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Full text of "Bollettino della Società geografica italiana"

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HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 




FROM THE FUND OT 

CHARLES MINOT 

<XASSOPi8a8 



BOLLETTINO :ez: v^ i' 



DELLA 



SOCIETÀ GEOGRAFICA 



ITALIANA 



SERIE III — VOLUME II 



CAnno XXIII — Volume XXVI) 



\r\r\j^\j\/\^\j\j\/\j\j \r 



ROMA 

Presso la SoaETÀ Geografica Italiana 

1889. 



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Roma, Stab. G. Civelli, Via Incurabili al Corso, N. 5^ e 5' 



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I. — ATTI DELLA SOCIETÀ 



A. — Adunanze del Consiguo Direttivo. 

i) Estratto dei processi verbali. 

Sedata del ig dicembre 1888, — Presenti il presidente, marchese 
I^dèm-VitelUschi^ vice-presidenti Adamoli ^ Mahano^ i consiglieri Blasema, 
Gatta^ Giordano^ iMpcLccìùoli^ Porena e Salvadori e il segretario generale. 

È presentato il bilancio preventivo per Tanno 1889. Discusso nei 
vaiì capitoli, resta approvato nella somma di L. 83,558.46 per gT in- 
troiti e L. 82,954.20 per le spese, con un residuo attivo di L. 604.26. 

In conformità a quanto fu deliberato nell'adunanza precedente circa 
la partecipazione ài prossimo Congresso Geografico di Parigi, la redazione 
della memoria da presentarsi a quel Congresso è affidata al consigliere 
air. F. CardoD. 

B Consiglio approva che il prof. P. Pinton, già da molti mesi 
assunto in via provvisoria in sostituzione del compianto conte Carlo 
Cocastelli di Montiglio, sia aggregato regolarmente all'ufficio in qualità 
di aiutante di redazione. » 

Sulla proposta del marchese Giacomo Doria di Genova, è accordato 
un ulteriore sussidio di L. 1,000 al viaggiatore naturalista Leonardo Fea. 

Sulla domanda della nuova Società Geografica sorta in Inghilterra 
a Newcastle-on-Tyne, per avere in dono alcune pubblicazioni, è deli- 
berato approvando V invio. 

È presentata la lettera originale, con cui Re Menilek partecipa alla 
Società Geografica la morte del suo unico figlio Asfaossen (i) e la ri- 
sposta di condoglianza inviata dalla Presidenza. 

n dott Alfieri, reduce dallo Scioa, invia alla Società un cranio, 
da Im raccolto nel viaggio tra Harar e 2^ila, coir invito che sia fatto 
oggetto ^ studi antropologici. Il Consiglio approva. 

Si approva d' inviare gli Atti del 3® Congresso Geografico inter- 

(i) Ecco la versione della lettera in amarìco, ricevuta dalla Società : 
Motthi IT Ri di Scioa, di Gaffa, ^ Harar e di tutti i Paesi Galla, al Presidente 

della Società Geografica, 

Vi mando questa lettera per parteciparvi col pili profondo dolore la morte, del 
nio unico figlio Asfaossen, mancato ai vivi nel pomeriggio del iS settembre, e per- 
che anminziate la. mia sventura a tutti i Signori Componenti la Società. 

Scritta nella nostra città d'Antoto, il 22 settembre 1888. 

'• (L. S.) - • 



— 4 — 
naziooale in dono alle Regie Biblioteche, ai Licei ed Istituti tecnici 
del Regno. 

Nei soliti modi sono inscritti i nuovi soci : Scalabrini prof. An- 
gelo, Como (prop. Nobili- Vitelleschi e Adamoli), De Zettiry prof. Arrigo,. 
Buenos Aires (Millosevich e Porena). 

Pervennero alla Società i seguenti doni ; 

Verein fUr Erdkundc zu Halle a, S, : Mitteilungen, 1888. Fase, di 
pag. 200 con carta (dono della Società Geografica di Halle a. S.). 

Robert Eiheridge : The invertebrate fauna of the Hawkesbury- 
Wianamatta Series of New South Wales. Sydney, Potter, 1888. Fase, di 
pag. 21 con 3 tavole. — Francis Abigail: Annual Report of the De- 
partment of Mines. New South Wales, 1887. Sydney, Potter, 1888. Vo- 
lume di pag. ICQ con tavole e carte (doni del Ministero delle Miniere 
della Nuova Galles del Sud in Australia). 

Henry Heylyn Hayier: Victorian Jear-Book for 1886-87. Mel- 
bourne, Brain, 1887. Voi. di pag. 931 con carta e tavole (dono del- 
l' autore, Capo della Statistica di Victoria d' Australia). 

Robert T, Litton : Transactions of the Geological Society of Au- 
stralasia. Voi. I, parte III. Melbourne, Società Geologica, 1878. Fase, d» 
pag. 31 (dono del bar. Ferd. von Mueller). 

G. Cora: Carta murale della Provincia di Caserta. Torino, G. B. 
Paravia, 1888. Un foglio (dono dell' editore Paravia). 

Direzione Generale delle Gabelle: Bollettino di legislazione e sta- 
tistica doganale e commerciale. Ottobre-novembre 1888. Roma, Tip. 
Botta, 1888. — Statistica del commercio speciale di importazione ed 
esportazione dal i^ gennajo al 30 novembre 1888 (dono del Ministero 
delle Finanze). 

P, Tacchini : Annali dell' Ufficiò Centrale Meteorologico e Geodi- 
namico Italiano. Roma, Tip. Metastasio, 1888. Voi. VII, p. I, pag. 459 ^ 
p. Ili, pag. 299 ; Voi. VIII, p. IV, pag. 626, con numerose tavole. 
— Prof. D. Ragona: Andamento diurno della pressione atmosferica 
nel R. Osservatorio di Modena. In appendice agli Annali, ecc., ecc.. 
Pag. 61 con 3 tavole. — Dott. Ciro Ferrari: Andamento tipico dei 
registratori durante un temporale. In appendice agli Annali, ecc., ecc.. 
Pag. 150 con 35 tavole (doni dell'Ufficio Centrale Meteorologico e 
Geodinamico Italiano). 

G, Marinelli: La Terra, trattato popolare di geografia universale. Mi- 
lano, F. Vallardi, 1888. Disp. 161, 162, 163, 164 (dono dell'editore). 

Prof. Z. Scolari: Storia della letteratura abissina : prolusione, ecc.. 
Napoli, Cosmi, 1888. Fase, di pag. 16 (dono dell' autore). 

H Wichmann: Geographische Ergebnisse der wissenschaflliehen 
Reisen, ecc., dal e Geogr. Jahrbuch > 12. Gotha, J. Perthes, 1888.. 
Voi. di pag. 167, — Geographische Gesellschaften, ecc., dal e Geogr. 
Jahrbuch > 12. Gotha, J. Perthes, 1888. Fase, di pag. 14 (doni dell'autore). 

Prof. B, Chiarelli: Nozioni di geografia per le scuole elemen- 
tari, ecc.. Parte i^ e 2^. Savigliano, Bressa, 1889. Fase. 2 di pag. 15 e 
24 con cartina della provincia di Cuneo (dono dell'autore). 



— 5 — 

A. Da Mosto : U antico regno di Damasco. Roma, Centenari, 
1 888. Opusc. di pag. 6 1 (dono dell' autore). 

N. Gondatti: Godicnoje Zasiedanie ecc.. (Seduta annuale del Co- 
mitato per r ordinamento in Mosca del Museo di scienze applicate). 
Mosca, Carpeva, i888. Voi. di pag. 207 (dono del segretario re- 
<kttore Gondatti). 

Prof. jB*. Pittur : Boletin trìmestral del Instituto Meteorologico na- 
cional. N. 1-2, (luglio-settembre). San José, Tip. nazionale, 1888. 3 Fa- 
scicoli di pag. 55 (dono dell'Istituto). 

Prof. P. Tacchini: Calendario dell' Osservatorio dell' Ufficio Cen- 
trale di Meteorologia e Geodinamica al Collegio Romano, Anno X. 
Roma, Botta, 1889 (dono del direttore dell'Osservatorio). 

Everet Hayden : The great strom of the Atlantic Coast of the 
United States, march 11 th, 14 th 1888. Washington, Nat. Geog. So- 
ciety, 1888. Fase, di pag. 20 con 6 tavole (dono dell* autore). 

Associazione Nazionale di soccorso ai Missionari cattolici italiani: 
Supplemento alla Memoria relativa alla domanda di r. patronato per 
le scuole dell'Associazione, ecc.. Firenze, Cellini e C, 1889. Fase, di 
pag, 16. — Resoconto del Consiglio dei delegati e Assemblea gene- 
rale 14-15 novembre 1888. Firenze, Cellini e C, 1888. Fase, di pa- 
gine 31 (doni dell'Associazione). 

Divistane^ Industria^ Commercio e Credito : Bollettino di notizie sul 
credito e la previdenza, n. 13. Roma, Botta, 1888 (dono del Ministero 
d'Agricoltura, Industria e Commercio). 

y. S, ^afy : 'Eltnco di Hisidae raccolte da L. Fea nel Barma e 
Tenasserim. Genova, Sordo-muti, 1888. Fase, di pag. 14. — G, Lewis: 
Histerìdae raccolte da L. Fea nel Barma e Tenasserim. Genova, Sordo- 
muti, 1888. Fase, di pag. 16 (doni del march. G. Doria di Genova). 

German Ave-Lallemant : Memoria descriptiva de la Provincia de 
San Luis. San Luigi dell'Argentina, Tip. del e Destino >, 1888. Voi. 
di pag. 166 (dono dell'Istituto geogr. argentino). 



n. — MEMORIE E RELAZIONI 



A. — Dal Cucuhy a Manàos. 

Relasdane del conte E. Stradelli (i). 

A I® 13' si" 8 lat. N. e 69* 9' 40" 5 long. O. di Parigi, al cui meri- 
diano mi riferirò sempre, si lascia il territorio venezuelano e si entra nel 
Brasile (2). Un poco a monte, sulla riva sinistra, si eleva la Pietra del 
Cucuhy, teatro, a quanto mi dicono, di un fenomeno curioso a cui non 
ho assistito. Nei mesi più caldi quando maggiore è la siccità, pare 
si elevino lungo i suoi fianchi, .neri e dirupati, come dei globi di fuoco, 
che illuminando un istante la pianura, giunti alla vetta ricadono ia 
minuta pioggia di scintille. È li che, secondo narra Humboldt, il famosa 
capo Cucuhy spingeva i suoi gusti di gastronomo fino ad avere un ser- 
raglio, dove nutriva e ingrassava le proprie mogli, per aver poscia if 
piacere di imbandirsele a mensa. Raffinatezza antropofaga di cui ogni 
tradizione è morta, e che forse non esistette mai, che nella credula 
mente di qualche buon .missionario, della specie di quello, che per non 
prendersi la briga di verificare, se il Cassiquiare metteva o no in comu- 
nicazione i due bacini limitrofi, decideva negandone razionalmente la 
possibilità d' esistenza. 

Il fiume al suo entrare nel territorio brasiliano forma una stretta 
isola chiamata di S. José, della lunghezza di un chilometro circa, tagliata 
a mezzo dalla linea di frontiera. Subito a valle, quasi confrontando colla 
sua punta orientale, esisteva nel 1879 sopra un terreno basso e allaga- 
ticelo della riva destra un postò militare brasiliano, che per questo e 
perchè un' imbarcazione proveniente da Venezuela poteva giungervi senza 
esser vista e passare al largo colla probabilità di sfuggire a qualunque 

(i) Vedi le relazioni precedenti, Bollettino, 1888, agosto^ pag. 715, tet- 
Umbre^ pag. 832. 

(2) I punti più importanti ed i confini indicati in questa relazione si trovano già 
riferiti nella Tav. 90 della nuova edizione (3^ puntata) dell'Atlante di Stieler, che è in 
corso di pubblicazione. {N. d» Z>.). 



inseguimento per poco che fosse bene equipaggiata, fu trasferito a circa 
una lega più a valle sopra una piccola eminenza, da. cui domina lungo 
tratto di fiume, cosicché è resa, anche colla più mediocre vigilanza, 
c^ni sorpresa per questo lato impossibile. Non è un forte. Sulla riva 
sinistra una casa pel comando, una che serve di quartiere, e quattro 
o cinque capanne disposte parallelamente alla sponda formano il posto 
del Cacuhy; le prime due sono in legno rimboccate con terra e coperte 
di fòglie di palma, e servono di alloggio ai soldati che hanno moglie 
o qualche cosa che la sostituisca, giacché il Brasile permette ai suoi 
difensori di ammogliarsi ed anzi, pei posti di confine come questo, li 
preferisce agli scapoli. Di fronte alla casa del comando, sopra una piccola 
piattaforma naturale, sei cannoncini di ferro minacciano platonicamente 
il £nme ; nello stato in cui sono, il più minacciato sarebbe certamente 
r art^iiere incaricato della manovra, e questa stessa non sarebbe facile, 
montati come sono su due tronchi d' albero leggermente sgrossati, che 
gli servono di affusto. Ma tutto ciò non è certamente per colpa del po- 
vero ufficiale mandato quassù a confine, ma per effetto della sicurezza di 
uno stato di pace, che invidio ed auguro lungo a questo ricco e ospi- 
tale paese. 

Anticamente il posto militare era in Marabitàna e non fu tra- 
sferito al Cucuhy che nel. '53 o in quel torno. Questo trasferimento, 
benché tacitamente eseguito, non lasciò di far sollevare alte grida da parte 
di Venezuela, che si lamentava perché fosse militarmente occupata una 
zona, che doveva restar neutra fino a che non si fosse definitivamente 
deciso sulle questioni pendenti e demarcata la frontiera. Il Brasile fece 
«vecc^e da mercante, appoggiandosi sul diritto del leone e sulle elucubra- 
zioni del barone di Humboldt, che attraversato a piedi lo Stretto di Javita 
a Piminchim, pensò essersi già avvicinato abbastanza al punto in litigio 
per poter dare una decisione — cosa che dichiara nella lettera che ac- 
ocHnpagna il parere — e colla stessa facilità con cui determina latitu- 
dini e longitudini dà, per informazioni, al Portogallo un diritto che la 
Spagna da secoli gli contestava. Oggi il confine, che fino dal 1859 
con trattato celebrato in Caracas il 5 maggio era* ufficialmente ricono- 
scialo, é coi lavori della G)mmissione mista brasiliana venezuelana da 
questo lato fuori questione, e dalla Commissione brasiliana, che continuò 
sola il lavoro, coscenziosamente determinato, se non nella sua totalità, 
nei suoi punti principali. Non sarà forse discaro che ne dia un ra- 
pido cenno. 

Dalla sorgente principale del Memaqui, affluente del Naquieni, che 
alla sua volu é affluente di destra del Guainìa o Negro a 2^ i' 29'' 5. 



— 8 — 
lat. N. « 70*34* 57" 65 long. O. comincia la linea di confine tra la 
Repubblica di Venezuela e l' Impero della Croce. Le pretensioni reci- 
proche si estendono molto più ad O., ma siccome oltreché essere litigioso 
tra il Brasile e Venezuela, il diritto su questo territorio è contrastato a 
questa dalla Repubblica di Columbia e credo in parte pure dall'Equa- 
tore, appoggiati sopra l' autorità delle carte regie, costituenti i viceregni 
e le capitanie da cui presero origine; il Brasile non volle trattarne per 
non pregiudicare col proprio riconoscimento i diritti che per avventura 
assistano i reclamaiiti. 

Di qui la frontiera segue lo spartiacque, ea 1^5 4' 4" 75 lat. N. 
e 70* 20' 44" Il long. O. incontra il Serro Caparro, taglia il cammino 
che conduce dal. Tomo al Japery, affluente del Xiè, va alle sorgenti del 
Macacuny, i** 12' 3" lat. N. 69** 22' 35", long. O., scende al Rio Negro 
che attraversa e con una retta si dirige alla cascata Hùa nel Maturacà 
a i^32''i4" 9 lat. N. e 78*34' 18" 50 long. O. e di là con un'altra 
retta al Serro Cupy, riva sinistra del Fiume Baria o Bahina, a o* 48* 
io" 26 lat. N., e 68* 24' 11" 75 long. O.. 

Qui comincia la catena, che divide i due stati e appartiene al si- 
stema della Parlma. La linea di confine continua riprendendo il divor' 
iium aquarum per i Monti Imeri, Tapyra Pecò, i* 12' 47" lat. N., 67* 
14' 31" long. O., e Campirà i* 13' 18" lat. N., e 67* 9' 47" long. O.. La 
direzione generale della frontiera fino dal Serro Cupy è da O. a £., ma 
alla estremità orientale del Serro Curupyra cambia direzione, s'inclina 
al N., percorrendo la catena sconosciuta della Parima, che divide il ba- 
cino del Rio Branco da quello dell' Orenoco. Al Serro Maschiati, 4^31' 
lat. N. e 47* 9' 3s" long. O. riprende la direzione generale 0-E. seguendo 
la sinuosa catena della Pacaraima. Passa pei Monti Piauassù 3*32' 24" 
lat. N. e 65° 15' 2" long. O. tra i Fiumi Uraricàparà e Auapirà, affluente 
del Paranàmuxy, e Rorafma nelle cui prossimità nasce il Cottingo o Cotin, 
5* 9* 40" lat. N. 58* 4' 55", long. O. e di qui sino alle sorgenti dell' Una- 
' marà, si inoltra a S.-E., poi ripiega a N.-E., passa alle sorgenti del Mahù 
e finisce al Serro Anay 3® 36' lat. N. e 61* 24' 20" long. O., dove comin* 
ciano i possedimenti inglesi. Questa lunga linea di confine corre in paese 
inospite e inesplorato nella maggior sua parte e che per molti secoli 
ancora resterà un enigma sottraendosi, difeso dal clima e dagli uomini, 
ad ogni tentativo della civilizzazione. 

Il corriere militare, che di due in due mesi va fino ad incontrare 
il battello a vapore che fa il servizio del basso Rio Negro, non partiva 
che in febbrajo. Eravamo sui primi di gennajo, quindi un lungo mese 
di aspettativa, che però non si presentava troppo tristamente, grazie alla 



— 9 — 
bontà e all'ospitale accoglimento del comandante il distaccamento, i^ te- 
nènte A. J. Barbosa, un vecchio amico di 8 anni fa, e della sua signora. 
Però e' era nn male : le febbri non mi avevano lasciato e non accen* 
navano a volermi lasciare e contro mia volontà mi rinchiudevano in casa. 
Aggiungo a questo che si faceva già sentire la mancanza di molte cose, 
dovuta al ritardo inesplicabile del corriere militare in un mese in cui, 
causa i re^iqueies (piccole piene fuori stagione), la caccia e la pesca sono 
poco fruttuose. La condizione del piccolo distaccamento è da questo 
lato certamente poco invidiabile. Il fiume, è, per dirla coi naturali, 
fammio, ma non tanto che non fornisca in certe epoche abbondante- 
mente alla cucina. Nel tempo delle piene la principale risorsa sono ì 
cacwj, che danno una pesca facile ed abbondante. Il eacury è una specie 
ài grande gabbia formante camera, costrutta con una grata di pas- 
siùàa bastantemente alta per superare il pelo dell' acqua di un mezzo 
metro con una stretta apertura all'uno dei lati. Immersa nel fiume al 
tempo delle piene, s^uendo ed adattandosi alle accidentalità del fondo, 
in quei luoghi dove la corrente determinata da un gomito, una roccia 
o altra cosa qualunque è più forte, è mantenuta sul posto da una solida 
armatura di pali, l'apertura rivolta a valle e tenuta chiusa dalla forza 
stessa della corrente. Ecco ora come funziona. 

xi pesce^ che rimonta il fiume segue a preferenza il filo della cor- 
rente, incontra il eacury^ un ostacolo che non gli inspira nessuna dif- 
fidenza, cerca superarlo, incontra l'apertura, fa forza, questa cede ed 
entra; ma se gli permise entrare, non lo lascia riuscire, è prigioniero. 
Due volte al giorno un uomo entra nel eacury con un paniere o una 
piccola rete chiamata /trxx^, e prende i pesci, che vi si trovano. Non vi è 
casa, che all'epoca propria non abbia il suo eacury ^ e la tavola è allora 
fornita giornalmente di pesce fresco. Oltre i pesci vi entrano talvolta 
anche piccole specie di tartarughe, ììcabefudo e Vuyrapuca, ma vi entra 
pure un nemico, il furaquè o gimnoto, e se non se ne avvedono presto 
il eacury resta deserto, fino a che l'incomodo ospite lo abiti. U pesce 
presente il nemico e rifugge dall' entrarvi. A fiume basso lo spaurire lungo 
le spiaggie dà pesce bastante, e la selvaggina obbligata per dissetarsi a 
cercare i corsi d' acqua, è una facile preda anche per chi non sia troppo 
familiare colla foresta, come lo è pure al finir delle pioggie, quando le 
frutta mature comindano a cadere ; ma in questo tempo bastardo, pas- 
satemi r espressione, unica risorsa è il pary. Dopo un repiquete, prima 
che i piccoli r<f^irtf/^ restino un'altra volta privi d'acqua, se ne sceglie 
a preferenza uno incassato e profondo, se ne ottura la foce con un 
gmticcio identico a quello che serve pel eacury^ solamente più basso. 



IO 

detto pary^ da cui il nome alla pesca. Preparato questo un 500 «metri 
a monte dalla chiusa al più, si getta nell'acqua una poltìglia. di terra 
e la radice di una liana detta timbòy pestata e lasciata in fusione qual* 
che ora. La parte attiva è il succo del ttmbò, la terra vi è solo per ot- 
tenere più presto la fusione coli' acqua e impedire che il succo restì a 
galla. 

Il pesce ubbriacato dopo pochi istantì viene a galla ed è traspor- 
tato dalla corrente al pary^ dove resta facile preda dei pescatori. Il pesce 
cosi ottenuto può essere mangiato impunemente, ma si altera con faci- 
lità anche dopo di essere seccato a fuoco lento, matreado. Oltreché 
questo genere di pesca non può essere pratìcato troppo sovente, e prima 
di poterlo rìusare nello stesso luogo, occorre che passi un bastante largo 
spazio di tempo. Il timbò è certamente dannoso alla moltiplicazione 
del pesce perchè, se è vero che le grosse specie pare non ne soffrano 
molto e ritornate in più pure acque tornino presto a sé, le piccole 
specie ed i giovani non resistono, sono distrutti a migliaja. 

Il 28 gennajo il corriere arrivò. Il ritardo era stato cagionato dal- 
l' aver fatto naufragio l'imbarcazione, passando una piccola rapida al diso- 
pra di Gimanàos, e a noi a£&mati non portava che generi umidi ed 
avariati ; aveva lasciata inoltre l'imbarcazione del corriere e ne aveva 
un' altra piccola e quasi inservibile ; bisognava provvederne un' altra. 
Dubitai che tutti questi contrattempi ritardassero ancora la mia partenza 
e ciò mi pesava per l'incomodo, che nella circostanza cagionava al mio 
ospite. Come Dio volle però il 39 arrivarono i rematori; venivano dal 
Xié, a cui toccava per turno fornirli ; e il i^ febbrajo alle io mi posi 
in viaggio accomodato alla meglio nell'incomoda imbarcazione, con cui 
doveva andare fino a un piccolo sitio a valle di Marabitana e costi 
prendere un' altra canoa che stava a nostra disposizione. Alle 3, 20 
passava di fronte a Marabitana, sita sulla riva destra in un luogo basso 
e soggetto ad inondazione, al cui piede affiorano numerose roccie di 
gres granitico. Fu missione dei Carmelitani formata cogli Indiani Ma- 
rapitanas, dalla cui corruzione venne il nome attuale. Nel 1763 dopo 
che Bobadilla ne fu cacciato dai Portoghesi, e la diede in preda alle 
fiamme ritirandosi, vi fri costrutto per ordine di Manoel Bernardo de Mello 
e Castro un piccolo fòrte, oggi smantellato e in mina. Questo aveva 
4 batterie munite di 19 bocche da f\ioco in ferro, e nel 1843 era an- 
cora in tale stato da meritare di essere riparato, come fri, ma inutil- 
mente. La piccola popolazione che già ebbe, secondo il Baena, 1,500 
case, é oggi ridotta a una ventina coperte di: paglia e non tutte in buono 
stato. La popolazione festeggiava N. S. della Calendaria, ed io tirai di* 



IX 

ritto senza fermanni e fili a dormire nel sitio di Longino Bueno, un 
Venezuelano, che come tanti altri, causa i rivolgimenti politici del terri- 
torio, si è qui rifugiato. È qui che dobbiamo prendere T imbarcazione, 
che mi ha da condurre fino ad incontrare il battello a vapore. È in 
tetra, ma per fortuna in assai buone condùdoni, cosicché il a alle 8 
d possiamo rimettere in cammino, per quanto la tolda non sia troppo 
buona; la ripareremo più avanti. 

Le coste qui sono alte e accidentate e il letto del fiume pietroso, 
ma senza rapide d' importanza. Sono grandi strati di grès bnmo, in cui 
il quarzo e la mica abbondano, che si stendono con inclinazione dol- 
cissima passando spesso da lato a lato e lastricandone il letto. Il fiume 
è poco proibndo e sparso, come del resto lo è in tutto il suo lungo 
coiso^ & isolotti raramente disabitati, coperti di vegetazione e siti come 
ad arte sopra strati di roccia e massi, che talvolta si presentano come 
una barriera alzata da un popolo di giganti per ripararli dall' ira delle 
onde. Nulla di più pittoresco ; e a completarne V effetto spesso tra gli 
interstizii, eleganti gruppi di palme, di quella specie che qui chiamano 
caranqy^ si elevano disegnandosi nettamente suir azzurro diafano del 
cido dell' equatore. Il nostro beli' azzurro qui è ignoto ; V aria sempre 
carica di vapori acquei, anche nelle epoche più asciutte, ha un tono 
di dolcezza infinita. In compenso, causa forse la perpendicolarità dei 
raggi solari, V ombre son dure, le mezze tinte quasi non esistono. 

Poco dopo lasciata la casa del Longino passiamo la foce del Di- 
mittj, affluente di sinistra. Questo fiume fu nel 1880 esplorato dal mag- 
giora» oggi tenente-colonnello del genio, Dionisio de Castro Cerqueira, 
che rimontatolo fino al passaggio che lo unisce al Jà, scese al Cahabury, 
lo rimontò fino al Maturacà, canale che lo unisce al Baria o Bahina, e 
da questo pel Pacimoni entrò nel Cassiquiare : constatando cosi una 
nuova comunicazione fluviale del Cassiquiare col Rio Negro, di cui st 
aveva indicazioni, ma non certezza. 

A notte arrivavamo alla foce del Xiè, affluente di destra. Le 4 
case e la cappella, che formano oggi S. Marcellino, sono i resti di un 
prospero villaggio di 400 case, che sorgeva nel medesimo luogo sulla 
qxmda destra del fiume, che alla sua foce ha poco più di 200 metri 
di larghezza. Tutto è in decadenza; il basso Xiè già centro di nume-* 
rose tribù, tra cui primeggiavano i Banina, è quasi deserto. Nossa Se* 
nfaom da Guja, missione carmelitana, il cui nucleo fìi formato di Banina, 
per quanto eccellente posizione, è nelle stesse condizicmi; una diecinin 
di case, in questo momento deserte, restano sok, mentre sull' ultimo 
scorcio del secolo passato contava 600 fuochi. Vi giungemmo il 3 a 



13 

notte e doq ne ripartimnìo che dopo le 6 del giorno seguente, • obbli- 
gati a ciò da una piccola cascata e da numerosi affioramenti di pietre, 
su cui a quest' epoca si frange spumeggiando il fiume. 

Alle 7,20 passiamo la foce dell'Issana, affluente di destra e uno 
dei maggiori. Esso sarebbe, a quanto mi fu assicurato in San Fernando 
d'Atabapo, controvertente del Guaviare, chiudendo cosi in un angolo 
relativamente ristretto le sorgenti del Rio Negro, conosciute, come del 
resto lo sono tutte quelle dei fiumi di questa regione, non tracciate sulle 
carte; che se informazioni spesso contradittorie, anzi Tesarne della mi- 
gliore carta, quella del Codazzi, su cui tutte le altre sono basate, dimo- 
strerebbe impossibile il fatto, come le si può dar fede, dopo aver con- 
statati gli errori di che è zeppa per l'insufficienza dei dati, con cui fu ob- 
bligato a lavorare l'autore? 

Numerose missioni carmelitane, poi riprese dai Francescani, esi- 
stettero già nel Basso Issana e non furono definitivamente abbando- 
nate che nel i88o, quando il missionario, che risiedeva alla Guja, 
si ritirò neir Uaupès ; e mi si assicura che in questi nove anni i vil- 
laggi fondati già sono la maggior parte tornati deserti o trasformati 
in maloche; unica perdita che si poteva fare, giacché pel resto le mis- 
sioni lasciano il tempo che trovano, o forse concorrono involontaria- 
mente alla più rapida corruzione degl'indigeni, scuotendo la fede nelle 
tradizioni su cui si guidano senza nulla ricostruire, raddolcendo la ru- 
stichezza indigena senza poterli sottrarre al contatto fatale di una civi- 
lizzazione corrotta. È un fatto che ho notato per tutto: il giorno che 
r indigeno è reso fisso, ha fatto il primo passo del proprio avvilimento, 
ha segnato il primo articolo del suo atto di decesso. E allora?... Allora 
la conclusione è dura, ma è vera; bisogna cominciare di molto più in 
basso l'opera di civilizzazione e lasciare l'indigeno tranquillo nelle sue 
foreste fino al giorno in cui si abbia una popolazione civile abbastanza, 
la cui levatura presenti una media di moralità sufficiente, più o meno 
ortodossa poco importa, il cui contatto sia capace di elevare, non di 
abbassare l'indigeno. 

Ma rimettiamoci in cammino giacché io forse domando l'impossibile. 

Il fiume si va mano mano facendo più vasto e, dividendosi in nu- 
merosi canali, forma isole di sempre maggiore importanza ; e le rive ac- 
cidentate sono ricche di siringali^ sopratutto sulla riva sinistra. Alle io 
sovra una piccola eminenza biancheggia la casa del Germano, uno dei 
più forti negozianti dell'Alto Rio Negro, intomo a cui sono aggruppate 
una diecina di case di paglia. È San Felippe, che ebbe già 320 case. 
A X ora passiamo Sant'Anna, che già ebbe 290 case ed ora non ner 



— 13 — 
ha che tre, sepolte nella lussureggiante vegetazione che Finvade. Una 
sola casa è abitata : vi è un povero infermo ancora nel fiore degli anni^ 
i cui giorni sono contati: è gonfio e più non si muove, vittima di una 
delle più terrìbili malattie, che mi conosca, il beriberi. Comincia colla 
gonfiezza dei piedi e un indebolimento e dormenza delle gambe, che a 
poco a poco si gonfiano esse pure, e la gonfiezza monta, monta sempre, 
accompagnata da un* atonia e impotenza generale, cui segue la paralisi \ 
k gonfiezza raggiunge la regione cardiaca e produce la morte. Ciò che 
vi è d*orrìbile in questa malattia, è che le facoltà mentali restano in* 
tatte fino ali* ultimo momento. Alle 5 passammo la foce dell' Uaupès, 
riva destra, il più importante (se appena forse ne eccettui il Rio Branco) 
d^H affluenti del Rio Negro, e pernottiamo a Carapanà, riva sinistra. 
Feràute in un bosco di manyhe ed aranci, quattro case compongono il pie* 
colo luogo, in questo momento completamente deserto. Noi avevamo 
bisogno dell'ispettore del quarteirao per aver gente. Cominciano le ra- 
pide, e l'equipaggio della nostra imbarcazione, diviso per dare dei rema- 
tori alValtra, che è fino a qui venuta a rimorchio e che dobbiamo ren- 
dere solamente a Trinidade dopo Camanàos, è insufficiente; bisognerebbe 
aumentarlo, ma come, se siamo nel deserto? AH* alba un pescatore ci 
indica dove potremo incontrare il senhor tnspector, e ci mettiamo in 
cammino, dividendo però l'equipaggio : quattro rematori restano nella no- 
stra imbarcazione e due vanno nell'altra. Il sitio non è lontano; fin là 
Dio provveda. Nuova disillusione : l'ispettore è nelU Uaupès, e nel siH^ 
non vi è che donne ; quindi coraggio e avanti. 

Il fiume comincia a farsi seriamente pericoloso, e certamente per 
tranquillizzarci i rematori si raccontano l'un l'altro le ultime disgrazie. 
L'occhio attento, la mano al timone, il piloto è in piedi dando, con 
una calma tutta indigena, gli ordini alla ciurma ; di tempo in tempo il 
primo rematore a prua si alza in piedi, scruta con un rapido sguardo 
il canunino, cambia poche parole col timoniere, si risiede, e le piccole 
pagaje cadono tutte insieme nell'acqua tufiandovisi con un movimento 
rapido e nervoso, e 1' x^ar/// scivola sul dorso della corrente, seguendo 
un cammino di rapide curve in mezzo a scogliere, che affiorano d'ogni 
Iato. Corsa fantastica, in cui ad ogni momento sembra dover andar a 
sfiacellarsi inevitabUmente contro lo scoglio, che par ci sbarri il cam- 
nuno: ci siamo sopra, già non vi è tempo.... vano timore! il pericolo 
è già passato, e l'ygarité naviga tranquilla in acque più calme. E cosi- 
si pasm le rapide una dopo l'altra, prima il Cabary, poi il Carangejo^ 
il Caldeirio de Sain^M]guel, il Paredao, la Fortaleza, e ci si ferma 
aBe 3 sotto un'acqua battente nel piccolo porto dell'Agujar; si salta in 



— 14 — -- 
terra, lasciando incaricati gli Indiani di seguire il cammino e andare ad 
aspettarci a valle della cascata del Curucuhy o Cachoecia de San Gabriel, 
Cina delle peggiori per quanto in questo momento non vi sia perìcolo; 
è mansa, come dicono qui. £ il fiume, largo a monte una lega e talora 
più, ricco d'acque pei numerosi e importanti affluenti che ha ricevuto, 
è costretto a passare per una stretta gola divisa da un'isola in due ca- 
nali, irti di scogliere, di una larghezza massima di forse 300 metri e 
una pendenza di un metro e più. Non è gran cosa, ma il volume del- 
l'acqua e la brevità ed altezza dell'ondate rendono, a fiume grosso, pe- 
ricoloso l'unico canale praticabile, che scende muggendo lungo la riva 
sinistra e le scogliere delle isolette, e appena varcato il salto, piega 
bruscamente a destra. Qui al disopra della cascata, la prima volta che 
mi recava all'Uaupès, in una insenatura dove l'onda muore calma sopra 
una spiaggia di arena e piccoli ciottoli, incontrai una punta di freccia 
in silex tascata. Rarissimi sono gli oggetti di questa specie, che s'in- 
contrano nel bacino delle Amazzoni, mentre vi sono comuni gli oggetti 
appartenenti all'epoca della pietra polita che in alcune parti sono usate 
ancora oggi; cosa che ha fatto pensare che, quando avvenne l'emigrazione 
delle razze che popolarono questa regione, esse avevano già trasposta 
l'epoca della pietra lascata, erano già a quella più avanzata della pietra 
polita, e se non progredirono percorrendo la scala delle umane conquiste, 
fu dovuto al mezzo in cui vivono, alla mancanza assoluta dei metalli 
necessarii, come la mancanza di razze similari ai nostri animali dome- 
stici gl'impedì di farsi pastori, benché la tendenza naturale esista, e si 
rivela nella domesticità in cui mantengono tutti gli animali, che cadono loro 
nelle mani, cosicché la maloca è spesso un museo vivente della regione. 
Oltre il mio, non ho notizia che di due altri esemplari della medesima 
epoca: una punta di freccia in cristallo di quarzo appartenente al signor 
Barbosa Rodriguez, proveniente dal Rio Tapajòs, e T altro pure una 
punta di freccia, ma in selce, esistente a Rio di Janeiro, di cui ignoro 
la provenienza. La buona occasione di trovare basse le acque del fiume, 
che neir 82 non mi si era presentata, mi diede agio a tentare sul 
luogo nuove osservazioni ; ma ebbero la sorte delle prime, non frutta- 
rono nulla e il suolo pieno dei più eterogenei avanzi composto di ma- 
terie fluitate, non mi diede la più piccola indicazione per rispondere 
alle domande, che in folla si affacciano. A chi appartenne? D'onde 
venne? È opera indigena o no? Nel Sud questi avanzi, a quanto mi 
dicono, abbondano nella Patagonia e nella Terra del Fuoco, e sono, se^ 
condo il signor .GigUoii, usati anche oggi. Vennero di là? Ne dubito. 
Il moviniento delle razze primitive fu,' secondo ogni apparenza, da} N.^ 



— 1$ — 

al S., e non yi ebbe influsso, se non parziale, occasionato dalla conqui- 
sta. Sarebbe nna traccia delle razze oggi confinate alla Terra del Fuoco? 
Fino a- che non avremo che documenti scarsi ed isolati come questi, 
ogni risposta è impossibile. Quello che io posso dire è questo: la punta 
di freccia da me raccolta, Tho fatta vedere agli indigeni per tutto ove 
sono andato, ho offerto ricchi presenti a chi me ne portasse di eguali, 
ma inutilmente ; l'oggetto era per tutti sconosciuto. 

San Gabriel è anch' esso in rovina, abbandonato dai suoi abitanti, 
che vivono a preferenza nei ^ii^s. Neil' 8 1 erano in piedi ancora 25 
case; o^ se ve ne sono 6 ancora in istato d'essere abitate, è tutto. La 
fortezza, della stessa epoca di, quella di Marabitàna, non ha più che le 
grosse mura, mezzo nascoste dalla vegetazione, cadenti, smantellate, na- 
scondendo altre mine nel loro seno : il quartiere, i magazzini, la pol- 
veriera. 

Costruito sull' alto della collina, sui cui fianchi si svolgevano le tre 
strade parallele al fiume di cui già fu superbo, S. Gabriel domina così 
a monte che a valle lungo tratto di fiume. Due piccole colline, una 
un x>oco più elevata, gli sorgono a N.-E., e da esse non è diviso che per 
un profondo e stretto burrone, dove nidificano abbondanti le pipre rupi- 
cole ; al S. è il fiume, che spumeggia là in fondo ai piedi del diruto 
precipizio tra le sponie alte e accidentate della riva opposta, poi è la 
valle ampia, infinita, su cui sta quasi come un velo di nebbia ; e a monte, 
cerne perdute là in mezzo, due lilipuziane colline granitiche, il Cahury 
e r Uamary^ a valle azzurreggiando all' E. le colline del Curicujary. La 
piccola chiesuola fu più fortunata, è ancora in piedi, ma è restata sola 
l^esso la vecchia fortezza; il villaggio è tutto aggruppato là in fondo 
intorno alla casa dell' Agujar, il più forte negoziante del Rio. Negro^ 
il feudatario di S. Gabriel ; si direbbe che è scivolato lungo i fianchi 
deUa collina, trasportato laggiù da una qualche pioggia torrenziale. La 
meravìglia del mio arrivo è grande, ma ho la soddisfazione di vedere 
dei visi amici da tutti i lati, e se avessi ceduto ai cordiali inviti, non 
sarei partito tanto presto; ma bisogna affrettarsi, se vogliamo arrivare in 
tempo, e alle 8 ci rimettiamo in cammino. 

Da S. Gabriel a Camanàos è una corsa vertiginosa, un seguito di 
rapide e di salti, che si succedono senza interruzione, dove una distra- 
zione del piloto, un' istante d' indecisione può mandarvi a prendere un 
bagno. o a sfrascèllarvi contro qualche pietra. Le rapide e i salti, che 
rendono difficile questo tratto di fiume, sono 43 per chi è obbligato a 
lìmontare lungo la costa, ma sono meno della metà per chi discende, 
seguendo il tkaineg del fiume. Le più pericolose a quest'epoca per chit 



— i6 — 
discende sono: Aràpazzo trascorsa alle ore S,4S, Furnas dieci minuti 
dopo, Inamby alle 9,10, Cujuby (dove un'ondata nel salto ci bagnò 
tutti) alle 9,20, alle 9,36 Pederneira e alle io Camanàos, porto a monte, 
e pochi minuti dopo arrivammo nel porto a valle, quasi in mezzo al 
fiume, in questo momento estremamente secco. Non V avevo mai visto 
cosi : è un caos di massi tra cui domina un granitoide a larghe macchie 
rosa e grandi venature di cristalli di quarzo, mostrando qua e là intieri 
blocchi di granito primitivo chiusi, come incassati nella pietra più re- 
cente, che forma la quasi totalità del letto del fiume, su cui nelle epoche 
ordinarie si frange V onda rumorosa, mentre a valle sempre intersecato 
d'isole d'ogni forma e dimensione si fa. meno accidentato e più lento. 

Sulla riva sinistra una piccola casa abbastanza comoda, per la re- 
gione direi quasi una reggia, ci apre le sue porte ospitali. Il sig. Oli- 
veira, il proprietario attuale, che la comprò dal magg. Palheta, non è 
qua, è a comprar farine nell' Uaupès, ma la moglie e il figlio mi accol- 
gono come una vecchia conoscenza, e passo i due giorni, che occorrono 
a riattare la tolda il meno male possibile, chiacchierando, informandomi 
dell' uno e dell' altro. La raccolta della gomma pare non vada troppo 
bene; manca la farina; e la febbre fa strage in Barcellos, cosicché molte 
famiglie di lavoratori sono già di ritorno. Camanàos fu già un pic- 
colo villaggio indigeno, missione Carmelitana, ccAie lo fu tutto il Rio 
Negro, e più a monte, dove rugge la cascata di Furnas, sorgeva un altro 
villaggio Curìana, oggi foresta e deserto; come è tornata foresta la strada, 
che in altri tempi riuniva Camanàos a S. Gabriel. 

L' 8 alle 6 ci rimettiamo in cammino, alle io passiamo Trinidade, 
sitio del cap. Cardoso, dove sopra una piccola isola rapita alla foresta 
è riuscito con molta fatica a mantenere una diecina di capi di bestiame. 
Il capitano non c'è; il corriere è in ritardo e non ci ha aspettato. Il 
corriere militare è 1' unico mezzo più o meno sicuro per le comuni* 
cazioni tra l'Alto e il Basso Rio Negro, e, come è naturale, tutti ne 
approfittano per rimettere la propria corrispondenza; quindi il suo pas- 
saggio, tanto air andata che al ritorno, è sempre atteso. Alle 3 siamo 
a Cajutino, st'fio del cap. Marcellino Cordeiro ; alle 5 passiamo S. Fedro. 
Un altro vill^gio in piena decadenza ; ebbe già 6oó case, chi lo di- 
rebbe? Alle 7 giungiamo a Pao d'Arco, dove pernottiamo. Le rapide 
sono finite ; quindi ci rimettiamo in cammino alle 4, e alle i a starno 
a S. José. Ebbe già 840 case, oggi non ne ha che 6, ma è in pro- 
gresso dall' ultima volta che vi passai. Un largo campo è stato aperto 
a braccia nella foresta e vi è già qualche testa di bestiame, apparte^ 
nente al sig. Fruttuoso, un negoaante portoghese da vari anni stabilito' 



-^ 17 — 
qua e, credo, naturalizzato. Alle 6 giungiamo ad Aruty, dove passiamo 

la notte. 

Il zo alle 8 passiamo la piccola rapida di Masaraby. Qui sulla riva 
destra, un poco a monte della rapida, esisteva ancora alla fine del se- 
colo scorso un fiorente villaggio, che contava 700 case; Nossa Senhora 
de Loreto do Masaraby, di cui più non vi è traccia. Alle 2 passiamo 
Gistanhero, riva sinistra, in questo momento deserto: sono un io case 
di paglia, la maggior parte in rovina, e ne ebbe già 700. A N.-E. poco 
langi dalla sponda s'alza una piccola collina dai fianchi irti e nudi 
lungo il dedive orientale, che prende il nome dal villaggio o glielo 
dà. I frequenti affioramenti di roccia non presentano più che larghe 
corona morenti in dolce declive nel fiume ; ma appena passato il 
Cnjaby, piccola collina sulla riva destra (la più settentrionale di tre al- 
tre, che si stendono in catena con una direzione generale N.-S., divise 
appena da strette valli, coperte di ricca vegetazione) una pietra arroton- 
data a guisa di enorme colonnotto si bagna a picco nel fiume, rendendo 
il passo assai pericoloso per chi rimonta. Il suo nome è Jurupary Ita, 
ed è una delle pietre sacre del fiume ; l'altra è in una delle piccole 
cascate, quella del Pajè, tra Camanàos e San Gabriel. Non vi era in-. 
digeno, che passando di qua non vi lasciasse qualche c^sa in offerta, 
fosse anche la semplice buccia di una banana. Oggi la pietra è sor- 
montata da una croce, che un duon missionario vi alzò coli* intenzione 
di santificarla e sottrarla al demonio. La croce è là, e la pietra è co- 
perta di offerte come prima, che sicuramente sono dirette all'antico non 
al nuoVo occupatore : tutto che ha ottenuto, è di far posporre un' altra 
volta Cristo a Barabba. Subito a destra si apre un'ampia baja, sulla cui 
riva destra sorge Boa Vista del capitano Joao Riccardo de Sa ; dove pas- 
siamo la notte per ripartire coU'alba. Di fronte, dietro una grande isola 
boscosa ha la sua foce il Maravià ; è un affluente della riva sinistra, le cui 
sorgenti sono probabilmente contravertenti con quelle del Castanho nei 
conttaforti occidentali di Tapyra Pecò. Non partimmo che alle 8, e alle 
IO passavamo Sant'Isabel Nova, una chiesuola coperta di paglia con- 
due case a sinistra e una a destra, deserta; tutta la gente è alla siringa. 
All'una passiamo il Darahà, anch'esso piccolo affluente di sinistra; alle 3 
siamo a Tapuruqiiara e alle 5 a Sant'Isabel Vecchia, dopo esserci fer- 
mati un poco a monte nella casa di un negoziante portoghese, da cui 
acquisto una sarabatana col suo turcasso di frecce, proveniezite dal Ma- 
ravià. Dì ftontt al luogo ove si elevò l'antico villàggio, che già contò 
186 case, è stabilito il m^giore-Palheta con un deposito per mettere 
al coperto le merci destinate all'Alto Rio Negro. È questo l'ultimo punto 



— i8 — 
ove, fiume permettendolo, giunge il vapore; questo mese però non c'è 
da sperarlo, Tacque sono troppo basse; quindi il 12 alle 5,30 ci ri- 
mettiamo in cammino, passiamo poco dopo l'Urubaxy, affluente di de- 
stra, e alle iz lasciamo dietro l'Uajanary, ultimo punto ove nel 1882 
giungeva il battello a vapore, e celebre nei fasti del Rio Negro per la 
disfatta inflitta agli indiani Manàos, comandati da Ajuricaba. Costui, a. 
quanto ci narrano, era alleato degli Olandesi, di cui nelle sue scorrerie 
usava la bandiera, e a capo delle tribù Manàos, allora forti e belligere, 
cadeva sulle tribù sottomesse ai Portoghesi, uccideva, saccheggiava e 
faceva prigionieri, che poi mandava o conduceva pel Rio Branco ad es- 
sere venduti agli Olandesi. I torbidi succeduti alla proclamazione del- 
rindipendenza del Brasile, la lotta che da quel momento s'iniziò tra le 
due ex-capitanle riunite in un'unica provincia, fecero si che per alcuni 
anni Ajuricaba potesse impunemente esercitare le sue rapine, fino a che 
calmatesi le cose, nel 1825 fu spedito dal Farà un corpo d'infanteria 
comandato da Belchior Mendez de Moraes, che però non ottenne che 
tenerlo in iscacco e confinarlo tra Sant'Isabel Velha e l'Uajanary. Questo 
stato di cose durò due anni, fino a che nel 1827, ricevuti nuovi rinforzi, 
sotto gli ordini del capitano Joao Paes d'Amaras sorprendono e attac- 
cano Ajuricaba trincerato in un'isola di fronte all'Uajanary e, ad onta 
di una disperata difesa, lo fanno prigioniero con ben 2,000 indigeni; 
ma in viaggio, quando giunge di fronte a Manàos, riesce a gettarsi in 
acqua e vi muore affogato. Molto tempo, dice il cronista, parve imxx>s- 
sibile ai Manàos la morte di Ajiuricaba, e ne aspettarono il ritomo con 
un'ansia eguale all'amore e all'obbedienza, che gli avevano avuto. 

Il 13 alle 6 arriviamo al baraccone di Vista Alegre, dove sono 
accolto coU'ospitalità e gentilezza, che distingue il mio buon amico Ma- 
noel Gentil Porfirio; e per quanto avessi intenzione di recarmi a Thomar 
per ivi aspettare il vapore, mi fermo qui. Il corriere che mi ha con- 
dotto riparte oggi stesso con destino al Cucuhy; il fiume è troppo basso, 
è inutile aspettare il battello a vapore, egli non potrà forse oltrepassare 
Moreira. Ecco un altro, mese di ritardo ; ebbene, pazienza: in buona com- 
pagnia ci vuol poco a rassegnarsi. 

Qui siamo nel pieno dell' estrazione della gomma elastica ; non si 
parla che di questo, non si pensa che. a questo. La gomma elastica 
è la risorsa e la rovina del Rio Negro. Quello che le persecuzioni e 
l'esigenza dei governatori prima, delle autorità che gli succedettero poi 
non avevano potuto fare, la gomma elastica l'ha fatto : quod nonftcerunt 
barbari fecerunt Barberini, È a lei, e non ad altro, che si deve attri- 
buire lo stato attuale dell'Alto e Basso Rio Negro, la deca.denza rapida 



— 19 — 
« xRÌniedialnle deDe sue popolazioni, già sì 'fiorenti e prospere, l'abban* 
dono d'ogni coltura, trascurata oggi per un lavoro di jpochi mesi, in cui 
trovano un interesse fittizio più rapido e più fkcile, che nel lavoro della 
.terra. L'indaco, il cotone, il tabacco, il caffò, la mandioca, ecc., ecc., 
cbe già fecero la ricchezza dei suoi abitanti, chi li coltiva più? L'indaco 
cresce abbondonato a sé stesso dovunque esistette una popolazione; spesso 
n^a foresta si incontrano ancora i resti di antiche piantagioni di 
caflè, ridotte selvagge ; la mandioca non è coltivata in quantità sufficiente, 
che soddisfi al consumo; è importata da Para, dall*Uaupès, dall'Issana; e 
spesso nn ritardo del battello a vapore porta la carestia. 

Subito chele acque cominciano ad abbassare gli abitanti dei vil- 
bggi e stHos^ gli abbandonano e si recano ai siringaes, spesso lontani 
^S> ^^ giorni di viaggio; hanno appena il vitto necessario per questo; 
il pùtrào prowederà. Giunti sul luogo riattano la capanna, che abita- 
lono Tanno prima; ripuliscono la strada, che riunisce l' una all'altra le 
jÀjite di gomma, che sparse crescono spontaneamente nella foresta ; ne 
mondano il tronco delle rugosità prodotte dalle antiche cicatrici e dai 
licheni e i muschi, che vi sono cresciuti dall' ultima raccolta; vi fanno 
vna l^atuia col midollo dell'asta della foglia di myrity, disposto in guisa 
<la &re una specie di canaluzzo lungo il tronco, cosicché converga in 
«n unico punto tutto il succo, che uscirà dalle future incisioni, e sia 
iunhnente raccolto in una scodella applicatavi sotto. La strada é pronta 
per essere lavorata. Tutte le mattine, muniti di un secchio e d'una piccola 
scttre di due dita di taglio al più, il siringueiro va da un albero all'altro, 
e con un colpo secco, dato dal basso in alto in modo da far saltare 
nel medesimo tempo un pezzettino di Scorza, fa ad ognuno una o più 
incisioni a seconda della grossezza. Dopo aver inciso cosi tutte le piante, 
che compongono la strada, e che variano secondo l'attività d'ognuno tra 
ie 80 e I20, aspetta un pajo d'ore e poi riprende il cammino in senso 
inverso e va versando nel secchio il contenuto della scodelletta, un succo 
bianco della consistenza del latte. Poi continuatamente, prima che si coau-. 
^nli spontaneamente il latte raccolto, accende, in un focone in terra, della 
forma di un rozzo imbuto rovesciato, un fuoco con legna che più che 
fiamma, fiu:ciano fumo, appena appena riparato da una rozza tettoja, e il più 
deUe volte per isfuggire agli importuni nella selva, e comincia a defumar 
{affomicare) la gomma. Per ciò sopra una paletta, la cui forma varia a 
capriccio, ma il più spesso é rotonda, versa a poco a poco il contenuto 
del secchio e lo passa lentamente sulla colonna di fUrno, che ne pro- 
duce la coagulazione. In poco d'ora l'operazione é finita, e la gomma 
h abbandonata alla disseccazione, per aggiungervi nuovi strati il giorno 



20 

dopo se non ha ancora il peso^ che cadauno gli suol dare a capriccio^ 
Tra le due e le tre tutto è finito. La gomma appena preparata è bian* 
chiccia, col tempo iscurisce e perde spesso un buon terzo del proprio 
peso, soprattutto negli ultimi tempi delFestrazione. Quando la pelle (la 
quantità di gomma che si trova stratificata sulla pala) ha raggiunto il* 
peso voluto, con una incisione laterale è tolta dalla forma, posta a sec- 
care, e pronta per la vendita. Questa è quella che si chiama borachar 
o siringa fina, due nomi che le vengono, il primo dalla forma, che l'as* 
somiglia a una zucca da acqua, il secondo dall* uso che in principia- 
ne facevano quasi esclusivamente. Tutti i resti che rimangono attaccati 
all'albero o nel fondo delle scodellette, tutto che si coaugulò spontanea- 
mente è sernamby. La differenza, che nella vendita passa tra una qualità 
e Taltra, è fissa e generalmente accettata: il semamhy vale i milreis 
ossia lire 2,50 meno che la siringa fissa, mentre questa varia nel modo- 
più sproporzionato da un momento all'altro; ed io l'ho già vista oscil- 
lare tra i 27 e i 64 milreis Varroòa, i 15 chilog. cioè. Un buon lavo- 
ratore nel Rio Negro può fare al massimo da 6 a 7 chilog. per giorno,, 
la media è forse di 4, che, anno buono anno cattivo, gli possono venir 
pagati da I ai 2 milreis per chilo, il che fa già un lucro discreto. Ma. 
chi ne usufruisce? Non certo l'estrattore che, poche eccezioni fatte,, 
indebitato viene a cominciare la fabbrica e indebitato ne esce: ma coi> 
tutto ciò riceverà a credito il necessario per mantenersi fino alla nuova 
raccolta; in cui invece di pagare aumenterà il debito, e cosi indefinita- 
mente. Si vede spesso gente, che passa la vita in una ubbriachezza ero- 
nica, che non possiede che una canoa e una camicia, dovere in questo 
modo migliaja e migliaja di lire. £ l'abitudine è la cosa più naturale del 
mondo sia per l'avviato che per l'avviatore. L'uomo, che non deve è gente,, 
che non ha valore, e un tapujo non pagherà mai completamente il suo de- 
bito, o se paga, è per farne uno nuovo immediatamente per poter dire 
che ha un patrao e questo, che conosce il vizio della bestia, gli vende 
gli oggetti in modo da soddisfarlo, al 50 ofo, al 100 o^o, al 200 oio, e 
si contenta di ciò che può ritirare, senza incomodarsi di più e, bisogna, 
confessarlo, senza essere troppo esigente ; è sufficiente che il credito appa-r 
risca ben chiaro nei suoi libri, il resto non monta ; per poco che egli- 
riceva, è già pagato ; e volendo ritirarsi, trova sempre chi con un ribasso gir 
compri il credito; e il tapujo, abituato a ciò, passa armi e bagagli nella, 
dipendenza del nuovo padrone; non possedendo nulla, risponde del pro- 
prio debito colla persona, la donna non esclusa. Se alcuno vuol connvere 
con una donna, la prima cosa che fa, le paga il suo debito, ed acquista 
cosi il diritto, ch'ella non possa lasciarlo fino a che un altro non la 



21 

redima a sua volta ; e ciò per Tuso è trovato naturale ; e spesso la per- 
dona in questione non è neanche consultata, ma non passa però meno 
in potere del nuovo acquisitore. Una cosa curiosa è che queste po- 
verette fenno tutti i servizii, e spesso sono le concubine dei loro acqui* 
sitori ; ma il loro debito per ciò non diminuisce : si direbbe che è il 
prezzo fisso pel trapasso di proprietà; non vi allarmate, come vedete, 
^on parlo di vendita. 

Finiti i lavori della gomma, cominciano le feste, in cui tutti si ri- 
posano, gustano il dolce far niente, e anche i più previdenti consumano 
•quello, cbe hanno guadagnato, e cominciano ad intaccare quello, che 
goadagneranno. Queste feste durano quasi senza interruzione da maggio 
^ settembre: tutti i santi vi passano; e in questo tempo le case delle 
pìccole popolazioni formicolano di gente, ne rigurgitano, cosicché spesso 
molti d^li accorrenti dormono nelle imbarcazioni, in cui vennero. Il 
mastro abbattuto, bruciato l'ultimo razzo, il luogo ritorna deserto fino 
aDe prossime feste; tutti ritornano ai sitios a. rifarsi di provvigioni. Gli 
«omini intanto, i più attivi, si dirìgono all'Uaupès o all'Issana a com- 
prar Carina per la raccolta futura e ad ingaggiar gente, indebitandola 
«quanto più possono prima di contrattarla, per averla poi a più buon 
patto, e cercando di aver sempre più che possono uomini nuovi, che sono 
più malleabili, si assoggettano di più. Se la civilizzazione li ha già guastati, 
il padrone corre il serio pericolo di svegliarsi una bella mattina solo 
-sul siringale. Calcolato il proprio lavoro, essi si giudicano sciolti d'ogni 
impegno, e se ne vanno, quando qualche volta non se vadano prima di 
-esservi arrivati. 

Il fiume intanto verso la fine di febbrajo cominciò a crescere tanto 
•che il battello a vapore, partito il 1 2 da Manàos, potè giungere fino a 
Tapuxuquara; e il 19, ringraziando i miei buoni amici dell'ospitalità ac- 
cordatami, potei rimettermi in cammino alla volta di Manàos. Partito 
alle 1 1 da Vista Alegre, giungevamo a sera a Thomar, in altri tempi il 
'Giardino del Rio Negro; oggi gli hanno ridato il vecchio nome con cui 
fa fondato il primitivo villaggio, Bararoà, dal nome del capo della tribù 
che primo vi si fissò. Un poco più a mónte tra il Xibarù e TAnhory 
•esistette un'altra popolazione-: Lamalonga, oggi sparita, fondata dal capo 
Dary, fratello di Barraroà. Di qui nel 1737 parti il movimento di ri- 
volta, che mise a fiamma e fuoco le missioni da poco stabilite, occa- 
-sionato dall'aver un missionario voluto separare uno dei principali del 
luogo dalla sua bella. Ma fu presto domata e i caporioni della rivolta, 
Joao Damaseno, Ambrosio e Domingo pagarono in Moreira colla testa 
il proprio coraggio. 



22 

Thomar è il centro del commercio della gomma elastica nel Basso 
Rio Negro, dovuto soprattutto al fatto, che i maggiori e migliori sirin* 
gali esistono nelle sue immediazioni; con tutto ciò non è fiorente: è ui» 
mercato, un punto di riunione dei regatoes e nulla più (^\ regatao è ià 
mercante ambulante). 

Sulla riva sinistra, quasi di fronte a Thomar, sbocca il Padanyry <> 
meglio il Rio Preto, di cui questo è il primo tributario di sinistra. Hat. 
la sua foce a o^ 8" 49" 7 lat. S. e 66^^ 25' 25" long. O. Fino alla 
sua confluenza col Rio Pytima ha una direzione generale da N. a S., 
formando un leggero arco colla curva rivolta ad O., di qui fino alla, 
sua confluenza col Marary, E.-N.-E.-0.-S.-0., d'onde scorre da N., mentre- 
che il Marary segue fino alle sue sorgenti ai piedi di Tapjrra-Pecò- 
E.-N.-E.-0.-S.-0. Il regime generale del fiume è poco variato, le rive- 
alte e le punte di terra ferma si alternano cogli ygafò, raramente pero- 
molto estesi ; fino alle cascate rari sono gli affioramenti rocciosi ; il suo- 
letto è di arena, tortuoso e poco . profondo. Il Marary, più torrente che 
fiume, corre tra rive strette e accidentate, è soggetto a rapide piene e 
a più rapide secche, dovute alla vicinanza delle montagne e alla bre- 
vità del corso, 55 chilometri circa. È la via più battuta dai negozianti 
di salsapariglia, che posto piede a terra in un luogo conosciuto col nome- 
di Porto del Marary, per un cammino terrestre traspongono Tapyra- 
Pecd, seguendone i contraforti orientali e con un percorso di 24 km., 
circa scendono nel Castanho. 

Percorsi questo cammino nel marzo del 1882, rimontando il Ca- 
stanho fino al Serro Guay, a pochi chilometri dalla casa del Tuxàna 
Domingo ; dalla cui vetta godei di uno dei più splendidi panorama, che 
io m'abbia mai visto e che mi pagò ad esuberanza delle tre ore di salita, 
inerpicandomi spesso su per Timpervia costa coi piedi e colle mani. 

Era dovunque un muro di selve dalle curve molli, in cui si fon- 
devano con gradazioni impossibili a riprodursi tutti i tuoni di verde, 
rotto qua e là bizzarramente, or da bianche striscie d'argento, or da 
nere vette granitiche, fino a perdersi in confusi profili di un verde-mare, 
in cui l'azzurro del cielo pareva confondersi. Al S. gigante Tapyra-Pecò- 
s'ergeva colle sue tre vette nere e nude dal verde-cupo delle selve delle 
sue valli e delle sue gole strette e profonde, che si aprono nei suoii 
fianchi dirupati, da cui in bianchi fiocchi di neve si precipita il Jacarè, 
affluente del Castanho; e sul dorso della più alta vetta un enorme blocco- 
si disegna netto nello spazio colla figura di un paniere: il Curumy-quera- 
Ura^ucanza (il paniere col bambino morto), che ha la sua legenda. Il 
Curumy era stato mandato dalla Màyua (la cattiva madre dell'acque^ 



_ 23 — 

quella di coi, secondo i Tucani deirUaupès, io son figlio) a portare un 
paniere di fhitta a non so chi, coli' ordine di andar diritto e non per- 
dersi per istrada. Ma si! a mezzo cammino il Curumy incontra una 
far&lla grande e bella, come se ne son viste mai, e naturdmente gli 
vien voglia di prenderla; comincia a inseguirla, ed ella sale, sale lungo 
le coste della montagna ; egli sempre col paniere Finsegue, ma inutil- 
mente. Gianto sulla vetta stanco, pòsa il paniere, e più leggero insegne 
la &rialla e la tocca; ma appena Tha toccata, la far&lla muore; ed egli 
e il paniere è cangiato in pietra. U Curtuny, mi diceva il mio Cice^^ 
rone, il Tiixana Domingo, si vede ancora disteso dall' altro lato della 
montagna. Dietro Tapyra-Pecò il Curup)rra, scuro di selve, e lontani, per- 
duti nella pianura i monti dell' Yuruparù; poi seguendo all'È, a lato del 
CorupTia l'alto e nudo Picco del Tamaquarè, che si eleva a simiglianza 
di un enorme naso rivolto al cielo, e poi la Parìma, che con lunga 
eorva va perdendosi nell'azzurro del cielo al N. dietro la Serra d'Un- 
turan, che più vicina tinge di un colore di viola le nude sue creste, e 
tra queste ai nostri piedi un numero immenso di colline, coperte di 
sélve, e una striscia d' argento, che si perde e riappare tra quelle ; il 
Castanho, le di cui sorgenti restano all'O. e ci sono nascoste dalla cor- 
tina di selve» che è ancora in piedi e impedisce la vista. Lo stesso 
vecchio Tuxana ne fu sorpreso; egli conosceva tutti quei luoghi, tutte 
quelle colline, quelle selve gli erano famigliari, ma non gli aveva mai 
visti che a poco a poco, a brani, per cosi dire, e quell'immenso pano- 
rama lo sorprese, ma per poco, e È quella, è quella la Serra Parìma, è 
là che son nato, è di là che mi cacciarono i Guaharibos, è là che nasce 
rOrenoco ». E allora mi contava, che essendo egli ancora bambino, abi- 
tava le rive dell'Orenoco ai piedi della Parìma; ma che i suoi ne furono 
cacciati dagli Indiani Guaharibos, che uccisero quanti non poterono fug- 
gire; e che la sua tribù fu decimata, rifugiandosi mano mano sempre più 
lontano, fino a che viveva da una diecina d'anni in quel luogo ritirato 
del Castanho ; e che il Forte delle Maloche era più a valle, scaglionato 
lungo il fiume. Per quanto avessi gran desiderio di seguire il cammino e 
ritornare per la via dell'Orenoco e il Cussiquiare, non lo potetti, e ri- 
tornai pel medesimo cammino. 

Il Padauiry, nel suo corso inferiore, come pure il Rio Preto, è 
ricco di siringaes, che poco si estendono a monte delle foci, e unica 
ricchezza estrattiva esplorata può dirsi la piassaba : le radici avventizie 
di una specie di palma, che cresce abbondante, formando vaste foreste 
suDe sue rive, e che è utilizzata in cordami, scope, tappeti, ecc., e pre- 
ferita per la sua leggerezza e resistenza. All'infuori di pochi sitlos e 



— - 24 — 
qualche baracca d'estrattori di piassaòa, il Padauiiy è deserto ; . ma di- 
cono che numerose tribù indigene bravias (feroci) ne abitano 1' alto 
corso. Nel Marary non esiste che un'unica tnaloca, quella del Tuxàna 
Riccardo, e anche questa appartiene alla medesima tribù dell'Alto Ca- 
stanho, cioè, secondo mi dicevano, ai Jacarè Tapuya. 

Passavamo alle 7 Moreira, fondata da un fratello di Barraroà, per 
nome Caboquena, e alle 2 siamo in Barcèllos, alias Marina, Cabeca da 
Comarca (capoluogo) del Rio Negro. Fu al tempo delle colonie capitale 
della Capitania del medesimo nome, elevata a questo grado colle regalie 
di villa nel 1758. Nel 1780 contava 480 case, distribuite su tre lunghe 
strade parallele al fiume, con palazzo del governatore, cattedrale, una 
filanda di cotone, una di tessuti, una corderia di piassaba, fabbriche 
di indaco, di tabacco, ecc. 

Oggi tutto questo è sparito ; il fiume da un lato, la foresta dal- 
l'altro, hanno ridotta l'area dell'antica capitale a poca cosa, e delle 40 
case, che esistevano ancora nel 1879, molte sono diroccate e poche sono 
state riparate. In questo momento è quasi deserta : una febbre maligna 
di carattere bilioso desola la piccola popolazione, facendovi vittime nu- 
merose. 

Nel porto, che in altri tempi fu la piazza pubblica, biancheggiano, 
danneggiati dal tempo e dall'acque, che li ricoprono Dell'epoca delle 
piene, i marchi destinati alla frontiera, qui trasportati, quando sull'ultimo 
scorcio del secolo passato Spagna e Portogallo elessero una Commis- 
sione mista per determinarla, senza giungere a conclusione per disac- 
cordo tra gl'incaricati, o forse meglio per ordine delle due Corti, cui 
premeva non definire la questione, sperando ottenere forse migliori con- 
dizioni col tempo. 

All'alba del giorno dopo eravamo a Cariveiro, di qui a Moura, 
l'antica Ità-Rendàna, Tuna e l'altra in decadenza. Nel 1879 approfit- 
tando dell'emigrazione cearense, dovuta alla carestia, che desolava quel- 
l'infelice provincia, il governo imperiale cercò infondere nuovo sangue 
a Moura, dirigendovi una colonia di questi abitanti, ma inutilmente ; oggi 
non ve ne resta che uno solo, mostrando una volta di più che non è una 
ordinanza, non è l'immissione di elementi eterogenei, che possono arre- 
stare nella loro decadenza queste regioni, ma solamente la remozione 
delle cause, che la determinarono, confuse, contraddittorie e difficili a 
discriminarsi. Come in tutto il Rio Negro, la sua decadenza cominciò* 
nel 1833, appunto quando Manàos cominciava ad elevarsi; ma a farla 
più rapida concorsero le scorrerie che fino al 1884 vi facevano gVìn- 
diani Chrishanas, allora conosciuti col nome di Uaimyrls o Jauapirìs, di 



— as- 
cili, come dell' Uanpès, mi intratterrò più tardi. Di fronte sulla rivasini* 
stra mette foce il Jauapiry, e uii poco più a monte il Rio Branco ; da 
coi sono ritornato pochi giorni or sono, il 29 cioè dello scòrso giugno. 
Il fiome, che a Moreira misura da sponda a sponda più di 5 leghe, non 
ne ha qui che una o poco più. 

Da Moura ad Ajrrao scmo 9 ore di viaggio; è Tunica oggi, oltre 
Thomar, che presenti un piccolissimo progresso, dovuto alla, vicinanza 
dell'Jahù, che ha la sua foce poco a valle, ricca di siringaes. Ayrao, 
gjà San José do Jahù, fu fondata coi resti di una missione di Tarumans 
dell' Anavìlhana, corruzione, (se ho da credere al Baéna) di Anuéne, di- 
strutta dagli antropo&ghi Amayuizes. Dodici ore dopo aver lasciato 
Ajiao davamo fondo di fronte a Taupessasù, già Pojares, dove non re- 
stano j^iii che poche case, perdute tra una folta vegetazione ; e la mat- 
tina dèi 24 all'alba giungevamo a Manàos, la giovane regina del Rio 
Negro, che per quanto recente, comincia a lottare d'importanza con Belem, 
capitale della vicina provincia del Para. Il viaggiatore che vi giunge col 
cuore oppresso da tanta decadenza, lasciatemi dire la parola, da tanta 
miseria, che tanto più salta agli occhi quanto è maggiore la ricchezza 
naturale della regione, sente un vero sollievo alla vista della gentile 
città, che specchiasi nelle scure acque del fiume ; e per me era tanto 
maggiore, perchè voleva dire il riposo di una lunga peregrinazione, in 
mezzo a persone amiche e benevole. Ma di Manàos più a lungo e più 
tardi, giacché, per la sua importanza, merita bene ch'io mi occupi spe- 
<nalmente di lei. 

n Rio Negro ha le sue ignote sorgenti probabilmente nei contraforti 
occidentali delle Ande della Nuova Granata, oggi Colombia ; la sua dire- 
zione generale nella parte conosciuta di questo primo tratto, in cui ha 
il nome di Guainia, sino cioè a circa za km. a monte di Marca, 
è N.-N.-O. ; di qui, salvo una breve e brusca deviazione ad E. a valle 
di Maratitana, si dirige al S.-S.-O., fino ad incontrare l'Uaupès. Da questo 
fino alla foce del Padauiry il suo corso è quasi parallelo all' equatore ; 
poi con un largo semicerchio, la di cui curva è rivolta al N., corre a 
S.-S.-0. fino ad incontrare a 18 km. circa a valle di Manàos, il Sili- 
mOes, con cui forma ciò, che qui propriamente si chiama V Amazonas, 
È nno dei più vasti fiumi di questo ricco bacino, la cui larghezza supera 
spesso i 18 chilometri; nel punto più ampio, di fronte a Moreira, raggiunge 
circa 30 chilometri. La sua larghezza media però, dal punto dove 
lascia il nome di Guainia fino a Manàos, è di 9 chilometri circa; e 
il punto più stretto di questo lungo percorso (1,100 chilom. circa) è a 
San Gabriel, dove passa per una gola di poco più che 300 metri. Ma. 



— 26 — 

alla larghezza non corrisponde la profondità ; e ad acque basse i battelli 
a vapore di una certa portata non ne navigano che una piccola parte, 
causa i vasti banchi di sabbia e le scogliere, di cui è sparso il suo letto; e se 
nelle piene giungono fino a Tapuruquàra, nelle magre rare volte passano 
il Moreira; e l'Alto Rio Negro è loro sempre vietato. Nel 1879 una pic- 
cola lancia a vapore potè rimontare fino a Maroa in Venezuela; ma, le 
difficoltà e i pericoli che dovette superare, in luogo di provare la navi- 
gabilità del fiume, provarono il contrario. Il canale sarebbe migliorabile ^ 
Forse si, perchè il declive non è forte, e il regime generale della parte 
superiore presenta una profondità media maggiore che l'inferiore: ma 
dubito che per il momento ne valga la pena. Lo confesso, non credo 
ai progressi e ai miglioramenti, che in regioni come queste, secondo al- 
cuni, potrebbero produrre le maggiori facilità di comunicazioni ; credo 
invece che queste produrrebbero un risultato contrario, lo spopolamento ; 
e lo stato del Basso Rio Negro, dove pure giungono mensilmente vapori,, 
mi autorizza dirlo. 

Numerosi, ed alcuni importantissimi pel volume delle proprie acque,, 
sono gli affluenti, che vi mettono capo; di cui i principali, sulla riva destra^ 
sono l'Aquio, il Tomo in Venezuela, il Xiè, l'Issana, TUaupès, il Curicurìary, 
il Marie, l'Urubaxy, TArirahà, il Jahù nel Brasile, e sulla sinistra il Coro- 
nochito, il Tirinquin, il Canale Cassiquiari, che riceve acqua dall'Ore- 
noco. Scapa e Pacimoni in Venezuela, il Dimitty, Cahabury, Maravià, 
Darahà, Padauiry, Uaracà, Ximiny, Branco, Jauapiry, Anéne, Taniman 
nel Brasile, per lasciar di citare una quantità di più piccoli e meno 
importanti. Di tutti questi, eccettuatine appena i primi due e il Cassi- 
quiari, sono sconosciute le sorgenti e il corso superiore, e di alcnni 
appena appena nota la foce. . 

La sua prìndpale ricchezza è nelle sue foreste, unendo nella zona, 
che percorre, e i vantaggi delle terre alte e quelli delle terre basse ; e 
da questo lato il Rio Negro è naturalmente diviso in zone, che si al- 
ternano, ora presentando sempre zone forestali, dove vivono bertholetie, 
massarandubc^ copaiòe, ecc., ora altre dove la gomma elastica r^^a so- 
vrana. Il Guainia e TAlto Rio Negro fino alla foce del Cassiquiari 
sono terre alte; dal Cassiquiari fino alla foce deirUaupès ricchi stringali 
si stendono sulle sue rive, ma spariscono poco dopo per tutta la regione 
delle cascate ; e fino a Boa Vista, salvo poche eccezioni, la siringa scar- 
seggia. Di qui fino a Moreira le sponde e l'infinito numero di isole di 
questo vasto arcipelago danno, può dirsi, i due terzi del prodotto del 
fiume tutto; di là la siringa risparisce dalle sue rive, per riapparire 
qua e là alla foce degli affluenti fino a Manàos. 



— 27 — 

B. — Il sic. Borelli e l'ing. L. B. Robecchi. 

Zatera dciring. L. Bricchetti-Robecchi al segretario della Società. 

Harar, 8 ottobre 1888. 
Pregiatissimo signor Segretario , 

Approfitto della partenza deiramico signor Borelli, per inviarle ìd 
fretta alcune mie notizie, mentre le confermo l'ultima mia, che consegnai 
alTegr^o signor conte Antonelli, per l'onorevole Presidente di codesta 
Società Geografica. 

lì signor Borelli, che ebbi la fortuna ed il piacere grandissimo di 
OQDoscere qoi in Harar, dove ho passato in sua compagnia diversi 
gnmi allegramente, e che ritoma ora in Europa, dopo aver passato 
circa tre anni in queste regioni facendo rilievi e studi interessantissimi,. 
non senza ave^e speso un'enorme somma di danaro, distribuendo regali 
a {«ofosione, giacché le fortune non gli fanno difetto; arrivando, aveva 
cominciato a rilevare col teodolite la strada degli Adal da Tagiura a 
Fare. Da Antoto s'era recato nel Gimma, passando sopra il Monte 
Dendi, attraverso le pianure dei Becciò-Galla. Sopra questo monte 
determinò anche la posizione del Monte Harrò (3,150 m. ) che fa 
parte del gruppo di Dendi, sopra il quale aveva visto i laghetti Uan- 
citt, da cui esce un emissario, che va nell' Ualga ; e così aveva potuto- 
concludere che Dendi ed Harrò formano lo spartiacque fra THauash, il 
Nilo (Abai) e l'Omo (Ghibié); cioè i versanti fra l'Oceano Indiano, i^ 
Mar Rosso e il Mediterraneo. Si recò poscia nei Nonno-Galla, al N. di 
Limmn, traversò il Ghibié ed andò nel paese dei Botor-Galla, ove sal^ 
sol Monte Occé, che afferma essere «il punto più alto della catena dei 
Monti Botor, e da dove si vedono i Monti Maiguddò, limite S. del 
Gimma, le pianure dei Guraghé sino all'Ualaga, e si domina la vallata 
del Ghibié. Visitò Saca, capitale del Limmù, regno ora sottomesso agli 
Amara, e dal Monte Cossa (una delle vette dei Monti Enaria) fece 
impostanti osservazioni e rilievi col teodolite. Di là traversando la graa 
fineata Babbia, pervenne a Riflan nel regno di Gimma, per visitare il 
le Abba Gifàr, col quale andarono assieme a Giren (capitale); e quindi 
andò sopra il Monte Maiguddò (3,300 m.), di dove si vedono bellamente 
le montagne del Collo, del Contab, del Cambatta, dell'Uallamo, del Gu^ 
ngbé, degli Amzulla, ecc. ecc. ; montagne che furono tutte da lui dili- 
gentemente rilevate col teodolite. Prosegui quindi sul Picco di Ali derà,. 



— as- 
ineli al gran mercato di Combi, e di là alle cascate del Fiume Ghibi€, 
che dice si riversa da un'altezza di circa 40 metri. 

Passò in seguito nel mogà (deserto di confine) fra GImma e Giangerò, 
nell'intento di visitare il Monte Borguda, sul quale ailerma che al primo 
d*ogni mese si compiono sacrifici umani. Ma fu costretto a fuggire, perchè 
attaccato dalle lancie dei Giangerò. Allora continuò al S. attraverso Tex-Re- 
gnò di Garò e pervenne al Fiume Omo, dall'altra parte dei piedi del Mai- 
gudo, ove è il gran mercato dei Tambaro, Uallamo, Denta, Hadia, ecc., 
riuscendo al Picco di Caffarsa (Ghefersa), che fa parte del Maiguddò, nel 
tiiangolo formato dal Gogeb e dall'Omo. Rifece una breve sosta a Giren 
in compagnia del re, poi ritornò all'Omo col fermo proposito di andare 
nel Cuccia al S. deirUallamo; traversò l'Omo e fece la conoscenza degli 
Hadia, Tambaro, AmzuUa; i cui capi gli avevano già fatto promessa di 
condurlo nel Cuccia, quando, proprio all' ultimo momento, arrivarono 
uomini di Abba Gifar, impedendogli di proseguire, ed intimando a quegli 
indigeni, che se lo avessero condotto laggiù, per loro non solo sarebbe 
stato per sempre chiuso il Regno di Gimma, ma benanco sarebbero 
stati severamente puniti. 

Pensò allora di recarsi nel regno di Cullò (il cui re chiamasi 
Canti), ma ad un sesto di strada fu subito scacciato. Ritornò indietro 
« andò nel paese di Eretò (paese di Gimma nel mogà, che tocca Gian- 
gerò) e con alcuni buoni regali al capo, riusci a fargli radunare tutta 
la gente, e cosi seguito ritornò nel paese dei Giangerò, tentando un'altra 
volta la salita del Monte Borguda per vedere i sacrifici umani. Ma ciò 
fu invano. 

Nello stesso giorno s' arrischiò in combattimento e fu tre volte- 
assalito da più di due o trecento cavalieri ; ed afferma che se la vide 
molto brutta, ma che alla fine gli riusci a cavarsela. 

Più tardi, attraversando il paese degli Abalti e quindi il Ghibié, 
che in quel posto si chiama Tamsah, entrava nel paese dei Daddalé, e 
passando di notte il mogà degli Sciacca e dei Cabiena, arrivava nel paese 
dei Darghé, da dove per la via d'Amaja ritornava infine ad Antoto. 

Egli è arrivato qui, seguendo l'istesso itinerario da lui percorso 
•e rilevato da Antoto ad Harar; strada che aveva già percorsa in com- 
pagnia del commerciante francese signor Rembaud (i), ora qui rappresen- 
tante la casa Tian di Aden. 

Domattina il signor Borelli parte per Zeila (io l'accompagnerò sino 
a Gialdessa), e di là per il Cairo d'Egitto presso suo fratello, ove rior- 

(i) Vedi alcuni cenni di questo primo viaggio nel BoLLBTTtNO del 1888, fase* 
Ii p. 64, fase. Vili, p. 764. 



— 29 — 
dinerà i saoi layorì di viaggio» che comunicherà forse alla Società Geo- 
grafica di Parigi, e che non potranno a meno di destare un vivissimo in- 
teresse nel mondo scientifico. 

Per tutto quanto riguarda me, V illustre signor conte Pietro Anto- 
selli, che fa qui appena pochi giorni dopo ch'io era arrivato, e prosegui 
per l'Italia (i), spero che le avrà forse già detto come io sia stato re- 
lativamente accolto molto bene dal governatore d'Harar (Degiad-mad Ma- 
conen), il quale, dopo quanto ebbe a dirgli l'egregio signor Conte, che 
si compiacque di mettere saggiamente in miglior luce i pochi Italiani 
ch'erano qui, mi tratta anche con speciale benevolenza e molta corte- 
sia, tautochè, guadagnando sempre più in fiducia e simpatia, mi ha af- 
fidalo diversi importanti lavori, dei quali, se altro non succede, prevedo 
areine per un pezzo. 

Fra le altre cose, sono stato espressamente incaricato di costruire 
una gran chiesa abissina, da erigersi nella maggior piazza di questa 
città. In base al progetto e secondo il disegno, che ho presentato al De- 
gia6-maé e che (mi compiaccio a dirlo) gli piacque moltissimo, ho avuto 
ordine dì avvisare ai mezzi per la pronta esecuzione. Naturalmente mi 
SODO affrettato di osservare al governatore, come con tutta la mia buona 
volontà, non avrei potuto assumere la direzione di questo lavoro senza 
buoni operai capaci di eseguirlo per bene; epperciò gli suggeriva es- 
sere assolutamente necessario avere a mia disposizione cinque o sei 
operai italiani^ fomiti di tutti gli attrezzi ed istrumenti necessari di la- 
voro, che mi coadiuvassero nell'impresa. Accettata completamente questa 
ìnia proposta, ho scritto tosto al nostro console signor Cecchi in Aden, 
trasmettendogli lettera testuale del governatore stesso, che lo pregava 
gentilmente e lo autorizzava di provvedere sollecitamente alcuni buoni 
operai italiani, capaci di eseguire questa sorta di lavori, lasciando al 
^nor console ampia facoltà di fissare per gli operai stessi congruo sti- 
pcn<So opportuno, da riscuotersi in Harar alla cassa del governatore. 
Contemporaneamente io rimetteva al signor console Cecchi un breve 
schizzo del mio progetto della chiesa a costruirsi, unitamente ad una 
dettagliata nota del fabbisogno (da provvedersi possibilmente in Italia) 
fi tutti gli attrezzi ed istrumenti necessari per la lavorazione delle pietre 
e legnami, per le incavallature e materiale di coperta, ecc., ecc. 

Ora da oltre più di due mesi sto aspettando con impazienza l'ar- 
mo di questi operai, spiacente che il disgustoso incidente di Zanzibar 

(i) Vedi Bollettino del 1888, fase IX, p. 829. 



-- 30 — 
abbia per un momento allontanato il nostro bravo console Cecchi da 

Aden, senza che altri con pari autorità lo sostituisse ; e quindi chissà 

quando questi operai potranno essere provveduti. 

Il governatore Maconen è forse più impaziente di me, e non si 
tranquillizza nell'ansiosa attesa, chiedendomi reiteratamente notizie, che 
io non posso dare. 

Solamente pochi giorni sono ho potuto cavarmela dall'essere tutto 
il giorno inchiodato sulla piazza di Faras Jifagalla (con questo po' pò* 
di solel), ove doveva attendere a dirigere i lavori di costruzione d' un'altra 
piccola chiesa abissina da erigersi in questo frattempo, secondo i pro- 
getti ideati da questi preti e governatore. 

Avevo da perdere la testa frammezzo a quel sudiciume fluttuante 
di soldati abissini, i quali per turno giornaliero di più di duecento per 
volta a portar pietre, formavano un immondènzajo brulicante da stor- 
dire. Né potrei dirle quanta pena e quanta fatica mi costava, non a 
farmi intendere con discorsi o parole da quelle ciurme di gente di- 
versa, che tanto non ci riusciva, ignorando ancora la lingua ; ma a 
frenare a mala pena tutte queste furie d'afiastellamento di quest'enorme 
calcinajo di &ngo, mentre il rimanente, che non regge in piedi, ro- 
vescia da tutte le parti sudiciumi e rottami. 

Ora quel che più mi turba l'animo sono le guerricciuole sleali, le 
basse calunnie mossemi continuamente dagli invidiosi . . 

Malgrado ciò, se altro non succede, spero di cattivarmi sempre 
più la fiducia del Degiad mad Maconen, col quale mi trovo in ottimi 
rapporti, tantoché mi lusingo di condurre bene 9. termine i lavori, che 
mi sono stati affidati, e passare quindi avanti in altri paesi. 

Apro una parentesi per dirle come, a proposito di quest' altra 
chiesa che si va raffazzonando in fretta in fretta, sin da quando io ne 
segnava gli allineamenti sul terreno, ero riuscito a convincere il D^;ia<5 
macS, che avrebbe fatto una cosa molto bella, se lui e il capo della 
chiesa abissina fossero venuti con pompa a porre la prima pietra di 
fondazione dell'edificio (una pietra ch'io aveva naturalmente pr^arata 
apposta, disegnandovi sopra bizzarramente quattro ghiribizzi di leggenda, 
ove augurava ogni sorta di belle cose al paese). 

Un'improwisaindisposizione impedi quel giorno il Degiad maé di uscire 
di casa, ma s'affrettò invece di venire premurosamente il kess (prete) o capo 
sacerdote della chiesa abissina in Harar, Valaca (Uolde Mikael), che mi 
ringraziò moltissimo, anche da parte del governatore, d' aver suggerito 
la cerimonia della posa della prima pietra, che gli Abissini non usano. 

E cosi, in presenza d'un migliajo di persone, che stavano a guar» 



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dare con stcana cmìoaA, Valaca^ con una bottiglia piena d'acqua be* 

nedetta, comincM^ a spruzzare sul viso tutti quanti lo circondavano, bor- 
bottando non 8o quali preghiere. 

La bottiglia dell'acqua santa era una bottiglia comune, con un'eti- 
chetta di Vermauik francese, che diede a baciare a certuni quando non 
c'era più liquido. La funzione però finì presto. £ subito, lungo il ret- 
ti6k> che aveva segnato, una irruente sequela di Abissini parve rove- 
sdaisi a precipizio, buttando giù pietre e pietre, là ove avevo latto sca- 
vare per le fondamenta della chiesa. 

Mi difaingherei troppo, se dovessi intrattenermi nei particolari di 
questo argomento. 

Invece le dirò che nel frattempo, per conto del governatore, ho 
hìto delle escursioni nei dintorni d' Harar. Nella valle d' Argobba ho 
scoperto, da poco, numerosi giacimenti di carbonato di calce ed incro* 
stuoni di tufo calcare, che ho subito segnalato idonei alla fiibbrìca- 
zione della calce ; ed ebbi subito ordine di dare tutte le disposizioni 
per lame tosto preparare in grande quantità col più semplice metodo, 
che poteva proporre, cioè mediante cottura a cataste ed a piccoli forni 
di campagna, come si usa da noi. 

Ho già dato anche tutte le disposizioni necessarie per l'opportuno 
taglio delle piante d'alto fusto, dei boschi di Uarabili e di Cialanco, 
ove sono stato incaricato di recarmi espressamente, per avere pronto 
tatto il materiale necessario per la nuova chiesa da erigersi. 

Parecchie lettre, che ho ricevuto ultimamente da diversi amici di 
Aden, mi avvisano che TafTare della chiesa vi ha incontrato poco favore; 
non già che siano avversi alla costruzione: tutt'altro; ma sono incerti, 
titnbanti, di fare dei fidi al Degiad maé Maconen per la fornitura degli 
attreszi ed istrumenti necessari di lavoro, siccome nella mia dettagliata 
n€»la aveva specificato, non sapendo quali garanzie di pagamento da- 
rebbe il governatore d'Harar agli operai italiani, sospettando che egli 
Toglia bend la chiesa, ma non pagare poi un - bel nulla. 

Ora io non ho abbastanza argomenti per distruggere queste pre- 
venzioni, ma a me pare che cosi non si andrà mai avanti d' un passo. 

Unitamente a questa lettera, spedisco a mezzo della carovana, che 
parte col sgnor Borelli (il quale raggiunge il signor Rondani a Gialdessa, 
per £tfe la strada assieme insino a Zeila per Aden), due colli che in- 
dirizzo al nostro console Cecchi da rimettere alla Società Geografica 
italiana a R<xna (i). 

(l) Questi iùUi non sono finora (3 gennajo} gìund alla Società. {N, d, D). 



— 3» — 

Molte interessasti collezioni si potrebbero fare qui in Harar e nei 

dintorni, se avessi a mia disposizione tutto T occorrente. Se qualche 
professore volesse incaricarsi di mandarmi alcuni recipienti di latta con 
alcool; potrei ritornarli pieni di varie specie d'animaletti, che certo po- 
trebbero avere qualche importanza, come la raccolta dei pesci del 
Fiume Errer, che credo riuscirebbe interessantissima, perchè affittto 
nuova. In ogni caso ella potrà girare la proposta a qualche professore 
di zoologia, che se crede di mandarmi dei piccoli recipienti di latta 
ripieni d'alcool di buona qualità, può indirizzarli al nostro console 
Cecchi in Aden, che penserà a trasmettermeli colla prima occasione 
per THarar. 

Le accludo nella presente alcune osservazioni meteorologiche fatte 
nel mio breve viaggio, e durante il mio soggiorno in Harar, servendomi 
dei due termometri gentilmente favoritimi da codesta Società unitamente 
al piccolo aneroide datomi. Peccato che questo aneroide dia dati esatti 
solo poco oltre ai 1,500 metri d'altitudine, cioè sino ai 630 mm. di 
pressione; e quindi nelle diverse mie escursioni, neir Argobba, nei 
Giersa, sulle montagne di Uarabili e di Cialanco, non ho potuto ser- 
virmene, perchè m'aggirava sempre in regioni alquanto superiori ai 2,000 
metri. 

Per finire, novità e notizie importanti in Harar ora non ce ce 
sono. La notizia della morte del figlio di Menilek ha impressionato il 
governatore, chq n'è molto addolorato. 

Domattina si aspetta qui una carovana di duecento cammelli pro- 
veniente dalla costa francese, con un carico di circa 3,000 fucili per 
re Menilek. 

Devotissimo 
Ingegnere Luigi Bricchetti Rgbecchi. 



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c. — Le esplorazioni del signor Sorelli. 

Zcttera del sodo F. Bonola al Segretario della Società Geografica. 

(con una carta). 

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jProfessore gentilissimo, 

Ho 3 piacere di inviarle una primizia. 

È qui arrivato il sig. Giulio Borelli, francese, di Marsiglia credo, 
il quale ha passato tre anni nelle regioni dei Galla del Sud e di Sidama 
^al Su di quelli). 

Da'Zeila percorse la costa: settentrionale, constatò che il Lago Assai 
«comunica col mare ; poi passò ad Ancober da Menilek, sul quale porta 
Io stesso giudizio s&vorevole di Bianchi. 

Da Ancober passò ad Antoto, poi nel Guraghé, poi fra i Nonno, 
i Limmn, in Enaria, nel Gimma a Giren, che è il più gran mercato 
^aBa, di dove convengono carovane perfino dei Jaja e *dei Caciaro 
(2^ lat. N.). Di là passò nei Jàner, nei Cambatta e fra gli Hadia, poi entrò 
nei Giangero (7^ lat. N.), che non sono né musulmani uè cristiani, ma 
adorano un Dio unico, spirituale, indefinito. Hanno però sacrifici umani 
ed ogni mese, alla prima luna, sacrificano (a coltellate) 47 maschi (ap- 
partenenti sempre a due &miglie, che hanno ^tWonore). I Giangero, per 
una operazione &tta ai piccoli maschi, sono tutti mònorchi e si tagliano 
i capezzoli per non sembrare donne. 

n Sorelli ha raccolto una'infinità di tali particolari etnografici : ha fatto 
lungo studio delle lingue. I Giangero (Zingero) hanno lingua e tipo speciale, 
e la loro tradizione li dice venuti dall'Oceano. Le altre lingue, varie 
per ogni regno, appartengono però tutte al tipo galla. Al Sud, nelle 
regioni dei Tidama, vi sono vive tradizioni abissine, traccie forse di 
vecchie conquiste (di Gragne?) ; gli abitanti portano il pantalone abissino, 
uso che al Nord è scomparso afiatto. 

B Sorelli ha fatto una bella collezione di fotografie e molte casse 
di oggetti, tra cui certe candele di cera vergine, colata in canne di 
bambù, curiosissime. 

Ma la più importante scoperta è questa : 

Da informazioni assunte dalle carovane di gente venuta ai mercati, 
da calcoli fatti sopra più di 100 persone diverse ha potuto sapere con 
certezza che il Fiume Omo non volge ali* E., com'è in tutte le carte, 
ma giunto al 5^ lat. N., volta all'O. e poi ripiega al S., e va a get- 



— 42 — 
tarsi in un lago, che è piuttosto una. grande palude, perchè bassissimo 

sebbene immenso, che si chiama Sdambara, che è certo il Samburu 

delle carte. 

Ma v'ha di più; lo hanno assicurato che l'Omo risorte al S. del 
lago e va a finire sotto terra^ vicino ad un grandissimo lago che si 
crede il Victoria. L'Omo adunque sarebbe la vera origine del Nilo 
Bianco e, nato nei Monti di Enarea, descrìverebbe come l'Azzurro, una 
gran curva, passando pel Samburu, Victoria ed Alberto, per finire nei 
confluenti del Ghazal e del Sobat. 

Le unisco la fotografia della cartina, che distribuiamo alla seduta 
d'oggi, di questa Società Khediviale, nella quale il Borelli svilupperà 
la sua teoria e darà le notizie dei paesi percorsi. 

n Borelli resta qui tutto l' inverno : ha con sé due negri Ualaga, 
due ragazzi, di cui uno eunuco. È giovine di 35 anni, serio, modesto, 
studioso. Prima di partire, restò qui un anno a studiare ; fece sulle istru- 
zioni di D'Abbadie, Mouchy, ecc. molte osservazioni astronomiche, me- 
teorologiche, ipsometriche. Prese i profili dei monti, e lavorò sempre col 
teodolite. Mi pare che abbia delle preziose qualità per viaggiatore, e la 
Società nostra lo ha nominato tosto membro onorario. 

Suo affj»0 BONOLA. 



D. — Un'escursione nella Terra dei Basdti. 

Lettera del socio cav, G. Wbitzecker al Segretario della Società, 

Smithfield (Grange), 16 settembre 1888. 
Egregio signor Gmtmendatore^ 

È molto tempo, dacché non ho più mandato nulla per il Bollettino 
della nostra Società (i). Dalla nostra corrispondenza privata ella ha saputo 
qual ne fosse la cagione, e sa quanto essa sia stata estranea alla mia 

(i) Nella Relazione da noi pubblicata sulla visita fatta agli Italiani delle miniere 
di diamanti, il car. Weitsecker ci ayyerte che sono incorsi parecchi errori di stampa r 
dei quali prendiamo qnest' occasione per riferire qui i principali. 
Boll. Sett, 1887 pag. 666 Un. 21 non fu cosi quando, leggi non fii cod. Quando 
» » » » 66j » 40 preziosa » graziosa 

* OU. » > 752» 16 gli altri » gli stessi 

*> » *76i»5 non s' inchini » s' inchina 

» » » » « « 31 figli e ragazzini . » ragazzini 



— 43 — 
Tokmtà. Ola che, la Dio acmicè, il viaggio di convalescenza, che ho ioK 

trapresoi e le cure, che ho (ÌDakiittote potato avere da' medici» mi vannè- 

gradBafaneale listoiaBdo la salute, desidero non procedere più oltre senza 

mettete iasierae alami ragguagli per quell'uso, ch'ella crederà. 

Nulla dirò di quelle località già menzionate e descritte nel rac- 
conto del mio viaggio di arrivo nel Basutoland, or sono circa cinque 
aonl Dirò di quell'altre da me visitate in questi ultimi mesi, andando- 
dall'ima all'altra nel pesante vagone a buoi, e noterò solo quei ricordi 
che possono essere di qualche interesse per i lettori del Bollettino. 

Venendo da Berea ùucemmo una tappa di alcuni giorni in Maseru, 
ch'è la capitale inglese del Basutoland, cioè la sede del residente, come 
Matsieng ne è la capitale indigena, cioè la sede del capo supremo dd 
fissoti: 

Eanmo stati invitati a Maseru dallo stesso sir Marshal Clarke, 
il lesideate; ma nel frattempo, la rosolia avendo fatto invasione nella, 
sua casa, fu giudicato prudente che ci valessimo piuttosto dell'ospitalità, 
dd suo segretario generale, che ci aveva pur esso invitato. 

Il signor L., che è uomo coltissimo ed amabilissimo, che ha molto- 
viaggiato e conosce varie parti dell'Africa, di cui ha quasi fatto il giro, ci 
fece passare, insieme colla sua gentilissima consorte, che è una figlia del 
vescovo anglicano di Pretoria, alcuni giorni proprio gradevoli, anche dal 
ponto di vista geografico. La loro casa, è quasi tutta un museo. Nel salot- 
tino, a guisa di tappeto, la magnifica pelle di un leone ucciso dal signor L. 
e compagni sulle rive del Marico nel Transvaal, e sui tavolini, alòum 
di qna e di lày che offrono una ricca collezione di fotografie deUe con- 
trade d'Africa da lui visitate, dall'Egitto al Basutoland, passando per la 
Costa d'Oro, il Capo, Natal, il Zululand, ecc. Nella sala da pranzo, le 
paicti adorne di svariatissime coma di antilopi dallo springbock al gnu^ 
e di bacheche riempite di uccelli impagliati, dagli splendidi colori, pro- 
Tcnknti dal Transvaal e dalla Costa d'Oro ; sul caminetto una dozzina 
^ coppe d'argento vinte dal signor L. nelle regate di Cambridge ed 
Oxfcnì, e dietro ad esse il muro coperto da un bel trofeo d'armi in- 
dtgene. Le stesse decorazioni nello studio, salvo che invece di collezioni 
d'occeQi sonvi collezioni d'insetti, e soprattutto di farfalle, e che accanto 
ad anni indigene fanno mostra di sé un fucile ed una sciabola trovati 
SD] campo di battaglia di Tel-el-Kebir. Dappertutto poi, libri di viaggio. 
Insomma, nna vera festa per chi ama la geografia e l'etnografia. 

^bseru non offre grandi curiosità. Ha una posizione strategica, es- 
SBBdo spallqigiata dal Caledone ed avendo sette poggi, che mi fecero 
y^Bast a quelli di Roma. È celebre la difesa vittoriosa che ne fecero^ 



— 44 — 
Slitta UDJa notte nel 1880 i bianchi ed i Basuti fedeli, attaccati da grandi 

forze di Basuti ribelli. Parecchi negozianti la lasciarono dopo la guerra, 
per volare ad altri lidi tranquilli. Vi si vedono ancora le loro case. Di 
magazzini non ce n'è attualmente che due. Bella è la nuova palazzina 
dei residente. Nella casa occupata dal signor L., una sala è stata ri- 
dotta ad uso di cappella per il culto inglese, che ogni tanto è diretto 
da un ministro venuto dal di fuori, ma abitualmente lo è dallo stesso 
Residente, o dal suo s^etario generale. È interessante il vedere quel co- 
lonnello (sir Marshal Clarke) col suo viso marziale e il braccio sinistro, 
portato via, dicesi, in una caccia alla tigre neirindia, leggere la Bibbia 
<e le preghiere ed indicare gl'inni da cantarsi, con attitudine seria e 
dignitosa, ma per nulla clericale. Bella è fra gl'Inglesi quella popolarità 
della religione che fa si che, anche allorquando manca il ministro, un 
semplice laico, civile o militare, basso od altolocato, ne assume le fun- 
zioni, fino ad un certo punto almeno, dimodoché le principali pratiche 
religiose non abbiano da essere trascurate. Si potrà gridare al forma- 
lismo talvolta, e chi sa, perfino all'ipocrisia, quantunque sia assai diffi- 
cile l'ipocrisia in una nazione, che si libero corso lascia alle opinioni 
personali ; ma il fatto sta che tal modo di fare mantiene alto il livello 
generale della moralità, senza che perciò gl'Inglesi siano gente meno 
robusta, ricca, potente e felice delle altre, anzi essendolo forse un pò* 
più. Bisogna vedere come ovunque sono una mezza dozzina , sta- 
biliscono giuochi più o meno ginnastici per signori e signore e tratte* 
nimenti artistici I Vidi per la prima volta, a Maseru, il giuoco del polo 
per cavalieri. Consiste in una palla di legno, che ogni cavaliere, armato 
di un maglio a lungo manico, deve cercare di percuotere al suolo e far 
xx)rrere il più di volte di seguito che gli sia possibile, mentre gli altri 
cercano a togliergliela. Che esercizio di equitazione, di colpo d'occhio, 
di agilità e forza di braccia ad un tempo, e che scossa al sangue! Lo 
xaccomando alla nostra gioventù elegante e cavalleresca d'Italia. 

Più di tutto m' interessò a Maseru la scoperta di un nostro con- 
nazionale. Vi è stabilito da molti anni, ma il suo nome si è cosi mo- 
dificato nelle bocche inglesi che, se non fossi stato avvisato da un amico, 
^arei passato, questa volta ancora, per quella località senza dubitarmi 
che ci fosse un compatriotta. È un bravo genovese, molto attivo ed 
industrioso, che sa mettere la mano ad ogni lavoro, ma è propriamente 
carpentiere e come tale ha costrutto il nuovo pontone sul Caledone, 
destinato, in tempo di piena, a &re transitare cavalli, buoi, vetture» 
•carri e vagoni col loro carico. È un bellissimo e fortissimo lavoro, di 
•cui il governo inglese si mostra soddisfatissimo, quantunque abbia co;- 



— 45 — 
stato caro ; tanto soddis&tto che ora il bravo M. ha avuto rincarico di 

andEome a oostnxrre un altro simile sul Fiume Oraoge. 

Non & d'uopo che dica quanto fossi contento di vedere quel com- 
patiiotta e di visitare il suo lavoro e di sentire il bene, che dell'uno e 
deD'altro si diceva. Lo esortai a &re in modo da onorare sempre meglio 
la patria lontana, ed egli me lo promise, quantunque dolente di non 
avere più potuto avere notizie della famiglia sua da moltissimi anni. Gli 
piomisiy dal canto mio, di fare ricerche. Egli è, d' altronde, neU' agia- 
tuza ed ammogliato, ma non ha figli, e ciò, mi diceva egli, colla man- 
canza di notizie dai suoi, sono le due sole cose che turbano la sua esi* 



A tre giorni di viaggio in vagone da Maseru, trovasi nel S.-O., 
sai coa&ie del Basutoland collo Stato-Libero di Grange, la Stazione 
missionaria di Hermon, che giace sul fianco del Monte Fatisi. Anche 
qui godei molto dal punto di vista etnografico; il mio collega di quella 
località signor C. essendo anch'egli un collezionista e di più disegna- 
tore e pittore. Mercè l' ajuto suo potei avere alcuni nuovi oggetti da 
mandare in Italia, e, quel che più monta, ottenere, cosa non mai spe- 
rata, esemplari originali di pitture di Boscimani. 

Ad un'oretta di cavallo dalla Stazione, infatti, sul Jammersberg nello 
Stato Libero, trovasi la più bella pittura di Boscimani che si conosca in 
queste regioni. È un vero quadro rappresentante una scena di guerra tra 
Boscimani e Cafri. Alcuni Boscimani cacciano via davanti a sé il be- 
stiame rubato, mentre una fila dei loro li protegge, saettando ì Cafri, che 
acoonono, maneggiando zagagb'e e scudi, per ricuperare il loro bene. Sono 
in tatto 38 figure di svariati colori, 12 di Cafri, io |di Boscimani e 16 
di bestie bovine. 

Quante volte non avevo io desiderato di vedere quel capolavoro 
dell'arte boscimana, tanto più quando sentii che la preziosa pittura cor- 
reva perìcolo di essere distrutta dai piccoli indigeni, che si divertono 
od a raschiarla od a deturparla 1 Non esitai dunque a rimontare a ca- 
vallo, la prima volta dopo parecchi mesi, e ciò con un tempo ventosa 
e piovigginoso, per fare la tanto agognata visita. Non ebbi a pentir- 
sene, quantunque un po' peggiorato in seguito. La balma, in cui si 
trova la pittura ed un'altra vicina, bella essa pure, ma cui non si presta. 
grande attenzione a cagione della superiorità della prima, è proprio pit- 
tofesca, nascosta com'è da roccaglie e da cespugli, sulla falda del monte 
e con un esteso piano dinanzi, sul quale probabilmente gli antichi ahi- 
tttori del luogo spiavano la loro preda. Potei convincermi de visu, che 

d la pittura era minacciata di sparire, e capii perchè il mio amico 



— 46 — 
avesse ■ già, con permesso del proprietario di quel podere, tolto qualche 
peszo^ per assicorame la consenrarione; e fu sensa scmpolo che risol- 
vemmo di domandare al proprietario di potarne togliere altri. Questo 
essendoci stato concesso, mandammo all'indomani due uomini con mar* 
tello e ceselli a fare l'operazione. Rimane però il principale della pit« 
tura, che la disposinone della roccia non permetterebbe di portar via 
senza uno sciupio, più certo ancora di quello che potrà risultare dalle 
manipolazioni dei pastorelli. Intanto un pezzo o due prenderanno, fira 
non molto tempo, io spero, la via di Roma, dove pure manderò una 
gran copia a colori dell'intera pittura, fuorché una figura omessa, e che 
l'amico C. usò la gentilezza di farmi per il Museo etnografico, come già 
ne fece per quelli di Parigi, di Londra e di Neuchàtel. 

Il tempo non mi consente di dilungarmi sulle altre stazioni da me 
visitata. Dirò soltanto che a Thabana^Morena (due giorni di vagone a 
buoi ad E. da Hermon) esiste un' antica grotta, o piuttosto balma di 
cannibali, che a Mohale's-Hock, posto governativo, ad una giornata ut 
sufra, al S. di Thabana-Morena, esiste una cava di carbon fossile, e 
che a Bethesda (più al S. a mezza giornata di vagone, a cagione del 
giro che si deve fare di una montagna, mentre non è che ad un'ora 
di cavallo, varcando il colle) vi sono bellissimi cristalli. 

Chi sa quante ricchezze minerali giacciono sepolte nel Basutoland? 
Si accerta che s'è trovato persino oro e diamanti ; ma i capi sanno che 
tali scoperte metterebbero fine al loro potere ed all'esistenza della tribù 
come tale, e proibiscono, pena la vita, che se né parli. 

Da una diecina di giorni, siamo qui a Smitfield nello Stato Libero, 
in casa di un venerando collega, ch'è medico-missionario, il dottore L., 
le cui cure mi giovano molto, ma che mi sgrida, perchè mi vede scri- 
vere. Non prolunghiamo adunque e rimandiamo alla prossima tante cose 
che ci sarebbero ancora da dire. 

Speriamo partire domani per Aliwal-North, d'onde, attraverso la 
riserva di Herschel, proseguire per Masitisi nel paese detto di Moorosi. 
È la piena dell'Orange, che ci ha obbligati a fare questo giro immenso, 
invece di andarvi direttamente da Bethesda. 

Gradisca, egregio signor Commendatore, e voglia presentare alla 
Presidenza i sensi di devozione ed ossequio del 

Suo off, 
Giacomo Weitzecrer. 



— 47 — 

E. SUIXA CARTA DEL MADAGASCAR DEL R, P. RoBLFT 

Naia deli mg. E. Cortese. 

Per cara della Società geografica francese fìi pubblicata una carta 
generale del Madagascar, in scala di i : 1,000,000, tracciata dal gè- 
saita P. Roblet, della missione cattolica in quell' isola. 

1.' autore della carta risiede da vari anni nell' isola e, per la natura 
stessa déOa sua missione, ha potuto familiarizzarsi colla vita e colla lingua 



Con una pazienza e con una costanza non meno degne di ammi- 
nukme della sua instancabilità corporale, ha completato una triangola* 
xione generale della parte centrale dell'isola, fkcendo poi di questa una 
carta topografica. 

Gli strumenti adoperati dal P. Roblet erano: una piccola tavoletta 
che montava su di un bastone da passeggio, e un teodolite semplificato, 
specie di disigonimetro, un ipsometro e una bussola. 

La triangolazione da Itd fatta nella parte centrale (Imérina e Bet* 
siko) non era certo precisa come una triangolazione geodetica, tanto 
più che egli non aveva segnali ben individuati da collimare, né una 
base esattamente e facilmente misurabile. Egli collimava ai vertici delle 
montagne più cospicue, ma essi, veduti da lati digerenti, si presenta- 
Tano in modo diverso, talché i vertici dei triangoli dovevano essere 
alquanto incerti. Di più, l'egregio operatore si ostinava a risolvere poi 
come piani quei triangoli, che avevano, spesso, lati di più di 30 chi- 
lometri. 

Con tutto ciò il lavoro fatto dal P. Roblet è indubbiamente quanto 
sì può aver di meglio per una regione cosi lontana come Madagascar, 
al momento attuale. 

Diciamolo subito, é un peccato che egli abbia voluto fare una 
carta generale dell' isola, diluendo il merito del lavoro da lui fatto, e 
che comprende una piccola parte dell'isola (1/16 circa) in un insieme 
cìi^ non poteva essere che il riassunto di lavori di altri autori, in molte 
parti incerto. 

La sua carta doveva, necessariamente, per le regioni lontane, essere 
scarseggiante di indicazioni, mentre in quella parte, che percorse minu- 
taincnte, la piccolezza della scala toglie il merito alla precisione dei 
rilevamenti &tti. 

L' Imérina, ossia la provincia abitata dagli Hova, e la parte del 



- 48 — 
regno dei BetsOeo, che ad essa si rìattacca, sono si densaniente popo- 
late, che i viUag^ sono talvolta a poche centinajadi metri di distanza 
fra loro. 

L' ammucchiamento dei nomi, unito al tratteggio dato alle mon- 
tagne rende la parte indicata come rilevata per triangolazione, troppo 
confusa. Sarebbe stato meglio, a parere dello scrivente, che V autore 
avesse fatto la carta di quella regione all' i : 200,000 o all' i : 100,000. 
I vantaggi pel viaggiatore sarebbero stati notevoli, mentre geografica- 
mente, la carta generale dell'isola non ne presenta di altrettanto 
grandi. 

Una carta all' i : 200,000 dell' Imérina era stata tracciata dal 
sig. A. Grandidier, e il P. Roblet si rammaricava alquanto che, avendo 
fornito dei dati a quel viaggiatore, il suo nome non figurasse per niente 
in quella pubblicazione. Sarebbe stato utile che ora, che i rilievi erano 
completati ed estesi fino oltre alla capitale dei Betsileo (Fianaransoa), 
quella regione fosse chiaramente rappresentata in quella scala. 

Senza togliere dunque nessun merito al Roblet, possiamo dire che 
quel suo lavoro, degno di encomio, dovrebbe spiccare in modo più 
chiaro, con una rappresentazione speciale, in scala maggiore. 

Per le parti non percorse dall' autore, cieè tutte quelle all' infuori 
del cammino da Tamatava a Antananarivo, e della regione rilevata con 
triangolazione, la carta è presa, in generale, dalle preesistenti. Di queste 
ve n' ha parecchie, e citeremo le seguenti : 

Atlante di Stieler; 

Viaggio di Ida Pfeifier ; 
id. del Rev. H. Little ; 

del P. Vaissière e A. Grandidier; 

di A. Grandidier ; 

del cap. Oliver Pasfield ; 

del cap. Regnauld de Lannois (pub- 
blicata dal € Depòt de la guerre >) ; 

del Rev. Johnson. 

Nella carta del P. Roblet vi sono delle differenze notevoli nella 
posizione di alcuni punti importanti, le cui coordinate geografiche, tut- 
tavia, sL ritrovano negli Annali del Bureau des Langitudes, 

Queste differenze, specialmente per la longitudine, si riscontrano 
sulle coste : per Vohimarina (Vohémar), per la Baja S. Augustin, per 
Matitanana ed anche per Toamasina (Tamatava), Foul Point e Vo- 
hidotra; e nell' interno, ad esempio, per Ambodiroka, pel Monte Vohim- 



I» 


In scala di 


1 : 13,500,00 


a' 


Id. 


I : 8,000,000 


3' 


Id. 


1 : 8,000,000 


4» 


Id. 


I : 4,000,000 


5" 


Id. 


1 : 3,000,000 


6* 


Id. 


1 : 3,000,000 


7" 


Id. 


1 : 3,000,000 


8" 


Id. 


1 : 1,666,666 



— 49 — 
bdMtra, che è assolutamente fnorì postò, e peir vàri paeéi dcB* Ikdpa 
e del Betinboka. 

Collose sono a riscontrarsi le differenze che, in qnelle carte già 
esistenti, si trovano per tutti i corsi d' acqua principali, ma più curiose 
smo le yariaaoni introdotte dal Roblet, per fiumi, che egli non ha mai 
Tfsdntì certamente. Molti corsi di fimni li ha tolti integralmente dalle 
carte del Regnauld de Lannois, del Grandidier o del Johilson ; ma, per 
esempio, i fiumi Sofia e Doko che sboccalo sulla costa occidentale, e 
Tan di quelli della parte S.-£., sono segnati diversamente da quanto è 
marcato nelle altre carte, non solo, ma con particolari di affluenti e di 
meandri, che non si può sapere da chi siano stati ricavati. 

Gli itinerari del Rutemberg, del Grandidier e di altri, sono segnati 
come nella carta del Regnauld de Lannois. 

Grandi differenze trova lo scrivente, fra gli andamenti del fiumi 
Ikopa e Betsiboka, quali li ha rilevati sui luoghi, e quelli ricavati dagli 
itinerari di Grandidier e del P. Abinai, riportati dal Roblet. tn ge- 
nerale nelle carte francesi questi due fiumi sono erroneamente 
segnati. 

I particolari del bacino dell' Iharoka e del suo confluente Ranila (che 
il Roblet chiama Jaroka e Ranolahy) sono presi da informazioni ver* 
bali di creoli, che avevano proprietà in quella parte del Bétai^imena, 
e quindi non sono, forse, molto attendibili. 

Si potrebbe fare un appunto alla carta, per V omissione del Tropico 
che, pure, come linea geografica, meritava di essere marcato. 

La conoscenza della lingua ha evitato alP autore di commettere 
molti degli errori, che si riscontrano nelle denominazioni poste dagli 
altri, e specialmente dagli autori francesi. 

Tuttavia si riscontrano parecchie denominazioni errate o falsate per 
r applicazione francese, come ad esempio : 

Vohémar per Vohimarina — Narinda per Narendry 

Apasiria per Ampasiry — Ambohinoro per Ambohinorina, e 
Tari altri Vi è poi riportato V errore del Grandidier, per la località 
detta Tanifotsy (Terra bianca) presso Antongodrahoja, che non è un 
'^^^fl^'^' i^ ^^ ^^^ depre^ione di displùvio, sull' altipiano di Anta- 
nspofcejj. 

Riassumendo, devesi però riconoscere che questa carta, contenendo 
ima parte dell' isola^esattamente rappresentata ed essendo, per il resto, 
im riassunto dei dati offerti dalle carte preesistenti, giudiziosamente 
scelti, può ritenersi, anche per la sua scala, la migliore che si può 
avere attualmente per Y insieme dell' isola. Lo scrivente anzi è contento 



— so — : 
che, per quanfx) riguarda la parte rilevata dal Roblet per triangolazioike, 
ha trovato che ì suoi itinerari, benché con mezzi imperfetti, furono 
esattamente ricavati (i). 



(i) Approfittando di questa occasione, si reca qui il seguito delle correzioni da 
apportarsi alla stampa dello scritto sull' Isola di Madagascar, pubblicato negli ultimi 
fascicoli del volume precedente di questo Bollettino, La correzione delle bozze di stampa. 
non potè essere &tta dall'Autore, e quindi corsero parecchie inesattezze, specialmente 
nella difficile nomenclatura indigena. La più parie di esse ha importanza soltanto 
per i cultori della filologia e della nomenclatura malgascia. 



Pag. 


lin. 


Errata 




Corrige 


954 


II 


uniforme 


ledasi l'uniforme 


» 


16 


Mangiaka 




Manjaka 


955 


32 


porti 




forti 


959 


37 


Rasva 




Rasoa 


960 


8 


Maurigiano 




Mauriziano 


963 


4 


riscontra nelle 


famiglie 


riscontra sempre nelle famiglie 


967 


16 


Tanghina 




Tanghinia 


968 


I 


Ravoninahìkaniarivo 


Rayoninahitraniarivo 


969 


16 


ogni Malgascio 


quasi, 


ogni Malgascio, quasi, 


■ » 


26 


varidimiventy 




ai varidimweriy 


970 


17 


su te- 




sy te- 


974 


31 


Antaivolo 




Anativolo 


977 


i» 


destra 




sinistra 


» 


26 


in masso 




in massa 


» 


28 


, come lungo 




, corre lungo 


981 


27 


5,50 




3,50 • 


» 


35 


vana ady 




vava ady 


983 


37 


Sabatsy 




Sabotsy 


987 


19 


e, semispinosus) 




C, semispinosus) 


989 


20 


detto do- 




detto Do- 


» 


22 


N, ptUoryncka 




N, ptiloryncka 


» 


25 


simili 




simile 


» 


29 


aegyptius 




aegypHcus 


» 


39 


Fodifetsy 




Fodifosty 


996 


31 


dei torsi 




dei tarsi 


991 


23 


limate 




lunate 



Nella carta degli itinerari dei viaggi, presso Antananarivo, i nomi di Ilafy e di 
Andraisora sono mal collocati; Hafy deve essere scritto al posto e col carattere del 
secondo e viceversa. 



— 5^ — 

F. — Sulla PROviNaA di S. Paolo del Ferrod (i). 

Nota del socio Enea Cavalieri. 

Se è da deplorarsi che noi non conosciamo ancora le condizioni 
leali che i nostri emigranti possono trovare nei paesi a cui si dirigono 
di prefiareiizay dobbiamo tuttavia essere assai riconoscenti a coloro che 
cercano di studiarle con diligenza e ci pongono al corrente dei loro 
stu^. À questo titolo devesi subito collocare tra i più benemeriti il 
viceconsole aw. Enrico Ferrod, del quale abbiamo sott' occhio una in- 
teressante monografia sulla Provincia di San Paolo nel Brasile. Egli ci 
eia già noto per altri importanti lavori e ci piace di citare due suoi 
rapporti inseriti nel Bollettino consolare^ il primo sulle Colonie Conte 
d'Eà e Donna Isabella (fascicolo di gennajo 1883) e l'altro suir Emi- 
grazione e colonizzazione della Provincia di San Paolo (fascicolo del di- 
cembre 1884). 

Dei tre capitoli, in cui è suddivisa la monografia, è il secondo quello, 
che d parla sinteticamente della ricchezza del paese. L'autore dopo 
aver descritto a grandi linee l'importanza geografica della provincia e 
la sua viabilità, per dirci in modo più pratico quanto e come sia pro- 
duttiva, riassume e pone a confronto le cifre della sua esportazione, 
illustrandole più innanri con quelle del suo traffico ferroviario. Il cal- 
colo è ajutato dalla circostanza che il regime tributario vigente non 
ammette commercio interprovinciale libero, e i generi che pagano un di- 
ritto d'uscita, che sono i più, lo pagano ugualmente, se con destinazione 
allo scambio intemazionale, o per le altre parti dell'Impero. I cespiti 
principali di rendita sono il caffè ed il cotone; mentre poi nel 1872 il 
cafiè aveva una proporzione della metà sulla somma dei prodotti, oggi 
vi ra^unge quella del 90 per cento. La coltura del caffè pei Paule- 
tani era la sola, che si presentasse senza concorrenze pericolose: i lauti 
margini dei prezri, ognora in rialzo, lasciavano sperare guadagni senza 
fine; quindi la febbre delle fazende e il bisogno immenso di braccia, 
per le quali si sfiruttarono gli ultimi favori del regime della schiavitù, 
e si fece contemporaneo appello all'immigrazione. Ma anche i prezzi del 
caflè ebbero la loro crisi, e ne derivò un grave perturbamento nelle 
condizioni della proprietà fondiaria. Un gran faztndero di San Paolo 
aflennava al signor Van Velden Laèrne, che solo il 2 o per cento di loro 
aveva la proprietà libera da ipoteca, e che degli altri ottanta, in caso di 

(i) £. Ferrod. La provincia di S. Paolo (Brasile). Roma, Ministero degli Esteri, 
1S88. VoL in 8° di pag. 253, con carta. 



— 52 — 
liquidazione, 30 appena erano in grado di pagare i propri debiti, mentre 

SO si sarebbero trovati così rovinati da non più rìakani. Certo questa 

crisi del cailè è da considerarsi come transitoria: i cattivi raccolti del 

1886 e del 1887 hanno già ricondotto ad un rialzo di prezzi molto 

sensibile, che è probabile possa conservarsi; ma poi da altro Iato vi 

sono le tristi previsioni sull' azione esauriente della pianta. Non v' è 

terra, si vuole, per quanto fertile, che non -isterilisca colla coltura del 

caffè, ora il campo delle nuove esplorazioni va vieppiù restringendosi^ 

mentre invece va estendendosi quello delle terre esauste. 

Ebbene, noi siamo piuttosto scettici verso questo genere di con- 
siderazioni: noi ricordiamo che cosa si diceva del gran deserto ame- 
ricano, diventato poi invece per gran parte il più fecondo granajo del 
mondo; noi ricordiamo quanto si commiserava il Giappone il quale 
non faceva che importare più di quel che esportava, e non per questo 
è ancora quel paese rovinato che si profetizzava. Anche se tutto ciò 
che si afferma della pianta del caffè fosse verità indiscutibile, chi può 
escludere che non si trovi un sistema di coltura razionale, il quale 
mercè gli avvicendamenti o mercè le restituzioni chimiche alla terra, dia 
guarentigie di sicuro progresso agricolo? chi può escludere il compenso 
inopinato di mille altre circostanze favorevoli ? In generale la natura ha 
degli equilibri provvidenziali. Noi non seguiremo dunque 1' autore nei 
suoi consigli per estendere la coltura del cotone- od altre ancora, né 
in quelli per regolare in un modo piuttosto che in un altro il credito 
e le tariffe ferroviarie ; simili problemi hanno un'importanza tutta spe- 
ciale per la quale ci sembra doversi tener conto di cosi complessi eie- 
menti, che a stento può abbracdarli chi è nuovo alla vita del paese. 
Né le soluzioni che se ne diano, per quanto larghe e profonde, pos- 
sono avere un'influenza nel sollecitare o trattenere le masse dei nostri 
emigranti. 

Noi diamo pertanto un'importanza assai maggiore agli altri due ca- 
pitoli della monografia. Nel primo Fautore, con molta finezza di metodo 
studia le liste pel 1885 dei contribuenti l'imposta, detta colà di pa- 
tente, ma che corrisponderebbe alla nostra di ricchezza mobile, liste 
che fino al 1883 solevansi pubblicare almeno per la città di San Paolo 
coirindicazione dell'entità della tassa nonché dell'industria e del com- 
mercio esercitati dal contribuente ; inoltre compulsa le liste dell'imposta 
prediale, e cosi espone le condizioni degli Italiani in tutti i centri più 
i mportanti della provincia, giovandosi per quelli, dove non potè recarsi 
personalmente, delle risposte scritte provocate dai notabili. Tutta questa 
esposizione analitica è preziosissima, e può contenere qualche inesat*» 



— 53 — 
tezza qua e là, ma in via d'eccezione, perchè i documenti dei quali 

l'autore si è valao sono inconfutabili e nessuno può mettere in dubbio 
la sua imparzialità; però appunto per la possibilità che s'infiltrassero 
óe^ errori materiali (e per notarne qualcuno evidente a pagina 17 è 
detto che il terreno delle colonie del municipio di San Paolo fu pagato 
^^ 4*45 ^ metro quadrato) è da tenere ancora maggior conto del suo 
rìasnmto statistico^ dove saranno certo accadute delle compensazioni. 
Da esso scorgiamo che su circa 32,000 Italiani, capi famiglia e scapoli 
adulti, 431 erano negozianti di mercerìe, 1,877 negozianti di altri ge- 
neri, 131564 coloni o agricoltori, 3,700 contribuenti per esercizi o pro- 
fessiom, 1,003 proprietari di diverse condizioni. Il valore delle proprietà 
em sapposto di circa 15,000,000 di lire, cifra che darebbe una media 
dz arca 500 lire per emigrato. Ve dunque già un nucleo di ricchezza 
abbastanza considerevole, perchè la colonia possa svolgersi e prosperare, 
se trova &vore di circostanze e se bene s'ispira nel suo lavorìo. Il ca- 
pitolo à chiude con una serie di preziose informazioni per il piccolo 
commercio e anche con un resoconto dell' amministrazione di una fa- 
zenda riportato dal Laème. 

L'ultimo capitolo ragiona dell'avviamento dei commerci recato seco 
dall'emigrazione, e ne ragiona in riguardò non solo alla Pro trincia di 
San Paolo, ma anche a tutto il Brasile e al Rio della Piata; e, sulla 
scorta dei £atti che .adduce, giunge alla sconfortante conclusione, che 
quanto più i nostri vanno trasformandosi da produttori in consumatori, 
tanto più tendono a provvedersi altrove e non in Italia, e ne fa colpa 
al torpore, ai pregiudizi del nostro commercio e alla sua ignoranza del 
mercato estero. Pur troppo noi abbiamo in generale gli stessi convin- 
cimenti dell'autore, il che vuol dire che andiamo d' accordo in tutte 
quante le sue deduzioni; ma, per .dare un' importanza più spiccata 
ai nostri appunti critici, converrebbe che nella sua memoria l'autore 
avesse messo un po' più d'ordine, il quale ci permettesse di seguirlo me- 
todicamente. Noi ne tragghiamo però argomento a invitare l' autore a 
&re un nuovo lavoro, che tenendo conto dei nessi, che hanno fra loro 
tutti i suoi studi precedenti, ci dia maggior agio a seguirlo in tutta la 
profoodità delle sue cognizioni, mercè un'espi^essione più organica e più 



— 54 — 

G. — Studi per la raccolta colombiana (i). 

i) — Relazione di O. Varaldo sul primo periodo di ricerche 
da lui fatte neir Archivio comunale di Savona. 



Roma, 15 novembre 188S. 
IlLmo signor Presidente^ 

m 

Ho Tonore di presentare alla S. V. Hl.ma la relazione intomo gli 
studi da me compiuti nelF antico archivio savonese su Cristoforo Co- 
lombo e la sua famiglia, dei quali, in nome della Commissione colom- 
biana, mi venne dato incarico nel luglio passato. 

A questo scopo, partito da Roma il 13 luglio, il z8 successivo 
già incominciavo le mie indagini attraverso i rogiti notarili, seguitate 
poi con ogni alacrità sino a tutto il i^ novembre. A Savona trovai le 
più onorevoli accoglienze. Quella on. Giunta, e mi piace rendergliene 
qui ampia lode, deliberò che rimanessero a tutta mia disposizione i due 
archivi: notarile e diplomatico, e che per la consultazione delle filze e 
dei cartolari, come di ogni altro registro, mi fosse esclusivamente adi- 
bita la maggior sala della Biblioteca civica. Né solo, ma dovendo la 
Biblioteca, per le ferie, rimaner chiusa tutto il settembre, volle che per 
me stesse aperta. Di queste concessioni, invero straordinarie, e non use 
mai a concedersi, per lo passato, ad alcun studioso, debbo anche render 
merito all'on. Ministro dell'istruzione, il quale, grazie ad una cordialità 
antica, seppe presentarmi efficacemente al Sindaco di Savona. Le mie 
ricerche cominciarono pertanto con auspici felici. 

Queste ricerche, di necessità, comprendono, pel metodo col quale 
vogliono essere condotte, diversi obiettivi; tenendo poi bene a mente 
che il tema generale è questo: studiare Cristo/oro Colombo a Savona, 
I documenti colombiani esumati sinora, in diversi tempi, dagli archivi 

(i) Sull'orìgine e costituzione della Commissione per la Raccolta Colombiana 
▼eggasi il Bollettino del 1888, marzo , pag. 282 ; maggio, pag. 397 ; giugno, pa- 
gina 513; dicembre, pag. 11 17. Per la deplorata morte di S. E. C Correnti, la pre- 
sidenza fii conferita al march. F. Nobili-Vitelleschi, presidente della nostra Società^ 
presso la quale fìi quindi stabilita la sede della Commissione. 

Sotto il titolo qui sopra indicato si pubblicheranno nel Bollettino le informa- 
zioni ed i lavori preparatori, che tomi utile di far conoscere successivamente, e che 
per questa o per altra ragione troverebbero un posto meno conveniente nella R<^' 
colta, da pubblicarsi più tardi. Le pagine consacrate a questa rubrìca andranno io 
a ggiunta ai 48 fogli di stampa, stabiliti per massima come misura annua del Bollettino» 



— 55 — 
s a T o nc si , d avevano intanto iSitti certi deUa presenza della fiuniglia di 

Cristofbro a Savona intomo il 1470^ con nn atto, appunto, del 3 marzo. 
Ma era proprio inori di questione che soltanto da quest' epoca comin- 
ciasse soggiorno della femiglia Colombo a Savona? £ se Domenico 
già tì si fosse trasferito assai prima, o^ almeno, assai prima v'avesse al- 
lacciato i sooi traffici; imperocché erano allora continui e strettissimi 
accordi tra le arti genovesi e savonesi? 

Inoltre gli ultimi atti dello Staglieno ci avevano mostrato il figlio 
Cristoforo, sin dall'ottobre 1470, procurator di commerci lunghesso la 
Riviera di ponente. 

O se ai traffici Cristoforo avesse anche atteso in sulla piazza di 
Savona? Perchè non interrogar gli archivi savonesi? Ancora, a stenebrar 
le mgim della vera ^miglia colombiana, era opportuno studiare quali 
altre Ciniglie Colombo fiorivano a Savona nella prima metà del quat- 
trocento, se non prima, e accertare se d'alcun vincolo di parentela fos^ 
sero strette a quella, cui appartenne Cristoforo. 

Lascio la questione della patria di Cristoforo medesimo, che voleva 
essere studiata con ricerche nuove, specialmente a Savona e propria- 
mente a Savona. Tutte queste ragioni determinarono, o io m' inganno, 
a non costringere le ricerche savonesi entro il periodo ritenuto sinora, 
colombiano, e che va dal 1470 al 1501, ma ad allargarle d'assai, pren-. 
dendo le mosse dai primi anni del 1400 per estenderle poi anche sino 
a tutto il 1515 o 20. S'avevano cosi tre periodi dal 1400 al i47<^i 
dal 1470 al 1501 ; dal 1501 al 1520. 

Questo, e niun altro, parve a me il metodo logico per condurre 
k ricerche. SpiUatore d'archivi, come il Salinero, i Belloro ed altri non 
volli essere, si ricercatore sistematico; oltreché mi prese pensiero che, 
per la parte savonese, riuscissero degni i volumi della Commissione, e 
offerissero agli studiosi lavoro veramente definitivo. 

Intanto una necessità urgeva. Le critiche del Peragallo all'Harrisse, 
certo tutt' altro che commendevoli nei modi, ma non in tutto disprez* 
zabili nella sostanza, avevano fatto nascere grandissimi dubbi suU' au- 
tenticità dei principali atti colombiani savonesi già conosciuti. Sembrava 
quindi che, pur omettendo di far ricerche nuove in quello da me chia- 
mato secondo periodo colombiano savonese, si dovessero rintracciar gli 
atti stessi, acciocché non paresse che le ricerche si conducessero pef 
ogni verso nel vuoto. Ritrovare gli atti già noti, e precipuamente quelli 
del Rogero e del Monelia: ecco il criterio, col quale incominciai- le ri- 
cerche, da prima, nel luglio, a Savona. 

Ebbi, subito, un risultato felice. Uno degli atti del Salinero — 



-- 5^ ■- 

coll^ <l9r^ 4 gJtigDp Z4?3 — 4ic^Ì%^to smanritp idairHaxxisae^ fu ds^ nae 
ritroy^ttp n^Iii filza 2^9.^ 8, fit^c^ndQ co^ 9- crescer fede al primo. 

jd^ 4d RpgerOi per qusmte inù^i^ abbia fatte, non mi riuscì, siiiora., 
a rimirpnixe in ar<:.hiyio che tip ^^0 atto, esistente nella filza del Gb9lli 
400.3, .cpUa data 23 gepoajo 1470, e nel quale egli si sottopcrive^^- 
hafmes df Rogerijs notarius et scriba diete Curie, 

L'esistenza sua come notajo è del re^to omai fuori di discussione. A ine> 
atutt'qggi, OiQco^e di rinvenire, in rogiti d'altri notai, citato ben venticinque 
volte il Qioyanni Rogero come teste. Egli aveva banco, non già nel Palazzo 
delle Cause, come la maggior parte dei notai, ma in Piazza Brandale. Ce lo 
testijgcQ. Gipyanpi Galli, con atto 15 novembre 1469 (cartolario 408. x i) : 
A^tum Saone in plathea palacii causarum ad apothecam domus mtlchifinis 
Si>rchi in qua banchum tenet Johannes de rogerio notarius. 

Ed ora n^i si permetta che trascriva dalle mie note, alcuni esempi 
del Rogero come teste. 

Il primo atto che ce lo ricordi è del 2 giugno 1455 (Giuli^oxo 
Mouislia 1181.9), Actum Saone in palacio causarum comunis Saone in 
^uo iura redduntur usgue ad bancum iuris civillis presentibus Johanm de 
rogerio , notar io ^ etc. Ne abbiam notizia nel 1456 (id.. id.): Actum in 
pal(icio causarum, etc, presentibus Laurentio pellerio^ lohanne de ro^ 
gerijs notarlo, etc, E nel 1457 0^. id.): Actum Segone in palacio cau- 
sarum, etc, presentibus Anthonio de marcho et Johanne de rogerijs no- 
tario, etc. Nel 146 1 ce lo ricorda Antonio Grosso (71 1.4): Actum 
Saone in lobieta parva plathee brandc^Us presen^bus gaspare zocho georgio 
de ferrarip Johannes rogerijs notario, etc. Nel 1473 in più atti (7 gen- 
najo, 18 giugno, 7 settembre e 11 settembre) ecco far fede di li^i 
Pa^lo Odino (i 442.1). £ finalmente nell'anno medesimo, in cui il Rogero 
co^mpila i celebri atti relativi al podere di Legino, e precisamente di- 
ciotto giorni dopo dalla data di essi, Giovanni Gallo ci assicura vivente 
il Rogero chiamandolo suo testimone: y<7>^;{;2/ de rogerijs notario (filza 

411.14). 

Io credo «che il Rogero morisse non molti anni dipoi, leggeA- 
dpsi in un atto di Tommaso Monelia (891.4): in clapinata in domp 
heredibus q, Johannis de rogerijs, 18 dicembre 1479- A ogni modo pex 
)e prove da me addotte, mi p^e che la esistenza di Giovanni Rogero 
co^e notajo noQ possa più porsi in contestazione; e m'auguro vivaipepiite 
che il p^oseguim/ento delle ricerche n^ir archivio savonese (il quale ine- 
rita di essere ordinato) riesca a d^rci gli atti dol Rogero, e qu^i 
propriamente che ci riguardano. 

Di Tonimaso l^onelia esistono in archivio otto, tra filze e cartolari. 



— 57 — 
e^ cxanfn^fmo gli flaai tra il 1481 e il 1501. Esfiesdo esiguo il 
numero d^Ue filze, e pier esamiiìare in una volta soia il Tommaso Mo- 
nèUa, deliberai di percorrerle tutte. I ^risultati cavati da questo spoglio, 
non mi pare di doverli accennare qui tutti d*un fiato ; dirò solo che le 
ricerche, per quanto riguarda il podere di Valcalda, riuscirono infruttuose. 
La filza 894.9, sanata come contenente atti' del 1500, ne contiene in- 
atti sino al 23 dicembre di questo anno, cominciando dal 2 gennajo, 
ma non ha quello dell'8 aprile. Il cartolario 895.8 comprende gli atti 
dal 2 gennajo al r8 marzo 1501: io riscontrai la numerazione delle pa- 
gine, segnata da antico, e sino ai primi di febbrajo la trovai esattis- 
sima; ma gli importantissimi atti del 26 gennajo 1501 furono ribelli ad 
•ogni chiamata. 

Come del Rogero, cosi del Monelia le speranze non possono dirsi 
perdute. £ ne do subito una ragione: tra le filze classificate ignoran- 
temente come di notai incogniti, m'accorsi che quella col n. 148.5 non 
contiene altro che atti del Monelia. 

D Monelia non mi piace lasciarlo senza raggruppar qui alcune delle 
notine da me raccolte sparsamente sugli atti da lui rogati nel 1501. 
Moneto Rudazio descritto come cassano, ci occorre come tale in atto 
21 febbrajo 1497: Moneta Rudatio capsario civi Saone (T. Monelia 
893.6). Ma prima esercitava anche, e contemporaneamente, la profes- 
sione di muratore: moneto rudatio muratori et capsario, 22 aprile e 27 
aprile 1479 in Tommaso Monelia, 891.4. £ come muratore lo trovo 
teste in due atti di Giuliano Monelia 7 febbrajo e 22 maggio 1456: 
Moneto Rudatio muratore; né v*ha dubbio sia egli la medesima persona, 
poiché proprio in quest'anno, il 24 settembre, è detto: Monetus ruda- 
rius q. petri murator in etate legiptima ac civis Saone^ etc. Il Moneto, 
eh* usciva maggiorenne nel 1456, ognun lo vede, poteva ben essere 
presente agli atti del 1501; e in questo turno mori, poiché leggo in 
atti di TcMnm. Galli (423.9}: Baptista Rudatio q, moneti capsario , 7 
gennaio 15 11. L'£manuele Rubatto ch'è detto fornajo e laniere, eccolo 
qualificato medesimamente : Manuel Ruhatus fornarius «/ lanierus civis 
Saone, in atto x6 novembre 1500 (T. Monelia 894.7). Di lui fan pure 
menzione il Monelia citato negli anni 1480 e 1496, e i notai Castro 
Delfino (34Z.22) nel 1488, e Giovanni Galli nel 1469 (408.11). Il Ge- 
rolamo Massa ci é additato in un istrumento 8 agosto 1495 di Tom- 
maso Monelia {SSg,2) : Jeronimus massa quondam aonuni Johannis civis 
Saone, e ci compare pure in altri istrumenti 26 giugno 1499, 17 giu- 
gno, 19 SLgosU>, 21 agosto e 15 settembre 1500. 

Avvertirò infine un errore dell'Harrisse, di scindere cioè in due l'atto 



_ 58 - 
deirs aprile 1500, tino attribuendolo al giureconstdto Sebastiano Monella. 
e trasportandolo arbitrariamente al 26 gennajo 1501, all'altro dando la 
paternità di Tommaso Monelia, e collocandolo sotto 1*8 aprile. Invero 
la serie documentaria savonese nell' Harrìsse offre appiglio a parecchie 
osservazioni. 

Ma il tema lungo mi sospinge. Io non posso però tacer qui che i 
documenti colombiani rogati da Tommaso del Zocco, colla data del 26 
agosto 1472, 8 febbrajo e 12 febbrajo 1473, e dati dall'Harrisse su 
schede del Belloro, furono da me ritrovati nel cartolario 1327.1, rispet- 
tivamente alla pagina 358.2, 421.2, 624.2. 

La prima parte delle mie ricerche, condotta con V intento più su 
accennato, si chiuse nel modo più felice colla fortunata scoperta da me 
fatta il 13 settembre di quattro nxiowì documenti colombiani. Ragguar- 
dano essi Tanno 1473: nel primo non è registrato il mese e il giorno; 
gli altri hanno la data, successivamente, del 4 giugno, 19 e 20 luglio. 
È cenno in essi di contrattazioni di lana fatta tra Stefano,,,, (il cognome 
è taciuto) con dominici de columbo, testi Francesco Massa e Antonio 
Dalfino. Nell'atto entra, o io m'inganno, Cristoforo Colombo, leggendovisi 
ch'un figlio di Domenico è solidale con lui: cum filio ipsius dominici de 
voluntate ipsius. Chi pensi alla natura di questi atti, e rammenti come 
appunto Cristoforo nel 1472, nel testamento Monleone, si dichiari la- 
nerius e sappia come per altro atto in Savona il Cristoforo si pare socio 
al padre, non troverà strana, spero, la mia induzione. E nemmeno fkrà 
dubbi sul Domenico Colombo notato senza il distintivo dejanua, poiché 
di ciò, invero, v'ha esempio in più altri documenti. 

Il 15 settembre io cominciava le ricerche rigorosamente siste- 
matiche, com'accennai dapprincipio, nell'archivio savonese. E prima mi 
faceva con Leonardo Rusca, tra i più antichi notai savonesi. Del Rusca 
esaminai le filze tra gli anni 1391 e 1401. Seguitai con lo Stefano 
Rusca per gli anni dal 14 io al 1429. L'Antonio Guglielmi mi die modo 
a veder il periodo tra il 1406 e il 1408; e Matteo Guglielmi quello 
tra il 1420 e il 1427. Seguitai indi le ricerche con Antonio Grossi e 
con Giuliano Monelia, giungendo con quest'ultimo sino al 1460. Di 
ciascuno di questi notai e d'altri darò in fine la nota delle filze e dei 
cartolari esaminati. 

Questo lungo e pazientissimo lavoro diede due risultati buoni, e 
vorrei dire tre, se tutte le filze dei notai di questo periodo avess' io stu- 
diate. Poiché ancora ne rimangono a consultare parecchie del Guglielmi, 
e assai più del Grossi e del Giuliano Monelia, senza dire che vi sono 
ancora notai ch'aspettano di discendere dagli scaffali e dire il loro re- 



— 59 — 
spoDso, Tattavìa dicevo due risultati buoni furono conseguiti: il primo 

cosdtaito dagli abbondantissimi appunti svlUsl p/afea columbi, che per* 

mettono ormai di considerar risoluta la quistione, che a codesta piazza 

si connetteva. 

Gli atti da me veduti relativi alla platea columbi cominciano nien> 
temeno che dal 1396, si ripigliano col 1401, e 8^;uitano con una in« 
temizione dal 1438 al 1450 sino a tutto il 1500 (qui vi son comprese 
parte delle ricerche fatte in agosto). Orbene in tutti questi atti la platea 
caUtmòi ci compare senza alcuna determinazione» che possa in qualche 
gmsa riferirsi o ad una famiglia Colombo, che da antico abbia abitato 
quella piazza e le abbia imposto il suo nome, o alla vera famiglia Co- 
lombo; oltreccbè il trovare la piazza da tempi cosi remoti appellata con 
tal nome gitta nel ridicolo coloro, che affermarono averla così il Comune 
chiamata per onorare, con la scoperta dell'America, Cristoforo Colombo 
cittadino di Savona e già abitante in quella medesima piazza. Ma io ho 
preso nota diligente, nelle mie schede, di tutti coloro che dal 1396 al 
1500 ebbero case, ebbero bott^a, od altrimenti abitarono nella platea 
columbi; ed affermo, in base a documenti inoppugnabili, che niun Co* 
lombo mi risulta aver ivi avuto abitazione. 

Ma vi ha im'altra considerazione, che risponde ad una facile ob- 
iezione. Abbiamo detto che la piazza Colombo è costantemente deno- 
minata plaUa columbi. Or v'erano a Savona, nel quattrocento, parecchie 
vie che avevano nomi di persone o di famiglie, che nelle medesime vie 
abitavano. Cosi vediamo, nella sottoscrizione degli atti, denominate le 
contrade dei Sacco, degli Scorzuto, dei Campioni, dei Foderati, dei San- 
soni, dei Bruschi. Ne reco esempi. Actum Saone in contrada illorum de 
Sachis ante domum heredum dicti thome (Sachi), a 6 agosto 141 9 in 
Matteo Guglielmi (720.2). £ la contrada illorum de Sachis, ch'era sita 
m quarteria Sancii Andree, la vediamo in altri atti del medesimo Cu- 
g^elmi 5 aprile 1425 (n. 721.3); 4 maggio 1426 (id.); 24 marzo 1438- 
(723.4) e 8 settembre 1436 dov'è nuovamente indicata /Vi contrada il- 
lorum de Sachis ante domum habitationis tome Sachi, La contrada degli 
Scorzato è citata in atti del 1401 : Actum Saone in quarterio Sancii petri 
m contrada illorum de Scorzutis (Leonardo Rusche, 29 luglio 1401, 
cart 1 180.8). Nello stesso anno è ricordata il 25 ottobre (id. id.); e 
poi il 3 marzo 14 14 da Stefano Rusche (n.i 183.2). Della contraete^ 
campionorum (véramente su questa non vorrei fondarmici molto) attesta 
Tommaso Monelia nel 1481, 86 e 87 (n. 891.4). La stessa eccezione 
vorrei fiure per la contrada fodratorum, menzionata così: in contrada 
JodratoruM sita in quarterio Sancii Fetri usque sub porticu domus Jo^ 



— 6o — 
hannis fodrati (Giuliano Monelia, 6 novanbre 1455» n. 1x81.9). Mala 
contrada dei Bruschi è denominata bene in due rogiti di Giovanni Galli : 
in cofUracta illorum de bruschis (29 novembre 1469, n. 408.11 e io 
aprile 1476, n. 411. 14). La contrada Sansoni cita Stefano Ruscbe: 
Actum Saone iuxta eccksiam SancH Petri in contrada domini Antonij 
Sansoni (9 giugno 141 4, n. 1 183.3). E mi pare che basti; non senza 
però tralasciare d'avvertire che i nostri forniscono anche siffatta guisa 
d'esempi pel contado. A Legino, per vero, troviamo la contrada illorum 
de regibus (Giuliano Monelia, 21 agosto 1456 n. 11 81. 9); \a contrada 
illorum de bona/ante (not. Tomm. Monelia) ; la contrada illorum de passilio 
{not. Giovanni Galli) ; e la contrada illorum de nuceto (not. Giovanni Galli). 

L'altro risultato buono, che dicevo, si riferisce a tutta una esuma- 
2Ìone di Colombo fatta in Segno, comune a poche ore da Savona. Ben 
2 1 individui di questo nome riuscii a trar fuori, dei quali i più antichi 
sono : Michael Columbus filius q, nicolai columbi de Signo in atti 3 aprile 
1364 di Leonardo Rusche (n. 1181.9). Tra tutti questi nomi non vi ha 
però alcun appiglio con la vera famiglia di Cristoforo ; ed è in ciò ch'io 
pongo il risultato buono delle mie ricerche, nell'aver cioè eliminato tutta 
una serie di omonimi, cui forse un malinteso amor patrio avrebbe potuto 
allacciare col tempo Cristoforo Colombo e la sua famiglia. 

A Savona, in tutto il tempo che sta tra il 1396 e il 1460, non 
m'avvenne di scoprir traccia d'una famiglia Colombo savonese. Vuol 
.giustizia però ch'io ricordi un Lorenzo Colombo merciajo, e la costui 
moglie Isabella, ch'avea bottega in contrada di Fossavaria: Isabella uxor 
Laurentij columbi mersarij civis Saone, in atto ^7 febbrajo 142 1, rogato 
da Matteo Guglielmi (n. 720.2) com'ho detto: in fossavaria ad apothecam 
didi Laurentij columbi. Il qual Lorenzo è ancora teste il 7 aprile 1422 
(M. Guglielmi, id.); ed un altro atto è rogato nella sua bottega, sita 
nel medesimo luogo, il 3 dicembre dello stesso anno (M. Guglielmi 
720.2). Questo l'unico Colombo savonese scoperto sinora. 

Ma le ricerche non sono, come dissi, compiute. Se il periodo pre- 
colombiano savonese è stato da me, con una certa larghezza, esplorato, 
rimane ancora al tutto da esplorarsi il perìodo propriamente colom- 
biano, nel quale documenti nuovi e su Domenico Colombo e su gli 
altri suoi figliuoli, e specialmente suU' immortale Cristoforo, debbono 
indubbiamente venir fhori. 

Chi ha notizia precisa dei documenti colombiani savonesi, e sa, 
d'altra parte, quanta attività di commerci fervesse nell' animo di Do- 
menico Colombo, si domanderà senza dubbio, perplesso, come in pa- 
recchi anni del suo soggiorno a Savona sia rimasto adatto inoperoso. 



— 6i — 
Ma gli è che ricerche sistematiche, un'esplorazione cioè compiuta 
deirarduTio savonese, non si fece mai. È fortuna singolare di questi 
studi, che per opera d'un Ministro savonese, 1' onorevole BoselU, e 
mercé i consigli d' uomini dottissimi, queste ricerche finalmente si com- 
piano. 

E lascio stare che gli archivi savonesi — e solo essi — pos- 
sono dirci ancora una parola sulle ultime relazioni commerciali . di 
Cristoforo con la Liguria; e schiarirci anche le sue relazioni, non meno 
importanti, col padre, che dopo il 1474 rimangono avvolte di gran 
biijo. Io ho. ferma fede che gli archivi savonesi, interrogati a dovere, 
schiariranno più questioni. 

L'on. Commissione giudicherà, nel suo senno, sul metodo da me 
djTÌssLU> nel condurre le ricerche. Se V avviso mio, modestissimo, m'è 
permesso di esprimere, reputerei conveniente esaminare in alcuni altri 
notai il periodo pre-colombiano; per poter poi con fondamenti buoni 
e con coscienza proprio sicura entrare nel periodo colombiano, lasciando 
per ultimo le ricerche dopo il 1501. Ma la Commissione, ripeto, giu- 
dicherà. 

Permetta per ultimo la S. V. Ill.ma ch*io compia al debito mìo di 
ringraziarla con sensi di viva riconoscenza per la fiducia ch'addimostrò 
in me, affidandomi le ricerche nell'archivio savonese. Savonese, io mi 
dichiaro altamente onorato, che la mia patria illustri per un cittadino 
suo, il più grande tra i liguri, il più grande tra i genovesi, un uomo 
mondiale: Cristoforo Colombo. 

Ottavio Varaldo, 



m. — NOTIZIE ED APPUNTI 



A. — Geografia generale. 

Prém} del R. Istituto Lombardo di scienze e lettere. — Da 
informazioni gentilmente forniteci, apprendiamo che il premio straordi- 
nario Gagnola (lire 1,500 e gran medaglia d'oro) fu concesso al dott. Silvio 
Calloni per la sua monografìa e Fauna nivale delle Alpi >. Di più sap- 
piamo per lo stesso mezzo che, su proposta del prof. Pavesi, l'Istituto 
Lombardo ha messo a concorso per il 1890 un tema d' importanza 
non piccola anche per la Geografia e Monografìa fìsica-biologica d' uno 
dei maggiori laghi insubrici ». Per questo concorso vediamo pure asse- 
gnato un premio straordinario Gagnola, con grande medaglia d' oro e 
lire 3,500. Nella trattazione del tema vanno osservate le istruzioni del 
Forel, già adottate in altre parti dell' Europa scientifìca, come s' ebbe 
occasione di notare pochi mesi fa (i). 

Manuale Scolastico di Geeografia storica. — Poiché con 
saggia disposizione fu introdotto poco fa nelle scuole secondarie clas- 
siche uno speciale insegnamento di Geografia storica, sorge il bisogno 
di libri di testo corrispondenti. Ora vediamo che molto opportunamente 
il prof. A. Ghisleri, del Liceo di Bergamo, ha già incominciata la 
pubblicazione di un piccolo manuale. La prima parte, testé uscita, 
comprende la Geografia storica tnedioevale. 

Lingue abissine nella R. Università di Napoli. — Il sig. L. Scolart, 
che si firma docente di lingue abissiniche all'Università di Napoli, ci 
inviò una copia della sua prolusione letta il 22 gennajo 1888 in quel- 
r Ateneo. In questa prolusione troviamo ricordata anche la nostra Società 
per la grammatica oromonica, pubblicatasi nell* opera del Gecchi. Fa 
meraviglia che un docente di lingue ecc. all' Università, possa stampare 
come accettabili, proposizioni del peso della seguente : e La più antica 

< lingua dell' Abissinia pare che sia stata la geroglifica, che rimonte- 
€ rebbe all'anno 2,250 a. G., come afferma il Bruce, ricavandolo da 

< diverse lapidi, ecc. ( 1 ) », ed altre affermazioni dello stesso valore. 

Viaggio e relazione imperiale. — I giornali politici del dicembre 
p. p. annunziano che S. M. l' Imperatore di Germania ha scritto e farò 
pubblicare una relazione de' suoi viaggi in Italia e negli altri Stati presso 
i Sovrani amici ed alleati. 

(i) Vedi Bollettino, ottobre-ncvembre 1888, pag. 1014. 



— 63 — 
La propaganda del card. Lavigérie, contro la schiaviti afiricana; 
paie trovi miglior fortuna che altrove, in Ispagna, dove la Regina reg- 
gente gU avrebbe promesso il suo appoggio, secondo un dispaccio del 
giorno 30 dicembre 1888 da Madrid ai giornali politici. 

Nuova Società Geografica. — Col titolo di Tynestde Geogra- 
phkal Soiuty^ sorse e si costituì definitivamente una nuova Società 
geografica a Newcastle-on-Tjme (Inghilterra) coli' intendimento di diffon- 
dere la scienza nel proprio distretto per mezzo d' informazioni perio- 
diche, di conferenze, una biblioteca e corrispondenze con Società e 
viaggiatorì. 

VII! Congresso internazionale degù Orientalisti. — Sotto la 
protezione di S. M. il Re Oscar II di Svezia e Norvegia, dotto cultore 
delle sdeuze orientali, avrà luogo a Stoccolma e Cristiania 1* ottavo 
Congresso internazionale degli Orientalisti dal 2 al 19 settembre del 1889 
H Congresso si comporrà di cinque sezioni : la semitica ed islamitica ((U 
Visa in due sotto-sezioni); Fariana; l'africana (compresavi l'egittologia) 
r asiatica centrale e dell' Estremo Oriente ; e quella della Malesia e Po 
linesia. Le lingue ammesse ofQcialmente per gli scritti e le discussioni 
sono : la francese, la tedesca, l' inglese, l' italiana e la latina, e le lingue 
orientali. Nel corso delle adunanze il Presidente vedrà, se sia il caso di 
ammetterne altre. La Presidenza Generale sarà tenuta da S. M. il Re 
Oscar n. Gli Atti del Congresso saranno pubblicati a spese di questo, 
e vi figureranno soltanto quelle opere che, annunziate qualche tempo 
'innanzi col loro titolo al Segretario Generale (conte dott. Carlo de 
Landberg, a Stoccarda fino al 15 luglio, a Stoccolma dal 15 luglio), 
e presentate immediatamente al Congresso, sieno state giudicate di va- 
lore scientifico. I membri del Congresso, delegati ufficiali, od asso- 
dali a pagamento (con lire 20), hanno diritto a sconto sui prezzi delle 
ferrovie svedesi e norvegiane, partecipano alle feste e ricevimenti, ed 
ottengono in dono le pubblicazioni d' occasione. Essi hanno voto nelle 
questioni da discutersi nelle sedute del Congresso, se delegati od eletti 
nelle Assemblee preparatorie, e possono prendere la parola nelle discus- 
sioni, purché prima s' inscrivano presso il Segretario Generale. 

Profondità dell' Atlantico intorno alle Azzorre. — Anche 
neU' anno 1888 il Principe Alberto di Monaco fece una crociera scien- 
tifica col suo Yacht e L' Hirondelle » nelle acque delle Isole Azzorre. 
Fornito del nuovo apparecchio Thibaudier, gli fu possibile spingere gli 
scandagli fin quasi^ a 3,000 metri sotto il livello del mare. Le nasse, 
calate fino a 2,200 metri, rilevarono una fauna oceanica finora scono- 
sciuta, di nuove specie di pesci e crostacei. Frattanto il barone G. De 
Gucme, collaboratore del Principe, esplorò 13 laghi delle Azzorre, 
<U cui 5 , che non compariscono su nessuna carta di quella regione 
oceanica. 

Profondità e letto dell'Oceano Atlantico meridionale. — 
Gli scandagli dello < Suatara », eseguiti nel p.p. ottobre 1888 lungo 
le coste del Brasile, diedero nuovi risultati. Fra il 17® 48' ed il 18*' 2' 
lat S, e ndle longitudini comprese fra 35* 45' e 35® 56' O. Green. 



— 64 — 
il fondo è costituito di corallo bianco con venature rosee, e non oltre- 
passa che ili pochi punti i 60 metri. Soltanto a 17* 48* lat. S., 35* 45* 
long. O. Green, ha una massima profondità di 182 metri. Invece a 19^ 
40* 15" lat. S. e 37® 13' 53" lon. O. Green, lo scandaglio non toccò 
che a m. 3,9f03 su terreno limaccioso, giallo e sabbioso. Più oltre tra 
20^ 33' 36" e 20"* 42* 15" lat. S. e 37° 57' e 38** 6' long. O. Green, 
con fondo corallino misto, grigio e rosso, fu trovata una prominenza 
centrale con gli estremi a m. 237 dal livello e la minima profondità 
di m. 56 a 20** 36* 15" lat. S. e 38° long. O. Greenwich. Finalmente 
tra il 22° 18' e 22** 22* lat. S., 40^ 3* e 40^ 13* long. O. Green, il fondo 
sale continuamente e gradatamente da m. 182 a m. 62, ed è sabbia 
grigia con scogli e corallo. 

Per la storia della ricerca di Lapérouse. — Quando negli 
ultimi momenti della monarchia costituzionale di Luigi XVI, l'Assem- 
blea nazionale deliberava e mandava la Spedizione d'Entrecasteaux alle 
Isole dell'Ammiragliato per salvarvi il Lapérouse; Aristide Alberto Du- 
petit-Thouars coi soccorsi del Re e della nazione, ma più ancora con 
mezzi propri e di soscrìttori si avventurava nell'Oceano. Ma il Dupetit- 
Thouars f\i fermato dal sospettoso governatore portoghese dell' Isola 
Fernando Noronha, il quale lo arrestò coi suoi, e lo mandò a Lisbona. 
Quantunque egli stesso e dopo lui la sua ^miglia ed i cointeressati 
abbiano avuto tutte le soddisfazioni possibili per intervento della Re- 
pubblica e del Primo Console di Francia, falli però il primo e più nobile 
scopo della spedizione. Queste notizie storiche furono illustrate da Gabriel 
Marcel nella Hevue Marititne et Coloniale (ottobre 1888). 

Una sfera terrestre in grande scala. — A Parigi neir Espo- 
sizione Universale di quest' anno figurerà, a soddisfazione dei curiosi, 
una sfera di 40 metri di circonferenza, vale a dire nella proporzione 
di un milionesimo dal vero. Tutte le regioni vi saranno rappresentate 
colla curvatura proporzionale a quella che hanno in natura. Per l' Italia 
ciò non sarà nulla di nuovo, giacché noi possediamo già da tempo una 
Italia in rilievo curvoy alla stessa scala per 1' appunto, lavoro che fu 
ideato ed eseguito dal cav. C. Pomba di Torino, e che nel suo genere 
fu una primizia geografica (i). 

Cartella d'orientazione. — La libreria Hachette et C.i« di Pa- 
rigi pubblicò ultimamente un piccolo oggetto, inventato dal comandante 
Prudent. Esso consiste in una cartella {cartable) con annessi cordoni e 
bottoni, e serve a sostenere e fermare la carta topografica e la bussala 
di chi abbia bisogno di usarne per orientarsi od anche per rilevare 
l'itinerario che fa. A tal fine, dice l'istruzione inviataci, basterà pie- 
gare a lembo la carta, adattare di questa la parte esplorata sulla car- 
tella, poi collocarvi sopra e fissarvi la bussola in modo d'ottenervi colla 
linea del meridiano un angolo di declinazione di 18^ circa a sinistra e 
finalmetìte ottenere sul terreno la coincidenza dell' ago magnetico col 
N. del quadrante. 

(i) Di questo lavoro fu parlato più volte nel nostro Bollettino, e da ultima 
nel fascicolo àfilYottoòre-novemòre 1888, pag. 1015. 



_ 6s- 

Nbc&ologza. — De Hunfahy doti, Giovanni^ professore della R. Uni- 
Tersità di Budapest, membro dell'Accademia Ungherese di scienze e 
Fiesidente della Società Geografica d'Ungheria, moriva il giorno 6 di- 
cembre 1888 dopo breve malattia, a 69 anni. 

B. — Europa. 

Gli Annali dell' Ufficio centrale meteorologico italiano testé 
pubblicati contengono, oltre le ordinarie relazioni, buon numero di mo- 
nografie scientifiche dì grande importanza. Nel volume VII, p. I, tro- 
viamo notevoli anche per la nostra scienza: la memoria e Contributo 
alla storia ed allo studio dell' igrometria > di G. Agamennone ed A, Can- 
cani; la nota sulla e Ricchezza igrometrica effettiva massima e relativa del- 
raria > del prof. J^. Cantoni; e Sul Tornado di Catania del 7 otto- 
bre 1584 * memoria del prof. D. Macaluso ; e Misure assolute degli 
elementi del magnetismo terrestre fatte nel 1886 del dott. C. Chistom;. 
Osservazioni ed esperienze sulla formazione della rugiada > memoria del 
dott A. Raccheiti; e Andamento diurno della pressione atmosferica ecc. t 
memoria del prof. D, Ragona; e Studi sui temporali del 1882-83 * ^^ 
dott. C Ferrari, Poi nella parte III dello stesso volume la memoria: 
€ Determinazioni della latitudine del R. Osservatorio del Collegio Ro- 
mano > di jSI Millosevich; le e Osservazioni astronomiche e ridnzioirì 
relative > dello stesso autore nell'Osservatorio già detto, e la < Meteo- 
rologia solare > di P. Tacchini. — Nel volume Vili, p. IV notiamo 
una € Cronaca dei terremoti a Vicenza > del conte Fiovene; € Il ter- 
remoto di Bisignano del 3 dicembre 1887 > memoria dell' ing. E, Cor- 
tese; € Sul terremoto del 27 agosto 1886 » del prof. G. Grablovitz; e 
dello stesso gli e Studi mareometrici > e e Sulle sorgive termali > al Porto 
d'Ischia. Di più la importante Relazione del prof. T, TaramelH sulla 
« distribuzione delle aree sismiche nell'Italia superiore e media » . In fine 
uno studio del dott. G, Agamennone sul < Terremoto nel Vallo Cosen- 
tino del 3 dicembre 1887 > ed una Relazione del prof. G. Mer calli 
sul e Terremoto ligure del 23 febbrajo 1887 ». 

Nuova quota del Monte Camicia (Gran Sasso d'Italia). — In 
una recente ascensione fatta da F. Ugolini, del Club Alpino Italiano, 
saUe punte più elevate, dopo il Monte Corno, del Gran Sasso d'Italia, 
egli potè salire anche sulla vetta del Monte Camicia. Questo era finora 
stimato dell'altezza di m. 2,460 dallo stato maggiore italiano, come 
apparisce dalla carta topografica militare. Qualche cosa di più si trova 
su quella pubblicata dalla Sezione romana del Club Alpino, precisamente 
2,570 metri. Ora il* sig. Ugolini compiè l'ascensione del Camicia ed 
asserisce che, quantunque privo degli strumenti usuali, gli fu possibile 
osare d' ogni dubbio sulla vera altitudine della suddetta cresta, osser- 
vandola da più parti, e da essa riportandosi con l'occhio alle cime cir- 
costanti del Frena, del Monte Corno, deli'Intermesole, Cefalone e Monte 
Corvo. Come risultato di queste sue osservazioni, che ebbero per base 
il segnale trigonometrico di Mgnte Brancastello, egli assegnerebbe al 



— 66 — 

Mòìàte Catnida il sefcondo poàfo nel gruppo, con la quota di metri 
2,700-4,730 sopra il livèllo del mare. 

I € Menhir > DEL MoRBiHAN (Francia). — In Una relazione fatta 
alla Società d'Antropologia di Parigi dal sig. F. Gaillard sui celebri 
Menhir^ massi di pietra levigati e lavorati ad angolo, e disposti a di- 
stanza con certo ordine, egli crede finalmente di essere sulle traccie di 
una spiegazione accettabile. Resterebbe loro sempre un carattere mo- 
numentale, in ricordo cioè d' una cerimonia, d' un avvenimento proprio 
della fede religiosa o dei costumi di quell'epoca. Però egli crede che 
sia da riconoscersi come fuor di dubbio in quei monumenti un carat- 
tere cronologico, se non generale, almeno relativo al tempo, in cui il 
monumentp stesso fu eretto. 

Statistica demografica dell' Impero Germanico. — Negli ultiacii 
mesi del 1S88 comparve nel voi. 32^ della Statistica dell'Impero Ger* 
iranico il risultato definitivo del censimento eseguito il i^ dicembre 1885. 
La popolazione totale saliva allora a 46,855,704 abitanti su 540,597 
km. q., cioè una media relativa di 86.7 ed un aumento assoluto di 
1,621,643 abitanti in cinque anni. La popolazione per quel censimento 
risultò divisa in 23,933,664 maschi e 23,922,040 femmine. Abbiamo 
già riferiti i nomi e la popolazione delle grandi città germaniche (i); ag- 
giungiamo qui che l'Impero Germanico contiene 78,637 comuni, di cui 
2,771 portano titolo di città, per l'incremento della loro popolazione. 
Questa tende sempre più a concentrarsi, come di fatto lo prova il se* 
guente rapporto: abitanti delle città nel 1871, 36.1, nel 1885, 43.7 
per cento; abitanti dei comuni rurali nel 187 1, 63.9, nel 1885, 56.3 
per cento. Per la religione i sudditi dell' Impero vanno divisi in 29,369,847 
evangelici, 16,785,734 cattolici, 125,673 altri cristiani, 563,172 israe- 
liti ed 11,278, che professano o no altri culti. 

Censimento della popolazione nel Principato di Bulgaria b 
RuMELiA. — Il I® gennajo 1888 si fece l'ultima volta un censimento 
generale degli abitanti nei due paesi ora soggetti al governo di Sofia ; 
e ne risultò la cifra di 3»i54i375- Di questi circa 3 milioni sono ve* 
ramente sudditi naturali del Principato, di nazione bulgara i più (2,336,250), 
pòi Turchi, Greci, Armeni, Israeliti e Zingari. Il resto sono Russi, Serbi, 
altri Slavi, Tedeschi, Francesi e d' altra nazionalità. Si osserva che nel- 
l'elemento turco e greco predomina il sesso femminile: 607,000 Turche 
contro 297,000 Turchi ; 58,000 Greche contro 28,000 Greci; mentre 
tra i Bulgari e gente d'altra nazione il sesso maschile è superiore di 
numero. 

c. — Asia. 

II dott. G. Schweinfurth è partito per un viaggio in Oriente, 
recandosi in primo luogo nell' Arabia, dove egli continuerà i suoi studi 
sulla pianta del caffè e in generale sulla flora della regione. Da Aden 

(x) Vedi Bollsttiko, dUtmbrt 18S8, pag. li 18. 



— 67 — ■ 

^fi procedette reno Hodetda, e passerà qualche tempo tra i Monti 
MenaJEhe, per recarsi poi a Sanaa, visitando per via anche quei luoghi, 
che sono già noti per le esplorazioni del Manzoni, del Defleis e d* altri 
TÌaggiatorì e scienziati. 

La strada ferrata dell' Obi pare stia per entrare nell* ordine 
<ki &tti. n Governo russo avrebbe concesso la costruzione ad una com- 
pagnia dì ricchi negozianti della Siberia, a capo dei quali sta il noto 
capitalista Golovaccev. La linea risalirebbe il Fiume Malaja Obi diri- 
gendosi agli Urali, e scenderebbe da Obdorsk verso l'Oceano Artico, per 
h tun/h-a di Bolcesemelsk, toccando la costa presso Belcov-nosse nella 
Baja di Sdainudir. La lunghezza totale della linea tracciata è di 417 
chilometri Questa ferrovia non verrebbe però aperta al pubblico, ma 
lasciata soltanto a disposizione degli azionisti e, ben s' intende, dello 
-Stato. 

Una spedizione scientifica russa che doveva inoltrarsi nelF Af- 
ghaotstan meridionale per esplorarne il territorio, dovette retrocedere 
senz'avere compiato il suo mandato. Dicesi prossima la partenza di 
un' altra spedizione, oi^anizzata da Katnov. Questa avrà scopo etno- 
grafico e lioguiadco, dirigendosi sui confini del Turkestan, della Siberia 
e della Mongolia. Così un dispaccio telegrafico del 22 dicembre '88 da 
Ketroboigo. 

La nuova Spedizione Russa nel Tibet, che doveva avere per 
capo I* illustre estinto gen. Prscevalski, sarà invece comandata dal co- 
bnnello Pievcov dello Stato maggiore. Essa, secondo il Grazdanin di 
Pietroburgo, che ne reca la notizia, partirà nel marzo p. venturo. 

Un Francese nel Tibet e nella Cina di ponente. — Sta per 
partire il viaggiatore Joseph Martin da Pietroburgo, diretto alle regioni 
del Tibet e della Cina interna. Si dice che la spedizione rimarrà al- 
meno tre anni ad esplorare quei paesi. 

Esplorazione archeologica nel Cambogia siamese. — L* archi- 
tetto francese, L. Fournereau, coi sussidi del Ministero dell' Istruzione 
e Beile Arti della Repubblica, visitò le rovine chmere ndla Provincia di 
&nk-reap, osservate dal Delaporie. Esse hanno anche importanza per 
I2 geografia storica, la quale dovrà segnare, accanto alla antica capitale 
dei re chmeri (Angcorthom), altri luoghi un giorno abitati da popoli ci- 
^ di questa nazione, a Banhiong-Ba*puon , Pimean-acas, Preapithra, 
Baiai-mi-bon, poi più ad E, Cio-sai Tivaiia Thammanan, e un po' verso 
N. Sont<ai-prea-can e Prea-sac-neac-pon. Notevole è pure un ponte 
^^BBOQ (Sprean-thnia*crom) sul Siam-reap, al di là del quale si giunge 
^ rovine di Prea-sat-keo. Dall' altra parte, oltre i monumenti ed al- 
tn avanzi trovati nei due campi di Angcor Vat e di Phnom-bakheng, 
il Fournereau esplorava Ta^pr<Hn, Cdei, Mi-bon, Prea-rup e Ba-ciun. Egli 
Be riportò un numero considerevole di modelli, di cui 13 originali, 17 vasi, 
VM funerarie ed altri jMregevoH oggetti, oltre schizzi e fotografìe. Per 
b geografia storica furono fatti parecchi ed esatti rilievi dei luoghi 
^^ sorgono ancora tali rovine. 

NELL'ARapELAGO Ciou-SOAN, presso la costa orientale della Cina si 



— dS — 

fece di recente una serie dì scandagli dal vascello inglese e Rambler » ^ 
ed essi ebbero per risultato la scoperta di parecchi scogli sottomarini^ 
alcuni dei quali appena ad un metro, anche a ila metro soltanto sotto 
il livello del mare. Essi restano compresi fra il 30® 3* 25" e il so*" 
21' lat. N. e 122* 12' e 122* 25' 25" long. E. Greenwich. 

La colonizzazione dell* Isola Jeso. — Questo possesso setten- 
trionale deir Impero Giapponese era rimasto quasi disabitato fino al 
1869. Vi esisteva la popolazione indigena degli Aino, che ancóra og- 
gidì non supera forse i 14,500 abitanti. Allora quel Governo deliberò- 
di colonizzare V Isola Jeso, e quantunque vi si opponessero la poca 
voglia dei Giapponesi d* abbandonare la madre-patria, i rigidi e lung^h» 
inverni e 1' unico raccolto annuale, il movimento d'immigrazione crebbe- 
d'anno in anno. Però, come osservasi nei Proceedings della Società Geogra- 
fica di Londra, donde desumemmo la notizia, conviene ammettere, che \a 
mortalità od il rimpatrio abbiano contribuito a rallentare questo incre- 
mento di immigrazione; perchè nel 1869 eranvi stati trasportati 48,867 
Giapponesi e nell' 86 non superavano 226,000. La parte migliore del- 
l' isola è verso S., intomo ad Esasci ed Hacodati, e le terre arabili 
si trovano presso Sapporo e Mombetsu. I prodotti principali sono va- 
rie specie di grano : frumento, miglio, sorgo, mais, avena, riso, pa- 
tate, ecc., oltre quelli della pesca e della caccia, cui si dedicano di 
preferenza gì' indigeni. 

D. — Africa. 

Gaetano Casati. — H nobile sig. ing. Pippo Vigoni, Presidente 
della Società di esplorazione commerciale, ci procurò gentilmente dalla 
famiglia del capitano Casati i seguenti cenni biografici sui primi annr 
dell'animoso viaggiatore, e Gaetano Casati, figlio del medico condotto 
dott. Cark) Casati, nacque nel settembre 1838 in Lesino, circondario 
di Monza. Compi i suoi primi studi nel Collegio Bosisio in Monza, e 
chiuse gli stud! liceali al Collegio Longone in Milano, sempre con- 
molta lode. Per sua speciale inclinazione si dedicò poi agli studi ma- . 
tematici nell'Ateneo di Pavia, finché nel 1859 chiusasi per l'imminente 
guerra quell' Università, si portò a Milano per continuarvi i suoi studi ; 
ma di là seguendo l' impulso patriottico emigrava in Piemonte, a Cu- 
neo, ad arruolarsi nel corpo dei Bersaglieri. — Pel suo pronto ing^no 
e peli' urgente bisogno d' ufficiali venne subito destinato all' Accademia 
d' Ivrea, al che egli si acconciò di mal animo, anelando , meglio cor- 
rere alla guerra, che allora si combatteva. Dopo qualche mese sorti uf- 
ficiale e promosso poi luogotenente, veniva nel '64 comandato all'inse- 
gnamento nella scuola normale dei bersaglieri a Livorno. Nel ^66 segui- 
le fasi di quella guerra nel corpo d'armata di Cialdini, e nel '67 col 
grado di capitano veniva mandato nelle provincie meridionali alla 
repressione del brigantaggio fino al 11^78. Nel '79 lasciava spontanea- 
mente il servizio, per avventurarsi nelle inospitali regioni dell' Africa^ 
ove ancora si trova ». 



— 69 — 
Il goitte Pietro Antonelli, secondo le infonnazioni della J?A 
fgnna^ doveva alla fine di dicembre avere già oltrepassato l'Havash, 
ed essere penetrato entro i confini dello Scioa. 

Il Sahara. — P. de Tchihatchev pubblicò testé nella Revue des 
dmx Mandes uno studio intomo alla famosa regione africana; nel quale 
non troviamo cose nuove, ma cose bene ordinate, esposte e lumeggiate. 
Dopo avere notato che l' immenso territorio ha una media altitudine 
di 300 o 400 metri sopra il livello del mare, si ferma a quelle note 
depressioni, le quali s' allungano massime a N. non molto lontane dalla 
«osta del Mediterraneo, e s'abbassano sotto il livello del mare nelle 
oasi stesse di Siuvali ( — 37 m.), Hattieh ( — 30 m.), Arag ( — 7, 5 m.), 
ai Laghi di Setra ( — 15 m.) e Carn ( — 41, 7. m.), e sopratutto alla 
sinistra del Nilo nel Fajum (minima — 90, 8 m. per 600 km. q.). 
Ddle oasi il nostro socio onorario parla abbastanza diffusamente. Nota 
quelle che più numerose trovansi tra il Nilo e la Tripolitania, e dal Rohlfs 
Ixmmo ooilettivamente denominate Oasi della Syrte. Fra queste T Oasi 
di Cu&ra può considerarsi suddivisa in cinque altre, di cui maggiori 
sono Buzaima e Kebabo. Quest'ultima si estende 8,793 km. q. ; ha 
nna popolazione permanente, ed è ricca di pascoli per i cammelli, le- 
gumi, alberi firuttiferi, boschi. Dopo le' oasi si parla dei sistemi mon- 
tuoà del Sahara, tra i quali più notevoli quelli d' Ahaggar e del Ti- 
besd; ma anche questi li trova insignificanti per estensione (totde 
300,000 km. q.) e quanto alla loro azione sulle condizioni generali della 
T^one. Come ormai si usa fare dai migliori geografi, anch' egli riepi'^ 
Ioga i caratteri topografici del Sahara in tre forme principali : T ham- 
moda o spianata rocciosa, il deserto d'erosione, in cui trovansi gli 
uioUj i giuf e le sebkhe^ finalmente V areg o vero deserto di sabbia. 
NeQa parte centrale predomina la forma rocciosa, salendo i terrazzi ad 
800 e 1,000 metri sul livello del mare, fino alle montagne fra i Tuareghi 
(i,5oo-2;ooo metri). Ad E. e a S. prevalgono i deserti sabbiosi colle loro 
dune, che si inalzano talvolta a 50, 100, 1 50 metri d'altezza relativa locale, 
daN. N.O. a S. S.-E. nel Sahara orientale, e da N. a S. nel Sahara meri- 
dionale, n Tchihatshev, pure seguendo l'opinione del prof. Zittel, che attri- 
hmsce insieme alFazione dei venti e alla cooperazione delle acque la pre- 
sente struttura esteriore del grande deserto afUcano) crede .che origine degli 
strati sabbiosi possa essere il gres della Nubia, dalla quale spirano di 
sotito i venti verso l' intemo. £^li osserva giustamente che, mentre le 
-sabbie del Sahara sono quarzose, i grossi macigni, che spuntano da 
esse, qua e là isolati, hanno natura calcarea e marnosa. Del resto egli 
51 richiama volentieri agli studi di G. Tissandier sulla potenza traspor- 
tatrìce dei venti e sulla identità di composizione delle sabbie da essi 
trasportate in Europa con quelle d' Africa e d' Asia. Né egli ammette 
più, come sosteneva per T addietro, la presenza del mare nell' età po- 
sterziarìa nei bassipiani del Sahara, avvertendo che nell' attuale sopra- 
sodo di essi si rinvennero bensì avanzi vegetali, non mai traccie ani- 
mali d'alcuna sorta; precisamente come nei deserti del Gobi. Invece 
'«gli nota r esistenza di numerose ed abbondanti sorgenti sotterranee a 
diverse profondità, come quelle di Chargeh, Dachel, Farafrah, Siuvah, 



— 70 — 

Beharìeh, quelli di Ghadames, dell'Ued-Rir, ecc. ; e vista la grande va- 
rietà della profondità loro, ne induce V ineguaglianza continua e bruscau 
del sottosuolo, in cui quelle acque scorrono. E siccome in questx>- 
sottosuolo, e precisamente nei depositi di badni lacustri, si rinvennero- 
fossili d' acqua dolce, egli conviene col Zittel, che 1' emersione del Sa- 
hara risalga ad epoca remotissima, e che però esso abbia subito molti 
cangiamenti, non tanto nella sua struttura superficiale, quanto nelle 
condizioni climatologiche. Il Tchihatchev ne rintraccia le prove nella 
grande differenza che si incontra fra le descrizioni delle oasi e delle 
regioni confinanti col deserto, quali ce le lasciarono gli antichi, e Io- 
stato presente delle medesime; e nella scomparsa delFelefante e del cam- 
mello da quei paesi, dove pure questi animali sono ricordati ai tempi 
dei Romani. Il peggioramento di queste condizioni climatologiche viene 
attribuito dall' autore ai venti e ad altre cause naturali, ma anche alla 
improvvisa mancanza dell' industria intelligente dei popoli civili antichi, 
che non potè essere uguagliata dagli Arabi durante ì secoli del Medio 
Evo e dell' Età moderna. Egli conchiude dicendo che spetta sopratutto 
alla Francia ridare vita alla grande regione, unendo fra loro le regioni 
estreme e le oasi con le strade ferrate, da Algeri, Tunisi, Tripoli a 
Tombuctù sul Niger e per Cufara alle rive del Nilo. 

I VIAGGI DEL DOTT. JUNKER, noti finora Soltanto per brevi relazioni 
di volta in volta pubblicate, compariranno ora raccolti in un' opera coi 
tipi di Hòlzel a Vienna. Vi collaborò coli', illustre viaggiatore 1' altro- 
esploratore africano R. Buchta, che fu per 3 anni sul Nilo Bianco. I 
viaggi del Junker sono: quello del 1875 attraverso il Deserto Libico, del 
1876 nel Chor Baraca, al Sobat nel 1876, nei Macraca ed alla Mudirie 
Ladò dal 1876 al 1878, finalmente la grande esplorazione del Bacino 
dell' Uelle dal 1879 al 1886. Fra le molte illustrazioni originali ve ne 
ha anche delio Schweinfurth. Intanto le J'et Mitteilungen pubblicano nel 
Supplemento ( Ergànzungsheft) n. 92 la Parte i^ sull'idrografia ed et- 
nografia dell'importante regione dell'Uelle Macua. 

La spedizione inglese in soccorso ad Emin Pascià pare che non 
sarà piìi mandata ad effetto, benché a tal fine fosse stato richiamato 
dal Marocco il viaggiatore J. Thomson. Mentre la Nature deplora questa 
risoluzione, dovuta (secondo quel periodico) alla esitanza della e Britìsh 
East African Company >, la Deutsche Koloniaheiiung vi trova un'occa- 
sione propizia per spingere i Tedeschi ad una pronta e vigorosa azione, 
atta a salvare il proprio concittadino. 

Stanley. — Continuano le notizie sconcordanti, e in parte con- 
tradittorie, sui fatti dell' illustre esploratore. Un telegramma a S. M. il 
Re de' Belgi annunziava vivo e ritornato sull' Aruhuimi il grande con- 
dottiero, riferendosi ad alcune voci iasistenti, procedenti dall' interno 
fin sulla costa dello Stato Indipendente del Congo. Lo stesso telegramma 
era giunto per altra via a Londra e fu comunicato, come ufficiale, alla 
Camera dei Comuni. In esso anzi €\ aggiunge, che lo Stanley aveva 
seco Emin Pascià. Però a Bruxelles non si prestava fede a queste nuove, 
quando la pubblicazione ufficiale del dispaccio trasmesso dal Vice gover- 



— 71 — 
nitore ddlo Stato del Q>iigo, per San Tommaso a Bruxelles, se non 
tolse ogni dubbio, dimostrò l' origÌDe di quello pervenuto in Inghilterra. 
Secondo la yersiooe belga £min e Casati non sarebbero giunti suU' Aru- 
baimi, ma stati trovati e riforniti dallo Stanley, il quale sarebbe ritornato 
soli' Aruhuimi e per mandare in Europa la lieta novella e per prendere 
altre prowigioni, disponendosi poi, trascorso l'agosto, a ritornare presso 
quei due valorosi a riprenderli. Il telegramma aggiunge che lo Stanley 
aveva anche inviata una lettera a Tippo-Tìp. Speriamo che almeno un^ 
oc^ia di questa giunga col prossimo corriere in Europa e possa dissi- 
pare i gravi dubbi, che ancora restano sulFattendibilità di notizie fon- 
date finora sulle voci, per quanto insistenti, che circolano fìra genti 
famose per la loro fìtntasia inventiva. 

Il paese dei Bascilanghi. — L' illustre viaggiatore africano H. 
Wlssmann pubblicò testé nelle Pei, Mitteilttngtn (XII- 1888) una sua breve 
monografia intomo alla regione centrale africana abitata dai Bascilanghi, 
trattandovi del suolo ne' riguardi scientifici e industriali, e d^li abitanti 
pare. Questi Bascilanghi, detti anche Tuscilanghi, abitano tra il Cassai 
ed il Lubi, affluente del Sancuru. Sono genti miste dell' antica razza 
del paese, che portava lo stesso nome, e di Baluba, invasori penetrati 
dal S.-E Si suddividono in quattro tribù: i Bascilàmboa, i Basci- 
lambembele, i Basdlacassanga e i Bena Luntu. I Bascilàmboa occupano 
il teno occidentale del territorio, tra il Cassai e la parte più alta del 
Lolua, probabilmente in numero di 560,000. Quasi altrettanto spazio 
occupano i Bascilambembele alla sinistra e più alla destra dal Basso 
Lolua (non però sino al suo confluente del Cassai, dove trovansi i Ba- 
kete e Bacuba), e se ne contano circa 420,000. All'estremità orientale 
ed m distretti molto più piccoli restano verso S. tra il Lulua ed il suo 
affluente Mbuja i Basdlacassanga in 280,000, e verso N. lungo il Lubi 
ed il Lnbudi i Bena Luntu in 140,000. Questi Bena Luntu si possono 
dire ancora veri selvaggi ; ma le altre tribù, specialmente i Bascilàmboa, 
hanno già appreso qualche cosa della civiltà europea negli ultimi 25 anni. 
Q maggior merito però, dice il Wissmann, lo ha Calamba Mukenghe, 
capo supremo del paese, che dal 1881 d'accordo coli' esploratore 
operò in guisa da staccare tutti i capi dei Bascilanghi dai Kioque, e 
da indurli al commercio europeo. Cosi spera il Wissmann, che l'opera 
sna, durata lunghi anni in mezzo a quel popolo di 1,400,000 negri, 
cìesca a ravvicinarlo alla civiltà ed a rendere utile al commercio mon- 
diale un paese fertile, che si estende circa 53,800 km. q., (il doppio, 
air incirca, dell' Isola di Sicilia). La popolazione vi è abbastanza bene 
distribuita ;' e tranne che i Bena Luntu, che vivono ancora disgregati 
per fiuniglie, le altre tre tribù sono già raggruppate in molti luoghi, 
segnatamente nella contrada Riamba, in villaggi di 1,000 a 1,200 abi- 
tanti Oltre le due stazioni di Luebo e Luluaburg, tra i Bascilambem- 
bele troviamo Mukenghe e Scirimba, tra i Bascilàmboa Scimbundu e 
Catcndc, finalmente Mona Tenda tra i Bascilacassanga. — Il territorio 
non è in generale troppo ingombro da monti. Tuttavia parecchie catene 
lo attraversano, e la sua altitudine decresce da S.-E. a N.-O. tra gli 850 
ed i 350 metri sul livello del mare. È ricchissimo d'acque, la cui azione 



— 72 — 

prevalente si vede negli avanzi degli altipiani quasi distrutti, in mezzo 
ài quali ess^ corrono. Nelle valli è in gran parte terreno d'alluvione; 
e soltanto in alto sulle ondulazioni del suolo apparisce la laterite, rara- 
mente gialla, di solito rossa, forse per V azione del ferro, esistente negli 
strati inferiori. Altrove, e particolarmente verso E. si presenta l'arenaria 
a strati orizzontali, anch' essa rossastra, massime al di là di una serie 
di alture ivi più spiccate. E sotto vi stanno, molte volte profondi i 
minerali plutonici del granito e del gneis, talvolta immediatamente a 
contatto con la laterite. Se mancasse 1' azione delle acque e si potes- 
sero riempire i bacini e le vallate, il paese si trasformerebbe, insieme 
colle sommità spianate ed uguali dei monti, in un' alta pianura pendente 
a N.-O.. Naturalmente, come è ricca d* acque, cosi la regione dei Ba- 
scilanghi è ben provveduta di foreste vergini, che coprono certo almeno 
una decima parte del suolo. La canna da zucchero, la pianta del co- 
tone, la gomma, la palma, il caffè prosperano, anche allo stato selva- 
tico. Furono pure osservate nei boschi alcune piante con frutto oleoso 
ed altre tintorie; né vi mancano alberi pregiati' per consistenza, colore 
o profumo del loro legno. Il tabacco vi cresce, se ben coltivato; die- 
dero già buoni frutti V ananas, il banano, molti leguminacei, ecc.. Al 
buon risultato vi concorrono i molti corsi d' acqua, che del resto è 
quasi tutta potabile, benché i fiumi sieno verso il N. poco pescosi. 
Quanto al regno animale, vi è rappresentato dai leopardi, dai gatti sel- 
vatici e da qualche altro mammifero, come il Tragtlaphus scriptus ed 
il cinghiale rosso (?); ma gli elefanti e i bufali hanno emigrato; il lupo 
variegato e lo sciacallo son rari, rarissimo il leone e la Jena. Poche le 
scimmie nelle foreste, ancora molti gì' ippopotami ed i cocodrilli nei 
filimi. Di volatili si incontrano il colombo, la meleagrida (?), il gallo 
della savanua, poi il pappagallo grigioi il corvo, Tavvoltojo e l' uccello 
tessitore, rosso, giallo, e grigio in gran numero. Molti e velenosi i ser- 
penti; immenso il numero degli insetti termiti (tarlo), che recano danni 
continui alle fabbriche. Già si allevano numerose greggi di buoi, e neUe 
case, anitre, galline. Ora s'incomincia a lavorare meglio e più volentieri 
la terra; e gli abitanti, che nei primi anni di commercio con gli Europei, 
venduto già tutto 1' avorio, offrivano per necessità della vita le loro 
donne e fanciulli per avere viveri, ora se li procacciano ordinariamente 
coi prodotti della gomma, del riso, del cotone, di rado commerciando 
di schiavi stranieri. Essi hanno ora quasi tutti leggi relativamente sagge, 
hanno bruciato tutti i feticci ed abolita la pena di morte. Si fabbricano 
da sé tessuti di Raphia vinifera ; case a due piani con argilla ; tavoli, 
sedie ed altri mobili di casa, di legno, ed hanno introdotto molti usi 
europei nel mangiare, nel vestire, nel viaggiare (che loro piace assai) ; 
si spogliarono di molti vizi e pregiudizi antichi, solo conservando 1* uso 
di fumare il canape, che se nocque fino a un certo punto alla salute 
fisica dei Bascilanghi, sembra però che li abbia resi più mansueti e 
quindi atti alla civilizzazione. 

Protettorato germanico in Hoahanas — Questa regione, con- 
finante ad E. col Becciuana, fu sottoposta definitivamente al protetto- 
rato tedesco con trattato del 2 settembre 1888, tra l'Impero Germanico 



— 73 — 
t Manasse Naresib, Capo di Hoahanas. Perciò V alta sovranità della 
Germania si estende verso £. sul 22° lat. S. e circa il 25^ long. E. 
Greenwich. 

Annessione inglese del Regno Moremis. — Con uno speciale 
trattato i Capi del Moremis avrebbero posto sotto la protezione inglese 
il loro territorio, esteso circa 22,000 chilom. quad. e situato, a quanto 
sì dice, tra 20*- 2 2** lat. S. e 20^-24® long. E. Greenwich. A N. tocche- 
rebbe il Zambesi, nel centro il Lago Ngamì, a S. il Deserto Calahari, 
ad E. i confini del Regno di Chama, già soggetto al Protettorato inglese, 
ad O. poi terminando col Damara germanico. Lo si crede un paese 
ferólissìino e ricco di minerali e di selvaggina. 

Gl'intendimenti del Portogallo nelle sue colonie dell'Africa 
AUSTRALE. — Quando giunsero in Europa le notizie di disordini e tumulti 
aTvenntì tra soldati europei a Lorenzo Marquez, la Società Geografica di 
Lisbona presentò al Ministero portoghese degli Affari esteri un ordine del 
giorno, in cui si facevano voti per il ristabilimento della sicurezza e deUa 
pace. A quel voto il Ministro portoghese rispose con una lunga lettera, 
gentilmente comunicataci, che ci fa conoscere, quali siano le intenzioni di 
quel governo sull'avvenire delle sue colonie africane, e particolarmente del 
Mozambico. Tranquillata la Società, coll'assicurazione che Tordine e la ob- 
bedienza erano stati ristabiliti, il Ministro portoghese si trattiene a lungo 
a dimostrare l' importanza di quel punto della costa africana, per essere 
la medesima sprovvista tutto all'intorno di altri buoni scali marit- 
timi. Perciò egli insiste sulla urgenza di condurre a termine la ferrovia 
di Pretoria, e di trar partito delle grandi vie fluviali del Zambesi e dello 
Scile. Ad assicurarsi questo secondo vantaggio, egli crede sufficiente la 
costruzione d'una linea ferroviaria di 150 chilometri da Quilimani aMb- 
pga e di là a Chamo, poco oltre il confluente dello Scirè col Zambesi, 
e r aggiunta di altri piccoli tronchi, per mezzo dei quali girare le ca- 
teratte dì Quebrabracia (Zambesi). Su questi lavori il Ministro an- 
nuncia, .che già si stanno facendo gli stud! sul terreno da Quilimani allo 
Scirè. n Ministro coglie poi questa occasione per iscolpare il Portogallo 
déir accusa mossagli da qualche pubblicista, di non voler agire d' ac- 
cordo con le altre Potenze colonizzatrici dell'Africa a favore della civiltà e 
dei commerci in quel continente. Dichiara di voler fare ogni sforzo perchè 
sìa presto aperta la navigazione dello Zambesi al commerciò iùternazionale, 
Steno cbe le altre Potenze vorranno lealmente riconoscervi la secolare so- 
vnmità portoghese. Soggiunge che in questo momento di risveglio contro 
la tratta degli schiavi, il Portogallo non si presenta nuovo tra quelli, che 
oggi si adoperano per l'abolizione ; come lo proveranno i documenti, 
che stanno negli Archivi della Marina ed alla Direzione delle Colonie, 
e come lo provò recentemente la legge 29 aprile 1875, ^^^ ^^ onora del 
venerato nome di Sa da Bandeira. Combattere per la repressione della schia- 
vitù, e proteggere efficacemente le missioni religiose cattoliche, sembrano 
all'onorevole Ministro i fini, cui si deve adoperare il Governo del suo Re in 
tak materia. E per questi fini, accanto all'opera ed all'opinione pubblica, 
cgH invoca il concorso individuale e lo spirito d'intrapresa degli uomini 



— 74 — 
d' ingegno e dei capitalisti, e si rivolge perciò alla Società Geografica 
di Lisbona, come quella che per Tindole sua propria, meglio d' ogni 
altra può interessarvi tali classi di concittadini. 

E. — America. 

America ed Americo Vespucci. — Nella seduta del i8 novem- 
bre p. p. alla R. Accademia de' Lincei di Roma il socio G. Govi co- 
municò un importante documento intorno al nome di battesimo del 
famoso pilota fiorentino. È una lettera scritta dal Vespucci allo Stanga, 
commissario milanese a Genova, in data di Siviglia, 30 dicembre 1492. 
In essa egli si firma Amerigho VespuccL L* autenticità del documento, 
ritrovato dal Govi, risulta e dalle qualità intrinseche della scrittura, 
dicitura e materia, e dalle circostanze estrinseche del luogo, dove fti 
rinvenuto (Mantova, Archivio Gonzaga), e di altri documenti relativi ad 
esso, che parla dell' ambasciatore mantovano Salimbeni. Perciò, se c'era 
bisogno dopo le note del nostro socio prof. L. Hugues, un' altro argo- 
mento abbiamo contro la nota ipotesi di Lambert e Marcou sul Ve- 
spucci, mentr' essi non sanno addurre (come osserva il Govi) alcuna 
prova seria, che gl'Indiani occidentali di quel tempo chiamassero Amar- 
raca od Amerrique una qualunque parte del loro paese. 

Nomenclatura ed ortografia geografica del Canada. — Il 
Comitato esecutivo dell' Associazione degli Esploratori nel Dominio del 
Canada dispose di compilare un completo Dizionario Geografico dei Ter- 
ritori britannici dell' America settentrionale. A tal fine fii ordinato che 
tutti i nuovi nomi, dati dagli esploratori alle nuove scoperte ivi fatte, 
siano sottoposti all' approvazione dell' ispettore generale e dopo di ciò 
ammessi nel dizionario e nelle carte. Inoltre fu chiesto il concorso della 
R. Società Geografica del Canada per la correzione ortografica dei nomi 
indiani. 

La scoperta del Canada fu recentemente soggetto di discussione 
storica in quella regione del]' America, e la Rivista Canada fran^ais 
pubblicava un articolo di J. D. Beaudoin, che rivendica a Giovanni 
Caboto il merito e 1' onore d' aver toccato per il primo quella terra 
nel secolo XVI. 

Canale di navigazióne al Canada. — Riferisce la Deutsche 
Rundschau /. Geogr. che il Governo del Canada assegnò all' ingegnere 
Hugh Ryan la somma di 6,250,000 lire per la costruzione di un ca- 
nale di comunicazione tra il Lago Superiore e 1' Urone. Cosi si sfug- 
girebbe alla dipendenza commerciale degli Stati Uniti, che dominano 
le due rive dell' altro canale già esistente e finora unico passaggio 
dall' uno ali' altro dei due suddetti laghi. 

I Mormoni nel Canada stabilirono una colonia presso le Mon- 
tagne Rocciose, a 65 chilometri dal confine degli Stati Uniti, rinun- 
ziando alla poligamia per non essere espulsi anche di là. 

Declinazione magnetica della Costa di California. — Il luo- 



— 75 — 
goten. F. Fondi della Marina degli Stati Uniti d'America, comandante 
del e Ranger > nella campagna idrografica 1887-88, ottenne i seguenti 
risultati dalle sue osservazioni presso le coste della California. Alla Baja 
^ Seb. Viseaino, nella lat. N. 28** 15*, e long. 114** 6* O. Green, la 
declinazione magnetica orientale era 11^ 31 o*, nel gennajo, '88 con 
ima profondità di 54° 00 7'. Nel marzo successivo, poco lungi di là, 
all'Isola Cerros (lat. N. 28® 3', long. O. 115^ 13') la declinazione or. 
era di 11^ 40 5' ed alla Baja Morrò Redondo (28^ 4' e 115^ 12') di 
11° 38 4*, con profondità di 53** 03 i' e 53° 54 7*. Invece alla Baja 
Rosalia nel marzo stesso a 28^ 40' lat. N.e 11 4^ 14' long. O. Green, 
la declinazione orientale fu trovata di 9^ 26. 3' con una intensità oriz- 
zontale di 6.4086. Altre osservazioni furono fatte poi in maggio e 
giugno; notevole quella a La Playa, San Diego (32^ 42' 3" lat. N., 
117* 14' 26" long. O. Green.), dove con una declinazione E. 13° 04 2' 
si ebbe la profondità 57** 55 6' e l'intensità orizzontale 6.3596. 

Il c Boletin Meteorologico Mensual > di Villa Colon per 
poco sospeso da cause indipendenti dalla volontà di chi lo pub- 
blicava, ricomparirà col nuovo anno scientifico 1888-89. Il Direttore 
dell'Osservatorio Meteorologico Centrale del < Colegio Pio de Villa 
Colon 1, comunicandoci quest' avviso, volle anche avvertirci che, pur 
essendo sospesa questa pubblicazione, continuarono regolarmente senza 
interruzione alcuna le osservazioni, come nel suo, cosi negli altri Os- 
servatori da lui dipendenti, nella Repubblica Argentina ed allo Stretto 
di Magellano. 

Le ultime esplorazioni di L. G. Fontana nfxla Patagonia del- 
l'Argentina. — Da una relazione, che l'esploratore italiano Fontana 
fece al Ministro dell'Interno della Repubblica Argentina il 22 p. p. 
ottobre, apprendiamo i frutti delle esplorazioni da lui fatte dal marzo 
1S88 in poi. Furono riconosciute le sorgenti settentrionali del Fiume 
Qìubrit presso il bacino del Rio Negro a S.-O. del Lago Nahuel-huapi, circa 
41^ lat. S., e così completata l'idrografia di questo corso d'acqua. Di più fu 
xisalito il Fiume Carren-Leufìi lungo le rive, non potendovisi navigare per 
1 numerosi scogli del suo letto. Così il Fontana riuscì però a constatare un 
fetto importantissimo, e che corregge o chiarisce la carta Fitz-Roy, che cioè 
non il Carren Leufù, ma lo Staleufù, poco lontano più a N. (43^ lat. S.), è 
il Kio Corcovado. Egli, esplorato lo Stanleufù fino alla latitudine 43^ 
16* S. e la long. 44** 16' 33" per 30 chilometri di navigazione, ne 
rilevò il corso, e si accertò che l' altro fiume, il Carren-Leufu non 
si riunisce a quello, ma va direttamente nell' Oceano più a S. presso 
ìa Punta Hualà. Nella posizione sopra determinata con le coordinate, 
la navigatone dello Staleufb, o Corcovado, è resa difficile da una ra- 
pida, che non potè essere superata dalla debole scialuppa montata dal 
Fontana. Ivi il letto del fiume si trova a 400 metri sul livello del mare. 
Esso è ricco di acque, :che gli provengono da sei affluenti superiori, 
v&o solo dei quali viene distinto dagl' indigeni col nome Uncaparia, ed 
^ il principale. Lo Staleufìi scorre su un letto molto sabbioso ed ha 
fe sue rive folte di boschi di iieiggi e di pini giganteschi, raramente 



- 76 — 

interrotti da praterìe, dove furono veduti pascolare buoi selvatici. Poco 
lungi dal fiume s* inalzano montagne elevatissime con nevi eterne. — 
Furono poi riconosciuti e rilevati altri 41 corsi d'acqua di minore impor- 
tanza, tra i quali notevoli il Quemquemtreu, il Maiteu ed il Pichi-Leufu, che 
sarebbe il Chico del Norte, e 6 laghi, finora ignorati. Quanto all' orografia, 
il più importante risultato si è Taccertamento della direzione generale dei 
Monti di Chalila (900 m.) e della Catena o CordilUra della Patagonia 
Australe, che corre invariabilmente da N. a S. per tutta la sua esten- 
sione, fra 41^ e 47*^ di lat. S.. Benché il clima non sia veramente mite, 
anzi rigorosi i freddi invernali, tuttavia il Fontana crede che il suolo 
sia in molte parti fertile ed in generale adatto alla colonizzazione, pur- 
ché limitata di numero e bene assistita dal governo. Intanto sorsero 
già parecchie nuove haciendas, ed un pueblo e colonia alle falde della 
Cordigliera sulle due rive deir Uncaparia presso il confluente collo Sta- 
leufù, tra 43® 50* e 44^ 5* lat. S.. Questa colonia, cui fu dato il 
nome commemorativo di e Valle 16 ottobre >, ebbe assegnata una su- 
perfìcie di 2,000 chilometri quadrati. 

Western rock, uno scoglio presso l' Isola Campana sulla costa 
occidentale della Patagonia, famoso per i suoi disastri, va riportato sulle 
carte, dalla posizione, che gli è assegnata, alla seguente : 49^ 5' lat. S., 
75^ 49' 15" long. O. Green., misurata dal cap. Walbran. 



F. — Oceania. 

La Esplorazione Geologica East nell'Australia Centrale. — H 
geologo J. J. East non appena toccò la costa ad Alice Springs telegra- 
fava sul risultato della sua spedizione. Egli esplorò la regione posta a 
E. delle montagne di Me Donnell Range ed Hart Range fino al 135^ 
long. E. Green., e segui il Fiume Elder, che ivi ha le sue sorgenti, fino 
al 34^ lat. S.. Gli strati di quarzo aurifero, che egli vi scoperse, si 
estendono dalla Catena detta Winnecke Georgia Range (33^ 27' lat S. 
^34^ 3>' ^^Z' ^* Green.) verso N. su un'area della lunghezza di i4»S 
chilometri e della lunghezza di 8 chilometri. Il suolo ha una formazione 
mista di ardesie^ di mica e di gneis porfirico eoa sieniti e doleriti in- 
cassate. La contrada è selvaggia e quasi impraticabile, però ricca di 
boschi abbastanza. Le pioggie periodiche vi durano da novembre a 
marzo. Quanto poi ad altri metalli e minerali in generale VSa^ 
aanunria di aver trovato soltanto qualche traccia di rame» e che i 
co^ detti rubini^ ivi rinv^tuti, non sarebbero altro che granate pseu- 
domcrfe. 

Le Isolr Ke formaao un piccolo gruppo nella llCalesia Olandese, 
fra 131* S5'-i33* 15' lonfiT- E. Green, e 5* io'-6* io' lat. S.. Esse 
furono esplorate nella seconda metà dell'anno 1885 dai fratelli capitani 
G. ed A. Langen, che ora soltanto poterono rendere un esatto e pieno 
conto dei vari lavori eseguiti in quelle isolette. Prendiamo dai Pfocec* 
dings della Società Geografica di Londra le seguenti indicazioni. Le 



^ 77 — 
isole più estese sono due: Nuhuroa o Piccola Ke, e Nulrajand o Grande 
Ke, e si trovano in quest' ordine all' estremità orientale del piccolo Arci- 
pelago; mentre ad O. di esse stanno, o vicine alla Piccola Ke o staccate» 
molte altre isole minori. Fra queste si nota il gruppo delle Pulo Lima 
ad O. ed il Doelah Laut a N. di Nuhuroa. Geologicamente la più 
antica deUe isole è la Grande Ke, dove si trovano prominenze fra 
i 700-1,000 metri sopra il livello del mare, mentre nella Piccola Ke e 
ndle altre non ci sono che bassipiani. Quelle prominenze di suolo con- 
sistono in roccie di formazione vulcanica ; invece il suolo della Nuhuroa 
e delle circostanti è formato di corallo con poca selce e quarzo, e si 
eleva appena a m. 65-70 nell'interno di quella. Un terremoto nell'aprile 
del 1884 pare abbia di molto impicciolita Nuhuroa, dando anche orìgine 
a qualcuna delle isolette circostanti ad essa. Molti sono gli scogli sot- 
tomarini che circondano le isole del Gruppo Ke. Pochi vi sono i buoni 
ancoraggi, come quello di Doelah, e V altro della Baja di Toeal. Alla 
Gfande Ke troviamo Eli ed Haar, rade sufficienti contro i monsoni di 
S.-0. e Vnr contro quelli di £.. Il flusso e riflusso del mare vi è note- 
Tole, raggiungendo in qualche luogo anche 3 metri. Pochi naturalmente 
e dì piccolo corso sono i fiumi in queste isole; però non vi manca 
i' acqua per 1* irrigazione. Dalla metà di dicembre poi fino agli ultimi 
di marzo, per le continue pioggie del monsone sudoccidentale, scendono 
dalle colline dei torrenti, che vanno direttamente al mare, per letti da 
sé fsLtó. Ai primi d' aprile mutandosi monsone, il tempo si fa più bello, 
la temperatura più calda, e la calma alternata da brezze annunzia il 
sopragiungere del monsone di N.-E.. Grosse allora cadono le rugiade 
notturne, di grande nutrimento alla vegetazione, che è in vero meravi- 
gliosa sopra un suolo sterilissimo, come quello corallino. Quanto alla 
temperatura, il termometro segna una media di 22^-26*' R. all'ombra. 
G. Langen osserva che secondo la maggiore o minore porosità del suolo, 
specialmente nella Piccola Ke, l'acqua si presenta più o meno dolce e 
purificata, ed in maggiore o minore quantità; sicché fino a 200 metri 
circa dalla costa essa non è potabile, ma se giunge più addentro dalla 
costa, essa si fa sempre più buona e salubre, perchè più dolce e più 
firesca. L' unico corso d' acqua perenne s' incontra appunto nella Piccola 
Ke (Nuhuroa), di faccia quasi al villaggio Totoat, e scorre in mezzo 
a boschetti di gigantesche mangrovey precipitando fi-a le roccie ivi 
esistenti ai piedi d' una collina. Gli esploratori si recarono a rintrac- 
ciame le sorgenti, che furono trovate nel punto più elevato dell' isola. 
U volume e la singolare freschezza e leggerezza di quelle acque indu- 
cono G. Langen a supporre che ne esista un bacino sotterraneo molto 
profondo, e che questo sia alimentato da sorgenti poste o nella Grande 
Ke o forse anche nella Nuova Guinea. — Nelle Isole Ke si rinvennero 
numerosi indizi linguistici della presenza degl'Inglesi e d'altri Europei, 
come furono i Francesi, prima che vi prendessero possesso gli Olan- 
desi: cosi i nomi, anche di persone, e di oggetti, che ivi sono usati 
come moneta. Però i primi a colonizzarle veramente furono, dice il 
Langen, i Tedeschi, prima non mai conosciuti in quelle acque; quan- 
tunque rimangano sempre sotto la sovranità dei Paesi Bassi, il cui Go- 



-- 78 — 
ventatore, residente in Amboina, conferma le leggi ed i capi degli indigeni: 
Le isole sono divise in parecchi distretti, ognuno dei qtiali comprende 
un certo numero di villaggi col loro territorio. Ogni distretto ha un 
capo supremo, detto all' indiana Rajah. Nove ne ha la Grande Ke e 
nove la Piccola con le minori circostanti; intorno al Rajah si trovano 
nel distretto gli Orang Caja o Consiglieri, un Major o Giudice, un 
Capitano o Generale coi suoi Orang Tua o Capi militari di villaggio, 
ed ultimi i Maringo, Ufficiali di polizia nei villaggi stessi. — Nel 1870 
la popolazione delle Isole Ke era stimata di 21,000 abitanti: 15,000 
nella Grande e 6,000 nella Piccola e minori ; ma il vajolo Tha alquanto 
decimata in seguito; ed il censimento del 1881 Tha numerata 19,456. Un 
terzo circa sono maomettani, e la loro setta aumenta sempre più per opera 
degli Haggi (Santoni), reduci dalla Mecca, con grande danno della colo- 
nizzazione europea; ed anche con pericolo del pieno dominio neerlandese, 
che pur arrecò tanti vantaggi agi' isolani con T introduzione dei com- 
merci e delle industrie. La popolazione delle Isole Ke si può distinguere 
etnograficamente in tre gruppi: i veri indigeni, i Papua originari della 
Nuova Guinea, ed i provenienti dalle Isole Banda. Non manca per6 
un certo numero di immigranti provvisori, come gli operai del Macassau: e 
d'altre parti del Celebes, al servizio della Società coloniale tedesca. Però 
la razza prevalente è sempre la indigena indù. I nativi fabbricano le 
loro capanne su palafitte, per difendersi dall' invasione degl'insetti get- 
tati dai monsoni S.-O.. Sono abbastanza bene costruite, comode nell' in- 
temo, arieggiate e piacevoli esternamente. Un villaggio ne può contare 
da quattro a cinquanta secondo il numero delle grandi famiglie, che lo 
costituiscono. Tutt' all' intorno esso è circondato da un muro di duri 
blocchi di corallo, dell' altezza di 2 metri e della larghezza di 80 cen- 
timetri. Intorno ad ogni villaggio si vede un raggio di terreni coltivati. 
GÌ' indigeni vi hanno abbattuto il bosco, e vi coltivano erbaggi, riso, 
e la palma sago^ che dà loro il principale nutrimento. Anche 1' albero 
del noce-cocco vi è abbondante; ma forma col suo prodotto una pro- 
prietà comune a tutto il villaggio, e non può essere abbacchiato che 
in un dato giorno dell' anno sotto la vigilanza del capo locale. Vi sono 
poi parecchie qualità d'alberi, che danno legname da costruzione, spe- 
cialmente quello che vien detto bajam^ dai Malesi caijo-bessi^ una specie 
del PegU della nuova Guinea, ricercato assai per le costruzioni navali. 
Gli abitanti sono anche abbastanza industriosi nella costruzione di pic- 
cole barche. La madreperla e la tartaruga danno sufficiente esportazione ; 
minore se ne fa della copra. 

L' Isola Navodo o Pleasant-Island fu sottoposta al Protettorato 
tedesco fin dal 16 aprile p. p.. 

L' Isola Savage o Niune fu recentemente occupata dagli Inglesi 
per espresso desiderio degli indigeni. A prenderne possesso si recava 
in quelle acque 1' Ammiraglio Comandante la flotta australe, partendo 
il giorno 2 ottobre da Sydney. Quell'isola si trova nel Pacifico a 19* lat. S. 
e 170^ long. O. Greenwich. 

Un violento terremoto nella Nuova Zelanda, avvenuto il 



— 79 — 
giomo i^ settembre iSSS, arrecò guasti numerosi e gravi in quasi tutti 
i centri abitati dell' isola meridionale ed anche in qualche luogo della 
settentrionale. Erano 22 anni che non se ne sentivano di cosi forti; 
e quantunque non s' abbiano a deplorare vittime umane, pure esso fu 
spaventevole. La prima scossa è stata violentissima. La direzione del 
terremoto variò assai, provenendo prima da N.-£. , poi da S.-O. e da 
£. ad O. 

G. — Regioni polari. 

Il Ghiacctajo di Jakobshavn, nella Groenlandia, non era stato- 
più esplorato, dopoché il Hammer vi penetrava nel 1878. Però questa 
esplorazione non aveva fatto conoscere che una, e non grande, parte 
fi quel grande ghiacciajo. Ora Ch. Rabot vi si avventurava nella pas- 
sata estate, e tra le altre osservazioni ed escursioni, fece anche quella 
del Ghiacciajo di Jakobshavn, penetrandovi 3 km. più addentro del 
ponto, dov' era giunto V altro viaggiatore. f 



IV. — SOMMARIO DI ARTICOLI GEOGRAFICI (1). 



a) IN GIORNALI ITALIANI 



Club Alpino Italiano. — Torino, novembre-dicembre 18S8. 

Prima ascensione del M. Camìcia (Gran Sasso d'Italia), di Z**. Ugolini. — Lo 
scoscendimento di Bracca in Val Serina, di T. TaroMelli. — Punta Grande-Hoche 
e Punta OoCesse, di C Colemia. 

Lt* Esploratore Commerciale. — Milano, dicembre 1888. 

La Provincia di Santa Fi nell'Argentina ed il suo primo censo generale, di C. 
G, Tom — Il bambè, di U. Ugolink — Il commercio italiano con Giava. — Il 
cap. Casati, da lettera di V. Filonardi. 

Società Meteorologica Italiana. — Torino, novembre 1888. 

Terremoti nella Romagna toscana. — Eruzione alle Filippine, di Ricci. — Va* 
loci magnetici di Hong-Gong, di Dtnsuz. — Le acque di Fiumecaldo sul versante 
xneridìoDale dell' Etna, di Gu9Mnti. — Determinazione dei valori assoluti degli ele^ 
Bienti magnetici in Italia, di Denza: recensione. — Sopra una periodicità di circa 
ventisei giorni nei fenomeni temporaleschi, di Bezold: recensione. 

RjEALE Accademia dei Lincei. — Roma, x8 novembre, 2 dicembre 1888. 

Come veramente - si chiamasse il Vespucci, e se dal nome di lui sia venuto quello 
del Nuovo Mondo, di G. Covi. — Notizie d' Italia estratte dall' opera Sihàb addin 
'al Umait, di C. Schiapartllù — Scoperta del Rivus herculaneus, di Lanciani. — 
Svila condizione dell' emigrazione italiana, di L. Bodio. — Nuovi documenti relativi 
affai scoperta dell* America, di G, Govi, — Immagine deformata del sole riflesso sul 
e dipendenza della medesima dalla rotondità della terra, di A. Ricco. 

(1) Si legistiano i soU articoU geografici dei giornali pervenuti alla Sodetà. 



— So — 
NaovA Antologia. — Roma, i** gennajo 1889. 

Stanley alla ricerca di Emin Pascià, di J^. Cardifft, 

Bollettino del MtNiSTERO degù Affari Esteri. — Roma, otto* 
bre 1888. 

Relazioni commerdali fra Trieste e Massaua, di G, Pio di Savoja, — Statìstiche 
^ella Colonia dell' Australia Meridionale, di Fed, Wrighi. — Commercio e naviga- 
2Ìone della Birmania dal 1° aprile '87 a 31 marzo '88, di G, B, Sacchiero. — Re- 
lazioni sul commercio e la navigazione della Repubblica del Salvador, di C, LiberH^ 

— Notizie sull' industria nella Provincia di San Paolo, dell' avv. C Croce, — Cenni 
sul commercio di Singapur, Penang e Malacca, con tavole statistiche, di P, de Goyztuta. 

— Cenni sul commercio ed agricoltura della Palestina nel 1887, di B. Atomo, 

Marina e Commercio. — Roma, 2> 9, 16, 231 30 dicembre 1888. 

n bilancio granario dell' Europa. — Emigrazione. — Una nuova via commer- 
ciale verso la Siberia. — Centenario della navigazione a vapore. — Il Canale di 
"Corinto. — Il commercio della Corea. — Movimento nel Pono di Marsiglia durante 
Tanno 1887. — Risveglio del commercio marittimo, di G. B. Beccari, — Il com* 
mercio di Salonicco. 

Bullettino del Vulcanismo italiano. — Roma, gennajo-maggio 1888. 

Relazioni del vulcanismo^ con la storia, l' industria, 1' arte e le bellezze naturai; 
in Italia, conferenza del prof. M. S. de Possi, 

Rivista Marittima. — Roma, dicembre 1888. 

Lo sviluppo delle colonie tedesche, di Af, G.. — A' traverso i ghiacci della 
"Groenlandia, di G. M., — Grandi profondità oceaniche. 

La Nigrizm. — Venona, novembre-dicembre 1888. 

La confraternita El-Sanussi ed i nostri prigionieri di Chartum. — Il Pascià 
Bianco. — Costumanze di Gebel Nuba. 



b) NELLE RIVISTE SCIENTIFICHE ESTERE 



SociÉTÉ DE Géographie. BuUetin et Comptes-rendus. — Parigi, luglio-set- 
tembre, e 16 novembre 1888. 

Viaggio d' esplorazione attraverso il Sahara occidentale e nel mezzogiorno del 
JMarocco, di C. Douls (con itinerari). — Nuove ricerche suU' origine del nome « Ame- 
rica », di G, Marcou, — Risposta alla lettera del generale Walker, di y. L. Du- 
treuil de Rhins (con schizzo). — Studio della distribuzione geografica e della den- 
sità della popolazione in Francia, per comuni, di V, Turquan (con saggio di una 
carta demografica). — Nota sullo studio sottomarino dei laghi di Scozia, di P, Chaix, 
— Su Bammaco (Alto Niger) e paesi circostanti, del capitano Conrad (con cartina 
topografica). 

Revue Francatse de l'Étranger et Exploration. — Parigi, i, 15 
dicembre 1888. 

Viaggio in Russia, di P. Courriere (continuazione). — Determinazione dei con- 
fini del Tonchino (con carte). — Al Canada e tra i Pellirosse: le Montagne Roc- 
ciose (continuazione), di G. Demanche, 

SociÉTÉ DE Géographie commerciale. — Parigi, i, 1888-89. 

Un' esplorazione commerciale al Laos, di C, Gauthier (con carta). — - Parigi 

porto di mare, di P, Branda, — Da Masindrano a Fianarantsoa nel Madagascar, 

.note d'un viaggiatore E, P„ — Al Picco di TenerifTa, note di viaggio e commerciali, 

^i E, Cotteau, 



— 8i — 
RE^dE D£ Géographie. — Parigi, dicembre 1888. 

HuAboi geografo, di B, Aueròach. — La missione di Stanley e le imprese enro' 
^ee n^' Africa centrale, di A. Burdo. — Manresa e Cardona ; la montagna di sale,. 
di A* JLmnck. — La morte del generale Prscevalski, di Venueov, — Viaggio ano- 
nimo e inedito di un giansenista in Fiandra e Olanda (1681), di Ch, FiervilU (con- 
tinuazioiie). — H paese dei Mattres in Provenza, secondo VattUr tt Ambroyse, 

KjCVUE GàOGRAPHlQUK INTERNATIONALE. Parigi, giugnolugUo 1888. 

X^e cure di livello in statistica, di Z. Z. WauthUr» — La fotografia astronomica, 
é\ y. Janssen, — L' amministrazione ed il commercio francese nel Protettorato dr 
Xanisia (oontinnazione), di P, Brousset — H commercio di Madagascar nel 1888. 
— n mio ultimo viaggio da Lado a Monbntù, del dott. Schnitster (Emin Pascià). — 
n Sacino deir Orenoco (fine), di Chaffanjon. ^ La spedizione austriaca al Congo 
(fine), di O. Lens, — Sette anni nell' Africa centrale (fine), di Junker, — Viag|^o 
SD* Isola Stai&, di Ch, Hargot, 

\mtL GtobRAPHiE. — Parigi, 29 dicembre 1888. 

L'Asia centrale, di A, Bitrine. — Istituto Geografico internazionale. — Diritti 
della Francia sul territorio compreso fra il Tapanahoni e l'Ana. 

Rsv^uE DES Deùx Mondes. — Parigi, 1^ gennajo 1889. 

n Sahara, di /». de Tchihatchev. 

Le Tour du Monde. — Parigi, 18, 15 dicembre 1888. 

"Viaggio, alle sorgenti dell' Orenoco, di y, Chaffanjon. — Viaggio tra i Benadir,. 
Somali e i Bajnn (1882-83), di G. RtvoiL 

Revue Maritime et Coloniale. — Parigi, ottobre e novembre 1888. 

Jtfìssione scientifica del Capo Horn (1882-83): storia del viaggio, di Z. P^ 
Afarfial (oontinnazione). — Una spedizione dimenticata, alla [ricerca di Lapérouse, 
di GaèrUl Marcel. — Precedenti e stato attuale del servizio dei cronometri nei la- 
vori idrc^rafid della Marina firancese, dell' ing. Pellet de t Isle, 

SociÉffi Ramond d'Explorations pyrénéennes. — Parigi, luglio-set- 
tembre 1888. 

Stadio mineralogico e geologico su Ponzac, di Ch, L. Prossard, 

SocitTÉ d' Anthropologie de Paris. — Parigi, aprile-luglio 1888. 

Risposte al questionario di sociologia ed etnografia per la Nuova Guinea, spe- 
òalsnente al Golfo di Geelwink (Golfo di Doreh ed Isola Rhoon), di Z. Bink. — 
L.a disposizione dei menhir nel Morbihan, e loro definizione, di P. Gaillard, — I dol" 
wetn di Kergo a Camac (Francia), dello stesso, 

SocrtTÉ DE G£0GRAPHiE DE Lyon. — Lioue, settembre-dicembre 1888. 

La Siberia orientale ed i Monti Stanovoi, di G,\ Martin, , — La navigazione 
xDtcma in Francia e nei paesi germanici, dell' ing. A, Liger, 

SociÉTÉ DE Géographie commerciale de Bordeaux. — 19 novqmbre^ 
3 dicembre 1888. 

La Charente industriale (seguito), di A, Dumatet. — Nota storica sul Meicong; 
— Tcaveisata della Groenlandia fatta dalla Spedizione Nansen, di Nils Woll, — Le 
piante ntìli dell' India (continuazione), di Grisard e Vanden-Berghe, 

Sociét£ de Géographie de Lille. — Lilla, novembre 1888. 

La àXXk d' Ypres ed il Monte Kemmel. — Attraverso i Grigioni, di E, Guillotf 
(contianazione e fine). 

ScciÉTÉ LANGUEDoaENNE DE GÉOGRAPHIE. — Mompellieri, luglio-set- 
tembre 1888. 

H Congresso Nazionale di Geografia : X sessione, di P, Converi, — La seconda 
izione svedese alla Groenlandia, di A. L. Nordenskjold : studio di Z. Mala* 



— 82 — 

-vialle, — I gorghi del Fitune Tarn nel luogo detto V Antica Mompellierì, oonferenai 
di A» Mortela — Sei settimane a Roma, di E, Levasseur. 

SoaÉTÉ Df GftOGRAPHXE COMMERCIALE DU Havre. — NoTembie^- 
cembre 1888. 

L' Isola di Sabbia, del capitano Stuart-Fosiord, <— Creazione d' un UfEcio Nau- 
tico, di P, Loiseau, — Nota sulla presenza dell' industria paleolitica sulla costa del- 
l' Havre, di G, Romain, ^ — L' Australia, del bar. Michel, 

SociÉTÉ DE Géographie DE TouRS, — Sette mbre-ottobre-Dovembre 1888. 

Alla costa occidentale dell' Africa, di Th, Westmark. — Una giornata al Mes- 
sico, conferenza di A, Trochon, — Note sul Giappone (continuazione). 

SociÉTÉ RoYAL Belge de Géographie. — Braxelles, settembre-otto- 
bre 1888. 

Gli Arcipelaghi delle Isok Filippine, di Ch. D' ffoMe-SUenkuyse. — L* Italia sul 
Mar Rosso. — Il Basso Congo, di F. Vandevelde, — Colonizzazione ed esportazione, 
•quarto articolo di y, Peltzer, 

Le Mouvement Géographique. — Bruxelles, 9, 30 dicembre 1888. 

La conquista del Congo: storia di dieci anni (1878-88) con 4 carte, di A, J, 
ìVauters, — Le ultime notizie di Stanley, Emin e Casati. — Il Lago Iki e il Lago 
Lincoln, di D. Kaltbrunner, — La strada ferrata sud-americana. — Sviluppo della 
flotta commerciale di Amburgo. 

L*Afrique explorée et civilisée. — Ginevra, dicembre 1888. 

' H progresso in Tunisia. — Lettera dal Zambesi, di D, yeanmaireU 

Revista de Geografia comercial. — Madrid, 30 novembre, 15 di- 
cembre 1888. 

L' immigrazione spagnuola nelle Filippine. — L' Isola della Paragua, secondo 
F, Carga'ArgiUlUs (continuazione). — Le colonie agricole penitenziarie in Ceuta. 
— Il Sahara occidentale. — Il Figuig ed il confine algeiino-marocchino. — La Pro- 
vincia di Santander (continuazione). — Importanza ed avvenire delle Isole Marianne, 
secondo A, Marques, -> Lo Stato Indipendente del Congo. 

SociEDAD Geografica Argentina. — Buenos Aires, novembre 1888. 

Le lagune dell' Iberà, loro estensione, ramificazioni e comunicabilità coi Fiumi 
Corrientes e Mirìnay, di V. Virasoro (con carta). — Esplorazione della Patagonia, 
di Z. G, Fontana, 

Gesellschaft fùr Erdkunde z\3 Berlin. — Berlino, 3 novembre 1888. 

Paese ed abitanti nell' antico e nel moderno Egitto, del prof. R, Vircow. — 
Popolazione e industria commerciale in Morea, del dott. A, Philippson, 

Dr. A. Petermanns Mitteilungen. — Gotha, 27 novembre 1888. 

Il* paese dei Bascilanghi di H, Wissmann (con carta). — La regione costiera da 
Natal a Pondo nei riguardi economici, di F, Hertwig, ^•— La strada da Blumenau a 
Curitibanos, del prof. dott. H. Lange (con schizzo del Rio Itajahi). 

Das AdSLAND. — Stoccarda, 3, io, 17 e 24 dicembre 1888. 

Le Alpi Australiane : M. Cosciusco, di R, v, Lendenfeld. — L' Alasca artico, di 
W, Z. HoTvard (fine). — Cose viste in Bosnia ed Erzegovina, di Rittner Liiitek 
(continuazione). — La Piccola Russia, conferenza di E* Velmar-Morgan, — Costru- 
zioni di ferrovie alle Filippine. — Statistica demografica della Russia nel 1885, del 
dott r. G'àhUrL — Viaggio per il Cashmir e Ladak (fine). — Il Porto di Nuova 
York : impressioni di viaggio, di Rittner Luòeck. — Ddla Transilvanìa. — Una spe- 
dizione scientifica al M. Mulai e tra i Carin Ajai. — Schizzi dell'America setten- 
trionale. — Un viaggio per un fiume dell' Indie, di A* Brau», — Un viaggio per 
posta attraverso la Siberia, di G, KortmH, ^ 



■^\ 



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s 



\< 



— 8S — 

DsuTscffi RtTNDscRAa rflR Geographie und Statisttk. -^ Vienaa» 
gennajo 1889. 

CosTtnazioiii con Stanley, di PaoU Mantegasua, — H Jutland, II, di /*. v, 

BiBwelé, — Le Tie di comunicazione a servizio del commercio mondiale, di A, 

foca. — Dimore dei Germani nel paese descritto da Tacito neUa sua < Germania »» 

(con una cauta), del dott. II. Bottgtr, ^ La lingua tedesca nel Brasile meridionale, 

dd dott F. BreiiaOack. 

Deutsche KoLONiALZEiTUNG. — Berlino, 1, 8, 15, 22, 29 dicembre 1888. 

L'agitazione per Emin Pascià. — Il salvamento degl'impiegati di Leva-Lindi 
(con iUnstnzioni). — Kiloa ai tempi dei Portoghesi (150S-1698). — Vicariato apo- 
stolico snl Lago Nianza. — Sulle condizioni del Togo. — Il blocco della costa di 
Zinàbar. — Vita tedesca, del luogotenente Schmid (con carta). — Gli avvenimenti 
d' Africa. ~ Emin Pascià prigioniero ? — Colonie tedesche ed inglesi, di C, Blind. 
n blocco delle coste orientali dell' Africa : altre notizie e considerazioni. 

GeoGJUPBiscHE Nachrichten — Basilea, i, 15 dicembre 1888, 1 gen- 
Dajo 1889. 

Dalla vita popolare briaca, di S. Zurlinden. — La questione dell'incanalamento, 
in gallerìe, del Ren'o, di y. S, Gerster. — Traversata della Groenlandia. — Le ri- 
cerche fisiche nei laghi della Svizzera. — L' ufficio svizzero d' emigrazione e le So- 
cietà Geografiche della Svizzera. — Esplorazioni nell' Australia occidentale. — La 
regione di Catanga nell'Africa centrale. — Colonizzazione francese. — La Missione 
di Basilea. 

(EsTERREiCfiiscHE MoNATSSCHRiFT FÙR DEN Orient. — Vienna, 15 no- 
vembre 1888. 

n Buddismo, di lì,. Feigl, — La nave austriaca « Albatros > nell' Africa occi- 
Afslaùt, — Acclimatizzazìone del cavallo nell' Africa meridionale, di Merenski, 

Zbtschrift fCr wissenschaftliche Geographie. — Weimar, VII, i, 1888. 

Studio sulle alterazioni di livello dei littorali, di A. P. L, v. Langeraad* — 
n medio Isonzo e il rapporto che ha col Natisone, di O. Gumpreekt, — Base d'ero- 
sioae e spostamenti del mare, di V. ffilòer, — Un' opinione inglese sulF inseg&a- 
ax&to ddla geografia, di Levin, — Saggio sul significato dei nomi geografici, etno^ 
gufici e patro&imici, di Nokr. — Studi orometrici relativi all' esplorazione della Ca- 
tena del Kaiserstuhl, di Z. Neumarm, 

K. K. Geologtsche Retchsanstalt. — Vienna, 6 novembre 1888. 

L'Isola Sihirica fra Zvanovitz e Voderad in Boemia, di F, Kat%tr, — Per la 
regolarizzazione dei fiumi, di J. PaUuki, 

AyrHROPOLOGiscHE Gesellschaft in Wien. — Vienna, IV, 1888. 

Le necropoli nella WaUburg di S. Michele d' Adelsberg in Camiola, del dottore 
M, H^erms, — Materiali etnografici del Luson settentrionale, del dottor Aless, 
Sckadenierg. 

Kldrajzi KdZLEMÉNTEK. — Bollettino della Società Geografica Unghe- 
rese. Budapest, fase. 7, 8 del T. XVI, 1888. 

Una nuova proiezione generale delle coordinate geografiche, di facile e precisa 
castrazione, di Ad, v, Tóth, — Székely Udvarhely, di Alò, Laukò^ — H Monte 
Ketjezàt, di G, Teglas, 

KoN. Danske Videnskabernes Selskabs. — Copenhagen, aprile*giu- 
gno 1888. 

Nota snll' uso delle coordinate nell' antichità e sull' invenzione di questo mezzo 
scientìfico, di H. G. Zeniktn. 

Kov. Nederlandsch Aardrukskundig Genootscha?. — Amsterdam, 
fase. 2, 7. IO, 1888. 

La linea di oo&fiae del Wallace ed il confine continentale nell' India insulare» 
^ R. SekmUng. — La concatenazione tra il Golfo di Mac-Clner, la Baja di Geelvin 



— 84 — 

e la Rada di Argoeni, del prof. C. M. Kan, — Timor ed i Timoresi, di H, Zonderv^ 
(fine). — Esplorazioni nel Bacino del Beneden-Ketaun ed nn' escursione di quattro 
giorni nei Lebong, di H, y, A. Raerdt van Oldenbamevilt (fine), con quattro tavole. 

— Surinam. — Altre notizie di Van der Kellen tra i Casing e Mulondo, di P. ^ 
Veth» — Lettera del H. F. C. Ten Kate da Zuni nella Nuova Messico. 

RoYAL Geographical Society. — Londra, dicembre 1888. 

n Delta del Niger, di H, yohnsion (con carta). — Le Isole Kei o Ke, del ca- 
pitano G, Langen (con carta). — Nota sull' azione conservatrice dei ghiacciai, di 
Douglas W, Fresfield. 

The ScoTTisH Geographical Magazine. — Edimburgo, dicembre 1888. 

I lati storici della geografia indiana, discorso inaugurale di ÌV, Wilson Humter 
(con carta). — Irrigazione naturale e artificiale in Samarcanda e Bochara, di V^ 
Dìngelstedt, 

The Canadian Institute. — Toronto, ottobre 1888. 

Mammiferi del Canada, di y. B, TyrreU, — Sviluppo del linguaggio, di ff. Haie^ 

— Dialetto francoKranadese, di y. Squatr, 

Sqence. — Nuova York, 23, 30 novembre, 7, 14 dicembre 1888. 

Sulla questione dell' imboschimento e della precipitazione delle piogge. — Anemo- 
metri costanti, di C. F. Marvin. — I rilievi sul terreno, loro specie e fini, secondo 
Af. Baker, — La strada ferrata dell' Obi. 

Nature. — Londra, aa, 29 novembre, 6, 13, 20 dicembre 1888. 

Le fondamenta della crosta terrestre, del prof. G. B, Bonney. — Botanica di 
di Socotora. — L' ambra, nota di A, B. Afeyer. — Sulle condizioni meccaniche di 
uno sciame di meteoriti, II, del prof. G. H. Darwin, — Altre note suU' ultima eru- 
zione air Isola Vulcano, del dottore H, y, yohnston-Lavis. — Il quarto viaggio di 
Prscevalski nell'Asia centrale. — La luce zodiacale, di O, T, Sherman, — Il Tama- 
ra© delle Filippine, di P. M, Heude ed H, Evereti, — I più antichi ritratti delle 
razze umane, di IV. M, Flinders Petrie, -- Vulcani terziari della Gran Bretagna, del 
prof. A, H, Green, — La teorìa del movimento planetario, secondo il dottore O, 
Dniobek {R, B,), — I risultati zoologici della spedizione « Challenger *. — Carte e 
segnali delle tempeste, di y y. Murphy, — Movimenti del sistema solare, di 0, Stone. 

— Esplorazioni medioevali provenienti dall' Oriente asiatico, studio di E. Bretschneider 
(recensione). — Le scogliere di corallo della , Penisola del Sinai, di G. Walter (re- 
censione). 

RoYAL Society of New South Wales. — Sydney, XXII, i, 1888. 

La distruzione delle foreste nella Nuova Galles del Sud, e suoi effetti per la 
precipitazione acquea nei fiumi e sulla pioggia, di W, E, Abbot, — Nota su certi mi- 
nerali e loro località nei distretti settentrionali della Nuova Galles del Sud, di D, A, 
Porter (con una tavola). 

Il Brasile. — Rio Janeiro, 15 novembre 1888. 

Una seduta dell' Istituto Storico e Geografico Brasiliano. 

I. Società Geografica di Russia. — Zapìski (Memorie). — Pietro- 
burgo, 1888. 

Osservazioni meteorologiche^ economiche e rurali in Russia nel 1885 e nel 1886, 
di Vojeicov, — L'assodamento e l' imboscamento dei terreni di sabbia volante nella 
Europa meridionale, di Rauner, — Racconti demonologìci dei Chirghisi, raccolti e 
tradotti da M. Miropiev, 

' — Isviestija (Notizie). — Fase. I del tomo XXIV, 1888. 

Escursione invernale dal confine del Gas, di N. Prscevalski, — Viaggio attorno 
al Turkestan cinese e lungo il confine settentrionale del Thibet (con carta), di Ji^eri. 

— Isviestija (Notizie) della Sezione della Siberia Orientale, della I. So- 

cietà Geografica Russa — Ircutsc, fase. 2 del tomo XIX, 1888. 

Prima aggiunta alla lista delle piante nel Governo dell' lenissei, di Prein yàcov, 

— Dati per la statistica del commercio e industria della città ài Jrcutsc, di Ciud- 
povski. 



I. — ATTI DELLA SOCIETÀ 



\ 



A. — Adunanze del Consiglio Direttivo. 



i) £siratì» dei p-ocesH verbali. 

w 

Seduta del s g^f^^o iSSg. — Presenti il presidente march. Notnli^ 
ViUllescMf il vice-presidente Mahano, i consiglieri Blasema^ Càrdon, 
Gatta^ Lupacchwli^ Ptllaux^ Porena^ Salvator i^ Tacchini ed il segretario 
generale. 

Per la convocazione dell'Adunanza generale amministrativa pre* 
scrìtta dall'art. 32 dello Statuto sociale è fissato il giorno 27 gennajo^ 
col seguente ordine del giorno: 

1. Relazione dei Revisori per i Conti dell'anno 1887. 

2. Relazione della Presidenza sui Conti dell'anno 1888. 

3. Nomina di due Revisori per i Conti dell'anno 1888. 

4. Proclamazione di nuovi Soci d'onore e Corrispondenti. 

5. Elezione di tutte le cariche sociali, in conformità dMì! articola 
transiiorio dello Statuto approvato nell'adunanza del 5 febbrajo 1888. 

n presidente propone la nomina di una Commissione per i premi 
e le onorificenze annuali da conferirsi. Il Consiglio approva, deferendo 
al presidente la designazione dei membri. La Commissione resta com* 
posta dei consiglieri Blasema, Lupacchioli e Porena. 

D march. Giacomo Doria ringrazia colla seguente lettera per il 
sussidio dietro sua proposta accordato dalla Società al viaggiatore na< 
toralista Leonardo Fea: 

Genova, 23 novembre 18S8. 
Illustrissimo Signor Presidente, 

e Devo esprìmere alla S. V. IH. ma i più vivi sentimenti di rìcono- 
scenza per il nuovo sussidio di Lire mille, che il Consiglio della So* 
defcà Geografica Itab'ana ha voluto accordare al sig. Leonardo Fea, il 
quale trovasi attualmente nei paesi dei Carens (Birmania). 

< Senza l'appoggio materìale e morale dell'Illustre sodalizio, che Ella 
presiede con si nobile iniziativa, le esplorazioni del nostro bravo viag- 
giatore non sarebbero state possibili. 

e Come suo rappresentante e finché il Fea stesso non lo possa fare 
£ pioprìo pugno, le rìnnovo, Egregio Signor Presidente, l'espressione 
deQe più sentite grazie ». 



— Só- 
li prof. E. Giglioli ringrazia per alcune pelli offerte in dono dalla 

Società Geografica al Museo Zoologico di Firenze. 

Nei soliti modi sono poi inscrìtti i nuovi soci : Protonotarì dottor 

Giuseppe, Roma (propon. Cardon e Dalla Vedova); Biblioteca militare 

del Presidiò di Cagliari (Pelloux e Gatta). 

Seduta del ig gennajo jS8g. — Presenti il vice-presidente Maivano^ 
i consiglieri Cardon^ Gatta^ Huffèr, Lupacchioli^ Porena e il segretario 
generale. 

Presiede il vice-presidente Malvano, che presenta il conto rendite 
e spese ed il bilancio patrimoniale della Società per Tanno 1888, dando 
lettura della relazione che Taccompagna. Dopo alcuni schiarimenti, i 
conti sono approvati (i). 

Il Consiglio delibera che, seguendo le consuetudini degli anni scorsi, 
siano ammesse anche per le prossime elezioni generali le schede in 
tutto od in parte stampate. 

Il còns. Porena riferisce sulla proposta della Commissione per i 
premi e le onorificenze sociali. Dati alcuni schiarimenti sul lavoro della 
Commissione, le proposte sono approvate. 

Quanto ai Membri corrispondenti, la Commissione ritiene che non 
sta utile ridurre gli effetti di tale nomina alla semplice proclamazione 
ed all'invio del diploma; e che sarebbe consigliabile di adottare im 
provvediménto, per il quale si stabilisca e si agevoli la corrispondenza 
dei 'medesimi colla Società. Sarebbe quindi da deliberare, che ai Membri 
corrispondenti fosse inviato gratuitamente per un certo periodo di tempo 
il Bollettino sociale; e che la spedizione possa essere continuata anche 
in seguito a quelli fra i Membri corrispondenti, che nel frattempo ab- 
biano inviati contributi apprezzabili al Bollettino sociale. 

Anche questa proposta della Commissione, dopo breve discussione, 
in seguito alla quale è fissata ad un triennio la durata dell' invio, 
è approvata. Di tale disposizione sarà data parte immediatamente a tutti 
i„ Membri corrispondenti. 

I nomi degli esploratori, cui furono conferite le due grandi Me- 
daglie d'oro del Premio Re Umberto, e dei nuovi Membri d'onore e cor- 
rispondenti saranno proclamati nella prossima Adunanza generale. 

È deliberato che la Società Geografica sia inscritta fra gli aderenti 
al prossimo Congresso geografico internazionale di Parigi, nella cate- 
goria dei. Membri donatori. 

Esaminata la dimanda che Ting. Bricchetti-Robecchi inviò dal- 
marai: per essere fornito di parecchi istromenti di osservazione, il Con- 
siglio approva, e viene autorizzata la Presidenza a provvedere. 

Sono pervenuti alla Società i seguenti doni: 

Marinelli G,: La Terra, trattato popolare di geografia universale. 
Milano, dott. F. Vallardi, 1889. Disp. 165, 166, 167, 168 (dono del- 
l'editore). 



(i) Vedi a pag. 90 del presente fascìcolo. 



_ 87 — 

Dvreùene generale delT Agricoltura: Carta idrografica d'Italia: Emilia. 
Rema, Botta, 1888. Voi. 2 di pag. 280 e 70 con 22 carte idrografiche^ 
dell'Emilia, Liguria e Lombardia (dono del Ministero di Agricolttmi, 
iadoslm e Commercio). 

,Bri£chitH-R0b€cchi ing, L.: Lettera dall' Harar in 6 nnmeri del 

Giornale e H Fatriotta » di Pavia (dono della Direzione del Giornale). 

Jkism prof, P,: Le temperature nelL' Emilia, nella Lombardia e nel 

Veneto: Memòria. Bologna, Gamberini e Parmeggiani, i888.- Op. ^ 

pag. 36 in 8° grande (dono dell'autore). 

Ceccketti B.: Gli Archivi della Regione Veneta, (i 820-1880). Ve- 
nezia, KaratoTÌch, x88i. Voi. 3 di pag. 480-561-296 con tavole. -^ 
L/Atcìùvìo di Stato in Venezia negli anni 1 876-1 880. Venezia, Nara^ 
tovich, 1881. Voi. di pag. 276. — Statistica degli Atti custoditi neHa 
Seaone notarile. Venezia, Naratovich, 1886. Voi. di pag. 519 con 24 
tawde. — n R. Archivio Generale di Venezia. Venezia, Naratovich, 
1873. Voi. di pag. 471 con 3 tavole e 4 piante. — Sala diploma- 
tica Regina Margherita. Venezia, Natatovich, 1880. Voi. di pag. 174. 
— Bolle dei dogi di Venezia. Venezia, Naratovich, 1888. Fase, di pa** 
pne 36 con 7 7 figure. — Dizionario del linguaggio archivistico veneto. 
Saggio. Venezia, Naratovich, 1888. Fase, di pag. 74. — Catalogo della 
Ubteria l^slativa e di amministrazione nell'Archivio di Stato in Venezia. 
Venezia, Naratovich, r88o. Fase, di pag. 160. — Elenco degli Statuti 
a pexma e a stampa nell'Archivio di Stato in Venezia. Ven«ia, Nara- 
tovich, 1880. Fase, di pag; 25. — Fadovan V,: Le monete della* Re- 
pubblica Veneta dal IX al XVIII secolo. Venezia, Visentini, 187^. 
VoL di pag. 170 (doni del R. Soprintendente degli Archivi Veneti di 
Stato). 

Dhisione Industria, Commercio e Credito: Appendice al Bollettino 
scfoestrale, ecc. Roma, Botta, 1888. — Statistica dei debiti comunali 
e provinciali per mutui al 31 die. 1885. Roma, Elzeviriana, 1888.—- 
Aimafi di Statistica: Saggio di Statistica delle mercedi; Statistica indu- 
striale. Fase. XIV: Cremona. Roma, Eredi Botta, 1888. Voi. 2. — Bol- 
lettino n. 14. Roma, Botta, 1888 (doni del Ministero di Agricoltura, 
Industria e Connhercio). 

Cortese ing. E,: Sei mesi al Madagascar: note di viaggio e ricordi. 
Roma, Società geografica italiana, 1888. Voi. di pag. 192 in 8^ grande 
con carta (dono dell'autore). 

Paladini dott. E,: Propósta per la consacrazione di uno splendido 
nninimiento, ecc. alla memoria del Re Vittorio Emanuele II ecc. Roma, 
Tip. Naz. Reggiani e Soci, 1889. Fase, di pag. 48 con carta celeste 
(c^pno dell'autore). 

Mense dott F.: Rapport^sur TÉtat sanitaire de Léopoldville de no- 
vembre 1885 à mars 1887. Bruxelles, A. Lesigne, 1888. Fase, di pag. 44 
(dono del Dicastero dell' Interno dello Stato Indipendente del Congo). 
Busin prof, B, e Aitar d P.: Osservazioni meteoriche fatte in Italia 
nel 1885. Annali dell'Ufficio Centrale Meteorico e Geodetico italiano. 
Sèrie seconda. Voi. VII. Parte II. Roma, Tip. Metastasio, 1888. Voi. di 
;: 671-271 in 4** (dono della Direzione dell'Ufficio). 



^ 8« — 

Asbóth G. de: Bosnien und die Herzegowina: Reisebilder undStudien* 
Vienna, A. Holder, 1888. Voi. in 4^ di pag. Xn-488 con tavole ed 
illustrazioni nel testo (dono dell'autore). 

Maraleda,J, de^ y Maniero: Esploraciones jeograficas e hidrograficas» 
Santiago del Chile, Tip. Nazionale, 1888. Voi. di pag. 533 con cart& 
(dono del sig. F. Vidal Gonnàz).. 

Dir estone generale delle Gabelle: Bollettino di legislazione e stati- 
stica ecc. Dicembre 1888. Roma, Botta, 1888 (dono del Ministero delle 
Finanze). 

Bartolt prof. A.: I Codici Palatini nella Biblioteca Nazionale di 
Firenze. — Prof, MaMxatinti: Inventari dei manoscritti italiani nelle 
Biblioteche di Francia. — Paoli prof, C: I Codici Ashbumhamianr 
della Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze. Fase 2^. — Biagl 
doti, G,: Indice del € Mare Magnum > di F. Marucelli. Volumi 4 di pa- 
gine 79-730-79-LVI-338 (dono del Ministero della Pubblica Istruzione). 

UAlmonte y Muriel E,: Isla de Luzon 7 sus adyacentes (1883)* 
Madrid, J. Mendez, 1884. Grande carta corografica in 4 fogli (dono 
del Ministero delle Colonie della Spagna). 

Brussali G, e Sevasly M,: e' Le Hajasdan » periodico armeno. Nu- 
meri 3-4 Londra, 1889 (dono della Direzione del Giornale). 

Meneghini prof, G,: Paleontologia deiriglesiente in Sardegna. — 
Canevari JJ/*..* Contribuzione alla Fauna del Lias inferiore di Spezia^ 
Memorie per servire sClla descrizione della carta geologica dell' Italia. 
Firenze, Barbèra, 1888. Voi. Ili, p. Il, pag. 224 con tavole (dono del 
R« Comitato geologico italiano). 

Fabrello cap, G.: Sul Congo. Vicenza, Tip. Commerciale, 1889* 
Op. di pag. 8 (dono dell'autore). 

— e Districto de Laurengo Marques >: Giornale ebdomadario. 
Lorenzo Marques, Tip. Wager Russel, 1888. 3 fogli (dono della Re* 
dazione). 

Issel A. e Gaehkr E,: Carta topografica di parte della Liguria e 
della Provenza per lo studio del terremoto 1887. Genova. A. Donath, 
1889. I foglio. — Corbellini A.: Nuova pianta della Città di Genova» 
Genova. A. Donath, 1889. i foglio. — Gaebler Ed,: Carta della Li- 
guria e Provincie limitrofe alla scala di i: 200,000. Genova. A. Donath, 
1889. 2 fogli in cromolitografia (doni dell'editore). 

Scarfoglio E.: Stanley ed Emin Pascià: Conferenza. Napoli, Tip. 
Giannini e F., 1889. Op. di pag. 60 (dono dell'autore). 

Levasseur E,: La superficie et la population de l'Ethiopie. S. D. 
(dono del comm. L. Bodio). 



B. — Adunanze della Società. 

Adunanza generale amministrativa del 2j gennajo i88g. 

Presiede il marchese F. Nobili- Vitelleschi. 

Sono presenti i soci : F. AgugUa ; G: Angelini (con procura dei 
soci G. Taglierini, L. Farina, R. Cadorna, A. De Camondo); L. Bre» 



— 89 - 
ganze (G. Berche^ E.' Bomo, L. Schiaparelli, P. Pavesi) ; E. Bertino 
(D. Pantanella, G. Perpetua, G. Pennesi, F. Giordano) ; R. H. Bud- 
den;F. Canali (G. Caramagna) ; F. Cardon (L. Bertolini, G. de Maf- 
fbtDs) ; A. Carraccio (C. Monari, L. T. Belgrano, G. B. Luciano, C 
€iod) ; C. Cerniti (M. Cerrutì, C De Amezaga, Biblioteca d' Imola, 
W. Hufler) ; G. A. Colini ; G. Dalla Vedova (G. Romiati, B. Clementi, 
L PclloiB^ U. Barbolani) ; A. De Falkner ; G. Desideri (E. Cave, T. 
Mignone, P. Ghera, D. Palumbo) ; L. De Vito (G. B. Bellati, C. S. 
Festa, Camera di Commercio di Trapani, O. Baratieri) ; G. E. Fritsche 
(L Bodio, K Raseri) ; F. Casco (G. Pietrasanta, F. F. Roesler, F. 
Sacchi, F. Torchi) ; G. Gozani di San Giorgio (P. Lanzoni, A. Castel* 
lam, P. Mazzoni, A. Bozzalla) ; I. Guidi (C. Cadorna, V. Sforza-Cesa- 
rini) ; a Lapacchioli (G. Cadolini) ; G. Malvano (P. Castelli, C. Negri, 
A, Pefioleri, E. Centurione) ; E. Martinori ; E. Millosevich (A. Ronchese, 
€. FahrcUo, E. Perera, G. De Luca) ; L. M. Minerbi ; F. Nobili-Vi- 
tellcschi ; L Paladini (M. Luzzati, L. Marson, S. De Castrone, T. Per- 
tica) ; C Fontani (A. Biasiutti, C. Gorini, C. M. Bombrini) ; F. Pella- 
cani (E. Rosetti, G. Scoccini, A. De Bianchi, C. Bertacchi) ; F. Porena 
-(G. Marinelli, G. Cambino, E. Cosenz, Istituto tecnico di Torino) ; 
G. Pozzdini ; M. Prochet ; F. Salvatori (P. Scarenzio) ; G. Speranza 
(E. Gagliardi, A. Annoni, Istituto tecnico di Piacenza, E. Reuther) ; 
V. Salfier de la Tour; T. Stich; P. Tacchini; D. Vinciguerra, 

presidente, in conformità air ordine del giorno pubblicato, invita 
il sodo revisore G. Angelini a dar lettura della Relazione sui Conti 
dell'anno 1887. 

La Relazione è la seguente : 

Sigfiori, 

e Chiamati ancora una volta dalla fiducia vostra a sindacare le ri- 
s'iltanze dell'esercizio 1887, abbiamo compiuto il nostro incarico con 
tanto maggiore facilità, per quanto è evidente la esattezza e puntualità, 
oda qnale è condotta V amministrazione di questa nostra Società. 

Le condizioni di essa continuano ad essere floride ; e Tavanzo di 
L41819, 27 sui conti consuntivi di quell'anno, posto in confronto 
W esercizio precedente, che chiudevasi con un' eccedenza attiva ap- 
5*na sensibile, è una prova indiscutibile dell'eccellente stato delle no- 
stre finanze. 

Le raccomandazioni fette altra volta sul capitolo Soci, affine di 
^^®aie quanto più è possibile l' incasso delle quote, formanti uno dei 
Pfcdpui cespiti dell' attivo sociale, non sono andate perdute ; ed un 
Mn lieve aumento d' incassi si è verificato in quest' anno, per le mag- 
Sìon diligenze usate nell' esigere gli arretrati, ottenendosi una diminu-* 
acme di debito di L. 1,500 in confronto del passato esercizio. 

Altro miglioramento notevole abbiamo rinvenuto nel capitolo Pr(h 
*«ft £ fubblkatùmi sociali e proventi diversi, che ci dà un attivo 
"•"ffiiore di L. 1,393. io sul bilancio precedente, dell'anno i886, 

In confronto dell' anno suddetto abbiamo una minore spesa di 



-.- 90 — 
Xf. 1,207. 61 nel capitolo Fpbblicazwni sodali per le molte economie 
&tte da chi con tanto zelo sopraintende alla redazione e pubblicazione 
4el nostro Bollettino ; economie che però non hanno punto diminuito 
r importanza e l' interesse del periodico. 

Jn questo esercizio si è compiuta la pubblicazione dell' importante 
ppera dell' illustre viaggiatore Cecchi. £ cosi anche questo lavoro h 
^tato felicemente condotto a fine. 

È da notarsi che per le spese di quest'anno figura per una somma 
piuttosto rilevante V acquisto di molti istromenti ed altro materiale, che 
ya ad arricchire la nostra Stazione di Let-Marefià e che .rimane perciò 
nel nostro patrimonio. 

La Società nostra non ha mancato di rendersi benemerita, anche 
^ì questo anno, delle esplorazioni, specialmente delle africane, col sov- 
venire anche largamente molti viaggiatori degni di essere incoraggiati 
e ajutati o con mezzi pecuniari o con somministrazioni di effetti utili 
ai loro viaggi. 

Nel tributare dunque il meritato elogio a quelli che conducono 
l'amministrazione sociale, noi vi invitiamo, signori e colleghi, ad 
approvare il conto dell'anno 1887 nelle risultanze, che vi furono pre- 
sentate. > 

G. M. Angelini, relatore, 

G. SCOCCINI. 

Finita la lettura della Relazione sui G>nti del 1887, il presidente 
avverte che, se non vi sono osservazioni, metterà ai voti la proposta di 
approvazione presentata dai Revisori. 

Nessuno avendo domandata la parola, la proposta dei Revisori è- 
approvata. 

Sono quindi presentati e distribuiti fira i sod i bilanci consuntivo 
e patrimoniale dell'anno 1888 (i). Il presidente invita il vice-presi- 
flente Malvano, delegato all'amministrazione, a dar lettura della Rela- 
zione già approvata dal Consiglio Direttivo, sui Conti dell'anno 18S8 

La Relazione è la seguente: 

€ Abbiamo l'onore di sottoporvi, o Signori, il Bilancio patrimoniale 
del 1888, lo Specchio delle Rendite e Spese dello stesso anno, e il 
Bilancio preventivo per l'anno 1889. 

I risultati dell'esercizio 1888 sono i seguenti: 

1/6 Rendite si elevarono alla somma di . . . L. 93,186. 83. 
^ le Spese furono liquidate in » 38,151» 80 



D'onde un avanzo di • , L, 55,035- ^3 

• 

Dal confronto di queste cifre con quelle dell'anno precedente n- 



(i) V^edi a pag. 97-98 del presente fiucicolo. 



— 91 — 

salterebbe, che mentre le Rendite nel 1887 furono di L. 45,159. 63 
nd 1888 si elevarono alla somma di «... . > 93,186. 83 

Maggiore introito nel 1888 ...... L. 48,027. 20 

Le Spese nel 1887 ammontarono alla somma di L. 40,340. 36 
nel 1888 solamente a quella di » 38,151. 80 

Minore spesa nel 1888 L. 2,188. 56 

Per rendersi conto di questi risultati occorre esaminare le varie 
paràte, onde è composto lo Specchio Rendite e Spese. 

Amvo. — Gap. I. Soci. — Il totale introitato al Capitolo Soci 

nel x837 fìi di L. 24,678. 22 

nel 1888 fa di sole > 21,842. io 

Minore entrata nel 1888 ....... L. 2,836. 12 

Questa minore entrata deve ascriversi al ritardo di rendiconti da 
parte di taluni rappresentanti la Società. Speriamo per altro' di poter 
regolarizzare questo importante cespite d'entrata nel corso deiranno. 

Gap. II. Interessi. — ^ Nel 1887 s'incassarono per interessi di con- 
solidato 5 7o L. 5,898. 06 

mentre nel 1888 si ebbero. . ... > 6,158. 46 

Differenza a favore dell'esercizio 1888 . . . L. 260. 40 

Questo lieve aumento proviene dall'acquisto fatto ' nei primi del 

1888 di L. 300 Rendita 5 Y^ mediante il civanzo verificatosi nel 1887. 

Gliinteressi poi di conto corrente liquidati nel 1887 in L. 354. 25 

presentano un saldo a nostro favore al 3 1 dicembre. 1888 di > 5'9-3o 

Differenza a benefizio del 1888 L i75> 05 

Gap. ni. Proventi di pubblicatsùmi sociali. — Per tale cespite di 

cntiata si realizzarono nel 1888 L. 874. 15 

nel 1887 si erano incassate > 862. 50 

Differenza a favore del 1888 . • . . . . L. . 11. 65 

di cui non métte conto parlare. 

Gap. ivi Introiti varj. — In questo capitolo si comprese il ci- 
vanzo diL. 53,782. 82 verificatosi alla chiusura del Conto Speciale 
aperto nel 1888, e ove avevano trovato posto e il maggior assegno ac- 
cordato dal Governò e i rimbórsi eventuali di spese anteriormente in- 
contrate dalla Società per conto di terzi. 

Passivo. — Paliamo ora alle Spese : 

Gap. L Ftibblicaziam Sociali. — Per questo capitolo nel 1887 si 

^«cio L. 15,635. 37 

Bientre nel 1888 tale spesa ammontò complessivamente a > 17,696. 39 

Maggiore spesa nel x888 • • L. 2,061. 02 



! 



- 9» — 

Questa maggiore spesa, che gravita pressoché del tutto sulla spesa 
di tipografia e litografìa, ci fu permessa o meglio suggerita dallo ststto florido 
della finanza sociale, che ci consenti di dare maggior mole, in questo 
anno, al nostro Bollettino. Infatti, il Bollettino del 1887 consta di 
pag. X034, mentre quello del 1888 di pag. 11 76: d'onde un'esuberanza 
di pag. 142. Il Bollettino 1887 contiene 4 carte e 19 illustrazioni 
intercalate, mentre quello del 1888 è ricco di 16 carte e tavole e 45 
illustrazioni intercalate nel testo. 

Cap. il Conferenze, — Per le conferenze nell* anno 1887 si 

spesero L. 669'. 70 

nel 1888 sole » 395. tò 

D'onde una minore spesa di L. 274. 44 

» 

Questa spesa minore trova la sua spiegazione nel fatto, che du- 
rante Tanno 1888 non vi fu occasione di tenere conferenze a paga- 
mento. 

Cap. ih. Sussidj, incoraggiamenti^ ecc. — Nel 1887 per questo ti- 
tolo si spesero L. 9,493. 15 

Nell'anno testé decorso sole ...... > 5,668. 65 

Diflicrenza in meno . L. 3,824. 50 

Questa minore erogazione (Spende dal fatto, che nel corso dell'anno, 
dopo avere accordato sussidj nella somma suddetta, completamente giu- 
stificati, non si presentò l'occasione di esaurire tutta il preventivato. 

Cap. IV. Biblioteca sociale, — Nel 1887 si spesero L. 3,518 — »- 
nel 1888 invece > 4,094. 90 

Maggiore spesa nel 1888 L. 576. 90 

Trattandosi di somma di poco rilievo e riferendosi a un capitolo 
cosi importante per la Società, ci dispensiamo dal fare rilevare come, 
dato lo stato florido della finanza sociale, le spese che tendono ad ar- 
ricchire il suo patrimonio, quali appunto quelle per la Biblioteca, siano 
sempre ampiamente giustificate. 

Cap. V a XI. Spese d Amministrazione. — Per questi vari capitoli 

nel 1887 si spesero L. 11,024. 11 

mentre nel 1888 tale spesa ammontò a . « , . > 10,296. 60 

Minore spesa . . . • . . . . . . L. 727. 51 

Questa djflerenza in meno si verificò, perchè si potè tenere le. spese 
nei limiti del preventivato, non essendo occorse riparazioni, né altre 
spese straordinarie. 

Il conto Reniate e Spese si chiude con un avanzo netto di L. 55,035. 03, 
che abbiamo passato al Conto Fatrimonio disponibile. 

Passando ora al Bilancio patrimoniale e cominciando dal Carica- 
mento, troviamo che la Società possiede, oltre al Capitale intangibile 
(Cap. II) elevantesi (compreso il fondo Premio Canevaro) a L. 91,816. 97, 



— 93 — 
oltre le pnbblicanoni in magazzino, le suppellettili e la Biblioteca so- 
code, an fatrùtumio dispartiòile >(Cap. I) di L. 88.618. 90. 

Gap. in. Quote Soci. — Al 31 dicembre 188; rimanevano ad 
esigersi L. 5,260. — 

Al 31 dicembre 1888 ne rimangono. . • • > 4#5oo. — 

Minore rimanenza di debito L. 760. — 

Questa diminuzione nel debito per quote prova come dai nostri 
soci si soddis&ccia con sufficiente puntualità agli obblighi. 

C\p. V. Rendite vincolate. Premi Re Umberto e Conte Cane- 
T4ro, — Questo conto presenta ora una rimanenza attiva di L. 3>i5i. 50, 
non essendosi, neppure in quest'anno, erogata alcuna somma per con- 
faimentD di Medaglie. 

Lo Scaricamento del Bilancio patrimoniale si compendia nella Ren- 
dita spettante alla Società. Essa fu aumentata di L. 300, essendosi con- 
vertito in rendita 5 Yo ^ civanzo dell'anno 1887. La Società ne pos- 
siede al 31 dicembre 1888 per L. 7,295. 

Esaminati così sommariamente i risultati dell'esercizio 1888 a noi 
non resta che pregarvi di addivenire alla nomina dei Revisori dei Conti ; 
i quali, verificata la contabilità sociale, ve ne proporranno a suo tempo, 
vogUamo sperare, l'approvazione. > 

Terminata la lettura della Relazione finanziaria, e nessuno avendo 
chiesto la parola, il Presidente osserva che 1' ordine del giorno reche^ 
rebbe la nomina dei Revisori per i conti del 1888, ma propone, per 
semplicità, di esaurire prima gli argomenti, che non richiedono vo- 
tazione. 

Tale proposta essendo approvata, e dovendosi riferire sulle onori- 
ficenze da ultimo conferite dalla Società, il Presidente invita il cons. Po- 
ctaa a dar comtmicazione del conferimento di due grandi medaglie 
d* ofo dd premio Re Umlierto, e delle nomine di nuovi membri d' onore 
e comspondentL 

n cons. Focena dà lettura della seguente relazione: 

e n Consiglio della Sòcielà Geografica Italiana, accogliendo le pro- 
poste d' una apposita Commissione, deHberò : 

Di conferire due grandi Medaglie d'oro: 

€ r una al barone Ferdinando di Richthofen, attuale Presidente 
<ieUa Società Geografica di Berlino, pel viaggio da lui compiuto attra- 
verso la Cina (dal 1868 al 1872) e per le importantissime pubblicazioni, 
che da Ini si fecero e si van facendo in seguito a quel viaggio, soprat- 
tutto la classica opera e China > e il non meno classico atlante di quella 
regione, che presi insieme formano il più splendido monumento della 
geografia moderna; come pure per le sapientissime sue disquisizioni sulla 
questione del metodo della nostra scienza, 

e r altra al dottor Guoliblmo Junker, pel suo viaggio decennale 
(dflt 1875 al 1886) neir Africa Centro-orientale, il più fecondo di ri- 
sidlali fia i viaggi d' Africa degli nhimi due decenni, che d rivela 



— 94 — 

•un'immensa regione sotto tutti gli aspetti, che possono interessare il 
geografo teorico e pratico, come può riconoscersi dall' importantissima 
relazione, di cui fti pubblicata la prima -parte nelF ultimo numero degli 
JSrgàntungshefte di Petermann. 
Nominò^^ poi a Soci .et anor4\ 

e n marchese Giacomo Poria, illustre esploratore della Persia 
e dell' Isola fiomeo e insigne ' naturalista e mecenate delle imprese 
geografiche. 

e il capitano Ermanno Wissmann, il quale compiè l' esplorazione 
del bacino del Cassai, e ora difende . innanzi al Reichstag .il progetto di 
politica coloniale del governo germanico, di cui poi egli dovrà capitanare 
r attuazione. 

€ Enrico Harrisse, l' indefesso cultore degli studi americani e 
di tutto quanto riguarda il sommo Colombo. 

e Paolo Gùssfeldt, il più scientifico fra gli alpinisti, a cui si 
debbono le nozioni più sicure sulle Ande del Chile e dell' Argentina. 

% Clemente Markham, uno dei più laboriosi cooperatori della 
R.. Società Geografica di Londra, autore di importantissimi scritti sui 
lavori, geodetici ed i viaggi di esploratori inglesi in Asia, critico dotto 
e sagace di molte questioni relative alla storia della Geografia ed alla 
essenza ed allo scopò della scienza geografica. 

< il dott. Alessandro Supan, direttore delle Mitteilungen di Pe- 
termann, e autore di classici lavori di Geografia fisica e d'altre impor- 
tanti pubblicazioni. 

e Generale Riccardo Strachey, presidente della Società Geo- 
grafica di Londra, propagatore della' moderna geografia in Inghilterra* 
colle sue dotte e smaglianti letture, ai cui sforzi si deve infine . che la 
Geografia fosse ammessa nelle università inglesi. 
Nominò poi a Soci corrispondenti', 
Dott. Leopoldo Traversi, 
Leonardo Fea, 
Conte Ermanno Stradelli, 
Ing. Emilio Cortese, 
Prof. Matteo Fiorini, 
Dott. Carlo von den Steinen, 
Dott. Emilio Schlagintweit, 

GlUUO BORELLT, 

Visconte Carlo de Foucauld, 
Prof. ARCHreALDO Geikie, . 
Dott. H. MoHN, 
Dott. Federico Ratzel, 
Dott Giulio Hann. 

Proclamate cosi le onorificenze conferite, dovendosi procedere alle 
elezioni di tutti i membri della Presidenza del Consiglio, e dei due 
Revisori per i conti dèi i888, il presidente invita ad assumere l'ufficio 
dir scrutatori due fra i più giovani dei soci presenti. Accettano YvX&cio 
l.sotì Bertini Eugenio. e De Vito Lodovico. . - 



-^ 95 — 
Procedatosi aUa votazione per appello nominale e :quindi i^lo spoglio 
deUe schede, si ottengono i seguenti risultati: 

Sod presenti e votanti 38 (x) 

Soci rappresentati per procura 77 

Totale dei votanti 113 
Maggioranza 57 

Votamane per i Revisori dei Canti Sociali 1888: 

Scoccini Giuseppe Voti 113 

Angelini Giuseppe > 108 

Schede bianche ». 5 

Eletti Revisori Scoccini e Angeuki. 



VoiOMÙme per il Prestami^: 

Nobili- Vitelleschi march. Fiaiicesco 

Schede bianche 
Eletto presidente Nobiu- Vitelleschi. 

Votazione per i vice-presidenti: 
Adamoli Giulio 
Baratierì Oreste 
Malvano Giacomo 
Racchia Carlo Alberto 
Bodio Luigi 
Schede bianche 



Voti 



112 

I 



Voti 



"3 

108 
108 

5 

5 



Eletti vice-presidenti Adamoli, Baratierì, Malvano e Racchia» 



Votazione per consiglieri: 
Allievi Antonio 
Blasema Pietro 
Bodio Luigi 
Cardon Felice 
Gemiti C. Cesare 
Gatta Luigi 
Giordano Felice 
Messedaglia Angelo 
Tacchini Pietro 
Cavalieri Enea 
Lupacchioli Scipione 
Martinori Edoardo 



Voti 



113 

"3 
108 (a) 

"3 

"3 

"3 

113 

"3 

"3 
1x2 

112 

Ila 



(i) ATTertasi che nel testo dello Statato pubblicato nel fiiscicolo di ottobre-no^ 
1888 incorse un errore all'art 23, dov'è detto che per la validità delle riu- 
ittOBi è necessaria la presenza di almeno 50 soci. Il testo originale, come pure le 
edìnom anteriori dello Statuto recano in quel luogo invece del 50 il a. 30. 

(3) Secondo la consuetudine seguita nelle elezioni precedenti, i voti dati ad un 
Sodo per l'ufficio di consigliere vengono aumentati con quelH dati al medesimo per 
qnldie uffido dèHa presidenza. Con ciò i voti dati al consigliere L. Bodio da 108- 
^featmo ii3« 



- 96 — 




Salvatori Fedele 


VoH 113 


Caetani don Onorato 


> io8 


Hiifler Guglielmo 


> io8 


Porena Filippo 


» io8 


Pozzolini Giorgio 


» 99 


Grazioli don Mario 


> 86 


Millosevich Elia 


» i8 


Dal Verme conte Luchino 


» II 


Torlonia don Stanislao 


» I 


Schede bianche 


» 39 


1 nulle 


» 5 



Eletti consiglieri Allievi, Blaserna, Bodio, Castani, Cardon, Ca- 

-VAUERI, CeRRUTI, GaTTA, GIORDANO, GRAZIOLI, HììFFER , LUPAOCHIOLI, 

Hartinori, Messedaglia, Pelloux, Pigorini, Porena, Pozzolini, Sal- 
vatori, Tacchini. ' 



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n. — MEMORE E RELAZIONI 



A. — L'esplorazione Teleki. 

iMera del socio cap. A. Cecchi, R. console^ al Segretario della Società. 

(Con ima carta). 

Aden, 30 gennajo 1889. 
egregio Professore, 

In fretta le mando qui accluso, come primizia, uno schizzo ddle 
^spìarznaDÌ compiute dal conte Samuele Teleki e dal tenente di 
Tascello della marina austriaca, signor Ludovico cav. von Hdhnel, que- 
f^ che mi ha £sivorita la carta, e che nel viaggio, ha compiute le os- 
senrazioai scientifiche. 

Esa sono partiti da Pangani il i^ di fébbrajo del 1887. H 30 
mazzo erano a Taveta. Da Taveta fecero 1* ascensione del Monte Miera 
« dd Kflimangiaro ; di questo fino a 16,400 p. i. (oltre 4,900 metri) (x). 

n 15 luglio lasciarono, Taveta per recarà a Congo Bagas fra i 
Idassaja, dove giunsero il 37 agosto. Congo Bagas è sulla frontiera 
eia Kicaìu. 

Entrarono in pieno paese dei Ricuju, e ne uscirono il 3 ottobre 
sfinendo il corso del Fiume Cura. 

Di là passarono al Kenia nel distretto Doro presso i Massai. Fe- 
cero Vascensione del Kenia. 

Dal Kenia si portarono il 3 1 novembre fra i Niems : da Niems par- 
tirono il IO fébbrajo '88, e camminando sempre al N., pervennero il 
é mano alla sponda meridionale del nuovo lago, al quale diedero il 
nome dell' arciduca Rodolfo d' Austria. 

(i) Questo ed altri particolari sono riferiti con qualche diversità dal conte Tèfeki 
ntOft lettera da Ini scrìtta sui suoi viaggi al TltPtes di Londra e di là riportata nello 
StfOisÀ Gtographuàl Magazim, Vedi il sunto che diamo della lettera Teleki nelle 
« Kodse ed appunti » del presente &8CÌcoIo, al titolo : « Africa » {N, d, />.}. 



100 — • 

Di là si spinsero ai Resciat (punto estremo N. del lago) il 4 aprile. 

Dai Resciat partivano il 14 aprile, e arrivavano al secondo lago 
(Lago Stefania) il 21 aprile. 

Di qui, dopo essere ritornati al gran lago e dopo avere visitate le 
tribù dei Turcana e dei Suca, discesero alla costa a Mombaza. 

Al punto estremo della loro strada al N., essi non erano lontani 
dal Gaffa più di un grado di latitudine. Malgrado ciò, non ebbero nes« 
suna notizia dei paesi posti al N.l 

I due fiumi, che dal N. mettono nel lago, mi assicurano essere di 
molta importanza. Quali saranno? 

Ecco un nuovo problema per la geografia; e probabilmente una 
modificazione notevole nelle idee circa la idrografia di tutta quella 
regione. 

Io ho le mie teorie a questo riguardo, e non mancherò di esprì- 
mergliele, non appena mi sentirò un poco più sollevato dalle febbri, che 
mi presero allo Zanzibar (i). 

II conte Teleki e il suo compagno han viaggiato con me da Zan- 
zibar fino ad Aden. Qui ho loro accordata la più larga ospitalità. Essi 
sono in questo momento in viaggio per V Harar, che il conte Teleki, , 
prima di rientrare in Europa, ha voluto visitare. 

n conte Teleki è un ricco ungherese; e le spese della spedizione, 
circa Ls. 10,000 (franchi 250,000), sono state fatte tutte da lui. 

Egli è grande amico dell'arciduca Rodolfo d'Austria, e di là la 
ragione del nome al nuovo lago (2). 

Lo schizzo di carta, che Le invio, fii fatto dal signor Von Hòhnel, 
che lo ricavò direttamente dal suo originale. Le mando anche due ri- 
tratti in fotografia: quello del conte e quello del suo compagno. 

Voglia presentare i miei migliori ossequi al Presidente della So* 
cietà, ed Ella mi abbia sempre pel suo 

Dev,mo e aJfMo 
A. Cecchi. 

(i) La scoperta del conte Teleki riguardo agli affluenti del Lago Rodolfo si 
accorda mirabilmente coi risultati delle esplorazioni Sorelli, che riferimmo nel fasci- 
colo precedente, pag. 27 e 41. Per tal modo diventa sempre più credibile che il 
Ghibié o Omo non entri, come si ammetteva, nel Giuba, ma trovi fine nel Lag^ 
Rodolfo (Sancuni o Narok). A proposito della carta del Sorelli, pubblicata nel £asci' 
colo precedente dobbiamo avvertire, che per errore la longitudine vi fu indicata come 
longitudine E. di Greenw., mentre è longitudine E. di Parigi. (-A^* ^- ^'/* 

(2) n valente esploratore avrà ricevuto quindi con dolore la notizia della tra- 
gica fine del giovane prìncipe. 



lOI — 

B. — Studi per la Raccolta Colomìbiana (i). 

2) Sul pmto ^approdo di Cristofaro Colombo. 
Memoria di Clements IL Markham (3). 

(Con due cartine nel testò ed una tayola). 

Uno dei punti. più interessanti nella storia delle scoperte di Co* 
lombOf è quello che si riferisce al luogo preciso, ove approdò nel primo 
TÌag^o, aUa prima isola da lui scoperta, ed alle altre isole toccate prima 
di aniTare alla costa di Cuba. 

Non era possibile avere alcuna certezza, finché mancava il Giornale 
di Colombo, il quale venne alla luce soltanto nel corso di questo se- 
colo. Prima di una tale scoperta, gli incidenti del primo viaggio erano 
noci soltanto per la lettera diretta da Colombo a Luis de Santangel, la 
quale ne racchiudeva un'altra, diretta a Ferdinando ed Isabella. Esse 
cosilengODO una brevissima relazione del viaggio; ed il solo passaggio, 
che spande qualche luce su di una siiTatta questione, è il seguente: e alla 
prima isola io diedi il nome di San Salvador, alla seconda di Santa 
Maria de la Concepcion ; la terza chiamai Femandina, la quarta Isabella 
e la quinta Juana > (Cuba). 

Del Giornale originale del primo viaggio di Colombo non si co- 
nosce l'esistenza: ma una copia ne fu trovata nel. 1 791 nei manoscritti 
fi Las Casas, negli archivi del Duca di Infantado, scritta su perga- 
mena in un piccolo volume in foglio di 76 fogli. Questo prezioso 
documento ih esaminato da Don Giovanni Battista Munoz, cosmografo 
deOe Indie spagnuole, e da Don Martin. Fernandez de Navarrete; fu poi 
pubblicato dal Navarrete nel 1825 (3), e di* esso si hanno parecchie 
tzaduaoni in inglese. 

La pubblicazione di questo giornale rese possibile di accertare l'isola, 
odia quale Colombo toccò .terra per la prima volta nel Nuovo Mondo, 
e identificare il suo approdo. Il giornale stabilisce in un modo chiaro 
e distìnto, che queir isola era una delle Lucaje o Bahama, e su ciò non 
caste pertanto alcuna divergenza. Siccome non era stata precedentemente 

(i) Vedi fl fiisdccdo piecedente del Bollettino, pag. 54, in nota. 

(i) L' Qhistre geografo Clements R. Markham, nostro Membro d' onore, d (ìeh 
vori r importante Memoria, che qui pubblichiamo, traducendola dall' originale inglese 
tnaraeaod in manoscritto inedito, lieti di un tale prezioso contributo agli studi, cui 
itteade la nostra Commissione Colombiana (N. d. D.). 

(3} C^UceioH iU lùs viafes y descubrimitntos que hiàeron por mar hs Espa^ 

éudijm del sigbt XV (1S25) toL L 



— 102 

avvistata alcuna terra, non v'ha, dubbio che questa dev'essere una delle 
otto isoje esteriori del gruppo, ora chiamate : i* Abaco ; a* Eleuthera ; 3* 
Piccola San Salvador; 4* Cat; 5* Watling; 6* Samana; 7* Mariguana; 
8' Turk. 

Queste ultime cinque hanno avuti i loro difensori, i quali presen- 
tarono in favore di ognuna degli argomenti di vana importanza. 

La controversia dura da circa 60 anni, ed è da desiderarsi che 
venga risolta, prima che giunga il 400^ anniversario del primo viaggio 
di Colombo. 

Gli argomenti vanno trovati nel Giornale di Colombo, il quale sarà 
sempre per sé stesso un documento del più alto interesse per tutti i 
geografi. Esso ci riferbce i nomi e le mbure delle navi ; il numero 
delle loro vele ed il loro equipaggiamento. Nel suo stile semplice ma 
incisivo. Colombo ci presenta la scena quando la nave < Santa Maria >, 
di zoo tonnellate, e le due piccole caravelle < Pinta > e e NiSa >, di 40 
e 50 tonnellate, partirono dalla Secca di Saltes. 

Noi le vediamo ancora spiegare le vele davanti ad una lieve brezza 
nella baja dell'Isola Gomera il 6 settembre, e volgere a ponente verso 
l' oceano ignoto. La nobile figura del grande scopritore, il suo volto be- 
nevolo, raggiante di entusiasmo, ci sta dinanzi, quando egli ci racconta 
la sua storia veridica. Noi lo vediamo a consiglio con i suoi piloti Rol- 
den e Ruiz, e discorrendo con i suoi compagni suU' alta poppa della saa 
nave, quando sul mare volavano lontani gli uccelli marini e quando ap- 
parve Taiga del golfo e sull'orizzonte osservavansi i primi segni precur- 
sori della vicinanza della terra. 

Questi compagni erano Diego de Arana di Cordova, giudice ; Ro- 
drigo de Escobedo notajo ; Rodrigo Sanchez di Segovia ispettore, ed il 
volontario Pedro Gutierrez, un gentiluomo della camera del Re. 

Vediamo V ammiraglio infondere coraggio agli uomini, procurando di 
dissipare i loro timori : poi le tre navi, che si trovavano già lontane nell'im- 
menso oceano, avvicinarsi T una all'altra, afllnchè Colombo potesse confe- 
rire coi suoi capitani, Martin Alonzo Pinzon della e Pinta » e Vincenzo Ya- 
nez Pinzon della e Nina ». Passavano cosi i giorni ed i marinai principia- 
vano a lagnarsi della lunghezza del viaggio. L'ammiraglio procurò di 
incoraggiarli e confortarli a più riprese, dichiarando in pari tempo so- 
iennemente, che e si lagnassero o no, avrebbe proseguito, finché col- 
Tajuto di Dio non avesse scoperte le Indie ». 

Arrivò finalmente la sera dell' 11 ottobre, il 35® giorno dopo la 
Joro partenza dalle Canarie. Alle i o pom., stando l' ammiraglio sulla poppa 
vide una luce, ma fiacca, come barlume. Egli chiamò Pedro GuticircJf 



— I03 — 
che Yosserrò pure; ma Rodrigo Sanchex non riusciva a veder nnlla. Co- 
lombo la vide ancora ima volta o due dopo, a guisa di ima luce tre- 
^mnla di candela in movimento. Poteva essere un lune in una canoa, 
-od anche un' illusione ; ma ciò bastò perchè Fammiraglio ordinasse di 
raddoppiare di vigilansa. 

La € Pinta » navigava m^lio deUa nave ammiraglia, e fu quindi la 
prima a scoprire la terra, segnalandola alle 2 del mattino del venerdì ra 



La luna stava a 39* sull'orizzonte, al suo terzo quarto : essa doveva 

«perciò in parte trovarsi alle spalle dei naviganti e riflettere la sua 

luce argentea sulla spiaggia sabbiosa di un' isola, che stava loro iu- 

aaad. Le navi bracdarono in panna fino a giorno, quando arrivarono 

..ad ona pfeoola isola delle Lucaje, chiamata dai nativi e Guanahani >• 

L' identificazione di quest'isola e delle tre altre, visitate da Colombo 
prima di arrivare a Cuba, è la questione, a cui ora è rivolta tutta l'atten- 
^one ; e per risolverla è necessario procedere ad un esame diligente del 
<jìomale di Col<xnbo dal 12 al 28 ottobre. 

L'ammiraglio sbarcò suU' isola, seguito dai capitani della e Ifina > 
iC della e Pinta >. Egli teneva lo stendardo reale ed i Pinzon porta- 
vano ciascnno una bandiera con una croce verde e le lettere F e Y 
-sonnontate da corone. Sbarcati, videro innana a sé molti alberi verdi, 
dei frutti e molt' acqua. L'ammiraglio, chiamati i due capitani Rodrigo 
-Sanchez e Rodrigo de Escobedo, i quali erano con lui saltati sulla spiaggia, 
4^sBe loro di firmare l'atto di presa di possesso della terra in nome 
-delle Loro Maestà cattoliche. Intanto molti indigeni eransi adunati. 

JD giorno seguente era il sabato 13 ottobre. La gente di Guanahani 
4eoe capire all'ammiraglio, mediante dei s^n^ che eravi al Sud un' isola, 
-ove il re aveva molt' oro. Colombo determinò di restare all'ancora fino 
^ pomeriggio della domenica 14, e quindi di poggiare a S.-0. in cerca 
dell' oro. Egli diede il nome di S. Salvador a Guanahani, e descrisse l' isola, 
notando ch'era molto gnmde (JUen grande), con molt' acqua, ed aveva 
ama estesissima palude nel centro, presentandosi tutto il paese ver- 
deggiante con alberi* 

Ma all'alba della domenica (14) l'ammiraglio ordinò a tre barche di 
prendere il largo; e bordeggiò lungo la terra a N. N.-E. e per vedere l' altro 
lato, dalla parte della punta orientale ». Egli vide ivi una scogliera 
intorno all'isola, e che tra essa e la terra eravi fondo per tutte 1 e navi 
della cristianità. Vi osservò una lingua di terra come un' isola, ma che non 
era ancora un' isola, sebbene si potesse ridur tale con due giorni di lavoro. 
Eks formava una specie di porto, che egli esaminò. Le imbarcazioni 



• — 104 — 
ritornarono quindi ai loro bastimenti rispettivi, e nel pomerìggio Tarn* 
miraglio fece vela. 

È necessario seguire il rimanente del viaggio fino a Cuba colle 
stesse parole di Colombo ; perchè le questioni, relative alle rótte seguite 
e alla identificazione delle isole scoperte, dipendono dalla interpretazione 
di firasi ed anche di singoli vocaboli. 

14 Oct^ Domingo. — e Vide tantas islas que yo no sabia determi- 
nanne a cual iria primero, y aquellos hombres que 70 tenia tornado me 
décian por se3as que eran tantas y tantas que no habian numero. Mir6 
por la mas grande, y aquella determiné andar, y asf hago y sera lejds 
desta de San Salvador ciuco leguas, y las otras dellas mas dellos menos : 
todas son muy llanas y sin montanas y muy fertiles y todas pobladas, 7 se 
hacen guerra la una a la otra, aunque estos son muy simplices y muy 
lindos cuerpos de hombres ». 

JS Oct, Lunes, — e Habia temporejado està noche con temer de 
no llégar a tierra a sorgir antes de la mafifana por no saber si la costa 
era limpia de bajas y en amaneciendo cargàr velas. Y corno la isla fhese 
mas lejos de ciuco leguas, antes sera siete, y la marea me detuvo^ 
seria medio dia cuando llegué a la dicha isla, y falle que aquella haz, 
ques de la parte de la isla de San Salvador, se corre Norte Sur, y 
hay en ella einco leguas, y la otra que yo seguì se corrfa Leste Queste, 
y hay en ella mas de dies leguas. Y corno desta isla vide otra me^or at 
Queste, cargué las velas por andar todo aquel dia basta la noche, porque 
aun no pudiera haber andado al cabo del Queste, a la cual puse nombie 
la Isla de Santa Maria de la Concepcion : y cuasi al poner del sol sorgi 
cerca del dicho cabo por saber si habia alli oro, porque estos que yo- 
habia hecho tomar en la isla de San Salvador, me decian que ahi traian 
manillas de oro muy grandes a las piemas, y a los brazos. Yo bien crei 
que todo lo que decian era burla para se fugir. Con todo, mi voluntad 
era de no pasar por ninguna isla de que no tomase posesion. Y sorgr 
y estuve basta boy Martes que en amaneciendo fui a tierra con las barcas 
armadas, y sali ». 

16 Oct,, Martes. — e Y porque al vento cargaba a la traviesa 
Sueste, no me quise detener y parti para la nas.... Y asi parti, qp^ 
serian las diez horas, con el viento Sueste y tocaba de Sur para pasar 
a estotra isla, la cual es grandisima, y adonde todos esos hombres qti^ 
yo traigo de la de San Salvador hacen seSas que hay muy mucho oro.... 
Y habia de està isla de Santa Maria a està otra nueve leguas, Lcst^ 
Queste, y s e corre toda està parte de la isla Norueste Sueste, y se parcce 



— 105 — 
<^iie bien habrìa en està costa mas de veinte y ocho Itguas en està fiu^ 
-j es mxxf liana sin montana ninguna : a la cual pongo nombre la 
Pernaodina. 

« Navegaé todo aquel dia con calmeria, no pade Uegar a tiempo 
-de poder ver el fondo para suigir en limpio, porqae es en esto macho 
de haber gran diligencia por no perder las anclas : 7 asi temporicé toda 
-està Boche basta el dia, que vinè a ima poblacioui adonde 70 surgL Està 
ìsla es giandisimaj tengo determinado de la rodear porque, segua entender, 
-en dia o cerca della ha7 mina de oro. Està isla està desviada de la 
de Sonia Maria ocho leguas Leste Queste: ye este cabo adonde 70 vine, 
j loda està costa se corre Nornorueste 7 Sarsueste : 7 vide bien veinte 
i^goas de ella, mas ah£ no acababa ». 

77 Oet., ACercoies» — e Agora escribiendo esto di la vela con el 
Tieoto Sor para pujar a rodear toda la isla, 7 trabajar basta que halle 
Samapt, qae es la isla o ciudad adonde es el oro, que asi lo dicen 
todos esos qae aqai vienen el la nas, 7 nos lo decian lus de la isla 
<ie Sao Salvador 7 de Santa Maria. A medio dia parti de la poblacion 
■adonde 70 estaba surgido, 7 adonde tome agua, para ir rodear està isla 
Femandtna, 7 el viento era Sudueste 7 Sur : 7 comò mi voluntad fuese 
de seguir està costa desta isla adonde 70 estaba al Sueste, porque asi 
se corre toda Nornorueste 7 Sursueste, 7 queria llevar el dicho camino 
de Sor 7 Soeste, porqae a quella parte todos estos Indios, que traigo 7 
^otro de qoien habe seSas en està parte del Sur a la isla aque ellos 
Uaaen «Sii»^^ adonde es el oro. Y Martin. Alonzo Pinzon, capitan de 
la caiabela e Pinta >, en la cual 70 mandè a tres de estos Indios, vino 
a mi 7 me dijo que uno dellos mu7 certificadamente le habia dado 
a entender que por la parte del Nornorueste mu7 mas presto ar* 
rodeaiìa la isla. Yo vide que el viento no me a7udaba par el ca- 
mino qae 70 queria llevar, 7 era bueno por el otro : de la vela al 
Ifomonieste, 7 cuando fue acerca del cabo de la isla a dos leguas, halle 
un tmry maraDillùso puerto con una baca, aungue dos bocas se le puede decir, 
povqae tiene nn isla en medio, 7 son ambas mu7 angostas, 7 dentro 
ani^ ancho para cièn navios si fuera fondo 7 limpio, 7 fondo la entrada» 
PareGÌome razon del ver bien 7 sondear, 7 asi surgi fuera del, 7 fui en 

«I con todas las barcas de los navios, 7 vimos que no habia fondo 

Despoes de tomada la agua, volvi a la nao 7 di la vela, 7 sal£ al Nò- 
meste tanto que 70 descubri todo aquella parte de la isla basta la costa 
4ioe se corre Leste Queste ; 7 despues todos estos Indios tornaron a dedr 
<liie està isla era mas pequena que no la isla Samoet, 7 que seria bien 
vobtr atras por ser en ella mas presto. El viento alli luego mas calmo 7 



— io6 — 
comexizó a ventar Ouesnonieste, el cual era contrario para donde ba* 
biamos venido, y asf tome la Tuelta y navegué toda està noche pasada 
al Lestesueste, y cuando al Leste todo y cuando al Sueste ; y esto para 
apartanne de la tierra porque bacia mt^ gran cerrazon y el Htmpo muy 
cargado: el viento era foce, y no me dejó llegar a tierra a sorgir. Asi que 
està noche llavio muy futrte despues de media noche basta cuasiel dia» 
y ann està nublado para Uover; y nos al cabo de la isla de la parte 
del Sueste adonde espero surgir fasta que aclarezca para ver las otras 
islas adonde tengo de ir >. 

j8 Oct, Jueves. — e Despues que aclarescio segui el viento ; y 
fui en derredor de la isla cuanto pude, y surgi al tiempo que ya 
no era de navigar, mas no fui en tierra, y en amaneciendo di la 
vela. 

jg Oct, Viernes. — e En amaneciendo levante las anclas y envié 
la carabela < Pinta > al Leste y Sueste, y la carebela e Nina > al Sur- 
sueste, y yo con la nao fui al Sueste, y dado orden que llevasen a 
quella vuelta basta medio dia, y despues que ambas se mudasen las 
derrotas y se recogieran para mi ; y luego antes que andasemos tres 
boras vimos una isla al Leste, sobre la qual descargamos y llegamos^ 
a eUa todos tres navios antes de medio dia a la punta del Norte, adonde 
bace un isleo y una restringa de piedra ftiera 'de el al Norte, y etra 
entre el y la isla grande, la cual anombraron estos hombres de San 
Salvador que yo traigo, la isla Saometa a la cual puse nombre h Isa- 
bela, £1 viento era norte, y quedaba el dicho isleo en derrota de la 
isla Ferrandina, de adonde yo babia partido Leste oneste, y se conia 
despues la costa desde el isleo al Oneste, y habia en ella doce legaas 
fasta un cabo a quien yo llamé el Caho Sermoso, que es de la parte de 
Oneste : y ahi surgi està noche Viernes basta la manana >. 

20 Oct, Sabado, — e Este a quien yo digo Cabo Hermoso creo que- 
ès isla apartada de Saomefo, y aun bay ya otra intermedias pequeSa.^ 
Hoy al sol salido levante las anclas de donde yo estaba con la naa 
surgido en està isla de Saometo al cabo del Sudueste, adonde yo puse- 
ncmbre el Cabo de la laguna y a la isla la Isabela, para navegar al 
Nordeste y al Leste de la parte del Sueste y Sur, adonde. entendi de 
estos hombres que yo traigo que era la poblacion y el Rey de t\ÌB^ 
El viento me fue tan escaso que yo no nunca puda haber la tierra al 
longo de la costa salvo enla noche; y por ques peUgro surgir en estas^ 
islas salvo en el dia que se vea con el ojo adonde se echa el ancia. 
Yo me puse a temporejar a la vela toda està noche de Domingo. Las' 
caravelas surgieron porque se ballaron en tierra temprano, y pensalo» 



— 107 — 
qoe a sas seSas que eran costuxnbiadas de hacer, ìrìa a snrgir, mas no 
qinse >. 

21 Ocf.^ Domingo, — < A las diez horas Uegue aqui a este cabo 
dei ùUo, y sorgir 7 asimismo las carabelas, 7 despues de haber comido 
fìd en tierra. Si «1 tìempo me da lagar, luego me partire a rodear està 
isla qoe 70 ha7a lengna con este Re7 7 ver si puedo habef del el ora 
qnc 070 qne trae, 7 despues partir para otra isla grande macho, que 
ooo que débe ser Cipango, a la cual ellos llaman Cuba^ 7 de està isla 
otra que llaman Bosio, que tambien dicen que es mu7 grande >. 

22 Octf Lunes. — e Toda està noche 7 ho7 estuve aqui aguar- 
dasdo SI el Re7 de aquf o otras personas traerian oro o otra cosa de 
secutanda. Tomamos aqua para los- navios en una laguna que aqui està 
acerca del Cèbo del Isleo, que asi la nombre >. 

23 Od, Martes. — e Quisiera ho7 partir por la isla de Cuba, 
qne cxeo qne debe ser Cipango, 7 no me detemé mas aqui, ni rodear 
està isla al rededor comò tenia determinado. Pero no he dado vela porque 
no ha7 yiento >. 

24 Oct, Miercoles. — € Està noche a media noche levante las 
aodas de la isla Isabela de Cabo del Isleo para ir a la isla de Cuba; 7 
me amostro que al Ouessuduest iria a ella 7 70 asi lo tengo, 7 asi nave- 
gne fasta el dia al Ouesudoueste, 7 amaneciendo de calmo el viento 7 
Bovio, 7 as( casi toda la noche ; 7 estuve asf con poco viento fasta que 
pasaba de medio dia, 7 entonces tomo a ventar mu7 amoroso, 7 llevaba 
todas mis velas ; 7 asi anduva al camino fasta que anochecio 7 entonces 
me qnedaba el Cabo Verde de la isla Fernandina^ el cual es de la parte 
del Su a la parte de Oneste, me quedaba al Norueste, 7 bada de mi * 
a él siete Iq^oas. Y de a un rato creda mucho el viento 7 era mu7 gran 
cerrazon 7 llovia; 7 no anduvimos està nocha dos leguas i. 

^5 Oct,^ JuiVis. — « Navego despues del sol salido al Oneste 
Sudneste basta las nueve horas, andarian duco leguas, despues mudo 
el camino al Oneste ; andaban ocho millas por bora basta la una des- 
pues de medio dia, 7 de alU basta las tres 7 andarian cuarenta 7 cuatro 
millas. Entonces vieron tierra, 7 era siete a ocho islas, en luengo todas 
de Norte a Sur, distaban de elio ciuco leguas >. 

26 0€t^ Viernes. — EJtuvo de las dichas islas de la parte del 
Sor, era todo bajo duco o seis legu^, surgi por alU ». 

27 Oct.t Sabado. — e Levante las anclas salido el sol de aquellas 
iilas» qtle llamo Las Islas de Arena. Anduvo ocho millas por bora basta 
la uà del dia al Suisudueste 7 habrian andado cuarenta millas al mesmo 



— io8 — 
€8imiìo, 7 hasta la hoche vieron tierra. Anduvieron d Sabado (ksta él 
poner del sol diez 7 siete leguas al Sursudaeste >. 

28 Oct, Domingo. — e Fue de alli en demanda de la isla de Cuba 
^ Sorsudueste a la tierra della mas cercana y entro en un rio maj 
hermoso. Surgfo dentro diez que a tiro de bombarda. Llamo èl Almi- 
tante a quel rio y puerto de San Salvador, es el puerto de Nife en la 
isla de Cuba ». 

Colombo scrisse il suo giornale giorno per giorno, ed un esame at- 
tento di esso ci fornisce le informazioni seguenti per l'identificazione di 
ogni isola: 

La prima isola fti chiamata San Salvador; nome indigeno Gua^ 
nahani: 

1^ Egli la dice bien grande, e per due volte anche un' islefa; 

%^ Essa aveva una larghissima palude nel centro ; 

3^ Ivi esisteva molt* acqua ; 

4° La parte della costa orientale volgeva a N. N.-E. ; 

5® Era circondata da una scogliera ; 

6^ Una lingua di terra sulla costa orientale formava un porto. 
La seconda isola ih chiamata Santa Maria de la Concepdan: 

i^ Essa stava 7 leghe a S.-O. da San Salvador; 

3^ n lato più vicino a San Salvador andava da N. a S. ; 

3® La lunghezza di un lato era di 5 leghe (miglia?), dall'altro xo ; 

4^ Un' altra isola grande si avvistava da O.. 
La terza isola Tu chiamata Fernandina: 

i^ Essa potevasi vedere dalla seconda isola; 

2° Stava a circa 8 leghe dalla seconda isola; 

3^ La sua lunghezza era di 20 leghe, rivolta N. N.-O. e S. S.£. ; 

4® Aveva un gran porto basso con due entrate ; 

5^ Una parte della costa orientale era diretta da E. ad O.. 
La quarta isola fu chiamata Isabella, nome indigeno Samoet: 

i^ Essa non era in vista dalla terza isola; 

2^ Era ad E. della terza isola ; 

3* Aveva un isolotto roccioso alla punta N. : 

4^ Era più alta delle altre isole; 

5^ La costa sembrava formare due isole con un isolotto fra loro; 

6^ Dall'isolotto roccioso alla punta S. c'erano 12 l^he. 
Le quinte isole furono chiamate Islas de Arena: 

x^ Sette od otto isole a 57 miglia da S.-O. di Isabella; 

2^ Cuba avvistavasi dopo 51 miglia di navigazione S. S.-0.« 



Tutte qiieste inibimazioni si riferisGooo alla rotta precisa seguita da 
Colombo da San Salvador a Cuba. 

- Si ottiene pure un po' di luce sulla questione, esaounando le antiche 
na|ipe eseguite sulle carte originali dell'illustre navigatore. 

L'Humboldt espose l'avviso, che il gruppo d'isole emergenti dal 
golfo, che si scorge in un lato detto stemma gentilizio donato a Colombo 
Ad mesedima^o 1493, possa ftvere qualche interesse per la presente 
questione (i). Ma, il disegno di quello stemma è puramente convenzionale, 
fatto ooè da araldi e non da geografi ; e le più antiche incisioni dello 
scado non zappresentano allo stesso modo l'aggruppamento delle isole. 

n 5 settembre 1493 la rq;ina Isabella chiese di vedere la carta 
marina, che Colombo aveva fiitta; ed egli la mandò accompagnata da una 
lettera (2) proprio al momento, in cui stava per partire per il secondo 
suo viaggio. Copie di quelle carte furono adoperate da Ojeda ed altri (3). 
Ma la carta più antica esistente, che dimostra le scoperte di Colombo, 
è quella di Juan de la Cosa, che Ai e maestro costruttore di carte » 
ijkiàsiro de haeer cartas\ nel secondo viaggio di Colombo. Egli esegui 
la carta nd porto ,di Siviglia nel 1520, e deve essersi fondato sulle carte 
or^linafi del grande scopritore. Dopo essere rimasta ignorata per secoli, 
la carta di Juan de la Cosa fu trovata a Parigi nd 1833 nella libreria 
dd barone Walchenaer ed identificata dal barone di Humboldt. Nella 
vendita di quella libreria, avvenuta nd 1853, la carta fu comperata dal 
Ooremo spagnuolo per lire st. 177, ed ora trovasi nel Museo Navale 
<li Madrid. 

Di^rariatamente sulla carta di Juan de la Cosa è rappresentata 
soltanto una parte dd Gruppo delle Bahama, presentandosi l'Isola Gua* 
nahani come la più settentrionale delle isole esteme. 

Ma una carta più completa ed accurata delle Bahama fu pubbli- 
cata I*anno x6oo da Antonio Herrera, lo storico ufficiale delle Indie, 
che ebbe accesso ad ogni più preziosa sorgente d' informazioni. Egli posse» 
deva le carte tracciate da Colombo, la carta di Juan de la Cosa e di risul* 
tati delle scoperte successive, che completarono la conoscenza del Gruppo 
delle Bahama ; e cosi potè correggere la carta del Cosa ed aggiungere le 
isole a N. di Guanahani. La carta di Herrera conserva i nomi indigeni, 
i quali sulle carte più recenti sono sostituiti da quelC dei Filibustieri, 
come Watling o Attwood, oppure da nomi di origine ignota ed incerta» 
Alcuni fia i nomi indigeni della carta Herrera come Guanahani, Yumay^ 

(i) Navarrbte, II, Doc. XX. 
(s) NAVAunTB, I, 253-264. 
(3) NAVAamxTB, I, 5. IH, 587. 



— no 

Smneto o Xtimeto (Saomet, Samaot) e Samàna, si ritrovano anche nella 
carta di Juan de la Cosa. Altri, Caicos e Mayaguana, per esempio, come 
pure Samana, si conservano ancora nelle carte moderne. 

Un confronto fra la carta di Herrera ed una moderna ci mostra, 
che Herrera riproduce tutte le isole, e che la posizione relativa di eia* 
scuna è esatta, donde ne viene per conseguenza, che nessun' altra isola 
può essere la Guanahani ( San Salvador di Colombo) che appare sulla 
carta di Herrera, dove pure si trova Guanahani. Né I^yaguana né Sa- 
mana possono essere esse stesse e Guanahani ad un tempo. È quindi 
chiaro, che la San Salvador di Colombo ha da essere, per rapporto alle 
altre isole, nella stessa posizione relativa, eh* é da Herrera data a Gua^ 
nahani. Le configurazioni di Herrera sono contorte e non esatte, ma 
le posizioni relative sono perfettamente corrette. 

Un esame della carta di Herrera dimostra, che Guanahani é la 
quinta delle isole esteme, contando da N. : 

Nomi di Herrenu Nomi moderni. 

1. Yucayoneque Abaco 

2. Cigateo Eleuthera. 

3. Curateo Piccola San Salvador 

4. Guanima Cat 

5. Guanahani Watling. 

La carta di Herrera aggiunge quindi un altro dato, che ha la sua* 
importanza, nello stabilire a quale isola appartiene l'onore di essere iì 
vero punto di approdo di Colombo. Essa deve essere la quinta delle ^ 
ìsole esterne delle JBahama^ contando da N,. 

n vero approdo di Colombo e la sua rótta precisa da Guanahani 
a Cuba saranno indubbiamente quelli, che potranno convenire con tutte 
le indicazioni esposte. 

Ma nella narrazione di Colombo ci si presentano tre difficoltà, che 
mettono egualmente a cimento tutte le varie ipotesi presentate sulla 
questione. 

La prima é V asserzione, che Colombo vide un lume nella notte 
anteriore alla scoperta della terra. Egli si é probabilmente ingannata, 
perché Rodrigo Sanchez non vide nulla. Nessun lume poteva essere 
osservato sulla spiaggia ad una distanza di 40 miglia dall' approdo, colla 
r6tta, che Colombo seguiva per rapporto ad una qualunque di quelle cin- 
que isole, ciascuna delle quali é data dai vari autori come la prima 
abbordata da Colombo. 

La seconda difficoltà é più importante. Lasciando Guanahani, Co» 
lombo dice: e Vide tantas islas que 70 no sabia determinarme aquat 



IH 

ina piimerOy 7 aqneUQS hombres que 70 tenia tornado me decian por 
seSas que eran tantas 7 tantas que no habian numero >. Navigando dalla 
sua «prima isola, Colombo non poteva avere un gran numero d'isole 
in vista, qualunque fira le isole esteme si prenda come il suo* 
primo approdo. Dobbiamo soltanto supporre che, trovandosi in imo- 
staio di eccitamento e fraintendendo i segnali dei nativi, egli possa aver 
]Kese per terre delle nubi sull'orizzonte, come si sa essergli accaduto- 
in ^ù d' una occasione nel corso del viaggio attraverso V Atlantico. 

La terza difficoltà consiste nella dimensione della seconda isola,. 
come è data nella copia del giornale che ci fu conservato. H copista scrive^ 
che la soa costa orientale è lunga 5 leghe, e la meridionale zo. Nes* 
amia isola del Gruppo delle Bahama ha una costa orientale di 5 leghe- 
ed una meridionale di io ; ma se ammettesi che la voce e leghe > sia stata 
scrftta nella copia per errore, invece di miglia, la difficoltà scompare- 
Perchè l'Isola Rum Ca7 corrisponde a tale descririone, essendo lunga 
5 nìgìia sul lato E., e io sulla costa S.. Quest' ipotesi diventa pit» 
ammissibile, perchè un siflatto errore di scrivere leghe per miglia si sa 
cbe in commesso positivamente dal copista in un altro luogo; cioè ìk 
dofwe egli scrive che la Baja di A7UI s' intema nella costa N. di HaTti 
per 5 l^he, mentre realmente vi s' avanza di 5 miglia (i). 

Premesso questo minuto esame del Giomale di Colombo, intomo* 
a tutti i dati necessari a risolvere la questione, ci troviamo ora ii^ 
condizione di considerare le varie ipotesi proposte intomo al suo primo 
approdo, confrontandole con essi. Se in qualche punto non concordano,. 
bisogna respingerle. 

Ipotesi di Mumoz. — (Iso/a Watling). — Il primo autore, che stu- 
^Sò la questione dell' approdo di Colombo dopo la scoperta del gior- 
nale fb Don Juan Battista Munoz nella sua < Historia del Nuevo- 
Mmìdo > (2) pubblicata a Madrid nel 1793. Ma di questo lavoro il 
aolo primo volume vide la luce, essendo nel 1799 avvenuta la morte 
ddTantore. La conclusione del Munoz fu che Guanahani, la San Salvador 
£ Colombo, sarebbe la moderna Isola Watling; che Colombo ap* 
prodò sulla punta S.-0. e con barche giunse a N. N.-E. per il lata 
oocideotale, girando la punta del N.. Munoz suppose che Colombo, senza 
fermarsi alla seconda isola da lui menzionata, sia arrivato alla terza isola, 
che chiamò Santa Maria de la Concepcion, e quindi all' Isola Cat, che 
ddamò Femandina. Egli riteneva che l' Isola Lunga (Long Island) fosse 



(i) H 31 dicembre 1493. 

(3) VoL l pp. S5-86, Lib. m, C. 13. 



112 



l'Isabella, di dove Colombo fece vela per Cuba. L* Isola Watling concorda, 
«otto ogni rapporto colla descrizione di Guanahani nel giornale, e ooUa 
■sua. posizione nella carta di Herrera : ma nel giornale non e* è nulla, che 
giustiGchi la conclusione, che Colombo girasse colle sue imbarcazioni la 
punta N. dal lato occidentale. Neppure esiste alcuna ragione per supporre, 
-che Colombo passasse la seconda isola senza averle dato un nome. Co- 
lombo anzi dichiara espressamente, che vi prese terra e che il nome glielo 
<liede. L'Isola Cat non può essere Fernandina, perchè non appare in vista 
<lalla seconda isola e non è in giusta direzione. L'Isola Lunga non corrìs- 
j)onde alle indicazioni di Isabella in alcuna sua parte. Quindi all'infiiorì 
kIì quanto scrìve, che Y Isola Watling sia il luogo di approdo, la teoria 
<li Munoz deve essere respinta. 

Ipotesi di Navarrete. — {Isola Turk). — Navarrete, l' editore del 
-Giornale di Colombo, conchiuse che una piccola isola, chiamata Grand'lsola 
Turk (del Turco), presso 1' estremità S. del Gruppo di Bahama, fosse 
il luogo di approdo di Colombo (i), differendo cosi dal suo dotto amico 
Munoz. Questa teoria fu adottata da S. Kettel (2), il primo traduttore 




Fio. I. — Ipotesi di NavarrtU, 

-del Giornale di Colombo in inglese ; fu inoltre sostenuta da G. Gibbs, 
-che aveva abitato alcuni anni l'Isola Turk (3). Avendo cosi un potente 

(i) Navarrktb, I, p. CIV. 

(2) Personal Narrative of the first voyage of Columbus^ translated by Samuel 
Kettel. Boston, 1827. 

(3) New York ffistorical Society, 1846, App., p. 127. Pare Historical Magaùm» 
Crìugno 1888, p. 161. 



— XI3 — 
aimOaik) in suo appoggio, M. Major adottò, nella prima edizione delle 
soe lettere scelte di Colombo (i), 1' approdo di Nayarrete. 

L' lisola Turk è all' estremità S.-E. del Gruppo di Bahama : è lunga 
5 112 m^Iia, larga i 114, e la sua parte più alta elevasi a 70 p. sul 
mare. Essa lia grandi paludi ed è circondata da una scogliera. 

NaTarrete si fissò sull'Isola Turk, perchè ritenne erroneamente,. 
che Cdombo, navigando d'isola in isola, facesse rótta sempre a ponente r 
qnmdi pensò, che il luogo del suo approdo dovesse essere il punto pii!» 
orientale delle Bahama, per poter spiegare la rdtta a ponente lungo il 
TÌmanente del viaggio a Cuba. Egli trovò che l' Isola Turk concordava 
con Giana hani per la sua piccolezza (Isleta), per essere circondata da una 
scqgfiera, ed avere una palude nel centro. Egli considerò che Caicos fosse 
la seconda isola, chiamata da Colombo Santa Maria de la Concepcion ; 
che la Piccola Inagua (Inagua Chica) fosse Femandina ; che la Grande 
laagtOL corrispondesse ad Isabella, e che Colombo facesse quindi vela, 
a Mipé nell'Isola di Cuba. 

Esaminiamo ora questa ipotesi, riferendoci ai dati relativi all'approdo. 

Lisola Turk può essere detta mh' Isleta, ma non bien grande. Essa 
Ila la palude ed una scogliera tutt' intomo, ma non presenta un lato 
orientale a N.-N.-E.. La rótta di Colombo da Guapahani alla seconda 
sola fa a S.-O.. La rótta dall' Isola Turk a Caicos è al contrario N. 
per O.. La terza isola di Navarrete non è in vista dalla seconda, ciò che 
costituisce una obiezione fondamentale, perchè invece Colombo poteva 
^redere Femandina da Santa Maria de la Concepcion. La Piccola tnagua 
é lunga soltanto 1 2 miglia ; Colombo ci dice che Femandina era lunga. 
60 miglia. Inagua Grande è a S. ed O. da Inagua Piccola, mentre Isabella 
sta ad £. di Femandina. 

SuQa carta di Herrera, Guanahani è la quinta deUe isole esteme 
del Gruppo di Bahama, contando da N.. L'Isola Turk è la più merì- 
£onale delle isole esterne nel gruppo. Sulla carta di Juan de la Cosa,. 
Guanahani è la più settentrionale. 

Per queste ragioni dunque la ipotesi di Navarrete va rigettata come 
libile. 



Ipotesi di Washington Irving e di Humboldt. — (/soia Caf). — 
WashiQgton Irving, nella sua Vita di Colombo (2), additò per il primo ap- 
prodo l'Isola Cat. Quest'isola era stata chiamata San Salvador dai car- 

(i) HaXtuyt Society, 1847. 

(2) ffistory cf the Lift and voyagts of Cristopker Columbus (1828) IV App. 
1. XVI, p. 245- 



— 114 — 
tografì per circa 2 secoli. Nel tracciare la rótta alle navi di Colomlxs 
da San Salvador a Cuba, Washington Irving si fondò sulle informazioiftij 
che ebbe da Alessandro Slidell Mackenzie, comandante nella marina 
guerra degli Stati Uniti d'America. Il barone di Hmnboldt sostentai 
pure le ragioni dell'Isola Cat (i), ed entrambi attaccarono l'ipotesi 
Navarrete, pure essendo la loro propria egualmente falsa. M. de la Ro - 
-quette (2) adottò le idee di Washington Irving e di Humboldt. 

Washington Irving sostenne, che il fatto d' essere stata l'Isola Ca^ 
chiamata S. Salvador dai cartografi, costituiva per sé stesso un ai^g^^ 
mento in suo favore. Egli scrìsse : e le opinioni ammesse da lunga 4atsL 

< non possono essere facilmente scosse ; è una buona regola antica, da. 

< tenersi a mente, tanto nelle indagini scientifiche, come nelle divisioni 

< territoriali: che non si trascurino le traccie primitive e originali dei 

< confini e limiti antichi >. 

L' Isola Cat fu dapprima chiamata S. Salvador nella carta dell'India 
occidentale, nell'Atlante olandese di Blaevs del 1636. La stessa carta 
fu pubblicata a Lieyda da Giovanni di Laet. D'Anville la copiò nei 1746, 
^ cosi il nome si fece strada nelle carte moderne. In origine fa una 
pura fantasia di un cartografo olandese. Non v'era alcuna ragione per 
dare il nome di San Salvador all' Isola Cat, essendo allora sconosciuto il 
Giornale di Colombo. Questo nome non rappresenta pertanto alcuna vera 
tradizione ; né ha titolo alcuno per essere chiamato un e limite antico. > 

L'Isola Cat trovasi al 75^ 18' di long. O. Green., e la punta S.-E. è 
3Ì 24® 9' dilat. N.. Essa è lunga 43 miglia per 2 112 a 3 112 di largo. 
Alla sua estremità settentrionale è alta 400 piedi. 

Washington Irving ritiene che il lume visto da Colombo fosse alla 
estremità settentrionale dell'Isola Wading, allorché egli la passò diretto al- 
l'Isola Cat. Ma se fosse passato a due leghe dall' estremità nord dell' Isola 
Watling sulla sua rótta per O.-S.-O., non si sarebbe mai avvicinato alla 
Isola Cat. 

Guanahani aveva una vasta palude nel centro, l'Isola Cat no; 
Guanahani era bassa, l'Isola Cat é la più alta delle Bahama« La parte 
sud del lato orientale di Guanahani tendeva a N.-N.-E.; suU' Isola Cat 
volge a N.-N.-O. 

Washington Irving suppone, che le numerose isole, che Colombo 
xitenne d'aver visto girando Guanahani, siano la < Cadena » o catena 

■ 

di roccie, che estendesi a N. dell'Isola Exuma. Ma queste rocce non 

(i) Examen criHpte sur thtstoire géographique d» noitoeau contìmmi (rSisT)* 
(2) In una lunga nota della sua tnuluzione francese di Navarrete (Parigi 1828» 
II, pag. 339). 



— 115 — 
possono vedersi daU' Isola Cat, essendo la più vicina di esse, a 36 mi* 
£lia di distaTiiw. 

Cokmibo vel^;giò a S.-0. per si miglia da Guanahani. Washington 
Irvi^g lo £1 navigare a S.-S.-K, dalla Concepcion Gay, che egli riguarda 
come la seconda isola. Questa seconda isola era lunga io miglia per 5 di 
laigo: la Concepcion Gay è soltanto 2 314 per z 314. La terza isola di Irving 
è Esuma, ma non è in vista daUa Concepcion Csj, mentre la terza isola 
di Colombo si avvistava dalla seconda. Andando ad Exuma dalla Con- 
4xp€ÌoiL Caj, devesi necessariamente scorgere risola Lunga. Irving fa 
delTIsola Lunga la quarta isola od Isabella. Ma tra Exuma e risola 
Lunga, al S. dell'estremità settentrionale, non esiste passaggio naviga- 
bile (i). Lasciando la terza isola. Colombo avviò le sue navi in diverse 
dueziom, in cerca della quarta isola. Se questa fosse stata V Isola Lunga, 
egli l'aveva già scoperta, e non aveva bisogno di &rne ricerca. 

Dall'Isola Lunga Washington Irving ùl passare Colombo attraverso 
qud labirinto di scogliere e di rocde, che esiste tra il Gran Banco di 
Bahama e lo Scoglio di Mucarras. Questa parte di mare è imppssibile 
alla navigazione. L'Irving^ degli scogli di Mucarras le Isole di Arena 
di Colimibo; ma Mucarras sta a sole 26 miglia dalla costa di Cuba, e 
Colombo navigò ancora 54 miglia dalle Isole di Arena prima divenire 
in vista di Cuba. 

Per rapporto alla carta di Herrera, l'Isola Cat è la quarta isola 
estema del Gruppo delle Bahama, contando da N. ; Guanahani è la 
qtnnta. 

La teorìa di Washington Irving, quantunque sostenuta dall'alta au- 
tonta di Ebmibdldt, non corrisponde a nessuna delle condizioni volute, 
ed è ancor più difettosa di quella del Navarrete. 

Ipotesi di Varnhagbn. — {Mayagnafui). — Don Francisco A. de 
Vamhagen, non contento delle teorìe del Navarrete e di Washington 
Irving, cercò il primo approdo altrove. Egli pubblicò a Santiago del Chile 
jid 1864 (3) la sua teoria in favore dell'Isola di Mariguana o Maya- 



L*axgomento prindpale di Vamhagen è che l'Isabella, la quarta isola di 
-CMombo^ è rìsola Curva, perchè Saomet Samaot è sempre il nome in- 

(i) Il lato occidentale dell'Isola Lunga \ navigabile soltanto per barche ed 
imbflvcaaooi jnccolissiine, le qnali si aprono la loro strada attraverso il Jttments Gay. 

(2) La verdadgra GuatiaMam tU Colon, Memoria par Don Francisco Ad. dk 
Vaxnhagen impiesa en el tom XXVI de los anales de Chile. Eztero, iS64. VoL 
di 107 pag. con testo del Giornale di Colombo e carta* 



— 1x6 — 
digeno deir Isola Cunra, e Colombo dice che Saomet era 3 nome incIiL 
geno dell'isola, che egli chiamò Isabella. Ciò è perfettamente ragione- 
vole. L'Isola Curva, è come l'Isabella, un punto eccellente di partenza; 
ma disgraziatamente Vamhagen non seppe utilizzarlo convenientemente, 
perchè non segui esattamente il Giornale di Colombo. Egli identificÀ 
fàcilmente l'Isola Lunga per Femandina, e ciò sta benissimo; ma ri- 
tenne che risola Acklin fosse la seconda isola di Colombo e l'Isola. 
di Majaguana fosse la Guanahani. 

lifarìguana è al 22^ 17' di lat. N. ed al 72^ 39' di long. O. Green., e<3 
è lunga 23 miglia e larga da 2 a 6 z|2. L'altezza dei monti varia da 
90 a 100 piedi, ejion vi sono paludi. Ivi esiste una piccola penisola, 
che forma un porto; ma essa è alla costa settentrionale, non alla 
orientale. 1 

Varnhagen pensa, che il lume osservato da Colombo possa essere 
stato sull'Isola Caicos; ma Caicos è al S., e Colombo veniva da E.-N.-£.. 
Le molte isole che Colombo disse di aver vedute furono (secondo Vam- 
hagen) Caicos, Planas e Samana, ma nessuna ,di queste si scorge da 
Mariguana. 

La seconda isola di Vamhagen è Acklin ; che sta a N. di Ponente 
da Majaguana. Invece la rótta di Colombo alla seconda isola fh per S.-0.. 
La distanza da Mariguana ad Acklin è di 40 miglia, mentre la distanza 
dalla prima alla seconda isola di Colombo fii di 20 miglia. La terza isola 
di Vamhagen è l'Isola Lunga, che non vedesi da Acklin, mentre la 
terza isola di Colombo si avvistava dalla seconda. 

Per provare la sua teoria Vamhagen pubblicò un frammento di una 
carta di G. Alonzo de Santa Cruz, cosmografo dei tempi di Carlo V'. 
Ma questa carta non estendesi abbastanza a S. da comprendervi llsolà 
di Mayaguana (i). Fin dove essa arriva, corrisponde interamente colla 
carta di Herrera. Nella sua posizione attuale Mayaguana, sulla carta di 
Herrera, ha Guanahani al N. con parecchie isole fiapposte; cosicché 
Majaguana non può essere la Guanahani. 

L'ipotesi di Vamhagen non corrisponde ad alcuna delle condizioni 
volute; per cui va respinta. 

Ipotesi di Fox. — {Samana), — La monografia più accurata ed 
elaborata, relativa al primo approdo di Colombo, fu scritta nel 1882 dal 
capitano G. V .Fox, segretario assistente della Marina degli Stati Uniti (a). 

(i) SuiftmporUpna ctun manofcritto mecUto della BiblioUea ImptriàU <B Vivma 
;per vtri/kart, quale fu la prima isola scoperta da Colombo, (Vienna, 1869). 

(2) Report of the Superinttndent of the United States Coast and Geodetìc Sur- 



— U7 — 
E^ «fera visitato di peiscMia le Isole Bahama, per cui alle cognizioni 
personali univa il frutto ddle sue diventi ricerche. H capitano Fox ad- 
ditò oome luogo dell'approdo il piccolo isolotto di Samana, chiamato 
altresì Attwood Gay. 

Samana od Attwood Gay sta al 23^ $' di lat N. e 73° 37* di long, O. 
GceenwiclL L'isola è lunga miglia 8 314 per i ila di larghezza, e da 
cis5a elefasi un cc^e alto 100 piedi, oltre due rupi staccate all'estremità 
eiìentile, la quale termina in una punta. Ivi non esiste alcuna palude, 
BCSBuna striscia di terra, che formi un porto, e la costa orientale di Sa* 
mana non ofie alcuna delle condizioni volute. 

Fox identifica la secondaisola, Santa Maria de la Concepdon, col- 
risola Corva, facendo ancorare Colombo alla punta N.-O., al tramonto 
dd 15 ottobre. Egli osserva che le Isole Curva ed Acklin danno insieme 
mu loaghezza di lato di 13 miglia da E. ad O., e 39 miglia da N. 
« S., che sono le lunghezze date da Colombo alla seconda sua isola. Ma 
CòkMnbo dice che la parte diretta da N. a S. si presentava di fronte 
adle navi provenienti da San Salvador. In tal caso però, venendo da Sa- 
mana all'Isola Curva, ^li non avrebbe mai visto la parte della costa 
tiell'Isola di Acklin che è diretta da N. a S.. 

Fox & dell'Isola Lunga la terza isola di Colombo o Femandina. 
Ila la terza isola di Colombo era visibile dalia seconda. La terza isola di 
Fox non è visibile dall'Isola Curva; e Colombo accostandosi all'estremità 
meridionale dell'Isola Lunga, non poteva verificare, che la prima avesse 
30 leg^ di lunghezza, mentre poteva verificarlo venendo da N.. Es- 
sendosi già valso dell'Isola Curva per la sua seconda isola, Fox arriva 
all'estremità meridionale dell'Isola Lunga come alla sua terza isola, onde 
tEOvaà cosi situato, da aver bisogno dell'Isola Curva anche per l'Isabella 
cioè ptf la quarta isola. Vamhagen incontrò la stessa difficoltà, e non tentò 
di evitarla. Fox invece gira lontano dall' Isola Curva, che riconosce non 
poter essere ad un tempo la sua seconda e la quarta isola. Egli adotta 
dunque l'Isola Fortuna come la sua quarta isola. Ma Colombo dice che 
andò all'estremità N., ove stava un isolotto roccioso. Egli non poteva 
descrivere cosi l'estremità settentrionale dell'Isola della Fortuna, che è 
divìsa dall'Isola Curva soltanto da un piccolo stretto, ed ove non esista 
alcuna isola rocciosa. 

Samana trovasi sulla carta di Juan de la Cosa, e quindi anche su 

wf, 1880. Appendice N. 18. Ah attempi io solve the problem of the first lant&ng pltue 
tf C9btmbus in the New Warld^ by Captam G. V. Fox, Assistant Secretary of the Navy 

^» 1861-66 (Washington, 1882) pp. 346 a 411, ripubblicato in sunto nel A/a- 

tf American History^ 



i 



— ii8 — 
quella di Herrera. Non può pertanto essere Guanahani, che appare 
pure sulle due carte. Samana è la sesta isola. esterna contando dal N. 
tlella carta di Herrera, Guanahani è la quinta. La teoria di Fox noa 
corrisponde ad alcuna delle condizioni richieste, e va respinta. 

m 

Ipotesi di Becher. — (Isola Watling), — L'ammiraglio Becker, 
ìaddetto air Ufficio Idrografico inglese (t), dopo avere compiuto per al- 
cuni anni uno studio diligente su di un tale soggetto, giunse alla 
tonclusione, che Munoz aveva ragione nel fissare il luogo del primo 
approdo di Colombo all' Isola Watling. Il professore Oscar Peschel di 
Augusta (2) e M. Major, l'editore delle lettere scelte dì Colombo, con- 
cordano nella ste^a opinione (3). L' ammiraglio Becher pubblicò la sua 
opera nel 1856, col titolo: The land/ali of Columbus. 

Becher suppose, senza alcun fondamento, che Colombo ancorasse 
suir estremità N.-E. dell' Isola Watling, e quindi navigasse intorno' alla 
'estremità N.. Ciò avrebbe impedito naturalmente lo scopritore dall' esplo- 
Tare la spiaggia S.-£., il che egli compi colle sue imbarcazioni. Becher 
•ritenne che Rum Cay fosse la seconda isola, giacché trovasi a 20 mi- 
glia S.-O. dall' Isola Watling. 

Già presso alla seconda isola. Colombo dice : e Y corno desta 
isla vide otra mayor al Queste, cargue' las velas por andar toda aquel dia 
basta la noche, porque aun no pudiera haber andado al cabo del Queste; 
y casi al poner del sol sorgi acerca del dicho cabo ». Becher cosi 
traduce : e Siccome da quest' isola ne vidi un' altra verso ponente, na- 
vigai continuamente fino a notte, perchè non era peranco arrivato al 
capo occidentale >. Colombo dice realmente, che ripiegò le sue vele 
(perchè aveva navigato tutto quel giorno sino a notte) e gettò l'ancora. 
Becher pensò, che cargué las velas significasse che < fece vela >, mentre 
esprime appunto 1' opposto. Questa falsa interpretazione del testo spa- 
gnuolo Al causa di una insanabile confusione. Quantunque Colombo 
dica chiaramente, che chiamò la seconda isola Santa Maria de la Con- 
t:epcion, Becher ritenne che non avesse dato un nome a quell'ÀtoU, ma 
navigasse senza fermarsi fino all' estremità N. dell' Isola Lunga, chiàima- 
tlola Santa Maria. Per superare tutta la distanza in quel tempo (24 ore), 

' (i) The LandfaU òf Columbus oh his first voyage io America, hy A. B. BeCHKR, 
Captain R. N, P, R. A, S, of the Hydrographie OJfice Admiralty. (London, 1856), 
con una traduzione del Giornale di Colombo. 

(2) Das Ausland, N. 20, 1857, p. 468. 

(3) Land/ali of Columbus, a paper by Mr, R. H. Major F, S, A.^ read om 
March, 8, 1871. journal of the Royal Geographkal Society, XLI, p. 193. 



— 119 — 
le ixm arrebbero doTato fare per tutto il tragittò io miglia geografiche 
ali* on, yelodtà maggiore di ogni altra che Colombo abbia mai ram- 
mentata per le sue navi. Per ciò avrebbe avuto bisogno, che un vento 
fresco avesse soffiato tutto il pomeriggio del 15 ; ma nulla di ciò viene 
rammentato. 

Cosi l'ammiraglio Becher pone Colombo ali* estremità N. dell' Isola 
Lunga come della sua isola seconda. La terza isola era in vista della 
seconda. Becher trova questa terza isola in Exuma, la quale però non 
è in "ràta dall' Lsola Lunga. Colombo descrive un gran porto basso in 
'Femandina, la sua terza isola, colla costa diretta da E. ad O.. In 
£xama vi sono due porti eccellenti, ma essi sono profondi (16 a 23 
fitdi), e la costa non va da E. ad O.. 

Becher giudicò che la Samaot od Isabella di Colombo, o la sua quarta 
isola, corrispondesse all' Isola Curva ; e ritenne 1* estremità S. dell' Isola 
Lunga come punto di partenza, da cui egli fece vela in cerca di Sa- 
ToasA, il mattino del 19 ottobre. Ma l'ammiraglio Becher aveva la- 
sciato Colombo all'Isola Exuma la sera precedente del 17. Egli suppone, 
che un vento fresco spingesse le navi con una velocità di io miglia al- 
l'ora su di un mare sconosciuto, per un centinajo di miglia. Ma Colombo 
stesso afferma, che vi era poco vento, e dice che il punto di dove fece 
véla per Samaot era la Fernandina. Becher afferma che Exuma era la 
Femandina di Colombo ; che 1' estremità meridionale dell' Isola Lunga 
era quindi Femandina, mentre la sua estremità settentrionale era Santa 
Maria. Egli pensa che Colombo ritenesse, che Exuma e l' Isola Lunga 
rappresentassero una sola isola; ma Colombo, secondo quanto riferisce 
Becher stesso, sapeva che ciò non era ; perchè, secondo Becher, egli era 
già stato all' estremità N. dell' Isola Lunga e l' aveva chiamata Santa 
Maria, ed Exuma non vedesi neppure dall' Isola Lunga. Tutta questa 
intricata confusione nasce da ciò, che Becher non capi l' espressione di 
targai las velas, 

Becher identifica giustamente l'Isabella di Colombo coli' Isola 
Ccmra ; e le sue Islas de Arena alle Isole Brulle (ragged). La rótta e la 
distanza quindi fino a Nipe nell' Isola di Cuba, corrispondono alle stime 
di Colombo. 

Nella sua monografia sull'argomento del primo approdo di Colombo, 
Mr. Major ha fissata la posizione dell'ancoraggio presso l'Isola Wat* 
lisg, ammettendo che queir isola fosse Guanahani. Colombo dice, che 
prese le imbarcazioni per visitare 1' altro lato, quello che era sul fianco 
opposto della punta (orientale) ove la costa volgeva a N. N.-E.. È evi* 
dente che per aver dò iatto, Colombo deve essere partito da una pò- 



i 



««kme sulla costa meridionale verso O. dalla costa E.. È noterole^che 
tutte le quattro autorità, che sostengono l' idea, che l' boia Watliog ut 
Gnanahani, &nno ancorare Colombo in quattro punti diverm : VnffTw 
all' estremità S.-0., Murdoch al N.O., Bccher a N.-E. e Major al S.-E.. 



iro^ffia di ColoMóa' 



IC 

^inrag^io di Colombo 
accendo Mun'oi 



Antoragyiù Ji Cwdmho 
aecaiiiio Major \ 



FlG. 3. — L'Isola Watung cùì punti Ji ancoraggio stcondo vari autori. 

Per le ragioni date dal Major, il punto di ancor^gio di Colombo deve 
essere stato sulla costa S.-E. dell' isola, riparato dal vento aliseo di N.-E., 
che soffiava fresco, dietro la punta di S..E.. Per il seguito della rótta di 



— lai — 

Colofmbo daD' boia WatUng a Cuba, Ifajor adottò l' ipotesi di Becher e 
quindi cadde digraziatamente negli stessi errori. 

• 
Ipotesi di Murdoch. — (/s^a Watling). — Lo stadio più re- 
cente relativo al primo approdo di G>lombo ed alla sua crociera attraverso 
le Bahama fii scritto dal luogotenente J. B. Murdoch, della marina 
degli Sb U. (i). Mr. Murdoch, che scrisse nel 1884, aveva il vantaggio 
di «fi^Kirre per un tale soggetto di tutte le ricerche e degli argomenti 
dei suoi predecessori. Il suo metodo è di tracciare la rótta di Colombo 
a ritroso da Cuba. Colombo lasciò le Islas de Arena il a 7 ottobre, e vide 
la tena di Cuba prima del cadere della notte, avendo quindi navigato 

ciica 17 leghe S. S.-0.. Nel fare questo cammino, egli attraversò una 

• 

iorte corrente, che andava a N. N.-O. lungo la costa N. di Cuba. Ammessa 
la velocità media di a miglia all'ora, il posto del suo ancoraggio del 
mattino sarebbe stato N.-E., é la distanza percorsa al tramonto, di 58 
mi^ia. La costa di Cuba era quindi in vista alla distanza di circa 20 
miglia. Gò darebbe il luogo e la distanza di Cuba dal sorgitore del 
mattino^ in 75 miglia N. £.. Colombo dice, che 1* ancoraggio era sul lato 
S. deOe Islas de Arena, che consistevano in 7 od 8 isole, sparse a N. 
^ a SL ; e che l' acqua era bassa per 506 leghe sul lato meridio- 
nale deOe isole. La catena detta delle Isole Brulle corrisponde a questa 
descrizione, ed è a 75 miglia dalla costa di Cuba. Ciò dimostra, che Co- 
lombo, il mattino del 3 7 ottobre, stava all' àncora a S. delle Isole Brulle. 

La lòtta dall'Isola Isabella alle Islas de Arena fu, come è stato 
riocmoscinto, pet O.-S -O., e la distanza tra il punto di partenza da Capo 
Verde ed il punto ove furono viste le Islas de Arena è di 50 miglia 
O. Ila S.. La distanza delle isole, quando furono avvistate per la prima 
Tolta, è data di 5 l^he. La posizione al tramonto del 24 era quindi 
a circa 65 miglia E. ila N. dalle Isole Brulle. Questa posizione era a S.-E. 
del Capo Verde, che è la punta S. di Fernandina, e a 0.-S.«0. dell' isolotto 
rocaoso posto all'estremità N. di isabella. Queste posizioni additano l' Isola 
Lmigacome Fernandina e l'Isola degli Uccelli {^Bird Rock), posta al- 
Testremità N. dell'Isola Curva, come l' isolotto roccioso dell'estremità N. 
deQa Isabella. Le Isole Curva e Fortuna sono cosi identificate coll'Isabella 
di Colombo e la Samaot o Samoet degl'indigeni. 

L'Isola Lunga ha 20 leghe di lunghezza, ed è diretta da N.-N.-O. 
a S.-S.-K. Fernandina è descritta da Colombo come avente una lun- 
ghezza di 20 l^he e diretta da N.-N.-O. a S.-S.-E. 

(i) Tk€ Cruisi of Columbus in the Bahamas 1492, iy LUut. J. B. MaaDOCH {Umted 
StaÈa Haoy), FroceetSmgs of tht Naval InstHute. Annapolii^ Aprii 18S4, pp. 449 a 4$6« 



— n« 

j Tanto Isabella come Santa Maria sono descritte da Colombo come** 
situate a parecchie leghe ad £. di Femandina. Però Isabella è già stata. 
identificata con l'Isola Curva, che si trova alquante leghe ad £. del- 
l'estremità S. dell'Isola Lunga. Rum Cay deve quindi essere Santa Maria 
della Concezione, che è ad alcune leghe ad E. dell'estremità N. di Isola 
Lunga. Colombo dice, che la sua terza isola (Femandina) vedevasi dalla 
seconda (Santa Maria). L'Isola Lunga vedesi da Rum Cay. 

San Salvador è secondo Colombo a 7 leghe N.-£. da Santa Maria. 
L'Isola Watlirg è a 7 leghe N.-E. da Rum Cay. Così l' Isola Watling- 
viene identificata per la Guanahani o San Salvador di Colombo. 

Tutti gli argomenti per l'identificazione delle diverse isole sono ora 
stati passati in rivista, ed è stata esposta tutta la storia di questa inte- 
ressante controversia. Quantunque la maggior parte degli scrittori sia nel- 
l'impossibilità di sostenere con successo la propria ipotesi, tutti hanno dimo* 
strata molta abilità e finezza nel criticare quelle dei loro oppositori. Cosi 
gli errori sono stati corretti, gli sbagli rilevati, ed è stata dilucidata la 
via per arrivare ad una conclusione precisa. Ora è possibile tracciare 
una rótta, che soddisfi a tutte le condizioni volute; e si riconoscerà, che 
devesi a Munoz l'identificazione del primo approdo, a Major la scoperta 
della posizione del primo ancoraggio, ed a Murdoch la traccia esatta della 
rdtta di Colombo da San Salvador a Cuba. 

L' Isola di Guanahani, detta San Salvador da Colombo, è descrìtta 
dall' illustre scopritore come piuttosto grande, ma bassa, con una lunga 
palude nel centro^ e circondata da una scogliera. La parte meridionale 
della costa orientale è volta a N.-N.-E., e sulla costa orientale stava 
una lingua di terra, che formava un porto. L'Isola Watling è lunga 
13 miglia ed è bassa, e le paludi occupano un terzo di tutta la 
superficie. Essa è circondata da una scogliera; la parte meridionale del 
lato orientale tende a N.-N.-E.; ed una piccola lingua di terra forma 
un porto. Ancorando presso l'estremità orientale della costa S., Colomba 
avrebbe nelle sue imbarcazioni girata la punta S.-E. e trovato che la costa 
orientale era diretta a N.-N.-E.. Sulla carta di Herrera, la quinta isola 
esterna delle Bahama è Guanahani. Su di una carta moderna la quinta 
isola esterna è l'Isola Watling. 

Lasciando Guanahani, Colombo navigò a S.-O. per 7 leghe alla 
seconda isola. Egli impiegò tutto il giorno per arrivare alla sua punta 
occidentale, ove serrò le sue vele e gettò l'ancora sul tramonto. La 
terza isola era quindi in vista. Rum Cay è a 7 leghe S.-O. dall'Isola 
Watling e l'Isola Lunga è in vista dalla sua estremità occidentale. E 



X23 — 

ood Unni Cay è identificata colla seconda isola di Colombo, detta da 
lui Santa Maria de la Concepcion. 

Quando Colombo lasciò la seconda isola, l'estremità N. della terza, 
sta?a a drca 6. leghe ad O.. Llsola Lunga sta ad O. a circa 6 l^he 
da Rum Caj. Colombo era ansioso di navigare a S., perchè i nativi^ 
aTcrangli detto che V Isola di Samoet, ove esisteva dell'oro, stava a S.. 
£gfi volse la prua a S. mantenendovela tutto il giorno, per cui riconobbe 
che la terza isola era lunga 20 leghe, diretta da N.-N.-O. a S.-S.-E., 
e vexso sera gettò l'ancora in vista della costa, non lungi dall'estremità 
S.. Se avesse preso la rótta verso S. di Rum Cay, essa lo avrebbe 
condotto all'estremità S. dell'Isola Lunga, che è lunga 20 leghe, diretta. 
N.-N.-O. a S.-S.-!E.. Quindi l'Isola Lunga è identificata con Fernandina, 
la terza isola di Colombo. 

Colombo salpò a mezzogiorno del 17, e siccome il vento era 
forte per Sainoet, egli si diresse a N. lungo la costa di Fernandina; 
e seo^ un porto, ove la linea di costa era diretta da £. ad O. per; 
qualche miglio. Cambiando il vento a N., egli si diresse nella notte a 
S.-S.-E., ed il mattino seguente gettò l'ancora alla punta meridionale 
di Fernandina. Il porto descritto da Colombo concorda esattamente con 
Porto Qarence sul lato orientale dell'Isola Lunga, ove la costa co- 
mincia a dirìgersi da £. ad O. per qualche miglio. 

Il 19 Colombo prese ad E. dall'estremità meridionale di Fernan- 
dina in cerca di Samoet, non avendo alcuna terra in vista. Le navi- 
presero terra a circa mezzogiorno, avvistando un isolotto roccioso al- 
l'estremità settentrionale. L' Isola Curva non si scorge dall' Isola Lunga, 
ma si trova ad £. ; ed all' estremità N. dell' Isola Curva sorge un isolotto 
roccioso detto Isola o Scoglio degli Uccelli (Bird Rock), ove ora è stato 
inalzato un faro. Colombo volse quindi a S., al Cabo Hermoso, ed os- 
servò che la parte della costa comprendente questo capo, appariva 
come se fosse su di un' isola separata, con un'altra piccola frammezzo. 
Cabo Hermoso sembra essere il Promontorio meridionale di Fortuna, 
Fortune Hill. L' Isola Fortuna è divisa dalla Isola Curva da uno stretto 
canale, nel quale sorge una piccola isola. £ cosi la quarta isola di Co- 
lombo, Isabella, viene identificata colle Isole Curva e della Fortuna. 

Le Islas de Arena sono le Isole Brulle {Ragged /.) ; e di qui Co-- 
lombo navigò direttamente a Cuba, concordando perfettamente le 
posizioni e le distanze. 

È importente che questa controversia, lungamente discussa, del 
primo approdo di Colombo, venga ad essere finalmente risolta. Le mi- 



\ 
I 



— 134 — 

gliaja di studiosi di tutte le nazioni e di tutte le lingue, che s' intere»* 
sano alla storia del grande scopritore, hanno da essere cerziorati sulla 
identità dell* isola, che fu la prima ad essere da lui avvistata, e della rótta 
precisa da lui seguita. Finché durava la disputa, non potevasi avere 
alcuna certezza su questi argomenti. 

G)l presentare un' esposizione generale delle varie ipotesi sorte 
intomo a siffatta controversia e col venire ad un giudizio finale, lo seri* 
vente spera di aver fornito i mezzi per arrivare ad una decisione, che 
interessa tutti coloro cui sta a cuore una cosi importante questione. 
È prossimo il giorno, in cui la mente delle nazioni colte sarà rivolta a 
tutto ciò che concerne l'illustre scopritore italiano. Ogni particolare 
della storia di Colombo sta per essere sottoposto ad indagini diligenti ; 
ed in nessun paese quella storia incontrerà tanto interesse e tante care 
amorose quanto in Italia, il paese dov' egli nacque e dove egli visse la 
sua giovinezza. Giacché è stata V Italia a produrre 1' uomo, che scopri 
il Nuovo Mondo. 

3) Estratto della rtlaùone di O. Varaldo 
sul secondo periodo di ricerche archivistiche a Savona (i). 

IlLtno Sig. Presidente, 

Roma, 2 febbrai o 1889. 

M' onoro presentare a V. S. Ill.ma la relazione sul proseguimento 
delle ricerche, nell' antico Archivio notarile savonese, intomo a Cristo- 
foro Colombo e la sua famiglia 

Conformandomi alle istruzioni datemi dall' onorevole prof. Dalla Ve- 
dova mi contenni, per questa volta, nel tempo in che accertatamente sog- 
giornò Cristoforo Colombo a Savona. £ di questi notai esaminai le 
filze : Giovanni Galli, Federico Castro Delfino, Giacomo Faja e Giu- 
liano Monelia. Più precisamente, del Galli vidi gli atti tra il 1467 e il 
1484; del Castro Delfino quelli tra il 1475 e il 1477 ; ^^^ Giacomo 
Faja quelli degli anni 1471 e '72 e infine del Giuliano Monelia i ro- 
giti attinentisi al 1487 e 1488. 

Non tutti questi notai (V. S. Ill.ma ben vede però che l' indagine 
è meglio compiuta quanto al Giovanni Galli) diedero egual contributo 
di notizie ; e i primi onori in questa mia relazione toccano al Galli 
appunto. Or il Galli dapprima mi mise sulle traccie sicure d' un nuovo 
documento colombiano, eh' io trovai registrato nell' indice del cartolaro 
413,15. Quest'altro, che si dice esistente in folictxio, ma il quale non 
mi riusci però ancora di rinvenire in extenso, ha la data del 3 gen- 

(i) Vedi la nota nel fascicolo di gennajo^ pag. 54. 



— f «5 -- 

o^o 1477 e riguarda Domenico Colombo e Suzanna sua moglie. Non 
é, quindi, che il preliminare di quello rogato nello stesso gennajOi pel 
ministaio pare dd GaUi. 

n qoal notajo mi diede poi la soddisfazione di farmi ritrovar con- 
segnato nella sua filza 403,6 per gli anni 1477-78 il celebre docu- 
mento dd 23 gennajo 1477, ch'io accennavo. Questo documento non 
saputo interamente deciferare dal Belloro, è però chiarissimo in ogni sua 
paste, com' ebbi già a dimostrare per lettera al prof. Dalla Vedova (i). 
Infine il fmniemus instrumentorum rtctptarum per me notarium 
hrfrascrìfiMm (Giovanni Galli n. 409. i a) contiene un' altra minuta 
<»%inale dei due primi atti colombiani savonesi ; e cioè del 3 marzo 
e m$ ottobre 1470. Riscontrati gli originali di questi atti, esistenti in 
Archivio, non vi notai diversità di lezione. Tuttavia è agevole scorgere 
V zinpoirtanza ddle filze del Galli per quanto concerne Colombo ; delle 
qoali mi preme avvertire V. S. Ill.ma che ancora me ne rimangono 
podìe a percorrere. 

Anche in questo brevissimo periodo delle mie ricerche m'avvenni 
in nnove notizie sulla platea columbi, le quali non menomano d' un 
ponto ie conclusioni, cui venni nella prima relazione, anzi le confer- 
mano magnificamente. 

D notajo RQgero* seguitò a snebbiarsi, avendo di lui rinvenuto pa- 
recchi atti originali. Io tengo nota di ciò, perchè essendo in Archivio 
meglio di duecento filze di notai cosi detti incogniti, la conoscenza 
ddìa scrittura del Rogero, ormai sicura, valga a stabilirne la paternità, 
qnando tra essi ne uscissero dei colombiani. 

Ottavio Varaldo. 

(1) Ecco, per quanto si riferisce all' argomento qui accennato, l' estratto della let- 
tera scritta dalTA. in data di Savona, 2 gennajo 1889: 

..». e rinvenni il celebre documento del 23 gennajo 1477, pubblicato dall' Har^ 
risse sa una copia del Belloro, e il quale sarà offerto da me con più sicura ed 
ìntegra lenone. Cosi l' Harrisse aveva intralasciato parecchi nomi e la designazione 
deOa contnula, nella quale fu rogato l' atto, eh' è, curiosamente, questo : Actum Saonc 
àt C9miracta olim Magistri donaijni medici in apotheca domus heredibus q, yoannis 
dt wnemUcmù, ecc.. Sono poi sulle traccie sicure d' un nuovo documento colom- 
biano, in data 3 gennajo 1477, che nel cartolario di Giov. Galli (412. 15) è an- 
notato cosi : Domimìcus de eolumho lamrius cantra Stuanam eius uxorem» L' atto 
B dice esistente in /oliatio del medesimo notajo. Soggiungerò che rinvenni ancora 
h minuta originale dei due atti del 2 marzo e 25 ottobre 1470. È nel Quintemus 
iaxtntmeMÌ9rum ricepiorum per me notarium infrascriptum , eh' è Giov. Galli 
(a. 409. 12} », Coù. di codesti due atti esistono in Archivio la minuta originale e la 
tapia originale. ». 



\ 



n 



^- 13$ — 

C. A PROPOSITO DEL TERREMOTO UGURE DEL 1887 (l). 

Consideramoni di L. Gatta. 



n terremoto che il 33 febbre jo 1887 spargeva il lutto e la mina 
su dì una grande estensione della Riviera ligure, aveva destato ovunque 
una gran commozione^ ed il governo ritenendo opportuno di af&dare 
tosto uno studio diligente del terribile fenomeno ad un valente cultore 
della geofisica, ne incaricava il prof. Issel. La scelta non poteva cadere 
su di una persona più meritevole di tale distinzione, perchè conoscendo 
le condizioni geologiche della indicata Riviera per diligenti stud! prece- 
dentemente compiuti, egli era naturalmente additato ad un& cosi impor- 
tante e delicata missione. 

I nembi di polvere sollevati dal lugubre disastro avvolgevano ancor 
sempre la triste scena di distruzione; ancora sentivansi i lamenti dei 
sepolti vivi; non erano neanche asciugate le lacrime di coloro, che 
piangevano parenti od amici scomparsi, o la ruina delle loro case; che 
egli già stava camminando su quel suolo di desolazione ; ed in qual modo 
compi rincarico avuto, ce lo narra egli stesso nella relazione, di cui ci 
piace occuparci. 

I. — Riconoscendo il professore Issel, che un lavoro importante come 
quello di cui era stato incaricato non poteva essere convenientemente 
intrapreso senza un'esposizione preventiva delle condizioni geologiche 
del terreno scosso, gli parve conveniente di far precedere là sua' rela- 
zione sulle manifestazioni fisiche, che hanno colpito la riviera occiden- 
tale ligure, da alcune considerazioni sulla natura del suolo ed i vari 
mutamenti verificatisi ; e questo lavoro rappresenta un dotto complemento 
della sua monografia. 

Quella regione, come risulta dal diligente studio, che abbiamo sotto 
gli occhi, consta di roccie cristalline, gneissiformi e di graniti, mica- 
scisti, talcoscisti e roccie ofiolitiche appartenenti alla serie carbonifera, 
le quali emergono tra le valli superiori della Tinca e della Stura di 
Demonte, nei gruppi montuosi, che hanno per punti culminanti il Mer- 
cantour ed il Clapier, estendendosi a levante fin verso il Roja ed a 
mezzogiorno al crinale delle Alpi Marittime. 

(i) 77 terremoto del 1887 in Liguria, appunti di A&TURO IssEL, Roma, tipogr* 
nazionale, 1888, pag, 207, con 4 tavole ed una Carta, 



137 "^ 

Le fonnazioiii paleozoiche e secondarie, che circondan<J questo nucleo 

di locde, spingonsi per una lunga propaggine al Golfo di Genova fra 

Sestrì ed Albenga da un lato, ed a ponente di Ventimiglia verso la 

Frorenià, ove scorgonsi le assise carbonifere. Quindi spuntano le secon* 

dalie nelle stratificazioni triassiche. 

È pure largamente rappresentato il gruppo terziario, incominciando 
Teocene in riva al mare al Capo della Mortola con assise nummuliti- 
elle riccamente fossilifere; e questa grande foimazione è quasi costan- 
temente rappresentata lungo il suo confine occidentale e settentrionale. 
I sedimenti, riferibili al miocene, sono scaglionati a settentrione di una 
ampia zona compresa fra il Vermenagna ed il litorale di Savona ; e 
quelli del pliocene sono costituiti da tre piani non sempre nettamente 
distinti dai caratteri litologici e paleontologici, apparendone i sedimenti 
gravemente turbati nella loro posizione originaria; e dubitasi che que- 
sta condizione, veramente eccezionale, non sia estranea alle cause, che 
detcìminarono gli scotimenti tellurici, di cui ci occupiamo. 

Infine vengono i depositi quaternari formati da piccole zone o lembi^ 
che ccmprendono le spiagge emerse, le alluvioni antiche o recenti, le 
morene, le breccie ossifere, i travertini e le dune. 

Considerati dal punto di vista della tettonica, si palesa che i monti 
della Liguria occidentale e delle Alpi marittime sono il risultato di ui> 
conugamento assai risentito e complicato, e di una erosione profondis- 
sima, rappresentati da numerose pieghe costituenti una serie di catene 
parallele, con una direzione normale a quella della pressione prevalente,. 
orrerosia di E.-O. verso ponente, poi di N.-E.-S.-O. nel Savonese e di 
N.-S. nel Genovesato. 

Un tale corrugamento sarebbe, secondo il prof. Issel, il risultato 
di un* azione ripetutasi più volte ed a lunghi intervalli di tempo, ma 
prodottasi principalmente dopo il deposito dei sedimenti eocenici supe- 
riori, nel qual tempo crebbe Fattività degli agenti atmosferici distruttivi,. 
producendo una più energica erosione, per cui vennero logorati e con- 
sunti i fianchi e le vette dei monti, scoprendosi cosi il permiano ed il 
carbonifero, nonché verso O. e N.-O. le serpentine e la massa cristal- 
lina sottoposta al gneiss centrale. 

Ed il numero delle pieghe, diverso tra una regione ed un' altra, 
dimostra la diversità della pressione laterale, che dovrebbe essere stata 
molto più energica a settentrione che a mezzogiorno, mentre giova ad- 
ditare uno sprofondamento di ben 1,450 m. verificatosi lungo la riviera 
ocddentale in un'epoca non lontana, rappresentato da valli sommerse ii> 
omtinaazione delle odierne. 



^ 



X28 — 

U. — La 'serie di urti sismici a cui quella regione è soggetta, paò 
fare sospettare che ivi esistano avanzi di eruzioni vulcaniche ; ma diligenti 
perlustrazioni eseguite dal prof. Issel assicurano, che nelle Provincie 
di Genova e di Porto Maurizio non se ne conoscono. Invece fra le 
Alpi marittime, nella Provincia di Cuneo e precisamente al Pizzo di 
Ormea e a Carmine affiora un porfido rosso classificato fra quelle roc- 
•eie, e presso Monaco avvertesi una massa di trachite plagioclastica o 
andesite, probabilmente connessa colle emersioni trachitiche della prossima 
Valle del Varo. La massa trachitica di Capo d'Aglio a ponente di Mo- 
naco ha una potenza di una diecina di metri, e sembra immersa verso 
levante, con un' inclinazione di 20 gradi. Alla periferia del piccolo c^ipo, 
il mare copre la base del deposito vulcanico, che sembra estendersi 
sott' acqua verso ponente, ed il conglomerato trachitico vedesi riposare 
sopra una dolomia biancastra giurassica. 

A ponente del Capo d* Aglio la formazione vulcanica estendesi fino 
al Capo Mola, altra piccola punta del litorale, ed alla base del Capo 
Martin, sulla costa orientale, osservasi un secondo affioramento più 
piccolo. 

Dalla posizione e dalla natura dei detti due lembi, dalla configu- 
razione della costa e del fondo marino, e dalla grossezza dei massi vnl* 
canici, il prof. Issel argomenta che il cratere d' eruzione dei materiali 
vulcanici sarebbe in un punto ora sommerso, situato a 5-6 chilometri 
dal Capo d'Aglio, giacché quando fosse stato più vicino, i prodotti delle 
erurioni si vedrebbero lungo il litorale in maggior copia, e si trovereb- 
bero residui più addentro nell' intemo. 

Sono pure rocce vulcaniche ad occidente di Nizza, nella penisola 
di Antibo, e neir interno fino a più chilometri dal mare. 

Questi avanzi insegnano, che il vulcanismo avrebbe già avato 
un' azione piuttosto attiva, coprendo colle trachiti a N. di Biot l'eocene^ 
sollevando ad £. e metamorfosizzando una formazione fossilifera postplio* 
cenica, spostando inoltre a Villeneuve un banco della stessa età per 
r azione eruttiva della trachite. Gli affioramenti trachitici quivi disposti 
in un semicircolo col centro in mare, lasciano supporre che rappresea* 
tino il residuo di un vasto cratere. 

Il prof. Issel nota ancora la presenza di serpentino in massi enormi, 
adagiati fra strati di rocce sedimentarie più o meno antiche, che giudica 
di origine eruttiva, vista V ingente quantità di magnesio che contiene, 
giacché nessuna roccia superficiale magnesiaca avrebbe potuto sommi- 
nistrarne in tal copia ad una roccia di sedimento, cosi troncando una 
questione molto discussa. 



139 — 

Da alcuni sono altresì additati come sede di attività vulcanica mal 
sopita alcuni monti della Riviera di Ponente, ma tanto il Monte Nero 
di fiozd^hiera, quanto il Monte Negro nei pressi di Porto Maurizio, 
noto presentano &tti apparenti, che scientificamente si possano attribuire 
M Anomeni di vulcanismo. 

in. — Non è neppur da dubitarsi, che i corrugamenti menzionati della 
SDpedide del suolo, non sonosi succeduti senza Taccompagnamento di una 
serie di oscillazioni del suolo di una non indilTerente ampiezza. I recenti e 
mnneiosi scandagli operati nel Mediterraneo dal capitano Magnaghi, coman- 
dante il e Washington j, insegnano che le linee isobatometrìche non 
oonoBo parallele alla costa, ma le si avvicinano da levante a ponente, 
e massime di contro aUa riviera occidentale presentano sinuosità risen» 
tite verso il litorale, che per la posizione e la direzione corrispondono 
al prolungamento dei corsi d' acqua della costa. Inoltre, le quote di prò- 
fimdità sanano in alcuni punti salti rapidi che accennano a terrazzi 
sommasi, come gli scandagli additano altresì in fondo al mare piani 
coperti di ghiaja e sabbia, che denotano una depressione recente. 

Di&tti certe oscillazioni del suolo avvenute lungo la riviera ligure 
auebbero relativamente recenti, secondo il prof. Issel, rimontando sol* 
tanto alla fine del pliocene per arrivare ai tempi attuali ; mentre invece 
il pro£ Taramelli opinerebbe, che l'intera oscillazione della riviera ligu- 
stica, per la quale furono scavate le valli, che s'inabissano poi net 
Me£terraneo, sarebbesi compiuta tutta entro i tempi quaternari. Ora 
Aremo, che le ragioni esposte dall' Issel intomo a moti che avA'en- 
gono con tanta lentezza, ci sembrano così evidenti da &r prevalere le 
sue idee. 

Inoltre, in vari luoghi della Liguria riconosconsi pure mutamenti 
recenti nei rapporti altimetrici del mare e della terra, i quali possono 
dipendere da oscillazioni lente del suolo, oppure, come da alcuno si 
Yonèbbe, da probabili mutamenti del livello del mare. Per cui, avvenendo 
oadllazioni del suolo, queste sono accompagnate da movimenti nella 
superficie terrestre, e la differenza di livello verificata dai tempi neolitici 
in poi, risulta da osservazioni diligenti della quantità di almeno 5 metri, 
mentre una tale opinione è altresì corroborata dalla scoperta fatta nella 
L%iiria di scheletri umani e di oggetti lavorati con residui di pasti, 
non |Ȉ antichi dei primordi del dominio romano, trovati entro un 
cnaicolo che protendesi a S.-0. di una grotta nel litorale di Bergeggi. 
Giacché non pare presumibile, che questo cunicolo dal suolo pianeg* 
gnnte posto a soli 3 metri sul mare, fosse stato adibito all' uso di tomba 
quando non fosse stato più elevato, trovandosi in tempo di mareggiate 



— I30 — 
sottoposto a sommersioni marine. Quindi V avvallamento del suolo ha 

dovuto verificarsi, almeno in parte, dopo una tale epoca storica. 

Ed anche in altri punti della Liguria osservansi tracce di sommer- 
sione recente di parecchi metri, come presso Monaco, ove vedonsi sotto 
acqua le mura delle cosi dette saline ancora emerse pochi anni or sono, 
•ed a Diano Marina la spiaggia retrocede rapidamente per un mutamento 
del piano della terra, ivi osservandosi sommersi ruderi di fabbricati che 
«rano air asciutto 40 o 50 anni fa, mentre dagli anziani afiermasi» 
che di loro memoria, giungeva loro appena alla cintura V acqua alla 
•estremità della gettata, ove ora è profonda metri 2 1/2. Anzi a Diano 
Marina praticandosi fondazioni nel suolo, trovaronsi a certe profondità 
fondamenti di edifizi preesistenti, e scavando un pozzo si scopri una 
-specie di lastricato, che il prof. Issel suppone appartenesse all' antica 
%'ia Aurelia. Presso Oneglia pure sono stati ravvisati segni di abbassa- 
mento in fondamenta di case antiche poste sotto il livello attuale del 
mare, e l' avanzamento del mare, che si osserva ad Albenga, a Finale, 
Varazze, Cogoleto e fino alla Riviera di Levante, non può attribuirsi che 
ad un abbassamento del suolo. 

IV. — Le considerazioni svolte sullo stato della riviera occidentale 
ligure, relative ai sollevamenti ed agli abbassamenti che sonosi alternati in 
tempi recenti ed ai fenomeni vulcanici avveratisi, che risalgono ad un'epoca 
lontana, rendono manifesto che quel suolo è particolarmente atto ad essere 
scosso per l'azione di spinte sotterranee, in conseguenza dello stato di 
frattura e di slegamento della* massa superiore della crosta terrestre ; e 
con quale danno sia suscettibile di muoversi, lo sanno gli abitanti di 
Diano Marina, di Bajardo, Bussano, Oneglia, Alassio, Finalmarina, 
Magliolo e Noli. 

È noto, che questo terremoto fu preceduto da lievi scosse sentite 
il giorno precedente a San Remo, Torino e Domodossola, mentre da 
più giorni il sismodinamografo del prof. Galli in Velletri accusava lievi 
scossette in numero sempre più crescente. Qualche ora prima del ter- 
remoto ligustico la Vedetta del Monte Baldo nel veronese, dalle viscere 
del quale odonsi per cosi dire ripercossi i boati dell'Etna e del Vesu- 
vio lontani, allorquando minaccia qualche fenomeno eruttivo, emetteva 
un fortissimo rombo, a detta del prof. Goiran, che intorno ai fenomeni 
di quella regione ha divulgato fatti curiosissimi; le agitazioni microsismiche 
furono massime in Roma e Rocca di Papa, secondo il prof. De Rossi; treniò 
l'Etna il 19 ed il 20; nel Veneto osservaronsi trepidazioni tra il 22 ed 
il 23; ed il 23 mattina alle ore 6, una scossa era sentita nel Gargano. Ora 
appare evidente, che in un paese come il nostro, ove le manifestazioni 



— X3I 

Tulcano-sisiiiiche sono cosi collegate fira loro, questi moti hanno dorato 
avere un legame reciproco, e ciò esprimiamo contrariamente all'opinione 
emessa dall' egregio prof. Issel, il quale scrìve, che essendo frequenti in 
Ita&L le piccole commozioni del suolo, non sembragli ammissibile una 
connessióne ben manifesta tra quelle accennate ed il terremoto ligustico. 
Ed un presagio di qualche avvenimento insolito dovettero rìcono- 
soerio coloro, che visitando la caverna di Varzi (sopra Loano) sentirono 
si forte odore di solfo da averne tolto il respiro. 

n fenomeno dovuto all' azione di una potentissima spinta endogena» 
ili qui pure come sempre preceduto da un rombo, d'intensità rapida- 
mente crescente, che cessava mentre incominciava il tremito del suolo. 
£ questo rombo anche qui si presentò colle manifestazioni state altre 
Tolte verificate, ossia con un soilio potente, talché da alcuni si credette 
die si levasse un vento impetuoso ; poi segu) il frastuono come di un 
treno pesante che corre sulla via ferrata, tanto che a Ventimiglia vi 
fa chi credette fosse sviato dalle rotaje, entro la gallerìa che sbocca nella 
Valle del Roja, il treno diretto, proveniente dalla Francia. 

£ poi venne la prima scossa, scossa terrìbile, funerea, che produsse 
Ja morte, la desolazione e la mina a tante famiglie. 

£d in silTatto momento rinnovaronsi fenomeni curiosi e fisicamente 

interessanti già osservati altrove, giacché narrasi che da Cercale, come 

scrive il prof. Issel, sarebbe stata vista una colonna di fuoco cinereo 

correre in distanza sul mare diretto verso Diano Marina ; una nebbia 

in mezzo alla quale scorgevansi come Uevi bagliori, sarebbe stata vista 

in fondo al corso a Savona; sulla pendice di un monte sopra Cairo 

Montenotte sarebbe stato avvertito nel momento della prima scossa un 

lampo con una vampa di caldo, che altri avrebbero pure sentita a Porto 

Maurizio. Anche ad Albisiola Marìna fu veduto il lampo, che anticipò 

di pochi secondi la prima scossa, sembrando procedere dal Capo di Noli 

ram PEnnetta, e tanto dovette essere intenso, che al sacrestano della 

cattedrale parve un istante che il tempio fosse tutto in fiamme. A Savona 

sarebbe stato veduto splendere sulla croce che sormonta il campanile 

ddla cattedrale, ed a Giustenice sarebbe apparso al parroco, qualche 

momoito prima del fenomeno, un vivo bagliore. 

Ed anche il fanalista di Vado avrebbe visto verso ponente un lampo 
o haglìore, nel momento del terremoto o poco prima, e questo feno- 
meno non può revocarsi in dubbio, scrive l'Issel, mentre dubita alquanto 
della comparsa della nebbia o del Aimo. 

Ma se avesse avuto agio di occuparsi con maggior cura dello 
studio dei fònomeni sismici, per i quali si può dire già esiste una bi- 



— X3a — 

Uìoteca voluminosa di libri, opuscoli e monografie, ^i a^ebbe trovati 
già accennati da altri gli stessi fenomeni, ed in special modo all'epoca 
dei dolorosi terremoti di Sicilia e delle Calabrie del secolo scorso e di 
quello non meno disastroso di Melfi, nonché a Fono in quello dell'Isola 
d'Ischia. Ed avrebbe indagato se questi fenomeni sono dovuti all'eletr 
triciCà, come pare probabile ; ad elettricità derivante o dall' azione di 
spinta dei vapori o dal distacco rapido, istantaneo di pareti rocciose comr 
bacianti fra loro, come esperimenti praticati in gabinetti di fìsica dami» 
a diviidere, secondo quanto già altrove da noi è stato espresso. 

y. ^^ n primo senso dell' urto, come risulta dalla maggior parte delle 
testimonianze, sarebbesi manifestato con una lieve vibrazione che crescendo 
si Converti in un moto ondulatorio, e si mutò ancora a sua volta in un sus« 
sulto irregolare che cessò quindi affievolendosi. Inoltre in questo fenomeno 
furono generalmente ravvisate due o tre &si di rinforzo, mentre pocbi 
soltanto percepirono una difierenza sensibile tra il movimento onduiafemo 
ed il successivo sussultorio. La durata di questa scossa fii stimata diversa- 
mente nelle diverse località e dai diversi Osservatori, variando tra i 20 ed 
i 40 secondi, come tie è pure diversamente segnata la direzione; ma in ge- 
nerale prevale quella di S.-0.*— N.-E., e non manca quella di N.*0. — S.-E;; 
che rappresenterebbe la linea ortogonale, giacché, ad ogni scosto na- 
scono come è noto due moti, uno longitudinale e l'altro trasversale-; 
ed il secondo movimento, che segue quasi istantaneamente, é ad angolo 
ietto col primo. 

Ma un punto di molto rilievo per l' analisi del fenomeno, che ri- 
sulta dalla massima parte delle osservazioni, é che in EUviera, da Mea- 
tone a Genova, l' impulso più potente parve provenire da ponente. £ 
questa scossa gagliardissima per la Riviera occidentale non fu sola; una 
seconda meno vivace della prima colpi la terra dopo to minuti ; poi 
ne successe una terza poco prima delle 9 ore, più forte di quest'ultima^ 
tuttavia meno della prima ; e quindi per tutto quel giorno, la violenza 
delle forze della natura si quietò. Ne succedettero nei giorni seguenti 
a larghi ed irregolari intervalli, e quantunque alcuna lasciasse temere 
nuove lugubri sorprese, pur tuttavia non si aggiunsero {Mù freschi danni 
alle prime mine. 

Come sempre succede, l' urto patito in terra fu sentito in mare 
da navi con tanta violenza, che a bordo parve si schiantassero gli al- 
beri, oppure la nave avesse toccato il fondo, mentre il mare vedevasi 
farsi mosso e calmo a brevi intervalli, udendosi da qualche equipaggio 
come un frastuono di cannonate in lontananza; alcune invece sofin* 
rono deviazioni per qualche forte corrente nel Mediterraneo, come ne 



— i$S — 
h uvei vaia una da S. a N.; ed a San Remo un piccolo veliero, ancòiata 
Ad porto^ Tappe gli ormeggi. 

£ ne scnttronp l'urto anche i pesci di alto fondo, perchè dopo la 
citH&Qfe ne ftirono presi molti lungo il lido di Nùsza o morti o semi-» 
aart^ ed in questo fatto, come ne conviene pure il prof. Issd, biaogna 
annettere una grande importanza, valendo ad attestare che la common 
xìooe tellurica fu ntél Ibndo marino straordinariamente intensa altresì 
laddove esistoiio quote di i,ooo e s,ooo m., che costituiscono la sta-» 
none abituale di molte ira le specie raccolte. 

V urto patito dal fondo dell' alto mare produsse forti oscillazioni 

ad livello deli' acqua^ lungo le spiagge, cosicché il mare si ritirò subita 

dopo la prima scossa per un tratto variabile di io a 30 metri, sco^ 

prendo alcani scogli abitualmente immersi ; ma trascorsi pochi minuti 

liadi per brevissimo tempo invadendo un tratto di spiaggia. A Genova^ 

la penna acoasa è indicata dal mareografo nella curva tracciata da un 

panlD tetemente calcato, che accenna una pressione insolita, eccitata 

daOo sldlo suUa carta in movimento, destinata a ricevere V impronta ) 

pei soGcedettero s^ni, che rappresentano V immagine di altre ondula* 

àoni alquanto forti, nelle ore in cui le scosse si rinnovarono sulla 

tona ferma, e dopo ognuna di queste l'acquasi ritirò per invadere U^ 



Ma il mare non si elevò cosi come in Calabria nella dolorosa cata^ 
ateofe dd 5 febbrajo 1783 ; né come al Callao, ove nel 1856 le ond^ 
^evaxtmsi di ben 27 m. sul livello ordinario; né come in quella del 9 
jo 1877, in etti il suolo della città di Anca fu cosi spianato, che non 
rimase traccia, venendo perajio ingojate dal mare le locomotive^ 
kè per ben sette volte si slanciò con cavalloni spaventevoli contro 
la riva a compiere l'immane distruzione. 

Non pare che nelle gallerie, relativamente vicine, siano stati proporr 
aonatamente sentiti gli efletti del terremoto, non essendo dalle persone 
i ate ir ogate sentite scosse oppure soltanto in un modo leggierissimo. Ora 
fiitto concorda con quanto già é noto intorno all' azione dei 
i sismici nell' intemo delle gallerie. 
Ed é inoltre da notarsi la circostanza, che* non una delle molte 
gallerìe attraversate dalla strada ferrata fra Genova e Nizza scavate en* 
tio i gneiss, gli scisti, i serpentini, i calcari di vari tempi, non soflersero 
il più i»ccd1o danno all'interno, mentre all' imbocco di una di queste 
pezri di cemento e si scostarono alcune pietre. Invece gli spo^ 
i provocati dalla scossa entro o sopra gli edifizi furono impor* 
J, come nel gabinetto di geologia e mineralogia di Genova, ove 



n 



— 134 — 

una bilancia si mosse cosi da provare razione di una viva impulsione 
da S.-E. a N.-O. 

Ad Albissola, fu piegata verso ponente una croce collocata nella t 
cappella; e di contro alla villa Ponzone, due vasi marmorei sormontanti 
due pilastri quadrangolari, che sostengono il cancello, subirono an mo- 
vimento di rotazione. 

E qui, a proposito dei movimenti di rotazione, che si osservano in 
conseguenza di terremoti, panni opportuno citare un'opinione del profes- 
sore Galli di Velletrì, che in una sua recente pubblicazione (i) intorno^ 
alle forme vibratorie dei moti sismici scrive sembrargli e che le vibra- 
zioni sismiche, trasversali alla linea di propagazione, spighino compie* 
tamente anche questo fatto degli spostamenti laterali o angolari in tatti 
i casi finora osservati. Infatti, sia quale si voglia la velocità con che 
si propaga pel suolo il moto vibratorio di una scossa, è certo che se- 
condo la direzione del moto stesso rispetto alla sezione orizzontale del 
pilastro o della piramide, la faccia anteriore vibrerà un istante prima 
della faccia posteriore, oppure lo spigolo anteriore un istante prima dèi 
posteriore. Quindi se gli strati orizzontali del solido sono sconnessi ò 
debolmente collegati, al primo giungere dell'onda sismica il lato o l'an* 
golo della prima divisione sopra la base verrà un pochino sollevato, 
sicché il peso di tutta la massa soprastante premerà più fortemente sul 
lato o sull'angolo posteriore della base medesima. Allora il lato o l'an- 
golo posteriore diverrà un nodo di vibrazione, e continuando il moto 
vibratorio del suolo e propagandosi dagli strati più bassi ai più alti dèi 
pilastro o della piramide, i lati o gli angoli anteriori di tutte le sezioni 
orizzontali si apriranno un poco come i fogli d'un libro, mentre i Iati 
e gli angoli posteriori premeranno sempre più gli uni sugli altri : ed è 
chiaro che gli strati più alti, perchè meno resistenti, si apriranno in 
avanti meglio che i più bassi. 

e Ciò posto, se la fronte dell'onda sismica giunge parallela ad nn 
lato delle sezioni orizzontali, vale a dire se il raggio dell'onda è nor- 
male ad una faccia del pilastro, tutti gli strati tenderanno a scorrere 
verso la faccia opposta, ma in effetto ne scorrerà una parte più o meno 
grande, o anche uno solo, secondo l'ampiezza delle vibrazioni, il peso 
dei massi, l'estensione e la levigatezza delle superficie, che sono a con- 
tatto. Questo caso è piuttosto raro, perchè richiede una condizione di 
simmetrìa difficQe a verificarsi perfettamente. Se ne ebbe un bell'esem- 
pio nel grande terremoto della Riviera ligure, dove a Diano Marina nel 

(i) Prof. Ignazio Galli. Sulla /arma viòratoria d^l moU fitmtco^ psig, 79. Roma, 
Tipografia della Pace, di FUippo Caggiani, i888. 



— 135 — 
coctiie dì un' officina vari parallelepipedi di rotaje s' inclinarono nella 
direzione della scossa, prendendo la forma d'un frammento di vftlta ci- 



e Ma se il raggio dell'onda sismica arriva obliquamente, allora le 
prime vibranonì si hanno nell'angolo volto verso il centro del moto: e 
seoondo la varia obliquità dei raggi rispetto ai lati di quell'angolo, vibrerà 
pìù.Ibrtemente 3 lato, su cui l'obliquità è minore. La differenza dinamica 
ddle vibrazioni crescerà coU'altezza del pilastro, cioè colla diminuzione 
della resistenza; e gli strati liberi, che non hanno altro punto d'appoggio 
Veramente saldo se non quello che coincide collo spigolo opposto e 
più lontano dal centro del moto, tenderanno a girare tutti dalla 'me- 
medesuna parte, perchè in tutti da una medesima parte opera il mo- 
rànento della gravità. Anche in questo caso il masso più alto, che è il 
pia libero, riceverà uno spostamento angolare massimo, il penultimo 
«mo spostamento minore, e così di seguito, di maniera che il pilastro 
o tutto o in parte resterà girato come se avesse avuto una torsione. 
Una tale apparenza di torsione è l'eiTetto più comune, ed è quello che 
ha, dato occasione alla opinione empirica delle scosse vorticose, i soste- 
nitori della quale non hanno mai badato al fatto costante e senza ecce- 
zione di sorta, che cioè la torsione massima non è in basso, ma sempre 
in alto >. 

£ qui il prof. Galli cita esperimenti da lui eseguiti, mercè i 
quali è &€ile interpretare lo spostamento laterale o angolare dei solidi 
soprapposti, deducendolo dalla forza viva delle vibrazioni sismiche com- 
binata ooll'azione della gravità. 

Ritornando all'esposizione dei fenomeni stati avvertiti nel lugubre 
fisastio, aggiungiamo col prof. Issel, che non mancano i fenomeni di 
piojezione, accennando egli, fra gli altri, un grosso pezzo di parapetto 
sbalzato dal tetto di una casa in Oneglia su di un altro tetto, attraverso 
vna vìa larga m. 1.50, come ci ricordiamo avvenne a Fono nel terri- 
bile terremoto ischiano, che una ragazza ventenne fu ad un tratto, senza 
sapersi spiegare come, sbalzata dal terrazzo di una casa a quello di 
un'altra prospiciente oltre la strada, come essa stessa ce lo raccontava 
pochi giorni dopo. Ora il movimento sussultorìo cosi dimostrato, spiega 
la causa della mina di tante case. 

Giacché i danni furono veramente ingenti. Ne pati Nizza, ma non 
molto gravi; fu invece flagellata con straordinaria violenza la città di 
Mentone, che soffri guasti paragonabili a quelli di Alassio. Ventimiglia 
-^blbe le mora spaccate a molte case,' fra le quali una recentissima e di 
bdla apparenza ebbe tutta a fessure la facciata rivolta a N.-N.-O., mentre 



13<5 — 

le pareti perpendicolari alla facciata stessa non lasciano scoigere die 
lievi screpolature. Patì Bordighera meno di Ventimiglia e molto meno 
di Mentone, ma ebbe case colle mura screpolate o fesse, e nel teatro- 
furono lese da due sistemi di fessure le pareti volte a S.-E. e a N.-O., 
le prime più delle seconde. A San Remo furono . gravemente dann^'^ 
giate molte fabbriche della città vecchia, forse perchè più in pericolo 
delle altre per la loro vetustà, e perchè fondate sui fianchi di .una 
rìpida collina. Ivi i muri che più soffrirono, furono quelli diretti N.-S.^ 
N.-O. e S.-E.. Sono pure spaccati trasversalmente sotto la cupola i due 
campanili del Santuario della liiadonna della Costa, apparendo un po^ 
spostato Terso levante la parte superiore di quello dei due, situato 
all' angolo orientale dell' edifizio. 

Bajardo, Porto Maurizio, Oneglia, furono diversamente flagellati: 
ma r urto fu terribile sopra tutto a Diano Marina, ove la catastrofe 
trova solo riscontro nei memorabili disastri di Lisbona, delle Calabrie e 
di Casamicciola. Giacché la prima scossa fece diroccare d' un tratto 
con orribile fragore e. in mezzo a denso polverio buon numero di case 
situate quasi tutte nella parte media e occidentale del paese lungo la 
marina, seppellendo fra i rottami molti de' suoi abitanti, che in quell' ora 
ed in quella fredda stagione stavano ancora fra le coltri. E dalle ma- 
cerie se ne trassero molti ancor vivi, ma stranamente malconci od 
appena palpitanti; ma molti già erano morti. 

È da notarsi che in Diano, salvo due o tre eccezioni, le mura 
maestre rimasero in piedi; ma i solai dei piani superiori precipitarono 
sui sottoposti minando tutto V intemo del fabbricato. Le poche case 
rimaste in piedi presentavano quasi tutte spaccature verticali sopra e sotto 
le linee, che limitano i vani delle porte e finestre, essendo queste fessure 
sempre più spiccate in corrispondenza degli angoli e dei piani superiori. 

In tesi generale, ebbero maggior danno le Pedate delle case di- 
rette a N.-S., di quelle poste normalmente, e la mina colpi tanto le 
casupole sdmscite e mal connesse, quanto i casini di villeggiatura ed ir 
]nlazzi fabbricati a regola d' arte. Inoltre, come a Savona, soffrirono 
principalmente i fabbricati aventi le fondamenta poggiate sul terreno 
alluvionale, e meno quelli che sorgevano dalla formazione pliocenica 
ridotta a tenue potenza e rappresentata da argille e marne: ma anche 
qui rimasero vittime sotto le macerie. Ove poi il terremoto Ai disastroso, 
venendo sfasciate parecchie case, è ad Albissola Marina, essiendo ivi il 
villaggio fondato sopra un letto d' alluvione recente, sottile, ed in parte 
suir argilla pliocenica ; e di qui a Genova esso lasciò ovunque dolo*> 
rose tracce. 



— «37 — 
Ci netai lo spazio di addentrarci maggiormente nei vari particolari, 

che hanno 9q;nato d' un doloroso ricordo il ftmesto giorno, e di ripe* 

lene il nome di tnttti i laoghi, ehe hanno sofferto dalla pronta commo- 

done del suolo: basti il dire, che il danno fa valutato a 15 milioni 

'« meno di lire, ripartiti in 141 Comuni, il numero dei morti sali a 635 

ed ì ferid aommaiono a 555. 

VL — L'esame del luogo, da cui si irradiarono le scosse sismiche, ha 
[•sempre sommamente interessato i cultori della sismologia ; ed il prof. Issel 
Miri pose accurato stadio. Onde ^li osserva, che essendosi la prima scossa 
■(fotte sentita prima a Mentone, poi successivamente a levante e a po- 
nente^ ma più a ponente, ha ragione di dedurre, che la forza impellente 
non sissi propagata lungo la Riviera da un centro, ma bensì da un asse 
'verosimilmente lineare. Quindi egli suppone,* che la sua lunghezza sia 
[«equivalente alla distanza compresa fra i due punti estremi più intensa- 
:niente colpiti, rigettando poi la supposizione che passi entro terra lontano 
•«dal mare, mentre giudica che sia tutto compreso entro il fondo marino. 
Qm, qnesf ultima supposizione che l' asse s^mico si trovi entro il 
[-filare, è veramente la sola che ci pare possa essere accettata, mentre 
Insemina dbcotilnle quella, che la sua lunghezza sia equivalente allo spazio 
lineare dei maggiori danni, poiché lo scotimento vibrato e potente si 
'4 evidentemente esteso assai oltre Y asse sismico. 

Noi sappiamo, stando a quanto riferisce il prof. Issel, che anche 
la Conica provò scosse gagliarde, ed in specie la parte N.-O., che è 
■quella volta al continente; ma esse non furono tali da danneggiare 
-ùìiòrìcaÈÌf mentre i danni più gravi apparvero sulla costa occidentale 
dd genovesato: inoltre in mare furono sentiti fortissimi sussulti da ai- 
coni basimenti, che in quel mattino navigavano nelle acque liguri, 
mentre sulla spiaggia ihrono rigettati molti pesci soliti a vivere a pro- 
londità non minore di un migliajo di metri; onde si può con molta 
sknrezza congetturare, che il focolare della scossa va effettivamente 
cercato in mare, fra il continente e la Corsica. Quando poi si esamina 
la questione più minutamente, si arriva alla conclusione, che la scossa 
dofvrcbbe essere partita da una frattura della crosta terrestre situata al 
fondo di una valle marina, diretta secondo 1' andamento della costa, 
Tostftnib da una delle tante pieghe, che sonosi formate col raffreddamento 
deD' involucro terrestre e nelle successive modificazioni avvenute. Quindi 
ndl' operare una serie di scandagli ad una certa distanza dalla costa, 
minore dal continente italiano che dalla Corsica, è indubitato che s' ha 
da trovare on avvallamento, il quale rappresenta la linea o la frattura» 
^ coi si irradiò la potente scossa. 



— 138 — 

U P. Bertelli in una sua recente monografia'(i) espone/ non sem- 
brargli € che dall'urto sottomarino e dall'area dei disastri maggiori avre^ 
nuti possa riconoscersi con sicurezza V epicentro di una vera ed iiiììg^ 
sede endodinamica per tutti i luoghi, ove si ebbe la manifestatone si- 
smica esteriore nel 23 febbrajo Molte delle scosse consecutive bexi<> 

che deboli, presentando pur esse questa direzione prevalente S.-0.-N.-C^ 
non potrebbe questa cosi facilmente spiegarsi come effetto di un moto 
riflesso dalla Catena delle Alpi marittime e proveniente pur esso dap- 
prima dalla medesima origine sottomarina >. Quindi il Bertelli esprime 
r avviso, che in questo periodo sismico e dal suo esordire abbiasi da 
ammettere la coesistenza ài due zone, almeno, di attività endodinamica 
irraggiata forse da più punti allineati lungo i due sistemi, alpino (ma- 
rino continentale) ed appennino. Tuttavia egli ammette pure che e lunga 
la prossima piega sinclinale sottomarina — che presenta ben 2,000 metri 
di profondità e si estende a poca distanza parallelameìite al lido da N.-B. 
a S.-O. fra Noli e Ventimiglia — abbia avuto luogo una linea di mas- 
simo dinamico derivato da un minimo di resistenza relativa ivi esistente, 
e ciò per causa forse di qualche frattura ed insieme di un accumu- 
lamento speciale di gas interclusi, e di un' infìltrarione acquea più 
copiosa >. 

Ora, queste saggie considerazioni di una persona, che ha fatto stud2 
diligenti intomo alle commozioni del suolo, meritano un serio esame. 

Ma questa linea non può rigorosamente considerarsi come epicen- 
tro, cioè che la medesima insista verticalmente al disopra dell' area 
primitiva o di altra intermedia esistente nel suolo perchè, come scrìve 
lo stesso P. Bertelli (2), è molto probabile che anche nelle profondità, 
oltre ad una o più aree coesistenti di scuotimento primitivo, se ne fbr^ 
mino pure altre interposte, e ciò per effetto di interferenza sommatoria. 
Giacché secondo la diversa facoltà trasmissiva ed elastica delle sue parti» 
e la varia giacitura del loro piano di separarione, debbono necessaria- 
mente conseguitare variazioni di direzione e di velocità, fenomeni di 
rifrazione, di riflessione, varie risoluzioni e ricomposizioni successtre di 
moto, nonché fenomeni molteplici di interferenza, e ciò tanto alla su- 
X>erficie del suolo che nelle profondità. 

(i) P. TiM. Bertelli. — Osservaziofn fatte in occasione S sma iscttrs£cn€ 
sulla J^ivieta ligure di ponente dopo % terremoti ivi seguiti ntiranno 1881, To- 
rino, 1888. 

(2) P. TtM. Bektelli. — Discorsi pronunciati alle adunarne della sessione stsmo^ 
logica della Società geologica di Savona, Settembre 1887. — Estratto dal « Bollettino 
della Società Geologica Italiana »• 



r 



— 139 — 

Cod la commozioiìe del suolo sarebbe» propagata con dnde parali 
Me all'andamento della valle, confermando questo fatto quanto il De 
Kossì ila da molti anni espresso, che il terremoto si produce nella più? 
aHti dei casi lungo una frattura preesistente. Anche il prof. Issel con? 
corda in massima con questa idea, e per alcune sue ragioni giudica 
ngionevole supporre, che le fratture che avrebbero sentito gli efletti del 
tenemoto ligure, penetrano almeno fino alla zona del gneiss centrale^ 
pur non ritenendo improbabile un' origine più profonda. 

VIL — Qui presentasi allora alla nostra mente la domanda, a quale 
profondità sarebbesi generato Y impulso sismico ; ed il prof. Issel, men- 
zionando le considerazioni fatte dal P. Bertelli intomo ai metodi imma- 
gìnatz dà Mallet per determinare le profondità dell' impulsione sismica, 
issati sol valore angolare degli spacchi prodotti in muri omogenei, li 
crede fidiaci; come non giudica seri quelli cronometrici del Seebach e 
ed Lasaulz, fondati sull' ora d' arrivo della scossa in diversi punti, e 
qQe&o del Falb, che consiste nell' apprezzamento del tempo trascorso 
fra il rombo sotterraneo e 1' oscillazione del suolo in un dato punto. 
Afendo egfì scritto di ritenere ragionevole la supposizione, che le frat? 
tare accennate penetrino almeno fino alla zona del gneiss centrale, ci pare 
che avrebbe dovuto adoperarsi per penetrare più addentro nel misterq 
e studiare a quanto ammonta questa profondità, ciò che a lui, cono? 
salare così profondo della formazione geologica della Riviera ligure, 
non avrebbe costato né troppo ardua fatica da vincere, né insormon- 
tabili difficoltà da superare. 

Giacché non è improbabile, che ivi sia stato il focolare del gran 
fenomeno, che dovette prepararsi lentamente da qualche tempo, in con* 
Kgoenza, molto probabilmente, di uno squilibrio nelle forze ' generali 
aoitemnee o di qualche spinta potente in qualche punto nascosto fra 
le viscere della penisola italiana, come lo provano le osservazioni del 
plot Galli; il quale scriveva che parecchi giorni prima del 23 il sismo- 
^ótamografo dell' Osservatorio di Velletri, accusava lievi scossette in 
nmnero sempre crescente : quelle del prof. Goiran, il quale riferì, che 
qualche ora prima del terremoto ligustico, dal Monte Baldo eruppe un 
fortisàmo rombo, precedendo con manifestazioni sue proprie 1' azione 
^De energie geodinamiche in Verona ed in altre regioni. Come altresì 
io provano le osservazioni del De Rossi, che annunciò l' esistenza nei 
iBcà di gennajo e febbrajo, prima del 32, di un'agitazione microsismica 
per tntta la penisola, notando scosse parziali del Gargano, del Vul- 
tare, ddl'Etna ed a Venezia. Inoltre egli stesso riferisce, il prof. Issel, 
che prima del terremoto, fin dalla metà di febbrajo il livello marino^ 



*— I40 — 
che era alto, andò gradatamente 'abbassandosi, &cendo nascere in molti 
il sospetto, che ciò fosse in conseguenza di un subitaneo sollevamento 
del fondo ; ed aggiunge che dal complesso dei rapporti e delle oonsi^ 
derazioni risulta ben probabile un sollevamento temporario di alcuni 
centimetri, subito dalle coste della Liguria occidentale ed iniziato aUa 
fine del mese di gennajo 1S87, continuatosi nel mese successivo e po^ 
scia cessato dopo il terremoto, per dar luogo ad un altro movimento 
in senso inverso, che avrebbe ricondotto a poco a poco le cose alla 
pristina condizione. Ora, questo movimento di sollevamento temporario 
avvenuto nella zona ove scoppiò il terremoto, prova per Y appunto la 
probabile esistenza del focolare nelle vicinanze della costa ligure occi* 
dentale. Quindi d pare che dopo quanto è avvenuto, sia molto dubbio 
il ritomo di essa al primitivo livello esatto, dovendosi tener conto, che 
le variazioni manifestatesi nella conformazione terrestre, sono il ristiltato 
di movimenti lentissimi, che si riconoscono soltanto dopo il loro acca* 
tnulamento in una lunga serie d' anni. 

Vili. — È assolutamente inammissibile che il terremoto ligure sia la 
conseguenza di un risveg^lio permanente di un'attività vulcanica assopita, 
non essendo sul continente né su qualche isola vicina apparso alcuno 
dei fenomeni caratteristici dell'azione vulcanica e di una manifestazione 
eruttiva; come riconosciamo, al pari dell' Issel, che questo terremoto ligure 
non abbia da inscriversi fVa i perimetrici. Giacché la coincidenza dei 
iTìoti segnati a Velletri, Rocca di Papa e Roma; i terremoti della Si- 
cilia, che propagaronsi oltre i confini politici occidentali dell'Italia, de* 
notano che da qualche tempo manifestavasi uno squilibrio delle forze 
Sotterranee lungo tutta la zona peninsulare. Ma essendo riconosciuto, 
che tutti quanti i terremoti, che percuotono con varia violenza questa 
terra, sono collegati a fenomeni d'indole vulcanica ; i quali fenomeni ma- 
nifestansi talvolta in luoghi lontanissimi da quelli ove succede un urto 
terrestre, eccettuando soltanto quelli dipendenti da movimenti del suolo 
dovuti a sdrucciolamento od all'azione delle acque; cosi opiniamo che 
questa distinzione di terremoti vulcanici, perimetrici o tellurici, che po- 
teva essere giustificata quando avevansi imperfette cognizioni delle cause 
da cui sono provocati, sia oggi impropria e non corrisponda più alle 
cognizioni scientifiche da qualche tempo acquistate. 

Lo stesso P. Bertelli inclina ad attribuire i terremoti ordinari fé- 
rimetrici per la più parte almeno ad una forza pneumo-tecnica endo- 
gena (i). 

(i) P. T. Bertelli. Di alcune teorie e ricerche elettro-sismiche antiche e m^ 
deme» Roma, 1888, pag. 12. 



— 141 — 

Inoltxe d sembra ancora troppo poco stndiata razione delle forze 
di SLttaàont lunisolare, per ripudiare la loro influenza su certe manife-^ 
stajioni, che arrengono sa qnesta terra, e mentre sono tuttora argomento dr 
studiò e di osservaxione; e in un modo cosi assoluto, come scrive il prof. 
issel» non volendo egli ammettere la probabilità, che le contingenze 
astronomiche possano aver contribuito A doloroso avvenimento. È vero 
^le le deduzioni dello Schmidt e del Falb lasciano pur sempre una 
grande incertezza ; ma giudichiamo prematuro ritenere fin d*ora ogni 
coincìdenzB come fortuita e di nessun valore. 

Ed ma ci par tempo di por fine a questa già lunga esposizione 
dei fenomeni riferiti nella interessante monografia del prof. Issel. Egli 
ha provato una Tolta di più la sua diligenza ed il suo amore, nonché 
la spedale saa attitadine a lavori relativi allo studio della crosta ter* 
resfze ed aDe cause, che le imprimono movimenti parziali ; e questo sud 
recente scrìtto sarà consultato con molto profìtto non solo da quanti 
▼oKianno conoscere l'andamento e le conseguenze di quel disgraziato 
avvenimenlo, ma bend ancora da chi desidera aver dati precisi sulla 
costitozimie geologica, del paese, stato colpito da tanta jattura. 



m. — NOTIZIE ED APPUNTI 



A. — Geografia generale. 

Patria di Cristoforo Colombo. — Alla vigilia del oentenarìq 
della scoperta dell' America tra le altre questioni è risollevata da più parti 
anche quella, abbastanza trita ormai, e, puossi dire, risoluta, del luogo di 
nascita del grande scopritore. Tra gli altri eruditi e* è un abate Peretti, di 
Muro in Corsica (i), che vuol fkr nascere lo scopritore a Calvi, dove per 
tradizione si sa che certa casa aò antico portava il nome di Colombo,. che 
tuttora conserva. £ con questo argomento fira mano, V abate còrso pro- 
cede per via d' esclusioni, appoggiate alle note dispute tra Savona, 
Cogoleto, ecc., a sostenere la probabilità che Cristoforo Colombo sia 
nato non a Genova, né in Liguria, ma a Calvi in Corsica. Non un do- 
cumento, non una prova indiretta, non una circostanza di &tto egli 
adduce; ma soltanto, a rafforzare la sua tesi il Peretti si ferma a considerare 
che lo zio ed un prozio del Colombo erano valenti marinai (I), quasi che, 
i Genovesi non potessero essere tali e superiori ai Corsi. Poi egli crede 
di spiegare la riserbatezza del grande navigatore riguardo al suo vero luogo 
di nascita (?) per la ragione che, come córso, avrà combattuto co' suoi 
contro il Re d* Aragona» o a Bonifacio, o dinanzi al Porto di Napoli \ 
Di queste ed altre ipotesi, che condussero T abate J. Peretti a fare di 
Cristoforo Colombo un Frangais^ Corse et Càivais, non sarebbe da par- 
lare, se esse non avessero trovato accoglienza e quasi ascolto in periodici 
rispettabili, e quindi facilmente anche nel pubblico, che li legge. Ma 
dopo le ricerche e le scoperte d' archivio fatte negli ultimi tempi» tra 
le quali devono ricordarsi in primo luogo quelle del marchese StagUeno, 
è inutile insistere più oltre. La parte più singolare del lavoro del Pe- 
retti è quella che vuol fare di Colombo a dirittura un Francese. I rap' 
porti politici, che corsero tra il Regno di Francia e la Repubblica di 
Genova nella seconda metà del secolo XV, non vanno certamente con- 
fusi con quelli dei tempi di Luigi XIV e meno ancora col periodo, che 
incomincia dal 1769, quando la Corsica fu venduta; al momento, ui 
cui viene scoperta V America, Genova è amica a Francia, ma si go* 
verna da sé, tratta indipendentemente e direttamente cogli altri Stati, 
tranne però col Ducato di Milano, che proprio allora (1489-99), benché 
per poco, vi esercitava un* ultima signoria medievale, non mai concessa 
allo straniero. — A proposito di questa controversia recano i giornali che 
anche a Bettola in provincia di Piacenza si è costituita di questi gionu 
una Commissione col duplice scopo di raccogliere le prove che Cn- 
stoforo Colombo nacque in quel Comune e di erigergli un monumento. 

(i) Etudt hùtorique sur la patrii du Grand Amirai de t Ocian, por V AbbÌ J* 
Pkrxtti de Muko. Gr. Voi. in 12^, Parigi, Chantrel, 1888. 



M3 — 

Due nuovi documenti sulla scoperta dell' America. — H pro- 
fessore G. Goti presentò ultimamente alla R. Accademia dei Lincei due 
lettera dirette alla Corte di Mantova e trovate in quell* Archivio Con- 
zggsi, le quali trattano della scoperta del Nuovo Mondo. Una è deK 
Tarcbitetto mantovano Fancelli, allora a Firenze: egli dà notizia a^ 
marchese Francesco n del grande avvenimento, appena un mese e sette 
^ionìì dopo che C. Colombo era sbarcato a Palos. In questa lettera, 
dd 32 aprile 1493 il Fancelli parla di cinque isole, scoperte e prov- 
viste del nome, e di altre ancora, e descrive brevemente i costumi 
degl' indigeni. L'altra lettera, spedita da un Moreleto Ponzone alla marchesa 
Isabella di Mantova, da Ferrara Tu giugno 1594, contiene notizie tardive 
e meno esatte, ma ha il pregio di contenere il nome del grande Genovese,. 
die vien detto Columbo, poi qualche particolare sulla natura degl' indigeni 
condotti seco dallo scopritore in Ispagna. Il prof. G. Govi illustra questi 
doazinenti, il primo dei quali è da lui confrontato col Diario di Tri- 
baldo de Rossi, che non s'ingannava notando che in fin di marzo 1493. 
giongeva alla Signoria di Firenze la nuova della scoperta dell' America. 

La Rassegna Geografica Italiana, di cui fu annunciata anche 
óa noi la prossima pubblicazione (i), sembra che non sarà più pubbli- 
cata, almeno per ora, per cause affatto indipendenti dagli egregi geografi,. 
erbe ne avevano assunta la Direzione. 

JsDici E Cataloghi. — Con questo titolo generale il Ministero- 
«iella Pubblica Istruzione va da qualche anno pubblicando un elenco, 
ricco di note e commenti illustrativi, delle opere italiane, che in codici 
od a stampa esistono nelle biblioteche del Regno o fuori, e meritano* 
d* essere indicate agli studiosi. Fra ì codici ultimamente notificati negli 
Indici e Cataloghi sono ricordati quelli italiani, che il prof. Mazzatintl 
linrvenne nelle Biblioteche di Francia e di cui fece diligentissimo inven- 
tarìov pubblicato nel III volume. In esso notiamo parecchi manoscritti,. 
che servirebbero senza dubbio e largamente a studi di geografia storica, 
come relazioni, viaggi diplomatici, ecc. Altro utilissimo indice è quello 
dd Mare Magnum di Francesco Marucelli, nel IX volume della rac- 
còlta. Fra le altre materie registratevi troviamo qui pure della geografia 
storica, riguardante l'Asia (voi. 88*89), l'Africa (voi. 90), la Grecia (voi. 91),. 
la Sardegna e Genova (voi. 92), la Lombardia (voi. 93), Venezia (voi. 94)^ 
Toscana (voi. 95), Stati pontifici (voi. 96-97), Napoli e Sicilia (voi. 98* 
99), Austria ecc. (voi. 100), Polonia (voi. loi), Prussia, Svezia, Russia 
e Torchia (voi. 102), gli Elettorati di Magonza e Treviri (voi. 103), 
Baviera» Svizzera, Svevia, Lorena e Palatinato (voi. 104), Danimarca ed 
Inghilterra (voi. 105), Francia (voi. io 7- io 8- 109), Spagna (voi. no),. 
Portogallo, America ed altri luoghi (voi. in). Ed anche qualche cosa. 
6a, storia della geografia si potrebbe ricercare nei volumi 53-60, della 
gnmde opera dell' abate Marucelli, dove trattasi della storia naturale,, 
vedendo accennati nell' indice parecchi oggetti propri della geografia,, 
oome il Vesuvio, le foreste, le miniere, e largamente la &una e la flora^ 
tanto europee, che esotiche. 

(i) Vedi fitfcmio di Qttoòre-ncvemòre 1888, pag. io 13. 



— X44 — 

Annuario Geografico Behm e Wagner. — Questa utilissima opera 
scientifica, che annualmente riepiloga e coordina i progressi della nostnt 
scienza, aperse fin dal 1887 la sua seconda serie. L'illustre redattore 
della medesima prof. H. Wagner, nostro membro d* onore, nell* in- 
-cominciare coir XI volume la nuova serie, introdusse parecchie inno- 
vazioni. Con la collaborazione dei professori dottore Hergesell e dot- 
tore Rudolph si esposero prima di tutto i progressi della Geofisica nei 
vari suoi aspetti; poi i risultati scientifici più recenti (1882-86) degli 
^studi geotectonici. U prof. dott. Kriimmel trattò la Oceanografia ed il 
prof. dott. J. Hann la Meteorologia geografica. Una notizia sui progressi 
liella Geografia botanica la diede il prof. dott. O. Drude, e della zoolo- 
gica il dott. prof. L. K. Schmarda. Ultima memoria del I volume 
•(XI della raccolta) è quella di G. G^rland sulle ricerche etnologiche. 
Nel II volume (XII delle serie), testé uscito in luce, troviamo quanto ri- 
guarda il progresso della teoria delle projeziòni cartografiche (prof. dott. Si- 
gismondo Gunther) e della cartografia ufficiale in Europa (cap. M. 
Heinrich). Poi le coordinate di 192 osservatori, ordinate dall' Auwers. 
"Seguono le notizie di H. Wagner sulle carte topografiche più importanti, 
ultimamente pubblicate, dell' Europa e di altri paesi, con le tavole d* in- 
sieme relative. Il prof. J. J. Egli vi si occupa dei progressi fiittì ndU 
toponomastica geografica. Quanto poi ai risultati dei viaggi scientifici, 
•esplorazioni e rilievi, il dott. F. Boas riferisce suU' America setten- 
trionale, il dott. W. Sievers suU' America latina, il dott. H. LuUies 
-sali' Asia (1885-87), H. Wichmann sull' Africa. Di geografia storica 
-s' occupa il prof. dott. G. Hirschfeld in una memoria sul mondo elle- 
nico antico; e di metodologia geografica nel suo ultimo svolgimento 
ancora il prof. dott. Wagner. Come appendici stanno ultime la necro- 
logia geografica (1884-87) e la statistica delle associazioni, delle esposi- 
zioni, dei congressi e dei periodici di geografia. 

Magnetismo terrestre ed ecclisse solare. — Il padre F. Denza 
in occasione dell' ultima ecclisse totale di sole, avvenuta il i gennajo 
di quest' anno, fece diligenti osservazioni sulF ago calamitato. Esse di- 
mostrarono un' agitazione normale, con inclinazione prima lenta ad E., 
poi rapida e costante ad O. Il valente meteorologo ed astronomo crede 
però che questi fenomeni magnetici si debbano piuttosto alle condizioni 
4itmosferiche, in cui si suole trovare la terra nelle ricorrenze déUe ec- 
-clissi, anziché direttamente a queste fksi astronomiche. 

Un periodo sismico alquanto lungo, dal 18 al 29 dicembre 1888, 
fu avvertito negli Osservatori di piii parti d* Europa e dell' India asia- 
tica. A Rogatila, Cajnida ed altri luoghi della Bosnia furono sentite 
forti scosse il 18. Il 23 il terremoto si fece sentire con gravi danni 
^gli edifici in Calcutta, a Rajshahje ed altrove sul Bengala. Finalmente 
il 28 dicembre, alle 11 ant. nell'Hampshire (Inghilterra), massime 
presso Emsworth, vi furono segni manifesti, sotterranei ed esterni, del 
fenomeno sismico. 

Fotografia del cielo. — Interessa anche la nostra scienza la 
•deliberazione presa 4a un Comitato internazionale di astronomia a Fa* 



— M5 — 
tì^ Col consenso e concorso dei rispettivi Governi si procederà all^t 
folognfia delle varie regioni celesti. In Italia il lavoro sarà eseguito nel- 
rOvenratork) di Catania. 

Nuovo Osservatorio Meteorologico a Costantinopoli. — Nei 
palazzo di Ildiz fb eretto questo nuovo Osservatorio per ordine del 
Sultano: esso è fomito di tutti gli strumenti, che la scienza oggidì ha. 
inventalo ed esige per le osservazioni meteorologiche. 

La Società di Geografia d' Algeri, che s' era sciolta nel 1880, 
sta ora -pcz risorgere mercè le cure di O' Mac Carthy, antico suo Prer 
sidente, e di parecchi altri distinti uominii già appartenenti al Consiglio- 
d* arnministrazione. Questo Comitato promotore della ricostituzione della 
Società, colta occasione dell' invito fatto dalla Società Geografica di 
Fmg^, rivolgendosi agli antichi membri ed ai cittadini dell' Algeria^ 
ixcsenta per la convalidazione lo statuto ed il regolamento del 31 ot>- 
lofare 1879, come base della ricostiturione, insieme ai programmi degli 
stadi e lavori. 

Nuova Società Geografica Americana. — Il Governo stesso- 
délIaL Repubblica centrale del Guatemala con decreto dell'ottobre 1888^ 
pvowide la fondanone di una Società di Geografia, Statistica ed Etno* 
grafia. Di più sorgerà, pure nella capitale, un Museo archeologico. 

Necrologia. — Meneghini comm. Giuseppe, senatore del Regno^ 
prafesMire di geologia e di geografia fisica neU' Università di Pisa, mo- 
riva 3 29 gennajo 1889. Egli appartenne al novero dei nostri soci fino 
dall* anno in cui sorse la Società, e fu specialmente benemerito della. 
Geografia per il suo Manuale di Geografia fisica, il primo libro scienti- 
fico di tale argomento, che sia stato pubblicato in Italia. 

B. — Europa. 

I lavori GEODETia DELLO Stato IN ITALIA. — - Nell'ultima adu» 
nanza del Consiglio Superiore per i lavori geodetici dello Stato, si prese- 
c«^;iuaone del progresso fatto quanto ai punti e alle, reti trigonometria 
che e geodetiche, ai profili di livellazione e alle carte geologiche, to^ 
pogiafiche ed altre. Altro oggetto trattato furono le operazioni geome-^ 
triche in corso d'esecuzione. Fu poi deliberata la costruzione di una 
carta dell'Isola d'Ischia all'i: 10,000 con curve di 10 in 10 metri e- 
con le speciali indicazioni e i dati, che interessano il servizio geodina» 
■lieo, n Consiglio Superiore espresse pure il suo parere, che lo Stato 
asscnri con una disposizione di legge la conservazione dei segnali tri- 
gODometrici e dei capisaldi relativi ai lavori tecnici e scientifici, perchè 
possano servire di nuovo, ogniqualvolta vi sieno altre operazioni da 
eseguire sulla base dei punti trigonometrici già determinati. Finalmente 
si dettò un programma d' istruzicTni speciali per la revisione periodica delle 
carte dello Stato e per il collegamento dèi nuovi rilievi e livellazioni 
con quelli già compiuti dall'Istituto Geografico MiUtaré. 

Volume IH delle Memorie per la carta geologica d'Italia. — ^ 
O Comitato geologico italiano pubblicò in questi giorni la seconda parte del 



— 146 — 

volume in delle sue Memorie. Vi troviamo due studi ragguardevoli, uno 
del testé defunto prof. G. Meneghini sulla Fauna Cambriana^ veramente 
splendida, del territorio fossile d'Iglesias in Sardegna, ed un secondo 
<iel sig. M. Canevari sulle conchiglie fossili trovate nel Lias inferiore 
della Spezia. 

Carte topografiche Donath. — L'editore A. Donath pubblicò 
in questi giorni una carta topografica della Liguria e provincie limitrofe. 
Fu disegnata dal sig. Ed. Gaebler, che la compilò colla scorta dei mi- 
gliori lavori governativi. Difatti si vede a tutta prima, che la carta è 
condotta sui rilievi topografici dello Stato maggiore italiano, pubblicati 
dall'Istituto Geografico Militare. Essa è alla scala d'i: 200,000 in 2 
fogli, monti a sfumatura, senza curve orizzontali. I colori sono i soliti: 
forse giovava tenere più leggiero il bruno del terreno, e più vivo quello 
-azzurro delle acque, per potere rilevare meglio all'occhio* la struttura 
del suolo e il corso de' fiumi, ed anche leggere più facilmente la fìtta 
nomenclatura topografica. La carta con tuttociò va lodata, in generale, 
per ricchezza di dati ed esattezza. Ben di rado trovammo segnati, come 
in questa, nelle solite carte topografiche fomite dall' industria privata, i 
punti trigonometrici colle relative quote, le strade d'ogni specie fino 
ai sentieri di montagna, ed i nomi de' luoghi abitati d'ogni ordine senza 
•errori gravi o più gravi omissioni. — Con questa carta il sig. A. Do- 
nath presentò in omaggio alla Società anche una > Carta ecc. per lo 
:Studio del terremoto ligure del 1887 >, in cui appariscono i risultati 
delle osservazioni e ricerche sismologiche del prof. A, Issei ; ed una 
< Nuova Pianta della città di Genova >, disegnata dal sig. A. Corbel- 
lini, Chi pensi alle gravi conseguenze del terremoto, che due anni fa 
devastò la fiorente Riviera di Ponente, ed alle giuste preoccupazioni per 
«sso destate, deve riconoscere la opportunità della Carta dell' Issel, in 
cui sono messi in evidenza tanto i fatti sismici, quanto le induzioni e 
le ipotesi scientifiche relative ad essi. La Pianta di Genova poi è nuova 
in questo senso, che contiene non soltanto ciò che è il risultato delle 
costruzioni dipendenti dal nuovo grande porto, ma anche le altre mi- 
nori modificazioni edilizie della città. 

Slavia Italiana. — Il sig. C. Podrecca di Cividale pubblica la se- 
guente lettera, che prendiamo da un giornale politico del passato gen- 
najo. € J. von Zahn, a pag. 42 della sua opera: / eastelii tedeschi in 
Friuli, tradotta dal prof. C. A. Murerò di Udine, scrive: e L'ele- 
mento vendico oggi non si trova più in Friuli che ristretto sui monti, 
come una volta gli Ebrei nel Ghetto ; ma un tempo esso si esten* 
deva molto lontano nella pianura, fin oltre il Tagliamento. Gnquanta 
unni sono era slavo il dialetto volgare dAttimis stesso ; ora si è riti- 
rato sulle alte montagne e nelle valli inteme; e neppur esso potè re- 
sistere all' invasione del romanesimo, poiché questo agisce con una forza 
irresistibile, senza adoperare alcuna pressione estema ; se lo volesse fare^ 
nessun piede slavo calcherebbe piU il suolo italiano >. — Questa afferma- 
zione, cosi precisa pel luogo e pel tempo, venne subito dopo servita in 
tutte le salse dagli slavofobi ed impressionò anche me, che ebbi l'onore 



^ 147 — 
di conoscere e di apprezzare 3 celebre e, d'ordinario, diligente illa- 
stxatore delk antichitìi austro-friulane. — Ma ben presto documenti, ri* 
guardanti appunto il comune di Attimis, mi soccorsero per mettere & 
posto Je cose. — Mi limito ai documenti stampati e lapidei della piii 
aha antichità, per saltare ad oggi. E premetto, per chi non lo sa, che 
l'antica cappella o parrocchia di S. Andrea di Attimis comprendeva 
nella pianura le yille di Attimis e di Racchiuso, e nella montagna o 
al jaede di questa le yille di Forame, Subit, Parzus, Clap, Prossenicco, 
Platischis e Montemaggiore. — Ciò premesso, nel campanile di Rac- 
chiuso (a narrarne l' origine) è murata una lapide con la seguente iscri- 
zione in rozzi caratteri latini : [ MCIII . XP . DO . CHOME [ N^AT LO 
TOR DE RECLUS [LO PRIMO . DI . DE . GVGNO [BIERI E TONI 
SO FRADI DE YJA. — E questa iscrizione è in dialetto friulano, che 
a quasi otto secoli di distanza, si parla tuttora a Racchiuso. — Negli 
Statuti del Comune di Attimis, editi a cura di quel municipio (Udine, 
Seitz, 1879) trovo i acuenti due documenti. Col primo, in data 5 feb- 
^ì^ 1331^ i signori di Attems e la Vicinanza della villa di Attems 
presentano al Patriarca d' Aquileja un Pré Benvenuto di Udine per la 
cappeOa di S. Andrea d' Attems, e solennemente promettono che per 
mantenere detta cappella ed il nuovo cappellano nei suoi diritti, la colta 
(cdletta?) sia imposta e super se ipsos et supra eorum massarios tam 
m jnUa de Atems, guam in Sclavonibus subjectis capellae S. Andreae de 
Atems >. Col secondo documento, in data 6 giugno 13 41 € D. Petrus 
q. D. Federici de Attems, loco Camerarii ecclesiae S. Andreae de Attems, 
de£t moniantiam Johanni Giube cum jure quod exigere fiabeat (/) Scia- 
^, ttc, ». Ecco che in entrambi i documenti è distinta la porzione 
fiiolana della parrocchia dalla porzione slava. E la colta pel cappellano 
panoco e i diritti di scossione del monaco o sagrestano di Attimis 
Teiso ^ Sltfvi durarono, finché le loro ville furono erette a cappellanie 
e finché nelle nuove cappelle si allogarono i battisteri. Ed Attimis, al 
pari di Racchiuso, continuò ad essere friulano ed a parlare questo dia- 
letto, tanto che (me lo assicurano i seniori, ed i notabili di quella villa) 
a memoria et uomo là non corre lo slavo. Viceversa le antichissime ville 
slave non parlano il friulano e (particolare interessante) credo che mio 
^^^igioo, don Ketro Podrecca di Rodda, possegga l' inventario antico di 
una £ quèDe fribbricerie, scritto in uno slavo, che meritò l'onore di 
eaere consultato e studiato da quell'illustre glottologo, che è il profes^: 
sor Bandouine de Courtenay dell'Università di Dorpat, già rappresen- 
tante russo al Congresso d^li Orientalisti in Firenze. — Quale morale 
à ricava dalla fiitta rettifica ? — Che d' altri tempi sono le teorie asso- 
lute d'inTasioni del romanesimo e (sottintendi pel prof. Zahn) del germa- 
lùsnx), di relq;azioni slave nel ghetto montuoso ; che invece, da quando 
qneste tre stirpi hanno trovato il loro assetto, si mantengono vicine 
«nta confondersi od urtarsi mai ; che di tale fatto, oltre all' esempio di 
Attemis^ il mio sugolare Friuli ne offre due altri, ancora più famosi: a 
^ontébba italiana, di fronte al tedesco Pontaffel, ed al Ponte S. Qui* 
'òio^ fra Cividale e la Schiavonia t. 

^ii" Asc«KsiONE SOBKTIFICA AL MoNTE BcANCo. — Il prof. F. Janssen 



I 

I 



— 148 — 

sali ai Grands Mòulets nell* ottobre p. p. per studiarvi Y influenza del- 
r atmosfera terrestre sullo spettro solare. Egli, &vorito da una limpidezzsfe. 
straordinaria, potè osservare lo spettro solare la mattina del 14 ottobre,- 
e vide le fasce dell' ossigeno scemare rapidamente e scomparire del 
tutto verso le 9 antimeridiane. Ciò condurrebbe a concludere cbe nd* 
r atmosfera solare, l'ossigeno, se pur esiste, si produce in forma affatto^ 
diversa, che nell* atmosfera terrestre. 

Il UVELLO medio del mare sulle coste SETTSNTRIONAU VELL.JL' 

FRANaA, secondo una serie di calcoli che Bouquet de la Gfje pre*-- 
sento e discusse all'Accademia delle Scienze a Parigi, subirebbe ai» 
abbassamento annuo di 5 millimetri tra Brest, Hàvre e Cherbourg. 

€ Bosnia ed Erzegovina >. — Il cons. Giovanni de Asbóth, deputato 
del Parlamento Ungherese, pubblicò negli ultimi giorni del 1888 az^ 
largo ed importante studio sulle nuove Provincie dell'Impero Austro»^ 
Ungarico. Egli le visitò, accompagnando per quattro anni il ministro 
delle finanze Von Kallay nelle sue minute ispezioni territoriali, ed ebbe 
quindi agio di studiarvi paese e popolazioni, tradizioni e costumi. Nax- 
rato brevemente il suo viaggio per la nuova strada ferrata, 1' autore 
descrive i luoghi visitati, in primo luogo Serajevo ; e molto si trattiene 
ad illustrare ad un tempo il suolo e la storia della Bosnia. Ampia- 
mente è svolta la questione etnologica dell' invasione e del predomi- 
nio degli Slavi Bogumili in quel paese. Cosi pure è illustrata la sto- 
ria della città e della provincia sotto i Turchi, e la presente condizione 
morale e materiale di quelle popolazioni. A parte l'autore descrìve 
r aspetto della regione da Serajevo a Gorazda, la valle del Drina, Ro- 
gatiéa ed i Monti Planina Romanja, poi il Narenta e V Erz^ovina. 
Un capitolo è consacrato a Mestar, un altro alle sorgenti, veramente 
pittoresche, del Buna. Di là egli passò alla costa, visitando il Deserto 
di Dubrava e V Oasi di Domanovic^, e poi le foci del Narenta e Qek, 
In altro viaggio percorse la Sava inferiore, la Posavina fino a Zvomik ; 
indi visitò Tuzla dalle sorgenti saline. La Zagorje, la Morinje, i dirupi 
di Corito, Bilk e Trebinje, la Craina formano successivamente oggetto 
delle sue osser\'azioni e descrizioni. Poi Banjaluca, colle sue istituzioni 
e i suoi abitanti; il circondario di Vrbas e le sue miniere di rame, il 
Banato di Jaitze e Travnik e la contrada metallifera di Fojnida. Infine 
troviamo trattate quistioni di numismatica, diplomatica, letteratura e 
poesia popolare; come del resto in tutto il libro oltre a dati statistici 
ed economici ricorrono sempre utilissime note geografiche e storiche,, 
corredate di documenti paleografici. L' opera è splendidamente illustrata 
con numerose figure e vedute nel testo, ed accompagnata d'una buona 
carta geografica e storica, e di tre altre, riguardanti la demografia, le con- 
fessioni religiose e la proprietà fondiaria. 

Lo SPARTIACQUE £ L' IDROGRAFIA DELL* AlTO PeCIORA E DELL* AlTO- 

SosvA. — L' ingegnere F. S. Feodorov tenne una conferenza alla So- 
cietà Geografica di Pietroburgo, in cui descrisse i suoi viaggi negli 
Urali del Nord, ripetuti nelle cinque estati dal 1884 al x888 insieme 
al collega Cusnezov e coir altro ingegnere Lebedinski, per compiervi 






— r49 — 
una serie & rilieri geologici. Questi si fecero nelle latitudini 6i® 30'- 
63* 40' N-, sui versanti del F. Peciora ad O. e del F. Sosva ad £.• 
Ivi il teneno è molto accidentato» in parecchi luoghi anzi profonda- 
ttente. Mancano anche in quella stagione gli abitanti; che i pochi 
Veglili indigeni stanno ai pascoli nelle valli più inteme dell' Urale vi-. 
ema Unica via di comunicazione sono i fiumi, ed è pericolosa per la 
poca proibndità e per la scabrosità del letto di questi: Quanto ai ri- 
saltati della esplorazione del Feodorov, principaìissimo è una nuova 
carta della regione. Riguardo a questa egli dichiara che per elaborarla 
potè servirsi poco o nulla di quelle itinerarie del Nassilov e del Pro* 
lassov, pHi o meno invece dei materiali raccolti dello Strashevski e dalla 
Spedìàone Hofimann. Il Feodorov divide la regione rilevata in quattro 
zone: una centrale montuosa, due laterali occidentale ed orientale in 
óet£no, ed xm bassopiano, che dalla zona orientale di declivio protende 
e' à unisoe alla pianura siberiaca. Queste zone si prolungano in diversa 
misnia da S. verso N. La zona centrale, costituita di tre catene parallelet 
ifi monti va lentamente abbassandosi e restringendosi da S., dove ha 
le soe piii alte cime come quella del Molebni, a N. fino all' estremità 
settentrionale della regione. Le colline costituenti le zone di declivio 
vanno sconparendo, più presto, verso N. e lasciano il posto al bas&opiano. 
paludoso^ che s' estende ad K Però gli esploratori credettero di vedere 
al di là di esso le cime d' una lontana catena di montagne. I fiumi 
nel loro corso superiore hanno un corso rapido, anzi qua e là non 
mancano piccole cascate. I principali affluenti d' E. del Peciora, che- 
nascono nel territorio esplorato, sono l' Ilié ed il Tolia; il Sosva riceve 
da O. il Tapsia, il Nuja, 1' Uolia ed il Mania, che hanno tutti la loro 
sorgente in questa regione. Di più vanno notati i Fiumi Coiva e Viscera^ 
die da essa corrono a S. nel Cama, affluente del Volga, e il Losiva,, 
cbe per V £. scende nell' Irtish. In generale questi fiumi hanno alte le 
rive nel corso superiore, basse invece nell' inferiore con tendenza alle 
inondazioni. Frequenti sono le chiuse e gì' incanalamenti in letti angusti 
e pericolosi per le numerose sbarre di tronchi d' alberi. Non mancanp 
laghi, laa ndla zona estrema settentrionale soltanto. Il clima è in ge- 
aeiaJe umido d' estate per le nebbie e talvolta pioggie, che durano da 
giagno a luglio. Del resto freddo tutto 1' anno, con frequenti tormente 
e boirasche di neve. Povera è la flora, tranne che di boschi, che perà 
valgono bruciati con la massima imprevidenza dagli abitanti stessi. La 
&ana è ricca di renne; del resto in alcuni punti del versante della 
Peciora si allevano, però con difficoltà e con uso diverso dall' agricolo^ 
cavalli e buoi. Non manca il pesce fluviale, fra cui il Charjus, Tra i 
volatili r anitra è comunissima; altrettanto tra i mammiferi l'orso. Le 
pode popolazioni sono Voguli e Jurti; i più pagani superstiziosi, che 
saigrificano ancor sempre ai loro dei, quantunque ufficialmente cristiani! 
Sono razze in decadenza. I migliori, datisi anche all' agricoltura, emi- 
giano volentieri, specialmente nella vicina Siberia. 



— I50 — 

c. — Asia. 

Immigrazione nella Turchia Asiatica. — Da parecchio tempo, 
come già fu detto nel nostro Bollettino (i), si osserva una tendenza 
considerevole negli abitanti musulmani del Caucaso a mettersi od a 
ritornare sotto la sovranità dell' Impero Ottomano. Ora la tribù dei Cir- 
cassi di Abazakh, composta di 970 persone, ottenne il permesso di 
occupare certe valli fra i Monti del Curdistan, nella Provincia di 
Hecchiari. 

La Vetta dell' Ararat. — Questa famosa montagna al confine 
tra la Russia, la Turchia e la Persia, fu un'altra volta salita il 25 agosto 
1888 da E. De Marco v ed E. De Covalevski. Durante l'ascensione di 
nottetempo il termometro centigrado segnò 7^ sotto o, mentre poi quasi 
sulla cima al tocco, esposto al sole, faceva 22^,6 sopra o. A 4,930 metri 
d' altitudine e poi anche sulla vetta fu trovata la Coccinella septem fun- 
data. Quanto al limite delle nevi dell' Ararat, il De.Marcov, nella sua 
relazione alla Società Belga di Geografia (n. 6-z888), dichiara che ben 
difficile ne è la determinazione per la struttura e l' inclinazione del 
suolo nella parte superiore della montagna. Egli però dà la media appros- 
simativa di 4,100 metri per le nevi eterne. Alcuni strati si presentano 
sotto forma di ghiacci trasparentissimi, altrove è neve dura e secca» 
tanto da non intaccarla nemmeno. A 4,700 metri si trovarono piccole 
piante fiorite, che crescevano tra le pietre di un rialzo sabbioso. Giunti 
all' altezza di 5,000 metri a poca distanza dalla vetta, gli esploratori 
furono sorpresi da una corrente di vapori sulfùrei. Finalmente dopo 
una penosa ascensione, lasciati indietro alcuni compagni, il De Marcov 
ed il De Covalevski furono sulla cima dell' Ararat, alla quale il primo 
dà la quota di m. 5» 156. Essa è quasi tutta coperta di neve e forma 
in generale una specie di terrazza, alla metà circa della quale vi è un 
incunatura di circa 34 metri, e in fondo a questa una spaccatura, che 
s' inabissa. Dalla parte S.-E. la vetta è quasi senza neve per uno spazio 
di 30X^0 metri. Nella stessa spedizione si fece pure l'ascensione del 
Piccolo Ararat. La vetta di questo monte è sparsa di parecchie roccie 
vulcaniche, ed ha verso la punta meridionale un piccolo lago, alimen- 
tato dalle nevi in fusione. $ 

La via fluviale dell' Amu Daria. — Nella seduta del 5 ottobre 
p. p. alla Società Geografica Russa il presidente, senatore Semionov, 
fece una relazione molto &vorevole sulle condizioni economiche del Tur- 
kestan russo, e specialmente sulla strada ferrata di Samarcanda. Egli 
visitò questa città, facendo escursioni lungo il Zeravsan, poi si recò 
anche a Taskend, trovando dapertutto bene avviate le industrie, come 
quella dei cotone e la sezicoltanu Però il Semionov avendo espressa 
la sua opinione contraria alla canalizzazione dell* Amu Daria e ad altri 
lavori relativi alle vie di comunicazione coli' Asia centrale, provocò alla 
discussione il sig. A. Glucovski, capo dell' esplorazione dell' antico letto 

(i) Vedi Bollettino 18S8, fase, di dktmWiy pag. 1118, ' 



— 151 — 
<ldl' Amn Daria. Il Glacovski mise in chiaro due fatti importanti: 
i^ il Porto di Uzun Ada, dove oggi mette capo sul Mare Caspio la 
-grande linea ferroviaria asiatica, è basso, pericoloso, e perciò dovrà 
-csKie abbandonato presto, e sostituito con quello di Crasnovodsk, dove 
-sarà quindi prolungata la linea. Quanto al cosi detto antico letto del- 
l' Ama Daria esso, dice il Glacovski, non è un antico golfo marittimo, 
•oome pretenderebbe il Semionov, ma in realtà accoglieva un tempo 
le acque dello stesso fiume che, dopo formato il Lago Camuié, si sareb- 
bero avviate per il letto del moderno Uzboi nel Caspio. Ciò sarebbe 
lirovalD dalla larghezza del letto, che in questo tratto non supera 430 
metri, e si mantiene più o meno di questa larghezza per centinaja di 
<ihiìometrì fino al Caspio. Secondo il Glucovski grandi saranno i bene- 
£<^ che r Ama Daria rimesso nell' antico letto, produrrà, che la Rus- 
-sia potrà ritrarre dalla irrigazione e dalla sistemarione delle acque evi- 
tando inondazioni e prosciugando paludi in un territorio per sé abba- 
stanza fertile. 

Il Lago di Savah. — Questo è l'antico nome d'un lago che, 
scomparso, secondo l'antica tradizione, la notte in cui nacque Maometto, 
e certo prima della conquista musulmana della Persia, ricomparve circa 
sei anni ùu Dapprima lo si credette un lago nuovo affatto, tanto pivi 
<h/t visibili erano ivi le rovine di un' antica città. Ma gli studi e le 
ricerche (atte d''allora in poi dallo stesso Sovrano della Persia, condus- 
sero a questa conclusione : ivi esisteva fino ai primi secoli dell' èra 
volgare un lago, in cui si raccoglievano le acque dei piccoli fiumi cir- 
costanti. Un fenomeno tellurico, d'incerta specie, fece in breve tempo 
prosdugare il letto del lago, ed i fiumi in esso fin allora affluenti anda- 
rono a perdersi per 13 secoli. nel deserto vicino. Nel 1882 con altret- 
tanta e forse maggiore celerità il lago fu rifotto, e a quanto pare per 
mezzo di sorgenti improvvisamente apparse nel letto del Fiume Cavir. 
Questa almeno è l' informarione che S. M. lo Scià di Persia, che de- 
scrive il lago stesso nei Procte^ngs della Società Geografica di Londra, 
crede la piò attendibile, perchè raccolta da un cammelliere del luogo, 
testimonio oculare del fenomeno. Il Lago di Savàh, detto anche Havzi 
-Soltan Cavir, giace fra 34° S5'-3S** 15' lat. N. e 51^-51° ao' long. E. 
-Gcecnwìch. La configurarione delle rive del lago lo fisi somigliare alquanto 
ad un pajo d' occhiali; sono quasi due laghetti uniti nel mezzo da ano 
stretto di circa 3,100 km. di larghezza. L'autore stima intomo a 189 
chilometri lo sviluppo delle rive del lago. E la profondità, non ancora 
esattamente scandagliata, non deve però superare in media ira metri. 
L'asse longitudinale del lago è in direrione N.-E. S.-O.. La riva set- 
tentrionale dista da Teheran km. 88, e da Com, grossa borgata, resta 
a km. 75 la riva meridionale. Quasi ad eguale distanza, che quest' ul- 
tÌBUv trovasi la nuova Savàh. Naturalmente ora si dovette rendere più 
fnticabile e completare un' altra via, correndo l' antica attraverso il 
bBdno del risorto lago. In questo affluiscono ora i seguenti fiumi: Il 
Savih col Caracai ed il Com da N.-E., ed il Rùdkhaneh i Shur col 
Soci da S.*£L« 

La SFEDiziemE Grombcevski ha già fiitto conoscere alla Società 



<]ieografic& Russa i risultati generali del $uo viaggio. Esso si svolse (x)^ 
nel Territorio di Cunzut, come pure nelF altro Canato di Rascum; qudl» 
poco noto, questo ancora quasi affatto sconosciuto alla geografia. H 
cap. Grombcevski parti nel luglio 1888 dal Nuovo Margellan con una 
piccola scorta, penetrando prima nel Territorio di Fergbana, e passata 
il Fiume Hai e girato il Lago Cara, giunse al Murghab nel PanuE^ 
Quivi rimase sorpreso incontrando un gran campo di Kirghisi dnesL 
Poi prosegui fino a Vahan sull' Acbai; ma avuto sentore dell' awicinarn 
d* un drappello d' Afghani con intenzioni ostili, lasciò il loro territorio' 
per il Passo Sharket» ed entrò nel Pamir Tahtombash su territorio ci* 
nese. Di qua egli compi il suo passaggio nel Canato di Cunzut, pro- 
babilmente per il Passo di Calik. Ivi attraversando un paese ignoto 
giunse alla città di Hunsa o Baltit, dove fu ben accolto dal sultano 
Sirdar Ali Can. L' esploratore si recò poscia neir altro Canato di 
Rascum ; in cui facendo più escursioni ebbe ad incontrare nuovamente 
Kirghisi cinesi. Era già a cinque giornate di marcia dal Passo di Ca* 
racorum, dove intendeva giungere per allacciare i suoi rilievi itinerari 
con quelli inglesi, quando per incapacità delle guide fu smarrita la via* 
Ritornatosene il Grombcevski dopo molte vicende giunse nella Valle- 
dei Raskien Daria e di là al Passo Gii o Pil. Da questo punto prese- 
la direzione di Cashgar e poi, sempre per una via finora ignorata^ 
rientrò per il Ferghana al Nuovo Margellan. A Pietroburgo si sta in. 
grande aspettazione delle novità scientifiche e specialmente geografiche^ 
che il Grombcevski reca con sé, e che tra breve ritornato alla Capi- 
tale, esporrà alla Società Imperiale di Geografia. 

L'esplorazione Crasnov nei Thian-Scian orientau. — A. Cras- 
nov, naturalista botanico russo, inviato dalla Società Geografica dv 
Pietroburgo, visitò l' anno passato le regioni circostanti al Golfo dì 
Ala, sulle rive meridionali del Gran Lago Balcash, spingendosi addentro- 
nelle valli del Tekes e del Lago Issik. Giunto nel pianoro situato tra 
r Issik ed il Cacsciaaltan, sul corso superiore dei Fiumi Girtas e Cuelij^. 
vi scoperse due nuovi gruppi di ghiacciai, da lui denominati Fride e 
Colpacuski. Essi però non sono che un piccolo avanzo di ciò, che erano^ 
in antico. I terreni circostanti dimostrano che quei ghiacciai d spin- 
gevano dall' Alatau e dalle alte catene della Cina fino alla rive de^ 
Lago Issik. Quantunque ridotti tanto per spazio, conservano però spe- 
cialmente nella flora, parecchie forme, divenute rarissime o scomparse- 
alTatto dai ghiacciai delle Alpi europee. Nei versanti del N.-O. vi sono 
piante comuni all' Europa, ma in quelli S.-E. predomina la steppa fino> 
^ StS^o metri d' altitudine. Anche il Crassnov, come il Laspay ed il 
Baltzar, è del parere che il /oss, ossia la terra gialla della Cina, non 
sia il prodotto dell' azione subaerea, ma della pioggia diluente il fango* 
glaciale, poi disseccato dall' atmosfera. L' esploratore portò seco la prova 
più evidente della rapidissima essiccazione dell'Asia centrale: sono fo- 
tografie di villaggi, che fondati poche decine d' anni fa sulle rive del Lago- 
Issik, ora si vedono lontani da esse 200 e più metri. La flora dei 

« _ 

(i) Vedi BOLLETTINO, dicemÒTt 1888, pag. Ili 9. 



^ IS3 — 
promontoil drooetanti alle rive roeridionaU del lago, va anch' essa trasfor* 
vandoa ed anche cedendo largo posto a quella dei vicini deserti. No- 
tevoli acmo pure alcune osservazioni paleografiche ed etnografiche: i 
popoK preistorici di quella regione incisero sulla rocde alcuni dÌ8q;iiir 
1*4» coi s' apprende che 1' uomo possedeva e domava già il cavallo nel 
foiodo del maounuth. Ancora oggidì certi Kirghisi adorerebbero alcuni 
liberi. 

UxA MONTAGNA DI FERRO. — Lungo la Catena degli Scian nell'Alto 
•Buma il dott Noetling, presso Sengaung, s' imbattè in un vero letto dì 
'detriti mmerali di fbrro. Ne s^ui la direzione a monte, e giunse ai piedi 
tfuna montagna, ch'egli potè riconoscere costituita quasi esclusivamente 
di ematite perossido di ferro. Essa occupa una superficie di m. q. 3,800 
e s'ioaha a circa 70 metri sul livello della sottoposta valle del Tujung. 

Nel Mar del Giappone furono notati due scogli, emergenti 

:t-3 metri e dell' estensione media di 400 metri quadrati ciascuno, nella 

poriaooe astronomica centrale di 42^ 30 lat. N. e 137^ 5' long. E. 

{Kjfeenwich. Essi hanno da lungi 1' aspetto di due piccoli battelli sid- 

a àncoxa. Nel rapporto fattone all' Ufficio idrografico di Washington si 

[•acceami alla probabilità, che uno di questi scogli possa essere il Voivoda, 

>peito dalla corvetta russa dello stesso nome e segnato inesattamente 

\t^ 14' 30" 137^ 17' sulle carte, come lo proverebbe la vana ricerca 

jtiattaoe poi nel z886. 

D. — Africa. 

Uva conferenza di G. Rohlfs a Milano. — Questa fu la seconda, 

'dte l'illastie viaggiatore africano tenne nella capitale lombarda. In essa 

ti dimostrò ampiamente che i migliori colonizzatori dovranno essere 

Italia fine qud popoli, che da lungo tempo hanno le abitudini della emi- 

|;|nuK>ne. Contestò la trista fama di micidialità attribuita al clima africano, 

<ome pure l'inettitudine dei popoli settentrionali alla vita dei tropici. Trattò 

pn ddìa fertilità ed importanza commerciale delle regioni orientali del- 

lAfiìa, esponendo parecchi dati statistici sulla esportazione dalle nuove 

I colonie tedesche. In fine si trattenne a dimostrare che la schiavitù, 

xnnio d^li usi antichi, specialmente tra i popoli dell' Orieilte, è ora 

la fera ed unica causa della lotta tra gli Arabi ed i Tedeschi, non sol* 

tuto^ ma tra Arabi e quanti Europei vogliono introdurvi i benefici della 

noderoa civiltà a fiivore dei negri. 

Gu SCOGLI TRA Mersa F^er E Mersa Durur (Mar Rosso), se* 
<oùào iuformazioni date, in s^uito a scandagli, da ufficiali della ma- 
lùtt d^ Stati-Uniti d' America, sì estendono più ad E. di quello che 
£ segnano le carte idrografiche comuni. L' estremità orientale di questo 
IWM» di scogli giunge a 19** 55* 30" lat. N., e 37° 24* long. E. Greenwich. 
N a circa 4,800 metri più ad E. sorge isolato fino ad un metro sotto 
^ lireUo del mare un altro scoglio abbastanza esteso, nella posizione 
*De coordinate 19** 55* 15" lat N. e 37** 27* long. E. Greenwich. 

Li superficie e la popolazione dell'Etiopia. — L'illustre EL 



~ 154 — 

Levassenr, dell* Istituto di Francia, prendendo occasione della nota, che 
3 nostro socio consigliere comm. L. Bodio inseriva nel Bollettino della 
Società (fase. 3^ del 1888, pag. 339) pubblicò in questi giorni una sua 
€X>municazione. In essa egli- conviene col Cecchi e col Reclus che è ben 
difficile determinare i confini dell' Abissinia, eh' egli volentieri chiamerebbe 
Etiopia, come propose il D' Abbadie. E dimostra questa difficoltà come 
dal lato geografico, cosi dal politico ; descrivendo la struttura del suolo 
ed i rapporti, che corrono fra i regnanti del paese. Quanto all' esten* 
sione approssimativa del territorio, il Levasseur dichiara d'aver proce- 
duto, d'accordo col comm. Bodio, ad una nuova misurazione, pren- 
dendo a base la carta dell' Habenicht. Col calcolo millimetrico, fatto dal 
nostro socio, ne risultò per l'Etiopia propriamente detta (Bogos, Tigre, 
Amhara, ecc.) la superficie di km. q. 1 78,336 ; per lo Sdoa km. q. 74,688; 
per la regione alta al S. fino al Cafia km. q. 191,184; in tutto adun- 
que il paese, che volgarmente dicesi Abissinia e credesi soggetto al Ne- 
gus, una superficie di 444,308 chiom. quadrati. Le regioni circostanti a N. 
fino al 20^ parallelo oltre Suakin, ad O. fino alla destra del Nilo Bianco^ 
al S. fino all'Equatore tra i Galla, ed all'È, tra i Somali sino al mare, 
furono stimate dell'estensione di km. q. 2,513,588. Quanto poi alla 
popolazione, il Levasseur opina eh' essa non possa eccedere i 3 milionir 
che di poco, nei paesi dell' Abissinia ; e non oltrepassi i 20 milioni nelle^ 
regioni comprese tra il Nilo, il Mare e l'Equatore. 

Il commercio fra Trieste e Massaua. — Un Rapporto ufficiale^ 
pubblicato nel Bollettino degli Affari esteri del Regno (n. io, 1888) ci 
fa conoscere l'importanza e l'incremento degli scambi tra il possedi- 
mento italiano di Massaua ed il grande porto dell'Impero Austro-Unga- 
rico. Questo rapporto si riferisce alle statistiche del 1887, per la prima 
volta pubblicate separatamente dalla Camera di Commercio di Trieste. 
In quell'anno l' importazione di Trieste a Massaua tocca lire it. 1,108,872, 
e l'esportazione da Massaua per Trieste raggiunge la somma di lire- 
3,421,724. Fra gli articoli di importazione notiamo per maggiore quan* 
tità o valore complessivo lo zucchero (L 155,100) legnami greggi o la- 
vorati (1. 355,000), ferro ed altri metalli lavorati o ridotti in merci 
(1. 107,000), farine (1. 94,528), commestibili diversi (1. 176,296), por 
cappelli (L 8,000), frutta secche e preparate (1. 10.380), vetrami e 
conterie (1. 13,400). L'esportazione consiste soprattutto in gomme ere- 
sine diverse (1. 2,363,492), in madreperla (l-.903i9^4) ^ P^Hi cnide 
bovine (1. 134,330) ; il resto furono gusci di tartaruga, cafifè, senna in 
foglie, e cera. Questo considerevole commercio fra i due porti aumenta,, 
quantunque il Lloyd austriaco, dopo una breve concessione, ^non tocchi 
più Massaua nella rótta de' suoi piroscafi attraverso il Mar Rosso. 

Il dott. Nerazzini giunse felicemente in Harar il giorno 3 gen- 
najo '89, secondo le notizie recate ad Aden da Zeila per mezzo di un. 
corriere, e da Aden riferite ai giornali d'Italia. 

L'ino. L. Bricchetti-Robecchi mell' Harar. — Dall' Harar, dove 
il Robecchi, come apparisce dai fascicoli precedenti del Bollettino, era 
già arrivato in luglio dell' anno scorso, egli scrive al Direttore del Patriott» 



I 



— ^55 — 
di Parài in data del io ottobre 1888. In tale corrispondenza sono date 
paiecchie delle notizie contenute in quella da noi già pubblicata nel Bol- 
ixrnNO del settembre 1888. Neil' andata egli aveva toccate Aden e Ber- 
boa, dove era stato accolto affettuosamente da Cecchi e poi dal gover- 
natele inglese Ashby. Descritto brevemente l'incendio di Berbera, che 
avvenne sotto i suoi occhi, V importanza del commercio e la comodità 
dd porto, il Robecchi passa a dire qualche cosa anche su Zeila. Da 
questo porto la carovana parti il 18 giugno, facendo sosta a Tocoscià 
e nelfe altre località note, poste sulla via all' Harar per Gialdessa. An« 
che in questa lettera il Robecchi dichiara, come in altra occasione (i) 
d'avere spedito alla nostra Società una raccolta di piante ed altri og- 
getti, che ancora non pervennero alla Società. Infine egli conclude che, 
tranne la ternata aggressione dei Somali d'Artù, la via fu sicura e 
gradevole per la sua carovana fin dentro nell' Harar ; dove del resto 
gl'Italiani possono andare e rimanervi senza sospetto, dacché abbattu- 
tone l'emiro Abdulà, vi domina Menilek il re dello Scioa. 

Le novità poutichs dell' Uganda, se vere, potrebbero avere miglio- 
rate le sorti del cap. Casati, insieme con quelle di Emin Pascià, qualora 
essi ancora si trovino in quel regno. Muanga, il terribile tiranno del- 
rUganda, sarebbe stato detronizzato dal fratello, cacciato dal suo paese 
e rifugiatosi sulle rive meridionali del Lago Vittoria Nianza. La Deutsche 
KoÌ0mal Zeitung (1889, n. i), che ricevette e diffuse questa notizia, ne 
txae lieto augurio per il suo concittadino, come noi per il nostro e per 
liri, e si spera che non si confermi la voce corsa della prigionia di Emin 
nelle mani del Mahdi. 

Blocco Africano. — Anche la Francia prese misure di vigilanza 
contro la tratta degli schiavi lungo le coste orientali dell' Africa, come 
lo piova un tel^ramma del governatore di Obok al ministro della ma- 
rina francese, del io gennajo p. p. 

Nuovo ECCIDIO d'Europei presso Pandani. — I ribelli della costa 
e gli Arabi zanzibaresi trucidarono il missionario inglese Brooks e sedici 
iiomini, suoi proseliti. Cosi un dispaccio al Times, 

Le sollevazioni dell'Africa Orientale e l'opinione del 3au- 
MAJIN. — Poiché non si videro sufficienti le misure di repressione ed 
il blocco di Zanzibar, contro la tratta degli schiavi e la conseguente 
soSevazione eccitata dagli Arabi nelle regioni circostanti, il viaggiatore 
Banmann propose in una sua conferenza alla Società Geografica di Vienna» 
la formazione di milizie, composte di Haussa, soldati negri valorosi e 
fedeli alla prova nel Congo, e comandate da ufficiali europei. 

Il Luogot. Wissmann, chiamato al Ministero degli Esteri dell'Im- 
I pero Germanico, dovette rinunziare al comando della prima schiera della 
S^iedtzione in soccorso ad Emin Pascià. Però il Comitato non tarderà 
punto a far partire la spedizione stessa, procedendo immediatamente alla 
aomiiia d' un nuovo capo. Pare che il Governo tedesco intenda servirsi 



(i) Vedi BoLiJLTTiNO del gennajo p. p.» pag. 3 li 



— IS6 — 

dell* esperienza del Wissmann, mettendolo a capo d'un corpo spedale 
dr tàèrcenarì aisiàtici a difesa dèlie colonie orientali africane della Germania. 

Le scoperte del conte Teleki nell* Africa Ortentaleì — Mentre 
nelle Mittheilungen della Società Geografica di Vienna si inserivano le 
priibe notizie mandate dal conte Teleki suir esistenza nel Sambom dei 
laghi Ebor e Naròk, una lettera del valente esploratore ungherese al 
Times, in data del a 6 dicembre 1888 p. p. e riportata dallo ScatHsh 
Geog, Magaùne (2-1889), mette in chiaro ch'egli non soltanto co- 
obbe r esistenza dei li^hi, ma vi giunse con la sua spedizione e ne 
potè fare un rilievo, benché incompleto (i). Riportiamo qui le prin- 
cipali informazioni scritte dal Teleki. La spedizione, che alla fine di 
gennajo 1887 aveva lasciata la costa dello Zanzibar (a Pangani), era 
giunta a Taveta il 30 marzo, poi aveva invano tentato V ascensione 
del Oimangiaro e fatte altre escursioni. Il 15 luglio il conte Teleki 
girò ad E. del Kilimangiaro e si avanzò nei Massai, e dopo on mese 
circa di viaggio toccò Ngongo Bagas sul confine meridionale del Ki- 
cuju. In mezzo a bellicose tribù procedette la spedizione per terreni 
ora coperti di densi boschi, ora coltivati a canna da zucchero. Fu poi 
tentata dal conte Teleki solo l'ascensione del Kenia; l'orlo del cratere 
sembra raggiungere V altezza di 4,865 metri ; sicché aggiungendori 
da 650 a 950 metri di masso roccioso e inaccessibile, che ne forma 
la vetta, se ne avrebbe un' altitudine quasi eguale a quella del Kili- 
mangiaro, se non superiore. Penetrata al Lago Baringo, la spedizione 
dopo aver anche sofferto freddo e fame, mosse il io febbrajo 1888 
ve^so N. del pianoro di Leikipia, e superò la catena di LorQghi 
(m. 9,432-2,736) per il Monte Gniro. Di là in cinque marcie essa 
giunse sulle rive del Basso Naròk (Lago Nero), e s' accampò a ridosso 
di certe rocce vulcaniche. Al lago, per la prima volta visto da Eoropeit 
fu imposto il nome di Lago Rodolfo. Però la riva meridionale era co^ 
triste e povera, che la spedizione ivi fermatasi il 6 marzo, dovette poco 
dopo levare il campo e muovere a N. costeggiando ad E. Intorno al 
lago vivono popolazioni varie, di tre differenti razze: 1 Burkengì, i 
Randile ed i Galla di Resciat, che vivono di pesca, agglomerati sa 
punte sabbiose, penetranti nel lago stesso. Sapendo dell'esistenza d'un 
secondo lago, minore, a N-E. del Basso Naròk, il conte Teleki vi si recò: 
n Basso na Ebor (Lago bianco) è molto più piccolo dell'altro, e non 
vi si versa nessun' acqua perenne, ma soltanto l'acqua dei torrenti nella 
stagione delle pioggie. Esso è ricco di sale; è circondato ad E. danna 
linea di colline, parallela alla riva orientale, dove vivono i Borana, mentre 
a S. vi sono ancora Burkengi, ed a N. una tribù detta dei Marie. Ad 0. è 
quasi spopolato dal vajuolo, che vi fece ultimamente strage. Questo lago 
ebbe il nome di L. Stefania. Nel ritorno la spedizione non potè esplorare 
le rive occidentali dei laghi per l' inondazione prodotta dalla stagione 
delle pioggie. Mancando di viveri si rivolse a S. del Lago Rodolfo, ' 
girando ai piedi di un vulcano attivo, e finalmente incontrò i Turcana 

(i) Vedi la lettera del cap. A. Cecchì, pubblicata più indietro a pag. 99 ^^ 
presente fascicolo, e la carta ad esso unita. 



— 157 — 
(Elgime}, pastori, con cui gli esploxatori fieceio qualche scambio, ^oi ^resa 
la via fieno i Ngabòto, lungo il Fiume Tiigud, passarono otto giorni per 
foreste inospitali e deserte allatto. A Ngabòto trovarono una {ficcola 
tabù agricola di Turcana, dai quali comperarono un po' di durah, e 
oóo questa dorettero proseguire, finché il S9 luglio 1888 furono nei 
Niems, e poi meglio provvisti passarono a Nàivascia e a Taveta. H ^ 5 
ottobre la spedizione entrava a Mombassa. 

Nuova ascensione del Kildìahgiaro. — Mentre veniva dispersa 
h carovana e respinta la Spedizione Meyer, il dott. O. Ehlers riusciva 
ad avanzarsi quasi senza ostacoli nella regione del Kilimangiaro, e a 
fune l'ascensione fino all'altitudine dei ghiacci. Queste le notizie giunte 
pochi gicnii fa alla Nord Allgem. 2^€Uung da Mombassa. 

Notizie arretrate delle Stanley Falls per la via di Zanzibar 
pimsero a Bruxelles il 25 gennajo p. p. dopo cinque mesi precisi dalla 
partenza del corriere. H Mowement Giographique non trovando nelle 
lettere di questo cornerei spedito alla costa orientale da Tippo Tip, al- 
cun cenno sul ritorno dello Stanley sull' Aruhuimi, ne deduce che il 25 
agosto 1888 non era ancor giunta alle Falls la lettera di lui. Però» 
l'Hodister nella sua alla e Sanfard Explaring ExpedUion > dice nettamente 
che lo scritto dello Stanley vi era giunto il 24 agosto. Adunque con- 
vìen credere che quelle lettere, che ora soltanto pervennero a Bruxelles, 
sieno state scrìtte alcuni giorni prima del 24, e partite il 25 senza che 
il conkre rivedesse più Tippo Tip, ma forse non senza qualche notizia 
ssDa nuova pervenuta alle Falls il giorno innanzi. Q>si si spiegherebbe 
come a Zanzibar, anche indipendentemente da indiscrezioni telegrafiche, 
fosse arrivata rapidamente una prima informazione sulla presenza dello 
Stanley a Banalia dopo rinvenuti Emin e Casati ; anzi con maggiori par- 
ticolari di quelli recati dalla succinta lettera del grande viaggiatore 
africano. 

A coNFERSfA DELLE NOVELLE SU Stanlev giunsero finalmente in 
Europa il testo della sua lettera a Tippo-Tip e le informazioni date dal 
segretario di questo, A. Baert, e trasmesse con lettere di Parminter e Ho- 
diiter. La lettera dello Stanley dice precisamente quanto segue : *— e Allo 
sceich Ahmed ben Mohamed, dal suo buon compagno Enrico Stanley. 
Vi mando molti saluti. Spero che voi stiate bene al pari di me, e che 
ri siate contenuto bene dopo la mia partenza dal Congo. V ho da 
raccontare molte cose, e spero di vederri tra poco. — Sono arrivato 
^foesta mane con 130 Uanguana, 3 soldati e 66 indigeni appartenenti 
ad Eaun. Oggi fanno 82 giorni che abbiamo lasciato quest' ultimo sul 
Niana; e durante tutto il viaggio, non abbiamo perduto che tre uomini: 
doe si sono annegati, il terzo se ne fuggi. Ho trovato i bianchi, che 
cercava Eoùn Pascià sta perfettamente bene, come pure Casati. Emin 
Pteià possiede dell' avorio in abbondanza, migliaja di capi di bestiame, 
capre, volatili e provvigioni d* ogni altra specie. Abbiamo trovato in 
M un uomo buono ed amabile. Egli ha &tto regalo d| una quxmtità di 
CQsaoce a ciascuno dei nostri, e bianchi e négri. La sua generosità non 
ambbe potuto essere più grande. I suoi soldati hanno benedetto, alla 



— i5« — 
]>«folay i jióstri negri, che vennero si da lungi per insegnar ' loco la 
via, e parecchi tra loro erano pronti a s^tdrmi sabito e a lasciare quel 
paese; ma io li pr^ai di aspettare alcuni mesi, finché io fossi ritor* 
nato ìd cerca degli uomini e delle merci lasciate a Jambu|a. Essi pre- 
garono Iddio d*. accordarmi le forse necessarie per compiere la mia 
impresa. Dio voglia che la loro preghiera sia esaudita. — * Adunque^ 
amico mio, ditemi, che pensate di &re? Noi abbiamo fatto la strada 
due volte, e sappiamo dove es^ è cattiva. Sappiamo pure dove vi sono 
viveri in abbondanza e dovè mancano, insomma ci sono noti i luoghi 
dove si può fermarsi e riposare. Aspetto impaziente vostre nuove. Se 
m' accompagnerete, bene; se no, niente di male; me ne rimetto a voi. 
Resterò qui dieci giorni, poi. me ne anderò passo passo. Per ora mi 
reco verso una grand' isola a due ore di marcia eia questo luogo (Ba- 
nalia); al di là di quest* isola troverò un ricovero e viveri in abbon- 
danza per i miei uomini. Frattantp, checché abbiate a dirmi, vi ascolterò 
con gran piacere. Se venite, venite presto, perchè al mattino dell* un* 
decimo giorno io mi rimetto in viaggio. Tutti i miei bianchi sono sani, 
ma li ho lasciati indietro tutti, tranne il mio servo William, che mi 
accompagna. Stanley. > — AH* invito del grande viaggiatore non si 
rese Tippo Tip per insufficienza di lempo ; e noi sappiamo dalla lettera 
di Parminter a F. De Winton, che Baert, il quale lesse lo scritto dello 
Stanley, affermò essere questi ripartito per Uadelai con Bonny e gli 
altri, già dipendenti dal fu sottocomandante Barttelot. È poi singolare, che 
il Baert sostenga avere lo Stanley scritto al Governatore delle Stanley- 
Falls, che non 1' avrebbe più riveduto, e che quelle sue parole signi- 
ficavano evidentemente eh' egli contava di non ritornare in Europa per 
il Congo: ciò che in vero non si legge, né si rileva dalla versione 
francese fornitaci con tutte le altre notizie e lettere dal Mauvetnent Gèo- 
graphique del 27 gennajo p. p.. Eppure questa deliberazione, presa dal 
valoroso e fortunato esploratore, è riconfermata dall'altra lettera, che 
Hodister mandò da Bangala, il 5 novembre z888. In essa si annunzia 
r arrivo dello Stanley a Banalia nell' Urenia sull' Aruhuimi, (dove fti 
assassinato il Barttelot) ai 1 7 agosto ; il sopragiungere dei quattro bianchi^ 
suoi compagni, il giorno 18 seguente; la lettera, sopra riferita, a Tippo 
Tip da Banalia; la nuova partenza dello Stanley per l'interno, nei 
primi giorni di settembre ; infine la corrispondenza di lui per V Europa, 
giunta alle Falls il 14 settembre ed ivi trattenuta fino al ritomo del 
prossimo corriere, essendo disceso il Baert fino a Bangala in una mal 
sicura piroga. — Ritornando ora sulle vicende della spedizione, essa 
procedette con sufficiente facilità e sicurezza da Jambuja al Lago Nianza, 
che dovrebbe essere il Lago Alberto e non il Vittoria. Ivi s' incontra- 
rono Stanley e i suoi con Emin e Casati, che erano in condirioni ge- 
neralmente buone, e migliori certo di quelle, in cui li aveva lasciati 
il dott. Junker nel gennajo 1806. Pare inoltre che i ritrovati Europei 
fossero anche in istato di grande sicurezza, tanto di fronte agli Arabi 
e negri dei laghi, quanto anche riguardo ai mahdisti; di&tti, anziché 
ritornarsene con la Spedizione Stanley, le concessero 3 soldati e 66 por- 
tatori. Con questi, ed altri 130 Uanguana e i quattro suoi compagni 



rs9 — 

fabncbi (Ndson, Stas^- Pìàrke h Monlkief Jéphson) ' Id Stiiàley si tparfl 
dal: Lago AH>erto al 27 O'aS maggio i888, prométtendo ad Emisi ed 
a Casati di. ritoroaze tra iMrere a* lóro.. Ed iti.S'a giorni egli ]|M^ 
eoise. la vìa già fetta andando, e TÌtom^ al Campo'dsjambujai lasciato 
li mesi pnàaa (settembre 1887) sotto il comando del Bàrttelot. Iti 
Staniey. si fermò dieci 6 quindici soli gicnni, cioè dal 1 7 agósto aUà 
fine del mese,* per riposarsi^ attendere Tippo Tip, se voleva accon^Mir 
gnarlo nella nuova spedizione, é completare la carovana.- Questa fa rìit 
finata di 100 soli fra quei portatori, che il Barttelot aveva, ottenuto da 
Tippo Tip; e vi si aggiunse l'europeo Bonny, ultimo dei bianchi rimasti 
sull' Àmlmimi dopo la nota sollevazione. Se pure altrettanto spedito e 
facile fosse stato il nuovo viaggio al Lago Alberto Nìanza, come lo fti 
il ritomo, la spedizione non poteva congiungersi ad Emin e Casati, che 
in fine di novembre. Perciò, giustamente osserva A. J. Wauters nel 
iUnaxment Créographique : il Pascià Bianco non ha nulla che fare collo 
Stasiej, che probabilmente non s' avvicinò nemmeno al Bahr-el-Ghazàl, 
e minore attendibilità ancora hanno le dicerie fatte su di lui e sul 
dotL Parke, quando i mahdisti annunziarono a Suakin, d' avere fatto 
prigiomero un capo europeo a Ladò il io ottobre p. p.. Ad ogni modo 
attendiamo nuova ' luce dalla corrispondenza dell' illustre viaggiatore 
inglese, la quale è già partita dalle Stanley Falls. per l'Europa, e fac- 
ciamo voti perchè la sorte sia propizia a lui, che vuole ricondurre i 
df&nsori deUe provincie equatoriali alla costa di Zanzibar. 

La Carta del medio Congo di Baumann. — Quantunque molte 
siano le carte finora pubblicate a rappresentare questa o quella parte 
della grande regione equatoriale del Congo, un rilievo particolareggiato 
della parte media, fra LéopoldviUc, Bunga e più a monte, mancava del 
tutto o quasi. Fu questa T opera, a cui si dedicò il dott. Oscar Baumann, 
quando 1' anno 1886 percorse il fiume, facendo parte della spedizione 
austrìaca. Questo rilievo topografico fu la base d' un lavoro cartografico, 
eseguito da Paolo Langhans, e di cui ora soltanto venne pubblicata la 
prima tavola dalla Società Geografica di Vienna. Il Baumann si lagna 
di non aver potuto con agio fermarsi ad eseguire più completamente 
le sue operazioni lungo entrambe le rive del fiume, in quei luoghi con- 
tinuamente seminato di isolette numerosissime. Perciò difatti ben poche 
sono le novità topografiche un po' addentro le rive del fiume. In com- 
penso di grande importanza appariscono le delineazioni del corso del 
fiume e della struttura del suo Ietto, quantunque qua e là incomplete. 
Questa prima parte del lavoro è suddivisa in due sezioni: i* Léopold- 
TÌEe-Ngate; 2* Sciumbiri- Bunga. La scala adottata dell' i : 400,000, 
coirisponde alla ricchézza del rilievo topografico, o meglio idrografico. 
Dove poi le operazioni riuscirono più complete e sono più importanti 
per 3 luogo, troviamo accanto alla carta suddetta altre cartine eseguite 
pure dal Langhans, coi migliori ed anche p'ù recenti materiali, al- 
l' 1 : 300,000.' Esse sono : Stanley-pool, Kuamouth, Lucolela, Bolobo, e 
due piante di Léopoldville e Kimpoco. Un altro difetto, che il Baumann 
deplora ^r la sua Carta, è la scarsezza di nomi di villaggi, in molti 
hoghi sfuggiti alla suadiligenza per il servizio poco comodo dello < Stan* 



^i^ i6o 

ley >, su cui era imbarcata la Spedinone Austriaca. Tuttavia le rive più abi* 
tste si presentano abbastanza ricche di denominazioDii in gran parte desnnte 
-dal noàie dei Capi villaggio. • E numerosissime sono poi le indicazioni 
aggiunte sulla conformazione speciale del suolo, riconosciuto qua e là 
Ituigo le due rive, come del letto del fiume con le sue rapide, banchi e 
isole ; sicché V osservatore può formarsi un' idea abbastanza esatta e 
completa dei luoghi, tanto corografica, che economica per mezzo di cifre 
ti' altitudine e profondità, e di cenni alla maggiore o minore densità di 
popolazione, ed alla coltura del suolo. 

Nuova Stazione sull' Aruhuimt. — È già partita da Bangala fin 
dal 25 ottobre p. p. l'avanguardia di una spedirione belga, destinata a 
fondare una nuova starione sull' Aruhuimi. Essa è condotta dal luogot. 
Dhanis, e composta di 6 ufficiali e sottufficiali, e xaz soldati haussa e 
bangala. 

MfNORi ESPLORAZIONI NEL Basso Congo. — La Spedizione belga 
degli ingegneri delle ferrovie, tanto nell'andata che nel ritomo dallo 
Stanley Pool, percorse tratti di paese non ancora ben noti. Cosi essa 
direttasi da Ntempo a Kimuinza, scoperse ed esplorò una larga zona di 
belle pianure, che si estendono fin presso le rive del Pool. Nel ritomo 
poi procedette a nuovi studi tecnici nella valle del Mpozo, con risul- 
tati, che lasciano sperar bene della pronta e rapida esecuzione della, strada 
ferrata su nuovi e molto migliori ed economici tracciati. 

Al confluente dell' Utumboni nel Munì gl'indigeni pahuini, ir- 
ritati perchè i commercianti tedeschi non avevano acquistato che catf- 
due e non il legno di sandalo già preparato, assalirono ed uccisero . 
quasi tutto l' equipaggio di una nave commerciale amburghese. Non avendo 
il governatore spagnuolo di Elobey altri mezzi di difesa, si ricorse al 
governatore francese del Gabon, il quale mandò quattro legni da guerra 
contro i Pahuini insorti in grande numero presso il grosso villaggio di 
Sua. Coli' artiglieria si dovette spazzare il terreno, dopo inutili tentativi 
di ottenere un indennizzo ; e il villaggio fu interamente abbruciato. Poi 
da Ecododo si mandò a prendere il naturalista e meteorologo polacco 
Janicovski, per trarlo in salvo, e si scese al Gabon. 

Nuova spedizione scientifica Tedesca. — Gli esploratori Kuntzcl 
e Gerstaecker partirono diretti a Vitu, possesso germanico dell'Africa 
Australe per intraprendere una spedizione, secondo notizie recate dal 
Diritto. 

Gl'Inglesi sul Lago Ngami. — Nei giornali politici dell'Africa 
Australe si scrisse che un suddito inglese acquistò recentemente da Mo- 
remi, capo dei Batofana e Macuba un territorio* esteso nientemeno di 
21,000 chilometri quadrati. La voce corse anche in Europa e fu male 
intesa in Germania, dove naturalmente si teme che fra poco quell'ac- 
quisto privato possa mutarsi in protettorato politico. Perciò il dott H. 
Schinz nella Deutsche KolanicU Zeitung^ narrate le nuove vicende tra gli 
Ovaherero, (dove Hendrick Wibooi, figlio dell'assassinato Mosè, già capo 
di Gibeon, vendicò il padre, uccidendo in guerra l' assassino Paolo Visser 
e facendo grandi stragi), cerca di calmare le apprensioni dei suoi conr 



— i6i — • 

cttadini, ricordando loro cbe il Lago Ngami è compreso nella sfera degli 
interesa tedeschi e quindi sotto la diretta influenza germanica, e di più 
notsodo che i terreni ceduti a quelP Inglese non hanno verun valore 
ecoDomko^ perchè .privi delle pioggie tropicali, di acque correnti e di 
abitanti, e non invoglieranno l'Inghilterra a prendersi brighe, mentre li 
presso quel suo suddito avrebbe a scegliere un luogo più opportuno 
tra i Becdoana. 

e Dalla otta del Capo al paese dei Masciucolumqe >. — Que- 
sf opeia dd dott E. Holub, che narra i viaggi da lui fatti nell* Africa 
Aostrale dal 1883 al 1887, mentre si pubblica a fascicoli neir originale 
a Ticnna, comparisce pure in Italia voltata nella nostra lingua da E. 
Bolognini e pubblicata dall* editore U. Hoepli di Milano. In essa sono 
descrìtte le regioni attraversate dall' ardito viaggiatore boemo lungo il 
Zambesi fino ai Laghi Bangueolo e Tangagnica. L'opera sarà riccamente 
illastrata dì figure e carte prese dall'edizione tedesca e concesse dal- 
Tautore. 

Deierminazioni astronomiche sulle coste occidentali Ami- 
cane. — Il comand. Crofton del e Landrail > nave inglese, misurò con 
aocQxate osservazioni su cinque cronometri, le seguenti posizioni: Punta 
di Nannba la* 8' 25" long. E. Green. ; le Roccie Friar nella Baja del- 
TEle&nte is'42' 39". La prima resta adunque 4' 35" più ad O. e le 
rocde 6' 31" pure più ad O. della posinone loro finora assegnata. In- 
vece fl Forte S. Miguel di S. Paulo de Loanda fu trovato esattamente 
oefia posizione nota di 13^ 12' 56" long. E. Greenwich. 

Il cap. Binger, in missione per il Governo francese suU' Alto Ni* 
gcr, fece sapere alle autorità del Senegal, ch'egli si trovava a Salaga 
Tu novembre, e che non sarebbe ritornato alla costa che in aprile 
P- ▼.. Assente già da due anni, non avendosi di lui altra notizia che 
qnèlla del suo assassinio presso Samori, egli invece «percorreva frattanto 
tolto il paese fra Bamacu e Cong^ donde finalmente scrisse all'amico 
SQO cap. AndUe, con buone notizie. Ora dall' Assinie parti una spedi- 
none per incontrare il cap. Binger, che scrisse di prendere appunto la 
▼ia dd S., diretto alla Costa dell' Avorio. 

PoRn nell' ARapELAGO DEL Capo Verde. — Con R. Decreto 22 
<&*nibre 1888 il Portogallo aperse al commercio intemazionale i Porti 
^i Jerrafel, nell* Isola Santiago, e di Paul in Sant' Antao di Capo Ver de> 
tttitaendori i relativi uffici doganali. 

Origine del nome 3pax. ' — A. du Paty de Clam, in una sua cor- 
mposKfenza alla Società Geografica di Francia, troverebbe la spiegazione 
di S&x Sfaekes nella lingua berbera ed il suo significato equivalente 
ndk denominazione greca e Ta phroura >, che si ritrova nelle tavole 
^wdosiane, data al luogo stesso. In vero Sfaekes suona : e che estende 
1* saa T^lanza t ; in greco vuol dire: < il posto di vigilanza >. E tale 
denominazione si adatta bene ad un luogo, d' onde tanto verso mare che 
^*so terra era necessaria la difesa, a cui si provvide già in antico con 
fcitifcarioni. 



-'— 102 -^ 

E. — America. 

Un prodotto d' esportazione dell* Alasca, che acquista sempre 
maggiore importanza, è il pesce, di cui i mari vicini sono ricchissimi. 
E. Hansen-Blangsted in un recente suo articolo nella e Gdograpbie > 
(17 gennajo '89), osserva che oggidì è quasi cessato completamente it 
commercio del pesce tra le coste dell' Atlantico e quelle del Pacifico. Fino 
al 1870 quasi tutti gli Stati dell' Ovest, e quelli delle Repubbliche cen- 
trali importavano il pesce da tavola dalle isole e dalle coste di Terra 
Nuova. Ma d' allora incominciò e d' anno in anno si fece sempre più 
attiva e larga la pesca nelle acque dell' Alasca. Ivi i banchi sono un 
inesaurìbile semenzajo d' ogni sorta di pesci, fra i quali numerosissimi e di 
ottima qualità sono i salmoni ed i merluzzi, come pure intorno a Sitca 
le aringe. Inoltre le coste dell' Alasca, particolarmente quelle del Golfo 
d'Alessandro, sono forse oggidì oramai le ultime ed uniche visitate 
periodicamente dalle balene, attrattevi dal Clio-Crocalis^ nutrimento 
loro prediletto, un piccolo gasteropode alato, che dall' Oceano Artico 
passa spesso nel Pacifico. Il Hansen-Blangsted chiudendo l'articolo nota 
che la Francia possedendo nel Pacifico la piccola Isola di Qipperton^ 
potrà non soltanto valersene di stazione d' approvvigionamento per i 
viaggi di circumnavigazione, quel giorno in cui sarà aperto il primo 
canale nell* Istmo Americano, ma anche come deposito e stazione 
invernale per i Francesi, che movessero alla pesca ricchissima dello 
Alasca. 

I BAGNI DEI GRANDI LAGHI DEL SaN LORENZO. Una COrrispon- 

denza alla Science (11 gennajo p. p.) fa conoscere preventivamente i ri- 
sultati di uno studio sull' origine dei presenti contorni dei Grandi Laghi 
dell' America del Nord. In generale si verrebbe a conchiudere, che i 
depositi superficiali non sono già opera di ghiacciai, ma accumulazioni 
delle denudazioni fattesi durante un lunghissimo percorso di tempo fin 
dalle età carbonifere più antiche. Il Lago Superiore sarebbe il più an* 
tico di tutti, e rimonterebbe al periodo cambriano ed uroniano, con- 
correndo alla struttura delle sue coste anche 1' azione vulcanica. Quanto 
ai Laghi Michigan, Urone ed Ontario si stimano in origine letto di un 
gran fiume preglaciale. I Laghi Eriè e Saint Claire invece sono di for- 
mazione più recente, dovuta all' ostruzione di antiche foci con depositi 
superficiali e sovrapposizione di strati. I ghiacciai quindi contribuirono 
ben poco, e solo qua e là, a modificare un fatto geofisico già esistente, 
e in ciò concorsero anche altre azioni idrologiche, come le ondate e 
le correnti determinatesi nell' antico sistema idrografico, che giungeva 
senza dubbio fino agli Stretti di Mackinac. 

Popolazione degù Stati Uniti dell' America Settentrionale» 
— * Secondo dati statistici ufficiali, riferiti nei giornali politici, gli abi- 
tanti degli Stati Uniti del Nord d'America erano 61,702,000 il giorno 
31 dicembre 1887. Tra gli stranieri si trovavano allora 46,000 Ita- 
liani circa. « 



— 103 — 
Popolazione della Repubbuca di San Salvador. — Il censi* 
mento del i° geBsajo 1887, pubblicato di recente, dà alla Repubblica 
centnde americana dì San Salvador una popolazione ' di 664,513 abi- 
tanti, con un aumento superiore .a 30,000 abitanti nel corso di due anni. 

Emigrati itauani a Costa-Rica. — Alla fine del p. p. ottobre 
1,500 Italiani, addetti ai lavori in terra delle strade ferrate lungo* 
i Ptumi Reventazon e San Juan, sospesero il lavoro protestando contro- 
le cattive abitazipni e la insufficienza di medici e medicine. Non sod- 
dìs&tti dall' imprenditore M. Keith, che a sua volta non pagò loro la 
mercede del mese scadente, essi chiesero il rimpatrio, né potendolo- 
ottenere per mezzo del nostro Console da quel Governo, si recarono- 
il 15 novembre p. p. in più di x,ooo al palazzo del Presidente in San 
José, dove la minacciosa dimostrazione fu dispersa dalla forza pubblica. 
La Deutsche Kolonial Zeitung^ che reca questa trista notizia (n. 3 - 1889), 
clmide dicendo, che fino ai primi giorni di quest* anno mancano ulte- 
xkni ragguagli in proposito. 

PoERTo Pacheco. ^ Questo importante scalo sulla riva occiden- 
tale del Rio Paraguay fii occupato, senza previo trattato né dichiara- 
tone di guerra, dalla Repubblica del Paraguay a danno di quella della 
Bolivia. Ciò accadde verso la fine del p. p. ottobre 1888, mentre i 
Boliviani erano insorti a guerra civile, resa più funesta dalla rivalità di 
Sucre e La Paz, entrambe pretendenti ad essere capitale dello Stato. 

L* emigrazione al Chile é seriamente minacciata dalle condizioni 
politiche e dall' avversione nazionale. Cosi scrive il dott. Polacovski 
nella Deutsche Kolonial Zeitutig (n. 3-1889). Mentre il Presidente di 
qnella Repubblica é impopolare, il suo Governo inetto, ed il Congresso 
in piena anarchia, la giustiria non ha luogo, e T odio dei Chileni contro- 
gli stranieri si esprime con frequenti assassini, furti ed ingiurie, che di 
solito restano completamente impuniti. 

F. — Oceania. 

Le Isole Samoa. — Telegrammi del 16 gennajo da Washington e 
da Berlino accentuano T inasprimento dei rapporti politici fra i due 
Governi per la questione dell'intervento germanico nelle cose di Samoa. 
U Impero di Germania assunse atteggiamento ostile, dacché gV indigeni 
insorti vollero distruggere la colonia tedesca. Però il suo procedere 
sembrò partigiano e autoritario al Presidente degli Stati Uniti dell'Amen 
TÌca Settentrionale, avendo i Tedeschi sostenuto il Capo più debole 
Tamasese contro T altro, Mataafa. Quando poi Tamasese messosi in sulla 
difesa, respinse dalla sua fortezza Saluafato otto assalti dell' avversario, 
essendo state minacciate le fattorie tedesche ed insultato il Console 
germanico, che si recava a parlamentare, fu fatto uno sbarco simul- 
taneo dalle navi da guerra accorse, ed in un combattimento i Samoani,. 
condotti (dice un telegramma dell' Agenzia Wolff ) da un suddito ame- 
ricano, furono disfatti. Però la vittoria tedesca costò la vita d* un uffi- 
ciale e 15 uomftii, oltre 32 feriti. Intanto Mataafa co' suoi si sostiene 



-=^ 164 -^' 

ad Apia, capoluogo dell'Isole, e mentre l'Inghilterra si mostra neutrale 
•e indifTerente, si sollevano accuse e liti^ e forse una questione diplo- 
fnatica tra la Germania e gli Stati Uniti. 

Alle foci del Fiume Auarua (Haast) fu riconosciuto uno scoglio, 
risibile anche ad alta marea. Esso Ai denominato Alhambra, e la sua 
posizione approssimativa è 43^49' 15" lat. S. e 169^ z' 30" long. E. 
<jreenwich. 



IV. — SOMMARIO DI ARTICOLI GEOGRAFICI (i). 

a) IN GIORNALI ITAUANI 

Reale Accademia dei Lincei. — Roma, 16 dicembre 1888, 20 gen- 
najo 1889. 

Nuotì documenti rdatiyi aUa scoperta dell' America, di G. Gavi, — Nota HI 9A 
^na pagina di preistoria sarda, di Z>. Lovisato, — Immagine deformata del sole ri- 
flesso sul mare, e dipendenza della medesinui dalla rotondità della terra, di A, Riceò,^ 
-^ Valori assolati degli elementi del magnetismo terrestre, determinati in alcuni ponti 
•d' Italia nel 1887, di C, Chistom, — Le canzoni gez-amarine in onore di Re abisr 
sini, di y. Guidi, — Terramara del Castellazzo di Fontanellato (Parma), di L. Pt- 
^orim, — Sopra le relazioni commerciali degli Ateniesi coli' Italia, nota di ^. Htlkig» 

Bullettino dell'Accademia Gioenia. — Catania, dicembre 1888. 

Etna, Sicilia ed isole vulcaniche adiacenti, memoria del prof. O. Silvestro 

Società Africana d'Italia (Sezione Fiorentina). — Firenze, 22 di- 
cembre 1888. 

Romolo Gessi in Africa, del prof. L, Pennaxd^ — Un regno galla, di V. G^ 
— Emin Pascià e il capitano Casati, di P, Vigoni, 

R. Comitato Geologico d'Italia. — Roma, settembre-ottobre x888. 

Il pliocene entroalpino di Valsesia, di P. Sacco (con carta geologica). — - I 
jgiadmenti cuprìferi dei dintorni di Vagli nelle Alpi Apuane, di B, Lotti, 

CosMOs. — Torino, 15 dicembre 1888. 

La seconda spedizione di C. von den Steinen allo Xing2l (1887-88). — Via di 
F. Younghusband dalla Manciuria al Cashmir. — Nota sul Picco Kz o Dapsang nel 
'Caracorum. — Dalla Baja d' Assab allo Scioa per V Aussa, di £, DhUo, — Viaggi 
•di G. Nachtigal nel Sahara e nel Sudan (1869-74): nel Cànem. 

L'Esploratore (Commerciale. — Milano, gennajo 1889. 

Massaua coloniale. — Gli Habab, del capitano P, Roberti, — Itinerario HiOde- 
brandt, naturalista : traduzione riassunta, del cap. M.Camperio. — Note Africane, di /^ 
Longo, — Lettera di Stanley. — Schizzo coloniale degli altipiani di l^assana, del 
•dott S, Lesto, 

Marina e (CoMMERao. — Roma, 6, 13, 30, 27 gennajo 1889. 

La pesca delle perle e del corallo nel Mar Rosso. — Il nuovo porto di T^ìbì^ 
•e la rete ferroviaria tunisina. — Il movimento marittimo tedesco nel 1887. -^ ^ 
l)locco della co$ta di Zanzibar, di G. B, Beceari, — La navigazione del Danubio e 
le Porte di Ferro. *- La marina mercantile degli Stati Uniti nel 1887-88. -^ ^ 
ferrovia da Valparaiso a Pemambuco. — La Germania in Africa. — Trieste e il soj^ 
j)orto. — Trieste e Massaua. — - La preponderanza italiana al Piata. — Il Canslc«* 

(i) Si registrano i soli artìcoli geografici dei giornali pervenuti aUa Società* 



— La pesca nelF Adriatico. — Contro il txmforo del Sempioneb — Motì- 
aMnto deDa naTÌgazioiie per il Canale di Saez nel novembre 1888. 

RiWBTA Makittima. — Roma, gennajo 1889. 

I porti di MarsigHa, dell' ing. £, B^gattK — La natnra e la Tita nell' Amene» 
dd Ssd: impressioni di viaggio, del dott G. Petella, — Difesa dell'entrata del 
IVn^ — ScaTi nel porto di Odessa. 

Socnrl Meteorologica Italiana. — Torino, dicembre 1888. 

Le stelle cadenti del perìodo d'agosto 1888. — - Uragano del 14-15 ottobre 1888,, 
di G. C. HafaeiU, 

BoLLEmKO DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI. — Roma, novembrc* 
c dicembre 1888. 



intomo all' avorio vegetale delle provincie delle Amazzoni e del Gnu» 
PaiA. di jS. Comp€uu. — Rapporto sul commercio, industria e navigazione della Sve- 
aia ad 1886, di A. Hdgfemd, — D Porto di Macri in AnatoUa, di A. Bottesmi. — 
SkI comnercìo estemo e sai movimento della navigazione della Russia nel 1887, di 
<?. V^itmtiffmL — Sul Congo: relazione del cav. G. Corona, — Statistica ufficiale 
del consiercio intemazionale della Spagna nel 1887 • comunicazione preliminare del- 
l' aaifcasdatore italiano, S. E. Giuseppe Tomiellù — Bona negli anni 1886 ed 87 r 
e considerazioni, di Z. Tuta. 



b) NELLE RIVISTE SOENTIFICHE ESTERE 



SodtrÉ DR Géographie. Bulletin et Comptes-rendus. — Parigi, dicem- 
bre 1888 e geimajo 1889. 

Esplorazione Rabot in Groenlandia. — Nuove di Singer. — Il cartografo F. 
de llontgenet. — Nuove di Stanley. — F. Bemier, viaggiatore francese del XVII 
secolo in Oriente. — I Thian Scian orientali secondo Crasnov. — Viaggio alle saline 
di Betzk e nei dintorni, di A, Voeieov, — Sul viaggio di A. Semionov al Turkestan, 
lelanone di £m* Muller, — Nota sul Fiume Vheme, confine tra il Dahomei ed il^ 
Regno di Portonovo, di Af. Poh, — La scoperta del bacino idrografico della Tunisia 
Centiale e soa identificazione coli' antico Lago del Tritone, del dott. Rouire, — Sulle- 
coii£zioiii economiche e geografiche dello sviluppo della popolazione francese, del 
dott. Ciervm, — Viaggio al Sud dell' Abissinia, di G, Borelli (con cartina). — Carta 
dei Camboggia e dizionario della lingua onera del p. Guesdon, di B, de S, Pol-Lias^ 
— Viaggio al Bambuc ed al Futa Giallon, del dott Colin (con cartina). — Dell'ori- 
gine deDa parola! Sfax^ di A. éu Paty de Clam. 

RxruK Francaise de l'Étranger et Exploration. — Parigi, 1 5 gen- 
najo 1889. 

Esplorazione del conte Teleki. — Conflitto anglo-portoghese nella regione dei- 



Hbvtjr GiSoGRAFBiQUE INTERNATIONALE. — Parigi, Ottobre e novem- 
bre 1888. 

Da Valenaa a Cartagine, e da Cartagine ad Orano, di G. Renaud, — H Pamir 
scooado le più recenti esplorazioni, di P, v. Ilellwaid — Lettera sulla schiavitù afri- 
caM, dd card. Lmngerie, — Dov* è Stanley, di G, P., — Presso gli Uananichi, di 
£, Cagmam. — Due gìoini sulla Catena delle Rousses, di W, A, B» Ccolidge, — Le 
' Alpi (oc» vna cartina), del colonn. Niox, — Viaggio da Lado a Mombutu : l'Uelle,. 
U dott. ScAnit^ (Emin Pascià). — U M. Bianco e il Trentino, di A, Lemercier. 



— i66 — 
Revoe des Deux Mondes. — Parigi, i^ febbrajo 1889. 

Verso Cairaan, di Guido de Maupassant. 

Hevue de Géographie. — Parigi, gennajo 1889. 

La rappresentazione cartografica della Francia sotto gli ultimi Valois ed i pnmi 
Borboni, di Z. Drapeyron, ^ Buffon geografo (continuazione), di B, AuerhadL -* 
Piaggio anonimo e inedito d'un giansenista in Fiandra e Olanda (continuazione), di 
-C, Fierville. — La geografia fisica negli Stati del Danubio e dei Balcani, di L. 
Rousstt 

La Géographie. — Parigi, io, 17 e 24 gennajo 1889. 

Alle Isole Tubuai — Il capitano Singer. — C Colombo, di F, Escard. — Il 
Bambuc, del dott. Colin, — Tahiti. — Gli atoll, — Lo smembramento coloniale. — 
La Durance. — L' Alasca. — Il Fiume Harun. — Il Fiume Muni, di H. Mager, 
— Le opere del p. Gnesdon, di B» de Saint Poi XJas, — L' Istituto geografico in- 
temazionale, di D, Kaltbrunner^ 

Le Tour du Monde. — Parigi, 5, 12, 17, 246 30 gennajo 1889. 

Trenta mesi al Tonchino, del dott Ed, Hòcquard, 

SociÉTÉ DE Géographie de Toulouse. — Tolosa, ottobre e dicem- 
bre 1888. 

La tratta dei negri, e questioni relative, di S, Guinot, — La Gujana firancese: 
-suoi limiti ; orografia e idrografia, del dott Maurel (con carta). — Alcune notìzie 
«ui Tuaregi del Nord, del capitano Mayer, — Il parco nazionale, del comandante 
Boussard, 

SociÉTÉ Normande de Géographie. — Rouen, luglio-ottobre-novembre 
e dicembre 1888. 

Notizia -biografica di M. A. P. d' Avezac, di. G, Gravier, ^ Il Ravennate e la 
«uà cosmografia, di M. A. P. d' Avezac : lavoro postumo esposto da G, Grauier (con 
•carta). — - Storia di Pietro Berthelot, pilota e cosmografo del Re di Portogallo (con- 
tinuazione). — Una serenata presso gli Haussa, di A. Roveti — Ricordi d'nn viaggio 
'da Hanoi a Pekino, del com. A, Bouinais, 

S0CIÉTÉ DE Géographie de Lille. — Lilla, dicembre 1888. 

Escursioni a Cassel, Dunkerque, alle grotte di Han e Rochefort, al Monte di 
Lendud, di Fernaux, -* La Bulgaria, di L, Liger, — Il Porto di Dunkerque, di 
M, Donau, — Situazione del Congo francese nel 1888, di Froment, 

SociÉTÉ de Géographie de Marseille. — Marsiglia» gennajo-niarzo 1889. 

Da Bangcok a Saigun per terra: il Bangpacong (continuazione), di /• B* 
Fochedragon, 

SociÉTÉ DE Géographie commerciale db Bordeaux. — 7 gennajo 1889. 

Le correnti dell'Atlantico settentrionale secondo gli oggetti da esse spinti alle 
•coste, di Hautreux, — La Charente industriale (continuazione), di Ardmtt'DumaUt» 

Union Géographique du Nord de la Frange. -^ Donai, maggio-otto- 
bre 1888. 

L' Armenia e gli Armeni^ conferenza di M, BrussalL — L' India e la donuna- 
:8Ìone inglese, del prof. Dupont, — Osservazioni cronometriche fatte a Bonlogne va 
mer nel 1768. — Da Rochefort a Saigun, di T, Deman, 

SodÉTÉ DE Géographie de l' Est. — Nancy, aprile-settembre 1888. 

n Khanh-Hoa, esplorazione di M, Paris, — Un Tiaggio da Tete a Zambo nel 
1861-62, del capitano A, M, Pachtco (continuazione). — Documenti geografici del- 
l' Africa settentrionale, dall' arabo, di R, Basset (continuazione). — I^ strade coni- 
nerdali della Cina, di y, V, Barhier, — Le isole dell' Oceania, del capitano ff* 
youan (continuazione). 



-^ 167 — 

Socitit RoTAL Belge de Géographie. — Bruxelles, novembre-di- 
cembre 1888. 

Spedizione ictentifica al Caucaso, di B, Mareov. — Uà' escursione in Campine, 
dì A. Bmr^m. — Colonizsaàone ed emigrazione, quinto articolo di G» PtUur. 

Le Mouvsmsnt Géographtque. — Bruxelles, 13 e 27 gennajo 1889. 

Sgnaido solle scoperte, lavori e progressi nello Stato Indipendente del Congo, 
dorante f anno 188S. — H Belgio d' oggL — La strada ferrata del Congo, di A. 
y. WsH&ers. — Il problema del Lucnga, di y. TAomson, — Ultime notizie sulla 
Spediziane Stanley, con lettere di Stanley, Hodbter e Parmìnter. — Associazione afri- 
cane della Croce Rossa. — Il commercio dell' avorio. 

UAruQiTE KXPLORfiE ET civiLTSÉB. — Ginevra, gennajo 1889. 

Il tezrìtorìo della ferrovia del Congo. — GÌ' interessi dei missionaii nell' Africa 
ofk&tsk eqnatorìale. — Lettera da Tati, dell' ing. A, Demajfèi, — Carta della re- 
gione deDe cascate del Congo da Matadi a Stanle3rpool. 

SooEDAD Geografica de Madrid. — Settembre-ottobre z888. 

Lo Stato di Michoacan de Ocampo nel Messico, memoria di A. L» di Velate^. 
— La città di Uazzàn, ^ T. de Cuevas. 

SodSDAD EspaHola db Geografia comercial. — Madrid» 31 di- 
cembre 1888. 

I geografi nei ministeri. — Questioni filippine. — La Provincia di Biscaglia. — 
li bloooo ddla costa orientale d' Africa. 

Geographischb Gbsellschaft in Wien. — Vienna, 28 dicembre 1888. 

Ddle periodiche variazioni di livello dei mari chiusi, del prof, dott GUnther, ^- 
Stafo cfimatologico del ducato di Slesia, di C. Kolbinheyer (con 3 carte). — I 
iwiiicipl religioa degl' Ilacani a Luson, di y, de los Reyes y Fiorentino, — Osserva- 
aìoiù sulla carta del medio Congo, del dott O, Baumann (con carta). — Carta del 
saedio Congo, di P. Langhans. 

Y>AS AasaLAiiD. — Stoccarda, 7, 14, 21 e 28 gennajo 1889. 

L* Olanda nelle Indie orientali, del barone A, v, Moltke, — Un' escursione nella 
Svizsera polnoca, di O, Hack, — > Amoi, della signora Gordon^Cumming. — Le orì- 
^linalilà delle città americane. — I Marmaros, nei dintorni della Transilvania, di R. 
Bergmer, — L'invasione delle strade ferrate al Messico, di E, v. Hesse-ìVarUgg, — 
La popolazione del Madagascar, secondo l'italiano Cortese, di y. Doden, — Impres- 
sioni di Pietrobnrgo. — Il territorio dell' Imperatore Guglielmo nella Nuova Guinea, 
^ A. Oppa. — Il Monte dell' Opale all' Isola FSroe. — I Curgani e i Balca della 
Russia merìcHoiiale. 

Deutschb Rundschau fQr Geographie und Statistik. — Vienna, 
ftbbrajo 1889. 

Uno sguardo crìtico sulla teoria dei quattro periodi cosmici del bramanesimo 
Indiano, di y. v. Hegmr'Reulfeld, — Magreb, il paese di ponente, di G, Krehs. — 
Un viaggio in Corea, di Fed, JCraui, — Le proiezioni cartografiche più in uso, di 
FeeL Umimti/i (con carta). 

ItenscHE KoLOmALZtiTUKG. <— Berlino, 5, 12, 19, 26 gennajo 1889. 

U eomaeido degli schiavi nel Mar Rosso, di y. Menges, — Del blocco della 
«Mte etf-afiicana (fine), di H., — Gli ultimi avvenimenti nell' Africa tedesca sud-oc- 
ddcslde, del dott H, Schm», — Le sommosse alle Samoa. — Un trattato d' acces- 
àooe eolio Zanzi b a r , ^ M, de Jàttge, — Carema, di P. Reickard, — Bolivia, del 
dolL H, Pùìacevsld, — Contro la tratta dei negri. — Il blocco commerciale del 
Higer. — I cmnmeictanti arabi nell' Afirtca Australe, di A. Meremhi, 

CEsTZSKBiCHiscHE MoNATSSCHRiFT fOr den Grienp. — Vienna, 15 di- 
cembre 1888. 
La lotta economica in Persia nel suo significato politico e civile, di H* Vam- 



— i68 — 

^èiry. -^ I protettorati tedeschi d'oltremare alla iine dell' anna x888. ^ Re3 
mitologia degli Egizi. — Le Filippine nel 1888, di F, BlumentriU. 

GfiOGRAPHiscHE Nachrichten — Basilea, 15 gennajo 1889. 

La questione del taglio del Reno (continuazione e fine), di J, S» G» 
Le Isole Figi, di D. Gronen, 

FòLDRAjzi KòZLEMÉNYEK. — Bollettino della Società Geografica 1 
rese. Budapest, Fase. IX-X, 1888. 

Escursione nel territorio dell' Unna-Velebit, del dott. Bela ErdéU» — I 
salini e la loro flora in Alfóld di Ungheria, del prof. St, Hanun. 

ROYAL Geographical ScaETY. — Londra, gennajo 1889. 

Un viaggio nel Marocco meridionale e sulle Montagne dell' Atlante (con . 
di G, Tkomsan, — Una visita a Sdsceuan, di W, B, Harris, — Un viaggil 
r Honduras britannico a Santa Cruz nell'Jucatan (con carta), di G. Miller» — ^ 
metri, del colonn. y, C. ArdagK 

Nature. — Londra, 3, io, 17, 24 gennajo 1889. 

Le Orchidee della Penisola del Capo di Buona Speranza, di R, A, Rù^ 
Sabbie sonore alla Botany-Bay (Baja del Botanico), di A, Sidney OUiff, — Oók 
Ibrma la pioggia, di H, F. Bian/ardi — Nota preliminare sull' eiioll noto sol 
nome di Isole del Coco, di If. B, Guppy, — La struttura geologica delle Isole 
tanniche, del prof. A, H, Green (recensione). — La riproduzione artificiale \ 
roccie vulcaniche, di A. Renard, — Il terremoto di Bandai-San, di V. Harleyf, 
Note zoologiche delle Colonie di Torres, di A, C, Haddon, — Roccie e stratL 
prof y, Wrightson, ^- Il dima della Siberia nell' età del mammut, di H, H, Hawk 

— La cristallizzazione dei ghiacci dei laghi, di T, H, Hoiland, — Supposti fu 
degli altipiani australi. — La legge delle tempeste in Cina, del dott. ÌV, I^càé^ 

— Lo stato del Vesuvio, del dott. J/, y, Joìmston-Lavis, — I marosi vnlcanid, . 
cap. W, J, L, Warton, 

The ScoTTisH Geographical Magazine. — Edimburgo, gennajo 1889 

Sunto storico della comunicazione telegrafica tra il Regno Unito e l' India, 4 
^en. R, Murdoch-Smith, — Viaggio nel distretto vice-consolare di Ciengmai, di | 
y, Archer, — I ghiacci intemi della Groenlandia, di H, Rink^ traduzione di |i 
A, Taylor. 

Manchester Geographical Society. — Gennajo-giugno x888. 

Viaggio da Laum a Golbanti nella regione dei Galla, di T, Wakefield (ed 
carta). — Victoria, del dott. Moorhouse (con carta). — Gli Arabi nell' Africa ceilj 
trale, di y, Stevenson (con carte). ^ Note sulla regione Niassa dell' Afirica orientala 
di H, E, a Neill, 

American Geographical Society. — Nuova York, 31 dicembre 1888» 

La Cina e il suo progresso, del gen. y, Harrison-Wilson, — I Portoghesi sullet 
treccie di C. Colombo, del dott. P, y, Valeniini, — Un'escursione estiva n^ La* 
brador settentrionale, del prof. A, S, Packard, — Il passato storico dell' Isola Vnl* 
cano, del prof. E, Chaix, — Il Lago Mistassini, di G, C, Hurlbut, — H problema 
della comunicazione interoceanica per l' Istmo Americano, di Anthony de Gogorma, 

The National Geographic Magazine. — Voi. I, n. i, Washington^ 
1888. 

Metodi geografici d' investigazione geologica, di M, Davis, — Classificazione delie- 
forme geografiche per derivazione, di W, y. Me Gee, — La grande tempesta dì 
mare del marzo (il- 14) 1888, di E, Hayden, — H rilievo della costa, di H, G^ 
Ogden, — Il rilievo e la carta del Massachusetts, di H, Gannett, 




■ 

1 




\ 



I. 



ATTI DELLA SOCIETÀ 



A. — Adunanze del Consiglio Direttivo. 



(^Estratto dei processi verbali). 

Seduta del 2j febbrajo iSSg, — Presentì il presidente marchese 

F. Nohili-Viielleschiy i vicepresidenti Adamoli e Malvano, ì consiglieri 
Càràm, Cava/ieri, Gaffa, Grazio/i, Lupacchwlif Martincri, Figorim, Po* 
remi. Salvatori, Tacchini e il segretario generale. 

Fatte le presentazioni dei consiglieri di nuova elezione, il presidente 
comunica la proposta del prof. L. Balzan, domiciliato ad Asuncion del 
^^^^i^g^y» di intraprendere per conto della Società Geografica, un 
viaggio di esplorazione nelle regioni di confine del Paraguay, del Brasile 
e delia Bolivia. Si presentano le commendatizie inviate alla Società a favore 
del prof. Balzan dai membri d' onore march. Doria e prof. E. H. Giglioli. 

Le domande del prof. L. Balzan sono prese in considerazione, ed 
è nominata una Commissione perchè le studi, e formuli le sue proposte, 
salìt quali sarà deliberato in una prossima adunanza del Consiglio. La 
Commissione è composta dei vicepresidenti Adamoli e Malvano e del 
consigliere Cavalieri. 

È aggregato stabilmente al personale della Società il sig. Adriano 
Cattoi in qualità di assistente ai lavori d'ufficio e specialmente a quelli 
deOa biblioteca. 

La R. Università di Roma ringrazia la Società per il dono fatto da 
questa, a quel Museo di z%ologia, di alcune pelli provenienti dallo Scioa. 

Si comunicano i ringraziamenti dei nuovi membri d' onore, marchese 

G. Doria, dott. P. GOssfeldt e dott. A. Supan, e dei nuovi membri cor- 
rispondenti R Cortese, prof. M. Fiorini, visconte C. de Foucauld, dott. 
G. Hann, prof. H. Mohn e dott. F. Ratzel. 

Nei soliti modi sono poi ammessi i nuovi soci signori: Taffini d'Ac* 
ccglio oiarchese Luigi, tenente generale. Bozzetti comm. Romeo, maggior 
genciale. Corderò di Montezemolo marchese Adriano, maggior generale, 
Genova (prop. Vitelleschi e Baratieri) ; Peretti cav. Giacomo, colonnello, 
Brescia (Vitelleschi e Gatta) ; Civelli Desidèrio, Roma (Magni e Gatta); Pia- 
oenttni Tito, Roma (Martinori e Porena) ; Biblioteca Militare del presìdio 
di Cap«ia (Burzio e Cardon)« 

Sono pervenuti alla Società i seguenti doni: 

DimsioHe dciriniusiria. commercio e credifo: Bollettino di notizie 



— 170 — 

commerciali n. 54, Indice 1888. Roma, Botta, 1889. — Bollettino di 
notizie sul credito e previdenza - VII-i. Roma, Botta, 18S9 (doni del 
Ministero d'industria e commercio). 

Brussali I, e Sévasii M,: e Le Hajasdan >: periodico armeno. 
Londra, Comitato armeno, 1889, ^' 7'^ (dono della Redazione). 

Marinelli prof. G. : La Terra : trattato popolare di geografia uni- 
versale. Milano, F. Vallardi, 1889. Disp. 169, 170, 171, 172 (dono 
deir editore). 

S, A, il principe Alberto di Monaco: Sur Temploi de nasses pour 
des recherches zoologiques en eau profonde. Sur un dispositif destine à 
éclairer les eaux profondes — Sur la quatrième campagne scientifique de 
r € Hirondelle ». — Sur Talimentation des naufragés en pleine mer. 
Parigi, Gauthier-Villars et f., 1888. Fase. 3 di pag. 7-3-3 (doni del- 
l' autore). 

Società Ramona: Explorations pyrénéennes. Annuario 1888. Parigi, 
Savy, 1888. Voi. di pag. 279 (dono della Società). 

Albrecht aott. Ch,: Astronomisch Geodfttische Arbeiten ecc. Berlino, 
P. Stankievicz, 1889, Voi. di pag. 268 in 4°. — Bdrsch doti. A,: Das 
màrkisch-thtiringische Dreiecksnetz. Berlino, G. Springer, 1889. Voi. di 
pag. 144 in 4^ con carta (doni del R. Istituto Geodetico prussiano). 

Garollo prof. G, : Uno sguardo alla terra : Geografia popolare. Mi- 
lano, F. Vallardi, 1889. Disp. 32 e 33 (dono dell* autore). 

Carpi Z.; Cesare Correnti : note storico-biografiche. Milano, F. Val- 
lardi, 1888. Op. di pag 53 (dono dell* autore). 

Ratzel prof, Fed: Aus Ed. Pòppig*s Nachlass ecc. S. D. Op. di 
pag. 17. — Aufgaben geographischer Forschung in der Antarktfs: ein 
Vortrag. Berlino, D. Reimer, 1885. Op. di pag. 19. — Neue Bruch- 
stiicke iiber Schnee-lagerung. S. D. Op. dì pag. io. — Die geographi- 
sche Verbreitung des Bogens und der Pfeile in Afrika. Lipsia, Società 
delle scienze, 1887. Op. di pag. 20 con carta. — Ueber die Schneever- 
hàltnisse in den bayerischen Kalkalpen. Monaco, Società geografica, 1885. 
Op. di pag. 9. — Bericht der Zentral. Kommission fìir wissenschaftliche 
Landeskunde von Deutschland. 1884-85. Monaco, R. Oldenbourg, 1885. 
Op. di pag. 19. — Die Bedeutung der Polarforsphung fiir die Geographie. 
Berlino, D. Reimer, 1883. Op. di pag. 19. — Ueber die Anwendung 
des Begriffes t Oekumene > auf geographische Probleme der Gegenwart 
Lipsia, Società delle Scienze, 1888. Op. di pag. 34 con carta (doni 
dell* autore). 

Direzione generale delle Gabelle: Statistica del commercio speciale 
di importazione ed esportazione dal i^ gennajo al 31 dicembre 1888. 
Roma, Tip. Elzeviriana, 1889 (dono del Ministero delle Finanze). 

Schwatka luog. Fed,: The children of the cold. Nuova York, Cassel 
e Comp., 1889. Voi. di pag. 212 (dono dell* autore). 

Ministero di e Fomento » della Repubblica venezuelana: Annuario stati- 
stico degli Stati Uniti di Venezuela. Caracas, Stamp. del gov. nazionale 
1887. Op. di pag. 5 in 4** con carte (dono del sig. Gaetano Dalla 
Vedova). 

Mc'Coy Fed,: Prodromus of the Zoology of Victoria. Decade XVI. 



— 171 — 
Melboame, R. S. Brain, 1888. Fase, di pag. 33 con io tavole (dono 
del Museo di Storia Naturale di Vittoria d'Australia). 

De Saldanka da Ga$naJ,: Catalogo da Exposi^o permanente dos 
dmdios da Bibliotheca nacional. Rio de Janeiro, Leuzingere f., 1885. 
Voi. di pag. 1059 ^^^ incisioni e tavole. — Guia da E^posi^ào per- 
manente da Bibliotheca nacional. Rio de Janeiro, Leuzinger e f., 1885. 
Op. di pag 45 in 16° (doni dell'autore bibliotecario). 

Cortese mg: -E,: Sulla origine del Porto^ di Messina e sui movi- 
menti del mare nello Stretto. Roma, Tip. dell' Acc. dei Lincei, 1889. 
Op. di pag. 9 (dono dell'autore). 

— e Districto de Lourengo Marques >. Giornale settimanale, n. 6, 7. 
Lorenzo Marques, gennajo 1889, 2 fogli (dono della Redazione). 

De Faucauid visconte Ch.: Reconnaissance auMaroc: Téxtet Atlas. 
Parigi, Challamel et Cie, 1888. a volumi in 4^ di pag. XVI-495 e 21 
tavole (dono dell'autore). 

Bonafarte principe R,: La Nouvelle Guinee: HI notice, le Fleuve 
Augusta — rV notice, le Golfe Huon. — Note on the Lapps of Fin- 
mark. Parigi, G. Chamerot, 1886-1887-1888. Op. 3 di pag. 16, 62, 11 
con due carte (doni dell'autore). 

Aliard ing. E,: Memoria sulla intensità e portata dei fari, ecc. 
Tradurione dal francese con note ed aggiunte, pubblicata per cura della 
Direzione generale delle Opere idrauliche. Firenze, G. Barbèra, 1889. 
Voi. di pag. 180 in 4^ e 5 tavole (dono del Ministero dei Lavori 
Fubbfaci). 

Celoria G.: La terra astro dell'Universo: conferenza popolare. Mi- 
lano» A. Lombardi, 1888. Op. di pag. 31 in due copie (dono dell'autore). 

Bar. dott, Dankelman: Mittheilungen von Forschungsreisenden* und 
Gelefarten aus den deutschen Schutzgebieten. Berlino, A. Asher e C, 
1888. Fase. 4® di pag. 63 con carta (dono dell'autore), 

Holub dott. E,: Von der Capstadt ins Land der Maschukulumbe. 
Vienna, A. Hòlder, 1888. Disp. 4*, 5*, 6*, 7* di pag. 32 ciascuna 
(dono dell'autore). 

Verein derGeographen an der Universitàt IVien: Bericht tiber das XIV 
Vcreinsiahr. Vienna, C. Fromme, 1888. Op. di pag. 57 (dono della Unione 
dei geografi all'Università di Vienna). 

Oiy/r Z. ed altri: Revista do Observatorio. Anno IV n. i. Rio 
de Janeiro, H. Lombaerts e C., 1889. Fase, di pag. 16 con figure (dono 
della Redazione della Rivista). 



B. — Adunanze della Società. 

i) Corrferenta della sera p fehhrajo iS8g. 

BaUan prof. Z.: Cenni sulle condizioni fisiche e sociali' della Repubblica del 



I 



j Presiede il consigliere generale Pozzolini, che presenta con accon* 

eie parole il conferenziere. 



— i7a — 

Il prof* Luigi Balzan, domiciliato da più tempo ad Asundon nel 
Paraguay, dove insegna scienze naturali a quel Collegio Nazionalei m* 
vitato dal presidente, prende a discorrere di quanto ebbe campo d' os- 
servare nel suo viaggio e nella sua dimora in quella regione. Parla dd* 
l'aspetto fisico del paese, dei prodotti e del commercio del medesimo, 
accennando al maggiore profìtto che, in date condizioni, se ne potrebbe 
ritrarre. 

La conferenza fu attentamente ascoltata e vivamente applau- 
dita (i). Terminato il discorso alcuni soci si trattennero ancora, chie- 
dendo ed ottenendo parecchie informazioni su persone e cose di quel- 
l'interessante regione. 

2) Conferenza della sera 14 fehìfrajo i88g. 

Ft, Fulgenzio Meunier: Un pellegrinaggio da Bordeaux a Gerusalemme sulle 
traccie àéH* Itinerarium Burdigalense, 

Presiede il consigliere, generale Pozzolini.^ 

Innanzi a numeroso uditorio, Fr. Ftilgenzio Meunier, oblato dell'Or* 
dine dei Benedettini, tenne discorso, in lingua fk'ancese, intomo al pel- 
legrinaggio da lui compiuto di recente, movendo da Bordeaux e re- 
candosi a visitare Gerusalemme. Egli espose sommariamente come fu 
indotto a scegliere per il suo viaggio la via descrìtta in un celebre do- 
cumento geografico del IV secolo, l'Itinerario Burdigalense, di cui si 
propose di verificare la serie delle stazioni, le distanze ed ogni altro 
particolare. Si estese particolarmente ad esporre parecchi incidenti del 
viaggio, riservandosi a dare qualche maggiore ragguaglio sulla parte geo- 
grafica dell'Itinerario nei cenni destinati al nostro Bollettino (3). 

Terminata la conferenza fra gli applausi dell' uditorio, il presidente 
ringraziò il disserente a nome dei presenti e della Società. 

3) Conferenza del giorno 77 fehhrajo iSSg* 
Allievi comm. A,: Commemorazione di Cesare Correnti. 

Presiede il presidente marchese F. Nobili-Vitelleschl. 

Sono presenti quasi tutti i membri della Presidenza e del Q)nsiglio 
Direttivo ed un gran numero di intervenuti, fira cui molte signore e 
molte notabilità del Parlamento e della società romana. 

Il senatore Allievi, membro del G)nsiglio, invitato dal Presidente, 
legge il suo discorso, provocando a più riprese le approvazioni del pub- 
blico e terminando in mezzo ai più vivi applausi. 

La commemorazione è pubblicata integralmente nel presente fitsdcolo 
del Bollettino. 

(1) Vedi il presente fascicolo a pag. 

(2) Saranno pubblicati nel prossimo fascicolo» 



n. — MEMORIE E RELAZIONI 



A. COBiMEMORAZIONE DI CeSARE CORRENTI 

leUa daltcnorevole Senatore A. Allievi, 
aUa Soeietà Geografica, il 17 febhrajo x88g. 

I. 

Cesare Correnti — questo nome ci riconduce innanzi una cara 
imagine di patriota e di amico, e ci ridesta la memoria di giorni non 
ingloriosi all'Italia. 

Cesare Correnti ha percorso con la generazione, che si spegne, tutte 
le vicende della fortuna italiana. Scolari, cospiratori, letterati, artisti, pò- 
litici, tutti ne hanno invocato nelle ore difficili il consiglio, ascoltata la 
parola con riverenza. 

Una grande anima, una grande intelligenza, una delle più vaste 
intelliigenze e più generose anime, che irraggiò sulla vita della nuova 
Itafia, si spense in Cesare Correnti. 

Nessuno ha più di lui largamente concepita ed assiduamente amata 
la patria 1 Nelle cospirazioni, nelle armi, nella politica, nella scienza, altri 
può avere operato più di lui, nessuno spaziò in più vasto orizzonte d'idee 
e di affetti. £gli non fu l'uomo di un partito, egli comprese ciò che 
ogni partito, nel moto della vita libera italiana, conferì al bene comune. 
NesRiao ebbe più di lui il sentimento e l'intelligenza di quella vita una, che 
nella suocesBione degli uomini e degli eventi, ha creata la nuova Italia. 
Cesare Correnti è nato nel 181 5, nell'anno che pose, per così dire, 
il coperchio sopra un'epoca agitata di battaglie e di rivoluzioni, di li- 
cenza e di libertà, di troni scrollati e restaurati, di ' nazioni rifatte e 
£s&tte. All'alto fragore, allo strepito di quell'epoca, succedeva un for- 
ato e lungo silenzio, rotto per brevissimi intervalli da generosi tentativi 
£ pochi. La nuova generarione d'allora, per effetto di questo silenrio, 
è divisa dalle precedenti per uno assai più vasto abisso di tempo, che 
non misnrino gli anni. 



r 
■ 



— 174 — 

L* Austria ha occupato nel settentrione d' Italia le migliori Provin- 
cie ; e di qui, comprìmendo i minori governi^ stende il suo dominio 
suir intera penisola. I moti del ai, di Napoli e di Torino, ribellione di 
pochi, altii ntelletti e cuori generosi, incompresa dalle moltitudini, splen* 
dono come fuochi effimeri nella notte di quell'epoca infausta. Nel Pie- 
monte, nel regno di Napoli quelli che osano levar la testa dal sepolcro, 
vi sono ricacciati a forza dalle bajonette straniere 1 

L'insolente Bubna, dopo che il Wallmoden ha disperso i costittt- 
rionali di Napoli presso Rieti, entra in Piemonte ed occupa Alessan- 
dria; di quelle rivoluzioni nulla sopravvive, fuorché il germe deposto 
nell'anima ondeggiante di un giovane Principe, il quale più tardi por- 
terà sul trono sabaudo l'idea italiana e l'aborrimento del dominio 
straniero. 

Forsechè la generazione, che si affacciava alla vita nel 1835, era 
afiatto divisa dal passato, e priva affatto di tradizioni? La evoluzione 
delle idee mai non si interrompe nella vita di un popolo. Le grandi 
correnti del pensiero narionale sono simili alle misteriose correnti dei 
fiumi, che ad un tratto sembrano sperdersi e inabissarsi, per ricompa- 
rire più oltre, quasi nuove sorgenti. Debole assai però era la luce che, 
attraverso ai rigori della censura e della polizia, veniva dal passato alla 
nuova generarione; né fu tuttp danno, poiché alla sua giovanile bal- 
danza accresceva ardore l' ingenua illusione di avere essa quasi pensata 
e discoverta l' Italia ! 

In Lombardia era una schiera elettissima di giovani, i due Porro, 
Giulini, Giulio Carcano, Tenca, e con a capo il Correnti; i quali con- 
temperavano Manzoni con Foscolo, e continuavano nel campo letterario 
la forte inspirazione del nostro pensiero civile. Una modesta pubblica- 
rione, una Strenna, il Presagio^ fu per alcuni anni la forma, sotto cui 
si manifestò la collaborazione di quelle giovani intelligenze. La poesia, 
il frammento storico, la novella, tutto vi era veramente /r^^^ di pa« 
triottismo. Il Correnti vi ricordava il Fulvio Testi, e vi commentava a 
vent'anni i versi, che alludono all'Italia, diretti a Carlo Emanuele: 
« 

Posta nella tua spada è la tua pace; 
£ la tua libertà sta nel tuo braccio..... 

Ben presto si rivelò nel Correnti quella singolare attitudine a in- 
tendere le più alte cose della filosofia, della poesia e dell' arte, e nel 
tempo stesso a scrutare la ragione dei numeri, e i problemi della sta- 
tistica e dell'economia politica. Tra i suoi più notevoli scritti filosofici 



■ 

l 



— 175 — 

ricordiamo quello sulla Filosofia positiva, a proposito di un libro del 
Bachez; una memoria sul Criterio storico della fisiologia morale; e al- 
cuni articoli sulla Scuola alessandrina. 

Nel commento al Buchez si trovano splendidamente delineati i ca- 
zatteri delle scuole filosofiche di Germania d'allora, idealiste, panteiste, 
e con una direzione invincibile dell'intelletto a spingersi fiiori della 
realtà, in opposizione alla scienza francese, popolare, incompleta, preci- 
phosa, che coi grandi concetti sommove gigantesche passioni. Lo scritto, 
curiosamente intitolato dalla fisiologia morale, è bellissimo capitolo di 
fiaologia e psicologia, in cui si discutono, al lume anche delle narra- 
zioni storiche e delle leggende, i problemi delle allucinazioni, delle vi- 
sioni, delle estasi, e i limiti, che dividono le esaltazioni passeggere e 
^nCastiche della mente dagli insulti della follia. Quello scritto non ha 
peidttto niente del suo interesse, anzi ne acquista al contatto dei pro- 
blemi, che agita ancor oggi la fisiologia e la psichiatria. Lo studio 
solla scuola di Alessandria è un vero e splendido riassunto delle scuole 
filosofiche della Grecia, le quali dall' EUenia andarono a rifugiarsi e mo« 
rzre in Alessandria, gettando in faccia al cristianesimo, già adulto e 
potente, gli ultimi sprazzi di luce del mondo pagano. 

Fanno riscontro a questi studi le Induazioni storiche statistiche 
smllà frtfvincia di Bergamo^ una monografia modello di lavoro statistico, 
che descrive i monti, le valli, la popolazione, i prodotti del suolo e 
déir industria, la proprietà territoriale, i contratti e le costumanze, tutte 
le condizioni reali del viver civile. Quella monografia ha tro- 
\ si può dire, il suo naturale svolgimento nel bel libro di Jacini 
sulla proprietà fondiaria di Lombardia, da cui più tardi scaturisce il 
grande lavoro sull' inchiesta agraria per tutta l' Italia. 

Dopo il 1840, può dirsi, spuntava l'alba di un nuovo giorno 1 I 
Congressi di Venezia e di Milano, raccogliendo nell' unità della scienza 
gli Italiani di tutte le provincie d' Italia, facevano apparire sul lontano 
orizionte una immagine della nazione. Al Congresso di Milano il Cor- 
Tenti oflriva una bella monografia della legislazione sul lavoro dei fan- 
ciulli nelle fiaibbriche. Era 1' epoca, nella quale Gioberti scriveva il suo 
JPrimat»^ Balbo il suo libro delle Speranze d' Italia, e Massimo d' Aze- 
gfio narrava i Casi della Romagna. 

Due scuole tenevano allora il campo della politica italiana. L'una 

tcKva sue origini dalla tradizione del pensiero e della storia italiana. 

Ea la scuola di Santa Rosa, di Gonfalonieri e degli altri patriotti del 

iSai; che, fissi a vedere una Italia reale, anziché uùa Italia fantastica, 

confidavano sugli Stati e sui Principi italiani, e specialmente sul Pie- 



— 176 — 
monte^ per fondare il nuovo edifizio nazionale. Volevano la monarchia, 
la costituzione, le armi nazionali, l' indipendenza dallo straniero. 

Un' altra, scuola si era venuta a poco a poco creando, nella di- 
sperazione di ogni salute e di ogni fiducia nei Prìncipi italiani, vilmente 
ossequenti all' Austria, e paurosi a un tempo e dell' Austria e dà loro 
popoli. Era la scuola repubblicana di Mazzini, della giovine Italia, 
avente parentela manifesta con le inspirazioni della rivoluzione fran- 
cese, e con le dottrine del Leroux e degli scrittori dell' Eiuuhpedia 
novella. 

Un fatto è da riconoscere. Le regioni d' Italia, che dopo il 181 5 
ebbero per qualche tempo più apparenza di rassegnazione al governo 
straniero, furono la Lombardia ed il Veneto. In qualche parte dora- 
vano, è vero, i ricordi di una gloria militare del primo Regno d'Italia ; 
ma quel governo era caduto per effetto di concorde avversione di ari- 
stocrazia e di plebe, per ragioni diverse disgustate dell' ultima epoca 
napoleonica. Alessandro Manzoni raccontava che in una riunione di 
amici, dove erano il Torti, il Berchet, il Porta, il Grossi e altri spiriti 
eletti, avendo osato, nel 18 13, dire che forse i figli e nepoti avreb- 
bero trovato qualcosa a lodare di quel regno italico, sentì levarsi con- 
tro una esplosione di meraviglia e un coro di denegazioni 1 

L' aristocrazia lombarda e le ultime classi popolari erano più 
meno complici delle infauste ^ornate dell' aprile 1814. Ma la speranza 
di veder ritornata un'Austria dal regime bonario, paterno, di Maria 
Teresa, fu dissipata ben presto. A poco a poco nobili e popolo cad- 
dero sotto il giogo di una implacabile e brutale Polizia, la quale, 
bisogna dirlo, era nelle sue paure meravigliosamente presaga dell'av- 
venire. 

La Lombardia e la Venezia poco si commossero pei processi del 
1821, e pei condannati di Spielberg; rimasero estranee ai moti della 
Italia centrale del 1831 ed a quelli mazziniani del 1833; ^^ direbbe 
•che quelle due nobili regioni si riscuotessero a poco a poco da una 
•specie di profondo letargo, come narrasi degli eroi dei Nibelungi. Ma 
dacché questo forte sopito avrà cominciato a riscuotersi, il moto, la 
vita, r impeto verrà sempre crescendo. Sono i Congressi di Venezia e 
di Milano, le feste tumultutarie per il nuovo Arcivescovo Ambrosiano, 
le concordi astensioni dal sigaro ; e poi gli insulti brutali della solda- 
tesca sguinzagliata per le vie della città ; quindi i reclami delle vec- 
chie rappresentanze consultive create dalle stesse leggi austriache. La 
.fiamma nuovamente accesa crepita, si dilata, divampa. L' Austria, xnc* 
ra vigliata, che credeva aver sotto di sé la più tranquilla delle popola- 



— «77 — 
aoni italiane, se la vede sorgere contro compatta, animosa, indoma- 
bile. In questo risyeglio dei Lombardi e' è come il sentimento di una 
4mtica vergogna da lavare ; una specie di ira postuma ; il Bang}, quel 
paziente che il poeta popolare finse abituato al ludibrio ed alla pre- 
potenza dei padroni, è stanco, è risoluto di finirla; e cammina di- 
ritto, senza quasi averne coscienza, alla grande epopea delle cinque 
giornate. 

Gli nomini avvisati, istruiti, che possedono il senso e la tradizione 
della politica italiana, che perciò si dipartono dalle riforme per arrivare 
all' indipendenza, che fanno ass^namento su forze ordinate e sulle armi 
del Piemonte, si confondono, alla vigilia della suprema prova, colla 
•gioventù impaziente, eccitata dalle dottrine della rivoluzione, che non 
m&nia gli ostacoli e le forze, fiduciosa di poter tutto distruggere e tutto 



E qui fira questi due elementi, tra questi due gruppi di uomini, a 
dottrine e tendenze opposte, svolgesi attiva, intrepida, persuasiva, vit- 
toriosa, r influenza di Cesare Correnti, il quale fa ogni sforzo, onde tutti 
conveigano contro il comune nemico. Queir alata ed infiammata parola 
— cancaréBa — che più tardi sarà il grido di raccolta sulle barricate, 
ei^ la predica, la difende, la insegna, nei ritrovi, nei circoli, nelle con- 
versazioni, come il grande talismano della vittoria. 

È Cesare Correnti, che instancabile cerca riunire in una azione 
medesima, da nna parte gli amici di Maestri, di De Luigi, i seguaci di 
Mazzini, e dall' altra i nobili liberali, i Borromeo, D* Adda, Giulini, 
Porro, e tutti i devoti al Piemonte ed a Carlo Alberto. Preparare gli 
animi alla fiducia reciproca^ al sentimento di un grande dovere da com- 
piere, ecco il lavoro dell* ora, che precede il combattimento. 

Poiché sapevasi bene che si sarebbe dovuto combattere, ma come 
e dove non sapeva nessuno. Gli eventi futuri, riposavano anche allora, 
crome dice Omero, sulle ginocchia degli Dei. 

JJ Austria e la Lombardia^ il libro del Correnti, pubblicato in quei 
g^mi, è come il manifesto di guerra. Nel mondo della diplomazia, 
piresBO i governi europei, anche non assoluti, come Francia e Inghilterra, 
dorava avanti il 1848 una singolare illusione, l'illusione, cioè, che il 
Lombardo-Veneto fosse tra le regioni italiane la fortunata ; contenta 
£ una certa agiatezza di condizioni economiche e di una buona e pa- 
cifica amministrarione, che la compensavano dell' assenza di ogni sod- 
ffisfiudone politica. Gli stranieri, anche amici d' Italia, deploravano bene 
lo stupido governo dei Duchi di Modena, del Papa e di Napoli, ma 
credevano le provinole italiane dell'Austria privilegiate e tranquille. Il 



libro di Correnti giungeva in buon punto a dissipare le illusioni della 
diplomazia, segnalando, con V istoria dal 1 5 in poi, 1' azione mortifera 
e dissolvente della centralità viennese e di una polizia, che era diven- 
tata essa sola tutto il governo. Il libro Z* Austria e la Lombardia ebbe 
anche un altro merito, e fu di segnalare agli Italiani \ ostacolo essen- 
ziale, contro cui dovevano convergere tutti gli sforzi, cioè la domina* 
zione straniera. Il voto per le riforme, pel miglioramento dei governi 
locali, non era sufficiente, non poteva esser durevole. Combattere la 
dominazione straniera; porro unum necessarium^ conquistare la indi- 
pendenza. 

n movimento italiano, precedente all' anno 1848 aveva una origine, 
un carattere schiettamente nativo, autonomo, italiano, non era impron- 
tato o turbato in nessun modo da influenza straniera. Ma, non fa d' uopo 
ridirlo, nella grande famiglia dei popoli europei circola quasi un soffio 
di vita e di pensiero comune. Ora l'Europa. era stanca di trent'anni 
di compressione, e vi serpeggiava quasi dapertutto il fremito della zi- 
volta. Scoppiano le giornate di febbrajo in Francia, è proclamata la 
repubblica; rivive un vecchio fermento di dottrine rivoluzionarie, tanto 
più vivo quanto più in contrasto colla reazione europea. Le commozioni 
di Francia, ripercotendosi nei paesi vicini di Germania e di Austria, 
affrettano anche per l' Italia l' ora del combattimento inevitabile, ma nel 
tempo stesso allargano il dissidio intemo esistente fra le due tendenze, 
le due scuole politiche, riformatrice e progressiva l' una, rivolnzionana 
e radicale 1' altra, tra le quali per vari anni e molte vicende si svolge 
la storia della nuova Italia. 

Ogni divergenza, però, è composta quando si è alla vigilia della 
lotta. Chi può dire di Cesare Correnti senza ricordare Milano e il mi- 
racolo delle cinque giornate? Non io mi attenterò, tuttavia, descnvem 
a parte tutti gli episodi di quel dramma eroico. All'annunzio di una 
rivoluzione scoppiata a Vienna, si prepara una grande dimostrazione, 
invasione al Palazzo del Governo. Cesare Correnti ha scritto in un 
proclama le Domande degli Italiani di Lombardia. Il popolo, con a capo 
il rappresentante del municipio, viene a chiederne la formale esecuzione 
al vice-governatore austriaco. Ad alta voce si chiedeva : Guardia civica, 
Libertà di stampa. Assemblea nazionale, ma la parola intesa fra tatti 
era: Combattere, 

Al Palazzo del Governo, contro la sua guardia, furono i P^°^' 
colpi, il primo versamento di sangue. Il governatore austriaco viene 
tradotto egli stesso via coi rappresentanti del municipio. Per alcune ore 
vi fu una specie di sospensione, di quiete ansiosa, terribile. Nella città 



— 179 — 
qua e là si inalzano deboli barricate; piccoli drappelli di valorosi 
amati da diverse parti sbucano nelle vie; e si aspetta, senza emettere 
fpdx>t la lotta; la lotta di una popolazione pressoché inerme contro una 
delle più ibrti organizzazioni militari di Europa. 

Il maresciallo Kadetzki per alcune ore non dà segno di sé; più 
tardi, venuta la sera, assalta la residenza del municipio ; pochi colpi di 
cannone risuonano nella città silenziosa ; gli Austriaci trascinano al Ca* 
stello ima eletta di cittadini, che erano al municipio a provvedere un 
po' di ordine e di forza armata. U generale austriaco crede tenere i 
capi della rivolta, e che tutto sarà finito al mattino seguente. £ al mat- 
tino seguente invece cominciò la battaglia. 

Chi lai diresse, quali furono i capi? Fu già detto: eroe, capitano 
iti U popolo stesso. I capi sorsero li al Aioco delle barricate ; quelli che 
erano più destri, più animosi. H Comitato, sedente al centro della città, 
riceveva dai combattenti le inspirazioni piuttosto che trasmetterle. Le 
barricate ingrossavano, si rafforzavano, pigliavano aspetto di vere mili- 
tari difese, spontaneamente, per genio di popolo ; una disciplina severa 
à creava da sé nell'interno della città. Cesare Correnti, alla Commis- 
sione municipale, al Comitato di guerra improvvisato, alle barricate, era 
im po' dapertutto; era la sua parola, che si traduceva nei bollettini 
dei crescenti successi, e che, ripercotendo di ora in ora il grido di con' 
eoréSa^ coraggio^ esaltava la fiducia dei combattenti. 

Quanta fede, quanta poesia di azione, quanto amore di patria I 
L'armistizio proposto al terzo di è respinto. Il rintocco incessante di 
tutte le campane della città si mescola al rombo del cannone e allo 
stretto dalla fucilata. Dalla suprema aguglia del Duomo splende la ban- 
dìeia tricolore; le campagne circostanti si sommuovono e appressano 
aJDa città in torme minacciose ; rìpercotesi vago annunzio di armi pie- 
montesi, che si mettono in marcia; e poi un combattimento serio, gi- 
gpante^ continuato per molte ore a Porta Tosa, ora Vittoria, per dove è 
più breve il cammino al cuore della città. Austrìaci e Milanesi fanno 
qui i maggiori sforzi, quelli per rioccupare il centro di Milano, questi 
per Tompere il cerchio di fuoco e dar la mano alla gente di fuori. E 
al quinto di un maresciallo e un'armata valorosa cedono il campo da- 
TBnti un avversario quasi fantastico, armato non sapevasi come, guidato 
non si sapeva da chi, sbucato quasi di sotterra. 

Come è parso quasi pauroso lo stesso silenzio, che successe dappoi, 
quando tacquero le campane e tacque il cannone ! 

Dopo la vittoria, cominciarono le difficoltà di governo. La rivolu- 
fcancese di febbrajo aveva per contraccolpo ridesti in Italia gli 



— i8o — 

ispiriti repubblicani, nutriti di memorie antiche e recenti, ed mtenotto 
quasi, o almeno turbato, il procedere per gradi del risorgimento italiano. 
La vittoria insperata, quasi miracolosa, delle armi popolari, aveva un 
pò* oscurato il giudizio della realtà e dato nuova spinta, nuovo aUmento 
alle dottrine astratte ed estreme. Si credeva quasi atterrato il colosso 
dell' Austria, mentre era facile intendere che le armi austriache si rac- 
coglievano per ritornare all'attacco delle posizioni perdute. Aggiungi che 
nei Piemontesi e nei Lombardi un vecchio maligno fermento di bizze 
regionali non era del tutto spento. Tutte queste circostanze insieme ot- 
tennero che la Lombardia si atteggiasse amica si ma autonoma, padrona 
di sé, davanti a Re Carlo Alberto e alle sue armi liberatrici. Tutti cad- 
dero d'accordo d'arrestarsi in una situarione equivoca, impossibile, che 
si esprimeva così : tregua fra i partiti ; si deciderà della Lombardia a 
guerra finita. Ma la tregua indetta era l' utopia. I partiti la ruppero to- 
sto, e la necessità delle cose forzò le volontà degli uomini e gli eventi 
Quale fosse allora la concitazione degli animi, e quali fossero le pres- 
sioni, che si agitavano attorno al Correnti, ce lo fé' intendere egli stesso 
in una memorabile seduta parlamentare, in cui ricordava [quell'epoca. 

< Una gioventù ebbra per miracolose prove di valore, diceva egli, mi 

< spingeva per una via, in cui pareva sorridermi gloria e fortuna; io 
-e stesso osai abbandonarla e scrivere l' atto di abdicazione della repnb- 
€ blica lombarda >. 

Qui, mentre l' ansietà dei patrioti e le cure del nuovo governo 
avrebbero dovuto volgersi esclusivamente al campo, cominciano le dure 
prove per il Correnti, accusato da ambe le parti di poca fede, di sim- 
patie malcerte e quasi di cospirazione. I repubblicani gli rimproveravano 
di avere firmato il decreto di convocazione dei comizi per la fusione 
del Piemonte colla Lombardia, e tradito cosi l'impegno preso e gli ideali 
dell' avvenire ; i costituzionali lo avevano in sospetto di fornicare coUa 
repubblica e di incoraggiarne gli apostoli. 

Egli però, il Correnti, fin d' allora comprendeva essere ambo le forze, 
quella della monarchia nazionale e quella della rivoluzione, necessarie 
all'Italia. In lui l'ardore del patriotta si contemperava col maturo cri- 
terio dello statista. Onorando la memoria del suo collega nel governo 
provvisorio, Anselmo Guerrieri, che fu pure bella e intemerata figura del 
risorgimento italiano, cosi egli si scagionava dall'accusa di avere mai 
avversata l' unione della Lombardia col Piemonte : 

€ Molti mesi prima dei primi moti di Milano, essi (il Correnti e 
€ Guerrieri) si erano indettati coi patriotti piemontesi; ed erano deli- 

< beratissimi di promuovere l'unione della Lombardia, da tanto tempo 



— i8i — 
e merme, col Regno Sardo, di cui ad ogni occasione essi celebravano 
e r esercito forte e disciplinato... essi si travagliarono per ottenere la con* 
e ciliazione o almeno la rassegnazione dei repubblicani, capitanati al* 
€ lora da dne uomini di gran mente, di meritata autorità e di inespu-* 
e gzuibile pertinacia, Cattaneo e Sirtori ; appena si persuasero che il 
€ tempor^;giare portava pericolo di invelenire i dissidi e di disanimare 
€ Y esercito, essi stessi si presero il compito di dettare e difendere, a. 
e costo d' impopolarità, il decreto, con cui si presentava al paese la 
< formula del voto di fusione >. 

Succedonsi 1* enciclica di Pio IX del 29 aprile e V infausta gior* 
nata del 15 maggio a Napoli. L'esercito napoletano è sopraggiunto a 
Bologna dagli ordini del Re, che lo richiama dalla guerra d' indipen- 
denza. Correnti è spedito dal governo provvisorio a Bologna, dove, con 
ia seduzione della parola persuasiva, infiammata, si adopera così, che 
Pepe ed una eletta di p^odi varchino il Po, e vadano ad immortalarsi nella 
gloriosa difesa della Regina delle lagune. 

Dopo là breve gioja della resa di Peschiera e della battaglia di 
Goito, giorni tristi si appressano, forieri di grandi disastri. V esercito 
piemontese, non rinvigorito da nuove forze, disseminato sopra una 
hmga linea da Rivoli fin sotto Mantova, si assottigliava e stancava; 
cadevano ad una ad una le città del Veneto nelle mani dell' Austria ; 
il vecchio maresciallo usciva dai ripari di Verona. L'esercito del Re, 
dopo i lunghi e non ingloriosi combattimenti di Sona, Sommacampagna 
e Custoza, era ricacciato di qua dal Mincio. La notizia dei rovesci pa« 
reva allora incredibile alle popolazioni decamente fiduciose. H governo 
provriaorio, allarmato dal lungo silenzio dello stato maggiore piemon- 
tese, inviava il Correnti al campo ; ei vi giunse a intendere gli ultimi 
colpi di cannone, che annunziavano Volta Mantovana, valorosamente il 
mattino ripresa dai nostri, abbandonata di nuovo agli Austriaci. Sono 
ricordi, a chi vi fii, di angoscia ineffabile, che rinasce anche ora viva 
ed intensa, malgrado la grande lontananza di età e di eventi I 

La storia di quei giorni è ben triste. Non mancarono neanche 
aBoia i risv^li eroici e le magnanime risoluzioni. Milano, negli otto 
<By che precedettero l'ultima battaglia del 1848, combattuta sotto le 
sue moia, era bene risoluta a resistere a ogni costo ed a rinnovare 
1^ ardimenti delle cinque giornate. Ma queir entusiasmo di resistenza 
fift come solco di fiamma, che traversa l'aria, a cui segue più profonda 
la oscurità. L' illusione eroica dovè dissiparsi al contatto della durissima 
icdti. Milano ritornava all'Austria. 

Oh come nella sventura scoppiarono violente, implacabili le accuse,. 



l82 

le ire dì parte 1 Chi oon visse allora, non saprà mai immaginare che 
profonda miseria di discordie, di recriminazioni, fé' seguito ai nostri 
rovesci. H Correnti fu allora nel Cantone Ticino fra gli emigratii poi 
a Venezia ; e poiché gli parve indamo poter parlare di concordia e di 
pace, si ricondusse al Piemonte, dove una popolazione tenace e valo- 
rosa e un Re devoto al fato preparavano la seconda riscossai 

Nella febbrile e indomata impazienza degli Italiani, i pochi mesi 
di preparazione, che corsero dall' armistizio Salasco a Novara, parvero 
un secolo. In quell'intervallo appassionati, fiduciosi, da oltre Ticino 
giungevano alle popolazioni lombarde eccitamenti e promesse di vicine 
battaglie. 

Erano i bollettini guerreschi, che Cesare Correnti vergava con pa- 
role di fuoco. Chi li lesse, non li dimenticò mai : e Guerra allo stra- 
e niero e concordia italiana. È questo 1' ultimo bollettino, che lice- 
« verete dai vostri fratelli italiani. £ noi ve lo porteremo sulla punta 
e delle nostre bajonette. Al tuonar del cannone italiano risponde Io 
€ squillo fatale delle campane di Marzo... » Così il 15 marzo 1849. 
Ma otto giorni dopo in una nuova, inaspettata, irrevocabile sciagura, 
pareva chiudersi il gran dramma del risorgimento italiano. Cario Al- 
berto, il Re predestinato quasi a redimere col sagrifìcio di sé le colpe 
del nostro passato, dopo avere inutilmente cercata la morte sugli spalti 
di Novara, ritraeasi fieramente a morire sulle lontane spiaggie dell' Atlan* 
tico. Il figliuolo, che. fu poi il Padre della patria, raccòglie la corona 
sul campo sanguinoso, e con essa la bandiera tricolore, la fede allo 
Statuto e la speranza d' Italia. 

Quale precipizio di eventi 1 Le popolazioni lombarde appresero 
quasi in un tempo l' inizio della guerra e la dolorosa stia fine. U& 
una eroica città, più lontana dal campo fatale, Brescia, non potè, non 
volle credere alla sconfitta italiana. Insorse e combattè, e per diea 
giorni respinse da sé le furiose armi straniere. Che strazio, che valore, 
che fede in quella generosa Brescia ! Quei giorni di una lotta tremenda 
senza speranza, funestata da stragi inaudite, ebbero uno storico, — uno 
storico, che riprodusse con la passione del dolore e dell' ammirazione 
quel glorioso episodio delle insurrezioni lombarde, — quello storico 
fii Cesare Correnti. 

Dopo Novara, risplende ancora il patriottismo italiano a Roma ed 
a Venezia. Le due città, che vissero più grandi nei secoli passati, pa^ 
vero, nell' eroismo della loro resistenza, rivestire ancora un raggio della 
gloria antica. I fati però dovevano compiersi : Roma e Venezia cadono, 
suggellando con il sangue la loro promessa di risurrezione. 



— i83 — 
Il movìmento italiano è ora forzato a riprendere la lenta via. Pa- 
ziente, operoso^ con il coraggio dell' attendere e con V energia del pre- 
parare, il Piemonte Costitazionale rifarà le forze e la concordia italiana. 
Quale tristezza di dissensi e di recriminazioni dopo Novara e dopo 
la cadnta di Roma e Venezia 1 Tutti a palleggiarsi l'accasa di aver 
causato i mali della patria! Cesare Q>rrenti, di nuovo attaccato da 
costituzionali e da repubblicani, vedeva contro di sé dispettosi ed irati 
^ stessi amici più fidi. A lui, apostolo della concordia, toccavano le 
maggiori amarezze delia discordia italiana. 

I rimproveri, le ingiustizie dei partiti, non turbarono mai Cesare 
Correnti, né mai provocarono da lui una parola di sdegno ; privilegiata 
mente, anima serena e buona, con intelletto d' amore egli intuiva il 
bene, che por ognuno poteva arrecare all' Italia, e questo intuito metteva 
sefl'am'ma sua una gran calma. 

Riprende tranquillo 1' apostolato patriottico degli anni precedenti ; 
ai prind del 1850 fa apparire in luce il terzo anno del Nipote del 
Vesta Verde^ una pubblicazione popolare e colta ad un tempo, in cui 
sotto la forma dell'almanacco, che pronostica i fenomeni celesti e le 
stagioni, sono rappresentate profeticamente le speranze, le passioni, i 
dolori della patria. Oh come amato quel libercolo popolare, che insegna 
i confini, la storia, la bellezza d'Italia, e che è messaggero di auguri 
ad ogni nuovo anno per la redenzione del caro paese 1 

e Sì, vi ha cervelli bizzarri, diceva l'Almanacco nel 1850, i quali 
e su^ellano con una bestemmia il libro del tempo e della vita; gettano 
e r almanacco per la finestra, e grugniscono che V è finita... Che finita 
e o non finita! H tempo non 1' avete fatto voi... dell' almanacco e della 
e paTaraza, dice un proverbio vecchio, che potrebbe essere nuovissimo, 
e dell'almanacco e della pazienza non potrete farne senza... 1 

£ cosi via, ad ogni anno il Nipote, pubblicato a Milano, mantiene 
ed avviva pur esso il sentimento profondo della decennale protesta delle 
pc^Kìiazioni lombarde. 

Quali fixsero poi le prove dei primi anni vissuti in Piemonte da 
Ceaaxe Correnti, solo possono ripetere gli intimi. Nel doloroso e dignitoso 
esìgiKo gii toccò, col lavoro unicamente, provvedere ai bisogni della vita ; 
la dora necessità battè soventi alla sua porta. 

Eletto deputato di Stradella al Parlamento subalpino, fu per vari 
aani compagno di vita e di pensieri all' onorevole Depretis, allora de- 
putalo di Broni, e sedette con lui sui banchi di quella sinistra piemon- 
tese, a cui fu onore, dopo i disastri, non accasciarsi, non rassegnarsi e 
mantenere inalterata la fede all' Italia. Correnti visse allora mettendo 



— i84 — 
r opera sua nei giornali il Progresso ^ il Diritto; rivedendo pubblicazioni 
e testi; conferendo lavori alla grande Enciclopedia del Pomba. Neppur 
tutti noi conosciamo gli scritti suoi nella Enciclopedia; vi ha quello 
sull' € Europa », un giojello di riassunto geografico e statistico, che nella 
nuova edizione dell* Enciclopedia riappare completato coi dati posteriori 
dair illustre Boccardo; sono certamente suoi i commenti ai nomi di 
Dante e Colombo. 

Il Correnti ruppe il silenzio nel Parlamento subalpino col voto per 
la partecipazione alla guerra di Crimea. In quel voto la sinistra subal- 
pina si divise; una parte di essa passò a dare appoggio al ministero 
del conte Cavour. Il discorso del Correnti fu certo uno dei più alti fra 
quelli pronunziati in quell* occasione, la quale fu, ben può dirsi, solenne 
pei destini dell' Italia. 

Trattavasi, a dir del Correnti, avanti ogni altra cosa, di resistere 
alla Russia, la vera arbitra dell' Europa dali8i5al i85o;di ristabilire 
r equilibrio d' Europa; di ajutare T Inghilterra e la Francia a dis&re i 
trattati del 1815, coi quali furono temprati i ceppi d'Italia. 

€ Credete voi, diceva egli, che se la Russia prevalesse, se la Russia 
€ piantasse il perno della sua politica a Costantinopoli... se al ferro e 
e al ghiaccio nordico, che la temprarono invulnerabile, aggiungesse la 
€ velocità e la mobilità dei navigli, e il possesso della più mirabile 
€ stazione militare, che sia al mondo, credete voi che la civiltà, quale 
€ noi la comprendiamo, sarebbe ancora una potenza irresistibile, che la 
< libertà, quale noi la prepariamo, almeno pei nostri figli, sarebbe an- 
€ Cora una speranza? > 

La guerra di Crimea finita, il conte Cavour fa risuonare nei con- 
sigli d' Europa, in cospetto dell' Austria, il nome d' Italia. Le simpatie, 
che quel nome raccolse, furono un severo mònito al gabinetto di 
Vienna. 

È risoluta quindi una mutazione di politica verso le provincie ita- 
liane : r Imperatore stesso verrà in gran pompa ad inaugurarla, e ne 
affiderà la continuazione al suo fratello, l'arciduca Massimiliano. Fu in 
quel momento, osiamo dirlo, il più grande pericolo che corresse l'Italia: 
veder sostituita alla violenza la seduzione del Governo straniero. Una 
sottoscrizione di patriotti, di cui è anima il Correnti, s&terà la nuova 
insidia. Il di stesso, in cui l' Imperatore entra in Milano, a Torino si 
scopre e si inaugura solennemente davanti al Palazzo Madama, oilerto 
dai milanesi, l' Alfiere dello scultore Vela, come simbolo di rìconoscena 
air esercito sardo e di speranza. 

Da una parte e dall' altra tutto era detto. 



— ifS — 

Gli eventi precipitano.* Scoppia la gnerra del 1859. Il Correnti e 
il Gfailini, inviati dallo stesso conte Cavour, arrivano in MUano avanti 
k armi degli alleati, italiani e francesi. 

Qui noi sorpassiamo tutto ciò che appartiene alla Storia. Rientrato a 
backr^ come egli disse, i muri della sua Milano, il Correnti ritorna 
modèstamente a quell'ufficio, dove sedeva undici anni innanzi, all' ammi- 
sistiazione del debito pnbblico. 

Prefetto del Monte Lombardo-Veneto egli ha reso pure grande 

servìgio al paese. Trattavasi, nelle negoziazioni pel trattato di Zurigo, 

di operare la separazione del debito pubblico tra le provincie italiane 

e quelle dell' Austria. Gli Italiani sostenevano non occorrere separazione 

nuova» poiché essa esisteva di già nella costituzione e nelle scritture 

del Bfonte. Gli Austriaci affermavano dovere V Italia, oltre al debito spe» 

dale, scritto nel Monte, addossarsi una parte del debito generale dell' im« 

pero, a ragione di popolazione, o di territorio o di tributi. Vinse il 

partito propugnato dall' Italia, ed a questo buon risultato contribuirono 

certo le diligenti e documentate informazioni, che dal Correnti venivano 

trasmesse ai Governo, e da quest'ultimo ai negoziatori di Zurigo. 

H Correnti rientrò nel Parlamento con le elezioni del 1861. 
Di lui deputato diremo assai rapidamente, perocché si tratta di 
larorì e di influenza esercitata per oltre un quarto di secolo, alla luce, 
nelia vita pubblica. 

Nel 1864 ebbe incarico di esaminare le proposte del Menabrea, 
aDoia Ministro dei lavori pubblici, per la ricomposizione delle reti fer* 
lOTÌaxìe italiane. Quelle proposte furono poi riprese e completate dal 
noiiDBtro Jacini. Il Correnti, nella sua Relazione, tracciò qual fosse la 
distrìbozione desiderabile dèlie aziende ferroviarie in Italia, e fin dove 
le proposte ministeriali concorrèssero ad effettuarla. 

Nd 1866, alla prima metà dell' anno, volgevano assai cattive le 
condizioiii ddle finanze italiane. Il ministro Scialoja, succeduto al Sella, 
presentò al Parlamento un complesso di provvedimenti intesi a scon* 
giaiai e la nunaccia dell'enorme disavanzo. La Camera, nel sentimento 
dì «i interesse supremo, nominava ad esaminarli una Commissione, in 
cui totti i x»artxtì avessero rappresentanza. 

Fa la Commissione dèi quindici, ben nota negli annali parlamene 

uri; Conenti fa eletto a stendere la Relazione, la quale resta uno dei 

plh qiiendidi lavori, di etti si onori il Parlamento italiano. Il compito 

non era fitdle; con un disavanzo accertato di 260 milioni, e per so* 

piappi& con una prospettiva non lontana di guerra. Il macinato, la tassa 

9 



— i86 — 

sulle porte e finestre, V imbottato, la consolidaziònè dell' imposta fon- 
diaria, la tassa generale sulle entrate, il dazio consumo, V aumento dd 
sale, la riforma della tassa sugli affari, la imposta sulle vetture e dome- 
stici, tutta la materia tassabile era chiamata a rassegna, discussa, eser- 
citata in tutte le combinazioni possibili. 

E già allora si parlava di riforme amministrative e di economie. 
Lo studio della Commissione anche in questa parte era completo. Nuora 
legge di contabilità e di esazione delle Imposte dirette. Ministero del 
Tesoro, uffici accresciuti dei Prefetti, soppressione di Sotto-Prefettuie e 
Tribunali circondariali, riforma carceraria, autonomia delle Univeratà, 
cessione di musei e pinacoteche alle Provincie e ai Comuni, difloàone 
dell' istruzione elementare, tutte queste materie furono nella Relazione 
del Correnti di proposito discusse ; alcune delle proposte approdarono poi 
e diventarono legge, altre rimangono ancora allo stato di desideri e di 
studi. Il Correnti volentieri si appellava più tardi al suo lavoro, come 
a prediletto codice e testimonio delle sue convinzioni. 

Nel marzo 1868 egli rifa, discutendo l' imposta sul macinato, la 
istoria Don lieta della nostra finanza; riconosce gli addebiti, che si fanno 
a queir imposta meritamente impopolare ; imposta, egli dice, di dispera- 
zione, che non si proporziona alla ricchezza, anzi procede a ritroso; 
ma si dichiara rassegnato a votarla, quando sia gravezza risolutiva, che 
ponga fine alla crisi finanziaria. 

Verso la fine del medesimo anno 1868, discorrendo di riforme 
amministrative, fa una splendida apologia dell' ordinamento comonak 
lombardo. Quell'apologia gli era inspirata da un profondo e tenace 
affetto alla regione natale, il quale alcuni anni innanzi dettò a Itd, a^ 
stolo per eccellenza dell' unità, in un' ora di rimpianto per un passato 
irrevocabile, un celebre articolo intitolato: Ftms Langobardiae. 

Correnti prese una bella parte agli" studi della Commissione insti- 
tuita da Jacini per lo studio del migliore transito ferroviario attraverso 
le Alpi Elvetiche. Fu tra quelli che esitarono di più, avanti di decidersi, 
come poi fece all' ultimo, per il passaggio del Gottardo. 

Il ministro dei Lavori Pubblici del 1869, Antonio Mordmi, gli 
affidava l' incarico di negoziare il trattato colla Svizzera e colla Ger 
mania per la costruzione della linea del Gottardo. Il Correnti serbò 
sempre un grande affetto a quell' impresa intemazionale ; e più tardi 
sedè coi rappresentanti svizzeri, italiani e tedeschi nel Consiglio di 
amministrazione, dove era accolta con grande riverenza la sua persona 
e la sua parola. 



r 



— 187 — 

Cesare Correnti è stato per pochi mesi ministro dell'Istruzione 
Pobblica nel ministero Ricasoli dal 17 febbrajo al io aprile 1867. £gli 
rientrò ministro dell' Istruzione Pubblica nel ministero presieduto da 
Lanza, il 14 dicembre 1869, da cui usci nel maggio del 1872. 

H Ministero, presieduto da Lanza, decretò che Roma fosse rido- 
nata all' Italia. Il Correnti non fu certo fra i tepidi a far risolvere nei 
Consigli della Corona il grande evento. 

Dell' opera sua, delle sue proposte, dei suoi pensamenti, come mi- 
nistro dell'Istruzione Pubblica, disse egli medesimo, con parola mode- 
stamente altera, nel giorno in cui spiegava al Parlamento le ragioni 
ddle sue dimissioni. 

La Camera ha davanti a sé, egli diceva, la legge suU' istruzione 
obbligatoria, vero atto di federazione tra la scuola e 1' esercito, e che 
io considero come chiave di vòlta di tutto 1' edificio didattico. A que- 
sta legge si connette intimamente 1' altra per Y istituzione del Monte 
delle Pensioni pei maestri elementari. £ progrediva, ricordando le prò* 
poste per la istruzione superiore, per il riordinamento delle Università, 
per la costituzione delle scuole politecniche. Raccomandava la conven- 
zione già conchiusa con Firenze per 1' ampliamento degli studi supe- 
rìorì, e la proposta per la fondazione di grandi Istituti di scienza spe- 
rimentale presso la Università di Roma, da cui augurava nuovo indirizzo 
neUe discipline didattiche della medicina e delle scienze naturali. 

€ Voi vedete, o signori, che larga mèsse di lavoro io aveva pre- 
€ parato. L' inverno è per me venuto prima della stagione della rac- 
€ colta ». Cosi egli si esprimeva. Forse creato per l' azione dei momenti 
concitati e difficili, egli male piegavasi all' azione metodica, assidua, 
dei giorni tranquilli. Questo pensavano anche gli amici suoi ; ma certo 
aqnrazionì più alte, in forma più eletta, mai non furono espresse; né 
mai con più austera dignità fu abbandonato il potere. 

Nei 1876 il Correnti si assunse certo una grande responsabilità, 
qaanào col voto dei suoi amici del Centro sentenziava la caduta del 
gorerno di Destra, e concorreva a promuovere l'avvenimento della Si- 
nistia al potere. Le accuse anche questa volta non mancarono, ed 
acerbe. H gindiao della storia ancora si attende ; che la storia non si 
scrìve bene, quando la proporzione delle cose non si è ancora disc*- 
gnata, fondendosi nella prospettiva del tempo. 

Gli nomini, che avevano governato l' Italia per oltre 16 anni, po- 
tcfano ben vantiure grandi servizi : consolidata la monarchia fira popo- 
laaoni travagliate dalle rivoluzioni ; rassettate le finanze ; compiuta la 
unità d' Italia con Roma. Ma, d' altra parte, era possibile, era prudente 



~ i88 — 
perpetuare al governo del paese un solo partito? Non era naturale, 
necessaria conseguenza degli ordini liberi 1* alternarsi dei partiti nel 
reggimento della cosa pubblica ? E gli uomini che hanno governato per 
molto tempo, non hanno essi bisogno di riposare, di rinnovarsi nelle 
loro idee, nei loro programmi? 

Non è compito rispondere qui a queste domande. Al Correnti era 
parso, come al suo vecchio amico Depretis, che fosse savio educare 
successivamente nuovi uomini politici alla responsabilità del potere; 
essi pensavano che solo le pacifiche evoluzioni hanno virtù di scon- 
giurare le rivoluzioni. 

II. 

U solenne ricordo, a cui siamo oggi invitati in seno alla Sodetìt 
Geografica Italiana, oltreché ad onorare V eminente scrittore e il grande 
patriotta, si debbe volgere a chi presiedè ai natali del nostro istituto» 
e ne fu patrono ed ornamento insigne. La Società Geografica Italiana 
ebbe i suoi incunaboli a Firenze, nella gentile città, che fu stazione 
ospitale air Italia nel suo pellegrinaggio verso la città etema. Iniziata 
in un modesto sodalizio di intelligenze, essa ha trovato nel Correati 
e nel Negri quelli, che le diedero il battesimo della scienza e delle più 
alte aspirazioni. 

Ecco a questo proposito quel che diceva lo stesso Negri nella 
adunanza solenne di soci del 15 dicembre 1867: 

« Il ministro Correnti, quand' era neir alto ufficio^ in cui troppo 
€ breve tempo rimase, volle che trent' anni di stenti e di vane prove 
€ cessassero, e finalmente una Società Geografica Italiana sorgesse. Mi 
€ chiamò all'opera del comporla, ed io ho ubbidito al ministro, perche 
€ devoto alla cosa e al nobile ingegno di lui >• 

È schiettezza di verità, storica e cortesia reciproca di nobili m* 
telligenze. 

Negli anni che seguirono e finché la Società rimase a Firenze, 
toccò al Negrii presidente, di &rne gli onori, pronunziando periodiche» 
splendide esposizioni dei &tti e degli studi interessanti la Geografia. 

11 Corrati seguiva, con interesse la crescente fortana della Boatti» 
e abbelliva spesso di note bibliografiche le nostre, pubblicazioni. Fra 
queste ricordiamo una notiaua intomo ag^ scritti italiani sul Canale di 
Suez» di cui r apertura era imminente nel 186.9 • ^ Correnti ricordava 
allora) con singolare compiacenza e rip«l^a gU auguri e i presagi con 
cui il. suo prediletto amico» il Nipote dil Vesta-Virde^ aveva salat>^ 
nel Z853 ^ iMiacerjfi delbu gmade impresa 1^ 






— tSg — 
Nel 1870 si compieva T unità d'Italia col possesso di Roma. Ri- 
tornato il Correnti ministro dell'istruzione nel 1869, avendo potuto nel 
1870 dare al grande evento anche il suo nome, appena le cure della 
nuova insediazione del governo lo consentirono, rivolse i suoi pensieri 
alla prediletta istituzione, che da lui ebbe un primo sussidio di L. 1,300 
per la fondazione di un premio. Più tardi, la Società geografica, non 
contenta del compito di raccogliere semplici informazioni e studt, e de- 
siderosa di iniziativa e di azione maggiore, converge pur essa al gran 
centro della vita italiana, a Roma. L' onorando Negri non credè di seguire 
la Società geografica nella sua trasmigrazione alla capitale, e però nella sua 
seduta dd 4 giugno 1872 il Consiglio ne accettava le dimissioni e no- 
minava il Correnti, uscito pur allora da ministro, in modo definitivo alla 



Al 20 marzo 1873, nell'adunanza generale dei soci, fu la prima 
relaaone annuale del Correnti sulle cose della Geografia. Fu allora pro- 
<daniato segretario dalla Società Orazio Antinori, reduce dai viaggi del- 
l' Africa, dove prima risali l'alta Valle Niliaca, e per il Fiume delle Gaz- 
zelle penetrò nel Giur ; e più tardi passò due anni sulle frontiere abis- 
sine e nel paese dei Bogos. Il Correnti diceva potersi 1* Antinori chia- 
mare romanamente l'Africano. Ricordava quella relazione i nomi del 
Beccari, del Doria e del De Albertis, viaggiatori intrepidi e insigni na- 
tnrafisti, specialmente intesi ad esplorare i lidi inospitali della grande 
Papmasia. e Vedete, egli aggiungeva, le Società geografiche della Ger- 
mania. Esse' levano la voce e intimano la conquista del Polo, la cro- 
ciata dell'Africa >. E a proposito dell'Africa, col riassunto delle grandi 
spediaoni niliache, erano da lui ricordati i nomi degli italiani Beltrame» 
Piaggia e Miani. La relazione del 1873 fu una delle più complete, e 
segnalava nei lavori geografici il rispettivo avanzarsi di Russi ed Inglesi 
'verso il centro dell'Asia, verso le grandi catene dell' Indu-Cush e del- 
l' Himalaja, e procedeva oltre a dire della Cina, del Giappone, del- 
l' Oceania. Quale la conclusione : 

e Che facciamo noi qui rimestando, da dieci anni, le stesse frasi 
« e le stesse passioni?... Abbiamo voluto una patria, e una patria l'ab- 
« Ixamo.... Ora conviene trovar modo che ella diventi una potenza geo- 

< gn6c8L.... che si ricordi del placito romano: negligenttbus jura non 

< succurrunt >. 

Questo bisogno di azione, che la scienza geografica inspirava al 
Conenti, si accentua ancora più nell'altra Relazione solenne del 15 
In^ 1874. Noi vi leggiamo: e II Polo e l'Africa sono i due grandi 
proUemi europei >. e L'Africa non è per l'Europa soltanto un prò- 



blema scientifico, è una vocazione storica ». E ancora : e A voler dire 
da quante parti in questi ultimi mesi siasi tentata la sfinge africana 
saremmo infiniti. » £ sono più ampiamente ricordati i viaggi del Rohi6 
nel deserto numidico, quelli di Schweinfiirt sulle tracce del ìéìsjÀ, \ 
viaggi del D' Abbadie, del Baker, del Nachtigal, le esplorazioni fra rOrange 
e il Zambesi, e le grandi scoperte nella valle del Congo. 

Dopo il Congresso di Anversa, che fu il primo esclusivamente geo- 
grafico, era preannunziato il Congresso di Parigi. Il Correnti riassumeva 
nella stessa seduta del 1874 i temi proposti pel Congresso di Parigi, e 
additava agli studiosi italiani quelli, che potevano da noi essere con fiiitto 
ed onore illustrati. 

Nella Relazione del 1875 i pensieri, adombrati nelle Relazioni pre- 
cedenti, maturano e si chiariscono. Il presidente Correnti annunzia i 
lavori, che si preparano per il Congresso di Parigi, ossia la bibliografia 
dei viaggiatori italiani dell' Amat, la raccolta delle carte nautiche antiche 
e dei portulani dell' Uzielli, il resoconto del Baccarini sulle variazioni 
topografiche ed idrografiche, dipendenti da bonifiche, colmate, rettifiche 
di fiumi ; e lo studio delle grandi vie commerciali affidato al Brunialti. 

E poi si ritorna all' Africa. 

Come episodio, è narrata la escursione a Tunisi, e gli studi altime- 
trici ivi compiuti, che han dissipata ogni fiducia di poter creare dei 
laghi in mezzo al deserto. Ma quello che più importa, aggiunge il Co^ 
renti, è la grande, la definitiva spedizione italiana nel bacino equato- 
riale del Nilo. Una Commissione di studiosi ne ha tracciato l' anda- 
mento e lo scopo. Non più risalire il Nilo, non più gettarsi ad ovest 
sulle traccie di Miani e di Schweinfurt, ma bensì ad oriente, muovendo 
dallo Scioa, avviarsi ai laghi equatoriali tenendosi sull'alto, seguendo 
r orlo più elevato della conca del Nilo lacustre, ed esplorando lo svol- 
gimento e la connessione delle grandi montagne, che vanno dall' Uo- 
scio al Renia e al Elilimangiaro. La linea, conchiude l'oratore, fti scelta 
appunto perchè nuova, perchè dubbiosa, perchè intentata. 

Ed ecco che nel 1876 si inizia l'Odissea della nostra spedizione 
africana. Forse a scegliere la via occasionalmente influì la presenza allo 
Scioa del venerando Massaja, capo delle missioni apostoliche, e Tarn: 
basceria, che da quel paese venne inviata al nostro Re. Gli splendidi 
successi di Baker, di Miani, di Piaggia e di Gessi che, risalendo il ^^^ 
Bianco, o si erano spinti fino a Mombuctù e tra i Niam-Niam, o avevano 
raggiunto il Lago Alberto; e quelli di Beke e di Stanley dalla costa orien- 
tale di Zanzibar alla regione dei laghi equatoriali, avevano allargato ncH* 
mente dei viaggiatori i confini del possibile. 



— 191 — 

Quindi si pensò dallo Scioa potersi dirigere al Cafla e di là, per la 
ignota selva dei monti etiopici, andare a raggiungere per via nuova la 
mfsdfrima r^one dei laghi equatoriali. 

€ Sono o non sono congiunte, diceva il Correnti, allorché con- 
€ gedava, bene augurando, la spedizione, da una regione montuosa le 
e due grandi Svizzere etiopiche, V Abissinia e V Equatoriale ? £ le vette 
€ fiunose del EJenia e del Kilimangiaro sono esse le più alte cuspidi 
< delle alpi equatoriali, o altre piramidi rivali si inalzano nella stessa 
€ regione?... E questi colossi sono essi collegati fra loro o staccati?... t 
£ qui seguita la serie delle domande, tutte ingegnose e del più alto 
interesse, le qnali si riassumevano in un vasto programma, di cui le 
difficoltà avrebbero potuto apparire anche più evidenti, se le spedizioni 
africane non avessero a quell' epoca in qualche modo indotta nelle 
menti la fede ai miracoli. 

Non intendiamo qui ricordare tutte le peripizie della nostra spe- 
^zione africana, né dire come e da chi furono commessi errori, e 
quali fbrono veramente le contrarietà straordinarie e imprevedibili. Due 
avvertenze, soltanto, ci pajono di vero interesse. La prima è che, se il 
snocesso non ci arrìse, e non ci siamo potuti avanzare neppure nel CaiTa, 
tuttavia 1* ìnapresa non fri senza frutto. Non basta che un paese sia 
percorso, lo dissero ripetutamente il Negri ed il Correnti, perchè un 
paese sia conosciuto. Ora ciò che noi non abbiamo guadagnato in 
estensione, ci fu in qualche modo compensato in profondità, per l' opera 
cospicua del Cecchi sui regni e sulle popolazioni circostanti allo Scioa. 
In poche pagine di splendida prefazione all' opera del Cecchi il Cor- 
renti, in questi medesimi termini, apprezzava V utile della nostra spe- 
dizione. 

Una seconda avvertenza è da farsi. Dopo V occupazione di Assab, 
e quella di Massaua, e dopo le nostre avventure militari e politiche 
nei paea africani, si è formata in Italia l'opinione, che la Società Geo- 
giafica e le sue spedizioni sieno in qualche modo responsabili dell' im- 
presa africana, per avervi dato eccitamento, e quasi preparata la via. 
È neQ* ordine naturale dei &tti, si può rispondere, che alla ricerca 
dcDo scienziato tenga dietro l' intervento del politico (informino Spagna, 
FùitogàUo, Inghilterra, Germania); ma né il luogo né il tempo delle 
occupazioni politiche ha stretto rapporto colle esplorazioni; e la nostra 
Società ha sempre data la preferenza ai mezzi pacifici; anzi ha consi- 
dccato ogni uso di violenza, come un ostacolo, come un pericolo per 
i progressi nell' Africa. 

n Correnti rappresenta la nostra Società al Congresso di Parigi.. 



— I9S — 

Nel Congresso degli Scienziati tenutosi a Palermo nell' ottobre dèi 1875, 
^li rendeva conto dei risultati, che avevamo ottenuti a Parigi. Presen- 
tatici là in forma abbastanza modesta, pur vi fummo abbastanza apprez- 
zati, tanto che su 34 espositori 24 ebbero segno di lode, e tre ottennero 
il diploma d' onore, tra cui V Istituto topografico militare di Firenze, 
l'Istituto veneto e la Società geografica; principalmente i due ultimi 
premiati per la bibliografia dei viaggiatori, per la raccolta delle carte 
nautiche e per i lavori idrografici e geologici del Baccarini e del Ponzi. 

Auspice e Preside il Correnti, nel tempo stesso in cui si ordinavano 
le nostre spedizioni, ebbimo qui commemorazioni e visite di grandi 
viaggiatori africani. Lo Schweinfurt venne a parlarci lui stesso dei viaggi 
arditissimi del Miani, ed a portarci le reliquie dei suoi manoscrittip 
insieme ai due fanciulli Acca, da lui raccolti. Il Gessi venne a descri- 
verci la sua circumnavigazione e misura del Lago Alberto ; il Piaggia a 
narrarci le sue escursioni con Miani e con Gessi verso il Mombuctù, 
e verso la regione dei laghi. 

E Gessi e Piazza e Matteucci e Chiarini e Giulietti, caduti tutti 
vittima della sfinge africana, ebbero fra noi solenne commemorazione e 
compianto per la parola dell* illustre successore di Correnti, il Duca di 
Sermoneta. E più tardi ci fu annunziato l'eccidio del Bianchi; onde il 
Correnti diceva nella prefazione al libro del Cecchi : e Veramente la 
e gloria, che ci eravamo promessa, non ci è mancata: soprattutto la tra* 
€ gica gloria delle necrologie. Pur troppo i nostri timori furono più 
€ profetici delle nostre speranze. » 

Noi auguriamo che non finisca qui la storia de' viaggiatori italiani 
nell'Africa; e che col risveglio di nuovi ardimenti rinasca più propizia 
a noi la fortuna! 

Ma parlando di Correnti e della Geografia, non si può non ricor^ 
dare Colombo. 

Fu uno degli studi, questo intorno al grande scopritore del Nuovo 
Mondo, prediletto al Correnti fin dalla giovinezza. Nel 1842, l' illustre 
spagnuolo Martinez de la Rosa, nel suo ricevimento all' Accademia di 
Francia, discorrendo di Colombo, ne riconosceva il genio e la inspira- , 
zione nativa, ripudiando le leggende scandinave intese a furarne o sce- 
marne la fama, e Trattasi, diceva il Martinez de la Rosa, di quel Co- 
€ lombo, di cui gli Italiani e gli Spagnuoli vanno gloriosi : gli Italiani 

< per la sua origine, e noi Spagnuoli, più ancora di quelli, per la .sua 

< gloria. > E il Correnti rispondeva rivendicando all' Italia qualche cosa 
più che r onor dei natali. < L' Italia, diceva egli, ha dato al Colombo 



— 193 — 
« la tiadizioDe dell' antichità, V autorità della scienza, le memorie di 

« Marco Polo e di molti viaggiatori, che come lui avevano visitato 
< r Oriente, la bussola, la passione del mare ed il sentimento poetico 
€ e insieme mercantile, che lo chiamava alle Indie. Colombo non solo 
e ebbe la origine dall' Italia, ma il pensiero ed il genio. > 

Più tardi nel 1855 l'argomento è dal Correnti ripreso. In una 
dotta monografia, in cui lo splendore della forma emula la profondità 
delle indagini e della erudizione, egli rifa la storia di Colomho e com- 
menta ad una ad una quelle ragioni, per cui quattordici anni innanzi 
aveva fermato essere il Colombo una vera ed intera gloria italiana. 

DaJIe relazioni commerciali dell'Italia coli' Oriente, dalle notizie dei 
sue» v»ggiatori, dalle divinazioni del suo grande poeta che, descrivendo 
fondo all' universo, additò quel centro ai quale traggon tutti i pesi, 
dagli scienziati italiani del suo tempo, che afifermavano la sfericità della 
terra, egli trasse l'inspirazione sicura e la fede, e Viaggiare al levante 
pel ponente, rispondeva alle domande del Colombo il fiorentino Tosca^ 
nelli, non solo è possibile, ma vero e certo, e di onore e di guadagno 
inestìmabile e di grandissima fama presso tutti i Cristiani >. 

Nel 1892 sarà celebrato il quarto centenario della prima scoperta 
di Cristoforo Colombo. H Correnti, chiamato dal Governo a presiedere 
ia Commissione per la raccolta degli scritti colombiani, si preparava 
certx) a scendere in campo con nuovi e vittoriosi argomenti a favore 
delia rivendicazione italiana. Il destino non gli consenti questa suprema 
soddisfiudone I 

£ non gli consenti neppur V altra — che fU pure suo voto — di 
veder intrapresa la pubblicazione degli scritti dei nostri grandi viaggia- 
tori, con illustrazione dei testi. Le note bibliografiche e biografiche del- 
l' Amat ; gli acquisti dei manoscritti del viaggiatore romano Della Valle, 
eiaiK> per lui promessa e preparazione del grande lavoro, a cui, spe- 
riamo^ non mancherà in Italia il patrocinio di altri eminenti cultori ed 
amici della Geografia I 

m. 

la Geografia e la Statistica erano per il Correnti le due scienze ge- 
melle. La Statistica, a cui pure consacrò molti studi, è, per cosi dire, 
la Geografia delle Società umane. Essa rappresenta nei numeri non solo 
le leggi della vita, le nascite e le morti, ma sibbene anche tutte le 
alte condizioni e fenomeni, materiali e morali, dal ctu complesso ri- 
snka la vita di un popolo. Quando si pensa al grande amore, che il 
Concati portava alla Geografia ed alla Statistica, si è tratti a credere 



— 194 — 
che egli, pauroso della esuberante idealità del suo ingegno, cercasse di 

contenerlo e infrenarlo con la severa disciplina dei fatti e dei numerL 

Però la Statistica egli la intende, a modo della scuola italiana dd Gioja 

e del Romagnosi, come la rappresentazione coordinata di tutti i tatti 

sociali, allo scopo non di una mera analisi, ma sibbene per arrivare 

alla sintesi della potenza comparativa e della vitalità degli Stati e delle 

Nazioni. 

Quali fossero le sue dottrine ^li esponeva nei due Annuari econo* 
mico-statistici del 1857 e 1863, in cui ebbe a collaboratore Pietro 
Maestri. La Statistica non è che lo sviluppo del metodo sperimentale 
applicato alle aggregazioni politiche. Raccogliere i fatti, confix>ntarli, 
stabilirne i rapporti, dedurne le leggi, ecco i successivi gradi del lavoro 
statistico. A che punto si potrà giungere per questa via? Udite il 
Correnti, e vi convincerete che la idealità dell'ingegno è di sua natura 
incoercibile, e sfugge e si inalza anche attraverso al compressolo dei 
numeri. 

Egli sperava che, determinate per via sperimentale le leggi della 
vita fisica delle popolazioni, quelle della produzione e consumazione, e 
quelle dei fenomeni morali in connessione colle condizioni fisiologiche 
ed economiche, si potesse giungere a prevedere, a prefinire in qualche 
modo r avvenire delle Società, e Quando la Statistica, egli dice, abbia 
€ compiuta la serie delle osservazioni e delle confrontazioni, essa potrà 
€ raggiungere l'ultimo stadio della scienza, lo stadio profetico, anzi il 

< solo stadio veramente scientifico, come possiamo vedere nella piti 

< gloriosa delle scienze, nell' astronomia, E allora si avvererà quel pia- 
e cito di Bacone che sapere è potere ; imperocché la potenza scientifica 
€ sta tutta nella previdenza. » 

Quei due Annuari sono pubblicazioni preziose, in cui la Statistica 
si confonde con la Storia; citiamo a riprova la Statistica storica delle 
milizie italiane dal .Z798 al 1862, cioè fino ai primi ordinamenti del- 
l'esercito italiano; il capitolo dell'Italia politica, in cui sono tracciate 
tutte le vicende dell'ordinamento comunale e amministrativo d'Italia; 
la Storia commerciale delle diverse provinole italiane; quella dei bilanci 
e delle finanze. Qui il Correnti ebbe a collaboratori il Ceroni, il Mas- 
sarani e il Pasini. 

La Statistica, avendo per base l'osservazione sociale, il numero, la 

proporzione dei fatti sociali, essenzialmente è opera collettiva, e non 

può essere ordinata seriamente, se non con metodi prestabiliti ed eguali 

per i diversi paesi, e quindi col concorso degli studiosi e dei Gk>vemL 

.Quindi r utilità dei Congressi di Statistica, dove gli studiosi si riuni« 



— 195 — 
SCODO coi rappresentanti dei Governi, e nei quali sempre ebbe il Cor- 
renti r incarico di rappresentare V Italia. Il Correnti stese una relazione 
al Ifinistio pei Congressi di Berlino, che fu il primo, di Bruxelles, di 
Parì|p, dì Vienna e poi di nuovo di Berlino. A questi fecero seguito 
i CoB^gressi di Firenze e di Pietroburgo. Nel Congresso di Firenze il 
CDrrenti preparava due rapporti importantissimi: sull'ordinamento delle 
generali della Statistica, e sulla costituzione ed ordinamento 
Comuni. Ed a Pietroburgo fu il Correnti che ebbe l'incarico, al 
chiodem del Congresso, di ringraziare pubblicamente il Granduca Co- 
stantino, che aveva con splendida cortesia rappresentata l' ospitalità 
della Russia. 

È quasi impossibile a noi s^;uire il Correnti in tutti i campi della 
coltiiia nazionale, dove si esercitò l'ascendente della sua dottrina e 
deQa sua paiola. Presidente dell' Istituto storico e della Commissione 
generale d^lì Archivi, egli applicava l' ingegno suo a curare i preziosi 
licocdi ed i monimiienti del nostro passato. Egli, uomo di rivoluzione» 
q;iiasi teneramente professava il culto di tutte le memorie. 

Presidente della Commissione delle opere pie, dirigeva con immenso 
affetto le ricerche intorno all' importanza, alle origini e all' uso di quelle 
ricchezze, che i nostri padri legarono alla religione del bene. 

Chiamato dalla fiducia di Re Vittorio Emanuele e di Re Umberto 
a i q ^g e i e il Sapremo Magistero degli ordini equestri e della beneficenza 
dei SS. Manrizio e Lazzaro, fu per le sue cure affettuose che sorse 
r Ospedale Manriziano in Torino, nel quale si introdussero tutti i prov- 
fednnenti, che la scienza e. la carità oggi desiderano all' umanità sof- 



A un congresso tenutosi in Milano per il miglioramento della sorte 
dei sofdo-mnti, pei quali pensava anche una legge, cosi egli definiva 
r amore del bene: e È la divina follia, come la chiamava S. Paolo, 
e che non si propone il bene che per U bene; senza pensiero recon- 
e dito, senza mercato di lodi e di ricompense. È l' istinto sublime, la 
€ sete di sagrifizio, l'entusiasmo serafico, che ne fa vivere fuori di noi,, 
e ejche rende divina la vita vissuta per gli altri. > 
;fS> Ed ora, reduci dalla nostra escursione attraverso alla sua vita e alle 
opere, contempliamola ancora per un momento intera questa nobile 
di patriotta e di artista I Carattere suo dominante: la passione » 
la fcntasia e l'idealità; la potenza di intendere e la capacità d'armo- 
nizzare tra loro elementi i più disparati e in apparente contrasto ; me* 
rito sommo, quello di una tolleranza affettuosa degli uomini e di tutte 
le loro contradizioni. 



* — 196 — 

n sentimento profondo del bello, il culto della forma lo rendeva 
inquieto, incontentabile... come uomo di lettere; produceva con dolore 
quasi, perchè la creazione sua gli riusciva sempre inadeguata air ideale 
della mente. Per molti anni sedè nel Parlamento senza prendervi la 
parola. Lesse anche il discorso sulla guerra di Crimea. Non fti che pih 
tardi e forzato dalla necessità della discussione, che gli fu &tto di ab- 
bandonarsi alla parola improvvisa, la quale, a vero dire, gli riasciTa 
colorita, elegante, efficace come la scritta. Né anche il successo non lo 
persuase, e sempre repugnò al parlare improvviso, e ne diceva egli stesso 
il perchè: ogni stonatura, ogni scorrezione di frase gli fosse si\iggita, 
lo impressionava, lo turbava, gli confondeva la limpidezza e la continuità 
del pensiero. 

Ed è a questa incontentabilità dell'ingegno, che noi dobbiamo se, 
pur essendo si graiide in lui la mente, la coltura, non ci lasciò compiuto 
alcuno di quei molti e grandi lavori, di cui abbiamo splendide traccie, 
e abbozzato nelle maggiori linee Tintiero programma. Intorno alla Polonia, 
alla sua storia, alle sue sventure, egli si esercitò lungamente e amoro- 
samente, raccogliendo preziosi materiali, scrivendone intero un volume 
e tracciandone altri tre per minuto, si da mancarvi appena il lavoro 
della definitiva redazione. E da questo amor suo grande per la Polonia 
ebbe ricambio pur grande di gratitudine. Auguriamo che delle preziose 
Reliquie si possa tanto raccogliere da comporgli un monumento degno 
del suo intelletto e della sua devozione alla patria. 

Poiché alla patria e agli amici egli veramente die tutto sé stesso. 
A loro fii veramente prodigo del suo cuore non solo, ma della sua 
intelligenza, del suo lavoro I Fu creduto negli ultimi anni una Ninfisi 
Egeria, a cui avevano sovente ricorso gli uomini eminenti del nostro 
paese. E forse la credenza non era infondata; ognuno che ricorreva a 
lui, sapeva die nella sua intelligenza, nella sua coscienza, era una sola 
e suprema ispirazione: il bene e la patria! 

Noi lo rivediamo ancora il nostro amico, nell' intimo delle dome- 
stiche mura, a fianco di quella nobile donna. Maria Correnti, che (h il 
sostegno e la consolazione della sua vita, e della figlia adorata; come 
buono, come carezzevole agli amici ! Che seduzione, che incantesimo di 
parola e di sorriso in quel volto sereno, in cui splendeva mirabilmente 
la sovrana intelligenza, che diventa bontà; dono rarissimo, che Iddio a 
pochi concede e che illumina i priWlegiati con Y impronta ineffabile della 
grandezza morale I 

Ed ora è andato a riposare con gli altri, che con lui e come lui 
hanno lavorato per crearci una patria; è andato a riposare con i gran<B 



— 197 — 
ddk Dostia epopea nazionale, in mezzo a cui egli ha diritto di occu- 
pale il suo posto. 

Oh non sia grave ai giovani della presente età onorare questa 
generazione che parte! Ogni provincia, ogni terra italiana onori i suoi 
grandi e i suoi martiri 1 Ognuna custodisca i suoi ricordi di dolore e 
a gloriai £ noi lombardi ricordiamo con Correnti gli amici suoi più cari, 
Gaeirieri» i Porro, Carcano, GiulinL.... Che folla di nomil Che aspetti 
alteri e diversi I Medici, il soldato sereno, impassibile! Sirtori, il sacer- 
dote scodato, redivivo capitano di Cromwelll £ poi tuttala plejade dei 
Rovani mietati sul fiore dell' età, Manara, i Dandolo, De Cristoforis, 
BattagKa, Chiassi, Gorini, i Cairoli, Bronzetti 1 Oh come bene suonano 
per questi ultimi le parole sui caduti delle Termopili: e Voi beati che 
side morti giovani per la patria, e vivrete immortali nel sorriso della 
vostra giovinezza! > £ i caduti per la mano del carnefice, nella carcere, 
adl'csiglìol Chi può ricordarli tutti? Sono i nostri santi, quelli che 
invocheremo nel giorno — che non venga mai! — delle discordie e 
del pericolo, perocché tutti, come Cesare Correnti, son morti avendo 
soSe Ubbia e nel cuore V Italia I 



B. — Sulle condizioni fisiche e soaAn 
DELLA Repubblica del Paraguay. 

Conferema del prof. Luigi Balzan. 

Signore e Signori^ 

Gentilmente invitato dagli onorevoli personaggi, che reggono que- 
iQuatre Società» a tenervi parola sopra il Paraguay, ho accettato 
volentieii T incarico, giacché credo che sia dovere di tutti noi, che 
vmaino in quei lontani paesi, illuminare i nostri concittadini sulle vere 
e leali condizioni di essi. Non v' aspettate da me una conferenza troppo 
per toaoZf perchè non sono preparato. Vi parlerò cosi alla buona, 

pECteae di sorta. 

La Kqpid>blica del £aiagixay occupa una situazione quasi dirò cen- 

néD' Amaca del Sud. Suoi confini najturali sono : all' O. il Fiume 

; al S. il Fiume Paranà, all' £. lo stesso Fiume Paranà e la 

di Amambay, al N. il Fiume Apa. Confina al S. ed all'£. 

delk Repabblica Argentina, all' O. col Gran Chaoo BOr 

aO'E. ed al Né col Bca^fle. 



— 19^ — 

Come voi sapete benissimo, la Repubblica del Paraguay nei primi 
tempi della sua esistenza, anzi quando non era ancora Repubblica del 
Paraguay, fu dominata dai Gesuiti ; i quali, essendo, com' è noto, per- 
sone molto pratiche, si erano stabiliti nella parte migliore del Paraguay, 
scegliendo per loro dimora le Missiones Paxaguajane. Qui avevano pò* 
sto i loro stabilimenti, qui vivevano essi colle tribù indiane, che ave- 
vano soggiogato. Resisi indipendenti tutti quegli Stati del Piata, anche 
il Paraguay si rese indipendente, e cadde nelle mani di quel fiunoso 
dittatore e tiranno che fu il Francia. Dopo di lui comandò il primo 
Lopez, il quale, benché fosse un tiranno, fece progredire immensamente 
il paese; costruì strade e forti, e diede ampio incremento all' agricol- 
tura ed al commercio. 

È curiosissimo il modo, in cui si amministrava il commercio dello 
Stato. Era stato assolutamente proibito ai cittadini del Paraguay di 
esportare qualsiasi prodotto per conto proprio; tutto doveva essere 
esportato per conto del governo. Quando arrivava un carico, il governo 
lo fermava e pagava al proprietario un tanto, che, naturalmente, era 
inferiore al valore reale della merce. Prima però sottoponeva la mer- 
canzia stessa ad un esame d' una Commissione speciale; se i prodotti 
erano riconosciuti di buona qualità, il governo pagava quel tanto e poi 
li esportava per conto suo ; se no, senza tanti complimenti, si gettavano 
nel fiume. Ecco la ragione per cui la yerha paraguayana^ che, come 
vedremo, è il principale prodotto del Paraguay, ebbe sempre gran fama 
neir America del Sud. 

Morto il primo Lopez, gli successe il figlio, sotto il governo del 
quale scoppiò quella famosissima guerra del Paraguay contro le Repub- 
bliche deir Uruguay e dell'Argentina, ed il Brasile insieme coU^atL 
Chi volle la guerra fu precisamente il Lopez, il quale s* era posto in 
testa di farsi padrone di gran parte dell' America del Sud. Egli aveva 
contato suir alleanza dell' Uruguay, ma, mancatagli questa, si trovò solo 
contro quei tre formidabili alleati. Però, se gli alleati erano immensa- 
mente superiori per estensione di territorio e numero d' uomini, non 
lo erano per armamenti e disciplina. Giacché Lopez si era da gran 
tempo preparato alla guerra, ed aveva portato a tal punto l' industria 
del proprio paese, che nel Paraguay si costruì precisamente la prima 
ferrovia dell' America del Sud, e già si fiibbricavano navi in ferro e 
cannoni. 

Caduta Humaita, la principale fortezza del Paraguay, che costò 
migliaja di vite e parecchie sconfitte agli alleati ; chiusi ftaori gli eser» 
citi paraguajani del Matto-Grosso e di Uruguayana, Lopez fii battuto- 



— 199 — 
dall' esercito dà collegati. Egli si ritirò ; moltissime battaglie si diedero 

ancora, tanto per acqua che per terra, finché nel '70 vicino a Cerro 

Cora il Lopez fu circondato da soldati di cavallerìa brasiliana e morto 

con una lanciata. 

I Brasiliani entrarono nell' Assunzione, e la saccheggiarono. Quando 
gli alleati partirono, partirono con essi numerosissimi bastimenti cari- 
chi di mobili e mercanzie d' ogni specie. 

Sopra nn milione circa d'abitanti che il Paraguay contava prìma 
deQa guerra, non ne erano rimasti che 160,000 circa. Ciò perchè il Lo- 
pez, che non era tanto feroce nell' epoca di pace, diventò tale durante 
la guerra; e questo si deve in parte alle moltissime spie, che aveva 
attorno a sé, le quali spesso, per odi personali, gli accusavano gli uni 
o gii altri; ed egli li faceva fucilare. 

Quando poi V esercito invasore si avvicinò alla capitale, egli ordinò 
che tutte le donne ed i ragazzi emigrassero alla campagna. Ora biso- 
gna sapere che quel paese, che ha un' estensione su per giù uguale 
all' Italia, è per una grandissima parte un vero deserto ; quindi quella 
povera gente dovette per la maggior parte soccombere alle privazioni. 

Oggi, dal '70 in poi, la Repubblica del Paraguay è retta da un 
governo costituzionale rappresentativo, con una Camera di Deputati ed 
ima Camera di Senatori, ed un Presidente, eletto ogni quattro anni. 

Per andare al Paraguay bisogna necessariamente far scalo a Bue- 
nos-Aires. Da Buenos-Aires i vapori fluviali trasportano in cinque o sei 
pxsnd fino ad Assunzione, che è la capitale del Paraguay. 

Lungo il viaggio si incontrano moltissimi e b^i paesi sparsi lungo 
le rive del Paranà. Il primo ad incontrarsi è il Rosario, paese che noi 
tatti dovremmo conoscere almeno di nome, perchè è precisamente il 
luogo dove vìvono tante e tante migliaja di nostri connazionali, spe- 
cialmente Lombardi e Piemontesi; per opera dei quali, nei dintorni, 
ogg^iomo si trovano campi sterminati di frumento. Dopo Rosario si 
trova Paranà, poi, dopo molti altri villaggi, si arriva a Corrientes. Qui 
si mcomincia proprio ad accorgersi di essere in America; giacché prima 
£ Conientes si incontrano città quasi affatto all'europea, tipi europei, 
e quasi altra lingua non si sente che il dialetto genovese. 

Corrientes, che resta all'angolo formato dal Paranà coir Alto Pa- 

ttaày è la capitale della provincia dello stesso nome. Qui si cominciano 

a trovare quei tipi misti d'indiano e d'europeo, tipi d'un color oliva^ 

^10^ con scarsi peli sulla faccia. Qui è in grande uso 'ù poncho, mantello 

^BtlD d'un pezzo, ed il ekirifà, altra specie di mantello legato alla dn-. 



200 

torà» in modo da servir loro di calzoni. Di più qui di cominciano a 
trovare dei ranchos^ o capanne, fatte di paglia e coperte di t^ole spe- 
ciali, che non sono altro che tronchi di palma incavati. 

Passata Corrientes, si entra nel Fiume Paraguay; e qui cambia 
l'aspetto generale del paese, e si cominciano ad osservare piccole catene 
di colline; finché, vicino ad Assunzione, si trova il bellissimo colle Lam- 
barè, al quale gli abitanti han dedicato anzi una canzonetta. Dopo una 
altra ora di viaggio si arriva ad Assunzione. 

L'aspetto della città, per chi giunge dal fiume, è bellissimo. Infetti 
essa si trova collocata sopra una specie di declivio, sulla sponda àni- 
stra del fiume. 

Però allo scendere a terra cominciano i guai, giacché non v' è 
acciottolato, ma una sabbia nojosissima, la quale, quando piove, si 
trasforma in alcuni punti in un fango non meno nojoso. Ora però si 
é già dato mano ai lavori per acciottolare tutta la capitale. 

Assunzione conta circa 25,000 anime. Oggi, in seguito alle aumen* 
tate comunicazioni, si stanno già costruendo case nuove, qualcuna delle 
quali abbastanza bella, e di due piani, cosa finora non mai usata. 

Appena entrati nel porto, primo a. vedersi é il palazzo di Lopez, 
maestosissimo, e che ora si sta terminando. Oltre al palazzo di Lopez, 
troviamo nella città la cappella del medesimo, ed il famoso teatro, di 
cui non si vedono che le mura principali. Questo teatro doveva essere 
costruito precisamente sopra il disegno della Scala di Milano; ma al 
sopragiungere della guerra rimase interrotto, e non fu poi più proseguito. 

Le altre città di qualche importanza sono: Villa Concezione, che 
resta ad 80 leghe più in su, sul fiume; é il luc^o di riunione dei 
y^òateros, di quelli cioè che si danno all' industria della yerba. Conta 
7^000 anime. 

Neil' interno, a 73 km. dall' Assunzione, ed a questa congiunto per 
mezzo della strada ferrata, che è appunto quella di cui parlavo, tro- 
viamo il villaggio di Paraguary, collocato in una bellissima posizione. 
Da Paraguary si sta costruendo una ferrovia fino a Villa Rica, che è 
la seconda città della Repubblica. 

Sono già stati presentati i progetti e fatti gli studi per congiuttgere, 
per mezzo della strada ferrata, Villa Rica òon Villa Incamadoni già 
capitale dei Gesuiti. Quando questo progetto sarà divenuto una realtà, 
allota le comunicazioni col Paraguarf diverranno molto più fàcili, giacché 
in fihccia a Villa Incamacion^ ossia dall' altra sponda del fiume vi è 
Boaa da a» capitale delle Missiones Argentine, che è congiunta coU'Urogaaf 
per mezzo delta ferrovia. 



SOI 

Venendo ora a parlare dei prodotti della Repubblica, comincieiò 
dal pia importante, che è la yerba mate, quello che si chiama, con altri 
temmu, il thè del Paraguay. 

\jBiytrba mate {jUx faraguayensis) appartiene alla £imiglia delle 
IHctnee, aQa stessa fiuniglia del nostro Agrifoglio. Non è coltivato dagli 
abitaotip ma cresce naturalmente spontaneo in tutte le foreste vergini, 
die si stendono da poco più su di Villa Concezione fino all'Alto Paranà. 

"Pti raccogliere e preparare il thè del Paraguay procedono cosi: 
a raccolgono in un punto di riunione prestabilito, e. di 11 cominciano 
a mandare i loro peones, o servitori, nel bosco per cercar la pianta di 
yeròa mak. Allora bisogna aprirsi una strada nella foresta, giacché quei 
boschi non sedo sono fittissimi, ma il terreno è coperto d' una vegeta- 
zione pinosa. I feoHis si armano adunque d' una specie di lungo col- 
tello, mia specie di daga, che chiamano machete^ con cui tagliano i 
piccoli alberetti e formano una fkada, o piccola strada nel mezzo del 
bosco. Quando poi ne han fatte diverse, se ne fa coli' accetta un' altra 
pia gruide. 

Entnti adunque nel bosco i feones si ripartono il lavoro; vanno 
fin dove esistono gli alberi del mate, e li tagliano le piccole ramette 
coperte di foglie, le caricano in ispalla e le portano in un sito di 
z&rovo già destinato dal capatas^ una specie di capo. Questi pesa le 
figlie portate da' ciascuno dei peones^ poscia le fa portare nel sito, dove 
deve aver luogo la preparazione. Quivi si trovano parecchi forni, chia- 
mati horhaquà^ di diflerentì modelli. Quando le foglie sono ben torre- 
fatte, si trasportano nei magazzini, ove finalmente han luogo la trìtu- 
xszione e l' invasazione. Per invasarle si usano vari metodi: o si mettono 
in sacchetti fieitti di tela, o in cuoi di bue. Quest' ultimi sono sacchetti 
di ciiojo, che generalmente si cerca che sia fresco; essi si riempiono di 
questa polvere del mate. Naturalmente la pelle nel disseccarsi si restringe, 
ed allora comprime la polvere e ne forma cosi una massa dura, la 
quale resiste meglio all' influenze dell' atmosfera. Compiuta l' invasazione, 
n caricano della polvere di mate le piatte, che fsinno il servizio su quei 
fimm, e si trasportano a Villa Concezione o negli altri siti di ritrovo 
dei yerhaieri». 

H moie fh esaminato da moltissimi chimici, e si ritrovarono in esso 
molle di quelle sostanze chimiche, che si sono trovate nd caflè. H fatto 
a è die il wimU è una sostanza assai eccitante. Tanto è vero che gli 
i se ne servono, quando devono far lunghi viaggi senza. aver 
da napgiatc^ e ciò «ncfae nella Repubblica .Argentina, dove i 
indm ne fiuino grandissimo uso. Sembra effettivamente che questa 



bevanda dia una certa energia, naturalmente passeggiera, ma che dura 
qualche ora, e che serve benissimo per sopportar le fatiche d' un viaggio. 
Naturalmente coir abusarne, siccome è un eccitante molto forte, finisce 
col recar danno. 

Il mate si prende in una zucca vuota. Questa zucca, prima di usarla^ 
si riempie di mate in polvere, e poi la si mette nell'acqua. Dopo che 
in conseguenza di dò ha preso il sapore del mate, la si vuota per bene, 
e quando si vuole prendere il mate, se ne mette dentro una certa quantità 
in polvere, poi vi. si immerge la bombilia, che non è se non una canna 
d' argento o d' altro metallo, che in fondo ha una rigonfiatura tutta 
forata; quindi si versa dell'acqua calda e poi si comincia a mischiare. 
Tutti, ricchi e poveri, prendono il mate, spesso colla stessa bomòtìla^ 
cosa che veramente non fa piacere agli Europei, quando è loro offerto. 
Notate poi che le donne spesso chiudono apposta i piccoli fori della 
rigonfìatura della bambilla, V Europeo succhia, succhia, inutilmente : 
allora soffia, e l'acqua esce e cade sulle mani scottandole! 

Un altro prodotto che, se fosse più curato, potrebbe render gran 
frutto, è il tabacco. In quasi tutti i paesi della Repubblica si coltiva 
il tabacco; uno dei pochi prodotti coltivati dai figli del paese. Notate 
che tutti questi, ma specialmente gli uomini, sono d' un' indole molto 
pigra. Essi stanno quasi tutto il giorno oziosi, o stesi nelle kamacas, 
specie di letti pensili, fumando. Chi lavora di più sono le donne. "Del 
resto bisogna notare che nel Paraguay, il legame di fiuniglia, special* 
mente nelle classi povere, è quasi sconosciuto. Voi vedete spessissimo 
donne vivere per due o tre anni con un uomo, poi abbandonarlo per 
andare con un altro, indi con un terzo, e cosi via. Naturalmente per 
questo fatto 1' uomo non si preoccupa punto di lavorare. 

Ma, per tornare al tabacco, esso si coltiva moltissimo, ma non si 
sa raccogliere ; cosicché mentre sarebbe di qualità eccellente, riesce in- 
vece abbastanza cattivo. 

Una delle principali precauzioni per avere un buon raccolto di 
tabacco è di seccarlo all'ombra; ciò non &nno essi, forse per la pi- 
grizia di costruir delle tettoje ove ripararlo. 

Ora però si è costituita una società di capitalisti olandesi, che 
pensa di profittare della coltivazione del tabacco, e di &rlo secondo 
tutte le regole. 

Anche il frumentone si coltiva al Paraguay, ma non in grande 
scala. Vi sono anni che il frumentone raccolto non basta quasi pel 
consumo del paese, e sono obbligati ad importarlo dalla vicina Repub- 
blica Argentina. 



— ao3 — 
n caSè pure produrrebbe assai bene ; ma succede assai spesso che 
all' epoca del raccolto non sanno come raccoglierlo. C è ad Assunzione 
im Italiano» che possiede una quinia, ove coltiva 500 o 600 piante di 
caflè; orbene, sono tre anni che deve lasciar marcire tutto, perchè non 
trova uomini, che lo vadano a raccogliere. 

La canna da zucchero produce abbastanza bene, ma è adoperata 
ina per estrarne lo spirito che lo zucchero. 

Dicono che i Gesuiti stabiliti nelle Missiones coltivassero in questi 
paesi il frumento. Io l' ho domandato a varie persone stabilite da molti 
anni nel paese, e tutti mi hanno detto che tutte le prove fatte a questo 
fine sono andate fisdlite; e ciò si spiega anche pel clima, che arriva a 
38 o 39 gradi centigradi, mentre d' inverno non fa mai freddo. Solo 
si ha qualche notte un po' fresca, ma di giorno si torna a sudare. Però 
è mdto probabile che i Gesuiti ci siano riusciti, perchè le Missiones sono 
la regione più mite del Paraguay. 

Ciò che si potrebbe coltivare molto bene nel Paraguay, è il riso. 

Un' altra delle industrie del paese è precisamente quella della la- 

▼oxaiione del legname. Difatti, partendo da Villa Concezione fino ad 

arrivare al Rio Apa, si trovano moltissimi stabilimenti, dove si lavora 

3 funame. Io li ho visitati tutti. 

Uno dei legnami, che si lavora maggiormente, è anzitutto il que- 

òrackoy albero d' alto fusto e d' un legno durissimo, tanto che il suo 

nome stesso lo dice. Infatti gueòracho è parola composta da quehrar 

^rompere) ed acha (accetta); cioè a dire e tanto da rompere T accetta. > 

Se ne fa grande esportazione nella Repubblica Argentina, dove però ora 

il ferro si va gradatamente sostituendo al legname. V è poi ancora 

1' estratto di quebracho, una delle sostanze più appropriate per la concia 

deDe pèlli. Però fino ad oggi unico sito, dove si fabbrica questo estratto, 

è r Hàvre in Francia; si capisce facilmente che, a trasportare il legno 

cod lontano, esso soflre e perde molte delle sue qualità. 

Un Italiano, il signor Pagani di Milano, ne fabbricò con buonis- 
«mi risultati al Rio Apa. 

Vi sono i>oi altri legnami per costruzione e per ornamento, quali 
sarebbero 1' urundey, il curupay^ il palo bianco^ il palo santo, il jaca* 



U aspetto generale del paese è un po' montuoso. Effettivamente, 
te noi partiamo dall' Assunzione, e ci inoltriamo verso E., cominciamo 
ad ìncontTar subito delle colline, diramazioni della catena, che divide in 
due partì il. Paraguay, e corre quasi da Nord a Sud. A N. forma il 



— ao4 — 
confine fra il Paraguay ed il Brasile. Quivi si dirama e manda verso il 
Rio Apa una catena chiamata delle Quindici Funie; verso l'Alto Paraiià 
manda un'altra diramazione, che forma il famoso Salto del Guairà, dove 
giunse il nostro compianto concittadino, capitano Bove, guidato da 
queir intrepido esploratore delle Missiones che è il LucchesL Questa 
cascata, secondo quelli che Than vista, è una delle più belle del globo : 
prima di precipitare, il fiume si allarga immensamente ; ed essa è più 
da ammirarsi per la sua ampiezza che per la sua altezza. Infatti mi 
assicurano che la sua altezza non oltrepassi i 17 metri; l'acqua, invece 
di venire tutta in una massa pel fiume, va metà a sinistra, metà, a 
destra, formando tante piccole isole, fra V una e 1' altra delle quali ab- 
biamo altrettante cascate. 

Nel Fiume Iguazù troviamo la grande Cascata di Victoria, che 
giunge a più di 60 m. d' altezza, e cade perfettamente a piombo. 

In quanto alla fauna del Paraguay incontriamo comunissimo ia 
questo paese il giaguaro o tigre d' America. È un animale che spes- 
sissimo, quando si cerca non si trova, e che si trova molto spesso 
quando non si cerca. Specialmente sulle rive dei fiumi esso è molto 
comune. Generalmente non attacca 1' uomo; però gli indigeni dicono, 
ed io lo ripeto con molta riserva, che preferisce l' uomo nero al bianco, 
e che è molto più facile che attacchi 1* uomo, quando ne abbia già 
assaggiata una volta la carne. È molto dannoso dove esistono delle 
aziendas, perchè 11 molto spesso attacca i vitelli e se li porta con fisi» 
cilità nel bosco. 

È molto cacciato, prima di tutto per liberarsene, e poi anche per 
la pelle. Una pelle di giaguaro si paga all' Assunzione fino a 60 o 
70 scudi. 

Un altro animale comune nel Paraguay è il pima o leone d' Ame* 
rica, il quale non ha niente aflatto del leone, che anzi è molto vigliacco 
e scappa quando vede 1' uomo. È però pericoloso agli armenti. 

Comunissimo sulle rive dei fiumi è il tapiro ed il carpincho; poi 
nelle praterie troviamo cinghiali, cervi, caprioli. H carfituho, grande 
roditore, forma assieme al coccodrillo il principal nutrimento delle 
tribù indiane. A proposito di queste ultime sarà bene dire qualche cosa* 

Nel territorio della Repubblica del Paraguay si trovano molte tribù 
indiane, una delle quali vive al N. e si chiama dei Cainguà; essi 
fan vita comune coi yerbaieros e li ajutano nella loro bisogna. Se ncH 
scendiamo verso l'Alto Paranà, troviamo vicino aTacurupucù (nido di 
formica-grande), la tribù dei Guayanas e più in giù i famosi 



— «OS — 
dei quali si sa molto poco, perchè sobo i più selvaggi che esistano in 
tutto il Pazagnaj. Altre tribù nel territorio della Repubblica non se ne 
trovano, ma esistono nel Gran Chaco Paraguaiano , che oggi giorno va 
dal FScomajo alla Baja Negra. 

Se v<n osservate una carta dell' America del Sud, vedrete che, 
cominciando dall' Assunzione fino a Matto-Grosso, si trova sempre Guai- 
CMTÒs, Guaicuròs. Ma questo non è che un nome generico; i Guaùurùs 
si dividono in moltissime tribù. In faccia a Concezione si trovano gli 
Indiani Lenguas^ che passano spesso alla città. Più in su troviamo gli 
Indiani Am^aiits, uomini alti e robusti, completamente nomadi; vi- 
vono di pesca e di caccia. Unica pianta che coltivano, è il cotone, 
perchè precisamente, di cotone son fatti i loro vestiti. Il vestito degli 
nomini è una si>ecie di tabarro, che si mettono sulle spalle e si strin- 
gono poi al fianco con una cintura. Le donne sono ancor meno 
vestite; esse hanno solamente due pelli di capriolo cucite insieme e 
Iqpite intomo alla vita. 

Vìh in su vi sono i Sanapanàs, poi i Ckamacocbs, che hanno il 
costume di entrare armati nell' interno, far guerra colle tribù vicine, e 
poi tubare i fiinciulli, che portano a Puerto Pacheco, ove li vendono. 
Ultimamente il governatore di Baja Negra fa obbligato a sopprimere 
addirittura questo commercio. 

Questi Indiani sono nomadi, e vivono di caccia e di pesca : Tani- 
male al quale danno di preferenza la caccia è il carpincho^ che cac- 
ciano sulle rive del fiume, per mezzo delle freccie e dei facili. 

Quando uno di noi entra in jan bosco per cacciare, torna sempre 
a casa senza aver ammazzato nulla, e ciò perchè è facile perdersi in 
qfoei boschi; di più, quando uno non conosce le astuzie degli Indiani, 
^ aninoali gli scappano. In&tti gli Indiani si tengono sempre sotto- 
vento, e sapendo essi camminare pei boschi, in modo che poi non si 
pQÒ vedere per dove siano passati, è loro facilissimo il cacciare, ed 
essi tornano sempre a casa con qualche cosa. 

Un' altra caccia, nella quale occupano gran parte del loro tempo, 
è pceòsamente la caccia dell'alligatore, e del coccodrillo o giacarl. 

Ebbi scmo ghiottissimi della carne di giocati; ho udito spesso In- 
«fiani chiedere licenza al padrone, dicendo: < Vado ad ingrassare > 
poiché stimano che il cibo che il padrone somministra, consistente es- 
senzialmente in l^;umi, non basti per loro, e durante la licenza si pro- 
mettono d'ingrassare, mangiando appunto carne di giacarì. 

Una volta ho voluto per capriccio mangiare di questa carne, ed è 
bnomsBima, e credo che chiunque non lo sapesse, la prenderebbe molto 



— 2o6 — 
facilmente per carne di pesce, perchè ha lo stesso gusto e lo stesso 
colore. 

Ed ora voglio parlare un poco d' un argomento di grande impor- 
tanza per noi, e cioè della emigrazione italiana non tanto pel Paraguay, 
quanto per tutta la regione dell'America del Sud. 

Sapete benissimo che l'emigrazione italiana si dirige di preferenza 
alla Repubblica Argentina ed al Brasile, e più specialmente alla pro- 
vincia di S. Paolo. Però, mentre i Lombardi ed i Piemontesi vanno- 
tutti alla Repubblica Argentina, i Veneti, meno fortunati, capitano tutti 

m 

nel Brasile. La forte emigrazione per questo paese si spiega molto fa- 
cilmente, perchè quelli che vanno nel Brasile, hanno il passaggio pa- 
gato dal governo ; e siccome gli agenti di emigrazione hanno un tanto- 
per ogni individuo che trasportano, naturalmente essi hanno tutto l'in- 
teresse a trasportarne più che possono. 

Nella Repubblica Argentina l'emigrante sta bene, e sta bene a 
seconda della sua condizione e dei mestieri che sa fare, ed anche del 
luogo dove capita. Per es. nella capitale gli operai stanno abbastanza 
bene ; questo è un fatto positivo. Guadagnano più di qui, e natural- 
mente spendono ancor molto di più di qui, specialmente in fatto di 
affitti; ma sempre la proporzione fra il guadagno e la spesa lascia 
qualche vantaggio pel guadagno; dimodoché l'operajo ivi stabilito ha 
sempre maniera di risparmiare qualche cosa, e di trovarsi dopo qual- 
che tempo con dei risparmi relativamente forti. In quanto agli emi- 
granti contadini, che son quelli che dovrebbero più preoccupard, perchè 
son quelli che partono in maggior numero, essi si trovano abbastanza 
bene nella provincia di Santa Fé, dove si coltiva il frumento. Anche 
qui certo molti stanno male; le leggi, è vero, sono buone; ma per la 
enorme distanza il governo è costretto a mandarvi dei commissari i 
quali sono, assai spesso, delle vere canaglie, e purtroppo, qualche volta, 
nostri connazionali. Li il contadino o lavora per conto di altri, o la- 
vora per conto proprio; per conto d'altri se gli pare di fkr cosi, per 
conto proprio se cade in qualcheduna delle colonie del governo, ove 
gli vien concesso un pezzo di terra, gli strumenti necessari alla colti- 
vazione, e gli animali. Poi gli si dice: e Tu lavorerai questo terreno 
per tanti anni, dopo i quali il terreno sarà tuo, sempre che tu rim- 
borsi al governo una data somma > : la quale a dir vero non è poi 
tanto vistosa. 

Come si vede, adunque, non son tanto brutte in massima le con- 
dizioni degli emigranti, che vanno nella Repubblica Argentina: di più 



— 207 — 

S credito vi è molto focile^ ed un contadino, che sappia darsi le 
mani attorno» trova &cilmente del denaro, e può cosi in pochi anni 
mijglioiare di molto la sua posizione. 

Qnanto alle condizioni morali, bisognerebbe parlar molto. Noi Ita- 
liam la^ù né!!' America del Sud non siamo troppo ben visti, non da 
tntti» ma dalla maggioranza della popolazione, ossia dalla parte igno- 
rante. Il perchè non saprei determinarlo nemmeno io, poiché dovrebbero 
ben capire che la loro ricchezza la devono allo straniero, a questo 
grmgo^ che essi disprezzano tanto spesso. Non parlo, naturalmente, della 
psote sensata della popolazione. 

Ce poi nna cosa curiosissima e dolorosissima, ed è che il figlio 
dell'Aaliaiio è il primo ad insultare gli Italiani ed a gettar loro in 
froda k parola ^rù^or; il che è tanto più da studiarsi, inquantochè il 
governo nostro mantiene laggiù delle scuole per gli Italiani. Anzi que- 
st'anno Ve stata una grande polemica fra i giornali del paese ed il 
giornale italiano La FtUria Italiana, diretto dal dottor Cittadini. Certi 
giornali del paese dicevano che erano astuzie del governo italiano per 
impadronirsi della Repubblica Argentina 1 1 1 1 1 

Del resto, io, senza entrare in osservazioni ed in particolari, vi 
citerò solamente un £itto, ed è che sono partito da Assunzione e sono 
amvato a Genova senza vedere una bandiera italiana, mentre ho visto 
in tatti i porti navi inglesi, francesi e tedesche. Sarebbe molto bene, 
non già per imporci a nessuno colla forza, ma per avere un appoggio 
mocale, tenere anche noi laggiù delle navi stazionarie, dal momento 
che v* è nel bilancio una somma stanziata a tal uopo. 

£ qui ho finito. Vi domando scusa di nuovo per la forma non 
troppo bella, e mi auguro che altri meglio di me vi possano illuminare 
soBe rq^oni dell'America australe. 



C. 



Un cranio del paese dei Somali. 



Come fu già accennato (i) il dott. Alfieri, reduce dallo Scioa, in- 
viava alla Società un cranio, da lui raccolto nel viaggio tra Harar e 

Zeila, accompagnandolo colla seguente lettera: 

Taranto, 7 dicembre 1888. 
Uùisfre Signor Presidente, 

IC onoro di presentare alla Società Geografica, cosi degnamente 
presieduta dalla S. V. lU.ma, un cranio, che rinvenni nella località detta 

(i) Vedi BoiXKTTlNO, del germajo p. p., pag. 3. 



— ^oS — 
Gildessa, sulla strada dell' Harar, e precisamente nella zona^ ove avvenne 
r eccidio della Spedizione Porro. 

Essendo io incerto sulla razza, cui appartiene quel cranio, e pò* 
tendo esso benissimo appartenere a qualcuno dei nostri martiri, oso 
pregare la S. V. Hl.ma di volerlo far esaminare da persone competenti, 
onde appurare il sospetto, che ho e che le comunico. 

Dev.mo suo 
Dott. Raffaele Alfieri. 

n Consiglio direttivo, accettando T offerta, deliberò d' inviarla al- 
l' illustre senatore prof. Paolo Mantegazza, con preghiera di dare, sulla 
pertinenza del cranio, il suo autorevole parere. 

Il prof. Mantegazza rispondeva colla seguente lettera al segretario 

della Società: 

Firenze, i marzo 1889. 
Caro Signore, 

Il cranio portato dal dott. Alfieri non è sicuramente di uno dei 

martiri della Spedizione Porro, perchè appartiene fuor d' ogni dubbio 

ad una donna. È più difficile stabilire a quale razza appartenga, tanto 

più perchè ci viene da un paese, dove Semiti, Negri e Ariani hanno 

frammischiato in cento maniere il loro sangue. Io però sarei disposto a 

crederlo di una meticcia di negro e di una razza x. 

Mi voglia bene e mi creda 

Silo dev,mo 

Paolo Mantegazza. 



D. — Una PITTURA DI Boscimani. 

Il nostro socio corrispondente cav. Giacomo Weitzecker ci scrive 
da Leribe, in data del 24 gennajo p. p., accompagnando alla Società 
il dono, già annunciato precedentemente (i), di un bell'acquarello, che 
riproduce la celebre pittura eseguita dai Boscimani sulla parete di una 
spelonca presso Wepener nella Repubblica d' Grange. 

Il disegno favoritoci misura m. 0,48 X 0.71, è a 4 colorì ed è 
opera del sig. F. Christol» allievo della Scuola di Belle Arti di Parigi, 
il quale ebbe la cortesia di eseguirlo, perchè fosse a noi inviato. Esso 
porta all'alto la scritta: e Dono di F. Christol e G. Weitzecker >. H nostro 
socio ce lo presenta colle seguenti parole: 

(i) Vedi Bollettino, del gennajo p. p., pag. 45. 



. — 209 — 

e Intanto le mando la gran pittura di Boscimani di cui le parlai. 
€ La mando alla Società Geografica, col desiderio che passi quindi al 
e Museo Etnografico, dove il suo posto sarà accanto ai due pezzi ori- 
c ginali, che in essa si trovano pure riprodotti e che vi ho segnati con 
€ osa croce in matita. 

€ Quella pittura consta di 37 figure: 12 di Zulù, io di Boscimani, 
e 15 di bovini. 

€ L^idea della pittura è chiarissima. I Boscimani hanno fatta una 
€ razda. Gli Zulù vengono per riprendere il bestiame. Alcuni Bosci- 
< mani tentano di fermarli e respingerli, mentre altri fanno fuggire il 
« bestiame per metterlo in luogo sicuro. — È un vero quadro! > 

Soggiungiamo che i Boscimani vi sono rappresentati di color rosso, 
gii avversali sono neri; che i primi sono armati di soli archi, fireccie 
e uretra, gli avversari invece di scudi e giavellotti, uno in mano e cinque 
infilati dietro lo scudo ; che nel combattimento, i più lontani fra i neri 
si avanzano di corsa, i più vicini si presentano raccolti ciascuno dietro 
il proprio scudo; uno di essi è caduto; le freccie volano numerose 
contro di loro; parecchie sono aggruppate sullo scudo dei più av£^nzati. 
Tra i Boscimani vi sono pure dei feriti; uno di questi, ferito da due 
'giavellotti, si ripiega sulla sinistra con un' attitudine di dolore molto 
bene indicata. £ si possono studiare nel disegno molti altri importanti 
particolari deHe due differenti tribù. 

Abbiamo già depositato il disegno presso questo B. Museo Etno- 
grafico, e lo avremmo anche riprodotto per il Bollettino, se non si 
trovasse già accuratamente pubblicato nell' opera dell' Andree testé 
tBcìta: Etknographische Paralkhn und Vergleiche, Neuè Folge, Lipsia, 
Vd^ 1889. 

Le differenze tra T incisione dell' Andree e la nostra copia sono 
assai poco significanti. Neil' Andree cinque dei negri portano collo 
scodo 6 .giavellotti, uno ne ha 4, nel nostro disegno invece ciascuno 
ne ha 5; nell' Andree il Boscimano ferito è trapassato molto eviden- 
temente dai giavellotti e non posa la sinistra su uno di questi, ma la 
preme contro Q fianco, nell' Andree le freccie sono veramente piantate 
sn qualche scado dei negri, nel nostro invece vi sono soltanto awici- 
cinate, e cosi dicasi di qualche altra variante. Forse taluna non sarà im- 
possibile che possa essere verificata sul luogo. L' Andree nella sua opera dà 
la seguente descrizione (i): < La pittura è presa da una comunicazione 
e del ^. H. Dieterlin, della Società delle Missioni evangeliche di Pa- 

(1) Vedi Andrbe, Eihnógr. Parali, pag. 67. 



— 2IO — 

€ rigì, che la copiò da una caverna lontana due km. della Missione di 
€ Hennon. I Boscimani hanno rubato una mandra di buoi ai Caflri e 
€ Tengono inseguiti dai derubati... Tre Boscimani spingono via la 
€ mandra, mentre gli altri, armati di archi e freccie avvelenate si op- 
c pongono ai CafTri. 

€ È da osservare la significante differenza di proporzioni tra i 

< piccoli Boscimani ed i Caifri. Forse l'artista volle esprimere con ciò 

< l'eroismo dell'impresa, che cioè quella gente piccola abbia osato 

< di resistere ai Caf&i giganteschi e tarchiati >• 



E. — Rio Branco. 

Note di viaggio di £. Stradelli. 

Giunto da pochi giorni a Manàos, non mi vi era ancora comple- 
tamente installato, che ripartivo pel Rio Branco. 

Una sera, mentre entrava all' Hotel de France, incontrai il mio 
buon amico capitano Tertulliano, che stava chiacchierando con un signore 
alto, magro, ma di aspetto simpatico e distinto, che non conoscevo, e a cui 
mi presentò, dopo scambiate poche parole per soddisSeure le insofferenze 
della reciproca curiosità. Era il signor maggiore Ernesto Jaque Ourique, 
capo di una Commissione ufficiale per l' ispezione delle colonie militari, 
diretto al Rio Branco, per riferire se vi si doveva o no stabilire una 
colonia, la cui fondazione è stata statuita per legge da una ventina 
d' anni ; e naturalmente la conversazione si portò sul paese e sul Rio 
Branco. 

— Il signor Barboza mi aveva parlato di lei e desideravo co- 
noscerla. 

— Troppo buono, realmente 

— E poi spero mi darà qualche informazione sul Rio Branco. 

— Non gran cosa; non ne rimontai che una piccola parte nel- 
r anno 1882, quando fui colla Commissione pei confini tra Brasile e 
Venezuela. Non passai Carapanà-tuba, che è un poco a valle delle prime 
cascate. E loro fino dove hanno intenzione di rimontarlo? 

— Fino alle Pasendas Nacionaes. Un viaggio di una trentina di 
giorni. 

— Andando a vapore; ma anche cosi, metta sessanta, e si ingan- 
nerà di poco. 

— Vial lei ci vuole spaventare. 



1 



— : aii — 

— Neanche per sogna Certo che si può £sire lo istesso viaggio in 
rentigionii, andando in lancia a vapore fino alle cascate; ma non saranno 
i signori, che lo potranno &re. Bisogna aver rematori indigeni, ed essere 
abituati a questo genere di viaggi. 

— Sono di ritorno adesso dal Tieté, dove ho visitato la colonia 
mih'tare, e le assicuro che non è viaggio facile né comodo. 

— Tutto ciò che vuole. Ma con che personale contano rimontare 
il fiume? 

— Non ne so nulla. Aspetto 1' arrivo del Presidente per decidere, 
giacché fino adesso non ho potuto incontrare mezzo di conduzione 
possibile. 

— Se è cod, spero avremo tempo di chiacchierare più a lungo 
in proposito. 

— Lo spero bene. 

— A un altro giorno, dunque. 
— • A un altro giorno. 

Ci separammo con una cordiale stretta di mano. 

Nei giorni successivi ebbi più di una volta Y occasione di incon- 
tnxmi con lui, e con i suoi compagni di Commissione, capitano Vaz 
Lobo, nn veterano della guerra del Paraguay, e il tenente José de Moraes 
del corpo di stato maggiore, simpaticissime persone anch' esse; e come 
da cosa vien cosa, un bel giorno, senza saper come, mi trovai ad aver 
promesso di accompagnarli al Rio Branco. 

D Presidente della Provincia, aveva messo a disposizione una lancia 

a vapore della Jiotìlha da guerra, e il io maggio alle 3 i[2 salpavamo 

lardando dietro di noi Manàos, come assopita sulla sponda del fiume, 

pexdentesi in un lungo strascico di case civettuole nascoste tra il 

verde delle palme e delle mangue, tra gli avanzi delle antiche sue selve 

kmtane, là in fondo seguendo le mille ondulazioni del terreno, come 

fk^ggendo ai baci di fuoco del suo ardente sole. È giorno di festa, e a 

quest* ora tutto è deserto. Noi rimontiamo il fiume lentamente, abbiamo 

due canoe a rimorchio. Una è destinata per trasportarci, quando sa- 

obbligati a lasciare la lancia a vapore, ma adesso, come l'altra, 

a una diecina di indigeni, che discesero ultimamente dal Rio 

fihmco in compagnia del signor conte Pimenta Bueno, Presidente della 

Provincia, e che ora vi ritornano. Sono due donne, una maritata, l'altra 

T«gi"«a, due tuxàua Macuo^^ o loào e o Tafajuna, che ci serve di 

pntàoo, Mandkf marito di una delle due donne, e tre ragazzotti della 

iiìfdnBma tribù, che vivono lungo le sponde del Tucufù e un tuxàua 

Oafixana, Rofue^ con un nipote, dei campi del Tucuiù. I due tuxàua 



— 212 — 

(capi) Macus^ si lasciano crescere i rari peli del mento, il Uapixana 
no. Le donne non sono brutte, anzi V Idalina, la ragazza, può passare 
per una bellezza. Vengono carichi di regali e contentissimi di sé stessi. 
Il primo giorno, si sa, non si viaggia ; è per moversi ; cosi alle 5 diamo 
fondo sulla foce del Taruman grande, fiume che venendo con un corso 
quasi affatto sconosciuto dal N., mette nel Rio Negro a poco più di 
tre leghe a monte della capitale. Prendiamo possesso di una casa ab- 
bandonata sulla riva destra, e ci prepariamo a passare la notte, man- 
giando in fretta un boccone inaffìato da due bottiglie di buon Chianti, 
regalo dell' amico Ventilari, che spariscono allegramente tra brìndisi 
fatti alla buona riuscita del viaggio, agli amici lontani, all' Italia, al 
Brasile. Nel mettere le amache il Vaz Lobo e il Moraes pongono inav- 
vertitamente il piede in una abitazione di sàuòa, specie di grossa for- 
mica dalle mandibole potentissime, il flagello di- queste r^oni, che 
disturbate si gettano furiose sugli intrusi, che si ritirano più che in fretta 
tra le risate generali, e mandano up marìnajo a finir di legare le amache, 
che ci hanno da servir da letto. 

U undici alle 6 314 ci rimettiamo in cammino, e siamo a notte a 
Tanapessassù, d' onde ripartiamo la mattina del 1 2 e arriviamo la sera 
ad Ayrao. Ayrao è in festa, in onore — secondo che mi dice uno da 
fesieiros — e do glorioso santo Elias >. Ieri hanno alzato il « mastro > e 
dopo domani vi sarà il pranzo, con cui terminerà la festa, e l' elerione 
del juiZf de la juiza e dei mordomos per \ anno venturo. 

Queste feste sono per me una delle cose più caratteristiche del paese; 
sopra tutto quelle dell' intemo, dove la civilizzazione non • gli ha ancora 
tolto il loro carattere semi-pagano, e dove le tradizioni indigene fenno 
capolino ad ogni istante. Popolazioni abbandonate quasi assolatamente 
a sé stesse, formatesi dalla fusione delle razze indigene, tenute cosi per 
calcolo da chi potrebbe; nell' abbassamento morale, in cui si trovano, me- 

raveglierebbe fosse diversamente. La tradizione cristiana, del resto, delle 

• 

antiche Missioni, raramente avvivata dalla presenza di un sacerdote, si 
confonde coi resti di tutte le tradizioni di razza, e la festa cristiana si 
vede fondersi colla festa selvaggia, le litanie precedono appena il ^" 
chiry ed il dabucury^ dove le danze religiose e compassate degli in<^- 
geni sono sostituite dal londit dal carnata, quando non lo sono dalla 
polka e dalla quadriglia francese, comandata per fino in qualche cosa 
che vorrebbe esser francese: salh as damasi Che non può la civilizzazione/ 
Tutto è pronto : la cera, i fuochi artificiali, le bevande, la laig» 
baracca improvvisata per la danza; e i vicini lasciando il sìthi vengono 
con tutta la famiglia, cani compresi, per assistere alla festa. Il piccolo 



— 313 — 
vilbggio abìtaalmente deserto, s' anima di una vita fittizia e fugace, il 
porto fonnicola di canoe di tutte le dimensioni. H giorno solenne ar- 
xiia. Dall' alba il ptiz^ la juita, i mordomos con bandiere e tamburi 
percoETQDO il villaggio, mentre tre o quattro persone vanno nel bosco 
vicino, scelgono un albero non troppo grosso, alto e diritto, e tagliatolo. 
Io portano sul piazzale davanti alla chiesa. Là lo adomano con foglie 
e frutta, in guisa che sparisce completaniente sotto i suoi ornamenti, e 
una banderuola, fiitta con tm pezzo di tela qualunque, è issata alla sua 
estremità. H mastro è pronto e, alla presenza dei festeiros e del popolo 
tutto, è conficcato solennemente nel suolo, salutato da una volata di 
fuochi di artifizio, che rumorosamente scoppiano nell' aria. La festa da 
questo momento è cominciata, e durerà fino che il mastro non sia abbat- 
tuto odia stessa solennità, dividendosi le frutta tra gli stessi astanti. 
O saoto^ la cui immagine è conservata nella chiesa, è tolto dal suo 
hiogo, sopracaiicato di nastri, e posto in una canoa ornata anch' essa a 
festa ccMì nastri e scorze d'arancie^ ripiene di olio di tartaruga, in cui 
anota uno stoppino; le quali devono servire per l'illuminazione della notte. 
Le stesK scorze di arancie, tagliate a mezzo e ugualmente preparate, sono 
distribuite sopra paletti spaccati in quattro all' estremità superiore, lungo 
il piazzale e il cammino, che dalla chiesa conduce al posto. Questa 
spesa è a carico della/v«ra, mentre quella della cera, che orna l' altare, 
è divìsa tra questa e il juiz. 

Giunta la notte si accendono i lumicini, e al primo segnale dei 
fiiochi di artifizio, la canoa che porta il Santo» anch' essa illuminata, 
coi fesieiros dell' anno precedente, cantori e musica, (un tambturo, una 
dìilana e nn violino al più), lascia il proprio nascondiglio e con un 
lazgo giro trionfale si approssima al porto tra allegri canti e suoni. 
D'istante in istante dalla canoa sono lasciati cadere nel fiume dei 
hunicini fisitti col medesimo sistema di scorza d' arancia, che gallega 
gìaado a seconda del capriccio della corrente sono, sul fiume nero e 
fi f^ngtfwft di sera, di tm efletto abbastanza ben riuscito. I fuochi d' ar* 
tifizio, le campane, se la chiesuola le possiede, intanto non cessano 
d' empire 1' aria dei loro suoni discordi. La canoa prende terra, i jtdt 
passati consegnano l' immagine ai nuovi, che la portano processionai- 
mente alla chiesa illuminata, accompagnati dal popolo tutto. Posta quella 
al suo luogo, il juìm^ la juiMa e i mardamos^ inginocchiati sui gradini 
ddT altare, intuonano le litanie, che tutti sanno a memoria, quindi si 
sarte di chiesa e si va alla casa della festa, dove incominciano le 
daaae kigamente inafBate di cachaca {^L eh nelle parole portoghesi si 
\Bfgt come i^ in € scena > )• Da .questo momento il UmdU e le qua* 



— 214 — 

drìglie si succedono senza interruzione, e non cessano che nelle ore calde 
della giornata. I ballerini si cambiano, si rinnovano nella sala da ballo; 
air orchestra di lusso succede il gambàj specie di lungo tamburo, ma 
le danze non restano, vi è sempre qualcheduno che danza. Giunta la 
notte tutto il popolo ritoma alla chiesa a cantare un'altra litania, per 
poi ritornare con più entusiasmo alla danza ; e cosi avanti fino al giorno, 
in cui poste le tavole dopo una solenne litania il juiz non oilia il 
pranzo agli accorsi. Tutti sono invitati, tutti mangiano, gli uomini sedati 
a tavola, le donne sopra le stuoje in cucina ; e i cibi e il vino e la 
cachaca, sono serviti a profusione, senza risparmio, a volontà. Finito il 
pranzo, si sorteggiano solennemente dinanzi all' autorità i festdrcs del- 
l' anno venturo, si atterra il mastro, si lancia un' ultima dozzina di 
fuochi artificiali, e la festa è finita. 

Molta e molta gente lavora tutto il resto dell' anno, e spesso non 
basta, per poter far fronte alle spese, che porta 1* esser juis o ;««; 
giacché non accettare 1* oneroso incarico sarebbe una vergogna insop- 
portabile. La sorte lo designò ; domanderà l' elemosina, farà un debito, 
che non potrà pagare, farà peggio, se occorre, ma compirà il suo do- 
vere, certo che il Santo lo assolverà di qualunque cosa, che facda per 
fòrgli onore, e lo ricompenserà largamente colla propria protezione. 

Appena sbarcati fummo invitati a prender parte alle danze, io vi 
accompagnai un momento gli altri, poi mi ritirai a bordo; non mi sen- 
tivo bene : un dolore fisso e sordo al fegato mi incomodava fino dalla 
mattina. Mi assicurarono poi che non avevo perduto nulla. 

H 13 ci rimettemmo in cammino dopo un temporalaccio, e alle 3 
arrivammo a Moura. Anche essa è in festa, ma non so dire per qua! 
Santo, ho dimenticato di notarlo. 

Avevamo una lettera pel tenente Horta, che ci ricevè perfetta- 
mente, e anzi ci fu di non piccola utilità. Tutto visto e considerato 
r imbarcazione, che noi tenevamo, era troppo piccola ; ce ne occorreva 
Un* altra maggiore, ed esso gentilmente ce la fornì. Sì sarebbe potuto 
ripartire lo stesso giorno, ma preferimmo passare la notte in Mooxa e 
ripartire la mattina, e passammo il dopo pranzo chiacchierando derpi» 
e del meno, e naturalmente del Jauapiry, dei Chrichanàs e del Barbo» 
Rodriguez, tanto più che io>avevo nel 1884 fatto parte della V^ 
spedizione condotta da quest' ultimo ; e su questo proposito le recnnun^' 
zioni dell' Horta, in qualche cosa giuste, non avevano fine. 'E^^ ^ 
succinto la cosa: 

Fino dai primi del 1840 alcuni indigeni scendendo dal Rio J*^' 
piry, e per ciò conosciuti con questo nome, comparvero nel Rio Ncgio» 



— 215 — 
m numero abbastanza grande per ispirare ser} timori nei suoi abitanti 

e forzarli ad abbandonare le piantagioni stabilite neirjauapiry e nelle 
immediaziom della sua foce. Pare però che non vi fossero ancora sta- 
biliti definitirramente e che non fossero che scorrerie, giacché il Briga* 
deiro Gabriel, che vi fa inviato in esplorazione dal Presidente Manoel 
Comes Correa de Miranda, nella relazione che di questa fece, secondo 
ciò che riporta il citato Barboza nella sua Pctcificafoo dos Chrichanàs, 
da aà tolgo questi dati storici, dice : < In questo fiume non vi è 
vestigio nessuno d' indigeni >. Un anno dopo un tal Major Vasconcellos 
vi entrò con 30 uomini e, rimontato V affluente Uaturacà, 1' 8 maggio 
mise piede a terra e s'internò nella foresta in cerca di Maloca, Tre giorni 
dopo incontrò un indigeno, e poco dopo un buon nerbo di guerrieri 
accora per difendere la propria terra: ma invano. Il fucile ebbe ragione 
della fi^cda, e gli Indiani lasciarono molti dei loro sul terreno e furono 
co Mietii a ritirarsi. Il giorno dopo i civilizzati entrarono nella McUoca^ 
la saccheggiarono e vi posero fuoco. Si dice che una vecchia e una 
bambina morssero in questa occasione, vittime dell' elemento distruttore, 
ministro di civiltà. Il lauapiry fu interdetto ai civilizzati da quel giorno, 
e non pochi, che si arrischiarono a entrarvi, pagarono colla vita la 
propria temerarietà. Una guerra senza tregua cominciò tra selvaggio e 
civilizzato : non si davano quartiere, chi prima poteva, prima colpiva, ma 
gVIndianinon sortivano dai limiti del loro fiume. Nel 1862 però comin* 
aarono a lasciarlo e a riapparire nel Rio Negro. In varie occasioni da 
ambe le parti vari furono i morti, fino a che il 12 di gennajo del 1873 
a{^)arTero numerosi in Moura, che fu abbandonata dai suoi abitanti ; i 
quali spaventati si rifugiarono in un isolotto, che resta di fronte alla 
terra e che da quell' epoca prese il nome d' Isola da Salvalo, e chiesero 
soccoisi a Manàos. 

Barboza Rodriguez sostiene che quella brava gente era venuta con 

intenzioni assolatamente pacifiche, anzi che venivano al suo incontro, e 

che fa tutto un malinteso. Sia come si fosse, fh mandato in soccorso 

ddl' afflitta popolazione il Brigadeiro J. dos Regos Barros Falcao con 

due lance da guerra e un distaccamento del 3^ d'artiglieria a piedi. 

Al suo arrivo gì' indigeni, che si erano già ritirati nella foresta, furono 

insegniti e obbligati a rientrare nell' Jauapiry. Restituiti gli abitanti in 

Kooia, ritornò a Manàos, lasciando il distaccamento e una lancia sotto 

f^ ordini del tenente Horta, il nostro ospite. H 29 ottobre gli Indiani 

lìappariscono, ma sono presto messi in fuga ; non cosi il 2 1 novembre, 

die quasi giungono a rimpossessarsi un' altra volta della Villa, ma re- 

spinti e costretti a rìfiigiarsi nel bosco, vi sono inseguiti e incontrati 



2l6 

sulla sponda di un lago, dove solo T approssimarsi della notte pose fine 
alla carneficina. La relazione ufficiale nel suo laconismo dictimoreram 
muitos; ma non dà il numero. Furono in questa occasione prese 12 tiòà, 
e fuori tre, portate come trofeo a Mouira e distrutte a colpi di scuce, 
n giorno dopo tornarono a dar caccia agli indigeni, che furono incon- 
trati silenziosi, nascosti tra il fogliame degli alberi, secondo dice il Bar- 
boza; chi presenziò la scena però racconta che dal loro nascondiglio 
gr indigeni frecciavano come meglio potevano gli assalitori, i quali per 
attaccarli facevansi scudo del tronco degli alberi. Cominciò il fuoco, 
meglio la carneficina, e non fu dato quartiere. 

Tutto ciò non era fatto per calmare gli animi e le rappresaglie, 
e le morti da una parte e dall'altra aumentarono. Si ha il numero delle 
vittime dei civilizzati, ma il numero degli indigeni è un segreto, che solo 
può rivelare la foresta. Il Rio Negro restò fino* al 1878 libero dai Jauapiij 
o Vaimiry, come allora si chiamavano; solamente nel 1881 ai 6 digen- 
najo riapparvero gli Indiani in Moura, facendo due morti nelle sue 
vicinanze e entrando nella casa di un tal Pastana, che potè fiiggire 
senza essere offeso. Dato Tallarme però, come erano venuti, si ritirarono 
inseguiti invano dalla soldatesca e dalla lancia a vapore. Di qui innanzi 
non riapparirono più nel Rio N^ro; le morti e i ferimenti, che si succe- 
dono, avvengono neir Jauapiry, dove più di una volta gV indigeni sono 
attaccati e perfino mitragliati dalla guarnigione e dagli abitanti di 
Moura. 

Stavano le cose in questo stato, quando il sig. BarbozaRodrìguez venne 
a Manàos come direttore del Museo Botanico di questa città. Poco 
dopo il suo arrivo si offri al sig. Presidente della provincia, allora 
D. José Lustosa da Cunha Paranaguà, di recarsi a tentare la pacifi- 
cazione dei Jauapiry ; e allora dallo stesso Presidente fui interpellato 
per sapere se, caso la spedizione avesse luogo, accettavo di fame parte. 
L' occasione per me era troppo bella, e risposi non aver difficoltà nes- 
suna. Avvenne però che il Presidente fu mutato: al D. Paranaguà suc- 
cesse il sig. D. Teodoreto Sonto che, per quanto approvasse il pn^^^» 
dovette per varie ragioni procrastinarne V esecuzione. 

Nel frattempo alcuni abitanti di Moura si incontrarono nel Jaua- 
piry cogli indigeni, e avendo con sé un indiano Macuxy, chiamato 
Fedro, che per mezzo deUa lingua dei Porocotò potè ferri intendere, 
si intrattennero insieme amichevolmente, separandosi a notte dopo aver 
da parte a parte scambiati regali. Il primo passo era dato. Pochi gionu 
dopo THorta, il prefetto di Moura e non so più chi altri, di cui è mu- 
tile farvi i nomi, tornarono al Jauapiry e si intrattennero amichcfol- 



217 — 

mente cogti indigeni. Eravamo sulle mosse, quando questa notizia venne 
a Manàos. Precipitammo la partenza. Giunti a Moura fummo pessima- 
mente rìceTuti dagli abitanti, messi su dallo Horta ; e né lui né nessun 
altro, che fece parte delle anteriori spedizioni, voleva accompagnarci per 
quanto io, persona neutrale in tutto questo, cercassi di metter la pace 
e la calma. Barboza però, secondato dall' alferes Ferreire, tanto si ado- 
pelò, che ottenne di levar con sé, per quanto a contro voglia, il Bi- 
csdinho colla &miglia e, quello che più importava, il Jararaca con 
Fedro, Vinterprete. U Bicundinho erasi fino allora, a quanto ci constava, 
occapato dei Jauapiry, ed era lui che era sempre stato incaricato della 
distribuzione dei regali per quelli, quindi prezioso e necessario. 

Partimmo pochi giorni prima di Pasqua, e in tre canoe rimontammo 
il fiome. Nei primi tre giorni non incontrammo- né Indiani né traccia 
dì Indiani, e già disperavamo del successo. Il Bicudinho, che colle 
$ae due canoe meglio equipaggiate della nostra non remata che da 
soldati, ci avea sempre preceduto di due o tre ore colla scusa di 
Tokr troY^ in casa per la festa di Pasqua, ci lasciò e tornò a Moura. 
Sestammo con Fedro e Jararaca e poco dopo la sua partenza incon- 
trammo una uià incostata alla sponda e che mostrava esserne usciti 
i padroni poco prima ; vi lasciammo dentro regali, e mettendo dei 
segnaU di tela lungo il cammino, se^immo senz'altri incidenti, dormimmo 
la notte per precauzione in mezzo al fiume, e la mattina dopo pren- 
demmo terra nell' isolotto di Macàua, battezzato pomposamente col 
nome di Isola del Trionfo (Jìka do Thriumpho), Potevano essere le io, 
are?amo appena finito il magro asciolvere, quando scorgemmo alcune 
«fó, remate vigorosamente da indigeni, rimontare il fiume. Nella prima, 
in piedi tre uomini portavano come trofeo i regali, che avevamo lasciati 
il giorno avanti: venivano pacificamente non vi era dubbio. Poco prima 
di giungere all' isolotto presero terra e sparvero nella foresta. Passarono 
alami nùnuti di aspettativa: a un tratto su una pietra di ^^x granitico, 
che si avanza tra la folta vegetazione della foresta nel fiume, ad ovest 
dcQa isola, dove questa é più prossima a terra, apparvero una ventina 
di indigeni levando alto le fireccie e gli archi, battendosi il petto, gri- 
dando, orlando, gesticolando come ossessi. L'interprete domandò loro 
cosa Tdevano, e sulla risposta pacifica che gli diedero, il Barboza fu 
in nna piccola canoa ad incontrarli. Fu il segnale : pochi momenti dopo 
l'isola era invasa, e i r^ali cominciarono ad essere scambiati da parte 
^ PMte ; gli indigeni ne davano archi e freccie, noi cappelli, camicie, 
^!«^«au, ostelli, ecc., che ne erano stati consegnati a tal fine dal Pre- 
ndente della Provincia, ma di una cosa sopra tutto si mostravano de; 



— 2l8 — 

si derosi, di bottoni; e li staccavano senza cerimonie, dovunque li trovas- 
sero, cosicché in pochi minuti dovettero questi essere sostituiti con le- 
gacci e trine. Tre soli conservarono, senza che nulla potesse disarmarli, 
r arco e le frecce. Erano, a quanto ci dissero, i cacciatori della tribù. 
Calmata la prima furia si potè avere alcuni schiarimenti e informazioo^ 
tra cui una importante, chiamarsi essi Chrichanà e Ririehanà, nome 
ben noto di tribù dell' Alta Parfma. 

Poco prima di sera ci separammo invitandoli, a ritrovarsi nel me- 
desimo punto tra cinque giorni, giacché noi saremmo ritornati in landa 
a vapore, avvertendoli di ciò, perchè non si spaventassero. Ci risposero 
che non avevano paura, e che potevamo venire, quando volevamo sul no- 
stro mutum mutum - forma onomatopeica, con cui designarono la lancia a 
vapore - ; che non gfi ingannassimo noi, che essi non avrebbero mancato. 
Tre giorni dopo eravamo a Moura. Fu fatto un altro tentativo per ve- 
dere, se si impediva a Fedro e a Jararaca di accompagnarci, e la mat- 
tina dopo il nostro ritorno si ripartiva a tutto vapore pel Jaoapirj. 
Nel maggio fu fatto il rilievo del fiume. Poco prima di arrìTare a 
Macàua si rincontrò un' uba con sette indigeni, si fece alto, ed essi si 
approssimarono senza diflìcoltà. Invitati a venire a bordo, oilrendo & 
trarre a rimorchio V uàà, quattro soli accettarono, gli altri dissero che 
andavano ad avvisare i loro del nostro arrivo. Eran quelli quattro giovinotti 
svelti, ben fatti, abbastanza chiari, dalla figura intelligente e non troppo 
camusa, con le estremità fini e delicate, cosicché mi si confermò l'idea 
appartenere essi a quella razza, che a mio vedere è la più antica nel 
paese e il cui tipo è il Macù. Non mostrarono meraviglia nessuno, 
neanche quando la macchina si mise in moto; fhrono solamente un 
istante sorpresi dal fischio acuto del vapore, ma fu un istante: si guar- 
darono 1* un r altro e caddero in una omerica risata. In una scatoletta 
di latta vi era del piombo da caccia; uno, tratto dalla curiosità, vi mise 
la mano e ne tirò un pallino, che rimise immediatamente al posto con 
segni di evidente spavento, avvertendo di ciò che era i compagni, poi 
ciascuno di essi ci mostrò dove erano stati feriti. Ve ne era uno che 
aveva sul corpo delle cicatrici di tutti i generi, di palla e di pallini, e nd 
polpaccio una ferita lunga, difficilmente definibile, ma che egli, (otsc Icg* 
gendoci in volto l' interrogarione, si affrettò di farci capire che era ài 

* la 

mitraglia, mostrando ripetutamente il cannoncino di poppa e poi » 
gamba, e accompagnando la mimica con un espressivo : Fuum ìbom! Non 
erano vigliacchi, le ferite erano tutte di quelle che Sparta onorava, e 
conoscendo il pericolo non lo avevano sfuggito. Lo stato delle dcatnci 
diceva che non erano tutte dello stesso tempo. 



I 



219 "^ 

Del resto pareva fossero in casa propria: uno si pose a cavallo del 
caonoodno, e si fece il fedele portavoce del comandante ; gli altri, re- 
stati con noi nel camerino, cercavano ogni modo per farsi capire. Io 
areva VaBmm aperto, e uno di loro me lo prese, e col lapis, che ripetuta- 
mente mi cliiese, vi tracciò su una specie di rozza greca; gli altri due ne 
imitaiono l'esempio, anzi uno vi fece una linea tagliata da altre sette linee 
spezzate, che 1* interprete pretendeva dovesse rappresentare un'»M. 

Essi pnre ripeterono chiamarsi Ririchanà e non Jauapiry. Giunti a 
Madnia, per quanto fosse tardi, non vollero dormire con noi e prega- 
rono di ferii trasportare nella terra ferma, promettendo di tornar il 
giorno dopo coiì gli altri. CoU'alba i nostri quattro amici erano di ri- 
torno e vennero a bordo; e tra l'altre cose fu fatto loro presente di 
scatole di fiammiferi, facendogliene vedere Tuso. Il resto degli indigeni 
non tardò e tra essi alcune donne ; e non appena apparvero nell'isola, 
t nostri amici imparienti si gettarono in acqua e* a nuoto furono a terra, 
dove prima cosa vollero mostrare ai loro i fiammiferi, che (come è na- 
turale) non presero fuoco. Nessuno ne volle più, sostenendo che non 
servivano che x>^ i^oi. Distribuiti i regali cominciò il banchetto: erano 
pord selvatici, aguty, pesci in mojuen colle viscere e tutto, bejù di 
firina di mandioca e salsa di peperoni, accompagnati da una bevanda 
fetta dal fratto del myrity in principio di fermentazione, stemperato nel. 
Facqna. Dai solidi mi potei liberare con abili evoluzioni, ingollando sol- 
tanto un x>o' di bejà; ma dalla bevanda non fu possibile. Non potei 
«fn g gir e la vecchia, che la serviva, e fui obbligato a bere. Oggi an- 
ccyia ammiro il mio coraggio e fremo. La nostra Ebe oltre che vecchia 
eia sporca, o almeno lo pareva ; e siccome, secondo l'uso, nel cachiry 
offerto vi era stemprata un po' di farina, la rimescolava prima di oF- 
frìrla, cacciandovi dentro intiera la mano, che mentre voi bevevate asciu- 
gava metodicamente nelle grinze delle natiche. Quando Dio volle, il 
banchetto fini, e cominciarono le danze : non che queste fossero troppo 
nngliori di quello, ma pure erano un sollievo. Tenendoci Tun Taltro 
per mano durammo più d' un' ora a correre in ruota al compasso di 
ima cantilena lenta e monotona, di cui le uniche parole, che di tempo 
in tempo si udivano, erano camararà. In poco tempo, io lo confesso, non 
ne potevo più, e appena ne ebbi agio, sgattajolai nella lancia ; di là po- 
tevo osservare meglio ed ero più comodo, e approfittai del momento per 
time alcmie fbtc^^fie, che non riuscirono del tutto male. Barboza in- 
tanto restato a terra, pontificava. Ad uno ad uno gli indigeni gli pas- 
savano davanti, offrendogli le due mani, perchè vi soffiasse su, credendo 
con dò garantirsi contro non so quali mali. Appena finita la cerimonia, 



320 

ecco il Fafi mutato in parrucchiere ; tutti a una volta vogliono farsi 
tagliare i capelli. Ma nel frattempo non restavano di domandare e ri- 
domandare regali, cosicché a sera non avevamo già più nulla da dare, e 
quando all' imbrunire essi si ritirarono, fu deciso che coU'alba saremmo 
ritornati a Moura; il che fu fatto. 

I Ririchanà vanno nudi, coprendo appena le parti pudende, gli 
uomini con una stretta fettuccia di un tessuto di cotone ornato di di- 
segni, abitualmente greche dipinte con genipapo e di fioccucci di penne 
anali di tucano^ abilmente inserte nello stesso tessuto; e le donne con una 
stretta tanga^ pure di cotone e frutta silvestri, a disegni regolari, in cui 
predomina sempre la greca, e terminata da ui;ia irangia ^sitta di frutta 
più grosse e nappine di cotone tinto coll't^m^. Di statura in ge- 
nerale al disotto della nostra media, forme svelte, estremità delicate, il 
tronco bene sviluppato senza essere eccessivamente forte, le gambe dal 
ginocchio in giù secche senza polpaccio, testa leggermente ortognata, 
naso affilato e diritto, raramente camuso, occhi non troppo inclinati 
quasi orizzontali, senza sopraciglia (se le strappano), senza barba, i ca- 
pelli lisci, setolosi, di un colore indefinibile nero rossiccio, quasi riarsi, 
dovuti alla continua esposizione al sole, che li priva di tutta la materia 
grassa; pelle in generale di un rosso rame non troppo carico, per quanto 
tra essi si incontrino individui di tutte le tonalità e alcuno sia quasi 
quanto un mulatto. Non conoscevano gli ami, né l'uso delle ferramenta, 
e mostravano una gioja infantile ad ogni spiegazione, che gli se ne 
faceva. Gli oggetti, che traevano seco, erano archi e frecce ; quelli forti, 
alti più di due metri, fatti la maggior parte di muirà piranga ; queste 
lunghe, ornate di penne di differenti uccelli e di un tre o quattro pen- 
nuzze anali di tucano nel punto dove la legatura, lasciata la penna che 
serve a dirigere la freccia, è allacciata sulla canna ; l'altra estremità è 
in legno, spesso ornato di disegni capricciosi, in cui è fortemente in- 
cassato e assicurato con una resina nera il curane, una punta d'osso. 
Alcune però ve ne erano spuntate e terminate in una palla, altre tutte 
in legno senz'osso, anch'esse foggiate a guisa di più ami di strale, l'uno 
dentro l'altro; non vidi arma nessuna avvelenata. Le carni ed i òé^ 
erano trasportati in panieri lunghi aperti dai due lati che, carichi e 
chiusi con l^ature nella parte più lunga, pendono sulle spalle a guisa 
di sacchi portati a zaino dagli uomini e con una fascia d^emUra, ^1 ^^ 
posa sulla fronte delle donne, che sono nei casi ordinari l'uniche a ca- 
ricare, n vasellame, oltre la cuja tradizionale, consisteva in una pen- 
tola abbastanza grande e in due scodelle rozzamente modellate, dove 
veniva versata la salsa di peperoni ; il tutto in terra, mista secondo l'uso co- 



— 291 — 

mune a cenere di scorza d'albero, probabilmente, come per tutto, caraipè, 
e sottoposta ad nna imperfetta cottura, cosicché resta nericcia. 

Di ritorno a Manàos, poco dopo rimpatriai ; il Barboza intanto fìi dal 
gO^^^nio incaricato di tentare di fissare e catechizzare i Ririchanà. Per 
ciò fa a yarie riprese nel Jauapiry chiudendolo a tutti, misura questa 
dd resto necessaria, volendo ottenere qualche serio risultato. Coli' indi- 
geno ogni precauzione è poca, e un' imprudenza può in un istante fax 
perdere tatti i vantaggi ottenuti. Ecco i fatti, su cui forse mi sono trat- 
tenuto troppo a lungo, ma spero ottenenie venia. Moura, che aveva 
dato il primo passo, si giudicò offesa colla preferenza data al Barboza; 
per ki era a ciò naturalmente indicato THorta, la persona più in- 
fluente dd Inogo e, senza volerlo adulare, di una levatura superiore allo 
ambiente, in cui vive. Questo malcontento fu aumentato dalla publ^li- 
cazione £itta dal Barboza, la Pacifieagao dos Crichanàs già citata, in cui 
tenta di dimostrare che Moura e i suoi abitanti erano Tunica causa 
dell'ostilità prolungata di quelli e che, se primi si erano abboccati cogli 
indigen], era questo un fktto, figlio del caso senza importanza reale, e 
<^ie a Ini unicamente si doveva la pacificazione, se questa esisteva. 
Dtmit irae, 

22 Rio Janapiry mette foce nel Rio Negro a i^ 26' lat. S. e 63^ 
39' 3S'* loiig* O- ^ì Parigi. Il suo corso, fino al punto dove giungemmo, 
pieno di gomiti e isole, è compreso tra 63** 39' 35" e 63° 45' 35" long. 
O. Par., e o^ 3' e i^ 26* lat. S. ; la sua direzione da N. a S., la sua 
laigfaezza media dai 100 ai 150 metri; dalle rive basse e boscose in 
gran parte inondabili, il letto facile e poco accidentato con rari affio- 
raménti di grès granitico, identico a quello del basso Rio Negro ; cor- 
rente non molto forte, con una media di poco più di a, 000 metri all'ora. 
S suo corso, secondo una carta, che ho avuta un istante in mano e 
che credo sia del Brigadeirp Gabriel, seguiterebbe per una regione mon- 
tagnosa, irta di cascate, per circa un grado ancora verso il N., legger- 
mente inclìnandod ad £.. La pescosità delle sue acque e la ricchezza 
dèOe sue foreste fa grandemente desiderare che possa essere aperta- 
mente esplorabile, ma da ciò siamo ancora molto lontani. GÌ' indigeni 
abituatisi ad ottenere gli oggetti, che loro occorrono, non con presta- 
di opere, ma in cambio dei loro archi e frecce, si fanno ogni 

jnb esigenti, e il rifiutarli loro è pericoloso. Dopo la e pacifica- 
y abbiamo già due vittime. Ma rimettiamoci in cammino. 

B 14 maggio lasdamo Moura, diretti al Rio Branco; imbarchiamo l'in- 
&aD Fedro della tribù dei Macuxy, lo stesso che servi di interprete 
nel Jaaapiiy, e un Porocotó, che lo accomps^a. È in pessimo stato, pò* 



222 

veretto, è affetto d' emotisi, che con tutta probabilità lo porterà in bre?e 
tempo al sepolcro. Egli mi ha riconosciuto immediatamente, e mi ha 
fktto non poca festa. Mi ~ racconta che toma fra i suoi, dove spera 
rimettersi e che là prenderà la moglie e i figli e ritornerà a Masìo^ 
dal Barboza. Alle 12 e io entriamo nel Rio Branco. H fiume, non 
molto grosso, corre però più assai dell' ordinario, e coi numerosi rimor- 
chi che abbiamo, la navigazione si fa lenta ; non arriveremo al Cara- 
caray che in 5 o 6 giorni, mentre si dovrebbe in 3. Alle 6 acclama 
alto; si sperava poter donnire sulla foce del Xiruiny, ma ora dormiamo 
molto abbasso presso una spiaggia, dì cui non è scoperta che una pic- 
cola parte, dove saltiamo per vedere se si può uccidere qualche mareta, 
ma inutilmente : le mimose ci rendono il tentativo un vero cammino dr 
spine. Dormiamo tutti a bordo nel camerino, sembriamo una rimessa 
di sardine. 

^S ffi<^ggio. — Alle 6 112 in marcia ; una nebbia fina fina sta sul bo- 
sco, come un velo negligentemente gettato ; di tratto in tratto una sfumatura 
di brina lambe la superficie delle acque, mentre in altri luoghi l' agglo- 
merazione dei vapori è tale, che impedisce la vista a dieci passi di distanxa. 
Alle 8 112 non ne resta più nessuna traccia. Entriamo alle 9 circa nel 
Xiruiny, per prendere un pratico. Questo fiume è un affluente dd Rio 
Negro, in cui mette capo un poco a monte della foce del Rio Branco, 
ma che per più punti nella parte inferiore del suo corso comunica con 
questo. Le sue acque sono scure, come quelle del Rio Negro, mentre 
quelle del Rio Branco sono terrose. Il Xiruiny è, si può dire, un vero 
suburbio di Moura, e le sue rive sono piene di siHoSt dove si coltifa 
quasi esclusivamente la mandioca; nelle sue foreste cresce pure la rf/»^ 
nia elastica^ ma i suoi siringaes non sono di grande importanza. Ei^ 
la prima volta che il nostro comandante vi entrava, e tra 1 marmai 
pure nessuno era stato nel Xiruiny, cosicché a un certo momento non 
sapevamo più dove andare, causa i molteplici meandri del fiume; né n 
era da chiedere informazione, in un'ora in cui, essendo gli abitanti oc- 
cupati nella caccia o nella rofa, quasi sempre lontana dalla sponda* 
case sono deserte. Fortuna volle però che ci si imbattesse in una casa 
abitata e che questa fosse precisamente quella della ornata del pratico, 
che si cercava, e per suo mezzo avemmo una guida, che ci condusse 
felicemente a destino. Il pratico Joao Borralho restò meravigUatisfl»^ 
di vederci arrivare colla lancia a vapore, fatto, dà quanto eg^ ^^^ 
unico, perchè fino allora nessuna vi era entrata. 

Air I sortiamo dal Xiruiny, e alle 5 diamo fondo davanti un* ^V^ 
già, dove ci dirigiamo nella piccola canoa di bordo, colla speran» 



223 

pzender terra; ma restiamo delusi, è tutta sommersai il fiume cresce 
oimtiniiamente e forse domani anche quei pochi palmizi, che oggi affio- 
ranOi non esisteranno più. H tempo minaccia all'È., caricato di cumuli 
neri, niaminati di tempo in tempo da rapidi guizzi di luce, e ci pro- 
mette tatt* altro che una buona nottata, e nel camerino piove da tutte 
le parti. All' O. piove già torrenzialmente ; sembra una tela di un ce- 
nere rossiccio scuro, che si stacchi da nuvole d'inchiostro, scendendo fino 
2 tena, mentre dai lati a S. e a N. il sole, che vi si nasconde dietro, 
manda dei fasci di luce infuocati su strati lontani, formando tm quadro 
di una durezza e di una potenza di contrasti straordinarie. Non siamo 
appena rientrati, che l' acqua cade a dirotto. 

lówktggw, — Pioviggina quasi tutto il giorno. A una ora passiamo la 
fooeddTaparà, affluente di sinistra, dalle acque scure, poco a monte della 
costa di S. Maria, dove già esistette una missione; quindi la foce del Lago 
Qoaiinj, riva destra; alle 3 circa il Myrity dallo stesso lato, e dormiamo 
di finonte al Mamorè-pàna-paxanà-miry, riva sinistra; pioviggina sempre. 

17 maggio. — Tempo relativamente discreto. Io non sto bene, e poco 
d(^o colazione mi riprende la febbre con un forte mal di capo. Lasciamo 
indietro, alle 1.40, la foce del Lago del Coresco, alle 5.10 quella del 
Cnriaù, riva dritta, mentre la prima è alla riva sinistra, come il Matàmatà, 
che oltrei>assiamo alle 6.40 e alle 9.15. Diamo fondo nella antica popola- 
zione {pmibU) del Canno, dove oggi non esistono che due miserabili casu- 
pole di paglia. Qiù speravamo di incontrar legna pronta, ma viceversa 
siamo costretti a mandare i marinai a tagliar legna nella foresta, cosic- 
ché non ne ripartiamo che alle 12 circa. Alle 4 112 passiamo per la 
foce ò€i Caterimani, d'acque bianche, affiuente di destra. Viene dal N.-O. 
dai piedi della Parlma, dove ha probabilmente le sorgenti non molto 
hmgi da quelle dd Padauiry. Alle 6 ancoriamo sulla foce dell' Inauiny, 
d* acqne scure, esso pure affluente di destra. Sulla riva sinistra del pic- 
odìo fiume un' alta spiaggia si stende nel Rio Branco, biancheggiando 
sotto i raggi del sole morente e contrastando stranamente con tutte quelle 
fino ad ora viste, che in quest' epoca sono di un colore rossiccio da 
xÌGoidare le spiagge dello Ituxy ; è formata cioè dall' Inauiny e non dal 



18 maggio. —Ci rimettiamo in cammino coli' alba, e alle, 9 passiamo 
il Caàpiranga-pazanà (fiume della selva rossa), affluente di sinistra. Pochi 
anmti dopo, mentre stavamo tranquillamente chiacchierando sul com- 
mercio, discutendo se la sera avanti un jacarl (alligatore dalla testa di 
hmao), che aveva avuto la temerità di voler sapere chi turbava i silenzi 
de' suoi regni, aveva o no ricevuto le palle che TOurìque e il Moraes 



224 

gli avevano inviate, da poppa gridano: Veadol — Noi — Noi — 
Jauaretil jauareUÌ — E in un momento eravamo tutti in piedi, cercando 
sul fiume, largamente illuminato dal sole, la causa dell' allarme. Non era 
un cervo, era realmente uno splendido jaguar, in tupf cbiamato/tjj/tfr^/^, che 
veniva attraversando il fiume, non sembrando incomodarsi assolutamente 
della lancia; solamente giunto a pochi passi da questa, quando stava per 
passarle davanti, alzò la testa e si soffermò un momento, come per ve- 
dere a suo agio di che si trattava ; ma due colpi partirono e due palle 
gli si conficcarono, una nell'occhio sinistro, l'altra nella fronte alla 
cima del muso, ma causa l'inclinazione del tiro non furono immediata- 
mente mortali; levò ancora un buon quarto d'ora, roteando sopra sé 
stesso e minacciando coi denti e colle formidabili ugne i marinai, che 
tentavano afferrarlo per sospenderlo a bordo, cosicché questi fiirono ob- 
bligati di finirlo a colpi di remo. Issato a bordo, lo potemmo ammi- 
rare con comodo. Era un vecchio maschio dalle macchie distinte e rego- 
lari, ma disgraziatamente la pelle vai poco o nulla, perchè è tutta coperta 
di larve di ura^ specie di grossa mosca (di cui posso dire per esperienza : 
sono dolorosissime), che formando accesso, l'hanno rovinata. Aveva i 
denti quasi consumati. 

Prima di mezzo giorno siamo costretti di far alto, per fax legna. 
È ciò che vi ha di più incomodo con queste piccole lancie a vapore, 
che non possono portar combustibile per molto tempo, sicché ogni io 
Oli ore bisogna far alto per rinnovarlo. Il peggio è che, essendo ob- 
bligati ad avvicinarci alla foresta, i caupanà e i pium prendono senza 
permesso un passaggio, che noi rifiuteremmo volentieri. Ma che &rci ? 
Il punto dove abbiamo approdato è un ygapb, in cui si trovano alcune 
piante da gomma di quella specie, che è conosciuta dagli estrattori col 
nome di barriyuda. Nell'interno vi sono degli alberi abbattuti e due 
uba cominciate. Il maggiore e Moraes vanno a caccia, ma non riportano 
che sorocoin, juruty e un picchio dalla testa rossa, la specie più co- 
mune e fino adesso la più grossa, che io conosca. Manuel, genero del 
tuxàua Tapajuna, torna con una scimmia, un cajaràra, dice lui. È una specie 
che non conosco ; della grossezza più o meno del cajaràra, ha come lui, 
S dita a tutte le estremità, coda non callosa per quanto prensile, prese 
forti ; ma se ne distingue pel muso alquanto più appuntato, il colore grigio- 
topo e una specie di parrucca a ciuffo, come quella dei cloTvns, che comin- 
ciando dalle ciglia si stende sulla testa fino al collo, dove si perde senza 
far punta. È un maschio adulto, la cui lunghezza totale è di m. z.36, 
di cui più ,di due terzi sono occupati dalla coda. Per quanto non ne 
possa dare il nome, posso assicurare che la sera, in civet, era eccellente. 



225 

A notte 3 silenzio del deserto è svegliato dal fischio di una lancia 
a vapore: è la e Cerqueira Lima », che fa il servizio del trasporto dei 
bovini dalle Cascate a Manàos, che ci oltrepassa, per quanto debba es- 
sere partita dalla capitale, almeno tre giorni dopo di noi. 

jg maggio. — Partiamo prima dell' alba. Al nostro comandante 
dada che la € Cerqueira Lima > ci abbia oltrepassato ; e siccome vuole arri- 
vare prima di lei a Carapanatùba per potervi prender legna, in luogo di 
essere obbligato ad andare a farle nel bosco, navighiamo a tutto va- 
pore. Alle 8 in&tti la oltrepassiamo, e poco dopo lasciamo dietro la foce 
dèlTÀiìaQà, affluente di sinistra, poi circa alle 12 T Uaimy-paranà (il 
Finme deOa vecchia), riva dritta; e al tocco diamo fondo un poco a valle 
da Cuapanatcìba (Terra delle zanzare), dove dopo aver preso legna, giun- 
giamo circa alle 3, e ci fermiamo per dormire. 

H villaggio, se tale si può chiamare, che neanche luoguccio forse 
poò dirsi, è formato da una mezza dozzina di case, sparse lungo la riva 
destra per la lunghezza di circa un chilometro. Però dal 1882 a questa» 
parte non posso dire che sia in decadenza. Allora non vi era che una 
casa abitata, quella del nostro attuale fornitore di legna, Gerenaldo, presso 
cm passai sei giorni, e due case abbandonate e cadenti. Fui, in quel- 
l'epoca, a visitare una maloca di Uapixana, esistente dall' altro lato del 
fiume. Erano 4 case abbastanza ben tenute, anzi in molto migliore stato 
di quella del mio ospite, in cui abitavano da 25 a 30 persone, tra grandi 
e piccoli. Non lungi dalla sponda, alquanto verso l' interno, vi era il 
loro campo, la cufiscàua, grande e piantata oltre che di mandioca, di 
cuina da zucchero, ananas e batata doee; a cui si giungeva per un largo 
e comodo viale aperto nella foresta e conservato in modo da far me- 
avi^. n tuxàua, di cui ora mi sfugge il nome, mi disse che nelF in- 
tenso vi era uiìa numerosa tribù di Uapixana, con cui era continua- 
mente in comunicazione. Difatti verso sera giunsero tra uomini, donne 
e hambmi circa 15 persone, ma non li potei osservare a mio agio, per- 
chè appena mi scorsero, fuggirono a nascondersi nella foresta; e per 
({oanto io e il iuscàua pregassimo, nessuno più ne volle sortire, se non 
mia ragazza, ma che quando mi volli avvicinare, fuggi più presto di prima; 
cosicché non potei vedere, che una cosa sola, che era nuda completa- 
n^te^ col corpo dipinto in rosso coli' urucò. Dormii là, potei acquistare 
alarne gallbe, scopo del mio passaggio, e la mattina dopo {20 maggio) 
lìtomaTa a Carapanatùba ad aspettare la lancia n. 2, che mi doveva 
ricoDdorre a Manàos. 

2/ maggio. — Alle 7 salpiamo, e poco dopo oltrepassiamo la e Cer- 
^loenaLima t, che ci aveva passati nella notte. Piove fino a mezzogiorno, e 



226 

quando il tempo si schiarisce al N., apparisce la Serra del Caracaraj, dorè 
si sarebbe potuto arrivare questa stessa sera ; ci fermiamo invece a Vista 
Allegre. La casa è bruciata, e il proprietario vive con tutta la femigUa 
in una ygarité. Verso sera i carapanà (zanzare) ci danno un assalto vi- 
gorosissimo, che dura tutta la notte. 

22 maggio. — Ci rimettiamo in cammino pòco dopo le 7, e arriviamo 
alle 8. 40 al Caracaray, dove prendiamo immediatamente possesso delle 
baracche di paglia, costruite il mese scorso dai marinai, che restarono qui 
ad aspettare il presidente, che era andato fino alla frontiera. I nostri 
Indiani si sono accampati in basso su un resto di spiaggia, ma il tusàua 
Roque col nipote si è scelto un ritiro sotto im gruppo di alberi sull'alto 
del ciglione, e non ha voluto restare con gli altri. 

Dacché lasciammo Moura il poveretto è malato. A Vista Allegra 
sponda sinistra, abbiamo visto i primi campi, ma sulla riva destra è qui, 
che veramente cominciano. Dopo una breve striscia di boscs^lia, che si 
stende lungo la riva del fiume, una vasta pianura erbosa si stende verso 
l'interno, rotta qua e là da macchie di boscaglia e limitata all' orizzonte da 
una linea scura di selve. Al N.-O. si alza una montagna * isolata, che 
secondo la carta del Gama Lobo, s' eleva con una direzione O.-E. sulla 
sponda del Caterimani, e al N. la Serra del Caracaray rompe la mono- 
tona linea dell'orizzonte colle sue due punte di un azzurro cupo. Siamo 
senza provvisioni fresche da più tempo, ^M^icearense che abita qui, ci 
dice che esistono nel campo una trentina di buoi, alfodos e bramos 
(fuggiti e selvaggi), che quasi tutte le notti si accostano alla sponda per 
venire a bere nel fiume, ma che non si possono avere che a palla. Or- 
ganizziamo una cacciata e la mattina abbiamo carne fresca, che troviamo 
eccellente per quanto sia dura e fibrosa. La lancia non può seguir ol- 
tre, tutto al più ci potrà rimorchiare fino al pie delle cascate, all' im- 
boccatura del Canale del Cujuby in questa stagione ancora navigabile : 
occorre quindi mettere in ordine le imbarcazioni, che ci dovranno tra- 

m • Al 

sportare fino alle Fazendas Nacionaes. Il maggior Ourique mcanca ai 
questo ììfatrao della lancia a vapore, che ci fa una azione indegna, impos- 
sibile ; con tutto ciò il 25 ci mettiamo in cammino, e alle 2, alla foce ad 
Cujuby è imbarcata ogni cosa, e siamo pronti a rimontare a remi. Ifl 
una imbarcazione va il tuxàua Ioao e il tuxàua Roque con due »: 
gazzi e Fedro; nell'altra, quella che era destinata a noi, imbarca tina 
delle donne col marito il tuxàua Tapajuna, un giovinotto e il capitano 
Vaz Lobo, e in quella che ci ha data l' Horta, il maggiore Ourique, u 
tenente Moraes, io, due marinai della lancia, un soldato e il for^^^*^* 
Il comandante della lancia ha distribuito cachaca a volontà, e abbiai»o 



t 



_ 327 — 

qagsi tutta la nostra gente ubriaca, cosicché quando ci mettiamo in 
ràiggìot, aixischiamo più di una volta di andare a fondo; per fortuna 
tatto si riduce alla perdita di una lanterna, una pignatta e non so che 
più. Il fimne corre molto, e progrediamo male e lentaniente, e alle 4 112 
TÌsto lo stato, in cui si trova la nostra gente, siamo obbligati a far alto 
e prq>araici un luogo per dormire sulla riva sinistra, aprendo il bosco 
a coltellaccio. 

2Ó maggio, — Alle 6 ci rimettiamo in cammino, ma si va avanti 
lentamente. I nostri uomini, per quanto pieni di buona volontà, non cono- 
scono il lavoro faticosissimo, la cui difficoltà è aumentata dalla chiglia 
posta alla nostra canoa da quella bestia di patrao, che male inchiodata 
à prende a tutti i rami su cui passa. H remo quasi non serve, un uomo, 
aranti con una pertica, alla cui estremità è assicurato un uncino di legno 
a aggrappa agli arbusti della sponda, mentre altri con altre pertiche 
appoggiando^ o sul fondo o contro i tronchi degli alberi, forzano V im- 
barcazione a progredire, aggrappandosi colle mani ai rami tutte le volte 
che quelle non trovano dove appoggiarsi. Succede, più spesso che non 
dovrebbe, che l'uomo di prora non uncina bene; e allora Fimbarca- 
aone & una giravolta, e in pochi secoAdi si perde il lavoro di un lungo 
quarto d'ora. Gli uomini bestemmiano, s'inquetano. Ho detto male be- 
stemmiano : si sfogano con parole basse e volgari ; la bestemmia, propria- 
mente detta, qui è sconosciuta, non vi è mai stata una legge, che la 
praUsse, forse. Stanchi di dovere ad ogni istante sbarazzare la chi- 
g^ uno dei marinai si tuila e la stacca del tutto. Ma con ciò non 
gnadagnamo troppo, giacché uno dei quattro remi è obbligato a passare 
a poppa e dirigere Vimbarcarione, facendo del remo timone. Alle 7 in- 
contriamo due imbarcazioni, che scen4ono il fiume. In una vi è l'agente 
dd fittajuolo delle Fazendas Nacionaes, nell'altra Sebastiao Deniz, che 
rimontato Taltro giorno colla < Cerqueira Lima >, che è restata a valle del 
Cigulijr, è già di ritomo dalle tenute, dove si è recato a prendere 
due chiatte cariche di bovini, che montavano una mezz' ora dopo. Alle 
9 passiamo una piccola corredeira (rapida) detta Do Rabo, formata da 
im anynaggrt di pietre di grès granitico fortemente silicoso, ammontic- 
chiate pittorescamente lungo la sponda, che seguitiamo. A i ora passiamo 
k Jaqr Ita (pietra della luna). Sino ad ora abbiamo rimontato il fiume, 
costeggiando la riva sinistra; qui tagliamo la corrente, e ci portiamo 
sÉffahra riva, seguendo le sinuosità della sponda destra e di un'isola roc- 
e fortemente arboreggiata. Alla sua estremità superiore un' altra ag- 
azione di massi determina un'altra rapida, quella del Japiin, e 
ft per trasporla, ci portiamo ancora verso un'isola di fronte, di cui ri- 



f 

— 238 — 

montiamo la riva destra fino a dove l'acqua ristagna a valle dell'isola 
del Cujubj; nome che gli viene da una pietra annerita dai depositi ve- 
getali, e la cui sommità, che resta esposta in tutte le epoche al 
sole, è bianchiccia, appunto come l' uccello dello stesso nome, tatto nero 
colla testa bianca; d'onde traversiamo ancora sempre verso destra, e 
alle 4 prendiamo terra nell'Isola del Cemeterio Grande, dove preparasi 
l'accampamento per passare la notte. 

{continud). 



F, — L' Atlante ECCLESIASTICO del Werner (i). 

Nota di P. Tacchi- Venturi. 

L' Atlante ecclesiastico che qui accenniamo è, per quanto sappiamo, 
*il primo, che siasi pubblicato sopra la geografia della Chiesa cattolica, 
dopo quello del Petri. Se non che 1' opera del Petri, appunto per la 
sua mole in tre grandi volumi in-folio e per 1' alto prezzo della finis- 
sima e splendida edizione (2), non poteva tenere il luogo d' un manuale, 
che vuol essere con facilità e piccola spesa consultato da ognuno. E 
ciò è tanto vero, che 1' Orbe Cattolico del Petri non potè mai essere 
molto divulgato ; e nonostante i suoi pregi, non iscevri però da difetti, 
fu quasi sconosciuto nei paesi stranieri, poco noto anche in Italia. 

Oltre di che le non poche mutazioni avvenute nella gerarchia 
cattolica nei trent* anni, seguiti a quella pubblicazione, V hanno reso 
antiquato in molti punti e specialmente in quanto concerne le notme 
di statistica. 

Tali inconvenienti scompajQno al certo nel Katholischer Kirchen- 
Atlas del Werner, il quale, senza avere né la splendidezza dell' ediaone, 
né le 138 grandi carte, né i copiosi ragguagli storici, che si trovano 
nel Petri, serve egregiamente come esatto Manuale di geografia eccle- 
siastica. 

L' Autore, già noto per 1' altro Atlante delle Missioni cattoliche (3)1 
che nello spazio di men di 3 anni ebbe due edizioni in Germania ed 
una in Francia, ha ripartito tutta la vasta materia del nuovo ]ssoto 

(1) Kathclischtr JCtrehen- Atlas. Vieruehn colorortrU Kartm mit òigUtUndem T^ 
Vm Oskar Wermsr S. I, Freihirgim Breisgau, 1888. Herders'scke VtrUgshamJba^t f' 

(2) L' Orbi cattolico, ossia Atlante geografico, storico^ ecclesiastico, open ^ 
comm. Girolamo Prtri, Roma, Tip. della rev. Camera Apostolica, 1858-59- 

(3) Katholischer Missions-Atlas. Neunxehn Karten in Farbendruck tnit ^^g^' 
endem Text, Freiburg im Breisgau, Herder^ 1884, 



229 

in quattordici carte. Nella I, il Mappamondo, ci presenta la distrìbu- 
zioBe geografica della Chiesa cattolica sopra tutta la superficie del globo. 
Le carte, H, IH, IV, V, VI, Vm, X, XI, XH, XIH, XIV ci danno 
l'Italia, la Spagna e il PortogaUo, la Francia, il Belgio, l'Olanda e il 
Losembcugo, la Germania e la Svizzera, V Austria-Ungheria, Y Inghil- 
lena e la Scozia, l'Irlanda, la Russia e la Polonia, Y America centrale 
ed il Messico, V America del Sud, divise tutte in provinde ecclesiastiche 
tà in diocesi. 

Come si vede, non appariscono in quest'elenco né la Danimarca, 
uè Svena e Norvegia, né la Penisola dei Balcani, né Y Asia, 1' Africa, 
l'Ammca inglese, gli Stati-Uniti e l'Australia; e ciò perché, essendo 
queste r^oni rette da Vicarii o Prefetti apostolici, o anche da Vescovi ed 
Arcivescovi, dipendenti però dalla Congregazione di Propaganda Fide, fu- 
rono naturalmente comprese nell'altro e Atlante delle Missioni cattoliche >, 
qxù sopra ricordato. Le carte poi VII e IX rappresentano la distribuzione 
dei cattolici nella Germania, nella Svizzera e nell'Impero Austro-Ungarico. 

Alle <:arte qui descritte vanno innanzi novantasei pagine di testo, 
motto utile per le copiose, esatte e recenti notizie di statistica, di cui 
è ripieno. È un vero trattatello di geografia ecclesiastica; la nostra 
Italia Vha posto considerevole, essendo riservate ad essa sola non 
meno di ventidue pagine. L' Autore ci pone dapprima sott' occhio la 
sopexfide, la popolazione, i seguaci delle varie confessioni d' ogni re- 
gione; il tutto desunto dalle più autorevoli fonti. Per l' Italia a cagion 
d* esempio, attinse dagli accurati lavori dell' Istituto Geografico militare 
e dagli Annali di Statistica. Quindi descrive le provinde ecclesiastiche 
e le diocesi, che esse comprendono; e di ogni diocesi dà il numero 
degli abitanti, del clero, delle parocchie; e per Y Italia aggiimge anche 
qndlo dei comuni e delle province amministrative, cui appartengono. Segue 
poi nn' appendice, eh' é come un prospetto di tutti i territori ecclesia- 
stici dipendenti da Propaganda, col numero dei cattolici di ciascuno; 
dd che il Werner trattò più ampiamente nel primo e Atlante delle Mis- 
sioni 1. Compie il testo un indice alfabetico di tutti i Patriarcati, Arci- 
^occsi. Diocesi, Prelature e Missioni 

L' editore non risparmiò cure, perché 1' edizione rispondesse alla 
ùmsk, che si é meritamente acquistata. Le carte, intese a dare il sem- 
plice prospetto delle ripartizioni ecclesiastiche, bastano al loro scopo. 
Solo si potrebbe desiderare che i colori stridessero meno. Non neghiamo 
al certo che le tinte bene spiccate ajutino in cosifatti lavori a iar 
OQgBcre a prima vista i confini e le altre particolarità più importanti; 

è por vero che si poteva in ciò tenere una certa misura. Se per 



230 

esempio nelle carte I, VI, VH, IX si fossero usati punti di colore, 
come queUi del Missions-Atlas, i limiti delle provincie ecclesiastiche e la 
distribuzione dei cattolici sarebbero stati ugualmente distinti, e T occhio 
non avrebbe ricevuto impressione alcuna molesta. Ci auguriamo però 
che un tal difetto scompaja dalla nuova edizione in lingua latina, che 
già si sta preparando, e che molto meno si riproduca neli' altro lavoro 
cartografico: Z* Atlante delP Oriente cristiano, cui il solerte ed instancabile 
Autore già da qualche tempo ha posto mano. 



m. — NOTIZIE ED APPUNTI 



A. — Geografia generale. 

Congresso Internazionale delle scienze geografiche. — Come 
già fu annunziato, la Società geografica di Parigi s' incaricava di prof- 
vedere, perchè nella capitale della Francia, durante V Esposizione Uni- 
versale del, 1889, s'adunasse anche un Congresso internazionale geo- 
grafico, ripigliando cosi la serie di questi congressi che, come a suo 
tempo annunciammo, sembrava dover essere interrotta (i). Ora, costi- 
tuitosi a tal fine un Comitato Ordinatore, questo avverte che il Con* 
gresso sarà tenuto dal 5 air 1 1 agosto p. v. nel Palazzo della Sodetà 
Geografica di Parigi (Boulevard Saint-Gemudni 184), e sarà preceduto 
da una seduta solenne nella gran Sala del Trocadero. I Gruppi Se- 
zioni del Congresso si ridurranno a sei: 1° gruppo matematico: geo- 
desia, idrografia, topografia e cartografìa ; 2^ gruppo fisico : meteorolo- 
gia e climatologia, geologia, geografia botanica e zoologica, geografia 
degli oceani, etnografia e geografia medica; 3^ gruppo economico: 
geografia commerciale e statistica; 4^ gruppo storico: geografia storica, 
storia della geografia e della cartografia; 5^ gruppo didattico: insegna- 
mento e diffusione della geografia; 6^ gruppo dei viaggi e delle esplo- 
razioni. Tra breve sarà spedito il programma delle questioni da trat- 
tarsi; e si spera di poter aggiungervi anche altre indicazioni, tra le 
quali quelle, che riguardano le facilitazioni di viaggio ai membri dd 
Congresso. Questi potranno proporre (purché al più presto) questioni e 
comunicazioni non comprese nel questionario approvato. Si raccomanda 
in tale riguardo che sia escluso qualunque soggetto di discussione po- 
litica. Intanto il Comitato richiede dalle Società Geografiche un'espo- 
sizione sommaria dei viaggi scientifici degli esploratori nazionali con 
cartine, ed un indice bibliografico delle pubblicazioni più importanti 

(i) Vedi le notizie da noi pubblicate a questo proposito nel Bollettino del 1 
giugnOf pag. 482, e dicembre^ pag. 998, 



— 231 — 

per la geografia ddla regione dopo il 1800. Chi desidera prender parte 
al Congresso deve iscriversi regolarmente fra i ^embri donatori o fra 
i membri titolari, inviando al più presto al Commissario del Congresso, 
conte Kzemont, presso la Società Geografica di Parigi, la somma di 
Lw 40 di L. so rispettivamente, dopo di cbe riceverà la tessera di 
isscndòne. H nostro ufficio si offre di incaricarsi di queste pratiche 
per tutti i soci, che intendano di prender parte al Congresso. 

Seconda edizione dell'opera di Gustavo Coen. — L'opera del 
prof. Gustavo Coen : < Le grandi strade del Commercio intemazionale 
proposte fino dal secolo XVI >, che l'egregio A. dedicò alla nostra So- 
cktìi, incontrò tanto 'favore nel pubblico, che fu necessario di • pubbli- 
came tma nuova edizione per cura del noto editore Francesco Vigo 
di liromo. 

Ll teoria atmosferica delle aurore polari è studiata in una 
nota, che il sig. Enrico Stassano presentava il 3 febbrajo p. p. alla 
Reale Accademia dei Lincei. In essa V autore ricordando le note espe- 
lienze del De la Rive e la teoria del Klein, il quale ultimo fino dal 
1S60 aveva osservato alle Canarie la coincidenza delle maggiori aurore 
boreali con le due stagioni secche deir equatore, ed i due periodi mi- 
seri di lad aurorali conispondenti alle due stagioni delle pioggie equa- 
tnialiy aggimige che questa teoria resta confermata anche dalle ossero 
moni, ch'ali stesso ebbe occasione di fare recentemente nel Golfo di 
Gmnea e sulle spiaggie del Sahara intorno al Capo Bianco (19^-— 30^ 
btitadine N.). 

Necrologia. — Zuigi CaprottL — Sulla morte di questo viaggia- 
tore commerciale, avvenuta in Sanah neir Jemen, il sig. E. Glaser in- 
viò mia nobilissima lettera necrologica alla Riforma (pubblicata il 14 
ttbrajo p. p.), in cui ^li loda le virtù dell' estinto, che aveva con 
bd passati alcuni mesi in quel paese, acquistandosi la stima e V affetto 
di tutti, Europei ed Arabi. 

B. — Europa. 

Popolazione della Svizzera al i^ dicembre 1888. — Il censi- 
mento demografico, che ebbe luogo ultimamente nella Repubblica 
, Federale Svizzera, diede i s^uenti risultati. La popolazione residente 
^ ammontava a 2,920,723; la popolazione presente ascendeva a 2,934,057. 
s IH per tutto la seconda superava la prima, per la presenza transitoria 

■ ^ P*>5C8g^» tranne che nel Vallese e nel Canton Ticino ; anzi in 
qnest'nhimo si contarono presenti 127,274 contro 129,152 residenti. 

; -- Qoanto ai due sessi la popolazione totale della Svizzera si divide 

■ ^ ^'427,377 maschi ed 1,506,680 femmine. La prevalenza di queste 
«t qneili si nota sopra tutto nei cantoni di Basilea città, Ginevra e ed 
lAche nel Canton Ticino, ma più che altro per la frequente emigra- 

temporanea d^li uomini. Quanto alla differenza dì lingua, vi 

''^939530 Tedeschi, 637,972 Francesi, 156,606 Italiani, 38,375 

^^'"'^ ^ ^iS74 ^ ^tra lingua. Si osserva la diminuzione degli appar- 



232 

tenenti alla lingua italiana ( — 5i3i7) nel confronto con la statistica 
del 1880; tuttavia rimanendo superiore questa cifra di 30,000 circa 
rispetto alla popolazione totale del Cantone Ticino. Di forastierì abitanti 
in Svizzera, ve n'erano 238,3x3, variamente divisi e quasi da per tutto 
in aumento, massime a Ginevra (40,967). Quanto alla popolazione delle 
città, resta in primo luogo Basilea con 70,386 abitanti, senza le fratoni 
esterne; seconda viene Ginevra con 52,457; terza la capitale Berna 
con 45,966. Però Zurigo, che ne conta soltanto 27,632 come città, è 
centro amministrativo di 90,111 abitanti, compresi quelli sparsi nelle 
terre circostanti ; e in questo modo supera tutti gli dtri centri popolosi 
della Svizzera. Distinti per religione, vi sono nella Repubblica 1,724,957 
protestanti; 1,190,008 cattolici; 8,386 israeliti e 10,706 appartenenti 
ad altra od a nessuna chiesa. 

Popolazione di Parigi. — Nel censimento della popolazione di 
Parigi, fatto nel 1886, risultò un totale di 2,260,945 abitanti. Però da 
ulteriori studi statistici, fatti sui registri di nascita, si venne a chiarire 
che 180,253 erano stranieri; 48,083 erano Francesi nati all'estero; 
1,283,421 nati nei vari dipartimenti della Repubblica, e soltanto 749ii^^ 
veri parigini. 

Il commercio della Franqa nel 1888. — L* esportaziooc 
fu in totale di L. 3,210,730,000, di cui la metà in oggetti fabbricati 
(L. 1,656,317,000). L' importazione * sali a L. 4,052,905,000, e con- 
sistè in gran parte di materie prime (1,906,752,000) ed in prodotti 
alimentari (1,485.186,000). 

Il commercio internazionale della Spagna nel 1887. — Una 
comunicazione preliminare di S. E. il conte G. Tomielli, ambasciatore 
del Re d' Italia alla Corte di Mddrid, fece conoscere i risultati generali 
e complessivi dell'attività commerciale della Spagna con gli altri Stati. 
Nel 1887 quello Stato importò per circa 811 milioni, esportò p» 
circa 722 milioni di lire. Però T importazione diminuì di quasi 44 ^' 
lioni in confronto di quella del 1886, e l'esportazione, considerata nella 
media dell' ultimo quinquennio, va invece aumentando. 

Herm, piccola isola dirimpetto a Guemesey, fra quelle del Canale 
della Manica, è stata acquistata da un gruppo di banchieri prussiani- 

Il Monte Airuk degli Urali del Sud, nella regione dei Mogoggwr» 
fu ultimamente misurato dal gen. Tillo, dello Stato Maggiore Russo. 
Questa vetta della catena meridionale uralica era finora stimata d ap- 
pena 330 metri. Ora la misurazione sopra detta corresse la quota in 
metri 755. 

Sulla Sella dell' Elbruz. — Il barone tedesco Ungcm Stcmbcigi 
accompagnato dall' ufficiale Golombievski, topografo russo, e da alqaa^ 
Cosacchi, si avventurò all' ascensione dell' Elbruz il giorno 23 ^^ 
x888. Quantunque colto da una tempesta di neve, accompago^^ 
vento violentissimo, gli riusci di raggiungere col compagno il ^^ 
ghiacciato, che giace tra i due picchi del monte. L' altezza miso^ 
diede un primo risultato, di m. 51424. Fu constatata 1* esistenza del ^- 



— 233 — 
▼nlcanico, già scoperto dallo stesso Golombievski sul versante E. 
Picco Orientale ddl' Elbruz. Gli esploratori poterono resistere i6 ore 
['Idtezza della Sella, riparandosi dalla bufera in una rozza capanna, 
quale circostanza si ferma D. W. Freshfield in alcune sue note, 
ibblicate dai Proceedmgs della Società Geografica di Londra, per con- 
ia capacità della respirazione umana anche nelle massime alti- 
idim del globo. 



C. 



Asia. 



RiLXEvi GEOGRAFia NELLA PALESTINA ORIENTALE. — Recentemente 

magg. Conder ed il sig. Schumacher rilevarono tre zone del territorio 

;to ad E. del Fiume Giordano intorno al Mar Morto ed al Lago di 

iberiade. Si procedette alla determinazione di alcuni punti colla 

^angolazione, in corrispondenza a quella già compiuta della Palestina 

adentale. Molte altitudini furono pure misurate con gli aneroidi, e 

Iti altri particolari della configurazione del paese con le bussole 

Ltiche. Non si trascurarono mai le ricerche etnologiche, linguistiche 

storiche; e parecchie sono le scoperte fatte di rovine ed iscrizioni 

!i vari periodi, biblico, romano ed arabo. Se ne segnò la posizione, 

ne studiò il nome antico e moderno. S' incontrarono in grande nu- 

i doimen sepolcrali, ed anche di quelli usati per i sagrifìzi, come 

temtorio di Moab. Altri importanti monumenti si rinvennero ad 

ion. Quanto ai rilievi topografici, questi comprendono nell' insieme 

i3oo chilometri quadrati di superficie; che però sono ancor sempre 

piccola parte del paese inesplorato della Palestina orientale. 

Il Porto di Magri in Anatolia. — Da alcuni ragguagli, trasmessi 

Ifinistero d^li Affari Esteri dal R. Console di Smirne, apprendiamo 

cRsceote riputazione commerciale, che va acquistando questo piccolo 

della costa sud-occidentale dell' Asia Minore neir antica Licia. 

ti, posta quasi di rimpetto a Rodi, commercia non soltanto con 

e le altre isole dell' Arcipelago Greco e con l' interno del paese, 

h un' esportainone ognor crescente in Europa, massime in Inghil- 

Qoesta esportazione consiste specialmente nel cromo, minerale poco 

>mime e tanto più ricercato. In otto soli anni si passò ad estrarne ed 

le da i,ooo tonn. (1879) a ao,ooo tonn. nel 1887, al prezzo di 

&e, che ora scese a sole 55. Altri prodotti esportati furono man- 

^ cereali, l^name e bestiame; mentre la maggior parte dell' im- 

\t consiste in manifiitture e stofie di cotone, oltre una certa 

ktità di derrate coloniali, chincaglierie, stagno e piombo. 

Esplorazione Geologica dell' Asia centrale. — Il geologo russo 

Yeniucov pubblicava in questi giorni due memorie, di cui si fa 

nei Compiei rendus della Società Geografica di Parigi (n. i, 1889). 

£ esse tratta dei basalti ritrovati dai viaggiatori russi nella regione 

^^^ (48** 50' lat. N.), nella Catena degli Abzik-Khaircan (48°), 

me del Cini (46® io'), ai piedi del Monte Ubtu (45*^ 30') e nei 

li del villaggio Si khen ming (40^ 40'). I basalti del Cini sono 



— 234 — 
notevoli per la loro struttura e posizione elevata sulle vette d* una serie 
di colline, divise da profondi burroni. Il calcare carbonifero, che forma 
oggetto dell* altra pubblicazione, trovasi nella Mongolia meridionale, 
sotto la latitudine di 39° N. lungo il Fiume Bardun, che nasce nei 
Nan Scian. Dal carattere proprio dei fossili rinvenuti, essi apparterrebbero 
ai depositi più antichi dell* epoca carbonifera. 

Esplorazione del Bhutan. — Dopo la missione Pembertòn (1837- 
38) non fu .data maggior luce alla geografia generale del Bhutan che 
dagli itinerari e rilievi, abbastanza limitati, del magg. Godwin-Austin 
per la parte occidentale, e di un Pandita per la orientale. Ora altri 
due esploratori indigeni, R. N. e P. A. del Survey of India^ percorsero 
la contrada in direzioni diverse, convergendo alla volta di Battejong 
nella valle del Ha. Superando il Passo di Pango La, N. R. si recò da 
Dargiling nell* interno, ed attraverso l'altro Passo di Giaba La (m. 2,980), 
penetrò nella valle dell* Uongciu (lo Scinciu di Pembertòn), dove per 
la prima volta si trovò a contatto coi Duk Pa, popolo che parla una 
lingua affatto diversa dal tibetano, benché nella scrìtttira si serva dei 
caratteri di questo. Costretto poi a deviare per le turbolenze del paese, 
r esploratore per il Diri Giù e il Dangma Giù pervenne sul Guru. È 
questo il più largo dei sette grandi fiumi del Bhutan ; ed era stato, se 
non ignorato, certo omesso per poca conoscenza, dal Pembertòn. Nel 
territorio compreso fra il Diri Giù ed il Passo di Thangsila abitano i 
Giaingmi, gente pacifica, di razza mista, bhutanese e min. Superato il 
Passo di Thangsila (3,800 m.) 1' esploratore ebbe di fronte il Gruppo 
del Giumalari ed ai piedi una delle più belle valli del Bhutan, quella 
di Pumthang; alla quale egli discese per terreni ricchi di pascoli e 
forniti a sufficienza di alberi. Poi per il Passo di Munla Caciungla 
(5,320 m.) lasciò il Bhutan. Avrebbe voluto tentare la soluzione defi- 
nitiva del problema del Sanpo; ma giunto a Se Sciangcar nel Tibet, 
dovette darsi alla fuga, e per una regione molto elevata giunse fra i 
Men Giuma, e poi nei Men Tauang, e di là rientrò nell* India. Egli fece 
numerose osservazioni astronomiche e fisiche, raccolse molti appunti sugli 
usi e costumi del popolo dei Giaingmi, e fece la traduzione dal tibe- 
tano d* un vocabolario della lingua loro, compilato da un Lama. — Frat- 
tanto r altro esploratore indiano penetrava nel Tibet dal Passo di Jelap 
attraversando il paese dei Mairu La ; ed anche i risultati di lui, benché 
molto meno importanti, furono pubblicati nella solita relazione annuale, 
che il colonnello Tanner fa ed accompagna con carte delle regioni 
esplorate. 

Rilievi topografici e lavori statistici sul Barma. — Dal 1887 
air 88 si fecero molti progressi nella Geografia barmana. I nuovi rilievi 
del terreno si estesero per 53,800 km. q., sicché la triangolazione del- 
l' Alto Barma fu portata da Mandale a Bhamo, e messa in relazione 
con quella del Basso Barma. Intanto furono anche pubblicate le carte 
speciali di Mandale e degli Stati Scian al di qua del Saluin, oltre una 
carta generale preliminare dell* Alto Barma. Gontemporaneamente com- 
parvero per le stampe le relazioni dei viaggi fatti V anno precedente 



— 235 — 
n^Ii Stati Scian da due ufficiali inglesi. Il magg. Hobday penetrò a N., 
diligendosi dal distretto dì Mandale verso Mainlung, a Thonzè e Thibau. 
La contrada nel primo tratto è un vero altopiano superiore a 650 m., 
drcondato (jalla parte del Barma da catene di monti, che oltrapassano 
i 1,200 e in qualche luogo i 1,600 metri sopra il livello del mare. Al N. 
di Maioiang trovasi un deposito diamantifero accanto a miniere di rubini ; 
esso sta racchiuso tra alte cime montuose, di cui la più alta, Taungem, 
misina 2,300 metri, e si estende circa 48 km. quadrati. £ le miniere sono 
JaTorate, ma da una razza di indigeni, detti Maingtha, che vengono ogni 
anno a tal fine dall' Junnan. Per Mainlung passa il Fiume Maddeja, prose- 
gnendo il suo corso a N.-O. verso le miniere. Fra Thonzè e Thibau vi 
è ima serie di piccole catene di colli, che separano parecchi affluenti del 
Fiume Mjit Nge, con versante meridionale. U magg. Hobday, recandosi 
da Namman a Guoctaik, traversò il Fiume Namsan su un ponte natu- 
rale, scavato dall' acqua nella roccia. Le altitudini misurate sulle due 
tifif occidentale ed orientale, del Myit Nge variano dagli 830 ai 1,150 
metri Nei dintorni di Taungbain i Palang fanno grandi piantagioni di 
tbe. Altra descrizione fa il luogot. Jackson del suo viaggio negli Stati 
Sdan meridionali. Mentre i fiumi a N. si gettano neir Irauadi, quelli 
esplorati dall' Jackson sono affluenti del Saluin. Dal Lago Inle al con- 
fine del distretto di Jamethni s'estende l'altopiano di Mielat( 1,450 m.), 
occupato da piccoli stati confederati, a capo dei quali stanno Puaihla e 
Thamacan. Il suolo argilloso è molto bene coltivato dalla industriosa razza 
dei Tanngnu, affini agli Scian. Il lago Inle è lungo e largo circa 14 
chilometri, profondo appena 2 metri; le sue acque sono limpide, pescose 
e d' inremo abitate da un' infinità di selvaggina. Sul lago sorgono villaggi, 
a»trmti su palafitte, e galleggiano coltivati dei giardini, simili alle chinampas 
del Messico. Al N. il Lago Inle riceve le acque del Baluciaung, ad O. 
il Pìimgdau, che scende dal Puayhla e per un canale sotterraneo scava- 
tosi nella roccia calcare penetra nel lago stesso. Risalendo questo fiume 
per 128 chilometri, il Jackson trovò il Tsauba di Mobie, ma si ritirò 
subito di là per non essere assalito dai Garin rossi, famosi per aggres- 
sioni e rapine. Egli dice che il fiume scomparisce in una specie di 
palude àngosa, a 16 chilom. a valle da Peyacon. Ad E. del Lago Inle 
Korrono verso S. il Tabet ed il Pon, in cui quello poi influisce; il 
Poo è uno d^li affluenti più importanti del Saluin. Fra il Baluciaung 
«i il Tabet il punto più elevato è il Picco Myinmal (m. 2,000), ma 
più alte sono le montagne fra il Tabet ed il Pon, dove le rette rag- 
giungono anche 2,280 metri. Più ad E. corre pure il Fiume Namtein, 
su od tma volta sorgeva fiorente la città di Mun, ora quasi affatto ab- 
bandonata per le arie malsane delle circostanti paludi. Invece popolosa 
t ricca si fa sempre più Mokmai, su un affluente del Namtein. Bella 
pure e ben irrigata è tutta la valle larga e piana del Fiume Namion. 
W U vegetazione, ajutata da un' attiva e intelligente coltivazione, pre- 
senta dei caratteri tropicali. 

Il movimento commerciale marittimo fra la Cina e altri Stati. 
"^ B Console francese di Hong Gong potè raccogliere alcuni dati sta- 
tistici, relativi al commercio marittimo esterno della Cina. I diciannove 



— 236 — 

porti cinesi aperti ora agli stranieri, ebbero complessivamente un movi* 
mento di circa 22 milioni di tonnellate durante Tanno 1887. Tanto 
neir esportazione che neir importazione occupa sempre il primo posto 
r Inghilterra con un totale di tonn. 14,171,810; viene seconda la 
Germania con tonn. 1,400,083; poi il Giappone per tonn. 306,000; 
in quarto luogo la Francia, che conta tonn. 180,890. Seguono Dani- 
marca, Olanda, Stati Americani e Russia, che hanno totali inferiori alle 
100 mila e superiori alle 50 mila tonnellate. Le altre tonn. 5,700,000 
circa furono esportate od importate sotto bandiera cinese di altro 
Stato, ma senza designazione espressa o per quantità inferiore alle 50 
mila tonnellate. 

L'Impero del Giappone. — Un telegramma del 12 febbrajo 1889 
annunziava da Tokio all' Europa che il Micado, confórmemente ai suoi 
precedenti decreti, promulgava in quei giorni una nuova Costituzione 
politica nel suo Stato. Essa s' inspira ai principi di diritto pubblico 
intemo veglianti in Prussia, ed istituisce due Camere legislative, quella 
dei Comuni e quella dei Pari, concedendo libertà di coscienza e di 
stampa, nonché il diritto di riunione pubblica. 

D. — Africa. 

Notizie dell* Harar e dello Scioa. — In una lettera dell' inge- 
gnere L. Robecchi-Bricchetti, pubblicata nella Tribuna (2 1 febbrajo), 
sono smentite le voci corse della prigionia del conte P. Antonelli nel- 
r Aussa. Il dott. V. Ragazzi, il giorno 4 gennajo, moveva dalla sua 
residenza per incontrare T Antonelli sulla via di Hartuma. Neil' Harar 
tutto era tranquillo. Soltanto il Robecchi ricorda i tentati^ fatti da 
Galla e Somali ed Hararini contro il nuovo Governo Scioano; tenta- 
tivi, che andarono a vuoto. Piuttosto sembrava aggravata la condizione 
economica generale per la interruzione dei commerci, causata dallo 
stato di guerra, in cui si trovano le tribù Adal. Ed anche i lavori 
affidati air ingegnere italiano (i) pare andassero a rilento per l'assenza 
del Degiad-Mad Macconen. — Gli ultimi dispacci da Assab annunziano 
che il conte Antonelli era già allo Scioa il 15 gennajo p. p< e che 
S. M. il re Menilek T aveva accolto coi maggiori segni di amicizia. 

El Obeid, secondo dispacci giunti a Londra il io febbrajo p. pi 
sarebbe caduta in mano al Capo dei Senussi, con grande danno ed 
allarme dei mahdisti. 

Sulla sorte di Emin. — Una lunga lettera di MessedagUa Bei, 
da Uadi Halfa, 2 1 gennajo, alla Riforma (4 febbrajo), tende a dichia- 
rare falsa la voce diilusa da Osman Deghna in Suakin, sulla prigionìa 
di Emin e di Casati. Non soltanto egli adduce testimonianze centrane 
di tali, che si trovavano ancora in novembre a Omdurman (Chartum), 
ma osserva che, tenendo conto delle date, era quasi impossibile quanto 
alTermavasi dal Mahdi. Invece un ex-sergente maggiore, reduce dalla 
prigionia subita a Omdurman, dove era rimasto fino ai 23 novembre p. Pv 

(i) Vedi bollettino del gennajo 1889, pag. 27. 



— 237 — 
nana, in modo attendibilissimo^ che fino ai primi di quel mese i mah- 
disti erano stati replicatamente battuti, e un' ultima volta disfatti dalle 
tee dd Fascia bianco. 

La yocB della prigionia di Emim PAsaÀ potè essere accreditata 
e diflosa da Chartum a Suakin dalla presenza di un altro ufficiale egi- 
xÉaoo^ iòne europeo, prigioniero del Mahdi fin dall' estate 1888. Ora 
peróne fh dimostrata la falsità da un negoziante che, arrivato ultimamente 
^ A&g» dichiarò di avere veduto a Chartum il prigioniero bianco, il 
giorno 19 novembre p. p.. £ dalla descrizione, eh' egli ne fa, risulta 
foor d' ogni dubbio, che non può trattarsi di Emin ; anzi egli seppe dire 
cbe queir ufficiale egiziano portava addosso una lettera direttagli dal 
Khedivè ed altra, che questi voleva far giungere nelle mani di Stanley. 

La Spedixione tedesca in soccorso ad Emin PAsaÀ è in viaggio 
per r Afirica. Ivi già si trovano il Bley ed il dott. Ehlcrs, che fra 
pomi saranno raggiunti dai luogot. Rust e Fricke. Entro il mese di 
M)hiajo doveva partire anche il dott. Peters, al quale fa affidato il 
comando, dopo che il Wissmann f\i chiamato dal Governo imperiale 
germanico a capo delle forze destinate al Protettorato tedesco nelF Africa 
<nientale; dove si reca anche lui in questi giorni. 

Gu ASSALTI DEGLI Arabi sulla costa germanica dell' Africa orien- 
tale continnano. Dopo l'audace aggressione alla casa delle suore tedesche 
£ Dar-es-Salaam (13 gennajo p. p.}, gli Arabi sterminarono la piccola 
carovana del missionario inglese Brooke, composta di 16 persone, presso 
Saadani. Però la Deutsche i^olardalzeitung (n. 5) sa che le forze te- 
deache assalirono alla lor volta e dispersero il 25 dello stesso mese una 
possa schiera di Arabi, cacciandoli ancora da Dar-es-Salaam. 

Nuova ascensione del Kilimangiaho. — I giornali tedeschi ri- 
fcorono ultimamente che il dott. Otto Ehlers era riuscito a por piede 
sol ghiacciajo, che corona la vetta del Kilimangiaro. Anzi aggiunsero, 
àut r Ehlers facendo la sua ascensione dalla parte settentrionale per la 
m notata dal Meyer, era salito di qualche metro più alto e presso alla 
^ ama dd gran monte. Lo accompagnò fino a 5,000 m. circa d' altezza 
3 dott Abbott, naturalista americano, che raccolse materiali scientifici, 
ed aivertì 1* orma di elefanti, di bufali ed antilopi fino in quelle alti- 
tudini. Quanto alla misurazione della contestata quota del Kilimangiaro 

■ r Ehlers dichiara veramente eh' essa ha bisogno di verificazione, ma 
- sostiene però d' aver raggiunto certo i 6,000 metri. Di che però dubi- 
tano sempre i Procudings della Società Geografica di Londra (n. 2-1889), 

' noQidando le ripetute ed accuratissime misurazioni del dott. Kersten, 

■ che diedero 5,680 metri. Ed a questo dubbio aggiungansi le ultime di- 
\ cUaiaàcni del dott. Hans Meyer, il quale riduceva la quota dell' altezza 

daini raggiimta, da 6,070 a 5,450 metri, come si disse in questo Bol- 
ttnwo, ^€^ agosto 1888 a p. 765. 

Sul Lago Niassa durava ancora in dicembre (19) p. p. la Sta- 
àone europea di Caronga sotto il comando dell' inglese Lugard ; però 
^ toarnigione era già molto assottigliata, specialmente quanto agli 
Eonpo, che in gran parte ae n' erano allontanati per malattia. Sembra 



— 23» — 

che le trattative fra gli Arabi e la Società di navigazione sul lago, 
avviate dal Sultano di Zanzibar, stessero per rompersi, causa la pretesa 
della Società, che voleva allontanati gli Arabi dalla riva settentrionale 
del Niassa. Tuttavia le condizioni generali di sicurezza erano alquanto 
migliorate. 

Alle sorgenti" del Zambesi e del Congo. — Soltanto nel gen- 
najo 1889 il missionario inglese F. S. Arnot riferi dinanzi alla Società 
Geografica di Londra intomo al suo viaggio attraverso il pianoro cen- 
trale dell'Africa da Natal a Bihè ed a Benguella. Tra gli altri popoli, 
eh' egli conobbe per via, sono 'già noti i Garinganzi, per alcune rela- 
zioni fatte dallo stesso Arnot e pubblicate anche nel Bollettino della 
Società Africana d'Italia (Napoli, aprile 1888). Ma un'idea precisa e 
completa dell' importanza geografica ed etnografica di questa esplorazione 
non si ebbe che dalla conferenza sopra accennata ; della quale perciò 
diamo qui ora qualche appunto. — Giunto a Natal ancora nel set- 
tembre 1881 r Arnot si dispose a procedere nell'interno per la valle 
del Zambesi; a tal fine egli si recò a Pocefetrum nel Transvaal, dove 
ebbe la fortuna d'incontrarsi ed unirsi con F. Selous. Insieme giunsero 
a Shoshong, capitale del Bamanguato; dove sopra un carro a buoi, 
fornitogli per buon tratto di via, dal capo cristiano Khama, il missio- 
nario si inoltrò per Calahari al Zambesi, essendo finita la stagione delle 
pioggie, che rende possibile e migliore quella di Tati, detta anche la 
via di Khama. Questa parte del viaggio fu disastrosa, perchè passato 
il Fiume Botlele (25 giugno '82), mancò l'acqua. E certo, dice TAmot, 
saremmo periti, se non fossero stati pietosi con noi alcuni selvaggi e 
nomadi Masaroa, che succhiando, con forza ed arte tutta loro propria, 
un' acqua spumante e torbida da buchi praticati nel soprassuolo sab- 
bioso, ne riempirono certe coppe, fatte con gusci di tartaruga, e ne 
dissetarono i viaggiatori moribondi. Intanto rinfrescati anche i buoi, che 
erano stati condotti più in là, dove c'era dell'acqua, fu ripreso il cam- 
mino, che però fu abbreviato con una marcia a piedi fin quasi al Fiume 
Mababi, attraverso a una densa foresta. Sulle rive di questo fiume gli uomini 
di Khama si separarono dall' Arnot, che dovette provvedersi di portatori 
tra i Basubia. Cosi con 15 di questi e 3 asinelli, di sua proprietà, il 
missionario proseguì verso il Ciob o Cuando. Ivi la regione è deserta 
ed arida; con grave delusione la spedizione trovò asciutto lo stagno di 
Caucong, dove erano stati poco prima ad abbeverarsi in gran numero 
gli elefanti. Anche questa volta furono i nomadi della foresta, che dis- 
setarono uomini e bestie d<»lla carovana; e dopo altri 96 chilometri di 
marcia si giunse al Ciob il giorno 8 agosto. Ivi pure non trovarono 
abitanti, ma molta selvaggina e foraggi in quantità; ciò che tornò a 
proposito. L'Arnot passò poi a Leshuma, seguendo il corso del Ciob ; poi 
procedette verso Panda-ma-tenca, dove seppe dal sig. Blocldey, che jjer 
andare a N. del Zambesi ci voleva il permesso di Liuanica, gran capo 
dei Barotse. Perciò dovette recarsi e starsene cinque mesi a Lealui ; senza 
però trarne altro profitto che quello della esplorazione del paese. Più 
volte le canoe, nel viaggio da lui fatto per il fiume nell' andata, dovet* 
tero essere tirate a terra e trasportate oltre le rapide e le cascate di 



— 239 — 
Niambe e di Gonie. Bellissimo e ricco il paese lungo le rive, ma in 
apparenza disabitato, perchè i Barotse (non si sa perchè) vivono ordi- 
nariamente lontani dal fiume. Ritornato poi a Pandamatenca per prov- 
Tedersi di viveri, fece di là un' escursione alle cascate di Victoria. Fu 
poi di nuovo a Lealui, dove giacque a lungo ammalato; e soltanto 
nei maggio 1884 lasciò definitivamente quel paese, in compagnia di 
Silva Porto, dirigendosi a Bihè od Ovijè. In questo viaggio V Arnot 
csserrò V importanza della lunga catena di colline, che mette nella 
valle delle sorgenti settentrionali del Cuando. Queste colline, secondo 
qael che dicono gV indigeni, assorbono, per la loro grande porosità, e 
conservano 1* acqua piovana, finché sovrabbondano le acque dei vicini 
fimni; finite le pioggie, queir acqua si riversa, massime nel Cuando, di 
coi cosi si spiegherebbe la misteriosa inondazione nella stagione secca. 

' ' Da Bihè il missionario si accinse a più lungo viaggio per Benguella. 
Vsssò tra gli Ovimbundu, salendo rapidamente un altopiano, sicché 
dopo quattro giorni di cammino egli misurava già un'altitudine di 1,300 
Bctii. Da quel punto, oltre Olombinga, si tocca il primo terrazzo del 
grande altopiano centro-australe dell' Africa, ed insieme s' incontra una 
ricca vegetazione tropicale ed un clima sano per i venti di levante, che 
soffiano dall'interno. Ad un altro punto fra Bihè e Bailundu, nel pia- 
noro di Mbulu vnlu, la spedizione toccò le sorgenti del Fiume Ocovango, 
che va a gettarsi a S. nel Lago Ngami, e li presso quelle degli alimenta- 
tori del Cuanza, che scorrono verso N.. Fermatosi poi sul Cuanza ed 
anche sul Cmba, affluente orientale di quello, per mettere insieme maggior 
numero di portatori, 1' Arnot proseguì 1' n novembre nel paese dei 
Vachibocue. Al meridiano 19^ E. Green, egli trovò la sorgente del 
Catia, alimentatore del Cuanza, e quella del Moniango, il più meridio- 
nale degli affluenti del grande Cassai; poco più oltre, passate le sor- 
genti dell' Elume (aff. del Dunge-ungo , afT. del Zambesi), fu da lui 
ossenrata la divergenza delle acque del Lumesa a N.-E. e del Luena a 
S.-R, che però si uniscono a 176 chilometri più ad E. nella gran pia- 
nura di Liuvale. Per il Luena il missionario inglese prosegui appunto 
ver» questa pianura interna, e il 3 dicembre fu presso il potente e 
ferocissimo capo Cangombe, che annualmente fa razzie sulle circostanti 
tribù nella contrada di Lunda ed anche fino al Lago Gilolo. Poi nella 
^lle del Congo attraversò il Lumese presso un laghetto noto col nome 
^ Calundn, ed entrò di là nel Grande Kifumagi ; che non è come cre- 
dette il Camerun un lago, ma un' immensa pianura bassa e sabbiosa, 
coperta d' acqua soltanto nella stagione delle piogge. Il giorno 29 di- 
cembre, dopo passato il Lutembua, e ricevuta calorosa accoglienza presso 

' il capo Catema, vecchio amico del dott. Livingstone, V Arnot passava 
ìi Lania ed accampava nel territorio della principessa Nana Candundu. 
W gli toccò la mala ventura di perdere una gran parte dei portatori 
per diserzione. Lasciati in custodia di quella piccola regina alcuni dei 
SOM bagagli, egli continuò il viaggio ad E. per 1 4 giorni attraverso il paese 
^^^f bello per numerose e verdeggianti colline, ma deserto di abitanti, 
^ por dovevano esservi poco tempo innanzi. Essendo in quel tempo so- 
piagionta la stagione delle piogge (1885), il missionario si diresse prima 



— 240 — 

a N. poi a S.-E., passando verso le sorgenti alcuni affluenti del Zambesi e ' 
poi il fiume stesso verso il 24° long. E. Green., dove questo scone adO.. 
Di là per una contrada alta e piana, la spedizione giunse al Fiame \ 
Locosce, avendo a S.-E. una catena di monti, che evidentemente divide ^ 
il bacino del Zambesi da quello del Congo. La prominenza più importante . 
di essa ebbe dall' Arnot il nome di Border Craig (Balza del Confine). 
Poco oltre nella sua marcia il viaggiatore credette di constatare che il , 
Zambesi piegava a S.-E., e dalla struttura del suolo circostante si per- 
suase d' essere poco lungi dalle sorgenti del Lualaba e del Lufira. Ma 
disgraziatamente egli fu impedito dal compiere maggiori esplorazioni 
per la gonfiezza di molti fiumi circostanti, oltre il Locosce, il Lufupa, 
il Luburi ed il Lulua. Fu presa la via del Lualaba, in mezzo a mon* 
tagne bellissime. Il fiume fu attraversato a Casembe, dove aveva una; 
larghezza di 40-60 metri, e poi si giunse a Molenga; intanto fa man*i 
dato innanzi un messo al Grande Msidi o Msiri, sovrano dei Garin- 
ganzi e di Catanga. Superati i famosi Monti Sombue e traversato il 
Fiume Lucuruve, 1' Arnot si fermava ad attendere la risposta di Msidi 
sulle rive dell* Uleja ; ed essa venne sei giorni dopo, favorevole ad 
onta degli sforzi fatti dai mercanti arabi di Zanzibar e delle pratiche 1 
superstiziose dei feticci, tentate, ma mal riuscite, contro di lui. Allora 
egli fu chiamato alla presenza del gran capo, che lo accolse amiche- 
volmente circondato dalla sua corte e dalle sue cinquanta mogli. Que- 
ste sono per Msidi anche altrettante tesoriere ; perchè egli ha diviso 
il vasto suo regno in tanti vice-regni, dove governano minori capi da 
lui nominati o riconosciuti, i quali devono rendere conto e tributo al- 
l' una o air altra delle mogli del re, da cui sono anche rappresentati 
alla capitale. Convien notare che il nome di Garinganzi è più che altro 
un nome politico, ben noto nel Benguella, ma poco o nulla in Europa 
fino all'anno testé decorso. Esso fu adottato da Msidi stesso per designare 
complessivamente il nuovo suo regno, che comprende i paesi ed i po- 
poli del Catanga, parte del Baluba e dell' antico dominio di Cazembe 
verso il Lago Moero, ed altre terre e tribù sparse neirUniamuezi. Però 
la residenza ordinaria del re è a Sanga, dove incominciò la saa for- 
tuna, quando con quattro fucili Msidi fece ottenere una vittoria al vec- 
chio capo del paese, che Y adottò a successore. La capitale si trova 
in mezzo ad un' immensa pianura popolosa e fertile, che vien detta 
Miucurru. Ai due lati, orientale e occidentale, si delineano piuttosto 
lontane due catene di monti ; mentre a N. fin dove V occhio può ve- 
dere, si prolunga il piano, dove scorrono e vanno a riunirsi i due 
Fiumi Lucuruve e Lufira. Verso S. poi vi è un colle a doppia cima, , 
dove sorge la piccola città di Msidi, circondata da numerosissimi vìi- 1 
laggi. Poi vi sono altri luoghi abitati e muniti nelle varie parti del \ 
regno ; e questi sono governati da fratelli od altri congiunti del 
sovrano. Rigorosamente parlando i confini del regno sono : ad O. il Fiume 
Lualaba ; ad E. il Luapula ; a S. la Catena Muchinga o Loenga, che se- 
para il sistema idrografico del Zambesi da quello del Congo, e a N. 
la regione di Liuba, dove stanno i Laghi Lupemba e Moero. Tuttavia 
molti capi circostanti^ fuori di quei conjGmi, si trovano in una maggiore 



— 241 — 

minore somnussioiie al Msidi ; anzi durante il lungo soggiorno del* 
r Aroot nei Garinganzi, vennero a chiedere amicizia e protezione al 
gran capo i messi di alcune tribù dì Mashuculumbue dal Fiume Ca* 
fiiciie, poi altri dal Lago Tangagnica, da Casongo, e dalla regione di 
limrak. Msidi concesse al missionario inglese di erigere una Stazione 
nella punura di Miucurru ; dove Y Arnot si trattenne due anni interi 
fcniiaodosi un' idea abbastanza esatta e un'opinione molto favorevole 
ddl' indole di quei popoli e delle qualità del loro sovrano. Tuttavia 
egli dq)lora naturalmente le comuni piaghe della schiavitù e della tratta 
dei negri, che s' esercita in larga scala nel grande mercato di Sanga, 
e delia inumanità nelle continue guerre, che porta Msidi contro quanti 
non TogUono a lui sottomettersi. L' Arnot parti di là V anno passato 
(i8S3), lasciando alla Missione i due suoi rappresentanti, Swan e 
Fanlknor. Egli si diresse alla costa occidentale, ma prendendo più a 
S., che nell' andata. Perciò segui per parecchi giorni la prima parte 
dd coiso del Zambesi, che ivi egli trovò molto diverso da quello, che 
fedesi sanato nelle carte. Ivi il fiume scorre ad O. con un ragguar- 
devole volume d' acqua, più largo assai del Lualaba, dove l'ebbe a tra- 
Tosare il missionario, e tanto profondo che non permette il guado, e 
lo si passa in canoe o zattere. Dalle esplorazioni £sitte in quel viaggio 
r Arnot potè convincersi, che il dott. Livingstone s' ingannava credendo 
cbe il Zambesi avesse le sue sorgenti nella regione posta a N.-E. del 
Lago Gìlolo» e che U Fiume Liba fosse non altro che un afSuente. 
O Liba, che nasce a S.-O. dal Colle di Caomba, cioè dal e Border 
Craig > dell' Arnot, è secondo questi lo stesso Zambesi, che poi con 
nn drcoito si volge verso E. ; mentre al di là di quella montagna scorre 
il Lualaba, ossia il Congo, diretto alla costa occidentale, ricevendo ben 
presto altri affluenti. 

Sul Congo. — Una lunga relazione del cav. G. Corona, pubbli- 
cata dal Ministero degli Esteri, è intesa a mettere in miglior luce le 
presenti condizioni dello Stato Indipendente e dei possessi europei del 
Conga Essa è preceduta da una introduzione (parte generale), in cui 
r autore espone la sua opinione sul paese con cenni degli ultimi avve- 
nimenti. Malgrado la diffidenza, che dimostra verso negri ed Arabi, egli 
ttm dispera dell' avvenire. La prima parte s' occupa del commercio, 
descrifendo gli usi del paese le attorie, i porti, mercati, colonie, co- 
■nmicaàoni interne ed estere, ma particolarmente i vari generi d' im- 
portazione ed esportazione. Tre altri argomenti sono poi svolti nella 
i^ciaàone: le imposte, la schiavitù e la giustizia al Congo. In appendice 
^ dato un breve saggio di lingua Jlift, usata in generale dagli indigeni 
dd Congo. L' autore si dichiara &vorevole alla colonizzazione commer- 
ciale ed anche all' agricola per parte degl'Italiani ; nel che non troverà il 
consenso di tutti, come ad esempio, del cap. G. Fabrello, compagno al 
compianto Bove nella spedizione al Congo (1886). Il Fabrello, fermo 
udì' antica sua opinione, ribatte le speranze concepite dal Corona, che 
Qcde aliaci, e s' adopera a dimostrarle tali in un opuscolo sul Congo, 
M pubblicato. 

NsLLO Stato niDrpENDENTB del Congo fu istituito un Consolato 



242 

italiano con R. Decreto del 23 dicembre 1888, affidandolo al cav. Giu- 
seppe Corona. 

La Laguna di Hercla e l* antico Lago del Tritone. — Il 
dottore Rouire, in una corrispondenza alla Società Geografica di Parigi, 
continua la difesa delle sue ricerche e de* suoi studi sulla idrografia 
della Tunisia centrale contro alcuni dubbi mossi in proposito. Dopo arer 
rilevato la struttura del bacino del Lago Kelbia, da Tebessa al Golfo di 
Hammamet, egli fissava la sua attenzione non tanto sulla Sebcha Lago 
Kelbia, principale e più interno, ma su quello di Hercla, che pur resta diviso 
dal mare per un breve lido, e che perciò corrisponderebbe alla forma, 
che gli attribuisce Erodoto, il quale lo dice \1[lvyì. Successive esplo- 
razioni nella parte più interna della Tunisia centrale posero in piena 
evidenza i rapporti idrografici del Lago Kelbia colla Sebcha Bagla; e 
ne risultò la esistenza d' un grande sistema idrografico in luogo dei 
tanti piccoli corsi d' acqua, che si credevano diretti separatamente ai 
vari bacini lacustri od al mare. Il dott. Rouire coglie 1' occasione per 
affermare che la notizia della cessata salsedine del Kelbia si deve, non 
al sig. Doumet-Adison nel 1878, ma già nel 1875 al comand. Zaccone, 
benché da questo avuta indirettamente per informazioni degli indigeni. 
Del resto la situazione, il perimetro e gli altri rilievi topografici di 
questo e degli altri laghi si devono assolutamente ed esclusivamente 
alla spedizione militare francese, di cui il dott. Rouire faceva parte 
nel 1881. 

E. — America. 

Congresso Internazionale Americano. — Per il giorno 2 ottobre 
1889 il Governo degli Stati Uniti dell' America settentrionale mandò 
invito a quelli delle altre Repubbliche americane e dell' Impero del 
Brasile, per un Congresso dei loro delegati ufficiali a Washington. Ivi 
si tratterebbe tra 1* altre cose la costituzione di un' unione doganale 
americana, la creazione di nuove comunicazioni terrestri e marittime 
per tutto il continente, l'uniformità di tipo e valore nei pesi, misure 
e monete di tutti gli Stati americani convenuti, infine anche un trattato 
provvisorio per 1' arbitrato internazionale. 

Proposta d' una nuova via commerciale. — Il commodoro m- 
glese Markham, considerando dal lato economico l' incremento dei pro- 
dotti cereali nel Canada e la diminuzione delle esportazioni di questo 
genere dagli Stati Uniti vicini, e dal lato politico la tendenza di questi • 
ultimi ad intervenire nelle sorti di quel dominio inglese, propone l'aper- 
tura di una nuova linea di comunicazioni fra 1' Europa ed il Manitoba, 
centro di produzioni sempre più sovrabbondanti nelle terre poste fira u 
Lago Winnipeg e la Baja d' Hudson. A tal fine si dovrebbe soltanto co- 
struire una strada ferrata dalla riva settentrionale del Winnipeg alla Baja 
d'Hudson, per una lunghezza di 400-480 chilometri. Il Markham, fondan- 
dosi su una statistica dei naufragi ed altri sinistri di mare nelle acque 
della Baja e degli Stretti e Canali del N., sostiene sicura e dimostra utilis- 



— 243 — 
sima questa yÌ3l, che abbrevierebbe nientemeno dì 3,300 chilometri le 
comanicazioni attuali fra quel centro agrìcolo americano e V Europa. 
La Società Geografica di Londra diede tutto il suo consenso ed ap- 
poggio al progetto del Markham, che accrescerebbe la fortuna econo- 
mica del Dominio della Nuova Gran Bretagna. 

Gli Stati Uniti dell' America settentrionale con ^i// del 
19 gennajo 1889 crebbero a 43, essendo per esso stati creati 5 nuovi 
Stati nei territori del Dacota settentrionale, del Dacota meridionale, del 
MoDtana, del Washington e del Nuovo Messico. 

La popolazione bianca delle Piccole Antille va rapidamente 
sonnpareodo, e per V emigrazione e per prevalenza dei morti sui nati. 
A]]a Klartinica, dove nel 1848 vi erano ben 23 mila bianchi, oggidì 
si rìnTengono appena 8 mila creoli di fronte a 160,000 negri o me- 
ticci. Gli antichi coloni europei sono quasi del tutto sostituiti dai discen- 
denti d^li schiavi importati dall' Africa. Tabago e San Vincenzo sono 
in rovina, poco meno San Martino; e San Tomaso, San Cristoforo e la 
Granada presentano molti ed evidenti segni della loro decadenza, primo 
sempre quello della diminuzione, d' anno in anno maggiore, della popo- 
lazione bianca. Insomma, secondo le informazioni attinte sui luoghi dal- 
l'americano Hearn e pubblicate nel Mauvement Géographique (n. 2-1889), 
tranne forse la Trinidad, tutte le Piccole Antille fra breve diverranno 
patrimonio esclusivo della razza nera, che redenta prospera e s' avvia 
a soppiantare del tutto i bianchi. 

La Stazioke Meteorologica di Punta Arenas è ora in piena 
attività, come è detto in una lettera di mons. G. Fagnano. Gli stro- 
menti, colà spediti, giunsero intatti già prima della metà di dicembre 
p. p., e si pubblicheranno senza indugio e regolarmente le osservazioni. 
Pare che fra breve un* altra Stazione potrà essere fondata (allo stesso 
nwdo) presso il Capo Horn alla Terra del Fuoco. 

F. — Oceania. 

EspLORAzroNE ZòLLER NELLA NuovA GuiNEA. — Quantunque l'espio- 

latore tedesco U. Zdller sia stato tradito dalla guida e fin dal prin- 

q)io della sua impresa sia stato abbandonato da molti portatori, egli 

continuò con 3 ufficiali e 23 soldati il viaggio, incominciato da Con- 

st^intinhafen. La siccità della stagione gli permise d'internarsi nel paese 

longo il letto dei fiumi. Superata dopo tre giorni di marcia una stretta 

gola, la spedizione penetrò in una contrada ondulata di collinette e 

nwlto popolata. Passò poi oltre la prima linea della Catena dei Monti 

Fnùsterre, penetrando così in terre affatto inesplorate, come pare dalla 

sorpresa e dalle dichiarazioni degli indigeni, che fin allora non avreb- 

^ mai conosciuto i bianchi. Questi indigeni dei Monti Finisterre sono 

^nia razza bella e forte, ma naturalmente del tutto selvaggia. Il Zòller 

^oa Tinsci punto a mettersi in contatto amichevole con essa, come 

*^a fatto con le altre più vicine alla costa; forse piti per paura che 

per ferocia di quella gente. Questi indigeni abitano in gran parte nelle 



^ 



— 244 — 
valli più inteme ed elevate, air altezza di 1,400 metri sul livèllo del 
mare. Con marce giornaliere di nove ore di cammino la spe^zione 
giunse ai piedi della catena principale dei Monti Finisterre e fece la 
ascensione di una vetta, alta m. 3,000 circa. Fatta pure V ascensione 
della Catena Bismarck, in un punto vicino alla Baja dell' Astrolabio, si 
potè di là scorgere, anzi veramente scoprire l'esistenza di una terza ca- 
tena di monti frapposta alle due altre di Finisterre e di Bismarck. Que- 
sta linea montuosa, che s' inalza quasi 3,300 metri, fu denomiuata uf- 
ficialmente Catena Kraetke. H paese assomiglia in generale ad una con- 
trada montuosa di Giava. La Catena Finisterre è interamente di natura 
vulcanica antica; invece verso la costa predomina il calcare e l'arena- 
ria. Furono anche trovati qua e là avanzi fossili. La spedizione rien- 
trò dal viaggio alla fine di novembre 1888, dopo un mese, molto dan- 
neggiata da franamenti di roccie, più che dalle febbri. 



IV. — SOMMARIO DI ARTICOLI GEOGRAFIO (1) 



a) — IN GIORNALI ITALIANI 



Reale AccADEBaA dei Lincei. — Roma, 3 febbrajo 1889. 

Nuova conferma della teorìa atmosferica delle aurore polari, di JE, Sìossmì. — 
Sulla teogonia di Ferecide di Siro, di Ar. Chiappellù 

Società Africana d'Italia. — Napoli, novembre-dicembre 18S8. 

Quisdoni africane, del dott JCaltòrunmr, — Gli schiavi in Africa, di S, Corei' 
reri, — I Comitati antischiavisti, di L, Permazti, — V Africa in guerra, di K. /• 
Marnano, — Emin Pascià e il capitano Casati, di P. Vigom, 

Club Alpino Italiano. — Torino, 31 gennajo 1889. 

Prime ascensioni di Punta dei Tre Merli, Punta Marìn, Gran Somma e Gr&n 
Bagna, di Cifrrà, Fiorio e Ratti. 

Nuova Antologia. — Roma, i, 16 febbrajo 1889. 

Una escursione nella Magna Grecia (continuazione), di G, Setti, — La Campi- 
gna Romana: notizia economica, dì G, Beloch, 

L'Ateneo di Brescia. — 1888. 

Nuoye esplorazioni archeologiche a Remedello, di Z. Ruszenenii. ■— VìeanA e 
Pest : impressioni di un viaggio, del pres. F, Bettom-Caaago, — Brescia e il Cidnco, 
del cap. B, Favallim, 

L'Ateneo Veneto. — Venezia, novembre-dicembre 1888. 

Sulla divisione dei grandi circoli astronomici (fine), di G, Z, Reggio, 

Sooiltà d' Esplorazione commerciale in Africa. — Milano, feb- 
brajo 1889. 

Da Massaua a Keren per la via del Lebca (fine), del dott S. Losio, * L'AtlfUi- 
tide, di C, G, Toni, — Da S. Paulo del BrasUe, di B, Beiti, 



(i) Si refistrano i mU icticoli geografici dei giornali pemenati «Da Sode^- 



— «45 — 
jSociETÀ Geologica Italiana. — Roma, VII, 1888. 

La duu quaternaria del Capo delle Mele in Liguria, di E, Cifrici e S, Sfui- 
l — Cenni snlla costituzione geologica del Litorale Jonico da Cariati a Monaste- 
di V, Ramòctti e A. Nevianù — Sulla origine del Porto di Messina e sui mo- 
Itinenti dd mare nello Stretto, dell' ing. E, Cortese, 

CoHTTATO GsoLOGico d'Italia. — Roma, novembre-dicembre 1888. 

Niiofe osserrazioni sulla geologia della Montagnola Senese^ di B* Lotti (con 

ITOh). 

ta e CoMMERao. — Roma, 3, io, 17, 24 febbrajo 1889. 

Cokoiszanone intema. — Prolungamento del bacino di Livorno. — Il Porto di 

Falfice in Francia. — La navigazione a vapore. — Movimento della marina mer- 

geinumica nel Baltico durante il 1888. — Il commercio e la navigazione della 

ibblica dd Salvador. — L' emigrazione al Brasile. — Pel Canale di Suez. — 
ippoae. — Una ferrovia russa del Pacifico. 

ivBTA Marittima. — Roma, febbrajo 1889. 

I poxti di Marsiglia, cenni dell' ing. E, Borgaiti (fine). — La natura e la vita 
'America del Sud: impressioni di viaggio, del dott G, Petella (fine). — Pro- 
etto di an nuovo porto a Pietroburgo. 

ri Meteorologica Italiana. — Tonno, gennajo e febbrajo 1889. 

laJhienza della distanza del sole dal piano dell' equatore celeste sui periodi ba- 

diurni, di J), Rc^ona, — Sunto delle analisi sistematiche e giornaliere sul- 

iddo carbonico dell'aria del suolo di Firenze, nel 1886, di G, Roster, — Terremoti 

Val d* Orda, di Terdiani e Bondi. — Inaugurazione dell' Osservatorio Meteorolo- 

di Pisa, di Mihan, — Clima di Leon nel Messico. — L' altezza delle onde. 

.à NiGKiziA. — Verona, gennajo 1889. 

Heloan. — Arrivo d'un messaggiero da Chartum. 

ri Ligure di Storia Patria. — Genova, XlX-a, 1888. 

Le carte nautiche italiane del Medio Evo, a proposito di un libro del professore 
l'iickcr, di ConuUo DesimonL 



b) 



NELLE RIVISTE SCIENTIFICHE ESTERE 



|SociM DE G&OGRAPHIE. Bulletìn et Comptes-rendus. — Parigi, feb- 
brajo 1889. 

La strada ferrata della Valle dell' Eufrate (con carte nel testo), di A. Dumont, 
— L* Isoh della Riunione, di Ad, Blondel, — Progetto d' un porto militare e com- 

[>Mraa]e a Cabourg (Calvados), di Al, Piai, — Nuove ricerche sull' origine del nome 
tf America (fine), di G, Marcou, — Notizie e lettera, del csip, Binger, — Il viaggio 
ad Turkestan, di G. Leclercq, — Illustrazione deUa carta del Madagascar, del rev. P. 

\^^^tàdtraU RobUt, — U viaggio del Grombcevski, da sua lettera a Capus. — Le 
■CRtt iottemnee e le grotte dei Causses^ conferenza di Mortela — L' Alsazia, paese 
ed abitanti, comnnicazione di Ch, Grad, — H dinamometro e lo scandaglio a chiave 
^ « Hiroiidene », di S. A. il principe A, di Monaco. 

RxvuB Franqaise de l'Étranger et Exploration. — Parigi, i*^ feb- 
bnjo 1889. 

V Itafia nell' Africa settentrionale (con carte), di Ed, Marbeau, — Esplorazione 
^ op. Knger (con carta e documenti inediti). — I Cinesi nel Regno del Siam, 
* C. Rmitìcr, 

*woi DE GÉOGRAPfflE. — Parigi, febbrajo 1889. 

UNvote Zdaada, di H. Mtymin-U Esirty. — BarceUona, di %M CrnaU. 



— 246 — 

— Gli Abrazzi : Aquila, il Gran Sasso d' Italia, Teramo, di A. Leviuk, — Viaggio 
anonimo e inedito d'un Giansenista in Olanda e Fiandra (1681), di Ch. FiervilU {òot). 

La Géographie. — Parigi, i, 7, 14, 21, 28 febbrajo 1889. 

Sulla costa della Guinea. — Neil' alto Niger. — Giuseppe Martin. — Le Isole 
Tubuai. — Il capitano Binger. — Ufficio Geografico al Ministero della Marina e 
Colonie. — Esploratori. — Dumont d'Urville. — Monumento a F. Bazin. — L'avve- 
nire del Congo francese. — Algeria e Tunisia. — Una provincia dell' Annam. — 
L* antischiavismo, lettera a Monsignor Lavigerie, di Z. Radsguet, — Ortoepia ed 
ortografia dei nomi geografici, di Z. Bigot, — Annam e Tonkino, di A, Betrint. — 
Infiuenzà della Geografia sulla costituzione degli Stati, di W, de Fonvielle, — Grande 
importanza delle più piccole isolette. — H cap. Binger e la città di Salaga. 

Le Tour du Monde. — Parigi, 2, 9, 16, 23 febbrajo 1889 

Sei mesi a Madera, del marchese degli Alòizzi — Viaggio nella Senegambia e 
nella Guinea portoghese, del capitano ZT. Brosselard, 

Revue des Deux Mondes. — Parigi, 15 febbrajo 1889. 

Una .visita alle Isole Normanne, di //. Gaidoz, 

SociÉTÉ Ramond: explorations pyrénéennes. — Parigi, 1888. 

Studio mineralogico e geologico, di C. Z. Frossard, — Geologia dei Pirenei 
centrali, di Af. Gourdon, — Stazione meteorologica, del dott. Gandey, — Pluviome- 
trìa dei Pirenei, di V, Raulin (continuazione). 

SociÉTÉ DE Géographie de Tours. — Gennajo 1889. 

Il Senegal ed il Sudan francese, di Dupin de St André, — Il dominio colo- 
niale della Francia. — Viaggio in Oriente. — Le irrigazioni in Francia, di A. Di 
Kérohant. 

SociÉTÉ DE Géographie commerciale de Bordeaux. — Febbrajo 1889. 

Commercio e industria di Bordeaux (continuazione), di H. Durand — Osserva- 
zioni meteorologiche al Gabon ed al Congo, di Trivier, — Note sul commercio 
marittimo tedesco, di P. JCauJèr, — Carta del viaggio di De Pontevès Sabran al 
Caucaso, in Persia e nell' Asia Centrale. — La Clyde, di y, V.. 

SociÉTÉ de Géographie Commerciale du Havre. — Gennajo-feb- 
brajo 1889. 

La colonizzazione del P'ar-West, del cap. Stuart- Fos sor d, — Porto Arthur. — 
La Luisiana (continuazione), di A, Baudoin, — Newport-News , del cap. PetitevilU. 

— Spedizione Binger. — L* elemento straniero a Nuova York : i Francesi, di G* ?. 
Manson, — Il Porto di Amburgo. 

SociÉTÉ de Géographie de Lille. — Lilla, gennajo 1889. 

Un viaggio da Bruges a Vienna nel 17 16, di D, Carnei, 

Le Mouvement Géographique. — Bruxelles, io, 24 febbrajo 1889. 

La questione del Lomami : esplorazione del Lukenfe-Icatta e del Lomami, di 
Ale^s, Delcommune ed A. J, Wauters, — La nostra carta dello Stato Indipendente 
del Congo (con carta, nuova edizione). — Il commercio dell' avorio (continuazione). 

— L' esplorazione del conte Teleki e la soluzione del problema dell* Uma, di A. 7* 
Wauters, — • La strada ferrata del Congo, rapporto dell' ing. Ettore CharmanM. — 
L* Isola di Mateba. — L' Africa centrale può farsi colonia d' immigranti ? — La Spfr 
dizione Stanley. 

L'Afrique explorée et civilisée. — Ginevra, febbrajo 1889. 

H commercio della Svizzera coli* Africa. — Lettera da Tati, di A. Demajfti, 
SOCIEDAD EsPASoLA DE GEOGRAFIA COMERCIAL. Madrid, 1$ C 3I 

gennajo, 15 febbrajo 1889. 

La questione del Muni, conferenza di F. Coello, — Il nome di America. — La 
provincia di Corogna. — Il commercio della Spagna e delle Filippine col Giappone 
.— Le FiUppine nel 1888, di Ed, P, Gasai, — La Repubblica di Moresttct — La 



— 247 — 

Spedizione Nansen attraverso la Groenlandia. — Carta delle possessioni spagnuole nel 
Golfo di Guinea. 

LvsTiTUTO Geografico Argentino. — Buenos Aires, dicembre 1888, 
gennajo 1889. 

Esplorazione della Patagonia, del signor Z. G. Fontana. — Spedizione nella Pro- 
TÌnda di Matto-Grosso. 

SooEDAD Geografica Argentina. — Buenos Aires, novembre -dicem- 
bre 1888. 

Progetto di canalizzazione. — Jachal : le miniere d' oro, di C. Madaricga, — Un 
saggio di colonizzazione penale, di G, Nicomede, — Sull'origine del Mississippi, cor- 
Dspoodenza del cap. W. Glaster. 

SoaEDAD CiENTiFiCA ARGENTINA. — Buenos Aires, luglio, agosto e set- 
tembre 1888. 

Fisiografia e meteorologia dei mari del globo (continuazione), di y» Llerena, 

Gesellschaft fOr Erdkunde zu Berlin. — Berlino, XXIII-6, 1888, 
XXIV-i, 1889. 

Un funerale presso gli Indiani Bororò, del dott. C, von den Steinen. — La for- 

liBeaoDe del soprasuolo del bacino del Congo, di E, DtiponL — Proposte di prepa- 

laCTÌ pratici ad un viaggio nell' Africa orientale e centrale, di P, Reickard, — Carta 

d' noa parte del < Departamento de Amazonas > del Perù, di A. Wertheman. — 

Ossemzioni sulla carta del Wertheman. 

Geographìsche Gesellschaft in Wien. — Vienna, n. 12, 1888, 20 
gennajo 1889. 

. V Annam e la Cocincina francese, del dott Svoboda (con carta). — Una de- 
■scnzione dell' aurora boreale nel secolo XII o XIII. — Le condizioni climatiche della 
Sleàa, di C Kolbenheyer (con 3 carte). 

K. K. Militàr-Geographisches Institut. — Vienna, VIII, 1888. 

Determinazione deir influsso delle masse locali di attrazione sui risultati dei cai- 
odi della posizione astronomica geografica, di R. von Sterneck, — Ricerche sullo 
inffaisso delle deviazioni del pendolo nelle operazioni di livellamento, dello stesso, — 
Materiali per la storia della misurazione astronomica-trigonometrica della Monarchia 
aostro-aiigarica, di II. HartL 

K. K. Geologische Reichsanstalt. — Vienna, gennajo 1889. 

So alcune belemniti dell* Asia centrale e dell' Africa, di M, Neumayr. — Pre- 
sentanone della Carta geologica delle Alpi calcaree di Milrzthaler e del Monte Ne- 
voso, di G, Gtyer, 

Petermanns Mitteilungen. — Gotha, 5 gennajo, 4 febbrajo 1889. 

Svila regione cretacea presso le piramidi di Gizeh, del dott. G. Schweinfurth 
(con carta). — La formazione delle valli trasversali, del dott. V, Hilòer, — Quarto 
'«ggio d' esplorazione del generale Prscevalski nell' Asia Centrale, del dott. C. Diener. 
~ Usambara, del dott. O. Baumann (con carta). — Carta generale dei viaggi del 
PncmWci in Asia, di C. Schmidt, 

tterrscHE KoLONiALZEiTUNG. ^— Berlino, 2, 9, 16, 23 febbrajo 1889. 

Nuovi documenti sulla sollevazione nell' Africa Orientale. — Attraverso V Africa 
^ 0. ad E. sotto bandiera tedesca. — La situazione a Samoa (con carta). — Per 
la someoclatura e 1' ortografia africana, del dott. //. Schinz. — Lo stato ed il terri- 
ne in Afirica, di Paolo Reickard, — Una visita a Hendrik Wittboy, il messìa degli 
^^t^totti, nella estate del 1888, del dott B, Schwarz, — Conferenza del professore 
^^nùg sulla colonizzazione e suU' influenza tedesca nell' America settentrionale. — 
^ Arabi nell' Africa centrale. — Una protesta tedesca contro la schiavitù fatta 200 
M»i la, di (7. Klemstuck, — Lo stato e il territorio in Africa, replica di A, Me- 
''"'^ — Bagamojo illustrata. 



— 2dfi 

Deutsche Rundschau fUr Geographie und Statistik. — Vienna, 
marzo 1889. 

Le basi scienttfico-natarali della Geografia commerciale, del prof, dott 5. Gunther. 

— Viaggio da Leh nel Ladak al Lago Pangcong. — Una visita alle Grotte del 
Mammut, di A, Steinhauser, 

MoNATSSCHRiFT FÙR DEN Orient. — Vienna, gennajo 1889. 

Commercio ed agricoltara nell' Africa tropicalCi del dott. O, Baumann, — La 
Licia, di H,,Feigl (con illustrazioni). 

Das Ausland. — Stoccarda, 4, 11, 18, 25 febbrajo 1889. 

La vita a Camerun, del dott ^. Mailer, -^ Le condizioni idrografiche nei ba- 
cini di Reifnitz e di Gottschee. — H territorio Imperatore -Guglielmo nella Nuova 
Guinea (continuazione), di A. Oppel, — La lingua comune degV Indiani Arapahac, 
di F, y, Pajeken, — Schizzi della vita indiana (fine). — I Curgani e i Balca della 
Russia meridionale (fine). — La miniera di mercurio d' Idria nella Camiola. — Fa- 
miglia e religione degli Ainu, di y, N. Goodrich, «~ Ricordi della Nuova Guinea, 
dal giornale di ' F. Grabovski. — Schizzi da Tenerifia. — Harar, dall' italiano, di G» 
Doden. — Un' escursione ad Arenenberg. — In un villaggio persiano lungi dalla 
strada militare : ricordo d' un viaggio. — Appendice aU' articolo : i Curgani della 
Russia meridionale, di y Hesse, — I nuovi lavori del Porto di Brema. — Le colo- 
nie australiane d* oggi, di E, Neubaur, — I Mennoniti in Russia, di G, Cupcsanko. 

— Strade ferrate in Corsica, di E, yung, 

Geographische Nachrichten. — Basilea, i, 15 febbrajo 1889. 

Viaggi d' esplorazione nell' Australia occidentale (continuazione). — La carta idro- 
grafica del Lago di Costanza, di y. S. Gerster, — I cannibali Hamezze nelle Isole 
della Columbia britannica, secondo B. yakobsen ed A, Bastian. — Risultati del cen- 
simento della popolazione svizzera i° dicembre 1888. 

FQldràjzi Kòzlemények. — Bollettino della Società Geografica Unghe- 
rese. Budapest, Fase, i, 2, 1889. 

Studio del Danubio, di S. Hanusz, — Sul quarto viaggio di N. Prscevalski in 
Asia, comunicazione di V, Legeza, — Relazione sulla conferenza di Lesseps intomo 
al Canale di Panama. — Necrologia di G. Hunfalvy. 

KoN. Nederlandsch Aardrukskundig Genootschaf. — Amsterdam, 
febbrajo 1889. 

L' Isola Urk con alcune considerazioni generali sulla geologia dell' Olanda, di A'I 
Martin, — Alcune osservazioni sulla introduzione del precitato scritto del Martin, 
del dott y, Lcriè, — Ancora sul confine tra il territorio olandese e quello della 
Compagnia Nord-Bomeo nella Borueo settentrionale, di W, F, Versieeg, — Una 
nuova opera sulla Cina, di F, G, Kramp, — Lettera sul Gambos ed i suoi abitanti, 
di Van der A'ellen, — Scritto sull'America, del dott. H, F, C. Tcn KaU. 

ROYAL Geographical SoaETY. — Londra, febbrajo 1889. 

Viaggio da Natal a Bihè e Benguella, e di lÀ attraverso il pianoro centrale del- 
l' Africa fino alle sorgenti del 2^mbesi e del Congo, di F, S, ArnoL — Nuova 
esplorazione nelle regioni confinanti sul Golfo di Papua, di Tfuod, F. Bevan. — 
Nota sull' origine ed ortografia dei nomi di fiumi nell' India ulteriore (transgangetica). 
di Som. E, Peal, 



I. — ATTI DELLA SOCIETÀ 



A. — Adunanze del Consiglio Direttivo. 

{^ Estratto dei processi verbali). 

Seduta del 12 marzo i88g. — Presenti il presidente march. Nobili' Vi- 
UUtuJd^ il vice-presidente Malvano, i consiglieri Allievi, Cardon, Cava^ 
lieri. Giordano^ Grazioli, Hiiffer, Martinori, Figorini, Porena, Salvatori 
e il segretario generale. 

La Commissione per la domanda del prof. Balzan (1)^ riferìsce 
suH* argomento affidato al suo studici e il Consiglio dopo breve discus- 
sione dà Scolta alla presidenza di intendersi col prof. Balzan sugli 
stnimenti d'osservazione ed oggetti, che gli sono più necessari. 

È approvato l' invio di alcuni libri, presi fra i doppi posseduti 
dalla Società, alla Società Italiana di Mutuo Soccorso in Marsiglia. 

Sodo presentati i ringraziamenti del dott. Junker per la gran Me- 
daglia d*oro inviatagli; dei signori gener. Strachey e CI. Markham, per 
la loro nomina a membri d'onore ; dei signori Borelli, Geikie e Schla- 
gintwdt per la nomina a membri corrispondenti, e dei signori generali 
Bozzetti e marchese di Montezemolo per la inscrizione fra i membri 
ordinari. 

H cav. T. MinelU, rappresentante della Società a Rovigo, partecipa 
di aver fatta regolare consegna a quella Accademia scientifico-letteraria 
dei xtsd del compianto esploratore Giovanni Miani, già a lui affidati 
^alla Sodetà Geografica. 

Nei soliti modi è inscrìtto il nuovo socio dottore E. Alexander^ 
I^QiMdin di Nuova Zelanda (prop. F. Gagliardo e F. Giordano). 

Sono pervenuti alla Società i seguenti doni : ' ' , 

Documenti diplomatici: dichiarazione italo-francese (18 dicembre 
188S) sull'inviolabilità degli archivi consolari. Roma, Fibreno, 1889I 
Op. di pag. 114 in 4" (dono del Ministero degli Affari Esteri). 

Codio Francisco : La cuestion del Rio Muni ; conferencia. Madrid^ 
De Fortanet, 1889. Op. di pag. 33 con carta (dono della Società Geo- 
Pafica di Madrid). 

Caporali avv. prof. E, : La Nuova Scienza: Rivista deir istruzione 
wpcriore. Anno V, fesc. IV. Todi d'Umbria, Roma — Ripamonti, 1889. 
Fise di ptg. 125 (dono dell'autore). 

V) Vedi a fascicolo precedente del Bollettino, pag. 169. 



— «so — 
Rouire, doct, : Historìque de la découverte da bassin hydrographique 
de la Tunisie centrale, ecc.. Parigi, Unione Tip., 1889. Fase, di pag. 8, 
estratto dal Compte-rendu della Società Geografica di Parigi (dono ddl'aHtore). 

— > Distrìcto de Louren^o Marques >, Periodico, n. 8, 9. Lorenzo 
Marques, 1889. 2 fogli (dono della Redazione). 

Massaja card, G»: I miei trentacinque anni di missione nell'Alta 
Etiopia. Voi. VI. Roma, Poliglotta di Propaganda Fide, 1889. VoL di 
pag. 200 in 4^ con illustrazioni nel testo (dono dell* autore). 

Galvex doct Josl : Prìmer Censo general de la Provincia de Santa 
Fé, ecc.. Buenos Aires, Compagnia sud-americana, 1888. Voi. di pa- 
gine LXIV-185 (dono del sig. S. Carrasco, direttore del Censo della 
Repubblica Argentina). 

Fournereau architetto Z.; Les ruines kmers du Cambodge-Siamois. 
Parigi, Société de Géographie, 1889. Fase, di pag. 37 (dono dell'autore). 

Borelli Giulio: Itinéraire de mon voyage aux pays Oromo et 
èidama. Observations sur le cours de l'Omo. Cairo, J. Barbier, 1889. 
Op. di pag. 26 in 4° con cartina (dono dell' autore). 

Marinelli prof . G.: La Terra, trattato popolare di Geografia universale. 
Milano, F. Vallardi, 1889. Disp. 173-174, 175-176 (dono dell'editore). 

— Mémoires présentés et lus à Tlnstitut égyptien. Tome II, pre- 
mière et seconde partie. Cairo, 1889. Due volumi di pag. 821 (dono 
dell' Istituto Khedi viale egiziano). 

Roustan ff, : Anuario Estadistico de la Republica Orientai del 
Uruguay: Ano 1887. Montevideo, Tip. Orient., 1888. Voi. di pagine 
LXV-669 con carta (dono della Direzione della Statistica uruguaiana). 

Direzione generale delF Agricoltura : Annali 1888 : Atti della Com- 
missione per la filossera. Roma, Botta, 1889. Voi. di pag. 87 (dono 
del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio). 

Cora prof. Guido : Carta murale corografica della provincia di Ci- 
serta (Terra di Lavoro) all' i : 100,000, montata in tela. Torino G. B. 
Paravia, 1889. Fogli 4 (dono dell' editore). 

Allievi sen. A, : Cesare Correnti — Commemorazione letta in adu- 
nanza solenne della Società Geografica Italiana. Roma, Stab. Tip. del- 
l' € Opii^ione », 1889. Op. di pag. 36, copie io (dono dell'autore). 

Kettler /. /. : Handkarte der deutschen Schutzgebiete in Ostafrika. 
Weimar, Istituto Geografico, 1889. Un foglio (dono dell'editore). 

Brau de Saint Poi Lias Xavier: La Còte du Poivre au pays dcs 
Salanganes. Parigi, G. Chamerot, 1889. Op. di pag. 20 (dono dell'au- 
tore, membro corrispondente). 

Direzione Generale delle Gabelle: Statistica, ecc., d'importazione 
ed esportazione dal i® gennajo al 28 febbrajo 1889. Roma, Elzeviriana» 
Ì889 (dono del Ministero delle Finanze). 

— Annuario ufficiale della Regia Marina, 1889. Firenze-Roma, Fr. 
Bencini, 1889. Voi. di pag. XL-561 (dono del Ministero della Marina). 



n. — MEMORE E RELAZIONI 



A. — Rio Branco. 

Nate di viaggio ài E. Stradellt. 

(continuazione e fine). 

Tf maggio. — Notte d'acqua, s' altra mai ve ne fu ; alle io cominciò 
a piovere a dirotto, e piovve quasi tutta la notte. Al mattino, per quanto 
d fossimo riparati sotto una tenda da campo, ci alzammo tutti inzup- 
pati fino alle midolla. La prima notizia, che ricevemmo all' uscirne, fu che 
il tushua Roque era morto nella notte. Un gioruQ o l'altro doveva 
am'mci. Fino da Moura veniva malatissimo con una forte dissenteria, 
che in poco tempo l'aveva stremato di forze ; ma pure speravamo po- 
tesse almeno arrivare fino, alle Fazendas. I marinai dicono: l'hanno 
allctto. Non lo credo. È però una delle tante morti orrìbili, che si danno 
in questo mezzo di vita, che è l'acqua. Il cadavere è sfigurato, gli manca 
tutta la carne del Iato destro della &ccia ; e i denti, posti a nudo, sem- 
brano ridere con un ritmo satannico. La posizione del cadavere ne svela 
la tr^ca fine. È ancora rattrappito, come lo sorprese l'ultima convulsione 
^agonia; la testa cadente, e la mano destra stringendo un ramoscello, 
a cni oerto, come a unico sostegno, si afferrò negli ultimi momenti. 
L'infelice, debole come era, abbandonato, sólo nella canoa, a cui nes- 
suno dei compagni fu nella notte, causa la pioggia dirotta, forse si alzò 
per bere, o per altra ragione qualunque, e si trascinò come meglio 
potè fino all'orlo di quella. Le forze gli mancarono del tutto, cadde 
^^ testa in acqua, e invano cercò rilevarsi. Era troppo debole e il 
v^ooi a coi sì afferrò, tentando sollevarsi, era debole pur esso e gli si 
mppc in mano. Allora avvenne una cosa orrìbile. Firagne e candirii si 
gettarono sulla fiiccia galleggiante del morìbondo e la scarnarono, senza 
che egli si potesse difendere. È una vera morte selvaggia. V'ha di peggio : 
1MMI è una morte indifferente. È un Uapixana, che muore nella canoa di 
^ UacQxy, è un capo che muore in una imbarcazione nemica. 

L'indigeno, come del resto tutti i selvaggi, non ammette la morte na- 



— 2sa — 
turale ; questa è sempre causata dal malvolere di qualcuno. Ve ì\pajh della 
tribù vicina, che lo assoprò (soffiò), o è il Canaiml^ il nemico, o forse meglio 
la divinità del nemico. Per i suoi egli non mori naturalmente, fu ucciso, e fti 
ucciso dai nemici, dai Macuxy, occorre vendicarlo. I nostri marinai Thann» 
detto, la sua tribù lo ripeterà: l'hanno affogato; e l'odio che già esiste fra 
le due tribù, aumenta. Forse la fama della loro vendetta non giungerà mai 
a noi, la savanna o la selva ne saranno il selvaggio teatro, e il deserto 
ne conserverà impenetrabile il segreto. Il povero Roque era stato no- 
minato ultimamente dal Presidente della Provincia dell' Amazzoni tuxàua 
generale degli Uapixana, e come tale oltre la patente portava con sé un 
uniforme di soldato d'artiglieria a piedi con galloni da capitano ; e fu 
seppellito nel proprio uniforme, con tutti gli onori possibili, in modo 
da agire seriamente sulla immaginazione degli altri due fuxàuaj che 
ci accompagnano. Alle 9 112 ci rimettiamo in cammino, e alle 11 circai 
usciamo dal Cujubim, e alle 12 112 ci fermiamo sulla riva destra, di 
fronte alla cascata della Pancada, colla speranza di poter fare asciu- 
gare le robe nostre, ma disgraziatamente due rovesci d*acqua ci inzup- 
pano un'altra volta tutti. Ho la felicità di non avere bagnata l'amaa; 
e posso dormirvi dentro, al riparo di una tettoja improvvisata di /fff^iv 
sorroroca (urania). 

28 maggio, — Ben me ne colse, acqua e poi acqua, senza ac- 
cennare a diminuire. Per tutta la giornata non toma il sole, ma si, una 
pioggina minuta minuta, e un cielo plumbeo grigio, il cielo delle calme, 
con un calore umido, che penetra fino alle midolla. A notte ci fermiamo 
poco a valle di Mxaygarapl (fiumiciattolo) della riva sinistra. 

2g maggio, — Dobbiamo arrivare questa notte nella Concdgaoy 
dove abita una celebrità del Rio Branco, Muratù, un vecchio mulatto, 
pratico delle cascate. Chiunque qui vi conta i prodigi della sua forza 
e del suo sangue freddo, ma sopra tutto le colossali sue sbornie. Una 
senza scegliere. Una chiatta carica di bovini, discendendo il fiume, era 
montata sopra una grossa pietra, e vi era restata incagliata in modo, 
che dieci persone non avevano potuto smoverla. Muratù passa, si offire 
a rimetterla in acqua per una mezza damigiana di cachafa ; il con- 
tratto è accettato e, postosi all'opera, con due o tre colpi di spalla & 
ciò che in tanti non avevano saputo fare, poi colla cachafa cosi ben gua- 
dagnata, si ubbriaca per otto giorni consecutivi. Un'altra volta, quest'uomo, 
nelle tenute nazionali, già mezzo in cimberli, s' inquieta, non so perchè, 
e con una spallata, toglie da posto un' intiera steccata, e la porta, come 
se fosse una penna, nella foresta. £ altre, e altre, da non finirla pi^ 
di cui non garantisco la Veridicità^ per quanto sia un vero colosso, con 



— ass- 
ona miisoolataia splendidamente sviluppata, da hi pensare con un vago 

espetto alla forza di un toro. È stabilito qui da una ventina d'anni» 
parla, oltre il portoghese e il tupì, il macuxy e l'uapixana. Vive ser* 
vendo & pratico delle cascate e fabbricando imbarcazionL II suo sitié^ 
non è qnestOi lo ha nel Tucutù, dove possiede una piccola tenuta, 
€0D ima cinquantina di capi di bestiame; questo non è che un can* 
fiere, con una piantagione insignificante, stabilito in un terreno basso 
e soggetto ad essere sommerso al tempo delle grandi piene. Neil' in- 
terno, oltre la foresta, forse non molto lungi, si stendono i campos, che 
^ questa sponda cominciano a Vista Alegre ; ma nessuno potrebbe dime 
qualche cosa di certo, a tma lega di distanza vi è l'ignoto; il fatto 
^ente però lo &rebbe pensare. Due buoi furono, non è molto 
tempo, sbarcati qui ; dopo una diecina di giorni sparirono senza lasciar 
traccia, né sono più ritornati. Gli animali vaccini sfuggono, non cer- 
cano la foresta; possiedono un olfatto eccellente, e per istinto, guidati 
da questo, rintracciano i pasti e l'acqua, quando questi gli manchino. 
Oò posto, se fuggirono, è perchè non lontano fiutarono campi, la 
coi presenza fu probabilmente svelata loro dai venti del N.-E.. Il can- 
tiere, se cosi si può chiamare, è formato da due tettoje di paglia, de- 
stinate a ripanure i lavoranti, e una capanna pure di paglia di palma 
per abitazione. In questo momento vi sono tre imbarcazioni, due pic- 
cole canoe e un battello o chiatta, che potrà contenere una trentina 
<fi booL Per preparare il materiale e costruire, fino a mettere in acqua 
ona simite imbarcazione, due uomini, secondo essi stessi mi dicono, 
derono lavorare da 3 a 4 mesi, e lo possono vendere per un prezzo 
<^ Taria, a seconda del come riesce, dai 4 ai 6 mila franchi. 

Noi ci installiamo comodamente sotto una tettoja, che protegge 
^na canoa alla vigilia di essere varata. Ho un altro accesso di febbre. 

SO maggio. — Abbiamo stabilito di passare tutta la giornata qui, 
per vedere se ci possiamo mettere in viaggio colla roba asciutta, ma 
4 mattino una nebbia, che dura fino alle io, pare non ce lo voglia 
pcnoettere; non è però che un fklso allarme: il sole, per quanto tardi, 
^ il sno dovere. 

31 maggio. — Partiamo verso le 8. La comitiva degli Indiani è au- 
esentata : una giovane coppia con un figlio e un cane vanno nella canoa 
^*re è Vaz Lobo, ma sono talmente sudici e puzzolenti, che lo fanno 
^^VSÓc ed ^11 viene a riunirsi a noi. Io passo quasi tutta la giornata 
**to la tolda, il f<^ato mi tormenta in un modo orribile, e ho la febbre; 
^•4 "«erso mezzo* giorno la va meglio. Alle due arriviamo nella baracca di 
^ tal Firmino, dove speravamo comprar qualche cosa, ma ne siamo 



— 254 ~ 
delusi; tutto ciò che possiamo acquistare, è qualche radice di aifin, a 

come la chiamano qui macaehera. Poco dopo le 3 facciamo alto defi- 
nitivamente e ci installiamo in una casa abbandonata. Siamo costretti 
ad andare a piccole giornate; la nostra gente non è abituata a questa 
genere di lavoro, e volendo troppo, c'è il pericolo di restare un giorno 
o l'altro senza rematori, quindi non c'è da fare di meglio che contentala. 

1 giugno. -«- Alle 6 ila ci rimettiamo in cammino, e alle 11 siama 
in basso alla Cachoerinha. Si approda ad un sitio sulla riva destra, che 
noi costeggiamo da ieri, dove si comprano dei cocomeri. In questa sta- 
gione, venuti a maturità sotto le pioggie quotidiane, non valgono gran 
cosa. Mezz'ora dopo passiamo la Cachoerinha, Tultima rapida, che esiste 
in questo tratto di fiume, fino alle Fazendas Nadonaes cioè. Anche 
essa è formata da un cordone di pietre, qua e là affioranti, partenósi 
dal piede di una piccola collina a circa un miglio dentro terra, sulla 
riva sinistra, ed è lungo la stessa riva che il canale è più profondo; 
noi però, con imbarcazioni che non pescano molto, e col fiume non 
troppo basso, non abbiamo bisogno di abbandonare la riva destra. Circa 
alle quattro prendiamo terra, in un luogo detto Pederneira, al piede 
di una piccola elevazione boscosa di grès silieoso in decomposizi<me, tra 
cui si trovano liberi moltissimi detriti di silice puro, fortemente colorati 
in rosso, e che discende nel fiume con una rapida pendenza. 

2 giugno. — Questa notte Moraes ebbe la febbre. Alle 9 zia pas* 
siamo la foce del Mucajahy, affluente di destra. Viene da H.-O. 
e ha le sue sorgenti ai piedi della Serra Parlma; è inesplorato. 
Alle 5 dopo passate due baracche sulla sponda del fiume, arriviamo 
alla maloca del tuxàua Pepèna-&£acuxy. È fratello del tuxàua Joao, 
nostro compagno di viaggio. Non è molto tempo che ^li abita 
questo luogo; prima risiedeva ai piedi della Serra Pelada, che si dise« 
gna azzurognola a N.-K. Il luogo non poteva essere meglio scelto: una 
larga zona di terra coltivabile gli si stende dintorno, e di fironte sull'ai* 
tra riva si alza imponente la Serra do Caruman, ricca, a quanto egli 
mi dice, di caccia di ogni sorta. È un seguito di pozzi granitici» dai 
fianchi scoscesi e selvosi, con una direzione generale S.<E. — ^N.-O., che 
si eleva su una pianura coperta di selve e alternata da campi. Oltre la 
massa principale, dirigendosi al N., si elevano sulla pianura tre piccole 
colline, che di qui sembrano perfettamente eguali fra loro. Il tuxàma 
Pepena mette a nostra disposizione una parte della casa» fiicendone 
sortire le donne. 

J giugno. — Alle 5 ila eravamo già in cammino, e si aveva la 
speranza di dormire a Boa Vista; dormiamo invece un poco a vaDe 



— «55 — 
ààiy^arafi d'Agua Boa, afBuente di destra d' acque oscure. La Serrtf 

dd Canunan e i suoi contraforti sono già lungi, e dinanzi a noi sulla 

ma sinistra aourreggia all' orizzonte la Serra Pelada. Notte pessima,- 

acqua e cara/atta (zanzare), fin che ne vogliamo e, 'quasi questo non 

bastasse, ho la febbre. 

4 p»gfiff. — Col giorno il sole non viene, pioviggina come d' otto- 
bre da noi. Alle 8 112 passiamo la foce (35 metri circa di larghezza) 
ààSygarafè d* Agua Boa (danno questo nome a tutti i fiumi che in 
luogo di essere terrosi come il Rio Branco, sono più o meno scurii 
secondo la profondità loro), e alle 5 arriviamo a Boa Vista. Il signor 
Alfredo Ciw^ capitano della guardia nazionale (qui la cosa è presa 
sol serio, sopra tatto per chi vive nell' interno, causa la regalia di 
poter Èie procura senza bisogno di notajo), un nostro connazionale 
3 signor Baroni, il prof. Pubblico e tre o quattro altri ci vengono in*' 
contro fino al porto. La maggior parte erano per me conoscenze vec- 
clùe; però mi sorprese assai la freddezza con che il capitano Cruz 
stringendomi la mano mi disse: Entao Doutor, outra vez V,para ca^ 
Mi mcrsrjglio ancora più il vederlo completamente mutato, quando il 
Baioni gli disse : I^ào è o Doutor EnriqiUy è conde de StradellL -— ' 
Mi averano scambiato pel dott. Enrico Coudreau, stato qua nel 1884-85, 
di cai a quanto dicono non si hanno molto a lodare. Ecco cosa vuol 
dire assomigliaisi anche di lontano a qualcheduno, sia pure questi un 
personaggio come il signor Coudreau I Fortuna che T errore fu presto 
dissipato e fui ricevuto, come i compagni, colla maggior cordialità, e in 
nn momento ci trovammo comodamente installati nella casa del sig. Me- 
^0108, dalla cui finestra si vedono distintamente le montagne di Ma- 
ncacbetta e più lontana la Serra da Lua, ultimamente esplorata dal 
signor CoudreaUi II signor capitano Cruz intanto ci faceva preparare da 
psnzo; a cui facemmo, e del resto si meritava realmente, onore, e Ter- 
rore avvenuto non servi che a metterci di buon umore e a bere alla 
nù salate qualche dito di vino di più. 

5 giugno. -^ La buona e cordiale accoglienza ricevuta, fece si che 
^''1^ di partire oggi, come era già stabilito, partiremo domani. Boa 
^^ non era, pochi anni or sono, che un sUì^ del signor maggiore 
^f^idd, oggi morto; nel 1881 non contava ancora che 2 case, oggi 
ne ha 27, tra cui una di pietra, appartenente al signor Baroni, e in 
^e avrà una chiesa, essa pure in pietra, la cui costruzione, già ab-' 
Distanza avanzata, è fatta, cosa rara, a spese dei particolari senza ajuto 
^ pfovinda. H Baroni non è V unico Italiano, residente nel Rio 
^^^^^'i Te ne sono altri due : un muratore toscano, e .un napoletano, che 



— 256 — 

comincia la sua vita dì negoziante ; e prossimamente, a quanto il primo 
mi dissei ve ne verranno altri sei, già in parola, e che si trovano a 
Manàos. Qui il clima e il genere di vita si conforma meglio all'Europeo, 
che in qualunque fdtro punto della regione amazzonica, e su ciò sono del 
parere del Cloudreau. Il Rio Branco per quanto povero in gomma ela- 
stica; presenta coi suoi campi atti all'allevamento dei bestiami e le sue 
foreste, elementi di prosperità, che raramente si trovano riuniti in altre 
località. Il giorno che un mezzo facile di comunicazione collabi la 
zona dei campi colla capitale e si possa dar esito alla sua produzione, 
non potrà mancare di stabiliryisi una corrente naturale d*immigrazione; 
che però, a mio vedere, deve essere spontanea e non procurata per 
mezzo d* intervento governativo. Il progetto di una strada, che traspo- 
nendo le cascate, unisca TAlto col Basso Rio Branco, è già stato più 
di una volta ventilato, ed anzi in esecuzione di una legge provinciale, 
fu nel 1882 incaricato Tiugegnere Haag di fame il tracciato e porlo in 
esecuziQne. La strada fìi fatta, ma solamente pel piccolo tratto della 
regione delle cascate; e non essendo stato prolungato fino oltre il 
Mucajahy, nessuno se ne servi per l'incomodità di caricare e scari- 
care i buoi, che scendono il fiume in chiatta, preferendo a questo il 
rischio di passare col carico le cascate, dove con un buon pratico e 
con gente abituata, rare sono le disgrazie. L'Haag chiuse la relazione 
presentata, quando si ritirò dalla Commissione, con un parere contrario 
al proseguimento della strada, colla speciosa ragione che questa se- 
guendo la riva destra, non potrebbe essere utilizzata che dai suoi abi- 
tanti, quasiché non fosse più facile, sopra tutto a fiume secco, in cui 
perfino può guadarsi a cavallo, attraversare solamente quello e mettere 
ì buoi per la strada, che discenderlo colla prospettiva d' incagliare ad 
ogni momento. Un' idea, che mi pare pratica, è del maggiore Ouriqne. 
Il fiume poco a valle della Cachoerinha si divide in due canali, il 
primo utilizzato al tempo delle acque basse per essere l'unico, che dà 
allora passaggio; segue a dritta formando rapide, di cui le prin- 
cipali sono la Cachoeria do Germano, la Cachoeria di S. Filippe, che 
forma cascata, più altre due o tre meno importanti; il secondo va a 
sinistra per una via più facile, è il Cujuby, lo stesso che noi abbiamo 
seguito, rimontandolo per una estensione di circa sei leghe, e la cui navi- 
gazione non è interrotta da salti, ma solamente resa difficile dalla rapi- 
dità della corrente e da bassi fondi pietrosi, che si succedono lungo il 
percorso e lo rendono inservibile nel tempo delle acque basse e peri- 
coloso per imbarcazioni di. pescante un po' forte, per quanto un 
battello a vapore, già in tempo di piena, lo abbia senza difficoltà tra*. 



— «57 — 
passato ginDgendo fino a S. Joaquim. Ora il progetto sarebbe questo : 

m^^xnaie il canale, &cendo saltare con dinamite le pietre più pericolose 
e per etitare di alterare con ciò il regime superiore del fiume, costruire 
una barra alla biforcazione dei due canali» che calcolata secondo la 
neoesatii, diminuisse V immissione neir uno, aumentandola nell'altro. Il 
progetto è bello, e nello stato attuale delle cose forse l'unico, realmente 
utile; ma dubito, anche quando fosse attuabile, il che non è provato, 
che non, sia di una spesa troppo superiore ai vantaggi da ottenersi. 
Gò che è certo, è che il governo imperiale deve prima o poi pren- 
dere delle misure serie per facilitare le Comunicazioni con questa re- 
gione, dove se seguita a trascurarla, come fino ad ora ha fatto, ha 
molto da perdere, non dirò per le pretensioni della Gujana francese, 
da coi è difesa troppo bene dal deserto, ma dagli Inglesi, che a quanto 
dicesi, procedono invadendo tranquillamente antiquo more; quindi o 
prima o poi dovranno scegliere o tra la via di terra o quella di acqua, 
a meno che non si volesse collegare direttamente S. Joaquim a Manàos, 
i2a kghe in linea retta, con una strada ferrata ; ma ne trovo V idea 
ìmpiohaUle, causa il sistema di centralizzazione ad oltranza, che fino ad 
ora kt retto l'impiego delle rendite generali, e per la provincia una spesa 
simile sarebbe insopportabile. 

à gtugno, — Dovevamo partire all' alba, ma all' ultimo momento 
ci risolviamo a far mettere la chiglia, alla nostra imbarcazione, e non 
2»3amo Boa Vista che alle i z a. , dopo aver fatto colazione dal ca- 
pitano Graz, che ci fece la sorpresa di un piatto di fichi freschi del 
suo orto. A notte giungiamo nel Retiro di Agua Boa sulla sponda si- 
ùstra ^jgarafè del medesimo nome, il secondo posto delle Fazendas 
Nadonaes. Il primo l'abbiamo passato quasi subjto dopo lasciata Boa 
Vista snlla riva del Canimè, appartenente alla Fazenda de S. Bento. 
I^onnimmo dopo aver mangiata una buona scodella di qualhada (latte 
appreso) per cadatmo. 

7 pugno. — All' alba siamo in piedi e, bevuta una cuja di latte 
sppcDa munto, ci rimettiamo in cammino. Alle. 4 arriviamo a S. Bento 
€ alle 5 siamo a S. Marcos. L' amministratore interino sig. Manoel 
José Alvtz, un simpatico giovinotto, nativo di Rio di Janeiro, e il te- 
Mote comandante il forte di S. Ioaquim, ci ricevono nel posto e ci ac-. 
^^(^pagnano alla casa posta a un 250 metri dal luogo, dove in que- 
tt'cpoca si sbarca. 

La tenuta di S. Marco è sita nella penisola formata dalla con- 
«e&zadel Tucutù e dell'Urariquera, che uniti formanq ciò che qui si 
^'^^ Rio Branco, per quanto geograficamente TUrariquera non sia 



— 25^ — 
che il seguito di questo. I suoi confini sono, secondo il Relatorio da 
Ministro da Fatenda (delle Finanze) del 1878, al N. il tareno neutro, 
che termina alla Cordigliela della Paracaima, lato in parte esplorato 
dalla Commissione dell' Araujò nel 1882, al S. la confluenza del Rio 
Branco col Tucutù, all'È, col Tucutù e Surumù, all'O. col Rio Branco' 
(Urariquera) e Paremè. Quella di San Bento, sita al S.-O. di S. Marco 
sulla riva destra, ha per confini al N. il Rio Branco, al S. il Canaimèy 
all'È, il Rio Branco (Urariquera), all'O.. in parte il Canaimè e in parte 
la Serra Parìma, dove confina con Venezuela. La terza, quella di S. José/ 
dove è sito il Forte di S. Joaquim, resta al S.-E. di S. Marco e con«' 
fina a N. col Tucutù e in parte col Repununy, lato questo, dice la 
relazione, fino ad ora poco esplorato, al S. coU'Ygaripè del Surrao; 
che la divide dalla Fazenda di S. Fedro di dominio privato, e in parte 
con terre devolute ; all'È., lato completamente sconosciuto, colla Pro» 
vi'ncia del Farà, all'O. con il Rio Branco e il Tucutù. 11 numero di vac- 
cini ed equini, esistenti nelle tre tenute, di cui g^i estesi confini rap- 
presentano una superficie di più di 100 leghe quadrate, era nella stessa 
relazione calcolato secondo l'ultimo censimento, di 5,114 dei primi e 
667 dei secondi, e furono affittati nella fine dello stesso anno, per 3,000 
e poche più teste di bovini e 400 equini, quando ne esistevano più 
del doppio della prima cifra. — Arangios de Comptutrtsl Oltre queste una 
ottantina di piccole tenute appartenenti a 33 proprietari, di cui però 
qualcheduna conta persino 2,000 capi, sono stabilite nelle praterie de- 
volute del Rio Branco, Tucutù, Urariquera e Majary. I loro proprie- 
tari, hanno più di una volta richiesto che il semplice possesso come 
primo occupante, fosse loro commutato dal Governo imperiale in pos- 
sesso legittimo : misura, fino ad oggi, non so con che vantaggio, sem- 
pre procrastinata. 

La regione dei campi si stende sulla sponda destra del Rio Branco 
e dell'Urariquera, cominciando dal Mucajahy, escludendo il campo del Ca- 
racarà/, non molto esteso, e formando quasi un'isola in seno alla fo- 
resta, fino ai piedi della Parìma, alternandosi però nella regione delie 
rapide con larghe macchie di selve, e terminando al S.-O. cdla im- 
mensa e sconosciuta foresta, che ai piedi della stessa Parìma nasconde- 
rebbe la grande depressione allagata dove, secondo la recente carta della 
Commissione pei confini tra Venezuela e Brasile, nascerebbe il Paruimè, 
controvertente dell' Orenoco. Sulla riva sinistra i campi si stendono 
fino alla Paracaima, e comprendono la vasta regione bagnata dai fiumi 
Majary, Surumù, Tucutù, Mahù, fino al Repununy, per congiungers!* 
seguendo una direzione S.-S.-E., forse alle sorgenti del Trombetta, coi 



— «59 — 
CnopoB di Obido% se non forse pure per una regione alternata di selve 

e praterìe, con quelli dell' Arayuary : probabilità questa che diede ori- 
gine alla esplorazione Coudreau, finita però senza aver risolto il problema. 
D Forte di S. Ioaquim è sito sulla riva sinistra del Rio Branco, 
alk £)ce del Tucutù, quasi di fronte airestremità della penisola, for- 
BsUa da questo e dell*Urariquera, in un'eccellente posizione per sorve- 
l&re queste due uniche vie, che mettono alla frontiera, per quanto il 
torcilo su cui è fiibbricato, sia basso e soggetto ad essere inondato al 
tempo ddle grandi piene. La sua costruzione rimonta al 1775; 17 
inai pima della fondazione delle Fazendas, dovute al governatore Gama 
Lobo d'Aboada, il cui nome ricorre sempre che si debba rivangare il 
passito di queste regioni,, come quello dell'uomo, che più attivamente 
cacò di fiir progredire il paese, il cui governo gli era affidato. È un 
piootdo forte bastionato con due batterie a barbetta, armato di vecchie 
tttigiierìe spi^piole e portoghesi, dove risiede una guarnigione di 1 2 
soldati, im caporale, e un tenente, irregolarmente cambiata di tempo in 
tempo. 

U Rio Branco, già Paraujana o Quecenene, dal punto dove al con- 
iBeate del Tucutù (altri scrive Tacutù) e dell'Urariquera, prende questo 
Bome, corre fino poco a valle del Inauiny, o Iniuiny secondo il Gama 
Ubo, con una direzione generale N.-N.-E.-S.-S.-0., dirigendosi di qui 
fino alla sua foce francamente da N. a S.. Poco sinuoso corre su una 
iralie detridca di un'abbastanza forte inclinazione. Le sue rive alte nella 
Rgwoe dei campi, sono al disotto delle cascate generalmente basse, e 
al tempo delle massime piene inondabili, presentando però in vscri 
P«n6 terreni alti, ferras firmas, come a Santa Maria, Nossa Senhora do 
^^^™o, Canipanatùba, Vista Alegre. Il primo a navigarlo e dame un 
fAfeari^ ih nel 1740 Francisco Xavier d'Andrade, che lo esplorò fina 
*Ueaoigenti; dopo di lui, nel 1787, il Gama Lobo, seguito da altri, 
<Kaii non ricordo il nome, e ultimamente, nel 1882, dalla Commis* 
*u<K dell'Araujo, già tante volte citata, cui nel 1884 segui il Coudreau, 
( che prendendosi V inutile rompicapo di rilevarlo, ne diede una carta 
irta di grossolani errori. 

Al tempo in cui povero d'acque il Rio Branco, ora torbido e li- 
*^^^òoso, porta il suo tributo cristallino al Rio Negro, ampie spiagge si 
^'taiàxmo al piede delle sue rive, elevate talora ben venti metri sul livella 
*1 fcnne, all'affluenza del Tucutù nell'Urariquera ; la differenza tra l'alte 
^^ ^^ttK acque è secondo l'Haag di ben 16 metri; queste rive ora a 
P'^» (Sa con dolce declive, riunisconsi alle acque, che sono di un colore 
l^tnnente rossiccio, sopra tutto alla foce. Qui abbondanti sogliono 



— a<Jo — " 
venire a deporre le loro uova ben quattro specie di tartarughe, oflrendo 
allora una facile ed abbondante caccia agli abitanti delle rive, e a quéUi 
del vicino Rio Negro, che da Tauapessasù Ayrao, Moura, Carvoeìro e 
perfino da Barcellos accorrono numerosi. Le tartarughe sono poi rivendute 
dai 4 ai 5 mila reis cadauna; e dalla uova, tranne una piccola parte 
consumate fresche o moqueadas, se ne estrae il grasso, venduto in dami- 
giane, sotto il nome di manieiga de tartaruga^ e serve per la cttcina e 
r illuminazione. Subito a monte del Caracaray cominciano le cascate 
determinate dalle roccie granitiche, che si estendono al piede della sena 
del medesimo nome, collegandola con quella Do Castanhal sulla riva 
destra, sopra cui si frange, aprendosi un passo, il fiume formando nn 
intricato labirinto d'isole e canali, di cui ho già a lungo parlato in un 
altro punto. Al disopra di questo, unico intoppo alla libera navigazione 
è la Cachoerinha, ma soltanto ad acque basse e per imbarcazioni, che 
peschino più di sei piedi. Di qui fino alle Fazendas Nacionaes, la na- 
vigazione è libera, e soltanto mobili banchi di arena la impediscono 
uno o due mesi dell'anno. Lungo la riva destra fino al Mucajahy la 
foresta domina sovrana, al di là rotta da rare campinas, V estremità si 
va facendo sempre più esigua, fino a non essere che una piccola striscia, 
che fiancheggia il fiume e nasconde a chi lo naviga, i vasti orizzonti 
di Campos Geraes. Sulla sinistra la selva ; per quanto si creda che nel- 
r interno esistano campinas^ che riuniscano i campos colla campina <]i 
Vista Alegre, la selva si stende fino alla Terra del Curuman, e qui 
diminuisce e in alcuni punti sparisce, cosicché la prateria viene a mo- 
rire con dolce declive nel fiume e a confondersi colle sue spiagge. I 
campos sono una vasta regione detritica, generalmente elevata al di* 
sopra delle grandi piene, la cui monotonia è rotta da gruppi di alberi, 
striscie di selve e myritisaes, che seguono le depressioni del terreno, in- 
dicando sempre o una sorgente o una laguna, una palude, un ygaripè, 
acqua infine, e da rare colline granitiche, di cui le più importanti sono 
la Serra da Lua con direzione S.-O. ; venendo poi quelle di Malaca* 
chetta, Pelada, Caruman, Conceigao, Cachoera, Castanhal sulla riva si* 
nistra, e quelle del Murupù, Canaimè, Mucajahy, Caracaray, Jarauy, che 
sorgono ad O.-S.-O. di esse, e quelle di Tapyira, da non confondersi 
come è stato fatto con i M. Tapyira Pec6 ; per non citare che quelle, 
che sorgono nella regione da me percorsa, e che si scorgono lungo il 
cammino. Le catene della Parima e Paracaima sono invisibili, e solo dal 
forte si scorgono alcuna volta a N.-N.-E. gli azzurri profili delle Serre 
dos Tucano e do Quano Quano. Il terreno dell'ampia valle è, secondo 
le osservazioni dell'Haag, formato di due strati d'argilla ben distinti, il 



— . adi: — . 

piimo inferiore di un colore bianco^ al più lievemente giallognolo^ 
ine, appicdcaticcio al tatto {tauatinga e tauèi)^ il secondo o superiore 
più graBuIoso, rossiccio^ contenendo una quantità più o meno grande 
di osàdo di ferro^ e misto sopra tutto nei eampos di arene prove- 
menli dilk decomposizione di grès granitici, che predominano nelle 
maoiftstaaoni rocciose circostanti, insieme con un psephito argilloso, in 
ad si incontrano mica e frammenti di schisto. Grossi pezzi di silice, 
lanamente colorato, si trovano spesso liberi nei eampos e secondo mi 
dicono, questa roccia formerebbe vere colline nei dintorni di Quano 
Qnano; come montagne di puro quarzo, diconsi esistere nella Fa- 
racaima. 

La Barthoktia eccelsa o castanheira^ varie specie di euforbiacee, la 
nfa^j il eumarù, Vandtroòa, nascono spontanee sulle sue rive, e la 
siJsaparìgUa cresce abbondante nelle selve delle regioni elevate, ai 
fiedi dei più splendidi legni da costruzione e stipetteria, tra cui non 
- nenzionerò che il ricercato muyrà pinima, rosso a macchiuzze regolari 
nere, 3 mwfrà piranga d'un bel rosso a strisele- oblunghe nere, '-^ muyrà 
pixima^ nero come l'ebano, ìlpao rosa dall'odore della rosa, il pao setim, 
3 pofi rama^ per non parlare delle numerose specie di itauba^ di laurinee, 
di ùtapk^ ecc., utilizzate nelle costruzioni delle chiatte e imbarcazioni 
■inorì, che forniscono la navigazione del fiume. Nei campi cresce na- 
toialmente un'erba conosciuta col nome di pi de gailinha, mista a una 
più dnra e consistente, e alcuna piccola specie di gymnerium, il cui 
Yerde è interrotto da numerosi ed elegantissimi fiori, tra cui una pic- 
co^ specie di giglio azzurro e una portulaca dal bel fiore solferino. 
1^0 bonificamento applicato alle praterie è il fuoco, che è appiccato 
. al tempo della massima siccità ; uso del resto comune a tutta T Ame- 
■ ^^ del Sud. Varie specie di cervi e di felini abitano quelle praterie, 
( ami questi nltimi vi sono numerosi e rappresentati in tutte le loro 
'tórta. V'è il sassuaràna o puma^ il jauareth {/elis jaguar) il jauaretl 
t^ftara {Jelis nigrci), di cui in questi tdtimi giorni fu ucciso in S. Bento 
uso ^lendido esemplare a macchie nere su fondo grigio scuro, e tutte 
' le Tarktà provenienti dallo incrociamento di queste; cosicché qualcuno 
cbe si è Toloto prendere la briga di volerle classificare, si è trovato di 
'^te a un rompicapo cinese, poco dissimile da quello che sarebbe 
« dissificazione dei gatti domestici, prendendo il mantello per base. 
' b» ohre le tre citate, non conosco che il cangussù, qui rarissimo, che 
F>*K pretendere a formar specie, la cui caratteristica è il grande svi- 
%P^ delh testa, a meno non si vogliano contare i piccoli felini della 
Vo^ uaracafà. Per fortuna, quanto sono numerosi, altrettanto sono 



— »6« — 

poco feroci, e se fanno strage nel bestiame, fi^ono Tuomo, e non io 
osano attaccare. I vaqutiros delle Tenute Nazionali, che raramente pos* 
siedono un fucile, e sono il più delle volte armati soltanto di un grosso 
coltellaccio e un laco^ li uccidono, prendendoli con quest' ultimo e ta* 
iora attaccandoli col solo coltello. È una caccia interessante. Sct^erto 
il felino, due o più cavalieri gli corrono sopra e cercano di circondiik^ 
prendendolo in mezzo, e colto il destro, gli gettano il Ulìo, che lam* 
mente erra la mira. Colto l'animale nel nodo scorsojo, il cavaliere parte 
a tutta carriera, e se più d*uno l'ha colto, ciascuno in senso coatrarìo, 
iìno a che il nodo strìngendosi, determini la strangolazione. Più peri- 
glioso è attaccarlo col solo coltello. Accoppato dai cani, cui non ft 
fronte che all'ultima estremità, il felino si rifugia abitualmente in qual- 
che grosso tronco, la cui inclinazione gli renda facile l' inerpicarsi; <i 
là più non si muove, solamente di tempo, in tempo, importunato É 
troppo, con una semplice zampata, sventra uno o l'altro dei htrol 
nemici; il cacciatore allora, cerca di attirare l'attenzione deiraninihi^' 
e lo incita a precipitarsegli contro allontanando i cani. Il felino li^ 
ramente rifiuta la sfida e spicca il salto. Questo è il momento, lèi 
quale l' uomo gli presenta la punta del coltellaccio , l^to ad 
grosso bastone in guisa da farne una lancia, cercando di colpiilt. 
mortalmente nel petto. La ferita rende furiosa la belva, i cani irridi 
si gettano un'altra volta su lei, ma questa li disprezza; il sno nenuco 
è ben altri. Guai se il cacciatore perde il sangue freddo : il secoad$ 
attacco è più pericoloso del primo, però il grosso coltello abilaentc 
maneggiato e la perdita abbondante di sangue ne hanno presto ragion^ 
e in poco la muta intiera può senza pericolo lambire il sangue della 
vinta belva. | 

Oltre i cervi ed i felini il bosco ricovera tajassà, taitiH^ ^c^ 
iapyira^ cafinara, paca^ tatù, tamandua e numerose schiere di scinuni^ 
per non citare che le specie maggiori e più utili dei mammiferi. NdU 
foreste, per le praterìe, lungo i fiumi, nei laghi, negli stagni, abbondasi 
gli uccelli. I falchi, gli avoltoi, ma eh' io sappia nessuna specie m 
aquila all' infuori dell' arpia, e una grossa specie di pirargo rarissia^ 
vi sono ampiamente rappresentati ; numerosi sono gli uccelli acquai 
varie specie d' anatre e tufiattorì, un becco a spatola, la cuiherera 
bel colore rosa, due itó, una cicogna, il maguary^ varìe specie d' 
numerose specie di piccole gralle, tra cui la maggiore, il massa rU» 
Rio Branco^ ricercato per essere una sentinella eccellente, cui 
sfugge nessun rumore, gli agamia gli acco, una specie affine alla qo>^ 
della Carolina, vani «rò, inambàf feneiopis, numerosi papagalli, p^P^ 



F-»" 



26$ 

; dttti, VsaÉ rossa e la gialla. con tutto il corteggio dei piccoli silvani, 
im cai axme è naturale, dominano gli insettivori sopra tutto le specie 

, ìjfrmam, muaicafa e affini. La sicurijàf la gibqfa, la giararaca, il ser- 
pente a sonagli, la sunuucà, la coralxxxxi una infinità di altri più o meno 
veteflos^ fzvono un pò* da per tutto, la carcavel nelle praterìe, la gia^ 
raroia nella selva lungo i corsi d' acqua, la surucueU in un luogo e 
Bèli' altro e spesso dentro le case ; ma si può andar giornate intiere, 
peicQziere estensioni immense senza incontrarne; l'indigeno dice che il 
serpente cacda soltanto la notte e resta il giorno intanato, dormendo ; 
osBervatQie come per forza è 1* indigeno, poche devono essere le ecce- 
zioni a questa regola. Il gaboiì, specie di tartaruga terrestre, è numeroso 
nei campi. H pesce-boi {manafus), il pirarucù, il tambayuy ed altre non 
podie ^lede di pesci eccellenti, oltre quattro o cinque specie di ^miSt 

1' mono nelle acque del fiume, nei suoi laghi ed affluenti. Si potrebbe 
ifire,raoino solo qui manca. Per 390 chilometri dalla foce fino alle cascate 
doè, è deserto; quattro punti soli contano qualche abitante, ma in tutti di 
poco passano la dozzina. L'indigeno stesso vi manca; solo, a quanto dicono, 
nella regione che si estende dal Carmo alla foce, di tempo in tempo appa- 
iono f Kirìchanàs, e di fronte a Carapanatùba abita una tribù decimata 
di Uapixana. Al disopra delle cascate, nella regione dei campi, la popò- 
fanone benché sempre rara, vi è però alquanto più densa, attrattavi 
daUa {acilità della vita e dal clima migliore; con tuttociò la popolazione 
civilizzata non passa di due o tre centinaja d'individui, se a tanti somma. 
U nomerò stesso degli indigeni è diminuito. Neil' « Amazzonas > del de 
Sa viene esposta la lista delle tribù, che esistevano ancora nella prima 
nietà del secolo; la riporto a titolo di curiosità. Eccola: Acarapì, Aga- 
lani, Àmaribà, Avaqui, Arina, Aturahf, Caribe, Cuimàrà, Macù, Macuxy, 
GDajorò, Ojacà, Paraujana, Pauziana, Porocotò, Quinhàs, Saparà, Tacù, 
Topicarì, Tucurujù, Uajurù, Uapixana, Xaperù. Una gran parte di queste 
9000 sparite ; dì alcune appena vi sono resti ; altre esistono decimate ; 
poche prosperano, e uno o due nomi nuovi appariscono, di cui sa- 
rebbe impossibile dire, se sono nuove tribù o vecchie tribù novellamente 
l^^ttezzate, tanto son rare e difficili le notizie su queste. Ecco quelle 
che esistono: 

I Macuxy formano la più numerosa nazione tra quelle, che vivono 
n contatto coi bianchi, i quali se ne utilizzano pei trasporti sul fiume e 
{er vapuiros; quelli delle tenute nazionali sono quasi tutti di queste 
*òbà. Hanno le loro malocht nel Rio Branco, Tucutù, Urariquera, 
^Nwj, stendendosi fino al Repununy e preferendo le praterie non 
'^in^aae dalle piccole catene, che sorgono nella pianura. Sono di statura 



— 264 — 
itegolare, il naso stiacciato, la bocca larga, il mento abitualmente fornito 
di rari peli, che si lasciano crescere, i zigomi accentuati e salienti, 
occhi piccoli, vivi e brillanti sotto le ciglia leggermente inclinate verso 
la radice del naso, capelli lisci, nero*ro^icci. Le donne più piccole 
e delicate, sono raramente belle, benché dato il tipo, ve ne sia qual- 
cuna, che non si possa dir brutta, di forme svelte ed eleganti fino a 
che son giovani, per quanto siano esse che, come è di costume, £smno 
i più pesanti servizi. Portano, tanto queste che quelli, le orecchie e il 
labbro inferiore forato; non usano tatuarsi. Nei casciry usano di dipin- 
gersi in rosso, e gli uomini portano ornamenti di penne molto simiglionti 
a quelle delle altre tribù. Ho avuta un* acanzatura tessuta di jussàra 
con disegno nel senso della sua circonferenza, in cui è fissata per mezzo 
di una cordicella una fila di penne di arara^ egualmente ritagliate, da 
cui avanzano sette penne caudali del medesimo uccello, quasi altrettanti 
raggi di una aureola. Le donne portano la tanga di conterie, elegante- 
mente disegnata a losanga, e collane e braccialletti pure diconteria 9Ì 
polsi, ai bracci, ai polpacci quasi subito al disotto del ginocchio e alla 
caviglia del piede, facendo in complesso un assai grazioso efletto, ma 
questa, è già moda antica e qualcheduna per mancanza di meglio l'usa 
ancora ; le tanghe e le collane erano fiitte di frutta, denti e conchiglie, 
e i braccialetti di legature di cotone. Tra gli strumenti di musica 
usano, oltre i flauti di osso di cervo e di taboca, il tamburino roz- 
zamente foggiato con pelli stese su un basso cerchio di legno e 
ornato in nero da disegni bizzarri, fatti di curve e punti. Un uso cu- 
rioso, che ho notato durante il viaggio, è quello di farsi strizzare negli 
occhi il sugo di peperoni rossi di Cajenna per preservarsi dalle febbre. 
Gli Uapixana, che abitano quasi le medesime regioni degli antece- 
denti, già la più numerosa tribù, oggi decimata, hanno lasciato le rive del 
fiume e si sono ritirati nell'interno. Lavoratori e docili, si prestano volon- 
tieri al servizio dei bianchi. La migliore farina di tnandioca, che si usi qui e 
da potersi paragonare a quella dei migliori coltivatori civilizzati, è quella 
degli Uapixana di Malacachetta (Maracite del Coudreau) in continuo con- 
tatto cogli abitanti di Boa Vista. Essi si stendono lungo il Rio Branco, 
il Tucutù, il Mahù e nelle regioni circonvicine; alcune maloche poco 
numerose abitano pure tra il Tucutù e T Urariquera, lungo il Surumù a. 
monte del Parìmè. È in una tribù Uapixana al di là di questo ultimo 
fiume che, a quanto dicono, è stabilita una missione inglese con scuola, 
chiesa, ecc., e che in questi ultimi tempi ha creato intorno a sé una. 
quantità di ire, che ora stanno rasserenando e dissolvendosi in note di<» 
plomatiche e altri simili amminicoU. 



— 205 — 

I Porocotò vivono nelle selve deirAlto Urariquera, sono in contatto 
coi bianchi e, a qnanto dicono^ poco numerosi. Il sig. Barboza crede 
die questi siano Io stipite dei Macuxy e dei Ririchanà, che per lui 
sono lo stesso che i Guaharibos dell' Alto Orenoco ; e per quanto nel 
Castanho il tuxàua Domingo mi dicesse Guaharibos e non Ririchanà, 
propendo io pure a questa idea, basata sulla alTermazione dei fratelli 
Scombuiy. Per il fatto di non essere i Porocotò troppo in contatto coi 
bianchì, non ho potuto verificare quanto intorno ai loro costumi 
riiSerisce lo stesso Barboza nella sua già citata Facifica^ao dos Cri* 

Poi vengono i Pauxiana, che abitavano il Rio Branco, dove già 
furono a/deadffs, e che oggi in piccolo numero abitano il Mocajahy. Gli 
Jmcnna, anch' essi poco numerosi, che abitano il Majary, godono di 
Bon molto buona fama, per quanto il cap. Cruz, che è in relazione con 
-»a delle loro tribù, ne faccia grandi elogi. Pare non siano che una 
t amificazione dei Macuxy, di cui con poca differenza avrebbero la lingua 
. e i costumi, e con cui si uniscono e vivono in buona armonia. 

I Maracanà, temuti nemici dei Porocotò, vivrebbero nelle stesse 
regioni, stendendosi fino alla Paracaima. Gli Avaquì lungo la stessa 
catena nell' Alto Uraricaparà. I Macù nelle foreste, che dalle sorgenti del 
I Cateiimani e del Padauiry si stendono verso il Rio Negro. I Saparà, 
i <3ggi sparsi nelle tribù Macuxy. Degli Ajuraoras, di cui di tempo in 
tempo apparisce qualche individuo, che' dicono forte e di buona indole, 
non si conosce che l'abitato. I Paravilhana, che già avevano una mis- 

r sbne nella Conceigao e di cui vi è un solo sopravivente nel Rio Branco, 

■ 

vivono oggi in Santarem sul Basso Amazònas, dove furono trasferiti in 
massa dall' autorità brasiliana per sottrarli ai Jurupixùna, anch' essi poco 
nmaerosi e fuggenti il contatto dei bianchi. I Mojongò già catechizzati 
ia Mssa Senhara do Carme, distrutti dai Ririchanà; ultimi gli Aturahiò 
o Atnrahl, confinati nelle selve della riva sinistra del Rio Branco. 

Tutti questi indigeni vivono una vita più o meno nomade, e la- 
mno con ùcilità il territorio lungamente abitato per occuparne un 
^àtio, che meglio convenga ai loro usi, cui sono attaccatissimi, e alle 
loro necessità. Questo spiega come facilmente si formino nuclei di mis- 
noni e come colla stessa facilità, appena i vantaggi che la presenza 
dd missionario portava, cessino di esistere. Vivono tutti sotto l' impero 
di ùucaua, la cui autorità realmente non è molta e di poco oltrepassa 
|er la maggior parte dei casi quella di un capo di famiglia ; e dopo 
Vttto sta il ^jè, a cui attribuiscono oltre la scienza di curare le ma* 
l>^f quella di prevenirle, e sopra tutto di poterle mandare ai nemici 



* 



— 266 — 
per mezzo del Canaifnè, la Divinità spaventosa che travia e fa morire 
di febbre e di fame V indigeno nella savanna, che dirige la freccia del 
nemico, che sottrae la preda a quella del cacciatore : che, serpente, 
fuoco, giaguar, fa morire i bambini lasciati soli nella capanna, e dalla 
cui ira r indigeixo cerca sempre schermirsi ; quella stessa che incendia 
i campi, abbatte gli alberi della foresta, sommerge i fragili schifi, e 
che tutta si rivela nella sua maestosa grandezza in seno della tempesta 
tra i lampi e i tuoni, come V irato Dio dell* Olimpo greco. Ma divinità 
senza forma, immateriale, di cui T^ndigeno non si fece mai un' idea 
esatta, che non plasmò, che non modellò sopra nessuna immagine, 
vaga come la nube, che a sera dopo la tempesta vede rosseggiando 
dissolversi nel cielo violaceo, ma appunto per ciò più terrìbile e spa- 
ventosa. 

Ho cercato inutilmente informazioni sulla maloca des fctnmes. A 
me nel 1884, quando fui nel Jauapiry, il yararaca dicendo che tradu* 
ceva informazioni di Fedro, contò qualche cosa di simigliante, senza 
però i dettagli fisiologici, che hanno meravigliato il Coudreau. Ora però, 
per quanto abbia interrogato Uapixana, Macuxy e Jaricuna e ancora 
lo stesso Fedro, non ho potuto averne notizia alcuna, e mi è giuoco 
forza tenerla per una spiritosa invenzione, che allora posi in quaran- 
tena, e òggi pongo a dormire. La posi allora soltanto in quarantena e 
lo confesso, perchè sono ormai troppo abituato a veder realizzato 1' im- 
possibile, e falso ciò che secondo ogni logica aveva più probabilità di 
essere, cosicché cerco sempre la conferma o la negazione di qualunque 
informazione, per quanto strana mi paja. 

Il commercio di questa regione è per la maggior parte fatto con 
Manàos e consiste in esportazione di vaccini, carne salata, pirarucia, 
tartarughe, e legnami di stipetteria e costruzione ; e nell* importazione 
di armi, tele, chincaglierie, ecc. ; e V uno e 1' altro poco importanti. 
Ho detto per la maggior parte, perchè molti, sopra tutto gli indigeni, 
abitatori dell' alto bacino, preferiscono fornirsi a Demerara, dove, a quanto 
dicono, si recano con pochi giorni di viaggio e non troppe difficoltà. 



— 267 — 

B. — Un pellegrinaggio da Bordeaux a Gerusalemme 
SULLE TRACCEE t^elC Itinerarium Burdigalense, 

Conferenza ai Fr, Fulgenzio Meunier (i). 

Sipu>re, Signori, 

Son veramente confuso per le amabili parole, che il signor Vice- 
Presidente ha voluto per sua bontà pronunciare a mio riguardo, e mi 
{fonerò di giustificarle con questa mia conferenza, e di meritarmi la 
vostra benevola attenzione, parlando più lentamente, che mi sarà pos- 
sibile^ per essere inteso anche da chi fosse meno abituato alla lingua 
fiaocese. Quelli poi che parlano bene il francese, e certamente sarà nno 
i più in qaest' uditorio, vorranno perdonarmi se troveranno maggi ore 
semplicità che eleganza e correzione nel mio dire. In ogni modo, dopo 
la conferenza, io mi terrò pronto a dare informazioni e spiegazioni a 
qncllc persone, che le desiderassero. 

Signore, Signori, 

La geografia scientifica, che misura il mondo a passi di gigante, 
e la geografia storica, occupano oggidì un posto troppo grande fra le 
scienze, perchè la religione non abbia da interessarsene ; e le sue mis- 
sioni, che coprono questo mondo, hanno fatto per il progresso della 
geografia sforzi veramente generosi, che furono coronati da grandiosi 
successi. 

Aninuito dalla devozione religiosa e desideroso di fare qualche cosa 
di utile per la geografia storica ed ecclesiastica, deliberai, tre anni fa, 
d'intraprendere il pellegrinaggio a Gerusalemme, facendo il viaggio al- 
l'apostolica, voglio dire a piedi, per i paesi slavi meridionali, la Turchia, 
l'Ada minore e la Siria. A tal fine mi misi in cerca d' un itinerario, 
per sqìere quali strade dovevo tenere: io però non credo che Baedeker, 
Treres, Ioanne ed Isambert abbiano mai pubblicato una guida per chi 
▼noi recarsi a piedi a Gerusalemme. Dovetti adunque rimontare a quei 
^pi, in cui non s* erano ancora inventati i Wagons Pulmann e gli 
^Utfmg^Cars, e scegliere fra gli antichi itinerari quello, che meglio 
'^f'isse a condurmi alla meta del pio viaggio, Gerusalemme. Tra essi 
^ pareva naturalmente indicato Y Itinerarium Bur digala Hyerusalem, 
*^. siccome quello, che riuniva alla sua antichità il vantaggio di nume- 
^ richiami storici di fatti avveratisi sulla sua via. Antico, perchè tratta 

W Vedi Bollettino, fascicolo precedente, pag. 172. 



— 26S — 

d* un pellegrinaggio fatto a Gerusalemme ai tempi di Costantino il 
grande ; ricco di memorie ' storiche, perchè questo stesso itinerario h 
seguito, seicent' anni dopo il pellegrino di Bordeaux, dai crociati, che 
al grido, mille volte ripetuto, di e Dio lo vuole 1 », marciavano alla libera- 
zione del sepolcro di Cristo risorto. 

Un breve sguardo alla situazione dell* Impero Romano non saia 
inutile per far comprendere la grande importanza del nostro itinerario. 
Al cominciare del IV secolo Costanzo Cloro governava leGalIie, 
e suo figlio Costantino era trattenuto alla Corte di DioclezianOi quale 
ostaggio della fedeltà del padre. Ma non appena Diocleziano, ritornato 
Diocles, abbandonava il potere nelle mani del perfido suo Cesare Ga- 
leno, Costanzo Cloro richiese il figlio al nuovo imperatore, e Costantino 
con un sotterfugio scappò al contutore, e giunse a Treviri, allora capi- 
tale delle Gàllie, ancora a tempo di chiudere gli occhi al padre; il 
quale, prima di morire, lo presentò ai suoi soldati, che senz* altro lo 
elessero imperatore. Vinti V un dopo V altro i suoi rivali, tra le prime 
sue cure volle richiamare presso di sé la madre Sant'Elena, che 
il padre aveva dovuto ripudiare per poter indossare la porpora dei 
Cesari. 

Se Costantino non era ancor divenuto cristiano, la rettitudine del 
suo cuore e le altre sue qualità morali gì' impedirono di odiare i se- 
guaci del vangelo ; e tanto per politica che per convinzione, egli si 
dichiarava protettore della nuova religione, promulgando nel 313 l'e- 
ditto di Milano. 

Fu allora che Sant* Elena si recò in Terra 5anta per inalzani la 
Basilica del Santo Sepolcro sulla tomba di Cristo risorto. La dedicazione 
di quella celebre basilica fu fissata al giorno 14 settembre 335; e per 
mezzo delle strade romane e delle poste imperiali {cursus fuNicus) 
tutta la cristianità potè essere invitata all' inaugurazione dell' ammirabile 
tempio, per la cui costruzione Costantino non aveva punto esitato di 
porre a disposizione di sua madre i tesori dell' impero. 

La storia ci ha conservato adunque l' itinerario d' un pellegrino, 
che partito da Bordeaux nel 333, dovette arrivare a Gerusalemme nel 
335* perchè non rientrò in patria che nel 337, poco prima della morte 
di Costantino. 

Il più antico manoscritto di questo itinerario si trova a Veronar 
dove io r ho consultato : è un piccolo volume in cartapecora, conte- 
nente oltre V Itinerarium Burdigala Hytrusalem usque, anche la Regola 
di S. Benedetto ed alcune Cronologie episcopali ; ciò che fk credere, n^ 
sia stato amanuense un monaco benedettino. Una copia di questo ma* 



— a69 — • 
Aoscrìtto, pabblicata dal Chateaubriand nel suo Itinéraire de Paris à 
Jirusalèm, esiste nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Però V originale, 
che sta a Verona, costituisce per quella biblioteca un monumento di 
capitale importanza ; poiché esso contiene non soltanto 1' esposizione 
analitica di questo Ifer Burdigaiense, ma inoltre un* interessante descri- 
zione della Palestina nel IV secolo. 

Fia gli itinerari anteriori a quello del pellegrino d* Aquitania trovasi 
h Raccolta di Antonino, scritta al principio dell* èra cristiana ; e sembra 
che ad essa sia ricorso il pellegrino stesso. £ della stessa epoca si 
aggiungano le Carte l^eodosiane, dette di Peutinger, che però sono 
postcìiorì; poi, qnal mezzo di confronto a dimostrare ciò che fu il 
nostro Itinerario, generalmente adottato nei secoli IV e V, noterò il 
Viaigjo di Silvia, che il signor Gamurrini, bibliotecario di Perugia, sco- 
iierse ed illustrò si sapientemente, poi il Pellegrinaggio di Sin Gau- 
denzio dì Brescia, ed il frammento del pellegrinaggio di Virgilio, messo 
in luce dal compianto card. Pietra. 

A qaei tempi l' Impero era solcato da una quantità di vie, preto- 
riana militari e vicinali, il cui elenco doveva senza dubbio correre tra 
le mani della gente colta d' ogni classe, come a' giorni nostri le guide 
e gii orai! dtdle strade ferrate. E nel modo stesso che oggidì chi ha 
deliberato d' intraprendere un lungo viaggio, determina le varie linee, 
che conducono alla mèta voluta, anche il pellegrino di Bordeaux segue 
era ona ria d' ordine superiore, ora un* altra d* ordine inferiore, e suc- 
«ssTFamente passa per 1* Iter Caesaris, per la Via Domitia, la Via 
^ippae, la Via Gallica od Aemilia, la Via Annia, la Via Trajana, 
la Via Egnatia e la Via Appia, per non citarne che le principali 
del 500 itinerario in Europa, e precisamente quelle che lo con- 
dussero prima verso Gerusalemme e poi di ritorno a Roma. Bordeaux, 
il ponto di partenza del nostro pellegrino, era a quel tempo una delle 
firiadpali città della Gallia: vi fiorivano le arti e le scienze sotto 1* im- 
pulso del cristianesimo sorto a libertà. E quel secolo vi vide appunto 
^^nBare Superanzio, che fu maestro di eloquenza ai nipoti di Costantino ; 
Aldmo, poeta, oratore e storico; Minervino, sopranominato il Quinti- 
^*Mio de'suoi tempi, ed altri uomini illustri, fra i quali Ausonio, che li 
^ celebrati, e San Paolino da Nola, suo discepolo ed amico, distinto 
*"*to per il suo genio jx)etico quanto per le sue virtù. 

D pellegrino, lasciando la patria, si dirige a Tolosa, Narbona, Nlmes 
{fftmausus), Arles {Ardati), Valenza ( Valentia) Gap ( Vapinco), Briangon 
\f^'H9ntiutn)^ poi superate le Alpi Cozie, egli attraversa 1* Italia setten- 
tóonjk fino alle Giulie, per Susa (JSegusi(me\ Torino {Taurinis), Milano 



-— 270 — 
{Mediotanuni)^ Padova {Fatavi) ed Aquileja. Passato il TagliamentOi it 
pellegrino continua il suo viaggio verso Lubiana {Aemona), Cilll {CeUja\ 
Essek {Mursa), Mitrovid {Sirmio) ; e traversato il Danubio, arriva a Bel- 
grado {Singiduno), ora capitale della Serbia, poi a Nissa, patria di Co* 
stantino imperatore, donde supera i Balcani per penetrare nella moderna 
Bulgaria, toccando quindi Sophia {Sardica), Filippopoli, Adrianopoli 
e Costantinopoli. 

Al di là del Bosforo egli procede successivamente per la Bidnia, la 
Galatia, la Cappadocia, la Cilicia e la Siria, toccando Cadi-Kenii {Coke- 
doma) ^ Ismid {Nicomedia), Isnik-mid {Nicid), Angora {Anchira), Ak-Seraì 
{Colonia), Tarso, Antakieh {Aniiochia), Beirut {Btryto\ Saida {Sidani^ 
Sur {Tyrd) e finalmente la Palestina, Gerusalemme. 

Nel ritorno il pellegrino cambia itinerario tra Costantinopoli e 
Milano : egli passa per Roma, dove corona T opera devota del suo pel- 
legrinaggio ad loca sancta con una visita ad sanctorum limina. 

Il suo itinerario attraversa in quel tratto la Tracia, la Macedonia 
e r Epiro per Erckli {Heraclea), Rodosto o Regìsto {Roedeslos), Ca- 
valla {Neapolis), Salonicco {Thessalonica), Monastir {Heraclea), £1 Bassafi 
{Hiscampis) e la Valona {Auloti). 

Passato r Adriatico, egli sbarca ad Otranto {Odrontd), di dove si 
reca a Brìndisi per mettersi sulla Via Appia, che lo conduce per Ban 
{Beroes\ Benevento, Capua Vetere e Terracina, a Ron:ia. Di qui il pel- 
legrino riparte, e va a Milano per Otricoli {Ucriculd), Spoleto {SfolUto), 
Rimini {Arimint), Bologna {Botionid) e Modena {Mutena), Di là egli ri- 
prende r itinerario dell' andata. 

Nell'uno e nell'altro viaggio l'autore ^fi}^ Itinerarium fa conoscere 
tutte le stazioni percorse, la loro importanza e le distanze, che le separano. 

Le vie, che solcavano allora l' Impero Romano, erano di tre specie: 
la strada maestra {Via), la via pubblica {Actus\ e la grande artena 
di comunicazione {Iter)\ e si chiamavano anche, come fu detto, Vùu 
m ilitares, consulans et vicinales. Le stazioni dell' Iter Burdigakf^ 
sono pure di tre sorta. La Civitas ossia città, che è la stazione pi» 
importante; poi la Mansio (i), che dopo la città è la stazione di s^ 

(i) La parola mansio significa propriamente dimora o soggiorno; ed è apporto «* 
9$ansio che pia tardi deriva il vocabolo francese maison per indicare un* casa, ^ 
queste mansioms si fermavano le milizie ed i viaggiatori per rinnovare le pro^vip^''" 
e per riposare. Il fattore della casa era detto manceps o stationarius. \jt maitsi^iiiff 
co me pure le più importanti mttiationes, erano provvedute di rhodae^ clahuU, Hrhowt 
e cisiae, vetture più o meno leggere, ed anche di numerosi verhodarii e jum^^*^*^* 
cocchieri e postiglioni, come ce lo fa sapere il Codix TMeodosiamtt. 



tondo ordine, e in seguito la Muiatio^ stazione di terz' ordine. Quest' ul- 
tima, come lo dice il nome suo stesso {mutatio da mutare), era una 
sosta, stabilita sulla linea delle grandi strade per il servizio dei corrieri 
dello Stato {Curius puòlicus) e delle persone incaricate di missioni uf« 
ficÉali o munite di una speciale autorizzazione (i). 

Ho tutte le ragioni per credere che il pellegrino di Bordeaux fosse 
persona molto istruita per i suoi tempi: le note sparse nel suo Iti- 
nerario e la descrizione eh' ei fa di Gerusalemme, V attestano. Credo 
inoltre eh' egli fosse persona rivestita di carattere ufficiale, e che perciò 
si sa serrito delle poste romane, che il Senato manteneva allora con 
grandi spese sulle vie dell' Impero. D' altronde 1' esistenza di queste 
poste prova naturalmente che vi erano viaggiatori e che si facevano 
Tuggi. £ la frequenza di questi antichi viaggi non si spiega forse, come 
oggidì, colla molteplicità dei motivi, che inducevano ed inducono - an- 
cora a compierli ? Allora era anzi tutto l' immensa estensione dell' im- 
pero, che richiedeva continui trasferimenti di milizie e di ufficiali pub- 
blici. Poi venivano i professori e gli artisti, che si recavano nelle città, 
dove esistevano le più celebri scuole, od i figli dei ricchi, che abban- 
donavano il tetto paterno per muovere in cerca d' un' istruzione completa 
nd ginnasi delle Gallie e dell' Italia. Le terme e le stazioni balneari 
piovano che si viaggiava pure per motivi di salute. £ il quarto secolo 
doveva aprire l' èra dei pellegrinaggi ad Loca Sancta, e la patria del 
Gréto ne fu il primo obiettivo, come 1' attesta l' Iter Burdigalense. 

Si potrebbe forse credere, che questi viaggi dovessero essere nojosi e 
faticosi per la loro lentezza; ma si sarebbe in errore, perchè la rapidità 
loio pare sia stata superata soltanto ai giorni nostri. Si sa che Giulio 
Cesare fkceva loo miglia cioè 33 1/3 leghe (circa 185 chilometri) al gior- 
no; Tiberio andando a vedere il fratello Druso, moribondo in Germania, 
in 24 ore ne fece 200, cioè 370 chilometri, e Cicerone ci parla d'una 
corsa di 56 miglia, 103 chilometri, fatta durante la notte, in dieci ore, 
con cavalli di posta... Champagny, nella sua vita dei Cesari, cita esempi 
u^loghi attribuiti a Tacito, a Dione, a Seneca, Svetonio, Plinio ed altri. 

(l) Vi erano parecchie sorta di mutationes, secondo il numero di cavalli, che vi si 
^vefiao tenere pronti ; e quasi dovunque esse si trovavano poco lungi dalle rive dei 
filini. Come nelle mansiones, vi convenivano spesso alcuni jumentarii, che noleggia- 
mmo i loro cavalli ai viaggiatori, ed anche vi esistevano gli uiricularii^ corporazioni 
£ batteUieii, te la stazione era vicina al corso d' un fiume importante. Oltre a queste 
^&nnti stazioni, le vie erano pure fomite di stahulariaey specie di alberghi, che per 
^ KuBani etano quel che oggi i caravanserai per i Turchi ed i izoaèìùyìl^x ipandochxa 
f^ i Greci). Il nostro pellegrino li confonde spesso con le mutationes^ 



— 2*J2 

Come la si rinviene usata nei viaggi già citati, cosi anche il nostro 
pellegrino si serve della misura itineraria del miglio romano (mUe 
fassus), £ per passo romano s' intende lo spazio lineare compreso tra 
il punto, d* onde il piede destro si parte, ed il punto dove poi esso si 
posa; è adunque un passo doppio, e corrisponde a metri 1,48. 

Quanto alla solidità delle vie romane, essa era tale che in mol- 
tissimi luoghi né il passaggio dei barbari, né il vandalismo moderno, 
né r ingiuria del tempo pervennero a distruggerla; ed a me venne 
fatto di ritrovarne chilometri interi perfettamei^te conservati; così, e 
dico cosa nota, fra Itri e Fondi, dove esiste ancora un lungo e ma- 
gnifico tratto della Via Appia, per non citarne che un solo esempio 
nella Provincia di Roma. 

In origine le vie principali: viae regiae, viac pubblicai, viiuregales, 
consistevano in piccoli strati di pietra cotta, sovrapposti e rafforzati con 
cemento e coperti di pietre. Il primo, detto statumen, era formato di 
pietre piatte, collocate su un terrazzo di malta; il secondo, rudus, con- 
sisteva di pietre molli, bagnate nella calce; un terzo strato in fine, il 
nudeus, si componeva d* una specie di smalto di pietre e breccia, n- 
dotte in frantumi e frammiste con cemento e calce. Al di sopra di 
tutti questi letti venivano collocate le lastre di pietra, prese come il 
resto dei materiali dalle vicine cave. Presso alle città poi esisteva una 
specie di marciapiedi, detto crepido, e di tratto in tratto certe colon- 
nette, dette umboneSf per comodo di chi viaggiava a cavallo. 

La ricerca delle vie antiche è uno degli studi più utili per la 
geografia storica, ed è seguendo i vecchi itinerari, che si riesce a sco 
prire la situazione delle città scomparse ed a far rivivere il passato 
Ora queste stesse strade, che tenevano un tempo le aquile romane 
furono battute sei secoli dopo il passaggio del nostro pellegrino, dai 
Crociati, che sotto 1* egida della croce portarono la civiltà in Oriente (i) 

Per r Italia non sono certo delle minori sue glorie i principali 
promotori di quelle eroiche spedizioni : Pietro V eremita, cui 1' ordine 
italiano de' benedettini considera come uno de* suoi, e 1' amico suo, 
papa Urbano II, un benedettino di quella Cava dei Tirreni, che fu p«r* 
la culla del celebre e ancor fiorente Ordine dei Cavalieri-monaci Ge- 
rosolimitani. 

Io seguii passo a passo il lungo e faticoso itinerario del pellegnno 
di Bordeaux, e per ciò, come lo provano le tavole qui unite, mi '^ 
possibile di dare nuove identificazioni sulle stazioni dell* Iter Burdtid- 

(i) Le croniche di Guglielmo di Tiro sono uno dei più preziosi monumenti geo* 
grafici di queir epoca. 



— 273 — 
laue, che poco corrispondono a quelle dei nostri geografi del secolo 

ptssUo e dei nostri cartografi moderni, che fecero e fanno la geografia 

in camera e lunghi viaggi sulla cartai 

La seconda parte della mia conferenza essendo puramente aned- 
dodca, spero non vorrà essere meno interessante, quantunque meno 
scientifica..... 

{/m compendio). Ricevuta la generosa ospitalità del Billicum in un 
castello croato, proseguii il cammino. Ma alcuni giorni dopo fui preso 
|j per fiilso monaco in un convento; e se non fosse sopragiunto a tempo il 
, snpenoie, avrei certo passato un brutto quarto d' ora. Nel traversare la 
; Serbia s^uii la strada ferrata; e trovai presso quei /^/^ greci accoglienze 
» caloznsissime in un luogo più dell' altro. Superati i Balcani fra Nissa e 
\ Sofia, fui quivi considerato come un cospiratore russo, e messo sotto la 
^ sorr^lianza della polizia. Trovai però poco dopo nel conte Gerbaix de 
Soonaz, console straordinario d' Italia in Bulgaria (uomo cortesissimo 
' quanto dotto archeologo) una protezione affettuosa e disinteressata. 
Lasciai Sofia, dirigendomi verso il Monte Rodope, dove a Bellova feci 
ia conoscenza del celebre capo dei briganti, Cassirov, che... non mi 
^ catturò; e cosi conobbi della gente, che inalza il brigantaggio all' al- 
tezza delle virtù civiche. Il treno del Principe di Bulgaria, che si re* 
cava a Filippopoli, s' era appena fermato alla stazione di Sarembej al 
momento, ch'io vi passava; ed io fui ammesso nello scompartimento 
di mons. Menini. Cosi seppi all' indomani la curiosa storiella del chiodo, 
che la principessa Clementina trovò nell' insalata. Da Filippopoli mi 
lecai ad Adrìanopoli e a Costantinopoli, che non vi starò a descrivere, 
poiché r han fatto a sufBcienza coi loro lavori il De Amicis, il De 
Bbvitz, mons. Mirlin ed altri. 

Potei ottenere dalla Sublime Porta un ieskeré, specie di passaporto, 
in coi ero qualificato Maggi (pellegrino o santone), Heckim (medico) e 
Dervisk^ solo vocabolo che serva a designare in turco un monaco. Cosi 
passai il Bosforo, vestito d' una roba da mendicante, trovata in un 
ghetto, con un piccolo sacco, contenente alcuni stromenti chirurgici, 
<iBa piccola fiu'macia portatile, una buona carta Kiepert, un breviario, 
hosscde, termometri, ecc., e senza un soldo nel portamonete; ciò che 
avrebbe potuto sembrare un' imprudenza, dovendo vivere in mezzo a 
popolazioni più o meno poco civilizzate. Sfuggito a mala pena ad un 
natrimonio per forza e per di più alla sorte di Giacobbe presso La- 
^0, dopo una serie di peripezie e di avventure d' ogni specie, arrivai 
in Caimaùia, dove ricevetti la strana ospitalità patriarcale dei BeduinL 



— «74 — 
Poi traversato il Tauro, penetrai in Siria e finalmente in Palestina; ed 
entrai in Gerusalemme circa un anno dopo la mia partenza da Bor- 
deaux. 

Nel ri tomo poi, giunto a Costantinopoli, mi dilessi alla volta di 
Vallona {Aulona) per la Turchia d' Europa e per i paesi degli Amauti» 
dove nel Vilajet di Monastir sotto il saggio ed abile governo del Vizir 
Rhialil RifTaat Pascià le strade si son fatte sicure e buone. Co^ toccai 
r Adriatico, non senza incontrare nuove avventure. Passato il mare da 
La Vallona, presi a Brindisi la Via Appia; quivi ebbi preziosi consigli 
ed informazioni dal compianto archeologo Tarantini, come poi a Bari 
nella Biblioteca del sapiente e distinto P. d' Adossio. Continuando il 
mio viaggio, e chiedendo alle tradizioni locali e ai documenti storici Li 
situazione dei luoghi scomparsi, ed alla storia i fatti compiuti sui ter- 
ritori percorsi, per Benevento, Capua e Terracina fui a Roma, dove la 
Società Geografica ha voluto per sua bontà accogliermi nel suo seno. 

Ora la benevola attenzione, con la quale, voi signore e signori, vi 
siete degnati di seguire questa conferenza, è per me la prova dell* in- 
teresse, che prendete agli studi relativi alla geografia storica; e sarà 
pure per me il più prezioso incoraggiamento e la miglior garanzia del- 
l' accoglienza riservata al mio viaggio, quando questo sarà pubblicato. 
Vi ringrazio adunque della vostra simpatica attenzione. 

e Itinerarium Burdigala Hyerusalem usque. > 

Testo del manoscritto di Parigi. Identificazioni Terìficate dal Padre Fulgenzio. 

Tavola I dell' itinerario 



Attraverso P Italia settentrionale. 

Inde ascendis Matronam (Monginevro) 

Mutatio Ges'da-one (Cesanna) 

Mansio ad Marte (Oulx) 

Civitas Secussione (Susa) 

Inde incipit Italia 

Mutatio DuodecimuM (Sant'Antonino) 

Mansio ad Fines (Avigliana) 

Mutatio ad Octavum (Rivoli) 

Civitas Taurinis (Torino) 

Mutatio ad Decimum (presso Bandizzo) 

Mansio Quadratis (presso Crescentino) 

Mutatio Ceste (presso Fontaneto) 



Millia fa. 



s. X 
IX 
XVI 

XII 
XII 
Vili 
VII! 
X 

XII 
• XI 



— a>S — 
fgnsia Xigomago (Trino) 

iutaiw ad Medias (Villanova) 

(ntatìo ad CotHas (Cozzo) • . • 

ianà» Lavmello (Lomello) . • • 

(lUatio DurUs (Domo) • • . 

Tiuno (Pavia) .••.•• 

ia^ ad Dccimum (Cascina di Decimo) 

Mtdiolanum (Milano) . • • • 

fMsw(?) Fluvio-Frigido (Ponte sul* Lambro 

presso Colonia) ••.<•••> 

\jfMleiù ArgetUia (Gorgonzola) 

ìlaiio Ponte Aurioli (Pontirolo Vecchio ossia 

Canonica d'Adda) • ^ 

]pKiiÈas Vtrgamo (Bergamo) . . 

iuta^ Ttlkgaiac (Telgate) 

hdaiio TtUllus (presso Rovato) . 

\G9ìtas Brixia (Brescia) • . - • • • 

fanm ad Flexum (Rivoltella) ... 

^Mia&t Bemventum (CastelnuoYo) 

w rrr^ffl (Verona) ... 

iJftAi/ìfi? Codiano (Caldiero) . 

I Jfsto/Sv Auraos (Montebello) • • . 

\Gttia5 Vùentia (Vicenza). . • • 

faìatia ad Fitum (Arlezega) 

^Ctótej Patam (Padova) ... 

XUmMo ad Duodecimum (presso Mirano) . 

\Miàatìù ad Nonum (presso Santa Croce) 

GoUtti AìHho (Rovine di Aitino) . 

\MiiMo Sanos (San Dona al Musile) . 

G^tas Concordia Rovine di Concordia) 

\Mut8tìo Aficilia (Latisanotta) - . 

\MiUaiio ad Undecimum (Zellina o San Giorgi 

di Nogaro) . . • • • 

CWtei AquiUja (Rovine di Aquileja) • 

Mwkli9 ad Undecimum 

MttaHo ad Tomolos .... 

UxMo Castra 

Inde sunt Alpes Juliae 



Millia pass, VITI 

X 

XIII 
XII 
IX 
XII 
X 
X 

XII 
X 

X 

XIII 

XII 

X 

X 

XI 

X 

X 

X 

X 

XI 

XI 

X 

XII 

XI 

X 

X 

IX 

XI 

X 

IX 

XI 

XII 

XII 



— 2 76 — 



Tavola II dell'itinerario. 



Da Otranto a Milano, 

Et venis Odronto^ mamio mille passus. . 

Mansio Odronto (Otranto) • • 

Mutaiio ad Duodecim (al Monte di Carpi 

gnano presso Rocca) 
Mansio Clipeas (Lecce) 
Mutaiio Valencia (Valesio) . 
Civitas Brindisi (Brindisi) 
Mansio Spilenas (presso Ostuni) 
Mutatio ad Decimum (Torre San Leonardo) . 
Civitas Leonatice (Torre d' Agnazzo) 
Mutatio Turres Aurilianas (Polignanp a Mare) 
Mutatio Turris Juliana (località detta Pado- 
vana, presso Mola) • • 
Civitas Beroes (Bari) ... 
Mutatio Botontones (Bitonto) 
Civitas Ruhos (Ruvo) ... 
Mutatio ad Quinto Decimo, (Taverna di 

presso Andria) ... 

Civitas Canusio (Canosa) . . 
Mutatio Undecimum (presso Cerìgnok^ 
Civitas Serdonis (Albergo d' Ordona) 
Civitcu Aecas (Troja) . . 
Mutatio Aquilonis (Buccolo di Troja) 

Finis Apulice et Campanice 
Mansio ad Equum Magnum (San Eleuterio) 
Mutatio Foro I^ovo (Fuoruo Novo, tra Buon 

Albergo e Paduli) 
Civitas Benevento (Benevento) 
Civitas Claudis (Arpaja) ...... 

Mutatio Novas (presso Arienzo). . 

Civitas Capua (Santa Maria di Capua Vetere) 

Mutatio ad Octavum (?) ... 

Mutatio Fonte Campano (località detta La 

Marchesa) 
Civitas Sonuessa (Torre San Limato, Bagni di 

San Rocco presso Mondragone) • 



MUUa pass, I 



xiir 

KIT 

XIII 

XT 

XIV 

XI 

X 

XV 

IX 

xr 

xr 
xr 

XV 
XV 

xr 

XV 

xviir 

X 

Vili 

XII 

X 

XII 

IX 

XII 

vili 

IX 
IX 



— «77 — 
Cwitas Meniumas (Minturne-Tjaetto) . 
Gifitas Fcrmis (Formia, ossia Mola di Gaeta) 
Goiias Fundis (Fondi). ... 

Go^QS Terracina (Terracina) . . 
Mutano ad Medias (Mesa) ..... 
Mulatia Afpii Faro (Torre del Mercato) 
MutaHo Sponsas (Cisterna) ... 
Oiràt/x Aricia-Albano (Castel Gandolfo, presso 

Albano) ..... 

MiKia^ ai Nofw (Tomba di Celso) . . 

Goitas Roma 

OBstas Roma 

MktaHo Ruhras (presso Pjima Porta) . 

MtttaUo ad Vicesimum (Castelnovo di Porto) 

Mntatìe Aquaviva (presso S. Agata Àcquaviva 

Cajiftif Vcriculo (Otricoli) . 

Gvìias Narniae (Nami) . , 

GoUas lateramna (Temi). . 

Mniatìo Triòus Tabernis presso Battiferro) 

MutaHo Fani Fugitivi (Fani) 

Chntas Sfoiitio (Spoleto) 

Mutatio Sacrarla (presso la Nera) 

Civitas Trcvis (Trevi) 

Civitas Fulgints (Fuligno) 

GoUas Foro Flamini (La Vecia o Torre Cen 

tesimo) 
Gvitas Nocera (Nocera) , 
Cwitas Ptaidi)nas (presso Gualdo) 
Manno HcrbcUoni (Sigella) . 
Mutatio ad Hesis (presso Cantiano) 
MutaHo ad Caie (Cagli) 
MdoHo Intercisa (Passo del Furio) 
GWftw Foro Shnproni (Fossombrone) 
Mutatio ad Octavo (Tenaglie) 
Chitas Fano Fortunae (Fano) 
GWftw Fisauro (Pesaro) 
Onitas Ariwùni (Rimini) 
*rf«&> Comfectu (Combettola) • 
^«ùw Cacna (Cesena) 
CWk Foro Pofuli (ForlimpopoU) 



Milita pa. 



s. IX 
IX 
XII 
XIII 
X 
IX 
VII 

XIV 

VII 

IX 

IX 

XI 

XII 

XII 

XII 

IX 

III 

X 

VII 
Vili 

mi 

V 

III 

XII 

vili 

VII 

X 

XIIII 

villi 

vini 

villi 

vili 

vili 

XXIIII 
XII 
VI 
VI 



— 278 — 

Civitas Foro Livii (Forlì) • , 
Civitas Faventia (Faenza) • • • 
Civitas Foro Comeli (Imola) . • 

Civitas Claterno (al Fiume Quaderna) • 
Civitas Bononia (Bologna) . • • > 
Mutatio ad Medias (Manzolino) . • 
Mutatio Victuriolas (al Fiume Panaro) 
Civitas Mutena (Modena) 
Mutatio Ponte Secies (Ponte sulla Secchia) 
Civitas Regio (Reggio d* Emilis^ . 
Mutatio Cameto (Faneto) . . • . • • 
Civitas Parma (Parma) 
Mutatio ad Taurùm (Castel Guelfo) • 
Mansio Fidentia (Borgo San Donnino) 
Mutatio ad Fonteclos (Fontana Fredda) . 
Civitas Placentia (Piacenza) . . 

Mutatio ad Rota (Ario) . . . • 
Mutatio Tribus Tabernis (Borghetto) 
Civitas Laude (Lodi Vecchia) . • 
Mutatio ad Nonas (Melegnano). • • 
Civitas Mediolanum (Milano) 

Explicit Itinerarium, 



Millia pass, VI 

V 



X 

XIII 

X 

XV 

X 

III 

V 

Vili 

X 

Vili 

VII 

Vili 

Vili 

XIII 

XI 

V 

Vini 

VII 
VII 



e. — StudI per la Raccolta Colombiana (i). 

4) Notizie sui lavori della R, Commissione, 
del Segretario della Giunta Centrale G. Ma.lvano. ^ 

Fino dal giugno dello scorso anno la Commissione, istituita con 
R. Decreto 17 maggio 1888, per la pubblicazione di scritti e documenti 
colombiani in occasione del prossimo centenario dalla scoperta d'Ame- 
rica, teneva una adunanza preliminare, nella quale scambiavansi le prime 
idee intorno all'indole, ai limiti ed all'ordinamento della intrapresa. Però 
solo nel novembre, e precisamente nei giorni 15, 16 e 18, la Comnus- 
sione inaugurava, con sedute plenarie, la serie dei propri lavori. 

Per la morte del compianto Cesare Correnti, per la rinuncia dì talnn 
Commissario e per la nomina di nuovi Commissari, la Real Commissione 
venne a trovarsi cosi composta : 

(i) Vedi Bollettino, ge^najo 18S9, pag. ^K\ féhhrajo^ pag. 124. 



— 279 — 
FrmiaUe. — Marchese F. Nobili- Vitelleschi, Senatore del Regno^ 

Presidente della Società Geografica Italiana. 
Vice-Presidente. — comm. L. F. Belgrano, membro dell'Istituto Sto- 
rico italiano e del Consiglio Superiore degli Archivi. 
Mmkri, — comm. M. Amari, Senatore, Roma. 
> — comm. A. G. Barrili, vice-presidente della Società Sto- 

rica di Savona, Genova. 
* — conmi. G. Berchet, membro del Consiglio Superiore 

degli Archivi, Venezia. 

— comm. C. Cantù, sovraintendente degli Archivi lom- 
bardi, Milano. 

— comm. B. Capasso, sovraintendente degli Archivi na- 
poletani, Napoli. 

— comm. B. Cecchetti, sovraintendente degli Archivi ve- 
neti, Venezia. 

— E. A. D'Albertis, Genova. 

— comm. G. Dalla Vedova, segretario generale della 
Società Geografica Italiana, Roma. 

— comm. G. De Luca, professore della R. Università 
di Napoli. 

— comm. C. Desimoni, sovraintendente degli Archivi 
liguri, Genova. 

— march. G. Doria, direttore del Museo civico di Genova. 

— comm. C. Guasti, sovraintendente degli Archivi di 
Stato toscani, Firenze. 

— aw. H. Harrisse, Parigi. 

— cav. L. Hugues, professore, Casale Monferrato. 
— - comm. G. Malvano, ministro plenipotenziario, Roma. 

— comm. V. Promis, bibliotecario regio, Torino. 

— comm. A. Ronchini, sovraintendente degli archivi 
emiliani, Parma. 

— marchese M. Stagliene, membro della Società Ligure 
di Storia Patria, Genova. 

— comm. M. Tabarrini, Senatore, Roma. 



ASe direzioni degli Archivi di Stato del Regno, ancor prima che 
h Keal Commissione si fosse costituita, era stato rivolto invito dal 
^i^Bsidente Correnti, nella qualità sua di Presidente del Consiglio degli 
Aidàvi, acciocché volessero prestarsi ad ogni richiesta, che loro si fa- 
c«sse^ di indagini intorno a Cristoforo Colombo ed alla scoperta del 



— 28o 

Nuovo Mondo. Costituitasi la Commissione, V invito fti ripetuto» con let- 
tera-circolare del 13 agosto, in forma più concreta, con la preghiera 
cioè, di voler senz'altro e dare opera ad un'esplorazione minata e 
< sistematica, diretta al ritrovamento di scritti finora sconosciuti di 
e Colombo, q di documenti relativi alla scoperta dell'America ». 

Le risposte dei Direttori d' Archivio di Genova e di Venezia si 
fusero, in certa guisa, con le relazioni che quegli egregi letterati, di- 
venuti collaboratori attivi della Commissione, vennero man mano for- 
nendo. Di queste ci accadrà sovente di discorrere, cosi nella presente 
come nelle notizie successive degli atti della Commissione. 

Alla Circolare del 13 agosto risposero tosto i Direttori d'Archirio 
di Roma e di Milano. Qui si trascrivono le rispettive lettere: 

€ J^oma, 2<f agosto 1888, — Avevo già notizia dell' istituzione della 
Commissione e dei lavori a cui essa intende; cosicché posso subito ri- 
spondere che, quanto sarebbe stata volonterosa la Sovraintendenza di 
cooperare all'opera nazionale, altrettanto è dolente di far sapere, che 
nei propri archivi nulla si può trovare che direttamente od indiretta- 
mente vi si riferisca. Né di ciò si avrà dubbio alcuno, considerando 
che le scritture in cui sarebbero da fare le ricerche stanno fuori la 
giurisdizione del Regio Governo ». 

« Milano^ 21 agosto 1888. — Il 12 aprile a. e. il Ministero dell'In- 
terno eccitava questi Archivi a preparare notizie sopra Cristoforo Co- 
lombo. Gli si rispondeva il 14: 

« La Direzione di questo Archivio fu lungamente in corrispondenza 
col sig. Barrisse e col marchese D'Avczac, e fece loro non inutili co- 
municazioni, delle quali è menzione nelle opere loro. 

€ Nulla ha da aggiungere : ma per soprabbondanza accennerà, che ora 
appunto si ristampa la parte di Storia Universale di Cesare Cantù che, 
secondo gli ultimi dati, tratta del Colombo, degli antecedenti e dei suc- 
cessori, e se ne dà una distinta biografia negli e Italiani illustri >, di esso 
Cantù. Al quale furono indirizzate, per iscritto e per stampa, la scoperta 
delle ossa di Colombo e le insorte controversie, che egli depose in 
quest'Archivio. > 

Poi il 19 giugno : 

e Ora aggiungo che fin dal 1778 l'Accademia Reale d'Istoria di 
Madrid suppose che Ferdinando Cortes informasse man mano il re di 
Spagna delle sue conquiste, e che di quel carteggio potesse qualche 
parte esser rimasta a Milano. 

« Il ministro Kaunitz incaricò i nostri di fame ricerca negli Archivi 



38X 

IndkUblioteche nostre; ma, esaurite le pratiche, dovette il'Pecis dirò 

nulla si trovò. 

« Indicai altra volta quel che p<M rinvenimmo : continuiamo le ri- 
rche, e & meraviglia come di scoperte e di avvenimenti cosi gran- 
ii nemin cenno appaja nelle corrispondenze ufficiali. > 

e Ecco tutto quello che io posso dire ; diqKMto sempre ai desideri 

Commissione Colombiana >. 

Da Napoli si ebbe la seguente risposta : 

« N^^ 14 novembri 1888, — Mi pregio di rassegnarle che le 
&tte in molti rami di scritture di questo Archivio di Stato per 
Ito ligaarda Q Colombo e la scoperta dell'America, non hanno dato 
lora alcon utile rìsultamento. 

< Ciò non pertanto esse saranno continuate con tutta quella diligenza 
alacrità, che l' importantissimo argomento richiede, comunque per le 
sdkBoni in cui trovavansi allora la Corte aragonese ed il reame, 
da pesti e dà guerre, io non creda che possano dare alcun 
>. » 



Il Direttore dell' Archivio di Torino rispondeva, con lettera 1 7 
ike 1888, inviando copia dei documenti rinvenuti, avvertendo 

< essere pochissimi e di recente data >. — Sono infatti sei in 

spettanti agli anni 1835, '^4^ ^ 1842. 

Da Sena si ebbe la risposta che qui riproduciamo : 

t Siemiy IT gennajo i88g, — Tutte le più accurate indagini fatte 

documenti di questo Archivio, e specialmente nelle numerose lettere 

kI CoDQstoro e della Balìa, sono rimaste infruttuose ; e nessuna notizia 

lea abbiamo trovato intomo alla persona di Cristoforo Co- 

e aUa scoperta dell' America. 

« Còriene a confermare quanto il cronista Allegretti scrive all'anno 

1493» cioè che le prime notirie di quella scoperta giunsero in Siena 

per più lettere de' nostri mercanti di Spagna e a bocca di più persone »« 

« Forse qualche accenno se ne potrebbe trovare nel carteggio dei 

ri, ma l' Archivio ne possiede ben piccola parte e questa ap- 

quasi tutta a tempi anteriori. 

< Avrei comunicato prima a V. S. Ill.ma l'esito di queste ricerche, 

*n^ mi avesse trattenuto il desiderio di conoscere quanto vi era di 

ta im'antica traditone, riferita anche da Girolamo Gigli nel suo 

Senese. H Gigli nel voL 2^ a pag. 168 scrive che nella chiesa 



282 

di Santa Maria in Portico di questa oittài volgarmente detta diFontb- 
giusta € veggonsi, tra le memorie votive, appese alcune grandi otta 
€ di balena ed una spada; queste dicesi fossero quivi mandate da Crì- 
e stoforo Colombo ritornato dalla navigazione dell'America in ren- 
c dimento di grazie della felice spedizione, a quella sacra Immagine, 
e di cui era stato teneramente divoto nel tempo della dimora, che 
€ aveva fatto in Siena giovinetto tra gli studenti dell' Università >. 

< Le ossa di una balena e alcune armi, che hanno tutta T apparenza 
d'essere lavorate negli ultimi anni del secolo XV, esistono sempre ap- 
pese ex voto nelle pareti di quella chiesa; ma i documenti dell'Archi- 
vio di Stato e dell'Archivio capitolare non hanno portato maggior loce 
in questa pretesa tradizione. > 

Non si ebbe ancora risposta da Firenze, da Parma, da Palermo e 
da Cagliari. La lunga malattia del ch.mo Guasti, che dovette poi 
soccombere, spiega l'indugio di Firenze. £ l' indugio di Pannasi spiega 
con un disguido della circolare 13 agosto 1888, di cui si dovette recente» 
mente inviare una seconda copia. 

Intanto la Conmxissione Reale, nelle adunanze dei giorni 15, 16 
e 18 novembre, aveva riassunto in un Programma la parte prelimi- 
nare del suo lavoro. In pari tempo procedeva ad un primo riparto dd 
compito tra i membri della Commissione e costituiva in Genova e Vanesia 
due Sotto-Commissioni, ed in Roma, quale centro delle reciproche infor- 
mazioni e comunicazioni, una Giunta centrale, composta di quelli tra i 
Commissari, che hanno nella capitale stabile residenza : Vitelleschi, Ta- 
barrini, Dalla Vedova e Malvano. Di questi, il primo, come Presidente 
della Commissione, assumeva anche la presidenza della Giunta ; l'ultimò, 
come juniore, assumeva, nella Giunta, 1' ufficio di spretano. Il Pro- 
gramma, col riparto preliminare, veniva comunicato ai componenti la 
Commissione colla Circolare che qui si riproduce : 

€ Nelle adunanze tenute in Roma nei giorni 15, 16 e 18 novem- 
bre scorso, la Commissione Colombiana, dopo uno scambio di idee e 
di reciproche informazioni, stimava conveniente di riassumere la parte 
preliminare dei propri lavori in un Programma che alla Commissione 
stessa ed ai suoi componenti segnasse, nelle linee generali, e salvo 
quegli emendamenti che il progresso degli studi potesse additare» i li* 
miti e il metodo dell' opera da intraprendersi. 

e Nello stesso tempo la Commissione reputava opportuno, anzi indi- 
spensabile, che Sotto-Commissioni e singoli collaboratori trovassero in 
Roma e nella sede della Commissione un centro a cui ciascuno potesse 
rivolgersi, sia per ottenere schiarimenti, sia per dar ragione, man laanOr 



— 2B$ 

'4d propri kvorì, sia soprattutto per averne ajato e direzione, quante 
Tolte occorra di fare appello ad Autorità governative o a tali Istituti, 
presso i qaali, anziché richieste individuali, abbiano migliore efficacia 
gfi offici della Presidenza, rappresentante e mandataria della intera Com- 
nussione. £ cosi fu istituita la Giunta centrale, alla quale ho pure 
r ooort di presiedere, avendo per colleghi i membri qui residenti. 

e Primo atto della Giunta centrale è quello appunto a cui ora mi 
accingo coli' inviare agli egregi colleghi copia del Programma, quale fu 
deliberato dalla Commisione nelle sue recenti tornate plenarie. Alla tra- 
smisàoDe aggiungerò poche avvertenze, le quali, superflue per quelli tra 
i componenti la Commissione che si trovarono presenti alle adunanze 
del norembre, gioveranno, presso quelli che furono impediti d* interve- 
nire, a porgere più esatta nozione del Programma adottato e segnata- 
mente del prescelto metodo di collaborazione. 

< Definito e conterminato il nostro compito in distinte categorie, 
non riusciva difficile V assegnare senz* altro alcune parti del lavoro a 
Sotto-Commissioni ed a singoli Commissari in base ai criteri vari di 
studi anteriori, di predilezione dichiarata o presunta, o di maggiore 
agevolezza per le indagini ulteriori. Vorrei lusingarmi che, come i pre- 
sentì furono assenzienti, cosi lo saranno del pari gli assenti, ai quali 
ne poigo fin d'ora grazie anticipate. 

€ Restano però parecchie parti del Programma, le quali nelle 
adunanze del novembre non furono ancora allogate. A queste sarà 
proireduto in seguito, col concorso dei vari membri della Commis- 
sione, dai quali attendo informazioni e proposte concrete. Anche 
ngnardo a certe parti di lavoro, come compilazioni, indagini di archivio, 
collazioni di codici, ecc., che non sempre po^ono essere compiute per- 
sonalmente dai membri della Commissione, è indispensabile che i membri 
stessi, le Sotto-Commissioni, rispettivamente, mi favoriscano in prece- 
^oaaL i necessari ragguagli, vuoi sugli argomenti da studiarsi, vuoi sulla 
estenaone e qualità dell'opera da affidarsi ad estranei, vuoi suU' am- 
montare delle spese eventuali che fossero richieste. 

* Tali proposte, come pure qualunque altra che circa il riparto del 
Jararo od altri temi speciali da aggiungere mi pervenisse, saranno da me 
presentate alla Giunta centrale, ed ove occorra, nei casi più importanti, 
soanno sottoposte alla Commissione plenaria, affinchè sia data alle me- 
^oiatf per quanto è possibile, precisa e sollecita risposta. Né dubito 
cbe agli egregi colleghi parrà manifesta la opportunità di cotesta cau- 
tda, senza la quale, procedendosi isolatamente da Sotto-Commissioni o 
Oumùssari, si correrebbe il rischio di probabile malinteso o di du- 
l&ato lavoro. 

< Ai componenti le varie .Sotto -Commissioni rivolgo preghiera, assai 
probabilmente già soddis&tta, e che qui esprimo solo per istudio di 
esattezza: la preghiera, cioè, che i membri di ciascuna si mettano 
«nza indugio in comunicazione reciproca, dandone notizia alla Giunta 
centrale, con la indicazione del preciso indirizzo a cui questa debba 
^^Bitaalmente fare ricapito per i lavod delle singole Sotto-Commis- 



— 8^4 — 

< Programma generale della Raccolta Colombiana approvato dalla 
K. Commissione ndla seduta plenaria del i8 novembre 1888. 

e I. Autografi Colombiani da riprodursi nel migb'or sistema dicK 
grafico conosciuto, da accompagnarsi con illustrazioni crìtiche: 

a) le 77 /eUere esistenti presso il sig. Duca di Veragua; 

l) i tre documenti esistenti in Genova ; 

/) la s$g/a di Cristoforo Colombo esistente in un libro del gè- 
nerale march, di S. Roman, ed il Memoriale del 1497 posseduto dalb' 
stesso generale ; 

a) la pag. 7 a del Liifro delie Profezie, le postille autografe e la 
lettera del Toscanelli trascrìtta da Crìstoforo Colombo; il tutto esistente 
nella Colombiana di Siviglia ; 

e) gli altri autografi Colombiani già pubblicati in fotografia nelle 
Carlos de Jndias e nelle opere del sig. Harrìsse; 

f) altrì autografi Colombiani che si scoprìssero in seguito. 

€ 2. Altri scritti di Cristoforo Colobibo, di cui non si pos- 
siede l'autografo, o noti per suntò, da ristamparsi collazionati e con com* 
mento crìtico. 

€ 3. Altri documenti che illustrano la vita di Crbtoforo 
Colombo : 

a) documenti genovesi e savonesi ; 

b) versi del Dati, vita scritta da Ferrando Colombo, ecc., ecc.. 

€ 4. Documenti di Italiani o stampati in Itaua, che illustrìh(> 

LA storia della SCOPERTA: 

a) relazioni, dispacci, notizie del Sanudo, Pasqualigo, La Fayteda^ 
Cantino, anonimo di Ferrara, relazione Cuneo di Bologna, ecc., ecc.; 

b) prìme notizie pubblicate nelle edizioni di Tolomeo, ed in alt» 
librì stampati in Italia fino al 1550. 

€ 5. Scritti intorno all'America di viaggiatori o geografi italtani 
fino al 1566: Vespucci, Pietro Martire, Pigafetta, Battista Genovese^ 
Verazzano, Gualdini, Frate Alle, Marino da Nizza, Benzoni, ecc. 

€ 6. Prime rappresentazioni cartografiche della scoperta, di- 
segnate, pubblicate od esistenti in Italia; mappamondi e carte di Sebastiano 
Cabotto, Salvatore da Palestrìna, Cantino, Nino Garcia de Tóreno, Gior. 
da Verazzano, Vesconte de Majolo, Battista Agnese, Castaldi, Rnyscb^ 
Mardo Beneventano, ecc., ecc.. 

< 7. Ricerche critiche, dissertazioni, monografie, riepiloghi di 
CONTROVERSIE SU Singoli argomenti : 

a) orìgini di Colombo ; 

b) arte nautica ai tempi di Colombo ; 
e) ì Perestrello ; 

d) Paolo dal Pozzo Toscanelli; 

e) Pietro Martire, Giovanni Cabotto, ecc., ecc.. 
€ 8. Bibliografia: 

a) bibliografia Colombiana ; 

b) bibliografia italiana sulla scoperta dell' Amerìca. ^ j 
€ 9. Carta geografica illustrativa dei viaggi di Colombo e degli >^^^ 

scopritori italiani in America fino al 1550 >. 



— a8s — 

Ujdo dei pruni atti della Giunta Centrale fu quello di dar forma 

^iù concreta e precisa agli uffici che già eransi iniziati presso il Governo 

(pagamlo e presso il Duca di Veragua, erede attuale del Maggiorasco 

dell'Archivio Colombiano^ con l'intento d'avere facoltà di fare studt 

le cdlezioni spagnuole, e segnatamente di levare copie fotografiche e 

piocedere ad opportuno collasionamento dei documenti Colombiani 

in Ispagna. — Codesti offici sono avviati cosi^ da darci f<Mi- 

spenuiza di una favorevole e sollecita conclusione. 



U Commissione Reale chiese ed ottenne il permesso di poter inviare 
•so dettato a fiu* ricerche e studi n^li Archivi Vaticani per il periodo 
1490 al 1500. 

L'incarico è stato affidato dalla Commissione al sig. Alfredo Mo- 
il quale già si è posto all' opera, ajutato dai consigli e dalla di- 
le del Rev.mo Monsignor Isidoro Carini, Sotto-Archivista onorario 
profaMxre neDa Scuola Vaticana di paleografia. 



S Commissario signor Harrìsse ha condotto a termine lo sche- 
per una Bibliografia colombiana^ ossia Catalogo metodico e ra- 
ddle opere stampate, sia in prosa, sia in versi, consacrate 
\\Jt a Cristoforo Colombo, alla sua origine, alla fìimiglia sua, 
ki suoi scrìtti ed alla scoperta del Nuovo Continente. La Bibliografia 
distiibnita in venticinque sezioni o cat^orie. 

la Sotto<!oinmissione ligure ha deliberato che di tutti i documenti 
ad illostrare la vita e le gesta di Cristoforo Colombo si debba 
ipBire un Regesto cronologico, avvertendo quali siano già editi e 
(nifi tottaria noi siano, di quali si abbia il testo e di quali il solo 
kto od anche la semplice notizia; con la indicazione delle edirioni 
ddk fonti, rispettivamente. Di questo lavoro preliminare sono parti- 
ite incaricati i Commissari Belgrano e Staglieno. 

La Sotto-Commissione ligure ha deliberato altresì di fiure ricerche 
queQe notabili fiimiglie genovesi, colle quali Colombo ebbe rap- 

fi interessi o di amicizia. Pur troppo non è da sperarsi messe 
\\ poiché d^li archivi privati molti perirono nei politici casi dello 
secolo, e dei rimanenti, non tutti sono di &cile accesso o suscet- 

di agevole investigazione. 

K tutti i documenti inediti attinenti a Colombo che. si scoprano 



— ató — 

negli archivi liguri si sta predisponendo una accurata trascrìzioBe pa- 
leografica ; il lavoro è stato affidato all' avvocato Didimo Grillo, economo 
degli Archivi Liguri, che già altra volta, per conto dell' fllustre Harriase, 
operò indagini e trascrizioni colombiane negli Archivi Savonesi. 

Intanto dal Ministero di Grazia e Giustizia si è ottenuto, che pos- 
sano levarsi gratuitamente quante copie occorra trarre dagli Archivi 
Notarili della Liguria. 

m 

Benché la Sotto-Commissione ligure divida coli* Harrisse, ed altri 
autorevoli scrittori, V opinione che, allo stato attuale delle cognizioni, 
non si possiede ritratto alcuno di Colombo che presenti caratteie di 
autenticità, essa ha però considerato che potrebbe, ad ogni modo, riuscire 
non privo di interesse il cercare come e quando siansi formati i varii 
tipi, secondo i quali oggi ancora continuasi ad effigiare il grande Navi* 
gatore. Numerosi documenti si vengono raccogliendo, a questo riguardo, 
neir Archivio Civico di Genova per cura del Commissario Marchése 
Doria. Si avrà, poi, nella serie delle medaghe, quasi integrale, la stona 
metallica di Colombo; se non se ne potranno evocare -le genuine ftt- 
tezze, la collezione avrà importanza per l'antichità o per l'arte, per U 
composizione dei rovesci e per le epigrafi. 

Alacremente sta lavorando la Sotto-Commissione Veneta. 

Già vennero messi insieme non pochi documenti, od inediti, o 
noti solo per sunto. Tra questi giova ricordare: una serie di Decreti 
del Senato o del Consiglio dei Died dal 20 luglio 1465 al s cfitembre 
1485, relativi a quei pirati di nome « Colombo > dei quali è oramai ac- 
certata l'origine non italiana; alcuni estratti dei Volumi contencntr 
memorie e dati statistici del Secolo XVI intitolati e per servire al tacao 
dei Commemoriali >, e relativi alla navigazione, al commercio ed ar 
bilanci di Spagna e Portogallo per ciò che riguarda il Nuovo Mondo. 

Il Marin (Storia del Commercio dei Veneziani) afferma che sulla 
fine dello scorso secolo il Cavaliere Francesco Pesaro avrebbe veduto, 
nell'Archivio del Consiglio dei Dieci, un Memoriale presentato da Cn- 
stoforo Colombo alla Serenissima Repubblica per chiederle appoggio ne» 
viaggio che desiderava intraprendere. Di questo documento, l' importanza 
del quale sarebbe manifesta, la Sotto-Commissione Veneta fece licere^ 
con particolare diligenza; però con risultato negativo. < Le indagini 
< (cosi scrive la Sotto-Commissione) non ebbero alcun effetto. Sebbene 
^ il Cav. G. M. Urbani de Ghelthof, nel 1881, ed anche di recente^ 



— 287 — 
abbia asserita Y esistenza di quel Memoriale presso la famiglia Gra- 
della (erede dell' Archivio Pesaro), il proprietario dell' Archivio 
GiadenìgD-Pesaio, nob. Pietro Gradenigo, a conferma di non cono- 
scedq» &ceva osservare, che alla Esposizione Geografica Intemazionale 
in VcDesia, dd 1881, avrebbe presentato anche quel documento, come 
fece di alcuni portolani, se lo avesse posseduto. ...» 

Nella Cronaca Veneta < Vitae Ducufri », di Marino Sanudo, alla 
data 1493, i^ aprile, si le^e: e Po lettere di Roma nel legato, con 
e tsm and di Portogallo di le insule hanno trovato le barze che an- 
< dono in India. £ la letera è data su la caravela sopra Tixola de Ca' 
e nana adi 15 fevrer pasado — la copia non scrìvo et è in la cronica 
f Dolfina a carte 354. > L'esemplare della Cronaca di tal nome (della 
quale però avrebbero esistito tre esemplari), che è posseduto dal Museo 
Gvico di Venezia, giunge solo al 1422 ; ed il Cicogna, da cui proviene» 
pur accennando, in alcune notizie preliminari, a quel passo del Sanudo 
e ad altri, che farebbero protrarre la Cronaca fino al primo anno del 
1500, dichiaraya di non conoscere apografi che arrivassero alla fine del 
kcqIo XV. L^ Sotto-Commissione Veneta sta, quindi, tentando altre 
indagini per la scoperta della Cronaca Dolfina più estesa e conseguente- 
mente della lettera ricordata dal Sanudo. 

P» Cora della Sotto-Commissione Veneta si è intrapresa e condotta 
Qiamai a buon ponto la raccolta delle commissioni, dei dispacci e re- 
laàoni d^li ambasciatori della Serenissima in Spagna e Portogallo du- 
rante r epoca colombiana, cioè di Marino Zorzi, Francesco Capello, 
Giacoo» Contarìnì, Domenico Trevisan, Giovanni Badoer, Domenico 
Pisana Pietro Pasqualigo, Francesco Donato, Gabriele Moro, Vincenzo 
Qoerini, Francesco Corner, ed altri. Si raccolsero pure e si trascris* 
no tutte le lettere di Giovanni Francesco De La Faytada, di Gustavo 
^^ello, di Bartolomeo Marchioni, del Nardi, ecc.; e si continuano 
t^ spogli del Sanudo per estrarne le notizie pervenute alla Signoria di 
Venezia nell' epoca cui si riferiscono gli studi della Real Commissione. È 
^ iniziato r esame delle varie edizioni di Tolomeo e di parecchi libri 
ràabni posseduti dalla Marciana, e indicati nella Biblioteca Americana 
dd Ledere; se ne trascrivono le parti o gli interi capitoli che riguar- 
^ la scoperta del Nuovo Mondo e le successive fino alla metà del 
XYl lecolo. 

Continua la distribuzione tra i Commissari, ed anche tra collabo- 



— «88 — 
tatori estranei alla Commissione, ddle monografie e ricerche spedali. 
Ddle € Orìgini di Cristoforo Colombo > si occapa la Sotto-Coni* 
missione ligure. D Commissario De Albertis si occupa dell' e Arte 
Nautica ai tempi di Colombo >. H tema e Veraszano i è stato assiinto 
dal Commissario Hugues. I temi < Antonio Pigafetta, Gustavo Benzone 
e Giovanni Cabotto > sono stati assegnati ai signori nob. Andrea Da 
Mosto, dott Marco Allegri e dott Vincenzo BeUemo. 

Nel primo trimestre del 1889 la Giunta Centrale della Commis- 
sione Colombiana tenne quattro sedute: nei giorni 13 gennajo^ aj gen- 
najo, 15 febbrajo e ai marzo. 



Due gravissime perdite ha dovuto testé deplorare la Comnussione 

colombiana. 

I 

Moriva a Firenze, dopo lunga malattia, il comm. Cesare Guasti, 
sovraintendente d^li Archivi Toscani, segretario dell' Accademia della 
Crusca. A Venezia soccombeva, per morbo improvviso, il comm. Bar- 
tolomeo Cecchetti, sovraintendente degli Archivi Veneti. l*'uno e l'altro 
lavavano già posto mano ad importanti lavori, che per la rarissima com- 
petenza e lo zelo degli illustri estinti soflriranno di certo gran pregiu- 
dizio, ma che in ogni modo saranno ora continuati da coUeghi della 
Commissione. 

Roma, aprile 1889. 



D. — Sulla relazione Varaldo 

Lettera del sig. H. Harrisse. 

Parigi, 8 aprile 1889. 
Egregio signor Direttore^ 

Ho letto di questi giorni, a pag. 57*58 del Bollettino delia Sociél^ 
Geografica Italiana (Gennajo 1889), le critiche fattemi dal signor 
O. Varaldo a proposito della trasposizione involontaria di un testo della 
serie documentaria savonese nel mio Christophe Colomh (Paris, Leroux, 

1884, Voi ir, pag. 445-446). 

Questa trasposizione è stata debitamente corretta nell* altro mio 
lavoro, Christophe Colomb et Savane (Genova, Donath, 1887, pag. 92-98), 



— tfS9 —• 
e 3 signor Varaldo lo sa perfettamente, giacché non scio, a propria. 
' amftasioiie, egli possiede qnest'opem dal dicembre 1887, ma ne fece 
soggetto A un artìcolo pubblicato nel tedcolo di giugno x888 del 
suddetto Bollettino. 

Aggiongo eh* è assolutamente inesatto eh' io abbia, e arbitraria- 
mente > o in nessuna maniera, attribuita la paternità d' un atto qua- 
lonqfie al giureconsulto Sebastiano Monelia. 

Tiaksdo ai lettori imparziali il giudicare tal maniera di critica 
nnb dal sig. Varaldo, mentre prego la S. V. a voler aggradire i sensi 
Mia mia considerazione, dicendomi 

•Slv^ Dev.mo 
Henry Harrissb. 



E. — Del nuovo insegnabìento della Geografia storigìl 

INTRODOTTO NEI LICEI 
e IX PUE NUOVI TESTI CHE TRATTANO DI QUESTA MATERIA. 

Nota del socio prof, V. Beluo. 

n Ministero della pubblica istruzione ha ordinato quest'anno un 
insegnamento di Geografia storica nel Ginnasio Superiore e nel Liceo, 
in SDiàdio dell' ins^namento della storia. Non è certamente tutto quello 
che si può desiderare per un miglior insegnamento della Geografia, 
pcrcbè ha un indirizzo puramente storico ; ma è sempre una bella ed 
ode cosa ; e ne fii sperar di migliori. 

H programma molto breve, anzi troppo breve, indica molto op- 
portBaamente la divisione della materia. 

Io parlai di questo fatto con molti professori liceali, e tutti mi dis- 
vio di trovarsi sorpresi e perciò disapparecchiati. Non intendo di dire 
con dò, che essi non siano bravi insegnanti e che non conoscano la 
■ateria, che devono insegnare ; ma chi ha pratica di scuole, sa quanto 
^vma cosa sìa il conoscere una disciplina e il saperla insegnare; e come 
per una materia, che per la prima volta è introdotta in una scuola, 
^^ccone un programma (o imposto o formato dall' insegnante) studiato, 
^>l6obtD ; e quanto, per insegnarla bene, occorrano sempre alcuni studi 
' Vcìali. 

A ux>lta parte di questi bisogni può supplire un buon testo, ma a 
^^fsto il Ministero non pensò ; in quella vece spuntarono i libri di 
^'"^ iitti per iniriativa di singoli professori ; due già sonQ in mano 
^^ scolari, altri se ne annunziano. 



— 290 — 

n primo che vidi è la Geografia storica adattata alV ins^gnamenta 
della storia^ di A. Covino, Torino 1889. La lessi e non ho da |dire che 
una cosa sola. È un sunto molto stringato di storia del medio evo ; 
non è affatto una Geografia storica, e quindi è un inutile raddoppia* 
mento, e non rispondente allo scopo. 

U altro è intitolato : Piccolo manuale di Geografia storica^ di 
Arcangelo Ghisleri, Bergamo, Cattaneo, 1889. L'ho scorso tutto ed 
ho letto molto attentamente molti capitoli. L'autore ha inteso m^lio 
del Covino l'idea del programma ministeriale; il libro vuol esaere uik 
libro di geografia storica. Ma questo è quasi tutto il bene che se ne 
può dire. Il Ghisleri nella prefazione promette molte cose buone, 
ma mantiene poco. Dice che e l'ufficio dei libri di scuola consiste 
precisiamente nel porgere, in compendio, con chiarezza i risultati ultimi 
delle scienze », La cosa è giustissima; ma per metterla in eseca- 
zione egli non sa né aggiungere, né togliere, né modificare nulla da 
quel che Cesare Cantù scriveva nel 1845 (Cesare Canth • Documenti di 
Storia Universale - Geografia, Disp. 45. Torino, Pomba, 1845). Con- 
frontisi per saggio e si veda se non si direbbe assolutamente tutto copiato: 
Ghisleri p. 38 - Sui Vandali in Africa, — Cantù 1. e. p. 328 
» » 39-40 - Impero di Carlo Magno > » 34^*349 

> » 41*43 - Regno degli Ostrogoti % » 328-329 

^ * 43-44 - Regno Longobardo » ^> 329-330 

» > 44-45 - Regni barbari > > 3 «4,330-331 

* * S3"S4»S9'^o " Impero di Carlo 

Magno > > 34S'349 

Cosi vediamo relativamente alle crociate, Ghisleri p. io 6-1 io, Cantù p. 395- 
409; sui comuni italiani e sui signori feudali, Ghisleri p. iii*iis-ii6 
137-140 e Cantù p. 428-434. — Cosi ancora per la Francia, Ghi- 
sleri p. 133 e Cantù p. 435, per la Spagna, Ghisleri p. 135 e Cantù 
P* 439» per l'Inghilterra, Ghisleri p. 135 e Cantù p. 441. 

Le citazioni poi sono anche molto curiose. In un libro di Geogra- 
fia storica si trovan sempre Romagnosi, Gioja, M. Pagano, C. Cattaneo 
ed altri, che non sono certamente gli autori, che si aspetterebbero di più, 
e non direi sempre citati opportunamente. 

Vi sono poi molte espressioni che o sono errori, o inesattezze, o 
non voglìon dir nulla, p. e. : 

A pag. 12: le montagne atHrando sulla loro sommità i vapori 

dell' atmosfera, temperano gli effetti della latitudine, opponendo una bar- 
riera ai venti caldi del mezzogiorno e ai freddi del settentrione. (Ma 
la barriera può anche aumentare gli efifetti della latitudine). 



— «9' — 

'A. pag. 19 : se i poeti non esagerano, oggi le bocche del Da- 
nnino nm gelane /iù, come lagnavasene Ovidio. 

A pag. 24 : Da Augusto a Costantino — il Dio Termine.... non 
«Yea imparato a retrocedere. 

A pag. 35:0 Reno ed il Danubio che, da sorgenti poco lontane,, 
sgorgano uno a ponente e l'altro a levante. 

A pag. 2$: il breve tratto fra le sorgenti del Danubio e deF 

Beno sopra Basilea era chiuso da una catena di fortificazioni (volendo 
psiiait de! Valhfm Ifadriani, che chiudeva gli agri decumates), 

A pag. 30 : Tre grandi razze differenti per lingua, abitazione e 
rd^ioDe pare si ripartissero l'Europa, prima che le frontiere della Ci- 
vita romana si dilatassero fino ad urtarle.... la razza slava, che origina* 
fiamaae avea occupato tutta la penisola illirica e ancora la slava, al 
teno secolo, era quasi assolutamente soggiogata dai Romani, 

A pag. 35: il Caucaso, che stendesi dal Visi Nero al Caspio 

e da una parte comunica col Tibet Nella parte più selvaggia di essi 

nonti mantennero l'indipendenza gli Iberi(l), la parte più coltivabile 
en abitata dagli Armeni (!l) 

£ &CCÌO punto. 

Par una certa colpa l'ha anche il Ministero. Trattandosi di un 
insegnamento affatto nuovo, non avrebbe dovuto provvedere in qualche 
modo? £ io non rifuggirei dall'idea, che avesse incaricato una persona 
competente a preparare un testo ; e se questo modo potesse destar paura 
di censore, di insinuazioni, non si potea bandire un concorso ? o sem- 
plicemente non sì potea avvisar della cosa un anno prima, cosi da dar 
tempo di far un buon lavoro, a quelli che avessero avuto attitudine,, 
httona volontà è coscienza o almeno men fretta ? 

Speriamo che i libri annunciati siano migliori. 

Avevo scritto queste righe, quando mi airivò un altro libro di testo 
vlitolato : Ceolio Fabris : Nozioni di Geografia storica dei tempi me^ 
^ftHli, Torino, Casanova» 1889. 

Anche a questo libro si può fare lo stesso appunto che a quello< 
dd Covino; e l'autore però dice chiaramente nella prefazione, che cosi 
erede che vada trattata questa materia. A me pare che non si devano 
Bella geografia cumulare le date, che non sono un fatto geografico, né ren- 
te la ragione dei mutamenti. Questo appunto è l' ufficio della storia. 
^ dice che si deve evitare una inutile descrizione della superficie 
***w«trc e ne convengo ; ma trattare la geografia storica non è fare 
>B saatò di storia ; si tratta di mettere sott' occhio allo scolaro le con- 



— 2g% — 

clieioni politiche di un paese a dati periodi, perchè possa conoscere il ter- 
reno, sul quale si svolgeranno i fatti, che dovrà studiare. Per me si defe 
presentare una carta geografica. In alcuni luoghi però la cosa è intesa cod 
nella esposizione del libro ; che ha in generale il merito detta chtarezia e 
della brevità. Sono frequenti alcune inesattezze, per dime alcune a pag. a : 
Odoacre.... cangiava il titolo imperiale in quello di re; a pag. 4 : CittdL... 
analogo allo Scita dei Greci ; a pag. 9 Borgondi per Burgundi; a psg. 9, 
Inglesi sostituito ad Angli, e cosi via — la critica ad Edrisi a pag. i38-i39 
non è in tutto esatta ; cosi pure la descrizione deU' Arabia a pag. so-si ; 

^ P^* 75 poi dice che € la pianura russa rammenta che una volta un 

braccio di mare congiunse il Baltico col Mar Nero »; bbogna, secondo 
me, tralasciare, o per lo meno ikr capire allo scolaro che quàTtma 
volta ha riferimento ad epoche geologiche. 

£ su questo proposito noto che tutti e tre i libri hanno tralasdsto 
{se pur non mi sfuggi, che non credo) di notare e il sorgere di San- 
torìno e il cataclisma, che generò lo Zuidersee. 

Questo libro mi par preferìbile agli altri due; ma^ torno a dire, spe- 
riamo che ne vengano di migliori. 



F. — Di alcune città ed industrie di Spagna e Portoc^allo. 

Note di viaggio del Socio Antonio Annoki. 

(Settembre-Ottobre 1888). 

Vivissimo è il contrasto tra gli aridi e deserti pianori della Casti- 
:glia e dell* Estremadura e ^ampil^ ricca, verdeggiante vallata delTago 
portoghese, che scende dolcemente per Lisbona al mare. Là vaste soh- 

• 

tudini, ove la vaporiera non incontra per ore e ore che squallide rocae, 
arse dal sole, un suolo pietroso, arido e brullo, isolati gruppi di alben 
intristiti, rari viandanti e più rare abitazioni; qui una gajez^a di cgioTit 
-dal verde cupo dei boschi di querce al rosseggiare delle viti ed al Yàssoào 
delle pingue messi. Il contrasto del suolo va di pari passo col contrae 
degli abitanti : gli Spagnuoli gravi e severi percorrono silenziosi ed isor 
lati il triste pianoro ; i Portoghesi a frotte, gai, sorridenti, clamocoa 
ingombrano le strade, i pressi delle stazioni, ove il loro vociare aliagli 
è accompagnato dal grave, sebb»ie lontano, suono delle fl»tive campane* 
n Tago, l'ampio fiume cantato dai poeti e "dai trovatori, non ^ 
vera importanza commerciale che in PortogaUo, benché gran parte àA 



j 



— »93 — 
suo cono, due terzi circa, tragga nelle provincie di Spagna. È lungo 
drcm 600 miglia, e riceve numerosi affluenti su ambe le sponde; le sue 
acque, presso Toledo, godono antichissima fama, e pare ben meritata, 
di senrire egregiamente alla tempera delle lame : ed infatti le armi 
di Toledo godettero per tutto il medio evo, grandissima rinomanza. 
La sna corrente è impetuosa, rapida, a salti, dalle acque fangose e 
torbide : il letto scorre incassato tra alte ed aride colline e forma in- 
tricati meandri. Sotto la dominazione romana in Iberia e Lusitania i) 
TagD ebbe rinomanza per Toro, che si traeva dalle sue sabbie {Tagus 
awriferis arems ctlibrafur. Plinio, Storia naturale, IV, 22); in tale senso 
ne parlano Silio Italico, Ovidio ed altri. Pare tuttavia che tale fama 
ibsse dal gnm fiume usurpata ; ora le sue ricchezze aurifere sono un 
ricordo, se non un mito. Discorrendo io su tale proposito sia a Toledo 
che a Talavera^ Alcantara, Santarem e Lisbona, m'ebbi da tutti uguale 
ri^MKta. Anche i vari studi per rendere il Tago navigabile oltre Abrantes 
riuttsero sempre allo stato di progetto ; la costruzione delle ferrovie rese 
quasi inntile, in quelle provincie poto popolate, scarse di prodotti e di 
industrie, qualunque tentativo in proposito; credo pure che i continui 
disfireUi intralceranno per lunga pezza qualunque serio lavoro, che al 
pnsente non sarebbe di alcuna utilità pratica. Mi fu narrato che sino 
dal 1899 un battello a vapore sia sceso da Toledo al mare durante Tin- 
verno colla piena del fiume ; forse fu ciò possibile allora per lo straordi- 
nario volume delle acque, ma al presente le molte derivazioni per uso 
* agricolo resero il letto del Tago un pantano più che altro. 

Se r Estremadura spagnuola è povera di vegetazione, causa il suolo 
pietroso ed arido, è ricca per compenso di miniere d'ogni genere; poche 
però sono le coltivate, e fra queste è celebre quella di fosfiito presso 
Okezcs, ricca talmente da necessitare una speciale linea ferroviaria. Fu 
il ag- Sigismondo Moret, fondatore delle SvcUdad general de fosfatos, 
ehe diede vigoroso imptilso a quanto riguarda le ricchézze minerarie di 
^[Qcsta provincia. Fra la catena delle colline Cabeza Rubia, Santa Ana e 
e San Benito stendesi una larga zona calcarea, già lavorata qua e là dai 
cofttaifini con poco frutto. Molti di essi avevano notato, che alcune di 
quelle pietre si accendevano con una fiamma vivissima di color verde: 
va non andavano più in là, credendolo un fenomeno senza pratico 
riidtafo; ma un farmacista di Càceres, modesto quanto intelligente, 
RoRSKÌo Martin y Castro, studiò dappresso il fenomeno, analizzò le pietra 
€ vi scoperse' il 90 per 100 di eccellente fosfato. Furono tosto iniziati 
liBvori di scavo ed in pochi anni varie miniere furono in pieno eserci- 
A; «i^tilitó stranieri e spagnuoli vi eressero stabilimenti grandiosa 



— «94^ — 
provveduti di un completo macchinario. H celebre chimico Liebig fu 

imo dei fautori entusiasti di questi impianti, ed ora varie Sodetà (JVivnw 

Cafifarnia, Victoria, Fratemidad^ General, FosfaHna) hanno dotata la 

Spagna di una nuova fonte di rìcchesza. 

La produzione media varia tra le 4 e le 5 mila tonnellate al mese, 
di varia qualità e ricchezza ; del minerale estratto si &nno vari macchi 
secondo la loro percentuale fosfatica, i quali da lungi sembrano colossali 
tende militari. Nel centro delle miniere in esercizio soiige una iiaoni 
città, Barrio de Moret, ricca di scuole, di istituzioni di previdenza, di 
ospitali, circoli, casino, teatro, biblioteca, negozt d'ogni genere, vasti 
magazzini, fonderie, stabilimenti meccanici ; il tutto contrasta grande- 
mente colle altre città della provincia, immiserite nell'ozio. 

Dopo la zona mineraria rincomincia il deserto: le arìde lande del- 
l' Estremadura si prolungano oltre la frontiera ; qua e là resti delle aa* 
tiche selve, onde era celebre il paese, boschetti di pini, quercie e su- 
gheri mostrano che il terreno potrebbe essere ridonato all'antica 
coltivazione, restringendo le vaste aone incolte. La proprietà è qui, come 
nella campagna romana, in mano a poche persone, • grandi del regno o 
corporazioni religiose : sono i veri latifundia già lamentati da Plinio e 
causa prima dello spopolamento e della rovina, cosi del nostro paese, come 
di altri ; in questa parte del Portogallo si calcola a 14 per kil. q- 3 
numero degli abitanti 1 

Quest'ampia vallata fu a lungo percorsa dagli eserciti, e varie bat- 
taglie fecero più volte rosse le acque del fiume; Romani, Goti, Vandali, 
Portoghesi, Spagnuoli, Arabi, Francesi, Inglesi vi lasciarono larghi ricordi 
di vittorie e disfktte, tradimenti e crudeltà, capitolazioni e trattati di 
pace o di tributi. 

A Valencia d' Alcantara ewi la frontiera tra i due Stati, che ambi 
hanno pensato a difendere colle due fortezze di Valencia e Marrao, 
le quali però, a vero dire, sono quasi in rovina e serbano solo guer* 
reschi ricordi dei tempi passati, specialmente dell'epoca araba. AMar- 
vao sonvi antiche miniere di piombo, già lavorate assai dai Rom^^f 
di poi furono abbandonate, sebbene i filoni sieno ancora ricebi, e a 
sieno scoperti altri metalli nelle vicinanze. In generale il Portogallo ^ 
ricco in metalli d'ogni genere; ma le sue ricchezze minerarie sono poco 
usufruite per mancanza di capitali, strade, intelligenza. I«a. sua luug^ 
costa sparsa di porti rende poco costosa l' importazione dati* estero 01 
quanto può abbisognare alla scarsa popolatone interna. Solo le so^ 
genti termali e minerali godono ancora l'antica fama, e vari stabili- 
menti di bagni sono conosciuti anche all'estero, e taluno di essi P^ 



— 295 — 
jtsr a pari per ogni genere di comfort^ di divertimenti, giuochi, passeg-« 

giate, ecc., coi più celebri d'Europa. Qualche salina qua e là com* 

pietà tntta la ricchezza mineraria attuale del Portogallo. 

La fortezza romana dì Vide è pure rovinata, ma al suo posto sorge una 
importante fabbrica di panni, la prima che s'incontra venendo di Spagna. 

L'industria portoghese può dirsi esistere solo da un decennio; 
pare all'Esposizione internazionale di Barcellona del corrente anno essa 
TÌ tiene un posto importantissimo; specialmente il cotonificio e la la* 
Torazìoiie di cappelli, tende e tappeti sono in fiore e bastano già al 
consaiDo intemo. ' 

Anche all' Esposizione industriale ed agricola portoghese, aperta a 
Lbbona, si possono passare in rassegna i grandi progressi in ogni ramo 
(findostria; la tessitura in seta, cotone, lana, la fabbricazione della 
carta, deQe trine, di cappelli, di prodotti chimici, concimi, liquori, ter 
ra^ vetrami, pietre artificiali, ecc., non hanno nulla da invidiare a 
ànuli prodotti di altre più ricche nazioni. 

Ma la vera ricchezza portoghese è la sua agricoltura. Nelle pro- 
rincie meridionali estesi boschi di olivo e sughero, quercie e agrumi ; 
nelle prorincie settentrionali le granaglie, quercie, pini, castani e più 
di tatto la vite; ovunque poi alberi fruttiferi d'ogni specie, e d'ogni 
cfima. La produzione del vino, dell' olio d' ulivo, e la scorza del sughero 
fonnano la vera base della ricchezza nazionale; aggiungi la salagione 
del pesce, da qualche anno in grande aumento e che si trasporta in 
^[naotitàenormi nella vicina Spagna, l'uva passa, le castagne, i porci, i buoi, 
per dimostrare quanto il suolo sia fertile e coltivato; da Coimbra a Va- 
^9ideMinhoil territorio portoghese merita il titolo di quinta o giar- 
dino, col quale viene chiamato da secoli. Quivi trovasi anche la popo- 
lane più densa, la sede delle industrie, del commercio, delle banche 
e delie associazioni d' ogni genere, il cui centro è 0-porto. Ogni parte 
del suolo è coltivata con cura minuziosa, nuove strade si aprono al 

tn^torto di nuovi prodotti; si studiano canali e gallerie di scolo e di 
• • • * 

ongazione, si aprono pozzi per nuove miniere, si adattano i fianchi 

delie colline m^lio esposte per nuove piantagioni di viti, che fra 

pocM anni copriranno tutto il territorio coi rosseggianti pampini. 

Abrantes, Thomar, Alcobaga, Bàtalla, Pombal, quante memorie 

risrcgliano questi nomi ! Arte e ricchezza, battaglie e vittorie, canzoni 

fc poead, leggende e storie, amori e delitti... rovine di castdli, di for- 

tee, di conventi, di torri, di ponti d' ogni epoca, dalla romana alla 

9^ ed all'araba, sono vivi testimoni della grande vita, che ferveva nei 

d secoli in questa provincia. 



— 296 — 

Coimlbra I Quanti lieti ricordi evoca il tuo nome I L' antichissima 
CùHmbria, che i Romani trovarono già fiorente, la sede di tanti re, ebe 
vi tenevano Corte gloriosa e splendida, convegno di fieri baroni, degli 
opulenti prelati, delle dame ozgogliose di loro bellezza ed avventure, di 
prodi guerrieri, vincitori in terra ed in mare contro Goti, AralM,Gal]i- 
ziani e Leonesi; centro della civiltà lusitana nel medio-evo, fero di 
luce colla celebre ed antichissima Università, cantata da poeti e ro- 
manzieri, descritta in poemi e ballate... quanti ricordi richiamaiio al 
viaggiatore le tue strade strette, tortuose, a scaglioni, già percorse on 
tempo da una folla gaja ed allegra di mercatanti, giullari, re e legiae 
voluttuose, guerrieri e dame, studenti e preti, baroni e soldati., e la 
tua vallata stupenda, V eden descritto dalle sacre carte, bagnata dalle 
placide acque del Mond^o, ricca della vegetazione più varia e lussa* 
reggiante, dalle palme dei tropici ai fieri abeti degli altissimi monti., 
quante leggende gaje e meste, quanti racconti di avventure d'amore e 
di guerra si sentono sussurrare ad ogni pie' sospinto... 

E di tanta gloria, di tanto splendore che rimane ora ?... Ben poco 
a dir vero ; solo la celebre Università esiste, come pure la vallala 
stupenda ricca di vigneti... il resto tutto mutò: silenzio ovunque, 
quiete da monastero; mute le antiche officine, deserte le steade eie 
piazze. 

Più che Belgrado, merita Goimbra il nome di Città bianca. L'am* 
pio ammasso delle sue case addossate alla collina è di un'abbagliante 
bianchezza ; tutte le case sembrano nuove della vigilia; tutto è bianco ^ 
dallo zoccolo al tetto, bianche le porte e le persiane, bianche le bot* 
teghe e le insegne. Il Fiume Mond^o lambe dolcemente V ampia e 
dolce collina, sulla quale si distende la città: nel più alto punto ergea 
fiero ed imponente il palazzo dell' Università, la cui torre centrale spicca 
nitida suir azzurro del cielo ; quale splendido panorama godesi da qadla 
torre... l'occhio non sa ove prima posarsi... 

In molti punti Coimbra rammenta Norimberga colle strade stiette, 
a salita e scaglioni, dagli antichi silenziosi palazzi ornati di cuiiose 
sculture, dai voltoni a sghembo, dalle torri tozze annerite dal tempo... 
la vecchia cattedrale sembra una fortezza normanna... quadrata, cinta 
di torri ai lati ed agli angoli, colle finestre strette come feritone 
pietrere. 

Ben poca è l' importanza commerciale ed industriale di CcHmlv^r 
unica sua ricchezza la circostante fertilissima campagna, il fiume pesoofio 
e r università, che tra professori, studenti e servi conterrà 2,200 p^ 
sone. 



— 297 — 

Nmocxose ed assortite ass^ sono le librerie, ove passavo liete ore 
il mattino — oltre le edizioni portoghesi vi sono numerose le francesi 
aoa credo che tutta la scienza lusitana venga di Francia, perchè anche 
nella sim|Dosa Biblioteca universitaria le opere francesi stanno in egual; 
numero che le latine e le portoghesi. Fra le opere portoghesi ho tro- 
vate nomerose quelle attinenti alla storia, ma scarse assai le opere 
geografiche e statistiche: e mi fu difficile di molto il procurarmi nar« 
nàoni di viaggi in Portogallo, sia pure in qualunque lingua; e pen* 
sue che i Portoghesi furono i più celebri scopritori di terre, i più 
arditi e fortunati navigatori e conquistatori di lontani imperi ed ancora 
passiono numerose e ricche colonie in Asia ed Africa 1 

B loro sommo storico Alessandro Herculano ha dotato il Porto* 
gallo di ima perfetta narrazione di quanto avvenne sul lusitano suolo : 
Da per le gesta dei navigatori e viaggiatori portoghesi ho trovato più 
dctts^ta la narrazione del tedesco Sophus Ruge nella sua magistrale 
Sima ddt Epoca delle scoperte. 

Curiosi sono i costumi delle popolane di Coimbra : alte e ben fatte 
di coipo» dall'andamento fiero, sempre ritte, portando sul capo grossf 
pcs^ ceste^ od anfore d'acqua, fanno bellissimo effetto; il capo cuo- 
prono di nn ùzzoletto di cotone o lino bianco, che difende la nuca 
dai caldi raggi solari: sul fazzoletto un berrettino rotondo di velluto 
neio con fiocco di seta; la camicia ampia colle maniche aperte: sulle 
spalle uno sdallo di lana nera con bordura a colori; la sottana corta, 
! A cdori vivissimi, ricami e fraugie; al collo ed alle orecchie enormi orna- 
inenti d'oro ed argento in filigrana; lo sciallo sanno drappeggiare 
C(& più artistiche pi^he, che ranomentano la toga degli oratori ro- 
ncasi; k cintura ricca di lucenti fermagli tengono molta alta sul petto 
licohno, e la sottana è rialzata sotto il ventre da un cordone di seta 



&nno è il loro colorito, nerissimi gli occhi; pure con mia meraviglia 
vidi in gran numero i capelli biondi, non solo alle ragazze, ma anco a 
danne; i capelli formano lunghe treccie ondeggianti sulle spalle, e ric- 
cioli ornano la fironte. 

GU uomini sono tarchiati, alti, ben fatti : portano fazzoletto e ber* 
'^^o rotondo come le donne, giubbetto corto, calzoni corti, stretti in 
^^ da una fascia larga ed a colori vivi ; il colore degli abiti sempre 
' tcro, sola ricchezza lucenti ed enormi bottoni; viso raso, e la cigartta 
•■^ accesa. 

Kù curioso di tutti è il vestito degli studenti : è una specie di 
■ttteOo tonaca lunga, di panno nero, senza manichei sottana aperta. 



— 298 — 
* calzoni lunghi, laighi, pure neri; il capo nudo d'estate; nel verno osano 
un berretto quadrato ; mi dissero che quel costume (chiamato Mua e 
' cafa) è un avanzo delle istituzioni dei gesuiti, quando reggevano TUni- 
i versità e avevano obbligati tutti gli studenti a vestire quell' umfonney 
' che oggi, cosi funereo, contrasta vivamente colla gajezza romorosa, 
' propria degli studenti, di qualunque paese si sieno. 

Scarsissima è l' industria a Coimbra ; solo la fabbricazione di stoviglie 
' vi occupa due o trecento operai; sono desse leggere di peso, a colori 
vivi, per lo più giallo o cilestre, a grandi fiorami; talune hanno fonne 
graziose. Le giarre d'acqua vi occupano il primo posto: quelle da por- 
tarsi in capo sono lunghe ed a larga pancia; quelle da basto per mnfi 
ed asini sono rotonde, grossissime, a bocca stretta. 

Nei secoli decorsi erano celebri in Portogallo gli asuUjas di Coimbn: 
sono piccole mattonelle, quadrate, smaltate di bianco ed azzurro, colk 
quali si coprivano le pareti delle chiese, chiostri e palazzi, e dalla loto 
unione risultavano bellissimi quadri, per lo più sacri, a fondo Uaoo) 
e figure in cilestre. In varie chiese di Coimbra ve ne sono di beUissini 
e formano vere gallerie artistiche, inalterabili e sempre fi:esche di colo* 
' rito; a O-porto pure ve ne sono di stupendi nel chiostro della Catt^ 
drale, e credo farebbe bene il Governo, con scuole apposite, tornare a; 
nuova vita simile genere di decorazione artistica. 

A Coimbra tutto parla dell' infelice Ines de Castro, la sposa dell' in- 
fante D. Fedro, che il suocero Alfonso IV fece barbaramente ass» 
sinare da Alvaro Gonzales e Fedro Coello, la bella principessa immortalati 
da Camoens nelle sue Lusiadi ^ il poema nazionale per eccellenza 1 Poco 
lungi dalla città visitai il giardino (ora proprietà privata) detto Qwiìb 
das Lagrimas, ricco di lussureggiante vegetazione, di cedri, ulivi, aranci; ; 
una limpida fonte bagna il luogo, ove i sicari trucidarono l'amatissima 

sposa del principe questo fatto die' vita a tante e tante leggende» 

poemi, quadri e narrazioni, che possono paragonarsi alle avventore « 
Romeo e Giulietta, Francesca, Cleopatra, ecc., che tutto il mondo w 
nosce. 

Al di là del Mondego, cavalcato da arditissimo ponte sospe^^ 
ergesi maestoso ed imponente il monastero di Santa Clara, la coi maggior 
importanza risiede nel ricordo annesso ad una lunga catena di fen^ 
presso la porta, toccando la quale chiunque fosse perseguitato dah 
giustizia per crimini era ritenuto salvo, né i birri potevano arrestarlo^ 
carcerarlo: l'imputato prima di lasciare il monastero doveva riscattaAi 
L' Università/ fondata nel 1290 a Lisbona dal re Dionigi e retta 
\ dal francese Emerico d' £sbrard, fu traslocata., nel 1308 a CoimbAi 



— 299 — 
nel 133S di nuovo a Lisbona, e nel 1537 ritornò al Mondego per non 
più lasciarlo. Le facoltà oggi più frequentate sono quelle di Teo- 
logia. Diritto, Medicina, Filosofia e Letteratura; in minor numero quelle 
di Storia, Filosofia, Matematiche e Scienze naturali ; a Lisbona e 0-porto 
trovansi Istituti Politecnici, che godono eccellente riputazione, e che 
rilasciano diplomi d'Ingegnerìa. — Scuole d' arte a Lisbona, di commercio 
a 0-porto, d'industria e lingue a Lisbona e 0-porto — completano V in- 
s^namento superiore. 

Udii a Lisbona e ad O-porto lamentare da molti che nel Regno siavi 
una sola Università ; se ve ne fossero altre due, o per lo meno una, 
vi sarebbe emulazione tra professori e studenti con grande vantaggio 
dell'istruzione; e pare ora vogliansi istituire in quelle città dei corsi uni- 
versitari spedali di medicina e farmacia, scienze e lettere, matematiche 
e scienze naturali. 

Ricchissima fu la vendemmia dell'annata in corso; la vite invade 
anche le arenose lande della costa. Il porto di Aveiro contiene molte 
barche d'uva; all'intorno estese saline, prati, vigneti, ulivi, orti, nu- 
merose reti, ostricaje e tettoje per salare il pesce (sardine, aringhe) mo- 
•Strano quanto sia ricca e commerciale la piccola città ; alquanto deca- 
data però da quando, sotto il regno dell' infelice e cavalleresco Don 
Sebastiano, essa inviava sino cinquanta navi sui banchi di Terranova per 
la pesca del merluzzo. Il porto attuale è invaso dalle sabbie e dalle 
dune, e si dovette pensar presto alla costruzione di un nuovo porto meglio 
difeso; le circostanti pianure sono irrigate da una fitta serie di canali, 
che loro meritarono il nome di Olanda Portoghese. 

Vaste foreste di pini si alternano a lagune pescose, fabbriche di 
storiglie e stuoje, e salagione di pesce numerosissime, e di molta im- 
portanza ; la spiaggia di Espinho è rinomata fra i bagnanti, e vasti sta- 
bilimenti si ergono sontuosi dalle onde ; spesseggiano le cittaduzze, i 
rillaggi, le ricche ville, i giardini, le strade percorse da carri, carrozze, 
vetture, comignoli di officine : siamo a 0-porto. 

Ciò che Barcellona è riguardo a Madrid, 0-porto lo è a Lisbona; 
^alla rivalità naturale tra chi produce e chi consuma alla emulazione 
ddle scienze e della letteratura, a quanto avvi di bello ed utile per la 
^ita, tutto è materia di studio e di paragone tra portensi e lisbonini. 
Se Lisbona apre una scuola modello, il portoghese conte De la Fer- 
ràa lascia, morendo, alla città natale un legato per aprire ottomila 
scuole di istruzione primaria e per fondare un manicomio ; se la capi- 
^ apre un nuovo ospizio, per vecchi ed infermi, 0-porto ne inaugura 
^^ che sono i piii vasti, ricchi e dotati del regno ; se Lisbona edifica 



— 300 — 
un nuovo quartiere ingrandendosi sino a Campo-grande, la r^ina del 

Duero apre le sue braccia nelle due direzioni del suo vasto abitato 

l'antica Portus Cala (o porto dei Galli, daUe barche peschereccie di 
quegli antichi popoU, che vi venivano a rifugio) orgogliosa d'aver dato 
il nome a tutta la nazione, segue con ogni possa tutti i progressi della 
capitale, talvolta li supera. I lisbonini dicono che O-porto è triste: i 
portuensi sostengono che Lisbona è povera.... essi rappresentano la te- 
nacità dei propositi, l'amore al lavoro, alle scienze, lo spirito di asso- 
ciazione e di intraprendenza.... quello che il gruppo ligure-lombardo- 
piemontese è in Italia, lo è O-porto per il Portogallo. 

Cosi dice lo spagnuolo Gines de los Rios, l'elegante traduttore delle 
opere di De Amicis, di Bonghi, Settembrini ed altri Italiani illustri, oltre 
gli stranieri. £ credo che abbia ragione : a me O-porto lasciò la più 
grata impressione, il ricordo più vivo e caro per la sua posizione stu- 
penda, il suo esteso commercio, le sue molteplici industrie, per la vi- 
vacità degli abitanti, per la vita allegra e laboriosa nelle strade, nelle 
piazze, nei pubblici offici. 

Essa merita e riceve con orgoglio il nome di regina del Duero ^ 
l'ampio fiume, gremito di navi d'ogni civile nazione, la divide in due 
parti : a destra O-porto, a sinistra Villanova de Gaja, ambedue popola- 
tissime, ricche di stabilimenti industriali d'ogni genere, meccanici, fon- 
derie, saponerie, raffinerie, fabbrica di botti, carri, cererie ; enormi ma- 
gazzini di coloniali, petrolio, olio di palma, d'olivo, d'arachide, carboni, 

legnami e più di tutto le vastissime cantine, che resero celebre il 

vino d' O-porto da più secoli : esse formano il sottosuolo di tatta Vil- 
lanova, costrutta sopra un'aspra collina, ne' cui fianchi apronsi vaste gal- 
lerie e cantine che comunicano direttamente colle banchine del fiume, 
sulle quali è continuo il movimento di botti piene e vuote. U conunerdo 
del vino forma la principale ricchezza della città: tutto il territorio 
portuense è un vigneto stupendo.... Colossali ditte inglesi da secoli ti 
hanno il monopolio di questo commercio : la colonia inglese, ricca di 
numero e di capitali, ha saputo trasfondere nei portuensi il suo spirito 
di intrapresa, di associazione : ovunque banche e società, succursali di 
istituti esteri, giornali, clubs, borse di cambio, camere di commercio, 
associazioni industriali, commerciali, agricole, orticole; qui cessa com- 
pletamente l'apatia e l'ozio, che regna sovrano nelle altre provincie ib^ 
riche, se ne togli Barcellona, Siviglia e un po' l'Aragona e Valenza. 
O-porto costrusse sino dal 1865 un grandioso palazzo di cristallo, neF 
mezzo di un parco ricchissimo : è un po' tozzo di disegno, ma porta 
alteramente il nome di Progrediar (progredirò) che in lettere d'oro orna 



— 3<>i — 

il rosone centrale : servi a molte esposizioni, qualcuna internazionale. 
O-porto possiede i due più arditi ponti in ferro costrutti in questi ul- 
timi anni: l'uno serve per la ferrovia, einaugurossi nel 1877 dalla re* 
gìna Maria Pia di cui porta il nome ; comincia con un viadotto in 
<mvi, alto 33 m., poi segue una galleria di 430 m., indi il vero ponte 
luogo 353, alto sul livello del fiume m. 61. L'arco centrale di questo ponte 
imsma l'enorme larghezza di m. 160 di luce e poggia contro il fianco delle 
•«olline, che qui stringono il fiume ; il ponte fu costrutto dalla ditta 
Eiflel di Parigi, l'ardito costruttore della gran torre, alta 300 metri, che 
porta il suo nome e che formerà la più grande meraviglia dell' Espo- 
siaone di Parigi del 1889: il costo totale di quel ponte elevossi a 
1,340,000 franchi 

Più ardito ancora è il ponte Re Luigi, che unisce le città alte e 
le dttà basse poste di fironte. Esso è costrutto più a valle del ponte fer- 
loriarìo ; suo il primo piano è lungo 117 metri ed è formato di una sola 
travata metallica, alta quanto basta al passaggio di grosse barche al- 
berate; il secondo piano, distante dal primo 77 metri, è un enorme 
viadotto, che unisce le due colline, ed è lungo 500 metri, di cui un 
rteizo è sostenuto dal grande arco centrale della luce di metri 154, 
''<he sorregge la piattaforma inferiore ; ambedue questi ponti servono al 
passagg;b di carri che pagano un lieve pedaggio alla Compagnia co- 
«trattrice (Villebroeck nel Belgio). Il costo totale di questo ponte sor- 
passò i doe milioni di franchi ; dall' alto del ponte superiore godesi 
tmo stupendo panorama sulle due città, sul porto, sul fiume che sbocca 
poco lungi nel mare popolato di vele pescareccie ; il fiume a monte 
fonna vari risvolti e di poi un piccolo lago cinto di boscose colline, 
■t che nel suo complesso rammenta molto il Lago di Garda. 

L'antico ponte sospeso, Maria II, terminato nel 1843 sotto la di- 
' Kaone del francese Bigos, fu demolito per far posto al ponte testé 
l'^fescritto ; scorgonsi ancora gli enormi pilastri di granito, che reggevano 
le fimi metalliche. Lungo il fiume si costruiscono ampi muraglioni, 
<he portano le banchine, sotto le quali apronsi vasti magazzini ; 
peccato che questi lavori distruggano le graziose casette lungo il fiume, 
Piaccicate le une sulle altre, cinte e coronate di pampini e lauri... 

D commercio dei vini si fa da Compagnie, alcune delle quali 
posseggono vasti depositi all' estero : per dare un' idea delle cantine 
^tìla Cm/cSiia dos Vinhcs do Dauro^ dirò che nel bombardamento di 
Sporto, 16 agosto 1833, essa perdette 9,500 pipe{i) di vino eliquori^ 



(0 U/i>« di Oporto i dlmi ia 21 almude, e l'almuda è di litri 25, 48. 



il cui contenuto, sfuggendo alle fiamme, che divoravano, i magazzini a 
precipitò nel fiume colorandolo in rosso : Y acquavite accesa avvolse in 
un cerchio di fuoco case e navi, distruggendo quanto il bombardamento 
risparmiava. Il vino migliore si fa nella vallata del Douro: prima & 
lasciarlo fermentare vi si mescola acquavite: cosi apparecchiato lo st 
tiene tre e più anni nelle cantine, fresche ed aerate per bene; trovo 
in una statistica che nel 1842 se ne esportarono 26,355 botti, quasi 
tutte per l'Inghilterra; ora sorpassa le 35 mi\^ ftfas. 

La città è vasta assai, ricca d'ogni utile istituzione pel vivere ci- 
vile e pel commercio e Y industria. Strade e piazze larghe, ricche di 
sontuosi edifici, sia pubblici che privati, disseminati sulle colline, longo 
il fiume, nelle vallette. Quanto necessita per la istruzione ha qui am- 
pio modo di svolgersi: le sue scuole superiori, vere università, di com- 
mercio, lingue, matematiche, scienze naturali, medicina, chirurgia, dt 
disegno, di belle arti, di marineria, del seminario, ect., sono conosciate, 
fiorenti, frequentatissime. Il palazzo della Borsa è vastissimo, isolato: 
contiene come il Tergesteo di Trieste, ampie sale di riunione, ove tro- 
vansi i più reputati giornali commerciali del mondo: la sala delle con- 
trattazioni di forma e disegno arabo è, benché piccola, la più ricca di 
Europa, non inferiore certo alla tanto celebrata di Bruxelles; durante 
il mio so^omo a 0-porto eravi esposto il piano particolareggiato della 
nuova stazione ferroviaria centrale in progetto, destinata ad allacciare 
tutte le ferrovie, che fanno capo alla regione del Douro ; se il progetta 
si eseguisce sui disegni esposti, 0-porto sarà orgogliosa di possedere 
uno dei più vasti edifici del genere, dotato di quanto necessita al più 
grande commercio, compresa dogana, magazzini generali, piazze di 
* smistamento, officine di riparazione, costruzione di macchine e vei- 
coli, il tutto unito al porto da binari appositi, attraverso più gal- 
lerie. 

È questo porto vastissimo, abbracciando tutto il fiume dalla sua foce 
al ponte Maria Pia, cioè più chilometri in lunghezza, largo in media 500 
metri: il fondo può bastare a qualunque colosso marino; Ventrata peià 
è molto difficile in causa di una barra o lingua di sabbia che ne chiude 
la bocca da S. a N., appunto come il Tago a Lisbona, lasciando una 
stretto passo ; più alcune roccie sono disseminate al di là della barra. 
Quando il mare è grosso, si fa sentire fortemente il riguigito del fiume, 
ed in allora pericoloso assai l'entrare o l'uscire dal porto. Molte volte 
gli abitanti furono spettatori di terribili naufragi, senza che il loro co- 
raggio potesse recar soccorso alcuno, e ciò avviene pur troppo di fre- 
quente. Fu progettato più volte di far saltare le roccie e scavare la 



[ 



— 303 — 

a, ma gli abitanti sempre vi si opposero^ perchè quegli ostacoli for- 

il più valido baluardo del jiorto e della città nel caso di una guerra 

di un assalto da parte di mare ; qualunque vascello o nave corazzata 

mebbe in&Ilantemente esposta a più fuochi, se volesse tentare il passo. 

ossend batterie Io difendono da ogni lato; la scogliera è terribile senza 

mare calmo ed un espertissimo pilota ; in tali condizioni qualunque 

tatiro rioscirebbe inutile. Le sinuosità del fiume e delle colline co- 

tDtta la città, e solo dal sobborgo detto Foz puossi vedere 

oceano. 

Per salvaguardare il commercio dai pericoli della barra si sta ora 
do a Mathosinhos piccolo villaggio sulla spiaggia del mare, noto 
per gli stabilimenti frequentatissimi di bagni marini, un nuovo 
con gettate, dighe, bacini, banchine, che ad opera compiuta darà 
a centinaja di navi di grossa portata. Dietro il porto havvi 
ma Tasta landa incolta, a stagni e saline, con rari gruppi di salici e 
letoUe: vi è quindi spazio ad esuberanza per la costruzione di magaz- 
zini ed opifici; qualcuno anzi vi si sta costruendo, ed altissimi fu- 
r majoli indicano che fra pochi anni qui sorgerà una nuova città indù- • 
itmJe. 

Porto possiede i più bei giardini del Portogallo, e la passione per 
Ikmcoltiira è molto spinta fra quanti posseggono un piccolo pezzo di 
tma. Le ^uùUas o giardini sono disseminati ovunque: un intero quar- 
tiere Terso il mare ne porta il nome : in una di quelle ville si ritirò 
Carlo Alberto dopo la infelice giornata di Novara. Il giardino della 
villa è nn vero paradiso di quiete e di bellezza: dalle finestre della 
Casina si scovre parte della città, tutta la rada, l'opposta collina e vasto 
Piatto dello sconfinato oceano. Tutti questi giardini ombrosi, ricchi di 
piante d' ogni clima e d' ogni genere formano uno dei più cari ricordi 
del viaggiatore. Varie società floricole, con ricchi locali, borse di premio, 
C9<^oni annuali, diffondono il gusto e l'amore del giardinaggio: due 
ii4Kirtanti stabilimenti sono conosciutissimi anche all'estero, special- 
mente in Italia; Y Estaòelecimento de Hurticultura do Sr. Loureiro e la . 
StcUdade Portucnse de Hurticultura do Palacio de Cristal sono in diretta 
' Klaòone con tutti i giardinieri di Europa e fanno un grosso com- 
mercio dd genere. 

I costami di O-porto rassomigliano molto a quelli di Coimbra: ma 
tt colore delle vesti, sia degli uomini che delle donne, è più vivo e 
*antìlante: 1* amore degli ornamenti in oro ed argento è assai vivo. 
>d ìttsso popolo, ed una delle vie più ricche e frequentate è quella 
"^ orefici. Le case, ampie, ben costrutte e ben distribuite nell'interno,. 



— 304 — 
specialmente nelle nuove strade, sono per lo più coperte di mattonelle 
di majolica smaltata, azulefas, di bellissimo effetto, a vari disegni e di 
colore per lo più paglierino; tale sistema permette di avere le facciate 
sempre pulite e lucide; nella parte vecchia della città questi aMukjas 
formano talvolta dei disegni di figure, animali, fogliami di bellissimo 
effetto. Il chiostro della cattedrale nella città alta possiede un vero te- 
soro artistico in questi asulefas, che sarebbe ben fatto introdurre anche 
da noi sotto l'aspetto artistico ed industriale; in alcune parti d'Italia, 
specie nel Napoletano, si usano di queste mattonelle smaltate, ma per pa- 
vimenti. Sono di ricchisimo disegno, qualcuno tolto da arazzi e da quadri; 
credo che diffondendosi 1' uso di esse anche per ornamento di pareti 
e facciate si otterrebbero vari buoni risultati, specialmente nei mari 
umidi. 

Fanno vivo contrasto nelle vie coi rapidi carrozzoni dei trém le 
lunghe schiere di agoadeiros e eriadas, che dalle pubbliche fontane recano 
acqua nelle case, e più ancora gli antichissimi carri, pesanti, dallo stri- 
dente cigolio, con ruote di legno in un sol pezzo, o per lo più finute 
da due ampi buchi ovali. Questi carri primitivi sono tirati da buoi 
dalle lunghissime coma, al cui paragone quelli delle nostre Val di Chiana 
e Val d' Amo sono gingilli. Il bue portoghese è tozzo, ossuto, grosso 
di spalle e più di gambe; piccolo, ma forte e resistente ai più radi 
lavori; per suo mezzo i pesantissimi carri di tini e botti amvaoo ai 
porti dalle più lontane ed alpestri borgate. I bovarì formano come ani 
razza a parte, grevi e silenziosi in mezzo al frastuono della dttà, dagli 
abiti scurì, calzone corto, ampio mantello di lana e larga ftscia al 
ventre : quando piove indossano un curioso mantello di paglia. Ricordo 
le mie meraviglie nel vedere una mattina questi curiosi covoni ambulanti» 
donde uscivano due piedi pillaccherati. E cosi vestono uomini e donne 
addetti ai carri; 1' effetto è strano e curioso, tanto più che questi man- 
telli sono confezionati da loro stessi e sono resistenti alla pioggia ed 
al tempo. Unica passione di quella povera gente è 1' ornare il P^ 
dei loro buoi con monete luccicanti, bottoni di majolica, conteric colo- 
rate, specchietti, sonagli, il tutto sormontato da una cresta o merlatnra 
di crine; il giogo è un' asse traforata ed intagliata a disegni bizam, 
lunga un metro e mezzo, alta un braccio e grossa quattro dita. 

La popolazione di 0-porto che era di 8,360 abitanti nel 14^7» 
giunse a 70,000 nel 1848, ad 86,300 nel 1863, a 106,000 nel i^7^ 
ed ora sorpassa di molto i 150,000 abitanti. 

Chi appena appena sta qualche giorno a Porto udrà spesso gli abitane' 
farsi beffe degli Spagnuoli per le pretese ricchezze, che costoro asscn- 



— 30S — 
acono essere sepolte nella Baja di Vigo. Avevo io pure udito qualche cosa 

\ k proposito, e mi volli recare un giorno a Vigo. Sino a Valenza do 
I Ifinbo corrono 129 km.; passata la frontiera altri 39 chilometri condu- 
1 cono aOa celebre baja. Dapprima la strada percorre alte colline e profonde 
I vallate ricche di vigneti, poi pianure boscose (pini e larici). Numerose 
sono le borgate e le masserie — ovunque veggonsi campanili, chiese, 
conventi, sulle strade torme di contadini e di carri. Il paese è popò* 
hdssimo, e fornisce ogni anno una forte corrente di emigranti, che per 
k) |nù si dirigono al Brasile. Molti ne tornano con ricco peculio e si 
fibbiicano una piccola casetta nel mezzo di una quinta; questi abitanti 
SODO laboriosi ed esperti assai nel giardinaggio. I fiumi ed i torrenti di 
questa r^one montuosa sono molto pescosi; anche le circostanti bo- 
scaglie sono ricche di selvaggina, e la caccia forma, colla pesca, una 
hcnsa occupazione per questi abitanti. Le trote ed i salmoni si spe- 
&cono in grandi quantità, specialmente da Barcellos, in ogni parte 
Mo Stato e nella vicina Spagna. Anche le acque termali abbondano, 
e formano nuova sorgente di lavoro e di ricchezza agli industriosi 
abitmtf. 

La costruzione della ferrovia fu molto difficile, per la qualità gra- 
nitica dei monti da perforarsi, fiumi e torrenti in gran numero, vallate 
estese da attraversare con ponti e viadotti, alcuni dei quali sono opere 
monomentali, che onorano gì' ingegneri portoghesi : quello di Durraes 
^ lungo 380 metri e forma x6 arcate alte ben 37 metri sul Neiva. Tutti 
1 ponti sono in ferro, a travate ingraticolate, di costruzione belga o 
fewccse; alcuni servono pure per la carr etera sia sullo stesso livello 

^ a due piani; la ditta Eiffell di Parigi costrusse i più impor- 
tanti. 

Q porto di Viana do Castello è piccolo, ma bene riparato ; la città 
< antichissima ; la sua popolazione (10,000 anime) in continuo incre* 
■^nto, come le sue industrie ed il suo commercio di esportazione, 
specialmente di prodotti agricoli. Si costeggia il mare, attraverso la 
P"*^ di Gelfo, in altri tempi terrore dei viaggiatori pei ladri e contrab- 
bandieri, che l'infestavano. 

{fOfUinud). 



III. — NOTIZIE ED APPUNTI 



A. — Geografia generale. 

Congresso Geografico di Parigi. — Programma delle qutsHonL — 
Gruppo I. — Geografia matematica : (Geodesia - Topografia • Idrogra- 
fia-Cartografìa). I. Della necessità di un catalogo unico di stelle fon- 
damentali per le determinazioni di latitudine. Vantaggi che presentano 
le osservazioni sulle difierenze di latitudini per le operazioni geodeti- 
che. — 2. Misura d'archi di meridiani o di paralleli nell' emisfero au- 
strale. — 3. Scelta dei punti dove sarebbe più utile il fare nuove os- 
servazioni del pendolo per la determinazione della figura della terra. — 
4. Comparazione dei metodi e degli strumenti impiegati per la deter- 
minazione della gravità. — 5. Studio della variazione della gravità e delie 
sue conseguenze sui livellamenti di gran precisione. Dell' utilità di uno 
zero unico per i livellamenti di gran precisione. — 6. Determinazione 
del livello medio del mare lungo le coste. Scelta dei posti d'osserva- 
zione e degli apparecchi da adoperarsi. — 7. Grado di progresso delle 
carte dell'Europa a grande scala, e processi adoperati per la loro co- 
struzione e pubblicazione. — 8. Nuovi metodi di rilievi topografici. 
Applicazioni dell'aerostatica e della fotografia. — 9. Determinaziom 
della temperatura e della salsedine del mare a differenti profondità. 
Strumenti relativi. — io. Recenti progressi arrecati dallo • studio del 
regime dei venti nella questione degli itinerari marittimi. — 11. Studio 
delle correnti marine. Questione delle correnti negli Stretti. — i*- 
Esame del programma d'istruzioni internazionali relative alle osser- 
vazioni, che si possono fare a bordo. — 13. Divisione centesimale dd 
quadrante o della circonferenza e del giorno. — 14. Unità del punto 
di partenza per contare i rombi di vento. 

Gruppo IL — Geografia fisica: (Geologia generale - Geografia zoo- 
logica e botanica - Meteorologia, climatologia e geografìa medica). iS* 
Della mobilità attuale della scorza terrestre, dei mezzi per metterla in 
evidenza e per misurarla. — 16. Precisare la natura dei fatti, che 
hanno create le montagne e determinato il rilievo generale del suolo. — 
17. Relazione dei terremoti con la costituzione geologica delle regioni 
scosse. — 18. Organizzazione di un sistema di osservazioni sismiche 
metodiche, per mezzo di dati precisi e comparabili tra loro, i quali 
permettano uno studio veramente scientifico dei terremoti. — 19. R*P' 
porti delle forme esteriori del suolo con la natura delle masse mine- 
rali e del loro modo d'aggruppamento, quale risulta dalle dislocaziom 



— 307 — 
sibite rìi>etatamente dalla scorza terrestre. — 20. Determinare la parte, 
die spetta agli agenti d'erosione nella plastica del suolo. — 21. Defi- 
lile la parte di lavoro, che si può attribuire alle denudazioni prodotte 
.àdle erosioni delle piogge, dei fiiuni e dei mari, nella formazione dei 
Ifianorì e delle regioni con pianure di grande estensione. — 22. Del- 
fi età propria alle erosioni, che produssero le odierne vallate. — 23. Della 
jnpartizione dei sedimenti sul fondo del mare. — 24. Delle attuali 
mdllazioiii dei ghiacciai. Loro periodi e loro cause. — 25. Studiare la 
kgge fisica (jà regime) dei ghiacciai, circumpolari artici, e precisare la 
kro influenza sulle variazioni del clima nell' emisfero settentrionale. — 
s6. Definire i caratteri ed il modo dì formazione del grande banco 
glaciale antartico. — 27. Precisare l'influenza, che le condizioni di 
ima, rilievo e situazione reciproca dei continenti e dei mari, eserci- 
Itano sugli elementi meteorologici e sui climi. — 28. Dell'influenza che 
possono esercitare vicendevolmente le correnti marine e le correnti at- 
aosfeiiche. — 29. Quali sono le influenze della occupazione, della co- 
looisazione e dei lavori da queste richiesti, sulla salubrità dei paesi 
bootì ? In qual misura e con quali mezzi può l' igiene modificare queste 
influenze? — 30. Quali sono i rapporti dell'umidità del suolo coli' im- 
paludamento? — 31. Qual' è l'influsso delle diverse forme della neb- 
ìk soJla salute neUe località marittime o continentali» paludose od 
«sdutte, nei paesi caldi e nei freddi? — 32. Qual' è oggidì l'estensione 
geografica della lebbra? — 33. Quant'è la resistenza degl'indigeni alle 
9demie, particolarmente alle più grosse febbri di malaria ? — 34. La 
&liibn&one delle specie animali e vegetali nelle diverse epoche geolo- 
giche, comparata con la distribuzione delle specie odierne. Conseguenze 
che ne derivano, per l'antica climatologia del globo. — 35. Studio della 
fama e della flora delle diverse isole della Polinesia. Quali sono ivi 
le spede indigene e le specie introdotte ? Quale fu l' influenza eserci- 
tata dalle specie importate sulle specie indigene ? — 36. Distribuzione 
degli esseri nella profondità dei mari. Influenza delle correnti, della 
kmperatara e della luce su questi esseri. — 37. Influenza delle cause 
anteriori al periodo geologico presente suU' area occupata ai nostri tempi 
Alle specie vegetali. — 38. Influsso del clima, della latitudine, del- 
rahitadine e del grado d'umidità del suolo sulla vegetazione. — 39. 
'Qoal'è la parte spettante ai diversi agenti' di spargimento dei grani di 
«me, nella distribuzione geografica delle specie vegetali ? — 40. Del- 
Fuomo e delle (sue) culture, considerati qual causa dello spargimento 
tm grande numero di specie cosmopolite o diflìisissime. Piante che 
Insolitamente accompagnano l'uomo nelle sue migrazioni. — 41. 

I Specie, generi e &miglie di piante, che sono caratteristiche delle grandi 
J^joni naturali, — 42. Vegetali coltivati in grandi proporzioni nelle 
ttponi naturali. — 43. Cangiamenti prodotti nelle varie flore dallo 
■ *OKamcnto, dal dissodamento, dal pascolo e dalla cultura del suolo. — 
44* Conclusioni pratiche che si possono trarre dallo studio di una flora 
t dalla sua comparazione con quelle d' altri paesi dal punto di vista 
déff agricoltura e dell'acclimatazione. Indicazione delle piante utili od 
<*roflaentali, la cui introduzione può essere tentata con vantaggio, se- 



— 3oS — 

condo questi criteri. — 45. Quali sono le cause, che di solito £umo 
scomparire le specie introdotte in un paese od in una stazione per cir- 
costanze accidentali ? Quali invece sono le condizioni, che possono rea- 
4ere permanenti certe specie, introdotte accidentalmente? — 46. Os- 
servazioni e collezioni botaniche da farsi nei viaggi. 

Gruppo III. — Geografia economica e statistica: 47. Cause e sta- 
tistica dell'emigrazione e dell'immigrazione. — 48. Sistemi di colonis- 
nazione : colonizzazione libera; colonie penitenziarie, militari, religiose ecc.; 
loro vantaggi e loro inconvenienti per la madre patria e per la colonia. — * 
49. Le migrazioni nell'interno degli Stati. — 50. Delle leggi naturali, 
economiche e storiche, che presiedono alla creazione, all' mcremento ed 
alla decadenza delle città. Vantaggi e inconvenienti dell' incremento deDe 
popolazioni urbane rispetto alle popolazioni rurali. — 51. Ripartizione dei 
depositi di combustibili minerali sulla superGcie del globo. — 52. Ddle 
regioni marittime che potrebbero offrire nuove risorse alla pesca. — 
53. Conseguenze economiche del diboscamento e del rimboschimento. 
— 54. Dei musei industriali e commerciali. — 55. Le grandi comuni- 
cazioni terrestri. — 56. Le vie di mare e le correnti commerciali. — 
57. Conseguenze industriali e commerciali della penetrazione nell'Africa. 

Gruppo IV. — Geografia storica e Storia della Geografia^ Storia^ 
della Cartografia: 58. Itinerari seguiti dai diversi gruppi indo-curopd 
nelle loro migrazioni fra l' Asia Centrale e l' Europa Occidentale. Ponti 
in cui la razza bianca si è trovata a contatto coi Turanici da una parte 
« con le razze negre dall'altra. — 59. Relazioni degli Egizi dell'epoca 
faraonica con le popolazioni negre, secondo i monumenti della Valle 
del Nilo. — 60. Studio del paragrafo 188 del libro IV di Erodoto, 
fondandosi sulla geografia e l' etnografia presente del Golfo di Gabes. -y 
€1. Influenza delle recenti scoperte archeologiche, epigrafiche e numi- 
smatiche nella geografìa della Repubblica e dell'Impero Romano, dal 
punto di vista della determinazione delle popolazioni, della delimita- 
zione delle Provincie, della situazione delle città, e della percorrenza 
delle varie vie di comunicazione. — 62. Relazioni commerciali delle 
popolazioni della Penisola arabica con l' India e con la costa orientale 
dell' Africa, avanti Maometto. — 63. Rapporti della Cina con l' Europa, 
avanti i Tat-Sing. — 64. Relazioni commerciali dei popoli del badno 
del Mediterraneo con le regioni settentrionali dell'Europa dal duode- 
cimo al quindicesimo secolo. — 65. Rapporti della Cina e del Giap- 
pone con l'America prima del viaggio di Cristoforo Colombo. — ^^* 
Itinerari seguiti nel Medio Evo e sino alla fine del secolo decimoset- 
timo dai pellegrini dell' Europa Centrale, per recarsi ai principali san- 
tuari di queir epoca, e nominatamente a Gerusalemme, a Roma, a Sali 
Giacomo di Compostella ed a Loreto ; confronto di questi itinerari eoa 
le vie romane. — 67, Illustrazione dei nuovi documenti cartografici 
relativi alla storia della scoperta dell'America e determinazione della 
loro importanza relativa e del loro posto in mezzo ai documenti gì» 
noti. — (i%. Esiste fuori di Francia qualche esemplare del mapp** 
mondo detto di Sebastiano Caboto dell'edizione della Biblioteca Na- 



— 309 — 
zioDale di Parigi o di diversa edizione ? — 69. Influenza dello sviluppa 
dell' óJainismo in Africa sui costumi degl* indigeni e sui loro rapporti 
coD gli Europei. — 70. Descrizione delle più antiche carte di Francia 
e ÌDdicaz!one delle loro fonti. — 71. Ricercare negli archivi i documenti 
relatÌTÌ ai movimenti del suolo e specialmente alle modificazioni delle 
coste. — 72. La divisione della Francia in dipartimenti risponde ai 
} Usogni attuali del paese ? e quale parrebbe la migliore ? — 73. Del- 
■ Fvtib'tà della compilazione di una lista di vii*ggiatorì e di geografi na- 
^ annali per dascun paese, con notizie sulla loro vita e sui loro lavori^ 
e con r enumerazione delle pubblicazioni, che li riguardano. 

Groppo V. — Geografia pedagogica: 74. Dell'insegnamento supe- 
lìore della geografia e dell'influenza, ch'esso dovrà esercitare suU'inse- 
: gnamento negli altri gradi. — 75: Dell'utilità dell'insegnamento della 
' geografia fisica generale negl'istituti d'istruzione secondaria. — 76. Me- 
lodi d'insegnamento applicabili negl'istituti d'insegnamento secondario 
e primario ; del materiale d' insegnamento e della sua applicazione ra- 
fìonale. — 77. Dell'insegnamento della geografia nelle classi e nelle 
scuole preparatorie di commercio, industria ed agricoltura., — 78. Dei 
metodi adatti agli esami di diverso grado. — 79. Proposte aventi per 
cretto l'organizzazione dell'insegnamento e la creazione di nuovi isti* 
tati geografici. 

Gruppo VI. — Viaggi ed esplorazioni: Nota. — Il Comitato del VI 
groppo ha deliberato di non pubblicare alcun programma delle que- 
tfioni da trattarsi ; esso si riserva d' accogliere quelle, che saranno pro- 
poste dai membri del Congresso, di loro privata iniziativa. 

Garuppo VII. — Geografia antropologica ^ etnografia e linguistica: 
So. Distriburione geografica delle razze umane preistoriche e di quelle, 
che son riguardate come fossili; rapporti geografici di queste razze con 

. k lazze odierne. — 81. Espansione delle razze umane dall'epoca delle 
(nouìi scoperte moderne ; migrazioni, trasferimenti, acclimatazione e so- 
ititnzione d'una razza ad un' altra. — 82. Distribuzione geografica delle 
laae umane antiche e presenti nell'Oceania. Delimitazione delle razze 
■ehnesia e polinesia; zona intermedia fra queste. — 83. Distribuzione 

l (Nisrafica delle razze negre africane ; loro penetrazione reciproca e loro 

I face di migrazione. Itinerari del commercio degli schiavi. — 84. An- 
tica estensione delle popolazioni negre di bassa statura. — 85. Della razza 
P«dh; sua origine, storia e posto, che occupa in Africa. — 86. Di- 
tóbnzione geografica delle razze dell'India e dell'Estremo Oriente. 

' &ttppi particolari : Scian, Muong, ecc.. Parte che questi diversi ele- 
■Kiti ebbero nella formazione delle razze indocinese e malese. — 87. 
^'■tiibozione geografica delle razze americane. Esquimali e loro meticci. 
*k*enti etnici dell'estremo Sud americano. Vie di comunicazione ed 

^ •B^ti di scambio precedenti alla scoperta. — 88. Distribuzione etno- 
•*to e possessi territoriali delle nazioni o tribù aborigene dell' Ame- 
■t» Centrale nel sedicesimo secolo e nel presente. — 89. Distribuzione 
Wfr«fca delle razze bianche. Razze bianche dell'Africa e loro me- 
^"^ (Algeria e Tunisia). — 90. Studio delle lingue d'America in for- 



— 3IO — 
inazione. — 91. Lingue e scrittare recentemente scoperte nell*Jamian« — * 
92. Scritture figurative dell' America e dell'Oceania, 

Congresso Geografico nazionale tedesco. — Un ottavo Con- 
gresso Geografico nazionale avrà luogo in Germania a Berlino, nei | 
giorni 24, 25 e 26 aprile corrente. I temi, che vi si tratteranno, sono! 
divisi in tre gruppi, i^ Gruppo scientifico: Variazioni di clima in pe- j 
riodi brevi e lunghi. Quote d'altitudine : strumenti e metodi dì preci* 
sione, norme per il coordinamento e Tapplicazione delle misurazioni { 
sulle carte e nei libri, adozione di repertori, ed uso delle mìsoraziooi ' 
per Torometria e la rappresentazione plastica. Ortografia dei nomi geo* 
grafici e buona scelta di questi per le carte generali. Teoria del livèllo 
di denudazione, e sua applicazione pratica. 2^ Gruppo didattico : Come : 
si possono rendere utili le escursioni per V insegnamento della geografia* : 
Fino a che punto, nelle scuole, le raccolte di prodotti naturali devonsi ! 
adottare quali mezzi d' intuizione geografica. Quali rapporti devon cor* ; 
rere fra il testo e l'atlante scolastico. 3^ Gruppo: Relazioni di viaggia*, 
tori. — Accanto al Congresso ci sarà pure una Esposizione ; non però g^ ; 
uerale, ma speciale, e precisamente di strumenti altimetrìci, di rappre* 
sentazioni grafiche e plastiche, che abbiano scopo e rapporto altimetrìco^ 
come profili e rilievi plastici, infine delle opere letterarie sulla altimetria 
e sulle sue applicazioni. 

Sulla media altezza dei continenti e sulla profondità media. 
DEGLI Oceani fecero ricerche e studi critici il dott A. Penck ed il 
dott. A. Supan, riferendosi alla monografia, che il Murray pubblicava 
a gennajo 1888 nello Sci»tHsh Geog, Magazinc (i). Si l'uno che Taltio 
trovarono parecchie inesattezze nel metodo ed anche nei calcoli dd 
geografo scozzese; però mentre il Penck mette in evidenza l'imperfezione 
del procedimento del Murray, che conduce ad una stima inferiore al 
vero nei calcoli dei vplumi continentali, e superiore in quello degfi 
spazi oceanici; il dott. Supan procede più oltre, correggendo ad uno 
ad uno i risultati complessivi delle medie altitudini terrestri e della; 
media profondità del mare. Il dott. Supan, indotto allo studio critici»] 
del lavoro del Murray dall'osservazione di un semplice errore di cat 
colo (America meridionale, media altezza m. 680) ed accortosi poi clicd 
non vi si riscontrava uniformità nel processo dei calcoli, li volle ri£ueJ 
A tal fine chiarì anche il procedimento del Lapparent, combattuto dai 
Murray, e giunse ai seguenti risultati, rifacendo da sé il lavoro stesnr 
^e con lo stesso metodo di quest'ultimo: 

Media altezza dei continenti 



Europa : 


Lapparent 


m. 290; 


Murray 


m. 310, Supan 


m. 


290 


Asia: 




» 880 




» 1,050 » 




940 


Africa: 




> 610 




> 660 > 




620 


America sett.: 




> 600 




» 610 > 




610 


America mer. : 




» 540 




> 680 > 




6x0 


Australia : 




> 360 




> a6o (?) > 




260-3001 


(i) Vedi nel nostro Bollettino, /r^^ r<5;> \i 


588, pag. 177. 







Il 



— 3" — 
A tali ranltati venne il dott. Supan sopra tutto, perchè computò siste- 
maticamente coi continenti le isole loro attribuite dalla moderna distri- 
buzione geografica, mentre il Murray aveva in questo riguardo agito a 
caso, e il Penck gli era andato dietro senza ulteriore esame. Quindi 
rifatti i calcoli, comprendendovi tutte le masse solide terrestri, raggrup- 
pate nei suddetti continenti, si trovò eccedenza nella media altitudine 
di tutti, tranne per l'America Settentrionale, dove il risultato è appros- 
simativamente lo stesso (m. 6 io) e per l'Australia (Tasmania compresa) 
in cui la nuova media assegnata dal Supan tende a salire dai 260 ai 
300 metri. Anche sulle medie delle profondità oceaniche il direttore 
delle Pei. Miiteilungen conchiude diminuendo il computo del Murray 
da m. 3,800 a 3,650, e in ciò convenendo perfettamente col profes- 
sore Penck. Lo stesso dott. Supan, in una sua nota inserita nel Fase. Ili 
di quest'anno, annovera le massime profondità oceaniche fino ad oggi 
riconosciute. Esse sono in parte di recente data e già da noi annun- 
ziate (i), ma corrette alquanto, posteriormente. Ora ecco la tabella del 
dott. Supan. 

Oceano Pac. Sett. 44° 55' lat. N. 152** 26' E. Gree. m. 8,513 

Oceano Pac. Aust 24*^37' » S. 175** O. > > 8,101 (8,040) 

Oceano Atlan. Sett. '9^39* * N. 66** 26' O. > » 8,341 
Oceano Atlan. Austr. o**ii' » S. i8^i5'0. » » 7>37o 
Oceano Indiano 9*^18' » S. 105° 28' E. > » 5,852 

Qoanto poi alla profondità, pure da noi accennata, presso alle Isole 
dell'Amicizia nell'Oceano Pacifico Australe, essa fu determinata con la 
massima locale di m. 7,855 a 22 km. più a S. del punto più profondo 
riferito nella tabella. 

Frattanto anche il gen. russo, Al. von Tillo, compiva allo stesso fine 
un lavoro planimetrico, fondandosi sulla Carta ipsobatometrica della terra 
dì J. G. Bartholomev, che accompagna lo studio del Murray. Però questo 
lavoro, in parte complementare, s'occupa specialmente delle misurazioni 
delle aree per zone; e quanto ai risultati generali le tabelle, che pre- 
senta il von Tillo, indicano le altezze continentali e le profondità marine 
sommarie dei due emisferi e di tutta la terra. Esse sono le seguenti : 
Emisfero sett. Media altezza contin. m. 710 Media prof, mari m. 3,630 
Emisfero mer. > > » » 630 > > > > 3i93o 

Terra-totale > > » > 690 » > > » 3,800 

Dal confronto dei suoi risultati nei totali e nelle singole zone, che spesso 
difieriscono in meno per le altezze continentali ed in più per le pro- 
ibndità dei mari, il von Tillo ricava, che le sostruzioni dei continenti e 
dei bacini oceanici sono uguali in entrambi gli emisferi terrestri, e che 
^ 73' 5 P^^ cento del volume, dei continenti giace sotto i 900 metri, 
ed il 61,0 per cento del totale delle aree marine ha una profondità 
superiore ai 3,660 metri. 

Sulle aurore boreali notansi altri studi ed esperimenti fatti da 
J. Liznar, per i quali risulterebbe, che la relazione tra questo feno- 
meno ed il magnetismo terrestre si manifesta non soltanto nelle ricor- 

(i) Vedi BOLLKTTINO. iUctmòre 1888, pag. il 23. 



$12 

renze periodiche di ii anni, ma anche nella durata del fenomeno 
stesso, che è di 26 giorni. Il Liznar sarebbe giunto a questi risultati 
con una assidua ricerca ed osservazione nelle Stazioni polari di Bos- 
secop, Jan Mayen e Fort Rae. 

La Projezione conica del Tissot è propugnata dal dott. Fr. Boas 
per il prossimo censimento catastale negli Stati-Uniti d'America, perchè 
essa corrisponderebbe meglio della policonica finora adottata per tale 
ufficio, richiedendovisi sopra tutto esattezza nello sviluppo della su-- 
perfide. 

Necrologia: — Cecchetti comm. prof, Bartolomeo^ membro della 
Commissione Colombiana, per trentatre anni consacrò i suoi studi agli 
Archivi veneziani, di cui da qualche tempo era Sopraintendente, e dove 
anche insegnava paleografia. Fu autore di molte ed utili opere d'indole 
storica, delle quali parecchie donava pochi mesi fa alla nostra Biblio- 
teca. Mori a Venezia, sua patria, il giorno 17 marzo 1889. 

B. — Europa. 

Carta corografica murale della Provincia di Caserta. — La 
casa editrice G. B. Paravia pubblicava in questi giorni una carta morale 
scolastica della Provincia di Caserta (Terra di Lavoro) alla scala di 
i: 100,000. Essa è eseguita in generale collo stesso metodo della pre- 
cedente, la Carta del Lazio, ed è accompagnata da una Cartina del- 
l'Italia, indicante ia situazione e la proporrione della Provincia rappre- 
sentata rispetto a tutta la regione. In cartina separata è riportato il 
Gruppo delle Isole Pontine alla stessa scala, ed una tabella per la geo- 
grafia storica antica della Provincia. Anche questa carta murale è a vari 
colori, verde a due gradazioni per la pianura, azzurro per il mare, 
bruno per il monte, nero per i fiumi e monti. L'espressione è molto 
vigorosa, alquanto dura però e rozza nella orografia ; la scelta dei par* 
ticolari è giudiziosa, il disegno relativamente corretto. La carta è pub- 
blicata sotto la direzione del prof. G. Cora. 

€ L' Italia colonizzatrice > è il titolo di una nuova Rivista delle 
colonie, commercio ecc., che si pubblica settimanalmente a Milano sotto 
la direzione del sig. G. Restellini. In essa si propugna la colonizzazione 
deiritalia stessa coi suoi propri abitanti, nelle contrade, che hanno 
scarsezza di popolazione e bisogno di lavoro manuale. 

Le acque del sottosuolo e le grotte dei c Causses > di Francla. 
— Il sig. £. A. Martel, che s'era interessato fin da principio (i) di 
quanto riguarda T idrografia sotterranea dei Causses, intraprese una serie 
di esplorazioni nelle caverne del Lozère e del Gard durante giugno e 
luglio del 1888. Una di queste esplorazioni fu fatta per riconoscere 
scientificamente e per completare la scoperta fatta nell'autunno 1887 
dal notajo sig. Fabiè nella Grotta di DargUan (Valle del Jonte). Ivi, resi 
praticabili i passaggi ostruiti dalle sabbie agglomerate, il Marcel seppe 
conoscere perfettamente la struttura di quei sotterranei, che si dividono 

(i) Vedi Bollettino, maggio 1888, pag. 476-477. 



r' 



— 313 — 

m tre jaznìficazioni, e consistono in 20 grotte e gallerie, con uno svi* 
lappo di 2,800 metri e con una profondità complessiva di metri z5o« 
La Gran Caverna, già scoperta dal Fabiè, misura m. x 90 di lunghezza, 60 di 
larghezza e 70 d'altezza. Una seconda esplorazione fu &tta dal Martel 
a Biamabian (Gard). Finora s'era paiiato più volte nei periodici di 
Fianc», massime nel 1886, del fiumicello di Valchiusa, che scompa- 
riva per m. 440, e ricompariva con un dislivello di 90 metri, perfo- 
nmdo uno strato calcare dello spessore di 120 metri. Ora il Martel 
penetrò in quelle cavità, e potè rilevare il corso sotterraneo del fiume. 
In 700 metri di corso vi sono 7 cascate ; e tutto all' intomo di esso 

■ à diramano gallerie di varia altezza (m. 10-50) e larghezza (m. 1-30) 
con uno sviluppo totale di m. 1,700. Non meno importante fu il ri* 
saltato d'una terza esplorazione, fatta nella Valle del Tarn alla Grotta 
di Bamnes-Chaudes. Ivi in vari punti la montagna ha aperti i suoi 
fianchi, e nove pozzi di 8 a 30 metri di profondità, mettono succes- 
sivamente in gallerie orizzontali, di cui la più bassa è a 90 metri dalla 
superficie estema. In quest'ultima galleria fu scoperto un laghetto, che 
lesta a 200 metri sotto il Causse di Sauveterre e 270 metri sopra il 
cono del Tarn. Il Martel fece in seguito a queste esplorazioni un ac- 
conto stadio idrologico, e ne riferì i risultati alla Académie des sciences 
^ Parigi {JOampte-rendu^ 3 die. 1888). Egli argomenta che nella zona 
deUe dolomiti superiori le piogge assorbite alla superficie si raccolgano, 
ó per filtrazione o per stillicidio diretto, nelle caverne, circondate dai 
nari axgillosi delle marne; poi per il trasudamento attraverso le fen- 
ditore delle marne, colino negli strati inferiori, nelle basse dolomiti, la 

.cm zona ha uno spe^tore che è metà (50-100 metri) di quello supe* 
rì<ffe (100-300 metri) nei Càusses. Cosi nelle gallerie alte, strette e 
perpendicolari si vennero formando i canali ; e le acque man mano do- 
vettero fendere il terreno, &rvi le caverne superiori, corrodervi e crol- 
larne le vòlte, e dalle marne passare alle dolomie inferiori, lasciandovi 
esistere le grotte, oggidì esplorate. 

Sulle rive del Caspio fu trovata una nuova pianta tessile, chia 
Biata dagli abitanti canaf. Essa cresce in estate, e raggiunge 3 metri 
f j^tezza e 3-3 centimetri di grossezza. H chimico O. Blakenbourg, che 
k esaminò, ne estrasse una materia tessile finissima ed atta perfetta- 
sente ad <^ni ^ecie di manifattura. 

c. — Asia. 

Spedizione geologica nell'Alto Harun. — Il dott. A. Rodler, 
coi nssidl dell'I. R. Accademia di Vienna, percorse ultimamente tutto 
, il paese tra fl Fiume Harun ed il Luristan nord-occidentale. È riferito 
ade Mitteiìungen di Gotha, eh' egli visitò prima le regioni di Giapelak 
e A Serabend, muovendo da Sultanabad verso i monti del Nord. Di 
ì nùsura parecchie vette, tra cui quella del Shuturun Cuh (3,500 m.), 
potè operare un riconoscimento generale dei monti del Luristan. 
Ydeva addentrarvisi, ma l'ignavia de' suoi portatori lo costrinse a pren- 
dere la vìa d' Ispahan, e poi quella per Sciqua Hor. Cosi il Rodler 



— 3^4 — 
potè fbré piena conoscenza coi Bahtiari, di cui visitò buona parte del 
paese montuoso. Poi guidato da parecchi di costoro, egli riprese Aa 
espirazione desiderata, seguendo la diramazione orientale del M. Zènde 
Cuh; superò lo spartiacque tra il Harun ed il Zajende Rud, e poi 
lungo il Fiume Scehar giunse a Mahal. Di qui la spedizione, trarersando 
il Feridan, ritornò ad Irak. 

^IisuRAziONi NEL Delta DELL* Amu Daria. — Con questo titolo, 
in appendice al XIX Volume delle Memorie della Società Imperiale 
Geografica Russa, apparve la seconda parte dell* opera del Kaulbars: ' 
L antico letto deirAmu^ già presa a pubblicale dalla Società stessa nel 
188^7. Queste misurazioni, di capitale importanza per l'idrografia del 
grande fiume dell'Asia Centrale, sono date in parte nell'Atlante e 
completamente nel testo, che l' accompjigna. 

La Esplorazione di Grum-Grshìmailo nel Pamir, quantunque 
non pienamente riuscita, diede anche nel 1887 larga messe di risultati 
geogràfici e naturalistici. Le Miiteilungen di Gotha informano eh' egli 
aveva tentato invano due volte, per il Fiume Cudar e da Acsu, di 
avanzarsi oltre il Murgab a Vahan. Però in tutte due le direzioni l'atti- 
vità dell' esploratore ebbe un vasto, e in molti luoghi, nuovo canapo di 
studi e raccolte. Egli rilevò un terreno montuoso, coperto di ghiacciai 
lungo il corso superiore del Fiume Tarim, per una superficie di 
oltre a,ooo chilometri; poi con opportune misurazioni e triangolazioni 
potè assicurare la direzione della parte occidentale del sistema dei Mcmti 
Caracorum. Furono determinate oltre 20 altitudini e corrette parecchie 
delle già note. Di più il Grum-Grshimailo raccolse ordinatamente una 
grande quantità di dati statistici, affatto finora ignorati, ed altri mate* 
riali scientifici, che gli permisero di dare una prima demografìa del Panair 
e notizie attendibili sul clima, il suolo, il regno animale e v^^etale di 
quella regione. Il suo lavoro fu pubblicato nell'Annuario 1887 della 
Società Imperiale Geografica Russa, con parecchie illustraisioni dei paesi 
percorsi. 

Esplorazioni del gap. Wahab nell'India. — Da una relazione 
dal cap. Wahab, ispettore geodetico inglese nei territori posti lungo 
r Indo, apparisce che da lui e dai suoi subalterni fu rilevata una vasta 
area ad O. di quel fiume, nelle contrade di Ahazai e Ciagarzai fino 
a Judbai. I lavori di rilievo furono cosi spinti a N.-E. delle Montagne 
Nere, da Nandihar (ove si era rimasti nel 1868) a N. fino alla Catena 
di Allahi e ad O. fino alle colline lambite dall' Indo. Di questo fiume 
fu poi fissato il corso fino a 25 chilometri N. di Thacot. Inoltre venne 
fatto uno schizzo corografico del paese posto tra l' Indo e le valli dello 
Suat, fin dove si poteva operare, stando sul Monte Gel ed al Passo di 
Gorafer. Allo stesso tempo il cap. Wahab stabili tre nuove stazioni tri- 
gonometriche e parecchi altri punti nelle catene inferiori, frapposte alle 
massime altezze già determinate dal grande rilievo. 

L' Arciì>élago Indiano Orientale fu largamente esplorato in molti 
punti da parecchie spedizioni nel passato anno 1888. Quella dei pro- 
fessori M. Weber ed A. Wichmann, diretta a Flores, ristette a Celebes, 



— 3IS — 

4ofvt tr a versò la penisola sud-occidentale da O. ad E., viaggiando da 

Pue-Pare per Feteagii, presso il Lago Sidenreng, ed ohrepaasato TaUrt»^ 

léigo, o m^lio Palude di Tempe, segui il Fiume Miuralang fino alla costa 

<xrientale. Nel ritomo a Macassar fu visitato per più giorni il Vulcano di 

Bonthain ossia Lompobattan. Quanto alla palude detta Mare di Tempe essa 

^ ridotta a due piccoli laghi, che cominciano già a disseccarsi. È poi 

^talo constatato che la suddetta Penisola sud-occidentale si è unita alla 

. nassa ìnsulaire dì Celebes soltanto nella più recente epoca terziaria. 

i;. Intanto incominciarono, per cura della stessa Società Geografica Neer- 

bndèse, i lavori topografici dell'ing. R. van den Brock neU'Isola Flores. 

fiero prima di lui, e precisamente già nei primi mesi del r888 il capi- 

r tano A. Jacot>sen, valente e noto etnologo, s'era dato alle ricerche 

• attraverso l'isola, procedendo da N. a S. e precisamente dalla stazione 

-missionaria di Maumeri al villaggio Sica, posto sulla costa meridionale. 

lEgti inoltre visitò la maggior parte delle minori e meno note isole dell' Ar- 

p cipelago, ira le quali più di tutte Timor, dove si trattenne ben 30 gioitii. 

Oca si attendono i risultati, che non devono essere meno importanti 

per la geografia stessa, poiché molti punti di quell'Arcipelago sono 

ancora poco o nulla conosciuti nella loro struttura generale e nei pax^ 

ticòlari scientifici. 

L' Isola Jeso del Giappone fu esplorata esteriormente dall' inge- 
gnere C S. Meik, in un viaggio ufficiale da lui fetto per scegliere le 
sudori rade, dove il Governo intende stabilire e costruire porti ad 
iacremento dei commerci. La esplorazione non si limitò soltanto alle 
coste, dove furono eseguiti molti rilievi idrografici, ma anche nell'interno 
à avanzò alquanto per riconoscere la capacità agricola del suolo e le 
altre ricchezze naturali dell'Isola Jeso. 

La oosta della Tartaria Russa. — Recenti lavori idrografici, 
«segniti dalla nave inglese e Imperieuse » nelle acque dell' estremo 
•orìeote dell' Asia, fecero conoscere parecchi errori nelle carte dell' Am- 
mìragiiato, che riguardano la parte settentrionale della costa russa. Fra 
gli altri notevoli, importante è quello del Capo Disappointment, segnato 
^ofla carta chilometri 12,9 più ad E. della posizione, che esso occupa 
ja realtà. Anche la corvetta russa e Rynda > ebbe a rilevare di tali 
«lori; p. e. la Punta Alessandro si trova segnata sulla carta otto minuti 
pia ad O. da N., che non sia la sua vera posizione ; cosi nella stessa 
•direzione vi è un errore di 8' 30" per il Capo Olimpiade, e di 9' per 
la Posta fiaclaaii. 

Scoperta di miniere nella Siberia Orientale. — L' ingegnere 

£. Boulangier, incaricato di una missione ufficiale dal Governo 

nelle estreme r^oni orientali dell' Asia russa, scoperse lungo il 

tiacciato della grande linea ferroriaria della Siberia numerosi ed impor- 

Iti giacimenti di combustibile minerale. Questo nell' analisi chimica 

diede risultati ^vorevoli assai: cioè dal 48 al 71 per cento di 

Il bacino carbonifero ha il suo centro a soli 2x2 chilometri 

4itL liciitsk. Pare inoltre che il Boulangier, trovandosi per tutt' altra 

»ne nella Valle deU' Oca, un affluente dell' Angara, siasi accorto. 



— 3i6 — 

qaasi per caso, dell^esistenza di una vera foresta fossile lungo le rive: 
di quel fiume. 

D. — Africa. 

La Carta Generale dell' Africa del sig. R. de Lanuoy de Bissy^ 
comandante di battaglione francese, è uno dei lavori cartografici più 
vasti compiuti da ultimo intomo al continente nero. Fu pubblicata 
in S anni di tempo, ed è alla scala di 1,200,000 su 63 fogli. Essa, 
contiene la massima parte delle modificazioni risultanti dalle ultime più. 
note esplorazioni, sopra tutto quelle, che sono opera dello Stato Mag- 
giore francese od effetto dei viaggi di esploratori e scienziati della naziona- 
lità dell'autore. Cosi il Lago Tana (Abissinia) è collocato e delineato, non 
secondo lo Stecker, ma secondo le misurazioni ed i rilievi del D' Ab- 
badie. Anche gli altri duejLaghi, Zuai ed Horra, sono rappresentati non 
conforme furono descritti o figurati dai nostri viaggiatori, ma essenzial- 
mente sulla relazione e i dati del Hdnon. 

Ablis. — Firmato con pseudonimo, apparve il 2 marzo p. p. nella. 
Seniinilla Irpina di Avellino un articolo, in cui si propugna la colon- 
nizzazione agricola italiana di Ablis. È questa una località ceduta per 
trattato, almeno come uso^ cioè come semplice possesso degli Italiani, 
dal Sultano Mohammed, Anfari dell'Haussa. La stazione, anche secondo 
il trattato stesso, dovrebbe essere agricola e commerciale: una vera iàt* 
toria ed insieme luogo di riposo ed approvvigionamento per commer- 
cianti ed esploratori. Ablis si trova sulla strada più frequentata fhi Assab 
e lo Scioa, e precisamente a circa 30 chilometri dal confluente del Mile 
neir Hauash ; ed ha intomo a sé un territorio fertile, abbastanza fornita 
d* acqua e relativamente sano. L' autore dell' accennato articolo dice che, 
se Let Marefià, semplice stazione scientifica e ospitaliera della nostra 
Società, ha arrecato vantaggi all' agricoltura del paese ed al commercio- 
dell* Italia in quella contrada, molto più sarebbe d' attendersi da una 
colonia italiana puramente intesa a sviluppare le forze economiche dei 
nostri concittadini, che si spingono in quelle contrade. A tal fine egli 
propone che si istituisca in Ablis una stazione di carattere esclusiva- 
mente agricolo-commerciale, mettendovi pure a capo un buon medico, 
per guadagnarsi gì' indigeni che tanto 1' apprezzano, ma con a lato un 
valente agricoltore ed un esperto commerciante. Il punto dubbioso del- 
l' impresa ci pare consistere nella poca garanzia di sicurezza e stabilità, 
che può aversi per imprese pacifiche di quella specie, in mezzo a trib^ 
ladre e feroci, come sono le. tribù circostanti; e ciò ad una distanza dal 
mare, a cui non arrivano i cannoni delle nostre navi, e dove sarebbe 
quindi sempre molto difficile e dispendioso 1' accorrere, in caso di bi- 
sogno, in soccorso dei nostri concittadini. 

Il Sultanato di Oppia, lungo la costa del Zanzibar, secondo le- 
notìzie recate dai giornali, si sottopose al protettorato del Regnò d' I- 
talia, dietro formale domanda del Sultano o di suoi mandatari, presen- 
tata al Regio Console di Zanzibar, e notificata alle potenze in confor- 
mità all'art 34 dell' Atto della Conferenza di Berlino. — Oppia, Obbia,. 



— 317 — 
A>pìa, è il nome di una borgata posta sulla costa dei Somali, situata 
vanamente nelle varie carte fra i gradi 5^ e 6^ di latit. settentrionale, 
n suo territorio appartiene ad uno dei tratti più ignorati dell' Africa e 
iion fn mai visitato nell' interno da nessun viaggiatore conosciuto. Anzi 
è soltanto da poco tempo, che si ripete il suo nome, come quello di 
mi snitanato ; ed anche nella gran Carta speciale dell' Africa dell' Ha- 
benfcht esso è posto, non nel mezzo, ma al confine settentrionale della con- 
tzada marittima d^li Haber-Gamer appartenenti alla famiglia degli Haui- 
gk. — Da Oppia, nella predetta carta, si diparte una via, che dirigendosi 
a S.-0. e fianch^giando a occidente i Monti Hagiarab, di poco allontanasi 
daBa costa, passando per varie stazioni con acqua, come Duga-Gau, Maga, 
Calsabano, Miron, Horadera, Sarur, Lebi-Davit e Duduble, in un territorio 
atto a qualche cultura. La distanza fra Duduble ed Oppia è di circa 
due centinaja di chilometri. Un' altra via conduce quasi parallelamente 
aUa prima, lunghesso la spiaggia dell'Oceano, per le stazioni d'acqua Fadi- 
'Ooiol, Giva, el Bakehli, el Hendule, el Gan, ecc. In ogni altra direzione 
Oppia è dntai, a quanto pare, da deserto. Sul mare essa ha un fondo 
d'ancoraggio. ~- Ma quanti e quali siano gli abitanti del luogo o del 
soltanato, quale 1' estensione di questo, quali i prodotti di esportazione 
o di consumo, quale e quanto il commercio, di ciò manca finora ogni 
notizia nei libri di geografia. Una sola cosa è certa, che cioè Oppia 
nolia ha che fare con Kismaju e colle foci del Giuba, coi quali luoghi 
m qualche effemeride Oppia fu confusa e dai quali essa è lontana non 
meno di 600 chilometri. — Tempo addietro alcuni capi-tribù del sulta- 
nato in questione vendettero per danaro alla Società Tedesca dell'Africa 
x)rientale ogni genere di diritti territoriali e commerciali. Ora i capi-tribù, 
qu^lì stessi od altri non sappiamo, sono andati dal nostro console a 
chiedere il protettorato. Non sarebbe nuovo il caso, negli annali del- 
TAfiica orientale, di capi-tribù che con tali operazioni variate ricavano 
in tempi successivi replicati lucri a spese di chi si fida di loro; come 
d'altra parte sembra poco confortante il fatto, che la Società Tedesca,- 
dopo d'aver pagati chi sa a qual prezzo quei diritti, non ne abbia mai 
'fatto il menomo uso. È vero, che avendoli comperati di prima mano, la 
Società potrebbe sempre rivenderli rincarati ai nuovi cessionari! 

GkRTA DEL Protettorato Germanico nell* Africa Orientale. — 
'Questa, carta pubblicata da J. J. Kettler nell' Istituto Geografico di 
Vdmar, è un semplice ingrandimento di un tratto della Carfa speciale 
delT Africa orientale tedesca, preparata e pubblicata dallo stesso autore 
in 12 ft^li alla scala di i : 3,000,000. La nuova carta è in un solo foglio 
aUa scala di i : 1,000,000. L'autore rivide il suo lavoro e vi aggiunse, 
natoialmente, tutte le correzioni ed innovazioni, che risultano dalle ultime 
notizie degli esploratori e dai recenti atti della diplomazia in quelle 
legioni dell' Africa orientale, che si estendono lungo e dentro la costa 
dd Zanzibar. La carta, quantunque abbia soltanto la delinearione idro- 
grafica e le divisioni politico-coloniali, reca maggiori particolari topografici 
per la conoscenza di quella parte dell' Africa, a cui oggidì sono rivolti 
gfi spiardi d^ll Europei per la nota gara di azione commerciale inglese 
e tedesca, e per il blocco contro il commercio e la tratta dei negri. 



- 3i8 — 
La Spedizione tedesca in soccorso ad Emin Pascià sbarcava éSr^ 
sannata a Bagamqjo fin dal giorno i6 marzo p. p., secondo mi téle- 
f;iminnia alla KifìfUsdie Zeitimg. 

La Spedizione portoghese Cardoso, che è penetrata nell' Africa 
Australe verso il Lago Niassa, pare si trovi in condizione alquanto pe- 
ricolosa, secondo un telegramma da Lisbona, in cui s' annunzia che in 
suo soccorso mossero da Lambesh il cap. Geraldes e parecchi indigeni. 

F. C. Selous, che dopo aver lasciato, tempo addietro, il nussionarìo 
inglese Arnot (i), si era accinto ali* ardita impresa di raggiungere il reffify 
dei Garingai^zi attraverso il territorio dei Masciuculumbue, fu sopralatta- 
dagr indigeni al pass£(ggio del Fiume Cafue, presso Maninga. Egli potè- 
dirsi ancora fortunato, poiché spogliato d*ogni cosa, gli riusciva di sai- 
yare la vita e dopo molti stenti e pericoli, di ritirarsi a Sescenke. 

J CONFINI occiDfiKTAU JDEL PROTETTORATO DI Camerun, quantun- 
que determipati ufQcialmente fin dal 1886 &a Germania ed Inghiltecxa*. 
restano ancora incerti di fiitto ; massime per le evidenti diflerenze idro- 
Ijpcafiche, che si riscontrano nelle più recenti carte. L'ultima pubblicata, che 
è quella inglese di H. H. Jobnston, &rebbe credere che non rAcuajefb^ 
ma il Ndiani sia la vera sorgente del Rio del Rey, confine stabilito fta 
i due territori, inglese e tedesco. Se cosi è, la Germania perderebbe^ 
ossia non possederebbe di diritto una vasta ed importante parte del 
Vecchio Calabar, che spetterebbe invece all' Inghilterra. Del resto le- 
Peterm, Mitteilungen riconoscono l'attendibilità e l'importanza dei rìstiltatiì 
scientifici del viaggio del Johnston, il quale compì una esplorazione piùc 
vasta e regolare di quella del dott. ZintgraiT. Questi, secondo il Johnston, 
non avrebbe nemmeno toccato il Vecchio Calabar nella sua spedizione^ 
ma soltanto passato invece e creduto tale il Catsena-Allah, affluente del 
Benne. Le correzioni poi introdotte in generale ndl'idrografia del Basso- 
Niger ed in ciascuno di quei fiumi tributari, sono numerosissime e tutte 
importanti. Anche le cosi dette rapide di Etiope, che si segnavano a. 
5^39' lat. N., 9^7' long. £. Green, e che chiudono la navigaàone flu- 
viale sul Vecchio Calabar, trovansi invece nella carta del Johnston a 
6** 12' lat. N. ed 8^50' long E. Greenwich. 

Il Lago Liba, finora creduto tale e situato a circa 1 5^ gradi ad EL 
di Camerun, non sarebbe, secondo le informazioni avute dal Zint;gTafir 
presso gl'indigeni della contrada, se non uno dei soliti impaludamenti 
dei fiumi africani, e precisamente d' un fiume, che porta lo stesso nonae 
di Liba, e che probabilmente scorre al Congo, piuttostochè allo SciarL 

Il corso e la posizione del Fiume Volta furono finalmente de- 
terminati appieno nella parte interna della Costa d'Oro dal cap. C voa 
Francois, durante il suo viaggio al Musei (Mosi). Questo ebbe Inogo- 
dal febbrajo al luglio 1888, ed è descritto nelle e Relazioni di viag* 
gtatori, ecc. > del prof. dott. A. v. Danckelman (I, p. 143 e seg.V 
Quantunque il von Francois non potesse entrare in Vaga Dugu, la ca- 
pitale del Musei, pure egli attraversò la massima parte del paese, di 

(i) Vedi Bollettino, morso 1889, pag. 238. 



— 3«9 — 

|,«u rioad a fissare l'aspetto generale, fondandosi su 26 punti di lati« 
tadinei da lui opportunamente determinati lungo il suo viaggio. Cosà 
portata la latitudine di Cpandu io' minuti più a N., e determinata 
qpsàÌA di Salaga con 8° 32' N., il von Francois conchiuse i suoi studi 
sulla posizione del corso superiore del Volta, portandolo un grado più 
a settentrione. Secondo il viaggiatore, il paese da lui . esplorato si può 
difidere per altitudine in quattro zone : la costiera piana e la costiera 
oidTìlata, poi la contrada montuosa esterna e V altopiano intemo ; e 
tutte e quattro si distinguono per vegetazione, fertilità e clima diversi. 

I Quanto all'altitudine» nella parte più elevata del paese si ha una me- 
& £ circa 200 metri sopra il livello del mare, con varie quote mas- 
sime di gran lunga superiori. La spedizione traversò la zona mon- 
tuosa per un passo, che secondo le misurazioni calcolate dal Dankelman, 
toccherebbe m. 680. 

GAMBia E Sierra Leone, possessi inglesi sulla costa occidentale 
ddl' Africa, i quali finora stavano sotto una sola amministrazione, furono 
oostitinte in due distinte colonie autonome, con decreto reale del x^ di- 
cembie 1888. 

E. — America. 

Li Spedizione Ogilvy, diretta all' esplorazione del Jucon e del 
Uackrnzie, della quale mancavano da più mesi notizie, potè far sapere, 
ch'essa il 15 luglio 1888 era giunta sulle sponde del secondo di questi 
fiumi, dopo avere svernato felicemente sul corso medio del primo di essi. 
Ed allora s' accingeva già a muovere verso N. per toccare al più presto 
la colta del Mare Artico. 

La Baje i>i San Luigi Gonzaga e di Ometepes, sulla costa orien- 
tale della Bassa California, fhrono recentemente esplorate dal capitano 
|f J. Tan Helms, il quale ne diede le seguenti informazioni generali. La 
Pttata Willard (m. 84), estremità settentrionale della Baja di San Luigi 
\. Gonzaga, si trova 13 chilometri N. 69° O. da Punta Final. Da quella punta 
la Baja Willard si stende per 8 chilometri in direzione N.-O., ed è sepa- 
lata per un lido di sabbia da una bassa laguna. Questa baja, a quanto 
sembra, è affatto esente dai soliti pericoli ed offre buon riparo da ogni 
veato in qualunque stagione. La sua profondità varia da 9 a 18 metri, 
ed anche di fronte alla foce della laguna dicesi che la profondità del 
Bare rimanga a 9 metri fino a 400 metri dalla costa. L' escursione 
dda marea sarebbe di metri 4,5 nella Baja Willard. Nella parte set- 
tentrionale della medesima si scoperse presso la spiaggia una sorgente 
d* acqua pura. Fu poi riconosciuto che il fiume indicato sulle carte nella 
potè S.-O. della Baja di S. Luigi Gonzaga non è altro che una secca 
t^rratua, una semplice finna. Quanto alla Baja Ometepes, che giace 33 
edometri a S. dello scalo Robinson del Fiume Colorado, precisamente 
* 31* 30' lat. N. e 114* 52* long. O. Greenwich, essa ha alla sua 
^M)cca la larghezza di 100 metri, ed è lunga 400 metri, con la profon- 
Ai^fi m. 5,5 a mezza marea. La baja ha forma circolare, è larga qua^i 
5 cUloinetri, e libera da scogli sotto-marini, essendo profonda in media 



— 320. — 

9 metri. Fortissimo vi è il flusso e riflusso; ma la costa è affatto inap- 
prodabile per la sua struttura. La Baja Ometepes però, come la laguna. 
della Baja Willard, abbonda di pesce, tartarughe e selvaggina. 

Le coordinate di San Miguel de Allbnde. — Il sig. J. N. Con- 
treras pubblicava verso la fine dello scorso anno nel Bollettino degli 
Ingegneri di Guanajuato, i risultati delle operazioni da lui eseguite il 
29 e 30 dicembre 1887 per la determinazione delle coordinate di San 
Miguel de AUende, località importante nello Stato di Guanajuato (Re- 
pubblica federale del Messico). La longitudine fu ottenuta tel^rafica- 
mente rispetto alla Capitale, ed è di i® 36* 53" O. Messico, cioè roa** 
30* 14" O. Green.; la latitudine fu calcolata 20° 54' 51 ",2 N., e la 
elevazione sul livello del mare risultò di m. 1,898, misurata col ba- 
rometro. 

Il nuovo progetto del Canale di Nicaragua, come fu discusso 
ed approvato ultimamente, non toccherebbe più il Lago di Namagoa, ma 
percorrerebbe in generale il tracciato del Menocal (i). Soltanto furono 
introdotte alcune modificazioni a quest' ultimo, e notevoli sopra tatto 
sono gli accorciamenti dei canali, artificiali, da 64,9 a 46,5 km.; per 
cui però la lunghezza totale del Canale di Nicaragua (km. 273,3) non 
si ridurrà punto, in quanto che maggiore sarà la distanza dei due ponti 
di sbocco intemo nel I^go di Nicaragua. Gli accorciamenti sopra detti 
si otterranno con la formazione di due laghetti artificiali: il Deseado 
ad £. ed il Tola ad O. del Nicaragua. Cosi pure le chiuse saranno ri- 
dotte a sei, limitando a tre sole quelle del canale occidentale, che met- 
terà capo al Porto Brito sull' Oceano Pacifico. 

Un. viaggio dal Honduras britannico a Santa Cruz del Ju- 
CAT^N. — Nel gennajo 1888 il sig. G. Miller, vice-ispettore generale 
deir Honduras britannico, volle fare un' escursione tra gì' Indiani indi- 
pendenti di Santa Cruz del Jucatan. Questi sono indipendenti fin da 
quando la Spagna, circa 50 anni fa, perdeva 1' ultimo lembo dell' Ame- 
rica centrale. Però se la popolazione indiana vi comparisce ancora ab- 
bastanza numerosa, era naturale che quella europea naturalizzata e di 
origine in gran parte spagnuola, vi andasse rapidamente scomparendo. 
Senonchè delle condizioni etnografiche di quel paese poco o nulla più 
se ne sapeva, benché ancora nel 1878 il Berendt pubblicasse una Carta 
della Penisola del Jucatan, secondo la compilazione di J. Hlibbe e 
A. Azuar Perez. Il Miller, direttosi all' interno per Bacalar, dovette ac- 
corgersi ben presto che la massima parte delle numerose borgate e 
villaggi, fiorenti ancora al principio di questo secolo e notati nella 
suddetta carta, non sono più che cumuli di rovine disabitate. Accanto 
ad alcune di esse sorgono villaggi indiani. La stessa Bacalar, che a 
giudizio del Miller, dovette essere una delle più belle città della regione, 
è abbandonata, e vi cadono in rovina la chiesa, di bella architettura e 
lunga 64 metri, e i molti edifizì, che adornavano le vie spaziose e ret- 
tangolari. Invece gl'Indiani della Laguna di Bacalar sono in gran parte 
concentrati nel grosso villaggio di Xtocmo; il quale non giace sulla 

(i) Vedi Bollettino, aprile 1888, n. 387. 



, — 3^1 — 

lira orientale, come lo mettono le carte, ma sulla occidentale, come 
V anlka città. Si nota poi per Y onomatologia geografica lo scambio 
vnrennto fia i due luoghi Santa Cruz, già grosso villaggio ed ora rovina 
detta Gan Santa Cruz, e l'antica Cian Santa Cruz, che ora col semplice 
some di Santa Cruz è la vera capitale di quegli Indiani. La prima è presso 
k punta, settentrionale del Lago Bacalar, la seconda ancora più a N.-N.-E. 
« poco lungi dalla Baja dell' Ascensione. Del resto, se sono rovinati gli edi- 
Sd europei non cosi si può dire delle strade, che anzi sono mantenute e 
aannate dagli Indiani; e Tesploratore potè per tal modo accertarsi che le 
distanze date dalle carte sono in gran parte erronee, probabilmente perchè 
i delineatori delle medesime non tennero conto o non conobbero le 
numerose tortuosità delle strade stesse. Quanto alla conformazione ed 
all'aspetto generale del suolo, il Miller trova pure molte diversità dai 
dati antichi. Cosi la struttura del Lago di Bacalar è in più punti dif- 
feiente aflatto dalla sua rappresentazione nella carta del Berendt ; per 
es. a N. vi è un' isoletta, che nella carta manca. Poi più oltre a N., 
dirìgendosi verso la nuova capitale degl' Indiani, per quanto girasse in- 
torso r occhio, il viaggiatore non potè vedere quella catena di alte 
colline, che vi sì credevano esistere. Al contrario il terreno è da per 
tntto pano, coperto di alte e dense boscaglie, e qua e là basso e pa- 
ludoso. In generale però la strada corre sopra un suolo sassoso. GÌ' In- 
diani ^ Santa Cruz vivono ordinati nei loro villaggi sotto propri capi, 
- che Tanno a trattare gli affari della nazione alla capitale, e sono invi- 
'■ gitati e difesi da piccoli presid! militari, dipendenti da un capo supremo. 
Onesti, che porta il titolo di Gohernador^ si chiama Aniceto Sul, ma è 
volgarmente noto per Don Anis, e tiene la sua residenza a San Fedro, 
borgata sulla via per Santa Cruz, a quasi 30 km. S.-O.; ivi egli esercita 
un' insensata tirannide, come n' ebbe a vedere la prova lo stesso Miller. 
H quale però non se ne stupi, conoscendo abbastanza bene l' indole 
degli Indiani sudditi di lui. Questi Indiani sono di colore bruno carico 
e di capigliatura folta e nera, che però portano a simiglianza del crine 
di cavallo. In gran parte sono di statura bassa, sproporzionata e gra- 
dle. Si coprono il capo con cappelli di paglia ed il corpo di tessuti 
di cotone nelle parti inferiori, e sandali ai piedi; soltanto in servizio 
iBÌlitare portano per ornamento certe cinghie di cuojo alle spalle e sul 
ietto. I soldati sono armati di carabine Enfield e di daghe a forma di 
«ìmitaire. In generale l' Indiano di Santa Cruz non è poi così selvaggio, 
^ome s' aveva ragione di stimarlo mezzo secolo fa: si mostra bensì so- 
spettoso dello straniero, ma pure gli concede ospitalità, quando non lo 
^'■eda curioso dei fiitti suoi. Di solito 1' ospitalità si accorda nella chiesa 
dd TiUaggio. Non vi manca il sentimento religioso cristiano, ma non 
vi si TQgliono sacerdoti e missionari ; e preghiere e canti religiosi si 
■ fiumo popolarmente. Un particolare d* importanza per la geografìa etno- 
9>fica, notato dal Miller, si è che il villaggio di Chunculche, vicinis- 
suso a San Fedro, è esclusivamente abitato da una popolazione di color 
^co, di capelli biondi, e che discende da ostaggi spagnuoli. Con 
^'^ ciò gli abitanti di Chunculche parlano il maja indiano e nei co- 
^^^1 se non nel modo di pensare, assomigliano aflatto ai loro vicini. 



L* Isosji ToBAGO, fiuora dipendente dalla colonia inglese delle Isole 
Sottorento, ne fu ora staccata ed f^gjunta, per Decreto Reale del aS 
Bovemb» 1888, all'Isola Trinidad. Qaesta colonia, cosi rìfonaata, porta 
ora il nome di « Trinidad and Tobago. > 

Porto Colombo. ^^ Questo il nome imposto ad un nnoiK» «c^o 
degli Stati-Uniti di Colombia nel Mar Caiaibico. Esso venne aasicBzato 
alla navigazione con la gettata d'un molo, che si spinge fino in aito 
mare, poco a N. del Banco Cnptno, e precisamente ad 800 metri SL 
del faro di Porto Savanilla. Porto Colombo tornerà molto opportnao 
alla marina mercantile, perchè la strada ferrata, prolungata da Salgar^ 
giunge proprio sul molo stesso. 

Rio Chandless è il nome di recente assegnato al Grande Igaripè, 
una delle principali sorgenti alimentatrici del Purus, la quale s'immette ìa 
questo fiume a io* 30' lat. S. e 71^ ao' long. O. Greenwich. Il nuoTO 
nome fu dato dagli abitanti stessi del Pnrus in onore del grande esplo- 
ratore. 

F. — Oceania. 

L'estate dell'emisfero australe fu in quest'anno torrida vera- 
mente in alcuni luoghi. A Melbourne p. e. nelle ultime settimane la 
temperatura si inalzò a 56, 2 Cels.; sicché andarono liquefatte le figure 
in cera, che si trovavano all'esposizione ed altri danni accaddero. Né 
mancarono le insolazioni, tra le quali notasi quella del Commissario ger- 
manico, signor Wermuthj che a mala pena ne ebbe salva la vita. 

Un vulcano nella Australia meridionale. — Il viaggiatore 
D. Lindsay, in una sua recente esplorazione intorno ai Monti KCac- 
Donnei^ potè accertarsi dell'esistenza d'un vulcano in attività, di cut 
era già corsa qualche vaga e non creduta notizia. Questo vulcano si 
troverebbe a 220 km. N.-O. dalle soigenti dell'Alice, e sembra molto- 
noto agli indigeni, che ne fecero una minuta descrizione al viaggiatore^ 
il quale potè vederlo soltanto da lontano. 

La Nuova Mecklemburg (già Nuova Irlanda) fu visitata nd pas- 
sato anno 1888 dal conte J. Pfeil, il quale ne attraversò la parte me- 
ridionale ben quattro volte. Il paese è. adatto all'agricoltura ed alle 
piantagioni fino a 500 o 600 metri d'altezza. Però la costa orientale 
è ostruita da un banco di corallo, e manca quindi da quella parte un 
buon porto, essendovi soltanto qualche mediocre ancoraggio. 

L'Isola Futuna, come già si prevedeva (i) fin dai primi giorni 
del 1888, fu ufficialmente occupata dalla Francia il giorno 29 gin- 
gno p. p.. Essa si estende 115 km. q., ed avrebbe secondo antichi 
dati 2,500 abitanti. La sua posizione è a N.-O. delle Isole Figi, ed è 
adunque altra cosa della isola omonima, appartenente al Gruppo delle 
Nuove Ebridi, e nota anche col nome di Erronah. Il nuovo possedi- 
mento francese fu sottoposto al Governatore delle Isole Valis. 

(i) Vedi Bollettino, gmnajo 1888, pag. 107. 



— 333 — 

G. — Regioni polari. 



Spedizione al Polo Artico. — Da alcuni mesi si parla ed ora 
pile à Tenga coiiferm«DdQ la notizia 4li una grande spedinone nor* 
legigsa nelle ragioni artiche. Essa dovrebbe avere per capo il dottor 
Vanen, e partird>be oell'estate del 1890. La rotta, che si ha inten- 
SOM di tenere, è qudki della Teira di Franeesco Giuseppe, siccome 
h più nota ai migliorì viaggiatori polari della Norvegia, ed anche perchè 
ofie molto da studiare agU esploratori scientifici. 



IV. — SOMMARIO DI ARTICOLI GEOGRAFICI (1) 

a) — m GIORNALI italiani 



li&XE Accadebaa dei Lincei. — Roma, febbrajo-marzo 1S89. 

Uentificazioiie di Fonun Godii per due lapidi, di G, /*. Gamurrim. — Sul 
dkletto di Siavah, di Z. Bricchetti-Robecchù — Contrìbuzioiie alla flora delle Gala*^ 
mfw, di CaruiL "^ Sulle attuali enuioni di Yalcano e StromboUt di Tacchinù •«— 
Tciiperataxa «d evaporazione a Maseaua, dello siesso^ — Peterminaiiooe dei coeffi- 
denti temporaleschi delle regioni italiane, di E. Ferrari, — Valori assoluti degli 
ckmenti del magnetismo terrestre, determinati in dodici punti d' Italia nel luglio e 
«coito i838, di C ChisUmL 

Siziom Fiorentina della Società Africana d' Itaua. — Firenze,. 
20 febbrajo 1889. 

Un secolo di esplorazioni in Africa. — H commercio degli schiaTi nel Mar 
IRoao, di 7. M^ngis. 

047B Alpino Italiano. — Torino, a 8 febbrajo 1889. 

Valfonda presso GvaMo Tadino, di (r. Béiluctù — > Sulla nacionàlità del Monte 
Binco, di B. Aàòaie. 

Nuova Antologia. — Roma, 16 marzo 1889. 

Di alcune nuove vie maestre dei commerci intemazionali, di A. Brunialti, 

CosMOs. — Torino, 31 dicembre 1888. 

Note di Tiaggio dallo Sdo« ad Assab (1887), di Em. Dulie, — Progressi ddla 
Kioft Guinea Britannica nel 1887, secondo y, Douglas. — Le Isole Ara e la costa 
lUay nella Nuova Guinea, carte di N, Miclucho Maclay^ e nota di G, Cora, 

SocarÀ d'Esplorazione commerciale in Africa. — Milano, marzo 
1889. 

I Laos e 1' eq>]oraàone di Camillo Gauthier, di C. G, Toni, — Note africane, 
* P* Lomgo, — Le colonie australiane, di U, Ugolini, — Corrispondenza da Tri- 
Poii, di £/. TrahtUi, 

Collegio degli Ingegneri ed Architetti di Napoli. — Gennajo 1889. 

Caaale marittimo da Manchester a Liverpool, dell' ing. G, D Orso, — Tavole 
^dle pìoggie registrate dal pluviografo Richard nel dicembre 1888. 

(i) Si l eg is ti a no i ioli articoli geografici dd giomali pervenuti alla Società. 



— 334 — 

Reale Istituto Lombardo di scienze e lettere. — MQano, 14 feb- 
brajo 1889. 

RiassttQto delle osservazioni meteorologiche eseguite nel R. Osservatorio Astro- 
nomico di Brera nel 1888, di E» Firn. 

Marina e CoMMERao. -— Roma, 3, io, 17 marzo 1889. 

Il movimento del Porto di Marsiglia nel 18S8. -~ Il movimento marittimo di 
Trieste nel 1888. — In Africa. — Emigrazione. — Il movimento per il Guude di 
Suez nel 1888 e la marina mercantile italiana. — U commercio dell' Italia eoa l'eatero 
nel 1887. — La marina mercantile aastro-ungarica. 

Rivista Marittima. — Roma, marzo 1889. 

La natura e la vita nell'America del Sud: impressioni di viaggio (continnaào&e), 
<lel dott. G. Petilla, — Nuove fortificazioni alle foci dell' Elba. — Spediziooe al 
Polo Nord. 

Bollettino del Ministero degli Affari Esterl — Roma, gennajo e 
febbrajo 1889. 

Navigazione italiana ed estera nel Porto della Canea 1887, di A, L. Rosvadavski* 
— Mozambico, Natal e Baja di Delagoa, di A, Cecchi, — Sul commercio dell'Italia, 
col Chile, di D. Schiaffino, — Commercio del Porto d' HUvre, di E, Vassia, — 
Leeds e il suo commercio, di M, Zossenkeim. — I trabaccoli pugliesi ad Oboti porto 
di Scutari d' Albania nel 1888, di G, Tesi, — Movimento marittimo di Cadice nd 
1888, di N, di SantasUia, — La ferrovia transcaspiana e la Russia nell' Asia ool- 
trale, dt P, Bottaro-Costa, — Stato commerciale ed agrìcolo di Bombay nel 4^ tzì- 
mestre 1888, di F, Bozzoni, — Ferrovia negli Stati Uniti d'America nel 18S8, di 
A, Monaco, — L' Honduras : suo commercio, agricoltura, ecc., di A, Grosselin^ — 
Navigazione italiana nel Barma 1887-88, di V, Manassero, — Navigazione italiana 
in Algeria 1888, di P, Bracceschi, — Commercio ed agricoltura di Mazagan nel 4^ 
trimestre 1888, di C.. Mortto, 



b) NELLE RIVISTE SCIENTIFICHE ESTERE 

SociÉTÉ DE Géographie. Bulietin et Comptes-rcndus. — Parigi, . i* 
marzo 1889. 

Le Oasi del Sud della Tunisia, di Ed. Siane, — Applicazione della fotografìa 
alla geografia, del dott G, Le Bon, — La tittà di Sobral nel Brasile, di JPeér» 
Torija, 

Revue de Géographie. — Parigi, marzo 1889. 

Il viaggiatore Tavernier (1670-89), di Ch, yoret, — Buffon geografo (fine), di 
B, Auerbach, — In Calabria, di A, Levinck, — Barcellona (continuazione), di ^ 
De Crozals. — Progetto d' un globo terrestre monumentale, di P. Pilon, 

Revue FRANgAisE de l'Étranger et Exploration. — Parigi, i*, 15 
marzo 1889. 

Relegazione e colonizzazione, di A. Pivière, — Otto mesi a Madagascar, di y. 
B. Poi/and. — L' antischiavismo nell' Africa equatoriale, di Ed, Marbetm, — La le- 
-gione del Liba ; replica del dott. Kaltbrunncr, — Viaggio in Russia (continnazione), 
di C, Courriìre, — Gli Stretti turchi, di Vasco, 

Revue des Deux Mondes. — Parigi, 15 marzo 1889. 

Un pellegrinaggio a Delfo, di P, Lefaivre, 

La Géographie. — Parigi, 7, 14, 21 marzo 1889. 

La concessione di Canton. — L' Armenia d' oggidì. — La missione Binger. -^ 
Le carte tedesche. — Le razze negre dell' Africa. — Il re dei Sedang, di H, Mà^rm 



— 325 — 

— L'esercito fìmncese e le Sodetà geografiche, di Ch, Bayle, -— Le carte inglesiy 
£ KMnamir. — I medici missionari, di Z. Radiguet, — L* Uganda, di M, G. 
Mexii. ^ n globo terrestre «1 milionesimo, di Cà, B.. — Un problema di ortografia 
feo^ndica, di G. de Lavigtti» — Una colonia in pericolo, di ff, Mager. — Vie e 
meta di oomnnicaaìone. — I Lapponi, di S, Gt/enoi, 

Le Touk du Monde. — Parigi, a, io, 16, 23 marzo 1889. 

Viaggio nella Senegambia e nella Guinea portoghese, del cap. //. Brosselard 
(coatinasioDe). — Viaggio sei Delta del Pilcomayo e da Buenos Aires a Snere, di 

SoGÉTÉ DE Géogkaphib DE Lyon. — LioDC, i^ marzo 1889. 

Escursione nel Lozére e nelle gole del Tarn, di y. Camòefirt — La sparti- 
vmt poiitìca dell' Africa : I. Tedeschi e Inglesi sulla costa orientale, del luogotenente 
fwlmmcllo DtkÌMe, 

S0CI£TÉ de GÉOGRAPHTE COMMERCIALE DE BORDEAUX. BordÒ, 4, 18 

marzo 1889. 

Le piante utili dell* India (continuazione), di G, Grisard e M, Vandcn^Berghe, 

— Porto di Amburgo nel 1888, di P, Kauffer, — H Marocco, le strade del Su- 
in ocddentde e le peschiere del Banco di Arquin, di Ch, SoUer, — La ferrovia 
tmucncasica e transcaspiana, di G, Severi», 

SodtTÉ DE Géographis DE TouLOSE. — Tolosa, I e a, 1889. 

Un viaggio nell' Alto Maroni (Gujana), del capitano (7. VidaL — Liverppol, la 
Vexsej e l'Isola Man, di G, Laòit — Hoifong in dicembre 1888, del comandante 
LUn, 

Sodtr* Languedocienne de Géographie. — Mompellieri, IV, 1888. 

L' Ibdia e il Mar Rosso (con carte), di Z. G, Pelissier. — ; Ritirata del X corpa 
ieQa grande Armata dalla Dvina su Danzica nel 181 3, di Ch, AurioL 

SodtrÉ DE Géographie de Lille. — Lilla, febbrajo 1889. 

n Sud della Reggenza di Tunisi ossia la regione di Xur, del dott Z. Corion. 

— Il nttosuolo del Basso Bolognese (Passo di Calais), conferenza dell' ingegnere 
X. Bret0ii, 

LbMouvement GfiOGRAPHiQUE. — Bruxelles, io, 25 marzo 1889. 

L'origine del nome America, di A, y, Wauters, -^ H Lago Sciambara e il 
Ttnat Urna (Omo), secondo le lettere di IX Abòadie e di Barelli, — Gli aweni- 
meatì di Zanzibar, di De Courmont, — Stato Indipendente del Congo. — L' espio- 
iiàoDe del Cassai e de' suoi affluenti sul battello a vapore « Il Re de' Belgi ». 

'SodlTK Rotale de Géographie d'Anverse. — Anversa, 1888-89. 

B Passo di Calais e la strada ferrata sottomarina, del cap. F, de Hert, 

Il Globe. — Ginevra, novembre 1888, gennajo 1889. 

Otto giorni a Douamenez (Bretagna), conferenza di G. Ruchette, — Viaggio del 
Iiogotenente Youngbusband in Mongolia, di P, Chaix, — L' Africa equatoriale : il 
PKse e gli abitanti secondo H. Drummond, di G, Pochette, — Ricordi di Taormina, 
^ A de Claparìde, *- L'acquedotto di Cartagine, di H. de Saussure, 

L'AnuQUE EXPLORER ET oviLisÉE. — Ginevra, marzo 1889. 

la riTohizioBe nell' Uganda. — Lettera da Lorenzo Marques, del missionario 
|^> Bertkmtd» 

SooEDAD Geografica de Madrid. — Novembre e dicembre 1888. 

Stadio pratico degl' interessi spagnuoli al Giappone secondo la statistica generale 
^ tOBmerdo esterno dell' Impero nel 1887, di y, Perez CabalUro, — Alcune no- 
^ «Da Repubblica dell' Uruguay. — Viaggio da Qnito a Lima con Humboldt e 
' (1802), di G. Momiufttr. 



— 3*6 — 
SoccEDAD EsPAilfOLA DB Gbo&rafia comerceal. -^ Madrid, 2S feb- 
braio 1889. 

La coste nord-occidentale dell' Africa tra il Fiume Dzaa e il Capo Bojaiior. ^ 
La Provincia di Corogna (continuazione). 

SociEDAD CiENTiFiCA ARGENTINA. — Bueiios Aires, ottobre e noirem* 
bre 1888. 
Fisiografia e meteorologia dei mari del globo, di G LUr€fm (continuazione)» 
TRANsiLVANrA. — Cibino, 1-15 marzo 1889. 

I Rumeni dei Monti Apuseni della Translliraaiia, di T. Francu* 

Gesellschaft fCr Erdkunde zn Berlin. — Berlino, febbrajo 1889. 

La conferenza del dott. H. Meyer sulla sua ultima -zpedieione nell' Africa OiieB- 
tale Germanica (con schizzo dell'itinerario). — Viaggio archeologico nel Mesno» del 
<lott. Ed, Sdir, 

Geographische Gesellschaft in Wien. — Vienna, 15 febbrajo 1889. 

Le determinazioni barometrichei di R. v, SUmeck, — Viaggio nelT Africa 
Orientale tedesca, di O, Baumatm, — Note statistiche delle Colonie italiÉBe di Rio 
Grande do ^ul, di Paoh Limghans (con due tavole). 

Petermanns Mitteilungen. — Gotha, 9 marzo 1889. 

Sulle condizioni etnografiche della Macedonia e della Vecchia Serbia, di Sp, 

Gopcevic (con carta) — La mia ascensione sul Kilimangiaro, corrispondenza di O. 

F, Ehlers (con cartina). — Il prosciugamento del Lago Copaìde, del dott. A. Sm- 

pam (con carta). '— Le maggiori profonditjt oceaniche, dello stesso, — L' eruzione 

del Cracatoa ed i crepuscoli, del prof. S, Gùnther, 

Deutsche Kolonialzeitung. — Berlino, 2, 9, 16, 23 marzo 1889. 

Un nuovo Comitato sud-africano e la sua mèta al Capo, di G, Blind, — Il Te* 
desco nella Terra dall' Imperatore Guglielmo, ne' suoi rapporti con gì' indigeni, del 
dott. O, Schellong. — Proposte per un avviamento pratico d! colonizzazione nelle 
possessioni africane orientali, di P* Reichard, — La situazione sul Lago Niassa (eoa. 
carta). — Che ne sarà degli schiavi liberati ì — Una fattoria tedesca alle foci del- 
l' Grange. — La Terra dei Matabele e gli Stati liberi dei Boeri nell' Africa meri- 
dionale. 

Deutsche Rundschau fUr Geographib und Statistik. — Vienna» 
marzo 1889. 

Ricerche del Virchow suU' antropologia e la preistoria dell' Egitto, del dottore 
M, AUberg. — L' eruzione del Cracatoa e gli splendori nebulosi, di R, v, Lendasjìdé» 

— Il generale Prscevalski, di W, Wolkenhauer, — Il Marocco, paese del tramouto 
(continuazione), di W, Kreòs, 

Das Ausland. — Stoccarda, 4, 11, 18, 25 marzo 1889. 

Nuove solfatare e vulcani di fango in Islanda, di Th, Thoroddsen, — I Men- 
noniti in Russia (fine), di G, Cupczanco, — Da Chicago a Montana, note di ^ag^Lo 
di E, Martin, — Schizzi da Teneriffa (continuazione). — Miniere d' antimonio in 
Bomeo, del dott Th, PoseioiU. — Il commercio di scambio e la numerazione de^ 
Indiani Arapahoc, di F, y. Pajeken, — Lacroma. — Schizzi da Natal e daUe re- 
pubbliche australi dell' Africa, di y, C. Vogel e C. Schenkh (continuazione). — Le 
montagne d' Australia (continuazione e fine), di R, v, Lendenfeld, — Viaggio a Santa. 
Rosa nel Chile. — In un giardino selvatico del Sciras. — Juan Pemandez. — - H 
secondo viaggio del dott. H. Meyer al Kilimangiaro. — I popoli del Cancaso secondo 
la loro classificazione etnografica, di C ffahn» 

(Esterreichische Monatsschrift fOr DKK Orient, — Vienna, feb- 
brajo 1889. 

La e Mecca > del dott. Snouck-Hurgronje : studio Inbliografioo del dott* yi 
Goldxiher, — Commercio ed agricoltura nell' Africa tropicale, del dott« O. Baumamm ^ 

— I protettorati germanici al principio dell' anno 1889. 



— 3*7 — 
Export. — Berlino, s6 febbrajo, 5, la, 19, 26 rnsFio 1889. 

Prodnsìone e caosumaxione delle lane coloniali in Europa. — Terra dell'Impe- 
ntne Guglielmo. — Rapporti oommerciali dcU' India con V Asia centrale (fine). — 
H ft&li ^2]aBo sotto r infli^ato dàU cultura evfOpea, conferenza dei dott £jUk. — 
Sii^ artioolton e snlle stadoni coloniali, del dott. P. Scratur, — U opmmercio fra 
^ Stati Uniti e Y America meridionale. — L' emigraaioae ultramarlna dei Tedeschi. 

— IfoTimeBtD marittimo in Francia. — » Sul progresso della città di Melbourne. 

GsoGija>HiscHB Nachrtcrten. — • Basilea, x, 15 marzo 1889. 

Di Emin Pascià e della Spedizione Stanley. — Viaggi d' esplorazione nell' Au- 
stnfia occidentale (continuazione). — Da Jujui, di ff. Mùrset, — Dalla Penisola di 
Malacci, di Z>. Gronen, — Il commerio del Chile nel i887« 

DEirrscHE geographische Blàtter. — Brema, I, 1889. 

Sol compito della esplorazióne zoologica nel Mare Artico, del dott. W, XUkenthal. 

— Le imprese americane dell' augustano Welser (1525-1547)1 secondo ff. A, Scku* 
macker. — I progetti di disseccamento dello Zuidersee d'Olanda, di P. A. van Buursn, 

— La ria meridionale nel Rio Grande do Sul, di P. Langhans (con carta). — Il 
la^ nfeaaic» di Tcitrìva nel Bladagascar, di y. Siirn^ 

NATURWISSSNSCHAFTLfCHER VbRBIN Ft^R SCHLESWlG«HOLSTEIN. «— Kiel, 

VII-2, 1889. 

Contributo alla Carta storica delle coste occidentali dello Slesvigh-Holstein, di 
G.FatduH, — Forme ^^iali nella Rada di Kiel nella primavera del 1888, di G, 
KanUn (con tavola). — Delle straordinarie variazioni meteorologiche del 1888 (con 
tarola), dello stesso, — Sul secondo fogUo della Carta di Geerz, dello stesso. 

FoLDRAJzi KozLEMÉNYER. Bollettino della Società Geografica Ungherese. 
— Budapest, XVn-3, 1889. 

Viaggiatrici ungheresi, del dott A\ MarkL 

ROTAL GfiOGRAPHiCAL ScaET^. *— Londra, marzo 1889. 

n Gran Chaco e i suoi fiumi, del capitano y. Page (con carta). — Esplora- 
2Ìom selle regioni gelali della Catena di Selkirk nella Columbia inglese (1888), del 
re?. ìV. Spotswood Green (con carta). 

Nature. — Londra, 31 gennajo, 7, 14, 21, 28 febbrajo, 7 14, 21 
marzo 1889. 

Sspposti fossili negli altipiani australi, del duca di Argyll, — Un frutto galleg- 
giante alia Giamaica, di D, Morris, — Il terremoto a Edimburgo. — Lo stato pre- 
ste della sismologia in Italia, del dott. J, yohmton'Lavis, '-^ I tifoni nella Hughli, 
<ii 5. R, Elson. — Terremoti. — Agitazione sismica al Venezuela, del dott. A, 
£"ttt. — Penetrazione della luce naturale nelle acque del Lago di Ginevra e del 
Mediterraneo. — Rapporto del Comitato per il Cracatoa. — Fisiografia alpina, del 
prof. T. G. Bonney, — Le industrie agrìcole di Seilan. — Il clima della Siberia 
icil' epoca dd mammut, di ff, ff. ffoworth. — * Rovina di rocce al Niagara, di E. 
^» Claypole. — Il tempo, di Sydney Lupton» — Correnti e banchi di corallo, di 
A Wilson-Barker, — Il terremoto nel Lancashire, di T. ff, Clunn, — - Osserva- 
ci stila temperatura dei fiumi, di ff. R. Mill. — La formazione degli strati sui 
9^i delk montagne ed alle falde delle colline, del dott. A. Ernst. — Struttura, 
<«V>« e distribuzione dei banchi e delle isole di corallo, del dott. y. Murray. — 
Srih tpedizione degli Stati Uniti alla Terra dì Grinnell nella Baja di Lady Franklin, 
£ Grtely, — Origine delle Isole di Corallo, di y. StarkU Gardmr. — La corona 
»J« del 1889, del prof. D. P. Todd, — Sulle correnti di vento nel'e regioni dei 
^^inna nell' Oceano atlantico settentrionale, di R. Abercromby. — La formazione del 
*«cao, di T. W. Backkouse. — L' oscurità dell' aria di Londra (con carta), di W. 
Borp-ewa Ràffles. — Nel cuore dell' Asia, nota bibliografica. — La formazione de- 
ft «Hi «De feMe dei colli, di E. y. MUls. -- Sulla composizione dell' acqua, di 
w ^làgh. — L' Ufficio Geologico degli Slati Uniti. — Il graduale sollevamento 
<W aolo della Svezia, di A, E. Nordenskjòld. 



— 3»^ — 2 

Th£ Scottish Geographical Magazine, — Edimburgo, febbrajo, 
marzo 1889. 

Le Isole Andaman e gli Andamanesi, del colon. T. Cadell, — Nota prdiinx- 
nare sulla strattura geologica del distretto di Sindang-Baiang sulla costa maìdioojLie 
di Giava, di II, B, Guppy» — Il Transvaal ossia la Repubblica Africana del Snd, di 
S, /^ Ford, — Le Isole Filippine, compilazione di W, A, Taylor. — Isole della 
Melanesia, di R, H, Codrington, — Il dott Livingstone ed il Lago Bangaeolo, di 
£, G, Ravensiein (con carta). -^ Sulle scosse di terremoto sentite nel distretto di 
Edimburgo il 18 gennajo 1889, di R, Richardson (con carta). 

SociBTÀ Geografica imperiale Russa. — Isvìestija (Notizie). Pietrobur- 
go, XXIV-3, 1888. 

Schizzo sugli stranieri del littorale russo dell'Oceano Pacifico, di Resm„ — Al- 
cune parole sull' orografia e geologia della Persia settentrionale, di Bogdtauv. — Sol 
livello del Mar Baltico, di Michailov, — Altezza assoluta del Monte Airuk, di T'ili^, 

— N. Prscevalski : necrologia, di Minajev, — Istruzioni per V esplorazione delle 
coste marittime. 

— (Zapiski) Memorie di geografia generale. Pietroburgo, XI, x888. 

Schizzo di un viaggio da Tien-sin a Khing-kiang in Cina (con carta), di Un- 
terbergtr, — Note di viaggio da Cendefu a Gea, di Popev, — Carta della Dsungaria 
fiitta dallo svedese Renata nella sua prigionia pre.«so i Calmucchi, dal 1716 al 1723. 

— Viaggio sull' Aitai ed al Sajan, fatto nell'anno 1881, di Adrianev, — So^g^o 
storico dello sviluppo della fiora nella parte meridionale dei Tian-Scian orientali, di 
Crasnov, 

— Isviestija (Notizie) della Sezione della Siberia Orientale. Ircatsk, 

XIX-4, 1888. 

Sulla precipitazione acquea nell' Angara (con due tavole), di S, V, Schtellmg^ — 
Caverne nella Valle della Selenga, di V, V, Ptìzm, 

— (Zapiski) Memorie della Sezione di Etnografia. — Pietroburgo, 

XIII, 2, 1888. 

Canzoni nazionali dei Gomel (Russia Bianca e Piccola Russia), di Zitttmda 
Ragenco, 

Ymer. Bollettino della Società Svedese d' Antropologia e Geografia. — 
Stoccolma, Fase. 1-2-3-4, 1888. 

L' età del bronzo in Egitto, di O, MonUUus (con illustrazioni). — Sul mio ul- 
timo viaggio nel paese dei negri, di G, Junker (con carta). — SuU' ultima ascen- 
sione del Kilimangiaro. — Sul medio livello del Baltico e sull' inalzamento delle coste 
della Svezia, di P, G, Rosen (con carta). — Sulle Isole Tonga, di R, WitUer (eoo 
figura). — Esistette mai 1' età del bronzo in Egitto ? di K, Fichi, — Il viaggio di 
Nansen attraverso la Groenlandia, di O, Montelius e K, Fiehl (con carta). 

SOQÉTÉ DES ÉTUDES INDO-CHINOISES DE SAIGON. I, II, 1888. 

Otto giorni nel paese dei Brau, di y, Taupin, — Una colonia agricola in Co- 
cincina, del dott. Mongeot, — Notizie sulla fonderia di rame a Choquan, di y» B, 
Nguytn Trcng'Quan, — Ricordi della Missione Foumereau alle rovine di Angcor, 
di 5. Raffegeaud. 

RoYAL AsiATic Society (China Branch). — Scianghai, XXm, x, 1888. 

Changhoi, capitale di Fuhkien, nel perìodo mongolico, di G, FhUlips, — L.a 
pagoda di porcellana a Nanking, di H. E, Hobs<m, 

SociÉTÉ Khédiviale de Géographie. — Cairo, 1-2, 1889. 

Spedizioni egiziane ; Gordon dal Negus. — Escursione all' Oasi di Siua, di Z. 
Rpòeecki. — In un libro .della signora Anna Neumann, di A» Walbtrg, — > Suon 
manoscritto arabo attribuito a Maqrìsi, del dott VoUert. 



I. — ATTI DELLA SOCIETÀ 



Adunanze dei Soci. 

ConferenMa della sera 22 aprile i88g, 

Pcrma prtf. F. : Soli' attaale rinnoyamento edilizio di Roma in relazione colle 
passale soe trasfonnazioni. 

Presiede il consigliere L. Gatta. 

Innanzi ad un uditorio numeroso di signori e signore il cons. Porena, 
invitato a parlare, comincia dall' accennare alle ragioni die lo indussero 
a trattare l' argomento- propostosi. Le accuse gravi e violente che sono 
state mosse da parecchi eruditi e scrittori d' arte , contro l' attuale 
trasformazione edilizia di Roma, potrebbero indurre a credere che 
questa trasformazione venisse a cancellare o confondere V aspetto este- 
tioo, che retema città dovrebbe aver conservato immune attraverso 
tanti secoli e tante vicende. A dimostrare l'erroneità di tale giudizio 
r oratore svolse a grandi tratti le diverse fisonomie, eh* ebbe Roma 
nelle grandi fasi storiche, cui egli ha distinto ne' periodi italiota, 
ellenico, imperiale, medievale, del rinascimento e del regime pro- 
priamente sacerdotale e teocratico. Mostrò come in ognuno di questi 
periodi Roma si sia essenzialmente cambiata; che in nessuno di essi 
siasi avuto rispetto agli anteriori e che solo per fortuna la città abbia 
oonserrato di tutti qualche avanzo, cioè, di alcuno appena qualche 
«ma, di alcuno invece molti e capitali monumenti, ma isolati e disgre- 
gati Quanto all'aspetto generale e. complessivo, esso cambiò ad ogni pe- 
liodo, e nel 1870 si conservava solo quello impressole da Sisto V e dai 
sooi successori. * 

Passando poi a considerare il rinnovamento attuale, il disserente os- 
serva come esso si manifesti senza paragone più rispettoso dei precedenti 
terso il passato. Certamente anche esso cangia lo spettacolo di decadenza 
e desolaziyne, che avea le sue speciali attrattive, in uno spettacolo di vita 
e novimento, che avrà anch'esso le proprie. Tale cambiamento è una 
conseguenza inevitabile della nuova vita, che anima un' altra volta la 
città, la quale appunto per questo è meritevole del titolo di eterna, 

I rozzi ruderi di tufo del periodo italiota, le modeste fiibbriche di 4)6- 
fcrino e travertino del perìodo ellenico, le splendide costruzioni marmo- 
ice ddl'imperiale, le basiliche e gli oratori minutamente decorati e le scure 
^oni, del tempo medievale, le leggiadre ed elegantissime meraviglie del Ri- 



— 330 — 
nascimento, le magnifiche e ponderose moli del barocco^ circondate ed ab- 
bracciate tutte dagli attuali positivi edifizi, daranno Timmagine della com- 
prensione moderna, in cui vanno risolute tutte le dissonanze di età, tanto 
lontane, tanto diverse, tanto armate T una contro F altra. Lo spettacolo 
della morte succeduta a tanta vita era tragicamente stupendo, ma non 
sarà meno scientificamente interessante, moralmente salutare ed esteti- 
camente meraviglioso il veder sulla morte trionfante di nuovo la vita. 

La conferenza fu ascoltata con frequenti segni di adesione e dopo 
la fine vivamente applaudita. Essa sarà pubblicata integralmente nel 
Bollettino. 



n. 



MEMORIE E RELAZIONI 



Il primo viaggio di un Europeo attraverso l'Aussa (i) 



Diario del conte Pietro AntonellI 



L — Da Assab a Gambo -Cuma (io gennajo — io marzo 1883). 



Margaòlè, io gennajo, — Il tratto di terreno che si percorre da 
ija al TÌlIaggio di Margablè è sabbioso, seminato di bombe vulcani- 
jhe in alcnni punti, sprovvisto di vegetazione, arido e squallido quanto 
Esso è piano tanto da permettere ad un piccolo carro il passaggio 
e senza intoppi seri. I miei tre carrettini si sono trovati in Mar- 
kblè giunti felicemente. 

La vegetazione è rappresentata da una graminacea rada e bruciata 
sole; la maggior parte però del terreno è alla superficie un'incro- 
Itazione salina. 

Nel punto del nostro accampamento fatto nel letto del torrente di 
Aè, il torrente è largo circa 60 metri ; le sue sponde sono basse, 
ivesdte di folta vegetazione di palme dum, palme dattilifere, qualche 
Icomoro, ed arbusti di acacie, e sprovviste di graminacee. La caccia è 
mdante di dig-dig, pernici del deserto, gazzelle, palombe, qualche 

ed altri uccelli di rapina. 
Qui il torrente si chiama Arsele, ed il nome di Marra non è co- 
luto. Dalle informazioni avute, il corso di questo torrente non è 
lungo di due giornate e due notti di cammino, ciò che mi fa sup- 
essere ad un 100 chilometri la sua testa. Il monte, da cui sca: 
:e, si chiama Dolai, nel paese degli Assaimarà ed appartenente alla 

(i) ^amo lieti di poter pubblicare quasi integralmente gli appunti originali presi 
conte Pietro Antonelli giorno per giorno, durante il suo memorabile viaggio della 
1883 da Assab allo Scioa. Per maggiore fedeltà conserviamo in essi l'or- 
nsata dall'Autore ed alcune indicazioni, che furono da lui stesso abbandonate 
Rtfificate ne^ itinerari posteriori. Pubblicheremo in seguito anche questi itinerari 
poBfteàon, iimeme con una carta originale costrutta secondo i numerosissimi angoli 
di ite misuati dall' iUnstre esploratore. 



— 33« — 
tribù dei Modaito. Da Margablè marciando verso il N.*0., dopo un giorno 

di cammino, T Arsele si chiama Uadi Buja. In questa località preten- 
dono gli indigeni esservi una specie di lago, formato dalle acque, che 
raccolgonsi dai Monti Adoali. DairUadi Buja, continuando nella mede- 
sima direzione, dopo mezza giornata di cammino, il torrente crambia 
nome, prendendo quellq di Gbibdò, e dopo un'altra mezza giornata 
quello di Dola, punto dove ha origine. 

L'acqua dell'Arsele si trova a circa 2 metri sotto il suolo, ed è 
buonissima ed abbondante. 

Galbaba, 28 gennajo. — Partiamo dal villaggio di Margablè alle 
8, 55 ant.. Tra Margablè e Galbaba il teneoo è sabbioso, ricoperto da 
palme e basse mimose e qualche cespuglio. 

Traversiamo il torrente Galbaba, largo circa 30 metri, con acqua 
alla profondità di circa 2 metri e mezi^o. Dopo 5 minuti acciaino il 
campo presso la sponda destra del torrente, in luogo circondato dallc^ 
solite palme, cespugli e mimose. Le sorgenti di questo torrente si chia- 
mano Tharghan, al di là del Mussali. 

Mancanza assoluta di gramigne e perciò di pascolo per i muli; 
scarso anche il foraggio per i cammelli. Acqua eccellente. 

Ashol^ 2g gtnTiajo, — Partiamo da Galbaba alle ore 4, 30 di sera, 
dirigendoci verso \ alto monte Mussali. Traversiamo la pianura di G^l*. 
babà, che dopo un'ora e mezzo di cammino prende il nome di AsboL 

Il terreno è sabbioso, ricoperto da una piccola pianta bassa, che 
in arabo si chiama • athal (tamarisco) ed in dancalo crum^ e da qualche 
mimosa e graminacea bruciate. Nulla di notevole ; buon terreno per i 
cammelli. 

Alla nostra destra e' è una specie di altopiano o gradino, alto 
forse dai 6 agli 8 metri, che dalle falde del Mussali ad O. si prolunga 
fino al Monte Adoali. 

Varm^ jo gennajo. — Alle ore 6, 45 ant. partendo dall'accampamento 
di Asbol, entriamo in un terreno seminato di bombe vulcaniche ed 
ondulate. 

La nostra rotta fa qui una deviazione a causa della impraticabi* 
lità della strada. 

Non e' è vegetazione alcuna, né traccia di sentiero. Paese squallido 
e faticoso ai cammelli. 

Alle ore 7, 20 faccio un alt^ trovandomi sopra un sollevamento di 
terreno, che mi permette di scoprire le case di Buja ed il bastimento 
4a guerra ancorato di fronte a Margablè. Noto pel mio diario gli ai^- 
goli alla bussola, che mi circondano, operando colla massima fretta. 



— 333 — 
penhè lo staso AixlérriMunail Mn noie che i DanakiK mi reixoòi essen- 

éoà b pniUuaùt d^' Anikrìv <:lie si ptenda nota del paese da noi peitorso. 

AUeore 9, 30 ant ri^Mndìamo la rótta e scendiamo nel Torrente 
Vuui, che prende il nome dal colle, da cui proviene. Questo torretfle 
è ^ÉUb stesso, die pressò Margablè è chiamato Daga DheU, ed ha la 
tee a S. di Sodc-Dohin. U suo letto è largo circa ioo metri ed in- 
canto fra due spMtde^ alte circa 20 metri in media. 

Cateminiamo per un tratto sul letto del tonente, &cciamo il cainpo 
m m sito, dove c'è una pozza d'acqua alla ^perfide. Rare le mimose, 
e |K)die erbette a ^or di terra, dove e' è ddl' acqua. Per passare la 
notte &cdamo il campo sulla sponda destra del torrente in un punto, 
che ai potrebbe però anche considerare come il letto del medesimo. 

La conformazione di questo tratto di paese è in piccolo ciò che 
è in grande 1' altopiano abissino, imperocché è un sollevamento di ter- 
ittio uguale^ con larghi crepacci ; la differenza sta nell' altezza, 1' abis- 
8tD0 è a 2i5oo metri sid mare, questo appena a 30. 

iianca ogni traccia di strade, ed i poveri cammelli avanzano a 
stento soprd un suolo, che è rìcopeito interamente di pietre. La qua- 
tta delia n)ccia h lava durissima, come i nostri selci romanÌ> tagliata 
a pQQta, da ferire la pelle più dura. Le sponde del torrente sono a 
tensce declivio, e tutto 1' altopiano è sprovvisto di alberi e di arbusti. 
Qtti e là qualche mimosa bassa o qualche pennacchio di gramigna, il 
tntto rinverdito da recenti pioggie. 

BmuuI, si gmnajo, — Partiamo alle ore 6 ant.. Lasciamo il letto del 
Torrente Vann e saliamo stdl' altopiano pietroso ^d impraticabile, dove 
ri è costretti, per trovare i passi migliori, a deviare continuamente dalla 
^tta, che sarebbe verso il Monte Mussali. 

Quésta pianura è chiamata Daga-Asbol. 

Costretti a serpeggiare sempre, appoggiando ora più ad O., ora più 
^ t, S., attraversiamo un piccolo torrente a letto asciutto, il cui corso 
n da S. a N.. 

L' altopiano di D2^B;a-Asbol è ondulato, ricoperto di pietre vulca- 
■cihe e sprovvisto di vegetazione ; è veramente orrido. Più avanti prende 
i nome di Vann-Amoissa. 

Procediamo laSKnando alla nostra destra il Torrente Tharghan, in- 
caaato in un crepaccio, della larghezza di più che 100 metri. 

n Tharghan è il corto superiore del Galbaba incontrato presso 
Vii(Alè. 

Le sorgenti di * questo torrente sono nella terra degli Hassl^ 
Aflóbarà. 



— 334 — 
Attraversiamo il torrente asciutto Dalù, che è un nono del Vam, 

ed alle ore ii, 30 poniamo il campo in Hancul sull'altopiano di questa 

nome, paese appartenente al Sultano di Raheita, ma abitato dalla tribù 

Bedai-Tamela. 

n Torrente Hancul va nel Tharghan ; il quale proviene dall'Ffanai. 
La stazione di Hancul è buona per i pascoli dei cammelli e muli ; 
in questa stagione il torrente ha acqua alla superficie per 20 oent. circa. 
Nella stagione della magra non si trova acqua neppure a qualche me- 
tro di profondità; ed allora, siccome gli indigeni non Sicurano di co- 
struire pozzi, le carovane devono fare una piccola deviazione a S.-£. e 
raggiungere il Tharghan, che ha sempre acqua in abbondanza. 

Il paese è abitato da pastori della tribù Bedai Tamela (Adoimara) ; 
le loro case sono recinti di pietra e sono le sole case, di coi abbonda 
questa contrada. 

Il capo di questo villaggio si chiama Hassan-ben*Haiuedy della 
tribù dei Missindù. 

Abbiamo trovato tale un' abbondanza di burro e latte da poterne 
caricare 6 cammelli, 5 del primo ed uno del secondo. 

Il Monte Mussali, visto dal lato settentrionale, ha nella sua parte 
orientale una catena di monti, che forma come un anfiteatro; tutte le 
acque di questi monti sono raccolte dal Torrente Hancul^ che va pcH 
nel Tharghan. Questo prende poi il nome di Garbadò, quindi quello 
di Uadi-Buja e va al mare coi due bracci di Galbaba ed Arsele. 

Madegulo, ifebbrajo. — Partiti alle ore i, io, lasciamo il corso prin- 
cipale del Torrente Hancul alla nostra destra. 

Il terreno è sempre il medesimo, la strada sempre &ticosissinia 
per i cammelli, in causa della grande quantità di pietre vulcaniche, che 
la ricoprono ; anche i piedi dei servi sono . tutti tagliati, e quella povera 
gente avanza con altrettanto dolore che.i cammelli. 

Traversiamo il Torrente Hancul, precipizio profondo; le sponde 
sono a picco e della medesima configurazione di tutto V altopiano. 

Dopo due ore di strada i massi sono più piccoli ed in alcuni 
punti e* è una traccia di sentiero abbastanza praticabile. 

Il teireno va sensibilmente montando, e la nostra rótta ci ha por- 
tati alle falde dei colli sottostanti al Monte Mussali dalla parte oc- 
cidentale. 

Giungiamo alle falde del Monte Assali, uscendo dal territorio di- 
pendente dal Sultano di Raheita, per entrare in quello dei Modaìto 
Assaimarà, terra del Sultano di Aussa. 

Traversato il Torrente Assali, senz' acqua, che si getta poi nello 



[joqoa- 



nomun 



— 335 — 
arrirùano alle ore 5 al Torrente Mad^gulo, che è pure senza 
aUa superficie. Il terreno è sempre coperto di roccie vulcaniche, 
?i sono dei sentieri, che . rendono meno difficile il .cammino agli 

ed alle bestie da carico. 
Tanto il Torrente Assali quanto il Madegulo hanno le sorgenti alle 
ide dei monti, in mezzo ai quali ci troviamo. 

Alle ore 5, 45 poniamo il campo in Madegulo, posto fra le gole 

3 monti. Ci sono buoni pascoli per i cammelli e per i muli ; si è 

ddl' acqua in un pozzo profondo 3 metri circa. 

Dall' accampamento rilevo il picco più elevato del Monte Mussali, 

è la maggior massa montuosa del paese dei Danakil. Secondo i calcoli 

tenente di vascello conte Lanfranco Carnevale, esso trovasi a la^ 24' 

kl N. ed a 42^ 20' di long. £. Green. ; la sua altezza è di 2,063 

La conformarione dei monti, che si inalzano al lato orientale 

Mossali, è assolutamente vulcanica, senz'alberi. Il colore della terra 

nno giallognolo. Sono tufi ed arenarie a 'strati orizzontali compatti, 

in molti luoghi hanno formato caverne, in cui si potrebbe trovare 

). Nelle vallate il terreno è ricoperto di lava; la vegetazione 

di basse mimose. 

Gli uomini della carovana raccolgono una pianticella a piccola fo- 

hnosa e bianca, dalla radice e dal fusto della quale essi traggono 

nmedio potentissimo contro il tenia. 

n paese in generale è triste e squallido ; la strada è impossibile 
i cammelli, ed è un vero prodigio vederli avanzare, anche cosi len- 
^tanente come noi facciamo. 

Non potendo prendere nessuna informazione intomo al paese, per 
compromettere la spedizione, mi limito a segnare i punti sulla carta. 
NkmìhDhela, 2 feòbrajo. — Partiamo dal campo di Madegulo alle 
I, 0$. Il terreno è dei più accidentati. 

Passiamo alle origini di tutti i piccoli torrenti, che formano, quando 
jC* è l'acqua, il corso del Torrente Tharghan. 

Per ui terreno dei più scoscesi ed irti abbiamo passato il primo 
tcontrafforte del Monte Mussali, e dopo una discesa di 5 minuti ci tro- 
ràiio nel mezzo del letto del Torrente Adghemi, largo circa 500 metri e 
iKopeito di v^etarione. Rilevo il suo punto d'origine fra le gole del 
|*^<3QiMÌo contralTorte, distante circa 3 chilometri. 

Camminiamo sul letto del torrente, incassato fra due sponde alte 
|ià di 50 metri. Il letto è di sabbia ; la vegetazione meschina, solo vi 
^ Snade abbondanza di gramigne bruciate dai raggi solari e ridotte ad 
on nutrimento ben magro per i nostri muli. « 



— 33^ — 
Cambiata àlcali pioco ìa tdttà, lasdaiùo U Wtto m Wtì^tnté % ìSy 

mìndàmo a Salire uii àttfo det tottràffàrii più orlèfilUi del MIHèkU. 

Dòpo qtrìtidid ìninuti di ^ITtà shtùò alla i^ima di ùdà ^dé A taoMk^ 

dalla quale scorgiamo un'altra vallata éiijiilè à titeMn délF AdgHètti. 

Scendiamo quindi per liti buon trattò ckttìtìiitiàfìdò ilei Iettò dell* Adl^hemi, 

traversiamo altri monti ed àllé ore S, 35 pom. ^tdàmb H eàMpò aA 

oriente del gi-an monte, nel Iettò di un torrènte, lar^ drcà 4<>o metri, 

che si chiahià Nhud-t3hela. 

Medghul, 3 féhbrajo, -^ Partiti àllfe tjre B àht., arriviamo potè 
dopò hel letto del Torrente Ramhad, doVe ieri è(ierà spehiVàtno di poter 
arrivare à porre il campo. Non e' é acqua, per là sola ragiotie che ìhés- 
iuno ài dà là pena di fkrè un pozzo. La Vègeftisiriòile è ricca e ì^attiàik; 
vi sono euforbie, mimose di ftièfto mezzano e pfismte di ricino. 

Alle óre S, 45, Superata una ^póttda del Itainhad, troviamo ttft 
altro torrente, parallelo al prfmo, che si chiama Magòìta. La Végetàzioitè 
e le sponde di questo torrente rassomigliano à quelle dei prec^^tciìii. 

Lasciato il lètto del Totrente Màgotta, saliatho la stia sponda destra, 
che è irta e. scoscesa, tatto che molti cammelli si devono àcaricàfè ]$èr 
facilitare quest'orribile passaggio. Alle ore ìt, eòi cammdii che appena 
si reggono, facciamo il campo in MedghuI. 

Fhuro, S febhrajo. — Scendiamo nella Valle dèi liledghul, fette * 
un vero letto di lago, ora però asciutto ,' Soltanto hel cóAtomo, fu i ti 
3 punti si può raccogliere dell'acqua fangosa. Ci sono àlberi, fieno in 
abbondanza e perciò molto bestiame. Nella stà^'oiie delle pioggik qtii 
si raccolgono in maggior copia le acque, ciò òhe ptovà che quésto pnttt6 
è più basso degli altri. Mi è però impossibile fertoatmì pét gtlafdare il 
barometro, perchè il sultano è al tnto fianco ed esso pure thi ba "pté* 
gato di non scrivere il suo paese. 

La vallata sarà lunga due chilometri e larga quattk'o ; il lètto dèi 
lago è di terra nera buonissima, che si pfestetebbe ad una coltivazione 
di durrha, se fra i Danakili non ci fò^seiro p^gitìdht di dignità, che 
avviliscono Tuomo che lavora i campi. 

Si lascia il Ietto del MedghuI e si ^alè »u utio dei tanti rìàl±Ì di 
terrà, che dividono fra loro queste valli ; il terréno è lìué^'aniente ^(dé- 
troso ed incomodo pei cammelli. 

Alle ore io, 45, dòpo aver camminato iiòlò 45 Vniiimtf, fhcdàtììó 9 
campo in Fhurò. 

Lhei, g feibrajo. — Partiamo alle ote 2, %b ^m. da Flmiò è 
scendiamo nella pianura dei Garàbà. ^er quanto fi tertl^nò £a pièftfòsò, 
pure qui c'è una traccia di sentiero, che fkdlità il passaggio ai cSiin- 



— 33» --- 
Bie& hk mi^lAmt è ^e bbfeifeimo ffisaò ìk Vìn biltuta <faUè icttofrane, 

che partoBO da Raheita per V Aussa, e qualche volta àncbe pttcona 

4i qielte di Tlgtimra, se sotto in gfaen'à <f6ti i SMfali iMa. 

Dopo una dìts&m. !mi^ ed a dolce dedfvìò, siaitoo nella valle di 
ttÉil% drtttsa quélte {Me da d^i pàite dW ikionti. Le acque vanno 
& kmosi ìxmD & Moàie Mònctir» e vi fonnafio un laghetto, detto .di 
AmlablML Però mi si assicuia ohe óra è già ^té^dtigaLtek 

AQà destm dèlia l'Otta MAèttAo i Monti di Vdma, di ftronte il 
Mèhc^ H sMsità i Miònti Hurraiitaà ed alte «palle il Mussali. La 
fiDe è pi€lìrosa, coperta per la maggior paxte di lave e ghiaja ; la ve- 
tct&kioìie è risti^tta alle spónde dd niimerdsi torrenti, ora asciutti, e 
«fttsta di belte ttiiAose ie gramigtie; sempre però menò abbondauti che 
A lfedgh«d. EbOl avrà circa 6 chilometrì dì larghezza per 8 di lun- 



tVàtetiibmo xfivetsi tòiteiiti, fra cui il Lhei, il cui letto è di ghiaja, 
togé tirn» sò metri, e la sua direzione N.-0.-9.'E.. 

Tutti questi corsi d' acqua si versano neir Andabba, posto alle &lde 
M Mmite Muncur. 

AXè ore 4, 17 facdariio il campo nella valle, nella località detta 
Uéi. 

DÉimify 10 ft^hrajo. -^ Partiti dà Lheiàlle Ore 5.45 aAt., segui- 
lo la nostra nìarcià, g>er uba cattivilfeiàia strada ndla estésa valle 
di Gaiaba, e dopo una mezz' ora scendiamo una specie di gradino; del- 
r^dletza di iqtMài io tttetri e A tfoViémo ^Ik falde dd Colti Janakir, 
posti presso il Muncur. 

Ci trotblAò ora su tiH l^tto di labbia ; là località è chìaimàta An- 
^Ua ; nella 5tii|;idne dél)è |/ióiggiè essa è allagata per tm tratto di ttoo 
BKtri di larghezza e circa un chilometro di lunghezza; e ciò avvii^lie 
: fdrdiè fa qué!»ò |)utitò «fi rdècolgii^iiò tutte le acque della v&lle, 'che è 
^kinà da ogni lato da tbonti. 

A8e firkte dd Monte Mufictir ci traviamo nel letto di un altro 
picccrfo laghetto, detto Andabbà. 

GiuiSgiaino èul culmina dei OòlK Jànàkir, e conMlncia la discesa. Il 
ftvMo k seifipte ^ininentétitei^té vulcanico, s|]^vvi9to di alberi e di 
ailMisti. 

S ptfeseÉita uAa càtéàa di mblitt paralisi a qlielli di JanaWr ed 

tt pièifi di qti^ti, mvMto loiAàxK>, la valle, che mi dioeiio chiàifliàrsi 

. Alla sinistra Mteo i ittOiiti dèi Dàbenè di Goda, proprietà di 

Alofto; àfia ^ésttÀ i Mdfiti Gaiìoiti. 

Ron pdtjBé ftire t fiMevi) né scrivete, itta sotto & pretesto di re- 



— 33» — 
canni a soddk&re un qualche bisogno, prendo un qualche aiuolo e 

qualche appunto. 

Seguendo sempre à discenderei il terreno è di quando in quando 
ricoperto di qualche bassa mimosa e poche gramigne. 

Verso mezzodì abbiamo raggiunto il Monte Dabalti, distante bnt 
3 chilometri, e &cciamo il campo ai piedi del Colle Dimoita, dove c'è 
un deposito abbondante di acqua piovana. 

Quando piove, questa strada deve essere impraticabile, per la gran- 
dissima quantità di laghetti, che si formano nella vallata; nella state 
poi deve mancare l'acqua; il caldo, mi si assicura, vi è insopportabile. 

Il monte che sulla carta di Cora è segnato sotto il nome di SijaiOi 
si chiama veramente Dharbiè ; col nome di Sijaro s' intende invece l'ai* 
topiano, che è prima di questi monti, e che resta alla sua destra, tro|^ 
basso per poter essere veduto in Medghul. 

Il sultano e Abderrhaman sono malcontenti che io scriva la {àà 
piccola cosa ; ho corso il pericolo di dovere consegnar loro questi scani 
appunti. 

MharcalUt 20 ftbbrajo, — Partiti alle ore 4 pom. dalla stazioDe 
di Daimoli, ci dirigiamo verso il centro dell'altopiano di Sijaro, che ci 
sta di fronte. Il terreno che percorriamo, è inclinato sensibilmente, ed a 
brevi intervalli si incontrano diramazioni di torrenti, che scendono setti 
valle sottostante, e nella stagione delle pioggie si raccolgono nella valk 
di Dhodà. 

Presentemente Dhodà non ha acqua, ma mi si assicura che neìU 
stagione piovosa forma una larga vasca. 

Si scendono poi vallate più o meno grandi, sprovviste di v^eta* 
zione, con traccie evidenti di recenti inondazioni. Il suolo è di sabbia 
finissima. 

Questo terreno, che dalla stazione di Daimoli sembrava tatto osa 
immensa valle fino all' altopiano di Sijaro, è invece molto ondulato. U 
prima delle valli si chiama Haodà ; il nome generale è Aleili-Baù, te^ 
ritorio dei Modaito Assaimarà, non abitato. 

Traversiamo il Torrente Didhalù, largo circa 5 miglia e col letto 
formato di sabbia e ghiaja. La sua direzione è da occidente ad oriente. 
Qdando piove, porta le acque nel Dhodà.* 

Il succedersi di queste valli prende un aspetto, che può paragonaisi 
a tanti gradini di roccia vulcanica, che si seguono a breve distanza. 

Attraversata la valle detta Haudadau, larga circa un chilometro, 
siamo nel territorio di Sijaro, ai piedi dell' altopiano di questo non^ 

Alle ore 6, 35 facciamo il campo sulla sponda destra del piccolo 



— 339 — 
[ Toneole Mliucalìi, senz'acqua, laigo 7 metri circa. Lungo la sponda 

poche mimose e gramigne bruciate. Pascolo sufficiente per i cammdlif 
Bcusisàmo per i muli. Se si costruissero dei pozzi, come fanno i So- 
mali ed i Danakili di Herer e di Mullù, credo che l'acqua ncm po- 
trebbe mancare. 

Siamo sempre nd territorio degli Assaimarà deUa tribù dei Modaito- 

JDMkcò, 2j ftbhrajo, — Alle ore 6, 40 ant. partiamo, prendendo 
k ria più corta per avvicinarci all'altopiano di Sijaro. I cammelli sono 
obbligati di seguire una via serp^giante, in causa delle accidentalità 
dd terreno. Passata la valle di Bodò, larga circa un chilometro e priva 
a&tto di vegetazione, e quella di Halholho, facciamo un a//, nel quale 
dero sotto i monti di Goda la testa del lago salato Habol, non co- 
aoKiato'nè segnato in nessuna carta. 

In una grandissima depressione di terreno esso mi si presenta come 
via spianata bianchissima, che si direbbe di neve ed è invece di sale. 
Abder-rhaman mi assicura che è distante 6 ore di buon cammino, che 
•k saa forma è lunga e non larga e che per attraversarlo si impiegano 
3 giomL Solite esagerazioni senza nome. 

Attraversiamo il Torrente Belhò, il cui letto di sabbia è largo 6 
aetrl Ha direzione da O. ad £., e ad intervalli vi si trovano pozze 
dlacqoa. 

Alle ore z i, 20 mettiamo il campo in Dhalheò, stazione ai piedi 
deQ' altopiano di Sijaro, che si presenta alto circa 200 metri, ed è a 
picco. Poca vegetazione. Troviamo acqua in abbondanza nel Torrente 
Dhalheò, che corre da O. ad E. e mette le sue acque nel Lago Habol. 
la questa stazione il torrente ha tre larghe pozz^ d'acqua, l'una vicina 
all'altra e destinate la prima al bestiame pecorino e bovino, la seconda 
ai cammelli, la terza per bere. S' incontrano ottarde ed orme di leopardi. 

CaUossa^ 22 ftbbrajo, — Tappa di un' ora e mezza. Prendiamo la 
ni che lambisce i piedi del Sijaro, formanti una altissima banchina. Il 
terreno è pietroso, senza alcuna traccia di vegetazione. La maggior parte 
' della via è sul letto del Torrente Dhalheò, che cambia il suo nome in 
9>^ di Callassa. Il letto è di roccia vulcanica e sabbia. 

Alle ore 4, 45 facciamo il campo su di esso; ed è una stazione di 
. buoni pascoli e fornita d' acqua. Incontro qui il bestiame bovino bel- 
lùio. n territorio è di Sijaro tra i Modaito«Madima Assaimarà. 

Dhobdobha^ 24 fibbrajo, — Partiamo alle ore 6, 30 gnt e salendo 
ilfuto verso la sponda sinistra del Torrente Callassa, tagliamo il. suo 
CtfK^ marciandovi poi parallelamente. 



Piflìttm pfeboift, settt' liberi è ifenni arbwf!, e ìéggMkMb tnril- 
Ubi* Etta tà xbìtcìàa pfaltttfta >di €tllas&à e ri estende sotto ai Meniti S^oo. 

Avallandoci, troviamo il terreno più oitd^ktto 'e più piélRMo, te»- 
ptd ^OY^to di tégetàeione, M^ò alcune iuAùoik, dhe m bevano aite 
sponde del Torrente Callassa. 

Giufiti àdl'^ttiéiìiità oediéMatàle dd motA |)iù mnA éA Sijara^ 
attraversiamo il Torrente Callassa, che ivi ha orìgine, ed entriamb iM 
lèfto ed Tortmfe LheS, che pure attraversiamo. La ndle del Ll^ ^ piana, 
ed il S00I& ^ di sabbi», dò che è ttìa vera fortuàa. Alle ote S t*bt' 
contriamo in ùù gtiìppo di totùbe; Bòfto f^cinti dfcòlari, fofiteati éi 
pietre acòatàstate con un solo ingres^ e col diametro di circa 3 me- 
tri, e sono dedicate a grandi uomibi del paese. Il Torrente L-het seSr» 
peggia intortiò klla nostra r6tta, é noi lo riatt^afveisiamò nella pianitta 
di Mhaurtù in un punto, dove esso ha acqua e serve di staincRie atte 
carovane. Troviamo inatti db|)ositato un forte carico di sàie, diretto 
air Aussa. 

In distanza scòrgo, o m^lio ini si iùdica là ^taziohe di ISTnitiiiiùiù. 
Siamo sempre !nel territorio di Sijaró; la piàntuà ^è sabbi^:^ sente te 
gramigne e le mimose. 

Dopò fatto uù breve aif per prèndere alcuni tìtìé^, traversiamo 
thi' altra starionfe di carovane chiamata Balhatiiboltà, dove ha origiàe 11 
Torrente Lhei. Questa stazione ha acqua. Seguitiamo poi per una puh 
ìlttTà, bhe si thiama Sagàtrità, territorio di SijaìV^. 

Attravèì^àmò il Torrente Hathortà, lai^go drca '6 metri, 11 ctii tetto 
è fò^^ato di rocda. L* acc^ua Vi è scarsissima, la dii^oùe da S. a N.. 
Alle ère iò,ìo pressò la sponda iinistm del l*orrentè Harborta si fit à 
carneo di Dhobdobba. Qui si scorge tutto il panorama del Monte Mun- 
teli e del suo prolungatneàto occidentale dei Monti di Harsà, bhe da 
Àsteb e da àllCri punti non avevo st;ofti. 

n Torrente Lhei e tutti i corsi d'acqua, bhe ì^ fbtoaiiò al ^ qua 
dei Monti Janakir e Muncur, hanno la loro foce in DhOda, dove VtLc^iÉL 
testa due o tre me^i e poi scompare completamente e per l' evapori^ 
fitloioé e per assorbimento ; forse per filthttioàe andt^à del Lago HaleK 

Bela, 2$ ftbbrajo. — Partiamo alle ore 5 dèi hiattiho dalla sfaziODe 
di Dhobdobba iriaggiaìido lungo la parte cMccidenialè dell* dtdtiiano di 
S^aro. Il terreno è sabbioso e piatto, la vegetai^idne è seandasittià 4k 
acacie, piccete e brudate; il cammino è faòile ai canimelH. 

Dopo mesi' ora di cammino la pianura j>t)^Mé H sòme di &dham» 
Mtà Mattò, e ni^ Màzloùe toii chiafeà^fttt ^i tfòvà acqua nella nbqifteiiiè 
delle pioggie. 



— 341 — ' 

SamdùwiP quiadj p» 10 «miti pw^ te^ii^A V «Itopta^ot dì 
^' S^aro e si presenta avanti a tm V ^tm^és^ vallft^ di 9ej^ cbiu^a 
t d & dai monti di Àu^^a, al N. dai mosti di 8ijar<^i ^d Q. 4i4^ alto- 
', pino di ICmmimù, ad K da quello di Hardà^ 

HÌDummà è ^na sta»Qi^^ p^v to fs^pv^M ^ mcpQgUfì )f ^f^que di 
«KSta graa TàUe; in Msa » ^qyia il lolito )agQ a 4«{mi^ 4' apq^ft 
lìmi». 

fmBMm> il To?T«nte Hel^ f4 alfe Qfe 9,15 jn^ttM^pio i) ca^^ 
saSaiQ» spQQd^ smk^^i dove trovasi ìv^ f^z^ pvQfQndq cji^. xp i^etfi 
M» ds viaggiatoci aqn (i^aalpli i^ t^Bipp reinotis$Ì8iQ> ohe «a^vvono 
Idi sete questo co^tr^ds^. Htlh fkìu&m^ delUt pip^gve i) yo^^ 9i cliiud^ 
«laDo scQippftri|€ dellp ^pque n^ t9rfe«te ^ m?f^l lielà «igiiifìcft 

n Torrente Helà ha una direzione generale £i. 9-^oO. ti^Qij ed ^ 
liQQ orca ao m^tri. l^ siìq so^^e^li $ono n^lf altppi^PQ di Sgaro, 
tede nel!» atagicMie piovosa d^vonp scendere s^t^Ad^tis^ipiY Ftvic^lti- 
ìéi B^ acque vaiMK) in Himmimù, óq^h^^ ^ «rrest^m ppf du« o tre 
Sulla 9ua spofida ^inistr^ t^ova^i uxia $erìe di ppgxi $c^v«^ 4^ 
d^a jffpfpndità di circa 9 ni/ftJri' I Di^ua^lEili ^UAp $>4Ka d^ 
coprirli ofui senb in modg qhc^ 9^«bb^ diffi^ite inmiigiiw^. ^h^ Ui; si 
tnnra dell' acqua eccellente. 

le (pende del tovr^nte w>m ^vestìt^ di ^m dificf^ta y^^ta^one. 
i(^ma sta^dpne, opa bupni pascpli è iQoltQ impprtAnte» pf rph^ V ^cqua 
ab si trova poi chp a molta di^tfu^sa di qua. 

^W*^*i ^^ /Mr<U^' ^-^ Alle ore 3 ppm, p^yti^inp dalla 4^ione 
4 Hdà con nrn l^upn^ provvi^ d' %pqua. Dopo uii« breve diac^s^ $u 
terreno pt^ifo^o, n^fo e privo di veg^t^sipne, trQVÙtmo Q letto del 
Imviite Hdà, chp bn una dire^ipnQ £. S.S.-Q. N-O*. NQ)la st^onc delle 
ìhuiu le sue acque vanno in Himmimùi e di lÀ, «inondo quanto mi 
|ri asBcwi^ nel Lago Habl. 

bcontiìamo quindi una pianura sabbiosa^ la oui superficie è ricp- 
ptta da molte pietri^ e dove, sola vegetoionei troviamo alcqnp bftUt 
e gramigne, bruciate dal sole. 

i toccato il Umile del territorio di Helft, entriamo in quello di 
CWutt, dopo aver salitQ un piccolo gradano, sii una piapura pÀ^tiosa 
^^■Urta. La iten4a cbe s«gttlMM>^ altravtrsa il sito^ dove al fa di 
consueto la commemoraaione del gran capo Cabò. La specialità di 



— 34» — 
questo sito consiste nel trovarvisi pietre disposte in circolo con una 

certa regolarità, dove vengono cotte le carni dei buoi e cammelli accai- 

nella solennità. Il nome della località è Micoli Dhalo. A tP9 quarti - 

d' ora di distanza si incontra la tomba di Cabò, alta circa Oinetio 

e larga tre, ed avente una forma circolare. 

Progredendo, la pianura cambia aspetto nel sito, che si chiama 
Iboita (stazione senz' acqua). 

Alla destra della strada trovasi V altopiano di Hafurarro, alla si- 
nistra il prolungamento del Monte Dharbie, che chiamasi Harbo. Pià^ 
avanti la pianura prende il nome di Garsili Mafdaga, poi quello di'; 
Haloi. Alle ore 7,45 facciamo il campo in un sito di beUe mimose, 
che si chiama Lhiadei, ma privo d' acqua e con pascoli scarsissimi. 

Diddà, 1 marta, — Ci mettiamo in cammino alle ore 5,30 ià^ 
mattino. Il terreno è pietroso, privo di vegetazione ed inclinato doke**^ 
mente. Alla sinistra della nostra rfttta sta una piccola valle molto bassa, "> 
che nella stagione delle pioggie raccoglie le acque di questo versante' 
dell' altopiano di Lhiadei. 

Il letto della valle è di sabbia 'grigiastra, sprovvisto di alberi e <B-; 
arbusti ed in questa stagione anche d' acqua. Le sponde sono piane t* 
squallide, come tutto T altopiano. Il suo nome è Lhiadei, ed è apatD 
ad oriente. Quando le acque sono abbondanti, vanno a versarsi sotto 
il Monte Jagher e restano stazionarie per parecchio tempo. Questa W" 
calità si chiamerebbe Halli, ed è stazione delle carovane, che percorrono - 
la via di AfTambà-Herer-Farrè. 

Il Monte Jagher si presenta acuminato, quindi scende bruscamente 
e risale formando una piccola platea, che si chiama Bhedà; la sua al* ^ 
tezza massima sarà di 500 metri, il ripiano di 300. 1 

Ritengo che il Monte Dharbiè sia quello che nella carta di Colt | 
è indicato col nome di S^aro; mentre il Sijaro è l'altopiano, che dai* 
piedi di questo monte si estende da E. ad O. fino ad Helà. 

Davanti a noi abbiamo il prolungatissimo altopiano di Gamani 
air orizzonte, e quello più prossimo di Hissò, parallelo al primo. ■! 
punto, dove possiamo passare l'altopiano di Hissò, è dove questo ds^ 
un' altezza di circa 700 metri scende bruscamente e si distende fino ai i 
Monti Jagher con un'altezza di circa 150 metri. La cima più alta di 
queste montagne si chiama Daddà. 

Rimessici in cammino dopo una breve fermata, troviamo un te^ 
reno pietroso, difficile per i cammelli, ed assai triste e squallido. Fatta 
una breve ma rapidissima salita, scendiamo poi a predpizio, e dal ter^ 
ritorio di Lhiadei entriamo in quello di Gumma. 



— 343 — 
Dopo IO minuti siamo nella valle scoscesa di Gumma, che è at- 

[ tnfcmta da un muiaf^one di roccie vulcaniche. Ciò è causa di fre* 

[^ q^d ^enasaià dalla nostra rótta. 

.^tt^nanzi la valle è più depressa; si presenta, come il letto di 
{«lagOi sabbioso, privo di vegetazione; le sponde sono alte circa io 
iMtri t formate di roccia durissima. Per attraversare questa valle, che 
fi chiama Gumma, impieghiamo circa mezz'ora. Giunto ai piedi del 
Jftmte Diddà, limite della valle, dal lato che guarda verso E. N.-E., 
Ittdo akoni rilievi di monti. Le acque della valle di Gumma, che cor- 
ano con un'inclinazione N. N. E.-S. S. O. vanno ad ingrossare il Tor- 
iate Dobè. 

Dopo una fermata di circa un' ora per attendere alcuni cammelli 
huiài indietro, saliamo il Monte Diddà e dopo la minuti siamo sul- 
Pdtqpiano, poco prolungato da questa parte, dei Monti Rissò. Comin- 
qmndi una discesa ripidissima, per giungere nella sottoposta valle 
ed Dobè, che qui prende il nome di Diddà (Dobè) ; è un vero pre* 
cipiao. Dopo un quarto d' ora sono ali* altezza del centro del Monte 
Siddà, ed in altrettanto tempo giungo ai piedi dell' altopiano di Hissò 
id kto che guarda il S.-0. e che chiude da questa parte il corso del 
Tmente Dobè. 

Alle ore 10,55 ikcciamo il campo in Diddà (Dobè), stazione 

acqua e senza pascoli; l'atmosfera vi è soffocante. Tribù di Assaimarà 
ModaitD. 

GpàuMf 2 fftarso, — Alle ore 4,50 ant. ci mettiamo in cammino 

mi vento fortissimo di S. S.-E. Il cielo è annuvolato. La nostra 
corre all' estremità dell' altopiano di Hissò, che anche da questo 
hlo si presenta completamente inaccessibile ; privo com' è di vegetazione, 
ifaia un gran muraglione di antica cittadella. Esso ha un colore va- 

ed è composto di basalti nerissimi, arenarie compatte, grigiastre 
poaolana rossa ; nell' insieme è un orrido variato e bello. 

Avanzandoci troviamo una sensibile depressione di terreno sul letto 

» 

Tonente Halhascia, tributario del Dobè, che mantiene un deposito 

^Ofa piovana, resa però poco bevibile dalla poca cura, che usano 

lente gli indigeni, affinchè si mantenga limpida. 

Scostatomi alquanto dall' Hissò, il terreno è ondulato, pietroso ed 

immensamente i cammelli. Tutta la valle del Dobè, bellissima 

B questo puntOi sarà laiga circa due chilometri. 

Ijsriamo il torrente alla nostra destra, e nei punti che posso scor- 
^^^▼edo che emo porta una discreta quantità d' acqua; le sue sponde 
P^ sono bianche, ciò che rivela V esistenza d' un deposito non indif- 



— 344 — 
ferente di s^e. Mtn^a qvm ^^^ 1^ y^<;$f^m»er Qmé ù» yV^ di 
Dobè, U i^Ue è pian^ rìoQpi^F^ ^ Qn|^ croata <U. 4lPQ9ti salila Alk 
ore 6,30 traversiamo un piccolo torrmU^ a l^tQ rpyc^ioso, QjQtf^^e^ifi^ 
da E. ad O., che si getta mei Torr^oite Ppbè. A poc^ dy^tanza^i^con- 
triamo altri torrenti^ completasaente aaQi^tti, che vef^oop (|aU' alIqpÌBiKi 
di Hissò ed ba^^o la medesima diresfioa^ Sul letto del tm^ente vm 
vi è alcuna vegetazione; il terreqo, ^ ondulato. 

Da questo punto rilevi) i Monti Fhazali-Ali, d0¥« staaao If mr 
genti del Tonrente Itobè. "Em ^hiudoaa la valle dal lato «t?cvieat«b^; 
come da quello di levante la c^iudoM) i Monti Jagbef. 

Sceso una specie di gradino - di circa 20 metri, sono neUa viUài 
di Dobà propriamente dqttaj pot$»dQi eoariderare «U essere sitato fiao ad 
ora nel territorio di Hi»$ò. Non $i trova uaa pietra sulls^ «aperidc^ okj 
è formata di sabbia ripopert» 4^ naa crosta di sale l^ianchis^imo. Vi èj 
una v^elazione discretamente^ aUy^pdante di palsM dum, che mi riooràl 
il villaggio di Margablè. Poche capanne. Alle ore %^o faq<jwo il 
campo in Gohum, nel lel^9 del Tonrente Dobà, che prenda in qwK^ 
punto quel nomei ed ò stas^one i\ caifovane. Quivi il torcente H WE 
diramazoni; il si^o letto ò lafgo. eiroa i,ooq metri, l*aci|!^a i aiqi}ai|||| 
salmastra, le sponde ricoperte completamente di sale. La temperata 
dell'acqua è di 2fi^ C, la profimdità on,6Q mca^ H toiv^te vieni 
dai Monti Fbaratt e per buon tratto corre vei^ S.-£. e poi M 
verso S. S.-E. e si arresta in Hally, stazione presso i Monti Jagher, iuà 
formn un lago. La stazicme ò bf^^ssìma, 1' aria vi è soffocante e perni- 
ciosa. Molti insetti. Q\\ abitanti atesai dicono che il clima è fatale» coaìcd^ 
vi sono pochissimi. I) terreno appartiene alla tf ibù degli Aasaimai^ ModaìHii 

In questo punto s'incontrano le vie di Raheita, BeUuI e Tti 
giurra. I pascoli per i cammelli mancano assolutamente» Vacqija» cheqncfllii 
bevono a sazietàj li indebolire e U rende pigri. I muli mancano poi^ 
di pascolo, e questo è scarsissia^o anche per Taltro bestiame. ' 

Cpn mio grande stupore non vedo neppure un uc^llo aeq^àco,. 
né una faraona, né un francolino. Ed è tanto piiì granila la Hua nii^j 
raviglia in quanto cb^» sapendo che nei t^irìtorì dell' An(iuÀ ò PMÌ^^ 
sparare fucili, mi aspettava di trovare le stazioni d*aequi^ popotetìffiM 
di uccelli. j 

Simijlefi^ j marz^ -r- Stante la grande stanohana dia» eanwndlil 
cerchiamo di non farli can^minare col spie ardente, e peroii^ psitifM 
alle ore 4» 17 ant^* Attiaversato il Torrente. Gohnm, ci stanno ^ ^^^ 
i tre a^cuininati coni di Fhafali^ al di li deJla na^e M IM^ $M ^. 

questo punto è larga circa 3 chilon^trì. 



— 345 — 
Fin qui eravamo sotto l'altopiano di Hissò, ora ci troviamo ai 

fiedi é quello di Gamarri, lasciando per ciò il torrente principale 

db nostra destra. H terreno è pietroso, ondulato, faticoso e privo af* 

. tato d» alberi, di arbusti e di gramigne. 

All'estremità di questo altopiano si trovano frequenti strati di ce- 

I 

' tten indurita e depositi salini. 

Alle ore 5, 22 rilevo dietro a noi il Monte Jagher e la sua con- 
tinoazione a forma di altopiano col nome di Bhedà. Dall'estremità dei 
mùùà, che ci stanno di fronte, scaturisce il Torrente Dobè. Dalla parte 
M 3 coni parte l'altopiano di Gamarri, che va fino ai Monti Jagher, 
dal lato del Monte Fharali-Alela quello di Rissò. 

H terreno, sempre squallido e pietroso sulla nostra strada, va sa- 
-kndo, e le acque non devono mai giungere fino a qui. 

In alcuni punti il terreno è coperto da grandi lastre di mattoni (?), 
ià quali ho potuto raccogliere un saggio. 

• 

Traversiamo poi una valletta, che ha tutto 1' aspetto di essere la 
locca d'un vulcano spento : il suolo è di cenere grigio-chiara senza né 
fflo d'erba né un arbusto; le sue sponde saranno alte 6 metri 
la circonferenza da un chilometro ad un chilometro e mezzo. 
In questo punto 1' altopiano di Gamarri si abbassa sensibilmente, 
A il declivio é meno brusco, ma sempre inaccessibile. Attraversiamo 
4^BBdi nn terreno ricoperto di palme ifum e poche acacie con frequenti 
depositi salini. 

Alle ore 8, 50 Cociamo il campo alle falde dell'altopiano di Ga- 
teti, in una località chiamata Simbiletu (Dobé), stazione d' acqua 
pascoli per i cammelli. Da Helà in poi il cibo per i cammelli 
ca quasi del tutto. 
' Ganoarrì fk parte della provincia di Aussa ed é abitata dalla tribù 
Hodaito Assaimarà, Subacumo. 
ffilhau/ù, 4 marzo, — Alle ore 4, 55 ant. secondo il consueto, 

veduto partire tutti i cammelli, mi metto in istrada, ed attra- 
o il Torrente Hilhaulù, largo circa 7 metri, e tributario del Dobè. 

Metz'ora più tardi siamo alle sorgènti di acque calde minerali, che 
nd torrente principale Dobé. Queste sorgenti sono abbondan- 
ed inondano una grande superficie di terreno ricoperto di palme 
^>asse e poco sviluppate. Il calore dell'acqua nella piccola sorgente, 
■Wri trova sulla mia strada, è di 35° C; ho constatato ciò immergendo 
■ ■» termometro per tre minuti circa nell'acqua. 

1 depositi salini all'estremità dell'altopiano di Gamarri sono alla 
Mpcrtde del suolo ed hanno lo spessore di più d' un centimetro. 



— 346 — 

Dai Monti Fharali, parallelamente all'altopiano di Rissò, si pro- 
lunga una lingua di terra; di altezza quasi iiguale a quella dell* alto- 
piano; fino alle sorgenti delle acque minerali. Questo prolungamento 
dei Monti Fharali si chiama Sessek. 

Siamo giunti al punto, chiamato Hulufali, dove è facile salire sul- 
l'altopiano di Gamarri, ed incominciamo quindi una salita non troppo 
ripida, dopo la quale siamo giunti finalmente sull' altopiano, che fa causa 
per la sua ripidezza di tante deviazioni. Il torrente è sempre senza al- 
cuna vegetazione. 

Alle ore 8, io mi fermo alla stazione di Dafnò per fare alcuni 
rilievi. 

Rimessici in cammino, scorgo l'accampamento di Simbiletu adE. S.-E., 
distante circa 4 chilometri. Lasciata alla sinistra la stazione di Cussud^ 
residenza estiva dell' Anfari, alle ore io, 03 facciamo il campo in IO- 
haulù, provincia di Aussa, tra gli Assaimarà Modaito Subacumo. 

Numkh Varrà, s ^^^^^' — H nostro campo di Hilhaulti, da coi 
partiamo, è sulla sponda sinistra del torrente di questo nome, che è la 
testa del Torrente Simbiletu, tributario del Dobè. V è una discreta ve- 
getazione di acacie, ciò che forma la stazione buona per i cammèlli; 
nel letto del torrente si trovano depositi di acqua piovana. Fatti alcuni 
rilievi dei monti circostanti, alle ore 2, 30 pom. ci mettiamo in molo 
ed attraversiamo il Torrente Hilhaulù. Camminiamo dapprima suU' alto* 
piano di Gamarri, arido, privo affatto di vegetazione e con terrena. 
ondulato e pietroso, ed entriamo quindi nella valle incassata di Boboita» 
che mi ricorda moltissimo quella di Medghul. All' epoca delle pioggìe 
questa valle rimane inondata ; la sua vegetazione è presentemente molto 
meschina. Essa è chiusa all'È, dai Monti Hilhaulù, che ora posso ben: 
scorgere, e la cui altezza sarà di circa 400 metri. Le acque di questa; 
valle vanno nel Dobè ; ed in molti punti trovo dighe fatte con pietre^ ; 
che devono aver servito a trattenerle più lungamente. La valle è estesa, 
e si impiega a traversarla un'ora ed un quarto. 

Giunti all' estremità della valle scorgo alla sinistra per la prima yoilaj 
dopo la partenza da Margablè, un embrione di villaggio, che dista da 
noi circa 3 chilometri. Sono le case dell' Anfari, e la località si chiama 
Bhuldugum. 

Attraversata una specie di muraglia, entriamo in altra valle pì& 
estesa, ma priva affatto di vegetazione, che si chiama Bhuldugam-Co- 
rena. Passati i Colli Hulena, siamo poi in una piccola valletta, detta 
Valle di Hulena ; è anche questa priva di vegetazione con letto di sab- 
bia finissima. Usciti da questa valle camminiamo fra due gole di monti 



— 347 — 
A ktto pietroso del Torrente Huleoai che viene d^ O. S.-O. e porta 

sue acque nella valle ; ora però è asciutto. 

Dopo di aver salito un piccolo colle, giungismo nella gran pianura 

AlcaniD, di cui Vocchio non giunge a determinare nemmeno appros- 

itivamente l'estensione. Questa pianura, col nome generale di Guru 

Coià-Bhari, va fino all'Abissinia e precisamente è la via Gafra ed 

le. 

Tutti sostengono che in 6 giorni si arriva di là in Abissinia ; la 

è piana, ma credo sia sprovvista di acque e pascoli. Sarebbe que- 

la vera strada commerciale, che potendo vorrei studiare. 

Camminando a rasentare l' orlo meridionale dell' altopiano di Ga- 

rii lilevo il Monte Sardo, che scorgo alla sinistra della mia rótta 

gran pianura di Curù. Il terreno è sabbioso, e nella stagione delle 

[ie è inondato, cosicché allora credo sia impossibile transitarlo alle 

rane. 

Alle ore 6, 35 facciamo il campo in una località detta Numkè 

[anii, confine settentrionale della pianura di Curù ; stazione senz'acqua 

senza pascoli. 

Ca/elè, 6 marzo. — Lascio la stazione di Numkè- Varrù alle ore 

del mattino, e dopo i $ minuti entriamo nel letto del Torrente Cum- 

ora asciutto. Se le pioggie sono abbondanti, tutta la valle è inon- 

i. essendo chiusa da tutte le parti da muraglioni di lava basaltica 

alti dai 5 ai IO metri; il letto è di sabbia finissima giallastra. Di 

Ite mi sta il Monte Hedò. 

Continuiamo nella pianura di Cumbirà, priva di ogni vegetazione. 

Fra i massi dei muraglioni si sono formati degli alveari naturali, 

le api sono numerosissime. Nell'estate spesso attaccano le carovane, 

mdo inconvenienti non piccoli; noi passiamo incolumi, sebbene 

buona quantità di esse ci venga intomo. 

Procediamo costeggiando il lato occidentale della pianura, che 

ima pendenza verso settentrione, e dirigendoci verso 1' alto Monte 



Attraversato per breve tratto un terreno pietroso, che da questa 
segna il limite della valle di Cumbirà, rilevo il punto dove mi si 
sopporre cominci il Lago Gamarri. Questo lago non si scorge però, 
trovasi ai piedi dei Monti Gamarri in un burrone profondissimo. 
SQo alimentatore perpetuo è una diramazione dell' Hauash; senza di 
accadrebbe come in tutte le altre valli da me percorse, che l'acqua 
Inda nei soli giorni di gran pioggia e poi sparisce. 

Procedendo, si presenta avanti a noi una serie di piccoli bacini 



— 34» — 
vulcanici piani a sponde basse e sabbiose, ai quali, secondo il solito, 

gli indigeni dannò il pomposo nome di laghi; essi hanno in media 

dai 3 a 5 km. di circonferenza. Noi attraversiamo quello chiamato di 

Fhialu, che serve spesso di residenza al Sultano Mohammed AnfarL 

Entriamo quindi in un terreno, do\e tornano ad infastidirci le pietre, 

però molto meno compatte. Incontriamo ([uindi la pianura sabbiosa e 

priva di vegetazione detta Cajelè. Alle ore 9, 05 facciamo il campo in 

Cajelè, stazione di acqua (in questa stagione), senza pascoli né per muK, 

né per cammelli. Il caldo è insoffribile. 

Da questa stazione faccio alcuiìi rilievi dei monti circostanti; fra 
gli altri del Monte Ghifò, alle cui falde sta il Lago Gamarri. 

Il sito dove fu assassinata la Spedizione Munzinger è presso il 
Lago Gamarri, nella località che ha il nome speciale di Huddum. Da 
questo punto distinguo pure il villaggio di Hadele Gubò, residenza del Sol* 
tano Mohammed Anfari nel territorio di Aussa, distretto di Sengbena. 

Gambo'Cuma, 7 marzo. — Partiamo da Cajelé alle ore 6 ant. Per 
un* ora si percorre un terreno sabbioso, poscia entriamo in un terreno 
pietroso più elevato, da cui scorgo il Fiume Hauash. 

Alle oie 7, 30 poniamo il campo in Gambo-Cuma, posto che dista* 
circa 1,200 metri da Hadele Gubò e che é la residenza del Sultano 
Mohammed. Mi é impossibile fare osservazioni di sorta, stante il ce* 
rimoniale del ricevimento, che il Sultano Mohammed ha fatto all'inviato 
del Re d' Italia. 

Il villaggio Dihoita, dove Mohammed Anfari ha depositate tutte te 
sue ricchezze, é posto ai piedi del Monte Bhorali. Sotto il Monte Ghifò 
c'è il Lago Gamarri-Bhadò {Bhadb in afar significa e grande acqua»). 
Il Monte Ghifò fa parte della catena del Gamarri. 

L' Hauash non si vede dal mio accampamento, ma bensì dal vil- 
laggio del Sultano, di dove lo ho scorto a 4 chilometri con direzione 
da N.-O. a S.-K, 



B. — Di alcune città ed industrie di Spagna e Portogallo. 

Note di viaggio del Socio Antonio Annoni. 

(Settembre-Ottobre 1888). 
(continttazione e fine). 

Eccoci al Minho, il fiume dalle larghe e melmose rive, che serve di 
frontiera ai due regni; anche qui una barra ne ostruisce l'ingresso. Sopra 
un isolotto veggonsi torri e cannoni ; altre fortezze si susseguono lungo 



— 349 — 
3 fimnc: Caminhay Tona, Cerveyra. Il panorama è bello ed esteso assai: 

enonni muraglioni portano la ferrovia; al basso le turbinose acque del 
fame si frangono in bianca spuma; ampie dighe serrano il fiume e 
lalvano dalle sue inondazioni campi estesissimi, ben coltivati. 

L'antica dttà fortificata di Valenza serra il fiume e la sua for- 
tem protegge il regno da questo lato ; i suoi cannoni dominano il fiume 
e la piccola Tuy spagnuola, al di là del fiume, può essere in un attimo 
bombardata e distrutta. La città ha poco commercio, scarsa popolazione ; 
anche la guarnigione fu molto ridotta per causa di economie La for- 
tezza sorge pittoresca sopra un' eminenza, ed è Tunica cosa importante 
da Tedersi, oltre il ponte internazionale in ferro, costrutto dalTEiffel, 
con dnque arcate, sostenute da pilastri a gabbia. 

La città spagnuoladi Tuy è molto popolata (12 mila abitanti), ed è co- 
rrotta in dolce pendio sopra alture ; dall' ammasso delle sue case ergonsi 
abi campanili di chiese e conventi. Antichissima è V origine della città, 
At dice» fondata dai Greci col nome di Tuda; sotto i Goti fu residenza 
Jttk^ capitale del regno fondato da Vitiza. I dintorni sono belli e pia- 
cevoli a vedersi ; la città ha discreto commercio, e nei villaggi vicini si 
Il grande raccolta di uova e pollame, che si spediscono air estero. 

Lo stupendo viadotto di Redondela, lungo 406 m., alto 38, ci fa 
fUBare proprio sulla Baja di Vigo alla sua estremità orientale ; la città 
è vasta, popolata assai (12 mila abitanti), in luogo ridente. Si costeg- 
gia la baja al S. ; è davvero stupenda e meritata la fama che gode : tutto 
fiir ingiro alte, boscose colline la serrano, e molti isolotti sorgono dalle 
ne acque. Questa baja è un vero mare interno, che si prolunga 30 chi- 
lometri entro terra, in forma sinuosa, con molti porti ben riparati. La 
tittà sorge all' ingresso della baja in faccia al vasto oceano ; è ben co- 
^Intta, in gran parte moderna, essendo da qualche anno il ritrovo alla 
■wk dei bagnanti. Vari isolotti al largo ne difendono T ingresso: la 
^a può essere un eccellente porto di guerra, imprendibile, ed i Por- 
logbesi riir adiano assai. Dall'alto della fortezza, che corona la città coi 
Md !)asticci, godesi uno stupendo panorama sulla baja, l'oceano, le 
Montagne della Galizia e della Sierra Cantabrica. Vigo gode un clima 
tecellcnte, e bene riparata dai venti, e mclti forestieri vi passano l'in- 
■lemo; è cinta dt giardini bellissimi, e Te ria è sempre pura e di una 
teparenza perfetta. 

Discono tosto dei tesori sepolti ; ecco quanto mi venne fatto sapere: 
Kel 1702 ferveva la guerra per la s accessione di Spagna. Il re 
fcfflttK Luigi XTV aveva imposto agli Sp.'ignuoli, come re, suo nipote, 
il doca d'Anjou col nome di Filippo V ; ma Olanda, Austria e Inghil^ 



— 350 — 
terra protessero invece un arciduca austriaco, Carlo III. La Spagna do- 
vette quindi sostenere una terribile guerra, per pagare la quale essa 
adoperava i tesori del Nuovo Mondo, sistemàticamente spogliato con 
ogni mezzo. Una flotta veniva appunto dal Messico, scortata da 23 va- 
scelli francesi, sotto il comando dell'ammiraglio Chftteau Renaud; ma 
le flotte nemiche davano spietatamente la caccia a tali navi, ricche di 
tanti tesori : i galioni spagnuoli per sottrarsi alla cattura dei nemici do- 
vettero modificare la loro rótta sopra Cadice e ricoverarsi nella Baja di 
Vigo. Il 22 ottobre 1702 una fila di navi vi entrava a tutto vento per 
salvare i tesori, che seco portavano ; i vascelli ifrancesi sostennero all'in- 
gresso un durissimo combattimento, ma furono soprafatti dagli Olandesi, 
i quali avidi di preda abbordarono tosto i galeoni spagnuoli, che essi 
sapevano carichi di verghe d' oro e d' argento ; il comandante spagnuok) 
vedutosi allo estremo di ogni difesa, piuttosto che dare ai vincitori l'oro 
destinato al suo re, alla sua patria, preferi colare a fondo tutte le nari, 
che lo portavano, seppellendo negli abissi del mare i tesori dd Perù e 
del Messico, e le vite di tanti prodi. 

Tale atto fu magnificato in canti e poemi, quadri e statue; medar 
glie, monumenti, descrizioni in tutte le lingue illustrarono V audace fatto. 
Ma nessuno pensò che quei tesori erano ricuperabili, e solo nell'anno 
1868 si costituì una Società inglese allo scopo di pescare i naufragati 
vascelli ; questa Società ottenne ben presto dal Governo spagnnolo la 
necessaria autorizzazione e si pose tosto al lavoro: macchine ed attreol 
scafandri, palombari, talpe marine, ecc. occuparono per pili mesil'at* 
tenzione e la curiosità dei bagnanti e dei pescatori della bàja. La So* 
cietà calcolava a 2 milioni di tonnellate il denaro sepolto in quei pro- 
fondi abissi, ossia a 500 milioni di franchi.... ma ahimè, ad onta & 
tutti i tentativi, di tutte le prove, poco o nulla fu ricuperato. Si tro- i 
varono bensì le navi naufragate, ma coperte di concrezioni marine, di: 
polipai, di alghe, e più di sabbia e melma recata dai vicini fiumi ^ J 
torrenti ; non fu possibile estrarre cosa alcuna, tranne pezzi di albera» l 
tura, àncore, bastie, travi, ecc. ; la Società dopo una spesa inutile di 
parecchi milioni cessò dall'impresa. Ora una nuova Società americana; 
di Nuova York vorrebbe ritentare l' impresa con mezzi più possenti e ; 
perfezionati, e non manca in Spagna chi spera nel suo successo. I ^o^ 
toghesi che mi accompagnavano, però, assicuravano che durante il coffi* 
battimento tra Olandesi e Francesi, il comandante spagnuolo ebbe tutto 
il tempo necessario per recare a terra le casse ed i barili delle verghe 
d' oro e d' argento, il quale tesoro fu poi posto in salvo dalle tmppc 
sbarcate. Le navi furono colate a fondo, perchè non rimanessero preda 



— 351 — 
al TÌncitoire, 3 quale si illudeva di porre con facilità la mano sopra 

tetti tesori; ecco perchè la Società inglese andò fallita nelle sue spe- 

RBie, ne' suoi calcoli. Del resto il grosso strato di sabbia e melma, che ora 

ikopfcknavi spagnuole, è quasi irremovibile, essendo quasi divenuto una 

foocia tenace ; e le mine di polvere, dinamite o cotone fulminante man- 

éadteo a soqquadro gli avanzi delle navi e quanto contengono, spar- 

l jnglÉmdoli tutto all' ingiro a qualche chilometro, quindi con poco o niun 

mltato pratico. 

Talvolta, dopo qualche orribile uragano, che sommuove le più prò* 

falde viscere del mare, anche la qu.eta baja viene sconvolta, e salgono 

a gaUa avana di alberi, di travi, che i rivieraschi raccolgono con cura, 

e che ikimo rivivere per qualche settimana la leggenda dei tesori se- 

. fM. Chi ha ragione ? Renderà il mare V oro e V argento strappato al- 

FAmerica ? Rivedranno gli Spagnuoli le enormi ricchezze, che pur 

contribinrono cotanto alla loro rovina economica e politica collo spo- 

folamento, coli* ozio, colla ignavia? 

Dopo l'apertura della ferrovia interna, le comunica^oni per mare 

;ta 0-porto e Lisbona sono irregolari e fatte da piccoli vapori di ca- 

kotaggio. Sopra uno di questi io mi imbarcai per raggiungere il Tago. 

1 Pr^eiiar, benché piccolo ed ingombro di merci, naviga piuttosto 

iKoe; esso non è però troppo comodo pei viaggiatori, perchè serve 

Vdahnente al trasporto di grosse mercanzie, destinate a Lisbona e di 

là alle Americhe od alle Indie. Scarsi sono i viaggiatori; più numerosi 

ili emigianli portoghesi e spagnuoli delle vicine provincie di Galizia : 

lente forte e robusta, che espatria non per V orrida miseria, che desola 

le italiche campagne, ma per esuberanza di popolazione. Quasi tutti i 

ì^Mtoghesi vanno al Brasile, gli Spagnuoli in maggior parte negli Stati 

|Ìitensi; tutti vanno a raggiungere nazionali colonie già fiorenti, chia- 

Itti da parenti, amid, compaesani, che già da tempo laggiù stabiliti e 

ittpassate le prime difficoltà d'impianto, si affrettano a chiamare nuove 

cda alle industrie ed alle colture delle vaste estensioni di terreno 
Lid Chaco, nelle Missiones, nell' Entre-Rios, nelle provincie occidentali 
^ Bissile. Ho parlato a lungo con questi forti montanari, severi, che 
Ittno precisamente quello che &nno, dove vanno e che cosa devono 
fae h^ù ; quanta differenza coi discorsi tenuti poche settimane prima 
^ porto di Barcellona a bordo del e Washington > della Compagnia 

Knle italiana, diretto a San Paulo, o Rio Grande, carico di emi- 
" Vati veneti, laceri, sfiniti dalla fame e dalla miseria, che sfuggono 
'mintale patria, ove più nulla loro restava da perdere : quelle torme 
^fnocanti ccmtadini, uomini, donne, vecchi, fanciulli, ragazze, pop- 



: 



— SS'd — 
pasti, accatastati come grappoli umanii ovunque fossevi tanto spano da 
porre le affievolite membra.... e se ne andavano laggiù, ingaggiati da 
compagnie sconosciute, senza sicurezza di lavoro e di protezione, senza 
denaro, senza guida, come Dio vuole.... D Gallego ed il Monterò emigia 
soltanto, quando è certo di trovare al di là dei mari proficua occupaziooe: 
essi sono rubusti, forti alla &tìca, tenaci di proposito, pratici di ortag* 
gio, di giardinaggio, di commercio, esperti sul mare, buoni pescatori, vi* 
gnajoli, e molti fra essi delle città costiere furono alcun tempo nelle 
fabbriche e negli opifici ; essi portano con sé un esteso corredo di cogni* 
zioni pratiche, che tosto aprono loro le porte del lavoro e del guadagno. 

I Portoghesi che si trovano all'estero, secondo le ultime notizie che 
ho potuto consultare, vanno cosi divisi : 

Nel Brasile Tanno 1872 erano 121,246; nel 1887 veneginnsero 
i3>7^Si ^^^ 1888 il loro numero totale" sorpassa 300,000, stabilitine! 
vasto impero, e nella maggior parte dei casi con buoni risultati economici. 

ì^tW Argentina, secondo Diego De la Fuente, nel 1880 se ne con* 
tavano 4 mila circa; nel 1885 ve ne giunsero 374, nel 1886 altri iS3i 
e nel 1887 altri 331. 

Nella Spagna al 1886 se ne contavano 7i94i. 

Negli Stati Uniti, Tanno 1880 ve n'erano 8,138. 

Negli altri paesi scarsa o nulla è T immigrazione portoghese. 

Passiamo felicemente la barra del Douro, e navighiamo rasente tena 
con mare calmo, vento fresco, alle prime ore del mattino, quando Venere 
scintilla ancora sul cielo terso ; dietro i monti di Beira un l^giero U- 
gliore annunzia l'alba, e fra poco salutiamo con gioja il sole, che splen- 
dido appare d' improvviso al disopra delle foreste. La riva si & a poco 
a poco bassa e sabbiosa; lunghe dune la conterminano : stagni e padufi 
ove il sole ridettesi e dai quali alzansi a volo stormi di ottarde e di 
fenicotteri. Gli uccelli pescatori sono «^ui in vere colonie.' 

Folte piantagioni di pini furono in questi ultimi anni messe a riparo 
all' avanzarsi delle dune. Occupano talune di queste vaste estensioni: 
quella di Leira 600 e piì; ettar ; ma era molto più vasta pochi aniii 
or sono, circa 1,000 ettari. Le qualità del pino sono: il Finus ft 
naster o marittimo e il Ptnus pinea, Q'ueste foreste sono divise in qua- 
drati, separati da larghi spazi incolti, onde impedire la propagazioce 
degli incendi, che talvolta si sono verificati. Le nuove piantagioni a 
fanno col mezzo di anti-dune, fissando nelT arene ampi tavolati, rinfor- 
zati qua e là; dietro si spargono i semi di pino, coprendo il tutto con 
molto muschio ed erbe ben peste, onde impedire al vento che trasporù 
seco semi e sabbie. In taluni luoghi usasi pure distendere largamente 



ìt 



— 353 — 
b sterco caraUino, mescervi i semi, coprire il tutto con terreno solido; 

c&tro dnqiie anni le pianticelle hanno già fissate salde radici, né hawi 

\ jm pericolo. 

Lo Stato ricava già un forte utile da queste piantagioni: oltre la 

gnnde quantità di resina, hawi abbondanza di legname per fabbrica, 

t nmeto enorme di pali telegrafici, che convenientemente preparati con 

iDJeaom di solfato di rame, si esportano anche all'estero e nelle colonie. 

La marina e l'industria portoghese non hanno più bisogno delle resine 
stoaiere, bastando ora a sé stesse, e cominciando anzi ad esportarne. 

Lo Stato possiede pure su queste spiaggie l' importante fabbrica 
& vetzami, detta AfartnÀa, che oltre produrre oggetti usuali, ha tentato 
k con prospero successo la produzione del cristallo fino, uso Baccarat e 
Boemia; pel consumo del paese basta in gran parte questa fabbrica. 
Con scuole di disegno ed un museo di modelli, specialmente veneziani, 
eia in progetto ed un po' attuato, la fabbrica salirà a maggiore rino- 
wuoL Essa occupa di molte centinaja di operai, la cui paga settima- 
nk importa trenta mila e più lire. Viene questa trasportata ogni sab- 
bio verso sera, da una piccola carrettella, guidata da un ragazzotto, 
tttniTeiso boschi deserti, dalla stazione di Leira. Tutti sanno quando 
passa e quanto contiene ; eppure mai fuvvi il minimo tentativo di furto. 
Questi abitanti sono orgogliosi della fama di probità, che li circonda 
ed onora. da tante generazioni: in sedici anni da che fu costruita la 
F^ione di San Martinho, essa fu sempre vuota. 

A libavo sorge una fabbrica, pure governativa, di vetri e porcel- 
lue, organizzata come la prima e con promessa di florido avvenire. 

Sostiamo alcun poco nei piccoli porti di Aveiro e Mira a caricar 
pesce e sale, che raccogliesi in grande abbondanza nelle vaste saline, 
che costeggiano la spiaggia; enormi botti di resina vengono accatastate 
rt ponte già sovraccarico. 

Eccoci a Figueira,, alla foce del Mondego, il porto della vicina 
Ctmbra; rivedo con piacere i simpatici costumi della bella vallata, della 
iicra Canpinha. Un vecchio castello corona la collina; le bianche case 
tóla città si sparpagliano a gruppi, frammezzati da boschetti d*ulivi e dì 
Ignimi; la baja é vasta, cosparsa d' isole ed isolotti verdeggianti. 

Il Forte di Santa Catarina chiude il passo e difende l' ingresso alla 
^e. Qui, nuovo carico di pesce e terraglie, cappelli e frutta ; il ponte 
« anima di allegro vociare, di risa, di canti. 

Costeggiamo sempre; il sole é alto e ci dardeggia di continuo; la 
c<Mi è bassa e disabitata, a dune e saline. 

A poco a poco appajono le colline dell' Estremadura, la regione più 



— 354 — 
celebre del Portogallo nell'Eco medio per battaglie, ora ricordate da 

sontuosi conventi, miracoli di buon gusto, perfetta architettura, ese- 
cuzione accurata, specialmente quello di Alcobaca, che vedesi in lonta- 
nanza. A poco a poco ci avanziamo in pieno mare; presso il Capo 
Feniche il mare è cosparso di scogli pericolosissimi, terrore dei marinari 
portoghesi e stranieri, che considerano atto di audacia disperata il voler 
passare tra essi; questi scogli si prolungano a gruppi sino alle Isole 
Berlengas, distanti 1 2 km. dal Capo Carvoeira. Queste isole sono abitate 
da pochi audaci pescatori e da una piccola guarnigione, che occupa un 
forte, costrutto sopra la maggiore di esse. Più lungi le Isole Farìlhoes 
ancora più dirupate e semi-deserte ; un bianco £aro le distingue da lungi. 

Passato felicemente 11 passo pericoloso, sebbene il battello ondeg- 
giasse furiosamente, rivediamo la terra, V altissima Sierra di Cintra, lunga 
e dentellata come una sega immane. La spiaggia è piana, ricca di prati e 
vigneti, tra cui celebri quelli di Collares e di Ericeira, campa&ili, con- 
venti, villaggi sparsi qua e là. L'enorme massa del convento di Mafia 
colle due cupole dorate vedesi ben da lungi; il castello di Pena, sulla 
cima della Sierra, distacca nettamente sul cielo limpidissimo, azzurro, le 
sue torri ed i suoi bastioni ; scorgonsi le rovine colossali dell* antica 
fortezza araba, nido d' aquile sempre vigilanti sul mare e sulla tena. 
Giriamo il Capo di Roca, e la fortissima corrente del Tago si ùl sen- 
tire, prendendoci di fronte. Passiamo a fatica la barra ed entriamo nel- 
r ampio estuario. Una continua successione di caseggiati, fabbriche, 
fumajoli, magazzini, torri e forti, una fitta selva d' alberi di nave, un 

movimento continuo e vivissimo di barche, battelli, vaporini tutto 

indica V appressarsi 'di una grande città ; eccoci al lazzaretto por le 
provenienze di oltremare, che debbono far quarantena (dal 23 febbrajo 
al 30 novembre). Dura questa 8 giorni; il lazzaretto contiene vasti 
&bbricati ed alloggi per viaggiatori. Eccone la tariffa: Passeggieri ; 
di i"'* classe pagano giornalmente 2,100 reis; 2^ classe 1,500 reis; ; 
3^ classe 650 reis. I fenciulli minori di anni sette pagano 750, 550, 
250 reis, secondo la classe. I lattanti non pagano, nemmeno gli indigenti 

Per quanto sia bello il panorama, che godesi dai balconi e dai 
terrazzi del lazzaretto su Belem, Lisbona, il Tago, pure 192 <xre di 
reclusione forzata devono sembrare eteme ; noi passiamo a tutto vapore 
davanti i tristi fabbricati, suscitando certo V invidia dei numerosi redusi, 
che si veggono passeggiare sui terrazzi. 

Quanto desideravo vedére ed ammirare Lisbona I Avevo tanto e 
tanto letto su questa antica i^e^gina degli oceani, avevo tanto parlato e 
udito parlare di essa durante, il mio viaggio nel settentrione lusitano, 



— 3SS — 
che mi tardava, di vederla, girarla, studiarla I Né la mia aspettazione 

andò delusa. Gode Lisbona antica ikma di competere pel panorama 

con Napoli e Costantinopoli; di queste due città serbavo tanto vivo il 

ricordo, che ho potuto tosto confrontarle con Lisbona.... ma invero 

questa ci scapita e di molto. Essa sorge in lunga distesa sopra più 

colline, lungo il fiume, né le colline sono molto alte; avanti a sé ha 

un vero lago, largo più chilometri, talché non hawi un punto alto 

d'onde abbracciare tutto il panorama, come dal Monte Bugurlu di Scu- 

tarì a Costantinopoli o dal Castello di S. Elmo a Napoli ; pur tuttavia 

Usbona, vista dal fiume per la parte, che lo costeggia sino al mare, oppure 

dai terrazzi a giardino fra i quartieri interni, lascia un ricordo grato e 

perame. 

La città sorge a 20-25 chilometri dal faro, che sul capo di San 
Giuliano indica la foce del fiume neir Oceano. Tra la Torre di Belem 
ed il Lazzaretto il fiume si restringe a 1,600 metri ; di poi si allarga 
in un vasto mare interno, detto Mare della Paglia^ che in certi punti 
è kfgo 12 chilometri. Profondi golfi (Alandra, Aidea, Alcochete) si 
aprono qua e là entro terra, e rendono la Baja di Lisbona la più vasta 
e sicura del globo, sparsa d' isole, circondata di villaggi popolosi ed 
bdnstrìosi. Le colline che la serrano a N., la difendono dai venti e la 
marea si fa ben poco sentire in questo bacino chiuso; a Villafranca il 
trame si restringe e scorre fra alte rive, coperte di vigneti, boschi, ca- 
sbe e ville. 

Sino dalla più remota antichità i Fenici compresero e valutarono 
la finte posizione di Lisbona e ne fecero presto un vasto emporio del 
loro commercio e del loro impero marittimo. I Greci pure la conob- 
bero, l'ingrandirono e l'abbellirono; il loro mitico Ulisse ne fu il se- 
condo fondatore, e la chiamò Ulisifo. I Romani la trovarono ricca, 
commerciante, popolarissima; perciò la fecero capitale della regione lusitana 
da essi conquistata, aumentandone la popolazione, i privilegi, le esen- 
ikmi, i commerci, e la resero sede della loro flotta e piazza di gtferra. 
Gli Arabi, che la chiamarono Ashòunah^ ne fecero una città opulenta, 
sede di loro potenza, capitale di Stato indipendente. Alla venuta dei 
le liberatori era già Lisbona una città celebre in Europa, e durante 
molti secoli fa la città più ricca e commerciante del mondo, detronizzando 
Venezia ed Alessandria colla scoperta del Capo e le coste americane 
dd Sud. I suoi audaci navigatori tornavano da ogni viaggio con nuove 
scoperte e nuove conquiste nei lontani mari delle Indie ; le coste di 
Afika e d'Asia, le Isole della Sonda, le spiaggie delle Indie e della 
Cina obbedivano ad audaci venturieri portoghesi. Lisbona era l'emporio 



— 35^ — 
di tutte k merci, che venivano da quei lontani e ricchi paraggi ; essa 

serviva di piazza <ìi scambio colle città anseatiche, con Londra, coi 
mari settentrionali. Le sue ricchezze divennero favolose: i sovrani co- 
struivano palazzi e chiese, conventi e fortezze, torri, acquedotti, strade, 
vascelli con tanta magnificenza, sontuosità e profusione di danaro, cbe 
le descrizioni lasciate dai contemporanei sembrano fiabe. La conquista 
del Brasile compensò le perdite fatte nelle Indie, e si calcola che dal 
17 14 al 1746 il valore dell'oro importato dal Brasile elevossi a ben 
96,044,628,415 reis (S33»527*9" lire)- 

Con tali ricchezze ben potevano i sovrani costruire di quegli edi- 
fic!, che richiedevano oro a staja : ben potea il re Giovanni V nel 1740 
far costrurre in Roma la cappella, che vedesi nella chiesa di San Rocco 
a Lisbona, cappella di finissimi e rarissimi marmi, ornamenti e cande* 
labri in bronzo sbalzato e dorato, cesellature in oro e argento, conte- 
nente tre musaici, riproduzione fedelissima del Battesimo di Gesti di Miche- 
langelo, deir Annunciazione di Guido Reni, e della Discesa dello Sfirik 
Santo di Kaflaello. Le ricchezze artistiche e materiali di questa cappella ne 
fanno la prima in Europa dopo la Cappella Sistina del Vaticano; il 
Papa Benedetto XIV la consacrò, vi disse la prima messa e di poi 
smontata la spedi a Lisbona al fastoso committente, che la pagò l'enorme 
somma di 14 milioni di cruzados (lire 371240,000) oltre un tappeto 
di 28 contos di reis (lire 155,400). 

Durante il regno di quel sovrano si eressero suntuose fabbriche, 
opere di utilità pubblica, fra cui l'acquedotto ammirato dagli stranieri 
d'ogni nazione, lungo 1 8 chilometri, principiato nel 1 7 1 9 dall' ingegnere 
Manuel da Maja, e finito nel 1738. Costò 5,100 contos de reis (Ure 
28,305,000) ma fu costrutto così solidamente che non pati per nulla nel 
tremendo terremoto del 1755, che distrusse quasi tutta la città. L'acque- 
dotto . attraversa la vallata d'Alcàjitara presso Lisbona sopra una serie 
di archi arditissimi, 127, di cui quello centrale è alto 77 metri e largo 
33 ; il tutto in pietra da taglio. L' acquee- otto può percorrersi per tutta 
la sua lunghezza essendovi un viottolo fra i due canali; il tutto è co- 
perto da una galleria, nelle cui pareti tratto tratto finestre danno aria 
e luce. Il Mae et agua o grande bacino, ove termina l'acquedotto, è un 
vasto edifizio contenente nel mezzo una grandissima sala quadrata, sor- 
retta da colonne, nel cui centro un largo bacino o serbatojo, misura 
672 metri quadrati e contiene 5 mila metri cubi .d'acqua. Dal bacino 
si diramano alla città le varie condutture canalizzate; la vòlta che co- 
pre il bacino, ove l'acqua discende dall'acquedotto facendo una bella 
cascata su roccie, forma un ampio terrazzo, una vera piazzetta, da cui 



— 357 — 
godeà il più vasto e bello panorama della città, del fiume, del porto, 

del mare. 

Pdco lungi da Lisbona il re fastoso, emulo di Luigi XIV nella 
protezione delle arti, lettere e scienze, e nello sperperare il pubblico 
tesoro, costrusse Tenorme convento di Mafra, brutta copia àtW Escurial 
qagnuolo, e come quello, ricco di opere d' arte dovute ai più celebri 
artisti dell' epoca, specialmente italiani. L' edifìcio occupa quattro ettari ; 
è quadrato, massiccio, contenente nel mezzo la chiesa, ai lati il con- 
Tento ed il palazzo reale, la biblioteca, le tombe reali; e i giardini del 
parco lo circondano del loro verde. Il disegno generale è in stile clas- 
sico romano, e perfettamente eseguito : opera che onora l'architetto Gio. 
Federico Ludovic di Ratisbona, ove nacque nel 1670, e che mori a 
Lisbona nel 1750, dopo aver creato dal nulla una scuola di architetti, 
: scidtori, intagliatori, disegnatori portoghesi, necessari per tradurre in 
, atto D sogno del monarca. Il quale, lieto di vedere allineate 4,500 porte e 
^ finestre, 880 sale, due campanili alti 66 metri, due torri colossali ai 
lati dell'edificio e la grande cupola centrale della chiesa, pagò allegra- 
mente 54 milioni di cruzados (188 milioni di lire). Egli aveva com- 
messo in Olanda le 1 14 campane, di cui le due più grosse pesanti 1 3,000 
cbik^granmii ciascuna ; i due meccanismi dell'orologio furono un portento 
ddla meccanica olandese; le ruote sono in bronzo, gli assi in ferro e 
acdajo pulito; la cassa, pure in ferro, che contiene i meccanismi, è 
ricca di sculture, statuette, ornamenti in bronzo dorato; i cilindri della 
musica sono in bronzo, coli' asse di metri 2,04 e la circonferenza di 
m. 5,0$; questi meccanismi ed i carillons costrusse Levache ad An- 
versa, del peso totale dì chilogr. 217,000, e costarono al re 2,500,000 
Eie ciascuno. È celebre la frase che il re rispose al meccanico, che gli fa- 
ceva il progetto e che gli preventivava quell'enorme somma: e Ebbene, 
«io non credevo che costassero solo questa somma; fatene due... > ma il 
meccanico volle essere pagato prima, non credendo che un cosi pic- 
cato Stato potesse pagare capricci cosi costosi. 

Ma dopo il terremoto del 1755, le guerre napoleoniche e la per- 
&a del Brasile, il commercio e le ricchezze del Portogallo diminuirono 
IKdpitosamente : il porto di Lisbona che già dettava legge su tutti i mer- 
cati del mondo, che mandava intere flotte nei più lontani mari, che 
cn r arbitro del mercato delle spezie e degli aromi, dei coloniali e 
idle genmiey che vedeva nelle sue acque le bandiere e le navi di tutte 
le nazioni, che era visitato dalle ambasciate dei potentati più lontani 
ddk Indie, della Cina, del Giappone, dei Can dell' Asia Centrale, 
degli Czar di Moscovia, del Gran Mogol, dei Sultani del Bos- 



- 358 - 
foro, del Nilo, della Persia, del Marocco, venne disertato da uxn 
e merci. 

Dice lo storico J. P. Oliveiro Martins, che la dogana dì Lisbona 
rendeva già, sotto l' Infante Enrico ed il re Fernando, al principio del 
secolo XV, annualmente da 35 a 40 mila doppie d' oro (da 4 libbre 
e 2 soldi r una) e cioè in moderna moneta da 84 a 96 contos. Il porto 
conteneva da 400 a 500 navi cariche, e nei porti di Sacavem e Montìjo 
altre 60 o 70 per luogo, cariche specialmente di sale e vino. Calco- 
lando queste navi a 100 tonnellate l' una in media, e facendo esse 
quattro viaggi all' anno, si ha un totale di 200,000 tonnellate di merci 
diverse nel movimento del porto. 

A poco a poco decadde al punto che nel 1834 entrarono al porto 
solo 1,252 navi cariche di 143,801 tonn. e ne uscirono 1,075 con 
120,626 tonnellate. Nel 1839 il numero delle navi entrate si alza a 
1,892 con 160,545 tonnellate. In queir anno le esportazioni furono per 
12,767,683 lire, le importazioni per 59,062, 503,lire delle quali 27,339,050 
dalla Gran Bretagna, 10,618,704 dal Brasile e 3,094,413 dalla Francia. 

Nel 1862 il porto ebbe all'entrata 1,521 navi di lungo corso 
per 478,065 'm. e, e all'uscita 1,443 ^o^ 41^t^30 i^- e.. Navi di cabotag- 
gio entrate 1,106 per 101,51^ ni. e, uscite 984 per 104,060 m.c; di 
cui 962 vapori capaci in totale di 556,774 m. e. 

n valore delle importazioni fu di 14,287,289 milreis; delle espor- 
tazioni 4,000,833 m.. Totale 18,288,123 milreis. 

In questi ultimi anni il commercio andò ivi sviluppandosi sempre 
più — la lunga pace, la costruzione di strade e ferrovie, la migliore 
distribuzione ed applicazione delle imposte, la riorganizzazione dei pub- 
blici uffici, r ordinamento ben studiato del credito, la istituzione di linee 
di navigazione, V assetto e la migliore organizzazione delle colonie, spe- 
cialmente africane, hanno da qualche anno dato una grande spinta alle 
industrie ed ai commerci portoghesi ; e siccome a Lisbona fa capo tutto, 
quindi il suo porto, le sue banchine, le calate, i magazzini, la dogana 
veggono ogni giorno più arrivi e partenze di merci e persone: da Am- 
burgo, Amsterdam, Anversa, Londra, Liverpool, 1* Hàvre, Bordeaux e 
da altri porti atlantici vi fanno capo le linee di navigazione pel Bras3e 
e per 1' Africa ; navi olandesi, inglesi e francesi provenienti dalle Indie, 
dalla Cina, dal Giappone, dai mari australiani, toccano Lisbona prima 
di arrivare ai porti del nord. 

La massa della popolazione si interessa molto alle questioni colo- 
niali e commerciali. Nella recente e ricchissima Esposizione Indu- 
9triale Portoghese aperta a Lisbona, le sale più frequentate erano quella 



— 359 — 
Gontcaenti i progetti del nuovo porto di Lisbona, da costmrre sul letto 

stesso del Tago con gettate, bacini, magazzini, dighe, piani ferroviari, 
caricatori ; cosi pure le sale dedicate alle colonie africane coi disegni della 
feirom dalla Baja di Delagoa verso il Transvaal, e di quella più importante 
da S. Paolo di Loanda ad Ambaca, lunga 350 km., in parte già co- 
stratta, e dell' ingrandimento del Porto di S. Paolo di Loanda. Audaci 
riaggiatori portoghesi hanno percorsa ed attraversata V Africa più volte 
in questi anni: essi fecero conoscere le ricchezze enórmi, agrìcole e 
Buseiarie, di qnegli sconosciuti reami intemi. Il buon Portoghese vedeva 
con gìoja segnata coi colorì della patrìa tutta la vastissima zona del nero 
coutiaente tra 1' uno e V altro oceano, e le colonie finora pur troppo 
scotte» allacciate tra loro da strade e ferrovie, parte già costrutte, 
parte in costrujdone, allo studio, in progetto. L' attività somma dimo- 
strata dal vicino e novello Stato del Congo ha suscitato l'emulazione 
portoghese nelle lontane colonie, e se dessa sarà tenace, perseverante 
Dell'intrapresa exploii(Uian delle colonie del Congo, di Angola, Loanda, 
Bengnella, Mossamedes sull'Atlantico, Mozambico, Quelimane, Sofala, ecc* 
sull'Oceano Indiano, ritorneranno pel Portogallo i tempi gloriosi dei 
Gama, degli Albuquerque e degli altri conquistatori dei secoli trascorsi. 

Durante il mio soggiorno in Portogallo si festeggiava la fine del 
secolare dissidio colla Cina a proposito della piccola colonia di Macao, 
da secoli posseduta dai Portoghesi, e da secoli agognata dai Cinesi; i 
quali non avevano mai riconosciuto la presa di possesso di quella peni- 
soletta da parte dei Portoghesi e non ne vollero mai tracciare i confini; 
oramai la Cina ha formalmente riconosciuto il diritto portoghese su 
quel lembo di terra, e non havvi più a temere animosità dannose ai 
comoni traffici. 

Nel tempo istesso eravi una questione col Sultano del Marocco 
per ingiurie e danni sofferti da sudditi portoghesi ; una nave da guerra, 
de allora trovavasi a Genova, la corazzata e Vasco de Gama >, rice- 
ictte r ordine di recarsi nelle acque marocchine con altre navi a richie- 
dere soddisiazione, minacciando altrimenti il bombardamento delle città 
Stlofanee. Dopo molti inutili tentativi di accomodamento, dopo infinite 
kigiversazioni da parte dei Marocchini, si temeva ben presto lo scoppio 
ddle ostilità; ma il Sultano dovette cedere e dare le chieste soddisfa- 
mL n popolo portoghese ne andava lieto e superbo, e vedeva in questi 
dae fiitti diplomatici la prima serie di altri più grandi trionfi marittimi, 
commerciali, industriali; ed io ero ben lieto di condividere le loro spe- 
noK, i loro desideri di gloria, di benessere, di rendersi utili alle dise- 
n^ genti africane. 



- 3«» - 

Lisbona è costrutta su rane colline, non troppo alte ; lungo 3 
Tago, il terreno piano è scarso assai, quindi le case si addossano comc^ 
a Genova, le nne sulle altre, con bell'effetto artistico. Lo sviluppo sempre 
crescente della popolazione obbligò a scalare le colline e fabbricare 
nuovi quartieri nelle vallate interne. Le colline a monte del fiume 
portano la vecchia città, in gran parte distrutta dal terremoto del 1755. 
Alcuni palazzi, conventi, -chiese, prigioni, mostrano ancora le tracde 
della tremenda catastrofe : sono ancora puntellati. Cumuli enormi di 
macerie coperte dì vegetazione, ammassi informi, pilastri rovinati; dopo 
la grave sciagura il grande ministro Pombal, che allora reggeva le sorti 
del regno, portò la nuova città più al basso, nella grande vallata tti' 
le due colline ; il terreno fu reso piano, e nuovi palazzi, piazze, stride, 
gruppi di case vi sorsero, come per incanto, in forma regolare, ad angolo 
'retto. La Piazza del Commercio, un lato della quale è formato dal fiom^ 
è la più vasta d'Europa, e la circondano i nuovi palazzi delle pubbliche 
amministrazioni. Un arco trionfale immette nei nuovi quartieri, in nuore 
piaue, con teatri, palazzi, alberghi, e di là in altre strade e [naiie 
regolari, aì pubblici passeggi. Queste piazze ornano artistici monamenti 
in bronzo, dedicati ai defunti e gloriosi sovrani. Il grande viale AvemM 
de Hbertade col monimiento, che ricorda la cacciata degli Spagnuoli dopt 
80 anni di oppressione, è senza forse il più bello e stupendo viiK^ 
d' Europa, degno delle più grandi e ricche capitali : k largo 100 
metri, lungo 1,400 i ai lati nuovi palazzi, palazzine e case, ricchissime di 
fì'Cgi architettonici, in pittura e scultura; nel mezzo viali per canozie,' 
trams, pedoni, divisi da piante ed ajnole fiorite, ove serpeggiano limpiA' 
corsi d'acqua, che da ambo i lati formano cascate di bacino in badM'- 
e cui circondano statue ; la strada si va inalzando a poco a poco »do tf 
grande Penitenziario, che sormonta la collina ad una distanza di tre 
chilometri. 

Le colline che serrano questa stupenda Aveniia, hanno da pot^' 
anni ascensori meccanici idraulici, che ad ogni ora del giorno sono la' 
moto ; il popolo lì cfaituns L'americano dalla compagnia, che li costrusse 
e li esercisce. La città è percorsa in tutti i sensi da trams, tirati ds* 
muli vigorosi ; nelle forti salite se ne attaccano sino a 6. Le botteghe*: 
ed i negozi sono ricchissimi e fbrniti di merci inglesi e francesi. Le m«tt' 
italiane vi son qnasì sconosciute, se ne togli seterie di Como, velluti di Ge- 
nova, nastri di Milano, porcellane di Ginori e Richard, e questi pure' 
in quantità scarse. Mancano r^olari, rapide, fàcili comuoicazioni col* 
l'Italia; la quale vi gode la massima stima, dovuta spedalroente aSi ! 

ì, figlia di Vittorio Emanuele, sorella del nostro Re, che seppeV 



— 3^' — 
I in 1)000 tempo 1* idolo della intera nazione* per la protezione 

accoitkta aQe arti, alle scienze/ alle opere di carità. Durante le feste 
. dd maggio xB86 per le nozze del principe reale, varie navi da guerra 
itaJime ancorarono nel Porto di Lisbona, e fra queste il fiimoso e Dui- 
i fio >, la coi mole, i cui cannoni destarono la grande meraviglia e sor- 
presa; per nu^ti giorni la popolazione si affollava su quel colosso, ed 
ancora oggi molti popolani me ne parlavano come della cosa più me- 
ravigliosa, che avessero vista. Molti Portoghesi assistettero alle feste di 
BarceUooa, maggio i888, per T inaugurazione di quella Esposizione in- 
temazionale ; tutte le nazioni marittime del globo erano rappresentate 
r a quelle sontuose feste da varie navi, ma fra tutte primeggiava la flotta 
italiana per numero e potenza di apparati guerreschi : le quattro più 
grosse corazzate, che allora festeggiavano il lavoro erano navi italiane, 
e Dsmdolo 9j € Duilio >, e Italia » e e Lepanto », scortate da un cor- 
l^ggìo di torpediniere, i moderni terribili distruttori delle navi più co- 
loasalL 

La vista di quelle navi, gli onori tributati da tutto il mondo civile 
aOa memoria di Cristoforo Colombo, al quale Barcellona eresse marmoreo 
« bronzeo monumento, hanno lasciato in Spagnuoli e Portoghesi la più 
•ha idea dell'Italia, delle sue forze, della parte somma, che l'avvenire 
k serba nelle lotte del pensiero, del lavoro, dei commerci^ delle indu- 
strie, difese e tutelate da simili navi. 

È un peccato il non valersi di simili simpatie per estendere i no- 
stri commerci nella penisola iberica; se nel Portogallo noi Italiani non 
^yotiemo une concorrenza ai prodotti francesi ed inglesi, pure per molti 
i può esserci aperto un discreto campo di consumo, specialmente 
'fcr quelli di lusso e molto più per quelli artistici. Un paese ove il 
sentimento religioso è vivissimo, ove il popolo ama le «untuose funzioni 
che, ove i paramenti sacerdotali formano tanta parte del culto, 
fotebbero le nostre fàbbriche di sacri paramenti, di ricami in oro, in 
e lana, trovare largo smercio alla loro industria : Milano, Genova, 
Torino, Firenze contano buon numero di queste fabbriche. Ma il grosso 
sta nel non esservi tra Italia e Portogallo dei trasporti diretti per 
: rarissime nostre navi toccano Lisbona, Q-porto, Faro od altri 
i porti lusitani; le spese di trasporto riescono quindi molto elevate. 
Italiani dobbiamo ricordarci e sempre che ora il Portogallo si è 
iitamente sulla via dei commerci colle sue colonie africane, e 
queste in breve volgere, d'anni saranno forti consumatori di pro- 
dotti ddl' industria europea ; gioverà quindi assai che anche noi abbiamo 
a possedere in Lisbona depositi delle nostre merci, facilmente vendibili 

3 



> 1 


^ 5.800 


» 3 


► 4.500 


> 1 


^ 4.60& 


» ] 


' 5.800 


> ] 


► 1.150 


> ] 


► 570 


> a 


► 4.500 


> : 


» 3.200 


al kg. 


► 175 


6o » 


» 7.200 


» 


» 10.000 


5 » : 


1 10.500 



— 362 — 

in Africa. Lisbona da qualche anno è il vero fondaco dei ricchi pio 
dotti naturali delle vallate congolesi : i prezzi quotati a Lisbona servono 
anche per i mercati di Amburgo, Amsterdam, Anversa, Londra, Liver* 
pool ; pel corrente anno, eccone alcuni : 

Cacao di San Tomaso, ogni 15 kg. Reis 3.800 
Caflè del Capo Verde 
» Cazengo 
> Encaggio 
^ > San Tomaso 

Cauciù Angola 
Cocco 
Gomma copal Capol 

> > gialla 
Cotone Angola 
Acetosa Capo Verde 

> ordinaria 
» qualità superiore 

il tutto franco a bordo di nave nel porto. 

Il mercato del cauciù tiene il primato nelle transazioni ed è ìb 
continuo aumento. 

La vita a Lisbona scorre lieta e ridente : i dintorni della città sono 
ricchi di quella poesia e di quel fascino, che danno la quiete, la soli- 
tudine, la esuberante vegetazione, ignota ai nostri climi settentrionali 

Rapidi vaporetti sul fiume vi parano dinanzi panorami sempre va* 
riati di forma e di bellezza; dall'una all'altra sponda, tra giardini e 
ville, sotto boschetti di agrumi o sulle rapide onde volano le ore ; in città 
musei e gallerie, arsenali e pinacoteche, librerie e rovine, teatri e scude, 
tutto fa lieta compagnia al forestiero. 

Benché i Portoghesi non abbiano mai prodotto nessun autore di 
musica o di commedia, pure sono amantissimi del teatro : queUo Reale 
di San Carlo a Lisbona gode da tempo grande fama artistica e nd 
verno è il ritrovo della popolazione facoltosa, gaudente, amante delle 
armonie. La stagione d' opera è sempre italiana, con repertorio, musica, 
artisti, orchestra italiani ; si danno le più nuove e celebrate produzioni 
musicali d' Italia, Francia e Germania, in mezzo alle più grandi pas8Ì<HÙ 
del pubblico. Pel teatro di prosa lamentasi là, còme in Italia, il basso 
servilismo alle- produzioni francesi, benché vi abbia largo campo il 
teatro spagnuolo, ancora sconosciuto in Italia, quantunque ricco di 
capolavori di osservazione, di sceneggiatura, di dialogo. 

I dintorni di Lisbona sono piacevoli a vedersi, percorrersi e sto* 



k 



— 3^3*^— 

i; oltre la foce del fiumei o il principio del mare interno, o le gite 
a Setabal, a Mafra, ciò che maggiormente ricorda il forestiero è Cintra, 
ad un* ora di ferrovia, gaja città, sede nell' estate dell' aristocrazia, del 
grosso commercio, della diplomazia, che fra* cupi e freschi boschi, in 
liete vallate, fra parchi stupendi e ville magnifiche cercano ristoro ai 
grandi calori* 

Nella città lo storico aicazar, sede degli antichi emiri arabi, dei 
vali d'Al-Gharb, dei bei belligeri, ammasso di costruzioni di più epo- 
che, ove i primi sovrani del Portogallo tenevano una Corte fastcp. e 
poetica; T antica fortezza dei mori, ora rovinata, ma che a percorrerla 
tutta vuoisi un'ora di tempo ed un pajo di gambe instancabili; il ca* 
stdlo da PAa, che il padre dell'attuale sovrano, Ferdinando di Sasso- 
aia, mecenate dell* arti belle, ridusse un vero eden^ dalle rovine dell' an- 
tico eremo dei frati gerolamisti, in mezzo ad un parco, che non ha pari 
in Europa, parco fatto con grande dispendio di tempo, di denaro, di 
intéUigenza ed amore alla botanica ed alle bellezze della natura, sopra 
una montagna brulla e deserta, tutta di grossi macigni accatastati : parco 
liceo di fresche acque, di placidi laghetti, di allegre cascate, ornato di 
quanto la Dea Flora ha di più prezioso da offrire ai mortali ; il castello 
sulla più alta vetta delja Sierra, da cui si domina il più esteso panorama 
in terra ed in mare sino alle Isole Berlinghe, castello dalla più bizzarra 
aichitettura, in cui lo $tile arabo mescolasi mirabilmente al gotico ma- 
Boelino, dalle vòlte curiose, dalla chiesa ricca di quadri e statue di ar- 
tisti italiani, dai grandi saloni d'armi e di ricevimento, dalle altissime 
terrazze, dai trofei di caccia e di armi curiose di tutte le epoche. 

E più lontano l'antichissimo e curiosissimo eremo dei frati cap- 
pBcdni, ora deserto, che il nostro Baretti cosi descrisse nel 1760 : e A 
capo di due ore giungemmo sulla vetta di un altro monte, chiamato 
^9ck of Lisàon dagli Inglesi (Sasso di Lisbona) ; in quella vetta la na- 
tna si è sbizzarrita, facendo tante buche nel sasso, che ajutate un poco 
4dl'arte sono diventate il più bell'eremo, che l'immaginazione possa 
temare. 

La meraviglia comincia dove si smonta dall'asinelio, che quivi due 
i grandissimi e coperti di folta e verde muffa, formano una specie 
<K arco, molto contro le architettoniche regole del Vignola, ma che pur 
senre di porta per entrare nell' eremo, in cui per altra via non può aver 
tcceaso chi non è uccello.... i padri ci condussero in una specie di 
Ctttik, in capo al quale vi è una gran buca nel sasso, dove hanno fatto 
an ornamento di conchiglie e chiocciole marine intorno a sacra imma* 
pQcL.. Dal lato sinistro di questa buca entrammo in altra buca, che è 






— 3^4 — 
la loro chiesai e poi in altra buca, loro sacristia; altra buca è loto 
dormitorioi da un canto del quale vi sono delle buche quadrilanghe, 
nelle quali una persona di mediocre pancia a fatica può entrare, e per 
tali buche si cala nelle celle, che sono anch'esse tante buche, dove i 
frati hanno i loro letticciuoli tanto piccini che appena possono esseie 
da quelli contenuti quando si coricano, e quelle celle hanno delle buche 
rimpetto alle loro porte, che servon di finestre. Il refettorio è pure una 
buca, nel mezzo un sasso massiccio di molto serve di mensa ai padri... 
un* altra buca serve di confessionario ed altra più buja e tetra di camera 
da penitenza o prigione che sia ; la buca più grande lor serve di ol- 
eina.... i frati sono contentissimi di queste lor buche.... Benché desse 
sieno opera di sola natura bizzarra... appena vedi qua e là vestigio di 
scalpello. Pavimenti, solai, scale e porte dei muri, tutto è coperto di 
sughero, e sino i taglieri sono di sughero, ed altri lor mobili ed uten- 
sili...., talché il convento é detto di cortina (sughero) dal popolino. 

La causa di tanto uso di sughero é l'umidità continua del lupgo 
ed il freddo vivissimo del verno a tanta altezza sul mare.... calati molti 
scaglioni vidi altra buca, pur naturale, dentro la quale il fondatore del* 
r eremo. Padre Onorio, ebbe il coraggio di morire dopo avervi passati pia 
di vent' anni di sua vita, durante i quali il sant' uomo non ebbe pur una 
volta il conforto di starsene ritto sulla persona, o lungo dbteso in terra >. 

11 convento ora é deserto di frati ; serbasi solo il loro giardino^ 
fabbricato a grande fatica con terra portata dagli asinelli, ma le buche 
descritte dal Baretti sono ancora intatte e danno una idea del fìinatismo 
religioso nei secoli trascorsi. 

Più allegra é di certo la gita a Mafra ed al suo colossale convento, 
di cui ho già parlato, o a Setubal, attraverso un territorio ricco di 
ruine e ricordi storici delle lotte contro i Mori. La piccola città conta 
1 5 mila abitanti ; é al fondo di una vasta e profonda baja, molto se^ 
rata fra le colline ed al sicuro dai venti e dalle tempeste e da qualunque 
aggressione dalla parte del mare. Il porto sorge alla foce del Rio Sade, 
e vi contai molte navi, indìzio di vivo commercio e di molta indastria; 
il raccolto principale delle vicine campagne consiste in sughero ed agrumi. 

Gli aranci di Setubal si spediscono in tutto il mondo: in Italia 
essi portano il nome del loro paese d' origine. Udii parlare di un certo 
progetto molto vagheggiato a Setubal, ed é quello di fame un pesto 
militare, unito al Tago per un canale di pochi chilometri (30} traAl» 
cochete sul Tago e la foce del Rio Sado. In tal modo le due ampie 
baje inteme di Setubal e Lisbona, della superficie di più chilometri, 
potrebbero dar sicuro asilo alle più potenti e numerose flotte ; ed unite 



— 3^5 — 
che hsàèro, potrebbero sempre secondarsi a vicenda nei bisogni del 

ooainercio e della guerra. 

Feci pare una gita a Beja nel cuoYe della provincia d'Alemtejo (al 
di là del Tago) povera e deserta d' abitanti^ cui sola ricchezza sono 
fe vastiisiine foreste di sughero {quercus sugtr\ gli agrumeti e lande 
stenniliate percorse da numerosi greggi ovini. Poca o nulla vi è Y in- 
dastria, scarse le strade; anche le ferrovie vi sono appena tracciate ed 
il loro compimento molto lontano, benché da Lisbona passino per qui 
k vie per recarsi al Mediterraneo. Le borgate che si attraversano, non 
Ittnoo nulla di Notevole; il paese va elevandosi un poco a Beja, che 
ne occupa il punto più alto.' I suoi 7,000 abitanti |>ossono godere 
daDe rovine del castello di Don Diniz il più vasto orizzonte del regno 
per il giro di 100 e più chilometri. 

Quale diversità fra queste popolazioni dagli abiti scuri, dalF ince- 
dere lento, dal viso grave e triste, dal colorito scuro, dalla fama alcun 
poco brutta per od! secolari ed assassini, colle allegre popolazioni oltre 
Coimbra verso O-porto e Valencia del Minho: là ricchezza, industria, 
commercio, vita allora, rumorosa, festevole, un movimento continuo di 
nera e persone; qui solitudine e silenzio, povertà ed ignoranza. 

Con vero dispiacere lasciai Lisbona, di cui serberò sempre il più 
grato ricordo. In poche città di Europa vi passai giorni più lieti (i). 
le soe raccolte artistiche» i musei, le gallerie, la gentilezza degli abi- 
tanti, la loro affabilità, e più di tutto la loro socievolezza mi resero il 
soggiorno gradito e ricco di studi ed osservazioni. 

Molte anomalie conservano i Portoghesi fra il turbine dcflF odierna 
vita civile, che li circonda. 

In tutte le lingue europee i giorni della settimana hanno nomi 
[spedali; essi invece li chiamano: Domingo ^ segunda /eira, ter fa feira, 
furia feira, quinta feira, sexta feira e sabbado. 

Essi hanno introdotto dal 1862 il sistema metrico decimale nelle 
WBore di lunghezza, di peso e di capacità ; ma la moneta non ha can- 
giato: essi contano ancora a reis, moneta che non sussiste, valendo 
solo 0,00556 di lira, ovvero, un po' più della metà del nostro cen- 
terimo. Quanto sia incomodo tale sistema di conteggio si può di leg- 
gieri immaginare : il forestiero si stupisce leggendo nelle botteghe, sugli 
«nrin, nelle vetrine lunghissime file di cifre per indicare poche decine 
di Sre. Valgono queste 180 o 182 reis secondo il cambio; ma i 

(i) Nei principali alberghi di 0-porto e Lisbona bassi pensione completa 
per 1,200 o 1,500 reis al giorno (da L. 6^70 a L. 8,40). 



— 366 — 
l*ortoghesi non accettano che la sterlina inglese per 4,500 reis (la mem 
a 9,350). Rarissime sono le monete d'oro portoghesi: essi le sostìlm- 
scono colle sterìine e mezze sterline. I pezzi d'oro da ao lire fran- 
cesi ed italiane hanno difficile corso, come in Ispagna. 

L' oro è r unità monetaria. In un pagamento non si è obbUgati a 
ricevere più di 5,000 reis in argento. e più di 500 in bronzo. Le mo- 
nete ora in corso sono: Oro Corca, 10,000 reis, peso grammi 17,735, 
titolo 916.66 mill. uguale i ita!. L. 55,9996. La Meja Corea, 5,000 ras, 
gr. 8,8675, t't' 916,66 min., valore L. aT,i)i)i^. Quinto de Coroa, 3,000 leis, 
gr. 3,547 a 916,66, valore L. 11,1993. Un decimo di Coroa, 1,060 reis, 
gr. 1,774 a 916,66, vale L. 5,5996. 

L'oro in rapporto coli' argento sta come i a 14,08. 
Le monete in Argento sono: Cinque testoni, 500 reis, gr. 11,500 
a 916, r= L. 3,5477. Due testoni, 300 reis, gr. 5 a 9i6,66 = L. 1,0189. 
Un testone, 100 reìs, gr. 3,500 a 916,66 = L. 0,5094. Mtsu te- 
stone, 50 reis, gr. 1,350 a 916 =: L. 0,3547. 

Le monete erose sono da 30, io e 5 reis, composte di 96 parti 
di rame, 2 di stagno e 3 di zinco. 

Sono però ancora in corso vecchie monete d' oro, dette nueia 
per 4,8ao reis, e d' argento dette crusado pei 480 reìs. 

Per somme grosse si conta a eontos de reis, cioè un milione di 
reis (5,560 lire): ma il sistema di conteggio è incomodo e difet- 
toso assai, né so comprendere come non siasi applicata anche alla 
".a la riforma del i86a, che pur abolì quest'altre misure: 
irratei (459 grammi) diviso in a marchi, questi in 8 onci^ 
! in otto grossi o oitaves, e questi in 73 grani; quindi il marco 
rende 4,608 grani. 

irroba, diviso in 33 arrateis da 14 kg. e 688 grammi; 4 arrgie ' 
Qo I quintale. 1 

Piede (centim. 33,85); Vara (metri 1,10); Cooado (68 centim.]; \ 
da 18 al grado, vale km. 5,552, C'oro, misura agraria, 58 aree ' 
:entiare. Almuda, pei liquidi, 16 litri 951 mill.; Algutira, p«à 
13 litri e 815 min.. 

1 giornalismo è molto in onore e tiene una gran parte nelle pnb- \ 
discussioni e nella pubblica opinione. I giornali sono molto bene \ 

\, con grande abbondanza di notizie, sia postali che telegrafiche; 

tutti hanno una rubrìca speciale e costante pel Brasile, che i Porto- 
considerano sempre come una seconda patria, una figlia, un 

grata è vero, che si staccò dal seno materno. 



— 3^7 — 
Fia i principali di 0-porto cito: 

Primeiro de Janeiro^ A Prcmncia^ Jarnal de noHcias^ O Cam- 

ràa Farimgues, •> 

Di Lisbona: A Folhado Povo^ Os Deòaies ^O Diario pofuiar, Correio 

MMia, O Seculo, Diario de Noticias, Correio. da noite, Ó Reporter ^ 

Commercio^ O Dia (quest'ultimo ha la particolarità di cominciare dalla 

|iiaita pagina ove è stampato il titolo). Diario Ulustrado ed altri, i 

[oali si occapano molto di commercio ed hanno un buon servizio 

corrispondenti nelle principali piazze marittime d'Europa e d'A- 



li distinto filologo Munthe dell' Università di Upsala, cosi parla 
lingua portoghese: 

f Non conosco due lingue più uguali e più differenti che la lusi- 
e la castigliana — la medesima grammatica, il medesimo vocabolario, 
le scrittura, eufonia assolutamente e diametralmente opposta. La musica 
lello spagnnolo è sorella della fonetica italiana, quella portoghese sembra 
prossima parente delle lingue nordiche — per la parte nasale asso- 
dglia più al francese, per le inflessioni, la cadenza, l'accentuazione nes- 
filologo si attenterebbe a classificarla come collaterale allo spa- 
inolo. I due suoni in cuf ^ oe sono peculiari ed esclusivi a questa 



Lisbona va allargandosi sempre più, i nuovi quartieri assomigliano 
tentacoli d' una gigantesca piovra che abbia il corpo nella Praca do 
ircio. Case e palazzi sorgono come per incanto ; ma mentre nella 
ridna Spagna per le nuove costruzioni si adoperano buoni materiali, 
e ghisa, qui inveca si fa dapprima i]i legname lo scheletro della 
del pilazzo, per alto e vasto che sia, con un' armatura o gabbia 
korme di travi: vi si mette il tetto e poi si riempiono i vanì tra 
travi con muratura- Tale sistema, economico è vero, e molto lesto, 
poco solido, vidi usato pure a Costantinopoli e sulle rive del Bo- 
ftffo e del Mar Nero. A Barcellona, Valencia, Madrid ed altre dita di 
la costruzione è molto ajutata da macchine a vapore pel tra- 
e r elevamento dei materiali ; una enorme grue, il cui albero è 
di una serie di tubi, che si allungano come un cannocchiale, serve 
qualunque altissima fabbrica, con grande risparmio di braccia e fati- 
Lisbona invece, mentre è orgogliosa di avere luce elettrica pei ne- 
Icoà, orolc^ elettrici per le vie, telefoni in ogni direzione, usa ancora 
|il modo antico di trasporto, e cioè le spalle, o meglio la testa delle 
doone, che si arrampicano come lunghe file di formiche per le fab- 
hrìche, reggendo in capo pesantissimi cumuli di materiali: ciò davvero 



— 3^8 — 

muove a compassione e nuoce alla fama di gentilezza, che per altri 

motivi ben merita il popolo portoghese. 

Lisbona nel 141 7 contava già 63,750 abitanti e nel 1S47 ^^ 260^00 
abitanti; coi prossimi sobborghi ^ 279,000 nel 1S57; nel 1863 nella sola dttà 
224,063, nel iS75ab. 233,389; nel 1878 ab. 246,343; nel 1888 coisòbbof* 
ghi di Cbellas, Ameixoeira, Lumiar, Bemfica, Belem ed il Porto d'Algis con- 
tava abitanti 243,010, essendone stata staccata Olivaescon 29,800 abitanti* 

Risalendo la valle del Tago, mi rimetto in viaggio per la Spagna. H 
paese è popolatissimo, ben coltivato e alcun poco industrioso, come lo me* 
strano i comignoli di officine e le staarioni ingombre di cani. Vigneti/ quer- 
ceti, uliveti ed agrumeti ne fanno un vero giardino, seminato di vìUe e 
borgatelle. La fabbrica di tèssuti a Torres Novas è molto importante. 
Rovine di torri, castelli, conventi dicono subito che questa vallata èbbt 
gran parte nella storia portoghese, e le imponenti rovine del castello 
d' Almonrol, sede dell' ordine dei Templari in Portogallo, sono ancora 
tema di leggende al popolino, il quale vi narra le romantiche ay^enture ivi 
successe al cavaliere errante Palmeirin d' Inghilterra. Oltre Santarem ed 
il superbo ponte in ferro tubulato, che ivi cavalca il Tago, il paese si 
fa a poco a poco deserto, sebbene fertilissimo in granaglie. L' aalicln^ 
sima città d' Abrantes erge in lontananza le sue case sopra la coUiM 
coronata di castelli, conventi e chiese: è una delle più antiche città 
di cui parli la storia; Cesare Augusto e Decio Bruto vi eressero vari 
edifìci. A poco a poco spariscono le rive del fiume, e ci intemiamo nd 
continente ; la pianura è sempre più deserta ed incolta. Nel mez20 A 
queste vaste estensioni aride e brulle ergesi una collina isolata, che fo 
ben presto scelta a luogo di rifugio dalle antiche popolazioni; ora è la 
città di Elvas, dalle bianche case, dalla forteisza fangosa per gli assed)^ 
(1166, 1200, 1226, 1643, 1658) che la ridussero un mucchio di ro- 
vine. Si riebbe a stento, ma in causa della forte posizione ai confioii 
poco lungi dai Fiumi Caja e Guadiana, fu riedificata con cura, ed ofl 
ardito acquedotto, che presso la città passa sopra quattro serie di archi 
sovrapposti, dava acqua all' immenso serbatojo detto Cisterna di Som 
Judit sufficiente per sei mesi ad una guarnigione di 6,000 uomini, oltre 
che ai cittadini. L'acquedotto fu principiato nel 1500 e terminato 122 
anni dopo. La fortezza imponente di Lippe fu costrutta dal francese 
Vallerè al servizio di Re Don José nel 1763 e compiuta nel 1792 cólk 
spesa, favolosa per quel tempo e pel regno immiserito, di 900 cont^s di 
reis. La città sorge fra giardini, boschetti di mirto, melograni, agmmir 
ed estesi uliveti di vago aspetto. 



— 3^9 — 
Foco Imgi entriamo in Spagna, di fronte alla forteiza di Badajos^ 

pie celebre ancora di Elvas, ma più roTinata e misera. Queste due città 
si gaarda&o dalle loro colline attraverso la vasta pianura deserta, ba* 
patt da ano dei più grandi fiumi deUa penisola, la Guadiana, che per 
; lungo tratto segna i confini fra Spagna e Portogallo. 

Badajoz conta solo 23,000 abitanti, male alloggiati in strade strette, 
CMO poverisrime, disseminate sulla collina, in mezzo ad una sporcizia 
pia che spagnuola. Un antichissimo ponte, opera solidissima in pietre 
da taglio, formato da a 8 arcate di varie grandezze, di cui la principale 
adsora a 2 metri, lungo 535 metri, attraversala Guadiana e guida alla 
, città. Qaesto ponte In rifiitto in gran parte nel 1596 dal celebre Herrera. 
Le fortissime muraglie, gloria e vanto della città, sono in perfetta to- 
vioa, e per laighe breccie danno accesso alla città alta. L' antico 
CHteOo £1 Posito suir alto della collina è ancor più rovinato; serba 
•dìo qualche torrione quadrato in buon stato di conservazione, perchè 
«rve di prigione dopo essere stata casa concistoriale molto ricca, ser- 
iMDdo ora solo un salone con volta sopportata da colonne e capitelli 
di boema &ttura. Poche e squallide sono le piazze in città : quella che 
CBconda la cattedrale, è ridotta a giardino e serve di pubblico passeggio. 
It chiesa ha più aspetto di fortezza che di casa di Dio : è di forma 
iViadnta, massiccia, con torri e volte solidissime a prova di bomba, 
perchè la cattedrale doveva servire più volte d* asilo alla popolazione 
dmante i numerosi assedi, che funestarono la città. 

Solo il chiostro, ornato d' antiche sepolture, è degno di ricordo ; la 
chksa ha il difetto di tutte le chiese spagnuole d' essere oscura, tagliata 
ad mezzo dal coro dei monaci e d' avere gli altari sopracarichi d' Or* 
Mnenti dorati di cattivissimo gusto. 

A Badajoz inacquerò l'ardito ed avventuroso navigatore Vasco Nunez de 
ed il pittore Morales, emulo di Murillo e degno del nome di 
Simo datogli dai contemporanei. 

È in vìa di formazione un Museo provinciale, che accoglie quadri 
a itatae di soppressi conventi e chiese, avanzi architettonici dell' epoca 
MùOf sculture romane, un monetario interessante assai, armi ed oggetti 
C hcottzo, e di più varie punte di lancie, di freccie di pietra e dodici 
e mazze di pietra delle età preistoriche. 

Le ortaglie presso Badajoz sono ricchissime: in ognuna d'esse un 

od un vecchio mulo cieco mette di continuo in moto la n^ia, 

primitiva per estrarre l'acqua dal suolo col mezzo d'orci di 

taa, legati attorno ad mia ruota, che talvolta ha dimensioni colossali^ 

Queste norù^ sparse ovunque, sono d'origine araba> e sono &b- 



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bricate dagli stessi contadini sopra un unico modello.