa la sorte a cui era prima destinato , e lo 
tormenta come s' egli stesso avesse smarrito quelle 
che non ha mai posseduto, L' antica filosofia ( noi 
dicianio T antica ) col solo ajuto delle sue medita- 
zioni era giunta a vedere uno spiraglio di questo 
vero , e qualche passo d" Aristotile , e piu assai di 
Platone ue manifesta, com'essi sentissero la necessita 



334 I^EL ROMANZO IN GENERALE. 

di spiegare con mezzi superiori al ragionamento 
la terribile coiidizione cleiruomo, e la doppia sua 
volonta , e quel continuo sforzo di gettarsi fuor della 
vita reale. Ma s' abijandoni pure uii istante questa 
dottrina infallibile, e rimauga senza soluzione il 
gran problema dell' umana naiura ; esisteranno forse 
meno percio i fcnomeni niorali di cui abbiamo par- 
lato ? Si cambi pure , come vuol scnno o dclirio , 
la cagione recondita , gli elTetti palesi sono c saranno 
sempre gli stessi. L' uomo , per quanto si sforzi una 
fredda e disperata scienza a tramutarlo in autonia , 
non arriveramai, se anche il volesse, a disumanarsi: 
r impronta gli fu posta da una mano , i cui carat- 
teri durano eterni : essi possono per un moniento 
coprirsi , cancellarsi per sempre non possono. E chi 
vorra ora negare , clie dentro non gli parli Y am ore 
del maraviglioso , e il bisogno irresistibile di allar- 
garsi ad una piu vera, ad una piu animosa esistenza? 
Qual e r uomo chc non abbia in sua vita fatto un 
romanzo? Chc non tutti i romanzi si scrivono, e a 
ben considcrare la prima romanziera e 1' umana spe- 
ranza. A discorrere di questa materia bisogna di con- 
tinuo avvertire die dee piuttosto esaminarsi la po- 
tenza creativa , die 1' effetto da lei derivato , perchc 
questo si puo nioditicare sotto 1' irapero delle circo- 
stanze , quella e liberissima, e ci sottrae alle condi- 
zioni de' tempi c de' luoglii. Puo quindi frequente- 
mente avvenire , die presso un popolo in un deter- 
minato tempo non si trovino romanzi scritti , ma 
forse alcuna volta a ben riccrcare si scoprirebbe , 
die quello fu appunto il momento in cui la sua iin- 
maginativa piu largamente spazio. All' osservatore 
non puo rimanere alcun dubbio : 1' uomo e tale per 
sua iiatura , die amera sempre il nuovo, il singola- 
re , il maraviglioso de' romanzi. Che sono altro i pri- 
mi suoi pensieri , quando ei vede ancora il futuro 
attravcrso un niagico velo ond' c trasformata ogni 
sembianza alle cose ? Senibra a lui ncll' cstasi deii- 
ziosa de' cari suoi anni , die sull' aurco limitarc della 



DEL ROMA.NZO IN GENERALE. 335 

vita gli si faccia incontro la bella sua gioviiiezza tutta 
Serena d' uii celeste sorriso ; ei ne ascolta le inno- 
centi parole e le crede : (iorente salute , uomini vir- 
tuosi , donne pudichc e Icggiadre , sapienza , licchez- 
za, e tutto cio per lunglii anni, e accresciuto di gloria 
immortale. Che fara il giovine conlidente di questo 
secolo di felicita? La sua immaginazione s'accende, 
e prepara gli avvenimenti ne' quali si possa distri- 
buire uu tanto gran bene. Chi gli torra allora di 
mano i romanzi , ove gli par di leggere la futura 
sua storia , ove la sua fantasia rinviene il mondo 
ch' ei cerca ? II filosofo grida eh' e necessario rom- 
pergli qucir inganno funesto , ma badi anche il lilo- 
sofo che questo e forse il solo istante in cui quel 
giovine sara veramente felice. II sonno della vita si 
dorme sopra un letto di spine : perch e svegliare quel 
beato che vi sogna iiori e giardini , e sotto una piog- 
gia di rose tien ragionamento della sua gioja cogli 
angeli? Viene anche troppo presto a destarlo T espe- 
rienza , dolorosa maestra , che vende a prezzo di 
la^rime le sue crudeli lezioni. A poco a poco egli 
vede , come per un gioco d' ottica , allontanarsi quella 
luce che 2;li era si presso , e la splendida stclla che 
prometteva d' acconipagnarlo pel sentier della vita 
ad un paradiso di tutta dolcezza , gli si converte 
neir incerta liammella d' una raniinga luccioletta che 
lo traviera al fondo d' una fangosa palude. Allora 
ingannato dalle illusioni ei vuol correre all' opposto 
eccesso : c chiede ragione di tutto, e riduce i scn- 
timenti ad assiomi, e rinnovando la bestemmia di 
Bruto domanda se la virtu sia poi altra cosa che un 
nome. Collocato in mezzo alia moltitudine , ei si 
trova in un deserto , perchc per un' aninia appas- 
sionata non vi sono altri esseri vivi che quelli che 
le rispondono : egli giura che chi non odia a trent' anni 
gli uomini , non gli ha mai amati , e si affanna per 
occuparsi unicamente dell' esistenza reale, volendosi 
pur persuadere , che nclla vita ei non puo aver cosa 
che pill della vita stessa gli riesca gioconda. Ma il 



33i6 DEIi ROMATSrzO IN GF.NFRALE. 

cuore gli combatte ancora all' incontro , e mala- 
mente puossi resistere al cuore. Ei chiama in suo 
soccorso le operose passioui , ma Y azione lo stanca , 
e il riposo lo toruienta , ne altra scelta gli rimane 
che tra la fatica e la noja; per liberarsi dal biasinio 
egli rinuncia ad ogni felicita , beato abbastanza , se 
per placare Y iuvidia noii si piega ad abliandonar la 
virtu. Iq questo momento e2;li ])ensa di veder le cose 
come sono in effetto , e di nuovo s' inganna; gli uo- 
mini non sono cosi buoni com' ei credeva, ma non 
sono nemmeno tanto cattivi quanto egli crede. Prima 
egli faceva un romanzo , come gl inventa Augusto 
La Fontaine , ora ne compone un altro , come 1' a- 
vrebbero dettato Anna Radcliffe o il Lewis. La Sa- 
pienza dopo aver contemplate le cose umane , pro- 
feri che quanto avvien sotto il sole e tutto vanita 
di vanita : Y uomo e spesso tentato di gridare che 
tutto e illusion d' illusione , o d'esprimcrsi con Gian- 
paolo Richter , che la terra e un sogno pieno di so- 
gni. Sole le idee morali e religiose si sottraggono a 
questa terribile esclamazione , e conducono insensi- 
bilmente i buoni a riconciliarsi colla vita , la quale 
per essi altro non cUventa che il lungo desiderio d' un 
mondo migliore. 

Ma se la tempesta delle passioni si muta in una 
calma che annunzia la vicinanza del porto, la iia- 
vigazione pero continua ancora ; si raccolgono le vc- 
le , si abbassano gli alberi , s' innalzano i remi, ma 
il pilota siede tuttavia a governo del timone, e co- 
gli ocelli lissi nel cielo vi cerca il termine del suo 
difficile viaggio. Ne la vecchiezza e priva de' suoi 
intellettuali romanzi, perche se gli anni mancano alia 
speranza , non per questo manca la speranza all uo- 
mo, la cui anima arrivata ai limiti del tempo disde- 
gna queste brevi mi sure, e risguarda come un nulla 
cio clie non le si oll're immortale. Conosceva ben poco 
r umana natura chi disse che il vecchio vive di sola 
memoria : certo ei non puo dimenticare il passato , 
perche non pud dimenticare se stesso , ma che cosa 



DEL ROM\NZO IN GENEEALE. SS^ 

lia egli da cercare esclusivamente negli anni clie gli 
fiiggirono , se i beni stessi quando sono passati non 
sono pill un godiinento , ma una sollerenza , e iino 
la ricordanza dclla giovinezza e uu sospiro ? Oh 
s' egli fu virtuoso , piio invero compiacersi a rian- 
dare le buoue azioni della scorsa sua vita , ma an- 
che in questo caso non sara egli meglio , clie abban- 
donandosi al sentimento soavissimo della coscienza, 
si getti nell avvenire e prelibi la ricompensa cli egli 
ha meritato ? Pindaro senti questo vero , allorche con- 
trastando colle opinioni volgari , canto clie la spe- 
ranza e la nudiice de' vecchi. E il romanzo e figliuolo 
della speranza , e d' esso la tarda eta , come gia os- 
servammo , assai si diletta. Per questa lettura ella 
vede dilatarsi da ogni parte la vita , e le si cangia 
per cosi dire il passato adornandosi di lieti colori , 
e bello e consolato le si proluna^a il futuro. Per 
quanto 1' uomo fosse infelice , egli ha sempre alcuni 
punti lucidi dispersi pei giovanili suoi anni; questi 
egli viene accostando, e se ne fa una gioconda novella 
a lui piu cara clie la storia d' un mondo. Abdal 
Kallmann , il piOi fortunato tra i Califi d' Oriente, dopo 
cinquant' anni di regno prospero e virtuoso scriveva 
d' aver avuti interamente felici soli quattordici giorni : 
poclii uomini possono con verita dire altrettanto, 
ma anche meno puo bastare in vecchiezza , ove se 
lo consegni all' imniaginazione , poteiitissima fra le 
incantatrici , clie nel piu orrido delle rupi solleva 
con un tocco di verga il palazzo d'Armida. Se mai 
per le disgrazie , e piu ancora per Y aspettazione 
tradita si fosse al vecchio oscurata o tolta dagli 
ocelli la prospettiva del futuro , non e mai a dispe- 
rare del suo stato ove gli rimanga gagliardo 1' ajuto 
della fantasia. Un sole clie tranionta , una luna che 
sorge , una foglia di pervinca , una intonazione di 
fiauto gli fanno ricomparire davanti 1' animosa sua 
giovinezza. Guardami , ella dice , guardami com' io 
son bella e giojosa, noi abbiamo un giorno scher- 
zato msieme gran tempo, io ti ho donate assai cose. 



338 DEL ROMANZO IN GENERALE. 

amore , amicizia, entusiasmo , vigore, speranza , c 
tu non hai piii nulla, e sei cosi pallido! Ah prendi 
ancora almeno la speranza , e torna a scherzare con 
me. — II vecchio riacquista conlidenza a quelle dolci 
parole, e sente che la giovinezza se gli appressa di 
nuovo , perch' egli e sulla soglia d' un luogo , ove 
negli anni eterni gli sara indivisa compagna. A quel 
misterioso annunzio ei si riscuote , e le prime idee 
gli si presentano con forza novella , e il passato e 
r avvenire si circondano di quella splendente aureo- 
la , che sembrava svanita per sempre. Che importa 
che la sua ghirlanda di rose si appassisse prima an- 
cora che ne sbocciasscro gli odorosi bottom? Ei la 
ripiglia com' e, e se la pone sul capo; perche va 
ad un giardino , ove tutto si riliorisce , e la fragranza 
sara divina c immortale. 

Noi confidiamo che per la condizionc dell' argo- 
mento ne sara perdonato 1' ardire di questo linguag- 
gio : ma perche avremmo noi dovuto usarlo diverso , 
se gia in principio abbiamo dichiarato di volerci ab- 
bandouare alia significazione del cuore? Alcuno ne 
vorra forse dire con qualche apparenza di ragione, 
che fin qui noi abbiamo parlato soltanto pei buoni, 
i quali infelicemente sono la menoma porzione del 
mondo. Ma perche penseremo noi a scolparci , se 
fu cpesta appunto la nostra espressa intenzione , e 
se in tutto il discorso non allontaneremo mai da essa 
le nostie parole? 11 pocta Saadi pregava Dio che 
mandasse ai malvagi un lungo e tranquillo sonuo , 
perche almeno sin che dorniivano non molestassero 
i buoni. Noi lo pregheremo ch' essi leggan romanzi , 
perche se anche cio fosse un male , sara sempre 
minore che la calunnia ed il tradimento. Ben sap- 
piamo che anche fra i buoni e gentili se ne rin- 
vengono alcuni ai quali il nome stesso di romanzo 
ripugna o perche il cuore tranquillo e V immagina- 
zione pacata li lascino contenti al scmplice vero , o 
perche la timorata coscienza li faccia abborrire da 
una cosa che vennc spesso orrendamcnte abusata. 



DEL ROMA.NZO IN GENF.RALE. 889 

Ne a quel primo niotivo e facile trovar risposta clie 
li possa appagare , e chi la trovasse , avrebbe inu- 
tilinente perduto il suo tempo. Beato coliii al quale 
r animo e la fortuna sono temprati per niodo clie 
mai non gli vien desiderio di crearsi un presente 
ed un avvenire diverse da quelle che gli e prepa- 
rato nel niondo ! Con esso ogni ragionamento sa- 
rebbe follia , e solo in leggendo la storia , e vedendo 
come la sorte ruoti a suo capriccio gli strabocche- 
voli casi de' I'egnauti e de' popoli ei s' accorgera 
quanto rarissima eccezione sia quella che fanno egli 
e i suoi simili nel genere umano. Che se una volta 
verra anche per lui il giorno della prova , ci sen- 
tira come sia di conforto il poter correre da questa 
valle di pianto ai floridi canipi della fantasia. 

Con que' secondi ai quali V abuse de' romanzi fece 
parer dannoso anche V use , il discorso diventa piu 
agevole , giacche bisogna tosto aderirsi con loro ad 
adoprare ogni severitu , perche non sia pubblicato 
alcun tale componimento , ove siano pur da lontano 
offese le leggi della morale , della religione e della 
sana politica. Guai se alV ebra imaginazione de' per- 
versi fosse conceduto un libero corso ! Meglio sa- 
rebbe aprir vendita di veleni in capo ad ogni con- 
trada. Platone , che certo non vorrassi dire coutrario 
air onesta liberta , nel settimo delle leggi ordino che 
i poeti non potessero mostrare le opere loro ad al- 
cuno , prima che giudici a cio dcputati non le aves- 
sero vedute e approvate. Ora con quanto piii di 
ragione non debbe applicarsi un siffatto decreto ai 
romanzieri che possono si facilmente colla sciolta 
orazione accostarsi al popolo , e profondarlo nell' ul- 
tima corruttela ? Si ricordi per un solo , ma terribile 
esempio quel roraanzo francese che nato nella rivo- 
luzione fu dcgno di essa , e parve il piu osceno 
delitto deir umano pensiero : noi non osiamo nem- 
meno proferirne il nome , perche , sebbene per se 
stesso innocente , sembra quasi conteuere una secreta 
rivelazionc dclf inferno. Ma qual cosa c nel mondo 



340 DEL EOMA.NZO IN GENERALE. 

che non possa trarsi a degenerare da se niedesima , 
se fino la religione fa qiialchc volta adoprata a ve- 
lare ed anclie a consacrare le colpe ? Pur troppo a 
cpiesto siam nati , che fra le nostre mani nulla puo 
diirare perfetto , ma per cio appunto e necessario 
clie siano vigilanti e severe le leggi , per cio nel 
fatto de' romanzi noi applaudiremo a tutti quegli 
ordiiii che rendano innocente quest' impeto dell' in- 
gegno in cui par quasi che il soperchio del suo ca- 
lore si svampi. Proibire per intero i romanzi non 
si potra mai con una legge che venga eseguita : 
noi abbiamo gia dimostrato com' essi troppo stretta- 
mente si leghino alia natura delVuomo, alia sua debo- 
lezza, alle sue stesse disgrazie. Se mai per un' ipotesi 
impossiliile si giugnesse a togliere i romanzi scritti, 
resterebbero sempre gl' immaginati , che sciolti da 
ogni freno tornerebbero forse di maggiore pericolo. 
Senza che il mondo e gia provveduto di questa merce 
per molti secoli , ed ora anche per la morale sarebbe 
a desiderarsi che fossero dettati romanzi onesti e 
piacenti , che colla loro novita e col loro merito 
togliessero nome a certi altri che trionfano d' una 
infelice celebrita. Noi non sappiamo qual uomo possa 
esistere di principj si austeri che non gli piaccia 
vedere moltiplicati romanzi eguali a quelli di Miss 
Edgeworth, preferibili, senza dubljio, a certe storie 
che col pretesto di render onore alia verita si fe- 
cero diventare istromento di corruzione. 02;ni lette- 
ratura, ogni dottrina puo essere pessimamente ado- 
prata , perche ad accostarsi senza cuor umile e 
religioso all' albero della scienza non se ne coglie 
altro frutto che la colpa e la morte. Ma si confor- 
tino coloro che temono del romanzo : esso non e 
piu dannoso che V altra uniana sapienza , e puo piu 
facilmente venir regolato , perche il nome stesso ne 
mette in diffidenza e ci fa stare avvertiti , sicche 
non venga sotto questa forma alle mani del popolo , 
cio che lo puo danneggiare, mentre in vece e assai 
malagevole lo scoprire il veleno nellc opere di grave 



DEL ROMANZO IN GENERA.LE. 041 

(lettato , ove Y attcnzione e deviata o dalla scabro- 
sita o dalla noja della materia : il nocumento per 
verita sara in principio di pochi , ma questi poclii 
sono quelli chc istruiscono e dirigono i mold. 

Ne dee rimanere senza qualche osservazione quella 
importantissima accusa die se altro pregiudizio non 
arrecassero i romanzi , questo almeno luor di con- 
tra sto cagionano clie per essi la mente s' infastidisce 
del vero troppo al loro confronto disadorno e rae- 
schino. Noi tacciamo die il vero lia in se qualche 
cosa di magniiico e grande , per cui fu detto die 
r istoria diletta sempre , comunque sia scritta , ma 
ne pare che sia da farsi una distinzione essenziale 
tra la lalsita e la tinzione , e considerare che due 
specie di vero possono diversamente combinarsi nei 
lavori dell' arte: i\ \ero storico , o de'fatti, e 1' altro 
vero , die noi chianieremo morale , o degli alFetti. 
Se la storia , dcviando dal suo sacro istituto , si fa 
narratrice di favole , noi diciani ch' ella e falsa , ma 
non darenio mai questo titolo ad un romanzo , se 
anche ne accumulasse una serie di avvenimeiiti strana- 
nicnte impossibili : esso non ci puo ingannare , per- 
clie gia nel prcsentarsi ne avverte die tutto e tin- 
zione. Ma si diremo falso un romanzo , se nella pit- 
tura delle passioni non fa ritratto del cuore umano : 
diremo cli' egli si allontana dal vero , se non da ad 
ogni affetto il suo proprio linguaggio , la propria 
sua azione. I romanzi del Prevot, tranne un solo ben 
altrimenti dannabile, sono con giustizia riprovati dai 
critici perciie troppo rimoti dalla verita: ma questo 
rimprovcro non gli e gia fatto , perclie la sregolata 
sua fantasia lo traesse ad olTrirci quelle awenture 
bizzarre e incredibili , ma si pcrche i suoi perso- 
naggi liaiino un anima diversa dalla nostra , e pen- 
sano e sentono come non fu mai ne pensato , ne 
sentito dagli uomini. In egual modo la Scuderi ed 
il Calprenede, dopo aver riscosso per certe allusioni 
e per la pompa d' una galaiite metallsica g!i elogi dci 
loro coutemporanei, son ora pieuameiitc dimenticati, 



342 DEL EOMANZO IN GENERALE. 

e il 2;eigo del Giro e riscontro in Francia alio stile 
del Caloandro fra noi. II Molieie fii il primo a 
castigare quella ridicola affettazioiie , e salvo forse la 
sua patria da un altro secolo di corrottissimo gusto, 
perchc T effetto delle sue commedie fu cosi lungo e 
gagliardo, die quando il lamentevole Arnaud voile 
iiitrodurre quel nuovo suo gcaere manierato e fuor 
di natura , si penso ancora a Jodelet ed a Masca- 
rillo , e il successo fu di bievi momeiiti. II vero mo- 
rale non dev' essere perduto di niiia un istante , e 
per qucsto solo che se ne scor2;a in un romanzo 
il difetto , pare a noi clie la pubblicazione ne debba 
esser vietata. II volgo ha una grande riverenza per 
tutto cio che vcde starapato , e troppo e facile che 
si lasci deviare a credere naturale eifetto d' una pas- 
sione quello che n e quasi la parodia. Anche i gio- 
vani non esperti ancora del verace novimento de- 
gli all'ctti , corrono rischio di modellarsi a quelle 
idee sregolate, ed cntrano nel niondo dannosamente 
pcrsuasi che irrefrcnabile e il corso delle onnipo- 
tenti passioni. Poco nuoce che una persona dieci 
volte creduta morta dieci volte risorga , e per una 
catena di non verisimili casi giunga sempre oppor- 
tuna a salvare la tradita innocenza : il peggio che 
accader possa al lettore , c di sdegnarsi col roman- 
ziero , e gettare il volume. Ma guai se con una 
pericolosa meschianza ci si confonde il giusto e f in- 
giusto , e si conccdono al protagonista i comodi del 
vizio e i premj della virtu ! Guai se in mezzo alle 
colpe ne si vuol mostrare puro ed intatto il senti- 
mento dell' onore ! Guai se all innocenza ed alia 
probita e data come sicura altra guardia che la 
religione ! Da questo falso morale procederanno non 
riparabili danni c ben maggiori che dalle piii stolte 
chimera che immaginar potesse una mente in delirio. 
Ne con cio vogliam dire che anche del verosimile 
non s' abbia ne' romanzi a tenere gran conto ; ma 
cpiesta e piuttosto regola dell' arte a ragionevole 
diletto , che norma della prudenza a custodire i 



DEL ROMANZO IN GENERALE. 3:^3 

costumi. Cio e cosi certo chc puossi anclie trovare un 
verosimile affatto impossibile che cliiameremo quasi 
di fantasia, pcrche avanti scorgere in un deternii- 
nato avveniniento la somiglianza del vero c neces- 
-«aria un' operazione di questa facolta , la quale ne 
trasporti in un ciltr ordine di cose e d' idee. A que- 
sto genere appartengono tutti quei ronianzi che si 
fondano sul uiaraviglioso §oprannaturale , come le 
novelle delle fate e dei genj , che i Crociati ne 
vennero portando dall'Asia. Tutto e in esse strava- 
gante ed assurdo quando se ne niira la prima sem- 
bianza , ma supposto quel nuovo mondo , e messi 
a fondamento V esistenza e il potere di quegli esseri 
superiori , vi puo essere verosimiglianza anclie in 
questo impossibile. Le Novelle arabe , che ci tradusse 
r abate Galland , ne sono un perfetto modello : noi 
siamo continuamente tra i buoni e i cattivi genj , 
tra i talismani e le apparizioni , era ansiosi per la 
maravigliosa lucerna d' Aladdino , oi-a stupiti pel po- 
tentissimo anello di Salomone. Ne alcuno puo certo 
credere a questi fantasmi , ma pure la verita dei 
costumi orientali e si ben conservata , tanta e 1' evi- 
denza delle narrazioni e delle pitture , die a poco 
a poco ci abbandoniamo a quella illusione , e giu- 
gniamo a trovar credibili quelle stupende avventnre. 
Tuttavia non e sano consiglio il lasciare , com' e trop- 
po consueto , nelle mani de' fanciulli tai libri , per- 
clie il tumultuoso loro ingegno assai difficilmente da 
quelle regioni lontanissime puo condursi al verace 
sentiero della vita che debbe percorrcre. Due sono 
gli estremi die bisogna ugualmente evitare : il gio- 
vine non dee senipre tenere il capo cosi rivolto alle 
stelle , die precipiti nella fossa aperta sotto i siioi 
piedi , ne sempre guardar timidamente la terra senza 
ricordarsi ch' egli ebbe fronte sublime e destinata a 
volgersi in alto. Sara di povero cuore , di spiriti 
abbietti e d' incerta virtu chi , spento ogni entusiasmo, 
tutto si concentra nella vita realc , ma sara del pari 
selvaggio dell umano consorzio , imprudcnte degli 



344 ^EL ROMANZO IN GENERALE. 

uoniini e delle cose, aspro , scle^noso, infelice, chi 
dalla pace del suo mondo ideale e tratto nuovo e 
per forza a questa effettiva guerra delle passioni e 
de' vizj : cosicclie sarebbe quasi a dirsi die 1' uomo 
debbe come il pilota d' Omero volgere uno sguardo 
al cielo e V altro all' oceano. 

E questo e appunto il duplice effetto clie tutd 
avrebbero a cercare i romaiizi : tenerci 1' animo gen- 
tile e puro dalle vili passioni , e i-isparmiarne , 
quanto co' libri si puo , i rigorosi avvertimenti del- 
r esperienza. Ma per verita troppo son rari quei 
racconti , die delF aver conglunte queste due doti 
possano venire lodad : die anzi pare convenuto fra 
i romanzieri , che per conseguirne una debbasi Y al- 
tra lasciare da parte. Dal che e venuta una divi- 
sione generalissinia , colla quale si possono quasi 
tutti compartire in due grandi classi i romanzi : con- 
tiene la prima quelli , in cui lo scrittore presenta 
gli uoniini quali dovrebbero essere; laccliiude la 
seconda quegli altri, die mostrano gli uoniini come 
sono in elletto. Augusto La Fontaine puo dirsi alnieno 
per la moltiplicita de' suoi lavori il capo della prima 
scuola, come sono eminenti nella seconda il Le Sage 
ed il Fielding: ma ne Tuno, ne gli altri seppero 
guardarsi abbastanza dai difetti , che dall' aver ri- 
strette ad una sola intenzione le loro opere natu- 
ralmente scorreano. Augusto La Fontaine e quasi sem- 
pre in un continuo entusiasmo , e va spaziando con 
voluttuosa compiacenza per lo campo delie passioni 
purilicandole tutte : ma se il cuore si nobilita rice- 
vendo 1' ispirazione del buono e del bello , sover- 
cliio e lo scapito della facolta estimativa , che troppo 
di rado trova nel mondo imagini corrispondenti , 
troppo di rado rinviene quei pertetti modelli d' ogni 
virtu. Okie di che quasi tutti i suoi romanzi spi- 
rano una mollezza incllabile , che tende a infemmi- 
nire 1' ingegno , c 1' amore si presenta con si vaghi 
colori , che par soniigliante a dclitto il iion ricm- 
pirne 1' anima siup all' ebbrezza. Per verita e diminuito 



DEL ROMANZO IN GENEKA.LE. 84.5 

il pericolo di queste pitture dall' idea sempre donii- 
nante , die la religione e il dovere debbono andare 
innanzi ogni cosa, ma pure e forte a temersi , clie 
i severi precetti della morale non giungano tardi o 
importuni , quando il cuore e gia disjDosto alle vive 
impressioni del piii potente fia tutti gli atfetti. Ne 
con questo vogliamo assolutamente condannare il 
buon La Fontaine , die anzi i suoi racconti possono 
con qualdie scelta mettersi utilmcnte fra le mani 
de' giovani ad averne frutto di sentimenti nobili e 
generosi. Moiti scrittori anclie prima di lui lianno 
avuto la sua stessa intenzione , ed alcuni anche la 
misero in atto con migliore successo : ma troppo sa- 
rebbe lungo il qui divisarli , e bastera die noi ri- 
cordiamo quasi per gratitudine il Mlssionaiio di Miss 
Owenson , il Sir Andrea Wylie dell' ottimo Gait e i 
Capi Scozzesi di Miss Porter , ove 1' ideale dell' umana 
virtu ne sembra portato all' ultima perfezione (1). Noi 
citeremmo volentieri anche il Trovatore iniiamorato 
( Sangerliebe ) tradizione provenzale del barone do 
la Motte Fouque , ma il meraviglioso cli egli vi 
sparse ne par troppo ardito , e sentiamo die dopo 
averlo letto , tutto quel racconto ne si risolve nella 
niente come la traccia d' un sogno die ne occupo 
molto tempo prima dell' alba. 

L' altra scuola , ch' e condotta , come dicemmo , 
dal Le Sage e dal Fielding , va incontro ad ua 
rischio molto maggiore : e ben vero die in que' loro 
libri s' inipara a conoscere la societa , e lezioni vi 
si trovano , colle quali ripararsi dalle insidie de' tristi : 
ma cio di rado puo ottenersi die il cuore fatto 
diffidente non perda i piu. belli suoi impeti , senza 
i quali la virtu non e altro die un calcolo. Per con- 
seguire T effetto cui mirano tali romanzi, e iieces- 
sario cli essi descrivano i vizj e i viziosi , e la 

(i) I Capi Scozzesi appartengono iafelicemente alia classe 
de' romanzi storici , ma questo non e ora 1' aspetto sotto 
cui giova guardai-U. 

BibL ItaL T. XLVIL 23 



346 DEL ROMANZO IN GENERALE. 

descrizione per tenerci luogo clelF esperienza debb' es- 
sere viva e vera , e tutte rivelarne le male arti e 
le vie tortuose, di cui la perversita suol giovarsi a 
scandaloso profitto. Ma chi ne accerta che i giovani 
vedendo per cosi dire una perfetta armatura vogliano 
piuttosto nel calore dell' eta raccogliere Y elnio e 
lo scudo , che la spada e il pugnale ? Chi ne assi- 
cura , che invece di ammaestrarsi nella prudenza non 
si facciano dotti nella malizia ? Noi tacciamo dei ro- 
manzi ne'quali il Fielding racconto le avventure di 
Amelia Booth e di Gionata Wild: una liberta quasi 
cinica li deturpa , ed in ispecie il secondo per quella 
sua perpetua e qualche volta nascosta ironia va 
coUocato tra i pessimi libri. Ma chi vorra dire , che 
ad un giovine inesperto ed innocente possano darsi 
senza alcun danno anche i due capolavori , che sotto 
i rapporti dell' arte sono a considerarsi come mo- 
delli non superabili ? II Gil Bias e il Tom Jones 
sono quadri fedebssimi in cui la societa si presenta 
quasi sempre nel peggiore suo aspetto , e gli stessi 
protagonisti si allontanano non di rado dal cammino 
della virtu e dell' onore. Pur troppo cio avviene 
nella vita ordinaria , ove ben pochi possono sorgere 
con fronte sincera , e dire : io veracemente fui sem- 
pre giusto : ma perche in un romanzo chiamare 
la nostra benevolenza sopra un uomo di probita 
vacillante ? Perche proporci ad esemplare chi cosi 
spesso si abbandona alia sua debolezza ? La costanza 
nella virtu debb' essere la prima lezione , ne con- 
viene mettere confidenza nelF uomo , che il difficile 
cammino del dovere si possa lasciare e riprendere 
come meglio attalenta. Senza che alcune pitture in 
ispecie nel Tom Jones sono per dir cosi tanto nude , 
che il puclore, gemma bellissima della giovinezza, non 
le sa tollerare. II Goethe , che quasi tutta la lette- 
ratura felicemente abbraccio , ed il Picard , che di 
si vivaci commedie arricchi il teatro francese , vol- 
lero entrare in questa medesima scuola , ma il se- 
condo non parve conscrvare intcramente anche nei 



DEL ROMANZO IN GENERALE. 847 

romanzi quel suo spirito sagace ed osservatore , ed 
il primo ci debbe esser grato, se ne restringiamo a 
dire, die il suo Guglielmo Meister non e lettura ap- 
propriata alia iiiente de' giovani. II Pigault-le-Brun 
apparterrebbe ancor egli a questa classe, ma di lui 
e della disgraziata sua fecondita si dovria discor- 
rere con troppo gravi parole , e noi voglianio spe- 
rare clie T eccesso medesimo della sua bufFonesca 
ed oscena empieta ne sprofondi le opere nel meri- 
tato disprezzo. 

Non e qui nostra intenzione d' entrare nella lunga 
serie di tali romanzieri, fra cui va eminentemente 
distinto per le stesse doti e gli stessi difetti il biz- 
zarre e giocondo Smollet : ma si prima di stac- 
carci da questa grande divisione delle due scuole 
noi dobbiamo ricordare colui che con sovrana co- 
noscenza dell' arte si sforzo di congiugncrle. A questa 
parole il pensiero corre tosto a Samuele Richardson, 
che nella sua Clarissa e nel suo Qraiidisson ne diede 
r ideale dell umana perfezione cousiderata no' due 
sessi, e colloco i suoi personaggi in tale state, che 
nel lore combattimento cogl' iniqui ei potesse sco- 
prirne le scellerate macchinazieni. Non e maniera 
d' elogi , che queste romanzatore non abbia raccolti , 
e fine quel Diderot , che non credcva in Die , chia- 
mava divini i suoi scritti: di che vuel tanto piu 
farsi le maraviglie , che la virtu di Clarissa e virtu 
religiosa. Noi pero , mentre riconosciamo 1' alto pi'e- 
gio di que' romanzi, non sappiame dissimulare , che 
la narrazione ne sembra soverchiamente prolissa e 
che la passione in quelle continue minutezze non di 
rado si spegne. Dicono alcuni che tutti quel particolari 
ajutano assai Tevidenza, mala ragione ci grida che 
r evidenza dell' eggetto dipende ne' suoi edetti dal- 
r attenzione del riguardaute , ne puo mai essere at- 
tento le spettatore annojato. In ogni modo ne pare 
fuori di dubbie che per giugnere al perfetto ro- 
hianzo si debba percorrere la strada che tenne il 
Richardson, e come lui evitare i danai , e rnccogUerc 



348 DEL ROMANZO IN GENFRALE. 

i vantaggi cV entrambe le scuole. Tornanclo alle quali 
segue a dire , che ogni specie di romanzi puo ad 
esse comodamente ridursi , coUa sola avverteiiza 
che iiiuna scuola sta ristretta per modo in se sola , 
che non prenda dair altra alciina cosa ad impre- 
stito. Ne qui vogliamo suddividere nelle sue classi 
secondarie questa infinita famiglia , contend ad ac- 
cennarne quasi di volo le principali. 

Dei romanzi che si fondano sul maraviglioso so- 
prannaturale abbiamo gia detto e ne convenne avver- 
tire , che non erano lettara affatto innocente : tuttavia 
vuole giustizia che noi confessiamo non essere i me- 
desimi di gran lunga si dannosi, che gli altri del ge- 
nere che chiamano nero o tcrribile, ne quali le mara- 
viglie si vogliono con niezzi umani spiegare , e cosi 
r iniaginazione e tratta di assurdita in assurdita lino 
a perdere ogni norma del possibile e del verosimile. 
Ne il cuore da quelle scosse violenti puo aver alcun 
utile ; che anzi la contemplazione de' guai atrocissimi , 
e dclle esagei'ate passioni ne falsa ogni sentire e ne 
rende incapaci di compatire ai comuni e tollera- 
bili niali. Chi ha letto i romanzi di Anna Radcliffe 
ricoidera , come gli restasse a lungo un certo spa- 
vento per gli uomini , e quanta t'atica durasse a ri- 
farsi tenero alle dolci impressioni. I grandi delitti 
vanno rimossi da' romanzi per quello stesso motive 
che Orazio vietava a Medea di trucidare i figli so- 
pra la scena , ne sara mai consigliabile d' olTerire 
alio sguardo inorridito de' giovani sino a che ter- 
mini possa arrivare 1' umana scelleratezza. Non ap- 
pena sono mostrate alia temeraria nostra razza le 
colonne di Ercole , che da moke bocche sfugge il 
motto di Carlo Quinto , e una turba d' avventurieri 
s' affretta a varcarle. Si tolgano quindi dalla comune 
lettura questi mostruosi racconti , e con essi tutti 
quelli in cui si mette come unico rimedio delle 
passioni la morte. Lungi il disperato Wcrther del 
Goethe , lungi la copia servile che con tctro in- 
tendimento ne fece Ugo Foscolo . Ne si perdoni alia 



DEL ROMANZO IN GENERALE. 849 

Chiara d'Alba di madama Cottin , ne alia Delfina 
della signora di Stael, se anche intercedessero per 
la prima la sua Matllde , e gli EsigLiati in Siberia , 
se anche per la seconda volesse farsi mediatrice 
Corinna. 

Piu lietamente noi ci accostiarno alle altre specie 
di romanzi , perche non e cosi agevole a derivarne 
un gran danno : i romanzi politici ed i satirici pos- 
sono per verita riuscire anch' essi gravemente nocivi, 
ma e da consolarsi che furono sempre assai rari, e 
di loro natura si restringono ad un piccolo cerchio 
di lettori, facili poi a cadere in piena dimenticanza 
quando si calmano le passioni, dal cui fermento sou 
nati. La stessa Argenide , che ando tante volte e in 
si diverse lingue alia stampa , e ora scaduta alle 
mani di pochi che fanno professione d' una lette- 
ratura recondita ; ne agli scritti del curato di Meu- 
don durerebbe ancor tanta fama , se disgraziata- 
mente non concorressero tutto di a rinfrescarla al- 
tre dolorose cagioni , ch' e bello il tacere. S' ag- 
giunga, che la sapienza de' ben regolati governi ha 
sempre vegliato che la fama de' cittadini venisse 
dalle leggi protetta , e la ragione di Stato non fosse 
con frivole invenzioni strascinata nel trivio. Ai ro- 
manzi critici e letterarj e invece lasciata franca car- 
riera , purche non trasandino da' loro contini : che 
le battaglie de' letterati menano uno spaventoso ro- 
more , ma pochi se ne curano , e lo sdegno in breve 
si placa , se alia critica non s' aggiungono piu ga- 
gliardi e stranieri motivi. La vita di Martino Scri- 
blero e le maravigliose Avventure di Don Chisciotte 
sono in questo genere perfetti esemplari. 

Ma poiche venimmo a toccare 1' ingegnosa opera 
con cui r infelice Cervantes si sforzava a dimenti- 
care 1' ingratitudine della sua patria , perche non 
vorremo noi esporre intorno ad essa una nostra sin- 
golare opinione ? Quel libro passa per la piu gio- 
conda novella che mai s' abbia trovata, ed un sor- 
riso si vede a fior d' ogni labbro , tosto che pur il 



35o DEL ROMANZO IN GENERALE. 

nome si pronuncia del Cavaliero dalla trista figura , 
e del suo buono scudiere. Ne certo siamo noi cosi 
avversi da ogni lepido scherzo, che non ne sia ma- 
nifesta V inimitabile leggiadria , coUa quale e fatto 
sorgere il ridicolo da quel casi stranissimi : ma tut- 
tavia perche tacerenio , che non conosciamo alcun 
romanzo piu profondamente malinconico del Don 
Chisciotte ? Gli avvenimenti sono in apparenza gaj 
ed allegri , ma qaal e in sostanza V idea principal e 
di questo racconto? Un disgraziato, a cui false, ma 
generose letture hanno sconvolto il cervello , si la- 
scia prendere all entusiasmo , o diciain pure alia 
pazzia di rinnovare la gloria cavalleresca , e farsi 
raddrizzatore de' torti e guerriero del sesso gentile ; 
un biion villano se gli accompagna come scudiere , 
e diviso tra il retto suo senno e le stravaganze del 
padrone lo serve con rarissima fede. I piu magna- 
nimi sensi , le intenzioni piu virtuose sono sulla 
bocca e nel cuore del buon cavaliero , che nello 
stesso tempo s' abbandona a incredibili , ma sempre 
innocenti pazzie. Se quindi le sue avventure fossero 
semplicemente ridicole , il castigo potrebbe forse pa- 
rere opportune , ma ben altra e la sorte di quello 
sventurato, che viene afflitto dalle miserie piu reali 
e piu vere. Alia derisione continua s' aggiugne ogni 
peggiore strazio della persona , le percosse , le ma- 
lattie, le ferite, finche consumata dalF insopportabile 
stento la vita gli giugne misera ed acerbissima anche 
la morte. Sia pur egli un pazzo , sia pure un delirio 
quell' impeto che senza consiglio lo spinge a get- 
tarsi incontro a pericoli ; ma quando mai fu soggetto 
d' onesto riso la perdita del senno , cpiella terribile 
disgrazia che assopisce nell' uomo la scintilla divina? 
E come invece non compiangere lo sfortunato, che 
delle sue nobili illusioni, della sua inganuata bonta 
raccoglie questo pessimo frutto ? Alcune parti del ro- 
manzo potranno separatamente sembrare piacevoli , 
r intero concepimento e per noi pieno di cupa tri- 
ste/za. Ne di cid viiol darsi colpa al Cervantes, che 



DEL ROMANZO IN GENERALE. 35 1 

forse senza volerlo tradi a questo modo il suo sde- 
gnoso dolore. Non e cosa che amareggi il cuore piu. 
che r ingiustizia degli uoniini , ed ei la provo sino 
air ultimo della vita , senza poterne mai aver altra 
vendetta che Y intimo disprezzo pei vili che nol co- 
noscevano. Qual maraviglia adunque se in questa si- 
tuazione dell' animo anche il suo scherzo riusci cosi 
fiero, e sembro quasi una crudele ironia contro chi 
si lascia trasportare all' entusiasmo della gloria e della 
virtu ? Si dice che questo romanzo giovasse molto 
alia nazione liberandola da un diluvio di libri cat- 
tivi, e certo egli sbandi gli Araadigi di Gaula e di 
Grecia , e Palmerino e Primaleone , ma noi diman- 
diam volentieri , se poi la Spagna abbia veramente 
fatto un grande guadagno , quando insieme co' ro- 
manzi cavallereschi depose tanta parte de' suoi an- 
tichi costumi. 

E qui poiche la digressione ne condusse a questa 
specie di favolosi racconti, ne bastera averli accen- 
nati. Venuti nelle Spagne co' Mori per 1' infausta 
vendetta del Conte Giuliano essi si diffusero rapida- 
mente per ogni popolo , e in ispecie nella Germania 
si moltiplicarono ad incredibile numero. I piu famosi 
pero si possono aggruppare in tre grandi famiglie 
intorno ad Amadigi , ad Artu e a Carlo Magno , e 
fra questi , quantunque gli scritti di Vasco Lobeira 
e del benedettino Goff'redo di Monmouth jjorgessero 
argomento di gentili invenzioni , trionfano i romanzi 
che pervennero dall' apocrifa leggenda attribuita a 
Turpino. La poesia li raccolse sotto il bel cielo d' Ita- 
lia , e questa nuova e vera incantatrice fabbricando 
i brillanti palagi d'Atlante e d' Alcina distrusse per 
sempre le magie d' Alchifo e d' Urganda. Ora le no- 
stre costumanze troppo abborrono da siffatte novel! e, 
e r averne qui detta alcuna parola non fu necessita 
del soggetto , ma desiderio di ricordare una illustre 
niemoria. 

Questa breve iatrammessa de' romanzi cavallereschi 
molto ne allontano dai filosofici , che naturalmente 



352 DEL EOMANZO IN GENERALE. 

doveano seguitare ai romanzi critici e letterarj : ma 
poco e il danno che sarebbe venuto anche dalla in- 
tera ommissione di questo genere affatto vizioso. Non 
si tratta gia della filosofia morale , che debb' essere 
il fondamento di mtti i racconti, ma si della filo- 
sofia speculativa , o della metafisica che si poco in- 
tende e vuol tutto spiegare. II Candida , 1 Ingenuo , 
Giacomo il Fatalista , il Racconto della Botte sono 
germogli di questa semenza : perche dumcjue per- 
dere il tempo a considerare 1' altra messe del campo ? 
Dei romanzi d' educazione si potrebbe invece con 
molto compiacimenlo parlare , perche se anche in 
alcuni di essi e sparso qualche veleno , la raassima 
parte va ricca di bei precetti e d" utilissimi esempi. 
L' Alemagna ne abbonda , ma pare a noi che i gra- 
ziosi scritti del Berqnin , il singolarissimo Robinson 
di Daniele di Foe , e le opere di Miss Edgeworth 
e di madama Genlis siano ancora cio che fu inven- 
tato di meglio. I fanciulli ed i giovani vi prende- 
ranno istruzione senza nocumento del cuore , e i 
vecchi stessi torneran volentieri a qnel caro sogno 
della loro eta fanciuUesca. Anche qui pero si dee 
sempre avere dinanzi che questa lettura sia conce- 
duta con gran parsimonia , e solo quaudo bisogna 
rallentare 1' arco perche non si spezzi. 

L' ottima Hannah More col pio romanzo che intitolo 
La scelta della jnoglie voile tentare in questo genere 
una novita cui s' accosto Allan Cunin2:ham colle sue 
Prove di Margarita Lindsay , ma lodando la loro 
santa intenzione noi crediamo che col togliere ogni 
interesse di avvenimenti dalle proprie scritture essi 
impedirono quel vantaggio che fatte volgari poteano 
produrre. Oltre di che e molto a temersi , che in- 
vece di rendere religioso il romanzo non si renda 
romanzesca o nojosa la religione. A questo scoguo 
ne pare che finora rompessero anche coloro che di 
proposito scrissero romanzi di devozionc , sia che 
con pieta troppo credula accumulassero non avverati 
prodigi , sia che andassero perduti nelle sottigliezze 



DEL ROMANZO IN GENERALE. 353 

del mlsticismo. La storia di Balaam e dl Giosafatte 
n e forse il piu antico esempio , e S. Giovanni Da- 
masceno die la detto , diede con essa a conoscere 
che non credeva per se stesse riprovevoli queste lin- 
zioni. Quando pero si pensa air estrenia facilita clie 
la religione abbandonata alia fantasia perda il sue 
dignitoso contegno, ed entrando nel regno delle chi- 
mere piu non conservi manifesto 1' augusto carattere 
della verita , nasce il desiderio che questa confusione 
di generi opposti non trovi favore , e si lasci iu 
quella dimenticanza in cui e gia caduta cogli svene- 
voli ronianzi mitologici e coi pastorali. Chi ha letto 
le opere del Fessler dovra certo formare con noi 
questo medesimo voto. 

Ne i romanzi che con nonie mezzo forastiere so- 
gliamo chiamare umorisdcl vogliono essere piu lie- 
tamente raccolti , perche quando si allenta alia ima- 
ginazione ogni freno delf arte , ^ quasi impossibile 
eh' ella si contenga fra giusti confini. Noi sappiamo 
bene che si pretende esservi certe regole anche per 
tali componimenti : e se tutti somigliassero al biz- 
zarro Viaggio di S. Cloud o a quelf altro grazioso 
intorno alia mia camera, noi lo vorremmo anche cre- 
dere. Ma quai regole, per nostra fede, quali precetti 
possiamo noi imaginarci seguiti in quelle scritture 
che si dicono le piu perfette di questa viziosa ma- 
niera ? Lorenzo Sterne e risguardato come il piu ec- 
cellente di tai romanzieri , e il breve suo Viaggio 
sentimentale ha in fatti molte parti degnissime di 
tutta lode , ma chi puo dar intera ragione ( e sia 
pur inglese ) del suo Tristram Shandy? Chi puo tener 
dietro alf autore in tanto e cosi disparato trascor- 
rere ? Una mente sottile ed attenta sa reggere all' av- 
vduppo degli avvenimenti senza confondersi , ma 
air avvduppo delle passioni, degli affetti, dei senti- 
menti, delle idee non v' e ingegno, non v' e cuore 
che basti. L' anima umana , che pur vive d' azione , 
ha qualche volta bisogno d' una quiete solenne per 
raccogliersi in se medesima , e sempre dee procedeie 



354 DEL ROMANZO IN GENERALE. 

nelle sue operazioni con ordine successive e distinto. 
Chi vuole assalirla da cento parti ad un tempo, chi 
la conduce in un vortice , e per esso tempestosamente 
r aggira , giugne a stordirla , ma non a commuoverla, 
e con quel violento esercizio Y afFatica senza renderla 
piu poderosa. Egli e, come se mille oggetti ne passas- 
sero rapidamente dinanzi: I'occhio li vede tutti, ma 
non arriva a distinguerne alcuno. Gian Paolo Richter 
tiene in Germania il primo seagio fra gli Umoristi , 
i cui privilegi oso adoprare fino nelle sue opere di 
educazione e d' estetica , ma chi ha mai veduto al- 
trove un piu strano abuse di dottrina e d' ingegno ? 
Espero , Titano e I'Avvocato de poveri , che ne sem- 
brano i suoi migliori roraanzi , sono tali che nessuno 
potra mai bene tradurli , nessuno potra darne nem- 
meno un idea distinta a chi non li puo leggere nella 
loro lingua nativa. E fra i Tedeschi medesimi noi 
conosciamo molte gentili e dotte persone che inge- 
nuamente ne confessarono non averli mai potuti per 
intero comprendere. La teologia , 1' astronomia , la 
storia naturale , la medicina , la nautica , ogni arte 
liberale , ogni mestiere meccanico , ogni parte in 
somma dello scibile umano gli somministra paragoni 
e riscontri , e spesso con un cenno fuggitivo sono 
ravvicinate le idee piu lontane , e quelle che pa- 
reano prossime vanno disgiunte. La no vita del lin- 
guaggio s' unisce alia novita del concetto, e qualche 
volta , quando si crede avere spiegato ogni cosa si 
conosce d' esser pienamente in errore. S' incontrano 
due pagine sfolgoranti di schietta bellezza , e la terza 
e bassa, triviale , puerile: si studia per dicifrarla , 
e chi v' arriva si duole d' averci studiato. Sembra , 
e forse potrebbe esser vero , che 1' autore faccia 
conserva di cio che nelle sue varie letture trova 
degno d' osservazione , e tutta quella materia indi- 
gesta cacci nelle opere sue come gli viene alle mani, 
senz' altro ordine che il caso , senz' altro nesso che 
le analogic scoperte in quel momento dall' arguto 
suo ingegno. In tai modo ad una sentenza degna di 



DEL ROMANZO IN GENERALE. 355 

Tacito succede un concetto che nol torrebbe per sue 
r Achillini , e la bella donna d' Orazio termina assai 
peggio che nella deformita d'una foca. Difficilmente 
potrebbe farsi ne meglio , ne peggio , ma per giu- 
gnere all' ottimo troppo malagevole e la strada che 
conviene percorrere. Non e qui il luogo di allar- 
garsi in esempi , ma questo almeno ne piace avver- 
tire, che in un romanzo, del quale non e pur pos- 
sibile a tradursi il titolo ( Jubelsenior ) , egli ardi 
alteinar sempre un capitolo di narrazione e una 
lettera pastorale affatto straniera al soggetto. Ben 
intendiamo che questi vizj sono da attribuirsi ancor 
piu air autore , che all' intrinseca condizione di tali 
romanzi , ma tuttavia non vuol essere dissimulato che 
una gran parte di essi non e da potersi evitare , perche 
la singolarita e la bizzarria sono i prirai elementi 
che r imaginazione adopera in siffatti lavori. II viag- 
gio di Maurizio Thiimniel nel mezzodt della Francia 
non ha certo dal lato letterario altri difetti che quelli 
inerenti a questa maniera di romanzi; ma chi vorra 
dire che sia libro da permettersi volentieri alle mani 
de' giovani? E quando veggiamo che le opere dello 
Swift , e del Claudius e del Tieck , e di quanti altri 
tentarono sinora questa via , sono tutte a mi dipresso 
alia condizione medesima , perche dubiteremo noi di 
avvolgere in una proscrizione geuerale una specie di 
componjmenti che condusse fuor del retto sentiero 
tanti nobili ingegni? Un mare gia infame per si grandi 
naufragj non e degno che alcuno gli voglia affidar 
la sua vita. 

E qui perche non paja che dopo avere in qualche 
modo trovati i romanzi conformi alia natura del- 
r uomo , li vegniamo con artilizio tutti ad uno per uuo 
escludendo , noi diremo di non essere avversi a quella 
specie di racconti che principalmente si occupa nella 
descrizione de' costumi e de' luoghi. I viaggi che in 
ogni parte del mondo continuamente si fanno , of- 
frono a siffatti lavori una materia abboudante , e come 
in essi puo tenersi strettamente il vero in tutto cio 



356 DEL ROMA.NZO IN GENERALE. 

die non e narrazione di fatti , noi confessiamo che 
vedremmo volentieri rivolgersi a qiiesta metagrin- 
gegni. Ne con cio c nostro intendimeiito , come foi'se 
potrebbe sembrare , di unirci ai lodatori cosi frequenti 
dei romanzi storici, che anzi troppo siam lungi dal 
voler fomentare quella smoderata avidita con cui 
questo secolo curioso gli abbraccia. Sono oramai pa- 
recclii anni che pubblicandosi i viaggi del Petrarca 
dettati dal professore Levati noi abbiamo proferita 
schiettaniente la nostra opinione su questa peiicolosa 
meschianza del vero e del falso, ue da quel gioino 
in poi una piu lunga meditazione ne condusse a 
diversa sentenza. Noi crediamo ancora che con una 
confusione di favole non si debbano ridurre incerti 
i documenti delle eta trapassate ; noi crediamo an- 
cora che invece di rendere la finzione piu utile e 
r istoria piii dilettevole , sia diminuito il diletto della 
finzione , sia tolta \ utilita dell' istoria. L ingegno e 
operator di miracoli, e chi ne fu privilegiato da Dio 
con quella magnificenza che a Gualtiero Scott venne 
usata , puo quasi cambiare la natura delle cose , o 
alraeno fame parere laudabili anche i difetti. E pero 
da avvertire che la denominazione di romanzo sto- 
rico e indistintamente applicata a due specie di ro- 
manzi che in un solo punto si uniscono , e in tutto 
il resto vanno divisi. Romanzo storico e propria- 
mente quello in cui personaggi gia celebri nella storia 
sono argomento della narrazione, e questa va mi- 
schiando i privati avvenimenti ai pubblici casi. Tale 
e il Waweriey , tale il Woodstock e i Piiritani, e 
\ Abate , e Quintino Durward , e quasi tutti gli stu- 
pendi lavori del romanziero scozzese. Ma egli stesso 
diede \ esempio d' un altra maniera di romanzi che 
noi aspettando un nome piii esatto chiamerem de- 
scrittivi. La sposa di Lammermoor , le acqiie di San 
Ronano , 1' Antiquario , \ Astrologo , e quasi tutto 
r Ivanohe appartengono a questa classe affatto di- 
stinta. Altro e il ripeterci con dannose variazioni i 
fatti che furono gia tema agli storici , ed altro e 



DEL ROMANZO IN CENERALE. 357 

portare un' azione imaginaria in un tempo ed in un 
paese determinato , e renderla piu evidente colla 
fedele descrizione dei costumi e dei luoghi. Tutto 
il biasimo che a quel primo intendimento debb' es- 
sere inflitto , si converte in lode per questo secondo ; 
imperocclie se con quello dee necessariamente tra- 
dirsi il vero , con questo il vero puo diffondersi , e 
in tutta la sua purezza insegnaisi. La parte narrativa 
e per intero creata dalla fantasia , la descrittiva e 
senz' altro tolta dalla natura e dai fatti. L' antiquaria , 
la storia naturale e la geografia possono da questi 
romanzi essere singolarmente ajutate, e quegli studj 
medcsimi che per soverchia aridita sogliono ritiutarsi 
dai giovani, vengono per la via del diletto a insi- 
nuarsi nella loro nienioria. Certamente un romanzo 
non potra insegnare quella dottrina die a fondo si 
\uol possedere, ma si egli potra adornare I'ingegno 
di moke cognizioni , che senza essere strettamente 
necessarie ne valgono a niiglior gentilezza. E anzi 
da osservarsi che dall' aver negletto questo vantaggio 
provenne alia massima parte de' romanzi quel ditetto 
d' interesse e d' evidenza che li fece cosi presto di- 
menticare. Quanti non sono i racconti, dei quali e 
impossibile indicare il tempo ed il luogo? Tutto e 
incerto , vago , indeterminato , e se anche 1' autore 
ne avverti della sua intenzione , noi siamo costretti 
a credergli sopra la sua parola, come a quei dipin- 
tori die per buona precauzione a pie delle loro fi- 
gure ne scrivevano i nomi. Egli e quasi, come se 
noi assistessimo ad una trasiedia d' antiche e stra- 
mere memorie , e i personaggi vestissero cle nostri 
medesimi panni sopra un teatro afFatto nudo di scene. 
L' illusione non potra mai essere perfetta , e se a case 
la forza della parola arrivasse un istante a rapiici , 
r effetto e momentaneo e il disinganno prontissimo. 
Molti credono che i romanzi storici di Gualtiero 
Scott debbano gran parte del loro favore alia maravi- 
gliosa destrezza colla quale il vero e intrecciato col 
falso, e i giaudi quadri della storia sono dai colori 



358 DEL ROMANZO IN GENERAXE. 

deir imaginazione fatti piu belli. Su questo falso sup- 
posto vengono innalzate le piii strane teorie, e chi 
s' arresta alia prima superficie leggermente se ne 
persuade. Ma perclie non vorrassi procedere con 
maggiore attenzione, e render conto a se medesimi 
del proprio diletto, quando da questo esanie non e 
disgiunto il vantaggio dell' arte e della stessa mo- 
rale ? Non perclie meschia il vero coUa finzione , non 
perche falsifica splendidamente V istoria , ma ad onta 
di questi difetti e venuto Gualtiero Scott nelV alta 
sua fama , perche soverchianti bellezze sono di com- 
penso agli errori. Ed a cercare quali siano queste 
bellezze si grandi da superare un vizio tanto essen- 
ziale si rinvengono appunto in quelle doti che al 
romanzo descrittivo appartengono : somma fedelta 
nella rappresentazione de' costumi , perfetta evidenza 
nella pittura de' luoghi : il resto viene al grande ro- 
manziero dall'ingegno felicissimo, e dalla forza dram- 
matica con cui gli avvenimenti sono piuttosto messi 
in iscena die raccontati. Si guardi quella spaventosa 
tragedia nel castello di Frondebeuf , ove lo Scott ne 
diede 1' estrema misura di quanto puo fare , e si vedra 
che tutta e luce d' invenzione senza una scintilla 
d' istoria. 

Non e maraviglia che una filosofia, la quale du- 
bita di tutto , e converte gli assiomi in problemi , 
si sforzi di combattere la verita nella sua piu salda 
tiincera insinuando la finzione , ove non avrebbe 
dovuto mai penetrare. Ella spera forse che dal ren- 
dere storico il romanzo si passera a credere ro- 
manzesca la storia , e se tanto le riesce tien sicuro 
1 infelice trionfo de' suoi sistemi , perche avra resi 
dubbiosi ed incerti i fatti , soli nemici ch' ella vede 
di non potere coi sofismi distruggere. E pero vana 
e temeraria questa speranza , perche gli errori mol- 
tiplicando somigjiano ai guerrieri nati dai solclii di 
Cadmo, e scambievolmente s' atterrano. Pur troppo 
a pie del vero germogliano i dubbj , ma prima che 
arrivino a solTocare la nobile pianta , una mano 



DEL ROMANZO IN GENERALE. 359 

vigorosa strappa senipre gl' infetti rampolli. Noi non 
vogliamo accusare lo Scott, ne alcun altro tale che 
certo non e da tribuirsi ai romanzieri la mala in- 
tenzione ; ed essi piuttosto che artefici s' hanno a 
dire stromenti, dai quali saprebbe la malvagita trarre 
dannoso partito a suo tempo : ma non per questo 
le nostre parole doveano uscir timorose , che quelli 
soltanto se le porranno ad in2;inria , cui d' averle 
meritate rimordera la coscienza : ne per tal gente 
alcmi biiono vorra contrastare chi difende i piu santi 
principj. 

Gritaliani, proclamiamo pure questa gloria bellis- 
sima, gl'Italiani sovra ogn altra nazione si tennero 
costantemente e nelle arti e nclle scienze fra i giusti 
conlini, e se qualche volta per la forza delle circo- 
stanze li trasgredirono, non ando a lungo il riniettersi 
suUa buona carriera. Uno squisito senso di conve- 
nienza passato dalla Grecia nel Lazio arrivo sino a 
noi coir altra eredita de' Roniani , e per esso 1" Italia 
riduce alle vere norme cio che le giugne snaturato e 
vizioso. L'antica sentenza che Roma perfeziona le arti 
e fatta anche per noi , ed ora ne abbiamo un esem- 
pio molto osservabile nel romanticism© che vcnuto 
d' oltremonti pareva volerne tramutare ogni lettera- 
tura , ed altro non produsse che 1' eiofetto d' una tem- 
pesta , dalla quale Y aria e renduta piu pura e serena. 
Le norme antiche rimasero ancora inviolate , e solo 
caddcvo quei miserabili ingombri che lo scarso animo 
de' pedanti avea gettati fra passi , a chi troppo me- 
glio di loro potea percorrere lo stadio glorioso. 
Alcuni inesperti si agitano tuttora senza ireno tra 
r esagerato ed il falso , ma troppo son pochi verso 
i moltissimi, che della scuola romantica altro non 
presero, se non quanto bastava a ricondurre le dot- 
trine classiche a quei pi'incipj onde le fallacie dei 
retori e delle accademie le aveano sgraziatamente 
deviate. In egual modo avverra tra noi de' I'omanzi 
storici die forse ne potranno un istante sedurre , 
ma poi saranuo condotti a spogliarsi d' ogni I'also e 



36o DEL ROM4.NZO IN GENEHALE. 

pericoloso ornamento. Altri ha gla veduto la necessita 
di questa avvertenza , e severe criticlie ammonirono 
lo Scott, quand' ei parve in ispecie nel Talismano 
abusare soverchiamente T ingegno. GF Italian! non 
banno bisogno d' imitare nessuno , ma pure non sara 
forse inutile il dire , come \ americano Cooper ne 
abbia forniti belli ed imitabili esempi del romanzo 
descrittivo senza punto rendersi colpevole d' aver 
lesa la maesta della storia. II suo solo Lionello Lin- 
coln e macchiato di un tale difetto , ma il Pilota , 
la Spia, i Coloni (i) , Redwood e \ Ultimo de Mohi- 
cani sono modelli eccellenti di quel romanzo che 
noi sovra tutti raccomandiamo , perche s' uniforma 
il meglio ai bisogni del secolo senza favorirne Y in- 
fausto genio di confondere il falso col vero. II Cooper 
non arriva forse alio sterminato ingegno dello Scoz- 
ze&e, ma certo il suo cuore fu privilegiato di piii 
profonda passione : e s' ei nella parte drammatica 
di grande intervallo cede alio Scott , noi non dubi- 
tiamo d affermare che gli e in vece altrettanto su- 
periore nella evidenza del descrivere e del raccon- 
tare. Chi ha letto il passaggio fra gli scogli nel 
Pilota^ r incendio del bosco ne Coloni, e sovra ogni 
cosa il viaggio per le foreste nell' Ultimo de' Mohi- 
cani vorra certo far ragione alle nostre parole , e tro- 
vera perfino temerario, che alcuno ardisca parago- 
nargli il bizzarro Visconte d'Arlincourt, o lo Zschokke. 
Questa carriera , che potea dirsi appena dischmsa 
dalle Avventure di Paolo e Virginia e dalla novella di 
Attala , fu dair Americano felicemente percorsa lino 
agli ultimi termini , e noi osiamo promettere agli 
Italiani che sara loro conceduta una nobilissima pal- 
ma , se rinunciando alia pericolosa e fuggitiva lode 
del romanzo storico vorrauuo con migliore consiglio 
a quest' altra meta animosamente contendere. 

(i) Noi adopriaino per approssimazione questa voce ia 
vece della inglese pioiiiieers , che nou sapreaimo piii accon- 
ciamente tratlurre. 



DEL ROMANZO IN GENERALE. 36 1 

Ne puo arrestarci dal favorevole augurio quella 
divulgata opinione che noi non abbiamo finora ro- 
manzi, e die quintli dopo si lunga esperienza e da 
conchiudere che alcuno ne dee mancare degli ele- 
menti che a silTatte scritture sono essenziali. L' ar- 
gomento e difettivo in ogni sua parte , ma se anche 
la base su cui si fonda reggesse , egli avrcbbe a 
un di presso la medesima forza di quello con cui 
avanti il Goldoni si avesse voluto dimostrare che 
siamo incapaci della commedia. Un popolo , cui la 
sua natura renda inetto ai romanzi , sara da noi 
creduto possibile quando ne verra mostrata quella 
nazione aliricana d' Erodoto che mai non sognava : 
ma se anche esister potesse una gente , cui fosse 
cosi morta la fantasia da non bastarle a questi con- 
cetti , chi la vorra mai cercare tra le alpi e il capo 
di Lilibeo nella patria del pensiero e delle inven- 
zioni ? Chi vorra dire che nel sacro terreno della 
pocsia e dell' aniore non alligni nemmeno coltivata 
quella pianta che cresce spontanea fra gli Uroni ed 
i Caraibi ? Tuttavia e da confessare che Y accusa tiene 
alcun sembiante di vero , ne sara perduta qualche 
breve parola a cercare se in effetto noi siamo privi 
di romanzi , e quale ostacolo possa avere inipedito 
che questi componimeuti almeno a nostri giorni non 
abbiano moltiplicato in Italia con quella dismisura, a 
cui vennero in Germania, in Inghilterra ed in Francia. 

Ghe cosa sono le novelle , in cui la nostra lette- 
ratura appena risorta dalla barbaric fece si bella 
prova della sua forza ? 11 nome mutera egli Y essenza 
alle cose , o forse e prescritto un termine , oltre il 
quale si dee stendere il racconto per diventare uu 
romanzo ? Noi ben ve2;giamo che una tavoletta o 
un bel motto brevemente narrato corrisponder non 
possotio a queir idea che del romanzo abbiamo con- 
cetta : ma perche ad esempio non si dara questo ti- 
tolo alle avventure di Griselda o a quelle cosi pie- 
tose di Ciulietta e Romeo ? Gf Inglesi chiamano no- 
velle ( novels ) qppnnto quelle narrazioni che noi 

Bibl. ItaL T. XLVIL 24 



362 DEL ROMANZO IN GENEEALE. 

diciamo romanzi, e questa denominazione, clie per 
essi e comune ai molti volumi della Clarissa , e alle 
poche pagine del Vicario di Vakefield , ne seinbia 
iiiolto pill filosollca die la divisione senza varitag- 
gio o motivo introdotta fra noi. Romanzo o no- 
vella senz' altra differenza e quel racconto lavoloso, 
ill cui gli avveuimenti siano esposti con quella lar- 
ghezza clie lasci campo a rappresentare i caratteri 
e i costumi , e ad esprimere il movimento delle 
passioni. Non e forse un romanzo pei Francesi quel 
Renato , in cui le nostre vaghe speranze , i nostri 
dubbiosi desiderj sono si vivamente spiegati ? E qiial 
altro titolo piii conveniente si darebbe a quell' Jc?o^o, 
che con tanta profondita nianifesta la pin terribile 
situazione dell' aninia umana ? Perche dunque non 
vorremo anche noi chiamare romanzo le nostre mi- 
gliori novelle , clie certo non sono piu brevi del- 
r Adolfo , lie del Renato , e tanto s' avvicinano a 
quelle cosi lodatc delF Irving? Una distinzione di nomi 
puo esser utile , quando col suddividere si viiol ser- 
vire a maggiore chiarezza , ma dee assolutamente 
sbandirsi quando si tratta di aflferrare nella sua pie- 
nezza un' idea principale. Qui si tratta dell' attitudine 
d' una nazione ad imaginare un racconto favoloso, 
lie delle nicnome diflferenze si vuol tener conto. II 
Boccaccio si allargo nella Fiammetta e nel Filocopo 
molto piu die nelle novelle non avea fatto , ma noi 
domandiamo , se veraniente cosi facendo egli abbia 
meritato meglio il nome di romanziero. E pero da 
considerarsi attentamente questo subitaneo rivolgersi 
degl' Italiani al diletto del novellare , tosto clie il i 
loro ingegno dai nuovi studj fu illuniinato : la nostra 
lingua e le novelle sono quasi nate ad un parto , e 
forse cio solo potrebbe bastare incontro a coloro , 
clie alle narrazioni romanzesclie ci vogliano inetti. 
II secolo decimoquinto fu piuttoslo adopcrante nello 
scoprire le antiche riccliezze , clie nel crearne di nuo- 
ve , ma qui pure abbiamo novelle e romanzi , e se im 
gelo universale prodotio dalle ricerrlic d' erudizioue 



DEL ROMANZO IN GENERALE. OOO 

ci remlette meno pronti ai lavori della fantasia , ci 
debb' essere uu gran conforto il pensaie alia somma 
udlita di quelle ingrate fatiche , e il ricordare clie 
il resto delF Europa era ai nostri piedi, e ne inclii- 
nava come maestri. In que' tempi il romanzo ca- <i^ 
valleresco comincio a venire in fama tra noi , e si 
prepararono i gloriosi trionfi del secolo decimo- 
sesto : al quale chi osera dire che sieno mancati i 
romanzi ? Qucsto campo fu allora diviso fra i prosa- 
tori e i poeti , e quelli continuarono i loro brevi 
racconti , questi si diedero a celebrare le armi e gli 
amori de' Paladini. L' esempio d' un grand' uomo diede 
forse origine a una tal divisione. Se il Decameron 
del Boccaccio fosse caduto in obblio , e la Fiam- 
metta per una maggiore eccellenza ne avesse pi- 
gliato la sede, noi siamo fortemente inchinati a cre- 
dere , che nel cinquecento i romanzi in prosa sa- 
rebbcro cresciuti a gran numero. Invece vedendo 
dimenticati quei lunglii racconti , e ricevute con ogni 
favore le^piu brevi novelle il secolo imitatore , die 
segue necessariamente e sempre al secolo erudito , 
preferi anch' egli di novellare : quasi che ai romanzi 
propriamente detti nocesse un intrinseco vizio , e 
le novelle avessero di per se quella virtu di riuscire 
piacenti , che solo fra le raani del Boccaccio acqui- 
starono per una migliore attitudine dell' impaziente 
e vario suo ingegno. Forse andando piii in alto sa- 
rebbe anche da dirsi che il Boccaccio uomo vera- 
cemente italiano puo risguardarsi come il rappresen- 
tante della sua nazione , della quale uni in se stesso 
i pregi e i difetti; ne probabilmente andrebbe er- 
rato chi volesse affermare che se nella prosa fu 
<lal Certaldese preferita la novella , cio avvenne 
perche egli s' avvide che gl' Italiani considerando la 
iinzione come un riposo od un soUievo dell' ani- 
mo, giudicarono che non dovesse usurpare piu tempo 
che a' suoi lini non bisognava. Dieci volumi per un 
romanzo sono una terribile cosa a chi sa che basto 
un volume al Bossuet pci: iiarrarci la storia del mondo. 



064 DEL ROMANZO IN GENERALE. 

La poesia invece noii si lascia arrestare ne da queste 
considerazioni , ne da questi conlini: ella si spazia 
come regina per Y universo e va scorreudo liberis- 
sima , finche ne procacci quell' onesto diletto ch' e 
sola raeta degli aniniosi suoi sforzi. Percio quando 
il romanzo divcnne argomento delle sue ispirazioni , 
essa Id allargo con quanto avea di potere , e parve 
compiacersi d' aver finalmente trovato un campo 
ove tutte versar potesse le sue maravigliose ric- 
chezze. La condizione della nostra lingua contribui 
anch' essa gagliardamente a far si , die il romanzo 
div'entasse cpasi una proprieta della sola poesia. Noi 
abbiamo una f'avella che d' ogni pregio e ricchis- 
sima ; a dirla semplice e scliietta per le scienze , 
grave e concisa per la storia , maestosa e robusta 
per r eloquenza si tace ancora la principale sua dote , 
quella varia ed ineffabile armonia , che la rende il 
Imguaggio poetico per eccellenza, il linguaggio che 
si parlera nel cielo , se vi sara bisogno d' esprimere 
r annnirazione e 1' amore. Questa dolcezza di suono 
e cosi intrinseca alia nostra favella , che la prosa me- 
dcsima s' acconcia spontaneamente alia misura de' versi, 
e spesso il severe politico si duole di rinvenire per- 
Hno nelle sdegnose scritture del Macchiavello il moUe 
ritmo della poesia. Che se cio accade quando gV in- 
gegni italiani si volgono agli stud] pin austeri, come 
non avverra quando lietamente si gettano ove il 
iiorente cammino della fantasia li conduce .'' Finche 
la finzione e ristretta agli ans^usti termini d' una no- 
vella , essa potra quasi a forza starsi contenta al- 
r umile prosa ; ma se mai le viene permesso di 
spiegare 1 intero suo volo , allora la poesia diventa 
il suo naturale linguaggio. Senno dunque degf Ita- 
liani, e non difetto ci sembra, se tennero opinione 
che la favola desiderasse i modi poetici , perche aj 
dispetto dellc moderne scuole la poesia e la fin-; 
zione saranno sempre sorelle , e la nostra lingua ' 
consegnata da adoprarsi alia fantasia , si pieghera 
tosto c volcntieri alle consouanze d*^' mctri. Nel! 



DEL nOMVNZO IN GENERALE. 365 

secolo decimosesto questa sentenza pareva si vera, che 
il romauzo era detto poema , e il Giraldi ed il Pi- 
gna , che a lungo ne scrissero, non pensarouo nem- 
meno alia possibilita , che ronianzo in prosa fosse 
dettato. E ben vero ch' essi parlarono unicamente 
del romanzo cavalleresco , ma la nostra osservazione 
limane sempre nella sua forza , perche appunto i 
conteniporanci e gli antichi romanzi cavallereschi di 
Spagna e di Francia davano 1' esempio d' usare a 
quei racconti la prosa. Tutta quell' eta ando in canti 
di battaglie e d' amori , e i Paladini di re Carlo ci 
divennero cosi famigliari , che sino a' nostri giorni 
i fanciuUi conoscono meglio Orlando e Rinaldo , che 
Alberico da Barbiano e lo Sforza. Di che vuolsi dare 
principalniente o merito o col pa all Ariosto : al quale 
1 ingegno unico peruiise farsi iraitatore e diventare 
modello. E questo e per disgrazia fatale a tutti i 
tempi e a tutte le genti , che se un grand' uomo 
s' innalza sopra gli altri a fama immortale , il se- 
colo prenda forma da lui , e gli animi si rivolgano 
a cj[uegli studj ov' ei crebbe eccellente : miseri che 
stimano glorioso entrare in un aringo , ov' e gia. 
guadagnata la palma ! II castigo e pionto e sicuro , e 
nel fatto de' romanzi cavallereschi riesci piu mani- 
festo che mai. Avanti Y Ariosto la fama raccolse da 
cjuel gran liume , ch' egli imagine* nella luna , alcuni 
bei nomi , che risplendono ancora , e forse potea 
salvare anche quello del Cieco da Ferrara , che sotto 
quei gorghi ando miseramente travolto. Ma dove 
sono dopo r Ariosto i nomi che 1' Italia ami ripe- 
tere ? I grandi ingegni furono prudenti , e cerca- 
rono altri sentieri, i mediocri ebbero contidenza in 
se stessi , e dimenticati pagarono il fio del loro ardi- 
niento. Parve che gl' imitatori di mano in mano die 
si dihmgavano dall' eta del loro esemplare , si fa- 
cessero sempre piu fiacchi e meschini , come il suono 
d' un eco che a forza di ripetere la stessa parola 
lentamente si consuma e svanisce. S' aggiunga , che 
i tempi cavallereschi si ritraevano anch' essi , e un 



366 DEL ROMANZO IN GENERALK. 

ordine di costumi troppo diverso toglieva fede e 
diminuiva favore a quella battaglieresca poesia. Non 
e quindi a stupire, se procedendo per lo secolo de- 
cimosettimo si vede clie il romanzo si converte ad 
altre intenzioni : egli dovea necessariamente cambiar- 
si, e solo puo inorescere che la mutazione riuscisse 
tanto malvagia. II cinquecento era passato quasi in- 
tero sotto il giogo dell' imitazione, e a poco a poco 
era venuto ad una sonnacchiosa stanchezza , che avea 
gran bisogno d' essere fortemente riscossa : ma la 
nuova eta, com' e consueto ad avvenire, corse con 
mal cauto impeto all eccesso contrario , e scapestrata 
d' ogni buon freno si fece unica legge d' abbando- 
narsi ai projirj delirj. Ne questa tumultuosa liberta 
le valse almeno a riuscire , come noi diciamo, ori- 
ginale , perclie nato il Marino si replied il feno- 
meno del secolo precedente con questa rea diffe- 
renza , che se prima si mirava all' imitazione del- 
r ottimo , allora si studio affannosamente alia copia 
servile del pessnno. Nella carriera del vero scienti- 
fico gl' ingegni erano ancora sulle prime mosse , e 
percio gettandosi innanzi arrivarono a meta gloriosa : 
jiella carriera del bello letterario aveano gia tocchi i 
confmi , e quindi la foga del corso li trasporto fuor 
d' ogni segno. I romanzi del Biondi , del Malvezzi , 
del Pallavicini e del Loredano , e quell' altro cele- 
bratissimo della Vergine Parigina mostrano per cosi 
dire i termini fuio ai c[uali puo traviare la fanta- 
sia , e per giunta sono dettati in tale linguaggio e 
con tanta falsita di concetti , die le romorose pa- 
role pajono accozzate peggio che a caso, e si vcde 
per tutto un' ansieta , uno spavento , che le idee pos- 
sauo forse riuscire piane e sincere. Questo stato pero 
non era naturale agli uomini , e molto meno agl'Ita- 
liani : era una febbre , die dopo aver riempito di 
falso vigore 1' infermo , dovea linire col ridurlo ad 
una totale prostrazione di forze : e in fatti sul prin- 
cipio del secolo decimottavo gl' ingegni erano ancora 
pill deboli e di gran lunga piu spossati , che dopo 



\ 



f 



DEL ROMANZO IN CENERALE. 867 

la meta del cinquecento , perche se prima aveano 
lasciato inllevolire col disuso la natia robustezza , 
allora ne aveano col lungo abuso intiacchito e quasi 
tronco ogni nervo. Non era piu la volonta die nian- 
cava , ma la potenza , ed e uno spettacolo assai tri- 
sto il mirare di die povere inezie venisse 1' Italia 
consolando le cadenti sue lettere. Non sarebbe forse 
straniero al nostro tenia il parlarne , ma se la niadre 
inebbriata addormentossi un istante , perche non vor- 
ranno i suoi figli coprirne pietosamente la nudita ? 
E quel sonno e quell' ozio era necessario per ri- 
prendere Y antica potenza, alia quale, se amor di 
patria non c' inganna , siam ora tornati. 

Queste vicende della letteratura sono cosi confor- 
mi al naturale andamento delle cose, die gia in 
mezzo al secolo decimoquarto un uomo prudente 
dei casi uniani e avvezzo a meditare avrebbe po- 
tuto indovinarne la successione. All' eta creatrice , 
die immaginando un nuovo bello ricordava I'antico, 
dovea seguire 1' eta die questi quasi dimenticati 
prodigj cerca , raccoglie , ristora. Ne il secolo ve- 
gnente potea rimanersi freddo a quell' apparizione 
bellissinia, ma quasi a forza gli conveniva farsi imi- 
tatore di cio die tanto ammirava: fuiclie gl ingegui 
stanchi di questa specie di servaggio cercando la 
liberta dovevano correre nella licenza , e volendo 
far meglio die 1' ottimo giugnere agli estremi con- 
fini del pessimo. Prodigate cosi peggio die inutil- 
mente le forze, avea di necessita a seguire un so- 
pore letargico, die cambiandosi poi a poco a poco 
in un tranquillo riposo dovea ringiovinirci nel primo 
vigore. E questo vigore riacqulstarono veracemente 
le lettere dopo la meia del secolo passato , quando 
I'Alfieri, il Parini ed il Monii infusero una nuova vita 
nella gia morta poesia. Ma se le lettere si rianima- 
rono tutte di quel vigoroso calore , niuna scintilla 
di tanta Bamma giunse a suscitare i ronianzi , che 
inlino a' nostri giorni parvero quasi avere abbarido- 
nato per sempre il suolo italiano. Noi ne diremo 



368 DEL ROMANZO IN GENERALE. 

una cagione , die forse per la sua estrema semplicita 
non fu sinora avvertita. La gloria del Boccaccio e 
deir Ariosto avea nelle loro eta moltiplicato le no- 
velle e i romanzi cavallereschi : la vergognosa ce- 
lebrita dell' Abate Pietro Chiari impedi il risorgi- 
niento d' ogni onorato romanzo. S' ei fosse stato ac- 
colto col dovuto disprezzo , il siio esempio rimaneva 
innoceiite , e il nome di lui ripettito per 1' ul- 
tima volta nel giorno de' suoi funerali noii avrcbljc 
ne incoraggito , ne spaventato nessuno. In vece un 
volgo numerosissinio e non tutto plebeo fece plauso 
a quci miserabili imbratti , e per ogni luogo se ne 
replicarono con pubblica ignominia le stampe. I nie- 
diocri ne presero animo , ma chi poteva far meglio , 
sdegnossi , e nego venire alia prova. Egli e vero 
clie il prestigio duro pochissimo, e quelle carte da 
tanto favore scaddero rapidamente a divenir man- 
tello di droghe , ma la sinistra impressione era gia 
fatta , e 1' infamia del romauziero renduta comune 
ai romanzi. Chi dovea porsi ad uu cimento, nel 
quale un Chiari era stato applaudito ? Chi combat- 
tere per una corona , cli' era stata a quel modo 
insozzata ? La vergogna s' offriva presentissima , e 
pel disgraziato confronto la lode stessa piu non pa- 
reva desiderabile. II pregiudizio continuo a diuare 
in tutta la sua forza , ne coloro die di tratto in 
tratto si posero all' opera valsero menomamente ad 
abbatterlo : alcuni ebbero 1' ardire , ma non cor- 
rispondenti le forze , altri aveano le forze , ma 
lion ardirono approssimarsi all' aringo profanato 
dal Chiari , e varcati tutt' i secoli moderni , ania- 
rono piuttosto , come quell' illustre della sapiente 
famiglia de' Verri , diventar rivali d' Eliodoro e di 
Longo. A cancellare quella macchia , a rimettere 
nella vera sua sede 1' onesto romanzo era necessario 
die sorgesse un uomo ricco di qualita rarissime , e 
troppo difficili ad essere congiunte in un solo. Ei 
doveva aver bollente Lingegno ed il cuore, ma sa- 
pcrli tenere a freno , die la fantasia non gli avesse 



DEL ROMANZO IN GENERAL E. Z6() 

a travolgere: dovea conoscere gli uomini, e tuttavia 
poteili aniare , conoscexe le passioni , ma coll' averne 
trionfato sapere come si vincano. All' antica erudi- 
zione gli era d' uopo unii^e la nuova sapienza , e 
r una e l' altra ravvivare col fuoco d' una splendida 
immaginativa. Ne questo ancora gli poteva bastare. 
Bisognava chc la sua foma fosse superiore non al- 
r invidia , ch' e impossibile , ma si alia calunnia ; 
bisognava che, circondato da bellissima gloria acqui- 
stata con opere di alta letteratura , non avesse a 
temexe la taccia di fxivolita impressa da noi al nome 
di romanziere; bisognava finalmente che il suo nome 
amato dai buoni, e riverito- anclxe dai malvagi pre- 
sentasse Y idea delle piix insigni viilix religiose e mo- 
rali , e solo valesse colla sxxa dignita a liberare da 
ogni sospetto i romanzi. Ma dove rinvcnixe qxxgst'uo- 
mo , e come spexarlo ? La fortuna lia prosperato l' Ita- 
lia, e qxxest'uomo e Alessandro Manzoni. La sola noti- 
zia che Y autox-e dell' Adelchi , il poeta degV Inni sacri 
sci'iveva un romanzo , nobilito la carriera , e txasse 
alcuni chiari intelletti ad exitrarvi. 11 vero ostacolo , 
il solo che Y in2;egixo abbandonato a se stesso noii 
potea vincere , fu pienamente atterrato : gli altxi 
impedimend che sarebbe troppo facile annoverare , 
cadranxxo di lejieiex'i innanzi al passo axiimoso degli 
Italiaxii. Nei due secoli della nostxa gloria noi aveixi- 
mo romaxizi eccellenti : perche dovrebbero mancarci 
nel terzo ora ch' e sgombra la strada a raccor questa 
palma ? Tutta la terra e sceua convexxiexite ai rac- 
conti del roxnanziere, ma se, coxn' e desidex'io giusto 
e coxnune , gF Italiani vorranno rimanersi ixi Italia, 
chi potra soxpassarli ixella varia descx-izione dei co- 
stumi e dei luoghi? Ov' e il paese pin favorito dalla 
natura e dai cielo ? Ove sono i campi guardati con pixi 
axTiore dai sole? Ed iixfinita e la diversita delle costa- 
manze e degli usi. 02;ni ixiontagna, qxxasi ogni fiume 
divide due popoli vicini , e tuttavia fxa loro distinti 
coine due lontanissiine genti. Eoxna, Napoli, Fix'enze, 
Milano , Venczia sembrano altxettante nazioni , che 



370 DEL ROMANZO IN GENERALE. 

risalendo fino alle loro origini si trovano sempre 
eguali a se medesime , ma sempre different! nelle 
pratiche della vita civile. L' indole, e perfino il modo 
di pensare n' e diverse, come la storia. Quale messe 
ricchissima pel romanziero die ha da descrivere una 
tanta delizia , un tanto orrore di luoghi , e puo rap- 
presentare si variati costumi, e con si facili combi- 
nazioni metterli insieme a contrasto ! Non ci rimane 
alcun dul^bio : la vittoria in corto volgere d' anni 
sara nostra , se il mal augurato romanzo storico non 
affascina gV ingegni. L' intrinseco vizio die lo deturpa 
ritarderebbe i progressi dell' arte , ed anzi ne ren- 
derebbe utile e desiderata la decadenza. E pero ad 
avvertire clie le nostre parole severe gia per se 
stesse non siano tramutate a piu rigida sentenza , 
die vframente non lianno. La storia die noi vo- 
glianio intatta dal romanzo , e quella die merita di 
essere diiamata con questo gran nome , quella die 
ricorda fatti memorabili , uomini illustri , avveni- 
menti die determinarono in qualdie modo la sorte 
de'popoli: tutti i casi o pubblici o privati, quando 
vennero una volta alia co2;nizione universale degli 
uomini , debbono essere sottratti per sempre all' ar- 
bitrio della finzione : la verita li raccolse per suoi , 
nessuno li tocclii. Ma cliiameremo noi storia la mi- 
serabile cronaca d' un oscuro villaceio , le dubbiose 
memorie d' un antica famiglia , le vecchie leggende 
che non uscirono mai di mano alia plebe ? Anclie in 
questi scritti puo essere alcuna cosa die gia sia di- 
venuta di pubblica ragione , ma tutto il resto per- 
clie non sarebbe conceduto in libera proprieta dei 
romanzi? E meno ancora si debbono escludere quelle 
vecchie uovelle die di secolo in secolo si manten- 
nero nella memoria del popolo , senza che si dcs- 
sero mai da conservare alia stampa. Nelle antiche 
tradizioni e un certo die di venerabile e misterioso, 
onde il romanzo si puo mirabilmente giovare : tutti 
le saiino , ma come furono narrate quasi sotto voce 
dalle nudrici e iiel breve cerchio delle famiglie , par 



DEL ROMANZO IN CENERALE. Sjl 

che tutti siano accordati a riguardarle come un se- 
crete , e la moltitudine s' affretta ad ascoltare quando 
pubblicainente le son raccontate. I ricordi degli anni 
fanciulleschi , ed anche dei giovanili si meschiano a 
quelle letture , e luomo moke volte cliiude involon- 
tariamente il libro, e continua il romanzo da se. 

Varie altre fonti si potrebbero additare all' ispira- 
zione del romanziero, ove non gli bastassero quelle, 
che piaciute al Richardson , a Miss Edgeworth ed 
al Cooper, ci sembrano le meglio opportune a gio- 
vamento e a diletto. Ma perclie vorremmo noi di- 
scendere a questi minuti particolari , quando scrivia- 
mo in tanta luce di critica , e nella citta ch' e fatta 
centro della sapienza italiana ? Questa parte del no- 
stro discorso e omai giunta al suo terniine, e chi 
amasse piu curiosamente esaminar la materia , dee 
ricorrere al trattato del vescovo d'Avranches e alia 
prefazione d Abele Remusat al romanzo cinese delle 
Due Cugine. A noi e forza conchiudere. II romanzo, 
se mai fosse un male , dee tollerarsi perclie ha la 
sua sorgente nella imperfetta natura delV uomo ; ogni 
studio pero vuolsi mettere nel condurlo a buon fine , 
e severe leggi debbono vegliare perche gli sia tolta 
la podesta di far danno. 

E lungo il cammiuo che abbiamo percorso , ma 
parra certo brevissimo a chi vorra considerare il 
gran campo che ci stava dinanzi , e nel quale per 
la sua vastita non abbiamo impresse die poclie fu- 
gacissime orme. Alcune vecchie e quasi dimenticate 
letture della prima giovinezza ne furono di scorta , 
e tanta e la potenza di sifl'atte impressioni, che 
cjuelle idee medesime die si fredde e scolorate 
noi presentammo a' lettori , ci vemiero incontro da 
que' tempi lontani vive e risplendenti , come se pur 
ora si offrissero per la prima volta alia fantasia. Dal 
che ne sembra sorgere gravissima la necessita di ri- 
petere , che quanto e piu gagliardo e durevole 1' ef- 
fetto de' romanzi , tanto piu a rilento e da procedere 
nel collocarvi lingegno, e perfino nel leggerli. II 



372 DEL ROMANZO IN GENERALE. 

Pontefice Pio II scriveva g;li amorl d Eiirialo e dl 
Lucrezia ,• e Arnaldo , il Warburton , Ugo Blair e 
lord Cambden non isdegnavano di gettare lo sguardo 
sopra tai libri , ma cio era solo quando la nicnte 
stanca degli studj severi domandava un qualche ri- 
poso ; e se il Moiiiesquieu impiego a queste piu 
leggiere occupazioni alcuna delle sue veglie, si dee 
ricordare che intanto ei raccoglieva la materia del- 
r immortale sue lavoro sopra le leggi. Ci valgano 
i romanzi a tenerci Y animo gentile , e a staccarne 
qualche volta dalla noja dolorosa della vita reale , 
ma non ci sfugga mai dagli occlii , che siamo nati 
alia ricerca e al conoscimento del vero. Bella e la 
corona che il romanziere puo aspettarsi in Italia, 
ma quella dello storico sara sempre piu gloriosa , e 
diremo anche piu eterna. Felice intanto Alessandro 
Manzoni che ha oramai raccolto la prima , e solo 
che il voglia puo raccor la seconda , e tutte e due 
rintrecciarle all alloro di Pindaro che gli e gia con- 
ceduto ! Ma pcrche scorriamo noi a queste parole? 
Un tanto ingegno non ha bisogno dei nostri con- 
forti , e molto sara piu opportuno se ci accostiamo 
con franco e riverente animo a parlare del suo lo- 
date romanzo. 



373 



PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



Filosofia della Stadsdca esposta da Melchlorre GiojA , 
aiitore degli Elemend di filosofia. Tomo secondo 
ed ultimo. — Milaiio ^ giugno 1826 (*) , presso 
Giovanni Pirotta. 

In hac philosophia (experimentali) leges deducuntur 
ex phoenomenis et redduntur generates per inductioiiem. 
Newton , Phil, nat, princip, math. 



D, 



( Semplice Estratto. ) 



opo cV avere T autore esposto nel i.° volume gli 
elementi die caratterizzano 

i,° La Topografia 3." I mezzi con cui si raccol- 

— terracquea, gono le materie prime , cioe 

— idraulica , — la caccia , 

— atmosferica. — la pesca , 

a.° La popolazione. — la mineralogia. 

Passa nel 2.° ad esaminare 

3.° ■ — L' agricohura. 'j ." I risultati dell' azione delle 
4° Le arti. cause fisiche e morali sulla 

5.° II commercio. popolazione ., cioe le abitudini 

6." La pubblica sorveglianza — intellettuali, 

sui lavori , ossia le autorita — econoniiche, 

di qualunque specie. — morali. 

(*) Piu motivi c' indacono ad osservare die questo vo- 
lume non e comparso alia luce nel giugno 1826, come si 
legge sui fi'ontispizio, ma nel luglio 1827; probabilmente 
I'autore avra cominciato la stampa alia prima epoca, ma, 
per ragioni die crediamo ottime , non 1' ha ultimata die 
alia seconda. Questa osservazione da una parte scioglie 
noi dalla taccia di ritardo neU'annunciare 11 detto volume , 
dair altra puo conservare la priorita a teorie die per av- 
ventura fossero state pubblicate da altri scrittori prima del 
Uiglio 1827. 



374 FILOSOFIA BELLA STATI9TICA 

I giovani die hanno studiato gli Elementi di Fi~ 
losofia del nostro autore , non troveranno difEcolta 
nella Filosofia della Statistica , giacche , sebbene il 
campo sia piu esteso e gli oggetti piu complicati , 
cio lion ostante i principj , il metodo , 1' esposizione 
sono affatto gli stessi. 

II dottissimo Carlo Dupin, il quale piu di qualun- 
que altro scrittore vivente ha diritto di parlare di 
statistica , dice : 

« La Statistique comparee est une science d creerj 
» elle est dans le besoin de notre epoque. Les re- 
» lations des peuples ont une etendue dont les siecles 
» precedents n'offrent aucun exemple ; tour a tour 
» le commerce unit et divise les deux mondes; les 
» peuples , les gouvernements des pays les plus lon- 
» tains tantot niarchent de concert , tantot se diri- 
» gent par des voies opposees , suivant des vues 
5> qui devroient avoir pour guide les notions les 
» plus saines de la statistique comparee, laquelle est 
» encore dans leufance. » ( Situation progressive des 
forces de la France, pag. 4, 1827.) 

I due grossi volumi in 4.'' della Filosofia della Sta- 
tistica fanno dubitare , se in Italia sia vera la proposi- 
zione del sullodato scrittore : La Statistic[ue comparee 
est une science d creer^ infatti dalla prima pagina sino 
air ultima si trovano in quell' opera numerose serie di 
fatti statistici posti a confronto , e de' quali gli uni 
additano i sintomi dcllo Stato piii o meno buono , gli 
altri, i sintomi dello Stato piii o meno cattivo di tutti 
gli oggetti economici , e l' azionc in piii in meno , 
cioe impellente o ritardatrice delle cause alle quali 
soggiacciono ; tutti i tempi , tutte le nazioni , tutte 
le forze si tisiche clie morali vengono comparate ( dal 
lato statistico ) e si lumeggiano a vicenda. L' autoie 
ha r avvertenza di scegliere principalmente quefatfi 
che possono essere ridotti a calcolo , giacche i risul- 
tati de' confronti riescono piu sensibili, piii esatti, 
pill luminosi. Ci lusingliiamo che il lettore con- 
verra nella nostra opinioue, dopo d'avere consultato 



ESPOSTA DA M. GIOJA. Z-jS 

principalmente le tabelle che si trovano nel i .° volume 
alle pagine 64, 56, 61, 70, 'j^.-jY-, 83-86, 88-94, 
io5-iio, 112, ii3, ii5-i23, 126-129, 133-141 , 
144, 145, 149-154, 161-163, 166, 167,199, 224, 
225, 258,259, ^7^' 282-295; nel 2.° volume alle 
pagine 10-19, 3o-34 , 37-39, i5i-i59, 166-173, 

202-227, 238-245, 248-260, 296-314, 321, 322, 
349, 387-407. 

* Per citare un solo tra i cento esempi di Statistica 
comparata die si trovano nel primo volume, ricor- 
deremo il modo con cui T autore dimostra 

L influenza degli dementi topografici sulla vite e sul vino 

In pill. In meno. 

J. Tempo infruttifero della vite. 

i.° La vegetazione e si ra- i." In Francia la vite non 

pida nella Crimea, che non comincia a daie frutti clie 

abbisognano alia vite piii di dopo quattro anni o cinque. 

tre anni per caricarsi di frutti. Nelle Alpi marittime ella non 

da che un frutto mediocre 

ai cinque anni. 

//. Precaiizioni di conservazione. 

2." Generalmente il clima a.'Lungo ilDon, giungendo 

dolce del Portogallo , della il freddo a - 20 e - 22 gr. 

Spagna, della massima parte centigradi, e necessario alia 

deir Italia, permette di la- fine d'autunno coprire la vite 

sciare scoperte ed esposte a di terra e di fieno ( spesa sen- 

tatte le vicende atniosferiche sibile ). Nella state il calore 

le viti (^minore spesa). salendo a •♦• 27 e + 28 Tuva 

puo giungere a maturita, 

III. Durata della vite. 

3.° Ne'dipartlmenti del ZoJ 3." Nelle Alpi marittime e 

e Garonna , Loir e Cher la forza rinnovare la vite , qui 

vite dura anni 5o. dopo 25 amii, la dopo i5. 

IV. Grossezza delV albero e de frutti. 

4." Nel Ghilan, la piu bella 4° America settentrionale. 

e piu fertile provincia della Dal crescere spontanearaente 

Persia, non e cosa rara di ve- la vite in tutte le parti del- 

dere un ceppo di vite gvosso TAmerica Settentrionale, con- 



riLOSOFIA DELLA STATISTICA 



3:6 

qnanto pub esserlo nel mezzo 
del corpo un uoino di taglia 
ordinaria. 

Nel Monte Libano (Siria) 
la vite produce de' grappoli 
enormi , ciascuii grauello de' 
quali lia la grossezza d' una 
prugna. 

Nella Galilea uii solo grap- 
polo d' uva , luiigo due o tre 
piedi , basta , con pane ed 
acqua , alia cena d' una in- 
teva famiglia. 



chiuderebbesi a torto clie quel 
paese convenga alia sua col- 
tivazione , come 1' Italia , la 
Spagna , la Francia , situate 
sotto le stesse latitudini. Le 
subite vicende del caldo e del 
freddo distruggono nella Ca- 
rolina i giovani germogli, ec- 
citano ed arrestano il succo 
in pvimavera. Altronde I'umi- 
dita regnante aU'epoca in cui 
maturano le uve, fa crepare 
e marcire la pellicola de'grani. 



V. Metodl di coldvazione. 
S." In piu luoghi della Pro- 5.° Ovunque regnano neb- 



venza si puo , senza nocu- 
mento, lasciar che serpeggi 
sul suolo la vite , senza il so- 
stegno di legnami , e rispar- 
miare una spesa die cresce 
in ragioae della loro scar- 
sezza. 



bie e venti un po' gagliardi, 
e necessario sostenere in aria 
la vite , accio 1' umidita non 
guasti e le contusioni non 
spezzino i suol frutti dili- 
cati ; raolto piu poi se e 
scarso il calore. 
FI. Effetd del trasporto sul vino. 
6." Bassa Austria: il vino 6.°Astrakan,\iii./{G'' 2.S' lo.": 
i vini sono eccellenti sul luo- 
go, ma non si potrebbe tras- 
portarli senza renderli tor- 
bidi; senza questa circostanza 
la Russia potrebbe sommini- 
strare vino al restante del- 
r Europa, 



che si coglie al sud di Vien- 
na, e che chiamasi vino della 
montagna , guadagna ad es- 
sere conservato e trasportato, 
mentre V altro , nolo sotto il 
nome di vino del Danubio , e 
che cresce sulle montagne di- 
rimpetto a Vienna al nord , 
non sofFre il trasporto. 

7.° I vini di Bordeaux mi- 
gliorano colla navigazione. 



7.° I vini di Borgogna non 
hanno bastante consistenza 
per resistere alia navigazione. 

VII. Dnrata de' vini. 

8." II vino de' Dardanelli 8.° Dope 14 anni o 16 

dopo 20 o 3o anni perde il il vino dell' isola di Tenedo 

suo colore senza perdere la perde il suo color rosso, di- 

sua forza. viene bianco e sceraa di forza. 



ESrOSTA DA. M. GIOJA. ^"JJ 

o." II prezzo del vino cli 9.° II vino del Capo di 
Cipro cresce in ragione del- Buona Speranza e prezioso 
Tela: dopo 4.0 anni e ri- bevuto sul luogo , ma perde 
guardato come un balsamo molto colla navigazione; dopo 
che serbasi per gli ammalati. cinque anni ^non vale piu 

nulla. 

VIII' Rapporto tra il vino e I' acquavite. 

io.° Linguadoca: da 3o vel- 10." Angomese: da 3o vdtes 

tes di vino si traggono pinte di vino si traggono pinte d'ac- 

,, . { prima 40 . ( prima 24 a 26 

d acquavite . . < ,7 quavite . } '^ ^ o 

'■ i seconda So ^ J seconda 00 a 40 

Daudo rapidissimo cenno delle materie contenute 
nel II volume citeremo altre tabelle di confronto. 

§ I. Stato dell agricoltura. 

Le fonti da cui T autore deduce i sintomi dello 
stato agrario buono o cattivo , sono le scguenti: 

I. Bestiami. 6. Orti e giardini. 

a. Strumenti. y. Recinti e siepi. 

3. Lavori. 8. Capitale impiegato nella 

4. Concimi. coltivazione. 

5. Rapporto tra i campi e i g. Metodi d''amministrazione. 
prati. 

Noi non esamineremo coll' autore il rapporto tra 
il bestiame e I'estensione de'podcri, ne il peso medio 
de' buoi o de' porci, ne il prodotto giornaliero d' una 
vacca in latte , od amiuale d' una pecora in lana , e 
meno la forma degli aratri combinata col iiumero 
degli animali che li tirano , ne il terreno arato in 
un giorno , ecc". Ci basti V osservare che T autore di- 
scuic questi sintomi importantissimi in modo com- 
parativo , rioc pone a couiVonto gli dementi stati- 
stici dclla Francia e dell IngliiUcrra , del Portogallo 
e della Svizzera, dclla Fiandia c della Lombardia, ecc. 

De' lavori 1' autore dice tra le altre cose: 

La durata del riposo che si In Fiandra le terre non 

concede alle terre , pub scrvire, riposano mai^ un vicolto sue- 

in pari circosuinze , a misurarc cede ad un alti-o quasi seaza 

Bibl. Ikd. T. XLVIl. :25 



SjS riLOSOFI.l DELLA STATISTICS 

I' imperfezione dell'agricoltura: interrnzione. II giorno stesso 
eccoae qualclie esempio: in cui fu segata la messe, 

r agricoltore s' introduce nel 

^nni campo coll'erpice onde estir- 

^ ,. . pare le cattive erlje , quindi 

coll aratro e 1 erpice di nuo- 

Magdebourg . . . 4 . . i ^ vo. llvr e massima che fa 

Portogallo .... a .. I d'uopo afFaticare I'erplce per 

Dipartiniento ottenere huone raccolte. La 

del Gers . . . . i . . i terra e si hen preparata, che 

Siera-Leona in alcnni giorni dopo una messe 

Africa i . . 6 si puo seminare di nuovo. 

Degli orti e giardini Y autore dice : osservando 
le specie vegetabili che si veudono giornalinente 
sulle piazze delle citta, potete formarvi qualche idea 
deir industria che si esercita nelle canipagne circo- 
stanti. Percio esaminerete 

/. Le cpoche delle priniizie. 

Dato lo stesso stato topografico , V anterioritd della 
maturitd pud rappresentare i gradi d' industria agra- 
ria : eccone esempi di confronto : 

» Sulla piazza di Milano (lat. » A Parigi ( lat. 48° So' ) glo- 
• >> 4.5° 28 ) conipariscono " riavasi la Qaintinye d'a- 

>' vere presentato a Lui- 
» gi XIV 
» gli asparagi sul principio » degli asparagi in dicembre 

" d' aprile, >> e gennajo, 

" le fragole dopo la nieta " delle fragole alia fine di 

" d' aprile, " raarzo , 

" i piselli in maggio, » de' piccoli piselll in aprile, 

» i fioroni in luglio, » de' fichi in giugno ; 

» i melloni in agosto, » a Londra (lat. 5i° 3i') si 

" ecc. ecc. » lianno melloni in maggio. 

//. Ze varietd delict stessa specie. 

II nuincro delle varictd nclla stessa specie e una 
secouda misura dell' industria; quindi ponendo a con- 
fronto i divcrsi tempi e paesi , il uumero delle varieta 



E?POSTA DA M. GIOJA. 879 

puo far conoscere i relativi gradi d' abilita o inabi- 
lita agraria : eccoiie degli esempi : 

>i XIII secolo: Arnaldo di VII- » XIX secolo : si coltlvano 

'.• lanuova (iiiilanese) noa " in Francia 

» conosceva che .... 3 " specie di cavoli . ... So 

» specie di cavoli. " lattnghe piu di . . . . 5o 

') melloni piu di .... 40 

'/ XVI secolo: Carlo Stefano 6 „ i^ generale la sorama dei 

x-TrTT T. ^ 1 " frutti, leffuini, erbaggi col- 

» XVII: Bonnefonds . . la . .'. ^ ^^. r.„„ 

" tivati 111 un paese puo tar 

" XVI Liebaut (1574) non " conoscere la sua industria 

" contava in Francia che 4 " agi'anai quest' industria pe- 

» specie di lattughe. " I'o ^ nieglio rappresentata 

" dalla somma delle varieta 

" XVII Bonnefonds sole 7 " della stessa specie die dal 

" specie di mtlloni. " numero delle specie (i). 

(c Gl' Inglesi sono riusciti con una perscveranza 

» illuminata a crcare delle varieta preziosc di pomi 

■» di terra , di carote , di uavoni , ecc. , Ic une delle 

» qiiali sono molto precoci e resistenti • al gelo , le 

» altre molto tardive , tutte estremamente produt- 

» trici. L' accademia di Marsiglia ricevette da Lon- 

y> dra alcuui anni sono una specie di pomi di terra , 

» dclla quale una sola pianta diede , il terzo anno , 

» 2160 libb. d'once i6 di tubercoli d' un cccellente 

3) qualita. d 

///. Le qiuditd de' frutd. 

cc Gl' Inglesi coltivano pochi alberi boschivi , ma 

5) usano la massima diligenza nella coltivazione de- 

» gli alberi fruttiferi ; essi hanno ottenuto per esem- 

» pio de' pomi per litre il sidro , i cpiali matii- 

:» rano piu presto , danno un fiquore piii spiritoso , 

» migliore , e due volte piu abbondante che gli 

y> altri. » 

(i) Se non andianio errati , qucsti sono esempi di Sta- 
tlitica comparaca. 



38o riLOSOFIA. BELLA STATISTICA. 

IF. II prodotto e la durata dell' albero. 

Crescendo la durata dell' albero decresce la neces- 
sita di ripiantarlo , decresce pure il tempo della gio- 
vinezza infruttifera. 

*< II pesco, per modo d'e- »» II pesco nelle mani degli 

» sempio, e, quasi dissi, un « abitanti di Montreuil e ua 

" arbusto nelle mani de' ^iar- « albero vigoroso e dure vole; 

» dinieri comuni ; n suUe loro spalliere occupa 

" Egli e debolissimo ; >» otto a nove tese di mura- 

» Muore nel giro di lo a » glia. L'abate Royer accer- 

n i5 anni; »/ tava nel 1770 d'avereve- 

" Produce poclii frutti ; il » duto a Monti-euil molti pe- 

» celebre giardiniere francese " schi che avevano anni 60 

>i la Quintinye non accorda- » e davano annualmente 5 00 

" va ad uno di questi alberi " a 600 frutti. 
" clie 120 frutti all' incirca. 

Colla scorta di cento fatti \ autore s' alza al se- 
guente principio generale : la somma de vantaggi di 
cid e siisccttihile iiii paese confrontata colla somma 
de vaiitaggi, che se ne ottengono , serve a misware i 
gradl dell' industria e dclV iiidolcnza. Allorche cjuelle 
due somme sono ugiiali , U industria e masslma ,• la 
differenza ci addita i gradi minori e le mancanze. 
Questo principio s' applica all' agricoltura, alio arti, 
s\ commercio. Riteniamoci iiell' agricoltura e vedia- 
mone una particolare applicazione. Volcte conoscere 
e misusare 1' industria de' popoli del Nord ? Ponete 
da un lato le diverse parti d' un albero boscliivo , 
per es. la beola, dall' altro i diversi usi die ne fanno, 
come segue : 

» a) Foglie). Le raccolgono per alimentare il 
» bestiame nel verno. 

5) h) Corteccia e'steriore ). Se ne servono per co- 
» prire i tetti perche quasi incorruttibile. 

» c) Corteccia interna ). Ne fanno lili per la 
» pesca e piccoli cesti per raccorre le bacclie. 

» Ne traggono uu olio o una gomma glutinosa , 
» odorosa ed intiammabile che impiegano nella con- 
» cia dcile pelli , alle quali coiuunica un odorc 



KSPOSTA DA M. GIOJA. 38 1 

» particolare che rispinge efficacemente gl' insetti. 
» Sinclair osserva che questo vantaggio e trascurato 
» in Inghilterra. Da questo lato i Russi superano 
» dunque gV Inglesi, 

» Profittano di quella corteccia i tintori per tiu- 
» gere in giallo. 

» d) Suco). Facendo in primavera un' incisione 
» air albero col mezzo d' lui succhiello , ottengono 
» un liquor acido , piacevole al gusto , e che di- 
» viene vinoso allorche e passato alio stato di fer- 
» mentazione. 

» e) Rami). Se ne servono a far legacci e scope. 

» f) Tronco). Cogli*albeii tuttora giovani fanuo 
» cerchj per bariletti; co' piii aduUi, cerchj per tini 
» e vaselloni ; dagli albeii piu grossi traggono ta- 
» vole per piccole bai'chette. 

» g) Legiio in generale ). Fanno scarpe. Abbru- 
» ciandolo ottengono le migliori ccneri e carbone. 
» Dai copponi traggono, coi noti processi, catrame 
» e nero di funio : anche questi due ultimi rami 
» d' industria sono trascurati in Inghilterra. 

» Paragonate T industria de' Norvcgi che profittano 
» di tutte le parti tlelle bcolc , con quella de' Lap- 
» poui costieri che la distruggono con immenso danno 
» della generazione presente e della futura , ecc. y> 
Determinando lo stato agrario I' autore ha chia- 
mato a nuovo esanie la teoria deila stima de fondi, 
e dopo d' avere analizzato tutte le basi del calcolo 
e le j-elative variazioni, I'ha presentata in una gran- 
diosa tabella particolare. I proprietarj troveranno nel- 
r opera le formole per calcoiare i valori de' terreni 
coltivati a viti, ad olivi, adaranci, agrani, ariso, 
a prati, a boschi. 

Una delle particolarita che distingue la teoria dcl- 
r autore dalla pratica comune, si e die in questa si 
calcolano solamente i lavori materiali nella partita del- 
le spese, come si vede per es. nelT opera del Crud , 
Economie de lagricultiire e nella Statistique de lan- 
cien departement de Montenottc del Chabrol, scrittori 



382 FILOSOPIA DELIA STATISTICA 

glustamente celebri ; all' opposto il nostro autore 
pone a calcolo anclic il lavoro intellettualc che e ne- 
cessario per la produzione , conservazione e ventlita 
dc' prodotti , il quale lavoro essendo divcrso nelle 
diverse coltivazioni , vuol essere diversamente ri- 
compensato ecc. 

cc 11 celebre C. Furio Cresino , dice T autore , ac- 
» cusato di magia avanti il popolo romauo, perclie 
» nel sue piccolo campo faceva raccolti piu copiosi 
5> che i suoi vicini ne' loro vasti poderi , dopo di 
» avere mostrato i suoi aratri, i suoi buoi, la sua fi- 
» glia robusta disse: Veneficia mea, Quirites, hoec sunt^ 
» nee possum vobis ostendcre lucubrationes me\s vi- 
» GiLiASQUE, €t sudorcs (Plin. hist, nati , xviii, 6). y> 

§ II. Stato dellc ard. 

I. SintoTni d' industrla speciale. 

i.° Opere eleganti eseguite con istrumenti im- 
perfetti ; 

2.° Molto lavoro in poco tempo ; 

3.° Lunghezza confrontata col peso ( per es. 
nelle filature ) ; 

4.° Le2;gerezza relativamente al volume (1) ; 

5.° Estensione superliciale relativamente al vo- 
lume (2) ; 

6.° Diafanita artificiale; 

7.° Latitudine nei prezzi della stessa manifat- 
tura ( i diversi prezzi indicano i diversi gradi di 
perfezione ) ; 

(i) A Tremecaii , citta africana , cUstaiite dal Mediterra- 
neo 35 niiglia circa, si fabbricano stoffe di cotone, di 
seta, ecc. si fiae che v'ha de' mantelli i qnali pesaiio ap- 
pena i o once. 

(2) Si preparava a Roma la cartapecora con soninia fi- 
nezza, giacche Cicerone dice d' avere veduto tutta I'lliade 
d' Omero scritta sopra una cartapecora che racchiuJevasi 
in una noce. 



ESPOSTA D,V M. GIOJA. 383 

8.° Prezzo discrete delle nianifatture piii iisuali 
e piu perfette; per es. il piu bel panno di Sedan 
non costa attualniente piu di 12 lire allauna, men- 
tre per T addietro nc costava 60; la dilTerenza tra 
I a e 60 , ossia gencralmente tra Y antico prezzo e 
r attuale, rappreseiita i progressi in una manifattura 
di cui non e scemato T uso. 

g.° Varieta nella stessa specie (i); 

io.° Resistenza alle cause distruttrici ossia durata: 

Qui pure si trova la Stadstica comparata. « As- 
» sumendo per misura di perfezione la durata , dice 
» r autore , si puo agevolmente paragonare gli an- 
» tichi e i moderni in piu rami d' industria ; pren- 
y> diamo per esempio una delle manifatture piu in- 
» teressanti, le bevande artificiali. La biri'a di Parigi 
» non si conscrva piu di sci mesi. Appena quelle 
» che hanno il vanto d' essere migliori , cpielle clie 
» si fanno in febbrajo o in marzo , possono a stento 
» resistere un anno. Qual era dunque il processo 
» usato dagli antichi Galli , i quali , benclic non 
» conoscessero \ uso de' luppoli , sapevano cio non 
» ostante, secondo che ne dicePlinio, conservare la 
» loro birra pin anni? Ecco un sc£:reto perduto , 
» ed ecco i moderni , a malgrado delle loro pro- 
» fonde cognizioni in ogni maniera d' industiia , in- 
» feriori ai barbari. 

» Air opposto il sidro , cui Gaieno rimproverava 
» di non potersi conservare, si conscrva attualmente 
» piu anni, e se ne conosceva di gia il segreto in 
y> Francia, sono quasi tre secoli, secondo che attesta 
» Campicr. Cio che piu sorprende si e , che i Fran- 
» cesi , i quali avevano trovato I'arte di conservare 
» i loro sidri , non conoscevano ancora quella di 

(i) Paulet diceva nel 1773 : le stoflfe di seta sembraiio 
giunte in qnesto secolo al piu alto grado di perfezione 
cui possano ginngere ; giacclie si contano a' nostri giorni 
pill di 300 sorte di stofFe differenti, tra le quali piu di 
I So sono state inventate dal 1780 in poi. 



384 FTLOSOFIA. I>ELLA STATTSTICA 

» consei'vare i loro vini. Lo stesso Campier cita come 

» cosa degna cli luaraviglia, die nel 1640 i vini tVun 

» certo cantone cli Borgogna erauo rimasti intatti 

» sei anni; e questo prodigio egli T attribuisce al 

» calore che domino continuo in tutta la state. Ora 

5) e noto oggigiorno che negli anni ordinarj la mag- 

y> gior parte de' vini di Borgogna e quelli delle altre 

» provincie francesi, celebri per vigneti, si conser- 

» vano molti anni di piu. » 

//. Siiitomi cC aumento o decremento nolle manifatture. 

i.° Consumo del combnstibile ; 

2.° Importazione di niaterie prime; 

3.° Esportazione di manifatture ; 

4.° Prodotto deir imposta sulle arti ; 

5.° Mercedi degli artisti; 

6.* Brevetti d' invenzione ; 

7.° Telai battenti , maccliine a vapore e simili. 
Le variazioni di questi elementi in piu o in meno 
da un anno all' altro rappresentano in generale le 
variazioni in piu o in meno delle manifatture. II no- 
stro autore va esaminando le eccezioni cui ciascuno 
di questi sintomi soggiace. 

///. Rcgole per conoscere la quantkd dei prodotti. 

L' autore non dimentica il rapporto che ha una 
quantita coU' altra , e per cui , essendo nota 1 una , 
viene pure a riconoscersi 1' altra che rimaneva ignota; 
cosi per es. nelf agricoltura la quantita della paglia 
annuncia la quantita del grano , come si scorge nel 
seguente prospetto calcolato sopra quantita niedie. 

_ . Peso di im 

Specie ,. ,. 

J. ' . etolitro di 
di erani. 

° grano. 

Frumento kilogr. 84 

Segale » 78 

Orzo » 62 

Avena » 47 



Peso corrispon- 

dente delta 

paglia. 




Rapporto tra 
il grano e 
la paglia. 


[iilogr. 168 


I 


a 2 cir 


» 196 
» 98 

» 78 


I 
I 
I 


a2 1 . . 
a I i . . 



ESPOSTA DA. M. GIOJA. 385 

I prodotti boschivi hanno essi pure i loro rap- 
porti ; si dica lo stesso de' prodotti animali ; per 
esempio stanuo 

i vitelli alle madri come 5 a 6 
gli agnelli » » 4 a ^ 

i puledri » » 3 a 4 , ecc. 

Nelle arti si trovano i seguenti rapporti : 

1. Rapporto tra le macchine e gli operai: per es. 
600 telai per tela di canapa suppongono 17 in 18,000 
persone impiegate nella filatura e tessitura ; 

2. Rapporto tra le macchine e il prodotto : nelle 
cartiere si calcolano 10 risme di carta per ogni tina 
in ciascun giorno attivo; 

3. Rapporto tra le materie prime e le manifat- 
ture: etolitri 4 |- di grano di ravizzone danno un eto- 
litro di olio ; 

4. Rapporto tra gV ingredienti e le manifatture : 
il peso delle materie tintorie e triple del peso del 
cotone tinto ; 

5. Rapporto tra i lavoranti ed il prodotto : nello 
stabilimento in cui si raffina lo zucchero si contano 
i73o5'',65 di zucchero raffinato per ogni lavorante 
annualniente , ecc. 

§ III. Stato del commercio. 

I sintomi dcllo stato commerciale e delle sue vi- 
cende vogliono essere attinti alle seguenti fonti : 

I. Stato delle strade; 5. Prodotto della tassa sulle 

a. Stato della navigazione ; cambiali ; 

3. Mezzldi trasportoper terra 6. Prodotti delle dogane i 

e per acqiia ; 7. Massa della popolazione, il 

4. Nuniero delle poste r, die e comune alle arti ed 

air agricoltura. 

Ciascuno di questi sintomi ha elementi diversi, i 
quali nelle loro variazioni in piu o in meno rappre- 
sentano \ aumcnto o la decadenza del commercio. 
§ IV. Autoritd. 

Ne i'aremo parola in un altro articolo. 



386 FILOSOFIA DELLA STATISTIGA 

§ V. Abitudiiii. 

A) Abitudinl intellcttiiali. 
Sicconie nel disco lunare si scorgono parti lucide 
e parti oscurc , cosi si vode in una nazione scienza 
ed ignoraa^a. 

/. Sintomi d ignoranza. 

L'ignoranza e generale o particolare, generale, cioe 
piu o meno coniune ad una nazione ; particolare , cioc 
ristretta agli agricoltori, agli artisti, ai commercianti; 
ecco 

Alcunl sintomi dJ igiioranza generale. 

1. Minima rapporto tra la popolazione che sa 
leggere e scrivere colla popolazione totale ; 

2. Credenza all' astrologia e simili divinazioni 
del futuro desunte da combinazioni accidentali; 

3. Uso degli amuleti onde preservarsi da qua- 
lunque accidente funesto ; 

4. Rapido ed esteso spaccio di libri ridicoli con- 
tcnenti storie insensate e prodigi strani. In generale 
la qualita e la copia de' libri che si diffondono -in- 
dicano la qualita e 1' estensione dello spirito domi- 
nante. II confronto tra i libri die si stampano a 
Lisbona ed a Parigi svela lo stato intellettualc delle 
relative popolazioni ; 

5. Prodotti del lotto i qnali suppongono una 
proporzionata seric di falsi giudizj ne' giocatori ; 

6. Imposture rapidamente credute e diffuse ; 

7. Opposizione alle utili innovazioni , p. es. alia 
vaccinazione, opposizione dimostrata dalla mortalita 
per vajuolo, del che si citano piu fiitti nella Svizzera •■, 

8. Numero di fidsi oggetti del culto e delle false 
divinita : nelf India per es. giungono a 3o milioni. 
Ivi ciascun impostore puo aprir bottega, spacciare 
la storia dell' idolo che ha creato e vivere a spese 
deir imbecillita del volgo. La concorrenza a questi 
falsi idoli rapprcsenta l'ignoranza del popolo indiano; 

9. Ricchezza de'ciarlatani di qualunque specie, 
dcnominazione c colore. Mesmer, divenuto ricco in 



ESPOSTA DA M. CIOJA. 887 

pochi anni a Parigi dal 1777 al 1784, dimostra la 
goffaggine de' Parigini a quell' epoca. 11 Paraguai 
d'ebb' essere ignorantissimo , poiche il dottor Francia 
uscendo tutte Ic sere dal suo palazzo per osscrvare 
le stelle , e facendo alcuni calcoli alia presenza della 
sua corte e del volgo , e riuscito a procurarsi la 
pubblica ammirazione e dominare ; 

10. Un pregiudizio e comune ad una nazione 
quando e rispettato da' suoi personaggi piu illustri , 
dalle sue autorita , da' suoi tribunal!. La presenza 
d' un astrologo alia corte di Costantinopoli e prova 
evidente che nella mentc del volgo e tuttora radi- 
cata r astrologia , ecc. 

Alcuni sintoml d ignoranza particolare , per esempio 

asll aoricoltori. 

o o 

1. Erbe, parte inutili, parte nocive al bestiame, 
vegetanti ne' prati naturali ; nell' Olona giungono 
circa alia meta delle esistenti ; 

2. Inncsto de' frutti ignoto; 

3. Avvicendamento nelle sementi non diretto 
da alcun principio e senza riguardo alia specie , al 
terreno e alle vicende atmosferiche ; 

4. Aratri pesanti in terreni leggieri, o I'opposto, 
e , in generale , uso dello stesso aratro in quaisivo- 
glia terreno e stagione; 

5. Mancanza di molini per ispremere le olive, 
e di pile per isgranare il riso; 

6..Materie minerali ed animali non impiegate 
come ingrassi, per es. gesso, calcinacci, ossa, ecc; 

7.° Inabilita a prolittare delle acque per irrigare 
terreni, come per esempio in Ungheria; 

8. Importazione di burro in paese agricola , 
come per es. nel Port02;allo che lo trae dall Irlanda, 
il che denota che non vi e comune 1 arte di lab- 
bricarlo ; 

9. Uso di rimedj piu o meno nocivi contra le 
nialattie bovine; od ostinazione a far uso della sola 
acqua santa per guarirlc, in onta del teste scritturale : 



388 FILOSOFIA DELLA STATISTICA 

Altissimus creai^it de terra medicamenta , et vir pru- 
detis non abhorrebit illa^ 

lo. Snperstizioni insensate e gentilesclie contro 
i temporali , superstizioni nelle quali 1' atto eseguito 
e fisicamente incapace di produne V effetto vagheg- 
giato , ecc. 

L' ignoranza nelle arti e nel commercio ha pure 
i suoi sintomi die 1' A. sviluppa con copiosa serie 
di fatti. 

//, Sintomi di scienza. 

L' A. attigne questi sintomi nelle arti relative alle 
scienze , nelle persone che le professano , ne' luogfd 
che ne racchiudono i depositi. 

Arti relative alle scienze. 

1. « Magazzini di stracci , materia prima della 
» carta: un bel magazzino di stracci del valore per 
» esempio di 5o luigi, e sintomo piu sicuro d' estesa 
» istruzione clie nol sono i 1200 luigi ofi'crti dal 
» Direttore della Biblioteca reale di Parigi per la 
» copia unica in carta velina della prima edizione 
» di Tito Livio, in occasione della vendita de' libri 
» di Sir Mark Sykes (1824); » 

2. Gartiere ; il Portogallo ignorantissimo e su- 
perstizioso si serve tuttora di carta estera ; 

3. Fabbriche di nero di fumo necessario per 
r inchiostro ; 

4. Fabbriche di caratteri da stamperie; 

5. Idem di strumenti fisici, chimici, astronomici; 

6. Tipografi e librai ( Dividere la massa dclle 
opere stampate in ragione de varj rami scientifici , 
onde conoscere quale d anno in anno prevalga ) ; 

7. Prodotto del dazio suU' importazione de' libri. 

Persone che professano le scienze. 

I. Prodotto della tassa sugli esercenti profes- 
sioni liberali , Medici , Chirurghi , Avvocati , Notaj , 
Ingegneri, Architetti, Agrimeasori , Ragionieri, ecc. 



ESPOSTA DA M. GIOJA. 889 

( Dalla testa degl' ingegneri sono uscite le maccliine 
a vapore , fonti di tante ricchezze per 1' Ingliilterra 
e gli Stati-Uniti d' America). 

2. Prodotto dclla tassa sui giornali. 

3. Maestri di Hague , scienze ed arti. 

4. Concorrenti in ciascuna scuola. 

5. Autori accreditati. 

6. Opere periodiche, giornaliere , settimanali , 
mensuali, ecc.; numero degli abbonati. 

Luoglii di depositi scientifici. 

I. Gabinetti di Jetturai 5. Archivj della marina , de' 
a. Blblioteche pubbliche ; tribunal!, ecc^ 

3. Conservator] d' arti ,■ 6. Osservatorj astronomicii 

4. Musei d'anticliita, di nu- 7. Giardini botanlci ; 
mismatica 5 di storia natii- 8. Teatri anatomici , ecc. 
rale , ecc. 

B ) Abitudlni economiche. 
I sintonii delle abitudini economiche sono disposti 
in sei serie die hanno le loro numerose raniilicazioni : 

I. Sintomi d'indolenza; 4. Sintomi d'attivita; 

a. Sintomi d' imprevisione; 5. Sintomi di previsionei 

3. Risnltati dell" indolenza e 6. Risultati deirattivita e pi*e- 
imprevisione o miseria ; visione o riccliezza. 

L' autore attigue per es. i sintomi della ricchezza 



alle seguenti fonti : 






I. Vitto; 


4- 


Comodi ; 


a. AUoggio; 


5. 


Piaceri ; 


3. Vestitoj 


6. 


Intraprese costose 



C ) Abitudini morali. 

1. Sintomi d' immoralita nelle famiglie ; 

2. Sintomi d' immoralita nelle nazioni ; 

3. Sintomi di barbaric nelle famiglie ; 

4. Sintomi di barbaric nelle nazioni. 

I sintomi dclla barbaric nazionale sono tratti dal 
sistema mijitare , dal sistema penale , dal sistema 
civile. 

Tra i nunierosi sintomi dclla barbaric nel sistema 
civile r autore acccnna i due seguenti : 



390 FILOSOFIA DELLA STATISTICA eCC. 

« Estensione de beni comunali. Nello stato sel- 
5> vaggio tutto e comune a tutti ; ncllo stato inci- 
» vilito ciascuno ha la sua proprieta. Tia questi clue 
» estremi Y estensione de' beni comunali dimostra 
» quanto una nazione all' uno o all' altro s' avvicini. 
y> Sotto qucsto aspetto 1' Inghilterra e tuttora la piu 
» barbara tra tutte le nazioni europee , giacche le 
3) supera tutte nell' estensione de' beni comunali ; essi 
» giungono sino alle porte di Londra. » 

cc Nissuna gaarentlgia alia proprieta Ictteraria; la 
» repubblica delle lettere lasciata in balia de'corsari, 
» o sia permesso indefmito ai tipograli di listam- 
» pare le altrui opere senza consenso de' rispettivi 
2) autori nazionali od esteri, permesso che equivale 
» a qnello d' impossessarsi degli oggetti naufragati , 
» quale era in uso ne' tempi piu barbari. y> 

Generalmente le abitudini intellettuali economiche 
morali, clie sono oggetti astratti^ vengono dall' autore 
rappresentate da quantitd fislche che scrvono a mi- 
surarne 1' iiitensitd e 1' estensione. 

I sintomi dello stato delle nazioni sviluppati nel 
decorso dell' opera si veggono riuniti in una gran- 
diosa tabella, accio il lettore possa scorgerne age- 
volraente i reciproci rapporti. Chiunque voglia cora- 
porre la statistica di qualche regno o provincia , 
trova aperta ed appianata la via ; basta ch' egli s' at- 
tenga al discgno e raccolga ad uno ad uno gli de- 
menti indicati in ciascuna colonna di quella tabella; 
ed in caso di dubbio consulti 1' opera , dove e unita 
copiosa messe d'esempi esposti in modo quasi sem- 
pre comparativo. 

( Sard contiiiuato. ) 



391 



Considerazioni snl progetto dl prosciugare il lago 
Fuciiw , e dl cougiungere il mare Tineno alT Adria- 
tico per mezzo di uii canale dl iicwlgazlone , del 
magglore cavaUere Carlo Afan de Rivera. ■ — Na- 
poli , 1823, dalla Reale tlpografia della guerra. Un 
volume in 4.° dlpag. 35/ , con due tavole in rame (i). 

L rima di entrare in materia il si2;nor De Rivera , 
ia un lungo discorso preliminare espone gV interessi 
piu importanti delle due Sicilie sotto il rapporto 
agrario e conimerciale , mostx-ando di quali veicoli 
si di strade clie di navigazione e il regno fornito e 
di quali sente la mancanza (2). Sebben due siano gli 
argomenti trattati dal signer De Rivera, pure al 
primo ha cgli precipuamente rivolto lo studio con- 
sacrandovi nove dei quattoidici capitoli in cui tutta 
r opera e divisa; e questa importantissima parte del 
suo lavoro va giudicata dietro le seguenti nozioni. 
II lago Fucino , ora detto anclie di Celano dal no- 
nie di una' vicina citta , e posto nel fondo dell' ani- 
pio bacino della regione dei Marsi. Questo bacino 
al principio dell' era Cristiana niancava di emissario 
apparente , e percio se le acque che di mano in 
mano andavan radunandovisi prodotte da piogge o 
da sciogliniento di nevi non venivauo smaltite parte 
da sotterranee liltrazioni e parte col mezzo dell' eva- 
porazione, il lago andava dilatando il -suo dominio 

(i) Quest' opera noii ci e pervenuta che da poco tem- 
po , sebbene porti la data del 1823. Di cio non si iua- 
raviglierauno que' lettori che non ignorano qiianto sia 
difficile Taver prontaniente le opere che si vanno pubbli- 
cando nella bassa Italia. Essa ci e pero sembrata di tanta 
e tale importanza , che creduto avremmo di mancai-e al 
dover nostro coU' omettere di darne un sunto. 

(2) Questo discorso potrebbe dirsi estranco all' argomento 
se r umano sapere non avesse un leganie che nc abbraccia 
il toaiplcbso e lo readc uno, ♦ 



392 CONSIDERAZIONI SUL PROGETTO 

con tal clanno pei eircostanti paesi da ridurre intcre 
popolazioni all' assoluta miseria privandole dell asilo 
in cui avevano i proprj avi tranquillamente dimoxato 
e vissuto anni felici fra 1' abJjondanza. II male s ac- 
crebbe al segno di minacciaie Y esistenza di niolte 
citta. Valeria , Penne ed Archippe , scomparse di poi 
afFatto , non furono al certo le ultima a reclamare 
al trono imperatorio di Roma un provvedimento con- 
simile agli accordati da Augusto in favore degli abi- 
tanti de' lidi circondanti i laghi del Trasimeno, di 
Albano e di Nemi , tutti piii o meno pregiudicati dal 
dilatarsi delle acque. Claudio finalmente , die ane- 
lava d'emulare la gloria del suo piii illustre an- 
tenato , presto orecchio alle suppliche dei popoli Mar- 
si , e si accinse a formare al Fucino un emissario , 
traforando lo scoglioso monte Salviano che gli sta 
a mezzogiorno e lo separa dalla valle del Liri. Se- 
condo Svetonio avrebbero alia grand' opera lavorato 
per undici anni trentamila schiavi sotto 1' intendenza 
di Narcisso, nel qnal numero potrebbe forse esservi 
esagerazione quand' anche siasi fatto lo scavamento 
non solo del foro emissario , ma anche di tanti pozzi 
e tanti cunicoli che cominciando dall' alto del monte 
sui due versanti scendevano ad incontrare lo stesso 
emissario. I pozzi scendevano perpendicolari , ed i 
cunicoli a piani piu o meno inclinati per servire ad 
estrarie le terre scavate , ed a calar giii i materiali 
necessarj al rinforzo con buone murature di quelle 
parti del foro emissario die scorreiido fra strati ar- 
gillosi, interposti alia roccia tutta calcare del monte 
Salviano , non avrebbero potuto reggere senza soste- 
gno. E non solo il foro emissario , ma anche varj 
pozzi 6 cunicoli vennero armati con murature all' in- 
giro, alcune delle quali avendo ceduto all' azione del 
tempo, furono forse colla loro rovina la causa piu 
efficace dell' ostruimento, e poi della totale inazione 
dcir emissario, non che della pcrdita d' ogni traccia 
di alcuni pozzi e cunicoli ora visibili in piccol nu- 
mero , mcntrc da mcmonc dcj;ue di fcde del liiiir 



o „ *> 



DI PROSCIUGARE IL LAGO FUCINO , CCC. 090 

del secolo deciniosettimo consta che se iie riconosce- 
vano allora ventidue degli uni ed otto degli altri. 

Staiido alle dimeiisioni dal sig. De Rivera raced te 
dagli scrittori clie lo precedettero , il lago Fucino 
avrebbe attualmente la figura prossima ad un elisse 
col diametro maggiore di iiiiglia 16 e col minore di 
migliaS, tal die la sua siiperfieie sarebbe di miglia 
cjuadrate circa cento (i). La soglia dello sbocco del 
foro emissario presentasi nella roccia del Salviano , 
formante la sinistra sponda del Liri , a palmi 184 
inferiormente al livello del lago, e quella soglia sa- 
rebbe elevata palmi 5o sopra il letto dello stesso 
fiunie. II sotterraneo emissario sarebbe lungo canne 
tremila, largo palmi 8 |- ed alto palmi 16, quasi 
continuamente. Quest' ampiezza almeno e 1' apparente 
alio sbocco, e concorda con quella riconosciuta di- 
scendendo per uno dei pozzi sixperstiti , il piu alto 
dei quali e di palmi 5oo. (2) 



(i) Parlasi di miglia napoletane di canne 878 i ciascuna 
canna divisa in otto palmi e metri 2,096 11 68;, quindi il 
pahno e di metri 0,2620146. 

(2) Raglonando del metodo dei Romani per le hvella- 
zioni , il sig. De Rivera in una nota alia pagina 9 3 parla 
pure dei metodi attuali. Fra qnesti, per motivi che noi noii 
possiamo valutare , da la preferenza all' uso del livello a 
tubi comunicanti e boccette , in confronto delF uso del li- 
vello Ugeniano od a boUa d'aria montata su cannocchiale ;, ed 
accennando le difficolta che questa presenta per rettificarla, 
crede quella piu esatta appunto perciie la crede non bisogne- 
vole di rettificazione. Ma a far si che sconiparisca il suppo- 
sto vantaggio nella livella a tubi ed a boccette entrano le 
diverse refrazioni di due diversi vetri , le quali in aggiunta 
alia difficolta di fissare coll' occhio la vera linea tangente 
ai due piani acquei posti a distanze diverse dell' occhio 
stesso, contribuiscono a determinare lo sguardo sotto una 
linea che facendo il mininio angolo coUa orizzontale porta 
uella livellazione un sensibilissimo errore. AH' incontro il 
livello Ugeniano potendo e3sere armato di cannocchiale 
acromatico con micronietri puo essere scevrato da ogni 

Bibl. ItaL T. XLVll. 26 



394 GONSIDERAZIONI SUL PROGETTO 

Per le storiche notizie minutamente e con critcrio 
fmissimo discusse dal sig. De Rivera parrebbe non 
potersi negar credenza agli autori che accertano die 
r emissario del Fucino e stato varie volte operoso nou 
solo a' tempi di Claudio (i), ma anche sotto Trajano 
ed Adriano , sotto Y imperatore Federico secondo e 
sotto Alfonso il Saggio, e sul fmir del secolo deci- 
niosesto ( vivendo il cavaliere Domenico Fontana ). 
Il pensiero anzi di non perdere il frutto di tant' opera 
sembra essere stato continuo nei varj regnanti del 
Sebeto , ed alcuni lavori all' uopo , in seguito a molte 
controversie , furono intrapresi anche ncl 1795, ma 
abbandonati ben tosto per ragioni estranee alia cosa. 
Intanto nel corso dei secoli il lago s'innalzo per quanto 
pare , per palmi 79 da Claudio in poi , estendendo 
la sua superficie di circa miglia quadrate 3o so- 
pra terreni quasi orizzontali , e gia ubertosissimi 
che erano sede ed alimento delle citta di Valeria , 
Penne ed Archippe sommerse affatto, e della terra 
di Ortucchio , die appena in piccol parte emerge 
ancora dalle acque. Le materie strascinate nel lago 
dai torrenti e rigagnoli che vi mettono foce , fattesi 
piu abbondanti pel vizio nell' agrario sistema pene- 
trate pure fra gli Appenini, di dissodare e coltivare 
i boschi in forte pendio , rialzarono simultaneamen- 
te il bacino del lago di forse cento palnii. Senza 
questo rialzo 1' attuale massima profondita delle ac- 
que toccherebbe i duecento palmi , mentre e ridotta 
a meno di palmi cento. Un tanto rialzamento del 



" ottica dannosa illusione. E qui giova ranimentare che a 
Milano si costruiscono dei hvelli a cannocchiale di gran 
perfezione e di facile uso da non farci pin desiderare 
quelli che in aJdietro ci venivano d' oltre monti a si caro 
prezzo. 

(i) Tacito nel llbro la-'degli Annali ai capitoli 56 e 67 
desci-ive lo spettacolo di navi e di gladiatori preparato da 
Claudio suUe acque e sul lidi dei Fucino pi'iiiia di darvi 
scaiico per F aperto emissario. 



DI I'ROSGIUGARE IL JLAGO FUCINO , CCC. ogo 

bacino ha probabilmente contribuito anclie al rial- 
zaniento del pelo delle acque non gia coll' occupare 
il loro posto , ma coll' ostruire quei sotterranei ineati 
co' qiiali ebbero sempre il piii attivo scarico. 

Convien credere che in addictro alternasse il di- 
sostruirsi c 1' ostruirsi di quei meati , da che il lago 
andava talvolta soggetto a tali variazioni nell' altezza 
del suo pelo che non possono spiegarsi con altra causa. 
Nel 1762 si abbasso di tanto da permettere che dalle 
vestigia di Valeria si estraessero facihnente e statue 
belli ssinie , ed altri preziosissimi monumenti dei mi- 
gliori tempi stati i-accolti nella real villa di Caserta (i). 
Dopo il 1784 gli aumenti del lago sonosi fatti visi- 
bilmente progressivi col rialzamento di palmi 49 nel 
pelo, mentre il rialzamento nei precedenti diciassette 
secoli calcolasi a soli palmi 3o: pare quindi che dopo 
il 1784 siasi rotto Y approssimativo equilibrio tra la 
produzione annua di acqua per piogge e scioglimcnto 
di nevi, e 1' annuo smaltirsi colle liltrazioui e coll' eva- 
porazione senza per altro evitare 1' alternazione nel 
livello delle acque ora basse ed ora alte , la quale 
alternazione non solo condanna alia sterilita i campi 
soggetti a sommergersi e ad impaludare , ma rende 
r aria incostante e pestifera , e prova esservi iiiente 
di piu salutare pei popoli e di piu glorioso pei so- 
vrani quanto i grandi lavori diretti a fare scomparire 
le paludi , che un vivente egregio scrittore deno- 
mino spiritosamente piaghe della terra. 

(i) L' aprimento di meati per una straordinaria fikra- 
zione accadeva probabilmente per eiFetto del peso delle 
acque e della dissoluzione delle tei-re ostruenti , ed il loro 
nuovo ostruimento era causato dai rivolgimenti del fondo 
operati dalle furiose jeraali tempeste a ciii il Fucino va 
soggetto. E gia sappiamo essere i laghi piii teuipestosi 
quanto pill sono angusti e riaserrati fra alti monti^ della 
qual verita vorremmo far persuasi coloro die hanno opi- 
uione ad essa diametraluiente opposta. 



396 CONSIDERAZIONI SUL PBOGETTO 

Le operazioni die possono essei'e nuovamente ten- 
tate per dare scolo al Fiicino vanno distinte in due 
parti fra loro disparatissime : Y una e relativa al net- 
tamento del foro emissario ed in consegueuza anche 
dei pozzi e del cunicoli ; Y altra riguarda 1' intro- 
duzione delle acque nello stesso foro regolate in 
modo clie lo scarico di esse superi di gran lunga la 
quautita di quelle di pioggia , di nevi e di sorgenti 
onde abbiasi ad ottenere un progressive abbassa- 
mento del pelo del lago. Quanto a tutd coloro che 
presero fuiora a trattare di simili operazioni , ester- 
iiando le proprie opinioni anche con IMemorie pro- 
lisse, alcune delle quali fiirono pure divulgate colle 
stanipe, sembra che abbiano pensato , come ben lo 
dmiostra il sig. De Puvera , alia sola prima parte di 
lavori che e la meno difficile perche dipendente da 
pura pratica , mentre la seconda e attribute della 
scienza idraulica. 

Valutando , con dati da altri raccolti , la prima 
parte de' lavori a circa ducati cinquantamila , il si- 
gner De Rivera e entrato nei piu minuti particelari 
sulla parte seconda per la cpale si e fatto anche a 
- preporre un nietedo , clie dice di sua invenzione , per 
costruire le chiusure con cui porre in secce 1 imbecca- 
niento dell' emissario ed abbassarle ripartitamente per 
lasciarvi defluire le acque introdotte nel recinto sca- 
vato ed abbassato, Questo sue metodo particolare 
espesto nel cap. VII sta propriamente nell' ommet- 
tere la cateratta scaricatrice che in casi consimili 
suol praticarsi nel mezzo delle chiusure o dighe, e 
neir operare lo scarico con un progressive abbassa- 
mcnte della cresta delle dighe , le quali vengono 
air uopo dal sig. De Pdvera composte con pancon- 
celli orizzontali collocati in cesta negli stivi formati 
nei pali perpendicolari (i). 

(1) L' esperieiiza ci ha dimostrato quanto difficile riesca 

il conservare ai pall , battendoli , e 1" eqiiidistanza , e la 

. '' perpcudicolarita e la sinunetria nel rivolgimento dei loro 



m PROSCIUGA.RE IL LAGO FUCINO , CCC. 897 

Mettendo a parallelo la portata dell' emissario sotto 
una pressione costante di fluido colla quantita delle 
acque da scaricarsi , dimostra il sig. De Rivera come 
il Fucino non possa abbassarsi piu utilmente che in 
otto anni nove palmi per anno con progressivi scavi 
e con ripetute costruzioni ed abbassamenti delle chiu- 
sure e ciu col dispendio di altri ducati circa tre- 
cento ottanta mila. L' abbassamento dei primi nove 
palmi importa il continiio deflusso pel foro emis- 
sario di piu di quattro mesi , giacche la portata di 
quel foro e , giusta i calcoli dell' autore , di canne 
cubiche d' acqua poco piu di otto per ogni minuto 
secondo. Da questo calcolo risulta che la velocita. 
media delle acque nel foro sarebbe maggiore di 
quattro canne, velocita che corrisponde a quella di 
un fmiosissimo torrente. Nel produrre questo calcolo 
r autore sminuzza il dispendio di ogni anno nelle sue 
parti quasi minime in modo da essere inteso non solo 
dagli uomini d' arte , ma ben anco dal semplice ani- 
ministratore a cui vuole inspirare , e con ragione , 
tutta la fiducia nel riuscimento dell' opera (1). 

Vuotate le acque del Fucino e protratto il canale 
per la lunghezza di 9000 canne a ritroso dell' imboc- 
camento all' emissario sotterraneo sino al centro del 
bacino conservandogli sufficiente pendio , il signor 
De Rivera cerca il mezzo onde impedire che 1' emis- 
sario si oppili di nuovo , e risorga il lago con devasta- 
zione dei terreni restituiti all' a2;ricoltura. Ponendo 
quindi pensiero alia necessita di allontanare e lo scor- 
rimento del prosciugato terreno nel nuovo canale 



lati escavati per gli stivi, per il che il raetodo delle di- 
glie qui indicate dall' autore come di sua particolare in- 
venzione potrebbe riuscire meno vaiitaggioso. 

(i) II sig. De Rivera ha conseguito questo suo inteato, 
giacche nel 1826 sono stati intrapresi e condotti avanti 
col piu felice successo i lavori per espurgare 1' emissario 
che saranno naturalmente seguiti da quelli per renderlo 
giovevolc 



BgS CONSIDERAZIONI SUL PROGETTO 

colatore aperto , e 1' affollamento cli sarmenti spinti 
dalle acque di pioggia alV imboccare dell' emissario 
sotterraneo , propone opportunamente di piantonare 
le sponde del niedesimo canale orlandone gli alti 
ciglioni e le peiidici col dispendio di altri ducati 
dodicimila. Queste sagge idee , che 1" autore stesso 
dice non nuove ne di nuova applicazione , so no 
esposte nel IX capitolo dell' opera , col quale si pone 
fine alio speciale discorso intorno al noniinato lago. 
Non ci e permesso di seguire Y autore nei ragio- 
namenti guidati dal principio generale di suddividere 
le acque nei monti onde domarne 1' impetuoso corso 
ed impedire od almeno scemare il rotolar dei ma- 
cigni, dei ciottoli e dei ghiajati al basso, che am- 
massati poi nei letti meno declivi li rialzano con 
danno tanto grande e pubblico e privato. L' autore 
manifesta il bisogno di applicare simile rimedio non 
ai soli torrenti che circondano il bacino dei Marsi 
in cui e compreso il Fucino da vuotarsi , ma ben 
anco a tanti altri , anzi alia generalita di quelli del 
regno di Napoli , e cosi sembra far eco alia voce di 
jiiolti che trattarono del regolamento dei fiumi e 
torrenti di diverse altre regioni d' Italia. Imperocche 
essendosi ovunque in certa maniera insultata la natura 
nel suo pill nobile ed utile provvedimento coll' abbat- 
tere sregolatamente le piante di cui essa rivestite avea 
le plu scoscese pendici , ovunque si sente il bisogno 
d' ajutar la natura a rifare cio che fu o da avara o 
da inavveduta niano distrutto. Per altro se il prin- 
cipio dirigente i lavori a tal uopo puo dirsi gene- 
rale , variar devono sommaraente i particolari se- 
condo la diversita del clima e dellc terre : per la 
qual cosa ogni valla ta richiede per frenare i pro- 
prj torrenti un metodo speciale dedotto da jnofondo 
studio a cui hanno necessarianiente parte le teorie 
idrauliche , la seologia , la botanica e 1' a2;raria. Da 
questo cenno si comprendera forsc il motivo pel 
quale simili studj siano generalmente trascurati. Un 
secondo motivo potrebbe essere anche il vederli non 



DI PROSCIUGARE IL LAGO FUCINO , CCC. 899 

abbastanza apprezzati, comeche esclusi per fatalita 
dalla classe di quelli che o chiamansi brillanti o 
preseiitano nn immediato vantaggioso risultainento 
cadente sotto gli occhi, non direnio dei dotti, ina del 
ricco volgo. 

Nel capitolo X 1' autore presenta alcuue considera- 
zioni suirutjiita delle acque del Fucino per renderena- 
vigabile il Liri fino alia foce nel Garigliano che tri- 
biita le sue acque al mare Tirreno. II corso del Liri 
dopo Capistrello ( punto piu elcvato a cui vorreb- 
besi spinta la navigazione ) e iiiterrotto dalla citta 
d' Isola posta sopra uno scoglio collocato in mezzo 
alle acque divise in due rami precipitanti al basso 
r uno con un salto e 1' altro sopra un piano inclina- 
tissimo. Pel passaggio della navigazione all' Isola 
r autore ti'ova indispensabile un canale artefatto di 
deviazione , il che e naturalissimo. Un canale con- 
simile vien pure progettato nel rimanente della valle 
pel caso che Y economia delle acque e la moderazione 
del corso non bastassero a fare si che il letto natu- 
rale del Liri potesse essere atto alia navigazione. 
Questa parte del lavoro dell' autore riesce meno in- 
teressante , specialmente a coloro che non hanno 
una particolarc cognizione del luogo a motivo della 
mancanza dei dati di livellazione e di ampiezza del 
dominio fisico tanto del Liri quanto del Fucino. Del 
Liri e del Garigliano , lungo cui debb' essere conti- 
nuata la navigazione , 1' autore indica soltanto la por- 
tata in piena, col qual dato, mostrando quanto tenue 
cosa siano le acque del Fucino comparativamente 
alle piene del Liri e Garigliano , combatte vittorio- 
samente gli oppositori del progetto di dare scolo a 
quel lago col pretesto che le sue acque porterebbero 
inondazioni terribili alle due vallate in cui verreb- 
bero introdotte. E destino che opinioni consimili ed 
egualmente false si ripro.ducano in ogni circostanza 
in cui si tratti di dare scolo alle acque dei laghi e 
di abbassarne il livello. 



400 CONSIDEKAZIONI SUL PEOGETTO 

L'autore considera altresi le difficolta clie la na- 
vigazione iacontrerebbe alia foce del Garigliano a 
motivo dei sorrenamenti che a mare grosso vi si 
formano; e per vincerle propone due diversivi in 
cui abbiano a trovare scarico le piene alternativa- 
meiite trattenute dai cavalloni del mare, i quali le 
acque del Garigliano rialzano fino a farle traboc- 
care sui circostanti piani di umile livello. I diver- 
sivi per favorire o facilitar la navigazioiie sono in 
generale riconosciuti raeno opportvini dagl' idraidici, 
come qiielli che incontransi naturalmente in tutti gli 
sbocclii dei grandi e piccoli flumi entro un bacino 
stagnante , per effetto di una legge della natura dia- 
nietralraente oj^posta a quelle colle quali \ uomo 
penso a rendere navigabili quegli sbocchi. 

Terniina \ autore il cap. X con varie giudiziosis- 
sime considerazioni sul progetto di un ponte in ferro 
fuso pel passaggio del Garigliano in continuazione 
della grande strada tra Napoli e Roma passando per 
Terracina. II ponte dovrebbe essere in una sola ar- 
eata di circa canne 3o. Ma a questo proposito non 
possiamo convenire coll' opinione di lui , cioe che 
Yolendosi rendere navigabile il Garigliano sia in- 
compatibile la costruzione di un ponte di battelli : 
credianio anzi che un ponte consimile sarebbe, tem- 
poralmente almeno , convenientissimo a faciiitare quel 
passaggio tanto importante per tutta Italia e tanto 
difticile : esso poi potrebbe essere costrutto in modo 
da potersi spezzare agevolmente a comodo della na- 
vigazione ove fosse stabilita. 

Nel capitolo XI trattasi della comunicazione per 
acc[ua da Polmona alia foce della Pescara , del pro- 
fondamento della foce stessa , e della costruzione 
di un ampio porto nelle sue vicinanze. Mentre il 
Liri ed il Garigliano versano le acque nel mar Tir- 
reno a mezzogiorno del Fucino, la Pescara le versa 
a tramontana nelF Adriatico. Colla navigazione di 
quel liunii sarebbero in certa maniera ravvicinati 
i due mari a cui \ Italia e interposta , od alnicno la 



DI PKOSCIUGARE IL LAGO FUCINO , CCC. 40I 

distanza sarebbe ridotta a meno d' assai , a quella cioe 
che misurasi tra Capistrello e Polmona , due punti 
fra' quali Y aiitore piopone pure uu canale naviga- 
bile come vedremo in appresso. Maucando anche per 
la Pescara quel dati die servono a giudicare della 
possibilita ed utilita di renderla navigabile, le idee 
in proposito esternate dall' autore nou possono tro- 
varsi abbastanza persuadend : lasciano per altro scoi- 
gere che le difficolta saranno , se non niaggiori , al- 
meno comparabili a quelle da vincersi dall' altro late 
e specialmente alio sbocco della Pescara per mante- 
nerlo attivo e praticabile dai grossi navigli di ca- 
bottaggio. 

Sono di maggior interesse le osservazioni dell' au- 
tore risguardanti la sistemazione del porto di Pe- 
scara , pel quale propone in termini general! la costru- 
zione di due moli con una bocca fra 1 uno e Y altro 
rivolta verso il mare e difesa da un antimolo isolate. 
Osservando che la maggior parte dei porti moderni 
s' interrano per effetto delle correnti onde strasci- 
nansi le ghiaje lunghesso i lidi, propone di lasciar 
dei trafori nella radice del molo inferiore alia cor- 
rente pei quali le ghiaje entrate dalla bocca possano 
trovare uscita e risparmiar cosi d' interrare il baciuo 
del porto ; al quale assegna una posizione discosta 
a ponente cii-ca ottocento canne dallo sbocco della 
Pescara , poiche le marine correnti motrici delle 
ghiaje discendono hingo la costa d' Italia verso lo 
sbocco del golfo Adriatico. 

Abbiamo gia detto che P autore si occupa del 
progetto di unire ron altro canale di navigazione 
il Liri alia Pescara , e questo e specialmente Y ar- 
gomento toccato nel capitolo XII che potrebbe dirsi 
un tcssuto di pure supposizioni , mentre gli man- 
cano assolutamente dati positivi di fatto che abbi- 
sognavano per tale argomento. Cio non pertanto , 
senza aver veduti quasi i luoglii , senza averne 
ne un esatta topo2;ratia ne una livellazione , esclude 
con presumibile verita Y idea di far entrare ncl 



402 GONSIDEEAZIONI SUL PROGETTO 

canale di congiunzione il bacino del Fucino come- 
che troppo depresso in confronto della cresta tra 
esso lago e la valle della Pescara , e poi s' accinge 
a calcolare il verosimile dispendio del canale di 
congiunzione guidato attraverso all' Appennino dal 
Liri alia Pescara : canale clie dovendo necessaria- 
mente essere a due pendenze ha d' uopo d' un ser- 
batojo di acque per alimentare le cliiuse che Y au- 
tore stabilisce per approssimazione in numero di 
ottanta dell' altezza di circa palmi dieci, valutandole a 
soli ducati tre mila ciascuna. Dando egli alle chiuse o 
conchc ( nonii ricevuti entrarabi in Italia ) il piii ab- 
bietto titolo di pcscaj'e fa nascere idee nieno esatte , 
poiclie quest' ultimo titolo compete non al mezzo , ora 
generalmente couosciuto ed adottato di passare colla 
navigazione in canali artificiali dall' uno all' altro li- 
vello , ma unicamente a quelle specie d' imbarazzi con 
cui si attraversano i fiumi naturali per derivarne le 
acque in un canale artefatto, o far agguato ai pesci. 
Per trattare convenientemente 1' argomento di unire 
il Tirreno all' Adriatico con un canal navigabile at- 
traverso air Appennino non bastava 1' ideale peusiero 
di approfittare di due vallate opposte e di congiun- 
gere 1' estremita superiore delle stcsse vallate con 
un canale serpeggiante nelle pin basse gole de' monti. 
Era indispensabile primieramente il determinare a 
qual genere di navigazione destinavasi il canale per 
assegnargli la proporzionata ampiezza e declivita. A 
questo eleraento poi, che manca nel progetto, doveano 
discendere tutti gli altri, non esclusa la dimostra- 
zione della possibilita di trovare salle piu elevate 
vette la quantita costante di acque indispensabili ad 
alimentare il canale di congiunzione dei due corsi 
naturali. Non vogliamo per altro imputarc in cio una 
mancanza al sig. De Rivera che vedemmo nella quasi 
necessita di occuparsi di un pensicro che non po- 
teva essere analizzato se non con una lunga serie 
d' indagini locali , a cui egli non poteva attendere e 
che rimanwono tuttora a farsi. 



DI PROSCXDGARE IL LAGO FUCINO , CCC 403 

II capitolo XIII riassume i vantaggi che derive- 
rebbero dagl' intraprendimenti di prosciugar il Fu- 
cino , e di congiungei-e il mar Tirreno all' Adriatico 
con un canale di navigazione. E 1' A. parlando del 
primo lavoro pone a confronto le spese giudicatc ne- 
cessarie a compirlo , col valore del terreno da con- 
quistarsi sul doniinio delle acque , e trova die pren- 
dendone il necessario danaro all' usura anche del- 
r otto per cento sarebbe nel corso di undici anni 
tutto restituito , ed avrebbesi per guadagno netto 
la rendita annua di duecento sessantaquattro mila 
ducati , la quale in senso dell' autore potrebbe du- 
plicarsi quando s' eseguisse il secondo lavoro , cioe 
il canale di navigazione. Ai vantaggi che con cio 
si otterrebbero va pure aggiunta la salubrita del- 
r aria ora viziata dall' alternaie in altezza delle ac- 
que del Fucino , e questo e il bene piu certo di 
quant' altri concorrano alia prosperita delle popo- 
lazioni. Del resto se i dati su cui aggiransi i cal- 
coli deir autore non sono tutti abbastanza givistilicati , 
sono pero tali da lasciare scorgere reale ed immenso 
il pubblico e privato vantaggio derivabile special- 
mente dal prosciuganiento del Fucino. Anche la na- 
vigazione dair uno all' altro mare a traverso dell'Ap- 
pennino, potendo nella pluralita dei casi risparmiare 
al commercio 1' immenso giro attorno alle coste del- 
r Italia inferiore sovente tempestosissime , riuscirebbe 
una nuova cagione di vitalita pel corpo sociale ita- 
liano ; ma per le sopra osservate cose questa e la 
parte del lavoro del sig. De Rivera che comunque 
lodevohssima nel complesso abbisogna tuttora di piu 
mature indagini. 

L' autore pone fine al suo libro col capitolo XIV , 
in cui parlando dell' importanza del canale di comu- 
nicazione che congiungesse i due mari per la di- 
fesa del regno , entra in considerazioni di strategia, 
sulle quali ci asterremo d' intertenerci onde non ol- 
trepassare i liniiti che ci siamo prescritti. 



404 



JPPENDICE, 



PARTE L 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Orbls andquus , cum thesaum topographlco contlncnte 
indices tabularum gcographicarwn topngtriphicos, eos~ 
demqiie criticos. Auctore Chrisdano Thcophilo Rei- 
CHARDo. — Norimbcrgce , 1824, sumubus Friderici 
Campii , foh , etc. (' ). 



K 



1 on si puo negare cTie la geografia antica abbia da wa. 
secolo fatto considerevoli progress! , e die segnatamente 
alia Germania si debba ch' essa stata sia a qualche sistema 
rldotta : cio non ostante i risultaiiienti finora ottenuti da 
qiiesta scienza, die tanto inflnisce sullo studio de'classici, 
snir ampiezza ed iiitegrita della storia , e sulla conoscenza 
delle antidie nazloiii , non andarono del pari coi buoni 
effetti di molte altre in questo e nel passato secolo ad 
altissimo grado elevate. E in fatti ad onta degli studj e 
delle opere de' dottissimi Cellario , Clnverio , Schwarz , Be- 
retti 5 Danville , ecc. ed ultimaniente dell" illnstre professore 
Mannert puo la geografia antica ancor dirsi in gran parte 
bambina, sia per difetto del preso sistema, sia pe' molti 

(*) Crediamo bene di parlare di quest' opera, quantunque stata 
sia ]3ubblicata sino dal 1834, perche essa ci si presenta bensi 
sotto un aspetto grandioso ed imponente , e quindi come impor- 
tantissima fu encomiata oltreuionte : cio non ostante h zeppa 
di tanti errori la dove parla de' nostri paesi , che il tacerne 
sarebbe vergogna. Quest' articolo giovera a dimostrare quauto 
fallaci siano i giudizj di alcuni lodatori , e quanto facile il ca- 
dere in inganno alloi che nell' esanie de' libri non si va oltre il 
frontispizio o la superficie. 



ArP. PARTE STRANIERA. 4c5 

e gravissimi errovi in cui que' grandi uominl, non gia 
per clifetto loro proprio , ma per la difficolta stessa della 
cosa ( lion potendo tutto esaminare da se ) incapparono. 
E se dicemmo di sistema, intendiamo dire che alcuni non 
sempre sono riusciti a sostenere nelle opere loro la di- 
stinzione de' secoli , troppo necessaria per non confondere 
le eta, sia pei nomi de' Inoghi e de' popoli che variarono, 
sia perclie 1' una citta cadde mentre 1' altra sorgea , oppur 
non era ancor nata : e nondimeno in quasi tutte le opere 
che s'hanno intorno a questa scienza, trovansi talvolta i 
tempi gli uni dagli altri non ben distinti. E cio che di- 
cesi di citta, vale de' nomi di monti;, di valli , di provin- 
cie intere : il che quanta confusione produca in chi vuole 
studiarvi , e quanto nuoca all' inlelligenza ognun sel vede. 

Era percio desideratissima un' opera che dietro un piii 
conveniente piano rifondesse le benemerite fatiche de' pre- 
cedenti scrittori , le purgasse con buona critica dai moiti 
errori che ad onta della loro avvedutezza s' erano qua e 
la introdotti , e vi aggiugnesse le molte e importanti sco- 
perte fatte d' allora in poi. 

Tale opera, e da cui si prometteva cio che di piii per- 
fetto puo per oi^a darsi in questi studj , comparve in 
Noriml^erga , ed e quella che annunziamo. Essa consiste 
in dodici tavole in rame incise con qualche lusso tipogra- 
fico, e porta in fronte il nome di Reichard, noma da cui, 
siccome di gran fama in Germania, davansi le piu belle 
lusinghe. Aggiunto alle tavole sta un volume in foglio di 
indici geografici e topografico-critici in ordine alfabetico. 
E noi non possiamo che lodare cotal metodo , siccome 
quello che presenta il comodo di trovar subito quel qua- 
lunque nome che si ricerchi : ma ad un tempo mal volen- 
tieri vediamo tanto in questi quanto nelle tavole accaval- 
lati i nomi di diversi secoli, que' de' Romani primi ed 
ultimi con quelli del regno de' barbari e del medio evo. 
Che quantunque il sig. Reicliard il piu delle volte non 
abbia omesso di citare le fonti dond' egli ha tratte le sue 
notizie, e da queste si possa in qualche raodo inferire 1' eta 
alia quale quel tal nome appartiene ^ pure supponendo egli 
nel lettore una cognizione piii ampia di quella clie comu- 
nemente trovasi in chi si volge alio studio della geografia 
e della corogratia degli antichi, non ci pare che tolto ajjbia 
r incoaveniente da noi luentovato. 



I 



406 A.PPEND1CE 

Ma non ista in cI6 solo F imperfezlone dell' opera di cni 
ragioniamo : che altrimenti ella potrebbe tuttavia aspirare 
e con ragione al vanto d' essere una delle piu istruttive 
che di questa scienza sieno a' di nostri apjjarite. Essa, 
il dobbiamo pur dire , e piena zeppa di mende e di av- 
venturate asserzioni ^ e ve n' ha buon numero di quelle 
fondate unicamente sovra lontane somiglianze de' nomi an- 
tichi con taluno de' moderni. Per dimostrare la verita di 
questa asserzione , noi dovremmo inoltrarci in un esame 
pill lungo di quello che comporti la natnra e I'istltuto di 
questo giornale. Laonde senza proporci di seguii-e passo 
passo I'autore , ci contenteremo di presentare alcune nostre 
osservazioni intorno ad una delle parti piii note e plii ini- 
portanti dell' antica geografia seguendo le tracce dell' opera 
tanto nella rispettiva tavola quanto negl' indici. Tali no- 
stre osservazioni saranno forse sufficienti a far concepire 
la giusta idea del merito dell' opera , e ad avvalorare la 
sentenza con cui chluderemo quest' articolo. 

Tavola X. Bhceda. Breuni. Ne' monti sopra Verona, sulla 
sinistra dell'Adice veggonsi in questa tavola segnati due 
volte i Breuni. Noi non abbiamo mai conoscinto i Breuni 
in questa situazione , ne i Breuni diversi da' Brenni che 
stavano ben piu di cento niiglia italiane al settentrione di 
Verona. Che se il ch. march. Maifei ha detto che i nomi 
di Brelino a pie del Montebaldo e Breonio neW alto della 
Valpu'icella seinbrano venir da! Breuni, non per cio ne segue 
che la si stessero gli antichi Breuni o Brenni. Ma cio non 
basta al sig. Reichard : nella stessa tavola egli nota i Bi-euni 
una terza volta al toi'rente Rienz, e poi una quarta volta 
ancor.a al nord est di quella valle , in luogo de' Pyrusti di 
Cesare ch' ivi stanziarono. All' incontro omette di segnare 
il nome de' Breuni o Brenni al monte Brenner dove noto- 
riamente era la loro propria sede. 

Appianum. L' autore segno questo luogo sulla destra del- 
l'Adice al settentrione di que' suoi Breuni Veronesi in pros- 
simita al luogo, dov' egli nota ad Paladum. Quale sara mai 
cotesC Appianum ? Quello ricordato da Paolo Diacono, no 
certamente, e I'antichita non ne conosce alcim altro nei 
monti della Rezia. U" Appianum de' Longobardi e creduto 
da' piu essere il kiogo detto Alhiano all'oriente di Trento: 
o da qualcnno il castello Eppan ni Luugadice, residenza un 
(Il dc' celebri e potcati conti de Piano. Noi uon decidereuio 



TARTK STRANIERA. 407 

a quale di questl due spetti 1' ouore di tale antlchita: ma 
ben posslamo affermare che chi facciasi a leggere con 
qualclie attenzione quel luogo del Diacono dove ne parla, 
conoscera ben tosto clie quel sue Appianum non puo ap- 
partenere al luogo dove trovasi in questa tavola collocato (*). 

Ad Palat/um. II sig. R. noto e questa stazione e tutta la 
via Romana da Verona fino a Trento sulla sinistra del- 
r Adice i quando e omai certo che , almeno fino a' tempi 
di Massenzio, trovavansi sulla destra. Egli avrebbe dovuto 
segnarla dove erroneamente segno Appianum, nella situa- 
zione di Avio. 

Sarna , propriamente il campus Sardis dell' annalista di 
Frisinga, e segnato sulla sinistra e non sulla destra del- 
r Adice. Al sud-est poi del Benaco il sig. R. pose Sardis die 
non trovammo in quella situazione in alcun altro autore. 
C altronde , qualora in questa tavola debba aver luogo tal 
nome de' tempi de' Longobardi , perclie non ve n' ha ugual- 
mente per tanti altri di quell' eta medesima , come p. e. 
Prata Romaniana , oggi Romagnano , nominate dallo stesso 
autore e nell' incontro medesimo, i Breoni di Venanzio 
Fortunate , ecc? Del resto il campus Sardis va posto fra 
Brentonico e la Chizzola. 

Volenes e posto a sue luogo, se veramente apjjartiene a 
Volano , villa sotto Trento: ma ci ha di molte ragioni di 
assegnarlo a Volargne, e porre il Vennum dell' Itiaerario 
piia verso Verona di quello ch' erasi fin qui praticato. 

J^erruca. Questo castello e notato all' oriente di Tronto , 
mentre e al ponente, sulla sinistra dell' Adice in vece della 
destra , sulla via Claudia Augusta derivata da Trento verso 
Valsugana e Altino al mare , in iscambio della gran via 
Claudia Augusta che da Verona sulla destra dell' Adice per 
Trento metteva al Danubio. 

Vitianum , l' odierno Vezzano, non giace al lago Dublino , 
dove il pose il sig. R. , ma assai piii verso Trento. A que- 
sto lago egli avrebbe dovuto porre Tuhlinates , ch' omraise 
del tutto , quantunque apparisca nell' iscrizione romana che 
sta nel castello dello stesso norae, nella quale appunto si 
legge anche il suddetto Vitianum. 

(*) Ci ha pure ua Appiano , celebre borgo nella provincia di 
Coiiio , a 18 niiglia circa da Milano , ed esso ancora h di deri- 
vazione probabilmeuLe longobardica. 



4C8 APPENDIGE 

Genaunes. Qaesti noii soiio menomamente qnelli della 
Valle di Nou , dove li noto il sig. R. Questi ultimi soiio 
i JVaimes o 'Aiiauni. JSaun dicevasi il loro ton-ente , e Aiiau- 
niitm o Anonium presso Tolomeo e detta la loro valle. I 
Genauni all' incontvo si stavano nelle viciiianze del monte 
Brenner e della valle Vipitena ( Wipthal ) dove ancora ri- 
suonano nomi simili di Valgenaun e Itidnaun , ecc. 

Enneniase e segnata dal sig. R. nel luogo dov' egli avreb- 
be dovuto segnare Meta Longobardica , nome longobardo 
come ogiiuii vede dell' odieriio Mezzolombardo da Ini oni- 
niesso del tutto. L' Enneinase del Diacouo altro non e die 
En mansio , V Endldejo o Endide degl' Itinerar j , T odierno 
castello Enn, cui il prossiino borgo di' Egna ia Luiigadice , 
ossia En nova, dee il suo nome. E qui si noti die la me(a 
Longobardica giace sulla destra. Enn ed Egna o Ennemuse 
giacciono sulla sinistra delT Adice. 

Anagnis castrum vedesi in questa tavola posto nella 
valle di Fienie , di' e una valle interna alia sinistra del- 
r Adice al nord-est di Trento : ma basta leggere i no- 
tissimi atti di San Vigilio del IV secolo per assicurarsi 
die questo castello giaceva in una valle tutt' opposta a 
quella, alia parte sinistra delT Adice ^ cioe nella valle di 
Non , ed e F odierno castello di Nan con villaggio al tor- 
rente Naun o Non , oggi Nos. 

Bauxanuni e posto a suo luogo : ma avremrao amato 
die r autore avesse preferita la denoniinazione piii antica 
Bauxare, che si ha in alcune leggi del codice Teodosiai^, 
o notate le avesse amendue. 

Foeius fu dal sig. R. posto sulla sinistra delF Adice , 
mentre giace alia destra. E T odierno Vadena detto dai 
Tedeschi Pfattea in faccia al borgo di Bronzollo. Ebbe 
posteriormente il nome di Vadena da Vadwn Enn , come 
luogo di passaggio dell' Adice il piu prossimo alia mansione 
Romana Enn o Endide sulla gran via Claudia Augusta. 

Pons Drusi e segnato in questa tavola come se fosse il 
ponte sul torrente Eisack ( Isarcus o Itargus degli anticlii ) , 
ed in vece era il ponte sulF Adice presso 1' antico castello 
Fonnicariwn, ricordato nelle storie del medio evo al tempo 
de' Berengar j , oggi detto Sigmundskron. 

Sabiona , Sublahio e Sebatum. Questi tre nomi sono no- 
tati dal sig. R. F uno litto presso all' altro all' Isarcus so- 
pranuomiiiato , mentre qui non doyea esser notato die 



V VRTE STRANIERA. 409 

il solo Sabiona : imperciocche Sebatum non ha clie fare 
menomamcnte col torrente Eisack , ma si colla Rienz , os- 
sia col Birrus degli antlchi. Sebatum e V odierno Schabs suUa 
strada Roraana che da Vipitenuin (Sterzing) per la valle 
Pyrusdca ( o Pustrissa del medio evo , oggi Pustertlial ) 
conduceva ad Aquileja ; e Sublabio stava sulla sinistra del- 
r Adice in tutt' altra valle al mezzodi della citta di Merano 
e di Mais la dove oggi e Labers di sotto , in prossimita 
del torrente Jlometz , chiamato un di Romana ineta, sic- 
come a tempo del regno de" Franclii , Longobardi e Bojoarj 
nella Rezla avanti Tassilone formava il confine fra i bar- 
l)ari e gl' Italiani , non altrimenti che qualche tempo pri- 
ma il formavano la 31eta Teutonica e la Longobanlica , nomi 
cangiatisi poscia in Deutschmetz e Welschmetz. L' origine 
del noma Sublabione pare dovuta alia frana di monte che 
ivi sobbisso la stazione di Mais. 

Ttriolis e Vipitenuin sono segnati al loro luogo : ma al 
settentrione di quest' ultimo veggiamo mancare nella tavola 
i Brenni d" Orazio e del trofeo delle alpi, e piii in la i 
Genauni de' quali dicemmo. 

Queste non sono che pocliissime mende delle innume- 
revoli che nell' anzidetta tavola incontransi. Che se dalla 
tavola passar volessimo agl' indici geograiici e critici del- 
r opera nella niedesima parte della Rezia fra Verona e la 
sommitii dell' alpe Brenner, noi presentar potremmo un 
ammasso di errori da spaventare qualsivoglia benigno let- 
tore. Ne siano d' eseuipio i tre seguenti : 

« Breuni. Plin. 30 Strabo , Ptol , Breoiies , Cassiod. For- 
tunat. in vita S. Martini, ap. P. Diac. I. II, Briones, Paul. 
Diac. II, 1 3. " 

« Brunedien , Breunorum caput. Inveniuntur in ditione Ve- 
ronensi loca Brun et Breuni , qucB nomina sua Breunorum 
genti sine ullo dubio debent indicantia , partem gentis hie lo- 
corum incoluisse. » 

Sembra die 1' autore non conosca i Brenni d' Orazio e 
del trofeo di Augusto delle Alpi, o che li consider! come 
i medesimi che i Breuni , siccome noi pure ne siamo 
persuasi. Ma in tal caso malamente egli li confonde coi 
Breoni di Casslodoro e del Diacono , ricordati anche da 
Giornande nelF incontro della battaglia d' Ezio sui campi 
Catalaunici , e abitanti nelle alpt prossime a' Grigioni. Se 
non che ancor piu ci sorprende il vedere com' abbia egli 

Bill. ItaL T. XLVII. 27 



410 ArPENDICE 

qui confiTSO la moderna citta di Brunecken con quest! Brio- 
ni, e come anzi la chiami Breunorum caput, nientr' essa 
giace ia tutt' altra valle, e debbe la sua origiue e il nome 
suo al vescovo Brunone di Bressanone molti e molti secoli 
dopo. Cio poi die qui pur dice Tautore de' luoghi Brun 
e Breoni nel Veronese cade da se e per V inopportana col- 
locazione e perche ne pur questi nomi ivi si trovano : a 
meno die egli non avesse male trascritti quelli de' quali gia 
parlammo al nome Brcniii della tavola. 

« BrixeiUts , Pliii. Ill, 2,0. Brixincnses , Paul. Diac. Bri- 
xcntce Ptol. » 

It Brixen. » 

II tutto erroneo! II nome piix antico a noi noto di Brixen, 
ossia Bressanone, e Bressinone , ed a disti nzione di 5rjx/a^ 
Brescia, la trovammo nomlnata neirantichita anche Brixia 
JVorica. I BrixeiUes appartengono all'assai distance Brixun- 
thal, ed e nome di popolo non di citta. 

tt Carraca Ptol. » 
ti Arco. » 

Caracca esser 1' odlerna citta di Arco non ci ha dubbio: 
ma sarebbe stato desiderabile che in questo indice si avesse 
fatta menzione del castello romano d'Arco , cioe dell'-^rx 
Saracca, da cui viene il nome di Arco e la sua origine ; 
e cosi egualmente del torrente Saracca oggi Sarca che mette 
jiel lago Benaco e forma il Mincio. 

Ma conchiudianiv omai. Noi fatto non abbiamo die qual- 
die cenno di un sol paese , ne tutte vennero da noi sce- 
verate le mende, delle quali ridonda questa parte dell' opera. 
Che se un ugual esame far si volesse su gli altri paesi , 
dire non sapremmo quale e quanta matassa ne uscirebbe. 
Ma il sig. R. non coaobbe la vastita della sua impresa , o 
almeno non ne pondero prima tutte le difiBcolta. L' opera 
sua, per se stessa , ben ci dimostra non essere possibile 
che si ardua e si grande impresa venga da un sol uomo 
condotta a felice compimento. Essa abbisogna dello studio 
simultaneo e diligente di molti , ciascuno de' quali si assu- 
nia r esame e la descrizione della provincia in cui egli di- 
mora. In tal caso un uomo erudito e laborioso come essere 
ci sembra il sig. R. potrel^be dapprlraa compilare cio che 
in questa sclenza si e fin qui scoperto , giovarsi poscia 
delle osservazioni critiche degli altri , e con la scorta di 
queste emendave il tutto, e darci iu line raccolto in ituo 



PARTE STrxANTERA. 41I 

clo die in cjiiesla scienza avevamo gia cli ccrto e positlvo 
od almeno di piu probabile , ma sparso in molti lil?ri o 
nelle mend di mold uomini. Senza di cautele e di sussidj 
siffatti, con nuove stampe di tavole e con nuove grandiose 
opere non altro si fara che avvalorare gli antichi errori, 
aggingnerne di nuovi e spargere confusione la dove iiitro- 
durre voleansi ordine e luce. 



Cllniqne de la maladle syphilltlque etc. Clinica del morbo 
sifilitico^ del sig. IV. Devergie, dottore in mediciiia 
e cJururgia ecc. , cavaliere delta legion d onore ecc. , 
arricchita d^ osservazioni partecipnte dai signori 
Cullcricr zio , Cullerier nipote , Bard , Gama , 
Desrnclles ed altri medici , con atlante colorato , 
rapprcscntante tutt' i sintomi di essa malattia ri- 
tratti dal vera , e dalla bella raccolta di pezzi in 
cera del sig. Dupont scniore , ecc. Tomo 1 .° — 
Parigi , 1826, presso F. M. Maurice, librajo edi- 
tore , stampcria Rignoux. Magnifica edizionc in 4.° 
grande. Si distribuisce in fascicoli at prczzo difran- 
chi 8 ciascuno. 

In due tomi sara divisa quest' opera con cenclnquanta 
tavole in rame. Sette sono i fascicoli pervenuti a quest' I. 
K. Biblioteca , ne' quali non rlnviensi che una parte del- 
r introduzione in cui si tiene discorso dell' origine della 
sililide e delle diverse teorie amraesse in risguardo alia 
sua natura, mostrandosi T autore dal lato di quegli che 
vogliono non sia stata la sifiUde trasportata d' America, 
ma si conosciuta in Europa sin dalla piu remota antichita, 
non dipendendo essa per anco da uno specifico virus e 
percio doversi modlHcare il metodo curativo mercuriale. 
Con moito discernimento e non minore erudizione ci pa- 
jono questi punti discuss: , seljbene 1' egregio autore sia 
alieno dal pretendere di avere intieramente chiarita la qui- 
stione. Le trentacinque tavole che recansi da questi fascicoli 
pajonci un po' troppo risentite ne' colori in cio che spetta 
alle parti morljose , onde non perfettisslma idea dello stato 
naturale ne risulta. Ma d' uopo e confessarlo ; il mettere 
innanzi in tavole le morbositti si che ne ]7aja il vederle e 
toccarle come fossero sul corpo , vuolsi dire impossibile, 



412 APPENDICE 

Jahrbilcher der literatur : Aiinali della letteratwra. 
Tomo XXXIX. Luglio , agosto e settembre. — 
Vienna, 1827 , Gerold. 

Questo tomo contleiie una i*assegna di sessantatre opere 
tutte spettanti alia letteratura orientale. Tra esse ve ne 
ha di quelle che sono originali , alcune che sono tradu- 
zioni o commenti , ed altre die sono estratti , giornali od 
opere foggiate su gli scritti originali di quella medesima 
letteratura. Questa rassegna sara continuata. Gli altri arti- 
coli si aggirano intorno alle segnenti materie : sull' opera 
di monsignore Frayssinous intitolata , Defense du christia- 
nisme , ou Conference sur la religion : sui Settemari , opera 
persiana di grammatica, e gia per noi ricordata non meno 
delle due seguenti, quando ne uscirono i primi articoli 
negli stessi Annali : suUa Storia delle arti del disegno pres- 
so i Greet di Enrico Meyer, e sulle Epoche delle arti del 
disegno fra i Greci , di Federico Thiersch , articolo che 
chiude la critica : sul quarto tomo della Storia dei principl 
della casa di Svevia ( der Hohenstauffen ) di Federico de 
Raumer : su la Storia universale della religione e della cliiesa 
cristiana, di Augusto Neander: su di ua Comniento alia 
divina Commedia di Dante ^ di Taafe, e su i supplimenti 
per lo studio del medesimo poema , di Abeken. La prima 
opera scritta in inglese e destinata agl'Inglesi, la seconda 
in tedesco e proposta ai Tedeschi. 

Nel foglio di annunzj si parla di cio che si contlene 
nei diversi stabilimenti ed arcliivj di Monaco , riguardo 
alia storia dell' Austria sotto il dominio della casa di Bam- 
berga, e vi si ragiona eziandio in generale intorno al 
modo tX" investigare i documenti originali. 



PARTE TT\LI,\NA. 4l3 



PARTE IT. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANE. 



LETTERATUSA E BELLE ARTI. 

Atti dell I. R. Accademia delle belle arti in Milano. 
Soleniie distribiizione de premj fattasi da S. E. il 
sig. coiite dl Strassoldo , presidcnte del Governo y 
il giorno 6 scttcmbre 1827. — Milano , dalV I, R. 
stamperia. , in 8.° 

Oegnendo le norme adottate negli scorsl aaiii, daremo nn 
cenno della continuazione di questi atti accademici , ed 
intratterrenio i nostri leggitori con una rassegna di quelle 
opere degli allievi dell'Accademia, dei meiBbri della stessa, 
degli altri distinti ai-tisti e dei dilettanti , le quali esposte 
al pubblico lianno nieritato 1' attenzione ed il plauso degli 
intelligenti e delle quali trovasi un catalogo negli atti 
medesimi. 

Al discorso del Vicesegretario , die s' inserira per intiero 
in uno de' prossiini fascicoli, succedoiio dunque i programmi 
dei grandi concorsi e 1' estratto dei giudizj delle commis- 
sioni straordinarie e delle permanenti. Sebbene questi atti 
sieno stati divulgati pel mezzo di apposite stampe e della 
gazzetta di Milano , pure reputiamo di qui inserira i nomi 
dei coronati nei grandi concorsi per essere tuttl allievi 
deir Accademia , e , tranne un solo , tutti milanesi , ce- 
dendo cosi a quel sentimento di vera compiacenza , cui 
non deve essere straniero ogni animo gentile , nello scor- 
gere in un cimeato aperto agli artisti di tutte le na- 
zioni essersi conseguiti gli onori piii distinti dal proprj 
concittadini. II gran premlo della pittura fu aggiudicato 
al signor Ambrogio Riva milanese, allievo dell'Accademia, 
e particolarmente del signor Palagi. Da un foglio scien- 
tifico parigino (i). In cui si fece parola lo scorso anno 

(i) La Revue encyclopedique. 



414 APPENDICE 

tlella distribuzlone del premj fattasi nell' I. R. Accade- 
niia di IMilaiio, mentre non si risparmlarono le dovute 
lodi al nostri artisti esercenti la scultura e la parte or- 
namentale , farono consigliati 1 giovani pittori figuristi a 
prender norma pel buon colorito dalle molte opere del 
Tiziano di die abbonrta , come si asseri, questa nostra 
citta. Per quanto saggia sia la cliiamata, lasciaiido noi 
che ognuno giudicbi se cotal mezzo sia fra noi disponi- 
bile , giacche il piix bel quadro del Vecellio ch' esisteva 
in Milano nella cliiesa di Nostra Sigiiora delle grazie e 
rimasto a Parigi (i), ci accontenteremo di dichiarare clie 
il qnadro preraiato in quest' anno non va destituito della 
qualita , la di cui asserita mancanza in quello dello scorso 
anno semlDra aver provocata nel foglio estero 1' indicata 
insinuazione. Gli altri grand; premj farono aggindicati ai 
signori Luigi Scorzini, milanese, per la scultura^ Gaspare 
Fossati, svizzero, per 1' architettura ;, Gioi'awii Fagani , 
milanese , pel disegno di figura ; Angela Moja e Domenico 
BriLsa amendue milanesi, pel disegno d'ornamento. (2) 
Neir incisione , siccome lung' arte pei di cui lavori bene 
spesso non basta un anno al compimento, non si sono 
presentati concorrenti. 

I minori concorsi, oltre di provare clie furono tentati 
da numerosi competitori, offersero uno specchlo molto lu- 
slngliiero delle scuole nostre , ed ottennero I'annTiirazione si 
del nazionale che dello straniero. Fra le opere poi fuori 
di concorso eseguite dagli i.lunni nelle difl'erenti scuole, e 
che furono esibite siccome saggi alia esposizione , se])ljene 
tutte meritevoli di lodi (3) , si distinsero a nostro avviso i 



(i) La incoronazione di spine. 

(2) I soggetti erano i seguenti. Per la pittura Erminia assistita 
da Vafiino fascia le ferite delP esangue Tancredi ; per la scul* 
tura Enea clie porta Anchise con aggruppata la figura cli Ascanio ; 
per r architettura un pubblico archivio per una citta capitale; 
pel disegno di figura Cornelia madre dei Gracchi die presenta 
alia niatrona Capuana i proprj figli siccome gli oggetti per lei 
piu preziosi dei giojeili e delle vesti che le erano dalla ospite 
ostentati ; per 1' ornamento una porta a due imposte riccamente 
decorate da eseguirsi in bronzo. 

(3) Fra qneste meritano particolare menzione due nitidissime 
copie a penna eseguite da Giaconio Rossari , Y una tratta daJla 
Waddalena del Correggio incisa dal cav. Longlii , T altra pari- 
niente tratta da una stauipa del cav. Albertolli. 



PARTE ITALIANA. 4l5 

dlsegnl di prospcttiva. Condotti con e§attczza di linee e 
di ombreggiature , con diligeiiza di esecuzione e con bel 
brio, si pno asseverare . promettono dei degni successori 
del nostro Sanquirico, il quale padrone dellincanto della 
scena cogli efletti dell' ottica e dei colori possiede orraai 
la facolta coUe sue tele di tenere in forse gl' intervenienti 
al teatro suUa realta o suUa illusione dei varj siti a lui 
commessi di rappresentare. 

Fra i giovani coloritori figuristi accennammo con lode nel 
nostro foglio dello scorso anno Vitale Sala , Giuseppe Sogiii , 
Carlo Picozzi. Seljbene abbiano tutt' e tre esposto anche in 
quest' anno le loro produzioni , un numcro magglore pero 
ne dlede il primo, e cio che piii auimonta, diede nii- 
gliori prove della sua abilita. Nel quadro delFAttilio Regolo 
clie parte per Cartagine, in quello di maggior mole desti- 
nato per la chiesa di Bosisio , e nei due ritratti si sono 
riscontrati non poclii pregi , e I'attitudine a far mostra di 
cose maggiori eve consulti piii frequentemente la verita , 
e si attenga piii fedele alia iraitazione di essa. Ai men- 
zionati aggiungerenio in quest' anno Pietro Nanlncci che col 
suo quadro rappresentante S. Carlo catechista in mezzo a 
molti fanciulli appalesa molta accuratezza ed una tendenza 
a colorire con buon nietodo e vivacita , e consiglieremo a 
Paolo Brioschi , troppo ricercato nelF imitare le minuto parti 
della natura , a consultare V antico , trovando ne' suoi ten- 
tativi una disposizione all' avanzamento ; ne sarebbe infrut^ 
tuoso il suggerimento che ben di buon srado porgeremmo 
a qualche altro giovine , ove ne profittasse , di far prece- 
dere gli studj necessarj per ben disegnare e colorire una 
testa , prima di accingersi immaturamente a trattare vasti 
argomenti. 

Da questi tentativi passando alle opere di maggior en 
tita ed interessaniento con che gli artisti di gia formata 
ripiUazione arricchirono le sale dell' I. R. Accademia, osia- 
mo assicurare , senza timore di essere accagionati di entu- 
siasmo o di soverchia tenerezza per le cose del nostro 
paese , che le due arti decoratrici la plttura e la scultura 
si collegarono onde sorprendere e trattenere il publ^lico e 
gl' intelligenti sia col numero che colla preziosith degli 
esposti lavori. Parlando della pittura storica egli e certo 
che i dipinti degli accademici TIayez , Palagi e Diotti hanno 
prodotta una tale amniirazione, che saranno rainmentati 



4l6 APPENDICF. 

cogll elogl per niolte stagioni avvenire , e massime in oc- 
casioiie di altre csposizioni. Noi non ardiremo istitnire con- 
front! fra qtiesti corifei , veraci amanti dell' arte, e rivali 
di gloria : ciascuno si mostra ben degno professore , cia- 
scuno quantunque ofFra un lato tutto particolare a se , e 
questo sembri talvolta piu prezioso rimpetto a quelle del- 
I'altro, tuttavia non sovrasta agli emuli , perche nell' arte 
vino si e lo scopo cui mirarono , non disuguali sono i 
mezzi, le forze rispettive e 1' ardore parziale per conse- 
guirlo , e moke sono le strade , diceva quel Isuon antico , 
che conducono a Corlnto. Nel quadro piu farragginoso del- 
Y Hayez in cui tutto e afFanno, commozione , curiosita, in 
cni r avvenente regina di Scozia sostenuta e circondata 
da' suoi famigliari sale i gradini del paico , ove 1' attende 
r ultimo supplizio a che la trasse la rivale Elisabetta, 
ti si afFaccia Tallibito, ma dignitoso volte della paziente; 
in esse ti si mestrano i lineamenti ond' era un tempo si 
vago, e le sventnre sofFerte^ ivi scorgi le lagrime ed il 
singhiozzo degli astanti cli' erano attaccati a quella infelice 
contrastare coUa indilFerenza , col compiacimento de' suoi 
nemici e dei sergenti della feroce rivale ; ivi la curiosita 
di assistere ad un caso si memorando conduce in frotta 
quella parte di popolazione , cni fu accordato T accesso nel 
luogo ove avviene si luttuosa scena. La luce piu viva 
percuote i protagonisti , indi insensibilmente si degrada ad 
illuminare il fondo che rappresenta uno scalone da cui si 
scende nella sala : i diversi caratteri di teste , le leggiadre 
niosse , le variate e ricclie fogge de' vestimenti , le arma- 
ture e gli accessorj sorprendono i tutto e armonia , forza , 
■yigore di colorito, verita , tutto trasporta 1' osservatore, lo 
chiaina a quel Ferale momento, e i piii dilicati sentinienti 
lo stringono d' afFanno. SofFermiamoci un momento sul qua- 
dro di Palagi che rappresenta Newton osservatore di un 
fenomeno della natura. Qui non tumulto , non forti pas- 
sioni : tre soli individui, i pacllici studj , la meditazione , 
il raccoglimeuto ti aprono una scena totalmente di versa. 
Mentre una donna seduta sopia i gradini di un balcone 
assiste al trastuUo di un fanciulletto che sta formando delle 
hoUe di sapone , il giovane ^losoFo seduto al suo tavolino 
ove stava meditando si volge ad osservare due globi che 
gia innalzati presentano nel loro sferico e diafano disco la 
refrazione dei raggi della luce. L'attitiidine dell' osservatore 



PARTE ITALIANA. 417 

e quella di aver afFerrato il segreto , e cU aver colta la 
natura sul fatto ; quelle della donna e del fanciallo, estra- 
nee a clo che per mezzo dello sgnardo si agita iiella niente 
di Newton, sono quali convengonsi al loro trattenimento : 
semplicita, mollezza di espressione propria, adattata al 
casoi guarda il fanciullo le boUe , la niadre gli osservatori. 
La luce cli' entra dal balcone illuinina la camera con tale 
degradazione , die ti pare di trovarti in essa ^ 1' iride nei 
globi abbandonati all' aria non puo essere piu vera : forme 
nobili e geniali squisitamente segnate e dipinte, scelti paa- 
negglamenti, stroinenti ottici e matematici, ed altri acces- 
sor] , tutti ritratti a rigore di prospettiva , e coloriti a 
tutta verita si staccano dal fondo e si fanno amrairare con 
sempre nuovo incanto. 

Eccovi ora il qnadro del Diotti : e il giovane Tobia che 
col serbato fiele del pesce da lui ucclso, mentre gli si av- 
ventava dal lido del Tigri , sta ora per restituire la vista 
al cieco suo genitore : il celeste compagno di viaggio gia 
conscio del successo si volge a mirare la moglie del gio- 
vane operatore , la quale collo sguardo al cielo rivolto sem- 
bra supplicare la guarigione del venerando suocero, mentre 
la consorte del vegliardo cogli occhi sopra lui immobili , 
e coUe mani atteggiate dalla sospensione dimostra tutto lo 
stato d' infra la tenia e la speranza. E qui parimente 1' evi- 
denza del soggetto non puo essere piu al colmo : la testa 
senile e maravigliosamente atteggiata , colorita , espressiva ; 
gli occhi cercano la luce, I'esitanza del buon vecchio tra- 
spare dalla lingua che vedesi in niovimento fra le labbra: 
sotto quelle mani aggrinzate dall' eta , diresti , scorre il 
sangue ; all' attenzione del figlio nulla si potrebbe aggiun- 
gere ;, il lume , investendo del maggior chiarore la parte 
superiore della figura principale, vestita di bianca tunica, 
quieto discende sfumandosi sino alle estremita , quale lo si 
vede naturalmente i giusto n' e I'efFeito, ciascuna parte 
n' e accurata e di puro disegno. Tali agli sguardi nostri si 
rappresentano queste produzioni eseguite da differenti pen- 
nelli : ciascuna ha un carattere , una irapronta del dipin- 
tore die pure si confanno al soggetto, ciascuna pregevole 
in se stessa va adorna di vere bellezze , desta interessa- 
mento, e quindi la penna nostra rifugge dal confronto. 

Colla scorta del medesimo principio non faremo che 
accennare le altre opere di questi abilissimi artisti, e per 



4l8 APPENDICE 

cio i varj ritratti esposti dall' Ilayez non colloclieremo in 
vicinanza tli quello del Palagi rappresentante Gesare Borgia 
con un paggio. Se pieni di brio, di fuoco , di espressioni , 
di vive immagini e di bei gruppi trovansi gli abbozzetti 
che il primo dipinse sopra i due argomenti da lui attinti 
dalla tragedia di Maria Stuarda dello Sciller, diremo che 
con non minore piacere si pasce lo sguardo nella compo- 
sizione bene immaginata e condita con sapore di dipinto, 
che il secondo dispose , del gran quadro commessogli pel 
gran tenipio di S. Francesco di Paola in Napoli , rappre- 
sentante la carita del Beato Nicola de' Longobardi. Cosi 
diremo che la Bersabea nel bagno , fignra di naturale gran- 
dezza , il Crociiisso colla Maddalena, i due Apostoli Gia- 
como e Filippo, e Tancredi che amministra il battesimo 
alia nioribonda Glorinda , quadri tutti di difFerente dimen- 
sione , leggiadramente composti e dipinti dall' Hayez con 
varieta di efFetti e di tuoni di tinte mal saprebbersi , a 
nostro avviso , mettere in bilancia e raffrontare coll' altro 
quadro di maggior composizione del gia descritto, esposto 
dal Palagi, e rappresentante Vetturia coUe matrone romane 
al cospetto di Coriolano condottiero dei Volsci sotto le 
mura di Roma ; quadro anche questo ben composto , di 
bel disegno, di tutta espressione , di brillante colorito, 
degno in fine dell' autore. 

Ne dietro la rivista delle opere di questi tre valenti si 
troncheranno i nostri elogi , giacche molti altri argomenti 
per prolungarli ci furono somministrati da altri artisti. II 
giovine Darif veneziano co' due suoi quadri porge evidenti 
saggi di calcare le amene tracce de' suoi antichi compa- 
triotti, ne con minori lodi rammentare dobbiamo la Ver- 
gine col Bambino , mezza figura grande al vero , dipinto 
dal sig. Giuseppe de Albertis, maestro di disegno nell' I. R. 
Collegio delle fanciuUe , perche il trovato e Felice e ben 
composto : la compiacenza materna nel mirare il volto del 
pargoletto si presenta viva ed amorosa ; il Fare e largo , 
ed il colorito non manca di lucentezza e di brio. II gio- 
vane Gesare Poggi milanese reduce dopo due anni da Roma , 
ove Fu condotto dalF amore di studiare gli antichi original! 
e le opere dei sovrani maestri , sFoggio esso pure un nu- 
mero considerevole di lavori , pel quale devesi ricono- 
scere in lui molta Facilita di esecuzlone, ingegno e spiri- 
tosita di tocco. A parere nostro pero, quantunque troviamo 



PARTE ITALIANA. 4x9 

commendevoli le sue produzioni , avremmo dcsiderato (in 
mezzo a si gran mimero di studj dal vero , di rltratti , e 
di composizioni eseguite con certo quale spreglo magistrale, 
e con eft'etti di imitazione dal Remlirand , dal Tiziano, e 
da un modenio ritrattista Inglese , la di cui celeljrita ri- 
suona per tutta Italia (i) ), avremmo desiderate ch' egli 
avesse esibito un qualclie saggio condotto con maggior di- 
ligenza e finitezza, perche non rade volte accade die un 
giovane 11 quale si abbandona alia facilita di operare, fini- 
sce a cadere in sovercliia trascuratezza e a diventare am- 
manierato. 

Abbandoneremo un istante la rassegna delle opere co- 
lorite per poscla ripigliarle dopo cbe avremo esaminate le 
sculte onde variare di materia , giacche il numero delle 
meritevoli di lodi e di citazloni e si abbondante die po- 
trebbe indurci nostrc malgrado a riuscire di troppo stuc- 
chevoli a' nostri leggitori col rimestare le stesse frasi. 

A pociii riduconsi i norai di quelli die lianno messo in 
mostia lavori di scalpello ; ma i lavori di un solo baste- 
rebljero a forniare una considerevole esposlzione. II pro- 
fessore della I. R. accademia Pompeo Marchesi , delle 
cui produzioni abbiamo fatto parola lo scorso anno , ha 
da queir epoca a quest' oggi scolpito piii marmi di quanti 
avrelibero potuto lavorarne tre scultori die fossero stati 
incarlcati di un numero uguale di comraissioni , e cio die 
pill notabile si e, le sculture tutte , le quali sono uscite dal 
suo studio, ben lungi dall'essere negligentate, furono a mi- 
rabile finimento condotte. Un gruppo colossale , sei angell 
e quattro medaglioni , tre bassirilievi, quattro busti grandi 
al vero, e la copia di un erma di altro famoso scalpello 
sono di prova alia nostra asserzione. Parlando poi del pri- 
me non deve ommettersi cli' cgli dovette lottare contro 
I'intrattabilita e la durezza della materia. 11 gruppo colossale 
e in marmo di Gandolio, il quale serve pei lavori del nostro 
Duomo, e vien detto percio marmo di fabbrica. Chi lo ha 
tentato col ferro, di leggieri sara convinto delle diflicolta su- 
perate dallo scultore ; la pirite di che abbonda , ribatte i 
colpi dell'acciajo il piu hen tefnprato ; a malgrado pero di 
questi ostacoli il lavoro non cede in finitezza agli altri ese- 
guiti in marmo lunense. Destinata questa mole a decorare 

(i) II Cav. Laurens. 



420 APPENDICE 

lo scalone die conduce alia infernieria de'nostri PP. Ospi- 
talieri e ad indicare le qualita del loro istituto , pui' troppo 
preziose per rumanita, effigio il professore Marches! San 
Giovanni di Dio fondatore di tal corporazione in atto di 
prestare assistenza e ricoverare un inalato. Comecclie alcuni 
fogli ivitorno la rappresentazione di cjuesto gruppo abbiano 
opinato in contrario di quanto abbiaino esposto , noi pero 
la ravvisiamo sotto di questo aspetto , siccome appunto la 
piii adatta ad esprimere gli ufficj dell' istituto per cui deve 
servire. II Santo in piedi sostiene con una mano il destro 
braccio di un giovane il quale in attitudine di abbandono 
si sforza colla mano sinistra appoggiata alia coscia di le- 
varsi dal sito , ove giace a sedere : 1' altra mano del santo 
impiegata al pietoso atto e posta snlla spalla dell' infermo 
che lo sguardo innalza verso il cielo : quello di S. Giovanni 
che lo sorregge e volto agli spettatori. Nel viso di chi 
solleva il raisero ha il saggio artista scolpito lineamenti di 
bonta i pel sofFerente ha adottato forme nobili a preferenza 
delle esili, potendosi benissimo supporre che repentlno sia 
il malore da cui viene attaccato , siccome per ottenere poi 
da un soggetto si poco suscettivo di artistica bellezza Iia 
saputo trar partito e dalle nude parti del giovane assistito, 
e dalla foggia stessa dell* abbigliamento adottato da que- 
st' ordine regolare , avendo con bell' artlfizio riplegata ed 
attaccata alia cintola la cosi detta pazienza che scende nella 
parte anteriore in modo da presentare un bel getto di pan- 
neggiamenti. La parte posteriore del gruppo vedesi non meno 
accurata e si presenta con un efFetto pittorico veramente am- 
mirabile. Lodatissiini furono pure , siccome di squisito la- 
voro, i sei angeli in marmo in atto di portare un bal- 
dacchino, e i quattro medaglioni rappresentanti i quattro 
SS. Dottori della Ciiiesa , parimente in marmo , destinati a 
formar parte della decorazione per 1' altar maggiore della 
parrocchiale di Stezzano , provincia di Bergamo. 

Procedendo ad indicare gli altri lavori del Marchesi e 
d'uopo premettere che dei tre bassirilievi eseguiti in mar- 
mo di Carrara uno solo e mortuario n' e il soggetto , perche 
una parita di luttuose clrcostanze combinossi nei tre com- 
mettenti. II piu macchinoso di questi monument! gli fu ordi- 
nato dal conte di Rechberger, illustre personaggio bavarese, 
ill occasione della perdita di una figlia di rara bellezza e 
ia eta adolescente , e l' artista la rappresento nella parte 



PARTE ITALIANA. 42 I 

superlore in atto cU essere condotta dal dl lei angelo tute- 
lare alia sede del beati ; la celeste guida con una mano 
la sorregge mentre coU' altra tiene innalzato il clnto sim- 
bolo deila verginita ; figuro poi inferiormente il paterno 
dolore in un genio che col volto appoggiato sulla fnnerea 
face riversa semlira assorto in dolce pensiero e racconso- 
larsi coUa certezza che lo spirito delF oggetto per lui si 
caro , libei-o per seiupre dalle terrene angosce, si spazii nelle 
sfere celesti. In quanto ai pregi di questo lavoro , avvisia- 
ino die I'artista ha dovuto porre in opera tutte le sue facolta 
onde raggiungere si felice risultamento , perche oltre di 
riscontrare in esse le forme proprie dell' eta componenti 
questa rappresentazione , oltre la nobilta e la totale ele- 
ganza, vi domina un'aerea leggei-ezza, la quale, per essere in 
questo caso accoppiata all' idea del marmo, uial si saprebbe 
concepire se non da chi ha esaminato il lavoro. Degli al- 
tri due bassirilievi il piu grande ordinatogli da un Pari 
d'Ingliil terra venne dairabile artefice immaginato in modo 
affatto difFerente dal gia descritto sebbene identlco ne fosse 
r argomento. II cnore rimane commosso da tutta la forza 
della passione e dal dolore rappresentato all' evidenza. Una 
figlia adulta giace distesa sul funereo letto^ la madre stret- 
tole un braccio su lei si abbandona , mentre il marito 
nascondendo colla faccia rivolta ad altra parte il proprio 
singhiozzo , tenta con un braccio di strappare la consorte 
da tale situazione : un fratello sta in addolorata attitu- 
dine a capo del letto dell' estinta sorella ; ma Taccorto ar- 
tista seppe dare a questa figura un dolore meno intenso 
di quello dei genitori. Ognuno che siasi trovato presente 
od abbia formato parte di queste scene di corruccio pre- 
gerk piix d' ogni altro la verita di questa , la quale com- 
posta e trattata con tutta la maestria dell' arte ha riscosso 
gli elogi degl' intelligenti : ben inteso e ad imitazione dei 
ntigliori pezzi antichi n' e il rilievo , le figure sono egre- 
giamente aggruppate e panneggiate , e 1' espressione loro 
quale si addice alio stato delle passioni da cui vengono 
animate, 11 terzo, piii piccolo degli altri monumenti, venne 
composto di molte figure avendo voluto il cominettente 
conservare la niemoria della morte di sette figliuoli i quali 
dair infanzia non oltrepassarono 1' adolescenza , e quindi 
in questo bassorilievo ( che potrebbe per le diuiensioni c 
pel uuuiero degli uggetti rappresentati denouiinarsi una 



422 APPENDICE 

miniatnra deirai-te statnaria ) lia dovuto T artista assogget- 
tarsi alia massima diligenza ed al peuoso ufficio di mi- 
nutamente misurare i colpi del suo scalpello. L' inspii-a- 
zione pel trovato non poteva essere ne piu felice , ne piii 
dilicata , ne piu accoiicia al soggetto. Onde variare dalle 
altre la sua composizione finse egli un sogno del genitore, 
figurato in un genio alato dormiente , al disopra di cni 
si distendono molte nubi ; in un lato di queste vedesi so- 
vrastare un bambino , 1' ultimo degli estinti , ed essere pre- 
sentato dal suo angelo tutelare agli altri fratelli che gia 
fatti celesti abitatori gli si fanno incontro in atto di ri- 
ceverlo con esultanza nel loro consorzio ; superiormente 
circondato da nuvolette piu leggierl onde dimostrare la 
parte eterea piii pura e indlcato l' Eterno Padre che 
colle aperte palme sembra accogliere anco il piii piccol 
ospite di recente salito. Quanto fosse disagevole il dino- 
tare in questa composizione i diversi piani , bastera a chi 
ha conoscenza delP arte la premessa descrizione. La pla- 
cida attitudine del genio , le mosse tutte dei fanciulli di 
difFerenti eta sono maestrevolmente immaginate , e le parti 
tutte finamente condotte. 

Ne con minore impegno ritrasse e scolp'i 11 Marches! 
i quattro busti che aljbiamo disopra accennati: in essi ai 
pregi rllevati nelle altre sue opere non va disgiiinta la 
somlglianza delle persone prese a ritrarre, come nella 
copia dell' erma di una vestale di Canova , parlmente ac- 
cennata , si ravvisa ripetuta 1' Impronta di quel bello che 
quel dlvino ingegno infuse nell' orlginale. 

Al conslderevole numero dei lavori descritti agglungiamo 
con compiacenza il busto in marmo del Pontefice Pio VII ; 
alquanto piii grande del vero , ch' espose lo scultore Gae- 
tano Monti membro dell' I. R. Accadeinia, busto 11 quale 
e piu che suHiciente per dare un' alta idea del merito 
dell'autorc, e che senza essere alterato rlcorda perfetta- 
mente le fattezze di si lllustre pontefice. Alia carne, di- 
restl, non manca che 11 colore, i capelll si vedono leggier! 
e leggladramente trattati, gli accessor] del pari sorprendono 
per verlta, per diligenza, per gusto e squisltezza di lavoro. 

Dopo 11 cenno di questo ritratto non dlmenticheremo 
Giovanni Franceschettl il quale lia diritto anch' esso al 
nostro encomlo per un festone di iiori egregiamente scol- 
pito in un marmo destinato per una laplda sepolcrale. 



PARTE ITALIANA. 423 

L' abilisslmo artlsta ha diligentati questl fiori senza dare 
in seccliezza : gli ha variati con bel garho, con verita ed 
effetto tale che non disgradano a fronte di quakinque liel 
pezzo antico e del cinquecento. Ne andranno senza un 
contrassegno del nostro incoraggianiento i nomi del gio- 
vine Gaetano Manfredini e di Desiderio Cesari : il prime 
per nn modello in gesso grande al vero, di una Flora ; 
il secondo per alcuni ritratti a tutto cesello, cioe sljalzati 
da lamine di rame dorato o di argento , ed eseguiti con 
moltlssinia diligenza e vera niaestria d' arte. 

Ripigliando ora la disamina delie altre principali pltture 
e dei disegni che abbiamo intralasciata per parlare delie 
opere di statuaria, faremo menzione di una bella copia 
dell" Agar del Guercino esistente nelle gallerie , eseguita da 
Francesco Gagna per uu illustre personaggio , di un ritratto 
dipiuto da Giovanni Servis veneziano con bravura di pen- 
nello , e di un quadretto di Fenlinando Castelli rappresen- 
tante Galatea condotta da dellini e corteggiata da najadi 
e tritoni , nel quale se alquanto disgustano le fisonomie e 
le forme non del tutto ingentilite , e la mancanza di giusta 
degradazione nelle figure accessorie di Aci e Polifemo , af- 
fascina pero un brillante colorito ed un tinteggiare di forza 
che si accosta al tare de' Caracci e del Domenichino. 

Un cenno altresi crediamo che sia dovuto in queste no- 
stre pagine al sesso femminile , giacclie e la signora Giusep- 
pina Crippa SepoUna. e la signora Onorata Panigoni hanuo 
trattenuto anch' esse il pubblico colle loro produzioni ;, la 
prima con un quadro a olio rappresentante Luigi XIV con- 
dotto dalla duchessa Valliere al luogo del di lei ritiro nel 
chiostro delie Carmelitane , e la seconda con alcuni ritratti 
pariniente dipinti a oho ed eseguiti con facilita. Ommet- 
tendo poscia di descrivere la quantita dei tentativi dei gio- 
vani allievi liguristi , non destituiti di qualche parte di 
merito , e passau<lo da questo agli altri generi rinnoveremo 
anche in quest' anno gli appiausi al nostro accademico Mi- 
gliara , il quale col rigore delie sue linee prospettiche , col 
sugo delie sue tinte , coll' artiiicio della sua luce non puo 
che imprimere la verita a cio che prende a rappresentare. 
Fra le interne vedute delie sue chiese , dei chiostri , dei sot- 
terranei sempre preziose e sempre importanti per le mac- 
chiette toccate con isquisito gusto, ammirossi in questa 
esposizione un porto di mare ilkuuiuiito dal chiarore di 



4^4 APPENDICE 

luna, con tre altrl effetti di dlversa luce simultaneanieiite 
introdotti tutti distiiiti, i quali non disturbavano punto il 
generale accordo. L' occhio il piu avvezzo ad osservare il 
vero ed a ritenere 1' efFetto di cio che succede in natura 
non istancavasi di riguardare e di passare con serapre 
nuovo piacere dall' uno all' altro oggetto , cioe dal fuoco 
acceso in una barca peschereccia , al lontano acceso faro , 
ed alio splendore piii vivo che usciva da una vicina cap- 
pella in cui scorgevansi raccolte molte faci per una sacra 
funzione. Similmente con un quadretto composto nella mas- 
sima parte di un punto di veduta del lago di Como , il 
nostro autore diede a divedere che non i soli fabbricati, 
ma la natura tutta va soggetta alia di lui imitazione. II 
Delt Acqua , seguace del genere e delle niassime del Mi- 
gliara, concorse parimente con quadretti di diverse dimen- 
sioni e forme a render paga la pubblica curiosita. Fra i 
pittori paesisti si sono distinti il Gozzi colla sua veduta 
di Caprino , presa dal lato del torrente Sonna , ed il Bisi 
con molte vedute dei laghi del Lario e del Verbano , di 
varj punti della Via Mala che conduce alio Splugen , uno 
dei quali con nevicata , e del convento di S. Salvadore, 
situato sopra un monte poche miglia distante da Como. 
Belle arie, bei fondi, facilita di tocco negli alberi e nel 
terreno , giusti effetti di sole ne' fabbricati , macchiette 
giuste di moto, di proporzioni e di bel tocco lo qualifi- 
cano per eccellente imitatore del vero. Non abbiamo osato 
associare ai nominati il conte Ambrogio Nava , quantunque 
meriti a buon diritto di essere annoverato fra gli esperti 
artisti, per aver egli esposto i suoi lavori sotto il modesto 
titolo di dilettante. Ma che che ne sia, egli e certo che 
i suoi due paesi furono sommamente gustati dagli amatori 
e dal pubblico , ed il piu grande specialmente venne en- 
comiato per un' aria ben variata, ben tinteggiata e bril- 
lante , e per un orizzonte piix vagamente composto , piu 
ameno e piu degradato , in forza delle quali doti 1' occhio 
dell* osservatore rimaneva piii soddisfatto , e 1' anima piu 
rallegrata. Di Lorenzo Macchi, in mezzo al numero de' pae- 
setti e delle vedutine prospettiche di pezzi architettonici , 
riusci pill gradito il paese di maggior dimensione per es- 
sersi notato in esso, oltre la buona composizione, il va- 
riato modo di toccare le froadi , e la generale gradazione 
delle tinte. 



PARTE ITALIANA; 425 

AI glovlne Luigt Villeneuve ch' espose non pochi saggi , 
e si mostra seguace del fuoco e del tinteggiare di Salvator 
Rosa, consiglieremo come ammiratori del suo ingegno e 
delta sua facilita maggior parsimonia di opere e piu accu- 
ratezza della prospettiva lineare ed aerea , piii semplicita 
di oggetti , non die maggior disegno e diligenza nelle mac- 
chiette con che arricchisce le sue composizioni. Finalmente 
troncando le nostre parole intorno i paesanti destineremo 
le ultirae ai nomi dei dilettanti Augusta Eckerlln e Michele 
Maestrani : il primo colla viva luce delF orizzonte tenta 
nuovi efFetti, procurando di ottenere la trasparenza negli 
oggetti posti sul davanti , compone con belle e grandiose 
linee , e segue le massime possinesche : il secondo fa mo- 
stra ogni anno di cAddenti progressi in questo dilettevole 
trattenimento a cui ha consacrato i suoi ozj ^ nella veduta 
pero rappresentante un tratto della Via Mala furono da 
taluno indicati dei coloretti brillanti , sparsi dappertutto 
con alquanta profusione a danno delP armonia. 

In una pubblica esposizione le miniature ed i dlsegni 
tratti dalle piu belle opere dei sommi maestri producono 
talvolta altrettanto diletto quanto le pitture e gli originali, 
massime allorquando accurate le prime s' avvicinano alia 
forza ed alia pastosita del colorito a olio , od i secondi ri- 
petano fedelmente i dintorni , la gradazione ed il tuono 
nelle tinte , e in una parola il carattere dell' autore. Clie 
di queste prerogative andassero adorne le miniature del- 
I'abilissimo dilettante Pietro Bagattl Valsecchi e nostro av- 
viso e gl' intelligenti lo hanno confermato cogli elogi tri- 
Ijutatigli pei ritratti da lui esposti , e segnatamente pel 
cjuadro di Appiani rappresentante Giunone ornata dalle 
Grazie da lui tradotto sull' avorio in piccola dimensione e 
con grande fedelta. Le dilicate carnagioni, I'eleganza de'con- 
torni , la trasparenza delle tinte vi si trovavano a mara- 
viglia imitate, e noi ben di buon gi-ado lo incoraggiamo a 
proseguire dello stesso tenore nelle future sue produzioni. I 
conjugi Romanini trattennero anch' essi gli osservatori colla 
rinnovazione della copia del quadro dell' Agar di Guer- 
cino, e con un' altra miniatura cavata parimente da un 
antico quadro. La loro allieva dilettante miniatrice Teresa 
Spreafico ottenne la medesima distinzione con alcuni ri- 
tratti fedelmente copiati da anticbi originali. Fra le co- 
pie pero che destarono sorpresa , amrnirazione , diletto ed 

nibl. ItaL T. XLVIL 28 



4^6 APPENDIOE 

entusiasmo negl' iiitelligenti , seaza detrarre menonianiente 
le lodi dovute alia matita di Vincenzo llaggio, due ne de- 
canta meritamente la fama, e noi non faremo che seguirla 
co' nostri cenni. Trattavasi di eseguire due disegm che 
dessero 1' esatta rappi-esentazlone di due capilavori del- 
r arte onde poscia pubblicarli coU' intaglio , e a questa 
impresa era d' uopo che si accingessero due artefici del 
pill valenti , il che si effettuo. La piii famosa opera di 
Guido esistente in Genova , che rappresenta Maria Ver- 
gine Assunta in cielo e gli Apostoli, fu disegaata dall' ac- 
cademico Giovita Garavaglia, egregio incisore, per essere da 
lui intagliata. II gran Giudizio universale del Boiiarotti di- 
pinto in Roma nella cappella Sistina era V alti-a a cui il 
cav. professore Longhi gia da molto tempo ambiva di po- 
ter dedicare il suo bulino , avendone comraesso il disegno 
a Tommaso Minardi , bolognese professore di S. Luca in 
Roma : questi lo esegui e niostrossi degno della scelta che 
in lui ei-a stata fatta (i). Parlando del nierito di questi dise- 
gni esposti preferiremo il laconismo alle ampoUose descri- 
zioni ed ai prolissi elogi. Ambidue sono perfetti ritratti 
degli ori2;inali. Nell' osservarli si gustano in uno tutte le 
bellezze di Guido tradotte con purita , con somma intelli- 
genza , armonia di cliiaroscuro e freschezza di matita , 
come si scorgono neU'altro, ritratte cogli eguali mezzi, quelle 
ossa , que' muscoli , que' nervi e quelle attaccature onde si 
compiaceva quel sovrano intelletto di Michelangelo nei 
corpi da lui delineati o scolpiti o dipinti , le quali cose 
tutte assicurano che le stampe riusciranno degne de' fa- 
mosi originali e dei celeberrimi incisori. 

Giunti al fine di questa rivista, posto che le ultirae 
nostre parole versarono sui disegni , due altre ne aggiun- 
geremo per indicare che 1' architetto accademico Carlo 
Aspari ha esposti tre comraendevoli suoi progetti per la 

(i) Del quadro qui indicato di Guido noa esiste che un rue- 
schino intaglio , tanto iontano dall' originaie , che si direbbe 
nou rappreseuta il quadro di Guido : del celebre giudizio di 
Michelangelo quattro stampe si conoscono , se non andiaiuo er- 
rati ; ma sebbene le piu stimate fra queste siano la niacchinosa 
di Giorgio Gliisi mantovano, composta di 1 1 pezzi , compreso 
il ritratto del pittore , e la piccolissmia in confronto e piuttosto 
rara di Martino Rota , pure anch' esse sono in gran parte alte- 
rate e non porgono una esatta idea del carattere delF autoie. 



TARTE ITALIAN A. ^2 J 

rinnovazione della facciata della chiesa, posta in Milano, 
di S. Francesco di Paola , la c^uale trovasi tuttora greggia 
ed e di stile barocco , e per non defrandare dei dovuti 
elogi due inglesi architetti i signori James Hcrvet d'Egville 
e Carlo Matheus i qnali si sono compiaciuti di decorare le 
nostre sale di preziosi disegni rappresentanti, del prirao, 
una veduta prospettica colorita all' acquerello di una parte 
del coro della chiesa di Nostra Signora presso S. Celso , 
del secondo lo spaccato della chiesa medesima , ed una 
vednta scenogi-afica pariraente all' acquerello a colori della 
piazza di Domodossola , trattata con molto brio e spiritosa 
franchezza (i). 

F. 



Inni del vescovo Sinesio tradotti dalV abate Antonio 
Font AN A- — Milano, 1827. Per ^/ztomo Fontana. 
In 8.*^ 

Sinesio fu un greco del quarto secolo , natlvo di CIrene , 
ed educato in Alessandria ;, fiorentissinia allora di buoni 
studj e di grandi ingegni. L' ottiaia fama in die venne 
assai presto , fu cagione che la patria lo spedlsse oratore 
ad Arcadio per afFari di grande importanza. S' ammoglio, 
poi in Alessandria , ed ebbe tre figliuoli , coi quali viveva 
contento una pacifica vita , quando il popolo di Tolemaide 
voile averselo a Vescovo. Indarno si oppose Sinesio a quel 
pubblico voto , protestando per sino che mal sapeva per- 
suaders! alcune dottrine cattoliche : egli fit battezzato e 
consacrato T anno dell' Era Volgare 410. " Yinto (dice 
" il signor abate Fontana ) per tal modo Sinesio, si abban- 
» dono tutto in braccio a Lui che fa splendere la luce dalle 
" tenebre; e confesso nella soavissima lettera enciclica al 
" suo clero, com' egli col divino soccorriraento conoscesse 

(l) Non abbiamo creduto di far parola dell' esposta stampa 
inciea dalT accademico Faustino Anderloni , rappresentante il 
riposo in Egitto tratto dal Possiao , stampa a nostro avviso 
comaiendevolissinia per moho neibo e brio di taglio, per nitide 
tince e per buon effetto , perche essendo gia stata posta in 
vendita dai fratelli Bettalli , dev' essa gia con=ulerarsi come fatta 
di pubblica ragione, ed ognuno puo quindi a suo taleuto valu- 
tarae i) pregio e T importanza. 



428 ATPENDICE 

" alfine clie il sacerdozio non ispartlsce dalla filosofia, 
» 111a a qnella piii strettamente e piu veracemente solleva 
» e lega. Pose da canto il dispntar vano delle anticlie 
>> dottrine ; caccio ra? (^tXTxroiq v.vvo(.^\, si raccolse a santa 
» gravita f, zelo per 1' onor di Dio e della sua chiesa: fu 
» il piu sollecito pastore ed il vescovo piu prestante della 
» Pentapoli a que' tempi ; sicche giudicava , a lui mandate 
}> da Teoiilo , le piu difficili quistioni die sorgevano nelle 
>; Cliiese vicine. " 

Ne di cio fu contento Sinesio : die meditando sulla religio- 
iie della quale era divenuto operajo, n' espresse i sulslimi 
concetti ed i sentimenti ond'era cagione al suo cuore, in 
alcnni Inni clie era per la prima volta furon tradotti in 
italiano. II cli. signor abate Fontana , gia professore di 
filologia greca nel liceo di Como , ed ora direttore di quel 
di' Brescia , in una dotta prefazione ragiona della filosofia 
ch' e base , direm cosi , a questi versi , e della loro eccel- 
lenza. Quest' ultima gli sembra si grande , die al confronto 
gli pare una miserrima cosa il proprio volgarizzamento, 
it I miei versi ( egli dice ) non espressero die 1' orabra 
» della sublimita e della soavita die spirano i versi di 
» Sinesio. lo percio avrei levato troppo ai lettori ponendo 
" loro innanzi la nuda traduzione. I primi concepimenti 
*i nelle lettere lianiio per se stessi il piu delle volte un 
« maravigliobo allettamento. Ma quella vergine novita di 
}> creazione scema troppo anche nelle ottime traduzioni : 
}> e le traduzioni ottime o non vi hanno, o sono miracoli 
il nelle lettere. Troppl maestri lianno disputato sulla dif- 
" ficolta del tradurre. Essi mi sdebitano di aggiungere pa- 
»/ role. Affermero solo , essere i volgarizzamenti come i 
}> fiori fatti dalla mano dell' uomo , i quali , per quanto 
" sieno di forma e di colore anche niaravigliosamente 
» uguali a quelli die natura produce ^ mancano pero sera- 
" pre , non solo della dolcissima fragranza onde gli altri 
" sono cospersi , ma anche di quell' inesplicabile fascine 
» die si deriva da certa freschezza nativa , da certa cara 
" morbidezza , da certo soave uinidore , da certa delica- 
>i tezza virginea die innauiora. lo sento altamente que- 
" sta verita nei versi die offro all' Italia. Ecco per qua! 
" ragione ho io posti a fronte i versi originali. Chi li 
'I intende , legga quelli , ue punto si curi de' miei. 



P-VPxTE TTAL1A.NA. 420 

Noi ill questa parte dissentiamo alcun poco dal ch. 
traduttore , e crediamo die del Sinesio sia bella e poetica 
la pvosa , ma poco men die prosaica la poesia. Se dovessimo 
proferire in cio il nostro avviso, diremmo die del Sinesio si 
vogliono stndiare le lettere e nulla piu. In quanto poi al 
volgarizzamento crediamo die molti vorranno essere meno 
severi del traduttore stesso nel giudicarne. Egli ha voluto 
essere estremamente fedele: ed avendo alle mani un autore 
die precede per un angusto sentiero , a traverso di carapL 
negati quasi alia poesia , ne mai curasi d' iiitrecciare al 
suo canto alcun fiore, forse per tenia die se ne offenda 
la santita del suo argomento , non era possibile cli' eglL 
desse all' Italia una poesia da innaiuorare , quale a lui 
pare die sia quella del testo. 

A dimostrare quanto il traduttore sia stato fedele aH'o- 
riginale , ci basti il dire die sopra cento trentaquattro 
versi greci dell' Inno primo il signor Fontana ce ne ha 
dati cento quaranta italiani ; prova sempre difficile , ma 
difticilissima poi trattandosi di argoiuenti die mal si pre- 
stano al linguaggio poetico. Questo linguaggio non eel 
presenta , per nostro avviso, se non di i-ado anche il 
testo, die forse non vantaggia la traduzione se non in 
quanto la lingua greca vince 1' italiana. El'itaUano invece 
coUa spontaneita delle rime copre non rare volte assai 
piacevolmente la nudita in cui Sinesio ha lasciati parecchi 
concetti non punto poetici per se stessi. Questa sponta- 
neita risplende principalmente nell' Inno quarto tradotto 
in brevi strofette di sei versi quinarj tutti obbligati a 
rima. Qui si puo calcolare che ogni cinque versi del testo 
il traduttore ne ha fatti sei , aumento di ben poca rile- 
vanza se si consider! quanto nel greco la brevita pote 
essere ajutata dalle molte parole composte. Dove cio non 
sia, egli cammina di pari passo col testo, e qualche volta 
ancora , senza nuocere alia chiarezza, precede piu conciso 
di lui. A far conoscere poi quale sia lo stile della tradu- 
zione eleggiamo, per amore di brevita, 1' Inno decimo cui 
trascriviamo qui per intiero. 

Diva Progenie 
O in Ciel bealo 
Crista , deh ! meniora 
11 servo ingrato. 



43o API'ENDICE 

Che il cuore instabile 

Da te disi'ia. 

Pur destb siipplice 

Quest' armonia. 

Scorda in me facile 

Gli offetti tristi: 

AW alma sordida 

Nacquer commisti. 

Deh ! vegga splendere, 

O Salvatore, 

A me daW etere 

II tuo fulgore ! 

Se appare, cantica 

Sciorrb gradita 

A te , che a' fragili 

Membri se' vita ; 
A te dell' anime 

Vita e sospiro ; 

Al padre massimo ; 

Al Santo Spiro. 
L" edizione ( della quale sono nuovi i caratteri , buono 
r inchiosti-o, bellissima la carta, gentile la forma e gra- 
ziosi i compartimenti ) e riuscita scoi'retta per modo che 
tutte le predette qualita sono indarno. II tipografo ne ac- 
cagiona principalmente la lontananza del traduttore , e la 
scusa puo essere in parte accettata. Che dovra dirsi pero 
di tanti volnmi pieni di errori, che ci vengono regalati 
ogni giorno da alcune nostre tipografie ? In nno dei primi 
fascicoli terrem discorso di questo male iiecessitoso oramai 
di rimedio, e farem vedere qual sia la dote costante di 
certe edizioni precipitose e di picciolo prezzo. 



/ Sacramenti. Inni sette di Giuseppe BTalachtsio , 
prefetto dell I. R. Ginnasio , /. R. censore in Como 
€ membro ordinario dell Accadeniia italiana. — 
Como, 1827, dai figli di Carlantonio Ostinelli. 

Da gran tempo slamo avvezzi a separare i nomi dalle 
cose i ed alcuni ci hanno insei^nato , od almeno lian pre- 
teso d' insegnarci , che dove le cose sian belle , e indizio 
di misero ingegno il fermarsi a discorrere delie forme e 
dei nomi di esse. Se ci6 non fosse dovrebbesi domandare 



rVRTK ITALIANA. 4$ I 

al sig. Malachislo , pcrclie mai iatltolo iniii e non odi le 
sue poesie? e come mai quel componimento die da priia- 
cipio fu scliivo di tutto cio die non era lode di Numi , 
abbia potuto snatuiarsi per modo, die oggidi si compon- 
gano inni andie snlV estrema unzione? Ma si ai bene die 
al male non si arriva se non per gradi ; ed e un' invete- 
rata ingiusdzia, die nella lode e nel biasimo gli uomini 
attribuiscano tutto a chi fa T ultimo passo e per esso o co- 
glie la meta a cui gli altri lo avvicinarono, o cade nel 
pi-ecipizio in die venne dagli altri sospinto. Pero il sig. 
Malacliisio, se alcuno gli movesse la domanda per noi 
accennata, si farebbe riparo coi nomi d'illustri poeti, i 
quali prima di lui ritrassero 1' inno dalla sua nobile altezza-, 
e solo per avventura gli resterebbe il rimprovero di non 
essersl accorto, come inneggiando la penitenza e T estrema 
unzione, dava quell' ultimo passo che metterebbe il colmo 
all'abuso, e sopra lui solo trarrebbe il biasimo a molti dovuto. 

Tutto questo sla detto a disinganno di quanti non sapes- 
sero ancora che cosa sia un vero inno, non gia a biasimo 
del sig. Malacliisio, ne di quanti lo ban preceduto nel- 
r abuso di questo nome ^ die noi pure largheggiamo assai 
spesso in cosi fatta materia, e fummo a cagione di esem- 
pio avvertiti talvolta persino di avere scritta un' acerba 
censura mentre avevamo promesso un semplicissimo esame 
accompagnato da semplicissimi avvertimenti. 

Al sig. Malachisio non manca una forte immaginativa : 
che anzi potrebbe in quasi tutte le sue produzioni accusarsi 
un cotal soverchio calore pel quale non sempre si tien 
lontano dai dlfetti del Cesarotti e del Frugoni. Ed anche 
in questi Inni qualche volta ci pare che le immagini siaii 
tumide piuttosto che iiobili od alte ; e generalraente par- 
lando procedono con una certa gonfiezza non approvata 
dal vero buon gusto, ne dalP esempio dei grandi scrittori. 
II dlsserrare le fauci d' infcnui morte , il dischiudere gli aurei 
cancelli del cielo , il Sire dell' igneo scamio , V acqua del gior- 
dano che sul capo di Gesit nuiizib scontato il dehito del 
fallire uniano , Satano che hJasfemando nei cupi gorghi iCulb 
d'ira impotente , Adanio die si svegJia dal sonno de sccoJi , 
son tutte immagini, che qnand' anche abbiano esempi, pure 
accumulate in pochi versi Tuna a ridosso dell' altra , fan 
turaido oltre misura il componimento. A questo difetto 
delle immagini corrisponde naturalmente lo stile ; anzi 



432 APPENDICE 

quasi vorremmo dire clie qui veramente sta il dlfetto degli 
lani del quali parliamo. L'abuso del latinismi e la prima 
cosa die ci pare notabile nel linguaggio del sig. Malachisio ; 
poi una certa cura di fuggire gli articoli e le congiunzio- 
ni , per la quale i suoi concetti si avvolgono spesso nel- 
r oscurita , e la sua locuzione si accosta alia fidenziana. 
Tra i uiolti esempli che si potrebbero addurre valgane la 
stanza seguente : 

Dorme Adamo sonno placido; 

DcUr un fianco tragge fuora 

Donna bella, prima vergine, 

Piii ridente dell' aurora ; 

Poi lor dice il gran Motore: 

Sia fecondo il vostro amore , 

Quanta stelle in cielo splcndono , 

Quanta arene sano in mar. 
Ed a questi versi consonano i seguenti : 

Tu 5e' fiamma che vivifica, 

Monda lobe , e taglie ruga .... 

Quel Dia forte 

Che t err ante area naetica 

Salva in mante collocb 

Che navel di vita calle 
Crista aperse a lui che falle 

Lungi , se brama cupida 
Di grado , o inopia d' aro 
A seder punge e stimola 
Tra il Levitica cora , 
O tema vil del bellico 
Di nohil tuba squillo 
Del sacra all' ombra a ripasar vessillo. 

Dal peccata rotta e fievale 

Del Calvario col lavacro 

Crista fe V amor di polvere 

Veneranda affetto e sacra. 
Oltre di che i vocaboli 6Za5/e?7iare , mirifica, munijico, vivi~ 
fico , indelibata , genito , milite , eculei , indefettibile , macri , 
celicoli, sapida, gurgiti, ignifere , cuspidi , conjugio , cingolo , 
tangibile, ebriato , con molti altri che qui uoii si notano, 



PARTE ITALIANA. 433 

ma che si trovano piu cli una volta negl'Innl, danno a 
questi coniponimenti un colorito quasi straniero, e ua far 
secco e stentato. Spesse volte poi la slntassi e duramente 
contorta , come puo ravvisarsi ( per non moltiplicare gii 
esempi ) nei passi da noi citati gia innanzl: noa di rado 
e fatta oscura perclie I'autore mischio gli articoli e i cosi 
detti segnacasi, come se fossero d' una stessa natura, ed 
avessero uno stesso ufficlo , per esempio in quel verso 
in cui nomina ruomo: Fis,lio d' ira e dellA polvere ; o in 
quegli altri : 

Per la voce che dei turbini 

Di tempesta acquista I' ire. 
Finalmente qualclie volta si scorge che 11 concetto non era 
ben chiai-o neppure uella mente del poeta , di che daremo 
due esempi. II Golgota (dice I'autore) vide spirar G. Gristo 
attrito di tormenti : 

Ma da quel sangue il prezzo 

Tolse di labe ingenita 

Con vergin Unfa la hruttura e il lezzo. 
Ma che cosa sono il prezzo del sangue e la vergine Unfa? 
e quale di queste due cose tolse il lezzo di ingenita labe? 
o come il prezzo del sangue puo adoperare la vergine Unfa 
per lavare una macchia ? 
Altrove : 

Ma si affretti il pas so celere 

Pria che giunga queHa sera 

Per cui mute avvolge in tenebre 

Opre tarde I'ombra nera. 

O feral notte infeconda , 

Tu sedesti sulla sponda 

Del regale letto in Siria: 

Re infelice! invan plorb. 
Ma qual e qnesta sera in cui I'ombra nera avvolge in 
tenebre opre tarde ? o qual difFerenza v' ha fra 1' omhra 
nera e le tenebre? e che cosa sono una notte infeconda e 
le opre tarde ? o come una notte siede su la sponda di un 
letto ? Altrove si paragona il sacrosanto olio deir estrema 
unzione all' olio con cui 

Nelle atroci pugne atletiche 

Assassino il gladiatore 
infondea vigore alle membra, e solo si dice che quel primo 
dona piic forte drtii. 



434 APPENDIGE 

I difetti da nol avvertiti ia questl Inni cl semlirano 
tanto evident!, die per qnanto possa rincrescere all'Autore 
il sentirseli ricordare , non temiamo pero cli^egli sla per 
dir cavillose le nostre parole od ascriverle a mal aniino 
verso di lui. Potevamo tacere del suo libro, ma parlarne 
diversamente da quel che abbiam fatto , non avremmo 
potato senza dipartirne da quella veracita della quale fac- 
ciamo professione. 

Di alcuni versi inedid del Tasso. 

Richiamiamo assai volentieri i nostri lettori alle poesie 
del Tasso delle quali parlammo nell' ultimo nostro fascicolo 
alia pagina 262, per avvertire die iiel primo sonetto del- 
I'edizione incorsero due notabili errori. Quel componimento 
fu iiidirizzato dal poeta al suo amico e protettore card. Pie- 
tro Aldobrandini , e vuol leggersi come segue : 

Pietro, che in forme si diverse e tante 

Di mirabll virtute altrui risplendi , 

D' erto e gran monte omai sembianza prendi 

Nel peso tuo , quasi novello atlante : 
E come di piropo e d' adamante 

Lucida alta colonna al ciel t' estendi 

In mezzo al tempio , e se virlii difendi 

Di fortissima torre hai pur sembiante ; 
E magion sembri in cui valore alberga , 

E pietra inscritta ancor di viva legge ; 

Ecco pastor m' appari e di lontano 
Veggio , o credo veder , scolpite gregge , 

E i paschi e i fond , e la tua sacra verga ; 

Angela cdfin ti mostri in volto umano. 

Vogliamo ancora in questa occasione correggere alcune 
parole colle quali annunciammo queste poesie. Una raal 
intesa espressione dell' editore c' iiidusse a credere clie il 
ch. signor marchese Trivulzio possedesse altre poesie del 
Tasso e le serbasse gelosamente inedite ; e quindi facemmo 
un voto clie queir egregio promotore delle buone lettere 
le rendesse di pubblica ragione. Siamo ora assicurati di 
aver preso errore in quella nostra credenza, ne trovarsi 
appo il signor marchese altri versi del gran Torquato. II 
nostro voto poi , a scanso di ogni sinistra iiiterpretazione , 



PARTE ITALIANA. 48$ 

noa riferlvasi ad altro che alle cose del Tasso da no'i er- 
roneamente supposte inedite ; che ben sappiamo con quanta 
cortesia quel dotto signore sia solito concedere a clii nel 
richiede le opere inedite ond' e ricca la sua biblioteca : e 
per tacere di tanti altri esenipi , annunciammo noi stessi 
poc' anzi le lettere di Annibal Caro ora per la prima volta 
stampate in Milano ed estratte dai codici trivulziani. Questa 
dichiarazione la dovevamo alia verita ed alia stima in che 
abbiamo V illustre signor marchese Trivulzio. 



II Pai'adiso perduto di Giovanni 3Iilton , tradotto 

da Lazzaro Papi. — ■ Milano^ 1827, Bettoni , 

vol. 3 in 1 6.° 

Nel giornale dei Dehats fa asserito « che dopo diverse 
traduzioni nell' italiano idioma del poema di Milton , da 
quella di P. RoUi sino all' ultima del Ijeoni, I'ltalia nessuna 
ancor ne possedeva che atta fosse a dare una perfetta idea 
del capo d'opera del grand' epico inglese " e vi soggiugneva 
che pero t< il sig. Guidon Sorelli ha tradotto quel poema 
ed ha saputo penetrare nel vero senso del medesimo per 
fame gustare nella lingua italiana le bellezze , e qualche 
volta, sia lecito il dirlo , ha saputo sorpassarle. »/ Ma cio 
che piu importa , questi medesimi sensi furono ripetuti 
nella gazzetta di Firenze. Ora il sig. Luigi Pacini, professore 
lucchese con una sua lettera inserita nel giornale di Lucca, 
giuslamente si lagna che in tale rassegna delle italiane tra- 
duzioni del poema di Milton sia stata ommessa quella del- 
r illustre suo conclttadino Lazzaro Papi , della quale non 
solo parlarono ampiaraente e con tributi d' applauso 1 gior- 
nali pill accreditati ed anche non pochi dotti inglesi ; ma 
ancora gia fatte furono due edizioni, ed una terza se ne' 
sta eseguendo. Qnindi cosi concliiude : « In ultimo deside- 
rasi da noi ardentemente di leggere quanto prima la tra- 
duzione del sig. Sorelli per unire i nostri plausi a quelli 
del giornalista parigino, ove essa di fatto li meriti, come 
da buoni e veri Italiani vogliamo desiderarlo. " 

Noi lodiamo I'egregio professore , che spinto dal nobile 
amore di patria provveder voile alia fama di un Italiano suo 
concittadino. Ma guai , se rivendicar volessimo tutte le di- 
menticanze , le ingiustizie tutte , delle quali rendonsi ogni 
di colpevoli al cospetto delT Italia gli scrittori d'oltremonti ^ 



436 APPENDIGE 

Noi anderemmo errando senza poter giammal raggiugnere 
la meta. Intanto ci e ben gradevole I' anminziare questa 
nuova e Leila edizione hettoniana del poema di Milton tra- 
dotto dal Papi, edizione forse ignota al professore lucchese. 
Cosi egli vedra che noi prendiamo parte al giustissimo suo 
lamento. Quest' edizione forma parte della Biblioteca uni- 
versale antica e motlerna, che va qui piabblicandosi dal Bet- 
toni , giunta oggimai al vol. 3o.° 

Se non che nelF annunziare la milanese rlstampa della 
traduzione del Papi , ci morde un certo qvial timore , che 
essa ed anche alcune altre opere delle varie Bihliotedie 
bettoniane state siano eseguite con lesione degli altrui di- 
ritti. Se cosi non fosse , e per avventura il timor nostro 
c'' ingannasse, siccome per I'onore della milanese tipografia 
lo bramiamo, avvertito vorremmo il sig. Bettoni , perche 
in avvenire a sifFatte sue ristampe aggiunger voglia una 
testimonianza dell' ottenuta permissione per parte o dell' au- 
tore , o del tipografo che gia trovavasi in possesso dell' edi- 
zione. Lo che non avvertendo, egli si esporra al rischio di 
incorrere nella brutta taccia di tipografo pirata. 



Anthologia latina ad usum studiosce ]'nventntis primce 
humanitatis classis accommodata. Mediolani, 1827, 
Imp. Regiis typis , in 8.°, di pag. 5 19. Prezzo 
lir. 2.85. Libro di testo ad iiso degl'II. MR. GinnasJ. 

Unbel giorno. Poemetto del cojite Folchtno Schizzt, 
socio cor lisp ondcnte delV Ateneo veneto ecc Seconda 
edizione. — Milano , 1827, tipografia Bettoni. 

Con greco nome ( il Calomero ) apparve questo poemetto 
■nel 1825, dedicato ai cold e gentili Parinigiani , in una 
splendida edizione di soli duecento eseniplari , non posti 
in commercio , ma dispensati dall' autore agli amici. Ora 
in itna ristampa che uguaglia la prima ne' tipografici pregi, 
e la vince per raolte notabili aggiunte , coraparisce di nitovo 
con nome italiano , e , senza dubbio , assai piu vago del 
primo. Neir efTigie di S. M. Francesco I nostro imperatore 
e re fu corretto un errore per noi gia notato intorno alia 
parte in cui si dovevano coUocare gli ordini che ne illu- 
strano I'augusto petto : nel restante le tavole sono in tutto 
le stesse che nella prima edizione. I versi ricevettero qua 



I'ARTE ITALIANA. 487 

e la alcunl ritocchi, testimonj del buon gusto deU'autore, 
il quale veramente e degrio di ogni lode per quell' amore 
puro e caldissiuio della gloria itallana a cui consacra il 
suo tempo e le sue ricchezze. I monumenti coi quali 
S. M. Maria Luigia viene illustrando i paesi a lei affidati 
eiano senza dulibio un argomento degnissimo di riscaldare 
ogni petto italiano, e il sig. conte Folcliiiio Schizzi si e 
iiiostrato ben degno di cosi nobile inipresa. 

Libro secondo de' Paralipomeni di Omero. Poema di 
Quinto Calabro. Volgarizzamento dal greco di Ber- 
nardino Baldi di Urbino ecc. — Fenezia , 1826, 
j)er Francesco Andreola tipografo ^ in 8.°, dip. 47. 

Nel 1818 venne stampato in Firenze il primo canto di 
questa versione. L' Italia non fareb])e un gran guadagno 
se tutta si desse alle starape , perclie ne Quinto Calabro 
fu un gran poeta, ne questa traduzione ci pare che me- 
riti di esser posta fra le piii belle cose lasciateci da quel 
mirabile ingegno di Bernardino Baldi. Tuttavolta un lungo 
dettato di scrittore si puro non potrebb'essere senza qual- 
clie vantaggio. 



L! Osserpatore del conte Gaspare Gozzi. — Milano y 
1827 , Antonio Fontana. Vol. I e II ^ in i8.° 

Opere del conte Gaspare Gozzi , Viniziano. — Ber- 
gamo, 1825-27. Bresso Tommaso Fantozzi, edi- 
tore ( Brescia^ co tipi di Gaetano Venturiiii tipo- 
grafo ). Finora volumi 10 in \().^ (*). 

Quand' anche dalla lettura delle opere del conte Gaspare 
Gozzi non altro vantaggio trarre se ne potesse die quello 
di avvezzare la lingua e la penua alia purita, alFeleganza, 
alia chiarezza, alia disinvoltura dello scrivere e del favel- 
lare , sarelibe questa gia bellissiuia cosa e soinmamente da 
lodarsi. Ma alcune delle sue opere, e tra esse I'Osservatore, 
1 Sermoni, iDialoglii di Luciano e le Lettere, somministrano 



(*) Prezzo de' prinii tre volunii contenenti I' Osservatore ., au- 
striache lir. 5. 17, de' volumi 4, 5, 6, Novel le , lir. 3. 78, 
de' vultiuii 7, 8, 9, Lettere, lir. 3. 48, del 10, Mondo morale, 
la-. I. 54. 



438 APPENDICE 

non piccola messe di senno e di sapere. Le grazie pol di 
cui vanno adorne , V amenita dello stile , 1' atticismo de' 
pensieri le rendono care ben anche a quelle persona die 
piu scliive dimostransi di qualsivoglia applicazione. 

L' annunziato Osservatore forma parte della Bihlioteca 
portatile , ladna , italiana e francese , che si pubblica dal 
tipografo Fontana , e che oggimai sta per raggiugnere il 
centesirao volume. Questa collezione , comeche all' occhio 
insidiosa , puo per la sua stessa forma riescire comoda 
ne' viaggi ed in campagna , contenendo opere d' ogni ge- 
nere e tutte piii o meno dilettevoli ed istruttive. 

Lodevole poi ci sembra il divisamento del bergomense 
editore Fantozzi, qtiello cioe di tutte ristampare le opere 
del conte Gaspare Gozzi ; perciocche le due antecedenti ed 
accreditate edizioni , I' una di Venezia , 1794? co' tipi del 
Palese , e per cura del ch. Ab. Angelo Dalmistro; T altra 
assai bella di Padova co' tipi della Minerva , e per cura 
dello stesso Dalmistro , non sono di si facile acquisto per 
qualsivoglia studioso. Ed appunto sull' edizione padovana 
vien esegnita la bergomense, la quale gareggia con quella, 
quanto alia diligenza nelle correzioni , ma e di piu facile 
acquisto per la tenuita del prezzo. 



Teatro italiano di Francesco Righetti , attore della 
('nella^ Compaguia drammatica al servizio dl S. 31. 
il Re di Sardegiia. Volumi i.° e 2.° 1826. Vol. 3.° 
1827. — Torino, Alliana e Paravia. (*) 
II sig. Francesco Righetti e uno degli attori che mag- 

giormente onorano a' di nostri la scena italiana. Dopo aver 

(*) La messe delle produzioni sceniche va fra di noi ogni di 
crescendo. Una nuova collezione di drammi in ogni genere anche 
inediti vien annunciata a Roma pel Mordachini , in 12.° Essa 
avra per titolo : Nuova bihlioteca drammatica. Ne uscira ua vo- 
lume ogni mese cominciando dal setceaibre di quest' anno , al 
prezzo di 4 paoli romani per gli associati ; sara accomjjagnata 
da notizie storiche e critiche , e sara altresi fregiata di rami 
rappresentanti gli abiti delle diverse nazioni cogli opportuni 
sctiiarinienti. Pregevole ed utile corredo , purche sia convene- 
■volmente eseguito. S' aggiugae che si daia ogni anno un preuiio 
di 25 zecchini a quel nuovo componimento drammatico italiano, 
che dal giudizio delPArcadia rouiaua ne sara state reputalo nie- 
ritevole. 



PARTE ITALIANA. 409 

nella prima sua gioventii come accademico filodramma- 
tico e quindi nella qualita di commediante sostenuto il 
personaggio di tiranno nella tragedia, si applico nell'eta 
piu niatara al comico faceto , che vien chiamato con vo- 
cabolo deir uso caratterista nohile ; nel che adopero con 
bonissimo accorgimento. Che ben ne ricorda ch' egli reci- 
tando la tragedia, soleva spingei'e oltre ogni misura la sua 
fortissima voce, e declamare i versi piuttosto a guisa d'ua 
robusto predicatore da pergamo che non secondo richiede 
il dialogo drammatico. Ma di si fatta maniera non si ap- 
pagava punto il genio degli spettatori intelligenti , i quali 
vogliono r imitazione della natura anche nella tragedia , 
comeche severo , grave e sublime ne sia I' andaraento. Ora 
in queste parti di caratterista il sig. Righetti e giunto poco 
men che alia perfezione. E per verita egli diletta il pub- 
blico con T intelligenza del dire e con naturali, sagacis- 
sime mosse i, e trae il sorriso ben anche dalle persone di 
senno; mostrandosi initnico sempre de'lazzi ignobili e ple- 
bei, non che dell' improvvisar frasi scurrili, o del sostituir 
le proprie alle scritte , siccome con vituperevole pompa 
facevano negli anni passati gli altri caratteristi, incoraggiali 
per avventura dagli applausi del volgo indotto, parte troppo 
grande anche oggidi ne' nostri teatri ; che volgo pure si 
trova fra raolte persone , le quali son chiamate nobili o 
bene educate. 

Cio preraesso per omaggio di quella stima veracissima 
che anche noi professiamo alFattore, dovremo essere anzi 
rigorosi che no nel considerarlo come scrittore. E forse 
tralasciato avreramo piii volentieri di tener ragionamento 
suir opera di lui , contentandoci di accennarne V edizione , 
se non ci obbligassero ad una severa critica alcune potenti 
ragioni. La prima, che oggi mai il teatro vien riguardato 
generalmente siccome una parte di morale istruzione : ed 
ap punto delle cose al teatro appartenenti molti piii si 
trovano a' nostri giorni i conoscitori ed i buoni giudici, 
che non per lo passato. L' altra , che la rinomaaza di un 
tiile attore potiebbe di leggieri indurre in inganno i meno 
cauti nel far ragione delle cose da lui dettate , riferite od 
imraaginate. La terza, perche il sig. Righetti va gia da 
molti anni tentando di procacciarsi altresi il nome di scrit- 
tore drammatico. E di fatto sappiamo che alcuna volta 
nelPanao, singolarmente per le serate di sue beueficio. 



44© Al'PENDlCE 

snole far dono alia Compagnia reale, od al pubblico To- 
rlnese od a qaello di Genova di qualche sua nuova cora- 
media : dal die gli nasce I' obljligo di scriver ragionevol- 
mente e correttaiuente. 

Nella prefazione del sno Teatro italiano ( avrebbe detto 
jjiu propriamente Istoria del teatro italiano ) T autore ha 
dicbiarato , essere suo divisamento di vendicare la scena 
italiana dalle contumelie del D'Auhignac, dello Schlegel e di 
altri molti. E di certo era lode vole un tale iiitendimento 
percbe tutto patrio : ma teiniamo assai clie non vi abbia 
corrisposto come convenivasi alia difficile propostaj oltreche 
moltissirae cose egli ne ando significando ne' due primi 
volnmi , le quali o sono affatto inutili , ovvero , come di- 
rebbero i Francesi, fuori di stagioue. 

lautile ne e sembi-ato qnanto egli ha voluto abbondevol- 
mente ricopiare da' due volumi dell"" istoria del teatro ita- 
liano , scritta sul principio del passato secolo da Luigi Ric- 
coboni : opera die i letterati e gli amatori di cose teatrali 
hanno letto o ameranno uieglio di leggere nell' originate 
francese, e della quale gli altri poco o nulla si cureranno. 
Fuori di stagione, perclie, grazie a'lumi dell' eta presente, 
non abbiani piii ne mascbere, ne zanni, ne commedle 
improvvise , ne altre favole indecenti e da trivio : anzi la 
buona e costumata commedia nobilitata da alcuno de' mo- 
dern! scrittori gia fassi a signoreggiare anche sugl' infimi 
teatri. Laonde bastar pote\ a ( e con cio avrebbesi anzi 
avuta iina prova soddisfacente di buon giudicio) il pas- 
sarsela in questa parte con poclii e rapidi cenni d' intro- 
duzione ; essendo affatto ridicolo il voler correggere vizj 
die pill non sono. E parimente avvisiamo che male abbia 
il sig. Riglietti impiegato il suo tempo nel volerci intrat- 
tenere ( sempre traendo dal Riccoboni ) di quanto scrissero 
i Santi Padri contro agli spettacoli teatrali, e delle ecce- 
zioni cb' essi fecero a quando a quando per tolleraaza , in 
favore delle tragedie e commedie i-egolari. Ne pare percio 
che in pochissime rigbe si potesse comprendere cio cb' egli 
con tanta verbosita e venuto dichiarando. 

Poteva egli avvertire che siccome I'antica commedia, 
mimica, istrionica presentava per lo piu laidezze ed osce- 
nita e ne' gesti e nelle espressioni , cosi era degnissi- 
mo ufficio della Chlesa il vietare a" fedeli 1' intervenirvi : 
essendo troppo per se stessa proclive al male la nostra 



PARTE ITALIANA. 441 

natura senza clie vl si aggiugna uno stiinolo cosi peri- 
coloso. Ma la nioderna coiiimedia castiga il vizio, deride 
le stravaganze , fa gentile il costume , indirizza gli aiiimi 
alia virtu , e posta poi sotto la speciale vigilaiiza de' Go- 
verni , noii puo incorrere alcuiia censura. E di fatto noa 
ci ha veruno che ignori essersi fatti noii piccioli progress! 
nella morale draiiiinatica , anche dopo le commedie del 
Goldoni , moke delle quali non sono scevre sempre da 
sconveiievolezze , come ottimamente avverti il sig. Pietro 
Schedoni nelle sae Jnflueiize morali. e ultimaniente ne' suoL 
discorsi iiitorno alle commedie del Nota (Modeiia, 1826, 
tipograiia Regia), quantumjue possano chiamarsi modelli di 
huona morale anche le commeilie Goldoiiiaiie a confronto 
di quelle del secolo XVI e delle successive iiiio alia meta 
del secolo XVIII. 

Oltrecio , sebljeae abl)ia il sig. Righetti ne' due priuii 
volumi divise per capi le materie delle qunli si accinge a 
ragionare ; nondimeno non serba per lo piix ne metodo , 
ne precisione, ne ordine, ne chiarezza, ed or si coiifonde, 
or si allarga in cose estranee al soggctto ; ora viene a ri- 
petere con lunghe sazievoli dicerie le cose stesse di cui 
ha tenuto discorso in altri capi. Volendo per esempio di- 
scoi'rere snl teatro italiano nel secolo decimottavo, tonia 
a parlare dei secoli precedenti servendosi eziandio dcgli 
stessi paragoni , delle sentenze ed immagini medesime e 
svilla protezione che i principi ed i governi dovicbbero 
compartire agli scrittori drammatici, e sul merito rispettivo 
deir Alfieri , del Goldoni, Metastasio , Monti ed altri, e 
facendo una ridicola, anzi mostrnosa pompa di erndizione 
greca , latina,ecc. con citazioni a tutt'altro applicabili che 
air argomento suo , da cui percio si allontana indiscreta- 
mente e devia le mille miglia al solo oggetto di farci sapere 
c!ie ha letto questo e queirautore. 

Quando poi egli imprende a parlare degli scrittori vi- 
venti, dopo avere giustamente encomiato il tragico Nicolini , 
trovandosi imlDarazzato nel dare un retto e sicuro giudizio 
sugli autori comici, e non pigliando coraggio alcuno ne 
dal proprio criterio, ne dal parcre dei letterati , ne dal- 
r universale consentimento degl' Italiani e degli stranieri, 
e volendo o per timore o per particolari riguardi , ov- 
vero per genio di piacenteria consolarli tutti se pur gli 
fosse possibile , fa un singolare impasto del Cirand , del 

Bibl. Red. T. XLVIl. 2(; 



442> APPEND ICE 

Nota , del Marchisio, del Federici e deir Avelloni , ora qaesto 
ora quello prepoiiendo per tenerli ia giusta vicenda: seb- 
bene raccapezzaado di qua e di la qnanto ha detto di 
questi autori , ne pare ch' egli dia il primato di dritto al 
coiite Giraud, e quello di dolce predilezione alfAvelloni. 

Parlaiido di quest' ultimo egli si maraviglia come Na- 
poli Signorelli nella sua istoria de' teatri non ne abbia 
fatto alcun ceiino : quantunque confessi poi candidamente 
che nelle moltiformi di lui produ/ioni non si trovlno questi 
lievissimi pregi , condotta, caratteri, lingua e stile: dan- 
dosi a credere che sia titolo bastante alia nazionale rico- 
noscenza degl'Italiani 1' avere il detto Avelloni dettate cen- 
tinaja di mostruosita che per nostra vergogna infradicia- 
i'ono suUe nostre scene per tanti anni ; quasiche il mei'ito 
delle opere d'iiigegno si stabilisse a nuuiero, peso e misura. 

E si veramente dovrebbe pur sapere il sig. Righetti che 
hppunto al cattivo genere cui si appigliarono per ottenere 
inerito di novita e il Federici, e chi ne segui le tracce , 
siccome fece I'Avelloni , e dovuta in gran parte la deca- 
denza fra noi della buona commedia piii che ad alcun' 
altra delle cagioai da lui avvlsate ne' due primi volumi. 
E di vero , poiclie malgrado le infelicissime condizioni per 
gli scrittori , e malgrado la mancanza e di jsrivilegi, e di 
premj , e d' incoraggimenti , 1' Italia ebbe tuttavla un Gol- 
doni ; possiamo aft'ermare clie se Federici , Avelloni ed 
altri non avessero corrotto il gusto co' niostruosi loro ro- 
manzi in dialogo, o con satiracce , ovvero con allegorie, 
macchine e travestimenti , si sarebbe mantenuta viva e 
gradita V idea della vera imitazione de' costumi , e non 
sarebbe costata tanta fatica il ricondurla tra noi , siccome 
fortunatamente la rivediamo al di d'oggi pressoche ricon- 
dotta in onore. 

II sig. Righetti pigliando quiiidi a prestanza quanto fa 
detto e scritto in Francia ed in Germania sul romanticismo 
e sul classicismo , e mescendovi le proprie idee , fa il piii 
liizzarro accozzamento d'immagini e di costrutti per distin- 
guere 1' un genere dall'altro. E volendola fare da metalisico, 
dopo essersi confuso e disperse per gli spazj immaginarj si 
determlna poi a consentire nel giudizio di Boetheux ( noi 
conosciamo Batteux). Ora senza fare tanto strepito di parole 
e di cltazioni , gli doveva tornare assai piii facile il ripe- 
terc cio clie gia sappiamo : vale a dire die le regole 



I'ARTE ITALIANA. 443 

del genere classico nascono dalla natura , e sono oi\linate 
clalPartei die prima furono le opere, quinJi i precetti ;, die 
non trovaHclosi in alcuiia donna la massima eccellenza di 
Jjellezza e di forme per ogni rispetto, convenne die lo 
scultore della Venere Medicea togliesse qua e la le par- 
ziali bellezze e le forme per comporne un tutto die ag- 
giugnesse in ogni possibil maniera alia desidei-ata perfezione: 
di qui essere nato il hello ideale , o la natura scelta die a 
tutti conviene i gcneri d'imitazione. Ma per dir queste cose 
tanto semplici, tanto note, e per esporre le ragioni della 
scuola contraria, quanti girl di periodi, quante contorsioni? 
E dii raai puo intenderlo, se fors' egli non intende se stesso? 
A die raai quel mescuglio di religione cristiaiia , di cerimo- 
nie esteriori, di cavalleria, di aiuori, di lingua romancia 
dalla quale vuol derivare il romanticismo? Clie mai signiiica 
il santificare le impressioni sensuaH co'l'idea di un legame tniste- 
rioso'f ovvero un niondo meraviglioso uscito dal caos per essere 
nel suo di sordine piic addentro nel secreto dell' universo ? Che 
vuol dire I' imitazione della natura con la giusta scparazione 
degli elementi della vita ? e poi inondo egitente morale , politico, 
istorico , favoloso : genio che non pub creare , ne distruggere 
la natura, ma deve trovare cib che veramente e : quindi 
V appoggio suo per innalzarsi e la natura ? A chi parla egli 
il sig. Kighetti nel secolo decimo nono ? A die vien egli 
parlando poi dell" imitazione scelta teatrale coll' imitazione 
die Virgilio fece di Omero, Terenzio di Menandro o simili ? 
E le ani esUiate da Costantinopoli , e il risvegliar le ombre 
d''Orazio, di Cicerone, e di mia bisnonna con rallle spro- 
positi di ordine di logica, di sense comune? E tutto cio 
per parlare dello stato attuale del nostro teatro per parte, 
cioe in riguardo o rispetto agli scrittori ? E perclie final- 
mente farci ingojare a bei sorsi la storia del teatro antico 
dal capro inlino alle scene nostre , riferendoci testualmente 
quanto ne scrissero e Napoli Signorelli ed altri molti prima 
di esso. 

Quanto poi alio stile ed alle altre proprieta d' immagini e 
di vocaboli bastino alcuni esempli tolti a caso. Contu- 
nielie inurbane — divina arte drammatica — andare in traccia 
degli effetti csterni — pronunziare dietro le commedie , — ar- 
senale d' ecceUenli scrittori , — appaiare la greca commedia , 
invece di agguagliare, crepuscoli die gettan fuoco ~ abbrac- 
ciare un gcncre , - personc di qualita ( buoiie o cattive ? ) 



444 APPENDICE 

genio per ingegno ;, - colar le lagrime - lardellare un reper- 
torio drammatico , ecc. E queste altre piu graziose ancora: 
dar nel genio alle berrette per accamular teste — comniedia 
che oltrepassl di una linea ki periferla della decenza — poU 
vere che rode il buon costume , - loglca che non basta a na- 
sconder I' infamia di un vigliacco , e centinaja d' altre che 
per compasslotie de' lettori omettiamo di trascrivere. 

Assai piu ragioiievole ed esatto ahbiani trovato cio che 
il sig. Righetti ne vieae esponendo snl merito degli attori 
viveiiti ; siccome migliore fuor di dubbio de' due prirai 
volumi ne pare il terzo che ci e capitato or ora alle maai, 
dove con buoni principj e con pensati consigli e precetti si 
discorre sulle qualita che al bene convenevolmente porgere 
in iscena sono richieste; e de'varj metodi e delle diverse 
discipline d'azione, con Tosservanza delle quali un comico 
che abbia sortito dalla natura la necessaria attitudine po- 
tra sperare di riuscire eccellente neU'arte sua. E in questa 
parte diam lode all' autore. 

Ma non possiam tralasciare di nuovamente ripetere, che 
quanto ha egli detto e ridetto in diversi luoglii tanto del 
prime, che del secondo volume in ordine alle compagnie 
comiche , agli attori passati e pr^senti, ed alia recitazione 
tragica e comica , tntto poteva e doveva da liti raccogliersi 
ed ordinarsi in un sol volume e forse in un solo capitolo. 
Con tal mezzo, accorciata almeno di due terzi 1' opera sua, 
avrebb"" egli evitati gl' inconvenienti nauseosi della prolis- 
sita e delle ripetizloui, T inutile sfoggio delle innumerevoli 
sue citazioni, e I'abuso delle metafore e dei traslati, niolti 
de' quali sentono troppo della commedia improvvisa del se- 
colo XVII , finalmente non sareljbe cosi facilmente caduto 
in parecchie contraddizioni. Peresempio, dopo aver egre- 
giamente detto con Ugo Blair ed altri (Vol. 2.°, pag. 55) 
che lo scrittore comico dee prender di mira e sferzare i di- 
fetti deU'eta presente , e percio molte commedie del Goldoni 
non poter piii soddisfare all' intento , in altro luogo asse- 
risce ( Id. p. 5g ) che con poche mutazioni le commedie del 
secolo XVI , pulite ed acconce alia moderna dovrebbero 
essere restituite all' onor della scena : come se il costume 
di tre secoli fa potesse trapiantarsi nell' eta presente. E 
non sa egli die parte del costume sono la lingua, lo stile, 
le usanze , Parti, le scienze, il calzare , il vestire, la ci- 
vilta inline , ossia la politica e sociale condizione de' tempi 



PARTE ITALIANA, 44$ 

e de' Inoghl ' Anzi alia stessa guisa che appunto nel se- 
colo XVI si recitavano dagli accademici le commedle di 
Plauto e di Terenzio. si potreb!)ero al di d' oggi recitare 
varle commedie dci ciaquecento , ma quali fnrono scritte 
da que' maestri ( di che i dotti ed i letterati sareljbero 
contenti ) e col loro naturale colorito , non gia ritocche 
da alcniio, neppure dal sig. Francesco Righelti dittatore 
supremo d' ogni nianiera di leggi drammatiche anche per 
gli scrittori. Altrove poi , dopo aver sosteiiuto (Vol. 2°, 
pag. f) ) che le tragedie moderne sorpassano in merito le 
commedie che furono scritte da Goldoni in poi, ne dice 
( ivi p. 58) che senza le tragedie delFAlfieri , 1' Italia re- 
stereb])e chiottn cliioua sotto il manto delMafFei, e quello 
pill anipio del Monti (*). Forse avra per fermo che le mo- 
derne commedie sieno tutte pessirae, escluse per altro 
quelle del sig. Francesco Righetti. 

Ma non parendo a noi doverci dllungare oltre a' dl- 
screti termini d' un articolo , e contidando che le osser- 
vazioni sin qui fatte siano bastevoli a mettere in guardia 
i lettori di quest' opera sovra i molti altri abbagli e nel 
deiinire la maniera deaili scrittori Romantic! , e in altri 



(*) Malgrado delle gravissime difficolta die ora piu che jDPr lo 
passato dcbbono superarsi da chinnque agogni di calzare il co- 
turno , e lualgvado ancora dell'' infellce esito cli' ebbero pressoclie 
tutte le tragedie a' di nostri composte, non venne nieno il co- 
raggio degl' Italiani in »i nobile arringo. Prova ne facciaao le 
Sf gupnti edizioni : 

Tragedie di Tommaso Zauli Sajani, Flrcnze , Blagheri, 1827, in 8.* 
Tragedie di Pompeo Campello ,Pesaro, lVoi>ili, 1827, to/no i,° in 8.° 
Emira, tragcdia di Filippo Cicognanl, FiretLze , Magheri, 1827, ^"8.° 
I Bianchi e i Neri^ drainma , Livorno , Vignozzi , 1827, in 13." 

Le tragedie del Sejano , del Campello e del Cicognani sono 
del genere classico, dr\ romantico il draainia. Due sono quelle del 
Sejano, il Mitridate e Catterina Sforzn ; tre quelle del Campello, 
il Pirro , V Ester ed il Focione. U Emira non e che una servile 
iniitazione della Zaira di Voltaire. Con queste tragedie il teatro 
italiano non ha fatto alcun passe. II Sejano cainmina servllniente 
sulle orme delPAlfieri, senza pure una scintilla di quel fuoco 
end' era aniuiato il orande Astigiano. 11 Campello poi ci si di- 
niostra ignaro del teatro , e quasi totalniente educato alia scuola 
de' Granelli e de' Bettinelli. Lodianio nondimeno gli sforzi de' 
giovani poeti. Non ^ cosa impossibile die con lungo ttntare 
e con audace costauza taluno d' eesi raggiunga la uieta. 



44^ APPENDICE 

giudlzj intol'iio ad altrl puuti teorici e pratici dl questa 
materia , saremo contenti di awertire aiicora pocliissinie 
cose sul particolare degli attori. 

E primieramente sarebbe stato urljano e convenevole 
divisainento nel parlar delie attrici viveiiti il dire alcun 
che della signora Gaetana Goldoni e della signora Anna 
Pellandi che formarono per tanti anni la delizia de' nostri 
teatri ; tanto piii die nessun'altra, se non erriara grande- 
mente , ha toccato finora il pnnto di quella perfezione a 
cui esse arriva.rono. 

Quantunque poi abbiano esse abbandonato il teatro, pure 
conservandosi generale in Italia la loro ripntazione, si do- 
vevano almeno accennare i principali pregi , per cui si 
rendettero cosi accette agP Italiani , e porli a confronto 
con quelli delle altre che illastrano di presente la scena , 
e cosl dare nn nobile stimolo alia emnlazioiie. 

E polche il moderno teatro italiano si va perfezionando 
per r esempio del francese , cosi pur fosse che si tenesse 
eziandio maggior conto delle attrici eccellenti benclie avan- 
zate negli anni ! Di fatto veggonsi tuttodi applaudite nel 
teatro francese a Parigi, anche nelle parti ingenue e da 
giovinetta J insigni attrici che hanno oltrepassati i qua- 
rant' anni ; e non esce mai di bocca a quel popolo colto 
e gentile : la tale attrice e vecchia. Rispetto al Demarini , 
pare a noi che il signer Righetti non abbia colto nel segno 
qnando asserisce che quest' attore fa troppe mute sceneg- 
giature e troppi preparativi nella sua azione per compia- 
cere al genio degli spettatori. II signor Demarini fu ot- 
timo primo amoroso, ed e ottimo pach-e nobile, o si ri- 
guardi alia non comune scienza sua delle cosi dette situa- 
zioni drainmadche , o si osservino le doti esterne della sua 
persona. Ma pure , il dobbiam dire , egli non euro mai 
troppo lo studio delle parti assegnate, fidandosi sempre 
alia prontezza delF ingegno e all' arte del gesto , de' passi, 
dello sguardo e delle altre attitudini in cui e insuperabile 
maestro. E che ne intervenne ? a forza di piegare verSo 
il suggeritore per aver 1' imbeccata , tolse 1' abitudine da 
molti anni in qua di trascinare T ultima sillaba delle pa- 
role, e di moversi in tutti i versi con modi spesso esa- 
gerati per coglier tempo ad esprimere cio che non gli cape 
nella memoria. E di cotal difetto consigliamo lo stesso 
signor Righetti a guardarsi bene , e ad attcnersi piuttosto 



PARTE ITALIANS. 447 

a' suol stessi precetti : perche plu si va In la cogli anni , 
s'intleboliscono tanto piu 1' ucUto e la vista, e qaincU divien 
sempre piii necessario T esercitare la memoria e T essei: 
slgnore delia jiarte. 

Delia sigiiora Garlotta IMarchionni e de' suoi niolti pregi 
e di qualche lieve suo difetto ragiona a Inngo il signor 
Righettl , e noi conveniamo nel suo giudizio. Attrice im- 
pareggiabile ella fa tutto cio clie vuole, purche fortemente il 
voglia. E se negli anai passati mostrava una qualclie par- 
ticolare tendenza al lagrimevole ; ora e viva, spontanea e 
sciolta nel dialogo della commedia, ed osserva con iscrupolo 
ogni convenienza draminatica, talmente che poche attrici 
signoreggiano 11 palco scenlco al pari di lei. Insomnia e 
pel* la voce e per la pronunzia e per le raosse e per 
la nobilta del portamento e la naturalezza del porgere , o 
rappresenti le parti vivaci od esprinia le tenere , la Mar- 
chionni e degna della sua fama e degli applausi che ottienc. 
Non e nostro intendlmento di parlare degli altri attori: 
ma diamo deliito al signor Righetti di aver tacluto del 
signor Verzura genovese il quale ne pare essere stato 
nodrito all' ottima scuola di Petronio Zanerini ; e percio 
sia per la nobilta de' modi, sla per 1' espressione degli 
afFetti non lo reputiamo ad alcun altro secondo. 

D' un altro avvertlmento cl facciamo ancor carlco. Dice 
il signor Righetti (vol. a. pag. 122) che molti coinlcl sof- 
focarono il gernie del loro gcivo origlaale trasciiiad dalla 
chimera delle tradizioni. E poi sotto (cap. 128) parlando 
deir ultimo atto del Saulle recitato dal Marrochesi , confessa 
che quivi V attore era perfetto , e sogglunge : io lo presl 
a modello . . . perche per quanta studio avessi posto onde 
variar modi ed atteggiameiiti , m aivedeva che tutto sarcbbe 
rimasto al di sotto d' una felice imitazione. 

Chiamano i Frances! tradizione propriamente il modo di 
esporre una tragedia o commedia coUe posizionl, mosse, 
gesti ed aitre particolarlta all' azione appartenenti quali 
fiirono indicate o prescrltte dall'autore che personalmente 
intervenne alle prove, e die norma alle discipline della 
prima rappresentazlone. Chiamasi tradizione impropria- 
mente, allorquando queste norme furono date da attori, 
o direttori die non erano gli scrittori «tessi. Quindi veg- 
giamo che in Parlgi e genei'^lmente nelle altre cosplcue 
citta della Francia si conserva con Iscrupolo la tradizione 



44^ APPENDICE 

tlel Tartuffo e del Misantwpo quale fu assegnaia clallo stesso 
Moliere , e passera di generazione in generazione finche 
Sara genio di buon teatro in quel vasto reanie. E guai a 
quelTattore die si attcntasse di variarla o farvi difetto? 
clie il pubblico ne farebbe in teatro severa ragione. Cos! 
dicasi del Cinna e degli Orazj di Corneille: cosi dell'^mZM 
e della Fedra di Racine. 

E venendo al nostro teatro , nel dramma 1' Eugenia di 
Beauinarcbais e nel Padre di famiglia di Diderot , sebljene 
malaniente tradotti , era sommo il sovra citato Petronio 
Zanerini. E quando il nostro Demarini succedette a lui, in 
quelle parti si travaglio buoiia pezza per esprimere in 
altra variata foggia i sentimenti e le mosse per non farsi 
imitator di Petronio ;, ma venne raeno alia prova , e il con- 
fronto fu tutto a suo danno. 

Per la ragione stessa chi vuol bene esprimere gli afFetti 
del padre nel Bencfattore e T orfuna convien die segua la 
tradizione del Demarini die non ha dii lo agguagli in quella 
parte. Epjiure pochissimi lo pigliano a modello nel Benc- 
fattore , dove i cosi detti jDnVni attori s' ingegnano d'imitarlo 
nel rUosofo celibe. E la ragione sta nelP amor proprio ne- 
niico de" confronti. Demarini ha cessato di recitare nel 
Tilosofo cdibe , e continuera tutta la vita a far degna mo- 
stra di se nel Bencfattore e V orfana. II die prova a suffi- 
clenza che non ci possono essere molte variate maniere di 
bene esprimere le cose stesse. E quando un attore riusci 
perfetto in alcun personaggio, conviene di necessita a chi 
vuole adoperar con profitto farsene imitatore e seguace. 



Annall del teatro della cittd di Reggio , anno 1826, 
con un Epistola del sig. cav, Angelo Petracchi, ccc. 
— Bologna, iSiiy , p?-esso Nobili e Comp. , in 8° 

I Tcatri , Qiornale dramniatico , musicale e coregra- 
fico , ecc. — Milano . D. G- Ferrario : esce og/ti sct- 
timana per fascicoli, ciascuno di un foglio in 8.° 

Anclie 1' Italia vanta finalmente i suoi giornall di teatro, 
de' quail era stata finora mancante , selibene nessun altro 
paese delKEuropa presentasse maggior materia a questo ge- 
nere di lavorl. Cli© meschlnlsslma cosa era quello die non 
ha guari pubbllcavasl in Venezla, e del quale fatto abbia- 
mo un cenno nel nostro Proemio. Ne pero dire potreninio 



PARTE ITALIANA. 449 

che i due tla noi ora anminziati abbiano gia ottenuto il 
merito e la celebrita die nello scorso secolo acquistato 
erasl in Geriiiania il Giornale ebdomadario sull arte clrani- 
matica, clie pubblicavasi a Lipsia dal Leasing. Diflicilis- 
sima e cotest' impi'esa , e quindi di molta esperienza , e di 
non breve tempo essa ha d' uopo per raggiugnere il noblle 
e divisato scopo. Del milanese ne sono editori il sig. D. G. 
Ferrario , gia nolo per le sue opere , e specialmente poi 
per quella del Costume antico e moderno ecc. , ed il signor 
G. Barbieri nolo desso ancora per teatrali componiinenti 
e repertorj. Compilatore pero ne e il solo sig. Barbieri, 
col quale coopero per qualche tempo il sig. G. Battaglia. 
Ora sappiamo che il solo sig. Barbieri tutto ne sostiene 
r incarico. Questo giornale venne alia luce nello scorso 
aprile , e con auspicj certamente non molto lusiughevoli. 
Ma esso era allora, per cosi esprimerci, nella sua puerizia. 
L' altro che si pubblica dal sig. conte Carlo Ritorni, 
ebbe principio col 1807, ma si ristrigne ai soli annali del 
teatro di Reggio. Che pero se argomentar vogliasi dal- 
r angusto circolo in cui si e racchiuso il nobile autore , 
cioe ne' liuiiti di un teatro solo e di secondo ordine , ne- 
gare non gli si dee un giusto titolo ai puliblici applausi, 
avend' egli saputo rendere gradevole a niolti un argomento 
che sembrava a pocliissinii destinatof, laddove il Giornale 
milanese , die quasi novello atlante tutto si addosso i tea- 
tri dell' orbe terracqueo, e tuttavia ben lontano dal vol- 
gersi verso la nobile meta cui raggiugnere vorrebbe. Di 
questo 5 direm quasi , fenomeno , non potendo noi darne 
la colpa ai dotti editori, ci sembra che la principale causa 
stia nella difficolta di avere sicure e scevre da ogni pre- 
venzione o spirito di parti le notizie che vengono tras- 
messe , sia dai corrispondenti , sia da qualche foglio a 
stampa. Da cio avviene non rare volte che dandosi come 
certi ed assoluti alcuni giudizj , de' quali si verifica poi il 
contrario , e ponendosi le cose sotto tutt' altro aspetto di 
quello che loro realmente si convenga, 1' animo del lettore 
va quasi tentennando fra dubbj ed incertezze. Da si fatto 
pericolo sembra del tutto sicuro un giornale patrio, non 
consegnando esso alle stampe che cose avvenute sotto I'oc- 
chio stesso dell' autore, e delle quali aver puossi T irrefra- 
gabile giudizio d' un intero pubblico che ne fu spettatore. 
Sarebbe percio a desiderarsi die ahiieno nelle primarie 



45o APPENDICE 

citta sussistesse un glornale condotto alia foggia del suddetto 
di Reggio. Cosi gli editori milanesi avrebbero bella e ma- 
tiira messe pel loro nobile ed ardno intraprendimento. 

Ben alieni siamo dal voler esporre agU editori milanesi 
vernn consiglio intorno al nietodo die meglio si conver- 
rebbe a questo genera di giornali. Diremo soltanto essere 
desso un lavoro arduo, pericoloso, benche riguardi un ar- 
gomento dai piii reputato leggiero e di poca importanza. 
Che questa medesima leggerezza, nemica di qualsivoglia 
tuono pedantesco o cattedratico , richiede appunto in clii 
gcrive e leggiadria di stile e amenlta d' idee e dizione 
spesso scherzevole e giocosa; i quali pregi andar non do- 
vrebbero disgiunti da una profonda cognizione di tntte le 
arti sorelle. Ecco la ragione per la quale ben pochi in- 
gegni usclrono gloriosamente da si fatta palestra. D' uopo 
e poi evitare, per quanto sia possiblle , le controversie , 
le gare, le repliche, le giuslificazioni , delle quali cose la 
maggior parte accostandosi d'assai a cio clie chiamar po- 
trebbesi peUegoUsino, infastidlscono il piu delle volte 1 let- 
tori , senza che ne provenga alcun vero vantaggio ne per 
r arte ne pel diletto. Da un altro scoglio convien ancora 
guardarsi , ed e il giudizio di certi professori , e general- 
mente de' cosi detti virtuosi, le cui parole sono ben di 
rado scevre di prevenzione o di spirito di parti. 

Un' epistola del sig. cavaliere A. Petracchi inserita ne- 
gli Annali del teatro di Reggio ci fa sovvenire di una no- 
stra dimenticanza nella rassegna che V anno scorso pub- 
blicamino de' libri usciti alle stampe in Italia ne' cinque 
anni che precedettero I' epoca della nostra direzione. Tale 
opera versa sul reggimento de puhhlici teatri, Miiano, 1821, 
presso il D. G. Ferrario, in 8.° Noi ci asterremo si dal- 
1' impugnare che dal difendere la masslma dell'autore, cioe 
che i grandi teatri debbano essere ammhiistrati dai governi 
e non da privati appaUatori , non mancando realm ente ap- 
poggi per sostenerla , argomenti per contrariarla : ma solo 
al tempo ed all' esperienza appartiene il dimostrarne la 
falsita o la giustezza. Cio diremo bensi che 1' autore ha 
trattato il suo tema con principj economic! ; che nel di- 
ccuterlo si e dimostrato esperto amministratore ; che ha 
renduti di pubblica ragione molti oggetti che alia buona 
azienda d' un teatro appartengono : pregi tutti che accop- 
piati alia chiarezza, alia precisione , al perfetto conosci- 
niento delle materie rendono assai r)res;iabile 1' opera sua. 



PAKTE ITALIA.NA. 4$ I 

Relazione del prof. Alessandvo Volta dl un mo viag- 
glo letterario nella Si-izzera ova per la prima volta 
pubblicata ecc. — Milano , 1827, dalla Socictd ti- 
pografica de Classici italiani , in 8.°, dipag. vii e 47. 
Bella edizione di soli sei esemplari in carta turchina , 
€ di settanta in carta velina. 

II si-r. Zarcletti die atteiitle gia da un anno a compilare 
un ragionato catalogo della biblioteca Reina pubblico la 
relazione che qui s'annunzia, piccola, ma preziosa parte 
dei nianoscritti inediti di che quella biblioteca e dovizlosa. 
Tntto quello che appartiene ad Alessandro Volta debb' es- 
sere s\ avidamente cercato dagli amatori delle fisiche di- 
scipline , che noi avremmo niancato all' ufficio nostro se 
avessimo taciuto di questo grazioso volametto. La Relazione 
e imiii-izzata al conte di Firmian, minlstro plenipotenziario 
di S. M. I. R. A. in Lombardia. II viaggio fu fatto nell' au- 
tunno del 1777, ma la Relazione non \em\e presentata che 
due anni dopo; del quale indugio Tautore dice d'aver fatte 
le sue sense al ministro in Monsolaro, deliziosa villa e antico 
possedimento della casa Vismara nel contado di Como. Vi 
si descrivono specialmente il monte di S. Gotardo ed il 
lago di Lucerna, con corredo di osservazioni barometriche 
e geologiche, e vi si parla a lungo del celebre Pfiffer , 
audace e diligentissimo viaggiatore che tutte esaniino le 
vette e gli abissi tutti della Svizzera, e quindi ne condusse 
pressoche a compimento un modello in rilievo ; maravigha 
di pazienza e di esattezza ! Agli amatori di questi studj 
lasciamo il giudicarne T importanza ed il pregio : noi fac- 
ciam plauso al sig. C. Zardetti, che festeggiando le nozze 
del suo amico sig. Antonio Reina, ha rallegrata tutta in- 
sieme l' Italia regalandole un nuovo frutto di qiiell' ingegno 
immortale del Yolta. 

Elogio morale del conte Alessandro Volta di Giovanni 
ZuccALA, pubblico professore ordinario di estetica 
e di letteratura italiana nelV I. R. Universitd di 
Pavia^ membra della facoltd filosofica ecc. — -Ber- 
gamo, 1827, stamperia ]\Iazzoleni. 
Quando fu tolto all' Italia il grande ingegno del Volta 

noi abbiam dato, seconde le nostre forte, un tnbuto di 



452 APPENDlCE 

giuste locU alle ceneri cU qnelP illustre concittadino. Ora 
torniamo assai volentierl a si pietoso argoinento , chiama- 
tivi dairdogio die il professore Znccala ha tessuto a qnel- 
1' eterno splemlore del noma italiano. Le piu utili esperienze 
e le niaggiori scoperte del Volta ebljero , per cosi dire , la 
culla neir Universita di Pavia, dove <»li sopravvivon tuttora 
alcuni illustri colleghi , molti scolai-i e inoltissimo ricor- 
danze delle sue belle virtu. II chiarissimo apologista send 
vivamente come il suo soggetto acquistasse splendore dalle 
circostanze del luogo in cui egli era destinato a parlarne,* 
come chi fosse chiamato a celebi^are un gran capitano sopra 
il cainpo medesimo delle sue vittorie. Da questo nobile 
paragone piglia le mosse il professore Zuccala , e partendo 
i pregi del cuore da quei dell' ingegno , mentre die di 
quest! ultimi si aspetta die altri ragioni , egli si volge a 
jiarlare di quel bello morale die adornava il defuiito : " es- 
» sendodie il Volta appartiene a tutte le nazioni di Earopa 
f quale scienziato di prinio ordine ; ma come buono cit- 
»» tadino e maestro , buon padre ed atnico non appartiene 
" che a noi , ed e obbligo nostro il fare tesoro delle doti 
»> del cuore, die molte in lui furono e tutte egregie, per 
" tramandarle in retaggio ai futuri Italiani. " La virtu e 
si bella cosa agli animi gentili, e si gradito ufficio il par- 
larne, che il diiarisslmo encomiatore, anche in mezzo al 
dolore ond' era cagione la perdita di si grand' uomo, pote 
chiamar coasolante 1' incarico a lui addossato di coniporre 
« il ritratto morale di un giusto, la cui grata ricordazione 
>' dovra 1' Italia conservare gelosamente sin che le fiamme 
« di questo sole nutriranno nei nostri poster! senso di 
» patria e di virtii. " II pensiero delle virtu del defunto 
tanto s' impadronisce dell' oratore, e T animo ne soUeva al 
di sopra di queste umane affezioni, che non dubita d' in- 
vitare i suoi uditoii a liberarsi da ogni mestizia^ perche 
veraniente nelle pompe funebri dei l>uoni il dolore non e 
ragionevole, se non in quanto si dona ai superstiti orbati 
di un utile esempio delle migliori virtii. <> La tomba del- 
" I'uomo dabbene non e circondata da silenzio ed orrore, 
" ma dair astro piii lusingliiero abbcllita, quello della spe- 
" ranza ; essa e un' ara santificata dalle benedizioni dei 
" popoli ; ara intorno alia quale s' aggira il sospiro dei 
" buoni ; ara da cui prende la inspirazione e il conforto 
» chiunque sta nel dolore. " Conforine a questo priacipio , 



PARTE ITALIANA. 453 

tutto il dlscorso del professore ZuccaLi somiglia ad un inno 
di gioja piu die ad una canzone di pianto : le sue parole 
si aggirano degnamente lungo il fiorito cainpo delle virtii, 
e tuite trovandole coltlvate dal Volta , e pensando a quel- 
1' eterno frutto clie ne raccoglie , appena e che 1' oratore 
si pieglii in sul finire del suo discorso al conipianto. Al- 
lora egli si volge opportunamente agli studiosi giovaui che 
r ascoltavano e « Questo ( dice ) e 1' insigne modello die 
» io vi reco davanti , se desiderio vi sprona di rendervi 
>i degni di una patria che avete con lui coinune. Potra 
>> per avventura lo spirito da bassi o iminoderati all'etti 
" intristito , abljattuto, potra poggiare a una meta che e 
" seggio immortale a Dante, a Galilei, a Volta, a Canova? 
» Per questo funebre monuinento che sacro avete, perclie 
n e quello d' un vostro padre, deh ! fate di conipiere il 
» voto universale dei vostri concittadini, che e di vedere 
» in voi rlnascente la protezione e la gloria delle eta che 
y> verranno. » 



Delia vita e delle opere di Carlo Coldoni. Mcmorie 
isturiche apologedche e crldche serine da' Ferdinando 
Meneghezzi di Mantova. — Milano , 1827, dalla 
tipografia Ri volta. 

L' aniore alle commedie del Goldoni e rinato general- 
mente in Italia; e molti scrittori lianno colto questo op- 
portuno momento per rimettere in onore la scuola di quel 
grande maestro , e niostrare per quali vie abbia egli rag- 
giunta la sua celeljrita , e per quali altre alcuni scrittori 
aljbian condotto il nostro teatro ad un incredibile grado di 
poverta e di avvilunento. Noi abbiamo parlato di un' opera 
del sig. Luigi Carrer su questo argoinentO;, pensata assai 
giudiziosamente e scritta in istile purgato. Quest' altra 
operetta del sig. Meneghezzi ci par clie meriti ancli' essa 
non poca lode , ma non ci fa dinienticare chi lo ha pre- 
ceduto. II sig. Meneghezzi protesta di non aver voluto 
gareggiare col professore Domenico Gavi, che scrisse lezioni 
quattro sulla vita e suUe commedie di Carlo Goldoni. Ma 
non e questo lo scoglio cui dee superare oggimai chiunque 
pigliera a scrivere intorno al uiaggior comico italiano. 



4-54 APPENDICK 

Paragone dcgV Ingegni antlcJd c modcnii di Alcssandro 
Tassoni modencse. ■ — Venezia , 1B27, dalla tlpo- 
grcifia di Alvisopoli. 

AleBsandro Tassoni fu uomo di singolare ingegno e dl 
non men singolare dottrina. Fra le sue opere non e ultima 
certaniente quella clie qui s''annunzia, riprodotta dal cliia- 
rissimo sig. Gamba coi testi latini e greci tradotti. L'ar- 
gomento di quest' opera avreljbe richiesti parecchi volumi, 
proponendosi 1' autore di jjassare in rivista quanto fecero 
gli antichi e i nioderni in ogni maniera di lettere, di scienze 
e di arti , per decldere una difiicil quistione , se a quelli 
od a questi si dehba dare la preferenza. Nella brevita del 
volume la materia e trattata alcun poco superlicialmente , 
ma tanto vi son notati i punti piii principal! , e con tanto 
bell' arte vi si fanno palesi le difFerenze piix iitiportanti , 
clie dair insufficienza del volume, anzi clie scapitare, riceye 
splendore 1' ingegno e la fama del Tassoni. 



SCIENZE. 

Dizionarlo tcojico-pratko del notarlato , ossia Ele- 
inenti delta scicnza notarilc , ovc rinvengonsi per 
ordine alfabctlco tutti i vocaboll dl tale scicnza 
appoggiati alle patrie leggi emanate sal notarlato 
cd Inslnuazlone , I dl cul articoll trovansl rappor- 
tati sotto i corrispondentl vocaboll dclla materia , 
con alcune declsionl dl snprcrnl maglstratl , e for- 
inole a claschedun atto relative. Compllazlone dl 
Giovanni Calza da Gattlnara , reglo notajo alia 
resldenza dl Torino. — Torino, 1826, dalla stam- 
perla Bianco , volumi trc di pag. 1341 in 8.° 
Lir. 17. 40 ital. 

La lettura del frontispizio di quest' opera ci dlspensa 
dair annunziarne il contenuto. Ci rimane dunque solamente 
il carico di rilevai'ne il inerito. Allorclie il pubblico esi^ 
geva dagli scrittori o il dilettare con prose e versi con- 
formi al buono od al mal gusto doniinante, o il pascolare una 
sterile curiosita con istorie spettacolose o con novellc ro- 
manzcsclie ; il tessere un dizioiiario veniva ri^uardato con 



PARTE ITAtlANA. 455 

orrore , e paragonato a grave supplizio. Celebre e 1' epl- 
gramma dello Scaligero il quale ia vece di mandare un reo 
• air ergastolo od a scavar miaiere lo condannava a tessere 
un dizionario: Lexica 'contexat : nam qwd moror? omncs~ 
pcenaruni fades hie labor unus habet. 

Per biioaa sorte nostra i tempi sono cangiati , almeno 
ne' paesi i piii incivilitij ed ogni giorno piii si manifesta 
il desiderio delle nozioni positive ed iuteressanti. Un buon 
dizionario di lingua viene generalmente rignardato come 
opera importante , s'l perche in sostanza racchinde il pri- 
mo stromcnto necessario onde parlare con proprieta, e 
previene inliniti errori die derivano dal meno esatto si- 
gnificato dei vocaboli, e si perche attesta i progressi men- 
tali di un dato popolo. Un buoa dizionario poi di Diritto 
viene stimato come importantissimo , perche racchiude le 
nozioni fondamentali riguardanti le fortune e il vivere 
degli uomini, e perche ajuta a sciogliere le dispute su- 
scitate da un cieco o frandolente interesse. 

In questo novero noi crediamo die collocarsi debba il 
Dizionario teorico-pratico del notariato del slg. Giovanni 
Calza da Gattinara. Discernimento , esattezza e buona fede 
lianno preseduto alia compilazione di quest' opera che cre- 
diamo utile per tntti i paesi , Ijenche appaja specialmente 
accomodata agli Stati del Piemonte. La massima parte de- 
gli articoli versa snlle definizioni e regole di romano diritto 
il quale , come ognun sa , forma il fondo pressoclie ge- 
nerale del diritto civile della colta Europa. 

Un dizionario non e opera che si presti ad un estratto ; 
quindi noi ci restringeremo ad accennare gli articoli che 
air autore parvero i piii importanti , o che almeno a lui 
costarono uno studio maggiore. Essi sono i seguenti , cioe : 

Affittamento — Albo notarile — Anteriorita d Ipoteca — 
Aspirante al notariato — Atti notariali o pubblici — Beneficio — 
Calendario — Censo — Collegio de' Notaj — Compra e ven- 
dita — Danaro — Danno — Dote — Falsita — Fide-com- 
misso — Incanto — Individualita — Jnsinuazione — Inven- 
tario — Ipoteca — Liboniano — Misure e Pesi — Notajo , 
§ I e 3 — Risponsabilita , ecc. ■ — Scritture private — Ser- 
iitit — Testamento — Ubena. 

Gli articoli particolarmente riguardanti certi atti volon- 
tarj , sia fra vivi, sia per causa di morte, sono muniti 
coUe rispettivc formole notarili succiute e giudiziose , talche 



456 APPENDICE 

per questa parte T opera riesce assai comoda ed utile per 
la pratica. Solamente si brainerebbe die fossero tolti certi 
idiotismi del tutto locali , i quali o noii possono essere 
iatesi o suoaaiio assai male agli orecchi italiani , e ve- 
nissero loro sostituite voci italiane , permettendo die fra 
parentesi si ricordino , se fia necessario , i nonii o i verbi 
veniacoli. 

II Cardinale De Luca nel suo opuscolo dello stile legale 
lascio scritto die i legisti sono condaanati a stare nel ti- 
nello contigno alia sala di Apollo sol per cogliere la broda, 
E desiderabile die essi si lavino da questo obbrobrio ^ pe- 
rocche se vi e professione die usar deblia la proprieta 
nel dire, ed in certi casi aiiclie rdoquenza^ ella e cer- 
tamente la legale. Noi non parliamo della veracita , della 
buona fede, e di altri morali e giuridici doveri. Noi ri- 
proviamo in vece in alcnni la licenza e perfmo la petu- 
lanza d' inventare vocaboli e frasi non solo barbare^ ma 
non esistenti in vernn dizionario, di tessere periodi senza 
sintassi, argomenti senza logica, formole senza senso , tal- 
die meritamente a costoro fu applicato il nome di bestiame 
forense. 

Ora ritornando all' opera del slg. Calza giova avvertire 
ad una singolarita certainente non aspettata da veruno ; e 
conslste nelP essere stata qui inserita una notizia da Ini 
delta storica del borgo di Gattinara , notizia die a tutt'al- 
tra opera apparterrebbe e della quale egli si scusa col- 
r amore del paese suo nativo. 

La massima parte di quest' articolo storico die occupa 
tredici pagine versa suU' alliero genealogico delle famiglie 
Gattinara die dominarono come feudatarj quel paese. Quindi 
le poclie cose die si potrebbero connettere coUa storia del 
Piemonte si rlducono nel dire die « Gattinara , Gatinaria 
»> o Gattinara e un nobile borgo distante da Rade antico 
'/ castello conosciuto dai Romani , chiamato un tempo Borgo 
n della Plebe per la riunione seguita nell" anno 1248 dei 
» cantoni di liado , Loceno , Locenello e Mezzano (i). Que- 
» sto borgo sta nella provincia di Vercelli , distante 44 

(l) Investiture, privilegi e dichlarazioni di S. A. R. e de' suoi 
8U|iremi aiagistrati a favore di D. IMercuriiio Alfo.aso Arborio 
marchese di Gattinara , ecc. Tormo , 1671 , Sinibaldo stampatore, 
pag. 174. 



PARTE ITALIANA. ^5j 

» miglia da Torino e 14 daVercelli, suUa rlva del fimne 
» Sesia. " Noi lasceremo alia crednlita del borghesi di 
Gattinara ii credere che il nome sia derivato da Catulli Ara , 
ossia da un trofeo o da un' ara innalzata in onore di Ca- 
tullo. Questa etimologia , tirata al solito di molte altre coi 
denti, viene smentita una riga dopo dallo stesso autore il 
quale ci dice che quel niedesimo monte ove T etimologista 
pianto la sognata ara di CatuUo , vien denominato Mons 
Gattinanus o Mons Cattinarus. Piu ancora ci dice che lo 
stemma di Gattinara e un gatto che si striscia sopra una 
vite attortigliata ad un palo in campo d' argento. Cosi il 
CatuUo romano e convertito in un gatto. 

)( Questa terra ( cosi F autore ) e una delle piu antiche 
>t della provincia di Vercelli ed una delle precipue giurisdi- 
>» zioni che avessero i signori d'Arborio, alcuno de'' quali 
" per difFerenziarsi dagli altri loro consorti ed agnati con 
>t un agnome particolare si chiamarono di Gattinara. 

» Essendo questa terra stata ruvinata e poi distrutto il 
" suo castello nelle antiche guerre del Piemonte , essa venne 
" poi cinta di mura e ristaurata con belle vie da Mercu- 
» rino Arhorio uno de' suoi signori che fu consigliere del 
» duca di Savoja e quindi gran cancelliere di Carlo V 
» imperatore , poscia cardiiiale della Chiesa roraana. >> 

Questo Mercurino visse nel secolo XVI , mori il 5 raag- 
gio i53o in Inspruk, indi fu trasportato a Gattinara e 
sepolto nella chiesa de' Canonicl regolari di S. Pietro a 
pie deir altare maggiore con queste parole : Quegli che vi- 
vendo fra puhblici affari fu senipre oppresso da travaglj , 
morendo iuole essere calcato pubbhcamente a piedi. Qui 1' au- 
tore soggiunge quanto segue : Atto questo di umiiiazione non 
proprio de' nostri tempi. 

Ognuno si sarebbe aspettato che un articolo storico so- 
pra Gattinara avesse mosso il vivo patriotismo del signor 
Calza ad esibirne una particolare statistica che certamente 
non sarebbe costata grande fatica e che almeno avrebbe 
compensaio la noja e 1' inutilita delle notizie personal! 
lungamente tessute intorno alia famiglia feudale domina- 
trice. Ma 1' autore se la sbrigo coUe poche righe seguenti : 
i< II territorio produce buoni pascoli , gelsi e frutta con 
f> vini squisitissimi , raassime se sono ben vecchi ; egli 
}> ha un discrete trafEco , e vi si tiene una fiera il di 
"II novembre , con un mercato al uiartedi ^ vi sono 

Bibl hat. T. XLVII. 3o 



\ 

458 APPENDICE* 

» 4800 e pid abltanti, tutti possidenti e buoni agricol- 
n tori (i). " 



Delectus opiisculorum ad praxin medicam spectandum 
antehac apud Rentes exteras editorum^ quce in me- 
dicorwn Italice commodum colleglt Josephus Frank 
Joannis Petri filius , angiistissimi Imperatoris et 
totius Rossice Auctocratoris a consiliis Status etc. — 
Novocomi , 1827. Volumen primum, typis C. Petri 
Ostinelli. Bella edizione in 8.° di pag. 241. 

L' illustre ed indefesso sig. Cons. Frank, ben ancora 
riposando sugli allori da Ini raccolti ne' campi della piu 
benefica tra le liberali discipline , non saprebbe astenersi 
dal soccorrere co' kimi e cogli studj snoi all' umanita lan- 
guente od inferma , animate sempre dal nobile ardore di 
giovare altrui. In quest' edizione egli imprende a pubbli- 
care una scelta di operette medicbe spettanti alia pratica, 
le quali apparvero in diverse epocbe alia luce in x*egioni 
da noi remote , e fa per tal mode rivivere una pi-eziosa 
coUezione incominciata dall' immortal suo genitoi-e , gia 
sono circa quarant' anni, e proseguita dal chiarissimo 
professore Luigi Brera. E cio facendo ci avverte die in 
essa non avranno luogo i suoi proprj trattati , ne i molti 
suoi discorsi accademici , credendo si gli uni cbe gli altri 
indegni d' appartenere a siflfatta scelta. Nel cbe non sa- 
premmo se piii ammirare dobbiam la modestia di lui ;, o 
dolerci di una lacuna cbe bello ed utile sarebbe il vedere 
riempiuta. Nella scelta poi di tali operette o dissertazioni 
ba con ottimo divisamento rimosse non solo tutte quelle 
cbe risentonsi d' ipotesi , o cbe qualche vestigio conten- 
gono di sistemi , ma quelle altre ancora le quali trat- 
tano della virtii di certi nuovi medicamenti cbe a larga 
bocca decantati da alcuni medici d' oltrammonte non cor- 
risposero poi all' esperienza ed all'aspettazione. E siccome 
precipuo scopo delle descrizioni de'viaggi ( giusta ravviso 

(i) Corona reale di Savoja di nionsignor della Chiesa, part, a, 
pag. 228. — - Theatre du Pienioiit , toui. 2 , pag. i5i. — Denina , 
Tableau historique , statistique et moral dc la haute Itulie. Paris, 
pag. i52. 



PAUTE ITALIANA. 469 

dello stesso autore ) e di porci sott' occhio le vavie costu- 
nianze de' popoli da noi disgiunti i cosi una ben ordita 
collezione di opuscoli di medicina raccolti in paese stra- 
niero dare ci puo le piii sicare notizie delle diverse ma- 
lattie ivi dominanti. Tali notizie inoltre e fanno si che 
un colto medico si distingua dalla plebe de' coUeghi , e 
spargono lumi per la migliore conoscenza delle nialattie 
patrie o nostrali. E per esenipio gli opuscoli clie risguar- 
dano la malattia detta ^lella Scandinavia Badesjge, e quelle 
nomate Plica Polonica , Lepra Taurinica , ecc. potranno 
somministrare nozioni e chiarinienti intorno alia pella- 
gra, da ctti sono si crudelmente flagellati alcuni de'no- 
stri paesi. 

Due dissertazionl contengonsi in questo volume: la prima 
di Carlo Federico Ed. Mehlis , De morhis hominis dextri et 
sinistri; la seconda, di Gugl. Enrico Conrado, De Cynan- 
che Tliyreoidea et Stroma infliunmatoria. 



Delia litoP'itia , ossia stiitolatura della pietra in ve- 
scica , Mcmorla del sig. prof. Al. Tavernier , tra- 
dotta con note dal dottor G. B. Fantonetti , 
memhro della facoltd inedico-chirurgico-farmaceutica 
nelV I. R. Universltd di Pavia , ed ornata di tavole 
in rame. — Milaiio ^ 1827, presso gli editori degli 
Annali unipersali di medicina e di statistica , in 8. 
grande di pag. 98. 

Tra le piii utili scoperte di cliirurgia fatte a' di nostri 
merita di prender posto 1' operazione di stritoiare !a pietra 
della vescica nella sua stessa sede nierce degli stromenti 
introdotti per la via dell' uretra. In Italia non e pero ge- 
neralmente conosciuto quest' utile ritrovaraento quanto che 
basta , e percio opportuna e la traduzione del sig. dott. Fan- 
tonetti della Menioria che annunziamo , e nella quale ne 
sono indicati V origine e i progressi , descritti i diversi 
procedinienti dai varj autori proposti e nella quale tro- 
vansi altresi figurati in tavole in rame quanti mai stro- 
menti vennero inventati per essa stritolatura. Alle lacune 
di essa Memoria snppli il traduttore, il quale vi ajjpose 
anche alcuni riflessi intorno ai risultanienti e al grado di 
perfezione cui puo aggiugnere questo nuovo metodo. 



460 AP1?ENDICE 

Lettere sulla lacerazione della cristalloide ante? lore, 
intorno ad un' aneurisma dcU artcria toracica , so- 
pra una doppia pupilla , dirette al celeberrimo An- 
tonio Scarpa , prof, cmeiito e direttqre della facoltd 
medica nell I. R. Universitd dl Pavia , cavdliere 
delV insigne ordine austriaco di Leopoldo e di qiiello 
della corona ferrea , ecc. , dal dottor Lidgi Pacini, 
prof, di notomia iimana e comparata nel R. Li- 
ceo , ecc. — Lucca, 1826, dalia dj} ogjafia Bertini , 
in 8.°, di pag. 38 , con quattro tavole dimostradve, 
Allorclie nella difEcil arte del sanare vedesi proposta 
qualche nuova maiiiera di cura, della quale se ne riscontra 
r erroneita o la disconvenienza, debb'essere debito nostro 
il farnela pul^blicamente coiioscere, perche altri strascinato 
o dal desiderio di fame prova ;, o dalF autorlta potrebbe di 
leggieri praticarla a daano del gia troppo misero uman ge- 
nere. Saviamente s'opponeva percio il sig. prof. Pacini alia 
nuova operazione della cateratta proposta dal suo coUega 
il sig. prof. Cappurri, e che conslste nella sola lacerazione 
della cristalloide anteriore, lasciandonela in sito ed abban- 
donandone alia natura il discioglimento. II qual metodo 
col sussidio di buone ragioni e forti autorita vien dimo- 
strato dal nostro egregio autore ne nuovo, ne piii facile, 
ne pill sicuro, ne preferibile alia depressione ; aggiungen- 
dosi clie potrebbe tutt' al piu valere in alcune forme di 
cateratta , come le fiuide , le caseose , le miste , le lattici- 
nose e molte congenite ; e in fatto le istorie rapportate 
dal sig. Cappurri a sostegno della sua maniera di opei'a- 
zione sono appunto di tale natura. Nel che tutto piii che 
niai conviene anche il Sommo che ne' mali degli occhi 
s' acquisto , come in tante altre grandi parti della chirur- 
gia e neir anatomia 5 a buon diritto rinomanza europea, 
il signor cay. Scarpa , il cui giudizio e stato in questa 
controversia dal signor Pacini richiesto. Che anzi negli 
stessi casi di cateratta sovr' accennati , 1' immortale pro- 
fessor di Pavia trova /< piii razionale e piii utile diyisa- 
mento quelle di lacerarla in piii parti minutissime , e spin- 
gere con I' ago i frammenti nella camera anteriore dell'ac- 
queo , che di lasciare il cristallino opaco intatto al suo 
posto, dopo averne lacerata Ja cassula, " 



PARTE ITALIANA. 46 1 

Non un'ico, ma singolare e degno veramente di essere 
a notizia della gente dell' arte, e il caso di aneurisma 
deir arteria toracica esattamente descritto nelia seconda 
lettera, e rischiarato con tre tavole litogi-afiche. Ne senza 
importanza ravvisiamo pure la lettera terza in cni e fatto 
parola di una doppia pupilla che sussisteva in uno stesso 
occhio di un giovane di 20 anni, presbite, eft'etto di mor- 
bosi fenomeni venuti in seguito di ottalmia traumatica 
non vinta dai rimedj , ma passata alio stato cronico. Una 
tavola in rarae mette innanzi quest' occhio cosi morboso. 

11 sig. prof. Pacini fece diversi sperimenti intorno alia 
visione sua. L'infermo, ei dice , guarda guercio , dirigendo 
sempre F occhio guasto , ch' e il destro , alF angolo del naso. 
Semplici e distinti vede gli oggetti se guardati con ambidue 
gli ocelli; confusissimi li vede, se coperta dalla palpebra la 
superior pupilla ; coperta in vece la naturale , ch' e di sotto, 
chiaro distingue coll' accidentale I'oggetto, ed unico il vede: 
niente lo scorge mirandolo con amendue queste pupille 
essendogli dinanzi ; chiarissimo in vece quello obbliqua- 
mente situato e a destra , ma raddoppiato, e 1' uno piu 
distinto e piu in alto dell' altro , e volendo vederli unici , 
non fa che diriger 1' occhio verso il suo canto grande. Al 
bujo non ravvisa un' accesa candela postagli in direzione 
deir asse ottico ; a lato dell' occhio morboso gli appare 
come doppia j unica se coUocata verso 1' angolo interno di 
esso occhio. 



Dictiojiaire abrege des sciences medicales , redlge d 

Paris par line parde des collaboratews du grand 

Dictionaire , et enrichi dune appendice contenante 

des articles nouveaux par des professeurs italiens. — 

Milano , presso gli Editoii in contrada del Monte 

di Field, tipografia Fontana. \S volumi o 'do mezzi 

volumi in 8.° grande^ lir. 90 italiane (*) 

I volumi della presente ristampa , che abbiamo dinanzi, 

portano tutti in fronte il nome di Nicolo Bettoni , ma le 

parole di varj successivi annunzj , e di quello pure con 

che se ne riapre in oggi 1' associazione , ad uno , due o 

piu volumi al mese, ben ci fanno avvertiti, essere questa 

C*) Annuncianio questa grande iinpresa venuta gia al suo fine. 
Non tacereiuo per altiro ch' essa cade sotto V aiticolo Pirateria, 



462 APPENDICE 

una delle varie imprese clie cessarono In tutto o in parte 
tlair appartenere all' anzkletto tipografo appena Ideate o 
nel progresso dell' esecuzione. Ma di chiunque siane at- 
tualmente la proprieta, crediamo opportune il fame qui 
cenno, sebbene il gi'andissimo spaccio che ha ottenuto 
quest' opera sia prova ch'essa e gia da tutti conosciuta ed 
apprezzata. 

Fino dal 1 8 1 2 una societa di grandi uomini fran- 
cesi pose niano in Parigi alia compilazione di un Grand 
Dicdonaire des sciences mediccdes, compiuto poi in 60 vo- 
lumi. Ma ancor prima d'assai che si grandiosa opera toc- 
casse al termine , I'editore della medesiina pensava a darne 
un compendio di cui affido la cura ad alcuni degli stessi 
compilatori del Grand Dictionaire, e, dandone in luce nel 
1821 il primo volume, annunziava che tutto il compendio 
non avrebbe oltrepassati i sedici , come in fatti avvenne , 
essendosi anzi limitato a soli quindici. 

Noi non vogUamo pronnnziare a quale delle annunziate 
due produzioni, cioe se alia principale o al compendio, si 
debba dar vanto di maggiore utilita , ma certo utilissime 
sono ameudue , poiche mentre nella prima si trovano le 
inaterie piu distesamente trattate , ha 1' altra il vantaggio 
di un' assai minor mole , e quell' altro ancora che vi rin- 
vieni lodevolmente riparato ad alcuni luoghi che nel Grand 
Dictionaire , a mano a mano che si veniva pubblicandolo 
furono giudicati capaci di miglioramento. 

Di siflPatto compendio appunto, mentre che non ne erano 
a Parigi coraparsi se non pochi voIS mi, il Bettoni imprese 
la ristampa in Milano, e qnesta poi venne si puntualmente 
prosegujta che presto si videro raggiunti i volumi pub- 
blicati deir edizione originale , di sorte che quasi contem- 
poi'aneamente pervennero al loro fine e 1' edizione di Pa- 
rigi e la miianese ristampa, la quale non ci pare per niun 
conto inferiore della parigina. 

II disegno dell'opera e, a nostro avviso, giudiziosamente 
condotto, vogliam dire che i singoli articoli vi si conten- 
gono in quella giusta mlsura che si conviene secondo la 
rispettiva loro importanza , e vi si leggono tutti esposti 
con uno stile sempre piano e chiarissimo generalmente , 
senza amore di parzialita per tale o tal altra opinione , e 
in modo da presentare costantemente al lettore le ultima 
ronclusloni della sclenza secondo gli ultimi suoi avanza- 
menli, In l)revc quest' opera ci pare aver raggiunto tutto 



PARTE ITALIANA. ^63 

quel grado di perfezione che nel suo genere poteva aspct- 
tarsi. Essa tien luogo di una copiosa biblioteca, e si pre- 
sta piu comoda di ogni altro libro al bisogno dello stu- 
dioso. Ma colla ristampa del compendio fraiicese non e 
I'edizione di Milano totalmente compinta, poiche, siccome 
sta espresso nel frontispizio , debb'essere questa arricchita 
di un' Appendice composta di articoli espressamente scritti 
da professori italiani; questo pensiero ci par commende- 
vole , perocche ad un lettore , specialraente italiano , potra 
accadere di notare alcune mancanze od alcune dottrine 
degne di emendazione, e tale e appunto 1' ufficio a cui 
crediamo riserbata 1' appendice. E gia se n' e pubbllcata 
una parte die conferma le nostre parole , voglianio dire 
una Memoi'ia del sig. dottor Paganini d' Oleggio su tutte le 
acque mlnerali e bagni d' Italia , che indarno ricerchi nel 
lavoro francese, i cui compilatori generalmente parlando si 
limitarono al territorio di Francia. E qui ci sia lecito in- 
viare una preghiera ai dotti incaricati di quest^Tppendice , 
affinche si attengano alle sole importanti materie, fuggendo 
le discussioni o vane, o come suol dirsi di lusso , onde 
si vegga che l" amore del vero e il bene della scienza sono 
r unica guida de' compilatori italiani. E certo non mancano 
air Italia scienziati capaci di adempiere degnamente cosi 
nobile incarico, e noi araiamo crederli non ritrosi alia 
gentile cooperazione che da essi mostrano ripromettei'si gli 
editori milanesi in si nobile divisamento. 



Quadro generale dello Stato Poiitificio del conte Ltdgi 
Antonio Senes Trescour d'Antillo. — Roma , 
presso V autore , in fol. atl. 

Opera di grande apparenza, ma confusa , indigesta , 
imperfetta ed all' use incomoda. 

L' arte seropedica , o sia precetti per far nascere i 
bachi da seta , allevarli ecc. , di Francesco Ago- 
stino Gera , ecc. — Milano, 1827, Silvestri , in 
8.° di pag. 87.- Lir. i. 3o ital. 

Annunziamo quest' opuscolo col solo scopo di niostrare 
la pazza smania dell' autore pei neologismi, lasciando che 
quanto alia materia in esso contenuta i professori dell' arte 
ne portino il giudizio che piii sara convenevole , giusta 
le loro niassime , i loro metodi e i procedimenti loro. 



464 APPENDICE 

L' autore e un giovane studente di mcdiclna nell' niilver- 
sita di Pavia , ed e figliuolo di un reputatissirao filatore 
di seta di Conegliano: invaghitosi dell' arte paterna, ap- 
pena giunto in Lombardia, credette di poter farla da dit- 
tatore in materia di gelsi, di baclii da seta e di setificio, 
sebbene le sete friulane anche ben lavorate si ritengano 
sempre ad un titolo e ad un prezzo inferiore delle migliori 
lomliarde. Nota era gia da varj anni una specie o una 
varieta di gelso a lai-ghe foglie , del quale fatta erasene 
qualche propagazione , e gia in molti luoghi se ne faceva 
uso pel nutrimento de' bachi. Eccoti il nostro dittatore , 
che in una lettera inserita con iscandalo dei dotti e degli 
agricoltori nel Giornale di fisica , chimica , eco. di Pavia 
deir anno 1826, s' impadronisce di questa specie o varieta, 
come se fosse cosa nuova , e senza esaminare se questa 
sia , cotne e assai probabile , una varieta del Moms latifolia 
di Lamarck , vuole appiccicarvi il nome di un illustre 
professore , che crediamo ben lontano dall' accettare questo 
omaggio ; tanto piii che non e di costume di apporre alle 
specie si fatte denominazioni; e quindi teniamo per cei'to 
che tal nuovo nome non sara cosi di leggieri ricevuto' 
dagP intelligenti. 

Neir annunziata lettera , plena di madornali errori , dei 
quali una parte ha avuto bisogno di correzione in un 
successivo fascicolo, si trovano stravaganze non poche, e 
quella tra le altre , che di una particolare specie di bachi 
iiascono le uova due tre volte 1' anno , quando ben sanno 
tutti i conoscitori della rurale economia , che conviene 
pigliare le piii assldue cure perche dalle uova preparate 
per F anno seguente non nascano i vermi innanzi tempo , 
cioe neir anno stesso in cui furono preparate. 

Dopo cotal preludio , il buon giovane si e dato con fu- 
rore a scrivere e scarabocchiare , e senza avere premesso 
gli studj piu necessarj , specialmente della fisica e della 
storia naturale , senza avere coltivata la sua Imgua e ne 
pure r ortografia , senza essersi formate uno stile , ha 
empito delle proprle cose varie opere periodiche parlando 
sovente di se stesso , copiando gli altri spesso senza citarli e 
largamente censurando a diritto e a traverso le opere altrui. 
Nella moltitndine de'suoi scritti notato abbiamo soltanto, 
che egli mise avanti come suo ritrovamento il cenno la- 
sciatoci da Pallas dell' arero tartan ro ^ che ora vorrebbesi 



PARTE ITALIANA. 465 

scioccamente in qnalche luogo sostituire al gelso , mentre 
gia da piu mesi si era fatta menzione delle parole di Pallas 
neir opera medesima a cui egli stesso fece il dono della 
sua scoperta^ ch''egli non trascnra alcana occasione per 
lodare e niagnificare le cose sue e i suoi metodi; che egU 
noil ha parlato colla dovuta giustizia delle filature della 
Lombardia ancbe pid ragguardevoli^ che ha talvolta lodato 
qualche invenzione o qualche meccanismo , come quelli dei 
valenti Calvani e Mosdiini, e 1' ingegnosa costruzione della 
filanda del Mylius , ma vi ha suggeriti dei cambiamenti i 
quali quaiido fossero adottati , teiiderebbero a distruggere 
quasi totahnente T effetto dei primi e ad attenuare di raolto 
quello del secondo; che ha gettato imprudentemente sulle 
macchine a vapore per la filatura della seta qualche frizzo, 
al quale certamente ripugnano 1' esperienza e gli esempL 
costanti della Francia e dell' Italia; che ha supposto come 
da lui messo in pratica un processo del chiraico francese 
signor Caire , che egli tampoco non conosceva ne poteva 
conoscere , e finalmente che lodando alcuni dei piu graa- 
diosi stabilimenti di filatura della Lombardia, non ha la- 
sciato d'inserire sfacciatamente qualche frase, che se pro- 
venisse da altro scrittore , potrebbe far torto a quegli 
illustri raanifatturieri. Questi sono i frutti dell' inseusata 
foga di scrivere. 

Lasciamo da parte che il novello dittatore pretende 
coir autorita siia di escludere il vocabolo usitato e anti- 
chissimo in Italia di filatura della seta per sostituire il 
neologismo di trattura e di trattori, non avvedendosi che 
qualunque operazione per la quale si estrae un filo, sia 
dalla lana , dal lino, dal cotone, sia dal bisso o dalla seta 
cade sempre sotto il nome di filatura , e i vocaboli di trat- 
tura e di trattori , massime in alcuni paesi , potrebbono far 
nascere ridicoli se non pure perniciosi equivoci. Lo stesso 
puo dirsi dell' arte seropedica, giacche il vocabolo di arte 
porta in se stesso quello che significa il greco di ttxi^ix , 
equivalente a puerizia , a tirocinio o istruzione , e quindi 
alcuno non disse giammai V arte chimicopedica , tatticopedica, 
nauticopedica , cucinopedica e simili. Ne e gia che noi dif- 
fidiamo de" talenti , o disapproviamo in generale 1' ardore 
del giovane dittatore , ma desideriamo vivamente ch' egli si 
persuada che avanti di mettersi a scrivei'e di qualunque 
materia , e d' uopo studiare ed apprendere assai e soprat- 
tutto imparare a scrivere. 



466 



V A R I E T A. 



ENTOMOLOGIA. 



Jls 



.scalafi italiani con nuova specie. Artlcolo del sig. Bernar- 
dino Angelini, comunicato al sig. ispettore generale Gautieri, 
da Verona 20 settembre 1827. — Qnesti entomati dell' or- 
dine dei neurotteri per la struttura si avvicinano alle li- 
Lellule ed ai mirmileoni, da cui facilmente distinguonsi 
per la forma delle antenne i, hanno poi qnalche affinita 
nell'aspetto coi papilioni, comunque molto difFeriscano nelle 
ali e nella bocca. L' ascalafo ha quattro ale nude, eguali, 
membranose e reticolate , due antenne lunghe filiformi a 
capocchia, cioe rlgonfie airestreraita, bocca con iiiascelle, 
niandibule e palpi , ed il corpo alqnanto allungato peloso 
con sei piedi di media lunghezza a tarsi di cinque articoli. 
Ha inoltre testa vellosa grossa annessa al torace col mezzo 
di un corto pedicciuolo, e gli occhi grossi e sporgenti. Non 
si conoscono le larve , e si credono viventi in terra colle 
maniere di quelle dei mirmileoni. Fabricio pose il genera 
die e poco numeroso traendo il nome dalla mitologia , in 
cui si ha che Proserpina volendo vendicare 1' indiscrezione 
di Ascalafo figlio di Acheronte lo cangio in gufo, il cui 
capo ha qualche somiglianza con quello degl' insetti di 
questo genere. Sta un altro ascalafo figlio di Marte con- 
dottiere dei Beozj all'assedio di Troja. 

I. Ascalafo italiano. Ascalaphus italicus. 

Ali jallne reticolate di bruno: nelle superiori due mac- 
chie oblunghe gialle alia base, separate da una linea rile- 
vata , e da due nervature brune con un punto oscuro alia 
costa verso T apice. Nelle inferiori una macchia nera alia 
base e delle nervature brune verso 1' apice , e nel mezzo 
uno spazio giallo largo ed irregolare ^ verso 1" apice poi 
una macchia un po' ellittica pur gialla. Le macchie e lo 
spazio gialli non sono dlafani. Capo e torace bruni irsuti 
di peli bianchicci, 1' uno e 1' altro macchiati di giallo. Zampe 
gialle coi tarsi neri terminati da doppia spina ricurva e 



V A R I E T A. 467 

colla base tlelle coste nere. Addomlne nero peloso termi- 
iiato nel maschio da due uncini a foggia dl tanaglia. Vola 
leggermente come le libellule , e vive d' insetti com' esse. 

Tra Salo e Sermione al lago di Garda nei prati umidi 
la state ed in molti altri luoghi d' Italia. Larghezza a volo 
aperto di due pollici , lunghezza dalla testa all' ano nove 
linee , od al piii un pollice. 

Questo beir insetto fu descrltto un po' confusamente. 
Linneo lo ebbe a ricevere da Gouan di Mompellier e lo 
disse minnileone longicorne j lo fe' della grandezza del- 
r emerobio peila di cui e maggiore. Olivier nel nome lo 
confuse col seguente da cui e notabilraente dl verso. Fa- 
bricio diede la frase clie piu gli conviene : Ascalaphus alls 
anticis hyalinis macula dupUci , haseos flava ; posdcis fiavis 
basi atris. 

II Ascalafo di Barberia. Ascalaphus harharus. 

All jaline reticolate di un bruno giallo con due macchle 
giallognole verso 1' apice : la maccbia costale e piu piccola 
dell'altra, ed un po'bruna. II disopra del corpo e bruno 
peloso: occhi bruni, fronte irta di peli biancbicci, bocca, 
petto e gambe gialle : dosso del torace bruno maccbiato 
di giallo. 

E quasi della grandezza del precedente nella Romagna e 
nelle Galabrie. Scopoli neU'Entomologia carniolica lo nomo 
Papilio macaronius ingannato dalla foggia delle antenne a 
capocchiai ed e stato figurato dal napoletano Petagna. Fa- 
bricio lo qualifico : Ascalaphus alis reticulaus flavescente 
hyalinis maculis duahus fuscis. 

III. Ascalafo siciliano. Ascalaphus siculus. Nuova specie? 

Ali d' un jalino cangiante coUe nervature giallognole. 
Nelle anteriori alia base alcuni angusti spazj tra le ner- 
vature nerl , costa nera ed al suo terminare un punto ap- 
pena visibile scuro coUe nervature del contorno dell' apice 
brune. Nelle posteriori una macchia nera intercisa dalle 
gialle nervature fuio alia meta dell' ala , ed un' altra mac- 
chia piu piccola di un fosco lavato verso 1' apice , inter- 
cisa da nervature brune , le quali anclie circondano I'apice, 
Occhi ferruginei, torace e capo macchiato di giallo, zampe 
gialle coUe spine nere. Corpo peloso, ma i peli sono piu 
spessi nel dlsotto dalla fronte all' ano: addomlne nero col- 
r ano ferrugineo. E della grandezza dell' antecedente , ma 



468 V A R I E T a'. 

piu brlUante nei colori. Noii pare descrltto da alcun eii- 
toraologo , e fu trovato appie del colle del tempio di Se- 
geste presso il fiume Crimiso in Sicilia al iinire di mag- 
gio ill un prato ove stava cacciaado insettucci volanti. 
Forse si avvicina un poco all' australe non veduto da chi 
scrive , ed al quale e data una sola macchia marginale e 
sulle quattro ali bianche f, lo che non ista nel siciliano. 
Oltre r australe altro ascalafo vive in Europa e forse sotto 
il nostro cielo ambedue ; de' quali per compire il genere 
si soggiunge succinta descrizione : 

IV. Ascalafo australe. Ascalaphus australis. 

Ascalaphus alls albis macula marginali nigra ^ corpore varie- 
gate. Fabr. Myrmeleon australe Villers , n.° 8. 

E della forma dei precedenti. Torace e addomine mac- 
chiatl di giallo e di nerastro. Le quattro ali trasparenti 
reticolate con una macchia nerastra aH'orlo esterno. Zampe 
gialle coir estreiuita nerastra. 

Neir Europa australe. ( EncydopecUe meth. ) 
V. Ascalafo macchiato. Ascalaphus maculatus. Olivier, Latr. 

Nero con peli clnerei. Ale superlori non colorate traspa- 
renti reticolate con una macchia alia base ed un punto 
air orlo esterno verso V apice. Ale inferiori bianche con 
una macchia bruna alia base, ed altre dalla base aU' apice. 
Piedi neri. 

Nei dintorni di Avlgnone. ( Encyclop. meth. ) 



ECONOMIA RURAL E. 
Rettificazione di due luoghi dell' articolo intomo alia Me- 
moria sul bestiame bovino della Lombardia ecc. — Pag- 227. 
Alia risposta dell' autore contra 1' obbiezione che i conta- 
dini e gli afittajuoli nostri trascurano di fare degli allievi, 
do che certamente farebbero , se utile lo reputassero , si sog- 
giugne che noi brameremmo di egli notata ai'esse la quan- 
titci degli allievi die si fanno nei paesi nostri ecc. Ora fat- 
tici a nuovamente riscontrare la suddetta Memoria , ab- 
biamo trovato che nella tavola , pag. 12, sono alia colonna 
sesta indicati gli allievi bovlni della Lombardia negli anni 
1822 e 1823, e quest! classificati , giusta le provincie tanto 
asciutte che bagnate , di modo che pare che non resti al- 
tro a desiderarsi. 



V A R I E T a'. 469 

Pag. aaS ove parlasi de' vitelli , su quali I'autore fece 
i suoi esperimenti ond' avenie un prospetio delle spese in- 
dispensabili pel mantenimento degli allievi, si soggingne: 
dalle quali bestie, dopo averle mantenute a latte intorno ad un 
mese e piu^ non avrehhe ricavato vendendole ai macellai se 
non la somma al piii di lir. 20 ecc. Leggasi invece come 
segue e come sta scritto nella Memoria, pag. Sa , es- 
sendosi nel citato luogo dell' articolo ommessa per isbaglio 
una i-iga : -Se . . . . tali vitelle avessero dovuto vendersi a 
que' contadini de paesi asciutd, i quali dopo averle mantenute 
a latte intorno ad un mese e piii , le rivendono poi a' ma- 
cellai della citta, si sarchhe ricavato tutt' al piii. 20 lire mi- 
lanesi V una per I altra. 



Gli esperimenti fatti in Baviera intorno all' Acer tatari- 
cum , che volevasi sostituire alia foglia de' gelsi jDer la nu- 
tritura de' bachi da seta , andarono totalmente falliti , ne 
meglio riescirono i tentativi fatti pel medesimo oggetto 
con cento e piii altre piante. Pretendesi non di meno che 
que'preziosi vei-mi si possano nudrire anche colla Scorzonera 
hispanica ; ma clii ne fece con tutta segretezza 1' esperi- 
mento trovo ch' essi con quest' altra nutritura non male 
crescevano sino all' epoca in cui per la terza volta can- 
giano la pelle , ma che poi quasi tutti perivano. Vuolsi 
pero che trovato siasi un rimedio con cui andar contro a 
tale fatalita, ma questo rimedio e tuttavia coperto da via 
velo misterioso. Pare dunque che 1' Italia nulla abbia a 
temere dagli sforzi fatti sinora nella Baviera per 1' intro- 
duzione della coltura dei vermi da seta ; ella temere do- 
vrebbe bensi dagli sforzi che al medesimo oggetto si fanno 
nella Russia nieridionale. 



O T T I G A. 

II Journal general de la litt. etrang. (Mai 1827) annunzia 
uno stromento inventato dal professore Schilling a Bre- 
slavia per copiare qualunque oggetto di storia naturale 
riguardato a traverse del microscopic i ed accenna che 
tale stromento e disposto come una lanterna magica , ma 
colla differenza che col mezzo d' uno speccliio 1' oggetto 
ingrandito si presenta sulla carta orizzontalmente. Da que- 
ste indicazioni pare che si possa arguire che il congegno 



4jO V A R I E T a'. 

di cui si tratta sia an microscopio solare od un mlcro- 
scopio a lampada, al quale sia stato applicato uno speccliio 
come nelle camere ottiche , per far cadere V iinmagliie 
sopra un piano orizzontale. A questo medesimo fine , ma 
con assai maggiore vantaggio , sembra a noi che serva la 
camera lucida applicata dal sig. professore Araici ai suoi 
maravigliosi microscopj catadiottrici, per mezzo della quale 
si ottengono le immagini degli oggetti da ricoplarsi non 
solo notabilmente ingrandlte , ma assai piu distinte e lu- 
minose , senza frange colorate e coi loro natural! colori. 

II sig. Mozzoni, in una Memoria recentemente puljblicata 
nel Propagatore, giornale che si stampa a Torino (tomo V, 
pag. i5i ), ha esso pure mostrato il modo di disegnare 
oggetti di storia naturale per mezzo della sua macchinetta 
alia quale ha dato il nome di libro catoUrico, Consiste 
1' apparecchio da lui immaginato in una lastra di vetro 
leggermente afFumicata , la quale e interposta entro due 
tavolette che si aprono alia foggia delle pagine d' un libro 
ed e sostenuta in modo che il suo piano inferiore divide 
costantemente per meta I'angolo clie i piani delle due ta- 
volette formano fra di loro. AUorclie trattasi unicamente 
di copiare un disegno nella sua grandezza naturale , basta 
coUocarlo sull' una deile due tavolette e riguardare la sua 
immagine che viene riflessa dal vetro e che sembra come 
dipinta sull' altra tavoletta , clie per maggior comodo puo 
tenersi orizzontale. La leggiera tinta di fiimo data al vetro 
lascia trasparire il piano che gli sta sotto e la punta della 
raatita die su di esso si fa scorrere i, riesce quindi assai 
facile , aiiche a chi non conosce il disegno , il ritrarre su 
di esso piano i piu niinuti lineamenti delf originale. Se 
poi si tratta 5 come dicevamo, di copiare un oggetto in- 
grandito con una lente o con un microscopio composto , 
converra coUocare nel primo caso F oggetto , e nel secondo 
la sua immagine rappresentata dalla lente oggettiva, nel 
piano stesso della tavola superiore. (i) 



(i) In uno de' fogli della gazzetta di Trieste un anonimo ha 
creduto conveniente di far avvertire che nel vetro affumicato del 
signor Mozzoni gli pareva di scorgere una scojjerta die fu gia in- 
dicata in uno de^ due ultiini voluini dell' Aicademia di Torino ■, e 
che si trova piie ampiamente descritta nel volume delle Memorie 
della Societa accademica di Savnja attaalmente sotto il torchio. 



V A n I E T A . 471 

NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE. 

La prezlosa collezione de'manoscritti etiopici, araljici ecc, 
formata dal celelire Giacomo Bruce ne' suoi viaggi nel- 
r Egitto e neU'Abissinia , fu esposta in puhlilica vendita a 
Londra il 17 dello scorso maggio. Essa consiste in circa 
cento volumi. Fra i manoscritti biblici trovasi una tradu- 
zione etiopica dell' antico Testamento in cinque volumi. 
Essa contiene tutti gli anticiii libri sacri, trattone il Sal- 
terio , ed e eseguita sui codici , de' quali servivasl la chiesa 
greca d' Alessandria ad un' epoca remota e sconosciuta. 
Quest' esemplare vien reputato come unico ^ ciascuna pa- 
gina e in tre colonne -divisa , e vi si contengono moltis- 
sime note marginall : e scritto su pergamena in un modo 
assai facile a leggersi e contiene il libro d' eroi che il si- 
gner Bruce porto pel primo in Europa. I tre esemplari 
ch' egli ne possedeva ( 1' uno de' quali e a Parigi , l' altro 
ad Oxford ) sono i soli die si conoscano. In questa colle- 
zione trovansi ancora due esemplari de' quattro Evangeli 
in lingua etiopica ; le Epistole e gli Atti degli Apostoli in 
due volumi in pergamena ^ la Cantica di Salomone nelle 
principali lingue dell' irapero d' Aljissinia con un VocalDO- 
lario di ciascun dialetto , manoscritto preziosissimo per la 
letteratura filologica ; le Costituzioni apostoliche , ossia la 
raccolta de' canoni , che vuolsi fatta dal primo concilio 
ecumenico , in un sol volume , e die forma il libro degli 
statuti della chiesa d' Abissinia ; il Syntnxar , o la storia 
de' Santi venerati nell' Abissinia ; un Codice copto , che fu 
probabilmente trovato tra le ruine di Tebe , e che forse 
apparteneva a qualche monaco egiziano : contiene 66 fogli 
in finissimo papiro d' un colore oscuro , d' un carattere ni- 
tido, nel genere onciale , e quindi in lettere capital!. Cre- 
desi che questo codice appartenga al secondo od al terzo 
secolo. ( Id. ) 



A questa o-servazione oppone , non a torto , il sig. Mozzoni 
niedesimo die la descrizione della sua inacchioa fu inserira fin 
dal giugno dell' anno scorso in un giornale che si stampa a To- 
rino , i compilatori del quale gli offnrono in preniio della nie- 
moria a loro comunicata un anuata della loro raccolta; cid che 
non avrebbero fatto se si fosse trattato d' una invenzione gia 
coiiosciuf.a in Pieaionte. 



47^ "V A E I E T A . 

NU M I SM AT IG A. 

Moneta romana scopena neW America. — L' abate Anduze 
in alcune notizie, cli' egli dall' America trasmlse al presl- 
deate della Societa geografica di Parigi , x-acconta die nel 
suo soggiorno alia citta di S. Luigi venne diretta al si- 
gner Clarke ( quel medesimo die col sig. Lewis viaggio 
siao air imboccatura della Colombia ) una moneta in bronzo 
trovata nella valle dcgU Osscani al sud-ovest del Missouri , 
territorio della parte plii interna del paese. Gli abitanti 
alfermano di non aver mai veduto alcun Europeo. L' abate 
Anduze dope un lungo esame giudico essere quella una 
niedaglia romana battuta sotto il regno di Nerva. Egli ag- 
giugne , die nel Tennesseo, scavandosi un pozzo si trovo 
pure in un vaso di terra un grandissimo numero di pezzi 
d' oro , la cui origine non pote essere determinata dai com- 
pilatori della Gazzetta di quello Stato ( Globe ). Di quante 
congetture non potrebbe mai essere feconda tale scoperta ! 



CHIRURGIA. 

Osservazioni del dottore Tldon suW agopuniura. — L'autore 
riporta otto osservazioni. La prima risguarda un dolore 
sciatico che fu risanato con dodici punture j la seconda , 
un' emicrania detta reumadsniale , guarita con undici pun- 
ture f, la terza e quella di un reumatismo ambulante , die 
secondo 1' autore non era piu ricomparito nel luogo su 
cui erasi fatta T operazione , sebbene si fossero poi nuo- 
vamente manifestati degli acuti dolori nell' ammalato ," Fo- 
perazione fu fatta con dodici punture. La quarta fu di 
un' ammalata che sentiva da quindici anni un vivo dolore, 
ed nn intirizzamento nella spalla destra : quattro aghi fu- 
rono in questa conficcati. L' ammalata n' ebbe un momen- 
taneo soUievo , ma il male ricomparve. Essa non poteva 
quasi piii far uso del braccio, e piu non voile sottoporsi 
air agopuntura , ne cio senza ragione. Cinque state erano 
le punture. Quinta osservazione : una donna avea un do- 
lore di reunia in tutto il lato destro del torace ; 1' agopun- 
tura riesci pure inutile : ma due sole punture state erano 
sovr' essa praticate. La sesta osservazione risguarda un 
individuo, che fu risanato da un dolore di giuntura. Dopo 
r applicazione di venti mignatte siiUa parte affetta, vennero 



V A R I E T a'. 4p'3 

ill essa conficcati quattro aglii, ed all' agopuiilura fu attri- 
Ijulta la c;narigione. Le due nltiine osservazioni sono , Tuna 
dl dolore al globo dell' occhio , *e 1' altra d' un aiiimassa- 
meiito sanguigno; delle quali due malattie fu pure attri- 
buita la guarigione nWagopuntura. Da tutte cjueste osserva- 
zioni pub ben poco concliiudersi. Del resto, per confessione 
dello stesso medico, sopra trecento casi non vi furouo 
che otto iadividui sui quali sembra che V agopuntura pro- 
dotto abbia qualche momentaneo efFetto. 

( Aniial. dc la Soc. roy. cles Sc. d'Orleans. ) 



TATTICA. 
Arini a vapore. — Nel 28 ottobre del 1826, il signer 
Besetzny, della Slesia austriaca, fece a Pietroburgo dinanzi 
ad un gran numero d' ufficiali varie esperienze di nn' arma 
a vapore da lui inventata, e la citi straordinaria forza 
eccito le maraviglie degli astanti. II fornello di latta, in 
cui e raccliiusa la caldaja per la produzione del vapore _, 
ha la forma di un lambicco della capacita di 20 boccali. Esso 
posa sur un cavalletto a due ruote. Questa raaccliina, con 
tutt' i suoi ordigni e col peso di duemila palle , puo essere 
facilmente tirata da un sol uomo sopra un cammino oriz- 
zontale. II cannone di fucile, cbe riceve la palla per mezzo 
di un tubo, e fermato con una vite dietro al fornello. 
Non fa bisogiio che di i5 minuti per produrre una quan- 
tita di vapore Ijastevole al giuoco della maccliina. Ogni 
colpo di manubrlo fa uscire una palla, e le scariclie si 
succedono con tanta rapidita , che possono appena con- 
tarsi. Da ciascun colpo venne forata una tavola della gros- 
sezza di Y^ di pollice , posta alia distanza di 80 passi , e 
da un gran numero di essi rimase pur forata una seconda 
tavola dclla medesima grossezza, alia distanza di i5o passi. 
II sig. Besetzny promette di dare a questa maccliina un 
piii alto grado di perfezione. 

{Allg. Handlungs-Zdtung , e Bui. Un.) 

NEGROLOGIA. 
Roma ha nella sera del 27 del passato marzo fatta una 
perdita colla jnorte del cavaliere Gherardo De Rossi. Spinto 
il De Rossi quasi dalla propria sua indole erasi sino dai 
giovanili suoi anni dedito tutto alio studio dell' amcna let- 
teratura e delL' arti lielle , lualgrado delle circostauzc 

Bibl. ItaL T. XLVII. 3i 



474 V A. K I E T A . 

domestlche cUe lo cliiamavano siilla carriera foreiise. Da gio- 
vane si diede alia poesia estemporaaea , e n' eblie plauso in 
Roma sua patria. Per doinestica i-icreazione scrisse alcune 
couimedie, nelle qiiali fecesi a mordere i difetti special- 
meiite de' snoi coiicittadiai. Detto pure inoltissime poesie; 
ma seppe particolarmente distinguersi co' suoi apologi , tutti 
di sale attico sparsi. E di greco sapore sono aliresi i suoi 
scherzi poetici die pal^lillco in tante belle vignette da lui 
niedesimo imaginate ed espresse a contorni. Molte sono 
le sue prose sovra divers! argomenti di anticjuaria, di 
letteratura e di arii, e tutte commendevoli per isquisitezza 
di gusto e per acume di critica. Lascio al suo degno iiglio 
il cav. Gio. Francesco una doviziosa e scelta collezione 
in ogni genere di materie arclieologic.he da Ini stesso il- 
lustrata con conimentarj e con dotte ^^Lssertazibni. Ne egli 
visse soltanto alle lettere ed alle scieiize, ma anche alia 
famlglia, agli aniici, alia societa, aven lo in tempi diffici- 
lissinii assunte pubhliche incumljenze , alle quali attese con 
rettitudine e zelo e ne sorti onore. Pio, leale, onesto , ge- 
neroso, piacevole, meritossi I'amore e la stima de'concitta- 
dini , dei dotti , drtl grandi. Trancjuillo e rassegnato mori 
lienedicendo la mano dei Signore neH'anno 7 3.° del vivore 
suo i^Estratto dal Nuo^'o giornale dc'lettenui, FLsa ecc). 



R. GmoNi, F. Carlini c I. Ivmagalli , 
(lircilorl cd cdiiori. 



Publjlicnto i! di ij ottol)re 1827. 



MUaiii) ; daU I. 11. Sui7nj>e/u(, 



Ossenmzioni meteorologiche fatte 


all' I. n. 


Osscrvatorio di Brer a. 


SETTEMBRE 1827. 1 


M A T T I N A. 


Sera. [ 


c 

'6 


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2 S 

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5 3 


G 2 

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Stato 
del cielo. 


N — ' U 

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5^ 


Stato 
del cielo. 




poll. lln. 


1 






poll. lin. 


. 






I 


28 0,0 


+ 12,3 


s 


Piog.pre.nuv. 


28 0,7 


+ i5,o 


S 


Nuvolo. 


2 


28 0,6 


+12,0 


N 


Nuv. rotto. 


27 11,9 


+ 17,0 





Sereno. 


3 


27 11,3 


+ 12,0 


N 


Sereno. 


27 10,5 


+17,0 


s se 


Nuv.-.pioggia. 


4 


27 10,3 


+i3,5 


S E 


Nuv. rott. ser. 


27 10,0 


+ 17,0 


E 


Te pio ser.nu. 


b 


27 10,0 


+ 11,0 





Sei-eno. 


27 9^8 


+ 17,8 





Sereno. 


6 


27 10,2 


+ 12,5 


E 


Sereno, 


27 10,3 


+ 18,8 


S 


Sereno, 


7 


27 10,6 


+ i3,o 


N 


Sereno. 


27 ic,3 


+ 19,0 


s 


Ser. nuv. 


8 


27 10,2 


+ l3,2 


N 


Nuv. ser. 


27 9,8 


+17,6 


N E 


Nuv.teni.piov. 





27 IC,2 


+i3,o 


N E 


Nuv.piog.ser. 


27 10,8 


+ 18,5 


E 


Sereno. 


10 


2S 0,8 


+14,0 


E 


Ser. nuv. ser. 


28- 0,8 


+ 18,0 


N E 


Sereno. 


II 


28 1,0 


+ i3,c 


EN E 


Ser.nebbioso. 


28 c,8 


+ 18, c 


E 


Sereno. 


12 


28 0,0 


+ 12,0 


N 


Sereno. 


27 1 1,3 


+ 18,5 





Ser. neb. ser. 


i3 


27 11,2 


+ i3,o 


N 


Sereno. 


27 11,0 


+ 19,0 


E 


Sereno. 


14 


27 10,2 


+14,5 


EN* 


Nuv.tem.piog. 


27 9,H 


+ 14,0 


S E 


Ser.nu. ..ping. 


iS 


27 IC,0 


+12,0 





Piog.pr.nu.pi. 


27 io,c 


+i5,4 





Nuv. ser. 1 


16 


27 10,2 


+ 11,0 





Sereno. 


J27 10.0 


+i7>f^ 


.S....0 


Sereno. 


17 


27 10,8 


+12,2 


NNO 


Tem.pr.nu.se. 


27 11,5 


+17,5 


s 


Sereno. 


18 


27 11,8 


+11,7 


N 


Nuv. ser. 


27 10,8 


+ 17,6 


s 


Sereno. 


IQ 


27 9,8 


+12,0 


N 


Sereno. 


27 8,0 


+18,0 





Se.neb.nu. se. 


20 


27 6,5 


+1 1,0 


N*..E 


T.pr.pi.gr.nu. 


27 5,6 


+i5,o 


s 


Nuv. ser. 


21 


27 6,0 


+ 8,0 


N E 


Nuv. ser. iinj 7,5 


+ 14,0 


s 


Sereno. 


22 


27 8,8 


+ 8,0 


N 


Sereno. 


I27 8,8 


+ 14,8 





Sereno. 


23 


27 9,0 


+ 9,0 


N 


Ser.nebbioso. 


J27 9,3 


+ l5,2 





Neblj ser. 


24 


27 10,0 


+ 9,7 


N 


Sereno. 


27 10, r 


+i5,7 





Sereno. 


25 


27 10,3 


+11,0 


E 


Ser. nebb. 


27 10,2 


+ 17,0 


S E 


Nebb. ser. 


26 


27 9,7 


+i3,o 


E 


Nuv.rott.piov.j 27 9,0 


+14,4 


.N E 


Nuvolo. 


27 


27 9,0 


+12,8 


N E 


Nuv. piovoso. 


27 9iO 


+ 14.7 


S E 


Nuv. pioggia. 


28 


27 9,0 


+i3,8 


E 


Piog.pr.. nuv. 


27 9,H 


+i5,5 


S E 


Pioa.uuv.ser. 


2q 


27 8,6 


+i3,o 


E 


Piog.nuv.tuo. 


27 8," 


+16,0 


E 


Nuv. rot.tuon. 


3o 


27 8,8 


+10,0 


N 


Sereno. 


27 9,0 


4i5,o 


S 


Ser. nuv. 


Altezza mass, del bar. poll. 28 lin. 1,0 Altezza anass. del term. + 19,0 




media » 27 » 10,90 media + 14,25 


Quantita della pioggia linee 51,89. 



476 

INDICE 

delle mater le contenute in questo tomo XLVII. 



PARTE I. ^ 

LETTERATURA ED ARTI LIBERAL!. 



o, 



pere varie del cav. Vincenzo Monti pag. 3 

Letters di G. De Hammer sui manoscritti orientali che 

si trovano ndle Biblioteche d' Italia. Fii.e dclla lettera 

3." che risguarda la Biblioteca Vaticana. ( V. i tomi 

42." pag. 2j, 45.° pag. 32, e 46." pag. Si ) . . » 10 

La Colomhiade , poema eroico di Bernardo Bellini. 

Articolo I." " 21 

La stessa. Art. a." ed ultimo " 101 

Scriptorum veterum nova Collectio e vaticanis codiclbus 
edita ab Angela Maio. Tomo IL Art. i." ( F. il tomo 

40,°, pag. 37 ) » 161 

La stessa. Art. 2." ed ultimo v 3i3 

II Castello di Trezzo, novella storica di G. B. B. . . » 176 
Cabrino Fondulo , frammento della Storia Lombarda , 

opera di Vincenzo Lancetti » ivi 

Opere di Cicerone in latino e in italiano per cura del- 

r abate F. Benlivoglio e dell' abate A. Cesari ..." 181 
■5. Nicetai opuscula — S. Faulini poemata duo ...» 3 1 8 
Del romanzo in generale, ed anche del Promessi Sposi, 
romanzo di Alessandro Manzoni. Art. i.° " Saa 

PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECGANICIIE. 
Eletnentl dclla logica pura , di Fasquale Galuppi . pag. 48 
Anno clinicd medico, i823-i8a4, di Carlo Speranza 

di Parma. Art. i.° " 6a 

Lo stesso. Art. a." ed ultimo " 307 

Su i valori delle misure e dei pesi degli cmtichi Romani, 

Memoria di Luca de Scmiuele Cagnazzi " 74 

Memoria sul bestiame bovino della Lombardia , di Do- 

menico Berra "218 

Rettificazione dell' articolo intorno alia Memoria anzi- 

detta '/ 468 



I N D I C E. 477 

Filosofia della Statistica, dl Mclchiorre Cioja, Tomo a." 
Art. I." (V. i torni 42.° pag. 3/ e 43." pag. 77) p. SyS 

Considerazioni sul progetto di prosciugare il logo lucino 
e di c07igiungere il mar Tirreno aWAdriatico, di Carlo 
Afan de Rivera /* 891 

APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 

Nouveaux principes d' economie politique, par S. De Si- 

smondi Art. i." pag. 84 

Gli stessi. Art. a." ed ultimo « a38 

Essai sur les nielles, par Duchesne " loa 

Lettres sur la decouverte des hieroglyphes acrologiques , 

par M. J. Klaproth " 1 1 1 

Orbis antiquus, cum thesauro topographico. Auctore C. T. 

lieichardo " 4*^4 

BlSLIOCBAFIA »/ I 1 4 

Letteratura. — Jahrbiicher ecc. Aniiali della letter a- 

tura. Tomi Sy." e 38." " ivi 

Gli stessi. Tomo Sg." »/ 41a 

Storia. — Pantheon ecc. Panteon della storia de' po- 

poli germanici, di E. Munch " aSc) 

Nouveau dictionnaire des origines, par Noel et 

Carpentier „...." ivi 

Filosofia. — Oeuvres inedites de Proclus puhliees par 

V, Cousin " 1 1 6 

Medicina. — Clinique de la maladie syphUitique , par 

N. Devergie »* 411 

PARTE II. 

SCIENZE, LETTEUE ED ARTI ITALIANE. 

BiBLiocRAFiA. — Lettcre bibliografiche di C. Gazzera pag. 117 

Agraria. — Arte scropedica, di F. A. Gera ....»' 463 
Antiquaria. — Monumenti sabini descritti da G, A. 

Guattani " 129 

Intorno all' antico marmo di C. Giulio Ingenuo , 

disser. di G, Labus " aya 



47^ I N D I C E. 

Ard belle. — Solenne distribuzione depremj dell' I. I?. 
Accademia delle belle arti in Milano , e cenno 
crltico delle principali produzioni esposte nelle 

sale della medeslma pao-. 4.13 

Biografia e Storia Florilegio storico , di V. Barbara » 129 

Grand' albero genealogico storico de'popoU italianl, 

compilato da P. Fiocchi » 1 3 i 

Prose scelte da piii distind storici italiani . . . » 1 3 2 

Letter e di Alessandro Tassoni "266 

Biografia universale » 274 

Vita di Alessandro Victoria , di T. Temanza . . " 281 

Storia ecclesiastica di G. A. Or si "282 

Annali d' Italia di A. Coppi ...» 2.83 

Dell' acquedotto e della fontana rnaggiore di Perugia, 

ragionamento di G. B. Vermiglioli "284. 

Teatro italiano. , di F. Righetti >/ 488 

Annali del teatro di Beg^io "448 

/ teatri, Giornale dranimatico " ivi 

Elogio morale di Alessandro Volt a >» 45i 

Della. uita e delle . opere del Goldoni "453 

Cocci a. ^-'- La scuola dicaccia coll' archibugio . . » 141 
Educazione. — Trattato di educazione generale di E. 

MUde V 270 

Indlrizzo ■ della. gioventiL ., di C. Arvisenet . ...» 271 
Eloquenza. — Tentativo per ritardare I' esdnzione del- 

I' eloquenza in Italia, di C. A. Pezzi "268 

Equitazione. — Alcuni precetti sidl'arte dell' eqaitazione 

da proporsi alle donne " 2f)i 

Filologia. — M. T. Ciceronis opera. T. 4.% 5.", 6." e 

7." Tid Livii opera. T. 14." — Pub. Ovidii 

JVasonis opera. T. jz." » 12S 

Dizionario della lingua italiarui : editori L. Carrer 

e F. Federici » 1 2 8 

Anthulogia latina "436 

lilosofia. — Raccolta di discorsi e ragionainend filoso- 

fici , di G. B. De Vidali >; 289 

Paragonc degl' ingegni antichi e modemi , di A. 

Tassoni " 4.54 

V Osservatore di Gaspare Gozzi "4^7 

Opere di Gaspare Gozzi " ivi 

Gcografia. — • Prospetto comparativo delle principal: 

niontagne e fiumi della terra " 1 40 



I N D 1 G E. 479 

Introduzione alia geografia pag. 292 

Quadro generale ddlo stato Foruificio »/ 463 

Bdazione di A. Volta di un sao vlaggio in Isvizzera » 48 1 

Legislazione. — Dizionario del notariato^ di G. Calza » 484 
Meccanica. — Scldariinenti alia Meccanica ed idrauUca 

di G. Vcniuroli, di G. Oddi » 2^0 

Medicina e chirurgia. — Manualt clinico di ostetricia, 

di F. Asdruhali » 184 

Disrorsi suW ahuso del salasso , di G. Falazziiii » i36 
Lettere suit ahuso del salasso e sul teiitativo di con- 

ciliare i mtdici italiani , di D. Meli >» iSy 

Memorie cliniche di F. Ruggiero " i38 

Efficacia del seme di senape bianca , di C. Turner- 
Coolie » i3() 

Delle case dei pazzi del dottor Esquirol . . . . » 140 

Lettere sulla lacerazione della cristalloide ecc. . " 460 

Delia Litotritia » 480 

Delectus opusculorum ad praxin medicam spectan- 

tium , coUegit J. Frank ..." 488 

Dictionaire abrege des sciences medicales ....'/ 46 1 

Poesia, — . Sibilla Odaleta ,.roinanzo istorico . , . " 128 

Otto madrigali e died sonetti di T. Tasso ...» 26a 

Gli stessi » 434 

Tre Odi di Orazio tradotte da G. G. M. Tibaldiru » 26a 
Le stagioni di Thomson tradotte in prosa da P. 

Musclii '/ a63 

J/ini del vescovo Sinesio tradotti da A. Fontana . » 427 

/ Sacramenti, Inni di G. Blulachisio « 430 

II Farudiso perduto di Milton tradotto dal Fapi » 435 
Libro secondo de Faralipomeni d' Omero di Quinto 

Calabro, volgarizzato da B. Baldi » 437 

Un bel giomo^ poemetto di F.Schizzi »/ 436 

Folemica. — Mazzo di fieri per la Biblioteca italiana, 

di G. U. Fagani Cesa " 267 

Storia naturale. — Manuale della Scoria naturale di 

Blunienhach con aggiunte e note » 142 

Teologia. — Thesaurus Fatrum " 288 

Apophthegmata Fatrum /; 288 

V ARIETA. 

Arti belle. — Notizie sopra il Museo Cinesc di O. Martucci » 3o2 

Astronoinia. — Coinete ultinuwicnte osser^atc . . . . » i56 



480 I N D 1 C E. 

Bihliografia, — Manoscritti edopici, arabici ccc, raccolti 

da G. Bruce pag. zj-v i 

Chirurgia. — Stritolamento delta pietra in vescica , del 

S. Civiale v i53 

Agopuntura » 473 

Economia pubblica , rurale e domesdca — Prezzo dei 

grant in Europa ed in America » i5a 

Poderi de'poveri agli Stati Uniti >» 3o5 

Mardera di preservare i libri dai danni del verme . " 3o6 
Forza produttrice e commerciale della Francia e del- 

I'lnghilterra , opera di C. Dupin ....** Ivi 

Governo de'bachi da seta in Baviera "469 

Epigrafia e ISwnismatica. — Epigrafe Stratonicea . . » 298 

Moneta romana trovata in America >» 4.72 

Errata Corrige. Volumi 45.° e 46.° " 169 

Filologia. — DeW intenzione di Dante nella Divina Corn- 
media, lettera di G. Taverna '/ 146 

Fisica. — Fenomerd magnetici osservati dal S. Christie " i53 
Simile, osservati dai signori Poisson e Barlow . . » 3 04 

Osservazioni meteorologiche di luglio " 160 

■ agosto " 3ia 

■ settembre " 475 

Meccanica. — Vcttura che porta seco le sue rotaje . » iSa 

Necrologia. — Avanzini Giuseppe " i58 

Rossi {De) Gherardo "473 

Ottica. — Stromento per copiare , di G. Mozzoni , . » 469 
Poesia. — • Sergianni Caracciolo , Guido della Toi*re e 

la Marianne "293 

Storia naturale. — Lavori de' naturalisti oustriaci spediti 

al Brasile, da pubblicarsi "293 

Jntorno ad una nuova specie di Procellaria , lettera 

di G. Acerbi " 294 

DegU Ascalafi , lettera di B. Angelini "466 

Tattica. — Armi a vapore " 473 




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