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BIBLIOTECA ITALIANA 



O SIA 

GIORNALE 



LETTERATORA, SCIENZE ED ARTI 

COMPILATO 

DA VARJ LETTERATI. 



ToMO LV. 



ANNO QUATTORDICESIMO. 

LugUo , Agosto e Settembre 
1829. 




c^ef^Q^^ 



MILANO 

»KESSO LA DIREZIONE DEL GIORNALK. 




IMFEKIA.LB RBGI\ 6TAMPERIA. 



II presente Q'lornale ^ con tutti- i volumi precedenti^ e 
posto sotto la salvaguardia della Legge , esseridosi 
adempiuto a quanto essa prcscrivc. 



BIBLIOTECA ITALIANA 






PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



Intorno gV Intii Sacri dl Alessandro Manzoni , dubbj 
di Giuseppe Salvagjnoli March etti. — Roma, 
1829. 



Q. 



.uando il Manzoni nell' Urania scriveva : 

profondo 

Mi sollecita amor , che Italia un giorno 
Me cle suoi vati al drappel sacro aggiunga, 
Italia ospizio ddle Muse antico ; 

significava un desiderio die non poteva fallire a buoa 
fine, perche la poctica vocazione era in lui da na- 
tura. E quando egli, uniiliatosi a scolaro di tale die 
non diede vivendo nessun indizio di poetico inge- 
gno , pregava : 

deh i'ogli 

La via segnarmi, onde toccar la cima 
lo possa , o far che s' io cadrb sii I' erta 
Dicasi almen : Su I' orma propria ci giace ; 

mostrava la via di ei batterebbe nel recare ad ef- 
letto qnclla vocazione , e nel conseguire quel posto 
del quale questi splendidi versi lo dichiaravan gia 
degno. Sc poi 1 aver voluto stampare un' oinia sua 
propria gli abbia giovato o nuoriuto ; s" egli dovea 
riuscire miglior poeta seguitando la strada per la 
quale crasi messo r[uando cantava la Visione e 1" U- 
rania , o volgendosi a quclla su cui ha dettati i suoi 



4 INTOnNO CL' INNI SACRl DI A. M.VNZONI 

Iiini ; se Y Italia avrebbe avuto in lui un maggior 
uagico nel sistema di Sofocle o dell' Altieri , di quello 
ch' egli mostrossi facendosi imitatore degli oltramon- 
tani ; sono controversie delle quail e da lasciaisi , 
crediamo , il giudizio a coloro che verranno dopo 
di noi. Perocche la storia diniostra che i contempo- 
ranei non sono quasi mai buoni giudici delle inno- 
vazioni nelle arti ; e quando gli animi dei piu gla 
sono A'olti al contendere, non e agevol cosa ne Tas- 
sicurarsi di entrare nella controversia senza una qual- 
che prevenzione , ne il trovare chi porga orccchio 
a un discorso dotato di tutta quella quiete che si 
conviene al parlatore imparziale. Qui poi dovendo 
le nostre parole liniitarsi ai soli Inni, sarebbe forse 
da doniandare , non tanto se le novita del poeta sian 
buone , quanto se v abbiano veraniente novita di 
qualche importanza , o in die sian esse riposte. 

II libro del Salva2;noli risponde in parte a questa 
donianda; e noi ncl venire esaminando le osservazioni 
di questo coraggioso censore, avremo forse occasione 
di aggiungere qualche cosa noi pure a sciogliniento 
di un tal quesito. 

II Salvagnoli comincia dal censurare i metri de- 
gl' Inni Sacri, dicendo che « la brevita dei versi, la 
X vicinanza delle troppe rime , Y alternar degli sdruc- 
)) cioli c dei tronchi nccessariamente restringono in 
y poche parole i grandi concetti , rompono il largo 
3) corso dei ])elli e dignitosi modi di dire, troncano 
5) la gravita di un suono lento e maestoso, e non 
» hanno percio corrispondenza ne convenienza di 
y> cspressioni e di nuniero alia dignita di un Inno 
>i sacro. » Potrebbe innanzi tutto domandarsi dove 
il critico abljia trovata la legge che gl' Inni sacri deb- 
bano aver sempre un suono lento e maestoso : ma 
supponendo anche verissima questa legge , gli do- 
manderemo se il metro risulta unicamente dal numero 
delle sillabe di che si compongono i versi, e dal- 
r ordine con cui le rime si rispondon fra loro. Se cio 
fosse , donde nascerebbe niai diuique la dilYerenza 



DUBBJ DI C. 9ALVACN0LI. 5 

che trovasl fra le ariette del Metastasio e le odi 
del Parini, fra le anacreontiche del Vittorelli e la 
canzone del Monti al Signorc di Rlonrgolfier ? Dentro 
uno stesso numero di sillabe, sotto una stessa cadenza 
di rime, puo trovarsi per moke cagioni una quasi 
infinita varieta di niovimento e di suono : e quando lo 
scrittore c un vero poeta , nessuno puo giudicare me- 
glio di lui quale sia la forma piii accoucia a signifi- 
care i suoi concetti e i suoi scntinicnti. Ardiremmo 
anzi dire die nol giudica neppur egli ; ma come sente 
cosi csprime: e quando X animo suo e tocco e raosso ad 
un certo modo dal tenia cli' ei prcnde a cantare , i suoi 
concetti s informano naturalmente al metro die piii 
consuona con essi. E dove questa consonanza sia stata 
raggiunta, e indarno il ricorrere all' autorita ; la quale 
poi, cominciando da Pindaro e discendendo fino al- 
r Alamanni , al Chiabrera , al Blazza , al Parini ed 
al Monti , offrirebbe ancli' essa grandi testimonianze 
contrarie all assunto del Salvagnoli. Ne alcuno vorra 
negare die nel Manzoni non trovisi la corrispondenza 
del metro ( cioe del suono, del movimento e del- 
r ordine delle parole ) col carattere predominante 
ne suoi Inni , i quali tengono assai piu del senti- 
raento die della maestosita , e sono piuttosto patetici 
ed elegiaci, die pindarici e gravi (i). Che se qualclie 

(i) Avevatno scrltte gia queste poche osservazioni quando 
c'l venne alle mani 1' Antologia di Firenze (maggio 1829) 
nella quale uno scrittore di forte ingegno ragiona assai 
lungamente dei metri uianzoniani. A quell' articolo noi ri- 
inettiamo assai volentieri i nostri lettori ; e certo ce ne 
sapran grado, quand'anclie accadesse a loro, com' e acca- 
duto a noi , di trovarvi qualche abuso di principj e d' in- 
gegno. Nella prima pagina di quel fascicolo lo stesso scrit- 
tore, annunciando T estetica del P. Pasquali , ha voluto al- 
ludere con parole molto onorevoli all' articolo che noi ne 
ahbiam dato nel giugno dell' anno scorso, ma ci accuso 
di avere confuse le osservazioni coi precetti , e l' estedca collti 
retlorica , trasportnndo alia filosofia delle arti le accuse troppo 
giustc che soglionsi apporre alia pedanteria delle regale : e 



6 INTORNO GL' INNI SACRI Vt A. MANZONI 

volta i modi del nostro poeta non sono dotati di 
tutta la lirica dignith, e contorta e la sua sintassi, e 
accennato piuttosto che espresso il pensiero, noi non 
sappiamo perche se ne voglia recare al metro la 
colpa. II Manzoni con questo metro ha vestite per 
certo di perfetta dignita e chiarezza moke nobili e 
forti idee ; e se di quando in quando queste due qua- 
lita gli mancarono, ricordiamoci che anche il Petrarca 
nelle sue grandi strofe , e I'Ariosto ed il Tasso 
nelle loro ottave, non furono sempre immuni dalle 

questo perche dicemmo ( cosi almeno e paruto alio scrit- 
tor di Firenze ) che una buona scelta de precetti di Longino 
e di non so che altro retore antico valeva megUo di tutte 
le estetiche della Gennania. Ma in quell' articolo in vece ab- 
biam detto che le poetiche e le rettoriche non si debbono 
confondere coUa estetica ; ne dopo di cio potevanio mai 
sostenere che i precetti dei retori valgano meglio di tutte 
le estetiche, quand' anche ignorassimo ciie cosa signilichi 
estetica. Dicemmo soltanto che anche nei trattati alemanni 
di estetica le cose nuove non sono si numerose qiianto 
potrebbe credere chi giudlcasse dai nomi, tutti nuovi per 
noi; e soggiungemmo che a togliere quest' inganno farebbe 
cosa utllissima clii dalle opere di Platone , di Longino, di 
Orazio, ecc. eleggesse quei brcvi e lucidi precetti che for- 
mano pure il succo delle moderne estetiche , e U scrivesse ia 
fine dei nuovi trattati d' ipscologia e di calleologia. Qui dun- 
que s' intendono non tutti i precetti, non quelli contro ai 
quali avevamo parlato noi stessi nella prima parte del no- 
stro discorso, non quelli in soiuma ampliati e snaturati dalla 
pedanteria , ma quelli soltanto i qnali dimostrano che anche 
gli antichi si erano sollevati a molte fra le considerazioni 
filosofiche degli estetici moderni. E ci ricorda aver letto (gin 
sono forse tre anni ) nel Jalirbitcher un Inngo articolo so- 
pra una nuova estetica , dove il giornalista dopo Innghi 
estratti delT opera confrontava le nuove dottrine cogli scritti 
di que' vecchi maestri, e trovava appunto in nn verso di 
Orazio le langhe paglne deU'cstetico recente. Del resto noi 
non abbiamo parlato della scienza ma delle opere ; e delle 
opere scrltte finora, non di quelle che si faranno o che 
si potrelibero fare. 



DUBBJ r»I C. SALVAGNOLI. j 

contorsioni e dalle oscurita. In ogni componlmento che 
noil sia bievissimo debhe incontraisi per certo qual- 
clie pensiero a cui il metro adottato non sara il piu 
acconcio che eleggere si potesse : ma- quando non 
vogliasi rinnovare X eseinpio del Guidi , non sarii 
lecito trarre argomento da alcuni passi isolati contro 
la bonta di un metro che ben risponda in generate 
ai concetti dello scrittore. 

Da quello che qui abbiam detto apparisce adun- 
que , che noi , mentre rigettiamo la censura del Sal- 
vagnoli contro i metri manzoniani , ci accostiamo per 
altro con lui nelF accusarc il nostro poeta di oscu- 
rita. Non diremo col Salvagnoli di non avcre intesi 
que' versi della Pentecoste : Cid fa donato in copia - 
Doni con volto ctniico , - Con qnel piacer pudlco - Che 
accetto il don ti fa; ma ben diremo che pochi po- 
tranno affermare d' avere intesi gV Inni Sacri senza 
aver mai avuto bisogno di rileggerne parecchi luo- 
ghi; pochissimi poi potranno dire di aver sempre 
raccolto con facilita qual sia il fine dell' autore , 
cjuale il sentimento ch' ei vuole destare nel popolo, 
o il vizio ch' cgli corregge, o la virtu che promove. 
Sia lecito al Gothe il dire clu^ non v ha paroLa , non 
frase in questi Inni che non sia familiare all italiano 
fin dagli anni piii teneri ,• perche anche agli uomini 
grandi e perdonabile la vanita di farsi credere pro- 
fondi conoscitori di una lingua straniera : purche non 
ci s' imponga la legge di credere all' autorita del Go- 
the contro la propria nostra esperienza. D' altra parte 
il Gothe medesimo in qualche sua traduzione fece 
conoscere che le parole usate dal Manzoni non gli 
furono lutte ben conosciute. Se non che le diflicolta, 
massimamente quelle del concetto, quando siano su- 
perate, sono possenti a produrre un effetto coutrario 
a quello che ordinariamente se ne dovrebbe aspettare. 
II vedere finalmente la luce dove altri si duole di 
tenebre e come una prova che il nostro ingegno 
vince quello dei piii ; e quasi un testimonio che 
noi ci accostiamo ineglio degli altri aU'altezza dello 



8 INTORNO GL' INNI SACRI PI A. MANZONI 

scrittore : e questa piccola vaniti segretamente ci affe- 
ziona anche ai difetd di lui. Ma della popolarita non 
sono giudici i pochi e i sapienti ; ed e vano lo spen- 
der parole per sostenere che facilmente puo inten- 
dersi cio che la moltitudine accusa di oscurita. E 
questo al parer nostro e il vero difetto degU Inni 
Manzoniani , anzi quasi vorremmo dir 1' unico ; per- 
che fra le molte censure che il Salvagnoli vien loro 
movendo ci seinbrano vere principalmente quelle che 
a questo difetto si riferiscono. Di che vogliam fare 
esperienza esaminando i duhhj da lui posti in canipo 
contro il Natale. 

Qual masso che dal vertice 

Di lunga erta montana 

Ahhandonato all' impeto 

Di romorosa frnna , 

Per lo scheggiato calle 

Frecipitanclo a voile 

Batte sul fondo e st.a ; 
La dove cadde immobile 

Giace in sua lenta mole ; 

Ne per mutar di secoU 

Fia che rivegga il sole 

Della sua cima antica , 

Se una virtude arnica 

In alto nol trarra : 
Tal si giaceva il misero 

Figliuol del fallo prima ^ 

Dal di che una ineffabile 

Ira promessa , all imo 

D' ogrd mcJor grnvollo , 

Onde il superho collo 

Fill non potea levar. 

i< Il masso ahhandonato all' impeto di romorosa frana , du- 
" bito sia sbaglio di giudizio; perche 1' erta non fa ini- 
" peto sul masso, ma cede e si abbandona al peso e al- 
« r impeto del masso che le sta sopra e che la fa fi-anare. »» 

A noi pare che questo dubbio sia tolto, quando 
si consider! che il poeta voile descrivere un masso 
il quale si stacca dal vertice di un erta perche il 



DUBBJ DI C. SALVAGNOLI. 9 

terreno g!i si frana di sotto , e abbandonato all' impeto 
( cioe alia rovina , alia velocita ) della frana , cade 
con essa c sovr' essa sul fondo dove batte e si ferma. 
" Per lo scheggiato calle: dubito sia questo ua falsare 
" le idee e le parole , e cambiar natura alle cose : poiclie 
" dove r erta e franata non vi e piii via alcnna pratica- 
" bile i e percio frana e calle non sono sinonimi , ma T uno 
" r altro distrugge. " 

E verissimo che dove il terreno sia franato , ivi e 
distrutto ogni calle ; ma e vero akresi clie il poeta 
puo chiamar calle quel liiogo , qualunque egli sia , 
pel quale discorre un niasso preiipitaudo da uu 
monte. II concetto del poeta e chiarissimo : e quan- 
d' anche la precisione dei vocaboli non fosse quale 
potrebbe richicdersi ad un prosatore , dobbiam ri- 
cordarci che il Manzoni scrive Inni e non prosa. Per 
la stessa cagionc a noi pare di nessun valore un al- 
tro dubbio del Salvaguoli intorno alle parole preci- 
pltando a valle batte sul fondo, parendo a lui che non 
vi sia diversita fra valle e fondo trattandosi di quel 
piano che si allarga alle falde di un monte. Peroc- 
che donde sa cgli che i monti abbiano alle fiilde 
un piano, e non possano in vece iinire in una vera 
valle? E supponendo quest' ultimo caso, non diciamo 
noi tutto di il fondo della icdlc ? Oltrcche il modo 
avverliiale precipitare a valle non vuol gia dire pre- 
cipitare nella valle , nia solo precipitare all ingiii. 

It In sua leiita mole: dubito sia di assai duro a inten- 
" dersi. La lentezza e una delle raodificazioiii die piio 
>> avere il moto; ma un masso che sta, e immobile giace 
" non ha moto alcuno, e in conseguenza non e ne lento 
» ne rapido : sicche dovea dirsi i/ierte e non leuta mole. » 
E forse appunto nel senso d' inerte il JIanzoni uso 
qui la voce lenta: e Virgilio che disse tii Tityrc 
lentus in umbra etc., e Orazio che chiamo lento lo 
sppttatore se(huo al teatro , gliene diedcro proba- 
bilmcnte V esempio. Tuttavolta ci pare che questo 
fraslato del quale non c' era bisogno. perche la pa- 
lola propria era bella e poctica , 2;cncri oscurita e 



lO INTORNO GL* INNI SACRI DI A. MANZONI 

non 61 possa difendere intieramente dalla ccnsura 
che il Salvagnoli gli ha mossa. 

f< II sole della sua cima nndca : nasce dubhio se il sole 
» che illumina la cima deir erta sia qnello stesso che il- 
i> lutnina la valle , o se in questa non possa mai pene- 
« trare un raggio di quel sole che pur batte sulla cima 
>; del soprapposto monte. " 

Questa censura Y abbiamo tiascritta unicamente 
per dimostrare come chi si propone di criticar tutto 
e costretto di cadere di quando in quando in pue- 
rili ca villi. 

II Se una virtude arnica in alto not trarra. Non so qua! 
" virtude , ne quale amicizia debha affaticarsi a riportare 
» un masso sulla cima di un' erta franata. " 

Anche di questa censura potrebbe dirsi a un di 
presso cio che dicemmo della precedente. Ma perche 
la parola virtii, nel sense in cui qui c usata, appar- 
tiene alle scuole e alle srienze piii che a! parlar 
comune e alia poesia , 1' cspressione non puo essere 
popolare , e quindi non giova punto alia chiarezza 
del concetto. 

11 Figliuol del fallo primo : voleudo noiuinare il priniii 
" uomo , Adamo , con una frase clie tenesse luogo di no- 
>i me generico e appellativo , e clie la specie tutta in se 
»/ conienesse , T uomo non potea esser detto Jiglio del fallo 
» primo; poiche Adamo, che come un masso precipitate 
" a valle rovino alt imo d' ogni malore, sicche in lui tutti 
" peccammo, ebbe solo 1' origine da Dio, e Tebbe inno- 
» cente, e non fu figlio ma padre del peccato. " 

L' espressione del poeta estendesi a tutti quegli 
uomini i quali nacquero dopo il peccato di Adamo 
jfino alia venuta del Redentore -, a tutti coloro insomnia 
che dal vertice della felicita caddero all' imo d' ogni 
miseria pel fallo del primo padre. Dunque non e da 
dire che il poeta cercasse una locuzione colla quale 
nominando Adamo potesse comprendere anche tutta 
r umana specie : egli per lo contxario cerco un mode 
che comprendesse tutta la specie umana , e non esclu- 
desse Adamo ; e il consegui colla frase figHuolo del 



DUBBJ DI C. SALVAGNOLI. I j 

fallo prlmo , perche in essa c compreso tutto il o-e- 
iiere uinano, coniinciaiidosi anclie da Adajno, noii gia 
da quel giorno in mi Dio cicollo innorcnte , ma si 
da quando il peccato fu cagione della sua caduta. 

" Ineffabile ira promessa: Dio promesse (sic) la pena 
" alia colpa, e non T ira : ne qnesta pena pno dirsl incf- 
» fabile, clie Dio stesso la predisse e la fece intendere ai 
»' primi genitori. Ineffabile potea e dovea dirsi la colpa : 
" e allora era convenlente anche 1' attribuire alia colpa 
" il peso di tutti i niali di cui fuomo fu gravato: poiche 
" la pena non fu cagione , ma conseguenza della colpa. » 
La locuzionc ineffabile ira promessa pare a noi che 
soggiaccia meritaraente alia censura die f[ui le vien 
^!'"^". ^^^"^ anche a noi che a malgrado d'ogni auto- 
rita il poeta debba fuggire d'attribuir Y ira a Dio; 
e che contrasti coUa ragione e col vevo il partire 
dall'tra punitricc anzi die dalla colpa onde quell' ira 
fu provocata , rarcontando la storia dell uniano deca- 
dimento. Sopra tutto poi e certissiaio che que^ta inef- 
fabile ira proincssa costringe ad un lungo raziocinio il 
Jettore prima ch' ei sia chiarito del vero concetto 
voluto signiticar dal poeta , e cosi nuoce aHa perspi- 
ciatd. Del resto non arriviamo neppure a comprendere 
perche la colpa si potesse anzi si dovesse dire ineffa- 
bile , come asserisce T autore dei dubbj. 
Qual mai fra i nati all' odio , 
Qual em mai persona , 
Clie al Santo inaccessibile 
Potesse dir : Perdona ! 
Far nuo^o patto eterno ! 
Al vincitore inferno 
La preda sua strappar? 

Non possianio intendere come il Salvagnoli abliia 
posto in dubbio se. sciolto il nuniero . rcstcrebbe piu 
poesia nei priini cinque vcrsi. Vero e bene che quel 
rnodo qual persona era mai che potesse dire , ecc. non 
e il migliore che il poeta avesse in suo ari)itrio; ma 
il concetto e per se stesso di tanta grandezza. che 
nniarrebbe sempre poetico sotto qnalsivoglia veste. 



12 INTORNO GL INNI SACRI DI A. MANZONI 

Dove poi il critico nota clie I'attribuire, oltre V ira, 
anche V odio alia divina bonta , e il generalizzare per 
odio quella pe?ia a cui tutti nasciamo piitc di gian- 
seidsmo , confessiamo di noii conosccre punto queste 
distinzioni. 

Ecco ci e nato un ParvolOy 

a fii largito un Figlio : 

Le awerse forze tremano 

Al mover del suo ciglio .• 

A V uom la mano Ei porge , 

Che si rawiva e sorge 

Oltre V antico onor. 
Da le magioni eteree 

Sgorga una fonte e scende ; 

E ncl borron dei triboli 

Vivida si distende: 

Stillano mele i tronchi: 

Ove copriano i bronchi ^ 

Ivi germoglia il fior. 
O Figlio , Tu cui genera 

i' Eterno eterno seco , 

Qual ti pub dir de secoll: 

Tu cominciasd meco? 

Tu sei: del vasto cmpiro 

Non ti comprende il giro : 

La tua parqla il fe. 
E Tu degnasti assumere 

Questa creata argilla? 

Qual merto suo , qual grazia 

A tanto onor sortilla ? , 

Se in suo consiglio ascoso 

Vince il perdon , pietoso 

Immensamcnt.e Egli e. 
Oggi Egli e nato : ad Efrata 

Vaticinato ost.ello , , . - 

Ascese un alma Verginc , 

La gloria d' IsraeUo , 

Grave di tal portato : 

Da chi 'I promise e nato , 

Dond' era atteso usci. 

II Salvagiioli trova, com' egli si esprime, anticipato 



DUBBJ DI C. SALV-VCNOLI. l3 

di ('.lie strofFe il secondo dei versi die qui abbiamo 
trascritti , parendogli die nou si dovesse dire ci fa 
largito wi Figlio , se non quando fosse stata gia 
delta qiialdie cosa sulla generazione e sull" oiigine di 
lui. Dotule poi giudica chc quando il Manzoni ripete 
oggi Egli c nato , ritorni indietro le niille luiglia , e 
cammini alia rovescla. Ma lasciando di dire die que- 
8to audamento e ordinario presso i lirici , ed e spesso 
confornie a quell' impeto die li governa nelle loro 
creazioni , qui ci pare lontano da ogni oscurita , e 
inaccessibile affatto alia censura. Dopo avere dipinta 
la miserabil caduta deiruomo, e T impossibilita die 
qualdie uniana persona potesse accostarsi a Die e 
far nuovo patto di salvamento con lui , il poeta 
e' accinge a dime come il prodigio della redenzioue 
si operasse. Ma 1' accennare la nascita del Salvatore 
trae seco niille grandi idee die tutte a gran forza 
gli commovono Tanimo, e fanno impeto per voler 
essere si2;nilicate. Qnal meraviglia pertanto se il li- 
rico interrompe alcun poco la sua narrazionc per 
dirne almeno una parte di que' grandi concetti che 
gli si volgono per la niente; poi la ripiglia e la 
conipie, tosto die ha ubbidito al bisogno di espri- 
nicre 1' ammirazione e la riconoscenza di die lo 
riempic quel fatto? Ben siamo in vece d'accordo col 
critico ncl credere soverchiamente ardita qnella mc- 
tafora dd borron del triboli, e nel ri^irovare Tan- 
fibologia e l oscurita di que' versi Se in sua consigllo 
(tscoso — Vincc il perdon, pietoso — Iinineiisaniente 
Egli c. 

La mira Madre in poveri 
Panni il FIgliuol compose, 
E nell uinil prcaepio 
Somemenw il pose, 
E I' adorb : bcatn .' 
Innanzi al Dio prostraui 
Che il puro sen le apri. 

Due cose non piacciono cjui al Salvagnoli : la frase 
la mil a madre; poi la diinsa. Ddlc (pudi censure a 



14 INTOUNO GL INNI SACRI DI A. MANZONI 

noi pare giusta la prima, non solameutc per la dii- 
rezza del suono che haniio in se le parole mira 
nuidre , ma si ancora perche quel latinismo divide il 
concetto da ogni popolarita. 

L' Angiol del delo agU uomini 

JVunzio cli tanta sorte, 

Non dei potenti volgesi 

A le vegliate porte ; 

Ma fra i pastor devoti 

Al dura mondo ignoU 

Subito in luce appar. 
E intorno a lui per I' ampia 

None calati a volo 

Mille celesd strinsero 

II fiainmeggiante volo , 

E accesi in dolce zelo 

Come si canta in cielo 

A Dio gloria cantdr. 
L'autore dei dubbj crede fuori di luogo I'aggiunto 
fUi'oti., perche que" pastori neppur sapevano ailora 
il divino porteuto : gli pare che troppo di raziocinio 
richiedasi a ben intendere il signiticato di quella 
frase duro mondo ,• e trova gli ultimi tre versi della 
seconda strofa cosi prosaicl e rimessi , da star megUo 
in umile canzonetta da strada , che in maestoso inno 
di lirico poeta. Noi non crediamo che quella voce 
divoti si riferisca a quel tempo nel quale avvenne 
la nativita dell' Uom Dio , ne signiFichi divoti di Cri- 
sta ; ma stimiamo che il poeta abbia voluto e potato 
con quella voce significarc che in tutta F umana 
schiatta i poveri , come sono i pastori , so2;lion essere 
pill propensi degli altri alia pieta ed alia divozione. 
In quanto al traslato con cui il poeta chiamo duro 
il mondo, non esitiamo a dichiarar cavillosa 1' osser- 
vaxionc del Salvagnoli ; perche non solamente e con- 
forme al linguaggio lirico, ma e anche chiarissirao, 
dicendosi fcuito di un ciior duro, un uomo duro ^ nel 
senso in ciii uso qui il poeta codesta frase. 

V allegro inno seguirono ' " • 

. Tornando al firniamento : ; :, 



DUBBJ 1)1 C. SALVAGKOLI. 



i5 



Fra le varcatt nuvole 
AllonCanossi , e lento 
II suon sacrato ascese , 
Fill die pill nulla intese 
, La compagnia fedel. 

Senza indugiar cercarono 
V albergo poveretco 
Que' fortunati , e videro , 
Siccome a lor fu detto , 
Videro in panni awolto 
In un presepe accoUo 
Vagire il lie del Ciel. 

In qncste due strofe avverte il critico che quelle 
parole la compagnia fedel sono troppo lontane dal 
loro soggetto , ipastori; e questa censura non e priva 
per certo di fondamento. Soggimige poscia : « Dubito 
lorte che ne la dizione ne le parole (della seconda) 
tengano punto alia poesia, )j Noi non osiamo dir 
tanto . nia certo ci pare che la frase senza indugiare 
c qucir altra siccome a lor fa detto non siano punto 
notabili per poetica dignita. 

Dormi, o Fanciul , non piangere , 

Donni, o Fanciul celeste ; 

Soira il tuo capo stridere 

Non osin le teinpesce , 

Use su r empia terra , 

Come cavalU in giierra 

Correr dinanzi a Te. 
Dormi, o Celeste : i popoli 

Clii nato sia non sanno : 

Ma il di verra che nobile 

Retaggio tuo saranno ; 

Che in quell' uniil riposo . 

Che nella polvc ascoso 

Conosceranno il Re. 

It Noteremo da prima esser riuella deprecazione ( cosi 
•' il Saivagnoli ) di sonno e di nou piaaj:;ere cosi trita 9 
" ricanlata , che non e di leggieri scusabile in autorc che 
■' niira all' originaliia. " 



l6 INTORNO GL' INNl SACRI DI A. MANZONI 

Trita e ricantala e V idea , ma ella e quasi parte 
della religiosa tradizione. Quel dormi, o Fanciul, non 
piangere toccliera il cuore a migliaja di leggitori , 
perche ridesta in tutti la ricordanza degli anni gio- 
vauili , e la forte e nobile impressioue clie tutti' ri- 
ceviamo nella prima eta dalle feste della Chiesa. Gerti 
concetti sono belli e di grande effetto appunto perche 
sono antichi , qualora lo scrittore sappia innestarli in 
luogo opportune e con dignita. E T ufficio del poeta 
e gia grande abbastanza quand' egli e destinato a 
conservare e ringinvenire fra' suoi concittadini i sen- 
timenti che risguardan la patria o la religione. 

<• Se le tempeste sono use a correre dlnanzi a te , o 

M FanciLillo celeste, e inutile I'augurio che non osino stri- 

» dere sopra il tuo capo. Ma come sono elle use a correre 

» dlnanzi a te, se tu mo' nascesti. E se corrono come ca- 

» valli in guerra dinanzi a te , certo tu non dormi bambi- 

'I nello nel presepio , ma scorri sulL' empia terra a guidarle 

" o a metterle in fnga. »• 

Molta arte adopera qui il Salvagnoli per confon- 
dere un passo, che a malgrado di tutti i suoi dubbj 
rimane ancora chiarissimo. II poeta non canta il Na- 
tale fra popoli ignari del gran mistero ch' esso e , ma 
sibbene fra popoli i quali sanno che il Bambino e Dio 
umanato : e per conseguenza e sicuro d' essere inteso 
deprecando da lui , fatto uomo , lo stridore delle tem- 
peste le quali sono use dal principio dei secoli a correr 
dinanzi a lui come Dio. Dove poi il critico dubita 
se il correr delle tempeste dinanzi a Dio signitichi 
civ egli le guida o elf egli le mette in fuga , noi lo 
esortiamo a pigliar la parola in tutta Y ampiezza del 
suo signiticato ; perche Y onnipotenza puo e guidar 
le tempeste alio sterminio de" rei , e volgerle in fuga 
per deviarle dai buoni: una stessa mano aperse al 
diluvio le cateratte del cielo , e descrisse fra le nubi 
r arcobaleno a sicurta del rinnovato gcnerc umano. 

" Dubito finabiiente che quest' Inno sia un composto di 
" parti fra loro disgiunte senza formare , in armonia di 
» principio, di mezzo e di fine, un sol tutto. L' idea da 



DUBBJ DI G. SALVAGNOLT. IJ 

" cui prende il suo incominciamento e abbandonata n/Fatto 

" alia meta dell'Inno, che va protraendosi iiiutilinente, e- 

« il pill delle volte con iiTegolarita e con cUsordine, su 

" varj oggetti, e die non tonia alia pi-iuia idea neppure 

»' neir ultima strofe , ove era tauto facile il ricliiamarla. >' 

Ardita ma non vera sembra a noi questa acciisa. 
= L'uoino 2;iaceva caduto nel fondo d'og;!!! miseria, ne 
per se stesso poteva riguadagnar c[iu'iraltezza donde 
era precipitate. Ma e nato tin Pargoletto terror delle 
forze neiniche; il quale porge all" iioiiio la iiiaiio sol- 
levandolo piii ad alto cite non fu mai : e per lui la 
miseria del inondo convertesi in leliciia. Egli e lEtei- 
no, rOnnipotente, il Creatore, il quale imnieasamente 
pietoso <li noi e nato in Etrata come e dove e da 
chi er# state promesso. Egli e nato in umile prese- 
pio : fa annimciato dagli Angioli non ai potenti ma 
ai pastori, che si portarono ad adorarlo, linche vena^a 
il giorno in cui tntti i popoli in lui conosceranno il 
Re. = Questo a noi pare uu procedimento cosi ordi- 
nate, die il mag2;iore appena potrebbe desiderarsi 
in una prosa : e sc Tlnuo nou llnisce nelT idea da 
cui comincia, quando mai fn imposta ai lirici codesia 
legge ? Quante sono le odi di Piudaro e di Orazio, 
alle quali non si potesse fare un soniigliante rimpro- 
vero? Pero Tlnno manzoniano, a malgrado d'alcuuc 
mende incoutrastabilmeute avvertite dal Salva^uoli , 
e d' alcune akre che aggiungere si potrebbero , sara 
semprc collorato in bellissimo posto fra i mio^liori 
nostri lirici compouimenti. Restereblje da considerarc 
al jircsente quauto sia vero che questi inni del Maii- 
zoni siano originali , e in che consista la loro qua- 
lunqne siasi novita. 

11 Salvagaoli accenna opportunamente la distin- 
zione fra la novita dci soggctti e la novita dei mez~ 
zi^ delle quali la priuia e lodevole seuipre, la se- 
<onda e pcricolosa. e cjuasi semprc a danno del gusto 
iiazioualo ([ualora si voglia iutrodiuTe appo un popolo 
dove le letlere siano state gia cohivate da sommi lu- 
pjCgui die lien couobbcro la propria Inigua c 1" nidoie 

nibl. Ilul. T. LV. 2 ' 



lb INTORNO GL liSNI SACRI DI A. MANZONI 

do" loro coucittadini. E jjoiche gli sembra di poter 
dire che tutta la novita degP Imii manzoniaui consi- 
6te nei mezzl, cioe nello stile e nelle figure , per cio 
egli nega al poeta la lode della vera originalita. Giu- 
dica poi riprovevoli in generate le novita da lui in- 
trodotte nello stile pel troppo ardimento delle me- 
tafore e per quelle altre ragioni che sianio venuti 
fin cpii esaminando. II discendere a considerare par- 
titaniente tutte le idee e tutte le immaeini di che 
si compone quest' Inno, per dire se non furon mai 
tocche da nessun altro poeta , quand' anche si tro- 
vasse Tuonio fornito della necessaria erudizione, non 
basterebbe per nostro avviso a stabilire un ragione- 
vol giudizio. D' altra parte noi non sappiamo come 
un poeta, nel canipo della religiorie, potrebbe asp hare 
alia novita dei soggetd, se pure con questa parola 
si voile signitlcar novita di argomenti. Tutta volta 
non sianio Ira coloro che per lodare il Manzoni cre- 
dono necessario di predicarlo originale m ogni sua 
parte; e stiniiauio anzi che spesso manchi a' suoi Inni 
appnnto quella novita di cui si loda comuncmente 
la scuola che presso di noi lo riconosce a maestro , 
vogliamo dire la popolarita e la cura di ringiovenire 
gli antichi argomenti trattandoli nella maniera voluta 
dalla prcsente condizione de' tempi. 

L'lnno del Natale , se ne leviamo la similitudine 
dalla quale comincia , va tutto nella narrazioue di 
un fatto. Questa narrazione e assai ricca di vera 
bellezze poetiche , ma nel suo coniplesso non diffe- 
risce punto da quella che far si poteva diciotto secoli 
addietro, perche il poeta non ebbe nessuna consi- 
derazione all' immensa distanza in cui noi ci troviamo 
da quel grandissimo avvenimento. Egli ci ha traspor- 
tati con forte e irresistibil possanza a quel primo 
rinascimento del gencrc uinano, ci ha fittto vedere 
r Uom Djo avvoho in poveri panni, ci ha fatta sen- 
tire la gioja della terra e del cielo nella melodia 
degli angioli, la cui descrizione a noi seml)ra di non 
superabil bcllezza; ma tutto questo, noi lo ripetianio, 



DUBBJ DI G. SALVAGNOLI. I9 

tiitto questo poteva esser narrato di tal nianicra 
anche diciotto secoli innanzi al Manzoni. Eterna, iiu- 
niutabile e la religione , e santa la costumanza della 
Cliiesa di rappresentar sempre sicconie nuovi i suoi 
grandi fasti : ma T uomo cli' e nato tauti secoli da 
ch' essa ha cominciato a dilToadere le sue beneficenze , 
dovra cgli parlarne sempre come ne' jjrimissimi tem- 
pi ? Alia promessa gia succedettero i fatti; la mera- 
viglia si e convertita in ricouosccnza; dalT umilta 
del pastori Imo alfaltezza dei principi , tutto si e 
inchinato diiianzi al prodigioso Fantiullo; c noi come 
testimoni di umi religione che gia si e fatta si grande 
dobljiamo provare per certo sentimcnti diversi da 
quelli ch' ebbero tiue' pastori a cui Gristo voile lar 
grazia di se prima che ai potent i. Essi vedevano 
allora il prime passo airavveramento di una grande 
antica promessa; noi la scorgiauio al presente com- 
piuta , e possiamo attestarne i beneiici clTetti. Per6 
r inno ai di nostri dovrebbe cominciarc doude linisce; 
non dovrebbe aununciarc che un giorno i popoU 
conosceranno il Re nel Fanciullo a cui allora pochi 
pastori prcgavauo tranquilli sonni, ma dovrebbe mo- 
strarci avverato gia queiranuunzio, dovrebbe dipin- 
gerci la grandezza del E.e, rimmensita de' suoi be- 
neficj , e ricondurci a considerare da che scmplici 
cominciamcati sia nata una tan la grandezza. Questa 
sarebbe , al parer nostro, una via da ringiovanirc un 
antico ar2;omcnto; e qiialora questo concelio fosse 
cspi'esso con parole chiare, con tigure e meiafore 
conformi all" indole dclla nostra lingua, e non troppo 
difficili ad essere intese, allora potrcbbe dirsi popo- 
lare questa poesia manzoniana, la quale a noi sem- 
bra assai bella, ma popolare pero non ci sembra, no 
nuova , so non forse in alcunc piccolc parti. No 
questo dcbb* csscre interprctato come una censura al 
Manzoni, e neppure come un diminuimcnio della 
vera sua gloria. Pcrocche dopo tanti pocti dovcva 
cssergli al certo piuttosto desiderabile che possibile 
lo siampare uii oiina sua propria ^ o. in una eta quasi 



ao INTORNO GL INNI 6\CBI, CCC. 

schiva di poesia e prova non dubbia di molto ingegno 
(• di molto nierito il non avere palesato indarno quel 
desiderio d' essere ascritto al sacro drappello de' poeti 
nazionali. Dcntro questi limiti ( che certamente non 
sono ne angusti ne ignobili) non crediamo che alcuno 
possa mover mai dubbio contro la fama del nostro 
poeta. II pavlare di originalita, di nuova scuola, 
d' ingegno divino, di culto, e un sostituire I'entu- 
siasmo alia ragione , un traviare il giudizio de' gio- 
vani, e dar nascimento a quelle tante poesie che il 
Manzoni non vorrebbe al certo aver fatte e nemmanco 
approvate, e nou di meno si credono manzoniane. 



31 



Istoria della vita e delle opere dl Raffaello Sanzio 
da Urhino del sig. Quatremere de Quincy , voltata 
111 itahano, corretta, illustrata ed ampliata per cura 
dl Francesco Longhena: adorna di xxin tavole 
e dl im fac-simile. — Milano , 1829, per Fran- 
cesco Sonzogno qu. G. B., tipografo-calcografo , stra- 
done a S. Ambrogio n° a 700, m 8.°, di pa<r. xii 
e 844, oltre la dedica dcllo stumpatore al Gonfa- 
lonier e € memhri della comunitd di Urhino, V avUso 
del tipografo medesinio e I indice delle tavole. Prezzo 
fr.^ 25 in carta velina; fr. So per gli esemplari in 
4.°, carta velina pin sostennta. Pei pochi esemplari 
in carte colorate fr. 5o in 8.", e fr. 100 in 4." 

Allorche il soggetto della storia o della Liogralla 
appartiene alia sicra di quegli uomini che in una 
data scicnza od arte a cui si soiio applicati sovra- 
stanno a tutti gli altri , i piu niinuti particolari die 
gli risguardano non ricsrono giammai sovcrchj ne 
infruttuosi. Chi e tratto da pioprj gcnerosi sentinieiui 
a veiierarli braina e ad uu tempo' si sforza di cono- 
scere le cause che contrihuirono al loio inualzamen- 
to, ([iiindi li richiede con ansieta ; perche ogni mi- 
nima ciiTOstanza ratlrontata colle grandi giova bene 
spesso alia scopeita del vero. Osservata sotto questo 
rapporto T istoria della vita e delle opere di Raf- 
faello Sanzio da Urbino del sig. Quatremere de Quincy 
voltata in italiano, corretta , illustrata ed ampliata 
dl Francesco Longhena, non puo che tornare vantao- 
giosa e gradita ad ogni colto leggitore, e speciaT- 
mente a coloro che le arti belle professano, o sono 
di esse amanti ed intelligenti. 

Del pregevolissimo or'iginale delV illustre autore 
francese abbiamo dato un sunto in questi nostri fo^^U 
fino dal marzo del iSaS, num. CXI; arcingendoci 
ora a tenere ragionamento di questa illustrazione 
ed amphazione diremo prima di tutto che il tra- 
duitore ualiaiio non rispanmo cure e fatiche ondc 



aa ISTORIi DELL A VITA B DELLB OPEKB 

ragglugnere il suo 6copo . die ei era quelle di 
raccoglicre le notizie tutte che avessei'O relazione 
Colle operc dell' Urbinate , di cui si professa caldo 
ed appassionato amniiratore. A coadjuvarlo in qiiesto 
suo djvisamento ci avverte Teditore che sopra di lui 
invito corteseniente corrisposero diveisi letterati ed 
intelligenti in fatto di belle arti. Fra questi concorse 
ben di buon "ii'^do anche lo stesso autore francese 

O .... - 

a far parte di quelle ulterion notizie che gli venne 
dato di raccogliere dopo la pubblicazione del suo 
lavoro. e questo tratto, che sommamente lo onora, 
hastcrebbe da solo per raccomandare la presente 
edizione. L' esito dellc predette pratiche ed investi- 
gazioni mentre ne ritardarono la stampa, produssero 
un acrresciinenlo di due terzi di piu dell' originale 
volume. Risultando da cio nella massinia parte una 
fattura italiana , ben s" avviso 1" editore di dedicarla 
al Munifipio di quclla citta ch' ebbe la sorte di dare 
i natali ad un cssere tanto straordinario e privile- 
giato , vogliamo dire di Urbino , i di cui fasti per 
Raffaello dureranno eterni. Non intendiamo pero con 
questa digressione di detrarre un nienomo atomo di 
quella gloria che pertiene all' istoriografo francese , 
giacche sostanzialmente 1' impresa del sig. Longhena 
ronsisteva in origine nella versione dell' importante 
di lui lavoro. Ora di questa favellando ci pare che 
di leggieri si riscontri in essa il possesso della lin- 
gua , come per le note illustratorie e le aggiunte ei 
dimostri un retto discernimento; la critica ove 1' 02;- 
getto la richiede , e franca bensi , ma dignitosa e 
scevra sempre da qualunque animosita ; non meno 
ronservata si scorge una scrupolosa osservanza di 
riguardi , per le quali cose tutte opiniamo che ben 
acrette saranno le sue fatiche. Toccando poi dello 
stile , si trova generalmente disinvolto , robusto a 
quando a quando , ed animato cjuale si conviene al 
subhletto. Non e pero ch' ei vada sempre libero 
<iftatto di alcune forme troppo ricei'catc e poco esatte. 
Di questo genere ne pajono quelle nel descrivere il 
vezzo del v(jlto di S. Barbara nel famoso quadro 



ni nVFFVELLO SANZIO. a3 

della COS! detta Madonna di S. Sisto , esistente nella 
galleria di Dresda : la smorfia celestialc e virginea 
che tf innamora , cosi II putto , parlando di Gesu bam- 
bino, che spira un sacro spavento. Questi nei pero, 
che noi abbiamo creduto di rilevare al solo scopo 
di prevenire la pedantesca critica di qualche schifil- 
toso , per nulla deturpano il complesso del veto me- 
rito deir opera , perche attratti e dispcrsi da moke 
bellezze di proprieta e giustatezza di espressione. 
Anzi qui cade in acooncio 1' appalcsare uu altro t'itolo 
di lode che al sig. Longhcna e dovuta pel linguaggio 
familiare dell' arte da lui adoperato, linguaggio che 
si acquista nello svolgere i relativi libri e ch' egli 
apprese , come agevolmente si scorge , non solo in 
questa ma in ben altre congiunture. 

Non e nostra intenzione il far conoscere ai leggi- 
tori di questi fogli quanto d'importante sia in laito 
di notizie che di erudizione contiene il volume del 
quale facciamo parola , giacche mal sapremmo sdebi- 
tarci colla brevita che si esige da un giornale , c 
d' altra parte verrebbe scemato quel piacerc che ac- 
compagna la curiosua c precede !a speranza di tro- 
vare cose nuove. Per dimostrare pero di aver di- 
scorso le oco pagine di cui e composto, accenneremo 
soltanto che tVa le piu iniportanti notizie , aggiunte 
a quelle dateci da Qualremere, havvi la storia del 
quadro rappresentaigfte il Riposo in Egitto clV esisteva 
un tempo nella sagrestia dclla chiesa di nostra Signora 
presso S. Celso in Milano , e che or a forma uno 
dei piu begli ornamcnti delV I. R. galleria del Bel- 
vedere in Vienna. Ci consta per essa della sua ori- 
ginalita e provenienza: che desiderato da Giuseppe II 
nel 1779, mentre vi'.ito queste contrade , gli venne 
da que' fabbricicri olTerto in dono , m ricambio del 
quale fu dall' Augusta munihcenza arricchita la Chie- 
sa di preziosa suppellettile, e furono dalf augusta 
genitrice Maria Teresa in allora regnante istituite due 
tioti di lir. jSo ciasruna, le quali tuttora si distri- 
buiscono dalla Fabbriceria. II dispaccio relativo a tale 
sovran a concessione fu recentemente pubblicato nella 



24 ISTOKl.V DFXLA VITA E DELLE OPERK 

Siazzetta cli IMilauo da un anoaimo onde rettificare 
la ciicostaiiza clie quell' atlo generoso, quantuiique 
di famlglia , era staLo esercilato dallaugusta madre e 
noil gia dal tiglio , come per le citate inforniazioni 
avute lia esposto V dlustratore. 

Cosi pure fra i dipinti delF Urblnate non ancora 
pubblicad ci sianio arrestati sul ritratto che rappre- 
senta un fanioso sonatore di violino che viveva alia 
corte di Giulio II , e che attualmente si osserva nella 
galleria della principesca faniiglia Sciarra in Roma. 
Qiiesta notizia si raccoo;lie per una nota del chiaris- 
suiio Missirini posta a pie della citazione e per uu 
contorno del ritratto medesinio che correda il volu- 
me. Dair esame si dell uno che delV altra einerge una 
disrrepanza fra la cosa rappresentata e la descritta. 
II Missirini ci descrivc il personaggio in atto di so- 
nare; nel tipo uon si riscontra che una sola mano, e 
qucsta tiene impugnato il solo arco unitamente ad un 
ranio di alcunc frondi che sembrano di alloro , sinibolo 
forse del di hii valore nel suono di quello stromento. 

Abbiamo altresi provata compiacenza fra i diversi 
ritratti di mano del Sanzio o a lui attribuiti dei 
quali va fregiata quest opera nel vedere quello del 
Tibaldeo, o Tebaldeo come scriveva I'Ariosto, di- 
pinto mentre quel giureconsulto e poeta era nel fiore 
deir eta sua. L'illustrazione che T accompagna scritta 
da dotta penna ci fa sapere ch^ cpiesto ritratto esi- 
steva un tempo nella ducale galleria di ]\Iodena . che 
passo poscia per le passate vicende nelle mani del 
professore Ceretti , c che da questo il chiarissimo 
professore Scarpa ne fece 1" acquisto. 

Non men degno di citazione trovanimo T articolo 
sulle fiibbriche dei vasi Metaurensi effigiati di raf- 
faellcsche composizioni. Con esso , oltre che vitto- 
riosamente il Longhena rintuzza quanto d' improprio 
contro di KalTaello trovasi nella Felsina pittrice del 
Malvasia, rivendica 1' onore del Passeri, il quale si 
e data la cura di ricercare con tiuta la diligenza, 
di vedere , di esaminare tutte le memorie o docu- 
nienti rimastici della fabbrica dei detti vasi. Al qual 



m RAFFAELLO 8ANZIO. sS 

pioposito COS! 61 esprinie: « Non vogliamo tacere ad 
» onore del Passcri e della verita die nel n.° 5i del 
» Kunsblatt venae pul}])licato uii articolo trovato iVa 
» le carte iiieditc di Fioiillo, contcriente prerisamente 
» il surcinto della Storia dcllc pilturc in mnjollca, data 
» dal Passeri ; e rhe quei sigaori rcdattori non hanno 
» avuto la sinceiita di annunciare die il Fiorillo, stu- 
» dioso ed avvediUo raccoglitojce delle notizie altrui , 
» aveva estratto dal Passeri quell articolo per ser- 
» virsene air opportunita. Ci reca poi ancora piu. 
» maraviglia Taver letto nel n.° 55 dell'Antologia di 
» Firenze, ristampato lo stesso articolo senza riven- 
5) dicare al nostro Passeri il merito dovutogli per 
» averne il prinio somininistrato tutta la materia. » 
Noi non seguiremo piu oltre X autore nelle sue 
notizie , giiinte , illustrazioni e citazioni die ad ognL 
tratto a pie di pagina corredano la storia per lui 
tradotta. II desiderio di mostrare o for conoscere gli 
stud) per lui fatti in quest opera lo ha forse con- 
dotto ad eccedere , perclie qualche volta ne pare 
che il testo vada naufrago nellc note , molte delle 
quali non servono che ad indicare i fonti a cui at- 
tinse le notizie P autore fraricese. Avremmo altresi 
dovuto far parola dell ordine e delle diverse opere 
aggiunte che veugono attribuite al Sanzio ; e delle 
quali si in seno , che nell appendice si trovano i 
dintorni e le descrizioni. Qualunque possa essere 
r opinione degrintelligeuti intorno a queste, il Lon- 
ghena non ha osato di pronunziare con tuono di 
asseveranza •, ma si e prudentemente spaJleggiato col 
giudizio di qualche artista e letterato di rispettabile 
fama. E perche non gli venisse apposta taccia di so- 
verdiia condiscendenza o parzialita, ha voluto che 
r editorc avvisasse il pubblico delle sue intenzioni. 
Checdie ne sia, gli artisti e gP intelligenti piu csperti 
dccideranno dietro la loro convinzione; ma gli ama- 
tori gli sapranno senipre buon grado di queste giunte 
che danno raggnaglio di niolta erudizione, e di ope- 
re , qualunque ne fosse P autore , deguc di essere 
couosciute. 



art ISTOUIA DET.I.V VITA, ei'C. DI nAFr.VKMO. 

Ci resta flnalmente a dire dflV edizione, e questa 
a dir vero si i-accomanda per nitidi tipi e per gli 
altri pre2;i tipogralici. Ventiquattro iritagli , parte a 
contorno e parte condotti con cliiaro'^cnro a generr 
diverso, ne accrescono il valore e T importanza. Ne 
deve ommettersi di dichiarare che la sola Appendice 
formerebbe ua volume prezioso massimamente per 
quelli che le arti belle cohivano e tengono in pre- 
gio. Oltre alcune lettere ed altri scritti risgiiardanti 
diverse opere che appartengono a Raffaello , o che 
si avviciiiano alia di Ini maniera , come abbiamo di 
sopra annunciato , si trova 1' iadicamento di alcuni 
suoi disegni originali , od a lui ragionevolmente at- 
tribuiti , esistenti qua e la nelle diverse pubbliche 
e private gallerie d' Italia e taori. A questo conse- 
guita un quadro generale delle sue pitture colla in- 
dicazioiie dei luoghi dove si trovano , e degl' inta- 
gliatori che le hauno pubblicate , e finalmente un 
indice generale delle materie contenute, cio che prova 
essersi provveduto al comodo , al diletto ed al van- 
tajygio tanto degli artisti , quanto dei leggitori , po- 
tendo quest' opera servire qnal guida cosi dal lato 
del gusro , come da quello dell interesse. 

Noi chiuderemo queste nostre parole colle prime 
impiegate dal signor Quatremere de Quincy nella 
sua prefazione : « Trecento cpattro anni trascorsero 
i> da che RalTaello mori ; or chi direbbe quante, in 
» si lungo tratto , furono c ambizioni e pretese e 
» prove e sforzi onde produrre un irigegno , il f[uale 
» reggesse a paraggio dell' Urbinate ? Tuttavolta come 
» si oserebbe contrapporgli veramente un rivale (i)? » 
Al qual qnesito ne aggiungiamo un altro che po- 
tre])be servire di riscontro. Havvi artista che dotato 
di un eguale ingegno e sentimento abbia percorso 
le medesime vie di studio . e sia stato assistito da 
aitrettanti mezzi di operarc ? Le grandi occasioni 
sviluppano i grandi ingegni. 

(i) Traduzione del signor Longhena. 



La torre di Capua, Novella di Giovanni Torti. — - 
Milano , 1829, per Vincenzo Fcrrario, in 8.°, di 
pag. yiii e 12'i. Prezzo lir. 1. 17 ital. 



A 



nessuno forse rincresre del pari die a noi il 
rimescolare la quistioue del romanticismo. E gia e 
gran tempo che , per quanto e in nostro potere , 
fiiggiamo persino i nomi di classici e di roniantici, 
intorno ai quali da amendue le parti le parole gi^ 
furono troppe ; ne v' ha piu cagion di tenierc die il 
mondo so ne lasci ahbagliare. Le regole o vere o snp- 
poste di Aristotele , e i nomi di Omero e di Sofocle, 
lion ponno piii citarsi a salvaguardia della pedan- 
tcria ; ne d' altra parte la letteraria licenza o I' asso- 
Inta inrapacita di scrivere secondo le etenie l^ggi 
del bello e del vero non puo piu sostenersi abusando 
rautorita di Sakespeare o di Schiller,- ne affaticando 
stranamente 1' ingegno per porre nuovi princi])) alia 
filosoHa delle arti , o per dar nuovi nomi alle antiche 
idee si puo venire oggimai in fama di savj. In quanto 
a noi , sebbene alcuni ci accusatio come avversi a 
tutto il romanticismo , anzi come fautori de' pregiudizj 
letterarj o peggio, possiamo ciononostante atiermare 
con franco animo di avere professata semprc una 
tcmperata sentenza. O se qualche volta le nostre 
parole parvero dilungarsi da quella moderazione fuor 
della quale non puo quasi iiiai trovarsi la verita , 
siamo sicuri di non aver mai assalita la dottrina in 
quella parte in cui essa e lodevole o dcgna alnieno 
che se ne faccia esperienza: ma ci siamo limitati sem- 
pre soltanto a notare gli errori evidenti nei quali 
alcuni trascorsero a lidanza di questa scuola, ch'cssi 
volevano tramutare in un totale sovvertimento delle 
lettere, del giudizio c del gusto nazionale. Finche il 
romanlicismo combatte contro coloro che vo2;lion te- 
ller divise le lettere , non solamente dal volgo , ma 



aS L.V TORRK DI CAPUA, 

ben anco da tutta la nazione ; finrlid proclama clie ai 
fa in2;iuria alia o;entilezza deiruonio neeando alTinoie- 
gno di lux la facolta di trovar nuovi tonti e niiove 
vie di diletto e d' interesse nelle aid ; tiiiche grida 
contro Tabu so della mltologia, c rimprovera la noa cu- 
ranza in cui mold lasciaroiio quasi sempre la storia 
moderna, e la religioue e la hlosolia del tempo lu 
cui vissero , per trasportarsi ad una eta troppo Ion- 
tana e troppo indilTerente pei lore concittadini, noi 
ci ver£:o2;neremmo di muover parola in contrario: 
e sappiamo die in questo non potremmo contendere 
coi romantici d' oggidi senza ribellarci allc opinioni 
ed anclie all'esempio di quegli scrittori clie, sotto il 
nome di classici, tengono i primi seggi nella patria 
letteratura. Ma quando per mettere in onore la nuova 
scuola si tenta di screditare Y antica , e gridando alia 
schiavitu di chi seguita i Latini ed i Greci, procacciasi 
d'avviare la gioventu suUe tracce dei Tedesclii e degli 
Inglesi , perche dubiteremo di levarci per quanto e 
in noi a combattere contro la falsa e puerile , e 
dannosa innovazionc? Pero dicemmo pin volte chela 
materia delle arti si debbe mutare col variarsi dei 
tempi, ma non gia Tarte in se stessa, la quale quando 
abbia toccata una volta la sua perfezione , si fonda 
naturalmente sidle leggi immutajjili del cuore umano: 
dicemmo , clie per accostare le lettere , come suol 
dirsi, alia vita non si doveva trascorrere a sower- 
tire il gusto nazionale; e che questo potcva l)ensi 
in Italia somi^liare , e confondersi anche in gran 
parte , con quello dei Latini e dei Greci per le ca- 
gioni che tutti sanno; non gia con quello dei set- 
tentrionali che si crearono una letteratura tutta lor 
propria , e conforme a quell" indole che loro e in- 
fusa dal suolo e dal cielo, diversi affatto dai nostri. 
Con queste opinioni da noi chiaramente professate 
ci siamo divisi per certo da colore che dicono mo- 
striiosa la tragedia storica , che pretendono dai mo- 
derni V osservanza delle unita non conosciute da 
Sofocle, che negano ai nostri il diritto di trovar 



NOVELLA DI G. TOUTI. Sgi 

nuove maniere di rappresentazione , e lodan TAlfjeri 
credendo die il suo sistenia sia una cosa stessa con. 
quelle dei Gieci. Non sappiamo poi se in alcun altro 
giornale siansi lodati niai tanto come nel nostro 
Sakespeaie , Schiller e Gothe ; e quel Lessing che 
ris2;uaidar si potrcbbe come il primo banditore del 
romanticismo. Ma dalla dottrina al modo di eff'et- 
tuarla o di trasferirla da una nazione ad un' altra 
rimane ancora un gran passo. E poiclie alcuni mal 
conoscendo i pregi del tragico inglese ne vollero 
imitare i difetti; altri per fuggire i modi troppo 
etudiati e peregrini d' alcuni poeti sbandiiono ogni 
distinzione fra il linguaggio della prosa e quello 
della poesia ; altri mentre accusavano i classici di 
ft-asportarci in un mondo ideale e favoloso, credet- 
tero di aver raggiunta la perfezione dell' arte con- 
fondendo qualche storica verita colle invenzioni della 
loro fantasia, e sostituendo alia bella e simbolica 
mitologia dei Greci le streglie , i fantasmi , e gli 
spettri onde fiirono impauriti i nostri padri in una 
eta rozza ed incolta ; e tutti , qual piu qual nieno , 
si adoperavano non a ristorare le lettere , ma sibbene 
a snaturare il gusto nazionale, sara nostra la colpa 
Be non abbiamo potuto lodare le opere di coloro la 
cui dottrina abbiamo ammessa in gran parte e pro- 
clamata noi stessi ( i ) ? 

(i) Siamo taato lontaui dall' essere parziali contro il 
romanticismo , che il Salvagaoli INlarchetti iu un articolo 
del Giornale arcadico asseii ciie siamo romandci per la 
pelle, e ci chiama lupi in veste di agnelli ; parendo a lui 
che i classici siano agnelli, e i roniantici lupi, secondo 
un suo linguaggio si gentile e si costumato che un tran- 
steverino ubbriaco se ne farebhe coscienza. Egli difende 
le prose dell' Odescalchi siccome cose degnissime di stare 
in una biblioteca scelta , e glura nella prefazione del tipo- 
grafo uiilanese con tanto calore , che diresti esser quelli 
prefazione uno scritto mandate da lui hello e fatto d.% 
Roma a Milano , e la battaglia veramente inuibana ch" ei 
prend« con r.oi csser quiudi pro ans et fotis. In <jiuinto 



3o LA TORRE DI CAl'UA, 

Dopo gl* Inni del jMauzoni si crede da molti , ch.e 
a fondare il roinanticismo in Italia si destinassero il 
Carmagnola e YAdelchi , il Serglanni , i Lomhardi e 
la Novella della quale dobbiamo parlare al presente. 
Le tragedie del i\Ianzoni ( proseguono a dire ) fuiono 



alle prose delF Odescalchi non vogliamo ripeter parola. 
Se ci siamo ingannati nel dire die cjuello stile e vaao 
piuttosto clie nobile ; se abbiamo commesso un grande er- 
rore non sapendo che mostrar visca e un bel modo , per- 
che suoiia ( come dice il nostro censore ) fia sui patiboli ; 
siamo almeno sicuri di averlo scontato tollerando con ani- 
mo rassegnato i vitnperj die il Salvagnoli ce ne ha detti. 
Dobbiamo per altro pregarlo a sostenere con non dissimil 
rasseo-nazione una gran verita che siamo per dirgli , ed e 
cir ei non sa quello ch'' ei grida qnando" vnol farsi a par- 
lare di romanticismo. Se cio non fosse, come potrebbe egli 
asserire che Y Odescalchi diceiido = nelle tragedie tedesckc 
ed in"lesl ci si porgono fatti si grandi, che per esser con- 
dotti a termine abhisogaerebbcro liuighissimi anni = tocc5 
Y essenza della qnistioae , auzi \n corpo e in anima tntta 
la cruistione siiUa drammatica? S' egli avesse o meditate 
da se o letto almeno quanto da molti si e scritto, saprebbe 
che le uiiita di tempo e di Uiogo farono violate dai Greci 
quanto dai moderni romaiitici: sapreblie che T uiiita di 
azione , rispetto all' impressione che la tragedia dee fare 
suUo spettatore , ed all" interesse che in lui delibe destare, 
non va sempre perduta in una tragedia che ab!)racci un 
tempo molto piii lungo delle ventiquattro ore : saprebbe 
die, per esempio , nella Maria Stuarda i' interesse e vi- 
vissimo e seinpre rivolco ad un medesimo oggetto , ad un 
medesimo fine , quantunque il dramma abbracci tre mesi : 
saprebbe che e cosa puerile T aver sempre alle mani il 
compasso delle regole, e il non sapersi elevare un po- 
dietto al di sopra dei banchi scolastici per giudicare se 
sia possibile o no che un poeta ci diletti, ci commova e 
ei ammaestri per altre vie die non sono quelle battute 
finora. Di tutte queste cose non sa nulla il signor Salva- 
gnoli , e percib sostlene che sono ideali e fuori deUci ragione 
la Maria Stuarda e le altre piii belle tragedie di Federico 
Schiller. Noi duaque lo consigliamo a studiare anziche 



NOVELLA DI G. TORTI. Si 

destinate a trapiantare in Italia il sistema delte tra- 
gedie storiche , quali presso a poco le troviamo in 
Federico Schiller. II Sergianni doveva aggiungere al 
dramnia stoiico ( clie si piesumeva radicato in Italia 
tosto die il Manzoni ne avesse dato T csempio ) quel 
tniscuglio del bull'onesco coll' eroico clie incontrasi qua 
e la nello Sakespeare. Verrebbero poscia i Lombardi 
a fondare una nuova specie di epopea, che consuonasse 
colla dottiina del teatio gia rinnovato. E fmalmente la 
Aoiella del Toiti unendosi all' Ildegonda fonderebbe 
la pocsia narrativa : e bando al Tasso e airAllieri. 
Tutte queste innovazioni avrebbero senza dubbio 
( dicevasi ) un fclice successo : pcrche si credevano 
cose conformi al bisogni del tempi e richieste dal 
nuovo inciviliniento i draninii storici, la poesia nar- 
rativa, il miscuglio del ridicolo col severo , e persino 
il por gli ubbriaclii in iscena al cospetto delle regine. 
Di questa giiisa , se e vera 1' opinione di molti , 
fu ragionato dai promul^atori del ronianticisnio in 
Italia : o se c^uesta e una semplice presunzione, certo 

perdere ii sno tempo nel difeiiclere le prose dell' Odescalchi 
e la prefazione de! tipografo milaiiese. Solamente per qiie- 
sto iiiie aljlnaino voluto rispondere al sno articolo : e d' ora 
innanzi egli ci regali pure le sue inglnrie plebee , die noi 
gliele perdoniamo gia innanzi tratto. E come potremmo 
noi dolerci di essere sinistraniente giudicati da uno scrit- 
tore c!ie , dopo aver dato il sunto dei Promessi Sposl, 
coachiude : n Queste sono dottrine che rovesciano ogni 
" legge divina e umana , e che riducono la societa ad una 
» selva di bruti , ove chi ha j)iu danari, e in conseguenza 
" piu forza , o|iprime , strazia e divora il suo fratello , 
»* insultando all' umana giustizia : persuaso che la divina 
» non lia saette per coloro che hanno fisso in cuore di 
" ritornare a Dio quando snranno tutte sbramate le voglie 
» e tutte spente le passioni. Oh , la divina morale ! " — 
Se il signer Salvagnoli avesse dovuto essere un personag- 
gio della Noi'dla del Torti , lo vedremmo i-apprescntato 
noil in Italia, ma iiella Spagna ; e non sare})be il conte 
Aloiizo per certo. 



3a I-A. TORRE DI CAl'UA, 

ha grande ecrnbianza di verita, e moke circostanzc 
concorrono ad acquislarle credenza. Questo poi e 
fuori di ogni dubbio, clie gli autori de' nientovati 
componiinenti si p«nsarono di stabilire una nuova poe- 
sia; e mentre alcuni conteudevano di precetti, s'im- 
nia2;inarono di veder Tltalia dinienticare i suoi grandi 
poeti , rapita dalla irresistibile forza de" lore esempi. 
Ma oramai si puo dire seuza esitanza quale sia 
state il successo di quell' alto proponimento : puo 
afferniarsi che 2;li esempi non valsero ad aecreditare 
i precetti neppure in quella parte in cui sono veri. 
In quanto alle tragedie del Manzoni (alle quali pel 
forte ingegno del loro autore non potevan mancare 
niolte vere bellezze ) non dubitiamo di affermare che 
le parti migliori non sono quelle che legansi piu intima- 
rnente alia nuova dottrina. Del Scrgianni, chi avreblie 
creduto di udirue parlare mai piu , se non fosse 
piaciuto ora al Torti di ricordarlo? Ne i Lombardi 
lian sinora fatta bugiarda la profezia colla c[ualc 
abbiam chiuso Farticolo che ne scrivemmo in questo 
giornalc, sebbenc desideriamo tuttavia che il Joro 
autore confermi, battendo miglior sentiero, quella 
opinione di poetico ingegno che V Ildcgonda gli aveva 
acquistata. Dovremo ora credere che la Noi-ella del 
Torti sia per produrre il miracolo del la letteraria 
conversione a cui furono visibilmente rivolte le fa- 
tiche di questi scrittori? Noi non ci arroghiamo di 
poter risolvere cjuesto problema; ma diremo quel 
che a noi pare di questa nuova produzione. 

Nella guerra che Luigi XII re di Frantia e Fer- 
dinando il Cattolico re di Spagna portarono contro 
il regno di Napoli neir anno looi, la citta di Capua 
venue per tradiniento in rnan de' Franccsi ai (piali 
erasi a2;2;iunto Cesare Boraia , 

Uoni prode , iniqiio , feniminier , vclente 

In quelle itale guerre astute e ladre ; 

Di sua vnsta perfidia e pariinente 

Terribil dtlV altrui , nato c/' ua padre 

t'lie a sommo in terra di potcr levoste , 

Ma non e bello ricordar chi fosse. 



NOVELLA, DI G. TORTI. 35 

La citLa fu trattata coa incrcdibil rigore. 
Furiava la ruba entro le case, 
E la strage nel chiuso era piii grande 



Ma chl dira le strida e la tcnzonc , 
L' ansante rduttar , I' accapigliarsi 
Di i'ergirii pudiche e di mairone 
Con quel feroci in ogni asilo sparsi? 
E come dkinghiando le persone 
Fur si spiccan piii d' una , e per sottrarsi 
Molte agli amplessi abbominandi e sozzi 
Gill da finestre gittansi o nei pozzl ? 

Pero fii2:2:eudo la rabbia dci vincitori niolte donne, 
giovaiti tul.tc e la pile parte belle, s' eran ridotte per 
nil soueiraiieo tragetto a una torre autica e deserta , 

Esortate a cansar del petulance 
Gavazzar <ie' uemici il prinio istanie. 

Ma I'Aubigny fecc uscirc un comaudamento , 

the I' vneicu e lu vita si risparnii ; 
E.offrettata giovb pur cuii dirot.t.e 
Piogge e bufera e grandini la iiotie. 

Dal trambusto del saccheggio si riposa finalmentc 
la terra in una cjuiete erina , tenehrosa ,• ma perche 
le acque dlluviando di traverso avean piena ogni 
cosa entro la torre, 

Molli , agghiadate tremano in pensosa 
Ansia le donnc , e chi spossata giacque 
Dove prima trovb paglia o sti-amazzo. 
Quale accosciata si poso nel guazzo. 

La notte sedeva ancora alta , sinistra e truce di nu* 
goli vaganti in cielo , quando ecco entro nella torre 
il Borgia accompagnato da un suo giiiUare. Egli 
occhiuto squddrn ad una ad una quelle attonite (cioe 
le doiiiie nominate ventotto versi innanzi ) e sce- 
gliendo di niano in niano quelle che piii gli piac- 
ciono, comanda che si radunino in un androne , dove 
cosi ne fece raccogliere ben quaranta. Intorno al 
dekstirio di queste donnc suona un grido grave di vero 
Bihl. Ital. T. LV. 3 



34 I' ^ TORRE PI C\PU/V, 

e di sospctto ; nia si crede clie in generale capitassero 
peggio die le schiave de'' serragli tiuchi : 

Pill vagheggiiita clal ladron sol una 
Corse per varj casi altra fortuna. 

Costei e iMatilde , la quale finche si trovo nclla lone 
fu sostenuta da lui cotal suo coragglo di virginea 
fidanza , 

Ma fuor tra via , come di vezzi oltraggio 
Le ft il proteno, la fanciuUa svenne ; 
Che mortal dell instance vitupero 
Le balenb neW anima il pensiero. 

AUora il Bois:;ia impone alia masnada di far alto , e 
vedendo clie la fanciulla non puo per nessun mode 
procedere , tolta la targa ad un sergente , 

Due ne reggan gli estremi , e due comanda 
Faccian dietro spalliera , e sopra quella 
Adagiata ne portin la donzella. 

Ma soprari ivandole poscia un tremito , raio stolto 
Iravolger di pupille , ////.' ansa ( che niai noa manca ) 
iin diro aggrajiparsi , ed altre consimili cose , sicche 
ogni argomento riesce vano a portarla, pensa di farla 
riroverarc in un monistero , commettendone la cu- 
stodia alle monache per ([uanto liauno cara la vita. 
Intorno al monistero poi lascia una forte eletta d'ar- 
cieri sotto il coniando del suo tidato giuHare. Invia 
fpiindi alia lanciuUa wi medicaiite, ed egli va muli- 
nando come possa ciujmaiia di ben coiitcste fole^ e 
recarla cosi ciurmata ai proprj voleri. Innanzi tutto 
domanda nolizie di lei , e viene a sapere : Che Ma- 
tilde nata in Arimino iiei giorni di Pandolfo Mala- 
testi , avea avuti genitori , i quali onesd in alto loco , 
falliaa da quella etade scellerata^ ma iiirono giuclicati 
a niorte per pretesti, si ch' ella era poi sempre vis- 
Buia presso una sua zia in Capua: Che quivi essendo 
piaciuta a un certo Glierardo si sarebbe sposata con 
Jui se non arrivavano in mal punto i ncniici: Che costui 
quando i franchi entrarono in Capua, dopo aver tatta 
nobile resistenza , fuggendo pervenne al campo dei 



NOVELLA DI G. TORTI. 35 

vinritori, rassegno la sua spada al rortpse IJhrrto 
di Marsiglia , c presentatosi per introduzioiie di liii 
nella teiida delFAubigny, aveva impctrato die faccsse 
por fine alle stragi e al sacoheggio. II Borgia infor- 
mato di tiitto qucsto pensa di trucidare Gherardo, 
e intanto col mezzo del medicante , che non sa 
puntjo di questi inganni ed e uomo da bever grosso , 
fa sperare a Miitildc che Gherardo verra per lei 
quanto prima. Gherardo iutaiito uoii si puo torre 
Y ansla dal ciiore: ode Iniciuarsi il caso del la torre: 
ne domanda Ubcrlo (divenutogli amicissimo) temendo 
per la sua Rhuilde ; c quei gii dice che il Borgia il 
di iiinanzi 

Esalando la mente ncquitosa 
Nella gioja avventata de bicchieri 

vantavasi d' averc fra le captive una giovaiie che 
ai contrassegui mostrava appnnto d esser Matilde. 
Laondc i due aniici dclibcrano di lapirla ai satelhti 
del Borgia, il quale iiidarno diode iacumbenza a duo 
prezzolati sicarj di tcnere la ptiiita dcgli sdli notturni 
alle spalle di Gherardo. I sicarj lo perdou di vista, 
da che egli si e sguisato si che ogii uom lo crcda uii 
franco. I due amici si danno la posta a certi casolarl 
disertati : ma se sperano di ben riuscire nel loro 
proposito , non sanno poi dove possano condurre in 
sicuria la fanciulla, Gherardo in quel frangente ri- 
corre a fra Callisto domenicano, che gli era ffual 
])adre, e blando aveva a lul faiiciidlo isdtidta la mciitc; 
uomo nernico d ogiii dotta baja, il quale iucoraggiau- 
doli a insangidnare la terra ( e questa e cosa natu- 
ralissima, perche il buon frate imparo nella Scrittura 
che tutto sta ncl vivere ainando). Andate dice, togliete 
Matilde ai satclliti, scacciateli tutti sicche non ne 
resti pur uno che possa spiare i vostri passi (cose 
tutte agevoli ad eseguirsi come son belle a desiderar- 
si ) , poi venendone a San Domenico fate d entrar 
non visti in sagrestia , e del resto lasciate il pensiero 
a uic. Ubcrto e Gherardo se ne vanno ai disertati 



36 J.X TORRE DI CAPUA, 

casolari posti in due tord chiassetd infrequentad ^ e 
(jiiivi stanno aspettando Y istante di conipiere la loro 
imprcsa. Finalinente ua iiomo con mi cappuccio di 
liriino colore Viene al chiostio , fa an cenno della 
mano , Varca la soglia , e il segue una sclierano. Indi 

A un calcolato indugio ne succecle 
Uii altro e un altro ; 

poi cscono colla ciurmata Matikle. Glierardo e Uberto 
coi loro compagni piombano sui rapitori; i quali, 
benche fossero gente da saper c[uello die puo arri- 
vare in simili congiunture , noiidimeno sopraffatd al 
nuovo assalto gittan tutti le spade , e chieggono la vita ; 
altrinienti fra Callisto sarebbe stato iiidarno aspet- 
tando nella sagrestia del suo convento , dove poi egli 
raccolse cosi Glierardo e Matikle. Di cola con tacite 
pedate li conduce a una cappella , passando ( e son 
cose necessarie a sapersi ) per una lace di porpora 
e cilcsti'a che scendea dalV alto per la vctrate fra i 
rabcschi di fenestra ant'ica ed ampia : riniove dalF al- 
tare la predella sotto cui al toccar d' una niolla si 
scliiude il varco ad una scala la quale cogV irni gradi 
esce ( ed a noi pare in vece che entri ) in un sot- 
terraneo sepolcro. Quivi fra Callisto sposa Glierardo 
e Maiilde; testimonj i morti. Capita iion guari dopo 
Anselnio , lui dabhcn laico discrcto , Messo la sera a 
parte del segreto, il quale poi introduce Uberto. Quegli 
viene ad annunciare che I Auliigny lo rnanda colla sua 
squadra ad Aversa , e die il Borgia cerca infuriato di 
loro. Uberto ha portato lux soldatesco abito franco per 
Matilde, die se lo indossa senza oflfendere la nio- 
destia di fra Callisto ne del discrete laico Anselnio, 
tracndosi in disparte dietro una base di piiL braccia 
quadre. Fra Callisto poi da loro una lettera comnien- 
datizia per una grande signora presso la quale sta- 
ranno fuiclie eo-li od Uberto ne dian loro altro avviso: 
e cosi I\Iatilde e Glierardo se ne partono confusi coi 
soldati che vanno ad Aversa. II male si e die Ma- 
tilde non pud canimjuare a piedi , e posta sopra un 



NOVELL.\ Dl C. TORTI. S" 

mansueto uhino iiitido , carezzoso e dl pel bianco , scelto 
da Glierardo come atio a lei, vacilla per niodo clie 
a uon volerla abbandonare tra via , tutta la squadra e 
necessitata di piocedeie assai Icntamente: ma pur giun- 
gono in Aversa prima di uotte , e il di scguente gli 
sposi si dividouo dal loro Uberto, per recarsi da colei 
a cui fra Callisto li aveva raccomandati. II Borgia 
frattanto , veduti i suoi ritornare seiiza Madlde, 
11 Oh die avvenne? . . . La donna ov'e? diss'ci, 

» E voi ciurnuvj,Ua vil cost venuii'^ . ■ . 

» Vol vki innanzi a me senza di lei? . . . 

» E or die mi slate qui stolidi e mud? ..." 

Poi scntendo T occorso spedisce in ogni parte in 
traccia de" fuggitivi ; cd egli stesso ne va al convento, 
alia casa di Ghcrardo , a quella della zia, che s'era 
pero nascosta altrove , doA-auque insomma aveva qiial- 
che speranza di ritrovarli. 

Dal braccheggiar le case finalmente 
Tomb sniaccato e dolorosa il cane, 
E di vendetta cupido , ogni cura 
Volse i fili a cercar de'da congiura. 

Confisco i beni di Glierardo , e lasciando in Capua 
chi per lui attendesse a cercar Matilde , sc ne ando 
a Napoli. Ma gia i due sposi sono giunti al castello 
della contessa Beatrice ( grande della persona, di 
nobil passo . hella della sua eta d' oltre a tre/if anni), 
la quale veduta la lettera di fra Callisto , li piglia 
cntranibi sotto la sua protezione ; e quivi si stanno 
sicuramente , pcrclie il general francese avea dichia- 
rato immune da ogni ostile oU'esa il caslello di lei. 
Indarno aduiu|uc s arrabatta per Capua il lurfante 
deputato dal Borgia a cercar di Matilde ; il quale in- 
gannando la credula zia di lei ben viene a sapere 
che fra Callisto s'era ingerito nella fuga della fancmlla 
e di Glierardo , ma non gia dove si trovino. Callisto 
prevcdendo cpiel che poieva avvcnirgli ordino alhi 
zia dl nascondersi un" altia volta ; cd cgli s imbarro 
per Siviglia. Di quesia partenza ebbcr notizia gli 



38 LA TORRE DI CAPUA, 

enosi, perche fra Callisto mando loro il lalco An- 
selmo travestito da contadino , clie vi giunse in quella 
clie stavano, non senza pianger di tenerezza, rileg- 
gendo giovenilmente insieme le lettere amorose; delle 
qnali c natnralissima cosa clie non si fosse dimen- 
ticata Matilde , quando si liparo nella torre , di dove 
passo alia sagrestia, di quivi al cimiterio sotterraneo, 
e da quello ad Aversa senza poter vedere niai piu 
la sua casa. E gia erano passati due mesi dacclie 
Glierardo e ]\Iatiide se ne stavan sicuri nel feudo di 
Beatrice , quando al giovine venne in fastidio Y an- 
gustia di quel confine. Comincio ad uscir solo alia 
caccia ; poi voile aver seco anche Matilde , Ja quale 
facendo donnescamentc seggio dell arcione scorre lie- 
tamente con lui i campi e le forcste. Ma nel nono di 
chVs«;i uscivano a quella caccia ecco vcnir galoppando 
un lancjullo die sakua IMatilde per nome, le presenta 
una gemma the fu 2;ia di sua zia, dice che reca da 
lei ad essi ogni piu bel saluto , e dispare. Chi sia 
questo fanciullo , ne come avesse la gemma nol dice 
Tautore; e chi e curioso suo danno. L' importante si 
e clie dopo quel fanciullo apparvero qua e la parec- 
chi masnadieri, e gli sposi si accorsero che costoro 
venivan per essi. Ma i rei falldr di tempo , e 1" as- 
salto usci a voto. Glierardo usci7^ fe la niiniigia per 
la pancia al primo df ebbe vicino , e poi si diede 
a briglia sciolta a fuggii'e con Matilde; e biion per 
lei che nel castello doveva aver prese lezioni di 
cavallerizza , altrimenti come avrebbe potuto reggere 
alia velocita di un buon destrier o leardo una giovine 
che due mesi prima vacillava al lento trotto di un uhino 
mansucto e di pel bianco? Non poteron per altro rien- 
trare nel castello di Beatrice : clie una mano di 
scherani ne assediava la via. Allora volsero altrove 
i cavalli, e Fiiggir fin che sal fosco cdla lontana Fra 
i colli il tocco udir d' una campana. Essi tengono 
dietro al tarda metro della sqndla perseverante in 
lungo , e inl'me riparano all' abituro di un romito, 
Un uom die. ha gli occhl vivi, adunco ilnasc, Bianca 



NOVELLA 1)1 G. TORTI. DQ 

la barba ed il cocuzzol raso, e die tiene okre a rio 
a' siioi blsogni in stalla Uii ben tarchiato c.iuco e una 
cavalla. Sul volto gli leggeresti la gioja, il buoii cuore 
e alcun che di scaUrito ; e dispensarido storie e santini , 
e con uti ceito fantasma nottuino da spaventare i piu 
creduli, procacciavasi di che vivere allegramente. Di 
questo fantasma si valse qiiella notte a vantaggio 
de' suoi ospiti ; perche essendo capitati cola alcuui 
de' persecutori, ne li niando spnventati. DalTospizio 
dell astuto ereniita si trast'criscono al di la di Bencvento 
Ove ha sua sUuiza un ricco sfondolato - Cm la zia di 
Matilde avea sfaniato ,• uomo usuriere e perverso che 
a IMatilde fa giiadagnare a forza di lavoii donneschi 
il misero vitto ch'egli concede a lei ed a siio marito. 
Finalmeiite poi volendo 1" usurajo mandar Gherardo 
come castaldo ad un suo podere in maremma , dove 
pel inalvagio aere e breve e faslidiosa la vita , se ne 
fuggono e vanno a Siviglia dove (come aveaiio aviito 
speranza) trovarono fia Callisto, il quale acconcio Ghe- 
rardo con un coute Alonzo in qualita di scgretario e 
scrivano. Quivi IMatilde spose poi un baiiibiiio; di 
che la 2,ioja di Gherardo fu soninia : e parevagli 
di dover quivi oraniai riposare per sempre dalle 
sventure quando un suo discorso non colpevole , ma 
poco prudcnte . lo fe' cadere nelle mani del santo 
ufizio. Dopo una procedura tutta propria di que' ma- 
gistrati, e daU'autore desrritta con istorica precisio- 
ne , fu sentenziato alia prigione in vita come fautore 
confesso d eresia , confesso opposUore al santo ufizio 
e sospetto di fe mentita. 

= Sc taluno e di 10/ senza peccato , 

Mo'^asi il priino a lapidar costci = 

Fu la sentenza orarf' ebbe condannato 

Crista la donna in faccia a farisei •■ 

E cassate ha con questo siudicato 

Le sanguinose IfSgi degli Ebrei : 

Nt e nel Vangelo ond'uom si persuada , 

Che ai discepoli suoi dessc la spada. 



40 LA TORRE DI CAPUA, 

Di mo capo in tal guisa argonientando , 
JVel santo ufizio noii vedea Callisto 
Che urC opra dejle ienebre, al comando 
Opposta ed alio spirito di Crislo: 

e pel 6 si pose in cuore di voler sottrarre Gherardo 
air acerba sentenza da cui «ra stato colpito. Cosi 
potesse il buoii frate nascondere all' infelice Matilda 
la sentenza del mar j to linch" e2;li ne abbia condotta 
a tine la liberazione ! Ma viene tal circostanza che 
rende vana in questo ogni sua cnra. 

Nella Spagna un devote atto , uno sfogo 
Di pieta si stiniava, un sagrifizio 
Dare alle for che il di statiuo e al rogo 
Quei che avea designati il santo ufizio 
Era una poinpa , un pio trionfo al luogo 
Condurli e far lettura del giudizio ; 
E a quel riio tid noine ivi si diede , 
Che suona in volgar nostro atto di fede. 

Ora dovendo venire in Siviglia il re Cattolico , fu 
deliberate di festejigiarlo con un atto di fede gene- 
rale ,■ e come anche Gherardo doveva esser condotto 
a qiiella terribile pompa dove sentirebbe leggersi la 
sua sentenza, cosi fu necessario che fra Callisto ed 
il conte Alonzo ne dessero a Matilde qualche sento- 
re. — Assicurandola pero che non v' era dubbio della 
vita, la persuasero ad allontanarsi dalla citta. Ter- 
minata quella strana e terribile festa , Gherardo e 
ricondotto alia sua prigione, dove fra Callisto s" in- 
troduce come confessore , e gli reca egli niedesimo 
uno scarpello e una lima con cui Gherardo si scava 
un nascondiglio nel muro , e fora il pavimento per 
indurre i carcerieri a crederlo gia scampato per quella 
parte. In quella che i carcerieri s'accorgono del foro 
e sospettano dclla fiiga, Matilde fa vedersi fuor del 
castello travestita per modo ch'' essa e creduta Ghe- 
rardo. I guardiani le sono dictro come veltri; Tuno 
di essi che ha le chiavi vorrebbe riserrar Timposta, 
ma faltro che sa il bisogno del poeta , Un pitnzone 
appiccandogli cdla spalla : Bestia ! scappati i biioi 



NOVELLA DI G. TOUTt. 4 1 

chindcr la stalla ! Cosi il buon Gherardo esce del car- 
cere, ragglungc i\Iatilde, e tutti e due se ue liiggoa 
di Spagna sotto abito di incrciaj : fra Calllsto fugge au- 
di' egli colla cameriera e col ilgliuoletto loro , e tutti 
se ne vengouo iu Italia , dove essendo gia niorto Papa 
Alessandro e caduta la potenza del Borgia , non re- 
stava pill ad essi veruna cagion di timore; sicche 
Glierardo riebbe i suoi beni e visse poi sempre felice. 

Questa Novella appartiene visibdiuente a quelle 
che furono raccontate sotto il reggimento di Filome- 
na , ragiouandosi di coloro che da diversi casi infe- 
stati, oltre alia loro speranza riusciroiio a lieto fine. 
In esse Fingegno dell' aiitore consiste nel saper ac- 
cuniulare con probaliilita molti accidenti , i tjuali se- 
condo r antica scuola dovrebbero dilettare non senza 
qualche istruzione ; secondo i moderni debbono in 
vece istruire non senza qualche diletto. E T intenzione 
del Torti dcbb' essere stata quella di niostrarci le 
persecuzioni e i pericoli onde potevan essere afflitti 
anche i buoni in una eta di militar prepoLenza e 
di superstizione : perche i roniantiri rappresentano 
sempre il lato o piii vile o piii affliggente di quella 
eta dalla quale piglian materia di canto. La dottrina 
( gia lo sappiamo ) non esige cjuesto da' suoi seguaci ; 
ma qui si parla di quello che si e fatto sinora fra iioi. 

II geuere della Novella e 1 intenzione dello scrit- 
tore esigendo pertanto varieta di casi , e quasi sem- 
pre per conseguenza anche varieta di luoghi, appena 
sarebbe stato possibilc che il titolo date dal Torti 
al siio coniponimento gli fosse opportuno. L'azione, 
chi crede al titolo, dovrebbe limitarsi alia sola Torre 
di Capua; o in quella torre almeno se ne dovrebbe 
compiere la maggior parte: ma egli c come se Vir- 
gilio dvesse intitolata TEneide II monte Ida, perche 
SIX quel monte ricovro Enea, e di cola primamente 
si inosse alia volta del regno che i Fati gli avevan 
promesso in Italia. Pure la sconvenienza del nome 
non puo diminuire gl" intrinseci pf^gi di Una poesia; 
e pero c da venire considerando piuttosto se questa 



42 LA TORRE DI CAPUA, 

Novella del Torti noil" orditara, ne' caratteri , nello 
stile, nel verso abbia quelle doti che sono richieste 
a un perfetto componiniento. 

Innanzi tntto ci pare che manchi in questa nar- 
razione quclFarte che sa collegare una grande quan- 
tita e varieta di casi per modo che la verisiraiglianza 
sia piena , non tanto nei fatti in se stessi, come 
ancora in quella successionc clio al poeta abbiso- 
gna. Lasciamo di dire che lamicizia del niarsigliese 
Uberto verso Gherardo nasce con una rapidita quasi 
prodigiosa , e che il modo ond' egli dice di aver sa- 
puto che il Borgia teneva fra le sue captive una 
riminese non e conforme ne al carattere di quel 
famoso malvagio. ne all' artilicio con cui dice il poeta 
ch' egli procedeva in questa faccenda: pen he il Bor- 
gia non troviamo che fosse ubbriacone; e gli uomini 
avvezzi com' egli era alle frodi debbon essere piii 
che ubbriachi per maiiifestare una cosa cui s'abbian 
proposto di tenere segreta. Ma che diremo poi del- 
r avere il poeta supposto che Uberto , fi-ancese , si 
unisse con Gherardo ad assalire ed uccidere i soldati 
del Borgia , luogotenente generale del re di Francia? 
Non guardiamo al pericolo in cui egli mettevasi : ma 
guardiamo al rispetto delF onore che un buon soldato 
debbe aver sempre; guardiamo alio spergiuro in cui 
egli cadeva, alia taccia di ribelle che si tirava ad- 
dosso. Iniqua era Tazione del Borgia, si che Uberto 
sapeiidola poteva, anzi forse doveva cercar d'impc- 
dirla ; ma a lui non era per nessun modo concesso 
di armarsi contro gli alleati del suo re; e se Gherardo 
ricorreva per consigli al frate che gli era qual padre , 
il leal guerriero avrebbe dovuto rivolgcrsi in vece al 
suo capo, e interporre gli uffici e la \)oicaza. di Be- 
rardo Obigiii dace dell armi. Questa e la prima dif- 
ticolta che a noi si presenta rispetto a quel fatto che 
e come base di tutti quegli altri pei quali si avvolge 
la Novella. Posto poi che Uberto si fosse sconsidera- 
tamente con^iunto a Gherardo per liberare Matilde, 
pote questa essere agevole impresa in una citta vinta 



NOVELLA Dl G. TORTT. 4,3 

e plena til neniiri? e oontro una forte cletta ill arcieri 
lasriata clal B()ro;ia a guarilia dclla lancmlla .'' Ne cio 
solo. Ma le nioiiaclic allc (juali il rapitoie avcva coni- 
niesso di nistodirc IMatilde/>e/- gfza^to cuevaii carala 
vita, nou la conscgnarono ceruunente al giuUare dal 
cappuccio nero seuza esscre inforniatc ch' egli veniva 
da parte di quel temuto ; e quando , assalito quel 
messo ed uccisi o cacciati in fuga i compagni di lui, 
Matilde rientro nel cortile del nionastero, come non 
chiusero suhitanicnte la porta per impedire die la 
fanciulla andasse sniarrita senza sapere nelle mani 
di rlii r Per tutte qucste cagioni a noi pare clie nian- 
tlii in questa liberazione cli Matilde quella probabi- 
lila clie non puo esserc mai trascurata , meno poi 
in que" fatti clic scrvono di fondamento a tutta una 
storia. 

Cosi ci senibra lontano dalla verlsimiglianza chc 
Cherardo, il fpiale potrebbe rimanere tranqnillo e 
sicuro nel castello di Beatrice, csca insiem coUa sposa 
alia caccia, sapeudo di esscre in luogo privilegiato 
bcnsi, ma tutto attorniato da' suoi ncmici. Nelle cose 
d' iuvenzione quelle circostanze dalle quali procede 
una peripezia od un rivolgimeuto nella fortuna dei 
personaggi principali debbon essei'e tratte con luiis- 
simo accorgimento dalle viscere stesse del fatto. Se 
non Iianno una qualche apparenza di necessita , vi 
«ii scorge manitestamente Tarbitrio del poeta, e Tef- 
letto di tutti i casi chc ne dipendono va perduto in 
gran parte. Quando poi qucsto arbitrio dell' autore 
degrada il carattere dc" personaggi, sicche le sven- 
ture alle quali soggiacciono possano giustamente 
rimproverarsi ad una troppa loro ignoranza o im- 
prudenza , lo scapito dal lato della compassione e 
tlelV interesse e ancora molto maggiore. E questo e 
appunto il difetto in cni ci sembra che sia caduto 
il Torti, faccndo clie Gherardo senza necessita di 
sorta e con somma sconsideratczza abbandoni 1 asilo 
apertogli dalla fortuna. Aggiungasi chc IMatilde scor- 
rendo i campi e le valli sopra un destricro, ci ricsce 



44 LA. TORRE DI CAPUA, 

un personagglo tlel tutto nuovo; e questo e un nii- 
racolo non conceduto a nessun autore. Sappiamo che 
i romantici non ammettouo quell' antico precetto in- 
terpretato par troppo da molti pedantescamente : ser- 
vetur ad imum qiialis ab incepto processerit et sibi 
constet: nia una tanciulla educata come Matilde, una 
giovine che vacilla sul dorso d' un mansueto ubirio^ 
si e tutta cambiata se poco dopo scoric le valli ed 
i campi, stancando dietro le Here un generoso de- 
striero, e se vola fra gli stcrpi ed i sassi senza ne 
accennar mai di cadere. L' invenzione del poeta sa- 
rebbe stata al parer nostro men difettosa, se avesse 
immaa^inato che Gherardo solo fosse uscito alia cac- 
cia. E se per questa imprudenza di lui avessero 
cominciato di qui i due sposi a trovarsi I'uno dal- 
I'altro divisi, Tinteresse di tutto il componimento 
non ne avrelibe srapitato per certo. Qual vantaggio 
trasse Y autore dal personaggio di Matilde in tutto 
il resto della narrazione , tranne il poco verisimile 
ajuto da lei prestato a Gherardo nel fuggire dalla 
prigione? 

In alcune altre parti di somigliante importanza ci 
parve poco felice T invenzione dell' autore, e soprat- 
tutto neir avere supposto che il Borgia conoscendo 
Gherardo , ed avendogli posti alle spalle due armati 
sicarj si coatenti di farlo ormare da essi Hnfanto 
che lo perdon di vista , e non lo faccia in vece o 
imprigionare od uccidere secondo che aveva dclibe- 
rato ( tracidar chi V ama ) , e com' era conforme al 
carattere di quel malvagio. Ne vi ha molta verisi- 
miglianza che quando i carcerieri non trovano piu 
Gherardo lascino aperta a bello studio la prigione. 
Ben pud darsi che in un tranibusto di quella fatta 
cio accada ; ma I'ascrivere questo errore a delibe- 
rata volonta , piuttosto che a scusabile smemoratag- 
gine , non ci pare opportuno. 

Dopo la vcrisimiglianza de' fatti e da considerarsi 
la loro convenevolezza : nel che noi non faremo 
che accennare a modo di dubbio alcuni luoghi i 



NOVELLA DI G. TORTI. 40 

nnali ci parvero sconvenevoli o contrarj al decoro. 

Frjniainente quel matrimonio clandestino fatto nel 

sotterraneo cimiteiio scnza aspettare neppure il laico 

Anselnio ed Uberto i quali Callisto sapeva clie doveano 

6oprariivare tra breve, e potean esserne testimoni: 

poi quel travestimento di Matilde nella raedesima 

stanza , anzi nella medesima sepoltura dov' e il frate 

Callisto, non ci pajono cose clie abbiano in se dignita; 

c ci ricsce ridicolo il complimento clie fa Gherardo a 

Matilde, non sappiamo se da senno o da scherzo, 

quando la vede vestita del soldatesco abito franco. 

Ben gli sarcbbe convenuta in vece una cpialche forte e 

ir;enerosa esclamazione quando gli fu conceduto di sa- 

Intarla sua sposa : ma cgli allora si tace , come se 

quello non fosse il compimento dc' suoi dcsiderj e 

1 oggetto pel quale s'era peri2;liato contro Tastuzia e 

la potenza del Borgia. La sccna del fantasma e troppo 

evidentemente staccata dalla narrazione, ne si vede a 

qual fine la introducesse il poeta. Non certo per di- 

niostrarc clie vcri lantasmi non fmono mai, e clie tutti 

iiacquoro dalfaltrui impostura : e nemmanco per iscre- 

ditare la falsa picta di alcuni eremiti , i quali de- 

generati dalla prima loro istituzione, eran santi del- 

r altrui ignoranza, e co'risparmj de'semplici contadini 

impinguavano e si davan buon tempo. Perocche 

queste cose clii le ignora ai di nostri? Aggiun^asi 

lo sconcio die vicne da quc?to episodio alia Noieila : 

perocche si avvilisce senza necessita un personaggio 

principale, facendo clie un soldato giri per la non 

sua toppa una chiave, intanto che un frate impostore 

sotto 1 aspetto di notturno fantasma lo salva da" suoi 

vigliacchi persecutori. La dimora dei due sposi presso 

Tingrato conosccnte della loro zia sara giudicata inop- 

portuna, e contraria anche all' interesse del compo- 

niniento, da chiunque creda (come sarebbe pur ras^io- 

nevole) che questa Novella sia fatta per raccontarci la 

etoria dci due sposi: non pero da noi che nella storia 

dei due sposi consideriamo soltanto foccasione trovata 

dal poeta per dipingerci tutti i vizj e gli errori che 



46 LA TORRE DI CAPUA, 

di que' tempi infestavan 1" Italia. Noi inoltre abbianio 
gia detto che T autore per 1' indole del suo conipo- 
nimento accumula tutti i casi che possono attraver- 
sarsi a' suoi personaggi , afFinche il buon tine al quale 
liescono giunga poi tanto piii inaspettato e piacevole 
a' leggitori ; e sotto questi rispetti non sapremmo 
rimpioverare al Torti questa sua invenzione. Solo ci 
sembra male ideata la cagione della partenza; perche 
riesce vicino al ridicolo, auzi che dcgno di com- 
passione , un soldato posto intra due o di farsi ca- 
staldo in niaremma, o di fuggire. Non sarebbe stato 
pill ragionevole od almeno piu decoroso al carattere 
di Ghcrardo, se la sua partenza fosse provenuta da 
una giusta indegnazione occasionata dai vili e fati- 
cosi lavori a cui rusurajo condannava Matildc per 
guadagnarne il prezzo del miserabil ricovero che 
loro dava ? 

Sono queste le principali osservazioni che ci oc- 
corsero intorno ai iatti raccontati in questa Novella: 
dobbiamo ora consideraila dal lato deirinteresse. Se 
r autore si fosse proposta un' azione unica, sarebbe 
vera 1' osservazione di chi disse che 1' interesse di- 
minuisce a misura che 1' azione procede ; che la 
nostra compassione pci due sposi si scema quando 
li vediamo cliiusi nel castello di Beatrice; e che ogni 
ansieta poi si spegne quand' essi afferrano il porto 
a Siviglia, dove la prepotenza del Borgia non si sten- 
deva. Ma al di la del mare cominciano nuove dis- 
avventure. Un nemico niaggiore del Borgia si attra- 
versa alia felicita degli sposi , e comuuque la ca- 
gione siasi cambiata , cgli e pur vero che noi con- 
tinuiamo senipre ad esscre commossi , auzi siauio 
allora commossi piii vivamente di prima per questi 
infelici. II soggetto del componimento non e la per- 
secuzione del Borgia contro Gherardo e Matilde, ma 
bensi la dolorosa successione delle sventure onde fu 
lungamente sospesa o interrotta la pace di due sposi 
innocenti. Se la mancanza della vera unita d' azione 
%\ potesse con giustizia rimproverare al Torti, gia 



NOVELLA Dl C TORTI. 47 

sarebbcro condannate quasi tutte le Novelle che I'l- 
talia possiede : e il maestro do iiovellieri avrebbe 
in cio eirato piii di tutti, prinripabnente in quoUa 
giornata di Filomcna, nella quale i casi di Gberardo 
e di Ma tilde sarebbonsi potuti raccontare acconcis- 
simamentc. Pero noi crediamo in vece die I'interesse 
in questa Novella sia scarso per cagione di quel 
niatriiuouio conchiuso da fra CalUsto , e pel quale il 
desiderio dei due amanti e compiuto. Sul coniinciar 
del racconto noi vediamo due giovani innamorati 
c gia vicini alle nozze 1' un dall' altro divisi per la 
prepotenza del Borgia : ma poiche eglino si sono 
riuniti , e gia sposi trovano via di uscire da Capua, 
come non debbe il nostro interesse in gran parte 
diuiinuire ? Ben resta ancora il pericolo di cadere 
nelle mani del Borgia : ma il mondo si apre tutto 
diuanzi alia nostra immaginazione , e non sappiamo 
persuaderci clie in tutto il mondo non vi abbia un asilo 
dove possano viver sicuri due sposi che non aspi- 
rino a far parlare di se. Quindi a noi pare che il 
vero interesse del leggitore non duri se non lino 
al cimitorio del convento , e non rinasca mai piii 
se non quando in Siviglia Ghcrardo e diviso dalla 
sua IMatilde. Nel viaggio da Capua al castello di 
Beatrice, e da questo al porto dove s'imbarcano alia 
volta di Spagna , noi possiamo partecipare al tremore 
che a seconda dei casi provarono i due sposi ; ma 
dobbianio anciie partecipare a quella consolazione che 
trovauo scnipre due cuori innamorati tinche non viene 
una mano leroce che li disunisca. 

11 Torti provide per certo qual sareblie 1' elFetto 
di quel malrimonio , ed avrebbe architettata diver- 
samente la sua Novella se avessc voluto die 1' in- 
teresse de' leggitori si Ibudasse principalmente nella 
compassloue. Ma i romantici vogliono co' loro poemi, 
pill c\\ altro , instruire ; e il Torti spero che quando 
la compassione per Gherardo e Matilde verrebbe 
meno , durerebbe cio non ostante 1' interesse de' suoi 
leggitori ai quali egli vieue insegnando che nel 1 5o i 



4?) LA. TORRE DI CAPUA, 

trovavansi in Italia uomini prepotenti, spergiuii , 
iisurieri ; eremiti impostori; soldati vili; amici in- 
grati ; donnicciuole facilmente ingannate dai furbi , 
e qualche buoii frate domenicano die sapea vincere 
e la scaltrezza dei furbi di professioiie , e la dili- 
genza de' carcerieri del sauto ufizio , per salvare 
cui egli era qual padre (i). Noi dobbiam confessare 
die queste cose noil ci han dilettad gran fi\tto, prin- 
cipalniente perclie V istruzione die il Tord ci mette 
innanzi , generalmente par land o , non ha tiore di no- 
vita , e non e punto unita colF argomento. Soltanto 
nella proccssura del santo ufflzio pno trovarsi una 
istruzione non indegna die il poeta se ne faccia pro- 
mulo^atore , e capace di produrre qualche interesse ; 
priniamente perclie la storia interna di quel tribunale 
uon e diffusa ancora ncl popolo , sebbene popolari 
ne siano il terrore e T abborrimento ; poi perclie 



(i) E notaljile clie, traniie frate CalUsto , nessnn italiano 
in questa novella fa una linona azione. Ubertp e francese, 
Beatrice e francese , il conte Alonzo e spagnuolo : e la 
buona azione del frate e climinuita in gran parte clall'es- 
ser egli addetto a quell' Ordine stesso a cui apparteneva 
r Inquisizione, e dall' abuso cli' ei fa del privilegio di en- 
trare, qual frate e confessore, nel carcere di Gherardo. — 
Noi vorremmo poi domandare se negli anni i5oo e i5oi 
r Italia era proprio tale sentina d' iniquita da non trovar- 
visi neppure un uomo dabbene ; sicche si possa dire die 
il Torti ci fa conoscere pienamente que' tempi dipingendone 
i soli vizj , come se delle virtu fosse stata spenta fin la 
radice. Ma (si dira) il Torti ha voluto farci conoscere le 
turpitudini di quegli anni , e s' egli ha conseguito il sue 
fine ogni censura e indarno. E noi non diciamo che il 
Torti non abbia raggiunto il suo scopo , ma contrastiamo 
a chi afferma che questi componimenti nei quali si parla 
soltanto degli scellerati rappresentino la storia nella sua 
verita ; perche il mondo per buona ventura non fu mai 
cosi brutto come si compiacciono a dipingerlo i nostri ro- 
mantici ; e i nostri padi-i non furono tutti assassini , usu- 
rieri , spei'giuri , vigliacchi. 



NOVELLA DI C. TORTI. 4() 

r iiijriustizia di queirarbitrario conscsso aggrava la nii- 
seiia di uno dti piotagoiiisd, e percio quella descri- 
zione ci si presciita non tanto come un episodio in- 
trodotto arbitrariamcnte dal poeta , ma come una 
parte de'patimenti sostenuti da ([uel peisonaggio. Ma 
la descrizione in vece deW atto di fede , comun({ue sia 
dilijicnte e non manclii d'alcuni luogllii assai belli, non 
c' iuteressa gran fatto: anzi non viene per nosfrro av- 
viso se non a rall'reddare gli animi naturalmente de- 
siderosi di coaosccre (jual line avranno le svcnture dci 
due sposi alle quali quclla tremcnda solennita nulla 
aggiunge , pcrche la sentenza di Gherardo gia ci e 
conosciuta. 

Non potremmo insistere da vantaggio su questo 
argomcnto senza abbandonare del tutto il nostro pro- 
posito di tencrci possibilmente lontani dal rimestare 
1 antica quistione del romanticismo. Poniamo pure 
clie r istrnzione e non il dilctto sia il Hue della 
poesia ; poniamo clie questa Novella del Torti sia ricca 
di I)uona e non ordinaria istruzione; ch' cssa, rispetto 
alia materia, alFoidine c al line cui tcude sia un modello 
di perlezionc: ma clie direm noi delle imagiai, dello 
stile, del verso? Diremo bella od eletta con poetico 
giudizio 1 imagine dellc d^ide del campo le quali fVu- 
gando con atroci studi i parinl e i rudi lerci visi e le 
mani imniondc di sangue, tentano se s'asconde dell'oro 
indosso ai vinti clie giacciono o moribondi o niorti ? 
o cjucir altia delle dounc clie accosciate si posaiio 
iiel gitazzo t o cpiella di Glierardo die pensando a 
liberare Maiilde sqnassa ainbo ipagni, saelta in alto 
un obldujuo sgunrdo e soffia fuori pel riiigluo il 
dcnso rcspiro , ne ricordasi della spada , die il d"Au- 
bigny gli ha rcstituita ? o quella dell' cremita clic 
tiene a' snoi l/isogni un ben tarchiato ciuco e una 
cacalla ? Queste e molt'' altre consimili cose ben 
ponno esser vcre o possibili alnieno , ma non per 
questo il poeta le debbc andare cercando. Lo stonco 
puo qualdie volta trovarsi neccssitato a narrarle : il 
poeta fugiie queste spiaccvoli e ributtanti uarticolarita, 

JSibl. huL T. LV. \ 



5o LA TORRE m CAPUA, 

e vi supplisce con alcuni grandi ed energici tratti dai 
quali la sua descrizione acquista forza ed evidenza, 
senza che il leggitore ne sia ributtato. Ben e il vero 
che di queste colpe troviamo nell' Alighieri qualche 
esempio ; ma la gentilezza de' teinpi venuti dopo di 
lui non comporta ch' egli s' imiti in quello ch' ei tenne 
dalla rozzezza dell' eta sua. 

In quanto alio stile troviamo nel libro del Torti 
spinta al suo ultimo grado quella dottrina roraantica 
la quale vorrebbe distruggere ogni distinzione fra il 
linguaggio poetico e quel della prosa. Questa dottrina 
non puo appoggiarsi per nessun niodo sull' autorita , 
giacche i Greci, i Latini ed i nostri riconobbero 
sempre la distinzione predetta. Non useiamo dall' Ita- 
lia , e pigliamo 1' Alighieri in esempio. Chi vorra 
dime cli' egli usasse un medesimo stile nel Convito 
e nella Diviua Commedia? Chi non riconosce la di- 
versity ch' egli pose fra le splendide sue canzoni e 
le prose colle quali le vien rischiarando ? E TAriosto, 
e per sino il Metastasio scrissero eglino i loro versi 
nel linguaggio de prosatori? Questa dottrina dunque 
e del tutto nuova ; si fonda su quei bisogni del tempi 
a conoscere i quali e richiesto un ingegno molto 
Biaggiore del nostro. II t^ero si e che con questa 
dottrina gV innovatori strappano dalle radici la poesia 
italiana : perocche se il poeta puo narrare e descri- 
vere tutto quello che trovasi nelle storie e uelle 
cronache piii nmili ; e se debbe usare quel medesimo 
stile die usano i prosatori, noi non sappiamo dove 
si trovera piu poesia. II peggio si e poi che i roraan- 
tici contraddicendo alia loro propria dottrina , mentre 
fuggono il linguaggio poetico de nostri classici, non 
sanno per altro risolversi a trasportare ne' loro com- 
ponimenti poetici il vero linguaggio prosastico, e 
gli hanno sostitiiito un gergo che non s intende , un 
abuso di metafore ardite, un miscuglio di parole 
e di frasi che in poche linee ed in un solo concetto 
ti ricordan lo stile dei tragici e quello delle com- 
medie tiorentine, le anticaglie del duecento e il 



NOVELLA DI C. TOIITI. 5 1 

neologismo di alcuni moderni. Gergo noi chiamianio 
il coraggio della pirginea fidanza , lo stolto travolger 
di pupille, le spensierate marcie dolorose, la gioj'a av- 
ventata de bicchieri, la donna bella della sua etd di 
oltre a treni anni , le misere die s' arretran dalla 
muraglia stupide , dementi, la notte truce di nugoli 
vagand, lo stiiolo che s aduna quatto a terreno , le 
spose chiare d agi nclla cittd , il grido grave di veto 
e di sospetto , i vani coi/ipensi della rabbia , V arcana 
fidanza e il credalo pensiero , e la pensosa ansia e la 
lieta aspettanza, e il lurido misfatto e cento altre con- 
eimili espressioni versate a piene mani per entro al 
componimento cosi del Torti conic di tutti gli altri di 
quella scuola, e delle quali iiou troviamo poi che si 
valgano ueppur essi nelle loro prose, come il Torti 
non direbbe in prosa per certo che la rotonda luna 
stendeva qneta il suo Candida stiato sulla cittd. In 
quanto poi al miscuglio delle parole e degli stili, 
troverai qui in un fascio 1' oro che fallo e 1' istinto 
che siutse^ lo squallid occldo che s' intende nei sol- 
dali e le ostie che restarono riversate nel sangue; il 
Borgia che e risoluto d averla (Ma tilde), e manda (i) 
alia decente cura femminea di rilassarle il petto ; Glie- 
rardo che dice all" Inquisitore giudicatemi e basta, e 
r Inquisitore che risponde reddite al carcere; i sommi 
capi dclU accusa ardcolatamente digeriti, e i soldati 
con minaci alabarde e gl'Inquisitori che incedono a 
cavaUoi Gherardo che sosdene T aspettare , e fra Cal- 
listo che venuto a \\% domanda come procede la fat- 
tura, ed altre somiglianti mischianze in gran uumero 
delle quali se ne veggono molte anche nel sunto che 
abbiamo da to. 



(i) n verbo mandcarey quando la persona a cui si co- 
tnnada e presente, non sappiamo se si usi. Fra le parole 
poi che piu contrastano colla popolarita di stile aftcttata 
oggidi notcremo anche alcuno per niwno in quel versi : 
/" se par diamo in chi Matilde adocchi^ 
Due loro per Dio che alcun la tocchi. 



52 LA TORRE DI CAPUA., 

Conforme alio stile si e il verscggiare, il quale a 
iioi seiiibi-a die si accosti a quello del Passeroni assai 
pill clie all' Ariostesco. Nel Passeroni, e cosi aiiche 
iiel Torti e in ({ualohc altro , scorgiamo una facilita 
creclibilissima ■, nell' Ariosto quella sua facilita ci pare 
niiracolosa : e il miracolo consiste in questo clie Fan- 
tore non ha lasciato alcun se2;no di quelle dillicolta 
ell' egli ha superate per ridurre i snoi versi e le sue 
ottave a quella perfezione eh esse lianno , senza pri- 
varle punto della scorrevolezza die noi sempre vi 
troviamo. Nel Torti, come nel Passeroni, la scorre- 
volezza e grande , ma non e grande la perfezione : 
a2;2:iuno;;asi die nel Torti non sono rare le sintassi 
slbrzate e confuse, ed e frcquente il difetto di te- 
nere in sospeso il nominativo per tre o quattro versi, 
e frequeiite lo scontro di brutte assonaiize, come in 
qucIla ottava : Altrove come i casl e le paure — AUre 
ajutar di subitl coiisigll — Fug^te al guardo riparar 
sicure — In facill improvvisi nascondigll . . . Ne dalla 
foga s'involar degll empj - Quelle die ecc. 

Tutti questi difetti noi troviamo nello stile e nel 
verseggiare del Torti die nei Scpolcri si e niostrato 
scrittor si pulito e si elaborate architettore di versi 
<[uale si conveniva che fosse un lodato discepolo del 
Parini. E il Parini fu piu romantico di tutti i nostri 
rispetto alia dottrina verissima di applicar la poesia 
alia vita. Tratto la satira , la quale o e una vanita 
letteraria od e necessariamente romantica ; e nella 
lirica chi piu romantico di 1^ in quelle odi die 
s intitolano la Scdnbritd dell' aria, \ Iiinesto del vaj'uo- 
lo , il Bisogno , la Musica, a Silvia? Ma volgendo 
la sua musa ad argomenti di pubblica utilita, nou 
dispogliolla per altro de' suoi ornamenti. Concediamo 
die qualche volta il suo stile e il suo verso contra- 
stino coUa popolarita dell intenzione, sicdie f utilita 
delle sue poesie non puo estcndcrsi a niolti ; ma 
j)er fuggire qualdie parola soverdiiamente divisa dal 
popolo , qualche verso troppo studiato die incontransi 
in quclfautore era forse necessario cadere in questo 



NOVELLA BI C. TORTI. 53 

estremo di prdestre poesia ? II Manzoni ( a cui tutti 
guardauo quaiulo si parla di romaiiticismo) ha dato, 
se non eniaino, in questa parte ua notabile eseinpio a 
cliiuuquc <onsideii come neWJdelchl il suo verso e il 
suo stile soiio pin nol)ili clie nel Carinagiiola. E questo 
esenipio noi dcsideriamo che sia iinitato dal Torti, sic- 
cli' egli ci faccia setitire di nuovo qiiella musa clie 
piacque cantando fra la p;iave lirica d Ugo e la mesta 
armoiiia del Piiidcmuute. Perclie dovremmo noi citare 
al presente alciine poche ottave belle, dignitose, efficaci 
che s" incotitrano nella Torre di Capua , e sopra tutto 
in quella parte che risguarda V Iiiquisizione , mentre 
e pur forza il dire che le pin souo dimesse, senza 
varieta, senza energia? 11 Torti potra fare tanti ])ci 
versi quanti egli vorra : ma seguitando la strada pin- 
la quale si eniesso, gia puo indovinare dall esein[)Jo 
altrui , quale sara la tortuna delle sue produzioni. 



54 



PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



JJiblioteca agraria compilata sotto la direzione del 
professore Giuseppe Moretti. Volume XIV, com- 
prendente un Trattato deU amministrazione rurale 
ricavato dalle opere stampate e dagli scritti inedid 
di Melchiorre QiojA con varie note ed un'jippen- 
dice conceruente la pratica amministrativa del ca- 
valiere Luigi Bossi. — Milano, 1829, presso il 
negozio di libri di Antonio Fortunato Stella e figUy 
in 1 6.°, di pag. xvi e 626, oltre xviii module 
di registro rurale postevl in fine. 



A er queir altissima ragioiie da pochi considerata e da 
un minor numero compresa che V umano sapere e iino ed 
indivisibile , ne viene che la scienza agraria trovisi in con- 
tatto con tutte le scienze fisiche ed economiche dalle quali 
essa prende a prestito alcune verita ben dimostrate : ma 
pure la scienza agraria non e ne storia naturale , ne astro- 
nomia , nfe geografia , ne chimica , ne perizia sui rapporti 
e sui valori delle cose che servono a rendere agiato e pia- 
cevole il vivere degli uomini. La scienza agraria e propria- 
mente I'arte di avvicendare le seminagioni e disporre per 
esse i terreni in mode che da questi si possa averne il 
massimo prodotto netto ; e poiche gli elementi che entrano 
nel problenia variano quasi ad ogni punto della terra col 
variare della natura e profondita di un dato suolo, della 
sua latitudine ed esposizione, e delle condizioni politico- 
economiche del paese stesso; cos\ e chiaro che la soluzione 
del detto problema, posti per base alcuni generali principj, 
S! ottiene in ogni localita col mezzo dell' osservazione e 
deir esperienza , da cui risulta una varieta dei molti elementi 



BIBLIOTEOA AGRARIA. o5 

die vi cntrano, varieta la quale non e adattablle ad un*al- 
tra localita anche assai coatigua. 

Premessa questa generica definizione della sclenza agraria 
che ci sembro iadispensabile onde chiarire quanto siamo 
per soggiungere sull' accennato volume , protestiamo di non 
voler essere annoverati fra coloro che giudicano avere la 
Biblioteca agraria del professore Moretti invaso gia coa 
poco profitto del pubblico, il dominie di molte scienze. Dalla 
stessa definizione pero riterremo come dimostrata rutilitache 
ne verrebbe , se in ogni provincia fossero sopra una norma 
generica descritte le diverse pratiche agrarie, ed esposte 
al cribro delLi critica onde persuadere ai privati possessor! 
rescluslone di quelle meno ragionevoli e la sostituzione di 
altre piu proficue che dovrebbero in ogni ipotesi essere con- 
validate da risultamenti di ben guidate esperienze. Da un tal 
lavoro che non poca gloria procaccerebbe a chi lo intra- 
prendesse, risulterebbero altrettante guide particolari di ope- 
razioni agrarie quanti possono essere i prodotti principali 
di ogni provincia : quindi V abltatore dei colli Briantei non 
sarebbe costretto a comperare quattordici volurai per leg- 
gere alcune pagine sulla cultura dei gelsi e delle viti , ne 
r abitatore del basso Mantovano verrebbe forzato alio stesso 
dispendio per imparare unicamente cio che concerne la 
coltivazione e la raccolta del riso. 

Air argomento dell' amministrazione rurale si e fatto ser- 
vire con molte mutilazioni ed alcune note la parte seuima 
ed ultima del A^uoco prospetto delle scienze economiche del 
Gioja, stata scritta per V applicazione delle teorie economidie 
alia stima dei fondi, e con essa occupasi quasi Tintero vo- 
lume di cui pariiamo. E qui toma a proposito una seconda 
volta il gia ricordato principio dell' unita dell'umano sapere, 
ma non si puo tralasciare di ripetere che I'arte di cono- 
scere e valutare i terreni e tutt'alra cosa che 1' ammi- 
nistrazione rurale, la quale, nel senso comunemente ricevuto 
e praticato, e il metodo disgiunto dalle operazioni tecniche, 
con cui ogni proprietarlo tiene registro delle cose sue 
quando non lo affidi ad un Castaldo j metodo tanto estraneo 
air agricoltura quanto 1' occupazione del merciajuolo dal- 
r arte di trattare i metalli e la spola. Questa piu precisa 
dichiarazione in che conslsta 1' amministrazione rurale era 
Indispensabile per non generare una confusionc d idee , 
e ci pare ben giustiiicata dal solo titolo dei capitoli che 



OO BIBLIOTEC.V AGRARIA. 

riportlamo a pie di pagina (i) in confronto coi capitoli Jel 
Gioja onde vedasi In die stanno i troncanienti al bel la- 
voro di un tanto scriuore. 



(I) PARTE SETTIMA. 
Jlpplicaziune delle teorie economiche 
alia sllma de' fondi. 

UBRO PRIMO. 

Produzione suscettibile. 

Seeione rr.iMA. 

Circnstame estrinseche che estfndono 

o ristrtngono la produzione. 

Articolo I. 
Clrcostr.nze atmosferiche. 
Capo I. Temperatvira. 

§ I. Azione clella tetnperatur*. 
a. MoiliCcazioni cui soggia- 
ce Ja teniperalura. 
II. Esposizione. 
HI. Uniidlti. 

IV, Azione dei diversi g:as, vi- 
cende dell' atmosfeia , elettri- 
cismo , esalazioni ed altre 
Cause lion ancora Len note. 

Articolo IT. 
Circoslanze tcrreitri. 
Capo I. Comhinazioni favorevoli. 
II. Conibinazioni contrarie. 
III. Corabinazioni che possono cs- 
sere favorevoli o contrarie. 

Seziokf. seconda. 

Cireostanze intrinseche che accrescono 

o ristringono la produzione. 

Articolo I. 
Qualita delle terre. 
Capo I. Oaservazioni prellniinari. 



II. InOue 
produz 



III. 



del terriccio 
le suscettibile. 
deir argilla 



Infli 

produzione suscettibile. 



uUa 
sulla 
sulk 
sulla 



IV. InHuenja della sabbia 
produzione suscettibile. 
V. Influenza della calce 
produzione suscettibile. 

VI. Influenza della profondita del 
suolo eulla produiioue su- 
scettibile. 



LIBRO PBTMO. 

Produzione suscettibile. 

Sezione I. 

Cireostanze estrinseche che estendono 

o restringono la produzione. 

Articolo I. 
Cireostanze atmosferiche. 
Capo I. Temperatura. 



II. Esposizione. 

III. UmiditA. 

IV. Azione dei diversi gas, ti- 
cende dell'atmosfcra , eletlri- 
ci^mo , esalazioni ed altre 
cause nou ancora ben note 

Articolo II. 
Comlinazioni ierrestri. 
Capo I. Combinazioni favorevoli. 
II. Comljinazioni contrarie. 
ill. Combinazioni che possono es- 
sere favorevoli o contrarie. 

Sezione II. 

Circoslanze intrinseche che accrescop,a 

ristringono la produzione. 

Articolo I. 
Qualitii delle terre. 
Capo I. Osservazioni preliminnri. 

II. Influenza del terriccio sulla 
produzione suscettibile. 

III. Influenza dell' argilla sulla 
produzione suscettibile 

IV. Influenza della sabbia sulla 
produzione suscettibile. 

V. Influenza della calce sulla 
produzione suscettibile. 
VI. influenza del suolo sulla pro- 
duzioue suscettibile. 



BIBLIOTECA AGR.VRI.V. 67 

Ora faremo an cenno anehe delle glosse e note npposte 
a detto lavoro del Gioja ; ed in prima credianio cU noa 
aver per huono il rimprovero fatto al Gioja stesso nel- 
Vavvcrtimento al Icggilori posto in fronte al volume di avere 
introdotto nel suo Prospetto delle scicnze economiche una quan- 
tita di esempi pigliati la maggior parte didl'Inghilterra, da'.la 



Articolo it. 
iTetodi per conoscere le qualicii 
delle terre. 
Capo I. Osservazione. 

§ 1. Proiluzioni spontanee. 

2. Colore del suolo. 

3. Odore del suolo. 

4. Sapore del siiolo. 

5. Qualita tatlili. 

6. Bletodo da seguirsl nel- 
1' esame agroiioniico. 

7. Notizie ulleriori. 

B. Cenuo sulle esjtensioni. 
II. Speriraunti. 

5 I. Blodi per conoscere il ter- 
riccio. 
2. Modi per conoscere le 



Articolo II. 
Metudl per conoscere le qualita 
dcHe terre. 
Capo I. Osservazioue. 



II. Esnerinienti 



CEZIOKE TEPZA. 

(fiialita e quanlita del prodotti. 

Articolo I. 
Prodotti vcgetabili. 
Capo I. Confronto tra I.i produzione 
in piano orizzont.de e l.i pro- 
diizifiue in piano inclinato. 
IF. Grani c biade. 
5 I. Qualiti. 

2. Quantita dci prodotti. 
III. Boschi. 

J I. Utiliti e necessiti dei 
boichi. 

2. Specie de' bofchi. 

3. Andjmento del la jirodu— 
zione boscliivn. 

4. CauiC rhe licliieggono va- 
riaiioni nell' epoca dei 

- tagli. 

5. Influenza dell'interesse del 
proprietario sulle epoch* 
de' tagli. 

6. Continuaiione dcllo stejjo 
argoinento. 



Sezione III. 
Qualita, e quantita dei prodotti. 

Articolo I. 
Prodotti vegetabii. 
Capo I. Confronto tra la produzione 
in piano inclinato • la pro- 
duzione in piano orizzontale. 
II. Grani e biada. 



III. Bojclii. 



5S 



BtBLIOTEOA AGRilRIA. 



Prussia , dalt America , dalla Cina , e poco o nulla appUcabili 
alle circostanze tiella nostra agricoltura. II Cioja non intese 
a comporre un libro provinciale, ma un libro che conte- 
nesse, diremo cosi, le formole general! della sclenza econo- 
mica deir universo , le quali formole maggior luce scienti- 
fica dovevano spargere quaato plu numerose erano le loro 



K 7. Quantita della materia li- 

gnosa , in ragione della 

qaalita de' terreni e del 

periodo dei tagli. 

S. Qualita della materia li- 

gnosa. 
«). Contiuuazione dello stciso 

argomento. 
JO. Norme per le etime dei 

boschi. 
II. Continoazione dello (teiM 
argomento. 



jUticolo tf. 






jKTieaio It- 


Prodotti animali. 






froduzioni animali 


Cap* I. Qaadrupedi. 

$ I. Yacche e buoi. 




Capo I. 


<jaadrup«d>. 


». Scrofe e porci. 
3. Pecore. 








4. Riassunto dell' 


anno in 






prodotti animali. 
II, Continuaziono dello ttcsso ar- 


II. 


Continuazion* d«11a 


gomento. 
III. Insetti. 




111. 


gomento. 
Insetti. 


USRO sseoNDO. 






tlBRO 17. 


Spete. 






Sptte. 



AjtTieoLo I. 
Spese primitive. 
Capo I. Osservazioni generali. 
II. OsserTazioni particolari. 
J I . Stromenti. 

A. Bestie da lavoro. 

3. Sementi. 

4. Continoazione dello *tOM« 
argomento. 

AnTieoLO 11. 
Spese di coltivaiione. 

Capo I. Osservazioni generali. 
I 1. Lavori. 
«. Foragji. 



AsTrcoio I. 
Spete primitive. 
Capo T. OsserTaiiont ganerali. 
II. Otiai'TaxioBi particolara. 



JtrreoLO II- 
Spelt di caltipaiione. 
Capo I. OMarTaiioni gcawali. 



BIBLIOTECA AGBABIA. 69 

applicflzhr.ni a* rasi prlvati , le cui particolarita egll tolse, 
la dove meglio gU apparvero descritte. Da questa osserva- 
zioae potrebbesi trarre motivo di cbledere al compllatore 
della Biblioteca agrarla se egli la destini alia sola alta Italia, 
od a quale altro circondario geografico. In qualunque raodo 
egli risponda, agevole sarebbe a chicchessia il trovare ia 
quella compilazione meade ben piii rimarchevoli del genere 



} 3. Concimi. 

4. Legoami e piantagioni. 
i. Irrigaziooe. 

6. Biparazioni. 

7. RlnnOTazioni di bestia. 

5. Direzioue de' lavori. 

^. Impostc Dazionali e eo- 
manali. 

10. Intcresse delle tpese tn- 
nuali. 

1 1 . Intereise della speia pri- 
mittTa. 

13. Dcduzioni per inforton). 
Cap. II. OsMrTazioni particoUri. 
} I. Primo esempio. 
3. Serondo esempio. 

3. Terzo esempio. 

4. Quarto esempio. 

TJsno TEnzo. 

Mhultati de' llbri antecedtnti-, relativi 
alia itima td al valore dei fondi. 

SczioMB rilHA. 
JUfiessieni tulle ttime de' fondi. 
Capo T. Suieettibilita de* fondi. 

II> CoDtinuazione dcllo ttoso ar- 
gomeato. 
III. Spese. 

SEZtOHB tECOHDA. 
SifltsiieHt >ul valore de' fondi. 

Capo I. Modi per dcterminare il va- 
lor*. 
IT. Circostanze ctie influitcona 
•ul Talore de' fondi. 
J I. Circostanze farorCToli. 

5. Circostanze contrarie. 

3. Circostanze ehe possons 
•ssere faTorcroli o con- 
trarie. 
III. Vicende nel prcico de' fondi. 



Cap. II. OMarraaioni pattieolarh 



Biiuleaei de' liiri antecedtnti, ril*ti*i 
al valore de' fondi. 

Seziouc I. 
Sifiessioni sulle itime de' fondi. 
Capo I. Siiscettibiliti de' fondi. 

II. Continuaziona dello (teuo ar- 

gomeuto. 
III. Spne. 

Seziobe it. 
Rijlestione sul valore de' fondi. 

Capo I. Modi per dcterminare il Ta- 
lore. 
II. Circostanze ehe inllaiacoa* 
•ul Yalore de' food). 



III. Vi'ende ■•! pitzze At faudi. 



()0 BIBLTOTECV AGR.VRIA. 

dl qnella apposta al Cioja. Non vogllamo con ci(!> scemarc 
il nierito di delta compilazioue, lua soltanto accennare 
r indeciso confine del suo piano, e la difHcolta di condnria 
in inaniera vcrainonte utile al pnbblico e corrlspondente 
al suo titolo. 

Poco impoi'tanti, o meno esatte sono le note del com- 
pilatore , sparse qua e la intorno alle dottrine del Gioja 
(e queste note avrelobero doviito essere in qualclie msniera 
distinte dalle tante die colla medesima collocazione a pie 
di pagina spettano all' insigne autore del testo) : in confer- 
ma ci fermeremo sopra alcune di esse. 

I." Parlando del climi il Gioja dice che tutta la sponda 
meridionale dell' Adda e coperta di vitl, vientre sulla sponda 
opposta non crescono se non se i castagni. QuesCo deve in- 
tendersi , sogglnnge la nota a pag. 2S, dei luoghi, ove I' Adda 
corre da levante a ponente , non del suo corso verso inez- 
zodi , ncl quale e fiancheggiata di viti dalle due hande. Ma 
ove I'Adda corre verso mezzodi , ossia dal nord a niezzodi, 
noil vi e pill una sponda meridionale; dunque ecc. 

a." Alia pagina 35 si par la della quantita d' acqna di 
ploggia in diversl paesi viportata nel testo compendiato , 
e si cliiude colla sentenza clie jnolto non sono attendihili 
questi fatti annunziati soltanto nella geografia flsica di Kant. 
Dal Kant il Gioja tolse il solo fatto che la pioggia al 
Bengala giunge a pollici cenroventi , e la probabilita di 
questo fatto riferito da Kant snlla fede del Magazzino di 
Gotba e conferniato anclie da fatti dello stesso genere rac- 
colti da Forster e Tardy. Ci splace di non poter airistante 
consultare tale Magazzino Ji Gotba, fonte della notizia con- 
traddetta onde sopprimere ogni xlubitazione su di essa (i). 

3.° Alle pagine 74 e yS con una lunga nota si combatte 
il verissimo principio generale portato nel testo del Gioja 
che il terreno sabbioso secco e mobile riesce tanto piii fertile, 
quanto piu in tutte le sue parti e parallelo all' orizzonte e si 
trova in sitnazione piu, bassa relativainente al paese circa- 
stante. Sarebbe vano Tanalizzare gli argomenti di quella 

(i) Giusta le osservazioni del sig. Adie la quantita di pioggia 
nelTanno 1822 giunse a Bombay a pollici 104 (Edimb. Journal 
of science n." XIX). Nell' isola di Cuba, poeta sotto il medesinio 
parallelo, la pioggia nel i8ai arrivo a pollici i33 ( Eibl. Un. 
AvT, 1829). 



DTr,LIOTEC\ ACRAUIV. 6 1 

not.i nei qnali sembra clie siasi dimenticato die il Gioja 
intese, come e evidentissimo, di affermare che fra due 
teireni sabbiosi a circostanze pari meno V altezza , il piu 
depresso e il piu fertile. 

4.° Alia pagina 339, ad una nota sul consutno dei fo- 
raggi presa da altra simile nota del testo, si fo V aggiunta 
che segue. Domanda Young quanta costi il lavoro di un. 
acre di terreno ? casta , risponde egli , la spesa che si fa per 
nutrimento , ferratura e cura delle malattie dei cavalli per 
tutto I' anno ; per salario dei lavoratori ; per mantenimento 
degli aratri e degli altri strumenti agrarj, il tutlo diviso per 
il niimera degli acri che I'aratra lavora in un anno. Sui ri- 
sultamenti di questi calcoli influiscono il prezzo deUavena, 
la forza e la salute dei cavalli., la stagione piii meno fa- 
i'orevole per i lavori , tutte circostanze assai variahdi. — Ma 
anche rjuesta coda trovasi nel testo, in francese, e rischia- 
rata poi coll' ouimesso esempio numerico. In tal maniera 
si possono far glosse e note con poca fatica. 

Conchiudiamo pertanto che di poco o di nessun lume sono 
le scarse note, proprie del compilatore, aggiunte a questa 
parte del volume , e che sarelilie stato miglior consiglio il 
riprodurre intatto il lavoro del Gioja perfino coi pretesi 
scorsivi errori , che tali non possono dirsi i nei in un la- 
voro di grandissima lena e di un uomo grande. Potevano 
tutt'al piii essere emendati gli sbagli nelle cifre annunciati 
neircr./iO ailetlori, e dimenticati o non osservati poi. Che 
se la relrglosa riproduzione di una si nobile parte del piii 
srandioso concepimento del Gioja non avesse servito al- 
r Ammiiiislrazione rurale a cui la destino il raccoglitore 
della Biljlioteca agraria, avrebbe almeno giovato a spargere 
piii utili lumi sui nietodi di conoscere e valutare i terreni; 
the e, come gia dicemmo, ben diversa cosa delF ammini- 
strazlone ruiale. 

A qualunque buon amministratore rurale riuscira di 
niaggiore giovanieato la parte prima dell' appendice (i) 

(1) Eoconc la divi^ione. 

APPENDlCi:. 
Taete I. 
Masiime gcnerali direttrici di una buona amministraziont rurale. 
If ^1. Introduzionc. 

IJ. Jile.j dcir aoiDiiiiistrazione rurale. — Scopo della uiedesiiiiBi 



6a UrBLlOTECA ACBABIA. 

contenuta dalU pagina 407 alia paglna 5 1 6 usclta tutta inters 
e di getto dalla penna del cavaliere Luigi Bossi con quel- 
le abbandoao con cui un assennato padre di famiglia parla 
in una lunga sera jemale alia sua prima e seconda discen- 
denza che stanno raccolte attorno al domicial focolare ad 
ascoltarlo coUa maggiore attenzione, Anche in questa pro- 
duzione originale il cavalier Bossi manifesta T immensita 
della sua dotirina, una grande abitudine all' osservazione , 
e quel cuore che lo rese caro a chiuuque ebbe la fortuna 
di poterglisi avvicinare. 

La seconda parte dell' appendice con cui si chiude il 
volume consiste in varie module di registrature delle spese 
e dei prodotti di un podere, giusta I'uso dei ragionieri 
lombardi, che non e quello ne della buona lingua, ne della 
piu semplice raaniera di registratura. 

Ci spiace di vedere quelle module dirette ai fattori di 
campagna la cui occupazione in registratura yorremmo li- 
mitata ad un giornale o ad una semplice ed unica prima 
nota scritta di mano in mano del bisogno in linee conti- 
nue ed equidistanti sulla traccia in matita od acque- 
rello, nella quale tutti gli elementi di prodotto o di spesa 
sieno accumulati con verita e buona fede e contraddistinti 



t III. Divisioni natarali dei podcri. 
JV. AmminUtratori diversi. — Fossetsori. — Fattori o agenti di cam- 
pagna. — Campari. 
V. Contratti Livelli — Affitti. — Metzarie. — Massari e pigionanti. 

VI. Coloni in generale. — Abitazioni t'urali. — GiDrnaiieri. — Sot- 

venzioni. 

VII. Bestiami — Attrezzi rurali. — Polli. — Api. 

VIII. Diaposiiione piu opporluna dei terrcni. — Ctreali. — Semina- 
gioni. — Mietitoia. 

IX. Piantagioni Geisi Viti. — Miglioramtnti in generale. 

1. Filugelli o bachi da seta. — Amministraaione della foglia d»' gelii, 
XI. Frati. — . Ricolta del fieno. — Pascolo. 

XH. Vigne Vino. 

Xni. Altri prodotti Boschi e seWe. — Loro gOTerno. 

XiV. Couservazione de' prodotti. — Loro smercio. — Fieie • tncrcati. — 
Esazioni e pagaraenti. 
XV. A vvertiinonii generali. — Tenata de' eonli. — Cunclusiene. 

Pa»ie II. 

Modelll di tavoU per U ttnuta de' eond e per la fornasiane 
d' iir% libr* ditto Proviiciali. 
A T»«rttni« preliminnri. 
JfoduU di icntra i conti pei fattori 4i caiupagnt. 



BIBLIOTECA AGBARIV. 63 

con un tolo numero progrestivo. Un buon fattore deve 
conoscere lo ttato della sua amministrazione dalla sola pic- 
cola sua cassa ; sta poi al ragioniere od al proprietario a 
classificare gli elementi varj della prima nota del fattore 
con qiiell' ordine che piti conviene alia natura , combinata 
coir estensione del podere, e cosi comporre il registro o 
hbro maestro provinclale ; per il che oltre im po' di arit- 
metica elementare a nulla giova la scienza, e basta la 
minima dose di buon seaso e di pratica. 

Finalmente ci ha fatto rnaraviglia grandisslma cio che 
si annunria nel frontispizio del volume, essersi tolto que- 
sto trattato non dalle sole opere stampate, ma anche dagli 
scritti inediti del Gioja. Nessuna cosa d' importaaza ci parve 
di riscontrarvi che gia non sia nelle opere stampate di quel- 
1 insigae economista. E poi cosa notissima che i suoi ma- 
noscritti e stampati e inediti conservansi tutti nell' I, R. 
Biblioteca di Brera, Ora possiarao cou tutta verita affer- 
mare che non mai furono essi consultati da alcuno de' com- 
pilatori della Biblioteca agraria. 



64 



Lcttera del sig. Francesco Qera ai dircttori delta 
Biblioteca italmna. 



Chiarissiini siiiaori Direttori. 



G 



(hi SI presenta altrni colle stampe h una specie di reo 
su di cui tittti haano diritto di decidere , scrisse il chia- 
rissimo Sarcone : percio e sempre a tacersi sulla natura 
del critico o critici. Non so poi esservi alcniio die abbia 
diritto d' immaginare accuse per condannare un tal reo; 
e se ua mio ceasore nel dire intorno al mio Saggio sulla 
trattura della seta (Biblioteca italiana, tomo 53.°, quaderno 
di niarzo pag. agS ) fra altri pensamenti che mi riserbo 
a combattere, se ne permise parecchie, credo aver ogtii 
diritto a reclamo, e 1' imparzialith che devono avere le 
signorie loro non sapra negare un poFto nel loro giornale 
alle seguenti osservazioai dettate con I'ordine tenuto nella 
censura. 

1. Non ho detto della tessitura prima dell' orditura , ne 
la tintura trovasi avanti all' applicazion del mordente, 
qualoi-a non si volesse che prima di parlnre della forma- 
zione dei colori si fosse scritto dell' applicazlone del mor- 
dente. 

2. Non ho detto che si facciano nella provincia di Como 
ooooo libbre soltanto di seta: ma si bene dissi tal quan- 
titativo somministrar dessa del titolo di 2a ai 26 d. , 
cosicche e certo die molta puo averne e ne ha di altro 
titolo, che per nie non venne inclusa nella somma suespressa. 
Inoltre , e potevasi ripeterlo, ho io pure avvertilo non aver 
potuto raccogliere che dati incerti sulla quancita di pro- 
dotto nelle nostre provincie. 

3. Non ho detto che il Piemonte avra forse finito di 
vantare le principali sete nel supposto che i soli Piemontesi 
debljano rimanersi oziosi ed indolenti spettatori dei pro- 
gress! altrui ( lo che sarel^be un senso troppo odioso di 
cui non sonocapace), ma bensi perche dietro i progress! 
fatti in quest' arte in altri paesi si ottennero bozzoli eguali 
ai loro, e quindi mettendovi le stesse cure non ne dovra 
risultare in Piemonte una seta raigliore che in codesti 
paesi. 



LETTKRA, DEL SIC. F. GEUA eCC. 65 

4.. Non lio detto die sulla vendita della nierce sui mei*- 
cati di Londra si rica\a appena , oltre il valor primiiivo, 
I'iniportare delle spcse; cioe questa proposizione del niio 
Censure non puo ne deve risultare dal coiito di vendita 
per me riportato ad esempio, perclie il Censore stesso 
non aveva in esse conto il dato a quo del costo originario. 
Sappiasi poi clie il conto e reale , e che lu iiiolto Incroso 
al venditor cremonese. 

5. Non ho detto che il labbricato per la trattura si 
costrnisca colla romana gvandiosita , ne I'avere ricordato 
di passaggio Tesistenza di nionumenti grandiosi snrti in 
qne' tempi non costituisce un precetto da Imitarsi nel fab- 
bricare una trattura. 

6. Non ho detto che la volta o soflitta del portico o 
galleria si tenga alta piii che sia possibile, perche ho 
detto subito dopo su tal base doversi esegnire le aperture 
del portico stesso. Ora come potranno qneste essere piii 
alte della soflitta a cui dissi elleno arrivare ' 

•7. Non ho detto che i fornelli del sig. J^atti. sieno a 
lodarsi principalmente per la maggiore seniplicita , per nio- 
derato costo e per hisinga di una lunga durata. Li cre- 
detti e vero lodevoli ed economici, ma per i pvegl ora 
accennati ho in vece commcndati principalmente i fornelli 
del Santorini, li descrissi minutaniente, li modilicai in piii 
luoghi , dettai alcuni cenni sulle singole loro parti ecc. 
Di piu ne ho ripubblicato la descrizione negli Annali di 
ogricokura , arli , ecc. che si stampano in codesta citta, ed 
alcune copie ne dlspensai separatamenle a benemerite so- 
cieta ed a distinti trnttori da seta. 

8. Non ho detto dei niolinelli subito dopo del fornelletti, 
ma tien dietro alia descrizione di quelli la descrizione 
AgW apparato a vaporc. Ml e d' uopo accennare anche di 
simili cose, perche si asserlsce dal mio Censore die Tar- 
ticolo e scritto con Tordine per me seguito nell' opera. 

9. Non ho detto, o divisato , di alcuni molinelli ne 
ingegnosamente , come si dice, ne altrlmenti. Scusi 11 mio 
sig. Censore, io non ho mai agognato die mi si attribuisca 
cio che non e mio , ne avra certamente trovato mai delle 
frasi die iudichino questo in uessuno de' miel scrltti. Cosi 
uon so perch' egli dica, die lo accennai soltanto dei nio- 
linelli compostl , nieiUre descrissi 11 molinello piemontese 
tomune , delineai un modo per renderlo piu semplice , e 

Bibl. liiiL T. LV. 3 



66 LETTER A DEL SIG. F. CERA 

diss! pur anclie del molinello fatto con telajo sempllcissimo 
aveiite una tiliera ed un naspo. Ne puo il niio Censore 
acccnnare di piii semplici ? 

10. Non ho detto die la bozzoliera dcbba esser niag- 
giore glusta il titolo della seta da trarsi , la qnantita ecc. , 
ma dissi i< die in generale ha uno spazio diiplice o tri- 
plice del portico ". Ho solo avvertito clie siniili conside- 
razioal possono servir di guida nello stabilirne rampiezza. 

11. Non ho detto dei meccanismi che servono a cono- 
scere i pregi , a piegare e conservare la seta sotto T ar- 
ticolo bozzoliera. II capltolo ha in fronte ddla bozzoliera 
ed altre parti del fahbricalo. Quindi descritta la bozzoliera , 
cogli utensili che in essa si nsano, non pochi paragrafi 
vengono dope sopra altri locali del fabin'icato stesso , e 
di poi ove si tratta della stanza in cui si tiene la seta , 
ivi trovasi la descrizione degli accennati istrumenti. Cosi 
la stufa venne dal raio Censore posta nella bozzoliera, e 
non s' avvide che le parole colle quali diedi principio a 
trattare di essa, chiaraniente gl' indicavano aver compita 
la descrizione della bozzoliera stessa ed esser per passare 
altrove. Di fatti io dissi, pag. 3o6, fuori della bozzoliera 
havvi una stanza nella quale ecc. Ecco il modo con che 
si segue il niio ordine ! ecc. ecc. 

12,. Non ho detto ne tratteimto (*) mai intorno ad una 
niia niaccliina per imballare la seta, ne so come mai mi 
si voglia cio attribuire , aggirandosi il mio discorso sopra 
di una maccliina nsata in varie tratture. 

1 3. Non ho detto che la torba ed il carbon fossile 
sleno la stessa cosa. Che se al secondo venne onnnesso 
per errore di edizione I'articolo, trovansi uello stesso 
paragrafo usate sempre le espressioni questi combustihi'.i , 
queste sostanze ecc. le quali si riferiscono a pin cose e 
non gia ad iina sola ed identica. 

14. Non ho detto che la bozzoliera durante la nottc 
debba tenersi aperta. Cio ho soltanto suggerito pei luoghi 
asciutti , e dettai le relative avvertenze aliinclie di cio non 
abusino i trattori. Snppiasi poi che fuori di Loniljardia 
questo costume in detti luoghi e comunissimo , e quindi 
non era a chiamarsi inusiUito e contrario al buoii senso. 



(*) Noi ju'oduciaiiio la Ko(a tal quale ci e stata trasniefsa : e 
pero evidente che, forse per errore di peaua , il \eibo e nnia- 
eto niancante del suo accusati\o. 



ED OSSERVAZrONI SULLA. MEDESIM A. 67 

1 5. Noil ho detto e quindi ancora nieno soslemito nella 
descrizione dei diversi paesi, clie ovunnue si possa util- 
luente iilare da tre in quattro liozzoli. Basti il dire che 
parlando di alcuiie provincie raccomaadai di trarre dai 
bozzoli soltanto sete rotonde, e fra gli altri liioglii alia 
pag. 177 trovasi « io vonei che si A'alessero ( i trattori 
da seta) del inetodo di Vasco , che a suo luogo descrivo, 
e facessero scmpre delle sete di un titolo inlimo. " 

16. Non ho detto che nelle trattiire a vupore siavi mi- 
nor consLimo di legna , uia bensi ho posto in dubbio 
questo asserito vaatag^io , qnalora si v'oglia fare i con- 
fronti co' fornelli plii economici che abljiamo. Ed e bene 
a niaravigliarsi come nella stessa Biblioteca italiana ( voh 
47 ) , dicentlosi snlla mia arte seropedica o forse sopra altre 
cose che ni' appartengono e non m' uppartengono , sia state 
detto con tiitta assicnranza opporsi ai iniei pensieri sul 
inetodo a \apore T esenipio costante d' Italia ediFraucia, 
cd ora , in \ece di dichiarave il suo sentimento snlla qui- 
stione il mio Censore se ne scheinilsca col cliiedenni 110- 
velle prove. Ecco uno dei casi in cui questi doveva mo- 
strare la sua sclenza , e ribattere o conferniaie qiianto 
dissi contro di Ini su questo punto ed anche in questo 
Snggio istesso. Dicasi pure cosi di molti altri importan- 
tissimi argomenti sui quali niolte son le opinioni , e che 
per me disci.rese, non vennero iiemmeno dal mio Censore 
iivvertite : anzi egli non voile pur entrare nelle qnestioiii 
diverse, cio che era a farsi se I' a more delfarte era quel 
solo che lo indnsse a scriver V articolo. 

17. Non iio detto ne descritto meccanismi di mia inven- 
zlone inservienti alia tortura della seta. II mio Censore mi 
vnole a tutta forza un creatore, nia a Ini ripeto quanto 
dissi poco sopra. 

18. Non ho detto mai di levare i bozzoli dalla caldaja 
nelTatto che si rinnova la torcitura pel danno che soflrono 
lUu-ante questa breve operazione. II mio Censore legga piii 
attentamcnte ove, parmi, credette di trovare tali espressioni 
( V'^o- 4'2 e seg. ) , e torse torse vedra perchc , come, in qual 
modo c di quai bozzoli dissi convcnir levarsi dalla caldaja. 

19. Non ho detto di spegnere il fnoco per estingnerlo 
dei unto; qnpsto vocabolo non ha solo il signilicato di 
smorztire affaito U fuoco , ma bensi anche Taltro di mo- 
dcrarlo ossiii di rcnderlo meno ardent e , meno if\o, ecc. 



68 LETTERS DEL SIG. F. GER.V 

(Leggasi nel Dizionario di Alherd , neir Ortograf. univer. 
enciclop. , ecc. alia rnbiica spegnere. Che cio sia lo pro- 
vano le parole dette uello stesso periodo =:= dopo di che 
si toalie via il fuoco, ecc). II niio Censore che tanto 
iiicate r esattezza e lo studio della lingua non doveva ia- 
correre in simile abbaglio. Mi consola pero die in tutte 
le cose cir egli mi voile iiotare o far dire nessuna eguaglia 
r elogio fatto da lui ad una stufa per soffocare i bachi. 
E poi ancora a ricordarsi che nel citato articolo , ricco di 
neologisnu ., mostro di averla trovata nel mio libro : e cio 
sempre colla solita verlta. 

20. Non ho detto che finlti i bozzoli cominci la lilatrice 
a scopettarli, ma bens'i a scopettarne di nuovi. Non so com- 
prendere come non si voglia leggere , lie iateudere cio die 
pur si vuol censurare ! 

Ne son qneste sole, ne e la prima volta , o diiarissimi 
Direttori , die somiglianti accuse mi si dirigono dal loro 
giornale. Anzi io avrei anche al presence tralasciato di ri- 
spondere direttamente , se il mio Saggio appartenesse rneno 
a me che al celeberrimo prof. Moreiti, direttore della Bi- 
blioteca agraria^ della quale fa e pub far parte. 

Mi rlservo poi a discutere nei sopra citati Annali sovra 
i singoli argomenti di che tratta T articolo , ^lon die su 
quelle note die per avventura far si potessero a queste 
mie osscrvazioni. Intanto ho T onore di dicliiararmi 
Delle loro signorie ill. 

Uniil.° devot." servitor* 

Francesco Gera. 
Pavia, 5 maggio 1829. 

Osservazioni sidla Letter a precedente. 

1. II iiegare i fatti fu sempre il piu facile ed il piu co- 
medo sistema di difesa; ma basta aprire il volume per 
accertarsi che il nostro autore parla a pag. 122,, §S 82, 
83 , della tessitura, dei licci , della navicella, delle diverse 
specie di telai , ecc. ed a pag. laS, §§84 e seguenti, 
deir orditura ; e che dopo aver trattato, pag. 60 e seg., 
non solo della formazione dei colori , ma della loro appli- 
cazione (pag. 78 § 3o), termina T articolo delle tinture 
(pag. 120) esponendo la definizione e I'uso de'mordenti, 
ed aggiungeiido alcune parole sui reattivi. 



ED OSSERVA.ZIONI SULL.V MFDESIAIA. 69 

2. Intorno alia c|uantita di seta prodotta dalla provincia 
di Como il testo contieiie queste nude e precise parole : 
Qufsta provincia produce circa cjoooo libbre di seta da 22 
a 26 dinari: ne il lettore poteva immaginarsi die in un 
capitolo che tratta in generale delle sete dei varj paesi , 
si registrassero le niinori qnantita e si omettessero le mag- 
giori. Ne vale la scusa clie T autore arreca di non avere 
potato procnrarsi die dati incerti, posciadie 1' incertezza 
di essi dati poteva bene indurlo in qualche errore intorno 
ad alcune centinaja di libbre, raa non mai in uno sbaglio 
COS! enonne qnal e qnello di cinque sesti ; oltie di che 
per poca cura die si fosse dato gli sarebbe agevolmente 
riuscito di rinvenire il nuniero esatto. 

3. Anclie qui a plena nostra giustificazione ci bastera. 
trascrivere le parole del testo: Non e gran tempo che que- 
sto regno vanta le sete principali e forse AVRA finito di 
vanlarle, merc'e i progrcssi che fecero e fanno allri paesi 
d' Italia. 

4. So cjuegli ch' egli chiama Censore non ebbe il dato a 
quo, di chi e la colpa se non del sig. Gera •* Egli die si 
estende a dare consigli , ed a suggerlre modelll da segnirsi, 
perciie mai nel suo conto alle diverse spese d' imballag- 
gio, ecc. ila liii indicate non ha premesso il valore della 
seta greggia in Cremona od in Milano' .... Perche la- 
sciar in bianco le spese non nieno rilevanti da lui sol- 
tanto accennate d' interessi della somma di senseria , di 
provvisioni, ed inoltre perche non agginngere il carabio 
di Londra, e poscia fare una somma totale che si potesse 
mettere a fronte del ricavo onde scorgere il guadagno fatto ? 
Se un ragioniere gli preseatasse il conto da lui dato per 
modello se ne chianierelibe egli contento ' Cotale conto puo 
dunque essere reale per lui, perche puo supplire colle 
altre sue niemorie alle reticenze, nia sara sempre per chic- 
diessia un vero enigma. 

5. Egli ci propone i Romani a modello, siccome quelli 
che seppcro dare solidith agli edifizj non colla scelta dei 
materiali, ma nel saper far uso di qualunque specie di 
essi. Ma se i grandiosi nionumenti de' Romani seppero re- 
sistere alT urto de' secoli , cio devesi in gran parte alia 
<iualiia dclle materie adoperate. Rimane adunque a deside- 
rarsi che raiitore ci riveli il secreto di costruire coi ma- 
teriali romuni, edifizj d' una egualc solidita. 



yO LETTERA DEL SIC. F. GER V 

6. Dicemmo, e ripetiamo die sarebbe stato cT nopo ar- 
vertire cbe la volta o sofFitta si teaesse nita pin cbe fosse 
posslbile, perocche da quanto accenno T aiUore nella sna 
opera, § 287, la sommitd dedi archi ddle aperture ddla lure 
dover arrware alia soffitta , e da quanto agginnge nella sua 
lettera su tal base doversi eseguire le aperture del portico 
stesso , non ae segue ch' egli abbia indicato, come pur 
avrebbe dovuto, die si debba dare alia soflitta o volta 
nn' altezza conveniente alio scope , trattandosi soprattutto 
deir erezione di una nuova filatura ; perocche la soinmith 
degli arclii delle aperture potreljbero pur arrivare , come 
vuole I'autore, alia soffitta, seiiza die questa otteaga Tal- 
tezza die si conviene. 

■7. L' autore parlando delle diverse fogge di fornelll di- 
chiara, p. '240', die in quelli del Rattl si mette a profitto 
tutto it calorico svolio dal corpo die si mette ad abbruciare, 
e poiche c|uesto e lo scopo principale a cui tendono i di- 
vers! miglioi'amenti , pareva die colle parole qui riferiie 
egli desse ai fornelli d^l Ratti sopra d' ogn' altro la palma. 

8. II paragrafo die contiene la descrizione delPapparato 
a vapore comincia colle parole : II fornello apparato prnid- 
pale , ecc, la difficolta che qui I'autore ci muove cade dun- 
que da se^, purche egli sostituisca alia parola forndletti, 
la parola fornelU die noi abbiamo rcalinente usata nel no- 
stro estratto. Del resto poiche nelP opera del sig. Gera , 
scritta con una mirabile regolarita , V apparato a vapore 
torna di nuovo in canipo a pag. 388, avevamo riserbate 
a quel liiogo i nostri riflessi suU' utilita di quell' inven- 
zione. 

9. Ci lirnitiamo a riferlre le frasi usate dalT autore, le 
quali ci avevano indotto a credere ch' egli si attribuisse 
r invenzione di diversi meccanismi , alcuni de' quali ci 
parve di poter qualificare per ingegnosi. 

Pag. 279. Tutto esperito e tutto iudarno ( intende dei 
meccanismi immaginati da altri autori ) peofosi nel 1825 
all' I. R. Jstituto in Veiiezia una macchinetta ecc. 

Pag. 281. Sopra queste due cstremitd, trovansi i fori ai 
quali 10 vORBEi die venissero innestuti altrettantl globetti di 
porcellana di Reaumur. 

Pag. 284. Sara forse con quest' aggiunla (d'un sifone) 
che avremo delle macdnne capaci ecc. lo sarei troppo Fon- 
TVNATO se questo dovesse avvenire ecc. 



ED OSSERVAZIONI SULLA. MEDESIMA. 7 1 

Pag. 317. Era d' uopo cercare un mezzo die fosse piii 
comodo . . . eccolo . . . alia cassa si levano prina i due terzi 
superiori che facemmo dlvisa, ecc. 

Pag. 412. Oggi poi che ho svggerito il sifone di vc' 
tro , ecc. 

Pag. 414. Dettai poscia i migliorainenti che potrebbonsi 
adottare. 

Pag. 417. QuESTO meccanismo per me modificato parnii 
molto migliore d' ogni altro. 

10. L'aatore, pag. 3o3, cosi s' esprirae : La bozzoliera 
sara tanto piii grande quanto che il trattore vorrd formare 
delta seta da 30, 3o, 40 e piii dinari, trarre per un 
tempo piii o meno lungo , od anche in alcurd giorni di pri- 
mavera. In generale ha poi uno spazio duplice o triplice del 
locale delta trattura. Ora qual cosa deve servire di norma 
air ampiez7,a della bozzoliera, se noa e la quantita de' boz- 
zoli che vi si debbono collocare? Ed il niodo di avere 
questo date, qual altro sara che il numero de' fornelli , ed 
il coasiuno giornaliero de' bozzoli ? 

11. Noi siaino sempre della medesima opinione che I'au- 
tore abbia abbandonato 1' ordlne naturale delle niaterie al- 
lorche sotto 1' articolo che ha per titolo Delia bozzoliera ed 
altre parti del fahbricato coUocb la descrizione degli stro- 
meati che scrvono a piegare e conservare la seta. La 
stufa air opposto , di cui si parla sotto questo medesimo 
articolo , era realmente al suo luogo , ed egli s' imaiagina 
ua' obbiezioiie die da noi non gli venue fatta. 

12. Veggasi cio che s' e detto sotto il n.° 9. 

I 3. Ammesso l' errore di stampa nel snpposto articolo, ci 
basta che l' autore non abbia nulla a ridire su qnaiito abbia- 
mo esposto contro di lui intonio all' nso del carbon fossile. 

14. Noi igaorianio che fuori di Loinbardia i'uso di tener 
di notte aperte le bozzoliere sia comuiiissimo; avreinmo 
percio desiderato che I'aiitore ci avesse messi a parte di tale 
sua erudizione coll' indicarcene i hioglii;, a noi basta pero 
il sapere per una lunga e costante esperlenza , che i boz- 
zoli non ricevono alciin d;inno dalla siccita, che lo rice- 
vono grandissimo dall' umidita se ad essa vengano esposti, 
e che non ]Jotrebbe in \erun modo essere ad essi utile 
quell' alternaiiva dell' asciutto nel giorno e dell' umido nella 
notte. Ne crediamo che alcuni de' filandieri Lonibardi, i 
quali usarono ed usano tuttavia di filare anche in prima- 
vera i bozzoli dell' anno antecedente senza accorsrersi di 



'72 I.r.TTKRA DEL SIG. F. GERA. 

vernii progliKlizio, sebbene quest! abbiaiio avnto tempo 
di asciugai'si assai , siano per appigliarsi a tale di liii sug- 
gerimento. 

1 5. L'autore dice a p. 884 che dalla scelta dei bozzoli 
molto dipende la qualita della seta : certo c!i' egli qui iii- 
tese di dire dalla qualita dei bozzoli, poiche nel linguaggio 
dell'arte per scelta vuolsi iiitendere il distinguere la qua- 
lita , non lo sceverare i buoni dai cattivi. Si fa poscia a 
proporre che iii una filanda, p. e., di quaranta fornelli la 
meta debba lavorare una seta sopraffina ecc., dieci una piu 
rotonda, e gli altri lavorar quella d' inferiore qualita. Non 
e egli questo un generalizzare il precetto , applicandolo 
a qualsivoglia filanda •, e non solamente nn asserire , ma 
ben ancbe uu consigliare clie in qualnnque luogo abbiasi, 
anzi debbasi lilare da tre in quattro bozzoli ? Ne osta 
cio ch' egli accenna nella descrizione delle sete di Mantova 
a pag. 1775 perocche il precetto dato di sopra e generale: 
cio che dice di Mantova vuol essere inteso come una cosa 
particolare , un' eccezione. 

16. Dopo di aver asserito tanto nell' opera di cui si 
tratta , pag. 388, quanto nella sua arte seropedica che 
r introdotto uso del vapore ci apporta pure dei risparini reali 
circa al combiistibile , ed aver ripetuto a pag. 388 ed ag- 
giunto a pag. 389. Dunque ritengo per dimostrato che il 
metodo a vapore apporta. qualche vantaggio ( prima erano 
risparmj reali, ora e un qualche vantaggio) nell' econo- 
mia del combustibile , protesta nella sua lettera di non aver 
parlato in cotal tenore, ed anzi dopo tali chiarissime pa- 
role pretende d' aver soltanto posto in dubbio questo asserito 
vantaggio, e ci punge per che non siamo entrati in rilievi e 
confutazionl maggiori, che far si potevano su tutto cio che 
egli scrisse e massime per rispetto al vapore. Ma con qual 
opinione poteva egli parlare in favore della recente appli- 
cazione di esso vapore alle filature, se di primo slancio 
a pag. 1 5 della sua opera a chiare note dichiara essere 
questo metodo da sbandirsi? Ma poiche il sig. Gera c' in- 
vita a trattare piii difi'usamente quest' argomento ed a ri- 
battere cio ch' egli scrisse contro il compllatore dell' arti- 
colo che fu inserito nel vol. 47, pag. 463 di questa Bi- 
blioteca , diremo prima di tutto che non gia Gensoul, come 
erroneamente si asserisce a pag. 14 del Saggio , ma bensi 
BioUey fu quegli che venne chiamato a Milano dai si- 
gnori Porro Lnmbertenghi e Robaglia , onde assistere alia 



F.D OSSERVAZrONI SULL.V MEDESIMA. J?> 

costrnzione e mettere in opera il nnovo apparecchio ; che 
ai solo Latnbertenglii venne allora aggiuciicato il preiiilo della 
medaglia d'argento (i)', a! quale congiuntamente al sig. Ro- 
baglia fa rilasciata la )->atente di privativa , noa gia ai 
fratelli Brnni , ai qnali t'a dai snddetti posteriorinente ce- 
duta ; che solo alcuni anni dopo i Brnni ottennero nuova 
patente di privativa, ed uii premio dell" Istltuto non per 
r introduzione, ma per alcuni perfezionamenti apportati 
alio filande a vapore, ai cjuali avendo avuto parte il mar- 
chese Cusani, fu esso pare decorato di special premio. 
Rettificate queste piccole inesattez/e, Aeniamo al panto prin- 
cipale e vediamo come si possa sostenere la strana e gra- 
tuita sna asserzione che il Piemonte quasi tutte clistnisse le 
sue tratture con questo metodo eseguite. A tacere delle altre, 
noi conosciamo le filande, da lui stesso mentovate a pa- 
gine 1 86 e 187, di Gahaldoni e di Palestrini a Mede , e 
di Gazzaniga alia Stradella , le qaali sono certamente a 
vapore, le due prime corrette, la terza fatta nuova da 
Leoaardi :, ed il loro prodotto e sift'atto da incoraggiare I'in- 
troduzione del naovo metoflo. 

Nel nostro regno poi ci si faccia conoscere di grazia 
una sola almeno delle lilande nella quale il metodo sud- 
detto, introdotto dapprima, sia poi stato abbandonato. /< Nel- 
" r apparato a vapore, segue il nostro avversario, presto 
" cominciano le spese , e vanno sempre progredendo sino 
" al 3o.° o 40.° anno; nel quale conviene rinnovarlo presso 
" che tutto. " E qui conviene intendere cli' egli parli delle 
spese di riparazione : che esse poi vadano sempre progre- 
dendo e che superino di gi-an lunga quelle occorrenti nelle 
filande a fuoco . e cio che rimane da provare. Basti qui 
il riflettere che il levare e rimettere le bacinelle anche 
per esaminare ed aggiustare i fornelli , i condotti del fumo 
ed ahri accessor] , importa un annuo dispendio, il quale 
coi tavolini applicati al vapore viene del tatto risparmiato. 
Su qual fondamento poi potrebbe mai asserirsi che al 3o." 
o 40.° anno debba rinnovarsi T apparecchio, se i primi 
eseguiti nel nostro regno non contano ancora 1 5 anni di 
data? Noi abbiamo quest' anno visitata una delle piu antiche 
filande a vapore introdotte fra noi, ne vi abbiamo potuto 
trovare alcan indizio della supposia ossidazione e distruzione 

(i) Non quelio della meda^lia d' oro , coaie per errore venne 
asserito negli Annali di tecnologia, vol. VI, pag. 21. 



^4 LETTERA r>Kr. SIC. F. CER \ 

del metallo prodotta dal vapore , die e quanto dire dal- 
r acqua para e distillata. Sara forse vero clie per qnalihe 
circostanza particolare il cav. Coniello presso Bassano abbia 
do\'Uto rinnovare il sao apparato: intanto Tha rinnovato noii 
isbandito, il clie viene a diinostrare cli'e^li e persuaso del 
vaataggio di cotal metodo. Dalla prima di dette niacchine 
che gia accennammo erettasi alia cascina Lamberteaghi nel 
i8i5 a qaesta parte qiiaiite correzioni ed aggiiinte, quanti 
raigliorainenti noa si sono niai iinmagiaati? Potra il sig. Gera 
essere certo clie altri e maggiori perfezioaamenti noii si 
possano immaginare in avvenire ? Ai iiostri Leonardi poi, 
ed ai nostri Brnni noii mancaiio le commissioni, ma pint- 
tosto manca il tempo per eseguirle , si clie fino ad oggi 
eglino molte ne costruiscono oga'anno, ed in Lombardia 
ed al di la dell'Adige ancora , e per qnanto dica il signer 
Gera pare che non correranno rischio di mancarne in avve- 
nire. — Da ragguardevolissimo filandiere fnmnio assicurati 
die sessanta fornelli a vapore consnmarono al giorno cen- 
tinaja 18 di legna per la filatura compresovi anclie T oc- 
corrente alimento per la stnfa , il qiial calcolo e appog- 
giato a dieci anni di non intenotto esercizio ; mentre colla 
filanda a fuoco occorse fin adesso poco meno di mezzo 
centinajo di legne per ogni fornello al giorno, oltre la por- 
zione die dovette servire per la stufa. 

Col metodo a fuoco non abbiamo sempre un costante 
regolatore pel faoco stesso a fornello per fornello , oltre 
la perdita delle legne, die e inevitabile allorche debbesi 
ridnrre alia dimensione del fornelletti. 

Ne deve ommettersi la maggior proprieta e polizla che 
si ha nel locale delle filande a vapore, e la salubrita poi 
di qnanti vi lavorano per entro. Qnanto alia qnantita della 
seta ricavata, non si scorge e vero una notabile difFerenza 
fra i due metodi, ma questa e ben notabile quanto alia lu- 
centezza , al colore e alFintrinseca qualita della seta. II va- 
pore che di continuo dal piii al meno entra dai tnbi nelle 
bacinelle fa si die T acqua rinnovandosi si mantenga co- 
stantemente piii limpida , lo che non ottiensi coi fornelli 
a fuoco. L' esser tolto ogni pericolo di fumo, allontanato 
il polverio che la cenere ed il trasporto delle legne pro- 
ducono , materie entrambe che di leggieri si attaccano al 
filo umldo nell'atto che avvolgesi e trovasi snl nnspo , van- 
taggi sono tutti che concorrono a dare migliore lucentezza 
ed eguagUanza nel colore. La concozione della seta sembra 



ED OSSERVAZIONI SULLA MEOESIMA. ^5 

essere piii perfetta, giacche essa riesce migliore alia tiii- 
tura , e masshne nei piu dilicati colori; e le niaestre e 
Taspiere meno distratte attcuiler possoiio assai nieglio al 
dover loro, ed alia maggiore precisione e seguentezza del filo. 

17. Qiiauto alle iiivenzloni che il sig. Gera vuole che 
da noi gU sieiio attrlbuite gratuitamente, veggansi i passi 
riferiti sotto 11 num. 9. Aggiuiigeremo qui soltanto quello 
che avremmo dovuto accennare in allora , cloe che non ci 
aggrada la sua massima, p. 419 <• di torcere le nostre sete 
» quanto che non arrivi a togliere la durata della croce 
» ( per ) un piccolo groppicino causato solo talvolta da 
" una breve e seinplice dnphcatura della hava nell' atto di 
" mettere un liozzolo in azione " e cio perche stabilisce 
la continuita come un pregio della seta. 

Ma a questa qualita ( che in termine delFarte sarebbe 
meglio chiamata seguentezza ) pare a noi che debba in 
generale andar innanzi la maggior nettezza e quindi la 
maggior sanita del lilo. E T au'ore stesso poco dopo sem- 
bra venire nella nostra opinione dicendo: quanto maggiori 
o piu aciUi sararaio gli aiigoli formati dalla croce , tanlo 
maggiore sard la loro azione, e piii lucida sard la stta, e 
doveva aggiiingere e tanto piii sana. 

18. Le espressioni come intercssi di levarli (i bozzoli ) 
dalla caldaja toslo die il filo si rompe percli'e ecc, sono del 
tutto inesatte, e conveniva indicare che rompendosi cotali 
fili, sia o no nel tempo della torcitnra , avessero a levarsi 
quando la maggior parte de' bozzoli fosse terminata, per- 
che altrimenti facendo ne risulterebbe V inconveniente da 
noi esjiosto. 

If). II significato di spegnere per rendere meno ardente 
ci sembra assai dubbio: la Crusca lo esclude, e rAlljert: 
che lo reca non lo sostiene con alcuno esempio. Noi ne 
citeren)o uiio d'autor classico che prova in vece il contrario : 
« Benclie non si vegga onde o da qual vena 
" Venga Facqua che il fuoco spenga in parte 
" Aniore ha pur no\e versuzie ed arte. " 

( Lor. de Medici, Cant. 5. ) 
Se spegnere volesse dire smorzare in parte, il secondo degU 
allegati versi conterreblie un non lodevole pleonasmo. Ma 
comunque sia , sono sempre da fuggirsi nelle opere dida- 
scaliche . ed in quelle specialmente che servlr dehbono alle 
persone meno colte, 1' uso di vocaboli inusitati oppure di 
doppio senso. 



76 LETTERA DEL SIC. F. GERA. CCC. 

L' autore poi va Inngi dal vero se suppoue die nel 
suo libro siasi da noi coiidaniiato V nso di frequenti neo- 
logism!, i qnali sono indispensabili nel trattare delle arti, 
e soprattntto d' u 11' arte in gran parte moderna, come e 
quella della filatura della seta. L'' esattezza e lo studio della 
lingua che gli abbiamo raccomandata e gli raccomandiamo 
di nuovo riguarda la sintassi , la quale e necessaria tanto 
nelle opere letterarie quanto in quelle che trattano delle 
scienze e delle arti. Per meglio far intendere a che cosa 
miravano le nostre critiche avevamo creduto che bastassero 
i pochi periodi tolti dal libro del sig. Gera e riferiti in 
nota, nei quali gli errorl di lingua sono per se stessi evi- 
dent! ; ma sul nostro esemplare ne avevamo segnato un 
gran numero d' altri di egual conio; come per esempio i 
seguenti : 

lo non descrissi poi a dilungo che quegli apparad di cui 
i trattori fanno generalmente costruire dal piii vlcino muratore. 

liuggero re di Sicilia fece parecchi sbarchi delle sue 
genti in Atene , Corinto e Tebe (qui T errore e di geogra- 
fia : Tebe non fu niai citta marittima, ne dopo il diluvio 
d'Ogige, alcuno ha mai navigato sul territorio della Beozia). 

Un nuovo istromento venne perb a conoscere questo pre- 
gio nella seta ( cosa portentosa, un istromento dotato d' in- 
telligenza ! ). 

IVon saprel precisare il quantitativo delle sete che pro- 
duce r Italia , ma le nozloni che si possono avere ( al no- 
minativo nozloni manca il verbo), seinbra che ne produca 
dinari , ecc. 

Ill questo esame ho segnito I' or dine che il dotto signor 
Carta tenne nel suo Manuale di geografia moderna die gode 
ineritaniente il suffragio dei dotti , e che fralle belle ed estese 
nozioni di cui e a dovizia fornito , trovasi spesso annovcrnto 
il prodotto della seta ( il relative che domanda un verbo 
che lo sostenga ). 

20. Bisogna quindi fatta una scopettatura aspettare che 
la trattrice termini quasi i suoi bozzoli, e poi metterLi nel 
vaso e consegnarglieli subito. Cosi nel testo a pag. 433, 
eve per togliere T equivoco era necessario avvertire in una 
nota che quel li non si riferisce at suoi bozzoli, ma ad al- 
tri bozzoli nominati in un precedente periodo. 

In verita ci sembra che il volere divenlre autore prima 
d' avere apprese le regole della sintassi sia la stessa cosa 
che il tessere prima d' ordire. 



77 



APPENDICE, 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Hlstolre nalurelle dcs Mammiferes avec des figures 
originnles colorices , dessiuees dapres des animaux 
vivans. Par BIM. Geoffroy- Saint -Hilaire et 
Freder. Cuvier. — Paris, i8 18-1829 ( i."* ediz. 
in gran fog-, a." in 4." ) (i). 

Oiseaux du Cabinet du Roi puhlie par MM. Vieillot 
et Ovdart. — Paris, 1819-1827. — Planches co- 
loriees d' oiseaux, etc. Par M. Vieillot. — Paris. 

Histoire nnturclle des Puissons par M. le B.""" CuvlER 
et par 31. Val'^nciennes. — Paris , 1828-29 , 
I.' ediz. in 8.° con fig. col. (2). 



1 



mammiferi, per la primnzia loro, soffermarono seinpre 
in particolar guisa V attenzioue dei naturalist!. Cio uoa 
pertanto tU gravi errorl eel inesattezze ridondano tutte le 
opere noii receatl che trattano la loro storia. Le figure di 
questi animali o perche desunte da spoglie guaste o mal 
preparate , o perche da incsperta e fors' anco capricclosa 
mano scorrettainente eseguite , non si possono considerare 



(i) Delia prima di qiieste due niagnificlie edizioai , veraraente 
degna delle graiidi BiI)lioteclie , si oono sinora pubblicati S() fa- 
sciculi. Se ue conserva uu bellissiiiio eseniplare nell' I. R. Biblo- 
tcca di Brera. 

(a) Di questa edizioiie non nieno bella dell' antecedente, quan- 
tiinqiie in 8.°, sono finora pervenuti all' I. R. Biblioteca di Brera 
due volumi colle tavole egregiamente miniate , alciuie iu foglio 
altre in 8.° 



-8 , A P 1' E N D 1 C E 

sovente che cjuali abbozzl assai imperfettl. Le descrizioni 
de' inedesimi uial corrispondono esse pure noii di rado alia 
realta , perche,oltre alle iiiesattezze c!ie poterono derivare 
dallo stato di alterazioiie degl' individni sui quali caileva 
Tispezione, non si seppero senipre cogliere con aggiusta- 
tezza i tratti caratteristici delle slngole specie, male ne 
vennero espresse le difl^erenze , e ne risaltarono per coii- 
se<^ueiiza ainbignita , sconce confiisioni. Aggiuugasi che 
molti non essendo al)ilitati ad avere innanzi agli occlii 
tutte le specie di cui imprendevano a fornire una descri- 
7,ione apparentemente nuc^va, come meri copistl , togliendo 
caratteri da piii descrizioni discordi , e fors''anclie appar- 
tenenii a diverse specie ( ingannaii dalle sinonimie ) com- 
posero libri descriventi, in molta parte, esseri immaginarj 
o mostri. Le grandi variazioni cui vanno soggette il piij 
delle specie inammifere col variare*di eta, costituiscono 
un' altra sorijente d' inesattezze e di errori , avvenendo die 
si pi<Tlino qualita incostanti per caratteri specilici. Burton 
stesso , ingannato da diversita di tale natura , moltiplico 
sino tre volte diverse specie. Alcune d'altronde hanno tanta 
somii^lianza tra lore die sarelibe impossibile distingiierle 
coUa sola descrizione ; cosi a questa deve andar senipre 
associata un' esatta tignra colorita : ogni lingua, per quanto 
ricca di vocaboli , trovasi pur troppo inctta ad indicare 
con sufficiente esattezza le forme ed il colorlto degli ani- 
niali, e dei mainmiferi in ispecie. Per ottenere pertanto una 
storia naturale dei mammiferi scevi-a di graadi mende dal 
lato delle iicure e delle descrizioni, egli e d'tiopo sottoporre 
diversi loro indlvidui vivcnti ad una protratta osservazione. 
La possibilita di cio conipiere non si pno rinvenire die 
entro ad un ricco parco. Ivi e dove si possono seguiie le 
uioditicazioni die T eta induce snccessivamente •, paragonare 
le specie piix soiniglianti die allignano sovente in contrade 
molto disparate, e determinartie le piii leggieri differenze. 
Il celebre parco di Parigi ha ofFerto ai signori Fcderico 
Cuvier e GeofFroy Saint Hilaire T opportunita d" istitulre 
le convenienti osservazioni sopra tin numero assai grande 
di specie, ed appunto coi risukainenti ottenuti , per un 
ragguardevole periodo di anni, in quel recinto eglino hanno 
estesa la storia naturale dei mammiferi , non Iia guari con- 
dotta a compimento. — ^gi^i animale vi si vede rap- 
presentaLo in prolllo, perche in questa posizlone si puo 



F iRTE STRANlERA. -() 

uieglio rilevare 1' insienie delle forme e la fisonomia : se rie 
da poi anclie una liguia di faccia allorquando si repiua 
necessario di osservare cosi raniniale per meglio cono- 
scerlo. la cjnanto alia descrizione , s' insiste particolaruicnte 
sui caratteri specilicii \ale a dire siille speciali parti (detla- 
gli) dcgli organi di mandncazione, dci sensi, del nioto e della 
gencrazione; siiUa natura ed i colori dei peli , e sulle par- 
ticolariiii clie oflYono per avventura grintegunienti. Si espone 
in segnito qnanto si e osservato sull'uso degli orgaai , ne si 
omuielte di riportare que' fatti die si soiio potuti raccogliere 
iiitorno al carattere, alle abitudini ed all' intelligenza : tra 
le osservazioni estranee vengono adottate appena quelle di 
uii' autenticata esattezza. L' articolo di ciasciieduna specie 
viene nobilmente incomiaciato con qualclie saggia coiiside- 
razione lilosolica , suggerita da una o plii pariicolarlta spet- 
tanti alia specie medesiuia: ael clie e veramente ammira- 
hile la felice rinnione di due qualita hen disparate negli 
esinij collal)oratori ; cioe una singolare attitudine per 1' os- 
servazione la piii minuta , ed uno spirito peaetrativo che 
sa dalla osservazione dei fatti sollevarsi alia difficile in- 
terpretazione delle jnirabili e spesso recondite intenzioni 
della Natura. Lo stile puo dirsi emulo di quelle diBuft'on, 
ili cui semljra abbiano seguito anclie I'andamento descrit- 
tivo e la semplicita del linguaggio tecnico: sotto 1' Influenza 
di tali circostanze scompare tutto cio clie la scienza puo 
avere di arido e di uniforaie , e quindi viene a rendersi 
accessibile anclie da coloro clie rifuggono dallo studio dei 
libri troppo raetodici, sovraccaricati per T ordinario da uu 
gran fascio di greci vocaboli. 

Ad alcuno non andra a grado di trovare Imitato il Buffoii 
ncir oauuissione di ogni classamento e di sinonimia: e bene 
pcro clie si ascoltino le ragioni per le quali gli autori si 
sono astenuti dal comportarsi altriaienti. Ecco come si esprl- 
niono in proposito : — In un' opera di Zooloniia e iiiipossibile 
di dispcnsarsi da ogni classilicazione : vi lianno delle specie 
tra loro tanto somiglievoli , altre in vece tanto diverse che 
le loro riunioni e i loro alloutanamenti si fanno quasi in- 
volontariauieute : lo stcsso Butlon non ha sempre poluto 
csiuiersi dal valutarle. In clie pero consistauo le somiglianze 
e le dilferenze nol non abbiaaio cercato di risolverlo : il 
nostro scopo essendo quello di dare osservazioni precise 
a coloro the vorranno occiiparsi di tali probleiui diflicili. 



8o Al'PENUICE 

ci siamo astenuti da ogni esposizione a tale riguardo. Noi 
avremmo persino datt sole monografie, qualora iion aves- 
siino incontrato T inconveiiiente di ripetere ia ciascuna 
le stesse descrizioni e nei niedesinii termini. Abbiamo 
pei'tanto riuiiiti in articoli generali le particolarita di or- 
ganizzazione comuni alle specie , che per accordo di tutti 
i natnralisti non possono essere disgiunte. Ognuno ha 
quindi la liljerta d' impiegare il metodo die piii gli ag- 
grada , e di scegliere i caratteri delle divisioni in quel si- 
stenia di organi che gli piace. E per lasciare un' indipea- 
denza ancor piii grande non aljbiamo dato alle singole 
specie che un nome proprio, ed il testo di ognuna di esse 
porta una paginatura particolare. — Non potendosi stabi- 
lire una classiticazione di un merito incontrastabilmente 
superiore a tutte le altre, il riservato procediniento degli 
esinij collaborator] non puo che apparire conimendevole: 
come guarentire d' altronde piu die un numero limitato 
di casi, la corrispondenza della sinoniniia , in mezzo alia 
tanta erroneita in essa occorsa? In una seconda edizione , 
che va uscendo parimente in Parigi , si e introdotta una 
distribuzione sistematica, e si son fatte precedere alia 
descrizione delle specie le osservazioni proprie al genere 
in cui si sono riunite. I novizj vi troveranno preferibil- 
inente il loro conto. La prima edizione _, di formato in fo- 
glio , riesce d' altronde assai costosa , mentre la seconda , 
per essere in quarto, importa la meta circa ^ ne riraane 
punto indietro pel merito litografico. 

Per quanto si faccia onde portare anche iiell' Ornitologia 
le emendazioni di cui essa pur grandemente abljisogaa , per 
difetti analoglii a que' die abbiamo ricordato nella inammo- 
logia ; non e sperabile che vi si possa pervenire in guisa che 
un numero ragguardevole d' inesattezze non vi si venga a 
discoprire col moltiplicarsi delle osservazioni. Gli uccelli 
vanno soggetti , in generale, ancor piii dei mammiferi a 
grandi variazioni di abito : sorgente vi ha quindi in essi , 
corrispondentemente, piii feconda di erronee determinazioni. 
Incontrasi un insornioatabile ostacolo al toglierle per in- 
tero neir impossilnlita di seguire piu che assai parzial- 
niente, iiegF individui viventi, le mutazioni indotte dalF eta : 
molto pero possiamo attenderci dalle diligenti osservazioni 
che si vanno facendo nei varj paesi sugli uccelli loro in- 
digeni. Dobbiamo in questi ultimi tempi i piu segnalati 



PARTE STRANIERA. 8 I 

w€rvigi , per codesto si numeroso e brillantissinio ramo di 
zoologia , al valo»e ed alio zelo di diversi ornitologi: i 
risuliamenti della loro immediata osservazione sovra ii to- 
tale delle specie conosciute ci vengono consegnati merce 
di opere grandiose. I sigiiori VieiUot e Ondart hanno teste 
descritta e rappresentata con inetodica distribnzione una 
nunierosa scrie di nccelli appartenenti al ricchissimo ga- 
binetto del re di Francia : opportunissima e una tale opera 
per r istruzione dei principianli : Vieillot ha pubblicato 
contemporaneamente a Parigi 1' Ornitologia francese con 
figure. — Un altro gi-ande lavoro ornitologico , non meno 
utile del primo dobbiamo al celebre Temminch ed al bar. 
Laugier : cioe la continnazione delle planches enluminees 
di BufFon , sotto il titolo di planches colorites d'oiseaux. 
Vi sono rijjortate non solo le specie non descritte in 
queir Ornitologia, ma anco le impropriamente in essa de- 
lineate; caso a dir vero assai frequente ( Le paradisee, p. e., 
vi sono si mal raffigurate , die impossibile riesce il fonnarsi 
una giusta idea delle forme e del lusso di nccelli tanto 
celebri ). Le riccbissime collezioni degli autori , quelle di 
Parigi e le piii rinoiuate d' Europa , vennero poste a con- 
tribuzione: il diligeate esame comparativo ba fatto distin- 
guere molte specie non ancora note. Alle tavole vanno 
conginnte le rispettive descrizioni. 

Neir Ittiologia s' incontrano da un canto uiinori ostacoli 
a distinguere e deterniinare con sicurezza le specie, in 
quanio che i pesci , in generale , vanno poco soggetti a 
notabili cangiamenti nel loro progressivo sviluppo i ma 
in ricaiiibio, 1" immediata aiterazione che quasi tutti subi- 
scono appena tolii al loro elemento, particolarmente nel 
colore, e cagione di non pochi equivoci e d'' infedeli attri- 
buzioni. Percio i libri anciie i piii rinomatl , che trattano 
la storia naturale dei pesci riboccano di errori e d' ine- 
sattezze : mancano tutti d' altronde di un metodo naturale 
di distribnzione. II eel. bar. Cuvier, assistito dal signor 
Valenciennes , abilissimo naturalista presso il museo di 
Parigi, si e accinto alfardna impresa di rimoatare coUe 
sue osservazioni alle origini prime della scienza ; sotto- 
porre ad un rigoroso esame tjuauto fn in essa operato dai 
naturalisti di tutti i tempi ; di togliere le conl'usioni oc- 
corse tanto frequentemente , riempiendo in pari tempo 
cio che le descrizioni lasciano di vago e d' incerto ; di 

Bibl. ItaL T. LV. 6 



82 A 1' P E N D I O E 

ra\vicinare le specie glusta i loro piii immeJiatl rapporti 
cli aiialogia, e di disporre i loro di^er.si aggrnppainemi 
coil un ordine al piu posslbile filosofico e natural*;. La 
mente si sbigottisce gia alibastanza all" idea di un' impresa 
gia per se taiito vasta, che ricliiede la revisione la piu 
accurata dt una quaiitita grandissiiiia di materiali, il con- 
fronto di un numero pressoclie infinite di descrizioni , di 
figure J, di citazioni! Ma questa non e die una parte del- 
r iinponente lavoro del sonimo zoologo francese; in quanto 
che , avuto riguardo all' auniento mirabile die il totale 
delle specie ha acquistato per le recenti scoperte, ed alia 
latitudine che Tautore ha voluto dare alia storia natu- 
rale dei pesci , un numero piu che quadrupio di quello 
registrato nelle anterior! opere d' ittiologia , viene partita- 
niente descritto in tutta T esterna ed interna struttura: 
Associate alle nozioni anatomiche opportunamente vi si 
rinvengono le fisiologiche. L' osteologia dei pesci ancor 
pochissimo conosciuta al prlncipio del corrente secolo ha 
ottenuti in seguito grandi avanzamenti. La miologia e stata 
nieno coltivata . ma Cuvier vi ha fatti molti lavori per la 
sua Grande Anatomia, i quali tornano opportuni anche 
per la presente sua opera. In questi ultimi anni si sono 
pure acquistate molte cognizioni nella nevrologia e nella 
splngnologia toracica ed addominale. Osservazioni interes- 
santissiiiie si soiio istituite sugli organi dei sensi , e re- 
centemcnte y son fatti conoscere in ogni lor minima parte 
i vasi linfatici dei pesci e i loro rapporti colle vene. Era 
ben desideraljlle che i frutti di tante investigazioni qua 
e la sparsi venissero con accuratezza radunati e con ap- 
propriate coUocamento entrassero a formar parte essenziale 
di una nuova storia naturale dei pesci: il Cuvier rende 
pienamente esaudito un tal voto. Verun altro natnralista 
piu di lui era in istato di ben condurre un lavoro si 
grandioso e difficile sotto tutti gli aspetti, ove si consideri 
che air incomparabile sua attitudine si sono riunite tutte 
le ]iiii vantaggiose circostanze per favorire il mighore buoii 
esito della sua impresa. Okie i musei di Parigi , tutti gli 
altri pill ricchi dell' Europa furono aperti a disposizione 
dei zelantl collaboratori , che personalmente li visitarono, 
e li resero tributarj di moltissime ricognizioni preziose pel 
loro assunto. Giii da molto tempo il Cuvier andava rncco- 
gliendo materiali e istitueado investigazioni. Kel 1708 e 



PARTE STJIAlNIERA, 83 

1780 suUe coste della Noriiiandla egli ha descritto, aiia- 
toiiii^zato e disegnati di sua maiio quasi tutti i pesci della 
Manica : una parte delle osservazloni fatte a cjueir epoca 
gli Ija servito pel suo Quadro elcinentart , e per le sue le- 
zioni d'anatoniia coiuparata. Nel i8o3, durante un sog- 
gionio di piix mesi a Marsiglia , lia coaiinuate le sue ri- 
cerclie sui pesci del Mediterraneo , che riprese nel 1809, 
nel 1 8 10, e nel 18 13 ia diversi luoglii d' Italia. Fu a 
qiiesto punto che gU si manifestaroiio le grandi iinper- 
fezioai di tutte le opere ittiologichc. Cerco dunque di 
fare uno studio coniparativo di tutia la classe dei poscl , 
e rinvenne una i"a\orevole circostauza cjnando si tratto di 
disporre la s;raude coUezione che il defnoto Peron aveva 
portato dal mare delle Indie. Avcado Lace[)ede e Dumeril 
asseniito ch' egli s' inciricasse di un tale lavoro , coni- 
presc egli nella sna distri!)uzioue gli anticlii pesci del ga- 
hinetto del re, quelli del gahinetto di Staudiiouder , quelli 
di Comnierson, quelli die Laroclie avea portati da I\ ica , 
e (pieiii clie il fu Delalanile era andato a cercare a Tolone. 
Sii quella prima rivisfa il uostro ittiologo compilo, du- 
rante i tor!)idi anni del 14 e del i5, la parte dei pesci 
pel suo Regno aniinale , puhblicato nel 17. In appresso 
lion cesso mai , di concerto co' snoi colleglii, i professori 
d' ittiologia, d' iinpiegare tutt' i mezzi possihili per arric- 
chire ognor piii il gahinetto del re; i ministri della marina, 
gli olFiciali ai loro ordini, i capi di colonic corrisposero 
col maggior zelo alle prenmre di lui ; e fn portata in poclii 
anni al sorprendente qnautitativo di specie clie abbianio gia 
indicato. Questi grandi avanzamenti, ottenuti in pari tempo 
anche da altri rami della storia naturale, sono dovuti prin- 
cipalmente ai viaggiatori die dal 1816, dietro una propo- 
sla del minisiero delT interno e sanzionata dal defunto re , 
hanno pcrcorso a spese del governo le diverse parti del 
gloho. I viaggi intorno al moiido, di Freycinet e Duperrey, 
che abbianio fatto conoscere in questo giornale , haiiuo pro- 
curati pesci di tutti i inari atiraversati da que" viaggiatori (i). 

(1) Un via^gio teste couipiuto nel mar delle indie occidentali , 
per oggetti gtografici , ha arriccliito ulteiiorniente 1' Ittiologia Hi 
olirc a 69 specie ; e clii sa di qual nuiiiero ne aadremo debi- 
tori air ulliziale di marina Durville ed a' suoi dorti compagui, 
the. ricciii di cu]uo8e culleziuni, saruuno giuati a quest'' 01a >a 



84 A P P K N n I C E 

I piii valenti naturalisti cU tutti i paesi , eccitati dalla cele- 
brita somma del Ciivier a corrispondere, per quanto era loro 
dato , al compinto buoii esito di un' impresa di tanta im- 
portanza, gF iiiviarono i pesci di tutte le actjne loro adia- 
centi : il sig. Decaiidolle, p. e., gli ha fatti pervenire quelli 
dei laghi della Svizzera e della Lombardia. Con tanta sup- 
pellettile di esemplaii il Cnvier, scorto dai lumi deirana- 
lomia, ha potato istituire un esame comparative di pres- 
soche r intera classe ; tracciarne esatte descrizioni ^ deli- 
nearne le figure le piu imitative , ajutato anche da un 
gran numero di disegni colorati , eseguiti su d' individui 
appena estratti dall' acque ; ed elevarsi alie considerazioni 
le pill filosofiche sui loro rapporti e sulla loro distribu- 
zione. Per dare un' idea delle grandi imperfezioni rinve- 
nute dal Cuvier nelle anteriori ittiologie, riporteremo sul- 
I'asserzione di lui , che nella grand' opera di Bloch , la 
quale, unitamente alFaltra non meno importante del Lace- 
pede, ha servito di base a tutte quelle pubblicate di poi, 
trovasi un centinajo di specie dulsljie o ripetnte due o tre 
volte: i colori d'altronde sono quasi sempre falsi. Maggiore 
ancor piu e il disordine nell' ittiologia del poo' anzi citato 
eel. naturalista francese (uscita contemporaneamente alia 
prima), dappoiche interi generi immaginarj vi si rinven- 
gono, e dalla totalita di 1463 specie ne vanno sottratte 
piu di 200 : reca sorpresa 1' intendere come frequentemente 
egli abbia fatta una specie della descrizione ed un' altra 
diversa del disegno, e piii ancora, una specie distinta 
della frase caratteristica scritta su di un disegno : a queste 
singolari aberrazioni il Cuvier rinviene una scusa ben va- 
lutabile nell avere il Lacepede composti i suoi articoli in 
campagna , ove il regime del terrore lo avea esiliato , 
Inngi dai libri gia consultati, e solo con alcune note; e per- 
che nomino le figure impresse sulle tavole secondo cio 
che credette riconoscervi , e non dietro cio che era scritto 
sul disegno originate che non aveva piii sotto gli occhi. 
I slstemi degli anzidetti ittiologi , come qiieHi di tutti glL 
altri dei loro tempi , ancorciie semlarino variati nelle loro 

Parigi? La grand' opera del Cuvier essendo appena incominciata, 
h da supporre che questi recenti acquisti enireranno a pren- 
dervl il loro posto. Chi sa quante e^iecic vivono tuttora ignote 
nel piofondo del marc ! 



PARTE STRVNIERA, 8.^ 

conib'mnzioni, non sono die ripetizioni sotto diversi nomi 
di quello di Liniieo, alterato variamente coll' introdiizione 
di niiovi g'wppi o di descrizionl supposte prima iniperfette. 
Dareino Ino^^o a pochi altri cenni sii la qualita dell' opera 
che pill davvicino ci ha interesse a conoscere. In ua quadro 
posto innanzi a ciascnna delle varie famigiie ia cui piix 
generalmente dividonsi le specie, vedesi la distrlbuzione 
dei pesci che vi soao compresi, coUe rispettive *caratteri- 
stiche. S' incomincia 1' articolo di una famiglia, di ua ge- 
nere, di una specie con una descrlzione delle piu appa- 
riscenti qtialita diabito, cui tien dietro o immediatamente, 
o dopo r indicpzione delle abitudini , delle localita , degli 
usi , ecc. una particolare ed esatta descrlzione di tutta 
r esterna ed interna struttura. Alieno dal rigore slstematico 
di voler far entrare tutte le specie a formar parte di un 
genere o sottogenere , T autore descriye isolatanieate quelle 
che non hanno con altre un assoluto vincolo , in seguito 
a quei gruppi coi quali oflVono il piii prossiino rapporto : 
contrario d' akronde si mostra al costume piii dannoso die 
utile di vestire in tutto alia greca la terniinologia tecnica, 
e di nioltlplicarla fuor del l)isogno. Noi non c' intratterremo 
a far rile\'are il slngolar lustro che la uuova storia natu - 
rale dei pesci ottione dalle abbastanza note prerogative 
della penna di quel grande , che come sovrasta a tutti i 
viventi naturalisti per scienza zoologica, non ha pur fra 
di essi ciii il super!, si per I'eccellenza dell' elocnzione che 
per I'ampiezza dell' erndizione letteraria. II lavoro tanto 
tipografico che litografico non puo tornare piii soddlsfa- 
cente. Indeterminato e il numero de' volurai. L' opera es- 
sendo in gran parte estesa, le puntate si succederanno con 
esattezza , e si sono prese tutte le precauzioni perclie 1' ese- 
cuzione delle tavoie e 1' impressione del testo non sofFrano 
ritardo. Tre sono i volumi che ci sono frattanto regolar- 
mente pervenuti. II primo e diviso in due libri : uno e 
consacrato alle notizie storiche dell' ittiologia, dalla sua piu 
remota origine insino alia pubblicazione dell' opera di cui 
si tratta, ed ai mezzi che si sono avuti a dispo?izione per 
arricchirla: trattasi nell' altro delle idee generali sulla natura 
e suir organizzazione dei pesci, e della loro distri})Uzione 
metodica in divisioni naturali. Nel sccondo volume sono 
descritte 240 specie, appartenenti alia famiglia prima dei 
percoidi , « vi si veggono inserite di fronte al testo 3i figure 



86 A 1' P E N D I C E 

rappresentanti le specie le piu meritevoli di distin/ione : 
diverse nitre figure Impresse in I'oglio , e sepnrale dal 
volunie, offrono r anatomia dei diversi sistfiui di orgaui di 
una delle pill conosciiite specie della delta fainiglia. L'arte 
non potendo conservare i colori dei pesci , ne avviene ciie 
le figure siano preferibili agli stessi individui diseccati o 
mantennti nei rujnori. Quelle clie abljiaiiio sott'occliio sono 
di una ificaitevole natiiralezza , e valgono per se sole a 
provarci clie il mare noa la cede alia terra nella varieta 
e venLista delle sue produzioni. 

Desiderlamo ardenlemeute clie la sincera informazione 
da noi data di opere clie difFondono suUa storia naturale 
delle tre piix importanti classi di animali nn si vivo splen- 
dore serva di eccitamento al loro acquisto pei direttori 
delle pubbliclio liililioteclie , e pei ricchi anclie noa iniziati 
nella scienza , die pur vi troveranno facilissimo 1' appli- 
carsi, senza clie 1' attenzione sia di sovercliio stancata , ad 
un genere di discipline in cut T istruzione la piii utile e 
la pill nohile catnmina di pari col diletto e coUa soddisfa- 
zione dello spirito. R. 



B I B L I O G R A F I A. 



Sperimeii geograpldce physica: coniparativce , anctorc 
Dr. Joach» Fred. ScHoinr ., in wiiversitate han- 
niensi botmiices prof. Ctun tab. litograph. 3. — 
Hanuice , 1828 , in 4.", Schultz. 



L' 



antore di quest' opera e d' avviso clie iielle scuole do- 
vrebbesi alia geografia politica far scaipre precedere la 
j»eograEa fisica coaiparata :, senza di clie non e possibile 
il conoscere il legame che le morali ragioni colle fisiclie 
connette. Egli vorrebbe clie quest' importantissinia parte 
delia sclenza non venisse si negletta nclle geografie ele- 
mentari: osserva che finora non »? apparso alia luce verun 
trattato generale che tutte comprenda le piii necessarie 
cognizioni della geografia fisica comparata •, clie di essa 
giacciono tuttor disperse le niaterie, ottime in gran parte, 
ma non ancora costituenti un corpo di scienza ; e che 
bea alieni sono dal raggiungere tale scopo que' libri che 



PARTE STR.VNIER\, Sj 

v.nnno ogni di pu1jl)licandosi col titolo <U compenJj , o dl 
eletmniti di geo2;ralia lisica , i qnali non contengono clie 
geiiericlic e siiperficiali nozioni del mare, de" iiiouti , dei 
fiuini, de' clinii, ecc. , ina iiessnna divlsione del globo 
giasta le parti sue natnrali , e qnindi nessnn confrouto 
tra esse, nesstai rapporto tra le une e le altre ■, come, 
p. e., il cliiiia (^ipenda dalT ineguaglianza del suolo , quale 
sia r cfi'ctto del cliuia ne' vegetabili e negli animali , e 
quale forza sull" uomo esercitiuo tutte le cause fisiche o 
naturali. 

L' illusti-e professore giovandosi delle lezioni di geografia 
fisica da lui per piii anni dettate nell" uiiiversita di Cope- 
naglien lia quiiidi divisato di provvedere alia mancanza 
di tali compendj col sottopporre all' occhio de' giovani 
stndiosi rimmagine del globo terracqueo. A quest' oggetto 
ed a nieglio rettilicare le sue idee egli gia intrapresi avea 
pill viaggi, ed ora , per la seconda volta, va scorrendo 
per la penisola nostra. Intanto egll presenta al giudizio 
dei dotti nil saggio dell' opera sua colla geografia fisica 
comparata delle tre catene dei monti die iielfEuropa soiio 
i piu notabili si per esteasioiie die per altezza , cioe delle 
Alpi , de' Pirenei e dei monti dellci Scandinavia. Cosa non 
si facile sarebbe il dare uii suiito di questo saggio. Diremo 
bensi cli' esso nulla lascia a deslderave e per erudizlone 
e per curiose ricercbe fisiclie e geologiclie , e per esat- 
tezza di calcoli e di osservazioni , e die quindi ci fa 
nascerc il desiilerio dell' opera tutta. Dalle osservazioni 
deH'nutore fra le moltissime altre ed accurate notlzie ri- 
sulta che i nioiiti della Scandinavia superano in estensione 
le Alpi, c queste i Pirenei ; clie Ic Alpi ed i Pivenei se- 
guono piu la direzione dell' equatore , i monti dclla Scan- 
dinavia piu qnclla de' meridiani •, die le Alpi superano Ih 
altre due catene in altezza, e che i Pirenei sono piu alti 
do' monti della Scandinavia ^ essere cioe le piu alte clme 
delle Alpi di 14. in i5 mila piedi ]jarigini , de' Pirenei di 
10 in II mila, de' monti Scandinavi di y in 8 mila •, es- 
sere poi r altezza media nella sommita delle Alpi 10 in 11 
mila piedi, de' Pirenei v in 8 mila, de' monti Scandinavi 
4 in 5 mila. Tacere non dohliiauio die le tavole nelF esem- 
plare die ci fn trasmesso . fanuo bella testiaionianza de' 
progressi che la litografia va facendo anche nel setteutvione 
deir Euro pa. 



88 APPENDICE 

Collection de Memoires pour servir d Ihistoire da 
regne vegetal. — Paris, 1828 (29), in i^° apec 
planches , Trcuttel et Wiirtz. 

II celebre De CandoUe vedendo che il modo abbreviato 
con cui sono scritte due altre sue opere gla principiate, 
cioe il Prodromo ed il suo corso di Botanica ( che in ri- 
stretto devono contenere la storia di tutti i vegetabili ) 
non permettono di poter chiarire alcuni punti necessarj 
per determinare 1' opinione dei botanici, si accinse a scri- 
vere sovr* essi varie ed importanti Memorie. Qnattro sinora 
sono le pubblicate , cioe sulle Melasomacee , Crassulacee, 
Onagracie e Paronychie. Ognuna puo considerarsi come 
una compiuta illustrazione delle famiglie di cui essa tratta; 
vi si trovano difFusamente esposti i caratteri delle fami- 
glie, del generi , spiegata 1' etimologia dei nomi, e de- 
scritte alcune specie piii importanti, e data la distrlbu- 
zione geografica. Queste Memorie sono accompagnate da 
scelte tavole che rappresentano i caratteri dei generi , ed 
alcune specie nuove o molto rare. 



Das Leben der Erde , etc. La vita della terra , di 
S. C. Wagener. — Berlino , 1828. Amelung, in 
8.°, con sette tavole. 

L' autoi'e di quest' opera , il quale e ministro del Van- 
gelo, imprende a dimostrare che il globo terracqueo gode 
di particolari forze vitali, che ha una pelle, e quindi traspi- 
razioni cutanee, e che il suo interno e abitato non solo 
da diverse specie di animali, ma ancora da uomini ! ! ! 



PARTE ITALIANA. 89 



PARTE 11. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANS. 

LETTERATURA E BELLE ARTI. 

Rime di Francesco Petrarca col comento del Tassoni, 
del iMuratori e di altri , loliime 2.°, parte 2/ — 
Padova , 1827 ( i(\2(.) ) , pel dpi della Minerva, 
in 8.° Le due parti di cpiesto secondo iolume con- 
tengono complessivamciite pcig- 765. 



D, 



i questa pregiabilissinia edizlone parlato ahbianio nei 
voluml 48.°, pag. 329, e Sa.", pag. 292. Vien essa com- 
piuta col volume die annmiziamo, e con tiitia asseveranza 
pub stiniarsi e dirsi se non la piii spleiidida, certamente 
la pill nobile , la piii ricca e la piii accurata die fino ad 
ora vednta siasi delle rime di Francesco Petrarca. Qui tutto 
trovasi raccolto cio die di piii importanie state era per lo 
iananzi pubblicato intorno al cantore di Laura : qui coa- 
tengonsi i comnienti de' piu accreditati scrittori, ed altri 
ancora che sono opera del benemerito editore. Comincia 
questa seconda parte del volume secondo da un Akviso in 
cui i leggitori vengono avveriiti de' caugiamenti fatti neila 
disposizione delle materie, essendo che i conienti posti 
furono a pie di ciascuna pagina , giusta il inetodo dagli 
stessi editor! praticato nella loro edizione della Divina 
commedia. Precede rargomento 2;enerale del Trionfi, lavoro 
del professore Marsand da lui inserito nella sua splendida 
edizione dello stesso poeta. Ai Trionfi seguono gl' indici 
de' componimenti in questo volume contenuti. Trovasi poi 
la Giunta alle rime di Francesco Petrarca , e questa arric- 
chita di qualche nuova poesia e di non podie nuove le- 
lioni , e cio tutto per opera dell' illustre marcliese Gian 
Giacomo Trivulzio, a cui gli editori credonsi obbligati di 
rendere questa pubblica testimoaianza della loro gratitu- 
dine. Alio stesso sig. marcliese vanno eglino debitori delle 



<)0 A r V E N D I C E 

notizle bibllografiche e filologiche risgnardantl le proposte 
correzloni ed aggiunte, II volume cliiudesi coll' Indicc dvllc 
voci del canzoniere dei capitoli e del sonetti di messer Fran- 
cesco Petrarca citate nel i'ocabolario della Crusca — estratto 
in copia dalV indice del conte Mocewgo Quest' edizione dee 
dunqae sovr' ogiii altra rinscire utilissima agli stndiosi della 
classlca poeiia italiana , e pe' snoi pregi tipografici essere 
dee sommamente cara anche ai raccojrlitori de' buoni libri. 



Poesie di Onofrio PiAZZl. — Mllano ^ 1829, dalla 
Societd tipografica de Classici italiani. 

Una Cantica intitolata BeUezza della Natura nei campi 
italici, ed uii Canne Jn lode deW immortale astronomo Giu- 
seppe Piazzi compongono qnesto libretto. Lo stile e quasi 
sempre corretto e sevei'O : le inunagini noa sono molte, 
ma giudiziose e convenient! al soggetto. Nella Cantica ( la 
qnale a noi pare che non corrisponda abbastanza all' ani- 
piezza del tenia) e da lodare la costante facilita delle ri- 
me: gli sciolti ci pajono di tempo in tempo piii caldi o 
pill affettuosi, nia noa sono seaipre ugaahnente nol>ili e 
spontanei. 

Poesie di celehri aittori per novelll Sacerdoti. — Mi- 
lauo , didla Societd tipografica de' Classici italiani^ 
ill 12.° , di pag. 107. 

Questo volumetto esce per cara del sig. Giulio Fusi , 
figliuolo del benemerito tipografo , la cui stamperia e 
alia citta nostra di tanto onore. II giovane editore la 
voile opportunamente intitolata al sno amatissimo engine , 
abate Alberto Fusi , nel di solenne die questi novello levita 
ascenders dovea I' altare per celehrarvi il primo incruento 
sacrificio. Egli anzi die segnire la comune ed ogginiai 
troppo vieta nsanza di infiorare con novelle e non rare 
volte mendicate poesie le virtii degli eletti al sacerdozio 
del vero Iddio , segui il consigUo dell' ottimo suo genitore 
col presentare al cugino un saggio dell' arte in cui egli 
medesimo e iniziato , racchiudendo in vaga edizioncina , 
unica sinora nel suo genere , cio che di meglio gli parve 
riscontrare di poetici componimenti in simile occasione 



PARTE ITALIAN v. 9 I 

pnbblicati. La sua collezloiie comiiicia da Benedetto Men- 
ziiii, e giugne fino ai poetl dell' eta nostra. IMeatre pero 
jriudichiamo lodevole il divisamento del colto giovane , e 
facciam plans! alia nitidezza dell" edizione , non possiam 
a meno d' osservare die scarsissima fu la buona inesse 
che gli avvenne di raccogliere , e che qnesta non e pure 
totalinente scevra di loglio. Dal che e facile il conghiet- 
turare quanto difficile sia il tessere non volgari rime ia- 
torno a sifFatto tenia , e quanto male si avvisiao que' mo- 
derni che pure vi si pongono al ciniento. 



Vcrsi di Fernando Valcamonica. — Milano , 1829, 
per Giovanni Silvestri. 

Noi abbiam detto in altra occasione die il sig. Valca- 
nionica non sara mai poeta se non si rigenera affatto. Ora 
citiamo questi nuovi suoi versi non solamente per confer- 
mare quella nostra asserzione , ma per soggiungere ancora 
che la rigcnerazione poetica dell" autore non e cosa da 
potersi sperare. Aiifiarao giace nuda ombra 
A norma dell' oracolo fatale 
D' Eli so nella flor'ula valleq,. 
II sonetto che s' intitola Giiuhi comincia dall' interroga- 
zione : Ore vai con quel sgherri? e ilnisce con quest' im- 
magine : 

E inentre a Stige el piomba , ecco I' alteit) 
Satanno stesso , die al mirarlo solo 
Pel gran deliito istupidisce e gela ! 
Encelado non sovrappone, ma unisce Olimpo ad Ossa per 
salirvi ad espugnar l" Etra , finche poi Giove 
La trisulca scnglib p:u vampeggiante 
Folgor sii<J.L empi , e solto l' Etna intero 
Copcrse il conduttore tracotnnte. 
Semlraniide 

Dal fii^lio , opra de' Numi , sotfo il fero 

Pujinal per cui fu iniqua ehbe la niorte. 

Quando Attiiio Regolo sostenne gli orribili patimenti ond« 

la Cartagine i"u punita l" eroica virtii di quel verace roman* 

Stuinn gli Dei cinti d' azzurro velo 

Virtii tanta ammirando , infin ch' estirUo 
Portar 4' accordo la crand' alma in cie.o. 



92 APPENDICE 

Che piu? La morte nel versi del sig. Valcamoiiica « 
Necessario demento di natura 

Che all'uom prefisse , come al fior del prato, 

Termine die passare in vano ei cura. 
Detestare la debbe it malfattore , 

Soffrire il vil, diianiare il sciagurato , 

E fame spregio un generoso core. 
Certo non e possibile impedire die si pubbllchino di tempo 
ia tempo alcani versi cattlvi o pessimi in un paese dove 
la lingua si presta si facile alia vana ambizione di chi 
stima potersi collocar fra i poeti col saper conduire a 
legge di ritmo e di rime q^uattordici righe : ma debb' essere 
dunque impossibile anclie il persuadere a questi verseg- 
gianti che si astengano almeno dal toccar gli argomenti gia 
egregiamente trattati dai veri poeti? Chi obbligo il signor 
Yalcamonica a scrivere un sonetto suUa Morte dopo quel 
famoso del Monti ? 

Morte, che se' tu dunque? Vn ombra oscura; 

Un bene, un male che diversa prende 

Dagli offetti dell' uom forma e natura. 
Cosi cantava quel Grande. Ora si potra aggiungere che la 
Morte e un sublime argomento nelle mani di un forte in- 
gegno : e cosa poco men che ridicola sulle corde del signor 
Yalcamonica. 



Teatro nuovo di un italiano anagrammatizzato Amici 
Protel. Vol. I. — Mllano , 1829, co torch] della 
socleld tipografica de Classicl italiani. 

Il quaterno al lotto commedia in cinque atti. Simplicio 
banchiere di poco polso vorrebbe dare a Camillo suo nipote 
una ricca sposa. Ma Camillo e innamoraio di Eugenia co- 
mica di professione. Eufrosia sorella di Simplicio , e zitella 
proceduta gia troppo negli anni , e innamorata di Bene- 
detto commesso di Simplicio , e spera che la fortuna man- 
dandole una grossa vincita al lotto la ponga in grado di 
efFettuare le nozze da lei tanto desiderate. La sua speranza 
e coronata : essa vince sessantamila scudi. Ma non per 
questo si ammoglia a Benedetto i bensi della sua vincita 
approfitta Camillo , e sposa Eugenia, — Questo e il sunto 
della commedia. 



PARTE ITALIANA. 98 

La definizione d" amore. Farsa. II trlbunale ha dichiarato 
morto il marito assente di donna Rosina. Quattro nojosi 
pretendenti aspirano alia mano di lei : ma essa e deliberata 
di sposare il gioviiie Cesare da cui era amata anche prima 
delle sue nozze, e die ai-riva da nn lungo viaggio appunto 
il giorno in ciu donna Rosina , pigliandosi gluoco de' suoi 
adoratori , propone di concedere la propria mano a colni 
die sapra meglio definire F amore. Quando ciascuno ha 
delta la sua, viene introdotto Cesare die natnralmenie sa 
definire meglio d' ogni altro : ma soprarriva un turco ne- 
goziante di gioje , il quale si scopre poi pel marito creduto 
morto ; e cosi la vedova non piix vedova I'esta al suo sposo 
di prima. 

Intorno alia Farsa possiamo dire assai brevemente la nostra 
opinione. L' intreccio si aggira tutto sopra una di quelle 
invenzioni le quali o non ebbero mai riscontro nel mondo 
reale, o poterono averlo soltanto in tempi immensainente 
diversi dai nostri. La passlone dell' amore e la scaltrezza 
di una vedova non manclieranno per certo neppure ai di 
nostri di render deboli e fors' anco ridicoli alcuni nomini : 
ma dii si avvisi di acquistarsi una sposa con una bella 
definizione, non e certamente cittadino di questo mondo 
ne uomo di questi tempi nei quali viviamo. Questo difetto 
di ogni verisimiglianza , questo trasportarci in un mondo 
tutto fittizio, e tanto al di sotto di quella dignita alia quale 
gli uomini si sono oggimai sollevati o cercano almeno di 
sollevarsi, toglie tutto T interesse alia Farsa. Le insolenze 
die i pretendenti si scaglian i'un T altro niancano poi 
spesso di quell' arguzia e di quella moderazione che soa 
necessarie a volere die siano occasione di ridere. 

Nella Commedia non manca la verisimiglianza, ma bensi 
r interesse. L' amore di Camillo con Eugenia (che e pure 
la sola passione del dramma ) non puo interessarci graa 
fatto , perche e senza forti e veri contrast!; e Camillo per 
essere un mezzo stoico , e percio qu'asi inaccessibile al 
dolore, non puo trasfondere negli spettatori quel clie non 
sente egli stesso. Quando poi egli dice alia sua donna con 
uno s^uardo tu acceleri ritardi le battute del mio polso ; 
o richiede dove si possa respirare un aria piii halsamica 
di quella die esce da un seno die manda respiri d' ambrosia ; 
o s' inginocchia dinanzi a colei che gia gli ha promessa la 
mano e die desidera al pari di lui il matrimonio, per 



^ APPENDICE 

•neaente una panki eke lo renia fdicc: o dice finalmente 
ch'egU coS amurc di Emgada spera di pr«\-€ire fineffak.Je 
cotttentexsa dtSa coueaaaiza ddLe sue azioni coUe stqmme 
le^t dH dosrrt e deUa virtu : noi aoa sappiamo proprio 
cfae ooea si debba peasai« di loi. Qaesti trani fauao ridi- 
colo il personajgio accostaodolo alle coa dene caricature , 
e finiseoao con per distni^ere ogni interesse. Enfircsia 
poi dimette troppo presto il disegno di prender marito e 
per sin la memoria di qoella passione per la quale area 
tanto ties tiers ta la saa Timata al lotto. 

Se r aatore trorera raei<meroU qneste aostre osaerva- 
zioai, Tedra assai £icilaiente quel che gli resia da £ire 
per mettersi in grado di dare all^ Italia an Teatro whko. 
Uscira nel moodo a stndiarri gli nomini, le passiiHii, gli 
aTTenimenti , e proctirera di conoscere qnali siano le c<»e 
e le persone a cni si possa sperare di rirolgere Tatten- 
ziooe del pobblico con boon frnno. Tedra rfae la soa coni- 
media potera appena l»stare aQ' inceresse di una farsa , e 
die la sna &rsa sarebbe scarso ar^omento ad nn raecoato 
pe' &Dcialletti. 

Talnno forse rona domandame , perche dnnqne abbiamo 
paiiato di qoesto libro con qnalche ainpiezza , qoando po- 
teran basiare poriiis$ime parole? Ma. noi l^gendo ne!Ia 
pre&zioae che T antore e ancor giorine ; redendo ch ejli 
e dotato di molta modestia, siccbe ha Tolato teaer nascosco 
fl soo nome; e d'altra parte considerando che qoa e h. 
appariscooo nel sno libro alconi lampi di drammatico in- 
re^no, abbiamo credato che noa sarebbe forse inoppor- 
(ono il venire tocxando alcnn poco i motivi pei «piali noa 
ci e piacinto qnesto saggio delle soe prodnzioni. 



Asi^se Fiscond, trasedia di Girolamo FiORlo. — 
Mantoea. 18^9 . presso i fratdli Ne^etd UbraL 

Giovaani Caleazzo Yisconti . persegoitando tntta la di- 
seendenza di Bemabb, a^rara di &Ise calonnie A^aese, 
fisEa di Beroabo stesso, e n^oglie di Francesco Conzaga 
signor di Blantora. La donna infelioe accnsata di s^rete 
conginre col soo coperto pers e c ui ore; accnsata di ctrfpevoli 
anori col proprio segreiario Scandiano, cade rittima della 
eredolita del marito e ddla malragia coscienza de'gindici 
che pM troppo tardi OHMisoof&B il proprio errere. La 



FAKTE XTALUNJL. n^ 

circostanza da cni V argoraeato della presentc tragedla ricere 
uaa certa panicolariia capace di ecciiare on noa ordinario 
interesse coiisiste nel vedersi Agnese credata fautrice contro 
il proprio mariio di coliii che le aveva uccUo il padre i 
e nell" e.>sere questo sospecto eccitaio a rovioa di lei da 
quelle siesio Gio. Galeazzo ii qoale, secoodo che il cre^Jalo 
niariio stimava , noa areva in tutta la sua corte persona 
che pill di lei gli fosse arnica e propensa. Qaesta circo- 
staaza per alcro (noa potendosi nella cragedia iatrodarre 
Gio. Galeazzo ) noa pao recare al poeta tatto quel van- 
taggio che a primo aspetto parrebbe ; e questa scellera- 
tezza , operaia da Galeazzo per mezzo del sue ainbascia- 
lore Yiicardo, noa prodace tatto qneU* effeito che se ne 
potrebbe sperare. Qaiadi la tragedia del sis. Fiorio maaca 
ia gran parte di qnel calore e di qael movimeato che son 
necessarj a tener viva ranenzione, ed alccme circostanze 
non pajooo poste ia tutta qnella lace della quale sarebbe 
stato niestieri. A questo si agsinaza che il d Lai o 20 e d* or- 
dinario assai freddo, e la lingua ed il verso noa hanao 
sempre quelle doii che danao forza ed efficacia al concetto. 



Delia statua di Jfarco Jgrippa nel cortile Qrimani a 
Saiila Maria Formosa. Cenni di storia e di arte 
pubblicati ncUe nozze Manin-Grimani. — Venezia, 
1829, dalla Upo^afia di Ahisopoii. 

Commentarj deUa ^erra di Ferrara tra U Virdziani 
ed il duca Frcole d Fste nel 1^.82 di Marino Sa~ 
nuto per la prima voka pubblicati per le nobili 
nozze Grimani-JTanin. — - Velieziay 1829, ^*** ^^ 
di Giuseppe Picotti. 

Qaalche volta abbiamo dorato dire che I' U5anza delle 
poesie per nozze dara tnnavia nelle proviace Tenete piu 
che ia tutto il restaate d* Italia: era non sarem lardi a 
coagraiul.vrci coi slgaori Boldu e Manin. che a festeg^iare 
questa solenaita della vita noa credetiero couveaieati le 
scipiie adalazioai di qualche poeta da mensai ma il priino 
voile illustrare una bellissuna statoa che adoroa il pabzxo 
Grimani \ T altro dalla geniUezza del bibliotecario deUa 
Marciaoa ottenne di peter pubblicare un' opera di Marino 
Saauto rjsgaardante la storia del proprio paese. Isel libro 



96 APPENDICE 

del sig. Boldu avvi una bella stampa della statua , opera 
del giovine incisore sig. Yiviani; poi, dopo alcune notizie 
6toriche , se ne legge la descrizione che per essere del 
prof. Luigi Zandomeneghi , cioe di un valoroso artista , e 
precisa e istruttiva. Ne' commentarj del Sannto e narrata 
con uno stile tutto proprio di quell' antore una guerra di 
non lieve importanza ■, e le particolarita alle quail il Sa- 
nuto discende possono spargere qualche luce non solamente 
su quella impresa, ma ben anche sopra alcuni usi intern! 
del Senato veneziano. 

Raccolta di prose e letters scritte nel secolo XVIII. 
Vol. I. Elogi. — Milario, 1829, dalla Societd ti- 
pografica de' Classlci italiani. 

« Sotto il nome di prose ( cosi gli Editor! nella lore pre- 
fazione ) s' intendono comunemente fra noi quegli scritti 
nei quali la bonta dello stile sia tanto grande, che ad essa 
principalmente si guardi nel darne giudizio : e per conse- 
guenza una raccolta di prose , in generale , significa un 
libro composto di scritti crednti degni di esser proposti a 
modello di stile. " Una raccolta siffatta ( soggiungono) mal 
potrebbe aspettarsi quando si tratti d' autori vissuti nel 
secolo scorso, si perche non furono molti gli scrittori ele- 
ganti di quella eta, e si ancora perclie gia ne furono pub- 
bbcati i migliori nella collezione alia quale appartiene il 
volume annunciate. << Noi pertanto nelle I'accolte di prose 
alle quali ci accingiamo ci proponemmo .... di eleggere 
dalle opere di quegli autori dei quali non si poteva com- 
porre un intiero volume , quegli scritti che o per la ma- 
teria o per la esposizione meritassero di essere conosciuti 
da chi vuole forma rsi un pieno concetto della buona let- 
teratura italiana nel secolo XVIll. . . Con questo intendi- 
mento ci e sembrato opportune il dar principio da una 
raccolta di elogi, dei quali fu abbondantissimo il secolo 
scorso, come suol essere ogni eta in cui sla grande, quanto 
fu allora, il numero deile Accademie. " E questo consi- 
glio a noi pare lodevolissimo , perche serve alia storia 
letteraria , mentre ci mette dinanzi un saggio sufficiente 
della eloquenza d' allora. Gli autori dai quali furono tolti 
gli elogi sono il Cerretti , il Paradisi,il Lorenzi, il Frisi, 
Pietro Verri, il Salandri, il Nicolai e il Palcaui, de' quali 



PARTE ITALIANA. 97 

uitti nella [jrefazioiie si trovano le biografie accompagnate 
da brevi, ma opportuni giudizj. « Cosi da otto scrittori 
del secolo scorso abliiamo raccolti undici elogi che a noi 
senibraroao e degni d' essere presentati a chi viiol coiio- 
scere tutta iiitiera la lettcratura di que' tempi , e sufflcienti 
a far conoscere ia che stato trovavasi allora T eloquenza 
italiana. " L' edizlone e condotta con qnella diligenza e 
precisione che la Societh de' Classic! italiani non ha tras- 
curata giammai. 

Biogtafia degli scrittori perngini e notizie delle opere 
loro ordinate e pubblicatc da Gio. Battista Vermi- 
GLiou. Tom. I, Parte 11, BAN=:DON. — Peru- 
gia, 1829, tipografia Baduel , in 4.° 
Recente e tuttoia la notizia che noi data abbiamo della 
prima parte di qnesto volume, e gia abbiamo alle mam 
la seconda • il che forma una novella prova deU' infatica- 
blle diligenza del signor VermiglioU, da noi gia in ^ quel 
primo articolo commendata. 

Questa seconda parte continua sulle norme della prima , 
ne potrebb' essere altramente , perche essa era forse gia 
da Inngo tempo disposta. Molti nomi vi si veggono di 
poetini e poetuzzi , che forse non meritavano di essere 
registrati ; molti claustrali noti soltanto per qnalche pre- 
dica o qualche scritto ascetico ; molti non conosciuti antori 
che annoveransi solo per qualche scritto inedito ;, molti me- 
dici noti soltanto per qualche lettera o per qnalclie consnlto-, 
molti retori amori semplicemente di qualclie orazioncella, 
tal\ olta inedita ; alcune donne letterate il cui nome noa 
iisci faor della patria : ecco il contenuto della maggior 
parte di questo volume. Non ometteremo di accennare che 
veggonsi molti ingegni perngini applicati a sostenere ed 
illustrare I' istoria del S. Anello col quale fu sposata Maria 
Vergine da S. Giuseppe , die si conserva ncl duomo di quella 
citta. 

Sono pero commendevoll , perche ridondanti di belle 
notizie di storia letteraria , gli articoli che concernono 
Bariolini Baldo , celcbrc ginreconsulto, BarwUni Riccardo , 
letterato che giustamente si rivendica a Perugia , mentre 
da alcuuo pretendevasi tedesco •, Barzi Benedetto, giure- 
cunsulto anch' esse che ecu altri scrittori erasi confuso i 
Bibl. I Lai. T. LV. 7 



y8 APPENDICE 

Benedetti Capra Benedetto , giurista esso pure •, Benincasa 
Altssa/idro , lilosofo, giurista e poeta; Bigazzini Girolamo 7, 
niateniatico, del quale s'illustra uno scritto curioso, cioe 
un pronostico per Tanno i5a4i Bonciario Marco Antonio , 
letterato di altissimo nierito , e die il primo forse celebro 
in prosa e in verso le glorie di S. Carlo Borromeo ; Calindri 
Serafino , niateniatico die molto scrisse sulla imniissione 
del Reno in Po, sul porto di Rimini, e die tra i primi in 
Italia si occupo nello studio della orittologia , dei vulcani , 
dei teslacei, delle niontagne in generale e della loro strut- 
tura , e immagino la grande raccolta italiana degli autori 
die scritto avevano del moto delle acque , come pure formo 
nn dizionario corografico dello Stato pontificio •, Cameni 
Giovanni Francesco , elegante poeta latino del XV secolo ; 
Canali Luigi, scrittore di Memorie fisiche , agrarle , mine- 
ralogidie, litologiclie, filologiche, ecc. , alcune delle quali 
trovansi inserite negli atti della nostra Societa patriotica, 
e raccoglitore di un museo di storia naturale ; Caporali 
Carlo , felice rimatore , i cui versi pubblicati furono piu 
volte anclie in Milano ; e Cartolari Gaspero e Girolamo , 
al proposlto dei quali s' inserisce un'ampia notizia biblio- 
grafica della tipografia de Cartolari in Perugia nella prima 
metci del secolo XVI, e di altre officine tipografiche che vi 
furono in queU'epoca, da servire di supplemento alia storia 
della tipografia pcrugina del primo secolo , gia pubblicata 
dair autore Tanno iSao. Questa sola notizia, ridondante 
di squisita erudizione , bastereljbe a rendere pregevole il 
volume di cui ragioniamo j al proposito pero delFarticolo di 
Carlo .Caporali , yediamo con dispiacere alia pag. 268 riferite 
alcune terzine di Alessundro Allegri, onorevoli pel Caporali, 
alle quali tosto si soggiugne : un altro sonetto del nostra 
Leandro Bovarini e fra le sue rime , ecc. , il che potrebbe 
indurre in inganno qualclie lettore die come sonetto do- 
vesse riguardarsi anche il frammento di un capitolo. 

Non possiamo defraudare delle dovute lodi gli articoli 
die riguardano Castaldi Mistoro , valente pubblicista del 
secolo XV; Cavallucci Viacenzio, illustre letterato del se- 
colo XVIII , che tra molte opere pubblico un discorso 
del mode di linger la porpora degli ant.ichi, un lessico delle 
ioci che dagU animali si emettono , e un esame della plura- 
lita de mondi del fontenclle ; Cenci Lodovico , valente giii- 
reconsulto e poeta •, Ciatii Felice, antiquario, storico e poeta; 



I'ARTE ITALIANA. f)C) 

Coriuo Coniiolo , scrittore di agricoltura del XV secolo , e 
Conu'O Pier F'dippo , celebre proiessore di diritto, pure di 
ciiiel secolo i Danti Igiiazio , inatematico del XVI, che scrisse 
deir USD e della fabbricazioiie deU' astrolabio , della sfera , 
deir anemoscopio, della prospettiva teorica e piatica , e del 
radio latino inventato da certo Orsini, e Danti Pier Vincenzo, 
ancli' esso niateinatico ed aslronomo ; Danti Vincenzo , scul- 
tore , pittoro, arcliitetto e poeta, die scrisse un trattato 
dello perfettc proporzioni ;, pul^blicato in Firenze iiel 1567; 
e Danzctta Fabio , anticjuario e filologo cliiarissimo. Coir ar- 
ticolo lU Doni Carlo si cbiude il volume i ma due pagine 
di aggiunte vi si trovano giudiziosamente fatte: ad esse 
tengono dietro V indice degli articoli e quello deile cose piu 
notaliili. Vediamo con dolore in quelle giunte clie al discen- 
deiUe del eel. Baldo fu nel passato anno 1828 ruljata la 
luedaglia originale d' argento di quelF illustre suo antenato, 
la quale luedaglia si pote nondinieno ripetere pur in ar- 
gento coll'ajuto di un gettone in piomljo. 

Ncir articolo nostro , in cui parlauimo della prima parte 
di qnesto volume, non potemnio trattenerci dal notare fre- 
ijuenti errori di stampa ; ora dobbiarao render giustizia al 
vero eil annunziare ciie tre grandi pagine trovansi consa- 
crate alle correzioni di questo volume , sebbene tutte noii 
vi siano comprese quelle clie il volume medesimo ricliie- 
dereb!)e. In questa seconda parte p. es. non si e corretto 
r errore gravissimo alia pag. 844 , in cui si e fatto scri- 
vere in un epigramma del PorceUo ad Elena Coppoli, poe- 
tessa perugina , ecciientur in vece di excitentur. Cosi nel- 
r epigramma stesso si e posto Eliconj in vece di Eliconii, 
o piuttosto rieliconii, cbe cosi scrisse certameute il poeta ; 
alia jiag. 333 si e stampato nel titolo di un libro Letter 
Pastorali in vece di Letlcre Pastorali, alia pag. 352 Irrico 
in vece di Irico, alia pag. 3jcf Berlarniino in vece di Bel- 
larmino , ne questi con molti altri errori , massime uelle 
citazioni latiue, sparsi nel volume, sono stati corretti. Ci 
duole pero clie il sig. Verniiglioli, tC cui meriti letterarj 
abbiamo sempre renduta giustizia, siasi adontato per al- 
cunc leggierc osservazioui da noi I'atte sulla prima parte 
di (juosto stesso volume le quali dovevano in vece mo- 
strargli il couto die faccianm dc' lavori di lui , scnza di 
die uon avreniiuo frugato ben addentro in un' opera che 
di qualclic iiiteiesse c di piacerc puo riescire piii clie ad 



I bo APPENDICE 

altri ai Perngini. Piu aiicora ci daole ch' egli abbia cre- 
duto di ravvisare in noi uno sdegno o altra sorta dl pas- 
sion!, delle quali ciascuno di noi puo dire con Tacito 
caiisas procul habeo. Clie in alcuni Giornali siasi scritto 
diversamente , questo non toglie che giuste e gia fatte da 
altri non fossero le nostre osservazioni , da noi modesta- 
rnente pero e per solo amore di verita esposte , senza 
punto detrarre al merito del cliiarissimo autore. 



Paneglrlco dippollto Pindemonte. — Milano, 1829, 
in 8.° , di pag. 56 , Bettoni. 

Neir ultimo Proemlo ed in altri Inoghi dl questo Giornale 
noi collagrimando la morte di tanti ilkistri Italiani rivol- 
gemmo parole di eccitamento agli studios! giovani , dolce 
speranza della patria nostra , perche battendo le stesse 
splendide orme meno luttuosa ne rendessero la perdita , 
ed egllno raedesimi degni divenissero di occupare que' seggi , 
donde tanta e si bella luce da que' grand! spandevasi. Ne 
le parole nostre sparse furono al vento. C!ie non rare volte 
ci avvenne d' infiorare con ben giuste led! or V una or 
r altra produzione di autori, da' quali trasparivano 
Pensier canuti in giovenil etade. 

Alia schiera di tali eletti giovani appartiene 1' autore di 
questo ranegirico il nobile sig. Napoleone Giuseppe Dalla 
Riva di Verona. Egli degnaniente lo intitolo alia signora 
donna Silvia Curtoni Verza, splendore dell' aniabile e leg- 
giadro sesso, 1' arnica dello stesso Ippolito Pindemonte che 
a lei aveva sovente consecrati i suo! carmi. E le parole 
di questo panegirico , risonanti per eloqiienza e per affet- 
tuosi sentiment! , piii soavi ci scendono al cuore , perche 
dettate dal labbro di un colto giovane , dal quale s' intes- 
sono laud! al veglio , all' uomo , la cui vita fu specchlo 
d' ogn! virtu , la cui bell' anima vivissima sfavilla nelle 
opere cli' ei ci ha tramandate. Spettacolo raro e commo- 
vente ne' fasti della letteraria repubblica ! 

A tre punt! tendono le parole dell' autore , a dimostrai'e 
cioe che il Pindemonte fu iiisigne per lettere e per dottrina, 
grande per umaiie virtu, sommo per religione. Ben ancora da 
questo solo ben sortito compartlinento e facile il gludicare 
quale sia e quanto ben imaginata 1' orditura dell' orazione, 
e come debba essa andar crescendo per interesse e forza 



PARTE ITALIANA. 10 T 

s'lno all'esito, lasclamlo Tanima de' lettorl commossa e pietiA 
di carita e cP arnmirazione per 1' illustre defaato. 

II Piiidemoiite fa ad uii tempo leggiadro , elegante , 
affettnoso scrittore e nella prosa e nella poesia. EgU dal- 
Tamenita delle iniise passar sapeva agevolmente all' an- 
stera gravita di Rlinerva e di Sofia : conoscitore de' tempi 
in cui visse , altamente seiitiva de' progressi delle scienze 
de' sul)limi lavori dell" arti belle, de' politici avvenimenti, 
delle scoperte , delle invenzioiii , de' viaggi , si die non ci 
avea soggetto o materia su cui facile ed erudita non gli 
scorressero e la parola e la penna , biasimando da an lato 
chi stima cura puerile la ricerca delle parole , e la scelta 
delle frasi pedanteria , e dall' altro lato alieno tenendosi 
dal sistema di coloro clie d'ogni vocabolo chiedono licenza 
alia Crusca. Ben consapevole poi il Pindemonte clie a co- 
gliere il segno alia poesia predsso parlar conviensi all' in- 
telletto e al cuore plu die alia sola iramaginazione, ne' suoi 
versi 1' atile accoppio costautemente al dilettevole, e quindi 
le passioni , i doveri, le virtii , i vizj , i costnmi , la sorte, 
il line deU'-ooiMO, le arti, le scienze, le eterne leggi 
della natara farono scopo ai voU del regolato siio iinaidnare; 
ne' versi suoi apparendo sempre, cjual era nel caore, sem- 
plice , patetico , spirante cjaella soave melanconia die e 
propria delle anime nodrite ai sentimenti della virtu e 
della sciagura. Che in lui la virtu vivea in dolce Concor- 
dia coUa dottrina e coll' ingegno : ognor sollecito del vero ; 
di fermo animo e costante , di elevata indole e generosa. 
Tatto poi compreso da quella vera sapienza innauzi a 
cui svanisce 1' orgogllosa uuiana lilosofia , e propostosi a 
gaida ( sono parole dell' autore ) Colui , seguitando il 
quale non si cammina ndle tenrbre , fa sommamente plo , 
e tanto rifalse in lui qiicsto pregio, die non bisognano 
argomcnti a dimostrarlo .... ne divenne pio perche 
maturato nelle sciagure, ma tale fa perche la prospera vita 
non pote torgli dal cuore quella umilta die ne' seguaci 
del Vangelo e principio ad ogni azioue e ad ogni impresa. 

Tale e il sunto di questa panegirica orazione. Forse a 
taluno sembrar jjotrelibe di troppo abliontlante in ragione 
delle altre due la prima jiarte , in cui trattasi del prosatore 
r del poeta (sotto il qual doppio aspetto , e con peusieri 
non molto dissimili fu da noi aucora considerato il Pinde- 
monte nella necrologia cbe di lui tessuta abbiamo ) : ma 



IC2 APPENDICE 

convien rlflettere clie la dove rigogliosa rulonda la messe 
c cosa diflicile il contenere la falce perclie troppo oltre non 
iscorra. Altri bramato torse avrebbe una niaggiore luci- 
dezza , fluidita ed ugnaglianza di stile i lua oltraclie la di- 
zioa^ ci sembra pressoclie senipre robnsta , concisa , pate- 
tica, donar pur conviene qualclie cosa a quel fervore clie 
non si modera se non cogli anni, ed a quella titnbazione 
che svanir suole col coiitinuato esercizio del dire. A com- 
pimento poi delle parole nostre crediara bene di qui rife- 
rire due brani dello stesso panegirico , nelF uno de' quali 
e r imagine della Rkoluzione colle seguenti parole dipinta : 
>i E cbi non si amiiiirava per non attesa dottrina e dalle 
pacifiche Lettere dilungata , allorche (il Pindcmonte) di- 
scorrendo le cagioni de' politici rivolgimenti richiamava al 
pensiero, assennandoci , la Rivoluzioae coprente il capo 
nella prima asseml^lea al terzo stato ^ poi turaultuante; 
regicida ; se stessa divorante come Saturno i proprj iigli •, 
stanca di cittadlne stragi ^ conquistatrice dalle Alpi e dal 
Reno alle Piramidi ed al Kremlin ; domata sui campi di 
Watherloo; ripercossa alle porte d'AIessandria , sulle terra 
di Napoli , al Tiocadero ? o se, passeggiando col guardo 
le piu lontane e tra lor disgiunte regionij, tutte le mo- 
strava da' modern! event! ravvicinate e congiunte? Ed oli 
pur fosse tra no! ! Un sorriso d' allegrezza gli spuiitercbbe 
sul lalibro or che ! voti e i sospiri degl' Irlandesi Catto- 
lici , clie pur furono i snoi, valsero al Duca di Wellington 
piu gloriosa corona della gia colta suUa rocca di Badajoz, 
o nei campi delle Arapili. " 

Opportuna ci semlDra pure la digressione dell' autore 
intorno a! traviamenti ed alle licenze della nuova scuola: 
/( £ neir umana natura ( cosi egli , ed e un giovane die 
parla ) nojarsi di tutto; ne il Bello se ne franca: ag- 
giuguesi la vaghezza di novita : quindi la lisciatura , il 
vaffinamento, il tumido , il falso lustro, i concetti 1am- 
biccati, le iperboli, le acutezze, le punte del Secento : 
quindi 1' asciugare co' fiumi , il bagnar co' soli ^ e Carlo V 
avente il mondo per tomba , per tetto il Cielo , per la- 
grime il mare, gli astri per faci. Ma il Marini , e gli 
altri di quel tempo peccarono nell' ornato : a' nostri glorni 
si feri T essenza dell' arte sdegnando ogiii regola dal primo 
pittore delle memorie antlcbe fino ai Classic! piu recent! 
e in Italia e fuori osservata , la Poesia riducemlo al iiudo 



PARTE ITALIANA. 1 o3 

Vero, il Iinguag;o;io d' Omcro a quello di T'latone , il Bello 
al solo Tetro. Ne cio l)asta , clie, qual povera e vile ri- 
pudlando la greca e la latina eredita . si limosiiiaroiio iiu- 
niagini e concetti dagli strnnieri , air italica letteratiira sver- 
gognatamciite aateponendo T oltreniontana , vero morbo dei 
tempi nostri. Giii i settatori di qnesta audace scuola horeale 
fastidiscoiio i lamenti di Filottete, di Mirra , di ]\Ierope. 
Essi in gelate nel)bic coiiversero il tepido e sereno aere 
italiaiio, in cimiteri i giardini ; tutti evocarono dai regni 
dclle tenebre e della morte gli spettri, le ombre, i fan- 
tasmi , gli scheletri , i demoni , i folletti , le streghe , e ne 
popolarono gli asili della giocondita e della pace ; accattar 
si pensarono le eroiche imprese e le virtu tra' masnadieri , 
tra' pirati , e ncgli ergastoli i tutte suscitarono le meniorie 
di un barbaro tempos e T anima ci straziarono con or- 
rende immagini di patimenti , di paure , di supplizj , di 
crudelth , di ferocie , come se tristi e dolorosi abbastanza 
non Iscorressero all' uomo i suoi giorni , e poclie fosser le 
lagrime quaggiu spremnte dall'umana malignita, dalla for- 
tuna e dalla morte. Brucerelibero, eome disse un mo- 
derno , Tito Llvio e Montesquieu per conservare una vec- 
chia cronica di Monaci ignoranti , o i polverosi registri di 
un Castellano imperioso , non curanti clie gli uomini si 
sgozzino e si tradiscano, purche ti svolgano un' intarlata 
pergamena, o ti facciano udire il corno da una torre di- 
roccata. E sono pure Italian! clie coUa voce e coll' opera 
s' argomentano di svisare l' italiana Letteratura , e porvi al 
tutto r impronta della straniera , degni di compassioue se 
febbre o mania li go^erna ! Ah! non pensarono clie se il 
ferro erulo ed ostrogoto taglio le penne all' Aquile domi- 
natrici del Mondo , non giunse a spegnere nel versato no- 
stro sanguc quella fiamma divina die ci avea fatti maestri 
d' ogni bell' arte, cd ercdi naturali e legittimi della gloria 
do' Creci. Clie se fra le strngi , e sotto la caligine di tanta 
barbarie, riniase alcun tempo assopita ; piii bella poscia 
rifulse e vendico gli antichi siioi vanti , null' altro lascian- 
done agli stranlcri, chc quello di aver appreso alia sua 
scuola. " 

Non e dunque estinto nell' italiana gioventii il scntlmento 
del vero e del bello. Prenda coraggio 1' egregio autore di 
quosto panegirico, e non declinando mai dal bel sentiero, 
si raminciiti che : sic ilur cui astra. 



104 APPENDICK 

In morte dl S. E. il conte Alberto Adamo di Neipperg, 
Elogio detto il xxvi febbrajo 1829 nella Chiesa 
Magistrale della Steccata da Blichele Leoni- — 
Parma ^ 1829, co' tipi Bodoniani, in foglio. 

'^eW Awerdmento premesso dall' autore al suo Elogio, 
egli dice, clie qiiesta scrittura avrebbe avuto bisogno di 
notizie piu larghe ed esatte , d una forma che manco senlisse 
della precipitanza con die fa estesa, e quindi che se ne 
fosse difFerita la stampa a stagione piu matura. Questo era 
il suo proponlinento. Ma il desiderio di non render vane le 
sollecitudini di molti vincendo ( coineche invero a suo danno ) 
que' prudentl rispeui ; lo indusse a darla fuora com' e , senza 
perb rinunziare a riprodurla con qualche miglior titolo al- 
t indulgenza del piihblico. Egli fa profeta ia questo suo 
Avvertimento. II pubblico giudico tale scrittura nel modo 
stesso ill cui I'avea sentenziata T autore, e complanse 
della sua debolezza che si lascio sediirre alle bugiarde 
sollecitudini dei mold, o pochi, non curanti della sua fama. 
La rifaccia da cima a fondo , e per bel niodo, ove aspiri 
realmeute all' indulgenza plenaria del pubblico ; il quale se 
accoglie talvolta di buon grado sense somiglianti alle ad- 
dotte dair autore , allorche si tratta di udire un' Orazione 
qualunque recitata dalla l^igoncia, le ributta sdegnoso quando 
si vuol sottoporre per via d' impressione al suo treinendo 
tribunale. 



Elogio di S. E. il conte Alberto di Neipperg letto da 
Ferdinando Maestri agli ufficj funebri celebrati nel- 
V Oratorio di S. Qidrino dcdla Diicale Accadcmia 
de Filarmonici il 2'j marzo 1829. — Parma, 1829, 
co^ tipi Bodoniani, in foglio ed in 8.° 

Signorilmente impresso e questo Elogio in ambo le edi- 
zioni. Alia niaggiore e premesso il gia conosciuto ritratto 
del conte di Neipperg intagliato da Paolo Toschi, ed An- 
tonio Isac. 

Nobile , dignitoso , vero e il racconto delle gesta di 
questo illustre Personaggio. Se volessimo riferirne i passi 
piu iniportanti per facondia ed eleganza, ci sarebbe d'uopo 
di ristampare quasi per intero 1' elogio, perche poco vi 
abbiauio rinvenuto die non sia degno di raolta lode , e 



PARTE ITALIANA. TOO 

pocliissime vi sono le mende. E lavoro studlato, non ha 
avuto quincli bisogno 1' autore di niendicare con iscuse 
r indulgenza de' leggitori , come fece infruttuosamente chi 
il precedette. 

La Naunia descritta al viaggiatore, — Milano , 1829, 
dalla Socictd tipografica de classici Italiani, in 8." 
gr. , di pag. 1 04 , coll' epigrafe 

Voraere duroi 
Exereent coUes, atque horum gsperrima pajcunt. 
Vise. 

( Assai nitida e bella cdizione adorna di sette tavole 
litografiche e d uiia carta topografica in rame. ) 

II Un fiume ingrossato da forse venti fmmicelli e rlga- 
ti gnoli, un cercliio aaiplissimo di monti , ricoperti in mas- 
»/ sima parte di praterie e di foreste-, colli e piani e poggi 
" e Valletta senza numei'o, ove tutto verdeggia di belle 
" macchie, di prati , di cam pi , di vigne, di gelsi ; alcuni 
" romitorj ; presso a venti castelli ; piii di novanta villaggi 
» che tutti possono ammirarsi da soli tie o quatlro luogiii, 
» quasi vedette dalla natura a bella posta formate per 
V chi e amante del bello; piu di quaranta mila abitanti 
>i che haano dialetto e costumanze loro proprie , in mas- 
" sima parte agricoltori laboriosissimi che emigrando nella 
" fredda stagioiie riportano in prlmavera e naove cogni- 
» zioni ed estero danaro ■■> molte e molte famiglie di no- 
" bilta antichissima e storica ; vm clero in generate colto 
" e operoso ; nomlni dotti in gran numero d' ogni condi- 
11 zione .... questo e la Naunia , qiiesto la Naunia 
>> contiene . . . ". 

Per tal modo il sig. Giuseppe Pinamonti , autore della 
pregevole operetta die noi annunziamo , descrive con ra- 
pidi tocclii il soggetto ch' ei viiol trattarc ; ne in questo 
mirabile cpiadro di agreste natura, clie si facilmente potrebbe 
parere abbellito, avvi pur una parola die non sia conforme 
alia verita piii rigorosa. San Vigilio che t'u vescovo del 
Trentino, a cui appartiene la Naunia, scriveva un tempo 
a S. Giovanni Giisostomo essere quelle un naturale teatro, 
oi'f a moilo di speltucuh sori:ono i casctlli da ogni parte a 
incoronare la vallc , ed ora questo aspctto mcdesimo arresta 



I06 APPENDICE 

ad ogai passo il viaggiatore maravigliato , die clove aspet- 
tava una scena canipestre capace appena tU rallegrare lo 
sgnardo, si vede scrgere inaanzi quasi una rivelazione del 
medio evo che sfoiza T intelletto a tornare su quel tempt 
fierissimi, non meno famosi per grandi virtii , che per 
grandi delitti. II perche e da lodarsi molto il sig. Pinanionti , 
il quale indovinando nel suo cnore il sentimento che dovea 
nascere alia presenza di que' laogiii cosi reraoti dai nostri 
nsi e dai nostri costumi , voile intramraettere alcun cenno 
brevissimo che ricordasse o gli avvenimenti che illustrarono 
quelle contrade , o gli uomini insigni che movendo da quelle 
rupi divennero coUa gloria delle sciehze o dell' armi con- 
cittadini di tutta I'Europa. E perclie ogni descrizione , se 
anche si rinvigorisce colla storia , e ancora morta, ove il 
linguaggio dell' aninia non la ravvivi col vero ed immor- 
tale sno faoco, il sig. Pinamonti non ha mancato, quando 
la materia lo acconsentiva, d' infondere al suo gentile ar- 
gomento quella temperata passione che sopra ogni virtii 
deir ingegno raccomanda agli uomini gli scritti e i pensa- 
menti dell' uomo. Cosi per esempio, quando neli' appres- 
sarsi alia valle gli si fanno dinanzi dite piccole ville coi 
nomi di Meta longobardica e di Meta teiuonica — QuaiUe me- 
morie , egli esclama, quante memorie non risvegUano soli 
questi nomi ! In ascoltarli semhra ancora vedere due potenti 
nazioni rinnovare qui le battnglie accertate da mille sepolcri, 
e segnare questi confini col sang te. Ma il tempo e passato 
sopra ogni cosa ; anclie il Dio Termine ha dovuto cedergU , 
e le stesse nazioni si sprofondarono sotto la terra, per la 
quale combatterono tanto. E altrove parlando di due castelli, 
dei quali piix non si scorgono nemmeno i vestigi, la sua 
mente e tratta al piii afFettuoso riscontro. Etiam periere 
ruinoi ! Egli dice : / castelli cadono sotto la mano del tempo, 
e pill non risorgono : le umili capanne non sono meglio rispet- 
tate , ma la paziente industria del contadino le riedifica il 
pill- delle volte, perche egli trova dolce il vivere , dove i snoi 
padri vivevano. Ne meno commovente, benche piu ardito, 
e queir altro passo , in cui 1' autore ne conduce al santua- 
rio di S. Romedio , e dopo averne descritta la via disa- 
strosa, ma piena di dolce melanconia, semhra quasi arre- 
starsi a meditare suUa sua situazione. Si sente propria 
che vassi ad un romitono , e i piii sublimi peiisieri affol- 
landosi a'la mente , avvertono che V uomo piccolo e debole 



PARTE ITALIANA. 107 

anilrcbbe smnrrito neW iinmensita dcUa ruttura , se. Dio non 
(ivesse posto in lid qualchc cosu ill piu grande ancora chc 
r universo ! 

Noi non possiamo moltiplicare in sifTatte citazioni , nia 
i leggitori troveranno ad ogni tratto il conforto cU sonii- 
glianti seiitenze , e se alcuna volta dovramio lagnarsi 
che lo stile riesca alquanto disuguale e quasi negletto , 
non manchera mai a compensarli queir aurea semplicita 
e quel candore che gia sembrano quasi alFatto sbanditi dai 
libri. Le sette tavole litografiche le quali rappresentano 
con fedelta alcune fra le plu belle vednte della valle , 
accrescono pregio a questa edizione , e la carta topografica, 
che disegna con tutta esattezza i paesi descritti , e lavoro 
assai notabile e degno di grandissiraa lode. Quello pero 
onde vogliamo principalmente commendare questa scrittura , 
e r infinita carita della pati-ia , che si manifesta eviden- 
tissima in ogni parola , e tnttavia precede cosi schietta e 
sincera , che nessun viaggiatore avra mai a dolersi di ea- 
sere stato deluso nella sua aspettazione. 

E la stanipa medesima di questo bel volumetto, e tutti 
i fregi che la dlstinguono, sono audi' essi un altro mo- 
numento di si nobile ailetto, che ha voluto erigere a pro- 
pria spese r illustre sig. Consigliere Aulico cavaliere De 
Torresani , il quale con tanto consenso di pubblica ap- 
provazione auimiaistra la Polizia generate del regno Loin- 
bardo. 



II nuovo teatro di Parma rapprescntato con tavole 
intagUatc ncllo studio di Paolo Toschi e descritto 
per brevi cewu da G. B. N. — Parma, 1829, 
CO dpi Bodoniani, in foglio grande, carta vclina. 
Franchi 8. 

Veramente splendidissima e questa edizione, benclie sla 
posta a si mite prezzo, veramente dcgnissinia deirAugusta 
Sovrana a cui si deblie 1" innalzamento di cost suutuoso, 
nobile, elegante edilizio, che mcrita a ragione di essere 
collocato tra' piii lodati della moderna architettura. 

h dedicata dal celcbre inlagliatore Paolo Toschi, onore 
della sua patria e d" Europa , al Barone Lucio Bolla Po- 
desta di Parma. Alia dedicatoria succede un Awcrtimento 
intorno alio scopo di qu€sto libro. Dope 1' Avverdmcnto 



I08 APPENDIOE 

viene la descrlzlone in tlodici facclate precediite da un 
titolo speciale ; essa dicesi scrltta da G. B. Nicolosi. Indi 
si trovano otto tavole numerate , intagliate molto accura- 
tamente in rame , e precedute dalla Veduta prospettica 
del Teatro. La prima e la seconda lianno ciascuna naa 
spiegazione in foglio separato. Queste due contengono VJco- 
nografia s^enerale del plan terreno e del primo piano ; la terza 
r Ortografia interna , e la facciata del Teatro ; la quarta 
le Sezioni del Salone ( che e magnifico , egregiamente di- 
pinto ed ornato con finissimo gusto ) i la quinta i Fartico- 
lart delta Volta del Salone ; la sesta la Sezione parziale 
delta Platea; la settiuia la Volta delta Platea ; e i'ottava il 
Sipario. 

Ritornando alia descrizlone diremo, clie essendoci questa 
venuta tra mani al primo nostro giugnere in Parma avanti 
di aver veduto quell' ediiizio , e dopo averne udito molto 
sfavorevoli giudizj durante la nostra momentanea fermata 
in Piacenza, ci parve dettata da un soverchio amore di 
patria. Veduto poscia il teatro e minutamente esaminatolo 
in ogni sua parte , niuna esagerazione trovammo in questo 
scritto; e dovemmo conchiudere non essere que' giudizj che 
un niiserabile dettato dell' ignoranza o dell'invidia, che dile- 
guasi, come per vento nebbia , davanti il lampo della piu 
imparziale verita. Non negheremo che non s' incontri nei 
partlcolari di quella gran mole qualche inavvertenza, che 
sarebbe giovato T evitare per renderla perfetta , ma qual 
e opera umana che si possa chiamar tale ? Vbi pliira ni- 
tent . . . non ego , ecc. 

Lodiamo col signor Nicolosi che il plttore Azzi per 
r argomento della sua tela , volgarmente delta Comodino , 
abbia preferito di rappresentarci luoghi e costuini del nosti-o 
bet paest d' Italia , anziclie andare tra ghiacci e sotto un 
del nubiloso a ritrarre la natura ; ma ci pare non ostante 
che, senza ch' ei siasi trasferito al polo glaciale , abbia 
soffiato costantemente sul suo pennello una si gelata tra- 
montana che quasi non ci sia panto di questo lavoro che 
non dia segno d' ingratissima freddura. Ma grnn compenso 
a questo gelo la ritrovi poi nel Sipario del Borghesi tutto 
pieno di vita , di calore , di fuoco , spleudentissimo per 
invenzione, per colorito , per dottrina pittorica. Vada lieta 
la bella Parma di questo suo giovine artista , che ci ri- 
corda i tempi del Parmigianino e della sua scuola. 



PAHTE ITVLIANA. IO9 

Lc isole dclla lagiina di Venezia , rappresentate e de- 
^scritte. — Venezia, 1829. Finora il fascicolo 1° 
Chi ha vediite una volta le isole die circonrlan Venezia 
non puo certamente obljliarle inai piii ; tanta e la bellezza 
che loro cliecle la natura , e tanti sono gli oggetti ciie le 
racconianJano alia nostra memoria. Pero e ragionevole la 
nieraviglia dell' editore signer Alessandro Zanetti , che uiuno 
abbia niai toko a descriverle tiitte con quella diligenza di 
che sono degne , e solo se ne trovi fatta ricordanza ia 
alcune opere a tutt' altro fine dirette. Pero si projjose egli 
di pubblicai'le in dodici distribuzioni ; e gia ne abbiamo 
dinanzi la prima, la quale comprende le isolette di San 
Micliele, di S. Lazzaro e di S. Clemente , ed e im buoa 
saggio deir opera. L' isola di S. Lazzaro fu descritta dalla 
ch. signora Giustina Renier Michiel , autrice delle Feste 
i'cneziane , e noi desideriamo die non siano scarse le sue 
descrizioni. E necessario die nei libri di questo genera 
Tcrudizione non si disgiunga dal sentiinento. « Forastiere 
( ella dice ) ! Allorche ti ricondurrai alia tua patria e nar- 
rerai quanto hai vedato, non dimentica di aver trovato 
un monastero di asiatici ed una tipografia orientale in una 
delle piccole isole di questa un giorno si celebre e si de- 
cantata repubblica. " 



La Statilegia , ossia nuovo metodo cT insegnare a leg- 
gere in brevissimo tempo , analizzato ed applicato 
alia lingua italiana did Ras^ioniere Lodovico Giu- 
seppe Crippa. — Mila/io , 1029, dalla tipografia 
Ri volta, pag. 24. 

Nei secoli dell' ignoranza e della harbarie si sarebbe , 
alia vista dei uiirabili lisultamenti di cotesto metodo, gri- 
dato alia magia : fra noi si e gridato, senza volerlo prima 
conosccre, all' impostura. Pero il dispregio e le beflfe il 
colpirono nei suo uascere, ed annunciato fin dall' agosto 
dello scorso anno, si rimase linora neiroblio. Ma chi non 
sa come il volgo sia, o per indolenza o per forza di co- 
stume, ritroso ad ogni Ijclla novita , e scliifo torca il viso 
da clii gli si accosu per fargli del bene i talche, a riit- 
etirvi, d' uopo e sovente usargli violenza' 

Al iulgar dtbile ingegno 

Sempre il noio c/i'e grarule appar menzogna. 



IIO APPENDICE 

Cosi dal Parini cout'ortato resse il sig. Crippa alie iiinlc 
accoglienze fatte al suo annuiicio , e come clii persiiaso 
di sua niissione non cura umaiii riguai\li, e tranquillo 
prosegue ia suo viaggio, distese e publilico la dicliiara- 
zione del nuovo nietodo da essolui proposto, rimettendo 
air irresistibile forza del vero il far le sue parti , ed il 
rispondere. 

Ecco dunque con raro esempio di disinteressc svelato 
nn ritrovameiito di cui il sig. avvocato Laffore fatto avea 
un venale mistero; e cio coinpensi in parte lo svantaggio 
che noi potremmo avere ove si ponesse a confronto 1' itir 
grate trattaniento che quel metodo eblie fra noi ed il tras- 
porto d' ammirazione con cui venne in Francia rlcevuto, 
tostoclie il sig. Francoeur, uiembro dell' Istituto di Parigi, 
ne diede notizia con sua relazioiie del febbrajo 1828 
alia Commissione d' incoraggiaiiiento dell' istruzione ele- 
mentare. Clie se nell' annuncianie la pubblicazione ci gode 
I'animo sopramniodo per quell' amoi^e che ne scalda per 
ogni utile vero, ci reca non ineno di maraviglla la somma 
semplicita dell' idea primigenia da cui quest' inslgne ritro- 
vauiento scaturi. = Perche si vorra nel rilevar le conso- 
nanti spiccate , onde awiarsi al leggere , pronunziarle altri- 
menti da quello che suonano congiunte nella parola? ■='Ecco 
la riflessione su cui poggia il metodo. Di qui un ben me- 
ditato studio suUa forniazione e suU' analogia delle artico- 
lazioni , e percio una nuova divisione e disposizione dei- 
I'alfabeto, una nuova denomlnazione delle consonant! non 
piii arlntraria e convenzionale , ma dedotta dall' intrinseca 
natura dei suoni e delle articolazioni (^vocali e consonand) ; 
di qui una nuova e semplicissuna teoria delle articolazioni 
composte, spontaneamente emersa ; di qui tolto il bisogno 
del compitare , si molesto perche assurdo ed in continua 
contraddizione tra i mezzi ed il fine , tra la causa e 1' ef- 
fetto , tra 1' insegnaniento precedente e la successiva ap- 
plicazione di esso , tra 1' opera dell' arte e quella della 
natura ; di qui una regola semplice ed unica , applicabile 
a tutti i casi , per dividere prontamente ed esattamente 
qualunque sorta di parole in slllabe •, di qui in fine spianata 
ogni dillicolta ortografica , e fatto il leggere opera del sem- 
plice atto di pronunziare le articolazioni unite ai suoni , 
quali separate si apprese a pronunziarle. La quale osser- 
vazione, a chi ben ponga iiiente, basta per sc sola a rcndere 



I'AUTE ITALIAN \. ] 1 1 

agevolmente credlbili gli effetti die dalla Statilegia si otten- 
t'ono, tolia essendo la vana occupazioae di avere, secondo 
il veccliio metodo , a coiioscere le coiisonaiiti ad un niodo 
per poi valerscne ad un altro, e toltc ad un tempo tutte 
le dublnezze die nella formazione delle sillabe iie veni- 
vaiio, con grave dispendio di fatica e di tempo e con 
soninio fastidio dell' aUinuo. 

Tutto cio e con molta precisione dimostrato nel modesto 
opuscoletto del sig. Crippa, il quale se noa ha 11 vaato 
d' essere stato V inventore del nuovo metodo , ha pero 
quello di averlo saputo, da alcuni cenni ottenuti a voce, 
interpretare , e merce di giudiziose e sagaci considerazioni 
ridurre le quasi presentite idee ad un conveniente siste- 
matico sviluppamento, e, superando tutte le dirticolta che 
nel generalizzare le sue teone devouo certamente esserglisi 
afFacciale, fame Tapplicazione alia lingua nostra. Con die 
venae ad adempiere al voto die la reale Accadeniia delle 
Scienze di Torino formava nel rendere puljblico conto 
(aprile i8a8 ) delle mirabili prove di questo metodo 
reiterate. Quello pero die il sig. Crippa con nessuno 
divide, si e ( amiamo ripeterlo) il merito di aver genero- 
snnicnte sagriiicato alia publjlica uiilita il fortunato friuto 
delle sue invesiigazioui , e di avere rivendicato con virtuosa 
lealta V onore della scoperta al verace sue autore tosto 
che n' ebbe cognizione. Deve questl aver fornito non 
solo i principj della Statilegia al sig. Laflbre , ma bea an- 
che le luminose idee per V istruzione de' sordi-nati al sig. 
abate di Lepee, che di lui fa cenno nelle sue opere , e, 
pagato , se non dal secondo, dal prlmo certamente, di 
scortese silenzio, par die voglia di nuovo confermarci 
come i dotti di Francia, mentre sono sagacissiini nel ri- 
volgere alP increiuento d' ogni utile od amena disciplina in 
un colle loro le faticiie degli stranieri, ottusi alquanto si 
uiostrino bene spesso nel ricordare i nomi di questi. E 
ua cosi fatto autore Corrado Amman, medico Olandese , 
die stampo per la prima volta in Amsterdam (1692) ua 
libretto intitolato = Surilus loqueiis, sen inclliodus qita qiii 
surdus muus est loqui discerc possit, = Volendo e<»li del 
suo metodo, dicui fatto avca fclice sperimento, dar con- 
tezza, svolge coa profondissimo discorso, in queir opu- 
scolo, la natura della voce, qnell.i delle lettcre e la ma- 
uiera di prouunziarle : posto il solcune priutipio die Icgcre 



113 APPENDICE 

est literas successive tantwn pronunciare , e posta la solenne 
distinzione dei suoni e delle articolazioni {K'oce.s et spiritus), 
suggerisce una nuova divisione dell' alfabeto , lo ordina se- 
condo la naturale fonnazione delle lettere, ragiona intorno alia 
riunione delle articolazioni e dei snoni , ed insomma espone 
con tanta esattezza ed evidenza le teorie del nuovo lue- 
todo , die di necessita ne discende la conseguenza che le 
trilustri vigilie , onde il sig. avvocato LafFore si die vanto 
nel cospetto di Francia , e delle quali il huon sacerdote di 
Temi chiese da' suoi nazionali ed ottenne si larga niercede 
di gloria e di danaro, altro non sieno che 11 frutto spon- 
taneo della lettnra del surdus loquens , e specialmente nella 
seconda edizione ( Leida 1727), affinche per avventura si 
vedesse il benemerito Olandese destinato a risorgere prima 
in Francia coll' opera , indi in Italia col nome. 

Ma sia che vuolsi , chiunque tenga in pregio i progress! 
deir incivilimento non potra al certo dissimulare a se 
stesso i beneficj d' vin metodo che rendera universale 
I'arte del leggere. Lo stato delle nazioni va di pari passo 
coUa coltura, e 1' alfabeto fu sempre il piu potente neinico 
della barbarie. E tanto piii merita cotesta utile novita di 
trovar grazia presso ogni gentile persona nelle nostre pro- 
vincie , ove la pubblica istruzione , e specialmente 1' ele- 
mentare e dalla Sovrana beaeficenza con ogni maniera di 
provvide instituzioni protetta, delle quali gia sentono le piii 
umili classi del popolo gli utili efFetti. Ne vogliarao in 
questo proposito tacere come la Statilegia potrebbe soprat- 
tutto nelle scuole di campagna con vantaggio introdursi, 
ove gli allievi impediti or dalla stagione invernale,or dai 
bisogni rurali di giovarsi di una continuata istruzione , sono 
costretti d' interniettere tratto tratto lo studio^ talche dal- 
r una all'altra ripresa dimenticando Timparato, trovansi 
quasi sempre da capo. 11 che riesce a' principianti funesto, 
che dalle stesse difficolta lungamente stancati, e dal poco 
profitto scoraggiati prendono lo studio in fastidio ed av- 
versione. 

Noi lasciamo al filosofo le dotte meditazioni suU' inven- 
zioue e suUa formazione del linguaggio articolato, alle quali 
potra la teoria di questo nuovo metodo condurlo , ed 
amiamo piuttosto che altri con noi pensi ai vantaggi di 
esso immediati, e, per cosi dire, popolari. Ne fia questi 
sono ultiini il ievar via per sempre da quella cara eta 



PARTE ITAtlANA. Il3 

deir Innocenza e della giovialita ogni tristo seme di noja 
e cU stento, cd il fur si die il noine di scuola, gia di si 
formldato augiirio a' fanciuUi , or giadito siioni e scevro 
d' ogni idea di dillicolta e di fatica. E non e pure a ta- 
cersi come col favore dcUa Statilegia potranno oniai essere 
ammessi ai vantaggi del saper leggere anclie gli adulti 
cui, mancata essendo la prima educazione, rinunziato gia 
vi aveano , come a cosa per la sua difficolta inaccesslbile 
ad un' eta matura. Senza pretendere di trasformare il volgo 
in un popolo di dotti , senza dire come si scliiuda, uierce 
della lettura, ad una moltitudine di persone , morte ai privi- 
legi degli esseri pensanti, una sorgente di sconosciuti piaceri 
e di nuove seusazioni , e loro si procacci un efficace mezzo 
di dirigersi all' utile ed all' onesto, tenendole lontane dalle 
distrazioni a cui s' abbandonano o per ingannare la noja 
di un' oziosa ignoranza, o perche nell' ozio stesso e nella 
niancanza d' idee piii si fanno gagliarde sentir le passioni ; 
chi non vede come, col rendere I'arte del leggere di si 
agevole possedimento , potra trovare una guarentigia 1' in- 
teresse di que' disgraziati clie ora mancandone sono, nelle 
contrattazioni scritte cui pe' lore aiFari intervengono , del 
continuo esposti alia frode ed alle insldie di clii voglia 
abusare dell' ignoranza loro 'f Pericolo , contro il c{uale non 
bastano sempre i provvedimenti di legge e le lormalita 
da essa richieste. Questi soli vantaggi sono di tanta evi- 
denza clie ognuno , il quale abbia flor di senno , e co- 
stretto ad applaudire a si preziosa novita. Possa pertanto 
la Statilegia metter radice ancbe fra noi , ed universalmente 
propagarsi , e sia questo il voto d' ogni persona ainica del 
pubblico bene ! Clie se gli anticlii popoli riconoscenti dei 
vantaggi che arreca la scrittura , consegnarono ad eterna 
fama il nome de* loro fondatori clie dato lor aveano 1' al- 
fabeto , non c men degno di un tributo solenne di gratl- 
tudine chi mirabilmente agevolando 1' arte del rilevare lo 
scritto, e percio di valersene, preparolla a divenire uni- 
versale, ne sia, per la sua parte, di questa gratitudine 
fraudato anche colui die primo fra noi 1' introdusse. 



£ibL kuL T. LV. 



114 APP. PARTE ITALIANA. 

Le attratuve dell infanzia e le dolcezze delV amore 
materno , di L. F. Jaaffret. Prima versione itallana 
di Francesco Gandini. Seconda edizione. — Cre- 
mona^ 1829, dcdla tipografia de fratcUi Manini. 

or iiHllj del Jauffret sono pieni di afFetto, di belle im- 
tnagitii , di ginste osservazioai. Noa sono seaipre seiiipli- 
cisslmi, ne sempre natnrali , ma possono perdoiiarsi facil- 
meiite alciuii piccioli nei dove il libro nel siio complesso 
e buono e rispoiidente alT intenzione dell' autore. A. noi 
per esempio non piace clie un giovinetto vedendo l' al- 
Joro piantato da' snoi geiiitori ricordi la valle di Tenipe e 
le spoiide delPeneo^ ma qnelF idillio ci sembra iiondimeno 
assai bello e pieao di sentimento. Non ci par vcrisimile 
clie un fancluUetto il quale coile sue picciole mani intrec- 
cia a stento un paniere di vimini , paragoni la rugiada a 
perle inargentnte , ma chi vorra dire clie nel restante di 
quel breve idillio non si trova una incantevole sempliciia? 
Pero fu bello il consiglio del sig. Gandini di tradar questo 
libro; e noi annunciamo e raccomandiamo assai volen- 
tieri qn.esta ristampa della sua lodevole versione. 

V A R I E T A. 



ARCHEOLOGIA. 

kDopra un anello Longobardo e suit origine del titolo di 
Marchese , Dissertazione di Sebastiano Ciampi. — Tra i mol- 
tissimi cimelj degni delta stima degii arclieologi e tra le 
rarita conservate dal sig. marchese Gian Giaconio Trivulzio 
e r anello d'oro, del quale presento qui il disegno. 




e che nel rifare i! pavimento della chiesa di S. Ambrogio in 
Milano fu trovnto dentro una cassa di pietra contenenle i 



VARIETA. II^) 

rest! d' un cadavere e varj oggettl ad esso spettanti, cioe 
un pettine, le forbici , nnii lancia , lo stocco, la sciabola, 
gli sproni ed una crocetta a qiiattro spicclii di soitilissima 
laminetta d' oro a somiglian/a del talco. Da quesii arncsl 
e niaaifesto che quel sepolto era un cavaliere o, come dl- 
ceasi, un milite. In fatti il pettine e le forbici indicano il 
governo del ca\aIloi Inncia, sciabola e stocco ne sono le 
armi; gli sproni spiegano I'atto del ravalcare; Tanello la 
digniia i la croce Toggetto della milizia a cui il milite era 
addetto o, se vuolsi, la professione della fede cristiana. 
Essere egli state longobardo, mc lo fa credere 1" iscrizione 
che e intorno alia figiira del cavaliere nelT anello effigiato, 
la quale in lettere latine dice cosi: MARCHE BADVSVIV: 
la voce Marche nclla sua radice e celtica, e poi diventata 
teutonica ed era alemanna, e come vedremo, con poca va- 
riazione e anclie italiana. Nella lingua de' Celti, per testi- 
nionianza di Pausania (in Phocicis , cap. 19) M'Ji;^v.xv si- 
gnifico cavallo i7:z'j)v to oyojict. jjixpv.xv ltto twv v.i?.TU'v equo- 
rum nomen Marka apud Celt as i e Tpiuxpv.iGtxv un corpo di 
mille cavalieri (i). Nella lingua franco-gallica ed alemanna 
de' tempi di mezzo si trova nei derivati di quella voce un 
senso analogo al datole da Pausania (2). 

Nei capitolari di Carlo il Calvo (apud Silvacum, c. XIII ) 
Morascakus e prcrftctus vel curator equorutn, ed anclie coc- 
chiero. In una legge alemanna tit. 79 , leg. iv. = Si 
Mariscalcus qui super xii CabaUos est, occiditur , xl solidis 
contponatur. I 

(l) 11 Facio osserva clie il Camprario in vece di Mapxav e 
rpi/jyfy.'t'yiav vuo! che si legga McJppav e Tpi/japoiaiav , e adotta 
quesie lezinni suH' autor.ta del codice di Mosca. I\la sircotne 
diceasi Mdhre e March e Marach dai Longohardi , dai Fianco- 
galli e dagli Aieiuanni , Mar dagl' Islandesi , cosl pote dir«i 
Mctpxa/ o Mappac dai Celti per dialetco loro. 

« Marc<'ii)nnni dicuntor a Marca , quod equum significat. 
Equorum sou stabuli iDaglstrum MarcksulUr etinni nunc appel- 
lauuis , et er[tiituni pia:ff ctuiu Marckgrafen ; niditaris eoim di- 
gnilas et oflit.ii nonien est iHrtiiiicjue. >> ( V. Scolia Jacobi Spie- 
grlii in Vll iibruiii Austriados Richnrdi Bartolini pcrusini. Haa- 
novii« , 1619, in collecr. Justi Reuherii. ) 

(a) Cosi uel Dizionano tedesco di Adelung Walire caballus , 
cquus. Coiif. March imo et Marach leguni allcm. et bavaric. 
UUndice Mar Pausania tfste eqiuun vocabaiit IMapxai'. Conf. 
Mnrichal Mariscatco , Marstall Stabutuui aulicum equurum. 



rro VARIETA. 

Nella lingua tedesca moclenia Marsch significa avaiiza- 
niento, cammlno di esercito ;, Imperciocche presso gU aii- 
tichi Nordici gli eserciti per la maggior parte si compo- 
neano di cavalleria , donde ne venne il marcher del Fran- 
cogalli ed il marciare , e la marcia degl' Italiani ; nel qual 
senso i Latini del buon tempo dissero equitare , i Latini 
bassi caballare e cabaiicata , gl' Italiani cavalcnre e caval- 
cata la significato di scorrere od invadere o di procedere 
con esercito contro il nemico. 

La voce Mark ha pure un altro significato che a prima 
vista sembra essere afFatto diverso dal precedente ;, anzi diro 
meglio, ha pure altri sensi , e sono : 
Mark i." Signiim ; Anglosaxonice Mearc ; Persice Marz. 

2.° Confines. Apud Keronem (8.^' Saeculi ) Marcho, 
3.° Locus et regio notata Signo confinium. Marca. 
4.° pondus signatum. Marca. 
Dal significato del n° i.° hanno anclie gl' Italiani Marchiare , 
Marcare e Marca., cioe notare, improntare, segnare, im- 
pronta ; del n." 2.° e del n." 3." Marca, paese , contrada ; 
come la Marca d'Ancona, di Treviso, ecc. ; dal n.° 4.° 
Marca e Marco e Marchia in senso di moneta. 

Se mi si domandasse come sia avvenuto che dalla parola 
March o Mcirkan cavallo siano derivati gli altri significa- 
ti , risponderei cosi : 

E noto che anticamente il bestiame costituiva e rappre- 
sentava la ricchezza degli uomini. Quindi e clie allor quando 
s' incomincio ad improntarsi od a marchiarsi la moneta, 
che era la rappresentazione delie ricchezze , vl si rappre- 
sentb ora una pecora, ora un bue, ora un cavallo, e come 
dal pecude impressovi ebbe nome pecwiia , e dal numero 
de' buoi che la moneta rappresentava fu detta decabeo , 
icosabeo, ecc, cosi da March, cavallo, fu detta Marca. 
E di fatto anche a Napoli e una moneta chiamata cavallo, 
perche forse in principio ebl)e T impronta di questo ani- 
male , come gia T ebbero le monete della Tessalia e della 
Macedonia. 

Segnata una volta la moneta con 1' impronta del cavallo, 
e percio chiamata Marca, questo nome divento sinonimo 
di segno, e se ne fece il verbo Marchiare o Marcare, come 
in latino T impronta incisa negli anelli e nella moneta prese 
il nome di segno e sigillo ; donde venne il verbo sigillare., 
signare , aes signatum, vocaboli equivalenti a marcare ed 
a marca. 



VARIETA. II- 

Peixlie i confini e le sepai-azioni delle terre , de* paesi , 
iU'2,li Stati sogliono indicarsl da un segno, da un'arme, 
liirono denominate MarcJie i confini, cioe segni del confine i 
ed estensivanieiitc presero nome di Marche i territorj con- 
teniiti dentro certi confini. Innunierabili passi di antichi 
scrittori de' tempi di mezzo potrei portare a conferma di 
questo significato della parola Marca; ma basteranno alcuni: 
f Herioltluis rerum gerendaruoi nimis cupidus condictam 
et per obsides firmatani pacem rupit , incensis ac direptis 
aliquot Normannorum villis. Quod audientes filii Godefridi, 
contractis subito copiis ad Marconi Acniunt , et nostros in 
ripa Egidoroe fluminis sedentes , ac nihil tale opinantes , 
transit© flumine, adorti castris exuunt, eisque in fugam actis 
cuncta diripiunt ac se cum omnibus copiis suis in castra 
recipiunt. " (Annal. Rerum gestar. a Ludov. Pio an. 838 ). 

/' Qui trans Ligerim manent atque in Hispaniam profi- 
ciscl debent, montes pyrenasos Marcam esse cognoscant. 
( Sirniondi Notce ad cap. Caroli Calvi.) 

<' Volumus proxima asstate exercitum nostrum ad Mar- 
chani nostram niittere , ut ibi praeparatus sedeat donee vos 
mandetis quando promovere debeat. " ( Epistola Einhardi 
quae est 39.) 

A custodire queste Marche o confini erano destinatl conti , 
duclii ed altri grandi, e talvolta anche de' semplici co- 
mandanti d' arnie , i quali aveano sotto gli ordini loro buon 
numero di soldatesche e principalmente di cavalleria , con 
giurisdizione e comando in tutti i paesi contenuti nella 
Marca , e furono chlamati custodes limitum , e poi Marchio- 
nes , e Marc}dsh donde vennevo i niarchesi. 

11 Relictis tantum Marchionibus , qiti fines regni tuen- 
tcs, omnes si forte ingruerent, hostium arcerent incursus. » 
(Vita Ludovicii Pii an. 786.) 

<i Quin vero longum est istos ad praesentiam regis ad- 
ducere, vel periculosum est longius a Marcha eos abdu- 
cere , domnus Rex commendalnt (i) suo Marchioni , qua- 
liter eos distringat, atque castiget. " ( Capit. Caroli Calvi, 
reclaniatio Episcopi barcinonensis apud Attiniacum cap. i.) 

Ecco dunque P origine de' Marchesi , che in processo di 
tempo salirono a tal grado di potenza da nsurpare indi- 
pendentemente la giurisdizione sui territorj che a titolo 

(1) Di (jui il veilio iialiano comandan:. 



Il8 V A. n I E T a'. 

di Marche o confin'i custodivanoi lo che avvenne speclal- 
mente da Carlo Magno in poi. 

Anclie i conti e i duchi verso il mille preferirono 
spesso il titolo di mardiese a quelle di coiite e di duca ; 
lo che seiiibra essere stato fatto dai Franclii per contrap- 
posto ai Loiigobardi, i cjaali noa coiiobbero clie soli conti 
e dnclii; ed i Franchi pare die volessero per qiiesta ra- 
gione cbiamare niarcbesi e marclvebati i conti e le contee, 
i duchi e i ducati : all' opposto i Longobardi , finche duro 
la loro dominazione , continuarono a far uso di que' titoli i 
e percio i duchi e (5iicati di Spoleti, di Narni , di Bene- 
vento , scacciati i Franchi da' Longobardi, ebbero il nome 
di marchesi e di marchesati. 

Ma ritornando al nostro Anello, 1' iscrizione Marc/ze j5a- 
dusuiu puo interpretarsi i.° Slgnuni o Sigilliun Badusui (i). 

a.° Marche5;<5 od eques Badusuiu5 , cioe custode della 
frontiera o cavaliere. La voce Mardiesus non e senza esem- 
pio nei secoli barbari. I Gallo-fraachi dissero Marchise 
scrivendo Marquise secondo 1' uso tuttora praticato di pro- 
nunciare chi la sillaba qui ; uso comune anche agl' Italiani 
in moke parole scritte in latino qui e que; come quicura- 
que chiunque , qui chi, quae che, ecc. , e gli antichi dis- 
sero chiunche per cliiunque, qualunche per qualunque. 

In quanto al nome Badusuiu in vece di Badusuius , e ovvio 
I'incontrare nomi longobardi o franchi latinizzati e scritti 
nel caso retto con la finale V, soppressa la s come A'givlfv, 
Tavderadv,.Tachipenv, WiUpertv, Karvlv, Asprandv ; nomi che 
alle volte si trovano scritti Aigivlfvs , Tavdenuhs , ecc. (2). 

Che Badusuio fosse milite croce-signato apparisce tanto 
dalla croce sopra descritta , quanto da quella che tiene in 
cima del capo sopra una specie di berretto. Dalla storia 
della prima crociata scritta da Roberto monaco sajjpiamo 
che i croce-signati portavar.o quell' insegna taluno in fronte, 
talaltro in petto, e chi era in cammino, rivolgevala dietro 
le spalle (3). 

(1) Veggasi cii che inrorno a questo niedesimo argomento 
si h pure drscusso nella Biblioteca italiana toui. 48 , pag. Soy. 

(7,) Meuiorie e nionuaienti per servire alia sroria del ducaco 
di Lucca, tom. IV. Lucca, i8i3. 

(3) La guerra pei Principi cristianl guerreggiata contra i Sa- 
racini , ecc. in lacmo , dicliiaraia per Ruberto Monaco , e tras- 
Jatata in volgare per urio da Pistoja. Firenzc , iSaS , pel Ciar- 
detti , a pag. 6, 



V A R I E T A*. 119 

Che Badasuio debba ascriversi al tempo della prima 
crociata sembra probabile se facciasi attenzione all' anti- 
chita e rozzezza del lavoro, alia forma delle lettere , che 
nulla presenta della cosi delta maniera gotica. Ma queste 
medesime ragioni possono farlo rigiiardare aiiche per piii 
antlco ; ed io incUno a tale opinione. In fatti la somma 
rozzezza conviene piii al secolo IX che all' XI ; la maniera 
di scrivere il noma di Badvsviv e simile agli esempi che 
ho portati, i quali appartengono all' VIII ed al IX secolo. 
La forma dc-Ue lettere e perfettamente romaua , la quale 
nel secolo XI avea cominciato a prendere un' incliaazione 
al cosi detto carattere gotico. 

La fignra di Badusnio presenta il carattere longobardo, 
cioe la barba lunga. « Longobardos vulgo fernnt nomina- 
tos a prolissa barba, et numquam toasa. (Isidore de Gen- 
tium vocabulis, lib. IX, cap. 12.) 

Per longobardo ce lo fa credere anche il nome 11 quale 
pel modo ond' e scritto si nianifesta analog© ad altri di 
quella nazione. I Longobardi nel secolo XI eraao quasi 
estinti in Italia (1). 

(i) Uno de' nos'ri collaborator!, die vide ed esamino gia da 
niulto tempo r anello d' oro die rinveniito fu nel rifare il pa- 
viniento dt-lla Cliiesa di S. Aiubrogio in Milano, e che era 
trovasi tra le preziose antidiita posscilute dal signnr niarchese 
Trivulzio , ci ha con qualche trepidazione comunicata una sua 
o))inione , gia da qualche tempo emessa intorno quell' anello , 
la quale sebbene interaniente si stacdii da quella del dnttissimo 
Ciampi y e rovesci presso a poco tutto I'edifizio, che coUa scorra 
di quel njonumento egli ha fondato sd T origine del titolo dt 
marcliesc , nui crediaaio tuitavia degna di qualthe atten?inne , 
tanto piu cli' eali si espriine con tutta la niodestia , e crerle di 
not! f.ir torto con questo alia ricca erudi.^ione di cui il Cianipi 
lia f.itto sf(>gsio nell.i sua Dissertazlone. Gia di quella Irggenda 
BIARCHE BADVSVIV non si erano niostrati contend a'cuni 
ardieologi , e il dottor Labtis dubiio che leggere si dovesse 
Marce. Badus. VUas., altri sospctto persino die in quell' anello 
ra)ipresentato fosse Batdovino conte ( piuttosto die uiarchese ) 
di Fiandra , estinto dai Saracini , nienrre all' imperatore Alessio 
recava la notizia della presa di Anriuchia. 

Ora il nosiro collaboratore dubita da prima , che V anello 
propriaiueiue non sia longobai-do , non presentandosi alcuoa 
prova dimostrativa di quella origine o di quella pertinenza , e 
lo stpsso Ciainpi non diasente del tutto dal crederlo non piu 
•ntico del secolo XI. 



I20 V A R I E T A . 

A crederlo p'lu antico del secolo XI potra fare ostacolo 
la qualita die si presenta di cavaliere croce-signato. Ma ne 
anche questo e sufficiente argomento. In primo laogo sap- 
piamo che a' tempi di Carlo Magno era una specie di ca- 
valieri o militi i quali creavansi con alcune cerimonie. Ne 

Egll fa paritnente osservare che ne' sigilli di quella eta in— 
vano si cercherebbe ortografia , invano si vorrebbero trovare 
interpunzioni , poco si potrebbe ancora contare su la liogua o 
su la gvammatica , e che il leggere le loro iscrizioni quali si 
veggono su que' monumenti , ri condurrelobe ad imniaginare le 
maggiori stravaganze del niondo. Queste cose attestano le col- 
lezioni dei eigilli medesimi che si trovano stampate , quell' am— 
plissinia del Manni , quelle di molti scrittori tedeschi, V Eineccio 
e lutti gli antiquarj che si occuparono intorno alia sfragiscica , 
non omniettendo ancora le dissertazioni su varj di que' uionumenti 
del medio evo del nostro Muratorl. 

Perrhe niai dovra dunque meccanicamente leggersi MARCHE 
BADVSVIV, il che in fine del cento non ci fornirebbe alcuna 
decisa indicazione ? Sta bene che la voce marche sia celtica 
uella sua origine, divenuta poi teutonica ed ora alemanna ; ma 
quel marche non potrebb' essere al piii se non che 1' abbrevia- 
zione di marchensis , che non tanto faciluiente prenderebbesi in 
sinonimo di marchio o marchese , quanto come addiettivo di 
inoneta baronale. Peggio e poi quel nome proprio di BADVSVIV 
o Badusuius , del quale in tutti i tempi barbari non si potrebbe 
raccapezzare il peggiore barbarismo. 

Ora, premessa P avvertenza che in que' sigilli invano si ri- 
cerclierebbero ortografia ed interpunzioni ; ecco come leggere 
vorrebbe quella iscrizione il nostro collaboratore : M. ARCHE- 
BADVS. VIV. 

La M. puo significare egualmente viagnus ^ maximus , miles, 
magnificus o anche marchensis ( non raai marchesus ) , e queste 
due ultime supposizioni, benclie poco ammissibili, sarebbero fa- 
vorevoli al sistema del Ciampi. Archehadus si sarebbe forse 
scritco dair artefice , anche dal Ciampi riconosciuto sommamente 
rozzo, in vece di Archebaldus o Archibaldus ^ nome comunissimo 
neir XI e XII secolo tra i Franchi , donde vennero gli Archam- 
haut e gli Archembauld di Francia , gli Archibaldi frequentis- 
simi in Inghilterra , e gli Arcimboldi famosi in Italia ed anche 
nella Lombardia. 

Le parole poi VIV possono significare vivit , o vivat , o vivas ; 
e questa formola della quale potrebbero addursi infiniti esempi , 
conviene ottiniamente anche col sentimento del Ciampi, che 
giudico essere quelle un anello signatorio, di cui il marchese 
o il militc viveute si servisse anche nelle cose appartenenti alia 
sua giurisdizione. Potrebbe notarsi che la voce Badus trovasi 



V A R 1 E T A . 12 1 

fa menzlone V aiitico autore della vita dl Luigl Debonaire 
air anno 791, clie nell' eta d' anni i3 fu solennemente ar- 
mato da Carlo M. nel castello di Rensbourge. Lo stesso 
Carlo M. da giovanetto riceve V ablto militare : u Galafrus 
ilium adornavit liabitu militari in palatio Tolletae. » (i). 

presso il Muratori negli Scritlori delle cese italiche , e senibra 
essere stato un vaso d' oro , sebbene al Du Caiige non sia pia- 
ciiito di dicliiararlo. 

Vedesi anche in questa Biblioteca , torn. XLIII , pag. 809 , 
che Baldus si scrisse aicuna volta nel medio evo anche Badus ^ 
e cosi Badoinus per Baldovinus , il die niilita a favore della 
nuova proposta lezione Archibaldus , diflicilniente potendosi am- 
mettere che il Marche possa interpretarsi Marchensis , e che 
il Badus sigoifichi Baldovino. ( Nota degli editori. ) 

(i) Vita CarolL M, et Rollandi Joanni Turpino , ecc. , vulgo 
tributa ; ed ivi le tnie note a pag. IC7 , edizione di Firenze 1822: 
Medio in primis cevo frequentissima in Germania , aliisqae 
Europce regnis solcmnitas , qua juvenes celso loco natl et nobilis- 
simi heroes , qui egregii inclaruerant factis ab imperatore ■, vel 
rege , vel principe quodam cingulo militari acciiigebantur , et ita 
ad equestrein evehebantur dignitatem , ut hi ipsi non solum , sed 
et alii advirtutem, et fortitudinem excitarentur. Sollcmnia ■, quibus 
hie actus celebrabaiur , pro diversitate lemporuin erant diversa. 
Quod si tempore pads susciperetur milituin , seu equituia , creatio y 
hcec plerumque ita ordinabatur: honorum equestriuin candidati pri- 
die quain inaugurarentur , balnea ingrediebantur , indeque loti et 
mundi prodeuntes ac ^estibus mutatis , sub vesperam sacra pera- 
gebant religiosissiine , totam noctem vigiliis et pils orationibus 
transigentes. Subsequente luce solemnitatem ipsain in aede quadain 
sacra ausplcabatur missae liturgia. Inter sacros ritus tirones , di- 
gnitatis i/iilitaris candidati , solemni obstrincebantur Sacramento , 
numquam ab officio probi strenuique militis transversum unquam 
sese esse discessuros. 

Quo facto glcdiuin altari antea impositum atque conceptis verbis 
consecratum accipiebat Imperator , Rex , Princeps , Episcopus , aiU 
quis alius , qui jure miliies creandi gauderet , eoque candidati in 
genua procumbentis humeros una , i.el quod sequiori oevo in rnorem 
venit , trina vice percutiebat , eumque inilitem solemni forma no- 
minabat ; denique balteo militari gladioque ille accingebntur , et 
aurris vel auratis exornahatur calcaribus. Actum hunc honorificum 
insequebantur convlvia splendida , ludi equestres , aliaeque hilari- 
tates , non sine maxima sumtuum profusione . . . tempore belli au- 
tem minori rituum apparatu militum sive equitum creatio absolve- 
hatur in casiris sub initium, <,el exitum pugnae , aut in fortalitiis 
urbibusque obsidione cinctis periculosa. Omnium tamen sive sacris 
live bellicis ritibus in crdinetn equestrein e^ectorum cequalis erat 



I 2 Jl A' A R I E T A . 

Ma se quest! cnvalieri o militi, com' erano chiamati i 
soldati a cavallo a distinzione della fanterla , facessero im 
orditie cavalleresco privilegiato e distinto da' comuni sol- 
dati di cavalleria , e fossero una specie di que' che i Ro- 
mani chiamavauo equites , noii e facile il determinarlo. 
Certo e die Badusuio noa dovette essere deli' ordiae co- 
muae de' militi pei- I'anello d' cro che lo distinguea, e di 
cui pare che dovesse essersi servito a sigillare non solo 
privatanienie, ma aache per uso pubblico, o di giurisdi- 
zioiie militare. 

La croce non si oppone ad un' antichita maggiore del 
secolo XI. Anche nel secolo IX e nel X combatteasi coa- 
tro i Saraceni , e non e improbabile che i militi o cava- 
lieri prendesseio 1' insegna della croce , che poi nella pri- 
ma crociata fu presa da ciascuno de' combattenti L' uso 
di seppellire i cadaveri de' militi con la spada , e con al- 
tre insegne analoglie , fu comunissimo nei tempi del cosi 

existimatin ^ omnibus amplissiiui uhique decernebantur lionores; oin- 
nes medio cevo appellabantur milites et receii'.iorl cevo Equites au- 
rati a calcaribus inauratis. 

Oi i^o aiiteiiL hujus solemnitatls in antiquiorlbus quaerenda est 
tewporibus, Testatur euiin Cornelius Tacitus de Moribus Genna- 
noruiri lih. XI 1 1 , anna sumere non ante cuiquaiii moiis , quant 
ci^itns sufferturum probaveril. Tarn in ipso Concilio te/ Principuin 
oliquis , vel Pater , vel Propinquus scuto frainenque Juvenem or- 
nar. Haec apud illos toga , hie primus Javentae honos , ante hac 
domus pars videbatur , nunc reipublirce. 

(Ex Joannis Georgii Ciameri Coiiimentariis de juribus et 
prasrogativis Nublliratis avit.-B , etc. Lipsis , lySt) ) 

Al tempo di Fetlerigo II la dignita di uiilite non era con- 
ceduta oiJinarianienre a chi nun discfodcva da padre niilite , 
come si rileva dalla lettera 17 del lib. VI dclle lectere di Pietro 
dalle Vigne : 

Notum facimus universis qund A. de N. Majestati nostras 
knmiliter supplicavit ut cum velit fieri Miles et Pater suus miles 
non esset , sibi exinde largiri licentiam digjiaremur. Nos auteiit 
ut fidei sues meritum et subrum per imperialis gratiae proe:uium 
imperialiter compensemus supplicationibus ipsius benignius inc'i- 
nati de potestntis nostrae plenitudine sibi concedimus potestatem 
quod quamquam pater suus miles non fuerit , et noftris constitu- 
tionibus cavcatur quod Milites fieri nequeant qui de genere mili- 
tum non nascuntur : ipse lamen de culininis nostri licentia decorari 
valeat cingulo militnri mandamus : quatenus nullus est qui ipsum 
super hoc de caetero molestare vel iinpediri prcesuiaat. 



V A R I E T a'. ia3 

detto medio eto e cio faceasi ad decus Qiristi et proboe mi- 
lit ice ejus (i). 

Un cadavcre con insegne cavalleresclie, e con la croce 
simile a qnella in lamina d' oro die sopra ho descritta, 
ma senza fanello, fu ritrovato intorno al 1808 nelle vi- 
cinanre di Lucca. 

Sia dunqne clie piaccia di ascrivere Badusuio al se- 
colo IX, al X od air XI, non e da porsi in dubbio che 
fosse un cavaliere di rango (2) distinto, od uno di que' 
marcliesi clie abbiamo descritti. 

Dopo avere esposto qnel che plu direttamente avea che 
fare colP anello di Badusuio, non sara inutile, ne disgra- 
devole 1' awwiunta di alcune osservazioni ed illustrazioni 
anaioghe, le quali contribuiranno a mostrare quanto ne- 
cessaria sia non che opportuna la conoscenza delle lingue 
settentrionali per la niaggiore e piu profonda notizia del- 
r origiue, isioria ed etiniologia dclla lingua italiana , massi- 
mamente per colore clie ne seggono giudici e regolatori , 
e ne fanno dizionarj , cd aggiudicano prenij agli scrittori 
viventi che libri puhblicarono in purgata favella italiana. 

Che tra le lingue straniere inolto contribuissero alia for- 
mazione della nostra i varj dialetti slavi, e come cio av- 
venisse , gia lo feci conoscere in diverse circostanze: le 
osservazioni che vcrro esponendo serviranno a dare ua 
breve si, ma sufflciente saggio intorno alle antiche lingue 
nordiche, le quali son ora mescolate colla lingua franco- 
galiica ed alemanna, ed in pincola parte coU' italiana. 

II Menagio volea derivare il verbo marcher de' Franco- 
galli ed il mnrciare italiano dal verbo iar'care de' latini ; 
solite etimologie fatte da coloro che dal greco e dal latino 
tirano le origini di tutte le voci eirusche, latine, italiane 
non sapendo ond' altrimenti cavarle. lufatti se in Italia 

(1) Fita CarvU M. et Rollaiull. 

(2) Ranso. A propoiito di qursta voce creduta d' origine fran- 
cese non voglio tacere che essa denva da ring , cerchio ; e tale 
fu detta r asseiiil:)lea teuuca dai LongobarHi , donde ringhipra 
( arringhiera ) aringnre , aringa. Se aringa e voce italiana, per- 
che non puo e»8cre rango senza tiraria dal francese ? Nolle voci 
Coniunt al popolo italiano e francese sono come le tame coniuni 
a' Greci ed a' La'ini venute da surgente comunc , e ora dagli 
uni passate agli altri ; c lo steaso dicasi di niolte coDiuni agli 
Italian! ed ai Latini. 



134 VAKIETA. 

furono longobardi, franco-galli eel alemanni, costoro avran- 
novl iatrodotto quel vocabolo seiiza clie se ne ilel)ba im- 
niaginare la derivazione latina o da' modenii linguaggi 
alemanno o francese. E poi non so qual analogia di let- 
tere e di senso ravvisare si possa tra il varicare latino ed 
il marciare italiano od il francese marclter. 

Neppure , come dissi , concedo clie dal moderno fran- 
cese sia passato nel linguaggio italiano: bensi gli antichis- 
simi Celti , i Longobardi od i Franco-galli ed i Teodischi 
poteron introdurvelo , come altre voci italiane nianifesta- 
mente sono dovate loro. Per esempio herherger in antico 
franco-gallo e teodisco trovasi nel barbaro latino dei ca- 
pitolari di Carlo M. e di Carlo Calvo, nel senso di albergare 
Hospido excipere ed heribergum per albergo ed ospizio. 

La voce italiana aja deriva dalla lingua teutonica, e si- 
gnificava milltare vallum ed ancbe luogo chiuso da riparo 
c munizione o muro qualunque. Lifatti le nostre aje dei 
contadini sono di sovente rinchinse da un muro od almeno 
da una siepe o da uno steccato. II P. Sirmond illustrando 
questa voce nei capitolari di Carlo Calvo cosi scrive : 
Haias , clausuras. Haice nobis ( Gallis ) hodie sunt scepes 
qucelibet ; olim ut hinc apparet , pro militari vallo et muni- 
tione usurpatce (i). II medesimo autore : /< Sdiach lingua 
teutonica , et hodie Germani latrocinium vacant. Otto Imp. 
legum longobardicarum tit. LV, lege 3j. = De furto aut 
schacho si ultra sex solidos fuerlt, similiter ut per pu- 
gnam Veritas inveniatur prEecipimus. =:r Inde scbachorum 
ludus, Indus iatrunculorum. " 

Lascio di parlare d' altre latino-barbare voci di franco- 
gallica o teittonica origine passate nella lingua italiana da 
quel barliaro latino , come werro guerra , warnitus guer- 
nito , caciare cacciare , guntfanonarius gonfaloniere (2) , 
aringare , ringliiera , parlare 0/ pubblico . luogo dove sta 
V oratore a parlare (3). 

(i) TaluQi) potrebbe crederla derivata dalla voce latina ^rea ,• 
111a oltre che I' area e luogo anche aperto o site nel quale e 
contenuto ua edificio , 1' haia de' Franco-galli era luogo circon- 
dato di muro o da altro riparo; bisogna aweitire clip le lettere r 
ed e ia area le danno ua caiattere radicale diverso da quello 
deir aia italiana. 

(2) V. la mia Dissertazione sulla origine e suil' U80 delia pa- 
rola Gonfaloniere. 

(3) Gloss. Teut. di Giovanni Scliilferio. 



V A K I E T A . l:2D 

Clie sino tlai tempi lontanlssimi dalle invasioni de'Goti, 
Longobardi ed altri settentrionali si mescolassero ne'dialetti 
italiani , e nella lingna del Lazio voci di lingue analoghe 
alle inoderne settentrionali non e da porsi in duljbio. A 
questo proposito, cosi mi sci-isse il ch. padre Francesco 
Appendini , autore di dottissimi scritti sul confronto delle 
lingue nioderne colla greca , coUa latina e co' dialetti slavi 
specialmente con T illirico. /< Kagusa, 26 ottolire 1822. " 

" Ho fatto qualclie studio, nol niego, intorno alia filo- 
logia ed antichita della lingua illirica o slava , ma non ho 
inai potuto abbandonarmi del tutto a tali ricerclie di cui 
mi diletto al sommo , e clie credo essenzialissime, anzi 
uniche per conoscere le prime origini delle lingue e del 
popoli di Europa e di una gran parte dell' Asia. Quindi 
sebbene sembri ch' io abbia fatto qualclie cosa in tale stu- 
dio, tuttavia deggio confessarle d'aver fatto pocliissimo sc 
si riguardi cio die resta da farsi. 

Senza dubbio gli antichi popoli dell' Illirico , o piuttosto 
della Tracia, agnati degli Scito-sarmati da una parte, e 
dei Galli, Etrusciii , Eneti dalfaltra, ebbero relazione gran- 
dissinia cogli antichi Greci e Latinif, seppure la stessa an- 
tica Grecia ed il Lazio primitivo non sono stati popolati 
da vere colonic di lingua slavo-tracia od illirico slava. Cio 
si deduce i ." da' passi degli antichi storici e geografi ; 
a." dair accurate esame e confronto della lingua slava coa 
la greca e coll' italiana ; 5." dall' interpretazione degli an- 
tichi nomi geografici; 4.° dalle scoperte tavole eugubine 
e da altri monumenti dell'Ercolano e di Pompeja; dagli 
scritti deir accademia di Cortona , di Velletri , ecc. Cose 
clie io coniinato in questo remote angolo del niondo af- 
fatto fuori di mano per essere al giorno dell' ultime sco- 
perte non ho niai potuto consultare ; ma die so di certo 
die contengono dei rottami , diro cosi , die fanno al pro- 
posito. EUa e in istato d' osservare ogni cosa c di chia- 
mare a rigoroso sindacato cio die si e scritto dal Lanzi 
e da tanti altri. Si affacci pure alia storia de' Cclti di Si- 
mone Pelloutier ; alle osservazioni su' popoli l)arbari del 
Peysonnel ed altri , ecc. " 

Gia Io studio delle lingue asiatiche ed il confronto delle 
lingue settentrionali ed alire di Europa rendono pieua testi- 
nionianza al sistenia del padre Appendini dal quale aspet- 
tianio con impazicnza il Varronc illirico frutto do' suoi studj 



ia6 V A R I E T a'. 

di sopra a venti amii. Ma ad oiita del progredimeiito di 
questa specie di filologlci moderni studj , sonovi degli ar- 
cheologi i qnali non sapemlo che di greco e di latino re- 
stano attaccati a questi soli come all' ara unica d' ogiii sa- 
pere, ed a quelle lingue ricorrono per ogni etimologia di 
etrusco o d" italiaiio linguaggio ! 

Qual sia I'analogia di moltissime voci dell' antico latino 
coi dialetti slavi , lo mostrai gia dopo il cliiai-iss. padre 
Appeudiai ed altri nelle mie Osservazioiii sui moderni sistemi 
iniorno a'le antichita etrusche (i). 

Ne riferiro qui alcune d'altre lingue analoghe alia lon- 
gobarda , franco-gallica e teutonica. 

E poiche parlainmo della parola marka, non voglio omet- 
tere un' osservazione, quakuique sia ii peso die dare le 
si voglia. Pausania nel iuogo citato ove dice clie i Celti 
chianiavano rptjjixpy.lGixv nn corpo di dieri mila uoinini a 
cavalio o cavalieri con la stessa disciplina, parla d' altro 
simile corpo che era tenuto dai Persiani i quali ancli' oggi 
chiamano Marz quel die gli anticlii dissero Mark o Mahre 
equus signum. Sarebb' egli un sogno il dire die Mars, il Dio 
Marte presso i Latini, fosse yeniito dalla medesima radice di 
Malire o Mark cavalio, donde poi cavaliere, si die Mars 
null" altro volesse dire se non il Cavaliere , il combattente da 
cavalio? Hippius lo cognominarono gia i Greci : Conso i Ro- 
mani a tempo di Romolo, e dissi gia die il Dio Conso o 
Nettuno equestre potea esser denominato dalP antica voce 
tracica e poi lUirica o slava Koni cavalio e Koniac cava- 
liere (2). 

Lama laguna e voce latinissima, usata anche da Orazio: 
Viribus uteris per clivos fluinina , lamas (lib. i, epod. i3, 
v. 10). Festo la spiega Lacuna aquce collectio quam alii 
lamam , alii lustrum dicunt. II Forcellini : pozzanghera, pa- 
lude , laguna, locus liumidus , palustris , voraginosus. 

Nella cronaca di Sigeberto all' anno 480 si legge : « Ho- 
rum Longobardorum fuit rex secundus Lamissio sic dictus 
quod a Lama , idest voragine fuit extractus ; nam mater 
ejus septeni uno partt\ enixa cum eos in piscinam proiecisset 

(l) Anche 1' eruditissimo sig. dottore Domenico Valerian! pub- 
blico , non ha moltu , nel Giornale pisano eruditissimi scritti eu 
quegto argomento. 

(a) V. Osservazioni , loc, cit. 



V A R I E T A . la^^ 

et rex Agelmundus iter faciens eos liasta revolveret , 
is hastam ejus firmiter tenait. » Qualnnque sia la verita 
del fatto raccontato tia Sigebcrto, non senibra da negar- 
glisi (ede intorno al nonie del ve Lamissio , baibarainente 
forse latinizzato. Sigcberto scrivea in nn tempo nel quale 
molte notizie si sapeano della lingua de' Longobardi , onde 
se scrisse la tradizione deirorigiiie di quel nonie esser 
venuta Aa Lama voragine , ecc. bisogna credere clie questo 
vocal)olo fosse tenuto come di use nella lingua longobar- 
dica ed originario d' altra antichissiiua dalla quale deri- 
vasse ncU'antica latina. 

Lo stesso vocabolo si mantiene tuttavia nella lingua ita- 
liana. Ma il Yocabolario della Crusca lo dicliiara per pia- 
nura , canipagna , per traslato pias.ra di fcrro o d' altro 
metallo , e per la parte ddla spada fuori deW elsa e del 
porno. In conferina del prinio significato cita i versi di 
Dante nell" Inferno, canto 20. 

Non molio ha corso die irova una lama ( 11 fiumc Mincio ) 
Nella qual si distende ,* e la 'mpaluda 
E suol di state talor esser grama . 
aggiunge il comento del Buti : Lama e luogo pendente e 
non pari (Inferno, canto 20). Lama c Lacca e luo^o cori- 
cavo e basso (Purg. , canto 7). 

Da questo balzo meglio gli atti e i volti 
Conoscerete ioi di tutti quanti 
Che nella lama giii tra essi accolti. 
£cco una nuova testimonianza del bisogno di saper bene 
1' etimologie ed il significato dei vocaboli introdotti nella 
lingua italiana e presi da altre lingue morte o viventi ! Dalle 
parole di Sigiberto si vede cbe era luogo fondo, voragine ; 
da quelle d'' Orazio similinente si viene a capire clie do- 
vea esser luogo da raccoglier acqua : per fluinina , lamas. 
Festo S|)iega lacuna, aquce collectio , o /» 5; ru/?i tana, covile. 

II primo luogo di Dante si adatta benissimo a luogo 
basso e concavo, atto a raccogliere acque come e il lago 
di Mantova fatto dal Mincio. II secondo corrisponde al 
mcdesimo signiticato di luogo fondo, voragine, bolgia. 
Or come nel prime caso puo cbiamarsi pianura , canipa- 
gna? Ma da lama voragine, luogo concavo, ecc. come se 
mai ne fa lama piastra di ferro od altro metallo, e lama 
di spada , di coltello , ecc. cbe probabilniente e un tron- 
cainento di lamina^ Lamina e lama furono forse cosi dette 



128 V A R I E T A*. 

dalla simllltudlne deiracqna colata nelle lame o ne' luoghi 
bassi e fondi ove d' inverno si gela e fa una superficie 
luceate e piaiia come il metallo liquefatto die si raffredda 
ne' recipient! ov' e colato. Ma cio basti intorno a questa 
digressione a cui rai ha richiamato la voce Marche scritta 
neH'anello di Badusuio. 



Lettera del professore Baldassare Foil ai colli e dotd 
ItalianL 

II chiai-issimo estensore dell' articolo inserito in codesto 
Giornale della Blblioteca italiana n.° 162 dello scaduto mese 
sul secondo volume del raio Corso di filosofia , voile in- 
coraggiarmi anche con troppo benevola fiducia ad un la- 
voro suit educazione inttlleUuale , di cui egli col profondo 
e ben noto suo sapere delineo in quel succinto articolo 
le massime fondamentali. Com' io abbia accolta cosi gentile 
proposizlone ed in qual conto io tenga le giuste osserva- 
zioni da cui venne accompagnata , il dimostri la presente 
lettera colla quale m' addirizzo a tutti i colti e dotti Ita- 
lian! ond' essere coadjuato in un' impresa , la quale se su- 
pera, a non dubitarne , la tenuita delle mie forze , non 
supera certamente il desiderio che e in me di veder pro- 
spere e liorenti anche tra noi tutte le lilosofiche discipline. 

E qualche tempo che sto raccogliendo materia per 
un' opera da intitolarsi : Scienza della pedagogia o educa- 
zione teorica e pratica ad uso degV Italiani. la quest' opera 
pill che nel corso di filosofia, nel quale ho gia assunto 
r ofFertomi argomento , quando dissi che a formare codesto 
corso entrar doveano molte scienze , e tra le altre la pe- 
dagogia (i), potrei discorrere pin alia distesa e con piu 
di proposito suU' educazione intellettuale , e sul modo di 
svilnppare e rendere attiva la facolta di pensare, piii che 
su qiiello di addottrinare e di erudire. Ma a questo intento 
m' e di estremo bisogno la cooperazione de' colti e dotti 
Italiani per quelle notizie di fatto , che niancano assoln- 
tamente e che senza di loro non potrei da me stesso in 
verun modo conseguire. 

E certo che in Italia fatti non si sono finora i piii grandi 
progress! nella scienza dell' educazione teorica rispetto alle 

(j) V. i preliniinari dcU" opera, toni. l/, Saggio u' uu corso 
di filosofia , pag. viii. 



V A R I E T a'. I a() 

altre nazlonl. E certo ez.iancUo che nella pratica non ci ha 
uinto da invidiare quanto ci possa essere da correggere e 
da ridiure. L" arte dell' educazioiie nostra e tutta empirica, 
e guidata piii die dalla ragioiie da una cieca e pertinace 
consuetudine : sicclie ove si eccettui la educazione fisica 
siilla quale plu direttamente influiscono le scienze mediche, 
tutto il resto e ancora sparse ed ingombro di erronei prin- 
cipj, di fallaci nietodi, di errori e di pregludizj volgari. 
A toglierci pertanto a si gran danno, ed a migliorare pos- 
sibilmente la nostra pedagogia e d' uopo riiiunciare ai si- 
stemi fantastici ed ai principj aerei od insussistenti •, e 
d' uopo correggere le male usanze sostituendo le buone ; e 
d' uopo dirt'ondere i lumi in tutte le classi alio scopo sa- 
lutevole d' un universale miglioraniento. Quindi voglionsi 
conoscere a parte a parte tutti i nostri usi pedagogici si 
buoni die cattivl , e dedurre dai fatti che abbiam sott' oc- 
diio i principj d' un cosl fatto uiiglioramento. A tale scopo 
mi parrebbe indispensabile d'avere la statistlca di tutti questi 
usi ne' singoli paesi d"" Italia , nelle classi, nelle famiglie ; e 
su di questa stabilire le massinie irrefragabili d' una sclenza 
applicata iminediatameate al nostro vero perfezionamento. 
Questa statisticn, ch'' io non potrei stendere da me solo, 
e die non mi riuscirebbe mai cost perfetta come a chi 
nato in luogo abbia tutto T agio di riflettere e di osservare 
ripetutaniente e per lo minuto , e quella per la quale 
prego tutti i colli e dotti Italiani , nflinclie si prestino a 
coinpilarla in quella parte cli' eglino meglio conoscono , e 
ia cui possano meglio adoperarsi. Essa potrebbe essere ri- 
dotta presso a poco al modulo che qui in nota io pre- 
sento (i)i ed allora io e cliiunque altro di me migliore 



(j) StatlstUa degli usi pedagogici nel regno, nella citta . . 
stato di . . . . 



rifll' educazioue 
lisicn. 



Usi 

nelP educazione 

intelleltualf. 



Usi 
1 educazione 
ninrale. 



Osservazioni. 



Queste varie stati-ticlie dovrebbero essere conijiilate con tntta 
esattezza e con tuita precisione. Eae debbouo compreiidere 

BibL iLal. T. LV. o 



l3o V A E 1 E T a'. 

lii-amassc scriverc avremmo in pronto tutto il matcriale 
alia coniposiziono tlolla siuldetta opera veramcntc neces- 
saria alia nostra nazionc. Supposto die le altre nazlonl 
facessero altrettanto , tale statistica cliverrel)l)c atta a tutto 
le peilagogie pratiche uiodificate no' prlncipj tcorici a sc- 
conda de' rapporti interni , reali e da conscrvarsi in cia- 
schedun paese. Cosi T educazione in tiitta T Enropa sarcbbe 
l)en presto inigliorata ed accresciiita secondo i diversi Iji- 
sogni c secondo le diverse circostanze^ a dettanie non piii 
di teoriclie astratte ed impraticabili , nia d' una soda ed 
universale esperienza. 

Ecco il grandiose e vasto progetto ch' io vo ruminando 
nelle niie iilosofiche astrazioni. Deh ! che non mi tocchi la 
sorte dc^ progetiisd ! Sta ai colli e dotti miei connazionali 
aniatori sinceri del bene de' loro simili a non rendcre vano 
ua cosi lii^on volere che e il volere di tutti. Sta ad essi 
il coniunicare al pubblico col mezzo de' Giornali e di opere 
tjueste partlcolari statistiche degli usi pedagogici de' varj 
nostri paesi : allora sorgeranno ben molti tra noi a det- 
tare la vera scienza die reclii la nostra pedagogia al mag- 
gior grado dclla sua perfezione. 

Milano, il ao luglio 1829. 

ARTI SIECCANICHE. 
Carrozze a vapore. — II Giornale inglese delle arti ecc. 
( genn. 1828) riguai'da la quistione della possibilita di sta- 
Lilire delle carrozze o dilli^enzc a vaporc come gia da 
lungo tempo negativamente risoluta , e tutti i fastosi an- 
nunzj che vanno ogni di pubblicandosi su quest' oggetto, 
come mezzi per ingannare il pubblico ; giacche non ci 
ha persona che costruire non possa somiglianti carrozze: 
ma aggiugne che tutta la quistione si riduce al conoscere 
se i trasporti con tal mezzo saranno si pronti, si facili e 
ti poco costosi , come lo sono i mezzi ordinarj. 

tutti gli iisi si buoni che cattivi di ciasclipdun paese j ma seiu- 
jire nella loro niaggior latitudine ed estensione. La casella delle 
osservazioni puo contenere tutti gli schiarinicnti sull' origiiie , sugli 
fih-tti, e 6ui rnppoili cosranti e niutabili di quesci usi, come 
sono il cliuia , il sesso, I'eta, la classe , le leggi , la religione, 
ed ogni altro oggetto co' quali essi in cliiascliedun paese si tro- 
\ino in dijK-ndeiiza c-d in relazione. Ciascheduno Statu o douii- 
niii di-ir Italia potrebbe porgere una statistica separata. 



V A U I E T A. . 

STATISTICA. 
ropolazionc tlclt Impcro Austriaco. 



i3i 



PtioviNoin- 


Siinerlicie 
in niij^lia 
iju.iilr.ite 

di 60 
al grade. 


Popolasionc 
ncl 

1825 
c 1826. 


dcllc 
citta. 


dfl 

l.or- 
gl.i. 


S'uniei 

dcllc 
ville. 


dcllc 
case. 


1. Kcgiio Loni- 

li.i do-Vciielo. 

2. n,>lm:.zia 

3. Ti-olo 

4. llli.io 

5. Sliiia 

6. Austria 

7. IJoemia 

8. Moravia 

9. Cali^ia 

10. Unj;I,eria 

1 1. Ti-.iiiiilvania . . 
12. Frontiira mi- 

litarc 

Somnia. . . 


i3,63i 

4,38o 

8,263 

8,3i6 

6,390 

11,338 

15,247 

7,705 

24,768 

66,906 

17,613 

9,755 


4,237,301 

323,112 

789,835 

1,121,240 
824j5o5 
2,008,970 
3,698,506 
1,068,713 
4,293,488 
9,471,263 
2,000, oi5 

907>453 


4a 
9 

21 
54 
20 
52 
286 
119 
95 
62 

i3 

12 


281 

J4 

22 

5; 

96 

352 

275 

178 

194 

644 

64 

i3 


5,40 I 

988 

1,558 

6,848 

3,539 

1 1,126 

11,924 

3,673 

6,043 

1 1,695 

9,566 

7i5 

66,017 


542,543 

49. 175 

98,689 

167,0 12 

i63,o5o 

274,997 

541,074 

288,91. 5 

633,709 

1, 1 26,007 

256,629 

89,669 

4,1 3 1,459 


194,312 


30,744,40 I 


70 J 


2200 



La popolazione deirarciducato trAastria e del Salisbur- 
gliesc, ossia dci paesi al di sopra e al di sotto dell' Ens, 
ascendeva nel 1820 a 1,897,417-, nel 1825 a 2,008,970, 
e nel 1827 a 2,075,335 individui. Da cio risnlta die in 
7 anni cssa si e aumentata ^i 227,918 aninie (^Statistik des 
Oestreichischen Kalsertlaims , etc. Statistica dell' Inipero Au- 
striaco, di Giuseppe Rohrer , professore a Leaiberg. ). 



METEREOLOGIA. 
Pronostici dclla tanpcratura atmosfcrica indicata dagli au- 
gelli c dngli aliri aniinali. — Gli angclli , sebbcne posti 
-per la loro stessa organizzazione in un grado iai'eriore a 
qnello de' mamniiferi, sciulji-ano noadimeao piii di (jualsi- 
voglia altro aniiiiale sensitivi alle variazioni cd agli influssi 
dell atiiiosfei'a. E gia presso gli anticlii popoli erano essi 
presagio di felicita o di sciagiua ; stndiava.si il lor volo, 
SB ne tracvano indiizioai o ('a\ orevoli o sinistre , e nioUi 
erano pcrsiuo oggetto di aliissimo ciilto. Le loro predizioni 
ri-putavansi dagli abitantl dcllc canipagne come altrcttanti 
oracoli dalta divinita stessa euiauati. Nc i soli aii^ieili 



i3a V A R I E T a'. 

attratta aveano V attenzione degli uomini per tutto ci6 che 
risguarda T avveuire i nia auclie gli altri animali sommini- 
straroiio osservazioni e pronostici , e non solamente all' abi- 
tante della campagna, ma ancora al naturalista , al filosofo 
il quale ha ricoiiosciuto che gli animali dal piu vile in- 
setto sino alf essere il piu fortemente costituito ebbero un 
preseiitimeato del cangiarsi de' tempi molto prima che dal 
baroinetro, dal termometro o da qualsivoglia altro mete- 
reologico stromento vcnisse indicata la piu piccola varia- 
zioae dell' atmosfera. II navigatore spesso li consulta, ed e 
dai loro pronostici rai-e volte ingannato. Di tale lore pre- 
rogativa ha pur dovuto accorgersi il cacciatore ed ogni 
altra persona che pel proprio stato costretta sia a passare 
ne' boschi una parte della sua vita. 

L' aria penetra pressoche in tutto il corpo degli augelli : 
gli organi della respirazione continuano, per cosi dire, 
nelle loro ossa. Da cio consegue una piu forte ossidazione 
del sangue , un piu attivo sviluppamento del calor animale. 
Sicconie poi Y esperienza ci dimostra che gli augelli fra 
tutti gli altri animali hanno il piii forte presentimento del 
cangiarsi dell' atmosfera ; cosi e a credersi ch' essi noa 
dalla sola mancanza del nutrimento costretti siano ad ab- 
bandonare que' paesi clie sino a quell' istante aveano loro 
somministrato con che nutrirsi , ma ancora dall' elettricita o 
dalla pressione piu o meno forte dell' atmosfera. L' inverno 
apporta al certo una grande penuria ai volatili , special- 
mente a quelli che vivono d' insetti , ma dall' esperienza 
si ha , ch' essi se ne partono non meno allorquando dai 
fiumi e dai boschi vien loro tuttavia ofFerto un abbonde- 
vole nutrimento. Hartmann e IMayer trovato ha.mo che le 
penne degli augelli sono grandemente elettriche. Da sifFatta 
loro prerogativa ci si spiega assai di leggleri la loro sen- 
sibilita ad ogni cangiamento di tempo. A simile influenza 
vanno soggetti non i soli volatili che vivono liberi , ma 
quegli altri ancora che stanno nelle gabble racchiusi ; spe- 
cialmente poi all' epoca delle emigrazioni. Cosa difficile e 
nondlmeno il definire , per mancanza d' osservazioni fatte 
a questo proposito , tutti gl' indizj onde conoscere per 
mezzo degli animali le variazioni della temperatura. Eccone 
alcuni che servir potrebbero di norma per altre esperienze. 

Pronostici del tempo bello. i."^ Dagli augelli: allorche i 
tordi marini ( martins -pecheur s , Alcedo hispida) e le anatre 
abbandonano la terra , e rifugiansi verso il mare : i nibbj 



V A R I E T a'. i33 

ed 1 torahusi ( butors ) volano gridan Jo ; le romVinelle vo- 
lano assai altauiente ( essentlo clie allora le uiosclie solle- 
vansi esze pure alle regioni superior!); le rondini di mare 
inseguonsi di sera le une le altre con vivacita e con gran 
rnmore ; i corvi e gli sparvieri gettano spesse ed acute 
grida ; le tortore geniono e volteggiano lentainente ; 11 pet- 
tirosso si solleva uell' aria e canta; i gufi gridano ; i reat- 
tini ( SjA'io; troglodytes) cantano dalle 9 alle 10 del mat- 
tino , e dalle 4 alle 5 pomeridiane; passato quejto tempo, 
il lor canto annunzia la pioggia. 

2." Dagli altri animali : cjiiando le rane raccliiuse in vasl 
di vetro ascendono la scala ■, le lucciole voltegginao di sera 
in gran numero ; gl' insetti e le mosche aleggiano nelP aria 
quasi giocando dopo il tramontar del sole; i pipistrelU 
nppajono tardi ossia a sera innoltrata ; i ragni filano tran- 
quilli ed estendono ampiameiite le loro reti. 

Pronostici della pioggia. Dagli augelli : quando i gab- 
biani neri , gli augelli acquatici e generalmente i volatili 
di qualsivoglia specie si avvicinano ai fiumi , agli stagni 
e vi si bagnano rumoreggiando; le anatre , le oche , i polli 
acquatici si tulFano nell'acqua, dibattonsi strepitando ; le 
oche salvatiche volano assai in alto e con disordine ; i 
pivieri diventano inquieti , volano qua e lii e fanno in- 
tendere i loro suoni acuti • i corvi si uniscono quasi in 
gruppi ed air istante dividonsi ; i corvi di mattlna e le 
cornaccliie di sera gracchiano continuamente e muovonsi 
solitarj sulla sabbia ; le rondini volano basso e quasi ra- 
dendo il suolo; le gazze schiamazzano molto, benclie pas- 
sato sia il tempo de' lor amori •, gli augelli domestici si 
sollazzano nella polvere-, le pernici, i colombi e gJi au- 
gelli pill piccoli vanno molto razzolando nella sabbia ; i 
galli cantano immediatamente dopo il tramontar del sole 
( ed al contrario al)liiamo un segno die la pioggia sta per 
cessare , allorclie il gallo va sotto di essa quasi passeg- 
giando); quando il fringuello va spesso replicando il suo 
melanconico grido ; T allodola de' boselii , i fanelli , i pas- 
seri , i pettirossi gridano o cantano di continuo comin- 
ciando dal mattino; i pavoni e i gufi gridano di notte piii 
forte e piii sovente dell" ordiuario ; i polli cercano per piu 
lungo tempo i loro piJocclii , essendo die quest' insetti 
penetrano allora piii profondamente nella loro peile. 

Dagli alni aniniali : allorclie i hestiami abboccano T aria 
verso il mczzodi ; i montoui e le cnpre saltano molto e si 



t34 V a r I e t a'. 

provocano helando ^ i porci trastullansl o spandono 1 lor 
alimcntl f, i gatti si strofinaiio il v^olto o lo orccchic :, i cani 
divengono iuquleti , grattano la terra , iiiangiano tieircrba, 
brontolano semilatraiido; le volpi alibajano^ i Itipi nrlaiio ; 
le talpe sollevano la terra piu altaniente ilelP onlinario \ 
le rane gracidano sovercliiamente e rlfngiaiisi sui prati ^ i 
pipistrcUi all' avvicinarsi della sera non abbaiidonano i lor 
ritiri ; i ragni lavorano poco , niandano fill cortisslmi e 
ritirans! ncUe lor tane ; le mosclie pizzicano alle gambe 
de' cavalli e del bestiamo , agitansl e volano tuinnltuosa- 
mente ; i pesci intorbidano 1' acqna , ed il verme di terra 
fa sollevare delle strisce dal suolo. 

Proiiostici del veiito: quando gli angelli del mare o delle 
maretmne volano ia massa verso la riva , ed ivi sollaz- 
zansi specialmeiite di mattino;, gli angelli di tenipesta ri- 
fngiansi suUe navi ; le oclie selvatiche volano altissimo , 
divise in bande, dirigendosi verso T oriente ; i polli d' ac- 
qna gridano od agitansi ;, le upnpe stridono fortemente ;, il 
tordo marino fngge verso terra ; il corvus fru^ilegus ( spe- 
cie di cornaccliia che si suol pascere di vermi ) fende 
rapldamente 1' aria o si trastnlla snlla sponda delle acque. 
E noto cbe le lepri presentono 11 vento , e spesso dieci 
ore prima coricaiisi suirangolo, ossia snl luogo dove deiibe 
esso solTiare. (Del signor JValdeck.) 



Memoria per scrvire alia storla naturale dei crittocefali e 
delle clitre. Del dott. G. Gene , dclla Facolta fdosofica di Pa- 
via, ecc. — E noto gla da Inngo tempo che le larve delle 
clitre e dei crittocefjili vivono entro un tabo c'dindrico die 
seco trascinano ad ogni passo a somigllanza delle larve delle 
friganee , delle psichi e delle tignaole. Olivier pare cssere 
stato 1! primo se non a conoscere posltlvamente , almeno 
a preseatire questo fatto cnrioso e del tutto nuovo nella 
stoi'la del coleotteri : lo osservarono di pol Fnessll e J. G. 
Hnbner , Latreille , Wandouer , e, or sono qulndlci annl , 
Leone Dufour, il qnale ne pnbbllco nna notizla abbastanza 
estesa negli Annali delle scienze fisiclie (i). I cltati natu- 
ralisti e gli altri die in seguito fecero parola di siffatta 
osservazlone ojihiarono die qnei tubl fbsser composti di 
terricclo insicnie rinnito per mezzo di (jnalclie umore fornito 

(1) Aiiiiales g('nt'i\iles di^s sciences pliysiques, par MM. Bary 
de S. Vincent, Drapiez et Van Mons. Vol, 6, pag. Soy. 



V A R I E T X. I 35 

(Inlht l.irva a1)itatrice :, no per verita si sarcl)bc potato 
immagiiiaro mi<;liore spic^azione da clii non aveva avuto 
occasioue di vedcrli co" proprj occlii a costruire. lo ebbi 
qaesta clie cliiaincr6 piccola fortiiiia , c siccoiiic quaato mi 
accaddc di osservare c assai loiitaao dall' accordarsi coUa 
citata opiiiioiie, clic presso luolti pare oniai tener luogo 
di vcriia posiiiva^ cosi credo di far cosa grata agb entomo- 
logi c propria alf avan/amento dclla storia parziale di questi 
insctti col pul)l>Iicarnc una rclazioae , lueglio che per me 
si possa , accurata. 

Nella primavera del 1827 io aveva raccolto siil troQCo 
di una qiiercia sette larve provvedute ciascuna di un tubo, 
appareiitemeate terroso, clie esse trascinavano seco nelle 
loro mosse non altrimenti , per servirmi di una compara- 
zione piu famigliare, di quello clie facciano le chiocciole 
col loro nicchio. Non essendomi nota la specie a cui tali 
larve dovessero riferirsi , benclie non tardassi a riconoscerle 
siccome spettanti ad uno dei due generi sopra citati , le 
portai mcco a casa e le cbiusi in una scatoletta con foglie 
verdi di querela, desideroso di trarle sino alio stato di 
perfezione. Io osscrvava di spesso i miei prigioni che, senza 
niostrarsi gran fatto nialcontenti della nuova abitazione, ro- 
devano i'alimento apprestato e passeggiavano qua e la non 
mandando fuori dal fodero che la testa e le zampe. Pero 
ad ogni visita che loro faceva , crescevano in nic ccrte 
curiosita die mi si erano risvegllate iin dal loro primo 
vedcrli. Pungevami desiderio di esaminare la forma toialc 
del loro corpo iiascosta dal fodero ; di conoscere per quali 
attacchi il corjio aderisse al fodero stesso , e la natura di 
quest' ultimo. Per giungere a tutte queste mete in nn tempo 
prcsi il partito di sacrificare alcuno dei sette individui, e 
COS! fu fatto. Segato il tubo per lo lungo in due parti 
eguali, queste non mostrarono di avere col corpo alcun 
punto di aderenza e mi lastiarono la larva perfettamente 
scoperta ed isolata. Essa rassomiglia interamente, jjcnciie 
piu piccola di circa la meta , a quella descritta ila Leone 
Dufour, dalla quale usci in ultima raetamorfose la clylhra 
pubescms , Duf. A somiglianza dclle larve dcgll oritti, delle 
nielolonte, ecc, essa sta ricurvata a cerchio, di modo che 
la j)arte cstrema delf adilomine vedesi riuscire tra le zaiiqx^ 
e fm quasi sotto al UK-nto. II suo corjfo e conq>osto di 
tredici anelli , il primo ilei ((uali e il capo. Questo e cro- 
siacco, scluacciato assai dall iunaiizi allindieiro, circolarc. 



I 36 V A R I E T a'. 

colla faccla anteriore pianissima e fornlta alPliitorno di un 
piccolo iiiargine rilevato : il suo diametro e tale die ottura 
perfettameate la bocca del fodero allorche Tanimale vi sta 
tranquillaiuente ritirato. Verso i lati sonovi le antenne, 
cortissime , coniche , composte di tre articoli , dei qiiali il 
primo assai grande , il terzo piccolissimo , acuto ; alia base 
del secondo sta impiantata uii' appendice conica , lunga 
quanto T articolo medesimo, e che fa apparire bifido Tapice 
delle antenne : secondo la recente nomenclatura proposta 
dal sig. Strans-Durclikeim (i) si dovrebbero forse cbiamare 
antenne a uncino (antennes a croc). La bocca e fornita di 
due mandibole robuste, triangolari, bidentate o piu tosto in- 
cavate all' apice , concave nella faccia inferiore : i palpi 
nei loro niovimenti egnagliano in lunghezza le mandibole 
e sono conici : al luogo poi del mento havvi nna piastra 
crostacea , la quale molto si avanza e fornisce nna specie 
di appoggio agli organi della masticazione. II secondo anello 
e ricinto da una piastra semlcircolare crostacea: il terzo 
ed il quarto sono moUi , nudi , biancastri al di sopra , di 
sostanza alquanto dura e nericcla verso 1' origine delle 
garabe : gli altri sono interamente moUi, biancbi, corrugati 
e , a qnanto mi parve , dotati di squisita sensibilita. I piedi 
sono molto allungati, sottili , terminati da un' ugna acu- 
tissima , \\n po' ricurva e quindi opportunissima per attac- 
carsi ai corpi verticali o mobili , quali sono i tronchi e le 

(i) Considerations generales sur I'anatomie comparee des anitnaux 
articules , auxquelles on a joint V anatomic descriptive du inelo- 
lontha vulgaris donnce coinine exeniple de I' organisation des co- 
leopteres. Paris, 1828, Levrault. — Non nii e possibile di citare 
quest' opera senza fame elogio. La sola di egual genere clie le 
si possa mettere a fianco, e la celebre anatomia del Bruco del 
Salcio di Lyonnet : ma, facendo c[ni astrazione dalle circostanze 
e (li tempo e di niezzi,nelle quail trovaronsi i rispettivi autori, 
la prima seuibrami di grandissimo tratto sujieriore alia seconda 
per la estensione molto maggiore della materia presa in esame, 
per la copia dei lumi clie ad ogni pagina diffi)nde sulle parti 
piii oscure della notomia e della fisiologia degli articolati in ge- 
nerale, e per la meravigliosa bellezza delle tavole che la ac- 
compagnano. Questo lavoro , uiio dei piii splendidi monumenti 
scientifici di cui possa gloriarsi I'eta nostra, fu coronato nel 
1834 dair Istitiito reale di Fraacia, il quale altresi decreto che 
a proprie spese venissero incise le tavole sui disegni originali 
dell'autorc, couiiuettendone 1' esecuzioae agli abilissimi signori 
Schmeiz e Legrand. 



V A R I E T a'. 187 

foglie tiegli albei'l , sul qnali ranimaletto e destinato a v*- 
vere. La lunghezza del corpo nella sua naturale positura 
curvilinea e di circa sel millimetri e nella distensione puo 
forse arrivare ad uii terzo di piii. 

La larva, quale ora fu da me descritta , e come ho gia 
piu sopra acceunato , non aderisce per alcun ligamento, 
ne per altra qualsiasi maniera d' immediata comuaicazione 
col fodero. La struttura della prima e la forma del second© 
sono cause baste voli perche quella stia fermamente com- 
presa in questo. Di fatto il fodero e molto piu ristretto verso 
I'estremita aperta die uon all" opposta o cliiusa; cosi pure 
la larva nella sua positura naturale curvilinea presenta mag- 
gior diametro alf indietro die non all'innanzii quindi nasce 
che la parte posteriore della larva essendo piu grossa della 
parte anteriore del fodero, quella non puo interamente 
sbarazzarsi da questo, ma soltanto uscirne colia testa e 
col torace. E realmente tutte le volte die voUi cavarne 
qualcbe larva pei varj bisogni delle mie osservazionl ho 
provato non leggiera resistenza e ful sempre ol)bligato, per 
non lacerare le larve stesse , di rompere all' iatorao e di- 
latare 1' apertura del fodero. 

Poiche ebbi ben conosciute le forme dell' animale , mi 
posi a indagare di qual sostanza e con qual arte venisse 
fabbricata quella sua casuccia portatile. Prenietto un breve 
cenno sulla sua figura. S' immagini un tubo somlgliante ad 
un anello da cucire o ditale , alquanto rigonfio alia meta , 
di color nerognolo o di terra, colla superficie disseminata 
di piccole prominenze irregolari e di tale consistenza da 
resistere alia forte pressione delle dita •, lo si riduca alia 
dimensione di circa sette millimetri di lunghezza ed a quat- 
tro pel maggiore diametro , e se ne avra un' idea assai 
prossima al vero. — II colore , la struttura ed una certa 
fragillta parevano a prima giunta persuadere che ella fosse 
materia terrosa ; se non che la polverizzazione di uno di 
essi, e I'attento esame della polvere che ne ottenni mi fe* 
nascere il pensiero che fosse legno minutlssimamente tri- 
turate e insieme cementato, similmente a quanto si pratica 
dai Calabroni per la confezione di quel cartoiii che rive- 
Btono i loro favi. Ma non ando guari che un felice acci- 
dente mi tolse andie da questa credenza , e mi pose sulla 
via per iscoprire il segrcto die andava rintracciando. Sul 
principlo delle mie osservazionl io aveva rotto colla punta 
di un ago il margine dell' apertura di un fodero ad oggetto 



1 38 V -V n I E T A . 

(li potcr ncttamentc ossorvare la testa della larv^a die lo 
abitava , scnza esscrc obliligato di cavarncln. Dopo tliio 
giorni mi vcnne tra mano quello stesso iacUviiluo e con 
graiide sorpresa mirai clie i guasti da me innanzi fatti 
eraao gia stati in piii laoglii della circonferenza riparati 
con materia cvidcntemente identica a quella del restante 
del fodero, e solo divcrsa per un colore alqnanto piii cliiaro 
e verdiccio. Nella scatola non eravi traccia di terra , ne 
le sue pareti eran tali da poter esserc facilmcnte corrose: 
qual era adanque e dondc presa questa materia ? Per chia- 
rirmi di un nuovo e piii ragionevole sospetto die allora 
mi sorse nella mente, guastai in varia guisa T orlo di altri 
foderi , e mi posi a spinre i movimenti degli animali. Dopo 
lungo e pazientissimo intender d' occlii , vidi come il ma- 
teriale impiegato pel rappezzamento erano ie feci , die al 
loro uscire dall' ano venivano dalf animale stesso raccolte, 
poste a luogo e modellate colle mandibole. Per qiialche 
tempo la parte rinnovata conservava il colore verdognolo 
proprio degli escrementi di fresco rigettati ^ indi si andava 
a poco a poco annerendo , finche assumeva il colore scuro 
perfettamente eguale a qucUo della veccliia porzione di fo- 
dero. Qnesta scopex'ta, che pago ad usura il tedio dell'os- 
servazione, pose in mio arbitrio di rimirare quantunqne 
volte il desiderai lo spontaneo e successivo accresclmento 
del fodero , clie sempre vidi eseguirsi nel modo sopra in- 
dicato, e fjni col farmi accorto del motivo, per cui la 
natnra ha di tanto curvata in questi animaletti la parte 
posteriore del corpo sino a fame riuscire 1' estremita a 
contatto della bocca. 

Piii non restava alia mia curiosita die di veder trasfor- 
mate in insetti perfetti queste larve indnstriose. Verso la 
meta di maggio due delle piii grosse chiusero V apertnra 
del fodero formando col solito materiale un sepimcnto per- 
pendicolare all' asse del fodero stesso , e ombilicato nel 
mezzo. Ai quindici di giugno poi sorti da uno di essi il 
crittocefalo a dodici punti [ Cryptocephalus 12-panctunis , 
Fabr. ). Ne il modo col quale usci fu senza porgere argo- 
mento di meraviglia: egli non si trasse gia fuori rompendo 
il sepimento pur ora menzionato , ma il fondo del fodero 
o sia la parte opposta al sepimento, staccandone un pezzo 
tagliato perfettamente a cerchio. Questo uscire a rovescio, 
die tale propriamente non e se non rapporto al fodero ed 
alia px)sizione in cui trovavasi dapprima la larva , giacdie 



V A R I E T A . 139 

rirrsptto pcrfctto osco mnntlando innnnzi In trsta, fu 09- 
scrvnto anclie da Loonc Dufour per la sua clitra, cd io ho 
niotivi (U crcdcrlo indnliitatamcnte una propricta comune 
a tutte le specie di cutrambi rjnesti geucri. 

L'acccnnato cambiamento di posltnra non puo aver Uico 
se noil dopo il cliiudimento del fodero c prima cbe la larva 
passi alio stato di ninfa. Una osservazione die vione ia 
appoggio di rjuanto asscrisco si e chc le spoglie dcUa larva 
trovansi costantemente coniinate ed applicate contro il se- 
pimento in guisa che le parti della testa guardano la parte 
opposta : d' altronde egli c certo chc una compiuta inver- 
sione in tanta angustia di spazio non potrebbe eseguirsi 
dair insctto perfctto pcrche dnro ed inflcssibile , meno poi 
dalla ninfa perche incapace pressoche d'ogni aiovimento. 

Cosi dunqne nolle crisomcline (i), famiglia alia quale 
appartengono le clitrc e i crittocefali, havvi esempio di una 
economia o, si dira meglio, di un istlnto che per certo 
puo annoverarsi fra i piu stravaganti. Molti fra gl' iusetti 
che dnlla natnra non sortirono fennezza di membra , aci- 
lita od altra lisica dote valevole a scamparli dalle insidie 
o dalle aperte persecuzioni deiloro nemici , ebbero largo 
compcnso ncUa fmezza dell' istinto. Alciuii s' immergono 
negli steli dclie piante ; altri contorcono intorno a se Ic 
foglie dci vegctabili sa cui vivono e se ne formano ua 
padiglione^ altri destinati a vita piii noniade si tessono 
quali una lorica , quali un intero abito con fusccUetti , con 
sassolini ed altre matcrie accattate qua e la ed insicme 
riunite con glutine o seta. L' idea d' innicchiarsi nelle pro- 
prie sostanze escrementizie, di lavorarle avvisatamente e 
convertirlc in una casuccia , e tuito propria ed a quanto 
pare esclusiva di questa famiglia. Con tutto cio non e a 
credersi che quest' arte vi esista scnz' altro rafUnata quale 
r nbbiamo teste veduta. L' originc , i progress! e il perfe- 
zionnmento dcllc arti die derivano dalla ra2;ione, si tro- 
vano nei varj pcriodi d' incivilimento o per lo meno nelle 
varie eta dcUe socicta umane ; 1' origine , i progressi e i! 
porfezioiiameiito delle arti istintUe gradatamente si riscon- 
trano, se mal non mi appongo, nolle varie specie d'ani- 
mali , die, per cosi espriniermi , profcssano un' arte 

(i) Vi'v ijiK'sic luie Dsservazioiii truvo ojiponuuo di atuan-TUii 
>M uiftodo indicato dal sig. Latieillc nell' opera intitolata: Genera 
crustacewun et insectorum. 



1 40 V A p. I E T A . 

medesima. L'arcliltettnra dell' ondatra non e Ingegiiosa quanto 
qnella del castoro : alia squisitezza di lavoro die ammirasi 
nel nido del pendolino ( Parus pendulitius ) arrivasi per 
iaiiumerevoli gradi di minore industria in altrl uccelli ; si 
direbbe quasi che le api perfezionaroiio la costruzione del 
loro favi dietro 1' ispezione di quelle meno esatte in che 
vedianio tutto di afFaticarsi le yespe , i bombi e tanti altri 
imenotteri , ecc. Cosi e dell' arte di cui favelliamo : essa 
trovasi nata fra le casside , condotte a miglior termine 
dalle leme, perfezionata dai crittocefali , e si direbbe quasi 
ingentilita dalle clitre. Le prime non formano cogli escre- 
menti che una specie di parasole che, sostenuto e conipreso 
fra due appendicl collocate all' apice deiraddomine e mo- 
bili a volonta dell' ani male , era copre, ora lascia a nudo 
il dorso di essa ; le seconde sanno applicarseli in modo 
che il dorso e i fianchi ne riescono intonacati; pero questo 
intonaco non acquista mai consistenza, ne vien ridotto ad 
alcuna forma regolare : i crittocefali poi e le clitre costrui- 
scono con essi un fodero compiuto , consistente , regolare 
e portatile che serve non solamente a proteggere la larva, 
ma anche la ninfa. Se non che le clitre lavorano con mag- 
giore maestria codesto fodero. lo ne possiedo esemplari di 
varie dimensioni, il maggiore dei quali, perfettamente eguali 
a quello descritto da Leone Dufour, fu da me raccolto 
nello scorso autunno suUe vette basaltiche di Csobantz la 
Ungheria, e contiene in istato di crisalide I'anlmaletto. La 
loro forma e piu allungata ed elegante ; le pareti sono pid 
sottili, diligentemente lisciate ; nella parte inferiore scorre 
nel mezzo da un apice all' altro una linea o leggiere sca- 
nalatura che d' ordinario e di color nero lucente ^ finalmente 
suir estremita convessa sono coUocati due tubercoletti, che 
saremmo qiaasi tentati di credere meri ornamenti. — Con- 
fesso che dall' industria delle leme a quella dei crittocefali 
havvi im salto anziche un passaggio : egli e pero da no- 
tarsi che nella famiglia delle crisomeline trovansi molti 
generi esotici , per la maggior parte ancora sconosciuti dal 
Lato dei costumi : e quindi assai probabile che in essi ab- 
biansi un giorno ad iscoprire quegli altri gradi intermedj, 
che la considerazione delle opere istintive in generale pare 
che c' induca ad immaginare. 

Nell' esposizione di queste entomologiche osservazioni io 
ho sempre attribuito alle clitre lo stesso istinto dei crit- 
tocefali , quello cioe di adoperar come questi i proprj 



V A R I E T A . 141 

escreraenti per costruire i loro tubi. Or qui faro meravigliare 
piii d' uno de' miei lettori col dire die tale mia asserzione 
non si appoggia ancora sopra rigorose osservazioni di fatto, 
e die ill una parola non e die una raera congettura. Nis- 
suno dei naturalist! die videro e diedero notizia del tubo 
deile clitre fu testimonio della sua formazione, e ne e prova 
Jjen evidence f opinione da loro spiegata su questo propo- 
sito e die venne da me riferita sul principio di questa 
Memoria : io pure die in questi ultirai due anni ho appli- 
cato con qualclie parzialita alle preseiiti ricerclie , e die 
trovai molti e varj tubi o gia chiusi o gia abbandonati 
dair insetto , non ebbi per anco la sorte di abbattermi in 
una clitra alio stato di larva, sulla quale sperimentare , 
coine il feci sui crittocefali ; ed e cio ben singolare se si 
ponga mente alia quantiia rimardievole di questi coleotteri, 
che in istato perfetto rinvengonsi nei prati e nei bosclii 
del nostro paese. Con tutto cio porto ferma credenza che 
tnttl quelli die conoscono la strettissima affinita di questi 
due generi , e molto piii quelli die prenderanno ad esame 
anclie superficiale i tubi suddettl , non tarderanno un istante 
ad abbracciare senza alcun riserbo la mia opinione. Le 
differenze che io bo notate sono di forma, non di sostanza, 
e la principale di esse non consiste che in una raaggiore 
sottigliezza e lisciatura delle pareti: cio per altro annunzia, 
a creder mlo, niente piii che una maggiore perfezione 
degli stroraenti coi quali il tubo vien costruito , e rimet- 
tendomi anche qui al future, son d' avviso che le mandi- 
bole delle clitre abliiansi a trovare, da chi avra occasione 
di esaminarle , piix appianate e meno incavate air estremita 
di quelle dei crittocefali. 

Ora io p.Tsso ad illustrare un altro punto assai interes- 
sante della storia naturale di questi animaletti , sul quale 
nissuno ha per anco fatto parola. Esso risguarda il nascer 
loro e la maniera con che prendono posto fra gli altri 
viventi. Secondo quanto abbiamo veduto sarebbe oltremodo 
svantaggiosa per Tindividnale sicurezza delle larve la forma 
e la natura del loro corpo, se non fosse protetto dal fo- 
dero. Ma chi le difende alf uscir loro dall'uovo, nei primi 
passi della vita , nei giorni in cui la propria debolezza 
crea pressoche d' ogni oggetto esterno un ainiico? Egli e 
chiaro che fra V uscita dalT novo e la costruzione di un 
primo fodcro dovrebbe aver luogo la ricerca dciralimento. 
Ora , come potrebbero queste larve trascinarsi sui vegetabilj 



1 42 YAUIETA. 

con quol loro addonuno alFatto molle c siffattaniente toti- 

fornlato da rendcre penosissinia la piogressioae , senza 

cader vittima degU dementi o dci carnivori , che ncUa 

classe desV inseiti sono a larcia niano franimisti ajili erbi- 

o *D O 

vori ? La natura vL provvide con un tratto di singolare 
predilczione. I crittocefali e le cliire ritevono airuscir loro 
dal ventre niaterno un fodero, ed e la madre quella che 
glielo fornisce. Questo e un fatto che non ammette alcun 
dujjbio, e che io ho replicatamente osservato si negli uni, 
che negli altri dei citati coleotteri. Mano mano che I'uovo 
spunta dair ano , la madre vi spinge all' intorno tanto dei 
proprj escrementi , che Y novo ne risulta compiutaraente 
inviluppato : la larva poi rompendo a sno tempo V una 
delle estremita dell' novo rompe anche la parte sovrapposta 
dell' inviluppo, e questo vien allora tramutato in un fodero 
perfetto, come e facile per chicchessia di comprendere. 

La deposizione delle uova colle circostanze sopraddette 
fu da me veduta nell' ottobre del 1827 su varie femmine 
del crittocefalo a dodici punti. Trovavansi esse suUe foglie 
del nocciuolo avellano ( Corylus avellana ) : dal primo spun- 
tare di ciascun novo fmo al cader suo dalf ano scorreva 
un lunghissirao intervallo di tempo , cioe piu che di sei 
ore : durante questa lenta uscita la femmina rodeva di 
quando in quaudo la foglia su cui posava, e cio senza 
dubbio per procacciarsi il materiale con cui invilupparle. 
VoUi assicurarmi se 1' invilnppamento facevasi per appo- 
sizione successiva di escrementi , o se trovavasi gia com- 
piutamente operate nel corpo stesso della femmina : a tal 
line tagliai in modo convenevole 1' addomine di una fra 
esse , cui cominciava ad uscir un uovo dall' ano : la parte 
nascosta era alFatto nuda , bianca e lucente, il che prova 
ad evidenza che hanno luogo successive apposizioni, come 
io ho gia annunciato. 

L' uovo compiutamente rivestito e lungo circa un milli- 
iiietro , di forma perfettamente ovale ed oruato di cinque 
ordini di prominenze laminiformi che scorrono alquanto 
cbl)liquamente dall' un aplce alFaltro: ogni femmina, al- 
meno nella specie da me osservata , ne depone da sei a 
sette , e slccome non vengono attaccati alle foglie con ghi- 
tine od altro mezzo , cosi sogliono cader a terra al primo 
agitarsi delle foglie medcsime. Presso le clitrc le cose vanno 
un po' diversaimnite. Le uova vengono deposte in massa, 
debolmente riuuite con uuior glutinoso k- une sulle altre, 



A A U I K T V . I -f .) 

cil nttaccatc con quosto stosso mez70 ai rami od agli steli 
ilello piantc. La foniia loro e cilintlrica , assai alliingaia ;, 
r inviiiippo tli colore giallognolo , iiiolto sottile e liscio. 11 
loro niinicro e iiiaggiore d' assai die non nei cx-ittocclali : 
nclla state passata io vidi la clitra lowj^imuna deporne vcn- 
timo snl ganibo di una poa : in capo a dodlci giorni le 
larvc oiano gia sbncciate e caniminavano con molta vivezza 
traendo seco il piccolo fodero. Io le destinava ad un se- 
guito di accurate osservazioni , ma ricusarono ogni alimento 
die cljbi cura di loro apprestare , e niorirono. 

Cliiiulo qiiesta breve Memoria col far menzione di un 
accidentc di forma carattcristico del sesso nei crittocefali , 
e coir accennare dei principal! ncinici di questi insettl. 11 
prime tonsistc in una fossetta circolare , marcatissima , 
posta nei mezzo dell" ultimo anello addominalc immediata- 
inentc sotto all' apcrtura dell' ano : esso caratterizza la fem- 
niina , e Io riscontrai costante e facilissimo ad esscre os- 
servato in tutte le specie della mia numerosa coUczlone. 
Vero e die anche i niaschi hanno una inipressione nel- 
r istesso luogo , ma questa e assai meno profonda , spesse 
volte a pena discernibile , e longitudinale anziche rotonda. 
Non lio potuto accorgernii a quali usi sia destiiiata. Quamo 
ai ncmici di «juesii aninialetli industriosi , qnelli die vera- 
aienie possono dirsi capitali, sono gli icneumoni. E noto 
r istinto die lianno qiicsti imcnotteri d' imniergere nei corpo 
d' altri insetti le proprie uova , perclie in esso trovi ali- 
mento la prole : due dclle larve da me nudrite perirono 
in tal gulsa divorate ;, e poi grandisslmo il numero dei tubi 
da me in ogni tempo rinvenati sotto ai sassi e sotto ai 
musci degli alberi, die trat'oiati in ogni verso e nulla piii 
contcnendo fuorclic gli avanzi dclle larve , attestano aver 
queste soggiacluto alio stesso genere di morte. Cos! in na- 
tura non v'lia mezzo di difesa, comanque ingegnoso, die 
escluda aflatto la possibility dclle olfese , e cosi mantiensi 
quella guerra tra vivente e vivente, die sarebljc un difetto 
ncir ordiiie della crcazione,se non avesse per iinc I'equi- 
librid dclle cose. 



Enata-Corrigc. — Tomo 53.*^ 

Tag. 373 liu. >j I. e. vicissitudine! , etc. Icjigi i, e. mundus externus , alte- 
ram veto intrrnus nosier sta- 
tus , i. e. vUiisitutlines , etc. 



A'. GJi.OA'/. F. Clnu.vi c I. Fv^iagalli . dircnon edfililvri. 



Osservazioni meteorologiche fatte all' I. R. Osservatorio dl Brera. 



L U G L I O 1829. 




Mattina ore 5. 


Sera ore 3. 1 






6 


"3 ? 


u 6 




6 


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^-~ 


3 



M 

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Stato 
del ciclo. 


iS — 1 

— ~ 
< ^ 


S 5 




Stato 
del clelo. 


poll 


Im. 









poll. lin. 









I 


27 


9,0 1+14,0 


NE 


Ser. nuv. 


27 9,0 


+21,0 


SE 


Ser. nuv. 


2 


27 


8,81 + 16,0 





Sereno. 


27 8,7 
27 8,4 


+20,3 


S 


Nuv. ser. 


:> 


27 


8,6|+i6,6 





Ser. nebb. nuv. 


+20,4 


£ 


Ser. nebb. nuv. 


4 


27 


8,0 


+ib,6 


N 


Sereno. 


27 8,0 


+22,7 


SO 


Nuv. ser. 


I5 


27 


8,0 


+ 17,0 





Nuv. ser. 


27 7,2 


+22,5 


OS [Sereno. || 


27 


7,4 


+16,8 





Sereno. 


27 4'7 


+25,5 


s 


Sereno. ' 


7h7 


94 


+16,0 


NE 


Ser. nuv. 


27 9->^ 


+21,8 


so 


Sereno. 


8 


27 


9,0 


+ 16,0 


NE 


Sereno. 


27 7,8 


+23,0 





Sereno. 


9 


27 


6,6 


+17,8 


so 


Nuv.... Ser. 


27 4,5 


+20,0 





Temp, pioggia 


10 


27 


b,b 


+i5,o 





Sereno. 


27 6,8 


+21,7 


NNo|Sereno. 11 1 


1 1 


27 


7,0 


+ i5,5 


N N ojNuv. ser. 


27 7,3 


+21,5 


SSE 


Nuv. nebb. ser. 


12 


27 


7,D 


+16,5 





Nuv... pioggia 


27 7,7 


+18,7 


£ 


Sereno. ' 


I J 


27 


8,0 


+i6,b 


NO 


Sereno. 


27 9,3 


+20,7 





Sereno. 


14 


27 


10,6 


+i6,5 


£ 


Sereno. 


27 10,7 


+22,7 


so 


Sereno. 


lb 


27 


1 1,0 


+17,0 


N 


Sereno. 


27 10,4 


+24,2 


s 


Sereno. 


16 


27 


10,0 


+19,0 


E N E 


Ser. nuv. 


27 8,8 


+25,4 


s 


Ser. nuv. uebb. 


! '7 


27 


9'0 


+18.0 


E 


Sereno. 


27 9,0 


+23,8 


S....O 


Ser. nuv. 


18 


27 


9,9 


+17,8 


s 


Sereno. 


27 9,0 


+ 20,0 


s 


Sereno. 


19 


27 


8,7 


+17,5 





Sereno. 


27 8,2 


+23,2 


SSE 


Sereno. 


20 


27 


8,0 


+17,5 


NO 


Sereno. 


27 8,2 


+23,7 


NNO* 


Sereno. 


21 


27 


10,5 


+i5,o 


N 


Sereno. 


27 II,0 


+22,3 


N 


Sereno. 


22 


27 


12,7 


+i5,o 


E 


Sereno. 


27 11,8 


+21,2 


S 


Sereno. 


2 J 


27 


11,8 +i4,5 


NE 


Sereno. 


27 10,7 


+22,3 


SO 


Sereno. 


24 


27 


10,6 


+i5,7 


E 


Sereno. 


27 10,0 


+2 0,0 


S 


Sereno. 


26 


-^7 


11,0 


+i7'4 


N N E 


Sereno. 


27 10,6 


+20,7 


s 


Sereno. 


26 


27 


10,8 


+18,2 


E 


Sereno. 


27 10,6 


+25,0 





Nuv. piovoso. 


27 


27 


9'« 


+18,2 





Ser. nuv. piov. 


27 9,0 


+20,7 


SSE 


Sereno. 


2827 


9,2 


+17,5 


E 


Nuvolo. 


27 9,^5 


+i5,5 


E....N 


Tern. piog. nuv. 


29 


27 


8,8 


+14,5 





Nebbia... sereno 


27 8,5 


+20,0 





Ser... temp. 


00 


27 


8,6 


+16,0 


N...E 


Ser. nuv. 


27 8,5 


4.17,4 


NE 


Temp, piogga. 


01 


27 


8,i 


+i5,o 


N 


Nuv. ser. 


27 9->^ 


*'i9,4 


NO 


sereno. ■; 

1 


Altezza mass, del bar. poll. 28 lin. 0,7 Altezza mass, del term. + 26,4 | f 








media » in » 0,1 r media + iQji4 i 




Qiiantilii dclla pioggia linee 24,71. I'l 





T ^^ 



BIBLIOTECA ITALIANA 

PARTE I. 

LETTER ATUR A ED ARTI LIBER ALL 



Delt italiana Arcldtcttara durante la dominazione lon- 
gobarda. Ragiotuimento del cav. Glullo Cohdero 
de Coiui di S. Quiiiti.no, Consmatore del R. Mnseo 
egizio in Torino , preniiato dcdl' Atenco hrcsciuno 
nel 1828. — Brescia^ 182^, per Nicolo Bettoiii , 
di pag. 319 , in 8." 



G. 



''ia del pi02;ranima del bresciaiio Ateneo. oiid'cl^be 
il prcinio qiit-sto ra2;ionain(iito, parlamiiio alia [>a2;- 3 
e segiKMiti del volume Llll, (|iiadenio di gonnaio 
1829 di qucsta Biblioteca, I'ciulcndo conto di altro 
scritto che meritato avea per parte deU'Atcneo me- 
desimo lonorevoie nienzioiie. Sara tuttavia opportuno 
il presentarlo di nuovo ai nostri leggitori tal quale 
vcdesi proposto in capo al ragionaniento che ora 
preiidiaiiio ad esamiiiare: « Deterniinare lo stato del- 
» r arcliitetlura ado])erata in Italia all epoca della 
» dominazione Longoharda. — hivestigare se questa 
» architcttiira abbia uu' ori2;iiie particolarc. — Sta- 
» l)ilire i caratteri peculiari che la disluiguono, spe- 
i) cialniente nella costriizionc de' tenipli , tanto in 
» riguardo alia decorazione interna che esterna di 
» essi, come nella distribuzione della pianta ; e nella 
y> scelta ed uso de' niateriali per fabbrirarli. — No- 
» tare rtnahnente i principali odilizj di tale arr!..- 
» tcttura in Italia >>. RispctLObisbinii aoi verso quel 

Bibl ItuL T. LV. 10 



146 dell' ITALIVN.V ARCniTETTURA 

bcnemcrito Ateneo , avremnio l)rainata una maggiore 
precisione in quel programnia : i.° perche i prinii 
(juesiti riducevansi sostanzialmente al punto di cri- 
tica , se i Lon2;obardi avessero introdotto un nuovo 
sistcnia d'arcliuetlura , o iion piuttosto adottato quello 
clic allora era vigente in Italia ; e se quella aichi- 
tettura avesse acquistato cio che propxiamcntc puo 
aj>pellarsi stato; 2.° perclie le sussegucnti inchieste 
rirerivansi soltauto alia supposizioue del primo caso, 
cioe di una peculiare origiue di quella arcliitettura •, 
3.° perclie indivisibile era questa ricerca dall' esame 
dci principali edilizj che ricoirosciuti si fossero colla 
scorta di autcntici documenti , o supposti colla sem- 
plice ispezione o col conlronto monumenti di quella 
architcttura , e quindi poco nieno die inutile veniva 
a riuscire la doniauda i'lnale, nella quale pure con 
maggiore studio di precisione si sarebbe potuto 
cspriniere se quegli edilizj dovevano essere prova- 
ti , o soltanto creduti di quell epoca. Con tutto cio 
noi riguardiamo quel programma come iniportante 
c degnamente scelto dal corpo scientilico die Y ha 
pro])(>sto •, ma riconosciamo altresi che assai difficile 
era il rispondere in modo soddisfacente a c^uelle 
complicate domandc, il che dee accrescere Y onore 
di chi venue rcputato meritevole del premio , e di 
chi lia conseguita Y onorevole menzione. 

II cav. di S. Quindno comincia il suo ragionamento 
coir abbozzare la storia dell' arte di edificare in Italia : 
accennandone quindi il decadiniento dopo la ruina 
del Ilomano inipero , dice che anche ne' giorni di 
servitii e di l^arl^arie si fabbrico con solidita, selibene 
gli edilizj, alcuni de' quali vasti e grandiosi, fossero 
costrutti cogli avanzi delle precedcnti distruzioni, 
senza rcgolarita di ordini, senza uniformila , senza 
scelta di forme e di ornamenti. Questa condizione , 
soggingne cgli , dell' arcliitettura diiro sin oltre il 
secolo XI , ma in qnel periodo di rimiovellamento 
r arte pigiio qualdie vigore , e lussnreggio nelle 
turri, ue^palazzi, iicile caitcdrali e ne' battistcrj , a 



DURANTE L V DOMINVZIONE LONCOBARDA. I 47 

norma cli ([iicllo stile straniero chc fu poi detto go- 
tk'O , il (|iialo lion aveva pcT basi la rag;ione, 1 ai*- 
iiiouia, Ic i:;iiiste proporzioiii; c quiiidi gP Italiaiii 
die sempic di nial animo vi si eraiio assoggcttati , 
furono i j)rinii a &l)aiuliilo. Scttc piiiicipali peiiodi 
distingue f autorc urlla storia dell' aiclutettiua ita- 
liana: il [)iiiiu) die compieiide lulte le opere degli 
antiehi pojioli , iV-lasglii, Osclii, [Jiii!)ii, Elriisdii , 
Gicci e ivoiiiani cd altri aljitatori della pcnisola dai 
tempi pill renioti sino alia caduta della Iloniana li- 
herta ; il secoiido die si [nokuiga sino al priiieipio 
del regno di Dloclczlauo sul linire del 111 seeolo, e 
die si puo dire dell' areluu>ttura ilaliaiia adulta , beu 
ordinata e perl'etta , heiulic eoniinciasse a deeliuare 
a'' tcinj)i di Sctdmio Scvero\ il tej zo < he eoiiiin( ia eol 
regno di Dlocleziauo c eonliiuia sin dopo la iiiela 
del VI seeolo e la vennta de' Loiigu];ardi ; periodo 
del traviameuto e tlella eoiruzione , in cui una nia- 
iiiera di costruire e di ornavc propria delF Orientc 
comineio tra di iioi a eonlaiMinare la purila degli 
ordiui greci ; il (juarto, in eni T arte aiido jxggio- 
rando , c In (piello della poveria e del aii;;ggiore ; no 
sradiniento , jirepaiato eolle iiivasioni de^li Eriili e 
de^ Goti , e eompiato da Lon2,oi)ardi, Leuelie dire 
non si potesse di assoluta harbarie, uon eessando 
1' arcliitettura ill csscre grcra o roniana, e di eoiiser- 
vare in (pialdie parte T antiea dignita, tuttoche lidotta 
ad una nu>ra praiiea, e ad una servile ed imperfetta 
inii(azi(»ne. II (piinto periodo lia principio eolla rovina 
del regno Loiigobaido , e da Qttio/nas/io , eioe dal 
cadere del seeolo Vlll, si steiide sino a Fcdcnco II, 
verso la iiieta del Xlll ; e in t[iK>to periodo ebbc ori- 
giiie, ineremento e line in Italia la piii antiia ina- 
iiiera dell ardiitettura gotica elie Tautore chiauia ar- 
chUcttnra gotica a/ifeiiore, per distinguerla da t[uell;i 
di'egli i\\)\HA\A gotlcd inodcriKi. o poatfiiorc , eararte- 
rizzata dall" uso eostante ilell areo di sesto aeiilo , 
dalTardimento, dalla leggerczza e dalla lieeu/.a delle 
&ue cobtrui:ioui ; e ipiebta e tpiclla die occu[)a tuliu 



J 48 DELL ITALIA.NA ARCHITETTUR.V 

il sesto periodo , die olti-emonti non ebbe fine prima 
del secolo XVI innoltrato. L' ultimo periodo ebbe 
fra noi cominciamento dal risor2;ore dclF arte colle 
opere delF Orcagna. del Brunelleschi, i^cWAlbcrd, ecc. 
che toruati erano di gia su le classiche tracce degii 
antichi. Con ragione osserva pero V autore , che nimia 
eta rimane rosi oscura , quanto qiiella che corrisponde 
al regno de" Longobardi , e che non era cosa con- 
venevole die quel periodo importante della storia della 
nostra architettura rimanere si dovesse senza con- 
veniente illustrazione ; e a questo fine appunto di- 
retto si vede il programma del bresciano Ateneo , e 
composto questo ragionamento , nel quale si prende 
ad esaminare: i.*', se sia da tenersi per ben fondata 
ed autorevole 1' opinione invalsa presso molti intorno 
alia maniera d' arcliitettare , usata in Italia durante 
la signoria de' Longobardi; 2.*^, se sia vero o almeno 
probabile, che quelhi nazione portasse seco, veuendo 
in Italia, un raodo di costruire e di ornare le fabbriche 
o suo proprio, o gia ricevuto da altri, o pure se piut- 
tosto si giovasse di qiiello die presso di noi gia era 
in uso ; 3.°, cpiali siano i principali edilizj de' Lon- 
gobardi che tuttora trovinsi in Italia, o nel primiero 
loro stato, o bastantemente conservati , onde per essi 
possano determinarsi con certezza i caratteri distiii- 
tivi deir architettura propria di quell' eta. 

La prima di tali ricerche forma V argomcnto del 
primo capitolo , il quale in gran parte e diretto a 
provare che il tempio di S. Michele in Pa via non 
e altrimcnti opera dei Longobardi, benchc per esem- 
plare del loro modo d' arcliitettare sia proposto dal 
celebre (T Jgincourt. Versa di fatto tutto il lungo § i.^ 
su quella basihca, e primieramente si fa vedere che 
se per inolte autorita rendesi manifesta f esistenza di 
quel tempio in Pavia al tempo de' LongoJjardi , ed 
anche durante il secolo X e sul principio delfXI, 
jiou ne segue che sia cosa egualmcnte dimo strata 
che quel tempio non sia stato distrtitto c quindi nuo- 
Vani^nte edilicato, aiidie con divcrsa architetttira, 



DURANTE L\ DOMIN\ZIONE LONGOBARDA. I 49 

ncl pcriodo corso tra il rejjno di Grimoahlo e ([uello 
(U'lr imperatorc Enrico II ; e iiiolto meno die la 
diiesa attuale di S. IMichele sia ancora quella stessa 
ch^ era cola al tempo de' l.ongobardi , e che poste- 
riormerite fii detta l\Iaggiore. Ccrto e che nelle lut- 
tuose vicende alle qiiali soggiacqiie la citta di Pavia, 
quarantatre cliiese fuiono abbiuciate e distrutte , e 
se sottratta si fosse a quelle ruiae la chiesa di S. Mi- 
chele , ugual cosa dovrebbc dirsi di S. Giovanni in 
Rorgo, di S. Pietro in Cielo d" oio, di S. Maria Ro^ 
tonda , di S. Agata , di S. Romano', di S. Ambiogio 
e di altrc , Ic quali tutte dovrebbono rigiiardarsi come 
opere de" Longobardi , e quell' aichitcttura dovrebbe 
mostrarsi di vario carattere, secoudo la diversita dei 
secoli , e noa tutta di maniera uniforme come in ([uelle 
fabbi'iche si ravvisa. Fino a noi non e pervenuto il 
nome di un solo arcliitetto de' secoli Longobardici. 
Risorse rarchitettura ira noi nelU XI secolo , su basi 
pero ben diverse da quelle degli anticlii . allorclie de- 
pressa la lendalita. miglioiata la pubblica ammini- 
strazione sotto Ottoiie /, moliiplicatc le scuole , ria- 
nimato il commercio. anclic le arti del disegno , 
sempre seguaci della pubblica felicita, non tardarono 
a dar segni di vita. Ripararonsi allora in ogni citta le 
anticlie mine; s' innalzarono cattedrali ed altri ma- 
gnilici edilizj in Venezia e in Pisa, e il loro esempio 
seguirono Aiicona. Modena , Lucca, Ferrara , Verona, 
Bergamo, iMilano , Pistoja , Roma, Parma, Piacenza 
e tutte le citta [)iii cospicne di quell' eta. tra le quali. 
Pavia opulcntissima . come lo mostra il corso este- 
sissimo della sua moneta in que' tempi, pote riedi- 
licare dai fondamenti la sua basilica di S. IMichele 
nel modo in ciii si vede al presente. E di fatto Ot- 
toiie Fiisln^eiise narra che coronato fu nel wiio Fe- 
dcrlco I nella chiesa di S. Mi<liele , ov era \ antico 
palazzo de' re Longobardi. Non sap[)iamo come questa 
conclusione potra essere ricevuta dagli eruditi Pave- 
si , i ([uali probabilmente vorranuo sostencre una 
niaggioic antichiia di quel tcmpio , e si ricuscranuo 



i5o dell"itali\n\ AnCIIITETTUnV 

ad ammetterc cosi fiirilmcute la loliilc distraz:ione 
(Telle chicse loro dojio il ic^^no di Griinoaldo. L'au- 
tore pero si stadia di niostrare ncUc pagiiie succes- 
sive essere il parer suo ben fondato , poncndo ad 
csame lo stile ed i particolaii dell' architettiira di quel 
tenipio, nel quale la mauicra nou e ancora quella 
del 2;otico moderno o posteiiore, bciK'hc piu non sia 
romaua o s^ieca , ma possa dirsi, giusta F avviso di 
liii , apparteuente al goti.co aiitcriore o rn/dco che ia 
Europa ill iu uso due secoli dopo il mi lie. 

Quel 2;otico auteriore pero ebl)e in Italia due di- 
verse mauiere, la prima delle quali, comime nei piu 
antichi tempi alV Egitto , alia Persia , all' India e al- 
r Occidente , ebbe poscia in Grecia la sua perfezione , 
cd accolta dai Romani , fu per essi lodcvolmente 
escrcitata e sparsa per tiitta Tampiezza del loro im- 
]iero; la 2." ejjbe princi])io iiclle proviucie orieutali 
dclV impeio llomano , prima che la scde iic fosse 
tiasportata in Bizanzio, derivo dalla mescolanza del- 
rarchitettura asiatica con quella degli anrlclii Greci , 
iiori ai tempi di Guistliilaiio , c dicdc origiue alia 
basilica di S. Sofia e ad iiu modo di arcliitettaic 
che detto fu poscia Bizaiitino. Questo adottato dagli 
Arabi conquistatori della Siria , c da essi portato 
neir Egitto, siiUe coste dell" Africa, uella Spagna e 
nella Sicilia , clivento comiiue ovunf[uc si estcse il 
poterc dcllc loro armi ; sc non che penetrati essendo 
que"" conquislatori tiuo al ceiitro dell" India, s' innesto 
col Bizantino amhe lo stile indiano , c lie trasse ori- 
gine quella architettura che detta Araba o Daniascena 
da prima , nominossi poscia IMoresca o Saracena, donde 
i Normauni , forse i primi, dcrivarono iu diversi pe- 
riodi e a grado a grado quel nuovo sistema di co- 
struzione leggiero e gigantesco ad nn tempo, debole 
ia apparenza , main realta robustissimo, avente per 
caratteri la ligiira piramidale , il triangolo equilatero, 
e r arco acuio , al quale sistema fu dato inqiropria- 
mente dagU okramontani il norae di arcliltcUiira go- 
tica^ forse pcrche riguardata come bariiara a IVoiue 



nURVNTE L\ DOMTNAZTONE rONnonSHDV. l5l 

rlcUa rof^olaiita (IclF arte grcca. I" Goii conqnistatori 
(Icir Ualia noil csercitarono 2;ennalinciite alu-a nianicra 
<li fal)l)iiraie sc noii larouiana, quale pratiravasi in 
(flic' fcin|)i das;!* Italiani , c ia qucsto couvcn2;oiio il 
Muratori, il Muffei, il iV ALsiiicouit ed altri dolli scrit- 
tori di queslo Jiiatcrie. I Loiigol)ardi, nazioiio fcroce 
ed incolta , bcii lontaiia era certamente dal tarsi emula 
delle arti do' suoi nemiri , anzi die valcrsi dell' in- 
gegno e dell' opera degl Italiani , siii qiiali avevano 
dominio; essi , non akramente clio i Goti, nulla inuo- 
varono nclT infclire nianicra di edilicare clic in quel 
tempo in Ilalia si praticava. Carlo Magna neirottavo 
secolo innalzar fcce un tcmpio iu Aquisgrana a canto 
del suo pala/.zo; ma sebljene per sentcnza dell' autore 
conoscesse egli I' eccellenza del la grcca e dclla romana 
antica architettura ; o perche I archiiettura orientale 
o hizantina era allora la sola clie fosse in estiuiazione, 
o pcrclie mancasse di arcliitetti atti a far uso di 
uno stile piii regolare e piii conforme airanlico, si 
a[)pigli6 di prcl'eicuza alia fnggia strauiera dcgli 
Arabi o alia orientale , e tale e infatti per la massima 
parte la basilica tuttora esistcnte di A'[ais2;rana. 
Belle sono le o^servazloni dell' autore sulla gcncsi 
deir arco acuto, die forse per la prima volta si vide 
posto in uso allora nell' occidente , probabilmente 
per accomodarsi alia strettezza del site, e secondare 
al tempo stesso la forma acuminata della cupola; 
se pure cpiclle fincstre di forma oblun2;a acuminata, 
die due sono soltanto, nientre I'altre tutte terminano 
in arco scmicircolare, sono eontemporance alia fon- 
dazione di quella fabbrica: belle sono pure le osscr- 
vazioni sulla forma delle cu^jole dell' India , degli 
Arabi c del tempio di Aquisgrana, se pero tuite 
possono rettamente cupole nominarsi. 

La rotonda di Carlo Magiio e di architettura gotica, 
ma di nn gotico, (jualc do\ eva essere nel suo nascere, 
nioderaiissimo. Audie nell' Italia, nel nono e deciuio 
secolo masslmaniente , si reudette comuuc il nuovo 
modo di edilicare, derivato dalf acco/^zamcnto c dalla 



l52 DrLL'lT\LTAN\ ARCHITF.TTURV 

mescolanza della c;re(a antica maniera c dell' orientale 
dei Bizaiitini e dec,li Aral)! ; e questo e ([uello clie 
Tautore noniina piimo stile del gollco anterlore, affine 
di distinguerlo dal secondo stile dello stesso gotico 
anteiiore clie solo sottentio al priino sul declinare del 
decimo sccolo. Queste distinzioni riescono opportune 
per 2;in2;iiere ad assegnare con qualche certezza 1' eta 
di ciascun monnmento , e per procedere con chiarezza 
in queste ricerche, massime che all' architettura pro- 
pria di que' due secoli gli scrittori imposero diversi 
nomi e 1 appellarono Romana , Blzandna , Greco- 
Romana , Romano-barhura , Romano-Bizaiitina ecc. , 
mentre altri la chianiarono Gotica, Lombarda , Sas^ 
sane ecc, il che non fece se non se generare gran- 
dissima confusione. Una delle principali particolarita 
che distin2;uono 2;li ediiizj sacri del nono secolo , 
consiste neila forma e nel numero minore o maggiore 
delle linestre, che ampie e numeiose erano nelle ba- 
siliche dai tempi di Costaudno lino a Carlo Magna , 
ma verso la mcta del secolo ottavo si vollero pan 
strette , oblunghc, talvolta angustissime, piii scarse 
d' ordinario di numero, e t'atte coi lati divergenti a 
modo di cuneo : esse nel volgersi che fece di poi il 
gotico anteriore verso il secondo suo stile, comincia- 
rono a riacquistare alcun poco della primitiva gian- 
dezza , ma non mai si videro cosi ampie , come quelle 
delle piu antiche basili( he cristiane, se non che nelle 
fabbriche del 2;otico moderno. Opina l" autore che assai 
piu clie non \ amore al raccoglimcnto desse molivo al 
ristrio;nere e al dare forma di feritoje alle iuiestre, 
il difctto o la scarsita dei vetri e delle pietre spe- 
colari , onde chiudcre e riparare i templi dall' incle- 
menza delle stagioni. Forse pote dar luogo a quel 
ristrignimcnto anche lo studio della pubblica sicu- 
rezza , giacche non di rado gli abitanti delle citta 
e de' villaggi rifuggivansi nei tempj e nelle chiese , 
e la strettezza delle aperture rendeva piti difficile 
r accesso e pni comoda la difcsa , mentre frcquen- 
tissime erano le aggiessioiii ostili. A qualclie esanie 



DURANTE LA DOMINAZIOXE LONCOBARDA. I 53 

darcbbe canipo il passo di Anastasio Bibliotecario , 
citato in queslo luogo , ncl quale si dice che nella 
basilica Costaritiniaua le iinestre dell' apside furono 
chiusc con vetri di diversi colori, e che le altre 
finestre riparate furono ex metallo cyprino. Dal vedere 
adopcrati i vetri di diversi colori potrebbe dedursi 
che r arte vetraria in que' tempi fiorisse, e che non 
raro fosse generalnicnte il vetro : quanto poi al me- 
tallo ciprino, forse un errore incorse per isbaglio 
del copista, perche quelle finestre non sarebbero 
state acconciamente riparate col rame ; ma come nella 
stessa vita di Leone III e scritto, dee leggersi ex 
metallo cypsino o gypsino , cioe di gesso, di selenite 
o pictra specolare, il che notiamo soltanto di pas- 
saggio , nulla cio toglicndo al merilo dell opera che 
abbiamo per le mani. 

Alia pag. ii5 si parla dei capitelli e delle cornici, 
che sono le opere di scultura piti comuni nelle chiese 
del nono e del decimo secolo , e di alcune altre piu 
rare di gusto moresco od orientale , condotte in uno 
stile di stiacciatissimo rilievo, con gruppi, fogliami 
ed altri simili rabeschi, stile che molto fu adoperato 
nel settimo cd ottavo secolo a' tempi dei Longo- 
bardi. Queste sculture non sempre spregevoli , se 
per un canto non sono da porsi in confronto con 
quelle degli antichi , sono pero , dice 1 autore , me- 
no barbare assai e rozze di cjuelle orrende figu- 
raccc di mostri, d' uomini e d' animali contraflatti , 
che do|)0 il niille venncro si sovente a deturpare le 
decorazloui dei sacri tenipj , e sul cominciarc del 
secolo duodecimo furono da 5. Bernardo censurate. 
Ad alcuno piaccpie di ri2;uardarli come simboli, sotto 
il velo dei ([uali possano accennarsi alcune vcrita au- 
guste della religione ; ma a tpiest' avviso non presta 
alciin appoggio il decreto di 6'. Carlo Borromeo nel 
quarto sinodo provinciate, il quale approvo soltanto 
la scultura dei leoni sulia porta delle chiese. ad inii- 
tazione del tempio di Salonione , ncllc cui basi ve- 
devansi i leoiii scolpiti, aHinche la vigilauza indicasseio 



1 54 dell' ITALIA.NA. AECniTETTUR.V 

de' sacordoti. Convieiie non di mono Y autorc die se 
simboliche possouo credersi alcune rappresentazioni, 
la maggior parte pero di quelle sculture non e parto 
se non clie della strana fantasia dei rozzi artelici 
di cpicU'eta; e noi ci siamu gia mostrati altre volte 
del sno avviso. 

Altro carattere delle basiliche di que' secoli e 
quello di avere talvolta una delle navi minori alquanto 
pill larga dell' altra; altro quello di iin notabile rial- 
zamento del piano a' picdi della tribuna, che trovasi 
praticato in non poche cliiese costrutte nello stile 
della seconda maniera del gotico anteriore verso il 
mille, mentre nelle piu anticlie la tribuua si trova 
appcna piu alta di iino o due scalini sul rimancnte 
del piano ; altro linalmente die nei sacri edilizj dei 
tempi di Carlo Magno e dei secoli nono e decimo 
rari sono quelli che presentino in pianta la iigura 
della croce latina, la quale, sebbene talvolta osser- 
vata nelle basiliche delle eta precedenti, non comiucio 
a diventare comune nelle cliiese di maniera gotica 
se non dopo il mille ; come ne pure era invalsa lino 
a quel tempo la pratica d impicgare le colonne per 
sola decorazione. 

In separato paragrafo tratta 1 autore della seconda 
maniera del gotico anteriore in Italia. Quella maniera 
o quello stile s' introchisse dalTOriente, prima per la 
via dclFAdriatico neir Istria ed in Venezia , poi per 
quella delTArno ncl centro stesso dclU Italia. Mil nei 
sacri edilizj, specialmeutc della Lombarclia, die Fan- 
tore crede cjnasi tutti iniialzati nei corso del sccolo 
duodecimo , quella nuova maniera di fabbricare erasi 
gia a parer sno alloutaiiata assai dalla semplicita e 
dalla moderazioiie della Bizantina , e il gotico aute- 
riore gia adulto toccava da presso i coalini del mo- 
derno; e questa nuova modiiicazione dell' ardiitettura 
ei crede venuta a noi per la via delle Alpi , pro- 
pagata singolarmente dai Norman:il : per la (pud rosa 
quel modo di architettare , conosriuto di la dalTAlpi 
col nome di sille lombardo . fu detto iu apprcsso e 



DURANTE L\ DOMllSrAZIONE LONCOBARDA. 1 55 

si ilire ancora normanuo. Queslo pero pcrdcttc bcii 
tosto la sua scvorita, e per uno studio iniporfiino di 
clccanza si accrelibcro p;li ornamcnti anclic; di sciil- 
tiira, s' iniitarono i rabcsclii, gli arrlii coniposti cd 
i tiitnini drji;li Aial)i; c cosi prcsso i Norniamii stessi 
si prt'paro il passa2;p;io dall' antico al inodenio go- 
firo stile. La scultura de2;li ornati, sinaolarmentc in 
Italia, si niantenuc anclie nei periodi piii tenebrosi 
dal VI air XI secolo in una condizione talvolta plau- 
sibile ; ma (piella dclla figura umana cadde del tutto 
anche nei ba^isirilievi, e in cpialche periodo, come 
nel secolo VII, pare die il suo esercizio fosse total- 
nicnte interrotto. Nell' architettura normanna invalso 
era T uso nel secolo XI di scolpire teste nmane sotto 
le mensole e le cornici , e su la fronte dci modioilioni 
e delle chiavi de2;li archi; e di cpiesto costume A^e- 
dcsi cpialche vestigio nella chiesa di S. Alessandro 
in Lucca, sebbene la statua di cjuel santo vescovo 
clic si osserva sa la porta di quel tempio sia dal- 
r autoi'e giudicata la prima opera della statuaria clic 
si conosca do[)o quella serie di secoli tenebrosi. Ven- 
nero allora praticatc le p;alleric sopra le minori na- 
vate ncir interno di alcune basiliche; i peristili cicclii 
<> praticabili, scavati nella grossezza dei muri, su le 
facciate, intorno allc cupola e alle torri , dietro le 
apsidi, ecc; le (incstrc duplicate o triplicate sotto 
ad iin medesimo arco semicircolare ; modi2;lioni sotto 
le corniri, ed aiiche talvolta fregi coutinuati di pic- 
cioli arclii , in vcce di cornici, ed altri simili orna- 
mcnti; cosi pure pilastri iinpio2;ati, oltre le colonne, 
a sosteguo degli anlii, e que* pilastri ora quadrati , 
ora poligoni con colonne iucassate tutto all' intorno 
nelle loro lacce e alcune di quelle colonne spinte sino 
{igli ultimi orilini degli cdilizj, con altre pin piccole 
che cuivandosi in alto danno ori2;inc alle costole di 
rilievo, formaiui crociera sotto le volte; mentre sotto 
il toro di altre <olonne veg2;onsi zamjie o teste di 
auimali, die sembrano rcggere tutto il peso dclle 
colonne nicdesimc. Numcrobi sono gli c&empi clic di 



1 56 DELL'iTALIA.NA. ARCIIITETXURi 

questo stile adduce Tautore, pigliati in Francia e in 
Inghiherra, e sempre arcompagiiati dal coni'ronto con 
edirizj italiani; ma il suo oggetto piincipale quello 
era di mostrare in questo luos;o, die si I'atta archi- 
tettura nata uon era nella Norniandia, ma doveva 
essere cola pervcnuta da altra contrada, e cpiesta in 
Europa non poteva essere se non die 1" Italia. 

A questo intento giova il fatto riferito dell' abate 
Gualielmo, gia abate di 6^. Benigno in Digione, nato 
in Piemonte , il c[uale cliiamato verso il i o i o da Ric- 
cardo II duca di Normandia , benclie da prima ri- 
cusasse di audarvi, dicendo die cjuo" duclii fatti erano 
piuttosto per distrusaerc i templi die per edilicare, 
vi giunse con buon nuniero di monaci italiani, fondo 

o _ ^ ... 

da quaranta nuovi monasteri e restauro gli anticlii, 
e foi'se diede i primi esempi di un arcliitettura die 
cola fu detta allora lombarda o sia italiana. Nunie- 
rosissimi sono gli edifizj anclie ragguardevoli per 
tutta Italia , ma nella Lombardia particolarmente , 
fabbricati con arcliitettura somJ2;liante a quella di 
San Micliele di Pavia, ed anzi cpiasi tutti quclli die 
appartengono alia seconda meta del secolo XII o al 
principio del XIII, mostrano 2;ia o con arclii di sesto 
acuto o in altro modo il passaggio dal gotico antico 
al moderno: la loro arcliitettura e piii svelta di quella 
del suddetto tempio di Pavia , migliori ne sono le 
proporzioni e gli ornamenti, e meno gotTe le scnl- 
ture; le cliiese per la mag2;ior parte sono coronate 
da una cupola, e cpieste sono cupole vere, cioe volte 
emisferiche , posate sopra un tamburo per lo piii ot- 
tangolare o leggermente elittico. Trova all' iucontro 
r autore pesante e grossamente decorata la gotica ar- 
cliitettura di S. Micliele ]Ma2;2;iorc, e di altre cliiese 
di stile somigliante die sono o erano in Pavia, le 
quali per conseguenza non possoao essere contem- 
poranee di quell arcliitettura piu leggiera e prossima 
alia maniera del 2;otico moderno , propria soltanto 
degli ultimi lustri del secolo XII. Lasciando noi da 
parte tutto (peilo die potraiiuo addurre e die gia 



DURVNTE LA. DOMINAZIONE LONGOBARDA. \Sj 

forsc stanrio preparando gli eruditi Pavesi a clifesa 
deir auiit hita e del lombardicisiuo del loio S. Michele 
o di altri loro edilizj , lorse a quello contemporanei, 
iiotcremo soltanto die X autore e stato condotto a 
qucsta conrlusione aiirlie da alcunc iscrizioui gia in- 
tagliate su le scidture della cliiesa stessa di S. Michele, 
eseguite con piu alto rilievo ed ia modo alYatto di- 
verso da quello delle srultiire dei tempi longobardici. 
Nel cap. II si esamina se i Longobardi abbiano 
portata seco in Italia, o esercitata una nianiera loro 
propria di fabbricare ; e si prova che avanti T inva- 
sione dei Longobardi Imo dai tempi di Dioclcziano 
e di Costantino , non altra architettura esercitarono 
gV Italiani clie quella ]mii o nieno degenerata degli 
antichi Greci e Romani , dal clie puo inferirsi che 
anclie nei due seroli VII ed VIII del dominio lon- 
gobardo qneir architettura fosse in vigore nelle no- 
stre comrade. A cio si aggiugne la barbarie pro- 
fonda e la cecita anco in fatto di religione e di co- 
stunii , colla quale i Longobardi vennero in Italia a 
speguere, anzi che akro, la civilia europea, e quasi 
a rinnovarne la popolazione , giacche non essendo 
<pie' popoli, come molt' alti'i invasori , se non che 
soldati e pastori , nomadi ed erranti, possedere non 
potevano la scienza del fabl)ricare . liglia soltanto 
della pace e dell' opulenza. Gente di tale uatura non 
poteva certamente farsi maestra fra noi di un nuovo 
genera di architettura ; che anzi rcgnando sul prin- 
cipio da feroci con([uistatori, altro non fecero che 
distruggere e spogliarc, onde ncfriudlsslma gcntc detti 
I'urono da Felagio II, tiista nazionc da 5. Gregoiio 
M(ig/io , benche una distinzione fare si debba tra i 
barbari ed idolatri condotti da Albolno , e i Longo- 
bardi convertiti alia fede e soggiogati t;uito dalla 
soavita della morale evangelica, quairto dalla dolcezza 
del nostro clima e dei nostri costumi che ben presto 
li fecero diventare anch' essi italiani e discepoli nostri , 
non mai maestri, nell* a2;ricoltiua e nelle arti. Kc 
poircbijc ragionevolnicale supporsi che i Longobardi 



l58 dell' ITALIANS ARCIIITETTURA 

stessi (lai Crcci attigncsscro i prinii elementi del- 
l' architettura oiicntale , la quale poscia avessero 
sparsa nelle loro provincie d' Italia , aiitcponcudola 
alia romana; perche ia qiiesto oaso queir arcliiteltura 
avrebbe coiitiuuato a sussistere fra noi anclic dopo 
la caduta del loro regno. Questa supposizioue si reude 
aiicora piii mancaute di tondamento , perche i Loii- 
gobardi poterono beiisi valersi nelle loro edilicazioni 
di maestri italiani, nia non niai ricorrere ai Greci, 
coi quali mai non ebbero pace. Parla a questo pro- 
posito r autore di varie basiliclic , di palazzi, di nio- 
nasteri ed altri edilizj innalzati dai re e duchi lon- 
2;obardi nelle citta d' Italia, da die convertiti erano 
alia religione cristiana; parla del palazzo ediiicato 
in IMonza da Teodolinda , e dei fatli di qucUa na- 
zionc die rapprescntati erano cola in pittura , come 
pure della basilica a canto a quel palazzo imialzata; 
parla della basilica del Salvatore edificata dal re Arl- 
berlo presso ra\ ia , di quella di S. Giovanni in Pavia 
piu'e eretta dalla regina Qwidlherga^ di cliiese e 
monasteri cola fondati dal re Bertarido con Rodo- 
linda sua moglic , di altre basiliclie erette da Liut- 
praiido , dci templi innalzati presso Benevento dal 
diica Arigiso ecc. ; e venendo al battistero di Firen- 
ze, osserva die in esso, come in c[ucllo del Latcrano 
a Roma, opera probabilmente di Onorlo o di Valeii- 
tiniano ///, primeggia tuttora Tuso delV architrave, 
mentre a questo nelle fabbriihe de' Longobardi ve- 
desi costantemente sostituito Y arco girato sulle co- 
lonne : oltre di die nella struttura di qucir edificio 
vc'i'ionsi indizi del 2:usto Bizantino che ci richiama 
assai pill ai giorni di Tcodorico o di GiiLStliuano , che 
non alFepoca de' Longobardi, i quali alcun monii- 
mento di certa data non ci lasciarono che scnta di 
quelle stile. 

Nel cap. Ill si esamina se in Italia susslstano tut- 
tora edilizj innalzati nei secoli della signoria de' Lon- 
gobardi. Poiche nella citta di Pavia gli edilizj di 
qiieir epoca che cola piii che altrove trovavansi , 



DURANTE LA DOMTNAZIONE LONCOBARDA. 169 

furono, conic gia si noto, assni piii che altrovc sotto- 
posli a distnizionc , V aulore c costretto a volgere in 
altra parte le sue riccrchc, Non trovando egli alcuna 
traccia delle fal>l:)riclie piii celebrate di Arigisu iie in 
Bcnevento , ne in Salerno, si attacca ad alciini mo- 
nunienti dell' arrhitettura di (juei secoli eh' egli credo 
di vedere in Torino, a Brescia, in alcuni luoglii 
della provincia di Milano e soprattutto in Lucca, lla- 
giona egli (piindi in separati paragrafi , anche col 
corredo di stpiisita erudizionc , del tempio di S. Fre- 
diano in Lucca , nel quale, benche nella sua struttura 
non diverse dall' arcliitettura romana praticata in Ita- 
lia e in tutto 1' occidente nei secoli precedenti, non 
ravvisa piu tuttavia regolarita di ordinc veruno, ma 
vi trova adoperati alia rinlusa le niodanauire , i 
nicrabri, le proporzioni di tutti gli ordini; del tem- 
pio di S. ]\licliele pure in Lucca; dci sacri editizj 
fondati dai Longobardi in Brescia e nella diocesi di 
Milano , tra i cpiali distinguesi la cliiesa dell' antico 
nionastero di S. Pietro di Clivate o Civate •, finalniente 
deir antico [)alazzo delle torri in Torino, del cpiale 
cspone anche una conipendio-^a iconogralia intagliata 
in ranic , benche tuttora possa rimanere cpialche dub- 
bio se realmente a" Longobardi appartenga cjueir edi- 
llzio che non presenta in vero caraLleri che dire si 
possano distintivi, e che in varj tempi ha subitc le 
piu considerabili variazioni. . 

Ecco come il dottissimo cavaliere conch iude il siio 
ragionamento. Dopo di aver egli dimostrato die i 
Lonciobardi barbari ancora ed is^noranti allorche sce- 
sero in Italia, non avevano architctli loro proprj , 
ne alciine loro propiie manierc di eihlicare, ne de- 
duce che quel poj)olo in tutto il peiiodo della sua 
sovianiia in Italia, se essa protrarre vogliasi ancora 
oltre la resa di Pavia , lino alF estinzione dell' ultima 
dinastia longolvirda nel ducato di Bcnevento nell" XI 
secolo , non piatico mai altri modi di labbricare se 
non (pielh alloia in uso presso gl lialiani ; che (hi- 
rante il regno di (piella nazionc , dvdla uieta del \1 



l6o dell' ITALIANS ARCHITETTURA. 

secolo fin oltre la ineta dell' VIII in tutta Tltalia , 
eccettuate le provincie occupate dai Greci, non si 
esercito mai altra qualita di arcliitettura , se non quella 
deir antica Grccia e di Roma , altcrata pero e scor- 
retta , come gia lo era nei secoli precedent!; che nel 
corso di que' tie secoli la forma delle cliiese e lo 
scompartimento del loro disegno non fu punto diverse 
da quello delle basiliclie cristiane dei tempi antece- 
denti , e che in que' secoli medesimi , specialmente 
nel VI e nel VII, nelle decorazioni degli edifizj sacri, 
e talvolta ancora di quelli destinati ad usi pubblici 
o privati, quasi sempre veggonsi impiegati raateriali 
tolti dalle mine di altre fabbriche pin antiche. Egli 
aveva pure dimostrato nel corso dell' opera , massime 
coll'esempio della cliiesa di S. JMinhele in Lncca, che 
verso la meta dell' ottavo secolo 1 arcliitettura italiana 
del medio evo, quale dai Longobardi praticavasi, 
comincio a volgersi alcun poco verso lo stile degli 
orientali , portato allora nnovamente dagli Arabi in 
occidente , dai quale ebbe poi origine quella prima 
foggia antica del cosi detto gotico, die sotto Carlo 
Magna comincio a diffondersi lentamente non meno 
in Italia che nel rimanente deU'Europa: parimente 
aveva fatto vedere come dopo la meta del secolo X 
lo stile oricntale o bizantino, presentandosi lui altra 
volta air Italia , massime per la via dell Adriatico , 
era fra noi subentrato alia romana arcliitettura dei 
secoli antecedenti, rimasta in quel torno quasi senza 
esercizio , e quindi propagaudosi rapidamente all- 
elic oltremonti , dato aveva principio ad una se- 
conda maniera del gotico anteriore, gia assai pin 
lontana che non la prima dallo stile greco o romano 
antico , sulla norma della quale nel corso delF XI e 
del XII secolo furono poi innalzate le chiese di Pa- 
via e le altre somiglianti a quelle ; e comimemente 
reputate opere dei secoli de' Longobardi. Notato aveva 
egli akresi che gli editizj italiani dei secoli di mez- 
zo, ma particolarmente quelli del tpnipo dei Lon- 
gobardi, si distinguono per solidita di costruzione, 



DURANTE LA DOMIN'AZIONE l,ONCOBVUD\. l6l 

c sovciitc amora per ct-rla nuigniliccnza prodotta 
»lair uso coslante dclle colonne ; pr^^gi pero scinpre 
arrompaiinati dall icuoranza e dalla coiifusioiie dcgli 
ordini antichi , e da ua' estrema poverla d ogni iiia- 
iiicia di decorazione che conteniporanea fosse dclla 
piLiiua , della stuliura o del iimsaico. In confcniia 
del suo assunto C2,li lia acuennati o descritti alciuii 
edilizj italiaiii , i (jiiali , come si raccoglie da do- 
niineuli irretVagaljili, vcnuero itinalzati mciitre fra 
noi regnavano i Longoljardi, e sono [jmicipalinente 
fpielli descritti nel capitolo III, e bastano soli, g,iii- 
sta ravviso dell" autore, a soddisfaie ai quesiti pro- 
posti dal brcsciano Atenco. Qticsto preclarissimo 
Istituto ha solennenieiite proiiuiiziato, e noi quasi 
dolendori di aver portata qualche osservazione sul 
prograintna stesso, noii faremo clic applaudire al 
pronimziato giudizio, e con2;ratiihuei siiiceiameutc 
coll illustre persona^gio die lia riportaui la palnia. 

Pure iidianio una voce che ci rirhicdc, se realniente 
sia stato sciolto in tutte le sue parti il projjleuia , 
come sicno state rieuipiute Ic domande dai diversi 
com'orrenti , i cui lavori abbiamo avuti sott" occhio , 
e lino a ([ual grado possa dirsi riscliiarato il pnnto 
critico importautissinio dello stato dell' italiana archi- 
tcttura durante il periodo dclla dominazioue luiigobar- 
da. Noi tanto non ci arroiliiamo , onde poter piena- 
niente rispondere a quesle iuLcrpelbzioni; ed in parte 
ci siamo gia verso il pubbli.-o b.d{'bitati, prcsentando 
cpialclie idea dcgli scritti spcdui al coacorso c latii 
di pubblica lagione, e non delVaudando di an giusto 
triliuio di lode le ingegnose riccrclie, gli stndj c le 
fatiche certamente non risparmiale da ([uegli eruditi 
scriltori. Pur tutta"\ia non ci e grave il tornare per 
u\i istaiitc sul progrannna, d>i noi gia rifcrito cd esa- 
niinato, cd il soggiu2;uere akuue nostre brcvissime 
osservazioni, le quaii, senza punto detrarrc al n:e- 
lifo delle opcre esaminate e de' loro rispetlal»ili au- 
tori, potramio portar qualciic lume sul iatto dt^la 
suluzione de' quesiti del bicsciano Atcueo. 

JJiOl. Itul. T. LV. II 



]62 DELLITALIANA. ARCIIITETTURA 

Tra qnesti uno ci aveva in cui chiedcvasi non so- 
lamcnte clic stabilili fossero i caratteri peculiar! del- 
r architettura adoperata in Italia neir epoca de' Lon- 
gobardi , tauto riguardo alia costruzionc degli edifizj , 
quanro riguardo alia loro decorazioue interna ed 
csterna ed alia distribuzione della pianta, ma che 
si dcsse aiioora uotizia della scelta e dell uso de' ma- 
tcriali adoperati per fabbricarli. Abl^astanza a chiun- 
cpie al)bia appena di volo adoccliiati i monunienti 
d' architettura de' bassi tempi e noto che in molti edi- 
lizj , costruiti principalmente durante il periodo della 
domiuazione de' barbari , si e fatto uso frequente- 
niente de' matcriali risultanti dalle rovine di altri edi- 
lizj precedentcmente distrutti. Cosi doveva necessa- 
riamente avvenire in un paese come V Italia , dove 
ad ogni passo incontravansi ruderi preziosi attestanti 
il buon gusto c la magnilicenza de" Greci e de' Ro- 
mani; e quegli avanzi di eccellenti materiali oilrivano 
un piu facile e pin spedito mezzo di costruzione agli 
indotti ed inesperti artellri di cpie popoli e di cjuel- 
la eta. ]\Ia questa osservazione bastar I'orse non po- 
trebbe a soddisfare la domanda deirAteneo propo- 
nentc ; e noi medesirai nel rendere conto del lavoro 
di due valenti giovani che ottennero 1' onorevole men- 
zione ( T. LIII , pag. d> ) non ci mostrammo piena- 
mente contenti dei poclii cenni da essi esposti su 
r arenaria e su i mattoni , sccondo quegli scrittori 
adoperati d'ordinario nelle fabbriche durante lo sca- 
dimcnto dell' arte , ed esternammo il desiderio che 
acccnnate si fossero le cave dell' arenaria de' tempi 
longobardici , e si fosse pure fatta parola della forma 
e della struttura dei mattoni, della tcnacita dei ce- 
menti , dei nmri ripicni o formati nelf interno con 
grossi ciottoli versati alia rinfusa e Icgati con calce 
a risparmio dei matcriali piu costosi, ecc. 

Nulla a questo proposito con qualche nostra sor- 
presa trovato abljianio nel ragionamcnto del cavaliere 
di 5. Quinli/io^ e poiche cnuati siaiuo in questo dj- 
scQibO , oijieacre non vogUamo una nostra particolarc 



DURANTE LA DOMIN\ZIONE LONCOBAUD A. I 63 

idea. Nclla sraisczza grandissiina di inomimenti chc 
air Ota longobardica possaiio ragioncvolincntc asse- 
griarsi , ci la quasi luaraviglia, come akuno non 
abbia nicazionaio T arco per aiitica tradizione dctto 
di Alboiiio m Pavia die recentcinente si credette op- 
portimo di distriijigeic : niomiincnto chc se iniialzato 
non era dal citiiqiiistaLorc mcdosimo, come la tradi- 
zione e il nome conscrvato Hno ad /ora sembrano iii- 
dicare, ei'a ben di poco aiiteriore, e ccrtamcute edi- 
Jicato alia line del V secolo o al principio del VI, se 
vuolsi prcstar Icde ad alciuie crouache , ncllc quali 
e scritto clie caduto era sotto quest' arco sulle ginoc- 
chia il cavallo del viucitore lougobardo nel suo iu- 
gresso in qucUa citta. Oia da una preziosa notizia , 
inscrita ])er la priuia volta in c[uesta Biblioteta dal 
celcbre G. B. Broccid ., avaiui ch' ci lasriasse per 
r uliiuia volla TEuropa onde rccarsi nci dcscrti del- 
r Africa , ovc pcii vJttiiiia del suo zel«) ardeiuissimo 
per le srienze ( T. XXVII, J'f'g- 344), si raecoglie 
die quclfarco era costrutto di alcuni massi di lava ; 
die una parte apparteneva certainente alia lava feld- 
spatica dcgli Euganci , comuncnicnte dctta JllusegJia, 
la (piale poteva sid Bacehiglioue imbarcarsi a Mon- 
selice , e di la con brcvissimo tra2;itt(> marittimo 
condursi alia foce del Po, e quiudi [)er que- to liume 
cd il Ticiuo a Pavia ; (he altra sorta di lava fu ri- 
trovata nellc nuuaglie di ([uelT arco, cioe una lava 
bigio-uerastra , cellulare, sparsa di grosse am<igene 
o Icueiii die serbano Y apj)arenza vitrea , c taluna 
ancora la foruia cristallina; lava die copiosissima tro- 
vasi ad Ac(pia[)eudeute , nc' contorni di Eolsena e di 
Pvonriglioue , lie' luouli Ciuiini e a Borghctto , vc- 
dendosi anche in luogo a noi piu prossiuio nella mon- 
tagna di Pvadieot'aui. Sia chc , come opiua il ilottis- 
siino Brocchi , le lave porose in generate , e seifiia- 
tamente le auiligeniclie, fo'^sero dagli antichi adopc- 
late ncUe marine a prefercnza di qualunquc allra 
pictra ; sia che ila Konciglione o tla Bolscua con 
breve tragitio si iraspoiUisbc tpiclLi lava al luaro 



16^. dell' ITALIA.NA ARCIIITETTURA 

Mediterraneo, e qiiinJi alia costa tli Geiiova, doiide 
poteva spargersi in coniinercio per le fabbiiclie, il die 
scmbra piii probabile ; questa osservazionc ci pre- 
senta la prova di iin fatto abbastanza notabilc, ed e 
che ia quel pcriodo di decadiaieiito delT architcttura 
si fece uso noii solamcnte di mattoni e di arenaria , 
ma in vece di licorrcre alle calcarie grossolane che 
le montagne piu vicine potevano somministrare , si 
adoperaroao anche le lave durissime e le cosi dette 
selci di cui lastricate vedevansi le antiche vie del 
Lazio, di alcune delle quali menzionandosi chi ordi- 
nata ne aveva la costruzione, dicevasi nelle lapidi : 
sdice stcrucndam curailt. 

Di poco conto parra forse ad alcuno questa osser- 
vazione; ma noi non temiamo di ripetere die in 
mezzo a tanta inopia di nionumeiiti attribuibili a 
quella eta, avremmo pure bramato di vedere da al- 
cuno rammeiitarsi \ arco di Alboino. 

Cliiesto avea riualmente il bresciano Ateiieo die si 
registrassero i piiiicipali edirizj dell architcttura in 
Italia adoperata iiell epoca della doniinazione Longo- 
barda. Forse un troppo 2;ran numero ne accennarono 
nel loro saggio laborioso i valenti giovani die con- 
seguirono V onorevole menzione , e che piu vaste 
ricerche intraprescro e tuttora vanno contiiiuando 
sulla condizioue economica, morale e politica degli 
Italiani nc' bassi tempi. All' incontro \ illustre scrittore 
che ottennc il premio , ci sembra essere stato parco 
ecccssivaniente nel novero di quegli edifizj , veden- 
dosene quattro soli mcnziotiati nel suo ra2;ionamento , 
tra i quali uno di cui non ben certa ci sembra tut- 
tora la data e la pertincnza. Ben loutani siamo dal- 
r opporci ai savj ragionamenti , co' quali il premiato 
autore ha voluto esdudere dal novero dei monu- 
raenti eretti nel tempo della doniinazione Longobarda 
molti edifizj, e segnataniente varie chicse, ch'egli 
crede di assegnare ad un' epoca posteriore; non pos- 
siamo aUronde se non die commendare il suo avvi- 
fcaaiciiLo di non assegnare all' epoca de' Longobardi 



nnUANTK L\ DOMINVZIONF lOXCOB \RDA. 1 65 

sc noil que" nioininiciiti soli rlie a ([iiclla cia o a 
ijiiel prriodo ven^ouo ag;jr;iudi(ati da irrel'ragahili do- 
cumeiiti. Con tiitto cio non possiamo sgombiare af- 
fatto la niciite nostia da uii Icp;2;iei"o diiI)bio, clic con 
pill estcsc riccrche si sareblic ioi se potiito riiivcnire 
qualche altio cdifizio di quclla modcsinia eia, ondc 
meglio soddisfare al proposto quesito ; e qucsto no- 
stro scntinuMito dubitativo esponianio con tanto mi- 
norc trcpiilazione, (jiianto clie alciina cosa a f[acsto 
ri^iiardo abbiamo 2;ia acccunaia neH'csame del Sajraiio 
snirarcliir'-ttiira dc' Lon2;obardi che riporto 1' onore- 
volc nicnziv^uc ( Tom. LIU , p(tg- 7 di' qncsta Bl- 
bliotcca ). 

Riguardo alio stato dell' arcliitettura adoperata in 
Italia durante quell" cpoca, alV origine ed ai caratteri 
particolari di quclla arcliitettura, alia pianta e distri- 
buzione deii;li edilizj ed alia loro interna ed esterna 
decorazione, noi non possiamo che applaudire ai savj 
principj stal)iliti dall' autore premiato uel suo ragiona- 
niento, e con siuccra aimnirazioiic a!)biamo vcdute 
le dislinzioni da esso introdotte tra la prima c se- 
conda nianiera del 2;otico auteriorc in Italia , dalle 
quali grandissinio Iinue si riflette sal gcnere dellar- 
cliilettura adoperata in Italia in quel periodo, e suUa 
vera origine della medesima. Esposti essendo quel 
prinripj colla ninggiore chiarezza e precisione, seni- 
l)ra ([uasi die 1" aulore nvrcbbe potato dedurne piii 
laciluKMite e, quasi dircl)hesi. naturalmcntc le conse- 
guenze piu luuiiiiose; nia gia abl)iamo suflKicutcmente 
niostralo con ([iialc ordine egli passa alia conclusionc 
del suo ra2;iouanicnto. 

L" autore dovendo ad ogni istantc servirsi del vo- 
rabolo di gotico , sia applicandolo all" arcliitettura in 
generale, sia per indicai'c lo stile, la maniera, il go- 
tico antcriore ed il inotkM no . ceo. , allctia senipre nel 
suo ragionainento di sorivcre goltiro, sebbene nrgli an- 

ticlii nostri scrittori vesa^i^'i P''i <"onuiaemente usato il 

111' 
vocabolo di gnfico con una scjuplice f, e soltanto for^c 

per la prima volia da Leonardo Braid Aretlno sia 



1 66 dell' ITALIAN ,\ ARCITITKTTUnA , CCC. 

stata Jntrodoita la dnplicazione di qiiclla lettera tanta 
uel nonie dei Goti die in quello di gotico , mentrc 
Y Albcrd scioccamonte ha reputato il gottico aggiimto 
di wi ordine d architcttura tcnuto nel tempo de Goti. 
Noi ci asteremo dal fare alcun rim|)rovero all autoi'e 
intorno a questa sua raaaiera di scrivere. Che forse 
lia e2;li operato in questo modo , onde allontanare 
ogni dnbljio die quel vocabolo lileriie si potessc ai 
Goti, e confermare maggiormente la sentenza da essa 
macstrevolmente esposta, die i Goti intiodotta non 
avcvano alcuna ardiitettura , e che male a proposita 
un gencre d' architettura era state ad essi attribuito 
dagli oltramoiiLani , opinione die gia era stata lumi- 
nosamente stabilita da altri celebri scrittori. 

PS, Soggiungiaino a questo articolo la notizia, forse in 
questo momenio importante , clie Tinglese sig. Turner, II 
quale viaggio per varj anni in Italia, e singolaraiente si 
tratteniie in Pavia, sta per pul)l)licare una sua grand" opera 
snirarchitettura de' Norniatini, alia quale siamo accertati die 
egli ascrive anclie la cliiesa di S. Micliele in Pavia, la quale 
per conseguenza sareblie di un' epoca posteriore a quelia 
clie ad essa fu assegnata ila alcuni scrittori pavesi, e piut- 
tosto potrebhe riferirsi al secolo XI, come ne duljiia il cav. 
S. Quiiuino , sebliciie in quelhx costruzione possano essersi 
adoperati niateriali appartenenti alia Cliiesa die da prima 
esisteva sotto quel tiiolo , o anche ad altri edifizj. 

Al tempo stesso ci giova di poter annunziare clie varj 
pezzi della lava degli Eugaaei , o della cosi delta maseiina 
sparsa di leucld, osservata dal eel. Brocrhi nella sua Memo- 
rla suir arco di .4/6o,7ZO (i), sono stati scoperti nelle anticlie 
mura della cltta di Pavia, clie la cignevano dalla parte di 
ponente e settentrione , le qunli andavano appunto a col- 
legarsi col detto aixo di Albuiiin , e probabiliiiente possono 
repntarsi di costL-uzloiie loagobai-dica , cosicche sempie piix 
si illustra il panto crltico dei materiali adoperati da quelia 
nazione nelle sue costrnzloni , ed il principio clie i Lon- 
gobardi non traevano i niateriali per fabbricare dalle cave 
vicine o dalle nioutagne granitiche o calcaree , ma prefe- 
riv^ano di far condurre a questa volta la lava dagli Euganei. 

(l) Vedi Bijjj. iuil. toni. 27, pag. 844. 



iG- 



Delia volgarc cloqiicnza , llbrl due. del cav. Angela 
Maria Ricci del S. O. G. Tomi I e II. — Rieti, 
1820, dalla tipografia di Salcatore Trinchi . in 8.° 
di pag. 469 complessivamente , con approvazione. 



risiiscitaie tra noi il poema epico. Noi non ricoiclcremo 
qui la fortuna incoiitrata presso i loro contemporaiiei , ne 
profcteremo sii cjiiella che possauo iiicontraie presso la 
Ventura generazione. Ben direiuo die il cav. Angela Maria 
Ricci il quale si e distinto in questo teatativo con doppia 
prova , ha per lo meno il nierito di aver meglio degli 
altri sentita la dignita del genere che voleva trattare. II 
grande mutainento della fortuna d' Italia preso da lui a 
soggetto del primo sue tentative ^,8 1' ojiera dcIT incivili- 
niento d'Europa, che ha tbrmato 1' argoniento del secondo, 
considcrati da inente pensatrice non possono non assicu- 
riirgli iin eminente posto d' onore neila storia lilosollca 
tlfUa nostra lettcratura , pel suo giusto e iiaiico sentirei 
e s' egli e vero che ahljia dovuto cedere alia grandezza del 
tenia , e ineno suo , die publjlico infortuuio. 

Egli ci ha dati era qnesti due libri della Volgare Elo- 
quenza corredati d' esempi , che quando li dettava nelle sue 
lezioni, professore nclla K. Universita di Napoli , ailegava 
a viva voce; e corredati egualmente di analisi paragonata , 
tlic' egli , alia regola ed ai modi d' aitri autori greci , latiai 
o straaieri. A Ijuona ragione possono dunque considerarsi 
come un' opera pressoche nuova , e tanto piu presjevole , 
qiianto die? stampata poco nieno die ncl ceutro d' Italia 
potra agevolmente pervenirc alle mani degli studiosi gio- 
vani , a' quali le opere di tale argoniento possono essere 
jneno care, ]-)erclie inipertette , se parlianio di antiche, o 
perdie non nazionali, se dehbasi alhidere ad alcuna che 
giustninente ri|)utata , per circolare tra noi ha avuto bi- 
sogno d" Interpreti o di coiiK-ntatori. Piace poi la niodesta 
dichiarazione con cui T autore chiude il breve suo discorso 
agli ainntori deUe le.tiere iialiane. « lo, die' egli, non mi 
reputo tale da fornir dovizla di luini che in me non lio. . . . 
Avvezzo a collivar le lettcre nelle quali niuno puo esser 



l68 DELL A VOLCARE KLOQUI'.NZA , 

sicuro tli piacere a tntti in tanta varieta sempre iiuitabile 
dl gusti , noil saprei clove fondar T orgoglio die persuade 
agli nomini d' essere iofallibili , quando non veggono nep- 
pur la meta del loro cammino. Mi rincresce. ... 1' affetta- 
zione clie trasforma in automa la piu hell' opra di Dio, 
e die fu sempre il veleno del gusto e il lUtetto onde si 
crea il ridicolo, e T uomo e respinto dalT uomo. Quincli 
rl^uardo alio stile io non cercai di farmi studiare ( odiosa 
pretensione di dii si erode imporre ai contemporanei to- 
gliendo in prestito le parole da' morti die piii loiitani vis- 
sero da noi ) , ed ardiro solo farnii scudo con clii ricliie- 
desse altra scelta di vocaboli o di frasi , ripetendo con 
Bembo , cJi io non creclci doi^er esprimere le idee ed i bi- 
sogni di lui secolo colla lingua d' un allro. » E in fine 
deir opera , parlando della cura da lui posta in iscriveria , 
dice: n Procurai d' esser breve in tanta messe per ricor- 
dare ad illnstri amatori ed artisti le regole dell' arte , die 
forse non eldie altVa rcgola die 1' ispirazione:, e nell' invi- 
tarli a rivedere le orme cli' essi calcarono, pensando egual- 
mente a quel A" Orazio die voleva istruir giovani e vecclii 
senza recar fastidio ne a questi, ne a quelli, senza farsi 
precettor dispotico in un'arte tanto libera ne' suoi gludizj , 
quanto e variabile il guslo. . . . E poiclie di leggiera , noii 
di grave opera ( tranne 1' argoinento ) io mi ieci aucore o 
piuttosto compilatore , abbiasi per buona scusa , io prego , 
qnella favoletca die da un anonimo greco tradusse il si- 
sinorPfttffi, e die il soavissimo i?erfo/a con pari Ingenuita 
tradusse in volgare. = Una fanciuUa venditrice di fiori in 
Atene . . . . portava attorno narcisi, garofani , gelsoiiiini e 
iTiille belle cose. S' imbatte in una bella dama die brusca- 
mente le disse : Non so che farnii de' tuoi mazzetti : die 
sara appena sera , e queste- tue lielle cose languiranno tutte. 
E la povera fanciulla : Signora ! io non inganno il com- 
pratorp : io non dico die i tiori siano imrnortali. = " Or 
conoscinto I'animo dell' autore , fareoio conoscere coinpen- 
diosamente 1' opera sua, onde ognuno vegga e la natura 
delle cose cli'egli ha preso a trattare , e 1' ordine coa cui 
trattandone egli procede. 

LiBBO I. Pane I. Cap. I. Origine" delle lingne vulgari. Cio 
che sostanzialmente si e detto da altri in questo argomen- 
to, trovasi qui congiunio ad alcunl cenni o particolari 
riflessioni dell' autore. 



LIBRI DUE DEL C\V. \. M. lUCCI. 1 69 

Cap. II. Floquenzn ifaliona in geriere. Poiclie ( tali sono 
i sentinienti dell' autore ) i Goti e i Longobanli stabilitisi in 
Italia , e vinti dalla clolcezza del clima divennero ancir essi 
italiani, e cercarono una maniera di dire piii propria, istruiti 
dai monaci e dal clero sui libri santi ( die soli studiavansi 
allora ) attinsero quasi inscnsibilmente da questi le forme di 
una jiiii ornata e molle eloquenza. Tutti i loro discorsi per- 
venuii a noi lianno in f[uel rozzo latino il sapore della frase 
scritturale , e presentando quasi le sfuinature e le p;radazioni 
di una stessa tinta , rassoiuii^liano ai prinii tratti d'eloquenza 
prosaica italiana die comparve ne' prinii tempi sotto la 
penna del grande Allghieri nella lettera ad Enruo di Lus- 
semburgo imperatore. L' eloquenza italiana fino a tutto il 
secolo X non pote occuparsi die de' publilici aflari, sog- 
getto in cui nieno ricercansi 1' eleganza e la forma. Nel XII 
ritornata in Italia per le mani deali Ai-aLi la filosofia ari- 
stotelica, regolando essa il metodo di tutte le istituzioni con 
formole secclie ed oscure, anzi die giovare, fece argine 
al libero carattere dclP elotjuenza. Gli studiosi d'' Aristodle , 
sorpresi della dottrina di si grande ingegno, adottarono 
ciecamente i modi di lui , parlarono com' egli avea parlato, 
non com' egli voleva die si parlasse ; cercarono la sapien- 
za , e non curarono 1' abito di essa. Pero alia meta di 
quel secolo sursero in Bologna e in Padova specialmeaie 
maestri cclebratissimi die cospirarono feliccmente al pro- 
gredimento delf elocjiienza italiana. Nel secolo XIII vi con- 
tribuirono i concilj di Ferrara e di Firenze riordlnando i 
seminar], lo svolgimento della musica , della pittura e delle 
altre arti invocate dal culto, I' istituzioae de' gradi acca- 
demici, la corte di Federico II e poi Dante. Nel se- 
colo XIV r eloquenza italiana die da Dante avea giit rice- 
vuta forma e roliustezza, ebbe dal Petrarca le grazie: e 
dal Boccaccio la maestosa dittusione e la pompa della la- 
tina. Coi Greci rifugiaiisi in Italia nel XV, gustate con 
pill amore le opere e la lilosoHa di Platone. nuovo sussidio 
in piii modi ebbe feloquenza italiana, die sdegnata sino 
allora nolle chiese , sicclie S. Bernardino di Siena non ar- 
diva usarne die fuori del tempio, in esse le vendico ono- 
rato posto F. Giordano , e piii tardi il Saionarola. II secolo 
d ore della letieratura nostra die corre dal pontificaio di 
Leon X sino a quello di ( Icmcnte Vlll , fu piii propizio 
air eloquenza poetica the alia prosaica, pel poco studio 



170 DFXL\ VOLCAREE LOQUENZ \ , 

prempsso della filosofia. II Castigliouc e 11 Guicciardini ci 
avrchhero dato soltanio V eseuipio di una bella ed ia- 
geuua difFasione , se il Macchimelli noii ci avesse fatto 
vedere di quanta forza fosse aacora capace V italiana elo- 
quenza. Nel secolo XVII Teloquenza poetica retrogrado , cer- 
candosi per altra via un sentiero di gloria da clie disperavasi 
di emulare con buona riuscita i preceduti sommi ingegni. 
Pero se il Marino ruino, il Testi , il Guidi, il Filicaja, il 
liedi, lo Zapjd seppero asslcnrarsi sede onorata, e il Tas- 
soni dare all" Italia un nuovo genere die i Latini non co- 
nobbero. La filosofia allora avea incominciato a farsi largo, 
e r eloquenza prosaica fn per opera del Galileo, del Ma- 
galotti, del Redi e d' altrl begl' ingegni nudrita di dottrina 
e d'idee, e ben si acconcio alia convenevolezza e alT ele- 
gatiza delle parole. II Bentiioglio e il Davila diedero di- 
gnita alia storia. Bella ingenuita le diede il Sarpi : il 
Segncri poi . sebbene non afFatto esente dai difetti del tempo, 
porto r eloquenza del pulpito ad un grado di elevazione 
distinta. Gli scrittori del seicento , non ostante tutti i lore 
difetti, prepararono ed agevolarono la via all' elo(|uenza 
pill ragionevole del secolo die succedette. 

Cap. IV. Del Sublime. Cost cliiamasi tutto cio die porta 
in noi una rapida e profoada impressione , niista di pia- 
cere e di stupore. Esso viene dalT autore considerate i.° 
negll oggetti i 2.° nelle azioni; 3." nello scrivere. Dante 
tra tutti i classic! italiani ha toccata particolarmente la 
linea del sublime. Yi si oppongono i." il prolisso ; 2.° il 
freddo ; 3.° 1" ampolloso. 11 vantaggio morale, die risulta 
dal Siiblime , .e quello di purgar gli animi dalle basse in- 
cliaazioni. Cosi esso fa nell' epopea e nella tragedia. 

Cap. V. Del Bello. Esso consisle nell' armonica propor- 
zione delle parti col tutto, ossia nella varieta congiunta 
air unita. Considerate iielle azioni compreiide quelle die 
non sono ne taato rare, ne tanto comuni, die supj->on- 
gono maggior dolcezza cbe forza d'aniiuo, non dinicili a 
trovarsl tra le coke nazionl , e die lasciano il desiderio 
e la speranza di una felice imitazione. L' alTettazione in 
generale e il difetto cb.e si oppone al bello scrivere e die 
ne degrada le forme. Ncgli scrittori de" secoli colli piii die 
il Sublime si manifesta 11 Bella, nia rare volte scevero da 
certa metaiisica sottit>Hezza. 



LIBRT DUE DKL C\V. A. T\T. RICCT. I7I 

Cnp. VI. Del Custo. — Modo di acqnistarlo c perfezio- 
nnrlo. — Sue variazioni. — Modelli che corrispoiidono al 
e;usCo unhersale. I Latini lo chiamavano con ginsta proprieta 
Judicium : noi ci serviamo per indicarlo di una metafora. 
E la facolta , per cui sentiamo piacere dalle bellezze della 
natura e deir arte. " Sembra , dice T antore , coniposta dal 
senso fisico del Bella, che dipende dalle naturali disposi- 
zioni e dal senso morale , per cui colla riflessione T uomo 
scopre la convenicnza delie parti in che il Bcllo consiste. " 
Noi racconiandiamo la lettura di questo capitolo , dall' autore 
ordinato in quattro paragrafi distinti, a tntti i giovani che 
vogliano in qnesta materia formarsi giuste ed utili idee. 

Cap. VII. ^eZ Genio. Esso <ie quella facolta (dice Tan- 
tore) che ci rende atti a rinscire felicemente in qualclie 
cosa. DifFerisce dal Gusto , perclie qnesto consiste nella 
facolta di sentire, e qnello nelF attitudine di produrre. >» 
Pregevole ci sembra questo capitolo per le dottrine estctiche 
di cui e sparse. Vi si parla delle epoche piii feconde di 
genj , delP iniitazione, ecc. 

Cap. VIII. Degli Ornamcnti del iliscorso , ossia delle Jigure. 
V lianno figure i .° che servono ad eccitare il sentinientoi 
2," die parlano all"" imniaginazioue ; 3.° che agevolano la 
percezione; 4.° che sono disposte a dilettare 1' udito. I loro 
vantaggi sono i.° di arricciiire la lingua ; a." di farci ve- 
dere una cosa nelTaltra senza confusione ; 3." d' inipron- 
tare in certo niodo colori fisici e sensibili sulle idee astratte 
e sulle cose morall; 4.° di dare una certa dignitli al di- 
scorso speciahnente nelle lingue \iventi. 

Assai bene scrisse di questa materia il signer Paolo Costa 
nel suo libro della Llocuzione. Ma noi portiamo opinione che 
chi avra letto quanto quel coltissimo uomo n' ha scritto , non 
si peniira d' avervi aggiunta la lettura di questo capitolo 
del signor cav.-Ricci, compreso da lui in cinque paragrafi , 
neir ultimo «lei cjuali trovato avendo ovvio proposito di 
parlare dcWArmonid , con molta nggiustatezza la divide in 
armonia i." d' aspetto i 2.° di cadenze •, 3." d'imitazioue ; 
nel (|ual proposito accortamente osserva die so fosse pos- 
sibile determinare con precisioue la scala niusicale , essa 
sarebVie a un di presso compresa in suoni i.° gravis 
2." spezzati; S.*^ stridenii ; 4.* rapidi ; 5.° scorrevoli e dolci. 
E ne somministra partitamenie gli esempi. 



172 DELL\ VOLCAFxE FLOOUKXZ A , 

Cnp. VIII. Dcllo Stile e sue qualita gencriclie. Noii e lo 
stile die qiiella parljcolar maniera che uno scrittore aclo- 
pera ad esprimere i proprj sentimenti. " E poiclie qnesti , 
dice 1" autore , preiidono, sccondo il carattei-e fisico e mo- 
rale dello scrittore, e secondo il soggetto di cui si tratti , 
gradazioni di\-ersef, cosi del pari lo stile deve segnire nio- 
dificazioiii diverse. » Noi non segiiiremo il valeate au- 
tore ill tiUto cio clie di quest' importante materia espone 
con succosa lirevita e con sagace diligenza. Avvertirenio 
piuttosto die, coniunque pur siasi di carta particolare 
maniera notaliile ne' migliori nostrl prosatori , se fatta 
eccezione del Boccaccio, tol2;aiisi il crudo Davanzati e il 
dispettoso Bnonafetle , negli altri anche migliori certa- 
mente non apparisce la difFerenza che veggianio no' clas- 
sic! latini. Cicerone, Sdlln.siio^ Cornclio Nipo:e , Cesarc , Tito 
Livio si riconoscono a due o tre periodi die ne udiamo. 
Diflicilmente riuscirebbe questa prova coi nostri cinque- 
ceatisti , se cio non fosse per avventura a cagione di quai- 
clie loro difetto , come sarehbe, p. e., il vuoto cicalainento 
del Casa o 1' intemperante lungaggine del Guicciardiai. Di 
qui nasce la poverta nostra in fatto di opere in prosa , 
die dare si possano a leggere per diletto. Ma come mai 
i nostri pittori lianno potuto presentarci tanta varieta di 
stili nelle loro opere, e si poca i nostri scrittori! Noi ere- 
dianio che cio deliba attribuirsi ad un malinteso spirito 
d' iiuitazione , e ad una non ben ragionata riverenza ai 
piu acclamati^ effetto di cattiva educazione, forse renduta 
piii cattiva dalT autorita della Criisca , die ha contriljuito 
a stabilire un monopolio di frasi, le quali non hanno per 
lo piu servito die ad inceppare gl' ina;e2;ni. Cosi si e spent.i 
r originalita , solo e yero principio dello stile: la quale 
originalita , ove sia sosteauta da certa proprieta , pu- 
rita. e precisione , da ad ogni scrittura un carattere singo- 
lare e faolluiente distina;uibile :, ne a tanto vale qualuaqae 
studiato nitore od eleganza. Ma di cio basti. 

Parte II. Idee ]>artico'ari. Ne' sei capitoli compresi in que- 
sta II Parte del I libro , 1' autore parla dello Sf/Ze, episiolare 
( caji. IX), dello Sij'e de' Dialoglii (cap. X), (]e] Di.ilasra- 
,iro (cap. XI), dello Storico (cap. XII") , deli" 0;7;for/o 
(cap. XIII) e di qncllo delle Nr.velle e de'' Bomanzi (cnp. 
XIV ). Noi gli facciani plauso ]iei buoni prlncipj da lui 
esposti in (jiesii \ai-j argoiuenti , ma ci avreauiio dcsiderato 



LIBRI DUE DKI, OAV. A. TNI. KICCI. I "O 

iiiitioi' deferenza verso certi noii troppo l>en ponderatl gin- 
tlizj. P. e. egli dice nel cap. IX die " luoltissiini souo gli 
scrittori di letteie italiane; ma die se si rifletta die le 
inigliori versano sopra sogo;etti e qnistioni erudite piut- 
tosto die famigliari , forza e conchiudere col cliiarissiino 
P. Andres die T Italia e ancor povera in taiita copia. 
Bcinbo ^ Casa, Annibcd Caro., iJiigalotd, Jledi, Zeno sono 
i pill distinti scrittori di lettere , ma il loro stile luanca 
per lo pill di quella disinvoltiira e iiaturalezza die do- 
vrehlse formarne il pregio priiicipale , ecc. " Avreljhe 
niiiioaato bene VAndres e bene ragionerebbe il nostro au- 
torc , se iimiiato avessero il loro discorso alle lettere ia 
nddietro stampate. Ma oltre a qiieste , luiglior copia n" lia 
J" Italia ( e non poclie fiirono recenteineiite andie pub- 
blicate coUe stanipe ) scritte massimamente dalla meta del 
secolo passato fin fjiii , pieue d' ogni varieta di carattere, 
e distinte per quella naturale originalita della quale par- 
lammo di sopra. Cinquant' anni addietro il conte Giulio 
Torritano corse per tntta Italia , riportando ad Uderzo va- 
ne casse di lettere, e fii tanto lo svaligiamento die clii 
avea proposto in Venezia una RaccoUa di lettere del se- 
colo XVIII , ebbe generate rlsposta da moltissimi valentuo- 
inini , ai quail s' era rivolto, die tutte erano presso V Opi- 
tergino. E quando si rivolse a questo , die pure gli si nio- 
strava amico , udi essere tanta massa passata nelle niani 
di iin Inglese die forse pago per oro mokissiiiia scoria, 
poidie r Opitcrgino ne avea scelto, ne per avveiitui-a poteva 
scegliere. Ben diremo die il P. Paccuiudi , don Gaeiano 
Misliore, Settiinio Cedri , Tab. Qaliani, Francesco Zarcluroli , 
]>er non far qui troppo luaga diceria , scrivevauo all' epoca 
luentovata lettere iiiirnbili, clii per gravita e forza , dii 
jier brevitii , delicatezza ed arguzia , clii per nobile fraa- 
diezza ed cleganza , clii per gentilezza , facilita, calore. 
E noil iscrivevaao questi , come i precedenli , teneudoae 
copia f, e non tutii quelli die le ricevevano, le salvarouoi 
oud' e difficilissima cosa il rinvenirne oggi. Ed e pur forza 
dire dclla si cattiva educnzione degF Itallaai, alia quale 
sola conviene ascrivere, fuori di alcune eccezioni , il poco 
conto die di tal genera tli produzioni, e di alcuii ajtro, 
si e fatto generalinente e si fa. ]\Ia non prova gia questo 
die 1 Italia sia ancor povera in materia episio'.are, per- 
ciocclic puo giustameutc ailcrmarsi elf cssa lia a migliaja 



1^-4 DELLA VOLGARE ELOQUENZA , 

clii tutto giorno niantla su e glu per la penisola lettere , 
uiigliofi assai tU quelle die corroiio a staiupa : considerato 
poi anche come la coltui'a e da mezzo secolo grandeinente 
diffusa in paragone di quella che era prima , e che il 
maggior nnmero di quelli che scrivono lettere, non pre- 
teiidendo a foma letteraria , segue francamente 11 proprio 
genio, nulla badaiido ad imitare ne il Benibo , ne il C'aro , 
ne altri, e che niolti de' letterati medesimi , i quali qnando 
si occupano a scrivere in altri generi mettono a tortura 
il loro spirito, scrivendo lettere si abhandonano ad una 
libera espansione che sola da il carattere vero ai senti- 
nienti che voglionsi annunciare. E cosi fanno le donne le 
quali non tanto per la naturale loro delicatczza, quanto per 
la ninna loro pretensione, scrivono lettere da far vergogna 
a taluno de' piu colti uoniini , e niolte in ogni nostra citta 
pur clnquant' anni addietro viveano , degnissime da essere 
prese a modello dello stile epistolare , come molte vivono 
anche oggi a quelle in questo genere non inferior!. E bene 
intanto il sapere che tra il 1787 e il 1798 all' incirca fuvvi 
un ajjate fiore^itino che giro V Italia con molta galanteria 
insinuandosi presso le pin chiare dame delle varie citta, 
loro levando di mano quante lettere di donne aveano, col 
jiretesto di pnljlilicarne una RaccoUa. II quale secondo sva- 
ligiaiueato fu per noi perduto come quello dell' Opitergmo. 
Parlando il nostro aatore de' D/aZoir/ji , e giudiziosamente 
avvertendo alle l)elle qualita die debljono avere per pia- 
cevolmente intratteaere chi legge , noi confessiamo volen- 
tieri che non troppa industria troviamo negli antichi,non 
perclie non vengano ben trattate le materie die ne fanno 
la sostanza ; ma perclie poco o nulla veggiamo in essi , 
se per certi riguardi si eccettui il mordace Luciano , di 
quanto per noi si approssimi alio spirito di conversazione, 
alia vivacita, alia sveltezza, che vogliam vedere ne' colloquj 
delle persone, nelle quali insieme coUa scienza desideriamo 
incontrare le finezze della civilta, e le vaghezze di bella 
iminaginazlone. Quindi insistendo sugli avvertimenti , non 
accennercmnio ai glovani per modello ne Cicerone tra i 
Latini, ne tra i nostri antlchi D«/Ue ncl suo Co/uw/o , nomi 
SI gravi e rispettaljili, ma piuttosto Torquato Tasso e il 
Caro , ne porremmo a confrouto die come scolare e mae- 
stro VAlgaroUi con Francesco Maria Zanotti: die splendido 
e copioso 5 padrone della sua parola e questi ; V altro 



LIBRI DUE DEL C\V. A. M. RICCI. 1-5 

timido, Irnh.irazzato, stcntato, come qiiegli, clie poco sicuro 
•lelle sue forze, stiidia ogni periodo, e va in busca di spi- 
rito, racconiaDdaiulosi alle sue reniiniscenze , dappoiclie 
cio die oa;2;i diciaui genlo, che e il talento veio, in lui non 
al)l)ond6 giammai. A prova del nostro detto citianio f ulti- 
ma cdizione del iwulonianismo , da kii diligeatissimaniente 
suulinta. Sovr' ogiii altro poi e degli antlclii e de' inoderni 
dareuimo in questo genere la premineuza a Vincenzo Monti. 

Ove parhi dello stUe storico sarebbeci piaciuto ch' egli 
avessc date niaggior rilievo alia distinzione , die oggi e 
d' uopo fare de' due principali generi di storia: quello 
die e di seniplice iianativa (per comunicare la serie de' 
fatti ) ; e r altro die si occupa de' fatti per giungere a piu 
alto iine; cioe a guidare dii legge con piu grave istru- 
xione nel secreto delle cause che condussero avveuinieati 
e uoniini. Puo dirsi che Tacito e Plutarco tentassero in 
qualche modo cjuesto gencre : maggiore intenzione vi mi- 
sero tra i nostri il Sarpi e il Giaimone: uia ebl)ero circo- 
stanze piii favorevoli Voltaire, Montesquieu e Gibbon. Noi 
ci arresteremo a questi podii ceani , dovendo dar conto 
del libro 11 dell' opera. 

Per una nazione si poetica come la nostra diiunque vo- 
glia jiarlare delhi volgcire eloquenzn , dovra scmpre molto 
estendcrsi sulla Eloqncnzn poetica. A questa il nostro autore 
lia consecrate tutto il secondo touio. Noi non ci fcrmeremo 
a considerare con esso lui come sia naturale all'uomo I'ia- 
clinazione alia poesia , giacche veggiamo la tutte le eta 
essersene dilettati i popoli di (jualsivogba dima , ilulla Scan- 
dinavia alia Ncgrizia. Lascianio pero da un canto T asser- 
zionc del Quadrio, troppo Ijuonamente dall'autore riferita , 
che Adanio cd Ek(1 i'ossero i prinii e piii eccellenti poeii. 
Simiimente compatir voglianio tanti de' nostri, die od hanno 
gridato contro 1' uso della riiua, od hanno pcrduto il loro 
temjio a dare ai nostri versi i metri de' Creci e de' Lati- 
iii. SilVatti uoniini , jicr tanti altri titoli dea,ni della nostra 
siiiiia , non consultiirono ccrtamentc il loro buon senso : 
come non lo consuharono tutti coloro, che in tanto nuinero 
si feccro imitatori iniseraliili del Fetrurca ; ne lo consul- 
tano {|uelli , che fanno perdere gli ntili frutti dell" ingegiio 
alia nostra gioventii, aliusaudo della sua docilita- con una 
seduzione, che tradisce i piu cari interessi e di essa , e della 
Uiizionc. L' istrnziouc [luu suiljilirc i principj ncccssarj per 



17^ BELLA. VOLGARE ELOQUENZA, 

lieu gluJicare ilellc produzioni poetiche, e per preparare 
f'elici al)itiuiiai ne' pochi die la natara abljia lavato nelle 
acque d' Ippocreiie al niomento tli tiarli alia vita : ma la 
natnra sola e arbitra cli si alta destinazione. L' inimensa 
turba clie tra noi , dacche risorsero le lettere , si applico 
alia poesia , noii I'u ella pei-duta pel migliori stndjd'arti 
e di scienze? E con quale compeiiso? Con quello di una 
umiliante luediocrita la tanti generi. Ma lasciate queste 
iiiortificanti coiisiderazioui , seguiaiiio Tautore. 

Cap. II. Poesia desaittiva. Essa e quella clie ci dipinge 
quanti oggetti materiali possano presentarsi ai nostri seusi , 
mediante la scelta opportuna delle circostauze. Ma queste 
non debbono essere si comuni , die la mente del leggitoi-e 
le Indoviiii prima che il poeta le indidii, ne si minute e 
riposte die bisogni attenzioae in cercarle. Essi debbono 
partlcolarizzare F oggetto descritto, fortemente segiiaiidone 
i contonii e le prospettive. In fine vuolsi concisione e no- 
bile semplicita. Varj ed ottimaniente scelti sono gli esempi 
che ne reca T autore. 

Cap. III. Poesia pastorale. La Bucolica e la letteratura 
cio die in pittura e il genere del paesaggio. Alcuni 1' lianno 
creduta sterile di soggetti, perdie scarse di accident!, poco 
variate, e sempre ricorrenti sullo stesso giro di azioni e 
d' idee sono le scene attive della vita pastorale. Questa 
sterilita , dice Tautore, non piio attribulrsi clie alia servile 
imitazione degli scrittori. Le sue forme principal! sono 
singolarmeute V Egloga e V Idillio. Chi crede questo genere 
facile non lo conosce. 

Cap. IV. Poesia lirica. Essa e destinata a rialzare g!i 
aniiiii oltre il iivello ordinario, e a rammoUirli con senti- 
iiienti soavi e piacevoli. Al primo scopo canta le lodi della 
divinita , le iiiiprese dogli eroi , i grancli sentimenti : al se- 
condo si trae prendendo il linguaggio delle passioni teni- 
perate, deplorando le sciagure, applaudendo alia fortuiia 
degli amici , coronaiido le niense e le tomlie. Nel primo 
caso tenta commozioni vive e profoiide , toccando i limiti 
del suljlime; nel secondo spiega le dovizie di una fantasia 
pittoresca e vivace; e si dirige al Bello. L' autore rlducendo 
a cinque classi i componimenti lirici, con osservazioni e 
con esempi di ciascheduna paria con molt' accortezza 
nei 
pni 



^. -. ^„i... ..,„.o > — ^ — , 

ji giucHzj che da dei varj nostri lirici degli nltimi tempi 
U"e a uoi piu felice di parccdii , the auior di patria ha 



LIBRt DUE DEL C\V. A. M. RICCl. 1 77 

traditi. Parlando egli di quel genere di poesia , a cui 
nppartiene il poeiiia al quale posero uiano cielo e terra, 
e clie ha fatto giandi Aljieri e Monti , meiiire da buon co- 
noscitore vorreblie pur persuasi i giovani iialiani della ne- 
cessita di studiarlo jjrofoadamente , non inanca di avvertire 
con eguale sagacita , die tion tuito qadlo die usci dalla 
penna di Danie potrehhe prtcisamentt culattarsi al nostra me- 
todo di scntire e di pensare , poichc il tempo mula il valor 
degli of^i^etti , ed altera la stessa umana sensibilita. II quale 
giustissiino concetto con giuste considerazioni egli ragioaai 
€ sarehbe bene il ragionarlo anche piii dillusaniente, onde 
fossero i nostri giovaui salvi dal danno della esagerazione , 
con die taluni iu quesii ultiini tempi iaavvedutaniente hanno 
loro prepaiati periuoli e inciampi. Bello e giustissimo f"u il 
pensiero del Bianconi , che assoniiglio quel poenia ad uno 
stravagante edilizio gotico, in cui rarcliitetto avesse collocato 
a capiiccio sotto ad un brutto sasso acuto il piii gentil 
colonnato die siasi fatto a Corinto , e talvolla in i\n an- 
golo , dove nieno T aspettassinio, la piii venusta statua di 
Fidia, o il pin studiato giuppo di Frassitele. E bello pure e 
giustissimo e T avvertimento del nostro autore die gli scrit- 
tori classici d'ogni nazione sono tali perdie toccarono per 
diversi rispetti nei loro generi ilperfetto, ma non gia per- 
che per altri rispetti sieno andaii esenti da ogni impertezione. 
Passando 1^ autore a parlare nel Cap. V della Foesia 
didascalica, e aanoverando quanti anticlii e moderni si 
occuparono di questo genere, tratta ancora dell' Episiola, 
della Satira, indi delle JSovelle , delle Javole, degU Apolo- 
ghi. — Nella Salira i Latini vinsero certamente i Greci : 
ma i Latini non ebbero un Maltino, e un Mezzogiorno, come 
abbiauio noi. Nelle A'oitile i Greci furono ad essi superiori. 
Noi possiamo in questo genere ripiitarci superiori ai Greci. 
Se poi scnza Idopo , senza Fcdro , senza Avieno potesse 
dirsi die ne i Francrsi avrebbero avuto il Lafontaine , ne 
iivrcmiiio noi con Fignoiti tanti altri, che ben riuscirono 
con assai varieta lavoleggiantio. E di qual terra, se non dalla 
nostra vennero tuora gli Anmudi Farlaiuii Andie il Cali- 
no, autor poco noto del secolo XVII, da cui il sig. cav. 
Mirci pensa die il Caiti traessc il disegno di quel suo 
.poema , In uomo italiano. 

Cap. \ I. J'otsia epita. Mi'ritcrcbbe rpu'sto solo Capitolo 
un lungo estraito; lanta e la copia dclf ar^oinento e delle 
liibl. IiaL T. L\. ij 



J "8 nr.LL.V VOLG.VRE FXOQUENZV, 

ben pensate cose, die T autore tocca con acutezza e bre- 
vita. insieme, si rispetto ai principj direttivi nel genere, 
che rispetto al relativo esame de'' capi il' opera , clie anti- 
chi e niodenii ci haano lasciati. Crediamo notal)ile qnesta 
sentenza sua. « La politica , la iilosolia , la tattica , le ariiii 
da fuoco lianno estinti tutti i prodigU dell' iiigeguo e del 
\alor personate .... Qaindi sorge la diificolta pressoclie 
jtisuiierabile di comparire a' nostrl giorni epico, non solo 
per soggetti viciiii die escludono il macclunisino, ina bea 
anche per soggetti da noi lontani... Gli scrittori epici , se 
niai ne sorgeranno a"" di nostri , delibono con umilta aspet^ 
tare appena la lode dello stile tra i vivi , e 1' assoluzione 
deir opera tra i morti. » Noi non faremo allusione alcuna 
a lai per la parte del gindlzio cli' egli accorda a' suoi con- 
tcmporanei : ina ben cbiuderenio nel nostro seno il ram- 
^larico amaro d' aver veduta inutilmente V epica tromba in 
^iiano di cbi potato forse avrebbe se non porsi in mezzo 
aW Ariosto e al Tasso , almeno accostarsi al loro seggio se 
coll' avvilnppare la sua fantasia nei laberinti di una preci- 
2:>itata imitazione, e riaunciando al merito altissimo della 
prigiiialita , perduta non avesse la niiglior gloria a cui 
pareva destinato. 

L' aggiustatezza de' gindizj deU' autore sui piii celebri 
poeml epici si vede usata anclie riguardo ai poemi ro- 
jnanzesclii. Crediamo pero cb'egli alabia risparmiato qual- 
c'le assai grave punto di critica riguardo, per esempio, 
ipUa Scccliia rapita : perciocdie, se, com' egli dice, si 
sarebbe in essa desiderata una ma2:giore invenzione , piti 
varieta nelle descrizioni e nel coniliattimenti , piii forza 
di ridicolo ne' caratteri , e connessione col suggetto prin- 
cipale, non puo dissimularsi , che nessuno si rallegrera, 
iiiai il' incontrare nelle barufle de' Bologne^i e Moiloucsi 
Y intervento di Gioi'e , di Mercurio e di tali altri dei, nel 
poncetto di que' popoli gia da troppo luugo tempo falliti. 
Qltre cio poi il Tassoni pecco del peccato del Bracciolini. 

Cap. YII. Forsia drammatica. Cap. \'11I. Ddla I'luigedia. 
Cap. IX. DcUe ( ommedm. Considerando quest' Opera come 
il complesso di Lezioni da un Professore date in una graiule 
TJniversiui , noi non possiamo non nieravigliarci , ch' egli 
pljbia lasciato ccrrere scnza esaine la citata quistione se il 
soggetto della tragedla deblia sei^pre esscre un prrsonaggio 
jjlustre , il cui pericolo , o I4 cui svemura sia di un pui 



LIBRl DL'F, DFI- CAV. A. M niCCI. i JC) 

terribile csenipio ;, ovvero se l)asti al line tlella tragedia , 
coiir egli dice avere i nioderni crediUo, scuotere g;li uo- 
inini coll' csempio del jiericolo e della sventiira cajjionat.i 
dalla colpa , qualiinque ne sia la vittiina , facendo al piii la 
distinzione ia tracjedia eroica e in tragedia urbaiia. Ogntino 
cotivenir dee , clie alT istitiuo delT Opera troppo poca 
cosa e il scmplice cenno di tale qnistione. Altri poi giu- 
dicliera tiella seiitenza nia^istrale, die rigiiardo alio stile 
della tragcdia 1" aiitore rllVrisce avere udita dal jSapoli Si- 
v,iiorelii y cioe <• clie T Italia desidera ancora uii tragico, 
die serva di niodcllo deciso a tutti quelli die vorranno 
scrivere tragedie, il quale arrivi a congiungere con lo stile 
di Monti e di rimlnnoiite ^ e col lore colorito tizianesco, 
la grandczza e la penetrazione deW Aljicri , il patetico e 
la disinvolta delicatezza di Mctastasio ....»» Non manchera 
siciiramente clii sorriiia a qnesto delirio del biion Napoli 
HignorcUi. II nostro antore parlando della coinniedia , dopo 
avere detto "die quelle del Maccliimclli, dnW Arioslo , del 
Cnro hanno snniclente condotta, poco interesse, e talvolta 
iiiolta liceiiza •, die quelle del FagiuoH e del JVeoli sono pre- 
gevoli per la lingua piii die per altro " aggiunge del GoZ- 
doni, c\\ egli " pieno dl forza comica condnsse la Couimedia 
italiana a piii alto grado tli nierito, sjiecialmente per la 
festiva dipintiira de' caratteri \ ma poiclie la coinniedia 
deve esserc senipre contcniporanea e cittadina per riscno- 
tere gli applansi del tempo , le prodnzioni di Ini coniin- 
ciano a sentire oniai gli scambiamonti ilel gusto. " E di cio 
egli contcnto non si da alcnn pensiero di osservare die, 
ecccltuati podiissinii casi, i caratteri, i vizj , le deholezze 
d' ogni maniera, die il Goldoiu ci dipinge, sono le cose 
die tutlo giorno veggiamo sotto i nostri occlii, perclie 
costituenti il fondo morale delle jiiii comiini contingenze 
della vita civile. Percio ancir oggi , essendosi giudiziosa- 
niente ridiiamatc sui nostri tcatri le migliori conimedie di 
luL , iiniversaliiiente piacciono sopra la piii parte tielle 
nnove. Soggiungendo poi egli die tra i piii recenti si sono 
distinti il niarcli. Albergdti , il cav. Ghcrurdo dc' Hosii. e il 
conte Qimud , non gli <lonianderenio p.-rche taccia del 
Sosiraffi e del Nota ; ma hensi perclie non accenni almeiio 
lo scwnhi I imrnto die ne' caratteri , ne' vizj , nellc debolezze 
possa essere succeduto dal Coldoiii sino ad o'j;gi nella civiliA 
nostra , oadc o cumprovaro la [>iu cunvcuieute dili'ereuia 



]8o DELL.V VOLGVRE ELOQUENZ.V , CCC. 

clie passa tra le conimecUe cU Ini e quelle de' plu recenti, 
o inciirizzare ai nuovi tipl qiielli clie aljljiano vocazione a 
scriverne. 

Cap. X. Dramnia musicale. Favola pastorale. Dramma 
sentimentalc. Poclie , ma sensate cose il nostro autore dice 
tanto del soggetto e della trattazione generale del Dramma, 
tjnanto delle sue parti distinte in recitativo semplice , ia 
recitative obbligato , in arie e in pezzi concertati. Ma la 
pill cara forse delle invenzioni dell' umano ingegno, a cui 
tutte sono cluamate a concorrere le belle arti , e divenuta 
un mostro, clie facilmente mette in delirio la piii eletta 
parte delle colte nazioni. Quesca mortificante considerazione 
lia per avventura trattenuto Tautore dal fare alcun cenno dei 
niezzi opportuni a restituire al Dramma musicale la dignita 
che non avrebbe dovnto mai perdere. Egli ha disperato di 
Troja. — Iiitorno alia Favola pastorale accortamente av- 
verte che se essa produrre si dovesse a' tempi nostri, meglio 
sarebbe adattarla alia forma dello stile metastasiano. Chi non 
si addormenterebbe, ifdendo la storia dell' amore di Aminta 
quantunque scritta dal Tasso? — Cliiamasi Dramma sen- 
timentale i;na specie di azione passionata, iatrodotta dai 
moderni , talvolta mista in alcani incidenti di un moderate 
ridicolo. DilFerisce dalia tragedia, perclie volge per lo piii 
a lieto fine, e perclie non ama ne tntta la sua forza, ne 
tutta la sua magnificenza. Si scosta dalla commedia perche 
non si propone di riprendere i leggieri difetti , ma di niet- 
terci sott' occhio le funeste conseguenze di sregolate pas- 
sioni. Cosi 1' autore che lo chiama parto abortivo di Mel- 
jiomene , comunque sia consecrato dalla moda , e ben ac- 
colto dalla nioltitudine clie ama, die' egli, una commozione 
media, e che, secondo noi , e male istrutta. 

Rimangono gli nltimi tre capitoli dell' opera : 1" XI delta 
Trailuzioiie , il XII deW Imit azione , il XIII Awertimentl ge- 
iicrali per ben comporre. — Noi raccomandiamo la lettura 
di questi tre capitoli che non iiiancano di singolari pregi, 
e ne' quali si vede il buon giudizio e il buon gusto del- 
r autore. Eccederemmo troppo i limiti accordatici in questi 
fogli , se imprendessimo a notare le migliori cose in essi 
contenute. Conchinderemo col dire che quest' opera , seb- 
bene non contenga tutto oro jxirissinio, e lasci qualche 
cosa a desiderare , pub non di mt-uo collocai'si tra le piu 
prege\oli che intorno alia vole,are eluqueu^a siate siajio 
a' di nostri puljjjlicate. 



iHl 



Suir originc , la significazioiic e gli. nsl che si attri- 
buiscono ai mcmbn nirhUcttonici. Rlfiessioiii di 
Francesco Taccani^ arcliitetto. — Blilano ^ lo-ic) , 
dalla tipogrnfia di Angela Bnnflmti, corsia de Senl 
n.° 6oi , di pag. i36, con una tavola in ranie. 



L. 



Jo scopo dell' autore e quello tli dare una jiiii ginsta e 
pill convincente spiegazione suirorigine, com' egli stesso 
vicn annunziando, sidla significazione e svi gli usi che si 
attribulscono ai membii arcliltettoaici. Imperocche dagli 
altri che prima di lui ne parlarono veane foadata cotale 
origlne sopra chinieriche siipposizioiii • non avendola eglino 
dedotta dai veri e raglonevoli principj. Egli diniostra diin- 
que che non la capanna;, ne la forma naturale de' legui 
di essa diedero la prima idea onde rinvenire quella dci 
]Meiid)ri Architettonici , ne i tronclii delle piante sommi- 
nistrarono 1" idea delle colonne, ma che esse idee sommi- 
nistrate fnrono dal solo c naturale ingegno degli uomini , 
i (juali avendo jier isiiato di sempre cercare cose nuove, 
i primi inventando , gli altri aggiungendo j e col giiidizio 
migliorando sempre, vennero anche a formare i memhri 
architettonici, senza niai piii pensare ne alia forma, ne 
ai legni , ne al niodo ond' era costrutta la prima capanna. 
Clie se cosi non fosse , noi , siccome 1' autore osserva , 
non potreiiuno vedere le piii antiche fabhriche che ci 
rimangono, di un tempo quasi indeterminato, cioe le Egizie , 
formate di Massi tali die allontanano le mille niiglia il 
pensiero della capanna •, peggio la forma e leggierezza del 
loro costrutto, se osassimo nietterne a confronto 1 sostegni 
coir enorme grossezza delle colonne. Per lo che e dimo- 
strato essere 1' uomo inventore di tutto cio che riguanla 
le arti. E di fatto se la capanna dovea servirgli di staliile 
modcllo per le sue ubitazioni , egli non ne avreblje mai 
cangiata la forma, somigliante cosi agli uccelli die non mai 
alterarono la forma de" loro nidi. 

Fondata dnll" autore sopra un tale prInci|iio la vera 
origine delle cose artiliciali :, non che quella dcila significa- 
Kione e degli usi die si attribuiscono ai memhri arcliitetto- 
,niei, imprende con cio a toglicre alcuni errori o pregiuduj 



i8a sull'origtne, ecc. cnr, si ATTRinrisooNO 

die deiivano apimnto da una falsa snpposizione , imagi- 
nata eil es[)Osta pi-imieramcnte da Vitruvio; pol ciecamente 
seguita dai Precettoii d' aiclutettura , clie la tengono come 
cosa infalliljile , e la insegnano come il primo canone fon- 
dameiitale dell" arte. 

Viene poi il sig. Taccani a parlare dei precetti archi- 
tettonlci, ed alcuai ne vori-ebbe cambiati ed altri modifi- 
cati , secoiido le sue ragioiii che crede bastevolmente va- 
levoli. Ma iion andaiido noi pieoamente coa lui d' accordo 
riportercuio dalT opera que' pocbi scjuarci su cul cadono 
le nostre diOicolta, sovr'' essi iiiauifestando il nostro qua- 
lun([ue siasi sentimenio. 

Dice dunque T autore alia pag. loi. " Non si porranno 
» due ordini nell' estenio di quelle fabbriciie cbe nell' in- 
» lerno sono composte di uii sol piano. Nemuieno si porra 
>i mi ordine solo contenente piu piaui. Trovo il primo 
>> precetto ragioiievole e giusto , perclie dovendo T esterno 
» cori'ispondere airinterno ed essere col inedesimo in giusta 
» relazione , col fare diversamente verrebbesi ia certo 
» cjual modo a produrre una menzogna. " 

Alien! noi dalf approvare un tale precetto di niassima , 
che non si debbano cioe fare esternamente due ordini , 
uiio sopra delfaltro, quando nelf interao dello stesso edi- 
licio trovisi un sol piano ^ come sono generalmente co- 
strutti tutli i tempj che hanno un sol ordine, benche que- 
sto precetto sia dato dai classici maestri, che plii facil- 
mente scrivono di quello che adempiano, ci seuibra di potere 
contr' esso COS! ragionare : La maggior parte de' ])ravissimi 
architetti cinquecentisti non si curarono di osservarlo ; e 
fra i molti e Iniiiinosi esempi che abbiamo di insignissinii 
tempi con maravigliose facciate a due ordini, bastera il 
far un cenno di quelli die ci presenta la citta nostra. Tali 
sono il l)ellissimo esterno della Chiesa di S. Fedele ; ediJicio 
interno sublime e nel disegno e nell' esecuzione , ma di 
tin solo ordine, selibene due se ne veggano al di fuori ; 
quello della Rotonda di S. Sebastiano parin'iente costrntto 
con due ordini, come che nell' interno ne abbia un solo, 
se pure ordine secondo non si deliba o si possa chiamare 
I'attico interno, die ne ha quasi la forma; tempj entranibi 
del celebre Pellegrini ; il fianco e la piii che bella facciata 
della Cliiesa di S. Paolo-, la mirabilissima farciata del 
Terapio della Madonna presso S. Celso del celebre architetto 



Ai wrnvrnRT ARCTnTrTToxinr. i83 

Cnleazzo Alessi; la qnnle ml ontn ilella sn.i trita divisione 
clejjli ordiiii , slida chiiinque ail accorgoiii al priino en- 
trarc. clie iniernamentc abbia essa piii piani : oltre tanti 
altri simili esempi in t'amosiss'iini esterni de'tcmpj clie 
soiio sparsi in niille Inoglii, e che troppo liiniio sareljlie 
il nominaro. 

Pro£;rcdendo ora nclla nostra osservazione , cliieilercnio 
se in tntti cjuesti tenipj nessuno siasi inai sognato , ciie 
al veilere ostcrnanicnte due ordini abbia pensato dover 
esservi neU' interno divisione di jiiano a gulsa di apparta- 
niento, e qnindi noa trovandola ncir entrarvi crediiLo siasi 
ingannato dalla nienzog;na dciresterno. ]\la (juando aiai ta- 
Inno vi fosse, ciie al sol vedere dne ordini nell' esterno , 
l>otesse snir istante credere clie nelT interno vi sia pnr 
divisione ili piano, jmo anche credere con an niomento 
ili rillessione die vi sia qualche anibnlacro interno in giro 
nl Tenqiio che corrisponda ajipnnto a qnella divisione deL 
due ordini ; come di fatto t'n pratic;ito nell" interno del 
nostro S. Fedele nella grossezza della nuiraglia ed in cor- 
ris|)onden?a anclie al piano lormato dallo sporto del cor- 
nicione dcU" online interno: anibnlacro necessarissimo die 
serve per aprire le iliicstre deiralto; e per tutti qne' bi- 
sogni die sogliono o possono occorrcre in simili gran- 
diosi fabljricati. Ma volendosi anche lasciar da parte tutte 
le ragioni aiUlotte in dilesa dei due ordini estcrni , e ri- 
chiedere che in ogni iiiodo far si debba sempre un or- 
dine solo nelT esterno, quando internamente non vi sia 
divisione di piano e tntto appaja di un sol ordine , acclo 
I' apparenza ilol di fnori non iiiai possa contraddire a ([uella 
deir interno; e d' uopo considerare che spesso e di ne- 
ressita il tlover introdnrre due ordini nella costruzione 
csterna di un tempio. Iniperocche il piu delle volte non 
e possibile il coinbinare tutta 1' altezza interna coU'ester- 
na, per ragi«inc dell' altezza della volta di tutto il lem- 
pio la quale forma una parte dalT ordine distinta piu e 
meno secondo la grandiosita e ligura del tenqiio stesso, 
e viene r[iiindi a lasciare estcrloruiente una gran parte di 
muro vnolo che non si sa come riempire o come oonnet- 
tere nc colla ricchezza e col caralierc del <lisotto, se 
vi o ordine, ne con un attico, perche troppo cccede 
sempre T altezza della sua proporzione. Da cio risulta die 
tanio spazio c tanta altezza non lorua bene che per ua 



184 SULL' OnTGINE , eCC. CTTK SI ATTRTBtTISCONO 

secondo orcVine, si per la iiiagglor armonia dell* insleme 
che si viene a tbrmare per una e plii complta ilecorazione, 
e si ancora per noti lasciare tanta nudita di muro , ebe 
taglia meschiiiainente in due parti tutto 1' ornata esterno. 
Ne giova il compirlo, come si pratica, con cjualche trabea- 
zione, giacclie non si vede a qual ordine cjuesta apparten- 
ga, ed in ogni niodo segna sempre un secondo ordine 
aenza volerlo. 

Ma voleiido uoi unlrcl per un memento ai fautori di 
iin sol ordine nelf esterno, per tntte qnelle ragioni gia 
spiecate, col prendere per niodello il si rinomato Pan- 
teon di Roma, e coU'esemplo del suo maestoso esterno, 
suppongasi che sul modello di ua tanto iiionnmento ri- 
formar si volesse V esterno della nostra bella Koionda di 
S. Sebastiano , col toglierne il secondo ordine, e tutta 
qnella parte di mnro da esso occupato , si che non altro 
ornamento presentasse che la stessa grave semplicita die 
si vede nell' esterno del medesimo Panteon. Chi non vede 
(tual brutta cosa , ossla qnal brntto disordine succedere)ibe 
in tiitte le proporzioni di questa graziosissima rotonila , 
e qual meschino insieme ne verrebbe con un ordine solo? 
Ci si permetta ora portare il pensiero sui due sontuosi 
tempi rotondi che si stauno attualmente terminando, Tuno 
in un villaggio divenuto celeljerrimo, 1" altro ( il piii va- 
sto ) in una delle piii grandi Metropoli , gli architetti 
dei quali nell' esterno presero per modello 11 senqire fa- 
inoso Panteon. Questi due gran tempj avrnnno bensi tutto 
il cai'attere di una gra\ita imponente, come lo hanno tutte 
le cose grandi in si fatta maniera costrutte , non mai 
avranno jjero quello di una piii maestosa e compita bel- 
lezza in tutte le sue parti , coine avrebl)ero se fossero 
stati costrut(i come il nostro S. Sebastiano, perche allora 
e la maesta e la ricchezza avrebbero insieme trionfato. 

L'autore seguendo T ordine dei precetti arclutettonici e 
parlando di quello che riguarda il frontispizio , dice alia 
pag. io3 : " Risultando il frontispizio dall' inclinazione 
» del tetto , accio 1' acqua possa liberamente scorrere , ne 
» risulta i.° ch' esso puo esprimersi o no a seconda della 
" forma che si da al coperto della casa ^ 2.° che la sua 
» inclinazione e dipendente dal clima : quindi nel setten- 
» trione si usano molto acuminati , in Italia assai nieno, 
" in Grecia erano bassissimi , ed in Egitto dove non mai 



AI MEMBRt AncniTETTONTCT. 1 85 

w nevica o piove non si conoscono; 3." clie alio scopo 
II di lasciare facilinente catlere T acqua , possono essere 
11 ragionevoll anclie suUe iincstre e siille porte, qnalora 
I) queste siano niolto lontane dal tetto ; 4.° clie V uso di 
I' rappreseiitarli nell" interno non puo attribuirsl che ad 
II una smania aoverchia di ornare; 5." finalmente clie se 
" r architettura greca puo essere imitata in qualunque 
>i clima nelle altre parti , non lo potrebbe essere nel 
II tVontispizio, che con danno della solidith della faljbrica. " 

La proporzione del tVontispizio va dunque considcrata 
sotto due aspetti. II primo quando e legata all' altezza etl 
air inclinazione assoliita del tetto, ed allora vale la ragione 
del chma clie obbliga il frontispizio ad avere piu o nieno 
di pendio, come il tetto medesimo, cioe a seconda della 
quantita della neve clie cade in quel Uiogo : che pero do- 
vendosi sopra una stessa base costruire il tetto seinpre piii 
alto, quindi piu acuto , ed anche il frontispizio dovendo 
segnire la stessa alterazione del tetto , non puo farsi a 
meno die la sua fignra prenda la I'orma di un triangolo 
troppo ripugnante al hello architettonico. 

11 secondo e quando il frontispizio non ha ohVjligazione 
alcnna col tetto, ne altra ragione di simile coprimento. 
In tal caso la sua proporzione di altezza , in qualunque 
clima si costrnisca, sia pur quello del Settentrione , o della 
Grecia , od anche dell' Egitto , aver dee sempre quella grata 
proporzione che si bella appare ne' frontispizj dei piu ce- 
lebri edilicj anticlii di greca romana architettura, oppure 
in quelli de' nostri insigni architetti cinquecentisti. Qiiindi 
hi proporzione del frontispizio dee stabilirsi invariabile in 
^talunque luogo si costrnisca, purche altra funzione nou 
faccia clie quella di ornnmento. 

Alcuni poi vogliono die non si debba mai fare il fron- 
tispizio ne' luoglii interni , ne dove cader non possa la 
pioggia , e tale sembra essere il sentimento dell' autore il 
quale va dicendo i< che 1' uso di rappresentarli nell' interno 
II non puo attribuirsl die ad una soverchia smania di 
II ornare; >/ e la loro ragione e che il frontispizio figu- 
rando un tetto, diventa inutile ne' Inoglii gia per se co- 
perti : ma pure non negano die il frontispizio medesimo 
non sia anclie un puro ornamento. E di fatto se cosi 
non fosse, ncssun altare ucllc cliiese averlo potrebbe quasi 
a maestoso linimcnto, Considerato dunque il frontispizio 



i86 sull'ortgine, ecc. che si attribuiscono 

come piira parte ornamentale , possiamo altres'i conside- 
rarlo ugnale a qnaluncjuc altra cosa die si faccia o si 
possa fare per solo abbellimento. E cio tanto e vero clie 
nelle facciate delle case esso frontispizio si fa sempre in 
senso opposto all' aada memo natnrale del tetto, e quiiidi si 
vede non csser fatto che per sola ragioiie di ornamciito, e 
non per verun Ijisogno; colla dilFerenza die in arcliitet- 
tnra , sempre parlando di ornamento, non ne abbiamo ne 
il pill grande ne il piii maestoso di quello del frontis|iizio. 
E perclie dnnque il farlo neir interno dovrk attriliiiirsi a 
soverchia sniania di ornare e non ad un plausibile desi- 
derio d' introdurre un maggior bello oviinque si possa, 
quando vedlamo formare esso iino de' migliori iiniiuenti 
avcliitettonici die mai fare si possano. Dicasi piattosto 
che il frontispizio non si faccia ne' Inoglii mescliini o ne' 
troppo angusti, perclie indicando esso maesta, la sua figura 
sembrerebbe contraddetta dal Inogo niedesimo. Ma dove 
Tardiitetto vede di poterlo collocare dignitosamente, lo 
faccia pure e nell' interno e nell' esterno come gli piace , 
e lasci in abbandono il sogno <li fantasia, die dove non 
piove non si debba mai fare frontispizio. Cosi vediamo 
die il fecero lilieramente anclie i jjiii celebri arcliitetti si 
antidii die moderni e nell' interno e nell' esterno, riden- 
dosi eglino della ragione di coloro die sanno 1' arte di 
togliere il buono , non quella di saper sostltuire 11 meglio. 
Dalle cose iin qui dette pare potersi condiindere die 
non si debba mai dare per precetto assoluto tutto cio 
die in belle arti possa essere in contrasto fra il gcnio cd 
una pnra opinione ^ ma tutto del:iba lasciarsi piattosto in- 
deciso, onde ognuno possa liberamente determinarsi a quel 
partito die piii gli piace, e possa cosi sciolto da ogni vin- 
colo far meglio spiccare il jjroprio genio , se mai ne fosse 
foriiito. Forse allora potremino sperare di veder vinascere 
altri Bramanti, altri Sanmidieli, eSansovini, e Palladj , e 
I'ellegrini, e tanti altri sublimi maestri , die da alcuni dei 
moderni cbiamansi scorretti e licenzio&i, sebbene far non 
sappiano meglio di quelli. Un vero precetto liensi diremo 
essere quello die prescrive cose si fatte, die 11 farle o 
r omettcrle riesce agli occhi difettoso. Ne valga contro 
del nostro dire la crednla spiegazione die si fa da alcuni 
]>recettori sull' origine e sngli usi del mcmliri die coin- 
pongono r insieme dell' ardiitettura , per mutilarli o toglierii 



AI MEMBRI ARCHITETTONICI. 1 87 

in an laogo e lasclarli neU'altro, o contraddirne gll us» 
piii naturali colla solita cieca autorlta vitriiviana; ina tutto 
in vece si faccia colla ragione di una vera e naturale ar- 
monia , die non esiga prima una strana spiegazione , ma 
da se mostri il bello, senza dover prima andar meadicando 
altre ragioni per crearlo dove non sussiste. 

Chiuderemo coll' aflfermare schiettamente che 1' opera del 
sig. Taccani ci sembra benissimo raglonata , e con pari 
bravura sciolto in essa tutto cio che V aiitore si e propo- 
sto di sviluppare ^ che pero la crediamo utilissima agli ar- 
chitetti , e loro la raccomandianio onde convinti dalle ra- 
gioni clie in essa adduconsi possano liberarsi da que' vin- 
coli pe' tjuali sono tante volte costretti a guastare le loro 
produzioni. Ma forse i seguaci di Vitruvio, trovando che 
le dottrine dell' autore non sono conform i a quelle del loro 
8ommo ed unico maestro , asterrannosi dal continuarne la 
lettura, o la proseguiranno con dispetto. Ma siccome tante 
medicine, ad onta della nostra ritrosia nel prenderle, ope- 
rano il loro buon efTetto; cosi giova sperare ch' egUno tro- 
vandovl ragioni convincentissime ( come sono a noi sem- 
bra te ) sentirannosi risanati da tante cose difettose senza 
che pure a questo salutevole divisamento tendessero col lor 
pensiero. 



1 88 



PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



Bihlloteca agrarla, ecc. Del Vino. Sua fabhiicazlone ^ 
conscrvazione e degeiierazioni. TraUato teorico-pra- 
tico del dottor Ignazio Lomeni. — ■ Milano ^ 1829, 
presso Antonio Fortunato Stella e figli, in \6° gran- 
de , di pag. 323, con 5 tavole in raine. Lir. 4. 18 
ital. per gli associati ,• pei non associati lir. 5 ital. 

T ' 

J-J egreglo Lomeni gla erasl reso benemerito per utili 
invenzioui onorate rla pubblico preniio , per numerosi spe- 
rimeiiti etl osservazioni , per iscritti interessaiiti ed istrut- 
tivi di cui con lodevole frequenza fregio un accreditato 
giornale ( gli Anaali di tecnologia ed agricoUura pubblicato 
dal Lampato ) : questo valente enologo acquista ora nuovi 
diritti alia stima ed alia riconosceuza di clii si occupa 
d' agricoUura colla pubblicazione del Trattato die ora an- 
nunziamo , opera bensi di poca ampiezza, ma ricca d' 11- 
tilissiini precetti. Essa fa parte della Blblioteca agraria di- 
retta dal chiarissimo professore Moretti , intorno alia quale 
abbiam piu volte ragionato. 

Fra i molti libri d' Enologia sci'itti ia varj tempi, pooh i 
sono tali da poter servire di guida sicura alle persone clie 
si occupano dell' importantissima fabbricazione del vino. 
Alcuni di essi , dettati da rinomati chimici e da dotti agro- 
nomi , presentansi sotto un aspetto troppo grave e troppo 
scientifico, si che intimidiscono 1' agricoltore ed ogni uomo 
d' indole gentile, o da men severi oggetti occupato , o tol- 
gono loro la volonta ed il coraggio d" intraprenderne lo 
studio : altri all' opposto contengono , senza teorico critc- 
rio, una congerie di regole empiriche , molte delle quali 
o contraddittorie , od incerte, od applicabili a straniere 
regioni, ma non all' italico suolo. Non di meno incontransi 



BIBLIOTECA ACRAMA. 189 

c negli un'i e negli alti'i non pochi pregevoli rltrova- 
mentl e savj consigli , come pure se ne incontrano nelle 
Memorie sulle varie parti dell' enologia sparse nelle raccolte 
scientifiche e ne' periodici opuscoli. Richiedevasi adunque 
il lavoro d' un uomo il cnL ingegno , corredato di fisico- 
cliimiche dottrine , ed ajutato da una pratica lUuminata , 
capare fosse non solo di scegliere le cose buone contenute 
nelle opere e negli opuscoli anzidetti, di ordinarle con metodo 
regolare e di sottometterle ad un severo esame critico, ma 
di ricorrere ben anco agli sperimenti ne' casi dubbj. Per 
buona ventura s'acclnsc all' opera 1' autor nostro, fornito 
a pieno di tali prerogative, a cui aggiunse quella di avere 
perl'ezionato con belle invenzioni alcuui processi princi- 
pali deir arte di cui si tratta. 

Comeche oggetto principale del libro del sig. Lomeni 
sia la fabbricazione del vino, nulladimeno " siccouie 1' uva 
" ( cosi egli ) e la materia prima della quale ci servia- 

" mo e cosa sommamente iinportante alia buqna 

" riuscita di questo la produzione di essa materia prima 
" che possegga le piu perfette qualita, al cbe assai influisce 
»/ il modo di coltivazione delle viti ; cosi ho creduto ne- 
»» cessario di prendere le uiosse dalla descrizione di questo. " 
li libro e diviso in sette capi ^ il primo de' quali tratta 
della coltivazione delle viti, il secondo della vendemmia, 
il terzo della fabbricazione del vino , il quarto della con- 
servazione sua ^ il quinto de' vini di lusso , il sesto delle 
degenerazioni de' vini , 1' ultimo di varj prodotti die dal 
vino o dair uva si ricavano. 

II capo primo, suddiviso in cinque sezioni , raccliiude 
le migliori regole die date furono dagli agronomi si anti- 
clii die moderni per iscegliere, propagare, educare e coa- 
servare le viti. Nelle due prime sezioni sono esposti alcuni 
brevi cenni sull' influenza della natura del terreno , della 
esposizione del clima, e suUa relativa scelta delle viti. 
Nella terza trattasi della propagazione loro, e l" autore, ri- 
gettando i metodi per seme e per iniiesto , perche troppo 
lenti ed incerti , s' attiene ai due plii generalmente usati , 
cioe a quello per magliolo ed a qnello per barbatelia , e 
da la preferenza al primo, fiiorchc i< quando trattasi di 
" riparare alle eventu;di uiancanze che ]">er casi fortuiti o 
" per morte di alcuni individui si verificano nelle pian- 
" tagioui "ia falte , e niassimc in atio delle triennali 



190 BIBLIOTECA AGRARliW. 

» conclmazioni die loro si compartono nel piii dei vigneti 
» durante la loro infanzia. " Le due ultinie sezioni trat- 
taiio della piantagioue , dell' educazione e della conserva- 
zione delle viti. Rispetto alia piantagioue , 1' autore dice 
come disporre si debbano le viti, o secondo il raetodo a 
illari liiieari o di gabbioli, oppnre con quelli a festoni, a 
pergolati, rampicanti sugli alberi , a ganibl isolati e nani; 
espone utili precetti applicabili specialmente al primo me- 
todo 5 indica le pratiche che seguir si devono dope la pian- 
tagione; esaniina come in piii modi possano essere eoste- 
iiute le viti , e soggiunge die n recentemente con sane 
'I viste agronomiche ed economiche si e introdotta la pra- 
)' tica , per altro non nuova , di appoggiare le viti de' 
>> filari lineari e de' pergolati a sostegni di ferro. II pre- 
t> conizzatore di questa pratica lodevole fu il benemerito 
»» A. Raia, parroco di Busto Garolfo; ed io cola in ispecie 
» ho esaminate con vero piacere delle estese coltivazioni di 
»> viti sotro questo regime anche migliorato presso de' si- 
» gnori Luca e Battaglia, che possono convincere chiunque 
» intorno la di Ini utilita. " Ragiona poi de' concimi, indi 
della potatura , della spoUonatura e della sarchiatura •, e 
per ultimo delle cause che arrecano danno alle viti , sic- 
come sono le piante estranee ingomlsranti il vigneto , gli 
insetti noclvi, la rigidezza dell' invenio , le brine e le 
gragnuole. 

II secondo capo s'aggira intorno le cose spettanti la 
vendeamiia. L' autore raccouianda prim^mente clie le uve 
si colgano nello stato di inaturita possiliihiiente perfetta j 
enumera i segni indicatori di questa matnrita , ed opma che 
r intcrvento d' un Magistrato per determinare il tempo pre- 
cise della vendcmmia sia piu nocivo che utile '-, paria- poi 
di alcune pratiche proposte per accelerare la mattu'ita:, e 
specialmente dellincisione annulare: " Queste pratiche, dice 
>i egli, debbono a niio avviso essere considerate come 
'I parti di Ijegli ingegni ad ornaniento della storia naturale 
»» de' vegetabili , raa non mai entrare nei progetti del vero 
" agronomo e tanto piii nelle operazioni del vignaluolo. " 

L' autore snggiamente prescrive clie la raccolta delle uve 
del)ba, generalmente j^arlando, eseguirsi in ora calda , cioe 
dopo la scomparsa della rugiada matiutina ed avanti la 
cadnta della vespertina ; che i grappoli siano recisi colia 
^orbice, pel siauo dilii.^entemente luondau^ che i piii perfetti 



BIBLIOTEC\ AGRARIA. I91 

e niaturl siano separatL dagli altri : atl eseguire questa se- 
parazionc giovcranno due specie ili canestri liene distinti. 
E uso d\iiimiiiccliiare le uve raccolte sul nudo terreno ed 
alio scopcrto ove si lasciano per alcuni giorni prima di 
trasporlarle alia tinaja ^ egli biasima quest"" uso e a lal uopo 
su2;c;prisce di costruire uii hiogo coperto di tetto e selciato, 
oil ahneao di coprire teinporariaaiente le aje a cio desti- 
nate con graticci di viniini, con istuore e lenzuola. 

II capo terzo e in ispecial luodo consacrato alia fabbri- 
cazionc del vino. L' esposizione delle operazioai tecniclie 
die ad essa appartengono e preceduta da brevi nozioni 
teoriclie sui componeuti dcUe uve e sull" interna disposi- 
zione dcgU acini; la prima di queste si e la pigiatura, 
la (|iiale comunemente si ridiue all' uso di scliiacciare le 
uve coi piedi, uso contrario alia pulitezza e per piu altri 
inotivi difettoso. II celebre Gliaptal propose d' impiegare 
alia pigiatiu'a la ]iressione dello strettojo. Quosto suggeri- 
niento venue adottato in varj luoo;lii della Francia ed in 
ispecie nella Sciampagna , e meriterebbe d' essere pure 
sperimontato in Italia niassimamente ne"" piccoli poderi. Ad 
uso delle possessioni piix cstese ii sig. Loineni invento ua 
pigiatore meccanico coniposto di due cilindri scanalati di 
legno col quale si eseguisce con gran celerita e precisione 
quest" essenziale opcrazlone. La niaccliina di cui si tratta 
fn premiata con medaglia d'argcnto dalf I. R. Governo di 
Milano nel concorso d' industria delFanno 1824 presso 
ri. R. Istituto «ii scienze, lettere ed arti. L" autore la de- 
scrivc niinutamente nella sezione 2,.^ di questo capo (i), 
ed aflcrma cli'' essa produce i vantaggi se^ucnii : " Le uve 
" assoggettate all' operaziono della niaccliina sortono dalla 
" medesima esattamente pio,iate, Gli acini inatnri o sono 
" intieramentc tosto svuotati o per lo uieno vengono fessi 
" d' una in altra cstremita: taluni di essi per efletto di 
>f reagente clasticita vcggonsi scorrere pel canale di estra- 
" zioiie come fosscro tuttavia intieri. Questi diversi ri- 
" suliainonti eniergono, piii die da altro, dalla difl'erenza 
" die passa fra le uve circa il grado di resisieuza cau- 
» Sato dal piu e dal meno lii albumina vejretale o limine 
</ die contengono : il solo smo\ere la niassa pigiata j^er 
»» caricarnc le brcnte produce il linale vuotauiento degit 

r— ■ . . — . . — - 

J. (I) Vedi lumo 38.", jiag. aSo di questa hiblioteca. 



192 BIBLIOTECA AGRARIA. 

" acini, le cui biicce percio appajono lacerate e compiu- 
" tamente vuole. Gli acini immaturi ali'opposto, perche 
u assai meno voUmiinosi degli altri e piu resistenti , ri- 
>/ mangouo iutatti , e nessuiia parte del loro agresto si 

V comunica al mosto ed al vino. 1 graspi si mostrano 
" 'pogli dei loro acini , de' qnali al piu conservano ade- 
>/ renti alcune bucce vuote o soltanto dei frammeiiti di 
» esse i ma il loro organic© tessnto semilegnoso non sof- 
>/ fre alterazione di sorta : i semi pure si presentano in- 
II tieri, e nulla percio di aspro o di stittico amarognolo 
» prestano al vino. Tutto cio si ottiene in mezzo alia 
» piu scrupolosa mondezza. E vero che nella comune opi- 
>/ nione non sblo degli agricoltori ma della maggior parte 
)/ ben anco de' fabbricatori e de' mercanti di vino e iisso 
St il principio che la fermentazione a cui passano le uve 
»/ purghi il fluido vinoso da qualsivoglia impurita ; ma la 
)/ falsita di questo principio e riconosciuta e sanzionata 
»/ dair unanime avviso degli enologi illuniinati, i quali 
>/ sanno invece che qualunque iniroduzione di sostanze 
>/ eterogenee e solubili nel mosto rende sempre i vini 
ti meno perfetti. La pigiatura eseguita con questo mec- 
u canismo consuma una terza parte , ed anche meno , del 
» tempo che d' ordinario s' impiega usando i piedi del- 
j> r uomo secondo 1' antico sistema , e ritenuto che alia 
>/ macchina si scaricano le uve di un solo carro j ma la 
» pigiatui-a nieccanica riesce perfetta in modo che se al- 
>i trettanto volesse ottenersi coi piedi dovrebbero gli uo- 

V mini continuare le loro scalpitazioni pel doppio alnieno 
yi del tempo che consumano per T ordinario •, quindi e che 
il la macdiina, a risultamenti pari, economizza piu di y^ 
" del tempo. In conseguenza di tanta rapidita di efFetto, 
>i questa macchina nello spazio di un' ora rende pigiate 
>/ cinque mila libbre metriclie di uva , per lo ciie una 
>i sola potra soddisfare le occorrenze contingibili ad un 
>i possedimento die raccolga da due a tre niila quintali 
>; di vino. Per le cose anzidette qiiesta macchina puo otti- 
II inamenie servire anche alle viste di que' fabbricatori 
II che nel pensiero di ottenere vini delicati amassero di 
II escludere i graspi dalla fermentazione siccouie si usa , 
II piii che altrovc, in uiolti luoghi della Francia. Kel qual 
II caso non vi Iia altio a fare se non che aggrappare i 
II graspi col mezzo di ra&lri deutati di Icguo nel recipieute 



BIBMOTKCA ACltARIV. IqS 

" nel quale si raccolj^ono le iive j)i;;iate, ed estrarneli i 
» opimre vcrsare qiicste sopia reti cli corLliceila applicale 
>) ai tiiii cd altri vasl lU fennentazione. " 

Delle tinaje e de' vasi di fefinentazione tiatta 1" autdie 
nella sezione terza. Le tiuaje tro|)po aperte preservano 
bensi daj^li accldeati clie suol prodarre lo stac;naineiito del 
gas acido carboiiioo, ma csponp,oiio le live in lennentazioue 
alia pre^iiidlcevole Influenza degli alihassaiuenti di tcnipe- 
ratura ; Topposto succede nolle tinaje troppo chiuse : e 
niestieri adanqne di tcneie la via di mezzo. I tini sono 
o di legno o di ceaiento o di pietra : alia feniieutazioiie 
delle live servono usaialmente e forse meglio le liotti. La 
lernientazione vinosa ed i varj nietodi di vinificazione foi- 
inano il soggetto delle dne sezioni (jiiarta e qiiinta. Sic- 
come la fernientazione vinosa richiede alineno la tempera - 
tiifa di lo gradi reaiuiiurianl, cosi alcuni euologi proposero 
lie' mezzi artiliciali per riscaldare la massa clie feruienta 
in caso di temperatiira troppo bassa. L'aniore , dopo avere 
parlato di questi mezzi, riferisce gli sperimenti dimostraati 
die sebljene T aria inllulsca siilla fermentazione colT ac- 
celerarne il corso , tuttavia la sua prescnza non e neces- 
saria alio sviluppo , al progresso ed al termine di qiiesta. 
Esaminatc poi le varie circostanze della fermentazione , 
parla de^ melodi di vinificazione e ne ifistingue due prin- 
cipali : il primo essenzialinente consiste nel lasciare die 
le live fermentino a libero e picno contatto coir atino- 
sfera, il secondo all' opposto nelT esclusione dell' aria ilai 
il vasi di fermentazione. Quest' ultimo teoricamcnte parlando 
<j e preferiiiile-, ma presentava alcuni inconvenienti die bene 
1 non si sapevan scliivare , fra i qnali annoverare si deve la 
I tnancanza di coloramcnto nel vino. L'antore accenna i varj 
j I euggerimenti proposti per togliere tali inconvenienti e ne 
dimoslra T iusullicienza •, egli atferma die i metodi detti di 
condensazione proposti dalhi Gervais, ila Grisetti, da Burel, 
da Hiiber, essendo stati riconosciuti inutili o per lo uieno 
di nessuna importanza, sono caduti in perfetta oblivione. 
" Nessuno de' varj mezzi ( soggiunge I'autore) stati lin 
w qui proposti e praiicati onde perfezionare la vinificazione 
« corrispoiide compiiiiameuie al necossario duprn:e eHetto, 
f di condiinare cioe la custnnte diiiisnia de' recipionti di 
« fabbricazione coll* andamento pin regolare e piu uniforine 
'/ della fermentazione, e coirelfeito d' imprimere ue' viui 

BM. ItaL T. LV. i3 



194 BiBLiOTEC.v 40R.vra.\. 

" il raaggiore possihile coloramento ed il piii til aroma e 

» di corpo, come in tntta T intensith e colla niassima fa- 

>i cilita si ottiene col metodo di fabbricare a vasi aperti 

" niediaiice 1' esecnzioae de2,li ammostamenti a fermeata- 

f> zioiie stante. la coiiseg'uenza di queste considerazioni 

V voUi io pare teiitare di riiivenire qualclie meccauico 
*> artifizio per mezzo del quale fosse possibile di operare 
" dair esterno sulle masse delle uve fermentaati nelf in- 
>i teriio de' vasi chiusi in rnodo di obbligarne le parti so- 
" lide soprannotanti alle fluide a discendere per porzioni , 
" iminergersi a sufliciente profondita , e quiadi lavarsi nel 
>> mosto quante volte puo piacere o tornare opportnno , 

V affinclie avvenga in esso Io scioglimento non solo della 

V sostanza colorante, ma di altra qiialunqne proficua ai 

V villi cbe aderente trovisi ai fiocini ; e tutto cio senza 
» alterare Io stato di permaneiite chinsura de'vasi, onde 
" ottenere si possano vini spiritosi davvero, e colorati , 

pt aromatici e sostanziosi in tutta T intensita permessa dalle 
>i rispettlve qualita delle uve. Qnesti miei tentativi furono 
" coronati da un esito corrispondente ai desiderj nell' in- 
» venzione di un meccanlsmo nulla coraplicato consistente 
» in un' asta di legno la quale, passando per un foro 
il praticato nel centro del copercliio del tino , porta nel- 

V r interno del medesiino due rami annestati ad angolo 
*' ottLiso , mentre la porzione esteriore di essa costituisce 
" un braccio di leva, inediante il quale pei due movi- 
« menti , ondulatorlo cioe , e rotatorio di cui e suscetti- 
ti bile a vicenda , si ajjbassano e si rialzano i rami in- 
" terai al tino, ed i rami stessi dlslocandosi orizzontal- 
>.' mente agiscono a riprese sopra T intiera circolare super- 
" ficie del cappello. Essi due movimenti si eseguiscono per 
» opera di un piccol asse di ferro die attraxersa 1' asta di 
XI legno appena superiorinente alia di lei inserzione nel co- 
" perchio, il quale asse porta due perni sporgenti clie ser- 
1,1 vono di punto lisso sul piano del copercliio , ch' e ar- 
" mato di un circolo di ferro per la prima specie di mo- 
>,> vimento , e si aggirano orizzontalmente e circolarmente 
i' in apposita cavita per cni ha luogo il moviniento di ro- 

V tazione. L' apertura che da passaggio all' asta di legno 
y si mantieiie chiusa col mezzo di una borsa conica di 
^t materia flessibile esattanienie Intata die impcdisca ogni 
^ ^o.rtn di evaporazione J ed e as^curata. alia base e*^ 



RIBLIOTECV \GR,\ni\. 1()5 

') aireslremita siiperioi:o in apposite ninarc. Tale o il niec- 
V cniiisino da nie donomiiiato Anparalu lolUuorc od anuno- 
•/! statore. " 

Segue una distiiita descrizione di qiiesto ritrovamento 
che fii preniiato colla niedaglia d" argento nel concorso 
degli oggetti d" iudustiia piesso V I. R. Istituto di Rlilauo 
uel 1826. 

Nella sezione 6.° trattasi del gas acido carbonico al quale 
r autorc attribuisce , oltre le note proprieta, cjuella di di- 
niiiiuire il colorauionto de' vini ne** vasi di fernicntazionc 
eniielicameute cliiusi. Per si fatto motive , come pure per 
iscliivare gli accidentl d' esplosione , consiglia di fare in 
inodo die il gas eccedente ablna nii'' agevole uscita o me- 
diante il tubo del Bassi, oppure mcdiante quello del Fer- 
rario pel quale pro|)Oiie alcune modilicazioni. Cio ciie e 
relativo alia svinatura forma 1" oggetto della sezione 7.°, 
.nella quale ragionasi pure della cliiarificazione col mezzo 
tlelia colla di pesce o delle cliiare d'uova, od anche del 
solforamt'nto. 

La sezione 8." e consacrata agli strettoj ; ivi 1' antore 
descrive minutamente un torcluo a tirhetto ch' egli imma- 
^ino per sostituire ai troppo voluminosi strettoj a gran 
leva , siccome ancora agli usuali strettoj a dclietto combinati 
(Con un argano, i quali richiej;gono frequenti sospensioni 
,per ricaricare 1' argano: egli cbbe lo scope di costruirlo in 
mode che occupasse piccolo spazio e clie suscettivo fosse 
d' agire preniendo senza interruzione, cio che iion puo ot- 
•teaersi nei torclii comuni. Ma quantun(|ue persnasi siamo 
che il signer Lomeni inventato abbia verainente le stret- 
toje di cui si tratta , nondjmeno la giustizia e la verita 
ci ohbligano a dichiarare che e (juasi simile a quello che 
,gia anni sone fu presentato da M. Huguet di Wacon alia 
5ocieta delle scienze di quella citta che lo premie con 
una medaglia d''oro. Quella socicta proposto avea un pre- 
anio a chi avesse inventato uno strettojo che combinasse 
Ja forza e la selidita coll' economia, e che sopra tutto 
dispensasse daU'inipicge de' legnami di forti dimcnsioni ; 
riciiiedeva inoltre che fosse capace di premere le vinaoce 
d'un tine di treuta e di trentasei barili. Lo strctloje di 
M. Huguet riempie in gran parte le condizionl proposte : 
■«sso e poco voluuiinoso, richietle una moderata forza mo- 
ivicc; la spesa che imporla fu ricouostiuta uiiuore di quelU 



Io6 EIBLIOTECA AGIl.VRTA. 

ricercata Jalla niagcjior parte tiegli strettoj ortlinarj. Alcuni 
giornali di quel tempo ne faiino nieiizioiie , eel e pure de- 
scritto iiel volume Machines d' agriculture del trattato di 
iiieccanica di Borgiiis, ove pure e delineato ( tav. 24, fig. 2). 
Nella sezione g." il sig. Lomeni insegna come sottomettere 
si debljano le vinacce alio strettojo :, poi neile due ultime 
sezioni del capo terzo parla de' viiii economici;, dell'acqua- 
rello , della posca , e finalraente insegna come si fabbrichino 
i vini bianchi. 

Trattasi nel capo quarto deila conseryazione de' vini. 
Percio 1' autore dice in primo luogo come debbano essere 
costruite le cantine , iiiassime ne' luoghi umidi e sortumosi, 
come distribuite ed esposte ; da le norme per istabilirvi 
una opportuna ventilazione , e mantenervi uniforme la 
temperatura, soggiungendo quanto importi di tenerle lon- 
tane dalle pozzanghere , fogne , latrine , macelli , fossi di 
concinii ed altri simili luoghi. Quanto alle botti, meritando 
esse particolari riflessioni , T autore insegna come debljano 
essere conformate, come prima di fame uso convenga di- 
ligentemente lavarle e prepararle , e quali avverteaze siano 
iiecessarie per bene conservarle. 

La perfetta conservazione del vino richiede indispensa- 
bilmente innanzi tutto la pulitezza delle botti: la svina- 
tura poi , il trasporto e la riposizione dei vini nelle botti 
eseguite colla massima economia delle parti spiritose sono 
le altre operazioni che vi concorrono. L' autore indica 
dunque come debbono essere eseguite ; descrive una specie 
di sifone utile ne" travasi ; consiglia di colmare esattamente 
le ]]otti , di visitarle di tempo in tempo e di far uso a 
tale elletto de' cocchiumi traforati gia proposti dal Dandolo. 
A riconoscere poi senza esplorazione lo stato delle botti 
serve 1' elattenometro del sig. can. Stancovicli. Le scosse 
non che le forti agitazioni atijiosferiche sono nocive ai 
vini : egli a tal proppsito riferisce la costumanza di to- 
gliere , in occasione di sopravvegnente temporale , il coc- 
chiume alle botti e di sottrarre qualche parte del vino 
dalla cannella iuferiore e rimetterla poi nella botte stessa 
per la via del cocchiume. 

II sig. Lomeni discorre nel capo qiilnto de' vini di lusso , 
la cui fabljricazione, altrevolte afl'aito negletta in Lom- 
^jardia, va estcndendosi di giorno in giorno maggiormente 
]TiQn solo ill questa riguardcvole porziuiie d' Italia , ma 



BIBLIOTECV AGIIARIA. 1^7 

port nella rimanente parte di cssa. A tine specie, dice 
egli, possono ridiirsi i vini di lusso ; la prima comprende 
quelli falibricati colle uve appena raccolte od al piu so- 
leirgiate per poclii giorai; la seconda quelli per la cui 
]-)i-odnzioae e d' uopo d' impiegare uve da huigo tempo 
rarcclte e lasciate appassire : per V una e per V altra specie 
r d' uopo impiegare le uve migliori esattamente rimondate. 
I modi di fabbricare Ic molte varieta di vini apparteiienti 
alle due indicate specie sono esposti nelle sezioni i.* e 2." ; 
nella 3.' parlasi delle daiiiigiane e delle bottiglie ; iiella 4. 
di;'' turaccioli ; nella 5.° delle niaccliine per turare le bot- 
(ii;lie, fra le quali distinguesi quella del signor don Luigi 
Do Cristofori clie ottenae il premlo d' industria nell'anno 
ji!24presso T I. R. Istltuto di Milano ; nella 6.' insegnasi 
come debbono essere imbottigliati i vial, ed iyi descri- 
\ csi 1' imbuto coperto del signor Leonard! , il quale man- 
tiene il vino difeso dal contatto delP aria atmosferica senza 
impedire la libera escita deU' aria contenuta nella botii- 
glia. L' autore fa pur cenno delle eleganti nuove cartelline 
ill applicarsi alle Ijottiglie clie i signori Uljicini a Mdano 
Nciidono a discreto prczzo. Gli stromcnti chiamati cava- 
turaccloli sono descrilli nella sezioae y.'j fra i quali il 
cava-tnracciolo inglese lia la proprieta di sturare le bot- 
tij,He senza scosse ; il cava-turacciolo a cannella vale pure 
jier estrarre il vino da una bottiglla merce dell* introduzione 
Ji un tubo o canucllo pel centro del turacciolo : questi 
ilue utili stromenti sono inoltre delineati nelle tavole. 

I varj gradi di degenerazlone del vino sono accurata- 
niente esaminatl nel capo sesto, la sezione 1." del quale 
tratta dell' acetosita e la 2.° del guasto. Fiualmente 11 capo 
ultimo contiene alcune nozioni sopra varj prodotti del 
vino e deir uva , cloe sopra T aceto , lo spirito di vino , il 
tartaro, 11 verderame ed il siropo d' uva. 

Molta cliiarezza congiunta coUa brevita ; bell' ordlne 
nella distril)uzione delle matcrie •, suflicientc corredo scien- 
tifico senza lusso; erudlzione nioderata senza afFittazione 
sono i pregi die, a parcr nostro, deliboao rendere il llbro 
del sig. Lomeni ben accetto ai culiori delle arti utili e 
dell agronomia in ispccie. 



198 



Aid dclV Accademla Gloenia dl scicnze nnturali in 
Catania. Tom. IT. — Catania, dai torchi dclV Uni- 
vcrsitd degli Studj di pag. 235 , in 4.'' 



D. 



ella fonclazione dell" Accademia Gioenia in Catania , 
e de" prinii lavori da essa pnbblicati noi al:)bIamo reso 
conto nel tomo XLVIII , quaderno di novembre 1827, 
pag. ai8 di questa Biblioteca. Pervenutoci non e molto 
un secondo voiuine, di bnoii grado ne verrenio Ijrevemente 
presentando il contennto. Dieci Rlemorie o Dissertazioni 
vi si riscontrano, cint|ue delle qnali appartengoao al prinio 
semestre ossia alia seconda nieta dell'anno i8a5, e cinqne 
al secondo semestfe , die sono cioe i prinii sel niesi del- 
r anno 182,6. 

Srmestre primo. Mcmoria snpra Z'hedyssarum coronarinm 
del socio Fei-dinando Cosentino, regio profcssore di bo:a- 
nica e di materia medica, ecc. 

II signor professore Cosentino innanzi tutto non dissi- 
mula clie d^W hedyssariiin coronarinm , o sudda come diconlo 
i Siciliani ( suUa , lupino , lupinello , lupino dal lior ros- 
so), fecero gia nienzione i botanici tutti , e lo coni- 
mendarono qnal buon foraggio. Ed appnnto questa pianta 
e adattata ad ogni erbivoro, ed ha in se gi-andi qualita 
nutritive ; spontaneamente poi ed abbondevolmente cresce 
in ogni luogo nlella Slcilia, ma in ispecie con « profu- 
sione imniensa dal Sinieto a Catania. " Egli si indusse a 
discorrerne onde ricliiamarvi T attenzione delf agroiiomo, 
il quale puo senza dubbio ritrarne agevohnente grandis- 
simo proiitto. Mette innanzi da prima i caratteri e le pro- 
prieta fisiciie di esso, indi ne fa vedere le eccellenti qua- 
lita , poiclie di leggier! cresce , corrisponde buon prodotto, 
e vale di ottimo nutrimento, niassime pel bue. In fine 
non tralascia d'avvertire i danni ed 1 mali clie talvolta 
puo arrecare , andando V hedyssarum coronariwa soggetto 
ad una morljosa condizione, niotivo dell'arresto della ne- 
cessaria traspirazione , onde riescono i sughi suoi deleter] 
e micidiali. A scliivare il qual inconveniente, nota il signor 
Professore Ic regole pratiche del tempo in cui questa 



ATTI DTXL' ACCADEMT V CIOF.NIV. CCC. 1 99 

pianta vnol esscre tagliata , ilel come rioonosccre il per- 
fetto stato tli sua salute, e del come coaservaila di buona 
qualita. 

lielazione rli nn fp(o mostruoso, del socio corrispondenle dottor 
di nitdicina Francesco Scavonp, di Aggira. 

£ questo feto mostruoso una banil)ina di sei in sette mesi 
d' eta , naia morta , e con indizj clie sih da alcun tempo 
avesse perduto la vita nell' utero materno. Tutta la mostruo- 
sita couslsteva nella testa, la quale per la preternatnrale sua 
conformazione s' assomigliava a quella di un rospo, e che 
appunto per la testa di un rospo essendo pigliata dagli as- 
sistenti al parto, quest! spaventati gittarono il mostruoso 
corpicino in un pozzo, donde venne cavato per ordine 
del Sindaco del luogo. Per la mancanza del collo e della 
parte occipitale pareva clie la testa stesse attaccata al petto 
e al dorso, rivoltata la faccia airinsu, liaitendo la fronte 
lii dove in via naturale sono le ossa parietali : gli occhi, 
clie per la protitberanza schizzavano quasi fuora dell' orbi- 
ia , parevano impiantati nel capo. Per non essere poi le 
ossa temporali e parietali teaute in sesto dalF occipitale 
die mancava, s* allargavano dai lati del cranio a guisa dl 
all, e davano ad essa testa una forma schiacciata e piana. 
Aperto il cranio, non fu rinvenuto alcun vestigio di cer- 
vello, ne di cervelletto, ne di nervi; non v' aveva purd 
alcun canale vcrtelirale, non midoUa allangata , non nervi 
spinali , non vertelire cervicali, e le vertebre dorsali e 
lomliari, sclibene moiiili e mezzo articolate, formavano co- 
me un corpo massiccio e non punto cavo. Delle altre 
parti e viscere , solo il fegato si allontanava dallo stato 
naturale a cagione delP enorme volume, riempiendo tre 
quarti della cavita addominale. Questo caso di anancefalia 
moverebbe diverse questioni di fisica animale , le quali 
pero il sig. Dottore Scavone ama meglio lasciare intatte , 
contentandosi (// anitninire Ucinisieriosa possanza dclla natura. 

Coruinunzionr del rmrtnto dci boscld ddV Etna, del socio Vice- 
direttore S. Scuderi. 

Nci due precedenti capi clie stnnno md priuio toino il 
signor Scuileri ebbe consulerato gli allieri di qut-lli regione 
selvosa solo per rispetto alia specie , e come se fo-;>cro 
da se isolali i in qucito icrzo discorre in vece doi \oio 



200 ATTI DELL ACCADF.MIV ClOENtA 

aggnippamenti , dei cUversi boschi cioe cJie formano , fe- 
rantlone !a clenoininazione, la pertinenza , la situazione, 
i confini , T esposizione , la snperilcie, la natura e la va- 
rieta del suolo , il numero approssimativo degli alberi, le 
servitii e i diritti di uso , la distanza dal mare, le strade 
die vi inettono, ecc, faceiidone cosi una Ijuona statistica. 
Le piante di alto fnsto sarebbero sempre pini salvatici , 
quercp, elci , faggi e alcuna betula in tra le qnali vi 
avrebbe altresl per lo pii: peri e potni salvatici, ginue- 
stre, ecc. In fine percbe il leggitore possa farsi una giusta 
idea di tali boschi il sig. Scuderi dispose un qiiadro iinot- 
tico da cui ricaverebljesi die in una superficie di saline 
legali 17,784 e bisacce 2, v'avrebbe 715, 863 tra queree 
ed elci, 841,356 pini salvatici, 78,414 faggi, in tutto 
1,635,633 piante di alto fusto. In questa statistica rimane 
il desiderio die date si fossero con precisione la natui'a, 
le f|ualita fisiche e cliimiclie dei diversi snoli , indicandosi 
Cfuali alberi di preferenza crescano in ciascuna speciale 
sorta di terreno , e con quale rigoglio di vegetazione. 

Sopra il bnsalto e gli effetti delta sua decoinposizione nalii- 
rale. Memoria del socio Carlo Gemmellaro. 

E gran discrepanza di pensamenti tra i naturalist! circa 
la formazione , la strutlura , i coini)oncnti e la natnra del 
basalto, cosa die a delta del sig. Gemmellaro interviene 
dair avere eglino osservato /< o solo nei terreni nettunici, 
o solo nei volcanici. " A vedere di cessare siiiiili divergenze 
rnpporta il nostro natnralista le diverse osservazioni da 
lui fatte in diflerenti siti per rispetto alia giacitura, all" an- 
dnmento, alio spazio cir esso basalto suole occnpare ne' ter- 
rinii ne' qnali e contennto , ai difl'erenti carattcri e alle 
A'arieta de' componcnti snoi , alia decomposizione cni sog- 
giace, non die ai dlfferenti tritnml e passaggi in altre 
rocce; concliiudendo essere grande la diircrenza die passa 
tra la natnra del vero basalto e la natnra della lava, con 
cni alcnni lo vorrebbero confondere, essendo il basalto una 
roccia di prima formazione, primigenia, e la quale capi- 
tando in an volcano, il fiioco di qnesto vi polrebbe ope- 
rare in niodo da ridnrlo in lava prismatica. 



DI SnniNZE NATURALI IN CATANIA. 20 1 

Snggio di una flora medica catanese , ossia cntalogo dellc 
principali piante inedicirudL che spontaneamente crescono 
in Catania e ne' suoi contorni , con I' indicazione delle 
loro mediche azioni , del Dott. Carmelo Maravigna , Se- 
gretario gencrale dell' Accademia , e professore di chimica 
generale c farmaceutica nell' Universita di Catania , ecc. 

II sig. professore Maravigna tocca in ristretto , ma quanto 
basta air uopo, delle piante medicinali d' incontrastaliile 
possa die spontanea uiente germogliano nel suolo spettante 
a Catania, e qnindi in uno spazio non piia clie di cinque 
miglia airingiro di questa citth. Nella sposizione egli non 
voile a giusta ragione seguire questa o queila classifica- 
zione ritratta dalle virtii ad esse piante assegnate, poiche 
tall classilicazioni sono stabilite per lo piu solo in forza 
d' ipotesi e della seguita teoria : ma a schivare ogni scoglio 
die la preferenza al metodo alfabetlco. Judicata la classe cul 
ciascun vegetabile appartiene secondo il sistema sessuale 
itiodificato di Persoon , non clie il naturale corretto da 
Ricbard, rapporta i caratteri fisici , indi accenna le piii 
accertate virtu medicinali, ed i principj atiivi , nel case 
cbe la cbimica gli ahbia fatte conoscere , e in fine gli usi 
rispettivi. Sarebl)e desiderabile cbe un tal catalogo si esten- 
desse alia Sicllia tutta , poicbe egli e verissimo cbe quel- 
r isola va sommamente ricca di piante oflicinali , tal cbe 
in gran parte potrebbe anche far senza di pareccbie eso- 
ticbe , le quali oltre all' essere assai costose banno fania 
piu percbe vengono dl lontano , cbe per vera eflicacia 
medicinale. 

Semestre secondo. — Notizia medica sopra cinque nuove 
forme di malattie prriodiche apiretiche per la prima volta 

, nel iSaS e nel 1826 osservate per lo socio Dottor France- 
sco Fulci , gia professore di fvsiologia e d' i^icne , ora di 
medicina pratica nella R. Universita degli studj di Catania. 

Noi non ncglieremo certainente al sig. Professore cbe 
in riandando gli scritti dell' arte medica ci abbatterenimo 
in casi cbe forse d' assai a questi da lui rapportati s'asso- 
migliano , ma i quali per essere noudiuianco rari , meritano 
tV essere descritti. La prima di tali forme morbosc c una 
hlenorraaia sifdiiica terznna cbe il sig. Fulci chiama nel suo 
linguaggio uretritide iirulenta periodica terzanaria. Appariva 
qucUa blcnorragia con luttc le guise di forte iuliammazione 



aoa ATTI DELL ACOADEMIA ClOENIA 

locale; infuimniazione chiamata dalF antore capillnrltiiic ^ 
perclie in essa noii si trattava che di esiiltazione vitale cU i 
vasi capiilarl e forsc del nervi. Si clibe quimli ricorso alle 
mignatte, ai bagniuoli emollienti, alle ])evaiit1e mucilagl- 
nose dilneiiti ed emulsive. La tlimane noii vi aveva piii 
alcun sintomo raorboso al segno che F autore credette die 
non fosse stata che un'effimei"a irritazione deiruretra. Ma 
il terzo dl ricomparve tutto il prlmo apparato morlioso , 
onde il sig. Professore, accei'tatosi della pigliata infezlone , 
non esito piii oltie a giudicare essere vera blenorragia 
venerea intermittcnte. Durante la reinissione adopero per 
conseguenza a titolo di perturbatori le sclilzzettature satur- 
nine aggiuntovi solfato di mortina, e per 1' interno la so- 
luzione d' idriodato di potassa. Ricomparso alia sua volta 
il male co' snoi accidenti infiammatorj, ma piu miti, ad 
ammansare questi fu ripigllato per lo istante la medicatura 
cmolliente, indi , cessato Taccesso, fu data di nuovo 
ma no alf idriodato ed alle injezioni. II male da terznnario 
camhib allora in qmirtanario , e in seguito alT aver durato 
nella stessa medicatura, dopo due di questi assalimenti 
termino ; mostratosi percio in quattorJici di con quattro 
accessi due terzanarj e due quartanarj. Noi non seguiremo 
r autore nel rcndere che fa ragione de' succeduti fenomeni 
niorbosi ; accenneremo soltanto ch' egli siegue appuntino i 
principj di Broussais , annestativi eziandio in parte quelli 
deir omiopatia di Hahnemann. — La scconda osservazione 
e una neuralgia ci'rvico-broncldale a periodo quotidiaiio dii- 
plicato , ossia giusta il sig, Fulci , nearitide traclicdo hron- 
chiale pcrioilica quotidiana duplicata. Per soppresso sudore, 
che veniva mantenuto ad arte a cagione di cronica bron- 
chite, sopraggiunse in un gentiluomo forte dolore, che 
partenJo dalla regione vertejjrale cervicodorsale pigUava 
il lato sinistro del corpo, terminando all'omero, e come 
giugneva aW apice di sua forza dilungavasi all' antibrac- 
cio ed alia mano corrispondente. II cruccio era ora lungo 
la dirumazione del nervo brachiale cutaneo esterno, ed 
ora riusclva con guise di doglia placida e sopportablle, 
ora intensa ed insofFrlbile , ora di sensazione di freddo , 
ed ora di bruciore , ora di laceramento, ora di Irafit- 
tura , e in fine di forinicolio, e d' intorpldimento e di 
convulzioni all' estremita corrispondente , con abbassa- 
niento di due gradi ( T. K, ) del naturalo calorico. 



DI SCIENZE NiVTUn.VLI IN C\TANt\. 203 

Quest' infcrmita intcrmetteva , cliiaramenle riaccendendos' 
gli arcessi , clue volte ia 24 ore , e duramlo per ben 
tre ore. Parendo al signor Professore die « la soppressa 
') irritazioue dermica producente abituale dispendio di 
" umori depuratorj trapiantata si fosse a quel nervi sot- 
>i tocutanei e avesse arrecata la neurilitide ", pensava ad 
opcrare in maniera da riuscire a ricliiamarla. Iiioltre ri- 
iletteiido die tale neuritide bradiiale i< succedesse sinto- 
" niaticamente per P intermezzo del nervo pneuino-gastrico " 
e d' altra parte coesistendo a suo dire anche una gastro- 
cnterite, ricorse alia cura die Broussais prescrive per si- 
mile congiuntura. Ma a nulla giovo, e bisogno applicare 
replicataiiiente le mignatte alia parte dolente dando anche 
internamente una mistura mucilaginosa con podie gocce 
di tintura stibiata, e scarsa dose d' estratio di bella donna, 
col die in capo a venti di venne interamente cessata ogni 
guisa di male. II correre di questa malattia , gP indizj e 
fenomeni suoi , il uietodo curativo riuscito rafFerinerebbero, 
a detta del sig. Professore, la natura infiammatoria delle 
neuralgie. — Fa il terzo caso una pazzia iiitennittente ter- 
zana triforme o mening^o cen;hrite periodica terzanaria a tre 
specie di dclirio. Una gentildonna stata gia pazza , nia da 
gran tempo risanata die abusava del vino, mostravasi una 
mattina all' improvviso fuora di senno. Venne creduta bria- 
ca. II di vegnente era pienamente in se, per poi uscirne 
ancora il terzo di, tornar sana il quarto, impazzare fu- 
riosamente il qninto. II sig. Fulci vedeva in essa /< i ca- 
»» ratteri cvidenti della cosi detta mania dei sintomatologisti 
" procacciata da forte irritazione del cervello e de' suoi 
" involucri " ; e la quale operava ora sotto forma di de- 
menza , ora di mania, ora di lipomania. Per la furiosa sma- 
nia non essendosi potato riuscire ad applicare le nii2;nattP, 
fu prescrltto alcun catartico e le polveri risolventi , le 
quali a nulla giovarono continuando il male coUa stessa 
forza e coUo stcsso periodo. I.aonde il sig. Professore ri- 
conobbe allora chiarnmente « P indicazione medica di per- 
»» tuibare quella cerebrite periodica colle pi-epaiazioni 
" diinidie » e la dose fn di 24. acini in tre prese , es- 
sendo stato trascelto il solfato di cliinina. Scemo questo 
rimedio la forza del sopravveguente accesso , e un' altra 
consimilc dose la fe" cessaro del tutto. II sig. Fulci nel rai;ii)- 
nare intorno a'morbosi I'cnomeui di'ebbe a curare s'atiitnc 



204 ^'^'^^ DELL AnCADEML^. CIOENIA 

interamente alle teorie cU Spiirzheim e di Bronssais, c 
solo al diverso grado d' irritazioiie cercbrale attriljuisce 
la svariatezza del delirio. — Caso di ascite intermittente 
mensile e la quarta osservazione. A gentil donzella , comin- 
ciarono per ispavento a scemare a poco a poco le orine , 
e a maiiifestarsi T ascite, il quale scompariva del tutto 
allorche sgorgavano le purghe meiisuali, per proiitameiite 
ritornare terminate queste. II slg. Professore rinveniva in 
questa giovane n risentimento e vigore nelle funzioni ge- 
>i nerali nervose circolatorie ", ^ ponendo meiite ai vaiitaggi 
die arrecavano i proflavj sieroso-saaguigni non istette 
punto in dubbio sulIa n natura irrltativa dell' affezione 
" ch' era lleve peritonite esalante un flaido sieroso. >> 
Questo raale ricliiedeva a sue parere dieta ab-irritante , 
applicazione di mignatte , di frizioni colcbiche , scillitiche, 
antimoniali alia parte , le mncilagiiii , gli acidetti , i nitrati 
air interno. Ma 1 malnati principj Browno-Rasoriani di al- 
qiianti die consigliavano la paziente furorco di forte ostacolo 
a. quelle prescrizioni, e quiiidi s' ando senza que' buoni 
risultamenti die il slg. Professore indubbiamente s' aspet- 
tava. Dal die ne avveniie poi die ad onta d' ogni guisa 
di riuiedj die diedero e medici ed emplrici, il male dura- 
va al punto in cui scriveva Tautore, da ben sei anai. II 
slg. Fulci, fermo sempre ne' principj broussesiani , rende 
con essi anclie in quest' incontro i-agione de' morbosi feno- 
iiieni apparsi , e della necessaria cura. 

L' ultima osservazione risguarderelibe una neurosi intermit' 
tente anomcda. Comincio essa sotto specie di dispnea , della 
quale volendo il sig. Professore disaminarne la condizione ., 
ricorse alia prova della percassione e della auscultazione , e 
gli parve n v' avesse qnalclie sturbamento nella costruttura 
»/ cardiaca die ofl'endesse la liberta de' suoi moti , di cui 
» fosse cagione la ])letora sangnigna non die un esalta- 
;/ mento dell' organo cardiaco arrecando congestlone san- 
" guigna polmonare. » II salasso venne pertanto stimato il 
vero ed unico rimedio. Ma la neurosi si tenne ferma coll ag- 
giunta anzi di altri fenoineni, i quali parevano indicare 
1' angina di petto. Si prosegui la stessa ir.edicatura, aggiu- 
gnendo la digitale internamcnte e P applicazione di ve- 
scicanti al petto. AUora tacque la dispnea, ma si suscito 
tormentosissimo dolore die dipartiva « dalla quarta e quinta 
" costa sterno-vertebrale sinistra e scrpeggiava fra gli 
» spazj costali vicini » durando cost sei minuti di tempo e 



DI SOIENZE NATURALI IN C\T\NIA. 200 

riconiparendo prcsso a poco ad eguali intprvalll due volte 
al di. Le niignatte alia parte, 11 tiidace, Ic inisture nm- 
cilaginose, i rivulsivi initanti agli ai-ti addouiinali furono 
i riniedj che scemarono ed in capo ad otto di fiigarono 
qiiosto male i il quale trapassati ire giorni ricomparve, ma 
con nuova forma, sotto specie cioe di dolore atroce ca- 
loroso alia spina lombare , convulsioni agli arti inferior! , 
senso di frcddo dair anguinaja alia punta del piede , son- 
nolenza , leggier vaneggiare , durando questi accidenti circa 
sei ore, e ripigliando il di appresso all' ora medesima, 
c ancora uella terza glornata , miuacciando maggior ferocia. 
Fu dato inano alia clunina, ma senza buon risultamento, 
onde venne sostituita 1' acqua di latluca alterata colla 
tintura d* assa fetida e di castorio clie riusci a vincere 
il male. Ma trascorsi due di ap^iarve una ucurilitide sciatica 
a sinistra die addolorava la notte e cessava il di. In vano 
6i adoprarono i narcoticl : le niignatte al sito dolente, i 
bagni tiepidi, il linimento di Pott, i vescicatorj e la bella 
donna animansarono , tua non vinsero l' atroce doglia die 
interamentc in fine cesso coll' olio di trementina pigliato 
per bocca, mattina e sera. Pcnsa il sig. Fulci die questa 
nialattia sarebbesi detta risedesse nel generalc sistema dei 
nervi , se le recenti osservazioni non ci moslrassero all'evi- 
denza die a movere tanle molestie basta da se 1" aftezioue 
dello spinale midollo ; per le cui diramazioni nervose eglL 
poi spiega ogni maniera degli apparsi sintomi. Esscndo 
lo spinale midollo nel presente caso , giusta ii sigiior 
I'rofessore , in istato di stimolo e d' irritamento, ne con- 
seguitava die la malatlia fosse caratterlzzata per micli- 
tidt periodica quolidiana polifornie , dcUa cui interniittenza, 
siccome del pari di quella delle precedenti irrltazioni o 
flogosi el tralascio di ragionarne, siccome di fenomeno di 
ditlicile spiegaaioae. Clilude il sig. Fulci questa sua JVotizia 
mt'dica av\ertendo ch' ei « corrcdava ciascuna osservazione 
» di tutti quei pensieri anatomlci e fisiologici non meno 
>' die patologici e terapeutici die ha potuto suggerirgli 
" la scienza nello stato d' oggi colanto per molte parti 
" illustrata dalle laboriose faticbe del cliiarissimo Broussais: 
»» canimino egli facendo sulle orme del Morgagni e <it'l 
M Bicliat liassi renduto per tauti titoli fondator benemerito 
" della medicina organico lisiologica , a cui dopo breve 
M lotta si e dovuta arrendere la malintesa ciurma degli 
u Empirici, Browuisti c Rasoriaai, » 



2o6 ATTI DKLL'ACCADEMIA GIOENIA 

Breve descrizione geognostica de contorni di Contessa c d' una 
porzione della valle di Mazzara del socio Carlo Gemmel- 
laro , ricaviUa dalla coUezione delle rocce fatta in quella 
parte di Sirilia dal Conte T. BefFa Negrini, socio corri- 
spondente dcW Accademia Gioenia. 

Nell' accennare die gia noi facemmo (V. Torao soprac- 
citato) le diverse parziali relazioiii geognostiche intorno 
la Sicilia riferite nel tomo i." degli atti dell' Accademia 
Gioenia , mostramino il desiderio die veuissero continuate, 
poiche di tal maiiiera sarebbesi di leggleri riuscito ad 
avere 1' intera geognosla di quella importante isola. Ora 
qui abbiaino in fatto quelle die il sig. Conte Bella Negrini 
ne partecipo coacernenti lo spazio di suolo ch' e da Par- 
tinico e Castellamare sino a Sciacca e a Girgenti , con 
niandare altresi al gabinetto dclTAccademia i diversi saggi 
delle rocce die ivi raccolse. Rltraesi dalla relazione in 
proposito distesa dal sig. Gemmellaro die le diverse nion- 
tagne che vi si riscontrano non preseiitano die forinazione 
secondaria ; die le rocce sono divtrse guise di calcare ; e 
che forniazione terziaria riuviensi ne' bassi terreni, e nelle 
valli inferiori frapposte ai monti di calcaria secondaria. 
Delia quale forinazione terziaria I'argilla sare]3be la roccia 
principalmente dominante, e dopo qucsta la calcaria; il 
gres od arenaria abl^onderebbe nella vallata di cui Contessa 
forma il termine meridionale i il gesso si mostrerebbe alio 
scoverto in piccolissiini strati, e lo zolfo apparterrebbe alia 
formazione del gesso. 

Ricerche sidV azione specifica della chinina sopra gli organi 
deW iidito del socio atiivo Domenico Orsini^ dottore in filo- 
sojia e medicina. 

II sig. Orsini e del pensamento che la diversa stnittura 
e la varia conformazione dei tessuti inodiiichino i fenotneni 
risultanti dalfapplicazione degli ageiiti esterni , rinfrancan- 
dosi in questo coUe autorita e coi fatti. Tra' quali fatti 
inetterebbe egli innanzi quello della peculiare azione, die 
la china e le preparazioni sue mostrerebbero in suU'organo 
deir udito. Eragli gia le tante volte occorso di udire che 
chi guariva di febbre interniittente per via della china la- 
gnavasi durante la convalescenza per alcuni giorni di leg- 
giera alterazione nel senso dell' udito, n rassoraigliante a 
CHpo romoreggiar di vento, al mugghiaie di mare in bu- 
rasca , al cadere di acqua , ecc. " Fatto poi use del solfatp 



DI SCtENZR NATURAL! IN G.\T\NIA. 207 

tli cliinina, cotale niorbosa alterazlone si fece plu uotabile 
c costaiite, appena die un po' rilevante fosse la dose del 
riiuedio , e sempre piu forte in ragione diretta di qnesta , 
gingiiendo sino a parere una scossa elettrica clie tratto 
tratto repliclii ; e durando cosi alcnni di, e prodacendo 
temporanca leggiera sordita, disturbi delle faazioni della 
mente, cefalalg'ia frontale, non che leggiera alterazione nel 
sistema circolatorio. Le prove a bella posta istituite dal 
sig. Orsini anclie sovra personc sane diedero lo stesso ri- 
sultainento, tanto essendo adopcrati i sali di cbinina, che 
la cliinina pura , nella dose ripartita di una ventina di 
grani. La ciiina l)icolorata non produsse alcuno de' sovra 
notati elfetti , forse perche non contiene o solo in picco- 
lissinia dose la cbinina , sicche parreljbe che fosse questa 
soltanto che li niovesse. 

Memoria i«ZZ' a crosticuni catanense, pianta ultimamente sco- 
pertd nel contorni di Catania, del socio Ferdinando Gosen- 
tino , regio professore di botanica e materia medica , ecc. 

Mirbel ed altri botanici sostengono che V a^rosticum noa 
sia una pianta d"" Europa ; Tattenzione pero che il signor 
Cosentino iiiise nel passare a rassegna tutte le specie di 
felci indigene dell" Etna , lo porto a scovrirne una raris- 
siuia fra i crepacci dcUa lava che da levante sta di fianco 
a Catania, e la cjnale era sfugirjita agli S2;iiardi suoi non 
solo dopo che per l)en trent' auni assidnainente per que' 
Inoghi erliorizzava , ma ai tanti naturalist! e siciliani e 
forasticri che pure que' diiitorni disaininarono. A non la- 
sciare alcun diiljljio della sua scoverta il nostro liotanico 
reca appuntino i caratteri tntti della pianta , cssendosi 
valnto eziandio del microscopio per qiielli che sfu2;gono 
nil" occliio nudo. Volendola poi dietro tali caratteri classi- 
iicare , gli parve cl»' essa n entrerebbe in qiiclia gran classe 
" fisiologica delle piante vascolari , non inai delle cellulari 
" couie si crede , iion sarebbe una crittogama , ma appar- 
»» terrel)be alie fanerogame ; non sareiilje ermafrodita , ma 
M nnisessile monoica. " E ralTrontando le descrizioni dogli 
acrostici date dai diversi autori , a cagione delle evideuti 
diversita che dalla pianta da liii scoverta presentansi , ri- 
coaobbe essere una nuova specie di acrostinun, e dalla si- 
tuazione in cui fit trovata crede doverla dire arrostiaun 
cqCanrnsf. Una tavola in ranic da il complesso della pianta 



208 ATTI DELL* ACCADEMIA GIOENIA, ecC. 

e d' alcune parti ingrandite col iiiicroscopio a maggior in- 
telligenza della descrizione. 

Cenni patolop,ici sopra una derinorragia sanguigna del socio 
Aiatonio di Giacomo, protoineJiro generals di Catania, 
prima promotore della facoltd medica e regio professore di 
patologia, ecc. 

Rara malattia sono in vero i sudori di sangue. II caso 
die al signer professor di Giacomo occorse fu in un fan- 
ciullo di qnattr' anni d'eta. Portava questi congenito il 
contagio sililitico ; aveva ostruzioni alia niilza ed al me- 
senterio; battevalo febbriclattola cotidiana, dimagrando ogni 
di, e uiostrando ederaazia generate e peteccliie ed ec- 
chimosi in sulla persona , con totale pervertimento delle 
funzioni gastro-intestinali. Una raattina dopo che da due 
di era apparso rlgonfianiento alia snperiore parte del capo, 
svegliatasi la madre il trovo che colavagli dal capo rosso 
sangue, essendone intrisi i capelli ed inzuppati i pannilini. 
Chiamato il medico , questi riconobbe esser caso di cmor- 
ragia cutanea, e jirescrisse bagnuolo di soluzlone nell'acqua 
di solfato di aliumina che in fatto da It ad alcuni minuti 
fe' cessare queir einorragia. Trascorsi due di « cadevano 
t'acilniente ed a piccolo tocco i capelli ed in abbondanza » , , 
e r atrotia proseguendo a gran passi, e la flogosi cronica . 
intcstinale crescendo, il piccolo infermo spiro. II raro di 
quest"" emorragia sarebbe , giusta il sig. Professore , 1' essere 
stata limitata alia calvarie , V avere dato sangue rutilante , 
e r essere sintoma di gastro-enterite , studiandosi egli di 
cio rinfrancare con esempi ed autorita. Non sapremnio 
pero se cosi di leggieri altri vorra ridursi al pensamento 
suo per rispctto a quest' ultima parte, sebljene nello svol- 
gerlo faccia anche giuocare alia spiegazione del fenomeno 
r ostruzione della milza , posciache le ragioni da lui messe 
innanzi siccome credute sufiicienti all' uopo, possono di vero 
andar soggette a non poche eccezioni, ed immaginario attatto 
puossi ritenere il trasporto dell' irritazione dalle iiieiiiijrane 
gastro-enteviche alia cute capelluta. Giusta inline anzi che 
no parci la denominazione di derinorragia sangnigna adope- 
rata dal sig. Professore a disegnare questa malattia, in vece 
di ematopedesi , di epidrosi , ecc. , siccome quella che indica 
la parte da cui quel sangue sgorgava , quando non fosse 
stato ancor piii spiccia e couseguente la parola dermoe-. 
fBorragia. ]M. F. 



2CiJ 



APPENDICE. 



PARTE I. 

SGIENZE, LETIERE ED ARTI STRANIERE. 



Oesterrcichischc mditdiisclic Zeitschrlft, etc. 



u, 



a gioinalc luilitarc esce pure niensualinente nell' impeio 
nnstriaco sotto il titolo di Gionuilc militarc austriaco, e coa 
e.;nale ioj;olai-itii va in un con altri gioinali tli oltremonte 
ai t rescenilo le tlottriiie tli gucrra dall' anno 1811 in cui 
M'tio gli anspicj ilolf 1. R. Stato-niaggiore generale lia preso 
01 igine neir al)l)()nilaa7.a de'' fatli storlci di quelF epoca si 
s( giialata , e nella doviziosa serie di prcziosi docuinenti dclle 
!;iicrre antcriori lasciati negli arclii\'j da nn Wontecuccoli , 
ila un Eiigenio e da niolli altri illiistri capitani clic nei 
icnipi men rimoti seppcro lottaie degnaincnte contra il 
j;,rantle Fedcrico o contra la Potenza Ottoniana. 

Noi percorrendo le niaterie trattate in questo giornale 
periodico dalla sua origine in poi vediamo : 

I, Neir Ordinc sciciiti/ico discusse le varie Istituzloni 
militari delP cscrclto austriaco c dcH' accademia medico- 
cliirurgica eretta ni Yienna da Giuseppe II, come liave 
le istituzioni di altri eserciti di nazioni vicine , e in ge- 
nerale cio clie spetta al miglioraniento della forza mili- 
tante in gnerra e assicurante in pace 1' ordine pubblico. — 
Un separate articolo di letteratura o censura di opere nuove 
relative a tali materie ( in cui fignrano i nomi di un Berg- 
luayr e di un Isfordingk ) ci mostra con quanto sapere vi 
si vada discutcndo tutto cio die alia niilizia si conviene 
sotto i riguardi legislativi ed econoniici. 

II. Nel rauio iVra/cij/a e 7\iiii<ii vediamo ventilati con 
diverso stile e sempre proprio al soggetto luolti <asi di 
gaerra olleusiva c dil'ensisa, i piaui dclle operaziuni in 

Bibl. ItuL T. LV. 14 



2IO APPENDICE 

geiierale e 1 motVi tuttl oade applicare coiiveiiientemente 
le diverse ariui a seconda de' laoglii e dclle forze couibat- 
tenti , sicclie si apprenda e a fur nn uso convenevole delle 
tuasse nelle combinazioni strategiche e a dare il vero iiu- 
pulso lina'e a tutte le parti di un esercito ia un giorno 
di batta^'lia. — Le opere del Ventnrini , del gen. Bisiuark 
e quelle soprattntto di Federico II e di uii augusto pria- 
cipe viveute spargono sui principj di strategia i veri lunii 
che nella letteratura militare risultaiio si preziosi. 

III. Vediamo siiiinuzzati gli argomenti che riguardano 
I." la fanteriai 2." la cavalleriai 3.° T artiglieria j 4.° lo 
stato maggiore ed il genio. 

II diverse uso delle anni da ferir d" appresso o da lon- 
taao , la distinzione della fanteria e della cavalleria ia corpi 
pesanti e leggieri , e la diversa loro applicazione ai casi 
di guerra , T istituzloae parimente dell" artiglieria in masse . 
di posizione o di moto , e di moto misurato o accelerato 
al passo della fanteria o della cavalleria , vi sono in arti- 
coli diversi manegglati con molt' arte da persona dotte ed 
esperte in ciascuno di questi rami di guerra. 

Articoli importauti gettano molto lume suU' arte del for- 
tificare con permanenza o no le poslzioni od i perni plu 
essenziali di un teatro di guerra , sul modo di gettar ponti 
e agevolar passaggi agli eserciti , liualniente sul vero ser- 
viglo che attendere si debba dagli ufilziali dello stato mag- 
giore cosi in guerra , come in pace. 

Giovano ad illustrazione di queste abbondanti materie 
sotto il titolo Letteratura le opere di un Bismark , di un 
Ilauser Werklein , di un Gravenitz , di un Ilogniat e di 
un Cai'not, come pure i Memoriali dell' artiglieria e del 
genio che si compilano nel i-egno di Francia. 

IV. Trovianio sotto 1" indizio di Gencrall istkuzioiii 
sckmtifichc trattate con niolta scienza le teorie del rllievo, 
le iiorme pratiche per le ricognizioni militari , le varie 
mauiere del rappresentare il terreno , alcune idee sui te- 
legrafi , sulla litogralia , suUe voci di comando , iiaalmente 
diverse applicazioni descrittive, come su la Servia, la Bosnia , 
la Dalinazia, i' Italia , la Spagna , ecc. 

I Lehmann, Winkler, Hauler, Lenkur e raolti altri buoni 
autori della Geniiania sono sotto I'articolo Lcit.eralura csa- 
luiiiati a schiarimento delle materie varLe ivi indicate. 

V. Troviamo sotto il noine iT Isiitiizioni di eserciti stra- 
jlieri cio die du lume snlla I'orza e snlla varia ripartizione 



PARTE STUANIERV. 211 

(lelle ariui presso le estere potenzc, come fra T altre la 
Tnrcliia, la Russia, la Svezia , la Danimarca , la Prussia, 
la Sassoiiia , Wiuteinlicrg , ccc. — A cio sejiiic una scrie 
di liegli articoli sulf imjiurtaiitc viagglo del Dupia in lu- 
gl 111 terra. 

VI. Vedianio fniahnente sotto il titolo di Storia rntli- 
tarc nioltissiine importanii dcscrii^ioni di fatti d' arnie o 
noti o appcuia nicuziouati ncllc storie degli aiiticiii e dei 
niotleriii scriltori , degal pero tntti di (jucir illustrazione 
die la scienza ricliiede e T arte sa produrre coii caratteri 
distinti j^er lume de' present! e do' futuri. Evvi dalla Lat- 
taglia di Canne sino a quella di Waterloo una serie di 
grandi avvenimenti e fra gli altrl ia presa di Costantiuo- 
poli, le guerre di Cliioggia e della lega di Canibray , la 
spedizione di Tunisi , la liattaglia di Pavia , Tassedio di 
Vienna, le campague di Montecnccoli c di Eugcnio, quelle 
de' sett' anni , 1' alt re nelle Fiandre, sul Keno o in Italia 
dalla rivoluzione alia ristorazione del regno di Fraucia 
appoggiate ai piii autentici docunienti con queH' iniparzia- 
lith clie e propria di chi scrive per la severa posterita. 
Sono distinte le operazioni nellc guerre di niontagna, e 
questa parte e pure luaneggiata come vuolsi dai piu saui 
principj dell' arte niilitai-e. 

Fanoo ricchissinio corredo a questa parte periodica del 
Giornale che segue i progressi della scienza nelle opere 
die si vanno tuttodi puljblicando jircsso i popoli j:iiu colli , 
le annotazioni molte soprattutto suUe storie scritte dalf Hor- 
niayer, da Schels , da Butturlin, da \'acani , da Jones, 
spettanti a lotte meniorande e a sanguinose lezioni pei 
principi e per le nazioni. 

Qua e la troviamo poi articoli necrologici di general! 
austriaci estinti , ma non morti per V esenipio di im po- 
liolo guerriero e leale : una collezione di tali noiizie e pure 
inijjortantissima cosa per la storia niilitaro. 

Noi osservianio per ultimo die i casi plii spcciali di 
gnerra sono corredaii di piani o carte a cliiariniento , il 
die oggidi e fatto si indispensaMle e diremmo andie men 
ilifticile dope la molta appiicazione die rlce\e 1* incisione 
e la stess' arte , inolto piii niiova , della lito^ralia. 

Insomnia e da conimendarsi questo Giornale e come pro- 
duzione storica e come T elemento pei-iodico die traccia le 
scopcrte vaala^j^iose ad ogui ramo delia scienza uiilitare. 



3ia APPENDICE 



Memoria sulla letaj-gia cd in gcncrale suU azione del 
freddo negll atdinali. 



I, 



.1 sig, Flowens ha letto all' Accademia delle scieiize in 
Parigi ( Radnnanza del i5 dello scorso giugno ) una Me- 
moria sovr'alcuni effeiti del freddo negli animali. Egli diede 
jTrincipio con generali considerazioni intorno all' influenza 
che dair ineguale ripartiniento del calore esercitasi sulla 
economia dcU' universe. Tale influenza determina i climi , e 
costituisce le stagioni : da essa i climi e le stagioni trag- 
gono tutta ijuella infinita varieta di produzioni e vegetabili 
e animali, che le caratterizza e distingue. L' autore viene 
quindi rammentando le ricerche del sig. d' Humholdt sulla 
geografica distribuzione dei vegetabili e degli animali. 

II freddo opera non col solo deterrainare la distribuzione 
generale degli esseri alia superficie del globo f, ma opera 
ancor in ciascun organo, in ciascuna funzione. Esse inoltre 
sovra ciasciuio di questi organi , sovra ciascuna di queste 
funzioni produce efi'etti suoi proprj o speciali. L'uno di 
tali efl'etti, e forse il piix singolare, e quello che chia- 
masi letargo. — Dicesi letargo o letargia (^hibernation) nella 
storia naturale quello stato di assiderazione o stupore , nel 
quale alcuni mammiferi de' nostri climi , per esempio le 
marmotte , passano quasi tutto il tempo della fredda sta- 
gione. — Imniagiaiamoci degli animali freddi, insensibili , 
immobili, rotolaii alia foggia di palle, che passano ben tre 
o quattro mesi di seguito senza mangiare, senza here, con 
una circolazione quasi estinta : facciamoci di pin a consi- 
derare che questi animali soggetti al letargo dilFeriscono in 
nulla (almeuo in nulla di bastevolmente sensibile ) da altri 
animali ad essi di natura vicinissiml e che non sono a tale 
fenoineno soggetti ; che, per esempio, a lato del ghiro, del 
topo bianco e di altri animali letargici si tro\ano il sorcio, 
lo scojattoio, venti animali della stessa specie die non sono 
letargici; che d' mi altro lato gli animali letargici mostransi 
come dispersi e vagamente sparsi nelle faiiiiglie le piu dif- 
ferent!, in quelle degli inseltivori , come il riccio, il pipi- 
btrello , ecc, in quelle dn^ rwniuanu _. come il ghiro. la 



rXTlTE STR\NIF.P.\. 2l3 

marmottn, ccc, die finalmente se nei nostri climl gli ani- 
niali non vnnno die d' inverno soggctti a Ictargia ^ sotto la 
zoaa torriila nl contrario, la quale lia pure il suo aniinale 
letargico , il tanrec , questo non si addormenta e stupidisce 
fuordie nel tempo de'plii forti calori. Dope tutto cio noa 
avremo ancora die una hen piccola idea e delle curiose 
particolariia , e degli elfelti insoliti , e delle dinicoltii quasi 
indissoluliili, e di tutto cio insoinma die da questo mera- 
viglioso fenonieno ci si prcsenta. 

L' autore offre quindi alcune idee de' lavori cli' egU in- 
traprese sugli aniinali letargici ad oggetto si di retiilicarne 
die di spiegarne i fenonieni. — Gil antidii non lianno su 
di cio fatto die appena qualdie studio. Pallas e Spallan-' 
zani applicarono pei primi alio studio degli animali letar- 
gici il luetodo deir espericnza e dell' osservazione. Ma spe- 
cialinente vei'so il principio di questo secolo, in conseguenza 
d'un concorso aperto dalia parigina Accadeinia delle scienze, 
vennero fatte su tal fenomeno non poclie ed iniportanti ri- 
cerdie. II sig. f/ourc/ii cita, quanto alFAlemagna , le opere 
de" signori Ilcroid e Rcijjin; quanto alf Italia, quella del sig. 
M(in<;Ui: in Francia, quelle de' signori Sdissj , Priindle , ecc. 
Le csperienze del signor rionrens scrvono di continuazione a 
quelle de' su^ldetti dottissimi osservatori. Tali esperienze 
furono da lui t'atte in Francia sul topo bianco , die e una 
specie di gliiro. Egli comincia daH'indicare raplJamente il 
vero stato in cui trovasi T aniniale assiderato e le condi- 
zioni del suo risveg!iai-si : due punti sui quali gli osserva- 
tori die lo precedettero lianno lasciato pochissiino a desi- 
derare. 

Nel letargo I'animale ha una posizione orhlculare e re- 
golaruiente piegata , tenendo il muso litto sul ventre, le 
zaiupe posteriori spinte all' innanzi , le anteriori situate 
contra il petto, gli orecclii coricati lungo i lati dcUa testa, 
gli occhi strettamcnte cliiusi, tutto il cor[)0 quasi ramuiuc- 
cliiato alia foggia di gomitolo, e la coda rivolta tutt' al- 
r intorno del corpo. — ■ L'animale non e risvegllato che 
da un forte eccitainento. — • II fenomeno presenta due gradi 
distinti : neH'uno, il Ictiirgo iniprrfetto , si vede sospendersi 
la resplrazioae e poi a vicenda rinnovarsi ogni tre, qnattro 
e cinque minuti: al contrario nell' altro , il letnrg:o perfctto, 
la respirazioae vi e iuteramentc aholita. II signor Fhu- 
rens ha spesse volie vcduta sussistere per piii ore tale 



214 APPFNDICE 

nboll/ionc. Ej^li e arnlato ancor pin oltre. Sulle iiormc tlello 
Spallniizani lia sottoinessi piii animali nello stato <li letarno 
airazione ill Llivorsi gas niefitii-i: i risnltamenti di" eg[i ne 
otteniie s' accordano con cjuelli del sno illnstre predeccs- 
sore, conducendo essi a togliere ogni dubbio sulla totale 
sospensione del respiro nel Ictargo pcrfctto. In tale stato la 
circolazioae e sospesa al pari della respirazione. A prima 
vista non si scorge alcuna j^ulsazione nelle arterie de' uiem- 
Jjri : se aprasi una vena od un'arteria, o non ne esce del 
tutto il sanguc , o ne escono solamente alcnne gocce d'un 
sangne nericcio^ se toccbisi il cuore , non vi si trova clie 
tjualcbe dcljoilssimo e raro niovimento. — ■ La temperatura 
degli animali letargici, cbe come qnella degli altri animali 
trovasi a 38 gradi centigradi nello stato di veglia , discende 
a 5, a 4, ed ancbe 3 gradi nello stato (U letargo. L' au- 
tore passa quindi all' esterne condizioni della letargia. 

II freddo , almeno ne' nostri climi , costituisce la prima 
di tali condizioni, cui e d'uopo aggiugncre il difetto d' cc- 
citazione degli agenti esteriori. Fu gia detto cbe la luce 
opporsi ])otea alia letargia; e cio fa detto degli aliment! 
ancora. Le esperienze del sig. Ilourens banno dimostrato 
cbe 1' influsso di queste due cause diviene (almeno pe' topi 
Ijiancbi ) o nnllo o debollssimo. ti Giungo ( continna Tan- 
tore) alle condizioni interne od organiclie. Ben si vede di 
quanta importanza sareljbe il determinare innanzi tutto da 
cjuale organo o da qual particolare ed organica modilica- 
zlone dipenda la letargia, e poscia qual sia il meccanismo 
di questo fenomeuo. Ora la scienza su questi due punti 
non ofFre tuttora cbe semplici congetture : e quanto al 
primo , non ci l\a quasi alcun organo cui rivolte non siansi 
a vicenda tali congetture. Ma i due organi cbe spccialmente 
si elibero di mira soiio 1' encefalo ed il thymus: Tencefalo 
a cui i fisiologi gia da lungo tempo riferiscono tutto cio 
cb' eg!ino spiegare non possono aitrimenti; ed il thymus, 
corpo glanduloso , posto al dinanzi del corpo , penetrante 
slno al petto , ed il qitale per la maniera stessa del sue 
sviluppaniento sembrava cbe avesse pariicolnri diritti a pro- 
movere, come causa prima, la letargia. Quest' organo di 
fatto, cite trovasi al pin alto grado del suo aumento al- 
r istante in cui Fanimale s' intorpidisce , va appassendo 
all' epoca in cui T animalc sta per risvcgliarsi ; la dove 
presso gli altri mammileri quasi totalmente sparisce aU'etii 



r\RTK PTn\Nirr. \. 2i5 

atliiUa, e non si sviliip|in die nci fcti , il cni stato, nel 
seno clella inailre, si avvicina per cotanti pnnti alio stato 
(Icir aniinalc in letnrgia. 

4i Qneste cine congettnre lien meritavano d'essere sotto- 
poste all" esperienza, ora specialmenie clie il nieiodo espe- 
rimentale ha |::;ia tlato Inogo a tanti alti-i fenomeni ; eel era 
chc, pef acccnnare qui le ^iroprie mie esperienze, esso e per- 
vennto a ilistingneie nelF encefalo un organo per le seii- 
sazioni , un organo pei niovimenti locali , un organo pei 
moviincnti ili conservazioae ; ed ora die lia trovato hen 
anclie un piinto, die Iia appena qualclie linea d" csten- 
sione, al cjnale Ijasta die attaccata sia una qualsivoglla 
parte del corpo, perdie I'animale possa vivere , e basta 
die questa qualsivoglla parte ne venga staccata, perdie ne 
sottentri la niorte , 11 qual punto viene cosi a costitnire il 
centro , ossia il punto vitale dell' economia. — Essendo 
stato sur un topo bianco in letargia denudate le carotidi 
con un" operazione , die senibrava dover esscre dolorosa , 
o nondluwno nulla o quasi nulla risentendosene I'animale, 
lio trovato cli' esse non davano, ben anclie dopo 1' opera- 
zione, die da nove a dieci pulsazioni per minuto. Qualclie 
tempo di poi , tendendo I'animale a vie piii svegliarsi e 
la respirazione a rinascere in esso, le carotidi davano venti, 
poi trenta, poi quarantacinque , poi cento, e (inalmente 
centodieci pulsazioni in ogni minuto, quando la respira- 
zione stata era del tutto ristabilita. Avend' io allora sotto- 
niesso il topo bianco all' azione delfreddo, vidi ailievolirsi 
a poco a poco la sua respirazione , e le sue carotidi non 
hattere da principio die cento, poi sessantacinque , poi 
cinquanta , poi quarantasette , poi trenta, poi venti, e fi- 
nalmente da otto a nove pulsazioni ancora per minuto, 
f(uando la respirazione fn di nuovo totalmente ahollta, c 
I'animale totalmente assidcrato. 

ti Curioso fenomeno era a vedersi se Tartificinle sospen- 
sinne del rcspirare non prodnrrebbe un eflfctto simile a fjucllo 
die dal letargo prodncevasi. La respirazione fu dunque 
artificialmente sospesa sur un topo bianco svegliato. II san- 
gue delle carotidi si fecc ben tosto negro, ed 11 numero 
delle jiulsazioni venne vie piii ristrignendosi. Al f|uarto 
minuto piii non si aveano die trentadue pulsazioni^ niez- 
z' ora piii tardi non se iv cbbe piii alcana: sollanto il 
cuore dava da otto a nove pulsazioni ogni minuto, e qucsto 



2l6 APPKNDICE 

pra appunto il nnmero cir io osscrvato avea ])attersi drll 
cnore iieir animale in plena letargia. In quest" esperienza 
col sospendcro la rcspirazione io avea riprodotto lo state 
clella circolazione nella letargia stessa ; giacche alio stato 
della circolazione corrisponde sempre quello del rimanente 
deir economia animale. — La respirazione fu in seguito 
snccessivamente sospesa sovra diversi topi bianchi , di piii 
in piii profundamente assiderati ; ed ecco le osservazioni 
che mi avvenne di fare. Pi^esso di tntti la circolazione 
sopravvisse per qualche tempo alia respirazione ^ presso di 
tiitti questo tempo fa altrettanto piii lungo, qiianto piii 
profondo era il sopimento, e qnanto piii propria alia le- 
targia erane la temperatura. Finalmente col mezzo di una 
sospensione tratto tratto interrotta e ripresa dalla rcspira- 
zione giunsi a rendere letargico V animale sotto gradi di 
freddo minori di quelli , de' qnali esso avrelibe avuto bi- 
sogno per diventarlo con una libera respirazione. Tntte le 
qnali cose dimostrano che nella letargia it freddo opera per 
mezzo della respirazione e delle intermcdie sue inodificazionl 
su questa funzione. 

» Io passo ( cosi lo stesso signor Floarens) ad un altro 
ordine di esperienze ^ e mi afFretto ad aggiungere agli an- 
zidetti ciiriosi risultamenti alcnni altri di maggiore e piii 
imraediaia utilita. " Qm T aiitore ricliiama gli esperimenti 
da lui fatti sulP influenza die dal freddo si esercita sovra 
alcuni animali, e particolarmente sngli uccelli. Noi trala- 
sceremo di riferire qnesta ^arte della sua Memoria , come- 
che importance. Diremo bensi cli"egli ha da' suoi esperimenti 
dedotta T importantissinia conseguenza , essere I' esposiz'Oiie 
ad un freddo prolungaio la pia possente dede cause die de- 
tenninar possono la fiisia polinonare ; ed al contrario Z' abi- 
tazione in un luogo caldo essere contro di qursta ma'attia un 
mezzo SI possente , ch' esso solo hasta a ridonare la salute , 
quando il male non e gia di troppo innoltrato. 

L'antore prendendo occasione da quest' impoi-tantissimo 
risultnmento, cui ginnse per mezzo delle sue esperienze 
iiitorno ai briiti , insiste sal partito che dalla osservazione 
sulle nmlattie dei brutl trarre potrebbesi a pro dell' umana 
patologia , e qnanto torto avrehbesl col trasciirarla o col 
disdeguarne lo studio. Merce di esse provocarc e chiarire si 
potrebbero nei bruti le diverse malattie che nell'uomo osser- 
vausi •, e quindi , cio clie iioii e possibilc di praticarc su di 



PAnTE STRANIER\. 21 7 

lui , tali malattie si potrcl)1ipro sovr' essi studinre in tntte 
le loro fasi , sotto time le loro forme , e in tutti i loro 
graili, e sotto la comparata azione dc' diversi e piu ardi- 
mentosi medicamenti. — Bnftbn ha detto die se non sus- 
sistessero i hruti , la natura dell' uomo sarebbe tuttora la pia 
iiicomprensibile . Cio specialmente si avvera quanto alia na- 
tura delle uniane nialattie. Che pero degnissima cosa di 
una nazione che ha dato il primo esempio di tante altre 
utili istituzioni , sarebbe il dare qnello ancora di un sif- 
fatto studio veramente sperimentale dei mali che affliggono 
r unianita , e di compiere per tal modo il voto del gran 
medico BagUvi, che giii siuo dal deciniosettimo secolo chle- 
deva la foadazione di special! istituti ospedali ove studiare 
si potessero le nialattie dei bruti collo scope di chiarire e 
perfezionare le cognizioni che si lianno intorno a quelle degli 
uomini. Baglivi aggiugneva che in avvenire merce soltanto 
di tali istituti potuto sarebbesi alia scienza assicurare ra- 
pidi e contiauati progressi. 

Del resio, oad' aver un' idea di tutto do di che la me- 
dicina andar potrebbe un giorno debitrlce alle esperienze 
sui bruti, basta il rivolo-ere uno sguardo su cio che loro 
gia dee la iisiologia. E di fatto non e Ibrse vero che dagli 
esperinienti di Harvey, di Hunter, di Haller , di Peaumur, 
di Spallaiizani, di Bicliat provennero tntte cotali scoperte, 
non iiieno ammirabili die inaspettate ? A siffatti esperinienti 
non debbonsi forse la circolazioae del sangue , il corso 
della linfa , la proprieta che i nervi hanno di trasmettere 
la sensiliilita , quella che hanno i muscoli di contrarsi , 
r azione de' iluidi gastrici nella digestlone , le opposte qua- 
lita del sangue rosso e del sangue nero ecc. ? ti lo non 
]iarlo (dice il sig. Hourens ) di venti altre scoperte fatte 
a' di nostri : e noto che una scoperta ;, perche possa am- 
mettersi , debb" essere di gia vecchiaj ed avere , come ci 
avverte il padre Mallvbranche . una barba veneranda. — 
Tutto dee farci sperare ( cosi egli conchiude ) die le idee 
da me ora esposte intorno ai progressi che la medicina 
umana ottener potrebbe dalle esperienze sui bruti, non 
saranno male accolte ; giacchc a' di nostri non ci ha al- 
cuno, il (juale ignori, che nella vitale economia coUegansi 
le malattie , le funzioni , gli organi , ecc; che operare non 
si puo sulle malattie se non colle funzioni, ne sulle fun- 
zioni se non cogli organi-, e che quindi la terapeutica fon- 
dasi sulla Iisiologia , e questa suir ecououiia. " 



2 1 8 A T' I' r. N n I O E 



BIBLIOGRAFIA. 



Xaiscrliche Kbnigllclie Bilder- Qalleiie etc. Galcrie 
Impcrialc - Royalc etc. , cioc Qalleria Imperiale e 
Reale di Belvedere a Vienna sui dlsemi del si": 
Sigismondo di Ferger etc. — Vienna e Praga, 
presso Carlo Haas, gr. infoglio, col testo alcmanno 
e francese. 



Di 



'i qnesta veramente magnifica collezione clie va pnbbli- 
cantlosi sotto gli ansjDicj di S. M. I. R, A. I'Aiiffnsto nostro 
Imperatore e Re parlato abl)iamo nel volume 5i.°, pag. 5i. 
Essa progredisce felicemente , giunta cssendo oraina'i al 
fascicolo 52. II prezzo di ciascuii fascicolo e di 3 fiorini, 
nioneta di conveazione, prezzo tenne , quando si consider! 
clie ogiii fascicolo, oltre il testo nitidauiente impresso nelle 
due liugiie tedesca e francese, coniiene quattro stanipe 
condotte a bulino e ad intera iiicisione. 



Jonrnal des soiirds-muets etc. Giornnle dc sordo-mutl 
e de' ciechi^ di M. Bebian^ direttore dclT istituzione 
speciale dc' sordo-mnti. — Parigi, presso Hachclte 
libra] o, e Treitttcl e Wilrtz, in o.° {Prezzo d asso- 
ciazione a Parigi per un anno a dodici fascicoli 
fr. 24). 

Sette nmneri fnrono gia pnbblicati di qnesto giornale. 
Esso contiene le piii importanti e praticbe osservazioiii in- 
torno a tali due iafelici classi della societa , mi esame com- 
paratlvo de' diversi metodi , varle notizie storiclie sulle 
scitole , noil ineiio che sni pin celebri istitutori, un'espo- 
sizione de' piii utlli metodi d' insegnamento , ed insomma 
tutto cio die si riferisce alia cura ed alia educazione de 
ciechi e de' sordo-muti. Ottimo dnnqne e il sno scopo , 
tendendo esso a propagare e reiidere perfetta la pratica 
di nn' arte che restituir dee niigliaja d^ inlelici alia vita 
sociale . all' industria ed alia rcligione. 



rAFxTK ITM.T\N\. 219 



PARTE II. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTl ITALTANE. 

LETTERATURA E BELLE ARTI. 

Dizionario del Dinlctto Vcncziaiio di Giuseppe Boerio. 
— Venezia, io2(;, coi dpi di Andrea Santini e figlio, 
ill 4." giande di pag. 802 e xvi di prefazione. 
Prczzo lire austriache 26. 5o. — Edito per cura di 
Danicle Mania. 



X—l una vera compiacenza per noi ogni volta die ci ac- 
cade di speadere parole intorno ad opere le quali siano 
volte a procacciare utile ed onore a cjnesta nostra patria , 
e non gia a confermarle quel garl)ato appellativo che al- 
ciini geografi lianno tolto a prestanza da qualche celebrato 
Ronchetti de' tempi loro per dipignerla di slancio alia mente 
altrui. Fra quelle prime ci senibra che possa essere con 
ogni buon diritto noverata 1' opera che ora annunziamo , 
della quale facemmo gia alcun cenno all' apparire de' priuii 
fascicoli di essa (i) , e che oggidi ha veduto T intiero suo 
compimcnto. 

Ognuno sa che , dopo 1' idloma toscano il quale e base 
alia lingua scritta d' Italia , il d'laletto veneziano, fra i 
tanti parlati nella nostra penisola, e quello che piu co- 
munenicnte e conosciuto ed inteso per ogni parte d' Ita- 
lia ed anclie oltremonti. Esso e altresi uno de' piii aflini 
neir essenza delle voci all' idioma toscano (2); allinitiv cui 

(i) Veggansi le pag. 210 e seg., tomo 46, quaderno di mag- 
gio 1R27 di questo Giornale. 

(2) Per clii non prt-stasse pronta fede a questa souima affiniti 
del vent-to dialetto colla lingua coita della nazione a discinzione 
di quasi tutti gli altri dialetti italiani , ne accenneremo qui a!- 
cuni esenipi. Qual differenza non passa a cagion d' csempio fra 
il milanese erhlon, il bresciano roxajott , il friulano cesaron, la 
bolognese arveja c i piscllL italiani ? Poca o iicssuna fra questi 



220 APPENDTCK 

per avventura c da ascriversi quella graz'ia clie lo Speroni 
ed il Bemlio trovarono s'l facile appo i custodi del fiore 
di nostra favella e die fu si a lungo contrastata all' Ariosto 
ed al Tasso. Non lieve impronta si riconosce pariinente 
in esso delle lingue orieiitali come ce ne assicura Apostolo 
Zeno , e soprnttutto della lingua latina e della greca (i) 
coine ce iie convince in cpiesto sue libro il signor Boerio 
clie di siffaite analogic spesse volte dottamente discorre. 
Tutti questi prcgi pero , ancorche cresciuti a senipre mag- 
gior consistenza per Tazione esercitata snl dialetto dal 
foro 5 dal teatro e dal principato di Venezia , non lo fe- 
cero esente da qvtelle piii o men grandi difFerenze fra esso 
e la lingua scritta d"" Italia , le qnali rendono utili agli 
studiosi i dizionarj confrontatori di quelle varieta e dlfTit- 
sori della lingua comune della nazione. Venezia non per- 
tanto fu 1* ultima in ragion di tempo a procacciare a se 

ultimi e i blsl venezlaiii , quasi )iiu ancora che fra essi e i pois 
pieaiuntesi e i poisci genovesi. — Dindlo e assai piu prossinio 
al pnlln d' India di quello che non siano il pollin milanese, il 
tuclieln boldgnese , il piton niantovano , il libin genovese. — II 
vangil padovano e veneto e fratello carnale dell' italiano vangile 
da cui sono lontani le nidle niiglia \\ gainber milanese, la bolo- 
gnese ferleta , la posca bresciana. — E chi e che non vegga 
affatto iraliane o bt-n jiioco svariaiitine le voci Rio ^ Melenso , 
PennalciiO 1 Margotta , Corba , Novizza , Piantazeiie , Sgretolar, 
Sialaquar , Estirpar , Coltra , Pilacara , Ansar , Cubatcol , Gastald, 
Aiuoriid , Hatticegola o Fiordeli-fo , Calza , Elera , Ramengo i Re- 
vendicolo, Latar, Parscmolo e niille altre che qui e uopo soppri- 
mere ppr non riescn* di tedio ai lettori ? 

(i) Non fa bisogno di abbacar piu che tanto alia foggia dei 
Henagi e de' Ferrari per riconoscere le voci latine Cicindcla i 
Tannes ^ Follis ^ Pisa, Glomus, Alveolus, Planus pes, Phalangoe 
ne' vocaboli veneziani Cesendelo , Tarma , Fdlo, Bisi , Gemo , 
Albol , Pepian , Palanze e in parecchie altre siiFatte come Populo , 
Profiigar , ecc. La voce Palanze segnataniente non ci rappre- 
senta essa la navale architettura veneta flgha della latina o forse 
anco nieglio della orientale? 

Di greca origine sono certaraente le voci Mcgdlo , More , 
Magari , Proscinb , Proto , Pite , Proton , Protopapa , Enota enota 
enio ed altre niolte siffatte che leggonsi a' lor luoghi in Cjuesto 
Dizionario. Lo stesso sig. Boerio ci avvette clie Pontico Virunio 
ne'siioi Commentarj alia Grammatica greca del Guarino non dubito 
d' asserire che si riconosce nel dialetto veneziano la maesta 
della ereca favella, e di uotar parecchie desinenze di voci si- 
niili al dialetto ionico. 



PARTE ITALIVNA. 22 1 

stessa il siissiJio dl un dizionario sifTntto (i), forsp pcrchc 
di poco utile potca tornarle allora ipiando il priniato ch' essa 
teiieva fra i prliicipati italiani reiideva nioiicta corrente il 
suo dialetto in tutte iiucUe region! clie le crano soggette. 

(i) Priiuo ia Italia a dar T esempio di simili Dizionarj di 
dialetto fu il niilanese Giuseppe Capis clie sul finir del secolo 
16." conipil!) un cataloghetto di voci milanesi uiorte oggidi ia 
cilta e vive soltanto nei colli di Briaiiza. Ad esso terine dietro 
il iMoiiialbaiii o sia il Bumaldi colie sue Origiiii del dialetto bo- 
lognese. Ma auibcdue qiusci catalogtii suno diretti dalla sola 
volonta di magnificare cpie' due idioini derivandone le origin! 
dalle lingue dotte. A provvedersi d' un Vocabolario clie per 
mezzo del confi-onto del proprio veniacolo tendesse ad agevo- 
lare la cognizione della lingua generale d' Italia fu Brescia la 
prima. Ad essa tenne dietro Mantova coll' Indice die alle opere 
di Teofilo Folengo ap))OSe il Tarenga ; indi Napoli a cui il ce- 
lebre Gatlianl douo a tal iiopo una sua bclia ed erudita faticaj 
il Pipino diede poi al Piemonte un sifiatto sussidio , come dopo 
di lui con esimio e grandioso lavoro uno ne soaiministro alia 
Sicilia r abate I'ascjualino ; ed ultima nel secolo scorso ad otte- 
nerlo fu la Provinria padovana cui il Patriarclii diede quel 
dizionaiio di cui abbiamo tre successive edizioni le quali , forse 
per capriccio de' tipografi , portano pero ua titolo clie contrasta 
colla realia dell' opera e colle dichiarazioni dall' autore mede- 
simo fatte nella sua prefazione. Nel corrente secolo poi piii 
ricclii od esatti dizionarj vernaooli ottennero il Piemonte pt-r 
opera del Capello di Sanfranco e dello Zalli di Cliieri ; Brescia 
jier opera del IMelchiorri ; Bologna per mano del Ferrari ; alcun 
saggio n' ebbe il Friuli nelT indice fnulano dal Zorutti aggiunto 
all'opere del Colloredo ; alcuno Verona negl' indicetti del Venturi 
e dcir Angeli , e Cremona uell' indicetto del Vercelli. E di 
nuovo pure s' ebbero i lor dizionarj vernacoli Ferrara , Milano, 
Wantova e Panua per opera del JSauniui , del Cherubini , del 
Pescliieri. A tutti questi tenne dietro Venezia come so])ra di- 
Gnmuio. Cio die e singolare e il vedere ancora sprovvisti dei 
loro dizionarj vernacoli la Sardegna , il Friuli, il Genovesato e 
la Calabria , paesi tutti die [ler la gomma discordanza corrente 
fra i loro dialetti e la lingua colta della nazione avrebbero piu di 
niohi altri avuto bisogno di nn siH'.itto sussidio. Bla forse 1' eseiu- 
pio del nostro Boerio sara sprone sulliftiente ad alcun dotto di 
que' paesi per donare cpiando clie sia alia patria sua un' npera 
ill cosi estesa utihta. (NB. Era gi;i scriita ipiesta nota allorclie 
venae a cogniziou nostra andie uii piccolo Dizionario domestico 
paveac , publdicato a questi ultiaii gioriii , del quale darcmO 
contc/za in alcuao de' prossiiiii fasciculi. ) 



223 APPENDICE 

111 oggi senti essa il bisogno lIi consimlle ajuto, e trovo 
nel signor Boerio chi le ne fece aiupia ragione donaiidole 
nil'' opera clie luerita senza fallo iV essere anteposta a quaiite 
altre d' eguale natiua vantaiio sin qui le altre piovincie 
italiane. 

Noi non vorrcmino pero che chi avra ad nsai'e di que- 
sto bellissimo libro del signor Boerio fosse del niimero di 
que' noil poclii i quali , abituati ad inferlr giudizio della 
buona pasta d' un uomo dalla polvere di Cipri in cui quel 
tale uomo alFoghi , sogliono anche giurare del nierito d' un 
libro nella prefazione di quello. A questi silTatti noi ri- 
corderemo che se frequenti sono in societa i visi promet- 
titori di menti faiissime e d' ottiuii cuori e mantenitori 
alia prova del contrario , non manco e penuria nelle bi- 
blioteche di prefazloni promettenti niari e monti clie rie- 
scono spesso alia prova rivoli e renai. Piii presto troviamo 
pioni zeppi di cose que' libri che si stanno content! a 
poche parole d' anticamera , anziche quelli i quali, sfia- 
tandosi in sulla porta per avvertirci cli' ei ci recano V on- 
niscienza in casa , non hanno poi parole e non ritrovano 
pill se stessi allorche ci sono in camera per mantenerci 
il promesso. Cosi pure nella prefazione di questo esimio 
suo dizionario non si sbraccia punto il signor Boerio per 
prometterci le mille cose che il libro ci mantiene senza 
pill a cento doppj. Premesse alcune parche ma giudizlose 
notizie storiche sul veneto dialetto , e date le debite lodi 
alia letteratura del vernacolo veneto (i), I'autore discorre 
brevemente sulla utilita del suo lavoro , e quindi con noa 
molte ma ben ponderate parole discorre delle norme alle 
quali ei s' atteane nell' accettar delle voci e nel modo di 



(i) Carlo Luigi Fevnow ne' suoi Romische Studicn (torn. Ill , 
pacg. 398 e seg. ) pnrla esso pure a lungo e coi debiti elogi 
della letteratura di questo dialetto , e assevera clie nessun aliro 
idioiiia fu cosi spesso e feliceuietite introdotto sul teatro come 
il veneziano; e di fatto noi tutti anco oggidi rivedianio con 
ijiacere le venetc commedie delT iauiiortale Goldoni allorche ne 
son porte da cuuiici valorosi e coiiuscitori di quel dialetto. Lo 
stesso Fernow accenna ricco questo idioiua di loinposizioni poe- 
ti<.-lie d' ogni specie , del die ognuuo puo conviiicersi colla sola 
Jettuia della Coliezioue di poesie ve«ete iuipressa iu Veuezia 
pochi aaui sono ui J2 vuluuietti. 



PARTE ITALl.VNA. 223 

presentarle cosl come la pioniinzia suggerlsce (i), Dopo 
di cii> r autore coiicliiiule col ringraziare chi lo giovo di 
c[iialclic notizia utile al suo scopo (2) , ed entra senza piix 
in materia. A questa prefazione impertanto e al dizioiiario 
die le tien dietro noi rimaadereiiiino volontieri ( s' ei non 
avessero aviito troppa fretta d' andarsene di lit) quel Pi- 
piiii e quei Tavenga e (piegli altri loro confratelli i qnali 
del notissimo epigfamma di Staligero sui Lessicograii fecero 
scudo a cpie' loro sclieletri di vocabolarj coa piu ciie troppa 
iiidiilgenza per le agiate signorie loro. Bla basti di cio. 

Troppo malagevole cosa e il dare una piena idea d' un 
dizionario in un giornale destinato di sua natura a non 
troppo lunghe e non aride discnssioni. Pure ne diremo 
qui non il molto die si dovrebbe , ma quel poco clie basti 
a fare in parte conoscere 1' importaaza di questo ottimo 
lavoro del signor Boerio. 

Un dizionario di dialetto allora tanto piii si approssima 
alia perfezione quanto piii facilita ci porge di voltare ogni 
nostra vernacola espressione nella lingua colta della na- 
zione. A cotal fine c d' uopo ch" esso tutte contenga le voci 



(i) Per questo lato il sig. Boerio segui con lodevole prudenza 
piuttosto r iiso da lunga pezza consicrato clie non le nuove , 
ancorclie inpegnose , idee rlie il sig. Alvera da Vicenza ■venne 
pro])oneado in un suo opusroletto di recenre jiubblicato. Clii 
conosce quanto dillicili siano gli ocdii nostn ad ogni novita 
nelle tipidie rapiiresentazioni della favf lla , sajira certaitiente 
Luon giado al sig. Boeiio di questo sagrilizio da lui fatto all'uso, 
e cli' egli stesso accenna come tale. 

(2) II non frequente csempio di modestia col quale 1' egregio 
coiiipilatore )iubblicainente tributa riconoscenza a clii gli fu cortese 
d' ajuto in quesra sua bella impresa , prova ch' egli e tra quei 
poclii i quail banno a guida delle loro faticlie non gia la niatta 
passione di rinomanza toruientatrice de' volgari letterati , ma 
eibbene 1' aa!ore di giovare alia scienza, tranquillo , noblle e 
cousolante aniniatore dei veri dotti, Ci e quindi grato di qui 
Jqietere con lui die per la zoologia marina gli furono larghi di 
notizie cosi il ch. prof. Stefano Andrea Renier come il ch. sig. 
dott. Giovanni DoiU'iiico Nardi di Clliioggia, e per P ornitologia 
d N. U. Niculo Contarini del fu Dci tuc<:i , e che d' un giudizuiso 
♦•saiiie cntico dell' opera stessa antlo egli con suo profitto debi- 
lore agli egregi signori Coiiitiiis^arj drll' Atenco veueto Ciovd/irii 
Francesco Avesani , dott. Fi'ii>i>o Scolari , abate Pieiio Pasinif 
e segiiatamcnte al Segretario Jolt. Paolo Zanuird. 



224 ArPENDTCE 

e le frasl proprie cV un dato cUalctto die piu o meno di- 
scoi'tlano da c[iiclla lingua die e propria degli scrittori e 
dei ben parlanti i, die esso ce Ic presenti scritte cosi die 
noil ci occorra il filo d' Arianna per rintracciarle :, die per 
Ijella e Ijuona lingua ei non ci venda a cliius'' occhi ogni 
voce die sia scappata di sotto la penna degli scrittori i 
die ci dia modo a non errare canibiando nioneta nobile 
con igiiobile o inversamente ^ e die in quella parte sovra 
tiitto ci ajuti la quale riesce di maggiore didicolta a clii 
non nacque in Toscana , cloe die esattamente ci soniini- 
nlstri tutte quelle voci italiane d' arti e d' usi famigliari 
delle quali noi a mala pena sappianio i corrispondenti nel 
vernacolo nostro. Tutti questi scopi ci e seuibrato siano 
stati conseguiti dal signor Boerio in questo suo dizionario ; 
e a darne qui magglor prova di quello die non potremnio 
con di troppe e piii presto nojose die dilettevoli parole 
serva qualche esempio die qui inseriremo. 

Nasce bisogno ad un Veneziano di rainutamente descri- 
vere una camicia , e di descriverla per modo da essere 
inteso da chiunque cui sia fainigliare la colta lingua d' Ita- 
lia. Vogliamo noi dire die siano per corrergli tosto alia 
mente le esatte voci italiane die ci dipingono le varie 
parti di essa, o non piii presto le vernacole sue non in- 
tese die da' suoi compatriotti ? E se alcune andie gli se 
ne affacciano senza fatica , vogliamo noi dire clie tutte? 
Clii e di memoria si certa die possa promettersi da tanto ? 
Ora ecco in qual modo il vien traendo d' iinpaccio il si- 
gnor Boerio : 

<i CAMISA , s. f. Camicia o Camiscia; le cui parti prlnci- 
pali sono le seguenti: 

CoiiPO DE LA CAMISA, Corpo della ccimicia — ■ Ver- 
TAURA I)A COLO, SparcUo da collo , se da uoino^ ScoUo , 
se da donna — Vertaura de LE maneghe, Sparo delle 
maiurhe — Da colo , Solino da collo — Da mani, 
rohini o Solini delle mardche — ScoETl , Gheroni — 
Spalete, Spallette — Scoetini a basso, QuaJreUetti — . 
CoRESiN, Ciioricino. V. Crespa , Manegheto , Bo- 

CHETA , PlETINA. " 
A quel mcJesimo Veneziano occorre di voltav nella lin- 
gua generale d' lialia quel grazioso dettato vernacolo che 
gli corre priiiio alia lueiite Aver bocca che vusLu, 11 s.lgnor 
Boerio gli suggeriscc toslo : 



PARTE ITALIANA. o^j 

« AvI;r bocca CHE VUSTU , Aver la pern mezza, Essere in 

felicitii , in ahbondanza. Aver latte di i^alliaa ,• Aver 

nova e pippioni ; Aver tre pani per coppia. » 

Vuol egli nominare la MotacilUi Troglodytes di Linneo ? 

Gli corre tosto alia inente il vernacolo Jleat.in , e non cosi 

la voce italiana corrispondente. Apre il Dizionario vene- 

ziano c vl trova : 

/( REATIN o RosllTO, s. m. T. de' nostri Uccellatori , Scric- 

cio'o o Jic di inacclda , detto anche Forasicpe o Sbuc- 

cidfratte: da Linn. Motacilla TrOi^lodytes e da Temminck 

Sylvia Troglodytes. Uccelletto piccoUssiuio che tiea 

serapre la coda ritta; la sua voce e piuttosto un pi- 

golio che un canto, die fa Cric , onde gli e derivato 

il nome di Scricciolo. I Veronesi lo chiamano anche 

Imperatore, i Friulani SCRIS e Favita, in qualche 

luogo del Vicentiao Sgarela, e i Bergamasclii Fo- 

RABOSCO. " 

Vuole un Veneziano favellare di due specie di grant 

ch' egli conosce soltanto sotto i nomi di Senza spigarolo e 

Mulo , e favellarne italianainente. Ecco in quale niodo ne 

lo venga ajutando il signor Boerlo: 

« FORMENTO DURO O SENZA SriGAROLO, ToSettO , doUO 

anche Tosello o Zucco , Aggiunti clie si danno ad una 

sorta di Grnno cosi appunto nominato dalf essere senza 

veste , ed e una varieta del Gentile. 

FoRMENTO MULO , Frumento gentile o Grano gentile, Di- 

cesi di quella Pianta di frumento la cui spiga e senza 

reste , onde i granelli risaltano da un capo non co- 

perto dal guscio. V. Spigarolo. " 

Dagli esenipi qui recall agevol cosa e il farsi una qual- 

clie , benclie tenuissima , idea del vantaggio che arrecar 

pub ad un Veneziano studioso 1' aversi da lato un lijjro 

quale e questo Dizionario in cui alia utilita dollo scope 

va congiunta la perfezione dell' eseciizione. E allorche di- 

ciaiuo qui perfezione, intendiamo di quella che in siflatte 

opere s'lia diritto a pietendere , giacche non v' ha chi 

ignori che, sia pel continuo oscillare d' una favella qua- 

lunque, sia per la fralezza delle uinane forze , nessun 

Dizionario v' ebbe niai il quale stabilmente vantar potesse 

in se raccolta tutta tutta quella lingua ond' esse tratta. Una 

vote, e cento ancora, che un occhio non dalP enorine peso 

deir intiero lavoro alTaticato osbcrvnr posaa niancanti in uu 

Bibl. Ital. T. LV. ]5 



2^6 A r 1' K N D I C E 

Vocaliolario qnalaiique, noii basteraniio mal per dargli nota 
di grave imperrezionc, come non la reclieranno a qnesto 
del si2;nor Boerio qnelle po' dl voci che ad alcnn curioso 
iiidagatore noii venissero ritrovate iii esso e nelle coplose 
accurate Appendici onde fu gia daU'autore stesso arriccliito. 
Forse rimarra desiderio in alcuiii che per que' vocalDoli 
italiaiii che il sigiior Boerio contrappose ai veneti toglieii- 
doli a prestanza non dagU alfal)etici usitati Registri della 
nostra favella, nia siljliene agli scrittori o alia viva parlata 
de'Toscani, fosse qui iudicata una tale circostanza a ras- 
sicuramento de' coscienziosi amatorl della purezza della 
nostra lingua; e a cio fare in una seconda edlzione noi 
pure volentieri esorteremmo 11 ch. autore. Ma intanto non 
lasceremo di qui avvertlre che noi opiniamo possa ognuno 
starsi di buon aniuio al detto da lui che ci rlsulto a prova 
dillgente ed esatto anche in questo proposito in tutte quelle 
conslnilli voci che pur volemmo riscontrare e che seuipre 
trovammo da sincera fonte procedenti. Delia quale nostra 
asserzione slano garanti ai lettori gli esempi seguenti : 

Nella voce Cuinicla qui addietro rlportata a' vocaboli ve- 
neti SpaJcte e Scoetinl a basso troviamo contrapposti gli 
italiani Spallette e QuadreLletti. Ne' Dlzionarj italiani non si 
trovano queste ulthne voci a' lor luoghi alfabetici ; nia in 
Caniicia dell' Alberti enciclopedlco esse trovansi registrate 
appuntino ; e forse la sola morte delF Alberti stesso acca- 
duta intanto che la stampa del Dizionario suo appena era 
pervenuta alia meta, fu motivo dell' omissione di que' vo- 
caboli ne' loro luoghi rispettlvi. — In Reatiii troviamo 
Sbucciafratte , voce non registrata ne' lessici italiani ; ma 
essa e di natura tutta itallana , d' uso comune in Toscana 
e negll autori della Ornitologia fiorentina del 1776. — E in 
suir andar di qiiesti mllle altri esempi di siffatta slcurezza 
potremmo di leggleri qui recare se troppe altre cose non 
ci rimanessero a dire intorno a questa bell' opera. 

Non meno di 3o mila voci contlene questo dizionario 
per quanto ci parve calcolando la cosa in di grosso ; e 
questo rilevantlssimo numero da fede assai facllmente an- 
che ai non Veneziani che se non tutte afFatto , quasi tutte 
almeno sono qui registrate le voci venete piii dlscordanti 
dalle italiane , e in un col resto fa testimonianza della 
possiblle perfezione di questo lavoro. D' alcune artl poco 
coltivate in Venezia per la particolar sua poblaione poche 



PARTE ITALIANA. SS^ 

voci reca in mezzo cjuesto libro ; ma clil cei-(;;issc in csso 
i vocaljoli , pogniani caso , clie souo propij ilcl sellajo, e 
non ve ne trovamlo alcuni apponesse percio nota cli man- 
cante a questo lUzlonario , nou che sceinar oaore a chi lo 
compilo, parrebbe .a noi da assomigliarsi a qnel buon 
uomo che dell' cntrar rlncnloni in gondola facea gran de- 
litto ai Veneziani perche sul suo Verbano non aveva niai 
veduta una pccca sitratta. I dizionarj vernacoli hanno,per 
cosk dire, il diritto di essere mancanti di quelle voci die 
sono i rapjircsentativi d' oggetti igiioti iielle diverse pro- 
vincie per le qiiali son fatti j e chi p. e. cercassc nel Di- 
zionario veneto o nel inilaiiese o nel parinigiano o nel 
iiiantovano la Ferula communis, daria segno di non cono- 
scere clie di questa pianta non e in quelle provincie ([uel- 
1' abbondanza che e in Sicllia ed in Calabria j ch' essa 
quindi riesce ignota ai piii , e che se ne vitol piu presto 
domandar conto al Vocabolario siciliano, il quale non nian- 
cher.i di dirgli che cosa sla la Fcrra che gli antichi usa- 
vano per tare le incannucciatc , od ai botanici che di ogni 
jjaese fauao patvia alF opere loro. Cosiffatte mancanze in- 
dispcnsal)ili nelle opere di questo genere si riconoscono 
nei dizionarj degl' idiomi piii aflini tra loro , e a torto 
quindi sarcl)l)ero rimproverate in quello di cui ora par- 
liauio. A questo pero esso supplisce coU' inmiensa ricchezza 
die presenta alia stessa parlata generale dcUa nazione nelle 
tante voci che per le produzioni marine , per le pesche 
vallive , per la cereria, per T arte vetraria e per la iiia- 
rincria Venezia ha il quasi esclusivo diritto di soinmini- 
strarlc. Delle quali voci nessuii piii ampio tesoro che que- 
sto del Dizionario veneziano potranno un di ritrovare i 
compilatori del codice di nostra linti;ua, se pur verra iin 
di in che essi vorranno accordare ad ogni provincia d' Ita- 
lia il diritto di soinmintstrare alia lingua generale dclla 
nazione i rappresentativi di fjuegli oggetti naturali o del- 
i' arte onde esse hanno esclusivo possesso. E frattanto ci 
giovera somriiamenie questo vocabolario per intendere al- 
quanto queir unico i-egistro del Grisellini e del Fassadoni 
che per tutta tecnologia possiede fin qui 1" Italia , il quale, 
scritto in lingua piii presto vcneziana die italiana, pre- 
senta ad ogni passo voci, come Grisiola , Otda, ecc. a 
capir le quali e forza che ogni non Veneto abbia pur alle 
mani il Boerio so vuol trarsi d' intrigo. 



228 A r r E N n I c E 

Oltre a qnesti intrinseci pregi , di moltl altrl accessor] 
placque al signor Boeiio di adornare il suo lavoi-o. Con 
ottimo accorginiento egli accenna sempi-e le oiigini plau- 
sibili delle voci veneziane f, distingue le antiche dalle mo- 
derne :, e segna T epoca dell' introduzlone di queste iiltime 
nel dialetto. E questo amerebbesi pur tanto di rinvenire 
anclie nei lessici della lingua nostra , ne' quali con questo 
solo mezzo per avventura potrebbesi far cessare una volta 
queir eterno contrasto fra la lingua d' un tempo, ch'essici 
porgono come viva ed esclusiva padrona , e qviella real- 
niente parlata a' di nostri ch' essi quasi sempre ripudiano; 
contrasto die ci obbliga, per esempio, a cbiamar col di- 
zionario diatribe le dissertazioni di Platone . assorellandole 
cosi neir idea nostra d' oggigiorno con quelle caritatevoli 
lavate di capo che si diedero mezzo secolo fa Agatopisto 
e Aristarco. Spessissime volte ai vocaboli veneti e italiani 
rappresentatori degli oggetti proprj dei tre regni naturali 
il signor Boerio fa tener compagnia dalle voci corrispon- 
denti dei dialetti Veronese, padovano , vicentino, rovi- 
gliese , friulano , bresciano , ecc. ; la qual cosa non e pic- 
ciolo preglo in questo libro per chi sa quanto giovi tal- 
volta al ritrovamento d' alcuna voce il sussidio di parec- 
cliie sinonime d' ogni procedenza ; oltra di che rende essa 
questo Dizionario utile non alia sola provincia di Venezia, 
ma ben anco a quelle di Verona, di Vicenza, di Padova, 
di Rovigo, di Treviso e del Friuli. Pregio grande poi repu- 
tiamo in questo libro la memoria esattissima cU' ei ci con- 
serva di tntto clo che alia veneta dominazione d' altrl di 
particolarmente si riferisce , dandoci esso a conoscere in- 
sieme coUe voci proprie del dominie della storia anche 
r idea di cio che esse importavano. Egli e vero che molte 
di sifFatte voci furono anche nel codice della nostra favella 
allogate, come sarebbero a dire la gazzetta , il inattapane , 
il Fregadi, la Sensa, i DiecE (Diese ) e tutta quanta la 
famiglia cmogaresca , ecc. coa una parziallta negata alia 
parpajola genovese , alia berUnga milanese , alio stralicoto 
messinese , al casso friulano , alia Sacra Coscienza siciliana , 
alia Gnoccolara Veronese , e insino al ConsigUo del Cento 
di Firenze ed ai Terzierl di Lucca con forse otto o nove 
inila altre voci su questo andare. Ma le voci venete regi- 
strate da quel codice sono prcssoche un nulla a petto alle 
infinite che iie reca in questo suo libro il signor Boerio.. 



PARTE ITALIANA. 229 

come sare1)l)cro Strettczzc , CoJlcg^i , Dogalina , ecc. ; eel aaco 
quelle poclic non seinpre sono con esatte/.za di valori 
esposte , e talvolta auco soao travisate affatto , cosi come 
avvenae gl;i all' AIIktiL di voltare un Ilio di Venezia in 
un liione di Roma. Noa cosi accade in questo libro del 
signer Boeiio nel quale le voci sifFatte sono con ogni mag- 
gior esattezza spiegate , e ti ajutano maravigliosamente ad 
intendere i libri del Lastcsio , del Paruta, del Nani , del 
Morosini e di tant' altri veneziani scrittori. Un simile pre- 
gio allresi torna singolarmcnte vantaggioso ai di nostri per 
r intelligenza di quelle opere nelle quali viene posto a 
soggetto delle nostra riflessioni non piii T uomo di tutti i 
tempi e luoglii , ma quello bensi di alcuni brevi tratti di 
tempo 6 d' alcuni particolari paesi. In questo Dizionario 
veneziano per es. potra un lettore della Signora di Monza 
riconoscere facilmente clii si fossero quei Tre dei quali 
tanto temeva quello sciagurato d' Egidio , come in un vo- 
cabolario de' dialetti toscani troverebbe forse niodo a ca- 
pire che cosa fossero gli scagnozzi e i fiandrotd e i casi- 
glianl e le cocchc de greinbiali e i cozzl de inesciroba e si- 
uiili altre faccende che si trovarono alle mani le persone 
messe in ballo da quella Signora. Delle quali voci per 
nessun modo e dalo a un non Toscano di conoscere Jl va- 
lore ancorchc ei si trovasse da fianco quanti mai tlizionarj 
italiani uscirono alia luce del sole inlin qui dal Pergamino 
e dalla Fabbrica del Mondo delPAlunno venendo giii giii 
infmo alia Patavina Risuscitatrice della Piazza universale 
del Garzoni. 

Noi siamo pertanto d' avviso che questa liclF opera del 
signor Boerio non ai soli Veneziani, ma anco al restante 
degl' Italiani sara per tornarc utilissima , e cio infino a 
tanto che rimarra insoddisfatto il desiderio die tuttora 
nutriamo d' un' enciclopcdia e d' un dizionario d' arti e me- 
stieri e d' un buon dizionario generale della lingua. E sem- 
pre plix vantaggiosa verra essa divenendo quando al gia 
compiuto lavoro attuale vorra il signor Boerio aggiungere 
rindlce italiano-veneto di che egli ci lascia speranza , e 
a publilicare il quale noi vivaniente lo confortiaiuo. La nou 
comune costanza colla quale egli condusse a si felice coin- 
pimento r attual suo lavoro iii'quella eta nella quale so- 
gliono i pin darsi in l^raccio al riposo ci e caparra del 
vederci presto donato questo secondo utilissimo oussidio 



23o A P P K N D I C E 

letterario , e di vetlercelo donate da la'i die megl'io di 
chlunc[ue per le prcccdutc faticlie il pno fare. Ad ogni 
alt.ro (c gli ardimentosi son molti ! ) potrel)1je a prima 
froiite sembrar nuesta un' assai facile inipresa ^ ma ai ferri 
cli' e' si venisse, si vedreblje per avveiitura die iioii coUa 
debita perfezione , e non senza triplice impiogo di tempo 
e fatica verreljlie fatto altrui di presentarcelo. 

Noil finirenio senz' acceiinare die quest' opera costo al 
sl<Tnor Bocrio 2 5 anni di lavoro. Questa circostanza , no- 
tabilissima nel secolo nostro che uno scrittore oltraniontano 
diiama con verita le siecle expeditif qui met tout en serre- 
chaude , pno essere ottlma lezione a' giovani i qnali, de- 
siosi per solito di cignersl alia presta ui^' aureola qual 
di' ella si sia, s' inducono ben sovente a supporre die il 
genio teiiga luogo d' ogni cosa nel mondo, e (cio cli' e anco 
peggio) che ogni po' di sapere ch' esca un tantino di 
rjga volgare sia di quel genio siffatto. Ma s' e' non si con- 
servano talpe quanto lor dura la vita, s' avveggono pure 
una volta che a tante pin incognite pno itn uomo speran- 
zarsi di penetrare nel regno dello sclbile umano quante 
piu cognite ei s'' ha gia in poter suo ; cognite T acquisto 
delle quali e bensi agevolato dal genio , ma accordato sol- 
tanto alio studio e alio studio pertinace. Pochissimi sono 
i cervelloni che regger possano con buon esito al miraco- 
loso sbrigamento di cui e andazzo nel secolo nostro ; e di 
slfFatti cervelloni uno solo ne vedemmo per avventura a' di 
nostrl fra noi; ma anche quell' uno (che tnttora piangiamo 
toltoci miseramente al nascere di quest' anno) s' era pur 
venuto formando nello stitdio taciturno di 35 anni. Enrico 
da Gamodia, o Marco da Campione ch' ei si fosse, si mise 
certo lo expeditif sotto ai piedi allorche disegno quella 
mole che e il piu grandioso monumenio della nostra Mi- 
laao; ma della vista di tale monumento, da' fronzoli in 
fuori, godranno senza dubbio le generazioni inilanesi di 
qua a lien 3o secoli , se pur 3o secoli concederanno a 
questo globo suljlunare le secolari ricorrenti predizioni di 
quelle Ijenedetie donniccinole die son le ombre del quadro 
sociale. L' Arco del Sempioue non A'iene sorgendo in tre 
di come gia surse qualclie porta di Milauo ; ma esso terra 
ferma compagnia a quel prinio monumento, e ( benclie per 
inversa ragione al par di esso svantaggiato dal puiito ov'e' 
siede ) nianterra viva a' pin tardi uostri ncpoti la inemoria 



rVHTE ITALIANA. 23 1 

del nillinosp Tnlladio. I caleidoscopj airinvecc, i veloci- 
pcdi e cciit'altre Jjagattelle di quella fatta nate il mattino 
fur morte a vespro ; cosi come vedeiumo tra nol noii po- 
clu palazzotti sorti in meno di sei Inne venir rafTazzonati 
sei volte in mono di sei Instri. Noi non sapremmo cjuindi 
raccomandar tanto die hasti a chi ha troppa furia di far 
vedere per le piazze il proprio cervello d' avere spesso 
presence Tcscmpio di questo esiniio compilatore del Dizio- 
nario veneziano, alia cui opera promettono lunga e fernia 
durata que' venticinque anni cU' ei vi spese dattorno , come 
ferma e vcgeta la vanno mantenendo al Codice della lati- 
nita quegli undici lustri che il Forcellini ebbe pazienza di 
consacrargli. 



Rivista lettcraria del lihri chc si stamparono in Torino 

negli anni 1827 e 1828. — Torino, 1829, per gll 

crcdi Botta , in 8.°, di pag. 428 , oltre I avviso ai 

Icttori , I indicc ed un Inugo Errata , ital. lir. 3. 5o. 

Questo libro ci sembra modellato suUa Rivista del nostro 

chirnrgo Franco Splitz ; gli articoli non vi sono sempre 

sceveri da prevenzione o da spirit© dl parti, talvolta si 

risentono auche di una tal quale sempre ridicola saccenteria. 



Opere del contc Gasparo Gozzi vinizinno , vol. XX, 
— Bergamo, \?ii<) , presso Tommaso Fantozzi cdi- 
tore {Brescia coi dpi dl Gaetano Venturini), in 16.°, 
di pag. 2-7. 

Con qnesto volume si compie 1' edlzionc delle opere del 
Gozzi, della quale parlato abbiamo ncl volume 47°, pag- 
437. Esso contienc le Lettere familiari e le poesic riinaste 
ineditc fino nil' cpoca 1820, con I' aggiunta di alcnnc le 
quali non si compresero ncll' edizione di Pndova. 



*Encide di Firgilio , tradnzinne di Enfrosina JIFas- 
soNr. — Lucca, 1029, dalla ducale dpografia Bcr- 
tini , in 12.° {E in lersi sciold). 

Enetde di Virgilio , volgarizzata da Bartolommeo Bc- 
V ERIN I. — Liicca , 1829 , presso BcnccUiii e Rocclii . 
torn. I in \'2.^ 



232 APPENDICE 

* Opcre di monslgnor Jacopo Benigno BossuET ve- 
scovo di Mcaiix , cdizione piit csatta , pia compiuta 
€ megUo ordinata di ogni ultra prcccdentc , ccc. ■ — 
Brescia^ 1828-1829, in 12.°, per Gaetano Ventu- 
rini. Finora vol. 3. Prczzo centesimi 12 austriaci 
per ciascun foglio. 

Quest' opera e dedicata a nionsignor Gabrio Maria Nava, 
zelantissinio vescovo di Brescia. II primo volume non altro 
contiene clie il Discorso procmiale , ecc. , in cui si raccol- 
gono moke circostanze istoriche , le quali sen'oiio di apparato 
alia Itttura de' libri di cost grande prelato. 

* Scelta d'iscrizioni niodcriie in lingita italiana. — 
Fesaro, 1829, Nobili, in 12.°, di pag. xxix e 201 
oltre gl' indici. 



Geschichte des etc. Stojia dell impero osmano , opera 
originate tedesca del signer Giuseppe cnv. de Ham- 
mer , CCC' , prima traduzione italiana di Samuele 
Bom JN INI. — Venezia, 1829, dai tipi di Giuseppe 
Antoiielli. Finora vol. 4. 

II cav. de Hammer volgendo le sue grandi cognizionl 
filologiche al fine piu nobile a cui si possano indirizzare 
siffatti studj , ha dettata una Gloria dell' impero osmaao , 
tratta per la uiaggior parte da manoscritti iinora non mai 
interrogati da niuno. Di tale storia si lessero gia molti 
elogi ne' piu accreditati giornali d' Europa , e parecchi saggi 
ne furon levati a testillcame V importaaza e la novita. In 
Italia poi dove lo studio della letteratura tedesca si e gran- 
demente allargato, quest' opera di ua uonio cotanto illustre 
doveva essere prontamente tradotta^ e questo fece infatti 
il sig. Romanini, della cui versioae abbiamo fatta parola 
altre volte. Ora vogliamo trascrivere anche noi qualche 
saggio dell" opera : e poiche la storia del Veccluo della nion- 
tagna riferita da un giornale straniero fu gia fatta cono- 
sceie dal Ferticari inolti aniii addietro uel Giornale Arca- 
dico ; e lo splendido regno di Suleimano scrvi di saggio 
alia Bibiioteca Universale . noi fai'euio conoscere come I'au- 
tore racconti la storia di Tiiuur o Tamerlano, e la sua 



PARTE ITALIAMA. 233 

guerra con Bajezul, e la cestui prigionla , clie alcunl scrit- 
tori e la popolar tradizione avvolseio nelle favole. 

11 cav. dc Hammer entrancio a pailaie di un grande 
conquistatore quale si fu Tamerlano comincia da alcune 
generali e notalnli osservazioni intorno ai personaggi che 
piu s' illustrarono in qucsta carriera si splendida, ma spesso 
pero troppo rovinosa al geueie umano. L* eroe del quale 
egli si acclnge a parlare vince gli altri conquistatori , per- 
che non solo scppe rovesciare parecchi regiii , ma ben 
anche foiidarne; e vinse anciie Alessandro, perche senza 
essei" nato al pari di lui sul trono , senza avere avuto ne 
I'esempio, ne gli anunaestrauienti, ne la potenza ereditata 
da un padre qual fu il re FilippO;, seppe elevarsi all' al- 
tezza del trono, consolidarlo sulle rovine di molti altri, e 
trasmetterlo a' suoi successori c!ie ne godettero lungamente. 

Tiniur, clie significa ferro , fu T origiuario nome di questo 
eroe : avendo egli poi riportata una ferita che lo rese zoppo 
fu detto Timurlenk e quindi da noi Tamerlano. Fu d' alta 
statura , con fronte spaziosa ed aperta ; con capegli bianchi 
fin dalla nascita ; di carattere serio e cupo; nemicissimo 
d' ogni bugla ; tenacissimo de' suoi propositi. Non amava i 
poeti , ma tenea cari i medici , gli astronomi , i giurecon- 
sulti : la sua dottrina si liniitava al saper leggere e scri- 
vere : stimava sopra tutto il libro della legge di Genglscliaa 
conosciuto sotto il nome di Tora , al quale egli fece alcune 
aggiunte importanti rispetto al regolamento degli eserciti , 
agP impieglii di corte e di Stato, ed alia interna ammini- 
strazione dclla giustizia e delle finanze. « Senza la iilosofla- 
>/ d'Antonino (dice V illustre autore), senza la dotta pedan- 
*' teria di Costantino , contengono i suoi statuti molte istru- 
» zioni profondamente meditate sul governo militare e sopra 
" una ben regolata sistemazione dello Stato, e formano il 
" grande originale cui si son procurati d' imitare due de' 
" suoi discendenti sovrani dell' India, cioe lo sciah Buher 
>' fondatore dei Gran-lMongoli , e lo sciah Ekber che fu il 
» piii grande fra questi , coi commentarj e cogli statuti da 
» loro lasciati. " 

Gli anni giovanili di Timur erano stati un continuo 
esercizio di guerre , di caccia , di rapine. In eta di venti- 
sette anni presto si rilevanti servigi all' emir Husein contro 
Timurtogluck Clian , che per ricompensa n' ebbe in nioglie 
la principessa Tiirkaa Chan, sorella del medosimo Huscia, 



3 34 APPENDICE 

Qnattro annl dopo qnesta sposa morn ed allora cbbc prin- 
clpio la guerra di Tamerlano contro Huseiii signore del Co- 
rasaii e della Transoxana. Varie fiirono le vicende di quella 
guerra; nia ucciso finalmente Husein dagli Erairi , nulla 
pill si oppose all' innalzamento di Tamerlano al soglio reale. 
La sua residenza fu Saraarcanda, cui cgli fortifico di mura, 
e abbelli di palazzi e di giardini. « L' adunanza popolare 
" dei Tataii (Kurultai) proclamo il vincitore sovrano del 
>' trono da lui rovesciato; lo sceicli Bereket die gli aveva 
n predetto il dominio, ne lo rivesti delle insegne, cioe di 
" bandiere e tamburo, ed aggiunse al suo nome Timur, 
>' ferro , postogli dal padre a causa della sua fortezza , 
" quelli anche di gran lupo ( Gurgan ) , di signore del tempo 
» ( Ssabi])kiran ) e di conquistatore del mondo (Gihangir): 
» quattro nomi il cui felice presagio egli pienamente av- 
» vero ne' trentasei anni del suo dominio. " In questo lungo 
regno egli uni sul proprio capo le corone di ventisette 
paesi, appartenenti prima a nove dinastie. Dalla nuiraglia 
della Cina sino alle spiagge del Mediterraneo, dal cuore 
della Russia sino ai conftni dell' Egitto , Tamerlano con- 
quisto e domino (dice 1' autore ) come gran lupo facendo 
uso del ferro, il tempo ed il moudo. 

Dopo alcune guerre felicemente riuscite pote conoscersi 
manifesta la passione di Tamerlano per le conqniste , e la 
sua brama di farsi padrone dell' universo. Egli ripetea spesso 
le parole di un poeta, che siccome un solo Dio e in cielo, 
cosi un solo sovrano debb' essere in terra ; e che questa 
con tuttl i suoi regtii non liasta a far paga 1' ambizione 
di nn gran principe. Noi non intendlamo di tener dietro 
air autore dov' egli narra con molta precisioue e chiarezza 
le numerose spedizioai, e le battaglie di Tamerlano, e le 
paci da lui concbiuse, e le citta ora prese d'assalto e 
distrutte , ora edificate e abbellite col lusso di un grande 
conquistatore : che queste cose non potremmo accennarle 
nemmeno per sommi capi, senza riascir troppo langhi; 
ma ci trasportiamo alia guerra cU' egli ebbe col cclebre 
Bajezid, dal cavaliere de Hammer narrata colla solita sua 
precisioue , e non senza alcune importanti novita. 

II ricovero accordato da Bajezid ad alcuni vinti nemici 
di Tamerlano dlede occasione alia guerra che si agito fra 
questi due principi si famosi. Nell' anno 140x3 Tamerlano 
intimo a Bajezid che dovesse o far morire o imprigionare 



I 



PARTE ITALIANA. 2o5 

o cacciar almcno in esilio Karajiisuf, tnrcomano del mon- 

tone nero, suo nemico. L' intlugio frapposto da Bajezid al 

rispondere a quest' ambasciata, c il inodo altieio con cui 

poscia rispose , tolsero ogni speranza di pace. Tanierlano 

raccolse il projirio esercito , e con sediziosl consigli distolse 

da Bajezid uiolti (atari die si trovavano sotto di lui, ed al 

, quali riusciva gravosa la severita di quel principe. Indarao 

I le persoue piii vicine o per gi-ado o per sangne cercarono 

j di persuadere a Bajezid di amicarsi 1' esercito colP cssere 

; pin afl'aliile e col disti-ibuire una parte de' suoi molti tesori : 

indarno lo consigliarono ad evitare una Ijattaglia in aperta 

campagna contro T esercito di Tanierlano sette volte piu 

nunieroso del suo. I due eserciti si ordinarono in quel 

medesimo sito in cui Ponipeo aveva battuto Mitridate: fra 

Uitti e due sommavano a poco nieno di un milione di 

' soldati , e d'ambe le parti stava un gran principe, Tamer- 

' lano il gran htpo , e Bajezid il fol^ore. La battaglia coniin- 

' cio alle sci ore del niattino : nia Bajezid, abbandonato da 

una parte de' suoi comliattenti nel fervor della pugna , 

I vide ben presto disoi'dinato il suo campo, e decisa in favore 

del suo nemico la vittoria. Mentre tutti fuggivano, ecli con 

dieci mila gianizzeri si tenne fermo sopra un altura cbe 

aveva occnpata. /(Era il giorno si ardente , come quello 

" di Honain, in cui il profeta resistette con si gran va- 

" lore alia superiorita di forzc degl' infedeli ; si ar(lente 

" come quello suUa pianura di Kerbela , in cui Husein e 

I « i suoi figli , illanguiditi dalla sete , caddero nelle mani 

V dei loro nemlci. Bajezid seppe resistere come il profeta 
H c SUO nipote Husein ; i dieci mila suoi fidi erano inorti 
w di sete o sotto il ferro dei Tatari. Venuta la notte , e 
» sollecitato dalle persuasioni di Minnetbeg , tento alfine 
»» di fuggire ; ma cadutogli il cavallo fu fatto prigioniere da 
u Malimud chan discendente di Gengisclian , clian titoiare 

" del Giagatai Pretende lo storico bizantino Duca 

" clie Tamerlano giocasse a scacchi con suo liglio Sciaii- 
»' roch , allorche gli fu condotto nella tenda Bajezid jirl- 
« gioniero^ ed aggiunge clie quando qucstl comparve alia 
w soglla, caiiibiasse appunto il suo scinh (re) colla rorre; 
» e quindi derivasse il soprannonie del suddetto figlio da 
« questo memoral)ile momento , in cui lo sciak dcgli Osmani 
w cambiava il trono colla torre o prigione. Gli storici pei*- 

V siani , turclii c greci vanno pero d'accordo nellasscrire 



236 APPENDICE 

>t die il primo accoglimento fatto da Timur al sultano 
» vinto e prigioiiiero , fu generoso e noljile. » Gli assegao 
tre magnifiche tende, lo assicuro die nulla avrebbe a te- 
niere della propria vita; fece ricercare de' snoi figli dei 
quali si trovo il solo Musa;, gli diede una guardia d^ onore 
affidata a raggiiardevoli personaggi. Ma in processo di 
tempo la prigionia di Bajezid divenne assai piu rigorosa ; 
e si dlvulgo persino di' ei fosse miserameiite guardato in 
una gabbia di ferro. 

II terzo dei ligliuoli di Bajezid salvatosl dalla battaglia 
fnggendo, cerco di render possibile anche la fnga del pa- 
dre , alloi'a poco guardato nel campo di Tamerlaiio. Alcuni 
minatori turdii scavando tina strada sotterra gia s' erano 
quasi condotti alia tenda di Bajezid ; qnando 1 opera sot- 
terranea fu scoperta. I minatori poterono fuggire, ma Ta- 
merlano ordino die il suo prigioniero, di giorno fosse cu- 
stodito da doppia guardia , e di notte fosse tenuto in catene. 
" Da questo nuovo rigore e daU'equivoco della parola turca 
t) Kofes die non solo indica una gabbia , ma anclie una 
>i camera con ferriate o una lettiga ingraticolata , ha avuto 
>i origine la favola della gabbia di ferro, raccontata per 
It lungo tempo da tutti gli storici europei die seguirono 
» il bizantino Franza ed il sirio Arabsciali. '> II ch. autore 
entra colla sua grande erudizione e con uno squisito giu- 
dizio ad esaminare questo punto di storia, e reca in mezzo 
alcune antorita di somma importanza ignorate anclie dal 
Gibbon. Le testimonianze sono dal cavaliere de Hammer 
divise in quattro classi: europei conteinporanei , bizantini, 
storici orientali di Timur, e linalmente gli Osmani. 

Sdiiltberger scudiere bavarese , il quale nella battaglia 
di Angora fa preso dai Tatari e posto come schiavo al 
servizio dei figli di Timur, racconta la prigionia di Ba- 
jezid, ma non fa punto luenzione della gabbia di ferro.' 
Boucicault nelle sue niemorie scritte a que' tempi conten- 
tasi di affermare die Bajezid fini di dura morte nella sua 
prigionia i dal die (dice il ch. autore) nulla si puo con- 
chiudere , imperciocdie una morte in cattivita e sempre 
dura, quand' anche sia naturale, come fu quella di Bajezid. 

Dei tre bizantini die raccontano la prigionia di questo 
sovrano i due piii degni di fede , Duca e Calcondila , non 
parlano che di catene , e il primo di essi dice die gli 
venivaiao poste soltanio di notte per luaggior sicurezza. 



PARTE ITALIANA. 287 

rt Non v' ha che il solo Franza , autore die ove trattasi 
»/ di oggettl cU storia orientale e quasi sempre inesatto , 
» da cui si abbia la narrazione di una camera di ferro 
»/ (^v.ovfiovv.Xiov iy- ciS-f\pov froir^Gxq). » 

Gli storlci persiani di Tiiiiur non fanno cenno della 
gabl)ia, e neppure gli storici arabi contemporanei ; « e il 
» sileiizio di costoro (dice il cli. autore) basta a smentire 
M il calligrafo Aral)sciali di Slria, clie avendo sempre di 
w iiiira gli oltraggi intitola ogni capitolo con una voce in- 
» giuriosa per Tiiimr, e sceglie e coUoca le sue parole 
M solo a norma dell' esigenza delle copiose rime sparse 
»/ nella sua prosa sonora e con gran arte lavorata. " Egli 
cita poi finalmente il racconto della lettiga ingraticolata in 
cui Bajezid fa portato da dne cavalli : la quale lettiga da 
alcuni scrittori di aneddoti fu scambiata in una galobia di 
ferro per T anfiljologia della parola A'o/es, e sulla fede del 
rimatore di Siria. Ma il grande istoriografo dello Stato nella 
sua Corona delle slorie cosi si esprime sn questo pixnto. 
II Quanto raccontano alcuni favoleggiatori in qualche storia 
» turca, che fosse rinserrato nella gabbia, non e che un' in- 
>» venzione. Se tal trattamento avesse avuto luogo, Mewlana 
" Rerefeddin ( come panegirista di Timnr ) T avrebbe lo- 
>* dato e a gran fatica ostentato. Siccorae la vista a lui 
»» (Bajezid) odiosa dei Tatari eccltava la sua coUera , 
M scelse di farsi portare in una lettiga. Chi si puo met- 
♦» tere nella sua situazione comprendera aver egli difatti 
" viaggiato in questo modo , e sentira essere stato impos- 
»» sibile al suo animo troppo esacerbato di sopportare a 
» tutte r ore 1' aspetto dei nemici. Quclli che non sanno 
» distinguere la lettiga dalla gabbia di ferro, appartengono 
M a qucUa turba di sciocchi die sono capaci di coulondere 
» fra loro telo e cido. •> 

Di questa inaniera il cav. de Hammer mette in pienis- 
eima luce la falsita di questo racconto della gabbia di ferro ^ 
ed alle storiche testimonianze gia citate aggiange alcune 
ottimc congetture di raziocinio , le quali servono di sug- 
gello a tutta questa erudita ricerca. Noi abbiam dato in 
essa un piccolissimo saggio dell' opera del ch. tilologo ale- 
manno nella quale V eruilizione cd il buon giudizio vanno 
sempre del pari. La traduzione , approvata dalf autore, e 
dilijjeutc e purgala : T cdizioue c corretta. 



238 APTENDIOE 

Epitome dclla Stoiia dl Maiitova , di Basdlo Soresina. 

— 3I(uitova , i8i8 , co' dpi iirgilia/u di L. Gara- 

nenti, in fog. imp. di pag. 43. Bella cdizione. 

Quest' opera, sotto il modesto tltolo cU Epitome, comprenile 

i piu iiuportaatl avvenimenti della Storia di Mantova, dalla 

tondazlone di quella cltta sino a' di nostrl. Sotto colale 

aspetto essa merita i safTragi del colto publjUco. Ma lo 

stile con cni e scritta si riseiite noii rare volte di una 

tal quale disgustosa rlcercatezza. Una briittn incisione rnp- 

presentante la vednta di Mantova le fii ignobile corred». 



Cronologia storica dei Vescovi Olivolensi detd dappoi 
Castellani e succcssivi Patriarcld di Vcnczia , cor- 
redata di annotazioni illiistrnnti V ecclesinstico-civdc 
veneia storia, di Alcssandro Orsoni ., vcucziaiio. — 
Vciiezia , 1828-1829, tip ografia G a spa ri S . Felice , 
in 8.°, fasc. i.° c 2.°, ciascimo cd prczzo di Ur. 2. 

A forniare il piu perfetto corpo di storia ecclesiastica 
molto gioverebbero certamente ie particolari cronologiclic 
narrazioni delle gesta de' pontelici di ciascuna cliiesa vesco- 
vile. Che appunto dall' unione delle singole cliiese ortodosse 
viene a cosiitnirsi qiiella die cattolica ed universale cliia- 
uiiamo. Qnindi e clie S. Carlo, glorioso nostro arcivescovo, 
nel terzo slnodo provinciale da lui celebrato nel 1673 , ai 
suoi sulTraganei racconiandava di registrare in un libro a 
cio destinato tutte le notizie ch' eglino raccorre potessero 
de' loro predecessori , onde all' uopo prendere norma e gio- 
vamento dalle cose die quegli operato aveano intorno alP ec- 
clesiastica disciplina. Ne di siftatte storie e totalinente priva 
la penisola nostra, giacclie non poche qui annoverare ne 
potreiumo, e fra esse, come una delle piii erudite ed im- 
portanti e per isqnisitezza di latinita ad ogn' altra supe- 
riore , quella die Baldassare Oltroccbi col titolo di Ecclcsice 
mediolanensis Historla Ugiisdca dedico all'inclita Arciduchessa 
Maria Beatrice d'Este ( Mediolani , 1796, vol. 2 in 4.°): 
e ne lianno ancora negli Stati veneti e Yerona e Vicenza 
e Mulamocco e Chioggia e Padova. Ma pure la patriarcale 
di Venezia si celebre nel luondo cattolito uiancava tuttora 
d' una compiuta cronologia storica de' suoi ponteilci , co- 
meche non poclii ed insigni scrittori illustrata ne abhiano 



PARTE ITALIANA. u3() 

or Tuna parte or I'altra, sicclie quanto nlla scrie de' ve- 
scovi e paU'iarclu dl qncir insigiic luotropoli, noii altr' opera 
coiisultarsi potea clie la troppo voluminosa del Coniaro, 
la quale per la stessa sua inole e perche scritla in latino 
noil trovasi che tra le inani di pochi. Opportnnissiuia esce 
dnni|ue quest' opera del signor Orsoni ; ne Tautoro per la 
puhijlicaziono di essa coglicrc potea migliore circostanza , 
quanto qnella dolT elezione deU' ottimo nionsignor INIonico 
ill patriarca di Venezia. 

L' opera di cui parliamo c in due parti distinta. La 
]iriaia comprendc la Storia del veneto vescovaio , e la 5ene 
dci Fescovi Olkolensi e successivi Castellani ,• cosi deltl i 
priiui dair isola di Olivolo dove al cadei'e del secolo VIII 
stali erano stabilitl , Castellani glj altri dal castello, onde 
til qneir isola uuinita verso la fine del secolo IX. La se- 
conda contiene la Storia del vcncto patriarcato , e la Serie 
del patriarchi di Venezia. Ma siccome il veneto patriarcato 
ebbe origlne dal Gradense,o questo dalVAqiiilejesc; cosi Tau- 
tore tcsse la serie de' pontedci di quelle due cliiesc ancora, 
comlnciando dall' evangelista S. Marco. Egli poi ci avverte 
die a corredo della sua opera aggiiignera anclie la Crono- 
logica scrie dei priinxerj della ducale basilica di S. Marco , 
il diritto e 1' esercizio della quale sacra dignita apparte- 
iieva un tempo al doge stesso; ed inoltre ci avverte die 
r opera sara pur arricchita di annotazioni illustranti T £c- 
clesiastico-civile veneta Storia. 

Pregevole ci sembra quindi il piano di quest' opera e 
adatto anclie alia capacita de' lettori nelle teologiche iacolia 
non versati ; e dai prinii due fascicoli possiaino giusta- 
nicnte argonientate ch' essa raggingnerii lo scopo cui e di- 
retta. Solo branieremmo una maggiore accuratezza di lingua 
c di stile , uscendo ess.t in tenqji ne' quali ogni benche 
piccola luenda di locuzione riescir suolc disdicevole e in- 
grata. 

Ma cliiudere non dobbiamo qucste parole senza espri- 
mere prima un giusto nosti-o desiderio, perche dai cliia- 
rissimi Dottori dell' Aiubrosian.a venga sino a' di nostri 
continuata la suddetta Storia Hgustica dell' illustre loro pre- 
decessore , la quale non giugue che sino al vescovo Teo- 
doro II , Obbia sino all' anno 740. 



240 APPENDICE 

Per le nozze Crlmani-MIaidn. Illustrazlonc dl una 
greca scidtura, di Ennio Quirlno Visconti. ■ — 
Vcnezia , 1029, Picotti, in 4.° 

Tra gli addobbi che adornano le ricche stanze all' inclita 
damigella destiriate nella casa, in ciii viene da Imcneo 
condotta, fa dl se bellissima mostra una testa d' Apollo , 
provenuta da Atene , raaggiore del natui'ale , di niarmo 
greeo di quella specie che s'avvicina al pario. Qual piu 
nobile soggetto poiea mai dedicarsi alia nobilissima sposa 
per le sue ben augurate nozze , quanto 1' illustrazione di 
si prezioso monumento ? II Visconti vi riscontra una tal 
quale somiglianza coUa testa del famoso Apollo di Belve- 
dere : '( somiglianza ( dice egli ) non tale da stabilire che 
una delle due sculture sla copia dell' altra ; ma tale nem- 
meno da "potersi decidere che siensi combinate a caso, 
senza che gli arteiici avessero presente agli occhi o alia 
fantasia il medesimo originale. » 

Nella dedicatoria ci vien detto che all' Illustrazione tro- 
vasi unita la copia di si sublime escmplare , delineata ed 
espressa dal bulino di un valoroso giovane artista. Nulla 
noi aggiugnere possiamo ne dell' annunciata copia, ne del 
bulino del valoroso giovane , giacche 1' esemplare trasmesso 
per Gesarea legge a questa I. R. Biblioteca di Brera noa 
ne e corredato; ne sapremnio chi mai incolpare si dc]j]ja 
di si fatta mancanza. 



Monumentl dl pittura e sculuira trasccld In Mantova 
o ncl sno territorio. • — Mantova, 1829, dalla tipo- 
grajia aW Apollo di F. Yn\ac\um,fasc. rii ed viii, 
in 4.° gr. 

Anclie di questa pregiabile e dagli amatori delle belle 
arti desideratissima collezione parlato abbiamo nel volu- 
me 5o.°, pag. 3()i.Essa va lodevolniente pi'ogredendo ; ma 
ci sembra che nella parte artistica manchino talvolta alcuni 
di que' pregi che da noi accennati furono nel suddetto 
volume ; e per esempio le tavole di questi due fascicoli 
in qualche liiogo risentonsi di una tal quale dnrezza di 
tratteggi. Lo stile poi, ossia la parte descrittiva, lascia tut- 
tavia qualche cosa a desiderare , non sempre progredendo 
esso con quella semplicita e nitidezza che in si fatto 



PARTE ITALIAN 4. 24 I 

genere discrltti ricliiedonsi. Servano cli prova i due seguentl 
periodl, co' quail si da priaclpio alia descri/ioiie della 
stampa iS.'' n Meniorablle ne' fasti della patria andeiii sem- 
)/ pre la scuola di cjueU' Andrea Maiitegna che ciiirjuanta 
» e piu auni qui dimorato nelT aiuore di im Lodovico 
" Gonzaga; licne lasciava a IMaatova di die superbire, 
" poiciie i miracoli di qivel pennello divlao impreziosito 
" r aveano sino alle pietre. Ma le sciagure de' tempi sper- 
" sero la massima parte di quelia ricchezza clie ia uno 
>i coUe opere non lueno egregie di una sclilera di discepoli 
» dovea sovvenire alia poverta de' posteri piix lontani. » 
Le rapprcsentazioni conteniite in questi due fasclcoli sono 
la Caduta di i'risto sotto la croce , tela di Francesco Mon- 
signori ; un BassoriUeiO delta chiesa di S. Scbastiuiio ; un 
Dipinto a fresco di Giulio Romano in casa Bioadi ; ed uu 
Monumento ad Alessandro Andreasi. 



Gallcria omciica o Raccolta di moniancnti antichi 

csibita dal cav. Francesco Inghirami per senire 

alio studio dell' Iliade e dell Odissea. — Dalla 

poligrafia Fiesolana, iii2(). fasc. 26, 2~ c 28,1/18° 

Di quest' importante collezione parlato alDbianio nei vo- 

luini 49-°, pag. 399, e Si.", pag. 22. Essa precede colla 

prlnilrra accnratezza nel testo e iriaestria neile incision! , 

con que' pi"egi insoinma , co' quali e apparsa ne' primi 

fascicoli. Ne essere dovrebbe gran clie lontana dal suo 

compiinento, gia pubblicata essendosene la tavola 143." 

Dcscrizione dclle incdaglie antiche greche del museo 
Hcdervanauo , dai re di Soiia fiiio a quel delta 
Mauritania , con altre di pia musci , comprese in 
otto tavole incise in rcane , distribuite secoiido il 
sistenia geografico-numisinalico , per Domenico Se- 
STiNl. Parte terzu. — Fircnze, Piatti, 1829, in 8.° 
Qnesta parte terza contieue la continuazlone dellc me- 

daglic della Siria sino alia Persia , e quelle dei re d'Egitto 

lino ai re della ]Mauritania, non oaimesse Ic intermedie 

provincie dell' Africa. 



Delle pietre antiche libri cpLUttro , di Faustino CoRsi ra- 
mano. — Roma, 1828, Salvinucci, in o/, di p. 224. 
Bibl. Itcd. T. LV. 16 



242 A P P K N ]i 1 V. E 

* Atd delCI. R. Accadeitiia dnlla Crusca. — Fiiaizc, 

1829, Piatti , i/i ^f Volume sccondo e terzo. 

* Sagglo di pocsie di Pictro Sterbini. — Roma , 

1829 , in 8." 



S C 1 E N Z E. 

Delia sacra eloquenza , discorso di Felice Deder , 
professore nclV Istitiito di Desenzaiio. — Brescia , 
1829, Bettoni, in 8.° 

A qnesto Discorso, in cni contengonsi le piii sngge dot- 
trine intorno alia sacra eloquenza, e clie vorrcmnio veilere 
tra le mani di que' giovaul ecclesiastici da' quali battesi la 
via del pergamo , precede una dedicatoria del sacerdote 
Girolamo Bagatta , benemerito Direttore delf Istituto di 
Desenzano, a monsignore Giuseppe Crasser assunto da 
quella di Treviso alia sede vescovile di Verona. Ed a noi 
pare cli' egli in si solenne occasicne , senza ricorrere alle 
solite ed oggimai stucchevoli Raccolte di poesle ( delle 
quali gli era forse agevole il raccogliere doviziosa messe 
dagli stessi suol alunni ) meglio operar non potesse clie 
col presentare in omaggio all' egregio pi-elato un libro, 
in cui si danno all' ecclcsiastica gioventu le istruzio'ii per 
ntiliiiente frangere a' fedeli 1' evangelico pane. Ne la sua 
dedicatoria soflcrniasi soltanto nelle viriii di monsignore-, 
111a va discorrendo ancora sulIa penuria in cui ora ci tro- 
\iamo di valenu catechisti e predicatori, e va ad un tempo 
rintracclando le cause di tale penuria. E tra sifFatte cause 
egli ri]jorta come principalissima 1' erronea dottrina di 
alcuni banditori di novita e stravaganze (clie la sacra 
eloquenza ancora ha i suoi romajttici) i quali brigansi di 
persuadere ai giovani iniziati al niinistero della diviua 
jiarola , essere vano anzi perniciosissimo lo studio dell' elo- 
quenza ; doversi ad ogni arte preferire una predicazlone 
eh' eglino con ridevole ed ingiurioso scambio di nome cbla- 
niano lul' apostolica: « quasi dando a credere die siano per 
discenderc dal cielo e posar ancbe sal capo di questi no- 
vellini ed inespcrti banditori del vangelo le lingue del fuoco : 
vogliono fame degl'inspirati, ed altro non uc fanno inian'.o 
clie dci presuntuoiii. » Dottrina funcstissiuia clie i giovani 
distoglie dallo studio dcU'arte non solo , ma anclic dc' veri 
modelli si sncri < lie jnulaui ' Quindi poco o ncssun ordinc 



PARTE ITALIANA. 2^3 

nel loro dire; nessuno allettamento d'l slile die attragga I'at- 
tenzione degli iiditori j nojosc lunglieric; farraggine indigesti 
ili erudiz.ioiie atta piii a sovercliiare che ad istriilre la luente 
de' iedeli ; ncssuiia caatela iiel dipigiiere i costiuiii i nes- 
suiia pradenza nel toccare ccrti dilicatissiiiii punti i e percio 
scandalo aiizi clie santa cdiCicazioae ncgli uditori ; gran 
rumore alle orecchie : 

E r (dine ? vote vanno al teinpio e fuori 
Escon piene di verito e dl parole. 

II Ci e di peggio ( cos! giustaniente egli lagnasi ) •, a tal 
siaiiio giunti da dover sentire con gli oretchi nostri, che 
uon ci Iia liuoni esemplari di sacra eloquenza ne inoderni, 
ne anticlii, siano latini, siano pur greci. Qnesta sentenza 
panni clie passi troppo al di la d'' ogni romaiiticisnio. Come 
parlano poi essi dal pergamo i nostri nuovi esemplari? Col 
f'atto rendono alia verita la piu esidentc testimonianza. " 

Tali soao le cose che il sig. Bagatta viene opportuna- 
niente c con eloquenti parole svilnppaudo nella sua dedi- 
catoria. Delle quali cose abbiauio voliuo far lui cenno, noii 
perclie nella patria nostra totalmente nianchino i buoni 
catcchisti e predicatori , che anzi ne ha di valenti; ma 
ad annnonizione de'giovani presnntiiosi oratori , e ce ne 
lia pur di (juesti e non jioclii , i tjuali credono d' aver rag- 
ginnto il pin sublime scopo, allorciie sclolti da ogni freno, 
e bbracciandosi versano dal pergamo tutto cio clie hanno 
nella monte alfastellato. 

L' opuscolo del sig. Prof. Deder piii che un dlscorsu 
accademico puo constderarsi come un uieiodo, ossia uu 
concise c ben orJito trattato di cio clie praticarsi dovrebbe 
neir istruzione degli ecclesiastici alfesercizio della sacra elo- 
quenza iniziati. L' an tore pone per base rcsempio e T use 
trasmessoci dai Padri della Cliiesa e speclahuente da S. Ba- 
silio e da S. Atjosiino, che dcbliasi cioe insieme coaoin- 
^uerc lo studio della profana con ipiollo della sacra elo- 
quenza, riferendo tuttavia quella a qnesta, e quella usando 
a ministra e ajutatrice di (jnesta. Imperocclie non e a 
presumersi che alcuno divenir possa " sulliciente dicitore 
da pergamo , se oUre alia necessaria scicnza ed erudizioue, 
non a!)l)ia con aniore e con attitudiue coltivaii uei teneri 
anni le lettere umane , e non siasi abiiuato alia natnrale 
cliiara copiosa dicitnra , collo studio de* classici italiani 
(aggiungasi c i^rcci e laiiui ) , e coU'esercizio Uello scnveie 



244 APl'ENDICE 

e del comporre. » E cio vien egli confermaiicio con un 
lumiiioso sqnarcio di S. Agostino, in cni tntti conten- 
gonsi le parti delF elotjuenza dall' invenzione sino alF elo- 
cuzione. Ad isti-nire un giovane alia predicazione bastera 
diinque r applicazione de' precetti della profana alia sacra 
dicitnra. « Di fatto si tramuti ( cosi T autore ) la lllosolia 
tanto raccomandata da Cicerone all' oratore , nella filosofia 
evangelica ; T erndizione della storia profana nella sacra 
massimamente ; la lettura de' classici profani in quella dei 
santi Padri eloquenti , la bonta della vita richiesta da Quin- 
tiliano assolutamente, nella cristiana carita : ed eccovi for- 
mato il sacro oratore. >> Egli passa quindi a parlare della 
parte forse la piii iniportante nella sacra eloqiienza , cioe 
del destare e del reprimere gli aft'etti. 

Ma siccome a persuadere ed a commovere, unico scopo 
d' ogni eloquenza, conviene far si che i ragionamenti stiano 
11 piu che sia possibile ristretti alle persone cui parlasi , 
nel clie i profani oratori av^eano un sicuro vkntaggio sovra 
i sacri •, cosi vien egli a quest' uopo esponendo , quasi a 
foggia di canoni, alcune considerazioni snggeritegli dall' espe- 
rienza stessa non che dallo studio da lui fatto su Cicerone 
e ad un tempo sul Grisostonio. Noi crediara bene di qui 
accennarne 1 capi : « In priino luogo non si piglino per 
soggetto dei sermoni argonienti generali od astratti e piix 
adatti all' istruzione , che alia persuasione ed all' impnlso 
del cuore — Secondo, la maniera di trattare i temi di 
persuasione e di azione scenda, il piii ch' essere possa , 
al particolare. — ■ Gioveranno in terzo luogo le descrizioni 
e le narrazioni che si chiamano pramrnatiche , le quali 
trattenendo per convenevol tempo la mente e la riflessione 
dell'uditore, e alle particolari circostanze discendendo, e, 
ove e luogo, amplificando , faranno quando in una, quando 
in altra parte nentrare in se medesimo 1' ascoltatore e in 
altrui riconoscere se stesso , e gli feriranno la fantasia e 
il cuore. Di questa f;itta esser devono le prediclie sulla 
morte del peccatore, sul giudizio, ecc. — Le paralaole in 
quarto luogo sono valevoli ad appllcare il discorso alle 
persone, e danno materia di amplilicazione su quel deter- 
minati soggetti che vi vengono introdotti. — II quinto 
mezzo di trattenersi sullc persone, e quindi determinar la 
materia e lo scegllere qualche azione di storia sacra od 
ecclesiastica, adatta al soggetto die si vuol trattare, alia 



PARTE ITALIANA. 2^S 

massima die si vuol itnprimere , al vizlo clie si vnol cor- 
reggere , alia virtu die si vnole iiisinuare. — Da ultimo 
una gran sorgeiite ed inesaiista cP ogni maniera d'affetti, 
sconosciuta a tutto il moado profano, porge a noi la Per- 
sona Diviiia di Gesii Crislo. Dalla sola passione di lui 
scaturir possono a larga piena gli affetti tutti piu teneri 
e piu forti in quel maggior grado, di cui e capace il cuore 
uniano. » 

Dalle quali sue osservazioni e dal metodo da lui esposto 
vien egli alia prova esaminaado un brano di eloquenza 
sacra in confronto della profana sovra due noa dissimili 
argomenli : T uno del Grisostomo il quale per hocca di 
Flaviano commovere vorrebbe a pieta Teodosio cruciato 
contro della nietropoli d' oriente, die atterrate e spez- 
zate avea le statue di lui •, T altro di Cicerone che placar 
vuole Cesare adirato contra il re Dejotaro. Cosi V autore 
aggiugne al precetti Tesempio e la pratica , e diniostra come 
si possa far in modo die Teloquenza sacra abliia un non 
dubbio vantaggio suUa profana , sejobene da questa prenda 
e sussidj e modelli. « Da siffatto metodo ( concliiude 1' ati- 
tore , e noi siamo pienamente con lui concordi ) verrebbe- 
ro , pare a me , plii vantaggl agli stndiosi cccleslastici 
die sono da cio. I precetti applicati si apprendono e si 
ritengono con maggior forza e senza noja. II confronto 
rlesce sempre dilettevole, perclie ritien 1' animo nell'aspet- 
tazione di vedcre clil vince. Per questo sono cosi gradlti 
i confrontl che fa Plutarco degll viomini illustrl : cos'i e 
diletto veder due valentl combattere e contendere fra loro. 
Avvezzl 1 giovani alia bellezza e verita dl questi esempi , 
formano 11 legittimo senso e la giusta estimazione, come 
inte»viene a dil ha sempre sotto gli occhi e fra raano i 
capl lavorl dell' arte. Pieni la mente e 11 cuore. di queste 
vere forme di eloquenza, le trasfonderebbero a poco a 
poco ne' loro sermoni : e cosi, tolta lafredda, concettosa, 
fncata, fantastica , si rlmetterebbe in lioro la vera, soda, 
commovente eloquenza ad onor della Religionc, e frutto 
non ordinarlo de' fedeli ascoltanti. » 



246 APPT7, NDICE 

De mitra episropormn, Acrnasis Antonii Marice Cal- 
CAGNI S. Th. Doct. Canomci Honor. Clodiensis 
et Prof- Juris ac lust, rcdesiastica' etc. — Vcne- 
tiis ii'^29, ex typogr. Jos. Molinari , in 4.° 

Al sig. canonico e professore Calcagni gia. contribuito 
abhianio le ben dovute lodi, nllorclie parlnmmo della sua 
erudita dissertazione iatorno al pallio de' ineti-opolitani. 
Yeggasi questo nostro Giornale , torn. 41, pag. 42.5. Ora 
egli ci anannzia d' aver divisato di comporre altrettante 
dissertazioni, (|nante sono le vesti , e qnauti i distintivi 
de' pontefici , de' sacerdoti e de' cherici della Santa Chiesa 
Cattolica i veggendo die sino da' tempi apostolic! usavasi 
d'nno speciale e distinto abito nel ministero deU'altare, 
e giustamente lusingandosi di fare con siiFatto Livoro utilis- 
sima cosa masslme agli cccleslastici. E noi facciamo plauso 
al divisamento sue , merce del quale aver potrenio una 
desiderata e non voluniinosa coUezione di notizie, clie 
importantissime sono per la liturgia della Chiesa cattolica , 
e clie altrimenii ben apprendere non si potrebbero se non 
con un lungo e non si agevole studio, cioe col rintrac- 
ciarle qua e cola nolle opere de' Santi Padri e ne' grossi 
volumi degli erclesiastici scrittori. Ne al certo poteva egli 
per la publ)licazione di queste sue ricerche sulla mitra 
episcopale cogliere piu fa\'orevoie circostanza, quanto quella 
in cui monsignor Bernardo Antonio Sqnarcina entrava so- 
lenneniente al possesso della cattedrale chiesa di Cencda. Che 
questo e il piii opportune modo di celebrare cogli scritti le 
sagre inaugurazioni de" nuovi pontefici. Le poesie d' occa- 
sione svanisc^no col passare dell' occaslone stessa , ma le 
opere di bella o peregrina erudizione durano pereni»i , e 
perenne conservano la memoria delF avvenimento onde 
ebbero occasione , siccome altrove avvertimmo. 

L'autore, fatte priraiei-aniente alcune indagini snll' uso 
della mitra presso quasi tutti gli antichi popoli , ed ac- 
cennatene le varieta, sebbene col nome di mitra sempre 
s'intendesse un adornato coprimento di capo (forse cosi 
chiaraata dal greco ju/rc<; , filo, perclie di fili tessuta ) , 
osserva che nei primi tenqii della Chiesa era propria spe- 
cialmente delle vergini e delle divote matrone. Passa quindi 
a ricercare I'epoca in cui i vescovi cominciarono a iarno 
USD, e tra le varie sentcnzc preferisce qucUa del Martene 



PAUTE 1TALI.\NA. 2^J 

e Jcl Mal;illoii , cioe clie sino dni tempi apostolic! ne aa- 
tlassero i vescovi adorn! , scbVieiie foss' essa di tint' altra 
forma da qnella cli' ebbe i>o! ne'secoli posteriori. Epifanio 
racconta clie Tapostolo Glacomo , come vesco"'o di Geru- 
salemme, era solito portare in fronte una lamina o foglia 
d' ore ; e semlira clie di tale lamina usasse anclie Giovanni 
r evangelista come vescovo di Efeso, del clie ci lasciarono 
nn cenno Policrate vescovo pine di Efeso, e S. Girolamo. 
E di non dissimile ornamento usarono pure i vescovi ne' po- 
steriori secoli, giusta la testimonianza diEusebio, di Gre- 
gorio Nazianzono , di Eunodio e di altri. Ma siccome ac- 
cadde degl! altri episcopal! abiti, la mitra ancora ando coi 
secoli canglando di forme, finclie verso il secolo XI divenne 
dalle odierne non iiiolto dissimile. Da alcune clie tuttora 
piamente conservansi in qualcbe sacro mnseo e da quelle 
clie veg2;onsi nelle imagini di anticbi vescovi puo di leg- 
gier! dedursi clie prima del suddetto secolo esse fosseio 
rotonde in modo pero clie a guisa di berrctte in alto ri- 
stringevansi terminando quasi in un cucuzzolo , essendo 
cbe tolta erasene la forma dalla ^tiara del vecclilo testa- 
mento. Non tutt! pero i vescovi usavano anticamente della 
mitra, ma quell! soltanto, a! quali per pri\ilegio stata 
era dal romano Pontefice accordata. Sembra c!ie solamente 
nel secolo XI I'uso di siiFatto coprimento cominci;tto abbia 
ad essere a tutt! i vescovi comune nella Chiesa occidcntale; 
cio die assai piu tard! avvenne nella chiesa d' Oriente , 
forse per rispetto de' bl/antini imperatori, die pure ne 
andavano adorn!. 

Siccome po! tutte le sacerdotal! vest! hanno una mistica 
significazione , cosi f autore passa a dimostrare die giusta 
il pontilicale romano, e rinsegnameuto d' Innocenzo III 
la mitra siguilica f elmo della salute , pel quale il vescovo 
diviene tremendo contra i nemici della verita, e significa 
ancora la magnificenza di Cristo, di cu! il vescovo fa le 
vecl : i due corn! od npici esprimono la scienza di ambi- 
due i testament! : le due fasce pendent! sugli omeri sono 
il simbolo dello spirito e delle lettere ne' dlvini librl asco- 
ste , essendo die il vescovo dee suUe proprie spalle por- 
tare cio die coila bocca insegna. 

Egli parlando poi di que'prelati, die sebbeae di episco- 
pate carattere non insigniti lianno non di meno I'uso della 
mitra per particolarc privilcgio dc' somm! pontelicl , osserva 



248 APPENDICE 

die probabilmeiite 1 semplici canlinali noii ne nsarono 
prima del secolo XII •, clie sino dal secolo XI ne fu ac- 
cordato 1' oiiore a qualche abate d' insigne nionastero ^ che 
nel medesiino secolo trovnsi accordato un simile pi-ivilegio 
auche ad altre ecclesiastiche dignita , non che ai canonici 
di alcnno de' piii illustri capitoli ; ai qnali canonici per 
decreto della sacra Congregazione de' riti fa poi nel 160a 
ingiunto clie quando non celebrano, ma soltanto asslstono 
al coro od al vescovo , delibano da se medesimi porsi e 
levarsi la mitra ; cio che appnnto vediamo in questa me- 
tropolitana nostra praticarsi. L' autore cliiude la sua dis- 
sertazione coll' osservare che 1' uso della mitra fu talvolta 
accordato anche a qualciie principe secolare. Alessandro II 
la concesse nel 1068 a Vratislao duca di Boemia, Luca II 
al principe di Sicilia nel 11 44, Innoceuzo III al re d'Ara- 
gona nel 1204. 

Tutti questi argomentl , de' quali esposto non abbiamo 
che il sunto, vengono dall' autore trattati con ogni cor- 
redo di critica e di erudizione. 



Corpus Juris civilis quo Jus universum Jusdnianeum 
comprehenditur editio tertia Taurinensis. Tom. I 
e IL — ^"o* Tawinorum, 1O29, edld. heredes Se- 
bastiani Bottas, in 4.° gr. di pug. 1471 complcssi- 
vamente. Prezzo in carta ordinaria lir. 46 italiane , 
in carta fina lir. 55. 

Noi ci afFrettiamo a tener discorso di questa edizione che 
ci pervenne iatiera nei primi giorni dello scorso luglio 
con lettera dell" editore sig. GiOK'anni Calza del 29 giugno 
1829. E primieramente lodar dobbiamo la nitidezza e bel- 
lezza dei minuti caratteri, come altresi il disegno di rinno- 
vare la stampa di si fatto tesoro della romana sapienza. 
L' editore ci avvisa « che gli errori da lui rilevati nell' edi- 
» zione Torinese del 178a, e corretti nella presente oltre- 
» passano i cinquemila ch' egli e in grado di far constare 
» al pubblico merce de! paralello da lui fatto e conservato. » 
Quest' edizione abbraccia il cosi detto Corpus Juris Giusti- 
nianeo. II primo tomo contiene le Instituzioni ed i Di- 
gestif il secondo comprende ii codice di Giustiniano colle 
novella di lui e colle solite di alcutii altri imperatori, come 



PARTE IT\LIA.NA. 249 

per esemplo dl Giustinlano, Giustino e Tlberlo nnlti , di Ze- 
none f, i cosi detti canoni ilci^li Aposioli falsamcntc attrilmiti 
al Papa Cleiiiente piunio; le consuetudini fendali divise ill 
quattro libri ;, il liliro iatitolato dc Pace ConstanticE ; i fram- 
menti delle leggi delle dodici tavole; alcuni titoll di UI- 
piano, di Paolo, e delle istitnzioni di Cajo. Tutte queste 
cose sono comprese come al solito nel volume secondo ia- 
titolato Codice di Ginstiiiiano. 

Se si trattasse di nn' opera di mera erudlzione, fosse 
pur anclie come essa e di giurisprudenza , noi ci conten- 
teremmo di qnesto lireve cenno clie onorere]>be 1' editore. 
Cosi per esempio opcreremiuo se ci fosse dalle stampe 
italiane consegnato Pautico codice di Menu conservato dagli 
Indiani. Ma lo studio della romana originale giurisprudenza 
lungi dall'avere cessato di essere utile a fronte dei nuovi 
codici di alcune europee nazioni , e anzi divenuto assai piii 
importante per lo studio stesso delle nuove legislazioni. 
Nei nuovi codici si rltrova ridotto a principj ed a canoni 
eminenti lo spirito direttivo delle romane leggi. Ma siccome 
colle viste generali sarebbe assai malagevole guldare le par- 
ticolari applicazioni, cosi ncUa collpzione delle leggi romane 
s'incontrano i corollarj e Ic regole subalterne necessarie 
air applicazione medesima dei nuovi codici. In quegli stati 
poi ne' quali il Fvomano diritto ha forza di legge , cresce 
assai piii la necessita dello studio profondo di esso. 

Ma questo studio esige circa il tcsto medesimo illustra- 
zioni storiche e filologiche, delle quali mancarono i giure- 
consulti del medio evo •, e percio malgrado un retto senso 
di giustizia ed un mirabile acume d' ingegno , essi noa 
poterono riescire ad essere sempre fedeli interpreti del 
senso positivo del testo romano. Grozio parlando di tali 
comentatori li qualilico dlcendo: Optimi juris conderuil aii- 
ctores , etiam ciun couditi mali sunt interpretes ■■ Fu quindi 
necessaria la nuova scuola lllologica fondata dal milanese 
Alciato , recata in Francia dallo stesso Alciato, e da ie- 
retto toscano, dalla quale nacquero poi i Uunrc/ii , i Cujaci, 
i Donclli, i Brissonj ed indi piu tardi i due Gottofredi, 
e altrove gli Halovandri , gli Agosiiid, ecc. , e finalmente 
gli storici dclP origine e del progresso delle romane leggi, 
come il Gravina, il Terasson, ed in oggi il Aicbuhr , ed 
il Savigny. 



25o APPENDICE 

A comodo per altio degli stndiosi del testo del romnno 
diritto, o dirom ineglio , a soccorso necessario per la par- 
ticolare intelligenza dei rispettivi pass! e per la concordia 
delle leggi snrsero i Comentarj dei due Gotofredi, uuo al 
codice Teodosiano e 1' altro alia coUezione di Giustiniaiio. 
Chinnque !ia dovuto nianeggiare sia nello studio sia nel 
pratico eserclzio i testi della collezione giustinianea , sa 
quanto utili riescano le note di Dioni^i Gotofredo, am- 
pliate in ultimo coUe aggiunte fatte nella grande edizione 
pubblicata da Simone Van-Leeuwen nclT anno i633 in 
Amsterdam colle stampe di Giovanni Blaeu , Luigi e Da- 
niele Elzevir, ai quali fn associato Francesco Hackio li- 
l)rajo di Leida. Essa fn rinnovata da una moderna por- 
tante la data di Colonm-MunatiancR^ sumptihus . . . Fratrwn 
de Tournes 1790. Quest' ultima edizione, la piu compiuta 
e la pin magnifica , porta in fronte anche la storia e la 
cronologia del diritto civile roniano, opera utilissima a 
chiunque non si contenti di essere semplice Legulejo, ed 
ami di conoscere le origini del piii grande fenomeno del- 
r umana civilta nato per opera del tempo e di singolari 
circpstanze di moderazione (i). 

(i) Ecco il frontlspizio di questa egregia edizione. « Corpus 
3> juris civilis romani in quo institutiones , digesta ad codicem 
>> florenrinum eaiendata , codex ec novellas nee non Justiniani 
» edicta, Leonis et aliorum iniperatonim novella, canones 
>y apostoloruni , feudorum libri , leges xil tabb. et alia ad 
» jurisprndentiam ante Justiriianeani pertinentia scripta , cum 
» optiniis (luibiigiiue editionibus collata e.xliibentur cum notis 
>» integris Dionysu Gothofredi. 

« Quibus Francisci Modii et ahae aliorum Juriscoiisultorum ce- 
» leberriniorum Pauli receptie sentential cum selectis notis I 
» Cujacii, et sparsini ad universuai eor|ius Aiitonii Anseimo A. 
» F. A. N. Ic. Antuerp. observationes snigulares , Reiiiissiones et 
>» NotK juris civilis cationici et novissiini ac in Praxi recepti diffe- 
» rentiam contini-nte accesserunt. Opera et studio Siiiionis Van 
>> Leeuwen Ic. Lugd. Bat. 

» Additi quoque locis convenientibus indices titulorum ac 
» legum eniendatissimi, prjeuiissa est historia et chrooologia juris 
» civilis rouiaiii (\i\ds singular! nietbodo Ifgum latarum tempus 
3> desigoat. — EJitio nova onini qua bcuit cura atque labore 
» indefesso in notis piJEcipue accurate et diligenter examinatis 
>> a quampluriuiis niendis falsisque allegalionibus repurgata et 



PARTE ITA.I,T.VNA. a5l 

AU'anaunzio ila no! I'atto Jella torine';e edi/ione forse 
i lettori si aspettcranno ili vederla inodellata su 1" an/idetta 
d' Olancla , e loise per esscre questa a cjuella posteriore 
augureranuo dl vederla ancor pin perfetta. Ma egliao sareh- 
bero dekisi iiella loro aspcttazioue; giacclie nella torinese 
ristanipa altro non si rlscontraao die secche ckazloul di 
legffi correlative, osfia le cifre numeriche e compendiate 
di queste leggi. Tutto il riinauente, d'altronde necessario, 
fu sbandlto, talche incoitrandosi qualclie tratto allusivo ad 
usl od a fatti roinani men iioti, manca ogni luce per intea- 
dere il gennino e positivo senso dei testi delle leggi. 

Dobbiamo noi forse attribuire cotale mancanza di com 
mentarj e d' illustra/ioiii alia niira del piii facile aequislo 
e della piii estesa ditfiisioiie degli eseinplari stanipati ? Ma 
coloro die amaao davvero d' istruirsi pienamente del senso 
e delle origini del romano diritto, o quegli altri die ne 
abbisognano nelf esercizio dell' avvocatura e delle giudica- 
ture, dovrannosi riputare cosi poco zelantl del sapere e 
della giustizia die sagrificar vogliano a poclilssimi danari 
di piu la niiglior cognizione delle romane leggi' 

Per buona sorte il pulililico in oggi vivente non si 
trova ne per senno, ne per mezzi pecuniary al disotto 
dei padri nostri ^ e slccome la seconda e grande edizione 
sopra riferita eblie un tale credito ed una tale concorrenza 
di compratori die fu contraffatta in Venezia ;, cosi se coloro 
die consigliarono gli eredi di Sebastiano Botta avessero 
meglio pensato o fossero stati meglio istrutti , avrebbero 
ia vece suggerito d' interanieute rinnovarla. 

« correcta . et in (juatuor tonios distvibiua. — Colonire Miiiiatiana; 
>> eutnpcibus Vratriim de Touines 1 790. » 

Se al tempo di Simone Fan-LEEUW*EN fosfecro state scopeite 
altre reliquie delle lecg.i impfriah e la legislazioue dl Teodorico 
re dei Visigoti doaiinante nel niezzodi della Francia pubblicate 
per CDva di Giovan Ciistoforo Amaduzzi colla liella edizione in 
foglio fatta nell' anno IT^'? in Roma dalla stauiperia dello Zem- 
pellid a' spese del librajo Venanzio INInnaldini . noi potrctmiio 
conpettnrarp rlie alia gvande edizione del Van-I,eeinven sarebbe; 
itato atigiunto il \oliiuie pubblirato ed illiiBlrato fi degnanienie 
dair Amaduzzi. Ceitaniente <piesta ginnta non debb' essere di- 
nientirata dai cu'iori della giui itin laknza i quali aniauo di se- 
guire le fasi della legislazioue rouiana fin dove fii spinta ed 
adottata nel medio evo. 



252 APPENDIQE 

A quest' impresa sarebbero statl vleppiii uicoraggiati se, 
come si dice, nella Fraiicia stessa ritorna in onore lo sta- 
dio del romaiio dirltto: poiche se an tempo esso ridondo a 
tanta gloria di qaella iiazione , potrebbe in oggi essere infi- 
nitameiite proticuo per Tapplicazioae delle nuove leggi. Ci 
dnole di dover sulla nuova edizioiie Torinese fare quests 
osservazioni, e c[aiiidi auguriamo die il risparraio tipogra- 
fico eseuuito colla mira di avere uno spaccio maggiore 
non vada fallito nelle sue aspettative , ne si rivolga a 
daano degli editori. Cio die certamente osservar dolibiamo 
si e die in molti e molti casi i possessori della Torinese 
edizione dovranno ricorrere ad altre fonti onde dicifrare 
alcuni testi die abbisognano non di semplici concordanze 
con altri testi, ma di illustrazioni storiclie e filologidie. Noi 
sappiamo die il ricercare queste illustrazioni suppone die 
si conosca il bisogno di averle ; e la persuasione di que- 
sto bisogno sentesi da pochissimi. Ma se tali illustrazioni 
sono necessarie , non ne viene forse il pericolo die per la 
loro mancanza o' non s' intendano le leggi o veugano mala- 
mente interpretate ? Quali sono le conseguenze clie seguire 
ne debbono ? E facile T indovinarle. 



Raccolta di Opnscoli medici di G. A. del Chiappa , 
professore di medicina pratica e memhro della fa- 
coltd medica nelV I. R- Universitd di Pavia. Vo- 
lume i.° — ■ Pavia ^ 1828, dalla tipografia di Pictro 
Bizzoai , di pag. 278 , in 8." 

Otto sono gli opuscoli compresi in qaesto volume , due 
inediti e sei giii stati altra volta stampati o con particolari 
edizioni o ne' giornali scientifici. II sig. professore Del 
Chiappa si ridusse a venirneli ora cosi insieme raccogliendo , 
poiche questi ultimi, " qual che ne fosse la cagione, anda- 
rono di errorl e di meiule tipogratiche fieramente contami- 
natl; >f e cosi a tacitamente rimproveravano T autore di 
cotanti falli e negligenze, onde si mostravano quasi che 
svisati. )' Inediti troviamo, i.° una prolusione alle lezioni 
di medicina pratica per I' anno 1822-23, il cui soggetto 
e Del vcro clecoro nella medica proftsslone ; 2.° un Discorso 
della vlcendevole dipendenza tra la morale e la medicina. 
Gli aforismi medico-politici di Knips Macoppe valsero di 
scorta al sig. professore per la sua Prolusione , nella quale 



ICv 



PARTE ITALIANA. 253 

cl semlira essere egli in ultirno uscito di via dilungandosi 
intcramente dal soggetto e mcttendo innanzi e magniticando 
la biiona fbrtuiia della sua clinica niedica pe' chinirglii, onde 
far nolo clie la A'uoia dottrina ualiann ebbe la sua nascita 
nella ticinese Universita , e cosi tesserae le lodi e dicliiarare 
cli' egli si trovn obbligato a doverla seguire siccouie « quella 
die consentendo colla piu saua dottrina degli anticbi mae- 
stri , della quale e irrcfragabile conferma . . . . , siccome 
quella che nacque , maturb , e perfezionossi al letto del 

malato , e che la cotidiana esperienza ognl di 

piu conferma e suggella. " Venendo ora al Discorso, esso 
lia per iscopo quello di provare die la morale e la medi- 
cina si dan la mano, vanno perfettamente d' accordo, sono 
interaniente all' unisono ne' precetti iatorno al sanare i 
mali ed al conservare la salute delF uomo. Male percio 
parci corrisponda al contesto di esso Discorso A titolo 
appostovi 5 se trattasi di colleganza non giii di dipendenza. 
Inoltre parci pure che a un punto sla stata fatta confusione 
della dottrina morale o della moialita colla cura morale , 
cioe dello spirito, la quale si convieiie nelle pazzie, cose 
tra se intieramente diverse, disparate e in questo caso di 
nessuna attinenza. 

Delia metasincrisi. , ossia Metodo pertnrbatore dei moderni; 
Jppocrate , Modello dei medici ; Del carattere morale che si 
svUuppa nelle malattie ; Hulla conmnicazione vitale che ha 
luogo pel contatto fra 'klue individid ; Elogio di Leonardo 
Targa , sono i titoli degli opuscoli gia editi. Se la Meta- 
sincrisi e a detta del sig. Professore il metodo periurbaiore 
de' moderni, non era mestiero ch' egli scai^asse fra le rovine 
deW antica medicina per rinvenire questa preziosa cosa ob- 
bliata e negletta , e richiamarla a nuova luce ; poiche stava 
gia alia mano dei medici tutti, non essendovi, agiustodire, 
in fatti medico alcuno che in qualche caso non abbia ado- 
pcrato , o non adoperi nel farsi a curare i mali il metodo 
veraniente perturbativo. E nel leggere questa scrittura ci ac- 
corgemnio die il nostro clinico la dove staljilisce le affe- 
zioni nelle quali a' di nostri usar si potrebbe la metasin- 
crisi, non e conseguente a se stesso , ma in vera opposi- 
zione. La metasincrisi, die' egli da prima ( pag. 41 ), hi- 
sogna usarla in quelle « die non riconoscono alcuua dlatesi 
predominante, in quelle , lo quali senza pur essere organi- 
che cliinarsi non vogliono ne all' iino , ne all' altro governo 



264 APPEND lOE 

di cura corroljoraiite o tleljilitaute, <> e in apprcsso cliiude 
col dire ( png. 55 ): " Nell' usare della cara metasincrkica 
uiestieri e riguardare senipve alia diatesi, cioe ad una od 
altra di quelle condizioiii o disposlzioni sotto cui militano 
le uialattie , la cjviale par vigesse aiicora non lueiio nspetto 
alia doininante alFezioiie clie al teiuperameato ; e secoiido 
questa mettere in uso di que' rimedj metasmcritici clie haniio 
in parte della virtii contraria alia vigeute coiidizioiie del 
male. A questa qualita , natura o condizione adunque si 
riguardi niai senipre , uientre difficile si e ciie non ne pre- 
domiui alcuna ecc. >/ L' orazione inaugurale intorno ad 
Ippocrate non ne e die l' elogio di questo souimo. Qui 
riavenianio die il sig. professore, diirienticata la Nuova 
Dottrina italiana, invoca T assistenza dello spirito del grande 
di Coo neir esercizio clinico , in cui dice sempre seguirne 
le orme, e didiiara " professare amore ed osservanza al- 
r auree dottrine, le quali vincendo la pruova del tempo 
sono pervenute insino a noi. » Trapassereiuo di leggieri 
il discorso sulF eloquenza del medico, clie non e die uno 
svolgimeato inaggiore di quanto gia a tale proposito scrisse 
Monti in quella sua orazione Sulla necessiia ddl' eloquenza; 
siccome anche intorno alia susseguente scrittura ci linii- 
teremo ad accennare cli' essa e non piii die una ennme- 
razione degli effetti ed accidenti die si osservano succedere 
nel carattere morale delle persona in seguito a diverse ge- 
neral! llsiclie affezioiii , senza die ne veuga dalP autore ten- 
tata alcuna plausibile maniera di spiegazione. Due persone 
col lungo giacersi a mutuo contatto partecipano T una 1' al- 
tra le rispettive buone o cattive quahta e condizioni ina- 
teriali del corpo. II sig. professore avvisa die cio succeda 
perclie viene ad essere mutuauiente assorbito il principio 
vitale , oude egli die al suo scritto quel titolo di conuini- 
cazione vitale, il quale titolo non saprommo pero se espri- 
jiia bene l' idea die vi si voile attaccare. Il caloiico tra- 
mandato dalla persona non puo non jjortare con se parti- 
celle delle sostanze componenti la persona stessa, le quali 
vengono dalla vicina persona assoi^bite , onde 1' elfetto che 
ne conseguita in questa e a norma della buona o cattiva 
qualita e condizione di esse partlcelle esalanti. Cosi almeno 
la cosa venne fin qui veduta dai medici. L' elogio fiaal- 
luente del Targa fit riprodotto, onde emenJarlo di alcune 
inesattezza occorse nella prima edizione del 1824, e che 



PAllTE ITALIANA. 255 

si riconobbero In seguito alia vita die di esso Targa pub- 
blicu nel 1826 il dottor Zoppl. 

Term i acre mo (luest'articoio toccando qualchc cosa della 
dizione e dello stile , in cui a parer nostro 1' antore si mostra 
alcana volia foise troppo studinto, ricercato e artifizioso, 
non rinveneiidosl altresi tal fiata anche tutta la proprleta e 
raggiustatczza nell' espressioni , e una intera coUeganza di 
idee , al die vagliano oltre ai brani sovra rapportati aadie 
i segiieiui escmpi " Coaviene di' egli (il medico) sia pro- 
fondaiiieiite dotto in tutto die si appartieiic alia uiedica fa- 
colta, ma nella cliiiica poi emineiitemente scaltrUo .... La 
natura travadia sempre dietro un modello ed an tipo, e 
ove con occhio lilosolico la si rigiiardi, agevole iia il rico- 
noscere, cli'ella opera in tiitti i siioi maglsteri colle stesse 
leggi e cogli stessi fenomeni .... Fra i inezzi spettanti al 
goi-erno del ikere atli a produrre questa metasincrisi , io ri- 
ferisco le friziord, non guari diversamente dalla foggia de 
Morlacchl , i ipiali pero nsanle ecc. " P. S. 

Formidario per la preparazione e V uso di mold mc- 
dicamcntl niioii di F. Magendie , ecc. Tmdnzione 
con appeiidice ittdiana e note, per curd di A. Cat- 
tan Eo Duttorc in ambc le leggi , Maestro privato 
di Economia rnrale , o sia d agraria , covipilatore 
del Cionii/le di farniacia-cldniica , gid contpdatore 
del Giornale d agricoltara , arti e commcrcio , chi- 
viico farmacista , premiato piic lolte dull' I. 7?. Go- 
yerno di Milano . membra del Collegia dei dottorl 
della facoltd politica-lcgale neW I. e R. Uniiersitd 
di Pavia, ecc, ecc. , ecc. , quarta edizioncfatla sulla 
sesta di Parigi , e su l edizione Spa^mola del sig. 
J. L. Casasecn. — Milano, 1029, lUisconi , in 
12.° con tai-. in rame. 

Sei edizioai in Francia , non e cio un niiracolo per un 
lihro die raccolga i sntlragj dc' leggitori. E noto die tuna 
la colta Europa prende pane alia letteratura franuese. Ma 
quatiro edizioni italiaiie in podii anni c cpiesto lui lavore 
assai raro, luassiine ove traitibi di opera scieatillca. II me- 
rilo iutrinseco dell' opera die annunciamo e dunqiie coiii- 
provato abbastanza , nc gl" Italiaiii sono i soli die F abbiano 



256 APPENDICE 

apprezzata. La presente edlzlone pero si raccomaitla da 
se stessa sopra le antececlenti e per le aggiunte del me- 
desiiiio sig. Magendle , e per alcniie giudiziose note che il 
sig. Cattaneo ha tratto dalla tradnzione spagnuola del sig. 
J. L. Casaseca; soprattatto poi per T appeudice e per le 
aiiiiotazioni oiKr e arriccbita , lavoro e qnella e queste 
dello stesso sig. Cattaneo. In esse aiinotazioni stanno rac- 
colte le priiicipali e plu importanti scoperte che la chi- 
mlca ha potato far riverberare sa la terapeutica in que- 
sti ultimi aiini. Ma, dobbiamo dirlo francaniente , il sig. 
Cattaneo si e forse lasciato andare un po' troppo oltre col 
sue fervore scientifico, ed ha ingrossato il volume con 
alcune uiaterie che apparteiigono ad altri rami della medici- 
ua. Come mai , p. e. , possono qui trovar luogo le idee 
patologiche dello Strainbio juniore sii la sede e la natura 
delle febbri intermittenti e T acupuntura di Cloquet, e la 
litotritla di Civiale? Son queste al certo ottime cose, ma 
noa erat hie locus. II formulario per la preparazione ed uso 
di mold mcdicarnenti iiuOKi non puo essere decorato che 
dalle novita cliimico-farmaceutiche recentemente introdotte 
ill medicina i T estenderlo piii oltre e aprirsl un orizzonte 
troppo vasto perche trovar possa opportune luogo sul qua- 
dro che il sig. Magendie voile rappresentai-ci. 

Nel confroutare la traduzioue col testo , oltre a varj nei 
che ci sono sembrati incorsi per colpa deireditore, ne 
abbiamo pur ravvisati alcuiii die appartengono sicuramente 
al traduttore medesimo. La conosciuta perspicacia del sig. 
Cattaneo li fara certamente scomparire , se avverra cli' ei 
proceda ad altra ulteriore edizioue, e con cib egli rendera 
un pill slcuro servigio alia scienza. E se non temessimo 
d' apparire un po' troppo sever!, vorremmo pure che la tra- 
duzioue di questo benemerito nostro coucittadino serljasse 
la scrupolosa fedelta , a cui si vede ch' egli ha mirato, ma 
seutisse meno la sintassi francese, lo che nou sarebbe 
riesclto difficile , ov' egli si fosse talvolta emancipato dal- 
r ordine materiale delle parole , e avesse virgolati e pun- 
teggiati i periodi nel modo che lo spirito della nostra lingua 
potea dettargU. 

Noi nou intendiamo con cio di menomare il pubblico 
accogllmento ad un' opera che e gia tanto sparsa per 1" Ita- 
lia. Anzi pouiamo questo libro nel numero di que'pochi, 
i quali provano all' evidenza i progress! che V arte di 



rAKTK ITALIANS. 257 

«anare va faceiido , e lo raccomandiamo coa fervore , tanto 
pill clie per cui-a del sig. C'attaneo quest' arte lascia ora 
ben poco a desiderarsi di tntto cio ch' e necessario a cono- 
scersi per auiministrare senza pericolo di nnocere una serie 
di potentissimi medicaineiiti , i quali trattati dall' igiiorante e 
dair audace potrebljero diveiiire pericolosi, come le aciuii- 
sime arnii in niano de' fanciuUi. 



Trattuto di Cldmica appllcata alle arti , del similar 
Dumas. VoLunie priino. — Jllilaiw , Stella c jigli , 
in 8.° fig. 

Un trattato di cliimica applicata alle arti mancava tut- 
tora air Italia, !j;iacche quello del ctl. ihaptal, piii volte 
piiblilicato in italiano , Innganiente e con iinpazienza atteso 
dai fabliricatori e iiKuiifattnritri di Francla, d" Italia e di 
«gn' altra nazione, non clie dai dotti di tiitta 1' Europa , non 
aveva per certe particolari circostauze riempiuta I'aspet- 
tazione , ne sodtlisfatto alT ntiiversale desiderio, e giacche 
in mezzo alle pin belle e piu Inminose dottrine , molte arti 
chimiclie non vi trovavano nella pratica quella siciira guida 
e quelle cbiare indicazioni cbe i vastissimi liimi e il lungo 
pratico esercizio di qnel grand' uomo semljravano proniet- 
tere. Riuscire potrebbe dnoqiie utilissima la versione clie 
ora si piibblica della chimica applicata alle arti del signor 
Dumas, se qiiesta appagare potesse il comiine desiderio. 
massime in un tempo in cni molte arti , anche tra noi , 
Iianno cominciato ad estendersi e ad arriccliirsi considera- 
bilmente coi lumi di cpiella niedesijna scienza. 

Brevissima e la prefazione del Dwnas , suUa qu^ie tut- 
tavia crediamo opportuno di trattenerci un istante. L" au- 
tore , sottentrato come prol'essore di cbimica nelTAteneo 
reale di Parigi al valentissimo signor Robiqact , sceise un 
]iunto diverso dal suo , e presento i fatti in altro ordine 
disposti; poscia persuaso clie in una massa di uditori i 
quali non si cambiano, sia d' uopo di riunovare il sog- 
getto o Pargomento, si avviso nel suo secondo corso trien- 
nale di aggiugnere alia cliimica geaerale anclie la chimica 
applicata alle arti. Determinatosi quindi ad esporre al 
pubblico il suo lavoro, ebbe lasinga che quest' opera for- 
mare dovesse un punlo di paragone pei giovani cbimici 
sparsi ormai in quasi tutta T Eiuopt , e clie il deiiderio 

Bibl. IiaL. T. LV. 1-7 



2 58 A 1' P E N 1) I C E 

di rettificarne le inesattezze dovesse tiar vita a' lavori 
luili air intlustria e vaiitagglosL ad una nuova edlzione 
deir opera siessa. Alcniai, die' egli , opineranno ch' io mi 
sia troppo diffuso nella cliinuca pnra^ cli" io non dovessL 
trattaie teoricaiuente le questioiii d'arte, e per ultimo 
aoii dovessi far uso degli atomi. A queste obbiezioni egli 
rispoude die il suo libro e destinato ai giovaiii e non ai 
fabljricatori gla format! dall" istruzione ; ch' egli non voile 
gia descrivere la pratica delle arti , nia bensi rischiararne 
la teorica ; e cbe quelle particolarita scientifiche , atte a 
spaventiire 1 fabbricaiori di una certa eta , diventeranno 
pei figli loro un guioco , allorche questi avranno imparato 
alle scuole un poco piu di mateniatica e un poco meno 
di latino, un poco piii di fisica e di cliimica, e un poco 
meno di greco. Noi lasciamo die ciascuno faccia le sue 
riflessioni sulla giustezza di quelle risposte e di queste pra- 
tiche osservazioni. Conveniamo pero coll'autore die per 
trarre qualche profitto dalle cognizioni esatte della chimica 
onde farne T applicazione alf iudustna , e indispensabile lo 
studiaria a fondo, giacche le piii minute particolarita ac- 
quistano un interesse maggiore allorclie si opera sopi-a 
grandi masse. Bla egli, afliae di adattarsi al comodo di cia- 
scua manifattore die non potrebbe accordare un' eguale 
attenzione a lutti i rami del!a chimica pura, si e SLudiato 
di di\idere 1' opera in modo tale da poter riunire in alcune 
classi , alle quaii non troviamo molto propriamente appli- 
cato il nome di u,ritppi , quelle arti clie hanno alcune basi 
comnni, e la storia cliimica delle materie ad esse relative. 
Deviando egli dalU naturale divisione fondata sui tre regni 
della natnra, e venuto a forma re , com' egli dice, una 
classifjcazione die a lui semjjra la piii semplice ed a noi 
pare in vece la pin complicata. 

Oscurissiina e quella del primo gruppo , composto dei 
forpi non metallici, e dei prodotti o delle arti die dai 
niedesimi derivano , vale a dire 1' acqua , i principal! acidi 
(e come separarli dagli altri ? ) , i'ammoniaca, 1' aria at- 
mosferica, le diverse varieta del carjione , la torba , il ri- 
scaldamento e 1' illuiiiinazione. Ogniiao vede die quando si 
])arla di corpi non metallici , troppo scarsa e questa no- 
uienclatura , e forse ancora riesce piii maucante, e im- 
possiljile a compiersi , ijuaiido si parla dei prodotti o 
Uelle arti cUc da quei corpi derivano. 11 secondo gi'iipi^o 



PARTE ITALIVTSX. 269 

coiniene i metalli dt-lle teire e (lej;Ii alcali ; il terzo !a storia 
coiiijiiiua lie' metalli onlinarj , come il f'erro , il rame, il 
pioiiibo, ecc. E perche luai si soiio separati fjne' primi 
uietalli da fpiesti^ Finaiiiiente il iinarto gruppo compreiiJe 
tutti i prodotti della natiua orp.aiiica e le applicazioni 
numerose die ne ilipcndoiio. Oj!;ttiin vede f|uanto gigantesco 
riuscir debha questo grupjio , alihracciaudo tutto il regno 
animate e tutto il vfgeiajjile. 

Noil puo negarsi tuttavia cite ntile cosa noii abbia fatta 
il Dumas, ponendo ia testa di ciascuna f'abbricazione im- 
portante, o anclie alia fine in forma di ricapitolazione , al- 
cune generalita, col ciii mezzo cjualunque fabbricatore puo 
sludiare i priiicipj cbiinici del suo ramo d'industria, bea- 
che non conosca a t'ondo la storia della cbimica generale^ 
e noi troviamo assai migliore questo metodo die non quello , 
forse da altri proposio, di coordinare quelle generalita e 
porle in testa al pruno volume. 

A questo pero si premette una lunga introduzione nella 
quale si espongono , 1." le definizioni generali della clii- 
inica ; 2." i diversi stati Jella materia, cioe dl solidita, 
ili li(juidita , di vapore o di gas; 3.° la nomenclatura; e 
qui vediamo i metalli tratti dalle terre, come ralluminio, 
il bario , il calcio, il magnesio , ecc, registrati coU'anti- 
nionio, coirargento, col bisnuito , col ferro , coll' oro^ col 
inercurio, ecc, il die serve a giustiljcare la nostra sor- 
presa di vedere que" metalli di\isi in due gruppi ; 4.° i 
numeri proporzlonali die formano la base della teorica 
atomistica; 5." la teorica atomistica stessa , la quale con 
ragione temiauio die riuscir possa imbarazzante pei uostri 
faVjliricanii e manlfattori i 6.° la combinazioue dei corpi; 
7.° i corpi composti; 8." la rcazione dei corpi gli uni su 
gli altri i 9.° fiaalmente un esauie generale dei corpi nou 
metallici. 

Segue il libro primo , coiiiprendeute ajipunto i detti corpi 
non metallici; e qui vediamo nel capitolo i,° 1' idrogeno 
j)osto a lianco dell' aerostato; nol 2." T ossigeno colT acqua 
e coU'acqua ossigenata; nel 3.^^ il cloro coif acido idro- 
tlorico, r acido clorico , 1" acido perdorico e gli ossidi di 
doro; nel 4.° il bromo coll' acido idro-bromico , l' acido 
broiuico ed il doruro di bromo; nel 5.'^ T iodo coif acido 
idriodico, 1' acido iodico e i cloruri e i bromuri di iodo ; 
utl 6/ il iluore e 1' acido idro-tluo: ico ; nel -?." il solf'o e 



260 APl'ENDICE 

r acido iJro-solforico , coll' idruio cli solfo , coll' acklo sol- 
foroso , coll' acicio ipo-solforoso , coll' acido solforico ed 
ipo-solforico, col clornro, col bromni'o e coll' ioduro di 
solfo •, e qui terminano i tre fascicoli (inora piil^blicati. 

Noi alibiamo volute accennare qiiesti titoli de' libri e 
de' capitoli , soltanto per fai* vedere 1' ordiqe tenuto dal 
signor Dumas e gli oggetti sni quali ha portato special- 
mente le sue ricerche. Troviamo pero alcuni di questi 
articoli degiii di considerazione, e quello specialmente che 
concerne I'acqua, steso con metodo e con cliiarezza. In 
esso si presentaiio tre tabelle , l' una delle densita dell' ac- 
qua a diverse temperature secondo le sperienze di De Lnc , 
jiella quale peru , non sappiamo per qual motivo , sono 
stati ommessi i termini corrispondenti ai gradi al di sotto 
di 3oi la seconda della forza elastica del vapor acqueo 
valutata in mlllimetri giusta le sperienze di Dalton ; la 
terza della temperatura del vapore stesso sotto diverse pres- 
sioni da una fino ad 8 atmosfere^ cose ntilissime nell' appli- 
cazione a diverse arti. Con egual diligenza vediamo trattati 
gli articoli che concernono gli acidi solforoso e solforico. 

Pub dunque questo libro utile riescir agli artisti , o 
almeno contenere una quantita di notizie importanti pei 
medesimi , esposte coUa maggiore chiarezza e precisione , e 
che giovar possono sovente nelT uso pratico dclle diverse 
materle. Con diligenza ci sembra fatta altresi la traduzione 
italiana : notate abbiamo tuttavia alcune espressioni che jl 
traduttore potrebbe riformare, come quella, p. es. , della 
f ombinazione di un corpo ad uii altro , che meglio direb- 
besi con un altro; notata abbiamo pure nella pag. 7 1' u- 
nione delle strazze colle stoviglie, col vetro e cogli smalti, 
puro idiotismo dei nierciaj , tratto da una lingua straniera , 
per indicare una specie dei cosi detti hrilU o vetri o cristalli 
faccettati, che troppo male sonerebbe nella lingua italiana. 



Aiialisi dcir acqiia mincrale di Cornioiis , letta aWAte- 
jieo di Venczla il i.° inaggio 1828 di O. Tjglia- 
LEGNi , maestro di farmacia e socio dellAccademia 
di Udiiie. — Udiiic , 1829, pci fratelli Mattiuzzi, 
nella tipografia I'ecile , in o.'' 

Soltanto da jjoco pin dl un anno nel tcrritorio di Cor- 
1(1100)5. lll^rivo, circolo di Corizia, su di una piccola strada 



PARTE ITALIAN \. 26 1 

ilett.i del rujt't ,, in liiogo Jistantc dal paese a nn cii presso 
uii quarto di niigllo, si ossorvo una piccola scaturigine di 
acqua , c!ie senza interruzlone contiauava a maiid;ire una 
specie di stillicidio. L" odore , il sapore, il modo e il luogo 
di fjuclla sorgente destaroao in alcuni V opinione che 
queir acqua dotata fosse di virtix iiiedicinali , e qaindi se 
ne cominise T analisi al Taglialcgiii , maestro in farmacia 
ed accadcmico di Udine. 

Procedette questi all' esanie diligentissimo di qnell' acqua 
sul iinire dell' agosto dcllo scorso anno, e trovo die il 
suolo tutto air iiitorno era costituito da una terra arenoso- 
selciosa e niamoso-calcarea (clie non saprenimo come potuta 
siasi l)en coudnnare), e clie il terreno da cui inmiediata- 
niente scaturiva la fonte, era di natura maruoso-argillosa. La 
presso vide pure crescere molte piante medicinali , come 
il tauaceto, il millefogllo , la poligala, il serpillo, l" issopo, 
la dulcamara, il meliloio, ecc. Noi non seguiremo il cliimico 
nella luiiga serie delle sue esperienze ; noteremo soltanto 
clie in ogni libbra medica dell' acqua di Croraons trovo 
pgli colla sua prima analisi gr. 5,35o di idroclorato di 
calce, gr. 0,760 di magnesia, gr. i.85o di carbonato di 
soda, gr. o,35o di acido siliceo e gr. o,73o di silicato di 
soda, oltre una quantita inapprezzabile di gas azoio e di 
materia estrattiva vegetale ^ non dubito quindi di dichiarare 
che quelFaccjua poteva nominarsi acqua miiierale , salina 
fredda. Altre analisi istituite in segnito dallo stesso clii- 
mico ofTrirono a un di presso i medesimi risultamenti. 
Da alcune osservazioni de" medici si dedusse poi che I'uso 
terapeutico di quell' acqua possa presumibilmente conve- 
nire come blando lassativo e disostruente , e quindi tro- 
var luogo nelle affezioni svariatissime e lente del tubo ga- 
stro-enterico, e in quelle principalmente che occasionano 
stitichezza e borborismo; nelle atYezioni ippocondriache , 
nella clorosi , uegli sconcerti di menstruazione , nelle cro- 
niche aflezioni del sistema linfatico glandulare e in alcuni 
ciisi simili ; in conferma di c!ie si soggiungono sette esempi 
di guarigioni colF uso di quell' acqua ottenute. 

Essendo Cornions, come nella Meiiioria si accenna, una 
piccola e ben ordinata citta, po.sta in fellce sitnazione, in 
nn clima temperato, in aria quasi sempre asciutta e in 
territorio che a!)bondantemente foraisce ogni sorta di ricolte, 
e da desiderarsi che si coiiducano presto a fine i lavpri gia 



26a APT FN DICE 

intrapres'i cT orcVme di quel Mimicipio, tenilenti a rentier*" 
]iiu copioso il getto e a giianMitirlo clalla accidentale me- 
scolanza colle acqnc pluviali o ill inliltrazione , il die potra 
arrecare il vaiitni^gio di un copioso coiicorso di forestieri 
a quel comuae. 



Importaiite scopcrtn per conscrvare fresrJdsslmc dellc 
jnioUfqa di novii per l hiverno , ccc. da [)**** X****. 
— Mdaiio , Ciacomo Agnelli, in 12.° Prezzo ceii- 
tcsinii ^5. 

// Commesso della BibUoteca ed Ansehno Hiverulitore di libri. 

A. Amico , sono qui con nn opuscoletto die sara pan 

unto per Rladonna la tna Sigiiora. — Ne lio rilevate 

dugento copie ribattendone il 3o sul 100 del pre/zo 

originale. 
C. Prendi diinqiie nn bacio, Anselmone mio. Siamo ora si 

poveri di bnotii libri , die la e proprio una dispera- 

zione il trovare con clie 

A. Leggi leggi, e iascia le diiacchiere: Importante scoperta 

per conservare freschissitne delle niigliajd d' nova , ecc. , 

con un soldo di sprsn e nessuna fatica: apri bene gli 

occhi . con un sohlo di spesa , 
C. E nessuna fatica , cioe coU* aci{ua di cake , ecc. Non e 

cosi? 
A. Appunto. E non ti par qiiesta nn' utilissiina scoperta' 
C. Utilissinia si, ma da non veiidersi come nno\a, fnorclie 

ai barbagianni. 
A. Ell, lo so ancir io die questo metodo ferzne /^er /a pn'nza 

vo'ta menzioiuito iwl 1821 dul sig. Cadet, valrnte chi- 

mico di Parigi , ma un gran niimero di persone igno- 

rano tut tor a affatto quest a utilissima scoperta. 
C. Vnttene alia buon' ora. Tu sei un uomo daldiene, nia 

non vedi piii in la della punta del tuo naso. Questo 

luetodo ne' nostri contadi e noto persino alle frutta- 

jnole ed alle pescivendole. 
A, Non mi fare il saccentone. Che a farti montare in cat- 

tedra non basta la polvere die annasi spazzando Io 

scrittojo di Madonna. 
C, Oil uomo, cni si fa notte innan?! sera! Leggi dunqne 

qui qui, Blbl. Ital. vol. 37, pag. 107 (anao 1822. ) 



PARTE ITALIANA. 263 

la nota (t), sotto rannnnzio della maniera cU con- 
servare le uova , ili M. Cadet: La maidera di coriser- 
vare le nova neW ncqua di mice e presso di noi and - 
chissima. Ne usano i parrochi e le cost dene massaje. 
Un pnrroco della Brianza ne ha conservate con tal 
inetodo per hen due anni , ed io stesso ne ho mangiate. 
M. Cadet adunque vende come nuova una vecclda mer- 
canzia. E male a proposito Paiuore del tuo lihric- 
ciuolo vende questa inedesinia mevcanzia come tuttora. 
affatto igiiota a grnn iiuinero di persone. 

Mi liai fatto stralnliare : ma tn alineno mi concederai 
clie e liene il ricordare tratto tratto colla stampa le 
utili scoperte. Se cosi e , f a duiique che quest' opu- 
scolo gia da tanti giornali aaannzlato , lo sia pure 
dal tuo. 

Eccoti servito, e vanne in pace. 



Prlncipj' di arkmetlca e di algebra di Serafino Belli y 
pubblico professorc di geometria nell I. R. Vniver- 
sitd di Siena. — Siena, 1820, presso Qiddo Mucci. 

Annunziamo quest' opera , henclie pubblicata gia fino dal 
1835, perche pervenutaci da poco tempo: ci e poi sem- 
brata tale da poter essere utilmente conosciuta. Essa e 
scritta bensi secondo 1' ordinario sistema degli Elementi di 
mateniatica, sistema da cui crediamo che si dovrebbe see- 
star quasi del tutto chl volesse comporre un ben ideato 
corso elementare clie tuttavia manca alia repubblica lette- 
raria ^ ma varj pregi di cui va adorna ne rendono com- 
mendevole la lettura, in alcune parti, anche a clii e al- 
quanto avanzato nella scienza. 

Neir aritmetica ha Tautore egregiamente dimostrato con 
quel grado di generalita di cui sono capaci i ragiona- 
menti fondati sopra esempi partlcolari numerici ( dal che 
non pub prcscindersi nell' aritmetica ) , T indlpendenza del 
prodotto di due numeri dal posto che essi occupano nella 
funzione di fattori^ pioprieta essenziale a rigorosamente 
stabilirsi, da molti scrittori taciiameate supposta , da altri 
dichiarata (e non lo e) evidente in se stessa, e da alcuni 
pochi troppo leggermente conteiuplata. Ci piaccpiero alcune 
proposizioni sul pnssaggio dalle frazioni ordinarie alle de- 
cimali esposte nel trattare di qucste ultime. L' autore ia 



264 A T V E N D T O E 

luogo Jl coUocarle nc' principj d' aritmetica ove fu costfetto 
nd Impiegare anticipataiiieute le nozioiii algebrlclie che 
s' iiisegnano pol dopo, avrclibe servito meglio all" esatto 
ordine didascalico riserbandole a luogo opportune dopo i 
necessarj i-ndimenti d' algelira. Accade bene spesso che 
r indole delle materie in un trattato scientifico esiga che 
alcune proposizioni si pongano le une in seguito alle altre, 
mentre la concatenazione delle teorie che si vanno svol- 
gendo non lo permette, mancando ancora nel sistema di- 
uiostratlvo adottato le necessarie nozioni per renderne ra- 
gione : in tal caso e sempre niiglior consiglio abbandonarc 
un ordine domandato dalT afllnitk delle cose per segnire 
quello voluto dai mezzi logici impiegati : ma non e piccolo 
pregio in uno scrittore il sapere scegliere quella connes- 
sione d' idee , secondo la quale T ordine d' analogia degli 
oggetti tvattatl si accordl il meglio die sia possibile col- 
1' ordine didascalico. 

Neir algebra trovasi dimostrato che // prodotto cli pia 
fattori e lo stesso qiiahmque sia I' ordine col quale i fattori 
strssi si coinbinano insieme. La diniostrazione e in sostanza 
quella dl Gasparo Bacliet riportata dal giudizioso Franchiiii 
(Vedi la Srienza del calcolo , torn. x°\ Calcolo algebrico , 
paragrafo 44.° ) i nia il professore di Siena estese il discorso 
del commentatore di Diof:sato anclie al caso in cui i fat- 
tori, ainieno uno, fossero frazionarj : e cio era necessario. 
La dottrina delle false posizioni e presentata , secondo noi, 
con niaggior lunie die non facciasi da altri. E nuovo, per 
qnanto ne pare, e pregevole per la semplicith ed eleganza 
il modo con cui si trovano le forinole generali pel valore 
delle incognite nelle equazioni a piii incognite e del primo 
2,rado. Cosi trovaniiiio ben discusso il pi-oblema dell' esira- 
zione delle radici quadrata e cubica dai nnmeri , su cui 
pochi si splegarono con snfliciente esattezza. Licontrammo 
una nuova dimostrazione della notissima formola per lo svi- 
luppo della funzione (x+a)'"", contemplata in tutta la gene- 
ralita. II discorso delPautore consiste : 1." nel dimostrare che 
lo sviluppo dl (i+j)™, a cui riducesi il probleiiia ordinate 
secondo la j', precede sempre per potenze intere e positive 
di questa quantita , e cio egli tenta di fare istituendo un 
ragionamento simile in parte a quello con cui Lagrange 
prova la stessa proprieta riguardo alio sviluppo di f(oc+i) 
ordinato secondo T indeterniinata i: a.° nella ricerca della 



PAHTt: ITALIAN \. 2 65 

Icgge de* coefficient! delle successive potenze di y. Esanii- 
nainmo con qiialche atteazione il raziociaio del sig. Belli \ e 
(lo diciamo temendo d'ingannarci) ci parve non aljbastanza 
fermo nella prima parte , sicuro nella seconda : ma T espo- 
sizione de' nostri dnhlij ci trarreljbe oltre i limiti della pro- 
postaci Ijrevitn. L' ultimo cajiltolo dell' opera e dedicate ad 
alcune proposizioni siilla teoria de' numeri dovute al celebre 
Gauss: sono tutte interessaiitissime , e costituiscono a no- 
stro avviso un pezzo d' analisi che puo leggersi con niolto 
IVutto. 

Amici del vero non vogliamo dispensarci dall' osservare 
die i Principj del prof. Belli ci senibrano mancanti dal 
late della cliiarezza. Varie idee, massimamente fondamen- 
tali , non sono ^sposte con intiero sviluppo •, sono appena 
abbozzate, son presentate, diciam cosi , in iscorcio : si 
vede ( da clii gia sa le cose ) cib che V autore vole^a dire. 
Per averne una specie di prova pratica abbiamo confiontato 
alcnni luoglii del Trattato elementare d' aritmetica del mar- 
cbese Landi (i) ( il meglio concepito fra quanti ne abbia- 
mo letti ) cogli analoglii dell' aritmetica del nostro autore: 
e lo spirito nostro non eslto un moraento a clii dovesse 
dare la preferenza. Clii scrive un' opera nel genere dimo- 
strativo deve immedcsimarsi , jjer quanto gli e possibile, 
colla mente del lettore che ancora non sa^ deve esaminare 
s' egli , posto in quello state intellettuale , concepirebbe o 
no le idee nel modo in cui sta enunciandole. Questo e un 
principle essenziale della diflicil arte di comunicare altrui 
con cliiarezza i projjrj pensieri. 

Elcmentl di matcmatica ad uso degl'i studenti nella 
diicale U)dverslta dl Purina. — Parma, 1828, 
dalla slampcria Carnugnani. 

Contengonsi in quest' opera successivamente in un sol 
volume gli elementi dell' aritmetica , della cjeometria , del- 
1 algebra e della tricioaometria piana. Per esercitare I'at- 
tivita dei lettori vengono proposte in ciascuno di questi 
rami varie question!, e per norma di ess! alia fine dei 
— , 

(I) Puo legftersi nel volume i." del Corso di laateinat'ua del 
sig. abatr. Bossut tradolto dnl francese , ed arricchito di aggiunie 
dal P. Andrea Mozzoni, stampato in Piacen^a nel 1802. 



O.CC APPENDICE 

relntlvi trattiti ne e accennato lo sclogllmento. Alcuni Ji 
cjnestt prolilemi condncono ad altrettaiiti teorcmi ommessi 
a bello studio nel corso , affiae di obljligare piu utilmeute 
Fallievo a ben poiiderare le esposte dottrine. 

L' aritinetica ci sembra la parte meglio sviluppata : se 
noa die pensiamo che la teorica delle propoi-zioai , e le 
sue varie applicazioni , avrebbero dovuto , come a luogo 
pill opportano , riserbarsi all' algebra ; iinperciocclie gli 
student!, cui e destinato il corso, non dovendo limitare 
i loro studj inatematici alia sola aritmetica, meglio e clie 
ritrovino cotalL dottrine ov' esse lianno piu natural seggio, 
e dove con maggior cliiarezza e generalita ponno insegnarsi. 

Molto ci spiace il veder die 1' autore si scosta dalla via 
di Euclide e di Legendre, per seguire , con alcnni moderni , 
nn certo ordine di proposizioni, e una carta foggia di argo- 
mentazioni, per cai non e si facile il dire quanto ne scapiti 
di nerbo, di lucidezza e di eleganza la bella sintesi degli 
anticbi. Cotesti trattati di geometria gracili e slombati fa- 
voriscono a maraviglia la renitenza della gloventu ad una 
continuata operosa applicazione mentale : ma a somiglianza 
di que' rimed) die , moUemente blandendo T infermo, poco 
o nulla giovarono , e lasciano il bisogno d' una novella 
cura poderosa , i metodi troppo facili d' insegnamento non 
servono a formare T intelletto dello studente , il quale sara 
poi costretto a ricostrnirsi lo spirito ricorrendo a niigliori 
maestri. Ne meno ci duole il vedere die nell' opera di cui 
parliamo ( e cost pure in molte e molte moderne ) si 
omette di far conoscere alcuni de' ritrovati del gran geo- 
metra di Siracusa sul cllindro e suila sfera , e quella mi- 
rabil foggia di ragionare , prezioso monumento del suo 
in'^e^no, aureo luo^o per la geometria, tesoro per la lo- 
gica , in cui gli studiosi cjuanto maggior piacere provano, 
tanto maggior argomento banno di credere d' essersi avan- 
zati nella scienza. 

Avremmo pur voluto cbe il nostro autore si fosse nel- 
r algebra, con Lacroix e qnaldie altro, accostato piu die 
al metodo ordinario, a quello d' invenzione; ed avesse 
fatte nascere le teoricbe di mano in mano dal bisogno, 
nnzi die scbierarle cosi senza nesso 1" una dopo 1 altra. 

In generate egli poco felice ci sembra nello stabilire le 
definizioni: ma in cib anche per T uomo piu perspicace 
le difticolta sono tante e tali cbe siaivso indotti a credere 



PARTE TTALIANA. 2^7 

impossiblle il superarle tutte , per alcuni molivl clie qui 
non giova espori'e. Trovainnio pero qua e Ici alcunc buone 
idee; ma tluoici die rantore per la propostasi brevita non 
abbia potuto esporle con maggior cstensione. 

A qneste poche osservazioiii dettate dal solo amor del 
vcro ben altr'i ne aggiungeremnio se non temessimo d' es- 
ser prolissi. 

Intanto c un fatto incontrastabile die un buon corso 
elementare d'l matematiclie astratte adattato al breve pe- 
riodo d' nn anno scolastico e alio stato attuale delle scienze 
manca tuttavia. Comporlo come si dovrebbe vuol dirj 
accingersi a scrlvere ben altrimenti da quello cbe fa la 
tiirba del trattatisti : e impresa die tutti esige i lumi e 
gli sforzi di un niatematico-filosofo ; non e lavoro dozzi- 
nale. Finclie un tal lavoro non compaja , miglior consi- 
glio sarebbe valersi, con alcune modificazioni, dei trattati 
die gia si possedono scritti dai piii accreditati autori. Anzi 
die aggiungere Elementi ad Eli'ini'iiti, dal cui numero , omai 
stralioccbevole , ci libera fortunataniente T obblio in cui gli 
uni dopo gli altri vanno tosto perdendosi. 

G. C. 



Proposizioni teorlclic. e pratiche trattate in iscuola dal 
profcssorc Antonio Bordoni e raccolte dal dottor 
Carlo Pasi , fascicoli dnc. — • Pavia , 1829, dalla 
tipogrnfia Bizzoni, 

La brama dl far cosa utile alia gioventu studiosa delle 
niatematiche suggeri al dottor Pasi il pensiero di raccogliere 
coteste proposizioni, nuove in parte, in parte presentate 
con nuovo metodo, ed esposte con bella cliiarezza e pre- 
cisione. 

Gli amatorl del calcolo ddle fwizioni demntc lo vedranno 
ivi con piacere applicato per la prima volta ad alcune 
questioni re!ati\'e alia dottrina drs^Ii interessi romposu con- 
tiimi. Vedranno essi , non senza curiosita , come coi prlncipj 
del calcolo stesso abbia il professore Bordoni cercato di 
dimostrarc in modo semplice , nella sua parte piu delicata, 
il principio ( gia da tanti in tame guise trattato ) del pa- 
ralielogrammo delle forze. Merita poi specialnieiite d' esser 
letta la perspicua ed elegante trattazione del prol^lema 
dcll.i ortograjia dci cassettoni delle co/te eniisfcriche. 



a68 APPENDICt 

Sill prodigloso fanciallo Vine. Zuccaro , discorso al 

decwionato di Palermo, dell avvorato Fll. Fodera . 

— Palermo, 1829, tlpografia Giordano, in 8.° 
Sopra il famoso fanciallo Vine. Zuccaro , epistola di 

Ferdin. Malvica. — Palermo, 1820), tipografia 

Dato , in 8.° 

Di questo niaraviglioso fanciullo deir eta di meno clie 
sette anni die con incomprensibile rapldita e sicurezza ese- 
gulsce le pill difficili operazioni d' aritmetica , gia parlato 
ne haniio bastevolmente non pochi gioraali e d' Italia e 
d oltramoiite. Ne' due annuiizlati opnscoli si dan no curiose 
e particolari notizie intorno al carattere di lui si fisico che 
morale, intorno al prime svilnpparsi di tal sua prodigiosa 
attitudine alia scienza del calcolo, ed intorno alle accade- 
mie nelle quali egli fu esposto a pubblico cimento. 



Compendio de' Regolamenti d' istruzione e d' esercizio 
per II. JR.. Fanteria anstriaca adottati per le truppe 
dei Ducati di Parma , Piacenza e Quastalla , con 
tavole in ranie , tradazione dal tedesco , di C. Pides, 
Sotto-tenente nel rcggiinento ilTaria Lnigia. — Bfi- 
lano , 1829, Bernaidoni , vol. 2, in 8.° Prezzo 
fiorini 2 e 5o kar. 



* Adante geografico , fisico e storico del Qranducato 
di Toscana , di Attilio Zuccagni Orlandini. — 
Firenze , stamperia Qranduccde , in fol. sopra imp. 
Di quest' opera non abbianio finora avuto sotto gll occbi 
che tre tavole nitidaniente impresses e sono la V, 1' YIIl 
e la X dell' atlante, il quale dovra in tutto comprenderne 
venti. La V (^Corso tZeZZ'^rno ) Valdarno casentinese , T VIII 
Val di Sieve; la X Firenze. L' autore ha dato in questo 
suo atlante la preminenza alia dlvisione fisica, come la piii 
semplice, la meno variabile, la piu certa : tranne poi alcnne 
modificazioni , ha desso pure, sulle orme dei chiarissimi 
Antonio Cocchi e Giovanni Targioni-Tozzetti , ripartito il 
suolo toscano per valli. f Primieramente ( cosi leggesi 
nel manifesto) ei considera la superlicie del Gi-anducato 
come divisa in territorio trarispennino , territorio cispennino 
e isole ; cio che sara fLicilmente da tutti approvaio. II ter- 
ritorio transpenniuo comprende la pi 11 alta parte delle 



PARTE ITALIANA. 269 

valli , lU cionilnio granducale, irrigate da' fuuiii clie discen- 
doiio air Adriatico \ al territorio cispennino appartengono 
le valli dei cinque principal! finmi die iiiiboccano nel 
Mediterraneo, la Hagra e il Serchio in parte, VArno , la 
Cccina , V Oinbrone ed il Tcvere nella piii alta parte della 
sua valle; le iio/e, ad osclusiono della iapraja, sono quelle 
tlie formano T Arcipelago del Mar toscano. — NelPadot- 
tata divisioiie per w/Z/, 1" autore chiama pri/narie quelle che 
prendoa uoiiie da uno dei ciaque soprindic.iti fiuiiii, e se- 
coiidarie le altre clie sono irrigate d' acqiie tributarie di imo 
di essii considera poi come adiaccnti alia piu vicina valle 
])rimaria quelle attraversate da ilumi di breve corso , seb- 
bene libero sino al mare. — II territorio transpennino 
debbe riguardarsi come un aggregato di valli priniarie Tune 
alle altre adiacenti, e verra conijireso in una tavola •, le 
nitre valli priinarie verranno delineate e descritte in vtna 
o piu tavole secondo la lunghezza di corso del loro fiume; 
alle secondarie di vasta estensione, e che appariscono come 
siaccate dalla primaria cui appartengono , verra assegnata 
un' intiera tavola ■, le adiacemi avran luogo nella tavola 
della valle primaria ch' e loro piii vicina. A Firenze , come 
capitale , sara dedicata un' intiera tavola. » 

Le tavole, giusta le norme di molte altre. delle quali 
parlato abbiamo in qucsfo Giornale, sono in due parti 
distinte , cioe nella descrlttka e nella gcografica. La descrit- 
tiva ne e la parte principale e contieue un quadro storica^ 
e le diverse notizie concernenti una data valle o provin- 
cia. Le mappe topografiche sono incise a bulino, e cio 
con saggio divisamento, giacche il bulino, meglio che la 
niatita liiograllca, prestasi ad opere di questo genere. 
L'csperienza ha oggnnai dimostrato che troppo facilmente 
e presto svaniscono i lavori geografici eseguiti in litografia. 
II prczzo d' associazione e d\ fwrlni tre per ogni tavola. 



RaccoUa dclle circolarl dell azienda econojuica dell iii- 
terno sidV ammiidstrazione dei boscJd e dellc selve — 
Torino, 182^, 1828. Tre lolami in due torni in 8.", 
comprendenti le circolari puhblicate dal 1823 al 
iSu^ i'lcliisiii , dalla stampcna di Giuseppe ¥i\va\c. 

Di questa prcgevole raccolta abbiamo desiderato di par- 
larne prim.i d'ora, ma ue parlcremo iutalhuiteuicme in iiao 
dei prossimi fascicoli. 



a^O APPENDtCE 

* Esposizione. topografica del viagglo israelitico nel 
deserto giiistificata con analoghc illustrazioni geo- 
grafico-aitlche-w orally del prete J/igeln CjcNOLAy 
CaiLonico della cattedrale di Lodi, dedicata a S. 
E. il signor Cavdinale Zurla, ecc. — - Lodi, 1829, 
tlpografia Orcesi , in 8.°, di pag- XI c a3i , con 
due tcwole , lir. 5 austi\ 



Codice della civiltd , cioe Manuale compiiito dei modi 
e degli itsi della societd civile , colle norme , le re- 
gale , ecc.^ traduzione dal f ranee se di Filippo Del- 
PiNo. — Milano , 1829, presso Pirotta, in 12.°, 
di pag. 207. Prezzo lir. 1. 5o. 

Sunt bona mixta malis. II Pirotta col presente Codice ci 
porge vin correttivo della mediocrlta del trattato di ginna- 
stica teste passato a rassegna. 

Abbiamo riscoatrato in qiiesto Manuale cle' modi e degli 
usi della Socittd molte giudiziose i-iflessioiii, alcuni noa 
triviali aneddoti, e piu frizzi uon inopportuni. L' autore 
francese ha una maiiiera facile d' esprimersi, ed il signor 
Delpino noil gli e inferiore nel tradurlo. A png. 47 si serve 
egli del vocaholo precettare i fiacres. Amiiiiriamo il corag- 
gio di questa licenza , ma non possiamo legittimarla. Con- 
getturiamo ch' ei abbia voluto dire accaparare i fiacres. 

I capitoli, siii qnali ci siamo trattenuti con qualche pia- 
cere , sono (jneili - delle Feste di ballo - del Baitesimo - 
de^ Concerti - della Sepoltura - de' Parenti attempati - 
de' Viaggi - e dell' Urbanita dei gioriialisti, 

Fedeli pero al nostro debito diesporre seinpre e nullaltro 
che la verita , poniamo in avvertenza il lettore, cbe qne- 
sto galateo parigino contiene qnalclie concetto poco casti- 
gato. Ci contentiamo d' indicare il consiglio 5.° die si da 
a pag. 34, capitolo del tete-a-tete. 

Lezioni di civiltd per nso della gioventu , dettate da 
Serafino Gatti. — Milano , 1829, per Nicolo Bet- 
toni , t'oZ. 2 , in it.", di pag. 3,25 complesstvamente. 

Le annunciate lezioni sono destinate daiPeditore a tar 
parte della sua Bibltotcca popolare, Basterebbe questa sola 



PARTE TTALIANA. a""! 

circostnnza ad impriniere un certo gratio d*" iinportanza ail 
ua lavoro tendente a fine cotanto salmare. II iiostro Gior- 
iialc noil ricusera mai lode ed incoraggiamento a clii scen- 
dera in cjuesta uiodesta si , nia noljile arena. 

A lie lezioni precedono alcuni articoli nei qnali si ragiona 
di religione e morale con principj i piii puri ed irrefra- 
gabili. Esse poi sono per la massima parte un estratio 
del nuoio Galateo del cliiarissimo Gioja. Del die il signor 
Gatti ci avvisa spontaneainente nel suo discorso prelimiuare , 
convincendoci in siffaita gnisa die T uoiiio di lettere puo 
renders! vieppiii commendevole , non separando dalla sua 
professione la lealia e la buona fede, e serbandosi fedele 
al Iribuere, ogni vulta die occorre, unicuique suuni. 



Prime lezioni. di Maria Edgeworth , tradotte da Bianca 
MiLEsi Mo JON , in 12.", di pag. 2g5. — Milano , 
1829, per Antonio Fontana. Prezzo i. 76 italiaiie. 

Cliiarissimo nonie si e quello della signora Edgewortli 
si in Inghilterra , come presso ogni colta nazione , dacclie 
ella ba sjieso la niiglior parte de' siioi anai investigando 
jirofoiidamcnte T uinana natiira onde staljilire le basi di 
UQ bnon slstema di pratica educazione , tale da condarre 
r iiomo a cjnel jnnito di ]Jossibile felicita e cousiderazione 
ciii e cUlamato dalLi sua premiiienza sugli altri esseri. 

E cjiieste noa i'acili investigazioiii dovevano principal- 
iiiente ri\olgersi ai priooi periodi della vita, siccome cjuelli 
die ben diretti possono essere fecondl di ottimi resulta- 
meiiti , tanto in online alio sviluppo della meute , qiianto 
alle tendenze del cuore. Consegaenza di tale sua giustissima 
nianiera di vedere sono diverse sue opere , scritte spccial- 
nieiite per T istriizione del popolo e delf adolescenza sotto 
il modesto titolo di novelle, racconti morali , dialoghi ecc. 
Appartieue alio stesso geaere cjuella die qui annunciamo , 
dicliiarandoci grati alia colta ed illustre nostra concittadlna, 
la quale non isdegno le briglie e la noja d' una versioue, 
sel)bene aljituata a piix gravi studj , di cui ci diede gia 
l>ella testimonianza coll' applaudito suo eloglo della celebre 
Ag.iesi, altro insigne e pereune ornamento delF avventii- 
rata nostra patria. 

Queste prime lezioni hanno il merito delP ordlnc , ilc!l.x 
diiarezza e della verita •, lianuo iuoltre il secondo lucnto 



272 ATPENDICE 

tli ofTrire iin (juailro di famiglia anlniatlssimo ed Inte- 
ressante, perciocche fu accorto divisamento dell' autrice 
di mettere in azioiie due ottimi geaitori co' proprj loro 
figlinoletti dell' eta di 6 in 7 anni all' incirca. 

Si coglie r occasione di una passeggiata , dl una vislta , 
dl nn quaiunque fortuito incontro per soddisfare a moke 
naturali interrogazioni de' due fanciulli , col quale ovvio 
mezzo le tenere loro menti acquistano una progressiva 
istruzione. L' ollicina , a cagion d'esempio, di un fabbro 
ferrajo , o di un falegname ^ una fornace di mattoni i un 
mulino a vento ■, I'accesso ad un giardino, ad un podere 
ben coltivato, al gabiaetto fisico di uno zio ; una cola- 
zione e simili circostanze porgono argomento di ragionare 
con termini appropriati alia loro intelligenza della qualita 
de'metalli, di meccanica, di disegno, di combustione , 
di aria, acqua, vapori, di maccliina pnenmatica , di fiori 
e botanica, di vegetazione , di bestiame, di latte, di lino, 
di farfalle e delle api e delle non meno industri formiclie , 
delle gravita de' corpi , della velocita , di tempo, di moto, 
d'aritmetica , e perlino di giustizia distribiitiva. 

Ma secondo noi il raerito maggiore delle suddette le- 
zioni si e la freqitenza ed opportunita de' morali riflessi , 
tendenti ad istillare nell' animo de' fanciulli I'avversione 
alia menzogna , 1' amore del prossimo e della giustizia , 
il rispetto alia roba d' altri , la pieta verso gl' infelici , la 
•^ratitudine , la moderazione delle proprie branie:, tutte in 
somma quelle piii commendevoli c[iialita ciie formar deb- 
bono un uomo probo , colto e compito. 

Sia indulgente il lettore se a fronte di questa ridondan- 
za di buone cose , avesse egli ad incontrare qualtlie im- 
magine meno nobile , o qualclie descrizione eccessivamenle 
minuziosa , e condoni in grazia dell' eccellente spirito con 
cui e dettata l' operetta delfillustre e dotta irlandese, se a 
patina 35 e detto, clie n la polvere gialla clie cade giu 
dalla sega cbiamasi segatura. " E se precedentemente a 
pag. 3a leggesi che « la polvere bianca di cui servesi il 
cuoco per fare la pasta cbiamasi farina. " Per la stessa 
ragione ci lusinghiamo ch' ei non vorra sdegnarsi della 
triplicp insulsa esclamazione cbe trovera a pag. 104 di 
udle Ponipeo , nome del cagnolino di casa , il quale ncu^ 
pera un guanto smarrito. ' 



PARTE ITA.LI4NA. 278 

Om pnrlrtr dovremmo dclla traduzlone. Ritenuta per6 
r evideate utilitii di tjnesta fatica ed incliiwado noi a va- 
liitare tutte le diflicolta di lodevolmente volgarizzare ua 
libro inglesc pieno zeppo di vocaboll famlgliari e tecnici, 
noti defrauderemo del dovuto encomio la diligenza e le 
buone intenzioni dell' cgregia traduttrice. Ma temiarao che 
a taluno noii possa andar a garbo qualche ricercatezza di 
lingua, trattandosi di un lijjro aiFatto elementare e desti- 
nato air infanzia, del quale difetto ci avvisano le meluzze 
per picciole mele a pag. 6, lo stccchito e riarso a pag. 128 
per diseccato e adusto •, i greiniti di foglle a pag. 148 
jjer ricoperti , sparsi ecc. II gramolare il lino a pag. laS 
in luogo do' piii usitati verbi , maciullare e dirompere ; 
il fiaiiwLcggiare , poetico a pag. a54 in vece di ardere, di- 
vanipare. 

Essa ]5oi scrive , in onta delle piu comuni regole di 
buona ortografia alia prosa prescritte, gioco e giocare, Ca- 
gnolo, sonare , scotere (V. a pag. 149, i65) in luogo di 
giuoco ecc. ecc. Ama scrivere semplicemente Ferrajo , 
soppriniendo il FaUbro , tenagUe per tanaglie , e panna 
per fior di late o crema. V. pag. 197. E preferlsce di 
dire a pag. 205 Massajo, voce che rigorosameute signiiica 
custode di robe e luasserizie , e non gia il raezzadro o 
mezzajuolo. A pag. Sj ella dice scarlati, e non scarlatti 
col t duplicato. Altrove a pag. 124 si legge u mangiar 
malamcnte » in luogo di mangiar sconciamente. La prima 
di dette locuzioni ci rattristereblie coif idea di nutrirsi 
male, di vita angustiata. Leggesi pure cwimonlaco in vece 
del sostantivo ammonidca usato in chimica. 

Per ultimo siamo chiamati dal nostro istituto a porre in 
guardia il lettore sopra un glossario di So pagine intro- 
dotlo dair autrice nel lil)ro che esamlniamo, avvertendolo 
ch' esso racchiude non poche inesattczze , alle quali una 
sc'vera logica ed una purgata lingua non possono far grazia. 

Avremmo desidcrato che la volgarlzzatrice ci avesse 
prevenuti in questo uflicio, cominciaudo d;il riformare il 
troppo fastoso titolo di glossario , che ci pare esclusiva- 
mente riservato a I'arraginosi comenti di lingue antiche, 
e procctlendo indi ad una rcttilicazione delle inentovate 
inesattezzc. Che essa a parer nostro tutta ne avca la ca- 
pacith .^ tutto il diritto. 

IJibl. Ital. T. LV. 18 



274 ArVENDICE 

Dal canto nosti'o ck limiteremo pei- Icgge cU brevita ad 
iuilicare soltanto alcuiii de' priucipali vocaboli del glossariOy 
die avrebbero dovuto esser raeglio definiti ed illustrati da 
traduttore italiano a pubblico italiano. 

ri Bastare - Caplre - Contare - Conversazione - Curare. 
Guadagnare - Opportunita - Pagare - Precedente - Prezioso - 
Pronto - Ragnatelo - Rammemorarsi - Rivoluzione - Rottura - 
Leso - Tanto cjnanto - Tenere - Timore - e Zoppo. »» 

Lasciamo arbitro il lettore d' intertenersi piii a lungo, 
se lo credera conveniente , sopra il detto glossario. Forse 
non avra egli nemmanco bisogno di consultare lessici od 
autori per rilevare le iraperfezioni cbe lo deturpano. 



La ginnastica pei giovani, o sia Trattato clementare 
del differcnti esercizj aid a rafforzare il corpo, man- 
tcncTe la salute e preparare una buona complessione , 
adorna di 33 tavole in rame , dal francese in ita- 
liano recata da N. P. — Milano , 1829, press o 
Pirotta, in 24.° Prezzo austr. lir. 3. 

Questo libro ha esso pure la sua prefazione e non breve, 
iu confronto delle sole 5o pagine che compongono il trat- 
tato tcorico. 

Altre 5o pagine all' incirca sono impiegate nella spiega- 
zione di 33 tavole rappi-esentanti diverse ginnastiche evo- 
luzioni. 

Tutto considerato, ci sembra una produzione di pochis- 
sirao conto , d* annoverarsi fra quelle , dalle quali e lo 
staiiipatore ed il traduttore si ripromettono qualche loro 
vantaggio personale. Non ci e permesso pertanto di dirne 
di piu , eccettoclie non possianio passare sotto silenzio la 
grave omissione commessa da entrambi , di avere cioe 
puliblicato in Milano un opuscolo di ginnastica senza mo- 
strarsi consapevoli della cospicua ed applauditissima opera 
del nostro benemerito sig. Golonnello Young e della gior- 
naliera pratica applicazione ch' egli ne fa nell' I. R. Gol- 
legio militare di S. Luca , il quale ormai puo essere ad- 
ditato come modello degl' istituti di qnesto genei-e ; lo che 
attesta luminosamente la speciale Cesarea benignita e nia- 
nificenza verso quegl" Interessantissimi giovanetti , non che 
r intclligenza e lo zelo con cui le sovrane intenzioni se- 
condate ven2;ono dal sovralodato siz. Colonnello Direttorc. 



PARTE ITALIANA. ayS 

CalUstenia o Ginnastica per le giovani , o sia Trattato 
clemcntarc del dlffercnti csercizj atd a rafforzare il 
corpo, mantcnere la sedate e preparare una huona 
complessione , adorna dl aS tavole in rame^ dal 
francese in italiano recata da N. P. — Milano , 
1829, coi dpi dl Giovanni Pirotta , in 12.°, di 
pag. IC2, llr. 3 austr. 

E questo il titolo di un' operetta, in cui si discorre di 
varj esercizj corporei atti a rinvigorire la complessione ed 
a svilnppare la bellezza del sesso gentile. Ci parve savio 
consiglio il cliiamarla Trattato elementare delle dette mate- 
rie, perciocche essa, con buona pace dell editore, il nostro 
Pirotta , e una produzione che appartiene a quelle tante 
futilita che abbiamo I'abitudine d'importai'e dalle rive della 
Senna. Noteremo di passaggio che I'autore ha posto fra 
i pill utili ed indispensabili esercizj di ginnastica anclie 
il nuoto. L'articolo relativo e molto diffuso. Sono addotte 
niille ragioni collo scopo di superare la femminile renitenza 
a conimettersi aW Lnfido ehmento. Noi dubitianio pero che 
le idee spartane dello scrittore parigino possano trovare 
un grosso partito , non ostanteche ramnienti egli alle sue 
future Amazzoni che « un' augnsta princlpessa, degna di 
" essere imitata per molti altri titoli, abbia dato recente- 
" mente V esempio di esercltarsi al nuoto. » 

L' opuscolo di cui favelliamo e corredato di aS tavo- 
le , dirette naturalmente a vieppiii agevolare l' intelligenza 
dei prccettl ginnastici, se pero non osta a slfFatta buona 
intenzione il inodo troppo economico e raeschino col quale 
sono esse eseguite. 



V A R I E T A. 



LETTERATURA. 

Saggio d' ima traduzione inedita delV Odissea dOmero. 



L 



a gcntilczza di un anouimo cl ha inviato il primo li- 
bro dell' Odissea tradotto in versi sciolti. Egli desidera che 
noi gli inanifestiamo la nostra opinione, secondo la quale 



2/6 V A K I E T a'. 

protesta di volere o abbandonai'e 1' impresa o recarla a 
compimento. 

La versioniG dell' anonimo confrontata con quella del Pin- 
demonte ha il doppio pregio di avere risparmiati novantadue 
versi sopra quattrocento quarantaquattro del testo , e di 
avere conservate assai piii fedelmeiite le figure dell' elocu- 
zione, nel che il Pindemonte (e sia detto con pace di molti 
che giudicano forse senza darsi la briga di esaminare) ha 
veramente p.issato il segno della licenza conceduta ad un 
traduttore. Ma dircmo per questo che la nuova versione 
vincera quella dell' autore delle Poesie campestri ? A noi 
|3are veramente che no : perche la lingua poetica ci sem- 
bra qui piu scarsa che nel Pindemonte, il ritmo assai meno 
qraerico, ed a malgrado di molti luoghi piu fedelmente tra- 
dotti, questa versione ci sembra lontana dalF indole ome- 
rica molto piu che quella del Pindemonte. Eccone un saggio : 
L'accorto (i) Eroe, Musa, di' tu (2) che tanto 

Qua e la sbalzato errb , poichd di Troja 

Ebbe le sacre mura a terra sparse , 

E cT assai genti le cittadi vide 

E i cosiumi conobbe: e affanni mold 

Sid mare in cor sostenne, a la sua vita 

Ed al ritorno de compagni inteso (3). 

(i) L' uomo puo essere accor/o eenza eesere n'jAuTpCTjs; quiadi 
il concetto non h pieno. 

(2) Di' tu : olire all' esser duro perde anche V affetto die tro- 
Vasi nel fiH evvifrs , die mihi. II Monti avea tradotta ( non sap- 
piamo 6e prima o dopo la vei-sione del Pindeuionte ) la protasi 
d«ir Odissea , e ee la memoria non c' inganna il sue primo verso 
era questo; Dimmi, o Musa, i' Eroe di vario ingegno. So avverri 
che questa protasi da noi veduta co' proprj nostri occbi rinvengasi 
nelle carte di quel grande, si fara manifesto come si lagnino 
a torto coloro, ai quali parve ingiurioso cli' altri abbia detto in 
questo giornale essersi il Monti astenuto dal tradur l' Odissea 
pensaudo che troppo earebbe incresciuto al buon Pindemonte. 

(3) II rerbo apvu/uEvay nella sua semplicita significa forse qual- 
che cosa di piii : oltreche la frase inteso alia sua vita non ci 
pare abbastanza precisa. Piu soggetta ad amfibologia ci sembra 
ancora la frase si fean pasto de" bovi d' Iperione. Direbbesi die 
si fece pasto de' leoni chi , per eserapio , cacciatosi solo ed 
inerme net deserti dell' Africa fosse stato cola divorato da 
quelle belve. 11 testo dice chiaramente manginrono i huoi del 
sole iperione. 



V A R I E T A . ^77 

Ma ffuesti invnn talvi far voile: mnrti 
Da loro insania e' fur. Stolti ! dt bovi 
Pasto si fean d' Iperion che tolse 
A la tornata il di (i). Cib in parte alcuna 
A noi pur , Dea, figlia di Gioae , or narra. 
Gia i Greci tutti che la cruda morte 

Fuggito mean, del mar fuora (a) e dellarmi, 

Erano in patria. Veneranda Ninfa 

Calipso , Dea di Dee, sol dal ritorno 

E da la sposa dentro cavi spechi 

Ulisse ritenea (3) che a se marito 

Far des'iava. E col girar dcgli anni. 

Come dai Numi destinato il tempo (4) 

Del suo ritorno in Itaca fu pieno , 

Da le fatiche tra i medesmi amici 

Ne allor si sprigionb (5). Di lui pietade 

Tutti sentian gli Dei , saho Nettuno , 

Irato sempre contra il Divo Ulisse 

Anzi che al suol natio reduce fosse. 

Ma qucgli ai lontanissimi Etiopi ' 

( Vltinii de le genti, in due partlti , 

A V orto altri del sole , altri a V occaso ) 

A un ecatombe tratto avea di tauri 

E d'arieti. Quindi a mensa assiso 

Prendea diletto. De V olimpio Giove 

Gli altri Dei ne la reggia erano accolti. 

Primo il Padre degli uomini e de' Numi 

(i) Tolse il d) alia tornata. Meglio senza dubbio nel testo : ■ 
tolse loro il dt del ritorno. 

(2) A noi non par bello quel fuori del mare e dell'arml: 
nitpivyoTSs fi'ggiti » scampad , indica non solo il presente Btato 
di sicurezza, lua ben anche il passato pericolo. 

(3) Qui Paver niutata sintassi toglie, al parer nostro, gran parte 
della bellezza. Dope aver detto che tutti erano in patria, la 
prima idea nella quale , pel contrapposto , risiede la belta del 
concetto, si h quella che il solo Ulisse era ritenuto, ecc. PerA 
nel testo il periodo coiuincia con tutta semplicita ma con gran- 
dissinio efFetto , tsv J oio/ , ecc, e eoltanto dopo di ci6 viene 
la pouiposa descrizione della Kinfa Calipso. 

(4) Questa sintassi ci pare viziosa. 

(5) Sprigionarsi dalle fatiche , non ci pare omerico ; e forse 
neppur d' altro autore - Tra i medesmi amici non e precisamente 
lo stcggo che tra i luai amici. 



2y8 V A R I E T a'. 

Parlb: che rlinembrava il hello Egisto 
Spento per man del glorioso Oreste : 

Or veh come il mortal gli Eterni incolpa! 
Da noi sccndcre i mali: ed oltra il fato 
Da lor follie per se medesmi han danno (i). 
Oltre il fato cost la sposa tolse i 

D' Agamenno-ne Egisto : e ancor che d" aha 
Jluina conscio, reduce lid spensc (2.). 
Che V Argidda esplorator Mercurio 
Per noi mandato gV intimb (3). N'e quello 
A morte trar , ne tua fame la sposa : 
Che come il fior de la lanugia prima 
In volto mostri ed a suo drltto intenda (4) , 
fara d' Atride la vendetta Oreste (5). 
3Ia di Mercurio il huon consiglio Egisto 
Non persuase (6). Or tutto in uno ei scorUa. 
Le postille che siamo venuti scrivendo ad alcuni luo- 
ghi di quest! versi possono servir di misura a chi vorra 



(i). Qui ci pare troppo contrario all' indole otnerica F anda- 
mento del verso e la frase. Nel verso susseguente il traduttore 
lia tralasciato 1' avverbio vuv (Ora) che a noi pare necessario. 
Giove reca in conferma del suo detto un esempio recentissiuio 
allora e grandissimo. La locuzione greca poi vTrl^ /mi^iv noa 
pare chiaramente tradotta nell' italiana oltre il fato , e uieglio 
direbbesi contro. 

(3) Reduce lui spense , h duro ; e chi non ha il testo dinanzi 
credera che Oreste reduce abbia ucciso Agamennone ; questa 
aluieno 6 , secondo la grammatica , la uaturale interpretazione 
di queste parole. Lui reduce sarebbe sintassi piu chiara, 

(3) Che noi inviandogli Mercurio gli dicemmo ecc. 

(4) Noi siamo ancora nell' opiuione altre volte espressa , che 
quando una figura dell' orazione e frequenteuieute usata da ua 
autore bisogna conservarla dov' 6 , ma non introdurla dove I'au- 
tore non l' ha voluta. Pero trovaiidosi spesso in Omero la peri- 
frasi della lanugine per significare la puberta , non crediamo 
opportuno il valersene dove il testo dice semplicemente quando 
Oreste sara. fatto adulto. — La frase poi itUendcre a suo dritto 
h di quelle che s' interpretano a discrezione, 

(5) II modo greco ix ya^ 'Opstfraa T(ff/i taairai 'Arpgi^aj puo 
suggerire al traduttore un uiodo men trito del consueto : lette- 
ralmente suona cosi : chk da Oreste sara la vendetta di Atride^ 

(6) Cos'i disse Mercurio , ma consigliandogU il bene , non per- 
suase t animo di Egisto. 



I 



V A U I E T A . 279 

eiudicare la fedelta della nuova tradnzionc. Spesse volte 
abbiaiuo sentito dire che se alcuno pigliasse" a consideraro 
di questo modo, verso per verso., le nostre piu accreditatc 
traduzioni, cadrebbero quasi tuite da queiia faiua in cui 
sono; ma oltreche questa obbiezione a noi non par vera, 
vuolsi anche notaro die certe minute e particolari infe- 
delta non nuocono alf ef cellenza di alcune traduzioni , Ic 
quali poi net loro complesso ritraggono plenamente i ca- 
ratteri principali del testo. Dove lo stile, il fraseggiare, 
le figure, il verso in generale sian tali che ciasclieduno 
vi trovi rimprouta dell' autore tradotto , sarebbe opera 
pedantesca T andare appuntando qua e la pochi luoghi nci 
quali la rispondenza della traduzione col testo non fosse 
letteralmente perfetta. Ma quando dal leggere 1' intiera tra- 
duzione non ci vieue nell' animo quest' immagine dell' au- 
tore originale, allora non e senza motivo ne senza frutto 
il richiamare 1" attenzione del volgarizzatore a que' luoghi , 
dove ci pare che siano state da lui neglette certe difFe- 
renze , le quali comunque siano tutte picciole per se stesse, 
non di ineno somniate insieme contribuiscono forse non 
poco a render disslniile la verslone dal testo. E il saggio 
die noi abbiamo levato dal nianoscritto die I' anonimo ha 
voluto inviarci, puo essere un ottimo testinionio alia no- 
stra opinione : perche nessuno vorra negare die dove se 
ne togliessero le cose da noi notate non fosse per divenire 
pill omerica questa nuova traduzione. Essa ha bisogno 
sopra tutto di quella facilita che in Oniero non viene mai 
meno •, di quella schietta slntassi che non lascia mai dubbio 
il lettore ; di quel verseggiare spontaneo senipre e lontano 
da ogni artilizio, per modo che spesse volte diresti, il 
concetto assai piii die il consiglio dell' autore aver voluto 
quel numero c quel ritmo con cui lo troviamo significato. 



In funcre Vincentu Moiidl, Antonii ChersjEj Epi~ 
grammata (i). 

I. 
Quod (longos jacuit qua; vel male spreta per annos, 
Oblita antiqui vel decoris , misere 

(1) E oggimai aU'Europa tutta notissiino die tra i cultori della 
romana classica letteratura giunsero ad altissiiuo grado e tuttora 
vi si conaervsno i Ragusei; e noi in tiuesto Giornale abbiam 



28o V A R I E T a'. 

SqualeJjat, tricie gandens nugisque canorls) 

Itala se superis continuo intnlerit 
Musa choris, serto criae3 pra3cincta, quoil olli 

Ma3onia Dantes nexuit ex hcdera ; 
Seque super solio primes fiilgcnte locarlt 

Vatiun inter; summo digaa placere Jovi , 
Carmine digna suo mensas hilarare Deorum; 

Muneris id totum est , Montie magne , tui. 
Et, cui non multos similes tulit inclyta, cui fors 

Hand feret, haud unquam fors habitura parem est, 
Non te perpetu6 memoret, non optet, ademtum , 

Dum etetei-it, quanta est, non fleat Italia? 
II. 
Salve , o , qui primus Latias colulsse Gamoenas 

Jussisti certis me juvenem monitis ; 
Jnssisti Tuscae studiis vigilare Minervae 

Fratrem, aderat mecum qui tibi nempe, memn! (i) 
Est tuum , in Italia quod claret scilicet ille , 

Nobilium docto dum sedet in numero 
Scriptorum , illustris Patriae astrum dulce : Latina3 

Quod placui Arcadiss ( si placui ) ipse , tuum est. 
Salve, o Chersiadum, quanta est ea cunque , tuorum 

Fam^e auctor ; salve , o inclyte Montiade ! 



// veto autore dell' Iliade e dell' Odissea. — Ci si annunzia 
un' opera curioslssima, della quale fu, non Iia guar! , pub- 
blicato un sagglo a Londra. Essa porta il titolo dl Ulysses 
Homer, ossia Scoperta del vero autore dell' Iliade e ddV Odis- 
sea , di Costantino Koliades , professore neW Universita Jonia. 
Quest' opera, gia al suo compimento condotta e adorna di 

avuto piu. volte occasione di tributar loro ben giusti applausi. 
Ci e quindi di singolare compiacenza il poter qui pubblicare due 
epigra'tumi clie fanno bella testimonianza delle nostre parole. 
L'egregio antore , fratello dell' iUustre Tomaso Chersa , ha gik 
dato altre pubbliche e non dubbie prove del valor suo nella poesia 
latina, E ben era a desideravsi die alcuiio coiridioina del Lazio, 
idioma eterno, spargesse Cori sulla tomba di quel grande,le cui 
opere viveranuo pure eternamente, perche il bello , il vero 
Chiaro una volta , fia chiaro in eterno. 
(Gli editori.) 
(i) Hoc fuit Mediolani anno i8o5, quum auctor ageret 24 
wt.itis sua: annos ; Thomas ver6 frater ejus esset annorum 22, 



V A K 1 E T a'. a8i 

tavole rapprc«enranti vedute e piani , ton<le dnrvjiic a pro- 
vai-e die Llisse b il vcro aiitoro dell' Ilia>le o ik'U'O'li.ssea. 
II saggio siidJetto ofTre non dubbie prove dclP ingcgno e 
delle cognizioni dell' aiitorc ^ e ci dimostra ancora clie fjue- 
sti ha coil sonima attenzioiie visitati tutti i luoglii ne' due 
poemi rainuientati. Egli trae profitto da tutte le piu par- 
ticolari cose die gli venne fatto d'esaminare; le ravvicina, 
le confroiita con ingegnosa sagacita ai testi , ed ai monu- 
nieiiti relatlvi alia guerra di Tioja, II suo sistema, comeclie 
non debba si tosto e si di leggieri ammettersi, merltera 
almeno d' cssere posto ad esame , giacche non si ebbe a 
vile qucllo die I'u pul)])licato in Germania nel 1795, e 
die sembrar poteva piu strano ancora. Che se fu leclto 
il sostenere die 1' Iliade e V Odissea non sono die colle- 
zioni di brani originalmente staccati e fnggitivi, ravvicinati 
poi e posti in ordine ; e se Jien anche si c dubitato del- 
r esistenza stessa d' un poeta nomato Omero, perche mai 
non sarh permesso di congettmare die I'uno degli eroi del 
prlino di qiicsti poemi ed il principal personaggio del se- 
coado, sia Tautore dell' uno e deU'aUro? Sembra che I'opera 
contencr debba un gran numero di topograliche descrizioni, 
del genere di quelle che con tanto piacere leggonsi nel 
Viaggio della Troade. del sig. Le Chevalier. (/. tieiS. ) 



PB0GRKS3I dell' INCIVILIMENTO. 

Terra di Van-Diemen. — • Sono appunto quarant' anni 
( 1788 ) da che giunsero a Boiani-Bay i primi Inglesi con- 
daunati alia rileg^.zione. Nello spazio di quindici anni al- 
cuiii di questi coloni divennero bastevolmcnte ricdii , onde 
neccssario fosse di proteggere i diritti della proprieta coUo 
stabiliincnto d' una colonia di classe inferiore destinata a ri- 
cevere i nuo\ i delinquenti , pe' cui perversi costumi poteva 
solTerirne danno il buon ordine che cola cominciava a 
regnare. Che pero nel febbrajo 1804 ^^ terra di Van-Die- 
men fu dlvisa fra 867 prigionieri maschi e la donae 
lilicre. Ora la sua popolazione e di 2c,ooo anime , coin- 
presi i rilegati. Ad onta dei gencrali lamenti sulla grande 
scarsezza delle donne e sul riprovevole sistema di governo , 
nel 1826 le iatroduzioni di cose di piacere e di lusso im- 
portarono 99,747 lire sterline , essendosi esse in nn anno 
.aumentate del 3o per 100. IIohurts-Town , capitale del 



282 V A R 1 E T a'. 

Van-Dienien , conticiie circa un migliajo di case, e sette mila 
abitantl. Qimndo giudicare si voglia da' nnovi cdiiicj die 
vi si vanno alzando , dal numero de' faiiciulU e dalla quan- 
tita di migi'anti e di condannati che vi giungono ogni 
giorno, la citta e la popolazioiie crescei-aiiiio per lo nieiio 
del doppio fra poco tempo. I nuovi edificj sono pressoche 
tutti di mattoni o di pietre. La chiesa di San-David ha 
un campanile , un orologio , un organo , e puo contenere 
ben mille persone. Questa nascente citta, creazione di 
venticinque anni , ha strade ben selciate, ha pooti, una 
posta per le lettere , scuole di cafita, banchi, pensioni e 
quasi tutti quegl"" istituti di puliblica e privata utilita che 
trovansi nelle meglio sistemate cittii d' Eitropa , oltre le 
riuuioai,. le accademie di musica, i balli, ecc. (i2. E.) 



GEOLOGIA. 
II piit piccolo vulcano del globo terracqiieo. — Non ^ qne- 
sto che la sommlta di un vulcano sottomarino che sorgo 
dalla superficie del mare. Esso fu vednto e disegnato dal sig. 
Tilesius, che in qualita di naturalista accompagnava il ce- 
lebre viaggiatore Krusenstem nella navigazione di lui in- 
torno al globo. La spedizione ritornando dal Giappone e 
passando presso del capo Saagar per attraversare le isole 
Corili, incontro le due isolette vulcaniche d'' Oosima e di 
Coosinia. Chi non conosce se non i grandi vulcani del 
continente o quelli delle isole molto elevate al di sopra 
del mare, come il pico di TeneriflPe, rimarrebbe nieravi- 
gliato nel vedere un si piccolo vulcano : perciocche puo 
esso scorgersi, per cosi dire, nel suo insieme al primo 
sguardo, non presentandosi che come una punta sporgentc 
dall' acqua ond' e circondato e stretto da tutti i lati. L' una 
di queste isole , Coosima , e sotto la forma di un pico che 
manda sempre fumo ; la sua sola sommita s* innalza sul- 
r acqua e soltanto a i5o piedi. Questo e probabilmente 
il pill piccolo vulcano del nostro globo: giace tra il 41.° 
grado di latitudine ed il 120° 14' 45" di longitudine : e 
nudo , sterile , d' un colore azzurrognolo. Non vi si scorge 
una sola pianta, non un filo d'erba: gli orli sono com- 
posti di niaterie rossicce e porose in dissoluzione e for- 
manti diversi strati di lava che sorgono quasi a scaglioni 
sulla superficie del mare sino alio stesso cratere. L'altr'isola, 
detta dai Giapponesi Oosima, e che troyasi non lungi da 



V A ii I E T a'. ' a83 

roo*/>7irt potrchb' csscrc la puntn di nna nioiitapna a questa 
appartcnentc , quando si supponga che Ic dai; montagne 
non foriniiio che una sola isola sotto il mare. Essa e la 
piu grande e tiovasi aW onesc deU'altra. (Memoir de I'acad. 
wiper, etc. de Petersbourg, torn. X, 1826, pag. 309.) 



EIBLIOGRAFIA. 

Fu noil ha guari calcolato in 5, 000 il unmero delle 
nuove opei'e che vanno ogiii anno pubblicandosi in Germa- 
nia, cd in 40,485,000 il numero de'fogli che annnalmente 
impriinonsi uella sola citta di Lipsia. Siccome ciascun foglio 
non lia meno di a 6 poUici di lunghezza sovra ai di lar- 
ghezza , ossia una supei-ficie di 846 pollici quadrati , cosi 
coiupiendosi il calcolo ne risulta c!ie tutta questa carta 
coprirelibe un quadrate di due raiglia e tin tcrzo per 
ciascun lato , cioe uno spazio piu grande che la citta 
stessa di Lipsia uaitaraente al sue distretto. Gio posto , 
non sara cosa dliricile il dlmostrare che questa medesima 
carta se venisse minuzzata in modo che unire si potes- 
scro , capo a capo , tutte le righe di ciascuna pagina , e 
tuttc le pagine di ciascun volume, dareldDe una lunghezza 
maggiore del doppio della circonferenza dell' equatore ter- 
restre. E tanto si stampa in una sola citta, anzi in una 
citta di secondo o piuttosto di terzo ordiue ! Ghe ne ri- 
sultcrebbe poi , se accumular si volesse il lavoro di tutte 
le stamperie ? 

Ghe se taluno chledesse quale giovamento da tanta 
farragine di nuove edizioni ne provenga alle lettere , alle 
scienze ed alle arti , noi non sapremmo clie mai rispondere, 
Molte di sifl'atte opere che vendonsi come nuove , non sono 
che iraduzioni o ristampe ^ e ristampe sono pure gene- 
ralmente le nuove edizioni de' classici si greci che latini , 
alle quali dar si vorrebbe grande importanza per la giunta 
di qualche varlante di poca o nessuna utilitu : molte poi 
versano su frivoli argomenti, su teologiche qnistioni", altre 
non sono che rancidumi , ed altre non contengono che ro- 
manzi , o fuggitive c nojose ])oesie. Laonde se dalle mol- 
tissime scevrare si volessero le poche veramente nuove , 
a che mai si ridurrebbe il loro numero? Ghe se da que- 
ste poche ancora scevrar si volesse cio che contengono 
di veramente nuovo od utile , forse non ne risultcrebbe 
ehe un solo c non grosso volume ^ e forse la letteraria 



284 V A R I E T a'. 

repubblica assai piii guaclagnerclibe con qiu>sto solo voUnne 
che con tanta moliitaclino tU stainpe. Questo nostre osser- 
vazioni applicare si potreljbero agevolraente alia multipli- 
cita delle opere che ogiii anno rigiirgitano pure dalle etam- 
perie della citta nostra. 

EDUCAZIONE. 

Annunzio d' una scuola di educazione e di ammaestramento 
de fanc'mlU dagU anni due ai sei, aperta in Cremona con go- 
vernativa approvazione del giorno 24 gennajo 1829. Tipografia 
FeraboU. — Ci gode veramente Tanimo nel pubblicare que- 
st'annunzlo ; poiclie da esso si ha prova che anche tra noi 
Italiani si va prendendo un po' plii di gusto e d'interesse a 
tutto cio che tende a promovere e migliorare la nostra educa- 
zione. Era vergogna il mostrare per viste di Incro tanta sol- 
lecitudine e tanta intelligenza nella cultura de' gelsi , nell' al- 
levaniento dei baclii da seta, delle pecore e di molt' altre 
specie d'animali; e poi essere indifferent! e abbandonare 
quasi al caso la primissima educazione de' nostrl figliuoli. 
Gli efTetti tristissimi di cosi riprovevole noncuranza gli 
abbianio sott' occhio ogni giorno nei tanti ragazzi e uomini 
sciancati, stoi'pj , gibbosi e affetti da gracilita e da rachi- 
tide, i quali popolano le classi inllnie delle nostre citta, 
ed i quali piu che alle fasce debbono la loro sventura alia 
negligenza, al poco amore, alia sbadata ignoranza e al pravo 
costume delle scuole ordinarie del minuto j^opolo, ove si 
condannano i fanciuUi a stare immobili per tante ore sulle 
sedie perforate, e a respirare un'aria appestata dall' alito 
e dal puzzo di tanti altri fanciulli malsani ed infermlcci 
che vi si veggono stipati. A simile disordine sarebbe ben 
tosto riparato ove si distendesse in tutte le altre citta la 
scuola di Cremona, il cui metodo e piano vogliarao qui 
far noti perche se ne vegga T utilita , perche si abbia uno 
stimolo air imitazione , e perche sia vana la scusa o non 
dannosa la necessita in che sono i nostri artigiani ed operaj 
di afiidare altrui la custodia de' loro piccoli figliuoli. 

Tale scuola siccome preparatoria alle scuole elementari 
minori, per le quali si richiede il sesto anno di eta, e 
fondata sui principj : 1° degli ammaestramenti; a.° degli 
esercizj corporei. I prinii consistono nelle preci quoti- 
diane, negli esercizj sul piccolo catechismo, nella spiega- 
zione di carte rappresentajiti i fatti dell'Istoria sacra, nella 



V A n I E T if. 2(35 

nonV!nclnturft di voci di Imona lingua indicant! gli oggetti 
piii usuali, nclla calcolayione nientale, nclla cognizione del- 
l' alfabeto , negli eserci/j di memoria , ed in tutto cio che 
proporzionato sia ad una vita tutta di sensi, e che non 
possa recare verun pregiudizio allc facolta mentali troppo 
tenere cd appena acconce a germinare. I secondi visguar- 
dano i giuoclii o gli esercizj adattati alia fisica costltuzione 
de' fancluUi; per esempio i passi rcgolari , la corsa, il giuoco 
della racclietta e simili. E altresi massima in questa scuola 
che i giuochi prevalgano agli amniaestramenti ; che negli 
ammaestramenti non s' impieghi mai piu di niezz' ora di 
continuo, per la poca forza e pcrseveranza dell' attenzione 
puerile; e che I'orario sul totale d' ogni settimana sla par- 
tito in guisa di favorire singolarmente 1' edncazione fisica 
della quale i fancIuUi a quest' eta sono anche piu J)isognevoIi. 
Sia lode al maestro di questa scuola e all' uoui saggio 
e filantropo che ne detto primo il piano ed il nietodoj e 
sia lode ancora alia citta di Cremona, ond' essa vie piu 
concorra al mantenimento d' un cosi provvido istituto, da 
cui puo tornare tanto vantaggio alia ventura sua popola- 
zionc,e tanto dccoro a lei stessa per essenae stata la fou- 
da trice. 



BIBLIOGRAFIA. 
L' ill. eig. cav. prof. Sebastiano Ciampi , chlamato sine 
dal 1817 con invito onorevolissimo alia R. Univcrsita di 
Varsavia dall'augusto fondatore di quella 1' imp. e re Ales- 
sandro I , conccpi lin d' allora il pensiero ^li rendere ser- 
vigio alia sua patri.a naturale , T Italia , ed a quella di ado- 
zione , la Polonia , con raccoglicre quantc notizie avesse 
potuto trovare degl' Italiani letterati, medici, diplomatic! 
ecclesiastici e civili, milltari , pittori, architetti, musici 
ed altri di varie professioni, che ne' lontani e ne' vi- 
cini tempi soggiornarono in Polonia con gloria d' Italia i 
non meno che le notizie de' Polacclii i quali si dlstiusero 
in piu manlere dimorando in Italia. 

I nonii dunque , le gesta , le opere manoscritte o stani- 
pate , le rclazloni statlstiche si degli Ambasciatori, del Prin- 
cipi italiani ai Re di Polonia, che le ccdesiastiche dei 
Nunzj apostolici a quella corte ;, le istruzioni segrete date 
lore dai Papi e quant' altro puo richiamare la curiosita 
della storift , tutto avra luogo nella Baccolta che 1' editore 



i86 V A R 1 E T a'. 

Jacopo Balatresi in Lucca ei projione di dare in Ince col 
ntolo dl Notizie , scritli ed opere d' urie dei^l'Italiani illustri 
in Polonia e degl' illustri Polacchi in Italia dell' ill. sig. 
cai\ € prof. Sebastiano Ciampi. Terranno Inogo di appen- 
dice alcunc notizie di famiglie italiane staljilite in Polonia; 
ed una scelta di Lettere scientifiche, politiclie e niilitari 
degl' Itallani scritte di Polonia a' loro amici ed ai gabi- 
netti de' principl in Italia , specialmente del tempo del re 
Giovanni Soliieski , coUa descrizione mandata dai campi 
di battaglia del successo delle battaglie , ed altre molto 
interessanti notizie sul commeicio fatto in Polonia ed in 
Russia dai Fiorentini, dai Lucchesl ed altri Italian! die 
sono ai di nostri totalmente ignorate. 

Quest' opera sara pubblicata in tometti che potranno 
stare V uno dall' altro diviso ; e le associazioni non saranno 
obbligatorie che tomo per tomo , non niaggiore di fogli 
lo, al prezzo di mezzo paolo per ogni foglio di pag. 16 
in ottavo di carta realetta e carattere ciccro nuovo. 

Le associazioni si riceveranno in Lucca dall' editore Ja- 
copo Balatresi , in Firenze al gabinetto letterai'io dello stesso 
e nelle altre citta dai pi-incipali libraj. 

Non vogliamo tacere che S. M. 1' imperatore di Russia 
Wlcolao I si compiaccjne esternare all' illnstre autore di 
fjueste notizie la sua I. e R. soddisfazione , ed accordargli 
una straordinarla riconipensa per le sue ricerche intorno 
ai monuinenti inediti di Storin ecclesiastica , polltica , mili- 
tare c letteraria spetiand al regno di Polonia ( Vedi il 
Giornale di Lucca di quest' anno n." 24, alia data di Far- 
savia 3o fehhrajo). 

Lo stesso aittore ha gia molto inoltrata la Bibliografia 
ragionata di tutti i llbri stampati dagl' Italiani intorno al 
regno di Polonia , opera , clie I' anzidetto editore si pro- 
pone di pubblicare colle stampe , quando ne venga inco- 
raggiato nella sua prima impresa. 



PEOGRAMMI ACCADEBIICI. 

Programma delta Societd italiana delle scienzc resi- 
dente in Blodena ai dotti Italiani. 

Siccome non farono presentate Memorle al concorso 
aperto dalla Societa con programma 2 3 marzo 1826, cosi 
ripropone essa gli stessi due problemi , cioe : 



V A R I E T a'. 287 

I. htiiuire un ragionato confronto tra Ic tarie tcorie sul- 
C vquiUbrio delle volte lasciatccL claeli autori piu rinomad, c 
sccgliendo fra queste la piii consentanea alia natiira del Pro- 
blema dare un' utile applicazione della medesima alia pratica, 
esponendo con ordine e con cidarezza le regale da scguirsi 
per la costruzione specialmente dei grandi archi del pond 
sui fiumi, e per quella delle cupole tanto ovali che circolari , 
in modo che si conibini la robustezza di tali edifizj con V ele- 
ganza delle forme architcttoniche , contemplando anche il caso 
degli archi obliqui (die sponde del fiume. 

II. Estendendo le ricerche sperimentali del conte Giordano 
Riccati intorno ai suoni delle corde solide e delle aeree , e 
quelle pure del Chladny sulle lamine elastiche, raccogliere 
un nuinero di fatti certi basl^anti nelki loro connessione e nel 
loro complesso per istabilire una teoria acustica che sena di 
base alia pradca musica. 

Le Memorle dovranno essere inedite, scrltte in lingua 
Italiana , in carattere chiaro e da una sola mano , e sa- 
ranno presentate al sottoscritto socio e segretario in Mo- 
dcna entro tutto il mese d' agosto i83i. 11 nome degli 
autori sara occulto; ogni Memoria poi-tera in fronte un 
motto e sara accomprgnata da un biglietto suggellato, con- 
trassegnato al di fuori dal medesimo motto, contenente al 
di dentro in maniera occultissima nome , cognome , patria, 
domicilio e professione dell' autore. II mancare a qualun- 
que delle antecedenti condizioni fa perdere il premio che 
per ciascliednn argomento sara una medaglia d' oro del 
valorc di zecchini sessanta , e verra conseguito da qnella 
Memoria die nel rispettivo argomento ne sara gludicata 
mcritevole secondo 11 mctodo prescritto dallo Statute sociale. 
Le dissertazioni coronate saranno pubblicate colle stampe, 
e 2;li autori ne avranno in dono un numero sufliciente di 
copie. Quelle non premiate si conserveranno originali nel- 
r arcluvio dclf Accademia , potendo pero gli autori di esse 
ritirarne a loro spese una copia. 
Modena, 2 5 agosto 1829. 

Antonio Lombaudi, socio e segret. 



R. GiRONi^ F. Carlini c I. FcMACAZLif direttori ed editori. 



Pubblicato il di 17 settembre 1829. 

Milano, dolt I. R. Stamperia, 



Oseeri>azioni meteorologkhe fatte all' I. IL Osicivatorio di Brcra 







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1829. 








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Xuv. pioggia. 
Temp, pioggia. 
Xuv. pioggw. 
ser. nuv. 




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+•11,8 


SO 
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Ser. nuv. piogg. 
Niivolo. 


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27 


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Altczza mass, del bar. poll. 28 lin. 0,0 Altezza mass, del term. + a5A 






minima . 




• " 27 ./ 6,2 


minima . . . . + 1 1,5 










™ed'a "27 >; 1 1,19 

Quautita dcUa pioggia 1 


media .... + 17,24 




iuee i4»57. 




















"^"^ 


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289 

BIBLIOTECA ITALIAN! 
PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



La Sacra Scrittura illustrata con monumenti fcnico- 
assirj ed egiziaiii , dl Blichelangelo Lanci fanese , 
interprete dclle lingue orientali nella biblioteca Va~ 
ticnna. — Roma, 1827, Societd tipografica , vol. 2, 
Bella edlzione in 4.° grande , con tavole incise ana- 
loghe alle illustrazioni scritturali, Scudi 6 romani, 
pari a lir. 82. 22. 

kJ n lusinghiero elogio di quest' opera troviarao scritto 
nell'Antologia di Firenze del giugno 1828; e molto a 
ragione ivi si disse die eziandio per le scienze ar- 
cheologiche T Italia puo vantare grandi e prof'ondis- 
simi ingegni. Noi scbben tardi (perche ora soltanto 
ci venne V opera fra le mani ) , non pero intempesti- 
vamente credianio di poter ragionare di essa, giudi- 
candola con tutta verita nn aidua filologica impresa, 
sicconie la cliiania il mcdesimo sig. Lanci nella sua 
dedica al dura di Blacas d Aulps, paii di Francia. E 
giovera seguirlo da vicino nelle sue principali inve- 
stigazioni , non senza usare delle stesse frasi di lui; 
perciorche a ditferenza di tanti lavori di simil natura , 
r opera del sig. Lanci ci sembra degna di non vol- 
gare enconiio , anche rispetto alio stile : ma ad un 
tempo ci asterremo dall entrare come 2;iudici nelle 
Bibl. lud. T. LV. \kj 



290 LA SACnA. SCRITTURA ILLUSTRATA CCC. 

({uistioni in essa discusse , appunto perche ardua ne 
e la materia , e scabiosa la via su cui d' uopo ci 
sarebbe il porci. 

II sig. Lanci erasi proposto di scegliere tra le piu 
belle scoj)erte egiziane la parte vantaggiosa alio in- 
tendiniento de' passi oscurissinii della Bib])ia ; e la 
sorte gli fu singolarmente propizia, perche gli venne 
fatto di acquistare due frammeuti papiracei scavati 
dalle arene di Saccara, con carattere e dialetto fe- 
nicio. Tali frammenti contenendo tutti gli elementi 
alfabetici, credette il Lanci di potersene giovare a 
compimento dell'alfabeto fenico-assirio gia da lui sta- 
bilito quando illnstro la epigrafe di Carpentrasso , 
ma a cui mancavano quattro letterc per la serie per- 
fetta degli elementi. Poscia applicando quell' alfaljeto 
ggli scoperti papiri, si fece a disvilupparne il scnso, 
e prendendo a scopo dclle sue speciali ricerche alcuni 
nomi nell'ebraica favella celebratissimi , vi istituisce 
un analisi totalmente nnova. Primo di qnesti nomi e 
V Eloim clie occorre nella seconda e ottava linea del 
primo frammento papiraceo e che vicne adoperato nel 
primo versetto della Genesi , ove si narra die : Nel 
prlncipio creo Iddio {Eloim) il ciclo e la terra. Osserva 
il nostro autore che tutti gli antichi rabbini e i sacri 
interpreti hanno sempre ravvisato in Eloim il plurale 
di Eloa, ma insieme han creduto che esso qui faccia le 
veci del singolare; e aggiugne di pin essere opinione 
di alcuni che in quella forma di nome sia adombrato 
il mistero della Trinita. II Lanci non sa persuadersi 
come il sapientissimo storico , tutto inteso ad allon- 
tanare dalle menti ebree ogni immagine di politeismo 
e a chiamarle strettamente al culto delPunico e vero 
Iddio, fra tanti bellissimi e grandiosi nomi divini , 
quello appunto abbia prescelto, al quale era bisogno 
di una eccezion grammaticale per torre gli Ebrei da 
un inganno, in che, uscendo cssi dall' idolatra Egitto, 
potevano agevolmente cadere. Pertanto egli distingue 
due Eloim, Puno, siccome il plurale di jEZoa, laltro 
di indole del tutto singolare e da variata origine 



DI MICHELANGELO IjKoCI. 29 1 

dcrivato. Quanto al prinio egli lo riduce alVaraba ra- 
dire Lah che , secondo il Camus, or signilica splcn- 
dere , fol^oreg^nre , ed ora, essere alto cd emiiiente. 
II noiue Eloa preso in questo signilicato, se conviene 
per eccclleuza al soinnio Iddio, pud con proprieta 
convenire anco alle creature, animate o inanimate 
cli'elle sieno; talche \o Eloa e \ Eloim applicato agli 
uomini signillcherebbe gli illustri , gll splendidi , i 
grandly i magnad, e applicato alle cose indicherebbe 
quelle che bnllaii di luce e sfolgoreggiano , siccome 
i giojelli. Appoggiato a questa etimologia si studia 
r autore d'illustrare il passo intralciatissimo della Ge- 
uesi dal verso primo all'ottavo del capo sesto: I fi- 
gliuoli di Dio vedendo la bellezza delle figliuole degll 

itoiniid ecc Ed craiio in quel tempo de Ciganti 

sopra la terra ccc. ( Versione del Martini ). Siccome 
Eloim puo significare uomini illustri, ecc, egli e di 
avviso che in primo luogo si debba tradurres Veg- 
gcndo i figli de' JSIaguati le ftgHe del volgo esser belle, 
prescro a loro mogli, ecc. Poscia non bene quadran- 
dogli queir idea de' Gigaiiti supra la terra , pensa che 
i Nefdim , secondo 1' cbreo , resi per Gigantt nella 
volgata , traggano origine da Nafal, radice araba , 
sotto la ([uale puo esprimersi colui che fa wi azione 
esorhitante e fuori d' ordine , e che con tale vo'cabolo 
la Scrittura intenda di signiticare decentemente quegli 
uomini dissoluti e rotti a vizio di lussuria; i quali 
uomini , alqiianto sotto nel testo ebreo , si chianiano 
anclie Cluhhorim ossia potenti e famosi ( in opere di 
iniquita). E fu pessimo partito, soggiugne T autore, 
che i 2;randi monassero a moglie le lemmine del 
volgo ; perche alia casta de' ricchi e magnati gia in- 
nanzi quel tempo esistente, era per civil convenzioue 
impedito Tunirsi in matrimonio con quella delle arti 
c con la plcbe ; la qual legge di socievole ordine non 
osservata ncgli ultimi antidiluviani tempi fu il prin- 
cipio dclla general corruttcla. Perciocche , prosegue 
r autore, le genti ne' gradi loro confuse, scioho il 
frcuo alio passioni , tuiio si fcccr lecito , c con la 



292 L\ SACRA SCRITTURA ILLUSTRATA CCC. 

turpe liccnza che baldanzosa errava sopra la terra , 
provocaroiio lo sdegno del Dio die le sterniino. 

Qiianto aU'etimologia deirEloim preso in singolare, 
vuole il nostro autore che si sottragga a quel nome 
la prima lettera formativa; e rimanendo soltanto Loim, 
ne rintraccia il valore nell' araba favella (valore 
sfu2;2;ito alle indaoni de' Masoreti ) , e osserva che 
una tal voce contiene in se gli attributi di grandezza , 
di munificenza e di bontd. Laonde , per avviso del 
sig. Lanci , cosi dovreljl^e rendersi con italiane pa- 
role il cominciamento della divina storia : « Nel prin- 
cipio (weo il grande e buono Iddio il cielo e la terra. » 
Ne meno in2;e2:noso ci si dimostra T autore nelF in- 
vestigare X etiniologia ed il signihcato della voce Aza- 
zele ^ che si riscontra nel capo 16 del Levitico. Quivi 
s' inipone agli Ebrei di presentare due arieti , \ uno 
per lo Jeovd ^ Taltro per lo Azazele^ la quale voce 
soglioAo gli espositori tradurre per capro cmissario. 
Anzi alcuni giudicarono esser questa voce il nome di 
una montagna , altri vi rinvennero il deserto^ questi, un 
luogo remoto e separata^ o la separazione medesima; 
quelli Hnalmente il diavolo; e fra tanta disparita di 
opinioni ciascuno con lunghi ragionamenti si accinse 
a proyare che vera unicamente e la sua. 11 nostro 
autore e d' avviso che la sola analisi del vocabolo 
Azazele e bastante a torre ogni equivoco ; ed egli 
appunto prendendo ad analizzarlo e a rintracciarne 
il giusto valore dimostra che Azazele e nome divino 
e vale quanto il Dio della vittoria ; il qual senso , 
egli conchiude, e richiesto dal tenore stesso della 
sacra narrazione. 

Dalla grandezza di cjuesti nomi divini passa I'au- 
tore a ra(>;ionare suUa niaesta del culto mosaico e dei 
sacri arrcdi del tempio. Ma prima egli si reputa a 
dovere \ istruirci del modo con cui rail'rontera i mo- 
saici arrcdi cogli egiziani , aflinche nessuno per av- 
ventura s' induca a credere che Y inspirato Mose sia 
stato un semplice copiatore dcgli egizj monumenti. 
E percio egli riflctte che avauti Mose vi lu un 



DI MICnELANGELO LANCI. 298 

Mclcliiscdprco , sacerdote di Dio altissimo , il quale 
iniiiistrando le cose di religione sacrilicava e benedi- 
oeva; c die cjuindi iin da quel tempo dovcva esservi 
una legp;^ santissinia ne' suoi riti ciie dalla divinita 
procedcva : i quali riti poscia variati e disligurati 
dairumano capriccio passarono tra le stolte genti al- 
r onore delle bugiardc divinita. Solo dunque si pro- 
pone Tautore di scoprire e dichiarare I intimo rap- 
porto chc lianuo i sacri utensili dclla mosaica legge 
con quclli che nc' reuiotissimi tempi si usavano su- 
perstjziosamente da' saccrdoti egiziani, ma che da piu. 
alta origine e da sacerdotale divina istituzione di- 
scendevano. Cio premcsso, comincia a ragionare del 
gran candclal)ro mosaico , pel cui modello egli crede 
necessaria cosa il conoscere la qualita e varieta delle 
are egiziane; ne determina la forma primiera, forma 
da lui rinvcnuta dopo avere coniprcsa una visioue 
di Zacraria die e un altro soggetto d illustrazioni. 
Dal candelabro si vienc alle due colonne del portico 
di Salomonc Jachln e Booz^ e si dimostra I'analogia 
tra il disejrno delle medesime e la forma delle are 
egizie. Ncllo stesso tempo si entra nell analisi di 
astrusi vocaboli, e se ne applica la spiegazione ad 
alcuni versetti della Cantica, mediante la quale spie- 
gazione mirabilmente e tolta la presunta licenza di 
alcime frasi. In terzo luogo si discorre suirarca del 
Testamento , e si determina la forma de' Clieruliini , 
sulla quale fn tanto disputato , e cui fautore con- 
ghicttura essere non la forma di angeli o giovanetti, 
a mani giunte o seuza mani , suU' area prostrati , ad 
ali distese; non la ficiura somi^liante al torello, o ad 
aniniali volanti non piu veduti, ovvero ad una nu- 
volctta a due ale; ma si bene alcuni simboli figuranti 
il sole che tramonta e il sole che nasce , ossia il 
supremo Dio, donatore deirintellcttual luce e di tutti 
gli esseri creatore ; i ([uaU simboli non portavano 
akra figiu'a , fuori quella che ne da il sole ; cioe di 
un disco rosseggiante e con cerchio di vario colore 
ad cspriinere le varie tintc di luce chc circondano 



^94 ^^ SACRA. SCRITTURA ILLUSTRATA eCC. 

il sole suir orizzonte. Parlandosi poi del sacerdote , 
viene esso rivcstito de' sacri suoi abiti , siccome narra 
la Scrittura, non come piacque a varj espositori di de- 
scriverlo. E perche gli artisti di buon seiino possano 
formarsi vma chiarissima idea del costume sacerdotale 
del Vecchio Testaanento , ci si mette sott*'occhio vol- 
garizzato il vintottesimo capitolo ebraico dell'Esodo, 
in die tutte le vesti sacerdotali e levitiche sono prin- 
cipalmente descritte. 

Quindi scopo delle curiose non meno die erudite 
ricerche del Lanci sono i famosi nomi degli Urim 
e Tumimj la spiegazione de' quali tenne a disagio 
la mente di tanti espositori, e de" cpiali il secreto , 
siccome pretendono gli Ebrei, gia da duecento anni 
avanti \ era nostra erasi perduto. Ma il nostro au- 
tore e d' avviso die il semplice esame e studio del 
testo originale cliiaiissimamente palesi non gia il se- 
creto, ma la materialitd degli Urim e Tumim. Egli 
argomenta die la denominazione di Urim significhi 
gemme brillanti, ossia le dodici gemme poste nel- 
r abito del gran sacerdote e posanti sopra i dodici 
nomi d'Israele. Quanto ai Tumim, dimostra il signor 
Lanci die presso gli Arabi signiticano cose iiietalbclie 
lucentissime, ovvero specclii metallici , e presso gli 
Ebrei sono oggetti die danno pert'ezioiie alia cosa a 
cui si congiungono. Or siccome gli Urim ed i Tumim 
componevano i due quadrati o castoni, appesi al collo 
del gran sacerdote con due catenelle d'oro e posanti 
liberamente , T uno sovra 1' altro , nello scudo o pet- 
torale di lui ; cosi con tutta verita dir si poteva che 
i Tumim (gli specchi o sigilli metallici) luiiti agli Urim 
( alle gemme ) pcrfezionavano la luce e la vivezza 
delle medesime. Con questo tenore d' interpretazioni 
si lusinga 1' autore di sciogliere anche gl' intralciati 
sensi dei Tcrajim cui Racliele aveva involati a La- 
bauo ; i quali Terafim comunemente si hanno per 
idoletti di sembianze incerte, ma, secondo il Lanci, 
non sono die una borchia di pietre preziose per or- 
narsene il collo, cui Lal^ano si studiava di ricuperare. 



DI MICHELANGELO LANCI. 2()5 

E per tal modo, sog;o;iuj>;ne 1' autore , sparisce la ido- 
latria di Labaiio, sulla quale molti fiuono i pensieri 
dep;li interpret!. 

Le illustrazioni fattc stigli Urim e Tumim di lor 
natura rirhiedevano die si parlasse atiche intorno le 
consul tazioni die per mezzo di quelli facevansi dai 
saccrdoti. Gran copia di congliietture e di sti-avaganze 
venne piibljlicata su questa materia : ma il nostro au- 
tore protesta die ben lontano dal seguitare Y altriii 
cammino, solo e senza guida si e posto a riutracciare 
la verita di quelle consultazioni tia tanta caligine 
immerse. E primaniente egli osservo die le pietre , 
ossia gli Urim onde risulta il primo quadrato , vl 
erano con un cotal disordine collocate , ma die questo 
disordine formava una regolar figura , e componeva 
una cifj-a cui poscia conobbe essere il secreto degli 
Urim e Tumim. Non sara discaro a' leggitori die qui 
si riporti il metodo di una tale cifra, ridotto a co- 
mune intclligenza e colla sua analoga spiegazione. 
Cominciamo ad aver sott' occliio due quadrati di Hu- 
meri e di lettere die fiinno le veci dei dodici ebraici 
elejnenti iniziali delle pietre ossia degli Urim, e de' 
nomi dei dodici figliuoli d' Israele posti nel pettorale 
del gran sacerdote. 



Quadr. 



I 


6 


I I 




s 


U 


I 


5 


IC 


4 


A 


D 


L 


9 


3 


8 


A 


A 


E 


2 


7 


12 


I 


D 






2. 

Quadr. 



« T immaciiQa, o cortcse die le^ci, di vedcre nel se- 
» condo quadrato le dodici lettere iniziali, o i proto- 
» gramnii de" dodici ebraici noini delle s^emme die le 
» compongono: c nel primo osscrva un capriccioso col- 
» locamento di altrettauti numcri il cui ordine avrai 



296 L\ SACRA. SCRITTURA ILLUSTRATA eCC. 

» da seguitare •, poscia per via di questi ti farai con 
» 1 occhio alle corrispondenti lettere del secondo qua- 
» drato, e alcuna cosa ti diranno. Mira intanto che 
» beir ordine e in tal di sordine ! e disamina bene il 
» metodo , con che i numeri obbliquamente si diri- 
» gono e saltano verticalmente, per trovare gli estremi 
y> a che si ricongiungono. U i che per obbUqua linea 
» non puo montare , va di salto al 2 , a cui obbli- 
» quamente il 3 e il 4 si associano; e la prima ope- 
3> razione e fatta. Per la secouda , si torna sotto 1' i 
» al 5 che va obbliquamente al 6, il quale giu sceu- 
» dendo al 7 prende l' 8 , e la seconda operazione 
» e finita. Per la terza ed ultima , si ritorna alP i 
» sotto al 5 per cominciare dal 9 che nella sua ob- 
» bliquita raccogliendo il 10 e F 11 , chiama questo 
» a riunirsi col suo estremo 12; e cosi tutti i nu- 
» meri con bel giuoco di linee saranno riordinati. 
» Se farai dunque le medesime operazioni sid qaa- 
» drato delle lettere, ti diranno: Sia laiule a Dio. » 
Ora si applichi la cifra non piu a quadra ti ipotetici, 
ma ai veri quadrati che formavano gli Urim ed i 
Tumim , ne' quali erano scritti gli ebraici element! 
con cui principiano i nomi delle dodici gemme nel- 
r Esodo ordinate ed i nomi dei dodici tigli d' Israele 
enumerati dalla Scrittura per ordine di generazioni : 
e ne risultera, come dimostra Tautore, che gli Urim 
contengono il motto ebraico : Faro sollevare lo spi- 
rito al voler mio, ed i Tumim l' altro motto: ai ve- 
gnenti manifestcro il secreto : nel qual motto deve sot- 
tmtendersi il nominativo Kodes , il Santo, inciso nel- 
r aureo cartello che ornava la fronte del sacerdote. 
«c Non val dunque , cosi conchiude 1' autore , piu lun- 
gamente sottilizzare intorno gli arcani oracoli del 
sommo sacerdote che sugli Urim e Tumim implorava 
per Israele il giudizio di Dio. Non sono idoletti che 
parlano, non son pietre che il caso fa uscire dal- 
1' urna , non e scrittura sulle o;emme scolpita , o chiusa 
entro pettorale borsetta; f oracolo e la promessa di- 
viua che il Signore per protogrammi segno sui nomi 



DI MICnEL ANGEL O LANCI. 297 

tlelle pietre e sal nonie dei figli (V Israele , con se- 
creto a JMose conumicato, e da JMose al sommo Sa- 
cerdote ; sccreto che d' uno in altro passando duro 
a sapeisi , tinche Dio voile , e tinclie Israclc si alto 
onore mcritava. Quando diinque il sacerdote consul- 
tava gli Urini, sinibolo delle divine iiici che dove- 
van rischiarargli la mente, leggeva I'alta promessa, 
il divin beneplacito sopra le genime; la qual lettura 
Ini inetteva con uinile raccoglimento e fervorose pre- 
ghiere in profonde nicditazioni , perche il volar del- 
TAltissimo si nianilestasse a pro del suo popolo : e 
il Signore ascoltando la sacerdotal prece, niemore 
del segnato patto, faceva sentire al cuore ed alia 
mente del suo Santo la divina voce , quell' oracolo 
che doveva il sacerdote ad Israele manitestare. » In 
tal nianiera il Lanci scioglie le lunghissime dispute 
sugli Urim. E quanto alia cifra da lui rinvenuta per 
leggere il segreto , in che sta riposto il fondamento 
delle sue investigazioni, amnionisce altrui che quella 
era una delle cit're da IMose a piu altre cose appli- 
cata; « e ne ho fatto esperimento , egli soggiugne , 
che fjui riferire non voglio, e che ora serbo in me 
stesso per quindi produrlo ad opportuna occasione 
contra i malevoli e presontuosi che tutto biasiniano 
quel che non fiinno e non sanno. » Se allora soltanto 
che sara d' uopo rintuzzare la malevolenza e la pre- 
sunzione altrui , il sig. Lanci intende di coniunicarci 
questi altri suoi lurai; noi, per quanto lo sappiamo 
apprezzarc, non vorremmo cimentarlo piu oltre; ma 
se il possono recare a cio anche la brama di mag- 
giorraente giovarc agli studj biblici e di compiacere 
ad una lodevole curiosita; noi il prcghiamo di vo- 
lerci essere cortese anche in cio; massimamente che 
la sua tcoria sulV oracolo dcgli Urim potrebbe a 
prima giunta sembrarc ipotetica , ed egli con argo- 
menti di induzione e di analogia piu vittoriosamente 
confcrnicrcbbe il suo assunto. Tcrmina Tautore queste 
sue riccrche suU" oracolo degli Urim, osscrvando come 
dall' abuse dei niedesimi derivo presso le genti la 



298 LA. SACRA SCRITTURA ILLUSTRATA ecc. 

superstizione di fingere isciizioni incise in legno, in 
laminette metalliclie, in pietre, con parole raramente 
chiare, per lo piu niisteriose; e come la cabala, ossia 
la falsa tradizione degli aicani di Dio , ponendo al- 
I'umana stolidezza autorita e suggello invento amu- 
leti die per ogni dove si diffusero. 

Ne con minore erudizioue il Lanci si pone a ra- 
gionare suH'origine dell' ebraico alfabeto, e offrendoci 
una nuova analisi delle voci Alef e. Tau, fa ravvisare 
nella lettera Tau la forma di iin aspergillo, simbolo 
di assolnzione, di celeste benedizione e di salvamento; 
con che sviluppa il significato del Tau impresso suUa 
fronte dei salvi ( Ezechiele , 9, 4), del Tau presso 
Giobbe (3i, 82), e nel salmo 78, verso 41, e fi- 
nalmente nel racconto di Samuele , ove secondo gli 
interpreti e detto che Davide per salvarsi da Achis 
faceva il mentecatto e il furente (lib. i Regum, 21, i3). 
Ci fa pur ravvisare nella lettera Alef il signiticato di 
capo, diice , dottore, maestro, amico e socio; e cjuindi 
ci guida ai sensi protogramniatici e simbolici racchiusi 
neir alpha ed omega , o vvero nell' alef e tau dell' Apo- 
calisse; non che ai sensi del Maran-dta di S. Paolo 
e del nome divino At, letto sopra gli Urim. Da que- 
ste ricerche I autore sempre piu spingendosi ne' pe- 
netrali 1 piu reconditi della Hlologia orientale ragiona 
deir alfabeto semitico e raoscico , e va rintracciando 
r origine delf alfabeto fenico-assirio prendendo occa- 
sione a dimostrare che ne' geroglifici , oltre la doppia 
lettura apparente , era pure la occulta che solamente 
per cifre da' sacerdoti possedute si comprendeva. 

Nel presentare a' leggitori cjuesto estratto deU'opera, 
crediamo di averne accennato ogni punto principale, 
affinche si abbiano prove concludenti del valore ar- 
cheologico del sig. Lanci. Ne dobbiamo darci gra- 
vezza, se talvolta le sue parole sentono del magni- 
fico ; la sua profonda erudizione ne lo escusa d' assai. 
Ma nel tenore delle sue espressioni il sig. Lanci si 
lascia un cotal poco trasportare all' impeto contra 
alcuni suoi avversarj , ed ha sembiante di essere 



DI MICHELANGELO LANCI. 299 

vivamente olTeso per qualche anteriorc dibattimento. 
Ma perclie imponc cgli questo cruccio a se stesso , 
e per avvcntura mal si preoccupa Y animo di chi 
ama un parlare ognor teinperato e gentile ? Percioc- 
che se frivole sono le opposizioni , non potranno 
queste in veruna guisa scemare il grido della ripu- 
tazione a lui dovuta; e se taluno ben si appone 
contro qualche sua sentenza , egli recherebbe onta 
al proprio ed illuminato spirito , se sdegnasse di 
valutare la forza de' contrarj argomenti. D' altronde 
egli stesso non sempre confida di aver raggiunto il 
vero con evidenza, perche talvolta il suo raziocinio 
uon si appoggia che a semplici conghietture ; le 
quali se a taluno non quadrano , il sig. Lanci non 
credera di aver diritto che quegli se le accolga in 
mente, come si fa di cosa profondainente sentita. 



3oo 



Falco della rupe o la Guerra di Musso , i-accoiito 
storico di Qiamhatdsta Bazzoni, autore del Castello 
di Trezzo. — Milano , 1829, presso Antonio For- 
tunato Stella e figli, contrada di S- Margherita, in 
8." di pug, 319, con una tavola in rame. Lir. 3 ital. 



c 



hlunque lesse il Castello di Trezzo conoscendo la 
moko giovine eta dell' autore , presagi che di quel- 
r ingegno nascerebbero , senza dubbio , assai presto 
frutti pill amp] e piu degni. II Falco della rupe 
viene ora a veriticar quel presagio in gran parte ; 
e se il giovine autore che ha rivelato il suo noma 
ci trovera al presente piu scrupolosi censori che 
prima non fiimmo , intendiamo che qiiesto sia testi- 
monio certissimo della stima che noi facciamo di lui 
e delle sue produzioni. 

In un capitolo che serve d' introduzione al rac- 
conto il signor Bazzoni toglie a difendere i romanzi 
storici da quelle accuse che loro sono date da molti. 
« La storia ( egli dice ) si puo chiamare un gran 
quadro ove sono tracciati tutti gli avvenimenti, col- 
locati i grandi personaggi , e la serie d' alciini fatti 
esposta con ordine , ma dove la moltitudine delle 
cose v' e negletta o appena accennata in confuso e 
di scorcio , e sole le azioni piu straordinarie e gli 
uomini soinmi vi stanno dipinti isolatamente e quasi 
sempre nell' unica relazione dei pubblici interessi. 
II romanzo storico e una gran lente che si applica 
ad un punto di quell" immenso quadro : per esso cio 
ch' era appena visibile riceve le sue naturali dimen- 
sioni , un lieve abbozzato contorno diventa un dise- 
gno regolare e perfetto , o meglio un quadro in cui 
tutti gli oggetti riprendono il loro vero colore. Non 
piu i soli re , i duci , i magistrati , ma la gente del 
popolo, le donne, i fanciuUi vi fanno la loro mostra. 
Vi sono messi in azione i vizj , le virtii domesti- 
che, e palesata T influenza delle pubbliche istituzioni 



FALCO DELL A RUPE, ecc. 3oi 

sui privati costiimi , sui bisogni e la felicita della 
vita, che e quanto deve alia fin fine intercssare 
r universal! ta degli uomini. I romanzi di tal ge- 
nera sono insomnia i panorama della storia. Alcuni 
rigoristi portano loro 1" accusa di franimischiare cose 
menzognere alle reali , e detnrpare in tal modo la 
storica purita •, ma si potrebbe a questi domandare : 
accusate voi i grandi storici , come Livio , Tacito , 
Guicciardini d' esscre menzogneri perche facciano te- 
nere ai duci d' armate , ai principi , ragionamenti in 
pubblico od in privato ch' essi non hanno di certo 
ascoltati , ne altri ha loro riferiti ? No , rispondereb- 
bero essi , perche e probabile e verisimile che in 
date circostanze que' personaggi dovevano consimil- 
mente esprimcrsi. Ora ; perche , tenendosi nei liniiti 
della verisimiglianza , non sara lecito , anzi utilissimo , 
intrecciare la storia con fatti d' invenzione che la 
rcndano piii drammatica , piii evidente , quiudi piii 
studiata e prolicua? « 

Intorno alia quistione accennata qui dal signor 
Bazzoni fu gia ragionato in questo giornale qon tanta 
dottrina e con si gagliarda eloquenza , che noi non 
potremmo soggiunger nulla che fosse di qualche im- 
portanza. Alle cose per altro che il giovine autore 
viene esponendo c naturalissima la risposta. La lente 
che ingrandisce al nostro occhio i tratti di un mi- 
nuto disegno , ne amplia bensi i piccoli oggetti e 
ce Li fa comparire immensamente maggiori di quel 
che sono, ma nulla v' introduce del proprio. II ri- 
guardante sa che il vetro del quale si giova ha la 
facolta di accrescere smisuratamente alia sua vista 
gli oggetti ; pur sa di certo altresi che nulla puo 
trasmettergli alia pupiUa che non sia realmcnte ncl 
disegno. ]\Ia del ronianzo cio non puo dirsi ; e seb- 
bene uu roiiiauziere si adoperi con tutta buona fede 
aflinche gli oggetti riprcndano il loro i^ero colore , 
allinche la gente del popolo co' suoi vizj e colle sue 
virtu douiestiche si mosiri veracemente nel suo libro, 
c vi si vegga I injluetiza dclle pubbliche istituzioni 



602, TALCO DELLA RUPE 

Sid privati costumi , nondimeno troppe cagioni pos- 
sono concorrere a far si che s' inganni egli stesso , 
e tiagga altrui in errore. Quanti poi per private 
passioni deducono false conseguenze dai fatti storici ! 
L' utilita dunque di silfatti romanzi e ben lungi dal- 
r essere ne tanta , ne cosi certa , come il nostro au- 
tore se la figura. In quanto poi a' ragionamenti che 
molti autori attribuiscono a storici personaggi , seb- 
bene sia certo che non parlarono mai di quel modo, 
il paragone ci sembra ancor piu. inopportuno. Quei 
ragionamenti lasciano intatta la storica verita : non 
tolgono , non aggiungono nulla agli avvenimenti , e 
quindi ne vogliouo, ne possono trarci in inganno 
rispetto alia cognizione dei fatti , e non ponno per 
conseguenza somigliarsi alle invenzioni che un ro- 
manziere viene intrecciando alia storia. Ne quei di- 
scorsi ci piacciono massimamente per la verisimi- 
gllanza , come suppone il signor Bazzoni ; ma si piut- 
tosto per la sapienza politica, qualora di questa abbia 
saputo arricchirli chi li compose. II lettore del Ma- 
chiavelli puo saltarne a pie pari i discorsi , e ragio- 
nare col suo proprio giudizio sui fatti genuinamente 
narrati dall autore ; ma in un romanzo dove le in- 
venzioni sono intrecciate alia storia , come possiamo 
distinguere il vero dal falso per giudicare se il ca- 
rattere di un secolo o di un personaggio ci venne 
fedelmente rappresentato ? Pero il signor Bazzoni 
non dovrebbe chiamar rigoiisd colore i quali pro- 
cacciano di trar d' errore chi stima di poter sosti- 
tuire lo studio dei romanzi storici a quello della 
storia propriamente detta. S' egli ha sortita una po- 
tente inclinazione a scriver romanzi storici, noi non 
tenteremo per certo di ritrarlo da questa via -, ma 
non ccsseremo dal dire che l' utihta di siffatte pro- 
duzioni e piuttosto apparente che vera , e sopra tutto 
cousiglieremo la giovcntu desiderosa di buone e vere 
coguizioni a valersi dclla lente del proprio giudizio, 
auzi che di quella de' romanzieri per istudiare la 
storia. Esaminando poi il uuovo romanzo del signor 



O LA CUERRA. DI MUSSO. 3o3 

Bazzoni verremo facendo quelle osservazioni che ci 
pairanno opportune , senza ritoccar piu la quisdone 
die qui abbiamo accennata. 

Nel 1 53 1 era possente sul lago di Como Gian Gia- 
como Medici castellaao di Musso. Nel mcdesimo tempo 
un paesano di Nesso, detto Falco della rupe , eserci- 
tava il mestier del pirata sul lago , e combatteva gli 
Spagnuoli e gli Svizzeri, che uniti a' ducali vi nian- 
tenevan la guerra contro il castellano predetto. Nella 
casa di Falco ( situata sulla cima di quella rupe da 
cui precipita l' orrido di Nesso ) stavano la moglie 
(Orsola) e una ii2;lia di lui, che il piii dei giorni vi 
dimoravano sole, nientre Falco travagliavasi in batta- 
glie e in pericoU d' ogni maniera. Queste donne erano 
avvezze al modo di vivere di Falco , ne loro recavan 
ribrezzo le rapine e le uccisioni delle cjuali sapevanlo 
reo , sebbene per se medesime fossero buone , di 
severa morale , e non libere neppure dalle idee su- 
perstiziose : contraddizione frequeute e naturale in 
que' tempi. In una notte delle piu procellose Ga- 
briele , fratello minore di Gian Giacomo Medici , era 
stato sorpreso e fatto prigione dai soldati ducali : ed 
essi gia sel conducevano a Como in compagnia di 
maestro Lucio Tanaglia , lettcrato e cancelliere a ]\Ius- 
60, quando Falco piombo sui nemici , ritolse loro 
Gabriele e il Tanag;lia , e li conduiSe con se nel 
proprio casolare, ove stettero quella notte e il di 
appresso. La bellezza di Eina , ligliuola di Falco , 
piacque sommamente a Gal)riele , il quale da sua 
parte piacque moltissimo a lei. Falco nel giorno se- 
guente accompagno i suoi ospiti a Musso, dove Gian 
Giacomo considcraudo quanto Falco avcva operato 
per lui in quella ed in altre occasioni , lo creo co- 
mandante di alcune navi e capo di niolti soldati con 
ricco stipcndio. Falco domanda a Giau Giacomo di 
potcr andarne per qualclic giorno alia sua rupe e 
ordinarvi le cose sue : Gai>riele rimane col pensiero 
della Kina nel cuore, e proponsi o d avcrla in moglie 
o di jnorire. Egli passeggiava suUe muia tutto solo di 



3a4 FALCO BELLA RUPE 

notte in questi amorosi pensieri , quando vide maestro 
Tanafflia strasciriato da tre e minacciato di morte ad 
ogni istante se loro non additasse una scala segreta 
che da quel luogo calava alle stanze di Gian Gia- 
como. Gabriele assali que' sicarj : due rimasero uc- 
cisi , uuo fu preso vivo , ma non si seppe per allora 
da chi fossero spediti : solo si scoperse oh' erano 
venuti da Milano per uccidere Gian Giacomo (i). 
Sventato questo pericolo, un altro non men grave , 
ma pero manifest6 , se ne preparava. L' imperatore 
voleva che lo Stato ducale si liberasse dai masnadieri 
del Medici , e una flotta numerosa assistita da molte 
milizie di terra veniva a dargli I'assalto. Frattanto 
Falco della rupe era tornato a Musso , lasciando a 
Nesso la moglie e la Rlna. Ncl giorno 21 agosto i53i 
i ducali vennero a battaglia con quei di Musso , e 
la vittoria fu per questi ultimi. Gabriele vi fece mi- 
racoli di valore : Falco alle altre prodezze aggiunse 
quella di salvar questo giovine che per troppo co- 
raggio trovavasi in gran pericolo. La bravura dimo- 
strata da Falco , e 1' aver egli due volte salvato Ga- 
briele fecero nascere in Gian Giacomo il pensiero 
di tenerselo sempre viciuo : lo spedi quindi a Nesso 
affinchc cammin facendo esplorasse se i ducali avean 
lasciato presidio in qualche luogo, e tornando con- 
ducesse con se^le sue donne a Musso e quivi si sta- 
bilisse per sempre. Falco adempi in tutto il comando , 
e torno al castello colla moglie e colla Rina , a grande 
ma seereta consolazione di lei e di Gabriele. Gian 
Giacomo fece douo a Falco di una casa. Questi per 
altro prima di pigliarne possesso voile ritornare all' a- 
bituro della sua rupe colla moglie e la iiglia, per dare 
assetto alle cose sue ; e come vi si fu ricondotto non 
seppe vincere il desiderio di rimanervi ; parte perche 

(i) Li aveva mandati Antonio de Leyva che stava a 
Milano da parte delPInipei-atore , sotto pretesto di gnardare 
il dncato da una invasione fraiicese , ina iiel tatto per te- 
aer in soH;q;ezione il duca. 



O LA GUERRA DI MUS80. 3o5 

quivi gli pareva di essere piu padrone di se che in 
Mnsso , parte perche aniava i suoi nionti iiativi ; e 
{"inalinente peiclie non 2;li pareva die allora sopra- 
stesse vcrun pericolo dal lato dci ducali. Dill'erendo 
percio lo spiantar di cola la famiglia , egli solo si ri- 
condusse al castello di Mnsso. Frattanto nel cuor dcl- 
rinverno, mentre tutt' altro pareva doversi aspettare 
che un assalto nemico , i ducali , condotti da Lodo- 
vico Vestarino, ed ajntati piu die mai dall' Iniperatore 
presero il castello di I\Ionguzzo facendovi prigioniero 
via fratello di Gian Giacomo, e mossero alia volta 
di Lecco. Gian Giacomo per impedire quell' impresa 
niando , fra Y altre sue disposizioni , alcune navi a 
Bellaggio sulle cpiali erano anclie Galjriele e Falco : 
i ducali venuti cola furono respinti , quand' ecco giu- 
gnervi un frate , nunzio dcU arrivo dei ducali in 
Ncsso. Falco indovinando quello die poteva essere 
avvenuto alle sue donne , si mosse tosto alia loro vol- 
ta; e Gahridc, non celaudo piu oltre 1 amore die por- 
tava alia Rina , si avvia sulle ormc di lui. Per buoiia 
Ventura la capauna di Falca non era stata per anco 
assalita dai neniici die gia avevano incendiato tutto 
il paese. Le donne erano fiiggite, e Falco e Gabriele 
avendo avuta contezza di loro , andarono a ritrovarle. 
Quindi per vie disastrosissime e piene di neve , per 
caverne aperte nei nionti , i quattro fug£;jasclii si 
condussero iino al lago di Lecco : s' inibarcarono , e 
vennero a Musso , dove sentirono die Gian Giacomo 
aveva sconlitti a Lecco i ducali , e die nulla a Bel- 
lasigio s' era tentato dal Vestarino durante la loro 
assenza. La Rina e sua niadre furono tosto alluo2:ate 
nella casa dal castellano donata a Falco , ed esso e 
Gabriele tornarono a Bella2;2;io. Ma nel susseguente 
iiiarzo si riaccese la gnerra. Gabriele peri in una 
battaglia datasi a Rlandello e il suo cadavere fu a 
stento sottratto ai iiemici: Falco accorso indarno per 
salvar Gabriele fu fatto prigionierc. I ducali e i Gri- 
gioui assediarono quindi il castello di IMusso. Dopo 
venti giorni d" assedio Gian Giacomo, venuto a patti 
UiU. hid, T. LV. 20 



3o6 FALCO DELL A. RUPE 

col duca , qbbandono il castello die fu subito diroc- 
cato; ed ebbe grosse somme di danaro, il marche- 
sato di Marignano , ed altri patti onorevoli assai. 
Falco ( e con lui anche gli altri niussiani fatti pri- 
gionicri nclla infelice battaglia di Mandello, ma cre- 
duti niorti da Gian Giacomo) non fu compreso nel 
numero di coloro che dovean essere restituiti, e cadde 
vittima del furor dei ducali. Sua nioglie , accorsa inu- 
tilinente per liberar colic preghiere il niarito dalle 
niani de' suoi nemici , rimase sepolta sotto le rovine 
del niinato castello. La Rina, condotta da Marglierita 
Medici ad Arona, si chiuse in un chiostro e vi mori 
nel breve giro di un anno. 

Cinque sono i personaggi principali di questo rac- 
conto ( Gian Giacomo , Gabriele , Falco , f Orsola e 
la Rina) e uno solo sopravvive alia catastrofe. La 
niorte di Galiriele nelf infelice battaglia di Mandello 
e storica : storico e pure il passaggio di Gian Gia- 
como da Musso al marchesato di Marignano. I tre 
altri personaggi sono una creazione del romanziere ; 
e quindi era anche posto nel suo arbitrio il fine a 
cui gli tornasse meglio condurli. Di Falco diremo 
che al parer nostro meglio sarebbe morto sul cada- 
vere di Gabriele. Cestui iu un valoroso montanaro , 
ma non fu ne gentile , ne virtuoso soldato. II suo 
coraggio e mirabile , ma per la rozza sua educazione 
e per la mancanza in lui d' ogni sincera virtu non 
c' interessa gran fatto : ammiriamo 1' intrepidezza del- 
r animo suo, ma perche quel coraggio non si adorna 
d' alcun fiore di gentilezza , non possiamo partecipare 
piu che tanto alia sua fortuna. Egli si getta con uno 
smisurato ardimento nel mezzo di tutti i pericoli , 
nei quali il cuore gia c' indovina che o presto o tardi 
dovra linire ; ma del come non ci prendiamo gran 
cura , perche se la forza e 1' ardire lo fan singolare 
da molti , non troviamo in esso per altro nessuna 
di quelle doti che possono privilegiare un uomo su 
gli altri , ne rcnderlo meritevole della nostra com- 
passione, o di un fine diverso da quello a cui puo 
soggiacere qualsivoglia soldato. Egli medesimo poi 



O LA GUERUA DI MUSSO. Zoj 

vicne ripetendo assai spesso che la mortc lo puo 
coglicre qiiamlo che sia eel in niille modi ; e con 
qiiesta seutenza a lui fiiiiiiliare si rolloca nel suo 
vero posto , e ci apparecchia a vederlo niorire, senza 
farci curiosi del modo. Peio I'averlo condotto a tinire 
miseramente per la barbaric de' vincitori, non e se 
non un raffreddare il nostro interesse verso di lui, 
mentre forse riinica via di nobilitarlo alcun poco stava 
nel farlo morire sul canipo della battaglia in quella 
virtuosa azione ch' ei fece quando gittossi per dispe- 
rato, nia indarno , a salvar Gabriehe. Questa osser- 
vazione riccvera niaggior luce e si fara piii vera , 
qualora suppongasi che I'amante della Rina per sal- 
var Falco fosse caduto egli nelle mani dei ducali, e 
questi lo avessero tratto a quella barbara niorte a 
cui soggiacque l imperterrito montanaro. Quanta com- 
passione non nioverebbe la sventurata giovinezza di 
qucU'eroe? E il vedere la crudelta dei vincitori stra- 
scinare per barbara sete di sangue a tal niorte quel 
liore di gcntilezza e divalore, quanto non varrebbe 
a dipingere i costumi di quella eta ? Questa ipotesi 
non poteva piacer all' autore, perche sarebbe stata 
contraria alia storica verita ; ma il nostro confronto 
puo valer nondimeno a far manifesto per quali ca- 
gioni sia scarso reil'etto di quella niorte a cui Falco 
soggiace , e come sia vero che la diversa condizione 
dei personaggi puo diversilicare 1 interesse che noi 
prendiamo per loro. 

Per una somio-liantc cajrione anche la morte del- 
rOrsola, per quanto sia e miserabile e inaspettata, e 
assai lontana dal produrre un notevole effetto sul- 
r aninio de' leggitori. La moglie di un pirata vissuta 
senipre col frutto de' ladroneggi nell' orrpre di una 
capanna, dove il marito si ricoverava la notte a ri- 
])osare dalle rapiue c dalle uccisioni del giorno, non 
puo essere oggetto di molta compassione. Da gran 
tempo essa vive , per cosi dire , sopra quelle mine 
che poi iinalmente scoppiando la seppclliscono; perche 
r abitazione di un uonio (jual era Falco poteva es- 
sere da un momento all' altro assalita, inccndiata, 



3o8 FALCO DELLA RUPE 

distrutta -, e nessuno s' immagina che la vendetta di 
tanti crudelmente offesi da iui debba rispai'miar le 
persone che piii gli sono congiunte. Considerata poi 
dal lato deir invenzione, a noi pare che quella niorte, 
per essere dipendcnte dal caso , nou possa fuggire 
una ragionevol censura. Essa ci rende senibianza di 
uno di quegli esiti poco felici, ai cpiali un autore 
si lascia qualche volta strascinare , quando , venuto 
alio scioglimento di un opera , si accorge di non 
averue abbastanza premeditata la fine , o di non 
avcre per lo meno estesa la sua previdenza a tutte 
le parti della sua tela. 

Anche alia giovane Rina nuoce non poco Y abbietta 
sua condizione : non gia perclie alia poverta infelice 
non si debba portare compassione, ma perche inse- 
gnandoci la ragione e Y esperienza che i sentimenti 
e le passioni soglion essere meno profonde e meno ef- 
ficaci dove Y educazione e lontana da ogni studio 
gentile , noi non possiamo partecipare ai patimenti 
di questa giovane se non in quella misura nella quale 
ci e dato di credere ch essa medesima ne sia tocca. 
II sig. Bazzoni cio prevedendo ci avverti che FOrsola 
e la llina, comunque compagne di Falco , erano pero 
buone e virtuose : ma la bonta dell' animo in questo 
caso non basta : bisognava che 1' autore avesse potuto 
rivelarci come questa giovane montanina, questa figlia 
di un uomo di sangue , avvezza a mangiare un pane 
rapito, pote accoglier nell' animo sentimenti diversi 
da quelli che le dovevano inspirare gli esempi del 
padre e de' sanguinarj compagni di Iui. Noi nella 
poverta della nostra fantasia , volendo proporre un' i- 
potesi che valga a chiarire la nostra opinione, c' ini- 
maginiamo. per escmpio che nell' abituro di Falco , 
nientre la Eina era tuttora fanciuUa, si fosse rico- 
verata una giovane d' alto legnaggio , fidanzata a qual- 
che illustre cavaliere , ma costretta a star divisa da 
Iui per una di quelle prepotenze delle quali van piene 
le storie di quella eta. La buona fanciuUa consolando 
colic innoccnti sue cure T illustre perseguitata , ha 
ricevuto da lei qualche fiore di educazione; da lei 



O LA OUERR\ DI MUSSO. SOQ 

lia sentlto piu volte il racconto di pietosc av ventu- 
re ; da lei , senza avvedersene , fu messa ju quel 
mondo di illusioni al quale vive naturalniente stra- 
niera la gente nccessitata di occuparsi niai scmpre 
nella realta della vita. Ma linalnieute la fortuna del- 
r ospite illustre e tornata propizia : cssa ha conver- 
tite le lagrime in gioja, e ab])andonando la casa di 
Falco per raggiungere il proprio sposo , nella piena 
dcir inellabile sua eonsolazione si strinse al seno la 
Rina, e quasi augurando le disse: « Oh Rina! oh testi- 
monio innocente delle niie lunshe sventure, il Cielo 
non invidii alia tranquilla tua vita ! Pure questa po- 
vera rupe , queste rozze pareti , queste armi non 
sono alljcrgo dcgno di te: e forse non sara inosser- 
vata per sempre la virtu delF aninio tuo. Oh s' io 
ti sapessi un giorno felice ! Se il Cielo inviasse a 
quest' orrida rape chi saj^esse apprezzare la tua se- 
greta virtu ! ed io t' incontrassi una qualche volta nel 
mondo sopra una via piii splendida che non e quella 
per la quale ti ha posta il destino ! Questo solo , si 
questo solo potrebbe accrescere ancora la niia pre- 
sente fehcita ! « Queste parole si sono stampate nel- 
r animo ingentilito della Rina , come una predizione 
che asjietta il suo compimento : e quiudi la buona 
fanciulla e cresciuta suUa rupe di Nesso a guisa di 
un iiore straniero che attende il ra2;gio del native 
suo sole per ispiegare la pompa delle sue segrete 
bellezze. La sua fantasia le ha rappresentata piu volte 
r immagine di quel giovine di cui tanto le aveva 
parlato 1' arnica della sua puerizia ; la ricordanza 
de' lunghi allanni ond'era stata 2;ia testimonio, tutta 
fu in lei cancellata da quella gioja a cui gli ha ve- 
duti fiualmente riuscire : e come V animo nostro e 
sommanicnte inclinato alle maravigliose avventure, 
cosi la Rina ha desidei'ate piii volte le travcrsic della 
stranicra , purche venissero a trai'la da quella rupe 
clic non era piti luogo da lei, dacche aveva imparato 
a conoscere un vivere tanto diverso. Con (piesta 
disposizionc di animo sarebbe naturalissimo che la 
Rina alia vista del a;ioviiic Gabrielc sentissc rinasccrsi 



3lO FALCO DELLA RUPE 

neir animo tutte le lunghe sue illusioni. Tale ap- 
punto ella erasi iuimaginato lo sposo della stianiera; 
la quale ora le torna al pensiero , non piu come ia- 
felice e piano;ente , ma in cpiella ebbrezza di gioja 
con cui le parlo nel giorno della partenza. DaU'altra 
parte Gabricle scorge nella Rina un animo educato 
assai meglio die uon qomportano il luogo e la fa- 
miglia in cui vive ; e i loro cuori inclinano subita- 
mente ad amarsi , siccome quelli che soli armoniz- 
zano fra di loro in quel luogo. 

II signor Bazzoni trovera I'orse meschina la nostra 
invenzione, e noi siamo sinceramente lontani dal 
crederla degna d' entrare nel suo libro ; ma vorra , 
speriamo , persuadersi che questa sua Rina avrebbe 
potuto acquistare molto maggiore verisimiglianza , e 
destare molto piu vivo interesse , qualora egli si 
fosse curato di apparecchiarla con qualclie maggior 
diligenza a sostener quella parte che nel romanzo 
le viene assegnata. Senza di cio noi non possiarno 
applaudire gran fatto all' amore che Gabriele conce- 
pisce per lei , siccome quello che nasce dal solo 
aspetto della sua bellezza , la quale nou dovrebbe 
essere sufficiente a far si che un giovine tanto gen- 
tile desideri d' imparentarsi con un pirata. Ne d'ahra 
parte possiamo partecipar piu che da tanto alf affli- 
zione della Rina nel vederla caduta da quelle care spe- 
ranze alle quali 1" amore sconsiderato di Gabriele 
avevala sollevata. Perocche la iigUa di Falco, nata 
in suUa rupe di Nesso , e cresciuta sempre fra uo- 
niini di delitti e di sangue non poteva ne accogliere 
una ragionevol fiducia di farsi moglie a si noljile 
cavaliere , ne sentir vivamente la parte migliore di 
quella fortuna a cui Gabriele la destinava. Aggiun- 
gasi , che 1" autore per non falsare il carattere di que- 
sta giovane ha dovuto guardarsi dall" attribuirle senti- 
menti o parole che dessero indizio d una educazione 
superiore al suo stato. Quindi in tutto il romanzo 
cerchiamo indarno un colloquio dei due amanti che 
dir si possa veramente passionato : e quando la Rina 
dovendo partire da Musso per i-icondursi alia rupe di 



O L\ GUERRE DI MUSSO. 3ll 

Nesso, dice a Gabricle: io doveva o non mai qui ve- 
nire , o scostarmeiie mai, queste sue parole ci riescono 
cosi nuove , cosi dissonanti dal caratteie di lei , e 
cosi poco convenienti al suo grado , clic pigliano quasi 
il colore della sfacciataggine. Gal^riele non le ha fatta 
per anco una vera ed aperta dichiarazione d'aniore, 
ne le ha svelata llnora la sua intenzione di uuirsi in 
matriuionio con lei: c quindi a lei, come fanciulla e 
come di condizione inferiore , non si conviene il pro- 
nunciare una parola che, non potendo essere disone- 
sta, esige da Gabriele il piu gran sagrifizio ed assicura 
a lei la maggior fortuna che mai potesse desiderare. 
Dopo queste osservazioni risguardanti i personaggi 
d' invenzione , pochissime cose ci resterebbero a dii-e , 
e queste ancora si lievi che sara meglio tacerle. Solo 
noteremo che 1' apparizione della vecchia Imazza 
nella caverna , oltre all' essere inutile, acoosta il ro- 
manzo a quel genere assolutamente catiivo , da cui 
uno scrittore giudizioso qual e il signor Bazzoni , 
uno scrittore che tende a sublimare il romanzo ^^lla 
dignita della storia, dovrebbe con ogni cura astenersi. 
E qui avrebbero fine tutte le nostre censure , e di- 
remmo assai volentieri che in tutto il resto ci par 
lodevole il libro del giovine autore , se non fossimo 
neccssitati di ripetcre rispetto alia lingua quelle stesse 
avvertenze che ^^ ^ facemmo annunziandone il Ca- 
stello di Trezzo. Qualche volta la narrazione in que- 
sto Racconto e piu elHcace e le dcscrizioni sono piu 
evidenti che nella prima Novella, ma in gcnerale la 
parola , la frase e T armonia del periodo non accre- 
scono punto il diletto , ne aggiungono alcuna efficacia 
al pensiero. Non vogliamo per altro parlare dello 
stile propriamente detto. Perocche il signor Bazzoni 
avra forse in questo opinioni dillerenti dalle nostre; 
e noi fu2;giamo assai volentieri X inutile fatira di 
proporre la nostra sentcnza a chi pensa divcrsamente 
da noi. AUune cose per altro non ammettono ne 
dubbio ne dilTerenza di opinioni, e di queste ponno 
essere un saggio le seguenti citazioni : Scommetto che 
ci SI rovcsciavamo — Non solo se ne sianio libcrati. 



3 12 FALCO DELLA RUPE , CCC. 

ma ecc. — A ad andiamo appressandosi — Quando 
s' accostammo al navicello — Ammansite — Storichc 
imponenze — Rimarcare c rimarckevolc — Frans^iato — 
Ospitato — Govcrnare il battello ( per rattopparlo) — 
Tento SI dibatteiido di sollevarsl — Vide Rina , il 
pensiero delta di cui venuta era, ecc. — Qli asliusi 
studi degli astri — Non saressimo capaci di ecc. — 
Le di lei pupille natarono nelle lagrime — Potevi 
vederlo senza che fosti qui venuto , ecc. ecc. Noi sap- 
piamo per prova che il discendere a somiglianti cita- 
zioni ci attira la taccia di minuziosi, e vien giudi- 
cata pedanteria. Ma non dovevamo noi dunque dire 
che le regole fondamentali della granimatica , le rette 
conjngazioni dei verbi, la purita dei vocaboli non 
si debbono negligentare da chi che sia, meno poi 
da un giovine il cui esenipio puo essere pericoloso 
per la stima meritaniente attribuita al suo ingegno? 
E senza recarne in mezzo qualche prova , coine po- 
trebb' esser creduto chi accusasse di tali negligenze 
r autore del Castello di Trezzo e della Giierra di 
3Iusso? Pero in luogo di scolparci piu a lungo per 
queste minute avvertenze , apparecchieremo in vece 
una risposta , forse necessaria , a coloro che vorranno 
meravigliarsi dell' aver noi citato questo Racconto 
come una prova dei progressi dell autore , al quale 
poi abbiam fatte di lunga mano piu numerose cen- 
sure che non facemmo annunciandone il Castello di 
Trezzo. Questa seconda produzione del sig. Bazzoni 
dimostra ch' egli e progredito assai bene nell'arte di 
ritrar dalla storia I'immagine di una eta, ed in quella 
eziandio di mettere in atto e rappresentare drammati- 
camente gli uomini e le loro passioni, e i fatti e le 
circostanze onde furono accompagnati. Questi pro- 
gressi suppongono uno studio prolondo degli autori 
e degli uomini, e una forza non ordinaria d' ingegno, 
la quale dara nobili frutti , non solamente in questo 
campo dei romanzi, die a noi pare iufelice, ma ben 
anco in quelk) della vera storia e della filosoHa mo- 
rale , qualora al sig. Bazzoni piacesse di volgersi a 
tali htudj. 



3i3 



PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



Lezioni dl Fisiologia di Lorenzo Martini. Tomi V 
e VI. — Torino, 1827—1828, presso Giuseppe 
Pomba, in 8.° {Terzo estratto. V. t. 45.° p. 389, 
e t. 53-° p. 34 di questa Biblioteca ). 



D= 



'ato fine colla lezione XLIX ai tessuti organici, 
entra il chiarissimo prof. Martini colla L, die da 
cominciamento al 5.° tonio , a favellare dcgli itmori. 
Poiche nella esposizione delle varie dottrine suUa 
vita fu presa in distinta disamina la condizione de- 
gli umori , per determinare se sieno dotati di vita , 
e fu pure altrove investigata la loro azione sui so- 
lidi vivi, ingenerando incitamento: qui si toglie a 
divisare la varia crasi degli umori , la chimica loro 
coriiposizione. L'ordine della materia invita a favel- 
lare prima del cliilo , indi del sangue , poi degli umori 
dal sangue separati, che sono siero, adipe, umori 
deiroccliio, perspirabile cutaneo e polmonare, succo 
gastrico , sinovia , liquore amnio , muco , sego cuta- 
neo , cerume , lagrime , saliva , succo pancreatico , 
bile , orina , seme , umore prostatico , latte , e per 
ultimo la linfa. Presentate in iscorcio le co2:nizioni 
dalla chimica forniteci sugli umori animali, conchiude 
il JMartiui: « Alcuni troppo zelanti di questa nobile 
disciplina avcano gia con enfasi promesso ai seguaci 
d' Ippocrate , che linalmcntc si era arrivato a cono- 
scere il magistero delle funzioni e la virtu de' ri- 
med] . I\Ia le loro jattanze andarono troppo tosto 
fallite. I iisiologi riguardano nella composizione degli 
umori un suljlimissimo operar della natura, inarri- 
vabilc air iniiano intelletto. « Giusta 1" ordinc ciii 
piacque all autore di prciiggcrsi , vicuc a favellare 



3 14 LEZIONI DI I'lSIOLOGIA. 

delle potenze o agenti, col qual nome intendonsi 
lutte le cose die operano sul nostro sistema , e o ne 
sostentano la vita o ne temperano la vitale econo- 
mia. Laonde nella lezione LI e ragionamento della 
luce, nella LII del calorico , nella LIII de\Y elcttrico, 
nella LIV del magnetismo , nella LV del cielo. Distin- 
gue r astronomia dalla astrologia , esponendo una 
storia succinta di quest' ultima , indi considera 1' in- 
fluenza del sole e della luna suU' economia vivente. 
II sunto dei pensamenti dell' autore intorno a cio e 
il seguente : « II sole esercita una poderosissinia in- 
fluenza per la sua luce, pel suo calore, pe' suoi raggi 
disossigenanti. Per la luce rallegra gli spiriti : e que- 
sta letizia conferisce niirabilmente a rinvigorire i 
corpi. Pel calore conserva nell'atmosfera quella tem- 
peratura , die e una condizione necessaria all' inte- 
grita deir organisnio : e poi e una potenza di tutt' ef- 
ficacia. Pe' raggi disossigenanti e cagione della varia 
colorazione degli uoniini die abitano i varj clirai. 
II sole apporta iniinite modificazioni nella siccita e 
neH'umidita atmosferica. La luna non esercita un'im- 
mediata influenza suU'uomo. Influisce sull' atmosfera: 
e questa influisce sull' uomo. Ma anche questa in- 
fluenza e poco manifesta. » L' aria e presa in disa- 
mina nella lezione LVl, come quella potenza die piu 
da vicino e con maggior costanza opera sul nostro 
sistema. Si toccano le proprieta iisiclie dell' aria at- 
mosferica e le cliimidie , indi T unione dei gas co- 
stituenti l' atmosfera. Avverte I' autore die il gas idro- 
geno e straniero all' atmosfera , e aggiunge un cenno 
suir acqua atmosferica , sui corpi stranieri e sulla 
meteorologia. I climi e le stagionl formano T argo- 
mento della lezione LVIL Fa distinzione fra i climi 
geograHci e i climi medici. Assevera die la coltiva- 
zione del suolo rende i luoglii piu caldi e d'un'aria 
piu pura , come ve»;giamo essere intervenuto alia 
Germania , le cui regioni , siccome leggiamo in Taci- 
to, erano anticamente freddissime ed inospite , e sono 
di presente temperate, dilettose e liorenti, Entrando 
poi a djscutere la cagione onde la coltivazione del 



DI LORENZO MARTINI. 3l5 

terreno puo rendere mite I'aere, afFerma cio in- 
tervenire perche « i viventi godono d" una parti- 
colare teniperatura , cui coiimnicano in parte all at- 
mosf'era. Siavi iin concorso di uoniini in una sala. 
Non andra guari che 1' aria sara calda. La cosa e 
meno manifesta , se a vere d' uomini o di animali , 
vi si mcttano delle piante. Ma non vi ha dubbio , 
che anch' esse hanno una propria temperatura vitale 
e che comunicano del calore all"" aria ambiente. » 
Pero che le piante abbiano un calore proprio , co- 
nieche qui si asseveri senza dubbiezza dal nostro auto- 
re , egli e un argomento assai controverso anche di 
presente appo i lisiologi. Le osservazioni e gli spe- 
rimcnti sembrano anzi attestare che i vcgetabili non 
abbiano altrimenti un calor proprio : ma che quelli che 
resistono al sonuuo freddo e al sonmio caldo sono 
unicamente forniti d' un tessuto dotato della facolta 
di ])orsi lentamente in cquilibrio colla temperatura 
dcir aria , e prontamente con quella del suolo. Accor- 
dando poi all' autore che le piante abbiano una tem- 
peratura propria vitale, dalT argomento della vetusta 
Germania sarebbe anzi da dedurne una conseguenza 
contraria. Quelle regioni volevano esscre d' un aere 
mite e clemente , anziche aspro ed aggelato; come 
quelle che amniantate da vastissime selve, ora in 
assai parti divelte, quella inimensa famiglia d'albcri 
sarebbe stata una posscnte pcrenne fonte di calore 
per r aria ambiente. Gli odori e sapori sono consi- 
derati nella lezione LVIII, indi nelle LIX e LX gli 
aitinend. I viventi soggiacciono a tal legge. per cui 
debbano incessantemente consumarsi e rinnovarsi. Le 
sostanze, che mcdiante acconcia claborazione servono 
a risarcire le perdite del corpo animale sono gli ali- 
nienti, i quali appunto vengono deliniti « quelle 
sostanze che per se sono suHicienti a riparare Ic 
perdite. » Scende T autore a dipartire gli alimenti , 
i quali si traggono unicamente dal regno organico, 
cioe piante cd animali. Acccnna il principio nutriti- 
ve , avvertcndo che 1 alimcnto e uno e non imo 
siccome ailermo Ippocrate; indi ricerca so il regno 



3l6 LEZIONI DI FISIOLOGIA 

mincrale od inorganico somministri alimenti ; con che 
da fine alia lezione LIX. Nella segiiente prende ad 
esaminare quali sia:io i cilji natural! all" uomo e a 
lui piu opportuni. L'uomo e carnivoro ed erbivoro, 
e generalmente parlando il vitto piu acconcio c il 
misto, in modo pero che prevalga il vegetale, sic- 
come additarono i nostri Redi e Cocclii, e la gior- 
naliera osservazione conferma. La lezione LXI prende 
in esame le bevande , prima V acqua , indi il vino , 
la cervogia , il cidro , 1' acquavite o acquarzente , il 
te, il catfe ed altre bevande. Nella LXII favellasi 
dellc funzioni. L" egregio autore nelle precedent! le- 
zioni porse le cognizioni iniziative della scienza; ora 
prende a contemplare i fenomeni della vita nellc 
singole parti ragionando delle funzioni. Distingue 
con Galeno facolta da funzione. Facolta e \ attitudine 
ad operare , funzione e T operare dell' organo. L' uso 
pero comanda che sotto il nome di funzione s' in- 
tenda anclie la facolta. Porge alquante definizioni 
delle funzioni, e soprattutto quelle deH'Adelon e del 
Richerand; ma niunii piacendogli propone la propria 
seguente : « Le funzioni sono Fufficio cui sono de- 
stinati i varj organi. » Le funzioni sono state piu o 
meno moltiplicate dagli scrittori, secondoche le con- 
siderarono nel loro scopo o nei successivi fenomeni 
od atti , che a si fatto scopo cospirano. II Martini 
ammette le seguenti dodici: digestione , assorbimen- 
to, sanguificazione , circolazione , secrezione, nutri- 
zione, caloriticazione, sensazione, percezione, muo- 
vimento volontario , voce o loquela , e generazione. 
Tutte toglie a delinire, indi a classiBcare secondo la 
reciproca analogia e differenze. Lo scopo cui tendono 
le funzioni sembro mai sempre costituire un punto 
preciso di classificazione. Anticamente furono le fun- 
zioni in tre classi distribuite , cioe le funzioni vi- 
tali , le naturali e le animali. L' autore seguendo 
il Bichat diparte le funzioni in nutritive , anunali e 
genitali. Appellasi sanita quello stato in cui le fun- 
zioni si possono rcttanientc cscguire. Intcrpreta quel 
dettato d' Ippocrate, che il soauuo della sanita e 



DI LORENZO MARTINI. SlJ 

insidioso , e se la saniia sia un piinto o si estenda a 
certa larghezza; e diiudc la lezione col ragionare 
della sinipatia o conscnso o connessione dinamica , 
cli' e quclia cotal corrispondenza di azione chc passa 
fra tuttc le parti del corpo vivente, sicclie venendo 
una a subiie un qualclie mutamento , le altre tutte 
ne vengono partecipi. 

Principia il sesto tomo coUa lezione LXIII. Nclla 
distiibuzione delle funzioni il nostro autore piglia 
incomincianiento dalle assimilatrici, cd espone pri- 
mamente 1 apparato digestivo. Gli alimcnti perche 
ven^ano convertiti in nostra sostanza e niestieri su- 
biscauo una elaborazione ; e a quest' ufficio e desti- 
nato il tiibo digestivo , il quale si divide in bocca , 
farin2;e coU' esofa2:o, ventricolo ed intestina. Descri- 
A'onsi a parte a parte questi organi , indi il fegato , 
la niilza , il pancreate e la cavita dell addomine. 
L' apparato di2;cstivo presenta assai varieta nclla se- 
rie degli aniniali. Tutti pero lianno un canale cibario 
piu o uieno coniplicato , sicche puo affermarsi essere 
questo il carattere piiu manifesto dell aninialila. Ag- 
giunge r autore la notoniia comparata , dando una 
rapida descrizione dell' apparato di2;erente nclle di- 
verse faniiglie. Ma come mai T animale potra avve- 
dersi del quando e del come riparare al proprio or- 
ganismo? Di cio viene ammonito dal sentimento della 
fame, clie forma 1' argomento della lezione LXIV. Si 
definisce le fame « quella sensazione che ne invita e 
costringe a prender cibo. » Alcuni fjsiolo2;i vorreb- 
bero chiamar senso e non sensazione la fame, come 
quella ch' e cagionata da un die negativo e non po- 
sitivo, il quale solo vorrebbero appellare sensazione. 
L' autore disvela f inuiilita di si fatta distinzione. Si 
e pur voluto dare una diversa dcnominazione alia 
fame grata ed alia tormentosa : quella prima chia- 
mossi appctito, alia seconda si serbo il nome di fame. 
I pill severi pero non hanno mai adottato il termine 
di appi'tito a significare la fame piacevole. Parla della 
alterazioue della fame e de' suoi effetti. Discute la 



3l8 LEZIONI DI FISIOLOCIA 

questione finche bI possa protrarre il digiuno, addu- 

cendo assai esempi di digiuni singolari, e fra gli 

altri il recentissimo di Anna Maria Garbero di Ra- 

conigi in Pienionte. Fa una digressione sui canipi 

dell' amena letteratura difendendo Dante intorno al 

senso di quel famoso verso « Poscia j^iu che '1 dolor 

pote '1 digiuno » nel patetico quadro della morte del 

conte Ugolino. Viene poi discorrendo le condizioni 

della fame. Rispetto alia cagione efficiente della fame 

stabilisce : « I nostri tessuti perdono continuamente 

molecole che non sono piii atte a quell' organismo che 

si richiede all' incitabilita : debbono continuamente 

prendere dal sangue nuove molecole: il sangue debbe 

ricuperarle per mezzo del chilo. Quando niancano 

quelle condizioni organiche, quelle molecole, ne na- 

sce un mutamento di suo genere, gia sussecutivo a 

cpiel primo universale. II mutamento del ventricolo 

per mezzo dei nervi pneumogastrici vien propagato 

al comune sensorio. )^ Pero a serbare le condizioni 

occori'enti all' integrita dell' organismo e alia facolta 

di vivere non bastano gli alimenti ; e mestieri che 

i nostri umori vengano a quando a quando annacquati. 

Ad ammonirci della occorrenza d' introdurre nel no- 

stro corpo 1' acqua veglia il sentimento della sete. 

La sete , argiomento della lezione LXV , si diflinisce 

^ . ... . 

« quella sensazioue che ci invita e costringe a bere. y) 

Divide la sete in legittima , cioe propria della sanita 

e del vivere temperato , ed in illegittima o spuria 

che viene eccitata da cagioni eventuali o morbose. 

Accenna le varie guise di sete viziata. Divisa gli 

effetti tormentosi che insorgono allorche non si sod- 

disfa alia sensazioue della sete , producendo in mezzo 

varj esempi. Indi tenendo ragionamento sulla cagione 

prossima della sete cosi conchiude la lezione : « II 

sangue debbe contenere una certa proporzione di 

molecole acquidose o sierose; altrimenti diviene od 

uno stimolo troppo forte od una potenza irritativa. 

Esso nella nutrizione e nelle secrezioni va spoglian- 

dosi di molti de" suoi principj ; anche delle parti 



DI LORENZO MARTINI. 819 

sierose. Debbe ripararne le pcrdite. rii\ il eiero del 
sangue sembia csser aiizi un veicolo allc particelle 
secretox-ie e nutritizie clie scrvire a quisti due uf- 
licj. Ma clie? Siccoine tutti gli altri mateiiali del 
nostro corpo, si altera e perde quelle qualita che gli 
sono necessarie , perche compia il suo niinisterio. 
Anche sotto questo rispetto debb' essere rinnovato. 
Poiclie dunque debb' essere riparata la necessaria 
quantita di niolecole acquose, nasce in tutto il si- 
stema nervoso uno state per cui si ha una tendenza 
al bere , cioe a procacciarsi quello che puo soddis- 
fare a quel bisogno. Lo stato e veramente generale: 
111a non si appalesa ovunque assolutamente co' me- 
desinii se2;ni. Nelle fauci produce un sentimento di 
arsura: e quest' ctTctto e vino de' piu notabili. Appli- 
cando acqua alle fauci , togliamo per qualche mo- 
ruento un elletto : nia non cessando il ])isogno del- 
r aunacquare il sangue, poco dopo si rinuovera con 
piu forza. Al contrario , nicdiante il bagno o per 
mezzo di cristei, portando al sangue una certa quan- 
tita d' acqua, ccssa la sete, senza clie acqua od altra 
bevanda venga a contatto coUe fauci: perche cessando 
la cagione prossiina della sete debbe pur cessare 
r effetto. » Nella lezione LXVI siamo alia digestione. 
Gli aniniali sono composti di principj esistenti in tutta 
la natura , ma e mestieri che si fatti principj ven- 
gano elaborati per essere trasforraati in materia or- 
ganica. Le prime operazioni spettanti a trasformar 
le matcrie estrance in sostanza organica si esegui- 
scono appo gli animali lungo il canale alimentare, 
e queste sono appunto coniprese sotto il noma di 
digestione. Forniano pcrtanto obbietto di particolar 
discorso il prendimento de' cibi e delle bevande, la 
gustazione , la masticazione , Y insalivazione , la de- 
glutizione, la chimiticazione, la chililicazione , la dc- 
fccazione , 1' evacuazionc delle fecce , il vomito. Ar- 
gomento della lezione LXVII e la sangulficazione. II 
cliilo , ch' c il fluido succiato dai vasi linfaiici inte- 
stinali ncUc sostanze alimentose, dopo che queste 



Sao LEZIONI DI FISIOLOGIA CCC. 

hanno soggiacciuto alia digestione , nou e ancora 
venuto acconcio alia nutrizione. Perclie diven^a tale 
e mestieri si trasmuci in sangue ; e la funzione , onde 
il chilo assume altro colore e propricta , chiamasi 
ematosi e matopoesi , sanguificazione. Premettesi 1' a- 
natomia comparativa de'vasi chiliferi nelle varie fami- 
glie animali. Si discute se la natura del chilo sia identica 
o varia , secondo clie varia e la specie degli animali 
e degli alimenti, e secondo die vario e lo stato del 
corpo , cioe di sanita o di malattia : se il chilo nel 
camminare lungo i vasi mesenterici, ed oltrepassando 
varj ordini di ghiandole conglobate, subisca elabo- 
razioni. E poiche il Dumas e fra gli scrittori quegli 
il quale tratto piu prolissamente della sanguilicazione, 
viene esposta in iscorcio la sua teoria , aggiugnendovi 
r autore le sue considerazioni e la propria opinione. 
La sanguificazione consta di quattro atti , e sono 
i.° elaborazione del chilo nelle ghiandole mesente- 
riche; 2.° conversione del chilo in sangue nella vena 
sottoclaveare sinistra ; 3.° mutazione cui soggiace il 
sangue nel polmone ; 4.° mutazione cui subisce nei 
vasi capillari die formano il parenchima nutritivo e 
gli apparati escretorj. Ma il sangue acciocche possa 
compiere al proprio uflicio di rintegrare rorganismo, 
apponendo novelic molecole ai tessuti , e sommini- 
strando agli or2;ani secernenti varj principj acconci a 
formare i varj umori, e mestieri die venga portato 
alle varie parti del corpo. A tal fine e destinata la 
circolazione , la quale viene distesamente esaminata 
nella lezione LXVIII, die da compimento al sesto 
volume. Premette 1' autore la notomia umana del si- 
stema irrigatore, cioe del cuore, delle arterie e delle 
vene -, poi varie questioni sui movimenti cardiaci. 
Indi entra in particolare discorso sulla circolazione , 
sulle varie condizioni del sangue , sui varj stati del 
sisteraa sanguigno , sulle discrazie , e piu tritamente 
sui polso , come sui mi2;lior criterio a conoscere la 
presenza delle malattie , la loro indole e gravezza. 

C. P. 



321 



Calendario Georgico della Reale Societd Agraria di 
Torino per I' anno 1829. — Presso la tipografia 
Chirio e Miiia in via di Po , in 8.°, di pag. 117. 



G, 



'^li argomenti di cui si occupa la Societa Agraria di 
Torino hanno tutti lo scopo pia utile, il raiglioramento 
cioe delle pratiche locali agrarie. Tale miglioi-amento ri- 
cliiede osservazioni particolarissime fatte in ogai regione 
col lume dei general! principj teorici , polche ogni regione 
presenta tante variazioni , qnante sono le varie combina- 
zioni dei terreni , la loro sitnazione geografica , il loro li- 
vello e la loro esposizione. Niuna istituzione pertanto essere 
puo in ogni Stato piu utile di una Societa Agraria che 
proniova lo studio sui diversi prodotti delle sue varie pro- 
vincie per tentare di niigliorarli onde sciogliere il grande 
problema di trarre da ogni terreno il masslmo profitto colla 
minima spesa. Clie la gia tanto benemerita Societa Agraria 
di Torino segua questa traccia additata dalla ragione , a 
dispetto del letterario fasto che d' ordinario vagheggia cose 
pill speciose che utili, ne e prova anche ii voluraetto che 
annunciamo. 

Esso in gran parte si compone di due Meiuorie fra le 
quattro state presentate alia Societa per la soluzione del 
seguente interessantissimo problema da lei proposto nel 
programma 27 gennajo 1827 stampato nel sue Calendario 
di queir anno. 

Determinare quali pregi distinguano il canape da cor- 
dami , da quello da filo e da tele. 

Da quali cagioni o principii quei pregi dipendano. 

Sin doi'e v influiscano le cause accennate {^nel program- 
ma) dipendcnti dai modi di coltura. 

Se alire ne risultino dai modi di preparazione o per 
V azione di macchine o per la macerazione. 

Quali in questa caso sieno le differenze; quali ne siano 
le cagioni : quali i rapporU speciali di esse al canape per 
cordaml o per tele. 

La prima IMemoria che fu la premiata portava la lilo- 
sofica sagacissima epigrafe =; La sciaiza e unjimne maestoso 

n'lbl. Ital. T. LV. 21 



3a:i CALENDARIO GEORGICO 

che si sostiene e si aiimtnta col tribiito che vi portano i ru- 
scelli anche i piii piccoU = e si trovo scritta dal conte 
cavaliere Giorgio Gallesio di Finale , chiaro gia presso i 
cultori delle scienze naturali anche in grazia della sua ma- 
gnifica Pomona Italiana. La Memoria e divisa in quattro 
articoll. 

Neir articolo I.° il sig. Conte cercando le qualita die 
distinguono la canapa da tele da quella da cordaggio le 
trova in un solo individuo, il Cannabis Sativa di Linneo 
modificato dalla varia qualita del terreno e dal'a coltura 
in canape a legno piii voluminoso e di fibra piii grossa , 
ina pill tenace clie serve alle corde , mentre alle tele serve 
il canape di canna e di fibre piu gentili, adatte conse- 
guenteniente ad essere suddivise in piu fini o minutissimi 
fili. Nell'uno e neir altro canape osserva clie i fili sono le- 
gati da una sostanza gommosa dalla quale conviene sempre 
sciogliei'li e spogliarli perfettamente , giacche essa trovasi 
estranea alia resistenza dei medesimi. In prova quasi che 
le due qualita di canape si hanno da un solo individuo , 
il sig. Gallesio riferisce che l' arte converte in tiglio da 
tele la canapa da cordaggi e che si possono fare delle corde 
colla canapa da tele; non aggiunge pero i metodi di si- 
mili conversioni i quali si risolvono probalnlmente nel re- 
golare la macerazione degli steli , cioe spingendola al niag- 
gior grado quasi prossimo alia putrefazione , quando coi 
grossolani steli voglionsi avere fili sottilissimi , e lascian- 
dola, come dicono i villici, immatura quando con deboli 
canne voglionsi avere corde robuste. 

Neir articolo II della Memoria le cause clie producono 
le difFerenze tra la canapa a tele e la canapa a cordaggi 
ben distinte nel commercio sono dall' autore ridotte a 
quattro: i." La natura delle diverse varietd (questa espres- 
sione ci sembra una petizione di principio seppure non 
e vaga ); 2.° Le circostanze della localita ove vive la pianta 
(che reputiarao le piu iinportanti a stabilire la natura 
della varieta in un solo individuo); 3.° / meiodi di coltura; 
4.° II 56550. — Rimarca egli successivainente che le due va- 
rieta hanno origine da un sol tipo, cioe dalla pianta di fasti 
alti , grossi , brancuti, di tiglio denso e tenace, capaci di 
una vegetazione vigorosa e di un prodotto ricco di semi , 
onde serva piii agevolmente alio scopo primario della na- 
tura che e la propagazione della specie. Le piante esigue 



DELLA R. SOGIETA.' AGRARIA DI TORINO. 3:i3 

e a dglio sottUe, prosegue Tautore, e le razze che ne pro- 
vengono non sono che aborti per la natura, sehhene preferid 
claW uomo e predisposd dal Creatore a suo vantaggio mediante 
il sistetna di eccezioni die regge la formazoiie dci mostri^ 
e tutte le altre aberrazioni daW ordine rrgolare ddla vegeta- 
zione. Siamo certi che 1' autore noii inteade con cio di 
aft'ermare che i inostri fra i vegetabili siaao dal Creatore 
destinati aU'uomo, e gU esseri perfetti a tuit' altro scopo : 
r analisl di questa accidentale proposizione dell' autore ci 
condurrebbe troppo lungi dall' argomento. 

L'autore esamiiiando successlvamente le viceiide dei germi 
trapiaiitati da paese a paese e facendo uii particolare con- 
froiito tra le canape del Genovesato e cpielle del Piemoate 
conchiude asserendo che in capo a poche generazioni il seme 
che produceva net campi ubertosi del Piernonte piante proprie 
oi cordangi produrra nei giardini deVa Liguria canapa adat- 
tata a far tele : opina pure che tale metamorfosL lenta e 
graduata potra verificarsi in senso inverso se si porteranno 
nel Piernonte i semi della canapa del Genovesato, Questa ar- 
gomentazione non ci sembra rigorosa ne coerente a quanto 
ha egli stesso, gla detto ; poiche da essa potrebbe conchiu- 
dersi che T individuo canape trasportato dal Piernonte al 
Genovesato deve costanteniente ingentilirsi , come viceversa 
deve farsi grossolano quello che dal Genovesato passa al 
Piernonte , il che potrebbe non accadere in quei moltissimi 
casi nei quali la cura del coltivatore assecondasse una me- 
tamorfosi diversa. 

Non ci sembra del pari rigorosa 1' altra proposizione 
deir autore che una volta che V influenza del clima colla sua 
azione sui principj della concezione ha formato nel corso di 
alciine generazioni una varieta , essa diventa immutabiie e 
persiste fino a che vive c si riproduce nel clima medesimo , e 
le cure dell' agricoltore qualunque esse sieno non potranno 
cangiarla. Cio proverebbe clie i inetodi di coltura noa 
hanno influenza e clie in una medesima regione non puo 
raccogliersi se nou una sola specie di canapa, la qual cosa 
e in opposizione alle osservazioni del sig. Conte Gallesio, 
ed ai fatti da lui riferiti. 

Fra le diverse terre atte alia coltivazione il signor Conte 
trova che maggiormente influiscono sulla iiiiezza della ca- 
napa quelle composte con un terzo di silice , un terzo di 
cake e magnesia ed un terzo d' urgiUa ; questa composto , 



324 CALENDAEIO GEORGICO 

egli soggiunge, forma iin terreno soffice , leggiero die non 
fa crosta e non s' indura. Accogllamo questa indicazione 
come fatta a graacli tratti , e trovlamo die sarebbe stato 
utile conoscei'e in quanta parte ( e non puo essere cbe 
plccolissinia) entra la magnesia a formare coUa calce un 
terzo del tntto, notando altresi che la calce trovasi ne'terreni 
sempre nello stato di carbonato. 

Fra gF ingrassi riconosce il sig. Conte piii proprj alia ca- 
napa i vegetabili come di piu facile scomposizione •, il che 
era cosa naturale , giacclie avendo la canapa una vita bre- 
vissima , niinore di tre mesi dalla seminagione alio sradica- 
mento degli steli, non potreblie sentire beneficio dal con- 
cime di materie animali che debbono stare piu lungo tempo 
sotto terra prima di scomporsi e prestare alimento alia 
piante. II sig. Conte accenna che per disporre 1' iiigrasso 
nelle canapaje onde seminarle in aprile , trovo ottimo ed 
economico il sovescio di rape seminate nel precedente ago- 
sto. Comunque pero sia vero in massima rindicatoci risul- 
tamento del prodotto di una canapa pin fina e con molta 
economia di spesa , il signor Conte ci lascia qui desiderare 
un niinuto ragguaglio degli elementi della riferita esperien- 
za , i quali avrebbero giovato assai a chi trovasi in grado 
di porre 1' esperienza medesima a parallelo con altre '•, ec- 
citiamo qnindi la gentilezza di lui a dimostrare con una 
piu lunga indagine, ripetuta varj anni di seguito, la sna 
asserzioue, meritevole di molte considerazioni , cioe che 
col solo sussidio del sovescio delle rape possa essere la 
canapa annualmente coltivata con vantaggio in un mede- 
situo campo, evitandone 1' avvicendamento con altri pro- 
dotti. Sapplamo clie in molte terre del Milanese ognl con- 
tadino annualmente coltiva pel proprio bisogno poca ca- 
napa in un niedesimo luogo, detto percio canapajo, per 
lo piu contiguo alia sua abitazione ^ sappiamo pure che 
quel piccol canapajo e lo scopo di particolar attenzlone 
del coltivatore , il quale vi consuma una tale quantita di 
concime , econornicamente incompatibile in una piii grande 
estensiouc; di terreno. 

Nelle piante diecie , o con indivldui i cui fiori in alcunl 
sono staminei o sterili, detti percio dai botanici maschili, 
ed in altri sono pistilliferi , o atti a portare a maturanza 
il seme conservatore della specie, e qnindi chiamati bo- 
tanicamente feniminili , rindividuo maschio e generahnente 



DELLA R. SOCIF.TA' AGR\R1A DT TORINO. 325 

pill gracile come notarono varj botanici. II sigaor Conte 
Gallesio riprodnce questa osservaziotie per assicurare che 
dagli incUvicUii maschili della canapa si ha un tiglio che 
resta necessariamcnte piii esile e susceuibile di essej-e suddi- 
viso in parti piii minute (i). Ma dobhiamo qui aggiungere 
che gU steli masclii sradicansi per lo piii e legansi in ma- 
nipoli separati dagli steU femminei, i quali restaiio plij 
a lungo in piedi sul terreno onde portar possano il frutto 
a perfctta maturanza. Quanto vantaggio non avrebbesi ove 
si rintracciasse un inetodo per conoscere e separare i semi 
maschi dai femminei? 

Nell' articolo III il sig. Conte paria Q]e\l'' importanza rela- 
tiva della canapa da tela e di quella da cordaggi neW econo- 
mia privata e neW econoinia pubblica . e con varie general! 
idee suUa creazlone e siiU' uso dei varj esserl creati ( che 
per verita non troviamo se non estranee all' argomento , 
almeno non utilmente ricordate ) stabilisce che la canapa 
da tele e un essere artificiale degenerato dall' uomo per 
dare ad esso delle qualita che non aveva ricevute dalla 
natura, un essere precario piii costoso e meno abbon- 
dante delT essere naturale o canapa da cordaggio , il quale 
trovasi in abbondanza e con poche spese di coltura non 
solo nei paesi originarj da dove e venuto ( che forse non 
conosciamo precisamente ) , ma ancora in quelli ove una 
analogia di localita e di terreno lo ha naturalizzato. ■ — • Ri- 
tiene Tautore, ma non dimostra , che la canapa ci sia 
vennta dalFAsia, ed anche a questo proposito generalizza 
il discorso e lo estende alle materie che servoao all' uo- 
mo per vestimento e per tanti altri usi. Paragonando poi 
la canapa al suo piii forte concorrente, il Hno, crede che 
questo sia ad esso preferibile per tutti quei tessuti che ri- 
chiedono una finezza straordinaria di lili, come sono i pizzi , 
le tele batliste , ed altri oggettl di lasso , la qual conclusione 
non crediamo esattamente vera , jioiche formansi tessuti 
finissimi anche coi iili della canapa. Termina T autore questo 
articolo con consideraziorii sul commercio e sulle manifat- 
ture degli oggetti che servono a far tele , le quali ci sem- 
brano da un canto troppo generiche e dall'altro estranee al 

(i) II niascliio piii esile e dal volgo firentino e lorubardo cliia- 
mato ffuiinjria oppostamcnte alia denomina/ione botanica, coine 
la femmiiia e dallo stesao volgo chiaiuata luaschio. 



3^6 CALENDARIO GEORGICO 

programma dell' Accademia. Mirando egli a promovere la 
coltivazione niaggiore del canape a tele riporta il sommario 
dei dati finali di alcune esperienze fatte in un proprio 
podere sopra una superficie di metri quadrati 1240, dalle 
quali risulta clie il prodotto in canapa preparata pel com- 
mercio fn di circa dnecento chilogrammi , del valore di circa 
franchi 144, del quale danaro due terzi consumansi in ispese 
per la coltivazione e preparazione , lasciando cosi al pro- 
prietario il prodotto depurate di franchi 48 , prodotto 
grande , non pero straordinario relativamente alia tenue 
superficie ( meno di due pertiche antiche di Milano), ma 
che non puo servire di esempio, appunto perche le espe- 
rienze in piccola scala danao risultainenti che non veri- 
ficansi in quelle fatte in piii largo campo, dalle quali uni- 
camente T agronomo e I'economista devono prender norma. 

Dal fatto che la medesima piccola superficie gli ofFri il 
prodotto lordo in canape, doppio quasi del prodotto lordo 
a frumento , sel^bene i due prodotti depurati dal diverse 
rispettivo dispendio che richiedono sieno quasi uguali , 
sembra il signor Conte inclinato a concedere la preferenza 
al primo sul secondo genere, ove dice, clie la coltura del 
canape oltre al heneficio del proprietario avra pagato il la~ 
voro di tanti ahitand che vivono e consumano^ e che percib 
sono un lievito alt industria e uno sfogo a tante altre pro- 
duzioni. Da quest' argoniento non sara adescato I'agrono- 
IBO che sa doversi proporzionare T agricoltura alia possi- 
bilita di venderne i prodotti ; per il che se in uno State 
la coltivazione del canape si estendesse, oltre un certo li- 
mite, a danno di quella del frumento si avvilirebbe la fatica 
degli a^^ricoltori e danneggerebbesi I'interesse dei proprie- 
tarj. 

L' articolo IV ed ultimo parla della macerazione e delle 
macchine inventate per supplire a questa operazione. L' au- 
tore opportunamente stabilisce per principio che la mace- 
razione avendo per iscopo di sciogliere quel glutine che 
tiene legati o costipati fra lore strettamente i diversi fili 
componenti il tiglle della canapa, non pub essere supplita 
da una operazione meccanica. Crede egli che una regolai'e 
macerazione proceda prima per fermentazioiie e poi per dis- 
soluzione ; ed in cio non siamo con lul perfettamente d' ac- 
cordo. La fermentazione non accade se non con uno svi- 
luppo di calorico, il quale ove si manifest! nel canape 



DELLA R. SOCIETa' AORARIA DI TORINO. 827 

acciimulato per mancanza di sufficiente umlJita, lo guasta 
sicche lie risulta tin tiglio debole, di colore meno bianco 
o giallastro sporco die in conimercio ha pochlssimo valore. 
Per disciogliere la gomma resinosa che trovasi nella ca- 
napa dalla quale vieiie insozzata I'acqua dei maceratoj , 
basta I'azione dell' acqua stessa penetrance tutte le gom- 
ine , e tanto piu facilmente se essa e scaldata dal sole. 
Percio i maceratoj, anziche profondi ed onibrosi , bra- 
mansi espansi e soleggiali, e disposti in modo che ua 
leggier filo d" acqua v' entri a supplire al consumo del- 
r evaporazione. I maceratoj aliuientati da acqiie fredde 
correnti non sono reputati i migliori per la manifattura , 
ma nei paesi di abbondante coltura della cauapa sono 
preferiti in vantaggio della sanita delTatniosfera. 

INIentre ognuno dovra portar tribute di lode al lavoro 
del signor Conte Gallesio , taluno desiderera in essa piix 
particolari elementi, e nieno digression! generali , che noa 
si direttamente connettousi coUa materia chS ne forma lo 
scopo. 

L' altra Memoria sulia canapa , inserita nel Calendario, 
che alia Torinese Societa parve meriiei^ole di qualche di- 
stinzione, aveva per epigrafe = Le scienze e le arti hanno 
per patria il inondo intero = ^ e f u scritta dal signor Da- 
vide Bourgeois , svizzero , abitante e possidente nel Bolo- 
gnese. La Memoria e divisa in paragrafi a cui 1' autore 
neir indice in fine assegna i seguenti titoli : 
§ I. Qualita di terre confacenti alia coltivazione della 

canapa. 

II. Avvertenze circa lo scolo delie acque pluviali. 

III. Lavori estivi preparatorj , rifenditure. 
IV. d' autimno consueti , a vanga. 

V. con due aratri. 

VI. con un solo aratro forte. 

VII. con aratro e vanga, cosi detti ravagliature. 

VIII. Concimatura superficiale preparatoria della se- 

mentazione. 

IX. Sementazione ; quantita di semente , ecc. 

X. Roncatura. 

XI. Raccolta della canapa ; modo di conservarne il seme. 

XII. Cure che esige la raccolta. 

XIII. Cure ed operazioni preparatorie alia niacerazione, 

XIV. Macerazione e modi proposti per supplirvi. 



3^8 CALENDARIO CEORGICO 

§ XV. Modo dl rompere gli steli della caiiapa macerata, 

XVI. Gramolatura (o rompimeato degli steli). 

XVII. lugrassi e sovescio. 

XVIII. Concimi animali ed altri. 

XIX. Prezzo e valore relativo ai suddetti concimi. 

XX. Avvertenze circa il modo d' impiegare i concimi. 

XXI. Amandriatura ( o concimatura coUa presenza delle 

pecore condotte sul campo al pascolo). 

XXII. Avvicendamento piii conveniente per quesia col- 

tivazione. 

XXIII. Coltivazione della canapa nei luoghi ove 1' aria e 

assai umida. 

XXIV. Prodotto di questa coltivazione in una giornata 

di superficie. 

XXV. Medicaja stabillta economicamente mediante una 

coltivazione di canapa. 

XXVI. Piante parassite nemiche della canapa , e loro 

distruzione. 

XXVII. Avvertenze circa le sltuazloni , ove questa colti- 

vazione nieno conviene. 

Questa Memoria e propriamente una minuta descrlzione 
delle operazioni per coltivare una giornata ( met. quad. 
3 800) di terreno bolognese a canapa e degl'ingrassi varj 
che vi s' impiegano. E percio Memoria pregevolissima , 
ricca di precisi elementi di fatto , ma 1' autore di essa non 
parla punto del quesito proposto dalla torinese Societa agra- 
ria; anzi non fa pur menzione delle parole tela e corda 
che sono gli oggetti dal detto quesito specialmente con- 
templati. 

Faremo ora un cenno anclie delle altre materie trat- 
tate nel Calendario. 

I ." Sulla coltivazione del fico in pianura ; Memoria ( di 
una sola pagina ) del conte Luigi Francesetti di Mezzenile. 
II metodo proposto per simile coltivazione consiste nel 
trasportare le piante di fico dal giardino in un sotterraneo 
neir inverno , e dal sotterraneo al giardino nell' estate. Sem- 
brerebbe che il merito dei frutti in tal maniera raccolti 
dovesse consistere nel loro niaggior costo; 1' autore per 
altro assicura che essi riescono abbondanti e saporiti quanto 
quelli di coUina. 

a.° Esperienze comparative tra la foglia del gelso innestaXo 
e quella del gelso selvntico pel nutrimento dei bachi da seta; 
Memoria del signor Matteo Bonafous. 



DELL\ R. SOCIETA AGRARIA DI TORINO. 829 

Quests Memoria ( di pag. 9 ) non si presta ad qn 
transunto , essendo zeppa di precisi dati numerici dedotti 
dair espei'ienza. L' autore lascia iadecisa la questione , la 
quale presentar puo diversa risoluzioae secondo la diver- 
sita delle circostanze •, egli propende pei'6 per T uso del 
gelso innestato , comunque siavi qualche economia nel 
consumo, usando la foglia tolta dai niori selvatici. 

3 .° Soj>ra uno straordinario eccidio delle apt ; Ossen'azioni 
del professore Lavini. 

L' eccidio accadde nell estate del 1828 nei dlntorni di 
Carmagnola ove tutto fu aridita, essendo niancata 1' acqua 
di pioggia nei mesi piix caldi , ed essendosi diseccati i rivi 
che abitualmente servono all' Irrigazione dei prati. A que- 
sta mancanza si aggiunse necessariaraente quella dei fiori, 
da cui le api traggono il miele o 1' alimento : qulndi que- 
sti insetti , coasumato il miele gia raccolto e depositato 
negli alveari, dovettero perire. Uno sciame , vuotato il 
proprio alveare , cercava d' invadere quello dello sciame 
vicino, dal quale veniva respinto con guerra a sangue. In 
mancanza di altre materie contenenti 1' alimento per le api, 
riusci al signor Lavini di preservare un resto degli sciami 
coir apprestar loro in vicinanza degli alveari pomi dolci 
assai matnri e bolliti nell' acqua. II fatto merita la mag- 
giore attenzione •, e lode e dovuta a chi uso opportuna- 
mente 1' indicato mezzo per diminuire un male die sarebbe 
altrimenti rimasto senza rimedio. 

4.° Relazione di un caso ttndente a dimostrare che la rogna 
si comunica dagli ammali doinestici all' uomo ; con alcune ri- 
flessioni del dottore Gio. Battisla Jeinina. 

In questo caso la rogna dei muli sarebbe stata corau- 
nicata a chi li governava , del che non ci ha punto da ma- 
ravigliarsi. 

5.° Descrizione di una tromba A TV bo mobile immerso 
comunicata dal conte Giuseppe Pome di Pino. 

La tromba , di cui presentasi la ligura , fu posta alia 
pubblica esposizioue nel 1827 a Parigi dal sig. Binet fab- 
bricatore di macchine. L' acqua introdotta nella canna viene 
continuamente accresciuta ad ogni movimento del tubo mo- 
bile esterno a detta canna , il quale fa 1" officio di siantuffo. 
Questa macchina fu trovata utile negli esaurimenti per 
fondazioni , nei quali si ha il comodo d' immergerla e di 
applicarvi la forza assai prossima al tubo mobile, poiche 



330 CALENDARIO GEORGICO 

r acqua debb' essere portata a moderatissime altezze. La 
descrizione clie ce ne da il sig. Conte e tolta dal fascicolo 
pel dicenibre 1827 deW Industriel , die stampasi a Parigi 
affine di spargere le plu utili cognlzioai (i). II sistema di 
delta troiiiba e una semplice modificazione della tromba a 
stantufFo pescante , mosso coa una armatura esteriore alia 
camera in cui ha il movimento , da un secolo e mezzo 
usata in Francia e descritta dal Belidor. 

6.°5u/Z'Agrostis stolonifera {yolgarmente in Pieinonte lionza) 
ad uso di foraggio ; Memoria del professore Gian Francesco Be. 

II sig. Re ricordando die VAgrostis stolonifera e la piu 
prelibata graniigna artificialmente coltivata in Inghilterra 
come foraggio , cerca la causa pei* la quale la medesima 
pianta e detestata dagli agricoltori delle pianure del Pie- 
monte, i quali fanno ogni sforzo per distruggerla , ma in- 
vano; giacche coUa maggiore facilita da un minrmo resto 
di quella pianta ne sorge un ceppo rigogliosissirao che sof- 
foca le piante di utili cereali. 

Vorrebbe quindi il sig. Re veder coltivati a prato i 
campi die naturalmente vestonsi della lionza , e destinati 
a campi pei cereali quei prati vecclii che danno poco pro- 
dotto in fieni. 

Noi non crediamo che da questo diyisamento possa 
risultare grande vantaggio agli agricoltori piemontesi, poi- 
che riteniamo che VAgrostis non possa dare in quelle pia- 
nure , soggette ad un' alta temperatura ed alia siccita , se 
non se un foraggio duro e troppo siliceo e percio ingrato 
ai bovini ed ai cavalli. Gli stessi semi coltivati piii al nord 
ed in climi meno caldi danno steli meno consistent! o piu 
erbacei, e questa riteniamo essere la ragione per la quale 
YAgrostis serve in Inghilterra di buou foraggio, mentre 
nelle calde pianure del Piemonte non somministra se non 
una troppo dura gramigna. 

7.° Sul seme del trifogUo e dell' erba medica; avvertimento 
del sig. Paolo Musso. 

L' avvertimento raanlfesta una frode nel commercio di 
detti semi che vendonsi da taluno raischiati di arena di 



(l) Un ineccanis)no consinille fu presentato all' I. R. Istituto 
di Milano fin dal 1826 da certo Giovanni Piomei di Geneva, e 
se ne fece cenno negli Atti della distribuzione de.' preinj di 
queir anno (Veggasi la CoUezione di essi t. IV, p. 85). 



DELLA. R. SOCIETA' AGRABIA DI TORINO. 33 1 

conslmlle confignrazione, della quale si conosce in Pie- 
monte una cava disjiosta in alto strato , clie vienc sempre 
manomessa unicamente per servire a qnesto fraiidolento 
commercio : fortunataiiiente la frode puo essere facilmente 
scoperta coif immergere i semi nelP acrjua suUa quale gal- 
leggiano , mentre T arena precipita al fondo. 

8." ConUnuazione delle sperienze sulla coUivnzione del riso 
secco della China nei poderi del sig. conte Michelangelo Leo- 
nardi nei cinque anni dal 1824 al 1828. 

Le prime sperienze sul riso secco praticaronsi nei 
1823 e 1823, e di esse al)biaiiio reso notizia nei tomo 34.° 
di questa Biljlioteca , fascicolo di maggio 1824. 
Le esperleaze degli anni successivi proverebbero 

i.° Clie il ris>o secco alligna otdmamente anche al- 
r umido , e die raeno delT ordinario riso va soggetto alia 
malattia ben nota , chiamata brusone. 

2." Che e tre volte piu proficuo del riso nostrale. 

3.° Che delle due specie del riso secco , cioe 1' una 
con resta , e senza resta F altra , la prima e piii proficua 
dando sino 3i sementi, mentre la seconda non ne da che 28. 

4.° Che le spiciie con resta danno un grano che quasi 
s' avvicina in bonth e bianchezza al riso nostrale il nieglio 
coltivato. 



332 



Del modo di allevare il bestiame bovino e formarne 
buone razze nostrall , di Domenico Berra . — 3Ii- 
lano , 1829, per Niccolo Bettoni , in 8.°, di pa- 
gine 142, oltre I iiidice e V errata. Lir. i. 74 ital. 
Si vende da P. Cavalletti librajo sulla Corsia de'Servi. 



A 



ir autore cU quest' operetta , che per lo scopo cui essa 
tende e per le pratiche utilissime osservazioni oiid' e ri- 
piena, noi chiameremo anrea , gia piii volte triljutati ah- 
biamo i ben dovuti elogl in qaesto nostro giornale. Non 
pago egli dcUe semplici teorie , ne di una scienza che 
parli in astratto ; ben anzi persuaso che la sola espe- 
rienza ai fatti appoggiata e congiunta alle osservazioni su 
cio che neir operare ci e avvenuto di bene o di male , 
astiensi dal vendere le cose altrui come sue proprie , ne 
ciecamente affidasi alle altrui produzioni. Egli dunque senza 
rumoreggiare con preludj d' inutili parole candidamente 
espone i metodi da lui con felice esito praticati or nel- 
I'una parte or nell'altra delle piu utili fra le arti, T agri- 
coltura. Che pero opportunamente appose al titolo di que- 
st© suo libro il motto di Varrone , Dicam de bubulo pecore 
quam acceperim scientiam : ut si quis quid ignorat , discat ; 
si quis scit, nunc ubi labar observet , premettendo cosi che 
egli non per vana ostentazione , ma solo per giovare altrui 
ofFre al pubbllco il frutto de' suoi studj e della lunga sua 
esperienza, pronto sempre a ridirsi, ove chi piii di lui 
istrutto gli mostri qualche scoglio in cui egli avesse in- 
ciampato, o qvialche cosa che da lui stata non fosse per av- 
ventura avvertita. Gratissirai percio all' illustre autore esser 
dobbiamo e proporlo quasi modello a chiunque accingasi 
ad istruire i popoli nelle cose che piu davvicino li risguar- 
dano , e che sul loro ben essere hanno un' immediata in- 
fluenza, come deir agricoltura appunto addiviene. Che in 
questa materia le opera con gran lena elaborate , e fastose 
per pompa di frontispizj e di prefazioni , e per moltitudine 
di volumi non sono fatte che per pochissimi lettori , ed e 
cosa ben diflicile lo scevrare in esse il loglio dalla buona 
e piu utile messe. E noi portiamo opinione che le singole 
dissertazioni onde compongonsi i pochi Atti della patriotica 



DEL MODO DI ALLEY ARE IL BESTIAME BOVINO. 333 

societa , fondata nella patria nostra dall' augusta madre dei 
popoli Maria Teresa , fiirono alia Lonibardia di maggiore 
giovamento di cjuello ch' essere lo possano le voluininose 
collezioni e le taiite opere georgiclie a' di nostri pnhbll- 
cate ; perche queste contengono noa rare volte dottrine 
o astruse o troppo generali , od a' paesi nostri non sempre 
convenevoli, quelle al contrario sono lavori di esperti agro- 
nomi , i quali piu che dalla scienza guldar lasciavansi da 
una pratica non mai interrotta. 

L' operetta del sig. Berra e tutta sugosita , ed e quindl 
di natura tale che diflicilmente presterebbesi ad una ra- 
gionata analisi. Nol percio verremo prima accennandone 
le precipue parti ; e poi alia foggia quasi di corollarj ri- 
feriremo quelle cose die ci serabrarono piu important! e 
piu degne a sapersi. 

Precede un' Introduzione , nella quale T autore ci ram- 
nienta die siiio dall' epoca in cui egli pubblico una sua 
prima Mtmoria sul bestiame bovino (i) avvisato erasi di 
esporre con altro scritto il niodo pratico d'allevarlo e for- 
marne buone razze nostrali. II die facendo ebbe egli per 
iscopo di togliere dalF anlmo della maggior parte de' no- 
stri agricoltori 1' inveterata ed erroiiea prevenzlone che 
i hovini svizzeri siano i soli che convengono agli usL della 
coltlvazione lombarda , e die I' allevare i nostrali sia fatica 
e danaro gettato. Accenna quindi i varj errori in cui cad- 
dero intorno al giudicare delle bestie bovine gli scrittori 
si antichi die nioderni ^ da la preminenza agli insegnanienti 
degli odierni agronomi inglesi , perche in pratica li rico- 
nobbe appoggiati ai piii felici risidtamenti di una continuata 
e lunga serie di esperienze ; ed avverte die merce delle 
sue sollecitudini , e ad onta di niille ostacoli gli riesci di 
niantenere in una cascina poco lungi da questa citta ora- 
mai novanta e piii vacche per la fabbricazione, de' for- 
maggi , quasi tutte nostrali e nella cascina stessa allevate. 
Propone quindi la divisione del suo trattato cosi espri- 
mendosi : n Diro primamente di quello che e piii neces- 
" sario , cioe del toro e della vacca da latte , oggetti tanto 
" interessanti particolarmente per 1' agricoltura della bassa 
» Lombardia, mostrando altrui il prolitto che si puo con- 
" seguire. Indi tratterb del mode d' allevare le iiteUe , 

(i) Veggasi questo Giornale t. 47, pag. a 18. 



334 I>EL MODO DI ALLEVARE IL BESTIAME 

>i iadicando nello stesso tempo i mezzi economici che si 
» possoiio usare per rendere Taffare meno dispendioso ». 
E qui egli cl promettc che in altra occasione parlera dei 
bovi da lavoro e del modo piu facile d' ingrassare il be- 
stiame da macello. Siccome poi le scoperte e i teiitativi 
di qualche iiiiportanza ia agricoltura debbonsi non gia ai 
volgari e merceiiarj coldvatori , ostinatamente seguaci delle 
vecchie abltndiai, ma bensi ai possidenti ed agli agronomi 
dalla comune classe distinti , i quali dandosi la briga di 
leggere si faano piu agevolmente ad operare , giusta il 
convincimento die ne ricevono dalle ragioni e dai fatti ; 
cosi egli protesta che a quest' ultima classe sono special- 
mente dirette le sue parole. In una nota imprende a chia- 
rire cio ch' egli nella sua Mernoria siil besdaine bovino detto 
avea intorno al florido stato in cui nel secolo XVI tro- 
vavansi le mandre in alcuni paesi della Lombardia, e con 
essa risponde ad un' osservazione che su quella Memoria 
stata era inserlta negli Annali di tecnologia ( vol. 5.°, fasc. 
di luglio ed agosto 1827). 

II testo, ossia la materia, dividesi in cinque capitoli. Ec- 
cone i titoli : Delia specie bovina in generale e dell' arte 
di migliorare le razze — Del toro — Della vacca — Della 
rendita annucde della vacca — • De'vitelli e del modo d' allevarli. 

Capitolo i.° Delia specie bovina, ecc. L' autore dopo di 
avere succintamente parlato della somma utilita del be- 
stiame bovino si dell' uno che dell'altro sesso, delle varie 
loro specie , giusta la differenza de' climi e dei paesi , e 
giusta le varieta che ne provengono dall' accoppiamento 
delle diverse specie ; dell' eta loro e de' varj modi co' quali 
distinguerla, si sofFerma snWa forma , siccome il piu im- 
portante oggetto clie vuole aversi di mira nella scelta del 
bestiame. Per forma egli intende una generale simmetria ed 
armonia delle parti, cioe una uguale e proporzionata unione 
di lungliezza, grossezza e sostanza, ed avverte che i piii 
pratici dell' arte accordansi nell' affermare , tale dover essere 
la forma che nessuna parte dell' animale appaja alle altre 
sproporzionata , ed il tutto sia distinto da una generale 
pienezza e rotondita di figura. Nel che aver pero debbesi 
I'avvertenza che alia sola bellezza delle parti non venga 
giammai a sacrificarsene il profitto. II clima nostro e alle 
bestie bovine adattissimo : eccellente e la maggior parte 
delle nostra pasture , e quindi non molte cautele richiedonsi 



BOVINO eCC. , DI D. BERRA. 335 

pel niiglioramento delle forme e delle complesslonl di sif- 
fatte hestie. 

Migliorare una razza. Per razza intendesi la serie di que- 
gli aniinali , la cui specie si distingue non per uccidentali 
varieta, ma per caratteri o distlntivi permanenti, i quali 
percio trasmettonsi dai genitori ai iigliuoli. Le razze deb- 
bono essere diverse secondo i diversi usi cui voglionsi 
destinare. Quanto alle vacche, diasi la preferenza a quelle 
razze, nelle quali priuieggia la prerogativa di produrre 
ottiiiio latte e nella niaggiore quaatita possibile. Fev formare 
una buona razza e d' uopo die gr individui destinati al 
congiungimento siano i nieno imperfetti ; per migliorarla 
conviene che la scelta del maschio e della femmina sia 
calcolata in modo die le buone qualita di un individuo 
correggere possano i difetti dell' altro. 

Due sono i sistemi finora praticati pel miglioramento 
delle razze. L' uno deW incrocicchicvnento , quelle cioe di 
accoppiare individui della stessa specie a diverse razze 
appartenenti , e questo fu in addietro usato come T unico 
in Inghilterra ed in Francia : 1' altro , della riproduzione 
nella stessa famiglia, accoppiando i piii perfetti individui 
od allievi procedenti dai medesimi genitori senza alcun 
riguardo alia loro consanguinita. II secondo di questi due 
metodi e ora il piii comunemente adottato nella Gran 
Bretagna. Ma T autore e d' avviso che 1' uno e 1' altro puo 
divenire eccellente secondo le clrcostanze de' luoglii, e piu 
ancora secondo la diligenza , le cognizioni e la perizia del 
proprietario o dell' allevatore. Quanto a' paesi nostri , egli 
inclina al sistema d' incrocicchiamento nell' alta Lombardia 
e ne' paesi asciutti , ove il contadino e poverissimo e non 
niantiene die una o due vacche pel bisogni della propria 
famiglia : da quindi a quest' uopo la preferenza all' accop- 
piamento con tori svizzeri almeno fino a che le razze 
lombarde somministrar possano eccellenti tori indigeni , e 
percio crede che ottimo provvedimento sarebbe quello di 
distribuirli nelle diverse provincie a publiliche spese per 
tale solo oggetto , nella guisa che si e tentato di fare per 
la razza de' cavalli. 

Quanto poi alia bassa Lombardia, ove mantcngonsi nu- 
nierose mandre , ed ove abbondano i mezzi per alimen- 
tarle , egli antepone il secondo dei due sistemi. A questo 
uopo moltissiaio iniporta che il coltivatore scelga ogoi aauo 



336 DEL MODO DI ALLEVARE IL BESTIAME 

dalla propria maiidra le migliori vltelle ed i migliorl ma- 
schi onde coiiservare il nuniero del necessario bestiame , 
e per tal inodo creare a poco a poco una razza partico- 
lare , die sino dalla nascita sua si avvezzi al clima ed 
alia pastura del podere. AUeviiisi perclo le vitelle di vacche 
che danno molto latte ; ne abbiasi abborrlmento a scartare 
dalla mandra tutti quegr individui che mostrano qualche 
essenziale imperfezione. Per 1' accoppiamento puo quasi 
fondamentale principio stabilirsi che la femmina sla ben 
conformata e coiivenienteineate piii grossa d' uiio scelto 
toro. La corpulenza della vacca e senipre in ragione della 
buona qualita e della quantita de'pascoli: ma e un errore 
il volerla accrescere senza aver prima ben ponderato questo 
principio. " Non conviene ( dice Tautore ) tentar d' in- 
grandire le razze indigene, giacche in proporzione ch' esse 
crescono in grossezza peggiorano nelle forme , e divengono 
ineno forti e piu soggette alle malattie. >> E qui egli ri- 
porta alcuni precetti lasciatici dall' inglese sig. Cline intorno 
alia forma degli animali domestici. Tali sono: che V animale 
abbia ampiezza di polmoni , del che sono non dubbj con- 
trassegni esteriori la bella forma e 1' ampiezza del petto; 
forma che dovrebbe avvicinarsi alia figura di un cono 
orizzontale , la cui base sia posta verso i lombi. Le fem- 
niine abbiano larga la pelvi onde partorir possano con 
minore difEcolta. La piccolezza della testa e un contras- 
segno della baona razza dell' animale. La lunghezza del 
collo sia in proporzione dell' altezza : grandi slano i mu- 
scoli e i tendini : a nulla glova la grossezza delle ossa. 
Quegll animali che hanno le ossa plii fine e piii piccole 
sono, generalmente parlando , i meglio conformati , i piu 
sani, i piu forti, e di carni migliori. Tale e 1' osserva- 
zione anche di un altro celebre agronomo inglese , il sig. 
Culley. 

Cap. IL Del toro. Alia divisata propagazione della mandra 
e d' uopo innanzi tutto il non perdonare ne a dispendio , 
ne a fatica , onde aver tori dalle migliori razze prove- 
nienti. « II toro debb' essere di una statura mezzana : sia 
la testa non troppo grossa, e siano picciole le corna; la 
fronte spaziosa e coperta di un pelo arricciato ; le orec- 
chie Innghe •, grandi e vivaci gli occhi, e lo sguardo plut- 
tosto fiero ; le nari aperte ; il collo corto e gi-osso che 
esca da spalle larghe e carnose , e con una dolce curva 



BOVINO eCC. , Dl D. BERRA. Soj 

s' impiccolisca la clove si uiiisce al capo ; il petto grande 
con ampia giogaja die casclii e scenda sino alle giaoccliiai 
gambe corte e nervose ; coda lunga e crinita ; cuojo grosso 
non aspro, ne daro a toccare , ma morbido con pelo lu- 
cido. Allorquaado il toro ha tutte le premesse qualita uaisce 
anco la docilita , s' avvicina di niolto alia peifezione , qua- 
lunque ne sia il colore , a malgrado die i tori die compe- 
rano i Lombardi dacli Svizzeri siano sieneralmente di 
colore oscuro. " 

II toro e atto alia generazione nel secondo anno dell' eta. 
sua. E un errore il credere che quest' animale non sia 
atto alia propagazione prima d'aver compiuti i tre anni. 
L'autore alleva ogni anno un toro scelto fra i mlgliori 
uiaschi, e due ne tiene nella mandra pel coprimento delle 
vacclie i r uno delT eta di un anno compiuto, T altro di 
due^ il primo pel coprimento deile giovenclie , il secondo, 
cioe il piu vecciiio e quindi il piii grosso, pel coprimento 
delle vacdie. Questo dopo il terzo anno vien destinato 
al macello. L' esperienza gli ha insegnato essere si fatto 
metodo il piii utile, il piii sicuro: e di fatto la stessa Sviz- 
zera si serve di tori giovanissimi. Tale metodo giova spe- 
cialinente ne'paesi, ove come nella Svizzera e grande 
feracita di pascoli. Aggiungasi che d' ordinario il toro e 
quieto e docile sino al quarto anno, ma poi divien tiero 
e indomabile. Un toro e bastevole per 3o sino a 35 vac- 
che e talvolta anche di piii, secondo le pariicolari e varie 
circostanze. E nocevole 1' uso di prestare il proprlo toro 
pel coprunento delle altrui vacche, perclie fannosi esauste 
le sue forze , e ci ha pericolo ch' esso contragga mali epi- 
demici. II toro vuol essere sempre alimentato con ottiino fo- 
raggio, massime nel tempo della monta, presso la qual epoca, 
specialmeute quando e un solo ad uso di tutta una mandra, 
giova anclie il dargli qualche pugno di vena o d' orzo. 
L' autore vende i suoi tori a' macellai ordinariamente dopo 
due anni di servizio: il prezzo medio die ne trae e di 
lir. 3oo milanesi ( franclii 2 3o ) per ogni individuo. 

Cap. III. Della vacca. L' autore comincia da varie ed 
opportune osservazioni suUe razze delle vacche svizzere, 
essendo clic dalla Svizzera proviene la maggior parte delle 
vacche die mantengonsi nella Lombardia e specialmeute 
ne' paesi svizzeri. Le piii grandi vacche svizzere , che 
danno molto latte e nieglio servono alia fabbricazione dei 

BiOl. Ital. T. LV. -21 



oio DEL MODO DI ALLEVARK IL BESTIAME 

nostri fonnaggi , sono quelle del Sinimenthal e di Saaneii 
uel cantone di Berna , e quelle di Gruyeres nel cantone 
di Frihiirgo : distinguonsi per un colore bianco-rosslccio. 
Fors' anche migliori sono quelle del cantone di Svitto , 
clie distinguonsi particolarmente per la sottigliezza della 
pelle , e per le ganibe che hanno minore lunghezza di 
quelle delle altre. II valor medio di tali vacche e dai 20 
ai 3o luigi al pajo. La vacca di razza migliore si distin- 
gue per la testa non troppo grande , le corna corte , le 
nari aperte , il collo sottile, il petto largo, la giogaja 
grande e pendente , i lombi larghi e carnuti , la scliiena 
dritta , le ganibe piuttosto corte, grandi le popjje e di 
pelle sottile coi capezzoli lunghi collocati ad uguale di- 
stanza , la pelle morbiccia e non grossa , il corpo lungo , 
la coda lunga e sottile. 

La vacca da indizj d' essere in cnlrlo col muggir fre- 
quente, col saltare sopra le altre vacche , col gonfiarsi della 
sua vulva, e col niostrare un' inquietudine tormentosa. Tra 
il concepire ed il parto passano generalinente quaranta o 
quarantuna settimane. Una vacca, trattone alcune parti- 
colari circosfanze , non partorisce ogni volta cbe un sol 
vitello , di rado due, ed allora il piii delle volte 1' uno 
e maschio , T altro femmina. La stagione piii convenevole 
al coprimento delle vacche e dal maggio a tutto il giugno. 
Quanto alle giovenche , alcuni sono d' avviso che non 
debbaoo farsi coprire se non conipinti i tre anni delP eta 
loro. Ma anche in cio abbiasi riguardo alle circostanze 
del clima ed alia feracita de'foraggi, sicche in ragione 
del clima e de' foraggi possano sommettersi al coprimento 
anche un anno prima. Abbiasi cura che le giovenche ven- 
gano coperte da un toro giovane e leggiero, giacche i 
tori pesanti e 1 troppo grossi sono in cio cagione di gran- 
dissimi incotivenienti. E qui T autore suggerisce i nietodi 
da praticarsi allorclie la vacca, benche in calore, ricusa 
di lasciarsi coprire, e i metodi ancora co' quali riconoscere 
se una vacca abbia conceputo, non che II vario stato del feto 
a mano a mano ch" esso va ingrandendo. Egli vorrebbe che 
merce del capo mandriano si tenesse un accurato registro 
degli straordinarj accidenti che ogni di occorrono in una 
niandra specialmente nella gravidanza delle vacciie , ed a 
tale oggetto propone, quasi ad esemplare, una sua tabella. 
Si prevengano tutte le cagioni dcU' aborto. Tali souo fra 



O '>. 



BOViNO ecc. , DI D. BF.nRA. 66r) 

Ic altre la debolezza o la mancanza delle loro forze , 11 
teaerle troppo strette nella stalla , il permettere die al 
pascolo o nel heve le une saltiiio su le altre, lo spaven- 
tarle e farle correre o saltar fossi , il costringerle ad iiscire 
attruppate dalla porta della stalla. La vacca vuol essere 
particolarmente sorvegliata quaado e vicina al parto. E 
un errore il diminulr loro il natrimento ia tale prossiraita: 
quest' uso diminuisce le loro forze mnsculari, dalle quali 
dipende la necessarla energia per ispignere fuori il vitello. 
ladizj deir avviclnarsi del parto sono lo scemarsi del vea- 
tre , il corpo die fassi vie piii turgido , 1' umore die scola, 
le poppe die si goafiano e distendono , ecc. La vacca vi- 
cina al parto venga collocata in luogo comodo e largo; 
abbia un letto abbondante di paglia e strami asciutti : sia 
tal luogo ben arioso ; caldo se nel verno , ma non di troppo ; 
d' estate , scevro di mosche per quanto e possibile. L' au- 
tore passa quindi ad indicare quelle praticbe die piu ne- 
cessarie sono percbe un parto felicemenle riesca : osserva 
essere in una gran parte della Lombard ia assai difettosa 
la scienza veterinarian duolsi perdie si ditlicile incarco venga 
d'ordiuario atlidato alia grossolana ignoranza de' famigli o 
cuslodi delle vaccbe, dal die sovente, oltre la perdita del 
vitello, succede quella ancora della mad re ; propone i rae- 
todi da praticarsi dopo il parto, e loda 1' uso de'beveroni 
caldi. 

Importiintlssima e la scelta dell'alimento per le vacclie , 
della pastura verde ugualmente die della secca. II foraggio 
non puo mil dirsi nniritivo di troppo. Ne' paesi asciutti, 
ove d' inverno mancar suole il foraggio , si faccia uso delle 
rape e de' pomi di terra. L' autore tento la coltivazione 
delle rape inglesi . bramando di conoscere se mai d' in- 
verno coavenisse fame uso per iiutrire le nostre mandre 
da casoiie . ma 1' esperimento non elibe efFetto, giaccbe 
sifTatte rape, prima della maturanza , vennero di notte 
tempo rnbate. La cosa aiido altriraenti nella coltivazione 
del cavolo Brassica Olcracea s:h'estris L. ( thou cavalier dei 
Francesi )f, egli pero non ne consiglia I'uso, perche tal cavolo 
fa deterioiar il latte , dii al butirro un odor disgustoso , ed 
e a temersi cbe non lo dia anclie al formaggio. Molto im- 
porta ancora che le acque destinate ad abbeverare le 
vacche siano cliiaie e limpide, non troppo fredde ne di 
estate ne d" inverno. I mali si funesti al grosso bestiame 



340 DEL MODO DI ALLEVARE IL BESTIAME 

neir alta ed asclutta Lombardia provengono per lo piu 
dal costrignerle nell' estate a bere acque piovane e limac- 
ciose stagnaati in fosse o pozzanghere. 

Non metio della buona qualita dell' alimento e necessaria 
nella cultura delle vacche una somma pulitezza. La stalla 
percio ed il cosi detto Barco siano luoghi ben asciutti ed 
ariosi , con paviniento ben lastricato e ammattonato mo- 
deratamente chino in gnisa die le orine non abbiano a 
sofFermarsi , raa scolino in un canaletto Inngo il suolo , e 
da esso passino in una cisterna chiusa e fuori della stalla. 
Se ne spazzi il letame due volte al giorno , e vi si ri- 
metta il letto con paglia o strame ben secco. Errano quei 
fittajuoli, che per una mal calcolata economia tengono i 
loro animali sul nudo terreno tutti di stereo schifosamente 
ingombri. I famigli siano ben provveduti di stregghie, e 
ne usino almeno due o tre volte la settimana. 

L' USD di condurre le vacche al pascolo nella primavera 
non e scevero di gravi inconvenienti : questi sono dall' au- 
tore opportunamente accennati. L' esperienza ha dimostrato 
che la vacca e assai piii proficua quando viene tutto T anno 
allmentata nella stalla. I Tedeschi con replicati esperimenti 
dimostrarono che due vacclie nodrite tutto 1' anno nella 
stalla danno maggior lucro che tre vacche mantenute nei 
pascoli , oltre il guadagno che con questo metodo ricavasi 
dal letame. La vacca suol facilmente nausearsi dell' erba 
bagnata. Un esperto agricoltore percio debb' essere sem- 
pre provveduto di una proporzionata quantita di foraggio 
secco j e tanto piu quanto che giova ancora il cangiare 
pascolo alia vacca di tempo in tempo. In qualsivoglia si- 
stema poi di mantenere le vacche sia al pascolo, sia nei 
chiusi , ricordisi 1' agricoltore ch' esse sono dilicate piu 
di quello che comunemente si creda , e che il piu delle 
volte risentonsi de' grandi cangiamenti dell' atmosfera. 

La vacca e molto lattosa « quando ( cosi 1' autore ) e 
fornita di un amplo ventre f, di poppe di pelle sottile e 
di grande capacita , mentre la natura generalmente pro- 
porziona i vasi ai fluidi che vi debbono capire ; di vene 
lattee grosse e ben marcate , di capezzoli lunghi e non 
troppo vicini gli uni agli altri ; e sopra tutto quando sia 
di una magra apparenza di corpo che mostri dlfticolta ad 
ingrassare. " Egli poi e d'avviso che traggasi maggior 
guadagno da una vacca mezzana die da una grossa, e ne 



BOVINO CCC, DI D. BERK A. 841 

dii le ragioQi. L' eta nella quale la vacca suol essere piu 
utile e dal quarto anno al quinto, ed anche sino all'ottavo, 
purche stata non sia sforzata, giusta il linguaggio de' no- 
stri contadini, dalla quantith o qualita della pastura. E qui 
r autore vieii parlando del latte ; del grande profitto die 
pu6 trarsene e delle cure die praticar debbonsi ond' averlo 
perfetto e ben prepararlo specialmente per la fabbrica- 
zione de' formaggi. Tra le quali cure ei pone per la prima, 
die il locale destinato per riporre il latte nella state sia posto 
a tramontana , hen riparato dal sole , sia arioso , asciutto , 
lontano da ogni iinniondezza , da'' letamaj , e fin anche dalle 
stalle , il cui ambiente non oltrepassi mai il iS o tutt' al piit 
il 16 grado del terinoinetro di Reaumur. laiportanti ci sem- 
brano pure le avvertenze ch' egli ci da intorno all' arte di 
faljbricare il formaggio. A parer suo grandemente giova 
la personale assistenza delf esperto ed intelligente agricol- 
tore : osserva die la piu parte de' proprietarj di raandre 
con gravissinio danno del loro interesse non assistono al 
niugnimento delle vacche , operazione della massima Ira- 
portanza die presso di noi eseguire suolsi due volte ogni 
24 ore. Abl^iasi cura die tale operazione sia fatta non ru- 
vidamente e colla massima pulitezza. « In Inghilterra ( cosi 
r autore in una nota ) prima di mngnere una vacca, le 
donne alle quali e coraunemente alKdata questa incumbenza, 
dopo essersi lavate Ijene le mani e le braccia, principiano 
r operazione col lavare le poppe della vacca con acqua 
fresca tamo nella state che nell' inverno " : cosa salutevole 
e grata aU'animale, e ad un tempo opportunissima per 
conservar sano il latte. 

Cap. IV. Delia rendita annuale della vacca. u II profitto 
( cosi r autore ) die si puo ricavare direttainente o indi- 
rettamente dai concinii che si raccolgono mantenendo la 
vacca i il danaro die si ottiene dalla vendita del vitello , 
dalla vendita del latte o dalla fobbricaziono del formaggio, 
e finalinente quel guadagno die si fa alimentando un certo 
numero di porci cogli avanzi dello stesso latte , costitui- 
scono la rendita di cui si tratta. " 

II prodotto del letame e di tale importanza che fra noi 
non pochi ed avveduti agricoltori mantengono intere stalle 
di Imoi al solo intento di ammassarne il concime per la 
coltivazione de' loro terreni. L' autore suUa sua propria 
esperienza aflferma che So vacche mezzane mautenute 



342 DEL MODO DI ALLEVARE IL EESTIAME 

sempre nella stalla , e pel cui letto s' impiegano annualmente 
5oo fascl di paglia ben secca e ben rotolata , s}\ daimo 
65oo braccia cubiclie ili letame fresco, il cui >valore viene 
da lui calcolato in 12 soldi circa per ogni braccio cubico, 
dedotta pero la spesa della paglia clie puo valutarsi soldi 
So al fascio. Al letame solido aggiugnesi il liquido, ossia 
il piscio die pei canaletti scolar dovrebbe nelle sotterranee 
cisterne fabbricate fuori della stalla ; nell' iiso del qual 
liquido prescrivonsi dalT autore alcune cautele onde non 
abbia ad essere di danno alia cotica de' terreni. IMerce del 
mantenimento delle vacclie un altro utilissimo ingrasso 
puo ottenersi col letame liquido de' porci , i quali alimen- 
tansi cogli avanzi del latte dopo la fabbricazione del for- 
maggio. L' autore viene qui accennando le cautele clie 
praticar delilionsi quanto a siffatto concime , si nel conser- 
varlo nelle tinozze, e si ancora nello spargerlo sui terreni. 
Un vitello di quattro o cinque giorni , cioe nel tempo 
che il latte della madre non e buono che pel solo man- 
tenimento di esso , non puo valutarsi piu di 12 a i5 lire 
milanesi. II suo valore va crescendo in ragione del latte 
che impiegasi per alimentarlo e che vien quindi sottratto 
agli altri piu importanti usi. — Variabile al sommo e 
la rendita del latte. Ci ha delle vacche che nel periodo 
di 24 ore danno 3o e piu boccali di latte; altre ce ne 
ha che non ne somministrano piu di cinque o sei boccali : 
alcune ne danno una prodiglosa quantita appena che ab- 
biano partorito, ma poi vanno a mano a mano sceman- 
dolo neir accostarsi ad un nuovo parto. L' autore fa qui 
la rassegna delle piu rinomate razze d'Europa, e in tutte 
riscontra piii o meno tali varieta nella produzione del 
latte. Dalla propria sua esperienza , e giusta anche i dati 
che gli avvenne di procurarsi, gli risulto che una vacca 
sul Lodigiano si alto clie basso produce in un anno dalle 
3o alle 32 brente di latte; sul Pavese dalle 84 alle 36; e 
sul basso Milanese nelle cascine poste di sopra e di sotto 
della citta , dalle 36 alle 40. Dee pero notarsi che il 
latte del Lodigiano supera di molto in bonta quello del Pa- 
vese e del Milanese. — II prezzo del latte e quasi sempre 
in ragione di quello del burro e del formaggio. In questo 
anno esso puo valutarsi dalle lire 7. 10 alle 8 milanesi; 
prezzo inferlore a quello degli anni scorsi. L" aittore vien 
qui accennando anclie il comraercio che si fa del latte coi 



BOVINO ere, DI D. BERRA. $43 

cos\ detti Uittari per uso della citta , noa clie le consue- 
tudini die sono presso di noi in vigore per tale commer- 
cio. — Come annuale reiidita della vacca puo fiualinente 
coasiderarsi la mandra de' porci die si alimetitaiio col siero 
e cogli avanzi delle parti caseose, estratto die siasi il 
cacio dalla caldaja. L' aiitore accenna qui i metodi die 
giusta la diversita del paesi nostri praticansl nelT alleva- 
mento de' porci , il prezzo die puo trarsi dalla loro ven- 
dlta ed il calcolo delle spese die occorrono neirallevarli. 

Ma ad ottenere dalla coltura delle vacclie tutti gli aa- 
zidetti lieneficj occorrono noa pochi dispendj , die sono 
dair autore con soiuma accuratezza calcolati. E priiuiera- 
niente 1' interesse del capitale die sborsar coiivlene per 
racqiiisto della mandra. II prezzo medio di una vacca da 
cascina o da casone e di milanesi lir. 3 60. Supponendosi 
die la mandra consti di 5o vaccIie, ne risulterelilie la 
soniraa di lir. 18000, die all' interesse del 5 per 100 
])orterel)l)e 1" annua spesa di lir. 900. A tale interesse debbe 
aggiugnersi 1' annua perdita delle vacche o per vecdiiaja 
o per malattia o per lo scarto die convien fame ogni 
anno. Nel Lodigiano e nel Pavese sopra 5b vacche se ne 
scartano generalmente otto o nove : iiiaggiore e lo scarto 
nelle cascine de' dintorni di Milano , ove i prati irrigansi 
coUe pinguissime acque die passauo per. la citta. In tutte 
qiieste possessioni viene pressoche interamente riunovata 
la mandra nello spazlo di quattro anni. Calcolato il pro- 
dotto delle vacche scartate , in ragione del prezzo die se 
ne trace dalla loro vendita , risulta 1' annua perdita di 
circa milanesi lir. i5oo sopra una mandra di 5o vacche. 
A questa somma aggiungansi lir. 5oo per la perdita pro- 
veniente dalle ordinarie malattie , ed altre lir. 355 per le 
perdite cagionate da mali epidemicl , supponendosl die 
nel corso di 18 anni una mandra non ne venga attaccata 
die una sola volta. A tutt' i quali dispendj debbonsi pur 
aggiugnere il salario e il manteuimento de'famigli, l' iinpor- 
tare de' lumi per la notte , degli arnesi , del sale , delle 
medicine e di molt' altri simill oggetti. 

Ove fabbricasi il forinaggio , oltre piii altre minute 
spese , della caldaja , dello zaflerano , del sale ecc. , ci ha 
pure quella del cosi detto Casaro , il cui salario e maa- 
teniinento costiiuisce una somma non miiiore di milanesi 
lir. loco. E questa la piu importante persona in una 



344 D^^ MODO Dl ALLEVARE IL BF.STIAME 

casclna lombarda. Gual se la falibricazione del formaggio 
riesce infeliceniente ! Incalcolabili iie soiio i danni , e pro- 
venire lie puo la rovlwa del ilttajuolo. " Qnaado si con- 
sidera ( dice opportunameiite T autore in una nota ) che 
le rovinose perdite che sofFrono i nostri fittajuoli a cagione 
della fabbricazione sbagliata de' caci , sono per lo piu da 
attribuirsi all' ignoraaza , e talvolta anche alia nialvaglta 
de' nominati Casari ; quando si considera che nelle maai 
di tali persone e posto quasi tutto il loro avere , e che 
non poche famiglie si veggono di tempo in tempo ridotte 
alia miseria per le cattive qualita di un Casaro ; non si 
sa capire il perche molti fittajuoli facciano tanti sforzi 
per educare i loro figliuoli in tutt' altra professione , in 
luogo di quella che realmente sarebbe pur troppo la piu 
opportuna alle loro circostanze. Ma per Dio ! in vece di 
avere nella famiglia un cattivo legale o un prete ozioso, 
non sarebbe egli di gran lunga piu vantaggioso che ua 
figlio fosse per tempo ammaestrato nell" arte di fabbricare 
il formaggio , e a lui piuttosto che ad un estraneo fossero 
poi alBdati gl' interessi dell' azieuda ? » Parole piene di 
senno e di prudenza ! 

Ma tra le spese la piii notabile e quella del giornaliero 
mantenimento della mandra. In cio e d' uopo innanzi tutto 
conoscere il modo di poter abbondevolmente nutrire la mag- 
gior quantita possibile di bestiame col prodotto della minor 
superficie di terreno ; lo che ridonda non poco anche a 
vantaggio dello Stato rimanendo molto maggior terreno per 
la coltlvazione de' grani. L' autore espone quindi le spese 
deir annuo mantenimento d' una vacca nel terri^orio Inglese, 
nel lodigiano e nel milanese ; ma soffermasi specialmente sui 
prati a marcita di quest' ultimo, richiamando cio che sul 
niedesimo argomento egli ha gia pubblicato in altra sua ope- 
retta. Bellissmie sono le pratiche ed ecoiiomiche osservazioni 
che da lui espongonsi su questo importantissimo oggetto, e 
dalle quali risulta che I' annua spesa della coltura di per- 
tiche 270, prato a marcita, e di circa milanesi lir. 6333. 
A corapimento di questo capitolo egli ha aggiunte tre di- 
stinte tavole, nelle quali contiensi per approssimazione il 
conto di una mandra di 5o vacciie mantenute nel Pavese, 
nel Lodigiano e nel Milanese. In una nota poi assai bene 
ragionata imprende a rettilicare alcuni errori del Gioja , la 
dove questi nel capo 5.° della sua Filosofia della Statistica 



BOVINO CCC. , DI D. BERR.\. 845 

pnrla delle annue spese per la coltivazione de prati irri- 
eiciti. Del clie vog;Iiaino av\ertiti gli editori della ristampa 
die delle opere di quel celebre economista vien ora esc- 
guendosi. 

Cap. V. Dei vitelli. « In due modi (dice 1' autore ) si 
puo trar profitto dai vitelli : T uno si ottiene autrendoli 
con latte per un dato tempo, iiidi vendendoli ai macellaii 
1' altro allevandoli pei difFerenti usi deiragricoltura. " Non 
ci e possibile di qui tutte riferire le praticlie dall' autore 
iatorno a si importance oggetto suggerite. Noi ci appa- 
gheremo di accennarue alcune. — E un errore il perraet- 
tere che il vitello ne' prinii giorni venga nudrito sino alia 
sazieta , dal die nasce la maggior parte delle malattie che 
Id attaccano ne' primi quindici giorni dalla nascita sua. 
Ne sia dunque moderato T alimento in tali primi giorni , 
e si divida in tre pasti al giorno. — In generale, presso 
di noi, sei o sette settimane bastano, perche un vitello 
mantenuto a solo latte raggiunga il peso delle 110 alle ii5 
libbre di 28 once. — Giova di piii che non poppi se non 
il latte della propria madre. — Appena nato non si leglii ; 
cio suol essere pericoloso. — Tengasi pulitissimo con un 
letto abbondante di paglia o foglie ben secciie e ben 
asciutte. — E bene che il recinto ove sono piii vitelli sia 
diviso con moblli steccati in tanti spazj quanti sono i 
vitelli. — Neir Inghilterra per conciliar loro la tranquillita 
od il sonno , ottirao mezzo perche ingrassino meglio e 
pill presto, si danno loro, un quarto d' ora da che hanno 
poppato o bevuto, tre o quattro pallottole della grossezza 
di un nocciolo composte di farina di frnmento e di alcune 
coccole di ginepro schiacciate e pos(!ia insieme impastate. 

Quanto poi ai vitelli che voglionsi allevare per uso 
dell" agricoltura , scelgansi sempre quei che nati sono da 
madri eccellenti. — Abbiansi per essi tutte le anzidette 
cure pel nutrimento, per la pulitezza e pel letto. — Ven- 
gano ogni di leggeriuente stroiinati : cio non meno della 
pulitezza giova a tenerli sani dalla scabbia e dalla stizza. — 
I vitelli vanno ne' primi mesi facilmente soggetti alia diar- 
rea , malattia il piii delle volte t'ataie , che proviene dalla 
poca nettezza , ma piu ancora dall" indigestione. E qui 
r autore annovera i metodi co' quali provvedere a tali 
inconvenienti , e come spoppare si posja il vitello ed av- 
vezzarlo ad altri alimenti. Tali alimenti sono il latte stesso 



3^6 DEL MODO ni ALLEVARE TL EESTIAME 

da cu'i gia tolto se ne sla il fiore per fanie butirro , il te 
di fieno, il liiiseme , la farina dell' avena inacinata, le 
rape e i pomi di terra e simili; tutti i quali cil5i si deb- 
bono far loollire e adoperare inoderatamente caldi. Facciasi 
poi ill modo die 1' allievo si avvezzi il piu presto possi- 
bile al fieno od all' erba secondo la stagione. Ma noi sa- 
remmo costretti a qui trascrivere tutte le parole dell' aii- 
tore , se riferir volessiino le varle ed importanti pratiche 
cbe su quest' argomento vieii egli esponendo. Dalla sua 
stessa esperienza poi risulta clie il totale annuo manteni- 
niento di tre vitelle puo calcolarsi in inilanesi lir. 35i. ii. 9. 
Al quale proposito ci offre due tal)elle , 1' una dell' ain- 
montare delle spese fattc pel manteniinento di un anno di 
tre vitelle di razza mezzana dal 28 agosto 1827 al 28 
agosto 1828, e r altra del progressiva accresciinento del 
peso delle dette tre vitelle distinto di mese in mese. — Le 
vitelle divenute giovenche entrano in calore piu presto o 
pill tardi giusta la loro complessione e compluto clie ab- 
biano un anno e sei mesi : sono quindi ammesse al toro , 
e partorir sogliono verso 1' eta di due anni e tre mesi , 
senza die alcuna di esse sofFerto abbia verun malore. 

Da tutte le quali osservazioni , e piu ancora dalla sua 
propria esperienza, I'autore deduce non essere anche agli 
agrlcoltori della bassa Lombardia cosa difficile od impro- 
pria r allevare tutte le vitelle die annualmente abbisognano 
per la mandra , almeno in que' paesi , ove a quest' uopo 
prestansi i pascoli e le situazioni. Risponde quindi all' obbie- 
zione da alcuni proposta, essere cioe il guadagno clie 
inimediamente si ritrae dalle vacclie forestiere gia frutti- 
fere di gran lunga niaggiore di quello che ottiensi dalle 
indigene o nostrali : ramnienta die le vacclie provenienti 
dalla Svizzera pel compimento delle nostre mandre sono 
deir eta di tre anni compiuti, e die hanno gia partorito 
due volte o sono vicinissime al secondo parto. Contrap- 
ponendo poi le antecedent! sue osservazioni ci da una 
tavola di confronto che noi qui riportiamo in tutta la sua 
integrita. 



BOVINO CCC-, DI D. BKRRA. 



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348 DEL MODO DI ALLEVARE IL BESTIAME , CCC. 

Noi credlamo clie tra' nostri agrlcoltori non ci sara al- 
cuno il quale non trovi utilissima quest' operetta del signer 
Berra per le eccellenti osservazioni e praticlie cU cai e 
ripienai ne vogUamo con cio afFermare die sia cosa di si 
leggier momento T estendere ad ogni mandra o possessione 
il suo metodo di allevare le vacclie indigene. Ci e noto 
clie ben altrimenti pensano altri agricoltori di non volgar 
nome. Certo clie immenso sarebbe per la Lombardia e 
forse per tntta 1" alta Italia il vantaggio, quando il metodo 
da lui praticato estendere si potesse ne* paesi nostri senza 
eccezlone alcuna. E certo e ancora che la sua mandra e flori- 
disslma e pressoche tutta di vacche indigene composta , e 
queste belle, fruttlfere, e di tale forma che taluno de' piu 
esperti agricoltori distinguerle non seppe dalle poclie sviz- 
zere che trovansi nella medesima mandra. Ma pure ci sia le- 
cito il qui esporgli i seguenti quesiti. Siamo noi certi che le 
allleve indigene , necessariamente provenute da vacche sviz- 
zere , non degenerino coUo scorrere del tempo , siccome 
avvenir suole nella propagazione di altri animali a noi da 
stranieri climi pervenuti ? In sifFatta ipotesi ci sarebbe 
forse la convenienza del proposto allevamento? — Sappia- 
mo che alcuni de' piti agiati e intelligenti fittajuoli del Lo- 
digiano nelle epoche in cui le vacche svizzere erano ad 
altissimo prezzo, tentarono di fare allievi nella loro pro- 
pria mandra ;, ma ci e noto ancora cli' eglino ben tosto 
abbandonarono cotal ripiego , perche trattone il primo 
parto delle vacche svizzere ( dacche le stesse vacche a noi 
pervengono gia fecondate ) , tutti gli altri non produssero 
viteile della stessa corpoi-atura e robustez/a. Che se poi 
cresciute queste in eta e grossezza venlvano dalla natura 
del pascolo sforzate a dare una quantita di latte abbon- 
devole od uguale al prodotto delle altre, snervavansi assai 
presto i motivo pel quale le allieve delle mandre berga- 
masche o bresciane sono in commercio assai meno ap- 
prezzate delle giovenche svizzere. L' esempio poi d' una 
mandra che felicemente prospera con vacche indigene , 
bastera fors' esso perclie un tal sistema divenga generale 
in modo che i nostri paesi piu non abbisognino di gio- 
venche svizzere? L' immediata produzione del formaggio , 
oggetto ne' paesi nostri si lucroso ed importante , non e 
essa sola bastevole per supplire alle spese della compera 
e del trasporto delle vacche svizzere ? 



349 



APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Narrative of an official visit etc. cioe: Relazione di 
una visita nfficiale da Messico a Guatimala, di G. 
A. Thompson. — Loiidra, 1829, in 12.°, dipag. 528. 

Oono ancora s\ scarse le notlzle che abhiamo sul paese 
di Guatimala denominato a' nostri giorni Repubblica del- 
r America centrale, che ci facciamo soUeciti di comnnicare 
a' nostri lettori alciini cstratti della relazione di un viag- 
giatore inglese che ha di recente visitato qnella si poco 
frecjnentata contrada. 

Era il signor Tliompson segretario della Commissione 
inviata dal Governo Ijritannico alia nuova Repubblica con- 
federata del Messico. Dopo che i signori Herwey e Ward 
membri di questa commissione ebber segnato il trattato 
col Messico, Thompson parti qual commissario per Gua- 
timala , a line d' esaminare lo stato di questa repubblica 
e darne contezza alia corte di Londra 

Thompson si parti da Messico alia volta di Acapulco il 
di 21 d'aprile dell' anno 1S2.S insierae con alcuni com- 
pagni di viaggio, alcuni famigli , e una scorta di dieci 
soldati. Avvicinaudosi alle coste discese verso la parte di 
quel paese detta Terras calientes. 

)• lo m' accorsi in sulle prime del cangiar del clima 
( dice Tliompson ) air effetto che ne venlva a' nostri poveri 
animali. La mula ch' io cavalcava , comeche bolsa, e, credo 
io , vecchia , era una bella bestia. Fui preso da meraviglia 
allorche verso tre ore dopo mezzodi, percorso avendo una 
ventina di miglia, la vidi ad un tratto sofl'ermarsi. Era cs- 
sa , come dicon di qua, solcada, vale a dire, era ofl'esa da 



35o APPENDICE 

un colpo di sole. Proseguimmo per due leghe, poi cl fer- 
mammo. Uno de' soklati avviso clie si dovesse c.ivar sangue 
alia mula. Preso un pezzo d' un bastone, tagliollo colla sua 
sciabia in punta acuta, e lo caccio nelle narici al povero 
animale^ ne cadde cii-ca una uiezza pinta tlL sangue; poi 
gli verso nell' oreccliio un quarto d' una pinta di acqua- 
vita. Non saprei dire qual sensazione cagionasse cio alia 
bestia, ma parve che ne avesse o grandissima pena o 
grandissimo dispiacere •, perclie il soldato avenclole lasciata 
libera la testa , essa la abbasso e violenteniente la scos- 
se; « esta biiena, mi disse egli i> (essa sta bene), ed 
era sulle mosse di riporle la briglia e la sella ; ma ne lo 
trattenni, e feci si che 1' animale ci seguitasse colle ba- 
gaglie che trovavansi a poca distanza dietro noi. La mala 
non sofFeri piu alcuna cosa durante il resto del viaggio. 
Sembra che il rimedio adoperato in questa occasione 
fosse tanto efficace quanto opportuno per gli accident! 
che in paese si poco popolato possono avvenire ai viag- 
giatori. Veder versare 1' acquavlta nell' orecchio, questo 
mi reco poca meraviglia , che tale e a Messico il rimedio 
usato costantemente, e, io credo, veramente proprio pei piii 
forti dolori di testa , massime se dipendono da male ai 
denti. In questo caso V operatore suole sclilzzettarla , o 
anche piii spesso dalla sua propria bocca lanciarla egli 
stesso nell' oreccliio opposto alia guancia ove e il dolore , 
e ve la lascia insino a che questo cessi. Ho sempre io 
stesso sperimentato che 1' esito senza il miniino dolore ot- 
tenevasi entro due o tre minuti , per quanto violento fosse 
r insulto del male. II sentimento che se ne ha , rassomi- 
glia a quel rombare che sentiamo all' orecchio tuHando il 
capo neir acqua. Non saprei ne men dire se quella volta 
sola in cui credetti necessario di sottomettermi a tale 
operazione , fosse dessa seguita o no da un sentimento, 
benche leggero , di sincope. Che che ne sia , il tentativo 
non e pericoloso , e chiunque vi si assoggetta ne ritrae 
un immediato soUievo. " 

I viaggiatori giunsero ad un luogo detto Zopiloto : « Cosi 
appellasi un avoltojo. Ivi vedemmo circa due mila di co- 
testi uccellacci posati sugli allieri fare una specie di po- 
sta avanzata per difendere quel luogo che ben a ragione 
ebbe da loro il nome , poiclie furon essi le sole creature 
vive che ci venue fatto d' incontrarvi. Non altrimenti che 



I'ARTK STRANIERA. 35 1 

avvenir snole dl molte guardie, dormlvaa cssi profonda- 
meiite. " 

Arrivarono ad Acapulco descritto gia da Humboldt, dal 
capitaao Hall e da altri viaggiatori : <i le trnppe della 
gnnniigione sono composte del rifinto della popoiazione 
del Messico. La magglor parte de" soldati , iii cui c' inihat- 
teinmo per via , e il cui Uillciale niostrossi assai geloso 
ia difenderne T onore , eraiio gente condannata clie ve- 
niva a riempier le file della congrega di Bella Speranza 
ciie vedevasi in parata. Mi fa riferito die di tutti co- 
storo uno appena trovavasi clie non fosse reo di delitti 
capitali. E specialinente un tale mi fn mostrato di presso 
a veatitre anni , miiiuto , di tinta bianca , coi capei bion- 
di, siccome uno de' maggiori sccilerati che portassero figura 
umaiia : mi si narro ch' egli vantava tredici assassin] , in 
uno de' quali 11 suo padre stesso rimasto era vittima. Per 
verita , gli e un far uso di mezzi pericolosi per gnarentire 
una citta, 11 confidare a cotal gente la guardia di essa e 
di tutti i forti. " 

La fregata 11 Tartnro attendea Thompson: essa 11 tra- 
gltto da Acapulco a Sonsonate, porto di Guntimala. H 
caldo Invito 11 viaggiatore appena arrlvato a bagnarsi. 
/( Chiuncpie , dice egli, ha lotto 11 viaggio d' Anson, ram- 
menterassi del delirio provato da'' poverl niarinaj allorclie 
poterono alia fine metter piede sulla riva : 11 narratore 11 
rappresenta come ripiglianti nuova vita a ognl passo che 
nioveano sulla terra fernia. La gioja loro in abbandonare 
11 mare per recarsl sul secco non poteva essere magglore 
della mia allorche lascial la terra per iiumergormi nel mare. 
Non ebl)l mal si gran piacere nel prendere un bagno; 
ma questo godlrnento fu susseguito da un terriljiie liico- 
inodo prodotto da una causa ch' io non poteva in verun 
niodo prevedere. Io aveva sospesa la camicia ad un grande 
noptilo fiorlto ch' era sulla ri\'a: molti piccoll dardi acutl 
ne circondavano a migliaja 1 fiorl. Quo' dardi attaccatisl 
alia camicia passarono sul niio corpo. No, non e possiblle 
iuunaginare 1 tormentl ch' io sostenni aumentati dal calore 
intenso dell'atmosfera : vano era 11 tentare d'estraer sUratti 
pungiglionl perche, cjuand' anclie ne avessi avuto la pa- 
zienza , stato ml sarel)lio Impossibile II riuscirvi: essi ade- 
rlvano per modo alia pelle clie stavanmi infissi dove erano , 
cd 11 lucnouio tentative per cavarneli gll spezzava alia 



352 APPENDICE 

superficie dell' epidermide. Questo accidente, comeche sem- 

brai" possa di nessiin momento, mi fece passare in un 
modo veramente doloroso la notte e il di vegnente die fu 
caldo al sommo. 

« II nopalo ( aggiugne 11 viaggiatore) e una pianta la 
cui struttura sembra non poco singolare ad un europeo 
delle coiitrade settentrionali : lia un fusto assai basso , sul 
quale crescono alcune articolazioni larghe , piatte , spesse , 
spinose piii o meno secondo le specie. Una o due di queste 
articolazioni vengono piantate alia distanza di due a tre 
piedi I'una dall' altra , in quadro , e loro s' aiinesta una 
cocciniglia , la quale , a pena e necessario il ricordarlo , e 
un insetto : egli e presso a poco come se , presa la muflfa 
d' un porno, o d' un altro albero ordinario qualsivoglia , 
se ne stropicciasse una particella sopra un albero esente 
da questa raalattia. Da sift'atta operazione seguirebbe che 
r albero troverebbesi a poco a poco coperto di mufFa. Una 
piccola quantita del mentovato insetto basta ad ogni pianta, 
la quale , a misura die cresce il numero delle sue artico- 
lazioni, e coperta d' una raaggior porzione di questi insetti 
preziosi. Quando la pianta ne e pienamente sazia, si ra- 
scliia via con tutta diligenza la cocciniglia dalla superficie 
delle articolazioni. Le piante pel primo anno non sono a 
gran prezzo : sembra die dopo il secondo ciascun piede 
dia il ricavo d' una piastra a una piastra e mezzo. " 

Non ci lia forse chi ignori essere T indaco di Guatimala 
ricercatissimo nel commercio, attesa la sua eccellente qua- 
lita. Le analisi ne hanno dimostrata la superiorita su quello 
die si fa altrove. 

Da Sonsonate Thompson s'incammino verso Acajutia 
che ne e discosta alcune miglia. Vi si va per una strada 
da carriaggio che traversa una via coperta di verde er- 
buccia e un bosco folto die d' estate e tanto ombreggiato 
da riconoscere a stento per dove si debba passare. Tale 
foresta e infestata da piccoli giagari ( jaguars ) animale fie- 
rissimo del genere de' gatti (i), arditissimi; ma, se non 
sono aizzati, assalgono di raro I'uomo : non aspettano pero 
d' essere provocati per gittarsi sul bestiame , specialmente 
sui giovani muli e sui vitelli. I tori , cui e ben noto il 

(i) Dictloniialre classiqae d' HUtoire nalurelle ■, etc. ^ torn. 3.*^, 
pjg. 496. 



PARTE STnANIERA. 353 

carattere maligno dl questo feroce aniniale, obbliano le 
loro reciproche nimista , per riunirsl talvolta a comune 
difesa , e in questi casi , il giagaro se ne va spesso col 
peggio nella pugna. 

/< II guaco clie col mezzo de'' suoi viticci s' arramplca 
sino alia sommith de' piii grandi alberi die sono Uingliesso 
il canimino, ci fa sicuri contra la preseiiza de' piii nocivi 
serpentii perclie al dire degl' Indlani si ha bello e pronto 
nel guaco l' antidoto infallibile contro il loro veleno ovim- 
qne essi trovinsi. La radice e i rami di questo vegetale 
che rassomiglia molto alia vite sfronzata , sono del pari 
eflicaci : 1' eflotto del guaco e cost rapido e sorjirendente 
che se i racconti delle sue virtii non fossero stati confer- 
mati da persone veridlclie che ne aveano fatto prova sopra 
di se stesse , avH'ei durato fatica a prestarvi fede. V hanno 
serpenti velenosi a segno che 1' uomo morsicatonc muore 
per lo piu in venti rainuti. Tuttavda, se e munito di guaco, 
ne morda un brano e applichi la sua saliva sulla piaga ; 
inghiottisca eziandio per alcune ore la saliva prodotta dalla 
juasticazione •, non ha piii di che temere, e perfettamente 
guarito (i). 

n Vn giovane di nome Rascon che mi accompagno in 
Ingliilterra , mi disse d'avere preso col palmo della niano 
il talmaupas , piccola vipera terribile la cui morsicatura 
da al momento la morte ; ma siccome egli aveva al tempo 
stesso un pezzetto di questa pianta mirabile , il rettile di- 
venne incontanente inerte e intormentito. Un famiglio mor- 
sicato da un serpente della stessa specie, gia avvicinavasi 
alia morte per cancrena sopraggiuntagli al braccio: gli si 
verso in gola una forte decozione di questa pianta nell'ac- 
quavila , e s'applicarono fomenti alia parte malata: risano, 
ne senti mai piu il menomo elFetto della ferita. Ora io do- 
mando: di questa pianta cosi salutare non potrebbe ten- 
tarsi r eilicacia anche contro Tidrofobia? Essa e altresi utile 
nei casi di febbre iutermittente , dissenteria, febbre conti- 
nua , e in generale in tutte le malattie a cui 1' uomo e 

(l) Dictloiinaire, classique etc., t. XX, p. 5. II guaco e nien- 
tovato sotto il nome di Miknnia Guaco , nel t. IV, p. iSl'idfl- 
I'opera: Nova genera plant. d«' signorl De Humboldt e Bonplatul, 
pubbllcata clal signor Runth. La Mikania e un genere jiroaeiiuo 
air Eupaloi ium. 

BibL hal. T. LV. 2 3 



354 APTENDICE 

soggetto ne' Inoghi ove essa trovasi. Dipiu, pno dirsi die 
di natnra sua sia del tutto iniiocua , avendone io preso 
quasi cotidianamente seguendo il consiglio e 1' eserapio di 
parecchi Inglesi , per prev^enire le malattie, e debbo con- 
fessare ch'essa produsse quest' effetto , noa avendo io pro- 
vato alcuna indisposizione , sia a Sonsonate , sia negli altri 
luoghi il cui clinia e giudicato il piu fatale al teuipera- 
mento degli europei. 

I' Accostmidoci alia capitale ci si presento una scena 
plttoresca. II 2;iorno 1 7 di maggio il paese die segni di 
uii alto grado d' incivilimento : alcune porta e chiusure ne 
fecer fede che le terre erano divise , e clie si attribuiva 
ua prezzo al loro possedlmento. Avanzandoci ancor piii 
verso la citta, passammo iiiiianzi a piccole case di cam- 
pagna e a giardini ; vedemmo alcuni spazj piantati di no- 
palo per la cocciniglia, e circondati di piccole fosse o di 
muri a terra. Erano all' incirca le quattro dopo mezzodi \ 
r aria era fresca e balsauiica ; la temperatura somigliava a 
quella di un bel giorno in sul principiar del giugno in 
Ingliilterra. II paese che andavamo traversando otFeriva al- 
ternativamente poggi e valli. Nell' inoltrarci il terreno ver- 
deggiante e tenero parea piegarsi sotto i nostri piedi. Ci 
si presentava all' innanzi la citta coUe sue cupole e co' suoi 
cam]ianili, di color bianco che splendeauo incontro al sole : 
essa sembrava pur anche piu grande di quelle clie per av- 
ventura non fosse; tanto era 1' effetto delle ombre e del 
fogliame de' begli alberi che la circondavano o cresceano 
nel suo ricinto ! A diritta erano boschetti ombreggiati , il 
pendio di alture coltivate, gruppi di colline clie s' ianal- 
zavano 1' una sull' altra , aumentando progressivamente in 
dimensioni sino a che le loro vette divenivano in certo 
niodo la l^ase della linea d' un color grigio smunto che 
accennava da lungi il contorno delle Ande : a sinistra si 
distingueva una serie di piani estesi e di valli formata 
da ondulazioni profonde e da grandi scoscendimenti, e 
terminata da tre montagne vestite di vegetabili lino alia 
sommita .... Questo spettacolo era si hello e si commo- 
vente c!i' io mi era sofferniato per godere con mio agio 
e solo il diletto di contemplarlo. Ripigliava le redini per 
contiauar il cammino, allorclie vidi un cervetto scherzare 
sopra un terreno alto, da me discosto lueno di trenta 
piedi : batteva il piede , avanzavasi , ritiravasi , carolava i 



PARTE STRANIERA. 355 

poi fermavasi dl bel nuovo e rai rimirava. lo aveva tratta 
inacchiaa]iTiente una delle ruie pistole dall' arcione della 
sella , e r aveva armata nell' atto in cui tenea d' occhio 
suL moti di quel giovane animale. Innocente e senza dilE- 
denza egli s' aflissava co' suoi grandi occlii neri sopra di 
me , e parea slkiarml allungando il suo muso nero e lu- 
cente. Batte il piede come per invitarmi a battaglia, fece 
ua' altra capriola e via se ne fugg\. » 

II nostro viaggiatore dopo d'avere stabilito il suo quar- 
tier nella capitale, fece varie escuisioni ne' contorni. La 
prima fu ad Amatitan , villaggio poco lontano, ove cele- 
bravasi una festa , e dove ebbe percio occasione d' osser- 
vare i costumi del paese. 

u Quanto piu ci avvicinavamo ad Amatitan, tanto piu 
il paese diveniva degno d' osservazione. Ualla somniita di 
altissima vetta ove le nostre cavalcature giunsero a grande 
fitento, la prospettiva apertasi a' nostri occlii era ad ua 
tempo e allettatrice e spavente\ole : a diritta , montagne 
c!ie elevavansi bruscamente dal leinbo di vallate profonde i 
qui boschi cedui sospesi sopra burroni scoscesi, i cui 
abissi pareano non aver fondo , e come nascosti ai nostri 
sguardi curiosi ; la, spazj di terre coltivati con dillgenza, 
e abbelliti dalla messe. Cio clie mi si affacciava a sini- 
stra mi colpi ancor piii : avresti detto ch' ivi la natura ia 
mezzo a' suoi piu felici sforzi avesse in un accesso di 
fantasia abbandonato il suo lavoro, prodigando alia Ven- 
tura i suoi pill ricchi materiali. Giace Amatitan in mezzo 
a foreste della piii gaja verdura. Le sue case coperte di 
tegole rosse ricbiamando Y idea della tranquillita domestica 
e del contento sociale rinforza\ano il piacevole elfetto del 
qnadro. Al di sopra di quest' ammasso , un' aha montagna 
selvosa portava la sua ombra sur una parte del limpido 
lago situato alle sue falde. La china pareva diflicile e sa- 
rebbe sembrata anco impossibile , se preso non avessimo 
coraggio riflettendo clie altri viaggiatori prima di noi ne 
erano discesi. Giii venendo ci accostavamo sempre piu al- 
r oggeito ch' era la nostra meta ; e , ben altro da quelli 
cui gli uomini corron dietro, lo trovamrao ancor piii de- 
gno della ciiriosita nostra di quello die giii lo avessimo 
supposto 

<• Tra i sollazzi in uso , i combattimenti del gallo oc- 
cupauo uno de' primi posti. Era pochissiuio tempo da clie 



356 APPENDICE 

mi era trovato ad uno spettacolo di tal fatta. Incomln- 
ciava a peua la stagione delle piogge. Durante tutto il 
mio viaggio, io aveva vednto di raro cadere alcuna goc- 
cia d' acqna : in questo momento erano veri torrenti che 
precipitavano con tanto impeto che non mi fu possibile 
traversare il cammino senza essere del tutto inzuppato, 
Non vi avea nel villaggio ne vettura, ne mezzo da tras- 
porto i un oiiibrello era cosa poco meno che ignota j no- 
tabile negligenza in cotesti abitanti , perche T esperienza , 
anche senza T nso di almanacchi, avrebbe potuto bastare 
per insegnar loro clie verso quest' epoca 1' acqua doveva 
innondarli. In fatti, queste veementi piogge ritornano con 
tale regolarita e precisione che si possono sempre schivare 
con un mediocre orologio da tasca e un buon cavallo. 
Intanto pareva die Toragano non arrecasse scomp;glio od 
incomodo alcuno alia conipagnia con cui mi trovava : gli 
uni se ne andavano tranquillamente in mezzo al temporale, 
altri cianciavano e ridevano sulla soglia della porta e nei 
corridoj della casa , quasi attendessero , benche alquanto 
da scioperati , clie la pioggia si calmasse. La terra asse- 
tata beveva avidamente Tumiditai i flessibili banani in- 
curvavansi agitandosi ; le tegole trasportate lungi 1' una 
dopo I'altra concedevano il passaggio all' acqua. 

a Mentre il temporale vie piu imperversava , ecco due 
cavalieri rimontar la strada a grande galoppo , e feraiarsi 
alia porta d' una casa : eran eglino coperti d' un gran man- 
tello : ciascuno senza scendere da cavallo, prese nelle sue 
braccia una dama che s' acconcio con mirabil destrezza 
sul porno della sella: pioveva ancora a scroscio, ma il 
mantello fu gittato intorno alia dama con tant' arte e av- 
viluppo si bene lei e il gentile cavaliere che questi riparti 
a briglia sciolta , e non dubitai cii' ella giunta sarebbe ben 
tosto alia propria casa, e probabiliiiente senza grande danno. 
I cavalieri, deposto il loro carico, ritornarono proseguendo 
cosi il loro cavalcare sino a che tutte le dame furono ri- 
condotte alle proprie case, o trovarono altri spedienti per 
ritornarvi. Questa scena presentava un non so che di ro- 
mantico e di classico. Non ci ha alcuno che non abbia 
udito parlare de' cavalieri del medio evo che conducevano 
le loro dame sul loro palafreno , e de' Komani che rapi- 
rono le Sabine ; ma per formarsi un' idea della leggiadra 
luaniera e della facilita con cui puo questo eseguirsi, 



PARTE STRANIERA. 35"^ 

converrebbe essere stato testimonio dell' avvenimento da 
me or ora raccoatato , e averlo veduto a Gnatimala. 

/' Ho assistlto ad una rappresentazione teatrale 

In una scena era rappresentato, e non in guisa spregevole, 
il tempio del sole. Un attore descriveva la gloria immor- 
tale d'' AiKihuac : aveva egli appena proferito clie lo splea- 
dore di lui non sarebbesi giammai oscnrato , quando ad ua 
lampo abbagliante, accompagnato da un colpo di taono , 
tenne dietro un nemlio terriblle. L' acqua precipitava a 
torrent! sul fragile edificio, e trapelava a traverso alle 
fenditure del tetto rovinato. Gli spettatori non diedero piu 
retta alle frasi millantatrici degli attori : tntti quelli che 
trovavansi nella platea balzarono nelle logge per iscansare 
gli efifetti dell' oragano. " ( A. d, V. ) 



Archeologie und Kunst. U archeolo^a e V arte. Opera 

periodica che si pubhllca da C. A. Boettiger insieme 

a varj studiosi cd amici delV archeologia si nazioriall 

che stranieri. — Breslavia , ecc, in 3°, con tavole. 

Ecco una nuova coUezione intrapresa siao dal cominciar 

dell'anno scorso dall' illustre sig. Boettiger. Quest' infati- 

gabile veterano delT archeologia in Germania non niai ri- 

stassi dallo spanderae il gusto col mezzo di opere perio- 

diclie. E la scienza va certamente a lui deliitrlce non solo 

di belle Memorle ad illastrazione di raonumentl, ma ancora 

di amene ed istruttive dissertazioni intorno specialmente ai 

piu curiosi punti degli usi e costumi de' Greci e dei Romani. 



Systeniatischcs Handbuch etc. Jlfanuale sistematico di 

medicina legale del prof. Giuseppe Bcrut^ ccc. — 

Vienna, 1828, Wallishnaser, in 0.°; terza edizione, 

di pagine iv e 444- Prezzo talleri 1. \i. 

Questo manuale venne gia lodato come perfettamente 

adatto alle leggi ed alia civile organizzazione degli stati 

austriaci, e percio come specialmente utile ai medici di 

questi medesimi stati. E convien dire ch' esso lo sia, poi- 

clie consumate gia ne furono due edizioni. Lo stesso au- 

tore pul)ldic6 nel 1827 un' importante coUezione di fatti 

di medicina legale die servir puo di compimento al sue 

Manuale sistematico. Tale coUezione ha per titolo: Visa re- 

perta und GerichtUch , ecc, cioe Rapporti niedico-le^ali , ecc. 

Yienaa , in 8," pel medesimo Wallislmasev. Pr. tal. 2. {B.) 



)58 A p r r. N D I c E 



PARTE 11. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANE. 

LETTERATURA E BELLE ARTI. 

Dizionario dome stico pave se-italiano. — Pavta, 1829, 
tipogr. Bizzoni {Uii volumetto in 8.°, di pag. 129. 
Prezzo llr. 2 ital.). 



Q, 



.uesto plcclolo Dizionario e divlso in dae parti. Nella 
prima di esse ( che conta 63 pagine ) forse due mlla voci 
pavesi vengono spiegate per mezzo delle corrispondenti ita- 
liane; nella seconda (che novera pagiue 5o ) sono ripas- 
sate a rassegna le medesime voci con ordine inverso. II 
inodesto titolo di Dizionario domestico, che i Compllatori 
apposero a qnesto libro, abbastanza il difende da clu vo- 
lesse accagionarlo di troppa poverta. Ma gli onorandi nonii 
del Caro, del Monti, del Facciolati e degli Accademici della 
Crusca , nella prefazione del libro ripetutamente invocati 
auspici e scorta all' opera, meritavano per avventnra mag- 
gior diligenza nella definizion delle voci, nella scelta degli 
equivalenti e nella ortogralica loro rappresentazione. Pochi 
forse ci agguaglleranno nell' essere propensi a donare al- 
r asprezza di questa specie di lavori le mende che in essi 
debbono di necessita incorrere ; ma ragion vuole che qnante 
pill mani vi s'adoprano intorno, e di qnanto men volnme 
essi sono, di tanto decrescer deblia per essi lo spirito 
d'indnlgenza. Oltra di che F amore pe' buoni stndj richiede 
che ne' libri elementari , quale all' intitolazion sua si di- 
mostra il presente , non s' incontrino errori di grave mo- 
mento, onde non s' incominci dalle fondanienta a tirar su 
stortaraente I'edifizio, alia quale niagagna ognuno sa quanto 
difficil cosa riesca 1' arrecare di poi rimedio. Le delinizioni 
delle voci Cavagne , Cantoria, Frambos, Duras , Frugon , Lu- 
cidd, Scuderia, Segreter , tec. non ci sembrano esatte cosi 



rVRTK ITALIAN v. SSg 

come il caso porterebhe ; e per non ci allungare oltre il 
bisogno a coinprovare sur ognnaa di queste voci il nostro 
dire, liastiiie una per tutte. /■ Duras (dice questo Dizio- 
>i nario) Diiraciae. Agglunto d'alcnne frutte die Iiaiino 
" durezza ». Questa delinizione cosi come sta vorreblje 
die si cliiamassero duracini tuiti i frutti degli alberi no- 
ciferi e bacciferi , e duracine per conseguenza le olive, le 
giuggiole , le coniiole , le castagne , le nocciuole e cosilTatte 
ahre IVntte •, il clie non e certo nell' indole della lingua 
nostra. Una definizioue silFatta fu sgrazlatamente assogget- 
tata a quell' andazzo di mozzar code (con ragione o senza) 
del quale a torto forse lagnaronsi alcuni uoniini nosiri , e a 
ragione muovon lamento i cavalli, i gatti ed i cani sudditi 
essi pure fra noi alle mode oltramontane. S'ella si avesse 
avuta quella coda clie ha in tutti gli altri Dizlonarj, cioe 
/< frutte che hanno la buccia e la polpa ferma si die regga 
" alquanto sotto al dente ;/ , sarebbe stata d'alcun poco 
migliore se non esatta per l' appunto. E cosi va con queste 
benedette definizioni le quali esigono assai piu cervello che 
spalle come sognano i piii, e delle quali le novanta ia 
cento sogUono far si che un vocabolo di per se chiarissimo 
divcnti la merce loro assai piix bujo che non sia un ge- 
roglilico egiziano. Duracine parla da se e ti dipigne la qua- 
lita cli' esso importa ; la detinizione che te ne vien data 
sdipigne ogni cosa. Clii non ignora die cosa sia acino e 
che cosa sia duro , sa altresi die duracine potranno essere 
le sole frutte acinose ogni volta che, per ras^ione di quel 
Yariar onde uatura e bella , non al)biano in se quel mol- 
lore die e proprieta generale delle frutte niedeslme ; e cio 
sapeiido, conoscera altresi come ogni altro frutto, es'ab- 
bia pure la buccia e la polpa dure e ferine a sua posta, 
non sara mai duracine se sara escluso dalla classe degli 
acinosi. Rleglio per avventura sareliljesi definita la voce 
Duracine dicendola aggiunto di alcune variet.d di frutte aci- 
nose le cui bucce e i cui acini sono piii fernii e duri che non 
siano di natura loro siniili frutte. IMa forse nemmen questa 
definizione sareblie afFiitto alTatto a capello, giacche tra le 
frutte duricorie e le duracine vorreljlie pure essere inter- 
posta dal Codice del ben parlare quella distinzione che in 
alcuni casi T uso volgare ha fatto scomparire. Questa de- 
iinizionc poi, e cosi pure quelle di Tast, Ordi, Padella e 
altre simili , potevano essere senza danuo tralasciate perche 



36o APPENDICE 

del novero d'l quelle superfine die i Compllatori avvisa- 
rono d'aver per massima geiierale omesse. — Dress, Erba 
grata, Fraina , I'ranza, Frus^on, Qambal, Taja i liher , 
Color celest, Scot e di niolte altre voci pavesi non trovano 
nelle voci italiane coiitrappostevi una esatta corrispondenza, 
e spesso la trovano errata onninamente. E qnal Pavese , 
per esemjjio , vorreblje oggi tramntare il sno Color ctlest 
in Color celcstiale dnpo die i Dizionarj tntti a diiare note 
avvisano die Celestiale e lo stesso die Celeste toUotie il si- 
gnificato di colore? Qnal niai mercante vorrelibe vendere 
il sno Scoto ( Scot pav. ) a qnel prezzo medesimo pel quale 
daria la frenella (fcinelld pav. ) ? — Delle mende ortogra- 
ficlie poi sareldie sofisticheria il far qui parola se di tut- 
t'altra specie di liliro si trattasse; ma in un Dizionario 
il trovare per simili mende ( d' altronde oltr' ogni credere 
frequenti ) trasfigurato un seme in un albero , e troppo 
grave mancamento; e tale e qui il caso deirarticolo Gdii- 
dolld a cni si contrappose nocciiiblo in Inogo di nbcci.olo. 

Qnesto llbro del resto servi a convincerci sempre piu. 
die ogni dialetto ha i suoi pregi belli e bnoni , e pu6 
per qualche lato venir in ajuto della lingua generale della 
nazione. Rattavola , a cagion d' esemplo , ci e sembrata 
assai piii bella e dipintiva parola die non siano la tegnoeura 
milanese , il pipistrello toscano , la sgregnapola Veronese , il 
halhastrell mantovano. Gli equivalenti delle voci Paraboeu, 
Campagnon, Mdrobej , Stracchin ecc, si desiderano tuttavia 
nel dizionario della lingua generale , e almeno per le prime 
due esister vi dovrebbero perche rappresentative di cose 
comuni in tutta Italia. Le ultime due sarebbero p'lii pro- 
priamente del nuniero di quelle che cbiameremmo volon- 
tieri provincial!, e come tali di sola appendice al Dizio- 
nario della lingua generale. In proposito delle quaii voci 
pero non sembra a noi che Rogid sia da mandarsi in ischiera 
con esse cosi come i compilatori del Dizionario pavese van 
pensando , e meno poi che le sia per conseguenza da con- 
trapporre la voce lioggia come un succedaneo suggerito 
dair uso alia mancanza di un' identica voce italiana. Di 
que' cavetti o fossati die i Pavesi chiamano Rogie o Rose 
e i Milanesi Ronsg o Ronsgitt ne sono per tutta Italia , e 
se ne vedono anche in Toscana ; e giacche Gore le chia- 
mano cola , e Gore le dissero e il Yillani e il Buonarroti 
e meglio ancora il Viviani , Gore e Gorelli ci parrebljero 



PARTE IT AM ANA. 36 I 

senz.i jiiii Ha. cliiamarsi, aflinclie iion movessero Ingnanza 
e JMantovani e Bresciani perclie fossero state anteposte le 
Ilosge milaiiesi e pavesi alle loro Seriole , e ( cio ch' e il 
piii ) perclie non venisse in campo il Ruggine ( roggio ) a 
tacciarci di confonclitori della fa\ ella. D' uii' altra cosa ci 
ha accertati questo liliro ; die il parlar pavese, cioe, e ua 
soddialetto dell' idioma milaiiese iielf essenza delle voci 
quasi sempre, e bene spesso anche nelle modificazioni clie 
esse siibiscono dal lato graiumaticale. Di fatto in tntta la 
lettera A del Dizionario italiano-pavese tre sole voci e noa 
pill ( balanga , gussori e macaia ) sono afFatto aliene dal 
parlar milanese; le altre tutte sono milanesi in sostanza, 
e alcune di esse s'accostano mcramente nelle desinenze e aei 
rapportl ortologici c[nale al piemontese e quale al piacen- 
tino idioma. Da siffatte osservazioni ci e seiiibrato di poter 
dedurre clie non sara diflicil cosa ai Compilatori del pre- 
sente Dizionario d' istituire un confronto tra la parlata 
pavese e i Vocabolarj milanese, piemontese, parmigiano, 
e con cio recare a pienezza di compimento il presente la- 
voro ; della quale fatica per certo saranno loro grati tutti 
que' Pavesi (e non son pochi ) i quali amiino di aver in 
questo libro una sicura e pronta guida per tramutare il 
proprio dialetto nella lingua colta d' Italia. 



Alfredo , tragedia di M. I. B. 3Iarsuzi. — Roma , 
1828, in 8." 

II glovane Alfredo sconfitto dal Danesi va a rifugiarsl 
nella solitaria capanna d' un pastore presso il coufluente 
della Pawet e della Tona. Cola, egli intende, die la moglie 
sua ed i suoi iigliuoli sono priglonieri nel campo de' ne- 
mici. Incoraggiato dal conte di Derou e da' suoi proprj 
sudditi die dispongonsi a respignere i Danesi, si attenta 
di riconoscere le t'orze e la posizione del nemico trave- 
stitosi da bardo. Giugne al campo di lui nel momento ia 
cui Eolida sua consorte stava per essere costretta a dare 
la mano di sposa ad Amondo, figlio del re de' Danesi. 
Essa abborre tale unione : le vien intimato die i suoi figli 
cadranuo estinti se tosto non obbedisce. Odesi allora la 
melodiosa voce del bardo cbe canta al suono dell' arpa. 
Eolida riconoscendo la voce dcllo sposo, chiede l' indugio 
di un giorno inaanzi di dar la iiiano ad Armoado. Lo 



362 APPENDICE 

clie essendole accordato , viea iatrodotto il gsovane can- 
tore. Eolida coglie una si favorevole occasione per trat- 
tenersi col consorte ; vorrebbe all' istante con liii fuggire 
e seguirlo fra mezzo a' pericoli. Alfredo 1' esorta ad atten- 
dere ancora qualche momento, ed a lasciare a lui solo la 
cura di liberarnela. Vengono sorpresi dal re , il quale ap- 
pagasi di scacciar T uno dal campo , e d' obbligar V altra 
a disporsi alia nuziale cerimoaia. Ma, fatto ben tosto con- 
sapevole dell'inganno, gia si scaglia contr' Eolida, gia sta 
per uccideria , allorche Amondo mortalmente fento gU 
annuncia clie il campo venne dagl' Inglesi sorpreso. II re 
piu non badando all' intrapresa vendetta da se stesso si 
viccide. Nel tempo medesimo Alfredo giugne vittorioso. 
Amondo gli restitulsce la consorte e muore. 

Da qnesto rapidissimo sunto si vede che il sig. Mar- 
suzi , autore di altre simill tragedie , ha avuto lo scopo" di 
sorprendere piuttosto che di commovere gli spettatori. 
Qnesta tragedia e dunque del genere di que'drammi, che 
dai nostri comici chiamansi rappresentazioni spettacolose , 
e nelle qaali gli avvenlmenti i piu strepitosi e i meno 
aspettati succedono gli uni agli altri, non ben si snprebbe 
in qual maniera , per dar luogo a scene sorprendenti pit- 
toresche e maravigliose , al cosi detto da' comici nostri co/j!70 
di scena. Ma il buon gusto ? Ma il verosimile ? Ma le im- 
mutabili regole del bello Addio. 



II Paradiso perduto , Poema dclV abate Q. Antonio 
Mazzarotto profess ore di matematica e fisica. — 
Verona, 1829, tipografla Libanti. 

Giovanni Battista. Tragedia di Lorenzo Barichella. 
— Vicenza , 1829, da Pietro Picotti. 

II titolo di questo libro sarebbe piii compiuto e piu 
vero se al semplice noma di poema si fosse aggiunta la 
sua qualita di draniniatico ; perche 1' autore lo ha diviso 
in cinque atti , e procede per dialoghi fra Adamo ed Eva 
che ne sono i soli interlocutori. Noi non vogliamo dire 
che il sig. Mazzarotto abbia tentata cosa impossibile, ma 
certo il sao ardimento supero quello del Klopstok nella 
morte di Adamo; perche qui la scena e ancor piii deserta, 
e il inondo e nel suo primo cominciamento , anzi quasi 
potremmo dire e tuttora uel suo gerrae. A noi sembra poi 



PARTE ITALI.VNA. 6bo 

die I'antoro abbia stirata tli troppo la sua tela per allar- 
garla a cincjiie atti ;, sicclie niolta parte del poenia e oc- 
cupata dalla descrizione del paradiso con pocliissimo into- 
resse dello spettatore a cui dee snpporsi die la sceaa giii 
rappresenti le bellezze niateriali del luogo. In conseguenza 
di qnesta lungliezza soverdiia, i due interlocutor! diventano 
cjualclie volta ciarlieri , e vanno quasi accattando materia 
da ragionare fra loro. II trattato di Adamo intorno alia 
podestii di tentare data al demonio, ed alia grazia infusa 
sempre nell' uomo per resistergli, riesce freddo e scoiastico: 
e dopo r orrilsile colpa e T irrevocabil senienza la fantasia 
del poeta si niostra veramente inferiore al soggetto. Podie 
ma grandi idee varrebbero piii die tutto il lungo quinto 
atto di questo poema, dove sconvengono sopra tutto alcune 
immagini leziosaraente poetlche nelle quali 1' autore mostra 
di essersi in vece assai compiaciuto. 

Al poema del signor Mazzarotto facciamo succedere T an- 
nunzio della tragedia del signor Baricbella per questa sola 
cagione the amendue gli argomenti sono tratti dalla Storia 
Sacra. La niorte di S. Giovanni Battista non pare a noi 
soggetto da fame una liuona tragedia, perdie non lia grandi 
contrasti;, e il Precursore sebhene sia una vittiuia che per 
la sua innocenza ci desta compassione, pure per queila 
sua stessa mansuetudine per la quale soggiace volonteroso 
alia morte, non puo offerire materia di un forte intreccio 
drammatlco. Tutta la tragedia si aggira infatti suUa dah- 
biezza di Erode conibattuto dalle arti di Erodiade e da un 
debole sentimento di giustizia die tuttora gli resta nel 
cuore. Certo un poeta di molto ingegno , un di que' pochi 
1 quali sanno padroneggiare gli aft'etti e il linguaggio poe- 
tico , potrebbe trarre anche da questo soggetto , se non 
una perfetta tragedia, alnieno un componiuiento capace 
d' interessarci i ma questo dono ( possiamo dirlo assai fraa- 
camente ) uoii fu sortlto al signor Baridiella. 



Oldrado ^ Raccoiito storico risguardante Milano alia 
metd del sccolo XV, di G. C. — Milano, 1829, 
coi torr.hj dclla Societd tipografica dc Classici italiaid. 

II romanzo storico vuol essere annoverato senza dubbio 
fra le piii diflicili produzioni dell" ingegno , qualora esso 
raggiunga pienaruente il sue fine , e ci faccia conoscere 



364 APPENDIGK 

gli uomini di naa eta , i loro costuml , i loro errorl , i 
vizj , le virtu, il snpere, senza ne falsificare, ne oscurare 
la storia degli nomini stessL e dei tempi. Qaanilo in vece 
qnesto romanzo non sia se noii il compendio di un qual- 
che libro del Machiavelli o del Guicciardini, al quale si 
ven2;a intrecciaado una di quelle avventure die possoiio ve- 
rificarsi in 02;iil eta ed ia ogai liiogo •, il romanzo storico e 
una delle creazioai piu facili^ anzi diremo che allora il 
romanzo noa e piii storico se noa di noma : e il libro 
che va sotto questo titolo contiene ordinariaraente due 
diversi racconti , 1' uno storico , T altro ideale , da niuii" al- 
tra cagione congiunti fra loro , fuorche dall' arbitrio dello 
scrittore. La storia debbe sommiaistrare al romanziere i 
caratteri e i costumi; ed eg!i conosceiido dalla storia quali 
fosscro ne2;li uomini i costumi e i caratteri di una data eta 
dee immaginare alcuni fatti che in se ne portino 1' impronta 
senza alterare nella sua verita la storia stessa. 

Al romanzo del sig. G. G. dnnqne laon appartiene , per 
nostro giudizlo, il soprannome di storico, perche gli maa- 
cano quelle doti che distinguono questi componimenti dagli 
aliri. Considerando poi anche la sola parte romanzesca del 
libro dal lato dell' invenzione o della condotta , ci occor- 
sero piu cose , le quali a noi parvero non abbastanza pon- 
derate dair autore. La dichiarazione amorosa fra Agnese ed 
Oldrado pub servire di prova. Oldrado sta per uscir di Mi- 
lano e condursl alia guerra. Tutta la famiglia Lampugnagni, 
presso la quale egli era ospite , gli e intorno a dargli 
r estremo saluto. Agnese soprarriva in quell' istante , porge 
ad Oldrado una clarpa da lei ricamata, e rapidamente si 
ritrae. Non fia vero di io parta senza toccarle la mano ! 
sclanib Ohirado : e di corsa egli mosse verso la camera di 
lei. Cos! dicendo s' avvia alia stanza di Agnese , senza che 
alcuno della famiglia creda ben fatto di assistere a quel 
toccamento di mano. La giovane sta ginocchioni dinanzi al- 
r immagine d' una Vergine addolorata , e quivi succede la 
dichiarazione d' amoi-e ! Che diremo poi dell' avere ideato 
che Giovanni d'Ossona palesasse ad Agnese (i), trovata 
lungo le rive del Lario , il suo mal riuscito tentativo di 
uccidere il conte Sforza? E che dopo di questa dichiarazione 

(i) Noa Bappiamo perche Agnese a pag. So e 5l pigli il nome 
di Luigia. 



PARTE ITALIANA. 365 

s' IntroJucesse I'Ossona in casa Lampugnani, e cercasse 
la mano cU Agaese , senza che questa palesasse mai a suo 
padre il segreto di cui quel perverso 1' aveva fatta con- 
sapevole ? Troppe sono le cose a queste somiglianti che 
incontransi nel romanzo del sigaor G. C. ; alle quali chi 
aggiunga uno stile privo di varieta e di efficacia , e di 
tempo ia tempo anclie piccliiettato di qualche errore di 
liagna , si sara fatta ua' idea compiuta del libro che an- 
nunciamo. 



Vite de' piic eccellentl pittorl , scultori e architetti , 
scritte da Giorgio Vasari , ecc. tomo XIV. — Ve- 
nezia, 1829, tip. Antonelli, in 24.°, di pag. Zoo. 
Lir. 2. 61 ital. al tomo. 

Di questa comoda edizioncina parlato abbiamo nel vol. 
52.°, pag. 827. Ora ci e grato T annunciare ch' essa va 
con non mlnore accuratezza progredendo. 



Lezione di Gregorio LiviNl intorno al diletto dclV im- 
parare e dell' insegnare , ora per la prima volta 
pubblicata. — Venezia , 1829 , dalla tipografia di 
Alvisopoli. 

II ch. signer Bettio, bibliotecario della Marciana , nella 
sua prefazione trascrisse il giudizio che lascio scritto di 
questa lezione 1' abate Morelli. /< Sembra essere stata detta 
» in qualche accademia della Toscana verso la fine del 
« secolo sedicssimo. Chi sia Gregorio Livini non posso 
» dirlo finora , avendone inutilmente cercato. » L' autore 
in questo discorso pone a confronto il diletto dell' impa- 
rare con quello dell' insegnare , e conchiude che quest' ul- 
timo la vince di Uinga mano sul primo. L' opuscolo e scritto 
non senza vivacita e con buono stile, talche si leggera 
volentieri anclie da chi non sara d' accordo coll' autore 
nella conchiusione. Di questo numero confessiamo di essere 
noi pure, stimando che non v'' abbia maggior piacere , ne 
piu puro di quello che provasi nell' arrivare alia cognizione 
di una verita ignorata. 



366 APPENDICE 

Le delizie della vita campestre, da celehri autori 
antichi e moderni descritte. — Venezia, 1829, 
dalla tipografia di Alvisopoli. 

Lodevol pensiero fu qnello di Agostino Fappani di rac- 
cogliere in nil volume cjuanto fu scritto da niolti autori 
ia lode della vita campestre ; e poiciie i luoghi da lui 
riportati sono tutti pregevoli , quale per lo stile , qual 
pe' concetti, percio crediamo di poter raccomandare cjuesto 
libro come piacevol lettura non disgiunta da qualche utilita. 



Operette d istjuzione e di piacere scritte in prosa da 
celebri italiani antichi. e moderni, scelte e pubblicate 
per cur a di Bartolommeo Qamba. — Venezia , 1829, 
dalla tipografia di Alvisopoli, i/i i6.° Li?: 2 ital. 
at volume. 

Questa lodata raccolta del Gamba s' e accresciuta di due 
belle opere , cioe delle lettere finora inedite dell' abate 
Giuseppe Genaari, e dei Viaggi di Marco Polo. II Gennari 
die visse dal 172 1 a tutto T anno 1800 fu uomo di molti 
studj , di varia erudizione, amante del bello stile, e scrit- 
tore purgato non meno che elegante. Le sue lettere che 
il Gamba lia pubblicate erano certamente degnissime della 
stampa , e perche in esse 1' autore ragiona assai spesso di 
cose letterarie , nelie quali fu si valente , riescono anche 
per pill conti utilissime. 

I Viaggi di Marco Polo sono poi di tanta celebrith, cbe 
non e d' uopo aggiunger parole all' annunzio. Intorno all' edi- 
zione del cav. Giambatlsta Baldelli da cui e tratta questa 
del Gamba, si puo leggere nella Biblioteca italiana ( giu- 
gno 1828) un articolo al quale noi non dubitiamo die 
alcuno non creda di potersi riferire. II nuovo editore vo- 
lendo provvedere , com' egli dice , ad un uso piii maneg- 
gevole di quest' opera ne ha fatta una ristampa in due 
volumetti, eleggendo e compendiando le piii utlli fra le 
note che trovansi nell' edizioae del Baldelli. Non possiamo 
dire che in questa scelta si mostri sempre lodevole il glu- 
dizio deir editore , ne taceremo che la ristampa di una 
edizione procurata con tanta fatica e con tanto dispendio 
in Firenze e un nuovo scoraggiamento per coloro die forse 
avrebbero e volere e capacita d' arricchire di utili libi"i 
la nostra letteratura. 



PARTE ITALIANA. 867 

L' arte dl vciificarc le date dei fatti storlci, dclle in- 
scrizlonl , delle cronache ed altrl antichi monumcnti 
innanzi t era cristiana, ccc. — Vcnezia, i!529, to- 
mo i.°, iipografia di Giuseppe Gattei. Prima per- 
sione italiaiia. 

Non si tosto fu pnbhlicata in Parigi la nuova edizione 
di quest' opera cosi vantaggiosa ed insigne , che la Biblio- 
teca italiana vi fece plauso , e commendando le dottissime 
cure degli ultiuii suoi collaboratori dimostro, quanto basta, 
r utilita che ne sarebbe derivata alle scienze ed alia let- 
tere da una divulgazione piii estesa di cosi vasto lavoro. 
Ed ora mcritamente ci lodiamo dell' editore italiano di 
esso , perche recaudolo nella nostra lingua presenta agli 
Italian! una piii pronta e facile occasione di erudirsi. Egli 
si giova della nuova edizione francese in 8°, ed « ani- 
mato , egli dice , nella sua impresa dal sempre crescente 
concorso de' soscrittori rinnova in faccia al pubblico la 
sua promessa clie ogni mese escira impreteriliihTiente un 
uuovo fascicolo sino all' esauriineuto di tutta T opera. » 



II Maestro dl disegno , ossia trattato completo dell arte 
del disegiiare , diviso in sei lezioni , opera corredata 
di settc tavole in rame rappresentanti piic di 3co 
figure. — Milano , 1829, pi esso V editore Lorenzo 
Sonzogno, in 24.°, di pag. 270, lir. 2 ital. 

II Maestro del dipingere in miniatura , a tempera e 
ad acquerello , ossia insegnamenti per dipingere in 
queste varie maniere da sc soli , e mod.o di fare i 
pill hei colori , V oro brunito , l' oro e I' argento in 
cappette e la lernice della CI una. Con in fine una 
lettcra di Qenncr sul modo dJ imparare a dipingere 
paesctti. Edizione ornata di rami colorati. — Mi- 
lano, 1829, in 24.°, di pag. 210. Prezzo come sopra. 

Questi due volumetti appartcngono alia Bihlioteca eco- 
nomico-porlarile di educazione clie va con felice esito puliljli- 
candosi da Lorenzo Sonzogno , e die oggimai e giunta al 
vol. 67.° E questa Bihlioteca e per gli stessi utili argo- 
ineati sui quali versa, e per la qualita dell' edizioue. 



368 ArrENDiOE 

comoJa e tU tenuissimo prezzo, merita d'eesere raccoman- 
data a tutti i padri di faraiglia , essendo die troveranno in 
essa raccolto tutto cio die alia buona e civile e colta edu- 
cazione conviensi. 

Non ci vieii detto a qual autore appartenga il Maestro 
del disegno ; nia pure da alcuni modi del dire ci giova il 
congettarare , ch' esso sia lavoro d' oltramuionte. Cio po- 
chissiuio iniporta ;, molto bensi die le cose contenute ia 
esso siano e coavenevoli ai principj dell' arte e adatte ai 
giovani studiosi ; il quale scopo , se non andiamo errati , ci 
sembra generalmente raggiunto in quest' operetta. — Del- 
1' altro voluiiietto , il Maestro del dipiiigere ci si fa note 
neir avviso ai lettori, essere tratto in parte da un elegante 
libricciuolo francese, ed in parte da un pregevole Trattato 
di miniatura die vide fra noi la luce sessanta e piu anni 
sono. Coi quali due libricciuoli I'editore formo il sue vo- 
lumetto che , a parer iiostro, puo riguardarsi coipe un 
compendioso ed utile manuale per gli iniziati all' arte del 
dipignere. 

Forse taluno ci potrebbe opporre die nelle art! del di- 
scno poco o nulla giovano i precetti e gli erudimenti in 
iscritto", che il genio, I'esercizio, lo studio sulla natura 
e sui grandi modelli fanno piii die qualsivoglia teorico 
ed astratto insegnamento. Ma quand' aiiclie sitFatti libri non 
coatenessero die le sole definizioni delle varie , parti del- 
r arte , e quella die diiauiasi erudizione dell'artista, sa- 
rebbero sempre da commendarsi. In ogni raodo cliiedere 
potrenimo : perdie mai il grande Leonardo e tanti altri 
insigni maestri scritto abbiano de' Trattati su quell' arte 
medesima ch' eglino valorosamente professavano? 



Commcntarii delF Atenc.o di Brescia per V anno acca- 
deinico 1828. — Brescia^ 1829, per Nicolo Bet- 
toni. 

II chiarissimo signor Monti, Presidente deH'Ateneo di 
Brescia , si duole nel secondo de' suoi Discorsi ( dai quali 
comincia questo volume) che alcuni de' socj o vivono inerti, 
o, come non curanti deU'illustre istltuto, non fanno in 
quello sentire la loro voce. E noi aliliiamo volute accen- 
iiare questa sua querela , perche ci pare nel fondo una 
lode della citta di Brescia, s'ivi e lecito lamentarsi della 



PARTE ITALIANA. 869 

inerzia til moltl Iiigegni a malgrado dellc copiose produ- 
zioni delle quali viene poi ragionando T illiistre autore 
della Pastorizia, nuovo Scgretario di queirAteneo. La re- 
lazione accademica del signor Arici comiiicia con alcune 
parole die noi aaiiamo trascrivcie perche onorano 11 suo 
cuore non meno die 11 suo ingegiio: ti Perche io fuor del- 
" r USD ml levl oggl, o signorl , a parlare fra vol, noa e 
>' clil noil sappla : non e fra vol clil alF udlrmi non ne 
" compianga la dolorosa caglone. I maglstratl , i padri di 
»/ faiiiiglia cercano cjui Indarno 11 valente Istitutore della 
» gloventu^ gll amlcl T ainlco ; gli scolari 11 ben amato 
» maestro. La citta nostra ha perduto Antonio Bianchi : 
»/ singolarisshno per sapere , per slncera modestia, per cari 
'> ed aOaljili costuml. II Signore, usando compasslone agli 
» ultlrni suoi patlmentl die tacltaniente maturavanlo a in- 
>' ferma vecchiezza ed agll stentl d" un lungo raorlre , Ino- 
II plnatamente ha chiamato a' siiol riposl la Candida e con- 
" fidente anlma sua. " L' Ariel dopo cjueste ed alcune altre 
parole intonio ad Antonio Bianchi ( le quail cl fanno de- 
sidcrare di' egll ne scrlva , come promette , lo storlco elo- 
gio) 5 da principio alia sua Relazione , osservando la sollta 
partizione alia quale soleva attenersi 11 suo lllustre pre- 
tlecessore , delle cose spettantl alle scienze , alle lettere , 
alle arti. AUe scienze appartengono gli elogi del generale 
CO. Giovanni Bettoni, del professore abate Giuseppe Avan- 
zlnl e del professore Domenico Coccoli scrittl dal cavallere 
Francesco Gambara, e dal professorl Alberto Gabba ed 
Antonio Perego •, 11 Prospetto di un nuovo corso di filosofia 
del signor abate Antonio Rivato; la Memoria sullo spazio 
e sul tempo del professore abate Francesco Riccobelll •, 11 
Prospetto cliniro-medico deW Ospitale maggiore di Brescia 
r anno 1827 del dottore Francesco Girclli; 11 trattato DeZ- 
r arte di rendere graii i niedicamenti di Stefano Grandonl ; 
VAmdisi chiniico-farniaceutica della radice di cinoglossa di 
Glacoino Attilio Cenedclla:, 11 Sunto di alcuni opuscoU ac- 
cadeinicl veroncsi del cav. bar one Antonio Sabatti ; la Me- 
moria sul ragiajuolo delle piante liinowfcre dell' abate Ber- 
nardino Ridoifi ; e le Osservazioni sulle sardelle del Benaco 
del prof. Bendiscioll. Nella sezione delle Lettere V lllustre 
segretario ebbe a parlare di due Tragedie ( Zenohia e Luigi 
Avogadro) del cav. Francesco Gambara ^ di alcune Can- 
zoni liriche dell' abate Rivato ; di uu Poemetto con analogo 

Bibl. Ital. T. LV. 34 



370 APPENDICE 

discorso sulln statua di Brescia dell' abate Antonio Fontana 
direttore dell' I. R. Liceo-, e finalmente degl'/zzrai sacri e di 
Due canti della Genisaleinme distrutta, opere del Segretario 
stesso. L' ultima parte riservata alle belle arti, arti e me- 
stieri ci parla del Tempio d'Ercole ristaurato , poi della dis- 
sei'tazione del cav. Giulio Cordero SuU' archkettura longo~ 
barda coronata colla medaglia d' oro dall'Ateneo ; e per ul- 
timo descrive alcuni quadri ed altre opere d' arti esposte 
nell'anno 1828. La dottrina e la diligenza con cui e con- 
dotta questa Relazione onorano senza dubbio il sig. Arici; 
onorano TAteneo die un si degno soggetto lia sostituito al 
defiinto •, onorano finalmente il paese, dove non fu impos- 
sibile il trovare chi nell' incarico di segretario deirAteneo 
succedesse degnamente a un illustre filologo qual fu I'abate 
Antonio Bianchi. 



S C J E N ZE. 

ThesanriLS patTum florcsque doctorum qui cum in theo- 
logia turn in pliilosophia olirn claruerunt, etc. — • 
Mediolani , 1 827-29, apud A. F. Stellam ei ^Zio,y, 
in 8.°, fasc. 34.*^, che giunge al votabolo Ritus. 
Cent. 87 ital. al fascicolo. 

' Di quest' opera importantissima, e clie ameremmo di 
vedere tra le maai di tutti gli ecclesiastici , gia ragionato 
aljbianio nel touio 47, P'lg- 2 85 di questo Gioraale. 

Annali di Storia naturale. — Bologna, 1829, tipo- 
grafia Marsigli , in 8.° Fasc. J. 

L' Italia ricca a' d"i nostri di opere perlodiche , era tut- 
tavia mancante di una che alia Storia naturale fosse uni- 
camente destinata. La quale mancanza era tanto piu sensi- 
bile , ora che le scienze natnrali hanno fatto cotanti e si 
maravigliosi progress!. A tale difetto fecesi in quest' anno 
a provvedere il tipografo Jacopo Marsigli di Bologna cogli 
Annali che annunzianio, e de' quali ci e pervenuto il 
primo fascicolo. Essi comprendere deljbono tutto cio che 
ci ha di niiovo nella Mineralogia , nella Botanica, nella Zoo- 
logia e nelVAnatoiiiia comparata. Direttori ne sono i signori 
Ranzani, Bertoloni ed Alessaiidrini , tutt' e tre professori 



PARTE ITALIANA. 37! 

nella P. Unlverslth di Bologna, e tutt' e tre gla di chiaro 
nome nelle anzldette scienze. Se ne pubblica un fascicolo 
sul finire d' ogui bimestre. Tre fascicoli formano ua vo- 
lume di circa 400 pagine ia 8.°, corredato di tavole quando 
la materia le ricliieda. II prezzo pei paesi fuori dello Stato 
pontificio e d' ital. lii% aa. 5o. II prime fascicolo ci da 
giusto diritto a sperare che questi Annali raggliigneranno 
il lodevoliisimo scope cui rivolte soiio le soUecitudini del 
benemerito editore. 



Filosofia zoologlca, ossia Prospetto generate della 
strnttura , fiuizioni e classificazione degll animali 
del dottore Giovanni Fleming. Tradazione dalV in- 
glese del professore Giammaria Zendrini. — Pavia, 
1829 , Fusi e comp., in S.° Vol. 1° di pag. xxvii, 
e 629. Vol. 2.° Parte 1/ di pag. 58 1". Prezzo com- 
plcssivo lir. 12. 82 ital. — In Milano si vende da 
A. F. Stella e figli e da altri principali librai. 

Non occorre 1' estenderci ia lodi sul merito di quest' opera 
facendone lo stesso esatto e diligeate traduttore conoscere 
i pregi nella sua dotta prefazlone. Per era rendiamo gra- 
zie deir aver presentato agP Italiani un' opera cosi inte- 
ressante e necessaria principalmente per quelli die vogliono 
formarsi un l>reve e fedel quauro, .''d avvi "Jna esatta 
norzione del regno aniinale, riserjiandoci a darne ragguaglio 
tosto che sara completa colla prossima publjlicazione della 
parte seconda del secondo volume , clie risguardera gli ani- 
mali invertebrati. 



I 



Sui Funghi. Saggio generale di Giovanni Larber con 
tavole in rame cd una descrlzione sinottlca del fun- 
ghi mangcrecci piu comuni d Italia. Vol. 1.°^ parte 
I.* — Bassano , 1829, tlpografia Baseggio. 

Sembra che lo studio della micologia gia da gran tempo 
trascurato in Italia , era voglia di nuovo introdursi con 
calore. Lo scopo degli scritti linora puliblicati per la maggior 
parte si e quello di descrivere i funghi nocivi ed esculenti. 
Tale pure e il fine del sig. Larber di Bassano. In questo 
volume due sono i capi. II primo versa suUa fisiologia 
iiiicologica. Ia questo capo, oltre la Sloria ddla Micvlogiaf 



SyZ APPENDICE 

trattasi delV origine dei funghi, dell' influenza d' altre mo- 
derne investigazioni e principalmente della chimica siii pro- 
gressi della micognosia , posto dei funghi nel sistema della 
natura , incertezza tuttora esistente nella micografia. Qaesto 
capo e dotato di numerose note clie spesso distraggono il 
lettore. 11 secondo capo versa su recenti avvelenamenti 
per opera de' funghi. Gonflo ed afFettato e lo stile dell' au- 
tore , e quasi sempre prolisso. Per riguardo alia parte 
scientifica ne daremo notizia terminata che sara 1' opera. 
Questo volume e corredato di cinque tavole in nero , le 
cui figure sono assal imperfette : basti 1' osservare la ta- 
vola IV, fig. I , che rappresenta il Boletus scaher , volgar- 
mente detto dai Lombardi rossin, e la tavola V Boletus 
esculentus o fungo ferre per rimanerne convinti. Sarebbe 
desiderabile che tutti quelli che si applicano alia micolo- 
gia, in vece di copiare le figure d'altri autori , ne pubbii- 
cassero delle proprie tratte dalla natura : in allora noa 
vi sarebbe tanta confusioae nella sinonimia , giacche una 
cattiva figura spesso induce in errore anche un esperto. 



Memorie medlco-chlrargiche di F. M. Blarcolini mem- 
bro onuraiio delT Accademia di scienze , lettere ed 
arti di Modena, coirispondente della Cesarea regia 
di scienze, lettere ed arti di Padova, della Societd 
di mcdicina di Livoruo , degli Atenei di Venezia 
e di Treviso , ascritto presso V I. R, Accademia 
degli agiati di Roveredo , vicepresidente dell Acca- 
demia di Udine , ecc, con tavole alluminate. — 
Milano , 1829, dalla Societd tipograjica de' classici 
italiani , in 8.°, di pag. 119. 

In una sclenza qua! e la medicina tutta fondata sui fatti 
non riesce mai vano il rendere di pubblica ragione le 
particolari cliniche osservazioni , allorche sieno esposte con 
tutta la possiblle lealta e diligenza, siccoine di queste sue 
altamente protesta il signor dottor Marcolini. Noi quindi 
a qui darne un' idea le andremo brevemente discorrendo. 
Cinque Memorie racchiude il volumetto che annunziamo, 
risguardanti casi pratici , che in diversi tempi esso signor 
Marcolini scriveva per illustri accademie che 1' annovera- 
vano tra' suoi raerabri. La prima porta per titolo il mio 



PARTE ITALIANA. 378 

viaggio del giiigno 1828, lettera medica al chlarissimo dot- 
tore D. Tliiene, ed e la descrizione di una gita dell' autore 
nel Bfllnnese , nel Feltrino e nell'AsoIano. Tocca egli da 
prima le proprieta chimiche e mediche di alcune acijue mi- 
nerali clie in quelle comrade scaturiscono , rettificando gli 
error! in cul per rispetto ad esse cadde qualche scrittore 
niassime de' di nostri i indi passa a narrare 1' apparire , il 
correre e il metodo di cura di una specie di mal venereo 
die fu chiainata Schrilievo o Falcadina dal nome del paese 
in cui per la prima volta venne osservata , riportando ia 
una tavola colorata le crostose esulcerazioni ch' egli crede 
una delle comuni forme di quel morbo. Rapporta nella 
Memoria seconda un terribile caso di avvelenamento per 
deutoidroclorato, deutoacetato e carbonato di rame forma- 
tosi dall'essersi fatto cuocere gamberi in una caldaja di 
rame con poc'acqua, molto sale, olio di ulive ed aglio. Nel 
qual caso di avvelenamento la cosa piii notabile sarebbe la 
maniera pur d'avvelenamento che Tautore dice essere occorsa 
per insolita trasmissione ; poiche le persone che assistettero 
quegli ammalati mostrarono pur esse segni delf avvelena- 
mento medesimo. II che a suo credere vorrebbe ascriversi 
air essere elleno state a pie ignudi in contatto dei vo- 
miti e delle materie alvine cui stavano mescolati que' ve- 
lenosi sali di rame , e fors' anche perche le particelle piii 
minute di que' sali innalzatesi e disperse per V aria ven- 
nero forse per la via della bocca e del respiro introdotte 
nel corpo loro. Di maggior momento ci seinbra la Memoria 
terza , la quale discorre del cancro di una lupia ingene- 
ratasi sul tendine Achille , e che asportata col taglio si 
rinnovo , e trattata da ua empirico con buona dose di 
pomata arsenicale di frate Cosimo ne venne /< lesione 
» delle proprieta vitali del tubo gastro-cuterico del cuore, 
» de' vasi e del sistema nervoso, e svolgimento di univer- 
>' sale diatesi carcinomatosa , mantenuta da processo flo- 
» gistico ; " di maniera che tornata vana ogni cura T ia- 
fermo n' ando di questa vita. La qual cosa proverebbe 
indubblamente, siccome confermavasi anche dalla sezione 
del cadavero , che V arsenico iia un' azione elettiva sulia 
membrana mucosa dello stomaco e delle intestina , e puo 
arrecare irreparabili danni adoperato con tanta facilita e 
senza grandi cautele, come alcuni chirurghi al di d' oggi 
fanao su parti dcuudate della cute. Di soggetto chirurgico 



Oj4 APPENDICE 

puossi del pari dire la quarta Memoria , poiche rapporta 
la storia di un enoniie turaore che il sig. Marcolini per 
r esame fattone , trapasrsata essendo la donna che ne era 
afFetta a forte gastro-eiiterite, crede una Inpla steatomatosa 
che in progresso sareblje forse andata in carcinoma. « Pog- 
» giava essa Inpia e aderiva alle coste ed ai muscoli in- 
'> tercostali col largo della sua base e superiormente alle 
>' porzioni rimanenti del levatore della scapola, del roui- 
n boido minore , dello scaleno medio e postico , mancando 
» quasi del tutto la scapola , dacche non v' era pin cavita 
» glenoidea e il capo dell' omero alio scoverto poggiava 
}i al tumore , ne di essa si rimasero in sito che alcuni 
» pezzi del processo superiore o coracoideo , e qualch' altro 
» del marguie esterno; i quali pezzi non erano cariati, 
» ma resi spugnosi. » Occaslonavala , giusta T autore , un 
latente principio siiilitico, ed una doglia reumatica la quale 
aveva principiato sotto il lembo del muscolo cucnllare che 
si estende verso deir oniero , « donde poi si allargasse e a 
» forza di compressione e col mezzo del morljoso rosicare 
» degli assorljenti pervenisse ad alterare e distruggere le 
» parti molli , muscolose e vascolari sovrastanti alia scapola, 
» indi questa mettesse a pezzi, e operasse eziandio sulle 
» sottostanti parti molli, distruggendo posteriormente an- 
» che la cisti , ecc. " A tutta ragione soggiugne T autore, 
che s' egli fosse stato sin dal principio il medico della cura , 
provato che non rinsciva la risoluzione , avrebbe saggerito 
I'estlrpazione, e piii tardo, se alia paziente fosse stata 
concednta piii lunga vita , avrebbe dato mano ai stdagni 
ed ai caustici. L' autore pensa che presieda alia genesi di 
queste sorti di tumori un processo flogistico, sicche giusta 
lui tutte le lupie riconoscerebbero un modo istesso gene- 
rale di formazione , cadendo poi neir andar innanzi per 
ignote condlzioni ed accidenti u in tali degenerazioni, che 
" varieta anziche specie diverse costituiscano quelle dif- 
» ferenze clie servirono ai nosologi per fabljricare i loro 
» sistenii sulle medesime, » L' ultima Memoria risguarda 
una perniciosa letargica , e il modo d' azione del solfato 
di chinina. Era questa febbre a tipo di terzana , e al 
terzo accesso si ebbe ricorso al solfato di chinina , che 
mitigo tosto il male, ma fu d' uopo giugnere siao alia dose 
di 48 grani , a due grani per volta , a niotivo di alcuni 
accessi di febbriciattola che si teuaero saldi, II nostro 



PARTE ITALIANA. 875 

autore ravviserebbe nell' adoperato rimecllo, oltre la facolta 
accessifuga ed irritativa , un' altra assoluta coivrostimolante , 
che parecclii sicnramente non vorranno si di leggieri ac- 
coiisentirgli , tanto piu cli' egli la foada suUa diatesi iper- 
stenica della letargica febbre in discorso, cio che sarebbe 
congettiira sua , e non generale condizione indubbiamente 
provata. In fatto 1' abate Teaipesta confutava quella pre- 
tesa forza controstiniolarue ; e il sig. IMarcolini qui gli ri- 
spoude. Ma la brevita dl un articolo d'annunzio non ci 
penuette di entrare in tanta lite , e di qui recare i validi 
argomenti a sostegno della confutazione del sig. Abate, 
de' quali V autore non fece die toccarne alcuni lasciandone 
da banda altri che pur ci sembrano di qualche valore. 



Variata placent. Tl mazzo variopinto de fiori medici. 
La pictra del parngone nelle diverse opinioni , ossia; 
Raccolta di opere mediche moderne italiane, com- 
pilata in tomi lo. — Bologna , 1829 , tipografia 
IMarsigli , in 8.° Tom. VII, VIII e IX. — In Mi- 
lano si vende da F. Fusi in S. Margherita. 

Questi tomi fanno seguito ai gia annnnziati nel tomo 
62.°, quaderno di novembre 1828, pag. 284 di questa Bi- 
blioteca. — Importo de' 9 tomi pubblicati lir. 42. 88 ital. 



V A R I E T A. 



AUCHEOLOGIA. 



l^C 



^ca<>i di Ercolano e Pompeja. — II sig. Raoul-Rochette 
ha letto, non ha guari , alF Accademia delle iscrizioni ed 
a quella di belle arti a Parigi una Memoria intorno a' plii 
recenti scavi .d' Ercolano e di Pompeja. Eccone il sunto. 

Si sta dissotterrando ad Ercolano una magnilica abita- 
zione , il cui giardiuo circondato da un portico a colonnati 
e il piu grande di quelli clie siansi finora scoperti. Alcune 
delle dipiuture ond'' e adorno questo portico sono della piu 



3t6 V a n I e t a'. 

alta importanza. Fra gli altri soggetti mitologici vl si di- 
stingue Perseo clie col soccorso di Minerva uccide Medusa *, 
Mercurio che sta addormentando Argo onde rapirgli la bella 
lo, soggetto rarissimo ne' inonumenti dell' arte ^ Giasone, 
il Drago e le tre Esperidi. Ma cio die in quest' ediiicio si 
e trovato di piu notabile consiste in alcuni bassorilievi 
d' argento infissi a tavolette elittiche di bronzo , e rap- 
presentanti ApoUine e Diana. Una quantita d' altri oggetti, 
di mobili ed arredl d' uno sqnisito gusto aggiunge pure 
non poco alF interesse, che naturalmente ci si risveglia 
ben anche dalla sola scoperta di si bella e ricca abitazione. 

<( Ma in fatto di pitture andche ( cosi il signor Raoul- 
Eochette) sembra che nulla si accosti al merito di quelle 
che adornano la casa , non ha guari scoperta a Pompeja. 
La certezza che pei precedent! scavi si ebbe , essere la 
parte, eve si sta ora lavorando , il piu bel quartiere di 
quell' antica citta, trovasi confermata , oltre T aspettazione, 
dair ampiezza della casa di cui trattasi , dall' abbondanza 
e dnlla perfezione delle pitture end' e ornata. Eccone la 
succinta descrizione: snl dinanzi vi s' iacontra tosto 1' atrio 
toscano, membro ordinario e per cosi dire obbUgato delle 
abitazioni di Pompeja. Esse e circondato da camerette 
elegantemente ornate , donde si passa in un picciolo giar- 
dino, air intorno del quale sono in ugual tnodo disposti 
alcuni appartamenti ad uso degli ospiti della casa. Alia 
sinistra dell' atrio trovasi un passaggio che conduce a spa- 
ziosi portlci sostenuti da colonne dipinte in rosso, e sino 
alia profusione abbelliti di tutto cio che 1' antica pittura 
ci ha conservato di piu squisito e di piii grazioso. 

" Tra le dipinture vi si distinguono le composizioni se- 
gnenti : Medea in atto di meditare V uccisione de' suoi 
figliuoli che stanno innocentemente giocando ai dadi, men- 
tre non uiolto lungi il loro pedagogo gia troppo consape- 
vole del pericolo che loro sovrasta, sembra gemere sulla 
sorte che gli attendee i figli e le figlie di Niobe assallti 
dai vendicatori dardi di ApoIIine e di Diana, composizione 
plena di afFetto e di varieta ; Meleagro che parte per la 
caccia del cignale di Calidonia •, Perseo in atto di liberare 
Andromeda; una Baccante ; alcuneMuse; e fra questi tra- 
gic! o gravi soggetti grottesche rappresentazioni , tra le 
quali un pigmeo che fa danzare una scimmia, e varie 
pitture di frutta e di aniinali con somnio gusto eseguite. 



V A R I E T a'. 3/7 

Questl porticl servivano unic^mente pel passeggl; raccliiu- 
dono uii giarclinetto , nel ciii centro e iin baciiio , ove nn- 
trivansi varie specie di pcscl : nel fondo trovasi uii vasto 
triclinio. 

It II ginereo, o parte dell' al)itazione alle donne rlservata, 
consiste in un peristilo, parliuente cinto di portici e da 
piccioli appartamenti circondato , il tiitto con gran lusso 
di hellissime pittuie. Castore e Polluce, iddii dell' ospitalita, 
vi si veggono dipinti sii ciascun lato della porta d' ingresso. 
Eccone gli altri piii considerevoli soggetti : Eco e Narciso ; 
Endiniione; Achille bamljino che da Tetide sua madre vien 
tufFato nello Stige ; Marte e Venere ; Satiirno ; Orfeo ; Ce- 
rere ; Marte pacifico ; Giove ospite ; ed un gruppo di ua 
satire e d' un ermafrodito, pittura classica. 

>/ L' esedra, o membro il piii importante dell' abltazione , 
e decorato di mirajjili dipinture che rappresentano varie 
Baccanti d' iinpareggiabile bellezza i Acliille in atto di sca- 
gliare 1' asta contro d' Aganicnnone , e Minerva clie lo trat- 
tiene , soggetto pel quale sembra clie gli antichi abitanti 
di Pompeja nutrissero una particolare affezione , poiclie 
vedesi ancora , seljbene con mediocre esecuzione , tra le 
pitture del tempio di Venere, sul foro , ecc; Achille alia 
corte di Licomede travestito da donna e da Ulisse rico- 
nosciuto ; Ulisse mendicante in atto di ricevere i soccorsi 
dal fedele Eiimeo. Lo stile di cjneste ultiine composizioni 
sembra vincere quello di tutte le altre opere clie in faito 
dl pittura cl furono dagli antichi trasmesse. Si passa final- 
mente ad un terzo giardino , pur circondato di colonne 
dipinte in rosso e adorne delle seguentl pitture: Fedra 
che scopre ad Ippolito 1' incestuoso amor suo; diverse 
scene tragiche e comiche ; la favola di Etra ed Egeo ; 
Apolline e Dafne cangiata in alloro. In fnccia al giardino 
sta una uicchietta , ossia un piccolo sacrario , donde si 
passa nel terzo peristilo che , siccome pare , ha servito 
d' abltazione a qualche liberto della famiglia. Tra gli og- 
getti trovati in questa casa annoveransl una cassetta , ricca 
per eleganti ornamenti di bronzo , ed inca^rata In un an- 
golo del ginecco , nella quale erano quarantadue uionete 
iniperiali d' oro e sci d' argento. 

'> Non si puo parlare di si importanti scoj^erte senz'ag- 
giugncrc ch'esse debbonsi specialmente all' infotigabile zelo 
del giovane luarchese di Ruffe, direttore delle arti al 



378 V A R I E T a'. 

tninistero tlella casa del Re , il quale trova la plu utile coo- 
perazione nel rispettabile slg. Arditi , direttore de' Regj 
musei ed aiitiquario di lunga esperienza, e nelf ingegao e 
neir attivita del sig. C. Bonucci, direttore degli scavi. " 

Ma chiudere non dobbiamo questo articolo, innanzi di far 
pure un ceiino della magnitica edizione dell' opera iatito- 
lata Les Haines de Pompei , etc. par Fr. Mazois , rammen- 
tando le lodi die le furono da noi meritamente tributate 
nel vol. 46, pag. 899 di questo giornale , e ad un tempo 
aanunziando ch'essa va felicenieute progredeado. L' ultima 
distribuzioae gia pervenuta a quest' I. R. Biblioteca di 
Brera e la 26.* 

Anche la bella edizione del Real Miiseo horhoruco clie va 
pubblicandosi a Napoli sotto gli auspicj del re Ferdinan- 
do I , e della quale parlato abbiamo a lungo nel volume 
5i di questo giornale, progredisce regolaruiente. Merce di 
essa avremo una compiuta collezione di tutti i tesori di 
quella veramente classica terra. A questa I. R. Biblioteca 
ne e gia pervenuto il fascicolo 17.° 



Al Dlrettori della Biblioteca italiana (*). 

«< II ch. signor Zardetti nel render conto di uno dei 

»' fascicoli del Museo reale borbonico, mi fa 1' onore di 

» fermarsi alquanto a discutere la mia opinione circa la 

" spiegazione di due celebri statue rinvenute non ha guari 

" in Pompel, e che io ho conghietturato rappresentare 

" Livia e Druso minore figliuoli di Tiberio. Crede il sig. 

>i Zardetti che 1' effigie di Druso sulle medaglie, e la di 

» lui statua pubblicata dal sig. Wongez non hanno somi- 

" glianza colla statua del nostro real museo. Ma su questo 

» particolare io lo prego a sospendere alquanto il suo 

" giudizio sino a che non possa pubblicarsi la mia dis- 

i> sertazione, che e tuttavia inedita, alia quale verranno 

(*) Queste parole del ch. sig. Avellino risguardano V articolo 
che intDrno all' opera intitolata Reale Museo Borbonico fu da 
noi inserito nt-1 volume Si." di questo Giornale. Essendo esse 
dcttate coa quella urbanita che tutta e propria delle anime 
gentili , e ad altro scopo noa tendendo se non a vie meglio chia- 
rire la verita, ci facciamo un pregio di qui riporcarle. 

{Gil Editori.) 



V A R 1 E T a'. 379 

» agginnti i profili esatti della statua pompcjana parago- 

" nati con quelli delle niednglie di Druso di niaggior con- 

" servazione. Soggiugne poi lo stesso sig. Zardetti che 

" le forme della statua pompejana sleno troppo ^irili per 

If poter corrispondere a quelle di un giovane che ancora non 

» avci'a compiuto i quattro lustri , e clie tale era Druso 

» quando fu costretto da Caligola ad uccidersi , non avendo 

» cioe che diecinove anni: qui il sig. Zardetti confoade due 

" persouaggi diversi , cioe Druso liglio di Tiberio , coa 

" Tiljerio flglio di Druso. Quest' ultuuo e non il primo 

» e il giovane di anni diecinove die fu ucciso da Caligola, 

" secondo le testimonianze di Svetonio , di Filone , di 

» Giuseppe, di Dione, che esser deggiono ben note al 

" sig. Zardetti. Ora io non ho mai attribuito a questo 

" Tiberio, nia a Druso di lui padre, la statua pompejana, 

" e quindi cade intieramente la critica del sig. Zardetti, 

>t Parmi anclie ch' egli non abbia ragione di desuaiere 

" alcun argomento contrario alia inia opinione dalla lieve 

" barlia onde la nostra statua ha ornata il niento. Egli 

" deve raminentarsi die gll antichi in quella eta radevano 

" per la prima volta la barba verso i venti anni , e qual- 

" die volta ancora lasciavano crescerla per particolari 

" occasioni. Ma di queste e di altre congliietture sara piu 

» opportuno il giudizio quando la dissertazione verra ren- 

" duta di puljblica i-agione. Ne so chiudere qnesta anno- 

" tazione senza render grazie al sig. Zardetti dell' atten- 

>> zione , con cui si e compiaciuto occuparsi ad esamiuar 

" le niie deboli congliietture, ed anche della bonta , coa 

" cui mi ha piu volte nominato, dandomi lodi , che io 

II conosco bene di non meritare in conto alcuno. » 
ISapoli, il 3i agosto 1829. 

Francesco M. AvelUno. 



I N D U S T R I A. 
Macchine a vapore. — La Gran Bretagna vanta ora circa 
i5,ooo macchine a vapore tutte in attivita , ed alcune di 
una forza prodigiosa. Nella conlea di Coruouaille ne sussiste 
una della forza di circa 600 cavalli. Supponiamo che cia- 
scuna d' esse , Tuna coIT altra ragguagiiando, abbia la forza 
di circa 3 5 cavalli, supposizione certamente non esagerata, 
ne risultera die la loro forza totale debb' essere di circa 
375,000 cavalli. Secondo il calcolo del sig. "Watt, la forza 



38o V A R I E T A.'. 

di un cavallo equlvale a quella di cinque nomliii e mezzo. 
Dunqne le niacchine a vapore della Gi-aa Bretagaa rappre- 
senterebbero una forza uguale a quella di due uiilioni di 
uomini. Ciascun cavallo pel suo uianteuimento ha bisogno 
della prodnzione di due acri di terra. Se dunqiie la to- 
talita deir opera o del lavoro die ora si eseguisce col mezzo 
del vapore, venisse eseguita con quello de' cavalli, la Gran 
Bretagna avrebbe ySojOoo acri di meno disponibili , ossia 
760,000 acri sottratti ad altri importaritissimi generi d' a- 
gricoltura. ( i?. B.) 



Chiinica opplicata alle belle arti. — Nella radunanza del- 
r Accademia delle sclenze di Parigi, tenutasi il 6 dello 
scorso luglio , venne dal sig. Chevallier annunziato un me- 
todo per pulire gli antichi monumenti assai piu ccononiico 
della raschiatura , e scevero dai si noti inconvenientl di 
questa. Tale metodo consiste nello strofinare la superficie 
che vuol pulirsi con una spazzola imbevuta d'acqua pre- 
parata con acido idroclorico nella dose di dodici once per 
ogni secclila d'acqua i^) 



Suicidj nella Prussia comparadvamente ad altri paesi. — 
II sig. Heyfelder ha pubblicato a Berlino alcnne ricerche 
assai curiose iatorno al suicidlo. Da esse risulta che e 
d' uopo contare ogni anno sovra ioc,ooo individui , 14 
suicidj nella provincia di Brandeburgo; 10 nella Sassonia ; 
9 nella Slesia; 7 nella Prussia orientale •, 7 nella Pome- 
ranian 6 nella Prussia occidentale ; 5 a Posen; 4 a Cleves 
ed a Berg •, 3 nella Vestfalia ; 2 nel Basso-Reno. 

A Berlino dal 1788 al 1797 non avvennero che 6a sui- 
cidj; 12,3 dal 1797 al 1808; e dal 181 3 al 1822 giunsero 
sino al n.° di 646. 

Nel dipartimento della Senna se ne annoverarono dal 
1 816 al 1826 i numeri seguenti : 35 1 , 33o, 376, 325, 
348, 317, 390, 371, 396 e 5ii. 

A Pietroburgo , dove sovra una popolazione di 285, coo 
anime non ne erano stati annoverati che 94 dal 1808 al 
1811, se ne contarono annualmente, dal 1821 al 1826,! 
numeri seguenti: 986, 1069, 1066, 966, 1176. 

Ad Amburgo dal i8i5 al 1822 i numeri de' suicidj fu- 
rono : 2, 18, 17, 12, 10, 20, 69-, nel 182736 ne an- 
noverarono Oo. 



V A R I E T a'. 38 1 

A Francoforte sul Meno , la cul popolazione e dl 56,ooo 
ahltanti i siiicidj giunsero al nnmero di loo nel iSaS. 

Dalle ricerclie del sig. Heyfelder dunque consegne che 
il nuniero de' suicidj va continnamente crescendo [Lorresp. 
maihern. et pliys. Bruxelles , 1828, etc.). 

Quali altre cagioai potrebbero mai trovarsi di questo 
deplorabile progresso se non un auniento della miseria , 
rovesci di fortuna, un dlfetto ognor crescente de' mezzi 
di sussistenza , 1111 raddoppiato furore pel giuoco, per le 
lotterie e sopra tutto la niancanza di religione e di buona 
morale? Sovra i 5ii suicidj dell' anno 1826 nel diparti- 
niento della Senna abbiamo la seguente proporzione dal 
Rapporto generale sui lavorl del Consiglio di salubrita di Pa- 
rigi, 1827. 

Motivi de' suicidj. 

Passioni amorose, querele e disgusti domestlcl ... 100 

Malattie , disgusti della vita, debolezza ed aberra- 
zione di niente 148 

]Mala condotta, giuoco, lotteria, tiraori di rinipro- 
veri o di punizioni 6p 

Miseria, indigenza , perdita d' inipieghi , disordini 
di affari 100 

Motivi sconosciuti 94 — Sul totale dei 5ii, 184 iudivi- 
dui hanno attentate ai lore siiorni senza successo. 



STATISTICA. 

Stato odierno dcil'Iinpero Busso. 

Superficie in miglia quadrate 5,912,000 

Popolazione 60,000,000 

Rendite in franchi 400,000,000 

Debiti in franchi i,3oo,ooo,ooo 

Arniata 1,0.39,000 

Bastimenti da guerra d' ogni grandezza i3o 

(Dal quadro intitolato i7//ipero Russo, ecc. 
di Adriano Balbi. Parigi, 1829.) 

Modmento della popolazione dell' Impero Russo nel 1828. — 
Nascite , 1,844,779. — Morti 1,178,051. — Matrimonj 
388,377. — Intorno ai morti si hanno i risultamenti che 
seguono : dai 95 ai 100 anni 1,044. — ^^^ 100 ai 
loS, 604. — Dai io5 ai 110, 141. — Dai 110 ai 



38a V A R I E T A . 

Ii5, 104. — Dai ii5 ai 120, 146. — Dal 120 ai 
laS , 3 I. — ' Dai i25 ai i3o , 16. — • Dai i3oai i35, 4. — 
Dai 1 35 ai 140, I. (/. G. ) 



Longevitd nelf iinpero Russo. — Lo scorso anno morirono 
nella Russia 604 individai dell' eta di 100 a io5 anni ; 
141, di io5 a iioi 104, di no a iiS; 46, di ii5 a 
I20i 3i, di 120 a 125', 16, di i25 a i3oi 4, di i3o 
a 1 35; uno di 137 ed uno di 160 {Galign. Messeng). 



GEOGRAFIA. 
Bisultamento dei viaggi at polo artico. — I viaggi di 
Franklin, di Ross, di Parry e di Beecliey si sono prestato 
un vicendevole snssidio , e 1' luiione de' lor lavori ha per 
noi cangiato 1' aspett.o d' una parte dei niari e delle region! 
coitiprese fra il circolo artico. Questi coraggiosi e dotti 
navigator! contribuirono in dieci anni al progresso della 
geografia deirAmerica settentrionale plu essi soli die tutti 
i loro predecessori nel corso dei tre ultimi secoli. La grande 
quisiione del passaggio nord-ovest e ora ai suoi veri limiti 
ridotta. Si puo dunque ora navigare dall' atlantico al grande 
oceano e vicendevolmente , girando intorno alle spiagge 
polari deirAmerica? Ecco il punto in cni a' di nostri tro- 
vasi il problenia, intorno al quale sonosi occupate hen 
dieci generazioni. Esso se non e ora compiutamente sciolto, 
trovasi per lo meno sulla via d' un' intera risoluzione e di 
una risoluzione favorevole. Le scoperte del capitano Franklin 
sembrano non piu lasciar luogo a dubbio alcuno. I due 
estremi punti del passaggio gia erano conosciuti ; Tingresso 
e r uscita non piu avevano bisogno di ricerche. II capitano 
Franklin ha gettato gran lunii sullo spazio intermedio; ha 
notabilmente circoscritta 1' estensione delle coste non mai 
per lo innanzi esplorate ; ha dimostrato clie il mar polare 
era libero dai ghiacci per un tempo bastevole, perche un 
bastimento dal mare pacifico passar potesse nelle baje del- 
r atlantico. La via a seguirsi puo essere oggimai tracciata 
dai fatti sinora raccolti. I ghiacci che staccandosi dal nord 
ingombrano la penisola Mehilla e le vicine terre, lasciano 
probabihnente libero il mare nelle brevi estati di queste 
contrade. II canale di iiavigazione dee pertanto ritrovarsi 
nello spazio intermeJio e presentare un' ageyole via onde 
per lo stretto di Behring giugnere all' adito del Principe 



V A R I E T a'. 383 

Reggente o ad alcnno de' passaggi sia nella haja di Baffin , 
sia ia quella di Hudson. Questa via non puo certamente 
essere destinata come scala di comniercio. Speciali e troppe 
circostanze vi si opporrebbero per una regolare comuni- 
cazione : lua non dee tuttavia trascnrarsi di rintracciarla. 
II coadurre a compimento quest' impresa apparterra al co- 
raggio, alio zelo, alia pcrseveranza di quegli uomini dotti 
e benemeriti che non conoscono ne limiti , ne pericoli , e 
die guidare non si lasciano da Interessi o calcoli personali. 
Frattanto ci si annunzia un nuovo tentativo per esplorare 
le estreniita settentrionali dell' America. L'emulo, anzi il 
precursore dell' intrepido Parry ^ il capitano Ftoss , autore 
di un Trattato sutla navigazione col vcipore, si accinge nuo- 
vamente e da se solo, e coi soli suoi mezzi ad una si ardua 
spedizione, a cio stimolato non da pecuniaria ricompensa, 
ne da veruna amblzione , ma dal solo desiderio di promo- 
vere la scienza. Egli inibarcasi a proprie spese. La Societa 
reale e piu altri corpi scientllici posto hanno liberamente 
a disposizione di lui i piii perfetti istruraenti. Gia da sette 
od otto anni quest' alnle niarino va facendo esperimenti 
sitU'applicazione del vapore a vascelli d'ogni specie, e col 
mezzo di questo possente motore egli spera di condurre 
ad un felice esito il suo intraprendlmento. La VUtoria, va- 
scello di 200 tonnellate , vien mossa da una maccbina a va- 
pore ad alta pressione. Con slfl'atta manlera di navigazione, 
oltre gli altri vantaggi , qnando si ponga mente alle circo- 
stanze di questi mari ed alia natura delle coste die deb- 
bonsi esplorare, si lia quello notabilissimo di potere pel 
vapore far uso di qualsivoglia sorte di combustibili, della 
legna delle coste settentrionali dell'America, od in loro 
manranza, degli olj di vitelli niarini , di orsi , di Ijalene i 
i quali olj ottenere si possono quasi ovunqne trovinsi giiiacci 
od acque. Lo scopo del capitano Ross, per quanto dicesi, 
e quello di giugnere inuuediatamente alio stretto di Lan- 
castro 5 ed esaminare T interno della baja del Principe Reg- 
gente, ove , come lu gia avvertito ne' precedenti viaggi, pre- 
sentavansi maggiori indizj d' approssimazione al contiuente 
settentrionale. Ci sono dunque grandi inotivi per credere 
clie col mezzo del vapore e de' battelli si avranno su questo 
pnnto iniportanti scopertc. Una volta die per qnesto canale 
raggiunta siasi la costa d'Amenca potr.i condursi a conipi- 
meato T esame di essa , e si potra coa diligenza osservare 



3o4 V A R I E T A . 

la porzione del contlneate che sfuggi gli sforzi e le rl- 
cerclie de' capitani Franklia e Beechey. II San Giovanni, 
vascello di Sao tonnellate , carico di carboue da terra, di 
provvisioni , ecc. , accompagnera la Vittoria. Gli ecjuipaggi 
de' due vascelli compongonsi di sessant' uomini : veati nel- 
I'uiio, qnaranta neH'altro. Essi provvigionati sono per tre 
anui , e quanto prima porraniiosi alia vela. 

{A. V. e R. E.) 



ORNITOLOGIA. 

II haya o frisone indiano. — « Q'nesto piccolo augello as- 
sai curioso ( dice ua viagglatore ) chiauiato baya in indo- 
stano , berbera ia sanscritto, babue in bengalo, cibu in 
persiano e temeouit in arabo , per la maniera con cui so- 
spende il suo nido, e un po' piii grosso d'una passera ; 
ha le penne, la testa e i piedi di un giallo oscuro, che 
fassi meao carico sul petto j il becco di forma conica e 
fortissimo , siccome sembra , proporzionalmente alia dimen- 
sione delle altre sue membra. II baya comunissimo nelF In- 
dia :, va per la sita intelligeuza quasi del pari con un cane 
domestico; e fedele, e docile, e vago della societa degli 
uomini, e quando e fatto domestlco, ama di stare sulla 
mano del suo padrone. 

>> Esso nello stato di natura costruisce il suo nido su 
gli alberi i plu elevati , ed a preferenza sulle palme e sui 
lichi d' India , specialmente quando questi alberi sorgono 
presso di un pozzo o d' un ruscello. Tal nido e fatto di 
un tessuto di gambi d' erbe, cui 1' augello da la forma di 
una grande bottiglia e lo sospende ai rami in modo che il 
vento lo agita e lo culla: il suo adito e posto al di sotto, 
onde gli augelli di rapina non vi possano penetrare ; 1' in- 
terno e generalmente diviso in due o tre camere. Gl' In- 
diani, con imaginazione veramente graziosa , credono che i 
vermi fosforici in esse camere giacenti servano ad illu- 
minare Tappartamento; ma gli osservatori di mente meno 
poetica pensano die il baya non ve li deponga che per 
nutrirsene. Quanto a me, lo confesso, mi sarebbe piu 
caro r ammettere la prima di queste due supposizioni. E 
di fatto sarebbe uno spettacolo assai vago il vedere que- 
st' industrioso augello imitare gli abitanti delle sponde del- 
rOrenoque, che per illuminare F interno delle capanne 
raccolgono nelle lunghe loro zucche i veruii fosforici dei 
quali coperte soao quelle campagne. 



V A R I E T a'. 385 

» Da moltl esenipi ci vien tllmostrato sin a qual punto 
ingegnoso sia V istiiito di alcuni augelli , e quanto sia esso 
jiieglievole , e adattisi agevoliiiente alle circostanze. Cosi 
nell' occidente della Scozia, da die introdotte vi iuroao le 
fabbriche di cotone, si scopri clie gli angelli surrogate 
aveaao gli strati di cotone alia piuma , di cui prima tap- 
pezzar soleano i loro nidi. Questo nella domestica loro 
economia fn un vero miglioramehto , pel quale cogliere 
seppero V opportunita delle circostanze : nondimeno mi e 
forza il concedere die un tal fatto non e bastevole perche 
ammettere si possa 1 Ipotesi degl' Indiani. Una cosa- die 
non ammette dubljio si e die il baya impara senza dif- 
ficolta veruna a riportare de' pezzetti di carta od altri pic- 
coli oggetti die dal suo padrone gli vengono indicati. Mi e 
altresi piii volte avvenuto di vederlo ad un dato segnale slaa- 
ciarsi in un pozzo per trarne un anello die stato vi era 
gettato. Un Ijraniino mi assicuro die quest' augello puo 
incaricarsi di portare una lettera ad una casa, quando questa 
gli sia due o tre volte indicata. E inutile I'avvertire die io 
prendere non voglio tal avvenimento sotto la niia gnarentigia. 
Eccone tuttavia un tal altro, di cui sono stato io stesso testi- 
monio, e di cui posso qnlndi guareniire la plena esattezza: le 
giovinette indiane a Benares ed in altre citt.a della peni- 
sola sogliono portare tra i sopraccigli alcune fogliuzze d' oro 
appellate ticas. Quand'elleno vanno perlestrade, avviene 
spesso die qnaidie giovane fa loro togliere sitFatti orna- 
menti da un baya a cjuest'uopo addestrato. L'uccello ri- 
torna al suo padrone e strepitando colle ali quasi in aria di 
trionfo gli presenta col suo becco cotali ticas rapite non 
rare volte alia fronte di una bella , tenero oggetto del gio- 
vane Indiano, e di cui egli brama attrarsi Io sguardo. 

» II baya nutresi ordinarianiente d'insetti-, ma doniesticato 
die siasi, vive ancora di legumi nell'acqua amraoUiti. La sua 
carne e squisitissima e di facile digestione: essa dai niedici 
Indiani vien commendata come un dissolvente della pietra. La 
femniina fa uova bellissime ed a grosse perle somiglianti. 
Qucste, colte die siano, divengono trasparenti, ed hanno ua 
delizioso sapore. Quando i baya trovansi in un certo nuniero 
sur un albero riuniti , mandano suoni , simili piuttosto ad 
un ronzio die ad un canto. Tale difetto e ricompensato dalla 
loro intelligenza esagacita, nel die sono di gran lunga sn- 
periori nd ogni altro abitatore dell' aria. " (^R. B.) 

nibl. Ital. T. LV. 25 



386 V A R I E T A*. 

Esposizione degli oggetti dl belle ard nelV I. R. Pa- 
lazzo di Brera. 

Discnro non sara certamente ai nostri leggitori, se ri- 
serbandoci, giusta il costume altre volte segnito, a far co- 
noscere nel successive fascicolo il materiale di che si com- 
pongono gli Atti dell' I. R. Accademia delle belle arti, non 
ancora pubblicati , faccianio ora precedere ua sunto ac- 
compagaato da qualche nostra osservazioni suUe opere 
che furono in quest' anno esposte alia curiosita ed animi- 
razione del publjlico nelle sale a cio destinate. Prima pero 
di accingerci a quanto ci siamo proposti , mal sapremmo 
contenere uno sfogo di compiacenza coll' annunziare che 
gli artisti fra noi di niaggior grido , i quali nello scorso 
anno lasclarono vuoti i nostri desiderj , gli adempirono in 
questo nel modo il piit soddisfacente. 02;nnno che si ag- 
girasse nelle sale arriccliite de' loro lavori , o ne uscisse 
dopo di esservisi intrattenuto a di lungo , manifestava le 
piacevoli sensazioni che lo avevano invaso. Cio e quanto 
abbiamo osservato in altrui ; dal canto nostro non esitiamo 
ad afFermare che 1' esposizione di cui intendiamo fare una 
rivista , riusci piu che mai splendida , decorosa e tale in 
somma da pareggiare ( se non nel numero degli oggetti , 
certamente pel pregio della massima parte di essi ) quelle 
che soghonsi tenere nelle piii cospicue metropoli d'Europa. 
Diciamo di Europa , perche a tutte quelle d' Italia sovrasto 
la nostra anche pel numero delle produzioni. 

Ne vogliamo credere con questa nostra asserzlone di aver 
trasceso i limiti di quella modestia , di cui talvolta un so- 
verchio spirito di patria preoccupazione snol farci dimen- 
tichi, giacche le nostre parole sono confortate dal consenso 
di non pochi artisti ed intelligenti di arte, i quali visita- 
rono gl' identici apparati si d' oltremonte che d' oltremare. 
Che se questa sentenza destasse in taluno il malincuore , 
noi non sapremmo clie indirizzargli T invito di accertarsene 
coll' esame di fatto , nella sicurezza d' alti-a parte che egli, 
qualora ne approfitti, dovra convenire per lo meno sugli 
incalcolabili vantaggi difFusi da questa nostra istituzione, 
non che sullo speciale patrocinio che ad essa accorda 1' au- 
gnstissimo nostro Sovrano. 

Iiiiprendendo ora il proposto divisamento dalla pittiira 
storica, giovera il ripetere uon essere inteuzioae nostra il 



V A R I E T a'. 387 

fissare una gradazione di merito tra i divers! artisti col- 
r anteporre piuttosto il nome di nno a quello di un altro, 
e nieno poi lo sceadere a disgustosi paragon!. Ogniino sa 
die ove trattasi di giudicare di colori , a iiialgrado di una 
trita sentenza , anco i ciechi inalberano le loro pretese. 

Alieni quiadi da qiialunque partito e da qualsivoglia spi- 
rito di preveiizione, scortati da quella poca esperieuza che 
nelle arti ci siamo procacciata, e lasciando ch'altri a loro 
posta nel portare 1' eguale esame s' ingolfiao nelle metafi- 
siclie e nolle piu astruse dottrine , steuderemo 1' opinioae 
nostra con quella Iilierta die non va disglunta da una ve- 
race stima , e con quel candore che e figlio di quella iin- 
pressione die i dilFerenti oggetti osservati hanno prodotto 
neir anirao nostro. 

Fatta questa protesta, arrestiamoci sui dipiatl di France- 
sco Hayez , membro delle II. RR. Accademie di Milano e 
di Yenezia •. questo nome e gia segnato nei fasti della 
moderna pittura, i nostri stessi fogli risuonaroao negli 
scorsi anni dei di Ini encomj; percio ci astenianio dal ria- 
novarne le cspressioni, die ogni lode ulteriore nulla aggiugne- 
rebbe nlla di lui rinomanza. Cinque storiche composizioni , 
tina niezza ti2;ura della B. V. Immacolata, un Ecce Homo, 
parimente mezza figura, e sette ritratti sono tutte opere 
di sua mano. II quadro di maggior dimensione ci presenta 
Pietro r eremita die s' avvia coi Crociati al conquisto di 
Terra Santa ; montato su una Candida mula , colla mano 
destra atteggiata ad indicare il cammino calcato da un nu- 
meroso stuolo che gia lo precede , e colla sinistra alzando il 
sinibolo di Redenzione , eccita quelli che gli stanno d' at- 
torno a troncare gP indugi. Se non andiamo errati, tale 
fu Tintenzione delT artelice , e quand' egli non Tavesse 
manifestata, i dilFerenti gruppi da lui immaginati collime- 
rebljcro a luminosamente chiarirla. La scena del fondo si 
compone in un lato da un antico castello da cui veggonsi 
uscire altri seguaci segnati dalla croce , dei quali alcuni si 
staccano dai loro congiunti, altri s' incamminano frettolosi 
a raggiungere V apostolo condottiero ; nell' altro lato da un 
paese alpestre intersecato da vie tortuose, il quale rimem- 
bra i miserandi casi a cui fu tratta una innumerabile inol- 
titudine di cristiani d' ogni eta e d' ogni sesso e condizio- 
ne, concitati dal fanatismo, e spinti senza sicura guida 
e direzioae ad una impresa di tanto moiuento. Noi nou 



388 V A R I E T a'. 

entreremo a discutere se 11 soggetto preso a rappresentare 
offrisse o no delle parti dranimatiche , bastandoci il poter 
dire a lode dell' artista ch' egli le seppe trascegliere e de- 
stare per esse il massimo interessaniento. Si valse di pochi 
mezzi , ma questi disvelano vie maggiormente I'acutezza del 
suo ingegno : la scena da lui trattata si compoae ia fatti 
di noa inolti gruppi, ina questi sono si ben disposti , si 
espressivi die ti porgono uaa piii vasta idea del di lui 
concetto, perche lasciano un campo alia immaginazione 
deir osservatore di spaziare piu lungi e di agginngere alle 
tracce clie vi si riscontrano quel di piii che T autore oni- 
mise con tanto accorgiinento. Si noti poi a sua discolpa 
intorno alia soverchia sobrieta di cui fn da taluno acca- 
gionato in questa composizione , clie il commettente del 
quadro piii volte avevagli manlfestato il desiderio di non 
gradire un afFollamento di persone , e si avra una circo- 
stanza di piii da valutarsi , qualora si voglia indagare le 
difficolta da lui superate. Tu trovi in questa tela la cliia- 
rezza del soggetto, un giudizioso e gradevole componimento^ 
una espressione energica e portata alia realta. II frate con- 
dottiero ti si raostra anche in cammino quale ce lo de- 
scrive la storia in Cliiaramonte , quasi energumeno ed in- 
vaso del piii caldo entusiasmo ; lo vedi rivolto a rampo- 
gnare uno sposo che sembra non sapere staccarsi dalT og- 
getto della sua tenerezza , che sta forse per abbamlonare 
per sempre : altri coi gesti imperiosi e col viso rivolto 
alle turbe lontaae le invitano a seguirli e ad aiFrettarsi 
alia partenza : alcune donne prese da venerazioue per 
1' apostolo si chinano in bell' atteggiamento per baciargli 
un plede : chi apre il sajo per indicare al corapagno la 
croce snl petto , chi va lieto di portarne il vessillo. Uno 
prostrato a terra adora uno sterpo a cui il caso diede for- 
ma di croce , peregrino concetto che ti esprime al vivo il 
grado di superstizione ond' erano quelle menti affascinate. 
Le armi d' ogni sorta , le persone d' ogni condizione e 
d' ogni sesso fra loro frainmlste ti fanno toccar con mano 
lo scopo che le aveva ivi riunite e la ragione del loro 
movimento. L'avveduto artefice v' introdusse diversi ritratti, 
e di cio noi gli tributiamo la dovuta lode , perche ajatano 
a produrre verita , ofFrendoci quella varieta di fisonomie 
ch' era richiesta nell' argoniento. Non parleremo del mode 
con cui questo quadro e tinteggiato , perche il peanello dl 



V A R I E T A.', 389 

Hayez sostiene , com' e ben nolo, quel decoro di clie va 
tanto gioriosa la patria sua. A questo pregio vanno con- 
(fiiinti un corretto disegno appreso dalle greclie forme e 
dallo studio suUe opere dell' Urbinate , una esatta osser- 
vanza del costunii dei tempi, ed in quanto alPefTetto, alia 
forza ed al distacco delle sue figure, accenneremo cio che 
ci venne fatto di osservare , cioe che veduta da un' altra 
sala la folia de' curiosi che quotidianamente urtavasi in- 
torno a questo quadro per contemplarlo, sembrava questa 
formar parte del quadro medesimo , e 1' emergente Pietro 
eremita ad essa pure indirizzare le sue parole. 

In un' altra tela non meno farragginosa per composizione 
della gia descritta , sulla quale saremo piii parchi di pa- 
role, perclie esegulta con eguale Ijravura, ci rappresent6 
Filippo Maria Visconti , duca di Milano , che seduto sul 
suo trono riceve il giuramento dei patti , onde restiluiva 
la lilierta e gli scettri ai due re di Navarra e di Aragona, 
fatti prigionieri dai Genovesi suoi sudditi. Quantunque le 
figure di questo quadro fossero di minor dimensione di 
quelle del prirao , cio nulla meno all'osservatore posto nella 
dovuta distanza apparivano di naturale grandezza. L' ap- 
parato della sala, i diversi personaggi asslstenti a tale atto 
solenne o quivi tratti dalla curioslta , i loro sfarzosi abbi- 
gliamenti , gli arredi distinguevansi a meraviglia , ed era 
un incanto per 1' artista il cousiderare il magico artifizio 
delle masse, delle ombre e della luce. Anche qui poi va- 
rieta di caratteri tutti presi dal vero, movenze gravi, gen- 
tili, severe, quali si convenivano alle singole figure intro- 
dotte sulla scena ti costringevano a trattenerti per lunga 
pezza e sempre con nuovo diletto. Distaccato da questo 
r osservatore , V attenzione sua veniva attratta da tre ab- 
bozzetti della stessa mano. II primo piii coudotto oftViva 
1" infelice Imelda dei Lambertazzi col suo amante de' Ge- 
remei, sorpresa dai feroci di lei fratelii armati di pugnale. 
Quivi ammiravasi una composizione alFcttuosa, bene aggrup- 
pata e di tutto sentimento; I'attitudine d' Imelda non avrebbe 
potuto essere in miglior modo immaginata, trasparendo da 
essa la sospensione d'animo di chi vuole e disvuole; I'ef- 
fetto generale , sempre degno delfautore . gli accessor] tutti 
trattati con verita e disinvoltura ne costituivano gli altri 
prcgi. Nel secondo disposto per 1' ordinazione di un quadro 
piu grande del primo ti era forza lodare 1' immagiuoso e 



390 V A n I E T a'. 

valente artista clie quasi scherzando, eJ abbandonando il 
pennello alia sua fantasia ti aveva gia presentato iiv.i piu 
bei grnppi e ia tutta i.'erita di espressione il niomento ia 
cui viene annunziato all' infellce Maria Stnarda la fatale 
sentenza di morte. II terzo in fine eseguito colla niedesinia 
franchezza di tocco e di colorito ti ricordava uno de' piu 
bei concetti dell' Iliade , cioe Ettore clie ritornando dai 
sudori di Marte alle patrie mura ritrova il fratello Paride 
ozioso nel Gineceo. 

Or ci rimane a fare alciin cenno sui ritratti e sulle due 
devote immagini clie compivano 1' apparato delle opere 
dell'Hayez, e possiamo cio adempiere in succinto modo col 
dire che anche questi oggetti corrispondevano aU'alta fama 
del lore autore •, ma il sovercliio laconismo forse non an- 
drebbe a grado de' leggitori nostri. Per non diUingarci 
dunque di piu del dovere intorno ad un solo artista, non 
poca essendo la bisogna, e per rimuovere da noi il pre- 
messo dubbio asserirenio che all'aspetto di questi ritratti, 
colore che ne conoscevano di persona gli originali ne pro- 
ferivano tosto il nome, ne sapevano saziarsi dall' esaltarne 
la perfetta rassoiniglianza ; 1' artista risovvenendosi il fare 
degli antichi pittori ritrattisti piu rinoraati ne faceva in 
sua mente raflfronto lasciando sfuggir dal labbro i nomi di 
Tiziano , di Morone, di Wandik, di Rubens, ed ammi- 
rando il variato e prezioso impasto delle carnagioni, I'in- 
telligenza delle parti ed il rilievo di ciascuna di esse ; tanto 
gli amanti di cose d' arte poi , quanto gl' idioti non sa- 
pevano staccar lo sguardo dagli abiti , dalle pellicce , dalle 
trine , dai merletti ond' eraao adorni i busti femniinili , 
fra i quali campeggiavano due matrone ed una gentil da ma 
di leggiadra e geniale iisonomia. Nella Vergine immacolata 
diede Hayez a divedere fin dove giunga la finitezza del 
suo pennello , ma forse a nostro avviso diede alquanto nel 
seccoi nella figura dell'Ecce Homo trovossi tra i varj pregi 
molta espressione. 

Passando a far parola dei dipinti dell' accademico Pela- 
gic Palagi che gareggia col primo nella Ijellezza delle pro- 
duzioni , e gli e congiunto coi vincoli dell' aniicizia , mo- 
veremo dall' opera di maggior grandezza e composizione. 
II soggetto ch' era stato dato all' artista non avrebbe potuto 
essere piu adatto per la fervida e feconda sua fantasia ; 
era il trionfo di un Italiano che rese immortale il suo 



V A R I E T a'. 391 

norne e quello della patria cul appartenne. II genovese 
Colombo , reduce da ignoti niari e da nuove terre da liu 
scoperte, vieiie ricevuto con tutti gli onorl in Barcellona 
da Ferdinando ed Isabella regnanti delle Spagne. La scena 
non potrebb' essere ne piii teatrale , ne piii iuiponente. 
Un magnifico trono, appositaaiente ereito in un edificio . 
clie indica tuttora per la sua morcsca costrnzione T ante- 
riore doniinio degli Araiji, e calcato dalla maesta dci so- 
vrani, alia di cui presenza ainmesso lo scopritore eroe, 
accenna con atto riverente il seguito dl alcuni Indianl seco 
lui condotti, e le ofTerte dei tesori e delle produzioni rac- 
colte in quelle ricche comrade: il fondo presenta una parte 
della citta ed il lontano faro. Noi perdonerenio ben di buoa 
grado all'artista di non aver seguito lo storico Irving per 
rispetto alia localita, in cui ci dice succeduto questo rice- 
vimento , come avrebbe talnno desiderato •, anzi gliene dia,- 
mo lode, giacche se ci avesse disposta la medesinia rap- 
presentazione in una gran sala cbiusa , ci avrebbe prlvati 
della vista di un Ijelllssimo fondo, e dell' idea di una sto- 
rica circostanza anteriore , quale si era la indicazione del 
porto in cui approdo Colomljo, circostanza die contribul- 
sce non poco a rendere piu cliiaro ed intelllgibile il sog- 
getto. Wa troncbiamo queste osservazioni : nell' esprimere 
un fatto la pittura e la storia banno leggi diverse. Occupia- 
moci piuttosto delle artisticlie bellezze. Alcuni gruppi dispo- 
sti in gradevoli piraiiildi si coUegano a forniare un sor- 
prendente insieme, ed a ricevere un magico effetto di luce, 
di oml)ra e di rillessi. La dignita e la compiacenza negli 
eminenii personaggi, il rispetto, la gravita e la commo- 
zione ad un tempo nel protagonista, la sorpresa in quegli 
Indian! trasportati sotto un nuovo cielo ed al cospetto di 
tanta magnilicenza sono alFetti tutti si al vivo esprcssi che 
nulla di piu ne sapresti desiderare. Nel volto d' Isabella 
cbe tanto aveva cooperate onde favorire la spedizione di 
Colombo, traspare il macjgior compiacimento vedendo tutto 
il reale corteggio testimonio ili si felice successo. Se il 
disegno in ciascuna figura si ofFre di tutta giustatezza e 
correzione , gl' ignudi poi appalesano in ispecial modo 
quanto in questa parte sia valente Tesecutore: tu vcdi la 
natiira nella sua castita , non viziata da incomodi vestiti , 
lussureggiare di belle forme. II dotto artista diede poi a 
quel volti quelle leggiere alterazioni di lineameato clic sono 



39a V A n I E T a'. 

proprle degli abitatori cli qne' climi, clie ne mostrano II 
carattere , ma die non dlsarmonizzano in vernna guisa colia 
venusta delle altre parti. Yi trovi anzi in quelle alterazioni 
delle geniali iisonomie ciie ti e forza esclaniare : Oii quaiito 
questo pittore e religioso del hello ! E forse egli e appunto 
per questa sua nobile qualita clie presto al volto d' Isa- 
bella quel sorriso , quell' avveiienza , quell' amabilita , quella 
leggiadrla clie noi approviamo , a malgrado clie a qualclie 
giudice , troppo severe , sembri disaggradire , perclie iu 
opposizione al di lei rnascliile carattere descrittoci dalla 
storia; opinando noi cbe se si fosse scrupolosamente attenuto 
alle volute sembianze di una donna intraprendente , eroina , 
avvezza ad afFrontare i pericoli della guerra , avrebbe de- 
tratto qualclie cosa al decoro ed all' effetto. Imperocclie 
gli era d' uopo alterarne i lineamenti a scapito della bel- 
lezza e dare ad essi una tinta piii robusta od alquanto 
abbronzata , il cbe avrebbe toko il bel contrasto clie ora 
ne risulta dal dilicato candore d' Isabella a fronte delle 
calde ed olivastre carnagioni degl' Indiani. Ma passiamo 
all' esame del colorito clie non nieno delle altre osservate 
doti reputianio meritevole di elogio. II tinteggiare caldo, 
dorato , trasparente e sparso su tutta la tela , ed i pid 
vivaci colori delle ditFerenti stolFe splendono del loro vero 
colore. Non siamo quindi jser cio discordi dall'avviso di 
taluno cbe paragono da questo lato I'attuale dipinto a 
quelli di Rubens, se non clie troviamo die il nostro pit- 
tore si stacca talora dal fiammingo per imitare ora Guido , 
ora il Dominidiino ed ora altri maestri; il die gli costi- 
tuisce una maniera tutta a se, cbe diiamerenio brillante 
e in pari tempo castigata. Degli accessor] poi ne lodammo 
altre volte la diligente esecuzione e la squisitezza , ne ab- 
biamo bisogno di altre parole. Aggiugneremo pero soltanto a 
questo proposito esservi scato taluno cbe ci precedette colla 
pubblicazione di uno scritto intoinio a questa medesima 
esposizione, il quale dimostro il desiderio cbe il Palagi 
non avesse introdotti sul davanti del quadro due piccoli 
paggi cbe scberzano con una scimmia , siccome oggetti di 
troppa venusta e troppo interesse , adducendo V esempio 
di Protogene die cancello da un suo quadro una pernice 
cli tanta verita , che secondo la storia sembrava pigolare 
onde 1' attenzione dell' osservatore fosse costretta a tutta 
ristringersi sul soggetto prlncipale. Su di che ben lungi 



V A R I E T \'. 393 

nol dal confortare talc dcsiderio, confessiamo cll aver tro- 
vato leggiatlro e giiuUzioso queU'episodio , 11 quale per 
essere bastanteincate sagrilicato, non disgrada punto razione 
principale e giova anzi colle sue linee a collegare nme- 
strevohuente la composizione. 

Viciai al descritto quadro erano collocati due prezlosi 
abbozzetti , clie veramente tali non potreljbero cliianiarsi 
perclie condotti con aniore , con sapore di tinte , con ben 
intesa prospcttiva tanto aerea clie lineare, i quali ti con- 
forniavano l' abilita del sullodato ai'tista nella composizione, 
nel disegno, nel colorito, e la di lui dottrina in cio clie 
concerne gli usi e gli alibigliamenti dei diversi popoli nelle 
eta in cui succedettero le azioni da lui prese a rairigurare. 
Ciii non avrebbe detto che ogni attitudine , ogni arnia , 
ogni Stella, ogni oggetto accessorio in fine non fosse stato 
veduto dal vero? Eppure non sono che i-eminiscenze; 
tanto si pno conseguire col lungo studio e colla indefessa 
attenzione snlla verita! II primo di questi alsbozzetti ra|)- 
presentava Matteo \ isconti die accusato dal partite Guclt'o 
alia presenza delT Imperatore Enrico III viene discolpato 
dal conte di Garbagnate ; e il secondo Gugliehno Tell clie 
adatta sul capo del proprio figlio il fatal porao da cui di- 
pendere dovea la sua sorte niiseranda o felice. Staccandosi 
da questi dipinti che lasciavano il desiderio di vederli rin- 
novati in maggior dimensione , attraeva gli sguardi una 
mezza figura di leggiadrissinio aspetto acconciata in forma 
di Sibilla, che tale la indicavano T ingliirlandato capo, i 
veli clie ne discendevano, una tavoletta e lo stilo fra le 
luani •, ma quantunque il Palagi avesse procurato di ag- 
giungere alia testa quel bello ideale di cuiesignore, tra- 
sparivano cio iiuUadiincno alcuni conosciuti lineamenti che 
ne tradivano il travestimento. 

Ne qui tutto consisteva il numero delle opere esposte 
dal summentovato egrcgio artista •, sotto un'altra luce por- 
tandosi 1' osservatore , veniva nel di lui aniuio coniinuata 
la piacevole seiisazione dalla mostra di cint[ue altri quatlri, 
quattro dei quali rappresentavano devote imuiagini, la mag- 
gior parte della B. Vergine , tutte egregiamente atteggiate, 
colorite , e variate di acconciature e di fondi. 

II cjuinto poi di maggior dimensione degli accennatl lo 
cbbligava , dircnmio , ad incrocicchiare le braccia sul petto 
ed a starsene lungo tempo immobile , senza pero sentirne 



394 V A R I E T a'. 

il disnglo. Era questo un rltratto, tutto quaiito intiero, in 
grandczza naturale , di una illustre patrizia , seduta con 
quella gravita clie seco adduce una lunga serie di trascorsi 
anui. Nissan' altra opera deile teste mentovate fa piu di 
questa cliiara testimonianza delF esattezza e Ijravura nel- 
resecntore, allorclie prende a ritrarre la natnra nello stato 
in cni si ritrova e si ofFre alio sguardo corauue. Le mi- 
nime rugosita della pelle , si puo dire , gli accidenti sal- 
sedinosi sia nel viso che nelle niani , atteggiate e disegnate 
d' altronde in bellissiuio scorto, non isfuggirono al di lui 
pennello ; e tant' era la verita di questa lignra e de' suoi 
accessor] che la vedevi respirare, e ne aspettavi un mo- 
viniento. 

Dopo questi elogi altri ne trihutiamo e ben dovuti ad 
tin giovane di altissime speranze , c'le dopo aver percorsi 
luminosamente gli studj Accademici locossi sotto la dire- 
zione del Palagi, ed ora dimostra co' proprj lavori quanto 
ne profittasse; intendiamo parlare di VitaleSala, milanese, 
il quale espose un quadro storico ben degno di star vicino 
a quelli del gia celeljrato maestro. Avemnio negli scorsi 
anni occasione di citare le di lui produzioni in questi.no- 
stri stessi fogli , e di consigliarlo a non abbandonarsi alia 
foga del suo operare ; in oggi ci e di vera compiacenza 
il poter tessere maggiori encomj vedendolo calcare il retto 
camniino. II tenia del suo quadro avrebbe sgomentato per no- 
tabili diflicolta qualunque provetto artista, ma egli seppe ben 
superarle. Trattavasi di rappresentare 1' arresto di Barnabo 
Visconti sigaore di Milano , eseguito sotto gli occbi e per 
traiua del di lui nipote Giovanni Galeazzo detto Conte di 
Virtii , mentre lo zio si era mosso all' incontro per rice- 
verlo : percio farragginosa composizione, passioni diverse 
e queste distintamente espresse , movimento d' armati , ac- 
cessor] corrispondenti alia magniiicenza de' personaggi ed 
alia qualiia dello scontro ^ a tutte queste condizioni , pre- 
scindendo di enumerare le altre cui va soggetto 1' artista 
nel dipingere la verita , non manco il giovane Sala di 
adempire con molta disinvoltura ed esattezza. Noi troncbe- 
remo i nostri elogi e le nostre congratulazioni per parlare 
di un altro che similmente negli anni scorsi diede di belle 
prove della sua disposizione nel disegno e nel colorito. E 
questi Giovanni DarifF di Yenezia che misuro le sue forze 
con molto coraggio , essendosi appigliato a trattare uno 



variety'. 395 

de' soggPttl 1 piii ardui die prescntiiio Ic storlc. S' egli 
sia uscito vittorioso da cjuesto cimento non ardirerao affer- 
marlo ; ma nel tempo stesso non gli nieglieremo una co- 
rona, clie il couibattente clie rimane ferito non e men 
prode di quello die la sorte ha riserliato illeso. 

Trass' egli 1' argoniento del siio qnadro (\alV Origine delle 
feste veneziane di Giustina Renter Midiiel. u Alcuni pirati 
» triestini osarono intorno T anno 94.4 di sorprendere ad 
" armata luano i Veneziani , nientre questi celel)ravano la 
» gran festa de' matrimonj nella Cliiesa di S. Pietro di 
>> Castello , e rapite le spose a pie dell' altare e impadro- 
» nitisi delle arcelle contenenti la dote, corsero alle loro 
" bardie , vi si gettarono dentro coUa preda e fuggirono 
" a tutte vele , contrastati in vano da una gente disar- 
>> mata , disposta a festa e non a battaglia. " Oguuno die 
legga queste linee e die conosca le diflicolta dell' arte con- 
verra seco noi die di non lieve niomento fix 1" iinpresa a 
cui si accinse il giovane artista. Cio non pertanto , tranne 
I'armonia delcolorito, la quale s' acquista d' ordinario per 
molta esperienza , egli ha iitimaginata e composta molto 
bene la sua sccna , v' introdusse dei gruppl animntissinii 
e di tntta espressione, e 1' abbelli di un fondo pittoresco. 
Non risparmieremo le nostre lodi altresi per la parte del 
disegno, avendovi ravvlsata niolta intelligenza e buon git- 
sto di contorni , come pure per aver ammirate di tratto 
in tratto non poclie parti succosamente colorite , e die 
fanno presagire un compiiito successo anche da questo lato 
nelle future sue produzioni. 

II signer Giorgio Berti ^ accademico diFirenze, concorse 
egli pure co' suoi lavori ad arricchire la nostra esposlzione 
con molti quadretti di non lieve iiiteresse. Dopo alcuni ri- 
tratti da lui condotti con accuratezza e con buon garbo 
di colorito , fra i quali venne distinta una mezza ligura di 
villanella , il cui volto era per la meta ombreggiato da un 
cappello di paglia , si videro con piacere due composizioni 
di molte figure. Tuna rappresentante alcuni cerretani cir- 
condati dal popolo in una delle piazze di Napolii 1' altra 
( e quest' era piii accurata ) , un avvenlmento tratto d;il ri- 
nomato romanzo / proinessi sposi di Manzoni. 

Non e nostro intendiniento di qui tutto descrivere il 
nuinero degli altri quadri istoriati die presentavano una o 
piu figure e die allettavano la curiosita della moltitudine. 



396 V A R I E T a'. 

Accenneremo solo di volo che ammlravansi trc Matlda- 
lene penitenti, 1' una di Filippo Agricola Ilomano , la quale 
era notabile per una certa lucentezza di colorito e bella 
macchia; T altra di Carlo Arienti che presentava delle parti 
fellcemente ritratte e die avreramo desiderate nella sua 
nudita, composta in modo piu consapevole del proprio 
pudore ; T altra finalmente di Cesare Poggi che altre volte 
consigliammo , se aspira a qualche riputazione , di far 
precedere „ giacche si trova in Roma , un accurate studio 
sulle opere di RafFaello, prima di esporre alia vista dei 
suoi concittadini delle imitazioni di celebri coloritori che 
con pochi colpi di pennello ottennero dei grandlssimi ef- 
fetti : altrimenti senza un profondo sapere riescono in- 
digeste :, e noi udimmo con nostro ramraarico taluno sen- 
tenziare all' aspetto della cltata e delle altre sue opere , 
ch' egli cominciava dove gli altri pittori finiscono. Una 
serie ragguardevole di quadri di beir argomento e di ge- 
nere variato espose anche il giovine Antonio Banfi reduce 
da Roma. Egli pure tende a sfo2;giare risolutezza di tocco 
e colorire con certo qual dispregio ^ le sue tinte pero rie- 
scono pill lucide, tramanda qua e la dei lampi felici, si 
scorge dotato d'ingegno, e percio egli e aacora in tempo 
di rimettersi sulla via de' migliori. Non ommetteremo al- 
tresi di far menzione di Giovanni Pock, per una immagine 
di santa Rosa con gloria d'angioli, per alcuni ritratti giu- 
dicati somiglianti , per altre piccole immagini di Madonna 
col putto , e specialmente poi per una mezza figura di una 
bambina affacciantesi ad uno specchio : ne andra defrau- 
dato de' nostri encomj il giovine Luigi Pedrazzi per una 
macchinosa pala da altare da lui eseguita per una Chiesa 
vescovile dello Stato Sardo , rappresentante la Cena in 
Emaus. A malgrado di una disposizione alquanto simme- 
trica e di una certa freddezza nella parte superiore , la 
buona composizione , un fare largo , grandiosi partlti di 
pieghe , intelligenza di disegno , colorito che non nianca 
di vigore , niassimamente nelle figure degli apostoli , fanno 
ben augurare del suo ingegno, e gli danno un diritto alia 
nostra stima. 

Discorriam ora sulle produzioni di que' pittori che oc- 
cuparonsi eslcusivamente a ritrarre la natura quale si trova , 
vale a dire curandone le bellezze, non ommettendone le 
alterazioni accagioaate dalla eta , ed iraitando a puntino 



V A n I E T a'. 397 

qnella pccullare conformazione ch*' ogni Indivlduo scco porta 
dalla nascita , e clie col volgere degli anni suliisce tante 
fasi, e contribuisce alia indelinibile varieta di fisonomie; 
in una parola parliamo de' ritrattisti, die anco i ritrat- 
tisti vantano nella storia pittorica le loro glorie , e di 
questi non va sprovveduta in oggi la nostra M'llano. Ab- 
biamo giii reso conto dei sorprendenti lavori di tal genere 
eseguiti dal Palagi e dall' Hayez a mano a mano che ci 
venne fatto di parlare delle altre loro operej ora eccoci 
a quelli di Giuseppe Molteni, il di cui nome fu per la 
prima volta citato nella nostra rivista dello scorso anno , 
ed accompagnato di non iscarsi elogi. Nell' attnale esposi- 
zione vedevansi diciotto individui dipinti dal sao pennello; 
fra questi faceva noljil mostra di tutta quanta la persona 
una dania gentile seduta vicino al suo tavolino in attitu- 
dine di riposo, dopo di aver consacrata la di lei atten- 
zione al nobile trattenimento del disegno , venendo cio 
cliiaramente espresso da una cartella e dalla niatita die 
teneva ancora fra le mani. Le due rinomate cantanti Giu- 
ditta Pasta e Stefanla Favelli erano parimente state ritratte 
in atteggiamenti composti, o, come dicono i pittori, isto- 
riati con fondi ed accessor] analoglii alia situazione iii cui 
si suppongono rappresentate : il ritratto della Pasta in fatti 
ricorda una scena dell' opera , la Nina pazza per amore , 
dove questa cantante vestendone gli afl'etti se ne sta se- 
duta su fiorito pendio in aria di alilDandono , sopra pen- 
sieri e col labl^ro semiaperto, dando indizio di prestare 
una istantanea attenzione al lontano suono di una zampo- 
gna ; cosi 1' altro della Favelli die sta toccando le corde 
di una cetra desta le memorie di Saffo o di una musa cui 
si addice 1' anzidetto attributo. Ne con diverso nome sa- 
premmo qualilicare la maggior parte degli altri ritratti , 
giacdie ciascun individuo si presentava alio sguardo in 
quell' atto ch' e proprio o della sua occupazione, o naturale 
del riposo , come il pittore Migliara seduto avanti al suo 
cavalletto , 1' uomo appassionato per la lettura con un lil^ro 
fra le mani, e cosi degli altri tutti. Ma veniamo a cio die 
pill ammonta, al merito pittorico in generale, perclie guai 
se lasciassimo trascorrere la penna a parzialmente descri- 
vere intrattenendoci sopra ciascun soggetto ! Sareinnio per 
lo mono sicuri d' indurre una maggior dose di noja nel- 
r auiuio de' leggitori nostri. Per rispetto dunque alia somi- 



398 V A R I E T a'. 

glianza dlremo che Jl pubblico per sentenza unanlme fece 
quotidiaiii elogi all' autore. In tutti quest! ritratti in vero 
vi e infusa la vita, le tinte sono variate e confornii alia 
tinta speciale di ciascun indivitluo, i capelli, le differenti 
stoffe degli abiti , gli accessor] tntti sono squisitamente 
trattati : e qui ci arresterenio nel nostro elogio pei* noa 
ripetere i medesimi concetti di clie ci siamo serviti lo 
scorso anno nel far conoscere T abilita di questo giovane 
artista , il quale e bastantemente consapevole di cio che 
gli rimane a conseguire per innalzarsi sopra un altro grado 
della sfera a cui lo ha gia condotto il modesto ed infati- 
cabile suo ingegno. Volgeremo ora le nostra parole al gio- 
vane Sigismondo Ncippi, scolare dl Palagi , e lo feliciteremo 
pel proprio ritratto , perche dipinto con molto effetto e 
maestria d'arte. Di Vitale Sala, gia men/.ionato , ammira- 
vasi pariniente un lavoro di questo genere , chfe riuniva 
per la parte del dipinto e della rassomiglianza un merito 
non disuguale a quello procacciatosi coll' altra lodata di lui 
produzioiie. 

Ripetiamo parimente con magglor compiacenza il nonie 
di Carlo Arientl per una serie di cinque ritratti i quali, 
oltre che furono giudicatl assomiglianti , tornarono graditi 
per buone tinte e per un certo quale grasso tocco di pen- 
nello, secondante T andamento delle parti imitate. Ci pare 
pero che nelle sue imitazioni propenda a dare alquanto 
che di piu grandioso agli originali. Citeremo finalmente 
fra i ritrattisti una testa del pittore Carlo Canella , Vero- 
nese , condotta con grasse tinte , con libero tocco e con 
forza di effetto , e due ritratti intieri di grandezza natu- 
rale composti e riuniti in una sola tela, di Fietro Lucchini 
di Bergamo. Uno di questi rappresenta la rinomata Pesa- 
roni che seduta al clavicembalo e toccandone i tasti sta 
per isciogliere le labbra al canto ;, l' altra figura maschile 
in piedi sta in atto di prestare attenzione. In questo la- 
voro non destituito di qualche pregio osservo taluno che 
mentre le persone ritratte per vestito di velluto, per pel- 
licce e per schal di lana e per tabarro ofFrono tutto il 
rigore dell' Inverno, il fondo si mostra dalle spalancate 
imposte di una finestra tutto verdeggiante di all^eri fron- 
zuti , come si veggono nell' estiva stagione. Non abbiamo 
renduta nota quest' altrui osservazione che per avvertire 
il pittore accio procuri di evitare in avvenire simili ano- 
malie. 



V A R 1 E T a'. 399 

• Intralasciando la rivista delle prodazloni a colore per 
ripigliarla dope aver reso conto delle opere di scultura , 
ond' evitare le ripetlzioni delle stesse frasi a cui ci ol)bli- 
glierelihe la continuazione per descriverne i qnadri di gene- 
re, ci si aflaccia pel pniiio il nome di Pompco Marchesi pro- 
fessore snjjplente dell' I. R. Accademia delle belle arti. Nel 
discorrere a prima giuiita lo sguardo sulla cpiantita dei mar- 
mi da Uii elligiati si direbbe aver per raro prodigio la na- 
tura concesso a qnesto scultore e maggior facolta di conce- 
pire, e maggior nuiiiero di braccia di quanto suol equabil- 
mente compartire alia specie nostra. Egli e pero non men 
vero clie lo scorso anno lo stuolo degli ammiratori visi- 
taado le medesime sale fii deluso nella sua aspettazione 
di poter esaminare i di lui pregiati lavori. Coll' aver egli 
pero in oggi aljljondevolmente supplito a tale difetto ci ha 
convinti cii' egli sa comblnare ad un tempo due cose diffi- 
cili, il far bene e il far molto. Accenneremo primieramente 
fra i tanti lavori 1' unica statuetta die si vedesse di questo 
scalpello. L' innocenza era il nome clie stava apposto ai 
piedi, e tale la rafliguravano I'eta di vaga fanciuUetta , le 
forme, l' attegijiamento ed i simboli dai quali era accom- 
pagnata. II concetto, se non peregrino, porta il greco im- 
pronto; perclie questa figuretta non puo essero ne piu 
bene immaginata , ne meglio composta, e T esecuzione ri e 
veramente squisita. Clnta il capo di gentili liorellini , e 
mollemente adagiata sopra un pendio, al seno s'avvicina 
con una mano una rosa, mentre ignara del veleno clie 
s' asconde , stende V altra ad accarezzare una serpe , sim- 
bolo della frode , die con insidiose spire si attortiglia alle 
succinte vesti, sotto le quali sembra essersi niossa invltata 
dai circostante tepore. Questo pezzo tratto dal vero coU'ad- 
dizione di quel bello die il Marchesi atlinse dai pezzi 
greci ci ricorda e per le forme e pei contorni la statuetta 
in bronzo esistente in Campidoglio conosciuta sotto il nome 
di fedele die si trae una spina dal piede ; clii e avvezzo 
poi a contemplare le fanciuUette dell' eta in cui e raiKgu- 
rata 1' innocenza di cui parlianio, non le trovera certa- 
mente grave il capo, come taliuio ebbe a rilevare. Pas- 
siaino all' esame de' bassirilievi destinati per sepolcrali mo- 
numenti die vennero in buon numero allogati al nostro 
artista anco da lontani commettenti , cio che pro\a la 
fama del suo valore, Quattro crauo i maniii liginati a 



40O V A R I E T A . 

bassorilievo clie I'ainor conjiigale, Tamor materno ed ifr 
figliale avevaiio raccomaadato all' ahilita del nostro esi- 
niio scnltore, e in tntti e quattro si ebbe ad aimnirare 
una felice inspirazione di concetto , ed una espressione di 
teneri e commoventi afFetti fatta piu preziosa dal difficile 
magistero deli' arte. Nel primo vedevasi una moglie assorta 
nel proprio dolore per 1' estinto marito abbracciarne la 
fredda effigie quasi in atto di bagnarla delle sue lagrime. 
Non dicliiarereaio immune da ogni menda questo pezzo ; 
ma asseriremo clie sia per la sceltezza e la grazia delle 
estremita e delle forme generali , sia per le pieghe del 
paludamento che ne coprono la maggior parte , venne 
dagl intelligenti sommamente gustato. II secondo presen- 
tava una beata visione di due bamliini rapiti alia materna 
tenerezza e quindi fatti cittadi'ni del cielo ^ il priuio salito 
air empireo racconta alia sorella che a lul si ricongiunge i 
gaudj di quel sogglorno , e questa pare gli ascoiti trepidante 
di gioja , coUe niani attegglate all' adorazione ; concetto 
sempre ingegnoso e sublime che deve rattemperare il ma- 
terno aft'anno. In essi oltre all' espressione ed al heW ag- 
gruppainento tu ravvisavi il marmo aver ricevuto , quasi 
ridotto moUe , tutte quelle accidentali pozzette e piegature 
che la movenza produce nelle tenere membra dei putti. 
Nel terzo sta effigiata una donna illnstre avanti un' urna 
che racchiude le ceueri di un diletto trapassato, pregante 
in ginoccliio quel Dio che fa dimenticare ogni grandezza 
ed ogni sclagura ; un' ampolla che tiene fra le mani e la 
lampada sepolcrale ardente indicano 1' officio pietoso di ria- 
nimarla ogni sera. Cio che piu di tutto colpisce in qiiesta 
figura si e T abbandono che domina tutte le sue memlira, 
per il che T acerbita dell' intense dolore non puo essere 
piu al vivo espressa. II quarto finalmente e un tribute 
che porge un figlio alia memoria del proprio genitore , 
che coUa immensitii delle riccliezze lasciogli un esempio 
da imitare , la protezione delle arti belle , verso le quali 
mostrossi negli ultimi anni del viver suo splendido mece- 
nate. L' esperto artista seppe conciliare con finissimo con- 
cetto tale circostanza cogli altri rapporti della sua rappre- 
sentazione. Figuro egli il padre che sta per essere giiidato 
dall'angelo del sonno eterno al riposo degli estinti e che 
gia in movimento per seguirlo si volge ai ligho gia pos- 
sessore deir atto di sua estrema volonta ( come lo dimostra 



V A R I E T A . 401 

un paplro die tlene in una niano) raccomandandogli Pamore 
verso le bnone arti , raffigurate dalla scultura clie, seduta in 
aria di abbandono per tanta perdita, sembra a tale annunzio 
rianimarsi e dar di piglio al niartello onde accingersi a nuovi 
lavori. Nel basaniento introdusse poi una patera in cui scolpi 
il genio della morte in attitndine di spegnere col solHo la 
facella della vita , e di custodire gelosamente 1' urna da cui 
usci il fatale decreto onde non escane un altro a danno 
deir erede. Sebljene il professore Marchesi non risparmi 
faticlie accio i lavori del di lui scalpello oltre gli altri 
pregi siano valutati anco dal lato della finitezza , pure ci. 
sembro che in questo abbia egli raddoppiata la diligenza. 
Lasceremo poi agli emuli non generosi la cura di an- 
dare in traccia di cjnalclie menda per diminuire cjuello 
splendore di bellezze clie in generale lo investe. Noi no- 
terenio fra esse V attlco concetto e le diflicolta superate 
nel dovervi introdurre due ritratti , i partiti grandiosi dclle 
piegbe convenientemente adattali, il torso giovanile del- 
r erede , e molte altre parti trattate con la massiraa intel- 
ligenza e leggiadria , ne ommetteremo la figura del genietto 
che ci va propviamente a sangue per espressione e per 
gusto , e che ricorda le piii care opere de' cinquecentisti. 
Ne senza un nostro motto di lode , parlando di questo 
monumento , andranno i nomi del professore Francesco Du- 
rclli che ne iiumagino la parte architettonica, e di Leone 
Buzzi di Viggiii che egregiamente scolpi il fregio di fieri 
e frutti sospeso con nastri in bella curva sotto la patera 
suddescritta. Due altri bassi rilievi composti di maggior 
copia di ligure erano pure di niano di Marchesi , e destiuati 
r uno per un altare della chiesa di Stezzano, e 1' altro per 
decorare il grand'arco inaugurato alia Pace che si sta eri- 
gendo sul disegno e sotto la direzione del luarchese Luigi Ca- 
gnola , del quale abbiamo dato altre volte notizia 11. questi 
nostri fogli. II primo , eseguito in niarmo di Carrara eJ 
in piccola dimensione, rappresentava il Divin Precursore 
che predica alle turbe nel deserto. Una illustrazione di 
questo lavoro gia pubblicata ci dispensa dalP impiegare di 
molte parole per ragguagliarne i nostri leggitori , giacche 
in essa niiuutaniente e descritta ciascuna figura, e spie- 
gato il misticismo dominante , e molte altre cose clie T ar- 
tista ha inteso di rappresentare , ma die per la piccolezza 

Bibl. Ital. T. LV. 26 



402 V A R I E T A . 

delle figure non cadi*anno sotto i sensi della magglor parte 
degli osservatori. 

Ill quanto a noi discorreado sul merito artistico diremo 
soltanto che avremmo desklerato minor aggetto generale 
nelle figure, ed una disposizione che desse iiidizio di una 
maggior quantita di ascoltanti , il clie gli sarebbe slato 
agevole di conseguire con minor dispendio di lavoro col- 
Tadottare, come avvisammo, un basso rilievo ad esempio 
del marmi del Partenone. II secondo, rappresentante il 
passaggio del Reno eseguito in marmo di fabbrica j e di 
una mole corrispondente all' uso cui viene destinato , ci 
ofFre un bel partito semplice , gtandioso ed atto a produrre 
un maraviglioso effetto allorche sara collocato nella sua 
sede. Un cavallo che s'impenna restio nell' atto che sta 
per essere spinto a valicare il fiume, cagiona tutto il mo- 
vimeuto ; i soldati vicini frenano T impeto de' loro corri- 
dori e stanno suUe difese ; quelli del lato opposto volgonsi 
indietro per osservare il disordine : il fiume Reno perso- 
nificato ad esempio degli antichi collega la composizione 
di quest! gruppi. Qui T aggetto delle figure e molto , ma 
quale si addice alia distanza in cui denno esser poste ; 
non meno il modo largo, risoluto con cui sono scolpite 
era esatto dalf eguale risguardo. In quanto alio stile, ed 
a quelle convenzioni che sono imprescindibili nelle opere 
di questo genere , tutto e modellato sulle norme degli 
antichi. 

Ma procediamo a rivedere altri marmi, che molti lo 
stesso scalpello , come gia accennammo , ha in quest' anno 
animati. Un mezzo busto di Vestale ia forma di enna e 
nove ritratti tutti importanti formerebbero una serie che 
posta in un museo particolare inviterebbe gl' intclligenti 
e i non intelligenti , il nazionale e lo straniero a visitarlo, 
perche 11 vedere redivive in marmo le immagini di un fi- 
losofo giui'econsulto , e di un poeta e letterato , amendue di 
fama europea quali furono e saranno un Beccaria , un 
Monti, non puo che destare la massima compiacenza; per- 
che ammirare i lineamenti di una donna salita in altissima 
sfera per 1' arte del bel canto, di un medico scieuziato che 
pubblicamente ha dettato le sue dottrine , di altri togati 
personaggi noti per la loro scienza delle leggi , per pro- 
bita , per 1' esercizio delle sociali virtu in ogni sorta di 
amministrazione e di dillicile rainistero, perche V aver 



V A R 1 E T A . 403 

sott' ocelli in fine anche i ritratti della buona madre di fa- 
miglia e della cadente nonagenaria ella e cosa die, oltre 
infondere il diletto inseparabile dalla varieta di tante e si 
svariate fisonomie, deve al certo soddisfaie Taninio e su- 
scitare nella niente o care nieraorie o Idee consolanti e 
generose. Se in qnelle sembianze poi gia suscettive di uio- 
rali effetti tu I'iscontri una squisitezza di esecuzione e tutti 
i prestigj della statuaria , alf estasi si congiiuige il godi- 
niento e 1' incanto. E tali erano le sensazioni die prova- 
vansi nell'esaiiiinare ora I'nno, ora raltro dei nove busti 
del Mnrchesi. Fra questo nnniero pero quello colossale di 
Monti incuteva uiaraviglia ed insienie rispetto; fimponenza 
del suo volto, il suo nioviniento, il ciglio severo, una viva 
ispirazione, ie qualita identiclie in fine delf originate vede- 
vansi nel niarino tiasfuse. Per poco die conteniplasti quella 
fronte ti era forza dire al vicino, non la vedi tu concitata 
internamente da Memnosine e dalla Camena die detto riliade 
ad Oinero,a lui la Bassvilliana? Parlando del busto della 
Pasta , ben degno anch' esse dell' egregio scuUore , prege- 
vole per rassoniiglianza e forse per iudicibile accuratezza 
di finimento superiore agli altri, trovammo die per aver 
voluto indicare riraponente atteggiamento die assume que- 
6ta eslniia cantante, allorclie vestendo la parte di Semira- 
niide ti presenta sulla scena con tutta verita quella regina, 
ha dovuto contrabbilanciare la massa del marmo die pende 
posteriormente con un partito di pieghe del paludamento 
cadente dalla parte anteriore del destro lato, il quale par- 
tito fa si die all' occliio compaja monco il braccio e non 
accontenti. Le novita saranno state tentate anco dagli 
anticiii ; ma dal costante loro modo di atteggiare i busti si 
ha argomento per desumere che avessero stabilita una data 
linea, diremmo, oltre la quale non convenisse discorrere, 
ne avventurare un lavoro. Con tutto cio noi amiamo rin- 
novare gli elogi all' egregio professore ed cstimiamo die la 
nostra osservazioue debl)a fruttargliene un altro , giacdie 
tende a far conoscere cli' cgli ambisce svincolarsi dalla ser- 
vile imitazione, indiiljitata prova dei non volgari ingegni. 
La Psiclie , statua in nianno di Cliicinnato Baruzzi da 
Jmola, attrasse lueritaniente T attenzlone e le lo<li del piilj- 
])Iico , e noi ci facciamo un prcgio di connettere a quelle 
le nostre , acdamandolo ben degno di essere stato distiiito 
da Canova fra i pin c;iri suui allicvi. Di piu osiamo 



404 V A R I E T A . 

presaglre per I'esame di questo lavoro die se si manterranno 
le buone arti nello stato attuale di floridezza , non aiidra 
guari die la di lui abilita verra niaggiormente esaltata, ed egli 
potra dividere se 11011 tutta , una gran parte almeiio di 
quella fama die si e procacciata T imniortale di lui mae- 
stro. Niun altro soggetto era piu acconcio per far pompa 
di quel hello ideale, o piu precisaiuente parlando, di quel 
belle scelto die sparse pur esiste in natura e si manifesta 
a quegli ocdii die lo sanno trascegUere ed investigare, 
Avvezzo il Baruzzi a vederlo le tante volte riprodotto dal 
sovrano scalpello del precettore pare averlo egli senza 
stento innestato al suo lavoro , die si direbbe un impasto 
di grazie gredie e canoviane. Psiclie e 1' aiiima degli an- 
tidii personificata , come dell' anima e simbolo la farfalla. 
L' artista pertanto atteggio la sua figura per dilicato con- 
cetto in modo die apparisse 1' anima mirare se stessa. 
Adagiata e vagamente composta sopra un terreno cosparso 
di fiori si sorregge sul destro braccio, ed alzato il sinistro 
polso su cui posa la farfalla , sta in atto di fissamente 
contemplarla ; alcune beliissime e scelte pieglie con natu- 
rale andamento involgono le membra inferiori; il dorso 
alato indica T essere suo incorporeo e celestiale. Per ri- 
spetto agli altri pregl, noi li riscontramnio tali die ci 
indussero a dire ad un nostro amico artista, compassane 
le proporzioni , disamina V insieme , non ti stanca dal 
rlandare suUe forme tutte , ed il risultamento di questa 
tua perquisizione si ridurra ad un perfetto accordo, ad 
una sceltezza di bello die seduce ed innaniora. Lasciando 
percio ch' altri a suo talento ne porti il proprio esanie , 
clie conti gli anni die dimostra quest' amabile e leggiadra 
fanciulla, die ne trovi incorrispondente il carattere della 
testa col resto della persona , e rilevi die le sembianze 
verginali contrastano colla carnea rotondita di una donna, noi 
ci staccheremo di mala voglia da quella bella produzione , 
6 non iiiancberemo di far voti aflinclie i nostri artisti ci 
ofFrano altrettanto. Del nominato Baruzzi erano pure due 
ritratti in raarmo di perfetta rassomiglianza e degni del 
gia applaudito di lui scarpello, 

Lo scviltore Glo. Battista CoinoUi, die negli anni scorsi 
riscosse per diversi suoi lavori la nostra appro vazione , 
esib'i non poclii ritratti in marmo , tra i quali quello della 
cantante Pasta in forma di erma, condotto ecu molta fiuezza 



V A R I E T a'. 4c 5 

dl esecuzione , etl un bassorilievo destinato per un nioau- 
inento rappresentante una sconsolata madre clie piaa- 
gendo posa niia corona di fiori suir avello della propria 
figlia. Avremmo desiderato in quest' ultimo accennato slid 
lavoro cli' egli avesse al ritratto della madre sostituito una 
testa ideale , giacclie il ritratto di donna adulta piangente 
itial s' accorda colla bcUezza delle altre parti della sua 
figura. Egli e pero non men vero che i suoi pezzi mal 
disposti venivano degradati nell' effetto da una luce noa 
troppo favorevole, per il che sia nel suo studio che nel 
luogo in cui devono essere coUocati presenteranno mag- 
giori prcgi. 

Di Dcinetrio Gandoljl erano esposti due pregevoli hustl 
che ricordavano , V uno in marmo , V avvenente fisononila 
di una dama gentile, e 1' altro in gesso, i dignltosi linea- 
menti dell' autore dei Romani in Grecia. 

Del giovane Gattano Manfredird incisore praticante nella 
I. R. Zecca si sono osservati una statua di Psiclie abban- 
donata da Amore, modello in gesso, un piccolo monu- 
mento in marmo di Carrara, rappresentante I'Amicizia 
che sta in atto di aver quasi compiuta una iscrizione so- 
pra una lapide di forma piramidale, ed una medaglia in 
bronzo colla efiigie del pittore Francesco Hayez. Tutti tre 
questi lavori , mentre fanno testimonianza di un bell' in- 
gegno e del di lui avanzamento , danno motivo ai piu lu- 
singhieri presagi. Ad Antonio Labus Bresciano ^ socio d' onore 
di quell' Ateneo ed allievo di Gaetano Monti, indirizzammo 
altre volte parole d' incoraggiaineuto. Confermano in que- 
st' anno il di lui amore per 1' arte e la felice di lui di- 
sposizione a sempre piii distinguersi una Diana, statua ia 
marmo grande due terzi del vero , due bassirilievi sepol- 
crali parimente in marmo ed un femminile ritratto in gesso 
in cui ad un buon insieme s' accoppia niolta rassomiglianza 
dell' originale. In uno dei summentovatl bassirilievi e efli- 
giata una vedova aggruppata ad un fanclullo e piangente 
suUe ceaeri dell' estinto consorte ; nell' altro la Riconosccnza 
che conduce un fanciullo faito erede di una ragguardevole 
sostanza innanzi all' elllgie del suo benefattore. Faremo 
menzione dl Antonio Pasqunli per una Maddalena pcnltente , 
modello in gesso, non priva di espressiolie ; di Gaetano 
Benzoni per due ritratti in gesso , i quali dinotano in Kil 
un' atlitudine a diventare buoa artlsta; di Desidcrio Cesari 



4o6 V A R I E T a'. 

per mold rassomigllantl rltratti in rame dorato , lavoratl 
a cesello, e per una copia in bassorilievo tratta da una 
composi/.ione rafFaellesca , balzata parlmente col cesello da 
una lamina di argento, e di Pietro Sorinaiii per un ritratto 
al naturale in gesso della rlnomata cantante Lalande, e 
per due piccoli ritrattl in cera , i quali lavori sono sparsi 
di molti pregi. Parimente accenneremo essere stati animi- 
rati con piacere due gruppi di animali in raarmo, 1' uno 
una tigre die ailatta due parti, esegulta da. Antonio Moglia 
Romano in un trovante screziato di maccliie ed avvici- 
nantesi al colore del mantello della detta fiera, I'altro un 
grosso mastlno die ha addentato un cervo, di Girolamo 
Sartorio parimente Romano. 

E chiuderemo finalmente la rivista delle opere di sta- 
tuaria coll' accennare un monumento in marmo , composto 
di una raedaglia a duplice effigie in bassissimo rilievo , e 
di un festone di fiori di tutta squisitezza , scolpiti da Gio- 
vanni FranceschetU Bresciano, al quale abbiamo altre volte 
tributate le nostre lodi per la rara di lui abilita in questo 
genere decorativo. 

Ora riplgliando 1' esame degli altri oggetti coloriti , 11 
toccheremo di volo, giacclie essendocene gran copia, mas- 
sime di quadri di genere , saremmo obbligati a riandare 
sulle medesime scene, e giacche, di questi parlando, ci 
sembra di essere nei passati anni discesi a forse troppo 
minuti raggnagli. Ormai e noto anche fuori d'ltalia die il 
Migliara e il corifeo di questi nostrl pittori , cIi' egli ha 
istituita fra noi una scuola e che questa si distingue, per- 
che non pochl giovani si forzano di calcare le sue lumi- 
nose orme non senza buon successo. Eccocl dunque innanzi 
al Migliara , il di cui nome ci dispeiisa dall' estenderci in 
elogi , giacche i piu magnifici diventerebbero minori. Nove 
furono le scene di sua niano e tutte animate da gruppi di 
spiritose macdiiette che ci rallegrarono in quest' anno. 
Non faremo che accennarle per essere consegnenti al no- 
stro proponimento : le tombe dei Signori di Verona , 
la piazza di S. Marco in Venezia veduta sotto 1' areata 
della tone dell' orologio, 1' atrio del monastero di S. Ono- 
frio coU'epIsodio del Tasso presentato dal cardinale di 
S. Giorgio a que' cenobiti , un cortile del palazzo Doria 
esistente in Geneva; tre vedute esterne di citta , una delle 
quali con porto di mare, la piazza del nostro Duomo , f 



V A n I E T A. . 407 

r Interno d'l un falibrlcato ad uso iM setificio con maccliine 
mosse dal vapore : e tutte queste scene gia varlate in se 
stesse ofTrivano la varletii di altrettanti difFerenti effetti di 
luce. Noil ci estenderemo piii oltre intorao a questi pro- 
digi , ma prima di abliandonarne T incanto, con quella ia- 
genua scliiettezza e veracc stima die pi-ofessiamo all' au- 
tore, oserenio manifestargli un nostro avviso, ed e clie nelle 
vedute composte lo vorreiiimo plii parco di linee, di con- 
trapposti, ili episodj , perclie T occliio divagato da tanii 
oggetti , qaautunque trattati con tutta maestria e verita , 
erra incerto su di essi , la mente contemporanea seguace 
non puo riteuerll , e perdendo 1" auimo quella pacata sen- 
sazione die prova alia vista della semplicita, il piacere 
viene dimezzato da una certa quale irritazione. L' ofiicina 
del maniscalco riscaldata e risplendente per V infuocata fu- 
cina, il cliiarore di luna ripercosso dalle increspate onde, 
il lumicino acceso innanzi a devota iiuuiagine, un akro 
piccolo lunie die ti riscliiara una barca , sono tutte cose 
stupende, riunite per niirabile sforzo d' ingegno in una 
sola tela, ma divertono Timpressione; a senso nostro ci 
e materiale per dipingere tve quadri. Cio sia detto all'ar- 
tista , non all' amatore , il quale bene spesso da questo 
esige la contemporanea rappresentazione del presente, del 
passato e del futuro. 

Passando alle opere del dlscepolo e felice imitatore del 
Migliara Federico Moja non le descriveremo per essere in 
gran copia e per esserne i soggetti quegli stessi che d' or- 
dinario preferiscono gli artisti die si dedlcano a questo 
dilettoso ramo della pittura , prospetti esterni ed interui 
di tempi , '^^ vetusti fabbricati di vario stile, di atrj, cor- 
tili di palazzi , piazze, capanne ed in fine ogni sorta di 
vedute. Questo giovane , diremo in breve, lia diritto a mol- 
tissima lode, pcrclie luminosi progressi e.l iumieuse fiiti- 
che. Non vogliani omettere pero di aniiunciare la grata 
sorpresa die provammo nell" ammirare la di lui non co- 
mune abilita anco nel trattare il paesaggio. La veduta del 
lago di Lecco, in istato procelloso per un temporale, e 
quadretto veramente stupendo. L' aria e improntata di tutta 
verita, le nubi veggonsi propriamente spinte dal vento , 
il polverio die s' innalza suUa spiaggia, quel raggio di 
sole die spicca dal traforo di una iiube e sccnde ad illu- 
minarla , 1' agitarsi delie onde , il bigio fondo pcrl'ettamcute 



408 V A R I K T a'. 

(legradato , tntto e pittoresco , tutto vl e eseguUo con molta 
facilita e bravura. Due concUscepoli del Moja ed imitatori 
del Migliara, citati in altre riviste , Gio. BaUista Deli'Acqua 
e Poinpeo Calvi concorsero seco lui a far doviziosa I'espo- 
sizione con huon dato di lavori die vennero dal puljblico 
gustati ed applauditi ; come vi contrilDui medesimamente 
per la prima volta Tranqidllo Orsi , professore di prospet- 
tiva neir I. R. Accademia di Venezia , con due vedute di 
quella citta condotte ad imitazione del Canaletto. Nell'la- 
tessergli i ben dovuti elogi per 1' esattezza della parte pro- 
spettica lineare e per non poclii pregi di dipinto crediamo 
di dargli un contrassegno della nostra stima, avvertendolo 
che otterra maggior effetto di prospettiva aerea se tanto 
nelle parti ombrose, quanto nelle lontane si asterra dal 
troppo dettagliarle. 

Dei pittori fioristi contavansi due sole produzioni, e 
qneste eseguite all' encausto da Pietro Tiirri, ma per isqui- 
sitezza di esecuzione, per vivacita di colorito , per impaste 
vero si puo dire che i di lui fiori olezzassero, e supplis- 
sero alia scarsita di questo genere. In mezzo pero a sif- 
fatte bellezze ebbe taluno a desiderare che 1' autore avesse 
sagrificato alcun che dal lato dell'ombra onde accrescerne 
la massa e conseguire un maggior distacco di tutto I'in- 
sieme. Noi accennammo questo neo onde Tartista o lo tolga, 
se lo stima, dagli attuali dipinti, o lo eviti nei successivi. 

Tra i paesanti Marco Gozzi , socio onorario deli' I, R, 
Accademia di Milano, da noi altre volte celebrato, mo- 
strossi non dissimile a se stesso in tre paesi di sua mano, 
due dei quali composti, e 1' altro preso dal vero. Era 
questo la veduta del lago e borgo di Lecco ch'egli esegui 
per ordinazione dell' I. R. Governo, Arie tinteggiate con 
sorprendente maestria , orizzonti ben degradati , monti , 
acque, terreno , pianticelle dipinti a tutta verita formano 
un bel complesso di pregi , e pongono il Gozzi nella classe 
de' pill valenti paesisti. 

Un notal)ilissimo progresso dispiego Luigi Villeneuve nelle 
tre vedute dal vero ch' egli ha esposto; noi le osservammo 
con la massima compiacenza, e possiamo con franchezza 
asserire specialmente alia vista di quella , che ofFre il pro- 
spetto dei colli e dei laghi ond' e amena la Brianza, si 
rimaneva colpiti dall'efFetto di un vero panoramma. L'aria 
dipinta di bravura con succose tinte , variate secondo 



V A R I E T A . 409 

I'effetto dcllci luce nccontenterebbe qnalunque esperto pae- 
sista , la verdura , 11 terreao, i caseggiati sono eseguiti 
con bel tocco e coi prestigi della veritii. Anclie le mac- 
chiette fiirono da lui diligentate [>\ii del consiieto ; per le 
quali cose tutte gl' indirizziamo le nostre coagratulazioni , 
e con tanta niaggior efTusLone di cuore, in quanto die 
riscontrammo aver egli seguito i nostri consigli , confor- 
tandolo nel tempo stesso a non dipartirsi dal metodo cui 
si e appigliato, cioe la diligenza, la quale a lungo andare con- 
duce gli aliili seguaci ad operare le meraviglie. Quattro paesi 
del dilettante Michele Maestrani riusclroao graditi e nieri- 
taniente esigono un cenno di onore , il che lo stesso fac- 
cianio per risguardo ad un paesetto di niano delTinglese 
Enrico Ttvening , dall' esame del quale si ricava die Tau- 
tore copio le opere de' pittori fianiminghi. Al conte 2li- 
naldo Belgiojoso diamo similmente plauso , che per due 
vedute prese dal vero, Tuna da un luogo eininente da 
cui si domina il ponte e il sottoposto lago di Lecco, I'altra 
il fiume Adda ai niulini di Paderno manifesto per la prima 
volta al pubblico le nobili sue occupazioni ed una felice 
disposizione a ritrarre cio che va di piii ameno nella 
natura. Di Augusto Eckerlin , altro dei dilettanti , alibiamo 
fatta parola negli altri anni , ed un motto gli e pure do- 
vnto nella presente rivista per tre paesi a olio da lui 
eseguiti. Noi lo incoraggeremo ad usare di magglor ardi- 
mento nei lumi e dare niaggior lucentezza di colori all' aria, 
e inaggior trasparenza alle tinte lontane , giacclie senza 
sifFatti sussidj restano degradate le altre belle doti di cui 
vanno adorni i suoi quadri , e che si ravvisano nella 
composizione , nel frondeggio degli alberi, nelle rupi e nei 
terreni ben descritti ed iniitati dal vero con diligenza e 
precisione di verita. 

Per le miniature citeremo pel priiiio il nome di Carlo 
Gugllelmo Day inglese per cinque ritratti dipinti con fran- 
chezza, brio e sapore di tinte, indi i nonii di Giuseppe 
Alessandria buon rltrattista , di Camilla Guiscardi che oitre 
un ritratto ed una copia tratta da un quadro di Railaello, 
espose due altri ritratti colorlti di moitissimo gusto alTacque- 
rello. Nomineremo pure i conjngi Jionuinini per due copie 
tratte da quadri uioderni ; rrunccsco Marta napolltano per 
molti ritratti che il pubblico ritrovo somiglianti^ Giovanni 
Toris tirolese per una bella copia della Madonna della 



410 V A n I E T A . 

segglola e per due teste ^ Cleofe Silvestri e Camilla Weit- 
zecker per ritratti , per alcune teste ed altre copie tratte 
da qnadri anticlii con lodevole diligenza. Ma cio che piu 
d' ogni altro di questi ininuti oggetti fa veduto con pia- 
cere ed applaudito era un ritratto di nna avvenente dama 
straniera, figurata in Venezia neli' atto di scendere in una 
barca ed assistita dal gondoliere , colorita all' accjuerello 
con somiiia maestria da Carlo Bruloff, russo. Comjjosizione 
delle due figure ben legate e di efFetto , rassomiglianza nel 
ritratto , ginsta e leggiadra attitudine , bel panneggiare , 
vago contrast© di colori , opportuno fondo, ogni cosa in 
fine trattata con corretto disegno, con brio, con isquisi- 
tezza di gusto non ti lasciava si presto staccare lo sguardo 
e r ammirazione. Una prova di starapa del Cenacolo di 
Leonardo da Yinci , incisa da Luigi Rados, sebbene appa- 
risse qual unico saggio di questo ramo delle arti belle, 
pure la imponente dimensione di esso e la diligenza che 
riscontravasi in si vasto lavoro occupavano bastantemente 
r attenzione de! pubblico e degli amanti dell' arte dell" in- 
taglio. 

Venendo ai disegni ci cor re il debito innanzl tutto di 
dover parlare del grande pezzo litografico non per anco sot- 
toposto al torchio, die fn eseguito ed esposto da Francesco 
Hayez a fronte del quadro da cui lo trasse, rappresentante il 
ritorno di Colombo del Palagi, che abbiamo gia descritto. 
Questa sola circostanza liasterebbe a far conoscere quanta 
stima si professano questi due eniuli neU'arte, quanto essa 
ridondi a loro onore , ed accresca importanza al lavoro. 
Dovendo questo disegno uscire in luce, gl' intelligenti ne 
giudicheranno ; noi pero intanto crediamo far cosa grata 
agli amatori con poter asseverare che questa copia non 
cede alle piu decantate opere litografiche inglesi e parigine, 
sia per la massima esattezza d' imitazione clie per il bel 
metodo di condotta. Due ritratti lltografici della piu volte 
citata cantante signora Ginditta Pasta , rappresentata in 
scenici abbigliamenti con analoghi fondi, esegui T incisore 
Michde Bisi e vedevansi unitamente a diversi altri ritratti 
di sua matita ; nei primi piacque la condotta ed il fini- 
mento; nei secondi quel brio e quel frizzo clie dlstin- 
guono per V ordinario i suoi disegni presi dal vero. Degni 
di essere annoverati tra gli egregi lavori a matita trovammo 
una copia tratta da un quadro di Appiani rappresentante 



VARIETA. 4fl 

la Cena in Emails, disposta per 1' intaglio da Vinccnzo 
Jiciggio , genovese ?, im' altra copia destinata pel medesimo 
uso di Giovanni Fanis:gia , maltese , e tratta da un quadro 
di Sassoferrato , rappresentante la Madonna col Putto, una 
delle rlpetizioni del pittore d' appresso Raffaello ; alciini 
ritratti a matite di diversi colori del gia lodato Cinseppe 
Alessandria ; slmili a matita nera , ed uno litograflco in 
forma di medaglia , eseguiii da Giuseppe Cornienii, pavese, 
ed un finissimo disegno a matita del dilettante Don Carlo 
Corie , tratto da uno sclilzzo del cav. professore Longlii, 
rappresentante Glove colla ninfa Callisto. Ne a questi soli 
nomi si arresterebbe la penna , se tutti avessimo a descri- 
vere il numero dei disegni eseguiti dagli allievi , e le copie 
a olio tratte dai quadri della I. R. Pinacoteca che si videro 
collocate a canto degli originali. Ma ad onore del vero se 
il tenore sin qui per noi sesjuito ci vieta di dllungarci a 
tributare a ciascun di essi un motto di distinzione , del 
quale ne vanno ben degni , renderemo noto pero che sol- 
tanto la quantita dei disegni eseguiti all' acquerello nella 
scuola di prospettiva , nientre era tale e per soggetto e 
per Isquisitezza ill esecuzione da soddisfare tutto Tamor 
proprio del professore , suscito nell' aninio de' concittadini 
la piu viva compiacenza , giacche ognuno risguardava questi 
saggi siccome semi fruttiteri di glorie avvenire pel nostro 
paese sparsi in fertili terreni. F. 



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bate Seralino Gatti intorno ai siuonimi , onde il nuovo 
Vocabolario ricsca il piii corrispoudcnte al desiderio degli 
Italiani. Ogni fascicolo conterra 20 fogli , al prezzo di 
grani 5 al foglio. ) 

Insegnamento pratico del nuovo metodo di lettura , cosi 
detto Statilegia , sccomlo T esposizione del ragioniere L. G. 
Crippa, capo dipartimento alia coniabilita centrale. Opera 
del ragioniere A. Boselli, dedicata ai r.iaestri che nou pa- 
tiscono gelosia, ed alle luadri paziemi. Milano, 1829, 



412 VARIETA. 

G. B. Blaaclii e G. , contraJa di S. Margherita , in 8." dl 
pag. 1 56. 

* Collectio latinorutn scriptorum cum notis. T. 7 5.% Caii 
Plinii secnndi historia naturalis, ex recensione I. Harduiiii 
et recentiorura adnotationibus. Tomus primus. Augustas 
Tauriaorum, iSap, ex typis Josephi Pomba, in 8." di 
pag. XVI, CXII e 472, con una tavola in rame. Lir. 8. i5 
ital. In Milano si vende dalla Societa tipografica dei Cias- 
sici italiani (Francesco Fusi), contrada di S. Margherita, 
e da altri priucipali librai. 

CoUezione dl storici italiani antichi e modernl. Serie 
prima. Milano, 1829, Felice Rusconi, contrada di San 
Paolo, n.° 1 177, in 12.° piccolo. Lir. i. 5o ital. al volume 
di pag. 3oo Funo per 1' altro. V. il tomo 54.°, pag. SgS 
di questa Biblioteca. ( Sono pubblicati tre volumi. I primi 
due contengono le Istorie fiorentine di Niccolo Machiavelli , 
e col terzo incominciano le Rivoluzioai d' Italia di Carlo 
Denina. Oltre i suddetti autori , la prima serie conterra la 
Storia de' suoi tempi dell' Adriani ; la Storia delle guerre 
di Fiandra del cardinale Bentivoglio i la Storia della guerra 
deir indipendenza degli Stati-Uniti d' America; Storia delle 
guerre civili di Francia, di E. G. Davila ; F Istoria fiorea- 
tina di Dmo Gompagni ; la Storia di Europa del Giam- 
bullari ; la Storia d' Italia del Guicciardini , e La Congiura 
de' baroni del regno di Napoli di Gamillo Porzio. Questa 
prima serie conterra circa 2 5 volumi.) 

* Collana degli antichi storici greci volgarizzati. Tomo 59. 
Opuscoli di Plutarco volgarizzati da Marcello Adrian! , nuo- 
vamente confrontati col testo e illustrati con note da Fran- 
cesco Ambrosoli. Tomo 5.° Milano, 1829, tipi di Fran- 
cesco Sonzogno q. G. B. , contrada della Spiga , in Porta 
Nuova, n.° i395i in 8.°, di pag. 554. Lir. 5. 53 ital., in 
4.°, lir. 10. 95. 

Le Storie di Ammiano Marcellino tradotte da Francesco 
Ambrosoli con note. Vol. i.° Milano, 1829, per Antonio 
Fontana, contrada del Monte di Pieta, in 8." di pag. XX 
e 33o. Lir. 3. 82 ital., pei non associati lir. 4. 5o. — ■ 
Corrisponde al vol. 88.° della Biblioteca storica di tutte le 
nazioni. 

Biografia universale antica e moderna , ossia Storia per 
alfabeto della vita pubblica e privata di tutte le persone 
che si distiasero per opere , azioni , talenti , virtu e 



VARIETA. 4l3 

tlelltti. Opera affatto nuova conipilata In Francia da una so- 
cieta di dotti, ed ora per la prima volta recata in italiano 
con aggiunte e correzioni. Volume 64.°, clie giunge sino 
a Stanislao I. Veaezia , 1829, presso Gio. Battista Missia- 
glia, dalla tipografia Molinari, in 8.° di pag. 479. Lir. 6 
ital. al volume. In Milano presso F. Fusi ed altri princi- 
pali librai. 

Scelta di lettere edificanti scrltte dalle missioni straniere, 
precedata da quadri geografici , storici , politici , religiosi 
e letterarj de' paesi di missione : accresciuta di un raggua- 
glio storico sulle missioni straniere , di nuove lettere edi- 
ficanti ed altri scelti pezzi. Milano, 1829, R. Fanfani, 
contrada de' Borsinari. Tomo X, in 8.° Lir. 4. 66 ital. 
Prezzo de' volumi 10 finora pubblicati lir. 84. 70, in ra- 
gione di cent. 1 6 al fogllo e cent. 35 ogni rame. 

* La Svizzera considerata nelle sue vaghezze plttore- 
scVie, nella storia, nelle leggi e ne' costumi. Lettere di 
Tullio Dandolo. Viaggio per la Svizzera occidentale, vol. I; 
II Cantone del Valese e II Cantone di Yaud , vol. 2 , in 
1 8.° di pag. a6o e 255 'con tavola topografica in clascua 
volume. Lir. 2. So ital. al tomo. Milano, 1829, presso 
A*. F. Stella e figli, contrada di S. INIargherita. 

Descrizione del lago di Garda e de' suoi contorni , con 
osservazioni di storia naturale e di belle arti , di nionsi- 
gnor Gio. Serafino Volta. IMantova, 1828, L. Caranenti, 
in 8.°, di pag. 58, con 4 tavole in rame. Lir. i. 3o ital. 

Opera di Ippolito Pindemonte. Milano, 1829, Societa 
tipografica de' Classici Italiani, in 24." Publ)licati 2 volumi 
die contengono 1' Odissea di Omero tradotta , lir. 2. 5o ital. 

Opere in prosa ed in versi del marcliese Ippolito Pin- 
demonte di Verona. Prima edizione compiuta. INlilano, 1829, 
Giovanni Silvestri, corsia del Duomo,in i6.° ( Sono pub- 
blicate : I'Arminio, tragedia con prose relative. Lir. i. 74 
ital. — Elogi di letterati italiani, vol. a. Lir. 5. So. — I 
sermoni ed il Colpo di martello, poesie. Lir. 2. — Le prose 
e poesie campestri , con 1' aggiunta di una dissertazione sui 
giardini inglesi , sul merito in cio dell' Italia , e due Ap- 
pendici. Lir. 2. — L' Odissea d'Omero, con aggiunta di una 
tavola delle cose notabili e dei nomi proprj in essa conte- 
nuti , vol. 2. Lir. 6. — Si daranno in seguito : Epistole in 
versi i Poesie liricbe italiane , e alcune latine ; Saggio di 
traduzione della Georgica di Yirgilio ; uu' Epistola di 



414 V A R I K T A . 

Ovidio ; nil brano del Paradiso perduto di Milton, e per 
ultimo le opere inedite. ) 

II Giorno, di Giuseppe Parini , illustrato da commentario 
storico-critico per cura di Egidio De Magri. Milano, 1829, 
Placido Maria Yisaj , contrada dei Tre Se , in 1 6." di pa- 
gine 336. Lir. a. 67 ital. 

Novelle di Antonio Cesari prete dell' Oratorio. Edizione 
eseguita siilla quarta fatta dall' autore con alcune aggiunte. 
Milano, 1829, Gio. Silvestri, in i6.° Lir. j. 74. 

* Tragedie di Euripide tradotte da Felice Bellotti. Mi- 
lano, 1829, presso A. F. Stella e figli , impresse dalla So- 
cieta tlpogratica de' Classici italiani , in 8.% di pag. 478. 
Lir. 7. So ital. 

I Fieschi e i Doria, tragedia istorica di Carlo Tedaldi- 
Fores. Milano, 1829, Societa tipografica de' Classici ita- 
liani, in 8.°, di pag. XCI e 147. Lir. 3 ital. 

Teatro nuovo di un Italiano anagranimatizzato Amici 
Protei, vol. II. Milano, 1829, co' torchi della Societa ti- 
pografica de' Classici Italiani , in 8.% di pag. 260. Lir. a 
ital. — V. pag. 92 di questo tomo 55." della Bibl. Ital. 

Commedie di Ferdinando Meneghezzi. Mantova , 1828, 
Lu Caranenti, in 16.°, di pag. 20 e 441. 

Elementi di mimica di Dotnenico Buifelli, secondo scrit- 
tore presso la ragioneria provinclale del Friuli. Milano , 
1829, Placido Maria Visaj , in i6.° di pag. 274. Lir. i. 3o 
italiane. 

*I prigionieri di Pizzigliettone , romanzo storico del se- 
colo 16.° deir autore di Sibilla Odaleta e della Fidanzata 
ligure. Milano, 1829, presso A. F. Stella e figli. Vol. 3, 
in 1 8.°, di pag. 898 complessivamente. Lir. 7. 5o ital. 

* Gerolimi, ossia il Nano di una principessa, dell" autore 
di Sibilla Odaleta. Mortara , 1829, dalla tipografia Caprio- 
lo, in 12.°, di pag. 352. Lir. 2. 5o ital. In Milano presso 
A. F. Stella e figli. 

* II Vaticano descritto ed illustrato da Erasmo Pistolesi. 
Roma, 1829, tipografia della Societa editrice , in foglio. 
( Pubblicati i fascicoli i.° e 2..", ciascuno di fogli 10 di 
stampa circa, con sette rami a contorni. Ogni foglio di 
stampa baj. 5, ogni rame baj. 10. In tutto 80 fascicoli, 
cbe formeranno circa 14 volumi. In Milano presso A. F. 
Stella e figli. Prezzo dei due fascicoli lir. 17 ital. ) 



VARIETA. 410 

Storia dell' arte dimostr.ita coi monumenti clalla sua de- 
cadenza nel IV secolo lino al suo rinnovamento nel XVI, 
di G. B. L. G. Seroiix d'Agincoui-t. Prima traduzione ita- 
liana. Volume 5.° Prato, 1828, fratelli Giaclietti , in 8." il 
testo ed in foglio le tavole. Prezzo di tutta f opera, in 6 
volumi lir. 3oo ital. Gli esemplari col testo in foglio unito 
alle tavole lir, 600. In Milano presso F. Fusi. 

Storia deil' arte col mezzo dei monumenti dalla sua de- 
cadenza nel IV secolo fmo al suo risorgiraento nel XVI , 
di G. B. L. G. Seroux d'Agiacourt. Milano, 1829, presso 
Raaieri Fanfani , in foglio. ( Pubblicati 38 fascicoli. Prezzo 
di ciascun fascicolo in carta velina scelta, di 6 tavole colla 
descrizione delle medesinie lir. 5 ital., e cent. 3o ital. 
per ogni foglio di stampa del testo relativo : in carta ve- 
lina leggiera lir. 4 e cent. a5, come sopra : in carta co- 
mune similmente lir. 3 e cent. ao. ) 

La Certosa di Pavia. Milano, presso i fratelli Durelli , 
contrada del Carmine, n.'' 1646, in foglio. Fascicolo 17.° 

Le celebri sculture del sig. cavallere AU^erto Thorwald- 
sen danese , incise da valente bulino in semplici contor- 
ni , diretto dailo stesso autore, ed illustrate dal chiarissi- 
nio sig. abate Melchlorre Misslrini, in foglio. Roma, 1828. 
( Puljblicati 5 fascicoli, colla traduzione francese a rlncon- 
tro del testo italiano, lir. 2. 5o ital. al fascicolo, ciascuno 
di tavole 4. In Milano presso F. Fusi. ) 

Vecctilo e Nuovo Testamento secondo la Vulgata , ti-a- 
dotto in lingua itallana e con annotazioni, dichiarato da 
monslgnor Antonio Martini arcivescovo di Firenze , col 
testo a fronte. Prato, fratelli Giachetti , in 8.° con rami. 
Publ)llcati 8 tomi , che giungono sino al llbro di Ester. 
Prezzo de' medesimi lir. 70. 64 ital., calcolato in ragloue 
di cent. 22 ogni foglio di stampa , e Ilr. i per tavola. 
In Milano , presso A. F. Stella e ligli. 

La Sacra Blbbla , ossia Veccliio e Nuovo Testamento 
secondo la Vulgata. Traduzione ed annotazioni di monsl- 
gnor Antonio Martial arcivescovo di Firenze. Milano , 
1827-29, Glo, Sllvestri. Vol, 12 in 16.° Lir. Sa. 20 ital. 

Opere dommaticlie , storiclie e morali di monsignor An- 
tonio Martini arcivescovo di Firenze. Milano, 1827-29, 
Gio. Sllvestri. Vol. 9 in 16.° Lir. 20. 68. 

La vita di Gesii Cristo e la sua religione , Ragionamenti 
di Antonio Cesari pretc Veronese. Milano, 1829, Gio. 



4l6 VARIETA. 

Silvestri , in i6.° Vol. 6. Lir. a. 6i ital. al volume. Pub- 
blicati 5 volumL 

1 fatti degli Apostoli , Raglonamenti dl Antonio Cesari 
D. O. , clie seguono alia Vita di Gesu Cristo, scritta dal 
medesimo. Milano, 182c), Gio. Silvestri, in i6.° Vol. i." 
Lir. 2. 61 ital. 

* Saggi filosofici di Ennes Visconti, Milano, 1829, per 
Vincenzo Ferrario, contrada di S. Pietro all'Orto, in 16.°, 
di pag. 292. Lir. 2. 17 ital. 

Deir ingiuria , dei danni, soddisfacimento e relative basi 
di stima avanti i tribunali civili; Dissertazione di Melcliiorre 
Gioja. Seconda edizione aumentata dell' elogio dell' autore 
scritto dal professore G. D. Romagnosi. Milano, 1829, 
Gio. Silvestri, in i6.°, di pag. 439. Lir. 3. a5 ital. 

Nuove ricerche suU' equilibrio delle volte, dell' abate Lo- 
renzo Mascheroni, professore ecc, coll' elogio scritto dal 
marchese Ferdinando Landi e con cinque tavole in rame. 
Milano, 1839, per Gio. Silvestri, in i6.°, di pag. 324. 
Lir. 3. So ital. 

Elevazione sopra il livello del mare delle principal! eml- 
nenze della Toscana, determinate trigonometricamente da 
Giovanni Inghirami. Firenze, 1829, Bencini , in 8.° 

Dizionario di fisica e cliimica applicata alle arti, di Gio. 
Pozzi, direttore dell' L R. Scuola veterinarla. Milano, 1829, 
Ranieri Fanfani , in 8.% con tavole in rame. Distribu- 
zione 39.% cbe giunge alia voce Pittura. Lir. a. 56 ital. 
Le 39 distribuzioni lir. 134. 84, in ragione di cent. a5 
al foglio e cent, a 5 ogni rame. 

* Delle sedi e cause delle malattie anatomicaraente in- 
vestigate da Gio. B. Morgagni. Libri cinque. Prima ver- 
sione italiana di Pietro Maggesi, dottore in filosofia e me- 
dicina. Volume i5.° ed ultimo. Milano, 1829, Felice Ru- 
sconi , in 8.°, di pag. 3 12. 

* Lezioni di fisiologia di Lorenzo Martini. Tomo settimo. 
Torino, 1828, presso Giuseppe Pomba , in 8.°, di pag. ij.8o. 
Lir. 6. i5 ital. In Milano, presso A. F. Stella e ligli. 

* Annali clmici , o Repertorio generale delle dottrine 
relative alia medicina pratica, Torino, 1829, editore Pietro 
Marietti, coi tlpi di Giacinto Marietti. Tomo i.°, in 8.", 
di pag. XI, 468 e 289. (Lo scopo dell' opera e di esporre 
compendiosamente tutto quello cbe si e scritto e si va 
scrivendo sopra la medicina pratica. Giascua volume avra 



V A R I K T a'. 417 

due parti. Nella prima si daranno i." un compendio dei 
migliori trattati di cliaica; a.° la virtix e la dose de' nie- 
dicanicnti; 3.° ua' anatomia patologica ; 4.° i metodi dei 
capi delle varie settei S.*" II suato de' dizionarj e giornali, 
delle nionografie e sillogi f, 6." questioni e consulti di autori 
celebratissimi. Nella seconda si daranno i.° il suato dei pre- 
senti giornali; 2.° storie di malattie; 3.° soluzione di quistioni 
che air edltore venlssero proposte ; 4.° massime che pos- 
sono dirigere 11 medico-pratico tanto nel coltivare la scienza, 
quanto nel suo procedere morale e civile. In dieci , o tutto 
al piu dodici voluml si tonterra la prima parte , e la se- 
conda caraminera coUa prima. Pervenuti al tempo preseate 
pubblichera un piccolo volume all' anno di cio die uscira 
di nuovo relativo alia medicina pratica. In quattro anni 
r editore spera di portarsi alio stato attuale della scienza. 
Ogni volume potra stare da se , e si vendera separatamente. 
Prezzo del primo volume lir. 8. 5o ital. In Milano presso 
F. Fusi.) 

* Deir alienazione mentale o della pazzia in genere e ia 
ispecie , del professore Esquirol. Versione di Luigi Calvetti 
medico ordinario dell' ospedal maggiore e della casa dei 
pazzi di Bergamo. Milano, 1827-29, Felice Rusconi. Vo- 
lumi a in 8." di pag. 5o2 , con 11 tavole in rame. Lir. 
8. 70 ital. 

* Biblioteca agraria, tomo 12.° Sui gelsi e sul bachi da 
seta, istruzione compilata dai dottori G. Moretti P. P. di 
economla rurale nell'I. R. Universita di Pavia, e C. Ghio- 
lini decaao della facolta medico-chirurgico-farmaceutica nella 
stessa Universita. Milano, presso A. F. Stella e ligU per 
conto deir editore. In 16° di pag. XVII e 356, con rami. 
Ital. lir. 4. S4. Pei non associati lir. 5. 40. 

* Esercitazioni dell' Accademia agraria di Pesaro. Anno I. 
Semestre I. Pesaro, 1829, pei tipi di Aanesio Nobili, 
ia 8.° di pag. 94. Baj. 40. 



R. Ginoxi, F. Carlini e I. Fomagalli , direttori ed editori. 



Fubblicato il di 19 ottobre 1829. 

Milano y dalt I. R. Stamperia. 
Bihl. hid. T. LV. 37 



4i8 

INDIGE 

delle materie contenute in questo tomo LV* 



PARTE I. 

LETTERATURA. ED ARTI LIBERALI. 



Sn\ 



ntorno gl' Inni sacri di A. Manzoni, dubbj di G. Sal- 

vagnoU Marchetti pag. 3 

Istoria della vita e delle opere di Raffaello Sanzio, di 

Quatremere de Quincy , tradotta, illustrata ecc, per 

cura di F. Longhena " 2 1 

La torre di Capua, novella di G. Torti " 27 

Dell' italiana architettura durante la dominazione longo- 

harda, di G. Cordero di S. Quintino " 145 

Della vnlgare eloquenza, di A. M. Ricci " 167 

Sull' origine , la slgnificazione e gli usi che si attrihui- 

scono ai membri architettonici , di F. Taccani ..." 1 8 1 
Za Sacra Scrittura illustrata con monumenti fenico-assirj 

ed egiziani i di M. Land " ^89 

Falco ddla rape, romanzo storico di G. Bazzoni . . >> 3oo 

PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECCANIGHE. 

Biblioteca agraria. Tomo 14." Trattato dell' amministra- 
zione rurale , dalle opere di M. Gioja: con Appen- 
dice di L. Bossi » 64 

• Tomo 1 5.° Del vino, trattato teorico-pralico di 

I. Lomeni " 188 

Lettera di F. Gera in risposta ad un articolo della Bi- 
blioteca Italiana sulla trattura della seta « 64 

Osservazioni aVa lettera suddetta " 68 

Atti dell' Accademia Gioenia di scienze naturali in Ca- 
tania » 198 

Lezioni di fisiologia di L. Martini ( Terzo estratto ) . '/ 3 1 3 

Ccdendario georgico della B. Societa agraria di Torino 
per I' anno 1829 >/ 3ai 

Del modo di allevare il hestiame bovino e formarne 
buone razze nostrali, di D, Berra "332 



I N D I C E. 419 

APPENDICE, 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 

Histoire naturelle des mammiferes , par Geoff roy-Saint- 

Hilaire et F. Cuvier pag. 77 

Oiseaux du cabinet du Roiy par Vieillot et Oudart . » ivi 
Histoire naturelle des poissons, par F, Cuvier et Va- 
lenciennes " ivI 

Oesterreichische etc. Giornale militare austriaco ..." 209 
Memoria sulla letargia ed in generale suW azione del 

frcddo negli animali 1/ a i a 

Relazione di una visita ufficiale da Messico a Guati- 

mala , di G. A. Thompson " 349 

BiBLIOGRAFIA " 86 

Archeologia e Belle arti. — Kaiserliche etc. GaUeria 

I. R. di Belvedere a Vienna " a 1 8 

L' archeologia e I' arte , di G. A. Boettiger "357 

Eilucazione. — Journal des sourds-muets , par Behian » a 1 8 
Fisica. — Specimen geographicB physicce comparativcB , 

J. F. Schouw " 86 

Medici na. — Manuale sistematico di medicina legale, 

di G. Berut » 357 

Storia naturale, — Das Leben etc. La vita delta terra, 

di S. C. Wagener " 88 

Collection des Memoires pour servir a I'histoire du 

regne vegetal par Decandolle »/ ivi 

PARTE II. 

SOIENZE, LETTEUE ED ARTI ITALIANE. 
BiSLIOGRAFIA " 89 

Archeologia , Numismatica e Belle arti. — Delia statua 

di Marco Agrippa » 95 

Illustrazione di una greca scultura, di E. Q. Visconti » 240 

Monumenti di pittura e scultura trascelti in Mantova » ivi 

GaUeria Omerica , di F. Inghirami "241 

Descrizione delle medaglie untiche greche del musco 

Hedervariano , di D. Sestird " ivi 

II nuovo teatro di Parma " 107 



420 I N D I C E 

Le isole della laguna di Vmezia pag. loo 

II maestro di disegno , ossia trattato completo del- 

r arte del disegnare "367 

II maestro del dipingere in miniatura , a tempra e 

ad acquerello » ivl 

Chimica. — Trattato di chimica applicata alle arti , 

del Dumas >» aS/ 

Economia pubblica e domestica. — Modo di conservare 

freschissime le uova >/ a6a 

Raccolta delle circolari per t amministrazione dei bo- 

schi negli Stati Sardi » 26^ 

Educazione , Istruzione. — La statilegia , ossia nuovo 
metodo d' insegnare a leggere in brevissimo tempo, 
applicato alia lingua italiana da L. G. Crippa . » 109 
Le attrattive delV infanzia e le dolcezze dell' amor 

m.aterno , di Janffret : versions di F. Gandini . , » 114 
Codice della civilta : traduzione di F. Delpino . . . » ayo 

Lezioni di civilta, di S. Gatti » ivi 

Prime lezioni di Maria Edgeworth, tradotte da Bianca 

Milesi Mojon » ^ji 

La ginnastica pei giovani v a74 

Callistenia o ginnastica per le giovani "375 

Le delizie della vita campestre da celebri autori an- 

tichi e moderni descritte >» 366 

Lezione di G. Livini intorno al diletto delCimpardre 

€ delt insegnare "365 

Hlologia. — Dizionario del dialetto veneziano , di G. 

Boerio "219 

Dizionario domestico pavese-italiano "358 

Geografia e Viaggi. — • La Naunia descritta al viag- 

giatore , di G. Pinamonti " Io5 

Atlante geografico , fisico e storico del granducato 

di Toscana, di A. Zuccagni Orlandini " a68 

Viaggi di Marco Polo " 366 

Legislazione. — Corpus Juris civilis "348 

Matematica. — Principj di aritmetica e di algebra, di 

S. Belli " a63 

Elementi di matematica "265 

Proposizioni teoriche e pratiche , di A. Bordoni . . " 267 

Sul prodigioso fanciullo V. Zuccaro " a68 

Medicina. — Raccolta di opuscoli medici, di G. A. Del 

Chiappa " aSa 



I N D I n n. 421 

Fonniilario per la preparnzione e I'uso di mold me- 

dlcamenti nuovi di F. Magendie, con appendice ecc. 

di A. Cattaneo pag. a55 

Analisi dell' acqua minerale di Cormons , di O. Ta- 

glialegni " a6o 

Memorie medico-chirurgiche di F. M. MarcoUni . . » 37a 

Variata placent. II mazzo variopinto de fiori medici » SyS 
Poesia. — Eime di F. Petrarca col coinento del Tas- 

soni, del Muratori, ecc " 89 

Poesie di O. Piazzi " 90 

di celebri aiitori per novelli Sacerdoti . . . . » ivi 

Versi di F. Valcainonica " 9^ 

Teatro nuovo di un Italiano anagrammatizzato Amici 

Protei " 92 

Agnese Visronti, trngedia di G. Fiorio " 94 

Ohtrado f racconto storico "363 

// Paradiso perduto, poema di G. A. Mazzarotto . » 36a 

Giovanni Battista, tragedia di D. Barichella ..." ivi 

Alfredo, traiiedia di M. L B. Marsuzi »/ 36i 

Poligrafia. — Rivista letteraria dei libri che si stam- 

parono in Torino nel 1827 e 1828 « aSi 

Opere del conte G. Gozzi " ivi 

di monsignor J. B. Bossuet >; a3a 

Comment arj dell'Ateneo di Brescia >/ 368 

Lettere inedite dell' abate Giuseppe Gennari . ..." 366 

Religione. — ■ De mitra episcoporum , A. M. Calcagni >> 246 

Delia Sacra eloquenza, di F. Deder " a4a 

Thesaurus Patrum floresque doctor um » 2'/o 

Storia e Biografia. — Commentarj della guerra di Fer- 

rara nel 1482 , di M. Sanuto " <)S 

Biogrdfia dcgli scrittori perugini e notizie delle optre 

loro, di G. Vermiglioli " 97 

Panegirico d' Ippolito Pindemonte , di N. G. Dalla 

Biva " 100 

Elogi del conte Alberto Adamo di Neipperg, di M. 

Lconi e F. Maestri " ^04 

Epitome della storia di Mantova , di B. Soresina . » a38 
Cronologia storica de' Fescovi Olisolensi e dei patriar- 

chi di Venezia, di A. Orsoni " 'V' 

Storia delf Impcro osmano , di G. De Hammer ^ tra- 

dotta da S. Jlomanini » 2.32 

Raccolta di elogi scritii nel sccolo 18.° " 9^ 



4aa I N D I c E. 

Vite de' pill eccellend pittori ecc, del Vasari . .pag. 365 

L' arte di verificare le date w 867 

Storia naturale. — Sui funghi , saggio generale di 

G. Larher "Syr 

Filosofia zoologica , di G. Fleming ■• traduzione di 

G. Zendrini " ivi 

Annali di storia naturale " 870 

FARIETA\ 

Archeologia e Belle arti. — Sopra un anello longo- 
bardo , e suit' origine del titolo di Marchese , di 

S. Ciampi " 114 

Scavi di Ercolano e Pompeja » SyS 

Letter a di F. Avellino sopra una statua di Druso . » 378 
Jlevista della puhbVca esposizione di belle arti fattasi 

in Milano neZ 1839 »/ 386 

Arti e mestieri. — Carrozze a vapore " i3o 

Macchine a vapore nella Gran Bretagna " 879 

Bibliografia. — Notizie , scritti ed opere d' arte degli 
Italiani illustri in Polonia e degl' illustri Polacchi 

in Italia , di S. Ciampi w a 8 5 

Opere pubblicate recenteniente in Italia "411 

Chimica. — Chimica applicata alle belle arti ,...•' 38o 
Economia pubbUca e Statistica. — / deportati inglesi 
nella terra di Van-Diemen fecero progredire I'in- 

civilimento " a8i 

Popolazione dell' Impero austriaco " i3i 

Suicidj nella Prussia comparativamente ad altri paesi » 3 80 

Popolazione della Russia neZ 1 8a 8 w -381 

Stato odierno dell' Impero russo " ivi 

Longevita neW Impero russo "38a 

Numero delle opere che stampansi annualmente in 

Germania " a83 

Educazione. — ■ Invito di B. Poli per un opera di pe- 

dagogia " ^^° 

Scuola di fanciulli dagli anni a ai 6 in Cremona » a 84 

Errata-corrige » 143 

Idem "42 3 

Filologia. — II vero autore dell' Iliade e dell' Odissea » a 80 
Fisica e Matemaiica. — Pronostici della temperatura 
atniosferica indicata dagli uccelli e dagli altri 

animali " '^^ 



I N D 1 c E. 4:i3 

Osservazioni meteorologiche di lugUo pag. 144 

■ agosto » 288 

settenibre »/ 424 

Programma della Societa Italiana )^ 286 

Geogrnjia e Viaggi. — Risidtamento de' viaggi al polo 

artico "38a 

Poesia. — Saggio di una traduzione inedita dell' Odissea 

d' Omero »/ 275 

In funere Vincentii Montii, A. CherscB epigrammata » 279 
Storia naturale. — Memoria per servire alia storia na- 

turale dei crittocefali e delle clitrc , di G. Gene » i34 

11 pill piccolo vulcano del globo »; 28a 

11 Baya , frisone indiano >; 384 



ERRATA-CORRIGE. 

To/710 54.°, pag. 411, lin. 3i nelfestratto della biografia 
del professore Vincenzo Brunacci e detto die il fra- 
tello di lui, don Antonio, forni le opportune notizie 
al slg. prof. Majocclu per la compilazione della blo- 
grafia medesima: in vece di don Antonio leggasi Filippo. 

Tomo 55.°, pag. 212, lin. ultima nelfestratto della Memo- 
ria suUa letargia degli aiiimali , in vece di rurninanti 
leggasi rosicanti. 



Osscivazionl meteorolo^che fatte all I, R. Ossewatorio dl Brera. 







SETTEMBR 


E 1829. 








Mattina or 


e 5. 





Sera ore 5. 








d 


^ 2 


4) 6 


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■1% 


Stato 
del cielo. 


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Is 


Slato 
del cielo. 




poll 


lin. 


- 






poll. 


U.i. 


„ 








I 


27 


8,1 '+12,7 


s 


Sereno. 


27 


8,2 


+ 17,5 


s 


Ser. nuv. 




2 


27 


8,5|+i5,5 


N 


Niiv. ser. 


27 


8,4 


+ 17,5 


s 


Sereno. 







27 


8,8 +12,5 





Sereno. 


27 


9,5 


+ 18,5 


s 


Sereno. 




4 


27 


10,0 


+i3,6 


s 


Ser. nuv. 


27 


q,8 


+ 17,4 


E 


Sereno. 




6 


27 


10,2 


+ l3,2 


£ 


Nu. neb.se. piog. 


27 


9'9 


+ 17,7 


NE 


Ser. nebbioso. 




6 


27 


9.9 


+i4,5 


NO 


Nuv. ser. piov. 


27 


10,2 


+ 16,0 


N N Nuv.piovoso. 1 




7 


27 


10,0 


+14,6 


N 


Nuv.nebb.rotto. 


27 


10,0 


+ 18,0 


N 


Nuv. ser. 




S 


27 


9,5 


+14,8 


E 


Nuv. ser... piog. 


27 


8,1 


+ 17,7 


E* 


Nuvolo. 


9 


27 


8,8 


+i5,6 


K 


Nuvolo. 


27 


9,0 


+ 18,0 


S 


Nuv. ser. 




10 


27 


9'« 


+ l5,2 


£ 


Nuv. piovoso. 


27 


8,7 


+ 17,7 


E 


Nuv. piovoso. 




1 1- 


27 


7'0 


+16,0 


£ 


Pioggia. 


27 


7,3 


+i3,8 


N 


Piog.temp. nuv. 




12 


27 


8,0 


+12,0 


S 


Sereno. 


27 


7,9 


+17,5 


SO 


Nuv. ser. 




10 


27 


7'2 


+12,8 


NE 


Sei. nebb.piov. 


27 


6,4 


+17,0 


s 


Nuvolo. 




,4- 


27 


4,2 


+14,5 


E 


Nuv. rotto. 


27 


2,7 


+ i(),7 


S E 


Nuv. ser. 




i!) 


^7 


5,8 


+11,4 


SSO 


Sereno. 


27 


8,8 


+17,0 


OSO 


Sereno. 




i6 


27 


10,8 


+ 8,6 


NE 


Sereno. 


27 


10,0 


+16,0 


E 


Ser. nuv. 




'7 
1 8 


27 


8,6 


+i3,o 


SO 


Nuvolo. 


27 


7,6 


+16,7 


SO 


Ser. nuv. ser. 




27 


8,1 


+ 9,8 


NE 


Sereno. 


27 


7,7 


+16,0 


SE 


Nuv... pioggia. 




'9 


27 


6,8 


+i3,o 


E* 


Nuvolo. 


27 


6,8 


+i4,4 


E 


Piog.temp.iiuv- 




20 


27 


6,8 


+12,3 


E 


Nuv.rott.nebb. 


27 


8,2 


+16,4 


NE 


Nuv. ser. piogg- 




21 


27 


8,4 


•MI,5 


N 


Nuv. nebb.piov. 


27 


7,8 


+i4,5 


SO 


Nuv. piovoso. 




22 


27 


6,7 


+ 12,6 N N 


Piogg. nuv. 


27 


7,0 


+16,4 


E 


Ser. nuv. 




20 


27 


8,0 


+ 12,0 N 


Piov. nuv. rotto. 


27 


8,6 


+16,8 


SE 


Nuv. ser. nuv. 


2 4 


27 


9,4 


+ 12,0 N...E 


Ser. nebb. ser. 


27 


10,0 


+16,6 


S 


Ser. nuv. piogg. 


i 


2i) 


27 


10,0 


+ l3,2 


E 


Nuv. pioggia. 


27 


9,0 


+14,5 


NE 


Piov. nuvolo. 


1 


26 


27 


9,3 


+ 12,0 


NE 


Nuv. nebbioso. 


27 


9^9 


+i5,3 


N 


Temp, pioggia.. 


1 


2- 


27 


10,0 


+ 10,5 


NO 


Sereno. 


27 


9,0 


+i4,6 


SSO 


Nu.ser.piog.ser. 


1 


2S 


27 


8,0 


+ 9^0 





Sereno. 


27 


7,9 


+14,7 





Nuv. ser. 


1 


2() 27 


9,0 


+11,5 


E 


Nuv. pioggia. 


27 


9,b 


+10,0 


E 


Pioggia. 


8 


1 ■"" 


■^7 


10,8 


+11,0 


NO 


Nuvolo. 


28 


0,6 


+i5,o 


SO 


Ser. nuv. 


1 


1 Altezza mass, del bar. 


poll. 28 lin. 0,6 


Altezza mass, del term. + 18,0 




1 


minima . . . 


. n 27 u 2,7 


minima . . . . + 8,6 




1 


media .... 


. » 27 )/ 7,56 
ulila dclla pioggia 


media + il^,l\'i 




1 


Qua 


lince 79,75. 





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