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^^^ 



BIBLIOTECA ITALIANA 

O SIV 

GIORNALE 

LETTERATURA,SCIENZE ED ARTI 

COJ.IPILATO 

DA VARJ LETTERATI. 



ToMO LXXIII. 

ANNO DECIMONONO. 

Gennajo , Fcbbrajo c Marzo 
1834. 




<^^l^^kWccb 



MILANO 

PKESSO LA DIREZIONi; DEL GIOKNALE. 




JMPERIALE P.llGIA STAMPEKIA. 



II prescnte Qiornale^ con tuttl i volumi prccedenti., e 
posto sotto la salvagicardla della Legge, essendosi 
adenipiuto a quaiito cssa prcscrwc. 



BIBLIOTECA ITALIANA 

PARTE I. 

LETTER ATUR A ED ARTI LIBER ALT. 



CJiiese princlpali d Exiropa , dedicate a S. S. Papa 
Leone XII. — M llano , 18:29-33, dalla fundciiu , 
tlpografia e Uhrerla Destei^anis, In fol. atl. ( Si pub- 
bllca per- fasrlcoll , clascuno al prezzo dl llr. i5 ital. 
colic tavole incise senipUcemente a contornl, llr. 20 
colle tavole ad accfieicllo, Hi: 3o colle tavole coloiite). 

^uest' opera in vero grandiosa va felicemente con- 
tinuando. Puo anzi con tutta asscveranza alTermarsi 
cssere clcssa ne'. suo genere utili^sima c maravia^liosa. 
Pcrciocche le chiese e specialmente le cattediali sono 
appunto i maggiori, anzi i piu snbliini monnmenti clie 
dalla modcrna architettura si vandno. Nella costruzione 
delle quali la grandezza presa in qnalsivoglia senso , 
la magnificenza, la ricchezza, rimniaginazione, il gr- 
nio , il sapcre , le belle arti tiitte conrorsero gairg- 
giando. In esse scorgesi , per cosi dire, la vita deilc 
stesse bdl'arti; il loio nascerc, 1' eta fiorente , poi 
la decadenza , qnindi il ritonio alia vera splendida 
luce, e cio specialmente nell" arcliitettuia clie tra le 
sorelle e la piu vistosa, la piu benclica, la piu bella. 
Undici fascicoli usciti sono di questa insigne Coile- 
zione. Dei primi cinque gia si e parlato in questa 
Biblioteca ( tomo 53.^ febbrajo 18:^9, pag. 166): 



^ CHIESE PRINCIPAL! D liUKOPA- 

pcrcio iion parlcrcmo ora che di quclli posteriornicute 
pubblicati. 

II fascicolo n.^' 6 contiene il famoso Duomo , eel il 
non mcno famoso baitistero dl Plsa^ de' quali si e 
i^ia teiiiuo discorso in questa Blblioteca all' occasione 
di altia opera noa ha p;uari piibblicatasi di tutte le 
insiP'iii fabbrichc di quclla medcsinia citta ( tomo 68.°, 
ottobrc i832 , pag. lo ). Laonde non akro fareino 
clie avvertire essere lo le tavole che in questo fa- 
scicolo rontengonsi , 1 1 le pagine di testo. 

Fasclcolo 11° 7. La Basiiica di S. C-iovannl in 
Laterano di Roma. — Contiene i disegni della vec- 
chia Basilica , com' essa trovavasi prima che venisse 
restaurata , o per meglio dire quasi totalmente rin- 
novata nella parte interna da Clemente VllI , con di- 
segno di Giacomo della Porta, da InnocenzoX, con 
disegno del Borromini, e finalmente compiiita da Cle- 
mente XI. Segnono poi i disegni della sressa Basilica 
nello stato in cui ora trovasi. II fascicolo contiene 10 
tav., e pag. 12 di testo. Per dare un' idea d^Ua Basilica 
antica , riportiamo uno squarcio della descrizione che 
ne fanno 2;li editori: « Essa ha la forma di croce , e 
la sua fronte guarda I'oriente; delle ale vina e a mez- 
zogiorno, I'altra a settcntrione, e dal lato verso oc- 
cidente sporge in fuori 1" emiciclo della tribuna. Vi 
si ascende per un portico di otto colonne e due pi- 
lastri negli angoli, il quale dal suolo, mcrce d' alcuni 
gradini soHevasi, e le danno accesso sette porte, tre 
delle quali mettono nella nave principale di mezzo, 
e le altre quattro , a quattro navi subalterne , due 
per parte. Tutte poi le cinque navi , sostenute da 
grandiose colonne , mettono al presbitero , indi alia 
tribuna. Nulla possiam dire della facciata d' allora , 
ne tampoco dell' interna decorazione , che tutto c|uanto 
fuor del suolo sorgea , dal tempo edace e dalle varie 
calamita deplorabili a cui la capitalc del mondo cri- 
stiano soggiaccpie , fn interamente atterrato e distrut- 
to. » — Segue la descrizione della stessa Basilica 
secondo V aazidetta riforma nella sua parte interna , 



CHIESE rniNCIPALI \y EUROPA. b 

cioe nella principale. Essa pero per isfortuna delle 
belle arti e della biiona architcttura , risci vata ven- 
ne al trionfo del baroccldsmo , vogliam dire al trionlo 
del gia citato impaieggiabile architrtto in silTatto ge- 
nerc , il celeberrimo Borromini. In questa Chiesa , 
forse ncl generc suo la prima del mondo,la sontuo- 
sita noil ebbe linuLe alcuno si quanto al prcgio ed 
alia profusione de' niarnii e de' nietalli , e si ancora 
qnanto alia splendidezza de' lavori: ma riguardo al- 

r arte ed al buon gusto! IMancavano dun- 

qne a' tempi del Borromini assennati ed aljillssimi 
arcliitetti? Cosi taluno chiederci potrcbbe. Al die noi 
risponderemmo clie non senipre riprovarsene debbono 
gli artisti se im' opera ricsce di riprovevole gusto. 
Non rade volte debb' anzi attrihuirsene la causa a 
clii o per pura sorte , o per fortima di ric liezza ar- 
rogasi la facolta di dccidere , sebbene maiirhi di 
quella del conoscere e del sapere. Cotali persone prive 
essendo di buon gusto e delle necessarie cognizioni 
scelgono il peggio senz" avvedersene : cio clie dinio- 
strare potremiuo con molti esenipi di cose alia patria 
nostra appartcnenti ; tra le quali non T ultimo luogo 
tiensi dalle baroccliissime cornici , clic con disdoro 
deir arte vedemmo anclie da qualclie maestro ante- 
poste a quelle d" ottimo stile. II maggior pregio per 
tanto di questa Basilica sta piu nella riccliezza de' 
materiali clie nel bello dell arcliitettura , sci^bene 
neir esterno operate abbiano anclie artisti noti per 
isquisitezza di stile. 

Fasclculo 11° 8. Trovasi in questo la stupenda Me- 
tropolltana di Siena di singolarissima arcliitettura, la 
cpiale abhracria nel suo disegno diversi stili , c di 
ciascuno mosira il bnono e non i difetti. Tanto sono 
cssi saggiamente legati e condotti in modo di formare 
un insicme di nuovo carattere ! Cliiunque lo rimira, 
sia o non sia dcU' arte , trovasi tutto da piacere com- 
preso per un certo incanto di elVetto cbe ben si sente, 
ma clic non si puo colle ragioiii dell' arte esprimere. 
Per darnc un'idea, riportianio , come pid sopra iatto 



6 nilESE rRTXCIPALI d" europa. 

abbiamo , uno squarcio della descrizione: cc Oiiesta 
Cattedrale e a tre navi, e come al di fuoii, co&i 
nelliaterno e incrostata di marmi bianchi e nei'i che 
riescono di moko effetto. Ha la forma di croce lad- 
na, e d;illa so2:ba airestremita dil coro e lun^a brac- 
cia toscane i53 , metri 89,19, larga nella crociata 
braccia 88, metri 5r,20. La nave di mezzo ha di 
larghezza braccia 16, metri 9,33, comprese le la- 
teraU braccia 42 , metri 24,48. Venti pi'astri con 
quattio colonne addossate a ciascuno , tutti di egual 
grossezza , a strisce bianche e nere , col solo plinto 
e toro e con capitelli adorni di bassirilievi formano 
la separazione delle tre navi. Contro i pilastri ribatte 
nelle pareti delia Chiesa un terzo di pilastro con una 
coloniia addossata , fornita ancli^ essa di ugual capi- 
tello e base. La volta di tutte tre le navi e colorita 
d' azznrro e sparsa di stelle, e cpiella di mezzo slan- 
ciasi con molta eleganza ad un altezza mirabile, sic- 
che concilia tutta quella venerazione che ben si ad- 
dice alia casa del supremo Creatore. Cinque interco- 
lunnj costituiscono la porzione piu lunga di questa 
nave , due la piu corta : emicicli ne sono 2;li archi , 
sopia i quali a guisa di IVegio veggonsi cronologica- 
mente disposti i busti dcgL Imperatori e dei Romani 
Pontefici da S. Pietro a Lucio IIL Nel mezzo della 
crociera sei pilastri di maggiore grossezza degll an- 
zidetti reggono la cupola, che dal suolo alia palla di 
rame sorreg2;ente la croce sollevasi braccia 80 , me- 
tri 46. 64. I detti pilastri posti in esagono occiipano 
due arcuazioni delle braccia della Basilica. La terza 
arcnazione ha ( posti in linea ) sei di que' pilastri 
minori che abbiamo accennato , e quat:ro ne ha 
r ultima. » 

Fra le cose in questa Cattedrale piu ammirabili 
sono il pulpito ed il mosaico del pavimento. II pri- 
mo e opera insigne del celebre scubore Nicola Pi- 
sano , di Giovanni suo figlio, di Arnolfo di Cambio 
e di Lapo da Donato; opera die cosio moiti anni di 
lavoro. Di fatto avcndola noi ancora vcduta, possiam 



CHIESE Pr.INCIPALI D EUROPA. n 

dii-e cli'c una vera niaraviglia tlcirarte. II mosaico 
del paviniento viene puie giuslainente qiialilicato co- 
me unico nel suo gcnere , e come una maraviglia 
d'ltalia e d'Europa. Si grande e la bellezza del suo 
disegno! I\la senza il sussidio dclla delincazione e im- 
possibile il dare uu'esatta idea del valore si di que- 
sta come di tante altre rariia , clie nella medesima 
chiesa ammiransi. Tuttavia non possiamo a meno di 
soggiungere qualche osservazione intorno alia voUa 
cli" e dipinta in azzurro stellato in oro. Talc dipin- 
tura , siccome a noi senibra , da al tempio un' ana ed 
un accordo da Paradiso. E pure tale celeste pieroga- 
tiva venne negata al nostro impareggiabile Duomo, 
perclie stranameiite credevasi die T arte pittorica su- 
perar potesse la semplicita del cielo e delle stelle , 
opera del Creatore. II capriccio vinse la pittuia ed 
il buon senso , come pur troppo vedesi , e tutti ne 
sono persuasi; ma intanto la bellezza del cielo resta 
ancora in Paradiso. Questo fascicolo conticne lo ta- 
vole, e 12 pagine di testo. 

Fascicolo u.° 9. La famosa basilica di S. Marco 
di Venezia. — Questa sovra ogn altra celebeirima ba- 
silica gia stata era descritta e magniticamente intagliata 
nella grand' opera clie nel 1820 pubblicata venne dai 
membri della veneta reale Accadeinia di belle arti. 
Non poche poi sono le opere minori clie intorno ad 
essa stampate furono; tra le qiiali accenneremo quella 
che vide poc anzi la luce nella stessa Venezia coi 
disegni e colle incisioni di A. Lazzari. Dieci sono le 
tavole die intorno ad essa ci si presentano nelP opera 
dclla quale paiiiarao , dodici le pagine die ne for- 
mano il testo : ecco la descrizionc die ne fanno gli 
editori: « La spaziosa ornatissima piazza (dice il testo 
medesimo ) detta di S. DIarco , un lato della quale e 
formato dalle cosi dette Procmatie nuove ( ora Pa- 
lazzo imperialc) , Taltro dalla stupenda fabbrica ddle 
veccliie Procuratie , e il terzo da cinque ardii di 
queste e dal nuovo grandioso edilicio sostituito alia 
demolita chiesa di S. Geminiano , per dar luogo alia 



8 CHIESE PEINCIPALI D EUROPA. 

regia scala , fronteggia 1' insigne basilica e Ic aggiugnc 
decoro e maesta. Avanti le stanno tie pili di bronzo, 
esimio lavoro di Antonio Leopardi, ivi post! nel i5o5 
per inalberarvi tre stendardi a siml^oleggiaie la gran- 
dezza e potenza della cessata repnbblica. La ricca fac- 
ciata, sopra solide fondamenta eretta , ha, secondo 
I'antico costume, il capo della sna croce rivolto al- 
r oiicnte , il piede all' occidente , il braccio destro a 
settentrione ed il sinistro a mezzodi; e sollevasi dal- 
r imo al sommo , senza contar gli ornamenti , piedi 
veneti 65, metri 22.58, avendo piedi veneti i65, 
inetri 57,3 1 di largliezza. Nulla dir possiam dello stile 
di essa , qualificato dal Temanza e da altri un grot- 
tesco, ma grottesco magnilico, perclie ci ha di tutto , 
cioe del greco, del romano e per imo del cosi detto 
gotico. Essa e compartita come in tre ordini , arric- 
chiti da un prodigioso numero di colonne tutte di 
marmi orientali di gran valore, contandosene 69 nel 
primo ordine , maggiori quelle del secondo che so- 
no 79, ed assai piu numerose quelle sono del terzo, 
pero piu piccole che orlano un corridore , il quale 
circonda per tre lati la chiesa. Cinque volte concave 
dijnntc a mosaico soprastanno alle cinque porte die 
danno accesso al vestibolo che mette alia chiesa, ed 
altrettante volte appariscono superiormente al corri- 
dore; quattro delle cjuali, due per parte, sono egual- 
mente dipinte a mosaico , esscndo quella di mezzo 
apcrta da una llnestra. I fregi, gl'intagli, i fogliami, 
tutti di fino niarmo che gli arcovolti decorano , le 
molte sculture di tutto tondo e di mezzo rilievo, sacre 
e profane, non che le varie immagini di profeti, di 
santi e i molti lavori che per ogni parte a profusione 
questa facciata abbelliscono meriterebbero una minuta 
descrizione che non ci e conceduta dall' indole di 
quest' opera. I soli quattro cavalli che ivi si veggon 
di bronzo , tolti da Chio , e trasportati prima a Co- 
stantinopoli dall' imperatore Teodosio , poi da Marino 
Zeno a Venezia, quinci dai Francesi a Parigi e da 
Parigi ritornati nel i8i5 a Venezia, soggetto furono 



CHIESE PBINCIPALI d' EUKOPA. 9 

tli parcccliie erudite disquisizioni ; c ben a ragione, 
pcrocche quand' anche noa avessero in se verun pregio 
di arte , che pur ne lianno moltissimo , sarebbero tut- 
tavia uno de' piii faniosi monumenti , siccome quello 
che scnibra destinato segnale alia fortuna degl' im- 
perj. Fra Tuna e Taltra delle dette volte, laddove si 
divide un merlo dall' altro , si alzano sei torricelle 
aperte da ogni lato , che ne coronano la sommita. Non 
men degno di considerazione c il magniiico vestibolo 
abbellito per ogni dove di pitture a mosaico , quasi 
tutte di lodevole esecuzione : ivi son pure alcuni mo- 
numenti sepolcrali di alcuni dogi, come quello di Vi- 
tale Falier, dclla dogavessa Felice Michel, di Marino 
Rlorosini, quello di Bartolomco Gradenigo, ecc La 
sua lunghezza, dall' un capo sino alia cappella del 
cardinal Zeno dove finisce , cstendesi piedi veneti 
i86, metri 64,61, ed e largo piedi 18, metri 6,26. 
Da questo vestibolo od atrio, come altri lo chiama- 
no , si entra per cinque porte nel tenipio , la cui 
lunghezza dalla porta maggiore al di fuori sino al- 
r altare detto del SS. Sacramento e di piedi 220 , 
metri 76,42. La larghezza della crociera di mezzo e 
di piedi 180, metri 62,53, e la circonferenza di tutto 
il corpo piedi 950, metri 33o,02. Vi si ascende dalla 
porta maggiore per sette gradini , le cui imposte , 
egualmente che quelle dell' ultima porta a destra , sono 
rivestite di lamine di varj metalli scolpiti a figure 
con iscrizioni nelle une greche , nolle altre latinc. 
Trapassata la soglia , appare la chiesa in forma di 
una croce greca, ed ha tre navate, formate da varie 
colonne e da pilastroni die le girano d'ambe le parti 
air intorno , e dividono la nave maggiore dalle due 
laterali, lasciando liberi i quattro angoli interni della 
crociera nel mezzo. Da questi pilastroni si diramano 
alcuni archi, col mezzo de' quali tal fiata si uniscono 
tra ioro, tal ahra incontransi con le colonne, e talora 
corrispondono colla parete. Sopra gli stessi archi havvi 
un corridorc chiuso da una parte da un parapetto di 
marmo grcco , e dalf altra di colouuctte , per cui si 



lO CHIESE PRINCIPALI d' EUROPA. 

cammlna , come si dice, a mezz' aria d' intorno tutta 
la chiesa. S' alzano i detd pilastroni sirio al livello 
del parapetto del corridore, e piantato sovra gli stessi 
e uii grosso muro che si riapre con altrettanti void 
sopra gli arclii , e poi si riunisce , e formansi npgli 
angoli di mezzo alia chiesa quattro cupolette , ed altre 
due prcsso alle porte minori verso la piazza, restando 
come aperto lo spazio fra nn pilastrone e I'altro ove 
son le colonne. In altezza di piedi 56 e 58, metri 19,4^ 
e 20,14 dalla cima al pavimento camminano quindici 
voltoni maggiori , dei quali sette attraversano la na- 
vata di mezzo, e gli altri, girando lateialmente ai 
muri, compougono il ciclo delle navi minori in tutto 
quello spazio che non e occupato dalle cupolette. Fra 
Funoe I'altro di questi voltoni, che nel braccio de- 
stro e sinistro e nel capo si uniscono con altri archi 
maggiori , elevansi nella navata maggiore cinque gran- 
diose cupole, le quali ergendosi macstosamente sopra 
una cornice di marmo, hanno sedici tinestre ciascuna 
e sono distribuite in modo che formano tutte cinque 
una croce. L' altezza dal pavimento alia cima e nelle 
due prime di mezzo pie di 06 , metri 29,87 , e nelle 
altre tre, una in capo e due nelle braccia, e piedi 80, 
metri 27,79. ^'6^''* sommiia di ciascuna si alza una 
torricella a foggia di fanale, sostenuta in aria da co- 
lonne coperte di piombo: essa nellalto ha una croce 
di legno foderata di rame ed una banderuola che gi- 
rasi second© il soflio de' venti. » 

Parlasi in scguito dei due grandiosi pulpiti antichi 
che vi sono: « Funo dalla parte del vangelo sostenuto 
da colonne ake circa 6 piccli vcncti, c diviso in due 
piani, e Taltro dalla parte dell' epistola, sostenuto an- 
ch' esso da colonne , serviva in altri tempi per pre- 
sentarsi il doge al popolo dopo la sua creazione. Un 
parapetto di Bni marmi , sulla cui cornice son poste 
quattordici statue molto stimate , eseguite da veneti 
artisti nel 1894, divide il presbitero dalF anzidetta 
crociera , dove ascendendo vedesi 1' altar maggiore 
sotto una tribuna sostenuta da quattro colonne istoriate 



CHIESE PRINCIPALI D EUROl'A. 11 

che pajono certo cli g;reco intaglio. In qnesto altarc 
conservasi la pala troro, e dopo di esso havvi 
nell'abside un altro altare detto del SS. Sagramento 
abbellito da molte opere del Sansovino degnissime di 
ammirazione. Gli stalli lavorati ad intarsio che cir- 
condano il coro; i mosaici die coprono le pareti; le 
volte e la cupola di qiicsta chiesa ; le pitture e le 
scultuie di bronzo e di niarmo presso die tutte di 
lodati artefici; la magnificenza in fine, la nobilta, la 
riccliezza die per ogni dove in qucsta chiesa risplen- 
dono, sono prcziosita che attraggono lo sguardo degli 
intelljgenti e che la rendono una delle piu insigni 
d' Europa. » 

Uscendo dalla chiesa si vede il famoso campanile, 
di cui nelle anzidctte tavole trovasi il disegno. « Le 
fondamenta ( dice il testo ) di quest' cnoruie edifK io 
furono gettate verso la line del secolo IX. Nicolo Ba- 
ratticri alia fine del secolo XI e il Montagnana verso 
la meta del XIV, ne costrusscro le pareti, e Maestro 
Buono nel i5io s' incarico di eseguire la cella dclle 
campane , il quale in sei anni la condusse a termine. 
Questo campanile soUevasi dal suolo 202 piedi ve- 
neti, nietri 97,96, ed e largo piedi oj, nietri 12, 85. » 
Dassi in appresso la descrizione della tanto celebrata 
pala d'oro, che dice si nionuniento dei piu insigni di 
qucsta chiesa ; ma seiiza il visibile suo disegno , il 
darne una sufficiente idea col racconto di tutti i pregi 
die la rendono rarissima, non basta. 

Gli editori opportunamente avvertirono die il Te- 
manza ed altri celebri architetti ebbero gia a dire 
che lo stile bizantino della veneta basilica di S. Marco 
^ungroltcsco, nia grottesco magnifico, perclie in esso 
ci ha di tutto , cioe di greco , di romano e ben anco 
di gotico. Tuttavia, quando coiisiderata vcnga nel suo 
gcnere di ciiriosissinia architettura, nella riccliezza e 
luoltitiidiae de' suoi prcziosi marnii, nella grandiosita 
de' suoi musaici, nel pregio di molte sue sculture, 
puo con ogni diritto e francamente vantarsi come la 
prima Ira To piu cospicue basilichc del mondo. In essa 



12 CHIESE PRINCirALI D EUROPA. 

poi ci si prescnta, per cosi dire, la vera storia dcl- 
I'arti Ijelle, appunto perclie di varj stili composta il 
carattere ci moslra di tutt' i tempi , cioe lo strava- 
gante , il buono e ben aoco il sublime. In mezzo pcro 
a tanta varieta di cose far dec certamente maraviglia 
il vedere come conservata siasi mai sempre V oiigi- 
nalita del disegno ; criginalita che venne religiosa- 
mcnte rispettata nel riprendei'si in diverse epoche i 
lavori per condurla a compimento. Bella lezione agli 
architetti moderni i quali sottentrando a compiere gli 
antichi gia innoltrati edificj vogliono in ogni mode 
introdurvi qualche cosa del gusto o capriccio loro, e 
lasciarvi P impronta della loro, propria mano. Percio 
non poclie sono le cose antiche, che da" moderni ar- 
chitetti restaurate o condotte a compimento prescn- 
ta no nelle parti la piti vitiiperevole dissonanza e scon- 
venevolezza. Oh quanto sarebbe a bramarsi che sotto 
gli antichi e non compiuti edificj si leggesse quel ce- 
lebre verso : 

Non fia chi di toccarmi abb'm ardimento! 
Fascicolo n.° lo. La cattedrale d' Anversa e quella 
di Gaiid. — La prima delineata in 6 tavole , la seconda 
in 3 con pag. 6 di testo la prima, 4 la seconda. Gio- 
vera il dare nn' idea di qucste ambedue stupendissime 
chiese colle parole del testo. Ecco la descrizione di 
quella d' Anversa : « Essa e costrutta nello stile voigar- 
mcntc appellato gotico; pero piu puro e piu sobrio 
che non vedesi altrove : quivi ancora ci ha bensi 
fascette di pertiche che dal suolo sino alia cima s' in- 
nalzano, ci ha gli archi acuti, le linestre e piramidi 
e minuzie in buon dato , ma vi manca il consueto 
immenso tritume di ornati e sculture insignificant! 
che sorprenuono e stancano 1' osservatore , e percio 
ci si presenta piu svelta e gradevole e nel suo genere 
molto leggiadra e maestosa. Entrando per la porta 
maggiore che sola nella facciata rimane ora aperta , 
e di meraviglia non poca la grande sua vastita, per- 
che occupa una superficie di 63,376 piedi francesi 
ossia metri 20, 533. Ha la forma di croce latina, il 



CIIIESE PRIISICII'ALI d' EUROPA. ] 3 

ciii tronoo e regolannentc spartito in sctte navate , 
Imigo le ([uali sono distrihuite 126 colonne che rcg- 
gono 200 arcate. La lunghezza della nave di mezzo 
e di piedi a83 , metri 91,692; quella della nave tra- 
versa e di piedi 206, metri 66,744, e nel fine delle 
due bx-accia sono due porte che danno anche dai lati 
accesso alia cliiesa. L'altezza della nave niaggiore e 
di piedi 84 , metri 27,216. Quella della cupola cli piedi 
1 35, metri 43, '-40. Merce lo sgombramento d'vma tri- 
buna die copriva un tempo Tcntrata del coro, se n' e 
prolungata la vista che scorre sino all' altar maggiore 
e per cui, la merce di tanta distanza, esso pare come 
involto in una specie di misteriosa nube, che, ag- 
giunto il carattere grave e maestoso del sacro luogo 
contribiiisce possentemente a destar neiraninio dello 
spcttatore tale sentimento di rispetto, riverenza e ti- 
more che non si puo esprimere con parole. E per 
verita cjuclle tante colonne coscriitte a fascetti disse- 
minate per tutta Tarea della Basilica, cjuei rami leg- 
gieri die da loro cscono e s' incrocicchiano descrivendo 
i contorai di tante volte che sernbrano innumerabili; 
cpu'gli ckganti cancelli die alle gallerie servon d'ap- 
poggio e cpielle grandi linestre d' una struttura non 
meno variata che svelta, dalle cpiali per mezzo di 
vetri colorati e dipinti spandesi nelT interno una dol- 
cissima luce, sono tutte cose di elTetto stupendo che 
inspirano nei fedeli il piu religioso raccoglimento. » 
Parlasi in seguito della maravigliosa torre della 
medesima Cattedrale, la cjuale vien lodata come <c una 
delle pill belle e meglio conservate produzioni goti- 
clie deir Europa. Essa dal suolo s" innalza cjuattrocento 
piedi : e tutta di marmo , scompartita in varj piani 
descrescenti 2;radatamente sino alia sommita. La di- 
Ii2:cnza con cui e costrutta, la delicatezza degli or- 
namenti onde e fregiata, qualilicano F industria e 
I'abilita somma dell" arcliitctto che la ideo. « Noi ag- 
giugneremo esser ella una delle piu magniliche e 
sublinii torri die vederc si possano. Pcro avendo noi 
per curiosita vcrilicate suUa scala dei di&egni le misurc 



14 CHIESE PRINOIPALl d' EUKOPA. 

princjpali date in iscritto di questa famosa toiTe e 
della sua cliiesa, trovammo che I'altezza della prima 
niarcata di 400 piedi, misurata sul disegno tiovasi ia 
vece di soli piedi 268. Cosi tutta la Jun2,hezza della 
chiesa segnata di piedi parigini 283, nella pianta e 
di piedi in vece 334 circa. L'altezza della cupola, 
scritta di piedi i35, in disegno e piedi 172 sino 
all'apice. Queste differenze c' indiurebbero quasi a 
credere die le reali misure state non siano dal vero 
desunte , ma da altri disegai. 

Passando ora alia non metio celebre Cattedrale di 
Gand, essa 30si ci viene nel testo descritta. <c L' ar- 
chitettura di questo tenipio e volgarmente appellata 
gotica, pero di uno stile semplice e nobile. Maestosa 
e imponente e la gran torre che si erge dal suolo 
nel mezzo della facciata. Quivi e la porta principale 
clie mette in un vestibolo, decorata della statua di 
S. Bavone in abito ducale clie ticne un falcone sul 
pugno. Dal vestibolo si entra nella chiesa, clie se- 
condo il consueto ha la forma di croce, ed e a tre 
navi. Quella di mezzo torna maestosa e imponente per 
la sua elevatezza. I pilastri che la sostengono sono 
d' una foi-ma svelta ed elegante, e si dividono nella 
sommita in varie ramilicazioni che si perdono nella 
volta e danno all' insieme un' aria di leggerezza clie 
piace. La sua lunghezza dalla porta all" esirema parete 
di contro e di piedi franccsi SS^, metri 11 5, 668; 
la lai'ghezza della nave traversa e di piedi i3i , metri 
42,4^4. Molto aha e la torre alia quale si ascende 
per 446 scalini. Basso e il suolo della chiesa dalla 
porta sino alia nave traversa, ed ivi per nove 
gradini si ascende al coro, dopo il quale soUevasi 
r altar maggiore. Dieci cappelle, cinque per parte, 
tiancheggiano il coro e cinque altre sono nei lati e 
dietro 1' altar ma oisiore, ecc. » Vi e il sacro fonte il 
cuibacino, siccome leggesi nella medesinia desrrizio- 
ne, e quell' istesso che ha servito pel battesimo di 
Carlo V. Fra le altre cose meritevoli d'osservazione in 
questa chiesa trovasi lui gran pulpito di stravagante 



CHIESE PRINCIPALI d' EUROPA. 1 5 

c strepitoso lavoro , d' invenzione bizzariissima , con 
intagli rappresentanti imagini profane frammesse allc 
sacre con poco lodevole accoi-gimento introdotte nclla 
casa del Signore. 

Queste due famosissime Chiese del Brabante , come 
si vede dai disegni, sono presso the del medesimo 
stile e nella forma e negli ornamenti. La maggior 
maraviglia, secondo noi, sta nelle loro due aldssime 
torri, che per ingcgno e per istatica superano le opere 
tutte dei Greci e dei Roniani non die dei loro imi- 
tatori d' ogni tempo. Perclie nessua architetto sopra 
hasi si ristrette seppe ascendere a tanta altezza che 
fa abbrividire di spavento il portarvisi sino all' apice 
per iscale curiosamente traforate, ma nel medesimo 
tempo solidissime , con invenzioni le piu ardite e le 
pill difficili che sembrano piu fatte per incanto die per 
arte umana. Tanto era lo spirito ed il sapere di que* 
famosi gotici arcliitetti, die dalla sapienza de' moder- 
ni , i qiuili pero non saprebbero e meno oserebbero 
imitarli, vengono censurati e vilipesi ! Ma non vo- 
gliatr.o qui piu a lungo intertcnerci sovra un' arclii- 
tettura che era , per cosi esprimerci , vive defunta , 
augurare bensi che tali maraviglie vengano come pre- 
ziosi monumenti conservate negli edilicj che ne ri- 
mangono si sacri die profani e che il sapere de' mo- 
derni non facciasi a guastarle per disprezzo del bar- 
barico nome. 

Nel fascicolo n.° 1 1 contiensi il sontuoso tempio di 
Snperga, costrutto sopra un monte a poche miglia 
da Torino. Esso e opera del celebre Don Filippo 
Juvara, architetto di una fantasia che non aveva li- 
miti, come si scorge dalle sue invenzioni incise dal 
non men celebre Piranesi il padre, cpiando anibidue 
studiavano in Roma. Questo piu che vistoso tempio, 
quantunque non di stile vitruviaiio, e pero tale che 
l)cr la sua novita sorprcndere potrebbe anche lo stcsso 
grandc maestro sc pur vivesse. Esso ci si presenta qui 
•Usegnato in lo tavole ; lo pagine ne formano pure 
il testo. (c Alia cima del monte un largo basamcnto 



l6 CHIESE PRINCirALI d' EUROPA. 

(cosi leggcsi nel testo) ornato da bizzarra balaustrata 
di marmo tutta la facciata dclla chiesa decora e cir- 
conda, ed a lei si ascende per trc ampie scale di di- 
ciassette giadini ciascuna, Tuna di fronte verso To- 
rino a ciii fa prospettiva il reale castello di Rivoli, 
le altre a mezzodi ed a ponente, come appare dalla 
tavola ecc. Quinci si procede ad uti portico qiiadrato 
sostenuto da otto colonne del diametro di metri i,5o, 
alte braccia piemontesi 28 compreso lo zoccolo, ossia 
metri 16,78 di dieci pezzi ciascuna d' ordine corintio. 
Codesto portico a peristilio ha il suo frontone , nel 
cui timpano vedeansi un tempo gli stemmi reali ab- 
battiiti nel 1798. Sopra il peristilio e dietro al fron- 
tone dignitosamente torreggia la vastissima cupola che 
unitamente ai laterali editlcj sormontati da due cam- 
panili ne costituisce 1' intero prospetto veramente 
maestoso , ecc. 

« La elevazione della cupola dal primo gradino a 
pie della scala sino alia lanterna e di gradini n.° 809, 
ossia alia sommita della croce, braccia piemontesi 
143, metri 85,69. •^^^'^ (tutto il tempio) poi solle- 
vasi sopra il livello del mare tese 876. Al primo en- 
trare del vestibolo sorprende la vasta mole di forma 
rotonda , comeclie 1' altar maggiore che e di fronte , 
posto fuori della circonferenza e due altari laterali 
sfondati alquanto anch'essi le diano I'aspetto di croce 
greca, ecc. La ricchissima decorazione e di due orchni, 
corintio I'inferiore, composite il superiore. Otto co- 
lonne di nove pezzi ciascuna, alte braccia piemontesi 
26,6, metri 15,87, disposte a due a due, s' innalzan 
dal pavimento sopra i lor plinti e sorrcggono 1' edihcio. 
Eobusti pilastri parimente d'ordine composito sostengo- 
no c[uattro arcate stabilite sopra un attico e che apron 
r adito air altar maggiore ed alia porta d' ingresso. » 

Sopra r ordine corintio si alza un second' ordine 
composito a colonne, corrispondenti a cjuelle di sotto, 
piantate sur un attico che serve di piedistallo; e sul- 
r ordine stesso sorge una ben intesa cupola a casset- 
toni che termina in una lanterna di svelta c graziosa 



CIlIESi: I'KINCIl'ALI d' EUROPA. I7 

forma, romc lo e pure tutto T insiernc neUa giustezza 
flelle sue propoi'zioai e nel maraviglioso etFctto del suo 
ben contrasfato niovinienlo. Vi lia pero cpialche cosa 
(li iicenzioso nelFoniato |)iu die nella nou bclla forina 
dei linostroni inrcnii del tanibuio della cupola. In qiie- 
sta parte per tauto, ma in qiiesta sola, ci sembra che 
I'arciiitetto gustato ab!)ia le borromitiesche bizzarrie. 
Nel grandioso sotterraneo del niedesimo tenipio fii 
praticata la reale eappella' sepolcrale della famiglia re- 
gnante : « documeiito ( dice il teste ) della pieta del re 
Vittorio Amedeo III )> : ma siccome nella sua niagni- 
ficenza e ricchezza non incontrasi quel la vera gian- 
dioiita, quella scbietta bellezza die taluno potrebbe 
iniaginarsi, massisne in nn luogo di cotauta dcstina- 
zione, ove piu spicca la preziosita del marmo che 
la virtii deirartelice, cosi non altro ne dii'enio. 

Innanzi pero di chiudere voglianio esporre una 
nostra osservazione. Questa sontuosa raccolta ddle 
pin celebri catted lali ci ollre in vero un curioso pa- 
rallelo tra le chiese antiche , specialmente del tre- 
cento, e le moderne. Quelle reputansi le meno casti- 
gate, ed esse non di meno, e specialmente le goticlie, 
ci prcsentano i pin maravigliosi, i piu grandi, i piu dif- 
ficili concepimenti die mai immaginati siansi nell'arte 
architettonica. Queste al contrario, e eio atl'ermiamo 
generalinente ^lailando, mostransi bensi piu castii!;ate 
ma povere d' iuuiginazione, si che impiccoliscono 
anzi die ingrandire il genio degli odierni architctti. 
Seguissero almeno questi il costume de'valenti inci- 
sori, i quali scegliendo il meglio degli altri supplire 
sanno in certo modo alia mancanza dell' invenzioue 
andie col solo copiare ! L'ardiitettura greca o roniana 
saia nei maggioii suoi monnmenti sempre giande 
quando misurata ven2;a eon analoga scala; ma la 2;o- 
tica avra sempre il privilegio di comparire e piii 
grande e piu maravigliosa di qurllo che risulii dal- 
I'esamc delle sue misure e proporzioni. 

G. c L. 

Bibl. ItaL T. l.XXIH. a 



Mcmorle degll scrilloii e letlerad Parmigianl raccolte 
dal padre Ireiieo Affo c contiiuiate da Aiigelo Pez- 
zana. Tomo settimo ed ultimo. — Parma, i833, 
dalla ducale tipografia, i/i ^° gj:, di pag. xi c 692. 
Prezzo ital. lir. i5 senza i rhrattl. 



Adeodato Turchi , Giuseppe Pezzana 
Angela 3Iazza , Plelro Zani. 



c 



on qnesto volume compiesi il lavoro del slg. ca- 
valiere Pezzana, degnissimo preletto della dncale Bi- 
Mioteca di Parma; lavoro di gran lena e di non mi- 
nora importanza, intorno a ciii si tenne altre volte 
discorso (*). Esso puo per ogni diritto conslderarsi 
come il piu pregevole , il piii vasto tra quelli die 
di simil ^enere pubblicad siausi in Italia nel secolo 
nostro. Perciocche il benemeri:o ed insigne bibliote- 
cario non pago delle rettiticazioni e delle giimte da 
se fatte all' Alio , un numero grandissimo raccolse 
di articoU totalmente nuovi, mcrre dei quali T opera 
tutta non lascia piu nulla a desiderare , quanto alia 
storia letteraria di Parma. E de' suoi studj e della 
fatica sua in quest' edizione bella testimonianza ei ci 
diede col volume clie annunziamo , nel quale sono 
opera sua diciannove parti sopra le venti di clie e 
composto. Ne pero questo volume scmbrar dee di 
soverchia mole a chiunque facciasi a considerare che 
Parma nel secolo XVllI, cui esso specialmente si ri- 
ferisce , t'u floridissima d' insigni scrittori e il nome 
meritossi di Atene d Italia. Siccome poi le notlzie ap- 
partenenti alia stoi'ia civile giovano non poco a chia- 
rire le cose letterarie , la cui indole porta general- 
mente impresso il carattere del secolo; cosi Tautore 
venne le une alle altre iiammettendo tutte le volte 
clie gli parve utile ed opportune il farlo. Ne pero 

(*) Bibl. ital. t." Si.", dicembre J828, pag. 378. 



MEJIOUIA DEGLI SCIUTTORI ecc. I9 

debb'egli tacciarsi cli superfluita se talvolta scentle 
a cose sitratte. die quasi pajoiio niinutezze. Perocthe 
se leg2,onsi (sicconie egli accoiiciamentc osserva) coa 
avidita tante centinaja di volumi composti tli linzioni 
collo specioso aggiunto di seorichc, uelle qiiali con- 
tengonsi particolarita minutissime anche intorno alle 
cose ed alle {)ersone piu abbiette, sembra die « deb- 
bansi almeno tollerare alcuni che niiraiio al porre, se- 
condo il potere di chi scrive , le notizie municipali 
in ischietta luce di verita. » 

Un difetto in cui di leggieri cader snole chi fassi 
ad esporre le Momorie dcgl' illiistri trapassati , si c 
quello di esaltarli talvolta olti e il giusto e ta( erne le 
niende , ognl lor cosa niagni!,cando , e quasi sceveri 
reputandoli da ogni uriiana debolezza. Ma il Pezzana, 
facta a se stesso legge inviolabile di non tradire giaai- 
iiiai la verita, non lascia di accetmare anihe le nieno 
laudabili passioni di coloro su"" quali discovre, e spe- 
cialmente se da esse qiialdie influenza ne provenne 
sulla loro letteraria carriera. « Scrivo (dice egli) per 
la storia , non per farnii grazioso con piacentcrie ai 
descendenti od ami i di coloro de quali tcngo di- 
scorso. » Di iiguale sdiiettezza fece pur uso ragio- 
nando delle loro opere, al giudizio sottoponendole di 
una saggia critica e le ottiine dalle nieno pregiabiii 
sceverando. Qiiindi e ch'eali (e cio riportiaaio quasi 
ad esenipio di tale sua sdiiettezza) viene giustaniente 
accusantio di esorbitanza le parole di Fahbro d elette. 
rime e di summo vate, coUe ([uali Agostino Paradisi 
inun'ode sua f'ccesi a lodare il conte Jacopo Antonio 
Sanvitale ; uomo certamente di magnilico elogio de- 
gnissimo per le molte ed esiinie sue virtii, ma noii 
niai da encomiarsi qual poeta suhliinc. Animato dal 
inedesinio principio non tralascio di cmen^lare altrebi 
le iuesattezze sfuggite ad alcuno de* viveiiti scrittori; 
ma in cio di que' modi usando , che fra beu cosui- 
mate persone si convengono; pronto seniprc protcstan- 
dosi a ricevere e ben di buon aninio gli aaiuioai- 
incuti iiuorno agU errori in cui per awcntuia I'o&sc 



MEMOKIE DEGLI SOKITTORI 



egli aucora caduto. Sentimento d aninia Ijclla e 
gentile ! 

In c[uesto volume contengonsi dunque le Memorie 
degli scrittoii e leUerali Parmlgiani , che visbcro nel 
decimottavo secolo, e di quelli che in esso la piii 
parte trassero de' loro giorni , benche trapassati nel 
preseiite. Non meno di cento sono gl iilustri, dei 
quali in esso ragionasi , e tia qucsti alcuni se ne 
ricordano di splendidissinio nome. Nell' impossibilita , 
in cui per la natura stessa dell' opera ci tioviamo di 
convenevolmente. scrivere di tutti , faremo qualche 
cenno soltanto dci quattio sopraccennnti, e dal poco 
die ne diremo noti anno i nostii Icoiiritori far ji un' idea 
sovra 1 importanza delT opera tutta. 

A prefercnza d'ogni ahro giovaci il cosninciare did 
famoso vescovo Adeodato Tukchi, del quale nessuno 
ha linora parlato con quella ingenuita che da' tempi 
nostri ricliiederebbesi, e quindi lo vedeuuiio od ele- 
vate okre le stelle , o posto iniquamente nel fango. 
Nacque egli in umile cnlla a Parma nelf agosto del 
1724. 11 suo nome di battcsimo t"u Domenico Carlo 
Maria. Indole cljbe vivacissima , e sino da fanciulio 
btudiando nelle scuole de' Gesuiti die sicure prove 
d'altissimo ingegno. Nell' eta di anni 17 entro nel- 
I'ordine de' Cappuccini e prese il nome di Adeo- 
dato. Trovandosi come studente in Piacenza, ebbe 
cola a guida nelle amene Icttere il cclebre marchese 
Ubertino Landi. Appena uscito dal corso degli studj 
fu promosso alia carica di lettore di teologia, che in- 
segno e in patria e in Modena, ed ivi appunto spiego 
r ingegno ed il valor suo per la sacra eloquenza, 
predicando all" improvviso in quella cattedrale in oc- 
casione di trlduo solenne. Lepido , modesto, ameno 
nel conversare, e ad un tempo di ogni sapienza ma- 
ravigliosamente dotato procacciossi la benevolenza e 
la stima d'ogni classe di persone. Percio essere non 
dee maraviglia se corse la carriera de'piu importanti 
incarchi nclf ordine suo , e se arricchire pote il suo 
parmigiauo convento con eletta suppelletcile di libri 



K I.ETTERVTI PAR:\lICI\Xr. 21 

e roil altre beneficenze. Fattosi a declamare il qua- 
resiinal suo sollevossi tosto ad altissinia fama, sicclie 
le pill cospicue citta d'ltalia ambiiono d'aveilo a pre- 
dicatorc ; e ben con ragione , pcrclic seppe in esso 
« accoppiare con mirabile chiarezza e magistcro alle 
massime evangeliche le piii sane della filosolia , della 
politica e del diritto delle genti, per qiianto a sacio 
oratore convenir si potesse. » Grande fii il Trutto 
clie ne riporto siiU' animo de' suoi uditori, onorevo- 
lissima 1' acco2;lienza die fatta gli veniva anche dai 
pill ra2;2:iiardevoli personaggi : e Y ebbe pure nella 
nostra .Alilano presso il conte di Firmian, sp'.cndido 
accoglitore de' dotti e letterati d' Italia. Pero il duca 
Ferdinando di Parma lo voile predicatore perpetuo 
nella sua corte : periglioso incarico , nel quale duro 
sette anni, fiagellando con nobile e coraggiosa sCerza 
i vizj de'grandi, e gli csempi seguendo dei Griso- 
stomi e de' Massillon. Colla quale apostolica liber. a 
si rese caro al principe e al popolo , specutlmentii 
poi al celebre niinistro Dutillot « sjcconie coliii che 
non pavcntava giugnesse la verita insino al trono. )i 
II dura nel 1776 udito cli'ebbe il qiiaresimale del 
Turrhl . consapevole omai delle amniirabili doti del- 
r animo di Iiii, gli aflido I'educazione deli'augusta sua 
prole , e non la morale o la religiosa soltanto . ma 
ancl'.c la letteraria e la scientifica. E qui l' autore in 
una nota vien avvertendo di un abbaglio , die sem- 
bra cssersi preso dal sig. prof. Canui a f. 5^(^ del- 
r ultimo tomo della sua Storia di Coma confoudendo 
il P. Soave col P. Turdii. Ne peio da' suoi regali 
allievi ebbe giauuuai il Turclii se non motivi di an- 
darne rontentissimo. « Anio ( cosi e^li scriveva al 
Paciaudi ) i miei allievi con una tenerezza che non 
posso spiegarvi, e mi ronsola moltissimo il vedere un 
bambino di qiiattro anni {Lodovico pot Re d Etruria) 
die incomincia a gustare le pin semplici proposizioni 
di Euclide , e voriebl)e star seinpre con tra le mani 
il compasso e la squadra. Si fa fare a* fancialli tulto 
C16 che si vuole, e se ven2,ono aniiojati ne loio studj 



22 MEMORIE DEGLI SCRITTOHI 

la colpa dee rifondersi ne' precettori. » Ed In altra 
lettera alio stesso Piiciaudi lodaiido il beiranimo de"" 
suoi allievi, « e vero ( dice ) che in cosi tenera eta 
non si puo ancora deciderc nulla; ma si puo intrave- 
dere assai bene dove almeno saianno nn giorno por- 
tati dalla i^sica loro costitiizione. Credetemi che le 
passioni non avendo altra base che il teniperamento, 
si manifestano di buou' ora , e tutta 1' arte consiste 
non gia nel combatterle od annientarle , ma nel di- 
rigerle bene verso virtuosi e lodevoli oggetti. Questo 
e il mio principalissimo impegno. Caro amico , la 
prima educazione non mi spaventa; la scconda si bene, 
quando i piincipi divcntano padroni di se. Allora bi- 
sogna raccomandai'li a Dio, che solo puo reggcrii in 
mezzo a tanii pericoli delT apparcnfeniente luminosa 
loro situazione. » Era quindi da' suoi discepoli tene- 
i-amente riamato, perche ben diverso dal cclebratis- 
simo istitutore di Ferdinando , il Condillac , aspro 
ne' modi e non pieghevole alia mente ed all' indole 
del suo allievo , sapeva soavemente iu'^inuarsi nel- 
r animo loro e spargere di tiori le piii diHicili dot- 
trine. Percio tenne sempre da" suoi precetti lontano 
( siccome scrive il Cerati suo encomiatore ) « il di- 
fetto di alcuni cducatori privati, e poro pratici dclle 
forze dello spirito uu.ano , che a ("ormarc intesi un 
fllosofo in un fanciullo di dieci anni , non s accorgona 
che resta a venti un insetto mortale. Egli nella te- 
nera eta di que' reali discepoli ceico solo di colti- 
varne la memoria e la fimtasia, lo sviluppo della fa- 
coltjv ragionatrice ajutando con aweduta lentezza. » 
Aurei , sapientissimi precetti ! E noi riportati gli ab- 
hiamo , perche ci sembra che sei vir potrcbbero di 
norma a chiunque batte la nobile , ma ardua carriera 
di privati educatori o maestri. Che peio il Turchi si 
addentro e si bene trovavasi nel cuore del duca e 
de' suoi discepoli che inutili riuscirono le pratiche de' 
cortigiani per isbalzarlo dall' eminente incarico e so- 
stituirvi, siccome sospcttavasi , Vinccnzo Monti. 



E LETTER ATI rARMICIANl. 23 

Ferdinando rimuncrar volendo i ranti meriii del 
Tiirchi lo propose nol 1770 alia vacante cattedra 
vescovile di Parma. Grande scandalo ne narque nel- 
Tordine de' nobili per la bassezza de' natali di Adeo- 
dato, tripudio altissimo ne^li altri ordini. E a dilesa 
di liii scriveva TAllo la Mltra tion csserc la croce dl 
Malta, per conse^uire la quale vuolsi lustra di ante- 
nat'i. Indarno jl Tiirclii coUe lagiime ag,li ocdii cer- 
cava di liberarsi da cotaiito peso. Fu d'uopo Fobbedire. 
Dicevano alcuni che X esame suo al co'^petto di Pio VI 
fu sommamente rigoroso , perclie veniva egli impu- 
tato di massime non favorevoli alia romana corte e 
d' esscrsi nella gioventu sua mostrato libero pensa- 
tore. Sortinne pero con grandissimo oiiore, di modo 
che il Papa commosso lo strinse al scno ed atfettno- 
samente bacioUo. Pare che a quest' epoca si mani- 
festasse \a nimisia sua col conte Gastone dcUa Torre 
di Rezzonico ; nim!>ta dalla quale , secondo alcuni , 
proveniic la disgrazia del come presso di Ferdinando 
e la totale sua rimozione dalla corte parmense. II 
Pezzana viene iniparzinlmente narrando le circostanzn 
tutte che le cause e le conscguenze risguardano di 
si fatta niniicizia; ne dissimula il rancore e le umane 
fralezze che dal Turclii dispi?>yatc furono in cpiesta 
occasione. Certa cosa e bensi che verso 1 epoca stessa 
vane riuscirono le pratiche dal Duca al Rezzonico 
raccomandate mcntre cjuesti trovavasi in Roma, per- 
clie al suo vescovo ed istitutore conferita fosse la 
porpora cardinalizia. Ed e fama che in Roma , per 
opera forse dello stesso Rezzonico, si motteggiasse al 
figlio del Sartore agognante a si nobilc lustro. 

II Turchi intraprese il nuovo suo apostolato colle 
celebri omelie « che accrebbero ancor piii la sua 
rinomanza presso i suoi ammiratori , la scolorarono 
alquanto davanti il severo giudizio degl' imparziali e 
furono soggetti di grandi vituperj appo i suoi av- 
versarj. » Tra questi alzato avea e colla voce e cogli 
scritti una specie di stendardo un carmelitano scalzo, 
Paolo Sopransi , nato in Varese nel 1739. Costui 



24 MI'MORIE DEGLI SCUIT TOUI 

fatto erasi a denigrare Adeodato colle piu iiifami 
imputazioni. Percio da Giacinto Andra ebbe Taggiunto 
di eresiarca , sebbene uonio fosse d' esemplarissinio 
costume. Vessato dal Governo di Parma fu costretto 
a partirsene ; e correva voce che tali persecuzioni 
movessero dal Tm-chi. 

Cangiate le cose d' Italia per la calata dei Frances!, 
il vescovo Adeodato cesso dalle omelie e per un 
triennio limitossi a moderati Indulti. Ne ripiesa che 
ebbe I'apostolica predicazione, die piti oltre luogo alle 
usate invettive. Che anzi al ritorno degli stessi Fran- 
ces! in una sua Circolare al clero c popolo della cam- 
pagna dichiara che nan e cristlaiio e calpesta tultl i 
doveri di cristiano e di cittadino chi non rispetta 
tutti , chi tutti non ama. Costantissimo nella sua de- 
vozione alia ducale famiglia sentiva profondamenle 
le sciagure nelle cpiali In dessa involta. La moite 
di Ferdinando susseguita da quella del re d' Etruria 
suo alnnno lo trafisse crndeliiiente, male fors' anche 
reggendosi al peso di tanto infortunio per la debo- 
lezza deir eta sua giunta al 70.° anno. Mori nel set- 
tembre del i8o3. « Pochi niesi ( cosi il Pezzana ) 
avanti di morire mostratosi dolente di non vedere 
da presso Giovanni Budoni ; questi ando a visitarlo. 
Fu commoventissimo quell" incontro. L" illustre ve- 
gliardo , benche oppresso dal peso degli i'.nni si pre- 
cipito nelle braccia del gran tipograto ; ed ambedue 
que' fiunosi mescolarono 1 loro abbracciamenti di la- 
grime aflettuosissime. » 

Noi ci siamo un po' a lungo intertenuti nelle Me- 
morie che risguardano il Tuixhi , perche ci e sem- 
brato di non dovere sovr'esse si di leggieri trascor- 
rere, trattandosi di un vescovo che tiene nn luogo 
distinto ne' fasti si della Ghiesa che della sacra elo- 
quenza. Quanto alle opere sue oratorie , non faremo 
che riportarne il giudizio dello stesso Pezzana, alle 
cui sentenze ci e forza il sottoscrivere : cc Se mi e 
lecito ( dice egli ) il pronunziare il parer mio , io 
il tengo veramente primo tra tutti colore che nel 



E LE1TER\TI PARMIGIAM. a5 

pnssato secolo predicarono la dottrina di Ciisto al co- 
spctto dc** Grandi , si perclie non fu punto timido al 
vero , si perclie non divago in soggetti stranieri alio 
scope , si per la sobria dottrina di che condi le sue 
predichc , si per una certa seinplicita evangelica , e 
si IJnalmente per la ibrza delF argomentare, concha 
incessante andava pnrgando ben dentro pelle i vizj 
piu faniigliari al!c Reggie .... Egli stesso ci avea 
dato in poche parole i prcretti delia vera e fruttuosa 
eloquenza del pulpito nella predica Modo per trar 
projilto dalle predichc ,• precetti clie troppo spesso 
dimentico nelle Omelie .... NelF eloquenza del Tui- 
chi non si speri pero di trovare ( o prima o poi ) 
ne r elevatezza del gran vescovo di Mcaux, ne Fun- 
zione del Massillon. Delia pulitezza dello stile non 
diro di piii. Tutti sanno com*' egli il lardellasse di 
maniere e di voci francesi ; e piu ancora nelle Omelie 
che nelle Prediche e nelle Orazioni. » Cosi giudizio- 
samente il Pezzana , il cjuale viene poi registrando 
tutte le opere del Turchi, e si le stampate che le 
inedite : pratica a cui attiensi pure nelle Memoric 
degli altri saoi scrittori e letterati. 

Di Leila ricordanza e pure il nome di Giuseppe 
Pezzana, padre di Angelo Tautore di cpieste Memorie, 
L' amoroso iiglio gli consacr6 alt une pagine , come- 
chc la mJseranda condizione della mente di lui lo 
costringesse a separarseue a pena conosciutolo. « Esul- 
tera ( dice egli ) alle voci clel vero 1" ombra del mio 
genitore (a cui prego eterna pace), perclie liiori di 
questa terra non puo essere caro che il vero. » Facile 
verseggiatore fu aggregate a varie Accademie. Entrato 
nella grazia del DutiUot ebbe da lui \ incarico di 
tradurre parecchie opere dal francese, e di stendere 
la parmense gazzetta. Per opeia poi dello stesso nii- 
nistro fu allogato nella nascente ducale Biblioteca 
come ajutante del Paciaudi, e poi nel 1772 promosso 
al segretariato dieW Accademica Deputazioiie pel giudi- 
zio delie tragedie e commedie da premiarsi in Parma 
se< oiido il Prngramma offerto (die innsr italianc. Gadulo 



a6 MEMORIA. DEGLI SC8ITT0RI 

il Diitillot , ne risenti egli ancora fimestlsslme con- 
seguenze, tal che n' ebbe la mente tiavolta con lunga 
e penosa malattia. Ricuperatosi alquanto rifuggi a Pa- 
rigi , ed ivi col favore dello stesso Dutillot rinvenne 
onorevole sostentamento inseanando la liniiiia italiana, 
ed assistendo i libraj nelle loro edizioiii de' classic! 
nostri. Pervenuta nella E. Corte la fama del novello 
precettore di lingua italiana , la regina Antonietta lo 
voile pure a suo maestro nel nobilissimo nostro iclioma, 
e suir esempio di essa lo vollero non mono i grandi 
di quel reame. Procacciatisi per tal modo ragguarde- 
voli guadagni , procuro a proprie spt-se la faniosa e 
magnilica edizione delle opere del Metastasio, Parigi, 
presso la ledova Herisant, 1780, 1782, t. 12, tanto 
in 4.°, cjuanto in 8.° grande. Ma le malaugurate spe- 
culazioni ch' ei fe' con quest" impresa lo posero in 
tali strette da perderne di nuovo la ragione e di at- 
tentare alia propria vita. Ricondotto in patria per la 
pieta di un congiunto ebbe quivi lucidi e lunghi in- 
tervalli , ne' qiiaU rivolgere pote la mente e la penna 
alle cose letterarie. ]Ma piu forte rinnovandosi la sua 
intcllettuale malattia , e percio posto nel ricovero 
degli alienati da mente passo a miglioi-e esistenza 
nel giiigno del 1802. Varie sono le sue composizioni 
che si lianno alia stampa e di poesie e di prose , e 
varie non meno le opere da lui tradotte specialmente 
dal fraacese. 

Alto risuona il nome di Angelo IMazza. nato a 
Parma nel novenibre del 1741, altro de' primarj 
splendori di quella citta e si luminoso, che da solo 
basterebbe a rendere gloriosi i fasti letterarj di qual- 
sivoglia patria. Percio il Pezzana non omniise ne 
studio , ne diligenza , perche le Memorie di lui che 
r universale appcllazione meritossi di Carefo?'^ dell' ar- 
monia nulla piii lasciassero a desiderare. E di fatto 
il lungo ma importantissimo articolo ch' ei ne com- 
pose non solo ci preseata tutte le civili vicissitudini 
alle qnali ando soggetto si celebre scrittore , ma i 
giudizj ancora che intoino alle poesie di lui proferiti 



E LETTERATI PARMIGIANI. 57 

furono , e le inimicizie che gli provennero dall' in- 
vidia e dalla gelosia. E se pare che talvolta discenda 
a niinutezze , qucste ancora per la loro stessa natura 
non niancano d aver tal quale importanza e perci6 
non passano scevre d' interesse. Siccome poi nella 
vita letteraria del Mazza molti casi narravansi o falsi 
o travisati, cosi egli cbbe cura di sceverarne i veri 
e presentarli in pienissima luce. Del che noi gli siamo 
tanto piu riconoscenti , quanto che il Mazza appar- 
tiene al numero di que' sommi che in Italia aprirono 
un nuovo camniino al Parnaso e V itala musa rive- 
stirono di modi sublimi e da piu eta intentati. Tuttavia 
ci asterremo dall" analizzare quest' aiticolo, perche non 
sarebbe cosa si a^evole il farlo, e d'altronde saremmo 
costretti ad oltrepassare il preset ittoci limite. Ci ap- 
pagheremo per tanto di riportare alcune di quelle 
notizie che ci sembrarono piu atte a stuzzicare la cu- 
riosita de' lettori, e che nelle altre biografie di questo 
medesimo poeta non incontransi. 

II Mazza ne' suoi primi componimenti poetici , seb- 
brne trasparire vi si vegga qualche lanipo della sua 
futura prestanza , sente da per tutto la scnola frugo- 
niana che in que' tempi era pressoche la dominante. 
Datosi in Padova , ove dal celebre Brazuolo apprese 
avea le piu recondite bellezze della lingua d'Oniero, 
alio studio della lingua ebraica e piii ancora dell'in- 
glese , s' invaghi della nuova scuola del Cesarotti, e 
reco in versi italiani il poema d'Akenside : i Piaceri 
dell' immaginazione. II IMazza stesso narrava un di al 
Pezzana « che avendo approntato per la stampa il 
suo manoscritto , recollo ei medesimo all' inquisitore 
di Padova. Era un frate ignorante: pero a mala pena 
ebbesi letto il frontespizio , e squadrato il traduttore, 
cli'era allora in eta di 22 anni, o presso , cd assai 
avvenevole , gli disse : « Si tratta di piaceri dell im- 
maginazione, I aiUore e inglcxe. ed il traduttore e un 
gioiiuottol Non si stampcrd. II Mazza prego e riprego 
quelia paternita, perche, secondo il debito suo, leg- 
gesse almeno il mano=«critto prima di coiidannarlo, 



28 MEMOKIK DEGH SCRITTORI 

sicuro ch"" egli era, se lo avesse letto , nulla vi avrebbe 
ritrovato per eiitro clie alia religionc ed al costume 
contraffacesse. Ma tutto a vento : il frate testereccio 
replied clie non si stamperebbe. Al clie riprese il 
Mazza : lo ni inchlno sino a terra a V. Paternitd. ma 
il lihro si stamperd . ed avro poi T onore di presentar- 
^lieiie una copia: ed in quella si congedo dal reve- 
rendo strepitante. Raccomandatosi poscia a Gaspare 
Gozzi, questi ottenne dal Governo il permesso di 
stamparlo, ma colla finta data di Parigi, ond'evitare 
le brighe c i lagni di sua paternita. yt 

Le poesie per tanto che dal Mazza vennero pub- 
blicandosi verso 1* anzidetta epoca , risentivansi della 
scuola inglese; del che n ebbe egli amari rimproveri, 
ne schivare pote la sferza del celebre Scaunabue. 
Dicevasi cli' esse erano un caos. Ma il Gozzi soleva 
rispondere clie da quel caos uscirebbe l oidinc. Per- 
ciocche i lampi che ne emanavano erano lampi di 
un sole nascente. Cosi di fatto avvenne , da che colle 
odi e coll inno intorno all' armonia apparve egli si 
chiaro , die dall' una parte le laudi si attrasse de'piu 
grandi uomitii anche d' oltramonte ; dalF altra risve- 
glio la gelosia degli cmuli e de' nemici , alcuni dei 
quali non si ver2;ognarono di scendere a basse per- 
secuzioni e calunnie. Ne pero sbigottivasi, comeche 
tra' suoi avversarj si trovassero anche uomini di gran 
nome. Che gia di se altamente sentiva, non meno 
che un Pindaro ed un Orazio; sentimento che con- 
servo anche in vecchiaja. E cotale gelosia andava vie 
piu crescendo , qiianto piu il Mazza con nuovi com- 
ponimenti d' ogni 2;enere correva una via splendida 
e dagl' Italiani non mai battuta. Se non che il vero 
merito non puo che fmalmente trionfare, nella guisa 
medesima die la luce trionfa delle tenebre. Intanto 
egli pubblicava la None ^ il Talaino , I Aura armonica 
ed altre poesie. Universali ne furono gli applausi. Nar- 
rasi che al Bettinelli , allora suo avversario , il quale 
postosi la prima volta a leggere V Aura ormouira in 



E LETIEUATI TAHMICJIANI. 2() 

una pubblica assemblea straziavane le prime strote , 
giiinto a que" due versi, 

M' apiiro il varco, e tacquero 
E le tempeste e il tiiono 
ratlde la ponna di mano ; ed ei confesso clie gli ve- 
iiiva nicno il coraggio iiel censurare un tanto poema. 
Mirabile di latto e I'ode tutta , e que' due versi di- 
ceA^ansi dal Metastasio degnissimi d' aver luogo tra 
gli esempi del sublime , che proposti ci furono da 
Longino. II Vanetti aurora , giudice severo ed im- 
parziale , rispoudendo al Bertola sovra alcuni versi 
tlel Rlazza iiitorno I'armonia, cosi sentenziava : « Coi 
voli di Pindaro e colTenergia di Daute s'e quelTuomo 
aperta una via sicura alia gloria tra cento e cento 
j)oeti. ■» 

Ne qiu trattenerei vogliamo su tutti gli avversarj 
del IMazza , tra'quali il piu rabbioso, il piii ineso- 
rabile fu G. B. Fontaua. Tacere bensi non debbesi 
clie fra questi trovavasi anche un V. Monti : pare 
anzi che la gelosia fra questi due sommi Italiani non 
siasi mai estinta. E gia il Monti nella dedicatoria del 
suo famoso Amlnra bodoniano posto avea il IMazza 
in un fascio con colore, 

Che prodighi d canpolle e di parole 
Tutto coiitamiiiar d Apollo il regno. 
Or avvenne che accordata al Monti dal duca di Parma 
senza concorso alcuno la famosa medaglia d" oro per 
V Aristodemo , che ivi fu quindi verso il cadere del 
1786 clegantemente impresso dal Bodoni , e poscia 
con grancUssinia pompa rappresentato piii volte di 
seguito , grande invidia e non niinori cntiche eleva- 
ronsi contro di questa tragedia. Dicevasi che tra gli 
avversarj del giovane poeta fosse anche il Mazza. 
Tal voce ricevette poi tanto piu di credenza, quanto 
che i fautori del IMazza praticato aveano grandi ma- 
neggi, perche dalla scolaresca applaudito fosse \Ari- 
stomene., smilza tragedia in barbarici versi che dal 
P. Capietta stata era composta in contrapposizionc 
^tVC Aristodemo, Essa fu levata a cielo e piu volte 



30 MEMOUIA DEGLl 8CRITT0RI 

ripetuta sulle scene. Tremenda sin dalle prime di- 
cerie fu la coUera del Monti , poeta , siccoine tutti 
sanno , eminentemente irascibile. Questi rispondendo 
ad una lettera deU'Affo si scaglia fieramente contro 
del Mazza ponendolo in uno con altro de'suoi cen- 
Bori ch" ei chiama poeta da quattro soldi. Ma non 
pago ancora, aU'cdizione delle sue tragedie fattasi 
in Roma dal Puccinelli nel 1788 appose una Nota , 
nella quale roinpe in acerbe parole contro del Mazza, 
cliiamandolo un poeta dl molta pretensioiie , un de- 
trattore , un satirico, un calunniatore ; aver egli de- 
cretata a se stesso una medaglia, in cui intitolavasi 
Omero vivente. « La tua nazione ( cosi chiudeva ) ti 
permette certamente una qiialche esistenza Ira' suoi 
poeti: ma v' e un titolo piu prezioso, die non si 
acquista ne con sdruccioii, ne con sciolti , ne con 
medaglie. Pensaci, Omero., e vergognati d' essere gia 
incanutito e di non averlo ancora ne guadagnato , ne 
conosciuto. » Grandissimo ne fu lo scandalo si per 
le aspre parole, e si ancora perche dai dotti crede- 
vasi che il Monti dalle odi del Mazza traesse vantag- 
gio per le proprie. E qui il Pezzana avverte , e ben 
con ragione, che sarebbesi desiderato di non vedere 
di nuovo impressa quella maiaugurata Nola tra le 
Jettei'e del Monti senza pur un cenno della trionfante 
risposta del Mazza. « Ecco di die foggia si traman- 
dano ai posteri falsita che acquistano credenza tanto 
piu grande , quanto e piu grande la fama del fal- 
satore. » Ma tale c appunto il destino dei celebri 
scrittori, die dopo la loro morte si stampino o si 
riproducano quelle cose ancora ch' eglino stessi con 
animo piu tranquillo dannate forse avrebbero all' o- 
blivione. 

A que' vltuperj il Mazza fu preso da vivissimo 
sdegno. Ma ben tosto si calnio: che negll animi ben 
disposli (dice il Monti stesso nella P/opo^to per bella 
parita) la collera e come il fuoco deiitro la selcCy 
che, percossa con forza, getta una viva scintilla, e 
subico si raffredda: rispose urljananicnte con lettera 



E LETTER ATI PARMIGIANI. 3 1 

tlcl 28 marzo 1788 pubblicata in Parma dal Carmi- 
gnani coll' intera Nota del suo avversario. In essa 
climostra essere falso tutlo do che il Monti asserisce 
di lui, falso il decreto della medagUa, false le im- 
putategli dicerie contra V Aristodemo , false tutte le 
ingiuriose asserzioni di qutlla Nota. Tale lettera fu 
poi da altre consegiiitata del medesimo tenore. Che 
pero gli uoniini di schietta coscienza persuasi da tale 
risposta diedero il torto aU'autore dcll'^m^oc^emo. Ma 
il JMonti sebbene trovandosi in Roma dato avesse ma- 
nifesti segni di dolersi del provocato scandalo , non 
di meno vedute quelle risposte, die nuovamente nelle 
furie, e scrisse al Mazza medesimo nn'' altra lettera, 
che tutta ridondava dingiuric e di minacce , le quali 
poi sventarono in fumo. Molto pero adoperaronsi gli 
amici , e tra questi specialmente 1" Alio jier rappaci- 
ficare i due poeti. Ma indaino. La loro riconciliazione 
non fu che dopo parecchi anni procacciata dal case. 
« Giugne il JMonti all' albergo della posta di Parma 
solo per cangiare i cavalli e passar oltre. V ha chi 
riferibce la venuta di lui al ]\Iazza : questi frantende 
e credelo il Pindemonti amicissimo suo, solito visitar 
lui qualunque volta passa per Parma; accorre alia 
porta di quell'albergo situato a pochi passi dalle case 
proprie cercando del poeta. 11 Monti domanda chi sia 
il chieditore: Armonide (toZe era il norne arcadico del 
Mazza) s'affaccia al cocchio e, riconosciutolo, gli dice: 
Eccovi un poeta che odiate. — lo non odio nessuno; 
molto meno voi. — Si abbiacciano , si baciano , e 
dopo un breve dialogo ciascnno a' fatti suoi. » Da 
queir epoca i due generosi spirit! diedero segni di 
rcciproca stinia. A rassodare poi la loro riconcilia- 
zione molto adoperato erasi il Bodoni. Nondimcno ci 
ha luogo a credere che nel loro animo rimanesse 
sino air ultimo qualche avanzo di rivalita. Perciocche 
ripnbblicatasi a Parma la Grolta Platonica del Mazza, 
si vide nel Foligmfo di Milano un' amara critica con- 
tro di csso poema, la quale, giusta tutte le congetture, 
dcttata sembra dal Monti stesso; essendo che que&ti 



32 MEMORIE DEGLI SCRITTORI 

a chi in Parma ne lo iaterrogo del proprio parere , 
rispose con parole non dissimili dalle mordaci che 
apparvero poi in istampa. 

Tale fu la sorgente della letteraria gelosia di qiiesti 
due 2;ran lumi d' Italia, che pure tanta somiglianza 
sortita avevano e da natura e dagli studj e dal vi- 
vere civile. Pero Y autor nostro in una sua Nota vien 
ponendo 1' uno a parallclo delP altro coUe seguenti 
parole. « Ambo vissero quasi un egual numero 
d' anni ; ambidue ebbero comune la dignita della 
persona , la nobilta delP aspetto , la facilita alle ire , 
per sino la paralisia circa due antii avanti il lor 
trapasso (i). E comune ebbero altresi il vestir che- 
ricale insiii die maritaronsi ambo in eta gia ma- 
tura , ambo a bellissime fanciulle : niuno di loro fu 
lieto di prole maschile, giacclie Tunica di Armonide 
mori quasi in fasce : potentissimi d' ingegno nodrironsi 
nel forte ed alto poetare deirAlighieri , e divennero 
corifei di nuove scuole lodatissime, sicche Puno me- 
rito le appellazioni di Cautore delV armonia e di Pin- 
daro vivente , P altro quella di Dante redhivo:, ambi- 
due traduttori di grandi poeti greci ; ambo avversi 
alia giurisprudenza clie pure studiarono alquanto per 
assecondare il desiderio de' parenti , e che abbando- 
narono di corto; ambo pronti alia satira *, ambo cre- 
duti inetti alP architettare un poema eroico ; ambo 
irritabilissimi alle censure de' loro componimenti: e 
forse ciascuno di loro molestato ne' suoi sonni dai 
trionti del rivale. » 

Forse a taluno sembrera che siffatte contese del 
tutto private omettere si dovessero. Ma oltracche de- 
bito era del Pezzana il purgare da ogni ingiuriosa 
impvitazione le memorie dell''illustre suo concittadino 
ed amico, tali private contese omettere non debbonsi 
si di leggieri quando risguardano le cose letterarie. Pe- 
rocche senza la cognizione di esse non si giugnerebbe 

(i) II Mazza mori a Parma la notte del lo all' 1 1 mag- 
gio del 1817. 



E LETTERATI PARMIGIA.NI. 33 

talvolta ad intendere molti passi delle opcre de' grandi 
scrittori , ne ragioaare si potrebbe rettamente del loro 
carattere morale clie il piu delle volte aver suole 
noa poca influenza su loro compouimcnti. 

Forse a tal altio sembreranno un po' esagerate le 
lodi die r autore viene tributando al Mazza special- 
mente ncl parallelo da noi riferito. Tuttavia noa mi- 
nori encomj tributati gli furono da insignissimi uo- 
mini, de' cpiali il Pezzana viene riportando il giudi- 
zio. Noi siamo nondimeno d' avviso clie il Cantore 
deU Armonia posto avrebbe forse il pin irrefragabile 
suggello alia gloria sua , se anzi che pei dersi di co- 
raggio , sicconie avvenne, condotta* avesse tinalmente 
a tcrmine e pubblicata la tante e tante volte promcssa 
sua Traduziune di Pindaro , tiaduzione della quale 
gi'andissima aspettazione destata erasi e in Italia e 
oltianionte. 

Guriose ed iraportanti sono pure le Memorie di 
PiETRo Zani, a cui le bell' arti debbono nna delle 
pill voluminosc e piii accurate opere che intorno 
a' loro tasti siansi mai pubblicate. Percio grandissima 
niaraviglia ci ha iatto il vedere che il nonie di un 
tanto uomo dimcnticato siasi dalla Biografia wi'uei- 
sale, e non dalla fiancese soltanto , ma dalP italiana 
ancora. Giovaci sperare che a tale omissione verra 
provveduto ne' Supplimenti. 

Nel leggere la vita di Pietro Zani ci si fa mani- 
festo di quanto sull' umano intelletto possente sia 
un" invincibile inclmazione. E^li senza alcun maestro 
che gP insegnasse ne meno i primi rudimenti della 
grammatica , appena ebb" iniparato a lesigere ed a 
rozzamente scrivere divenne istrione e giunse ad 
ideare ed a condurre in gran parte ad etfetto una 
Enriclopedia metodica delle belle arti. Nato da onesti, 
ma poveri parenti a Corgo San Donnino nel settem- 
bre del 1748 rimase orfano di padre nel settimo anno 
deir eta sua. Giunto appena al duodecimo fu accolto tra' 
giovinctti die nella piccola corte d"Enrichetta d' Este 
ammettevansi a recitare scenichc rappresentazioni. 

Bibl. Ital T. LXXIII. 3 



34 MEMORIE DEGLI SCRITTORI 

Dices! che cola iiidossato avesse anclie la livrea tli 
I'amigliare. Prima ancora d' entrare in cotali ofiicj , 
poire soleva ogni suo fanciuUcsco trastullo nelle 
siainpe in legno od in rauie, e quindi pregava di 
rouiinuo la rnadrc a couiperarg'.iene alcana. Or av- 
vcnne die tra" suoi comniilitoni di scena si trovasse 
certo Giroianio Bertaui, dipintor mediocre, ma va- 
Icnte nel disegnare , e fornito di coltiua e di buoni 
libri in gcnere di btlle arti. Questi , oltre Tavcre al 
giovinetto lasciato libero I'acrcsso alia sua libreria, lo 
venne altresi amorosamente istruendo nelle dottrine 
clie alia bell' arti riferisconsi. Gresciuto lo Zani in eia 
recossi a Parma , jov"" ebbe alia curiosita sua grade- 
vole pascolo nella raccolta d intagli , che procacciata 
avcansi Antonio Bresciani e Benigno Bossi , ambiduc 
proletesori in quelTAccademia di belle arti. Trasferi- 
tosi a Roma nel 1770 pote vie pii'i sbraniare 1" ar- 
dentissima sua voglia nella magnilica collezione del 
conte Giulio Scuteilari. Ivi concepi P idea di fare nei 
suoi scritti tes.oro di cpiegli intagli die parevangli i 
luigliori. 

Di ritorno a Parma fu p'oniosso al sacerdozio nel 
I -76 sotto gli auspicj di Ferdinando , e merce del 
Paciciudi oticnne da quel Duca uu teniie sussidio 
mensuale. Visse quindi nel natio borgo occupandosi 
del suo sacro ministero , a cui frammetteva i predi- 
letti suoi studj letterarj. Ebbe intanto 1' opportunita 
di strignere amicizia coll abate Carlo Bi:;nconi in a!- 
lora segretario della nosti a Accademia di belle arti , 
nel passasgio che questi fece per San Donnino. II 
Bianconi era quant' altii mai giusto csiimatore delle 
opere d' intaglio , delle quali possedeva una snppel-. 
lettile preziosa; giovo quindi non poco al novcllo 
suo amico e a voce e in is^ritto ; gli procaccio im- 
portanti opere , tra le qnali il Dizionario del Basan. 
Lo Zani nel leggei-e quest' opera send aggiugnersi 
acutissimo spronc , veggendo essere rontorme alia 
sua la sentenza di quel celebrc artista intorno alia 
pin pane di quelle blanipe cli' ei pure gia come 



E LETTER ATI PAHMICIANI. 35 

cliisslchc dfsriitte aveva egiudicate: la traflussc ncl 
nostro idioip.a, c gia vt'dcndosi rirco di ninlti niate- 
riali iliscguo i prinil liiicanieiitl dclla sua Eiiciclope- 
dia, npcra nan mrtl, sictome egli sciivcva, da alcu/io 
iJpftta lie Lrusrorsi tempi. Cdotiniio qidiic]! i suoi stiidj 
ill I'aima , in Milano, ([iia tiattbritosi ncl 17^7 c qui 
accolto a Z}'An. testa dal Bianconi, in Bologna, in Cre- 
mona, in Mantova, Ferrara, Modena, esaniinando in 
■ogiuitia d'csse citia le piu dovdziose i-accolte di stanipe. 
Ncl 1-09 pul)!)liro il primo Frodromo delF opera sua 
t'lie oticiinc laufli singolari da tutti gl' intelligeuti di 
RilFiitto gcnere d'arti belle. Co' sussidj del duia Fer- 
dinando passo a Vienna , o^. e pel llivore del celebei- 
rinio Barts< li e\i fu scliiiiso il Gabineito iinocr'udc: csa- 
niino poi le collezioni di Pr.iga, di Drcsda, di Lipsia. 
llitornalo a Parma pul^blieo il seeondo Prograiuma 
i\c\\'' Encidopedla. Cangiaie in Italia ie cose politiche, 
jiresenios'^i col mezzo del ' Bianconi al generalissimo 
de" Francesi e ne ottenne sussidj per nn viaggio a 
rari2;i. Cola recossi nel i'"9'^, e coia t'ruganilo nei 
piu recondiii tesori delfin'^isioae g'i avvenne di sco- 
j)rire la srampa del cele');e Maso Fintgn-crrii^ non prima 
da alcun altio ronosci.ita. Eto il racconto die di taltr 
avvtnimento ci vicn I'atto dal sig. Duchesne, clie a!- 
lora ancor giovinetto gia trovavr.si impiegato in cfuciia 
galieria: II serait difficde {Y^s%\\\ snr les Niclle?. Paris, 
1 026, f. bj^ de pcindre La j'oie de F estimable abbe 
Zani, cut moment oa, ayaiit acquis la certitude de set 
dccouvcrte . il s empressa de nous eiifuire part. Cct excel- 
lent homme etcit lellenient sourd, rpiii entendait d peuic 
les complimens qiion lui faisait sur I' importance de la 

piece F agitation dans laqnelle etait I abbe Zani 

deyait paraitre daiitnnt plus singuliere, que depuis six 
inois qriil ienait tons les Jours travailler a la meme 
place , il avuit etc facile de remarquer que son infi,rmite 

le rendidt scmblable d nn terme jc iioublierais 

jamais let scene singuliere epic produisit I ctat 

il'entliousiasme ou sc tromait ce digue abbe Zani. II 
sig. Dciiou ilibcgno ed incise il ritrauo ddlo Zani 



36 MEMOHIA UKGLI SClUriOUI fCC. 

neiratlo in cui questi scopre la Pace niellata iiel 1452 
<lal Fiaiguerra; il sig. Duchesne ne trasse copia e la 
pubblico in litografia. 

Restituitosi in Italia, ricco di faina e con tesoro di 
materiali per la sua grand" opera, lu nel 1804 nonr.- 
nato Custode delle stampe nella parmense Biblioteca. 
Da quell'epoca tutti rivolse i pensieri a niaturare la 
sua Enciclopedia. Ma essa rimarrebbe ancora del tutto 
inedita se la regnante duchessa, Taugusta IMaria Lui- 
gia, dalla quale sparse fnrono sull'autore non poclie 
beneficenze, ordinata non ne avesse la stampa a spese 
dello S ato. I''edizione ebbe coniinciamento nel 1817 
col primo volume della seconda parte, e co' tipi della 
ducale tipografia. La parte prima e compita e consta 
di 19 grossi volumi in 8.°: della seconda non furono 
pubblicati die 9 volumi. Pero a giudizio del signor 
Pezzana , il quale ebb' agio di esaminare la farraggine 
de' manoscritti tuttora inediti, I'edizione quand'anche 
si volesse a sole sei parti ristretta, conterrebbe non 
meno di cento volumi. La morte deir autore impedi 
il proseguimento della seconda parte. Ne sarebbe cosa 
si facile il condurre a termine si grand' opera, per- 
ciocche i materiali clie ne rimangono non sono ne 
ordinali, ne couipiuti. L' autore mori nella patria sua 
al 12 di agosto del 1821, nel 78 anno dell' eta sua. 

II sunto die presentato abbiamo delle Memorie dei 
quattro anzidetti illustri Parmigiani ci sembra baste- 
vole a far si die i leggitori uostri aver possano una 
convenevole idea dell' opera tutta. E noi nel farlo 
giovati ci siamo non rare volte delle parole dell au- 
tore, perche il sunto portasse quasi 1 impressione del 
carattere stesso dell' opera , e quindi le laudi delle 
quali ci sembra egli degnissimo acquistassero mag- 
giore credcnza e fede. 

G. 



3- 



Lidsa StrozzL Storla del secolo XVI, dl Giovanni Ro- 
STNI. — Pisa, 1 83 3, dalla tipografia di N, Capurro 
e cornp., torni IV, in I2.° la Milano si vendc dalla 
Societd dpografica de Classici italiani ( Fiisi , Resnati 
€ C), in contrada di S. Margheiita a lir. 12 ital. 
In 8.°, con 1 5 rami, lir. 32. 

Articolo I. 
Santo delt opera. 

T ' 

JLi amore clie da qualclie tempo 1' Italia lia posto net 
romanzi si mantiene vivo ed opoi'oso , e comi* tanno 
tutti gli amori , non si cura ne dci consigli dei sa- 
pienti , ne degli argomenti dei dotti. II ronianzo pero 
che era antiunziamo e scritto da un professoic Ix- 
nenierito delle nosti'e lettere pe' siioi lunglii e nol>lli 
stud] e per altre produzioni cliiarissimo ; quindi qua- 
liinque sia la nostra opinione intorno a questo genere 
di letteratura , fa d'viopo esaminarlo con grande at- 
tenzione e con particolare cautela ; poiche nelle oprre 
degli egregi ingegni trovansi senipre ottime parti e 
puo esservi eccellenza di mezzi se non utilita di 
scopo. Percio di questo romanzo noi darcmo un 
sunto ai nostri lettori , e poscia esporremo quelle os- 
servazioni su di csso che ci parranno giustc e con- 
venienti. 

II romanzo e dedicate alia contessa A. di Circourt; 
e nella dedica T autore espone il modo con cui egli 
intese di far in Italia rivivere il romanzo istorico, di 
rui, a parer suo. furono esempi in addietro e I'istoria 
d* Ippolito Buondelmonte e di Eleouora de* Bardi pub- 
blicata nel 1471 ; ed i Reali di Francia , e le tanto 
lagrimate Avventure di Giulietta e Komeo, e I'Av- 
venturoso Ciciliaao di Busone da Gubbio , e gran 
parte delle novcllc del Boccaccio , del Sacchetti , del 
Bandello e di quelle in fine di ser Giovanni Fioren- 
tiuo; il (jual modo « consiste nello scegliere un fatto 



38 LUIS.V &TROZZI. 

>^ vcro c ncir csporlo con tntte lo sue circostnnze 
3> tanto vere clio verisimili, non tralasrlando veruno 
5J artifizio , ne occasione otidc pone sotto i^li ocelli 
» (lei lettoii quauto nella politica, nelle lettere e nelle 
» aiti avvenne in c[ael tempo, e cpianto puo col mezzo 
5> del diletto giovare alia loro istnizione. » 

In alcuni cenni sniraigoniento del romanzo clie se- 
gnono alia dedica, T autore nsando delle parole del 
Fahroni ci fa conoscere la iniqna indole del dnca Ales- 
sandro dei ]Medici-, e dopo alcune relative osservazioni 
egli condude die per due ragioni spera poterc il suo 
lavoro riuscir utile al couuiue ben essere: (c La prima, 
» dic*c<2;li. clic essendo Hi uomini divenuti miHiori, 
5) ci persuadercmo die non potrebbc farsi niai fon- 
» daniento pel viver civile il dispregio , in cui fu 
5) nel XVI secolo temita la virtu; la seconda die le 
5) sventure le c[uali oppressero i iiostri maggiori ci 
» debbono far lieti e contenti deirattual condizione, 
■>•> qualora si paragoni la ferocia dei tempi andati colla 
3) inansucLudine pc* presenti. » 

Dopo questi preamboli V autorc piocede alia sua 
nairazione. 

II giorno 6 Inglio i53i due coutadini il Cii-rpaglia 
e Cocclictio udendo in Firenze suoiiare a distcsa la 
campana di palazzo, dopo molte inutili riccrche, ven- 
gono informati dal Cappdlano dell" Impruiieta die la 
sera innanzi era giuuto daila Fiandra Alessandro dei 
Medici e die in qudia niattina per volere deirimpe- 
jatore doveva essere riconosriuto per capo ddio Stato 
di Firenze. I coutadini per vedere tal cerimonia sal- 
gono col prete la gradinata della loggia, dove ad essi 
si a£e;iun're un bennato e cortese 2;iovane die il Cap- 
])dlano agli altri significa esser Francesco figllo di 
Alessandro Nasi, uno de' piu reputati e ricclii cittadini 
di Firenze. I primi a coniparire furono i magi strati 
di Firenze, poi i troml^etti della Signoria, poi i sjldiiti 
in tutte arnii , poi il duca Alessandro in mezzo i.l- 
1 Arcive3( ovo di Capua e a D. Antonio Muscettola 
anibasciatore di Carlo V, cd ultimi dietro a lui 



STORI\ DEL 5ECOLO XVI. 89 

Filippo Strozzi, Francesco Guicciardini , Bartolonimeo 
Valoii ed Ottaviano de" Medici con tutta la rcstantc 
turba di Pailcsrhi. Giunta al palazzo la coniitiva , il 
Muscettola ncila p;ran sala leggeva la holla iiuperialc, 
con cui Alcssandro era creato capo della repubhlica 
di Firenze colla sua discendcnza in perpetuo, ed i 
niaiiistrati giuravano oljbcdienza e soniniessione , e 
tutti cpiindi recavansi ad ascoltar la messa in S. Gio- 
vanni. Mentre tab cose accadevano , Clarice dei Me- 
cUci nipote del IMagniiico e moglie di Filippo Strozzi, 
donna in cui 1" altczza dell' animo alia chiarczza dei 
natali si a2;jiua;2,liava. stava ncl sue palazzo colic pro- 
prie bglie rjstretta, fremendo per 2,li avveninienti di 
<{uel g,iorno e sdcgnando di farsene spettatrice. j\Ientre 
essa volgeva in niente le arcane vicende della I'ortuna 
e senza j)osa passeggiava , sopraggiunge la faniiglia 
Aldobraudini die andava in esilio e che passando ve- 
niva a salutare gli Strozzi. E qui fra i niesti congedi 
e i ripetuti addio segue un doloroso caudjio di pre- 
ghiere e di proteste, di lamenti e di conl'orti. 

Mi\ diversi da quei della niogbe erano i pensieri 
di Filippo Strozzi. II quale sebbene avesse il cuorc^ 
tratltto da cio che vedeva, conosceva pero la neccs- 
sita di siniulare e prendcva coiisigbo piii dalla paura 
che dalla niagnanimita. Egli quindi diviso di dare una 
festa al duca Alessandro ed un banclietto a D. An- 
tonio Muscettola. Recatosi percio da questo, lo trovo 
cucondato dal Guicciardini, dal Vettori, dal Valori e 
dal Novi; sopraggiunge anclie Francesco Nasi, il quale 
essendo da gran tempo conosciuto dalF andjasciatore , 
viene da questo accolto con singolare benevolenza, e 
ijuindi invitato a pranzo da Filippo. Finche arriva 
Fora del banchetto D. Antonio accompagnato dal Nasi 
va in giro per Firenze , osservando le cose piii no- 
tabdi come la casa di Michelangelo, il monastero di 
S. Salvatore , il tempio di S. jMiniato e frammettendo 
alle osservazioni svariati e lunghi discorsi di Icttere, 
di arti , di politica e d' istoria. 

Giunsero , cosi parlando , al palagio degli Stiozz! , 
dove gia stavano raccolti i ronvitati , e dove gli 



^C LUISA STl'.OZZI. 

attonileva madonna Clarice co* suoi ligli ; fia i qnali 
8tava presso alia mache la Luisa, giovinetta di i8 anni, 
bella, di singolai-e bellezza, dotata di raro senno e di 
noil comune coltura , buona, graziosa, modestissima. 
Vi arriva non atteso Michelangelo Buonarotti, il quale 
desiderato dall' ambasciatore , invitato da Filippo e 
pre2;ato dalla Liiisa si trattiene con cssi a pranzo. Du- 
rante il convito si parla di arti e di artisti ; e nar- 
rando la Luisa che Michelangelo stava in quei giorni 
disegnando le figure all' Inferno delFAlighieri, niostra 
il J\Iiiscettola gran voglia di vederlc , per lo che si 
manda a prenderc il volume. Si tengono intanto lunghi 
discorsi di politica; giunge poi il libro, e con esso 
Baccio Bandinelli scultore valente , ma pieno di am- 
bizione e geloso della gloria del Buonarotti. Tutti am- 
mirano i concetti di ({uesto, ed alle parole invidiose 
di quello nessuno abbada. Ma mentre si sta osser- 
vando i pietosi casi di Francesca da Rimini, gli occhi 
di Francesco e della Luisa s' incontrano e gli sguardi 
loro manifestano il reciproco amorc che si era acceso 
nei loro petti e che non doveva estinguersi mai. 

Si stava intanto preparando la festa che lo Strozzi 
aveva divisato di dare al dura Alessandi'o; ed i ma- 
gnifici appaiecchi di questa facevano un brutto con- 
trasto colla tristezza che producevano in Firenze le 
mutate condizioni dello Stato; tristezza accjestiuta dai 
modi strani ed orgogliosi con cui in quello stesso 
giorno Alessandro aveva trattato la Signoria. La Cla- 
rice mostrava cruccio e dispetto per tale festa; e 
Michelans;elo pregato ad intervenirvi se n' era scusato. 
La sala pero va popolandosi , giungono i Pazzi , i Sal- 
viati, i Pucci; giungono le mogli di Lamberto Sac- 
chetti e di Giuliano Salviati , ambedne brillanti di gio- 
ventii e di bellezza, ambedue aspiranti alia conquista 
del cuore di Filippo; giunge il Aluscettola e con que- 
sto il Cesano teste arrivato dalla Germania , dove il 
Papa inviato lo aveva col cardinale Ippolito dei Me- 
dici. L' arrive inaspettato di questo personaggio fa 
nascere lunchissimi discorsi sui biso2;ni del Pontefice 
e suJIo Stato dell" bnpero ottomarjo. 



STOUIA. DEL ."-ECOLO XVI. 41 

Ma jl linguaggio d'aiiiore parlato dagli occlii di 
Luisa ininieiisa gioja avcva destato nel cuore di Fran- 
cesco Nasi , die quasi fuor di sc a tanta ventura 
per vie solitarie si ricondusse a casa sua a salutare 
il padre, clie da lunghi anui giaceva infermo- Quindi 
tardi e lentamente torno al palagio degli Strozzi; ed 
entrandone le porte, s' incontro con Caterina Ginori 
da lui aniata con amore fraterno, con cui dopo breve 
dialogo avviossi alia festa. Era la Caterina donna di 
animo gencroso , bella, ingenua, dolcissima: licevuta 
freddaniente da Filippo perche serbavasi fedele arnica 
al proscritto Luigi Alamanni, viene pero accolta con 
grande affetto dalla Clarice e dalla Luisa , le quali 
tengono con essa lunghi e gravi discorsi. Intanto si 
annunzia clie il Duca non puo o non vuole recarsi 
alia festa : tanto nieglio , risponde la Clarice. Ma que- 
sta novita ])rodnce impressioni diverse negli Strozzi, 
nei cortigiani ch' erano alia festa convenuti, nel Mu- 
scettola , nel Cesano; tntti la considerano secondo le 
diHerenti loro mire, ed a norma di queste ne trag- 
gono argomento o di rallegrarsi o di temere o di 
dubitare. Si danza pero e si giuoca , sebbene il dato 
annunzio facesse parlir tutti quelli clie solo per ve- 
dere o corteggiare il Duca si erano alia festa recati. 

Gfinliniti discorsi, a cui aveva dato motivo il duca 
Alessandro cogli oltraggi da lui fatti alia Signoria di 
Firenze e col non intervenirc alia festa degli Strozzi, 
cessarono quando, saputo f arrivo del Cesano, il Duca 
stesso parti sul momento per Roma. Essendosi Fran- 
cesco Nasi portato a visitare il Muscettola, questi non 
mostrossi di cio maravigliato ; ed ambedue dopo brevi 
pai-ole su tal fatto, e dopo avere stabilito di visitare 
insieme Girolamo Benivieni , antico seguace del fa- 
moso Savonarola, tengono una conversazione lunghis- 
sima in cui passano in rivista gli uomini e le donne 
pill notabili di Firenze, e ne vanno esaminando i ca- 
ratteri, i costumi e le oi)inioni. Dopo la (juale giunti 
air abitazionc del Benivieni, ed accolti da questo con 
franca e scliietta cortesia, seo;uc tra cssi ima seconda 



4a LUISA STROZZI. 

conversazione, la quale porge materia al IMuscettoIa 
tli gravi riflessioni politiche. 

Nel giorno seguente torno il Nasi dal Muscettola , 
ed entranibi si recarono a prendere la Clarice e la 
Luisa Strozzi, colle cpiali avevano stal^ilito di fare una 
visita al Buonarotti. Non fa d' uopo dire quanto di 
tal congiuntura godessero gli anianti, e come I'affctto 
loro viemmeglio si palesasse. Luiigo la via parlossi di 
tutti gli oggetti e di tutte le persone clie cadcvano 
sott' occliio , compreso il Cancelliere criminale cd il 
Bargello; nelfofficina di Michelangelo parlarono delle 
meraviglie cli' essa presentava e de2;li artisti che lii 
si trovavano, e fra gli altri del celeljre Cellini. Par- 
lando ritornarono al palagio Strozzi , cd ivi lasciate 
le dame , il j\Iuscettola voile portarsi dal padre di 
Francesco Nasi. 

Per le sue viste politiclie continuo poscia il IMu- 
scettoIa nello stretto consorzio cogli Strozzi; dai quali 
era pur trattato con singolare benevolenza il Nasi, a 
_ cui tanto mostravasi amico l' ambasciatore. Era nel 
frattempo tomato dalla Spagna Pietro Strozzi, figlio 
primogenito di Filippo; e Filippo era stato cliiamato 
a Pvoma. E siccome il IMuscettoIa faceva intendere clie 
poco ancora poteva prolungarsi la sua dimora in Fi- 
renze, cosi diviso la Clarice d' invitarlo a passare una 
giornata al Boschetto, villetta suburbana degli Strozzi, 
la quale offerta accettata, una mattina cola avviaronsi 
a cavallo appajati la Clarice e TAmbasciatore, Lione 
Strozzi e la Luisa , Francesco Nasi e la Ginori. Giunti 
al ripiano del colle, dove sorgeva il casino, e dove 
era imbandita la refezione , ed arrivatovi per altra 
via Michelangelo, cominciossi a parlare delf ingegno, 
degli studj e dei lavori di questo sommo artista ; e 
tal conversazione cominciata avanti il pranzo duro 
nel pranzo e dopo il pranzo. Ed intanto per le ac- 
coglienze cortesi dei parenti e fra il conversare ami- 
chevole, Tamore di Luisa e di Francesco si nutriva 
di belle speranze e vagheggiava il piu felice av- 
venire. 



STORI\ DEL SECOLO XVI. 4^ 

Durante 1" assenza del duca Alessandro lo Stato di 
FJronzc era goveriiato con grandc saggezza e niode- 
razione dairArcivcscovo di Capua. Tre fazioni divi- 
devano allora la citta; la popolare, la pallcsca, ovvero 
(lei (Medici e ({uolla degli Strozzi. Percio questa fa- 
niiglia era trattata con sin2;olare cortesia dairArcivc- 
scovo , intento a cattivarsi cli aninii dei capi di par- 
tito: nia essendosi egli avveduto dciramore, con cni 
Francesco e Luisa si aniavano, e pcnsando clie il loro 
niatrinionio avrebbc renduto , unendole, piii formi- 
dabdi le fazioni, poiclie amato e rispettato sopra ogni 
altro era fra i popolari Alessandro Nasi , padre di 
Francesco, delibero di adoperarsi in ogni gnisa pcr- 
clie quel nodo non si stringesse. Intanto giunge a 
Firenze nn ginocol«tore di burattini, il quale per rap- 
prcsentare certe parti si vale dell" opera del Ciarpa- 
glia e di Cocchetto. Alcune allnsioni pcricolose indu- 
<ono il cancelliere Maurizio ad ordinare Farresto di 
(|uclla gente. II Giarpaglia viene minntamente inter- 
rogato ; nia snl pnnto di essere posto al tormento 
della corda, viene lilierato per un ordine del Muscet- 
tola, a cui il Nasi lo aveva raccomandato. II Nasi poi 
legossi con singolare amicizia a Piero Strozzi, fratello 
della Luisa ; e tiene con esso mi Inngo dialogo suUa 
<x)ndizione politica di Firenze, concludendo clie Ales- 
sandro, gia riconosciuto capo dello Stato, poteva fa- 
cilniente impadronirsene e divenirne Duca. 

Francesco rivedeva la Luisa in casa di Caterina 
Ginoi'i, dove la sera convenivano i pin reputati uo- 
niini di quel tempo il Segni, il Vettori, il Berni, 
il Grazzini, il Guidetti; e nella sera clie segui al 
dialogo sopra accennato vi andarono anclie Pietro 
Stiozzi e IMicIielangelo. Parlossi dei cristiani , dei 
ti'ivlii, delle arti nioresclie e della poesia araba; si 
logge una liinga lettera, con cui F esule Giulia Al- 
dol)randini rendeva conto alia Luisa della corte di 
Urbino; e molte osservazioiii si fecero sul Principe 
del Maccliiavelli clie nsciva in qnei giorni stampato 
e dcdicaio a Filippo Strozzi. E Francesco serbava 



44 LUIS\ STKOZZI. 

neir intimo petto 1" amor suo , contento di sperare e 
di tacere. 

Mentre queste cose succedcvano in Firenze , nei 
consigli di Roma era stata decisa la totale mutazione 
del governo di quella citta, ed Alessandro n' era stato 
dichiarato Diica. II quale percio ritornato alia sua ca- 
pitale, assume tosto la piena autorita , scnza riguardo 
aH'arcivescovo di Capua, apre pubbliclie udienze ed 
annunzia una festa straordinaria. Nella prima udienza 
il nuovo Duca nel deliberare sopra parecchie istanze 
da prove di saggezza , di clemenza e soprattutto di 
accortezza. Alia festa , che fu magnifica e splendid) s- 
sima , sebbcne invitate , non intervennero le Strozzi 
e la Ginori ; vi comparvero bensi la Sacclietti e la 
Salviati che al Duca avevano rivolto i loro voti; e 
per poco vi stette Francesco Nasi. La mattina dopo 
la festa il Duca parti per Arezzo. 

Mentre il Duca visitava le Chiane , e faceva sem- 
biante di voler migliorare quelle terre, Piero Strozzi 
narra, fremendo, a Francesco die Alessandro lo aveva 
incaricato di salutar la Luisa, e gli confida le pra- 
tiche clie stavansi facendo per combinare il matri- 
monio tra la Caterina de" Medici ed il secondo ge- 
nito del re di Francia. Francesco riflettendo ])rofon- 
damcnte sopra quanto aveva udito si abbatte ncU'esi- 
liato Luigi Alamanni che tratto dal desio di rivedere 
la patria c la Ginori era occultamente rientrato in 
Firenze. Vanno insieme dalla Ginoii e dopo le piii 
festive accoglienze e gl'iterati amplessi, mentre il 
proscritto sta godcndosi la compagnia degli amici , 
il cancelliere Maurizio che ne aveva saputo Farrivo 
manda i suoi sgherri ad arrestarlo. IMa la Ginori , 
senza smarrirsi , apre una porta secreta , e per questa 
esce I'Alamanni accompagnato c protetto dal Nasi. 

I due fuggenti si ricoverano nel convento di S. Mai*- 
co, e col soccorso di quel guardiano nella notte se- 
guente trovano modo di uscir di Firenze. Si avviano 
verso S. Gasciano, ed in un podere dei Macchiavelli 
s' incontrano nel Ciarpaglia, il quale ricordevole dei 



STOBIA DEL SECOLO XVI. 45 

briiffizj ilcevuti da Francesco tutto si dedica al loro 
scrvigi, foniisce ad cssi le neccssarie cavalcature , 
e fassi loro guida nel difticilc viasigio. Durante questo 
tieusi una lunghissinia conversazione, nella quale par- 
lasi specialinente della vita privata e delle vicende 
di Nicolo Macchiavelii. Per tal niodo giungono i due 
aniici sul territorio di Siena e si pongono in salvo 
nel castello di Monte Reggioni. Intanto due donne 
soffrivano fiere angosce , la Ginori per I'Alamanni , 
la Luisa per Frauccsco. 

Francesco travestito da prete rienti-a felicemcntc 
in Firenze, e corre ad abbracciare il padre. Mentre 
con lui trattenevasi e cliiamato dal Guicciardini con- 
sigliere del Duca. Segue tra essi un lungo dialogo , 
in cui il consigliere tenta coi modi piu astuti ed in- 
sidiosi di ottenere da Francesco la confessione di 
quanto opero , e Francesco dall' insidia si schermisce 
col pid fino accorgimento. Vuol quindi recarsi a vi- 
sitar la Ginori per darle nuove dell' Alamanni e per 
averne della Luisa. Ma la Ginori e trattenuta nel 
palazzo degli Strozzi dalla grave e minacciosa malattia 
soj)raggiunta a madonna Clarice. 

La Clarice Strozzi aveva Tanimo gravemente con- 
tristato dalle nuove sorti di Fii'enze. Lontana dal 
inarito essa scorgeva i pericoli a cui era esposto , e 
ne gemeva: conhdava nella benevolenza dell' arcive- 
8COVO di Capua, ma la partenza improvvisa di questo 
ministro la lascio inquieta e deserta. In mezzo a queste 
agitazioni fu assalita dalla febbre : avvenne eziandio 
die nei consigli di Roma essendo stata risoluta Tere- 
zione di una I'ortezza sul collo dei Fiorentini, ed 
avendo a cio Filippo prestato il suo assenso e pro- 
messi gli occorrenti danari , il tesoriere del Duca 
presentossi a Piero ed a Lione Strozzi con un ordine 
di ricevere da quella famiglia trentamila dncati per 
r oggetto divisato ; periodic i due 6gli sen vennero 
alia madre inferma narraudo I'onta novella, ed al 
padre imprecando. Onde la Clarice colpita da nuovo 
dolore peggioro in niodo che in brevi giorni fu 



46 LUIS A. STl'vOZZI. 

condotta al sepolcro. Magnitici funeral i le fiirono ce- 
lebrati, e ritornato dalle Chiane v" interveiine Ales- 
sandro, lietissimo die la morte da quella sua fiera 
nemica lo avcssc libciato. 

La Luisa dopo la uiorte della madre si ritiia nella 
villa delle Sclve, lasciando la cvira della famiglia al- 
r arnica Ginori. Da questa recavasi di ficqucnte Fran- 
cesco Nasi confortando il suo dolore coUe notizie die 
riceveva dell' amante , e sjierando di farle giungcre 
le sue per Y istessa via. II Duca chiama a se il can- 
celliere Maurizio, ed in un lungo dialogo tratta con 
lui dei modi di rassodare il nuovo stato j)olitico. ]\la 
le cure del Governo non lo distolgono da"* suoi pia- 
ceri. La Salviati per alcun tem])o e Y arl)itra del suo 
cuore : a lei poscia succede la Sacclietti. Ed al popolo 
di Firenze si danno continui divertinienti e vuolsi 
far rivivere quello delle potenze, clie sono riunioni 
di giovani del popolo , die guidate da' coniandanti , 
ai quali si da il nome latino d' imperatori , si escr- 
citano in giostre , in tornei ed altri siniili giuoclii. 
Bla in mezzo al coimine sollazzo il Duca con grandc 
solennita pone la prima pietra della nuova fortezza : 
Michelangelo ricliiesto di cooperare a questa fabbrica 
col suo consiglio aveva risposto : no. 

Era stato intanto concluso il matrimonio del sc- 
condogenito del re di Francia con Caterina de' ]Me- 
dici chiamata la Ducliessina. Questa percio da Roma 
era ritornata a Fuenze e 1' aveva accompagnata Fi- 
lippo Strozzi gia dichiarato nunzio per le nozze, ed 
Alessandro aveva destinato a riceverla la Ginevra Sal- 
viati. Quasi nello stesso tempo si ricondusse alia citta 
anclie la Luisa. Eccitato da Pietro Strozzi non tardo 
Francesco di recarsi a visitarla; ed affettuoso assai 
fu il rivedersi dei due amanti dopo tanti e si acerbi 
casi. E recossi pure a visitarla la Ducliessina e vi 
ando il Duca con essa. La bellezza e le grazie della 
Luisa accendono immensa flamma nelFanimo del Duca, 
die si confida a Baccio Valori, il cui figlio era pro- 
Dicsso sposo deir ultima iiglia di Filippo. Il Valori 



STORI\ DEL SECOLO XVI. 47 

forma tosto il pioi^etto tli concluderc un matrimonio 
fra LuJsa ed Alessamlro, e fattane parola al padie , 
portasi dal Diica a propone la niaiio della Liiisa . . . 
P<Tclii, rispondc Alessandro, forse per Gioma? (Era 
Cionia un suo cameriere), (juesta sola parola dissipa 
ogiii illusioac. I parent! della Luisa conobbero clie 
il migliore spediente per frenare i rei trasporti del 
Daca era quello di sollecitamente niaritarla; e tra i 
nioki illustri giovani clie alia mano di essa aspira- 
vano venne per la dignita e per la grandezza della 
faniiglia prescelto Luigi Cap[)oni. E la Luisa di cio 
inforniata dal padre e del suo assenso ricliiesta do- 
niando tempo per bene consultare se stcssa prima di 
dare una irrevocabile promessa. 

La Luisa prega la Ginori d' informare d" ogni cosa 
Francesco, clie stava assiduo al letto del padre suo, 
la cui malattia faceva spaventosi progress!. Un giorno 
sentendo vicina V ora sua cstrema , il saggio veccliio 
con gvavi parole ammonisce il ijglio a non far mai 
alleanza con Filippo Strozzi da lui reputato vile , 
avaro, simulatore. Francesco, sebl)ene morir si sen- 
tisse per tai detti, pure rispettando la suprema vo- 
. lonta del padre ])romise di adempierla. Onde quando 
la (riJiori lo in(brnio del matrimonio progettato della 
Luisa egli , invano contrastando un dolore violentis- 
simo, al paterno comando obbcdi. E la Luisa lo seppe 
e sfogo coir arnica le sue angosce e ne ricevette 
consolazioni e conforti. Giunsero intanto a Livorno 
le galere clie dovevano trasportare in Francia la Du- 
chcssina ; Filippo doveva seguitarla per altra via coi 
danari della dote, e siccome vedeva il Dnca usar 
modi sempre pin sfacciati colla jiglia , cosi semprc 
piu conoblie la necessita di prontamente maritarla ; 
ed essa dopo molti indugi , lasciata ogni speranza ri- 
guardo a Francesco , fiualmente condiscese a dar la 
sna mano a Luigi Capponi ; mossa anche da una let- 
tera, con cui la Giulia Aldobrandini le annunziava il 
suo prossimo matrimonio e col suo esempio la cou- 
fortava. Seguono pertanto cpieste nozze; onde Fran- 
cesco per dolore si ammala. 



48 LUISA STROZZI. 

La Ginori recandosi a visitarlo con amiclievoli di- 
scorsi cercava di mitigarne l" afflizione e vi riusciva , 
mentre la Luisa dalla lettura continua di Plutarco 
ritraeva forze per vincere se stessa. Ma Francesco , 
calmato quel primo dolore, al^bandona la citta e pe- 
regrinando giunge a Camaldoli , dove con fraterno 
amore viene accolto da quei Cenobiti. Ivi passava 
tranquillamente i giorni , quando da Giorgio Vasari , 
clie la erasi portato a dipingere la tavola dell' Altar 
maggiore, seppe che il Cellini stava segretamente 
facendo pel Duca la medaglia della bella Capponi. 
A tal novella commosso Francesco lascia bruscamente 
la solitudine e ritorna a Firenze. 

Filippo Strozzi che aveva accompagnato a Parigi 
Caterina de' IVIedici poco dopo le nozze di quella 
principessa scrive una lunghissima lettera alia figlia 
Luisa con cui la informa delle accoglienze che alia 
corte ebbe la Duchessina, del nobile e disinvolto 
contegno di questa , dei discorsi tenuti col re e coUa 
regina di Fi'aucia, dell' arrivo del Papa a Marsiglia , 
delle conferenze seguite tra il pontefice ed il re , 
del favore con cui questo riguardava Luigi Alamanni 
e di mille altre cose. Questa lettera comunicata da 
Luigi Capponi agli amici da occasione a lunglii coni- 
menti e ad infinite congetture sugli avvenimenti futuri. 

La dolce compagnia e le tenere cure del Capponi 
diminuivano a poco a poco nell' animo della Luisa 
r intensa angoscia da essa provata al momento del 
matrimonio. Giovo eziandio alia sua f[uiete una hinga 
lettera ricevuta dalla Giulia Aldobrandiui, in cui questa 
le scriveva che si trovava felice nel suo stato e che 
divideva il suo tempo tra le cure doniestiche e lo 
studio del disegno. A questo studio vuole applicarsi 
anche la Luisa; e colla Ginori si reca da Michelan- 
gelo per pregarlo a voler esserle maestro. In quella 
illustre officina tiensi una lunga conversazione tra le 
due donne, il Buonarotti , il Cellini ed altri artisti. 
Durante questa , il Cellini coglie il destro , e mo- 
della in cera il ritratto della Luisa per poi fame la 
medaglia pel Duca. Di cio informato Francesco recasi 



STORIA DEL SECOLO XVI. 49 

dal Cdllni, nel momento die stava questi per par- 
tire per Veuezia, e gli offre 5oo scucli per avere il 
modello. 11 Cellini vinto da tanta liberalita ricusa 
ogni prezzo e promette al suo ritorno di fargli ua 
presente deirininiagine tanto desiderata. 

11 Duca si reca una sera solo ed inatteso alle stanze 
della Liiisa : ma trovatovi il Buouarotti clie le dava 
una lezione di disegno, nasce fra essi una fredda 
conversazione, in cui poche e severe sono le parole 
della Luisa, sealtre cpielle di Alessandro, fi'anche e 
leali quelle di IMielielangelo. Sopraggiunto quindi il 
marito , il Dnca parte di la nialcontento e adirato. 
Siffatte dimostrazioni grandc inolestia apportano a 
Francesco Nasi , die serbava sempre nel petto I' in- 
felice amor suo, e clie cercava di calmarne le smanie 
colla compagnia degli amici e coUo studio dei grandi 
poeti. Mentre un giorno stava parlando e passeggiando 
col Berni, vede ciungere di ritorno da Venezia il 
Cellini ed il Triholo. Senza indugio portasi dal primo 
2>er avere il modello promessogli ; ed il Cellini, dope 
non breve dialogo , adempie la promessa e seco trat- 
tiene il Nasi a pranzo. 

Ottenuto il prezioso dono', Francesco fece adornare 
r immagine con elegante fregio, e quindi la racchiuse 
in uno stipo clie aveva nel suo gabinetto, tenendola 
occulta a tutti e fino alia Ginori. Intanto ricorrevano 
le Feste di Natale ; ed ognuno sperava di vedere in 
quella solennita ricliiamati i cittadini banditi di Fi- 
renze ; ma neppur uno di que' iiomi sciagiu'ati fu 
cancellato dalla tavola di proscrizione. Nella comune 
tristezza divisando il Duca i modi di mandar ad ef- 
fetto i rei progetti clie aveva formato sidla Luisa , 
penso di darle una Festa in casa Salviati ; ma faUito 
il disegno perche la Luisa da un accidente impedita 
a cpielle danze non comparve , una seconda festa dis- 
pose in casa della ]\Iarietta Nasi. V'intervenne la Lui- 
sa, v' intervenne Francesco, v'intervenne il Dnca ma- 
sclierato da monaca; e lungilii furono i dialo2;hi clie 
SI tennero tra la Luisa . la Glnevra , il Salviati e la 

BM Ital T. LXXIIL 4 



5o LUISA STP.OZZI. 

Marietta. I quali obbero fine quando coniparve il Diica 
a cliiedei'e alia Luisa di cssergli compagna nel ballo. 
Ella fermamente ricuso , onde il Duca pieno di sde- 
gno lasciolla; e quindi partendo dalla festa fu acconi- 
pagnata fiiio alia porta da Giuliauo Salviati , « che 
tenne secolei tali discorsi inverecondi e tciito tali 
atti poclii onesti , » cli' ella ne fremeva e fatta si era 
tutta rubiconda in viso. Pero giunta a casa reputo 
opportune di celare ogni cosa al marito. 

La Luisa, in cui la vista di Francesco aveva piu 
vivo che mai ridestato il mal sopito alFt tto, dove fare 
una visita alia Ginevra Salviati, la quale con piacere 
osservava it nuovo amore del Duca , spcraudo clie 
questo servisse a staccarlo dalla rivale Sacchctti. Mcn- 
trc stava con essa conversando sopraggiunge Alessan- 
dro , che dopo brevi parole la Salviati con bassa e 
vile condiscendenza lascia solo con Luisa. Questa vide 
il pericolo e penso intrepidamcnte al riparo. Postasi 
accanto ad una finestra, al Duca che si nioveva verso 
di lei : se fate un passo , disse , con un lancio sono 
in istrada , ed il cielo avra pieta delP anima niia. II 
Duca che vide non doversi rischiare la prova , rug- 
gendo e minacciando parti. Per tal fatto dove sotfrire 
gli scherni della Salviati , che deridendolo gli fece 
anche sapere ch' egli divideva con Roberto Strozzi 
fratella della Luisa f amore della Sacchetti ; onde 
crebbe in immenso I'ira di Alessandro contro quella 
famiglia. Anche Giuliano Salviati degno servo di tal 
signore aveva posto I'occhio sulla Luisa; ed un giorno 
ch' essa colla Ginori tornava da S. Salvatore , le si 
fece appresso e sconce parole le disse; che udite da 
Lione Strozzi , cl;e dietro a lui veniva , fecero che 
questi di violento sdegno si accendcsse ed in fiere 
rainacce prorompcsse. 

Mostro Giuliano di non badare all' ira di Lione; 
ma una sera che tornava a casa dopo di essere state 
dai Duca fu assalito da tre che 2;li diedero molte fe- 
rite. II Duca avvertito di cio corse con parccchi cor- 
tigiani ad assisterlo ; le ferite furono trovate leggie- 
re, c dopo cinque giorni il Salviati fu in grado di 



STORIl DEL SJiCOLO XVI. 5l 

jiccvcro gli amici. Vemicro poscia arrestati Francesro 
Pazzi e Tommaso Strozzi die si sospettavano rei di 
tale assassinio. II padi-e dcir uno ed il fratello del- 
l' altro ricorsero a J.uigi Capponi , adiiiclie s' intro- 
mcttesse per la sollecita libcrazione de' due carcera- 
ti ; ed in questo modo viene la Luisa ad essere in- 
formata di tali avvcninienti. Intanto fu pnbblicata in 
Firenze una legge clie creava un nuovo Magistrato , 
il quale dovesse riveder tutti i contratti fatti dai ri- 
l)elli e giudicarli nulli. Qucsta legge da motivo ad 
un lunffo dialog-o tra il Nasi ed il Eerni che ha fine 
con alcuni versi scritti da questo contro il Duca. Vo- 
leva poi il cancelliere IMaurizio ottenere la confes- 
sione degli arrestati col mezzo della corda , ma non 
consentirono gli Otto, perche non eravi contro di essi 
alcun indizio legale. Erano intanto continue le istanze 
die a loro favore si facevano al Duca , il quale per 
liberarsi da tale fastidio recossi a Pisa. E la pure si 
porta Pictro Strozzi die la pubblica voce indicava 
come il terzo colpevole delP aggressione del Salviati. 

Dopo una hinga digressione sulle origini e sulle 
vicende di Pisa, prosegue P autore a narrarci che fu 
cola lietamente ricevuto Alessandro, e che questi alle 
festive accoglienze corrispose con tratti generosi e de- 
menti. Ordino che si scavassero i fossi piu vicini alia 
citta e che si rifocessero le strade, e tutto cio 00"" suoi 
danari. Avendo poi saputo ch'era stata violata una fan- 
ciuUa e che il seduttore ed un amico la tenevano rin- 
chiusa in unavilletta, cola recossi in persona, ed obbli- 
go coUa sua presenza il seduttore a sposarla e Paltro a 
dotarla. Gli si danno poi spettacoli e feste di ogni sorte. 

Era in Pisa un lettcrato per nome Girolamo Ame- 
lunghi , chiamato volgarmente il Gobbo di Pisa , note 
per le sue facezie e piu ajicora per la sua arrogan- 
za , prosuntuoso , invidiosissimo. f Qnesti una sera 
fu chiamato da Alessandro al suo palazzo per ralle- 
grar la l)rigata , onde scgni una conversazione lunga 
e nojosa . in ciii il Gobbo sciorino le laudi di se. 
stesso, dissc male ddTAriosto. c recito alrnni l>rani 
di un suo ridicoln porin;! mlii'ilato la (yii^untca. 



Sn, LUISA STROZZI. 

Giunge poscia cola Piero Strozzi , clie viene accolto dal 
Duca con ogiii manieia di gentilezza e di cortesia. 
Giunge pure il Cesano , il quale per servire i suoi 
padi'oni avendo tentato d' indur il Berni ad avvele- 
nare il Duca , e questi essendone stato informato , 
viene dal Duca stesso accolto e guardato con gran 
sospetto , e poscia con acerbe parole congedato. 

La seguente mattina lo Strozzi ritorna dal Duca , 
clie lo accoglie colla solita allabilita. Quindi tiensi 
una pubblica udienza ; ma dopo questa Alcssandro 
cangia all" improvviso contegno con Piero , e luesce 
agP insulti i riniproveri c le niinacce. Fieramcnte 
Piero risponde ; e sentendosi accusato dell' assassinio 
del Salviati : coiTO , disse , sull' istante a costituirmi. 
Ben farete, replico il Duca. . . , ma prima di andare 
in prigione salutate per me , e caramente , la Luisa. 
A tai detti Piero pone mano al pugnale, ma il Duca 
rientra nella sua stanza , e quegli parte. Ma mentre 
Piero ardeva e fremeva di rabbia incontra il Rettore 
deir Universita clie gli da F importante notizia clie 
FAmelunglii giaceva ammalato per indigestione. Dopo 
essersi consigliato collo ZefH clie lo aveva a Pisa ac- 
compagnato , Piero parte per Firenze , e durante il 
"viaggio cerca invano il compagno di divertirlo da' 
suoi gravi pensieri col parlargli di poesia. Poco dopo 
lo Strozzi , ritorna a Firenze anclie il Duca , ed ap- 
pena arrivato tiene un orribile dialogo col cancelliere 
Maurizio die lo avverte clie Piero si era costituito 
prigione , e lo informa clie il Berni aveva udita la 
proposta di avvelenare Alessandro senza rivelarla. Non 
passarono tre interi giorni die il Berni era morto. 

La sventura del Berni era da cio proceduta , die 
r uomo speditogli dal Cesano colla proposta delF av- 
velenamento era stato colto dal bargello , e per. or- 
dine di Maurizio essendo stato subito posto al tor- 
mento , aveva confessato fra i dolori F ordine intero 
della sua missione. Al suo ritorno Piero Strozzi , 
dopo aver brevemente favellato colla sua famiglia, si 
presenta al carcere. Seguono parecclii dialoglii tra 
lui, il soprastante e la nioglie Felicita, buona donna 



STORIA. DFX SECOLO XVI. 53 

«'cli beir aspetto : il soprastante gli presta ogni ser- 
vigio e vorrel)l)e pur fargli da coppiere ; nia Piero 
nol consente. Giunge poL il cancelliere Maurizio a vi- 
sitare il prigiouierc c ad assnggettarlo ad im costi- 
tuto , in cui Piero con singolarc accortczza delude 
V astuzia di quelF iniquo; onde qucsti parte sclicrnito 
ed arrabbiato e corre al tribunale, gridando che senza 
corda non verrassi a capo di nulla. Intanto la Luisa 
inquieta sulla sorte del fratello si porta col marito 
dalla Ginori e la s' incontra con Francesco Nasi, che 
al vcderla riniase senza parole, e ad altro non penso 
die a conipor 1' aninio e la persona , aflinche il se- 
crcto del loio aniore non si manifestasse. Sopraggiun- 
gono cola lo Zefli , Michelangelo ed il Guidetti , e 
dopo molti discorsi si conclude che saggio ed utile 
fu il consiglio preso da Piero. II cancelliere Maurizio 
insiste e col Duca e col tribunale degli Otto perche 
sia quegli posto al tormento , ma per gravi motivi 
non gli si da retta ; anzi Piero Strozzi compone un 
sonetto, in cui pone tutti in canzone, e Maurizio il 
primo. Francesco Nasi invitato dal Capponi recasi a 
visitar la Luisa •, e la visita passa in cerimonie , in 
parole di conlorto , in giuste riflcssioni sugli avve- 
niinenti. Giunge poi un ordine da Roma^ di liberare 
i detenuti e di por fine al loro processo. 

Facevasi intanto ogni giorno piu crudele la tiran- 
nide di Alessandro. Piero Strozzi avendo posti gli 
ocelli sopra ccrta Piosa I\Iorando , ed avendo potuto 
visitarla colla niediazione di Giorgio Ridolti, che aveva 
un pari servigio renduto al Duca , questi recatosi dalla 
Rosa e la trovato Giorgio « di propria mano a furia 
di pugnalate lo uccise. » Un Carducci ed un Dardi 
per una parola iniprudente vengono posti al tormento 
della corda, e quindi raandati in galera. Per un'altra 
parola Simone Dalnioti fu preso , miterato e frustato. 
Per un"' altra parola ancora , pronunziata contro il Pa- 
pa , Giuliano Salvetti dopo sei tratti di corda fu po- 
sto in lucco allaberlina, quindi gli fu tagliata la lin- 
gua , e fu poscia condannato a perpetua prigionia. 
Pochi giorui dopo fu fatta calare dalla torre del 



54 LUISA STROZZI. 

Palazzo la gran cnmpana clie chianiava gl- anticlii nia- 
gistrati a consiglio, e lOtta fii niandata alia zecca per 
fame moneta di ba&sa loga. Ma piu treniendo di tutti 
fu il\aso dclla Sacclietti. Era qucsta stata amata dal 
Duca, e quindi dis[>rezzata; e volendo ad ogni costo 
riaverne V afietto ricorse a certe maliarde , perche 
componcssero una bevanda amatoria , ed al coppiere 
del Duca perche gliela minlstrasse. Lo seppe Ales- 
sandro; e tre giorni dopo due sgherri assalgono per 
via la Sacclietti, ed uno le getta uu capperuccio sul 
capo, e r altro dandole dei ginocclu nei fianchi la 
sforza a camniinare ; e la niisera donna strascinata 
nelle staile del Duca e dcnudata dove sopportare le 
piu atroci battiture, e dopo tutta lacera ed interma 
fu restituita alia fainiglia. Per tali crudelissimi fatti 
era universale il terrore nella citia : onde Francesco 
Nasi vieppiu si strinse cogli Strozzi, e Michelangelo 
non tencndosi piu sicuro in Firenze diviso di por- 
tarsi a Roma; ma prima di partire parla a lungo col 
Nasi sulle pubbllche sventure, e gli affida alcuni versi 
die aveva su tale argomento coniposti , e clie sono 
da Francesco rinchiusi nello stesso stipo in cui aveva 
riposto il ritratto della Luisa. 

La Luisa angosciata per le comuni calamita e pei 
proprj pericoli ottiene dall' arnica Ginori che la pic- 
cola Giulietta iiglia di questa vada per alcun tempo 
a viver con lei. 11 Duca irritato per la partenza di 
Michelangelo ordina che di contro al David di que- 
sto sommo artista sia collocato 1" Ercole del Bandi- 
nelli. Ma i Fiorentini, in onta alia protezione del 
Duca, fanno una severa giustizia della nuova statua. 
Filippo Strozzi ordina alia sua famiglia di partire da 
Firenze e di portarsi in Romagna. Piero affettuosa- 
mente si congcda da Fi'ancesco Nasi e gli da per 
parola d' intelligenza Anstugitone. Muore papa Cle- 
mcnte VII, e su tale avvenimento la Luisa riceve 
nna lunga Icttera della GiuUa Aldolirandini. Mentrc 
questi I'atti ed altri di minor conto succedevano, an- 
dava il Duca divisando i modi di far sua la Luisa. 
Onde una notte mentre era il marito in campagna, 



STOniV DEL SECOtO XVT. 55 

■egll entra con due s2;lioi'ri nelle stanze ove qiiella 
dormiva acranto alia Giiilietta. La Liiisa svegliata dal 
roiiiorc si ripara in iin coiitiguo gabinetto, e ad Ales- 
sandio the ciedeva aveila afferrata pel crine, lascia 
nellc niani la cunia. La Giulietta puo intanto uscire 
dalla stanza e gridare ai ladri ; si niuovono quindi 
tutti i domestici e tallita la tui'pe inipresa, il Duca 
e costretto a fu^ffii'e. La Luisa non infornia dell" a v- 
venuto che la sola Ginori ; ed il marito resta ignaro 
di tntto. II fratello Piero pero n' ebbe ragguaglio; e 
da Roma con fidato niesso fece significare al Nasi 
che dovessc tosto portarsi a Siena. 

Francesco non parte senza rivedere la Lnisa e rc- 
catosi da cssa in una conversazione molto affettuosa, 
ma del pari prudente e riservatissima, vanno insienie 
facendo con2;etture sujili occulti niotivi della chiamata 
di Piero , ed insieme si confortano del doversi lascia- 
rc. II Nasi parte colle dovute cautele e giunge senza 
ostacoU a ]\Ionte Re2;2;ioni , dove molte notizie gli 
vengono date snlle pratiche che si facevano per to- 
gliere Firenze dalla tirannide di Alessandro. Qnesti , 
nn giorno , trovato per via Luigi Capponi , gli si fa 
conipa2;no e arditanirnte recasi con hii a visitar la 
Lnisa , die allora trovavasi colla Ginori. La Luisa a 
gran latica vince lo sdegno che quella odiata pre- 
senza in lei desta : il Duca s' innamora subito della 
Ginori, e con discorsi parte espressi e parte indiretti 
cerca di scusare Tinfame trattamento della Sacchetti 
e la notturna aggressione della Luisa. Questa, partito 
il Duca , da per la visita avuta un flero rabbullo al 
marito; che ogni cosa sempre ignorando, rimane in- 
oantato e senza parole. 

Francesco Nasi giunge a Siena, e co2;liendo T oc- 
casione, Tautore, come fece di Pisa, c" infornia delle 
vicende di quella citta e soprattutto del governo dei 
Petrucci. Pietro Strozzi non era ancora cola arrivato; 
ed attendcndolo , il Nasi si propone di osservare i 
monumenti e di conoscere gli iiomini piu notabili di 
Siena. Percio visita il celebre pittorc Peruzzi ed il 
bizzarro Razzi die aveva la sua casa si pien.i di 



56 LUISA STROZZI. 

bestie clie pareva TArca di Noe ; ed il Razzi gli fa co- 
iioscere il Fortini, uomo lepido, gentile e pieno d'in- 
gegno. Con qnesti si tengono limglii discorsi relativi 
specialmente alle arti ed agli artisti di Siena. E di 
quanto il Nasi faceva e diceva in Siena era esatta- 
niente ser IMaurizio informato in Firenze. 

Filippo Strozzi si adoperava alia corte di Francia 
a favor di Firenze, e quindi, saputa la niorte di Cle- 
mente VU, ritornava a Pvonia. Presso di lui conveni- 
vano i principali fuorusciti liorentini , i qnali per 
consultare sulle sorti della patria si uniscono in con- 
gresso presso il cardinale Ippolito de' Medici. Gravi, 
discorsi prounnziano Anton Francesco Albizzi e Piero 
Strozzi ; e Donato Gianotti pone il partito clic si debba 
ricorrere al P\.e di Francia; e lo vince; e IMiclielan- 
gelo esclama: Direte al re Fiancesco che se fa ren- 
dere a Firenze qnello che gli e stato tolto, io gl' in- 
nalzero una statua equestre suUa piazza della Signoria. 
Piero Strozzi intanto, rammentando i casi della so- 
rella, volgeva in mente treniendi pensieri; e giunto 
a Siena ed abboccatosi col Nasi lo scongiura in noma 
deir antica amicizia , e con fiere parole lo eccita a 
salvar dal disonore la Luisa , come Virginio salvo la 
figlia sua. L' orrenda proposta fa impietrare France- 
sco; se non die il Governatore di Siena giunge op- 
portuno ad interrompere il dialogo. 

11 vigilante IMaurizio per le notizie ricevute da 
Siena giudica necessario di eseguire una perquisizione 
nella casa del Nasi. Penctrato nel gabinetto, ed aperto 
lo stipo ivi coUocato, vi trovo il ritratto in cera della 
Luisa ed i versi che Michelangelo prima di partire 
aveva affidato a Francesco. E cpiesti e quello son por- 
tati al Duca, il quale non bada ai versi, ma infuria 
veggendo il ritratto della Luisa, e pensando che forse 
Francesco gli era rivale. Percio ordina a IMaurizio di 
far porre il Nasi al tormento tosto che giunga. E 
giunge nello stesso niomento; ma per quanto il bar- 
gello lo ricerchi , non gli vien fatto di trovarlo. 
Quando Maurizio di cio informa il Duca , questi si 
accende di tale sdegno , ed in si terribili pai-ole 



STORTA DEL SICOLO XVI. Sj 

prorompe, clie il Cancelliere perde la testa e si smar- 
risce; onde scendendo la scala al terzo gradino sdruc- 
ciola, si ronipe il capo ed il petto, e muore. Ales- 
sandro saputo il caso ne ride, e nianda allegramente 
Maurizio all' inferno, dicendo clie lo pagava per questo. 
Francesco Nasi, dopo udita la fiera proposta, era 
uscito inosservato dalle stanze di Piero Strozzi-, e di- 
viso di subito ripatriare per avvertir la Luisa di porsi 
in guardia. Arrivo a Firenze senza accidenti; ma in- 
formato da' suoi domestici della perquisizione eseguita 
da Maurizio , conobbe la necessita di subito fuggire. 
E per la sagacia del servo trovo modo sicuro di I'uga ; 
ma prima voile portarsi dalla Luisa a darle 1' avver- 
timento; e siccome questa era in quella sera a cena 
dalla sorella Ridolfi, le scrissc una riea clie affido alia 
Giulietta. Uscito di Fii-enze ed avviato ai confini si 
abbatte nel Ciarpaglia , clie lo salva con fina astuzia 
dai birri clie lo inseguivano, gli si fa scorta e sano 
e salvo lo conduce a IMonte Reggioni. Di la Francesco 
rimanda il servo a Firenze per aver notizie della 
Ginori. ]\Ia la Luisa cenando a casa Ridolfi si era sen- 
tita male ; e tanto poi le crebbero i dolori agF inte- 
stini clie duro fatica a ridursi a casa^ dove cliiamato 
il medico Montevarclii , questi vide subito in essa 
palesi indiz) di veleno, e ne predisse la morte, che 
poco dopo avvcnne. La quale dalla Ginori viene su- 
bito annunziata a Francesco; che ricevendo la funesta 
nuova parve colto dal fulmine e stramazzo sul terreno. 
Quindi visse una breve vita, ramingando e serbando 
sempre nel suo cuore F infelice amore , di cui tanta 
amaiezza e nessuna niai stilla di dolce eragli dcrivata. 

Cosi il professore Rosini conduce e concliiude il 
suo nuovo romanzo, su cui ci riserviamo di esporre 
in un altro articolo le nostre osservazioni. Al romanzo 
seguono alcune notizie storiclie sulle posteriori vi- 
cende de' principali personaggi nel romanzo stesso 
introdotti , cioe del duca Alessandro dei Medici , del 
Guicciardini, del Cesano, di Filippo Strozzi , di Piero 
e di Lione figli di Filippo. 



58 



TtlUflllillfFTr— ■ 



PARTE IT. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



Storla dl una dialesl scirrosa con alcune ricerche ge- 
nerali intorno alio Scirro ed al Cancro, di Qiacinto 
N AMI AS. — • Padova, i833, col dpi della Mineiva. 

X-J qiiesta un' operetta plena di senno e di finlssime dis- 
qiiisizioni cca cui il giovine autore si assetta di l^uon' ora 
nel novero di quei poclii che sanno maiieggiare le difli- 
colta della scienza colle attrattive di bello stile e colla 
foi'za di ben ponderati concetti. Diede occasione ad essa 
operetta la storia di una donna di aS anni, la quale nel 
puerperio del sno terzo parto venne per la prima volta 
assalita da grave artrite, die si complico ben tosto con 
dolori addominali provenienti da fugaci e lievl irritazioni 
del peritoneo. Da quell' epoca fu tolta essa per sempre alia 
pristina sua sanita , e per colmo di sventura uno susse- 
guente spavento venne a portarle 1' ultima rovina. Peroc- 
che dopo 1 segni di non lieve irritazione al fegato , le si 
preparo una durezza all' ipocondrio destro , die mai pin 
pote essere dissipata , e le sorse alia mammella sinistra una 
durezza scirrosa , che le fece implorare soccorso da va- 
lente mano cliirurgica. Fu in fatto esportata cotal durezza 
della mammella , ma sebbene fosse localmente sanata , non 
per questo il di lei organismo universale miglioro di con- 
dizione ; che anzi non appena era chiusa la ferita risul- 
tata dair operazione , che alia misera gonfiavano di bel 
nuovo le ginocchia con fierissimi dolori, e le apparivano 
anche tubercoli scirrosi sulla cute di quelle articolazioni ; 
quindi sospesi in lei i flussi mensuali venne a declinare in 
notevole deperimento. In questo state ricon-eva T infelice 
alia clinica cliirurgica di Padova , dove subiva in poche 
settimane I'estremo destino, essendosi ottenuto nessun van- 
taggio dalle valorose medicine e dalle assidue cure che le 
furono prodigate. Fu rimarchevole che essa avesse mollis- 
sime le regioni del ventre intanto che nel destro ipocondrio 



STOUIA DI UNA DIATESI SCIRKOSA CCC. Sq 

e nella regione epicolica dello stesso lato era manifesta 
una lapidea dnrezza del fegato ; e non e men degno di 
osservazione clie le ghiandole inguinali sovra stand ai tu- 
Jjercoli- stivrosi delle ginocchia non partecipassero meno- 
mamente a quella maligna alterazione. 

La necroscopia dimostro clie Tammalata era morta dl 
idrotorace , fosse questo il prodotto deU'assorbimento del- 
r icore de' tubercoli esulcerati , o dello scirro die occupava 
gran parte dell'addome, o di eventuale pleuritide cagio- 
nata dall' uso del cloro clie le venne propinato forse a dose 
un poco troppo elevata. 

L'antore procede all'analisi de'prodotti morbosi osser- 
vati in questo cadavere con un occhio patologico s.onmia- 
mente penetrante. Descritte le particolarita del fegato tro- 
vato per la maggior parte scirroso , e delle articolazioni 
delle ginoccbia passate a degenerazione cancerosa ; poi 
considerata la diatesi morbosa sotto i rapporii patologici 
della forma e della sostanza integrante delle parti viziate, 
tocca in appresso due punti important! di patologia che 
noi non saprennrio passare sotto silenzio. Egli tende a 
provare clie lo scirro non e mai malattia locale , ma e in 
vece un morbo diatesico, cioe proveniente da una speciaie 
disposizione morbosa generale dell' individuo. Cio premesso, 
passa a negare in modo assoluto cbe i rudimenti di questo 
morbo sieno dipeadenti da processo flogistico. Gravi, spe- 
ciosi e seduceiiii sono gli argomenii cb'egli adduce in 
prova deli' uiio e dell' altro concetto; ma pur non reggono, 
a parer nostro, in faccia all'esperienza ed alia retta in- 
duzione. Se la cbij-urgia consegue frequent! buone e radi- 
cal! guarigioui dello scirro e dello stesso cancro rimovendo 
per tempo la parte viziata , come sarebbero elleno possi- 
bili le dette guarigioni ove la diatesi universale fosse la 
causa effettrice di que! morbi? Noi non negliiamo la diatesi 
scirrosa e cancerosa ; ma fermiamo clie ove appunto si 
verificliino le dette diatesi , il male sia assolutamente in- 
curabile. Teniamo pero per sicuro , che si danno scirri e 
cancri solamente local! , ed indipendenti afFatto da morbose 
disposizioni individual! , ed e per questa fiducia , che i chi- 
rurgbi procedono alia loro demolizione , persuasi , die col 
togliere tal sorta di scirri e di cancri, si toglie tutta 1' of- 
-ficina del morbo , e persino il pericolo che si pronunci 
lo stato diatesico temuto con tanta raKJone dall" autore. E 



6o STORIA DI UNA DIATESI SCIRROSA CCC. 

se egli stesso consiglia poi di non negUgere V operazione ., 
quando si pub credere vantaggiosa la remozione della parte 
ammorbata , non sembra egli ammettere i scirri ed i cancri 
sempliceniente locali ? Clie se intendesse di lasciar luogo 
air operazione allora soltanto clie si possa credere estinta 
la diatesi da previo trattamento terapeutico, noi lo vorrem- 
mo ben presto disingannato , psrocche nello stato attuale 
della scienza non si conosce ancora rimedio di sorta che 
sappia indurre la minima modificazione in vantaggio del- 
r organismo , quando e in preda ad una spiegata diatesi 
scirrosa o cancerosa. 

Per riguardo poi alio escludere la flogosi dalla genesi e 
dair orditnra dello scirro , noi ci permetteremo di opporre 
alcune idee die piii diiFusamente abbiamo gia un tempo 
enunciate in una nostra opericciuola ( Nuovo saggio analitico 
suW infiammazione). Non e necessario, crediamo noi, un 
incendio flogistico per riconoscervi la flogosi. Vi sono dei 
processi lenti e subdoli, che decorrono quasi alFinsaputa 
deir ammalato e del medico , che preparano sordamente 
delle mutazioiii nell' organismo, e sono pur dessi processi 
flogistici riconosciuti da pressoche tutti i j^atologi moderni. 
Anzi le degenerazioni de'' tessuti , qualunque esse sieno, 
sono bene di rado precedute da sintomi flogistici franchi , 
sinceri e rilevanti ; se v' ha dolore , tensioiie , calore ed 
injezione sanguigna , sono dessi di poco rilievo. Ben si ri- 
leva in ogni caso di flogosi una costante tendenza ad al- 
terarsi I'orditura dei tessuti e dVgli organi , e cio indipen- 
dentemente dagP indicati sintomi , che additano la reazione 
vitale, non gia T indole essenziale del morbo : ecco in che 
facciamo noi consistere la flogosi, e percio sotto questo 
rapporto nessuno , e neppure il nostro autore, vorra ne- 
gare che anche lo scirro viene a riconoscere un' origine 
costantemente flogistica. Perocche quando si voglia medi- 
tare per un istante sull' essenza della flogosi bisogna pur 
convenire , che 1' nnico e costante , ed evidente carattere 
della medesima appare in questa tendenza al disturbare 
r ordine de' tessuti organici e la forma e composizione 
delle parti , cominciando dalle piii lievi injezioni de' vasi 
e procedendo fino alia mortificazione de' tessuti. Che se 
non conosciamo il perche i scirri ed i cancri or si or no 
procedano da flogosi acute , massime nelle parti della ge- 
nerazione della femmina onde talvolta derivano come 



STORIA. DI UNA DIA.TESI SCIRROSA CCC. 6l 

conscgnenze dirette dagl' iiigorgamentl plastlcl lasciatl indie- 
tro da esse flogosi ^ se noi non snppianio dar giusta ragione 
del perche questi ingorgamenti si risolvino poi col tempo 
anche in donne di nial aspetto , mentre talvolta in alcune 
di un^ apparenza florida , e ridondanti di salute passano 
a costituire lo scirro ed il cancro , egli e perche non co- 
nosciamo meiioniamente i processi ai-caiii della chlraica e 
della dinaniica vitale , ai qiiali processi arcani appartengono 
anche i cangiamenti di forma e di composizione che avven- 
gono neirorganisnio ammalato. Forse vi sara una disposi- 
zione organica nelle une , di cui le altre ne vanno esenti. 
Ma questa disposizione debl^'essere locale, inerente alia vita 
propria dell" organo , per dirla con Bordeu , e ben diversa 
dalla diatesi generale scirrosa , che qui 1' autore suppone. 
Ne varrelilje ad abljattere il nostro pensamento Y amraet- 
tere col sig. Namias formata la materia scirrosa primameate 
nel sangue , e deposta poi nel tessuto cellulare della parte 
clie prende T aspetto del niorbo in questione. La fisiologia 
ci addita che il parenchima delle parti organiche e il pro- 
dotto di un process© molecolare di intuscepzione , che si 
fa in luogo , sotto T influenza della sensibilita organica lo- 
cale, o in altri termini, sono i tessuti vivi che spreraono 
dal sangue , ed elaborano le molecole atte a servire al 
loro nutrimento. Tutto cio che i chimici possono rinvenire 
nel sangue morto, non puo rigor osamente prestare alcuna 
plausiljile spiegazione pei fenomeni della vita, posta anche 
in istato morlsoso. D' altronde quando pur si volessero at- 
tribuire al sangue i morbosi eleraenti per costituire la de- 
generazione dei tessuti , bisognerebbe ammettere ancora la 
necessita di una condizione morbosa locale per cui avvenga 
la intuscepzione di una sostanza eterogenea e nociva. E 
altra legge riconosciuta in fisiologia che Forganismo repelle 
ogni niolecola inafline ed estranea alia composizione orga- 
nica. Perche in fatto le molecole eterogenee possano fissarsi 
nei tessuti, bisogna i.° che i rapporti locali fra la sensi- 
bilita organica col sangue affluente sieno alterati o tolti ; 
2.." che taccia quella forza insita nell' organismo , la quale 
esclude dal consorzio organico ogni molecola almorme ed 
eterogenea. E sono appunto queste due eventuallta che si 
riscontrano nel processo llogistico , ed e senza dubljio ad 
esse che si appoggia la formazione prima ed il consecutivo 
andaraento dello scirro e del cancro. Dunqite e flogistica 



6a STORIA DI UN.V DIVTE3I fcClRUOSA ecc. 

la prima origine di c]iiesti malori , per cio appunto clie 
ammettono nella loro composizione nn turbamento locale 
della forza vitale o per dirla coa Blumenbach del niso 
formativo ; e flogistica la loro origine perche la tessitura 
organica viene alterata , e non e che la flogosi che puo 
preparare questa maniera di lesioni. Si noti, che anclie la 
jnisera donna la quale diede al sig. Namias V occasione di 
dissertare con tanta forza e con tanto ingegno sullo scirro 
e sul cancro ebbe evidentemente la flogosi per primo mo- 
tore de' funesti snoi guai. L' artrltide che nessuno vorra 
certo togliere dal novero delle malattie inliammatorie , 
aveva preceduto ai tubercoli cancerosi delle ginocchia, e 
]e fugaci irritazioni del peritoneo , probabihnente diraman- 
tisi al fegato, ed ai vasi lattif'eri , avevano sordaiiente 
preparato lo scirro al fegato ed alia mammella. Noi abbiamo 
giudicato di insistere su questi due punti patologici , per- 
che costitulscono la base del solo metodo carativo , che 
possiamo impiegare contro lo scirro ed il cancro. Ani'nessa 
la diatesi scirrosa nel senso dell' autore , cioe come dispo- 
sizione al morbo proveniente dal tutto alle parti, non ve- 
diamo che si possa piu avere coraggio di demolire una 
parte sciiTosa ; ed ammessa del pari I'opinlone che la so- 
stanza scirrosa si prejiari nel sangue , ed abljia nessua 
pnnto di contatto col processo flogistico, perdiamo ogni 
speranza di prevenire il morbo combattendolo in tempo 
col metodo antiflogistico. Fortunatamente si oppone a queste 
opinion! la giornaliera esperienza chirurgica, la quale san- 
ziona frequentissime guarigioni radicall de'scirri e de' cancri 
mcdiante la demolizione delle parti ammorbate, e sanziona 
del pari l' efficacia del metodo antiflogistico per isventare 
le niinaccfe urgentissime di titii degenerazioni. 

Nel dichiarare liberamente il nostro contrario avviso su 
questi punti di patologia non crediamo possa adontarsene 
il sig. Namias , al quale rendiamo del resto quella giusta 
lode che si e meritato con una produzione degna per ogni 
riguardo d' essere Ictta e meditata. 

De Filippi. 



63 



Storia uaLurale dl tiUte le acque mineral'i dl Toscana 
cd uso medico delle medesime , di Giuseppe Gjulj 
pubb. ]irofessore di Storia naturale neW I. R. Uni- 
versitA di Siena ecc. — Firenze , i833, tip. Piatti, 
tomo 1.° di pag. 3 16, in 8° 



j\f\'me di trattare compiutamente delle acque minerali 
vnolsi essere naturalista per tesserne la storia naturale , 
chiniico per fame e riferirne V analisi, medico per esporne 
gli usi a J^enefizio dell' umanita. 11 sig. Giulj congiunge in 
se le ire (jualita suddette , come quegli che e professore di 
Storia naturale , cliiraico esperto , quale il dimostrano la 
sua Cliimica economica ed altre sue opere , e medico di 
professione anzi medico direttore de' regj bagni di Moate- 
catini. Clie se per le sue qualita era dispostissimo all'im- 
presa , di cui uell" opera che annunziamo riferisce i risul- 
tamenti , opportunissirae occasioni , gia essendovisi egli 
accinto, il soccorsero a condurla a buon compimento. Sino 
dal 1823 erasi prelisso di comporre un trattato delle acque 
minerali della Toscana, e a questo fine aveva gia esami- 
nata molta parte del Granducato , quando nei 1828 un 
incarico sovrano gli porse occasione di perfezionare e coiu- 
jiiere il suo lavoro. OrdinavagU il Gran Duca, premuroso 
di conoscere tutte le ricchezze del proprio paese, di per- 
correre la Toscana per esaminarne e raccoglierne i mi- 
nerali ; e il Giulj neir ubbidire a questo comando, mu- 
nito di que' sussidj che le autorita amministrative erano 
sollecite di porgergU , ripeteva le indagini sulle acque mi- 
nerali gia esplorate , ed altre ne istituiva su quelle acque 
che negli antecedent! suoi viaggi non aveva avuto comodo 
di conoscere e scandagliare , e cosi conduceva a giusto 
terinine T utilissima sua fatica. Cosi se la Toscana pub 
vantarsi , e il puo veramente, del numero e della varieta 
delle sue acque minerali , ottiene , mediante T opera del 
sig. Giulj 5 ben anche il vanto ch' elle sieno dottamente 
illustrate , il che glova a' proprietarj (fcir acque medesime, 
giova alia scienza della natura , alia storia naturale del 
6U0I0 italiano , ed all* arte salntare. 



64 STORIA NATURALE DI TUTTE LE ACQTJE 

L' opera die si annnnzia e ripartlta in opuscoli ognttno 
de' quali comprende la descrizione di un certo numero di 
acque mineral! , a riuiiir le quali fu 1' autore consigliato , 
com' egli dice , da pardcolari circostanze , e dall' intendi- 
mento di adattare ciascun opuscolo ai bisogni de' proprie- 
tary , o degli abitanti del suolo dove scaturiscono. 

" Ogni opuscolo , queste son parole dell' autore , e pre- 
ceduto da una ristretta introduzione , e generalmente poi 
contiene in tanti distlnti capitoli la descrizione topografica 
del luogo dove vengono fuori le sorgive , come vanno uniti 
alia medesima dei cenni geognostici , ed allora si accenna 
in quale divisione della Toscana quelle date acque si tro- 
vano ; ne A'iene la storia letteraria se ha luogo ; quindi la 
descrizione hsica della sorgente ; di poi i risultamenti ot- 
tenuti dal saggio chimico , V analisi esatta ne e posta in 
seguito , e si accennano in una tavola le quantita delle 
varie materie separate colle opportune operazioni, e s'in- 
clica sotto della tavola stessa la famiglia a cui F acqua 
respettiva appartlene. L' applicazione niedica che e la parte 
pill interessante e quella che segue ; e tntte le volte che 
ho jjotuto ho cercato di convalidare i precetti con dei 
fatti positivi o osservati da me inedesimo, o comunicatimi 
da medici risjDettalDilissimi. In fine ho presentato i regola- 
menti dai quali sono guidati i bagni , onde siano proficui 
ai ricorrenti , e quali sono i mezzi con cui vi viene raan- 

tenuta la necessaria disciplina Presento inoltre 

neir ultimo volume dell' opera un grau quadro , ove tutte 
le sorgenti gia descritte in dettaglio figurano ravvicinate 
sotto il doppio rapporto dell' uljicazione e della composi- 
zione chiniica. » 

Tre opuscoli contengonsi nel primo volume. II primo 
tratta DeW acqua minerale del Bagnolo del Giunco marino , 
comunita di Lorenzana , nella valle inferiore deirArno;la 
quale acqua 1' autor nostro rinvenne raineralizzata dal gas 
acido carbonico e da diversi sali , tra cui predomina il 
carbonato di soda. Affine a cpiesta , ma piii debole, trovo 
r acqua minerale di Salcetri, comunita di S. Luce, situata 
in val di Cecina , della quale, come anche di alcune acque 
notabili non per altro che per la loro temperatura , e 
anch' esse situate, come quella del Giunco marino, nel Val- 
darno inferiore , si discorre in un'appeiidice al menzionata 
opuscolo primo. 



MINEKALI ni TOSCVNA. (5 

■ Segue il secomlo opuscolo clie e cosi iiititolato : Delia 
aci]ite minerall del Bugrii a Morha , delV arqua della Perla, 
delld Fossa , e dei fiuighi dei vicini Ingoni di Monte Cerholi , 
in val di Cecinn. 

Le acf|ne de'bajrui a Morlia sorgono alio faltle del nionte 
9U ciii e situate Cnstelnuovo di val di Cecina ; il qual 
inonte si puo rigunrdare come una continnazione delle eini- 
neiize sjiettanti a IMunte Kotoiido. Nel iiiodesiino suddetto 
monte s'incoatrauo parecclii de'fiimosi lagoni , che sono 
una delle principali niaraviglie d' Italia; e opportunamente 
Tautore nel darci la descrizione geogiiostica del monte, 
destiive distesamente anclie i lagoai ed i loro fenomeiii. 
Poiche de'Ioro fanglii si e cominciato a far uso, iion seuza 
vantaggio , contro reumi ostinati che avevano resistito atl 
altri bagni d' Italia , 1" antore voile fame T analisi , di cui 
ccco i risultamenti: zolfo gr. 36, sllice 30, solfato di nia- 
jrnesia 3, solfato di calce 12, calce carl)onata 9, acido 
hoiacico a , allumina 6. perossido di ferro 12, totale 100. 
La natural temperatura di tali fanglii oltrepassa quella 
deir acqua boUente. 

I bagni a Morba benclie stati apprezzati in anticlnssinio 
tempo, erano gia da piii die 180 anni caduti in dimeji- 
ticanza , quando nel 1800 il dott. Giovanelli li ricliiarao 
in onore, e 11 sig. Lamotte divenutone proprietario li seppe 
condurre con savissime norme , e gli ha muniti di ben ac- 
comodate stabiliniento di bagnatura. 

Le sorgenti dei l)agni a Worba sono almeno quattordici, 
ben distinte tra loro per fisiche e chimiche qualita, e dalle 
vigilanze delT attual proprietario e gelosamente impedito 
che r acque d'alcuna con quelle d' alcun'altra si mescolino. 
Segnano una temperatura maggiore di quella delle sorgenti 
d' acqua comune , pero tra loro sono , quanto al natural 
calore , assai diversihcate. Ve ne lia una detta di .S. Lro- 
poldo che e mirabile per sua scarsa temperatura ; questa 
non oltrepassa infatti i 16° R., ma Taltre in generale sono 
piix o meno calde , e la temperatura di quella detta del 
cacio cotto ascende a gradi 43. Anche rispetto alia natnra 
chimica T acque de' bagni a Morba sono alquanto svariate 
tra loro. Ve n' ha dl acidule e ferruglnose ; tale e la sud- 
detta di S. Leopoldo ; contiene tanto gas acido carbonico, 
che uguaglia in volume una quarta parte di essa , e in aS 
once, una somma di sali che ascende a grani 11, tre dei 

/Jlhl. ItaL T. LX^^III. 5 



6) SXORIA NATLKALK BI TCJTII; LE ACQUJ? 

qnali cli carbonate tli ferro. Questa sorgonte, dice il Gltilj, 
si pub considerare nii dono speciale della natura ia un 
territorio finitimo alia mavemma , per vincere le malaltie 
eademiche di qnesta provincia, conteneiido il ferro, rimedio 
molto utile negli iiifarciinenti della iiiilza, cansa quasi sem- 
pro delle febbri mareminane. — Ve n'' ba tra T acqne del 
suddetti bagni anclie delle soUnree; p. e. Tacqua del cacio 
cotto e provvednta di 6 centesimi di gas acido idrosolfo- 
rico ; akre soiio congiuntameiite fornite di questo gas, e 
di gas acido carbonico , e via dlscorrendo. Cosi tra per la 
varieta delle temperature, tra per quella de' conipoaenti , 
r acqiie di cni si tratta ammettono divcrsi usi , o di be- 
vanda o di bagno , e porgoiio medicameuti a incite sorte 
di mali, clie dall'autore soiio ennmerati, non scuza esporj-e 
qual metodo piii convenga perclie col soccorso delle acque 
niedesime si riesca a debellarli. 

A comjjiinento deirannunziato primo volume siiccede un 
altro opuscolo clie tratta Delle acque minerali di Monteca- 
tini di Vul di Nievole. 

L' autore vieii ora a discorrere di quelle acque minerali 
aH'uso delle quali presiede come medico direttore, quindi 
ognuno dee aspettarsene una trattazione \ eramente com- 
piuta. Infatti distesamente in questo opuscolo si riferisce 
quaato spetta aila cbiraica analisi ed alia storia delle pro- 
]ioste acque, cosi naturale come relativa agli usi clve in 
addietro se ne fecero ed agli outori cbe ne scrisscro ; e la 
parte medica vi e molto estesa con ampla registrazione 
delle malattie nelle quali , o per bevanda o per bagno , 
conv'engono, del modo di amministrarle , e di stoi'ie me- 
diclie die Tautore stesso dalla propria pratica trascelse, e 
Teflicacia ne attestano. 

L' acque di Montecatini sono saline , in genere con 
grande abbondanza di sal comune, iion pero disgiunto da 
altri idroclorati , e solfati , e carbonati. Furono infatti da 
antlcbissimi tempi rigu^rdate come atlini alle acqne marine, 
usate per estrarne il sale , ma anclie per vincere diverse 
sorte di malattie. Quindi ne divennero tra'mcdici celebra- 
tissime, e per tncer d" akre qnella delta del Tettuccio fu 
segno di specialissime lodi del Redi , il quale la' cliiamo 
vero alcssifarinnco delV itterizia , i'e.ro ed unico certissiino ri- 
medio contro tune le di'^senterie . vra anconi sacra nrlle co- 
lichc biliosc dcllo itoinaco . ecc Del rcsto iiou e solanicnte 



MI\£UAL1 UI TOSOANV. 67 

(1;i' sali the iiareccliie dcUc nccjue iiioatecatliiesi ritra2;gono 
l.a loro nioltil'oiine virtu iiieJicinnle, ina e nnclie daU'ioiUo, 
(lellii scopcrta del tjnale ingrrdiente, come aiiclie di fjuella 
di qnalclie traccia di Ijroiuo , siaiiio deliitori al niedesiiiio 
uostro antore. 

Ecco qnali soiio secoiido raiialisi del dott. Ginlj i coni- 
|ioiienti dc>ir acqiia del Tettnccio : gas acido carbonico 
vol. 12, idriotlato di potassa gr. i. 1/4, idi-oclorato di soda 
3i6,. di calce 16, di magnesia la, solfato di magnesia 20, 
di soda 4, di calce 21, carbonate di calce 14, di magne- 
sia I ; somina gr. 400 1/4 , vennti dallo svaporamento di 
one. I Of) di li(juitlo , la cni natural temperatura fn trovata 
ill 22^^ R. Piii calde sono le acc[ue niontecatincsi di clie si 
conipongono le cosi dette ternie Icopoldiiie , e clie cjnasi non 
s' inipiegano clie per bagnatura. 11 loro natural calore sale 
a 27" f, la copia de' loro sali e nhl.iondantissima ; cccola 
espressa secoiido i risnltameati dalT antore ottenuti poiche 
el)i)e operato sovra once 100 di liqnido ! idriodato di po- 
tassa gr. 6, idroclorato di soda io5o, di calce 82, di 
magnesia 20, solfato di soda 16, di magnesia Sa , di 
calce 16, carboiiato di calce 20, di magnesia 2, di fer- 
ro - 1/2, silice i 12 : soniina gr. 1201 (i). L'aulore 
avendo notato come nelle suddette terme A^egeti V oscilla- 
toriii labyrinthiformis Sp. la sottopose ad analisi, e vi trovo 
una materia di natura vegeto-aniinale provvcdata di iodioj 
r ugual materia rinvenae poscia disseminata ne' fanghi delle 
terme medesinie, de' quali come anclie di quelli di alcune 
altr'acqne moatecitinesi riferisce il fattone esame. 

Tra r acque do" R. Bagni qnella clie diede indizj di noa 
essere sfornita di broino e la denoniinata Arqua di Cipollo. 
TJn'acqua clie sorga nelle vicinanze, e appellasi della Tor- 
rett.a o del BaViini , contiene in one. 25 un dodicesimo di 
grano d" iilrobromato di magnesia f, qnesta pero , non clie 
uii"altr' acqua minerale di que' dintorni, detta del FarlaiUi , 
sono prive d" idroclorato di soda. 



(l) Tsdri f)-iivi;im() ]ipvfpfra rnrrisnondenza., ris|-)(>tto alia pro- 
lior/ional fopia tlegf ingrpdleiui , tra qiipsti nunienci risulrari e 
r analioi ila cui furono dedotii, il die foisc dijHUide da qii.tlclie 
uili-ito iiidla sposizioiie , hi quale aiiclie in Ai-i Ilio^Iu abbiiuuo 
trovatij nun abljasianza areiirata. 



68 5TORIA NATUKALE DI TUTIE LE Atli^UE eCC. 

Le sorgenti d' acque minerall che servouo al R. Stabi- 
limento de'']jagni di Montecatini sono cinque. SI fe detto 
che dimostrano carta afilnlta con le acque marine, e talune 
ne manifestano persin 1" odore. Venne percio vaghezza al 
sig. Giulj d' istituir 1' analisi anclie dell' acqua del mare , 
attinta nelle vicinanze di Llvorno , per quel confronto che 
piacesse di fame con V acque minerali suddette , al quale 
intento consacro in oltre un capitolo a descrivere, secondo 
Buchan, le virtu mediche delF acqua marina. Ecco frattanto 
quali secondo le analisi e i calcoli delPautore sarebbero i 
componenti di quest' acqua , e quali le loro proporzioni 
rispetto ad one. loo della niedesinia : 

Idroclorato di soda . . one. 2 den. 17 gr. 8 

» di magnesia >/ — 2a >» 8 l/3 

w di calce »> — 3 " ai 1/4 

IJrobromato di magnesia <» — — ■ » 9 

Solfato di magnesia » — 23 " i3 

II di calce n — i >/ 4. 



Somnia one. 4 den. 20 gr. i5 — 

Finalniente 1' autore uon voile dinienticata anche 1' ana- 
lisi delle acque dolci potal^ili che sono usate ai bagni di 
Montecatini, i quali tanto pregio aggiungono alia Val di 
Nievole , ch' e vantata come la piii ridente provincia della 
Toscaua. 

B. 



60 

APPENDICE. 



PARTE I. 

SCTENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Voyages dun gentilhomme Irlandais etc. — Vlaggi dl 
iin gentUiiomo Irhindesc in Iraccia di una Religio-' 
ne , con note c rischlarimciiti, di Tommaso 3Ioore. 
Traduzioiie dall inglese delt ab. I)*'*. — • Parigi , 
i833, fratclli Gaunie . in 8.^, dl pag. I'li-^u.'^. 
Prezzo lir. 0. 

Articolo primo. 

Jl caitolicismo profcjsato fino doi primi tempi delta 
Chicsa. — Radice del protestantismo nelle sette ere- 
tiche de primi tempi. 

T ? 

.1^ anno iPsq quando fu proinulgata in Inghiltei'ra la san- 

xione del le al bill d' emancipazione in favore de'cattolici, 
il gentiluomo irlandese, del quale si narrano le avventure 
teologiclie , era giovane stndente a Dublino. A quell"" an- 
nunzio esclama : grazie a Dio , posso ora , se i^oeZ/o , dive- 
nir protestante ! La singolarita di qneste parole e spiegata 
dalla posizioue dell' animo suo. Nate nel cattolicisnio, noii 
ne sapeva abbastanza valutare il pregio; gli sembrava clie 
un' anima generosa perdesse della sua nobilta soggettan- 
dosi alle leggi di un tale culto ; le ributtanti e cupe di- 
pinture die uomini eziandio riputati per virtu e per sa- 
pere facevano del pajiisnio , come sogliono espriniersi i 
proteatanti , lo umiliavano. Tnttavia nno scrupoloso punto 
di onore , la tema di vilta , abbandoiiando una religions 
oppressa , lo tenevano stretto alia medesima. Ma P emanci- 
pazione interviene ;, la perplessita del suo spirito e tolta ; 



^O A P P E N D I r E 

ista a Ini lo scnotcre 11 giogo dl una fcJo clie gravita siilla 
sua ragioae ; una specie di catecliismo protestaiite clie gli 
vieue sott'occhio fiiiisce tli espugnarlo. c Che cosa (ivi si 
legge ) obbligo i protestanti a separarsi dalla religione ro- 
mana' — R. Perclie era una religione itlolatra, degna di 
condanna, sanguinaria , traditrice, superstiziosa e plena di 
Ijestemmie. >i II traboccamento dl tali epiteti gli toglie ogni 
caiiipo al delilierare. — Qua! uomo, cosi coachiude , puo 
rinianersi all'ezionato ad una fede alia cjuale sieno applica- 
bili sifiatte espressioni con qualclie appai'enza di £;iustizia ' 
E con pigHo risoluto grlda : " lo saro protestante! >> 

Ma cosi ampio e vai'iato si dispiegava iniianzi a lui il 
cainpo del protestautisnio, clie non sapeva dove imprimere 
ornie sicure. D" altronde non erano spent! in lui i senti- 
mentl di pleta fin dalT infanzia professatl ; e la scelta di 
una nuova religione era per lui come un afFare di coscienza 
e di buona fede. Poiclie dunrjue erasi deterniinato pel pro- 
testantismo, voleva alnicno arrestarsi in quello die seni- 
brato gli fosse il piu ragionevole. Ma come discernerlo'' Si 
ricordava le parole di un oratore , il qtial diceva , die 
" un ruscello e tanto piii limpido, quanto piii e vicino 
alia sua sorgenie :, e die per siniil maniera avviciaandosi 
:ilia prima eta del cristianesimo si tvova la piii pura dot- 
Irina. >i Sicuro di questo principio , slcuro pur si vede 
innanzi agli occlii il cammino da battere: si risalga a quella 
aurora dl nostra fede :, si interroghino i primi credent! il- 
Inminati dal'a sua liice ^ le lore risposte saranno guida alia 
pill pura ortodossia, e sveleranno quel sistema con otto di 
religione che erasi nel mondo stabilito sotto il nome di pa- 
pismo. II niovlmento e preso. II nostro viagglatore sa ab- 
bastanza dl greco e di latino per leggere gli anticlii Padri 
neila loro nativa favella. Le migliori edizioni delle loro 
opere gli sono in pronto. Quanto alle Sacre Scritture egli 
si propone dl studlarle col soccorso de' suoi prlnii inter- 
pret! , cosi che 11 testo e il comento si apprestino un vi- 
cendevol luine. 

Siamo al primo secolo dell" era crlstlana , all" eta de' pa- 
dri apostolic!. Slede In Roma il pontefice san Clemente , 
vine dl que' cooperatori d! san Paolo , i nomi de' quoli sono 
sciitti nel lihro della iita. Un Papa ' egli esclama ;, ed e san 
•Pietro die lo ordlna ! II suo animo e ancor comprcso da 
veuerazlone nel porcorrere gli scriiti del guccessore di 



VATTr. STCAXIIR.V. 7 I 

Plptro. Scorge clie in qnei tein[)i di f'ede, ne'qiiali nan era 
tlii5[)nta alcuiia, la giurisdizloae della sede di Pietro era 
pieuamente conoscinta , quautnnque poclie occasioui eiucr- 
gessero per provocarne 1' esercizio. Nella sede di Aiitiochia 
a sati Pietro snccede sant' Ignnzio. Qnal maraviglia, scor- 
rendo le pagiiie di quest' uoino , die seguiti aveva i passi 
del diviii Rivelatore, il trovare co' proprj occlii una dot- 
triua essenzialmente cattolica, la dottrina della presenza 
reale nelPEucaristia' Quel santo martire di Cristo i\\ esposto 
neiranliteatro roniano ad essere divorato dai lioni, i diaconi 
die nel viaggio lo aveano accompagnato , raccolgono pre- 
murosi le podie ossa di lui, die i lioni risparmiarono, per 
depositarle roligiosainenie in una cassa e recarle ad An- 
tlodiia. Que' fedeli celebrauo ogni anno il giorno nel qiwle 
il santo loro vescovo riporto la palma del niartirio , e ren- 
dono omaggio alle sne reliquie. HaA'Aa di piu. Quel confessore 
illustre della fede, nell'attraversare le Cliiese dell" Asia per 
recarsi al luogo del suo martirio , ed esortando i cristiani 
a premunirsl contro le eresie , insisteva sulla necessitii di 
attaccursi fortcmente alle tradizioni apostoUche. Quantc sor- 
prese pel nostro neoiito! II papa, le reliquie de' santi , la 
tradizione, la presenza reale, e tutto cio nel primo secolo 
della Chiesa. 

Cade I'esanie sugli scritti di Henna, uno di que' distlnli 
fedeli cui san Paolo saliita nominatainente nella sua Epi- 
stola ai Roinani. Soddisfare a Dio coUe buone opere , tra 
le quaJi e da contarsi // digiuno ■■ ecco un suo fondanien- 
tale precetto. II nostro neofito sino dalla infanzia avea sen- 
tita una particolare avversione per Tosservanza del digiu- 
no. Scosso alle parole di Henna si richiamava con una 
viA'acita affatto nuova que' venerdi ne' quali il rettore ill 
Ballvniudragget si faceva spontaneo invito alia men'.a del 
suo genitore. Mentre sua Reverenza pascevasi largamente 
de' pollaiui allestiti per lui, egli dovea andarsene pago di 
due tristi aringhe afFuiiiate : intanto il rettore benediceva 
senza dubbio la sua stella die fatto lo avea nascere in 
tempo die la gloriosa riforma stabiliva tenori di vita ben 
pill comodi e degai di un gentiluonio. Se non die confron- 
tando il neofito i pingni e lauti pranzi del suo araico ret- 
tore colla severa semplicita di Hernia, non poteva a meno 
di riflettere : " Non sarebbe egli partito migliore, alineno 
per cio che spetta al mondo fuluro, il digiunnre coirain'cii 



"a A r p E N n 1 r. K. 

«li ^:\u Paolo , aiiziche 1' imbanclir conviti col rettore tli 
Ballyniutlragget ' v 

Secondo secolo. Si prencle congecio da' padri apostolic! ; 
meglio si spera dai seguenti dotlori del cristianesimo. San 
Giiistluo martii'e , V uomo cosi vicino agli Apostoli per la 
sua virtii e per la prossimita de' tempi, e consultato. " Per 
verlta cororo clie iudirizzaao nn giovane cristiano a tali 
dottorl per appreiidere il protestaiitismo , ben giustamente 
si accuserelibero di cattiva fede o di profonda ignoranza! >i 
Nelle opere di san Giustino cbiarissinio e il dogma della 
presenza reale e della mutazione degli eleinenti o transu- 
stanziazione : g!i appelli alia sede di Pvoma si veggono uni- 
A'ersaliiiente autorizzati e dalla pratica delle Chiese e da- 
gli scritti de" primi pastori. Segne sant' Ireneo , del quale 
fu apostolica la educazione : nobilissiine sono le sue parole 
intorno alia sede di Roma " la piii grande, la piu. antica 
e la \)\\i illustre di tutte le Chiese , fondata da' gloriosi 
apostoli Pietro e Paolo , alia quale essi banno atlidata la 
dotti-ina che annunzia a tutti gli uomini ; » ma e pure 
apertissijna la sua fede intorno il sacrificio della messa , 
intorno alia presenza di Crtsto nel Sacramento, intorno la 
tradizione orale della Chiesa cattolica. " Le lingue , egli 
dice, delle difFerenti nazioni possono variare , ma la forza 
della tradizione e una e da per tutto la medesima. Le 
Chiese di Germanla non credono ne insegnano diversamente 
da quelle di Spagna, delle Gallic , deH'Oriente, dell' Egitto 
o delLi Libia. Quando gli Apostoli non ci avesser lasciata 
la Scrittura , non avremmo noi dovuto seguire mai sempre 
1' ordine della tradizione che i medesimi hanno trasmessa 
a coloro a' quali hanno aflidate le Chiese ' INIolte barbare 
nazioni le quali credono in Gesu Cristo , ignorano 1' uso 
della Scrittura, e non hanno altra guida che la tradizio- 
ne. >; Oramai i progress! del nostro viaggiatore sono in 
linea opposta alia sua mira ^ egli dispera di togliersi al 
papisnio. TertuUiano non meno lo disinganna intorno a' 
costumi die taluno immaginerebbe essere superstizioni anili. 
II segno della croce e da lui affermato siccome di uso fre- 
quentissimo a' suoi tempi ; non e meno affermato il culto 
delle immagini e la preghiera a favore dei defunti. 

I padri del terzo e quarto secolo sono successivaniente 
interrogati ; si tenta se a forza di astute e cavillose qui- 
stioi i si possa discoprire fra loro un protestante :, ma 



PAHTK STn\NIERA. -^O 

invano ; l" egual risposta da ognl lato. Appartengono essi 
alia sola Clilesa cattolica, a quella Ciiiesa die , per testinio- 
niaiiza di san Cipriano, <> e illnmiuata dal Signore, e dif- 
fonde piT tutta la terra i raggi della sua luce. » Si chiede 
da questo saiito Dottore ove sia il centro onde partono 
que' raggi , ed egli addita Roma, " la cattedra di Pietro, 
la Chiesa prliicipale , sorgente della sacerdotale unita. >/ 
Ogni scritto in somma de* primi ijuattro secoli, ogni scritto 
cospira a provare the in quel tempo cristianesimo e pa- 
pisino , come per ua cotale scherno soglioii dire i prote- 
stami , e la medesima cosa. II A'oler cio dimostrare minu- 
tamente sarebl)e lo stesso die il trascrivere le opere del 
dottori vissuti a quel tempo, dal semplice Henna lino al 
brillante san Giovanni Grisostomo. Tuttavia non e da in- 
discreto il proporre scelte testimonialize di que' grandi 
scrittori intorno i jiunti controversi fra Roma e gli avver- 
sarj suoi. 

Autorita" della Chiesa. — Tradizione : ne vengono 
alia difesa TertiiUiano, Origene , Lattanzio, san Cipriano, 
Eusebio , san Basilio , sant' Epifanio , san Giovanni Griso- 
stomo. PrIMATO DEI .SUCCESSOR! DI SAN PlETRO: lo atte- 
stano san Cipriano , san Girolamo , san Giovanni Grisosto- 
rao. SoDDISFAZIO^fE C(".LI.E OPERE DI PENITENZA: dicllia- 
rata da san Cipriano e da sant' Ambrogio. Preghiera a 
FAVORE DEI MORTI : ne ragionano san Ciinllo Gerosolimi- 
tano , sant' Ambrogio , sant' Epifanio , san Giovanni Griso- 
stomo. InVOCAZIONE DEI SaNTI E DELLA BeATA VeRGINE 
Mabia : afFermata da Origene, da S. Cipriano, da S. Ila- 
rio, da S. Basilio, da S. Efrem di Edessa. Reliquie ED 
Immagini : ne sostengono il culto sant" Ilario, san Basilio, 
sant' Efrem , sant' Amljrogio , san Giovanni Grisostomo, 
san Gregorio Nisseno , san Nilo. Culto Fabticolare alla 
Vergine : e spiegato da sant' Ireneo nel perfetto senso cat- 
tolico , e da sant' Epifanio ; e confermato dallo spirito do- 
niinante negli scritti di que' tempi. 

II Purgatorio e la Confessione auriculare sono due punti 
di speciale menzioue. II primo coinprovato dall' antichissi- 
nio costume di pregare pei morti , del quale si trovano 
vestigia fin nella prima liturgia , viene ammesso dalla ra- 
gione medesima , e da tutta la tradizione confermato. II 
difetto di uno stato intermedio fra il clelo e 1' inferno sup- 
pone nissuna gradazione esistente fra la ricompensa e il 



74 A r P E N D 1 C E 

castlgo f, or do rlpugna egnalineiite alle idoe die aljbiamo 
e ilella ximana e dclla divina natiira. Da san Giustino mar- 
tire fino a san Basilio e sanf Ambrogio tntti i padri de' 
qxiattro prlini secoli convengono nell' ammettere la esistenza 
di nn tale stato intermedio. Ilignardo al secondo punto , 
lo storico Socrate attesta die fin da'prliaii tempi della Cliie- 
sa, i Vescovi di Roma facevan praticare la penitenza ca- 
nonica , di cui la confessione era una delle parti le piu 
importanti. La penitenza pubblica deirimperator Teodosio 
e prova sufiiciente del vigore di questa disciplina allorcbe 
il cristianesimo divenne la religione dell' impero. Non ini- 
nore prova sono e la tenera compiinzione del Vescovo 
sant' Ambrogio, allordie un penitente g!i disvelava i se- 
creti traviamenti del suo cuore , e i coasigli die Origene 
dava sul soggetto della confessione auricnlare ai fedeli del 
suo tempo , consigli die perfettamente applicar si possono 
a' confessori cattolici della nostra eta. 

Frattanto sembra al giovane gentiluomo di scoprire ri- 
guardo all' Eucaristia un barlume di quel cristianesimo pro- 
testante , del quale va in traccia con ostinata perseveran- 
za , in molti scrittori del terzo secolo die fanno uso , 
parlando intorno all' Eucaristia , di tipo , di antidpo , di 
figure. Sarebbe niai un lal lingnaggio utile a provare quella 
presenza vaga e figurativa die i protestanti adottarono per 
quel solenne principio die convien rendere agevole la fecle ? 
TJn niaturo esame non lascia durar lungo tempo siiFatta lu- 
singa. Anclie i santi Dottori i piii dicliiarati pel senso catto- 
lico applicarono talora all'Encaristia il vocaljolo di tipo: una 
fondata opinione vuole che con cio vengano disegnate le 
apparenze esteriori, le specie eucaristiclie. D'altronde que' 
santi Dottori solevano considerare nell' Eucaristia il comj^i- 
niento o sia la realta di tutte le llgure dell' antica allean- 
za , e credevano insieme die 1' Eucaristia venisse rappre- 
sentata dalle obblazioni della legge mosaica. Ma il soste- 
nere sopra cio . die non vedevano in tale sacramento se 
non un tipo ed un simbolo , e un ascrivere ad essi 1' as- 
surdita di non fare die un tipo del tipo stesso, ed un'om- 
bra deir ombra. Ora l" anticbita lia una voce sola per esal- 
tare la felicita e la gloria della novella alleanza ^ ed e die 
in cambio delle ombre dell' antica legge , possiede il vcro 
sacrificio , scopo e tennine di tutte le figure. 



rARTr, S1T,.\XTF.U.\. -Ti) 

TiUtavii fon Tortulliano 11 puliMico linguagglo del Padri 
suir articolo ilcUa presenza reale comincia a niutare. Non 
sono piu le parole limpide e cliiarissinie di corpo e di 
sansiite , die proflerir solevaiio i snccessorl degli Apostolic 
sono pCrifrasi e termini talora oscnri ed anibigui. Con cio 
i protestanti , nel lore disperato partite , credono di con- 
ciliar un'ombra di prohabilita a' loro argomenti contro la 
cattolica dottrina. La legge del secrete, o disciplina delV ar- 
ccino , clie sola in cagione di quelle oscurita, lia semljiante 
di sfnggire alle sottigliezze del loro ingegno. Ma di cjuella 
legge ragiona tutta Tanticliila. La sapienza misterlosa di 
Dio non dovea essere esposta agli sclierni dell" inl'edele i 
una serie di gradi doveano Icntaiiiente percorrere i cate- 
cumeni stessi prima dl partecipare al misterl della fede, 
e specialmcnte prima clie il gran sacramento eucaristico 
fosse loro rivelato. Gli Apostoll si erano essi pure confor- 
mati a questa regola del secrete, e fin da' tempi primitivi 
la Cliiesa coprlva col velo del silenzio i punti di dottrina 
clie riguardavano i santi misterl. Questo rispetteso silenzio 
pero non divenne una regola di disciplina se non verso il 
secolo secondo. Con severita tanto piii gelosa si cominclo 
ad osservare il precetto dl occultare le cose snnte agP In- 
fedeli , quanto piu cresceva T audace e tirannica insolenza 
dl qnelli die volevano splngersl ne* penetrall del santuarlo. 
Si vuole da molti die alia legge del secrete non andasse 
soggetto il dogma della Trinita. Questa opinione non si 
puo conclliare ne collo scope della legge , ne con fatti ir- 
refragabili. L'apparente eteredossia de'padri del terzo se- 
colo si spiega col mezzo di questa legge. Per non avervi 
posio il pensiero , non si e da varj autori scoperto II te- 
stlmonio della tradizlone. Fin verso la meta del quarto 
secolo si contlnuo a parlare del mlstero della Trinita con 
termini amblgul ed oscuri. 

La stessa legge del secreto ha pin volte modlficatl i 
termini col quail i padri del terzo secolo esponevano il 
dogma deir Incarnazione. Questo dogma , slccome quello 
della eterna generazlone del Verbo, correva rlschio dl es- 
sere mal coinpreso ;, I filosefi geutill vl applicavano le 
strane e vituperose Idee ri<ultanti dalla genealogia de' loro 
numl. Nondlmcno la nianlfestazione dl Dlo nella carne fu 
dogma 11 piu vivamente inculcate fin dalla nascita stessa del 
crlstianesimo ; perciocdie fin soito gli occlii del Salvatore 



^0 A p p K N D r n V. 

si elevo una setta dl eretici , che sconvolgevano tiuts 
r economia della Redeiizione , negando la realta del corpo 
dl Gesii Ciisto. San Giovanni nel capo sesto del suo 
Vangelo ci ninnisce delle prove le piu vittoriose per ren- 
dere il dogma dell' Incarnazione snperiore ad ogni attacco. 
Quivi la presenza reale e per lui una conseguenza neces- 
saria della realta dell' Incarnazione, affinche in tntti i se- 
coli e dovunque se ne spargano le grazie e le beneficen- 
ze. Solo a quegli spiriti temerarj che pretendono di soni- 
mettere la jjarola di Dio ai deboli concetti della loi-o inente, 
appartiene il cliiudere gli occhi alia luce che sfavilla dal Di- 
vin Sacramento dell' altare , e il non ravvisare nell' Euca- 
ristia se nou I' idea bassa e comune che ne ban conser- 
vata i Sociniani o gli Hoatleyti. Quando noi non avessi- 
mo ne 1' autorita si chiara ed evidente della Scrittura , ne 
il testimonio della tradizione , ne le antiche liturgie e ca- 
techesi dei padri per comprovare la dottrina della Chiesa 
rispetto all' Eucaristia , la storia delle contraddizioni , alle 
quali ando soggetto questo dogma iin da' primi secoli ma- 
nifesta la sua vera natura. II silenzio stesso de' martiri 
intorno a questo raistero cosi solenne ed eloquente baste- 
rebbe da se solo a provare che la fede dei protestanti non 
e quella de' primitivi cristiani. Una vaga idea di misteriosi 
conviti ove si diceva dispensarsi la came e il sangue , in- 
tesa a capriccio da troppo creduli neniici , era divenuta 
ricolma di mostruose finzioni. Tristi rumori si spandevano 
intorno i riti terribili de' cristiani ne' loro iniziamenti : 
un fanciuUo coperto di pasta si collocava davanti al no- 
vello credente, e questi doveva vibrare contro il fan- 
ciullo il colpo di morte; indi la sua carne e il suo sangue 
distribuivansi siccome pegno del piu inviolabile secreto. 
E cosa agevole lo scoprire fra calunnie cosi spaventose 
la vera dottrina che gl' infedeli vestivano di forme tanto 
perverse ; nondimeno siffatte accuse erano fomento alle 
piu crudeli persecuzioni. Ma ne la ferocita de' tormenti , 
ne I'agonia della niorte han potuto estorcere dalle labbra 
de' martiri il loro secreto intorno gli eucaristici misteri. Si 
avvedevano essi a quale profanazione sarebbe stata esposta 
una tale dottrina , se aperta si fosse agl' increduli. Ne 
tonievano le derisioni e le bestenimie, e non conosccvano 
che un dnver solo: tacere e morire. Se nell' Eucaristia non al- 
tro avesspro ravvisato che una ligin*a- un tipn . un memoriale , 



PARTE STKANIEUA. 7~ 

jjeiclie lion doveano essi far pah.'se ognl riio, sottrarre alia 
persecuzione ogni pretesto , e rendere il loro dogma piu 
agevole a cretleisi ' Clie giova pertanto 1' addurre alcnni 
passi oscuri de' padri , noii curaiidosi che in altri luoghi 
ben nuinerosi (|uegli stessi de' quali si prendono le parole 
a prestanza, al)biano annunziata la fede della Cliiesa con 
termini pieni d' intelligenza e verita '■' Ma quand' anche la 
voce di qualche solitario Padre non fosse in perfetta ar- 
monia colP unanime consenso de' santi Dottori che procla- 
mano tntti, dagli Apostoli in poi, la stessa fede e gli stessi 
misteri i clie mai T autorita di quel padre potrebbe con- 
cludere contro lo stato di evidenza clie risulta dalla voce 
e dagli scritti universali :■ Cio non pertanto questo e il ma- 
schio argomento clie ogni controversista protestante mette 
fnori a suo agio per combattere 1" antica crcdenza della 
Chiesa cattolica ; e la scoperta di qualche solitaria senten- 
/a, scoperta sempre la medesima per tuiti, fa che ogiiuno 
bellamente si compiaccia nella novita della sua pretesa 
vittoria. 

Verso il principio del quarto secolo la legp;e del secreto 
si rimette assai dal suo rigore. La pace data alia Chiesa 
da Costantino dava pure a' cristiani ogni lilierta di pub- 
blicare i loro dogmi. La manifestazione e piu distinta ri- 
guardo al mistero della Triuita , attesa la perversa dottrina 
di Ario : non cosi rispetto al dogma della presenza reale, 
il quale , sicconie non veuiva combattuto dagli eretici a 
campo aperto , rimane avvolto nel misterioso suo velo 
durante il secolo quarto , ma da quel velo abbastanza ri- 
splende la vera natura di quel Sacramento ; negli scritti 
de' padri e nelle liturgie di quella eta si rilevano a chiare 
note r altare, 1' oblilazionp , il sacrilicio incruento, la pre- 
senza reale della vittima , i! cangiamento di sostanza e 
1' adorazione, siccome conseguenza diretta di questa fede. 
Nel secolo quinto il secreto dell' Eucaristia e talora seve- 
ramente custodito. S. Agostino che in alcuni suoi scritti 
ci ofFre a copia testimonialize le piu chiare e le piu 
positive della fede de' primi secoli , adotta in altri ambi- 
guita di parole e di sensi. Vivendo in Africa , ove la po- 
polazione era aiicor pagana in gran parte , giudico pru- 
dente consiglio di iion ragionare con aperle parole intorno 
i santi misteri se non al cospetto de' fedeli. Ma gli scrit- 
tori contcniporauei di S. Agostino, o appena antcriori a 



^8 A r P E N D I C E 

lui, i quali pIii manifesto fecero la dotuiiia siiir Eiicaiistia, 
non furoiio meno aperti intorno il dogma della ti-ansu- 
stanziazione : di quebto dogma fiirono i piii chiar'i esposi- 
tori que' padri stessi, clie dichiararono con motli i piii fran- 
chi e i plii ortodossi il mistero della santa Trinita. 

La cura della Gliiesa cattolica nel conservare tuttl i 
punti dogmatic! de'primitivi fedeli non e meno vigilante 
nel praticare le piii minute cerimonie che risalgono ai 
primi tempi di salute. L' uso stesso de'lumi e dell'incenso 
che i protestanti han Ijiasimato , 1' aspersione delT acqna 
benedetta , le singole parti della messa, i segni esteriori di 
nmile compunzione , T esteriore indole del culto solenne , 
ognl cosa insomma porta ancora le tracce della Cliiesa pri- 
mitiva. Essa con prudente accondiscendenza adottando molte 
cerimonie usitate nel culto de' falsi Dei, e dando alle nie- 
desime una novella santissima forma, avvisava i popoli 
di rendere alia vera divinita omaggi pnr troppo lungo 
tempo prostituiti agF idoli. La luce del cristianesimo cre- 
scendo sempre piu nella sua pienezza comunicava il suo 
fulgore anclie ai lievi vapori ed alle rimanenti tenebre che 
avea discacciate innanzi a se. Fondamento di tale solleci- 
tudine e la parola che S. Paolo dirigeva a'primi cristiani: 
Siate di. uii iolo spirito : quindi 1' amore dell" unita , T or- 
rore dello scisma sono il continuo linguaggio dei padri. 
Mediante qnesta unita , della quale e centro la cattedra di 
Pietro , prosegue la Chiesa cattolica il suo corso , e non 
devia giammai. A' suoi fiaaclii insorge una moltltudine di 
sette da Simone il mago lino a Lutero ; passano mobili 
come r errore , ne un solo di quegli eresiarchi ha potuto 
dare a' siToi settarj un simbolo del quale gli articoli non 
si vedessero tramutati o contesi prima del loro morire. 

Ormai 1' indagatore di una nuova religione e oppresso 
dal peso delle sue stesse ricerche ;, invano presso gli orto- 
dossi della Chiesa primitiva si kisingherebbe di scoprire 
altra dottrina clie il papismo tutto puro. Non pertanto egli 
e disposto a ricoverarsi di nuovo nel seno della Chiesa^ 
circostanze partlcolari legate con nn secreto domestico del 
cjuale conserva il mistero , lo plegano ancora al iirotestan- 
tismo ; non igiiorando il creditu che V antichita pno conci- 
liare anche all" errore, sentiva un non so che di ambizione 
nel volgersi a' principj eterodossi clie avcssero 1" impronla 
del sccoli. Se la Chiesa cattolica iin da* primi tempi iiiscgno 



rVRTE STUANIEKA. -9 

L (logini die insegna tiUtora , qnelli die da lei si allontana- 
vano, ovvcro iix altrl termini protestavano contro le sue 
tlottrine, doveano pur servirsi di uii fondamento al quale 
si appoggi per avvenlura il nioderno protestantismo. Un tale 
fondamento sarebbe egli mai il giudizio individuale nelle 
intcrpretazioni bil)lidie e nelle controversie della fede? 

La storia del cristianesimo iin dalle sue prime linee 
ofl're Tesempio il piii lacrimoso di quegli spirit! audaci 
clic pretendono di opporre alia fede T indipendenza del 
proprio giudizio. Primi mostransi con tale audacia i Giu- 
dei di Capharnao allorquando nostro Signore loro annun- 
ziava il gran mistero dell' Eucaristia. Quasi assurde sem- 
liravano ad essi le parole coUe quali il divino Istitutore 
csprimeva il corpo e il sangne suo , e di Jjuon grado vi 
avrebbero ravvisate le ombre di cpaldie allegoria. Ma il 
divin IMaestro , come per diinostrare quanto agevole gli 
sarel)be stato di annichilure la sapienza de' pnidend , noa 
risponde al loro mormorio se non ripetendo piu espressa- 
mente ancora la dicliiarazione die avea percosso il debole 
intendimento umano. L'azione di quelF orgoglioso principio 
tiel private senso e giudizio si sviluppa ben presto in 
una setta tli eretici die per primo esempio di sua ribel- 
llone impugna quel dogma medesirao conti'O il quale era 
insorta la incredulita de' Capharnaiti. Cosi questo dogma, 
die iia dai principj della Cliiesa fa pietra d" inclampo pel 
dcboli nella fede, sara fino al termine il distinto coii- 
trassegno di quelli cbe fedelmente credono alle parole di 
Gcsu Cristo. Una talo setta fu quella dei Dochcti, o fan- 
tastic!, e apparteneva a que'cristiani gnostici presso a poco 
anticlii quanto il cristianesimo stesso, e de' quali tutti pro- 
genitore e capo fu Simone il mago. Mentre pero i Docheti 
insegnavano die il Cristo non era se non Dio , sorgeva 
un' eresia diametralmente contraria , quella degli Ebioiiiti , 
la quale sosteneva, come e proprio del protestanti Vnitarj, 
c\\ egli non era se non un semplice uomo. Pari agli Ebio- 
iiiti, gli Elcesaili , meta giudei e meta cristiani, non vole- 
vano ammetterc die la sola umanita del Salvatore. Alle 
tcorie de' Gnostici strane iniaginazioni aggiugnevano 1 Va- 
Icnlia/ii, i Marcioiiiti, i Basilidia/ii, i seguaci di ApcUe , gli 
Opluti : e delle bestenimie di quesli tutti non trascurarono 
di giovarsi ne' loro attacclii gli empi filosofanti dc'nostri 
jiorui. Dal tronco cosi fccondo de" Gnostici furono prodotte. 



8o A V !• E N U I C E. 

a guisa tU variatlssinii rami , altre sette uiiiiori , i Murco- 
siani , i Meldiisedechiani , i Messdliwii , i Montanisti , gli 
Asciti , i Manichci ed altri. II richiamare al pensiero le 
assurde bestemmie di tutte queste sette c un diniostrare 
il traviamento del giudizlo individuale ncUa interpretazione 
della Scrittura , e che ci ha una grande lezione da ap- 
prendere in queste scene bizzarre ed einpie che cosi spesso 
furono rappresentate al cospetto del cielo. Da esse parimente 
apprendiamo , die una follia , per quanto grande sia la 
sua assurdita , diviene iinportante , da che fu adottata da 
una notevol porzione del genere umano. 

Le numerose e profonde ricerclie del gentiluomo irlan- 
dese fra luezzo alle eresie de' prhni tempi, lo recano a 
stabilire questo principio: " I Gnostici erauo esseuzialmente 
e radicalmente protestanti. n Egli conosce un franco calvi- 
nista nella persona di Simone il mago ; le numerose sette 
uscite da lui rappresentano lineamenti projirj di una sola 
famiglia;, tutte lasciano trasparire alcun sentore delle rifor- 
niate dottrine di Ginevra e di Wittendierg. L'assoluta cor- 
ruzione della natura umana, T insuHicienza o T intera inu- 
tilita delle buone opere per la salute, la perdita del liVjero 
arbitrio , gl' insegnamenti sulla elezione , sulla riprova- 
zione , sulla perseveranza finale , 1' assoluta impossibilita 
di adempire la volonta di Dio , ecco gli articoli principali 
di quello che or si chiama il cristianesirno vitale. Ora non 
ad altri fondamenti si appoggiava lo spirito di riforma che 
regno presso le antiche sette. Ma tali sorgenti sono troppo 
infette e limacciose. II gentiluomo ne ha dispetto. Non sa- 
rebbe egli possibile di rinveaire un vestigio di qnel cristia- 
nesirno I'itale nelle regioni dell' ortodossia, di scoprire qual- 
che sanzione di esso negli scritti di que'dottori ciie furono 
i primi luminarl della fede' Vane speranze: questi dottori 
ci danno ammaestramenti di sifFatta natura che conslderar 
si debbono siccome la confutazione delle dottrine prote- 
stanti. Stabiliscono essi 1' universalita della redenzione di 
Cristo; che la semenza della diviiia parola e sparsa egual- 
mente in tutti gli uomini, e che coloro i quali vogliono 
ottener grazia presso a Dio ne lianno il potere ;, che se 
alcuno e giusto, ed un altro malvagio, egli tale e dive- 
nuto non per natura , ma per sua propria volonta ; che 
noi siamo liberi, imputaliili dcllc iiostre azioni, dotati del 
potere di determinaixi noi stcssi pel Iienc ovvero pel male. 



PAnXK STRANIERV. OI 

e aveiiti a nostra scelui una feliclta od una piinizione eter- 
na; die grancle e il valore, grande e il merito delle opere 
buoae. 

L' umore capriccioso del giudlzio individuale e pur lo 
stesso anche nelle altre eresie de' primi secoli, se non che 
per una specie di surrogazione aggiunsero le altre alia 
eterodossia la halordaggine. Fra esse preseutano un aspetto 
il ])iu anticattolico le eresie de'Novaziani, degli Eunomiani, 
degli Agnoeti (o Ignoranti), dei Donatisti, quella di Aerio, 
il precursore de' Presbiteriani , alia quale e d' uopo aggiu- 
gnere cpiella di Vigilnnzio , attesa la conformita di alcune 
dottrine, quantunque un tale eretico al principio del secolo 
qninto appartenga. Or tutte queste eresie si possono consi- 
derare come i canali die lianno trasmesso a' tempi moderni 
i principj del protestantlsmo in tutta la loro plenezza. Fi- 
nisce cosi il nostro irlandese di tener dietro al protestan- 
tismo de' primi secoli. " I risultamenti , egli dice , del mio 
esame si possono chiudere in poche parole. Da che i pro- 
testanti si gloriano di aver ridotto il cristianesimo alia sua 
purita primitiva, era naturale il pensiero che fra i primi- 
tivi cristiani scoprissi i protestanti migliori. Con questa 
speranza cominciai dall' era apostolica della Clilesa, e conti- 
nual le mie indagini ne' quattro primi secoli, i quail, sic- 
come i gradi della scala di Giacobbe, essendo i piu vicinL 
al cielo, dovevano aver ricevuto il pin immediato splen- 
dore dai raggi della luce divina. Ma qual e stato 1' esito 
di tale inquieto ed ostinato studio? Per tutto questo perio- 
do cosi puro ho io scoperto nella Chiesa un solo prote- 
stante' Ho forse potuto rintracciar il minimo germe di una 
dotti'ina anticattolica ' Ma quauto alle dotti'ine dei prote- 
stanti^ quale fu mai la niia scoperta? L' ombra di Simone 
il mago, quel padre del calvinismo, compaja e risponda. In- 
terrogate i Capharnaiti Richiedete dai Gnostici, che vi 

mettan fuori le loro dottrine intorno la elezione, la perseve- 
ranza , i decreti iinmutalilli ecc; li seguiranno i Manichei, 
da' quali imparerete T intera corruzlone delP umana natura 
e la perdita del libero arbitrio. I Fantastic! e i IMarcioniti 
vi rechino la loro eucaristia , ove non e ne corpo, ne san- 
gue ; chiamate Novaziano , Aerio, Vigilanzio e coUeghi, 
essi protesteranno contro la tradizione , le preghiere pei 
morti, r iuvocazione de' santi e il culto delle reliquie, in 
una parola , convocate le molteplici tiu-be degli eretici e 

Bibl Itul T. LXXIII. 6 



82 AVl'ENDICE 

degli scismatici^ venga clascuiio col coiitiagcute Jegli error! 
suoi , ed io vi rispondo che ne uscira un corpo di dottrina 
protestante cosi compiuto, che avrebbe potuto risparmiaro 
ai rifonnatori di Wittemberg e di Ginevra tutti gl' imba- 

razzi di loro niisslone Malgrado tutto cio, io avea 

cosi iitto Io sguardo nella voragine del protestantismo, 
die solo a mala fatica poteva ritrarmi dal non cadervi >i. 
Queste ultime parole condugono il giovane a palesare 
nil suo segreto iin qui misterioso. Beii si avvedeva che il 
suo cangiamento di fede era pessimo partito per I'aspetto 
spirituale , ma possenti inotivi Io eccitavano a sorpassare , 
qnanto avesse potuto, tutti gli scrupoll religiosi: " in una 
parola ( egli soggiugne ) suH'esempio di Giasone, io aveva 
impreso il viaggio del toson d'oro, e non mancavami una 
bella Medea per porgermi soccorso nelle mie penose avven- 
ture. '/ Ogni altro titolo era dunque svanito, un titolo d'a- 
more era dunque il potente impulso che spingeva il nostro 
giovane ad abbandonare la religione de'suoi padri; non il 
solo pero : all' acquisto di Miss***, sposa a lui proposta , 
andava annesso il rettorato di Ballymudragget , di un de- 
lizioso soggiorno, e invidiabile per ampiczza di rendite. Esso 
era a disposizione del fratello di Miss***, era la dote di 
Miss*** medesima, la quale poteva oflVirlo a chi degno 
sarebbe di dividerne seco lei i proventi. Solo era d' uopo 
che il corpulentn rettore di allora , 1' antico invitato alle 
paterne mense del giovane , ne lasciasse sgombro il pos- 
sedimento stante una inferiiiiia che minacciava i suoi 
giorni. Tranne uno scarso numero di ascoltanti ai quali 
rinfermo rettore confidava i suoi discorsi domenicali, forse 
ogni altro amava nn nuovo successore, che non piii ricor- 
dasse 1' usitata forma del suo cappello col quale egli mo- 
veva lungo le comrade a guisa di meteora , spaventando 
i poveri ed esigendo gli omaggi dei facoltosi. 

La posizione del giovane diviene malagevole. Il rettore 
ricupera la salute ; il giovane si allontana dalla sua patria 
a cagione de' suoi studj , la sua corrispondenza epistolare con 
Miss*** fonienta le sue illusioni, mentre il protestantismo, 
che esser dovea la base indispensabile di quella conjugale 
unione, gli senibra ognor piu discostarsi da lui. Alia ripu- 
gnanza di adottare un nuovo simbolo si aggiugne I'amaro 
ridicolo che allora appunto si gettava sull' impresa de' ze- 
Jatori protestanti che convertirono alia religion loro alcuni 



PVRTE STRANIERA.. .'13 

mesclunl affamati cattolicl , I quali presto lor diedero mi 
forinale addio. La sua coscienza gli diceva, die tra que' 
poveri sciagurati i qnali aveaii venduta la loro fede per 
un pezzo di lardo, e lui stesso , chc si disponeva a can- 
giarla a fi-onte del ricco rettorato di Ballymudx-agget, la 
ditlerenza alia fine consisteva nel valore del prezzo. Tut- 
tavia le leggi di iirbanita consigliano il nostro giovane a 
lasciar travedere alia sua bella calvinista lo stato reale 
del suo spirito. Miss*** rispose coa uno stile cucLto di 
testi biblici , ai quali era accostuiiiata : lo rendeva certo 
clie la sollecitudine verso di lui le stava a cuore giorno 
e notte , braniando essa ad ogni istante di sottrarre dal 
I'lioco quel caro r/zzo/iC (Tanima del giovane )i nianifestava 
\\n suo timore che non forse , cercando la parola del solo 
Sonto presso i padrl, egli venisse a coijierc iiva dalle spine , 
e fichi did pruni. ]\Iiss*** non poneva niente ad altri padri 
die a quelli veduti altre volte alia mensa famigliare del 
giovane i tali per lei erano i revei-endi O'toole e Longhlin. 
Dopo siftatta prova di scienza patristica , Miss*** palesava 
una sua biama, die il giovane per qnalclie tempo si sepa- 
rasse da quella comizione di pagaiii , nella quale sareblje 
riniaso avvolto finche non usciva da Irlanda. Sospirando 
pcrcio vivamente che I' aniina della sua tortorella non fosse 
data in preda ai malvagi ; volendo scacciare lontano dal 
giovane la sua iiiiqnitd e rivestirlo di un nuovo vesdinento , 
lo consigliava che lino alia venuta del beato giorno in ad 
c'ovevano essere uniti V uno all' altra cercasse una dimora 
in qualche terra di giustizia, qual sarebbe la terra di Lu- 
tero o deir immortale Calvino. Ivi , tolto alia possanza 
della madre delle fornicazioni , potrebbe il giovane nudrirsi 
dellt parole della fede e della buona dottrina , e divenire 
in tine erede di quella pingue porzione che gli era prepa- 
rata, e che sarebbe resa doppia per lui sicconie pei pri- 
^ionieri della speranza. Si scorge che Miss*** alludeva alia 
sua ainabile persona ed al rettorato di Ballyniudragget. E 
nel caso che egli visitasse paesi stranieri gli racconiandava 
di procurarle un' opera castigatissinia del gioviale Lutero 
(Cclloijuia Mensulia) , e di piii, per sua particolare ediiica- 
zione un" opera pia , intitolata ■ Pastor Fldo , della quale 
soggiugneva essere autore un certo Guarini : opera che , 
l>cr fjuanto poteva ella giudicarne , passava per 1" uno de"" 
manuali i piii opportuui all' ammaestramento de' giovaui 



84 APTENDICE. 

teologi protestanti iiitorno gli obbliglil che incorre im fedele 
pastore verso il suo gregge. II progetto di un viaggio nel 
paese di Lutero, iiella terra sacra del protestantismo, scuote 
vivamente la fantasia del giovane. In Alemagna, egli grida! 
L' esito de' suoi ultimi studj gli si perde di vista. Non 
sarebbe forse una vana illusione quanto mai fu considerato 
per vero nel corso di quindici secoli? Ripugna forse il di- 
re, che prima dell' anno i53o, cosi celebre per la confes- 
sione di Augsbourg, il Vangelo non sia stato gianimai ve- 

ramente promulgato? 

Sospendiamo per un secondo articolo la ragionata analisi 
di quest' opera, perche temiamo ora di troppo difFonderci, 
e d' altronde in piu brevi confini non si potrebbe restrin- 
gere la pienezza delle cose e 1' importanza di un' apologia 
religlosa profonda nelle sue vediite. Con due armi invitte 
il cattolico ha sempre impugnata 1' eresia : coll' autorita 
delle Scritture e colia tradizione della Chiesa. II primo 
mezzo quantunque ad infallibile vittoria conduca ogni com- 
hattente , e tragga da divina virtu la sua efticacia ; pure 
costringeva I' autore ad avvolgersi nell' immenso carapo 
della filologia ed a battersi con avversarj che, mentre coi 
loro sensi contort! e reconditi fanno violenza ad ogni snno 
intelletto , jjur sogliono gridare in ogni incontro : alia lo- 
gica , alia pura ragione ! Piacque percio al signor Moore 
di appigliarsi al secondo mezzo , il quale sebbene deduca 
anch' esso da fonte divina la sua virtu , da nn altro lato 
pero e tutto logica e ragluiie. Siamo noi plu saplenti di 
tutti i secoli decorsi? Cio che ha formato nella Chiesa 
1' iTniversale credenza pel volgere di mille e cinquecento 
anni, non sarebbe duncjue che una follia? L'orbe romano 
ahcor florido ed illuminato quando il cristianesimo si av- 
vinse popoli e genti , filosoli e magistrati , e detto leggi 
agli stessi sommi imperanti , accolse dunque questa folha 
per una verita celeste ? E han potuto proclamarla i piu 
elevati ingegni , gli spii-iti i piii nobili in virtii e in santita 
di costumi , ai quali tutta 1' antlchita ha tributato onori 
religiosi ? Laonde con ogni diritto il signor Moore inter- 
roga i prinii testimonj di nostra fede , riposa suUa loro 
autorita , ed esulta nello scorgere sempre eguale a se stesso 
r insegnamento degli ortodossi. Si sparse una nube intorno 
ad esso ;, fu la disciplina dell' arcano , e fn prudenza del 
tempi : ma dal seno di quella stessa nube partivano lampi 
cJie abbagliando lo sguardo de'profani erano guida sicura 



PARTE STRANIERA. 85 

ai veri creJenti. Qualche volta pure gli stessi padii gelo- 
samente solleciti in coprire i saiiti niisteri coll' ouibra del 
secreto , si lasciavano negli scritti sfuggire V espressione 
(lella vera dottrina. San Gipriano nell' cpistola a Papa Cor- 
nelio con quale chiarezza non parla del sacrainento euca- 
ristico '' Lo stesso ti'oviamo nelle epistole a' martiri e con- 
fessori ed a JVIagno, non che nel sue libro de lap sis , e 
neir altro delV orazioiie doinenicale. Non meno aperti fu- 
rono talora inter no a quel sacrainento, il pin riserbato fra 
gli altri, un S. Gregorio Nisseno ( Oraf. catec/i., cap. 87 ), 
un S. Basilio (lib. i de baptismo , pluries ; in morali, regula 21), 
ed altri pei cjuali citiamo il card. Duperron ne' suoi trat- 
tati di controversia e il libro : Perpetuite de la foi sur 
V Eucharistie. II che sla da noi accennato a compiere le ri- 
flessioni del nostro autore sulla legge del secreto. Percioc- 
clie invano ci si obbietta dal protestantismo essere la di- 
sciplina dell" arcano un ritrovato cattolico per iscusare a 
queir epoca il difetto de'testiuionj e per conciliar fede alle 
novita di sua dottrina. Quali novita ci gridano alP orecchio, 
se i punti cattollci ora professati , lo erano pure ne' tempi 
anteriori a qnella disciplina, e furono tali ne' tempi appena 
succeduti ? JMolti de' cattolici all' epoca dell' arcano appar- 
tenenti , e clie pur vissero ne' prinii anui die i santi mi- 
steri apparvero con aperta manifestazione, perche non 
avrebbero riclamato contro la dottrina di que' misteri , se 
tale non era neU'eta antecedente? Laonde piii moderato 
tra i dotti protcstaati ci sembra il Bingham , che neUe 
sue origini ecclesiastiche non osa irapugnare la legge del- 
r arcano , sel^bene si sforzi di assegnarle motivi dalle sue 
opiuioni meno discordi. Lo stesso Bingham, che nelP an- 
ticliita cristiana pose uno studio cosi indefesso e profondo, 
ci somministra contra i suoi settarj positivi argomenti per 
la confessione auriculare e sacramentale , di cui, per vero 
dire , avremmo desiderato dal nostro autore piii ampie pa- 
role. Bingham e costretto a convenire che gli antichi , 
quali sono Origene, S. Gipriano, S. Gregorio Nisseno, S. Ba- 
siho , S. Giovanni Grisostomo, S. Ambrogio, S. Agostino, 
S. Girolamo , S. Paolino , S. Leone ecc. , parlano spesso 
di una dichiarazione che fa de' suoi trascorsi il peccatore 
al ministro dell' altare a fine di riceverne 1' assoluzione. 
Certameiite se il Daille avesse consultata di buona fede la 
tradizione de' primi secoli , aA'rebbe rinvenuta nei passi 
dei padri da noi citati , e aUresi nelle dispute accese 



<S6 A r P E N D I C E 

contro 1 Montanisti e i Novazlani , la plena confutazione dei 
siioi trcnta argonienti. E purclie ne' primi secoli abbastanza 
si dica per coiivincerc ognuno intorno T esistenza e neces- 
sita tlella coiifcssione : die importereblje poi , se in qiiei 
secoli nieno frequente e meno espressa clie ne' tempi po- 
steriori , sia la nienzione di quel sacramento ? 

Giova r avvertire i nostri leggitori come T opera sia 
sparsa di varie digressioni ed aneddoti , i quali assai con- 
tribuiscono od a ricreare lo spirito troppo occupato nelle 
severe dispute di leligione , od a guidarci col lume della 
storia alJa cognlzione dell' antichita cristiana. Tali sono i 
capi XXIV, XXV, XXVI, dove con somma erudizlone e cliia- 
rezza si esjione la teologia de' Gnostici, e si descrive, per dir 
cosi , I'albero gencalogico delle follie religiose cbe mai sa- 
puto abbia inventare Fumano ingegno abljandonato all'ai*- 
liitrio di uno sfrenato amor di se stesso, e tale e il capo 
XX, d' indole tutta poetica , sotto la quale non oscuraraente 
si ravvisa il Moore , PAnacreonte irlandese. Ne minore e 
r amenita colla quale egli ci racconta le avventure della 
famosa Anna Maria Scliurman, del suo aniante Labadie 
(capo XXXvi), e di Martino Lutero, di quell' umile Ago- 
stiniano , clie poi dovea tuonare cosi terribilmente contro 
la citta dei sette colli. Per la maggiore amenita del rac- 
conto 1' ojiera assume un cotale aspetto di romanzo nel 
quale il gentiluomo dall' autore introdotto con un perpetuo 
dialogo e senza Taria magistrale , propria di simili lavori, 
istruisce altrui , nientre alimpnto e forza procura alia sua 
fede, e ci rappresenta con vivacita gli errori del moderno 
protestantismo , non omettendo la stoltezza delle antiche 
guerre contro la Cliiesa. 

Per tutte le quali cose stimiamo clie sifFatto lavoro possa 
non lievemente giovare agli studj ecclesiastic!, in ispecie 
per quel lato cbe riguarda il secondo fonte teologico, o 
sia r insegnamento della Cbiesa e la tradizione dei Padri, 
e possa rendere accorti i sacri oratori e controversisti del 
modo col quale debbo%o trattare e uirigere le armi della 
fede. Perciocche P eresia mutabile, come Proteo, 
Omnia transforniat sese in niiraciila rermn ; 
e quando il difensore delle cattoliche dottrine non conosca 
appuntino i snoi avvolgimenti, forse combattera nu fan- 
tasma cbe spontaneamente lia ceduto il campo , non av- 
verteudo ad nitre Inrve rlie gli fanno intorno orribile dan/a. 

B. €. 



PARTE STRANIERA. Sj 

Manava-Dharma-Sastra. Lois de Manoit — T.epgi di 
Ufa/ton contenentl le istruzioni religiose e civili degli 
Indiani , tradotte dnl Sansciitto ed accompagnate con 
note esplicatrici da A. Loiseleur Deslongchamps. 
Parigi, i833, De Crapelet , in 8.", di pag. 482. 
Prezzo fr. la. Bella edizione. 

l\lon ci ha forse mezzo alcuno che uieglio valga a farci 
conoscere 1" indole e le costumanze de' diversi popoli , 
quanto quelle collezioni, clie dagli anticlii chlamavansi i 
libri della legge ovvero i libri per eccellenza. Perciocclie 
la vita politica degli uomini suol modellarsi sulle norme 
che dai legislator! e dai sapieati vengono loro presentate 
per la condotta si religiosa che civile. Quindi noi siamo 
d'avviso che una compiuta collezione di sifFatti libri, merce 
de' comparativi studj che con essa praticare si potrebbero, 
ci aprirebbe Tadito a giudicare dello stato in cui trovavasi 
la civilta di ciascuu popolo assai piii convenevolmente di 
qnello che fare si possa colle storiche relazioni. 

Le parole Manava-Dliarnui-Sastra , titolo dell' opera che 
annunziamo , signilicano letteralniente il Libro della legge 
di Manoit., ed in esso, oltre le materie che d'ordinario tro- 
vansi in ua codice propriamente detto , contengonsi idee 
nietaiisiche, un sistema di cosmogonia, precetti deterniinanti 
la condotta deiruomo in tutti i periodi della sua esistenza, 
numerose regole intorno ai doveri di religione : cerimonie 
del culto, espiazioni, regole di purificazione e d'astinenza, 
niassime di morale , nozioni di politica , d' arte militare e 
di commercio , un' esposizione delle pene e delle riconi- 
pense dopo la morte, le diverse trasmigrazioni dell'anima, 
i mezzi di giugnere alia beatitudine ; tutto cio in somma 
che risguarda la vita civile e le religiose credenze degli 
Indiani. Pero di questo libro non aveasi clie la sola in- 
glese , pregevolissima traduzione di Guglielmo Jones. Ora 
per opera del sig. Loiseleur appare al pubblico tradotta 
anche in francese, in un idioma cioe a tutta la colta Eu- 
ropa comunissimo. 

II nome di Manoii, che dai sig. Jones vuolsi non molto 
dissimile da quelli di Menete e di Minosse, ajipartiene 
giusta la credenza degli Indiani a ciascuno de" sette divini 
personaggi the Ii.'«nno snccessivamente goveraato il mondo. 



88 A P r E N D I C E. 

E neir India e fama die al prinio di qiie'personaggl usclto 
dall'essere per se medesimo esistente, stato sia dallo stesso 
Brahma rivelato questo lihro , il cfiiale conservatosi di eta 
in eta fit poi ridotto nella forma in cui ora sussiste, cioe 
in slocas o stanze di due versi con un metro di cui di- 
cesi inventore un santo eremita di nome Vdlmiki. Ma non 
e cosa s\ facile il determinare 1' epoca in cui fn scritto il 
testo originale di Manou : se non che la sua stessa sem- 
plicita ne' dogmi religiosi lo farebbe, secondo alcuni orien- 
talist!, ascendere ad un' eta remotissima. Perciocclie in esse 
non parlasi che di un Dio unico , eterno, inlinito, princi- 
pio ed essenza del mondo. Tutte poi le deita nominate nelle 
leggi di Manou non sono che personificazloni del cielo, degli 
astri , degli elementi e di altri oggetti presi nella natura. 
Semhra per tanto che questo snitologico sistema abbia stretta 
relazione con quello di Vedas , la cui alta antichita vuolsi 
incontrastabile. Tuttavia il sig. Cliezy, celebre orientalista, 
tolto non ha guari alle scienze dal fatale morljo che ha 
niietuto tanti uomini, non fa ascendere il codice di Manou 
che al tredicesimo secolo innanzi I'era volgare. 

Che che siasi pero del personaggio di Manou e della 
vera eta del suo codice, questo libro ci senibra assai pre- 
gev'ole per le cose che in esso contengonsi relative a tutto 
cio che risguarda la religione e la civilta degl' Indiani. 
Percio essere dobhiamo riconoscenti al signor Loiseleur, 
perche agevolata ne abbia vie piu la cognizione e del libro 
e delle materie in esso contenute. E noi crediamo di non 
aver fatta cosa ai dotti Italiani inutile o discara col darne 
un' idea ; giacche il massimo A'antagglo che i giornali ap- 
portar possono agli studj e quello appunto di far conoscere 
le produzioni , le opere , lo stato in somma della civilta 
anche de'popoli da noi e per costumi e per religiose cre- 
denze e per geografica posizione totalmente disgiunti. 

II codice di Manou dividesi in dodici libri. Trattasi nel 
1.* della creazione ; nel 2.° delle cose sacre ; nel 3 ° del 
matriraonio, dei doveri del capo di famiglia, ecc; nel 4.° 
dei mezzi di sussistenza ; nel 5." delle regole d'astinenza 
e della purificazione delle donne ; nel 6."^ dei doveri del- 
r anacoreta e del devoto ascetico ; nel 7.° dei Re , della 
classe militare e de' loro doveri; nell' 8.° dell' officio dei 
giudicl; I*?ggi civili e crinilnali; nel 9." contengonsi la con- 
tinuazione delle le2;2,i civili e criminali , i doveri della classe 



PARTE STRANIERA. 89 

commerclante e della classe servile j nel 10.' i dovcrl delle 
class! miste , il tempo di carestia, ecc; nelP ii." le peni- 
tenze e le espiazloni; nel ia.° la trasmigrazione delle anime 
e la beatitudine finale. Per dare poi un saggio delle mas- 
sime in questo codice contenute riferiremo qui alcuni ar- 
ticoli risguardanti la morale. 

Dal libro IV, ove dannosi ai bramani o sacerdoti 1 precetti 
pel mezzi della loro sussistenza : " Conservi egli ognora 
»/ una perfetta contentezza nella ricerca della felicita , e 
>i sia modesto ne' suoi deslderji perche la contentezza e 
»> la sorgente della felicita ; T avrersita ha per origine lo 
" state contrario. — ■ Non si abbandonl con passione ad 
t> alcun piacere de' sensi ; usi di tutta la sua energia in- 
»/ tellettuale per vincere un' eccessiva inclinazione verso di 
»> tali piaceri. — Si comporti nel mondo di modo che le 
>/ sue vesti, i suoi discorsi, i suoi pensieri siano conform! 
>/ air eta sua , alle azioni , alle fortune sue , alle sue co- 
>/ gnizioni in teologia ed alia famiglia sua. — L'uomo na- 
»» see solo , muore solo , riceve solo la ricompensa delle 
» sue buone azioni ed ei solo la punizione de' suoi misfatti. 
»/ Dope d' aver abbandonato il suo cadavere alia terra , 
» come un pezzo di legno od una gleba d' argilla , i pa- 
»» renti dell'uomo allontanansi distornando la testa , ma la 
>/ virtii accompagna 1' anima di lui. » 

Dal libro VII, ove parlasi della condotta che tener deb- 
besi da un sovrano : « Un re.... dee rivolgere ogni sua 
» cura a proteggere con giustizia tutto cio ch' e sommesso 
» al suo potere. — Di fatto questo mondo privo dei re 
J) ne anderebbe in ogni sua parte sconvolto : il Signore 
/> creo un re per la conservazione di tutti gli esseri. — 
» II re faccia di e notte tutti gli sforzi per domare i suoi 
n sensi : glacche colui che signoreggia sui proprj sensi e 
>/ il solo capace di sommettere i popoii alia sua autorita. » 
Curiosi sono i precetti che vi si danno per la scelta della 
moglie : " Non isposare una fanciulla che abbia capelli 
rossastri , od un membro di troppo , o che sia spesso 
ammalata, o nullamente pelosa, o pelosa di troppo, od 
insopportabile pel suo cicalio , o che abbia gli occhi 
rubicondi. — La sposa sia ben fatta , di nome grade- 
vole ; abbia il grazioso movimento d' un cigno o d' un 
glovane elefante ; il suo corpo sia rivestito di lievissinia 
lanuggine; fini ne siano i capelli, piccioli i denti, d'una 
incantevole dolcezza le membra. » G. 



9© APPENDrCE 

Histolre de Rasselas, prince dAbyssinie, par Samuel 
Johnson , traduction nouvelle et posthume , avec le 
texte en regard, par madame ***. — Paris, i832, 
in 8.°, chez Baudry libraire. 

Notizie di Sofia Dufresne morta a Milano nel i83i 
e sepolta nel cimitero di Porta Ticinese. 

iiel cimitero della patria nostra a Porta Ticinese, lun- 
ghesso il niuro di mezzodi incontrasi in luogo sporgente 
Verso la campagna una lapide con queste parole : Priez 
pour line jeune Francaise que la mart a f rappee a vingt ans, 
comme elle allait , apres un voyage de huit mois avec un 
^poux cheri, revoir son enfant ^ son pere et sa merCy qui 
venaient joyeux au-devant d'elle. 

Questa giovane francese , clie giace a' pie della lapide 
in una cassa di pioniho, era Sofia, moglie di Adolfo Mar- 
cellino Dufresne , nata a Parigi , ov' ebbe a genitori il ba- 
rone Gio. Giuseppe le Roy, e Vittoria Armagis. Tenera 
sposa e ne'conjugali affetti costante, madre soUecita amo- 
rosissima cadde qual rosa innanzi sera, di se lasclando 
inestingnibile desiderio al consorte, ai parent! ed all'unico 
flgliuolo. Opera sua e la traduzione clie annunziamo. II de- 
solato sposo voile con elegante edlzione pubblicarla per- 
che il mondo vedesse di quanto ingegno e di quanta col- 
tura adorna fosse la donna , di cui egli piagnera perpe- 
tuamente la morte, e perclie ella avesse un suo proprio 
nionumento piu de' marmi e de' bronzi perenne. L' intitolo 
poi al figliuol suo , perche questi orfano di lei ancor bam- 
bino potesse crescendo conoscere 1' irreparabile luttuosa 
perdita da liii fatta , e prenderla a modello di virtu nol 
A'ivere suo. Percio negli esemplari destinati per la faiiii- 
glia e per gli amici precedere fece alcune notizie intorno 
alia persona ed alia vita dell' estinta. Tali notizie dettate 
con tntta V efFusione del cuore leggonsi pure nell' esemplare 
ch' ei medeslmo trasmise in dono a quest' I. R. Bililioteca. 
Eccone il sunto. 

Madamigella Sofia cresciuta era sotto gli occlii d' una 
genltrice amorosa ed avveduta , della quale formava I'or- 
goglio, e di un padre modello di bonta e di saggezza. Bella, 
graziosa, di raro ingegno, educata ne'doveri della pieta 
e della famiglia , nodrita alio speco deirarti belle, d'anima 



PARTE STRANIERA. Ql 

cantlitla, purlsslma formar non poteva die la felicith del- 
r avveiituroso giovane che dato le sarehbe in consorte. 
Questa fortuna tocco al signor Dufresne , appena ell' era 
pervenuta al suo quiiidicesinio anno. I due sposi non erano 
clie un'aniina sola, non nutrivano che i medesimi desiderj, 
le afFezioni medesime. Pero ella per la sua indole stessa 
trasportare sentivasi verso tutto cio ch' e grande e bello. 
Lo sposo d'animo con lei Concorde ne godeva , ne esultava. 
Percio fu lietissimo all' inchiesta ch* ella gli fece di vedere 
ritalia, questa terra beata , che tante produsse opere su- 
blimi , che tante risveglia altissime rimembranze. Ella me- 
desima nelle Note del suo viaggio scritte di propria mano 
fa testuiionlanza de' sentimenii di sorpresa, di maraviglia, 
di gioja che ad ogni passo ne provava. Giunti i due sposi' 
nella citta eterna ne contemplano i monumenti , ne visitano 
i dintorni. Ma la tenefa consorte sentesi tutta commovere 
all'aspetto di iin Colornhario presso la villa Albani : fra i 
moltissimi epitafj si affisa sospirando su quello di una ma- 
dre al figliuol suo: Vixit annos XVII , sic tu, quod mild 
faccre dcbehas , ego tihi facia , mater pia ; ma piii ancora 
s' intenerisce dinanzi ad un'urna, in cui erano le ceneri 
di due sposi, che ancor dopo la morte andare non vollerO 
indivisi: " Le loro ceneri (grido) sono insiem confuse ;, oh 
quanto sono eglino felici ! >> Giunsero a Napoli nell" istante 
in cui 11 Vesuvio gettava fiannne. La descrizione che ma- 
dania Dufresne vien facendo di questo vulcano e bella' 
quanto uu quadretto del Poussin o del Canella. Da Napoli 
ritoriiano a Koma ; visitano quindi Bologna , Venezia e 
tutte le altie piu cospicue citta della penisola. Iniziata ella 
pure, la signora Dufresne, al diseguo tutta l^eavasi nei 
diplnti di Raffaello , di Michelagnolo e degli altri celeber- 
rimi maestri. 

Al ritorno dei due sposi in Francia, gia gli spiriti cola 
fernientavano ; gia rumoreggiava la temp'?sta che linalmente 
scoppio negli ultimi del luglio i83o. Grande fu il cordo- 
gllo , grande lo spavento che ne risenti la Dufresne , timida 
j)er indole , e per cuore al pari del suo sposo ai Borboni 
in allora regnanti aflVzionatissima. II consorte per distrarla 
da SI funeste agitazioni la ricondusse in Italia : visitarono 
nuovamente questa classica bellissima terra. Ma la virtuosa, 
r infelice donna liberar non poteva P animo suo da ricor- 
danze trisll e penose. Tuttavia la speranza di rivedere 



92 APPENDICE- 

presto i carl snoi genitori e Tamabile suo pargoletto, ctw. 
quali incontrarsi dovea a Ginevra , rianimavale la vita. 
" Ma il Cielo ( dice il signer Dufresne ) copriva di fiori 
M il precipizio che stava per aprirsi sotto a'miei piedi. 
>i Noi arrivaramo a Milaiio. Ai cantici melodiosi e puri 
» clie da' sacerdoti cristiani innalzavanzi al cielo nelle ce- 
» rimonie della Pentecoste , sotto le volte imponenti del 
» Duomo raiiinia di lei fu presa da una religiosa tene- 
» rezza. Mio care, mi disse ella , quanto divini sono questi 
»» accenti ! . . . L' anima mia non puo resistere alia com- 
» raozione ch' essi mi cagionano. — Ohime ! Quest' anima 
» si pura gia stava per ascendere alle celesti sedi , che 
It per un istante sembravano a' suoi occlii aprirsi. »/ Tre 
giorni dopo fu presa da ardentissima feljbre ; triste con- 
seguenza delle orribili scene la cui riniembranza ingom- 
bravale tuttora la mente e il cuore. Gli sforzi dell' arte , 
la freschezza della gioventii a nulla giovarono. I conforti 
della religione e le benedizioni di un santo sacerdote ri- 
svegliarono un momento le sue forze. « Ma il fatal de- 
>» creto gia era pronunziato, ai lo giugno del i83i, a 
» venti anni e dieci raesi dopo venti giorni di malattia 
n ella rendette al Cielo la vita che il Cielo per pochi istanti 
J/ aveale accordato. » 

La signora Dufresne fatta avea la traduzione del Ras- 
selas per distrarsi da acerbissimo cordoglio , allorche state 
erale dalla morte rapito il primo frutto de' suoi castissimi 
amori. La sua traduzione e semplice , elegante, fedele poi 
al testo che le sta dicontro. II soggetto del romanzo e il 
seguente : " Rasselas e il quarto de' figliuoli dell'iuijjera— 
tore d'Abissinia. Secondo la consuetudine dell'impero, egli 
diraora in una remota valle , ove tutti abbondano i piaceri 
della vita , tutti esclusi ne sono i mali : essa percio chia- 
masi la valle della felicita. In mezzo a tanti godimenti 
Rasselas non e felice : grave gli e 1' esistenza ; fugge in 
traccia di una sorte piu bella , piii lieta. Va successiva- 
mente percorrendo stranieri paesi , penetra nelle diverse 
classi e condizioni , invola i segreti di tutti i pensieri , 
confronta tutt' i generi di vita. Ma in nessun luogo trova 
la felicita dietro a cui correva. Disingannato delle cliimere 
sue ritorna verso la valle dond' era partito. » 

Questo romanzo non e dunque storico ; non al genere 
appartiene delle romantiche narrazioni, Lungi dunqvie ne 



I'AniB STRANIBRA. 93 

stiano coloro che amano di spaziare tra il fantastico e il 
vero, Inngi coloro die anelano a scosse vlolente, a raccond 
di sangue e di orrore. Dal romanzo di Rasselas traspira 
uii alto pensiero filosofico , una lienefica lezione di morale , 
che r uonio cioe del)lj' appagarsi della sorte die Iddio gli 
die ill questa niisera valle , riguardare il sue passaggio 
sulla terra come i\n tempo di prova, sforzarsi, praticando 
la virtu , di raggiugnere in uii' altra vita la perfetta feli- 
cita che in questa acquistare uon puo , ma della quale ha 
Iddio impresso il presentimento in tutti i cuori. 

Cara e soave e dunque la memoria di madama Dufresne^ 
di compianto degnissima 1' immatnra morte di si colta , si 
amabile , si virtuosa donna. Chi sara mai de' nostri con- 
cittadini che visitando il cimitero di Porta Ticinese non 
si soffermi al sepolcro di lei e pace non le dica , pace , 
anima Jjella ? 

G. 



Le sorti di Francesco Marcolino da Forll intltolate 
Qiardino di Pensieri. — Berlino , i833, in 8.°, di 
pag. i6. 

Questa non e gla una ristampa del lihro di tal nome , 
edito per la prima volta in Venezia nel 1640 e dedicato 
ad Ercole d' Este duca di Ferrara , ma una notizia biblio- 
grafica intorno alio stesso scritta in tedesco dal sig. Fried- 
laender custode della regia biblioteca prussiana. II libro 
del Marcolino somiglia un poco a quello intitolato Sibilla 
Cumana , se non erriamo , e corre per le mani di molti. 
Fai una dlmanda con certe awertenze e ne ottieni una 
certa rlsposta, di senso largo o dubbio, e che puo quindi 
in qualche modo convenire. Nelle sorti pero il giuoco 
s"' intreccia con piii artificio ; hai figure e simboli disegnati 
da Giuseppe Porta ; e le risposte versificate da Lodovico 
Dolce hanno miglior garbo delle altre. L' autore della no- 
tizia diligentlssima mostra cognizioni non ordinarie della 
nosu-a letteratura. Se non che era desiderabile ch' ei le 
spendesse intorno ad opera di maggiore importanza, e 
pill degna dello studio de'suoi connazionali , che non sono 
queste sorti del Forlivese. ^ 



9+ A r P E N I^ I C E 



PARTE II. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANE. 



LETTERATUIiA E BELLE ARTI. 

Versi in morte di Enrico Fadinelli. 

V edi un librlccino di elegantlssima forma , con una co- 
perta nera e Incida come il paragone , simbolo de' luaiin- 
conici sensi ch^ egli racclilude. Lo apri^ e alia pagiiia da 
lato al frontispizio ti si presenta il rltratto d' im faiiciuUo 
sul cui volto languisce 1' anima e la speranza della vita. 
Leggl sul frontispizio , in luogo del titolo , questa affet- 
tuosa iscrizione di Antonio Papadopoli = Enrico bet. GIO- 
VINETTO COMPIUTI APPENA VIII ANNI ALL' ALBA DEL DI* 
XI OTTOBRE MDCGCXXXI ASCESO ALLA PACE SICURA DEL 
CIELO RICEVI QOESTI VERSI DURABILE LODE AL TUO PIA- 
CEVOLE ASPETTO ALL' ANIMO DELICATO E ALL' INGEGNO 

PERSPiCACE — Francesco ed anna fadinelli genitori 

INFELICISSIMI D'UNICO FIGLIO PRENDETE QUALCHE CON- 

forto nel dolore di tutti. = 

De' piu bei nouii clie onorino adesso le muse italiane e 
fregiata questa raccolta : Tommaseo, Romani , Maffei , Car- 
rer, Crescini, Pezzoli, ed altri ancora. Tutti o quasi tutti 
questi versi meriterebbero di essere citati. Per questo noi 
citeremo a caso tanto rispetto agli autori , come ai passi 
de' componiuienti che per la loro lungliezza non possono 
recarsi per intero. 

Maffei. 

Sulla breie uma novella 

i he ti cliiude , o fanciulletto , 

lo pur vegno , io pur ti getto 

J giacinti e la mortella. 

Ma ch' io pianga anima hella 
Quando tali al prirno affetto ? 
Quundo al fonte del diletto 
i<enza prova Iddio t' appella ? 



PARTE I'1'ALIA.NA. ^d 

Troppo lU'Ui e la tua sorie ! 
Tu seguisti un dolce invito 
Ne la tua fu vera mortc. 

Di cjuaggiu ti set diviso 
Voine uri arigelo sinarrito 
ihe ritorna al paradiso. 

Tommaseo. 
Duro sogno incomincl : orrende e nuove 
Al giovane pcnsier i accalclieraii/io 
imnuigiai d' affanno 
fo , come V aura muove , 
Foglia di rosa o niirto , 
Carezzerb 'I tuo spirto ; 
Disgombrerb dull' aninia sopita 
Qucsto letargo che si chiama vita. 

Tristo cammino imprendi: a duro corso 

Fidi I' iiiferino fianco. 

Cadrai forse tra via jiaccato e stanco 

Di piacer di dolore o di rimorso. 

Te le speranze infide , 

Del terror piii cnideli ed omicide ; 

Te i molli e vani affetti , 

Sciame infinito di voraci insetti ; 

Te gli orgogli impossenti , 

Trepidi al bene , ad ogni nude ardki ; 

Gli odii d' amor vestiti , 

I fiacchi tradunenti , 

Stanno aspettando al varco. 

Sconosciuto o deriso alfin morrai ; 

£ sepolcro ti fia degli altrui guai 

E delle proprie iniquita V incarco. 



Muori , muori, o fanciullo. AU'uom die nasce 
La morte e il piii gentil dono di Dio- 
Sciogli le man dalle terrene fasce , 
Vieni all' amplesso mio (La Morte). 

Carrer. 

Quando tra il sonno che serpeggia lieve 



96 APPENDIOi 

Negli occhi tuoi , non mai sazj di pianto , 
A te il cam ne viene e hello tanto 
Vnico tuo die vita ebbe si breve i 

E come vivo a te fatto da canto , 
T'abbraccia e bacia e i tuoi bad riceve ; 
Dim die un' ombra al sen stringi soltanto , 
E la coltre h tue lagrime beve ? 

No sventurata ! Il figlio , il figlio stesso 
E quel , die dalla pace ove dimora 
Torna bramoso al tuo materno amplesso. 

E tutta notte , fin die giunga V ora 
Ch' ei ti fu tolto , a te veglia da presso , 
E dilegua cogli astri in suH' aumra. 

Romani. 

Giacque la spoglia frale , 

Serbando il muto lahhro 

Dell' angelica tocco impressa un' orma : 

Giacque ancor bella , e quale 

Scalpel di Greco fabbro 

D' amor dormente fingeria la forma. 

E die pur anco ei dorma 

Crede tuttor la madre 

Che in lui lo sguardo intende , 

Ed ansiosa attende 

Che si schiudan le sue luci leggiadre , 

Per ispiare in loro 

Un segno di salute o di ristoro. 

Canzon nel dolce inganno 

Lascia V amor materno 

E taci die quel sonno e sonno eterno. 

Forse taluno non vorra credere che tutti questi versl 
sieno stati citati a caso , e in particolare quest' ultima chiu- 
sa , in cui si lusinga 1' amore della madre con una imma- 
glne si delicata ! Ma olme , che una madre non ha co n- 
forti I Pur fu gentile il pensiero di consacrare il sue do- 
lore con queste nobili poesie. - - • - - - 



I'ARIE ITALIANA. 97 

II bello pcschercccio , discorso di dun Citnanni De' Bei 
di Chioggia. — Chioggia, i833, dal torchi di Giu- 
seppe Molinari, dp. editor e, in o.°, di pag. 48. 

" Nel Poligrafo di Verona col fascicolo di febbrajo , 
anuo corrente (i833) venne puliblicato mi discoi'so sul 
bello pescliereccio scritto dall' egregio giovaiie don Gio- 
vanni De" Bei. Talc jmbljlicaz.ione fatta da un giornale cosi 
stiniabile , diretto dal nobile signor Gio. Girolamo Orti , 
iliustre scfittore e promotore zelantissinio delle scienze e 
delle lettere nostre , si tenne per argomento indnbitato 
del pregio intrinsero del discorso che annunzio , e della 
ntilita ch'esso recar possa agli studiosi. <> 

Cosi il tipografo editore. Noi non ne faremo parola : i 
nostri colleghi non vanno ne censurati ne lodati, perche 
v' lia senipre il sospetto d' invidia o di adnlazione. Ci basta 
di annunziarne la ristampa per la singolarita del fatto, 
tfiiando nou fosse a spese dcU* autore. ^ 

Vcrsi sopra alcane feste dell' anno ecclesiasdco propo- 
sd per divoto csercizio delle fanciulle dal sacerdotc 
Domenico Rossi prof es sore d umanitd nel collegia 
vescoi'ile di Celana — Milano, i833, per Antonio 
Fontana , in 16.'' Prezzo cent. 5o ital. 

Con qnest' opuscolo si da principio ad nna collezione 
sotto il titolo di Anienita religioso-Ietterarie in versi ed in 
prosa. Tale collezioae sara composta di alcuni volumetti 
di piccolissinia forma e di tenne prezzo , perche ad ogni 
classe di parenti non riesca difficile il provvederne i pro- 
prj figliiioli ^ etl a quest! T averne sempre con se alcuno 
quasi fedel compagno ed amico. Percio essere non debbono 
in essa inserite se non cose adatte aU'intelligenza di ogni 
eta , e siffatte clie giovino ad un tempo e all* educazione 
del cuore e alia coltura deir ingegno. Buon augurio poi , e 
diremmo quasi caparra del felice esito di questa collezione 
ci e il presente volnnietto: lavoro di quel professore Rossi 
del quale parlato alibiamo nel tomo 70.% giugao i833, 
pag. 357, annunziando I" Iliade , tradiizione del Monti, 
da lui purgata in niodo clie senza alcun pericolo concedere 
si possa alia lettura de'giovanetti. I cornponimenti in esso 
contenuti formano altrettanti brevissimi inni , variati per 

Bibl. Ital. T. LXXIII. 7 



f>6 APPENDIGE. 

juetro, ma condottl In modo che servir possono al cantoj 
tutti poi piu o meno pregevoli per la santita de' concetti , 
per la chiarezza e la semplicita del dire. Siane di saggio 
il seguente sulla Pentecoste. 

Di Dio lo spirto che correa suW acque 
Fabbro d' aid portentl , 

Qiiando al gran Padre trar dal nulla piacque 
Dell' orbe gU elementi ; 
Di Dio lo spirto che del Figlio Eterno 
Promessa era solenne , 
Dal seren delle sfere piu sitpemo 
In sulla terra venne. 
Vetusta legge sculta in su la pietra , 
Cedi alia Nova il loco. 
Ecco repente alto fragor per V etra , 
Ecco Hague di foco 
Posan sal capo al buon drappello , eletto 
Al sacro ministero. 

D' invitto ardor pieno la mente e il petto 
Pietro parla pruniero. 
Jmmensa turba dal labbro facondo 
Varia di lingue pende. 
L' ode parlar del Redentor del monda , 
L' ode , e ciascun V intende. 
Oggi tu il serto di reina cingif 
Cui vita il Nazareno 

Die col suo sangue, inclita Chiesa, e stririgi 
I priini figli al seno. 
Delia lieta novella ai banditori 
E schiuso ogn ermo lito , 
Mentre la legge de I' amor ne' cori 
Scrive del Nume il dito. 
Scendi ancora su noi , Divino Spiro , 
Ne cangia il cor di gclo , 
Dalla terra ne svezza , ed il sospiro 
Sia di nostr cdine il Cielo. 



PARTE ITALIAN'A. 99 

Franciscl Maiui liispclLatis minuntae , Francis dados 
libri XIII. Adnoladoniljus lusloticis ct, ciiuc'is iUu- 
stniti a Ruphaele Francolini fancnsi, canoidco ac 
rethore Scminaru Scnogalhcnsis ecc. — Fani, i833, 
ex fypoi^nipheo Biirotti:iii(j , in o.° di. pag. comples- 
sivanic/itc SSu. 

Noi voleiitieri cliiederemmo ai proiiiotori di fjuesta iiiiova 
edizione della Franrisciada ( jioeaia in lode di S. France- 
sco ) della quale altre stampe sussistono , la prima di Fi- 
renze iSyi, T ultuiia <li Foligno i65i; volentieri cliiede- 
remmo, quale vantagglo credano essi d'aver colle loro cure 
recato sia alia rcligioae, sia agli studiosi della latina poe- 
sia. Alia rcliglone , uon ci semhra ; perche 1" autore nelle 
sue narrazioni si diparte noa r;ire volte dalla verita sto- 
rica , e perche v' innesta iinzioiii tuitologiche , disdicevoU 
sempre alia santita di un cuko , chc splcnde di pro])ria 
limpidissimn luce, ed aliborre tutte Ic ir.eazogne del gen- 
tilesimo. Alia poesia latina, ne pure ; giacclie non poclie 
mende incontransi in questa Fraacisciade , le quali ren- 
donla d' assai inferiore a tanti altri latini poemi del secolo 
stesso del ]\Iauri, cioe del ciiiquecento, epoca, uella quale 
la lettei'Htura latina era coltivaiisbima non nell' Italia sol- 
tanto , ma nelP Europa tutta. E la maraviglia nostra fassi 
ancor piii granJe in veggendo ciie lo stesso dotto commen- 
tatore del Mauri non tace su cotali jiiende, uia ue viene 
anzi dotiamente discorrendo. G. 



I 



// bum I uso dclle i acaiizc^ ussia raccolta di varie ma- 
terie iitili e dilcfteiuli no/t solo cdlii studiosa gio- 
ve/ifli, ma a qualunque si>si colta persowi, di Giu- 
seppe CojjrrJVOFis. — Ve/iezia, i833. co dpi di- 
A. Bazzarini e cornp., in 8.' di p. 2^5. Lii: i austr. 

Bella fu rinienzione del raccoglitore , e il libro stesso 
noa nianca di qualclie pregio. INla in cio particolarineate 
che fu composto , o coaipendiato , o tradotto dal signer 
Cortinovis si desidera se non lingua elegante aluieno cor- 
retta : tanto piii che il libro e fatto pei giovaai studiosi 
ai quali piu nuocono i cattivi esemplari che non rechino 
vantnggio i buoni precetti. Dio ci guardi dal cavillare nel- 
1 opera dclla lingua ! Citeremo quindi alcuni luoghi della 



3 OO A P 1' K N D I C E. 

sola prefazione, clie niuno potrebbe difendere principal- 
luente riguardando alio scopo del liljro. " Ecco un libro 
nuovo die fra la moltiplicita di quelli clie sortono tutto 
glorno oso lusingaimi. — • Un cenno plia o iiieno detta- 
gliato. — Svolta in dettaglio. — (DettagUo e dettagUato in 
quattro pagine sono ripetuti cinque o sei volte). — Nel- 
1' ordine e nella distribuzioiie la Memoria poggia e rinfran- 
casi. — Le classiiicazioni dei corpi piu ricevute dai natu- 
ralist!. — Piinarco che poco assai v'ha di mio. » — E a 
noi pare anclie troppo. 

Quesio libro fniisce meglio clie non comincia. Perche la 
lettera dell' abate Giovanni Piva , con cui si conchiude a 
piinto il volume, dlretta a' giovani che escono dagli studj 
ed entrano nel mondo , per confermarli nella religione , ci 
sembra piena di savie dottrine , e scritta con efFusione di 
cuore. ^ 



OpuscoLi di v^atio argotnento del dottor Qiambattista 
KoiiEN. — Venezia , i833, dalla tip. di G. B. 
Merlo, in 8.°, di pag. 3o5. 

Qnlstioni di critica storica e filologica , ragionamenti 
suUe sette filosotiche della Grecia , sull' origine del sapere 
nmaiio , sulia scienza logica , sopra un sonetto del Cesa- 
rotti , e cenni sulle vicende della medicina , e narrazioni 
di malattie straordinarie, e saggi sui caratteri che distin- 
guono r aniinale dal vegetabile , ecco di che si materia il 
libro ciie annunziamo. II benemerito traduttore di Polibio 
e gia in riputazione d' uomo dotto e diligente , cosi nella 
medicina di cui fa professlone, come nella letteratura clas- 
sica di cui rallegra i siioi ozj , e questo libro non man- 
chera di lettori. Noi pero crediai^o che se molti s' acco- 
steranno alia sua opinione intorno al libro Vitoe. Excellen- 
tiwn Imperatorum di Gornelio nipote, da taluno attribuito 
ad Emilio Probo , pochi sentiranno con lui intorno al so- 
netto del Cesarotti per I' Ebe di Canova , da lui esaltato 
al cielo , quando era forse da lasciarsi nella oscurita in 
cui giaceva da tanto tempo. Si conceda al signor Kohen 
molta dottrina e molta saviezza nell' usarla^ ma la delica- 
tezza del gusto, il iino senso della poesia , a piii caldo e 
piu leggiadro scrittore. , fif 



PARTF 1TVI,I\N\. lOI 

Lettcre dl Uluatri lencrad srrltle alia cclcbre poetcssa 
Paolina Grismondi nata Cuiitesm Serco-Sunrdn , frn 
le arcadi Leshia Cidoni.a. — Bergamo, i833, dalla 
stamperla Mazzoleni , in 8." di png. i3^. 

Bellissimo suona e in Italia e oltramonte il nome di 
Lesbia Ciclonia per le sqnisite poesie di cui ella fe' dono 
a I Parnaso italiano , per le nitide A'ersioiii di varj eletti 
nietrici componimenti de' rjuali a' suoi tempi piu vantavansi 
le Muse della Senna, e pel celeberrimo Invito del profes- 
sore Masclieroni. Non debb' essere quindi maraviglia se i 
piu illiistri letterati tenessero in gran pregio T amlci/.ia di 
lei , e se anche da Inngi procurassero di seco lei tratte- 
nersi per leltere conversando. ' Percio essere dolilnanio ri- 
conoscenti al conte Giovanni Mosconi il quale prendendo 
occasione dalle faustissime nozze del conte Battisia Mat^ei 
coir egregia tianiigella Agnese Caroli ne pre^ento colie 
stanipe agP incliti sposi una ben inipressa coUezione quasi 
leggiadro mazzo di soave-olezzanti fiori pel luro connu- 
bio. Tra le lettere di quegli illustri letterati veggiauio sot- 
toscritti un conte di Buffon , un Le Brun, un De La Lan- 
de , un Le Mierre , una Duboccage , un Mercier , un De 
Vallaise, un De la Mirinora, una Margravia d'Asi^ac, un 
Paciaudi , la Mosconi, il cav. Pindemonte , Gioach. Pizzi , 
custode generale d' Arcadia, Tab. Rubbi, il Tiraboscbi, Pier 
Antonio Serassi, il Canterzani, segretario dell" Accademia 
dell'Istitnto di Bologna, il Cesarotti , la Tambroni, il Soa- 
ve , il Canova , la KatifFniann , ed altri cbiarissiini nomi. 

Forse a lalnno f[ueste lettere sembrare potrebbero di 
nessnna o jjoca importanza, aggirandosi pressocbe tutte 
sovra semplici complinienti. Al che risponderemmo essere 
sempre ])reziosi gli scritti de' grandi uomini , e inolto piii 
quando dettati sono con cleganza e leggiach'ia, o tendono a 
far risaltare le virtu dell" animo, e le doti delTingegno di 
chi ha diritto airammirazione ed alia riconoscenza nostra i 
sotto del quale aspetto oft'erire possono documenti anche 
per la storia biogralica e letteraria. Quanto a noi, bramato 
avremnio che 1" egregio editore aggiunte avesse se non tut- 
te , almeno alcune anche delle lettere, coUe quali la stessa 
Grismondi procacciossi la piu parte delle risposte che in 
questa collezione contengnnsi. In tal modo sarebbe stato 
vie piii pregevole il dono , e maggioi-e 1" obbligo della ri- 
conoscenza nostra. C 



l!02 A r r K X D I C E. 

Annnll del tcatro delta c'lLtd dl Bcsaio. Anno i832. — 
Bologna, i833, coi tipi del Nohile e comp.^ in 8.° 
dl pag. 74. 

Pochissimo o nulla dir possiamo tli questo voluinetto ; 
poiche ci semljra che la materia in esso contenuta scar- 
sissinia sia in ragione degli Annali antecedenti, e tutta d'un 
interesse puraniente municipale. La neci'ologia del Maestro 
B. Asioli, e Tarticoletto sulla mnsica sacra sono i soli sog- 
getti che aver possano qualche importanza anche per la 
generalita de' lettori. In quest' ultimo abbiam letto con pia- 
eere essersi nella diocesi di Reggio per decreto dell' auto- 
rita ecclesi'astica prosoritte ne'tempii le inuslche profane, e 
le rimenibranze de' teatrali roncenti ; saggio provvedimen- 
to, che merce delle cure dell' eminentissimo nostro Arci- 
vescovo trovasi presso di noi gia da qualche tempo in 
vigore. Q. 

Fdstretto di storia patria ad iiso de' Piacentlid , del- 
linv. Anton Domenuo Rossi. — Fiacenza, ]833, 
dai torchi Del Majiio, tonio V ed ultimo, in 16.° 

Nell'annunziar la coniparsa de' volnnii preceJenti (t.° 67.% 
agosto i83a, pag. 280) abliiamo brevemente ragionato e 
di cio che ne e paruto lodevole, e dei difetti rinvenuti 
in quest' opera, per quanto puo giudicare clii non e del 
paese intorno a cui s' avvolge una storia, e di essa non 
ha fatto studj particolari. L' ultimo ci sembra corrispondere 
ai precedenti tanto nel bene quanto nel male. Lodiamo 
I'ingenuita dell'autore che chiude il suo libro con queste 
parole : Aminoniamo in fine i nostri leggj'rori a volersi per- 
suade.re , che nei tempi a noi piii vicini non abhiamo creduto 
mai di dare una storia .... cio tutto che si e detto pub 
servire alia storia in gran pane ; ma non deve ritenersi per 
altro che per una semplice cronaca che reclama did tempo 
rnaturazione di fatti, e luogo a quella verita tanto neccssaria 
'in chi scrive gli aivenimenti contemporanei. Questa ingenuitii 
ci dispensa dal dargli carico di molte ommissioni e maga- 
gne che vi trovera chi conosce ben dentro la storia de' 
nostri tempi; ma non possiamo a nieno di dire che s'egli 
ci diede una parte di questo volume, o fcn-se tutto, per 
una semplice cronara. J dovca staccnrla, o stacoarlo dal resto 



PVRTE IT.M.IANA. IC.> 

dell' opera e porvi in fronte : Cronichetta di Piacenza dal- 
V anno 17.. al i83o, col quale termina. 

Nou iiitendiaino poi , come in vina Cronaca di Piacenza 
debbano aver luogo la spedizione francese d' Egitto nel 
1798, il ritorno da cola del generalissimo Bonaparte, il 
rovesciare che qnesti fece della repnbblica francese nel- 
I'anno seguente, e tanti altri avs'enimenti del lutto estranei 
a quella citlh, die si potevauo bensi appena accennare, ma 
nou si dovevano circostauziare ne molto ne jjoco. 



Mcrnniic storicn-diplomatiche npparteuenti alia cittd ed 
ai marcJicsi di Stduzzo , raccolte dell aw. Delfino 
Mulctli snluzzcse, e pubblicate con addizioid e note. 
Tomo VI, conipdalo da Carlo Muletti. — Saluzzo, 
i833, per Donicnico Lobetti-Bodoni, />a^. xriu , 
486, In 8." fig. 

Ecco il 6.° ed ultimo volume di queste copiose Memo- 
rie, delle quali si e gia renduto conto in qnesta Biblioteca 
(tomo 68°, ottobre i832, pag. ag ). Comincia questo vo- 
lume colle Notizie intorno alia vita del Muletti primario 
autore dell' opera , date da Giovonru Eandi , il di cui no- 
me ci ricorda quello di altro celebre salnzzese, vissuto a' 
giorni nostri, il benemerito prof. Vdssalli Eandi clie tanto 
promosse nel Piemonte gli stiidj della fisica , della me- 
teorologia, e deli'altre scienze natnrali. Sebbene qneste 
notizie sembrino pin die altro disposte alia formazione 
di iin elogio, tnttavia si vede tratto tratto la sincerita 
del biografo , il quale , parlando di due romanzi scritti 
dal Muletti sulV andar di quelli del Chinri , li diiama meno 
che mediocri , e sulla fine, qualificandolo come buon mariio , 
ottinio padre , sincero omico e probo cittadino, non gli rispar- 
mia il rimprovero di un soverrhio amore per §li andati 
tempi che il faceva essere qualclte volta men giusto apprez- 
zatore de' modemi ritrovati e del progressiva miglioramento 
della societiit. Laboriosa, ma non lunga fu pero la vita del 
Muletti, perche nato nel 1755, mori nel 18 18. 

Contiene il volume i libri XV, X\I, XVII e XVIII, per 
cui le Memorie sono condotte dall* anno i5o4 fino al 
1 5'i4 , e vi figurano i marchesi Michele Antonio , Ciovanni 
I.odoiico e Gabriele , sotto il quale il dominio del marc'ie- 
sato venne nd essere controverso coi re di Francia. GiX 



104 ArPENDICP'. 

altrove parlammo cleH'ordlne tenuto dai compihitori tli 
queste Memorie ; lo stile iie e chiaro , facile e bastante- 
mente corretto. Se alcun rinnprovero, come gia da noi fii 
detto, potesse farsi ai medesluii , cjuello sarebhe di avere 
in tutto il corso dell"' opera compenetrati nel testo i nume- 
rosi diplomi, die potevano riserbarsi , secondo il costume 
da molti storici osservato, ad un separate codice diploma- 
tico , mentre scritti essendo sovente in barbaro latino, o 
anche nei piu barbari dialetti d' Italia e di Francia del 
medio evo , servono a generare una specie di confusione , 
non che a troncare di freqnente il filo della storia. Vedia- 
mo pero in parte riparato questo disordine con un indice 
finale dei documenti contenuti ne' sei volumi, il quale for- 
mera in qnalche modo T elenco del codice desiderato e 
soddisfera il gusto degli amatori delle diplomatiche ricer- 
che. Dalla pag. 819 alia 414 trovasi un' appendice di ag- 
ghinle € correzioni a ciascuno de' 6 volumi , e in questa 
pure veggonsi per esteso riferiti varj document! originali. 
Tutto prova la diligenza e buona fede dei compilatori : 
onde poi dimostrare quale sia la loro schiettezza ed Jm- 
parzinlita, riferiremo il passo seguente, applicato alia bar- 
bara persecuzione, che da una marchesana di Saluzzo sul 
principio del secolo XVI esercitavasi contro gli eretici. 
"La marchesana, i suoi consiglieri ed alcuni scrittori, in 
>/ tempi di si poca filosofia , ed afTascinati da fanatismo , 
II punto non consideravano che per conservare e dilatare 
n il culto di una religione dolcissima , tutta di pace e di 
>i amore, non gli eculei, non i roghi, ma la persuasione, 
i> i buoni esempi, T istruzione e la dolcezza, erano i soli 
» mezzi eflficacemente opportuni. » 

Unito trovasi a questo volume un all^ero genealogico 
dei marchesi di Saluzzo, e vi si veggono pure due ritratti, 
ed una tavola delle monete Saluzzesi , intagliate in rame ; 
inoltre due disegni eseguiti in litografia, 1' uiio dell' interno 
della cappella del palazzo dei marchesi di Saluzzo in Re- 
vello, r altro del martirio di Santa Margherita , pittura nella 
suddetta cappella. Al proposito pero di un' opera d'arte 
antica, che trovasi in istato di deperimento, e che dicesi 
meritevole d' essere conservata colle stampe , si sarebhe 
potuto desiderare qualche ricerca sul vero autore di quel 
quadro , non che su quelle di un cenacolo dipinto a fre- 
sco sopra la porta, che se non pno attfibuirsi al celebre 



P\R'rr, IT.VMANA. lOO 

Leonardo , come per eccesso crainor patrlo voile supporre il 
tliiarisslmo Viiicenzo Malacarne , potrelibe appartenere ad al- 
cuao del non poclii discepoli da esso formati in Lombardia. 



Escanc cridco dclla qucstione intomo alia patria di San 
Girolamo, libri IV del padre Francesco Maria Ap- 
PENViNi. — Za?u, 1 833, tipografia Battara, in 8." 

La meta a cui inira I' autore e di vendicare alia Dal- 
mazia la gloria di aver dati i natali a cosi illustre dottore 
della Chiesa quale fii San Girolamo , e di respingere le 
pretese di chi nato il vorreblje nell' Istria o nella Panno- 
nia. Singolare , a dir vero , ci sembra siffatta pretesa , e 
la singolarita stessa coachiude gia a favore del sig. Ap- 
pendini ; ma ben sa egli valersi di prove dirette e posi- 
tive. Perciocclie risalendo fino all' eta di S. Girolamo ad- 
duce in favore di sua sentenza I'autorita dello stesso santo 
dottore, die afferma di essere nato in Stridone, citta che 
un tempo era stata il confine della Dalmazia ;, adduce le 
testimonianze di scrittori conteniporanei e della Cliiesa Ro- 
. jnana, alle quali va unita una costante tradizione popolare. 
Ma il punto principale della controversia avendo avuto re- 
lazlone con altri egualmente disputabili e litigiosi, fu d'uopo 
air autore di avvolgersi Ira quistioni di antica storia e geo- 
graiia; nel die ben seppe superare I'improlja fatica e Tini- 
menso tedio , come egli medesimo si espriine. La discus- 
sione cade specialmente snlla Stridone di S. Girolamo , e 
I'autore dimostra che fu dessa la Strldona di Tolomeo , il 
quale la colloca sul confine della Dalmazia antica e della 
Pannonia inferiore , alle sorgenti del Tizio presso i monti 
Bebii ; e cio egli trova verificato nel confronto , nell' inter- 
pretazione e nel significato delle antiche voci Stridona e 
Sidrona , derivanti dall' idioma illirico, con le recenti di 
Strigovo , di Sdrinaz o di Drinaz. 



Georgii Antonii Morini Variariini Iiiscriptionum speci- 
men edente , uotiscjue dlnstrante Aiigiistirio Fabri.s 
Potavino Franciscali riformato S. Congregationis 
de Propoganda Fide Consuhorc. — Parmce, i833, 
typis Bodouianis. in 8.° di pag. xvi, e 40. 

Questo libricciuolo di elegante stampa e dedicate a mon- 
signor vescovo di Parma Vitale Loschi daU'editore. Questi 



I06 APTENDICE. 

c' informa clie Giorgio Antonio Morlnl , Vir singulari pioe- 
ditiis modestia , et in litterarum studiis appritne versatus , ac 
prcecipue in latinis inscripdonibus Morcelli sectator eximias , 
e ora rettore della parrocchia di Santa Maria dei Servi 
in Faenza. 

Sono in tutto ventisei iscrizioni , tra le quali funimo 
assai lieti di leggere le lodi di monsignor Angelo Mai e 
del padre Antonio Cesarl , nomi tanto onorevoU alle ita- 
liane lettere , e di cui questo Giornale face si frequenti e 
meritati ricordi. 

Delle iscrizioni di Luigi Muzzi, accademico della Cru- 

sca. Centnria VI. — Bologna, 1882, all' insegna 

della Volpe , in 8.°, di pag. 134. 
Centnria epigrafica del can. Giuseppe Silvestri. — 

Prato , 1829, per la ledoi^a c figli Vannini, in 8.° 

di pag. 52. 
Alcune iscrizioni italiane di Tibeiio Papotti imolesr. 

— Ascoli, io32, in 0.° 
Saggio d iscrizioni italiane. — Mantova, i833, dcdla 

tipografia all Apollo di F. Brancliini, in 8.° 

Ne'tomi So." pag. 319 e 58.* pag. 247 di questo Gior- 
nale ( giugno 1828 e maggio i83o ) parlato abbiamo a 
lungo delle italiane epigrafi , le norme additando die a 
parer nostro seguirsi dovrebl)ero nel coniporle, e le oc- 
casioni distinguendo, nelle quali a queste piuttosto che alle 
latine dare si dovrebbe piu convene volmente luogo. Percio 
non crediauio di dovere qui ripetere le cose da noi in quegli 
articoli esposte. Bensi ci sembra non doversi passare sotto 
silenzio che da quell' epoca un profluvio d' italiane iscri- 
zioni venne , per cosi dire , ad inondare la nostra lettc- 
ratura. Perclocche oltre quelle che ora annunziamo , infi- 
nite altre vanno tutto di pubblicandosi o ne' giornali od 
in fogli volanti. Da cio due cose dedurre si potrebbero : 
la poca o nessuna difficolta che forse anche i mediocri 
scrittori lusingansi d'incontrare in simili componimenti; il 
pericolo in cui 1' epigrafia latina oggimai trovasi d' essere 
pressoche dimenticata con disdoro dell' Italia , a cui quel 
genere di monumentali scritture fu da' maggiori quasi in 
eredita tramandato. Pero essere non dee maraviglia se tra 
niesse si doviziosa moltissinio loglio s' incontri. 



PARTE ITALIANA. IO7 

Del Muzzi abblamo g'la rlferlte con loJe alcune Iscrlzioni 
scelte tra le trecento da hii pubblicate nel 1827 , ed ora 
dalla sna sesta centnria cominciando, non sapremnio come 
niai attribuire gli si possa il pomposo titolo di Fondatore 
(lelV cpigra/ia italiana , cbe gli vien dato dal siio editore ; 
checclie in lode di lui sostennto siasi e dal conte Napione 
e dair autore de! Sasgio suL sinonimi e dalla numerosa fa- 
lange degli scrittori, de' quali agginngonsi nella centuria 
stessa i pareri : si pcrche le sne epigrali non tutte appa- 
jono coniate suUe norme del Ijello ; e si ancora perche 
innanzi cli'esse pubblicate fossero colle stampe , molte se 
ne leggevano di ])ellissime dettate in altre citta d' Italia e 
niassinie nella nostra Milano. Di fatto lo stesso C. Na- 
pione in una sua lettera al Muzzi medesimo dice d'averne 
qui lette di bellissime appunto in lingua italiana ; ed ella 
(cosi 11 Conte al INIuzzi soggiugne) pub procurarsene copia, 
trovandosi esse in siti piibblici e solenni. E noi neiranzidetto 
articolo eccitati avevamo i nostri tipografi a pubblicarne 
niia scelta , da cui risultata sarebbe ad evidenza la verita 
che ivi da noi affermavasi e die andiamo tuttora ripetendo. 
die poi non tutte le italiane epigrafi del Muzzi repu- 
tarsi debbano oro pnrissimo , esserae possono di prova le 
seguenti , die osservate abbiamo qua e cola trascorrendone 
11 libro : 

MDCCCXXVIII 

Urnetta 

Di Luigino Velli 

In un ora 

Naqqiie pianse e mori 

Oh Compendia 

Delia pill lunga vita. 

Quel compendio della piii lunga vita oltrepassa i limitt 

della verita , giacche T umana piii lunga vita non consiste 

tutia nel solo plangere : in oltre pecca di afFettazione e di 

ricercatezza. 

La virtii non miiore 

Ma. nel trapnsso 

Di Giovanni Blasini 

Andi ella quasi mor'i. 

Non fa d'uopo di inolte parole jTtr dimostrare la troppo 

iperbolica esagerazione di qnesta epigrafe. La virtix che 

quasi ninote pel trapasso d'nn nonio! Simili espressioni 



io8 A P P F, N n I C F.. 

sarebbero appena permesse airappasslonata anlma d'lin 
delirante poeta. 

Tutti cercano 

La bellissinia 

Geltrudina Fiorelli 

lo son qui 

Dal settemh. del MDCCCventisei 

Mio decimosesto 

Oh quanta piii hellissima 

Dove bellezza 

Non si seppellisce. 

Le epigrafl fatte sono pel poster! piix che pei vlventi , 

e quindi rimangono alia perpetuita. Potra dunque dirsi die 

anche passati anni ed anni, tutti, e qiiegli ancora che non 

mai la conobbero, cercheranno della bellissinia Geltrudina 

Fiorelli ? Oltre di die quell' affisso piit, al hellissima non e 

troppo confonne alia regole della gramatica. 

Abitai 

Leggiadrissinio spirico 

Anni diciotto 

Nelle belle membra 

Di Amalia VermisU 

Ora qui riposante 

E il priino d'aprile MDCCCXXnove 

Tornai 

Alia mia angelica sede. 

Se lo spirito della giovinetta ritorno alia sua angelica 

sede , come mai puo esso trovarsi qui tuttora presente e 

di se parlare e delle me/Hfcra sue? Ne a'plu dilicati orecchi 

molto garbare potrebbe quel participio riposante. 

Di genere marzialesco, e percio afFettata e peccante dl 
ricercatez.za ci sembra la seguente : 

Qui son chiuse le ceneri 
Di Clelia Monascld 
D'anni XXV 
Morta r.el dare la vita 
A Franceschina. 
Forse rivolendo il Cielo 
Una bellissima anlma 
Nel darne alia terra 
Un' altra bellissima. 
Per le quali cose non onninamente a torfo renne sulle 
epigrafi del Muzzi proferlto il seguente torse tropp" aspro 



I'AIITE ITALIAN.V. 1 O9 

giiidizio dal Giornale ai-cadico ( ajirilc e maggio i832. 
pag. 23i): " Chi avesse volonta di ridere , legga ora uu 
'/ poco questa iscrizione italiana veraiuente gotica , ix-ta e 
» ridicola , di quel sig. Luigi IMuzzi , 11 quale noiidiiueno 
'/ pretende d* essere chiaiiiato printipe della volgare epi- 
•I graiia. E tale egli sara , quando la sentenza sia pronun- 
I) ziata da Fidenzio Ludimagietro. >> E 11011 altrimeiiti pre- 
gialjile parve a noi aiicora tale epigrafe fatta all' acrobata 
solennissimo Francesco Natali ventenne , specialmente poi 
per quella sottoposta verainente barocca apostrote: — Da 
lion figlio ninniiratc filialita = Dal meccaiiico nohilta di iirtii. 
Detto abbiamo tropp' ospro giudizio , giacche tra le epi- 
grafi del Muzzi iiicoiitransi non poche di commendevoli, 
sicconie noi stessi alibianio altrove accennato. Pero ragioa 
vuole clie alcune di queste aucora vengano da noi qui ri- 
ferite. Tali ci seniV>raiio le seguenti : 

MDCCCXXVIIII 

Mio name doveva essere ' 

Giacmto Albonesi 

Naqqui 

Ebbi V aqqua cristiana 

E niorii 

Oh ine felicissiino. 

Stefanillo Bertazzi 

Qui aspetto 

I can genitori 

Che so il loro desio 

Vissi otto rnesi e due giomi. 

11 terzo di higlio MDCCCXXVUl 

Fii V ultimo. 

36.^ 

Q. E. S. 

Luigi Uzzolini 

Giovane di raro ingegno 

Ed eminente bonta 

Aniicissimo degli amici 

Generoso occultamente nei poveri 

Visse anni XXIII 

Mori il quarto d' ottobre MDCCCXXVH 

Ludovico e Gaspera genitori 



no ArrENuicE. 

Annieiitatl d' ogni bene 

Traggono la non piii cam vita 

In lutto perpetuo. 

// 

Grande armonista 

Giovacchino Rossini 

vita e soavita 

Di tanta parte di mondo 

Nel dicembre del MDCCCXXnove 

Terzodeciino giornu 

Qui venuto col padre 

Fe' lieti 

Di cortesi amiche parole 

Gaetano e Maria Manganelli 

Oh giorno fortunatissimo. 

Che pero ci sembra clie tra si rigogliosa messe di ben 

seicento epigrafi del Muzzi, fare se ne potrebbe una scelta, 

e quasi formarne un leggiadro mazzetto di fiori. 

Anche di aitre epigrafi del Silvestri parlato abblamo nel 

gla citato volume. Nella presente centuria molte ue incoii- 

trammo di belle e veramente italiane. Se non die brame- 

remmo ch'egli del tutto abbandonasse certe latine maniere 

che sanno d'affettazione, come le parole ccdende e siniili, 

che non possono da ogni classe di lettori si facilmente in- 

tendersi. Perciocche le italiane iscrizioni essere debbono 

bensi modellate sulle latine, quanto alia nitidezza, alia sem- 

plicita de' vocaboli e delle costruzioni , all' evidenza delle 

idee ed alia forma della composizione ; ma quanto alle 

espressioni, alle formole del dire, ai modi dell' ortografia 

seguir vogliono onninamente il gusto , 1' indole e la natura 

deir idionia nostro : di grande parsimonia percio e non 

niinore intelligenza fa d' uopo quando la necessita ci co- 

stringa a ricorrere a formole latine. Tra le iscrizioni di 

questa centuria distinte abbiamo le seguenti : 

J." 

Mortcde non ti htsinghi la vita 

lo fioriva d' eta di ricchezze d' onori 

Quando la morte mi soprtfSiiiunse 

A di died di marzo del MDLCCXXVIIL 

Fui Leonardo Bombicci 

Delizia de' miei ornamento della patria 

Dcfunto di anni A'A'A7. 



PARTE ITALIANA. 

4-" 

Cenotajio 

Di Bernardino Sabatelli 

Giovinetto trilustre 

Di nobili e soavi costnmi 

Alle lettere deditissimo 

E degli idiomi latino e greco 

A maravigUa erudito 

Era delizia de precettori 

Ammirazione de' condiscepoli 

Speranza de' suoi 

Mori nel tifo del MDCCCXVII. 

Un condiscepolo 

Dcvoto a tanta virtu 

Tfe consegna a' posteri la memoria 

Nell' anno died dal passaggio 

dell'anima innocentissima. 

a 3.* 

O felici del mondo 

Degnate d' uno sguardo la tomba 

D'un meschino artigiano 

Che fu Gaspero VivarelU 

falegname 

Per ingegno e virtii 

Di splendida condizione 

Degnissimo 

II Parroco fece 

A memoria dell' uomo raro 

Nel MDCCCXXrill. 

lo qui sepolta 

Fui Lucrezia Goretti 

Amore delle bamhine 

Che di V anni lasciai la terra 

Jn mezzo agosto MDCCCXXVIII 

Ebbi forme vaghissime 

Ingegno vivace 

Era gioja e delizia de' genitori 

Che turbato I'ordine della natura 

Fecero a me il monumento 

E delusi di tanta speranza 

Non cesseranno di piangcrmi 

Finche nort, mi ritrovino in Faradiso. 



Iia APPENUICE. 

Bella la piima, perche contieiie un saplentissimo avviso, 
che ci costrigne a i-ivolgere il peiisiero sulla mox'tale nostra 
coudizione; patetica la seconda (nel testo 4.°) per le rave 
cjuallta deir encomiato giovinetto, e pel triljuto di amore e 
riconoscenza che dato gli viene dal condiscepolo; hellissiiiia 
la terza (2 3.") pel commovente invito a' felici del mondo, 
e per la verita del concetto ; e bellissima V ultima ancora 
per r amabile candore con cui 1' estinta bambinella parla 
di se stessa e de' parenti suoi, in noi lasciando un senti- 
mento di tenerezza e commozione. Perciocclie le epigrali , 
appunto come gli epigrammi , toccar debbono o la mente 
con qualche nuova o grande verita , o la fantasia con adatta 
imagine , od il cuore con convenevoli afl'etti. 

Nulla aflfermare possiamo per ora intorno alle iscrlzioni 
deir imolese Papotti , giacche esse non ci sono ancor per- 
venute : annunciate sono con lode nel Giornale arcadico , 
ove dicesi inoltre die Tautore e dotato siccome di mente 
squisita, cost di cuore assai teiiero. I quali attributi ci danno 
diritto a credere ch' esse degne saranno degli enconij clie 
lore vengono tributati. 

Le iscrizioni da noi annunziate per le ultinie , portanti 
il modesto titolo di Saggio, sono lavoro del sig. Antonio 
Viglioli, accademico tiberino, siccome rilevasi dalla dedica 
ch' ei ne fece al cavaliere Antonio Petracchi. Nella quale 
dedica avend' egli manifestato il desiderlo che I'ltaliana epi- 
grafia abbia finalmente un codice di regole e di precetti, 
siccome lo ebbe la latina dairimmortale INIorcelli, Pegregio 
cavaliere rispondendogli con un elegante e critico discorso 
ricorda le norme da noi negli arcicoli nostrl accennate in- 
torno a quest' importantissimo argomento. E noi gratissimi 
gli siamo per 1' onore ch' egli ha volato compartirci. Ma 
egli in due cose dal parer nostro discostasi ^ e prisuiera- 
mente nell'eccezione che fatta abbiamo per le epigrali sui 
grandi moniimenti e ne' santuarj , ove le Aorremmo senipre 
latine", in secondo luogo nell'opinione da noi esposta, es- 
sere cioe bellissime quelle clauside ( avrcmmo dovuto dire 
quelle epigrafi), che alia foggia dell' epigramma semplice 
degli antichi lasciano all' intelletto de' leggitori il farsi col 
sentimento piii oltre di quello che dicano le parole. Alia 
prima delle due osservazioni risponderemo nell'atto di chiu- 
dere questa nostra discussione ^ alia seconda vogliamo qui 
rlspondere, richiamando le norme dagli antichi additate per 
r epigramma semplice. 



I'AllTE ITALIANA. 1 l3 

E innaiizi tiitto preinettersi dee die presso i Greci il 
Vocabolo epigramma suona pressoclie lo stesso die la pa- 
rola epigrate. Le epigrafi percio nella greca antologia for- 
mano cogli epigrainnii una sola e medesima collezione. Ora 
r epigramma semplice e quello che contiene un solo senti- 
mento, e si fatto che o la mente o la fantasia od il cuore o 
r anlmo tutto scuote de' lettori , e fa ch"" eglino da se me- 
desimi ne traggano e senlenze e idee e giudizj, indovinando 
con diletto e sorpresa cio che 1" autore apertamente non 
disse , ma che dal sentimento di hii scaturisce , e quasi 
raggio di recondita luce traspare e balena. Composto al 
contrario dicesi qneH' epigramma, nel quale da un fatto o 
da una premessa seateuza T autore stesso trae un giudizio 
od una conclusione, poco o nulla lasciando che possa da' 
lettori ragionando dedursi. E gli epigrammi semplici sono 
appunto per la loro stessa natura i piu belli , i piii inte- 
ressanti. Le epigraii percio saranno vie piu commendevoU 
quanto vie piii conformi appariranno all' indole ed alia fi- 
sonomia delP epigramma semplice, e non le metriche sol- 
tanto, ma quelle ancora che dettate sono in prosa. E per 
dimostrare I'assunto nostro con qualche esempio riferiremo 
qui due epitafj che leggonsi nella greca antologia e che 
al geuere appartengono degli epigrammi semplici. II primo 
e r ejiitafio fatto da Simonide pei seicento Spartani , che 
alle Termopili per la patria contra T immenso esercito di 
Serse comljatteudo morti erano vincitori. Esso venne cosi 
tradotto da Cicerone : 

Die, hospes , SpartcB nos te hie vidisse jacentes, 
Dum Sanctis patrim legibus obsequimur. 

{Die hospes), Di, o passeggiero , giacche ne pure un solo 
degli Spartani ritornaio era alia patria nuncio della pugna: 
{vidisse), dTayer veduto , evidente indizio di fortezza e di 
anima grande: {hie), qui, dove pugnammo e vincemmo : 
( dum sanrtis patrice: ) , mentre alle same leggi della patria 
ubbidiamo , aggiunto sublimissimo , degno d' uno Spartano. 
Quante idee , quante verita non tralucono daU' unica sen- 
tenza, dal concetto unico di quest' epigramma :' II disprezzo 
della morte, fardore e la speranza della lode e della gloria, 
la somma carita della patria , ed ai superstiti Spartani il 
vivissimo eccitamento della virtii e del valore. 

L' altro epigramma e di Leonzio , e cosi venne nella 
lingua nostra liljeramente tradotto da Carlo Roncalli. 

BiU. Ital T. LXXIII. 8 



114 APPEMDICE. 

II cavallo nobile attaccato alia inola. 

lo cite r onor della palestra Elea 
(on mille serti nl crin sostenni altera: 
Jo die col pie balzante il suol premea. 
Come un alato zefiro , leggiero: 
Or d'anni carco, niacilento e lasso 
Cammino intomo raggirando un sasso. 
Crederemmo di far torto ai leggitori nostri , se riscon- 
trare volessirao le idee, le verita , le sentence neirunico 
concetto di quest' epigrarania contenute , e da se stesse in 
xnodo cliiarissimo risultanti. Di simil genere sono alcune 
delle italiane epigrali negli articoli nostri riferite, e da noi 
con giusta lode comniendate , niassime quelle die in poche 
parole cliiudonsi. Ciie parchissime di parole essere dovreb- 
bero specialmente le funeree , le quali volevansi anzi da 
Platone a quattro sole righe circoscritte. 

Ritornando ora alle epigrafi del signor Viglioli , esse in 
generale ci sembrano sparse di virtuose massime e di adatti 
concetti, ma non sempre condotte con quella facilita, scor- 
revolezza e precisione die pur sarebbe a bramarsi. E per 
esempio viziosa e quasi peccante di gallica sintassi ci sem- 
bra la prima, in cui il subbietto, cioe D. Francesco San- 
chez ^ e di troppo trasportato sotto gli attributi clie caro 
e commendevole lo fecero in vita ; oscura , ambigua od 
almeno ricercata di troppo nella sesta quella locuzione //-ui 
la vera vita in eta settuagenaria, prolissa per soverclii con- 
cetti, e monotona per le vicine desineuze spregiatore 

renunziatore ■ . . soffentore e la tredicesima, ecc. Ben condotta 
ci sembro la seguente : 

Qui sono le ceneri 

Di Lodovico Lodovici 

Visso jru malori e sinistri di fortuna 

Anni 48 senza lamento 

Da tutti amato ed amnurato 

Chiuse gli occhi al secolo delle miserie 

Aprendoli alia gloria perennc 

II secondo del i83o 

Alcuni ainici 

Al Giobbe novello 

Poscro dolciUissimi. 



rVRTE ITALIANA. \ 1 :> 

Pregiabile uella sempUcita sua e commovente quest" altra: 
Sono 
Zefirino 
Bimbo di anni due 
Aggiunto a celesti 
II secondo di aprile MDCCCXXV 
Popolano lettore 
Deh consola 
Carlo Amati e Ainalia Bisi 
Miei dolenti genitori. 
Coramendevole ancora per chiarezza, per gravita e pre- 
cisiotie di concetti la treatesimanona al genere delle stori- 
che appartenente : 

Cessando 

V epidemia 

Che privava di Javoratori 

Quests campagne 

Alessandro Passini 

In rendimento di tanta grazia 

A Dio uno trino 

Quest' oratorio 

A proprie spese innalzava 

V anno MDCCCXVl 

Ora la gratitudine ed il dover nostro richledono die iii- 

nanzi di chiudere cjues^articolo, facciasi pur qualclie ceniio 

iutorno ad un fascetto di inedite epigrafi del sig. Melchior 

Missirini, delle quali ci fu fatto cortesissimo dono. Esse 

sono tutte onorarie , e la piu parte in lode di chiarissimi 

viventi , al qual genere non disdice la magniloquenza dei 

concetti e delle parole. Ci sembrano jDoi modellate tutte 

sulle latine ^ e in cio vuolsi dar lode all' egregio autove. 

Percioccho se 1' idioma nostro e figlio della lingua latina , 

e se piii accetti vengono e come piii nobili reputati gU 

scritti italiani, quaiido con temperamento di buon criterio 

s'attengono al gusto della madre lingua, anche le epigrali 

italiane acquistare debbono proprieta e dignita , quauto piii 

airepigrafia latina accomodatamente accostansi. Quasi poi 

per saggio di queste iscrizioni riportiamo qui le seguenti : 

Giovanni Battista Brocchi 

La natwa gli aperse il seno delle sue dovizie 

Remoto dalle metafisiche 

Alia realita delle cose si consacrb 



1 16 A P P E N D I G E. 

Atta patria il tesoro delle sue naturali scoperte 

E la domestica Biblioteca con annul sdpendj 

Donava 

Le niliache piramidi 

La costanza de' suoi ultimi lavori 

Ainmirarono 

E mentre le dovizie di terre infinite e disgiunte 

Raccogliea 

Un invido genio africano 

In hraccio alia mone lo consegnb. 

Vincenzo Camuccini 

Del nostra secolo 

Dipintore facilmente principe 

Delia forza di Michelangelo 

Dell' eleganza di Raffaello 

Cultore e restitutore 

Coll' eccellenza dell' arte 

Colla dignita del costume 

E colla grandezza del nome 

L' antica italiana gloria 

Difende. 



Clotilde Tambroni bolognese 

Composta modesta severa 

Elesse studi solo degni 

Delia grandezza di un animo virile 

Conobbe le fisicke le matematiche 

Scrisse con eleganza e proprieta 

Numeri greci e.latini 

Greche lettere nella patria Universita 

Con tanto plauso professb 

Che il grido della Dacier 

Non fu piii solo. 

Dalla farragiiie pertanto delle italiane epigrafi che vanno 

tutto di pubblicandosi, e dalla facilita con cui I'idioma no- 

stro^ che percio dal Salvini dicevasi simile alia cera, pre- 

starsi suole in ogni genere di composizioni a cliinnque 

sappia con criterio usarne e con disinvoltura , sembra chia- 

ramente risultare non essere cosa altrimenti difficile il com- 

porre un'iscrizione nell' italiana lingua, difficile bensi il det- 

tarne di veramente belle. E qui opportvinissimo torna cio 



1>ARTE 1TAHA.NA. II7 

che il cav. Angelo Maria Ricci scriveva al MuzzI: « Alia epi- 
grafia latina rimaiie ancora la gravita d'una lingua morta, 
e comeche la niorte consacra tutto , sembrera talvolta bello 
cio clie iin giorno era comune. Ma nelle lingue viventi cade 
bene in acconcio quel d'Orazio, difficile est proprie comrmi- 
nia dicere. » Questa medesima gravita della lingua latina^ 
la quale comunque morta alia favella e al comune uso, con- 
serva tuttavia T impero sulle scienze , e mantiensi univer- 
sale lingua dei dottl , e la massima ragione , per la quale 
vorremmo che ne'santuarj della sapienza e ne' grandi mo- 
jiumenti destinati a parlare a tutto il mondo si appones- 
sero latine iscrizioni. E per esempio TArco della Pace, del 
quale abbiamo piii volte ragionato, forma la maraviglia di 
tutt' i coiti straaieri che a visitar vengono la bellissima 
patria nostra: ma chi mai s"avviserebbe di dare all'italiana 
epigrafia la preferenza sulla latina in un monumento si 
solenne , si sublime e di soggetto non municipale soltanto 
od italiano, ma europeo ed anzi universale''' Lascinsi dua- 
que le italiane epigrafi , e qui parllamo delle monumentali 
soltanto , a' soggetti ch' essere debbono all' intelligenza an- 
che degr idioti o meno colti , e specialmente ai cimlteri , 
ove ogni classe di devoti recarsi suole per pregar pace 
agli estinti, e dalle loro virtuose azioni prendere modello. E 
qui bella ci si presenta Toccaslone, in cui annunziare, che 
finalmente ]\Iilano ancora avra ben presto un solenne ma- 
gnifico cimicero degno di lei , e adatto a rlcevere e contro 
le ingiurie del tempo conservare i monumenti che dalla 
carita de' congiunti ergere vorrannosi alia memoria de' tra- 
passati. G. 



Dello scibile e del suo insegnamento , qiiatlro discorsi 
e due sogni del dott. Domenico Rossetti di Scan- 
der^ avvocato tiiestino. — Venezia, 1882 , tip. di 
Alvisopoli, di pag. xvi 3 10, in 12.° 

II titolo di questo libro ci fa tornare a mente il gpsuita 
Rossignol, nativo di Embrun, stato per qualche tempo profes- 
sore nel coUegio de' Nobili in Milano, ove per uso de' suoi 
confratelli e de'suoi discepoli pubblico i suoi Elementi di Geo- 
metria in francese, e morto in eta decrepita a Torino. Questi 
poco dopo la meta dello scorso secolo con avvisi, piibblicati 
in tutti i giornali letterarj (che molti non erano a quel 



liS APPENDICE. 

tempo ) sosteiine con graiide solennita a Lione per alcjnantl 
giorni una tesi super omni scibili, invitando i dotti dl tutte 
le nazioni a concorrere a quella funzione. Quel titolo in- 
fatti non potrebh'essere per se stesso piu vasto: ma lodare 
deesi la buona intenzione dell' autore , diretta a muovere 
ttitti alia meditazione deir argomento piu importante per lo 
perfezionamento del sapere, considerato sotto tiitti gli aspetti 
possibili de' suoi piu necessarj elementi. L' operetta si corn- 
pone dl quattro discorsi accademici e di due sogni, come 
air autore place di chiamarli. II primo discorso con lun- 
ghissima appendlce presenta lo specchio universale dello 
scibile , coordiaato e sistemato secondo quel principio ge- 
nerale e sicuro , che all' autore parve piii conforine alia 
natura ed al processo costante del perfezionamento dell' uma- 
nita e del sociale consorzio. Nel secondo si propone Vordi- 
namento concreto de' grandi depositi de' monumenti e docu- 
menti dello scibile : quindi come nel primo si presenta la 
sofografia , cosi nel secondo si offre la bibliotattica. Nel 
terzo e quarto pongonsi le fondamenta di un migliore or- 
dinamento e metodo d' istruzione , e nulla piu rimaneva 
al compiniento deU'edifizio, se non che di assicurare ai 
minis tri del sistema e degli archivj sofografici i loro diritti, 
dai quali in gran parte dipende la sussistenza e il decoro 
di chi air insegnamento e chiamato. Per questi diritti si 
propone nel quinto opuscolo una legge ed un organismo, 
che credonsi mancanti affatto in tutta la nostra Italia , e 
nel sesto ed ultimo si forma un progetto di un istituto 
effemeridico italiano. A questi due ultimi opuscoli 1' autore 
diede il titolo di Sogni, che per esso e sinonimo di pii 
desiderj. Necessario e forse di osservare che i due primi 
discorsi colle loro appendici scritti furono neU'anno 1812, 
e i due Sogni lo furono nel 1826, come nel 1829 furono 
stesi i discorsi terzo e quarto , sebbene T idea sostanziale 
ne fosse congenita a quella del prodromo di sofografia del- 
r autore. Sul fine della sua prefazioue egli cerca di scu- 
sarsi dal rimprovero di frequenti neologismi , a lui fatto 
nella Biblioteca Italiana, e principalmente si appoggia alia 
necessita di dover presentare Targomento dello scibile con 
evidenza tale _, che ciascuno de' membri ond' e costruito 
apparisca cliiaramente distinto dagli altri tutti, e annunzi 
ad un tempo la circoscritta limitazione delle sue funzioni, 
mahcando, com' egli dice, la lingua italiana di quelle 



PARTE ITALIANA. " 119 

parole die baUiiio d porgere qiiella evidenza , e quest a p red- 
sioiie di distinzione e di liinitazionc Credo I'antore tuttavia 
di non essersi fatto reo del delitto di lesn italuiJiitd, ila 
clie nessun vocabolo pno dirsi creato addirittura da liii , 
e altronde non da altre lingne che dalla greca e dalla 
latina mutuati avendo i suoi nnovi vocaboli, si lusinga di 
averli presi dalle legittime e primitive fonti della nostra 
lingua niedesima. Su la necessita pnre egli si scusa di aliri 
pochi vocaboli, che nnovi appajono, perclie non registrati 
ne dalla Crusca, ne da altro vocabolario tollerati. 

II primo discorso contiene il prodronio di sofognifia^ e 
ci propone una nuova classificazione delle scienze e delle 
arti , niostrandosi 1" autore ben inforniato di tutti i tenta- 
tivi fatti anteriorinente per quell' oggetto importantissinio , 
cominciando dal Poliziano , dal Mazzoni e da Bacorie di 
Verulamio , fine al Buhle, al Krugg e ad altri Tedesclii piii 
I'ecenti. La sofografia, o alnieno il principio fondanientale 
della niedesima, crede 1' autore non altro essere se non 
die la progressioiie della perfettibilitd diretta al perfeziona- 
rnento delle facolcd e delle attitudini umane , e qui si fa 
strada a parlare dei sistemi imaginati da altri sotograii : 
Vuomo della natura viene qiiindi condotto per tutti i gradi 
o momenti , come 1' autore li clnama, delle sue cognizioni: 
questi momenti sono quindici, dopo di die il sofografo passa 
per la pedagocica , per la eulogia , per la rettorica , per la 
fisiografa o sia la scienza della natura , per la istoriologia, 
distinta in propedentica storica, in istoria e in istoiiosofia; 
per la sofografia propria o sofosofia, e sofologia o sia storia 
delle scienze e delle arti in generate, per la sofostatica, per 
la bibliologia e per la tecologia , finalmente per la tecnolo- 
gia , per la filologia o filografia , dividendosi la filologla 
neWa. glottica , nella paleografia, nella simbolica, neir archeO' 
hgia e nella cridca; per la callilogia, o sia conoscenza e 
creazione del bello, per la medicina, per la giuiispnidenza, 
e per la noinologia , ammessa anche dal celebre /io/«agnoit, 
die la chiamb ordinamento della scienza della cosa pub- 
blica ^ e ne tratto nella sua Introduzione alio studio del Di- 
ritto pubblico universale. Per ultimo passa il sofografo per 
la filosofia, che per antonomasia potrebbe, secondo Tautore 
appellarsi addirittura sqfia^ o sia la scienza per antono- 
masia , che e propriamente la scienza del sapeve razio- 
nale , sia la conoscenza degU enti e dclle lore cause 



1^0 APPENniCB. 

e qualita per mezzo di puri principj di ragione. Essa si 
divide in tre ordini , del quali il primo abbraccia le due 
scienze filosofiche-cintropolos.iche , la somatologia e la psico- 
logia einpirica ,• il secondo la filosofia teorica ; il terzo la 
■filosofia pratica , che al pari della teorica dividesi in pra- 
tico-elemeiuare e in pratico-derivata, e si suddivide in filo- 
sofia morale e in teologia filosofica, ben distinta dalla filo- 
sofia metafisica , che pub appellarsi teosofia. L' appendice 
contiene lo specchio sofografico . ed e distinta in ventidue ta- 
vole, delle quali due ne vediamo assegaate alia matematica, 
due alia istoriologia, tre alia sofografia, due alia tecnologia, 
tre alia filologla, due alia callilogia, tre alia giurisprudenza 
e due alia filosofia. Alcvina cosa jDotrebbe dirsi intorno a 
quello specchio , nel quale ci parve di osservare qualche 
magrezza , se non pure niancanza , nelle tabelle relative 
alia fisiografia ed alia matematica , come alcuna esuberanza 
scorgemmo in quelle riguardanti la tecnologia , nelle quali 
notammo le copiose classi di arti liherali, accademiche , 
geniali, eleganti , nobili, lussurianti , ccdlilogiche, o belle arti, 
e tra tutte queste non vederamo menzionate la pittura, la 
scultura, la plastica, Parchitettura, I'intaglio in rame ecc. 
Cosi nelle colonne medeslme ci parve strano il vedere i 
pesci , le apt e i hachi da seta , registrati nella classe del 
bestiame selvatico. Ma a qualche inconveniente dee neces- 
sariamente portare lo studio di raccogliere tutto lo scibile 
entro poche tavole sinottiche , e in questo si vide uno 
sforzo d'ingegno deirautore. 

Versa il secondo discorso suUa bibliotattica , e ne con- 
tiene un saggio. Questa e la prima delle due discipline 
della bibliofilia che fa parte della bibliolugia, ed e la scienza 
topica del sistema dei grafici monumenti dello scibile lunano ; 
il cui jDrincipio fondamentale si fa consistere nella evidenza 
perpetua di un determinato assembramento di grafici monu- 
menti. Ma anche la biblioteca si definisce , dopo alcune 
pagine , un determinato assembramento di p-afici monumenti, 
che per la loro destinazione si dividono in pubblici e pri- 
Vati, quindi in nazionali , provinciali, municipali, ecc: si 
considerano V estensione delle biblioteclie, la loro sostanza, 
la loro forma , e le sezioni essenziali che debbono avere 
il catalogo, il repertorio numerico, il nomenclatore alfabe- 
tico, e i repertorj sofografico, topografico, tipografico, cro- 
nologico e cimelico, o della cimelioteca.j cosi il coramentario 



PARTE ITALIANA. lai 

liibllografico, il repertorlo del fabbisogno , ed il registra- 
mento o la compilazione del catalogo , secondo le sue di- 
verse sezioni, al quale oggetto si propone T use delle car- 
telle mobili e dei numeri perpetui. II ministero bibliotat- 
tico dee avere un direttorio e 1' assistenza di persone ser- 
vili, e dovendo corrispondere il luogo alle necessita ed al 
decoro del suo istituto, s' introduce su la fine del discorso 
il piano topogralico di una intera citta , ove stabilire po- 
trebbesi un' accademia , detta il Gigante di tutte le accade- 
niie , clie abbiano sinora esistito su la terra. L' appendice 
contiene dieci tavole della bibliotattica , nelle quali sono 
comprese ancbe le module e gli esempli del repertorio 
uumerico e degli altri repertorj , non die del nomenclatore. 
Agginngonsi alcune regole di procedm-a bibliotattica , nelle 
quali troviamo diverse osservazioni e discipline , clie non 
inutili riescire])bono al buon governo delle biblioteche quan- 
d'anche si rinunziasse alia denominazione di bibliotattica. 
Non possiamo pero lasciare di soggiugnere , cbe la parte 
di questi discorsi , die concerne la bibliotattica , e forse 
se non la piii imperfetta , alnieno la piii complicata , la 
pill atta a generare oscurita e confusione , e al tempo 
stesso la meno applicabile alia pratica, astrazion fatta an- 
che dal disegno della citta accademica. 

II terzo discorso contiene alcune idee per un prammatico 
ordinamento di educazione e di istruzione , e alcune di 
queste idee ci parvero molto sensate :, il quarto finalmente 
presenta il metodo d' insegnamento delle iCiioZej)ra?72/7iatJc/ie 
di umanita. Non parleremo degli opuscoli, dall' autore me- 
desimo intitolati Sogni , e noteremo soltanto che una let- 
tera del Rossetti serve d' introduzione nel primo ad im 
progetto di legge Ubraria comune a tutta Italia, che sinora 
si e invano desiderate , e clie si divide in varj articoli , 
cioe autorita , oggetto e suggetto , proprieta, diritti degli au- 
tori primitivi , diritti e doveri dei secondarj e dei pubblica- 
tori , derelizione ordinaria , contraffazioni , trasgressioni e 
loro punizione , propagazione , fiera Ubraria e privilegi- Non 
entrando nell' esaine di questi diversi articoli , ci accorde- 
remo pienainente colT autore , che questo progetto sia da 
porsi nella classe dei pii desiderj. Tale e forse anclie il 
progetto di un Italiano istituto effemeridico , al quale pure 
si premette una lettera introduttiva , e la materia si svol- 
ge in varj articoli intitolati : Scopo e massime generali , 



T22 APPENDICE. 

organismo interno, cooperatori spontanei , socj , collahoratori , 
relatori, rettori . censori , direttore generate , effemeridi , divise 
in tre classi , bibliografica , critica ed accademica . attua- 
zione dell' istltuto , economia , e finalmente sistema sofogra- 
fico , che non viene dairautore ommesso, doveiido I'isti- 
tuto effeineridico avere per suo scopo il perfezionamento 
dello sclbile in Italia. Qualunque sia per essere Taccogli- 
iTiento che dal pubblico vorra farsi a questo libro , noi ci 
crediamo in dovere di accertare che avendolo attentamente 
esaniinato , vi abhiamo riconosciuto in ogni sua parte le 
intenzioni piu rette, piii pure, piu filantropiche delPautore, 
tutte indirizzate al perfezionamento dello spirito umano, 
alia diffusione de' migliori metodi , e al progresso delle piii 
utili cognizioni. Forse 1' opera nulla perderebbe del suo 
pregio, liberata da tutti que' neologismi , che non sempre 
conducono aU'evidenza, come si e fatto vedere al propo- 
sito del principio delta bibliotattica , e della biblioteca. 

Bossi. 

Continuazione prima del Cennl sidle stampe classlchc 
dell' epoca seconda da Cornelia Cort a Giovanni 
Schmith, di IVeu-Mayr. — Venezia, i832, dalla 
Tipografia di Commercio ^ in 8."^ di pag. viii~y^. 

Continuazione seconda dei Cenni ecc.^ delV epoca terza 
da Luc a Vorstermann a Federico Guglielnio 3Iiiller, 
del suddetto. — lii, i832, di pag. ^1-98. 

Cenni sulle moderne stampe classiche. Epoca quaita , 
da De Non Domenico a Morghen Raffaello , dello 
stesso. — hi, i833 , in 8.° di pag. /x - 84. 

Sotto il titolo=: roZ/e2io/2e Manfredini di classiclie stampe, 
divise in quattro epoclie dell' incisioiie da Maso Finigiierra a 
Raffaello Morghen = riproduce il sig. Neu-Mayr i suoi Cenni 
sulle antiche stampe classiche da Maso Finiguerra a Federico 
Baroccio , formanti , secondo T autore , la prima epoca 
dell'incisione, e vi aggiugne le contlnuazioni sopraddette, 
con che viene ad essere descritta tutta la collezione di 
stampe del defunto generale Manfredini , ora custodita nel 
Seminario Vescovile di Padova. Dei Cenni sulla prima epoca 
gia da qualche tempo pnbblicati si e ragionato in questa 
Biblioteca (t.° 67" pag. 244., agosto iSSa). Non ci rimane 



PARTE ITALIANA. I 2'S 

tlunque a parlare che delle tre continuazioni , sebbene nella 
quarta epoca si sia omesso quel nome. 

Da una breve prefazione premessa alia prima Continua- 
ziorie ci si fa noto che, essendo la collezione Manfredini pas- 
sata al Seminario di Padova sotto rigorosissime condizioni, 
non ne riesce libero agli studiosi T accesso , massime per 
alcune stampe che rappresentano argomenti non affatto ga- 
stigati. Mosso da questa ragione I'autore si fece ad illu- 
strare cotal tesoro delle arti , poco accessihile anzi quasi 
sepolto. Egli prende qulndi a ragionare del metodo adottato 
neir opera suUa scorta del nostro cliiarissimo prof. Longhi, 
sebbene si discosti daH'ordine con cui le stampe sono col- 
locate nel Seminario , ove in vece di essere disposte per 
epocbe, lo sono per nazioni. Per ultimo si propongono le 
correzioni ad alcuni articoli , suggerite da diversi valen- 
tuomini, tra gli altri dal sig. Taddeo Scarella , artista di- 
ligentlssimo , ed amicissimo dell' illustre possessore, ed al 
quale si dee la ristaurazione di varie stampe manfrediniane. 

Neir epoca seconda che corre dall' anno 1670 fin verso 
il 1680, si annunziano i Progressi nel perfezionamento delle 
stampe da Cornelio Cort a Giovanni Schmith. Ma alcuno 
sarebbe tentato di cbiedere se V incisione , o per dir nie- 
glio, la pratica delP intaglio in rame, non fosse giunta 
alia sua perfezione sotto Marcantonio Jlaimondi ed alcuni 
suoi contemporanei? Si dice die furono ammorbiditi i con- 
torni ; che Cornelio Cort esegui stampe di maggior esten- 
sione di qnello die non si era fatto da prima; ch'egli 
rappresento con tagli larghi e ben nodriti le drapperie , 
( che noi diremmo piuttosto i panneggiamenti , o le vesti ) ; 
che Sadeler formo alberi affatto pittoreschi; die si comincio 
a ritoccare col bulino le incisioni fatte da prima all'acqua 
forte : che si formarono le ombre con alcuni strati di linee 
incrocicchiate , piuttosto die incrociate , come scrive 1' au- 
tore , ma rimarra sempre dubbio se questi possano dirsi 
veri progressi nel perfezionamento- Si aggiunga che molti 
degl' incisori nominati in quest' epoca rimasero indietro 
di Marcantonio e d' altri suoi coetanei:, che le stampe loro 
non salirono a cosi grande riputazione, ne a si alto prezzo, 
e che anche dopo il 1680 rimasero grandi passi a farsi 
per giugnere al perfezionamento dell' arte. Questo dubbio 
pero , modestamente da noi esposto , punto non toglie al 
nierito dell' autore , alia ingenuita de' suoi ragionamenti , 



124 APPENDICE. 

alia cliiarezza delle sue descrizionl. Al numero di 55 glun- 
gono gV iiicisori, de' quali registrate sono le opere in questo 
periodo. Questa fu 1' epoca propriametite, secondo il nostro 
avviso , in cui si comincio a lavorar molto , a molto co- 
piare ed imitare , ad intraprendere grandi opere , a dif- 
fondere il gusto delle stampe , a dilatarne il commercio. 
Distinguonsi in essa i Carracci , il Golzio , Martina Rota, 
Guido Reni , al quale si vuol dar posto tra gP incisori ; 
Pietro Paolo Rubens, Jacopo Callot, Antonio Van Dyck, Ste- 
fanp Dalla Bella. Tuttavia se non ci inganno qualche sen- 
timento d' amor proprio , cl parve di vedere txattati con 
particolare amore gli artistl nati nei paesi germanici. 

Nella prefazione alia continuazione seconda risponde I'au- 
tore ad alcune osservazioui, e specialmente all'accusa di 
alcune ommissioni di classici intagliatori fatte nella prima 
epoca. La principale risposta consiste nella dichiarazione 
da lui fatta di non aver mirato a porgere un saggio di tutti 
i classici incisori, ma di quelli solamente le cui opere da 
lui esaminate , si trovano nella collezione Manfrediniana. — 
All' epoca terza ascrive 1' autore il vanto di avere gli artisti 
presentata non solo I'aggiustatezza de'contorni e del chiaro- 
scuro , ma in certo qual modo quella del colorito ancora. 
Primeggiano luminosamente in quest' epoca , condotta ua 
po' arbitrariamente lino al 1790, i Vorstermann , i Bolswert» 
i Fisscher, i Poilly , i JYanteuil, i Picart, i Masson, gli Au- 
dran , gli Edelink, i Dorigny , i Tliomassin, i Drevet , i Bale- 
chou , i Wille , i Strange , i Flipart ; e gia si era notato nella 
introduzione clie in questo periodo eransi singolarraente 
distinti i Francesi. Pure vediamo sulla fine menzionati 
Bartolozzi e Ryland , Woollett e Porporati , Sharp e Ber- 
vic , ecc. Quest' epoca corre da Zizca Vorsterrnann a. Federlco 
Gus,lielmo Muller : ma forse alcuno potrelil^e chiedere, se 
tutti rettamente classici possano dirsi g? intagliatori in quel 
periodo compresi? Non insisteremo pero su tale domanda, 
non vedendo ancora ben precisata con una linea di sepa- 
razione tanto in arte come in letteratura, la qualificazione 
di classico. 

Ed eccoci alia quarta ed ultima epoca, che comprende 
gl' intagliatori da De Non fuio a Morghen. Dopo alciuie 
emendazioni fatte ai Cenni precedent! , leggiamo che por- 
tata al colmo I' arte incisoria in quest' epoca , cessarono i suoi 
progressi, il che per verita non possiamo ben intendere. 



PARTE ITALIAN A, 12^ 

intermlnabile esseiido per se stcssa la perfettlbilita delle 
arti del disegiio ; parlandosi in cpiesto stesso period© di 
artisti sommi clie supei'arono i loro predecessoii , e no- 
tandosi di alcuni , come per esempio dei Per/ettiV, Streiner, 
Toschi , i miglioramenti da essi portati uel pratico eser- 
cizio deir arte. Iiidifferente riesce che per questo, anzi- 
che per akro niotivo , abbia 1' autore registrati gl' inta- 
gliatori di quest' epoca per ordine alfabetico pivittosto die 
per serie croiiologica ; nia nou possiaino a meno di non 
fare a tal proposito alcnne osservazioni. Si e voluto co- 
stituire nel quarto periodo un' epoca totalmente raoderna, 
un' epoca che comprendesse gl' incisori del secolo XIX. Ma 
questi nacquero presso clie tutti , e fiorirono nel XVIII; 
laonde non sembra quest' epoca abbastauza circoscritta e 
circostanziata. Nel secolo passato si sono conosciute le 
opere , si e distinto il merito di Galgano Cipriani, dello 
stesso De Non , di Giovanni- Dixon , e soprattutto del Mor- 
ghen , di cui piu numerose sono le opere del secolo pas- 
sato, che non quelle del presente. Cosi il Volpato, il Bar- 
tolozzi , il Porj)Orato ed alcuni altri registrati nella terza 
epoca potrebbero appartenere tanto al secolo presente , 
quanto al passato. Ma cio non deroga punto al merito in- 
trinseco del libro, e al piu potrebbe dirsi da alcuno che 
la quarta epoca forse sarebbe stata opportunamente com- 
penetrata nella terza. Buon per noi , che in questa serie 
alfabetica trovianio parecchi Italiani, Natale Schiavoni, due 
Anderloni , Faustino e Pietro , uii Bettelini . un Bonato , un 
Rosa, Paolo Caronni , non Caroni, un Folo , un Foniana , 
un Giben , Giovita Garavaglia , non Garavaglio , come per 
errore si e stampato, un Marchetd , un Rainaldi , un Ric- 
ciani , finalmente Mauro Gandolfi , Longhi , Perfetti , Rosa- 
spina , non Rosasina , Sabatelli e Morghen. Anche di quei 
nomi alcuno foise sarebbe tentato di domandare : sono poi 
tutti veramente classici? . . . Dei morti non dubitiarao .... 
rispartniamo i viventi. 

Lodando dunque 1' accuratezza , lo zelo , 1' amore per 
le belle arti del sig. Neu-Mayr , di una sola cosa ci spiace 
doverlo avvertire , ed e che , studiando meglio la nostra 
lingua, egli dovrebbe anche porre qualche diligenza, per- 
che corretta fosse l' ortografia , e pieni non fossero i suoi 
opuscoli di errori di stampa. Non e raro che i nomi pro- 
prj , massime degli olU'araontaiu 5 sieno storpiati , il che 



ia6 A r P E N D I C B. 

abbiamo osservato con sorpresa anche tra gli Alenianni , 
e questo puo riescire spiacevole ed imbarazzante agli ar- 
tisti ed agli studiosi : ci spiacquero inoltre varie locuzloni, 
come il tratteggkimento incisorio , la Madonna della scudella, 
studiar Raffaello e gli antichi , conservando un certo stile sel- 
vaggio , lo stile di Guido andante e ricco , un quadro del 
medesimo, del quale Neu-Mayr generosamente ricuso il donop 
conservato nel Seminario Patriarcale , come in Trihuna , il 
che nulla significa ^ il Mubens pesante e grossolano nelle fi- 
gure, e nella stessa pag. 36 della seconda epoca, una donna 
colla candella; altrove le pieghe troppo infrante, i tagli mezzo 
stracciati , le prove brillanti , clie non e pretto italiaao ; il 
Dalla Bella detto schizzatore culcografico, la replezione in- 
sopportabile nelle composizioni del Vorstennann , il lavoro di 
Audran non graffiato a somiglianza del Rembrandt , non ver- 
micoloso come in Castiglione, non istrappazzato a guisa d' ab- 
bozzo, come in Guido, Simon da Pesaro, e Salvator Rosa, 
il che ci sembra una vera bestemmia , ed altre simili 
espressioni che per lo ineno si direbbono viziose o ine- 
satte. Non intendiamo per nostra sciagura, come lo Strange 
trovasse un genere medio tra la ruvidezza e V ineguagUanza 
di Audran e la liscia equidistanza di Edelincki ne come /a- 
copo Flipart , morto nel 1782 di circa 60 anni , fiorisse 
circa il 1780 (pag. 76). Speriamo che il sig. Neu-Mayr 
potra agevolmente far si che spariscano dall' opere sue 
questi piccioli nei, i quali non tolgono il merito intrinseco, 
ma nei libri , massime di belle art! , sono , quant' e possi- 
bile , da evitarsi. 



Descrizione di due dipinti, uno di fra Bartolomeo 
jBaccio della Porta, Icdtro di Guido Reni. — 
Venezia, i833, tip. Larnpato, in 8.° di pag. 29. 

Anche qu<;st' operetta, come vien indicato dalla dedicatoria 
ad un sacro oratore che compiute aveva le quaresimali sue 
fatiche in una parrocchiale di Venezia, e una nuova pro- 
duzione delT instancabile signor Neu-Mayr . e versa su due 
quadri della Pinacoteca Manfrediniana , passata per legato 
al Seminario patriarcale di Venezia. Tutti e due sono di- 
pinti sul legno ., come dice T autorc , e iioi dircnimo piut- 
tosto sidla lavola, e il primo bi annunzia con fondo di crcta 



PAKTE 1T\LIANA. 13^ 

huinca, o sia ili gesso, giacclie uoii trovansi tavole dipinte 
f.eiiza qucsta pieparazione. 

Rapprcseiita il priino la Vergiiie col Bambino, opera, 
dicesi in qiiesto luogo , di Baccio clella Porta, o sia di 
fra Bartolomeo di S. Marco , detto il Frate. Al proposito 
<li questo pittore , di cui si tesse un pomposo elogio , si 
j>arla della scuola fiorentina , alia quale , non si sa come , 
diconsi divenuti modelli il Baroccio ed il Correggio ; delle sue 
vicende , dello stile cortonesco , che veramente ebbe po- 
chi seguaci in Toscana, e del decadimento di quella scuola: 
si descrive quindi il quadro, e si tenia suUe lodi del Frate, 
che si dice invaghito del chiaroscuro del Vinci, attento os- 
servatore degli efFetti della natura , ampliatore della sua 
maniera sulle opere di Michelangelo , emulo di Andrea del 
Sarto , del Francia-Bigio , del Pontormo (non Pontorno), 
del Ghirlandajo, ed imitatore di Raffaello nello studio delle 
proporzioni e della prospettiva, mentr' egli, secondo I'av- 
viso di Mcngs, a Raffaello aveva soniministrate le regole 
del chiaroscuro e del colorito. 

L'altro quadro dipinto da Guido Reni rappresenta Crista 
morto fra la Madre e gU Angeli. Si parla quindi della scuola 
Bologiiese dei Caracci , ai quali coll' J/garotti si attribuisce 
ua gusto fonnato su quello di Tiziano , di Raffaello e di 
Correggio, e del decadimento dell' arte pittorica in Bologna 
sotto Pasinelli. Ben descritto e il quadro , e si fa vedere 
come r artista ha dato al Redeutore , che di recente ha 
sostenuta si dolorosa passione e la morte , forme non 
luride , ma assai belle , benche la bellezza loro non sia , 
come essere non doveva , quella delle forme Apollinee. 
Le tre facciate della Galleria Manfrediniana trasportata 
nel Seminario patriarcale , che contengono pittm-e, portano 
nel centro l' una la Vergine col Bambino e S. Giovanni 
infante , detta opera di Raffaello , l' altra il quadro sud- 
detto del Frate ; la terza quello ora descritto di Giddo 
Reni . cosi , dice Y autore , si porge un' idea del carattere 
dei capiscuola di Roma , di Firenze e di Bologna. Del 
prirao si attende una descrizione dal dotto prof abate 
Moschini ; intauto si e fatto sollecito di far conoscere gli 
altri due il benemerito sigaor Neu-Mayr. 



iaS A P P E N D I C E. 

Dizionarlo degli architetti, scukori, pittori, mtagliatori, 
in rame, in pletre , coniatori di medaglie , musai- 
cisti, niellatori, intarsiatori di ogni etd e d' ogni 
nazione di Stefano Ticozzi, ecc. — Milano, i833, 
presso Qaetano Schicpati, coi dpi di Vincenzo Fer- 
lario, in 8.°, a due colonne pubblicati a fascicoli. 

Intorno a quest' opera veramente utlllssima , sia riguar- 
data qual compendio delle tante pubblicate della stessa 
specie , sia qual comodo manuale degli artisti e degli ama- 
tori delle arti come ce ne guarentisce il titolo, ci eravamo 
proposti di far j^arte at leggitori dell' opinione nostra, 
tosto die fosse comparso alia Ince il fascicolo che ne an- 
nunciasse il compimento. Ben ci sovviene d' averli fin da 
quando discorremmo i dne primi che dalla lettera A esten- 
donsi sino alia CH, accennati in qnesti nostri fogli del 
dicembre i83i alia pag. 3ai con quelle parole d'incorag- 
giamento onde ci parve degna un' impresa che richiedeva 
decisa intenzione , lunga lena , diligenza a tutte prove , e 
cio che maggiormente e valutabile , un fino e retto criterio, 
sia per feriiiare le Memorle degli artisti piii meritevoli di 
essere conosciuti , sia per tesserne la serie con quell' or- 
dine e quella esattezza che escludere dovessero qualunque 
ulteriore indagiiie di altre opere di si fatto genere in oc- 
casione di doversene servire. Essendosi pero col fascicolo i.° 
del volume IV chiusa la serie dei nomi sino alia lettera 
ZY, e succedendo a questa un' appendice " onde supplire 
alle ommissioni non infrequenti in si complicato lavoro , 
ed appagare insieme i deslderj di molti che di mal animo 
vedono esclusi dal novero degli artisti alcuni loro concit- 
tadini di limitato merito , o appena conosciuti fuori della 
patria , sebbene forse valenti nell' arte che esercitarono » 
reputiamo che non sia per riuscire disaggradevole alio stesso 
editore lo esporre alcune nostre osservazloni ; ed il per- 
che n' e chiaro. Ove queste venissero riscontrate di buon 
conio o per meglio dire fondate sul vero e fiancheggiate 
da retto raziocinio, egli ne potrebbe trar profitto o coU'ag- 
giungere un altro supplimento alle lacune, o merce di un 
indice che ripari a quelle mende inevitabili in s\ farragginosa 
impresa. Non intendiamo pero con quanto verremo ad av- 
vertire di francarlo dal debito di ulteriori aggiunte cuL 
potra dar luogo un esame meno superficiale del nostro , 



P.VKTE ITALIANA. I 2() 

tlflppoiclii; il tUscorrcfc molti voluini composti nelLi niag- 
gior parte cU una nomenclatnra di artelici di molte nazioui 
colla intenzione di rettiiicai'Ia o di notariie Ic niancaiize, 
I'icliiedeva inaggiore cura e tempo di quello di cui al)biamo 
potnto disporre. In quella stossa guisa poi die attesa la 
quantita del niateriale n' era dillicoltato alFeilitore il per- 
i'ezionaniento del suo lavoro, era del pari ardno per chi 
preiidesse a rivederlo per giudicarne dell" esattezza di tutti 
i particolari. 

Per rispetto alle oinissioni ci e sembrato clie tra gli anti- 
clii artisti potessero aver luogo i nonii di Michele da Verona, 
Francesco Verla vicentino e Lorenzo Lotto Veronese, pit- 
tori tutti di un nierito uguale a quello di moltissiini altri 
registrati in questo Dizionario, giacclie ne lo attestano le 
opere loro clie conservansi nelPI. R. Pinacoteca di Milano. 
Del prinio auimirasi un gran qnadro ruppresentante la Gro- 
cillssione dipinta su tela e colla seguente autografa iscri- 
zione: Per me Michaclem Veronensem rSoo. II fare di questa 
jiittura partecipa al Belliniano , e tra le cose plii notabili 
deve tenersi in pregio la diligenza con cui sono trattate 
tutte le iigure e specialmenie T espressione vera del dolore, 
apparente nel gruppo delle Marie. Del secondo esiste pa- 
rimente una tela col nojue , in cui e dipinta la nostra Si- 
gnora col dlvino lafante , e ai pledi di essa genuilessi i 
santi Giuseppe e Francesco: anclie qui la maniera si av- 
vicina a quella dei fratelli Montagna vicentini, uno del" 
quali , Bartolomeo, e allievo di Gian Bellino. Del terzo li- 
nnlinente la Pinacoteca possiede una tela col nome deU'ar- 
telice rappresentante vina Pieta dipinta con succo di tiute 
tizianesclie. Quanto al pittore Antonio Solario detto lo Zin- 
garo. registrato come nato negli Aliruzzi, avremmo veduto 
rettilicata la patria col dichiararlo venezlano jjer le nie- 
inorie della sua vita publjlicate nel 1829 daU'aljate Luigi 
Celotti possessore di un qnadro col nome in cui 1" autore 
scrisse Antonius de Solario Veiietus f. 

Nel novero poi dei defunti artelici a noi piu vlcini non 
ci venne fatto di rinvenire in questo dizionario il nome 
del cav. Giovanni Pikler distintissimo incisore di camei :, 
siccome pure quello di Federico IMuIIer di Stuttgard inci- 
sore celebrato ]ier la pregevolissima stampa della jMadonna 
di S. Sisto di IlalFaello. 

BiU. Ital T. LXXUl. 



iSp A P r E N i) I C E." 

In c'ib clie concerne la indicazione dei nonn proprj ci 
fu dato di riconoscere alcune anoinalie cui potrebbe facil- 
meiite rlpararsi con una appendice di Vedi, quale ci sem- 
bro quella di nou rlscontrare la famiglia dei Da Ponte , co- 
nosciuti volgarmente sotto il nome di Bassano, ne sotto la. 
lettera D, ne sotto il B. Ci fa d'uopo ricorrere alia lettera P 
ove trovasi Ponte-Da. Cosi invano si cerca Le-Vasseur Gio- 
vanni Carlo sotto la lettera LE; eppure cpiivi ti si affac- 
ciano registrati i nomi di Le Bas, Le Bean, Le Coeur , Le 
Comte , ecc. Similmente potrebbe chiedersi , nia quando 
c' e Pietro da Cortona jierclie per aver notizie di Bernardo 
Zenale o Bernardo da Treviglio, dcvesi cercarlo sotto il 
nouie della patria ed ivi ravvisarlo nel Treviglio Bernardo- 
Da? Alctini error! di stampa eziandio ci pare clie slano 
trascorsi in diversi nomi, come il vecchio Palme in A'ece di 
Palma, nel'.a vita di Tiziano Vecellio pag. 466 fascicolo III 
del vol. Ill , e Pithean Nicola incisore in vece di Piteau. 
Ma basta il fm qui detto per confortare di prova queste 
poche osservazioni , le quali seliliene accordiamo essere di 
poco memento, varranno pero per indurre I'editoreadar 
opera affinche venga supplito a quelle mende clie per av- 
ventura s' incontrassero nel riandare con maggior diligenza 
della nostra quest' opera gia da noi dicliiarata importante; 
e venga per tal modo renduta piu accetta e piii prege- 
vole agli arteiici ed agli amatori delle arti belle a cui 
deve precipuamente servire. F. 



Pitture ed allrl og^clti di belle aTti dl Brescia. — • 
Brescia, prcsso Francesco Cavaleri, d(dla tip. del 
Pio Islituto, ill 8.°, dip. 178, con tavola in rame. 

Anche in fatto di llbri succede bene spesso di riscon- 
trare il sistema di compensazione : ce ne sono alcuni iii 
cui la materia contenuta smeniisce la pomposita del titolo, 
e se ne danno degli alu-i , da' quali ricaviamo molto piii di 
quanto credevamo clie il soggetto fosse suscettivo. A questa 
scconda categoria di libri ci sembra appartenere quello di 
clie ci accingiamo a dar notizia. Chiunque sulla fede del 
titolo stimasse ch' esso compreudere deliba la sola descri- 
zione delle pitture e degli altri oggetti dl belle arti onde 
va doviziosa I'amena citta di Brescia, nou rimarrel)be nel 
discorrerlo dcluso nella sua aspettazionei ma dovrebbe seco 



PARIE ITAM.VNA. iSl 

stesso rlj>eicre: ecco una esuberaiiza cU nozioiii die il tltolo 
uon avrcbhe niai fatto suppoire, giacche il lettore giuuto 
alia line ciel libro si trova instrnito di tiitto cio che con- 
ceriie la Gloria e la sUitistica cli tjnella provincia. Aache il 
iioliile eJitore signor Alessaiidfo Sala senibra essersi av- 
\'eclHto ili qiiesta inesattezza d\ corrispondeiiza tra il fron- 
tispizio ed il soggetto trattato, perclie uell' epigrafica dedica 
alia Congregazioae jMuiiicipale di Brescia, die al froiiti- 
sjilzio sur.cede, si scorge aver egli sostituito alle Pitture ed 
tdcri o;:^ctU di belle arti ecc, le pcitrie Meinorie dit, lui compi- 
late. Nella prefazione poi d fa diiari di aver egli composta 
qaesta giiida di Brescia, di averla foggiata in guisa diversa 
da uu' altra non ha gnari uscita in luce del cliiarissimo 
signer Paolo Brugnoli , e col piilililioarla di aver non meno 
accoadisceso air invito fattogllene dal patrio Ateneo. Ci av- 
visa akresi che alia descrizioiie degli oggetti spettanti alle 
arti belle precedono alcuni cenni intorno i principali av- 
veninieiiti della storia bresciana^ e cjaesti forniano la prima 
parte. Nella seconda , preniesse le nozioni risgnardanti la 
geogrnlica posizione di Brescia, ha tessnto una breve sto- 
ria tlolla di lei estensione al tempo del romano dominio 
e ne' secoli di mezzo, alia qnale tengono dietro alcnne pa- 
role intorno alia costruzione delle mura attuali , alle case 
e popolazione che ricingono, e alle indnstrie meccaniche 
esercitate dagli abitanti. Notlsi poi che Y edizione e corre- 
data della pianta attiiale della detta R. citta. Ci da poscia 
r ennmerazione degli oggetti pubblici e privati pertinenti alle 
tre arti sorelle , in cni a comedo del viaggiatore ha con- 
ciliato la possil)ile economia di tempo nell' ordinare il giro 
della citta. E tinabnente la terza j^arte (che giusta T enun- 
ciate compartimento delle materle ci sembrerehbe che 
compor dovesse la cjuarta) coinprende una scorsn in Valle 
Trompia ai montl metalliferi della provincia , ed altre ai 
laghi di Garda e d' Iseo. 

Gib di" e certo si e che questo libro tornar deve comedo 
ed utile non solo al viaggiatore che prendesse a visitare la 
provincia bresciana , ma specialmente all' artista e all' ama- 
tore delle arti belle per 1' impertanza e qnantita delle 
opere ond' e sparsa quella citta. Le stile si presenta facile 
e disinvolto, quale conviensi al soggetto, e sia I'arteiice o 
lo scienziato che lo prenda a trascorrere per passateiiipo, 
egli e allcLtato e tratto a proseijiunie la lettiira sino 



1CJ3 A P P R N 1") I C E. 

alia fine, dletro la quale rlmaiac invogliato di recarsi sul' 
luogo onde verificarne T esposizioiie e gustare quel diletto 
clie proiuette tarita ricchezza di produzioni artificlali e 
jiaturali , a cui potrebbesi aggiugnere eziandio il carattere 
vivace e 1' aniuio cortese e ospitaliero di cjuegli abltanti. 

Nel passare in rivista la descrizione delle private rac- 
colte di qnadri ci e occorso di osservare clie risguarda la 
galleria Leccbi contrada ecc, o uno sbaglio di noma di au- 
tore o un battesimo di un quadro, al quale non sapremino 
acconsentire, giacche vi e detto : ne' pnesas:gi distinguonsi 
Pussino, Bernardino Luino, Salvator Rosa, Wouvernians. Da 
quanto conosciamo intorno alle opere ed al fare del Luino 
non ci semljra cli' egli sia da tanto nel paese da poter fare 
bella mostra tra que' grandl maestri. Non meno uno sbaglio 
di nome ci pare esser quello indicato nella galleria Brugnoli 
di un ritratto di Bariiaba Visconte attrlbuito dal possessore 
al Boltrafio. Non ci ando poi a grado il seguente piccolo 
tratto di descrizione della galleria Tosi. Vi si osserva serie 
di paesnggi appnsir.amcnte coiwnessi ai piii valenti artisti del- 
I' eta nostra , tra i qiiali ntolti di. Basiletti , alciuii di Voogt 
di Canela. E nella pittura di genere alquanti di MigUara, di 
Granet e tra gli antichi di Feter Neffl.es : cosi pare die 
non toral nitida 1' idea della mescolanza degll anticlii co' 
modern! messi a mazzo nell' ultimo periodo della stessa 
descrizione. Luca di Leiden , Mantegna , Teniers , ed altri 
molti contribuirono a condecorare qiiesta ognor cresrente sup- 
pellettile , sicrome nella scuhura Canova, Tliorwaldsen , Monti. 
A malgrado pero di tali forse troppo sottill investigazioni 
ci facciamo un dovere di ripetere clie quest' operetta e 
nieritevole di elogi , e specialniente parlando della corsa 
in Valle Trompia ai nionti Metalliferi ecc. ben giudiziosa 
puo cblamarsi la scelta fatta dal nobile antore coU'aver 
seguita la guida del chlarisslmo Brocclii clie ba lasciato 
Memorie assai pregevoli della sua peregrinazione nella pro- 
vincia Bresciana, ed il di cui nome accrebbe un luniinare 
di piu alia mineralogla. L' edizione poi si raccomanda per 
nitidissimi tipi, buona carta e per le altre qualita apprez- 
zabili che ora soglionsi adottare per le moderne tipogra- 
ficbe proditzioni. F. 



PARTK ITM.IAXA. l33 

Produzloui di, hcllc artl, anno i83.j. — Vcnez'ut , 
liS'o'i^prcsso Carlo Hopper cdllorc. 

Qneste Icttcre , cui 1' autore con piii inodestia clio pn- 
terna carita diede il soprannome di strambe , furono serine 
e staiiijiate nel i832 o indjblicate oltre la ineta del i83,7. 
La IVazione deli' Oi-aziano nonnmque preinatur in aniaini 
non I'll nd elletto di eiiiendar il lavoro , dove pur fosse 
mestieri, nel (jual caso iiicglio clie nel fondaco del lil)i"ajo 
avrebbe dovuto riposare nello scrittojo delPautor niedesinio; 
ma per qualclie altro line, clie non sappiamo indovinare, 
so pnr non fn t{uello di oiiorar T edlzione con disej^ui lito- 
graiici , die si fecero troppo a Iniigo aspettare. Comeclie 
non sla mai troppo tardi per dir cose Jjuone , e pero tia 
concedere chc le operc di rjnesta natiira ac(|uistano una 
niagglor iniportanza dall'opportunita delToccasione, la qnale 
fa talvolta perdonare anrlie la fretta e le piccole nicnde 
clie ne derivano: un anno dopo, altra esposizione ed al- 
tri discorsi. 

Ma una cosa lianno conuine ed egiiale tutte le csposl- 
zloni , e a questa niiro principalmente 1' autore delle let- 
tere sitlle produzioni di belle arti. AncUe in Yenezia, come 
qui ed altrove , elle sono un campo di battaglia sul qual 
vengono ail esercitarsi le gare , le gelosie , le inquletudini 
c tant'altrc piccole e non piccole passioni degli artisti : 
anclie in Venezia si trabonda ne'giudizj delle opere esposte, 
le lodi sono ampollose, acerbe le censure, e fors' anclie 
le une e le altrc sono stimolate e rctribuite dalla stessa 
niano i la voce de"" clienti ed amici , anclie ivi come qui, 
soverchia spesso qnella degl' intelligenti, i ([uali o si trag- 
gono fnori delle dispute, perclie son teiuperanti e giudi- 
ziosi , o perclie sono pochi e non bastano a farsi udire fra 
il roiubazzo de' prlini. Cio tutto rilcviamo dalla copiosa e 
vivace jirefazione di questo libro ; e ancbe seiiza 1" autc)- 
rita di essa noi 1' avremino di leggieri crediuo per qutl 
basso e volgar }iroverlno , die tutto il nioiulo e paesc. A. 
(juesta soverchia facilita di ragionare e sragionare di artl 
il cli. antore avviso di porre un limite collo scrivorne ua 
liljro. Noi partccipiain volontieri alia sua nobile intenzione 
e ijuasi aiico alia sua l/ile contro Tartistica e lettei-aria 
ciiivlatiiiicriii : ma lodando il biion line clT ci si ])r()pone , 
uon .sa|i|iianui jioi diic sc il nic/zo \i corri'^jioiK.la. C)li 



i34 A r p E M I) I r. r. 

artisll 5 i qiinll si facilmente trovaa lingne the parlano dl 
loro e per Joro, ben trovcranno senza fatica dclle penue 
che ne scriAeranno:^ la ciarlataneria clal campo della voce 
passera eziaiidio a quello della stampa con forse pin scaii- 
dalo di prima. Non e qui hello di citarne doinestici esempi. 

L' antore tien sopra tntto a quella sentenza , che fu gia 
di Pliiaio , non potrr ben giudicare di pittore o scultore se 
lion V arte fire ; percio si querela che troppo spesso i let- 
terati nsurpino questo diritto che loro puiito nou appar- 
tiene. Tutti ben veggono cio che un tal dettato ha di vero; 
non cosi per avventura cio clie aver puo di falso o di 
pericoloso. A ben parlare di arti , oltre alia cogaizione di 
esse , e pur necessario il corredo di molte altre dottrine : 
il semplice artista potra nieglio d' ogni letteiato favellare 
della parte meccanica , o sia dei mezzi che le arti inipie- 
gano a toccare il loro fine piu nobile ; ma in quanto elle 
sono il concepimento e 1* esposizione del liello, non e 
inetto a gindicarne cliiunqne abbia 1' animo educato agli 
studj gentiii. II primo scrivera piii propriamente pe' suoi 
colleghi , il secondo per un maggior numero di persone , 
per tutti qnelli in somnia clie senza essere artefici sanno 
rendere buon conto di tutto cio che li diletta e commove. 
Che se pochi sono 1 letterati che abbiano pratica esecutiva 
di arti , sono anche pochi gli artisti die abbiano molto 
esercizio di lettere : e a questi pochi, per lo piu colnte- 
ressati , non e poi bello ne sicuro di affidare nn gindizio 
esclusivo : questo sarebbe privilegio, e i privilegi vanno 
sovente al capriccio e al monopolio. 

Le cose procedono del miglior accordo qnando 1" artista 
e anche letterato , ed e il caso del sig. P. Chevalier autor 
confesso della prefazione e non confesso delle lettere. Le 
opere che di lui si hanno , ben vagliano a meritargli titolo 
cosi di buon prospettico ed arcliitetto , come di copioso ed 
erudito scrittore; gli conferiscono quindi il diritto di essere 
letto con piacere e di essere nieglio creduto ne' suoi giudizj. 
Ma perche ridurre a massima generale cio che e special 
Ventura di lui e di alciini pochi ' — Queste due qualita 
che in lui riconosciamo, non sono pero cosi compenetrate 
insieme, che non sieno anche distinte. Quand' egli pubblico 
nel 1828 i Cenni descrittivi e gli scJiizzi pro!:pettici di alciini. 
edificj e sitiiazioiii delle proviiicie Venete , piii che al titolo 
di letterato. e";Ii mirava a mostrarsi artista valeate ; che 



r.VUTE IfAMAXA. 1 35 

snlle illnstrazloni ben la vincevnao quelle sue veJute dlse- 
gnate ed incise con evidente franc'iezza e grand! ssinio sa- 
jiore. In qnrste lettere egli ndopera altrimcnti : troppo ci 
si intravvede il consueto artificio di clii vuol fare un libro. 
Qnand'pgli parla di arti , ben mostra quanto sla in esse 
Versato :, ma bene spesso ei si ditl'onde e quasi si perde 
oi-a nella stoiia degli argonienti e de' Inogbi rnppresentati , 
ora nelle larglie teorie dell' imitazione , or in aneddoti cu- 
riosi , ora in osservazioni niorali , in sonnna in tutti i 
fonti comuni dei letterati , cbe vogliono scrivere piii dL 
qnanto la materia comporta. Evvi sovente un profluvio di 
parole lasclate andare alia Ventura, dove o non trovi su- 
bito il senso, o t' accorgi che T autore a bello o brutto 
studio ve lo voile seppellii'e. Cio rilevasi principalniente 
dove ei tratta di tali artelici , de"" quali non vorrebbe dir 
bene e non gli da T animo di dir male: La qual circospe- 
zione, se cosi dobbiamo cbiamarla , si rende piu notabile 
dal modo contrario cb' ei tiene con alcuni altri , intorno 
ai quali egli adopera una critica troppo definitiva e qual- 
cbe volta mordace. E ancora gli domanderemmo perclie la 
inaggior francliezza e severita sla pinttosto usata coi gio- 
vani artisti cbe lianno bisogno d' incoraggiamento , cbe 
non coi provetti , le cui mende tanto piii debbono rile- 
varsl da un intelligente , quanto piii facilmente sfnggono 
agli occbi dei meno periti ed esercitati. Faremo qui un'al- 
tra osservazlone la quale, se non altro, verra in soccoi-so 
di quanto abbiamo detto piu sopra. Alcune opere , delle 
quali si viene ragionando in queste lettere, furono esposte 
lo stesso anno in Milano ed ebbero un qualcbe cenno in 
questo nostro Giornale. L'autore di quegli articoli e pur 
esso un artista e con tutto cio recb di quelle un giudizio 
in qnalche parte diverso. Cbi ba erraio ' Clii ando piii 
presso al vero? Noi nol diremo: ma non taceremo neppii- 
re, die se dne artisti non vanno jjerfettamente d'accordo, 
non e poi ne da stupire , ne da querelarsi cbe non s' ac- 
cordino i letterati. Cbi si appellasse dall' una all'altra sen- 
tenza diniostrerebbe di non conoscere cbe nelle cose di 
arti i giudizj possono essere diversi senza esser contrad- 
dittorj , perclie ciascuno le piglia da quel lato die piu 
r impassiona. 

Pocbe parole diremo dello stile di queste lettere : V au- 
■tor medesimo , o a dir meglio, 11 prefatore, le giudico con 



i36 A p r E N n I c r. 

taiita severita clio sarebbe nnova e soverchia se fosse 
sincera. Per togliei'e altrui il iiiatto piacere di dime male 
coinincib ei medesimo a dime pcggio. " Uu mar di parole. 
>i Se alcuiio vi sa pescare uii pensiero e suo merito . . . 
» E tali oziosissime parole sono poi troppo neglettamente 
>i accatastate perclie le possa scusar il rancido sntterfngio 
}> di porgerle sotto forma di lettere famigliari. » Queste 
ed nitre tali sono le raccomandazioni cli" egli fa di quelle 
povere sue figliuole naturali o adottive. ]\Ia noi die le 
abbiamo vedute da presso ed esaminate con qualcbe atten- 
zione, possiamo far fede clie non sono poi cosi l^rutte. 
Elle sono un po' liisljeticlie, e come le cliiama egli stesso, 
gbiril)izzose : era troppo ciarliere , ora troppo rltenute ; 
ora una semplicita , clie vale abljandono e trasciiratezza , 
ed ora una certa smania di ]jen apporre con tali ornamenti, 
clie non sono di buon gusto. Ma ben banno di clie com- 
pensare questi difetti: ancbe (juando sembrano fare le 
pazzerclle^ banno giudizio, erudizione, e qua e la qualcbe 
frizzo arguto e sottile (*). 

Vanno uniti i disegni delle opere piii distinte , di cul 
si ragiona , eseguiti alia prima dagli autori medesimi di 
esse , cavati nella premiata litogralia di G. Deye. Non si 
puo clie applaudire a quesio pensiero ed augurare clie 
venga imitato ancbe tra noi. I disegni piu o meno con- 
dotii per mano altrui e ben raro clie rendano fedelmente 
il carattere delle opere onde son trattif, quando sono trac- 
ciati dagli stessi autori serbano sempre un qualcbe tratto 
di originalita " clie ben altro e il calore e la spontaneita 
n del sentire la cosa propria (dice il signor Cbevalier), e 
» il zelo e la servilita di riprodurre la cosa altrui. » Se 
questo lodevole esemplo verra seguito , non avremo a 
dolerci si spesso di veder tradite in magri e inesatti con- 
torni alcune opere condotte colla piu scrupolosa diligenza 
e linitezza , e qualcbe volta con ti-oppo studio ringentilite 
nel ]-ame alcune altre , clie forse non meritavano questa 
speclale distinzione. 

Volevanio sj>edirci in poclie parole , e n' abbiamo scbic- 
clierate piit pagine : e un male clie ci attaccarono queste 
lettere. F. 



(*) Sareljbe luai una sorclla quell^altra die nella scorsa estate 
capito ill Wilano in assoluto incognito? Ce ne da sospetto una 
certa fisonoiuia di famialia. 



PARTE ITALIANA. iSj 

S C I E K Z E. 

Sancd Ncrsrtis Clajensis Armeidornm catholicl opera 
nunc prirnum ex armenio in ladnuni comersa no- 
t'isqnc Ulnstrata studio ct labore D. Joscphi Cappel- 
LETTi, elc. — Fenedis, i833, typL<' PP. Blcchita- 
ristariim, vol. i.", in H.° gr. j)ag. 287. Prczzo austr. 
lir. 4. (o. 

II santo vescovo Nersete , chiarissimo presso tutti gli 
Armeni, e tla' Creci stessi ripntatissimo , compose niolte 
opere di poesia e di pi*osa. II sig. Cajjj^elletti si accinse 
primaniente a tradurre dall' armeno le opere prosaiche : 
quaiito alle poeticlie egli non giudica dl porvi mano per 
ora, giacclie le niedesime, oltre alia diiTicoJta d* inteuderle, 
perderebliero , espresse in latino, di qiiel soave sapore , 
pel quale tanto bene si gnstano in armeno , massime die 
la princijjale loro Ijellezza e riposta nell'eleganza delle frasi 
e delle dizioni, la quale affatto svanirel3l)e tostoche il metro 
ricevesse le forme di \\i\ altro idioma. Diclilara insieme il 
traduttore die nelle opere da lui svolte si e proposto di 
esprimere la mento dell' autore , la forza e il colore del 
nativo idioma , anriclie di afFettare la venusta della favella 
latina. Egli si diede altresi la cura di eseguire la sua ver- 
sione sopra i migliori e ]jiii autorevoli codici , non omet- 
tendo gli stessi argoinenii die ad ogni scritto furono ap- 
postl dagli amanuensi. Ha raccolto nel prlmo volume lutte 
le epistole, e le ha disposte in serie cronologica ^ T altro 
volume e destinato a contenere le opere rimanenti. L' in- 
terprete nella sua prefazione, dove ci da notizia della vita 
e degli scritti del vesrovo Nersete, si reputa a sommo do- 
vere il difendere T ortodossia del santo vescovo dalle im- 
putazioni del P. Clemente Galano , al quale , siccome a 
fonte, nttriliuisce Torigine deo;li errori die imputarono agli 
Armeni gli storiograli posteriori e lin anco il P. Le-Brun, 
il P. Natale Alcssandro , il Du-Quien e PAssemani. 



Bead JoJiaimis Ozniensis Scruioues duo, qiios pier P. Joh. 
Bapt. AucHER .... niuic priinnm ex armenio in la- 
diium translatos etc. — ■ Veneliis , i833, in Insula 
S. Lazari {col testo armeno a frontc). 

In occasione die monsignor IMonico , patrlarca di Ve- 
nezla , vesti la porpora cardiualizia , la cougregazionc dei 



1 38 A P P E N D I C R. 

paJri Mecliltaristi di San Lazaro gll offerse e tleJIco quest! 
tine oi^uscoll del beato Giovanni Ozniense, denominato il 
Filosofo , il quale nel secolo ottavo fu vescovo degli Ar- 
meni. Questi due opuscoli ora per la prima volta escono 
alia pubblica luce tanto in armeno quanto in latino. II 
primo e un' allocuzione da Giovanni tenuta nelPanno 719 
air adunanza dei vescovi di sua nazione pel ristabilimento 
deirecclesiastica disciplina; Taltro e sermone diretto contro 
i Pauliciani, che in que' tempi deturparono TArnienia con 
perverse dottrine. Opuscoli son questi brevi , a dir vero , 
ma , coine si afferma nella dedica a monsignor Monico , 
sono il fiore della lingua armena e di tali eleganze ripieni 
che invano si tenterebbe di raggiuguerle con una versione 
latina. 

Storia natarale della potenza iimnna d'l Epifanio 
Fagnani. — Mortara, i833, vol. 2, in 8.° cot 
ritratto delV antore. 

La storia naturale della potenza umana non e altro 
clie la storia dell' arte , la storia astratta della civilta , e 
abbraccia il successive progredimento per cui 1' uomo 
giunge a sottomettere al proprio impero la grezza natura. 
U arte , dice La Grange , non e altro die la natura die 
opera colle mani dell' uomo. In questo senso e possibile 
una storia naturale dell' arte la quale sarelibe una storia 
delle guise per cui la potenza umana viene aumentata 
colle diramazioni essenziali dell' umano sapere nel com- 
inercio delle cose e delle persone esteriori. Abbiamo no- 
tato il valor e del titolo dell' annunziata opera, perclie I'au- 
tore ha scambiato il suo tenia con quello della psicologia, 
e in vece di una storia della potenza ha esposto una lunga 
serie di errori grossolani e di gratuite asserzioni sulle facolta 
della mente umana. Alcune poche idee clie abbiamo notate 
scorrendo il primo volume basteranno a mostrare il merito 
deir opera e dell' autore e a giustllicare il nostro giudizio. 

Comincia il sig. Fagnani il suo trattato dall' osservare 
che neir urto de' corpi la forza del corpo urtante si tras- 
mette nel corpo urtato, mentre amendue i corpi conser- 
vano lo stesso volume. Quindi egli deduce die la penetra- 
bilita e la proprieta caratteristica della forza , e la impcnetra- 
hilita c il carattere distintivo della materia. Puo dirsi che la 



PARTE ITALTANA. I 89 

materia s'la lmpcnetval)lle se la forza penetra nella materia^ 
E pol vero «Iie la forza possa penetrare nella materia' 
Chi conosce 1 primi eleinentl delin fisica sa clie i fenomeni 
del nioto vengono spiegati coll" assioina fondamentale che 
non si ilk azione seuza reazione , che quindi la forza nou 
penetra nella materia , ma ne eccita 1' eiiergia latente. Ma 
questo e il meno : piii sotto (p. aS) il sig. Fagnani dopo 
di aver iiotato che la forinola con cul i inateiiiatici rap- 

presentano la velocita e v = - ; scambiando la rappre- 

semazione numerica colla realta essenziale, cosi si esprime: 
V estensione adunque e la successione sono entrambe della 
natura del nioiimento , e la forza die ahbiamo riconosciuto 
essere la causa del moto la affermiamo la causa pur anche 
dell' estensione e della successione. Facendo eguale all' unita 

tanto lo spazio die il tempo ( v= - ) conclude che V esi- 

stenza (e quindi il riposo ) e pur essa della natura del 
woto , e che la forza causa generale ed essenziale del moto 
e pur causa di cjuesta sua derivazione , cioii della esistenza 
( pag. 27). • — ■ Dopo di avere considerate a lungo la ma- 
teria in opposlzioue alia forza a pag. 32 , per ofFrirne 
uu' idea cliiara e definita 1* autore c" insegna che la materia 
non e in ultima analisi die quella forza essa pure , quel 
sistema di forza che venuta nel dominio di altre e privata 
della tendenza sua propria ed essenziale , che cessa cioe dl 
essere cagione di movimento, ed e per V opposto cacciata, in- 
vasa e trascinata da un' azione esteriore .• che la volonta 
stessa come forza rifugge mai sempre dalV esistere sospinta 
quasi che paientasse di esser fatta materia. — Non bastava 
air autore di avere smentito la propria distinzione tra la 
forza e la materia, egli contraddice anche alP altra sua 
tesi che T esistenza e la successione ( il moto) sono della 
natura della forza. Di fatlo .1 ]iag. 48 stubilisce che la pri- 
vazione ddV esistenza sempUcc chiamasi spazio , la privazione 
di movimento il iuoto d' azione chiamasi tempo , e che I'esi- 
stciiza distrugge lo spazio, il moto distiugge ed anche uccide 
il tempo. Ricliiamando poscia che 1" esistenza ed il movi- 
mento procedono egualmente daila forza conclude che lo 
spazio ed il tempo sono due privazioni originariamente di una 
sola ed idcntica natura, anzi sono le privazioni assolute 
in opposizione alia forza; il rhe e precisamente contrario 



140 A P P F N n I C E. 

alia formola materialmente assnnta dal signor Fagnani 

s snazio . . . ,. . . „ 

p = — =: — • — Liompiuti qnesti preliiniiiari, 1 autore 

t tempo -I 1 J. 

ginnge al rlsultamento, clie lo spazio cloe etl il tempo sono 
i due prinii veicoli di comunicazione dell" uii'iverso , ossia 
sono i mezzi mlgliori per niettere in relazione tra di loro 
ie forze. 

II capo II e i snccessivi trattano delle forze agenti a 
costituire 1' essere uniano e delle diverse jDosizioni del prin- 
clpio vitale. La psicologia dell' autore e un' applicazione 
de'principj di lisica esposti all' analisi delle facolta intel- 
lettuali da lui riguardate come altrettante forze , o come 
risultati dell' equilibrio di forze diverse. La forza anteriore 
e primitiva, a parer suo, e la volonta. Poiche, egli dice, 
ci e possibile di volcr sentire e di voler noii sentire , cioe 
di impedire die le esteriie impressioid ci colpiscano col loro 
effetto , ne discende che l' essenza del principio vitale con- 
siste principalmente nella volonta. — Ai punti in cui si 
trova un ostacolo che resiste all' azione del volere scatu- 
risce la sensazinne, ossia si manifesta la sensibilita (p. 64). 
Dessa e 1' attitudine del principio vitale a ricevere 1' ira- 
presslone delle forze esterne e si attua per mezzo di una 
compenctrazione di forze (p. 63). — Parlando della memo- 
ria , il sig. Fagnani dice che dessa non si deposita in noi 
se ricusiamo di volere se scindendosi Ie corrispondenze della 
volonta co' suoi mezzi ci e reso impossihile di esercitarla. Non 
si fa in sotnma in noi menioria se noi non vogliamo o non 
possiamo volere (p. 81). — Anche il giudizio, secondo 1* au- 
tore, e dipendente dcdla volonta. Questo fenonieno mentale 
consiste nel risascitarsi nella menioria cdV occasione di un a- 
zione presente che giovi cV indizio V esistenza , il sentimento 
di una cosa lontana (p. ii5) consiste nel conflitto della 
potenzn nostra con una forza residente unicamente in me- 
nioria (p. 116). — Dalla volonta variamente modilicata di- 
pendono adunque la sensiljilita, la menioria e il giadizio ;, 
ed alia volonta ha I'autore pur riferite nel seguito dell' opera 
altre posizioni mentali da lui ideate come il provare ( per 
osperimentare ) , il conoscere ecc. L" identilicazione tentata 
tra la volonta , il principio vitale ed il potere dell' uomo 
sembra la ragione per cui questa genesi chimerica delle 
facolta iatellettuali fu da lui considerata come una sto- 
ria natnralo della potenza umana. Pcro il vero nesso 



PARTE ITALIAN A. I^I 

clie sussiste tra l;i sonsazione c Tazione, tr^ il conoscore «? 
r i"src;nire, i caiMtteri tlelP arte , la versione per cui T or- 
tliiic di f;itto si eleva a norinale, e cosi la natura ci Inse- 
giia ad iuipiegare con precognizlone un ordine di mezzL 
per otteiiere iiu dalo intento , in una jiarola, i principj plii 
inconenssi delF ideologia , gli element! clie potrelibero for- 
mare una storia naturale della jiotenza uniana t'lirono pres- 
soclie ignorati compiiitaniente dall" antore. Le veritii clie 
s' incontrano nelf opera sono alcuni triti assionii di lisica 
e di psicologla gia noti da parecclii secoli , avvolti in un 
nnovo gergo scolastico e intrectiati ad una sjiecie d* idea- 
lismo ultrameta/isico clie ha per fondamento una lunga se- 
rie dl deduzionl antilo<riclie e di false analogie. 

Maiiualc dl anatouua (lesciitdva del corpo unia/io. di 
A. L. G. Bayle doUore di mcdicuia e sotlobihlio- 
tccario della facoltd medica di Parigi , g'ul medico 
della casa reale di Cliarenton , menibro di molte 
soeietd scieiitifiche ecc, versione italiana del dollar 
fisico Lidgi Marieni con note ed aggiunte. Seconda 
edizione. — • Mdano , i833. coi dpi di Felice Ru- 
sconi , voliimi due, in 8° dl pag. vii 3i6 e Si". 
Prczzo lir. 8 uustr. 

Nello smercio de' libri avvengono singolarlta, delle quali 
nial puossi rendere ragione ; posciache talvolta il favore- 
vole accoglimento non e per nulla In rispondenza all" in- 
trinseco lore merito. Allorclie annunziammo la versione 
del ]Manuale di anatomia descrittiva del Bayle (V. Bililio- 
teca italiana, toni. 5i.°, agosto 1828, p. 262), avvertim- 
jno essere quest' opera assai inferiore al Manuale di ]\IekeI 
clie in quel medesiino tempo voltato in italiano dal dot- 
tor Caimi tra noi piu^e usciva. E quantunque allora altra 
traduzione del Bayle per Cesare Vassallo si pubjjlicasse 
in Pesaro , e successivamente ristampa della milanese ap- 
parisse in Alessandria pel Gabetti , nondimeno fu ora cre- 
duto buon consiglio ridursi ad una seconda edizione , nella 
quale il traduttore si die a conoscere, e diclilara non avere 
risparmiato fatica , allincho riuscisse meno Imperfetta clie 
Jjer lui si potesse. E pero si foce a ricorreggorla in sul- 
r ultima edizione dell' originale publjlicata dall" autore a 



143 ArPENDICE. 

Parigi nel 1827, ed in mold luoghl eljbela rifatta. Nelle note 
poi cancello iiiolte cose , sostitnitene altre piu necessarie , 
e cangiate , ricorrette ed ampliate quelle specialmente con- 
cernenti i muscoU e le ossa. Egli noii cl lia diibbio che la 
tradnzione e a snfficienza fedele , nia pare a noi die ri- 
tenga di troppo le guise dell' originale francese , le quali 
si scostano dal vero mode del dire e fraseggiare italiano. 
Spiaceci in appresso il vedere ingolfato il testo in tante 
note ; alcune delle cjuali potevano senza danno essere tra- 
lasciate , massiine che talvolta costituiscono il doppio della 
cosa, o vi sono a forza appiccicate. Ad onta pero di queste 
osservazioni nostre , egli non si puo negare die il signor 
Marieni attinse sempre a buone fonti , e miglioro non di 
poco il Manuale di Bayle , il quale cosi puo ora a non 
poclii, e massime a coloro che non amano o mal possono 
ricorrere ai voluminosi e dispendiosi libri di anatomia, 
riuscire sicuramente di vera utilita. 



3Ianuale di materia med'ica del djtlore in chirurgia 
Clemenlc Vigna. — Milano , i833 , per Antonio 
Foiitana , in 8.° di pag. 35o. Prezzo lire 4 aastr. 
Di libri elementari , e di manuali intorno alia materia 
medica ed alia farmacologia a' di nostri non e certo scar- 
sczza ; e di parecchi ne venne fatta nienzione in questo 
Giornale. Tuttavia il sig. cliirurgo Vigna diede opera a com- 
pilare il Manuale che ora annunziamo; su del quale cosi egli 
cspriraesi nel primo periodo della prefazione. " Nelia lu~ 
»/ singa, che questo Manuale possa essere bene accetto ed 
» utile agli studenti di medicina e chirurgia, i quali subir 
>i devono gli esami di materia medica , non che ai laureati 
>i ed a coloro che gia iniziati alia pratica incominciano 
» la loro carriera , ci ha fat.to intrapiendere questo lavoro. 
n II quale e diviso in due parti : contiene la prima la 
ti descrizione di ciascuna sostanza medicamentosa^ ilmodo 
.; suo di agire suUa economia (creduimo animale)-^ gli usi 
» terapeutici ; le difFerenti forme sotto delle quali si puo 
» usare tanto internamente che esternamente; la dose alia 
'I quale si amministra , ed in line la formola semplice di 
>> ognuna di esse seguita dalle sostanze incompatibili , dt 
" quelle cioe che contrarie tra loro non si debbono mai 
" usare in vcruna preparazione farniaceutica^ peicUe coila 



VARTE IT A LI AN A. I 43 

}> loro comhinazione o si dimlnuisce o si cUstrugge la po- 
,, tenza del rimedio principale , risultaadone un coniposto 
,/ vano, e talvolta anco pericoloso. — Nella seconda parte 
II air 02;getto di rcndere 1' opera piii gradita, e dL mostrare 
II con cliiarezza 11 vero modo di prescrivere ricette si sono 
• I esposte con ordine alfabetico buon nnmero di fonnole 
II inagistrali raccolte nei fonnolarj piii accreditati , ed in 
II varie altre opere di autori rinoniatissimi. n 

II piano sarebbe regolare ; nia 1" esecuzione parci die 
non del tutto vi corrisponda, e die Tautore siasi collocato 
nel letto di Procuste. Eccone le prove: " Acetato di animo- 
niaca neutro acetas ammonioe; spirito del Minder ero. Carat - 
tcrc. Inodoro di un leggier sapore quando e sciolto nelFac- 
fjna, di un sapor forte quando e concentrator, intieramente 
volatile al fuoco. — Qnesto riniedio fu celebrato come un 
eccellente aperitivo , diuretico, e sudorifero. Riesce di gran 
giovamento nelle felibri reumaticlie, ed in genere nelle af- 
fezioni catarrali, se si faccia prendere in una tazza d'ac- 
qua od in una tazza di the alia dose di una draninia fine 
alle due, anche piii volte la giornata. La poca eflicacia 
dello spirito di Minderero dipeadera dalla qualita e quan- 
tita deir aceto adoperato. Infatti questo riniedio preparan- 
dosi col versare 1" aceto sopra il carbonato di ammoniaca , 
iinclie si continua ad avere un' efFervescenza, egli e chiaro 
die sara tanto meno attivo, quanto joiii diluto, ed in mag- 
gior proporzione sara 1" aceto a tal line adoperato. — R. acet«t 
aminoiiioE vel spirit. Minder, unc. IV;, aq. jior. samh. unc. IV; 
oxyniel. simpl. unc. j. m. guinm. coclil. un. oinni biJiorio. ■ — ■ 
Sostanze inconipatiljili acido solforico , acido nilrico , il 
subliniato corrosive , ed il nitrate di argento. » I carat- 
teri deir acetato di ammoniaca qui riferiti dicon nulla , e 
per essi non s' arrivera niai a riconoscerlo. Non e pel 
coll' aceto ch' esse si prepara , ma coll' acido acetico :, ne 
la forza sua dipende dall' aceto, ma si dalla combinaziene 
neutra di esso aceto e dell' ammoniaca ; ed eve 1' aceto je- 
verclii si lia un sovr' acetato , e nen un acetato neutro. Ne 
in ogni aiFezione reumatica e catarrale puossi indistinta- 
nieiite questo farmaco adoperare , poiclie se le stomaco 
lie sia spccialmente 1' ofl'eso fa piii male die bene , ne 
e toUerato. Finalmente tra le sostanze incoiiipatibili collo 
spirito di Minderero importava si rlcordassero 1' acido ci- 
trico , i selfati , 1 niuriati e gli acetati , poiche di leggieri 
i meno csperti potrcbbero mcscolarveli. 



144 A P r E N D I C E. 

" Balsamo del copaiba ^ Ijalsamo o res'ina dl copaiva ; 
oleo-resi/ui copahu. — Questa piaiita ( il Ijalsamo ' ) cresce 
neir Indie orientali , ed in alciine parti del coiitineiite 
deirAnierica ineridionale. II sugo resinoso volgarmeiite detto 
Ijalsamo di copaiva stilla in quantita dalle incisioni fatte 
sul tronco della copaiFeiii, ecc. » La precisioiie non e certo 
vino de' pregi del IManuale del signor Vigiia ;, e in questo 
luogo tutto cio apertamente si vede. E del medesimo te- 
nore sono ad un di presso gli articoli tutti ^ ne' qnali so- 
vente lasciansi da banda alcune delle consuete preparazioni 
farmaceutiche. Cosi, p. e. , deiraconito non ricordasi che 
Testratto, della bella donna la sola polvere, della dulca- 
mara il decotto solo , ecc. Avvertiremo per ultimo die la 
dose deiracido idrocianico , copiata appuntino, com' e pur 
fatto di molti altri rimedj , dal Formolario di Magendie , 
e di molto esubcrante, per quello che un' ampia sperienza 
ci ha mostrato, e dalla quale esuberanza procedono i mali 
efFetti venutine , cagione della paura e della ripugnanza 
di niolti medicl nel prescrivere questo per altro, dato nei 
giusti limiti , croico fannaco. 



Dizioriario ostctrlco ad uso dclle levatricl, del dottor 
L. P. — Blilano , 1 833, presso Lidgi di Qiacomo 
Pirola, ill 8." grande di pag. 258. Prezzo lir. 4. 

Questo libro non e un trattato alfabetico di ostetricia , 
jiia una ricolta de' termini di ostetricia e dei piu volgari 
di anatomia, di lisiologia e di alcune malattie della donna 
e de' bambini, non che delle formole medicinali , e di al- 
cunl altri vocaboli ch' essa ostetricia piglia a prestanza 
dalle altre scienze ed arti , e dei quali tutti e data o la 
semplice definizione o la spiegazione dell' idea che in se 
racchiudono. Alia definizione noadimeno di alcuni aggiu- 
gnesi ancora qualche descrizione , onde meglio chiarire la 
cosa o a metterne innanzi quella compiuta notlzia che pie- 
namente giovi all' istruzione della levatrice. Esso fu com- 
pilato per le giovani allieve della scuola di S. Caterina, 
qui in Milano , affinche nelle lezioni e nelle relazioni che 
fanno intorno i parti ed i puerperj comprendano il valore 
delle special! voci die odono , e che uclla pratica denno 
poi adoperare. 



I 



I'.VUTE ITALIANA. 1^!] 

Maiinale dl ostctiicla o trattato dclla sclcnza c dcl- 
r arte del parti , contencnte t csposizlone dclle ma- 
lattlc delta donna e del neonato e seguito da lui cotn- 
pcndlo sul salasso c sidla vdcclnazione , dl Antonio 
Ducks prof, alia facoltd di viedicina di Montpcl- 
lier , ccc. Prima traduzioae itidiana dclla scconda 
cdizionc francesc arricr/uta dulluutore di niolte (ig~ 
giunlc , (/' intercssanti cangianienti e di tavole in 
rauic. — Milano, i833, Vincenzo Fenaiio, in 8.", 
dl pag. S-'i , eon trc tavole in rarne , a spcse dl 
Francesco Toscanclli di Torino, lir. 5. So ital. 

L' opera originale francese del sig. Duges e per ogni 
rispetto commendaljile. La traduzione poteva essere di iiiolto 
niigliore. Le tavole noii riescono seaza pregio. Essa veaue 
gia pul^blicata a Bologna nel 1882 : la presente nou e 
clic una ristampa. 



Elogio del dottor fisico Lidgi Nuvolctli , letto nel teatro 
scientifico dell I. R. Accademia di Mantova il 20 
scttcinhre 1002. da Andrea Cristofori /nantovano, 
dottore in medieina e china gia. — Milano, i8o3, 
per Antonio Foiitana , in o." di pag. 3o. 

II dottor Nuvoletti clic iiior\ neiragosto i833, fa medico 

distrettuale in Roncoferrai-o. Prima die il dottor Sacco 

I pigliasse tra noi a diffondere la vacclnazione, egli avevala 

gia praticata nel corso di pochi mesi sovra l^en cinqne- 

cento fanciuUl. Oltre alia medieina coltlvo con amore anclie 

la filologia e le Jielle lettere. Alia molta dottrina aggin- 

gneva dovizia dl virtu morali ed nn umllta di cuore clie 

lo trattenne dalP aspirare a qnegli avanzanienti, de' qnali 

era somniamente degno. II sig. Gi-istofori bene quindi opero 

nel tributargli pnbhlicamente le dovute laudi. Parci pero 

clie questo suo elogio non sia scritto senza certa pretesa , 

e clie lo stile riesca ]:)inttosto intralciato, goniio e quasi 

1 direbbesi caricato. " Ferveva piii cbe niai a que'giorni 

I la cura del niemor;mdo trovato clie doveva salvare Tuma- 

j nita da quel morbo crudele, il quale assalendo la vila 

r ne'suoi piii intimi ed importauti ricctti, dovunqiie menava 

I stragi e rovinc: e la sapienza de" Covei'iii ;, a cui tarda va 

Blbl. Ital T. LXXllI. 10 



1 j.6 A 1' P E IT D i C E. 

vivamente la prosperita e la salute tle'popoli, comaadava, 
incoraggiava, prometteva, offeriva , a clie nella possente 
arraa cli Jeiiner rompessero una volta gli sforzi di quel 
mostro, clie, a rendersi anclie piu spaventevole e funesto, 
trasceglieva le sue vittime nella nasceute posterita >; (p. 12). 
" Nulla diro de' Volta , de' Bi-ugnatelli , de' Carmiiiati , de' 
Raggi, de'Borda, de'Manglli, carl nonii che io rammemo- 
rare non posso senza altamente commuovermi, per essere a 
me pure toccato in sorte di assidermi discepolo di cotanto 
senno ; e per avere la morte mietuto tutte queste palme 
sublimi , onde 1' Italia andava si glustamente superlja. In 
tanto arringo pose le giovani orme il nostro Nnvoletti ; il 
quale per avere di poderose sclniille fatto gia balenare 
r ingegno , in si grande opportunita. di precettori e di stu- 
dj , doveva mettere tale fiamma da fame presagire quel 
valoroso clie poscia in fatti divenne. Gia preso aveano 
que' dottissimi a prediligerlo , e ad appianargli con ispe- 
ciale amorosa cura lo scabro sentiero di quell' arte lunga 
promettitrice di grandi vantaggi, e di fama unicamente a 
coloro, i qiiali chiamati sono;, e clie sopra il garrulo squil- 
lante cicaleccio si levano anzi tempo iu quell' alta sfera di 
ragioiie filosoiica, dove e pure glorioso talvolta confessare 
di non conoscere cio che soverchia il senso dell' umano 
intelletto ;/ (pag- 8). Questi due branl bastino per dimo- 
strare 1' asserzione nostra. 

Elemenll di inlneralogia applicati alia mediciaa c alia 
fannacia di T. Antonio Catullo prof, di storia na- 
fnralc speciale iiclLI. R. Universitd di Fadoca err. — 
Padova , ]o33, cd tipi della Minerva., in 8.° Vol. 
2. in tiitto di png. 5 1 2 con due tavole in rame. 
Prezzo lir. 12. 

Mancava a' giovani , die nolle nostre scuole si applicano 
alio studio della mineralogia , un liJjro clie secondo i loro 
bisogni trattasse di questa scienza , pcrche la Mineralogia 
del Tondi , la quale per nierito e recente pubblicazione 
potrebbe proporsi a chi fosse voglioso di niineralogiclie 
istruzioni, e pressoche sconosciuta nell' Italia superiore, e 
-non vi si trova punto in commercio. Quindi doblnamo ral- 
legrarci die un dotto qual e il prof. Catullo, che spese 1' in- 
tera sua vita nelle occuj>axioai mineralogiche e geognostiche. 



PARTE ITALIANA. I47 

die tanto contrlbui ad illiistrare la geognosia e la zoo- 
logia tbssile delle venete provincic , cui nella celelire Uni- 
versita di Padova e alfidato V insegnameiito della inine- 
ralogia , si assumesse T incarico di supplire alia suddetta 
inancaiiza, e vi soddisfacesse colla pubblicazione degli Ele- 
uicntl clie si aniinnziaiio. 

Qiii'sti Elenieuti ci cfTroiio la dcscrizlone delle specie 
niineialogiche per quanto i progressi a cui e stata siiii> 
a' temi)i attiiali coiidotta la scienza ne ha fatte couoscere. 
E tal dcscrizlone , a fare o a ben intender la quale glL 
stndiosi vengono istrutti da i\n Trattato delle propriety 
lie' ni'iieniU ad essa premesso , vi e condotta coir ordiue 
segnente. Al nouie della specie presa a descrivere succedo- 
no , scritti in corsivo , i nomi de' siioi notabili caratteri , 
e ciascnn d' essi e seguito da una succinta dichiarazione 
basievole a signiiicare qvial sia nella stessa specie pro- 
j>osta , e cosi come un distintivo sen reada. Segue uu 
])rospetto de"* risultanienti dell' analisi cliimica cui la so- 
stiinza f'n sottoniessa. Parlasi dopo delle varieta della specie 
cosi rispetto alle forme come rispetto a' colori , del gia- 
ciniento geognostico della luedesiuia , de" luoglii donde e 
dato raccoglierla , dcgli usi a cui si prejta e massime dei 
farmaceutici e inedici. Se il minerale e nietallico , e tale 
clie soglia assoggettarsi a nietallurgico trattamento , vien 
fatta di qnesto mcazione : si agglunge da ultimo , quandu 
occorra , un' appendice per insegiiare a conoscere la pro- 
jjosta specie non piu disgiunta dalle altre, ma, come suol 
trovarsi in natura, mista ad altre sostanze luinerali. 

11 metodo niineralogico secondo il quale le specie sono 
disposte, e quello dell' Hany , comunque 1' autore il di- 
chiari, e sia veramente, bisognevole di emendazione. Ma 
e dell'aver prescelto questo metodo tanto pin semplice 
d'altri cui si sarebbe potuto dar preferenza , e del noix 
"aver traitate le cose cristallograiiche e chimiche attenenti 
alia mineralogia con que' speciali riguardi che tanti natu- 
ralist! a' nostri tempi loro concedono , lo scusa 1' essersi 
voluto adattare alia condizione de' giovani chiainati alia 
sua scuola , die sono farmacisti cui mancano le istruzioni 
fisiclie , e stndenti del primo auno del corso medico cui 
mancano ancora le chimiche. Quindi quest' opera non tanto 
serve a rappresentare la condizione actuale della scienza 
mineralogica , quanto ad apprestarne in modo facile i 
maieriali a culoro cui c dcstiuatn. B. 



1^8 APPENDICE. 

Osscrvazioiii eil espeiiciize sopra una corrcnte d' aiia 
iiifLcnnuKthilc manifestatasi in lui pozzo aitesiano die 
si sta costrucndo in Gaidrine , isdinlte c detlate per 
comando deW Eccelso Presidio di Qoverno dal dott. 
Qaspare Ghirlanda regio medico di dclcgazione e 
segrctcirio perpetuo dell' Ateneo di Trcviso ecc. — 
Treviso ^ i833, lip. Andreola , di pag. 06 in 8.^ 

Non cl arrestereino, nel render conto di questo opusco- 
lo , a raccoglierne per disteso la descrizione del singolare 
feiioiiieiio die ne forma il soggetto , perclie gia bastanti 
relazioiii ne diedero i pubblici fogli e gli scientilici gior- 
nali. A noi basti il dire clie allorquando nel far lo scavo 
del pozzo artesiano di Gaiarine ( grosso villaggio del Tri- 
vigiano , nel distretto di Conegliano ) si giunse alia pro- 
fondita di iio piedi , avvenne clie nel ritirar la trivella 
s' incontrasse alia profondita di 76 una gagliarda resisten- 
za , la quale non fu superata senza che si facesse in fondo 
al tubo sentire un forte gorgolio , susseguito da notabile 
sprnzzo d' acqua limacciosa, e sprigionamento d' aria in- 
iiammabile. Ripreso poscia il lavoro , e spinto innanzi lo 
scavo rinnovellossi, ad ogni rlalzar della trivella, a ugual 
profondita lo stesso impediniento , e sempre piu crescenti 
lo spruzzo d' acqua e lo sviluppo d' aria. Quando , dopo 
alcuni giorni di lavoro, il foro giunse ad essere approfon- 
dato di altri 20 piedi, 1' acqua mista a sabliia cd argilla 
sail con impeto ad altezza maggiore di 3o piedi, e Taria 
uscente con essa diede origine , jioiclie fu accesa , ad una 
jnagnilica liiupidissima fiamnia , piii alta che non fosse il 
getto acqueo , e di base si ampia clie il diametro ne era 
uiagglore di 6 piedi. Queste cose avvenivano verso la fine 
di maggio i833, e fu verso la raeta del successivo giu- 
gno clie il dott. Ghirlanda recossi, come n' eblje T incari- 
co , a visitare il detto pozzo artesiano. Trovo clie tuttavia 
uscivane aria infiamuiabile , lo sviluppo della quale a dir 
vero era scemante , uia forse per sola causa dell' ostruzione 
del foro inferiore non per anche assicurato in quel pozzo 
da gueruitura di tul^i. II dott. Ghirlanda avendo raccolto 
il gas neir apparecchio idro-pneumatico elibe a valutarne 
la copla a 144 poUici cubici per minuto. L' esame fattone 
col ri|3etcro T esperienze a cui era gia stato assoggcttato , 
e coir istituirue di nuovc , diiuostro ch' era un misto di 



IWRTr. 1TAI.T\^V. 149 

gas idrogpno carlionato e dl gns acido carbonico ( nella 
jiroporzione di circa 4 ad i ) iion senza agginnta di gas 
ossido di cai-honio , e la geiicrazlone di tali gas scnibra , 
per le bnone ragioiii che il dott. Ghirlanda no adduce , 
doversi ascrivere a petrolio che si scomponga. Furoii essi 
trovati scevri di zolfo , ond' e che a gran torto fa detto 
che il gas idrogcno solforato ne componesse la niaggior 
parte. II sig. Ilericart de Thury chejfcjcgli Annah di clii- 
mica e fisica di Parigi pnbblico una r^izione del fenomeno 
di cui ci occnpiaino , sicconie gli fu trasmessa d:il coiite 
di Porcla per cura e lilicralita del quale si esegui io scavo 
che fu origine dello stesso fenomeno, adduce varj esempi 
occorsl In Francia di sviluppo di gas idrogeno solforato in 
conseguenza d'' escavazione di pozzi artesiani. ■ B. 



IstUuzlniii d idranlica teoiico-prtiUca del cuvallerr 
Antonio Cocconcellt profcssore di, mcccanica ap-^ 
plicata nclla diiccde Universild di Parma . consul- 
tore idraidico ^ diretlore s^enercde dcllc fubhiiclie, 
acqiLC e stradc , socio cf illiistri Accadendc </' Ita- 
lia. — Parma, 1882, dalla stampcria Rossctti. 
volume i.°, fascicolo i.°, in 8.° con due tavole in 
rcnnc. 

Per qnanto ne e sembrato da una rapida Icttura di 
questo prinio fascicolo, la presentc opera e degna dell" Au- 
gusta Donna a cui e dedicata (S. M. la Dnchessa di Parma) 
e deir autore del ponti del Taro e dclla Trelibia. In questo 
fascicolo , do]70 alcune stringatissime e succosissinie Nozioni 
prelimiiiari che dimostrano la lucidezza dell' intellctto di 
chi le scrisse , e com' egli signoreggi la materia di cni 
tratta , i." parlasi dell' origine dei fnmi: 2." di quella delle 
fond e delle acque correnti ne' fiuinl dalle piogge e nevi li- 
quefutte : 3." Si fanno alcnni probkmi die apparteagonn 
all' origine de' fiwni; 4.° si danno alcuni metodi prndci per 
iscoprire le sorgenti ; 5." si parla della Rahdoinanzia e della 
bacchetta divinatorin ; 6." dei pozzi forad : 7.° degli (dvei del 
tonend e deifiumi; 8.° delle materie che trasportnno ifiumi; 
9.° della tordLOSita degli cdvei e degli effetti ch' indi ne de- 
rivano. 

Tutta r o])era sara divi>;a in tre vohmii. Ci riserbiamo 
• parlarne j>iii anipiaiuciitc allorche '<nr;i oompila Ora ci 



lOO A.PP. PARTE ITAMAXA. 

limitiamo a dire, die ne sembra lavoro ill m.ino maestra; 
ma clie tornerebbe ancoi" piii gradha a" snoi lettori die 
fosse accompagnata da piii ccrrezione di stile e di stampa. 
Desideriamo die il ch. antove esaniinl se il dire di asso- 
luto al § 4 clie i moiiti iion preseiitano interne cavitU sia 
in perfetta armonia col fatto , vale e dire colle molte 
grotte , coi laglii profondl die si trovano andie sulle cime 
di essi , e specialmente colla Cavema naturale di Carrara 
diianiata cola il Tanone , se ben ci ricorda, entro II quale 
si discende per una profoiida cavltii sine al margiue di un 
picciol torrente o fiuuiicello sotterraneo. 



VARIETA. 

Croivaca delle srienze, leTLcre , aril, islriizioiie 
e pubbllca economia in Italia. 



DUCATO DI PAUMA, PIACENZA E GUASTALLA. 

Farm A. — V oi cliledete come stian da nol lettere ed arti: 
io rispondero die , quanto a lettere , puo sperarsi di vedere 
in questo 1884 se non alibondante ricolta , alnieno qual- 
che nianata di spiglie ; e die , qnanto a belle arti , tutti 
gli aniici al nostro paese avranno a grandemente rallegrarsi. 
A buon conto sara iinito tra l^reve il Vocabolnrio topogra- 
ilco dei Ducati. Sara compiuta la scelta dei discorsi sacri 
tlel P. ab. Garbarini , e quella pure delle iscrizionl del 
Tonani con un''appendlce posiitma. La descrizione dei piu 
important! quadri della nostra Galleria incominciatasi a 
pubblicare sotto il norae di Fiore , con le tavole intagliate 
presso quel vero e splendido decoro nostro Paolo Tosclii, 
sara crescluta d' alcun altro fascicolo. 

Sara aperta al pubblico una gran sala capace di circa 
trentamlla volumi , fabbricata in foggia del tutto nuova , 
]ier glunta alia Biblloteca. Essa riuscira un monuniento 
assai caro a Parma p percbe rendera plii consulerevole la 



V A R I r, T A . I o r 

bellissliiia Blljllotoca nostra, e perche e opora sorta dalle 
inani di nosiri. Condotta clie siasi a compiinento, non si 
tralascera di pnblilicare la descrizioue della sua forina, e 
degli ornati , e dei dipinti de' qiiali sara fregiata. E ria- 
perta agli esercizj de'divoti, e degli studentl deir arti belle 
sara una chiesa stata lungainente negletta che nomiiiasi di 
Saiita Maiia cirl Quartiere. Operati che in essa siansi i ne- 
cessarj resLauramenti , non dimentichero , se altri in prima 
non lo avra fatto, di darvi accnrata descrizione dell' arclii- 
tettura di cjnesto tenipio e delle insigni pitture che lo or- 
nano. Ma soprattutto anderenio noi content! nel vedere con- 
dotta a termine la facciata del Dncale Palazzo, non tanto 
pel vago aspetto che pnsentera , quanto perche vedrassi 
tntta fregiata de' bei marmi che per nn providissimo e 
iodevole coniandamento sovrano furon fatti cavare dal no- 
stro snolo medesimo in cui molti se ne rinchiudono di non 
comnni e apprezzate qnalita. 

Necrologie. — La citta nostra nello spazio di nieno di due 
mesi ha dovuto lamentare la perdita di due persone grande- 
incnte benemerite. Tuna delle lettere latine , F altra della 
utile ginreprudenza. II P. ab. Tonani ci nianco nel giorno 
17 novembre p.° p." L' avvocato prof. D.Francesco Mizza 
cav. delFordine di S. Giorgio ci fn tolto nel di 5 genuajo 
corrente. E superflno il f;ir qui elogio alia sapienza e alle 
virtix del primo, poiche e pubblicata l" orazione fnaejjre 
con la quale ne onoro le eseqnie nn confratello di Ini , 
il P. ab. Garbarini degnamente celebre. E farebbe ngnal- 
mente cosa superflua clii parlasse intorno al secondo, giac- 
che si attende la pubblicazione dell' elogio tessutone dnl 
nostro elegante scrittore av^tjcato Ferdinando ]\Iaestri. Diro 
soltanto che anche la Memoria del IMaz/a sara tra noi 
perennemente lodnta , e che come la riputazione del sin- 
golar valore di lui in leggi canoniche e civlli faceva 
cir egli fosse di continuo cercato , e quindi utile al ben 
pnbl)lico, cosi la bella indole, e l' eseniplare onoratezza il 
readevano carissimo a tutti. E aggiungero che perlino 
nelle estreme ore della vita egli diede a conoscere quanto 
profondamente sapesse, quanto fosse consumato negli studj 
forensi. Tratta al delirio la mente di liti dalla forza della 
nialattia due giorni prima che spirasse , ei non facea pa- 
vole che di quistioni giuridiche. E talvolta il ragionare ne 
era seguito e prolungato di raodo che pareva che dettasse 



i52 ^' A r. T i: t a . 

dalla cattcdra doUa scuola ai giovani cUscepoli del profitto 
de' quali fu sempre tenero grandemente. Ho voluto accen- 
iiar cio perclie, come dissi, mi pare la massima prova di 
profoiidita di sapere, e perche so non essersi questa cir- 
costanza iiotata in que' discorsi di lode die la morte di lui 
trasse prontamente di Ijocca agli amlci quasi a sollevare 
il dolore clie loi* cagioiio la pex'dita lacrimevole e dannosa 
di si illustre nostro cittadino. 

(Da lettera da Parma 28 gennajo.) 



DUCATO DI GENOVA. 

Genova. — Le lettere latlne lianno fatto una perdita 
irreparabile nella persona del prof. GagliiilTi raorto in Novi, 
nel dncato di Genova, nel mese di feljln-ajo in quest' anno. 
Fu quosti uno di quegl' ingegni straordinarj clie di tratto 
in tratto compariscono sotto il cielo d' Italia, e benclie 
talvolta straniera sia la loro origine , nulla , da cio in 
fuori, debljono alia loro patria ; perche cresciuti ed educati 
tra noi, trovarono nel suolo ove furono traplantati quanto 
bastava a fecondare e condurre a maturita i semi del loro 
ingegno. Nacque Faustino Gagliurti in Ragusi, e trasferi- 
tosi ancor giovinetto in Roma fu istituito nelle lettere 
ne' CoUegi de' padri Scolopj , dove non tardo a manifestare 
le prime scintille di quel genio che avreblje gettato tanta 
litce a eta piu matura. Fioriva allorn in quel religioso 
istituto il padre Solari, tanto celebre ^^er le sue niirabili 
traduzioni de'poeti classic! latini, il quale , conosciuto per 
tempo il raro ingegno del giovinetto , nulla omise e col- 
r esemjjio e colla dottrina per ispirare al suo allievo il 
gusto della lingua greca e latina. Forse il geniale influsso 
delle aure del Campidoglio rivolsero la propenslone del 
GagliufH per quest'ultima deUa quale divenne si fattamente 
preso e adescato, che da quell' epoca in poi non avendo 
niai intermessa la lettura degli aurei scrittori del secolo di 
Augusto ripeteva sovente con Orazio : 

Oh Matre pulchra filia pulchrior. 
Sbalzato a Parigi nel liore di sua eta per le vicende poli- 
tiche , clie tanto travagliarono 1* Italia in sul cadere del 
secolo passato, null' altro manco al Gagliuffi per essere 
soggetto di universale applauso in quella capitale, die 
t cnipi piu tranquilli e piii cstesa coguizione delia lingua 



V A. R I F. T a' . 1 53 

del La/lo in que" colli abitanti. Imperocclie trovandosi in 
quel torno di tempo in Parigi il fanioso improvvisatore 
Gianni , avvenne piu d' una volta , nelle piii scelte e nu- 
merose assemblee dl quella vasta metropoli , clie il Ga- 
gliuffi tradnsse in bei versi latini le lunghe sequenze di 
ottave esteuiporanee, uscite appena dalla bocca del poeta, 
cd ebbe in seguito occasione dl rinnovare questo spettacolo 
in Geneva, ove le relazionl contratte in Parigi lo condus- 
sero, e dove trovo si cortese accoglienza die vi passo gran 
parte di sua vita, godendo di averne con questo acquistata 
la cittadinanza. E fu qui veramente, dove in seno dell'ami- 
cizia, dato pieno sfogo al suo ingegno maturo nello scri- 
vere , e piii sovente nell' improvvisare in ogni maniera di 
versi latini, divenne soggetto di ammirazione di quanti 
nazionali e stranieri si avvennero a que' suoi poetici ci- 
menti de'quali Elide stessa sareljbe stata gloriosa. E perclie 
nulla mancasse ad uno spettacolo die raro assai si pre- 
senta anche in Italia , accadde talvolta die i carmi , a 
tema dato da qualche incredulo forestiere a' piu rinomati 
tra' nostri poeti estemporanei, fossero in grazia di una por- 
tentosa niemoria tosto ripetuti da un illustre avvocato 
genovese (i), e senz' altro indugio sorgesse terzo in tanta 
maraviglia il Gagliulli a renderli nell'aurea lingua del 
Lazio. E parlantlo d' illustri improvvisatori , due soli vo- 
gliamo nominarne die valgono per tutti , il Gianni e lo 
Sgricci. Quest" ultimo iiel sentirsi ad epilogare con lunga 
elegia una sua applauditissima tragedia // Crispo , datagli 
a tema improvviso in casa il cav. Beramendi , in allora 
console di Spagna , partecipo di quello stupore ch" egli 
aveva prima co"" suoi versi risvegliati grandissima nella 
dotta udienza. 

Oltre questi straordinarj saggi del suo ingegno, a' quali 
il Gagllujh a ridiiesta di amici si prestava di buoiia voglia 
in soleniii occasioni, altri gli erano abituali nell' usare 
ch'egli faceva nelle piii distinte case di Genova, ove epi- 
grammi e distici, ed elegie, ed ogni genere di poesia piii 
rimessa gli tiorivano per cosl dire sulle labbra. Ne si creda 
die tanta facilita tornasse mai a scapito della purezza^ die 
da quella mente nudi-ita costantemente negli scrittl di TuIIio 
e di INIaronc nulla si conccpi\'n , c nulla potcva uscirne 

(l) II prof. aw. Niccoln Ardizzoni. 



>^-- 



1 54 V A E I E T a'. 

che non vestlsse i modi, partecipasse della purezza delle 
sorgenti da cui derlvava;, e se coloro cui non venne fatto 
di udirlo, ammirano I'aurea vena che scorre ne' suoi versi 
stampati, come a dire p. e. la navis ragusina, sappiano che 
questa stessa vena scorreva ne' suoi improvvisi colla difFe- 
renza che nella prima e un ruscello che susurrando scende 
lambendo le sue sponde smaltate di iiori, ne'' secondi e un 
vivissimo zarapillo che sgorga dalla piena di una imagi- 
nazione concitata. Pertanto se noi non possiamo interamente 
conformarci aU'opinione dell' elegante scrittore dell" articolo 
necrologico inserito nella gazzetta di Genova, cioe ciie nes- 
suno dopo il secolo di Leon X conobbe il latino piii del 
Gagliuffi , che certo in quel lungo torno di tempo molti 
ne vissero , e ne vive anclie oggldi taluno per la gloria 
d' Italia (i) che di molto lo superb in dottrina, certo nes- 
sitno, ne la storia, ne memoria d' uomini ne ricorda che 
gli stesse a fronte in facilita, accoppiata a tanta purezza. 
Limitandoci qui ad accennare qual fu il Gagliuffi e come 
letterato , e come poeta , lasciamo ad altri la cura di dire 
quale e quanta fosse T amenita del suo conversare , che lo 
rendeva la delizia delle societa ov' egli usava , e ne uso 
di nioltissimo . E qui si presenta la quistione , altre volte 
mossa sul conto d'ingegni di simile tempra : se una vasta 
erudizione , e una profonda dottrina avrebbero potuto in 
lui accoppiarsi con quella portentosa facilita di poetare, e 
con un' imaginazione tanto piii feconda, quanto spedlta da 
ogni legame: e forse era un bisogno per lui il tenere questa 
in riserljo, distraendola colla varieta di scene che presenta 
la vita sociale nelle grandi citta. Certo e che fa sorpresa 
il saperlo cosi innamorato di Marone che si direbbe aver 
avuto in comune con ess o le passioni e la vita , e che a 
nessuno meno che a lui convengono que' divini versi del 
Mantovano ove tutta dichiara la sua anima dicendo: 
Hura mihi et rigid placeant in vallibus amnes ; 
Flumina amem sylvasque inglorius. O uhi campi 
Sperchiusque et vi'giiiibiis bacchata laccenis 
Taygeta ! qui me gelidis in vallibus Hcemi 
Sistat , et ingenti ramorum protegat umbra! 

(i) V. L'aureo libretto clie si direbbe scritto al tempo d'Angusto, 
Caroli Boucheroni de Thoma Valperga Calusio , di cui qnesto gior- 
nale diede mi siinto nel qiiaflerno di novenil)re p-" p.° tonio ~2.°, 
pag. I45- 



variety'. 1 55 

Qnefcti poclu cenni basteranno a far conoscere la perdita 
fatta dairiialia nella inorte del Gagliufli. Ed era tanto pid 
del nostro uflizio il ricordarne i pregi, quanto che i versi 
esteinporanei de' poeti , noa rinianendo le piu volte scrltti 
o staiiipaii , la posterita e sempre incredula sopra quanto 
le viene trasmesso in questo genere di straordinario e ma- 
raviglioso, se i conteaii)oranei non si producono presso di 
ossa come testiinonj di quanto e passato in faccia al pub- 
blico e alia loro presenza. D. V. 

( Da lettera da Genova 3 marzo. ) 



REGNO LOMBARDO-VENETO. 

Mii.AKO. — Termini della base trigonometrica della trian- 
golazione di Lomhardia rccentemente riconosciuti e iiwariahil- 
mente stahiliti con due piramidi di granito. — Allorche nel- 
ranno 1788 gli nstronomi di Milano furono dal Governo 
imperiale incarlcati della descrizione topografica della Lom- 
liardia austriaca , ri\olsero prima di tutto il pensiero alia 
misura d'una base trigonometrica di sufliciente lungliezza, 
la quale costituisse il primo lato della rete di triangoli da 
stendersi su tutto il territorio. Per tracciare quella prima 
linea fa scelta la vasta ed incolta pianura detta couiune- 
mente Bniijiiera clie fiancheggia il Ticino e dalle viciuanze 
del iSaviglio grande si stende lino alle colline di Soma. I 
juetodi scguiti , le diligenze usate , le difficolta superate in 
c[uesta faticosa e lina operazlone prima per allineare la 
base , poi per livellare e porre a perfetta coincidenza le 
perticlie ed inline per ridurre a temperatura fissa le mi- 
sure prese a diversi gradi del termometro trovansi minu- 
taniente descritti in una Memorla deirastronomo Francesco 
Reggio stampata nell' appendice alle EfFemeridi di ]\Iilano 
per I'anno 1794. 

La misura iw dagli astronomi eseguita due A^olte ; nella 
prima risulto di 80780 pieili parigini , 5 pollici , i linear 
)iella seconda di 80780 piedi, i pollice, 7 linee; ma queste 
inisnre prese a gradi di calore diversi debbono ridursi al 
grado 1 3.° del termometro di Reaumiu- , temperatura fou- 
tlameutale stabilita dagli accademici francesi al campione 
della tesa in ferro battuto. Avendo gli operatori avuto cura 
di notare ad ogni portata delle perticlie l" altezza d' un 
termomelro pnsto ad esse \icii'io. ed avendo ritenuta , ginsta 



1 56 V A n I K T \' 

1' espei*ien7a tlol La Condamine, la dilatazlone di una tesa 
di ferro per ogni grado di temperatnra di lince 0,0 t 1 5 , 
trovarono doversi aggiungere alia prima misura piedi 3 , 
pollici 8 e linee 4 ; ed alia seconda piedi 2 , pollici 9 e 
linee 10, cosicche la difFerenza die fra le due lunghezze 
non corrette era di pollici 3 '/a venne ridotta a soli pollici 2. 
Si ritenne duncpie per un medio, e trascnrate le piu mimite 
frazioni , la Innghezza della base di piedi parigini SoySi. 

La trovata Inngliezza non e ancora quella die costituisce 
il vero primo lato della rete trigonomeuica die si deve 
immaginare come progettata sopra una sfera la cui svi- 
perficie sia un prolungamento della superficie del mare; 
per ottenere questo lato conviene ancora applicare alia 
base due correzioni dipendeiiti dall' elevazione dei due ter- 
mini di essa sul livello del mare. Fatti gli opportuni cal- 
coli, si trovo la lunghezza ridotta di 8078 i piedi, 11 pollici. 

Nel precise punto del principio della base ( il quale fu 
stabilito sul margine settentrionale del cavo detto ii Pan 
perdiito e sulla direzione della linea die va dal campanile 
di Nossate al coro della cliiesa parrocchiale di Mezzana ) 
era stata collocata sotto terra una colonnetta di pietra , 
murata in calce nel mezzo della quale era segnato in me- 
tallo il punto preso per centro. AU'altro estremo poi, com- 
pita la misura , si costrui lino a fior di terra un pilastro 
clie portava scolpito in ottone il punto di limite , avuta la 
cautela di lasciare per ogni evento un altro segnale nascosto. 

Questi due termini , copertl da sottile strato di terra , 
sarebbero stati sufficienti a perpetuare Teseguita operazione, 
se le brughiere lombarde avessero continuato ad essere , 
come lo furono per tanti secoli , afFatto abbandonate ed 
incolte ; ma una lodevole emulazione nata fra i proprie- 
tarj di quel terreni, ed ora maggiormente eccitata dagli 
onori e dai premj saggiamente compartiti dall' L R. Go- 
verno tende incessantemente a far cambiare la faccia dci 
luoglii ; c gia a quest' ora in molte parti ove poclie caj^re 
pascolavano le sterili ericlie della brugliiera veggonsi sor- 
gere folti bosclii , verdeggiare i prati e biondeggiare le spi- 
clie. Voile percio il Governo medesimo , die ad iinitazione 
di cio die erasi fatto in Germania , in Fraiicia , in Pie- 
monte , 1 termini della base fossero stabiliti da due pira- 
midi di gi-aaito di non molta altezza, ma di massiccia so- 
lidita, onde moglio resistcsscro alle ingiuule del tempo. 



A- A R 1 E T a'. 1S7 

Per mantlaro ad efi'etto f|iicsto j)rovido cUvisainento , 
couveniva prima di tntto ritrovnre i due segnali sepolti , 
i qnali a niotivo delle succennate luntazioiii del suolo piu 
uoa apparivaiio a lior di terra. Del termiiie australe si 
aveva cjualche indicazioae nelP allineamento clie abliiamo 
indicato ; ma cio nou bastava a far coiioscere precisamente 
il Inogo ove conveuiva cavare il terreno per ritrovarlo. 
Si penso duiique al segaeiite ripiego. In una situazione 
alcjuaato eminente e che si presumeva non dover essere 
niolto discosta dal terinine cercato si posto un teodolite , 
e con esso si misiirarono gli angoli fra tre oggetti riuioti, 
1 (fuali erano gia stati osservati molti anni prima siil punto 
precise del tcrmine della base. La dilTerenza fra le due 
determinazioni diede un indizio della dlstanza de" due luo- 
ghi di stazlone, e per via di calcolo si giunse a precisare 
la posizione dell'uno per rispetto all' altro. Si fece cavare 
il lerreao al Inogo cosi determinato , e ad una profondita 
mlnore d' un metro si trovo la colonnetta di circa 1 a cen- 
timetri di tliameu'o , ma disgraziatamente troncata e man- 
cante della lastra di metallo. Per restituirne il meglio che 
si potesse il punto del centro , fu la testa irregolare della 
colonna investita in un cilindro tornito di ottone , 11 cui 
ceatro A'cnne segnato con due linee in croce. 

Assai pill malagevole sarejjjje stata la ricerca con mezzi 
gcometrici dell" altro terniine , il quale non trovavasi piu 
in rasa campagna , ma in mezzo ad un folto ed esteso 
bosco. Gr incominclati tentatlvi vennero fortunatamente 
tronca'ti dagP indizj sommiiiistrati da un veccbio contadino 
di que' contorni , che quasi mezzo secolo prima avevti 
come giornaliero prestata agli astronomi T opera sua. Ca- 
vato il terreno al luogo clT egli indicava vicino alia cascina 
detta della Vallc in un bosco segnato nella mappa del co- 
uiune di Mezzana col niunero i338 , si rinvenne a molta 
profondita un piedistallo di granlto del diametro di circa 
quattro decimetri con piccola spina di ottone inipiombata 
nel centro . 

Trovati i punti, fu incaricata dell* esecuzione dei lavori 
la Direzione delle puljljliclie costruzioni di concerto con 
quella dell" I. R. Osservatorio. L'altezza totale de' due mo- 
numenti composti d" una Jjasc prismatica e d' itn cappello 
a piramide (]uadrangolare , fu staljiHta di metri 2,65 ^ il lato 
della Ijase di mctri \ijo. Tre cose poi ncU' esecuzione 



1 58 V A K I E T a'. 

iuiportavano sommainente ; i." clie le facce tielle plramidi 
fossero preclsaiuente orientate , noii per rispetto ai punti 
cardinal!, ma per rispetto alia direzione della base; a.° che 
i vecchi termini, die dovevano riuianere rinchinsi nel centro 
di esse , non fossero menomainente smossi od alterati du- 
rante la costruzione ; 3." che i vertlci delle due piramidi 
sovrastassero precisamente a pionibo sui centri dei termini 
snddetti. Per ottenere il primo scopo convenne aprire in- 
teraniente la linea atterrando gli alberi frapposti; opera 
assai nialagevole , essendosi dovuto ottenere il consenso di 
un gran numero di proprietarj , a cui quegli alberi appar- 
tenevano ; per consegnire poi gli altri due s' eblie cura di 
costruire i muri fondamentali e soprapporre le ]iietre clie 
costltuiscono la base prismatica delle piramidi , lasciando 
sempre nel mezzo scoperti gli anticbi segnali, indi di ca- 
lare vm filo a piombo sospeso ad nn sostegno indipendente 
dalla piramide, in modo die coincidesse coi centri de' sud- 
detti segnali, e per ultimo, sollevato lentamente 11 iilo, di 
fare scorrere con dolce movimento il cappello piramidale 
sua base, sin tanto die il suo vertice corrispondesse alia 
punta del filo a piombo. 

La centrazione della piramide australe ebbe luogo il 
di 10 ottobre dello scorso anno i833 , qnella della bo- 
reale il di 14 del successive novendire ; tre iscrizioni gia 
preparate dal defunto astronoino Cesaris , ed ora scolpite 
su due lati di ciascuna di esse , indicano T oggetto della 
misura della base, la sua lunghezza , T anno in cui fu 
cseguita, e quello in cui ne fu assicurata la inemoria coUa 
recente costruzione. Le iscrizioni sono le seguenti: 

Piramide australe, faccia meridionale. 

JUSSU • ET • AUSPICUS • JOSEPHI • II • AUGUSTI 

HINC 

DUCTA • EST • VERSUS • EOREAM 

MENSURA • BASIS • PEDUM • PARISIOR • ^|;^ /^^ f^ DCCLXXXIII 

AD • GEOMETRICAM • DESCRIPTIOls'EM • INSUBRIAE 

OPERE • SOCIALI • ASTROXOMORUM • MEDIOLANENSIUM 

ANNO • MDCCLXXXVIII (*) 

(*) In luogo del segno ccloo pin conuniemente usato per espri- 
niere dieciniila, per econoiuia di spazio si e adoperato in cjuesta 

iicri^ionc il scgiio //j^ , dt-1 quale abbi.uuo V ebcuqno nclle cifrc 



V A R I E T a'. 189 

Faccia settentrionale 

rROVIDENTIA-D-N-FRANCISCI-MMPERATORIS- ET- REGIS 

IN'E • PEREANT • VESTIGIA • PUNCTORUM 

QUIBUS • DEFINITUR • BASIS • TRIGONOMETRICA 

MOLES • SUPERSTRUCTA • ET • AXIS • PYRAMIDIS 

PRAESIDIO • SUNT • ET • MONUMENTO • OPERIS 

ANNO • MDCCC XXXIII 



Piramide borcale, faccia horeale 
L' iscrlzlone jirecedente ripetuta 

Faccia australe 

HUC • IN • AXIDE • PYRAMDIS 

PERTINGIT • PUNCTUM • BOREALE • EXTREMUM 

BASIS • TRIGONOMETRICAE • BIS • ACTAE • AD ■ MENSURAM 

AB • ASTRONOMIS • MEDIOLANENSIBUS 

ANNO ■ MDCCLXXXVIII • 

Bastandoci dl avere in questo Ijreve articolo annun/iata 
r esecuzione di quest' opera importante ci riserbiamo ad 
esporre in un altro luogo le osservazioni degli angoli che 
servirono ad assicnrare 1' identita del luogo degli antlcliL 
e dei nuovi termini (pel quale oggetto fn necessario aprire 
un' altra liuea visuale a traverse ai bosclii ), la livellazione 
di tutta la llnea della base , il confronto di essa con quella 
dedotta dalle mi sure trigotiometriche di Francia, il para- 
gone fra il modello della tesa e quello del metro , e final- 
niente le piii minute avvertenze clie dovrebbero usarsi , 
nel caso che si volesse ripetere Tintera misura, onde tentar 
di raggiungere il raaggior grado possibile di precisione. 



deir insigne lapide albana di Quinto Pedio (V. Mariui , Iscrizionl 
anticlie delle ville e dei palazzi Albani, pag. 1 ) ; il uiinicro poi 
qui registrato segna la distanza assoluta , in piedi parigini alia 
temperatura di ]3 gradi, dei vertici delle due piraniidi e uou 
quella ridotla alP orizzoate ed al livello del marc. 



l60 V A R 1 E T a'. 

Monumcnto Girotti. — Non fa raolti gionii die I'l. R. Ac- 
cademia delle J^elle art'i , Interprcte della pubblica ricono- 
scenza , eresse nelP androne della gran porta d' ingresso 
deir I. R. palazzo delle scienze e delle arti un monumento 
alia menioria di Ranieri Girotti orefice niilaiiese, die per 
testameiitaria disposizione lego un. annuo preuiio di lire 
trecento niilanesi per incoraggianiento de' concittadini stu- 
diosi delle arti del disegno , da distrlbuirsi in via di con- 
corso neir epoca stessa , in cui suole aver luogo la distri- 
Jjuzione dei prenij instltuiti dalla sovrana inuniticenza. 

II monumento e scolpito in marmo di Carrara di seconda 
t|ualita, e ricorda esso pure a termini dell'analogo programma 
pubblicato dairAccademia il giorno 3o agosto 1 833 un premlo 
ottenuto per concorso insieme al prezzo dell' opera dal gio- 
vane scultore Gaetano Motelli: s'innalza sopra dJversi dadi 
la base in forma di piedistallo, in cui si legge una iscrizione 
italiana succinta e cliiara nel tempo stesso, qual conveni- 
vasi onde manifestare ai concittadini 1' atto del beueflcio 
per cui venne questa memoria eretta. Al di sopra del ba- 
samento e impostata una lapide di forma monumentale, 
coronata da na timpano con antefisse , nel di cui mezzo 
sta superiormente inlissa 1' efiigie dell' onorato a modo di 
inedaglia, e lateralmente sono collocate due figure femmi- 
nili grecamente panneggiate , sporgenti ne' lati per quasi 
tre quarti della persona, die sostengono un festone di 
fiori e frutti die gira sotto 1' accennato ritratto. Ci fu ta- 
luno die giudico queste due figure troppo simmetriclie, sia 
neir atteggiamento cite nel partito: per nostro avv'iso pero 
ci sembra die dovendo esse servire ad uso di decorazione 
semplicemente architettonica, coUo svariarne le attitudini 
e la posa di ciascuna non avrebbero cospirato a formare 
quel tutto armonico delle membrature a cui sono desti- 
nate. Ne altrimenti le trattarono gli anticlii allordie loro 
occorse di decorare con figure tripodi , are e tiitti quegli 
oggetti cli' esigevano una simmetrica disposizione. 

Statua di S. Anihrogio. — • Quel cittadiuo die fa tesoro 
de'risparmj , sottratti ai maggiori comodi della vita per 
consacrarlo a qualclie uso pubblico, il quale ridondi sia a 
sollievo de' suoi simili , sia a maggior decoro , o restaura- 
zione dei patrj monumenti , certameute ha diritto a bella 
rinomanza ed alia gratitudine dogli aniiiii geutili. Di tal 
distiuzione ben degno stimiamo il iiobile signor Giuseppe 



r A R 1 E T a'. i6r 

Fossani colP aver non solo fatta rinnovare a proprie spese 
la doratura della statua colossale della Madonna che so- 
vrasta alia grande aguglia del nostro Duomoi nia coll' aver 
fatto non lia guari scolpiro in marnio una statua siniil- 
niente colossale di S. Aiiilirogio per essere sostituita sul 
nudo piedistallo , posto a piedi della torre dell' orologio 
nella piazza de" Mercantl , a cp.iella che altre volte vi esi- 
steva di Filippo II e die trasforinata nelle trascorse vi- 
cende in altro personaggio venne poscia infranta. 

Ne di questa sola lode ci sembra meritevole il di lui atto 
generoso , clie un' altra a nostro avviso gli e dovuta per 
avere stimolato eziandio un giovane ingegno a far di se 
bella mostra. Voglianio dire per aver trascelto ad esecu- 
tore della suddetia statna il signer Luigi Scorzini , altro 
degli allievi distinti del fii Cainillo Pacetti, beneinerito pro- 
fessore di scultura delPAccademia nostra. Questa di luL 
opera rinsci gradita al pitbblico , agl" intelligenti, e quale 
infine aspettarsi doveva da un giovine, che sebbene avesse 
gia manifestato per altri lodevoli lavori un' attitudine a 
far bene, non era stato pnr anco scaldato da una occa- 
sione corrispoudente al suo ingegno e alle sue forze. 

La statua di S. Ambrogio posta nella piazza de' Mercaiiti 
di questa nostra citta si mostra di Ijel concetto e grandio- 
samente pamieggiata: nobile n' e il carattere della testa, e 
quale si addice a si veneraljile dottore della chiesa : per 
rispetto al costume 1' artista ritrasse I' esistente nell' antico 
inusaico che amniirasi nell' insigne basilica che ne porta il 
nonie. Esso coiisiste in un grande paludamento che avvolge 
tuita la persona. In qnanto al lavoro , puo dlrsi egregia- 
mence trattato a malgrado della durezza del inarmo che fii 
adoperato , essendovisi impiegato quelle che viene estratto 
dalle cave dvlla Gandoglia per tutti i lavori del nostro 
Diiomo. Se ci e cosa che in mezzo a si fatti pregi abbia 
incontrata la ccnsnra di taluno, ella e la proporzione di tutta 
quanta la ligura che propende alqiianto al tozzo; ma an- 
che qnesto difetto col tempo svanira. Questa nostra asser- 
zione potra a prima giunta essere giudicata un paradosso, 
e tale infatti apparisce, ma non si riscontrera tanto Ion- 
tana dal vero, quando si rifletta che 1' attuale candore del 
marmo novellamente lavorato posto a contatto coU' antica 
nicchia che serve ad esso di fondo e colle circostanti de- 
corazioni annerite dalla vetusta, deve necessariamente dar 
mid. Itul T. LXXIIL II 



J 6a r A K i li T a'.. 

risalto ed ingiossaie T ajjparente inassa dt-lla statiia. Oill- 
mettiamo di acceuiiarne le ragioni , giacclie ogiiim sa che 
il bianco riflette niaggiori raggi di qualim([ue altro colore, 
se tale puo ammettersi il primo. Del resto aggiungiamo 
cho coa una iscrizione latina scolpita nel piedistallo la 
Congregazione Municipale accenna bensi tutto il bene che 
feee il Sauto protettore della citta in atto di benedire^ ma 
non menziona il generoso dono del nobile sno concittadino. 
Sarebbe mai dimenticanza !* qiiesta noii puo supporsi , u 
sareljbe singolare modestia del donatore ' in questo caso 
ci perdoni se scostandoci dal di lui desiderio ne abbi*amo 
proclaniato il nome. E bene die il pubblico sappia cui 
debba si bell' ornaniento. F. 

Jncisione. — Non sono moiti anni , da che nclla solenne 
esposizione di oggetti di Belle Artl iu queslo I. R. Palazzo 
di Brera , fu sommamente lodato un disegno dell' liicisore 
sig. Michele Bisi , rappresentante 1' Iminacolata suUe nubi 
con due angioletti in atiitudiiie di adorazione. In cjuesta 
sua coniposizione il sig. Bisi tradusse una bellisslina Ma- 
donna del Sassoferrato, e due leggladri putti di Guido Reui. 
Egli sta ora conipiendone 1' intaglio che e della diniensione 
sLessa della cclebie Madonna di S. Sisto del Muller, e che 
sara pubblicato entro di quest'anno. Vedute ne abbianio le 
prove , le quali ci seiubrarono condotte con tutta la sqiii- 
sitezza dell' arte. Teniamo quindi per certo che quest' in- 
cisione gareggera colle piii riiiomate de' giorui nostri , e 
non sara indegna d' accompagnare la tanto celebrala del 
Miiller. Essa sara intitolata a S. A. R. la Principessa Ainalia 
di Baviera. 

Fituira. — Nel t. 66.% aprile iSSa, pag. i33 di questo 
gioi-nale riportammo il programma delle pitture a buon fre- 
sco che da un incognito nostro concittadino allogate vennero 
generosamente al proi'essore Agostino Comerio da eseguirsi 
nella cupola del teinpio di S. Sebastiano. L'egregio pittore 
die mano air opera nella primavera dello scorso anno i833^ 
ma al sopraggiugnere dell' inverno , stagione di troppo av- 
versa a si fatto genere di lavori , fu costretto a desistere. 
A quell' epoca , cioe al sorgere del novembre , egli con- 
tlotti avea a terinine sei spicchi , ciascuno di 3o braccia 
tnilanesi iu altezza e di rastremate braccia 1 1 in larghezzaj 
»d eseguite pur avea le parti che sovrastanno agli altri 
«Jue spicchi , nell" uno de" quali debb* essere rappresentatD 



V V K I E T A.". l^T 

il pontedce Cregorio Magno , e neW altro il Vaujelist.a 
Matteo. Ora rimangono ad eseguirsi le parti inferior! a 
qne' due spicchi , e le i6 lacune nel tamlturo , ciascuna 
della grandezza di circa 8 braccia , nelle qnali efligiarsi 
dovranno gli otto proteti maggiori e le otto sibille. AU'aprirsi 
della primavera ricominceranao i lavori , e T opera tutta 
coir autuano di quest' anno sara condotta al perfetto suo 
complmento. Iiitanto si sta esegnendo la parte ornamen- 
tale con istucchi dorati , e qitesta ancora alio scoprirsi 
della pittura apparira coitipiuta. 

CI!E^fO^'^A. — Le scuole infantUi pel pnvcri qui istituite 
dallo zelo e dalla pia industria d'nu illnstre e benemerito 
sr.cerdote nostro concittadino , e del cni Manunle di educa- 
zione intitolato a S. E. il sig. Conte Hartig Governatore 
della Lombardia, si e inserito il sunto nel tomo 71% agosto 
i833, pag. 287 della Biblioteca italiana , va felicemente 
prosperando. Dopo il loro apriinento, fattosi nel 18 febbrajo 
del 1 83 I a benelicio di 5o fanciuUi, a tale sonuna crebbero 
i sustoidj provenuti dalla carita pnbblica e privata che 
il uuinero de' niaschi pote aumentarsi a 122. Al i5 del 
gennajo dello scorso anno fn altresi aperta la Scuola infan- 
tile per le feminine, nella qtiale ebbero ricovero 53 fanciulle. 
Queste scuole per tanto raccolgono i fanciulli daireta dei 
2 1/3 ai 6 anni , e specialmente i figliuoli di vedove o 
di artigiani carichi di numerosa prole. Perciocclie avve- 
nir suole pur troppo che tali fanciulli rimangano a se 
stessi abbandonati e privi d' ogni educazione ; vivendo 
eglino od in casa nell' ozio il piii dannoso e vituperevole , 
o, cio ch' e peggio, sulle strade , costretti non rare volte dai 
loro stessi parenti a mendicare. Che se dall' una parte 
moltissimo importa lo spargere i semi della virtu ne te- 
ncrelli animi, riesce dall'altra difhcilissima cosa il ridurli 
a discipliua , incliiuevoli per eta e per indole ad ogni ge- 
nera di distrazioni, e mal sofl'erenti di qualsivoglia applica- 
zione. 11 quale benelico scope puo tanto nieno raggiugnersi 
da'genitori poveri, la cui precipua cura suol essere gene- 
ralmente riposta nel provvedere ai bisogni e di se e della 
fainiglia. A cio tendono dunque le istituzioni di queste 
scuole, delle qnali ha i' esito stesso comprovata e I'utilita 
f la saggczza. In esse i fanciulli apprendoao i primi riidi- 
menti della religione , del leggc re , dcir aritmctica nientale. 



l64 V A R I E T A*. 

e degli elementi dello scrlvere , ed inoltre della cognl- 
zione degli oggetti piii comuni , delle loro qualita , del 
loro uso e del nome loro : sono sottoposti ad un' uguale 
disciplina non istucchevole, non gravosa , ma si fatta che 
air utile accoppia il dolce ; e qulndi 1' avveduto e provvido 
istitutore ha per essi coniposte e pnbblicate alcune pie 
cantilene da eseguirsi all' uaisono , le quali trasportare si 
possono in tuono o piii basso o piii alto a norma del bi- 
sogno. Perche poi non abbiano a sofFerire per mancanza 
di nutrimento nel tempo dell' istruzione , viene loro som- 
ministrata iina minestra gratuitamente sul fondo della scuola 
stessa. 

I vantaggi di queste scuole accennati vengono dal loro 
stesso istitutore nella prefazione al suddetto Manuale , cioe 
i.° di procurare un sicuro luogo di ricovero ai figlinoli degli 
artigiani poveri per tutto il tempo ch'essi devono occupare 
nel lavoro ; 2.° di evitare ai medesimi il pericolo dell'ozio, 
o de' cattivi compagni , o de'pessimi esempi ^ 3.° i van- 
taggi in vece di una buona educazione e della graduale 
abltudine all' amore deli' ordine e della disciplinatezzj che 
vanno acquistando cogli esercizj scolastici ; 4.° di sollevar 
in parte i genitori dal mantenimento de' proprj figliuoli , 
sicche fare possono maggiori risparmj da riserbarsi ai 
glorni deir infortunio o da implegarsi per le spese della 
istruzione scolastica negli anni avvenire. Gli allievi poi 
giunti che siano all' eta di 6 anni vengono consegnati alle 
pubbllche scuole elementari , alle quali passano gia diroz- 
zati , e gia ad una comune disciplina avvezzi. 

Per tutte le quali ragioni questa istituzlone santa dee 
chiamarsi e veramente benefica. Percio venne essa dall' I. 
R. Governo non solo benignamente accolta, ma altresi piii 
e plu volte incoraggiata. II loro esempio fu di gia seguito 
nella citta di Pisa coll' erezione di una scuola infantile per 
le povere fanciulle. Possa non meno 1' Italia tutta imitarlo ! 
perciocche dalla buona educazione de' fanciulli dipende il 
ben essere della Societa e delle generazioni. 

Pittura. — La terza delle quattro grandiose opere a buon 
fresco allogate dalla Fabbriceria della nostra Cattedrale al 
professore Giuseppe Diotti ( Vedi Bibliot. Ital. tomo 61.°, 
febbrajo i83i, pag. 286) trovasi gia da qualche mese con- 
dotta a termine. Essa rappresenta il divino Redentore nel- 
Tatto di benedire i fanciulli;, ha di lunghezza otto braccia 



r A. R I K T a'. 1 65 

c mezzo, e quasi cinque cU altezzai fe composta di di- 
ciotto figure maggiori del vero. Ci asteniamo dal fame 
la descrizioiie , perche le parole ci mancherebbero. Taate 
ne sono le liellezze ! Ne T illustre professore ha Ijisogno 
di encoiuj. II suo nome vola glorioso per T Italia tutta : e 
non di nieno novello splendore da quest' opera riceve. Per- 
ciocclie senibra clie il Diotti nel condurla superato abbia 
se stesso , c giunto sia al piu sublime punto della perfe- 
zione. Tale e il giudizio non del popolo soltanto, clie pure 
non e spregevole giudice delle cose che vengono agli oc- 
chi sottoposte, ma degl' iatelligenti ancora e de' professor!. 



P I s I c A, 

Lettera del professore Domenico SciNA ai Dlrettori 
della Biblioteca Itallana. 

Leggendo i due articoli della loro Biblioteca , che riguar- 
dano i miei Elementi di fisica sperimentale , vidi sulle pri- 
me che si condannava il piano ed il metodo con che erano 
stati dettati. Lasciai allora di leggere piu avanti, e mi posi 
a scrivere questa lettera (*) , in cui prendo a dimostrare 

(*) IMi sia lecito T osservare come questa dicliiarazione faccia 
nascere il diibbio clje rautore non abbia letti i miei articoli, 
no scritta la presente lettera con quella calma^ ch'' e troppo ne- 
ressaria iielle disciissioni scientifiche. E veraniente non pai'ini che 
il contenuto di quest' ultima valga a dissinare il dubbio accen- 
nato ; clie auzi ollVe frequenti prove, che le mie parole non sono 
senipre state interpretate nel loro giusto significato. Certo e peri 
die le stesse non poteano in molta parte riuscire gradite, mas- 
eimamente a ciii non vede che un semplice risparmio nelle lodi 
couipartite alia sua Jiitroduzione; ma e pur certo d' altroude che 
esse furouo dettate dair intimo convincimento. E non vi fu sicii- 
ramente minor huona fede neir accusare il professore Scina di 
aver fatto conoscere convenientemente il barometro troppo tardi, 
appunto perche nel decorso dell*' opera si ricorre alio stesso piu 
e piii volte, di quella che vi sia stata nelT accagionar me di 
una seria, rettorica, minuta nunierazione di cose chimiche inan~ 
caiiti. Nondimeno mi guardero bene dal farmi giudice di me me- 
desinio , e dal pretendere asseverantemente esatto tutto cio che 
-ho detto in quclf incontro ; avvegnache mi trovi tuttavia nella 
itessa persuasione d^ allora. So dubitare abbastanza de' miei giu- 
dizj , e so cssere cosi pronto a rinunciare agli stessl ogniqual- 
volti mi si addiirano ragioui In cnntrario, rh« avrei colta ben 



l66 V A R I E T a'. 

che quel piano e quel metodo non e irraglonevole come 
da alcuno per av Ventura si crede, anzi toina a vantaggio 
deir istruzione della gioveiitu. 

. Nel drizzare gli Elementi due furono gli oggetti che 
mi proposi. L' uno fu quelle di disporre in tal mode tutte 
le parti della fisica , che questa scienza venisse formando 
unico corpo ed unico sistema. L' altro di scegliere un 

volontieri V occasione di render giustizla al professore Scina , »e 
per avventura egli me ne avesse presentata qualcuna , difenden- 
dosi dalle osservazioni clie concernono i fatti scientifici. Ma lia 
giudicato opportune di arrestarsi sohanto d' intoruo al piano ed 
al metodo j i quali, essendo cose piu d'' opinione che d altro, sa- 
ranno niai sempre eoggetti a disputazioni. II piano da me csposto 
e da me preferito e quello che appresi dal mio maestro il chia- 
rissinio professore Con'.igliachi , e qiiello ch' io segno da varj anni 
neir istruire la gioventii alle niie cnr^ affidata, ^ quello dal quale 
( yer non dire che di recenti scrittori italiani ) ben poco si scosta 
nellVsimio suo corso di fisica il valentissimo professor Belli, i 
cjuello al quale pid ancora si avvicina nelle sue eccellentissime 
fisico-chiniiclie istituzioni T egrcgio professore Piauciani, e quello 
in fine che a me seuibra il piii filosofico. Con che sono ben lungi 
dal dare lo scortese epiteto di irraeionevole a qnalsivoglia altrui 
piano, in quella guisa che mi sono sempi'e astenuto da qualun- 
que ofFensiva espressione e da qualunqiie modo, dal quale tra- 
sparir potesse di^prezzo, od alfra iualii;na lutenzione , di cui non 
e capace il mio animo. Riguaido al metodo non intendo come 
da'' miei articoli se ne inferisca ch' io non vogha che sintesi. 
Parmi in vece che dagli stessi , come da alcuni altri miei scritti, 
risulti piii presto ch' io apprezzi bensi la sintesi, ma che senta 
maggiore fendenza pel metodo analitico. Nulla ho duuque da 
opporre agli encomj che T autore largisce a quest' ultimo ; ma che 
A\ esso egli si sia sempre prevaluto feiicemente e quanto ho re- 
putato e reputo tuttora di non poter concedere. 

Ecco r unica annotazione ch' io credo di dover apporre alia 
lettera dell' abate Scina. In quanto al restante mi sottometto al 
discreto g itdizio dei leggitori ; pregandoli solo di richiamare i 
miei ai-ticoli prima di pronunciarlo. La quale cosa e di tutta ne- 
cessita ; imperocche la foga concitata, coUa quale fu stesa la let- 
tera, ha spesso trasportato 1' autore a travolgere onninamente i 
miei ragionamenti , e lo ha sospinto a conibatteve fantasmi che 
mai non deturparono il mio lavoro ( Vegg. il t.° LXX di questa 
Biblioteca ^ iiwegio i833, peg. 223, e giugno, pag. 323, non che 
I opera del prof. Scina ), 

Lodi, il di 8 niarzo , 1834. 

Ciivlaaco Eesli Ferrari. 



y \ U 1 F T A*. 1 67 

i^iptodo (rinspgnamonto, chf non so?o istrnis>e le menti dei 
pi(i\a!ii delle vorita coiiosc'iHte della fisica . ma I' edncas^e 
nlle flsiche ricerche. Non seppi quiiidi siipporre passivt 
griii2;pgni, an/j voHi eccitare la loro naturnle energia , 
rccandoli a disciitere esperienze , a comparar tatti , a pe- 
sai sistemi, a riguardar da per loro lo stato attuale delle 
iiO'Stre cognizioni. E come a cio fare aveano bisogiio di 
guiila e di conforti, fui sollecito di provvederli di qui'sti 
e di quella. Diedi a scorta 1' iiitroduzione , clie non c la 
storia della fisica , ma la logica delle scienze iisiche , ed 
a conforto gli epiloghi e le applicazioni. Condussi i gio- 
vani, a farli piu lioti , cogli epiloghi e colle coiiclusioni , 
diro cosl , sopra uii' eminenza , da cui rignarJar potessero 
il cammino gia fatto, e quasi in uu qiiadro le verita clie 
av(;ano a poco a poco ritratto , e partitamente conosciuto. 
Ed aggiimsi inoltre una o piu applicazioni delle verita gik 
stabilite agli usi della vita, delle arti e della societa ; af- 
fiiiclie alia vista dell' utile pigliassero nnova lena, e meno 
sentissero il peso della fatica. Dimodoche 1' introduzione, 
gli epiloghi e le applicazioni furono da me considerati a 
ire parti principali degli Elementi Per huona fortuna queste 
tre parti, e for»e a titolo di cortesia, sono state in alcua 
niodo risparmiate. Ragioaero quindi del piano e del me- 
lodo, clie in quelll due articoli sono stati qualche volta 
poco conosciuti , qualche volta calunniati, e sempre , noa 
senza qualche asprezza , rigettati. 

Persuaso , come sono, che la fisica intende , sopra ogni 
altra cosa, al'.a spiegazioiie dei fenomeni , mi reco a ri- 
guardar r universo , e ridiico i fenomeni che si presen- 
tano alio sguardo, a tre class! , ai fenomeni cio^ celesti , 
atmosferici e terrestri , intendendo per questi le viceude e 
le rivoluzioni della terra che abitiamo. Ne questa coasi- 
derazione e da reputarsi superflua, arbitraria o irregolare, 
perclie lo studio degli agenti , da cui dipendono quei fe- 
nomeni e proprio della fisica , ed e alia fisica riservato. 
La gravitazione universale, I'attrazione molecolare, gl' ira- 
ponderabili luce, calorico ed elettrico ^ Taria ecc sono 
agenti , come e noto, di quei fenomeni , e quanti altri ia 
appresso se ne scopriranno , tutti si dovranno studiare ed 
apprezzare dalla fisica. Dovendo dunque questa scienza 
far parola degli agenti che sinora si conoscono , niente 
lembra piii naiuro'e che rlferire sifFatti agenti a quei 



l68 V A R i E T Jk'. 

fenomeni e niojtrarne , ijuanto si pu6 , l.i rclazlone che tr« 
loro corre di causa ad eftetto , die e 1' oggetto principale 
della fisica. E come una tale relazione e certa , vera e 
permanente , cosi egli e cliiaro che riferendosi gli agenti 
alia classe rispettiva dei fenomeni che ne dipendono, viene 
la scienza a distribuirsi in un ordine stabile e certo, ed 
a formare unico corpo ed unico sistema di dottrina. Que- 
8to fu il mio pensamento, e da questo pensamento guidato 
xnandai ad efFetto il mio piano. 

La prima classe dei fenomeni e quella dei celesti , i 
quali sono da riferirsi all'agente gravitazione universale. 
Jl come questi fenomeni sono tutti di movimento , cosi a 
mostrare la desiderata relazione tra I'agente gravitazione 
ed i moti celesti, e da chiamarsi in ajuto la meccanica , 
che insegna i principj dell' equilibrio e del movimento. Per 
lo che r oggetto primario e la spiegazione dei moti celesti , 
e il mezzo e T ajuto per siffatta spiegazione e la meccanica, 
Che se alcun fastidioso non volesse dire che la meccanica 
perve d' ajuto , ma si applica ai moti dei corpi celesti , 
io non dissentiro , ma sempre sara vero che la parte prin- 
cipale e la gravitazione, che dichiara quei movimenti, e 
la meccanica ad altro non si riduce che ad un semplice 
e necessario preliminare di quella spiegazione. Pero i fe- 
nomeni son tutti di movimento , la causa e una proprieta 
generale gravitazione , e la materia che e agitata dalle 
leggi del moto si considera tutta per omogenea. In questo 
punto di vista cosi generale , i corpi si riguardano come 
un animasso di punti materiali, i fluidi come punti niate- 
riali slegati , i solidi come punti materiali legati per rette 
jnflessibili e senza massa, ciascuna massa si riduce ad un 
punto per mezzo dei centri di gravita , ed i corpi celesti 
sono un sistema di punti aiiimati dalla gravitazione. A che 
si riduce adunque la mia fisica generale in questa alta e 
generale considerazione ' ai fenomeni dei moti celesti, di- 
chiarati dalla gravitazione coir ajuto delia meccanica. In 
questa fisica generale si ha la jirima e la piii nitida ap- 
plicazione della logica , dichiarata nell' introduzione ( ecco 
come tutto e legato), e con questa fisica generale si compie 
il primo anno scolastico delle mie lezioni. 

Comprendo bene die questa fisica generale non va a 
sangue di colore cue ripongono la fisica generale nellc 
sole mercaniche. Per lo che temono e ni lagnano , che 



y A R I F T k. 169 

traltanJosl la meccanlca qnal preliniinare potrk rlusclre 
manchevole di quelle nozioni fondamentali , the sono neces- 
sarie ad una buona istnizione. IMa Inutili sono le loro la- 
gnanze e vani i loro timori. Lasclo cli notare in prima 
che le meccaniche nelPUniversita di Palermo come in tante 
altre Universita s' insegnano in una cattedra separata e da 
un particolare professore ^ giacche io non cerco , ne pre- 
tendo le benignita che verso qualche altro si usano. Dice 
solamente che nella mia meccanlca, qual preliminare, non 
potranno mancare le nozioni , che sono necessarie ad una 
buona istnizione ; ancorche questa parola sia molto inde- 
terminata. Ciascun sa che il sistema del mondo e un gran 
problema di meccanica , e per iscioglierlo , tanto piu o 
meno di meccanica si ricerca , quanto piu o meno in 
tiitte le sue parti qnel problema si estende. Ora le mie 
ricerche sul sistema del mondo debbono giungere ad un 
punto lisso che determina invariabilmente la qtiantita delle 
nozioni di meccanica che sono da premettersi. Questo 
punto , che non si puo preterire , e quello di ricavare 
dai movimenti celesti I'agente gravitazione , che non e 
da supporsi , come d' ordinario si fa , ma da stabilirsi. 
Pero son da ridursi i moti apparenti ai reali , e dalle 
leggi che questi conservano , e da argomentarsi la causa 
gravitazione. Non si puo far meno di questo nel mio 
piano : fenomeni ed agente che li produce. Chi dopo cio 
non vede , ancorche sia appena iniziato nella scienza , 
che non si possono trascurare nel mio preliminare mecca- 
nica le principali e necessarie nozioni della statica e della 
dinamica ' Difatto a dichiarare i due movimenti di trasla- 
zione e di rotazione del pianeti sono stato costretto a pre- 
mettere , che questi due moti piglia un corpo sospinto da 
un impulso , che non passa pel suo centro di gravita: ri- 
cerca che si suol trascurrare negli ordinarj corsi di fisica. 
Non si puo quindi togliere , ed e a chiunque manifesto, 
che la mia statica e la mia dinamica , tanto pei principj 
che espone , quanto per le applicazioni che va facendo , 
porge una copia di cognizioni, che d' ordinario non si trova 
nella fisica generale dcgli altri scrittori di elementi , e prov- 
vede ad una buona istruzione in un modo che non suol 
esser comune. Cesslno dunque di teniere : la meccanica 
fiara trattata da preliminare , ma sommintstrcra ai giovani 
tU che iitruirsi con profitto. 



t 70* T .4. r. I E T A . 

Parlando della fisica particolaie rlferisco e premetto hi 
fenomeni atniosferici gli agenti luce, calorico, elettrico ed 
aria atmosferica. Ne con questa classificazione si corre 
pericolo di trattare di ciascuno di questi agenti , piu o 
meno di quel che si convenga. Poiclie a parte che cia- 
scuno si rivolge agli usi del viver civile , delibono tutti 
servire non solo alia spiegazione del fenomeni atmosferici , 
ma ancora a qnella dei terrestri. Sicche non e posslbile 
che si prctermetta alcnna delle loro proprieta , e sia die 
si collocliino prima o dojio i fenomeni atmosferici , sa- 
ranno nella stessa maniera , ne pivi , ne meno con eguai 
sodezza ed ampiezza trattati. Non potendosi adiinque colle 
oolite ragioui di piu o di meno contrastare la mia classi- 
ficazione , si e avuto ricorso a motivi di convenienza, an- 
corche questi non debbano aver luogo nelle scienze. In 
questo modo si dice , il corpo principalissimo della fisica 
particolare si riduce ad un gran lemma da premettersi ad 
un gran prohlema , che poi non pud sciogliersi che in pic- 
ciola parte. Ma che inconveniente e questo' Quasi tutte 
le scienze sono lemma Tuna deiraltra. Le matematiche 
si stndiano per se, e sono lemma delle meccaniche, queste 
si leggono di per se, e sono lemma del slstema del mondo, 
e la lisica stessa e lemma di tante altre scienze. Nella 
stessa maniera ciascnn agente luce, calorico, elettrico, 
aria atmosferica si studiano scparatamente, e tutti poi 
uniti insieme ( giacche gli agenti si vogliono chiamare 
lemma ) sono un lemma dei fenomeni atmosferici. La scon>- 
venevolezza adunqv^e consiste in cio , che sebljene il pro- 
blema sia grande , pure e stato sciolto sinora in picciola 
parte. Ma questo vuol dire, che forse non conoscianio an- 
cora tutti gli agenti dei fenomeni atmosferici , o almeno 
non conosciamo ancora tutte le proprieta degli agenti che 
si sono studiati ; vuol dire in somma che la scienza e an- 
cora imperfetta. Ma da cio non si puo mai argomentare , 
che gli agenti luce, calorico ecc. non sleno legati con una 
relazione certa e costante a quei fenomeni. Al presente 11 
jiroblema e sciolto in picciola parte , crescera col tempo 
e col progresso del lumi il numero del fenomeni spiegati , 
finche si giungera a sciogliere 11 gran problema del tuttoi 
e in tutte le sue parti. Ma o piccolo o crescente che 
sia 11 numero dei fenomeni dichiarati , o pur che giunga 
alia sua Integrita, sempre gli agenti dovrauno precedere i 



VAHIETA. I7t 

fenoiueni , perche quelli sopra questi influlscono. Si potrk 
al piu (lire, giacche stiamo sulle convenienze, die in questo 
iiiodo si viene a svelare rimperfezione attuale della iisica; 
ed io dico die appunto questo e uno dei pregi del mio 
piano , iiiostrare cioe in grande lo stato presente delle no- 
stre cognizioni. Due proljleini si sono proposti: fenomeni 
eel sti e fenomeni atinosferici. L' uno e stato sciolto ia 
gran parte, in picciola I'altro. Col prime si segnano le 
fatiche gia fatte, e col secondo le fatidie che restano a 
farsi , ed ambidue presentano in grande lo stato attuale 
della scienza. Ma queste vedute non sono per tutti. 

Al pregindizio ( se si puo dire) si unisce contro il mio 
piano i'abitiuline, ossia la pratica delle scuole , die clas- 
sifica i fenomeni a noiina delle cause da cui principalmente 
dipendono. Ma dove saranno collocati quei fenomeni , che 
ancora non hanno spiegazione, tra i quali non podii sono 
gli atmosferici ' La loro distribnzione sara senza dubbio 
incerta, varia ed arbitraria. L' aurora boreale, a cagion 
di esempio , si porra da n.Icuni nell' astrononiia , da altri 
neir elettrico , e da altri come un' appendice al gas idro- 
geno , secondo die si credera proveniente dall' atmosfera 
solare, dalla elettvicila, o dairinfiammazione del gas idro- 
geno. Pare al contrario cosa iiieglio fatta , tolta ogni di- 
stribnzione arbitraria, di rannare in un sol kiogo i feno- 
meni, per ivi additare d' alcuni la spiegazione certa, e 
di altri le ipotesi incerte , con cui si affaticano i fisici di 
sj)iegarli. Ne cosi facendo e da temere che si vengano a 
collocare in hiogbi diversi fenomeni, die sono della stessa 
natura , come la scintilla elettrica ed il fulmine , die non 
differisce da quella die in grandezza ed energia. Giacchfe 
altro e parlare in generale delle proprieta di un agente , 
ed altro e considerarlo nel punto , che opera nell' atmo- 
sfera , dove e attorniato da tante circostanze die lo mo- 
dificano. Prima di spiegarsi il fulmine e da conoscersi per 
quali vie Pelettrico penetra, va e circola nelPoceano aereo, 
come si addensa , e sotto varie apparenze si mostra , ed 
altre circostanze die 1' accompagnano ; affindie il fenomeno 
si poteSse con sodezza dichiarare in tutte le partlcolarita. 
Tutte in somma le opposizioni, che non senza sottigliezza 
avanti si mettono altro non fanno che assodare vie piu 
la mia classificazione tra i fenomeni atmosferici , e gli 
ajjenti che li producono. 



1-3 V A R I E T A , 

Veiigo in fine ai fenomeni terrestri , ed a questl pre-' 
metto gli agenti luce, calorico, elettrico, atraosfera e me- 
teore, ed in ultimo 1' acqna. Essendosi gia parlato dei primi 
agenti venj^o solaniente ad accennare in clie modo si voglia 
screditare la posizione in ultimo luogo delTacqua. Siccome 
riguardo questo agente non solo ne' suoi diversi stati di 
aggregazione , ma ancora nel suo movimento pei condotti 
e pei canali; cosi in questo moto veggono annidata I'idi'o- 
dinamica , e ne levano alto rumore. Dalla fisica generale, 
dicono essi , verra esdrpata V ulrodirmmica per metterla sul 
Uinitare delle scienze alle quali non dobbiamo accostarci. 
Cerchiamo d' intendere , se ci riesce , quanto vale il senso 
di queste parole. 

L' oggetto proprlo dell' idrodinamica e quello di deter- 
minare il movimento dei fluidi in generale, sia che questi 
fossero capaci o no di compressione per mezzo di leggi 
ricavate dall' idea di fluido , ed espresse in algebraiche 
equazioni. Ora io non tratto di questa idrodinamica , e 
senza estirparla lasciola dove si trova nelle meccaniche , 
o come dicono nella fisica generale. Ne tampoco spongo 
I'arte di condurre le acque per farle servire al moto delle 
macchine , in che consiste 1' idranlica ordinaria, anzi pro- 
testo che parlare di macchine idrauliche sarebbe oltre il 
mio istituto. Altro adunque da me non si fa che determi- 
nare per mezzo di esperienze la quantita delFacqua che 
sgorga dai vasi, e gli efFetti che essa produce scorrendo 
pei condotti ; affmche se ne mostrasse qualche uso per i 
bisogni della societa , e V influenza che lia col suo mo- 
vimento suUe vicende del globo. Parlo in somma dell'acqua 
che si muove nei canali , presso a poco come si considera 
r elettricitk quando si muove nelle correnti ;, perche Tuna 
e r altra ha una relazione coi fenomeni terrestri. Ma giac- 
che si vuole che io abbia trattato d" idrodinamica, sialo. 
Se io avessi riposto la mia fisica generale nelle meccaniche, 
allora avrei estirpato dalla fisica generale 1' idrodinamica 
per metterla, come dicono, sul limitare di altre scienze. 
Ma la cosa non va cosi. Le meccaniche per me non sono 
che ausiliarie , e le chiamo in ajuto quanto , e dove mi 
bisognano , senza che levi o metta , senza che aggiunga o 
pure estirpi. 

Per altro niuna ingiuria puo tornare alia dignita di 
quella ecienza , se io coUoco in ultimo hiogo alcune 



V A R 1 ET a'. 178 

nozioni , che ne traggo per via di esperienze. Non solo 
I'acqua che si muove,ma la luce, il calorico, 1' elettrico, 
r atmosfera e le metcore , che sono agenti piu o raeno 
dei fenomeni terrestri , son posti sul limitare dalle scienze, 
die si occupano delle vicende e rivoluzioni del globo. Noa 
credo poi die per scienze alia quali non dohbiamo accostarci 
s'intendano quelle che non dobhiamo studiare ; perche 
non saprei fare questo torto all' alta Italia , in cui sono ia 
pregio le scienze naturali , e vi ha dei corsi perfetti e ra- 
gionati d' insegnamento. Voglio dunque supporre che ven- 
gano indicate quelle scienze che stanno fuori , e al di la 
della fisica. Ma anche questo senso , se non m'inganno, 
non mi pare giusto e ragionevole. La meteorologia si vuole 
oggi separare dalla fisica , e iiel caso che cio venisse ad 
effetto , non saprei dire che gl' iniponderabili resterebbero 
sul limitare di una scienza (la meteorologia) alia quale 
non dobbiamo accostarci. La meteorologia, ancorche sepa- 
rata , comunicherebbe colla fisica, perche conserverebbe il 
suo natural legame, che T unisce agl' imponderabili. Or lo 
stesso e da dirsi di quelle scienze , che attendono separa- 
tamente alio studio delle vicende del globo : queste man- 
tenendo costante la loro relazione cogli agenti che si stu- 
diano dalla lisica , ricevono da questa scienza continua- 
mente nuovi lumi , e ad essa ne porgono. Deve infatti la 
fisica alia geografia, all' idrologia ed alia geoguosia le piu 
helle notizie intorno alia temperatura dell' atmosfera vicino 
alia superiicie della terra. Chi sa se il galvanometro in 
mano del geologo non servira a riconoscere le diverse eta 
dei terreni diversi ? Chi sa se i natnralisti non isveleranno 
al fisico la struttura dei corpi che li rende capaci di fer- 
mare 1' elettrico , e di acqnistare la virtii magnetica? O 
almeno egii e certo che dai travagli riuniti della fisica e 
di quelle scienze alle quali non dobbiamo accostarci dovra 
sorgere la spiegazione delle vicende e dei periodi della 
declinazione dell' ago magnetico. Cosi va : le scienze si se- 
parano per nieglio studiarsi , e quanto piix si accrescono 
tanto piu mutuamente si rischiarano. Raccogliendo ora in 
breve le diflicolta che oppongono contro quest' iiltima clas- 
sificazione, egli e chlaro che tutia e riposta nell'abitudine, 
"e nella posizio.ie della loro mente. Credono die le mec- 
caniche , siccome finora si e fatto , debbano formare la 
fisica generale, e trattarsi principalracnte. E pero gridano 



174 T m IE r a'. 

contro quelle poche nozloni ( die non sono pi-opriament» 
idrodinamica, o idraulica ordinaria) che io posi in ultimo 
per considerar 1' acqua che sgorga dai vasi, o che scorre 
pei canali. Ma questa posizione della loro mente non e la 
mia. Io lascio da parte tutte le idee fattizie, e non riguardo 
gli oggetti della fisica se non coine stanno in natura. Non 
considero che i fenomeni ed i loro agenti come oggetti 
principal! delle nostre ricerche. Le meccaniche , la chi- 
mica, la cristallografia nn servono , egli e vero, di ajuto i 
ma non le tratto principalmente, e mi giovo di queste 
scienze dove e quanto mi fa mestieri. Non par vero, ed 
egli e cosi. non puo darsi ordine piu semplice e naturale, 
che quello di agenti e di fenomeni , di causa ed efFetto ; 
ed intanto quest' ordine , cosi vero e regolare, si vuol com- 
battere a puma d' ingegno , colla forza dell' abitudine , e 
coa idee fattizie. Ma questa e la condizioue umana : gli 
uomini si scagliano da prima contro ogni novita ancorche 
ragionevole, e poi a poco a poco 1' accolgoiio , e di buon 
grado I'abbracclano. Andiamo al metodo. 

II metodo , come da me si e piu volte aannnziato , e 
I'analitico: scomporre, comparare e conoscere. Questo me- 
todo si adopera in ciascun trattato , e si trova in grand e 
nel trattato dell' atmosfera , in cui questa si scompone nelle 
sue parti finora conosciute, e poi si ricompone per ten- 
tare la dichiarazione dei fenomeni atmosferici. Cio non 
ostante, per quanto si ricava da quei due articoli , la 
scelta che io feci di questo metodo e del tutto ignorata. 
Di fatto si condannano per tardive le definizioai che si 
pongono dopo d'aver discusso e conosciuto la materia, 
come fa 1' analisi ; perche si vorrebbe che le definizioni 
precedessero come fa la sintesi. Non si vuole di piii che 
I'esperienze nella meccanica si premettono alle dimostra- 
zioni , perche non si trova giusto che si parli prima , 
come det a 1' analisi, il lingnaggio dei sensi , e poi quello 
della ragione. Si soggiunge oltre a cio , che ne' miei Ele- 
menti non si procede dal noto all'ignoto, perche secondo 
1' insegnamento dell' analisi si va dai fatti ai principj , e 
non dai princij^j ai fotti. Sciogliere poi un problema in 
tutte le sue parti, esamlnar queste ad una ad una per via 
di esperienze, compararle, e trarne la solitzione* questo 
che e capolavoro dell" analisi , questo si reputa disordine 
« sconcezza, Ne scelgo a prova tra le tante il mio iraiiato 



V A R I E 1 \'. 1 -5 

dcUa fleli'iciui diuauiica , iii cui e!>puiig,o da pi'iiua la 
principale esperienza dell' Oersted , e la propongo a pro- 
L'lema. Sicconie una sifFatta esperienza risulta dairazione 
combinata del conduttori voltaici , del globo terrestre , e 
deir ago uiagnetico, cosi esauiiuo ad una ad una queste 
azioni. Veiigo a porre colle esperienze, prima T azione mu- 
tua dei conduttori voltaici tra loro, indi quella tra le ca- 
lainite e i conduttori voltaici , e poi 1' azione della terra 
SH quest! e su quelle. Conosciute tutte queste azioni , im- 
prendo la splegazioiie dell" esperienze deH'Oersted, e giungo 
alia teoria delT Ampere. E pure questa maniera di proce- 
dere die sembra tanto naturale, e giusta le regole deirana- 
lisi, si grava di disordiae e di coafusione. Si guarda in 
summa il metodo analitico cogli occlii sintetici , e preten- 
dendosi dall' anallsi Tandamento della sintesi, si tr ova tutto 
disadatto aU"" istruzione , e fuor di site. Di modo die nou 
sono i niiei trattaii disordinati , ma quella benedetta sin- 
tesi, clie li disordina , ed io direi , per darne una iinma- 
gine, not! sono gli oggetti rovesciati , ma il telescopio di 
clii guarda die li rovescia. 

Si affastella oggi nella lisica molta cliimica , ed e da 
confessare die se ne abusa. Altri all' opposto vorrebbcria 
del tutto bandirla. Io fedele ai miei principj non seguo 
ne gli uni ne gli altri, ma cbianio in ajuto la cliimica sol- 
tanto dove mi bisogna. E come secondo il mio piano nou 
dovea parlare die di tre o quattro gas nel trattar dell'at- 
mosfera , cosi non voUi fare un lago di cose cliimidie , 
ciie sarebbe state superflno e fuori del mio scope. Non 
scrissi quindi un Trattato di fisico-cUimica, e lasciai al pro- 
fessore die legge la ciira di spiegare, secondo I'opportuniia, 
questo o quell' altro chimico vocabolo. Ne parlai di tutti 
i gas, ma di quelli die compongono 1* aria atmosferica, e 
separai da questi il gas idrogeno , perclie non e un com- 
ponente di quell' aria , ma solamente nell' atmosfera si 
stauzia come faimo i vapori, il calorico e F elettricita. 
Tutto in somnia e all'uopo e secondo il mio piano. Com- 
prendo bene die questo mio pensamento dovea incontrare 
ia disapprovazione di quei, die seguendo la moda voglionu 
onainaiuente iisico-cliimica; ma non mi aspettava die con 
serieta , e per via di enumerazione di parti , come fanno 
i retlorici , si fosse venuto alia rassegna dei noini , deile 
«l«riQizioni , dclle 6ostanz€ e di tante altre minute cose. 



I 76 V X R I E 1 a'. 

che dovenno necessarianiente mancare mancando il Trattato 
di fisico-chiniica. La qiiestione era se poteasi o no prete- 
rire nn siffatto trattato , era di maniera di pensare senza 
piu. Cio non ostaiite non trascurai di premettere , giusta 
il mio piano , 1' agente atti-azione molecolare , che si ma- 
nifesta nei corpi aggregati , sotto il nome di forza di coe- 
sione , e nei composti sotto quello di affinita. Segno in 
prima la gran lotta tra 1' attrazione molecolare ed il ca- 
lorico , clie poi dimostro nei trattato del calorico, quando 
i corpi pigliano stati diversi. Annunzio poi le diverse idee 
dei cliimici sull' affinita, ed applico P agente attrazione mo- 
lecolare ai fenomeni capillari , dottrina assai importante 
per r uso dei fisici struraenti , e per la dichiarazione di 
alcnnl fenomeni. 

Conforme al mio metodo, io non solo eserclto i giovani 
a scomporre, a comparare ed a trarre dai fatti i principj, 
ma li conduco a giudicar dei sistemi , die sono in voce 
cosi per la luce ed il calorico , come per 1' elettrico. A 
quest' oggetto passo in rivista ad uno ad uno i fenomeni 
di quegli agenti , e poi vo a ciascuno adattando la spie- 
gazione che si trae dai due sistemi , che sono al presente 
in onore. Si confrontano cosi in ciascun fenomeno le due 
spiegazioni , e raccogliendosi tutte, si passa poi ad ap- 
prezzare i pregi o i difetti di ciascun sistema; e la su- 
periorita dell' uno sopra dell' altro. Or qitesto metodo non 
si vuole accogliere per la ragione che riuscirebbe difficile 
ai giovani nei trattato della luce di comprendere in cia- 
scun fenomeno il sistema , che dicesi delle vibrazioni. Si 
consiglia quindi che prima si spiegassero ad uno ad uno 
i fenomeni col sistema , che dicesi dell' emissione , e poi 
ripigliandoli se ne desse la dichiarazione con quello delle 
vibrazioni. Anzi si grida contro di me , che collocai sulle 
prime il fenomeno della diffrazione della luce , ch' e molto 
astritso , e s' inculca agli scrittori di elementi , die lo ri- 
ponessero quasi per un' appendice sul iinir del trattato 
della luce. In verita non so comprendere come in due 
articoli che tanto abbondano di massime e di buoni con- 
sigli , si possano confondere i doveri dell' autore che scrive 
con quelli del professore che legge. Deve il primo atten- 
dere all' ordine generale delle materie, ed a quello in par- 
ticolare di ciascun trattato , e deve di piii conservare 1' u- 
siu del metodo, e badare alia scelta dell' esperienza , ed 



V A R 1 L T A . I 77 

air evidenza delle prove, e valutare le ipotesi ed i sistemi 
ed altre cose simili. Ma non puo ne deve per qvialche 
articolo particolare , clie forse riuscira difiicile all' intelli- 
genza dei giovaui , guastare tutto Tordine, cangiar di me- 
todo e rom|>ere il lilo delle sue idee. II professore al con- 
trario che legge puo tralasciare uii articolo e ripigliarlo 
piii opportuiiameiite , puo aaticipare alcune nozioiii e frap- 
])orne delle altre , perche non ha altro dovere se non che 
di rendere facile quanto piii sa alia mente dei giovani 
r intelligenza delle materie. la questo senso farebbe assai 
bene uii professore , se prima di spiegare il principio delle 
interferenze di Youngli poacsse sotto agli occhi dei gio- 
laiii le vibrazioni e le interferenze dei suoni. Ma avrei 
fatto male io se per dicliiarare il principio di Youngh 
avessi guastato e disordinato tutti i trattati , facendo pre- 
cedere quello dei suoni alF altro della luce. Queste idee 
sono oramai da tutti conosciute , ed io avviso che sebbene 
qnei due articoli slen caldi e pieni di scaltrlinento , non 
giungeranno niai a persuadere gli autori di elementi a scri- 
vere con frequenti ripetizioiii, e come suol dirsi a zig-zag. 
Finalmente si leva un gran rumore perche si anticipa 
r idea del termometro e si pospone quella del barometro, 
parlandosi del primo nel trattato del calorico , e riser- 
bandosi V altro dopo T atmosfera negli strumenti nieteoro- 
logici. In riguardo del termometro si dice non esser ne- 
cessario di anticiparne la notizia nel trattato del calorico, 
perche si crede baste vole agli esperimenti un termoscopio 
formato di un matraccio di vetro sottile a collo stretto. Ma 
questo, come ciascun vede , e un parlare in aria. Giacche 
non si possono ben comprendere senza un termometro a 
inercurio i dellcati esperimenti , che riguardano i diversi 
stati che pigliano i corpi per mezzo del calorico , ne al- 
cuni di qnelli che mostrano il calorico raggiante , ne gli 
altri del Petit e Dulong, e quel ch" e piii comprender bene 
non sL posson i travagli del Kirwan , dell' Humboldt e di 
tanti altri intorno alia temperatura delF atmosfera , argo- 
niento che precede il capitolo degli strumenti meteorolo- 
gici. In quanto poi al barometro , mi rincresce di dover 
dire esser del tixtto falso che se ne pospose , con grave 
pregiudizio della scienza , la notizia ; riserliandola in ul- 
timo negli strumenti meteorologici. Se ne diede la prima 
idea nelP idrostatica parlando dei tubi comunicanti all4 

Jiibl. Ital T. LXXllI. 12 



I~S V A R I E T \'. 

pag. 1 36-3 7, pcrche il barometro la sostau^a e uun mac- 
china idrostatica : se ne fece un cenno di poi nel calurico 
alia pag. 298 per la misura della tensioiie del vapori , 
indi si applied nel trattato delF atmosfera alia macchina 
pneuiviatica nella pag. 134; e se ne fece menzioiie di 
nuovo per la tensioiiC dei gas nella pag. i55. Finaliiiente 
si fece ampia parola del barometro negristrumeuti metco- 
rologici dove se ue dichiararono le coirezioni , i miglio- 
ramenti e tutti gli usi. Sicclie egli e certo che la querela 
die si da per lo barometro poggia sopra una falsa sup- 
posizione. Potrebbe alcuno per avventura prendere da cio 
qualclie so.«petto di poca buoua fede ; ma io non penso 
cosi, anzi attribuisco questo sbaglio ad errore d' occhio ed 
a semplice inavvertenza , ancorche di tali inavvertenze ve 
ne abbia piii d''una in cjuegli articoli. Dico bensl che mi 
reca noja di andar dietro a queste ed altre simili cose , 
e bastami d'aver mostrato che il mio piano ed il mio 
metodo qunndo si guardino con mente scevra di pregiu- 
dizj e di abitudini , senza bizzarria o altro die possa far 
velo al giudizio , trovansi ben fondati ed utili alia pub- 
blica istituzione. 

Scusino, signori Direttori . rincomodo, e mi credano coa 
ogni rispetto 

Di Palermo, addi 23 dicembre del i833. 

Hev.' Obb." Seivitui* 

D. Scirui. 



M B T E O R O L O G I A. 
Paragone dl varj inverni col presence. — IMartino Crusio 
nella sua Cronaca della Svevia racconta che nell'anno 1186 
un astronomo pronosticato avea fame , peste ed altri ma- 
lanni pel sopravveguente autunno. Grandissimo percio ne 
era tra' popoli lo spavento. Tuttavia la predizione non si 
avverro ed anzi 1' inverno di quell" anuo fu si caldo che 
gli alberi nel gennajo gia mettevano i fiori, e nel febbrajo 
i frutti erano gia grossi come le noctiuole : nel maggio 
si fece la messe, ed al principiar deir agosto la vindeni- 
mia. Ma tutto il coutrario accadde nell'anno susseguente. 
Lo Steinhofer uella sua Cronaca del Wirtemberg riferisce 
che r inverno del 1289 fu assai caldo e senza neve, si 
e.\ie verso Natale gli alberi rinverdirono . in febbrajo si 



V V 11 1 li T A . I'Cf 

toUero le tVagole , gl;i la selvagg'uia ed i poUi aveano i 
loro piccini, ed in aprile gia fiorivaao i grappoli. Ma al 
sopraggiiignere del maggio cndde la neve, gelarono le uvo 
t; i frutti : non dinieao sopravveiuita Testate la vite e gli 
alberl rinvigoriroiisi e diedero abboudanza d'uve e di tVntti. 
I.o stcsso egli racconta del 1420, ed aggiugiie clie In quel- 
r anno a Pentecoste si fece la messe, a S. Bartolommeo 
la vindeinniia ; " cbe non di meno ci fa grande aljbondan/a 
d''ogiii genere, e cUe uguale abboadanza segui pure negli 
mini susseguenti dal 1421 al 1429. II Gallicioli nelle sue 
]\Ieniorie venete stauipate ncl 1790 riferisce die giusta Ic 
cronaciie deU" Eiizzo non cadde mala Veiiezia ne pioggiaj 
lie neve nel 14:15 dal 19 novembre al 27 febbrajo : sog- 
giugne die cio sccadde pure 18 anui prima cb'ei puljl)li- 
casse le sue Meinorie >> e che fertilissima fu la successiva 
estate. 

Qnanto poi agl" inverni asciutti , in una nota alia storia 
di IMiiano del Verri ^ eJizione del Custodi ) sotto T anuo 
1.540 si accenna uno scritto latino scolpito in inanno a 
Vermezzo , terra del ]Milanese , nel fjuale leggesi che iu 
detto anno non cadde acqiia , ne neve dal settimo giorno 
ilelle idi del noveinljre lino al settlnio delle idi di apriK ^ 
e die non di meno prcptvr mortaliuni opinioneni Dei clr- 
mcitia et messis et vindeniia muha. " Lna siuiile >iccii.i 
( cosi aggiugnesi neila medeslma nota ) avvenne dall* ottu- 
bre del 1733 lino al magoio del 1734, a segno cbe it; 
sorgenti ed i fiumi si disseccarono e si penava a macinarc 
il grano •, e tultavia fit abboudante il raccolto. Poi dal 3c' 
novembre 1778 fino al 3 maggio 1779 "°" cadde m.-ii 
neve, ne acijua, e malgrado quest! cinque mesi di arldiia 
il raccolto fu eguahneute copioso. Pare adunqne die la 
«iccita del verno giovl alia feconda vegetasione delle uo- 
stre terre. >» 



C H I M I c A. 

Delia Creosote. — Antica e la coguizlone de'principj in- 
niediaii delle organicbe sostanze , ma recente quella di ta!i 
fra essi che in se raccoigono al tutto alcuna esiinia virtu del 
corpo da cui derivano (quali sono la niorfina , la cbinina e 
tanti altrl) e che per consegnenza si dicono utthi. Le ^tes?e 
iOstnnze suddctte al dccomporsi dnnno orijjinc ad acquii ^ 



l8o V A R 1 E T a". 

gas acido carbonico ecc, ed anche ad acldl, olj ecc, cioe 
a varla inaniera di composti , qnali venuti a conformita 
con la materia inorganica , quali altri ancora conformi con 
quella die dalP organismo immediataiiiente precede, cioe 
conformi a certe sorta di principj immediati; il che vnol 
riflettersi ora die per le sostanze minerali prendesi a prin- 
cipal motivo di distinzione 1' essere secondo le leggi della 
composizione organica o dell' inorganica Ma tra qnesti prin- 
cipj che procedono dalla'decomposizione, o naUirale cli'ella 
sia o per qualsivoglia modo afFrettata dall' arte , delle orga- 
niche materie, non saravvene alcuno di segnalate virtii, die 
gli meritino il nome di attk'O, e il rendano applicabile ad 
uso medico od economico? Possiede 1' acido pirolignoso, die 
e acido acetico inipuro, tal virtii antipiitrida die qnesto se- 
condo acido da solo non ha; non sara essa iniputabile a tal 
sostanza particolare , che eminentemente la dimostrerebbe 
se sola e non mista all' acido si fosse? Ecco i ragionamenti 
die potevano condurre, e forse condnssero, all'egregia sco- 
pcrta della sostanza , la quale per essere stata appunto tro- 
vata validissinia a conservare le carni immnni da putrefa- 
zione , appellasi creosote , o creasote. Ma prima che se ne 
tratti come vuole la sua importanza, e Tesser fatta a questi 
glorni argomento di universal discorso tra i dotti , arre- 
stiamci un istante , poiche ell' e come il primo passo che 
si fa in un campo di nuove scoperte, a dare uno sguardo 
a quel barlume che gia di queste traspare. Taccio di tanti 
nuovi principj die si otterranno decomponendo acconcia- 
mente le varie organidie sostanze , e solo mi applico a 
considerare que' molti composti empirici , dotati per altro 
di salutare virtu , che nascono dal mescere e digerire e 
manipolare insieme , secondo i terapeutici aminaestramen- 
ti 5 sostanze diverse. Clii sa che la loro piii segnalata virtii 
non dipenda da un principio forniatosi insieme a molt' al- 
tri per la reazione scambievole di tali sostanze , il qual 
principio forse un giorno disgomljrato per chimica indu- 
Stria da quegli altri cui risulta commisto , potra in piu 
energico grado ed in piii schietta- forma render manife- 
ste le sue virtii , e meglio prestarsi all' uso medico , per 
tal guisa condotto ad essere meno empirico e piii razionale. 
La creosote si trae non senza difficili procedimenti o 
dair olio die accompagna 1" acido pirolignoso , o dal ca- 
traioe. 



V A R I E T A . lOI 

£ un licpildo la ciii natura trae a quella dell' olio; non 
lia colore , e trasparente e forte rifrattlva. L' odore ne e 
penetrantissimo , molto ingrato e in qualche modo confor- 
me a qnello del castoreo o piuttosto delia carne afFumica- 
ta :, il sapore ne e caustico hrnciante assai, talche la lin- 
gua ne riniane offesa all' istante. Fa sul tatto impressione 
come di cosa grassa^ ed e per consistenza comparabile al- 
r olio di mandorle. La sua densita e di 1,037 ' boUe a 
2o3°, resiste a - 2y° senza congelarsi. Alcune gocce che 
se ne lascino sopra una lastra di vetro svaporano compiu- 
tauiente nel corso d' alcnnl giorni. S' accende per contatto 
d' altra fiamma , e quella clie innalza e rutilante d' assai. 
Non e conduttrice dell' elettrico : consta di carbonio , ossi- 
gcno ed idrogeno. 

Si dissolve neH' acqua , neiralcool, nelP etere , ecc, ma 
con singolar prontezza nell' acido acedco. Si congiunge ad 
acidi ^ basi , sali ecc., se non die 1' operazione reciproca 
di essa con alcune di queste sostanze e accompagnata da 
decomposizione. Ma fra tutte le proprieta della creosote 
niuna e piu importante sicconie quella d" impedire la cor- 
rnzione. La carne frcsca, o il pesce, immollati per lo spa- 
zio di un quarto d" ora o di niezz' ora in una soluzione 
di creosote , non piii si jiutrefanno e seccano compiuta- 
mente al tenerli esposti al sole :, onde si vede qual van- 
taggio iinmenso sen potra raccogliere , quando si troveran- 
no modi di spogliare le carni del mal odore die la creo- 
sote loro comunica. La virtu antiputrida della creosote 
dipcnde da quella , ch' ella possiede fortissima , di coagu- 
lar r albumina , senza di cui la fibrina serabra rendersi 
immune da corruzione. 

Dair usar la creosote a impedir la corruzione di cami 
morte, si vemie ad usarla per sospendere quella di carni 
vive; e cosl fu impiegata in molte malattie, e particolar- 
mente ne' casi di carie, di ulceri cancer ose e sifilitiche, e 
persino di tisl polmonare; i risultamenti die se ne otten- 
nero furono maravigliosamente propizj. L' acido piroligno- 
so , r olio di Dippel , I'acqua di pece liquida, ecc. debbono 
certamente le loro virtu medicamentose alia creosote. 

La creosote puo amministrarsi pura, o in forma di un- 
guento , o in tal soluzione die consti di circa due parti 
di creosote in cento d'acqua calda. La dose per uso esterno 
e indeterminata ; per uso interne bastano quattro in cinque 



l82 V A, U I E T a'. 

gocce di creosote piira raccolte da urv po' di zucchero, o 
iniste con gonima arabica. 

La scoperta della creosote e di altre nuove sostanze 
( V. Bibl. ital. t.° 69.% pag. 132) e frutto del diligentis- 
simo studio che il signor Reichenbach di Blansko ha fatto 
intorno alia distillazione delle materie organiche (i). B. 

MEDICIKA. 
Fonti terniali e minerali della Valtellina. — II sig. dott. 
Balardini medico di delegazione in Sondrio ha dettato 
delle fonti salutari di quella provincia la seguente succinta 
uia interessantissima descrizione: 

Rdazione intorno alle fontt terniali e minerali della provincia 
di Sondrio del dott. Lodovico Balahi>tni di Breno , in 
Val Camonica , I. R- medico provinciale in Sondrio stesso. 

Bagni di Bormio. 
A tre miglla al disopra del cospicuo borgo di Bormio, 
e poco discosto dalla graade strada militare, che dalla 
Sovrana muniiicenza venne non ha guari con immense di- 
spendio e mirablle arte aperta pel giogo di Stelvio, scatu- 
riscono da dirnpato alpestre scoglio alle radici del Braulio 
copiose poUe pereniii d" acque termali. 

Raccolte due di esse in cauali coperti traduconsi in rozze 
vasche nel vicino locale da tempo immemorabile destinato 
air uso de' bagni. Le altre sinora incolte scendendo luugo 
il dorso del monle e svoigendo deusi vapori vanno a con- 
londersi con quelle della sottoposta Adda. 

La storia di quest' acque rimoiita ai tempi i piii rimoti. 
^uolsi che fossero conosciute siuo dagli antichi Romani , 
trovandosene cenao in Plinio nel lib)'0 II della Storia na- 
turale. Che poi nel secolo VI godessero di molta celebrita, 
lie somministra prova una lettera di Aurelio Cassiodoro 
sogretario di Teodorico re de* Longobardi sino dell' anno 
5a6 deir era volgare. Nel i336 Pietro de Lusignano , me- 
dico e lilosofo bolognese, scrisse una dissertazione De Bal- 
iieis Biirinii. Ne parlarono in seguito il Mattioli , Pietro 
Paravicini , Gaspare Sermondi , Giacomo Sckenchzev nella 
SIVA Tly drographia helvetica (Zurigo 1717), 1' autore del Ma- 
nuel da Vojageur 4^n Suisse , il canonico Bardea, il Depicchi, 



(i) V. Ncufs Jarhuch der C/umie unJ r/it/Ak , n. 1, .:, iS^o^. 



i 



V 4 n I E T a'. I S'S 

t r Jiiitore Jclla descrlzloue della Vahelllna, publjlicaia iii 
Miluio raiiiio 1823. 

Autichisslnio ed Inforine e il falibricato die tuttora serre 
ad uso de" liap;ni. Coiii|u)nesi di due locali, 1' uno detto 
siiporiore, iiiferiore raltro:, ciascuao dei quali e assai me- 
scliino, poco difeso dalle intemperie e privo di tutti que' 
I'omodi die richiedoiisi da dii per riavere la perduta sa- 
lute ricone alle fonti salntari. 

Le vasclie in cni raccolgonsi le acque ad uso di baguc 
sotio situate in istanza terraiiea , aiFotidate iiel mezzo del 
suolo e ciute di parapetti di legno. Sollevasi dalle mede- 
siine tale e si deiiso vapoie, die a guisa di niibQ tutta ne 
ingoiiibra la stanza ^ e le persone appena vi eutrano tro- 
vansi tosto coperie da coploso sudore. 

Esalasi dalle te; mali di Borniio grave odoie di zolfo piii 
sensibile alia grotta presso al bagao iaferlore ove I'acqua 
colla lauga diinora depone pur anco un sedimento adope- 
rato ad uso di fan^o , d' odore nauseantisslmo d'uova ira- 
citle, Ji sapore piccaute, e die presenta de'granelli di 
solfato di calce. 

In una delle pareti della stanza vedonsi tuttoi*a parec- 
clii fori di vaiia dimeiisioiie dai quali sortivano per Tad- 
diotro gli zanipilli ad uso di doccia , e die ora sono in 
gran parte otturati da concrezioni o incrostainenti depo- 
sitati dalle acque e dei quali e pure coperta la sottostante 
uiuraglia. 

La rupe dalla quale scaturiscono le terniali in discorso 
c di natura tufaccu calcare. 

La temperatura dell' acqua varia dai gradi 3 3 ai 38 
]\eauniur ; T ordinaria e ai gradi 33, 34. Talora |)er6 , e 
bpecialinente alio squagliamento delle nevi , e ne'giorni 
j>iovosi , si abbassa andie ai 3o e ai 28; e limpida, in- 
siplda :, ha qualdie odore di zolfo ; e difficile a corrom- 
pers>i , specilicaiiiente uieno pesante dell' acqua comuuc. 

L" analisi istituita dai farinacista De Magri di Somlrio 
dicde i seguenti I'isultainenti : 

Li dodici libbre d" acqua. 

Carbonato di calce gr. 7. So 

» di magnesia . ■ ■ » 4. 00 

Solfato di calco » i3. 5c 

" di soda .•..>; 14. oc 

Silice ) CO. *5 



184 T \ n I K T A.'. 

Avendo il De Magri istltulto T anallsi in Sondrio, cioe 
lungi dalla sorgente e ad acqua raffreddata , non vi ebbe 
neiranno 1820 a scoprire del gas idrogeno solforato. Re- 
catosi poi il medesimo nella scorsa estate alia fonte, dietro 
variati ciraenti e colla soluzione di superacetato di pioni- 
bo , e con quella di nitrato d' argento ebbe a riconoscervi 
1' esistenza di cpesto gas, e rilevo essere la qnantit.T. di 
esso ancora piu a1)bondante nel fango. Tali sperimenti ri~ 
petuti in Inogo anco dallo scrivente confermarono la sco- 
perta del De Magri e fecero conoscere certa quantita di 
solfo anche nelle concrezioni formate dalle acque stesse. 

Dair indicato esame delle qualita fisico-chimiche di dette 
acque chiaro ne appare molta dover essere la loro virtu 
medicatrice in parecchi morbi , e principaliuente in qtielli 
del sistema dermoideo di qualunque forma sieno , erpeti , 
impetigini, acrimonie ecc ne' vizj scrofolosi, nelle afFezioni 
reuraaticlie , artriticlie si semplici e recenti cbe antiche e 
combinate a indurimenti e ingrossameuti con ditticoltato 
movimento , ne' tumori freddl e lenti, ne' mali emorroidali 
e di fegato , pnrche tali malori non sieno mantenuti da 
tiittora vigente flogosi attiva , ne' quali casi conviene pre • 
niettere all' uso de' bagni vm conveniente trattamento anti- 
flogistico. 

Ma gia da gran tempo i bagni di Bormio sospiravano 
una provvida mano clie gl' innalzasse a quel lustro di clie 
sono meritevoli per la loro salubrita ^ e general! s' adivano 
le lagnanze sul pessimo stato di quel luogo , sulla mala 
sua esposizione , e suUa mancanza di tutti i comodi ri- 
cbiesti da chi con essi ama intraprendere una cnra onde 
riavere la perdnta salute. 

Dietro iterati eccitamenti per parte dell'I. R. Delegazione 
provinciale si sono tinalmente i quattro comuni compro- 
prietarj de' bagni determinati di procedere alia erezione 
di un grandioso e comodo locale corrJspondente alia virtd 
e celebrita delle acque , di cui ora e di gia allestito il 
progetto, non che il fondo proporzionato alia spesa occor- 
rente. 

Si venne poi anclie nelF avviso di abbandonare I'attuale 
posizione e cli trascegliere a tale intento il bel piano posto 
a pie' del monte di faccia al paesetto di Molina ove tutte 
concorrono le favorevoli circostanze necessarie per la fon- 
dazione di imo stabilimento balneo-sanitario. 



V A n I E T A . I OD 

Oltre r esposlzione piii sana a mczzoglorno e la mag- 
giore vicinanza a Borniio , si combinano tjuivl i dintorni 
i piu variati e pittoreschi ; da una parte le iniponenti e 
scoscese rocce del Braulio , dove sboccia TAdda rompen- 
dosi in varie cascate , dall" altra Tamena pianura di Bormio 
cinta di monti scoscesi sparsi di colti , di foreste e di fre- 
quenti abituri ; il suolo (rintorno oia piano ora ineguale 
ricco di cespugli , e facile ad essere ridotto in viali e pas- 
seggi eleganti ^ V aria vi e piii pura, la teuiperatura assai 
piu mite e meno variabile. 

Ne credasi clie col trasportare la termale nell' iudicato 
piano a certa distanza dalla sorgente abbia punto a per- 
dere di sua proprieta , die tanto T ingegnere Donegani, 
che lo scrivente, i quali nella scorsa estate ebbero a tale 
efFetto ad istituire in luogo degli esperimenti conducendo 
r acqua in canali provvisorj di legno per la lungbezza di 
circa metri 200, elDbero ad accertarsi, clie mantiensi pre- 
cisamente il primitivo grado di calorico, come pure eguall 
mantengonsi le altre proprieta ; il che tanto piu certa- 
mente otterrassi qualora eseguiti vengano i condotti con 
tutta r arte e sieno bene incatramati al di fuori ed isolati 
con uno strato di carljone e di alu'e sostanze coibenti , 
indi murati. 

Al che contrlbulra pure non poco la grandissima velo- 
cita nel corso dell" acqua attesa la inclinazione del luogo. 

Si comporra il nuovo edilizio di un pian terreno, con 
due piani superiori ; il pian terreno , oltre il peristilio o 
portico air ingresso dello stabilimento atto a garantire in 
caso di pioggia i forestieri nello smontare dalle carrozze , 
risultera di un atrio , stanza del portinajo , sala di ricevi- 
mento , appartamento del direttore , stanza per la doccia , 
cucina , dispensa, magazziiio, sale a manger ;, appartamento 
del medico , sala da bigliardo , cafFe e grande corridojo.' 

II primo piano superiore o piano nobile sara ripartito in 
in una loggia, una saletta comune , 16 stanze da letto , 
8 per parte , con gabinetti da bagno , anticamerette pel 
servizio occorrente e divise pel mezzo da grande corritojo 
chiuso alle estremita da finestroni , e riscaldato air occor- 
renza, come tutto il restante degli appartamenti, mediante 
tubi da grande stufa alia Meissner. 

II secondo piano superiore sara composto di grandi dor- 
mitorj e di piccoli appartamenti per la gente meno agiata, 
con istanze per gl" inservienti , corritoi , ecc. 



1 86 V A K I E T A°, 

Yi saranno ai latl del locale tUip corpi di lahliiieato 
coniunicanti inediaiite terrazza col corpo dl mezzo , it 
destro de" qnali destinato ad use di scuderia con rimessa t 
fenile, ecc. ; il sinistro conterra due graadi vasche di bagni 
per la gente ordinaria in due apposite stanze divise da 
corridojo , un lato per le donue , 1' altro per gli uomini , 
con asciugatoi e scale d' accesso ai dormitorj. 

Vi sara nel locale una stanza pel vapore , altra per la 
docciatura , e due pei fanglii ecc. Entrera nel locale anco 
un condotto d'acqua dolce die percorrendo il priuio piano 
paralellamente a quello della termale snniministrera nie- 
diante particolarl robinetti ad ogni bagno del primo piano 
anche delT acqua fresca onde correggere air uopo la ter- 
male troppo calda ed attiva. 

Saranno annessi alio stabilimento viali e giardini a di- 
vertimento dei balneanti , e la strada che vi conduce sara 
fiancheggiata da piante. 

Agglungera non poco vantaggio a tale stabilimento la 
vicinanza della preziosa sorgente del^e acque acidule-mar- 
ziali di S. Caterlna in Valfurva a sole 8 raiglia di distanza. 
venendo con cib offerta ai balneanti a norma dei bisogiii 
r opportunita d' accoppiare in un medesimo tejnpo due cure 
diverse. 

II compimento poi della grandiosa strada militare dello 
Stelvio , die pone Bormio e la Valtellina in comunicazione 
coir alto Tirolo e coUa Germania, e di quella ameaissima 
di Lecco lungo il lago che rende assai piu comodo ed 
ameno 1' accesso a questa provincia dalla parte del Mila- 
nese e di tutta la Lombardia , infonde ai Bormiesi ragio- 
nevole speranza , die eretto il nuovo alljergo de' bagni , 
assai maggiore dell' ordinario abbia ad esservi I'afflusso 
degli egrotanti non solo , ma di que'' ricchi disoccupati 
eziandio die per sottrarsi agl' insopportabili calori de' mesi 
di luglio ed agosto cercheranno in mezzo ai monti il 
fresco cielo di Bormio, approfittando pur anco a un tempo 
di que'tesori die provvida Igea aperse tra le viscere di 
quelle ritpi. 

Bagni del Masiiio. 

Per nulla inferiori in celebrita a qtielli di Bormio, quan- 
tunque nieno comodi per la loro sltuazione e meiio aiitichi , 
»ono i bagni del Masiuo , cosi detti dalla valle di f|«t' ?i6 
nonic ncl fondo ddla quale sono situati. 



V A R I E T A.'. 1S7 

La scoperta loro riinoma al secolo XVI ed apparten- 
gono alia famigUa Paravicini di Morbegno. 

Erta , disastrosa ed aspia o la strada che vi conduce e 
a stento praticabile anche a cavallo ; viene tuttavia solle- 
vato r aniino del viaggiatore die la percorre dalla vista 
degU oggetti variatissimi niisti d'orrido e di anieiio di cui 
natura fa pompa in quella valle. 

Piccoli piani e colli ammantati di un verde carico e 
vivissimo ; iniinensi niacigni quasi piccole montagne di 
duro granito , che staccatisi dai vicini monti se ne giac- 
ciono in niodo in vero imponente nel mezzo della valle ; 
fertili pendici ove pascolano maiidre e greggi, e ci'escono 
ontani , ciriegi , frassini , aceri , tigli , betule e faggi ver- 
dissimi sparsi qua e la di cespugli fra i qiiali il Soibiis 
uucuparia co' suoi grappoli corallini, V Ilex asrifolium colle 
sue foglie sempre verdi , ecc. Piii in alto poi e verso le 
vette , selve di larici , di al)eti , di pini d' ognl specie. 

Ne mancano pareccliie piante ed erbe niedicinali fra le 
quali il ginepro , la sabina , la Viola tricolor o jacea , il 
fclce maschio , T aconito , la Menta pulegio , la Valeriana , 
r arnica , ecc. 

La sorgente delle termali e a piedi del monte nel fondo 
della valle in una specie di seno cinto da monti elevati 
terminanti o in creste nude o in eterne ghiacciaje. 

Sgorga in un cavo nella viva roccia da due sorgenti . 
c raccolta in un tnbo di legno viene condotta nel sotto- 
j30sto piano , i cui dintorni non mancano di certa araenita , 
di coniodi sentieri , di boschetti , di selvette e di rozzi 
pouticelli che portano al di la del fiumicello clie di contro 
vi scorre. 

II fabbricato de' bagnl componesi di un pian terreno 
con cuciua , sale « manger, cantina , ecc, e d'un piauo 
supeiiore ben comodo discretamente vasto e pulito , ove 
soiio parecchie stanze da letto ben difese e con pareti fe- 
derate di legno , e quattro vasche ad uso di bagno tenute 
con certa decenza , e avente ciascuna una vicina stanzetta 
riscaldata da stufa. VI si trovano pure due serbatoj pel 
fango. 

La roccia da cui scaturiscono le termali del Masirio 
coasiste in un granito ben sodo - come pure dl graniio 
80)10 gli aliri nionti di quella vallc. 



I 88' V A R I E T a'. 

Ampla fede del valore di queste acque e loro celebrita , 
non che dell' ostentazione a un tenijio de' distinti perso- 
naggi che ne usarono, ne fanno le pareti delle stanze , 
sale e corridoj, che soiio tutte istoriate o coperte d'iscri- 
zioni in varie lingue attestant! i salutari efFetti ottenuti 
da quelle acque, la gioviale compagnia ivi goduta, I'ospi- 
talita del proprietarlo , e talune pur anco il mal animo 
di certuno che si trovo deluso nella sperauza dell' ivi cer- 
cata salute. 

Caratteri fisici delle acque del Masino. 
Sono limpide , ijisipide , inodore , difficili ad alterarsi , 
non lasciano quasi alcun deposito ; la loro ordiaaria tem- 
peratura e di gradi 27 f, che mantieasi costante in ogni 
vicenda atmosferica ; il peso specifico e di gradi 10 e So 
coir areometro di Baume per gli spirit! , esseiido 1' esterno 
ambiente a gradi -4- i5 Reaumur. 

L'analisi chimica diede i seguenti risultati: 

In quindici libbre mediche d'acqua 

Muriato di soda gr. 3i. 00. 

di magnesia ...» 8. 5o. 

Solfato di soda >> 17. jb. 

di calce » i3. So. 

I morbi che A'engono o debellati od almeno mitigati 
dair uso de' bagni del Masino sono 1' artritide e sue varie 
forme e le afFezioni reumatiche. Ne meno efBcaci si mo- 
strano nelle inalattie cutaaee impetigini , erpeti , ecc. In 
tutti i quali casi pero , qualora sussista dell' orgasmo o 
stato d' iperstenia , e bene associare ai bagni 1' uso delle 
coppette scariiicate , delle sanguisughe e talora anche de' 
salassi. Ed e osservazione che anche nelle malattie sifili- 
tiche , premesso conveniente trattamento mercuriale ( che 
talora compiesi con tutta facilita anche sul luogo quan- 
tunque fresco ) , contribuiscono mirabilmente i bagni del 
Masino a facilitarne la guarigione. Ne di minore vantaggio 
sono queste acque prese internamente per bibita ne' dolori 
intestinali, nefritici , nelle diarree croniche, nelle lente in- 
iiammazioni od ostruzioni di fegato e di milza , nei tumori 
ed ingorghi linfatici , ne' quali casi pero e bene associare 
all' uso interno anche quello de' bagni e del sanguisugio , 
e nelle coliche uterine , nella difficile e dolorosa mestrua- 
zione , nella leucorrea , ecc. , per cui ebbersi il titolo di 
hagni delle signore. 



V A R I E T a'. 189 

Rimangono {jei-o talora deluse anche per tali acque le 
Speranze de' medici e de' malati o per essere i morbi in- 
curabili , o poco o male conosciuti. Di nn errore di dia- 
gnosi fattosi dai seguaci d' Escnlapio anche sul proposito 
delle accpie del Masino fa prova la seguente iscrizione da 
me raccolta dalle pareti di una stanza in quel locale dei 
bagni. 

Quce Masinum adienerac 

Ut consuko medicorum 

Balneo , Luto et stilUcidio summo 

Tumorem adiposwn curarct 

Quo in dextera omenti parte affecta 

Comitissa Maria Castel-Barco 

Mediolanensis 

Puellam feliciter parturiendo 

Tumorem evacuavit 

Die 3o Jul a 178 1 

Prout medici prius 

Ignaviam evacuassent suam. 

Non manca a queste acque , onde a sollievo dell' uma- 

niia egrotante possano essere meglio adoperate e frequen- 

tate , die una migliore e piii comoda strada clie vi con- 

duca , la quale non e per era a sperarsi attesa la poverta 

de' plccoll comuni componenti quella valle. 

Acque aciclule marziali di Santa Caterina in Val-Furva, 
Air estremita superiore della Yaltellina A'olgendo a de- 
stra, cioe a sud est da Bormio , s'apre una bella ed ampia 
valle d' assai comodo accesso , la quale pel bel verde di 
cui e rivestita , per 1' aspetto suo semplice e ridente , e 
per la dolce frescura che vi si gode , invita ne' mesi estivi 
a farvi soggiorno. E bagnata dal fiume Ridolfo che vi 
scorre placido e tranquillo , ed e percorsa per tutto il 
lungo da comoda strada che con pochissimo dispendio po- 
trebbe essere ridotta carreggiabile anche per piccoli ca- 
lessi sino a S. Caterina , ove trovasi la fonte , non occorren- 
dovi taglio di rupi o costruzione di costosi rlpari. 

II lato sinistro a chi entra nella valle e ridotto sino a 
certa altezza a praterie e pascoli eccellenti sparse di ru- 
stiche capanne conteste di grosse travi di legno apposte 
Tuna air altra , che presentano un aspetto pastorale inte- 
ressantissimo. La costicra destra poi e coperta da fitte 
selve e foreste di betule , di piai , di avezzi , di larici e 



1 90 V A R I E T A . 

dtl ceiubra i sotto i cjnall cresce oyunc|ue l" Arbiifits^ uva 
ursi, die presenta in agosto e settembre delle bellissiine 
bacche rosse. 

A dne ore di viaggio s' allarga la valle per dividersi in 
due Jjraccia laterali lasciaiido nel mezzo iin bel piano quasi 
trJangolare alquanto spazioso, dal seno del quale sgorga 
la celebre fonte minerale detta pure di 5. Catenna dalla 
piccola cliiesa di questo nome clie vi sta poco dlscosta. 
Viene I'acqua raccolta in ua grosso trouco di larice tra- 
panato e piantato nel terrene sopra la sorgente medesima 
che ascende nel .>uo mezzo. 

II terreno per cui scaturisce lia niolta argilla , e sorlu- 
moso e sparso di macchiette rosso-gialle di vena di ferro 
(ossido di ferro carbonate) lasciatevi dalP acqua minerale 
stessa, come pure coperti dalla stessa materia sono i sassi 
pei quali scorre. L'acqua e limpida, incolora , inodora ; 
il sno sapore e acidetto di un grato piccante e alquantQ 
stiptico ; e mette continue bollicine gasose talora ancbe 
con qualche gorgogliamento. Vi si ricoiioscono quindi i 
caratteri tutti delle acidnle-marziali, confermati poi anclie 
dair analisi del De Magri che vi scoperse in libiJre medi- 
clie I a di acqiia 

Gas acido carbonico libero gr. 29 5o 

Carbonate di ferro >; 35 So 

-' di calce ...... 24 00 

' di magnesia . . . »» i3 5o 

Muriate di soda »; a8 00 

Solfate di seda ,...,...>; a 8 00 

Silice gradi » 00 76 

Traggene queste acque la lore erigine dalle viscere del 
Sovrastante monte Gavia rlcco pure di miniere di ferro. 
A giudizio delle scrivente lianno cemune derivazione con 
quelle della medesima natura e tante celebri di Peje nel 
vicino Tirole in valle di Sole , essendoche il monte Gavia 
va appunte dal late tirelese a versare in quella valle. 

Nen mielto antica sembra essere la sce^Jerta di queste 
acque se prima del dottor Baldassare Bellette che ne com- 
pose un tratuto, e che asserisce averle egli stesse rinve^ 
nute neiranno 1703, non trovasene fatta menziene alcuna^ 
Le malattie in cui soglionsi cen ettirai risultamenti ado- 
perare , sone le gastriti creniche antiche , le lente duo- 
«l«mti eon inerzia del vcntricolo e del tube intestinale ^ 



> A K T J , r X i I() I 

|«> ri9(ui):e dv' \ iitcrl atUloniiiuili , Je leutoree caiisate da 
[ireitressa inetrite 5 le amenonee , e certe afFezioni isterico- 
convnlsive ecv. 

E|^lt e eerto clie qneste acque cotaiito attlvc e saluljri 
\o <Hverieliljei-o ancora piii qn.ilora veaissero nieglio di- 
I'ese dairirrflnenza delle vicine actpe stagiiaiui coll' appro- 
t'oiidare ruaggiormente i catifili di gia scavati onde asciu- 
gare alia megllo quel lerreno soriunioso. 

La sorgente niedesinia potrebbe essere difesa dalla ploggia 
«.on padiglione o tetto sostennto da colonne fonnanti al- 
r intorno ana specie di porticato coperto. 

II teiTo.io air intorno potrebbe esservi scavato all' allezza 
di an pieJe circa , selciato e ridotto cou panche in giro 
a comodo de' be\ itori. 

Sarebbe poi desideral)ile che qualche specula tore vi eri- 
gesse poco Itmgi al pie del nionte un albergo pel buou 
alloggio e vitto de' concorrenti , e clie il comune si deter- 
iiiinasse a costrnire lungo la valle una piii coiiioda strada ; 
il clie spcrasi di poter fors' anco presto ottenere. Praticati 
i quali iiiiglioranieiiti e attivate le indicate riparazioni, egli 
o fuori di dubbio clie tali acque attesa l' incontrastabile 
loro virtu medicinale , e la mancanza assoluta di altre 
consimili nella nostra Lombardia , salirebbero ben presto a 
maggiore fania e di assai piii esteso vantaggio ridonde- 
rcbbero alia langnente nmanita. 
Sondi-io, 11 3o marzo i83i. 

Lodovico Bulardini , medico provinciale. 

Alia relazione di quel dotto medico provinciale sianio 
lieti di poter aggiungere , clie in parte sono gia esaiiditi , 
in parte sono prossimi ad esserlo i voti ed i desiderj clie 
egli esprinie onde coll' erezione di appositl locali , e ct)l 
iniglioramcnto delle strade di accesso venga stimolato e 
reso coinoilo il pul)blico concorso ai bagni di Borniio, a 
quelli del JMasino, ed alle acque acidule marziali di Santa 
Caterina. 

Le sollccitudini consecrate dal Coverno a questo impor- 
tance argoniento, e con alacrita secondate da que' coranni 
lianno gia prodotto ottiuii effetti. 

Pvispetto ai bagni di Bormio sono da molto tempo in 
corso le opere di costruzione per un grandiose stabilimento 
the verra aperto ai balncanti nr'Ia stagionc estiva dc! 



lf)2 V A R I E T A . 

1 835, e possiamo assicurare il pubblico die la nuova fab- 
brica riuscira uon solamente comoda, ma anche maestosa; 
per riguardo ai bagni del Masiiao , ed alia fonte di Santa 
Caterina soiio gia sul tappeto vai'j progetti non solo per 
migliorare possibilraente le strade, ma ancbe se sara pos- 
sibile per erigere e neiruno, e nell'altro sito un comodo 
ospizio fornito di tutti que''requisitL che piii possano allet- 
tare i coucorrenti. 

Sara non piccolo benefizio per 1' umanita languente, ne 
piccolo vantaggio per que' co muni se, come si spera , po- 
tranno in breve andare in esecuzione tutti i conceplti di- 
visamenti, onde gl' individui i quali vorranno far uso delle 
predette fonti non solo trovino piane le vie e facile T ac- 
cesso, ma abbiano altresi sul luogo uu alloggio sano, ri- 
parato, spazioso , ed ancbe ornato. 

STATISTIC A, 

Mortalita ne' diversi paesi. — II sig. Moreau de Tonnes, 
in una sua Memoria sulla mortalita ne' diversi Stati d'Eu- 
ropa , esamina le cause die influiscono svii movimenti della 
popolazione , e ne deduce cli' esse lianno una forza assai 
piu possente sulla mortalita che sulla riproduzione. Quanto 
alle nascite , il maximum e appena il doppio del minimum: 
quanto alle morli , esso e appena il triplo (aa : 5 9) nei 
tempi ordinarj. Con document! officiali e relativi a diversi 
anni dopo il 1801, vien egli a stabilire un quadro in cul 
veggonsi esposte le difFerenze della mortalita ne' diversi 
Stati in ragione della loro popolazione. Da sifTatto quadro 
risulta che muojono annualmente : 

Negli Stati romani e negli antichi pos- 

sedimenti veneti i sopra 3o 

Nell' Italia in generale , nella Grecia , 

e nella Turchia i » 3o 

Nei Paesi Bassi, nella Francia e nella 

Prussia i " 39 

Nella Svizzera, nell'Impero Austriaco 
( trattene le sue provincie in Ita- 
lia), nei Portogallo e nella Spagna i " 40 
Nella Russia Europea e nella Polonia 1 » 44 
Alemagna, Danimarca e Svezia . . . r » 4^ 
Norvegia i " 4^ 



V A R I E T a'. 198 

Islaiuhi I sopra 53 

Inghilterra i » 58 

Scozia ed Irlanila i " 5 9 

Dair anzidetto quadro puo agcv'olmeiite dedursi clie due 
grandi cause determinano in modo particolare il rapporto 
ilella niortalita alia popolazione. Esse consistono nelP ia- 
iluenza del clima ed in quella dell' incivillmento. II clima 
e soinniamente favorevole alia prolungazione della vita , 
aliorqiiando esso e freddo e quando ancoia giugne alia ri- 
gidezza , od allorche P umidita prodotta dalla viciuanza del 
inare trovasi unita ad una hassa temperatura. Percio la 
ininore niortalita in Europa ha luogo ne" paesl marittinii 
e vicini al circolo polare, siccome sono la Svezia , la Nor- 
vegla, rislanda. Essa osservasi ancora in paesi dove, per 
esenipio come in Russia , 1' influenza del clima non e al- 
trimenti secondata da quella dell' inclvilimento, ed e baste- 
vole da se sola ad assicurare airuomo una lunga esistenza. 
I paesi meridionali , il cui clima sembra si propizio alia 
specie uniana , sono al contrario quelli in cui la vita tro- 
vasi esposta a pericoli niaggiori. In Italia la morte uiie- 
tere suole assai piii rapidamente clie nella Scozia. 

{Dalla Mcmoria dell' autore.) 



ARCHEOLOGI A. 

Oggctd piiL rimarchevoU ritrovatl negli scavi dl Pornpei 
did I gennajo a tiitto aprile i833. — 4. Gennajo. Bron- 
zo : Tre doppj busti in forma di Erma rappresentante cia- 
scuno due teste, una di Fauno , T altra di Baccante , co- 
ronate di edera e pampini , tutto di squisito lavoro , e di 
altezza ognuno di due terzi di palmo. - Una piccola sta- 
tuetta nnda con manto ravvolto al braccio sinistro, di al- 
tezza diecisette ventiquattresiml di jialmo. - Una piccola 
aretta in guisa di tripode , di altezza un terzo di palmo. - 
Una testiaa di cavallo con porzione di sella. - Una cornice 
curvilinea appartenente al lettisternio. — Due frammenti di 
lanterne , mancanti di veiro. - Vn manico di vase in forma 
d' Ippogrifo. - Un calamajo col sue coverchio dissaldato. - 
Quattro armille con una quantita di anelli infilzati per 
guarnizione ; una di esse ha una specie di serpe avvitic- 
chiata. — Una piccola padella quadrata con suo manico lungo, 
e con quattro concavi in essa , forse per cucinare delle 

Blbl. Ital. T. LXXIII. i3 



I()4 V A K I E T A . 

uova. - Dieci borchie cU porta , cinque con anelli , e cinque 
prive. - Una piccola stadera completa , Ji lungliezza setie 
dodicesimi di palmo. - Una cazzeruola di diametro sette do- 
dicesimi di pabno. - Un cono tronco di diametro un mezzo 
palmo. - Cinque piccole zampe di leone di diversa forma 
e grandezza. — Due piccolissimi piedi figurati. — Una guar- 
nizione in l)asso rilievo rappresentante due puttini in lotta 
di altezza un quarto di palmo. - Altra guarnizione in basso 
rilievo rappresentante una sfinge seduta con piccola ma- 
schera scenica sotto al piede sinistro , di altezza un terzo 
di palmo. - Un' orecchia figurata per T attacco del manico 
a qualclie vase. - Due piccole testine una di toro, T altra 
a mascliera egiziana per guarnizione. - Un piccolo tubo 
scannellato airesterno, di diametro un' oncia ed un quarto 
e di lungliezza palmo luio ed un sest'o. Nove manichi di 
diverse forme e grandezza appartenenti a vasi e conche. - 
Un grosso e grande cono tronco forse parte di una grande 
caldaja servibile per manifatture , il medesimo di diametro 
nella parte piu larga di palnii 4. 

1 3 Febbrajo. Nella casa delta de' capitelli colorati si 
sono raccolti fra gli altri oggetti di hronzo : Un bilico co« 
sua piastrina. — Una piccolissima statua muliebre con tur- 
casso 5 forse Diana. — Sei piccole grappe. — Una statuefta 
con sua basetta dissaldata , con elmo in testa , forse una 
Minerva. Terracotta: Due grandi lucerne ad un sol lume; 
ciascuna -di esse ne ha altre due piccole superiori, e cia- 
.sciina a due lumi. — Un abbeveratojo di uccelli. — Nella 
fauce a sinistra del nominate tablino, e propriamente sul 
pavimento si sono rinvenute diverse nionete di argento e 
di broazo. 

27 Marzo. Marino : Un bello erma rappresentante un 
Sileoo con testa coronata di edera. — Una basetta bislunga 
sulLi quale avvi un coccodrillo , il tutto forse di pietra di 
paragone. 

aS Anrile. Innanzi alle LL. MM. le Regine di Napoli , 
si e seguito lo scavo nel fosso del pavimento slamato della 
bottega a destra T ingresso della seconda casa , detta dei 
bronzi ; a destra la strada della Fortuna si sono raccolti 
di hronzo : Un bello erma a doppio Ijusto, rappresentante 
un Fauno ed una Baccante coronata d' edera e pampini di 
squisito lavoro di altezza intera di due terzi di palmo. — 
Altra ej lua anche a due facce coii semplice capellatura di 



V A 1! 1 K T A . 195 

lavoro meno scjuislto del precedente , altezza tliciasseUe 
ventiquattresinii di palmo. — Un mezzo busto per guarni- 
zLone coronato di edera e pampiai, forse un Fauno. — Un 
Gladiatore con scudo in atto di lotta mancante del gladio. — 
Una tigre di lunghezza intera nn mezzo palmo. - Un pic- 
colo cavallo con sno cavallere di Inngliezza intera un quarto 
di palmo. — Una bella aquila di lungliezza cinqne dodicesimi 
di palmo. - Una testa di cignale. — Una di arietc. — Altra 
piu piccola. — Una piccola testa di hue. — Un ippogrifo. — 
Una piccol" anitra. — Una figurina vestita ed alata per guar- 
nizione. — Un manico di un vase rajipresentante un gam- 
bero di lungliezza tre quarti di palmo. - Vn muso di ele- 
fante con prol)oscide. — Una mezza luna. — Un vasetto in 
forma di un papavero. — Una piccola ara di tredici ven- 
tiquattresinii per undici quattordicesinii e di altezza cinque 
dodicesimi di palmo. ( Bull, arclieol. ) 

ANNtiNZJ. 

La Sacra Bibljia di Vence, giusta la quinta rdizione del 
sig. Drach , con atlante e carte iconograiiclie, corredata 
di nuove illustrazioni ermeneuticlie e scientifiche per cura 
del prof. Bartolomeo Catena. — Milano , 1834, presso An- 
tonio Fortunato Stella e figli , coi tipi di Giuseppe Ber- 
nardoni di Giovanni , in 8.", fascicolo 3.° del vol. V. Dis- 
sertazioni. Le 42 distribuzioni pubblicate costano rustria- 
clie lir. 84, e le tre distribuzioni dell' atlante lir. 9. 40. 
Vedi Bibl. ital. , t.° 68.°, dicembre i83a, pag. 336. 

Teatro di Eugenio Scribe, t.° XI. — Milano, presso 
1 suddetti, coi tipi Nervetti, in i6.% di pag. ao6, austria- 
clie lir. I. 9.5. Vedi Bibl. ital., t." 67.°, agosto i833, pag. 240. 

* Delle disgrazie della lingua italiana , libro uno di Ales- 
sandro Pagliese. — Torino, i833, tipografia reale , in 8.", 
di pag. 44., ital. cent. 78. In Milano presso i suddetti. 

Poesie bibliclie tradotte da celebri Italianl ed illustrate 
con note. Si aggiungono le versioni e parafrasi latine del 
Mussi , Rossi , Lo^vtb , Vavasseur e Bncanano ^ i ragiona- 
menti del Lowtli suir ebraica poesia e le dissertazioni di 
varj , t.° 3.°, parte i." ■ — Milano, 1834, dalla Societh tipo- 
grafica de' Classici italiani , in 13.°, di pag. 240^ italiane 
lir. a. 32. Vcili Bibl. ital. t.^ 72.°, novembre io33, pag. 176 



i()6 V A R I E T a". 

* II Mnseo Worslejano descrltto ed illustrato da E. Q. VI- 
sconti , piibblicato per cura del dottor Glo. Labus, fasci- 
colo VI. — Milano , 1834, Societa snddetta, in 8.°, di pag. 
32, con 14 tavole in rame , ital. lir. 6. 40. Prezzo de' sei 
fascicoli pubblicati , lir. 33. 60. 

Poeti classici italiani , t.° 100." Poesie varie di Vincenzo 
Monti. — Milano, i834, Societa snddetta, in 32.% di 
pag. 248, ital. lir. i. 60, in carta velina , lir. 2. 40. 

* Storia della letteratnra italiana dall' origine della lingua 
sine a' nostri giorni , del cav. aliate Giuseppe MafFei. Se- 
conda edlzione originale emendata ed accrescluta coUa storia 
dei primi 32 anni del secolo 19.° ad uso della pubblica e 
privata istruzione. — Milano, 1834, Societa snddetta, 
vol. I." e 2.°, in 12.°, lir. 3. austr. al volume. 

* Prediche ed orazioni sacve dell'abate Serafino De Lucca, 
canonico , ecc. — Milano, 1834, Gio. Silvestri , in i6.°, 
di pag. 348 , ital. lir 3. 

Notizie statistiche e descrittive della VJ^Uesia , dell" abate 
Carlo Racca di Novara. — Vigevano, ]833, per Mar- 
zoni e comp. , con permissione , in 8.°, di pag. 60, con 
prospptti, ital. lir. i. j5. In Milano presso il suddetto. 

* Poemi di Giorgio lord Byron , recati in italiano da Giu- 
seppe Nicolini ; con alcuni componimenti originali del tra- 
duttore. — Milano, 1834, per Giuseppe Crespi e comp., 
coi tipi del D. G. Ferrario , in 8.°, di pag. 440, austr. lir. 7. 

Sonetti di ogni secolo della nostra letteratura con note 
pubblicati per cura di Francesco Ambrosoli. — Milano , 
1834, presso la libreria Branca e Dupuy, contrada di 
S. Paolo, n." 935, in 12.°, di pag. X e 278, ital. lir. 3. 

Deir ortografia italiana, trattato del P. Daniello Bartoli , 
riscontrato coUa prima impressione e corredato di note. — 
Reggio, 1 83 3, tipografia Torreggiani e comp., in 8.°, di 
pag. 2S0. In Milano si vende da Gio. Pirotta , contrada 
di S." Radegonda, austr. lir. 2. So. 

* Ricerche a stabilire quail possono essere le migliori in- 
dicazioni ed il piu sicuro metodo curativo pel trattamcnto 
delle malattie infiammatorie , del dottor Liaigi Emiliani , 
prof, di clinica , ecc , seconda edizione con aggiunta di 



V A R I F. T A . 197 

iina leltera del ilottor Alessandro Puglia di Reggio sullo 
stesso argonieiito. — Modena , i833, per G. Vincenzi e 
comp. , in 8.°, di pag. XLVI e i5a. In Milano presso il 
siiddetto , anstf. lir. 3. 

* Notizle biograliche e letterarle degli scrittori dello Stato 
Estense , fascicolo i.° Di Lviigi Cerretti niodenese , in 4.°, 
di pag. 79 , austr. lir. i. 5o. — fascicolo 2.° Del conte Fran- 
cesco Cassoli e del Padre Vincenzo Cattelani , di pag. i5i, 
lir. I. 3o. — Reggio, i833, Torreggiani e C. In Milano 
presso il snddetto. 

Giurisprudenza forense unita al Diritto patrio . dell' av- 
vocato Giuseppe Cassiani Ingoni , prof, emerito nella R. Uni- 
versita di Modena. — Modena, 1 827-1 833, per gli eredi 
Soliani , tipograli reali , tonii 3, in 8.°, di pag. 1268 
conipless. , austr. lir. i5. In Milano presso il suddetto. 

Etliices christiauce insiitutiones e purioribus sacras tlveo- 
logiic fontibus ad usuni clericorum deductaj ac sumniatim 
in cjuatuor libros digesta? a D. Aloysio Ferrari in theo- 
logica Academia romana censore , etc. — INIutinas , ex typis 
G. Vincenzi et socii , libro 2.% in due fascicoli , di pag. 
393 compless. , ital. lir. 4. 3o. In IMilano presso il suddetto. 
Vedi Bil)l. ital., t.° 72.% ottobre i833, pag. 114. 

* Opuscoli niatematici e iisici di diversi autori , fascicolo 
5.°, i.° del tomo 2.° — Milano, 1834, presso Paolo Enii- 
lio Giusti , contrada de' Due Muri , in 4.°, austr. !ir. 18 
al tomo coniposto di 4 fascicoli. — ( Questo fascicolo con- 
tiene : INTemoria di A. L. Caucliv, niemljro dell' Istitnto 
di Francia , sulla meccanica celeste e sopra un nuovo cal- 
colo chiamato calcolo dei liniiti , con note di P. Frisiani e 
G. Piola. — INIemoria sulla grandine, di A. Bellani ). 

I Fasti della Cliiesa nelle vite de' Santl per ciascun 
giorno dell' anno. Opera compilata da una pia societa di 
ecclesiastici e secolari , corredata di tavole in rame , vol. 
13." ed ultimo, die comprende alcune vite desiderate negli 
antecedenti volumi , e 1' indice generate delle materie. — 
IMilano, i833, presso la ditta Angelo Bonfanti , contrada 
della Passarella, n.° 488, in 8, di pag. 704, con 6 ta- 
vole in rame, prezzo austr. lir. 9. 81. Vedi Bibl. ital., 
t." 68.°, dicembre i832, pag. 338. 



198 V A R I E T a'. 

* Dizionario delle origlni, invenzioni e scoperte nelle arti , 
nelle scienze , nella geografia , nel commercio , neiragricol- 
tura, ecc. Nel quale sono indicate le epoche dello staliili- 
inento dei popoli . delle I'eligioni , delle sette e delle isti- 
tuzioni religiose, delle leggi, delle dignita, 1' origine delle 
Varie costumanze , delle mode , delle monete , ecc. ; noa 
che le epoche delle invenzioni utili e delle scoperte im- 
]5ortanti fatte sino ai nostri giorni. Opera compilata da una 
Socleta di Letterati italiani. — Milano , 1828-1 83a presso 
il suddetto , in 8.° a due colonne , volumi 4. Vedi Bibl. ' 
ital. , t.° 60.°, ottobre i83o, pag. 78. 

Apjiendice al Dizionario suddetto. — Milano, i833, 
presso il suddetto, in 8.° a due colonne, di pag. 296. 

Compendio di geografia compilato su di un nuovo ])iano 
conforme agli ultimi trattati di pace e alle piii recenti 
scoperte da A. Balbi , ecc. — Torino, 1 833-1 834, di- 
stribuzioni 4.% 5.* e 6.% in 8.° Tutta T opera, in 10 di- 
stribuzioni , ital. lir. 2.3. Vedi Bibl. ital., t.° 72.°, dicein- 
bre 1 833, pag. 355. 

* Faraiglie celebri italiane , di P. Litta , in foglio fig. , fa- 
scicolo 27.° Rangoni di Modena, austr. lir. 16; fascicolo 28.° 
Martelli di Firenze , lir. 8^ fascicolo 29.° Ottoboni di Ve- 
nezia e Varano di Camerino, lir. 9. — Milano, i833-i834, 
presso I'autore, dicontro alia cbiesa di S. Angelo , tipo- 
gra/ia del D. G. Ferrario. Vedi Bibl. ital. , t.° 71.", luglio i833, 
pag. 17. 

Vocabolario italiano-latino per intiero nnovamente com- 
pilato ad uso degli studenti de' ginnasj da Francesco Che- 
rubini. — Milano, i83i, dall' I. R. stamperia , in 8, di 
pag. 1263 ;, prezzo in brochure lir. 8. 60; alia bodoniana 
lir 9. 10 austr. — Vocabolario latino-italiano per intiero 
nuovamente compilato ad uso degli studenti de' ginnasj da 
F. Cherubini. — Milano, 1825, dall' I. R. stamperia, in 
8.°, di pag. 656, prezzo in brochure lir. 4, alia bodo- 
niana lir. 4. 5o. 



R. GiRONi, F. Carlini, I. Ivmagalli e G. Brvgnatellt ^ 

direttori td ediiori, . • _ 



Pubblisato il di 19 marzo 1834. 





ssdvaziu/u mcteorolo^lclie fatte all I. II. 


bssenatorio di Brera. 


i834 GENNAJO. 




Matt IN A. 




Sera 






'5 

S 




Altezza 

del 

baronietio. 


re E 

S 2 

g 


a d 

.is 


State 
del cielo. 


Altezza \ 
del 
baroiiielro. 


'0 i; 
1 i 


6 

5| 


Stato 
del cielo. 




I 


roll. lin. 

27 6,9 


+ 8,0 





Nmolo ser. 


pell. li„.^ 

27 7,5 


+ 5,0 


N 


Sereno n\x\. 




2 


27 9'2 


+ 1,5 


N N 


Nebbia ser. 


27 IO,D 


+ 4,5 


N N 


Sereno. 







27 11,7 


+ 1,0 


N E 


Nebbia ser. 


27 11,8 


+ 4,3 


N K 


Sereno. 




4 


27 9,4 


- 0,5 


N 


Nebbia ser. 


27 8,0 


+ 5,6 





Sereuo. 




5 
G 


27 10,5 


+ 2,5 


E 


Nebbia ser. 


27 xo,:> 


+ 4.2 


SE 


Sereno. 




28 1,0 


0,0 


E 


Niivolo ser. 


28 0,8 


+ 5,0 


S 


Sereno. 






28 0,4 


+ 1,7 





N'uvoio. 


27 11,8 


+ 0,1 


SE 


Nmolo. 


-'27 10,1 


4- 1,0 


SES 


Nuvolo. 


27 8,9 


+ 2,5 


SE 


Neve. 


<,'27 4^5 


+ 1,0 


S 


Nuvolo. 


27 4,8 


+ 2,0 





Pioggia. 




10' -ij 6,0 


+ 1,5 


N 


Nuvolo. 


27 6,2 


•*• 3,0 N K 


Nuvolo. 


1.I27 8,4 


■<• 2,0 





Nebbia iiuv. 


27 9'6 


+ 3,4js s'NuvoIo. 


12J27 9,8 


+ 0,7 


N 


Nuvolo ser. 


27 10,0 


+ 3,0 N N E'Pioggia. 


l5 2-7 10,5 


+ 1,7 





Nebbia nuv. 


27 i:,o 


+ 456:8 s Sereno uuv. 


^•\ 


28 T,I 


+ 2,3 





Nuvolo ser. 


28 0,0 


+ 3, o'n N Nuvolo ser. 




.5 


27 TI.G 


+ 0.5j N 


Nuvolo. 


28 0,4 


4- 3,0 Nuvolo. 




16 28 0,5 


+ 2,5 


S 


Nuv. pioggia. 


28 0,4 


+ 4,0 N KJNuvolo ser. 




I? 


27 11,0 


+ 3,5 


s 


Nebbia ser. 


27 10,2 


+ 3,7 V N o'Nu\olo nebb. 




18 


27 10,1 


+ 0,7 





Sereuo. 


27 10,0 


+ 3,4 s£ Nebbia nuv. 




jq 


27 10,3 


+ 0,7 


E 


Nebbioso. 


27 9,5 


+ 3,5 s E s Neb.nuv.pi02. 




20 


27 7,G 


+ 0,5 


N 


Nuv. nebljia. 


27 9,0 


4. 6,7,N rv Seieuo. 




2.1 


28 r.5 


+ 2,0 


N N E 


Nebbia ser. 


28 1,5 


+ 5,0 s Sereno. 




22 


28 1,8 


+• i,t3 


N E 


Sereuo nebb. 


28 1,5 


+ 4,3 N N Sereno. 




23 


28 1,3 


+ 1,5 N 


Sereno nebb. 


28 0,7 


+ 5,6 s jsereuo. 




24 


28 1,0 


+ 0,7 N N 


Nebbia nuv. 


28 0,6 


+ 5,5 


s E Nuvolo. 




35 


27 11,6 


+ 0,5 





NuAolo. 


27 10,9 


+ 7,0 


N Sereuo nuA'. 




26 28 1,2 


+ 1,4 


E 


Nebbia nuv. 


28 1,0 


+ 3,0 


N N E Nebbia nuv. 




27 


28 0,7 


+ 1,0 


N 


Nuvolo nebb. 


28 0,3 


+ 3,3 


SE 


Nuvolo. 




28 


28 0,4 


+ 1.7 


SES 


Nebbia nuv. 


27 11,5 


+ 4,5 


SE 


Nuvolo. 




29 


27 9^2 


+ 5,5 N E N 


Pinggia. 


27 8,7 


+ 4,3iS S E 


Nuvolo. 




So 


27 9'2 


+ 2,7 


E 


Nuvolo. 


27 10,4 


•+• 5,ojs s E 


Nuvolo. 




5i 


28 0,0 


+ 0,0 


N 


Nebbia ser. 


28 0,3 


+ 3,5 


S E 


Sereno. 




Altezza ma.ss. del bar. poll. 28 lin. i,{ 


5 Altezza mass, del term. + 7.0 




mm 
mcci 


mia .... 


./ 27 ./ 4,f 

)( 27 >> IO,( 


) minima .... - o,5 
58 media + 2,69 




ia 




Quantila della pif)ggia e n 


eve sciolla linee 37,04. 




, 









































i854 FEBBRAJO. 






M A T T I N A. 


Sek A. 




■5 

u 






6 


~ 2 
S 5 

£ 
,^ u 


5 c 
'^ 


Stato 
del cielo. 


6 

45 


— 

"C 
« a 

2 1 


If 


Stato 
del cielo. 






roll. 


Im. 









poll. lin. 









I 


28 


1,2 


+ 0,5 


S E S 


Sereno nebb. 


28 0,7 


+ 3,0 s s 


Sereno nuv. 




2 


28 


1,3 


- 0,3 


E 


Sereno nebb. 


28 1,6 


+ 3,0 


SE 


Sereno. 




5 


28 


2,0 


- 1,5 


E 


Nebbia ser. 


28 1,5 


+ 2,8 


S E S 


Sereno. 




4 


28 


2,2 


- 0,5 


N E K 


Nuvolo. 


28 1,5 


+ 2,0 


N N E 


Nuvolo ser. 




5 


28 


0,0 


- 2,5 


N 


Nebbia ser. 


27 11,7 


+ 2,7 


N N 


Sereno. 




6 


27 


11,8 


- 1,7 


s Sereno nebb. | 


27 11,6 


+ 5,0 


s 


Sereno. 




7 


27 


11,5 


- 1,5 





Sereuo nebb. 


27 10,6 


+ 5,7 


SOS 


Sereno. 




8 


27 


P->7 


- 1,0 


N N 


NebJiia ser. 


27 9,3 


+ 5,5 


S E .S 


Sereno. 




q 


27 


10,5 


4. I,.-) 


SE 


Nuvolo. 


27 11,4 


+ 2,7 


S E S 


Sereno nuv. 




10 


28 


1,4 


0,0 


S S E 


Nuvolo ser. 


28 1,6 


+ 2,0 


SE 


Sereno. 




1 1 


28 


1,8 


- 2,5 


E 


Sereno nuv. 


28 0,7 


+ 2,0 


N > 


Sereno. 




12 


28 


0,0 


- 5,5 





Sereno. 


27 10,6 


+ 2,0 


S 


Sereno. 




la 


27 


10,2 


-5,4 





Nebbia ser. 


27 10,7 


+ 2,0 


SE 


Sereno. 




14 


28 


0,8 


- 1,7 


E 


Sereno. * 


28 0,4 


+ 2,4 


S S E 


Sereno nuv. 




i5 
"76 


27 


11,8 


0,0 


S E 


Ne\e. 


28 0,7 


+ 1,5JS E s 


Neve. 




28 


1,0 


+ 0,5 


Nuvolo piog. 


28 1,7 


+ 2,6 N K 


Nuvolo piog. 




17 


28 


1,0 


+ 1,3 


SOS Nuvolo. 


28 1,0 


+ 5,5 s 


Nuvolo. 




18 


28 


1,2 


+ 2,0 


N N 0|Sereao nuv. 


28 1,5 


+ 6,0 N E N 


Sereno. 




19 


28 


1,0 


+ 0,5 


iVebbia nuv. 


28 0,8 


+ 5,5 s s £ 


Sereno. 




20 
21 


28 


0,0 


- 0,5 N E N]]S'elj]_)ia nuv. 


28 0,4 


+ 4,3 s s E 


Nuvolo. 




27 


11,8 


- 0.7 


N iSuvolo nebb. 


27 11,4 


+ 5,o|n N 


Sereno nuv. 




22 


27 


q,8 


+ 4,5 


N N Sereno. 


27 9,2 


+10,0 


N 


Sereno. 




20 


28 


2,0 


+ 1,7 


N E 


Sereno. 


28 1,8 


+ 6,5 


SE 


Sereno. 




24 


28 


5,2 


4. 0,5 


N E N 


Sermo. 


28 2,7 


+ 5,7 


SO 


Sereno. 




25 


28 


1,5 


o,o'n e n 


Sere J. 


28 1,8 


+ 6,7]k NJSereno. 1 




26 


28 


4,5 


+ i,5|n n e 


SeieijO. 


28 4,7 


+ 6,7 


s E Sereno. 




27 


28 


5,5 


+ I,5|N E K 


Sereno. 


28 5,7 


+ 7,0 


s Sereno. 




28 


28 


4,5 


+ 1,0 


N N 


Sereno. 


28 2,6 


+ 9,3 


SOS Sereno. 

. — 




Altezza mass, del bar. poll. 28 lin. 5,7 Altezza mass, del term. + 10,0 






minima . . . . » 27 » 9,2 minmia .... - 0,5 






media ....>> 28 " 0,87 media + 2,02 


= 




Quantita della pioggia e neve sciolla linee i6,74- 




* Alle 


2" ed iin quarto pomerld. forte scossa di tcrrcmoto. 










- 








- • 






J 



BIBLIOTECA ITALIANA 

PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LTBERALI. 



Delia i'era eccellenza nclle leUere. Ragionamento ine- 
dito di Melchior Missijuni. 

Hissendosl per noi a segno di ammirazione e a tri- 
buto di verita e di giustizia dettate epigrafi italiane 
in lode di alcuni valorosi scrittori seguaci della nuova 
scuola, taluni hanno creduto coglicrci in contraddi- 
zione con noi medesimi , parendo ad essi lo spirito 
di altri nostri scritti, e specialmente de' nostri ser- 
nioni, voki a ditendere gli anticlii classici, uon con- 
cordare con qucsti encomj. Siamo percio chiamati ad 
una professione di fede letteraria: laonde benclie per 
noi si pensi anche il piu zelante partigiano delle an- 
ticlie lettere poter tessera le dette iscrizioni in quel 
niodo che noi lo abbiam fatto, senza ledere i suoi 
principj , non vogbamo tuttavia alia brama degli ainici 
disdire. 

Tcmianio solo non venire da altri tacciati di arro- 
ganza, come sc volessimo eiigerci in giudici di tanta 
disputa : se non che pur ci confortiarao , che ove non 
e lecito a noi usurparci autorita di giudizio, potremo 
pero soccorrere all' infermita nostra coUe ragioni e 
col testimonio di uomini cosi preclari, che opporsi 
alia loro dottrina , si parra piuttosto temerita che 
coraggio. 

Bibl. Ital T. LXXIII. 14 



aoa DELLA VERA ECGELLENZA NELLE LETTEKE. 

I. Clamori de novatori. 
Prima cli tutto dichiaro clie quanto sono per dire 
non mira a que' nobili ingegni che dalla benigna na- 
tura disposti con forze gagliarde a salire alle ciine 
deir antica perfezione delle lettere , tentano nondi- 
meno, se fosse possibile, scoprire nuove vie, e tarsi 
gloriosi di uu sistema originate di bellezza, e di non 
piu seguiti metodi di creazione e di esecuzione. Questi 
magnanimi hanno sempre dritto ad ogni rispetto al- 
meno pel loi-o purissimo desiderio. Senza che i me- 
desimi per le bellezze loro proprie rimangono seni- 
pi'e illustri qualunque sia il sentiero che percorrono: 
e forse sono imputtibili in cio solo che porgono animo 
e aliniento ai debiU e furiosi , i quali adulano tanto 
alle loro false opinioni , e tanto sono ardenti di no- 
vita che si fanno lecito profanare le glorie piii ec- 
celse e piu vere per recare in mezzo i loro delirj. 
Di questi spiriti intemperanti soltanto intendiamo 
ragionare. Gli smaniosi odiano i giusti termini del- 
Farte: trovano comoda la licenza per sostituirc il 
loro capriccio alle regole del buon scnso e del biton 
gusto-, e si confidano parere sublimi in trividiia. 

La bollente loro imaginazione applaude a ogni piu 

strana cosa purche nuova sia: le forme prescritte dal 

reito criterio sbandiscono: le locuzioni ingentilite dalla 

squisitezza delle antiche grazie condaimano: per e*- 

sere semplici strisciano vnlgiiri: e per tentare il graiide 

cadono nel violento. CoH'espressione di allVtti toki dai 

trivj , coir adoinamenio di parole che suonano su i 

menati, con concetti o immoderati o pcdt stri si glo- 

rilicano inventori di una nuova letteratura da porre 

in fondo la pompa , nobilta , bellezza e giorondita 

della scuola antica. Vanno poi speciosamente cosi de- 

clamando: = Tutti i prodotti natiirali invecchiare, tutti 

niorire ; dalle rnine delle cose cstinte pullularc nuove 

vite; rifondersi gli uinani usi , i desiderj e le gc^nc- 

razioni in nuova gioventu; lo stesso Dante Alighierr 

aver detto la natura medesima nelle sue grancii rivo- 

luzioni dope immcnso namero di sccoli scntirc amore , 



JJAGIONAMENTO INEDITO DI M. MI5SIRIN1. 2o3 

iiivolversi nel prinio caos, e in niiovo ordine ricom- 
poi'si ; dovere percio anche una letteratura decrepita 
rinipastarsi , rinnovellaisi e assumcre nuova forma c 
sembianza. = Cosi parlando a solismi stendono la niano 
saci'ilega per isfrondare eterne corone da' capi vene- 
randi, come se pel cangiarsi de' l^assi umani avveni- 
menti delle misere nostie opinioni , delle risibili no- 
stie costumanze, I'essenza di'lle cose si cangiasse : si 
clie per le rivoluzioni de'niiniui enti variassc il grande 
corpo della natura , e potesse il sole nmtare il suo 
splcndore e la potenza vivificatrice. 

L' antica scuola appunto e cpiel sole beiietico die 
atiima e abbellisce tiilte le cose; e cpielia esscnza del 
bello e del veio clie niostraiasi fortunaianiente ai mor- 
t?.li una volta, cangiaic uon puo quando i popoli ri- 
ii;angono civili. 

Consento io pure con un nobile aringatorc non 
doversi essere cosi schiavi delle vecchie amniirazioni 
da non applaudire ad una nobile audacia clie tenta 
incogniLe regioui , e non isperando die debili allori 
da una ten a creduta stanca di prodiirre, niira a mir- 
terne in nuovo terreno di cui il genio dee fecondare 
la gioventii. Convengo esser bene die anclie la let- 
teratura iicl suo spniio, nel suo intendinienro e nella 
materia segiia il moto progressivo della ragione uiiiana. 
E so die iiuitare scurrilmente i concetti altrui e arte 
nicschina: e moddlare la sua eta sulle vecdiie abi- 
tudini e un credere alT immobilita dell" uniano pen- 
siero. Tuttavia tale avanzamento vnolsi seguire forse 
riguardo alia piii alta sapicnza accomodata alia no- 
stra eta, riguardo al'e piii generose istituzioni di 
pubblica civilta ; ma non intorno alle forme e alia 
"veste con cui debbe abbellir&i la sapienza medesima, 
non circa i modi con die le lettere e le arti {)ossono 
cospirare all' effettnazione delle istituzioni prcdette : 
poiclie sebbene in quanto all' esscnza gli studj uuiani 
abbiano grande influenza ai salutari mutamenti e ai ge- 
norosi piusanienti dcU.i HlosoPia, nondimeno in quanto 
al loro esteriore e alia loro csccuzione I'urono tropjio 



204 DELLA VERA ECCELLENZA NELLE LETTEPxE. 

bene definiti e stabiliti dagli antichi per ammetterc 
sostanziale rifornia. E tanto meno poi e da piegaie 
alle prctese de' no velU maestri, clie dessi propongonsi 
la decaiitata rigcnerazione col sostituire il bizzarre , 
il grottesco , il triviale, lo scommesso, il minuzioso, 
Id snervato, il duro, alia lucentezza, alia dignita, alia 
niagniliccnza , alia gentilezza, alia grazia di un si sterna 
intellettuale , inspirato , magico, e di un dire elevate 
e nobilissimo. 

Anzi se c vcro clie 1' umana ragione sia salita ad 
una somma veggenza, ad un mirabile accordo d'idee, 
per questo appunto non sara lecito applaudirc alia 
dimenticanza degli ordini e delle proporzioni. La co- 
loana gotica non potra senza barbaric abbattere la 
greca. 

Se r umano intclletto ha un progresso , lo ebbe 
anche nei tempi scorsi , e massimamente presso le na- 
zioni aggiunte ad un grado di civilta assai maggiore 
deir umanita nostra : e percio se quei popoli stabili- 
rono per le arti e per le lettere principj grandi, ii- 
losotici , basati sulla natura del cuore umano e giu- 
stificati da maravigliosi effetti ; chi ci assolvera se 
aidiremo dilungarcene ? 

Sarebbe brutta ingratitndine , e insieme un tradire 
noi medesimi voler distruggere quanto di leggiadro, 
di civile, di grande hanno prodotto gli sforzi di tante 
genti , di tanti secoli: e ricalcare per via retrograda 
il cammino fatto dal genio umano iino ai di nostri 
per ritornare all' infanzia delle lettere. Percio chiun- 
que c savio, moderate, modeste fa sue pro delle 
fatiche di quanti lo precedettero: cerca aggiungere, 
se e possibile , alle lore scoperte , ma i lore sistemi 
di esecuzione non distrugge ed e convinte , come 
dice un alto pensatere, che quanto piu un popolo 
s' innalza in tilosoiJa e in civilta, piii dee esser fermo 
nelle imitazioni di una natura scelta , perche le di- 
licatezze del gusto non furono mai incompatibili coUe 
arditezze della creazione. 



r.AGION\MENTO INEDITO DI M. MISSIRINI. 20i> 

n. Oiigine del bello ideale del Classici. 

Qucsto grido di novita noti puo essere avventuro- 
saniente cho monicntaiico come acrade delle mode. 
Le cose clic hanno base suU'umana natura e sui mor- 
tal! bisogni non cangiano per clamori di parti. L'in- 
dole della sublime eccellenza del genio degli antichi, 
c le cagioni per le cjuali trionfo il loro sistema in 
ogni ramo d'arte inspirata ce ne fanno pi ova evidente. 

L' aniina nostra e recata a sublimarsi alia nobilta 
della sua celeste essenza , e quando non e impedita 
dai pravi ordini e dai turpi costumi tenta dividers! 
dalle basse cose mortali e dai carcere ov'e racchiusa. 
Questo siio slancio continue al Cielo fece che , fin 
dai tempi piu remoti, non contenta degli oggetti ter- 
leni e visibili , si creasse una nuova sfera di enti 
spirituali , d' idoli , di simboli e d' immagini vedute 
dogli ocelli dcirintelletto: cjuesto fu il linguaggio ge- 
roglifico deir anima. 

Fin cV allora per un scguito di razioclnj logici si 
arido procedendo ncl deslderio di quanto vi e di piu 
seduccnte nelle forme del bello maieriale coll' accre- 
scimento di cio che 1' immaginazione vi potea ag- 
giungere. Quest' unione della natura e dell' idea si 
le' poi compiuta quando in accordo bellissimo 'con- 
giunse il perfezionamento dei ragionamenti e dei sen- 
timent!. Senza cjuesta metilisica operazione lo spirit© 
sarejjbe rimasto privo d'alimento, 2;iacche l' anima ha 
i suoi bi&ogni real! come il corpo. £ cjuesti bisogni 
crcscono insieme con la coltura de' popoli, ond" e die 
non possono essere appagati che colla progressione 
della perfezione degli oggetti. E per conseguenza il 
grado della civilta misuro il giado dclF eccellenza 
delle art!. E se vi fu e se vi e eh! possa rimancrsi 
ad un grado di perfezione infcriore , accusa nianca- 
mcnto di gentilezza nel suo paese, e confessa da se 
medesivno di non appartenere ad una compiuta ci- 
vilta. Da quest! principj ferm! nella natura dello spi- 
rito umaiio nartjue la scuola della vera bellezza. I po- 
pol! saliii ail uliima perfezione de' civil! ordiuament! 



2C6 DEr,L\ V!T.\ ECCFI.LFMZA. NEI-I.r. LETTERE- 

non si satisfecero piu del bello visibile : vollero il 
bello possibile: vollero il bello soprannaturale , e lo 
trovarono nelle illusioni edificatc sul vero e sulla na- 
tura , ma alibellitc di tutto lo splcndore del verosi- 
iriile e del maraviglioso. 

Ove si Volga uno sguardo alia sapienza delle an- 
tiche genii, ogni dove si trovera il perfezionamento 
de' progressi nella vita civile aver sospinto gli spiiiti 
al volo delle inspirazioni di una bellezza trascendente : 
da per tutto s'' inrontrera una grande creazione di con- 
cezioni miiabili. La natura senibio povera e mancante 
ai bisogni. Si soccorse aU'uopo con un piano fecondo 
di liete immaginazioni , di biillanti linzioni di poetici 
sogni , di amene lavole e di specie bellissime e spi- 
ritali. La filosofia, la politica , la religione derivarono 
egualmente da questo sistema innumerevoli vantaggi. 

Qucsta fu r intelletta eccellenza di tutte le arti : 
questo il salutare inganno onde 1" uomo si console 
delle sue mortali imperfezioni : questa la gioja ch'ei 
non trovo nelle cose vane e calaniitose. Dolce beati- 
tudine seibata agli spiriti delicati pensanti, sensibili: 
estasi celeste in die non hanno potere gli uomini 
smisurati e perversi. 

Per tal modo Tillusione piacque piu del vero: e 
rarve all' uomo aver gia consejiuito con cio una grande 
ricchezza, un grande dominio; poiche le finzioni po- 
tenclo spaziare in regioni senza limili, gl' ingegni si 
avvisaiono posscdere in una poetica ebrezza delizie 
jgnote e immensurabili. 

Pensa vile clii osa asserire essere tutta questa grande 
macchina una stoltezza : avvegmche se per poco si 
badi quanto anche quelle cose chc noi diciamo renli 
routengano di menzogna e di fugacita , con quello 
di pin eh' elleno sono spesso dannosc e funeste , si 
vedra con quale alto acrorgimento provvedessero que- 
gl' intelletti creatori , i qnali , piuttosto che perdersi 
dietro le mondane cose , preferirono delirare fra in- 
nocenti fantasie, che almeno aveano di solido il di- 
letto , inseparabile dalla ronrempbzione del bello. 



RAGIONA.MENTO INEDtlO- DI .At. MISSIHINI. 207 

L' eccellenza adunque truna bellezza non vista da- 
e.li occhi mortali , nia die puo crearsi dalla fantasia 
e dalla mcnte umana t'a la grande favola anticliissima 
iminiiginata per fare piu bella la veiita: fu la grande 
concezione onde i prischi sapienti sublimarono Ja na- 
tural fu queirantica scienza incantatrice, che ne cir- 
condo di prestigi ; e a meglio conservare i veri ad 
essa affidati, a meglio farli prevalere, li copri di lu- 
cidi amnianti , li deifico. II suo niagico scettro produsse 
miracoli e meiamorfosi : ingentili tuttoche ebbe per 
mano: e dal basso e mortal fango ne soUevo ai regni 
voluttnosi dclie celesti visioni note alle meiiti eccelse 
c ai cuori magnanimi. 

III. Come i Greci perfezioiiasscro qucsLo sistema. 

Esaminando i grandi sistemi astronomici e religiosi 
e le arti colossali e mirabili di tutti i popoli delTAsia 
si fa manifesto come lo scoprimento delle region! 
intcllettuali e ispirate, delle qnali finora abbiamo ra- 
gionato, vantasse un'origine vetnstissima e indelinita 
presso quelle nazioni: c come i Greci non ne fossero 
gf invcn;ori. 

I Greci unir;\mente nobilitarono vieppiu quella su- 
blime favola. Eredi dell'immensa civilta di tutte le na- 
zioni die li precedettero si avvantaggiarono del senno 
e delle imn^aginazioni delle altre genti , e poi col- 
fesuberante forza creatrice del loro genio ampliarono 
i dominj dell" ispirazione e perfezionarono , per cosi 
dire , le creazioni altrui. 

La pnrita e demenza del loro clima , la varieta 
de' luoghi , la presenza di una marina ricca di mille 
fenomcni, la s([uisilezza de' prodotti della natura, la 
niobilita e delicatezza de" loro sensi , 1" entusiasmo 
della liberta , le gare , le fesie , i giuochi , gli spet- 
tacoli, i premj ; gli artisti sublimi, i poeti ispirati, i 
filosoli sommi e mnumerabdi , e tiuto un popolo in- 
ceso della gloria, vago della novita, ardente di pro- 
dezze, iniellettuale , iuiaginoso, festiyo : il concorso 
di tutte queste circostanze porto al cuorc dei Greci 
i commoviiuenti pin forfi , e dispose il loro spirito 



208 BELLA. VERA ECCELLENZA NELLE LETTEKE. 

alle imniagini piii belle , piu poeticlie. Cola sembro 
la natura piu animata , piu teconda , e tutto parve 
dotato di sentimento e d' intelligenza. Fu adunque 
ad essi piii lacile accresceie il sublime sistema deila 
bellezza astratta, cioe il magistero di accumularc so- 
pia qualunque oggetlo quanto di piu leggiadro, di piu 
grande , di piu niagnillco puo riierirsi al medesimo: 
la quale aggregazioue ee in quanto alle sue parti ha 
fondo nelle bellezze sparse nell' universo , in quanto 
al suo insienie e opera dell' iutelletto. 

Ecco il grande principio con cui, se riguardasi alle 
arti, fu dipinta T Elena di Crotone , fu posta la Ve- 
nere di Coo, fu efligiato il Giovc Olimpico e innalzato 
il Partcnone. Ecco la scuola con cui , se le lettere si 
considerano, furono iuiniaginatl g!i eroi dell'Iliade, e 
vennero sparsi di torrenti di luce i cainpioni di Pindaro. 

Ne solo, presso i Greci, le arti delF iiisitazione si 
attennero a quest' eccelienza , come vita della loro 
essenza; ma tutte le altre cose reali, intellette e mo- 
rali si voliero recate a quella stessa sublimita , perche 
all' eminenza della greca civilizzazione rispondessero. 
Negli abbjgliamenti , nelle decorazioni , nelle pompe 
si cerco il perfctto : nelle leggi si volie il divino : 
ne' governi si aspiro alia possil)ile bonta : per con- 
seguir fama non bastarono prove ordinarie , si do- 
niandarono sforzi strepitosi, sovrumani: nella pratica 
della virtu si aspiro all'eroismo. Fino la stessa severa 
filosoHa che ha per iscopo il solo vero , non pote sot- 
trarsi all influenza del bello , e Platonc lo diniostro, 
Platone appellato da Cicerone F Omero de' lilosoti. 

Per necessaria conseguenza i sublimi nionumenti 
delle arti scriite e figurative ercssero gli animi di 
que" popoli, prescrissero ai medesiir.i Tobbligo di esser 
grandi, e li fecero partecipare alia loro stessa immor- 
talita. Con questo mezzo Taugusta antichiia stabilendo 
la supcriorita del suo genio, desto insieme T energia 
morale , rialzo la dignita e il carattere delF umana 
specie, e fornio in ordine all' intendimento e al sen- 
timento una generazione di giganti. Ora noi siamo 



BAGIONAMENTO INEDITO lil M. MISSIRINI. 209 

pimmci , e sventuratamente i nuovi sistenii colla prc- 
tensione tli rinvigorirci mirano a renderci nuUi. 

Questo e tanto vero e sentito per cliinnque ha in 
petto nobilta, die abbiamo vetluta la stessa Antologia 
toscana , come che clichiaratasi consigbatiice e soste- 
gno della scuola roniantica , averc animesso ne' suoi 
fogli un forte lagionamento diretto a provare il vero 
scopo delle lettere e delle arti essere la riproduzione 
dclla bellezza : i Greci aver considerate la bellezza 
la parte piu preziosa del patriaionio e della gloi-ia 
nazionale : decretarsi per essi con solenni statuti gli 
artisti non potersene allontanare. Essersi istituite gare 
, e dati premj alia bellezza : commendarsi le stcsse 
espressioni del tlolore, del furore, della rabbia, dover 
esser belle : aver voluto in somma in tutte Ic cose 
il bello da cui scaturisce il diletto, la bonta, la virtu 
e I'amoi-e. 

IV. Errone'ud di potere ahbuUere questa scuola. 

Una scuola cosi fatta estimaia T ultimo sforzo a cui 
possa aggiungere altezza di nieute e slancio di cuore 
uniano, come potra diisi guasta e fallace? Com' e pos- 
sibile che siasi ingannato il giudizio di tutte le cpltc 
nazioni e di tante eta? Chi potra conlidarsi di ritro- 
vare via inigliore? 

Certamente i gradi della bellezza sono varj : ma 
non pud variare il sommo della bellezza perche le 
sonnnita sono uniche, e ogni perfezione e una: una 
e la giustizia : una 1' onesta : una la bonta: una la 
verita , e per conseguenza la bellezza astratta e una. 
E se cpicir antica scuola tocco il sommo dell" eccel- 
lenza del bello, altra scuola potra avere le sue bel- 
lezze speciali, ma non sara mai beila altrettanto. 

1 trovati di convenzione e di moda possono ben 
soggiaccre a mutamenti: anzi essi non durano per lo 
piu che breve tempo e solo presso alcuni popoli : ma 
cio die fu calcolo di somma sapienza , cio ch' ebbe 
fondamento suirumana natura sospinta scmpre a per- 
fezionarsi , niutare non puo. E percio anche col va- 
riarsi di costumi, delle Ifggi, dei bisogni, dei culti, 



210 DtT-LV VER*, ECGELLENZA NELLE LETTEnr. 

queirantica scuola presso le nazioni ingcntiliie rimase 
in seggio e riliori tli piii rideQte gioventu. 

E di fatto r indole di quelle immagini , di quegli 
idoli innaniora tnttavia i nobili petti. L'amabiliu\ drllc 
grazie greche , dice un fdosofo , sopiavvive anche 
ali'abuso e alia profanazione che se n'e t'atta: la loro 
virilita si rinnovella : ne v' ha mente calda disposta 
al bello che non s* inliammi , non si rallegri e non 
innaniori allc ispirazioni di Omero , di Esiodo , di 
Nonno die fra' sapienti velami ascosero iitili insegna- 
nienti, e le. cose piu ispide e inerti vestirono di hice 
di leggiadria niirabile. 

Tanto celeste aftlato , tanta possanza d' invenzioni , 
tanto incanto di bellezza si vuol dunqiie subissare con 
una falange di lemuri, di strigj , di spettii? CoU'ap- 
parato di coltelli , di veleni , di tiabocchetti , d' in- 
rcsti, di stupri , di pestilenze, di patiboli, di roghi? 
E col racconto solo di quanto di smisurato e di mise- 
rabile ha desolato e oppresso Toltraggiata umana razza 
ne" tempi ignoranti e barbari per 1 ira , per le libi- 
dini e per le crudelta di uomini truculenti e feroci? 
E queste paure d' ognl manlera per la ragione che , 
pur troppo sono vere , oseranno funestare e corrom- 
pere la sublime scuola del bello? 

Que' prischi sapienti e poeti, giacche la vera poesia 
non e che una lilosolia mistica , se per la mirabilita 
e suprema gioja clelle brillanti concezioni con che 
Ictiziarono la vita, furono detti benefattori delT umaa 
genere , e se il divino Tnllio nel suo LucuUo quelli 
che beneficano agli uomini appella dei; cotestoro che 
la vita affliggono e degradano coll' orrendezza e tri- 
vialita del loro sistema novello , di qual nomc do- 
vraiuio appellarsi ? 

V. Dlfesc delta niiova scuola. 

A queste ragioni i proseliti della nuova plejade 
rispondono : 

La bellez?:a non esscre una , ma relativa. 

Gli spaventi onde si accusano di voler contaminare 
le delizie del Parnaso , non osserc che un appiglio 



RVCIONAMEVTO INEniTO DI M^ MISMKI7?!. 21 J 

declamatorio , con clie i fanatici delle vecchie scuole 
tentano calunniarli. 

Qiiesti spavrnti medesinii , se pure si leggono in 
alcuni niiovi scritti , non appartenere che alia forma 
e airesecuzione, non alia sostanza de' lore libri e al 
grande sropo rhe si propongono. 

Qiiesto scopo essere nohilissiino e il solo di rui il 
niondo ha bisogno, cjuello cioe di estirpare i vani 
sogni poetici, le iiabe puerili e oziose degli antichi. 

Omai gli uoniini non potere piu esser presi dal- 
linganno, ne pascersi di chimerc, eterno sonno della 
terra I 

E iinalniente confidarsi eglino fermamente di non 
errare , se U2;o Foscolo forte e aninioso ingegno , e 
con csso altri sciittoii valorosissimi si fecero loro 
antcsignani. 

Qucste repliche tuttavia confondono ogni termine 
della quistione: e prima di tutto confessiamo noi pure 
die la bellezza e relativa , quando pero e riferibile 
a nazioni che hanno una diversa cohura , a genti noa 
anrora salitc all' eccellonza della civilizzazione. Ma 
noi non ragioniamo di queste : il dir nostro mira a 
que' popoli che si adornano di compiuta civilta; c per 
qne^ti osiamo ripetere rhe la bellezza e una. 

In c[iianto poi ai terrori ch' essi dicono appartenere 
solo alia forma e non alia sostanza delle loro opere, 
e circa 1" alibiezione dello stile, l ignobilita de" modi 
e la scurrilita dclle voci da essi usate , e di mestieri 
che si convincano non esservi arti belle senza bella 
esecuzione , ne potersi aspii are ad utili effetti sugli 
animi gcntili senza la nobilta, grandezza, e diro pure 
la divinita del hnguaggio delle arti antiche. L' esecu- 
zione e la magia necessaria al trionfo delle arti: prive 
di bella esecuzione le arti si cangiano in mestieri : 
la poesia in prosa, e la prosa in un parlare di trivio. 
Ora questo lino gusto di esecuzione non potra mai 
acquistarsi senza lo studio degli antichi , senza esa- 
niinai'e la natura cogli occhi loro, senza rapirne con 
le loro ispirazioni \e sue infinite bellezze. Ne gia pu6 



212 DELL A VERA ECCELLENZA NELLE LETTERE. 

esservi pe' sommi ingegni, come si oppone, pericolo 
di ripetere le cose stesse. La natura e un fondo ine- 
sauribile , e una mente alta ritrovera senipre cose 
originali , clie soccorse dalla squisitezza del gusto si 
faranno divine. L'esperienza ci mostra che fama du- 
revole possono ripromettersi unicamente que' lavori 
die seppero riunire come fecero gli antichi quanto 
vi e di piu sublime ne' concetti, di ])iu leggiadro 
nelle idee, di piu nuovo nelie immagini, di piu ac- 
comodato nelle descrizioni , di piu dilicato e commo- 
vente negli affetti , di piu proprio , efficace , gentile 
nelle espressioni. Fu sempre stremo di cortesia , di 
decoro, di grazia chi nego alle arti la parola sapiente, 
infocata, animata, inq^irata che le classiche produ- 
zioni ha fatto immortali. 

Voglio valermi solo della dottrina del principe della 
latina eloquenza : non si diia che Cicerone delirasse 
fra visioni poetiche se fu quello che reco nel Lazio 
tutta la greca lilosofia. Ascoltiamo i suoi consigli. 

Nel prime degli iiflu j detta =: che la somma del- 
I'oratoria e riposta nclla chiarezza, nella nobilta, nel- 
r eleganza. = 

Nel secondo sostiene ^= che anchc lo scherzo deve 
essere civile, e conclude che la sola gcntilczza inge- 
nera benevolenza , e che la gentiiezza e virtu, = 
tantochc scrive ad Appio die se le sue lettere non 
erano squisitamente eleganti le ripudiava per sue. 

Ne' libri iilosofici poi si dicliiara piu apertamente. 
Dice nel libro prinio delle Tusculaue: == Si vuol dare 
opera d' illustrare anche coUa bellezza del dire le cose 
della lilosofia , e tanto piu dee il sapiente alTaticarsi 
in cio, die o;irano attorno libri, scritti inconsiderata- 
mente da uomini per certo dotti, ma non abbastanza 
eruditi : poiche voler consegnare alle carte i suoi pen- 
sieri senza illustrarli coif eleganza, senza attrarre il 
lettore col diletto mi pare fatica inconcludente di chi 
abusa il tempo e le lettere. Percio costoro sono con- 
dannati a leggere i loro libri solo a se stessi e ai loro 
seguaci: niun altro li tocca fuor quelli che vogliono 
permettersi la stessa licenza di scrivcre. == 



R.VCIONAMENTO INEDITO DI M. MISSIRINI. 2l3 

E similmcntc al libro sccondo dellc medesiine Tu- 
sculane soggiunge: =: Vi c una certa razza della quale 
si dice csservi molti lihri latini , clie io certamente 
noil disprezzo pcrchc non gli lio letti mal: ma per- 
che quelli die li dcttarono lanno professioue di scri- 
verc seuza eleganza c senza ornamento, io non euro 
una lettura die non ha diletto: siacdie credo die 
tutto cio die si affida agli scritti debba al gusto degli 
noniini erudid comniendarsi. = 

Tanto vicne da Cicerone insegnato. E se e vera la 
sentenza di Quinliliano peter 1" allievo conoscere di 
aver tratto vantao;gio dalle buone lettere quando si 
avvcde di gustar dce^naniente Cicerone , cercliino da 
se nicdesimi questi nuovi retori come possano esser 
contenti del loro gusto. 

Circa poi le utili verlta di cui essi presumono far 
dono al mondo, e da venerare questo loro buon de- 
siderio e da estimare santa cjuella sentenza, die la 
sola apparenza non biista alia piibblica utilita; ma e 
pcrclie non si potranno adornare gli alti sensi colla 
bellczza dell" aniica scuola? Non vestirono forse gli 
aniichi altissimi e utilissimi concetti di esimie inima- 
gini? Anzi nota Io stesso Cicerone die ove i sublimi 
pensamemi non siano confortati daU'ordine, daila no- 
bilta e dalla pocsia di eccelse e appropriate immagini 
non parranno piii sublimi. Certo non puo esservi ani- 
ma generosa die non condanni le lettere schiave di 
preiensioni accademiclie , immlserite tra le freddure di 
Arcadia; contente alia sola scorza degli ornamenti e 
mini^tre di servile diletto. Tutti consentono alia pro- 
scriziono di lettere ed arti cosi fatte: ma non e per 
questo die si debba escludere quelFantica idealita, e 
le creazioni e i parti di una rapida fantasia die for- 
mano il bello, e in se involvono appunto sagacemente 
quci veri die fora periglioso rendere troppo palesi 
Anzi se mai vi fu tempo in cui fosse necessario adom- 
brare gli alti sensi coUe nubi di mirabili invenzioni, 
e di allacciare gli animi ripugnanti e ombrosi a sen- 
tire odiosi e utili avvisi per mezzo del diletto delle 



a 14 DELLA ytRk ECCELLENZA NELLE LEITERE. 

fulgide immaginazioni , e forse qiiesta difficile eta no- 
stra , sventuratamente tanto partita, tanto irritaia e 
tanto sospettosa. Perche badino i novatori roircsclu- 
dere dalle arti le immagiiii come iinpedimento a lli- 
vorire i reclami della civilta e dell' increniento del- 
I'umana ragione; badino di nou ])rovvedere poco alia 
loro incolumita, c di noa appigliarsi ad una strada 
opposta al Joro fine. 

Gli stupendi trovati dell' imniaginazione prcsero 
senipre i piccoli e i graudi; e gli antichi con questo 
mezzo diedero credito aeli aiti sistenii ri2;encratori 
deir umana s))ecie. Ua arclieologo piofondo essendo 
penetrato ntlla sapienza riposta in seno delle giedie 
finzioni provo colla storia della prisca economia puh- 
blica tutte le cose niili essersi operate coUinflnenza 
e col conco:so delle niedesinie. Gli uomini geneial- 
niente hanno bisogno di segni eloquenti c sensibili : 
e la stessa ragione se vuol piacere e costretta ini- 
j)lorarne i niezzi dall' immaginazione e dal genio. Oh 
quale stupenda e'oquenza e quella in cui tutti i con- 
cetti hanno anima, moto, corpo e favella ! Senza im- 
iiiagini non e piu belle:<za nel mondo : e spenta la 
gioja , r utilita e il mezzo piu elVjcace per giungere 
alia medesima. 11 diletto, il solo diletto destato col 
mezzo del maraviglioso sospinse senipre le masse alle 
grandi imprese : perche desse non operano per me- 
ditata e fredda considerazione, ma per impulsione di 
sentimento e per accesa fantasia. Fra i graudi servigi 
resi ai popoli dall'antica teogonia, fu niassimo quello 
di avere immaginato Pallade armata per signiticare i 
segnalati benelicj della ragione non potere avaazare 
senza la fiarza delle armi. 

Se in questa eta ragionatrice e ambiziosa di origi- 
nalita non piacciono le immaginazioni ; se credesi non 
bastare oggimai piu gli antichi idoli, e far travedere 
il sole dietro le nubi e mostrare il tilosofo nascosto 
ntl poeta e negli artisti, s' inventino nuove inunagini 
c splendide e belle e divine come le antiche. Gaspaio 
Gozzi aitato da Luciano fecc prova come quesio bi 



hagionajieni'o ini;oito dj m. missiriicx. 3i5 

pii6 fare : nia non si rimmci spontaneamente ai vrin- 
tiiggi del mirabile, ne si domanclitio uomini inspirati, 
toiilit-ndo ad essi il mezzo e 1' abito d'inspirarsi. 

Malgrado tuttavia queste lucentissinie deduzioni i 
nuovi caitcdratici segiiono a gridare: il vei'o e il vero: 
qucsta eta non puo piii rimam rsi al!e iavole ! Or bene, 
vogliamo anche esser prodiglii di concessioni, e con- 
sentiamo ai medtsimi !a sola niida verita, ma per le 
opere the appartcngono alia ragione e alle gtlidc vie 
deir aualisi e del calcolo : per gii umani stud] perd 
non cesseremo di rcclamare 1' ajiuo deile iininagini e 
la luce del bello. Senza sconcio della bellezza aon 
puo il nudo vero introdursi nelle ani : e grosso ia- 
ganuo credere che dcsse al solo vero possano rima- 
nersi. La precipua loro essenza non e il vero, ma il 
verosimile: lo stesso Aristotile insegna che dovetido 
queste arti per prima loro obhligazione esser belle , 
qnando trovano un vero ignobile e disgustoso, deb- 
bono attenersi al verosimile nobile e grato. 

Qual contraddizione e questa ? La dipintura storica 
conserva lideale uel signillcaio delle iisonomie, nclla 
maesia delle persone, come mostro Michelangelo; si at- 
titne al Jxllo sublime nella magnilicenza degli anvmanti 
e nella larghezza de' piegamenti come insegno lia Bar- 
tolomeo ; seaue non solo la natura , ma 1' idea nella 
spirituaUta de lie sembianze , nelle parti ignude , nel 
carattere degli alVetti , nella grazia delle movenze, 
come e manifesto nelle opere di Halfaello, di Correg- 
gio e degli altri sommi. 

La scukura pure segue 1" ideale nel clecoro delle 
pose, nella nudita delle persone, neUa pallidezza dci 
marnii , nell' assetto de' panneggiamenti. 

L' architettura obbcdisce alio stcss>o prir.cipio nella 
sontiiosita e magnilicenza delle concezioni nuiggiori 
de'bisogni; nelfapplicazione non necessaria degli or- 
diui ; nel liisso de' peristilj , delle cupole, delle tra- 
beazioni e di tanti ornamenti. 

Tutte le arti anche secondarie aspirano alf eccel- 
lenza, e su queste piano s' insegnano nolle Accadcmie^ 



2lG DELL.V VERA ECCELLENZA. NELLE LETTERE. 

e si applauclono nelle esposizioni. E le sole lettere, 
la sola pocsia che piu delle akre arti vive d' inspira- 
zionc e divinita, dovia incliinarsi ad uaa natura igno- 
bile e bastera clie sia vera? 

Per quello in. fine che spetta ad Ugo Foscolo di- 
remo esserc vero che quel suo forte e caldo intelletto 
])er eccesso di vita intellettuale ardea del desiderio 
di creare, ma nondimeno nella sua introcluzione ai 
Conmientarj di Dante schiuse la sua vera scntenza 
dicendo: = non potersi oggimai ferniare sopra basi 
stabili la nuova scuola si perche viene esosa ai po- 
tenti per la novita, si perche i suoi seguaci mentre si 
adontauo di andare presso gli antichi niodelU, si unii- 
liano poi a farsi imitatori delle lettere straniere, ser- 
vendo a' popoli ai quali f Italia diede leggi e civilta. = 

Ad altro rifugio poi e per avventura piit plausibile 
si appigliano i difensori del nuovo sistema , e niet- 
tendo sotto sdenzio le nobili immagini e filosofiche 
di che finora abbiamo ragionato , circoscrivono il lore 
dire alia mitologia, e gridano doversi oinai sbandire 
questi rancid unii , vaneggiamento di fanciulli , ozio 
degli scrittori mediocri , dclirio contro la ragione, il 
buon senso, il buon costume, e argomento di eterna 
ripetizione sazievole e vieta. Di questo loro intendi- 
mento si fanno forti , si lodano senza fine. lo non 
credo esservi tra i Classici chi per difendere la sua 
scuola voglia consacrare maggiormente Y eterno iiso 
de' Miti. So che troppo le carte ne sono pienc; che 
piu non ci possono commovere , ne piii appartengono 
alle nostre credenze , ai nostri usi , ai nostii voti. 
Concorro nelf opportunita della scelta di temi patrj , 
nella necessita di nobilitarc gli animi co" moniimenii 
delle nostre glorie, d'infjaramare i petti col canto di 
parole di fuoco, e di concetti grandi e veri. Ma tut- 
tavia ripeto che se pure poesia si vuole, se le buone 
arti si credono utili e d'uopo ricorrere al maravi- 
glioso, il quale ottenere non si puo senza le imagini, 
senza i voli della creazione. Benche que' Miti ancora 
che tanto si beifano , non fiirono gia semplici giuochi 



RAGIONAMENTO INEDITO HI M. MISSIRINI. 21 7 

tli faiiciulli , ma come dimostrarono fra gli antichi 
Clieremoiie , Macrobio, Plutano, Sinesio , Porfirio c 
altri scrittori gravissimi , e fra i modeini il Boulnn- 
gero e molti dottissimi arclieologi, costituiron dessi 
un mondo incantato di utili iinzioni, un mezzo sicuro 
d' insegnare beneliche verita, una provvida sapienza 
per eludeie la prepoLenza, e sopiattutto uno sLiipendo 
teatro di bellezza c di gioja inspirato. 

Quale incomprensilnle dovizia di concetti , quale 
vaghczza di parole , dice il sig. Bartelemy , uon ci 
porgono innanzi queste aiitiche allegoric.'' = Ogiii mat- 
tina una giovine dea apre le porte delT oriente , e 
sparge la treschezza nell' aria , i fiori ne' campi e i 
rubini sulla strada del sole. A questo annunzio la 
terra si risveglia , e preparasi ad accogliere il Dio 
clie ogni giorno di nuova vita la ristora : eccolo que- 
sto nume: ei compare nella magnilirenza die si adilice 
al Sovrano de' cieli : il suo carro condotto dalle Ore 
vola, e s' innnerge negli spa/j imniensi ch'ei riempic 
di fiannne e di luce. Quando poi giunge al palagio 
di Teti , signora dtl mare , la notte che sempre se- 
guita il corso del sole , stende il suo fresco velo , e 
trapunta di fuodii innumerabili la voUa celeste. 

Allora s' innalza un altro carro di cui la dolce e 
consolante chiarezza dispone i cuori sensibdi alia nie- 
ditazione : un' altra dea lo conduce: ella e Cinzia che 
ne' mistici siienzj niuove agli ardenti omaggi del suo 
amatore. E quell' arco brillante di si vivi colori , e 
curvo da un capo all' altro dell' orizzonte, e dipinto 
dai piedi deir hide, che passa e reca alia terra i 
comandanienti di Giunone. 

Quanta verita e mista a queste Iinzioni , quanta 
utiljta deriva da queste imma2;ini! L' alba che ci ral- 
legra, il sole die vivifica e fcconda la terra, la luna 
die conccnti a i nostri pensieri , le ore che segnano 
il corso diurno, T hide che ci afFida della protezione 
di Giuno, os&ia della natura, sono iilosolici veri, ma 
leggiadramente descritti con belli idoli poetici creati 
per abbellire quelle verita. 

liibl. ItaL T. LXXIII. i5 



2l3 DELLA VEn\ ECCELLENZA NELLE LETTERE. 

E noto come Vincenzo Monti , il primo poeta dei 
nostri tempi, si facesse col consiglio e coll" csempio 
difensore del linguaggio de' Miti. Tutti ammirarono 
queir aureo suo sermone in cui si dichiaro canipione 
della loro causa : trassc il valcnre uomo argomento e 
co:iretti per quello scritto dai versi dell' ahro poeta 
e lilosofo die tutte raccolse sal suo capo le coronc 
del Parnaso franccse , dico Francesco Voltaire , ne puo 
opporsi il Voltaire avere avuto animo ligio alle ca- 
tene scolastiche. Egli adunque canto : 

O saggia antichita che rinnovelli 

Come pill invecchi le bellezze tue, 

E vol del genio monunienti eterni 

IllustH finzwni , voi mi cingete 

Co' rat celesti della vostra luce. 
Moto , spirto , poter, favella e senno 

Concedeste alia terra, all' aria, al marc, 

L'universo per voi brillo piii bello. 
L' albero che sublime erge la f route 

Co' sempre verdi rami, Ati fu un giorno , 

Alt diletto alia rnadre Cibele: 

Schiude il Giacinto innanzi tempo, e spiega 

Odorosa bellezza, ed e il Garzone, 

Che Apollo un di cercb per cjuesti prati: 

Zeflro e Flora la novella rosa 

Dipingon di vermiglio , e nella valle 

IVudre il pesco Pomona, e co' suoi bad 

IS' apre i fori leggiadri: in ogni parte 

De' prati, delle baize e delle selve 

Si awivan metamorfosi novelle. 
Cervo che in suo fuggir superi i veiiti , 

Fu il giovine Ateone .• e augel che gema 

Pietosamente della notte in seno, 

Fu la gentil di Pandion donzella. 
Se pot vien che all' occaso io segua il sole , 

Penso ch' el si riposi in grembo a Teti .• 

E quando volgo un bel sospir d'amore / 

Al terzo giro , in quel celeste riso 

Veggio Venere in braccio al vago Adone. 
11 polo stesso , inahitato il polo , 

Di Andromeda e di Perseo gli ardon 



RAGION\MENTO INEDITO DI M. MISSIRINI. 2l() 

Mi porge innanzl : essi de' lor desii , 
E dellc fiamnie lor tempran le nebbie , 
E I'ulto orror della gelata zona. 
D' innamorati eroi tutto V Olimpo 

E popolato : oh le ammirande scene ! 
O le care niagie! Quanto ni incanta , 
E m' istruisce e mi diletta Esiodo 
In quella sua teogonia , qiialora 
Mi pinge Ainore die si gitta a nuoto 
Per I' acre immenso, e passeggia sui flutti, 
E trae col suo poter dal caos informe 
L'ordinc, la bellezza e Varmonla! 
A ciii noil piacciono queste immagini? E anche il 
Voltaire non torco clie la parte materiale della mito- 
logia. L'antico accorgimento diede esistenza, corpo e 
vita agli stessi esseri intelletti e morali, e con que' 
siniboli indusse i popoli a gravi considerazioni e pre- 
scrisse ad essi la bonta. Psiche fu ranima: dalla sua 
unione con Aniore agitatore dell universo , nacque 
quanto di hello, di grande e di maraviglioso e nel 
mondo : le Giazie si tennero a vicenda per mano a 
dimostrare gli nfficj sociali doversi ricambiare mutua- 
nicnte : la Fama ebbe cento bocche , e colla fronte 
aggiunse le nubi per invogliare gli uomini a conse- 
giiare alia medesima il grido delle loro opera vir- 
tuose: la sapienza, il coiaggio, la forza, I'amore della 
patria, la gencrosita. s'infusero negli animi per mezzo 
de' simboli eroii i. Ogni virtu el)be ara e siniulacro : 
il culto reso alia bellezza, dice Winckelmann, ne im- 
presse il sentiinento e rimmagine in tutte le produ- 
zioni del genio. 

Qiiando fu movimento d' introdurre in Grccia i 
giuoclii gladiator) , echeggiarouo nel Consiglio queste 
memorabili parole: = Se cio vi alletta , o Ateniesi , 
rovesciate dumpie gli altaii della pitta e della n]i^e- 
ricordia. = Oh le belle divinita cli'erano queste, oil 
le belle favole istituite a tutela dclT umauita! 

Come poi la delizia di quelle antiche immagina- 
zioni si possa volgere all' utile insegnaniento della mo- 
rale , I'ietro Metastaiio , specialaicnte ne' suoi piccoli 



220 VELLK wax ECCFLLENZA NELLE LETTERE. 

diammi allegorici , insegno. II poeta delle grazie 
e dell' armonia, comeche blaadiente alle niortali for- 
tune , ebbe generoso animo di addiiare con questo 
mezzo ai potenti tali verita, che senza velo di la- 
vola non avrebbe potuto nianifestare: e gia assai pri- 
ma altri valorosi scrittori avevano seguita questa via, 
e principalmente nel Womo Leon Battista Alberti. 

Che se pure ia outa di tiittocio ogni anche lieve 
ricordanza di mitologia vuolsi dalle odierne lettere 
cspellcre, ai faccia: ma sara pur lorza creare un altro 
mondo di nuove iimnagini , un altro piano di poeti- 
clie fantasia : sara necessita cli' esse siano belle , e col 
diletto trasportino gli animi : sara mestieri vestirle di 
acconci ornamenti , di proprieta , di sentenze e di 
parole di decoro. 

Dante creo cose nuove , ma le vcsti della luce de' 
Classici , e prese per suo autore Virgilio : Petrarca 
litrovo un nuovo amore , ma lo puritico coUa spiri- 
tuality di Platone: Lodovico, Torquato idearono una 
nuova mitologia, in Armida , in Alcina, ne' castcUi 
e ne' giardini incantati e in altri prestigi miracolosi , 
ma tutto abbelUiono con la dignita delfantico ideale 
poetico. Vittorio Allieri tratto subietti acconci ai voti; 
ma se non avesse serbata la nobilta, la grandezza , 
la squisitezza dell' antica esecuzione, se non si fosse 
elevato alia sublimita possibile ne' pensamenti , negli 
alfetti e nelle parole , gia non sarcbbe stato gridato 
creatore di un nuovo linguaggio, (fun nuovo teatro, 
ne conseo:uito avrebbe una fama dcstinata a salire tin 
dove aspirar puo umana ambizione. 

Ma ottenere cjuesto vanto di scovrire cioe nuovi 
contineuti nelle lettere colla diraenricanza delle anti- 
che scoperte , e impresa tanto ardua che un savio 
interrogato perche seguisse la via do' soli classici ri- 
spose: Perche non mi sento tanto grande creatore da 
potere con le mie produzioni , non dico sommergere 
le antiche glorie, ma accrescere, come credo che si 
debba fare , per nuova via lo splendore di quelle. 
( Nel prossinio fascicolo si dard il fine. ) 



221 



Principj estetici dl Giovanni Zuccala prof, ord'uiario 
dl estetica , leUeratura e filologla ladna nelV I. R. 
Unwersltd di Favia. — Pavia, i833. nella stnrn- 
peria Fusi e Comp., in 8." di pag. 388. Prezzo 
lire 5 austr. 

1 arecclii Trattati di estctii a furono in qtipsii nltimi 
anni stampati in Italia ; ma somhra che 1" ellctto non 
abbia corrisposto alia sollecitudine con cui atteseio 
alcimi ad insegnare qiiesta scienza alia nostra nazione, 
la quale tiiiora procedendo per una via piii larga e 
piu gloriosa dar voile della disciplina del bello piut- 
tosto gli esenipli alFEiiropa die i precetti a!lc scnole. 
Perocche i nostri scrittori non si accordaroiio iiei loro 
stud) , e non ben conobbrro il tine a cui dovevano 
rivolgerli ; e sovenie in vere di progredire verso la 
meta, sviatonsi ; e le opere loro devono considerarsi 
come prove pin o meno Oiiorevoli , come tcntativi 
piu o meno f'elici : onde la scienza non e ancora IVa 
noi costitnita ne chiuso I'aringo. In fatti il Talia ed il 
Pasquali non avendo sapiito elcvarsi all altezza, in 
cui la estetica dalla pro|)ria natura e collocata , anzi- 
che ricercare i semplici e generali piincipj di questa 
scienza , applicaronsi piu spesso ad esporre le trite 
regole ddla pncsia e della eloqiienza. II Venanzio in 
vece ando troppo Inngi colle sue meditazioni ; e per 
render utile il suo libro sarebbe d' uopo stamparne 
un altro in cui si dimostras^e la pratica applicazione 
delle teoriche contenute nel primo : se non cbe po- 
trebbe quell' autore a cio rispondeie, clie la sua Ca!- 
lofilia non e una estetica, ma bensi una introdnzione 
air estetica. Ne il D/ Lichtcnthal col la sua Dottrina 
del Bello giovo a qiiesia srienza; ne giovolle co'siioi 
Saggi il Visconti , sehbene questi abbia mostrato di 
aver T ingegno a cio flire validissimo. 

Di questo nou pieno ne prospero risultaiuenio dei 
nostri studj esteti( i tre a pnrer nostro sono le ra^ioni. 



222 TRINCIPJ ESTETICr 

In primo laogo , perche non* si pose mente a quelle 
norme che diriger devono la forniazione di ogni trat- 
tato scientifico , e die j)rincipalmente in questo con- 
sistono , die innauzi ad ogni altra cosa si fondino 
semplid e saldi principj , da cui tutta la materia sia 
comprcsa , e che vi sia quindi un logico procedi- 
mento dai principj alle conseguenze, dagli argomentl 
alia prove , dai precctti agli eseinpli. In secondo 
luogo , perche i nostri scrittori voUero proceder soli 
neir aperto cammino , evitando con gran cura e quasi 
sdegnando di scguir le vestigia di quelli che ad essi 
prccedettero, e preferendo sempre la novita delle idee 
proprie alle utiliia delle altrui ; onde nascc che non 
havvi luiita nelle dottrine insesnate dai nostri estetici, e 
die questa parte di letteratura non divenne niai nazio- 
nale , ovvero non presento mai una serie di sode e 
concordi dottrine accomodate con filosofico avvedi- 
niento alle condizioni tisiche e morali, al clima, alia 
rdigione , alia storia ed ai monunienti della nostra 
patria. In terzo luogo finalmente , perche non sempre 
si miro a raggiugnere il vero scopo della estetica; 
la quale propriamente insegnar deve a disccrnere la 
bdlezza sparsa nelFuniverso sotto qualsivoglia aspetto 
clla si present!, e ad applicarne i modi e le forme, a 
rapprescntare ed a far in qualunque modo nianifesti 
i concetti degli uomini che si propongono d'iniitarla. 
Ora un nuovo Trattato di estetica vien pubblicato 
dai chiarissiiiio prolessore Zuccala; e per far in qual- 
clic modo conosccre questa opera importante , noi 
presentercmo ai nostri lettori il suiilo delle principali 
dottrine in essa csposte , con quella brevita die la 
natiua del nostro lavoro ridiicde. 

L' autore da incominciaiucnto alia sua opera con 
queste parole: « II vcro, il buono , il sublime, il 
» piacevole ed il bcllo non sono , come talimo so- 
» stenne , la stessa cosa ; haimo bensi tra loro non 
» poche siniiglianze ed aflinita. Si sente il bcllo prima 
» di giudicarlo, e se ne da il giudizio prima di diffinir- 
i» lo. » Quindi procedc nella Introduzionc id esporrc 



DI GIOVANNI ZUCCALA. 223 

le opinioni di quelli che trattarono della natura del 
bello , e singolarmente riferisce ed esamina le opi- 
nioni di Platone , del Mendelssohn e del Kant. — 
Nel capo I. che s' intltoia = Diffiiiizione del Bello. 
Bello assoliUo = il nostro autore detinisce la bellezza 
in questo niodo : « Bello e un oggetto che presenta 
» ai seiisi o alio spirito una pertezione di armonie 
y> fisiche , ovvero niorali , tutte corrispondenti al loro 
» unico tine. » Da qiiesta dclinizione pare che de- 
durre si possa che V uomo concepisce il bello me- 
diante un' operazione dell' intelletto, che giudica della 
perfezione di un oggetlo, che ne discerne il fine e che 
calcola la corrispondenza che trovasi tra questo fine 
ed i mezzi usati , anziche mcdiante una istantanea 
coniniozione operate; dalla inimediata impressione della 
l^ellezza. E questa nostra deduzione viene conferniata 
dalla sentenza che in un altro luogo della sua opera 
(pag. 89) pronunzia 1' autore « che perfetto e pegli 
5> uomini cio cui nulla manca ne avanza di quello che 
» essi credono debba avere » , poiche appunto il di- 
scerner silTatta perfezione ed il conoscere se nulla siavi 
che nianchi o che avanzi in un oggetto richiede csanii, 
confronti, giadizj. Per altra parte la deduzione che al;- 
biam fatto non si accorda col fatto, il quale ci dimostra 
che il sentiniento del bello si desta in noi vivamente 
e rapidamente per V impressione degli oggetti capaci 
di eccitarlo , e neppur si accorda con quelle parole 
preniesse dair autore e gia da noi riferite ; che il 
bello si sente prima di giudicarlo. Oltre a cio non 
sappiamo qual sia quell' unico fine a cui 1' autore 
vuole che corrispondano le armonie fisiche o morali 
degli oggetti belli : poiche o e un fine comune a tutti 
gli oggetti ])elli risultante dalle leggi dell' ordine 
eterno ed universale , e in tal caso era d' uopo pre- 
sentarne un concetto chiaro e determinato , e senza 
di cio la data definizione e manchevole : ovvero tal 
line e p:\rziale e proprio di ciascun oggetto , ed in 
tal caso secDntlo T esposta dclinizione tanto puo at- 
tribursi il cnrattere della bellezza ad un fiore ben 



224 PRrNr.IPJ ESTETIOI 

disegnato , ben colorito e bene olezzante , qnanto atl 
un assassinio il quale per crndelia e per ruberia bene 
corrisponda al fine con cui viene commesso dal niasna- 
diero. Tale non t'u sicuramente il pensiero delTautore, 
ma si deve pnr conceder una certa largliezza d'inten- 
dere e d' interpretare quando in una detinizione si fa 
uso di termini tali che abbiano essi medesimi bisogno 
di essere definiti; ed il nostro autore aviebbe evitato 
il sinistro senso che si puo attribuire alle sue parole 
se ri avesse fatto pre( isaniente comprendere die cosa 
sia la perfezione da lui menzionata , che cosa le ar- 
nionie fisiche e morali, clie sia il fine unico di queste 
armonie, e soprattutto se avesse da giusti principj de- 
dotto la sua materia , e con opportuni ragionaincnti 
avviata la niente dei lettori nel proprio con< etto. 

Procedendo nella sua analisi alTerma 1' ao ore che 
il seniimento del bello e atYatto diverse dalla sensa-, 
zione dell' aggradevole ; che questa e relativa ad ogni 
individuo, e quello in se chiude una verita di ordine 
che e secondo i principj etcrni della ragione : che 
quindi vi ha un bello assoluto , un bello relativo ed 
iin bello di convenzione ; che cc bellezza assoluta e 
3j quella che ha tale e tanta perfiezione di armonie, 
» corrispondenti al line ultimo, per cui gli uomiui 
5) senza il soccorso della istruzione e delf arte sua 
» per naturale istinto sono costretti a sclamare : oh 
7> (|uanto e bello ! » clie la bellezza assoluta, che e 
propria di tutti, trovasi nelT ordine morale; che pero 
havvi di questo bello assoluto un riverbero anche 
neir ordine naturale; che anche il bello assoluto per 
essere sentito ed animirato chiede i.° adeguata atten- 
ziotie ; 2.° acconcia organizzazione; 3.° giudizio sgom- 
bro da ogni maniera di prevcnzioni. Gravi osservazioni 
far si potrebbero sopi-a la maggior parte di queste 
proposizioni; poiche la scparazione del bello dalT ag- 
gradevole e tanto fbrzata e violenta cpianto esserlo 
potrebbe la separazione di im effetto dalla sua causa 
immediata : e quindi puo trovarsi in una teorica sot- 
life ed astratta, ma non nella comuue esperienza degli 



DI GIOVANNI ZUCC\LA. 22J 

uoinini ; poiclie il dire clie il bello assoluto chiude 
in se una veiitd dl ordine che e second o i principj 
eterni della ra^ione, e pronunziare una frase per chia- 
rire la quale sarebbero necessarj lunghi discorsi , e 
forse non basterebbe un intero volume ; poiche per 
alTermare the la bellezza assoluta , che e propria di 
tutti , trovasi ncll' ordine morale, sarebbe d'uopo pro- 
vare che la bellezza e la verita sono la stessa cosa , 
cio che fu positivamente negato dall' autore nella 
prima linea del suo libro; poiche sembra incompren- 
sibile come nel bello naturale possano trovarsi i ri- 
verberi del morale, mentre il bello naturale, che in- 
tero e splendente usci dal pensiero innamorato del 
Creatore, tanta luce diffonde ed ispira tanto amore 
che r uomo dalle sue impression! informato apre 
r animo nel bello morale e lo manifesta , onde par 
piuttosto che nel bello morale sia il riverbero del 
naturale anziche avvenga il contrario , come afferma 
1 autore, poiche finalmente le tre condizioni che si 
vogliono necessarie per sentire ed ammirare la bel- 
lezza assoluta contraddicono apertamente alia defini- 
zione di siffatta bellezza data dal nostro autore. 

« Quando adunque (segue a dire il sig. Zuccala nel 
» suo cap. 1.°) non sienvi impedimenti nelTintelletto 
■» o nei scnsi , il bello che sta nell' ordine morale 
y> piacera sempre e sotto ogni cielo, e in tutte le re- 
» ligioni , i govcrni e le diverse maniere di educa- 
•» zione e di vita, perche egli e assoluto, indipen- 
5) dente da ogni istituzione umana ed anche divina; 
y> dappoiche Dio stcssn non puo permetter che I'or- 
» dine eterno delle verita morali cessi di essere vero, 
» e per consegucnza di essere secondo i principj della 
» ragione tra (piali risplende 1" amore per c|uanto ci 
>j rapprescnta un" armonica perfezione. » Procede poi 
r autore a dimostrare che avvi una bellezza assoluta 
nel r ordine fisico; cioe « che nelle naturali cose tro- 
» viamo, se nou un bello assoluto alia maniera delle 
» morali , cei to un cissolutismu , mi si conceda que- 
» sta paiola, rclaiivo al noatro sentire, conoscere , 



226 PRINCIPJ ESTETICI 

» immagiriare , che e sempre paruto bello e sempre 
» paiTa » : quindi risponde alle obbiezioni clie far si 
potrebbero alia sua sentenza, e dopo avei- riferite le 
opinioni del Cicognara, del Burke e del Cesari, con- 
clude il suo capo i.° sul quale ci siamo particolar- 
mente fermati, perche ci parve che in esso si conte- 
nessero le idee elementari e quindi i fondamenti di 
tutta r opera. 

II capo II s' intitola Sentimento estetico ; cio che 
equivale a dire sentimento due volte. Questo senti- 
mento e comune a tutti gli uomini , e necessario ed 
utile ed e regolato dalle leggl seguenti : i .° dipende 
dagli oggetti , dagli organi , dalle facolta deir anima , 
e dair abitudine ; 2.° e vario e moltiplice, ma costante 
e naturale ; 3.° si unisce ad altri sentimenti, ma spe- 
cialmente al simpatico , al morale, al religioso ; 4.° e 
quasi sempre limitato cpiando si applichi a mohi og- 
getti ; 5.° scema ed indebolisce ma non si perde ; 
6." si perfeziona coUo studio , coll esercizio e col 
gusto. Tutti gli uomini hauno questo sentimento del 
bello ; ma importanti cause devono concorrere a svi- 
lupparlo. Nulla piu di esso fa fede delta celeste on- 
line dello spirito umano ; percio devesi con gran 
cura coltivarlo e porlo a proBtto ; e soprattutto fa 
d' uopo educarlo ne' fanciulli , ed avvezzar questi a 
combinar le idee del bello , ad unire le osservazioni 
e specialmente ad amare il bello morale. 

Nel capo III si tratta del bello relativo « il quale 
y> ha il suo fondamento nell' ordine e nella ragione 
>j umana ; e diverso dal convenzionalc ; pero non ha 
» diritto a piacere ad ogni popolo , o ad ogni eta ; 
3) essendoche il clima , la educazione , lo stato gin- 
» nastico , le idee religiose , il reggimento politico , 
» e la guerra o la pace lo modilicano per tal modo 
» da parere sino ch" c' si allontani dai principj dell'or- 
» dine e vada errato. » L' autore quindi espone con 
somma diligenza gli elTetti delle sei cause accennate, 
e chiarisce con giuste osservazioni c con acconci 
esempli la influenza loro per la quale la bellezza dai 



DI GIOVANNI zrCC.VLA. 227 

varj individui •variamente si sente e si concepisce e 
|)er tal modo diviene relativa. E discorrendo della 
religione egli fa una digressione « intorno I'u so della 
» initologi-a nelle arti. ^) Le favole antiche da alcuni 
si considerano quali allegoric delle dottrine fisiche , 
morali o politiche, da altri quali storie rimote e guaste 
dal volgo e dai poeti; da altri ancora vennero intese 
letteralmente , e giudicate oscure deilicazioni. II nostro 
aiitore pensa che ritenuta la prima opinionc, « la mi- 
» tologia a nulla serve , poiche quella recondita sa- 
» pienza inceppa la maggior parte degli uomini , e la 
» ravvolge in istudiate ditlicolta. E I'artista non dee 
"» cercarc Tintralciato, il niisterioso, ma bensi il vero, 
5J il semplice , V interessante. » Ed amniessa la se- 
conda , « fassi inutile alle arti il politeismo , poiche 
» non fa d' uopo ricorrere a fonte torbida , che spesso 
» inaridiscc fra i bronchi , mentre abbiamo le storie 
» antiche e moderne esposte dai valentissimi di ogni 
» eta. Finalmente seguendo la spiegazione letterale , 
» che e la pid coniune , non puo darsi cosa piu in- 
» coerentc quanto il volere, in onta al criterio uniano, 
» ado[)erare di uno smaccato UiaraA'iglioso cui non 
V tien fede yeruno ; quasi si aniasse di divertire gli 
>j aninii dalle idee subiimi per tenerli occupati fra gli 
■» improvidi accozzamenti di un dehrio umiliante. 3> 
Percio il nostio autore afferma che le arti cssendo 
essenzialmente religiose k esse debbono far uso del 
» niirabile il piii confacente all' indole ed al pcnsare 
» degli uomini , pe quali danno vita alle tele , ai 
» marmi ed ai suoni » ; e che quindi ecccttuato il 
caso in cm si abbiano a rappresentare antichi fatti 
od azioni accadute sotto il cielo greco o latino, « in 
w tutti gli altri si debbe cessare da quelle inezie e 
3) cacciare la mitica dca dal regno delle immagina- 
» zioni. » Ne alle bandite favole si dovrebbero sosti- 
tuire (c !e nordiche nenie , ne attignere il gusto alia 
» livida fontc seitentrionalc. Questo niirabile non e 
» forse pel cielo italiano, e se pure si volcssc usarlo 
» tal rara volta . cio decsi fuc con accortezza ; e 



228 PRINCIPJ E8TETICI 

» sar^ di mestleri ingentilirlo ed ai nostri riti e co- 
» stumi accomodarlo al possibile ». Quindi Y autore 
dopo aver confutato le due obbiezioni , che il cri- 
stiancsimo cioe non si convenga alle nostre arti , e 
che il maraviglioso delle nazioni moderne cada facil- 
mente in trivialita ed in fatua superstizione , da fine 
alia sua digressione col concludere che nelle opere 
nazionali si deve lasciare la mitologia ed attenersi al 
cristianesimo , e che « finche gli ardsti saranno ser- 
» vili imitaiori degli antichi , vcggendo bellezze an- 
» che dove non sono, non avremo mai nelle lettere 
» e nelle arti un carattere nazionale » , parole pregne 
di verita e di errori e soprattutto di pericoli. Dopo 
il novero e 1 esame delle cause che modilicano il 
bello e lo rendono relative , il chiarissimo autore fa 
un'assai giusta ed assai utile distinzione fra il bello 
relativo che e fondato sui principj deH'ordine e della 
armonia , ed il bello convenzionale che dipende dal 
capriccio e dalla moda, e che e quasi sempre in lizza 
colla ragione. « Cupidigia di novita fu origine di tali 
» bellezze che vanno e tornano alia maniera dei venti, 
» L' estetico non si cura di loro e tutto al piu rac- 
» comanda ai novatori di ronservare, non fosse altro, 
» una dramma di criterio. » 

II bello nazionale e Targomento del capo IV. In 
questo prima d* ogni altro \ autore nota e diniostra 
la differenza tra il bello nazionale ed il relativo. 
Quindi volendo spiegare la natura di qnello osserva 
che « siccome ogni individuo ha bisogni e desiderj , 
» relativi al suo naturale, ogni nazione del pari ha 
» bisogni e desiderj , che vanno di perfetto concerto 
» con le idee, le passioni , le abitudini, il clima. L'ar- 
» tista, per quanto e da lui, deve adempiere questi 
» morali bisogni senza per 6 allontanarsi dai principj 
5) estetici e dalla ragione critica. » Ora per conciliare 
r idea del bello assoluto coUe varie bellezze nazio- 
nali fa d' uopo cc stabilire per fondamento estetico 
» che vi ha sempre nel bello qnalche cosa di asso- 
» luto e qualche cosa di relativo ». L" autore illustra 



Dl GIOVANNI ZUCCALA.. 229 

e coui[)rova la sua dottrina coa alcuni esempli tratti 
ilal genere tragiro. 

Dopo avei' accennato le principali cose intorno il 
belle in geneiale, passa Tautore a trattare delle va- 
rie specie di bello e le divide i.° in sensibile ; 2.° 
in morale; 3.° in intellettuale. Nel capo V si esamina 
la prima specie, cioe il bello sensibile, «< il quale sta 
» neU'ordine e nelf armonia dei colori, delle forme, 
» dei suoui , delle parole e dei inovimenti , e quando 
» questo bello e negli oggetti razionali ed artificial!, 
» oltre le armonie tisiclie , vuole la evidente rivela- 
» zione dello stato morale deiranima. » Questo bello 
sensibile, cosi chiamato perche si gusta col mezzo dei 
sensi , si trova i ° negli oggetti inorganici ; 2.° negli 
organici ; 3.° negli animati; 4.° nei razionali; 5." negli 
artiliciali. Prima di trattare di queste varie categorie 
I'autore si pone ad invesiigare «; perche due soli dei 
» nostri sensi rechino alio spirito le impressioni del 
» bello, e gli altri sieno destinati al buono; » e per 
tal modo riiuette in campo una questione gia da gran 
tempo decisa. A tal line dopo di aver riportate le 
opinioni del Barthes, del Sulzer, del Droz e del Rous- 
seau, egli pretende di spiegare il supposto arcano col 
sentenziare « che que' due sensi destano in noi il 
y> sentimento della convenienza , delFordine, della 
» armonia ; » e con questa frase vaga ed insigniti- 
cante rende nel suo libro oscura ed incerta una no- 
zione clic in altri e chiara e definita. Procedendo poi 
a discorrere delle cinque accennate categorie 1' autore 
mediante accurate analisi ed opportuni esempli ci di- 
mostra che negli oggetti inorganici sono fonti di bel- 
lezza i colori; negli organici, oltre i colori, le forme; 
negli animati , oltre i colori e le forme, i movimenii. 
« E cosi dcbb'essere, poiche questi avendo un'anima, 
» gli esteriori movimenti c' indicano rispondcncc moto 
» eziandio nello spirito. » In quanto agli oggetti ra- 
zionali ed agli artificiali 1' autore destina a quelli i 
due capi seguenti , e di questi si riserva a parlare 
quando dovra trattare degli elementi delle arti. 



a3o PRINCIPJ ESTETICI 

Pertanto nel capo VI e nel VII discorresi del bello 
proprio delle ligure umane. I principj che dal nostro 
autore vengono stabilid e sviluppati in questi due 
capi sono : « che la natura diede ad ogni eta della 
» vita un bello proprio , il quale arnionizza coUo 
» stato morale dell' uomo ; » che in pardcolare « la 
)) infanzia e lieta di grazie innocenti , che in altre 
» eta sarebbero disadatte e nojevoli ; che il bello 
39 nella giovine eta per tre prerogative vuolsi discer- 
» nere , ptr ingenuita di passione , per occhio , per 
» liscezza e che esso ha tre carattei'i estetici ; i.° il 
3) sensitivo; 2.° il forte; 3.° il tranquillo, ciascuno dei 
3> cjuali ha forme particolari; » che « la eta virile, 
» sendo la eta della forza, essa verra nella persona 
» e nel vol to significata a gran tocchi ; che final- 
» mente anche la eta senile e tenia alle arti, e che 
» la bellezza dei vecchi deriva da al cane convenienze 
» morali che piacciono alia coniunc degli uomini. » 
L' autore illustra qnesti principj con osservazioni tratte 
dalla storia delle arti e cogli esempli dei classici, e 
con iino accorgimento deduce da essi un gran nu- 
mero di precetti estetici , i quali potranno riuscii e 
di gran profitto ai letterati ed agli arti&ti , se questi 
sapranno rimontare alle prime e vere loro origini, 
ed in tal niodo convertirli in proprio suco e sangue. 

II capo VIII tratta del bello morale, il quale « sta 
» nella conformita del cuore coi principj eterni del- 
» r ordine. » Tutta la dottrina dell' autore insegnata 
in questo capo trovasi ristretta nelle seguenti di lui 
parole : << Se avvi nn ordine eterno il quale e rcgola 
» dei giudizj che noi portiamo sugli oggetti conside- 
» rati in se stessi e secondo il merito loro assoluto: 
V un ordine naturale che e norma dei nostri aSetti 
» verso gli altri uomini , secondo la maggiore o mi- 
» nore affinita che questi hanno con noi : se final- 
» mente un ordine di civih azioni e riguardi guida ai 
» nostri doveri esteriori, secondo il merito del grado 
3) e della condizione delle persone con cui viviamo ; 
» vi sono pure tre sorta di hello morale, i.*^ Un 



DI GIOVANNI ZUCGALA. 23 1 

» bello morale essenziale; 2.° Un bello morale natu- 
» rale; 'd."" Un bello morale civile. II primo si defi- 
» iiisce : la conlormita del cuore coll' ordine essen- 
jj ziale , clie e la universal legge di tutte le intelli- 
M genze liberc ; il secondo la conformita del cuore 
» coir ordine naturale clie forma la universal legge 
» di tiuia la uinana natura-, il terzo la conformita del 
» cuore coir ordine civile, clie e la legge comune a 
» tutti i popoli riuniti nel medesimo corpo di una 
» citta o di uno Siato , che ha noitie Patria , dice 
y> r Andre. » Noi dubitiamo grandemente se da questi 
concetti si bene ordinati e quasi compassati possano 
i lettori trarre una giusta e chiara nozione del bello 
morale , se questa nozione astratta possa in ogni case 
applicarsi alia realta , e se essa somministrar possa 
un sicuro criterio per giudicare in pratica del bello 
morale. Se nella imniensa creazione non sappiamo 
scorgcre il tipo universale d ogni maniera di bellezza, 
se non sappiamo discernere le ispirazioni che da esso 
provengoni), e se qiieste ispirazioni non costituiscono 
le norme, le regole per cosi dire, le forme del bello 
morale , non veggiamo in quale altro modo qnesto 
bello si mobde e diverso possa essere determinato ; 
e neppure i tre ordini con tanta simmetria conge- 
gnati dal professore Znccala ci sembrano validi a cio 
fare. Per ultimo il nostro autore fa in questo capo 
alcune ricerche « sulla precisa forma del bello nei 
» costumi ; » e conclude che questo bello sta nell' or- 
dine che strigne le diverse azioni dell' uomo in un 
tutto armonico costituente quello che si dice carat- 
tere , e lo volge alia virtu ed al bene akrui. 

Precede il nostro autore nel capo IX <^ discorrere 
del bello morale nelle arti. all bello morale, affinche 
» dia nei lavori artificiaii un forte diletto, dovra avere 
» grandezza e congruenza » ; grandezza , che consiste 
nella potenza delf animo che vince ogni forza , ogni 
perKolo, ogni lotta ; congruenza, che sta riposta nella 
corrispondenza delle parti col iut(o , nella quale idea 
e rinchinsa pur quella di proporzione , di uniia e di 



a3a PRINCIPJ E6TET1C1 

armonia. E Y autore aggiugne a cio , che « il secreto 
» artifizio a rendere interessunte il bello seasibile, sta 
» neir unirlo , per quanto e dato , col bello morale ; » 
ed illustra questa sentenza con parecchi esempli; ri- 
ferisce una lezione che dava Platone su tal proposito 
a' suoi discepoli ; e conclude colle scguenti parole : 
« Platone cosi dettava ai discepoli , cercaado di edu- 
» care alia patria valenti ai'tisti e cittadini virtuosi; 
» de2.n0 fine di un tilosofo che non va in cerca di 
» plauso e di cattedratico fumo; e niette a suo pruno 
» obbligo il sostenere e proclamare con efficacia i 
V principj che niirano al perfezionamento deiruomo. 
» to dunque ripeteio col greco , che per formare un 
» compiuto bello sono necessarie le idee morali; che 
» r artista dee amare la virtu per poterla ritrarre e 
» condurre gh aninii alle sante armonie dell' ordine : 
» posciache senza di queste o non otterra bene Y in- 
» tento, o vi giugnera facendo conoscere 1' artifizio. 
» Che giova il ramnientare i vizj in cui celebri uo- 
y> mini lordarono il bello ingegno ? E chi non vede 
» subitamente che con un cuore piu retto, con un''ani- 
» ma meglio educata essi avrebbero dato alle opere 
» loro una luce piu folgorante e piu vera? Cosi fosse 
» permesso il nomarne alcuni, e porre in esame gli 
» scritti, le dipinture, le melodie, che cliiaro potrei 
» mostrare quanto hanno nociuto alle cstetirhe loro 
» prove le colpe dell" intelletto e le proianazioni del 
» cuore! » Vere e sacrosante parole che non potreb- 
bero mai abbastanza esser meditate, e di cui i letterati 
e gli artisti far dovrebbero tcsoro neirintimo animol 
Tratta il capo X del bello intellettuale: « il quale 
» e ripostq^nella conoscenza delle verita che la men- 
» te percepisce con ordine , facilita ed evidenza. » 
Nell aniraa razionale il bisogno di conoscere il vero 
e irresistibile ; e percio « havvi nella percezione del 
» vero un bello intrinseco ed assoluto che invalorisce 
» le facolta nostre, e soddisfa la loro tendenza na- 
» turale. » E bello un sisiema scientifico bene ordi- 
nate, facile, sostenuto-, bello mi piincipio fecondo; 



DI GIOVA.NNI ZUCCALA. ' 233 

bella una diniostrazione lilosofica giiista e concludente. 
« ]\Ia il hollo intellettiiale allora die si collega al sen-- 
y> sibilc aunienta il diletto ; e meiiuc s]iiritualizza la 
» seiisazionc, da in ccrto modo un corpo alio spirito. » 
Se alcuiio credesse , cosi da line 1' autore a qnesto 
capo, K se alcuno credesse che rinLcUettuale si possa 
» unirc al morale, va errato ; dappoiche il primo sta 
5) nelTordine delle vcrita , il secondo ncll ordine delle 
3) azioni ; ne perche il cuore palpita alio scoprimento 
» del vero , dcesi stabilirc che cpiello e riposte ia 
» questo ; cio prova soltanto I'intima relazione, sem- 
•» pre misteriosa al lilosofo che v' e tra il morale, 
» il sensibJle e V intellettuale ; ma egli e indubitato 
» che al matematico , da cui si chiamano belle certe 
» operazioni astratte, non occorre, per cosi appcllarle, 
» lie di sensazioni materiali , ne di aSetti che risto- 
» lino con piacevolezza, o incitino con ardcnza. » La 
doltrina conipresa in cjuesto capo a noi sembra som- 
nianicnte imperfetta ed oscura ; e dopo tutte le tec-, 
liche deir autore sul bello intellettuale, noi crediamo 
che si possa ancor dubitarc , se qaesto bello vera- 
niente esista o si risolva uelP abuso di una parola ; 
e crediamo so'tanto che da un' analisi molto piii di- 
Ijgente e sottile , che quelle dell" autore noi sono, 
possa tal dubbio esscr toho. 

Nel capo XI si spiega T ovigine delle arti. L'uomo 
aspiia ad essere felice , e per csserlo ha d' uopo di 
guarentire il corpo dal dolore e di eseixitar lo spi- 
rito. II primo bisogno e il vincolo dell' umana fanii- 
glia , il secondo ne forma I'abbellimento •, quello fisso 
i hmiti e strinse i legami dclla societa ; questo si 
juacque di bei fantasmi e stabili un culto ai senti- 
nienii del cuore. « L' uomo adunque per soddisfare 
V il bisogno dello spirito ebbe a cercar cjuegli oggetti 
J) i quali mettono in gradevole movimento le iatel- 
» lettuali e morali sue facolia , come quelli che sono 
» bene oidinati, armoniosi, perfetti ; e pcrcio danno 
» elevati sensi, e alimcntano la razionabiliia di no- 
-» bili idee , ed alia vita raddoppiano il moto c le 

UU'l. I tal. T. LXXIIL j6 



a34 PRINCIPJ ESTBTICI Dl OIO. ZUGCALA. 

» ecnsazioni. Ecco 1' origine delle aid , le quali nac* 
» qiiero per appagare lo spirito ; poscia colle loro 
» delizie il vollero rallegrato. » 

La bellezza ideale nelle arti e T argomento del 
capo XII. La stretta affinita clie ha 1' uomo coUa na- 
tura lo eccito ad imitarla ; e il dilelto della imlta- 
zione lo condasse a contemplarla piu attentamente , 
c per tal modo apprese quel sodi principj che la 
bellezza fondamentale costituirono delle arti. La prima 
legge che si osserva nella natura e V armonia delle 
parti col tutto; ed anzi la stessa dissotianza si con- 
giunge coir armonia ; ed in questa finisce ogni appa- 
rente disordine. E qnesta legge e pur prima nelle 
arti imitatrici , e le storie dimostrano che i legisla- 
tori si giovarono di essa per trarre gli nomini a ci- 
vilta. Ma lo spirito uniano brama senipre che i suoi 
piaceri si accrescano; quindi per non inl'astidire colla 
semplice e grctia imitazione della natura tenio di 
eleggerne le piu belle parti ed in un solo oggetto 
con armonia raccoglierle ; ed ecco Y origine del J^eilo 
ideale ch' e il tondamento delle arti nostre. Esso non 
e gia nn moderno trovato ; « che anzi per necessa- 
» rio lo s' ebbe ancora da° Grcci. » L'autorc illiistia 
queste sue teoriche con alcune osservazioni tratte dalle 
opere classiche di pittura e di poesia , che a noi par- 
vero giuste, opportune, uiilissime. Dopo le quali av- 
verle che per formare una perfetia avvcnenza non 
basta elegger il bello dove si vede , ma e necessario 
prima d' imitare di aver concepito in mente la im- 
magine viva di quella bellezza a cui si vuole dar vita. 
Quindi divide in tre schiere i coltivatori del bello : 
la prima si applica a quanto solletita i scnsi e si ap- 
paga di materiali argomenti ; la seconda si allaccenda 
per ispiegarne i misteri , e per dillonderne il cullo e 
I'amore; la terza gode istudiare nella natura e sale 
alia contemplazione dell ordine e delle armonie che 
fanno del mondo un prodigio. Questi ultimi per seu- 
tcnza dell'autorc sono i veri estetici. 

{ Sard condnuato. ) 



Elogio del carduiale Alheroni scr'uto dall abate Giu- 
seppe BiGNAMi piacentino. — FiacenzUy i833, daila 
tipografia del Majao. 



Articolo I. 
Sua orig'me, suo caralterc , sua lita pr'wata. 



I 



I nonie di Alberoni e cei-tamente nome che alto 
risiiona nella storia del secolo XVlII c ncl tempo iii 
cni il primo dei Borboni sali al trono dclie S[)agne; 
tempo nel quale nomi tamosi nelT armi e nella poli- 
tica segnarono una graude epoca europea colla pace 
di Utrecht , atto tanioso nella nioderna diplomazia. 
]\Ia da che avvenae mai che su dell' Alberoni noii 
avemmo fmora un fermo ed accertato giudizio.'' La 
lontananza dei tempi qui non intervenne per oscu- 
rarnc la menioria , perocche Alberoni visse fino alia 
nieta del secolo XVIll. La meschinita dei fatti noa 
pote certamente inilnire a trascurarne Ic noti/ic, per- 
the il breve tempo del suo goveino dell is|)anica 
jiionarcliia s-i dentro che fuori presenta atti importan- 
tjssimi. Fiualmente il carattere personale dell' Albe- 
roni lungi che conciliar potesse poca stima del pub- 
blico , doveva all' opposto rapirne amniirazione , pe- 
rocche in lui 61 riscontra una tale eneigia, costanza 
ed intraprendenza che a buon diritto dir si puo es- 
sere stato V Alberoni fabbro della propria fortuna. 

Da che dunquc ripetere si devc \ imperfctta me- 
nioria trasmessa alia posterita di un tanto uomo? Tutto 
considerato, si scopre doversene accagionare una com- 
plicazione di circostanze deprinienti T illustrazione del 
nome di Alberoni. Senibra che il pubblico e la po- 
sterita non abbjano voluto far gtazia all' uomo pri- 
vato , maraviglioso per le difficili ed arditissinie im- 
prese come ministro, e che quindi colla voce del 
pubblico interesse sofl'ocate &iausi le lodi dcUa privata 



236 ELOCIO DEL CAHDINALE ALBEKONI. 

ammirazione. Fra le circostanze poi infauste alia mc- 
inoria di Alberoni annoverar si devc perlino la nian- 
canza di una compiuta biografia di lui (i). 

Lode diinque sia al sig. abate Giuseppe Bignami 
per avere col suo elogio non solaniente compendiate 
le notizie gia pubblicate, ma per averne anclie ret- 
tificate alcunc ed averle arricchite con note iinora 
inedite trovate fra gli scritti lasciati dalfAlberoni me- 
desimo. La qual lode nostra sarebbe compiuta se si 
fosse usata la dili2;enza di scofnare successivamentc 
le epoclie le piu interessanti e le piu decisive della 
vita deirAlberoiii. 

Forse ad altri allievi del coUegio Alberoni sarebbe 
toccato di prestare prima d ora il dovuto oflicio di 
gratitudine clie ora prestasi dal sig. abate Bignami; ma 
chiedere si puo se sarebbe stato a loro conceduto il 
privilegio delle rivelazioni ottenutesi dairautore del- 
r elogio? In oggi veramente pare esser giunto il tempo 
opportuno per rendere giustizia , e diciamolo anche 
per riabilitare la memoria di Alberoni. Nel corso di 
ottant' anni c piu da che Alberoni manco ai vivi ; 
dopo piu di 1 20 anni dacclie cesso dal ministero di 
Spagna , sembra che debbano essere calwiate cjuelle 
passioni che dall* alto delle aule imperanti congiura- 
rono contro il nome di Alberoni. A niuno dei cele- 
brati ministri, di cui serbiamo memoi'ia, avvenne di 
soggiacere a piu severo e scrutatore sindacato, e di 
escirne trionfantc. 

(i) La vita deirAlberoni, di uii aaonimo spagnuolo, tra- 
clotta in italiano colla data di Amsterdam, per Ipigeo Lucas, 
1 720, non giunge che fino alF epoca in cui Alberoni fu 
dimesso dal ministero di Spagna ed esiliato , lo clie av- 
venne nel 5 dicembre 1719- IMancano quindi 33 anni della 
biografia sua. Noi non sappiamo se altri l" abbia conti- 
nuata. Notizie staccate e non bene depurate si leggono 
negli storici conteinporanei. Nei biogi-afi , non eccettuato 
r autore dell" elogio , mancano le epoche le piu segnalate , 
senza delle quali e impossibile di porre al loro luogo certe 
annotazioni onde cogliere la connessione dei fatti. 



ELOGIO DEL C\nDINALK ALBF.RONr. 237 

Noi non pietendiamo per qncsto die il minlstero 
(IcirAlheroni sia esente da censura: noi anzi diciamo 
die la sua storia come private e ammirabile , come 
niinistro non e in tutto forse imitabile; ma nello stesso 
tempo possiamo pronimciare die troppo solenni fu- 
rono le calunnio a Ini apposte per tutt' altro motivo, 
die per temeriia e imprudenza nella guerra offensiva 
da liii intrapresa. 

NelFelogio del signer abate Bignami noi possiamo 
ammirare Tabibta delTAlberoni ad emergere dal nulla 
ed a salire al sommo degli onori; ma lo scritto di lui 
riguardato anche da questo lato, forse die aU'effetto 
di ottenere credenza non sarcbbe stato me2;lio die le 
sue tbrnie a[)parissero piii convenevoli ad una lode 
motivata , die ad un panegirico studiato? La lode 
non ama di essere intimata , ma vuole sorgere spon- 
tanea dalle notizie abilmente presentate : e se il pa- 
negirico viene accolto per coloro die nella vivente 
opinione sono gia grandi, essi sono per lo meno pre- 
maturi per gli altri die non sono ancoia in possesso 
di una gloria riconosciuta. 

Questa gloria fu certamente contrastata a torto al 
grande carattere personalc di Alberoni, e cio avvenne 
non solamente per le damorose raliinnie contro di lui 
propagate, ma eziandio per manranza di notizie ascose 
in parte nel'e tenebre ddle reggie. Avvertendo alia 
nanccinza dei materiali biograiici egli e manifesto die 
il sig. abate Bignami era necessariamente obbligato a 
contenersi entro la modestia di un elogio storico, an- 
zidie sfoggiare coUe pompose amplilicazioni del pa- 
negirico. liidotto a questi limiti , noi non vogliamo 
ricordargli le condizioni deif elogio storico anche re- 
centemente suggerite da Ippoiito Pindomonte. onde 
produrre una lode veramente degna di iiducia. Ci basti 
di sigrilHcargli die noi sinccri ammiratori del grande 
e maschio caraticre di Alberoni, immune perfnio da 
quelle debolezze die vengono perdonate negli eroi , 
e pieni della piu viva gratitiidine per la benelica 
fondazione del coUegio da lui isrituito , avremmo 
bramato unn scritto clie per se stesso gnadagnassc una 



a38 KLOGIO DEL CARDINALE A I BE It ONI, 

piena confidenza dci leggitori, la quale non si suole 
inai acrordare alle parole di coloro clie annunziano 
la graiidezza prima che sla nata e presentaate I'abi- 
lita a prevaleisi delia fortuna a guisa di un genio 
rivelatore di alti destini. 

Ben lontaiii dal voler eccitare il mininio dubbio 
sulla verita dclle notizie raccolte e pubblicate dal 
sig. aljate Bignami , noi vcniamo anzi se tia d' uopo 
a dichiarare ai nostri lettori di avere dalla bocca di 
parecchi contemporanei e conoscenti dellAlberoni rac- 
colte le stesse cose con altre minute circostanze, tal- 
che r elogio snddetto viene stimato contenere i nia- 
teriali i meno imperfetti della vita di quel grand' uomo 
presentati per la piima volta al pubblico. 

Poste queste considerazioni, ognuno sente la neces- 
sita di avere sott' occhio una succinta notizia biogra- 
fica delFAlberoni distesa secondo 1 ordine dei tempi, 
onde recare in fine una giusia sentenza sul carattere 
e i meriti di quelT uonio straordinario. Noi siamo con- 
vJnti clie il nome di Alberoni varra almeuo ad accre- 
scere il novero fli quei grandi genj naturali che in 
ogni condizione sor2;ono tratto tratto in Italia, i qnali 
spinti da un forte e costante volere salgono alFapice 
della grandezza. Quando IMacchiavello nella vita di 
Castruccio Castracani imma2;in6 di trarlo da incerti 
natali e di presentarlo come nconato, csposto nell orto 
d( 11a famisilia Ca«^tracani e da essa fatto battezzare ed 
allevt.re come figlio linclie ebbe 1 incontro di Fran- 
cesco Guinigi clie lo educo per la giierra, certamente 
avviso die avrebbe crednto di scemare la grandezza 
del sue eroe, flicendolo discendere dall illnstre e do- 
viziosa famiglia degl Interminelli, cd allevarc coUcdu- 
cazione militare ricevuta in Fran'^ia. Parlando di Al- 
beroni noi non abbisocniamo di ricorrere alia favola 
per ottenere un'origine mancaute di ogni sussidio di 
I'utnra grandezza , mediante la quale si renda mara- 
vigliosa Faltezza a cui egli pervenne. 

II padre di Alberoni per nome Giovanni fu tin 
giornaliero ortolano in Piacenza, nato sotto il niiglior 
clima di Vigolo dei Marcliesi. La madre , per nome 



ELOGHO DEt CAHDINALE ALBfiRONI. k3g 

Laura Ferrari, era inercenaria filatrice di lino e ca- 
napa : ambo i conjugi abitavano sotto la parrocrhia 
del SS. Nazaro e Celso di Piacenza. Da essi nacque 
Ginlio , batfezzato nel giorno 3o marzo 1664. 

Giunto air eta dei 10 ai 14 anni viene accettato a 
chierico inscrviente alia sagrestia della sua parrocchia, 
in cui colle sue buone nianiere e colla sua puntualitu 
seppe caltivarsi la bnona grazia dei sacerdoti che ivi 
intervenivano a celcbrare la inessa. Animato dal de- 
siderio di progredire prego un buon prete a volergli 
esserc maestro di leggere e scrivere. Giulio fu esau- 
dito e non potendo corrispondere con roba, cio I'ece 
prestando domestico servigio al suo maestro. L'avere 
imparato a leggere ed a scrivere fu per 1' Alberoni 
una vera e decisiva conquista. Senza di questa abi- 
lita il valor personale di Alberoni sarebbe rimasto 
nuUo, ed egli sarebbe stato condannato o a svolgeie 
la 2,leba come il padre suo o a mendicare. Senza di 
qnesta abllita , quanti uomlni pcrduti all utilita ed 
alia gloria della faniisilia e de^b Stati ! 

Acquistata b; perizia di leggere e scrivere, non ha 
biso2;no r Alberoni di cs'-erc spinto a forza ad affron- 
tare lo studio della lingua latina tanto lungo, ingrato 
c prematuro per la fanciullezza, e tanto brevc e age- 
vole e adatto ad una piu istrut(a adolescenza. Giun- 
gere al sacerdozio era la piu alta mira, alia quale at- 
tendevano i suoi desidei-j , sebbene non avesse nulla 
che pntesse liisingarlo della corrispondcnte aspettativa* 
Presso uno dei Barnabiti di Piacenza, nella sagrestia 
dei qnali passo a servire Alberoni dotato di pronta 
intclli2,cnza , apprese speditamente il latino Imo al 
grado che in allora appellavasi umanita. Ottiene indi 
la chiericale tonsura. Intanto coU' ascendcnte di uno 
spirito vivare , costante e accorto , e col moltiplicare 
le conoscenze chiama in ajuto la benevolonza altrui 
onde glungere all'aspirata meta. La mala jfbrtuna dei 
suoi natali parve cedergli il passo ad acqnistare un 
salario di niessa qnotidiana nella sua parrocchia, che 
gli tenne luogo di patrimonio ecclesiastico, onde giun- 
gere al sacerdozio in allora gcopo dc* suoi desiderj. 



240 ELOOIO DEL CAUDINALE ALDEROMI. 

Fra molti aniici fatti in Piaccnza cravi il suo par- 
roco Giambernaido degli Uomini die gli fece la ri- 
nuncia dclla parroccliia, ma questa nou ehbe cffetto. 
AUora Albeioni vide qnanto Piaccnza fosse scarsa 
(li occasioni a tentare miglior fortuna. La disgiazia 
dell" uditore Gardini ravennate, private della sua ca- 
rica e bandito dal duca Fainese, ed amico deU'Albe- 
roni, gli suggeii di mutar cielo e di farsi compagno 
dell esule ritornalo alia sun patria. Spesso cangiando 
ciel si cangia sorte, disse un poeta. Ecco quello clie si 
veriPico per Alberoni coUa sua passata a Ravenna , 
dove egli stesso riconobbe roriginc della sua fortuna. 

II prelate Barni, in qualita di prolegato, governava 
allora la provincia di Ravenna. Alberoni fu dairamico 
Gardini tatto conoscere al Prolegato, il quale nomino 
Alberoni prebendato nella cattedraie di Ravenna. Pas- 
sato il Barni al vcscovato di Piaccnza, Alberoni lo 
segui ed ivi fu fatto amniinistratore della niensa ve- 
soovile. Ma non adatfo a quest' ufficio fu trasportato 
a quello di ajo del nipote dello stesso vcscovo, de- 
stinato per la carriera ecclesiastica. Alberoni imparo 
con lui la filosofia , il civile ed il canonico diritto , 
la dogmatica teologia e le altre scienze ecclesiastiche, 
e ne faceva le ripetizioni al giovine a lui affidato. A 
cio si a^iriunse lo studio della linj^ua franccse in al- 
lora rara in Italia; lo die ne place di annotare per- 
clie la perizia in quella lingua fu Stromento di for- 
tuna per FAlberoni. Fu massima di lui cnstantemente 
praticata fino dai piii tcncri anni di moltiplicare per 
quanto si puo le conoscenze delle persone die pos- 
sono giovare, di cattivarsi la loro stima e lienevo- 
lenza, e di attenersi fedelniente a quelle clie meglio 
conveniviino. 

Compiuti gli studj , il nipote abate Barni fu dallo 
zio vescovo niandato a Roma, dove col tratto del 
tempo giunse ad essere cardinale. Alberoni gli fu 
dato compagno, c cola egli pote conoscere personaggi 
ed apprendere arti di vita e di maneggi giovevoli ai 
proprj disegni. Compiuto F ufficio di ajo, F Alberoni 
ritorno in patria. II piacentino conte Roncovieri, nolo 



ELOCIO DEL CAEDINALE ALBERONI. 24 1 

per essere stato compagno del principe Antonio Farneso 
ne' viaggi fatti ne' diversi Stati d'Eiuopa, fu avvicinato 
dair Alberoni, il quale sepjic guadagnarsene la stima. 

Avdeva in allora in Italia la giicna conosciuta sotto 
il nome di guerra di successione alia nionarchia di 
Spagna. 11 celebre principe Eugenic eomandava le 
Ibrze Austriache contro le armi dei Gallo-lspani nii- 
litanti in Italia. In mancanza del generale fiancese 
Villeroy fatto prigioniero in Cremona, fu spedito da 
Parigi il dnca Luigi Giuseppe Vandome , il quale dopo 
la nieta di febbrajo dell' anno 1702 ginnse in Italia, 
e jiiglio il comando dell" esercilo Gallo-Ispano (i). 
L'Alberoni conipiva allora il sun trentasettesimo anno. 

II Farnese, regnante negli Stati di Parma e di Pia- 
cenza, invio Panzidetto route Poncovieri conoscente 
dellAlberoni al sienerale Vandome. Fosse o non fosse 
incaricato di tratiar aliari diplomatici , noi sappiamo 
per bocca stessa deirAlberoiii, mediante nna delle po- 
stille segnate alia sua vita, che recandosi il conte 
Roncovicri al dctto generale prese seco 1' Alberoni 
tanto piu opporturio quanto piu perito nclla francese 
favella. Presso gli uflaiali francesi che avvicinavano 
Vandome, Alberoni acquisto stima e favore, talche essi 
informatone il generale lo chiamo a se e sperimen- 
tatolo lo creo suo cappellano e segretario. DalT aula 
vescovile e dalla curia romana trasportato al centro 
del comando d'nn esercito comandato da un valente 
capitano, po;e FAiberoni studiare pel corso di quattro 
anni una nuova pagina del 2;ran libro deU'uomo di 
Stato. 7\l])eroni non fu il cortigiano del generale e 
• del regio favorito, ma fu il divoto del grand' uomo 
e del benciattore suo , cui non abbandono siammai 
imclie vjsse. Egh si prevalse del priu)o ottcnnto fa- 
vore per lar rispettare la debole neutralita degli Stati 
di Parma e Piaccnza, cui vcggiamo di latto nclla storia 
jispettati da nnprovvisi assaki c conquiste, annotando 
per altro che vcnivano anche protetii da rispetto verso 
la scde pontilicia che li qualitleava come feudi snoi. 

(i) RTniMtnri. Annali tl" Italia all' anno i^oa. 



243 XLOQlCr DEL CAKDmALE ALBEROXI. 

Scorsi quattro anni, il Vandome nel 1706 fu da 
Lnigl XIV rkhianiato dall'Italia per affidargU il co- 
inando delle annate francesi in Fiandra (i). Ivi I'Al- 
heroni lo segui. Da prima i principi reali duchi di 
Borgogna e di Bery militant! rovinarono randamento 
delfarnii francesi; ma il Vandome sharazzaio da essi 
col temporeggiare e dcstreggiare riusci a migliorarne 
la sorte in mode che fece fronte a' pericoli imminenti. 
Vandome intbrmandone il re Luigi XIV resc giustizia 
ai savj consigli delTAlheroni. II ]\lonarca francese re- 
trihni I'Alberoni con una forte pensione e ne onoro 
il talento e la zelo con corrispondenze confidenziali 
sopra affari di alta delicatezza. 

II Vandome scorsi gli anni 1707 e 1708 si i'itiro 
dagli affari della milizia e dalle noje della corte per vl- 
vcre nel suo castcllo di Alet. L Aibcroni segue il sue 
protettore ed amico die con tenero e costante atTetto 
pareva non poter vivere senza del suo caro abate 
(nome adoperato dal Vtmdome verso TAlberoni). Fi- 
lippo V re di Spagna, in'alzato dalle armi vittoriose 
ilcirAustria e dell' Ingliiltcrra, prega lo zio Luigi XIV 
a spedirgli Vandome per comandare T armata Spa- 
gnuola. Pare che cpiesti fosse avverso ad assumere 
quel comando: ma dicesi clie I'Alberoni persuadesse 
r amico ad accettarlo. Or ecco Alberoni che nelPanno 
1710 passa con lui nella Spagna (2). Ivi il Vandome 
osalto a Filippo V Falto merito delTAlberoni: percio 
quel Monarca voile conosrerlo, ne apprezzo lo spirito e 
la pFudenza, cd incomincio a legarselo con una grossa 
pensione. In questa posizione TAlberoni fu sollecito di 
ben infoimarsi dello stato economico, militare e po- 
litico della Monarchia Spagnuola e degli altri Stati , 
e quindi combinando i fatti raccolti con migliori 
esempi , studio V ultima e piu difficile pagina del- 
r uomo di Stato. 



(i) INInratori. Ann.\li d" Italia all" anno 1706. 
(2) II dnca di Vandome comparve dopo la mcta di set:- 
tembre 17 10 a Vagliadolid col duca di Noailles. 
Muratoi'i. Annali d' Italia nil' anno 17 10. 



ELOGIO DEL CARDINALB ALBBRONT. 343 

TrascoiTono tie anni in cjuesto politico tirocinio ,. 
liel quale pur troppo rAlbeioni fu in mezzo ad esenipi 
da abborrire e non da imitare. Egli associate alia cone 
ne vcde la dappocaggine e gl' intriglii. Alia testa degli 
alfari del la Spagna si trovava ii cardinale del Giudice 
in qiialita di supremo ministro: ma una dama d'onore 
dclla Rogina , cioe la principessa Orsini, entrava in 
tutti gli alTiiri e pretendeva che tutto cedesse alia sua 
volonta. II duca di Orleans, ritroso a piegare il capo 
alia Orsini . dovette abbandonare la Spagna. II duca 
di Vandonie , die col suo genio militare aveva ras- 
sodata la corona a Filippo V e che sentiva la dignith 
di un uonio d'' onore , non si umilio ad accattare il 
favore dclia Orsini. Indispettita costei, tento di sop- 
piantare il Vandome. Questi avvertitone parlo al Re. 
La Rcgina destino mediatore TAlberoni per la ricon- 
ciliazione tra il Duca e la Principessa e vi riusci (i). 
Chi conosce la suscettibilita e la gclosia cortigiana 
dira se sia vero o no die quest' impresa non sia assai 
pin difficile delle paci tra potenze belligeranti. 

II Duca di Vandome, trattenuto piu del solito a ]\Ia- 
drid per cangiamenti successi alia corte di Francia , 
esci linalmente per andare a disporre le cose per 
Tajjertura della canipa2;na del 1712. Ma prima dclla 
di lui partenza Filippo V, a testiticazione della sua 
gratitudine, lo dichiaro e riconobbe principe del san- 
gue, e gli conferi gli onori corrispondcnii a quesio 
grado. Parte indi per Farmata coU'Alberoni ed arriva 
con lui nel reguo di Valenza. II Vandome die aveva 
sposata la principessa di Conde prima di partire per 
la Spagna, muore a Vinarez I'li giugno 1^12, uni- 
versalmente compianto dagli nfliciali e da' soldaii spa- 
gnuoli e franccsi. ma soprattiitto dall'Albcroni. « Que- 
sto fcdcle favoriio (dice il bioi^rafo spagnuolo) depo- 
sitario delle ultinie volonta del suo illustre piotettore 
die aveva reso 1' ultimo liato nelle sue braccia , gli 
presto e;li ultimi servigi con un dolore che meglio 

(1) Postilla di Alberoni, pag. i33 deirElogio. 



:244 tLOGIO DEL CARDINALE ALBERONI. 

potra iramaginarsi di quello die io sapessi descri- 
verlo 5) (i). 

Privato rAlberonl del grande appoggio del duca di 
Vandonie, si poito a Madrid « ove poco dopo fu desti- 
» nato inviato straordinario alia corte di Madrid dalla 
i> corte di Parma e da dove non parti clie licenziato 
» dal re. » Sono queste le parole dello stesso Alberoni 
nella sua annotazione V (2) clie preferir dobbiamo 
alle notizie dell' aiiouimo. E qui convien ricordare 
che in addietro sdegnato il monarca spagnuolo coiitro 
le repubbliclie di Genova e di Veiiezia ed anclie con- 
tro la corte di Parma per aver liconosciuto come re 
di Spagna il pretendenlc Carlo , intiuio agF inviati di 
quelle republjliclie di sortire dagli Stati saoi. In questa 
sentenza doveva essere involto anclie Y inviato di 
Pax'ma , ma i buoni uffici delf Alberoni stornarono 
questo rigore. Il duca di Parma era gia stato istrutto 
di questo tratto di zelo delP Alberoni dal suo in- 
viato marchese Caraglio, e pero venne nella deter- 
minazione di destinare l' Alberoni in Ispagna presso 
la corte in qualita d'incaricato straordinario e a tale 
effetto dccorandolo col liiolo di conte. Frattanto coUa 
pace di Utrerlit e colla evacuazione delle armi ne- 
miche avvenuta ncl lu2;lio 1710 la Spagna acquisto 
la sua tranrjnilUta e fu liberata dalle devaslazioni. 

Erano dodici anni e mezzo da clie Filippo V aveva 
sposata la princlpessa Maria Luigia Gabriella liglia 
del Duca di Savoja. Questa manco ai vivi all 1 1 teb- 
brajo del 171 4 in eta di 25 anni e mezzo (3). In 
allora P Alberoni 2;odeva dtlla conlidenza della Orsini 
dominante nella corte spagnuola. 

(i) Nella Vita, p. 44, 45. Amst.^ per Ipigeo Lucas 1720. 

(3) Elogio pag. 1 33. 

(3) Nella vita di Alberoni deiranonimo spagnuolo viene 
alia pag. 5i segnato T anuo 171 5. l\Ia questo e uii errore 
di stampa, perocche il successivo niatrimoiiio del vedovo re 
Filippo colla Farnese viene dal Mm-atori con ripetnta data 
posto sotto I'anno 1714, lo che pure vien fatto dallo stesso 
anonimo alia pag. 69. 



ELOCIO DEL CAHDINALE ALBErxONI. 246 

Da quest" avvenimento V Alberoni avviso di trarre 
altissimo prolitto , e vi riusci. Lasciamo parlare lo 
stesso Alberoni il quale nelle annotazioni apposte alia 
sua vita si esprime come segue: « Morta la regina, 
» Alberoni, amicissimo della principessa Orsini , disse 
» tre giorni dopo la stessa niorte , clie persuaso che 
» il re non resterebbe gran tempo senza moglie , Ira 
» le allre principesse clie verrcbbero proposte, aveva 
» anclie egli la sua di Parma da proporre, e forse 
r-} quella che converrebbe piu di ogni altra al re ed 
» a lei ancora : che era una Jniona Lombarda impa- 
y) stata di butirro e di formaggio , che ne avrebbe 
5) fatto quello che ne avrebbe voluto : che sarebbe 
» venuta in Ispagna con quelle leggi che avrebbe 
5) la principessa prescritto. Fu il trattato condotto con 
» tutta segretezza: non si seppe che dal re. dalla prin- 
■» cipessa Orsini, dal duca rli Parma e dall'Allieroni. La 
)) principessa di Parma n'ebl^e un cenno dalla madre 
» Lampugnani abadcssa di Valverde, in occasione che 
» delta principessa si porto al monastero , la quale 
y> abadessa aveva in ediicazione una sorella di All^e- 
5) roni. » Questa principessa era Elisabctta Farnese 
liglia di Odoardo principe ereditario di Parma nata 
nel 25 ottobre 1690. Entrava allora negli anni 24 
ed era tu'tt' altro che una buona lombarda impastata 
di butirro e formaggio; perocrhe univa , come dice il 
Muratoii, molte prerogative di animo e d" ingegno. 

A qnesto negoziato onde renderlo piu intci-essante 
fu tosto aggiunto segretamente un breve del papa 
Clemente XI accordato al dnca di Parma , pel quale 
gli dava la facolta di lasciare la successione de' suoi 
Stati alia sua linea femminina in case che venisse a 
inancare senza iigli maschi. Datane poi notizia al re 
di Francia, egli approve questo matrimonio. Assestato 
tutto per la sostanza di quest' atto, si passo alle pub- 
bliche I'ormalita della comunicazione alle rispettive 
corti. II re di Spagna mando ordine al cardinale 
Aquaviva residente in Roma in qualita di sue am- 
basciatore di dar parte al Papa della conchiusione di 
cjuesto matrimonio , lo die fu fatto nel 1 8 luglio 1 7 1 4 



346 ELOOIO DEL GA.UDIN.VLE ALBERONI. 

id udienza pubblica , nella quale il suddetto cardinalc 
presento al Pontelice la lettera del Re cattolico , in cui 
partecipava lo stabilimento del suo nuirira<:gio colla 
iiglia di iin prlnripe di lui teiidatario qual era il duca 
di Parma. Contemporaneamente il le di Francia aveva 
ricevuto la stessa solenne parted pazione a Marly ove 
trovavasi il cardinale del Giudire n)inistro di Spagna 
die dapprima aveva ignorato questo secreto. 

I cardinal! SchroUerihach ed Iinpeiiali , aviita no- 
tlzia della detta conuinicazione solenne fatta al Papa , 
dice r anonimo , « non nianrarono di far dello stre- 
» pito, delle forti minacce e delle proteste in forma 
» tanto contro la spedizione del legato pontificio de- 
» stinato a dare la benedizione nuziale, qiianto con- 
» tro il riconosccre coi titoli di regina di Spagna 
» qualsiasi altra die la persona delf imperatrice. » 
( pag. 64 della vita ) Cio derivava daila pretcsa chc 
anche Parma e Piacenza fossero feudi imperial!. 

Lo sposalizio conrordato segui nel 16 settembre 
1714 nella citta di Parma. Francesco Farnese duca di 
Parma sno zio la sposo a nome di S. M. C La nuziale 
l)enedizione fu compartita dal cardinale Gozzadini bo- 
lognese spedito a ques-t' etl'etto dal papa Clemente XI 
con titoli di legiito a latere. La novella regina fu 
condotta a Scstri di levante dove prese l" imbarco, 
ma non potendo sostenere il mare fece il suo viaggio 
per terra attraversando il mezzodi della Francia (i). 

Ad incontrare la regina fu destinata la principessa 
Orsini die si reco lino a Xadraqucs posta sulle fron- 
tiere della Castiglia. La nuova sposa ricevette questa 
favorita freddissimamente , e dopo un momento le 
ordino di uscire dalla camera, ove fece domandare il 
comandante delle guardie die erano venute ad in- 
contrarla e gli diede ordine scritto di far montare 
all'istante la principessa in una carrozza e di condurla 
Bulla frontiera di Francia con espresso couiando di 
non mettere piu piede in Ispagna. La principessa ri- 
fiutava di ubbidirc e voleva un ordine del Pie ; ma 

(^i) Muratori, Auiiali all' anno 1714. 



ELocio Diit vaudij<:als; albeuoxi. 347 

il comandante die aveva iin ordine segrrto di con- 
discendcre in tutio alia volonta dclla regina lo tcce 
vedere alia Orsini la quale fii costretta ad iibbidiie (i). 

Tutto qucsto fu oidito per opera dell' Alberoni. A 
di lui suggerimento la nuova sposa aveva esatto dal 
re r allontanamento della Orsini , attesa la soverchia 
autorita che qiiesta aveva suU' animo di Filippo V , la 
quale concordar non si poteva coUa buona intelligenza 
ti'a esso e la sposa. 11 re non aveva jK»tuto riliutarc 
questa prima doinanda , nia la diflicolia cadeva siil- 
r esecuzione : e siccome Alberoni previde the il 1 e 
non avrebbe potato risolversi a parlarne alia Orsini 
e molto nieno resistere ai rimproveri e I'orse alle la- 
grime di lei se veniva a gettarsi a'suoi piedi , cosi 
propose lo spediente che il re prestasse il consenso, 
lasciando 1' esecuzione alia re2;ina medesima, come ap- 
punto fu fatto. 

II re rirevctte la sposa a Guadalaxara, nove Icghe 
distante da Madrid, dove il matrinionio fu consuuiato 
nel 24 dicembre 1714, c tre giorni dojio gii sposi eritra- 
rono in Madrid in mezzo alle acclainazioni del popolo. 

L' Alberoni autore di tiUta questa macchinazione , 
necessaria per altro al buon regime del'.a Spagna ed 
alia domestica armonia, si reco a somma gloria di 
averla concepita e condotta a termine, talche gli paive 
di aver pareggiato i piu grandi ministri in alloia ce- 
Icbrati. In una lettera sua sciitta al Conte Ignazio 
Korea maggiordomo del duca di Parma, cosi esprimesi: 
« 11 colpo che fece la regina e da Ximcnes, da Re- 
y> chclieu , da Mazzarini , sig. conte mio carissimo. 
>> Credete che con questo solo rimedio si siano gua- 
» riti moltissimi mali oreduti incnrabili? » 

Qui finisce la vita privata delT Alberoni ed inco- 
mincia la pubblica coUa quale dapprima sotto il nome 
della regina e del re e sotto la llgura del cardinale 
ministro del Giudice, l' Alberoni co' suoi consigli di- 
rigeva la Spagna, e due anni dopo la resse col ca- 
rattere di ministro supremo. Roma^tiosu 

(i) Vita deir autore anoiiimo, pag. 67, 60. 



248 



Lidsa Strozzi. Storia del secolo XVI, dl Giovanni Ro- 
siNi. — Fisa, 1 833, dalla tipografia di N. Gapurio 
e comp., tomi IV, in 12.° In Milano si vende dalla 
Societd dpografica de Classici italiani ( Fasi , Resnati 
e C), in contrada di S. llargherita a lir. 1 2 ital. 
In 8.°, con 1 5 rami, lir. 32. 



P. 



ArTIGOLO II ED ULTIMO., 

Osservazioni. 



er clue ragioni abbiamo voluto pi'esentarc ai noslri 
lettori, con quell' esattezza clie per noi si poteva mag- 
eiore , r estratto del nuovo romanzo del sig;. Rosini : 
in primo luogo, perclie crediamo clie per acquistare 
una giusta idea di un componimento di tal genere 
non basti conosccre gli avvenimenti principali che ne 
forniano la sostanza, ma che sia d'uopo altresi sapere 
quali ne siano i fatti accessor) , quali gli accidcnti , 
quali gli episodj, come ne sia ordinata la narrazione , 
in qual moclo ne sieno le parti congiunte ed annodate 
le circostanze ; perclie in seconclo luogo abbiam pen- 
sato di avviare in tal guisa i lettori alle osservazioni 
clie sarenio per fare, poiche senza conoscere piena- 
niente la materia a cui qucste riguardano c senza 
avere sott' occhio i fatti che daniio ad esse niotivo 
ed argomento, mal potrebbero gli stessi lettori inten- 
dere i nostri I'agion.irnenti, e non potrebbeio che cre- 
dere ciecamente alle nostre parole, il qual genere di 
fedc non pretendiamo , ne desideriamo di ottenere. 

Pertanto da cio che si e riferito si rileva, che I'epoca 
che il signor Rosini imprese ad illustrare col suo ro- 
manzo e fra tutte la piu luttuosa per Tltalia; la quale 
apprese in qucgli anni che le sue sorti non piu nei 
proprj consigli , ma nei Francesi e negli Spagnuoli 
agitavansi; e quindi al cominciare del secolo XVI tro- 
vossi in quella condizioue in cui prima del XII erasi 
trovata. Quelf epoca concluse, per cosi dire, il giaii 



LL'ISA STROZZI, CCC. 249 

dramma dell' indipendenza italiana; a quattro secoli di 
gloria e di potenza essa fece succedere iin tempo pieno 
di sventiire e di delitti, di oppressione e d'infamia; 
al valore de' guerrieri proprj la ferocia di soldatesche 
stianiere; aiPantica probita , alia virtii dei niaggiori 
una mala fede non frenata ne dalla solennita dei trat- 
tati, ne dalla santita dei giuramenti: un' cpoca in fine 
fu quella clie ristoria, da cui nuUa puo trasandarsi, 
nota con disdegno die Tamor patrio guarda con do- 
lore iracondo , e che la morale insegna a non ador- 
nare coUe invenzioai della fantasia e coi prestigj 
delle arti. 

Rla sebbene, quando quel reo tempo cominciava a 
volgere, ancor rinianessero belle reliqiiie dell' italiana 
grandezza, ed ancor vi fossero petti devoti alia virtu 
vera, ed eroi prodiglii del sangue e dell anima a pro 
della pati'ia , pur voile Tautore degli avvenimenti di 
queir epoca scegliere la parte piu trista e schifosa , 
le crudelia cioe e le libidini del primo dura di Fi- 
renze Alessandro dei Medici; il quale, perdirtutto, 
emulo con Ccsare Borgia nelle scelleraggini e nei vizj, 
senza averne il valore, la fermezza, T accorgimento , 
e quella saggezza e moderazione nel governo per cui 
al dominio di lui stavano contenti i popoli della Ro- 
magna. E come cio non bastasse, il signor Rosini si 
coiupiace di presentare nell' aspetto piu sfavorevole 
e sinistio i carattcri e le azioni dei personaggi intro- 
dotii nel suo ro:!:anzo e di quelli singolarmente die 
piu sono dalla posterita con onore ricordati. Tali cer- 
tamente sono Filippo Strozzi e Francesco Guicciardini; 
quegli al suo tempo rispettato come il primo cittadino 
d Italia, questi in tutti i tempi come il primo suo sto- 
rico celebrate. Lo Strozzi visse una splendida vita , 
mostrandosi degno nipote e succeesore del Magnilico 
nel proteggere le lettere e le arti, e nelF aniarne e 
premiarne i cnltori, ed uso del suocredito, e viaggio 
alle corti de' piincipi, ed 010 con calda e libera elo- 
quenza per difendere le ragioni della sua patria , e 
gran parte ddle sue ricchezze impiego nel so<;correre 

Bibl I till T. LXXIII. 17 



25o LUISA STUOZZI. 

ai fuoruscid Fiorentini, che raminghi e descrti anda- 
vano per tutta Europa esulando-, e quando per la for- 
tuna della guerra da lui con forte ed intrepido animo 
combattuta cadde in poter de' tiianni, sdegnoso di cssi 
e dcll' infamia del patibolo nioii dclla luoite di Ca- 
tone e di Bruto , e mori sperando uia vendicatore. 
E Francesco Guicciardini fii uomo nelle scienze e siii- 
golarmente nella giurisprudenza versaiissimo , eccel- 
lente nei consigli e neir arte dello Stato dagli avve- 
nimenti e dalle osscrvazioni piofondaiiiente ammae- 
strato; governo molte citta, dando prove d'incorrotta 
giustizia , d' invincibile fermezza e di prudentlssimo 
accorgimento; resse le cose dclla guerra, che avrebbe 
forse a miglior tine condottc, se i I'ati e le contrarie 
tendenze del Duca d' Urbino non avessero ostato; pure 
salvo la sua patria dalla sorte die il Borbone le mi- 
nacciava e che questi poscia fece provare a Roma; 
e se la severita dell' animo suo lo rese avverso al 
governo popolare, « non anio tampoco la tirannide, e 
5) costituito un retto governo che sottentrasse a quella 
5) guasta repubblica , la sua perizia nelle arnii e la 
» somma sua espericnza nei maneg'ii lo avrebbe 
» conserA^ato e difeso » (i); e se per le fortuuosc 
vicende di quei tem[)i acrostatosi ad Alessandro ed 
a Cosimo si macdiio qualche volta dellc colpe di Se- 
neca, egli tali maccliie cancello luminosamente, quando 
riparaio alia Ccimpagna dctto ivi le sue istorie immor- 
tali, e ta! ttce rigorosa giustizia di se e degli altri, 
svelando la turpezza delle cause e la crudelta degli 
effetti, i dehrj dei re e le sciagure dei popoli , che 
divenne agli scrittori di storia piuttosto unico che 
singolare esemplare di lealta , di rettitudine , d' im- 
parzialita, onde dinatizi a quell' altissimo monumento 
devono i posteri , trepidando , inchinar la niente e 
starsene maravigliati e reverenti. Eppure il Rosini 
ci rappresenia Fibppo Strozzi come debole, avaro , 

(i) Rosini, Saggio sulle azioiii e sulle opere del Guic- 
ciardini , pag. 14. 



STOia.V DEL sEGOLO X\I. 25 1 

pauroso, siniulatore, per vanita assentatore dei potenti 
c per intcressc piaggiatorc ; e Francesco Guicciardini 
come uomo diuo e crudele , traditore della patria , 
perseciuoie dei buoni, autore di ogni perverso con- 
sifflio e liero stromento di tirannide. Ed in cio il no- 
stio autore non lu ne ginsto , lie avveduto: che il 
trasceglierc i difitti Ira ie egrcgie qnalita di cui i 
grand' uomini sono privilegioti, c porli in mostra quasi 
con astiosa sollecitiidine, e prova di genio meschino 
e scortese e di animo preoccupato ; ed i biasinii con- 
tenuti in un romanzo possono liensi profanare non 
mai disonorarc gli cccelsi ingegni, che dai saggi e 
dai nieglio veggenti sono sempre cpial cosa santa ve- 
nerati; e qucsta vcnerazione, ben piu che i romanzi 
e le fiabe, produce nella progenie vegnente i gene- 
rosi propositi e le imitazioni gloriosc.. 

Ma lasciando da parte siffatte disamine , e prescin- 
dendo dagli cpisodj e dalle digression! di ogni genere, 
con cui voile V autore ingrossare il suo volume , la 
sostanza di cpiesto in cio semplicemcnte consiste: che 
il duca Alessandro acceso d'illecita fiamma per la casta 
c nobilissima Luisa Strozzi pone in opera ogni arte 
ed ogni mezzo per sedurla e farla sua ; e tallito il 
reo disegno, si vendica della resistenza che quella 
virtuosamentc gli oppone coll' avvelenarla. A cpiesto 
orribilc fatlo foiniano degnamente oontorno i vili in- 
trighi e le arti meretricie della Salviati e della Sar- 
chetti, i vituperi e le dissolutezze di Giidiano Sal- 
viati e Giorgio Ridolfi ruffiano pugnalato dalle proprie 
niani del Duca, e la Sacchetti imbavagliata , denudata 
e flagellata , e i tormenti e le persecuzioui dei prin- 
cipali cittadini di Firenze, e le incpiisizioni , le tor- 
ture, le prigioni, i costltuti di ser J\Iaurizio che pro- 
prio oppriniono T animo di chi legge sine a torgli il 
resj)iro. Come un soggetto cosi atroce, cosi ributtante, 
COS! eminentemente immorale, come accidenti cosi cru- 
deli e vergoguosi possano trovar luogo in nn romanzo, 
noi non sappiamo, {)erche non sappiamo in qual niodo 
le osceuita, Ic rullJiUiciie. gli adulter!, le cordc, le 



2Da LUISA STBOZZI. 

fruste, i patiboli possano cssere presentati come og- 
getti di trastallo e ricreazione. Forse pero nei sottili 
principj e nelle speculazioni trascendentali delle mo- 
derne sciiole troverassi la teorica die ignoriamo: ma 
pure Sociate che fu giudicato il sapientissimo degli 
uomini peiche trasse la lilosotia dalle nuvole, affinche 
si accomodasse alia real (a e guidasse gli uomini nella 
pratica della vita. Socrate pure insegnava : « L'uoino 
30 onesto, allorquando il sno discorso lo condurra al 
» racconto di cio die ha detto o fatto un uomo dab- 
y> bene, si sforzera di lappresentailo, e non arrossira 
» di simile imitazione, sopraitutto quando essa avra 
y> per oggetto di dipitigerlo in una situazione in cui 
» mostri saviezza e costanza; il che fara piu di rado 
y> e con minor applicazione allorche avra da i-appre- 
» sentarlo vinto dairamore in mezzo all' ubbriachezza 
» e in qualche altra molesta congiuntura. — La bel- 
» lezza, Tarmonia, la grazia del discorso sono con- 
» seguenze della bonta dei costumi. Qucsta bonta al- 
» tresi e il Hne di tntte le arti, della pittura, ddia 
5) scultura , del ricamo, dell" ardiitettura e della na- 
» tura stessa nella produzione delle piante e dei corpi. 
» La grazia o la mancanza di grazia die s incontra 
J) nelle loro opere ne accresce o ne diminuisce il 
» prezzo; e siccome la mancanza di grazia, di nu- 
» mero , di armonia e il contrassegno ordinario di 
3) im cattivo spirito e di un cattivo cuore , cosi le 
>j quail ta opposte sono Tespressione di uno spirito e 
» di un cuore ben fatto. » E quand' anche Socrate 
fosse .... Ma gia tanto si e ragionato snl danno e 
sulla sconvenienza die le lettere e le arti prendono 
per subbietto delle loro imitazioni le realta della vita 
piu dolorose ed atroci, ed anche talvoha piu imnio- 
rali e scandalose , mentre ancora sulla terra nostra 
splende un bellissimo sole, e sempre la nostra istoria 
presenta maravigliosi esempli di valore, di magnani- 
mita, di amor patrio, e tante osservazioni furono su 
cio in questo medesituo giorn;\le pubblicate. che il 
parlar di nuovo su tale argomento a noi parrebbe 



STORIA. DEL SHCOLO XVI. 253 

dpera perduta. Ben si guardi la nostra letteratura, e 
soprattutto qnella parte che si compone dai moderni 
romanzi, che non si rivolffa contro di essa Taccusa 
che recentemente fu data alia nuova letteratura surta 
da tre anni in Francia per opera singolarmente dello 
Janin e di V. lingo, di essere « maacante di convin- 
» zione religiosa, di moralita, di buon gusto, di co- 
» scienza » (i). Si guardi, lo ripetiamo, che il pe- 
ricolo non e tanto remoto da non doversi temere. 

Dalla sostanza passmdo alia fonr.a , i lettori dal- 
I'estratto loro otferro avranno conosciuto che la nar- 
razione del t'atto che forma il soggetto del romanzo 
si contiene in pochi capitoli, e che il rimanenie ron- 
siste in una commettitura di parti diverse, le quali 
congiunte fra loro alia me2;lio servono pin dingoni- 
bro che d'incremento all" opera. 11 sig. Rosini si ])ro- 
pose e lo dichiaro nella dedi(a, « di non tralasL'iai'c 
-» alcun artilizio cd occasione ahuna per porre sotto 
» gli ocelli dei lettori cjuanto nella politica, nelle let- 
y> tare e nelle arti avvenne in quel tempo, e quanto 
» pud col mezzo del diletto giovare alia loro istru- 
» zione. v E noi pm-e pensiaino, e la Bibliotera ita- 
liana manifesto piu volte in addieiro tale opinione , 
che questa esatta esposizione della condizione morale, 
politica , letterai ia di un i)aese in una data epoca sia 
torse il solo mezzo di render utili i romanzi storici, 
poiche pel resto nessun pensa che la storia propria- 
mente detta si possa im])arar dai romanzi. Ma sitfatta 
esposizione chiede singolari avvertenze ed uno squi- 
sito artifizio , affinche sia incorporata nel racconto e 
per cosi dire assimilata coUa materia del romanzo , 
ed affinche le descrizioni dei luoghi , dei caratteri , 
dei costumi non sembrino ivi poste a caso, c non 
appariscano isolate e staccate dai rimanente a guisa 
di quadri appesi alle pareti. Parimente gli episodj 
non sono racconti a2;2;iunti all' azione , ma sono parti 
dell'azione stessa; quindi non possono clTesser tratti 

(i) V. la Re^ue Britannique. 



254 LUISA STllOZZI. 

dal fondo mcdesimo del soggetto , e devono csser uniti 
e legati gli uiii agli altri. Noi dubitlamo clie tali con- 
dizioni siano osservate nel ronianzo di cux parliamo, 
e veraniente si durerebbe fatica a niostiarc qual re- 
lazionc abbiano col soggetto T episodic del fiate Be- 
nivieni , i discorsi e le vicende del Cesano , le di- 
gressioni di Pisa e di Siena, le fanfaludie del Gobbo 
Amelnnglii , il caso deirAlamanni , clie per usare le 
parole del Prete deiiso dal Marmontd, non fa che 
venire, vedere e fiiggire. Neppure il processo di 
Piero Strozzi non ha una si stretta ed intiina con- 
nessione col soggetto, che senza di esso non potesse 
il ronianzo ire innanzi e condursi al suo termine fe- 
licemente. Alciine volte poi certi accidcnti sono in- 
trodotti soltanto per servire al progresso del romanzo; 
come, p. e., vieiie raccontato ravvcnimento dei bu- 
rattini nel capiiolo IX , affinche il contadino Ciarpa- 
glia ch' era stato a cagione di esso arrestato e quindi 
liberate per opera di Francesco Nasi potesse a questo 
nei capitoli XIII e XXXVI prestare soccorso ed age- 
volare la fuga. In tali casi si scopre troppo I'arte 
dello scrittore, e si toglie gran parte del diletto, 
perche la vicenda , anziche natnrale , apparisce nie- 
ditata e preparata; come appunto il fiio che fa muo- 
vere i burattini, s' e troppo grosso e visibile, oirende 
I'occhio c distrngge ogni efletto. 

Un artifizio di grande importanza e di somma efli- 
cacia pei romanzatori quello si e di disporre in mode 
gli avveninienti, di collocare a fronte tai personaggi 
e di porli gli uni verso gli altri in tali disposizioni 
ed in tale attitudine, clie nc risnlti un viliippo , un 
contrasto , un pronto manifestarsi d' affetti , un forte 
proromper di parole; onde al lettore per la forza 
delle impressioni che riceve sembri di esser- portato 
in mezzo ai narrati avveninienti e fatto di essi spet- 
tatore ; e di siffatto artifizio offre insigni esempi Gual- 
tiero Scott , maravigliosi Alessandro Manzoni. Ora 
questa parte dramniatica nianca quasi interamente nel 
ronianzo di cui trattiamo , ed anzi pare che all autore 



STOni\ DEL SECOLO XVI. sSS 

non piaccia die vi sia. Non parliamo delle inquisi- 
zioni, delle prigionie, del costituti di ser Maurizio; 
rhe certaniente il loro etTctto drammatico non e tale da 
recar diletto ai Icttoii; tanto e dura, tanto biutta, tanto 
esecrata la realta, a cui quelle linzioni richiamano la 
mente. II solo personaggio clie poteva degnaraente 
stare a fronte d' Alessandro de" Medici era Clarice 
Strozzi , la quale per la sua nascita , per la sua vir- 
tu , per lo stesso siio matronale decoro era sola capace 
di rintuzzare la baldanza e di confondere la protervia 
di quel duca ribaldo, ma per una serie di accidenti, 
que due non si trovano giammai insieme e ben pre- 
sto la niorte di madonna Clarice rende impossibile il 
loro avvicinamento. II rivedersi di Luisa Strozzi e di 
Francesco Nasi e 1" incontro de" due amanti, clie ta- 
lora avviene dopo una lunga separazione ed un' af- 
fannosa sequenza di vicende poteva dar luogo a scene 
tenere , delicate, animatissime ; ma le cose in vece il 
pill delle volte passano freddamente e quindi freddi 
e indifferenti riniangono i lettori. Questa mancanza, a 
parer nostro, provienc principalmente da cio clie Tau- 
tore non introdusse nel suo romanzo quei caratteri 
che soli possono produrre un'azione agitata e diversa, 
una varia vicenda, un rapido ondeggiare, un altcrno 
niutarsi di pcnsieri e di affetti; quei caratteri cioe 
nei quali o ad una virtu intima e vera fanno guerra 
passioni veementi , sfrenate, furibonde; ovvero nei 
quali tra le perfidie ed i vizj pur traspare un in- 
dizio di antica bonta , un sentore di affetto , una 
reliqnia di umanita; o nei quali almeno i delitti sono 
accompagnati da quei disperati ardimenti, che si fanno 
serva se non aniica la lama , e da quella forza d' ani- 
iiio per cui si rende I'istoria niaravigliosa e feconda. 
Abbiamo gia veduto quai caratteri il professore 
Rosini attribnisca a Filippo Strozzi ed a Francesco 
Guicciardini; 1* uno debole, vano , simulatore; raltro 
rupo, insidioso, crudele. II duca Alessandro, Giuliano 
Salviati, Ser Maurizio, Giomo formaiio una masnada 
in cui non si scorgerebbe vestigio alcuno dell' nmana 



256 LUISA STROZZI. 

natura, se non facessero uso di una ragione depra- 
vata e di un infernale talento per oltraggiare e tor- 
mentare i loro siniili. Luisa Strozzi e una saggia e 
virtuosissima donzella; ma troppo fanciulla, troppo 
timida, troppo inesperta non puo n^ mostrare una 
forte volonta, ne esercitare un'autorevole influenza; 
onde produce il senso che produrrebbe una vittinia 
ornata di tiori , circondata da pompe, ma legata e 
destinata al sacrifizio. It marito di essa Lnigi Gapponi 
per la grandezza della sua famiglia , per le belle sue 
qualita , pe' subi dhitti potrebbe con singolare effi- 
cacia intervenire nell'azione e far nascere moti im- 
portant! ; ma condannato dall' autore ad una perfetta 
nuUita , egli nulla sa , di nulla si accorge , e co' suoi 

riffuardi, roUe sue condiscendenze verso il Duca , 

^ . . . . . ■ . ., 

sulle cut mtenzioni non giunge mai a concepire n 

piu IJeve sospetto, egli fa la piu miserabile e la piu 

ridicola fignra del mondo. Francesco Nasi e un ottimo 

giovane , alTettuoso iiglio , leale amico , castissimo 

amante ; ma la sua virtu e cosi schiava , sommess^a , 

trepidante; egli tiene un contegno si compassato, ed 

ha si gran cura che nidla al di fuori traspaja di cio che 

sente nel cuor suo per Luisa, che nelle inlinite sven- 

ture da cui il suo amore e contristato egli poco piii sa 

mostrare che una pazicnza mesta ed inoperosa, poco 

piu che una disperazione concentrata e taciturna. I ca- 

ratteri di Clarice Strozzi e di Michelangelo Buona- 

rotti sono a parcr nostro belli assai e con grande 

maestria tratteggiati: ma Clarice muore quando I'azio- 

ne non e ancor cominciata ; e quando gli avveni- 

menti si vanno iiicalzando il Buonarotti parte per 

Eoma, ed abbandona Firenze ed il romanzo. Bello e 

pux'e il carattere attribuito a Piero Strozzi ; egli e 

prode e generoso, ama la sua patria, sente la propria 

dignita; si mostra esperto delle cose e degli uoniini; 

ma neppur egli opera conforme al suo carattere quando 

non sa trovare altro espediente per salvar la sorella 

Luisa dalle libidini del tiranno che quello di eccitare 

Francesco Nasi ad ammazzaria ; poiche doveva sapere 



STORIA DEL SECOLO XVI. 20^ 

clie Francesco era un donzello dabbene capace ap- 
pena di prestar orecchio, non die di dar mano a si 
tiera proposta ; ed infatti tosLo che la ode , il Nasi 
coglie il destro, svigna dcUa stanza di Piero e fugge 
a precipizio da Sitna. 

Quest' ultima osscrvazione ci richiama a notare al- 
cune altre inverisiniiglianze, che a parer nostro tro- 
vansi nel Romanzo del sig. Rosirii. Non sappiamo 
comprendere come la Luisa spinta dalla sua trista 
fortuna in si pericolosi frangenti non si apra al marito, 
ed a lui non conlidi le sue pene per averne conforti 
e consigli. Ci6 era naturale e diremo anche necessa- 
rio , poiche una moglie prudente ed alTettuosa ha 
tutti i suoi pcnsieri indivisi col marito e non serba 
secreti ])er lui e da liii solo nei casi gravi dipende; 
e per altra parte silTatta manifestazione avrebbe in 
nuovi modi intrecciate le lila del Romanzo e som- 
niinistrato nuova materia al romanziere. Parimente 
non sappiamo comprendere come la saggia Luisa , 
circondata com' era da tante insidie e tanto neironor 
suo minacciata , si arrischiasse a star sola in casa e 
soprattutto ad andar per le vie e nei festini senza 
una lidata compagnia, senza una sicura srorta, c so- 
prattutto senza il marito che della moglie e sempre 
il migliore e piu legittimo presidio. Cosi a noi sem- 
bra che lo stato dellc cose ed il progresso degli av- 
venimenti chiedessero che la Luisa luggisse da Fi- 
renze ed abbandonasse un paese dov' era perseguitata 
nientemeno che dal Sovrano. E poiche I'autoie aveva 
felicemente macchiuato ed eseguito parecchie difficili 
fughe , poteva ordirne una di piu per la povera Luisa, 
e di questo benefizio avrebbe ricevuto largo com- 
penso , poiche con questa fuga avrebbe potuto aprii si 
una sorgente di nuove invenzioni , e per tal modo 
sostituire la varieta di nuovi casi ad alcuni di quei 
suoi interminabili discorsi. Che se ne losse rimasta 
in qualche parte alterata la verita del fatto narrate 
dalle cronache di Firenze , cio , trattandosi di un 
romanzo , poto o niente importava. 



a58 ruisA strozzi. 

Da questi motlvi pertanto , dniraver cioe Tautore 
impreso ad illustrare un' epoca , dl cui trista ed on- 
tosa e pel- noi la memoria, dall' aver trascelto un'ar- 
gomento non conforme nc al fine estetico , ne alle 
viste niorali che ad ogni gen ere di letteratura devono 
esser comuni ; dal non aver nsato Tarte conveniente 
ncl congiungere insieme le varie parti del suo romanzo 
e nel fare che tutte con bell' accordo concorressero 
a compiere 1' intero , dalla mancanza di affetto dram- 
matico e di caratteri atti a produrre un azione viva , 
rapida, agitata, da qualche inverisimiglianza che 
tratto tratto si scorge nel racconto, da questi motivi , 
diciamo, proviene che la nostra letteratura non puo, 
a parer nostro , trarre gran vanto dalla novella pro- 
duzione del professore Rosini , e che in generale 
questo romanzo procede freddo e languido cosi, che 
alcnna gloria potra averne la Signora di Monza. A 
produrre questo elTetto contribuiscono eziandio i lun- 
2:hi discorsi e 1' eterne conversazioni che 1' autore 
fa tenere a' suoi personaggi suite arti c sugli artisti, 
sngli uoniini e suUe cose notabiii di Firenze , e sul 
Buonarotti e sul Papa e suH'lmpero Ottomano e sulle 
vicende di Pisa e snlla Poesia e sulle arti di Siena, 
e soprattutto sulla condizione politica dello Stato fio- 
rentino. Cio che a noi sembra difctto gravissimo ; 
dovendo il romanzo piu che ogni altro componimento, 
sempre festinare ad eventum . . . Perocche chi legge la 
storia puo , per cosi dire , adagiarsi nella verita , e 
nelle lunghe narrazioni, nelle discussioni prolisse vo- 
lentieri perdona qualche noja all" istruzione ed al 
profitto che gliene deriva. Ma nelle Hnzioni e nelle 
vanita romanzesche P animo vuole sopra ogni altra 
cosa dilettarsi ; vuol divertirsi colla varieta dei casi, 
agitarsi per 1' incertezza e per la sospensione degli 
avvenimenti , maravigliarsi e commuoversi pei mu- 
tanienti improvvisi e per gP inaspettati scioglimenti ; 
e vuole specialmente affrettarsi ; giacche chi ha il 
pensiero rivolto ad un fine trova appunto il massi- 
nio diletto nel giungervi rapidamente, e tiitio cio che 



STOniA DEL SECOLO XVI. 289 

rallenta il cammino , tutto cio che fa deviare e ritar- 
dare stanca ed affatica, od almeno molesta ed infa- 
stidisce. Egli e vero che uiia qualche utilita possono 
anche i romanzi procacciare, e die puo esserci da 
cssi agevolata la conoscenza degU usi , dei costumi 
e dei personaggi di una data epoca : ma ripetiamo 
che le particolarita che servono a farci conoscere 
questi usi , cjuesti costumi e questi personaggi devono 
essere esposte con tale artifizio, che apparisca ch' esse 
furono fatte pel romanzo e non gia il romanzo per 
esse. Ora a raggiungere questo segno non pare che 
siano mezzi acconci gl' interniinabili dialoglii che so- 
pra mokiplici argonienti si tengono e soprattutto sulia 
condizione politica di Firenze ; poiche il sig. Rosini 
non puo ignorare , che il racconto puo bensi far ri- 
vivere gli avvenimenti, ma non gia il genio di di- 
scutcre sopra di essi; e che e inutile studio e frivola 
e perduta opera il tornar indietro col pensiero e I'an- 
dar lingendo argomenti e congetturc sopra gli av- 
venimenti che gia furono, come se ancora succeder 
dovessero ; quando lo stile sicuro ed assoluto della 
storia con brevi parole chiarisce ogni dubbio c pa- 
Icsa la verita. Ed in ogni caso non si puo obbligare 
alcuno a fare un corso di politica nei romanzi. 

A noi duole di aver ptonunziato un giudizio, die 
forse ad alcuni parra troppo severo , sopra questa 
nuova produzione del professore Rosini , al cui no- 
me sappiamo che ogni reverenza e dovuta. E noi 
pure sinceramente lo riveriamo; ma piii di tutto siamo 
devoti alia verita , od a cio che tale ci sembra ; e 
quanto questa ci va dentro significando, senza amore 
nc ira scriviamo. Pero piu ancora ci duole che egli 
sperda lo splendido ingegno ch' ebbe in dono dal 
Cielo, attendendo ad nn genere di letteratura, a cui 
non pare che sia dalla natura chiamato , nientre bat- 
tendo altre vie potrebbe ottencre amplissima lode , 
ed aggiungere novello onore a se cd all' Italia col 
suo bello scrivere, col suo sapere, colla sua dottrina. 
E di cio e una prova la stessa infelice Luisa Strozzi; 



260 LUISA STROZZI, CCC. ' 

poiche nelle singole parti di questo romanzo consi- 
derate disgiuntamente eccellenti prcgi troviamo , stile^ 
elegante, leggiadre invenzioni, descrizioni vivissime , 
una somma erudizione , una evidente pittura dei tem- 
pi e dei luoghi in cui i fatti si fingono ; ma quella 
forza crescente , quel calore di alfetto , di azione , 
di eloquenza , quelle qualita in somma per cui anche 
i romanzieri possono a gran fama salire, queste qua- 
lita nel complesso non troviamo. 



Del Tempio eretto in Possagno da Antonio Canova, 
esposizione di Melchior Missirini. — • Venezia, i833, 
presso Giuseppe Antonelli , tip. premiato della me- 
daglia d' 010. In foglio atlantico , face. ^^ e tav. 14. 

Lo stesso libra, in 4.° dip. 176 e le medcsime tav. 14 
come nella edizione precedente. Presso lo stesso An- 
tonelli , al prezzo di austriache lire 24. J/i Milano 
si vende dalla Societd tipografica de Classici italiani 
in contruda di S. Margherita. 



D. 



i quest' opera la sola edizione in quarto sembra de- 
stinata al commercio, giacche di essa trovasi indicato il 
prezzo^ deir altra furono tirati soli i5o esemplari tutti 
numerati , trattone quello di dedica e altri dodici , i quali 
vennero contrassegnati nell' antiporta con un semplice aste- 
risco. Splendidissima e quest' edizione : ella puo anzl ga- 
reggiare con qualsivoglia altra delle piii magnlfiche in ge- 
nere di belle arti. Percio ridonda essa anche a singolar 
Onore della tipografia Antonelli per la nitidezza e conve- 
nienza dei caratteri , per la scelta e qualita della carta , 
e per la diligenza con cui fu condotta. Tutte le tavole, 
che oltre la vignetta del frontespizio disegnata dal prof. 
Borsato ed incisa dal Bernati la quale rappresenta il paese 
di Possagno colla veduta del tempio, ed oltre la incisione' 
eseguita dal Viviani della medaglia del tempio stesso scol- 
pita dal Fabris, sono in numero di quattordici^ furono tutte 
con molta esattezza lavorate, ma di miglior effetto riusci- 
rono quelle incise dall' anzidetto Viviani e dal Comirato. 



DEi TEMrlO ERETTO IN P08SAGNO. 26 1 

■ Rlportiamo la dedicatoria di monsignor Canora a Sua 
Santita il Papa regnante , perche essa spiega chiaramente 
in qual modo sia sorta 1' idea e promossa 1' esecuzione di 
quest" opera : "Canova, per sentimento di Religione e di 
Patria, architetto e fondo in Possagno, ove la necessita e 
il desiderio de'terrazzani suoi lo addimandavano, un nuovo 
Tempio paiToccluale, affidati a me poscia la cura e i mezzi 
di compierlo e di dotarlo. Nuova consolazlone poi mi si 
don6 da Dio Signore dell' averglielo potuto dedicare io me- 
desimo, sedendo glorioso sul soglio vaticano chi decoro 
cogli avvenmrosi natali ed alti meriti suoi questo veneto 
suolo , e degnava di sua paterna bonta il veneto Canova. 
Lietissima congiuntura, onde alio scritto, con cui il valente 
biografo del fratel mio prese ad illnstrare in ogni sua 
parte il sacrato edificio, e ch' esce in luce da veneti tipi 
con disegni ed intagli di veneti artisti , viene or conceduto 
1' onore di portare in fronte il nome augusto della Santita 
Vostra immortale. » 

Certaniente nessun altro meglio die il signor ab. Mel- 
chior Missirini, nome carlssimo alia letteratura ed alle arti 
belle, potuto non avrehlie assumere, e sostenere con piu 
felice rinscimento I'impegno di descrivere il grandioso edi- 
fizio, e rendere ragione non solo di tntti i concetti die 
guidarono il celebre Canova nel suo nobile e saato divisa- 
mento, ma ancora di partitamente esporre tutte le opera- 
zioni fatte eseguire dal suo degno erede e fedele esecutore 
delle intenzioni sue, monsignor Canova. Imperoccbe il Mis- 
sirini legato in amicizia con Monsignore , eralo ancor piii 
per antica famigliarita coir illustre defunto, di cui decan- 
tate avea le opere con altre distinte sue produzioni in 
prosa ed in versi. 

II libro di cui ragioniamo e diviso in 4a capitoli , i 
primi dei quali tendono principalmente a far conoscere 
donde sorgesse in Canova il pensiero di voler edificare 
un tempio, e per quai motivi in vece di concepire un 
nuovo disegno preferisse di riedificare un monumento an- 
tico, e scegliesse per Tinterno la forma rotonda del Pan- 
teon di Roma, come la piu esimia opera degli anticbi, in 
cui alia magnificenza della maesta latina era accoppiata 
r eccellenza delle arti greche , e per T atrio il dorico del 
Partenone, ordine piu grave e piii severo dell" altro, ed 
in oltre piii conveniente al sito, cioe a Possagno die sorge 



a6a DEL TEMllO ERETTO IN POSSAGNO 

sovra un colle esposto a rigido cliina e fra costumi sem- 
plici e villerecci. Accennansi quindi tutte le disposizioni 
prese prima pel rlnvenire e raccogliere del material! , poi 
per r avviamento e la direzione dei lavori. Ma il Canova 
non pote scorgere che appena incominciata la gran mole, 
essead'egli mancato a'vivi, quando le costrnzioni erano 
giunte poco al disopra delle foiidamenta ed una sola parte 
del portico trovavasi innalzata (1822). La contlnuazione e 
il compimento dell' opera delibonsi alle cure ed alle zelanti 
soUecitudini del benemerito erede monsignor Canova. Egli 
nel breve periodo di otto annl seppe vincere ogni difficolta 
e portare a termine in tutte le sue parti, giusta le inten- 
zioni del fondatore, con gravissimo dispendio una fahbrica 
si sorprendente ed ardimentosa, volendo in ogni modo die 
la patria di Canova non sentisse altro danno della perdlta 
in lui fatta , se non il dolore di non piu vederlo. 

Dopo di aver riportata la disposizlone testanientaria del 
Canova , che lascio erede delle sne sostanze il fratello , 
commettendo all'onore, alia fede, alia probita di lui I'ob- 
bligo di compiere il tempio secondo le idee da se stabi- 
lite, ed assegnando per Tesecuzione deirimpresa i capitali 
ed effetti necessarj, passa il chiarissimo autore a mostrare 
come proseguissero i lavori : quindi nei capitoli X e XI 
descrive il territorio ov' e posto il paese di Possagno e il 
punto dal quale il tempio si scopre. Perciocclie V edificio 
giace su tale altezza che fa di se imponente e mirabile 
aspetto alia lontananza di molte miglia. Dalla mesta e so- 
litaria condizione poi del sito riceve quasi maggior gran- 
dezza quando apparir veggasi da lungi , siccome praticarono 
anche gli antichi, da' quali suU' erta delle coUine innalza- 
vansi i templi intltolati alle delta maggiori, come in Atene 
suU'Acropoli , e in Roma suUa rupe Tarpea. 

L' autore entra quindi a discorrere della storia architel- 
tonica del tempio, e prima dell' area e della gradinata 
(cap. XII), facendo vedere clie per ventiquattro j^assi 
circa si estende d' intorno tutta la periferia un piano, che 
moltissimo giova alia speditezza e grandezza della mole. 
Da questo legamento deirediiicio col piano puo dirsi, che 
incominci la ragione architettonica della fabbrica, la quale 
non potrebbe privarsi di tale ornamento senza perdere 
molto della esteriore sua forma e solldita. L'area guida alia 
gradinata . che ha principio con nove scaglioui di grandi 



DA ANTONIO CANOVA. 263 

pieti'e paralellogrammej al teraiine dei <juali e un vasto 
ripiano che gira tutto I'atrio. Dopo questo ripiano mon- 
tansi altri nove scaglioni similmente di grandi pietre rettan- 
gole che condiicono al piano deU'atrio stesso. Da una parte 
e dair akra di questa gradinata di diciotto scaglioni i-icor- 
rono pei priini nove gradi quattro bugnati, che terminano 
ai profili del portico, e per gli altri nove gradi corrispon- 
dono da unn banda aU'altra tre gradi a scaglioni, il primo 
dei quali gira anche intorno la chiesa e ne forma lo zoc- 
colo esterno; gli altri due circondano interamente I'edificio, 
si direbbe che lo reggano e lo sollevino. 

Nei seguenti capitoli XIII, XIV, XV e XVI trattasL 
delle colonne doriche del portico, della costruzione del 
portico stesso, della trabeazione e del legamento col tem- 
plo. II Canova tenne una strada media nelle proporzioni 
delle sue colonne di lumachella, pietra di minuto e bellis- 
simo venamento di colore cinericcio e giallognolo, e facen- 
dole di sei diametri e senza base diede ad esse maggiore 
eleganza e sveltezza. II loro diametro e di ni. 1,69 , e 
quindi la loro altezza diventa di m. 10,14, e la loro ra- 
stremazione e regolata nella seguente proporzione, cioe 
che mentre al loro piede contano m. 1,69 di diametro, 
alia cima del fusto non hanno che m. 1,329, niodiiican- 
dosi poi negli angoli coine quelle del Partenone, ed essendo 
formate tanto nelle coste quanto nelle strie con arte esat- 
tissima. AUe colonne e soprapposto un capitello dorico 
antico, di un' elevazione che totalmente non aggiunge al 
semidiametro: cosi la colonna ha 1' altezza totale di metri 
10,953 compreso il capitello. In oltre notarsi dee che sic- 
come il modulo regolatore di tutto Tedificio e costituito dal 
suo stesso diametro, cos\ la lunghezza del portico e appunto 
un diametro della rotonda, cioe m. 27,816^, e la larghezza 
m. 9,27a. II portico poi formato da un dojipio octastilo, 
tutto e nel medesimo irabasamento, di modo che il piano 
del portico e anche quelle del tempio, che si trova al 
medesimo livello, e percio si nelle colonne, che nella tra- 
beazione del portico fu tenuta una via di mezzo per la 
disposizione deir architrave , del fregio, della cornice, del 
fastigio e del timpano. 

Descritte con molta precisione tutte le parti ornamentali 
deir ordine esterno, la costruzione esterna del resto del 
lempio e la copertura della voltar si trattiene T autorc a 



264 DEL TKMPIO ERETTO IN POSSAGNO 

rendere ragione delle metope istoriate deirantico e nuovo 
Testamento collocate sopra 1' architrave del portico, e che 
dai modelli fatti dal Canova stesso fur one trasportate in 
marmo da distinti allievi della veneta Accademia. Non oni- 
mette pero di osservare , ch' esse dovevano avere un piu 
alto rilievo per mostrarsi con la necessaria evidenza : ne 
aggiunge qulndi la dichiarazione (cap. XX) piena di ele- 
ganza e di affetto , asseverando che se per I'esecuzione non 
vi si scorge rultinio grado di finimento, benche in alcune 
si ammiri una squisitezza di lavoro, esse pero quanto al- 
I'invenzione, alia disposizione ed aU'espressione sono opere 
esimie. Perche poi coloro die visitano il tenipio possano 
ancor meglio contemplare le bellissime iuvenzioni delle 
metope, i loro modelli originali furono non ha guari col- 
locati nell'interno sopra le porte delle cappelle, potendosi 
in tal modo meglio considerare questi concetti e componi- 
menti , i quali , come riflette I'autore, attestano c(Jn vie 
maggior evidenza essere stato il Canova il vero scnltore 
della grazia, perche la grazia essendo riposta nella misu- 
rata espressione degli afFetti , nella dolce spiritualita delle 
sembianze , e nella leggiadra ed amorevole compostezza 
delle movenze , incontrasi tutta con tutte queste doti nei 
sopraddetti lavori. 

Non ci ha oggetto che In questa relazione non sia trat- 
tato colla pill amena ed istruttiva erudizione, e con corredo 
di esempi memorabili e di classiche dottrine deU'arte. Se- 
condo la misura Vitruviana, che fu riputata conveniente 
al dorico del portico, la porta e doppia del diametro delle 
colonne, gli stipiti tutti di un pezzo, che fu calcolato del 
peso approssimativo di 20m. chilogrammi, sono delPaltezza 
di m. 7,3o2 , della larghezza di m. 1,043 , e della gros- 
sezza di m. o,5io. Anche I'architrave, il fregio e la cor- 
nice consistono in un pezzo solo, avendo Tarchitetto unite 
in queste parti T imponenza e Tornamento in modo che la 
porta s'accordasse colla semplicitk e gentilezza della chiesa, 
col quale artilicio si ebbe altresi dall' atrio ad essa un piii 
temperato passaggio. 

I capitoli che seguono comprendono la descrizione del- 
Tinterno del tempio, della cupola, del presbitero, del co- 
ro. delle sagrestie, degli ambulacri, degli altari, delle cap- 
pelle, dei quadri, dcH'organo, e di alcuni ornainenti, sof- 
ftrmandosi Tautore nel cap. XXVII a dimostrare Tannonia 



DI ANTONIO CAXOVA. 265 

generale che spicca in questa magnillca mole; perche la 
vera grandezza e Lellezza delle opcre dell' arte discende 
dalla loro semplicita ed unita , e pcrclie fu staljilito per 
principio solo e massimo il diametro di tutta la mole es- 
sere proporzionatamente il regolatore di tutte le parti. 

Nei ca|iitoIi XXVIII c XXIX si addltano con iiiolti utili 
e special! avvedimenti gl' iugegni adoperati in qiiesta fab- 
lirica e specialmente i meccanismi iaunaginati per la co- 
struzione della rotonda e della cupola. 

Ma se una gi-ande soddlsfazione ci ha recato la descri- 
zione delle metope, aljbiarao viemmaggiormente ammirato 
r intelligenza e T afFetto , con cui il signor Missirini ha 
descritto nei cap. XXXII, XXXIV e XXXV il quadro del- 
r altar maggiore e il gruppo della Pieta, il primo dipinto 
dal Canova stesso, il secondo inventato e modellato da lui, 
poscia fuso in bronzo dal sig. Bartolonieo Ferrari di Ve- 
nezia. Non oseremo certo compendiare squarci di tal fatta, 
die meritano e vogliono essere letti nella loro interezza^ 
tuttavia ne riporteremo un brano quasi per saggio. 

" II Canova tratto il pennello; non che vi ponesse stu- 
diato intendiniento o pretesa di voler passare per eccel- 
lente dipintore , come taluni falsaraente avvisano ; ma il 
fece per mera vagliezza , e a sollievo della mano stanca 
jieir uso delle mazze e degli scarpelli. La sua vera arte fu 
la scultura , die riprese nome da esso come gia da quel- 
Tantico era stata Fidiaca appellata. Nondimeno colla statua- 
ria, riposta sua merce in trono, ei reco una possente influen- 
za su tutte le arti, delle quali fece in lloma una specie di 
potenza , die ivi attiro gli omaggi e il tribute di tutte le 
nazioni . . . L' opera piii iDella e spettaliile eseguita dal mede- 
simo in pittura , fu il quadro per la tribuna maggiore del 
suo tempio . . ., significandosi in questa tavola la tristissima 
e iniseranda scena accaduta a'piedi del Golgota dopo la 
morte del Redentore. Nei disegno del quadro Canova seppe 
recare le doti sue proprie e native , cioe la grazia e 1" e- 
leganza, perclie figure piii graziose non sono di queste 
Marie, die si aff'annano, di quel Giovanni, che si strugge 
d'aftetto, e invano ti prometti ritrovare altrove maggiore 
eleganza delfassetto delle loro vestimenta , le qunli sono 
molli , trasj)arenti , volubili , ben plegate , ben composte , 
e alia diversita delle persone e della natuia dei drappi 

Blbl. Ital T. LXXIII. ]8 



a()6 DEL TEMPIO ERtTTO IN I'OSSAGNO 

e del colorl appropriate. Lo scultore esegui quest' opera 
in due riprese. » 

Come Michelangelo Buonarotti imprese negll ultimi suoi 
anni a condurre un gruppo della Pieta, e siniilmente Bac- 
cio Bandinelli scolpi sul fine della vita sua un Cristo morto 
sorretto da Nlcodemo, per una consonanza di casi e di 
pensieri anche Antonio Canova negli ultimi anni del viver 
sito modello un gruppo della Pieta. Ma dacclie a lui non 
basto la vita a condurlo nel marmo, fu gran tempo in forse 
la deliberazione del mezzo di trasportare il fragile modello 
in materia piii solida e piix nobile. " Doversi del tutto tro- 
var modo di porre quell' opera in juarmo era la sentenza di 
molti , i quali si appoggiavano alle seguenti ragioni: Essere 
il lavoro disposto a doversi eseguire nel marmo, avendo 
la scultura processi e norme sue proprie pei modelli desti- 
nati a tale esecuzione. Cio potersi ben fare in Roma, ove 
erano tanti valenti scultori da restituire degnamente quel- 
1' opera magistrale. Aversi a provocare con solenne con- 
corso il valore dei giovani artisti , ovvero mandare 1' im- 
presa all' aljilita e diligenza di quale fra gli allievi del 
Canova avesse dato piii felice presagio di se ed esperi- 
mento di valore. Trovarsi il prototipo delP opera cosi conr- 
piuto con amore da potersi sperare fattura laudevolissima. 
Fosse infine da pregarsi T inclita Accademia di SanLuca, 
che per la grata rimembranza del suo Principe perpetuo 
le piacesse procedere ad una deputazlone di professori 
dJel suo seno , che vegliassero la esecuzione del lavoro , e 
prima che fosse accettato , lo collaudassero. Tali altri in 
opposta sentenza toglievano a sostenere, quella esecuzione 
nel marmo, comeche fosse per riuscire ottim?, aversi sera- 
pre a considerare una copia : estimarsi ardire sacrilego 
porre le mani sopra un" opera del Canova. Chi a\Tebbe 
aggnagliato le finezze della sua esecuzione ? Chi quegli 
spiriti , che infondea nei marmi , quando altri gli cre- 
dea perfetti ? Perche dimenticare rammonimento di Cice- 
rone, che cl avverte , nluno avere ra-dito di terininare 
i liliri di Panezio, niuno di complere la Venere di Coo? 
A questo aggiungeano: perche esso modello era stato con- 
dotto air ultima esecuzione, trarsi certiiudine che un getto 
jiel bronzo si otterrelibe esimio e squisito. Tornar facili e 
i.icurl in Venezia i processi della fusione in bronzo per 
J' pppprtunita dcir arsenale avyezzo a tali op^razioui. Noix 



«A ANTONIO CANOVA. u6j 

itiancare in Venezia aiteficl abilissimi per qnesta pratica , 
tla inostrare al mondo gl' Italiaui anclie presentemente , 
negl' ingegni del getto, non venire da meno degli anticlu 
maestri Verocchio, Cellini, Gliil)erti. » 

Quest'ultimo partito prevalse nel concetto di monsignore 
Canova. Percio ue allogo 1' ini|)resa al Ferrari , il quale 
olti-e lo attendere pur esso a fare di rilievo, avea gettato 
figure felicemente nierce de' suoi nuovi nietodi che gli ren- 
devano i getti e piu certi e piu facili. II suo lavoro riusci 
perletto e " lasciando di accennare la somiglianza al tipi, 
la perfetta adesloae delle figure mirabilniente comuiesse , 
la iniegrita della foaditura , la forza ottenuta negli scuri , 
la efficacia della espressioue, e le altre doti necessarie iu 
un getto perche sia perfetto , e tutte le bellezze di un 
lavoro di un grande maestro restituisca, basteia ora ac- 
cennare i pregi singolari ed unici del getto del Ferrari, 
cioe di quel caratteri , die rispondano al bello e squisito 
stile del Canova. La eminenza del merito delle sculture del 
Possagnese consiste in una agilita e speditezza grandissima 
nolle figure, in un dolce giuoco delle articolazioni , in un 
giro pieglievole di forme, in un tondeggiamento di muscoli, 
in una iiiorbidissima soavita di epideruiide, in una mobi- 
lita , succo , vita e palpito nelle carnl , in somma in una 
verita e leggerezza tale di tutto 11 corpo iinitato, che si 
direbbe es^ere stata tolta alia materia la sua intrinseca 
gravlta. II Ferrari tutte le condizioni vantaggiose delP opera 
del Canova , e tutti i meriti unici della sua esecuzione 
con somma fortuna restltui. Qui la stessa pastosita e mor- 
bidezza , qui le oscillazloni e vibrazioni del tendlni, e gli 
spiriti che animano la materia, e Faffanno, i sosplri e le 
lagrime. Canova in fine nel suo fa'"e grazioso, affettnoso, 
inolle, delicato, gentilissimo qui nel bronzo rivlve. >> Segue 
quindl la splegazione del metodi , co' quail 11 fonditore ha 
potuto otteiiere tauta semblanza di verita col modello. 

I seguenti capitoli si rlferlscono al sepolcro dl Canova 
nel temi)lo, al trasporto della parrocchiale nel templo me- 
desiiuo, alia sua dote e consecrazione^ alia instituzlone di 
sei doti annue ciascuna dl trenta scudl , e finalmente alia 
visita fattasi al templo nel i83o da S. A. I. 11 Serenissimo 
Arciduca Vicere colla Serenissima Arciduchessa sua coiisorte. 



ir.8 



PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



Memorie delV I. R. Isdtato del Regno Lombardo-Vc- 
neto. Volume 4.*^ — Milano, i833, dair I. R. stam- 
peria, in 4.°, di pag- 334. "^^ vcnde dall cconomo 
dcir I. R. Istltuto nel palazzo di Brera, e presso i 
principali librcd al prezzo di lir. 10 ital.^ aust. 
lir. II. 5o. 



Q> 



.nesto volume delle Memorie dell' I. R. Istituto nostro 
gla da qualche anno desideravasi da tutti colore che amano 
i buoni studj , e teneri sono della patria gloria. Esso divi- 
des! come al solito in due parti. La prima delle quali ri- 
guarda la storia delF I. R. Istituto raedesimo f, la seconda 
contiene i lavori trovati degni della stamjia. 

Appartiene alia parte storica un ricco elenco delle Me- 
morie scientifiche e letterarie recitate nelle adunanze si dai 
membri pensionati ed onorarj, che da altri dotti a quelle 
stati ammessi i Memorie presso die tutte di non poca im- 
portanza, la maggior parte delle quali dai rispettivi autori 
fiirono fatte in appresso di pubblica ragione. 

Successivamente e Y Elogio scientifico di Alessandro Volta, 
che il signor prof. Don Pietro Configliachi recito all' apri- 
mento delle scuole nell' I. R. Universita di Pavia il primo 
di noverabre i83i, in occasione che a quel sommo lumi- 
nare italiano s' inaugurava il busto nel teatro di fisica. 
Del quale elogio avendone da poi Y I. R. Istituto udita 
lettura in una delle svie tornate ne ordino la stampa negli 
atti suoi. Ed egli era ben giusto , che chi nella cattedra 
succedette al principe degli elettricisti , le laudi di lui al piu 
opportune istante tessesse. Le quali furono certaniente per 
ogni rispetto ben meritate ^ e ragguardando tanto all' emi- 
nenza della scienza ch' era in Volta , quanto alle morali 
virtii che 1' animo suo in eccelso grado adornavano , rie- 
scono per nulla esagerate. 



MEMORIE dell' I. R. ISTITDTO , CCC. 269 

Chiude la prima parte il Catalogo delle opere donate 
all'Ji R. Istituto dall' anno 18 18 innanzi. 

Parte second a. Delia calcografia propriamente detta, ossia 
deir arte d' inci'lere in, raine per cavarne le stampe , Ra- 
gionamend di Giuseppe Longhi. 

Quest! Ragionamenti fm-ono gia da noi a lungo discussi 
nel tomo 62.°, maggio i83i, pag. 145 e segg., ove espo- 
sto abbiamo sovr' essi schiettamente il parere nostro. Per- 
cio ora noa faremo che ripeterne il sunto. II cav. Longhi 
giusto estimatore dell' arte ne mostra 1' eccellenza , difen- 
dendola dalla bassa opinione in cui alcuni di confronto 
alia plttura si sforzano gittarla. E cosi nel conveniente sue 
grado ripostala, vien considerandola nell' utile suo verso la 
generale societa, la patria e gli stessl coltivatori suoi. Dopo 
di clie riducesi a rintracciarne T origine , e come e quando 
seguisse il rltrovamento deirimpressione calcografica, e chi 
pin probabihnente ne fosse 1' inventore, e quanto la stampa 
abliia contribuito a perfezionare 1' arte d'incidere in rame ; 
passandone in appresso cronologicamente in rivista i prin- 
cipal! maestri , ripartiti in diverse epoclie , classificandoli 
e disaminandone le migliori produzioni, mostrando i pregi 
e i difetti di quegli almeno , che piu contribuirono da 
qualche lato ai progressi dell' arte insino ai di nostri, con 
investigare altresi la cagione di qualche loro sviamento. 
Ne pero tralascia di rinvendicar 1' onore di alcuno tenuto 
in poco conto nelP Enciclopedia metodica , e susseguente- 
mente con pari trascuranza negletto nei dizionarj poste- 
riori , per la solita riprovevole abitudine degli scrittori di 
copiarsi 1' un 1' altro senza darsi a verificare le esposte 
cose. Con giusta bilancia fassi a librare il merito di cia- 
scuno , alcun che levando a clii oltre ragione fu encomia- 
to, per aggiugnerlo a tal altro troppo severamente trattato. 

Da profondo conoscitore dell' arte professata il sig. Longhi 
ne appalesa inoltre le gravi difTieolta. che seco porta I'eser- 
cizio suo, aflinche chi airincisione si da nulla ommetta 
per superarle col sapere , col coraggio e colla pazienza , 
e gll amatori di essa si rendano meno esigenti e nieno 
severi nei loro giudizj in sulle opere calcograliche , con- 
donando di Imon grado certe mende piii iinputabili alia 
natura dell' arte, che all'artista, piu al pittore , che all' in- 
cisore. Al cho poi conspguita 1' insegnamento del niodo piii 



2-0 MFMOlilF. Dr.LL I. n. ISTITL'TO 

sicuro per vincere ogni ostacolo, mediant e cioe prelimlnare 
e continuato esercizio nel cUsegno : percio si addita quale 
esercizio piii coavenga all' incisor e, e quanta sia la neces- 
slta di conoscere fondatamente le proporzioni e le forme del 
corpo umano , la cosa piii difficile a rappresentarsi, T osteo- 
logia , la miologia , le imniutabili regole del moto e del- 
r equililjrio , la prospettiva lineare ed aerea , i segiii esterni 
delle passioni , il giuoco del chiaroscuro e 1' armonia ge- 
nerate. Finalmente viene spiegata 1' importanza di ben saper 
discernere non solo il vero, ma il vero scelto od il belle ; 
il che e la perfezlone del disegno medesimo \ e quanto 
giovino a questo fine i confi-onii , quanto I'esame delle 
greclie sculture ;, e come poi dagli estremi opposti difetti 
del vero si possano cavare le pure linee della bellezza in 
ogni parte del corpo umano nelle varie eta , nelle varie 
condizioni ed accidenti. 

Sugli usi medicinali della vainlglia, di Bassiano Carminati. 

Mira questa scrittiira a determinare dietro lunga spe- 
rienza il verace valore ed uso medico della vainiglia gia 
sommamente vantata, indi lasciata in perfetta dimenti- 
canza. Second© il signor prof. Carminati essa sarebbe un 
leggiero stimolo , di molto costo pero , ed avrebbe nel 
benzuino un snccedaneo economico , innocuo , grato , soave 
e fragrante. 

Sopra le cause del suicidio , dello stesso. 

Per molti argomenti dedotti dalla pratica medica e dal- 
I'anatomia ])atologica il chiarissimo autore cerca di pro- 
vare die I'encefalitide sia la vera cagione de' suicidj ; e 
propone in fine un politico regime onde prevenirla. 

Sulla corrispondenza detle ipotesi geogoniche colla classifica- 
zione geognosiica delle rocce , di Scipione Brdslak. 

In questa rilevantissima Memoria spicca il profondo geo- 
logo , il quale mettendo cumulativamente a profitto le piu 
esatte nozioni dell' orittoznosia , ossia della cognizione in- 
torno la natura e gli elementi die compongono le grandi 
masse pietrose , della geognosia, die e il trattato della 
distribuzione e posizione relativa di esse masse pietrose 
per dedurne l' ordine di successione nella loro consolida- 
zione , e della geogouia , scienza die concerne il modo di 



DFX REGNO I.OArP, ARDO-VFXFTO. 2^1 

forinazione delle masse pietrose medesinie , e ie coaJizioui 
cui si clebha attribuire la loro origine , si accigne alP ar- 
dua spiegazione di molti iniportanti fenomeni , la quale 
rendesi piii d' ogn' altra proljahile. 

Nota aggiunta agli Elementi della trigonometria sfcroidica , di 
Barnaba Oriaiii. 

Nei primi volumi delle INIeniorie dell'Istituto trovansi gli 
Elementi della trigonometi'ia sferoidica , ed i problemi ivi 
proposd vanno con due soluzioiii die valgono a vicende- 
volmente vciificarsi. E siccome del problema secondo , clie 
e uno dei piu importaati nella geodesia, non fu dato die 
una sola soluzione, ed anche alcjuanto prolissa , cosi I' il- 
lustre autore penso a presentarne una seconda piii spiccia 
e die serve a confermare altresi quauto venue asserito 
nelle ultime parole del § 144 dei citati elementi. E siccome 
la stampa di essi era riuscita alquanto scorretta, e qui ri- 
ferito I'indice degli errori occorsi colle debite correzioni. 

L' estensione , die i diiarissimi signori Longbi e Breislak 
dovettero dare ai loro trattati lia fatto si , die il presente 
volume ofTerisse poca varieta di materia ;, ma aon percio 
scema il reale pregio suo, il quale da se stesso mauife- 
stasl di molto rilievo. Ci duole solo che i celebri autori 
delle composizioni in questa seconda parte riportate sgra- 
ziatamente non sieno piii , a souimo detriment© dell' Isti- 
tuto e della gloria italiana. 

F. 



Recherches sur le mecanisme dc la voix linnudiie. elc. 

par Fr. B F.N N ATI. — Paris, iSSa. 
Recherches sur les maladies qui affectent les organes 

de la voix humaine par le meme. — Paris, i832. 



E 



ceo il titolo di due opuscoli usciti in luce la prima 
volta separatamente nel ilJ3a e nel i833 pubblicati in un 
solo volume , del quale ci proponiamo di dare un sunto. 
Questo libro fu premiato dalla Societa delle scienze lisico- 
chimiche di Parigi, e i giornali strauieri ne parlarono con 
elogio: esso e scritto in francese , ma noi riportiamo le 



I-JI RECllEUGHES SUIl LE MECANISME 

notizie che lo risgnardano alia letteratura italiana pci'che 
rautore e italiano. 

L'oi-gano della voce porse argomento in ogni tempo alle 
curlose iiivestigazioni de' fisiologi onde spiegare T origine 
de' snoni e le raodificazioni clie questi subiscono nella la- 
ringe, nelle fauci e nella boccaf, ma mentre alcnni si limi- 
tarono a provare che la voce si forma nella laringe o ad 
illnstrare i rapporti che ha la laringe co'varj stromenti 
da corda e da fiato^ altri non parlarono che della loquela 
cercando qnal influenza abbiano nella forraazione delle let- 
tere deiralfabeto le j^ai'ti molli e solide della bocca. Frat- 
tanto nessnno avea posta sufficiente attenzione al meccani- 
smo del canto e restava a mostrare in qnal mode la voce 
umana potesse accomodarsi a quella infinlta serie di suoni, 
che rendono Tnomo anche per questo conto di tanto su- 
periore agli altri animali. Questo appunto fu il tema di cui 
s'e occupato il signer Bennati nelTopera che annunziamo^ 
ed egli poteva ben ripromettersi felici risultamenti, come 
colui che a buone cognizioni fisiologiche accoppia studio 
e pratica non comune del canto, e il quale oltre di avere 
nn organo vocale che si presta ai piii difficili speriuienti, 
fu a portata di esaminare i piu distinti artisti di qtiesto 
genere. 

A raiglior intelligenza di quanto in seguito vuol esporre, 
premette I'autore la distinzione fra le note di ipetto e le 
note impropriamente chiamate di testa o di falsetto, quests 
dovute quasi esclnsivamente alle parti poste al di sopra 
della laringe e percio da lui dette note sopralaringee o di 
secondo registro; quelle dette laringee o di prima registro 
perche prodotte quasi interamente dall' azione de' muscoli 
laringei. Qui trattasi di mostrare che le note del secondo 
registro si formano principalmente dalle parti collocate al 
di sopra della laringe, sul qual argomento pochlssimi cenni 
e affatto superficiali si riscontrano negli scrittori di tali 
materie. II signer Bennati rivolge la sua attenzione ai 
muscoli deirosso joide, ai muscoli della lingua, e alia parte 
superiore, anteriore e pcsteriore delF orgawo vocale. 

E in quanto all'osso joide, egli dice, doversi questo 
mantener fermo nella formazione di tutte le voci , perche 
r azione dei muscoli della laringe possa aver luogo e con 
essa la produzioue de' singoli suoni. Fin qui T osso joide 
spnibrere])be infuiire nelle sole voci di petto, ma siccome 



DE LA VOIX nUMAINE. 2^3 

dallo stesso dipendono moltissimi movimenti della lingua » 
esso non puo non concorrere almeno indirettamente anche 
nel formare note del sccondo registio. Questa influenza 
non era stata bene awertita nel nieccanismo del canto. 

Che poi la lingua abbia parte principale nel modulare 
siffatte note e fuor di dul)bio; imperocche laddove quest' or- 
gano resta quasi immoliile ed immutato nelle semplici note 
di petto e in generale nelle gravi , in quelle di testa clie 
per lo pill sono acute e clie vengono proferite da soggetti 
forniti del doppio registro si compone a moti determinati. 
Infatti ne' soprani perfetti la lingua si contrae sulla sua 
Jjase, al)bassa i suoi orli e presenta una superficie quasi 
rotondata, nientre ne' soprani sfogati i quali passano nelle 
note acute la scala ordinaria del soprano, essa si rialza 
a' suoi margini e presenta una cavita semi-conica. 

Le altre parti collocate al di sopra della laringe influiscono 
esse pure nella modulazione de' suoni secondando 1' abbas- 
saniento o Tinnalzamento della laringe e rendendo la voce 
di parecchie note piii grave o piii acuta. Ne' suoni gravi , 
p. e., la laringe si abJjassa , e in pari tempo il velo pen- 
dalo s'innalzaesi porta indietro, Tugola si raccorcia e si 
fa pill consistente. Ne' suoni acuti la laringe s'innalza e il 
velo jiendulo allora si abbassa e si porta innanzi, le ton- 
sille seinbrano gonfiarsi e ravvlcinarsi , 1' ugola si ripiega 
in se stessa e nelle note piu acute scompare afFatto. Qiilndi 
nel primo caso 1' istmo delle fauci assume la forma quasi 
rotonda o arcuata , laddoA-^e nel secondo rappresenta un 
triangolo leggerinente ottuso alia sommita. 

Le segnenti osservazioni die si trovano qua e la sparse 
nello scritto del signor Bennati possono aversi a prova 
delle cose clie vennero esposte. 

I ." Col nietodo di Deleau si puo introdurre una corrente 
d' aria nelle fauci diversa dalla colonna d' aria della tra- 
chea, e deter minando su quella 1' azione delle parti collo- 
cate al di sopra della laringe si ottengono de' suoni di- 
stinti die non hanno nulla die fare coi snoni laringei. II 
nieccanismo con cui parlaiio i ventriloqui conferma lo 
stesso fatto. 

2.° or individui die si distinguono per 1" estensione e 
per la forza delle note di testa hanno gli organi posti al 
di sopra della laringe assai piii svilup])ati: la lingua, ]>. e., 
presenta un volume di un terzo niaggiorc. 



2^4 nEr.irrRCHES snn r,E ]Ml:c\^'Is^fE 

3.° Qnesti stessi soggetti dopo aver cantato per qualciie 
tempo provano nn senso di costrizione e di fatica alle 
fauci , le quali vengono coke d' infiaitimazioiie che per lo 
piu si Hmita a que'confini, inentre qnelli che iinpiegano 
a preferenza le note del primo registro sentoiio la fatica 
al petto e al diafragma , e vaiiiio incoiitro all' infiamma- 
zione della trachea e dei polmoni. 

4.° Le malattie della lingna del velo pendulo, dell' ugo- 
la, delle tonsille , della faringe influiscono direttamente a 
mutare le note del secondo registro ; le quali tornano 
quelle di prima ove il medico riesca a sanare perfetta- 
mente le dette parti. 

Ecco il punto dove Targomento del secondo libro dtl 
signer Bennati s' innesta alle materie del primo. Qui non 
si trova che una serie di storie risguardanti le malattie 
degli organi poc' anzi accennati •, le quali se da un lato 
vengono a conferma de' principj teorici finora esposti, of- 
frono dair altro a chi pratica la medicina una buona guida 
neU'esame e nella cura di siffatte infermita. In generate 
1' autore si mostra contrario all' estirpazione o al taglio 
anche parzlale delle tonsille e dell'ugola, ritlene per lo 
pia inutile od anco nociva nelle afFezioni di quelle parti 
Tappllcazione delle sangulsuglie e I'uso di deprimenti , e 
consiglia in vece i tonicl, le preparazioni jodurate, i bagni 
salati, e soprattutto i gargarismi a forte dose di alliime. 
Commenda poi molto nel rilassamento dell'ugola la caute- 
rizzazione col nltrato d' argeato ch' egli porta in contatto 
di quella con uno stromento inventato a tal uopo. I fatti 
dair autore riportati parlano a favore di quanto egli asse- 
risce ;, ma noi non dissimuliamo che ci sarebbe piacluto 
di trovare sosteuute quelle asserzioni anco da qualche ra- 
gionamento di sana patologla. Dobblamo inoltre osservare 
che la commissioae dell'Istltuto di Francia incaricata del- 
I'esame di questa seconda Memoria, dopo averla lodata fa 
sentire il deslderlo che il signor Bennati avesse diretti i 
suoi etudj sulle parti posteriori della bocca in istato mor- 
boso anche coll' oggetto di sparger lume suUa teoria della 
voce, indagando con esattezza quale influenza i cangiameuti 
fisici delle fauci portino alia formazione dei suoni. Ne pare 
che questo deslderlo della commissione pariglna sia giusto. 
e confortiamo 1* autore a provarsi p?r quanto e in lul di 
adempirlo. Forse crualclic Icitore plu severo potra scorgere 



DF. L.\ VOIX HUMAINE. 2-li 

delle Incline andie nella prima parte di qiiesto lihro , e 
credera noa essersi tratto ogni partito uella teoria della 
voce umana dalle piii sottili dottrine della lisiologia ; iiia 
nessnno potrk contrastare al signor Bennati il merito d'es- 
sere stato fra i primi a richiamare una piu seria atteu- 
zione del fisiologi e dei medici all' organo della voce, e 
di avere illustrate V nfticio clie lianno le parti collocate al 
dl sopra della laringe nella produzione del canto. Nou 
dubitiamo clie gli ulteriori studj del nostro autore non lo 
portino a rischiarare vie maggiormente questo iniportante 
argomento, e intanto ci gode 1' animo di poter annunziare 
clie anche altri lisiologi vi hanno rivolta la loro niente, fra 
quali il celebre Carlo Bell, clie sta ora facendo sui nervi 
di queir organo maraviglioso ricerche conform) a quelle che 
ha tanto felicemente eseguite sui nervi destinati alia re- 
spirazione. 

Questo artlcolo stava per essere posto sotto il torchio 
quando ci venne letto 1' infausto annunzio che il dottor 
Bennati era niancato a Parigl in eta di 35 anni d' una 
morte veramente crudele. Mentre egli passava a piedi il 
hastione degfltaliani, un cavallo che avea scosso il freno 
di clii lo reggeva gli fu addosso d' improvviso e lo sum- 
mazzo a terra con tanta violenza , ch' ebbe a riportariie 
una fortissima commozione al cervello e tre fratture nel 
cranio. Quel colpo terribile che gli avea tollo affatto 1 "use 
di tutti i scnsi , pose fine dopo tredici ore alia sua vita. 
La sua perdita fu universalmente compianta dagll stranieri 
che ne avean conosciute le belle doti della mente e del 
cuore ; ma noi a piu giusta ragione andiamo dolenti pel 
duro caso , il quale ci rajji un dotto italiano che ono- 
rando se stes.so avea riflettuto onore sulla sua patria. 



2.j() 



Esposizione delta Dottrina omiopatica di Samucle Han- 
hemanii accompagnata di frammenti , ecc. Traduzione 
di Giuseppe Coen maestro di chir'urgia e di oste- 
tricia. — Venezia, i833, dalla tipografia di Paolo 
Lampato. In 8.", di pag. 275. 



Osscivazioni sii tale dottiina. 



N, 



I on e questa la prima volta clie ricorra un' epidemia 
scientifica con quella successione di moto , clie segui- 
rebbe un contagio lisico di lungo corso. L" omiopatia 
nata in un angolo della Germania subi varj anni di 
lenta incubazione , poi diramandosi per le provincie 
nordiche si fece largo tra quegli scienziati clie nutrono 
particolare afFezione al misticismo , al trascendenta- 
lismo, al mesmerismo , alio spiritualismo , ecc. Sembro 
per molti anni, clie non si appicciasse se non a pei'- 
sone predisposte e facili alle misteriose credenze , e 
parve ancora clie il Reno a ponente, e le Alpi a 
mezzodi la confinassero nella regione ov' era nata e 
cresciuta. Ma oramai ha superato ogni ostacolo geo- 
grafico , scientifico , politico ed intellettuale , e viene 
a passi di gigante a minacciare d' invadere 1' Europa 
intiera. E dimque mestieri dl venire incontro a questa 
signora, di scandagliarne il linguaggio, e di fame una 
volta anche noi Italian! la conoscenza, onde riceverla 
come merita. Con quest" animo gettammo Toccliio sii 
la traduzione clie annunciamo della dottrina di Han- 
liemann, e proposto ci siamo di tesserne un estratto 
ragionato per comodo ed istruzione de'nostii leggi- 
tori. Ben presto pero ci cadde il libro dalle mani, 
e per quanta pazienza e per quanta volonta invo- 
cassimo dal nostro spirito, nou venimmo a capo di 
resistere all' ardua imprcsa. Ne aiTOSsiamo di dicliia- 
rare clie non ista nelle nostre forze il poter in qua- 
lunque siasi mode isbrogliare la matassa omiopatica 
in i'accia ai colli Italiani. Perocche le asserzioni 



ESPOSIZIONE DELLA DOTTRINA OMIOPATICA. 277 

gratuite , i sofismi , le anfiljologie , le petizioni di 
principio e le contraddizioni nou sono le sole inende 
del libro le quali scoraggiarne po^sano il lettore. Vi ha 
degli assurdi, dc' paradossi, de concetti sistrani, die 
il buon senso assoliitamente riliuta e respinge per tutti 
i lati. Inoltre la paite terapcutica e pratica lascia 
traspirare nn non so che di scienza ermetica , che 
a' nostri tempi fa trasecolare. Oh potenza della mcnte 
uniana! Toiaiamo aduntjue ai sogni della pictra filo- 
sofale ed alle sofistichene , ed alle tenebrose millan- 
terie del medio evo? Uu uomo malinconico (pag. i/S), 
ove pm- sia in procinto di consumare il suicidio , 
non ha che a porsi sotto il naso una boccetta con- 
tenente la quadrillionesima parte di un grano d' ore , 
perche dopo lui ora riciiperi la brama delV esistenza (!). 
A tale jperbolica allermazione v'arretrate, o lettori? 
Ebbene: tutta la pratica e la terapia hanhenianniana e 
modellata su cjuesta stampa. Una infiammazione (sia 
pure anche del polmone ) che fra di noi varrebbe 
niolte cacciate di sangue , si cura omiopaticamente 
con wi globctto di zucclicro iiizuppMo nel sugo di aco~ 
nito al decillioncsimo grado di sua dduzioiie (pag. 47). 
La sililide , che talvolta resiste ostinata ai nostri 
piu efficaci trattamenti , guarisce con una o due dosi 
di ossidulo di mercurio al c|uintillionesimo grado di 
diluzione ( pag. 48 ). La minima dose di tintura di 
felce maschio dissipa i tormenti che induce la pi-e- 
senza del tenia negl' intestini ( pag. 49 ). Voi vorrete 
foise vedere Tanimale ucciso, siccome il medico al- 
lopatista (1) vi pone sott' occhio, quando fortuna vuole 
che ottenga il suo intento ? L'omiopatista non usa 
di portare le cose allevidcnza; bisogna sempre pre- 
stargli cieca fede. Ecco adunque come vi dichiara la 
possanza del felce in cpiesto caso : calma cid che nella 
malatda offendeva il parassita , e V animalc trovandosi 
in qniete , contimia a t^iiere nelle materie fecali senza 

(i) Chiania 1' Hanliemanii Allopatia ia clottrina de' medici 
clic curano contraria contrariis. 



278 ESPOslZXONii DELLA DOTTRINA OMIOPATIGA 

affliggere sensibilmente V infermo , sino a die la cura 
audscabbiosa sia giunta a tal segno die il verme noii 
trovaiido piu il contenuto delle intestine adattato a 
seivirgli di cibo , dispare da se stesso per sempre (ivi). 
Ma che c' entra qui la cura antlscabbiosa , mi direte, 
die cosa ha a die fare la luna co' sainberi? Hanliemann 
vi risponde in due parole: la scabbia e la sola vera 
causa foiidamcntale (pag. 88) e produttrice di tutle 
Ic forme morbose (!). Dodici anni di penose ricerche 
costo al sig. Hanliemann questa liiminosa scoperta (!). 
Fortunatamente ch' egli pensa essere possibile di pre- 
servarsi col poitare solo indosso lo zolfo polverizzato 
(pag. 54). Che ne dite, o lettori , se noi coatinuas- 
frimo con queste pazze fdnfaluche, non gettereste 
voi la nostr' opera, come noi gettamnio quella del 
sig. rianhemann ? Tuttavia se lasciassimo qui bru- 
scamente troncata la cjuistioue dell' oniio])atia , i fau- 
tori di cpiesta dottrina, ed i ianatici die la predicano 
bi farebbero difesa della nostra reticenza e del vanto 
delle loro guarigioni. Bisogna dunque procedere a 
qualche lieve disamina della dottrina in se stessa, ed 
a qualche commeuto sul valore delle guarigioni omio- 
j)auche. Invochiamo percio ancor per poco 1' indul- 
genza de' nostri leggitori. 

Hanliemann, come tutti i riformatori della mrdioina, 
prima di esporre la sua dottrina ha cercato di duno- 
strare , che nessuno avanti di lui nello spazio di pies- 
soche tremila anni ha saputo che cosa sia scienza medica 
«• cura d' ammalati. (E peio degno di osservazione, 
die nel polcmico couflitto si mostra assai poco istrutto 
delle dottrine medirhe italiane. ) Egli tenta di pro- 
vare per Cmo col mezzo della derisionc, che questa 
nostra natura e rozza , inetta al ben fare ; che 1' or- 
ganismo e sprovvisto di quella forza medicatrice che 
il consenso pressoche unanime de' medici suole attri- 
buirgli ; che gli osservatori ed i pratici d' ogni tempo 
e d'ogni nazione furono ognor pazzi e s.erve!lati 
quando pensarono all' cssenza delle malattie , c gri- 
(^larono tolle causam : e che non dice e non ani'^clli^ 
per imporrc silenzio a lutti e |tailar solo? 



DI gAMUKIJ:, lIAXnoiANN. 2'Ji) 

Iiiohre cgli fa taceie tutte le cognizioni flelP ana- 
toiiiia tifsciittiva e paiologica , della lisiologia specu- 
Jaiiva e sperimentale, delia palolos>;ia interna ed t ster- 
na, della chiniica e della ilsica , e di quanto niai s'l 
va proniulgando dalle scuole mediche europee. die 
nou consuoni colla omiopatia. Dichiara che egli e 
dinamista, ma repelle la f'orza vitale de' Hsiologi come 
incapace a riordinare la salute , e riconosce un quid 
inintelligibile, una forza senza materia, ch' e quella 
)ioi su di cui agiscono le dosi inlinitesimali de suoi 
medicanienti. Cosi egli estingue tntti i luini per ve- 
der chiaro e per condurre i suoi adde(ti ad amniirare 
le sue scoperte. E cjueste premessc iion erano certo 
indiffercnti per conciliarsi quella rieca ctedenza e 
quella vigorosa fiducia che gli valsero poi tutto il 
buon esito della sua 2,rimde dottrina. 

Ma i punti cardinali su i quali viene innalzando 
il suo edilizio sono, se uon andiamo errati, i due 
seguenti. L' uno e Y assioma opposto all' arorismo di 
Ippocrate che diceva contraiia contrarils curantiu , pel 
quale egli atTerma in vece che si dehbano trattare «- 
inlUa siinilibus: e questo assion a noii e suo, ma di 
certo Stalil medico dancse, che fino dal i^'SS pre- 
dicava T omiopatia al deserto. L' altro (e questo ap.- 
jiartiene iiitieranicnte al sig. PLinhemann ) consiste 
uella scoperta , che mediante alcuni colpi di pistello 
diretti in un modo piuttosto che in altro , ed a tempo 
misiiiaio, minuto per minuio, lo sostanze medica- 
mentotic assumono la pioprieta mcravighosa di farsi 
intensaniente scntire dalF oiganismo a dose inhnita- 
minte picciola. 

Ad avvalorare il primo cardine si slancia egli nella 
polvere di chi sa quanti volumi per dimostrarci, che 
le poche guarigioni die ottennero i medici , fmo a 
hii , ajypartcngono air omiopatia. Quanto tempo per- 
duto , quanta latica, quanta erudizione sprecaia, per 
farci iiitendcre , die il caso e non mai il criterio 

ftrodnssc quelle oniiopatiche guarigioni ! Se il curare 
!> diarrea co'purganti. la si.ilide tol nurrurio , la 



28o ESPOSIZIONE DELL\ DOTTRINA OMIOrATIC.l 

scabbia collo zolfo, le convulsioni coll'oppio e via cli- 
cendo, si cliiama fare dell' omiopada, noi assicuriamo 
il sig. Ilaiiheriiann, clie i medici sono tutti oniiopatici ; 
perocche a norma delle indicazioni, che desumono 
dalla causa prossima ( non gia, come egli asserisce , 
da un solo sititoma ) , prestano il farmaco atto a ri- 
movcre la detta causa , e guariscono in tal giiisa 
tanto i sintomi piu conformi quanto i piu dlsparati 
air azione medicamentosa primitiva del farmaco. Noi 
abbiamo in Italia i contrastimolisti che vantano da 
lungo tempo il nitro nel diabete e la gialappa nella 
dissenteria; e non si aveva nemmanco bisogno del- 
r assioma slmilia simillbiis per giungere a si nuovo 
modo di medicare. L'omiopatia aduuque per rispetto 
alia formola patologica non ripugna coUa praaca co- 
raune de' medici in alcuni casi speciali. Eipugnn bensi 
I'idea che da questi casi si possa desumere fVancamente 
un precetto universale, una dottrina fondamentale per 
r arte di sanare. Fin a tanto che non vedremo a gua- 
rire 1' encefalitide coll' insolazione , la febbre algida 
col ghiaccio , T ubbriachezza colF oppio , 1' aslissia col 
gas acido carbonico, Tapoplessia sanguigna coU'alcoo- 
le , il tetano coUa strichnina ecc, noi avremo sempre 
la detta formola in conto di un mero soiisma. 

Veniamo al secondo punto , che e qucllo il quale 
maggiormente ripugna e non puo assolutamcnte en- 
trare nel nostro cervello. Noi abbiamo di gia offerto 
un saggio della virtu soprannaturale dell' oro , del 
mercurio , dello zolfo , dell aconito trattati omiopa- 
ticamente. E d'uopo ora considerare per poco donde 
traggano questi preparati la loro maravigliosa potcnza. 
L'«M/ifo, dice Hanhemann, pag. 175, ha wi influenza 
cosi potcnte che non solo sviluppa le forze fl,siche in- 
terne della natura , il calorico , I adore ed altre simili 
pj-oprietd , ma anche , cio che fino ad ora non si co- 
nobhe , accresce in un grado meraviglioso la potcnza 
medicamentosa delle naturali sostanze. Quelle tante 
ore adunque , in cui 1' omiopatista a forza di braccia 
pesta, ripcsta, rimescola e tritura il suo medicamento, 
corrono a titolo di prolungare, moltiplicaie, estendere 



DI SAMUELE HANHEM^NN. 28 I 

r attrito in proporzione della virtu che s' intende 
di fare assumere al preparato. Ma il modo coa cui 
si precede e nio consentaneo alle leggi della fisica 
da favoreggiare veramente il gran motore della clii- 
niica dinaniica oiiiiopatica ? Noi non esitiamo a ne- 
garlo per tante niille buone ragioni , e segnatamente 
per la segucnte. Se I'azione del pistello cadesse sem- 
pre su la medesinia sostanza in maniera che 1' attrito 
potesse andar moltiplicato per la serie de' colpi omio- 
patici, o dclle triturazioni , astrazione ancor fatta dalla 
velocita e dal tempo , concepiremmo che si possa met- 
tere in campo una opinione su I'importanza d'azione 
deir attrito, a patto pero di provarla , di calcolarla e 
ridurla a palpabile evidenza , cio che 1' omiopatista 
non fa. I\Ia quando egli, dalla massa di cento ed uno, 
ove un grano d'oro ha gia subito un' ora d' attrito, 
sottiae un grano di quella polvere per triturarla con 
altri cento grani di zucchero di latte , e cosi succcs- 
sivamente va rinnovando la divisione di quella massa, 
linche abbia calcolato die f ultimo miscujilio non con- 
tenga che un quadrillionesimo di grano d' oro ; qual 
fiducia pud egli riporre nelia forza d' attrito a cui 
intende di aver sottoposto quest' atomo di metallo ? 
Se per una parte colla durata dello strofinamento e 
del pesiameato ha soddisfatto in qualche modo alia 
ragione del ttmpo, p^r laltra sottraentlo dal pistello, 
e sminuzzando il granello d'oro fino ad inlinitesimale 
divisione ha in proporzione diminuita la massa e la 
superlicie che esponeva alia forza dell" attrito. Ma 
r attrito, sig. omiopatista mio, date le circostanze per 
oitencrlo , sia sempre in ragione della superficie e 
della massa che vi prende parte. Esso adunque ridu- 
cendo alia quadrimilionesima parte il granello d'oro, 
che assunse di portare alia magica virtu della omio- 
patia , ha tolto quattro milioni di punti, su di cui 
poteva influire f attrito, e per conseguenza ha sottratto 
quattro milioui di potenza che avrebbe acqui^tato il 
6UO farmaco omiopatico. Che direbbe il sig. Hanhe- 
Diann a quel fisico il quale pretendesse di ottcueie 
Blbl luiL T. LXXiy/. 19 



28a ESPOSIZIONE DELL.V DOTTRINA. OMIOPATIGA 

magglor attrito o sfregamento col diminuire all' infi- 
nito la superficie del disco vitreo di una niacchiqa 
elettrica ? Si giudichi ora quanto possano contare gU 
adetti hanhemanniani sul loro antesignano, e di qual 
pe80 debba essere la maiavigliosa potenza niedica, 
die le sostanze naturali assumono sotto il pistcllo 
omiopatico per la grande scoperta suir attrito! 

Gli omiopatisti pero incapaci a dimostrare al* iin 
effetto evidente di quesia portentosa potenza de' loro 
preparati , invocano 1 esperienze sugli ammalati , e 
predicano miracolose guarigioni. Chi non si e sentito 
niartellare il timpano dai tanatici omiopatisti con nar- 
razioni gravi ed imponenti di cancrl guariii, di ganibe 
e braccia ricuperate , di tisici. pazzi , ciechi , sordi, 
idropici, asmatici restituiti al piu florido stato di sa- 
nita? I pill discred fautori deU'oniiopatia soiio quelli 
die insinuano di studiare la naova dottrina, di pro- 
varla al letto delf ammalato , e di compararne i risul- 
(anienti con quelli della medirina die essi dicono 
allopatica. Non pare giusto, al loro discernimento , 
die si condanni un metodo senza farnc la prova. Ma 
86 taluno venisse loro proponendo di prendere ogni 
quindici giorni una pillola di mollica di pane per 
mezzo ini'allibile di conservarsi in salute, ne fareb- 
bero poi essi respcrimento? No: il loro buon senso 
non si piesterebbe per qualunqfle niillauteria si desse 
loro ad intcnderc. Noi ci troviamo in questo caso 
per rispetto all' oniiopatia. Pure si sono fatti anclie 
degli esperinienti comparativi negli spedali di Pic- 
troburgo e diLione, de' quali se n ebbero que' risul- 
tamenti die non era difficile di prevederc. In Russia 
ramministrazione die bando alia nuova dottrina per la 
pratica dcgli spedali; a Lione dopo un pajo di settimane 
di prova, Toniiopatista medesimo si smarri di corag- 
gio, e si astenne dalT ospedale addurendo per iscusa, 
die i miasmi del luogo impedivano I'azione de' niedi- 
camenti omiopatici. Vedete prontezza di ripiego ! (*) 

{*) Sappiano i le^gitoii, che gli odori non «ono iudiflferenti ai 
pieparati omiopatici. 



Coil tutto cio non vogliaino negarc clie dufante il 
trattamcmo o'.iiiopatico si possano osscrvaie dclle gua- 
riffioni . o de" canaianieiiti i'cViri ne nialati , clie val- 
gano a" men cliiaro vi'ggeuti per niiparre qualclie il- 
lusioiie. Spieglxiamoci: 

Possono guariie le malattie di corso detcrminato c 
spontanco, come gli esaatemi, le flogosi miti ed in- 
capaci ad alterare i tessuti, le atlezioni prodotte da 
cause accidentali e tVigaci. Cosi V omiopatia si faccla 
pur liella dclle gnarigioni del morl^illo, della scarlat- 
tina, della varicella, della gtippe, della sinoca reu- 
matica cffimera o protratta, delle indigestioni , delle 
diarree per irritazioae eventuale degl' iiitestini. Si sa 
die tutti i metodi son buoni in questi casi , purche 
la medicina non sia troppo operante. 

Possono gnarire molte cronichc infermita, che aspet- 
tano dal tempo e dalle stagioni quelle intrinseche 
mutazioni dell' organismo , che favoriscono la forza 
nicdicatrice della natura. I catarri cronici , la gotta , 
Tartritide, i reumatismi , Tisterismo, T ipocondriasi , 
e varie cacliessie sono di questo nnmero. L' omio- 
patia non riconosce questa forza medicatrice, ma la 
rispetta meglio del medico faccendone. Guariscono poi 
senza dubbio i malati imaginarj , clie non la ragionc , 
ma il prestigio puo solo consolare. Guariscono que' 
valetudinarj , che sempre malcontenti del medico c 
della medicina ed insaziabili di medicamcnti si ridii- 
<:ono in una angustissima sfera di vita, se pur non 
danneggiano il loro organismo col tenerlo di continuo 
sommesso alfazionc alterante ed inormale de* prepa- 
rati farmaceutici che in^hiottono. 

o 

Guariscono quelli che menano una vita sregolata 
tanto per rispetto al modo di aliraentarsi, quanto per 
quello che risguarda le abitudini nocive, lo sfog:» 
delle passioni , gli errori di calcolo aell' igiene. In 
tutti questi casi non e inditlcrente il prestigio del 
nieraviglioso e dello inconcepibile. Venga inl'aiti ua 
medico allopatista al loro cospetto e si alTanni pure 
di mostrar loro le alluiinazioni del senlimcnto, il 
<liUiuo delle cure a cui si bottopoii'iono; le ollesc che 



3^4 ESPOSIZIONE DELL\ DOTTIUNA OMIOPATICA. 

arrecano al loro orgatiismo col modo iinproprio e 
inalinteso di viveie; se non possiede altre armi per 
impossessaisi del loro aninio, puo risparmiare il lialo, 
die i siioi consigli non verraniio ascoliali. Ma ove il 
medico oiniopatista si faccia innanzi col suo polviscolo 
o colla sua goecia d' acqua , o ben anche col solo 
boccettino sott' at naso , e pionobticlii im piodigio, 
nna guarigione niiiaiolosa, invocasse amhe due, quat- 
tro, sei niesi, ed anclie anni di paziente e rasse- 
gnata conlulenza, oUena cio die vuole dal suo nia- 
lato, e gh imporra quelle legole e quelle privazioni 
die in altro modo e inipossibde di vedere osservatc. 
Per tal gnisa toglie egli di mano al malato le armi 
nocive, To calma nelle sue inquietudini. lo rende piu 
circos()etio negli usi della vita, e lo interessa nelle 
rrgole dell" igiene. II resto lo la poi il tempo e la 
natiua. Noi non negliiamo adunque, die anche I'onilo- 
patista non guai isca i suoi ammalati ; ma li guaiisce 
negativaniente, per sotterfugio, come correggono tal- 
volla le donnicciuole i fanciulli col minacciarli del lupo 
niannaro, die non hanno mai veduto; insomnia Tomio- 
patia guaiisce col far niente. Eeco tutto il merito delle 
strepitose cure die si vanno trombettaodo pei varj 
paesi ove gli omiopatisti sono penetrati. I taumaturgi 
tl" ogni eta e d' ogni nazione riscossero egual fama 
e non minor fortuna del prestigio delle guarigioni 
impiovvise e miracolose fatte eon mezzi arcani, non 
niai ])(nsati c snperiori airumana intelligenza. 

Dieennno die T omiopatia guaiisce negativaniente 
i nialati ; perclie in modo positive essa puo nem- 
nieno aspiiare al merito di quelle cure di eccezione, 
die il grande Stalil cliiamava curadoiies per accidens , 
le quail pur troppo umiliano talvolta il piatieo anche 
il piu assennato in faccia aJ una vecchierella niedi- 
chessa , o ad un cerretano impudente. Di fatto in 
qualdie incontro avviene die il malato abbandonato 
da un medico ehe non ha voluto arrischiar nulla di 
estremo e di dubbia fortuna , trova in una donnie- 
ciuola od in un enipirico cpidia f'elice inspirazione , 
che il conduce a salvameiito. Anche Celso rimarcava : 



nt s\i\iuEr,r, hvnhemvnn. 28.') 

qiioe ratio non restituk temerkas adjuvat. l\Ia la don- 
nicciuola ed il cerretano prcstarono al malato de' 
presidj di un' azione evidrnte, e ne ottcnnero ef- 
fetti cvidcnii, risuliamento de' quali fu la sua guari- 
gione. Perocche i loro decotti , o le loro polveri, od 
altri farrnari di qnalsinsi natiira. produssero vomito, 
a srari( he alvine, o sudori copiosi, od orine abbon- 
danti, o veglia o sonno, o dolori o fenonieni appa- 
rcnti . (he inanilestarono la loio capacila al modil - 
care le funzioiii ed i ti ssuli dell" or<>ariisino. Clii po- 
trebbe iinpu2;nare in tal ea>o il prodigio del cerre- 
tano con argonienti superiori a qnelli con cni egli il 
sosiient? Non e cosi dell" oini(»patista. Egli ha per 
regnln, die il suo farmaco agisre ncU' organisino senza 
produrre il minimo scntoie di sua presenza: ci^li am- 
ministi-a polveri inerti di zucehero di latte o gocciole 
di arqua distiUata, che non ponno sviluppare alcana 
sensazione di dolore o di piatere , o 1 avvei tire in 
modo qualunque che gli ato:iii c!i sostanza niedirinale 
a cui sono niischiate abbiano veramente fatta iinpres- 
sione suH" organisino. Non ha percio argonienti posi- 
tivi pel razioeinio dcX post hoc, ergo propter hoc, non 
offre guarenfigia di fatto per le sue guarigioni, non 
puo niostrare le premesse al!e consegmnze clie vor- 
rebbe dednrne; qnindi non nierita I'ede ehe abbia po- 
sitivainente sanato 1 indi\ i<luo che somniise alia sua 
( nra. Eppure il popnlo gii creile, eppnre I'entuslasnio 
fa dire al malato che sinre egli stesso la dose omio- 
palica ad operare in un niodo arcano entro il suo 
organismo! E che non fa dire f entusiasnio qnando e 
abihnente manesJiiato da chi sa destarlo ? Snecede 
nella citta d"Orleans in Frannia, altro de" mostruosi 
fenomeni sociali a questo rignardo, che puo ben va- 
lere la sua parte per dimostrare come sia fiicile il 
sedurre la credulita de* nialati, e difficile il ricondnrli 
a ravverlimento. Certo avventiu'iere sprovvisio d ogni 
mezzo <li sussistenza, ma dotato di atlctiea costitu- 
zione e di belle forme , imniagina di insiituire un 
ramo d" industria meltendo in pratica, per guarire 
ogni sorta di mali , quella nudle pijjiafura delle 



286 ESPOSIZIONE UELL\ DOTTUINA OMIOiVTrc/v 

carni , die i Fraucesi chiamano massage. Bentosto le 
tlonne isteridic, gli ipocondriaci, ed i 2;onzi d'ogni 
classe s accendono per esso lul di un romoioso cn- 
tu?iasmo. Si spacciano stupcnde cure, iiiiiacoli di 
comprovata certezza e si tragge la folia de"" malati 
davanti a questo jdolo. I medici d'dla citta offcsi 
nel loro inteies'-e, e piu ancora nclF intimo convin- 
cimento della loro professione reclamaao V iiitervento 
de" magistrati per togliere un abuso si strano. Si agita 
la lite presso il tribunale, il quale assolve il tauma- 
turgo per noii comprovato abuso di esercizio di me- 
dicina, e la folia de'fanatici porta in trionfo il suo 
idolo, larchctipo degf inipostori. Eoco ancora una 
prova, die le pratidie di qualsiasi tempra , sieno 
pur stranc , aS'Uide e ridicole, andie neilincivili- 
ii.ento attuale , die si va cclebrando con tanta boria 
del secolo, possono trovare spaccio e fortuna. 

Noi abbianio preso in esame V omiopatia pel lato 
suo migliore: iibbiamo scandagliaio i rapporti die 
puu avtre co!Ie malattie, die \anno a gnarigione 
anche scnza medicamenti. Fin qui 1' Hanheniann fu 
attore se noa bcnellco, alnicno innocuo. I\Ia se aves- 
simo creduto di ripassargli il pdo anche per rispetto 
ai mali acuti. che esigono veramente il concorso del 
medico e della Uiedicina, avreinnio dovuto tingere 
la penna in ben piu nero inchiostro. Noi avvisiamo, 
die i fatii in questi casi sieno atti a parlar soli c 
senza commenti. Perocche, da quanio venimmo di- 
cendo, non si tarda a comprendere le conseguenze 
funeste die possono derivare da!la strana inoperosita 
deir oniiopatista ove urge il pericolo e ropportunita 
e fugace. Iddio faccia die i malati di gravi iutlamma- 
zioni, di febbri perniciose e di apoplessia, sfuggano 
al prestigio delf omiopatia I e questo un voto , che 
vorremmo esaudito prima che lespeiienza non venga 
fatalmente a pronunciare. 

Avremmo ora a dire ancor due parole sul merito 
«lella traduzione , due sole parole , perclie nel dilun- 
^iarci useremnio pora disrrezione co' nostri leggitori. 



UI SAMUELE HANHEMANN. 287 

La traduzione non e gia fatta suiroriglnale tedesco, 
slccome avrebbe dovuto essere: essa ha per testo 
a non dubitarne la traduzione francese del Jourdan. 
Come poi sia stata eseguita, e con quanta fedelta 
rondotta al suo fine , basta aprire il libro per avve- 
dersene. Tradurie non e ti facile, anche col dizionario 
dell Alherti alia mano, quando non si ha un uso si- 
curo della lingua che si traduce. E per indicare qualche 
^sempio del modo con cui cammina la traduzione della 
«(uale si ragiona, direnio, che maiix de coeiir non si- 
gnifica gia nial di cuore , ma nausea; coqiieliiche , in 
aoprf)piiato itidiano, non diciamo gia maZ di castrone, 
UtA ipertosse , tosse convulsiva ecc. Lac de Geneve 
non si traduce pel lago di Genova, siccome ogauno 
sa . . . . Non anderemo piu avanti con questi stra- 
t-ilcioni , che non sono fatti per conciUare la nostra 
pazienza, e ci ptTmetteremo una sola riflessione, che 
puo venire in qualche discolpa pel traduttore. Un li- 
bro di medicina non puo essere degnamente trattato 
che (la un vero medico, perocche il linguaggio tecaico 
e dccoroso della scienza non e di quelli che non 
hanno spaziato cho nc^gli atrj di Igea. Tuttavia, lo 
diciamo per onor del vero, in complesso T opera di 
Hanheniann non e siigurata dalla versione italiana, 
ed una c!Mt;i scorrcvoiezza di stile la rende forsc 
meno indigesta di quello che si crederebbe. 

Ancora una osservazione, poi chiudiamo il discorso. 
Con tutto il prestigio della novita, e la lusinga die 
offre r omiopatia di salire in aha fama e di procac- 
ciarsi vistosi guadagni, nessuno dei medici lombardi, 
per quanto a aoi consta , si e arruolato sotto il ves- 
sillo deir Hanheniann. E questo un fotto che noi met- 
tiamo sotto gli occhi de'nostri connazionali per onore 
della medicina italiana; fatto che se per una parte 
comprova 1 intima e profonda convinzione de' medici 
nella loro scienza e nella loro professioiie , per Taltra 
attesta come essi non sieno si facilmente accessibili 
a quelle meno nobili S[jeculazioni . rhe la coscienza 
viprova e rintelletto condanna. 



288 



APPENDICE, 



PARTE T. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Voyages dun gentilhomme Irlandais etc. — Viaggi ii 
un gentiluomo Irlandcse in traccia di una Religh' 
ne , con note e rischiarimetiti , di Tommaso Moore, 
Traduzione dall inglese dell ah. D***. — Parigi , 
i833, fratelli Gaume , in 8.", di pag. r/7-427. 
Prezzo lir. 6. 

AkTICOLO SECONDO ED ULTIMO. 

Inti'oduzione della Riforma. — Stato del moderno 
p rotestantismo. 

J_ja conclnsione dell' articolo antececlente , die negli anti- 
clii tempi il Vangelo non siasi veracemente promulgato , 
e conclusione arditamente ammessa da ogni protestante , 
il quale sappia riflettere , dappoiche si pose ad esaminare 
con serieta la sloria del primitivo cristianesimo ; e non- 
dimeno rimane afFascinato da' suoi erronei principj. Ogni 
altra alternativa e a lui tolta : perciocclie e d' uopo con- 
fessare die la dottrina e le osservanze insegnate dai cat- 
tolici de' primi secoli erano le medesime che luttora vanno 
professando i cattolici de' nostri giorni. Questo fatto che la 
discussione stessa ha posto in pienissimo giorno non puo 
essere impugnato che da un tenebroso spirito di setta: ma 
i pill riputati protestanti non sono ritrosi a concedere che 
1' autoi'ita dell' antica Chiesa apparteneva unicamente alia 
comunione romana. Socino stesso dichiara che, qiiando si 
appellino i Padri , la Chiesa di Roma e sicura di un fa- 
cile trionfo. Laonde non e maravjglia se in difesa della 



A pp. PARTE STRANIERA. 2<>(; 

propria causa la maggior parte de' Calvinisti di Francia e 
d' Inghilterra manifestarono il piu impudente disprezzo per 
r antorita de' santi dottori. Fu politica , per vero dire , 
della Chiesa anglicana il battere nn differente cammino e 
r Invocare in proprio favore il testimonio deirantichita, o 
per itna tendenza verso il cattolicismo e insieme per la 
necessita di difendere il governo della Chiesa contro le 
violente opposizioni de' Puntani , od anche per proteggere 
il dogma della Trinita , clie la riforma avea risparmiato , 
ma che miaacciava di cadere in faccia alle orgogliose e 
tenierarie quistioni degll antitrinitarj. Cos'i per profittare 
dell'autoriia de' Padri sopra un punto di fede che ancora 
si professava insieme ad essi , convenne chiudere gli oc- 
chi alle immense dift'erenze che si manifestavano in tutto 
il restante della dottrina. Perclo siffatta politica ebbe ben 
presto un termine. La Chiesa anglicana che in favore de' 
padri avea prodotti un Jewel ed un Waterland, doveva pur 
di rimando produrre un Middleton. Questi non curando 
le deduzioni che cavar si potrebbero dalle site distruggi- 
trici teorie , rovescio con mano audace tutti i prlncipj fino 
allora adottati , e pretese che i primi secoli della Chiesa 
fossero i meno puri : e cio e quanto dire , che la fede cri- 
stiana , piii vicina alia sua fonte , era anche piii contami- 
nata. INIiddleton pertanto denunziava gli anticlii dotturi non 
solo come papisd, ma come i piii superstiziosi e sciocchi. 
Questa temerita ebbe senza dubbio le piu funeste conse- 
guenze e sembro dare a gli scettici ed agli empi il segno 
di una generale aggressione : nondimeno , sotto un altro 
aspetto, non fu inutile per la causa de'buoni fedelif, poiche 
in sili'atto modo si veniva a provare che i santi dottori non 
erano per fermo protestanti , e die T appellare al loro te- 
stimonio per difendere le dottrine protestanti, era menzo- 
gna o troppa semplicita. Laonde meglio in senso della loro 
causa adoperarono i teologi inglesi che vennero dappoi, i 
quali lasciarono prudentemente riposare i padri nella loro 
tomba ;, e se alcuno richiamando T antico stile , si pose 
talora al rischio di invocarli , presto ebbe a convincersi 
che appellava a se non ausiliarj , ma neniici. 

II giovane viaggiatore e in Alemagna. Nelle viclnanze 
di Amburgo medita sulle avventure della dotta e famosa 
Anna Maria Schurman , che suH' esempio di Lutero e di 
Calvino , voile essere da se medesiraa 1' architetto della 



390 \ P P E N D I C K 

sua fede, finche dlvenne discepola, e, siccome dices! , mo- 
glie del troppo famoso Labadie , il quale fu membro delta 
Chiesa cattolica fino all' anno quarantesimo dell' eta sua \ 
poi visto ramplsslmo campo che gli eccessi della Riforma 
aprivano alia violenza delle passioni del pari che alia in- 
dipendenza delle opinioni, divenne ministro calvinista. Lo 
sciagurato contrasto che si sapeva esistere fra le sue dot- 
trine tutte spiritual! , e la condotta singolarmente materiale 
di questo novello apostolo ofFre un esempio ben vitupere- 
vole dei primi frutti del protestantismo germanico. Pero giova 
investigare se i prlncipj stessi della riforma racchiudano in 
se i germi di quel vitupero. Ora non siamo forse in di- 
ritto di considerare il licenzioso apostolato di Labadie, che 
pur troppo ebbe successo, e la pazza divozione della sua 
discepola, Anna Maria, siccome il naturale e necessario 
efFetto della liberta illimitata che a' tempi della riforma 
venne conceduta al giudizio individuate, da che gli eccessi 
degli antichi eretici furono ad evidenza i frutti di questo 
distruggitore principio ' A quale altra origine noi riporte- 
remo la bestemmia di Labadie : " Dio puo e voile ingan- 
nare il genere umano, e lo ha efFettivamente ingannato piii 
volte ? » Ammessa frattanto questa empia sentenza , non 
e eccesso , non e corruttela di costumi che 1' esempio di 
Dio non possa autorizzare. Quali dunque saranno i nostri 
sentiment! nell' apprendere die sifFatta e la dottrina de' 
principal! riformatori , e che viene insegnata in termini I 
pill apert! dalla persona stessa d! Lutero ' Ed uno spirito 
capace di concepire tali idee della divinita , qnal cosa po- 
trebbe prodnrre che degna fosse di sottentrare ad un solo 
dogma dell' antica fede ''. 

Ma allora ( cosi il viagglatore ) io era assai poco ver- 
sato nella parte storica e teologica della riforma ; vedeva 
nella dottrina di Labadie bestemraie proprie di lui , ne 
pensava che i cap! della setta avessero potuto sanzionare 
queste empie assurdita. Con un nuovo zelo mi lanciai nel 
cammino divisato. Pensai alia scelta dell' Universita che 
fosse, per cosi dire, il primo teatro de' miei studj, e mi 
deci^i in fine per quella scuola celebre negli annali teolo- 
gici , che ebbe la gloria di produrre un Mosheim , un 
Michaelis, un Ammon , tin Eirhorn; e senza indugi par- 

tii per Gottinga Una lettera commendatizia 

mi procure quivi la conoscenza dei primo professore di 



PARTE BTUANIERA. 29! 

teologia , il sig. Scratchenhach Nfe a lui , ne ad altri 

Jo teneva celata la mia intenzione cU divenir protestante , 
purche studiandone le dottrine , le trovassi tali die dal 
mio intimo sentire si potessero approvare. Un gran numero 
di protestanti , i qnali appartenevano o alia Chiesa lute- 
rana, o alle altre Chiese riformate dell' Alemagna, aveano 
dati esempi di conversione alia fede Cattolica. Questo can- 
giamento sembrava ad alcuni un chiaro preludio di un ri- 
torno generale alia Chiesa romana , ed avea d'improvviso 
scossi dal loro lusingliiero indifferentismo i teologi dell'Uni- 

versita Promettendo io di dare 1' esempio di una 

conversione nel senso opposto , cio non poteva accadere 
in piu favorevoli circostanze. Pertanto il mio nuovo amico 
fu tutto sollecito a svilupparmi lo state e le speranze del 
protestantismo in Alemagna . . . . , a mostrarmi come il 
cristianesiino siasi a mano a mano depurato finche ebbe 
attinta quella forma cosi razionale , sotto cul unicamente 
viene oggidl ammesso dai protestanti illuminati di Germa- 
nia. Essendo io disposto a tutto ascoltare con umile silen- 
zio, le istruzioni di Scratchenbach furono per me a foggia 
di altrettante lezioni. 

Estratto della prima lezione : " Fra il sacerdote e il filo- 
sofo un principio di guerra inestinguibile eccitera una lotta 
violenta ed aperta ogni qual volta Io stato non interporrh la 
foiza del suo jjraccio in favore dell' uno dei due partiti y 
ovvero i due campi opposti non verranno ad unirsi me- 
diante un vicendevole conipromesso in una lega potente. 
Questi sono i due mezzi di stabilire la pace religiosa. I 
sapienti della Grecia e di Roma adottarono per politica il 
primo mezzo , ed hanno ricusato alia ragione il diritto di 
giudicare le quistioni religiose non meno severamente che 
i cattolici stessi. Cicerone era cosi poco razionalista che, 
mentre teneva 1' arte degli auguri in conto di una impo- 
stura , consacrava alia pubblica vendetta chiunque pertur- 
basse la fede dai popoli prestata al rito degli auspicj^ ed 
un Epicuro assisteva alle pubbliche preci per conservare 
il decoro. Finche duro questo stato di cose , i preti greci 
e latini non aveano molto a temere dai filosofi, ne dalle 
loro ostilita ; e di piu, gli sforzi adoperati da alcuni fra 
i pill sapienti Padri per innestare le credenze dei pagani 
sul cristianesinio , hanno contribuito piu che alcnn altro 
motivo ad alternre la <emplice natura delle verita di fede, 



292 API'ENDICE 

e ad avvolger di tenebre ancor piu profonde qnanto esi- 
steva gia di misterioso nelle sue dottrine. Era riserbato 
alia ragione moderna di appigliarsi al secondo mezzo , e 
di provare la possihilita di una lega fra la teologia e la 
filosofia ; lo stato attuale del protestantismo in Alemagna 
da il primo e il piu ammirablle esemplo di quest' esame 
libero e ardito cbe tutto esplora senza timori, di questo ge- 
neroso appello alia ragione siccome arbitra della fede. In- 
vano ne'' primi tempi ardirono i Gnostici ed i Marcioniti 
di promovere c^uest' appello: riposavano gli ortodossi nella 
fede della Chiesa , e questa forte della sua unita , e rac- 
coltisi intorno a se quasi tutti gl' ingegni 1 piii illuminati 
del cristianesimo , ba potuto con sicurezza sfidare gli at- 
tacchi de' filbsofi ed imprimere suUa fronte loro 11 nome 
odioso di eretici. Cosi guarentito il cristianesimo contro T e- 
same della ragione , attraverso il suo primo periodo di 
sofFerenze e di prove , fincbe adottato come religione del- 
r impero , ebbe sostegno e protezione nel braccio secolare. 
In mezzo a questa prosperita la sua unione interiore co- 
mincio ad affievolirsi. Allora si vide imperversare lo scisma; 
allora si destarono controversie violente, sottoposte al giu- 
dizio di vescovi faziosi raccolti in concilj; nei quali la Chiesa 
trionfo in un modo lumlnoso de' suoi avversarj: cosi gli sforzi 
dei dissidenti per sommettere ad una forma nizionale gli ar- 
tlcoli di popolare credeuza non ebbero alcun successo. Ario 
stabilisce i fondamenti di un puro sistema di monoteismo , 
afFermando che il Cristo non e se non una sola natura , 
opera, come tutte le altre creature, del solo Dio delPuni- 
verso. Ne ^rorio insegna cbe due sono le persone iiT Gesii 
Cristo, la persona divlna e la persona uniana. Macedonio 
tenta di espungere dal simbolo cristiano la divinita dello 
Spirito Santo. Ma questi sforzi di elevati ingegni, questi ap- 
pelli alia ragione non produssero altro effetto cbe di rendere 
pill severe le professioni di fede , e di esprimere con ma- 
niere piii limpide le dottrine impugnate. Nei secoli seguenti 
di tenebre e d" ignoranza la Chiesa basto a se sola per 
governare felicemente e senza tumulti il mondo cristiano. 
Tuttavia in mezzo a quelle tenebre compariva a quando a 
quando un cotal barlume che annunziava^ benche da lungi 
ancora, T avvicinarsi di un' era piu intellettuale. Finalmente 
nel secolo decimoquarto , la notte delle eta precedenti co- 
mincio a dissiparsi. Al rinascimento delle lettere la ragione 



PARTE STKANIERA. 298 

seiiibio ribvegllarsl dal suo sonno; e nella espressione de' 
Kentiiiieiiti religiosi si conobbe clie lo spirito del cristiane- 
simo puo essere teiiiperato e svo'to secondo the piii o 
nieuo illuiuinati sono gF ingegni che lo ammettono. ]Ma 
noil ancora si era staliilito quel principio fondamentale , 
che la religlone si debba sottoporre ai diritti della ragio- 
ne, e che il giudizio particolare sia 1' unico giudice e la 
sola guida della fede. Da che fu proclamato questo princi- 
pio , il trionfo della ragione suUa superstizione fu certo. 
Sifl'atto principio introdotto nella teologia cristiana lacero 
tutti i veli del santuario , e pennise all' occhio curioso 
della lilosofia di penetrare i secreti i piii niisteriosi. » 

L' intreccio e le conseguenze di una lezione tanto sin- 
golare gettano il nostro giovane viaggiatore in uno state 
di storiliniento , masssime al riflettere che tali parole gli 
erano dirette non solo da un professore di teologia pro- 
testante , ma , cio che ancor pin conta , dal ministro della 
chiesa di Hanovre. Egli non ignorava il tuono spregiante 
col quale i protestanti di tntti i paesi e di ogni setta si 
esprimono ragionando di quella illustre aduuanza di Padri 
e di Concilj , clie ne' primi tempi circondarono a guisa di 
altrettante torri il cristianesimo , naentre T invlnclbile ar- 
mata del Signore proseguiva il suo cannniiio attraverso i 
secoli. Non fu dunque sorpreso che il professore sdegnasse 
orgogliosamente la sapienza divina di que' prinii lumiiiari 
della verita. Ma quando si avvide che si andavano susci- 
tando ben piii che dubbj sull' azione inimediata di I>io 
nella predicazione del Vangelo , ed erano dlssonanti le idee 
intorno la niissione speciale del Salvatore, allora conobbe 
altresi qual fosse la direzione del suo condottiere , e come 
gia si trovassero amijidue sull' anipia via che guida all' iin- 
menso deserto della incredulita. Ma 1' infatica})ile Scratcheu- 
bach , dopo alcune ore di riposo , cosi ripiglia il suo 111a- 
gistero., 

Estraito della secoada lezione : " Convien confessare c!ie 
sotto molti aspetti Lutero fosse eminenteniente proprio al- 
r opera di distruzione , a compiere la quale era chiamato. 
Intrepido ^ A'ano , testereccio e subito all' ira, dis|)i"egiatiue 
di ogni suo avversarlo , e facilmente esaltato dalle accla- 
mazioni dc' suoi fautori , egli era dotato di passioni pronie 
ognora ad inspirargli disegni arditi ed inflessilnle co- 
etanza neiradcuipirli. Le debolezze ben anco e gli eccessi 



394 ATPENDICF. 

dell' indole sua contrlbuirono al buon esito come le sue plu 
eccellenti qualita. La sfreaatezza medesima delle sue raa— 
niere concilio iu faccia al volgo un vlgore alia sua azione 
pubblica j e aggiungero di piu, se Tardore del suo tempe- 
ramento avesse acceso meno vivameute la licenza delle 
sue passloni , gll sarcblje maiicato uno degl' impulsi po- 
tenti, invincibili, che, a dispetto di ogni decenza , lo bal- 
zarono nella sua camera. II rlspetto medesimo che Lutero 
conservo per un gran numero di errori dell' antica fede , 
sebbene fosse in lui debolezza , giovo potenteraente al suo 
scopo generale. Per tal modo il passaggio dalle antiche dot- 
trine alle nuove sembro meno vlolento; mentre agli ama- 
tori della novita si facevano bastanti concessloni a fine di 
spingersi avanti, si conservava bastante materia affinche i 
veneratori dell' antichita potessero ancor rimirare indietro. 
Ma fra le difFerenti qualita da lui possedute a vantagglo 
di una tale missione , a torto si tacerebbe la sua privata 
vocazione ad essere buon compagno di mensa \ fra le ca- 
gioni della sua influenza, questa non fu certamente la meno 
popolare. II suo umor gajo , il suo amore per la musica , 
gli aneddoti popolari intorno il suo faraoso ciotolone a due 
pinte , le sue arguzie e bufFonerie , ecc. , tutto insieme ten- 
deva a dlvertire e intrattenere il pubblico. Anche oggidi 
la sua riputazione di amator di piaceri e di vita lauta so- 
pravvive e continua ad animare i nostri Ijrindisi. Tale e 
il seguente: 

S)*rum fio^ct an , 

Unb ftn^et bann, 

58q^ 9)?artm Sutet fpri^t: 

Coro. 5Bcc nt^t fie&t 28etn , 58ei& unb Oefang , 

Scr 6Ici6t cin 9?arc fcttt lebenlang, 

Unb 3^aircn ftnb wir ni^t (i). 

Scratchenbach prosegue la sua seconda lezione : " Se il 
nostro riformatore si fosse limitato a cio die la prudenza 
richiedeva, la necessita del momento avrebbe potuto escu- 
sarlo, ma noi siamo in diritto di chiedergli ragione degli 



(i) Si accostino i bicchieri, beviauio e cantiauio cio die diceva 
Martin Lutero : « Quegli die non ama il vino , le donne e la 
» mu»ica , resta folle tutta la vita; e noi non sianio folli ». 



I'AHTE STRANIERA. 2qS 

omaggi ver.iincute gratuiti cli' egli rese all' assurdlta. Per- 
ciocche malgrado il libero esercizio della ragione cui sa- 
peva diffondere cosi vivamente, non solo ammise in tutta 
la sua estensione la dottrina della primitiva Chiesa riguardo 
alia preseuza reale nell' Encaristia , ina altresi ebbe 1' au- 
dacia d' Introdurre nella Chiesa sua qiiello strano concetto 
del suo cervello , meta cattolico , meta luterano , al quale 
diede il nome di consiihstanziazione. Egli e evidente che 
siffatta dottrina fu inventata meno per essere creduta che 
per essere discussa ; percio , dopo aver servito per qual- 
che tempo a un tale disegno , ora e caduta nell' obblio. 
Che anzi (//' tutti i punti di dottrina da lui introdotti, 
come riforinatore , nemineno tin solo sopra\^'isse fino al 
di d' oggi presso al protestanti che portano il suo nome. 
A' suoi stessi giorni egli vide il disfavore in cui cadeva la 
sua teoria della giustilicazione per mezzo della sola fede 
senza le opere , che nondimeno egli riguardava come il 
fondamento della sua riforma religiosa. Era questa una 
vecchia fantasia de' Gnostici , che Lutero tento di ridestare 
con pessimi augurj; giacche, appoggiato a quel principio, 
Amsdorf , il suo favorito discepolo , non dubito di afFer- 
mare che le buone opere sono anche un ostacolo alia sa- 
lute ; e Agrippa , altro de' suoi discepoli , rinunziando per- 
fettamente alle obbligazioni della legge di Dio , insegno 
che il precetto di far buone opere era un comandamento 
giudaico, e non cristiano. Un altro articolo tolto a prestanza 
dal gnosticismo , fonte comune di quasi tutti i suoi dogmi, 
e la schiavitii assoluta e la ni\llita dell' umano volere fino 
al paradosso che Dio e autore del peccato dell' uomo. Se 
non che , cedendo poscla ai prudenti consigli de' suoi ami- 
ci , consent! clie s' inlroducesse nella confesslone di Augs- 
bourg un articolo il quale riconosceva la liberta dell' umano 
arbitrlo cosi pienamente , che molti credettero di rawi- 
sarvi qualche tendenza al semipelaglanismo. Quasi non al- 
tro destine ebbe il dogma deW ubiquita , nel quale egli so- 
steneva che il corpo di Gesii Cristo e in tutti i luoghi. In 
fine cosi avvenne di tutte le altre dottrine di Lutero; onde 
apparisce che sebbene egli fosse rlccamente dotato di un 
fiero ed energico valore per assalire e distniggere , rima- 
neva pero sfornito interamente di qiicllo spirito provide 
di riforma, che, dissipando le nubi del passato. sa in- 
trodurre una luce durevole per V avvcnire. 



2()ft APPENDIGE 

» Calvino introdusse ua sistema ben piii solldo i molte 
delle sue dottrine vivono tuttora quasi sotto la medeslma 
forma. Zuinglio fece di piu ^ 1' aspetto tutto razionale che 
diede al dogma della Ccna, rappresentandolo come un sem- 
plice memoriale della morte dl Cristo sotto i simboli del 
pane e del vino, e quello in cui cospira la piu considere- 
vole parte delle chiese protestanti. Ne questo e il solo trionfo 
dello spirito filosoiico di Zuinglio. Per lui il rito del batte- 
simo fatto sgombro di tutti i maravigliosi elFetti che la super- 
stizione gli avea attribuiti , ebbe una forma cosi semplice 
che Sociniani , Unitarj , e alcuni pure dei teologi inglesi i 
piu distinti uon duljitarono di presto adottarla. Semplice 
e pure la regola da lui stabilita riguardo alia interpreta- 
zione della Scrittura : in virtu di essa , qualora le voci 
prese letteralmente implicano qualche cosa di contradditto- 
rio o di non conciliabile colla ragione , si deve rlsolvere 
la difficolta ricorrendo al senso metaforico. Cosi, a cagion 
d' esempio , quando Cristo, instituendo I'Eucaristia, prese 
del pane, e disse : " Questo e il mio corpo » ; tali pa- 
role pronunziate in una occasione tanto solenne furono cer- 
tamente intese da' primitivi cristiani nel loro senso lette- 
rale e proprio , come Cristo le avea pronunziate egli me- 
desimo ; e il miracolo che allora annunziava , del doversi 
perpetuare in tutta la serie dei tejnpi , ebbe luogo durante 
pill di quindici secoli nel simbolo di tutto il mondo crl- 
stiano. Ma il geiiio filosoiico di Zuinglio penetro il senso 
fallace che agli occhi degli Apostoli stessi avea fatta illn- 
sione, e coll' applicare la sua regola luminosa, dimostro 
tutto aper to , die Cristo dicendo del pane: Questo e il mio 
corpo, avea voluto dire: Tal cosa significa, ovvero tal cosa 
€ il segno del mio copo. Sebbene poi Zuinglio non abbia 
esteso egli medesimo quel suo principio oltre 1' Eucaristia 
e il Battesimo ; i suoi successori pero naturalizzando la 
fede sempre piu , lo applicarono ad altri misteri che non 
si potevan raggiugnere col lume della ragione uniana. In 
fatti lo stesso principio die pose Zuinglio in grado di sot- 
trarre il cristianesimo al dogma maraviglioso della presenza 
reale, servi egualmente a Socino per rovesciare la divinita 
di Gesii Cristo e tutto V intreccio cosi complicato di mi- 
steri che dipendevano da tale credenza. Da questo punto 
le dottrine anti-trinitarie fecero progress! considerevoli: 
la riforma che si adopera a degradare continuamente la 



PARTE STKANIEHV. 2f)- 

natura ill Ciisto, comincio a porla ncH'ordine suhoicUnato, 
ma ancora celeste clie gli Ariani le aveano assegnato; indi 
essa discesc ad una regione njcdia tra la celeste e la ter- 
restre del sociniaiiismo , e poi con discesa aiicor piii ra- 
pida giiuise alia coiidizione piuainente umana , clie le as- 
segna il siuiholo degli Uniiarj : ivi si aiinicliila tutto il 
inistero. Cosi, stabilita la seiiiplice umanith della iiatura in 
Cristo , si dispose in una maniera egnalmente razionale 
della terza Persona della Trinita. La conclusioue alia quale 
pervenncro i riformatori sociniani fa , clie lo Spirito Santo 
non sia altia cosa se non la potenza, 1' energia di Dio, e 
die j>er conscguente non sia una persona , ma siljljene nn 
attrijjuto. Or qnesto esito fortunato , e gli efFetti piii for- 
tunati ancora clie ci promette 1" avvenire , noi lo dobbia- 
mo al gran principio della riforma , clie sommette T inse- 
gnainento della fede al tribninale della ragione , e convien 
dirlo a gloria dell" ardito e filosolico Zuinglio , che fu desso 
il primiero ad esporre francamente qnesto principio nella 
sua piena estensione. A qnesto medesinio principio dolibiamo 
lo stato attuale del mondo cristiano^ da qui deriva quella 
calma lilosofica , o come i fanatic! si compiaciono di cliia- 
marla, cpeW indifferentismo, cbe succedette alle controversie 
amare e violente che altre volte sconvolsero I' Europa^ da 
qui gli avversarj delia divinita di Gesii Cristo non hanno 
piu a temere, come dianzi, la prigionia o il patibolo ^ essi 
j)ubblicar possono in tutta liberta la loro dottrina, e pas- 
sano ancora per cristiani. Nessuno percio meglio di Zuin- 
glio produsse frutti piii copiosi pei secoli avvenire ; men- 
tre Lntero stesso , per la sua temerita e intoUeranza, per 
r amarezza della sua poleinica , per le sue ambiziose e 
contraddittorie pretensioni nelT esercitare il giudizio indivi- 
duale da lui medesinio proclamato, non lascio dope di se 
altro monumento diirevole che il solo suo nome ; e raen- 
tre Calvino, dopo avere rigettati, o piuttosto espilati i piii 
antichi misteri del cristianesimo , loro ne sostitui altri in- 
teramente sconosciuti airantichita, contraddicenti al carat- 
tere stesso ed agli attriliuti di Dio. 

» II principio della riforma dianzi accennato manifesto 
pienamente il suo potere e la sua forza in Alemagna, 
dove col sommetterc 1' interpretazione delle Scritture al 
solo Inuie della ragione si va operando nn cangianiento 
profondo e radicale per modo che ogni giorno invade ed 

Blbl. Ital. LXXIII. 2c 



29B A P P K N D I C K 

altera senipre p'lu tutto il sistema delia fede religiosa. Le 
Chiese dl Alcmagaa, altre volte si zelanti per rinfiiUiln- 
lita della Scriitura , rigettano oramai qualsivoglia iaspira- 
zione, e in tutto il corpo delle scritture, dal lore coniin- 
ciamento fino al terniine, non veggooo altro che una serie 
di documenti senza dubljio rispottahili , ma con tutto cio 
timani, e per conseguente falliljili: ormai una teologia piu 
severa e piu ardita ncUe sue ricerche ha infranta ogni 
connessione fra Tantico e il nuovo Testamento , e le pro- 
fezie fin qui intese del Salvatore , non le spiega se non 
della condizione futura de" Giudei. Le circostanze miracolose 
narrate dalle Scritture ebraiche , le quali sembrano ricliie- 
dere un intervento diretto della divinita nolle cose di quaggiu 
sono prese per figure e sogni giudaici. La stessa narrazione 
che Mose ci presenta intorno la creazione e la caduta del- 
r uomo 5 fu tacciata di avere i caratteri i piu evidenti di 
una finzione mitologica. Furono pur dissipate alcune illu- 
sioni rlspetto al nuovo Testamento. I nostri teologi han 
dimostrato clie la maggior parte deile epistole in esse con- 
tenute forniicolano di crrori grossolani , e taluno si accinse 
a provare che non solo le epistole , ma altresl il Vangelo 
di san Giovanni erano produzioni gnostiche di quei tempi. 
Che piu ? II diritto che aver possono alia nostra fiducia i 
tre altri Evangel! e or divenuto duTjbioso , da che alcuni 
critici impresero a provare , che siffatti evangeli non fu- 
rono composti dagli scrittori de' quali portano il nome , 
ma che furono trascritti , ovvero tradotti da documenti 
antefiori. Per tal modo i jirotestanti giunsero al punto di 
ignorare se 1' unica guida della lor fede non sia un docu- 
jneato sospetto ed erroneo , non potendo, per rimovere un 
61 penoso dubbio, rivolgersi alia tradizione che la Chiesa 
cattolica impiego costautemente per difendere e interpre- 
tare le Scritture , persuasa che le e necessaria questa lu- 
minosa face per ben dirlgere i suoi passi nel cammino dei 
secoli. 1\I^ comuaque decider si jjossa la quistione che 
volge suir auteiaticita di que' dociimenti , il nostro metodo 
di sciogiiere tutte le assurdita e le inconseguenze della 
/dottrina e tanto senipllce quanto possentc. Egli consiste 
neir ammettere che sopra molti puntl il Cristo si e pre- 
stato egli stesso ni jjregindizj ed r.'.la snperstizione dc' suoi 
nditori : dai fatti c pcrmcsso di argonjcntare agli iasegna- 
;penti i percio ogni qaal volta i precetti cvangelici non sonq 



PARTE STRANltUA. J(J() 

coiifornii alia sana ragione, noi li niodificliiamo , aUribucn- 
dogli alia stessa jiolltica di circostanze. Per tal modo la 
parte dottrinale del Nuovo Testamento esscndo disciolta 
dal suo irraZLOnaUsmo , non altro rimane die di concUiare 
colle It'ggi della natura e della ragloiie i fatti i qnali sem- 
hraiio derogarvi, come i miracoli ed altri niaravigliosi rac- 
conti. II solo fatto che ancora conserve cjualclie impcro 
snlla nostra fede e il gran niiracolo della risurrezione di 
Cristo, A credcr la quale sentesi inclinata T nniaiia natura 
a dispetto di ogni raziociriio. Finalmcnte basti il dire, che 
in questo paese ( coiuprendendovi la Svizzera ) , clie vide 
il nascimento , i progress! e gli eccessi della rifonua, e 
dove r intoUeranza protestante un tempo ba immolato vit- 
tiuie , in questo stesso paese non solo la Trlnita , ma al- 
tresi tutte le dottrine legate a questo niistero, la Incarna- 
zione , la Redenzione con tutti i misteri die I'accoiiipa- 
gnano , fitrono riiiutate dal maggior nnniero de' protestanti 
qnali luizioni ed assurdita indegne di figurare nel loro 
simbolo. E cio the e pure straordinario , da pochi anni 
si e stabilita una lega fra le due principali sette della ri- 
forma , die i piii ritrosl persuade della calma pienissima 
dal razionalismo prodotta. Ora il mondo contempla lo spet- 
tacolo ediilcante della Cliiesa Interana, nata ed ingrandita 
nella discordia come nel proprio sno eleniento , e della 
sua antica e odiatissiina nemica, la calvinistica , le qnali 
or si dividono amichevolinente gli stessi tempj , gli stessi 
minlstri , lo stesso siml^olo. Ottimo mallevadore di tale 
Concordia e lo spirito di nna franca ragione , che seppe 
emanciparsi da ogni oscuro e poco carltatevole mistero. A 
Zuinglio, mi compiacclo di ripeterlo, si debbouo tali risul- 
tamenti. II cupo dogma del peccato originale che deriva 
chiaramente dal manichelsmo, fit una delle dottrine da lui 
rigettate ^ negando egli che il battesirao rimetta alcun pec- 
cato , nego pure che vi fosse ixn peccato originale da n- 
mettcre. Da cio quali conseguenze! II suo cosi largo sistema 
di salute lo induceva a credere, die nell' adunanza de' Beati 
incontrar si deljliano i Socrati, gli Scipioni, i Catoni, mi- 
sti e confusl con Mose, Isaia e la vergine Marian lo in- 
duceva ad immaginarsi nel seno della celeste societa alcuni 
semldci , quali sono Ercole e Teseo , ed a collocare alia 
testa di tuili Adamo e Gesii Cristo stcsjo " 



300 APPENDICE. 

Le Iczloni di Scratchenbach sono gluntc al loro tcrmi- , 
ne. Nel contcmplare un quadro cosi strano del protestan- 
tismo in Alemagna, nel riassumere questo simbolo d' infe- 
delta quale fii pi'oniiuziato dai ministro razionalista ^ il no- 
sti'O viaggiatore si ricliiama fra il suo stupore immenso le 
parole di un protestante stesso , che il primo passo fatto 
per sepnrarsi dalla Chiesa di Roma e il primo passo verso 
I' incredulita , e confessa a tutta prova le stravaganze alle 
quali conduce la presnnzione di aJjbandonare le Scritture 
air esame Iib<jro e sregolato della ragione. In questo men- 
tre e interrotto da una lettera di Miss'*'**. Essa gli cliiede 
il favore speciale di arriccliire il suo album delle notizie 
che luai si ]iotessei-o raccogliere " intorno quelle donne 
favorite dal Cielo , le quali, all' aurora della riforma , gu- 
starono la gloria tanto invidiabile di essere le spose dei 
rifonnatori , e ottenuta cosi una parte nei loro atFetti, di 
addolcire i travagli di que' primi operai nella grande e 
fertile vigna del Signore. n La coaimissione della vezzosa 
calvinista e prontamente adempiuta. Ecolampadio , primo 
prete die mise a profitto quest' era di liberta , sposando 
una giovane e leggiadra donna , e segnando agli altri un 
cammino cosi attraente , provoca le festive parole di Era- 
smo , cioe che " alcuni chianiano il luteranismo una tra- 
gedia :, quanto a me , io la chiamo una commedia , della 
cjuale lo scioglimento e in generale un matrimonio. » II 
severe Calvino , egli stesso , non sa resistere a questa se- 
duzione , e sposa la vedova di un anabattista da lui con- 
vertito. Martino Bucer , gia religioso domenicano , sposa 
successivamente tre donne , delle quali una era stata re- 
ligiosa , ed un' altra ebbe gia unione con Lodovico Cella- 
rio, poi con Ecolampadio, e poi con Capiton, attivissimo 
riformatore. Mentre Bucer pensava che tre donne succes- 
sive fossero un privilegio sufficiente per se stesso , conce- 
deva al landgravio di Hesse il diritto , un po' ineno ordi- 
nario presso i cristianl, di avere due niogli simviltaneamente. 
Martin Lutero sposa Caterina di Bore, fuggita un venerdi 
santo dal suo convento con otto altre religiose. L' unione 
del grande eroe della riforma con cpiella giovane belta 
riempie di dolore e di vergogna il protestantismo. Lutero 
stesso se ne reputa avvilito , poi ripreso F antico ardii-e , 
attribuisce alia Provvidenza 1' impulso per quelle nozze. 
Siccome V epistola di saa Paolo ai Galati era nelle divine 



PARTE STr.\NIER\. 3o I 

Scrittnrc hi sua parte favoi-ita, godeva dl osprimcre la sua 
ardente aniniiraziono per essa dicendo che sposata avea 
queir epistola , e che essa era la sua Caterina di Bore. 

Anoddoti sHlatti ributtano lo stesso narratore : egli rav- 
visa ill tali riformatori i piu grossolani ipocriti , die ne*" 
loro scritti lacendo professione della piu sublime santita , 
si mostraiio nella loro condotta brutali, intrattabili , pieni 
di amor proprio , soggetti in mille circostanze alia piii vol- 
gare superstizionc , c animati da uno spirito di discordia, 
che poi trasmisero come triste eredita ai loro settarj. Frat- 
tanto ecco i tuoi numi , o protestantismo ! ecco gl' idoli 
che r eresia ha eretto in luogo dei santi e dei dottori della 
fede ! I nomi di questi apostoli della menzogna , come di 
ogni anteriore eresiarca , rimasero qual nota d'' infamia 
scolpiti sulla fronte dei lor adoratori, onde uscirono mille 
e mille discordi interpreti delle Scritture. Solo riguardo 
alle semplicissime parole: << Questo e il mio corpo»;, un 
autore coetaneo del Bellarmlno non conto meno di due- 
cento interpretazioni diverse , e tutte faljbricate dal tanto 
applandito giudizio individuale. Percib a pieno diritto vuolsi 
accusare la prevenzione o 1' ignoranza di coloro che osano 
tuttavia gridare: " La Bilibia, tutta la Bibbia, e non altro 
clie la Bibbia);, veggendo noi come i primi fautori di quel 
grido , che la lettura della Bildiia sola dichiarava bastante 
a scoprire la diviua verita, non abbiano potuto premunirsi 
dal non cadcre in dispute violente ed infinite intorno il 
senso di un testo formato di voci cosi semplici e chiare. 

Le lezioni del professore Scratchcnbacli, o il nuovo co- 
dice jies;atii'0 del cristianesimo da lui esposto non e se non 
una debole e fredda rappresentazione della verita. Temcndo 
di troppo scuotere un neolito nella scuola del lazionali- 
smo , avea taciute piu che a mezzo le empieta del suo si- 
stcma , e per 1' onore della sua unica sovrana , la Ragio- 
ne, si era dato il pensiero di velare la maggior parte delle 
sue del)olczze e follie. Ma nella lirama di troppo riclamare 
in favore di Zuinglio , non abljastanza diniostro come i 
snoi confratclli di GinevTa e di "Wittemlaerg aljliiano con- 
trilmito alia grandc rivohizione religiosa. La Cliiesa lute- 
rana divisa ben presto in una moltitudine di sctte vide 
Dgauna di esse allerrare ([ualche |>arola del suo fondatore 
«'ome un scgnale di fazione, e le assurdita le piii evident! 
orano difcse colhi fedeliii la piu disperata. L" ostinatezza 



/ 



3oa A r r t N D I c E. 

Interana aei proteggere il proprio partito cd una ficra iti- 
tolleranza per ogni altra dottrina non consentanea recarono 
al cristianesinio fatali ruine. II calvinismo spiego un'indolfl 
pill mite e temperata , ma d' altroude iiel sno spirito oc- 
cnltava una sorgente troppo feconda di principj immorali 
e aatici-istiani, ccl rappresentarci la divlnita siccome qiiella 
clie ordino deliberatamente il peccato e la ruina doll" uo- 
mo, e clie e 1' autore tanto della tentazione e della caduta 
di Adamo quanto della sua esistenza ;, col ])romovere il 
diaproc;io pei priiui dottori della fede mediante la profes- 
sione d' idee sti'anamente nuove intorno al linero arbitrio, 
Ja elezione e riprovazione degli nomini. Finalmeiite il si- 
stema di dottrina preconizzato iiel sinodo di Dordrecth non 
tardb a vedere lo scetticismo svilupparsi apertameate presso 
coloro clie professavano il protestantismo. Allora nn Her^ 
bert comincio ad insegnare clie la religlone naturale e snf- 
ficiente e perretta, nn Hobbes prevenne i teologi alemanni 
de" nostri 2;iorni, cjettando dulibj suirantcnticita deir antico 
Testamento e suH'autorita divina del Nuovo, e lascio sfug- 
gire altresi quel primo sentore di dubliio suU' esistenza dl 
nn Ente Supremo , clie ben presto raccolto dal fosco in- 
telletto del suo contemjioraneo Spinosa, produsse Tateismo; 
nn Bekker, teologo alemanno, travolse in racconti mistici 
ed allegorici qnanto risguarda Fazione de'buoni e de' ma- 
ligni spiriti; un Peyrere, protestante francese, stabili T esi- 
stenza de' preadamiti e travolse egli pure alcuni niiracoU 
deir antico Testamento; un Meyer, razionalista di Amster- 
dam, col proporre la Filosofia interprete della Saittura, fa 
auspice, per cosi dire, della grauuale discesa della tcologia 
ad nn sistema d'incredulita clie caratterizza la vita svene- 
Tole della Chiesa d'Alemagna, durante il secolo decimottavo. 
Mosso da questo dolente spettacolo il nostro viaggiatore 
determina di preferire il cattolicismo e la poverta ne'ri- 
manenti suoi giorni al protestantismo ed alle vistose ren- 
dite di Ballymudragget. Egli ritoi'na in Inghilterra dove 
si applica a conosccre la condizione e la storia del pro- 
testantismo nella gran Bretagna. L'eguale spirito d'interesse 
e d" ipocrisia che caratterizzava i motori della riforraa in 
Alemagna , si mostro con nn^attivita piu intensa e piii ri- 
liuttante ancora ne" fondatori della riforma anglicana. Non 
sono minorl i cangiamenti dl dottrina che nell' uno e nel- 
r altro paese dovette successivamentc povcoiTere il nuovo 



PAUTE STRANIEUA. 303 

Bimbolo dl fede. Solo presso i jirimi riformatori anglicani 
non si scorge qnello spirito contenzioso che presso gli 
Alemamii foce dcUa teologia uii' arena tli discordia ; ma 
la ragione e tanto facile a rilevarsi quanto umillante. La 
Chiesa angllcana, prostrata dinanzi al trono, noii avea vo- 
loiita lie opinionl se non al ceuno del nionarca; la sola 
sua alternativa era di credere cio civ eg I i dettava, e di 
tacersi. Per questa cagione fiirono vednti ipocriti tristi, i 
quali difeiidevano per via di persecuzioni la causa che nel 
secreto del loro cuore odiavano. Era rlserljato a Latimer 
e a Cranmer , a qnesti santi della Chiesa anglicaiia , di 
condannare al fnoco cristiani di cui questi carnelici appro- 
Vavano le opluioni. Non niinore nei due paesi fu 1' ab- 
bandono delle virtii morali , durante il primo secolo di 
quelle grandi innovazioni. " Gli idoli , cos\ scriveva un in- 
signe protestante alemanno , furono rovesciati ; ma si ado- 
rano gl" idoli de' peccati. Si nega il primato del Papa;, ma 
molti piccoli papi si sono costituiti. Si sono abrogati i 
vescovl f, ma i ministri sono stabiliti o congedati a capriccio. 
La simoiiia fu abbattuta; ma chi e mai oggigiorno clie riiiuti 
una borsa d'' oro ? Si e rimproverata a''monaci i'indolenza, 
come se vi fossero grandi studj nelle nostre Universita. Si 
sono disciolti i monasteri per lasciarli voti, o per fame ri- 
cetti di bestiami. Le pregbiere canoniche sono abolite ;, ed 
ora non si prega piu del tutto. Si sono lasciati da un canto 
i pnbljlici digiuni ; ora i coniandamenti di Dio non sono 
consldernti se non come inutili parole. Nulla dico delle be- 
stemmie e degli adulter], delle rapine, ecc " E quanto 
alia fatale influenza del protestantismo sui costumi inglesi, 
Camden parlando del tempo di Edoardo VI scriveva, clie 
" un' avarizia sacrilega avea invaso con avidita tutta la 
rendita della chiesa , che collegi , ospitali , tutti i soccorsi 
consacratl al poveri furono conslderati come cose super- 
flue ; che r ambizione e P invidia nella nobilta, la presun- 
zione e lo spirito di ribellione ncl popolo , sallrono a tale 
punto di stravaganza che riagiillterra parve evldentemente 
possednta da frenesia. •> Nel mezzo di questi disordini , si 
vide impugnata anche la dottrina della prcsenza reale , a 
cui la Chiesa angllcana manifesto per lungo tempo la sua 
adesione ; e la moltipliclta delle settc rlvelo chiararaente 
come il protestantismo sia fecondo in division di partiti. 
L' Inghilterra puo ben maravigUare sopra se stessa, di 



3C4 A r V E N D I C E. 

essere oi'a dlvcnuta anabattista , antinomiana , armlniana , 
sociniana , ariaiia , anti-scripturista , ricettacolo in breve 
cF ogni pill strano ed empio sistonia. A' suoi lilieri pensa- 
tori, molto pill che a' lilosofi fraiicesi, deve attribiiii-e I'Ale- 
niagna il suo primo impulso airincredullta. L'eresia stanca 
de' snoi proprj capricci e delle sue continue variazioni , 
ne pill risvegliata da qiiella falsa energia che alti-e volte 
le coiminicava lo spirito di controversia , si al)l3andona al 
letargo di cjuella indifferenza che precede T estinzione di 
ogni fede. Da cio i funesti lamenti dei vescovi anglicani 
sulla irreligione delle alte classi , e le funeste dipinture 
che fanno i missionarj di quelle contrade intorno la deso- 
lante corruttela del popolo. Intere provincie sono parago- 
nate, in fatto di lumi inorali, a vasti e spaventosi deserti; 
interi popoli si dicono ravvolti da orrida notte intellettuale. 
D'un paese e pur detto, che si deljbe riputare pel piu dete- 
stabile cli'esista sotto i cieli : " perciocche uomini, donne 
e fanciulli sembrano glorificarsi di bestemiuiare il Signore. >i 
Finalmente il nostro Gentiluomo irlandese e nella sua 
terra nativa, pieno il cuore della pid viva gratitudine verso 
la Provvidenza che veglio sopra di lui durante la tenta- 
zione cli' ebbe a combattere. Riconosce che tutte le eresie 
€ bestemmie , che fin dalla prima comparsa del cristiane- 
simo uel mondo si elevarono in guisa di fantasmi intorno 
il suo camiuino maestoso , provennero dallo stolto orgoglio 
di aljbandonare la Bib1)ia alia libera .interpretazione del 
giudizio individuale. Ammette che non e sempre agevol 
cosa il comprendere il senso delle scritture , che esso non 
rare volte e coperto da oscurita, clie dispute di vario ge- 
nere si possono ad ogni tratto suscitare intorno ad esso. 
Qual cosa rimane dunque al protestante avvezzo a non 
amniettere altra regola di fede che la parola scritta? Clii 
potra illuminarlo per entro alia discussione dei testi ? La 
Scrittura stessa' Ivi se ne tace. La tradizione e la Chiesa? 
Questi sono testimonj puramente umani che all' occasione 
si disprezzano. L' erudizione e le ricerche critiche ? Queste 
alia niaggior parte del mondo cristiano sono iinpossibili , 
e d' altronde non fecero che moltiplicare i dublDJ. Cosi il 
protestante dopo avere ondcggiato fra mille incertezze , 
scorge talvolta la sua fede dipendere da difFercnti lezioni 
di manoscritti , e fin anco dalla posizione di virgole e di 
punti .;, cosi ad ogni passo si allontana dal cristianesimo , 



PARTE STRANIEIli. 3o5 

c mira il siniljolo tie' suoi patlri svanire fra le sue mani 
qual nioneta fittizia e senza valore. 

Ben diversi sono i fondamenti sopra i qnali la Gliiesa 
cattolica appoggia la sua fcde. Tenendo essa la santa Scrit- 
tura in una niano, segna coll" altra T antica autorita della 
tradizione. La dottrina " insegnata dai Santi >; noiTabbia- 
luo i-icevuta sotto la sanzione di questa autorita. Da questa 
sorgente apostolica la Chiesa, gia stabilita prima che una 
sola voce del Nuovo Testamento fosse posta in iscritto, 
vide a se derivare per tutto il corso de' secoli T incorrut- 
tibil deposito di nostra fede. La fiaccola della tradizione 
trasniessa nella sua origine da uomini inspirati da Die, 
e conservata di secolo in secolo, arde tuttora fra le sue 
niani , e spande sul suo cammlno uno splendore dolce e 
salutare. Essa per tanto e la scorta die arreca pace ad 
un' anima lien convinta che la ragione umana, la quale 
anclie negli affari di quaggiu e una guida imperfetta^ e per 
le cose celesti un'arbitra temeraria ed insensata, e ben con- 
vinta pure ch'' e d'uopo riposare alPonibra de' santl misteri, 
egualmente lontano e dalP empieta che insulta alle loro 
tenebre, e dalla fede imprudente che vorrebbe penetrarne 
gli arcani. Da tutto cio nasce spontanea la conclusione , 
alia qitale e d' uopo che ognuno si arresti. " Cattolico o 
deista , diceva Fenelon , non esistc altra alternativa. >i Lo 
spettacolo che oggidi presenta il mondo cristiano piena- 
mcnte conferma una tale sentenza. 

Abbianio esjiosto ai nostri Icggitori lo spirito dclF opera; 
noi pure vorrciumo che per onore dell" umana ragione 
queste follie rehgiose fossero meno strane e deformi f, ma 
come prima si consultino i principali oracoli del raziona- 
lismo , ogui lusinga riesce vana. Sebl^ene non alia ragione 
rettamente invocata , ma all' orgoglio che ne usurpa i di- 
ritti, e nuoce all' intclletto, ed all' impero dclle passioni 
non dubitiamo di ascrivere tutte le accennate illusioni. La 
ragione , questa scintilla dell' eterna luce che risplende in 
noi , potrebjje mai disdegnare le verita celesti , che attesa 
la certezza della loro origine e 1' indubitata tradizione di 
tutti i secoli fino a noi , presentano un' identita di prin- 
cipio coiridea stessa di un Dio rivelante ' L'uomo, prodigio 
di contraddizioni , che da generosa ed occulta forza spinto 
in sublime pur rade vilmonte il suolo, c del tcrrcno fango 
s" imljratta , perche dovra torcerc lo sguardo da quella via 



ZoG A p r E N n I c r. 

die lo conduce a sciogliere T enigma di se stcsso , ed a 
racco<^liersi in quel centro di vita , da cui un fatale errore 
lo avea dipartito' Perclie mai, a questo effetto, non vorrii 
ne colla sua fede abbracciare , ne coll' opera adeinpiere 
cio die il divino Rivelatore gl' impose ? Se un profondo 
velo impenelrabile copre piu cose proposte dalla fede , 
non per questa sola cagione si debbono esse riliutare da 
noi. Non e identico il dire die una cosa sia falsa , perche 
oscura e superiore alF umana intelligenza , e che sia alia 
ragione contraria, perche essa non la puo colle sue forze 
comprendere. La sola ripugnanza , la sola contraddlzione 
non e conciliabile colP nmana ragioiievol natura :, percioc- 
clie essa non puo nello stesso tempo comporre o identili- 
care due idee fra loro opposte, e se aminette Tuna, e 
forza die escluda faltra; ne la divinita die tale la formo, 
potrebbe altrimenti volere, senza alterare o distruggere le 
eterne immutabili norme da lei medesima impresse. Or 
quale ripugnanza e coutraddizione si scopre negli stessi 
piu profondi misteri della religione, perche, secondo il pro- 
fessore di Gottinga, la ragione vi si debba rifiutare, e la 
natura del mistero svanisca? I misteri non sono proposti 
air uomo perche entro 11 penetri , ma perche fede vi pre- 
sti ; e i motivi di loro credibilita non vengono dalla per- 
cezione dell' intelletto , ma dalla veracita di un Dio che 
li propose , e nel quale tutto e vero bendie profondo ed 
ignoto. Ne d'altronde potranno i razionalisti giammai di- 
mostrare che neirindole de' misteri un'idea escluda I'altra 
e distrugga, onde sarebbe rijiugnanza. 

Rispetto alio stesso dogma della Trinita , quail para- 
logisml ci si pongono avanti dai nemici della rivelazione 
per abbatterne le fondamenta ! Chi mai de'cattolici difende 
nello stesso soggetto e sotto gli stessi rapporti il numero 
ora uno , or trino ' dicendosi T unita della natura divina , 
la trinita delle persone , non della natura insieme e delle 
persone , non e forse un dire che diverso e 1' aspetto , nel 
quale intendono i cattolici la diverslta del numero , e che 
non essendovi coincidenza , non vi ha pure ripugnanza? 
Laonde noi abbiam sempre tenuto in conto di celia lo 
scioglimento, die di questo gran dogma ci porge il chia- 
rissi)iio signer Sismondi, troppo geloso difensore del pre- 
tcsi diritti dell' umana ragione. " A me die importa, egli 
cosi riiictte , che il Trinitario dica a vicenda Gesu Cristo 



PARTE STR/VNIER.V. 3o7 

p lo Spirito Santo, nicntro io V Eute infmito lo chiaino 
sempre Dlo ' Sotto qnalunquc noine diverso si glorifichi 
tin noi qnosto Entc, non mi persuado io forse ch' cgli 
ci intende ' Forss piglio scandalo da cio clie gli Alemanni 
lo chiamano Gott e gli Spagnoli Dios ? » {Revue eticyclop.y 
jnrivicr 1836.) Grande sventura , chc la lingua semitica , 
la lingna universale antidilnviana non sia dnrata dopo Ic 
ac(jnc del fatale sconvolgimento fino a noi ! Non avendo 
mai esistlto ne la favella tedesca , ne la spagnola , e si- 
milmente ne la greca, ne la francese , ne^ Titaliana, Iddio 
si sarelilje cliianiato sempre con un solo ed unico nome , 
c nissnno avrehlje sognata la Trinita ! 

Con torto non minore si appongono i vazlonalisti alIorcli(> 
non cnrano , o con supcrbo disprczzo rigettano 1' autorita 
dei Padri. Certamente il cattolico non ama le deificazioni 
come coloro si vanno imniaginando. Ciascun Padre preso 
individnalmente, e spoglio d' ogni altro rapporto, poteva 
con ragione professar di se mcdesirao Pantico detto: Homo 
Slim: liumani a me nihil alienum puto. Malgrado cio, nello 
spirito di tntti i sapienti e nel cuore di tntti i fedcli fu 
sempre akissima la venerazione verso questi esimj maestri 
delle doftrine a noi derivate dalPalto, maestri die appar- 
vcro snlla terra come spiriti celesti , e clie non solo per 
Peininenza del loro ingegno , per le lore assidue niedita- 
zioni e faticlie nello studio della religione, ma ancora piu 
per la loro profonda umilta meritarono di penetrare le cose 
clie JdcUo ha nascoste ai saggi e pnidenti , ed ha manifestate 
ni piccoli. Laondc se noi li consultiamo , se riposiamo sui 
loro inscgnamenti , non e efFetto di pregiudicate opinioni , 
ne povcrta di consiglio ^ percioctlie e lo stesso clie rivol- 
gcrsi ai piu illuminnti disjiensatori della parola eterna del 
Vangelo, Pantorita de" quali non pno essere fra gli nomini 
maggiore. Havvi di piu: lo spirito di Dio avendoli visibil- 
mente suscitati a quando a quando per la difcsa della sua 
fede , ed esponcndo essi ne' loro scritti il testimonlo della 
dotfrina cite professata veniva nelle singole Cliiese alle 
quali appartenevano , e d'uopo inferirne che le Chiese 
singole sentivano e gindicavano nello stesso mode col quale 
esprimevano essi il loro sentiniento e giudizio. Se cosi non 
fosse addivennto. perclie qneste Chiese individuali non 
avrobbero riclamafo contro il pubblico insegnamento de' 
loro dottoii. neila stossa gnisa appunto clie forte levarono 
il grido, nllorcbe taliino di essi si lascio sviarc in qualche 



3o8 APPENDICE. 

jjuiito <.lal (liritto sentiero della fede ' Or siccoiiie il com- 
plesso delle singole Chiese costitnisce V universale, e questa 
e guidata da superiore infallibil lame nelle materie di 
salute ; cosl la cospirazione de' singoli padri moralmente 
presa e il loro unanime consenso nelle verita di salute, 
il consenso ci ofFre della chiesa universale , ne desume la 
sua infallibilita , ed esprirae quella voce divina , die si 
fece udire per tutta la terra nella bocca degli Apostoli 
senza die potuto abbia ne alterarsi , ne estinguersi giani- 
niai , per distanza di luoghi o per successione di tempi. 
Questo e ilgiudizio die noi portiamo de' Padri ben anco 
contro le anticlie nienzogne di Gelso , di PorjQrio e del- 
r imperator Giuliano , secondo i quali ne scienze, ne let- 
tere, ne arti si coltivavano nella Chiesa di Cristo, e'tutto 
cio die usciva dalla penna de' priraitivi credenti tutto spi- 
rava una rozza semplicita. A smentire le quali accuse 
S. Girolamo compose il sue libro degli scrittori ecclesia- 
stici , e adopero parole die noi rivolgeremo ai nioderni 
nemici dei Padri : Discant rabidi adversus Christum canes , 
discant eorum sectatores , quanti et quales viri Ecclesiam fun- 
daverint , exstruxerint et adornaverint ; et desinant fidem no~ 
stram rusticos tantuin simplicitatis arguere , suamque potius 
imperitiani agrioscant ( in Prolog, ad Dextrum ). 

Or per conchiudcre le iiostre riflessioni sull' opera del 
sig. Moor , due punti niassinii abbiamo in essa notati sui 
quali si ravvolge , come sovra perno , 1' ajiologia religiosa 
deir autore : il primo si e die dall' animosita de' partiti 
protestanti tale emerge un vapore die oscura quasi come 
neinlio tempestoso la luce delle verita cattoliche i e die 
gli eterodossi confondendo con precipitoso giudizio il puro 
dogma colle opinioni lil^ere e disputajiili, F opera di Dio 
colle istituzioni dell' uomo , le credenze talora volgari colle 
antidie universali tradizioni , le tolleranze ben anco colle 
perinissioni forinali, gettano in faccia alia Chiesa cattolica 
nn complesso di dottrine cosi contraffatto , di'ella non piii 
ravvisa se stessa. Vi si scorge in secondo luogo , die 
1' aureo principio di Tertulliano , con tanta religione se- 
guito dai piii valorosi difensori del cattolicismo : Id verwn 
quod prius ; id fulsum quod posterius , die questo principio, 
ripetiamo, e pur sempre trionfante in ogni controversia della 
fede. La precedenza, 1' anzianita della dottrina e il carattere 
delle verita rivelate ; il carattere di novita e il contrasse- 
•rno di una dottrina adultcra e btraniera. B. C. 



PARTE STRANIEKA. Sog 



Voyage en Syiie. — Viagguj in Stria e ncl Dcscrto, 
del dcfunto Luigi Damoiseau ^ addctlo alia missionc 
dclsig. De Fortes { per l' acquisto di stalloni arabi). — 
Parigi , 1 833 , IppoUto Souverain editore , in 8.° 
Fr. 6. So a Farigi. 



Kotizie intorno alia cclcbre ledl Stanlivpe regina di -Palmira. 



1 



I viaggio che auiiunziamo e di un genere lotalnicnte nuo- 
vo, diverso lotalmeute da' viaggi , de' quali il secolo nostro 
e si vago e dovizioso. Perciocche il sig. Dam'oiseau non 
era u>i iiomo che nelle scienze educate peregrinasse col- 
rinleiito di mietere scouoscinte notizie nella geografia e 
nella storia naturale , non ua fllosofo bramoso di conoscere 
le varie costunianze de' popoli , non un intrepido viaggia- 
tore che in traccia di avventure vada iucognite terre esplo- 
rando. Ne lo stile della sua relazione e fioiuto od eloquente; 
chiaro liensi , facile e franco , qual essere suole crnello di 
persone non molto nello scrivere esperte, ma che tuttavia 
sanno con tiUto il candore della verita esporre le uiaterie 
alia professione lore , al loro carattere appartenenti. Egli 
racconta cio che ha veduto , e lo racconta con un inodo 
che quasi direbbesi drammatico , senza punto prefiggersi 
un precipuo scopo od un divisato effetto. 

II sig. Damoiseau era un nianiscalco , un cavallerizzo di 
non volgar nome in Parigi. Egli nel i8i8 sotto il niini- 
stero del sig. Laine fu spedito nella Siria e nel Deserto 
per farvi acquisto d' arabi stalloni, co' quali rinuovare le 
regie razze in Francia. Nel suo viaggio raccolse belle ed 
importanti notizie intorno alle piu celebri famiglie caval- 
line deir Araliia : ma la morte gl' impedi di condune 1' o- 
pera sua a compimento. Egli anzi compilate avea le sue 
note per se solo e per gli amici , non mai coll" intento di 
pubblicarle. Questa circostanza renderne dee ancor piix 
caro il libro :, e quindi non i soli studiosi dell' arte ippia- 
trica , ma tutti colore che amano d' intertenersi col leggere 
dilettevoli viaggi essere debbono riconoscenti agli amici 
del sig. Damoiseau che dopo la morte di lui ne fecero 
•lono al puliblico. Curiosissimo di fatto e del tutto origi- 
uale e 1' nspctto . sotto di cui in questa relazione ci si 



3lO A 1' P E N D 1 C E. 

presentano le rcgioui della Siria e del Deserto : quasi di- 
rebbesi clie 1' illustre cavallerizzo trovossi nel paese degli 
Vinnnimi dal Gulliver descritto , ove i cavalli esercitavauo 
su gli uoniini uii despotico potere; perciocche ne' dlstretti 
da lui visitati non d' altro parlavasi clie di genealogie di 
cavalli , d' avvenimenti di cavalli , di costumi , di storie , 
avventure , vicissitudini , prodezze di cavalli. Laonde il 
sig. Damoiseau, medico di cavalli, essere uon poteva che 
ottlmamente quivi accolto , festeggiato , riverito come un 
benefattore dell' uraanita e quasi un inviato dal Cielo. I 
Bascia ed i grandi signori presi da maraviglia pel suo sa- 
pere e per le cure da lui coa somma felicita condotte, lo 
invitano a visitare le loro stalle, le loro piii jiredilette be- 
stie, come un giorno ( dice a questo proposlto uno spiri- 
toso Francese ) il re di Persia invitava Ippocrate a visi- 
tare i suoi popoli. Uno de' piii interessanti racconti , clie , 
quasi direbbesi romanzesco o poetico, e qnello relative alia 
compera d'un magniiico stalloncc vero eroe della sua razza, 
nomato Abu-Faar , nella tribii de' Fedani-Aanzei 

Ma il viagglo di cui parliamo non e altrimenti privo 
d' un altro e per noi piii gradevole interesse. Perocche il 
sig. Damoiseau non su' cavalli soltanto viene discorrendo , 
ma sugli uomini ancora , de' quali descrive le piii singo- 
lari costumanze j potuto aveudo per la sua stessa qualita 
di medico e pel procacciatosi favore specialmente presso i 
grandi, penetrare anche ne' piii reconditi recessi delle tende 
e delle case. Egli poi oltre la Siria ed il deserto vide altri 
l^aesi ancora, e visito Aleppo, Tripoli di Siria, Damasco, 
Acri , Gerusalemme , il Libano ed altri barbarici distretti. 
Percio noi che piu delle bestie amiamo gli uomini, lasceremo 
a' nostri maniscalclii e ai dilettanti delle rarita cavalline la 
parte che li risguarda , nella quale troveranno piii clie in 
qualsivoglia altro libro un pascolo utile , dovizioso e di- 
lettevole : in vece rivolgeremo uno sguardo all' amabile , 
alia celeberrima miledi Stanhope , intorno alia quale il sig. 
Damoiseau ci da non poclie notizie clie avere sembrano 
tutti i caratteri della verita. Non saraniio esse disaggrade- 
voli a' nostri leggitori : pero nel riportarle non altro fiire- 
mo il piu delle volte che volgere in italiano le parole 
stesse del testo francese. 

" Prima della nostra partenza da Marsiglia ( dice il sig. 
P;mioiseau) npij il sig. Portes ed io, jnteso avevaino pii; 



PAKTli SIRVNIEUA. 3ll 

volto disconeie di Ictli Stanhope. Qnesta donna giii celcbre 
j>er nascita , per fortuiia , per bellezza , e sopi-attutto pel 
genere d' esistenza ch' ella avcasi scelto , ni' inspirava il 
piii impazlente desiderio di conoscei-la e co' niiei proprj 
ocelli assicurarmi sino a c[ual punto le version! giunteci 
sovr' essa s' accostassero al vero. Pero cosa difficile erauii 
r iniaginare il modo con cui ottenere potrei accoglimento 
al jnonastero del Libano, eve miledi allora soggiornava: 
per gli Europei , e massime per gl' Inglesi , le porte ri- 
inangono costantemente chiuse. 11 sig. abate Desiiiazures , 
egli ancora , all' epoca del suo priuio viaggio a Gerusa- 
leuinie , supponendo cbe la gravita del suo carattere pub- 
))lico gli darebbe un facile accesso alia bella straniera , 
fatta aveala pregare in modo siffatto ch° egli ferniainente 
lusingavasi d' essere ricevuto al prinio presentarsele i ma 
ne ando deluso. Miledi lo lascio venire: ma senza riceverlo 
gli fe' rispondere ch' esporre non volevft un si santo uomo 
agli sguai-di d' una peccatrice siccome ella era i che cio 
sarelslie lo stesso die olsbligarlo poi ad arrampicarsi nudo 
Ja testa ed i piedi sul monte Garmelo per espiare cotanta 
contaminazione. 11 povero abate ritirossi assai sconcertato; 
pero non senza aver fatto onore al pranzo che stato era- 
gli imbandito in un separato appartauiL-nto. <; Cosa facile 
e quindi a concepirsi la sorpresa e la gioja del sig. Da- 
moiseau allorclie poco dopo il suo ritorno da San-Giovan- 
ni-d'Acri , mentre andava frugando nella sua testa per tro- 
vare il modo con cui appagare la curiosita sua , e non 
di meno nulla rinveniva di praticabile , gli fu recato un 
cortese invito di miledi. '< Questo favore ( cosi egli conti- 
nua ) qnanto piii mi giunse inaspettato, tanto piii davami 
piacere. Montato sur una cavalla araba e preceduto da un 
giovane turco che in questo paese nljitualniente serviva di 
guida agli Europei , m' avviai verso il luonastero. 

" Per quanto tutto fossi assorto nell' idea della incom- 
jjrensibile persona colla quale stava per mettermi in rela- 
zione , tratienernii non potea dair ammirare la prodigiosa 
agilita della mia guida, che sempre lasciavanii addietro 
d' assai, sebbene ella fosse a piedi, e la mia cavalcatura 
canuiiinassc ad alliingati passi. Trattavasi di valicare una 
rnpe y Ella m'indicava la via, e quasi nel medesimo istante 
presentavasi sulla sommita dell' ostacolo. Giammai alcun 
cacciatorc di cauiozze mostro tauta dcstrezza c vigoria. Ma 



3 1 a A p p E N D I c r. 

insopportabile era il caldo. II giovanc turco ben consape- 
vole dl quanto dovessi io sofFerirne stava spesso aspettan- 
doiui con fresca e limpidissima acqua ch' egli attingeva a 
sorgenti da lui solo conosciute. » E qui il nostro viaggia- 
tore imprende a niinutamente descrivere le difficolta del 
cammino , i varj pericoli cul dovette supei-are , T incontro 
co' Maroniti che in qne' distretti soggiomano, ed il piacere 
di sorpresa ch' egli provo allorquando dopo un lungo er- 
rare tra selvagge ed inospite rupi ascese un' amenissima 
collina tutta coperta di rigogliosi alberi e di ben coltivate 
vigne con grappoli di prodigiosa grossezza , da' quali i 
Maroniti traggono uno squisitissimo vino , noniato da essi 
vino d'oro. — " Finahnente ginnsi dinanzi al convento in 
cui soggiornava la regina di Palmira. Postasl sott'una tenda 
scoperto aveami e da lungi ravvisato per iin europeo, 
comeche fossi vestito alia foggia dei Turchi. Mi acco- 
sto , suono : un arabo viene ad aprire , m' introduce sotto 
un vestibule , richiude dietro a noi con sollecitudine la 
porta; mi fa segno d' aspettare , e lasciami quasi in atto 
di recarsi ad annunziare la mia visita. Rimasi solo circa 
una mezz' ora , tenendo la mia cavalla per la briglia , e 
sembrandomi per lo meno cosa assai straordinaria la poca 
premura di miledi ad accogliermi dopo un tale invito. Alia 
iine apparve una leggiadra giovane vestita alia greca e 
parlante assai bene il francese ; m' interrogo in questa 
lingua se per avventura foss' io aspettato dalla sua pa- 
drona. Io le dissi il nome mio. Essa battendo tosto le mani 
paleso grande gioja e fecesi a gridare : Miledi , miledi , e 
il Francese ! Venite, venite ! .... Tali esclamazioni furono 
intese : vidi innoltrarsi una persona vestita alT uso dc' Be- 
duini , ma abbigliata in un modo assai piii dovizioso di 
quello die ordinariamente lo siano cotali principi del De- 
serto : era dessa ledi Stanhope : mi si accosto , presemi 
amichevolmente la mano , e scusossi d' avermi fatto si a 
hmgo aspettare. Vi ho preso per un Inglese ( soggiunse ), 
e siccome non 11 ricevo voientieri , cosi se in vol ravvisato 
avessl un mio compatriotta, un pranzo in questo vestibu- 
le , ecco tutto cio che avrei potuto ofFerirvi. La ringraziai 
della preferenza ch' ella accordare degnavasi agl' individul 
della mia nazione ; e meco mi rallegrai d' un titolo che il 
mezzo agevolavanii di soddisfare 11 vivo desiderio ch' io 
avea di conoscere questa singolarissima donna. 



PARTE 8TRAMER\. 3l3 

V Dopo un reciproco cangiare di coinplinienti , iniledi 
entrar mi fece in un piccolo appartamento , in cui non 
altre snppellettili contenevansi clie due cnscini, su' quali 
ci assidenimo anil^idue. Si portarono diverse pipe : ella 
ne prese una, me ne oflPeri un'akra, e famando ci fa- 
cemmo a discorrere. Napoleone ne fu special mente il sog- 
getto ^ egli tutta cattivavasi I' ammirazione di miledi ; in 
lei eccitava un entusiasrno non si facile a descrivei-si. — 
Ci vejine in seguito imbandito un banclietto alfuso arabo: 
io mi feci onore coll' appedto clie la strada destato avea- 
mi. Miledi , sebbene ella bevuto non ne aljbia , scrvii* mi 
fece col vino di Cipro e col vino d' oro della montagna. 
Mi sembrarono eccellenti e T uno e T altro. Finalinente 
dopo novelle ciance assai lunglie su diversi oggetti , gia la 
notte trovandosi innoltrata , mi ritirai nell' appartamento 
die stato erami destinato. 

»/ All' indomane mi alzai per tempo: miledi non era an- 
cor visibile. Intanto passai a gettare iino sguardo su' ca- 
valli di lei. Verso le dieci del mattino ella usci dalia sua 
tenda clie innalzata vedevasi sul terrazzo dell' edilicio , e 
mi raggiunse volendo consultarnii sullo stato del suo piii 
prediletto cavallo, che zoppicava. Era desso d' una perfetta 
belta. II suo male poteva prontamente guarirsi. Io ne diedi 
la certezza indicando i mezzi per risanarlo ^ il die cagio- 
nare sembro grandissima gioja alia sua padrona. Esso avuto 
avealo da uno sceicco di varie tribii accampanti dal lato 
di Damasco e di Palmira, detto Nassr. n II sig. Damoiseau 
recossi cfuindi con miledi a visitare altri cavalli, tra' rjuili 
vide una superlja puledra, oggetto delle sue speciali at- 
tenzioni , e che piii santoni turclii dicevano non poter es- 
sere montata die dal primo guerriero del mondo ; essa 
percio destinata aveala in dono a Napoleone. Un' altra pu- 
ledra mostrogli ancora d' una specie rarissinia e preziosa , 
cb' ella vantava essere uscita da una famiglia, il cui raiuo 
ascendeva sino ai cavalli delle razze di Salomone : desti- 
nata aveala in dono al Re di Roma. 

'< Io passai ( continua il sig. Damoiseau ) tutta questa 
giornata nel palazzo di ledi Stanhope, il cui blzzarro spi- 
rito presentava alle osservazioni mlc» un mlscugllo dl gran- 
dezza e dl superstlzlone 11 plii stravagante che mai possa 
imaglnarsi. Ella mi fece promettere di ritornare tutte le 
volte che me ne farebbe 1' invito, sia per consulta.rmi, sia 

Bibl. Ital T. LXXIII. 21 



3l4 APPENDICE. 

per tcnerle conipagiiia. Le pronilsi che pronto sarei seiii- 
pre agli ordini suoi ; e partli contentissimo del suo acco- 
glimeiito. Al lettore , cni non pervennero che inesatte e 
romanzesche tradizioni intorno alia regina di Palmira , forse 
non dispiacera il conoscerne jiiii positivamente la storia. i> 
E qui il sig. Damoiseau ci da le piii particolari notizie 
sul carattere e sulle vicende di questa celebre inglese. Pero 
noi non ne riporteremo die le principal! , appagandoci di 
compendiarne le meno importanti. 

Ledi Ester Stanliope e figlia di lord Cliatain e nipote 
del celebre Pitt. Essa ricevette da questa famiglia la di- 
gnita e 1' energia die il carattere distinguono di certi in- 
dividui fatti per dominare sul volgo. Un esteriore iinpo- 
nente e pieno di nobilta , un' anipia coltura , una penetra- 
zione poco comune , uno sguardo iniperturbabile ^ ecco le 
prerogative per le quali questa straordinaria donna ispira 
sempre una specie di timore e di rispctto a tutti coloro 
die le si accostano. Essa non di meno e una cotale crea- 
tura die abbaglia , che sorprende, ma, che non puo inva- 
ghire : soggioga e non attrae. Stanca della sua patria, dove 
a' suoi occhi non disvelavasi nella natura spettacolo alcu- 
no bastevohnente grande , cerco ne' viaggi quel genere di 
commozioni , die dalla delirante anima sua piii altamente 
bramavansi. Posseditrice d' una fortuna inimensa , merce 
della quale in ogni luogo apparir poteva con magniiicen- 
za , venne accolta con numeroso seguito da un bastimento 
che visitar dovea i diversi lidi del levante. Discese a Smir- 
ne , ove la peste reco ben tosto la strage e la desolazio- 
ne. Miledi stessa ne fu assalita con si grande violenza che 
gia pill non pensavasi se non a scavarle una tomba , quan- 
do contro d" ogni speranza risano quasi per un prodigio e 
recossi a Costantinopoli. 

II Gran Signore, allora si freddo, si fiero contra gli 
stranieri, fece alia nostra eroina il piii splendido, il piti 
grazioso accoglimento : la prego ad accettare il soggiorno 
del suo palazzo e le fu prodigo di feste e divertimenti. 
Le Sultane quasi altrettante schiave gareggiavano nell' of- 
ferire la loro sommissione all'ospite novella. Tuttavia tanti 
onori , tanti omaggi nou valsero a trattenerla piix a Ituigo: 
abbandono il serraglio , e munita di firraani che a tutti i 
Bascia dell'impero ingiungevano di rispettare ogni di lei 
divisameiito e di proteggerla con tntto il lor potere , si 



VAUTE STRANIERA. 3l5 

mise in c.iinmino per le provinde del Libano. Colii i prin- 
cipi dei Drusl e tutti i capi de' distretti , gia prevennti 
4el favore di cul presso il Sultaao godeva la nobile viag- 
giatrice , vennero in folia a prostrarsi a pie di lei ed a 
tributarle la loro devozione. Lo sceicco Bechir pose a di- 
sposizione di mlletli il convento d' Abra presso T antica 
Sidone , clie da lul possedevasi , ed in seguito una seconda 
abitazione in amenissimo luogo sul Libano, al mezzodi e 
circa a due ore di canunino da IMuctara luogo di sua re- 
sidenza. Ella si stabili in questo paese , il cui selvaggio e 
grandioso aspetto alinientava i suoi bisogni di inaraviglie 
e scuotinienti. Usando d' un potere soviano su tutto cio 
onJera ciixondata procacclossi una specie di corte che coUa 
liberalita sua rendeva ognor piii sontuosa. Pero servire 
noa potendosi die assai imperfettamente dell' idioma arabo 
ammise nella qualita d' interprete certo sig. Baudin , fran- 
cese d' origine , ma clie pel lungo soggiorno presso d' ua 
6UO zio negoziante d' Aleppo fatti aveasi famigliari i dia- 
lettl d' Oriente. II suo carattere , la saggezza sua e le altre 
$ue belle qualita lo resero ben accetto a miledi clie ne fece 
il suo primo ministro e lo incarico di tutti i suoi affari 
tanto co' capi del paese , quanto cogU Europei. 

Neir inverno la Stanhope teneva la sua resldeiiza nel 
convento d' Abra ; neir estate sogglornava sulla niontagna. 
Tuttavolta per rompere la monotonia facea di tempo in 
tempo qualche viaggio intorno al Libano ed anche piu lungi. 
Presentarsi volendo in ogni luogo con grandissima pompa, 
ed altresi iniporre tema e rispetto alle orde vagabonde viag- 
giava con guerresca e numerosa scorta, che merce del suo 
danaro venivale somministrata dall' anzidetto sceicco Nassr. 
Or avvenne che in uno de' suoi viaggi , mancato avcndo 
!o sceicco alle condizioni , le fu trasmesso minor numero 
di cavalieri di queilo ch'erasi convenuto: ella a lui li ri- 
mando corrucciandosi e iieramente minacciandolo. Nassr 
lusingossi di placarla e renderla ineno esigeute con una 
galanteria, col trasmetterle cioe in dono una bella schiava 
nera. Miledi adontossene altamente , ritenne la schiava , e 
per mezzo del suo ministro Baudin intinio alio sceicco di 
rendersi tosto al convento d' Abra per darle raglone de! 
suo ardimento. Questi ben lungi dal mostrarne alcun dis- 
piacere e piuttosto arrossando d'avere sino a quell' istante 
avHto tanto riguardo per una cristiaua, sorridendo rispose: 



3l6 A P P F N D I C E. 

Ritorna a colel die ti mnnda e dille che mi vedra ben 
tosto , non come ella lo desidera sommesso e supplicante, 
ma per mostrarle qnanto possa la mia sciabola , troncando 
dinanzi ag;li occlii suoi , per incominciare , la testa della 
schiava , di cni la bonta mia ha volnto farle un dono. 
« La povera schiava ( cosi il signer Damoiseau ) dinanzi 
alia quale riportato erasi dal signer Baudin il discorso 
dello sceicco , gia niorta credevasi e tremava di tutte le 
membra V ma inutile fa il terror sue: la piii umile soin- 
missione sottentro al furore di Nassr al solo aspetto di 
luiledi, il cni volto animate erasi d' un' espressione presso- 
cbe divina. La sua })el!ezza non ebbe mai maggiore pos- 
sanza qnanto in tal istante. II corruccio die pingere sapeva 
co' suoi lineamenti e colle parole sue sembravano venire 
da un oracolo fulminante. Lo sceicco chiese grazia , e 
promise tuito cio che da lei volevasi chiamandone in te- 
stimonio il profeta. =: donna (grido), qual e dunque la 
tua magia ! lo sostenere non posso i tuoi sguardi , tremo 
al suono della voce tua! La mia fronte , malgrado mio, 
s'abliassa a' tuoi piedi ! Tu comandi ed io obbedisco , mi- 
nacci e temo ! L'animatua e sovrannaturale; non ne fiire 
piii okre un mistero , poiche ben io lo sento all' impero 
die tu sai esercitare. = Miledi , sia poiitica , sia vanita 
distruggere non voile il di lui errore. Ella otienne una 
trnppa di cavalieri piii numerosa di quella ch' erasi con- 
venuto e parti orgogliosa della sua vittoria. >i 

Miledi in tal mode scortata visito Gerusalemme, traverse 
felicemente il Deserto e giunse alle revine di Palmira. 
Cola venne accolta coine una novella Zenobia. Lo sceicce, 
senza cli' ella appunto se ne avvedesse , fatto avea prece- 
dere alcuni suoi cavalieri per annunziarne la venuta. Tutta 
qitella pepolazione le si fece incontro e la saluto col titolo 
sotto di cui e era conosciuta, di regina di Palmira. Tosto 
intrecciaronsi liete danze ; al tripudio , alle feste presero 
parte e giovani e vecchi. Miledi non fu a tante entusiasmo 
insensibile : distribuir fece danari a profusiene , doto va- 
rie giovinette; le lore nozze celelirate furono solennemente j 
in somma il soggiorno sue tra quelle revine fu un tempo 
di felicita e d'ebbrezza. La tribii, dalla quale fu procla- 
mata regina conserva con grandissima cura e come cose 
venerabili le piastre di Spagna , che da mane si benefica 
state erano diffuse, e con compiacenza le mostra agli stra- 
nieri che recansi a visitare gli avanzi di Palmira. 



PARTE STR\NIER\. 3lJ 

Al siio ritorno mlledi accolse nella sua rcsklcnza il co- 
lonnello Boutin, colto ed iutrepido viaggiatore , che vissuto 
avea luiigaiueiite tra le trihii della Siria e del Deserto per 
esaniinarne i costumi , apprendcriie le lingiie e investlgariie 
i docunienti e le tradizioni. Ella gli pormise di deporre 
nel monastero i suoi raanoscritti e gli oggetti d' antichita 
ch' ei raccolti avea. II colounello dopo qualche gioriip di 
riposo, spinto dal desiderio di rivedere alcuiii luoglii dei 
quali couservar voleva una speciale ri membra uza , prese 
nionieiitaneaniente congedo da jniledi , ed accompagnato 
dal suo bravo e fedele domestico si pose in viaggio per 
le rovine di Ball)ec. La sua assenza essere noa dovea c!ie 
dl pochi giorni f, nia essa si prolungo si fattanie ite die 
miledi ne concep'i fiere imjuietudini: spedi varj esploratori 
in traccia di lui. Quest! ritoraarono colla funesta notizia che 
i cadaverl dei due viaggiatori giacevano mutili e al)bando- 
nati non lungi da un villaggio ne*" dintorni di Niir— el -Kelb. 
Quale non fu mai a tale notizia 'a indegnazione , quale il 
dolore di miledi'' Scrisse a Solimnno Bascia d' Acri per 
cliiedergli vendetta di cotanta scelleraggine. Non ricevendo 
risposta, prese le arnii, si pose essa medesima in viaggio 
con tutti i suoi cavalli , col pin ricco e pomposo corredo 
e con numcrosa truppa di persone a lei devote. II sno 
ingresso in Acri scortato da splendide armature e da vesti 
preziose eccito una generale e altissima auimirazione. Ella 
portasi direttamente al palazzo di Solimano, ne fa spalan- 
care le porte, penetra sino airappartamento in cui il Bascia 
stava a consiglio co" suoi ndiciali, apre la folia, impone 
silenzio e con un discorso pieno d'auima fa pul)blicamente 
conoscere Toggetto della sua niissione. Non avendone pero 
riportate clie lusinglievoli parole e offerte di doni, ritirossi 
minacciandolo della collera del Sultano, e negli astanti la- 
sciando vivissimi sentimenti di sorpresa e timore. 

Miledi accettato aveva T invito del Console Austriaco, 
dal quale stata erale otYerta la sua casa per tutto il tempo 
ch'ella sogglornerebbe a San-Giovanni-d' Acri. Quivi il 
giorno dopo il suo arrivo elibe nn messaggio, pel quale il 
Bascia La pregava a permettergli di farle una visita, ed a 
dimettere quel quakuKjue rancore di cui egli stato le fosse 
cagione colla sua iniprudenza. Ella si mantenne ferma , 
inespugnabile: non voile ne vederlo, ne ascoltarne le sense; 
gli fece intimare che la sua fellonia meritava severissimo 



3 I P> A P P K N n I C E. 

castigo e clie il Gran Signore ne sarebbe ben tosto infor- 
mato. Solimano non fe' piu oltre insistenza , pnnto non si 
commosse ]ier I'offesa, ne per le minacce. Ma piu lardi, 
allorclie Miletli fu cli ritorno al convento cTAbra, la rese 
consapevole essere siati gli ordini cli lei pienamente esau- 
diti. 11 villaggio vicino al luogo del niisfatto fu ridotto in 
cenere, trncidati ne vennero gli abitanti: forma dl giustizia 
alia turca , della quale Solimano dato aveva ben poclii 
esempi ^ percioc«lie nessun principe turco non mai ofFert 
al pari di lui Ijella testimonianza d' umanita. Fors''egli te- 
nieva T influenza di miledi alia corte del Gran Signore, e 
cjuesta fu forse 1' unica causa di si crudele bmtallta , la 
£|uale ridonda non meno a disonore di miledi. Ne saprem- 
mo cfuanto valutarsi possano le ragloni del sig. Damoiseau 
in di lei favore ; perciocche egli scusarla vorrebbe osser- 
vando cbe tale apparente ferocia tendeva a spargere it 
terrore ne^barbari onde giovare a'viaggiatori Europe!, ve- 
gliando sulla loro sicurezza e col credito suo proteggendoli. 

L* avarizia , come risnlta dai fatti fin qui esposti , non 
e un vizio di cnl rimproverarsi possa la Stanliope. Essa 
spandeva nobilmente le immense sue riccbezze. Tuttavia 
un moviraento di cupidigia, di cui ebbe poi a vergognarsi, 
la resero colpevole agli occlii degli eraditi. In uno degli 
scavamenti fatti per ordine ed a spese di lei ne'dintorni 
di Jaffa , si scopri un lael leone colossale di marrao. Ella 
s'imraagino cbe questo leone contenere dovesse un tesoro: 
percio lo fece ridurre in pezzi, ma non ne cadde moneta 
alcuna ; e la terra die nascosto avealo per tanti secoli ne 
ric&perse per sempre i miserabili frammenti. 

Da cbe ledi Stanbope abita nella Siria, felici cangia- 
menti operaronsi per cura di lei ne' Drusi e ne' Maroniti 
cbe vivono nei dintorni del monastero : pure non e cosa 
si facile il persuaderfi d' uno stato niigliore, d'un miglior 
essere a cui una benefica mano vorrebbe incamminarli. 
Quanta fatica, quanta sollecitudine non dovette ella durare 
per introdurre in que' paesi la coltivazione de' pomi da 
terra? Nelle quali cure veniva incoraggiata da Solimano 
stesso. Imperoccbe ella dopo la soddisfazione datale da 
questo Bascia per la morte del colonnello Boutin strinse 
con lui la piii fervida amiclzia. Percio dolentissima ne fu 
quando recato le venne la notizia cb' egli incontrata avea 
innanzi tempo la morte nel soggiacere all' operazione delta 



PARTK 3TR.\Nirn\. 3ig 

fistola fattagli da nii medico ccrrctano. II sno successore , 
sebbene avesse al moribondo Solimano proracsso di seguire 
i saggl di lui consigli , spiego il piii aljbominevole carat- 
tere. Dopo mle avvenimento miledi divenne ancor piu so- 
litaria e diedesi ad una profonda melanconia. 

La religlone di ledi Stanhope non saprelibesi ben defl- 
nire ; seinbra apparentemente quella dell' islaniismo. Essa 
vlve air oi-ientale circondata da scbiavl drusi e maroniti 
die per lei professano una specie di culto. Assai numerosi 
sono altresi i suoi domestici europei. Splendldo e il man- 
tenimento della sua corte. Ella spedir suole soventi volte* a 
Parigi ed a Londra persone di sua massima confidenza per 
acqnistarvi oggetti d'ogni genere che poi trasniette in dono 
agli sceicchi del Deserto. Gode poi d'una salute la piu 
robusta; nondimeno accompagiiar fassi dal medico in ogni 
sua peregrinazione. " Glova il supporre ( cosl il sig. Da- 
moiseau concliinde la sua relazione ) die Innglii giorni 
siano ancor destinati a questa donna celebre per la sua 
bizzarra esistenza, e preziosa per Puso ch'essa va facendo 
delle riccbezze sue. L'avvenire della sua storia presentera 
senza dubbio nuovi e curlosi accidenti, ma lasciare debbo 
ad altri la cnra di narrarli. » G. 



Memoirc siir le culte de Mithra. — Memorla sid culto 
di Mitra , smra la sua origine , la sua natura ed i 
mistcrj suoi . trasmessa al concorso dell Accademia 
Reale delle Iscrizloni e helle lettere di Farigi dud 
cav. Glwieppe di Hammer, pubblicata da Q. Spen- 
cer' Smith della Rcale Societd di Londra , ecc. — 
Parigi, iB33, stampeiia e fonderia di A. Pinard, 
in 8.°, di pag. 19A, con atlante gr. in 4.° di tav. 24. 

La reale Accademia delle iscrlzioni e belle lettere di 
Parigi neiradunanza del 28 luglio 1826 giudico degna di 
onorevole menzione la Memoria sotto il n.° i, trasmessa al 
concorso die da lei aperto erasi alcuni anni prima ed il cut 
soggetto era di ricercare V origine e la natura del culto e del. 
misteri di Mitra. Tale Memoria riconosciuta venne come 
eruditissimo lavoro del celel)re orientalista cav. Giuseppe 
di Hammer, primo interprete per le lingue orientall presso 
S. M. Timpei-aiore d'Anstria. II sig. Spencer Smith, altro 



320 appendich;. 

orientalista , vedendo quanto a'di nostri dlfFusi siansl in 
Europa gli stiulj della letteratnra orientale , e quindi per- 
siiaso di far cosa utile e grata ai cultori di essa col pre- 
sentar loro in questa Meuioria una doviziosa niesse di sif- 
fatti studj , ottenne di poteria rendere di pubhlico diritto 
colle stampe. Del che ben riconoscentl essergli debbono 
tutti gli eruditi. 

Alieni iioi dal proferire alcun giudizio sopra una ma- 
teria ardua per se stessa, e di natura sua non iscevera di 
pericoli , ci appagheremo di qui ridurre la dottrina del 
cluarissimo autore a sette capi ^ die akrettante erano pure 
le inchieste die dalla parigina Accademia facevansi nel suo 
quesito. E primieraniente egli e d' avviso die il culto dei 
iiiisteri di Mitra ricercar si debba nella Persia, ove Mitra 
era adorato slno da' tempi di Zoroastro, non gia qual Dio 
supremo, die era Oimouzd ; n'e come il genio del sole, 
clie era Khorched , ma come il primo degli Ized . o buoni 
genj del secondo ordine , puro , grande , forte , vero , at- 
tivo , vigilante , giusto :, come il potere die genera , con- 
serva e pacifica il mondo , e come il difensore delle citta 
contro la possanza de'' ^JircJi-Daroudj , ossla de' tiranni die 
battono le orme del bue di Ichengre^utchah e cli" egli im- 
molava percotendosi alia cintura colla sua mazza eterna 
ed intelligente. a.° I rapporti del culto di Mitra colla dot- 
trina di Zoroastro furono registrati nello Zend-Avesta , e 
nelle piu anticlie tradizioni della storia persiana. 3.° L'epoca 
della sua introdiizione presso i Komani appartiene alia 
guerra de' Pirati. Le cause della sua estensioue sono quelle 
medesime per le quali propagati vennero tutti gli altri nii- 
steri , di cui si giovarono i pagani per opporsi al pro- 
grcsso del cristianesimo. 4.° II culto di Mitra sofFeri no- 
tabili cangianienti traversando pe'secoli, e spargeiidosi dagli 
orientali contini della Persia e dell' India sino alle estre- 
mita occidentali delT impero romano^ piu tardi vi s' intro- 
dusse la dottrina della metemsicosi , alia quale alludono i 
principal! emljlemi de' monumentl fin ora conosciuti. 5." I 
suoi emljleiui trovansi in parte annoverati nello Zend-Avesta: 
Tali sono i suoi attributi , le orecchie e gli occlii ; tali le 
sue armi , la freccia , 1' arco , la lancia , il pugnale , e la 
mazza , gli augelli Eorosch ed Houfreschmodad ed il sole. 
Altri appartengono ai monunienti dell'impero romano: tali 
sono il toro ed i tre animali compartecipi della generazioae. 



PARTE 6TR/\NIERA. 32 f 

il cane, il sei-jiente , lo scorpioiie; gli animali slmholeg- 
gianti gli iiiiziati , cioe II leonc , la jena , il corvo, il 
grifoiie , lo sparviero ; tra gli alberi la pahna ed il ci- 
pressor in oltre la grotta, simbolo del niondo , la scala 
di sette gradi con altrettante porte , i sette altari ardenti, 
simboli d' altrettanti gradi dell' iniziazione ^ il sole e la 
luna assistenti al sacrificio ; finalmente i due genj o mi- 
ni stri portatori della fiaccola, i quali rappresentano la di- 
scesa ed il rltorno delle anime. 6.° La spiegazione delle 
cerimonie di IMitra , delle dodici prove e dei sette gradi 
d' iniziazione trovansi iii parte negli autori conteniporanei, 
ed in parte ne" monumenti : le princlpali feste di Mitra 
sono indicate nel calendario persiano. 7.° I monumenti di 
IMitra finora conosciuti sono ottantasei , ventl de' quali con 
iscrizioni , trenta di semplici iscrizioni senza figure. II 
gruppo principale rappresenta sempre Mitra che sta sacri- 
ficando il toro cosmogonico , simbolo della generazione e 
rigenerazione del mondo , della produzione de'corpi e del 
perfezionamento degli spirit! , del nascere e rinascere delle 
anime , le qnali discese dalla luna vengono da Mitra , il 
genio della verita e delPamore, ricondotte alia celeste lore 
origine per mezzo di purificazioni , di purgamenti, di prove 
corj^orali e di esercizj spirituall. 

Tale e il sistema su cui aggirasl quest' opera del cav. 
di Hammer. Pregevole ne e 1' atlante pei molti e curlosi 
monumenti cbe veggonsi in esso raccolti. Ai Cremonesi pia- 
cera certamente F intendere che fra tali monumenti tro- 
vansi pure i bassorllievi del frontespizio del loro duomo , 
intorno a"" quali gia state erano riferite la descrizione e la 
spiegazione del medesimo autore nel tomo 26 dell' Antolo- 
gia di Firenze. 11 sig. di Hammer e ora d'avviso che an- 
che questo monumento rapprosentante un quadro zodiacale 
appartenga al culto di Mitra. " Lo zodiaco ( dice egli nella 
Antologia ) come oggetto profano , il quale non ha alcun 
rapporto coll' iconogralia cristiana, si confa molto alle idee 
architettoniclie del secolo i3.° al 14.°^ idee che si rintrac- 
ciano suUe facciate di tante chiese dei secoli di mezzo »» 



322 A 1^ P K Tt D I C. E. 

Recherches sur les poissons fossUes , etc. Ricerche so- 
vra i pesci fossili , ove contengonsi : la descrizione di 
5oo specie , che attuahnente plii non esislono viven- 
ti; T esposizione delle leggi della siiccessione e dello 
sviluppamento organico de' pesci durante tutle le me- 
tamorfosi ncl gloho terracqneo avvenute ; una novella 
classificazione di cost fatti animali indicante chiara- 

. mente le loro relazioni colla serie delle formazioni 
de' singoli terreni ,• e finalmente alcune generali ed 
importanti considerazioni geologiche traltc dallo stu- 
dio di tcdi fossili , del sig. L. Agassiz , dottore tne- 
dico-chirurgo , memhro della Societd Elvetica delle 
scienze naturali, della Societd geologica di Francia, 
di quelle delle scienze naturali di Francfort , di 
Strasbourg, ecc, e professore di storia naturale a 
Neuchdtel. — Neuchdtel in Isvizzera, i833, a spese 
dell' autore , stampcria di Petit Pierre et Prince. 

Opera , che dedicata al sommo A. De Humboldt , si va 
pubblicaiido per fascicoli , i quali in coraplesso dovranno 
fonnare 5 volumi in 4.° di testo, con aSo tavole litogra- 
ficlie in foglio, il tutto in carta fina, e della quale es- 
sendo comparso il priino fascicolo alia luce lino dal mese 
di luglio ultimo scorso , il secondo sta pronto oggimai ad 
essere pubblicato. — Ogni fascicolo comprendera da 10 a 
1 5 fogli di stampa pel testo, cui anderanno unite 20 ta- 
vole litografiche. II prezzo ne I'imane stabilito in 24 fran- 
chi , pari ad 1 1 fiorlni dell' Inipero per ogni fascicolo. — 
Quest' opera finalmente e destinata a divcntare, in riguardo 
agli animali vertebrati, il complemento delle Reclierches sur 
les ossemens fossiles del fu celeberrimo Cuvier , ad emen- 
dare , ove il bisogno richiedealo , la nostra Ittiolitologia 
Veronese , ed a formare anche il seguito de' Fetrefacta 
Muscti Bononiensis del Goldfuss. 

Gia da ben tre anni aveva il sig. prof. L. Agassiz an- 
nunciata imminente la pubblicazione di quest' opera nel 
suo prospetto de' pesci d' acqua dolce dell' Europa nostra ; 
ma circostanze imperiose Tobbligarono suo malgrado a so- 
prassedervi in fin ad ora , die gli e dato finalmente di 
potere spingere 1' impresa al suo compimento senza ul- 
teriori indugi. Intanto pero il tempo non trascorse per 



PMITE PTRANIERA. 323 

lui onninamente perduto in rigiiardo all' argomento propo- 
stosi, da che nell'atto d'occnparsi a determinare nori me- 
no di 5oo specie di pesci, che in oggi piii non esistono 
viventi , c le vestigia de' quali rinvengonsi sparse e disse- 
itiinate in l)en molte delle diverse collezioni europee, non 
si lascio egli sfuggire buona copia d'osservazioni, in gran 
parte affatto nuove, circa alia loro organizzazione raffron- 
tata, non solo con quella cli' e propria de' pesci attualniente 
viventi , ma con qiiella eziandio degli altri aniniali verte 
hrati. Che anzi , spingcndosi scmpre piu addentro in cos 
fatti studj, pervenne egli tant'oltre da poter inarcare le Ifegg 
della successione e dello sviluppamento organic© de' pesc 
durante 11 corso d' ogni singola epoca geologica, e cio iii 
modo tnle che riuscira quind' innanzi fattiblle , scorgendo 
le trasformazioni, che di formazione in formazione hanno 
avnto luogo negli animali spettanti a questa classe mede- 
sima, il tener dietro , per una delle grandi division! del 
regno animale tutta intiera , a' progressi dell' organizzazione 
sovra una serie compiuta delle diverse eta del nostro pianeta. 

Per le quali cose non dovra recarci gran maraviglia, che 
r autore di quest' opera tengasi in dritto d' annunciare tali 
cangianicnti in riguardo alia classificazione de' pesci, che 
marchino ad uu tratto tra essi certe tall affinith riniasteci 
infino ad era afFatto sconosciute ; ma debbe in vece inte- 
ressarci moltissimo lo scorgere, che nella nuova qui ora da 
lui propostane classificazione abbia egli saputo tener contb 
ad un tratto delle relazioni naturali de' pesci tra di loro, 
e della loro successione nella serie de' terreni. 

Parecchie generali considerazioni geologiche tratte dallo 
studio de' pesci fossili potranno inoltre valere a farci me- 
glio conoscere il leganie che v' ha tra lo sviluppamento or- 
ganico della terra, e quello delle varie classi d' animali; 
e queste idee diverse troverannosi , per cos'i dire , conso- 
lidate e , come occorreva , portate a compimento nel qua- 
dro organlco di cadauna delle grandi epoche geologiche 
che vi sara unito. 

Altro qui non aggiugneremo, se non che nel solo primo 
fascicolo deir opera che annunciamo , 1' autore ha ricondotto 
il Dioclon oihicularis di Volta (Ittiolitologia Veronese), Pa- 
IcEohalistwn orbiculatum di Blainville, alia propria di lui spe- 
cie Pycnodous orbicularis , — la Corypheena apoda di Volta, 
alia propria sua specie Pycnodus platessus, — la Scorpaena 



324 APPENDICE. 

scrofa di Volta, alia propria di lu'i specie Cyclopoma spi- 
nosum , — r Holocentrus calcarifer del Volta , alia pi-opria 
di lui specie Lates gracilis , — il Lutianus ephippium del 
Volta, alia propria di lui specie Lates gibbus , — e lo Scom- 
ber rhombeus pur sempre dello stesso Volta, alia propria di 
lui specie Gasteronemus rhombeus ; ingegaandosi ad un tempo 
di mostrare come sussista manifestissiina analogia di forme 
tra molte specie fossili del di lui genere Lutes col genere 
Perca, e con parecchie specie del genere Cyprinus , viventi 
attualmente nell" acqua dolce , e cio fino a tal segno che 
possono rafFrontarsi assai da vicino, e non senza molta pro- 
babilita d'identita, il di lui Lates notaeus al Cyprinus gibelio, 
il Lates gracilis summentovato al Cyprinus carpio, e il so- 
vrannominato Lates gibbus al Cyprinus carassius , ed illu- 
strando inoltre assaissimo anche le specie Diodon tenuispinus, 
Ostracion micrwus, Calamostoma breviculum, Syngnathus opi- 
sthopterus e Gastoronomus oblongus ; tutti quanti pesci , che 
rinvengonsi fossili sul Monte Bolca. 

Tanto ci bastera d' aver detto nell' idea d' annunciare e 
raccomandare cpiest' opera del sig. prof. Agassiz, ritenencio 
che emergane bastantemente lo scopo dalPautore prefissosi , 
il quale , ov* egli ottengalo efFettivamente , siccome giova 
sperare, costituira quest' opera medesima non solo clas- 
sica nel suo genere piii di quant' altre se n' abbiano in- 
fino ad ora fra le mani, ma in sommo grado interes saute 
pei naturalisti, e preziosissima singolarmente a colore che 
versano volontieri nella geologia moderna , vale a dire in 
quella geologia che , economizzando possibilmente le sup- 
posizioni, s'accontenta di raccozzare in gran copia i fatti , 
di constatarli prima, di quindi raffrontarli tra loro, e li- 
nalmente di ragionarA'i sopra con filosofica sobrieta , per 
trarne conseguenze che non ripugnino ne al senso co- 
mune^ ne molto meno alia ragione. 

Dott. Clara Giuseppe Malacame. 



PARTE STRANIERA. SlS 

Snr la strtictnrc ct les fonrtions de la peaa. par monsieur 
Breschet , chef des iravaux anatomiqiies de la fa- 
ctdtc de inrdecine de Paris, etc. Mernolre presente 
a t Acadernle Roy ale des sciences de Paris dans la 
seance du 2^ Janvier i83^. 

Si e lungaraente disputato dagli antichi non meno che 
dagli odierni anatomlcL intorno la natura organica dell'epi- 
derinide. Ci lia chi vuole , col Levenoechio , prodotta dal- 
r espansioiie de' condotti escretorj della pelle ; chi, col 
Ruischio e il Monro, la ritiene di natura nervosa; il Della 
Torre ed il Fontnna la credono tessuta di puri vasellini 
microscopici ; il Morgagni ed alcixni suoi discepoli preten- 
dono che la seniplice dissecazione della pagina esterna del 
reticolo iiialpighiano basti a produrla ; il Winslow ed ii 
Meckel sono d' avviso che sia costituita dalF addensamento 
della perspirazione cutanea; il Mascagni non sa vedere in 
essa che iin intrecciamento di soli vasi linfatici ; il Mojon 
la trova formata di capillarita vascolari commiste a molta 
sostanza cornea ; il Rolando la crede d' origine globulo- 
vascolare ; e per ultimo il Delle Chiaje non sa vedere in 
essa clie T unione de' globuli del sangue privi di fibrina e 
disseccati. In mezzo a tanta disparita d' opinioni e tutte 
appoggiate ad esperienze ed osservazioni plii o uieno in- 
gegnose ed accurate, ecco venire in campo il direttore 
de" lavori anatomici della Facolta medica di Parigi , con 
una nuova dottrina intorno la struttura del velamento mem- 
branoso che copre tntta la superficie esterna de' mammali. 
Risulta dal contenuto in una Dissertazione letta dal signor 
Breschet nella tornata, del di 27 gennajo scorso , dell'Ac- 
cademia reale delle scienze di Parigi: i.° che vasi escre- 
torj si aprono obliquamente tra le squame dell' epidermide; 
a." che i diver si strati corneo-epidermici costituiscono un 
apparato particolare composto di un organo secretore, e 
di un prodotto disposto in fibre perpendicolari ed orizzon- 
tali alia dermide ; 3." che queste fibre derivano da una so- 
prapposizione di piccole squame, e che 1' epidermide pro- 
priamente delta non e che la porzione di queste squame 
la piii lontana dalla dermide; 4.° e per ultimo che in questa 
epidermide formata di fibre scjuaraose si trovano frammisti 
de' canali assorbenti e delle papille uervose. 



3^6 A 1> P E N D I G E. 

H lavoro del notoniista pariglno e assai ingegnoso , di- 
rerao anche persuadente , ma avra egli la gloria d' avere 
sciolta la questioae ancor dibattuta intorno la vera strut- 
tura organica dell' epidermide' 

L' intima composizione del retlcolo mucoso , del corpo 
papillare e della demiide ha pur dato luogo a molte iiidaginl 
del signor Breschet. Egli descrive assai raiiiutauieate tutte 
queste parti, e quel ch'egli crede d'avervi trovato di nuovoi 
ma noi noa sapremmo ancora sottoscriverci ed ammettere 
con lui i.° un apparato di secrezione del sudore composto 
d'un parenchima glandulare; a." vasi escretorj disposti ia 
spirale ; 3.° tubi assorbenti particolari diversi dai liufatici 
e dalle vene; 4.° corpi papillari con filamenti nervosi dis- 
posti in arcate terminali, ecc. Soao questi altrettanti punti 
anatomici che si prestano a troppe interpellazioni e coatro- 
versie per essere discusse in un giornale letterario. 



Goethe's nachgelassene Werke. — • Opere postume di 
Goethe — Stutgard, i832 e i833, Cotta. Volumi 
10 , in 8.° 

Questi dieci volumi contengono : Fausto , tragedia ( ter- 
niinata dalfautore nel i83i). — Goetz di Berlichingen, 
ulla mano di ferro , dramma in cinque atti. — Yiaggio 
nella Svizzera nel 1797- — SuHe belle arti. — Teatro e 
letteratura delPAlemagna. — Letteratura stranlera e poe- 
sia popolare, greca, francese, inglese , ecc. — Poesie 
fuggitive, ecc. — Estratto delle Memorie della mia vita. — 
Miscellanee, massime e riflessioni. — ■ SuUe scienze naturali. 



De indtatione Christi et contemptu mundi omniumque 
ejus vamtatum, Codex de-Advocatis sceculi XIII; 
editio secunda^ curante eqidte Q. De Gregory, J. U. 
doctore , proeside honoraria in suprema regia curia 
Aquarum-Sextiaium. — Parisiis , i833, typis Fir- 
min Didot fratruin ( Un volume in 8.°, con sei in- 
cisioni, prezzofr. 10. Se 11 e pur fatta sull ortografo 
stesso del manoscritto un edizione di cento esemplari 
in grande carta velina, con sctte tavole. Prczzo fr. 20). 



PATxTE ITALIANA. 3^7 



PARTE II. 

SCIENZE, LETTERE ED AUTl iTALlANE. 



L' Era Cristiana pctssata, presentc e futura, ossia mo- 
do facile di trovare i gionii setthnanali e mensili, 
le faii hiimri e le fcste mohdi in qualunque anno 
gtegoriano o gi/diano , precediita dalla storia delict 
misura del tempo e dei ccdendarj ; opera dell abate 
Dalmcizio Lavei.i.i Dk-Cjpitani , corredata di ta- 
vole di confronto tra II ccdendarlo gregoriano e di- 
versi altri calendar], e coU ajuto della quale si pos- 
sono compilare cdmanacchi per qucdsivoglia anno a 
venire. — Milano, 1'6'6'i , presso Paolo Errulio Giusti, 
di pag. 148, in 2>2° 

VJrrati dobblamo mostrarci all'autore, non meno che al- 
r editore di questo bel lavoro , perche il primo disegnato 
aveva da priacipio di puljblicare soltanto un calendario 
gregoriano perpetuo , ed il secondo, vedendo che tale calen- 
dario appoggiato a tavole e regole ridotte alia maggiore 
sempliclta e chiarezza , le quali prestavansi per cio ad 
ingegnose coinbinazloni , concepi il pensiero di formarne 
un' operetta , che non avesse la vita efiinera di un alma- 
nacco, e utilissima riescire potesse ad ogni classe di per- 
sone. A cio lo stesso sig. Lavelli prestossi , ampliando la 
materia anche nel corso della starapa , ed impinguando 
r operetta coUe piu importanti notizie, a suggerimento tal- 
volta deir editore , che non immeritamente si lusinga del- 
r universale aggradimento per aver anche secondate le in- 
tenzioni dell' autore coUa tipografica esecuzione. 

La storia delle pratiche in diverse eta e in diversi paesi 
dagli uomini tenute per la misura del tempo , e per se 
stessa atta a destare cm-iosita ed interesse ^ ma il niodo in 
cui e trattata dal signor Lavelli la rende sempre piii pia- 
cevole, soddisfacente ed istruttiva. Premessa una tavola del 
levace e del traaiontar del sole , e della corrispoadeiua 



3^8 APPENDICE. 

delle ore Itallche colle europee, e premesso un quaclro del 
sistema celeste , dei simboli astrouomici , delle distanze e 
dimensioni , e degli anni del pianeti , si parla nel primo 
capitolo del moto solare e luiiare, clie ha servito di fon- 
damento ai calendar) ed alia storia cronologica , o alia 
cronologia della storia ; e la materia vien anclie illustrata 
alia fine con note erudite , in cui si discorre delle varie 
specie d'anni, usate dagli astronomi, del mese periodico e 
del sinodico {i) , del calendario repubblicano francese, del 
sistema Copernicano e della sua esatta corrispondenza coi 
fenomeni della rivoluzione de' pianeti, del giorno naturale 
ed artificiale , dell' irregolarita dei giorni di ciascun mese 
assegnati da Cesare , degli anni di Crista rettilicati dal dotto 
abate Sancleinenti , dell' etimologia di varj nomi segnati 
nelle tavole de' calendar], come epatta, ciclo, ecc, delle ri- 
forme dell' anno tentate da diversi, e tra gli altri dal ve- 
neto Zerlini, dell'orizzonte, del meridiano e dei poli, final- 
mente dell' aurora boreale, delle comete e della meridiana, 
colla massinia precisione tracciata nella metropolitana di 
Milano. In generale 1' autore , caldo d' amor patrio , non 
trascura alcana occasione per mostrare quali vantaggi 
astronomici e meteorologici procuri il clima d' Italia e 
quello specialmente della nostra Lombardia. 

Nei capitoli seguenti fino al io.° si tratta con egiiale 
dottrina, cliiarezza d' idee e brevita , delle antiche e mo- 
derne lunghezze dell' anno adottate dalle diverse nazioni, 
ove si veggono le Egire ralFrontate coi giorni e coi mesi 
dell'era cristiana, e le varie trasformazioni successive del- 
I'anno giudaico ; dell' anno lunare di lo mesi adottato da 
Romolo, confrontato con quello de'primi romani; dell' anno 
lunare di 1 2 mesi formato da Numa ; dell' anno solare , 
stabilito da Giulio Cesare ; del Calendario perpetuo ante- 
riore all' era cristiana , intrapreso da Metoiie , e adottato 



(l) Come mai il nostro autore, che non e certo estraneo alle 
dottrine astro nomiche, ha potuto sorivere a pag. 3 che dalla 
fascia dello zodiaco non mat sortoiio i pianeti ad eccezione delle 
vagabonde comete ; a pag. 68 che il sole in ore 24 rivolgesi 
iatorno a se stt sso ; a pag. 69 che il mese periodico e 1' inter- 
vallo fra la comparizione della lima e la di lei scomparsa; a pag. 89 
clie i poll sono centri dei cerchi polari, e che quest! haano un 
diametro di 47°? 



rAHT£ ITALIANA. 'S'J() 

dai Roinani; del calcndario perpetiio cattolico antcriore al 
gregoriaiio , moclellato suiranno ( nou sul perioilo ) giiilia- 
no; della correzione air anno giuliano fatta da Gregorio XIII 
nel 1 58 1, snl progetto di Antonio Lilio , e del repristina- 
mento delle lime tentato in qnella occaslone al luogo ove 
trovavansi nell' anno 32 5 di Crista. Nellc note relative a 
que' capitoli si ragiona pure partitamente suUa luce priva 
di calore a noi traniandata dalla luna ; sulla nissuna, o 
tenuissiuia Iniluenza della luna stessa sullo state plu o 
meno salulire dell' atmosfera , e quindi sulla vegetazione , 
sulle operazioni agrarie, ecc. ; sulla sostituzione fatta delle 
epatte ai numeri d'oro, e sui limiti entro i quali si chiude 
la ricoiTenza della Pasqua. Tuttavia non vofremmo vedere 
in queste note confnsi talvolta gli anticlii coi nioderni, ci- 
tandosi tra gli storici Pttavio, poi Mncrohio , che non e 
jiropriamente storico , Bianchini , poi Censorino (pag. yS) 
ciie potrebbe collocarsi con Macrobio. 

II capo lo." versa sulla nascita e sul tranionto del sole, 
sui crepuscoli (i) e sul mezzodi giusta T orologio italico; 
r ii.° sulle lettere del Martirologio, e si soggiungono re- 
gole pratiche per I'uso del calendario perpetuo; ma nel 12.* 
si tocca pill da vicino I'uso jjratico, e si insegna il modo 
di trovare la lettera domin'cale , i numeri d'oro, ed i 
giorni settimanali e pasquali dcgli anni del calendario giu- 
liano , tuttora \igente presso i Rvissi ed altre nazioni die 
non consentirono alia riforma gregoriana. Segue una suc- 
ciuta spiegazione per I'uso pratico del calendai'io perpetuo, 
colle regole per trovare le lettere e le epatte degli anni 
non compresi nelle tavole ; poi si presenta alia pag. 100 
il promesso calendario perpetuo , costrutto sulla base del 
calendario gregoriano, e composto di cinque tavole portanti 
la base del calendario giuliano, le tavole pei secoli passati 
e futuri fino all' anno 52oo, del futuro fino all'anno 1928, 
del passato e del corrente secolo lino al i858, con ordine 



(l) Dopo aver fatto avvertire a pag. 53 che il piu breve cre- 
puscoli) non cade nel preciso giorno del solstizio jeniale , pareva 
naturale clie, dietro la scorta degli autorl citati nella nota, s in- 
dicasscro i due giorni dell' anno in cui nei nostri cliini esso cade 
realniente; ni.a in vece nella pagina seguente si soggiunge clie 
il pill l/iae crcpuscoln jter noi ha luogo nei <itiqtie mcsi ill ottobre , 
noi^einbie , diceinbre ^ geiinajo e febirojo. 

BIOL Ital T. LXXIII. 22 



33o ArPENUICE 

pero inverso alia numerizzazioae , cosicche la terza nel 
quadro si presenta la prima , secondo i' ordiiae che noi 
abjjiamo indicate ; finalmente due colonne del calenda- 
rio perpetuo , nelle quali notati sono i mesi e i gioini 
col loro continue i-iferimento alia lettera dominicale, al 
nuniero d" oro e alle epatte (i). Veggonsi aggiunte al- 
cune tavole di corrispondenza fra 11 calendario republjli- 
cano francese , benche non abbia avuto vigore che per tre 
Ittstri, ed il gregoriano colle lettere domiuicali, altre tavole 
contenentl il Cale .dario giulinno dei gentili toho, come I'au- 
tore stesso dicliiara nella nota (i8), dalF Enciclopedia mate- 
matica e compilato da M. Felix, nel cjuale si mostra la re- 
lazione esistente tra la maiiiera di nominare e contare i 

(I) I metodi del sig. Lavelli, eh'' egli espone senza diiuostra- 
zione , s"" appoegiano ai segueuti pi-incipj abbastanza coaosciiiti 
(Vodi Bibl. Ital. , toiu. l3, iiiarzo 1819, pag. 346). 

Sia tin anno quaUmque delP era volgaie posteriore alia riforma 
gvegoriaiia espresso generalmente dai/= igjj4-j, sara il nu- 
iiiero d' oro comspoudente N — q + I. 

Se r anno He couipreso fra il 1700 ed il 1891^ inclusivaiueute, 
Tepatta. cori'ispondente sara 

Per gli anni conijresi fra il l582 ed il 1699 Tepatta sara = £+ I, 

o il rcsto della divisioae per 3o se E + i pass.i quesio 

nuniero. 

Per gli anni conipresi fra il 1900 ed il 2199 Tepatta sara = £ — I, 

Per gli anni cou)| rcsi fra il 230C ed il 2299 Tepatta sara = -E-2, ecc. 

II valore di £ puo dedursi dali' esposta formola con un tratto 
dipeuna; ma se si credeva uecessai'io di facilitarne il calcol'j con 
una tavola , bastava estenderla ad un solo periodo di 19 anni. 
L'autore ha voliito abbondai-e, e ci lia dato nella tavola jirima 
i valori di E per gli anni compresi fra il i83i ed il 1849; ^ 
nella seconda i valori di^— i per gli anni compresi frail 1 901 
ed il I9i9; ed ba additate le regole aritmetiche per esteuderle 
agli altri anni^ dijieudentemente dalLa riduzione di H alia for- 
ma 19 ^ + q. 

Con principj analoghi agli esposti e dipendentl dalla riduzione 
dell' anno daio alia forma 28 P + Q, insegna Pautore come si 
trovi la lettera dominicale, e da cjuesta, combinata colFEpatta, 
il giorno di Pasqua , per mezzo delT ultima tavola della p. lOO, 
oppure deir altra assai piu semplice della 147. I principj su cui 
sono esse fondate, possono derivaa'si dalle fonuule analiticlie date 



I'MITE ITALI.VNA. CO f 

giorni degli antichi latini, o la iiotra, e si fa vedere a qual 
giorno, giusta il nostro metoJo di coniare , corrispondano 
Je feste e gli avveulmenti marcatl rimpetto ai nomi dei 
giorni: a queste va opportmiainente unita la spiegazione 
di alcuni nomi indicati nell' ultima colonua del calenJario 
giuliaao dei gentili ; nella quale spiegazione T autore ha 
dato prova di squisita erudizione, massime nei nouii Aa- 
cile , Floreali , giiioclii romani , ecc. , heache non del tutto 
siamo persuasi clie VAlcione nominato nel calendario, an- 
nuiiziatore delle tempeste , sia il nostro povero Martino 
pescatore: per ultimo si soggiuagono le tavole delle lettere 
domiuicali , dei numeri d' oro e delle epatte di ciascua 
anno gregoriano dal priacipio della riforma per alcuni se- 
coli in avanti, cioe lino all' anno aioo, ricopiate proba- 
Jnlmente dal Clavio, dal auale si sarebbe potuto, senza nes- 
sunissimo inconvenicnte o fatica, trascrivere anche i giorni 
pasquali, e risparniiare cosi 1' uso della tabella seguente. 
Ci duole che in questo pregevole lavoro il signor Lavelli 
non abbia saputo astenersi dallo spargere qua e la delle 
facezie, le quali ci sembrano poco convenient! in un' opera 
sclentiiica. Tale e a parer nostro il dovcre di gratitudiiie 
cb' egli dicliiara di voler compiere verso le epatte e le let- 
tere dominicaU per non si sa quale accordatogU favore ; tale 
la supposta vergogna della cometa periodica di Bicla di 
mostrarsi piccina e scodata all' inerme vista del curioso volgo ; 
tale finalinente Tinnnaginata intenzione degli areonauti di 
stubilire commerciali relazioni cogli abitanti dei pianeti e le 
epodie dei pagamenti giusta i loro calendarj. 

alia pag. 849 del succitato aiticolo della Blblioteca Italiana. E 
siccome in esse articolo e nella euccessiva lettera sono corsi al- 
cuni errori di etauipa , proljttiamo della presente occaslone per 
rettificarli. 

Errori. Corrczioid. 

» ivi >. 111. t= -(^- iri) + ^-I-i-\ . J =: - (A- i6)+ /^— Y^. 
~ V »5 ) i ~ \ aS ) i 



3»r, 



'; 



332 ArrENDICE. 

Carta iconograjica della citld di Cremona. 
Raccolta di Giardinl di gusto mode?no. 

II pnbjjiico professore di disegno sig. Luigi Voghera di 
Cremona, arclutetto di bella fama, veggendo clie la citta 
sua mancava ancora di una icnografia esatta ed in iscala 
bastantemente grande e tale da poter servire per gli usi 
pivi importanti e comunl, si avviso nel i83i di diligente- 
mente rilevarhi e farla incidere in Milano nello studio Stuc- 
chi , corredata di una tavola stoi ica delle principali epoche 
della citta stessa e di altre notizie statistiche bene ordinate 
e della maggiore importanza. Questa carta edita dairautore 
il 27 maggio i83i e dedicata all' illustre capo di quella 
Municipale Magistratura, il conte Lodovico Scliizzi, trovasi 
vendibile in Cremona nel negozio dei fratelli Manini, non 
che presso i principali calcografi e librai delle altre citta 
al prezzo di austriache lire 6. 

Annunziamo con piacere la libera vendita di questo la- 
voro 5 poiclie sappiarao la soddisfazione e gli elogi con 
cui venne gia accolto da persone intelligentissime, le quali 
ebbero a fame utile uso e ad esperimentarne 1" esattezza 
in pill d^un incontro. Ora poi tanto piii volontieri il fac- 
ciamo, quanto che alio stesso autore e pure piaciuto ren- 
dere di pubblica ragione una Raccolta di giardini di gusto 
moderno e specialmente di quelli dell' agro Cremonese , il 
quale non offrendo se non una planura coltivata e niono- 
tona rende tanto piii difficile T operarvi quei portenti del- 
I'arte, che valgano ad ofFerire alio spettatore sullo stesso 
suolo ed in uno stesso recinto scene incantevoli e svariate, 
e quasi direbbonsi di un' altra natura. 

Questa raccolta contiene le iconograiie dei rinomati giar- 
dini delle Torri de'Picenardi dell' illustre famiglia Sommi, 
deir altro bellissimo in S. Giovanni in Croce della famiglia 
principesca de' signori Soresina Vidoni , di quelli in Cico- 
gnolo delle nobili famiglie Pallavicini e Manfredo , oltre 
altri affatto moderni diretti dallo stesso professoi'e. Alle 
iconograiie corrispondono le vedute prospettiche piii note- 
voli , il cui punto di visuale potra confrontarsi colle ico- 
nografie suddette, lo che ofTrira un' utile istruzione per lo 
studioso del giardinaggio. 11 tutto poi e illustrato luogo a 
luogo da apposite spiegazioni intorno alle particolari circo- 
stanze del sito , e sugli elTetti ottenuti co' mezzi recouditi 



I'ARTE ITALIANA. 333 

deirarte, onJe vieppiii agevolare airarcUitetto giardiniere 
r opportnnita d' istruirsl anclie colla via deireseniplo. 

Questa seconda associazione ancora e aperta attnalinente 
presso i nostri principali liljrai al prezzo di austr. lir. 3 
per clascuna tavola icono2;ra0ca e di lir. a per le prospet- 
tiche , le qnali ultiine essendo parziali hanno nn formato 
corrispondente alia meta delle prime ostensibile fin d' ora 
presso i librai incaricati dell' associazione. — Se giudicare 
possiamo dal primo saggio per noi vednto , anclie que- 
st' opera non sara niiuore della fama e del conosciuto me- 
rito del nostro professore in ognl ramo di architettura , nella 
parte principalmente delle classiche e piii squisite sue bel- 
lezze. 



V A R I E T A. 



S T O R I A. 

Delia Reale Societd Aslalica di Londra. 
Lettera al Diicttori della Biblioteca Italiana. 

Firenze, lo novembre i833. 



I 



I di 2.3 giugno del i832 ebbe luogo in Londra la quarta 
annuale adunanza dei soscrittori al cosi detto Oriental trans- 
lation fund, la quale fu tenuta nel locale appartenente alia 
Real Societa Asiatica. Spero clie non vi spiacera di far 
conoscere col mezzo dell' ottimo vostro Giornale 1' oggetto 
di quella utilissima e generosa institnzione, e cio che av- 
venne in quella adunanza, alia quale, per sorte, fui in- 
vitato ad intervenire. 

Fino dal 1827 la Real Societa Asiatica instltui, sotto il 
titolo che ho detto, un comitato composto d'alcuni de' suoi 
memliri, oggetto del quale fosse il procurare e pubblicar 
colle stampe le traduzioni dalle lingue orlentali di quelle 
opere di qualunque genere che giudicasse mcritev^oli di 
esser fatte conoscere in Europa. 

Per supplire alle spese che sarebber quindl necessarie, 
fu aperta una soscrizione, per la quale ciaschedun soscrit- 
tore pagando annualmentc dicci ghinee, riceverebbe in com- 
penso una copia in carta grande di ciasclieduiia delle opere 



334 A'^ A R I E T \. 

tradotte, stampate e pubblicate dal Comitato, ognl volume 
delle quali sarel)be accompagnato di na frontespizio parti- 
colnre col nome del soscrittore medesimo. Si accettarono 
ancora le soscrizioni di cinque gliinee, dando in corapenso 
una copia delle o|)ere accennate , ma in carta ordinaria , 
e non ecccdenti in valore la sonima pagata, valutandole 
pero alia meta del prezzo della vendita. Venticinque esem- 
plari di ciasclieduna opera furono assegnati in dono ali'edi- 
tore o al tradnttore di essa. II rimanenie dell'edizione fu 
destinato a venders) , per versarne il prodotto nella cassa 
del Coinitato. 

Nel rapporto stampato dell'adnnanza suddetta del 2 3 
giugno trovasi la nota dei soscrittorl fatti fiiio a quel gior- 
no, 149 cioe da 10 ghinee , e 6 da 5. Mediante il capi- 
tale da loro fornito il Comitato lia potuto gia dare alle 
stampe le moke opcre descritte nell'accluso catalogo, ith 
esemplare delle quali in carta grande si conserva in questa 
I. e R. Biblioteca Palatina , giaccbe S. A. I. e R. il Gran- 
duca, mio amatissimo Sovrano , per la protezione che ge- 
nerosamente accorda alle utili imprese, fu sollecito a farsi 
inscrivere nel numero dei contribuenti, dalla nota dei quali 
puo congetturarsi clie T esemplare suddetto sia forse il 
solo esistente in Italia. 

AU'adunanza gia nominata , alia quale presiede il baro- 
netto sir Gore Ouseley, vice-presidente della Societa Asia- 
tica ecc. erano present! S. A. il duca di Somerset, S. A. 
il duca di Nortbumberland , S. A. il duca di Wellington, 
S. E. il caval. di Munster (gia colonnello Fitz-Clarence , 
figlio naturale di S. M. ) ed altri personaggi dlstinti per 
dignita e per dottrina. II presidente lesse il rapporto dei 
lavori clie il Comitato avea fatti e delle comunicazioni die 
avea ricevute dalla precedente seduta in poi. Vi diro le 
cose clie nel sno rapporto mi parvero piii impoi-tanti. 

Dopo aver deplorata la perdita di S. M. il re Giorgio IV, 
primo augusto patrono del Comitato, annunzio clie S. M. 
il re attuale Guglielmo IV aveva graziosainente acconsen- 
tito di succedergli nel patrocinio , ed avea destinato il 
premio di due medaglie d' oro del valore di venti ghinee 
ognnna , da distribuirsi ogni anno agli autori delle due 
migliori traduzioni state in esso anno eseguite. 

Comunic6 egli quindi la copia di una lettera stata in- 
viata al comitato corrispondente di Eonia, istituito mediante 



V A U 1 F. T A. . 665 

10 zelo tU-l colonnelto Fltz- Clarence ( ora caval. (Vi Mnnster 
siuldetto); e di questa lettera eccovi tradotti i paragrafi 
die iinportan piii: 

Signori 

" Al)hiamo Poiiore d' informarvi die cl e rinscita carls- 

» siina la notizia coiminicataci dal colonnello Fitz-Clareiice 

)/ die avete acconseiitito di formare costi un Concomitato 

>i della traduzione dall" orientale. 

» II coploso numero dei ]\TSS. orientall die si conser- 

" vano nelle bil)lioteche di Roma; le continue relazioni 

» mantenute fra quella citta e raolte parti del Levante; e 

>> la profonda cognizione delle lingue dell^Asia posseduta 

>> dai professori die A'i risiedono, ci fanno sperare die 

» niediante il vostro ben diretto zelo il mondo letterario 

>' acquistera nuove importantlssime notizie ecc. 

» CI seiiiljra cosa di prima utilita il rivendicare le opere 

n dei greci e latini classici antori die si credevano per- 

>t dute, nella quale investigazione monsig. Angelo Mai si 

» e acqiiistata tanto meritamente una si grande celebrita , 

t) e percio ci prendiamo la liljerta di soUecitare la vostra 

V attenzione particolarmente sit qnesto proposito, giacche 

>> speriamo die fra i tanti maiioscritti ebraici, siriaci, etiopi- 

)) ci, arabici, cofti, ecc. die si coiiservano nella Vaticana 

» e in altre librerie d" Italia, possano ritrovarsi delle tradu- 

fi zioni in alcuna di quelle lingue di qualclieduno dei greci 

11 o latini scrittori , T opere dei quali nella lor lingua ori- 
" ginale sonosi perdute ; e die possiate in tal inodo pro- 
11 curarvi T onore di contribuire ad accrescere il capitale 
I) della classica letteratura , dissotterrandole dall" oscurita 
" nella quale giacquero per si gran tempo sepolte. 

» Ci seinbra ancora molto probabile che fra i letterarj 
II tesori die possiede T Italia trovinsi delle traduzioni ina- 
II noscritte, fatte da missionarj o da altri, di opere pre- 
II gevoli orientali. Noi vi saremo particolarmente obbligati 
II se ne farete diligente ricerca e, trovandone, ce le man- 
II derete ricopiate, e se e possibile, accompagnate col 
II teste ecc. n 

Continuo T autor del rapporto ad esporre die era stata 
ofFerta al suddetto Concomitato di Roma una interessantis- 
sima istoria religiosa e politica deirimpero dei Birmani 
tradotta dalle cronidie del paese per opera del padre 



JjO V a R 1 e t a • 

Sangermano (*), il quale f« misslonarLo in Ava per lo 
spazio cli ventisei anni. 

Lesse egli quiiidi la copia tU una lettera stata diretta 
dal Comitato a S. E. lord Clare, per le cure del quale 
erasi stabilito in Bombay un nuovo Comitato corrispon- 
dente , oltre i due che gia eslstevano nelP Indie , uno a 
Calcutta, I'altro a Madras. Terminava quella lettera nel 
seguente tenore : " Lo zelo e Tabilita degli ofliciali sotto- 
» posti alia presidenza di vostra signoria , non meno che 
» la favorevol situazione di Bombay per i suoi rapporti 
» coU'Abissinia , PArabia , la Persia e T India occidentale , 
» ci sono mallevadori sicuri die il comitato di Bombay 
» contribuira mirabilmente all' adempimento dello scopo 
ti nostro, ed a difFondere fra i dotti d'Europa le cogni- 
» zioni asiatiche. » 

Passo di poi a render conto delle opere state pubblicate 
dal Comitato dopo la precedente seduta , e sono quelle 
segnate nell' accluso catalogo dai numeri 20 al 27. Cosi 
nel breve spazio di quattro anni sono stati stampati trenta 
volumi di opere afFatto nuove , le quali , senza il bene- 
merito istituto di cui si parla, mai non avrebber veduta 
la luce. 

Annunzio egli poscia con dolore la recente perdita del 
dotto signor Abel Remusat presidente della Societa Asiatica 
di Parigi, avvertendo che fortunatamente aveva egli lasciata 
finita la traduzione del Fo Koue Ke , opera Chinese assai 
curiosa , contenente il racconto dei viaggi di alcuni sacer- 
doti Buddisti dalla citta di Si-ngan-Fu per la Tartaria , 
rindostan, Ceylon, ecc. sul principio del quarto secolo, 
e che il signor Klaproth avea promesso al Comitato di 
comunicare la traduzione suddetta. 

Esterno egli quindi i piii vivi sentimenti di riconoscenza 
per parte del Comitato alia memoria di S. M. il defunto 
re di Sardegna per il dono da lui fatto di una bellissima 
copia di un MS. persiano intitolato " II romanzo di Humai 
II ed Humayum esistente nella libreria R. di Torino, e 
I) cio (come esprimeva la lettera che 1' accompagnava ) 
» in contrassegno del desiderlo che nutriva la M. S. di con- 
II tribuire al successo dei lavori interessanti del Comitato. i> 

(*) Di questa storia pubblicata a Roma in italiano nel p.° p." 
1 833 parleremo nel prossimo fascicolo. { I Direttori.) 



V A R I E T a\ 337 

Diede poi ragguaglio dei diversl lavori esegiiltl per conto 
del Coniitato dalla precedentc adunanza in jjoi ; deirofFerta 
fatta alio stesso di varie traduzioni important! fatte da di- 
versi dotti stranieri i quali per le recenti politiche circo- 
stanze si sono trovati neirimpossibilita di pubblicarle nella 
patria loro^ della ricevuta di vai-ie opere , anch'esse im- 
jiortanti e sconosciute, in lingua araba, inviate dal signor 
Dupuis vice-cousole di S. M. in Tripoli, fra le quali una 
rarissima Istoria dei Visir, rammentata solo per fama dal- 
r Herbelot nella sua Biblioteca Orientale. Termino quindi 
col comunicare varie notizie interessanti ricevute dalla so- 
cieta letteraria di Ceylon e da altri membri delle societa 
corrispondenti. 

Alia lettura del rapporto succede qnella del bilancio del- 
Tincasso e delle spese, dal quale risulto die nel 3i di- 
cemlire i83i si trovavano in cassa lire 660. 8. 10 sterl. 
oltre ad un fondo di lire i635. 12. 3 di Iibri stampati 
esistenti in magazzino, e ad altri capitali fornianti in tutto 
lire 4.280. 2. 3 sterl. 

Dopo di cio furono presentate in nome di S. M. le due 
medaglie d' oro gia dette, con appropriata allocuzione, una 
da S. A. il duca di Somerset al signor Giacomo Atkin- 
son per la sua traduzione del Shah-Nameh ( Vedi catalogo 
al n.° 21), I'altra da S. A. il duca di Wellington al dot- 
tore Adolfo Stenzlcr per la sua traduzione del Raghuvansa 
( Vedi ivi n." 37. ). 

Termino la seduta col proporre e decretare clie fece 
11 Comitato varj ringrazianienti a diversi ofliciali del Comi- 
tate di Londra; e di quei di Roma e dell'Indie per i ser- 
vigi da essi resi nel corse del passato anno. Dopo di clie, 
avendo sir Gore Ouseley lasciato il seggio, fu dal duca di 
"Wellington proposto ed unanimemente approvato un rin- 
graziamento al niedesimo per Taljilita da esso mostrata nel 
presiedere a quella seduta. 

Al rajiporto stampato e aggiunta la nota dei membri 
conqjonenti 11 Comitato di Londra e quei di Roma, Cal- 
cutta , IMadras e Bombay , ed 1 regolamentl general! , i 
quali tennlnano col seguente articolo. 

Desiderata. 

*< SI assegna una somma fi-a le vent! e le cento lire 
»> sterline, secondo Timportanza, a clnunque scoprira la 



338 variety'. 

» traduzione In qnalsisia lingua orientale dl qualche opefa 
w di classico fi;reco o latino scrittore, che siasi perduta 
» nel suo lingnaggio originale ; in modo pero che il Co- 
« mitato possa fare iiso di cjuella scoperta. 

» Altro premio non eccedente le lire cento sterl. viene 
w assegnato a clii scoprira dove si trovi il Catalogo MS. 
'f fatto dal dott. Hyde delle opere antiche tradotte in arabo 
n in siriaco , delle quali si e perduto I' originale greco ; 
II come ancora qualnnque altra traduzione del detto autore, 
« oltre quelle gia esistenti nella lil^reria del IMuseo bri- 
II tannico. >> 

In si gran dovizia di MSS. orientali che trovansi nelle 
bihlioteche d" Italia puo ragionevolniente sperarsi che qual- 
clieduno dei suddetti premj sia conseguito da quakhe Ita- 
liano che si occupi di tali studj. Quindi ho creduto op- 
portuno di scrivervi la presente , che voi senza dul^bio 
gradirete, anche pensando al buon animo di chi cordial- 
mente salutandovi si dichiara ecc. 

Giuseppe Melini. 

Catalogo delle Opere puhhlicate dal Comitato 
dclla traduzione dalV Orientale. 

t. I Viaggi d'lhn-Batuta, tradotti dalle copie compendlate 
in arabo, che si trovano MSS. nella P. libreria di Cam- 
l)ridge, con annotazioni , dal Rev. S. Lee ('*'). 

3. Memorie delV Imperatore IcJiangiieir^ scritte da lui mede- 
simo, tradotte da un MS. persiano dal maggior David 
Price. 

3. / viaggi dl Macario , Patriarca d'Antiochia, scritti dal suo 
arcidiacono Paolo di Aleppo^ tradotti dall'arabo da F. C. 
Belfour. Voluini 3. 

4. Han Koong Tsew, o sia i dispiaceri di Han, tragedi.t 
Chinese, tradotta con note da G. F. Davis, con un sag- 
gio del testo ('''*). 

5. Istoria degli Afghani, di Neamet Vllah, tradotta dal per- 
siano da Bernardo Dorn. Parte I. 

6. L" Vnione fortiinata , Romanzo trad, dal cUinese , con 
note ecc. da G. F. Davis. 



(*) Ne abbiaiiio pai-Iato nel tamo 58.°, n;ag,iio j83o, p. 214. 
(**) Di questa piive abbiamo parlato nel tomo 6l.°, gennaja 
io3i , pag. 8-3. ( r Dire t tori. ) 



V A K T K T A . 339 

7. Ydl^htm Nattannawa , poema Cingalese, nel (juale sono 
(lesrrittl varj usi e pratidie religiose del Ceylon, trad, da 
G. Callaway; con figure copiate da dlsegni faiti sul posto. 

8. Le cn'veriture di Hatiin Tai, roniauzo trad, dal persiano, 
da Duncan Forbes. 

9. Vita di Shi'ihh Mohammed All ILizin, scrltta da lui me- 
desimo; trad, da due MSS. persiani , con note ecc. da 
F. C. Belfonr. Vol. a contenenti uno il testo , T akro la 
traduzione. 

10. Memorie di una famiglia di Malaya, scritte da essa, e 
tradotte da G. Marsden. 

11. Istoria ddla giierra in Bosnia negli anni 1737 al 1739. 
Tradotta dal turco da C. Fraser. 

12. // Midfuzat Timary , o sia INIemorie autobiografichc di 
Sinnir imperatore del Mogol, scritte in turco, versate 
in persiano da Abu Talilj Hussaini , e tradotte in inglese 
dal TMaggior Carlo Stewart. 

1 3. La storia di Vartan, e la Battaglia degli Armeni , cont. 
il racconto delle guerre religiose fra i Persiani e gli 
Arnieni, di Eliseo vescovo degli Ainaduniensi, trad, dal- 
Tarnieno da C. F. Neumann. 

14. La lita di Hafiz VI Mulk , Hafiz Rehmiit Khan, scritta 
dal suo figlio; compendiata e tradotta dal persiano da 
C. Elliott. 

1 5. Traduzioni miscellanee dalle lingue oricntali. Volume I^ 
contenente 

1. Note di un {'iaegio neW interna deW Africa settentrio- 
nate , dl Haj Ibn-ud-din Al-Agliwaati ; trad, dal- 
r arabo da G. B. Hodgson. 

2. Estratti dal Sakna Thevan Saasteram , o sia libro 
del Fato; trad, dal linguaggio di Tamul dal Rev. 
Gius. Roberts. 

3. Gli ultimi giorni di Krishna, ed i figli di Pandu: dal- 
r ultima sezione del Mababharat, trad, dalla ver- 
sione persiana dal Magg. David Price. 

4. II Vcdida Cadai , novelle antiche nel linguaggio 
Sanscrit, tradotte dalla versione in Tamul da B. G. 
Babington. 

5. Arte di cucinare Indiana , praticata e descritta dagli 
Oi-ientali ; trad, da Sandford Arnot. 

16. L' algebra di Mohammed BenMusa, trad. dalParabo da 
Fed. Rosen, col testo. 



34© V A R I E T a'. 

1 7- Scoria (ttUe guerre navali del Turchi dl Haji Khalifeh , 

trad, dal turco da G. Mitchell. 
1 8. Traduzioni varie, di Carlo F. Neumann: cioe 

I. Storia dei Pirati die infestarono il mare della China 
dal 1807 al 1810?, trad, dal Chinese con note, ecc. 
a. II catechismo degli Shamanni , o sia le leggi e re- 
golamenti del sacerdozio di Buddha nella China i 
trad, come sopra. 
3. Cronica di Vahram, del regno armeno in Cilicia durante 
il tempo delle Crociate; trad. dalF Armeno con note. 
19-20. Le opere geograficlie di Sddik Isfahdni , e Saggio 
critico di diverse opere manoscritte arahe e persiane , tra- 
dotte dai MSS. originali persiani da I. G. 
a 1 . II Shah Ndmeh del poeta Firdausi ; trad, dal persiano 
e compendiato in prosa ed in versi , con note ecc. da 
G. Atkinson, 
aa. Il Tezkereh al Vakiat , o sia Memorie private di Hu- 
mayun iraperator del Mogol ^ di louher , confidente del 
medesimo ; trad, dal persiano da G. Stewart. 
a 3. II Siyar-ul-Mutakherin , o sia storia del regno dei Mao- 
mettani nell' India , durante il passato secolo : di Mir 
Gholani Hussein-Khan; trad, dal persiano dal Ten. Col. 
Gio. Briggs. 
24. Hoei Lan Ki; o sia I'istoria del circolo di Greta, dram- 
ma in prosa ed in versi ; trad, dal Chinese con note da 
Stanislao Julien. 
aS. San Kokf tsou ran to Sets ; o sia prospetto generale 
dei tre regnl ; trad, dal giapponese-chinese da G. Klaproth. 

26. Annali dell' impero turco, dal i5gi al 1609; trad, dal 
turco da C. Fraser. 

27. Raghuvansa: Kalidasae carmen; Sanskrite et latine , 
edidit Adol. Frid. Stenzler. 

28. II Tuhfat ul Muahedin; trad, dall'arabo dal Ten. Row- 
landson; contenente la storia del primo stabilimento dei 
Maomettani nel Malabar, e le loro susseguenti guerre 
coi Fortoghesi. 

29. // Rauzat-us saffa; trad, da David Shea. Contiene la 
storia di Persia, da Kaimur fuio alia niorte d'Alessandro 
Magno. 

Le seguenti opere sono sotto il torchio. 
I viaggi di Evliya Effendi (nell' impero turco nel 17.° se- 
colo ) trad, da De Hammer. 



I 



V A K I E T a'. 341 

Nipon II dai itsi ran ( istoria degl' imperatorl ecclesiastici 

del Giappone dairanno 660 avanti G. C. ); trad, da 

Klaproth. 
ll Fo Koue Ke ; ti-ad. da khe\ Remusat ( ved. il rapporto 

qui sopra ). 
Hajl Khalifa, dizionario bibliografico ; trad. daU'arabo da 

G. Flagel. Quest' opera della quale si servi il d' Herlje- 

lot per comporre la sua Biblioteca Orientale , contiene 

la notizia di piii di i3,ooo opere arabe, persiane o tur- 

che poste in ordine alfabetico. 
Una storia dell' impero dei Birmani ; trad, dal padre San- 

germano ( ved. il rapporto qui sopra ). 
/ Didascalia , o sia le costituzioni apostoliche della chiesa 

d'Abissinia ; trad, da T. P. Piatt. 
L' Harivansa ( opera clie serve ad illustrare la mitologia 

degrindiani )i trad, dal Sanskrit dal Langlois. 
II Tarikh Tabari ( storia autentica stimatissima dei patriar- 

clii , profeti e filosofi di IMaometto e dei Calili ) ; trad. 

dal persiano dal Duljeux. 
Jl Dwano degli Huzeili (raccolta d'anticlii poemi arabi ) ; 

trad, dal professore Kosegarten. 

Oltre le suddette , stanno preparandosi per la pubblica- 
zione le traduzioni di altre ventidue opere diverge , la 
nota delle quali trovasi stampata nel rapporto suddetto 
dopo il precedente catalogo. 

Cenni sullo stato ddla reli^ione ne' paesi del nord del- 
V America e visita agli Sliakers danzatori. — Una delle 
cose clie jiiii colpiscono un Italian© al suo arrivo nell' Ame- 
rica del uord , e la varieta delle sette religiose clie si 
vanno spargendo su quel vasto continente , e che si mol- 
tiplicano e si suddividono ogni s;iorno di maniera , che co- 
lor© die si dicono della tale o tal altra setta non professano 
gia attaccamento alle dottrine degli autori della medesima, 
ma si chiamano di qualche setta per esprimere che non 
sono seiiza religione , e che frequentan© le adunanze del 
tal nome, o che furon© allevati nella tale credenza, qua- 
lunque poi siasi I'attuale loro maniera di pensare. Cosi 
gli episcopali d' oggi non fanno piii conto de' loro 3f) arti- 
coli, ne i luteraiii della coufessione d' Augusta , ne i pre- 
sbiteriani degl' insegnamenti di Calvino e di Knox ; ma 
imitando i priuii loru maestri csaminano . cangiano e 



34* V A R I E T A*. 

decldono come lore meglio seinhra e place ^ sicche dagli 
episcopali ne derivaroao i congregazionalisti , i metodisti 
priinitwi , i metodisti nuovi, i sublapsariani , i supmlnpsa- 
riani, i seguaci di Baxter, di Wesley e di Gioanaa South- 
cott , e cosi pure di tant'altre sette. Ne mancaao cola 
discorsi fulminanti lanciati dalle cattedre contro de'rivalii 
ma fortunataniente le leggl provveggono perclie non ne 
nascano scandali e persecuzioni. Nel conflitto di tante op- 
poste dottrine molti parent! credono bene di non inculcare 
ai loro figliuoli nessun principio di religione, lusingaiidosi 
eglino die basti 1' allevarli secondo i dettaini della natura. 
II signor Gerard, morto non ha guari in Filadelfia^ fra le 
pubjjjiche istituzioni da se legate nel testamento con iin 
asse ereditario di ben cento milioni, avendo in qnella citta 
fondato iin collegio per 400 orfani ha ordinato clie nessun 
ministro di culto vi ponesse mai dentro il piede afllu di 
preservare que' giovanetti dailo spirito di settarie contro- 
versie e dal fanatismo di opposte dottrine, e solo voile die 
sviluppare si facessero ne' lore animi i principj della mo- 
x-alita naturale. Pero indovinare noa saprebbesi quali poi 
essere potranno gli effetti di cotale stabiliniento. 

Nou si creda gia die questa varieta di sette e tolleranza 
rellgiosa sia da per tutto una pretta indifferenza. Vi sono 
anzi degli Stati ove si direbbe die ci ha soverchia scru- 
polosita , od alineno ch' ella vi e troppo severa e troppo 
dogniatica. Gia da luugo tempo si cita a questo riguardo 
Ja novella Inghilterra , e , a dir vero , 1' origine puritana 
degU abitauti di questo Stato si puo ancora riconoscere 
alia freddezza delle loro maniere come alia rigidita della 
loro divozione. E se non parlero delle leggi bleu, tutt'af- 
fatto ora dimenticate, le quali dicevano perdie la domenica 
si osseni piit csattamente , coloro die vogliono aiidare alia 
ihiesa faranno bene di niettere la sella e la briglia ai loro 
cavalli il di precedente: in giorno di festa non sard pennesso 
alle doniie a'asscttar i letti .... Non si faccia birra ai 
sabbato affinche non travagU fermenrando la domenica; dir6 
come tuttavia sono proibiti i bigliardi e le carter proibito 
di cautare alia domenica e di giuocare al domino , ed ho 
conosciuto certuni die avrebber piuttosto messo le niani 
neiraltriii saccoccia al sabbato die farsi lecito di ridere 
alia domenica. 



Fra le settc clie cola si trovano, una delle piii bizzarre 
e stravag,nuti e cjuella deuoiuiuata dogli Shakers dalla parola 
inglese Shake agitarsi. Diverse unioni ne sussistoao uello 
Stato di IMassachusset ed una. in qnello di Nuova Jork, di 
cni parlano pochi viagglatori o con poca esattezza per es- 
sere forse troppo lontane dal consorzio delle citta. lo mi 
condussi cola espressamente per conoscerne da vicino lo 
spirito e le opinioni. Era il bel mese d'ottoljre, dice bello, 
perche 11 cielo serene , la teniperatura dolce e Y aria pla- 
cida ed ascintta clie di condnno spira negli uliinii tre niesi 
dell'anno cosiituiscono nel xiord d' America la piii bella 
Btagione clie vien cliiamata V estate indiana; quand' io es- 
sendo di ritorno dalle provincie inglesi del Canada e na- 
vigando sul gran S Lorenzo, sn] linme Sorel e sul lago 
Champlain pervenni ad Albany una delle piu commer- 
cianti citta snlF Hudson e distante circa i3 miglia da Ni- 
skaiuna , sede dell" unione di que' settarj. Prescelta dunque 
una domenica, noleggiato un legno con buoni cavalli , mi 
avviai verso il nord-ovest di quella citta, ed internatonii 
a bosclii inospiti e folti di Plnus strobus , di querce sempre 
verdi, rosse e nere, delle colonne argentee del fico papa jo, 
percorsi per due ore di penoso viaggio una strada luolto 
dirupata ed arenosa. Ad un tratto la scena camljio e mi 
trovai fra amene praterie e fra cainpagne coperte di piaute 
fruttifere, del dolcissimo Comolvulits batatas e doA'e T i'.i- 
digeno uiais curvavasi sotto il peso di 5 o 6 pannocchie , 
e finalmente giunsi al villnggio verso le 10 antimeridiane, 
ora'precisa in cui que' settarj assisi su pancliette pian- 
tate sn carri scoperti e tirati da bei cavalli per diverse 
strade si raccoglievano alia loro chiesa. Io pure entrai 
fratellevolniente con loro. Una stanza di legno non niolto 
piu capace del nuniero de' fratclli 5 sparsa il pavimeuto di 
juinuta e monda arena, imbiancata, ma senza un dipinto 
ne d' un fregio , ne d' un fiore , ne d' una figura , ornata 
solo dalla jiompa della foresta che s'intravede dalle Huestre 
e ricreata solo dal gorgheggio degli uccelli, ecco il tcmpio 
di que' divoti ! Portavano le donne una veste di pcrkal 
stampato ed una cunictta di mossolina liscia il cui merito 
principnie era la nettezza e che loro copria in parte il voltoj 
nito avevano il tallone delle scarpe ed il loro passo era 
singolare sicche pnrea clie salterellassero suUa punUi dei 
piedi ; portavano due fazzolctti bianchi , uno dc' fjuali in 



344 T A R I E T A . 

saccoccia e T akro piegato sul braccio. Gil uomini col ca- 
pegli sciolti sulle spalle vestivano un abito bigio ed affatto 
semplice , di una stofFa fabbricata nelle loro manifatture. 
Nerljorute avcvano le membra , callite le mani , bronzate 
le guance come persone esercitate al sole de'campi ed ai 
venti della foresta essendo eglino i migliori agricoltori 
degli Stati Uniti. Ma 11 contegno era dolce, qiiieta la fioio- 
noraia^ il conversare placido. Asslsi su panchette afFatto 
eguali e senza appoggi, gll uomini In faccia alle donne, vi 
restarono alcuni minuti meditabondl, Indi rizzatisi In pledi, 
ritirarono le panclie e si allinearono formando un cono , alia 
punta del quale si mise quel di loro ( non essendovl per- 
sone a cio particolarmente destinate ) die si sent! inspirato 
a parlare , e fra T uno e l" altro discorso ferml al posto 
del cono cantarono degl' innl che accompagnavano con un 
leggier ondulamento di corpo. Flnalmente dopo un altro 
discorso gll uomini si levarono 1' abito pel gran caldo , lo 
sospesero a caviglie nel muro; le donne deposero il fazzo- 
letto: indi 3 uomini e 3 donne delle piu provette (avendo 
prima fatto invito agli astanti se volevano far discorso o 
danzare insieme con loro) collocandosi in fondo della cap- 
pella intonarono un Inno a voce piii elevata , e gll altrl 
rispondendo cantavano tutti e ballavano ora a due, ora a 
cinque , ora con lento ed ora con passo accelerato , e 
avanzando e ritirandosl formavano una colonna quando 
aperta, quando chiusa di cinque in fronte; ora linee rette 
cd ora obblique : battevano con gioja le mani , variavano 
tono , tempo e misura , ma tutto e sempre con molta di- 
sinvoltiu'a, precislone e dignita, come se della vita e della 
morte si trattasse, e mostrando sui volti grande giubilo , 
animavansl sempre piii fiuche in un sol punto tuttl si ri- 
stettero cogll occhl e coUe palme delle mani levate al cielo: 
cosi dopo due ore fini quella loro religiosa e strana ceri- 
monia. 

I loro principal! dogmi sono : la dottrina del Millcnio , 
ossia 11 future stato paradisiaco del mondo apportato , se- 
condo la loro credenza, da Cristo die vei'ra una seconda 
volta a regnar personalmente per mille anni nella Geru- 
salemme, die sara di nuovo fabbricata ;, 2,.° il celibato asso- 
luto, perclie nella spirituale risurrezione non ci lia matrlmonio. 
La danza e fondata sulle profezie d''Isaia e d" Ezecliiele , 
nelle quail e detto che alia venuta del Messla le nazioni 



V A R I E T a'- 3,40 

esultei-anno, e sul hallo del profeta David intorno all' area. 
,Altri puati di credenza li conformano ai Quaqueri, agli 
Unitarj , ai Saiidemaniani f, dif'endoiio jjero la coatinuazione 
de'miincoli. II loio capo setta fn Anna Lee chiainata la 
Madre Anna iiipote del geaerale Lee clie prese gran parte 
nella guerra dell' indipendenza. Le disgrazie della famiglia 
le avevano guasto il cervello : imniaginavasl d' essere una 
seconda vergine, e trovo proseliti come ne trovarono dopo 
di lei Giovanna Southcott e leniima Wilkinson clie si spac- 
ciava la donna eletta dell' Apocalisse. 

II numero degli Shakers in tutta la repubblica degli Stall 
Uniti e circa di 6000. La societa di Niskaiuna si divide in 
4 grandi famiglie, ciascuna delle qnali e composta di circa 
75 persone d' ogni sesso ed eta. Quattordici niila pertiche 
di terra ciie tntti insieme possedono e coltivano colia mag- 
gior intelligeiiza ed attivita e le loro economiche abitudini 
rendono la societa ben fornita di tntto. Gli uomini lavorano 
da sartori, contadini , falegnami , calzolai ^ le donne csccu- 
pansl nel lilare, tessere, lavare, cr.cinare e far panni. La 
divisione del lavoro , giusta il principio di Smith , fa clie 
ogni occupazione e allidata a separate persone. Un sesso 
vive , mangia e lavora in separati qnartieri dall'altro. Prima 
d' esser anmiesso alia societa e d' uopo un. noviziato di 3 
)nesi, e que' clie vi sono accettati pongono la loro pro- 
prieta nel fondo comune. 

Gli Shakers noa sono persone miserabili clie le disgrazie 
ed i delitti aliljiano cola riiiniti ; non ci ha esempio clie 
uno Sfniker sia stato tradotto ai triljunali. Essi conducono 
una vita tranqnilla ed attiva, e cola adunaronsi per essere 
( cosi vanno cglino vantando ) al riparo dalle follie dell'am- 
l;izi()ne e lontani dagringanni del mondoi pero non lasciano 
di allargare alcune opere di Ijeneiicenza anclie fuori del seno 
delle 2'i'oprie famiglie D. Cagnola. 

Professori italiani a Pnrigi. — Sara consolante , per clii 
ama la gloria italiana, in fatto di scienze e di lettere , il 
sapcre , clie in (jnesto momento qnattro cattedre sono oc- 
cupate in Parigi da altrettanti Italiani. AI Collegio reale 
di Francia il sig. Pellegrlno Rossi professa 1' econoniia po- 
litica, ed il sig. Tihri la fjsica generale : alia Biblioteca 
reale il prof Orioli dctta un corso di antichita romane ; 

J[;ibl. Jtal T. LXXIIl. a3 



3^6 V A R I E T a'. 

aU'Ateneo tli Parigi il conte Mammiaai della Rovere da le- 
zioni di filosolia. — Eppure si legge tutto giorno ne' pub- 
blici fogli francesi die noi Italiani non ci occupiamo die 
di canto e di pittura. 



ARCHEOLOGIA. 
Monunienti scoperti al Messico. — Raccontasl die il si- 
gner Nebel eljbe la fortuna di scoprlre numei'osi materiali 
die in modo positive confermano la storia dell' arte presso 
gli antichi Messicani. Tra le monumentali antichita descritte 
neir opera di lui merita specialmente attenzione un tein- 
pio , del quale sussistono tuttora sufficienti materiali per 
poterne presentare iin' esatta restaurazione. Questo tempio 
e di figura piraniidale , ma costrutto con alti filari di pietre 
quadrate, die formano quasi altrettanti scaglioni. Sulla fac- 
ciata principale varj gradini servono per ascendere sino ad 
Una certa altezza del pendio della piramide. Ivi sur una 
piattaforma trovasi la statua d' una delta. Dinanzi a questa 
sovra una pietra ad uso di sacrilicio s' iminolavano le vit- 
time umane , i cui cadaveri gettavansi poi abbasso. Molte 
piccole statue in terra cotta od in pietra scolpita rappre- 
sentavano i sacei'doti sacrificatori vestiti della pelle d' una 
vittima umana (i). Questa pelle non ricopre che il lore 
biisto , cominciando dal cello , e le mani e la meta delle 
gambe loro : il restante della pelle e sparito , trattone le 
mani die vi si veggono pendenti. Sal luogo del petto in 
queste pelli osservasi un'apertura che senibra esservisi pra- 
ticata per istrapparne il cuore della vittima. Dicesi che e 
cosa mirabile a vedersi la verita con cui eseguite sono queste 
picciole statue:, e vuolsi die appunto in tale costume i sa- 
cerdoti si presentassero al popolo per ricevere le ofFerte. 
Cosa non meno degna da notarsi h die questi popoli 
conoscevano I'arte di moltiplicare le impronte , riprodu- 
cendole col mezzo d' una specie di tavola di legno inta- 
gliata a rilievo. E di fatto ritrovati furono non pochi di 

(i) La BiLlioteca di Dresda possede un Manoscritto iiiessicano 
pu pelle uiiiana. Tlievenot lo ha spiegato : e un Calendario con 
alcuni fiammenti di storia. Un Manoscritto messicano , parimente 
in pelle umana , conservasi pure nelP Imp. Biblioteca di Vienna 
con figure a colori, iinico nel suo genere. Questi due nianoscritti 
none riportati anche did celebre d' Humboldt ueirAtlante pittorico 
della sua grande coUezione. ( Gli Editori. ) 



V A R I E T A^'. 34.7 

lali etruinenti a diversa forma , iiuinlti di un manico onde 
potessero plu facllinente maneggiarsi. Quelli dal sig. Nebel 
disegnati siigli originali rappresentano varj ornameuti e 
proljabilraente servivano per imprimere sui drappi. 

Alcuni dotti scrittori pretesero clie la civilta e le arti 
non fossero d' uii'' origlne molto meno remota nel niiovo 
mondo clie neU'antico. Un fatto che verrebbe in appoggio 
di tale opinione e la scoperta d' un altro tempio intera- 
mente conservato nelle selve vergini del Messico, e la cui 
niassa giaceva ricoperta da una forte e vigorosa vegeta- 
zione , siccome questa essere suole in siflatte regioni. II 
sig. Nebel la fece sbarazzare, e si conobbe che il tempio 
non era altrimenti il solo edificio in cp^iel luogo , ma che 
un tempo sussisteva ivi una citta. Gli avanzi che di essa 
ad ogni passo incontraronsi ne fanno testimonianza. Se tutto 
cio che dal sig. Ne1)el affermasi xion sofFre dubbio alcuno, 
piccome giova credere, quanti secoli scorrere dovettero sovra 
queste rovine innanzi cli' esse soggiacere potessero a strati 
di terra si alta , si grassa , si atta alia vegetazlone? Qual 
vasto campo alio storico ed all' antiquario ! (M. E.) 



V I A GG I. 

Ricardo Lander ( Veggasi cpiesto Giornale , tomo 68.% 
ottobre i832, pag. 56 e segg., e tomo 69.°, gennajo i833, 
pag. 72 e segg.). II sigaor Laird che aveva accompagnato 
Ricardo Lander in Africa, e ritornato in Inghilterra, ove 
diede alcune notizie intorno a quell' intrepido viaggiatore. 
Esse giungono sino al 2 1 del luglio i833. R. Lander tro- 
vavasi allora ad Alta, luogo situato sul Kouarra (Niger). 
Ivi il fiume scorre ristretto fra due montagne innanzi 
d' entrare nella vasta pianura nella quale dividesi in piii 
rami. — E nolo che Ricardo abbandonato aveva il Rio 
Nun per recarsi airisola di Fernando Po. Al suo ritorno 
risalendo pel fiume in una piroga incontro il 21 luglio il 
signer Laird , ed il luogotenente Allen , che ne discende- 
vano sul battello a vapore per raggiuugere la costa. Essf 
credevano che Ricardo fosse morto , o preso avesse il 
partito di ritornare in Inghilterra. Fu convenuto che il 
signer Laird ritornerebbe alia costa sul Kouarra e con 
se prenderebbe una parte del carico della nave la Coloin- 
biria , e che Lander col battcHo a vapore spignerobl^esi 



348 1- A R I E T a". 

sino a Rabba ed a Boussa. Erasl egll deterininato a distin- 
guersi con qualche nuova scoperta e collo stabllimento di 
comraerciali relazioni coL Negri : molto sperava sull' esito 
de' suoi progetd. — II signor Laird ritonio duiique suUa 
Colombina. Egli nel sno soggiorno nell'Africa sofFerto avea 
sommamente per la feblire : passo piu mesi in una mise- 
rabile capanna ^ piu non aveva die la pelle e le ossa. — 
Intanto la navigazione del Niger co' battelli a vapore e og- 
giniai aperta. Quante scoperte e quante utili relazioni pel 
commercio, per la storia e per la geogralia non hannosi 
ad aspettare ! 

( iV. An. des Voy. jan. 1834.) 



AGRARIA. 

Trattato clella Vite e specialinente delle Uve e del Vtni 
kaliani accompagnato da 32 tavole colorite rappresentanti 
le migliori varicta di uve che si coltivano in Italia con le 
loro descrizioni , la loro storia e quella dei pint che produ- 
cono. Opera che fa parte delta Pomona Italiana , e delta 
quale si tireranno cento eseinplari separatl per i dilettanti 
di viti e di enologia. • — La Pomona Italiana si avvicina 
al sue compimento : tutto cio clie si trova di piu pi-e- 
zioso nei frutti della Penisola e stato descritto e figurato 
nei 32 fascicoli pubblicati sino a questo giorno. Non resta- 
vano die le Uve, e queste presentavano delle difficolta 
che lianno tenuto sospeso F autore per molto tempo. Egli 
non ignorava che il piii grande degli agronoiiii fraucesi, il 
signor Bosc, aveva intrapreso un eguale lavoro pev le uve 
di Francia, e lo aveva abbandonato ; non ignorava che il 
signor Acerbi lo aveva proposto per F Italia, e clie T iin- 
possibilita riconosciuta di mettere in esecuzione il suo pro- 
getto di classificazione , e il nuiuero prodigioso di nomi 
che aveva raccolti nel sno Tentativo avevano scoraggito i 
snol collaboratori e lui stesso. 

Ma, nel riconoscere le difficolta dell'impresa col sisteraa 
adottato dai suoi predecessori, P autore della Pomona si e 
convinto che poteva pero essere eseguita mediante un si- 
stema diverse. 

In prime luogo egli ha fissato per principio che il de- 
scrivere e ligurare tutte le uve coltivale sarebbe lo stesso 



V A n I E T A . 349 

clie voler dare 11 rkratto tli tuttl gli iiomini cslstentl, cosa 
clie sarebl)e nello stesso tempo incseguibile ed inutile , e 
che percio bisoguava limitarsi a scegliere le uve niigliorl 
di ogiii provincia, siccome un biografo si limiterebbe alia 
storia degli uomini grandi clie liaimo reso qualche servi- 
zio air uinanita. 

Diretto da questo priiicipio, egli si e detcrminato a vi- 
sitare pei-sonalmente i paesi viniferi della Penisolai e se- 
condato dovunque da persone gentili ed istruite e riescito 
a deterniinare le varietii le piii distinte di ciascun paese , 
e ne ba fatto eseguire il disegno sul vero. 

Nel procedere a queste ilcercbe, egli ha potuto combi- 
nare la sinonimia delle varieta classiche e la loro omonomia, 
ed ba riconosciuto con cio che molte varieta clie ligurano 
presso gli enologi come vitigni distinti erano identiche « 
e alcnne altre die portavano lo stesso nome erano distinte i 
per lo clie con 3 2 figure si potevano rappresentare piu 
di 60 nomi, ed abbracciare cosi quanto vi e di prezioso 
nella Penisola. 

Ne sia un esempio il Trehbiano dei Fiorentini , il quale 
diventa Albano nelPAretino, Santoro nelle colline di \aldi- 
chiana, Brocanico da INIontepulciano ad Orvieto e Siena, 
Cotognino a S. Giovanni ecc. , e clie all' opposto el da il 
suo nome a delle uve diverse nel Piemonte e nella Lombar- 
dia. Cosi il Nehhiolo del Canavesano nel Piemonte diventa 
Piroteiirro nella Yal d'Aosta ed in Ivrea : Mclasca nel Biel- 
lese, Spana nel Novarese ecc, ed e diversissimo dal Neh- 
biolo dell'Astigiana. 

Ne r autore si e limitato a questi scblarimenti indivi- 
duali delie uve italiane. Egli ba cercato di deterniinare 
la proprieta e la storia dei rispettivi vitigni , le diverse 
nianiere con cui si coltivano, i diversi inetodi adottnti per 
la loro A'inificazione , e liualmente le qualita e i caratteri 
dei diversi vini che ne risultano. 

A questo lavoro sara unito un breve trattato siiUa vite 
e sui A'ini , il quale formera la parte scientifica. 

Tutto questo era destinato a completare la Pomona ita- 
liana, e a tale oggetto si era cominciato sino dal fasc. XXIX 
a mischiare alcune ligure di uve con quelle di aUri frutti 
che restavano a llgurarsi. 

Ma in seguito a replicate richieste avute per le sole uve, 
gli editori, lasciando t'ermo il corso dei fascicoli per gli 



35c V A R I E T a'. 

associati alia Pomona nel piano gia adottato, si sono de- 
tenninati a fame tirare cento eseniplari separati onde sod- 
disfare al desiderio di coloro die amassero accjuistare questa 
sola parte delT opera. 

Essa sara data per associazione come P opera intera, 
e sara composta di 8 fasc. contenenti 3 2 figure colle loro 
descrizioni , i quali saranno pubblicati in tre anni. — II 
prezzo di ogni fascicolo sara come per la Pomona , di 
lire 36 italiane. Nel terzo anno si pnbl>lichera un 9.° fasc. 
contenente la parte scientifica, e sara pagato lire 12. Cosi 
tutta r opera montera a lire 3 00, clie si pagheranno in tre 
anni a lire 36 per volta, e al momento solo della consegna 
dei fascicoli, come si e praticato per la Pomona. — Co- 
loro die jjreferissero di avere le figure colorite ma non 
miniate le pagheranno solo la nieta , e con cio i fascicoli 
non costeranno die lir. 20 e tutta 1' opera lir. 172. 

(^Dalla Gazzetta di Genova 8 gennajo.) 



Cronaca delle scienze , lettete , arti, istruzione 
e pubblica economia in Italia. 



-«=>»*%'»o=~- 



GRANDUGATO DI TOSCANA. 

kJiENA, 3 1 marzo 1834. — Comincio col diiudersi di 
questo mese a rendere conto a cotesta Direzione di cio, 
che venne qni fatto nel corso del mese di marzo. 

II dottor Toschi di S. Flora, luogo del Senese, poeta 
estemporaneo, ha resa pubblica una sua tragedia intitolata: 
La Schiciva senese a Costantinopoli. Essa venne poi stam- 
pata dalla tipografia del Giornale settimanale intitolato: 
L' Indicator Senese e Grossetano. L' argomento di questa 
tragedia venne preso da quell' articolo del Dizionario sto- 
rico di M. di Yoltaire dedicato a Rosellone, che supponesi 
da esso e da altri scrittori esser d' origine Senese , quan- 
tunque altri gravi antori Senesi spargano dubbj su tale 
avvenimento e lo ripongano tra le favole. Ma veniamo alia 
composizione : essa non manca di buoni versi iniitanti \o 

] 



V A R 1 E T a'. 35 I 

Stile alfieiiano , ma rappresemata sulle scene non ha pro- 
dotto efFetto teatrale , sicche place piu a leggerla clie a 
sentirla recitare. 

Ho continnato a fare drlle esperienze snile acque mlne- 
rali toscane : tra quelle che sorgono nel Seaese , ho sco- 
perto r idriodato di potassa iiiiracqua di S. Yittoria, che 
ha origine in un cainpo detto Dd salto delle pecore al di 
la di S. Quirco , distante da Siena 28 niiglia suUa parte 
sinistra d^ila strada Regia Romana che da Siena conduce 
a Roma. Simile sostanza ho pure scoperta nell' acqua sa- 
lina di Dofana, la cui sorgente e distante circa un miglio 
da Monteaperto , ove i Se^iesi uniti ai loro alleati batte- 
rono i Fiorentini ;, fatto guerresco celebre nella storia To- 
scana. 

Nella scorsa settimana mi recai in maremma a visitare 
i lavori idrauHci diretti al diseccamento del padule di Ca- 
stiglion della Fescaja , il quale occnpava un' area di mi- 
glia quadrate ventiquattro avanti che i lavori avessero 
cominciamento. Notaliilissimi sono finora gli acquisti clie si 
son fatti sulle sponde del padule per mezzo delle aUuvioni 
deir Ombrone portatevi da due canali artiliciali , che ven- 
nero descritti negli Annali di statistica , che si puljblicano 
in cotesta citta. Ho avuta la fortuna d'essere acccmpagnato 
in questa visita dalF egreglo architetto idraulico sig. cav. 
Alessandro JNIanetti che vi presiede , ed ho potuto osser- 
vare che le alluvion! hanno colmato uno spazio non mi- 
nora d'un miglio e mezzo di terreno, che in addietro era 
abitazione di pesci e nido di rettili. Proseguendo queste 
operazioni con eguale celerita, ci e luogo a sperare che ve- 
drannosi felicemente coronate nel corso di pochi auni le 
premure delF ottimo nostro Sovrano ed i desiderj di tutti 
i buoni. 

Salii sui monti settentrlonali per megllo esaminarll , e 
lasciato Grosseto, percorsi i monti superior! a Gavontano , 
ov'ho trovato della trachite ornata di varj colori, e cosi si 
spiega, come presso i bagni situati nel territorio del so- 
prannominato castello , si possa trovare Fangitc che e mi 
minerale vulcanico. 

Simile specie di roccia si trova a Rocca Tederighi, a 
Sasso Forte , Sasso Fortino , Tomiella e Rocca Strada. L'eit- 
rite poi e presso Monte Mossi, Rocca Tederiglii in luogo 



352 V A R I E T \'. 

cliiamato Ze corline , e pi-ecisamente presso 11 Fonte tlel- 
V Amore. 

Si e fonnatn ini'' accomandita in Firenze per riprendere 
r escavazione delle anticlie niiniere di raine die si trovano 
nel Senese : ora questa Societa ha cominciati i snoi lavori 
alia Rocca Tedeiighi, e ha gia aperti due cunlcoli , T uno 
de' quali s' insinua nel monte , che e al di sopra del Fonte 
dell' Amore per metri 68 circa, e I'altro e di 20 metric que- 
st! sono orizzoiitali, e neU'estrenia parte del priino venne 
aperto uii pozzo, onde riunirvi le acque die scolano dalla 
volta e dai lati della galleria. II filone per ora e basso e 
non sara piii di due pollici ; il ranie solforato consiste di 
varie tinte, come di carbonate di siinil inetallo. La nii- 
niera finora scavata non e in tanta quantita che conoscere 
si possano le proporzioni delle materie estranee con le uie- 
talliche , e cosi ignorasi se sara prolittevole o no 1" esca- 
vazione. 

Giuseppe Giidj. 



REGNO SARDO. 

Torino. — Bibliografia. — E bello il vedere come fram- 
mezzo il quasi universale difetto di opere nuove a stampa, 
Torino possa nienar vanto di piii liliri dati in luce nel 
primo triinestre dell' anno corrente. Ne fara fede la se- 
guente breve indicazione. Citeremo priniieramente il Di~ 
zionario mUltare italiano , lavoro postumo del celebre Grassi. 
L'autore lascio molte sdiede in cui aveva trascritti esempi 
di altrl vocaboli militari , specialmente di topografia , dei 
quali Pimmatura sua niorte impcdi che ne lasciasse la de- 
finizione. I chiarissimi editori credeudo di non avere la fa- 
colta di supplirvi, lasciarono que' materiali a chi si fara ad 
apporre al Dizionario del Grassi un supplimento. Evvi chi 
avrebbe desiderate di vedere a stampa tutti quegli esempi; 
altri avrebljero voluto che si fosse aggiunta la sinonimia 
tedesca alia francese. Noi non ci faremo giudici di cio, ba- 
standoci d'averlo accennato. — II leggiadro scrittore Davide 
Bertolotti pubblico il i." volume del Viaggio nella Liguria 
marittima che sara compiuto in tre tomi. Nel 1° jirecedono 
alia narrazione molte notizie di statistica. e di geografia , 



V A R I E T a'. 353 

t?into pid pregevoli quanto che non abhiamo finora stati- 
stica di que'paesi. Nel 3." si avra buona messe di docu- 
menti e notizie storiclie. Solo vorremmo cli'egli corredato 
avesse qnesto suo viaggio di alcnne stampe , le quali ci 
pajono indispensabili nelle opere di si fatta natura. — H 
sig. viceintendente Vassalli-Eandi stampo ia Saluzzo il vo- 
lume i.° della Statintica di quella provincia : eccellente la- 
voro sul piano proposto dal Gioja con corredo di piante , 
carte e vednte. — II conte Cesaie Balbo ha dato fuori, a 
beneficio di qnesto Manicomio, la V delle Novelle narrate da 
un Maestro di scuola. e fu altresl editore di un Discorso sullo 
stato delle cognizioni in Italia nel 1816, del C. Carlo Vidua 
morto I'anno scorso nelle Indie. — II conte Bagnolo, co- 
nosciuto per le sue imitazioni del Racine , lia stampato 
una tragedia intitolata : / Maccabei. — II Pellico diede in 
luce un Discorso col titolo: Dei doveri degli uomini. — Dob- 
hiamo al signor Priero, dottore in lielle lettere, un sugoso 
libretto che porta in fronte : PericUs Oratio fuaehris apud 
Thucydidem cum versione et perpetuis adnotationibus. — II 
cav. Datta stampo di gia 3 fascicoli delle sue Lezioni di 
paleografia sui documenti della Monarclda di Savoja. ■ — Il 
sacerdote Ponza il n.° YI del suo Giornale di lingua e let- 
teratura italiana. — II professore Casalis sta compilando 
una vasta opera col titolo di Dizionario geografico-storico- 
statistico-commerciale degli Stati Sardi. Usci il i." fascicolo 
( A-ALE ). — Abbiamo dal chiarissimo botanico avvocato 
Colla il i.° tomo delV Herbarium pedemontanum. L' opera 
sara di 3 volunii. — II sig. Bartolomeis, bibliotecario alia 
R. Accademia niilitare, diede in luce un volume in 4.° che 
s' intitola Tavole di grammatica tedesca. Opera ben disposta 
e desunta da ottime fonti : ne spiace soltanto ch' ei non 
abbia avuto sott' occhio la grande Grammatica del Grinun 
da cui avrebbe potuto trarre nuova messe ed eccellente. — 
11 professore cav. Demargherita stampo ad uso degli stu- 
dent! in questa Universita un trattato De privilegiis credi- 
torum et hyjiothecis. — II dottor Fenoglio , direttore del- 
Tospizio celti-co, pubblico un Trattato completo sulle ulceri 
sifilitiche. — II professore Lcssoaa : La patologia del ca- 
vallo. — II liquidatore Bruneri gli Elementi di aritmetica 
volgare-tcorico-specifica. — II conte Capello S. Franco un 
Dictionnaire mithologique des tons les pcuples , che precede 
per fascicoli. 



d.L>4 V A R I E T A . 

A queste opere gla pubbllcate terranno dietro le seguenti 
che sono sotto il torchio , e clie possiamo dire tutte ini- 
j)ortantl, cioe: II primo A'olume dei Documenti raccoki dalla 
R. Commissione sngli stndj di storia patria. — II Dizio- 
nario cofto del chiarissimo cav. Peyron con tanta impa- 
zienza dai dotti aspettato. — Due "voliimi di lettere scritte 
dair intrepldo ed infelice viaggiatore conte Carlo Vidua , 
dalle cinque parti del mondo , e pubblicate dal C. Cesare 
Balbo, clie x'l prepose la vita deirautore. — L'Istoria di 
Genova del dotto marchese Girolamo Serra , opera di cni 
gia parlasi con molta lode. — I signori cavalieri Cibrario 
e Promis stanno descrivendo ed illustrando tutti i sigilli 
de' Principi di Savoja: sara la lore fatica uii importante 
sussidio per la diploniatica sabauda. 

Costruzioni piihbliche e private. — L' impresa di scavare 
un canale da Alessandria a Castelnovo-Bormida cbe irri- 
gasse ben i5 miglia italiane di terreno, venne coraggiosa- 
mente assunta da una Societa di cos\ detti Sortisti. L' opera 
avra prlncipio questa primavera stessa e debb' essere com- 
piuta in sei anni. II canale sara nominato II Carlo Alberto, 
dovendosi alia protezione della Maesta sua 1' eseguimento 
di cosi utile impresa. 

Un altro piu gigantesco progetto fu presentato nello scorso 
mese alia stessa Maesta Sua , del quale progetto circolano 
copie a stampa. Trattasi della costruzioae di una strada in 
ferro da Genova ad Arona , Torino e Casale. La prima 
linea ba per iscopo di fare strada al commercio di Genova 
coUa Baviera e col Wurtemberg pel lago Maggiore; la se- 
conda pel S. Bernardino ed il lago di Costanza ; la terza 
per ajirire una relazione col battelli a vapore cbe siccome 
sperasi si metteranno in corso sul Po, dairAdriatlco a Ca- 
sale. La spesa ascenderebbe a 3 1 milioni di lire nuove. 

Tanta e poi quest' anno T operosita di costruzioni in 
Torino che dopo il 1822 non fu vista I'uguale. Si ter- 
mina nella Cittadella un quartiere per la fanteria , se ne 
edifica uno spazioso per la cavalleria verso il Po, in fondo 
al nuovo prolungamento della strada della Zecca. Si da fine 
alle veramente magnifiche scuderie reali. Si condurra a 
termine la terza parte dello spedale pel cronici, nominato 
di S. Luigi , eretto dalla pieta pnbblica, uno de' piu begli 
edificj di Torino. Se ne coinpie un altro sotto I'invoca- 
zione di S. Vincenzo de' Paoli , e si proseguira quello de' 



r A R 1 E T a'. 355 

Pazzarelli. Nell'interno del soppresso Collegio di S. Francesco 
di Paola si e fatta edificare una rotonda per gl' insegna- 
nienti della cliimica. L' Istituto pio delle Rosine va aunien- 
tando il suo edificlo, col proveiito dl una lotteria estratta 
r ultimo di delTanao scorso : si e quindi ordinata anzi in- 
coinlnciata la demolizione di un tratto de'baloardi di mez- 
zogiorno, clie farono finora conservati con danao vero del- 
rabbellimento , dell' ampliazione e della salubrita di To- 
rino per non privare alcuni amatori di questo loro favorito 
passeggio! Si proseguira una parte del molo in sasso vivo 
Sulla sinistra del Po dalla parte die tende dal ponte al 
Valentino ; al qual uopo vengono demolite alcune brntte e 
sporclie casucce. Pero i proprietarj vogliono quest' anno ad 
esse surrogarne altre migliori lungo la nuova strada dei 
tintori. La porta nuova sara terminata coiredificazione del- 
r ampio palazzo del sig. marchese di Rora. — Presso il 
bel ponte della Dora rAmministrazione civica fa costrurre 
una tettoja a beneficio delle lavandaje. — Oltre a cio nu- 
merose fabbriclie di casucce sono cominciate al Borgonuovo 
ed a quello del Pallone. 

Un bel metodo di beneficenza fu quest' anno pratlcato 
dalla piii eletta parte de' Torinesi. Si e fatta un* esposizione 
degli oggettl die stati erano donati per la lotteria , il cui 
prodotto e destinato a provvedere delle bisognevoli bian- 
cherie il nuovo manicomio. Sommano essl ad oltre 400 
capi , quadri, disegni, ricami, mobili, stofFe, del total va- 
lore di 40 e piu mila lire. I biglietti sono da lir. 2. 5o 
ciascixno. E da sperarsi die se ne smercera gran nixmero, 
non essendovi limite determinate. Bell'esempio, degnissimo 
d'essere da altri popoli imitato! 

Antiquaria. — Si sono scoperti ad Acqui varj oggeuli di 
anticbita romane. Si spera di poterne u-asinettere quanto 
prima 1' elenco. 

( Da lettera di Torino. ) 



REGNO LOMBAPxDO-VENETO. 

MiLANO. — Bolide o aerolito caduto nel Lario In sera del 
18 marzo 1834. — Come doloroso riesce il vedere die tal- 
volta le pill remote regioni sono visitate da viaggiatori non 
istrutti nelle scienze uaturali , tal che le loro relazioni 



3o6 V A R I K T a'. 

lasciano un vivo desiderio e talvolta iina peiiosa incertezza 
nelPanimo dei naturalisti e del dotti ia generale ; cosi spia- 
cevole 2^111" riesce che i grand! fenomeiii, vlsiblli ne' paesi 
nostri, apparendo masshne nella notte, osservatl per lo 
piu non sieno che da pastor! , cacclatori, guardaboschi , 
barcajnoli o altre persone d! simile fatta , iiicapacl a de- 
scrlvere co! lum! della fisica e della matematlca le gran- 
dezze , le distanze, le altezze degl! oggett! e le altre c!r- 
costanze atte al riscliiarlineato dei feaomeii! medesimi. E 
questo e appunto !l caso del bolide caduto receiitemente 
nel tronco superiore del lago d! Como , che da Miisso e 
Dongo si estende fine a Colico ed altri paesi sulla sini- 
stra, e del quale presentiamo le notizie, a stento raccolte 
da alcun! abitanti di quel paese, che per sorte erano sve- 
gliati , e da varj navicellai clie trovavansi sul lago diretti 
ad una fiera che doveva tenersi 11 di vegiiente. 

La sera dunque del giorno 1 8 marzo , vigllia di S. 
Giuseppe, alle ore 1 1 i/a in circa si vide un grandissimo 
gloljo inliammato levarsi dalla cima dei monti situati 
sopra o dietro 11 villaggio di Stazzona ( cosi almeno 
si riferisce ) e scorrere tutto 11 ramo superiore del lago, 
Spandendo una vlvlssima luce e producendo nel non lungo, 
ma ne pure assai rapido suo corso , un rumore terribile , 
come qnello di un tuono cnpo , o forse di quel rombo che 
accompagna spesse volte 1 tremuotl, finche ando a cadere 
nel lago stesso tra i vlUaggi di Sorico e di Gera, in una 
distanza non inolto grande d:.lla costa orientale del lago 
medesimo. I numerosl barcajnoli che recavansl a Sorico per 
la fiera del giorno seguente , rimasero per qualche tempo 
spaventati , perche 11 bolide, che naturalmente in vlclnanza 
della terra apparlva piu grande , mlnacciava di cadere sul 
loro capo, o sulle loro l^arche : finalmente essl lo videro 
tuffarsi nell' onde , ove , secondo la loro espressione , fece 
boUir r acqua all" intorno e cagiono plii grande quella spe- 
cie di rugglto che si ode immergendo nelT acqua fredda 
un corpo incandescente. 

Inutile sarebbe stato 11 chledere a quel rozzi e spaven- 
tati osservatori , la durata precisa del fenomeno (che pero 
si estese a varj secondi ) ; a quale altezza fosse giunto 
il globo nella parabola da esso descrltta ; quale fosse la 
sua veloclta , quale la sua vera dlrezlone rispetto al punti 
cardinal! ^ giacche ne avevano essl strumenti per ottenere 



V A,n 1 E T a'. 35^ 

cjueste niisure , iie avevano alcnna idea della lore impor- 
tauza^ ne forse avreJjbero avuto il tempo per disccndere 
a piu minute osservazioni. Interro^ati ripetutamente sulla 
grandezza apparente del bolide, risposero tutti che era 
d' una grandissima mole, alcuni nel linguaggio loro lo dis- 
sero somigliante ad una luna; tutti s'accordarono neirattri- 
buirgli uno splendore abbagliante, tutti nel rappresentarlo 
come un globo di fuoco , tutti nell' accertare del romore 
terribile udito nel suo corso, tutti finalmente nelFattestare 
la sua caduta nel lago , ed il IjoUimento , o brulichio , o 
gorgogliamento prodouo dair imraersione nell' acijua di quel 
corpo infiammato. 

Ecco dunque un bolide , simile a quello die corse ne- 
gli nltimi anui del passato secolo su tutta V Italia superiore 
dalle Alpi Giulie ilno al colle di Tenda, e che fu ottima- 
mente descritto dal defunto professore Fassalli Eandl di 
Torino , il quale con quel libro si fece strada ad entrare 
tra i piu grandi fisici dell' eta nostra. Ma al nostro bolide 
del Lario manco un osservatore, che potesse renderne un 
conto esatto, e farlo conoscere ai fisici col linguaggio della 
scieiiza. Dlcono i pochi die lo videro, essersi alzato quel 
globo al disopra dei monti d'l Stazzona e di ]Musso , il 
che darelibe al sno corso T estensione di a 5 miglia a ua 
di presso; ma dalla sua grandezza si puo congetturare die 
venuto fosse da regioni ,piii lontane , e die soltanto al 
sorgere al disopra di quelle montagne si fosse reso visi- 
bile agli osservatori del ramo estremo del Lario. 

Colle cognizioni che si hanno ora degli aeroliti , o delle 
jtietre jnetcoriche, sembra indubitabile che quel globo debba 
appartenere ad una di quelle pietre , come si e ora rico- 
nosciuto della maggior parte dei bolidi , e in questo caso 
particolarinente lo dimostrano la sua mole, la sua caduta 
nel lago , lo sfriggimento , se cosi puo chiamarsi, deU'acqua 
air intorno e tutte le circostanze osservate. Peccato che , 
cadendo nel lago, siasi sottratto al nostro esame, cosicche 
non possono vedersi le parti metalliclie, le quali probabil- 
mente entravano nella composizione di qnella inassa ! la- 
tanto servira ad accrescere la cronaca degli aeroliti , che 
ora si cerca a tutto studio di impinguare, ed a far conoscere 
un nuovo aerolito caduto in Lombardia , da aggiungersi a 
quello menzionato nella storia del Prato , e accennato dal 
Bossi nel Giornalc di Fisica. ccc. di Pavia , c alia massa 



358 V A R I E T a'. 

trovata dal nostro valentisslmo iDrofessore Pino nel monte 
di Brianza e da esso riputata aerolitica. 

Bossi. 



Monuniento sacro. — S. M. I. R. A. 1' Augusto Monarca 
e Signor nostro con sua sovrana risoluzione del 5 dello 
scorso marzo si e degnata di commettere al cavaliere Mar- 
cliesi, profes?ore di sculuira in quest' I. R. Accademia di 
iSelle Arti, Tesecuzione in marmo statuario bianco di un 
grandioso gruppo rappresentante la Buona Mculre nel Ve- 
rier di Santo. 

Tale gruppo d' invenzlone dello stesso sig. Marchesi , 
sara composto di varie figure, non meno di nove siccome 
ci viene riferito , tutte piii grandi del vero. Esso sorgera 
sovra un gran basamento , pure in marmo con diversi or- 
namenti analoghi al soggetto. E poi volere della Maesta Sua 
che quest' opera riraanga nella citta di Milano. Percio nella 
medesima sovrana risoluzione ingiugnesi , che il si"-, pro- 
fessore Marchesi venga consultato intorno al luogo, in cui 
r opera potra piii convenevolmente collocarsi. 

Quest' opera presentera ai viventi ed ai posteri una bella 
testinionianza della pleta e munificenza dell' Imperatore e 
Re Francesco I; e in essa la patria nostra avra e un no- 
Velio pegno della paterna afFezione della Maesta Sua , e 
un novello magnifico mouumento di arte e di religione. 



Arco della pace. — Questo monumento all' epoca della 
morte dell'insigne suo autore, avvenuta al i3 dello scorso 
agosto , giunto era all' altezza dell' architrave posto com- 
piutamente in opera sui capitelli delle otto grandiose co- 
lonne. L'edilicio anzi die sofFerire interrompimento venne 
continuato con ardore ed assiduita; ed andera vie piii pro- 
gredendo verso 11 totale suo compimento sotto la direzione 
e I'amministrazione del sig. cavaliere Londoaio, presidente 
di questa I. R. Accademia di belle arti. L'architetto Peve- 
x-elli, valente discepolo del defunto marchese, ha I'incarico 
di assistere aU'esecuzione e dirigerne le parti architettoniclie. 
A soUievo per tanto del sottoposto lacunare t'urono costrntte 
qitattro cosj dette sordine ( voltini ) con massi di pietra , 



V A K I E T A*. 35q 

liuighe piedi 1 1 parig., laighe 3 e grosse i ^y^. Sopra di esse 
succedono le sagonie cU-lla cornice deH'ordine principale, e 
gli zoccoli, destinati a sostenere le colossali statue rappre- 
sentanti i fiuml Po, Ticino , Adige e Tagliamento. la oltre 
distribniti vennero a ventisei scultori gP intagli di sessanta 
putti o genietti per rornamento del fregio, ciascuno dell' al- 
tezza di tre piedi pariglni. Tali putti portare deggiono con 
Variate attitudini altrettanti fcstoni d'alloro, disegnati dall'e- 
gregio sig. Domenico Moglia, professore d'ornamenti nella 
stessa I. R. Accademia , e sotto la direzione di lui eseguiti: 
al quale egregio professore tutta e aflidata la parte deco- 
rativa. Dodici di essi genietti colle loro cimase e coi rela- 
tivi pezzi di cornice gia posti furono in opera nello scorso 
dicerabre in uno dei cjuattro avancorpi. Altrl quindici tro- 
vansi gia condotti a termine, e col cadere di questo uiese lo 
saranno tutti. Compiuta e pure e spianata a lilo di terra 
la costruzione de' fondanienti delle due case che ad uso 
della dogana sorgere debbono isolate a fianco dell'Arco. II 
defunto autore fatti ne avea i disegni sine dal i8ao. Po- 
chissiino poi nianca al compimento de' bronzi pel inagni- 
fico sopraornato, fuse essendosi in questi giorni il decimo 
ed ultimo cavallo , e piii non mancando che la fusione di 
un pezzo del carro trionfale , e quelia del sinuUacro della 
Pace, di civi sta compiendosi il modello daU'esimio scultore 
Sangiorgi. (*) Per tutte le quali cose ci ha luogo a credere 



(*) Se il vero de))b''andare inuanzi ad ogui cosa, e forza con- 
fessare die P autore dcirarticolo 8ui cavalli colossali che ornar 
devono il nn»tro grand'' Arco dflla Pare inserito nel volume XI, 
n-im. Ill i833, degli Arti delPI. R. Accademia erononiica agrana 
dei Georgofih di Firenze, o non lia uiai visitato T officina dei fra- 
teili ]>Iaufredini sitiiata alia Fontana fuori di porta Coiiiasiua, o se 
lo lia £itto , non si diede la premura di miuutiuuente o8^erval•e ne 
il nietodo con cui si eseguisrono qiie«te lusioui , ne qiiello cou 
cui bi counettono i diversi pezzi, ne taiiipoco il numero dei pezzi 
coiiiponenti il cavallo. Percio far non d< e uiai-aviglia se 1 autore 
delParticiilo senza fjueste jreliniinari nozioni , e senza conoscere 
il fitolo per cui si eseguiseono a pezzi dai Iratelli JManfreclini le 
fusion! per T Arco suddetto , siasi lasciato illudere nello serivere 
6U tale soggetto , credendo che il loro luetodo sia quello gia pra- 
ticato dal Girardon , dal Bocardon, d<il Cellini e da altri. Se ai 
JManfredini altro nietodo non si fosse preseutato per f eseciizioue 
deli' oper» fuorche quello di queslt < elebri arlioti, ecLelleiilc pej- 



360 V A R I E T a'. 

che il monumento per la fine di quesv anno avra V intera 
e ricca sua trabeazlone , gla pronto essendone il inateriale 
per le sagome, e die prima del cliiudersi del i835, adorno 

verita, ma troppo rischloso e di sommo dispendio , dovuto avreb- 
besi certamente abbandonar il pensiero di sovi'apporre al ruonu- 
nieiito una tanto ricca decorazioae di bronzo come si e quella 
di dieci cavalli , cinque figure , colossali e queste e quelli , ed 
un cavro di trionfo , per T enorme spesa die sarebbe costata , e 
pel teinjio iudcfinito die si avrebbe dovuto impiegare. 

Seuza luettere a confronto la fusione della Pieta di Canova 
eseguitasi nell' avsenale di Venezia sulT antico sistema delle cosl 
dette cere perdute , coUe fusioni dei cavalli per TArco della Pace 
formati nella semplice argilla , e senza menomamente spargere 
dubbj sulla buona riuscita della suddetta fusione ; e d'' uopo 
osservare che se con quelle ei ottieue T opera in un sol pezzo , 
con questo , oitre il vantaggio della conservazione del modello 
originale , si ha la massima economia tanto nel tempo, quauto 
nella spesa. Per non risalire acl epoclie rimote basti V osser- 
vare clie i due cavalli di Canova fusi a Napoli dal sigiior Ri- 
ghetti costarono cinquecento mila ducati , pari a due milioui e 
dugeuto mila lire jtaliane, Ora la meta sjla di tale somma e 
piu che sovrabbondaute per P intera decorazioue dell' Arco della 
Pace , come giustamente rifletteva T estensore della Gazzetta di 
Milano nella sua appendice del 26 ottobre iSSa. 

Cio che dee persuadere iion essersi T autore delTarticolo data 
alcuna biiga di visitare la manifatcura JManfredini si e la dilfi- 
colta somma ch'' egli trova nel nimierare i pezzi compoaenti I'in- 
tero cavallo , difficolta che a solo vantaggio dei Waufredini ri- 
donda , potendosi da cio appunto argomentare della loro perfet- 
tissima unione , e della certezza che T occhio anche il piii pe- 
netrante non puo scorgerue la traccia. Non si sgomenti perd 
r autore suH' ardua impresa di uumerare i mold e assai molt'i 
pezzi nei quali fu gittato il cavallo di cui egli par la , meutre 
essi non souo che otto, la testa cioe, il corpo, le quattro gambe, 
e la coda in due pezzi , e non in tre , come falsamente egli as- 
serisce , e quando per pezzo voglia contarsi una piccola apertura 
6ul dorso del cavallo espressamente fiitta jier iscarlcare T an una 
di terra che serve a farlo rimauer viioto nelPiateruo, si avrebbe 
con esso il nono pezzo. 

Si abbia poi la piii graude venerazione al Boccardon, ma siijj- 
posto alti-esi vero cio che dalT autore si alFerma sul fatto della 
statua di Luigi XV; tuttavia iutendere non si saprebbe come mai 
queir insigne artefice potuto abbia unire un metallo fuso con al- 
tro non fuso ,. onde formarne un sol getto , mentre T esperienza 
insegna che un metallo non puo amalgwnarsi coll' altro s'' esso non 
tTjOvasi nel medesimo grado di fusione. Convieu pertanto credere 



V A K 1 E r a". 36 1 

del carro trionfale a sei cavalli e delle qnattro viitorie 
equestrl negli angoli, presenterassi in tiitta la sua inagni- 
iicenza. La soinina fiuora in esso implegata aeceade a circa 
3,001,442 di moncta aastriaca. G. 



che il metallo fiiso riversato nella forma del pezzo die niancava 
nella statua di Liiigi XV non siaai oiualyanuito coll' altro pezzo 
via ftiso , ma entrato 8ta iu qualclie luodo a coprire f unione, ove 
solidanirnte congiiinto avr& yiotuto presentare lo erato di iin sol 
getto , come lo presentano aiiclie i cavalli per T Arco dclla Pace. 

Cio poi clie prova la neesuua conosrenza delf autore sul luetodo 
delle fusioiii per TArco, si e la supjiosizione che forse uou beuo 
trovato essendosi ancora il uiodo di lasciar libera P aria e In cera 
che sta fra le due forme ^ il Ironzo ne usa con alcuni burhi. , ecc. 

K da oofarsi priraieramente che in queste fiisioni non si fa uso 
nenimeno di un' oncia di cera, uientre il modello in gesso sitl 
quale vien fatta 1' impressione nella forina di argilia , si cava sanu 
jiiolto teiiijio j'rinia dclla fusione. Ferciocche entraiido il luetallo 
nella forma va ad occiijiare il vano che si lascia tra P inipressione 
fitra dal modello, ed una cosi detta anima pure di argilla , ]n 
ijuale ini) edendo che il metallo si dilati oltre la grossezza prati- 
rata fa si che il jiezzo rinianga vuoro per V estrazione che si fa 
in seguiro della sovr' indicata anima di argilla. I buchi poi, in- 
torno a' quali niena tanto chiasso P autore deiP articolo , sono quei 
niedesinii die trovansi pure nelle fusioni da lui predilette ( a cera 
perduta ). Sono essi foi-mati dai ferri , che indispensabilmente si 
ndiiedono per tenere sospesa nell' iuterno della forma P aniiua , 
che fa restar vuoto 1" (>ggetto fueo , e tanto in queste, come in 
quelle si otturauo cou egual metallo, ed a forza di aiariello , 
e I una. 

Quatido poi voglta P autore dare una scorsa. alTappendioe della 
sovraccenua'a Gazzetta di Milano , 26 ottobre i832 , non a^ra 
rertamente a rauunaricai'si per tutto cio die possoqo i eecoli ope- 
rare guile commessure dei cavalli; mentre se il cavallo di cui 
e-li iiaria, condotio con semplici curli dalla fonderia della Fcm- 
taiia siuo uel cornle di Brera , e qiiindi collo stesso mezzo stuo 
alPArco, avendo cosi percorso lo spazio di tre e piu miglia, 
u6n ebbe a mininiameiue sofferire, come si potra mai siippone die 
posta sopra P Arco 1" mrera decorazione debbano i sernli operare 
su quelle commessure cio die non fece la forza dei replicati 
inovimenti ? 

Giovi ancora a consolare il nostro autore sul nierodo di fon- 
cfere diversi pezzi, oltre quanto vieae asserito dalla suddetta a|>- 
peftdice relativaiueute alia statua di bronzo luneniitasi nelle 
csravazioni bresciane, giovi ancora a consolarlo Pintendpre che 
lo siesbO Benvenuto Cellini , avendo avuta da Francesco priijio 

BlbL lud. LXXIII. ' a^ 



36u V A K 1 E T v'. 

Monumento a Leonardo da Vinci. — La patria nostra 
mancava tuttora d' uii monunieato die degnamente ono- 
rasse la memoi-ia di Leonardo da Vinci, di essa e delle 
arti helle nell'Lisubria si Ijenemerito. A tale difetto penso 
di provvedei-e a proprie spese un nobile e coltissimo nostro 
concittadino. II suo generoso divisamento fu accolto con 
applaiiso e riconoscenza. Nodrito egli ancora alio speco 
deir arti ingenue, delle qn:ili appresi avea i prima rudi- 
nieiiti uelle scuole di quest'' L R. Accademia , recossi a 
Roma , onde perfezionarsi su' grandi modelli della metro- 
poli eterna e su gT insegnanieati de' piii grandi maestri, 
co' quali legato erasi in famigliare amicizia. A questo me- 
desimo oggetto viaggio poscia nella Toscana , negli Stati 
Veneti ed in altri paesi d' Italia , facendo in ogni luogo 
ampio tesoro di studj e di disegnl. E sebbene dedicate si 
fosse specialmente alia jilastica ed alia statuaria , tuttavia 
non tralascio di procacciarsi tntte q.uelle piii importanti 
cognizioni die 1' arte del peunello risguardano. Percio egli 
stesso concepi il disegno del divisato monumento, ed egli 
stesso die mano a formarne i niodelli. 

II monumento rappresentera Leonardo, die qitasi sve- 
gliandusi dalle profonde sue meditazioni sui proprj libri 
e da dignitosa maraviglia compreso all' apparire deU' Im- 
mortalita die gli porge una corona d' alloro. Le figure es- 
sere debbono in bronzo sovra solida e maestosa base di 
granito, nel cui mezzo si scorgera in basso rilievo parimente 
di bronzo la famosa Cena degli Ajiostoli, da Leonardo di- 
pinta nel refettorio del convento delle Grazie nella citta 
nostra. Le figure saranno dell" altezza circa di braccia cin- 
que milanesii pari a metri 3,975, e la base sara di brac- 
cia tre e quattro once, pari a metri i,<)83. 

Essere non ci pub fra noi alcuno , die attinto abbia 
appena ai fonti della patria istoria , e chiaramente non 

ve di Francia la conimissione di eseguire mi colosso per la Fon- 
tana Beli6, aveva ideate di farlo in piii di cento pezzi (Vita di 
Benvenulo Cellini). 

L'artifizio finalmente col quale si procuro di eetrarre T ossido 
dal bronzo non h. una tinta , come a torto la chiama F autore 
deir aiTicolo , ma bensi un compogto di leggieri niordenti , chc 
anticipando lo sviluppo delF ossido ne armonizza le parti , e ne 
reiide piu gradita la niosU'a. Certampnte il tempo opeierebbe cio 
die era coir arte si procura, nia dovreninio ben niolto e uiolto 
aepettare prima di otteuerne T intento. N. C. 



V A R I K T S.\ 3(''3 

vegga la convenevolezza dl tale inonnineiito. Peiciocclie 
Ludovico Sforza delto 11 Moro diicn di Milano, mosso dalla 
fama die altissima suonava dell" ingegiio piii ciie umaiio di 
Leonardo da Vinci, pittore e scultor ilorentino, lo voile 
alia propria corte. Leonardo si arrese aU'onorevole invito 
e giunse a Milano nel settembre del 1482. Da quell' epoca 
la patria nostra dlvenne patria sua. II duca giovossene in 
ogni genere di lavori e non a! solo ornamento della citta, 
ma ancora in uieccaniche ed idraiiliclie costruzioni; di alcnne 
delle quali la Lombardia ne prova tuttora i vantac;gi. Per- 
clocclie Leonardo era soinnio non nolle bell' arti soltanto, 
ma ancora nella meccanica , nelP ottica , nella statica , 
nelle niateniatiche , ed in somma nelle scienze tntte. Del 
quale irnmenso sue sapere testimonianza ne fanno i pre- 
ziosi manoscritti die di Ini conservansi nella Ed)lioteca 
Ambrogiana. Pero tra' beneficj da lui alia patria nostra re- 
call merita singolar menzione P Accademia di belle arti qui 
da lui istituita e da lui per piii anni preseduta. Da essa 
nscirono que' grandi maestri de'rjnali va tanto gloriosa la 
Lombardia. Leonardo co' suoi insegnanienti e ad un tempo 
coll' esenipio del suo Cenacolo , in cui tutto inipresse cio 
die di pill sublime oft'erlre poteasi dalla bella nstura ne" 
suoi tesori , diede alia nostra primitiva scuola quel carat- 
tere noliile , venusto , pel quale essa da ogni altra si di- 
stingue. Leonardo in sonuria e il vero fondatore dell' arte 
in Lombardia. 

Per tutte le qunll ragioni ottimo fn altresi il consiglio di 
collocarne il monumento nel palazzo tli Brera, cioe nella sede 
stessa ilelle bell" arti e delle scienze. Quivi esso grandeg- 
giare vedrassi nell'atrio die a pie del doppio scalone aprcsl 
magnifico e spazioso ; e quivi 1" aspetto suo desterii scin- 
tille d' onore e d' emulazione ne' giovani dell' arte studiosi. 
Per tal modo la memoria di Leonardo verrassi pure a ri- 
munerare dell' onore e della riconoscenza die dalla patria 
nostra a si grand' uomo doveasi. E forse le altre cittk 
d' Italia dal nobile esempio spinte suppliranno al debito 
loro verso i grandi artisti , da' quali fondate furono o pro- 
niosse le loro scuole, onorandone in simile guisa la memo- 
ria. Che veramente e cosa strana e diflicile a concepirsi, 
come mai al piii de' maestri d' esimie scuole fondatori 
non siasi dalle patrie loro alzato alcun monumento die 
a' posteri tramandasse una memoria di gratitudinc e di 



064 V \ K i £ T Ai 

onore. Ne varrehbe 11 dire che le opere da essi lasciate pr^-' 
sentano a' posteri il piu bel monumento di ci6 ch' eglino 
seppero coll" ingegno e colla mano produrre. Perciocche 
quelle sono tutte lor proprie e particolari. ne la patria ha 
in esse merito o parte alcuna , ma il rimunerai'neli con 
testlmonianze d' onore e di gratitndine e solenne ineffa- 
bile dovere de' concittadini. E non di meno, per non par- 
lare di Leonardo alia cui memoria non fn giammai dalla 
patria sua innalzato alcnno benche picciolo monumento , 
RafFaello ancora , 1' angelo della pittura, di cul Intere na- 
zioni disputansi la gloi'ia di posseder qualclie dipintura , 
non ebbe per molt' anni un sol pegno, nn solo atteslato di 
riconoscenza. Soltanto due secoli dopo la sua morte dedicate 
gli fu a Roma ncl Panteone (ora nel Campidoglio) un busto 
in niarmo dal pittore Carlo Maratta. Pero e fama che stiasi 
ora pensando ad tin monumento che alia rinomanza di lui 
degnamente corrisponda. Un egual destino tocco al Cor- 
reggio , il pittor delle grazie , merce del quale la pitturd 
giunse per" cosi dire al vero sue mei-iggio ; al Giorgione , 
pittore di singolarissimo ingegno, il quale mostro le trac- 
ce di quelle stile che sovra ogni altro gfandeggia per la 
tnaestosa seVerlta del chiaroscuro; ed un Giulio Romano, 
che nell immnginazione , vera creatrice de' grandi concetti 
nell arte pittorica , non fu secondo a nessuno, e molti su- 
perb neir idraulica e nell" arcliitettura , siccome ne fanno 
testimonianza le subliiiii sue opere in Mantova. Tizia^O 
stcsso , cui tanto debbe la veneta scuola , giace sepolto 
ne'la chiesa dei Frari a Venezia senz'alcun monumento e 
col senqilice suo nome inciso sur nn mattone; mentre ma,- 
gniiici mausolei in quel medesimo tempio di recente eretti 
mostrano il generoso e splendido carattere degli abitanti 
di quella adriaca metropoli. Tra' quali mausolei sorge pure 
sublimissimo e grandioso quelle deirimmortale Canova, che 
da lui erasi ideato e composto per lo stesso Tiziano, allor*- 
che nel 1794 il benemerito patrizio Cavalier Zulian pro- 
posla avea una sottoscrizione di cento contriliuenti, ciascuap 
per zeccliini cento, onde le cenerl del principe della venet^ 
dipintura non rimanessero piu a lungo inonorate : nobilis- 
simo pepsiero che bello sarebbe il vedere condotto a com- 
pimento. A tutti i quali e ad altri ancora aggiugnersi po- 
trebbe un Palladio, astro lucidissimo dell" arte archltettoui- 
Cfl » delle cui opere vanijo gon diritto fastose specialmesue 



V A R I E T a'. 365 

Venezia e Vicenza. E tuttavia noii sono che pochi anni dac- 
che un distinto suo concittadino trasportar fece da Roma 
sceltissimi marmi ond' innalzargli un monumento. G. 

A N N U N Z J. 
Manuale filosofico-pratico della lingua italiana. — Pa- 
dova, 1834., dalla tipografia della Minerva, in 4.° a due 
colonne, fascicolo i.°, di pag. 48. A-Adulazioncella. In 
Milano le associazioni si ricevono dalla Societa tipografica 
de' Classici italiani. 

( i.° Sono raccolti in un solo volume tutti i vocaboli 
della lingua scritta nazionale, comprese alcune voci tecni- 
che delle arti , che si usano in diversi dialetti italiani ; 
a." ogni vocabolo e definito secondo I'espressione della sua 
primitiva natura, indicando sempre a questo fine la sor- 
gente da cui deriva , senza pero riportare ( fuorche in 
qualclie articolo ove cio credasi necessario ) materiahnente 
la voce della lingua dalla quale trasse 1' origine :, 3.° si 
espone il senso del vocabolo si "proprio che metaforico , 
si fisico che morale , e la convenienza deir uso secondo 
la diversita dei significati, e talvolta pure degli stili; 4.° si 
omettono le citazioni e gli esempi comuni agli altri voca- 
bolarj, importando piu che altro la delinizione e la spie- 
gazione del vocabolo per usarne con proprieta ed evi- 
denza. Per cio che spetta all' economia dell' inipresa, eccone 
le condizioni : sara di circa 80 fogli in 4.% distribuiti in 
fascicoli composti di sei fogli , e ben legati , al prezzo di 
lir. 2 austr. , ossia lir. i. yS ital. ciascuno. ) 

Dello stato delle cognizionl in Italia, discorso del conte 
Carlo Vidua. — Torino, 1834, presso Giuseppe Pomba , 
in 8.% di pag. 134. In Milano si vende dalla Societa sud- 
detta , ital. lir. 2. 5o. 

* PericHs oratio funebris apud Thucychdem , lib. IT, 
cap. 35-47 cum versione et perpetuis adnotationibus Bar- 
tholomaei Prierii. — Augustas Taurinorum, ex regio typo- 
grapheo, 1834, in 8.°, di pag. 80. 

Nuovissima guida dei viaggiatori in Italia , arricchiia di 
carte geografiche generali e postali , di 12 piante topogra- 
fiche delle citta principali , e d' incisioni rappresentanti 
alcuni capi lavori di pittura. Terza edizione notabilmente 
accresciuta e corretui. — Milano, i834, presso Epimaco 
e Pasquale Ariaria , contrada tU S. Margherita , n." 11 10. 



366 V A Fx I E T a'. 

Impressa nella tipografia Rusconi , in 8.° grande , di pag. 
XVI e 480, con 3o tavole in i-ame, ital. lir. 12. 

* Viaggio nella Liguria marittima di Davide Bertolotti. — 
Torino, 1834, dai tipografi eredi Botta, tomo i.% in 8.°, 
di pag. 444- Tutta 1' opera, in tre volutni colla carta geo- 
grafica 5 ital. lir. 16. 5o. In Milano si vende da Ant. Fort. 
Stella e ligli in contrada di S. Margherita. 

* Raccolta e paralello delle fabbriche le piu classiclie di 
tutti i tempi , di ogni popolo e di ciascnno stile , di J. N. 
L. Durand , ora per la prima volta pubblicata in Italia con 
1' aggiunta di altre 3oo niiove faljbriche e monumenti di 
ogni genere d' architettura antica e moderna, opera utile 
agli architetti, ingegneri , pitlori , scnltori , scenografi e a 
tutti quelli die coltivano le belle arti. -— Venezia , 1833, 
co' tipi di Giuseppe Antonelli , prerniato della medaglia 
d' oro. — In Milano le associazioni si ricevono da Angelo 
Monti librajo nella contrada del Cappello. Sono pubblicati 
4 fascicoli. 

( L' opera sara divisa in tre volumi in foglio, ed ogni 
volume verra suddiviso in la fascicoli, ognuno di 5 ta- 
vole e una di materia. — Ogni fascicolo costera austr. lire 
3 pei primi 5oo associati ^ e dope cjuesto numero g!i altri 
pagheranno austr. lir. 4. 5o. — La carta sara velina di 
prima qualita , la forma in foglio reale , e gl' intagli ver- 
ranno condotti da abili artisti. — Ogni mese immancaliil- 
mente verra publilicato un fascicolo. — Se per avventura la 
grandiosita delle fabbriche esigesse che alciina tavola ve- 
nisse di doppia grandezza, questa sara valutata per due. — 
Al fine dell' opera sara dato I'elenco de' signori associati.) 

* Dizionario geografico , storico-statistico-commerciale 
degli Stati di S. M. il re di Sardegna , compilato per cura 
del professore Goffredo Casalis dottore di belle lettere. 
Opera molto utile agl' impiegati nei pubblici e privati uf- 
fizj , a tutte le persone applicate al foro , alia milizia , al 
commercio, e singolarmente agli amatori delle cose patrie. — 
Torino, io33, presso G. Maspero librajo, Cassone, Mar- 
zorati e Vercellotti tipografi. ■ — Fascicolo i." di pag. 193, in 
8." Abbadia. — Alessandria. — In Milano le associazioni si 
ricevono da A. Monti suddetto. 

Vocabolario italiano e latino ad uso delle R. Scuole ; 
accresciuto di molte aggiunte. ■ — Torino, i833 , per Gia- 
ointo Marictti , tomi 2, in 4.°, di pag. Xll 608, XII 643, — 



V A R I E T A . 367 

In Milano si vende da Gio. Pirotta in contrada di S. Ra- 
degonda , lire 20 austr. 

Cenni sulla ediicazione dei bachi da seta in Dalmazia, 
con una breve prefazione sulla piantagione e sul governo 
dei gelsi. — Zara , i833, dalla tipogralia Battara , in 8.° di 
pag. 55. In Milano si vende dal Pirotta sudd.", lire i austr. 

Manuale ecclesiasticorum, sen collectio decretorum au- 
tlienticoruin sacr« rituum Congregationis, quce cuilibet ec- 
clesiastico magis utilia vel necessaria censentur , addito 
ordine liturgico pro oratione 40 orarum. — Taurini, i833, 
ex typograpliia J. B. Paravia, in 8.° di pag. 278. In Milano 
si vende dal Pirotta snddetto, lir. 3. 5o austr. 

* Atti deirAccademia Gioenia di scienze natural! di Ca- 
tania. Tomo 7.° — Catania, i833, dai torclii di Giuseppe 
Pappalardo , in 4.° In Milano presso il Pirotta suddetto. 
Prezzo de' sette tomi pubblicati austr. lir. 52. 5o. Vedi 
Bibl. Ital. tomo 70.°, giugno i833, pag. 338. 

Manuale chimico-legale , ossia Raccolta di metodi e pro- 
cess! cliimici da mettersi in pratica alia circostanza di dover 
soddisfare alle diverse inchieste del foro in piu casi di 
veneficio , seguito daU'esposizione de' necessarj reattivi chi- 
mici da impiegarsi in siniili occorrenze , e loro metodo o 
processo di preparazione , del chimico G. B. Pandollini 
Barberi. — Firenze , i833 , David Passigli e socj, in 8.°, 
di pag. 243 con tavola in rame. In Milano si vende da 
Branca e Dupuy in contrada di S. Paolo, lir. 3 ital. 

ERRATA-GORKIGE. 
Tomo 72." 



Fa^. 


22 


li,i. 


27 


niortale 


l^ggi 


morale 


" 


23 


» 


i 


1778 


•> 


1788 


» 


24 


» 


21 


70 


» 


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» 


IVl 


» 


24 


(la jjres':© 


» 


da pezza 


.. 


25 


» 


7 


purgando 


>• 


pongendo 


w 


IVl 


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36 


1772 


>• 


1770 


>. 


20 


» 


5 


penna 


» 


carta 


" 


33 


n 


37 


<l(iodecin)o 


" 


decimo 



R. GiRONi, F. Carlini, I. FvMAGALLi c G. Brvgnatelli , 
direttori ed editori. 



Pubblicato il di 22 aprile 1834. 

Milano , dull I. R. Stamperia. 



368 

I N D I C E 

(telle mnterie conteimte in questo tomo LXXIII. 



PARTE I. 

LETTERATURA. ED ARTI LIBERALI. 



Ch 



'hiese principali di Europa. Articolo a." pag. 3 

Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, di I. Affb 

e 4. Pezzana. Art. 3." ed ultimo » i8 

Luisa Strozzi, storia del secolo 16.°, di G. Rosini Art. i.° >i dj 

Art. 3.° ed ultimo » 348 

Delia vera eccellenza nelle lettere. Ragionamento inedito 

di M. Missirini Art. i.° « aoi 

Principj estetici di G. Zuccala. Art. i.° » 2.2.1 

Elogio del cardinals Giulio Alberoni , di G. Bignami. 

Art. I." ,,235 

Del tempio eretto in Possagno da Antonio Canova , 

esposizione di M. Missirini u a6o 

PARTE 11. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 

Storia di una diatesi scirrosa con alcune ricerche gene- 

rali intorno alio scirro ed al cancro , di G. Namias » 58 
Storia naturals di tutte le acque minerali di Toscana , 

ed uso medico delle medesime ^ di G. Giulj ....,/ 63 
Memorie dell' I. R. Istituto del regno Lombardo-Veneto „ a68 
Recherches sur le mecanisme de la voix huniaine , par 

F. Bennati >, 371 

Recherches sur les maladies qui affectent les organes de 

la voix humaine , par le meme „ ivi 

Esposizione della dottrina omiopatica di S. Hanhemann » 276 

APPENDICE. 



PARTE L 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 

Viaggi di un gentiluomo irlandese in traccia di una 

religions, con note di T. Moore. Art. 1.° „ 69 

Art. a." ed ultimo " 288 



I N D 1 O 6. 3^9 

t-eggi di Ucuiou conteneiiti le istruzfoni religiose e civili 

degV Iiuliani, con note di A. Loiseleur Deslongduxmps p. 87 
Storia di Rassellas principe d' Abissinia , di S. Johnson ^ 
tradotta dalV inglese in francese da Sofia Dufresne 

morta a Milano nel i83i » 90 

Le sorti di F. Marcolino da Forll intitolate Giardino 

dipensieri: notizia bibliografica di Q. Friedlaender >t 93 
Viaggio in Siria e nel Deserto , di L. Damoiseau. — 

Ledi Stanhope regina di Palmira w 309 

Memoria sul culto di Mitrn , di G. D6 Hammer . . . >» 3 1 9 
Recherches sur les poissons fossiles , par L. Agassiz . » 3 a 2 
Sur la structure et les fonctions de la peau , par 

Breschet « 3 2 5 

Opere postume di Goethe >» 3a6 

De imitatione Christi etc., codex de Advocatis sorcuU XIII n ivi 

PARTE II. 

SCIENZE, LETTERE ED \RTI lt\Ll\NE4 

Arti belle. — Cenni Sulle stampe classiclie della colle- 

zione Manfrediniana , di Neu-Mayr /' laa 

Di'scrizione di due dipinti del Della Porta e del Reni » I26 
Dizionario degli architetti, scultori, pittori , intaglia- 

tori , ecc. , di Si Ticozzi <» 128 

Pitture ed altri oggetti di belle arti di Brescia , di 

A. Sala It i3o 

Produzioni di belle orti in Venezia , di P. Chevalier » i33 
Raccolta di giardini di gusto nioder no , di L. Voghera. n 332 

Epigrafia. — G. A. Morini Inscriptiones »» io5 

Iscrizioni itcdiane di L. Muzzi, G. Silvestri , T. Pa- 

potti , A. Viglioli , e M. Missirini »» 106 

rHosnfia. — II bello peschereccio , di G. De' Bei . . n 97 
Storia naturule della potenza uniana , di E. Fagnani » i38 
Fisica. — Osservnzioni ed esperienze sopra una corrente 
d' aria infianimubile in un pozzo artesiano , di G. 

Ghirlanda n 148 

Geografia. — Carta iconografica della cittii di Cremona. » 33a 
Idraulica. — Istituzioni d' idraulica teorico-pratica di 

A. Cocconcelli " 149 

Afedicina. — • Manualc di anatomia descrittiva del corpo 

wmmo, di A. L. G. Bayle : versione di L. Marieni >t 141 
Manuale di materia medica , di C. Vi^na, " 14^ 



3 JO I N D I C E. 

Dizionario ostetrico ad uso delle levatrici, di L. P. p. 144 

Mamiale di ostetricia , di A. Duges „ 1 4S 

Poesia. — Versi del Maffei, del Tommaseo, del Carter 

e del Romani in morte di Enrico Fadinelli . . . „ 94 
Versi sopra alcune feste dell' anno ecclesiastico , di 

D. Bossi „ gy 

Francisci Mauri Francisciados « c)(y 

Poligrafia. — Ilhuon uso delle vacanze, di G. Cortinovis ,» ivi 

OpuscoU di vario argomento , di G. B. Kohen . . » 100 
Lettere di illustri letterati serine alia celebre poetessa 

Paolina Grismondi v i o i 

Dello scibile e del suo insegnamento , di D. Rossetti » 117 

Religione. — Sancd Nersetis Clajensis opera . . . . » 1 3 7 

Bead Johannis Ozniensis sennones duo >/ ivi 

Storia. — Annali del teatro della citta di Reggio . . » 102 
Ristretto di storia patria ad uso de' Piacentini , di 

A. D. Rossi ,/ ivi 

Memorie storico-diplomatiche di Saluzzo , di D. e C. 

Muletu » I o 3 

Esame critico della quistione intorno alia patria di 

S. Girolamo , di F. M. Appendini » io5 

Elogio del dottor fisico Luigi Nuvoletti, diA. Cristofori >> 148 
L' era cristiana passata, presente e futura , di D. 

Lavelli De Capitani » 337 

Storia naturale. — Elernenti di mineralogia applicati 

alia medicina ed alia farmacia , di T. A. Catullo n 146 

V ARIET A. 

Agraria. — Trattato della vite , di G. Gallesio . . . >; 348 

Boniftcazione della Maremma Senese » 35i 

Archeologia. — Monumenti scoperti al Messico dal si- 

gnor Nchel » 346 

Oggetti pill rimarchevoli ritrovati negli scavi di Pompei » 1^3 

Antichita scoperte in Piemonte » 355 

Arti belle. — Monumento Girotti » 160 

Statua di S. Ambrogio di L. Scorzini » i\'i 

Madonna del Sassoferrato incisa da M. Bisi . . . » 162 

Pitture a S. Sebastiano in Milano di A. Comerio . // ivi 

Pitture di G. Diotti nella cattedrale di Cremona . » 1 64 

Arco della Pace in Milano. Fonderia Manfredini ■ » 358 

Monumento a Leonardo da Vinci da erigersi in Milano u 362 



1 N D I C E. 871 

Monunwnto sncrn : la Buona Madre nel Vcnerdi San- 
to, da erigersi in Mllano p. 358 

Costruzioni pnbhliche e private in Piemonte . . . . » 354 

Bibliografia. — Notizie bibliografiche di Parma ...» i5o 

• Torino . . . » 352 

■ Siena ....>; 3 5o 

Annunzj tipografici. » i^S 

"365 

Educazione. — Scuole infantili pei poveri a Cremona » i63 

Errata Corrige » 367 

Fisica. — Risposta di D. Scina agli articoli sui suoi 

Elementi di fisica « i65 

Puragone di varj inverni col presente »» 178 

Osservazioni meteorologiche di gennajo »» 199 

febbrajo »/ aoo 

■ ■ marzo » 5 72 

Bolide o aerolito caduto nel lago di Coma ....>/ 355 

Matematica. — Termini della base trigonsmetrica della 

triangolazione di Lombardia ,....»/ i55 

Medicina. — Della creosote, nuovo rimedio » 179 

Fonti termali e minerali della Valtellina , relazione 

di L. Balardiai wiSa 

Accjiie minerali in Toscana / 3 5 1 

Necrologia. — Jlamiro Tonani e Francesco Mazza . » 1 5 1 

Faustina Gagliuffi, 1 i52 

Statistica. — Mortalita ne diversi paesi » 192 

Storia. — Cronaca delle scienze , lettere , arti , istru- 

zione e pubblica economia in Italia »/ i5o 

)> 35o 

Della R. Societa asiatica di Londra , lettera di G. 

MolUii J/ 333 

Italiani professori a Parigi »/ 345 

Viaggi. — Cenni sullo stato della religione ne' paesi 

del nord dell' America e visita ai danzatori , di 

D. Cagnola »/ 341 

Ricardo Lander " 347 



Osservazioni meteorologlche fatte alt I. R. Osservatorio dl Brera. 







^___ 


















M A R Z 


.834. 1 




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del cielo. 


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28 


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0,7 + 5,5 





Sereno. 


pull. li.l. 

28 2,7 


* 7v 


S E S 


Ser. nuv. 


2 


28 


5,5 + 3,7 


S E 


Nuvoto. 


28 2,7 


+ 7i4 


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Sereno. 


i 


28 


^7,+ '^3 


N 


Nebb. ser. 


28 1,8 


+ 7^4 


N 


Sereno. 


4 


28 


1,4 -f 1,0 


N N Ser. nebb. 


28 0,7 


+ 8,7 


S E 


Sereno. 


6 


28 


0,5 + 2,3 


s Nebb. ser. 


28 0,0 
28 0,2 


+ 9'5 


S S 


Sereno. 


6 


28 


0,4 + 5,0 


K N ■ Sereno * 


+ 9i7 


SOS 


Sereno, 


7 


28 


1,6 + 3,3 


N 


Ser. nuv. 


28 1,7 


+ 9,8 


s 


Sereno. 


8 


28 


1,8 + 3,7 


\ 


Nuv. ser. 


28 1.4 


+ 10.5 





Sereno. | 


9 


28 


2,0 


4. 5,3 


N N Nebb. ser. 1 


28 0,8 


+ 1 D,0 


SOS 


Sereno. 


IQ 
I I 


28 


0,3 


+ 5,5 


s iScr. nebb. | 


27 11,5 


+i3,5 


SOS 

S 


Sereno. 


27 


10,0 


+ 5,0 


Sereiio. 


27 9,^ 


+ i3,7 


Sereno. 


12 


28 


0,0 


+ 5,4 


£ 


Sereno. 


27 ji,5 


+ 10,5 


3 E 


Ser. nuv. 


I 6 


28 


1,2 


•♦■ 5,0 


E 


Nuv. ser. 


28 0,5 


+ 8,3 


S E S 


Ser. nuv. 


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+ 2,3 


S £ 


Sereno. 


27 10,0 


-H -,8 





Sereno. 




28 
28~ 


0,2 


+ 1,7 


£ 


Nebb. ser, 


28 0,0 


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Sereno. 


0,2 


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1* jSer. mebb. 


27 io,S 


+ 9v^ 


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Sereno. 


'7 


27 


8,7 


+ 3,0 


N Sereqo. 


27 8,2 


+12,5 


N N E 


Sereno. 


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11, s 


+ 1,0 


N E Nebb. serr. 


27 11,0 


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SE 


Sereno. 


IQ 


28 


0,0 


0,0 


N E iNebb. ser. 


27 11,5 


+ 6,7 


.S E S 


Sereno. 


30 


28 


1,0 


- 0,5 


N N E.N^bb. ser. 
KEN Nebb. ser. 


28 0,3 


-5,7 


SOS 


Sereno. 


21 


27 


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27 10,5 


+ 7,a 


s 


Sereno. 


22 


28 


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+ 1,5 


N E N Sereno. j 


28 0,0 


+ 9,5 


E 


Sereno. 


26 


27 


11,8 


+ 3.0 N K E Ser. iiuv. 


27 I 0,U 


+ 111,0 s 


Ser. t€m. piog. 


^4 


27 


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+ 5,0 


N 1 Sereno. 


27 5,5 


+ 12,5, S S 


Nuv. ser. 


2 5 


27 


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pj V Sereno. 


27 2,0 


+ 9,'> 


N 


Nuv. ser. 


2G 


27 


5.5 


+ 1.7 


N N E Sereno. 


27 7,0 


+ 94 


N 


Sereno. 


27 


27 


8.7 


+ 3,3 


N N o.Sereuo. 


27 8,5 


+ 9,7 


N 


Ser. nuv. 


28 


^7 


q,o 


+ 3,3 





Sereno. 


27 8,5 


+ 10,5 SOS 


Sere .0. 


29 


27 


8,2 


+ 3,5 


£ 


Nebb. ser. 


27 7,8 


+ 10,0 SE 


Sereno. 


so 


27 


8,0 


+ 3,5 


N E N 


Nu%', ser. 


27 8,2 


■»-ro,4 s E s 


Sereno. 


•6 1 


27 


10,5 


+ 4,3 


E 


Nnvolo. 


27 9,5 


•*■ 8,5 j N E 


Nuv. pioggia. 


Allezza mass, del bar. poll. 28 lin. 3 


,5 Allezza mass, del term. + i3,7 




iniiiiina '; 27 " 2 


,0 minima .... - o,5 










Quantita della pioj. 


gia linec 6,870. 






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