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Full text of "Bollettino della Società geografica italiana"

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BOLLETTINO 



DELLA 



SOCIETÀ GEOGRAFICA 



ITALIANA 






SERIE III — VOL. III. 



(Anno XXIV — Volume XXVII) 



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^ ROMA 

Presso la Società Geografica Italiana 

18 90. 




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APR 6 1891 I 

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Roma, Stab. G. Civelli, Via Incurabili al Corso, N. 5^ e 5' 



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MEMBRI 



DELLA 



SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA 



NEL GENNAJO 1S90 



PRESIDENZA 



DBLUl 



SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA 



PresidenU onorario — S. M. UMBERTO I. Re d'Itaua 



PresidaUe fomdaiort — Negri barone Cristoforo 



Fresidenie iJjMwo — Nobili- Vitblleschi marchese Francesco, senatore 



Adamou dep. Giulio 
BAKATmu ooknm. Oreste 



Vici-Presidenti 



Malvano comm. Giacomo 
Racchia dep. Carlo Alberto 



Consiglieri 



Ajuuopn senat Antonio 
BuASBiuf A prof. Pietro 
BoDio prol Luigi 
CAXTJua duca Don Onorato 
Gija>ON aTT. Felice 
Cataubu caT. Enea 
Qmtun noe-«nun. C. Cesare 
Gatxa cap. Lvigi 
GiOKDANO ing. Felice 
GRA2IOU duca Don Mario 



HOfper cav. Guglielmo 
LuPACCHiOLi aw. Scipione 
Martinori ing. Odoardo 
Messbdaglla senat. Angelo 
Pelloux dep. Luigi 
PiGORiKi prof. Luigi 
PoRENA prof. Filippo 
PozzouNi dep. Gioigio 
Salvatori comm. Fedele 
Tacchini prof. Pietro 



— 6 — 

SOCI INSIGNITI DELLA GRAN MEDAGLIA D'ORO 



Arminjon contrammiraglio Vittorio (1871), Genova. 

Raimondi dott. prof. Antonio (1871), Lima. 
f YuLE colonnello Enrico (187 1). 

Negri barone comm. Cristoforo (1873)» Torino. 

Beccari dott. Odoardo (1874), Firenze. 
f Piaggia Carlo (1874) 

ScHWEiNFURTH Giorgio (1874), Berlino. 
f Gessi Pascià Romolo (1876}. 

D'Albertis Luigi Maria (1878), Genova. 

Savorgnan di Brazzà conte Pietro (1879), Roma. 

Nordensi^jòld prof. bar. A. E. (1880), Stoccolma. 
f Chiarini ing. Giovanni (1881). 

Massari A. M., Ufficiale della R. Marina (i88x), Napoli. 
f Matteucci dott. Pellegrino (1881). 
f Nachtigal dott. Gustavo (1882). 

Serpa Pinto maggiore A. A. (1882), Lisbona. 
t Antinori marchese Orazio (1883). 

Antonelli conte Pietro (1883), Roma. 

Cecchi cap. Antonio (1884), Pesaro. 

D'Oria marchese Giacomo (1885), Genova. 
f Prscevalski colonnello Nicola (1885). 

R1CHTHOFEN (von) barone Ferdinando (1889), Berlino. 

Junker dott Guglielmo (1889), Pietroburgo. 

« 

Stanley Enrico M. (1890), Banana. 



MEDAGLIA D'ARGENTO 



Kraal P. F. (1874), Batavia. 

Camosso Michele (1874), Chartmn. 

Spada Lorenzo (1874), Chartum. 

Arnoux Pietro (1878), Parigi. 

Maraini Pandiani Adelaide (1883), Roma. 

Weitzbcker Giacomo (1888), Leribe. 

Tassamà Ghencio (1888), Massaua. 



MEDAGLIA DI BRONZO 



ToRSLLi ing. Enea (1871), Milano. 

Garrou Ippolito (1874), Lima. 

Serrayallo Jacopo (1874), Trieste. 

Ramorino Giovanni (1874), Buenos Aires. 

Pellas Giuseppe (1875)» Firenze. 

Figari Luigi (1875), Lima* 
f RuBATTiNO Rafiade (1875), Genova. 

Lavarello Gio. Batta (187$), Genova. 

Figari Tito (1875), Cairo, 
f Pbrsyra Gabriele (1875), Alessandria d'Egitto, 
f Vanetti Virginio (1875), Genova. 

Corte Pasquale (1875), Montevideo. 
f Capurro Domenico (1875), Montevideo. 

PizzAMiGUo Qemente (1875), Codogno. 

Pancbri Paolo (1875), Napoli. 



— 8 — 



MEMBRI D'ONORE 



S. M, Leopoldo II, Re dei Belgi — Bruxelles, 

S. M. Menilbk, Imperatore d'Etiopia — Antoto, 

S. A. R. IL PRiMapB Tommaso, Duca di Genova — Torino, 

S. A. I. e R. l'Arciduca Lodovico Salvatore — Vienna, 

S. A. IL Principe Rolando Bonaparte — Parigi, 

S. A. R. ISMAiL Pascià, ez-Kedive d'Egitto — Napoli, 

S. A. IL Principe di Joinville — Parigi, 

Aberdare (Lord), F. R. S. — Londra, 

Alcock Sir Rutheford, K. C. B. — Londra, Great-Qaeen-Street, 14, 
Westminster. 

Altamirano M. Ignazio, primo segretario della Società Messicana di 
Geografia e Statistica — Messico, 

Antonelu conte comm. Pietro — Roma, 

Barboza du Bocage J. V. — Lisbona. 

Bastian prof. dott. Adolfo, ex-Presidente della Società Geografica di 
Berlino. 

Bates e. W. Esq., F. L. S., segretario della Società Geografica di 
Londra. 

Beccari cav. prof. Odoardo — - Firenze. 

Beltrame ab. prof. cav. Giovanni — Verona, 

Bennet dott. Giorgio — Sydney (Australia). 

Bonghi comm. prof. Ruggero — Roma, Via Vicenza. 

Borghese principe Don Giovanni — Roma, Palazzo Borghese. 

BouRGBOis vice-ammiraglio Simone — Parigi, Rue St. Dominique, 27. 

BouTHiLLiER DE Beaumont Eurico, ex-Presideute della Società Geo- 
grafica di Ginevra. 

BuRTON capitano R. F., console di S. M. Britannica -* Trieste. 

Casati cap. Gaetano. 

Chesney maggiore generale O. Rawdon — Londra. 

CoELLO DE PoRTUGAL colounello Dou Fraucesco — Madrid, Serrano, 33. 

D' Abbadib Antonio» Membro dell' Istituto di Francia — Parigi, me 
dtt Bac, I90. 

D'Albertis Luigi Maria — Genova, Piazza Campetto, 8. 

Daly P. Carlo. — Nuova York. 

De Candollb prof. Alfonso — Ginevra, Cour St Pierre, 3. 



— 9 — 
De Lssskps conte Ferdinando, Membro dell' Istituto, Presidente della 

Società Geografica di Parigi, 
Tì^ QuATREPAGES DB Bréau Giovanni L. Armando, Membro dell' Isti- 

tato di Francia — Parigi^ Rue Buffon, a. 
De Saint-Mar nN Vivien — Versailles^ 7, rue de la Bibliothèque. 
De Stoupin Demetrio, gentiluomo di camera di S. M. l'Imperatore di 

Russia — Vilna, 
De Vecchi nob. generale Ezio — Milano. 
Diaz generale Porfirio, ex-Presidente della Repubblica Messicana — 

Messico, 
D'Oria marchese Giacomo — Genova^ Via Peschiera, 18. 
EmN pascià (dott. Schnitzer). 
FORRBST Giovanni — Perth (West Australia). 
Frsemomt generale Giovanni C. — Nuova York. 
Galton Francis £sq., F. R. S., M. A. — Londra. Ruthland Gate, 

4«, S. W. 
Garoa-Cubas Antonio — Messico, 
GiGUOU H. prof. cav. Enrico — Firenze, 
GRAifT colonnello J. A., C. B., C. S. I., F. R. S. — Londra, E. India 

U. S. Qub, S. W. ; Upper Grosvenor Street, W., 19. 
Grayixr Gabriele — Rouen, 

GOszrxLDT Paolo — Berlino, S. W. 26, Kdniggràtser Strasse. 
Harrbsx aw., Enrico — Parigi, 30, Rue Cambacérès. 
HooKER dott Giuseppe, F. R. S., F. L. S. — Kew (Inghilterra). 
HusLEY prof. T. H., F. R. S. — Londra, Marlborough Place, 

St. John's Wood, 4, N. W. 
JORiEir DK LA Gravière, vice-ammiraglio — Parigi. 
KiBFBRT dott. Enrico, Membro dell'Accademia delle Scienze *- Berlino, 
ELofG Ctarence — Washington. 

Lbvasseur e.. Membro dell'Istituto di Francia — Parigi. 
LoRME (the most hon. Marquis oQ — Londra, 
Mareham Gemente — Londra, Eccleston Square, ai, S. W. 
MmDEHDORP (von) prof. A. Th., Segretario dell' Accademia delie Scienze 

— Pietroburgo, 
MuELLER (von) barone dott. Ferdinando, F. R. S. — Melbourne (Vic- 
toria, Australia). 
Narrs cap. Sir Giorgio, K. C. B. — Londra, St. Philip's Road, %%, 

Surbiton. 
Neuicater prof. Gioigio, Direttore dell' Osservatorio Marittimo -— * 
ÀMiburgo. 



IO 

NoRDENSKjòLD barone prof. A. £., K. Wetenskaps-Akademien — Stoccolma, 

Palgrave W. GifTord, console di S. M. Britannica — Trebhonda. 

Philippi dott. Rodolfo Armando, Direttore del Museo Cileno — San- 
tiago (Chile). 

PowKLL maggiore S. V. — Washington. 

Raimondi prof, don Antonio — Lima, 

Rawlinson Sir Enrico, maggior generale, K. C. B., F. R. S. — Loti' 
dra, 2 1 Charles str., Berkeley Sq. 

Reclus Eliseo — Clarens (Svizzera). 

RiCHTHOFEN (von) barone prof. Ferdinando — Bonn, 

Rohlfs dott. Gherardo — Weimar, 

RùppEL dott. Edoardo — Francoforte, 

Savorgnan di Brazzà conte Pietro, Commissario generale della Francia 
al Congo francese. Africa. 

ScHWRiNFURTH dott. Giorgio — Berlino, 

Semenof Pietro, Vice-Presidente della Imp. Società Geografica Russa 
— Pietroburgo, 

Serpa Pinto maggiore A. A. — Lisbona, 

Stanley Enrico M. — Londra, 

Stone Pascià, ex-Presidente della Società Geografica Khediviale — 
Boston. 

Strachey gen. Riccardo -— Londra, 69, Lancaster Gate W, 

Stubbndorf profl Ottone — Pietroburgo. 

SuPAN prof. dott. Alessandro — Gotha 

Tchihatchef (de) Pietro — Parigi, 

Thompson Giuseppe — Landra. 

Torrel prof. Ottone, Direttore dell'Istituto Geologico Svedese — 
Stoccolma. 

VoGT prof. Carlo — Ginevra, 

Wagner dott. prof. Ermanno — Gottinga, 

Wallace Alfredo Russe!, Presidente della Società Entomologica -^ 
Londra, Waldron-Edge, Duppas-Hill, Croydon. 

Wauwermanns colonnello Enrico, Presidente della R. Società Geo- 
grafica di Anversa, 

Wheeler capitano Giorgio M. — Washington, 

WiLCZECK (von) conte Giovanni — Vienna, 

WissMANN cap. Ermanno — Berlino, 



II 



MEMBRI CORRISPONDENTI 



Amat di S. Filippo cav. Pietro — Roma, 

BiENEKFBLD Rolph cav. Giuseppe — Trieste. 

BoRELU Giulio, 7 me de la Daise — Marsiglia. 

BoNOLA bey avv. cav. Federico, Seg. Geo. della Società Geografica 
Khedivale — Cedro (Egitto). 

fiRAU de Saint Poi Lias Saverio, 47, rue de Passy -^ Parigi. 

Camperio cap. Manfredo — La Santa (Monza). 

Cora prof. cav. Guido, Corso Vittorio Emanuele, 74 — Torino, 

Cortese ing. Emilio, Ufficio Geologico, via S. Susanna, i — Roma. 

CoTTSAU Edmondo, 4 rue Sedaine — Parigi. 

Dal Verme conte Luchino, colonnello di Stato maggiore, Ministero 

della Guerra — Roma. 
Db Amfzaga cav. Carlo, Corso Solferino n. 22-9. — Genova. 

Dz GoEjE D.' M. J., prof. all'Università, Vliet, 15 — Leida. 

De Foucauld visconte Carlo, 50, rue Miroménil — Parigi. 

De Hessb Wartegg cav. Ernesto — Nuova York. 

De Luca comm. prof. Giuseppe, R. Università — Napoli. 

De Rensis cav. Alberto, ufficiale di Marina — Napoli. 

Fea Leonardo, Museo Civico — Genova. 

Ferrerò comm. Annibale, Magg. Generale, Direttore dell'Istituto Geo- 
grafico — Firenze. 

Fiorini prof. cav. Matteo, via Stefano, 34 — Bologna. 

Geikie arch., Geol. Surweys Dir. Gen., 28 Jermin Street — Londra. 

Guidi prof. cav. Ignazio, Piazza Paganica, 17 — Roma. 

Hann prof. dott. Giulio, K. K. Hofrath, Director d. Meteor. Cent. 
Anstalt, Hohe Warte — Vienna. 

HoLUB dott. Emilio — Vienna. 

HuGUES prof. avv. Luigi — Casale Monferrato. 

Lenz dott. Oscar, prof., nell'Università di Praga. 

Lux Antonio, K. K. Artill. Hauptm., Lehrer an der K. K. Mil. Unt- 
Schule — Eisenstadt. 

Malta m prof. cav. Bartolomeo, Istituto Superiore di Studi — Firenze,. 

Marinelu prof. cav. Giovanni, Via Schiavino 1479 — Padova. 
Maunoir Carlo, Seg. gen. della Società Geografica di Parigi. 
Messbdaglia comm. Giacomo — Cairo (Egitto). 



— 12 

MoDiouANi dott. Elio, G>rso Vittorio Emanuele, i6 — Firenze, 
Pauutschke D.' Filippo, Fiiofhaus NeubaugUrtel 14 (Westbahnhof) — 

Vknna. 
PsQLB cav. Attilio — Udine, 
Ratzel dott. Federico, R. Università — Lipsia, 
ScHLAGiNTWEiT dott. EmiUo — ZwerbrUcken (Baviera). 
ScHOLTSN T., Keizersgracht; 497 — Amsterdam, 
SoMMiER Stefano, Lungarno Corsini, 3 — Firenze, 
Strabelli conte Ermanno — Piaeenza, 
ScHWATKA luogotenente Federico — Nuova York. 
Traversi cav. dott Leopoldo — Firenze, 
ViDAL GoRMAZ ing. F. — Santiago (Chile). 

Vincent Francesco J., 180 Fifth avenue, New- York City — Nuova York. 
ViNOGUERRA dott. Deqo, via Viminale, 38 — Roma, 
VoN DEH Steinen dott Carlo, 1x0, KurfUrstendamm — Berlin W, 
Wxitzeck:er cav. Giacomo — Leriòe (Basutoland). 
Zbballos e. Stanislao, via Belgrado, 1 130, numero nuevo — Buenos Aires. 



— 13 — 



SOCI ORDINARI 

NEL GENNAIO 189O (l) 



Ndb. 
di 



Nttm. 
di 



70 



20 



I415 

3055 

3270 
2088 

2147 

335^ 
229 

1240 

2907 

^559 

3327 
3375 

2792 

2779 
6 

573 



2285 
3029 

335« 
2959 

IO 

2419 

2407 
2177 
2042 

«635 



Adamoli ing. comm. Giulio, deputato, Besozzo (Como). 

Adriani nob. Filippo, Fermo. 

Aghemo comm. conte Natale, Torino. 

Aguglia aw. Francesco, Corso, 481, Roma. 

Albano cav. Aureliano, segretario al Ministero della 
Marina, Roma. 

Alcon cav. Ramon, console d'Italia, Cadice (Spagna). 

Alessandri conte Alessandro, Verona. 

Alexander dott. £., Dunedin (New Zealand). 

Aliotti barone Antonio, Smime (Turchia d'Asia). 

Allatini cav. dott. Moisè, Salonicco (Turchia d'Europa). 

Alien Guglielmo, direttore della e Gaceta Financeira >, 
Rua do Instituto Industriai, Lisbona (Portogallo). 

Allievi comm. Antonio, senatore, direttore della Banca 
Generale, Roma. 

Almagià ing. Edoardo, Via Agostino Depretis, 86, Roma. 

Almagià cav. Alessandro, Corso Vittorio Emanuele, 51, 
Roma. 

Ambrosetti cav. Tommaso, Calle Piedad, 571, Buenos 
Aires (Argentina). 

Anau aw. Flaminio, Via Venti Settembre, 18, Roma. 

Anderloni ing. cav. Faustino, Via Volturno, 48, Roma. 

Anfora cav. Giuseppe dei Duchi di Licignano, Mi- 
nistro d'Italia, Vicolo Belle Donne a Chiaja, 28, 
Napoli. 

Angelini avv. Giuseppe, Via del Pozzetto, 122, Roma. 

Annoni Antonio, Cassa di Risparmio, Milano. 

Ansaldo Francesco, Cap. mar., Nav. Gen. Ital., Massaua. 

Ansefani Anselmo, Arcevia (Ancona). 

Antinori prof, marchese Raffaele, Perugia. 

Antonelli conte Paolo, Via Alessandrina, 84, Roma. 

Antonelli conte comm. Pietro, id. id. 

Antongini aw. Alessandro, Via Cervia, 44, Milano. 

Appellius cav. Emilio, Colonnello capo di Stato Mag- 
giore del 5* corpo d'esercito. Verona. 

Arbib dott. Eugenio, Tripoli (Barberia). 



(1) I nomi dei MaMBKi a vita sono preceduti da un asterisco. 



Num. 

di 
«rdia« 


Num. 

di 

iicmioDtt 




2473 


30 


«3«4 




365 



— i4 — 



40 



50 



60 



X412 

461 

1831 
2869 
3886 
2x50 

1445 
565 

3106 

612 

2527 
2402 

1163 

3009 

3154 
1759 

2926 
22x5 
3228 
982 
2772 

3370 
2658 

2x04 

3338 
2977 

3373 
2568 

x868 
2356 
3257 



Arbib cav. Salvatore, Venezia. 

Arboiio Mella cav. Federico, Vercelli (Novara). 

Arduin comm. Ludovico, Direttore della Società di 
Credito Mobiliare, Strada iuori Porta Medina, 17, 
Napoli. 

Argento cav. Andrea, agente consolare d'Italia, Algeciras 
(Spagna). 

Arminjon comm. Vittorio, contrammiraglio. Via Assa- 
rotti, 36, Genova. 
*Arnaboldi conte Bernardo, Via Monforte, 2, Milano. 

Arnaldi ing. Giacomo, Via Sistina, 48, Roma. 

Arrivabene conte Silvio, Mantova. 

Artaria (ditta), S. Margherita, Milano. 

Artimini prof. Filippo, Via della Pace, x, Firenze. 

Artom comm. Isacco, senatore, inviato straordinario e 
ministro plenipotenziario. Asti (Alessandria). 

Assicurazioni Generali di Venezia, Sezione Trasporti, 
Venezia. 
^Ateneo di Brescia. 
*Audinot cav. ing. Alfonso, Via Convertite, Roma. 

Avanzini cav. Baldassare, Direttore del e Fanfulla >, 
Roma. 

Avet comm. conte Enrico, generale. Corso Vinzaglio, X7, 
Torino. 

Avirovic Costantino, Buenos Aires. 

Avogadro di Collobiano cav. Guido, Novara. 

Baccelli comm. prof. Guido, Monte della Farina, 50, 
Roma. 

Bacchelli aw. Giuseppe, Bologna. 

Bacci comm. Andronico, maggior generale, Napoli. 

Bagozzi Federico, Villa Cogozzo, Brescia. 

Bajnotti cav. Paolo, console dTtalia, Chicago (S. U. A.). 

Balbi di Robecco conte Carlo, Sestri Levante (Ge- 
nova). 

Balbis Edoardo, Ministero della Guerra, Roma. 

Baldini RalTaele, Loreto Aprutino (Teramo). 

Balestra dott. Pietro, Via Ss. Apostoli, 49, Roma. 

Balli Raffaele Colla Marini, Via Carbonella, 2, Bologna. 

Balzani conte Ugo, Via dei Mille, xx, Roma. 

Banti Tommaso, Castiglion Fiorentino (Arezzo). 

Baracco comm. barone Giovanni, Corso, x6o, Roma. 

Baratieri comm. Oreste, colonnello comandante il 4^ reg- 
gimento bersaglieri, Genova. 

Barattoni C. Augusto, 85 2, Broadway near Union Square, 
Nuova York (Stati Uniti). 

Barbini dott. Vincenzo, Via Cavour, 13, Firenze. 



Ni 



Non. 
di 



70 



80 



90 



«97 
3022 

609 

865 

3277 
195 

3163 

742 
2367 

1349 
561 

1072 
18 

3272 

2524 

2585 

3054 

2133 
2160 

2436 

1590 

2761 

20 

21 

1379 

2759 
2895 

3023 
3279 

2669 
3131 

2793 
1637 

3077 



- 15 — 



Bargoni comm. Angelo, senatore, Venezia. 

Barilari comm. Pacifico, Roma. 

Bariola comm. Pompeo, tenente generale, comandante 
il IP G>rpo d'esercito, Alessandria. . 

Barker cav. FedericOi 63, Boulevard Haussmann, Parigi. 

Baroli nob. Pietro, R. Consolato d'Italia, Budapest. 

Barozzi nobile aw. comm. Niccolò, S. Maria Formosa, 
5192, Venezia. 

Bartolucci Godolini march. Gaetano, Castro Pretorio, 28, 
Roma. 

Barzellotti amr. cav. Pier Luigi, Via del Castellaccio, 3, 
Firenze. 

Barzilai cav. prof. Carlo, Ponte Ca' Balbi, Casa Dal Fiol, 
Venezia. 

Basilisco aw. Giuseppe, Rovigno (Istria). 

Basso comm. Luigi, console generale d'Italia, Lione 
(Francia). 

Bastogi conte Giovan Angelo, Via Cavour, Firenze. 

Beccari cav. nobile Giov. Battista, Castelfranco di Sopra 
(Arezzo). 

Belgrano prof Luigi Tommaso, Via Balestro, 14, Genova. 

Bellincioni Filippo, Ministero delle Finanze, Roma. 

Bellio prof. Vittore, R. Università, Pavia. 

Beloch prof. Giulio, R. Università, Roma. 

Beni aw. Carlo, Stia (Arezzo). 

Benini Giuseppe, Borgo S. Croce, 6, Firenze. 

Bentivoglio Middleton conte Enrico. Via Principe A- 
medeo, 9, Roma. 
^Benvenuto Tommaso, Montevideo (Uruguay). 

Berardi marchese Adriano, Via del Gesù, 61, Roma. 

Berchet comm. Guglielmo, Fondamenta Arsenale, 2169, 
Venezia. 

Beno cav. aw. Bernardo, console generale d'Italia, Corfù. 
^Bernasconi cav. Giacomo, Lugano per Scrocca (Svizzera). 

Bernini aw. Amos, Melara (Rovigo). 

Bersani Andrea, Bologna. 

Bertacchi dott. Cosimo, R. Istituto Tecnico, Roma. 

Bertino Eugenio, Via in Lucina, N. 16 B, palazzo 
Fiano, Roma. 

Bertolini barone Luigi, Piazza dei Signori, Padova. 

Bertone di Sambuy cav. Federico, contrammiraglio di- 
rettore generale R. Arsenale, Venezia. 

Berutti Felice, Buenos Aires (Argentina). 

Betocchi comm. prof. Alessandro, Piazza Montecito- 
rio, 127, Roma. 

Bettoni Angela, vedova Haimann, Via Volturno, 48, Roma. 



Ni 
otdia* 



Num. 

di 

ucridone 



lOO 



HO 



354 
1998 

2476 
II20 
3269 
2247 

1209 

3155 
I718 

3181 

1567 

1833 
3067 

3145 





1986 




2773 




1464 




1556 




1528 




2358 




2754 




IS33 


120 


1534 




1347 


• 


1536 




1537 




3229 




3342 




3344 




2917 




3M4 




2753 


130 


863 




2704 




3325 




748 




1454 




2794 



— 16 — 



Bettoni conte Francesco, Brescia. 

Hiagi comm. Giuseppe, console generale a riposo. Poggio 

Imperiale, 12, Firenze. 
Bianchi march. Alessandro, Riva di S. Biag;io, 2146, 

Venezia. 
Bianchi Costanzo, S. Antonio, 20, Milano, 
bianchi Giuseppe, Lima (Perù). 
Bianchi aw. Giulio, Via Spiga, t, Milano. 
Biasiutti prof. dott. Antonio, Collegio Camerini, Pa- 
dova. 
Biblioteca Civica, Bergamo. 

Id. Civica, Novara. 

Id. Comunale Qassense, Ravenna. 

Id. Comunale, Imola. 

Id. Comunale, Verona. 

Id. del Corpo di Stato Maggiore, Roma. 

Id. della Camera dei Deputati, Roma. 

Id. della Corte dei Conti, Roma. 

Id. della R. Università, Cagliari. 

Id. della Società Unione e Benevolenza, Baenos 
Aires (Argentina). 

Id. Liciniana, Termini Imerese (Palermo). 

Id. Militare, Comando del Distretto, Caserta. 

Id. id. Bologna. 

Id. id. Firenze. ^ 

Id. id. Milano. 

Id. id. Napoli. 

Id. id. Padova. 

Id. . id. Palermo. 

Id. id. Piacenza. 

Id. id. Roma. 

Id. id. del presidio di Ravenna. 

Id. id. Cagliari. 

Id. id. Capua. 

Id. Nazionale della Repubblica dell* Urogoa/, 

Montevideo. 

Id. id. di Brera, Milano. 

Id. id. Marciana, Venezia. 

Id. id. Napoli. 

Biolchini aw. Francesco, S. Eufemia, 19, Roma. 
Bisi Francesco, Buenos Aires. 
Blanc barone comm. Alberto, Ambasciatore di S. M. il 

Re d'Italia, Costantinopoli. 
Blasema comm. prof. Pietro, Istituto Fisico, Pani' 

spema, Roma. 
Blosi aw. Annibale, Buenos Aires (Argentina). 



[ 



di 



Nua 
di 






140 



150 



160 



1261 

2969 

381 

2481 

3244 
1466 

3149 
3166 

1003 
1618 
2656 
1097 

2598 

2921 
2940 

530 
2600 

3373 

«593 

2263 

397 
2271 

2724 

2688 

3346 

1254 
2716 

402 

1099 

603 
1824 
2849 
2642 






— 17 — 



*Bobone Ricci Giuseppe, Albenga (Genova). 

Boccanera Pietro, Via del Pellegrino, 75, Roma. 

Bodio comro. prof. Luigi, Direttore generale della Sta- 
tistica del Regno, Roma. 

Boeri dott. G. Antonio, Buenos Aires (Argentina). 

Boggiani Guido, pittore, Roma. 

Bolgiani dott. Pietro, Piazza del Carmine, 4, Milano. 

Bombrìni cav. Carlo Marcello, Genova. 

Bompiani aw. Adriano, palazzo della Scimmia, S. An- 
tonino de' Portoghesi, Roma. 

Boncompagni Baldassare, prìncipe di Piombino, Roma. 

Boncompagni Ignazio, principe di Venosa, Roma. 

Bondi Vittorio, banchiere, palazzo Polverosi, Roma. 

Bonin-Nievo contessa Maria, Vicenza. 

Bonola bey cav. Federico, Segretario generale della So- 
cietà Geografica Khediviale, Cairo (Egitto). 

Bonomi prof. Celso, Pavia. 

Bonvicini comm. avv. Cesare, Corso Genova, 12, Milano. 

Borea d'Olmo comm. march. Giambattista, Ministero 
degli Esteri, Roma. 

Borghese principe D. Giov. Battista, Piazza Borghese, 
Roma. 

Bòrruso Giuseppe, Via Pier Luigi da Palestrina, palazzo 
Borniso, Roma. 
^Borsari prof. Ferdinando, Largo S. Giuseppe dei Nu* 
di, 77, Napoli. 

Boschi march. Tommaso, Bologna. 

Bosio Giustino, Piazza di Pietra, 63, Roma. 

Bossi avv. Carlo, Foro Bouaparte, 56, Milano. 
. Botta cav. Augusto, Genova. 

*Bozzala Antonio, industriale, Coggiola-Castagnea (No- 
vara). 

Bozzetti comm. Romeo, Magg. Generale, comandante 
sup. dei Distretti del 1° corpo d'armata, Torino. 

Bozzo Giuseppe, Pontegrande per Roletto (Novara). 
. Bozzoni cap. Francesco, agente della Compagnia Gen. 
di Navigazione Italiana, Bombay (India Inglese). 

Boyl di Putifigari comm. Gioacchino, contrammiraglio, 
senatore. Via Carlo Alberto, 31, Torino. 

Branchi avv. Gio., console d'Italia, Corso dei Tintori, 50, 
Firenze. 

Breda comm. ing. Vincenzo, Via Nazionale, 288, Roma. 

Breganze comm. Luigi, Via Torino, 7, Roma. 

Briganti-Bellini conte Giuseppe, deputato, Osimo (Ancona). 

Brìn (S. E.) comm. Benedetto, Ministro della Marina, 
Roma. 



Num. 

di 
ordine 



Num. 

di 

Sscriiione 



170 



— 18 — 



205 
2256 

544 

414 
1350 

1521 
638 

654 





1438 




2341 




2468 


180 


3013 




29 




3193 




380 




2575 




527 




2689 




2108 




'775 




2162 


190 


2798 




1603 




1887 




2362 




3064 




2740 




2722 




2693 




1988 




1709 



Brioschi comm. prof. Francesco, senatore, Via Se- 
nato, 38, Milano. 

Brunelli-Bonetti nob. Vincenzo, Via S. Nicolò, Padova. 

Brunenghi aw. cav. Domenico, console d' Italia, Fi- 
nalborgo (Genova). 

Brunetti Giuseppe, Via Baroncina, 149, Faenza. 

Bruni avv. Francesco, console d'Italia, Denver (Colo- 
rado, S. U. A.). 
*Brunialti comm. prof. Attilio, Via Boucheron, 4, Torino. 

Bruno comm. avv. G. Domenico, Corso Vittorio Ema- 
nuele, 68, Torino. 

Budden cav. R. Enrico, presidente della Sezione fioren- 
tina del Club Alpino Italiano, Via Gregoriana, 5, 
Roma. 

Buono Felice, tenente di vascello. Via Solitaria, 39, 
Napoli. 

Buonomo ing. Giacomo, Via Nilo, 17, Napoli. 

Burzio cav. Emilio, colonnello, comandante 29^ reggi- 
mento d'artiglieria, Capua. 

Buzzetti Luigi, Palazzo Andreini, ViaTaddea, 2, Firenze. 

Cadolini comm. ing. Giovanni, Via Rasella, 145, Roma. 

Cadorna (S. E.) cav. Carlo, presidente del Consiglio di 
Stato, Via Monserrato, 25, Roma. 

Cadorna comm. Raffaele, tenente generale, senatore, 
Via della Rocca, 35, Torino. 

Caetani donna Ada, duchessa di Sermoneta, Via Bot- 
teghe Oscure, 32, Roma. 
*Caetani Don Onorato, duca di Sermoneta, Via Bot- 
teghe Oscure, 32, Roma. 
*Cagiati cav. Filippo, Corso, 249, Roma. • 

Cahen conte Edoardo, Marchese di Torre Alfina, Via 
Mario de* Fiori, 16, Roma. 

Caimi-Toscar ing. Carlo, Via S. Vittore al Teatro, 17, 
Milano. 

Calamassi prof. Luigi, Via Volturno, palazzo Rossi, 
Roma. 

Calciati conte Galeazzo, deputato. Piacenza. 

Calderoni ing. prof. Giacomo, S. Ercolano, Perugia. 

Callegarì Ferdinando, Treviso. 

Callegarì Giuseppe, Via Teatro Concordi, Padova. 

Calzone cav. Ettore, Roma. 
^Camera di Commercio ed Arti, Bari. 

Id. id. Bologna. 

* Id. id. Firenze. 

Id. id. Mantova. 

Id. id. Parma. 



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NOD. 

di 

iacrùimie 


300 


2697 




2725 




2219 




3008 




571 




33 




2409 



2IO 



290 



330 



1967 

III8 
2023 

301 

348 
2615 

2885 
2127 

2842 
2968 

1079 

262 

2368 
2496 

25*8 
2002 
3318 

315I 

3«<^4 
3206 

2924 

3093 
3353 

9989 



— 19 — 



* Camera di Commefcio ed Arti, Roma. 
Id. id. Trapani. 

Camera Leandro, Via Firence, 7, Torino. 

Camere Emanuele, Buenos Aires (Argentina). 

Camozzi-Vertova comm. nob. Giovanni Battista, sena- 
tore, Bergamo. 

Camuzzoni comm. dott. Giulio, senatore, Verona. 

Canali avv. comm. Francesco, Capo Divisione al Mi- 
nistero delle Finanze, Via Principe Amedeo, 2, 
Roma. 

Canevari comm. ing. Raffaele, Piazza Borghese, no, 
Roma. 
*Canevaro conte Bernardo, Via Micheli, 4, Firenze. 
*Canevaro conte Carlo, id. id. 

*Canevaro conte F. Napoleone, contrammiraglio, palazzo 

Angaran, Venezia. 
'^Canevaio conte Giuseppe, Via Micheli, 4, Firenze. 
Cannizzaro prof. comm. Stanislao, senatore, direttore del- 
l' Istituto chimico, Panispema, Roma. 

Cantanitti Federico, Udine. 
♦Cantoni Salvatore, P. O. Box, 1910, Nuova York (Stati 
Uniti). 

Capacci ing. cav. Celso, Via VaHbnda, 7, Firenze. 

Cappelli marchese Raffaele, deputato. Camera dei De- 
putati, Roma. 

Capranica march. Stefano, Via del Teatro Valle, 20, 
Roma. 

Caramagna cav« Giovanni, cap. di vascello, villa Ire- 
nita, 580, Castello, presso Firenze. 

Carcano nob. Landolfo, Due Macelli, 97, Roma. 

Carcano nob. cav. Silvio, console generale d'Italia, Co- 
stantinopoli. 

Carcassoni cav. Achille, Trieste. 

Cardon avv. Felice, Via Quattro Fontane, 41, Roma. 

Cartotti march. Andrea, Ambasciata d' Italia, Costan- 
tinopoli. 

Camelli cav. dott. Ambrogio, Capo Divisione Ministero 
Finanze, Roma. 

Carruccio prof. Antonio, R. Università, Roma. 

Casalino Ambrogio, Acary (Perù). 

Casana Severino, ingegnere architetto. Via Principe A- 
medeo, 34, Torino. 

Casanont comm. Giuseppe, Roma. 

Casati cav. Giuseppe, colonnello comandante 30° reggi- 
mento fimteria, Genova. 

Carino Civico, Rimint. 



Nttm. 


Num. 


di 


di 


ordina 


iteri zione 




2829 




1400 




3331 




2690 




1417 




2179 




2778 




391 




2580 


240 


I518 




3291 




1985 




2426 




2173 




2095 




775 




2404 




3052 




2036 


250 


2906 




518 




43 




1563 




911 




165 




166 




1487 




2985 




3319 


260 


3205 




1999 




3379 




1239 




3148 




3135 




44 



20 



Casino di conversazioDC, Senigallia (Ancona). 
Id. di Società, Breno (Brescia). 
Id. di Società, Reggio Calabria. 
^Castellani cav. Augusto, Piazza di Trevi, 86, Roma. 
Castelli cav. Cesare, Comandante territtoriale del Genio, 

Roma. 
Castelli ing. dott. Filoteo, Vasto per Carunchio (Chieti). 
Castelli dott. Guglielmo, Merate (finanza). 
Castelli cav. Pietro, console d'Italia, Santiago (Chile). 
Castiglione ing. T. Vittorio, Via Calata, 37, Genova. 
Castracane degli Antelminelli conte abate Francesco, 

Piazza Coppelle, 50, Roma. 
Castro Giacomo, Alessandria d'Egitto. 
Caturich Slavo, Smirne (Turchia d'Asia). 
Cavalieri cav. Enea, Via Palestio, 12, Roma. 
Cavalli cav. Francesco, colonnello. Via Nerino, 3, Milano. 
Cave ing. Eugenio, Piazza del Gesù, palazzo Bolognetti, 

Roma. 
Cavriani march. Antonio, Mantova. 
Cecconi Carlo, Corso, 173, Roma. 
*Celesia Nicolò di Giuseppe, Lima (Perù). 
Celoria ing. Giovanni, Osservatorio di Brera, Milano. 
Centanini dott. Domenico, Venezia. 
Centurioni march, cav. Enrico, console generale d' Italia, 

Nizza Marittima (Francia). 
Ceramelli ing. Enrico, Via del Fosso, 5, Firenze. 
Gerboni comm. Giuseppe, Ragioniere generale dello Stato, 

Via Farini, 5, Roma. 
Cerroti comm. Filippo, tenente generale, Via Farini, 1 7, 

Roma. 
Cerruti comm. Carlo Cesare, ' vice-ammiraglio, Via Na- 
zionale, 288, Roma. 
Cerruti comm. Marcello, senatore, Via Davide Chios- 

sone, II, Genova. 
Cerulli-Irelli cav. Giuseppe, deputato, Teramo. 
Cesati barone Massimiliano, colonnello comandante 20^ 

reggimento cavallerìa, Napoli. 
Cheape Grace M., Via Serpenti, 39, Roma. 
Chiarella Emani, Calle Arica, 142, Lima (Perù). 
*Chiellini Arduino, tenente di cavalleria, Scali d'Azeglio, 

Livorno. 
Chigi (dei principi) don Agostino, Roma. 
Chiozza-Luppis Giuseppina, Corso Giovecca, 35, Ferrara. 
Cicala cav. Ernesto, Piazza Raibetta, i, Genova. 
Cima Giuseppe, Buenos Aires (Argentina). 
Cini Giovanni Cosimo, Piazza d'Azelio, 19, Firenze. 



Hwm. I Nam. 
di I di 



— ai 



270 



280 



290 



300 



3374 
3007 

«749 
«747 

1476 

2827 

3377 

1651 

1773 

1325 
3226 

3349 
23«4 
3175 
»935 
3«24 

3076. 
3069 

2309 

3103 
2814 

20.84 

30^5 

725 

47 

670 
3386 

3234 

«357 
786 

702 

735 
«577 
3347 



CSicoIo Bernini, palazzo Ruspoli, Fontanella di Borghese, 

Roma. 
Id. Commerciale Italiano del Callao, Calle de Lima, 

Callao (Perù). 
Id. degli Artisti, Via Bogino, 9, Torino. 
Id. del Gabinetto di Lettura, Teatro Vittorio Ema- 
nuele, Messina. 
Id. dell'Unione, Via Tomabuoni, 7, Firenze. 
Id. di Marina, Spezia (Genova). 
Id. Filologico Milanese, Via Silvio Pellico, 12, 

Milano. 
Id. Italiano di Buenos Aires (Argentina). 
Id. Sociale di Trento. 
Cirillo ing. Biagio, Corso Vittorio Emanuele, 432, Napoli. 
Civelii cav. Antonio, Firenze. 
Civelli Desiderio, Roma. 
Claricini conte Nicolò, al Santo, Padova. 
Clementi comm. Bartolomeo, Vicenza. 
Qub Alpino Italiano, Sezione di Firenze. 

Id. Id. Sezione Ligure, Via S. Sebastiano, 

15, Genova. 
*Cobianchi Brielli Luisa, Intra (Lago Maggiore). 
Colini dott. Giuseppe Angelo, Museo Preistorico ed 

Etnografico, Roma. 
Collegio Militare, Via della Scala, Firenze. 

Id. Roma. 

Colombi Giovanni, maggiore 28*^ reggimento fanteria, 

Aquila. 
Colombo cav. Giuseppe, Via della Vite, 71, Roma. 
Colonna Fabrizio, principe d'Avella, Roma. 
Colonna don Marcantonio, duca di Marino, Piazza 

Ss. Apostoli, Roma. 
Colucd Pascià dott. comm. Antonio, Via dei Mille, 17, 

Roma. 
Colucci cav. Enrico, console d'Italia, Bastia (Corsica). 
Colucci cav. Gustavo, Suez (Egitto). 
Comboni cav. ing. Eugenio, Piazza Stazione Centrale, 2, 

Milano. 
Comitato delle Armi di Artiglieria e Genio, Roma. 
Concini nob. cav. Domenico, Conegliano (Treviso). 
^Congregazione Armena Mechitarista, Isola di S. Lazzaro, 
Venezia. 
Ccmtini aw. Cesare, Via Morene, i, Milano. 
Corbelli aw. Francesco, Via Palermo, 36, Roma. 
Corderò di Montezemolo march. Adriano, maggiore ge- 
nerale Genova. 



Nom. 

di 
ordine 


Num. 

di 

iscridone 




1227 




2367 




2953 




2041 




720 




1x94 
382 




3221 


310 


2554 
468 




II08 




3188 




1612 




2105 




2833 




2158 




3328 




1223 




3320 


320 


1902 




3231 




2227 




2126 




249 
2681 




3360 

3289 

881 




263 


330 


207 
1685 
3238 




2887 




3378 




2314 

' 56 




3124 




• 



— ti — 



Conni avT. Mariano, Piazza S. LorMtfo, Gcnoivm. 

Corona cav. Giuseppe, console d'Italia, Boma (Con^^o). 

Corradi Livio, maggiore nel 3^ fanteria, Napoli. 

Corsi cav. Carlo, tenente generale, comandante la Scuola, 
di Guerra, Torino. 

Corsini principe Andrea Neri, marchese di Giovagallo, 
sul Prato, 68, Firenze. 

Corsini prìncipe Tommaso, senat. , sul Prato, 68, Firenze. 

Corte avv. cav. Pasquale, console d'Italia, Galatz. 

Cortese prof. Vincenzo, Casorìa (Napoli). 

Cortesi Decio, Via Crociferi, 44, Roma. 

Cosenz comm. Enrico, tenente generale, senatoxe, Roma. 

Cosenz cav. Francesco, Termini Imerese (Palermo). 

Costa march. Alessandro, Macerata. 
*Costa comm. D. Francesco, Via Assarotti, 12, Genova. 

Costa Giulio, S. Francesco a Ripa, 75, Roma. 

Costa Torquato, ufficio della Navigazione Generale Ita- 
liana, Genova. 

Cotta Francesco, segretario della Legazione d'Italia, Li- 
sbona (Portogallo). 

Crisiani ing. Giulio, Via Garibaldi, 66, Messina. 
*Cristofoli dott. Pietro, Via Fieschi, Genova. 

Croci Cesare, Mendrisio (Canton Ticino). 

Crosbie nobile Annina, Via Nazionale, palazzetto Ro- 
spigliosi, Roma. 

Csudafy Wunder nob. di Wunderburg cav. Michele, 
maggiore generale, Via Nazionale, 243, Roma. 

Cucchi Fausto, Via Piatti, 8, Milano. 

Cucco Giacomo, Via dei Serpenti, 20, Roma. 

Cuccoli Fiaschi cav. Guido, Via de' Servì, io, Firenze. 

Cumbo Di^o conte di Guido, Velletri. 
*Currò barone Rosario, Trieste. 

Cuzzeri avv. Giulio, Alessandria (Egitto). 

D'Albertis Domenico, Piazza Campetto, 8, Genova. 

D'Albertis Enrico, id. id. 

Dalla Vedova dott. prof. Giuseppe, Roma. 

Dall' Orso Francesco, presso i sigg. Arpe e C, Genova. 

Dalmayda Enrichetta, vedova cont. Fogazzaro, Via S. Gio- 
vanni, Padova. 

Dal Verme conte Luchino, colonnello di Stato Maggiore, 
Ministero della Guerra, Roma. 

Da Mosto nob. Andrea, Via dell'Anima, 59, Roma. 

D'Ancona Giacomo, me de Lisbonne, 62, Parigi. 

D'Ancona senat. ing. Sansone, Piazza d'Azeglio, ao, Firenze. 

D'Angrogna Pallavicino marchese Carlo, Corso Vittorio 
Emanuele, 80, Torino. 



Man. 


Noa. 


di 


di 


onliae 


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«978 




2997 


340 


2477 




484 




1365 




1979 




3*93 




3237 




3115 




3ai9 




137* 




2057 


350 


1768 




2308 




1946 




2320 




680 




2954 




'3202 




684 




1989 




710 


360 


3199 




438 




62 




63 




3168 




3356 




2677 


» 


2640 




998 




2864 


370 


2046 




2508 



— 23 — 



Dajftsetta barone Nicola, senatore, P^mgta. 

Darashaw Sontòjee» Bombay. 

D'Arco conte Antonio, deputato, Roma. 

Da Schio conte Almerico, Vicenza. 

De Albertis David, Buenos Aires (Argentina). 

De Andreis Luigi, Buenos Aires (Argentina). 

De Benedetti cav. Iaco(>o, Piazza S. Silvestro, 56, Roma. 

De Bianchì dott. Alessandro, Corso V. £., 1817, Brescia. 

De Bondini Gaetano A., Via Boccaccio, 8, Roma. 

De Bono ing. Edoardo, Cairo (Egitto). 

De Brandt cav. Massimiliano, Ministro di Germania, 
Pekino (Cina). 
*De Breganze dott. Giovanni, Breganze (Vicenza). 
*De Camondo conte Nissin, rue Monceau, 61, Parigi. 

De Carvalho e Vasconcellos (S. E.) Mattia, Ministro del 
Portogallo, Piazza S. Silvestro, Roma. 

De Castrone march, comm. Salvatore, rue Jouflroy, 88, 
Parigi. 

De Cesare comm. Raifaele, Via Sistina, xi8, Roma. 

De Combi Cesare, Squero Nuovo, 4, Trieste. 

De Falkner bar. cav. Alberto, Via Venti Settembre, 1 4, 
Roma. 

De Ferrante Michele, Libreria Bocca, Roma. 

De Franceschi dott. Gio. Battista, Seghetto (Istria). 

De Frescobaldi nobile Giuseppe, Via S. Spirito, 17, 
Firenze. 

Degli Alessandri conte Carlo, Borgo degli Albizzi, 15, 
Firenze. 

De Goyzueta (dei Marchesi di Toverena) nobile Ferdi- 
nando, Singapore. 

De Gresti nob. avv. Oddone, palazzo Toscanelli, Pisa. 

De Hierschel Minerbi avv. conte Oscarre, R. Ambasciata 
d'Italia, Londra. 

De Larderei conte Florestano, Livorno. 

De Laude Luigi A., Calle de la Vireina, 176, Lima 
(Perù). 

Del Bono conte ing. Alfredo, Pescheria Vecchia, 22, 
Parma. 

Del Drago principe Giovanni, Quattro Fontane, 20, 
Roma. 

Del Giudice comm. Giacomo, deputato, Roma. 

Della Bianca avv. Luigi, Via Nazionale, 36, Firenze. 

Della Rocca principe Michele, Napoli. 

Della SomagUa conte Gian Luca, Piazza dell* Indipen- 
denza, casa propria, Roma. 

Della Valle Dionisio, Via Serpenti, 65, Roma. 



Mum. 

di 
ordine 



Num. 

di 

iicriiiooe 



380 



390 



400 



1765 

2073 

1764 
3000 
267S 

3300 

531 
1842 

317 
210 

3123 
208 

2470 

2664 

2994 
2790 

2009 

983 
2657 

3222 

ISSI 

3127 

3341 

67 

2048 
1220 
2668 

3110 
1499 

3073 
3098 

2813 



— 24 — 



Delle Sedie cav. Enrico, rae de St. Petersbouiig, 30, 
Parigi. 

Dell'Oro Luigi Giosuè, Via Silvio Pellico, 12, Milano. 

Del Moro ing. Luigi, Piazza del Duomo, Firenze. 

Delucchi Celestino, Buenos Aires (Argentina). 

De MalTutiis Gerardo, Auletta (Salerno). 

De Manfroni nob. cav. Mario, Ministero dei Lavori Pub- 
blici, Roma. 

De Mari march. Gio. Maria, Via Venezia, 8, Firenze. 

De Martino prof. Antonio, Trinità Maggiore, 33, Napoli. 

De Martino comm. Giuseppe, console generale d'Italia, 
Cairo (Egitto). 

De Martino comm. Renato, Ministro d* Italia, Tokio 
(Giappone). 

De Parente cav. Emilio, palazzo Cenci Bolognetti, Roma. 

De Puppi conte Luigi, Udine. 

De Riseis Giuseppe, deputato, Roma. 

De Rossi prof. cav. Michele Stefano, Piazza Aracoeli, 17, 
Roma. 

Desideri Giuseppe, Via Foro Trajano, 25, Roma. 

De Siebold barone Alessandro, Schloss Kolmberg bei 
Ansbach (Baviera). 

De Stefanis prof. Luigi, Montevideo (Uruguay). 

De Toni dott. Carlo, S. Moisè, 1475, Venezia. 

De Vecchis Francesco, Piazza Capranica, 95, Roma. 

De Vito Lodovico, capitano di Stato Maggiore, Divi- 
sione militare, Padova. 
*De Vollant Giorgio, Ministero degli Affari Esteri, Dipar- 
timento asiatico, Pietroburgo. 

De Zerbi Rocco, deputato, Roma. 

De Zettiry Arrigo, professore di matematica, Buenos Aires. 

De Zigno barone Achille, Padova. 

Dezza comm. Giuseppe, tenente generale, Bologna. 

Di Bagno march. Galeazzo, senatore, Mantova. 

Di Belmonte Granito principe Gioacchino, deputato, 
Napoli. 

Di Boccard nob. cav. Giulio, tenente colonnello di Stato 
Maggiore, Padova. 

Di Calice bar. cav. Enrico, Ambasciata d'Austria, Co- 
stantinopoli. 

Di Cellere contessa Giulia, nata dei marchesi Capranica, 
Roma. 

Di Collobiano conte Luigi, Inviato straordinario. Mini- 
stro plenipotenziario d' Italia, Lisbona. 

Di Dienheim Sczawinski Brochocki conte Alessandro. 
Corso Venezia, 61, Milano. 



4IO 



430 



430 



Nom. 

di 

Mcriiieatt 


492 


1503 
I4OI 


2812 


447 
209 


3380 

1397 
1296 

798 


3369 
633 
425 


2344 


770 
1228 


33" 

3310 
1206 


1025 


1749 
2930 

277 
1570 


3294 
2118 


25^5 
2210 

3087 

2507 
2719 

2334 


2850 

3288 

883 



— «5 — 



Di Falicon conte Emilio, capitano di fregata, Via Prìn- 
cipe Amedeo, Spezia. 
*Dì Fortis conte Tancredi, RufXieux (Savoja). 
*Dì Mondar march. Francesco, console di Francia, Fi- 
renze. 

Dini cav. Ranierì, Colle di Val d*Elsa (Siena). 

Di Prampero conte Antonino, Udine. 
*Di San Germano march. Casimiro, Corso Vittorio Ema- 
nuele, 12, Torino. 

Di San Giuliano marchese Antonino, deputato, Catania. 

Dolcini Gino, Mantova. 

Donalisio cav. Aniceto, Possano (Cuneo). 

Donarelli dott. comm. Attilio, S. Nicolò Cesarìni, 3, 
Roma. 

Donati Alessandro, Roma. 

D'Ona march. Andrea, Via Nuova, Genova. 
^D'Oria marchese comm. Giacomo, Via Peschiera, 18, 
Genova. 

D'Oria marchesa Laurina, nata Durazzo, Via Peschiera, 1 8, 
Genova. 

Domig Antonio, Via Niccolò Macchiavelli, 18, Firenze. 

Duhayon Van Duyn cav. Augusto, agente consolare 
d' Italia, Gand (Belgio). 

Dumolard Luigi, Corso Vittorio Emanuele, 2 1 , Milano. 

Dumolard Pompeo id. id. 

Durand de la Penne comm. march. Luigi, maggiore ge- 
nerale» Roma. 

Duranti ing. David, R. Prefettura, Firenze. 
*£llaurì dott. don Giuseppe, Buenos Aires (Argentina). 

Emiliani dott. Antonio, Monte Giorgio (Ascoli Piceno). 

Emo-Capodilista conte Giovanni, Castelfranco (Veneto). 

Faa di Bruno contessa Agnese, nata Huddleston, Solerò 
(Alessandria, Piemonte). 

Fabrello cav. Giuseppe, Piazza Mazzini, 32, Livorno. 

Fabris cav. Francesco, capitano, Collegio Militare, Napoli. 

Fabris nob. dott. Riccardo, Cassa di Risparmip, Milano. 

Fadiga cav. Giuseppe, Ministero Agricoltura, Roma. 

Falconi conte Gaetano, Fermo (Marche). 

Falzacappa conte Vincenzo, Piazza Esquilino, io, Roma. 

Farina dott. Luigi Emanuele, deputato, Genova. 

Farìni (S. E.) comm. Domenico, Presidente del Senato, 
Roma. 

Farinola march. Paolo, Firenze. 

Fasana prof. Bartolomeo, Via Carlo Alberto, 40, Torino. 

Fava barone comm. Saverio, Ministro plenipotenziario 
d'Italia, Washington (Stati Uniti). 



Num. 


Num. 


di 


di 


ordine 


isciùione 




2947 


440 


2310 




1046 




272 




30^3 




427 




2991 




2956. 




33<^S 




2505 




3025 


450 


2413 




1500 




2820 




2078 




1666 




2079 




1244 




2700 




3227 




XI29 


460 


3183 




2780 




2825 




1903 




1480 




3337 




2614 




3129 




221 




3217 


470 


3308 




3352 




764 




2280 




1478 




2294 




2988 



— «6 — 



Faverio Gio. Battista, Maslianico (Como). 

Favero ing. cav. prof. Giovanni, Via Farini, 17, Roma. 
'^Fazzarì cav. AchiUCr Serra S. Bruno (Catanzaro). 

Fé d'Ostiani comm. conte Alessandro, Inviato straordi- 
nario e Ministro plenipotenziario, Brescia. 

Feliciangeli Dino, R. Liceo, Padova. 

Ferrari barone Giulio, Gozzano (Novara). 

Ferrari Pietro, Via Leccosa, 54, Roma. 

Ferrari Trecate cav. avv. Pietro, Vigevano (Pavia). 

Ferrarlo Luciano Francesco. 

Ferrati comm. Angelo, Via Rasella, 6, Roma. 

Ferri dott. Francesco, R. Liceo, Lucca. 

Ferruzzi cav. Francesco, ragioniere capo della Società 
di Navigazione Generale Italiana, Roma. 
"^Festa comm. C. Stefano, console generale in ritiro, Brin- 
disi (Lecce). 

Fiaschi dott. Tito, Sydney, Nuova Galles del gud (Au- 
stralia). 
""Figari Bartolomeo fu Giovanni, Lima (Perù). 
^Figari Giovanni di Stefano^ Montevideo (Uruguay). 
*Figari Giovanni Giacinto fu Giovanni, Lima (Perù). 
'''Figari Luigi, Calle Ica, 33, Lima (Perù). 

Filippi conte Lorenzo, Velletri (Roma). 

Filonardi cav. ing. Angelo, Roma. 

Finzi avv. Vito, console d'Italia, Scutari d'Albania. 

Fioravanti Onesti barone Francesco, S. Agostino, 2018, 
Padova. 

Fiorioli della Lena avv. G. B., Padova. 

Flautini Filippo, S. Giustina, Venezia. 

Fochi Celia, Via del Gesù, 89, Roma. 

Fogazzaro dott. Luigi, Vicenza. 

Folchi Vici conte Filippo, Via Pozzetto, 117, Roma. 

Fontana Luigi Giorgio, Buenos Aires (Argentina). 

Fonte-a-nive aw. Rodolfo, Ministero Pubblica Istruzione, 
Roma. 

Forti dott. Eugem'o, Via Torrioelle, Padova. 

Fortini Luigi, Via Condotti, Roma. 

Fossa Mancini contessa Marianna, Iesi. 

Francesconi cav. Daniele, colonnello comandante il 26^ 
reggimento fanterìa, Genova. 

Franchetti cav. Giulio, S. Maria Maggiore, i, Firenze. 

Franchetti cav. Giuseppe, Camera di Commercio, Mantova. 

Franchetti cav. Leopoldo, deputato, S. Maria Maggiore, i, 
Firenze. 

Frascara avv. Giuseppe, Via Pilotta, Roma. 

Frassineto (de* conti) Alfredo, Via Curtatone, i, Firenze. 





Nom. 

di 

iicniione 




2644 
«835 


480 


2976 
3089 

987 
2847 




3«a5 




3195 
2180 




3146 
3382 



— «I 



50.0 



Sio 



3^82 
2786 

2933 
2387 
3111 

1977 

3330 
1812 

1916 
3431 

77 
709 

3079 
524 

3150 
1482 

3376 

3116 

9x6 

3^6 



FiatelliAi aTv. Gìiiieppe, Spoleto (Perugia). 
FriedUliider comm. Ettore, diiettore dell' Agenzia Stefani, 

Roma. 
Fritncbe GugUelEno Enrico, Via del Quirinale, 3, Roma. 
Foichheim F., Piazza dei Martiri, 59, Napoli. 
Gabinetto di lettura di Mantova. 



id. 



id. 



id. 

kL 

id. 
ii 
jki. 
id. 



id. 
id. 
id. 
id. 
id. 



acientifico-letterarìo Vieusseux, 
ViaTomabuoni, palazzo Fer- 
roni, Firenze, 
id. Sott'ufSciali 4^ regg. bersaglieri, Ge- 
nova. 
Ufficiali 12^ id. artigl., Capua. 
id. 25^ id. fant. Genova, 
id. 1 5^ id. fanteria, Roma, 
id 51^ id. fant, Verona. 
id. 29^ id. fant., Savona. 
Gabotto dott. Ferdinando, Via S. Massimo, 43, Torino. 
Gagliardi march, comm. Enrico, senatore, Monteleone 

(Catanzaro). 
Gagliardi Federico, c/o Me Lean Bros and Rigg., Limd., 

Sydney (Australia). 
Gagliardi aw. Ferdinando, Beachmount Esplanade San- 

dringham, Melbourne (Australia). 
Gallarani dott. Carlo, Buenos Aires (Argentina). 
Gallardi Rivolta avv. Siro, Porta Pinciana, io, Roma. 
Galletti de' principi di S. Cataldo cav. Ruggero, capi- 
tano nel 13** reggimento cavalleria, Palermo. 
Gallian comm. Carlo, console generale di Turchia, Via 

Nazionale/ 208, Roma. 
Gallina Francesco, Corte dei Conti, Roma. 
Gamba ing. Cesare, Via Assarotti, palazzo Croce, Ge- 
nova. 
Cambino prof. Giuseppe, Via Polacchi, 32, Palermo. 
Gandolfi cav. Antonio, maggiore generale, comandante 

la brigata Parma, Bologna. 
Gargan tini-Piatti Giuseppe, Via del Senato, 14, Milano. 
Gameri comm. Giuseppe, tenente generale. Ispettore 

dell'arma del Genio, Roma. 
GaroUo prof. Gottardo, Istituto tecnico, Milano. 
Garovaglio Alfonso, Via del Pesce, 18, Milano. 
Casco cav. dott. Francesco, R. Università, Roma. 
Gatta cav. Luigi, capitano, Via Cavour, 194, Roma. • 
Gatti-Casazza Giulio, Via Giovecca, Ferrara. 
Gaudenà Augusto, Via Urbana, 12 C, Roma. 
Gazola conte G. Battista, Latisana (Udine). 
Cerosa Michele, Buenos Aires (Argentina). 



Num. 

di 
ordino 



Num. 

di 

itcrtiione 



520 



530 



540 



3057 

1565 
3381 

Z06 

2112 

3058 
620 

3335 
331^ 

650 
2694 
1696 

919 

1645 
2428 

3192 

3095 
3056 

1355 
2803 

3114 

2862 
1063 

1382 
2601 
2602 

268 
2695 
3260 
2941 

722 

2993 
449 



•^ t8 — 



Gerra Davide, ufficiale della R. Marina, Via Monser- 
rato, 29, Roma. 

Gessi conte cav. dott. Tommaso, Faenza (Ravenna). 

Ghera prof. Pasquale, Sassari (Sardegna). 

Giacomelli comm. Cario, Via Nazionale, 114, Roma. 

Gianni dott. Cario, Lucca. 

Giardina prof. Francesco Saverio, Aci S. Antonio (Ca- 
tania). 

Gibezzi cav. Bartolo Fnrico, colonnello 16^ reggimento 
fanteria, Roma. 

Gigante Achille, Roma. 

Gii de Uribarri Ramiro, primo segretario della legazione 
di Spagna, Tangeri (Marocco). 

Ginanni-Corradini conte Giovanni, Ravenna. 
'''Ginori-Lisci marchese Carlo, Firenze. 

Gioja avv. Lodovico, console d'Italia, Trebisonda (Tur- 
chia d'Asia). 
"^Giordano comm. ing. Felice, Piazza S. Bernardo, 109, 
Roma. 

Giorgi Pietro, Largo dell'Impresa, 123, Roma. 

Giorgini comm. prof. Gio. Battista, senatore, Massa 
(Massa Carrara). 

Giorgis Bernardo, Domodossola (Novara). 

Giuliani avv. Camillo, Via Muratte, 66, Roma, 

Giuliozzi dott. Giuseppe, Via Veneto, 51, Roma. 

Giunta Provinciale, Parenzo (Istria). 

Giusti del Giardino conte Vittore, Padova. 

Giustiniani-Bandini principe Sigismondo, Via dej Ge- 
sù, 94, Roma. 

Gonzaga principe capitano Ferrante, Volta (Mantova). 
^Gozzani di San Giorgio marchese Evasio, Piazza Castel- 
letto, Pisa. 
^Granara Giovanni, Savona (Genova). 

Grazioli Don Giulio, Via del Plebiscito, 91, Roma. 

Grazioli Don Mario, duca di Magliano, Via del Plebi- 
scito, 91, Roma. 

Greppi conte comm. Giuseppe, Milano. 
^Grondona comm. Felice, industriale, Milano. 

Grossi prof. Vincenzo, Pollone (Biella). 

Grotta Tommaso, capitano. Scuola d'applicazione Arti- 
glieria e Genio, Torino. 

Guarini conte Giovanni, Via Fra Bartolomeo, 40, Fi- 
renze. 

Guarnieri Edoardo, Via Montanara, 25, Roma. 

Guastalla cav. Enrico, colonnello. Via Monforte, 30, 
Milano. 



di 



"Suol, 
di 



550 



560 



570 



2425 

2949 
2727 

737 
3109 

82 
2841 

855 

2909 

3207 
92X 

3313 
2164 

1901 
3164 

741 
3236 

3133 
2867 

2865 
3033 

3232 

3285 

3*94 

1319 

572 
2166 

2345 

3255 
2596 

3326 
86 

895 
2662 



— 29 



Guastalla Michele, Via Nazionale, palazzo Marotti, Roma. 
Guerrieri-Gonzaga marchese Carlo, Via Venti Settem- 
bre, 4, Roma. 
Guerrieri prof. Leopoldo, Firenze. 
Guglielmi marchese Giulio, Civitavecchia (Roma). 
Guglielminetti Secondo, capitano di vascello, Spezia. 
Guglielmotti Giuseppe, Via Prefetti, a 6, Roma. 
Guicciardi comm. nob. Enrico, senatore, Ponte di Val- 
tellina, Sondrio. 
Guicciardini conte Francesco, Via Guicciardini, 15, 

Firenze. 
Guiccìoli marchese Alessandro, Via Nazionale, 1x4, 

Roma. 
Gull prof. Giovanni, Piazza S. Francesco di Paola, 8, 

Palermo. 
Guy cav. Giuseppe Giorgio, colonnello comandante reg- 
gimento artiglieria a cavallo, Milano. 
^Hakim cav. Giovanni, presso il sig. Clemente Cabib, 
Genova. 
Hermanin di Reichenfeld cav. Ferdinando, Via Vimi- 
nale, 22, Roma. 
Hof-und Staats Bibliothek Munchen (Monaco), presso la 

Libreria Ongania, Piazza S. Marco, Venezia. 
HQfler cav. Guglielmo, Roma. 
Hiiflcr H. C, Via S. Basilio, 13, Roma. 
Incontri marchese Carlo, Via Laura, Firenze. 
Isola cap. Gio. Battista, Calle S. Jacinto. Lima (Perù). 
Istituto Geografico militare, Firenze, 
id. Industriale e professionale, Sondrio. 
id. Nautico, Riposto (Catania), 
id. Nazionale di Geografìa, Rue des Paroissiens, 

Bruxelles (Belgio), 
id. Tecnico, Bari. 
id. id. Bologna, 

id. id. Cuneo. 

id. id. Firenze* 

id. id. Forlì, 

id. id. Piacenza, 

id. id. Teramo, 

id. id. Torino, 

id. id* Udine. 

id. id. Parma. 

Jacini conte comm. Stefano, senatore. Via Lauro, 3, 

Milano. 
Jago Giovanni, Via Pallone, 3, Livorno. 
Jung Maurizio, Via S. Nicola da Tolentino, 21, Roma. 



Num. 

di 
ordine 


Num. 

di 

iscrizione 




2 Sol 


580 


54» 




847 



590 



600 



610 



91 
1283 

718 

333<5 
3266 

2979 
3184 

245 
1171 

2397 

94 
408 

96 

2670 

2767 

IIOO 

3072 

97 
608 

3250 
1882 

566 

3254 
2712 

350 

2739 
259 

2858 

467 

3104 

2973 

3107 
2563 

3"7 
2763 



— 30 — 



Kraus comm. Alessandro (figlio), Via Cerretani, 6, Firenze. 

Lambertenghi nob. avv. cav. Frattcesco, console d'Italia, 
S. Francisco di California (Stati Uniti). 

Lamberti di Castelletto contessa Paolina, nata Bettoni, 
Brescia. 

Lampertico cotnm. dott. Fedele, senatore, Vicenza. 

Lanza Ferdinando, Via Silvio Pellico, 24, Torino. 

Lanza di Scalea principe Francesco, palazzo Trabia, 
Palermo. 

Lansoni dott. Antonio, Lugo. 

Lanzoni prof. Primo, Scuola di Commercio, Venezia. 

Lavaggi marchese Ignazio, Roma. 

l^avalle ing. Giuseppe, R. Università, Roma. 

Lawley cav. Enrico, Via S. Caterina, 4, Firenze. 

Legnazzi nob. Alessandro, Via Garibaldi, 5, Firenze. 

Legnazzi prof. E. Nestore, R. Università, Padova. 

Lemmi Adriano, Via della Scala, $0, Firenze. 

Leonardi di Casaline conte Luigi, Casalino (Vovara). 

Lessona comm. prof. Michele, R. Museo, Torino. 

Levi avv. Bonajuto, Riviera di S. Giorgio, Padova. 

Levi cav. Cesare Augusto, S. Vitale, Venezia. 

Levi dott. Ernesto, Via Strozzi, i, Firenze. 

Levi dott. Guido, Archivi di Stato, Roma. 

Lignana prof. comm. Giacomo, Via Urbana, 158, Roma. 
*Locatelli Luigi, Stradella (Pavia). 

Locchi Domenico, Via S. Massimo, 4, Torino. 

Lodi Emanuele, notajo, Vicenza. 

Longo comm. Giacomo, tenente generale, senatore, Via 
del Babuino, 107, Roma 

Lonigo nob. Lorenzo, Via Maggiore, 230, Padova. 

Lops Luigi, S. Giuseppe Maggiore, 24, Napoli. '. 

Loria dott. Cesare, Mantova. 
"^Loria Lamberto, Via Magenta, 7, Firenze. 

Lo vera di Maria conte comm. Giuseppe, Vice-ammi- 
raglio, Via Zecca, 15, Torino. 

Lucchesi-Palli conte Edoardo, Strada di Chiaja, 216, Napoli 

Lucchesini ing. Alessandro, Via de' Renai, 17, Firenze. 

Lucci prof. Gaetano, Collegio Militare, Napoli. 

Luciano cav. Gio. Battista, tenente colonnello 40** fan- 
teria, Rimini. 

Luigioni Odoardo, Via in Aquiro, 70, Roma. 

Lupacchioli avv» Scipione, Corso Vittorio Emanuele, 8, 
Roma. 

Luzzatti ing. Angelo, Piazza S.Maria alla Posta, i , Milano 

Lttzzatti Michele fU Marco, Moncalvo (Alessandria, Pie- 
monte). 



1 ': 






Hmm, 


Nnm. 

di 

ttcriskme 


620 


2031 

"93 

2558 
701 

• 




978 




689 
3315 




IOI3 
I219 

3159 




1972 

3321 
3261 


630 


i»937 




1402 

1545 
2762 

299 




2861 




2318 
3"8 
1338 
2980 


640 


1683 




3*^5 
104 




1745 
3"9 




2819 




3017 
1428 



— 3X — 



Luzzetti iog. G. Pietro, Buenos Aires (Argentina). 

Macbean G. Reginaldo, Piazza S. Silvestro^ Roma, 
^accary dott. Giuseppe, S. Remo (Porto Maurizio). 

Maccfaiavelli cav. avv. Gio. Battista, console d' Italia, 
Tonisi. 

Macdò avY. comm. Licurgo, Ministro di S. M. il Re 
d'Italia, Cairo (Egitto). 

Madonizza ing. nob. Pietro, Capodistria (Trieste). 

Magawly-Cerati conte di Calry, Corso Vittorio Ema- 
nuele, 20, Firenze. 
^Magliano cav. avv. Roberto, Savigliano (Piemonte). 

Magnaguti conte cav. Ercole, Mantova. 

Magnalbò rag. Filippo, agente di cambio, Via di Pie- 
tra, 84, Koma. 

Magnanini avv. Luigi, Buenos Aires (Argentina). 

Magni dott. cap. Ampelio, Stabilimento Civelli, Roma. 

Maigrot cav. Desiderato, console d'Italia, Tamatava 
(Madagascar). 

Maissa avv. Felice, console d' Italia, Rosario di S. Fé 
(Repubblica Argentina). 
*Malinowski ing. Ernesto, Lima (Perù). 

Malmusi cav. Giulio, console d'Italia, Trieste. 

Malpeli dott. Giuseppe, notajo, Bagnacavallo (Ravenna). 

Malvano comm. Giacomo, Consigliere di Stato, Via Ago- 
stino Depretis, 86, Roma. 

Malvezzi de Medici conte Giuseppe, cap. regg. Guide, 
ufficiale d'ordinanza di S. A. R. il Principe Eredi- 
tario, Roma. 

Manassei ing. Alberto, Via Due Macelli, 66, Roma. 

Mancini ing. Alessandro, Via della Scrofa, 117, Roma. 

Manno cav. Efisio, tenente. Via S. Chiara, 20, Torino. 

Mantovani prof Roberto, Saint Denis (Isola della Riu- 
nione). 

Manuel Gismondi cav. Vincenzo, S. Remo (Porto Mau- 
rizio). 

Manzoni prof. Beniamino, Via Monte Tarpeo, 50, Roma. 
^Maraini ing. Clemente, Via Agostino Depretis, 86, 
Roma. 

Maraini ing. Giuseppe, Buenos Aires (Argentina). 

Maranesi prof. Giulio, R. Scuola Tecnica, Via Circo, 4, 
Milano. 

Marano dott. Vincenzo, agente consolare d'Italia, Sydney 
(Australia). 

Maffàzzani-Visconti-Terzi conte Lodovico, Piacenza. 

Mai ca cc i Cesare, tenente di vaioello, R. Accademia Na- 
vale, Livorno. 



Nttm 

di 

ordine 



Num. 

di 

iiicrizione 



650 



660 



670 



680 



2144 


3147 


1307 


1203 


3339 


3108 


1540 


3354 


2910 


2384 


176 


1455 


3372 


1753 


1899 


537 


776 


177 


3046 


2671 


713 


352 


2423 


3197 


3051 


2706 


2506 


109 


3085 


303 


3366 


662 


1458 


1910 


2804 


1596 



— 33 



Marchetti Carlo, Cremia (Como). 

Marchiorì iog. comm. Giuseppe, deputato, Roma. 
*Marcone Pietro, Via della Croce, 74, Roma. 

Marcopoli cav. Andrea, vice-console di Portogallo, A- 
leppo (Turchia d'Asia). 
*Marelli G., Calle 36 entre, 377, La Piata. 

Marenesi Enrico, maggiore nel 76® reggimento fanteria, 
Padova. 
'''Marengo cav. dott. P. Emilio, S. Luca d'Albaro (Ge- 
nova). 

Maresca Francesco, Almeria (Spagna). 
*Marescalchi conte Antonio, Via Asse, 5, Bologna. 

Margaria cav. Augusto, capo-sezione al Ministero degli 
Esteri, Roma. 

Mariani ing. Luigi, Direzione governativa delle ferrovie, 
Genova. 

Marietti dott. Angelo, Piazza S. Sepolcro, 12, Milano. 

Marignoli marchese Giacomo, Roma. 

Marini ing. Pompeo, Via Finanze, 13, Torino. 

Marietti Giovanni, Parma. 

.Marrocchetti bar. cav. Filiberto, capitano di fregata, 
Chenailles par St.-Dénis Jargeau (Loiret). 

Marsich abate Angelo, Capodistria (Trieste). 

Marsich ing. dott. Pietro, S. Felice, 41 13, Venezia. 

Marson dott. Luigi, Istituto Tecnico, Piacenza. 

Martelli cav. Alessandro, Via Cernaja, 44, Torino. 
*Martin-Lanciarez cav. Eugenio, Piazza Carlo Alberto, i, 
Nizza Marittima. 

Martinelli dott. Jacopo, Mantova. 

Martini comm. prof. Ferdinando, Via Monterone, 69, 
Roma. 

Martini conte Francesco, Cremona. 

Martini don Gennaro, Beinasco (Torino). 

Martinori cav. ing. Edoardo, Via Poli, Roma. 

Massa barone Andrea, Padova. 
^Massa cav. Niccolò, Milano. 

Massara cav. Antonio, Via Quattro Fontane, 33, Roma. 

Massari comm. Michele, maggior generale, comandante 
superiore dei distretti, Milano. 

Massoni Adolfo, Corte dei Conti, Roma. 

Matteucci Giulia, nata Ramirez di Montalvo, Borgo de- 
gli Albizzi, Firenze. 

MaverolT Achille, Buenos Aires (Argentina). 

Mayor avv. cav. Edmondo, Ministero Esteri, Roma. 

Mazzacorati march. Augusto, deputato, Bologna. 

Mazzei dott. Ernesto, Firenze. 



Sub. 

di 



K 



di 






690 



700 



710 



3016 

2020 
2049 



3070 

2974 

2836 
2538 
1826 

717 



3303 
2752 

112 

3329 
744 

3214 

2487 
3047 
=^335 
3137 

2297 

2081 
870 
828 

714 
827 

2966 
2970 

866 
2922 

3365 
1997 



— 33 — 



Mazzetti cav. Carlo, agente consolare d'Italia, Zagazig 
(Egitto). 

Meazza Ferdinando, Via Unione, 18, Milano. 

Medici ing. Giovanni, Buenos Aires (Argentina). 

Medici dei marchesi di Marìgnano cav. Carlo, maggior 
generale comandante la 6* brigata cavalleria, Bo- 
logna. 

Meditz cav. ing. Bartolomeo, Roma. 

Melani Pietro, Buenos Aires (Argentina). 

Melloni aw. Muzio, Via Saragozza, 18, Bologna. 

Melotti dott. Giulio, Via S. Felice, 47, Bologna. 

Menabrea conte Carlo, addetto all'Ambasciata d'Italia, 
Parigi. 

Menabrea (S. £.) conte L. Federico, marchese di Val 
Dora, tenente generale, senatore, Ambasciatore d'I- 
talia, Parigi. 

Mencarelli prof. Narciso, R. Istituto tecnico. Foggia. 

Merlani Adolfo, Bologna. 

Messedaglia comm. prof. Angelo, Senatore, Roma. 

Miari conte Giacomo, Via S. Giovanni, Padova. 

Migliorati march, comm. Giovanni Antonio, senatore, 
Via dei Serragli, 13, Firenze. 

Mignone cav. Giuseppe, tenente colonnello 6^ reggi- 
mento bersaglieri, Torino. 

Milanoli Bernardino, Buenos Aires (Argentina). 

Millosevich prof. Elia, Roma. 

Minelli dott cav. Tullio, Rovigo. 

Minerbi ing. cav. Leone Massimiliano, Via S. Mar- 
tino, 4, Roma. 
^Minetti avvocato Carlo Michele, Crevola d'Ossola (No- 
vara). 

Miniscalchi Erizzo conte cav. Marco, Verona. 
^Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio, Roma. 

* id. dei Lavori Pubblici, id. 

* id. della Marina, id. 

* id. della Pubblica Istruzione, id. 
Minoglio cav. Giovanni, Moncalvo (Alessandria, Pie- 
monte). 

Minutilli prof. Federico, Via Cavour, 71, Roma. 
Miraglia comm. aw. Nicola, Ministero d'Agricoltura, 

Industria e Commercio, Roma. 
Missagbi cav. prof. Giuseppe, R. Università, Cagliari. 
Mocenigo Windischgrìltz contessa Olga, Venezia. 
Mocenni nobile comm. Stanislao, maggiore generale, 

Roma. 
*Molfino Domenico, Lima (Perù). 



Num. 

di 
ordin« 


Num. 

di 

ifcrizione 




1335 

2775 
3105 


720 


3239 




976 




842 

1584 
2450 


730 


2443 
864 

3280 

2027 

1253 
1463 

778 

2943 




2541 
2323 

777 
401 

2896 




3307 
2764 


740 


191 




118 




3253 


• 


3246 




880 


1 


519 
119 



— 34 — 



Molinelli aw. dott. Paolo, Rovigo. 

Monari Celestino, Via Pietrafitta, 3, Bologna. 

Mondino Camillo, Ministero delle Poste e dei Telegrafi, 
Roma. 

Monterumici ing. A., Società veneta di costruzioni» 
Padova. 

Monterumici dott. cav. Domenico, consigliere delegato, 
Treviso. 

Monti baronessa Luigia, nata nobile Trezza di Musella, 
Brescia. 

Montirolo Elisa, Via Leoncino, 32, Roma. 

Monzilli comm. Antonio, Ministero d'Agricoltura, Indu- 
stria e Commercio, Roma. 

Mora ing. Francesco, Via Due Macelli, 66, Roma. 

Morandi pascià cav. Enrico, Alessandria (Egitto). 

Morelli prof. Enrico, Roma. 

Moreno cav. prof. Francesco, Buenos Aires (Argentina). 

Morigi Eugenio, Giannina (Albania). 

Moriondo cav. Giuseppe, Alessandria (Egitto). 

Morpurgo barone cav. dott. Emilio, Trieste. 

Morra dì Lavriano e della Monta cav. Roberto, tenente 
generale, primo aiutante di campo di S. A. R. il 
Prìncipe Ereditario, Roma. 

Mortera comm. Angelo, Piazza Campo Marzio, 3, Roma. 

Moschini Vittorio, S. Nicolò, Padova. 

Mrac aw. Egidio, Pisino (Istria). 
*Mylius Federico, Genova. 

Nahman Enrico, presso i sigg. R. Rolo figli e C, A- 
lessandria (Egitto). 

Nappi conte Gioacchino, Scalone Nappi, 6, Ancona. 

Nast-Kolb Adolfo, console di Germania, Via della Mer- 
cede, Roma. 
*Negri cav. Candido, console generale, Via Cernaja, 34, 

Torino. 
*Negri barone comm. Cristoforo, Ministro plenipoten- 
ziario, primo presidente fondatore della Società Geo- 
grafica Italiana, Corso Vittorio Emanuele, 44, Torino. 

Negri dei conti di Lamporo nobile Enrico, R. Conso- 
lato d'Italia, Tolone (Varo-Francia). 

Negri Leopoldo G , 8, Queen' s Insurance Buildings, 
Liverpool. 

Negroni-Prato donna Giuseppina, nata Morosini, Corso 
Venezia, 26, Milano. 

Nervegna Giuseppe, Brindisi. 

Niccolini Alamanni marchese Luigi, Via Tomabuoni, g, 
Firenze. 




di 

«rdÌM 


di 




768 




420 




IOI4 


7SO 


1078 




2316 
II48 
2566 




2696 




II 70 




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3384 




«513 


760 


1294 
1888 




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470 




488 
1877 




2035 




2517 




2449 
762 




3138 


770 


2270 
2748 




3322 




2192 


• 


3292 
2807 
2815 



— 35 — 



Niccolini marchese Carlo, Via de' Fossi, 16, Firenze. 
Nicoteia barone comm. Giovanni, deputato, Via del 

Gesù, 55, Roma. 
*Nigra (S. E.) comm. Costantino, ambasciatore d'Italia, 

Vienna. 
Nobili-Vitelleschi march, comm. Francesco, senatore, 

presidente della Società Geografica Italiana, Piazza 

Aracoeli, palazzo Massimo, Roma. 
Nocilla Giuseppe Maria, Caltanissetta. 
Noseda Emilio, Vicolo Brisa, Milano. 
Novellis ing. barone Alfonso, Ministero di Agricoltura e 

Commercio, Roma. 
*Ocampo-Samanes comm. Emanuel, Buenos Aires (Ar- 
gentina). 
Occhini dott. Francesco, Via Collegio Capranica, 4, 

Roma. 
Oddino cav. Girolamo, colonnello. Acqui (Alessandria, 

Piemonte). 
Oldrini Alessandro, 442, Lexigton A venne. Nuova York. 
Onelli Alessandro, Banca Nazionale, Via de' Barbieri, 

Roma. 
Oneto Giuseppe, Piazza Rovere, Genova. 
Ongania Ferdinando, librajo editore, successore Fratelli 

Munster, Piazza S. Marco, Venezia. 
Operti avv. Bartolomeo, Via Condotti. 21, Roma. 
^Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, detto di Malta, 

Via Condotti, 68, Roma. 
Orlando ing. cav. Luigi, costruttore navale, Livorno. 
Ormezzano avv. Giuseppe, Piazza Vittorio Emanuele, 14, 

Torino. 
Orsini avv. Emilio, Via del Casone, 7, Livorno. 
Orsini cav. Luigi, direttore capo di ragioneria al Mini- 
stero delle Finanze, Roma. 
Orsini cav. Pasquale, Capua (Caserta). 
Ottoboni don Marco, duca di Fiano, senatore. Piazza 

S. Lorenzo in Lucina, Roma. 
Ottolenghi avv. Israele, Piazza Fiammetta, 11, Roma. 
Ottolenghi Leonetto, Asti (Alessandria, Piemonte). 
fPaccagnella Ugo, capitano. Ponte della Guerra, Venezia. 
Pacellaprof. Pietro, Q)rso Vittorio Emanuele, 547, Napoli. 
Pacoret di Saint-Bon comm. Simone, vice-ammiraglio, 

Spezia (Genova). 
Padova Mario, Alessandria (Egitto). 
Padovani Emesto, Bologna. 
Pagani prof. Giuseppe, direttore del Collegio Dolci, 

Milano. 



NlUB. 

di 
ordiiM 



Niun. 

di 

iscrixione 



780 



790 



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810 



2393 

2992 

1358 

3170 
3130 

838 

3200 

3281 

1066 

3249 

3300 
184 

183 

274 

2892 

1638 

801 

723 

130 

2955 

"59 

3364 
1890 

248 

2201 

298 

1336 

2599 
3126 

1377 

502 

2512 

824 

3348 



- 36 - 



Paganini G. B. fu Antonio, Spezia (Genova). 

Paladini dott. Leone, Via del Gesù, 58, Roma. 

Paladini cav. prof. Stefano, Montedidio, 54, Napoli. 

Palazzo dott. Luigi, Ufficio Centrale di Meteorologia, Roma. 

Paliacio di Suni marchese Gavino, contrammiraglio, 
Napoli. 
*Palumbo avv. Domenico, console d' Italia, Hàvre 
(Francia). 

Pandolfìni conte Roberto, Via S. Gallo, palazzo Pan- 
dolfini, Firenze. 

Panelli Alessandro, Melbourne. 

Pansa cavaliere Alberto, Ministro d' Italia, Reggio 
Emilia. 

Pantaleoni ing. Raul, Via Ripetta, 102, Roma. 

Pantanelli prof. Dante, R. Università, Modena. 
^Papadopoli conte Angelo, S. Maria Formosa, Venezia. 
*Papadopoli conte Nicolò, id. id» 

Papafava dei Carraresi conte Alberto, Padova. 
"^Parella Catalano sac. Achille, parroco a Santa Maria da 
Bocca do Monte (Rio Grande do Sul, Brasile). 

Parodi Domenico, Buenos Aires. 

Pasini Costanza, Vicenza. 

Pasini cav. dott. Eleonoro, Vicenza. 

Pasqui ing. Alessandro, Via Alfani, Firenze. 

Pavesi prof. cav. Pietro, Pavia. 

Pecchioli Cesare, Via Fiesolana, i, Firenze., 

Pedotti cav. Ettore, maggiore generale. Piacenza. 

Peirano cav. Enrico Amilcare, Via Nuovissima, Genova» 

Peiroleri nob. aw. comm. Augusto, Ministro Plenipo- 
tenziario, Berna. 

Pelacani cav. Federico, ispettore di ragionerìa al Mini- 
stero delle Finanze, Roma. 

Pelizzari comm. prof. Pietro, Via della Colonna, 2, 
Firenze. 

Pellas cav. Luigi Alberto, Banca Nazionale, Firenze. 

Pellegrini prof, don Francesco, Belluno. 

Pellini ing. Felice, Via Merulana, 33, Roma. 

Pelloux comm. Luigi, maggiore generale, Ispettore degli 
Alpini, Roma. 

Pelucchi avv. Carlo, vice-console d' Italia, Ministero 
degli Esteri, Roma. 
*Penco Giuseppe, Montevideo. 

Pennesi prof. dott. Giuseppe, R. Università, Palermo. 

Perera dott. cav. Enrico, Salonicco (Turchia d' Europa). 

Peretti cav. Giacomo, colonnello comandante il 33^ fan- 
teria, Brescia. 



n 



d! 



820 



830 



840 



2298 
2873 
3915 

2874 
2605 

3273 
220 

2295 

49S 
2845 

1469 

1614 

3350 
252 

2634 

2625 

645 
1936 

1320 
407 

2742 

3099 

«587 

73« 
3368 

3312 

694 

2932 

1790 

2469 

3«>34 
3004 

3332 
3100 

2731 



— 37 — 



Perozzo ing. cav. Luigi, Ministero delle Finanze, Roma. 

Perpetua prof. comm. Giulio, Tunisi. 
*Perrod aw. Enrico, console d'Italia, Batum (Turchia 
d' Asia). 

Perrupato Domenico, Buenos Aires (Argentina). 
^Pertica Tommaso, armatore, Finalmarina (Genova). 

Fertile Gino, Singapore. 

Pesaro-Maurogonato comm. dott. Isacco, deputato, S. Ma- 
ria del Giglio, 3491, Venezia. 

Pestalozza cav. Giulio, R. Agenzia diplomatica d'Italia, 
Cairo (Egitto). 

Petich cav. Luigi, console d'Italia, Messico 

Petitti di Roreto Angelo, capitano, Comando del Corpo 
di Stato Maggiore, Roma. 
*Petraccone Pasquale, vice-console d'Italia, Muro Lucano 
(Potenza). 

Piacentini cav. Giuseppe, Via Poli, lettera z, Roma. 

Piacentini Tito, Via Nazionale, 158, Roma. 

Pianciani comm. conte avv Luigi, deputato, Roma. 

Piella conte Agostino, Bologna. 

Pierantoni avv. comm. Augusto, senatore, Roma. 

Pietrasanta ing. cav. Giovanni, Intendente di finanza, 
Sassari. 

Pigorini prof. comm. Luigi, direttore del Museo Prei- 
storico, Collegio Romano, Roma. 

Pino cav. Francesco, colonnello, Germignaga (Como). 
•Pinto cav. Michelangelo, console d' Italia, Pietroburgo 
(Russia). 

Piovanelli cav. Emilio, revisore alla Camera dei Depu- 
tati, Roma. 

Pirotta prof. dott. Romualdo, Roma. 

Pirrone avv. Giuseppe, console d'Italia all'Avana (Cuba). 

Pisa aw. Ugo, Via del Gesù, 8, Milano. 

Pisani-Dossi cav. Carlo Alberto, Roma. 

Pitteri dott. Riccardo, Trieste. 

Pizzarello dott. prof. Antonio, Liceo Leopardi, Macerata. 

Podestà barone Andrea, Genova. 
"^Podestà Gio. Salvatore, Montevideo (Uruguay). 

Poggi Giovanili Paolo, Via Filodrammatici, 5, Mi- 
lano. 

Pogliani Alberto, Via ^Rossini, 3, Milano. 

Folto ing. Paolo Alfredo, Buenos Aires (Argentina). 

Pomba cav. Cesare, Via Carlo Alberto, 33, Torino. 

Fontani Costantino, Via Panisperna, 240, Roma. 

Ponte avv Francesco Aurelio, Banca Nazionale, Via dei 
Barbieri, Roma. 



Num. 

di 
ordine 


Num. 

di 

itcrìxione 




2007 




3187 


850 


2352 

3153 
664 




387 




I914 




3317 



860 



870 



3324 

3343 
124 

12 IO 

575 
879 
494 

3203 

3252 
3202 

2497 
534 

3094 

2395 
2707 

2051 

702 
1609 
3220 

902 

1259 

251 

1069 
3190 



- 38 - 



Ponti A. e H. (Ditta), Via Bigli, 11, Milano. 

Ponza di S. Martino conte Corìolano, colonnello, C^apo 

di Stato Maggiore del IX Corpo d'Armata, Roma. 
Porena cav. prof. Filippo, R. Istituto Tecnico, Roma. 
Possidoni Giuseppe, Via Pastrengo, x, Roma. 
Pozzolini Gesualda, nata Malenchini, Via dei Pilastri, 31, 

Firenze. 
Pozzolini car. Giorgio, tenente generale, Livorno. 
Praga Cesare, Cairo (Egitto).' 
Prìnzivalli prof. Virginio, Piazza Foro Traiano, 30, 

Roma. 
Prochet cav. dott. Matteo, Via Nazionale, 107, 

Roma. 
Protonotari dott. Giuseppe, Corso, 466, Roma. 
Pugni cav. Camillo, direttore della Banca Nazionale 

Succursale, Ancona. 
Quattrini G. Giacomo, Bergamo. 
Racagni cav. C. Felice, maggior generale, comandante 

la brigata Savona, Roma. 
Racchia comm. C. Alberto, vice-ammiraglio, deputato, 

Roma. 
*Ra(ro comm. avv. G. Battista, console generale d'Italia, 

Genova. 
Raffo Luca, Calle Azenzaro, 43, Lima. 
Ragazzi ing. Niccolò, Uflìcio del Catasto, Pontremoli. 
Ragazzi dott. Vincenzo, Let Marefià (Scioa). 
*Raggio avv. Edilio, deputato, Genova. 
^Raimondi prof. Antonio, Calle de Junin Pena Hova- 

dada, 333, Lima (Perù). 
Raineri cav. Salvatore, Zattere, 787, Venezia. 
Ranuzzi conte Cesare, ambasciata d'Italia, Londra. 
Raseri dott. Enrico, Ministero d'Agricoltura, Industria e 

Commercio, Roma. 
Rasini di Mortigliengo conte cav. Angelo, maggior ge- 
nerale, comandante la brigata Napoli, Padova. 
*Ravenna Domenico, Montevideo (Uruguay). 
^Ravenna cav. Giovanni, Cagliari. 
•Ravenna Giuseppe Uberto, Rovigo. 
Razzetti cav. Domenico, direttore della Banca Nazionale 

Succursale, Parma. 
*Recagno Gio. Battista, Via SS. Giacomo e Filippo, 35-3* 

Genova. 
Ressmann comm. Costantino, Inviato straordinario e 

Ministro Plenipotenziario, Ambasciata d'Italia, Parigi» 
*Reuther Ernesto, Livorno. 
Rezzadore Piero, Ministero della Marina, Roma. 




NiM. 

di 



Nam. 
di 



880 



890 






900 



910 



1748 
3371 

«744 
3290 

990 

3122 

2493 
370 

3050 
2891 

1348 
2448 

730 
707 

2897 
1421 
1566 

2551 

2617 
3381 

2299 

2863 
733 

2736 
«735 

2262 

3235 
3278 

2281 

779 
941 

2234 

3383 
326$ 



39 — 



Riccardi ing. Pietro, Corso Vittorio Emanuele, 1540, 
Brescia. 

Ricci Ettore, Istituto tecnico, Roma. 

Rinaldi aw. Pietro, Castelfranco Veneto (Treviso). 

Rinaldoni cav. Ugo S., Alessandria (Egitto). 

Ripa di Meana nob. comm. ing. Luigi, Ispettore gene- 
rale delle strade ferrate. Via Convertite, 5, Roma. 

Ripa nob. Nicola, Rimini. 

Ripari Pietro, Buenos Aires (Argentina). 

Riva avv. cav. Alessandro, Ministro d' Italia al Brasile, 
Via Bigli, 12, Milano. 

Rivabella dott. Tommaso, Sale (Alessandria). 

nizzardi conte Giuseppe, S. Fermo, 21, Verona. 

Rizzi Nicolò, Pola (Istria). 

Rizzo Filomeno, Vicolo Travaccari, i, Napoli. 

Robbo aw. Giuseppe, Società delle Ferrovie Sicule Occid., 
Palermo. 

Robecchi aw. comm. Cristoforo, console generale d'I- 
talia, Via Meravigli, 7, Milano. 

Robino Augusto, Alessandria (Egitto). 
•Rocca conte Felice, Odessa (Russia). 

Rodriguez comm. prof. Francesco, Via S. Martino, 2, Roma. 

Roesler cav. F. Alessandro, console d'Inghilterra, Piazza 
S. Claudio, 96, Roma. 
•Roggeri barone Alberto, Via Assarotti, 14, Genova. 

Roggero cav. Giuseppe, capitano nella Riserva, Bastioni 
Porta Genova, 18, Milano. 

Romanelli comm. Alessandro, Via della Consulta, 50, 
Roma. 

Romaninjacur comm. ing. Leone, deputato, Padova. 
•Romano avvocato Cesare, console d'Italia, Bordeaux 
(Francia). 

Romano Virginio (ditta Virginio Vanetti), Genova. 

Romiati Gaetano, banchiere, Via Teatro Concordi, 
Padova. 

Ronchese prof. Angelo, R. Liceo, Treviso. 

Ronchi ing. Gio. Antonio, Breno. 

Rosaglio Federico, tenente Novara Cavalleria (5°), Pe- 
rugia. 

Roselli aw. Beniamino, Via P. Utnberto, 23, Roma. 

Rosenzweig Ferdinando, Trieste. 
•Rossetti . ing. Emilio, Via Meravigli, 12, Milano. 
•Rossi comm. Alessandro, senatore, Schio (Vicenza). 

Rossi Enzo, fuori porta S. Stefano, Bologna. 

Rossi cav. Giulio, maggiore nel 73° reggimento fanteria, 
Vercelli. 



Num. 

di 
ordine 



Num. 

di 

iicrizione 



920 



930 



940 



3665 

3357 
3355 

1870 
1834 

3216 

3140 

3361 

648 

2539 



3182 
3090 

1760 

3201 
2902 

915 
3666 

3176 
2683 

1380 
2376 

3030 
2203 

3245 
2856 

1577 

3437 
2094 

3340 
780 

«379 
587 



— 40 — 



Rotondi ing. Giacomo, Via Milazzo, 14, Milano. 

Roversi ing. Odoardo, Mirabello (Ferrara). 

Rughi cav. ing. prof. Edoardo, Via Saluzso, 27, To- 
rino. 

Russo don Carmine, Piano di Sorrento (^fapoli)• 

Ruvolo-Ospedale professore don Leonardo , Alcamo 
(Trapani). 

Sabatucci Cesare, Via Gallinaccio, 8, Roma. 

Saccomani Domenico, Via Frattina, 52, Roma. 
*Salem cav. Vittorio, Trieste. 
*S»da ing. Luigi, Piazza Belgiojoso, 2, Milano. 

Sallier de la Tour conte commendator Vittorio, inviato 
straordinario e ministro plenipotenziario d'Italia, 
Roma. 

Salvadego conte Francesco, Padova. 

Salvadori conte professor Tommaso, Regia Università, 
Torino. 

Salvatori conmi. ing. Fedele, Piazza di Spagna, 26, 
Roma. 

Salvinoci cav. Vincenzo, Via Nuova, 53, Roma. 

Samonini Angelo, 2, Rue des Feuillants, Marsiglia. 

Sampolo aw. cav. prof. Luigi, Palermo. 

Sandonnini Enrico, Via Faloppia, 19, Modena. 

San Martino Raimondo, Duca di S. Stefano, Corso Ca- 
vour, 119, Messina. 

Sanseverino-Vimercati contessa Giulia, Palazzo Prefet- 
tura, Napoli. 

Sansoni comm. aw. Eugenio, Scali delle Farine, 2, 
Livorno. 

Santoni Licurgo, vice-direttore delle Poste Egiziane, As- 
siut (Egitto). 

Santoponte Goffredo, Livorno, 

Sarde Augusto, Direzione degli Omnibus, Firenze. 

Sartori-Florio Florindo, tenente 29^ &nteria, Savona. 

Sauli marchese Francesco, senatore, Genova. 

Sauli marchesa Teresa, nata Littardi, Crosa del Diavolo, 
Genova. 

Savorgnan di Brazzà conte Lodovico, Via Umiltà, 86, 
Roma. 

Savorgnan di Brazzà conte Pietro, Via Umiltà, S6, 
Roma. 

Scalabrini prof. Angelo, Como. ^ 

Scampicchio aw. Antonio, Albona (Istria). 

Scannavino Francesco, Montevideo (Uruguay). 

Scanzi cav. aw. Giuseppe, Monte Napoleone, 28, Mi- 
lano. 





Nva. 
di 

■SCflUODC 




3313 




32II 

2083 

456 




891 


950 


3136 
2627 




395 
2782 

2226 

2787 
3203 
1886 




2136 
309» 


960 


185 




2326 
2823 




3048 

3158 

2755 
3165 

3020 

3005 




2811 


970 


109X 

832 
1460 
17x1 
2163 




3230 

3385 
659 

444 


1 

* 

980 j 


2411 
498 



— 41 — 



Scarenzio comm. Pietro, Via Principe Amedeo, 56^ 
Roma. 

Scarpa Guglielmo di G. B., Venezia. 

Schiaparelli prof. Celestino, Accademia dei Lincei, Roma. 

Schiaparelli comm. prof. Giovanni, Osservatorio di 
Brera, Milano. 

Schiaparelli cav. prof. Luigi, Piazza Vittorio Ema- 
nuele, 18, Torino. 

Schwartze cav. Rodolfo, Livorno. 
*Schweinfurth Alessandro, Roma. 

Sdolla avv. Casimiro, Via della Vite, 7, Roma. 

Sdoldo Grato, editore. Corso Re Umberto, 6, Torino. 

Scocdnì Giuseppe, Via del Tritone, 27, Roma. 

Scuola Militare di Modena. 
Id. Reale di Commercio, Bari. 
Id. Reale Superiore di Commercio, Palazzo Foscari, 
Venezia. 

Segato Girolamo, Belluno. 

S^^e cav. Davide, Incaricato d'affari d'Italia, Lima 
(Perù). 

Seismit-Doda (S. £.) comm. Federico, Ministro delle Fi- 
nanze, Via Nazionale, 294, Roma. 

Selvatico marchese Giovanni, Padova, 

Sempronio conte Luigi, Porto S. Giorgio (Ascoli Pi- 
ceno). 

Sensini Pietro, Istituto tecnico, Bologna. 

Serafini Giuseppe, Via Cesarini, 11, Roma. 

Ser^o Alighieri conte Dante, Venezia. 

Sergi prof. Giuseppe, Via Pastren^o, i, Roma. 

Sena conte Carlo, Roma. 

Serra Gio. Battista, Calle Constitucion, 17, Callao 
(Perù). 

Serra prof. Giulio, Istituto tecnico, Pesaro. 

Serragli cav. Luigi, console d'Italia, Ragusa (Dalmazia). 

Serravano cav. Jacopo, Piazza del Sale, Trieste. 
*Serravallo dott. Vittorio, Piazza del Sale, Trieste. 

Sessa Antonio, Via Renna, 21, Milano. 

Sforza Cesarini duchessa Vittoria, nata Colonna, Via 
Banchi Vecchi, 118, Roma. 

Sidoli Giovanni, Via Belfiore, 4, Reggio Emilia. 

Silvestrelli cav. Giulio, Roma. 

Silvestri ing. Girolamo, Corso Venezia, 16, Milano. 

Simondetti avv. cav. Melchiorre, console d' Italia, Mar- 
siglia (Francia). 

Sinigaglia Angelo, Via Viminale, 8, Roma. 
•Sivori cav. Leopoldo, Montevideo (Uruguay). 



Num. 

di 
ordine 


Num. 

di 

iscrizione 




3185 
2726 

2877 

2828 

2808 




2934 

375 
1970 


890 


3367 
144 

1485 
1084 




2039 
170 
820 




1156 


1000 


2511 
2675 

3284 
943 




3160 

1132 

2311 

579 




2830 

lOIO 


lOIO 


3304 

3363 
1978 

230 




3212 



— 42 — 



757 
3286 

2818 

3276 

2870 

2708 



Società Alpina Friulana, Udine. 
Id. Ceramica Richard, Milano. 
Id. del Casino, Spoleto (Perugia). 
Id. del Gabinetto di lettura, Pesaro. 
Id. d* Incoraggiamento per l'Agricoltura, Padova. 
Id. Nazionale Italiana, Buenos Aires (Argentina). 

Sola conte Andrea, Corso Venezia, 32, Milano. 

Solanelli dott. cav. Gaetano, console d'Italia, Oerusa- 
lemme (Turchia d'Asia). 

SoUak Hans, capitano nel 58^ fanteria, Kolomea (Austria). 

Sonnino bar. Sidney, Via Tre Cannelle, i a, Roma. 

Soranzo nob. Girolamo, Campo Ss. Apostoli, Venezia. 

Sormani-Andreani conte Lorenzo, Corso Porta Vittoria, 2, 
Milano. 

Sormani-Andreani conte Pietro id. id. 

Sorman i-Moretti conte comm. Luigi, senatore, Venezia. 

Sormani- Verri contessa Carolina, Corso Porta Vittoria, 2, 
Milano. 

Spagnolini cav. avv. Giuseppe, console generale d' Italia, 
Corso Vittorio Emanuele, 29, Livorno. 

Spallanzani ing. Angelo, Reggio Emilia. 

Spalletti conte Venceslao, senatore, Reggio Emilia. 

Spaventa comm. avv. Silvio, deputato, Roma. 
*Speluzzi cav. dott. Bernardino, Via Agostino Depre- 
tis, 86, Roma. 

Speranza avv. Giuseppe, Grottammare. 

Spicacci prof. Vincenzo, Largo Carità a Toledo, Napoli. 
'''Spigno Alessandro, Piazza Campetto, Genova. 

Spinola marchese comm. Federico Costanzo, inviato stra- 
ordinario e ministro plenipotenziario d' Italia all'Aja. 

Spinola marchese Ippolito, Roma. 
'^Stagni Giovanni, Alessandria (Egitto). 

Stampa Umberto, Roma. 

Statella conte Enrico, Siracusa. 

Steele dott. cav. P. Giacomo, Corso, 504, Roma. 

Stefanini cav. dott. Enrico, Smirne (Turchia d'Asia). 

Sterpone comm. Alfredo, maggior generale, comandante 
territoriale d'artiglieria, Torino. 

Stibbert Federico, S. Reparata, 77, Firenze. 

Stich ing. Tommaso, Roma. 

Stoppani- Onorio, Buenos Aires (Argentina). 

Stradelli conte Ermanno, Piacenza. 

Straulino cav. Giovanni, Biblioteca comunale di Tol- 
mezzo (Udine). 

Stringher, comm. Bonaldo, Ministero delle Finanze, Dire- 
zione Generale delle Gabelle, Roma. 



« 



s 


Nn. 

dì 

m _ • _# 




«783 




2925 


I020 


3345 



1030 



1040 



1050 



2673 

3889 
3043 

2628 

I9I3 

5S5 

3251 

2033 

«343 
2022 

2322 

705 
2526 

1197 

2161 

3080 
3028 
2686 

1688 
2188 
1779 

2187 

«553 

3208 
1185 

1182 

3362 
3169 
3036 



— 43 — 



Tacchini prof. comm. Pietro, direttore dell'Ufficio Cen- 
trale di Meteorologia, Roma. 

Taddencci cav. Pietro, Via Volturno, 48, Roma. 

Taffini d'Acceglio march. Luigi, ten. generale, comand. 
la Divisione militare, Genova. 

Taglierini dott. Giuseppe, Breno (Brescia). 

Tamaro dott. Domenico, Isola d'Istria. 

Tamaro dott. Marco, Parenzo (Istria). 

Tamburini ing. Francesco, Buenos Aires (Argentina). 

Tanlongo Giacomo, negoziante. Via Nazionale, 327, 
Roma. 

Tanzi Palmiro, S. Pietro all'Orto, 18, Milano. 

Taverna cav. conte Rinaldo, Monte Giordano, Palazzo 
Gabrielli, Roma. 

Tedeschi dott Enrico, presso S. di V. Tedeschi, Trieste. 

Tedesco Moisè, Corso Umberto, 3, Livorno. 

Teixeira de Mattos cav. Giuseppe, console de' Paesi 
Bassi, Venezia. 
*Telfener conte ing. Giuseppe, Villa Ada, fuori Porta Sa- 
lara, Roma. 

Tellini Emilio, Udine. 
Tempie-Leader Giovanni, Piazza Pitti, 14, Firenze. 

Tenerani cav. ing. Carlo, Via Nazionale, 354, Roma. 

Tesi avv. cav. Giulio, vice console, Pistoja. 

Todaro comm. prof. Agostino, senatore. Orto Botanico, 
Palermo. 

Tedesco Elio, Viale Principe Amedeo, Firenze. 

Tedesco Vittorio, Venezia. 

Tomacelli Giustiniano Capece duca della Torre, Santa 
Caterina a Chiaja, 19, Napoli. 

Tommasi-Crudeli comm. prof. Corrado, Via Balbo, Roma. 

Torlonia Clemente, Via Torino, 64, Roma. 

Torlonia duca Leopoldo, Via Bocca di Leone, 78, 
Roma. 

Torlonia don Stanislao id. id. 

Tornaghi Angelo, George Street, 312, Sydney (Au- 
stralia). 

Torre cav. Mario E,, colonnello di artiglieria 

Torrigiani march. Pietro, senatore. Piazza de' Mozzi, 6, 
Firenze. 

Toscanelli Vittorina, nata Altoviti, Borgo degli Albizzi, 
Firenze. 

Tosi dott. Alessandro, Rimini. 
i Traverso Giacomo, Calle Plateus San Agostin, 2, Lima. 

Trefogli Riccardo, Calle Salta, 511, Buenos Aires (Ar- 
gentina). 



Nom. 

di 
ordine 


Num. 

di 

iscmione 




«494 
2562 




1947 
2516 

1885 
569 




1467 
3139 


1060 


154 

2795 

1993 

3301 
1631 




2938 




3132 

2583 

1983 

2157 
3210 


1070 


3271 




2817 




1408 
2510 




3174 
781 

2699 

2846 


1080 


2840 
3189 

1399 
386 




1290 




156 

956 

3309 



— 44 — 



Tre^es Angdo, Via Nuova, 13, Genova. 

Trevisani prof, marchese Cesare, preside del R. Liceo, 
Fermo (Ascoli Piceno). 

Tuminello cav. Ludovico, Via Condotti, 21, Roma. 

Turchi dott. Ferdinando, medico primario, Ancona. 

Ufficio Scientifico dell'Arsenale, Venezia. 

Ulisse Barbolani comm. conte Raffaele, Inviato Straor- 
dinario e Ministro Plenipotenziario d'Italia, Falena 
(Chieti). 

Ungarelli prof. Luigi, Bologna. 

Ungher Jupiter, P. O. Box, 1096, Sidney N. S. W. (Au- 
stralia). 

Uzielli prof. Gustavo, Via Coito, 3, Torino. 

Valcavi Pietro, Buenos Aires (Argentina). 

Valenziani prof. aw. Carlo, Via dei Burro, 151, Roma. 

Vallardi Cecilio, Corso Magenta, 48, Milano. 
^Vallenzuela dott. Teodoro, presso Raffaele Garda, Cité 
Rougemont, 6, Parigi. 

Valsecchi Giuseppe, ingegnere navale, Arsenale, Ve- 
nezia. 
*Vanini ing. Oreste, Cremona. 

Vanossi ing. cav. Giuseppe, Chiavenna (Sondrio). 

Vanzetti ing. cav. Augusto, Vescovado, Padova. 

Varagnolo prof. Alessandro, S. Felice, 3716, Venezia. 

Vedovelli cav. Carlo, Cremona. 

Velez Gioacchino F., generale. Inviato straordinario e 
Ministro plenipotenziario presso la S. Sede, Roma. 
*Venerosi-Pesciolini conte Pietro, Via de' Rustici, 9, Fi- 
renze. 

Venino nob. don Giulio, Borgo Nuovo, 20, Milano. 

Verga comm. Carlo, senatore, Vercelli (Novara). 

Verson prof. Enrico, Padova. 

Vianello Leopoldo, Trieste. 
'''Vidi ing. Domenico, industriale, Napoli. 

Vieusseux cav. Eugenio, Via Tornabuoni, palazzo Fer- 
roni, Firenze. 

Viezzoli prof. Francesco, Istituto tecnico, Parma. 

Vigliardi cav. Carlo, Via Garibaldi, 23, Torino. 

Vignolo Angelo, Via Nazionale, 102, Roma. 

Vigoni nob. Giulio, capitano. Via Fate-bene-fratelli, 21, 
Milano. 

Vigoni nob. ing. cav. Giuseppe, Via Fate-bene-fratelli, 21, 
Milano. 

Villa-Pernice Angelo, Via Cusani, 13, Milano. 

Villari prof. comm. Pasquale, Borgo Pinti, 93, Firenze. 

Vinciguerra dott. Decio, Via Viminale, 38, Roma. 



\ 



Noa. 

di 
onfiae 


Nmn. 

di 

ncriaoiM 




2373 




3086 




3ai8 




2374 


1090 


157 




965 




3359 




2715 




2434 




3081 




450 




3141 




2957 




1121 


Ilio 


543 




«75 



45 — 



Viola Carlo, capitano, Società di Navigazione Gen. Ita- 
liana, Tunisi. 
* Viola conte Giovanni Battista, Campo S. Ste&no, 2951, 

Venezia. 
Virili dei conti di Farfa dott. Pietro, Via Crociferi, 25, 

Roma. 
Visconti cav. Felice, Via Cavallini, lett. D, p. 3**, Roma» 
Visconti- Venosta march, comm. Emilio, senatore, Via 

Monforte, 35, Milano. 
Vitto aw. Enrico, console d'Italia, Aleppo (Siria). 
Vivante cav. Fortunato, Trieste. 
Volpicelli cav. Vincenzo, Port*Alba, 20, Napoli. 
Wagnère Federico, Piazza Capranica, 78, Roma. 
Walther Maurizio, ditta E. Loescher e C, Roma. 
Weill-Schott Cimone, Via S. Andrea, 6, Milano. 
Weill-Schott Gustavo, Via Monforte, 44, Milano. 
Zanetti Eugenio, Vigevano (Pavia). 
^Zannini conte Alessandro, Inviato straordinario, Ministro 

plenipotenriario d'Italia, Stoccolma (Svezia). 
Zerboni aw. cav. Francesco, console d'Italia, Beirut 

(Turchia d'Asia). 
*Zucchi-Pccoroni aw. Francesco, Corso Venezia, 13^ 

Milano. 



Ultimi inscritti. 



3387 

3388 
3389 
3390 



Visconti Venosta Cesare, Camera di Commercio Italiana» 

Buenos- Aires. 
Colombo Viscardi Michele, Via Genova, 30, Roma. 
Sinimberghi Augusto, Via Condotti, 64 a 66, Roma. 
Ricchieri conte Giuseppe, prof, nel R. Istituto tecnico,. 

Milano. 



I. — ATTI DELLA SOCIETÀ 



A. — Adunanze del Consiglio Direttivo. 

{Estratto dei processi verbali). 

Seduta del s dicembre i88g, — Presenti il presidente, march. Nobili" 
ViUlUschi, il vice-presidente Malvano, i consiglieri Cardon, Cavalieri, 
Ccrruti, Gatta, Lupaechioh e il segretario generale. Invitato dal presidente, 
interviene pure il sodo d'onore, conte Pietro Antonelli. 

Si partecipa la corrispondenza avuta col sig. D. Cocorda, intomo ad 
una sua proposta di esplorazione neir Africa Australe ; e coi signori Costi, 
Bandi di Vesme e Hiesterz, intomo ad una esplorazione a S. dell' Harar. 
In vista di altri progetti di viaggio, di cui presentemente si occupa la 
Società, si delibera di non poter accogliere per il momento le nuove 
proposte. 

Essendo recata dai giornali la notizia che gli esploratori Stanley, 
Einin Pascià e Casati giunsero alla costa del Zanzibar, e che il Casati 
particolarmente si trova in grandi bisogni, il Consiglio delibera di spe- 
dire oggi stesso il seguente telegramma: 

€ Consolato Italiano, Zanzibar. — Società Geografica Italiana saluta 
e e felicita il reduce capitano Casati, pregando di mettervi in nostro 
e nome a sua disposizione per ogni sua occorrenza. — Vitelleschi >- 

È approvato che sia spedito al prof. Balzan, nel Paraguay, un sup- 
plemento di provviste di lastre fotografiche e un istrumento che egli 
richiese per i suoi studt. 

Il socio cav. Rubbiani, benemerito rappresentante della Società in 
Bologna, insiste nella rinunzia a quest' ufficio, già altre volte presentata, 
e propone in sua sostituzione il socio dott. Giulio Melotti. Il Consiglio, 
dolente della rinuncia, accetta la proposta sostituzione. 

Sono annunciate le ultime lettere ricevute dal dott. Ragazzi, con 
con cui dà notizie sulla prossima incoronazione del Re Menilek ; e la 
partenza, da Roma per Assab, del dott. cav. Traversi. 

Sono presentati i ringraziamenti del signor L. Fea per la sua nomina 
a membro corrispondente, e sono inscritti come nuovi soci il nobile 
sig. Andrea Da Mosto, Roma, e il Circolo Filologico di Milano (prop. 
Cardon e Dalla Vedova). 

Seduta del 20 dicembre i88g, — Presenti il presidente, march. NobiU" 
ViUtteuhif i consigUerì Allievi, Cardon, Cavalieri, Gatta, Grazioli, Buffer t 



— 48 — 
Lupacchiolif Martinori^ Figorini, Porena^ Pozzolini^ Salvatori ed il segre- 
tario generale. Interviene pure il membro d'onore, prof. E. H. Giglioli. 

In conformità all' articolo provvisorio dello Statuto Sociale, appro- 
vato il 5 febbrajo 1888, si procede al sorteggio di un vice-presidente 
e di cinque consiglieri, in vista delle elezioni da indirsi nel prossimo 
gennajo. Sono estratti i nomi del vice-presidente Malvano^ e dei con- 
siglieri Bodio, Cerruti, Grazioli, Hilffer e Cavalieri, 

È data lettura del bilancio preventivo per Tanno 1890, che si 
pareggia in attivo e passivo con lire 86,462. 46. Dopo alcune spiega- 
zioni domandate dai consiglieri e fornite dalla presidenza sui vari capitoli, 
il bilancio è approvato. 

È partecipato il dono, fatto alla Società dal sig. Luigi Zan di Ve- 
nezia, di una .lettera autografa del celebre geografo Adriano Balbi, 
un' altra del figlio del medesimo, prof. Eugenio Balbi, un ritratto in 
fotografia, epigrafi e scritti commemorativi riguardanti l' illustre scrit- 
tore. Il Consiglio delibera un ringraziamento all' egregio donatore. 

Sono presentati i ringraziamenti dei sig. Conti Statella e Da Mosto, 
del sig. E. Balbis e del Circolo Bernini di Roma per la loro iscrizione 
tra i Soci ; del Gabinetto di Geologia dell* Università di Roma per il 
dono ad esso fatto dalla Società di alcuni minerali brasiliani. 

Nei soliti modi sono inscritti i nuovi soci Chigi (dei principi) 
don Agostino, Roma (prop. Nobili- Vi telleschi e Antonelli); di San 
Giuliano marchese Antonio, Catania (Htifier e Pozzolini). 

Sono pervenuti alla Società i seguenti doni : 

Lettera autografa di Adriano Balbi al figlio Eugenio, da Vienna, 
29 gennajo 1848. — Lettera autografa del prof. Eugenio Balbi al cu- 
gino Luigi Zan, da Pavia, 8 settembre 1881. — Ritratto fotografico di 
Adriano Balbi, tratto da antica incisione in Berlino. — Fotografia di 
copia d'una medaglia del Morghen, incisa a Parigi nel 1842, in onore 
di Adriano Balbi. — Fotografìa della lapide commemorativa collocata 
dal Municipio di Venezia sulla facciata della casa, ove morì A. Balbi, 
in Campo San Polo. — Della vita e delle opere di Adriano Balbi : 
commentario. Venezia tip. dell'Immacolata, 1881. Op. di pag. 27 in 12^ 
(doni del sig. Luigi Zan). 

Fazio Lorenzo: Memoria descriptiva de la provincia de Santiago del^ 
Estero. Buenos Aires, comp. Sudamericana, 1889. Voi. di pag. 638 in 
4^ con fotolitografie e carte (dono dell' Istituto geografico argentino). 

Annual Report of the Commissioner of labor; 1886, 1887, 1888. 
Washington, tip. del governo, 1887-1889. Voi. 4 di pag. 496-612-1172- 
631 (doni del Ministero dei lavori pubblici degli Stati Uniti). 

Conder major C.F,: Palestine. Londra, G. Philip et J., 1889. Voi. di 
pag. 270 con 7 carte ed illustrazioni nel testo (dono degli editori). 

Massaja card. G,: I miei trentacinque anni di missione nell'Alta 
Etiopia. Volume settimo. Roma, tip. Poliglotta di P. F., 1889. Voi. di pa- 
gine 227 in 4^ con illustrazioni nel «testo (dono continuato per disposizione 
tra' vivi di S. E. l'autore), 

Savio prof. E.: Delle imngini nelle descrizioni storico-geografiche; 



I 



— 49 — 
note. Milano, tip. Bernardoni, 1889. Op. di pàg 44 in 13^ (dono 
del Gomm. L. Bodio). 

Memeckt G.i Koloniales Jahrbuch : das Jahr 1889. Berlino, C. Hey- 
auui, 1890. Voi. di pag. 319 con 7 carte (dono dell'autore). 

Direzione Generale della Statistica: Emigrazione italiana dal z^ gen- 
najo al 30 settembre 1889 ecc.. Roma, Gazzetta Ufficiale^ 1889. Foglio 
estratto (dono del Ministero d'agricoltura, industria e commercio). 

Marinelli G, : La Terra : trattato popolare di Geografia universale. 

. 205-206, 207-208, 209-210. Milano, F. Vallardi, 1889. Fase. 3 
di pag. 32 ciascuno (dono dell'editore). - 

Robecchi'Bricchetti L,: Viaggio all'Oasi di Giove Annone. Milano, Tre- 
ves, 1890. Voi. di pag. 374 in 4^ con 164 incisioni e grande carta geo- 
grafica (dono dell'autore). 

Busin prof. P:: Le temperature in Italia; studio. Torino, tip. Ar- 
t^anelli, 1889. Op. di pag. x8 a 2 colonne (dono dell'autore). 

J^ossi J^gisùf: La istruzione pubblica negli Stati Uniti. Roma, Si- 
nimbergbi, 1889. Voi. di pag. 144 in 8*^ grande (dono dell'autore). 

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Melbourne, Brain, 1889. Fase, di pag. 36 con tavole (dono della So- 
<netà Reale di Vittoria). 

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novembre. Cracovia, tip. dell'Università, 1889. Fase. 2 di pag. 33)38 
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rapporto alle specie italiane. Firenze, Ricci, 1890. Op. di pag. 38. — 
Sulla € Taphrina deformans > nota preliminare. Firenze, Boll. Società 
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Traduzione dal norvegese. Parigi, Hachette e C, 1890. Voi. di pag. 498 
con 2 carte e 154 incisioni (dono dell'autore). 

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parti I*, 2* e 3*. Roma, Metastasio e Bontempelli, 1889. Voi. 3 di 
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Fantanelli D,: Note geologiche sullo Scioa. Firenze, Società To- 
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Pollonera Carlo: Molluschi dello Sdoa e della Valle dell' Hauash. 
Pisa, Società Malacologica italiana, 1888. Op. di pag. 40 (doni del sig. 
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Hommel dr. prof. Pr. : Eduard Glasers historische Ergebnisse aus 
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Santa Ana Nery ed altri: Le Bresii. Parigi, Ddagrave, 1889. Vo- 
lume di pag. 699 con grande carta cromolitografìca, tavole, carte, ecc. 
(dono del sig. Manoel Maria de Carvalho). 



— 5© — 

Brusséli G.: < Le Htjasdim > ecc. N. 5*6. Londra, Astocia^ione Ar- 
mena, 1889. Foglio di pag. IO con carta (dono della Direzione). 

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l'Ufficio centrale meteorologico del Collegio Romano. Anno XI- 1890. 
Roma, Botta, 1869. Op. di peg. 63 (dono dell' autore-direttore). 

CmJs Z, ed a/iri: Revista do Observatorio : outubro e novembro 
de 1889. Rio Janeiro, Lambaerts, 1889. Op. di pag. 16 (dono della 
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GMsleri prof. A»: Testo- Atlante di geografia storica generale e d'Italia 
in particolare. Medio-Evo. Disp. II. Bergamo, Fr. Cattaneo, 1889-99. 
Voi. di 48 tavole ecc. (dono degli editori). 

JUale Accademia Lucchese dt Scienze, kttere ed arti: Atti. Tomo XXV- 
Lucca, Giusti, 1889. Voi. di pag. LI-485 (dono della R. Accademia 
di Lucca). 

Modigliani ing. dott. E,: Un viaggio a Nias. Milano, Treves, 1890. 
Voi. di pag. XVI-7S6 in 8^ grande, con X9S incisioni, a 6 tavole e 4 
carte (dono dell'autore). 

Martinez Al, B,: Boletin mensual de Estadistica municlpal, octu- 
bre 1889. Buenos Aires, Comp. Sudamericana, 1889 (dono del Municipio 
di Buenos Aires). 

Guidi prof. L: Gramautica dementare della lingua araarìgna* Roma, 
Accademia de' Lincei, 1889. Op. di pag. 63 (dono dell'autore). 

— e Districto de Louren^o Marques > periodico, N. 49. Lor^nsp 
Marques, 16 novembre 1889. Foglio (dono della Direzione). 

Kreidel W. : Untersuchungen Uber den Verlauf der Flusswellen in 
den Ozeanen. Francoforte, Reità e Koehler, 1S89. Op. di pag. 44 (dono 
dell' Università di Kiel). 

— The Post Office Guide. Voi. di pag. 293 in 16^ (dono del cav. 
G. Weitzecker). 

Carroll D, IVright: A report on mariage and divorce in tbe United 
States, 1867- 1886 ecc. Washington, tip. del Governo, 1889. Voi. di pa- 
gine 1074 (dono del Ministero de' lavori pubblici degli Stati Uniti del- 
l'America Settentrionale). 

Relazioni sul Rendiconto e bilancio ecc. della Navigazione Geoe^ 
rale Italiana 1888-89. Roma, Bontempelli, 1889. Op. di pag. 30 (do^o 
della Società FlcM-io-Rubattìno), 

Moriz von Déchy: Itinerary of a Tour in the Central Caucasus. 
Londm, Alpine Journal, 1884. Fase, di pag. 7. ^ Le Masaif du Kin- 
cUnjunga, ecc.. Parigi, Club Alpin Frangais, r88i. Op, di pag. 6. -^ 
La Svanétie libre, ecc. Budapest, Fanda, 1886. Op. di pag. ao cod 
carta. — The first Ascent of Adai Choch. Londra, Spottiswoode e C, 
1886. Op. di pag. s8 (con carta e tavole). — Zur Geschichte der Er^ 
ateigungen des Elbrus. Salisburgo, Postat, 188^. Op. di pag. iS* "^ 
Das Massiv des Adai-Choch im zentralen Kauaasus. Gotha» Perthes, i389* 
Op. di pag. 25 con carta. — Neuere Forschungen und Bergreisen im 
kaukasìsdìen Hochgebirge. Vienna, Unione dei Club alpini tedesco ed au- 
atriaco, 1889.OP. dipsg. r a. ~MittheilungenUber Bergreisen imKauka^i^y 
1 884-1 887. Vienna, Holzhausen, 1889. Op. di pag. 19 (doni dell' autore)- 



1 



— 5» — 

— I^a Question da Zaire. Lisbona, Rodrìgues, 1883. Op. di pa- 
gine 30. —^ L'incident anglo-portugais: motion votée ecc.. Lisbona, tip. 
portog., 1889. Copie 2, di pag. 5. — Importation abusive en Afrique ecc. 
Lisbona, tip. portog., 1889. ^P- ^^ P^8* 'o* Copie 2. — O Lubuco: 
algumas observa^oes ecc. (in portoghese e inglese). Lisbona, tip. na- 
zionale, 1889. ^^^' dì psg* 11^' — Notes chronologiques sur les An- 
ciennes Missions Catholiques au Zambèse, Lisbona, tip. franco-port., 1889. 
Op. di pag. 76. — Mémoire sur Tabolition de Tesclavage ecc. Lisbona, 
Min. della Marina, 1889. Op. di pag. 98. — Politica portugueza na 
Africa ecc.. Lisbona, tip. nazionale, 1889. Op. di pag. 32. — Os Por- 
tuguezes na regimo do Nyassa. Lisbona, tip. nazionale, 1889. Op. di 
pag. 42 (doni della Società Geografica di Lisbona). 

Borelli J. : Divisions, subdivisions, langues et races des régions Am- 
bara, Oromo etSidama: communication ecc. Parigi, Quantin, 1889. Op. 
di pag. 68 (dono dell'autore). 

Divisùme Industria e Commercio: Bollettino di notizie sul credito, ecc. 
VII-IO. Roma, Botta, 1889 (dono del Ministero d'agricoltura, industria 
e commercio). 



B. — Adunanze della SoaETÀ. 

Conferenza del giorno ij dicembre iSSg. 

XtMMetté cav, H.: Alessandrina Tinne, viaggiatrice africana. 

Presiede il consigliere Cerruti, il quale con opportune parole pre- 
senta al numeroso uditorio il conferenziere, che già altre volte ebbe a 
parlare innanzi ai soci. A destra del banco della presidenza sono spie- 
gate due grandi carte dell' Africa, sulle quali il cav. Rizzetto indica, di 
mano in mano che se ne presenta l' occasione, le regioni esplorate dalla 
celebre viaggiatrice olandese. Egli parla dei primi anni e dei primi 
viaggi della Tinne, degli esploratori che ebbe talvolta a compagni, e 
di tatti i particolari, diligentemente raccolti, sulle vicende incontrate 
dalla medesima fino alla ribellione della sua scorta e all' assassinio, di 
coi essa e il suo servo furono vittime. 

La conferenza, che in seguito sarà pubblicata nel Bollettino, fu 
vivamente applaudita. 



n. ~ MEMORE E RELAZIONI 



A. — Il Perù e la scienza itauana. 

Lettera del barone Cristoforo Negri, Presidente fondatore 
della Società Geografica Italiana, al giornale e La Riforma » (i). 

e II signor duca Giaseppe Canevaro, Ministro della Repubblica 
del Perù in Italia, mi ha testé diretto, con lettera da Parigi, il signor 
ingegnere Edoardo Habich, delegato del Perù a quel O)ngresso delle 
strade ferrate. 

€ Questo signore, già a me noto da molti anni, e generalmente 
stimato, è direttore della Scuola degli ingegneri (costruzioni e miniere) 
a Lima, ove ha già eseguito assai importanti lavori, che vennero rime- 
ritati da più Governi. Ora ha intrapreso un viaggio di studio delle 
industrie che sono o sarebbero più confacenti al Perù, suscettive di 
vasto sviluppo e di ricchezza, a vantaggio di quel paese e dell' emigrazione. 

e L' ingegnere Habich era accompagnato dal nostro caro amico, 
ingegnere Agudio, che deve avviarsi con lui al Perù per V applicazione, 
desiderata, del suo sistema funiculare. Colà grandi linee di ferrovie già 
sono in pieno esercizio, e fu raggiunto V altopiano che separa il Perù 
occidentale dall' orientale, ma finora non fu eseguita la discesa dai ter- 
ritori versanti al Padfico a quelli che raggiungono 1' Amazzoni ed i 
tanti affluenti del Rio. 

€ Sarà per gli ingegneri peruviani ed italiani una gloria il porre 
in comunicazione i paesi dei due fianchi delle Cordigliere, ed immenso 
il benefìcio economico che ne risulterà. A ciò tendono le mire del Go- 
verno peruviano ; e da quanto già fece, abbiamo argomento a porre fiducia 
nell' esito dell' immensa intrapresa. 

< È un adagio, che fu ben applicato in più casi, che non tutto il 
male viene per nuocere: il Perù ha sofferto nella scorsa guerra grandi 
sventure, ma esso ha scosso la indolenza, che sembrava generata dalla 
fkcile ricchezza del commercio del guano. 

(i) Vedi La Riforma del 19 dicembre 1889. 



— 53 — 
e Scematasi, ma non ancora esausta questa ricchezza, il Perù ha 

confidato, e ben poteva^ e pud confidare, ndle infinite rÌ9orse che offrono 

r agricoltura e la montanistica e la quantità de' fiumi suoi, se possibile 

diventa di stringere in amplesso fra loro le due parti di un paese, che 

Ihrono considerate totalmente estranee ad ogni possibilità di contatto. 

« Per tale ferrovia il Governo del Perù calcola pure sulla emigra- 
tone italiana, ingente ed opportuna in quella zona elevata, che la fer* 
lovia discensiva percorrerebbe nella maggior parte della sua lunghezza. 

e n Governo peruviano, per animare V intrapresa, offre ai costruttori 
per ogni chilometro di percorreoxa una &scia di terreno larga 6,000 ettari. 

< A ben conoscere dove sia meglio il condurre i lavori, già si 
fecero per molti anni studi diligenti da parsone d* alto moito scienti- 
fico. — ^ Fra questi studi basti accennare a quelli eseguiti dal iK)stro 
connazionale Raimondi, che gli acquistarono fama ed onori da tutti i 
Corpi scientifici d' Inghilterra, del mondo, e che venne anche dalla 
noslm Società Geografica italiana insignito della medi^lia d* oro. 

e Egli vive a Lima, dove ricevette da quel Governo attestazioni 
ripetute di lodi, e fu provveduto d' uno speciale Museo. 

€ Saranno però necessari sempre nuovi studi; e cosi da Raimondi, 
come- da Habich e da altri, si possono attendere fiitti non inferiori ai più 
nobili, che si fecero in ogni parte d'Europa e del Nord- America; ma 
le forse materiali e V ampio concorso di mezzi sono tuttavia impari a 
tasta impresa. 

e Venne per^ a nostra cognizione che il sentimento del progresso 
ha invaso adesso il Perù: due Società si formarono e si strinsero per 
r azione unitaria ed un perseverante pensiero. Esse sono : la nuova 
Società Geografica, e la Società Transandina di Lima. 

e A queste Società si ascrissero le persone più illustri e più dovi- 
ziose, e mercè lo spirito del progresso e V amore della patria, il sorgere 
a glandi destini deH' America meridionale è vicino e sicuro. 

e Saluto dunque di gran, cuore, a nome mio e della Società Geo- 
grafica italiana, l' avvenire di questo paese interessantissimo. Noi lo 
smismo già da vari- decenni, noi stimiamo questo slancio di patriottismo^ 
ed auguriamo alle due Società sorelle un' epoca luminosa di gloria. È 
l'anroia per l'America meridionale: ne prevediamo il meriggio, come 
come già lo vediamo nel Settentrione. 

« PoMano i nostri voti esser coronati dal successo ; e giorno verrà 
che dalle aoffisrte disgrarie nasceià pel Perù la potenza del merito >. 



— 54 — 

B. — Itinerario in Etiopia (1885) 

del doti. Cesare Nerazzini, medico di /' classe nella R, Marina 

Continuazione (i). 

Beles-Bacarà. — Chilometri 18, Ore di marcia 4. 

La strada più comoda e più comunemente percorsa dalle carovane 
che da Beles si recano a Gondar, è quella che traversando tutta la re- 
gione dello Scirè, ricca di abbondanti prodotti agrìcoli, soprattutto di ac- 
qua e di pascoli, quindi facile al mantenimento delle bestie da soma, 
sfugge alle asprezze montagnose che da quella parte coronano la valle 
del Tacazzè, e poggiando più verso O., cerca il guado di quel fiume 
in luogo più pianeggiante ed aperto. Il paese è molto ricco di vegeta- 
zione naturale e di coltivazioni agrìcole : tutto quivi spira un maggior 
benessere di quello che non sia nelle altre regioni dell' Abissinia, e la 
natura stessa sembra più atteggiata a un carattere di eterna prìmavera. 
Tale sorridente apparenza fece scrivere al viaggiatore Bruce, che la cam* 
pagua in quei luoghi ha un'aria di gajezza e di vita superìore a tutto 
quello che fino allora aveva veduto; ed il Poncet, con maggiore esage- 
razione di linguaggio e d'impressionabilità, paragonava quei luoghi alle 
più belle e ricche parti della Provenza. È un fatto che la facilità colla 
quale i Re di Etiopia possono tenere riuniti per lungo tempo nume- 
rosi eserciti nei territori di Adua e di Axum, regioni di per sé non 
molto produttive, dipende dalla vicinanza dei ricchi mercati che si tro- 
vano nella provincia dello Scirè. 

Ma noi non potemmo proseguire per la strada comune e godere 
di quei vantaggi, giacché a poche miglia più avanti di Beles un capo, 
ribelle all'autorità dell'Imperatore, si era dato alla campagna, e sac- 
cheggiando e bruciando villaggi e svaligiando le carovane, che percor? 
revano quella regione, rendeva il paese mal sicuro per la vita e per le so- 
stanze. Fummo perciò costretti a prendere difficilissimi sentieri per giun- 
gere al passo del Tacazzé, in regione molto lontana dal più comune 
luogo di guado, per poi riprendere la strada carovaniera in Adercai, co- 
steggiando il lato N.-E. della Catena del Semien, e traversando tutto 
quel paese selvaggio e difficile, che prende il nome di Tselemt. 

Partiti da Beles la mattina del 7 aprile 1885, prendemmo a seguire 
in cresta uno dei contraiTorti, che scendono al Tacazzé, regione ove non 
può dirsi che esistano veramente delle strade, ma piuttosto ardui sen- 

(i) Vedi Bollettino dicembre 1889, pag. 96S. 



— 55 — 
tierì, che seguendo per la massima parte il letto di torrenti tagliati quasi 

sempre fra strettissime gole, si rendono al basso ed hanno pressoché 

tutti il medesimo carattere topografico. 

n paese, veduto in massa e dal punto più elevato, si presenta come 
un piano leggermente ondulato, con declivio da N. a S. : F orizzonte che 
chiude la nostra prospettiva dal lato di mezzogiorno, ossia nella dire- 
zione della nostra rotta, era formato dai più alti picchi delle montagne 
del Semien, che già cominciavano a delinearsi nella loro speciale con- 
formazione. Le prime ore di marcia non offrono difficoltà ; la strada se- 
gue l'andamento naturale di quelle ondulazioni, fra collinette e valli 
molto aperte : anzi il paese per il primo .tratto non perde il carattere 
di vivacità primaverile che sopra ho accennato, è ravvivak) dal verde 
e dall' olezzo di grossi e frequenti arbusti di gelsomino, e in molti punti 
da piccoli boschetti di palme e di aranci selvatici, che tolgono col loro 
verde perpetuo la monotona uniformità delle terre incolte : le acque es- 
sendo al principio del loro decorso verso il fiume, non si riuniscono 
ancora in grossi e precipitosi torrenti, che si rendono difficili al guado, 
spedalmente in alcune epoche dell'anno, scavando il loro Ietto in pro- 
fonde fenditure, fatte dall' azione violenta delle acque ; ma si riuniscono 
invece in piccoli corsi a fondo sassoso, che trovammo in quell'epoca 
per la massima parte asciutti. Si arriva cosi a un' ampia valle, percorsa 
da un torrente, sulla cui sponda sinistra sorge un piccolo villaggio su 
di un'altura, chiamato Bacarà. Quésto villaggio, che non è segnato in al- 
cuna delle carte di Etiopia esistenti, resta a poche miglia dal paese di 
lavandaro, fissato geodeticamente nei piani del d'Abbadie e indicato 
anche nella Carta di Abissinia e coste adiacenti alla scala di i: 1,750,000, 
riprodotta dalla corrispondente dell'Ufficio d'informazioni britannico, per 
cura del nostro Istituto Geografico militare. Ponemmo il campo nel basso 
della vallata per la maggiore vicinanza ad un corso d'acqua e per es- 
sere nel mezzo di copiosissimi pascoli, che per lungo tratto coprono 
tutta la valle. 

Da Beles a Bacarà impiegammo 4 ore di marcia non &ticosa, per- 
correndo circa 18 chilometri di strada. 

Bacarà-Tocol£. — Chilometri 17, Ore ài marcia 4 'l, . 

Proseguendo la via verso Mezzogiorno, si abbandona subito la pia- 
nura, per guadagnare con facile salita di oltre un'ora il livello di un 
attopiano^ dove facemmo un piccolo alto presso un villaggio, che per 
quanto non ne ricordi il nome, deve essere il villaggio di Dabracavi» 



- 5« - 

segnato nel piano del d* Abbadie. Da questo punto la via diventa un diP- 

ficilissimo e tortuoso sentiero, che scende per una strettissima gola e va 
a guadagnare il letto di un torrente, il quale per la secolare azione 
corrosiva delle sue acque corre in una profonda spaccatura. 

Il luogo è aspro e selvaggio, coperto di vegetasione boschiva 
per la massima parte formata da intralciatissimi arbusti di spine : tra i 
fianchi di quelle gole si trovano dei piccoli villaggi o meglio dei miseri 
gruppi di capanne, ricovero di poca gente, dedita per la massima parte 
alla pasioriaia. Tutta la popolazione di quelle vicinanze, temendo gli 
assalti e le rapine di quel capo ribelle, che scorrazzava nei dintorni di 
Beles, si era raccolta in armi per difendere il passo di quelle difficili 
gole: e tenendosi in un'imboscata al nostro passaggio, per uno strano 
equìvoco e per avere in nostra compagnia molta gente armata condotta 
da un Barambaras, cui la sorella dell'Imperatore, residente in Beles, ci 
aveva affidati fino al passo del Tacazzè, suppose che la nostra scorta 
fosse un' avanguardia del ribelle, e poco mancò che non aprisse il fuoco 
contro di noi, che marciavamo con sufficiente imbarazzo dentro uno 
stretto defilé ed eravamo perciò in difficilissime condizioni di difesa. La 
marcia dentro quella gola durò per circa 3 ore ; poi il paese si fa più 
fiicile, perchè il torrente si apre la via in una valle molto ampia, ricca 
di vegetazione boschiva, e sopratutto di pascoli buoni ed abbondanti. 
Tutto il vasto dominio visuale, che si aveva nelle prime ore di marcia 
dopo Beles, era perduto, essendo oramai discesi molto al basso, in luoghi 
non troppo salubri, ragione forse della scarsità di abitanti che trovam- 
mo in quella zona : solo dal lato del Semien qualche picco di maggior 
altezza si levava nel circolo estremo del nostro limitato orizzonte. 

Dopo circa 4 ore e mezzo di marcia arrivammo al villaggio di 
Tocolé, che cosi sentii chiamare da tutti gli abitanti del luogo che d 
accompagnavano, e che in tal modo chiama anche il d' Abbadie nella 
sua Carta d'Etiopia; e non Tecla, come sta scritto nella Carta, ram* f 

mentata, dell'Istituto Geografico militare. La distanza efiettiva da noi 
percorsa non superava i 17 chilometri. 

TocoLÉ-TACAZZfi. — Chilometri 16. Ore di marcia j. 

La strada continua per poco tratto, presso l' asse della lunga e aperta 
valle di Tocolé; poi, lasciando il fiume e la valle a sinistra, sale sul 
contrafforte di diritta e s'impegna per una salita lunga si, ma non dif- 
ficile per il transito di una carovana* Il paese però è molto più nudo 
e selvaggio, e tutto (a vedere la deficienza della mano coltivatrice del* 



I 



— 57 — 
r uomo.;, anche l'acqua comincia a farsi molto, scarsa e i pascoli sono 

rari ed insufficienti. 

Dopo oltre un'ora di salita si trova uno dei soliti miserissimi vii- 
lag^, che pur troppo riflette la povertà del paese circostantei Seguitando 
ancora a salire, e abbastanza dolcemente, la strada continua sul dorso 
di una montagna, che scende con dolce e uniforme inclinatone verso il 
Tacazzé. Tutta la catena delle montagne del Semien comincia a pararsi 
dinanzi agli occhi, ed essendo già al medesimo livello dei primi gradini 
di quella catena» sembra di dovervi giungere in breve tempo e con la 
massima £sicilità ; ma però tutt' ad un tratto sparisce la gradita illusionet 
quando^ procedendo avanti, si apre improvvisamente il grande abisso, sul 
cui fondo scorre il Tacazzé. 

La natura dei luoghi cambia immediatamente; tutto si fa orrido 
e selvaggio; non si trovano più casolari e capanne, né altra qualsiasi 
apparenza di luogo abitato. Solo di quando in quando si incontra qualche 
piccolo casotto, piantato molto alto fra i rami degli alberi, a cui si accede per 
una scala o per i branchi dell' albero stesso, riparo che si fabbricano 
i pastori e i viandanti per fermarsi specialmente la notte e porsi al 
sicuro dalle insìdie dei molti animali felini che abitano quelle regioni. 
La causa di tale abbandono, dovuta in parte alla natura deserta del 
luc^o e alla poca salubrità dei terreni bagnati dal fiume, trova anche 
il suo coefficiente nell' essere quello un territorio di confine fra le regioni 
del Tigre e dell' Amara, continuamente devastato e saccheggiato per 
lunghe e sanguinose guerre, che da secoli hanno desolato quella pro- 
vincia, specialmente quando il Tigre e V Amara erano regni indipen- 
denti e antagonisti fra loro. La discesa da quelle alture, fino al letto 
del fiume, può dirsi a precipizio: è quasi una lunga e tortuosa scaglio- 
nata che s' impegna di roccia in roccia, immensamente più difficile di 
quello che non sia la discesa di Guda*Guddi, descritta neir itinerario da 
MoncuUo a Beles. Fortunatamente il terreno non è nudo, perchè sopra 
un imbasamento, per la massima parte trachitico e basaltico, vi è tanta 
iena fertile da dar vita ad alberi fitti di alto fusto, vegetandovi lo stesso 
àaaàaò, che è Y albero più colossale dell' Abissinia. L' ultima parte 
di questa discesa, per la cui totalità impiegammo un' ora e mezza di 
tempo, è una vera originalità geologica. Sembra di affacciarsi a un 
altissimo terrazzo, dalia cui sommità si scoige il letto serpiginoso del 
Tacazzé, scavato come in una grande spaccatura, d' onde si vedono a 
scala aicroscopica gli uomini e gli animali che sono giù nel basso del 
teme» Qualunque voce, qualunque rumore è ripercosso potentemente 
dagli echi di quei dirupi, e l' impressione che se ne riceve è tanto 



_S8 — 

Straordinaria e imponente, che poche ne ho avute paragonabili a quella, 
pur potendo dire che in altri miei lunghi e precedenti viaggi abbia 
avuto largo campo di poter ammirare tanti e imponenti spettacoli della 
natura. — I muli della carovana generalmente scendono tutti scarichi 
del loro peso, giacché debbono saltare di roccia in roccia, e se carichi, 
sono sostenuti da uomini che li tengono e li ajutano, prendendoli per 
il morso o impedendo loro dì cadere, per la spinta che dà loro il carico, 
tirandoli per la coda. Passammo il Tacazzè il 9 aprile ; nel punto del 
nostro guado V acqua saliva solo sopra il ginocchio dei muli, correva 
lìmpida e con poco impeto, lasciando più della metà del letto del fiume 
a secco e passando sopra un letto sassoso, coperto di minuta ghiaja, 
qua e là interrotta da grossi macigni, travolti dalla rapida corrente nel- 
r epoca delle piene. Le sponde essendo quasi del tutto a picco, dovemmo 
porre il campo nello stesso letto del fiume nel luogo più aperto e più 
elevato che ci fu concesso di trovare. 

La strada percorsa taglia il Tacazzè in un punto situato un poco 
più a O. del luogo detto Mai-Garambai, o solo Garambai nelle carte 
moderne, che io ho interesse di rammentare per riferirmi a una Sta- 
zione geodetica nota, onde rendere meglio intelligibile la rotta tenuta 
nel mio itinerario, il quale da Beles al Tacazzè percorre una zona di 
paese molto più a O. dell' itinerario seguito dal d'Àbbadie e più ad E. 
di quello percorso dal Parkyns, dal Lefebvre, e dal Lejean. Lungo il 
letto del fiume, che io esplorai per qualche miglio, rimontandolo e poi 
discendendolo oltre il punto guadato, trovai per tutto uniformità di carat- 
tere topografico: il fiume serpeggia sempre dentro una profonda spac* 
calura con pareti di montagne tagliate a picco: anzi questo carattere 
speciale lo trovai ancora più saliente, come dirò in seguito, nel mio 
viaggio di ritorno, nel quale ebbi occasione di costeggiare il fiume per più 
lungo tratto. 

L' altezza normale delle acque, che in quest' epoca dell' anno si 
mantiene a un livello oscillante fra un mezzo metro ed un metro, è 
interrotta da profondi serbatoi o laghetti, creati certamente dai po- 
tenti vortici della corrente, nell' epoca delle piene e nei luoghi dove 
il terreno limaccioso e sabbioso può essere eroso dalla forza della 
corrente. 

Queste vaste piscine sono il rifugio, durante le calde ore de] giorno, 
di un numero grandissimo di coccodrilli e d' ippopotami, i quali di 
sovente con la loro enorme testa vengono a respirare alla superficie 
delle acque, oppure emergono per istintiva curiosità quando certi spe- 
ciali ululati, che fanno gV indigeni a bella posta per dar loro la caccia^ 



— 59 — 
zompono l' eterno silenzio di quelle solitudini. Appena giunta la notte, 
gV ippopotami abbandonano questi fondi melmosi e freschi del fiume, 
per pascolar avidamente tra i folti canneti o fra le alte erbe che ere* 
scono lungo le rive, lasciando in certi punti profonde traccie dei loro 
piedi, che si aiTondano per il peso del corpo in quelle fanghiglie. Gli 
indigeni studiano accuratamente i passaggi più soliti e più prossimi al 
punto d'inde essi escono dalle acque, giacché quivi 1' orme sono più 
evidenti, per tendere degli agguati e scavar dei trabocchetti, dando cosi 
una fiicile caccia a questi enormi mammiferi, dei quali sono ricercatis- 
simi i denti ed il cuojo. 

Lungo tutto il corso del Tacazzè, almeno per quel tratto che passa 
traverso V Etiopia e prima di entrare nelle aperte valli del Sudan, la 
temperatura durante il giorno è elevatissima e soffocante, come pure 
r aria è da tutti ritenuta come perniciosa e malsana, tanto è vero che 
difficilmente le carovane indigene, per tradizionale esperienza, fanno il 
loro campo sul letto del fiume. Anche V acqua è probabile che con 
facilità possa trasmettere delle infezioni, per sostanze vegetali in putre- 
fazione che tiene disciolte, come si verifica per un altro fiume etiopico 
che drcoscrive a S. lo Scioa, voglio dire per il Fiume Hauash, le cui 
acque sono ritenute molto pericolose a beversi, specialmente in alcune 
epoche dell' anno. 

Del resto queste tradizionali notizie sul Tacazzè, per quanto possano 
essere anco esagerate, si confermano e si ripetono da anni per non dire 
da secoli, sia dagli indigeni, sia dai viaggiatori europei ; ed anche James 
Bruce, che ha lasciato un prezioso e voluminoso ricordo dei suoi viaggi 
in Abissinia dal 1768 al 1773, dedicando un capitolo speciale al Ta- 
cazzè, così si esprime in un punto della sua opera : e Per quanto bello 
e delizioso sia il Tacazzè, esso ha, come tutte le altre cose create, i 
suoi inconvenienti : da dopo il mese di marzo fino al novembre, nei 
quali mesi cadono le piogge, è pericolosissimo V addormentarsi sulle 
sue sponde. Tutti, gli abitanti, che non sono che dei ladri e degli 
assassini, si ritirano nei villaggi di montagna, d' onde pur non ostante 
discendono per saccheggiare i viaggiatori, malgrado le pene, ecc. ecc.. 
Il pesce che abbonda nel Tacazzè, vi attira una grande quantità di 
coccodrilli; e questi animali sono cosi audaci e cosi voraci, che 
quando il fiume alza un poco, non si può passare che sopra zattere 
e con delle pelli ripiene d' aria : le persone che si azzardano al nuoto 
sono ordinariamente divorate. Vi è pure una grande quantità d* ippo- 
potami, chiamati in paese gomari: noi non li vedemmo, ma nella 
notte li sentimmo ronfiare e muggire in più luoghi del fiume. Mentre 



— 6o ^-p- 
< questi' mostri ne popolano V acqua, i leom e le jene riempiono i 
€ boschi: noi passammo le notti col timore di quegli animali» perchè 
e r odore dei nostri cavalli e dei muli ne attirava un gran numero 
i vicino alle nostre tende. >• 

Il Taca^a^ in certe epoche dàV anno, cioè dal luglio al settembre, 
in cui le sue acque vorticose si alzano molti metri dal livello ordinario, 
tarascinando seco alberi intieri e frammenti di roccia, che precipitano 
dalle montagne^ è una barriera insormontabile che divide il Tigre dal* 
r Amara. 

Con tuttociò le condizioni politiche inteme dell' Abissinia sono 
state sempre tali, che nessun Imperatore ha mai concepito V idea della 
costruzione di un ponte» benché durante il periodo dell' occupazione 
portoghese se ne fossero su altri fiumi costruiti alcuni, dei quali ne 
rimangono tuttora le traccio. Ma ogni vantaggio commerciale e qua- 
lunque idea di benessere sociale è rimasto sempre subordinato al quesito, 
strategico della difesa, perlochè nessuno ha mai voluto neutralizzare 
r influenza di quelle solide barriere, che la natura ha offerto a quel 
paese, come fortezze incrollabili e durature, per le quali 1* Abissinia 
sente la propria forza e la più valida garanzia contro rapidi movimenti 
di eserciti nemici. 

Generalmente le gonfie acque del fiume sospendono ogni comuni- 
cazione fra il Tigre e 1' Amara dalla fine di luglio alla fine di set- 
tembre: qualche ardimentosa carovana o qualche corriere, costretto 
dalla necessità, tenta il passaggio del Tacazzè, anche durante 1* epoca 
delle piene, e gettandosi coraggiosamente a nuoto in un punto dove 
la corrente sia meno violenta, q per mezzo di una zattera. Le zattere 
sono costruite là per là, ma molto solidamente e sono rese ancora 
più galleggianti da pelli di bue, conciate alla maniera del paese, rigonfie 
d'aria e fissate nella periferìa. La zattera viene raccomandata a una 
robusta corda, che un abile nuotatore fa passare prima all' altra sponda 
del fiume: ma tale pericolosa maniera di passaggio può solo sperimen- 
tarsi eccezionalmente e diviene molto rara: un corpo di truppe non lo 
tenter.ebbe mai, se non a rischio di rimanere decimato. 

Tacazzé-Micara. — Chiiometri 2j, Ore di marcia j. 

Abbandonato il letto del Tàcazzè, la strada s' impegna subito nelle 
sovrastanti alture per montare sull'altopiano del S^iien, seguendo il 
dorso di una catena di monti, i quali però non sono dirupati e difficili 
come nella discesa; perciò la salita resta proporzionatamente più co- 
moda per una carovana. Il titrreno arguita ad esser coperto di folte 



— 6i — 
erbe e di grossi alberi, tua si mantiene sempre disabitato e deserto. 
A^>ena montati di qualche centinajo di metri dal livello del fiume, To- 
rixzonte, come è naturale, sd ùl più aperto e tutto il panorama del 
Semien si svolge nella sna grandezxa. Per quanto si guadagna di livello 
montando, altrettanto il paese si fa più arido e più povero di exbe e 
di x>ascoli. Quello che soprattutto fa difetto è l'acqua, e benché molte- 
plici sieno i torrenti che per i fianchi della montagna scendono al 
€ume, questi durante sei mesi dell'anno sono completamente asciutti ; 
né si ha lungo la via indizio alcuno di sorgenti naturali e perpetue, 
come generalmente si trovano dopo avere guadagnato la maggiore al- 
tezza dell'altopiano. Dopo tre ore circa di marcia, sempre in salita, tro- 
Tammo un piccolo villaggio, e nei dintorni di quello redemmo dei campi 
arati e coltivati per la massima parte a frumento. A questo punto l'a- 
scensione vera può dirsi terminata, e mentre la strada va pure gradua- 
tamente salendo, ciò si fa per una maggiore alternativa di piani e di 
colline, seguendo la strada le ampie ondulazioni del terreno. 

Restano come unica prospettiva le grandi alture del Semien, delle 
quali alcune si levano al cielo, mantenendo la forma conica e a punta 
come le montagne di Adua, ma molte invece sono foggiate a veri mu- 
raglioni, irti e rìpidissimi, ai quali mal si comprende per qual lato sia 
permesso di accedere. Queste alte barriere sono nude e brulle, sono 
veri bastioni rocciosi, dai quali l'azione delle acque ha strappato il ri- 
Testimento di terra sciolta, e quindi ogni sorta di vegetazione vi è im- 
possibile, rimanendovi solo l'ossatura rocciosa a fondo granitico e ba- 
saltico. Questa ossatura si mantiene più facilmente nelle sue forme acute 
e di bastioni irti e dirupati, come se fossero muraglie artificiali, giac- 
ché manca in queste zone alpine l'azione disgregatrice, dei ghiacci 
etemi e dei geli, che nei nostri sistemi orografici rompono molto po- 
tentemente le forme primitive, dando alle montagne un più largo im- 
basamento ; e l'azione vivace delle acque torrenziali serve soltanto a 
portar via in veemenza il rivestimento terrestre, ma non vale o almeno 
vale poco a disgregare le masse. Forse tale é la ragione geologica di 
questa specialissima e originale formazione che hanno le montagne del 
Semien : la mancanza cioè di nevi e di ghiacciai perpetui. Alcuni viag- 
giatori sostengono di aver veduto la neve neHe maggiori altezze, altri 

• 

negano in modo assoluto, e sono i più, la presenza di questo fenomeno 
flMteorico. Quanto a me debbo dire che nel mese di aprile, nel viaggio 
di andata, costeggiando il Semien da N. a S.-O. fino all' altissimo 
(■ssaggio di Lamahnon e molto vicino al eei&tro della catena mon- 
tagnosa, non ho mai veduto tm tal fenomeno ; nel viaggio di ritomo 



— 62 — 
invece, agli ultimi di maggio, dairaccampamento di Fenaroa dominando 
tutto il fronte E. e S.-E. della suddetta catena, vidi benissimo uno 
dei più alti picchi coperto di bianco; ma ignoro se fosse per l'efletto 
di neve propriamente delta o per una forte tempesta di grandine, che 
molto di frequente cade in Abissinia. 

La strada dopo una serie di ondulazioni, come di sopra ho accen- 
nato, comincia nuovamente a salire per guadagnare l'altezza di un vasto 
e pittoresco altopiano, nel cui fondo si drizzano i primi bastioni del 
Semien; e il luogo dove mettemmo il campo si chiama Micara. 

Essendovi in vicinanza un villaggio, trovammo il terreno alquanto 
coltivato e vedemmo pure errare degli armenti, giacché ai piedi di 
quegli altissimi monti si trova qualche sorgente d'acqua. Dopo una fa- 
ticosa marcia di oltre s ore, in distanza effettiva percorremmo poco 
più di 20 chilometri, giacché per montare all'altopiano dal fondo del 
letto del Tacazzè si serpeggia molto sul dorso dei monti ; e la distanza 
effettiva percorsa da un punto a un altro risulta minore del cam- 
mino fatto. 

MiCARA-TACCARr. Chilometri 7. Ore di tiiarcia j. 

Per l'ascensione dell'altopiano, dal nostro accampamento sul fiume 
fino a Micara, dovemmo impiegare gli uomini per il trasporto dei no- 
stri oggetti di carovana e del bagaglio, onde guadagnar tempo e ri- 
sparmiar le bestie da soma per il resto del viaggio. Questo sistema di 
trasporto a spalla di uomo è molto usitato in Abissinia, in vista delle 
difficoltà stradali e soprattutto della deficienza di viveri e di foraggio, 
giacché in molti luoghi diventa un imbarazzo gravissimo per una caro- 
vana il trovar acqua e il mantenere un numero rilevante di animali 
da soma. E ciò basterebbe di per sé solo a dimostrare quanti e diffi- 
cilissimi problemi logistici si presentano al muovere e al fare avanzare 
in quel paese^ alpestre grossi reparti di truppe, specialmente se equipag- 
giate alla maniera europea, e quanto un simile stato di cose, che pure 
offre gravi difficoltà alla mobilitazione dell'esercito indigeno, sia per un 
esercito invasore un serio ostacolo alla libertà dei propri movimenti e 
alla rapida esecuzione di problemi strategici. 

I viaggiatori europei, specialmente rivestendo una forma ufficiale 
come ambasciatori, o come scienziati che studiano il paese con permesso 
del Negus e dei Capi, dovrebbero con facilità requbire fra gli abitanti 
un numero considerevole di portatori indigenii giacché gli ordini dei 
Re sono perentori e ogni distretto é obbligato a fornire gente da tra- 
sporto e viveri per le carovane europee, andando questa maniera di 



^6j ^ 
urwmo A seooiida degli •nnuaK tributi, che U gente di quel distret^ 
è costretta a pagare ai Ra9 e ai Capi. Ma ciò g^eralflie^te non aq- 
cade, e UOd % ylaggiatori concordano nel narrare U pog» ubbidienza 
delle popoLuiont nell'eseguire t^ ordini e « ritardi eQtmàfirejoìi c]^ 
ti hanno nei viaggi per difetto di portatori e per lungaggine n^ tra* 
«porti e per seri imbarazzi, che «i hanno da parziali ribellioni di gente 
che fi oppone o xmste agli ordini reali. È eertissimo che reclamando 
al Re contro quella gente e quei Capi, che in qualsiasi modo hanno 
fttto ostacolo al rapido procedere del viaggio, ai finirebbe col vedere 
ma esnnplare punirione dei colpevoli; ma ciò non porta rimedio air 
omo al tempo perduto e alle difficoltà già superate, perlochè è mplt^ 
raiD che necriminarioni di questo genere giungano per parte degli E^r 
fopei fine al Re. Del resto questi fatti, se in parte trovano }a loro r|t^ 
gÌMa di essere nella miserili delle popolazioni e nella istintiva rihifti- 
tmèfSL a disfarsi delle cose proprie per darle in mano altrui, in p«y$e 
e loTse maggiormente dipendono dallfi poca onestà dei capi dei soldati» 
cjbe scortano le carovane e che sono incaricati di far rispettare gli or- 
4iad del Re. Generalmente i soldati prendono dal Capo del villaggio 
■B compenso per pestarsi a Qtdixe una menzogna e persuadere i viag- 
gialpri che per requisire la gente da carico bisognerebbe attenderle 3 
o 4 giorni, essendo i paesani impiegati in lontani lavori; che poi i 
viveri di tributo non si possono ottenere se non in minima parte di 
qnélU che furono ordinati, perchè i raccolti di quel paese sono stati 
dJatmtti, o perchè un'epidemia ha ucciso quasi tutto il bestiaine: fa- 
cendo cosi largo uso di simili artificiose invenzioni. La miglior coea 
viaggiando, e volendo viaggiare bene e presto, è di fare poco assegna- 
nento su questa apparente munificenza reale, facendo invece spargere 
la notizia che buone regalie e danari compensano la premura djdla 
0cnte, che viene con sollecitudine a portare quanto i Capi e lo stesso 
Sje ordinano di offrire alla carovana. Allora questa cortese prodigalità 
e munificenza di quei tali viaggiatori europei vola prestissimo sulle ali 
della fama, per i racconti dei servi e della gente già beneficata, e xseifd 
il passaggio della carovana non è più considerato come un disastro 
dalle popolarioni dei paesi che si traversano. 

Noi non potemmo partire da Micara levando il campo, come di 
«dito, ai primi albori; ma dovemmo attendere fino alle ore pomeri- 
dinne Tarrivo dei contadini di quei distretto, che al Tacazzè avevano 
awto in consegna tutto 3 nostro bagaglio. 

n luogo deir accampamento era dei piik incantevoli per la vaati^à 
4ell* oriezonte e per la mitezza del clima, anche nelle più calde ore della 



— 64 — 
giornata, e si godeva tatto il benessere fisico che si manifesta respirando 
il puro ambiente che si ottiene a tali altezze. Si può dire che il trac- 
ciato del viaggio nostro da Micara fino al Passo di Lamalmon abbia 
seguito r andamento di una grande curvai che avendo per centro il 
gruppo più elevato della Catena del Semien, ne toccava ad uguale 
distanza la periferìa, scavalcando i numerosi contrafforti e i profondi 
avvallamenti, che s'irradiano da quelle montagne verso la grande vallata 
del Tacazzé e di Ualdebba. 

Il territorio da noi percorso è chiamato provincia di Tselemt, men- 
tre il nome di Semien si dà più specialmente al versante S.-E. delia 
catena omonima. Dopo tre ore di marcia si arriva a un accampamento 
in* luogo detto Taccari, situato in un piano inclinato, dove avevamo per 
spalliera uno dei bastioni più elevati di quella catena montuosa, che 
sorgeva quasi perpendicolarmente dietro di noi, come un frammento 
diroccato di una grande muraglia. La roccia era nuda e brulla e non 
tanto meravigliava per la forma quanto per il secolare equilibrio che 
pure aveva saputo mantenere, mentre a vederla sarebbe sembrato che 
la più piccola oscillazione terrestre dovesse bastare a crollarla dalle sue 
basi. La distanza da noi percorsa, benché il terreno fosse quasi tutto 
pianeggiante, fu di poche miglia, dovendo prima di notte porre il campo 
e riorganizzare il carico della carovana 

Taccari-Socotà. — Chilometri 12. Ore di marcia 4 e '/^, 

n paese attraversato e quello che seguitiamo a percorrere fino a 
Debevaquar (Debevahar, Debevar), è forse il più deserto e selvaggio, dopo 
la regione di Belcsa, fra tutti gli altri che ho trovati in Abissinia. Si può 
dire che, dopo abbandonato lo Scirè, non si trova più un vero centro di 
popolazione, ed anche quei piccoli gruppi di capanne, che ogni tanto 
traversando il Tigre rompevano la solitudine della campagna, in questa 
zona di paese fanno assolutamente difetto. Si direbbe che siamo in un 
deserto, se tratto tratto la presenza dell'uomo non si annunziasse con 
qualche piccolo tucul, costruito fra le incrociature dei rami dei più ele- 
vati e grossi alberi, piccolo, ma sicuro riparo dei pastori, che temono 
nella notte V assalto di bestie feroci. 

Tanta solitudine e tanto difetto di vita, in si vasti tratti di Abis- 
sinia, mi hanno più volte indotto a fare a me stesso ripetuti quesiti sulla 
popolazione etiopica, e dico francamente che ogni qual volta leggo nelle 
geografìe e nei racconti dei viaggiatori le cifre a cui fknno ascendere la 
popolazione totale del regno abissino, mi sento istintivamente portato a 
decimarle. Fra le molte opinioni emesse mi sembra che il Reclus sia 



— 65 — 

il geografo che maggiormente si attiene al vero, giacché mentre assegna 
due milioni circa a tutta l' Abissinia ed un milione e mezzo allo Scioa, 
paragonando la popolazione ai chilometri quadrati, quotizza l' Abissinia 
a IO abitanti per chilometro, assegnandone invece 37 per lo Sdoa. Io 
credo che in mancanza di dati più certi e positivi, convenga non ec- 
cedere i numeri ammessi da questo autore, tenendosi sempre più razio- 
nalmente al meno che al più. 

Subito dopo aver lasciato il luogo detto Taccari, la strada, costretta 
a valicare un dorso montagnoso, s'impegna prima in una forte salita, 
alla quale precede immediatamente una fortissima discesa, ambedue assai 
difficili per il passaggio delle carovane. 

La temperatura assai mite e quasi primaverile permette di viag- 
giare in questa regione anche nelle alte ore del giorno, senza che i 
fòrti calori affraliscano le forze degli uomini e degli animali, perchè anche 
nel fondo delle gole e nelle più strette valli non si sente quella penosa 
oppressione, come in massimo grado si prova viaggiando durante le ore 
meridiane nel fondo del Tacazzé. 

Dopo questa forte accidentalità di terreno la via corre per molto 
tratto proprio alla base di una grande montagna, tantoché subito dopo 
il passaggio del sole al meridiano, si rimane gradevolmente ombreggiati : 
V orizzonte va mano mano restringendosi, perchè chiuso da ogni lato 
dalle circostanti montagne, e il paese prende quel solito aspetto di va- 
ghissimo anfiteatro. Dopo circa 4 ore e mezzo di marcia si accampa 
sulle sponde di un ruscello con acqua fresca e corrente, a rive erbose, in 
luogo detto Socotà: grossi alberi ricoprono ed ombreggiano le sponde 
del fiume, il quale traversa un terreno pianeggiante con molte praterie, 
disseminato di zone acquitrinose, tutto coperto di abbondanti pascoli; 
e per tali condizioni topografiche trovammo, come di solito, riunita in 
questo luogo qualche mandra di bovi, che veniva qui a pascolare dai 
lontani villaggi, chiusi fra qualche gola delle montagne. In questi ac- 
campamenti godevamo di una tranquillità perfetta, giacché la scarsità e 
la lontananza dei villaggi era tale, che difficilmente venivano a noi per- 
sone del luogo, come di solito succede quando si accampa nelle vici- 
nanze di luc^hi abitati ; nelle quali circostanze, se da una parte *si ha 
il vantaggio di potersi rifornire di viveri e foraggi per il mantenimento 
della carovana, si ha pure 1* inconveniente di visite frequenti. e spesso 
importune, e non è raro che nascano nojosi contrasti per V avidità dei 
CBfi e per questioni fira gli abitanti e i soldati di scorta. Per quanto la 
nostra marcia fosse superiore a 4 ore, pure in vista delle accidentalità 
del terreno, non possiamo avere percorso un tratto maggiore di 1 2 chilometri. 



— 66 — 

Socotà-Semien (contrafforte). — Chilometri 14, Ore di marcia j. 

Appena abbandonato il letto del torrente, si entra in un grande 
altopiano; coperto di erbe folte ed elevate, per il quale sembra cbe la 
via debba proseguire uniformemente facile e piana: ma dopo 2 chilo- 
metri di marcia, un profondissimo abisso, rappresentato da un* enorme e 
dirupata spaccatura, rompe la continuità dell* altopiano, e la via è co- 
stretta a volgere bruscamente a levante, quasiché tornasse indietro, e si 
dirige di nuovo alla volta del gruppo del Semien. 

Questo conformazione del terreno è molto solita a verificarsi in 
Abissinia, di perfette pianure cioè ad un tratto dimezzate e interrotte 
per molti chilometri da una profonda e insuperabile spaccatura; per la 
qual cosa una distanza da un punto ad un altro, che si potrebbe per- 
correre in breve lasso di tempo, esige la perdita di molte ore e richiede 
un giro immenso per poter traversare lo spazio interrotto, che nei paesi 
nostri molto facilmente potrebbe essere superato da un semplice ponte 
o viadotto. 

Le mie scarse cognizioni geologiche e il nessun tempo avuto per 
studiare la natura del terreno, la sua maniera di stratificazione, e se vi 
sia o no continuità fi*a le roccie primitive, che ne formano 1* imbasa- 
mento, non mi permettono di pronunziarmi se un tal fenomeno tellu- 
rico, abbastanza frequente, sia dovuto all' azione delle acque o piut- 
tosto a forti commovimenti terrestri per attività vulcanica, o all'una e 
all'altra di queste cause riunite insieme. La profondità degli abissi, la 
regolarità dello spaccato, la sua grande estensione, e l' armonia comple- 
mentare delle due linee di separazione, mi farebbero credere insufficiente 
l'azione sola delle acque, mentre tutta questa zona di paese ha con- 
trassegni evidenti di un* azione vulcanica, che in epoca geologica non 
remota si spiegò molto potentemente. Anzi Io stesso Semien si compone 
quasi per intero di roccie eruttive, trachiti, basalti, pietre pomici, tanto 
che rivela a grandi caratteri la sua natura vulcanica. 

n nostro sentiero cambiò dunque assolutamente direzione, e rimon- 
tando da prima un lieve piano inclinato, che ha 1* aspetto di una vera 
landa, dopo poco tratto entra serpeggiando fra gole strettissime di monti, 
dove ogni orizzonte è perduto. Dopo avere percorso cosi circa 4 miglia 
si volge di nuovo bruscamente a dritta, lasciando alle spalle la parte 
più elevata della montagna, e seguendo il letto di un piccolo torrente 
corre per un terreno coperto da altissime e folte erbe che arrivano alla 
testa dei muli; e cosi si cammina per un certo tratto nascosti gli Q^ 
alla vista degli altri, come se fossimo fra le pampas americane. 



- 67 — 
Poi la strettissima gola si distende in più aperta vallata, fiancheg- 
giata da montagne, dove, per quanto può dilungarsi lo sguardo, non 
si Tede mai nessun casolare. L'acqua corre fresca e limpida per il tor- 
rente e in alcuni punti fa delle graziose cascate. Finalmente dopo aver 
iatto due o tre miglia circa di un terreno molto accidentato e con fatica 
nostra e delle nostre bestie da soma, dovemmo mettere il campo in 
un luogo che in linea retta era ben poco lontano da quello che avevamo 
abbandonato al mattino, mentre effettivamente avevamo fatto oltre 
quattordici chilometri. 

Skmi£K-Rcgiome di Aoza. — (Chilometri 75. Ore di marcia j «/a. 

n territorio che dobbiamo percorrere si presenta maggiormente ac- 
cidentato e con caratteri spiccatamente selvaggi e deserti. La strada è 
un piccolo sentiero dove lentamente si sfila uno per uno, né presenta 
tracce di frequenza di carovane; anzi durante tutto questo giorno di 
marcia non incontrammo mai alcuno e raramente vedemmo qualche 
annento in pastura. Anche in questo tratto, dovendo scavalcare un 
aspro dorso di montagna, siamo costretti ad una lunga e faticosa 
salita per poi scendere di nuovo quasi a precipizio e riguadagnare il 
livello primitivo. Dopo questo passaggio la strada si fa abbastanza pia- 
neggiante e, costeggiando da lontano altri picchi del Semien, comincia 
a lasciare a sinistra tutto l'ammasso di quel sistema montagnoso, tra- 
▼enando ogni tanto qualche corso d'acqua, che trovammo per la mas- 
sima parte a secco, ma che durante la stagione delle piogge deve ren- 
dere quella via difficilissima e malamente praticabile dalle carovane. 
Dopo cinque ore e mezzo di marcia traversiamo il letto di un fiume, 
il più grande di tutti quelli incontrati dal passaggio del Tacazzè, a fondo 
sassoso, con acqua che correva limpida e abbondante e di una tem- 
peratura veramente piacevole. Guadato il fiume, accampammo sull'altra 
^>onda in un luogo abbastanza elevato, coperto di fitta vegetazione ; 
posizione piacevolissima ed originale per l'amenità che offre un corso 
d'acqua limpida e chiara, rumoreggiante perennemente nei gorghi silen- 
ziosi del fiume, in luoghi dove, per regola generale, l'acqua fa sempre 
difètto: posizione amena sopratutto per il panorama delle montagne, le 
quali per essere oramai più lontane si levavano all'orizzonte ad altezze 
svariate con tinte più azzurre e con profili più fantastici e originali, 
tanto fimtastici che da un certo punto del campo scorgendosi una gu- 
g^ che sorge al cielo nuda ed isolata, dava a noi un caro ricordo del 
paese nostro, somigliando perfèttamente con gigantesca riproduzione alla 



— 68 -^ 
Torre degli Asineli! in Bologna. Non verificandosi nella vallata di^ quel 
fiame i pericoli che per lunga dimora si potevano incontrare nel Ta- 
cazzè, potemmo sotto l'ombra di grossi sicomori bagnarci tranquillamente 
nelle sue acque, e dare lo stesso sollievo a tutte le bestie della nostra 
carovana, oramai abbastanza estenuate per la scarsità dei foraggi freschi 
e per le difficoltà della strada percorsa. Il paese di una qualche iin*- 
portanza, che unico poteva dirsi più vicino, ma che non si vedera 
perchè situato più a S. in mezzo a quei gruppi di montagne, era 
quello di.Auza, una volta città popolosa e di massima importanza stra* 
tegica, ora abitata da poca gente e comandata da un piccolo Capo 
{Scium) che, venuto alla nostra tenda, voleva ad ogni costo dissuaderci 
dal proseguire per la strada di Adercai al Passo di Lamalmon, perchè 
tutta quella zona di paese era sterilizzata e immiserita dal passaggio 
delle truppe egiziane che si ritiravano dal Sudan e che per ordine del- 
l' Imperatore, scortate da numerosi soldati abissini, si dirìgevano verso 
il Tigre per essere accompagnate fino a Massaua. Il capo di Au£a vo- 
leva persuaderci a tentare un difficilissimo passo per sormontare la vera 
catena del Semien e raggiungere poi quella strada che tenendosi tutta 
più verso oriente, riunisce l'Amara col Tigre, traversando il più alto 
della catena montagnosa, strada militare più volte percorsa dall'Impe- 
ratore medesimo : ma, nato il dubbio che un ribelle avesse distrutto un 
piccolo ponte in legno che riuniva le pareti di un enorme abisso e che, 
arrivati in mezzo a quei monti, privi di ogni risorsa e senza sufficienti 
provviste di viveri, ci trovassimo in grave imbarazzo per quel difficile 
passaggio, preferimmo di affrontare la carestia, che avremmo incontrata 
per due o tre giorni di marcia fino a Lamalmon, piuttostochè avven- 
turarci con maggiore perdita di tempo verso maggiori incertezze. 

I miseri avanzi del corpo di spedizione egiziano, scortati dall'esercito 
dell'Imperatore, che passò come un flagello in mezzo a quelle popolazioni^ 
erano accampati a poche miglia da noi nel letto dello stesso fiume dove 
avevamo posto il nostro attendamento: e sentivamo nella notte (14 a- 
prìle 1885) le loro grida e il suono monotomo e cadenzato dei loro 
tamburi e strumenti, coi quali probabUmente inneggiavano a un ritorno 
in patria tanto poco sperato fino allora. Intanto anche il Gtpo di Auza,. 
col pretesto più o meno attendibile che per il passaggio degli Egiziani 
tutto era stato requisito dai soldati del Re, non concesse a noi, nep* 
pure pagando, alcun rifornimento di viveri ; e dovemmo cosi cominciare 
a sentir subito l'efietto della carestia, poco sensibile per noi che pote- 
vamo sempre trovar soccorso nella caccia abbondante, ma sensibilissima 
peri nostri muli, che per le fatiche sostenute e per quelle da doversi 



— 69 — 
ancor sostenere, avevano bisogno più che dell'erba fresca dei prati, di 
bnonissime biade. 

Auza-Mai Taclè. Chiionutri 12, Ore di marcia 4, 

Appena partiti dal nostro accampamento, abbandonando il letto 
del finme che con una direzione prima a S.-E. e poscia a N.-O. 
corre per affluire al Tacazzè, dopo qualche chilometro di marcia en- 
trammo in una strada molto più ampia ed aperta, dove chiaramente si 
vedeva che con frequenza era percorsa da carovane. Il terreno alquanto 
ondulato era però molto facile e generalmente pianeggiante: la catena 
del Semien, oramai tutta sulla nostra sinistra, si faceva mano a mano 
più lontana, e già nell'estremo orizzonte dinanzi a noi si vedevano le 
cerulee vette del Passo di Lamalmon, con tutto il profilo dei monti che, 
qnale prosecuzione del Semien, formano la catena degli Uogherà. Da 
per tutto fumavano gli avanzi di estesi fhochi serpeggianti per i con- 
traflòrtì di quelle montagne, artificialmente provocati dagli agricoltori 
che incenerendo tutta la vegetazione naturale, nei luoghi più rigogliosi, 
preparano così il terreno e lo rendono più atto alla cultura dei cereali. 
Questi fhochi, che per lunghe striscie s'intersecavano da ogni lato, fu- 
rono per diverse notti uno spettacolo nuovo che non mancava di ori- 
ginalità e di un vero effetto fantastico. Lungo la via incontravamo 
squadriglie di contadini, i quali, per ordine del Re, trasportavano di 
distretto in distretto i bagagli degli Egiziani, e ogni tanto vedevamo 
abiti, o meglio logori stracci, dei soldati khediviali, i quali per essere 
più leggieri abbandonavano per la strada il superfluo, specialmente cal- 
zature all'europea, oramai non più adatte a sostenere la marcia. 

La strada, dopo un certo tratto, comincia a traversare un terreno 
assai più accidentato per salite e per discese, ma peraltro mantenendosi 
sempre aperta e ben battuta, non offre alcuna difficoltà. Il suolo è co- 
perto di vegetazione rigogliosa, che sempre va aumentando quanto più 
ci si avvicina a Mai-Taclè, ciò che produce un' ombra deliziosa e pia« 
cevole. Si traversano vart corsi d'acqua, torrenti tutti che scendono 
dalle montagne e che in questa parte non sono asciutti, ma solcati da 
vene di acqua limpida e perenne. 

Finalmente dopo un ultima salita si arriva in un piccolo ripiano, 
<30inpletamente ombreggiato da una vera foresta di palme, di aranci e 
Unioni selvatici di altissimo fusto, con un limpido ruscello, ricchissimo 
di acqua, che scende in basso rumoreggiando di cascata in cascata. Il 
verde di un graziosissimo prato è coperto qua e là da piante di gel- 
somini in fiore, che riempiono l'aria di un grazioso profumo: tutto spira 



— 70 — 
ttna soavità primaverile ; e nessun accampamento può paragonarsi a questo 
di Mai Taclè per l'amenità del soggiorno. 

Il fiume scende da un'alta montagna tutta coperta di fiittissima 
vegetazione e, dopo avere traversato questo piccolo ripiano, precipita 
nella valle sottostante da una nuda roccia basaltica ; drappelli di scimmie 
di grandi e di piccolissime dinvensioni giuocano per quegli alberi, scen* 
dono e salgono dalle roccie della cascata per venire ad abbeverarsi nel 
fiume. L' acqua limpida e fresca, che corre perennemente per quelle 
roccie, è di una temperatura assai inferiore a quella dell* ambiente. Tutti 
i nostri servi impiegarono la giornata a lavare i loro indumenti, acqui- 
stando dalle genti del paese quelle radici di erbe che sono usate in 
Abissinia per lavare la biancheria. 

A tutela delle nostre bestie da soma fummo avvertiti dagli abitanti 
di accendere molti fuochi nella notte, giacché quella regione è infestata 
da leopardi, e nella stessa notte precedente al nostro arrivo era stato 
divorato da quegli animali un bove, che si abbeverava alle acque del 
fiume. Lasciato il paese di Adercai abbastanza lontano alla nostra dritta, 
oltre alla metà del cammino percorso, non ci fii possibile di fornirci 
di cosa alcuna. Lo stesso governatore di Adercai non mandò al nostro 
campo né viveri, né foraggi, avendoci fatto sapere che marciava in com- 
pagnia degli Egiziani e che tutto aveva consumato per provvedere al 
mantenimento di quei soldati. Ricordo che il giorno stesso in cui noi 
abbandonavamo il campo dell' Imperatore, quel Capo, giunto ad Amba- 
ciarà, fu legato e punito severamente per non avere in nessun modo 
ajutato il nostro passaggio da Auza al Passo di Lamalmon : ma, come 
al solito, il tardo rimedio non fu per noi di alcun benefizio. 

Mai Taclè-Zarema. — Chilometri 20. Ore di marcia 6. 

Oltre Mai-Taclé la strada si fa molto difficile, malamente tracciata, 
aspra per salite e per discese, tantoché non potemmo compiere una 
lunghissima marcia, come avevamo progettato, fino ai piedi della catena 
di montagne che dovevamo valicare, e colà prenderci una giornata di 
riposo, per rinfrancare le nostre bestie da carico e avventurarci poi 
al difficilissimo Passo di Lamalmon. 

Il paese del resto é cosi deserto e tanto disabitato che, anche 
molto al largo, non si incontra alcun villaggio importante da poter trovar 
modo di rifornirsi almeno di biade, che per noi erano in quella cir- 
costanza l' elemento più interessante. Un poco per la natura dei luoghi» 
un poco perché quelle regioni montagnose furono fino dai tempi più 
remoti sempre ricettacolo di ribelli e di masnadieri, e delle più fief^ 



— 71 — 
impine e rappresaglie per parte degli Sdangalla, che furono popoli fieri 
e selvaggi, a confine con il paese di Ualdebba, anche oggi tali regioni 
si mantengono deserte e disabitate come lo erano un secolo prima, 
quando questa stessa regione fu percorsa dal Bruce, il quale in alcune 
zone, e soprattutto in questa, segui lo stesso mio itinerario e ne ricevè 
una eguale impressione. Rammenta egli di fatto, che dopo di aver passato 
fl Tacazzè non aveva incontrato che campfigne selvagge, condannate 
ad esserlo, è vero, per la loro natura, ma che lo erano maggiormente 
allora per la guerra civile che le desolava. E le guerre civili in quella 
regione e i sicuri rifugi contro V azione dei ribelli, non sono certamente 
cessati in Abissinia dai tempi del Bruce venendo ai nostri. 

La direzione delle gole e delle vallate essendo rotta perpendico- 
larmente dalla direzione della strada, che cerca di guadagnare il centro 
più elevato dei Monti degli ^ Uogherà, ossia la continuazione della 
catena del Semien, fa si che la strada stessa non può pianeggiare o 
salire dolcemente, seguendo V asse di una valle o il corso di un fiume, 
ma deve di necessità scendere o salire per tagliare tutte le linee di 
displuvio, e scavalcare i dorsi della catena montagnosa. Di fatti la via 
dopo di avere traversato qualche letto di torrente, scende poi con 
difficoltà fino al guado del Fiume Inzo od Onzo, che nel territorio di 
Ualdebba si unisce al Zarema per sboccare poi nel Tacazzè. Il letto 
dell' Inzo corre fra gole di monti con andamento molto tortuoso e tra- 
scina con le sue piene grossi macigni, tantoché in certi mesi dell'anno 
il suo guado deve essere pericolosissimo. Noi lo passammo quasi all'asciutto, 
avendo solo un filo di acqua appena corrente: ma per larghezza di 
letto è un fiume abbastanza importante. Le sue sponde sono coperte 
di alberi rigogliosi e di fi-esche erbe 

Passato r Inzo, la strada sale nuovamente per guadagnare un vasto 
altopiano che separa V Inzo dal Fiume Zarema, sul quale altopiano sorge 
im elevatissimo picco, che nudo e roccioso ha pareti quasi perpendi- 
colari, alla cui base passa la strada. 

La montagna resta verso il mezzo dell' altopiano ; ma avendo noi 
Sfitte varie ore di marcia per sentieri difficili e scabrosi, né volendo 
essere sorpresi dal calare della notte in una strada mal tracciata e cosi 
poco sicura, dovemmo forzatamente fare il campo ai piedi di questa 
montagna dietro la cui cima il sole si era già nascosto, benché fossimo 
appena alle tre ore dopo il mezzogiorno. È vero però che la parete 
del monte dal lato dove noi ci accampammo, era un vero muraglione 
a picco, per cui molto presto doveva projettare la sua ombra sopra di 
noi, che costeggiavamo il suo lato S.-£.. Resta difficilissimo per una 



— 7» — 
simile strada poter dare un esatto conto delle miglia percorse, giacché 

mentre da un punto a un altro sopra una carta a piccola scala sembra 

di aver fatto pochissimo tratto, effettivamente poi il cammino vero è 

di gran lunga maggiore. 

In quel giorno non possiamo aver fatto meno di 20 chilometri 
di difficilissima strada in 6 ore di marcia. 

Appena fatto il campo, mandammo servi in ogni direzione per 
acquistare in qualche vicino villaggio quante biade ci fosse possibile 
per i nòstri muli, onde il giorno appresso proseguire per Lamalmon: 
ma tutti ritornarono a mani vuote, ed uno solo che si spinse fino a 
Debevahar, non potè tornare la sera in vista della distanza e della diffi- 
coltà della strada, e lo trovammo T indomani a mezzo cammino. 

In quella notte avemmo il solito spettacolo dei grandi incendi, 
che col loro chiarore rompevano le tenebre ; e più che esser meravigliato 
dei fuochi, mi sorprendeva la grande estensione dei medesimi che illu- 
minavano fantasticamente tutte le valli sottostanti fino ai contrafforti 
degli Uogherà. 

Zarema-Debevahap. — Chilometri 75. Ore di marcia 7. 

Dair altopiano dove eravamo montati fino al letto del Fiume Zarema 
la discesa è lunga quasi un' ora, la strada è molto bene tracciata, girando 
a zig-zag per i dorsi del monte e mantenendosi sempre abbastanza 
agevole e piana. Il terreno è tutto coperto di boschi, salvo per qualche 
grande tratto o meglio per lunghe striscie dove tutto è stato bruciato, 
e dove solo rimangono le ceneri degU incendi. La vallata del Zarema 
è molto più aperta di quella dell' Inzo, e nel punto dove noi scen- 
demmo, il fiume riceveva altri due affluenti, perlochè il letto era 
larghissimo: ma, anche a parte questa speciale circostanza, il Zarema 
è molto più grosso dell' Inzo. Si può dire che, dopo il Tacazzè, sia 
il corso d' acqua più importante che abbiamo trovato in questo tratto 
di paese. La valle era chiusa a mezzogiorno dai Monti di Lamalmon, 
dai piedi dei quali ci separava un buon tratto di paese appena appena 
ondulato, e tutto coperto di terreni o coltivati o atti alla coltura. 

Lungo le sponde del fiume vedemmo molti campi coltivati e anche 
al momento del nostro passaggio trovammo dei contadini, i quali aravano 
la terra con buoi appajati come si usa tra noi. I campi erano qua e là 
disseminati di grossissimi alberi, fra i quali notai dei sicomori e dei 
baobab. Il fiume ha il suo letto roccioso e ghiajoso, e si passa in quella 
stagione senza alcuna difficoltà, essendovi appena un filo di acqua, lìm- 
pida e corrente. Facemmo sulle sponde del fiume un alto di circa un'ora 



— 73 ^• 
per dare un po' di riposo ai nostri muli e u& migliore assettamento 

al carico, neil' imminensa di cominciare la difficile ed aspra salita della 

catena di Lamalmon. 

Subito dopo tiarersato il Zarema, si costeggia uno dei suoi affluenti 
che scende direttamente dalle montagne, prima lungo un tratto di ter- 
reno molto aperto e pianeggiante, poi per una valle più serrata, che 
presto diventa una gola strettissima. Il fiume ha pochissima acqua ed è 
con fondo molto ghiaioso, come sempre si verifica quando un corso di 
acqua è vicino alla sua sorgente. A un certo punto la strada diventa 
nn semplice sentiero, che si confonde col letto di questo torrente, che 
dovemmo traversare 47 volte prima d' impegnarci nella salita della mon- 
tagna. Nella Carta del nostro Istituto Geografico militare, tratta dall' originale 
inglese (Ufficio informazioni presso il Ministero della guerra), questo tor- 
rente è solo tracciato, ma però senza nome: in quella di Gerhard Rohlfs 
vi è tracciato il torrente stesso col nome di Aròeve o Arbere; ma il 
vero nome del torrente è Mai Agam. Anche il Bruce, che per montare 
3 Passo di Lamalmon ha seguita la medesima strada, traversando il Za- 
rema, dice di aver trovato subito dopo un torrente, che per un certo 
tratto é costeggiato dalla strada ; ma poi aggiunge farsi la valle cosi 
serrata, che non vi resta altro sentiero che il letto stesso del torrente. 

Ad un certo punto si abbandona il letto del fiume, e comincia al- 
lora una salita molto aspra, che serpeggiando sui dorsi della montagna 
sale uniformemente con una inclinazione presso a poco sempre uguale, 
ma non a scalinate o a sbalzi, come in altre salite, ciò che costituisce 
un grave imbarazzo per il passaggio delle carovane. 

Dopo sette ore di faticosissima marcia arrivammo sopra un alto 
ripiano, un vero pianoro ad anfiteatro, chiuso e circoscritto dal resto 
delle montagne la cui più alta vetta è il Lamalmon. 

n ripiano è coperto di erbe ed è formato di un terreno solcato 
da spaccature e crepacci, con una sorgente d'acqua non abbondante, 
ma tale da potervi benissimo dissetare una numerosa carovana. Appog- 
giato al fianco del monte sorge T abitato di Debevahar, con una chiesa 
tutta coperta dall'ombra di grossi alberi; villaggio con molti abitanti ed 
assai importante, dove trovammo da rifornirci di tutto il necessario e 
dove lo Scium ci fu prodigo delle massime cure. Su quell'alto- 
piano, dal lato non chiuso dai monti, il nostro sguardo dominava un 
orizzonte vastissimo, giacché si vedeva tutta la provincia di Ualdebba con 
le sue asprezze montagnose e deserte, le quali poi finivano con pianura 
ondulata a vista d' occhio nella direzione del paese di Uolcait. Avendo 
trovato nella città di Debevahar ogni maniera di rifornimento, sia per 



— 74 — 

noi che per la carovanit, stabilimmo di fermarvici anche il giorno se* 

guente, perchè le condizioni dei nostri muli erano tali che per le fatiche 
sostenute nelle marcie passate e per quelle che avrebbero dovuto soste- 
nere nella marcia dell* indomani, erano assolutamente necessarie 24 
ore di completo riposo. Credo che in pochi luoghi dell* Abissinia vi possa 
essere tanta salubrità di clima, come quella che si gode a Debevahar: 
le notti erano freddissime, tantoché dovevamo accendere molti fuochi per 
correggere il rigore della stagione ; nel giorno invece la temperatura era 
molto piacevole. Quello poi che più mi sorprendeva, era la secchezza 
dell' aria e il nessunissimo segno di umidità atmosferica, benché fossimo 
nel mezzo di tante montagne. 

La prateria dove eravamo accampati era ombreggiata qua e là da 
grossi alberi ; i soliti arbusti di gelsomini in fiore mandavano un gra- 
zioso profumo. Il paese deve certamente godere di un certo benessere» 
essendo un luogo di transito necessario per le carovane, e quindi facili 
e numerosi debbono esservi gli scambi commerciali. Quasi tutti gli abi- 
tanti possedevano della buona birra, che in parte ci fu donata, in parte 
comprammo a buon prezzo per i nostri servi i quali, durante la marcia 
per il Tselemt, non avevano, come noi, bevuto che sola acqua. Com- 
prammo pure dei buoi, trovandosi per i fianchi della montagna buo- 
nissimi e gustosi pascoli; e difatti ci parve la loro carne molto migliore 
di quella avuta in altri luoghi. Continuamente transitavano dei mercanti 
con le loro piccole carovane, che montavano al Passo di Lamalmon. 

Questa posizione deve essere di una importanza strategica eccezio- 
nale, giacché per andare a Gondar il valico delle montagne non si fin 
che da quel punto, e la via di comunicazione commerciale fra Gondar 
e lo Sciré, è forse delle più importanti che si abbiano in Abissinia. U 
Bruce chiama questo villaggio Dippebaha, ma ciò dipende ài solito dal 
modo come ciascuno nel proprio idioma può pronunziare il suono della 
parola indigena : il Rohlfs, invece, scrive e nel suo libro e nella sua 
carta Debewahr e noi potremmo dire Debevar. 

DEBEVAHAR-DaBARCA (Passo di Lamalmou). — Chilometri 16, 

Ore di marcia 5. 

Dovemmo, per proseguire, ricorrere a portatori del paese, onde sca- 
ricare del tutto i muli più deboli e fiaccati e duninuire il carico ai muli 
sani. Subito dopo partiti da Debevahar (al mattino del 19 aprile), la 
strada non ofire difficoltà: procede sempre verso la direzione della grande 
altura scavalcando qualche contrafforte» impegnandosi per qualche stretta 
gola. 



— 75 — 
S'incontrano due piccoli villaggi, di cui non ricordo il nome, e ri 

perde l'ampia visuale che si godeva dal villaggio di Debevahar. 

Giunti poi ai piedi del picco più elevato di quella catena e pas- 
sati alcuni torrenti, che trovammo del tutto as'^icUi, sembra impossibile 
che vi possa essere una maniera di uscit:; da quella profonda bassura. 
Comincia allora il sentiero a serpeggiare pel dorso del monte, pcrccr- 
rendo una scalinata difficile, pericolosa, giacché in molti punti il pas- 
saggio è scavato nella dura roccia, appena sufficiente per il transito di 
un mulo, avendo da un lato la parete rocciosa della montagna, dall' al- 
tro nessun parapetto che impedisca di vedere o di precipitare cadendo, 
nel profondo abisso, e sembra assolutamente di camminare per un corni- 
cione artificiale. L'acqua durante la stagione delle pioggìe scendendo 
impetuosa dai fianchi del monte, scava dei profondi crepacci, molti dei 
quali si è costretti a passare, lasciando i muli a loro stessi, giacché in 
quei difficili e pericolosi momenti la mano dell'uomo non può essere una 
guida migliore dell'istinto proprio dell'animale. 

Giunti in mezzo a tutte quelle difficoltà e profittando di un suf- 
ficiente allargamento di sentiero a un angolo della strada, nessuno di noi 
rimase a cavallo e preferimmo continuare l'ascensione a piedi. In alcuni 
luoghi le difficoltà per le bestie da soma si fanno maggiori, perchè il 
sentiero è interrotto da scalinate sulla dura roccia, liscia e levigata, dove 
le bestie scivolano con facilità e difficilmente sormontano gl'irregolari 
dislivelli degli scalini : in quei casi gli uomini della carovana ajutano il 
passaggio dei muli, sollevandoli per la coda e per i loro quarti posteriori 
con una abilità e con una pratica tutta speciale. 

L' inconveniente più serio che può avverarsi in queste difficili ascen- 
rioni, è r incontro di una carovana che venga in senso inverso, giacché 
non essendovi posribilmente lo scambio o il baratto fra due animali, ne 
succederebbe necessariamente un arresto. Si usa perciò di mandare avanti 
qualche servo più agile per avvertire reciprocamente i viandanti e si 
grida sempre a voce molto elevata per dare questo medesimo avviso, affine 
di dar tempo a chi sale o chi scende di fermarsi in un punto ove lo 
scambio sia possibile e non pericoloso. 

Dopo oltre due ore di faticosissima marcia si trova un delizioso e 
vasto ripiano, coperto di un prato morbido e verde, dove tutte le caro- 
vane s(>gliono fare un lungo alto e dove sorge pure un gruppo di casolari 
e una chiesa. Il luogo è quanto di più pittoresco si possa immaginare : 
una sorgente d'acqua freddissima interseca il piano, di una tale limpi- 
dità e purezza, che mai in Abissinia mi fu dato trovare una simile. 

Bisogna al solito usare la massima precauzione nel berla, spe- 



— 76 — 

cialmente se il corpo è affaticato dalla grande salita, perchè la tempe- 
ratura di quell'acqua è molto bassa; e gli stessi indigeni aspettano 
sempre per berla che si sia alquanto riscaldata. Dicono gli abitanti che 
il prato su cui scorreva quell'acqua si mantiene sempre verde, ed era 
infatti verdissimo al nostro passaggio, mentre nella prateria di Debevahar 
trovammo l'erba per la massima parte arida e secca. 

Il panorama che si gode da questo punto, è molto più vasto di 
quello che si ha dalla cima propriamente detta del paese di Lamalmon, 
perchè questo ripiano è come un terrazzo donde si spazia per mezzo orizzonte. 
£ cosi per tanto spazio quanto ne può abbracciare lo sguardo, si vede tutto 
r Ualdebba, il Semien, fino ai piani del Sudan e alle acutissime cime 
a pan di zucchero dei Monti di Adua : tutto apparisce come un piano 
leggermente ondulato, traversato qua e là da striscie spirali e bianca- 
stre, che tali sembrano i letti dei fiumi e dei torrenti, i quali vanno a 
riversarsi con lungo giro nel bacino del Tacazzé. La temperatura all'ombra, 
anche nell' ora di mezzogiorno, era molestamente fredda : invece a pieno 
sole si stava benissimo, perchè una fresca brezza ne smorzava il calore. 
In questo punto si ha tale difierenza di clima con la massima parte 
del resto dell'Etiopia, che una specialità della fiora ivi incontrata può 
darne prova eloquente. Vidi in questo terrazzo molte varietà di conifere 
e di licheni, e sopratutto arbusti di felci, come nella flora dei nostri 
Appennini, né ricordo se altri viaggiatori abbiano notato una particola- 
rità di tanto interesse scientifico. Del resto il trovarmi a quell'altezza, 
oltre 3 mila metri sul livello del mare, in una regione tropicale, dopo 3 
anni di non interrotta dimora sulle infuocate coste del Mar Rosso, 
dove la fibra del corpo e la tempra dello spirito non possono che gra- 
datamente infiacchirsi, dava a me un sentimento di benessere ancora 
più accentuato, e respiravo a pieni polmoni quella inaspettata aura 
montana, che mi rammentava il fresco clima dei miei monti nativi. 

Dopo quasi due ore di riposo proseguimmo la nostra ascensione! 
ma da questo punto si può dire che non si trovino più né pericoli né 
difficoltà ; la strada monta sempre, ma si mantiene larga e senza essere 
tagliata sul ciglio da precipizi, come lo era finora. 

Dopo un' altra ora di marcia eravamo sulla cima del Monte di 
Lamalmon, la cui altezza è con precisione indicata nel dizionario geo- 
grafico del Reclus, e appena valicata la cresta più alta, che dal basso 
del Fiume Zarema scorgevamo tre giorni prima come una punta acuta 
tagliata dalle nubi, vedemmo subito sparire l'orizzonte montagnoso ed 
entrammo in un immenso altopiano, pochissimo accidentato, con piante 
ed alberi abbastanza rari, disseminati qua e là, e grossi alberi di cusso 



— 77 — 
(Brayera antelmintica), i quali, essendo in completa fioritura, con grossi 

fiori dì color giallo arancio, davano un più grazioso risalto a quella 
regione. Il pianoro si eleva leggermente fino al villaggio di Debarca, 
che rappresenta il dorso dello spartiacque fra la valle del Tacazzé, 
quella del Nilo Azzurro o Abai nella sua prima origine, e la pianura dei 
Lago Tzana. Il terreno circostante è tutto coltivato ed arato, e da que- 
sto punto comincia il terzo e più elevato altopiano di tutta l'Etiopia, 
alto circa 3 mila metri sul livello del mare» 

Tre grandi strade pongono in comunicazione la regione cosi detta 
dell' Amara con il Tigre : la più occidentale e quella maggiormente fre- 
quentata dalle carovane commerciali, perchè ha la sua partenza da 
Gondar e dai mercati più meridionali del Sudan e della provincia di 
Dembea, è quella da noi percorsa, la quale deve sormontare due bar- 
riere naturali e difficilissime, la catena dei monti cioè che formano il 
passo cosi detto di Lamalmon, e la valle del Tacazzé per guadagnare 
r altopiano dello Sciré, la quale valle si può traversare' in più luoghi. 

Un'altra strada, detta strada del Semien, più montagnosa e diffi- 
cile, ma alquanto più breve, supera nel suo mezzo la catena dei Monti 
del Semien, passa il Tacazzé in un meridiano molto più vicino ad Adua* 

Finalmente, una strada più a oriente di tutte è quella che traversando 
il Tacazzé molto più vicino alla sua origine, passa le Montagne del Lasta 
al difficile valico di Lalibala, e giunta a Socota prosegue oltre per ter- 
reni molto più facili e giunge in Adua, percorrendo tutta la regione 
del Tembien. 

L' attuale Imperatore di Etiopia (i), dopo le frequenti ribellioni dei 
VoUo Galla e per una ragione strategica imposta dalle poco rassicuranti 
attitudini dello Scioa, avendo dovuto riunire più volte il suo esercito 
nelle campagne di Burmieola, nelle vicinanze di Anciaro, ha mosso poi 
per il Tigre, seguendo una linea che costeggia il limite estremo e più 
orientale dell'altopiano etiopico nella zona di displuvio verso il paese 
Dancalo e il mare : e seguendo sempre questa linea, la quale sfugge al 
passaggio di grossi fiumi e non ha né grandi dislivelli né elevate catene 
di monti da sormontare, giunge per Zebul e per il Lago di Ascianghi 
fino a Macallé. 

Questa via fu percorsa dal Re Giovanni anche nel dicembre e 
gennajo 1887-88, quando mosse con tutto il suo esercito contro di noi* 

Io veramente non comprendo come un numeroso esercito abissino 
possa vincere le difficoltà di chi trovasi impegnato, con tanta scarsezza di 
risorse locali, nel passaggio del Semien e in quello degli Uogherà : bisogna 

(i) Si rìcofda che queste note furono scrìtte nel 1888. 



_ 78 — 
assolutamente che il sistema di provvista personale sia specialissimo e 
bene organizzato, e che la parsimonia del soldato abissino in marcia sia 
spinta al massimo grado, tantoché questo esercito possa raggiungere quella 
prestezza e quella mobilità che sembra a tutti impossibile. £ questo fatto 
tanto particolare per l'esercito abissino deve essere tenuto in massima 
considerazione, perchè lottando con quella gente, non si debbono subire 
spiacevoli sorprese nel veder che riparti numerosi di quelle truppe vin- 
cono pur troppo con facilità e con prestezza quelle naturali barriere, dove 
un esercito europeo troverebbe, almeno per alcune armi, difficoltà in- 
isormontabili, e si avverano ammassamenti di truppe e coesione nelle loro 
operazioni militari con marcie rapide e con spazio di tempo spesso non 
calcolato, facendo previsioni con criteri troppo europei. 

Nella nostra ultima operazione militare a Sabati, V esercito di Ras 
Area Selassié, figlio del Negus, forte di oltre 25 mila uomini, si mosse 
dalle Provincie di Gondar e di Dembea, traversando tutto il Semien, e 
giunse senza ritardo nel Tigre per operare un congiungimento coir eser- 
cito del Negus e con quello di Ras Mikael, i quali avevano percorso 
una strada al confine opposto dell' impero ; senza che questi eserciti 
durante la loro marcia avessero maniera d'intendersi e di comunicare 
Tuno coir altro, se non a mezzo dei corrieri, che percorrono a piedi 
cosi grandi distanze. 

* Debarca-Dacua Chidana Mirhat. — Chilometri 12, 

Ore di marcia j. 

La città di Debarca sta su una delle molte elevazioni di quell'al- 
topiano che, veduto dall' alto del nostro accampamento , sembrava 
un'immensa pianura lievemente inclinata a mezzogiorno. 

Nell'estremo orizzonte si delineavano appena appena le cime più 
elevate di Gondar, di Ambaciarà e del Beghemeder. Soltanto a Debarca 
potemmo finalmente sapere dove si trovava il Negus, ciò che finora non 
avevamo potuto conoscere con sicurezza, avendo udito sempre notizie 
vaghe e contradittorie : e per quanto a Debarca fossimo solo a 4 gior- 
nate di distanza, pur tuttavia dicevano che insieme all'Imperatore si 
trovava anche il Re Menilek di Scioa, ciò che poi non fu vero. Tutto 
il paese intorno a Debarca è sprovvisto di piante di alto fusto, la terra 
è nuda e brulla salvo la presenza di qualche albero di cusso; e sic- 
come eravamo nell' epoca della siccità, anzi vicinissimi alla futura stagione 
delle pioggie, cosi non vi era nessun frumento in cultura, ma tutti i 
contadini erano intenti a preparare la terra, rompendola in grosse zolle 
col mezzo di piccoli aratri, che venivano tirati da coppie di buoi molto 



— 79 — 
atti e docili al lavoro. Nel paese si trovava tutto il necessario a pochis- 
simo prezzo, cioè fimne, biade, buona birra; e tutto vendevano con piacere 
e si davano premura di portare fino al nostro campo. Lo stesso Capo 
del paese volle unirsi alla nostra carovana per accompagnarci fino a due 
giorni di marcia, nel caso avessimo avuto qualche bisogno attraverso 
al distretto da lui comandato : ciò che chiaramente ci dimostrava la 
vicina presenza del Re e il timore di qualche nostro lamento contro i 
capi, quando l'Imperatore ci avesse accolti con segni di piacere e 
con manifestazione pubblica di buona ospitalità. La strada era fa- 
cile e piana con lievissime ondulazioni di terreno, senza passaggio né 
di fiumi né di torrenti di un qualche rilievo, giacché eravamo proprio 
su di un nuovo spartiacque, e l'inclinazione del terreno era ancora 
tanto mite, che le acque piovane non potevano avere massa tanto grande 
da rompere violentemente gli strati terrestri, scavandosi forzatamente il 
letto con precipitosa corrente. 

A 4 o 5 miglia da Debarca facemmo alto a un piccolo bosco, 
situato in un piano perfetto, alla cui ombra ci riposammo volentieri, 
giacché, per quanto la notte passata a Debarca fosse stata freddissima, 
e la temperatura si mantenesse anche qui assai bassa fino a tanto che 
il sole era a pochi gradi sull'orizzonte, verso mezzogiorno invece si fa- 
ceva molto elevata, anche per la maggior irradiazione calorifica che si 
aveva da quei terreni nudi e scoperti. 

Con marcia spedita, e senza alcuna particolarità degna di nota, arri- 
vammo nel fondo di una piccola valle, coperta da un prato e solcata 
da un rigagnolo che serviva benissimo per abbeverare e noi e la no- 
stra carovana: accampammo a qualche miglio oltre l'abitato di Dacua- 
Chidana-Mirhat, o, come pronunriava qualche nostro servo, Daquachi- 
dandret, che nelle carte é scritto solamente Dacua. 

n villaggio é circondato da alberi di alto fìisto, e più specialmente le 
chiese, alcune delle quali sono abitate da monaci che, secondo la loro 
abitudine, non mancarono di far la loro visita al nostro campo, chie- 
dendo soccorsi per inviar un loro fratello alla visita del sepolcro di 
Gesù Cristo in Gerusalemme. Da Debarca al nostro accampamento ave- 
vamo percorso oltre 1 2 chilometri in tre ore circa, di marcia facile e 
piana. 

Dacua Chidama Mirhat-Areg Mariam. — Chilonutri j6. 

Ore di marcia 7. 

La regione che traversiamo , per quanto di apparenza molto 
ttcfile, perchè priva di piante e di alberi di alto fusto, pur nonostante 



— ao ^^- 

è molto più popolata delle altre e soprattutto poi coltivata a grandi tratti« 
Ovunque vediamo contadini intenti a lavorare ì loro campi, animando 
con fischi e grida speciali i buoi al lavoro e spronandoli con una lun* 
ghissima sferza di cuojo o d* ippopotamo o di bove. Tutti, quanti face- 
van parte della nostra carovana, servi e soldati, si divertivano a dileg- 
giare quei buoni agricoltori, contraffacendo le loro grida e ciò per quel* 
r ingiusto spirito di disprezzo che i soldati hanno per gli agricoltori. 

Ma di fronte a quelle vaste estensioni di terra coltivabile, ben poche 
ed insufficienti erano le braccia dei coltivatori. Questa sproporzione fra 
gli abitanti e la terra che potrebbero sfruttare, è da per tutto rilevan- 
tissima, tantoché si può ritenere che in quelle regioni, anche quintu- 
plicandosi la popolazione, il lavoro forse non sarebbe sufficiente a to- 
gliere dalla terra quel frutto che potenzialmente sarebbe capace di dare. 

La strada si mantiene sempre buona e battuta, ma il terreno co- 
mincia a farsi molto più accidentato, avendo le acque un corso varia- 
bilissimo perchè, mentre alcuni fiumi volgono a N.-O. per correre tutta 
la regione del Uolcait e diventare affluenti del Tacazzó ai confini del- 
l' Abissinia col Sudan, molti corsi d' acqua invece si volgono in direzione 
opposta, ad E. cioè e a S.*£., formando le multiple sorgenti del Menna 
e del Balagas o Balagez, che sono due dei più importanti rami del 
Tacazzé. 

Traversammo qualcuno di questi torrenti e scendemmo in una valle 
assai aperta, ma relativamente all'altopiano molto in basso, per giungere 
sul letto di un grosso torrente che corre in vicinanza del villaggio di Cam- 
bildgé. In questa discesa incontrammo una sorgente di acque termali 
rinomatissima in Abissinia, dove convenivano malati da ogni parte del 
regno per godere i benefizi di quell'acqua benedetta, che il popolo ri* 
tiene sia sotto la protezione di un santo potentissimo e grande. 

Il luogo è molto ameno, coperto da grossissimi alberi, ha nelle 
sue vicinanze un convento; e l'esercizio di quelle terme è sotto la di- 
rezione e come monopolio materiale e morale dei preti. 

La valle sottostante, solcata dal fiume, è molto amena e popolata : 
i campi sono tutti coltivati, i pascoli abbondanti, e alberi di alto fusto 
ombreggiano e rendono più ridenti le sponde del fiume. Una salita 
abbastanza forte, ma tracciata sul monte con agile sviluppo, porta nuo- 
vamente al primitivo livello dell' altopiano, dove si trova il villaggio 
Cambildgè, scritto nelle carte più comuni Tambeljè o Tambelgiè, viUaggio 
importantissimo per i grandi mercati che vi si tengono. Noi appunto 
dovemmo traversarlo nell' ora di mercato, fra una moltitudine di uomini 
e di animali che occupavano la strada e tutto il piano circostante, ciò 



— Si- 
che non era senxa qualche inconyeniente per la nostra carovana. Do- 
remmo perciò, prima di traversare il mercato, riunirla e mantenerla 
compatta e serrata, per evitare confusione e smarrimenti di muli e di 
bagaglio. Passati oltre al piano di Cambildgè, la strada per Gondar, che 
è la strada principale, poggia leggermente a destra, mantenendo una 
direzione S.-0., mentre la via che prosegue per Ambaciarà diviene 
secondaria, e tenendosi più a sinistra, volge direttamente a S. Però 
ogni ostacolo materiale che poteva esservi o di alberi o dì pietre, era 
stato preventivamente rimosso per cura degli abitanti, essendo il Re di 
Etiopia passato di recente per quella strada, diretto ad Ambaciarà, senza 
toccare Gondar. Quando il Re di Etiopia è in marcia, è legge severamente 
es^^ita nel paese, che gli abitanti della regione per la quale è annunziato il 
passaggio reale, oltre portare il tributo di viveri che loro viene imposto, 
e oltre il trasporto dei bagagli dell' esercito reale, debbono prima pre- 
parare e rendere relativamente comoda la via che sarà percorsa dal Re. 
Continuammo rapidamente la nostra marcia oltre Cambildgè alla 
volta del villaggio di Areg Mariam, dove eravamo certi di trovare acqua 
e pascoli, e traversando una regione disseminata di collinette e di pic- 
cole valli, credemmo bene di fere alto a una prateria, qualche miglio 
prima di arrivare al villaggio, perchè luogo adattatissimo a un accampa- 
mento per la presenza di buoni pascoli e soprattutto di un'acqua discreta; 
giacché in questa regione e in epoca cosi lontana dalla passata stagione 
delle pioggie, V acqua si era fatta abbastanza rara, e in quei luoghi dove 
si aveva la fortuna di rinvenirla, era troppo frequentata e resa immonda 
dai numerosi armenti. In sette ore di marcia percorremmo oltre tren- 
tasei chilometri. (continua). 



c. -Esplorazione del sig. Tietkens nell'Australia Centrale. 

Helaswne Ietta Ma Sezione Sud-australiana della Società Geografica 

di Australasia (i). 

< In una breve memoria che ebbi l' onore di leggere a questa Sezione 
nella adunanza del 30 agosto 1886, io rivolsi la vostra particolare at- 
tenzione sulla opportunità di organizzare una Spedizione per esplorare 
1^ regioni sconosciute a N. ed a O. del Lago Amedeo. La Sezione Sud- 
australiana della R. Società Cveografica non era in grado di mettere as- 

(0 Dobbiamo alla cortesia di nn egregio nostro Socio la presente versione dal* 
f originale inglese, inviatoci gentilmente dalla Società Geografica di Adelaide. 



— 82 — 

sieme una Spedizione per mancanza di mezzi, ma la Sezione di Vittoria 
generosamente offerse di ajutare il progetto di esplorazione nella regione 
che sta intorno al Lago Amedeo. In tali congiunture le decantate sco- 
perte di rubini attiravano V attenzione di capitalisti e di altri sulle sup- 
poste ricchezze ancor nascoste nel centro dell'Australia; e la Sezione 
Sud-australiana, ansiosa di promuovere 1* esplorazione della regione, a cui 
alludevo nella mia Memoria, concepì 1* idea di fondare una compagnia, a 
base commerciale, allo scopo di esplorare e studiare 1* Australia centrale, 
al quale progetto avrebbe prestato ogni appoggio che fosse in suo potere. 
Ciò condusse alla creazione della e Central Australian Exploring and 
Inspecting Association >, principali oggetti della quale furono « T orga- 
nizzare, equipaggiare, allestire e mantenere spedizioni e squadre a 
scopo di esplorazioni e di studio in ogni parte d'Australia >. 

€ La prima Spedizione limitò il suo studio ad oriente della linea te- 
legrafica, e fu indi richiamata ad Adelaide. .La seconda venne formata 
sotto la mia direzione. 

€ Nel 1 4 marzo scorso la comitiva, composta di me, di Davide Beet- 
son, Federico Warman, una guida negra (Billy) ed un ragazzetto indigeno, 
con dodici cammelli, lasciava la linea telegrafica ad Alice Springs e rag- 
giungeva Painta Springs. La distanza percorsa non fu che di quindici 
miglia; era piuttosto una corsa di prova, intesa a riconoscere come 
funzionassero i carichi, e come marciassero i cammelli, né si aveva il 
proposito di fare in quel giorno un lungo cammino. Ogni cosa appariva 
perfetta e solida ; arrivammo suH* imbrunire al bivacco notturno senza 
inconveniente alcuno ; però era completamente bujo prima che avessimo 
finito di scaricare i cammelli. Intanto il ragazzetto Uezi eraai messo alla 
ricerca di legna da ardere, che appariva alquanto scarsa attorno alla 
sorgente dove stavamo. Finalmente potè accendersi il fuoco ed in breve 
flimmo a cena, discutendo i meriti dei vari cammelli, assegnando ad essi 
i nomi, e parlando di altre minute cose. La prima parte della giornata 
non era stata calda, 102^ (Fahrenheit) all'ombra; però nubi e parecchi 
tuoni avevano reso più piacevole il pomeriggio. 

< Painta Springs aveva dovuto essere, io penso, in origine un pozzo 
di indigeni ; è situato ai piedi del versante N. della Mac-Donnell Range. 
La piccola provvista d'acqua era esuberante per la popolazione nativa; 
con r ajuto di materie esplosive, una parte della roccia fu rimossa, e si 
potè cosi formare un serbatojo permanente per un limitato ninnerò di greggi. 
La pianura di Burt è qui assai abbondante di pascoli ; non è dubbio che 
altri serbato] nelle vicinanze ripagherebbero largamente la spesa occorrente 
ad aprirli. L' estremo lembo occidentale di questa pianura riesce attraente 



• — S3 — 
e piacevole ali* occEio per Inssureggiante vegetazione di camp^gio e di 
eritrina, che danno al paesaggio una ricca e quasi tropicale apparenza. 

e Da Painta Springs camminammo verso occidente per ottanta miglia 
sopra un sodo suolo sabbioso, avendo a sinistra una parete a picco, di 
mille e più piedi, della catena sovrastante. Fui alquanto contrariato di 
tMi trovare possibilità di varcare la catena verso S., e fui sorpreso di 
imbattermi in tale ostacolo che assolutamente mi precludeva qualsivoglia 
modo dì penetrare nel paese. Verso N. la pianura di Burt estendevasi 
tL perdita di vista. La temperatura mantenevasi assai calda, ed i cammelli, 
essendo assai carichi, erano alquanto abbattuti per mancanza d'acqua* 
Fu per me una novità di viaggi^ure per circa cento miglia, a' piedi d! 
cosi nobile e magnifica catena, senza trovare né un corso d' acqua, né 
un pozzo indigeno. Io non avevo preveduto un cosi lungo tragitto senza 
acqua al principio del viaggio ; e siccome ogni punto di probabile scoperta 
era slato infruttuosamente visitato, cosi io cominciavo a disperare che 
sorgente alcuna si potesse rinvenire lungo codesta catena. A Billy 
renne affidato l'importante incarico di frugare gli alvei disseccati, e con 
grande ansietà io aspettavo la sua relazione, mentre lentamente percor^ 
revasi questa orrida ed inospitale regione. 

€ Nel mattino del quarto giorno Billy trovò una pozza d' acqua a capo 
di un creek (alveo asciutto). Confesso che provai un grande sollievo quando 
codesta piccola gemma fu ritrovata ; perocché, quantunque la regione 
di cui parlo non sia inespltn^ata, é sconosciuta tranne che per pochi 
pionieri aHevatori, che si discostano oltre il consuetoMalle loro stazioni 
con la speranza di rinvenire acqua per i loro greggi. 

e Dopo il mio ritorno ho esaminato la mappa del signor Winnedce, 
ove è tracciato il suo viaggio in quelle vicinanze e nella zona che sta 
a N.. Una copia di questa mappa mi sarebbe stata di una grande utilità, 
se io l'avessi posseduta. 

e Riposammo pochi giorni presso codesta pozza ; continuando verso 
occidente, l'ardita parete» elevantesi a guisa di barriera, gradualmente 
declinava, finché, a N. del Monte Zeil, noi ci imbattemmo in un ab- 
bastanza ampio ahreo di torrente, defluente verso settentrione. Risalendolo 
verso S. fino alla sorgente, mi inoltrai entro colline poco elevate ed in- 
tersecate da vaUate erbose, essendo del pari erbose le colline stesse. Cosi 
si continuò per otto o nove miglia, e mi trovati allo spartiacque. Qui 
mutava, ad un tratto, l' aspetto del paese : le prime apparenze sensi-tro- 
picali cedevano il campo a macchie di cespugli disseccati ; più sodo il snoh^ 
OOB indisio di snbstrato argilloso ; ampie e riccamente erbose le valK; 
pianttre e vaUate intersecate tutte da cotA d' acqua, affluenti in diicaÌDne 



— 84 — • 
di S., Terso i creek di Arambara o di Davenport. Si fu da questo ponto 
che potei vedere, per la prima volta^ ciò che la gente di Glen Helen 
chiama l' Haast's Bluff (Promontorio di Haast). Il nome indigeno è Nyurla. 
Da qualsivoglia punto lo si guardi, il profilo ne è strano, aspro e fra- 
stagliato in sommo grado. 

e Poche miglia più innanzi incontrammo del bestiame ; nel di suc- 
cessivo (i^ aprile) arrivammo a Glen Helen, e ponemmo il campo a 
qualche centinajo di yarde dalla Stazione, che è posta sul Davenport 
Creek, alquanto a S. del Monte Razorback, senza dubbio un soprannome, 
mentre il Monte Sonder trovasi circa sei miglia, ad E., dalla Stazione. 
Il suo ardito profilo è di un'imponente apparenza. 

€ Trovandomi in vicinanza delle annunciate scoperte argentifere, sti* 
mai mio dovere soffermarmi ed investigare la circostante contrada. Non con- 
standomi che fosse mai stata fatta V ascensione del Razorback o del Sonder 
con lo scopo di misurarne l'altezza, decisi di tentarla. I miei due aneroidi 
erano stati confrontati coi barometri-tipo a mercurio ad Alice Springs, 
e se ne erano notate le differenze orarie ; e poiché le loro variazioni si 
sono anche dipoi manifestate costanti, così io ritengo che i risultati 
possano riguardarsi approssimativamente corretti. Mentre il Sonder risultò 
di 2,495 piedi, Monte Razorback ne misura 1,831 sopra laStazione di Glen 
Helen ; ascesa e discesa pigliarono 3 ore e mezza. (Nel ritomo ebbi la sfor- 
tuna di rompere la sfera dei minuti del mio orologio). La vista, dalla sommità 
del Sonder, abbraccia le circostanti catene e le vallate in esse comprese. 

€ La più notevole, cima, nella Catena Mac-Donnell, è il Monte Giles, 
la cui più alta vetta deve superare di parecchie centinaja di piedi il 
Monte Sonder. Alle falde del Sonder, in una . bellissima gola, alla sua 
estremità occidentale, nasce il Redbank Creek, che in realtà è una delle 
sorgenti del Finke. Dalla sua sorgente fino al punto in cui si unisce al 
Davenport Creek, il Redbank misura circa cinque miglia di lunghezza. 
Sarebbe difficile trovare un più bello scenario, alpestremente selvaggio, 
attorno a più deliziosa valletta. Il torrente ha un ampio letto pietroso, 
nel quale, all'estremità della gola, stanno lussur^gianti alberi di gom- 
ma ; intagliato nel monte, v'è un grande e profondo laghetto, circoscritto 
su tre lati, da pareti perpendicolari di roccie alte parecchie centinaja di 
piedi. Da questo ampio serbatoio naturale l' acqua scorre sussurrando per 
circa tre miglia, sopra un fondo roccioso. Dopo un paesaggio cosi bello 
e grazioso, sarei stupito di trovare penetrando nelle regioni inteme e 
sconosciute, consimili meraviglie di natura e cosi incantevoli luoghi di 
riposo. Come la maggior parte dei laghi profondi nella Catena Mac-Donnell, 
questo era ricco di pesci ; uno che è stato preso dalle gru e che trovammo 



- 85 — 
disteso saUa roccia, doveva pesare almeno 2 libbre. La domanda che 
sofge spontanea, è: come mai questi pesci si trovano qui? Personal- 
mente, non ho alcnna solanone da offrire, ma credo che si possa ac- 
cettare il fktto, come prova abbastanxa sicura della permanenza delle 
acque, nelle quali essi vivono. 

€ Prima di abbandonare questo magnifico laogo, lasciatemi prender 
nota dei nomi indigeni di alcuni tra i punti circostanti. 

e D Sonder si chiama Oarachipma; il Monte Giles, Umbatthera; il 
Monte Razorback, Oorattmda; il Monte Zeil, Uailairica; Redbank Creek, 
Oaradrilfilla, e Ocra » è la parola con cui gli indigeni indicano il fuoco, 
ed è la prima sillaba nei nomi indigeni del Monte Sonder, del Monte 
Razoxback e di Redbank Creek. Ad eccezione del Monte Giles, il Monte 
Sonder è, a mio parere, il più alto punto della catena; quantunque il 
nome indigeno di esso indichi fuoco, io non vidi traccia alcuna di roc- 
cia vulcanica, o di altre forze eruttive, e neppure trovai simili traccie nel 
Monte Razorback; ma non è impossibile che la £unosa montagna ardente 
della Australia Centrale, di cui udimmo parlare varie volte, sia una inven- 
zione degl'indigeni, nei quali la fantasia e l'amore del meraviglioso hanno 
potuto ingenerare la credenza nella esistenza di montagne di fuoco. 

« Ad occidente di Glen Helen, il viaggiatore percorre ampie vallate 
di buoni pascoli, in mezzo a basse colline di arenaria e quarzite ; però 
chi si diriga al S. od al S.-0., deve prepararsi a cercare la via attraverso 
una catena, avente forma di parete, altrettanto formidabile quanto quella 
che sta al N.. Il signor Mac-Donald, amministratore di Glen Helen, prov- 
vede ad una comunicazione mensile col mondo esteriore; la via scende 
da Glen Helen lungo uno dei tributari del Finke, che si è forzato il passo 
attraverso la catena. Questo passo, o gola, è il solo punto pel quale i vei- 
coli possono accostarsi alla linea telegrafica. Siccome codesto varco era 
troppo lontano, a £., per me, decisi di proseguire verso occidente, finché 
mi si presentasse il modo di attraversare la catena, o in difetto, di prò- 
s^uire ancora, sempre verso occidente, finché la catena finisse addirittura. 

e Lasciammo Glen Helen, il 1 5 aprile, accompagnati dal signor Mac- 
Donald e da uno dei suoi negri, che si supponeva conoscesse il miglior 
punto, e forse l'unico, per attraversare la catena. Ponemmo, quella notte, 
il campo presso il parco di bestiami suH'Arambara Creek. L'indomani 
ci aggirammo, entro e fuori, lungo la catena, accampando a' piedi d' una 
alta e ripida catena, che gli indigeni chiamano Mareena. Nel giorno suc- 
cessivo, dopo aver percorso un più ripido, aspro e roccioso cammino, 
che costò non lieve fiitica ai sovraccarichi cammelli, giungemmo alle 
&lde meridionali della catena ed alla pianura dei Missionari. Quivi ci lasciò 



— 86 — 
il signor Mac-Doiiald. Come, a bordo d'una nave, tocca al capitano di 
cavarsela alla meglio, quando il pilota se ne va, cosi dovevamo oramai 
cercare di far la miglior via verso V ignoto occidente, ora che il signor 
Mac-Donald aveva lasciato la comitiva con ogni cortese espressione di 
augurio per un lungo e propizio viaggio. 

e Camminammo, un cinquanta o sessanta miglia, lungo le fidde me- 
ridionali della catena. La regione vicina alla catena è assai erbosa, ma 
sono pure assai densi gli strati di erbe ed i cespugli disseccati. La tem- 
peratura era calda, né mi pareva prudente inoltrarmi nella regione di 
colline sabbiose, verso Glen Edith, senza avere prima abbeverato i cam- 
melli; però l'acqua non si potè trovare se non dopo parecchi giorni d'ansietà 
e di grande preoccupazione, non essendomi punto {nacevole V idea di 
dover tornare ad Arambara Creek. Il 24 aprile, avendo i cammelli riposati, 
diressi la carovana verso Glen Edith, che, essendo io sprovvisto dell'itinera- 
rio di Giles, trovai meno ad K di quel che io calcolassi. Però al mio giun- 
gere al pozzo, trovai che appena v'era di che abbeverare due cammelU- 
Riusciva assolutamente indispensabile che tosto se ne trovasse assai più. 
Partimmo quindi, Billy ed io, pigliando con noi tre robusti cammelli, 
col proposito di inoltrarci per parecchi giorni verso S.O. nella speranza 
di trovare nuova provvista d'acqua. Accampammo nella prima notte, a 
piedi delle colline d' arenaria, circa venti miglia da Glen Edith. La 
mattinata era stata calda e il tempo appariva minaccioso ; fortunata- 
mente io aveva preso meco la mia piccola tenda. Sull' imbrunire crebbe 
talmente la minaccia, che io allestii la tenda. La notte fu nera come 
pece, con dense nubi e brontolio di tuono in distanza. A intervalli 
caddero goccie di pioggia. Il silenzio e la atmosfera afosa, dopo che 
ebbe smesso di piovere, avevano un efletto stranamente deprìmente 
sopra di me. Verso le dieci cadde un'acquerugiola rada, come a 
spruzzi ; dopo di che, avendo sostato, io avevo quasi dimesso ogni 
speranza di pioggia, quando un grosso e fitto acquazzone sòpraggiunse 
a dileguare ogni mia apprensione. Verso mezzanotte la veniva giù a 
torrenti. Questa splendida pioggia continuò quattro giorni e cinque 
notti, quasi senza interruzione. I piccoli rigagnoli e canali spumeggia- 
vano recando fiumi di stupenda acqua alle sitibonde sabbie. Nel mat- 
tino del quinto giorno ripigliammo la via di Glen Edith, giungendovi 
nel giorno stesso, e trovammo che il pozzo erasi interamente riempito. 
Le provvigioni e gli eifetti erano stati messi sotto tele incatramate, che 
però apparvero di cosi cattiva qualità da lasciar passare l'acqua in 
ogni direzione. I miei compagni eransi stimati fortunati di trovare un 
rifugio asciutto sotto una roccia largamente sporgente, a ridosso del 



- 87 - 
pozso. CoBTeniva oramai mettere og^i cosa ad asciugare sopra le 



e Glen Edith fu scoperta da Emesto CKies il 3 ottobre 1872. Ben 
si può immaginare quanto sia stata provvida e propizia scoperta, per 
nn viaggiatore provvisto solo di cavalli ed in posizione cosi critica 
qnal'era la sua, k> aver trovato acqua in codesto punta Esplorare con 
cammelli queste regioni sconosciute è già cosa abbastanza arrischiata ; 
ma la meravigliosa e pazi^ite pertinacia di una comitiva fornita solo 
di cavalli, può soltanto comprendersi da chi siasi avventurato a vìag^ 
giare in codeste latitudini. Nel successivo anno, Glen Edith venne vi- 
sitata dalla Spedizione comandata dall* ex*deputato, Ispettore generale, 
signor W. C. Cosse, non che dal signor Chewings. Come saggio della 
vegetazione che quivi si svolge, descriverò gli alberi segnati, che vi 
trovai. Il signOT Cosse aveva scelto una pianta della fiuniglia delle 
Acacie, detta Wkite Gum (gommifera bianca), avente circa tre piedi 
di diametro ; e l'aveva segnata, in caratteri aventi la lunghezza di dn* 
qne pollici, con le lettere G. C. S. t cxA numero 6 del suo depo- 
sito. La marca era oramai scomparsa, salvo parte della lettera G,^ 
ed in pochi altri anni tutto sarebbe completamente scomparso sotto la 
nuova vegetazione. Federico Warman, con la massima precauzione, 
tagliò tutt' attorno la marca originaria del signor Cosse, e con molta 
abifità tolse la escrescenza in un sol pezzo da ambo i lati, cosi che 
il posto del segno è ora ristabilito com* era dapprima tagliato» ed 
abinamo qui i blocchi con le iniziali impresse. L'iscrizione « Glen Edith », 
con la data, &tta dal sig. Giles su un'altra pianta, era quasi indecifrabile. Il 
tronco, essendo stato ferito nel jEare i piccoli caratteri, erasi decorticato, 
cosi che non aveva potuto fissarvisi la impressione. La pianta marcatH 
€ Car Mitchael > èia in uno stato di buona conservazione, soltanto le due 
prime e l'ultima lettera essendo scomparse sotto la nuova vegetazione. 

e Lasciammo Glen Edith, il io maggio, ponendo il campo su una 
odlina sabbiosa coperta di spini/ex. Mentre appunto stavamo sedendoci a 
cena, scoppiò sopra di noi un violento temporale', e cadde la pioggia 
a secchie durante due ore, s^^uita da un fitto acquazzone fino alle tre 
dei mattino. Le coperte e tutte le robe nostre, che avevamo pigliato tanta 
pena ad asciugare, furono di bel nuovo inzuppate, cosi che in sull' alba 
presentavamo lo spettacolo d' una solenne bagnatura. Nello allestire i 
cammelli, la mattina s^^ente, trovammo che tre erano soilerenti per aver 
mangiato d'una pianta velenosa, essendone sintomi la schiuma alla bocca e 
■n tremito delle membra. Essi stavano cosi male che dovemmo mutare iti- 
nerario piegando verso il punto dove ero stato sovraccolto dai quattro 



— 88 — 
giorni di pioggia, e dove sapevo potersi trovare dell'acqua. Un giorno di 
riposo e semplici rinforzanti rimisero i cammelli in grado di camminare. 

e Proseguendo a occidente oltre le colline sabbiose, coperte di spi- 
nifexy apparve una linea di colline a poche miglia a N. del nostro cam- 
mino. Queste colline formano una linea di dirupi, ossia un pendio fa- 
cente fronte verso S.» e cosi prossimo alla nostra via, che io stimai 
valesse la pena d'una visita. 

€ Ci avvicinammo al dirupo e lo seguimmo per parecchie miglia 
verso occidente, finché incontrammo un letto di torrente con vegeta- 
zione di acacie gommifere, defluente dalla catena in direzione del S.. 
Accostandomi alla gola o valletta, d'onde si diparte dalla catena, 
trovai che esso è di formazione arenaria e che vi scorreva un po- 
tente volume d' acqua. Era codesta una bellissima località, dove po- 
tevano impiegarsi utilmente alcuni giorni. Furono scaricati i cam- 
melli, ed io con Billy mi inoltrai su pel torrente per esplorarne le 
particolarità. Trovammo che l'alveo si separava in tre distinti canali. 
Seguendo il principale, scorgemmo che il torrente correva attraverso 
una gola con pareti perpendicolari di oltre 30 a 100 piedi da ambo 
i lati, e ciò per non meno di tre miglia in lunghezza. Tornammo 
tardi nel pomeriggio al nostro campo cosi pittorescamente situato. I 
cammelli av\*elenati si sarebbero giovati di un riposo di pochi giorni : 
ed io avrei impiegato il mio tempo a fare osservazioni, a riordinare il 
bagaglio, a pigliare fotografìe ed a fare escursioni nelle varie vallette 
vicine. Posi a questo fertile luogo il nome di Gill's Creek, in onore 
del tesoriere della Sezione Sud-australiana della Società Greografica; ed 
alle colline, d'onde il torrente discende, diedi il nome del dottore W. L. 
Cleland di Park Side. Non sempre si troverà corrente codesta acqua ; 
ma nella gola a capo del torrente, alla quale io posi il nome di mia 
sorella Emilia, si troveranno sempre ampie e profonde pozze, lunghe 
quattro o cinque chains (di 61 piedi ognuno) e profonde da io a 15 
piedi, e talmente difese dalle roccie contro il sole, che ben si possono 
considerare come permanenti. 

€ Dopo una piacevolissima sosta di tre giorni ripigliammo il nostro 
viaggio verso occidente. Da una linea di basse colline, a poche miglia 
ad O. da Gill's Creek, potemmo godere di una estesa veduta della con- 
trada verso occidente. Non era visibile ondulazione veruna, in qualsi- 
voglia direzione. Ben potevano vedersi i e Cleland hills » verso N.-O. ; 
l'orizzonte finiva in un fosco e assai poco promettente deserto. Poiché 
non vi era in realtà scelta alcuna, diressi la carovana francamente verso 
occidente, e, senz'altro, ci inoltrammo nelle colline sabbiose e coperte 



- 89 - 
di s^niftx. Queste coUine continuano per 80 o 90 miglia, nel qual 

punto altre colUne si osservano in direzione di occidente, le più vicine 

essendo a non meno di so miglia. Però io diressi la nostra rotta a 

certe rocde giacenti in basso, verso il S., dove trovai acqua in un pozzo 

indigeno ed abbondanza di nutrimento per i cammelli. 

< Da queste rocde l'orizzonte era ancor più interessante e più favo- 
revole che non dalle colline presso Gill*s Creek. A S., e circa a 60 miglia 
di distanza, osservavasi una lunga ed assai promettente catena. Ritengo 
che questa sia la e Blood's Range > della Spedizione di Giles nel 1874. 

€ Lontano verso occidente, e con l'apparenza d'un enorme promon- 
torio per la grande distanza, elevavasi un' altra catena, approssimativa- 
mente nella direzione da E. ad O. : una collina assai prominente, della 
altezza di circa 1,000 piedi, sorgeva a circa 30 miglia verso N.-O.. A 
questa diedi il nome del dottore Rennie, dell'Università di Adelaide. 

e A certe basse collinette, ad occidente di e Rennie Hill », diressi 
quindi i passi della comitiva. Attraverso quelle collinette, in un'ampia e 
pittoresca vallata, correva un torrente di bellissima e limpida acqua : la 
vallata era quasi completamente ricoperta di spinifex, ma lungo il piccolo 
torrente, avente un percorso di due miglia, trovavansi erbe kangaroo ed 
altre somiglianti ruvide erbacee. 

e Cadendo in quel giorno il natalizio della nostra graziosissima Regina, 
&cemmo festa ; e come nel di precedente avevamo avuto la fortuna di 
trovare un nido di emù con sei od otto ova fresche, anche questo fu 
consacrato al festeggiamento. 

e Io non posso per nessun verso considerare codesta acqua come 
una sorgente perenne, benché vi sia indizio che attorno alla medesima 
talvolta si riuniscano indigeni in numero considerevole. 

€ Questa fertile valletta ebbe da me il nome di e Laure Vale >, in 
onore della figlia d'uno dei miei compagni, Davide Beetson. 

« Ci dirigemmo quindi a N.*0., verso le alte montagne, vedute dalle 
rocde presso il già ricordato pozzo indigeno. A misura che io mi ac- 
costavo a queir imponente colosso, speravo che dalle sue falde potesse 
dipartirsi un corso od un sistema di acque defluenti verso il Lago Ame- 
deo, che io m' immaginavo trovarsi in direzione di S.. Sul finire del 
secondo giorno, dopo la nostra partenza da e Laura Vale », ci trovammo 
accsmpati ai piedi della imponente catena ; però fu amaro il mio di- 
sappunto nel trovare che non esisteva, alla sua base, traccia alcuna 
anche d*un solo corso d' acqua. Tutto attorno crescevano sf ini/ex, e 
solo in un punto, una stretta zona di circa 20 acri, potemmo trovare 
nutrimento per i cammelli. Durante la nostra sosta fummo visitati da 



— go 

tre giorni di fitta pic^gia ; t fa vera fortuna, che altrimenti non avremmo 
potuto esaminare cosi diligentemente le vicinante, da dimostrare V imi* 
tilità della ricerca di minerali. Non trovammo alcun corso d'acqua de 
gno di nota, o sorgente, o punto qualsiasi dove le acque possano 
raccogliersi. L' imponente catena ebbe da me il nome di S. E. il Go- 
vernatore Lord Kintore, e le sue cime più alte, torreggianti a 1500 
piedi sopra la pianura, furono da me nominate e Monte Leisler t e 
€ Monte Strickland >. 

e Dalla sommità di quest'ultimo godevasi un esteso panorama della 
contrada circostante. Osservavasi, a circa 60 miglia in direzione N. E., 
un' altissima ed imponente montagna, che io dedicai all'onorevole dot- 
tore Campbell, presidente del Consiglio Direttivo dell' Associazione, sotto 
i cui auspici la Spedizione erasi allestita. Verso oriente scoi^evasi una 
lunga catena di colline che denominai e Magarey Range » in omaggio 
all'onorevole Segretario della Sezione Sud-Australiana della Società Geo- 
grafica, dando al picco più elevato il nome di e Lyell-Brown » in onore 
del Geologo governativo. A N. scorgevasi una linea di colline che de- 
nominai e Dufaur Hills > in onore del signor Eccleston Dufisiur, di Sydney, 
che per parecchi anni si adoperò senza successo a chiarire la sorte toccata 
al povero dott. Leichhardt. A S.-O., e circa a 35 miglia, giaceva una 
larga estensione di lago salato, che io denominai e Lago Mac Donald > in 
omaggio all'onorevole Segretarb della Società Geografica di Vittorì«i. 

€ Sulla più alta cima della Kintore Range, Monte Leisler, fu da noi 
eretto un massiccio uomo di pietra, che può vedersi da 60 a 70 miglia 
in ogni direzione. Peccato che in luogo di offrire propizio riposo e conforto 
alio stanco vaggiatore, debba invece ravvisarsi come un ammonimento, nella 
stessa guisa che il &ro addita al marinajo i punti pericolosi! Cosi il solo 
pratico risultato della mia visita a codesto luogo è che la montagna ser- 
virà ad allontanare il futuro viaggiatore dalla inospitale regione. 

e Nel venerdì, 31 maggio, partimmo nella direzione del lago che 
avevamo scorto dalla sommità della catena e che io pensavo potesse 
essere 1' estremità occidentale del Lago Amedeo. Dopo due giorni di 
cammino raggiungemmo la sponda del lago. Era una limpida e chiara 
giornata, e tali erano gli effetti del miraggio che il lago pareva proten- 
dersi indefinitamente verso il S.. Da entrambi i lati sorgeva una catena 
di attraente aspetto che appariva a circa 25 miglia di distanza. 

e Procedendo verso occidente, e seguendo il contorno del lago, giunsi 
alla sponda meridionale quattro giorni dopo che ne avevo per la prima 
volta toccato il margine. Colline sabbiose, spinifex e querele stendevansi 
innanzi a noi fino al suo orlo estremo. Poche pozze argillose trovavansi 



— 9* — 
presso al lago, e da queste dipese la nostra salreesa. Ci eravamo di 

tanto incdtrati veno occidente che il ritorno per la stessa via riasci<ira 

aflatto impossibile. U ultima aoqoa perenne era stata rinvenuta a Gill's 

Greek. Le scarse pozze erano, nella maggior parte dei casi, prosciugate, 

cosi che eravamo tutti, mentre si camminava, impazienti di scorgere 

ddl' acqua. 

€ Sulla sponda meridionak del Lago Macdonald trovasi, per parecchie 
migln, una regione erbosa, con strati di erbe e di ceq>ugli disseccati, 
e con segni manifesti d' una numerosa popolazione indigena. 

e Con rincrescimento dovetti, a questo punto, ritorcere i miei passi 
▼ecso oriente. La mia misrione, le mie istruzioni non mi consentivano 
di inoltrarmi più innanzi verso occidente; ma, qtundo pure avessi 
voluto continuare in quella direzione, non avevo ragione di &rlo. La 
stessa contrada sabbiosa stendevasi innanzi a me fin dove giungeva la 
vista. La più vicina acddentalttà d' un certo interesse, da me visitata, 
era 1' attraente catena che io avevo osservato dal Monte Leisler e dalla 
riva settentrionale del lago. Ad essa posi il nome del signor J. L. Bo- 
njrthoD, consigliere della Società Geografica Sud-Australiana. 

« Qui di nuovo mi incolse un grande disappunto, per non avervi 
txDvato acqua od erba; fui ben lieto quando l'alba sopraggiunse a darmi 
licenza di allontanarmi dalla più infesta tra le tappe del mio intero 
mggìo. 

< Dalla sommità della catena il lago si può scorgere a otto miglia 
veno N., ed alla sua riva io diressi la carovana. Era una fosca gior* 
nata, senza sole; essendovi minor rifrazione, poteva approssimativamente 
valutarsi Y effettivo contorno del lago. Stimai che le sue dimensioni 
fiassero di circa 15 mig^a (km. 14) da £. a O. e di forse io o 12 mi- 
glia (km. 16.S0) da N. a S.. 

e Da questo punto diressi il nostro cammino in guisa da dovere 
intersecare il I^o Amedeo, cosi come questo figura nelle nostre carte. 
Dopo avere attraversato la pianura sabbiosa fino alla latitudine del 
Monte Unapproachable (mapfrossimaàile), wtùià incontrare verun lago 
salato, mi trovai a po<die miglia dalla Blood's Range di Giles. Questa 
catena presentava una fiera ed attraente apparenza; epperò volli visi- 
tarla, ponendo alle punte più alte i nomi di Monte Harris e di Monte 
Csmithers, dai due ftinztonari del Dipartimento dei rilievi trigonometrici. 
Dalla cima di Monte Harris, a 1,400 piedi sul livello della pianura, è 
distintamente visibile il Monte Olga, e lo sono del pari la Petermann 
Range e gli alti picchi della Tomkinson Range. 

€ Di qui proseguii tre giorni verso oriente e raggiunsi la riva di un 



— 9a — 

lago salato. Alla estremità occidentale e sulla sponda settentrionale cor- 
reva una catena di colline d' arenaria, che io chiamai Long's Range, 
dal nome di mio cognato, signor John Long di Sydney. Due lunghi 
rami del lago si estendevano verso N. fin presso ai piedi della catena. 
Camminando verso oriente, lungo la sponda settentrionale del lago per 
circa venti miglia, si incontrarono parecchie basse colline di arenaria, 
le quali si spingono fino a due miglia dalla sponda. Dalla sommità di 
queste colline potevo scorgere il lago protendentesi verso S.-E. al di 
là del limite visivo; non essendovi altre colline in quella direzione, 
diveniva manifesto che 1' estremità della Long's Range era il Monte 
Unapproachable di Giles. Il Lago Amedeo^ può quindi definirsi un lungo 
e stretto canale, V estremità del quale, verso occidente, per altre venti 
miglia ha una larghezza non mai maggiore di cinque miglia. 

« Diressi indi i miei passi verso Monte Olga e Ayers Rock. Questi 
monti sono stati visitati, naturalmente, dalle Spedizioni dei signori Cosse 
e Giles. La enorme estensione, il meraviglioso profilo, la maestà di co- 
desti monoliti, la loro stupenda apparenza in qualunque condizione di 
luce o d'ombra, debbono formare oggetto di altro scritto. Qui dirò solo 
che da nessun altro punto, in tutto il viaggio verso l' interno, ad occi- 
dente, r esploratore riporta cosi piacevole ricordo come da Monte Olga 
e Ayers Rock. 

e Mentre stavo presso al Lago Amedeo, due dei mici cammelli man* 
giarono piante velenose. Speravo che con una settimana di riposo avrebbero 
potuto riaversi dagli effetti del veleno, ma uno dei due venne graduai- 
mente deperendo e morì ; Y altro, ancora inabile al viaggio, fu colà 
lasciato. 

€ Da Ayers Rock io diressi la carovana ad oriente verso Monte Con- 
nor. Billy, la guida negra, segui le orme dei nativi e giunse cosi ad un 
pozzo indigeno, che mi parve una poderosa sorgente; preziosa e fortu- 
nata scoperta. Fu alquanto tentato di deviare dall' originario programma 
e di muovere da codesto punto per visitare la Musgrave Range, che 
mi pareva cosi seducentemente vicina; però mi decisi invece a visitare 
una catena assai promettente che giaceva a circa trenta miglia verso N.. 
Queste colline f\irono da me chiamate Kemot Range, dal nome del 
prof. Kernot, dell' Università di Melbourne. Ad E., e a distanza di circa 
trentacinque miglia, sorgeva una catena di colline, che io chiamai col 
nome del sig. Basedov, membro del Parlamento di questa città. Dopo 
due altri giorni di cammino, giungemmo alla Stazione di Erldunda, 
proprietà dei signori Warburton e Tomlin, che ci fecero calda e co^ 
diale accoglienza. 



— 93 — 
e Le circostanze mi costrìngevano oramai ad accostarmi alla linea 

del telegrafo. Però, siccome la posinone di Goyder Springs non era mai 
stata determinata, e la contrada a S.-E. di quella posizione non era 
mai stata rilevata, stimai che ancora un piccolo campo di attività mi 
stesse innanzi e che si potessero ritrovare altri punti dotati d' acqua. 
P^rocedendo da Erldunda verso S.-O. toccammo Goyder Springs. Vi si 
trovano fonti riparate con argini alla estremità di lagune salse, defluendo 
acque fresche e limpide, con forte corrente, giù dai piccoli argini dove 
le fonti sono situate. I nomi indigeni di queste fonti sono e Elinburra » 
e e Kloolida >. La quantità di acqua fornita da esse è praticamente 
illimitata, e la regione tutta attorno è splendidamente rivestita di vege- 
tazione. 

€ Da questo punto camminammo attraverso una bella regione per 
sei giorni, dopo i quali arrivammo alla Stazione di Eringa, proprietà 
del sig. J. J. Duncan, membro del Parlamento. Il nostro breve soggiorno 
fa reso piacevole ed ameno dalla ospitalità dell' amministratore, signor 
Treloar. Eravamo, in quel punto, a poche mìgh'a di distanza da Char- 
lotte Waters, stazione del telegrafo. La esplorazione era finita. 

e Colgo questa opportunità per manifestare la mia gratitudine per la 
cortesia ed il gentile appoggio del Direttore e del Segretario dell'Asso- 
ciazione per la esplorazione e lo studio dell' Australia centrale. Scopi 
del viaggio erano esplorare e studiare. Mi stimo fortunato se vi parrà 
che io abbia raggiunto uno di questi scopi. E nel chiudere questa mia 
ccminnicazione, rendo un tributo di stima ai miei compagni per la loro 
cooperazione e la loro assistenza in ogni intrapresa connessa col nostro 
viaggio, che fu interessante, ma scevro di incidenti t. 

La relarione del sig. Tietkens è stata letta nella adunanza del 
25 ottobre 1889 della Società Geografica di Australia, Sezione di Sud- 
Australia, in Adelaide. 

In quella stessa adunanza, la Relazione suscitò da parte degli inter- 
venuti, osservazioni varie. Queste sono le principali: 

Il prof. Tate notò che le roccie riportate dal sig. Tietkens non 
promettevano gran che, quantunque dimostrassero che la regione era 
in gran parte di carattere metamorfico. Ricche erano le collezioni bota- 
niche rcQite dall' esploratore, rappresentando circa trecento specie ; esse 
rivelavano, nondimeno, il tipo di una vegetazione desolata di deserto. 
Anche senza conoscere la provenienza, ben si scorgeva, dal loro aspetto, 
da qual genere di contrada provenissero. Mercè quelle collezioni si aggiun- 
gevano alla flora di Sud-Australia parecchie nuove specie, originarie 
certo della contrada asciutta del N.-O.. Le stesse specie raccolte sulla 



— 94 — 
Mac-Donnell Raoge, catena che scende più basso dì parecchie cime 

prossime ad Adelaide, e dove sarebbesi potuto presumere di trovare 
traccie d* una flora alpina o sud-alpina, hanno invece il tipo del deserto. 
Gli specimen di Monte Sonder escludono che, almeno in tempi recenti, 
quel luogo abbia mai goduto clima migliore delP attuale. 

Il Surveyor General^ sig. G. W. Goyder, osservò che, se pure la 
esplorazione del signor Tietkens poteva dirsi relativamente fallita dal 
punto di vista dello sperato incremento di risorse minerarie o pastorì^e, 
F itinerario da esso tracciato avrebbe certo servito come utile base per 
ulteriori escursioni. Il viaggio del sig. Tietkens ha inoltre dimostrato 
che, contrariamente alla speranza che se ne aveva, nessun grosso fiume 
si getta nel Lago Amedeo, riconfermando del pari che 1* interno dell' Av* 
stralia consiste di una serie di basse montagne e di bacini poco profondi, 
formanti laghi nella stagione piovosa ed evaporantisi nella secca. 



D. — Gerardo Mercatore e le sue carte geografiche 

JrcoJtibu 

per M. Fiorini professore airUmversità di Bologna (i). 

I. 

§ 1. Nascita ed adolescenza del Mbrcatorb ; suoi studi all' Università di Lo* 
vanio. -*- § 2. Speculazioni filosofiche sulla cosmogonia. — § 3. Deliberazione di 
darsi alla matematica per divenire costruttore di strumenti geografici ed astronomici e 
compositore di carte geografiche. — § 4. Progressi nei nuovi studi. — § 5. Predile- 
zione per la geografia e la cartografìa. — § 6. Carta della Palestina del 1537. — § 7. 
Mappamondo del 1538. — § 8. Sfere terrestri e celesti. — § 9. Strumenti costruiti 
per Carlo V ; opuscolo che li accompagnava ; copie manoscritte che ne esistono in 
Italia. — § 10. Carta di Fiandra del 1540. — § 11. Imprigionamento del Mer- 
catore e sua libertà. — 12. Emigrazione a Duisburgo. — § 13. Carta d'Europa 
del 1554. — § 14. Elevazione alla dignità di cosmografo del duca di Cleves; pub- 
blicazione della Cronologia, — § 15. Officina del Mercatore dotata dì stamperìa. 
Suoi viaggi a scopo geografico. — § 16. Carta delle Isole Britanniche e Carta della 
Lotarìngia, ambe del 1564. — § 17. Carta universale adusum mnfiganthim del 1569. — 
§ 18. Tavole di Tolomeo edite nel 1578. — § 10. Intorno all'opera intitolata*. 
Aaas, ^ § 20. Tavole della Gallia e della Germania del 1585; dell'Italia, Schiavonia 

(i) Nella prima parte di questa Memoria si tratta brevemente delle varie carte 
geografiche, dei globi celesti e terrestri composti dal Mercatore, delle riforme geo- 
grafiche da lux operate; neUa seconda delle proiezioni impiegate nella composizione 
delle carte. 



— 95 — 

e Gretàa del 1590; preparazione di una terza pubblicazione. Morte avvenuta nel 1592. 
Pabblicazione fatta dal figlio Rumoldo. — - § 21. Vicende àéHX Atlante dopo la morte 
di Rumoldo. — § 22. Altre opere del Mercatore. — § 23. Correzione degli er- 
rori dì Tolomeo. — § 24. Del primo meridiano. — § 25. Magnetismo terrestre e 
polo magnetico. — § 26. Abilità per procurarsi i dati necessari alla composizione 
deBe carte. — § 27. Cultore della geografia matematica, storica, politica e fisica. 

§ 1. — Le giaxuli navigazioni, le maravigliose scoperte di nuovi 
mari, dì nnove isole, di nuovi continentii fatte in sullo scorcio del se* 
colo XV e nel primo quarto del XVI, diedero alla Geografìa novello e 
potente impulso. Numerosi sorsero allora i cultori degli studi geografici. 
Sopra tatti si devo Gerardo D£ Creuer che cognominossi Merca- 
tore (i). 

Nato nel 1512 a Rupelmonde in Fiandra, figlio ad un calzolajo, 
preso a prot^gere dal suo grande zio Gisberto, fratello dell'avo e 
curato dell'ospizio nel paese nativo, dopo di avere fatti i primi studi 
di latinità sotto la direzione del suo protettore, fu da questo mandato 
a compierli e ad iniziarsi nella dialettica a Bois-le-duc (Buscot/ucum), 
nel cui ginnasio ebbe a maestro Giorgio Macropedio, persona dotta 
e rinomato istitutore (a). 

(i) Il primo biografo del Mercatore fii il suo contemporaneo ed amico Gual- 
Txao Ghimnio. La Vita Gerarci Afercatoris a Guaìtero Ghymnio consertata è nella 
prima e nelle successive edizioni, escluse le ultime, del Gerardi Mercatoris Atlas, she 
cosmpgrapkica meditationes de fabrica mundi et fàbrUati figura ; è ancora nella decima, 
manca nelle posteriori. Dissero ultimamente di lui, per non citare altri, il Lelewel, 
il VAN Rakmdonck, il Brbusing ; il primo nella GécgrapkU du moyen àge. Bruxelles^ 
Tom. II, 1850 ; il secondo nel gran volume : Girard Mercator, Sa vie et ses oeuvres. 
SJ NifoUu^ 1S691 dove ne fece un'estesa biografia, ed in parecchi opuscoli, come in 
quello intitolato : Girard de Cremer ou Mercator, giographe flamand, S.t Nicolas ^ 1S70, 
dove seguita a tratteggiarne la vita ; \ ultimo nella conferenza : Gerhard Kremer gen, 
Mercator^der deuitche Gtografh, Duisburgy 1869. Veggasi pure la recensione del nominato 
opnscolo del van Racmdonck comparsa mPetermannsMitteilungen^ 1869, p. 438, e l'altra, 
che riguarda il volume citato del van Raemdonck e l'opuscolo del Bkeusing, pubblicata 
dal Bertrand nel Journal des savants, annie 1870, pp. 86-98. Ogniqualvolta citeremo 
il VAN Raemdonck senza indicare l'opera, s'intenderà citato il gran volume. 

(2) Le ricerche del van Raemdonck portano a conchiudere che gli antenati di 
Gerardo Mercatore erano originar! di Rupelmonde, che l' avo, in cerca di migliore 
Idfftiuia, si trasportò a Gangelt, villaggio del ducato di Cleves in Prussia; che, dopo 
la soa morte, l'uno dei due figliuoli, Uberto, pensò di ritornare, insieme alla fami- 
^ia, al paese paterno, dove giunse colla moglie incinta, la quale diede ben presto alla 
luce Gerardo, sesto ed ultimo genito, nella casa del curato Gisberto, zio paterno, 
che provvisoriamente aveva dato alloggio al nipote. £ però Gerardo, come conchiude 
il van Rabmdomck era, da parte de|j^ antenati, oriundo di Rupelmcmde, dove naoqne 
e vi passò la puerizia e l'adolescenza. 



_ 96 - 

Gerardo, in meno di un quadriennio, tenninò gli studi ginna- 
siali. £| quando stava per compiere i diciannove anni, si recò, a spese 
del curato Gisbbrto, all'Università di Lovanio; vi si immatricolò col 
cognome di Mercator (i) nella Facoltà delle Arti, dove s* ias^na- 
vano logica, fisica, metafisica, filoso6a morale ed eloquenza, ed al ter- 
mine del biennio ottenne il grado finale di magistero. 

§ 2. — L'alunno di Lovanio, piena la mente di filosofia, fece 
ritorno a Rupelmonde. Ma ben poco vi si trattenne. I nuovi ideali lo 
richiamarono a Lovanio, dove fissò la sua dimora per darsi intieramente 
alla filosofia naturale. Gli studi che più l'attraevano erano i cosmogo- 
nici. Con ardore immenso si mise a ricercare la soluzione del problema 
della genesi del mondo. Tanta era la passione con cui attendeva alla 
grande questione che, per isfuggire le noje degl' importuni ed i sar- 
casmi dei malevoli, lasciò Lovanio e si portò ad Anversa per meglio 
meditare nella solitudine domestica. Là ha potuto creare la sua cosmo- 
gonia, andando bensì incontro ai precetti di Aristotele, che allora 
regnava sovrano nelle scuole, ma non mettendo in urto, ciò che a luì 
moltissimo importava, la ragione colle sacre carte. 

§ 3. — Tornato a Lovanio, continuò nelle ricerche filosofiche, a 
lui cotanto care. Ma non era ricco, non avea la mìnima rendita. Lo 
zio Gtsberto, anch'esso non ricco, sibbene agiato, seguitava ad ajutarlo. 
Fiducioso, da prima, di potere trarre qualche vantaggio pecuniario dagli 
studi filosofici, si accorse, di poi, che ai filosofi, come ai poeti, non di 
rado sta l'esclamare : Carmina non dant panem. Per lui poteva anche 
avverarsi il detto : Povera e nuda vai filosofia 1 Doveva egli vivere sem- 
pre a spese del buono zio Gisberto ? Che. sarebbe stato di lui quando 
si fosse scelta una compagna ad infiorargli un poco la vita? Alla 
mente agitata da tali pensieri tornò la calma. L'uomo che fino allora, 
immerso nelle speculazioni filosofiche, aveva continuamente meditato 
sulla cosmogonia, prese una ferma risoluzione. Lasciati gli studi predi- 
letti col proposito di non abbandonarli per sempre, di sospenderli sol- 
tanto temporaneamente, volle consacrarsi ad altre occupazioni, le quali, 
pur non cessando di dargli soddisfazioni intellettuali ed essendo, in 
certo qual modo, una dipendenza delle anteriori ricerche, potessero sor- 
reggerlo nelle necessità della vita. E cod pensò d' istruirsi nelle matema- 
tiche per prepararsi a divenire costruttore di strumenti geometrici, geo- 

(i) È la versione latina del cognome Cremer che in fiammingo significa mtr- 
ciajuolo. Il fratello Gisberto, vicario a S. Nicolas, imitò Gerardo nella latinixn- 
zione del cognome. Tutti gli altri fratelli e parenti, continuando ad essere artigì«Aii 
conservarono l'antico cognome Cremer (van Raemdonck; op. cit, p. 315). 



•'^ 



— 97 — 
grafici ed astronomici e compositore di carte geografiche, che avrebbe 
disegnate, incise ed alluminate di propria mano, proponendosi anche 
d'imprimerle nella propria officina. 

n Insogno acuisce la mente. Con tanto ardore si accinse ai no- 
velli studi, con tanta intensità coltivò la nuova scienza, con tanto in- 
gegno e tanta destrezza di mano attese alle nuove discipline, che di- 
venne primo fira i primi nella costruzione degli strumenti e dei globi 
celesti e terrestri, sommo nella composizione delle carte geografiche, e 
che fu proclamato, per consenso universale, il principe dei geografi. Se il 
filosofo Rupelmondano non si fosse trovato faccia a faccia colla miseria, 
(se non presente, futura, che, morto il curato, cessavano i soccorsi) non 
avrebbe, per certo, dato un addio alle meditazioni filosofiche, alle ri- 
cerche cosmogoniche. Le opere nate dalle sue speculazioni ed ossequenti 
alla Bibbia avrebbero forse avuto un pò* di fama nel secolo XVI, ma 
presto sarebbero cadute neiroblio; poco o nessun vantaggio ne sarebbe 
venuto all'umanità; il nome suo giacerebbe dimenticato; la Geografia 
avrebbe forse dovuto aspettare ancora per molto tempo il suo riformatore. 

§ 4. — Fra i docenti che nella prima metà del cinquecento il- 
lustrarono l'Università di Lovanio levò alta fama di sé Gemma Frisio (i). 
Fu medico illustre, matematico celeberrimo, costruì globi e strumenti 
astronomici, compose ed incise di propria mano carte geografiche, e 
coltivò, in particolare guisa, la Geografìa matematica dandone prova col 
commentare la Cosmografia dell' Apiano (s). Sotto tanto maestro studiò 
il novello alunno, non ascoltandone le lezioni all'università, ma priva- 
tamente e nel fine di essere ammaestrato nelle matematiche e nella co- 
smografia. I suoi progressi furono si rapidi che la Facoltà delle Arti, 
dopo poco tempo, gli concesse d'insegnare in privato le discipline ma- 
tematicfae. Intanto, per le minervali che gli procacciava l' insegnamento 
e molto probabilmente per la vendita degli strumenti che avrà fabbri- 
cati, cominciarono a migliorare le sue condizioni economiche. £ ciò è 
d vero che lo vediamo, all'età di 34 anni, condurre in isposa una gio- 
vane di Lovanio, la quale, come afferma il suo biografo ed amico, il 
GaDiHio, era di costumi purissimi, istruita per bene nell'adempimento 
deDe accende domestiche ed adatta al suo genere di vita (3). 

(l) Ranu&o Gemma, nato a Dockum in Frisia, moti a Lovanio nel 1555. 

(a) Potrò Apiano (Bisnswitz), nato a Lipsia nel 1495, professore di mate- 
matica neir Università di Ingolstadt, morto nel 1552, pubblicò il suo Cosmographicus 
Ubtr a Landshnt nel 1524. 

(3) n nome della sposa era barbara schellekens, dalla quale ebbe tre figli e 
tre fi^e, ARifOLDO, Bartolomeo, rumoldo, emeranzia, dorotba, Caterina. 



— 9» — 
§ 5. — Nello stesso modo che fra gli studi filosofici, a cui da 

prima era intento, prediligeva la cosmogonia, cosi nelle nuove discipline 
pose amore speciale alla Geografia che con quella ha tanto legame e 
per cui ebbe sempre una vera passione, la quale mai lo abbandonò. 
JuDOCo Ondio, che gli sopravvisse, di lui \iz.\Jam vero in geographicis 
quantus arder ? puerum ferunt dies noctesque tanta animi contentione istud 
studii genus tractasse, ut saepe neque cibum interdiu^ ncque somnum nocte 
caperete E, detto che in lui, divenuto vecchio, tale ardore mai sminuì, sog- 
giunge che gli si può, anche meglio, applicare ciò che di Gallo, ap- 
presso Cicerone, riferiva Catone: Mori illum videbamus in studio di- 
metiendi pene coeli atque terrae, Quoties illum lux noctu aliquid descri- 
bere quoties non oppressit quum mane coepisset{i) f II Mercatore stesso, 
detto come avesse concepita un'opera geografica divisa in tre parti, la 
prima delle quali doveva contenere la più recente pittura delle terre 
e dei regni, la seconda le Tavole Tolomaiche restituite secondo la mente 
dell'autore, la terza la Geografia antica castigata ed ampliata, e come 
infine volesse perlustrare la genesi del mondo, cosi descrive la sua at- 
trazione per tali discipline: Quibus pulcherrimis, utilissimis simulque 
difficillimis studiis licei totus sim addictus^ amice lector (ut paulisper di- 
grediar admitte quaeso), nec sit in loto rerum humanarum numero quo 
magis delectet, ita ut molestae pene sint alia etiam necessariae occupa- 
tiones, ecc. (2). Cosi, poi le elogia: Sic tandem de universa geographia, 
magno Principum et totius orbis commodo absolveretur, quae usque adeo 
est necessaria f ut neque mercatores ad nobilissimas ditissimasque regionts 
accessum habeant^ ut cum gentibus undique contractent, et christianis 
omnes terras familiares faciant, neque Principes de suis ditionibus aliquid 
certi et solidi statuere possint, nisi operose et parum fidelibus subinde 
ministrisi quia desunt tabulae , oculati totius ditionis et situum te- 
stes (3). 

Si celebre divenne nel comporre, disegnare, incidere ed alluminare 
le carte geografiche, che tutti i suoi contemporanei lo dichiararono 
primo fra tutti i geografi e cartografi. L*Ortelio lo proclama il To- 



(i) Vedi la dedica deU'ONDio al lettore in Claudii Piolemaei Alexandrini geogra- 
pkiae libri odo, primum recogniti et emendati cum tabulis geographicis ad mentem aucto^ 
ris restitutis per Gerardum Mercatorem, jam vero a Petro Montano iterum recogniti 
et pluribus locis castigati, Francofitrti 160J, 

(2) Praefàtio ad lectoreni in Chronologia^ Hoc est temporum demonstratic exacHt- 
sima^ auctore Gerardo Mercatore, Colonia Agrippinae isàq, 

(3) De mundi cr catione ac fahrica liber, caput I nel Gerardi Mercatoris Aths» 



— 99 — 
lomeo del suo secolo, il corifeo dei geografi (i). UOndio lo loda per 

le molte doti, spesso negate ai dotti, delle quali era adomo e che rendono 

sommo il geografo (2). Pietro Bertio, geografo e storiografo di 

Linci Xni, pone in rilievo la sua abilità nel disegnare ed anche più 

nell' incidere (3). £ Bernardo Furmerio lo dice : ingenio dexter, dexter 

€t ipse manu (4). Nel fine, poi, di curare sempre più la produzione delle 

carte geografiche dotò la sua officina di una stamperia, affinchè perfetta 

riuscisse la loro impressione (5}. 

§ 6. — La prima opera geografica del Mercatore è la carta di 
Terra Santa (Amplissima Terra Sancice descriptio), in foglio grande, de- 
dicata a Francesco Craneveld, consigliere al Gran Consiglio di Ma- 
lines, e pubblicata a Lovanio nel 1537. Né è da stupire che abbia 
esordito con tale tavola. La descrizione dei Luoghi Santi ebbe sempre 
grandi attrattive; fin dall'epoca delle crociate erano ricercate le carte 
della Palestina. Marino Sanuto, in sul principio del trecento, ne ador- 
nava il suo classico LiÒer secretortsm fidelium crucis, che presentava al 
papa ed ai più potenti principi d'Europa per indurli a cacciare gl'in- 
fedeli da Gerusalemme, dalle coste della Siria, dall'Egitto e dagli altri 
luoghi abitati da cristiani (6). Vivo, prepotente era pure, nel se- 
colo XVI, nel fervore delle lotte religiose e dello studio dei vangeli, il 
bisogno di conoscere i luoghi percorsi da Gesù, i luoghi dove si com- 
pirono i meravigliosi avvenimenti narrati dalle sacre earte. 

Di quel primo saggio geografico, che riscosse l'universale ammi- 

(l) Vedi il Tkioirum oròis terrarum A, Ortelii, AtUuerpiae ijyo^ dove li 
MERCAToas, nd CtUalogus auctorum taàularum geogrQphicarttm è denominato nastri 
speculi PtàUmaius^ e dove, nella notizia che precede il Typus orbis terrarumy si ha: 
Gtrmrdus MercaUr Geographorum nostri tempoHs coriphaeus, 

(3) L'Ondio, nel luogo citato nella quarf ultima nota, dice che nel Mbrcators 
al valore nella scienza geografica accoppiavasi tingularis fuaedam et docHoribus fare 
urUenéi tUgantir pmgendiqut, praetirea et coilandi peritia : quod Uli patissi' 

Éuiari possumt qui atalim omfum in Aiscs artiòus consumpserunt, 

(3) Nella pre&sione al Thioirum geographiat veteris, edenti Petra Bertia^ Lug- 
9 Saùwarum h i Sed dtseripticHes Ptolemaei in charta primum delineans, pastea 

^ari {mam et hoc arte ad wtiraculum usqui exeelluit) inàdens,,,, 

(4) Nei versi per l'effigie del Mercatore, la qaale ne adoma VAtlanU, 
<S) Vedi a sacoessiro § 15. 

(6) n libro del Sanuto Ax stampato, per la prima volta, ad Hanau nel 161 1 
dal BONGARZio nel tomo II della Raccolta : Gesta Dei per firaneas. Intorno al quale 
fibio, di cu si hanno più codici, e di pii dissi in Le projenani delle carte geografiche^ 
Boiogma, iB8l^ pp. 654-664, si consulti : Intorno a Marina Sanuta il Vecchio, Studi di 
R, SmornsfOd, versione del ConU C. SorauMo^ nfSIl* Archivia Veneto, Tom. XXIV, Parte II, 



lOO 

razione (i), nessun esemplare, per quanto si sa, è a noi arrivato. In» 
fruttuose furono le ricerche instituite nelle principali biblioteche d'Eu- 
ropa per trovarne qualche copia. Eppure molti debbono esserne stati 
gli esemplari posti in vendita. Il solo librajo Plantin di Anversa ne 
acquistò 121, nel corso di quattro anni, dal 1568 al 1573, ciò è dire, 
trent'anni dopo la pubblicazione della carta (2). E chi sa dire quanti 
esemplari si saranno venduti prima che il Mercatori!, entrasse in re* 
lazione col Plantin? Quanti se ne saranno esitati, anche dopo, senza 
r intervento del librajo di Anversa? 

§ 7. — Altra carta composta dal geografo di Rupelmonde venne 
in luce a Lovanio nel 1538, un anno dopo la pubblicazione della Ta- 
vola di Terra Santa. È un mappamondo a doppio cuore composto in 
base alle projezioni del Werner (3) e secondo il sistema del Fineo, 
che uno ne aveva pubblicato nel Novus orbis (4). I due cuori sono 
attraversati dal meridiano centrale rettilìneo e si toccano in un punto 
dell* equatore che fa parte della loro curva terminale ; T uno comprende 
l'emisfero boreale, l'altro l'australe. Di tale carta fino a pochi anni & 
non si conosceva alcun esemplare; e, ciò che è anche più strano, 
s'ignorava affatto avere essa esistito. Né lo stesso Mercatore che 
spesso cita, nelle sue opere, i propri lavori cartografici, né il Ghimnio 
che, essendogli stato amico, ne fu il biografo, né I'Ortelio, pure suo 
amico, estensore del catalogo di tutte le carte geografiche che gli 
erano cognite (5), né altri scrittori contemporanei o posteriori mai vi 
hanno posto mente (6). È soltanto da pochi anni che ne fu scoperto 

(i) II Ghimnio (op. cit.) ha: Exorsus est Lovanii a tUscripHone Terrae Sanctae^ 
quam deinde multorum cum admiratione anno Domini trigesimo septimo ethsohfit et 
" in publicum prodire curavit — Andrea Masio, rinomato erudito del secolo XVI, rioor- 
rera al Mercatore ed alla sua carta per risolvere alcune questioni sui Luoghi Santi. 
Vedi : La géographU ancienne de la Palestine, Lettre inedite de Gerard Mercatar à 
André Masius (Extrait du Bull, de t Ac, d Archeologie du Belgique, 1883. ) 

(2) Relations commerciales entre Chr. PUmtin et Gir, Mercator, par le D, I. VAN 
Raemdonck (Extrait des Bull, de la Soe, de GÌog, cTAmters), Anvers^ 1880^ p. 29. 

(3) Delle projezioni del Werner ho trattato in Le projewioni delle earte geogra* 
fiche, Bologna 1881 p. 472 e 520 e in Le ptojetdoni quantitative ed equivalenti deUa 
eartogrc^^ § 9 (Boll, della Soc, geog, ital,^ Ottobre e seg., 1887). 

(4) Novus orhis regionum ac insularum veterihus incogniiarum^ una eum tahuùf 
oosmographiea. ParisOs MDXxxn. 

(5) Caialogus auctorum taàularum geographicetrum quotquot ad nostram «r- 
gmHonem haettnus perveture nel Theairum orbis terrarum Aérahami Ortelii, Antuer- 
pia, ijfo. 

(6) Recano stapore U sUensio dfegU scrittori intorno alla mappa cordifome del 
Mercatore e V ignoranza della sua esistenza, durata sino al 1878, quando a pensi 



lOl 

un esemplare legato insieme alle tavole di Tolomeo pubblicate dallo 
stesso Mercatore (i), il cui volume, acquistato da un dotto americano, 
fu da questo donato, a motivo della sua importanza e per sicurezza di 
conservazione, alla Società Geografica di Nuova- York. La quale segnalò 
nel SQO Bollettino del 1878 l'importante scoperta. 

La stessa Società, che nel 1879 aveva pubblicata in piccola scala 
una riproduzione della Mappa Mercatorìana, non ha esitato, in grazia 
anche delle preghiere del van Raemdonck, cotanto benemerito per le in- 
defesse ricerche intorno alla vita ed alle opere di Gerardo Mercatore, 
a riprodurla nel 1886, alla stessa scala dell' originale (2). Con tale atto 
ha reso accessibile a molti un' opera importante del grande geografo e 
provveduto a che per qualche eventualità non venisse totalmente perduta. 

§ 8. — L' officina che il Mercatore aveva creata a Lovanio 
produceva e carte e strumenti. Fra questi tenevano posto importante 
i globi terrestri e celesti. Di una sfera terrestre si ha precisa notizia. 
È quella dedicata a Nicola Perrenot, signore di Granvelle, amico e 
cancelliere di Carlo V, la quale fu pubblicata a Lovanio nel 1541 (3), 

cbe il numero degli esemplari stampati doveva essere non piccolo, poiché ora si sa, 
e dò da poco tempo, che l'autore ne aveva cedati cinquantanove nel 1567 al li* 
bnjo PuiNTiN di Anversa (ReUUions eommerciales enire G, Mercator et Chr, Plantin, 
Anvena 1880, p. 29. 

(i) Tabulai geogfaphiciu CI, Piolemaei ad mentem autor is restituta et emendatae 
per Gerardum Alercatorem, Cohniae Agrippinae MDXXXVIII. 

(2) I^hotolithographal Copy of Gerard Mercator* s Mapamonde of iJjS from an 
mipmai Engraving in the library of the American Geographical Society, 

Vedi : Oròis imago, Mappemonde de Gerard Mercatore de iSjS par J, Van 
Ratwedonck (Ext, dee Amtales du Cercle archiologique du Fe^s de Wacu, S, Micolas 
i8S6)^ e la mia Memoria : Le projenoni cordi/ormi della cartografia nel Bollettino 
dilla Società geografica italiana. Serie III. voi. II. LttgUo 1889, e precisamente a 
pag. 461-4.67. Ivi è detto che del mappamondo del Mercatore fu stampata un'imi- 
tazione, nna copia genuina, a Roma dal Lafreri, senza indicarne il vero autore; che 
di tale contraffiuione esiste un esemplare a Torino nella biblioteca dell' Archivio di 
Ststo ed altro se ne ha a S. Nicolas in Belgio nella biblioteca del Cercle archéolo- 
logipu dte Pe^s di Waas; e che a Venezia, nella Marciana, si ha una copia della 
listempa deOa contraffimone, col nome, non pia del Lafrert, ma del Salamanca. 
Ora debbo aggiungere che altro esemplare del Lafreri è pure nella biblioteca mu- 
nicipale di Breslavia, come mi scrìveva, non ^ molto, il signor Alfonso Heyer, 
il qaale attende ad uno studio sulle carte geografiche che in gran numero sono pos* 
sedute da quella biblioteca; e che ultimamente ho potuto constatare come in Roma 
sieao tre esemplari dell'edizione del Lafreri, posti in tre volumi di carte incise del 
secolo XVI, posseduti dalla Biblioteca Vittorio Emanuele. 

(3) I fusi di rivestimento della sfera, incisi di mano dell' autore, avevano l' iscri- 
aoBe : EMat Gerardtts Mercator Rupelmondanus cum privilegio Caes Maiestatis ad 



— ioa — 
e forse accompagnata da un piccolo trattato che ne spiegava V uso e 
la differenza dalle sfere di altri autori (i). 

Si ha pure esatto ragguaglio di una sfera celeste edita a Lovania 
dieci anni dopo la comparsa della terrestre e colle stesse dimensioni 
di questa. È la sfera da lui incisa, costruita e dedicata neir aprile 
del 1551 a Giorgio d'Austria, principe e vescovo di Liegi, dotto pre- 
lato e parente di Carlo V. Anche questo globo era probabilmente, come 
forse il terrestre, accompagnato da un opuscolo che spiegava il modo 
di adoperarlo (2). 

Delle due sfere, la terrestre e la celeste, parla in modo esplicito 
il Ghimnio (3). Alla prima accenna il Ruscelli, il quale, detto come e le 
palle a stampa > si debbono fare piuttosto pitcole, soggiunge: e Tut- 
c tavia io ne ho pur vedute alcune, che avevano da tre palmi e mezzo 
€ di diametro, come è una, che me ne mandò gli anni a dietro a ve- 
c dere Aurelio Porcellaga, donatagli da Monsignore di Granvella, 

< stampata in AUemagna e dedicata a suo padre, o a lui, che non bene 
€ mi ricordo questo particolare, ma so bene che la palla era molto 

< bella, e molto giusta, ed intagliata da persona molto rara, per quanto 
€ se ne vedeva nella bellezza del disegno e delle lettere (4). > 

Non è molto che la Biblioteca reale di Bruxelles ha potuto ador- 
narsi di un esemplare dei fusi di rivestimento delle due nominate sfere, 
la celeste e la terrestre. Essa li acquistò nel 1868 alla vendita pubblica 
dei libri di Benoni Verelst in Gand. In grazia, poi, delle insistenti 
preghiere del dottore J. van Raemdonck e della munificenza del Go- 
verno belga, il prezioso esemplare fu riprodotto in fotolitografìa (5). 



(i) In uno dei fusi di rivestimento della sfera leggesi : (/ài et quiòus orgumenHs, 
Uctor, ab aliorum descriuerimus editiont libellus noster indicaòtt. Con che è significata 
r intenzione dell' autore di scrìvere un opuscolo per spiegare la sfera. 

(2) Conf. van Raemdonck, op. cit. p. 32. 

(3) Op. cit. 

(4) Espositùmi et intrcduitùmi universati di Girclamo RusceìU sopra tutta la 
geografia di Tolomeo^ In Venetia mdlxi. Gap. ITI. Del modo é& fare la descrittiome 
del mondo in carta piana da potersi stampare et eucomodare poi giustamente sopra il 
corpo tondo della palla materiale, 

(5) SpKere terrestre et sphlre celeste de Girard Mercator de Rupelmonde iditSes à 
Louvain en 1S41 €t ijj^* ^dition nouveUe de i8ys d^(sprh toriginal appartenant à 
la Bibliotfuque Royale de Belgique, Bruxelles iSys» La quale edizione fa accompagnata 
dall' opuscolo : Les spKères terrestre et celeste de Girard Mercator (1S41 et iSSO* 
Notice publiie à toccasion de la reproduction a Faide du fae^simiU des lettrs fuseemx 
origimttix, gravis par Mercator et conservés à la Bibliothique Royale a Bruxelles^ par 
le Z>. y» van Raemdonck, Saint-Nicolas^ ^Syj, 



— 103 — 

Né mai cessò da parte del Mercatore la produzione di globi ce- 
lesti e terrestri. Si hanno documenti che ne attestano la fabbricazione 
di sei paja dal 1574 al 157 8» cedute al dottQre Gioachino Camerario 
di Norimberga (x) e di altre ventiquattro paja acquistate dal 1566 al 
1582 dal librajo Plantin di Anversa (a). Ciò mostra che l'officina Mer- 
catoriana deve avere prodotto un gran numero di tali globi. Ultimamente 
di alcuni fu constatata V esistenza. A Vienna, nella biblioteca della Corte 
imperiale, sono una sfera terrestre ed una celeste ; a Weimar, nella 
biblioteca granducale, hawene un altro pajo ; altro a Parigi nel Museo 
astronomico dell'Osservatorio ; ed a S. Nicolas nel Belgio il Circolo ar- 
cheologico del paese di Waas possiede pure una coppia di sfere Merca- 
toriane acquistate nel 1881 a Madrid (3). 

§ 9. — Altri strumenti, oltre i globi, fabbricava il nostro autore. 
Sì sa che il Signore di Granvelle, Nicola Perrbnot, al quale era stata 
dedicata la sfera terrestre del 154 1, lo presentò a Carlo V, e che questi, 
intelligente delle discipline matematiche, a cui in gioventù erasi appli- 
cato, quando frequentava V Università di Lovanio, gli diede V incarico di 
&bbrìcare parecchi strumenti geometrici per servirsene nelle sue cam- 
pagne militari. La prova che V Imperatore li portasse seco quando guer- 
reggiava sta in ciò, che nella guerra sassone il nemico, invaso, per 
una improvvisa sortita, il campo imperiale, mise in fiamme gli at- 
tendamenti e che per tale modo andò distrutta la collezione degli stru- 
menti del Mercatore. Al quale fu tantosto rinnovato V incarico di co- 
struirne altri, poiché a Carlo V pareva di non potere bene eseguire le 
operazioni militari quando ne'fosse stato privo. 

Qui non si arrestò l'opera sua in prò' dell'Imperatore. Nel 1552 
gli offerse un sistema di due sfere, una celeste di cristallo, ed una ter- 
restre di legno di minore dimensione e posta nel centro della prima, 
accompagnato da un ago calamitato, da un gnomone sferico e da un 
quarto di circolo ; e gli presentò pure un altro maravigUoso strumento, 
r anello astronomico. L' impiego di cotali strumenti non era tanto facile. 

(1) VAN Rakmdonck, G. Mercatore ecc. p. 139 e 246 ; vedi pure 1' opuscolo 
iadictto nella nota precedente, p. 21 e 64. 

(2) Rtlatùms comnureiales iHtr€ G. Mcrcator et Ch, Plantin y p. 29. 

(3) VAN Rasmdonck, OrbU imago, Mappemonde de Gerard Mercatore S, Nicolas 
1886, p. n., e dello stesso autore : Sphh^es eonnuit de Mercaior (ExtraU des Annales 
et Cere/e arehSohgique du Fays de IVaas, Tom. XII, 2me ]ivr., 1889); vedi pure la 
Memoria del Wiesbr : Der portulan des Infanten und nachmaligen JCònigs Philipp IT 
M» Spamen, inserita in Sitamgsierichte der JCaiserlichen Akademie der Wissenschaften, 
}kil, hist. Classe, Marzo 1876, p. 547 ; vedi inoltre 1' Appendice in fine di questa 



— I04 — 
£ però scrisse per l'Imperatore un opuscolo a fine di spiegarne l'uso, come 
attesta il Ghimnio, dal quale si ha che verso il 1551 (meglio 1552) C(f9h 
scripsit libellum de usu globi ad Carolum qumtum Imp,^ iiem de usu a$muH 
astronomici tractatulum. Di questo opuscolo, contenente i due accennati 
libelli e non mai stampato, è perduto l' originale. 

Al Lblewel, che fu grande ricercatore delle opere del Mercatore 
e che scriveva verso la metà di questo secolo, o ad altri, per quanto 
si sa, non era giunta notizia che ne esistesse copia manoscritta in 
qualche biblioteca. Ora la cosa è bene in altri termini: è risaputo che 
l'Ambrosiana di Milano no possiede un esemplare. È questo inserito nel 
codice segnato 107, R. superiore, contenente parecchi manoscritti di 
vari autori, nel cui indice è notato il titolo : L'opuscolo di Mercatore, 

Il signor RuELENS, venuto nel 1866 in Italia a ricercare, per in- 
carico avuto dal governo belga, i vecchi manoscritti che potessero 
interessare la storia del Belgio, di ritorno in patria segnalò, fra le altre 
rarità, l'opuscolo Mercatoriano esistente all'Ambrosiana ed intitolato: 
Declaratio insigmorum utilifatum quae sunt in globo terrestri, codesti, et 
annulo astronomico, ad invictissimum Romanum Imperatorem Carolum Quin- 
tum. Il quale è diviso in tre parti che trattano, rispettivamente, dell'uso 
del globo terrestre, del globo celeste e dell'anello astronomico, ed in- 
comincia coli' invocazione all'Imperatore : Invictissime Ccesar e termina 
colla sottoscrizione : Sacratissimae Majestati tuae Gerardus Mercator 
Rupelmondanus servus humillimus. 

Al Dottore van Raemdonck, come quegli che allora stava prepa- 
rando una completa biografìa del geografo di Rupelmonde, fu dato 
avviso, in modo speciale, del Manoscritto Ambrosiano. Fu per lui una 
insperata fortuna. Avuti dall' abate Gattf, bibliotecario dell' Ambrosiana, 
tutti i chiesti schiarimenti che lo persuasero non ispettare il manoscritto 
alla mano del Mercatore ed essere una copia fatta da penna italiana 
in sul principio del secolo XVII, egli rese un reale servigio alla scienza 
geografica facendone una pubblicazione, dottamente illustrata ed anno- 
tata, comparsa nel 1868 a S. Nicolas nel Belgio (i). 

(l) n N^ 5 delle Puhlications extraontinaires du Cercle archéologiqut du Payt 
de ìVaas contiene : Declaratio insigmorum utilitaium^ quae sunt in globo terrestri^ eoe* 
lesti, et annulo astronomico ad invictissimum Romanum Imperatorem Carolum Quintum, 
Opuscule inèdite di Girard Mercator, publié et annoti par le D. van Raemdonck. 
S Nicolas 1868, 

« Le manuscrit en question (scrìve U van Raemdonck a p. 5) qui figure en hnt« 
« tième rang dans le Codex et n'y occupe que qoatone pages, n'est pas, au rapport 
« de M. Gatti, de la main de l' illustre géographe de Rupelmonde : récrìture, dit-il, 



— los — 
n vanto che ha l'Italia di possedere, nell'Ambrosiana di Milano 
una copia manoscritta del celebre opuscolo Mercatoriano non è unico 
In Venezia ne esiste altra copia che fk parte di un volume contenente 
come si dirà in appresso, un manoscritto di altro autore e spettante al 
l'erudito dottore Ferdinando Jacou, professore alla scuola dei macchi 
nisti di Marina, oculato raccoglitore di libri scientifici rari, il quale lo ac- 
quistò in Milano, sette od otto anni or sono, dal librajo Pietro 
Vergari. c Ignoro, egli mi scrive, a chi appartenesse prima di passare 
e in proprietà del Vergari (ora defunto), né il detto manoscritto ha 
e indicazione alcuna, dalla quale si possa desumere l'anteriore proprie- 
« tario >. E soggiunge : < Il carattere poi, in cui è scritto l' intiero 
e volume, è tutto di una stessa mano. Ha molte abbreviature; e dalla 
e uniformità in generale della scrittura, all' infuori di alcune pagine scritte 
€ in un carattere più o meno largo, e dalle ragioni che dirò in seguito, 
e a me sembra trascritto da un amanuense della seconda metà del se- 
« colo XVI >. A, tale riguardo debbo aggiungere che, il nominato pro- 
fessore avendomi gentilmente mandata la fotografia della terza pagina 
del posseduto manoscritto, della pagina cioè, dove incomincia il testo, 
la comunicai all'abate Ceriani, l'illustre bibliotecario dell'Ambrosiana 
di Milano, il quale, colla più squisita cortesia rispondendo alle mie do- 
mande, mi significò come il manoscritto, di cui aveva sott' occhio la 
fotografia, debba ritenersi scrittura italiana del secolo XVI, od anche del 
principio del secolo seguente, e come questa, benché più elegante, sia 
dello stesso tipo che ha la scrittura del già nominato Manoscritto Am- 
brosiano. 



« en est itallenne et posterieare d'environ un demi-siècle, comme rindiquent le papier 
« et la conformatìon des lettres. Pour decider ce point avec plus de certitudct nous 
« aTons fait panrenir an bienveillant bibliothécaire de TAmbrosienne un fac-simile de 
« récrìtare et de la signature de Mercator, avec prìère de le confi-onter avec Topu- 
« scale. Confrontation fait, M. Gatti nous écrÌTit : qne le facsimile est une écriture 
« tonte differente de celle de Mercator, et qu'il n'a plus le moìndre doute que le ma- 
« nnscrìt de Milan ne soit qu'une copie >. 

U dotto abate Ceriant, l'attuale bibliotecario dell'Ambrosiana, mi ha confermato 
e spiegato con maggior precisione quanto il suo predecessore, T abate Gatti, scri- 
verà al VAN Raemdokck. In una sua lettera mi dice che la detta copia manoscritta 
delTopiiscolo del Mbrcatoeb è scrittura italiana della seconda metà del secolo XVI 
e che « appartenendo ad una Miscellanea che era nella biblioteca Pinelli non pò* 
« trebbe essere posteriore al 1601 ». 

Il PiNRLLT, a cui qui sì accenna, non è altri che il celebre Gian Vincenzo, 
sommo erudito, morto a Padova nel 1601, la cui biblioteca, trasportata a Napoli, fu 
da^ eredi renduta al Carvlinale Federico Borromeo fondatore deU' Ambrosiana. 



_r— : io6, — 

U professore Jacou si compiacque pure mandarmi un'ampia de- 
scrizione del suo manoscritto, accompagnata da non pochi schiari- 
menti. Quella e questi, per la grande importanza dell' Opuscolo Merca- 
toriano, qui trascrivo : 

< È un volume, egli scrive, legato in pergamena, e si compone di 
e tre quinterni di 1 2 carte ciascuno, preceduti da due carte di guardia 
e e seguiti da un pari numero di carte bianche parimenti di guardia, 
e ed ha perciò in totale, comprese le quattro di guardia, 40 carte in 
e gran parte intonse colle barbe e le cui dimensioni sono di circa 
e mm. 250 X 140. Non ha numerazione alcuna, e solamente i tre quin- 
c terni portano rispettivamente le s^nature A, B, C in fondo a destra 
e del recto della prima carta di ciascun quinterno ; e dette segnature 
€ sono ripetute nel fondo a destra del verso dell' ultima carta parimente 

< di ciascun quinterno. 

e Nel dorso in alto trasversalmente, in carattere minuto, ed ora 
e quasi illeggibile, trovasi scritto il titolo del manoscritto, ed in basso 
e longitudinalmente il N. 637, di carattere però diverso e di epoca 
e posteriore >. 

Indi soggiunge: e II recto della prima carta, ' quella cioè portante 
€ la segnatura A^ ha solamente il seguente titolo : Declaratio insigntorym 
e uttlitatum que sunt in Globo terrestri \ codesti, et annulo astronomico, ad 
e Invictissimum Rom, Impera- \ torem Carolum Quintum \ Gerardi Mer- 
e catoris Rupelmondani \ Rogerii etiam Bachonis de lapide Magnete \ li- 
€ bellus. — Fa d* uopo però avvertire che un precedente ignorante pos- 

< sessore del manoscritto ha cancellate (in modo che restano perfetta- 
€ mente leggibili sotto le linee della cancellatura) le parole Gerardi 
« Mercatoris Rupelmondani, e superiormente ad esse ha scrìtto Rogerii 
€ Baconis. Così pure ha fatto alla parola Rogerii della 5^ linea, sopra 
e la quale ha scritto ejusdem; per cui nell'assurdo concetto del detto 
€ possessore alle tre ultime linee del riferito titolo dovrebbero essere 
e sostituite le seguenti : Rogerii Bacìumis \ ejusdem etiam Bachonis de 
e lapide Magnete \ libellus, 

€ Nel verso della detta prima carta leggesi solamente in alto.: 
e Explicatio praecipuorum et magis 'difficilum quae sunt in globo ter- 
€ restri. Questa intitolazione manca nella edizione dello scritto del 
€ Mercatore, procurata dall'illustre dott. Van Raemdonck secondo il 
e manoscritto dell'Ambrosiana. Nella quale edizione si legge invece: 

< De usu globi terrestris ; e l' illustre editore, in una nota apposta pre- 
€ cisamente a questo luogo soggiunge : Quoique, sur la copie que nous 
« avons regue de Milan, les sept premiers chapitres qui suivent, n'aient 



— I07 — 
pomt de titre general, nous avons era cependant poavoir leur. donner 
pour titre: De usu globi Urrtstris. 

< Nel recto della a* carta comincia il testo della declaratio, che 
seguita senza interruzione fino al verso della 1 7^ in fondo alla quale 
trovasi la sottoscrizione : Gerardus Mercaior Rupd — tnondanus servus 
humilus (i). 

€ E poco dopo ha: Il testo della Declaratio del Mercatore, in* 
serto nel manoscritto, presenta alcune varianti d'importanza al testo 
edito dal dott. Van Raemdonck ed in generale ha una lezione, a 
mio credere, più esatta e sincera, a parte la punteggiatura, che è 
alquanto trascurata; il che sarebbe, a mio avviso, un criterio per 
dedurne che lo scrittore fosse un amanuense, che copiava da altra 
esemplare. Sarebbe fuori di proposito il segnare qui tutte le varianti 
che esistono fra il testo del manoscritto in parola ed il testo edito 
a S.t Nicolas. Ne accennerò alcune soltanto per dame un saggio, le 
quali, se non erro, correggono il testo edito. 

e A pag. 17 (lin. 35) della edizione stampata a St. Nicolas leg- 
gesi: eoque ibi fixo serico^ mentre nel manoscritto, nel recto della 
carta 4* (}\n. 5) si ha: coque ibi fixo servato. 

e A pag. 2 1 (lin. 6) il testo stampato ha : Antofdum Pium, mentre 
fl manoscritto, nel vano della carta 6^ (lin. 15-16) ha: Antoninum 



< A pag. 31 (lin. 15-17) il testo stampato porta: ubi Caput 

terrae est^ ad 20 graduum longitudinis retrahuntur, quae Fto- 
Umeus pomt in gradu j cum 1/4; item caput Sancti Vincentii habeat 

in longitudinem graduum 2 fere^ quod Ptolemeo est in j gradu Il 

manoscritto invece ha nel recto della carta 7' (lin. 11 -16): ubi 

caput finis Terrae est ad io graduum longituditds retrahuntur quae 
Ptolemeus ponit in gradu j cum 1/4. Item caput S,ti Vincentii habeat 
im longitudinem graduum zi fere quod Ptolemeo est in 3 gradu 

e A pag. 33 (lin. 15-17) il testo stampato dice: quare in 



(1)11 professore Jacoli, seguendo la descriaone del voliiine, ha : < immedia* 
tamente nel ncto della sacceasiva carta 18 ed in alto (i* e 2^ linea) leggesi: 
RtgerU Baekoms di lapidi Magniti \ liòellus^ il testo del quale scrìtto continua 
senta intermiìoae fino al verso della 3$^ carta. — Lo scritto in discorso ivi ter- 
oiina (lin. lo-li) alle parole Actum in Cas/ris in obsidiom \ Lueerioi, Anno /)«« 
laóg viij dii Augusti. La 36* ed ultima carta del manoscritto, escluse le già no- 
minate calte di guardia, ^ perfettamente bianca, meno la segnatura C nel verso e 
nel fendo a destra della detta carta. Ogni pagina piena del manoscritto ha 17 



— io8 — 

< Insula Carvi erti in longitudine gr.j4g 1/2^ est emm littus froximum 
e Olissiponae in gradu Umgitudinis 2 fere. Il manoflcrìtto all'opposto 
e porta nel retto della carta 8^ (Un. 7-9): Quare Insula Corvi, erit 
e in longitudine^ gr. J4g x/2^ est enim littus froximum Ulissiponae in 
€ gradu longitudinis 11 fere. 

Dopo ciò, il professore Jacoli esprìme desideri ed augurt, ai quali 
intieramente mi associo. 

e Sarebbe forse » egli ha nella chiusa della lettera e desiderabile 
e una nuova edizione della Declaratio, fatta tenendo presente il testo 
e del manoscritto dell'Ambrosiana, nonché quello del manoscritto da 
e me posseduto, e si avrebbe cosi il vero testo dell'importante lavoro 
« dell' illustre cartografo fiammingo. Auguriamoci quindi che una florida 
e salute e lunghi anni di vita ancora permettano all'illustre dottore 
« Van Raemdonck, che tanto operò per la gloria del Mercatore, di 
€ occuparsi ancora di questa nuova edizione, come a lei ed a me ha 

< promesso di fare > (i). 

Il VAN RABMDONfCK, in riguardo ai due manoscritti dell'opuscolo 
Mercatoriano che sono in Italia, ultimamente scriveva: « En 1866 M. Rue- 
c lens, conservateur à la Bibliothèque Royale de Bruxelles, ddcouvrit à 

< Milan une copie de l'opuscule de Mercator relatif à l'anneau astro- 

< nomique et au systéme des deux petits globes de bois et de cristal 

< que Mercator oflrit à Charles-Quint en 1552, et, gràce à l'inter- 
c vention de M.r Fiorini, professeur à l'Université de Bologne, nous 

< venons d'obtenir une copie d'un autre exemplaire du méme opuscule 
« appartenant à M.r le professeur Jacoli de Venice, qui a bien voulu 
€ nous le transcrire » (2). 

§ 10. — Il geografo di Rupelmonde, dopo la pubblicazione della 

(1) Ecco ancora un'importante aggiunta fatta dal Professore Jacoli alla descri- 
zione del suo manoscritto : « Aggiungerò ora alcune parole intomo al secondo scritto 
« inserito nel manoscritto di cui le tengo discorso ; voglio cioè dire dello scrìtto ivi 
« intitolato : Rogerii Bachonis de lapide Magnete liòellus» Questo scritto corì erronea- 
« mente intitolato, non è altro che la celebre Epistola di Peregrino di Maricourt La 
« lezione della medesima è buona e si accorda molto al testo edito dal Bertelli, nel 
« magistrale lavoro che questo illustre scienziato ha dedicato a tale epistola (Bollet' 
« tino di Bibliografia e Storia delle Sciente matematiche e fisiehe^ pubblicato da B. 
« Boneompagni^ Roma 1868). Evidentemente però ramanuense del manoscritto da me 
« posseduto, e che copiava da altro manoscritto, non mostra avere avuto conoscenza 
« deU'argomento, giacché vi sono molti palmari errori, dovuti certamente alla sua igno- 
« ranza. Le quattro figure, poi, che corredano detta epistola sono tutt'affittto primi- 
« tìve e pur queste mostrano la poca perizia di chi le disegnava ». 

(2) Cosi nella nota : Sphìres connues de Mercator (Extrait des Annales du 
CircU archiologique du Pays de Waas, Tom. X, 2™* livr., 1889J. 



— io9 -— 
carta della Falestiiia e del mappamondo cordiforme (i), si accinse a 
comporre la Tavola della Fiandra. Nella brama di fare un'opera che 
restasse come monumento d'arte e di scienza offerto da un cittadino 
alla sua patria, peicorse, munito di strumenti, tutto il paese per lungo 
e per largo e ne rilevò la pianta dopo di avere visitate le città e le 
castella e presa cognizione di tutte le strade e di tutti i fiumi e canali. 
Cosi potè delineare, incidere e pubblicare a Lovanio nel 1540 la 
JBxacHssima FlandrÙB descripHo, dedicata a Carlo V, la quale composta 
di quattro fogli, misura, entro il quadro, 1 m. 100 sopra o m. 806. Le 
iscrizioni sono in fianmiingo; ben poche se ne devono eccettuare, ad 
esempio la dedica e la menzione del privilegio (a). 

Credevasi perduta la gran carta di Fiandra. Nessun esemplare se ne 
conosceva. Il van Raemdonck che ne lamentava la perdita (3), ha potuto 
più tardi annunziare come in Anversa, al Museo Plantin-Morbtus, se 
ne conservi un esemplare acquistato da quella munifica Amministrazione 
Comunale alla vendita pubblica dei libri che erano appartenuti al ca- 
nonico C. B. De Ridder di Malines, morto nel 1877. 

La città di Anversa sempre mostrò come tenga in gran conto tutto 
quanto torna a lustro della patria. Superba di aver dato i natali al 
sommo geografo Abramo Ortelio, alla cui memoria tributò, non è 
molto, grandi onoranze, non lasciò sfuggire l' occasione di onorare V altro 
grande geografo fiammingo, l'immortale Mercatore. Dopo aver dato il 
nobile esempio dell'acquisto dell'unico esemplare esistente della carta 
di Fiandra, volle, aderendo alle premurose domande del dottore van 
Ra£mdonck, rendersi anche più benemerita con un atto saggio e ge- 
neroso, facendone eseguire la riproduzione alla stessa scala dell'origi- 
nale (4). Per tale modo, nell'opinione che l'esemplare posseduto dal 
Municipio di Anversa fosse unico, fu assicurata la esistenza della carta 
di Fiandra e reso a tutti ostensibile un si prezioso monumento carto- 

(i) Dopo la composizione di tali due carte il Mercatore delineò una carta 
delT Europa che rimase inedita e che più tardi deve avergli servito per formare la 
gran carta d'Europa di cai si dirà fra poco. Vedi nell'opuscolo Mercatoriano citato 
nel § precedente il Gap. : De hngiiu<Sn€ Europat castiganda, Cfr. van Raemdonck, 
Gir. Mercatmr eù, p. 79 e Oriis imago p. iv e v. 

(a) La dedica è : Carolo V, Romanorum Imperatori semper Augusto^ Gerardus 
Mtrtmior R/tpeltmondanus deuoHtsimi detScaòat, — Pel privilegio si ha : Cum graiia 
oi frimlegio Cattar eoe AiaiesiaHs, 

(3) Girard Mercator ite,, p. 49. 

(4) ^ grandi carU di Flandri dresiie en 1S40 par Girard Mercaior, Ripro- 
dmeOorn pJkaiotypiqui di fiximplain cornarvi au Mtuii PlamHm'MorituSy ixicutii daprh 
Ut oréris de t AdmimittraHom Commemali dAnoiru par yàt, AfoiSf pàoìograpÀe^ etpri- 
ikUi dumi noHii ixpKiaimi par U Doctiw y, Vam Ratatdomk. Amvirs 188». 



110 

grafico. Al Afunicipio di Anversa si debbono le massime azioni di 
grazia pel rispetto air antichità, di cui ha dato prova conservando alla 
carta del Mercatore la naturale impronta secolare e mantenendola 
religiosamente intatta come cosa sacra, per la munificenza della ripro- 
duzione e per la generosa distribuzione dei facsimile (i). 

Recentemente fu rinvenuto un altro esemplare della Exactissima 
Flandriae descriptio. Il fortunato scopritore, quegli che ne annunziò 
resistenza, è il signor Alfonso Heyer, il quale la ritrovò nella gran- 
diosa collezione di carte geografiche antiche posseduta dalla Biblioteca 
municipale di Breslavia e ne diede notizie pochi mesi or sono (2}. 

La carta della Fiandra non è graduata in latitudine e longitudine. 
Fatta in vantaggio del commercio ed a comodità dei Fiamminghi, non 
aveva bisogno di tale apparato scientifico. D* altra parte, l'autore spinto 
da* suoi compaesani e particolarmente da,i mercatanti, che pei bisogni dei 
loro commerci la reclamavano, non poteva protrarne la pubblicazione 
come avrebbe richiesto la determinazione delle posizioni geografiche di 
un certo numero di luoghi della Fiandra (3). Ma quando si accinse 
air edizione àsXV Atlante e vi riprodusse in scala minore la Flandriae de- 
scriftio, non ne ommise la graduazione. 

La gran carta del 1540 fu riprodotta, in scala minore ed in un 
solo foglio, da Michele Tramezini a Roma nel 1555, da Domenico 
Zenoi a Venezia nel 1559; altra riproduzione ne fu fatta nella Descrit- 
tione di tutti i Paesi Bassi pubblicata in Anversa nel 1567 dal Guic- 
ciardini, che la dedicò al Gran Re cattolico Filippo d'Austria, e nelle 
due opere di Gerardo De Jode : Germania geographicis tabulis illustrata 
e Speculum or bis terrarum, pubblicate ad Anversa, l'una nel 1569, l'al- 
tra nel J593. Anche TOrtelio, nel Theatrum orbis terrarum pubblicato 
la prima volta ad Anversa nel 1570, la riprodusse pure in scala mi- 
nore, giovandosi dell'autografo posto generosamente dal Mercatore a 
sua disposizione (4). (continua). 

(i) Mi permetto di rendere pubblicamente grazie all'illuminato Municipio di 
Anversa, al suo illustre Borgomastro L. DE Wakl, pel grazioso dono fattomi di un 
esemplare della riproduzione della carta di Fiandra, che mi i^nnse graditissimo e che 
conserverò con religioso amore. 

(2) Vedi la nota: Drei Mercator-Karten in der Breslautr Stadi- Bibliotek von 
Alfons Heyer inserita in Zeitschrifi fur wissenschafUkìu Geographie, Band VIT^ Heft 
2 und S' ÌVeimar i88g^ p. 379. 

(3) La granae carte de Fiandre par Gerard Mercaior» Notìce par le D, y. van 
Raemdonck (Exirait des Atmales du Cercle archioìogique du Pays de WaasX pa- 
gine 7 e 8. 

(4) Id.. pp. 17-2». 



ni. _ NOTIZIE ED APPUNTI 



A. — Geografia generale. 



La parterza del conte P. Antonelli. — Il giorno 28 dicembre 
p. p., partiva da Roma per Massaua il nostro socio d' onore, comm. 
conte Pietro Antonelli. Giunto a Brindisi, dove s'imbarcò, egli ricevette 
tra gli altri i nuovi saluti della nostra Società, per mezzo del rappre- 
sentante, comm. S. Festa, che essa a questo fine aveva preavvisato del 
suo passaggio. Questi, eseguito il suo incarico, mandò alla Società il 
seguente telegramma: e Ieri (29) giunse qui il conte Antonelli. Nella 
e breve fermata fu visitato dal Sindaco e dal Sottoprefetto e dal vostro 
< rappresentante. Il sindaco comm. Consiglio ossequiò a nome di Brìn- 
€ disi il fortunato viaggiatore, pioniere degli interessi italiani in Africa, 
e II sottoprefetto, cav. Ferri, prolTerse le sue felicitazioni e i suoi 
€ auguri. Il vostro rappresentante gli augurò a nome della Società 
e felice viaggio ed ogni successo nella sua missione. Il conte rispose 
« ringraziando e pregando fosse ringraziata la Società stessa. Stamane 
e all'alba il piroscafo partiva >. 

€ Rivista di Topografia e Catasto. » — Con questo titolo vede 
da parecchio tempo la luce in Roma e a Firenze una nuova pubbli- 
cazione periodica mensile, in supplemento al Giornale dei Lavori Pub- 
olici e delle Strade Ferrate del Regno, Essa si occupa di geodesia e di 
topografia in principal modo; poi anche dei processi per la stima dei 
fondi, del catasto nei rispetti giuridici, e fa la cronaca di quanto può 
interessare tali materie e chi le coltiva o ne ha pubblico ufficio. Questa 
Eàvista ha per principali collaboratori uomini della materia, cioè inse- 
gnanti di topografia e di geodesia, d' agraria e d' estimo. Molta parte 
neU' indirizzo del periodico vi ha il cap. C. Marselli, dell' Istituto Geo- 
grafico Militare di Firenze. Fra gli articoli finora pubblicati ve ne sono 
parecchi che trattano di rilevamenti del suolo, generali o parziali, del- 
l' Italia e di terre straniere, e dei metodi usati per la riproduzione dei 
disegni cartografici. Notevole la monografia scientifica sulla Fototopo- 
grafia in Italia dell' ing. P. Paganini, il quale trattò già del medesimo 
argomento in questo Bollettino (i). D' importanza pratica poi sono molte 
note e studi sulle triangolazioni antiche e nuove di questo o quel ter- 

(1) Vedi Bollettino, ▼. XVIII (1881), p. 492. 



— Ila — 

ritorio italiano, e su strumenti e metodi adatti a tali lavori. Le pubblica- 
zioni sono sempre accompagnate da belle tavole e carte. La Rivista ài 
Topografia e Catasto ha già riscosso le lodi autorevoli delle PetermantCs 
Mitteilungen (XI-1889, pag. 277), in cui Th. Fischer, nostro socio cor- 
rispondente, fa conoscere in Germania 1' esistenza e il valore di questa 
pubblicazione. 

Testo Atlante Ghisleri. — Di questo Atlante di Geografia sto- 
rica sono finora uscite due dispense, che contengono carte e note illu- 
strative di quel periodo medioevale, che va fino all'età delle crociate 
e dei comuni lombardi (i). 

Sui precursori di Cristoforo Colombo. — Il prof. dott. Vin- 
cenzo Grossi aperse il suo corso libero di Etnologia Americana, nella 
Università di Genova, trattando dei precursori di Cristoforo Colombo 
in America, ed esponendo le sue opinioni sulle tradizioni delle an- 
tiche spedizioni e immigrazioni dall' Asia e dall* Europa nei secoli pre- 
cedenti a quello della scoperta (Colombo^ 6-7 dicembre 1889). 

L. Fea ed e. Modiguani, nostri soci corrispondenti, furono in 
questi giorni insigniti della croce di cavaliere della Corona d' Italia, 
per i servigi resi alla scienza nei loro viaggi in Asia. A questa lieta 
notizia ci duole però di aggiungerne una triste : il dott. E. Modigliani, 
mentre s* accingeva a partire da Firenze per T Africa, fu offeso nella 
faccia dair accensione accidentale d' una scatola di polvere, che aveva 
tra le mani. Fortunatamente ebbe salva la vista ed ora la convalescenza 
procede regolarmente. 

Congresso internazionale medico. — Quest' anno a Berlino, il 
giorno 4 agosto, si aprirà il X Congresso internazionale medico. Lo 
scopo di esso è esclusivamente scientifico; e le 18 sezioni, in cui esso 
verrà diviso, daranno largo campo alla discussione di tutte le questioni e le 
materie attinenti alla medicina. Due delle sezioni annunciate nel pro- 
gramma aggiunto allo statuto, richieggono attenzione anche dai cultori 
della nostra scienza e dai viaggiatori ; e sono quelle dell' igiene e della 
medicina geografica e climatologia. 

Necrologia. — Dott. Z. Wolf^ il valoroso compagno del Wissmann 
nella esplorazione del Cassai e poi capo della Spedizione scientifica nel 
Togo, moriva, colpito da febbre perniciosa, il 26 giugno p. p., mentre 
dirigevasi nell'interno del Camerun tedesco. Non aveva ancora quaran- 
t'anni {Deutsche Kolonialzeitung^ n. 39, 1889). 

y. y. V, Tschudi, antico esploratore e naturalista, filologo e storico 
americanista, moriva a 71 anno injakobshof (Bassa Austria), il 7 otto- 
bre 1889 {Geographische Nachrichten^ n. 20, 1889). 

Maggiore P. Egerton Warburton^ esploratore australiano, che s' era 
meritata la Gran Medaglia della R. Società Geografica di Londra per la 
sua traversata da Adelaide al Fiume De Grey (1873), ™c>ri il 5 novem- 
bre del 1889 ^ Beaumont (Adelaide), nell'età di 76 anni {Nature, 
n. 1,051, 1889. Deutsche Hundschau f. G. u. S., n. 3, 90). 



(i) Vedi BoìAs&TTMOt ùétoòre'jtovembre 1889, p. 938, dicembre 1889, p. 1040, 



— 1X3 — 

B. — Europa. 

Lb costruzioni fxrroviarib in Italu. — Nel 1889 furono aperte, 
in tutto o in parte, le seguenti strade ferrate: i^ categoria: Palmi-Pe- 
tiace sulla linea Reggio-Castrocucco, per km. 6,5. — Fomovo-Berceto 
sulla linea Parma-Spezia, per km si. — Succursale dei Giovi, km. 24. — 
VallO'Pisdotta sulla linea Battipaglia-Castrocucco, per km. 17,5. — 
2* categorìa: Messina-San Filippo sulla linea Messina-Patti-Cerda, per 
knu 28. — Robilante- Vernante sulla linea Cuneo- Ventimiglia, per km. 9. — 
3^ categorìa: Argenta-Ravenna, Cesenatico-Rimini, Lavezzola-Massa Lom- 
barda sulla linea Ferrara-Rimini, per km. 69. — Ponte S. Pietro-Usmate 
sulla linea Ponte S. Pietro-Seregno, per km. 17,5. — Ceva-Prìola sulla 
linea Ceva-Ormea, per km. 18,6. — Crevalcore-San Felice sulla linea 
Bologna-Verona, per km. 11. — Valsavoja-Scordia sulla linea Valsavoja- 
Caltagirone, per km 13, 8. — Ferrovie Sarde: linea Isili-Sorgono, per 
km. 83,3. — Sassari-Alghero, per km. 23,9. — Tirso-Onniferi-Nuoro, 
sulla linea Macomer-Nuoro, km. 31,6. — Ferrovie private: Napoli-Poz- 
xuoli-Cuma, per km. 19,6. — Verona-Caprino, per km. 34,3. •*- Roma- 
Albano, per km. 29 {Popolo Romano n. 9, 1890)'. 

Schizzi oro-idrografici dell* Italia. — Secondo il concetto del 
prof cap. G. Roggero, il topografo e cartografo Pio Galli, dell' Istituto 
geografico militare, disino su 27 tavole altrettanti schizzi oro-idrografici 
deir Italia per uso della scuola. Essi hanno due edizioni : una coi soli schemi 
planimetrici e altimetrici, più le strade ordinarie e i punti delle città 
principali; l'altra contiene inoltre la denominazione geografica, si fisica 
che politica, relativa allo sviluppo del disegno. Quest'Atlantino, che rap- 
presenta divisamente le varie parti dell'Italia, è destinato tanto ad av- 
vezzare i giovinetti alla delineazione di brevi contomi e schemi, quanto 
allo studio della materia secondo il metodo topografico. 

Banchi di spugke fiirono scoperti recentemente al di là dell'Isola 
di Lampedusa. Essi si estendono per 80-100 chilometri e distano dalla 
costa S.-E. dell'isola pure un centinajo di chilometri, verso Linosa. Il loro 
fondo, che trovasi in media a 35 metri, è in parte roccioso, più sotto 
sabbioso {Marina e Comnureio^ n. 52, 1889). 

Punta Ciatagi^ra del Nord fu denominata una vetta nel Gruppo 
del Pelvo tra le Alpi Cozie, che finora non era mai stata misurata con 
ascensione. La si stimava di circa 3,145 metri, e non era nemmeno 
menzionata tra le cime più notevoli di quella catena. Ora una prima 
ascensione iktta dal sig. C. Ratti, e determinazioni ottenute da varie 
osservazioni condussero il valente alpinista a conchiudere che essa 
supera la Punta Ciatagnera Sud, con la quale non va confusa, come 
pure il Roc de Boucher, che le è vicino ; e che ha ìina quota di circa 
3,290 metri {BolL Club Alpino Italiano, n. 12, 1889). 

I Ghiacciai alpini del Guslar e del Vernagt ftirono visitati nei 
passati mesi di agosto e settembre 1889 dal dott. J. Finsterwalder e da 
altri membri del Club alpino austro-germanico. Essi poterono ultimare 
coti lavori di misurazione, che erano stati incominciati dal prof. dott. 

8 



— 114 — 
£. Richter di Graz. I due monti sopra detti furono misurati colla trian- 
golazione e con calcoli fotogrammetricii e il Ghiacciajo centrale fu cir* 
cuito e determinato in modo cosi evidente, mediante colonnette colorate 
nella circonferenza, da permettere d' ora in poi una esplorazione gene- 
rale e particolare {Feterm. Mttteilungen^ n. XII, 1889). 

Parigi porto di mare. — Come è già noto, da molto tempo si 
agita in Francia la questione di riunire Parigi al mare, mediante un 
canale navigabile. In un documento del 1789 si trova scritto che e la 
e Senna sarebbe un fiume d'oro, se la nazione intera realizzasse il 
e progetto, oggi possibile ed indispensabile, di fare approdare le navi 
e dagli estremi punti della terra nel cuore di Parigi >. Fin dal 1835 
il Consiglio Superiore dei Ponts et Chaussées avea dichiarato che il pro- 
getto era facilmente realizzabile. Ora pare che la questione abbia fatto 
un passo innanzi verso la sua risoluzione. — Un progetto presentato alla 
Camera dei deputati francese dal sig. Bouquet de la Grye, membro del- 
l' Istituto, e dal vice-ammiraglio Thomasset, venne esaminato da una Com- 
missione parlamentare, la quale concluse assai favorevolmente al progetto 
stesso. Ecco alcune notizie tolte dalla relazione presentata alla Camera 
francese dal deputato sig. Gomot. — Il canale progettato si estenderebbe 
da Parigi a Rouen, seguendo il corso della Senna, con un percorso di 
1 80 chilometri ; nel letto esso avrebbe una volta e mezza la larghezza di 
quello di Suez. La sua profondità sarebbe di metri 6,20 ; tuttavia le 
opere d'arte verrebbero stabilite per una profondità di 7 metri; il prin- 
cipale lavoro da eseguirsi sarebbe l' escavazione del porto fra Saint-Denis 
e Clichy, a monte di S. Denis. Cinque porti secondari verrebbero creati 
agli Andelys, a Vernon, a Mantes, a Poissy-Achères e ad Argenteuil. — 
I materiali provenienti da questi differenti lavori potrebbero essere molto 
utilmente adoperati. Il demanio dello Stato possiede alcuni isolotti, di cui 
la Società assuntrìce chiederebbe la concessione, allo scopo di rialzarli 
e sottrarli cosi alle piene. La pianura di Gennevilliers e quella di Achères 
ne risentirebbero pure vantaggio, perchè verrebbero rialzate di alcuni 
metri. Il progetto contiene anche indicazioni per la difesa militare del 
canale ed altre opere di utilità generale. La realizzazione di esso pro- 
durrebbe poi un abbassamento del pelo d' acqua di piena e renderebbe 
quindi meno dannosi gli effetti delle inondazioni. — Le ragioni sulle 
quali la Commissione, d'accordo anche col Ministro dei lavori pubblici 
della Repubblica e con le rappresentanze tecniche ed amministrative di 
Parigi, dei dipartimenti e dei comuni interessati, si fonda per sostenere 
il i)rogetto, sono le seguenti: i^ il canale aumenterebbe l'attività commer- 
ciale della Francia intera, ponendola in più diretta comunicazione con 
la sua capitale, e mettendo Parigi in relazione immediata con tutti i 
centri produttori del mondo ; 2^ esso permetterebbe alla Francia di lot- 
tare contro la concorrenza straniera, cosi viva su parecchi punti, e spe- 
cialmente contro Anversa, il cui movimento mercantile aumenta d'anno 
in anno a scapito degli interessi francesi; 3* esso assicurerebbe il benessere 
delle classi lavoratrici, sopprimendo gli intermediari e facendo di Parigi 
un mercato senza rivali; 4"^ favorirebbe la difesa nazionale, poiché, mentre 
ora Parigi può essere facilmente presa per fame, il canale, fortemente 



— 115 — 
difeso, renderebbe assai più facile il vettovagliamento, in guisa tale che 
fa da nomini competenti dichiarato che, Costruito il canale, Parigi diver- 
rebbe imprendibile ; 5^ non furono opposte difficoltà insormontabili alla 
realizzazione del progetto, né d* indole tecnica, né di natura finanziaria. — 
Il costo dell'opera sarebbe, al massimo, di circa 200 milioni; ma i frutti 
di essa, dice la Commissione, compenserebbero largamente V impiego del 
capitale. La relazione tien conto anche delle non poche opposizioni sorte 
contro il progetto, opposizioni del resto inevitabili, quando sia minacciato 
on notevole spostamento di interessi ; ma la G)mmissione non le ritiene 
tali da poter indurre, in qualsiasi caso, all' abbandono del progetto, 
{Chambre àes diputés^ séance 9 juillet 1889). 

La popolazione della Grecia, secondo il censimento del maggio 
1889, sommava a 2,187,208 abitanti, sopra un territorio di 64,689 km. 
quadrati. Nelle Provincie nuovamente annesse, nelle noraarchie di Arta, 
Tiìcala e Larissa, su 13,370 km. q. v'é una popolazione di 344,067 
abitanti; nella Grecia Centrale 701,090 abitanti su 24,078 km. q. Nel 
Peloponneso 771,760 abitanti su 22,201 km. q.. Le Isole Cicladi contano 
>3i»S^^ abitanti su 2,695 km. q. e le Isole Jonie 238,783 abitanti su 
2,345 km. q. Perciò la densità massima della popolazione é nelle no- 
marcbie delle Jonie, cioè complessivamente di 102 per km. q., anzi nel- 
l'Isola di Corfù si hanno 105 abitanti per km. q. ; la minima nelle 
nomarchie della Tessaglia, con 26 per km. q. Notevole é però che se- 
paratamente si presentino più spopolate e vadano spopolandosi di con- 
tinuo le nomarchie circostanti- al Golfo di Corinto, come Acarnania ed 
Etolia, con 19, Corinto con Argolide, che con 20 abitanti é in perdita 
di 6, negli ultimi 10 anni, ed Acaja con Elide che, pur avendone 29, 
ne perdette già 7 per km. q. nello stesso spazio di tempo. Abbastanza 
rapido è l' aumento nella capitale e intorno ad essa, in Attica e Beozia, 
cioè di 12 abitanti per km q in io anni; tuttavia la popolazione re- 
lativa presente è appena di 41 abitanti per km. q.. La media generale 
della popolazione relativa del Regno é di 34 abitanti, con un aumento 
dd 4 per 100 nell'ultimo decennio {Peterm. Mitteilungen, n. XII, 1889). 

Il terremoto in Grecia. — Il 25 agosto p p ebbe luogo nel Golfo 
di Corinto e lungo le due coste un terremoto, notevole per intensità ed 
estensione. Ne furono colpiti maggiormente i centri di Patrasso, Misso- 
lungi ed Etolico« Fu però osservato che, tanto in mare che in terra, la 
scossa ebbe maggiore violenza e durata in determinati punti, mentre in 
altri, vicinissimi, non fu quasi avvertita. Sul fondamento di questi ed altri 
dati si fecero molte congetture intorno alla causa, vulcanica o meno, 
remota o recente del fenomeno. Mentre il signor G. G. Forster, diret- 
tore della Società inglese per i cavi sottomarini in Grecia, pretende che 
si tratti di un crollo del letto marino a maggiore profondità di parecchie 
centìnaja di metri, il dott. A. Philippson, che da alcuni anni studia 
la geologia di quelle contrade, oppone che mancano assolutamente le prove 
scientifiche a tale asserzione, tanto più che non esistono affatto mate- 
riali né fenomeni vulcanici nelle zone colpite dal terremoto, e che d'al- 
tronde nel principale centro sismico di Patrasso non si verificarono in 
mare le solite ondate, che avrebbero senza dubbio tenuto dietro ad uno 



— ii6 — 

sprofondamento repentino e considerevole. Sicché, mancando del resto 
scandagli ed altri dati, conviene arrestarsi air idea d'un effetto locale 
e straordinario di una lenta corrosione del sottosuolo nel Golfo di Co- 
rinto ovvero ricercare altre cause {Feterm, Mitteilungen, n. XII, 1889). 

c. — Asia. 

Un viaggio a Nias. — Il dott. ing. Elio Modigliani pubblicò in 
questi giorni i risultati delle sue esplorazioni nell' Isola di Nias, in un 
grosso volume di XV-719 pagine, illustrato da ricche e numerose inci- 
sioni e fotolitografìe originali, ed accompagnato da più carte, tra le 
qu&li una speciale, che rappresenta l'isola alla scala di 1:250,000. 
L'autore, fatta a modo di introduzione una breve storia delle antiche 
relazioni fra l'Oriente e l'Occidente, per quanto può interessare il suo 
argomento, si ferma in particolare sull'Isola di Nias, recando citazioni 
e ragguagli sulla Geografia e sulla Storia della medesima. Nella seconda 
jparte del libro troviamo la narrazione del viaggio, svolta con molta 
proprietà ed efficacia, e corredata di descrizioni scientifiche di varia 
maniera e tutte d'importanza non comune. CosX le notizie geografiche, 
che toccano l'idrografia e l'orografia, le coste, gli scogli e banchi, i 
vulcani, il clima, la struttura geologica dell'isola. Poi osservazioni e 
studi antropologici ed etnologici sugli abitanti, come nel capitolo e sui 
caratteri fisici intellettuali e morali > e nelle e ricerche sull'orìgine dei 
Nias >. Viene inoltre descritta la costituzione sociale, la vita pubblica 
e privata dell' uomo e la condizione della donna ; e notizie speciali si 
hanno pure sulle arti, sull'industria, l'agricoltura, il commenio, sulla 
lingua e sulla religione di quel popolo. Di non minore importanza sono 
le appendici, che in gran parte illustrano la fauna, le carte minori che 
rappresentano l'Isola di Sumatra e di Nias su disegni antichi, e l'iti- 
nerario dell'autore dall'Italia alla Malesia. Splendide e di grande inte* 
resse scientifico sono le collezioni da lui fatte e nell' opera riferite in 
cataloghi posti in fine, e che furono già descritte partitamente negli 
Annali del Museo civico di Storia naturale di Genova da lui e da altri 
valenti naturalisti. Degne di particolare attenzione sono, fra l'altre, al- 
cune nuove specie di uccelli e d' insetti, come tra i primi il Calomis 
altirostriSf la Gracula robusta, la Cittocinela melanura, la Terpùphane 
imularis, la Macropygia Modiglianii, ecc., e tra i secondi i coleotteri fi- 
tofagi Lenta ModiglianU^ Chaetocnema Gestroi ecc., e di rettili pure una 
nuova specie, VAphaniotis acutirostris. Di questo libro i nostri soci hanno 
già avuto un saggio nel capìtolo inserito nel Bollettino (t). Conchiu- 
deremo questo breve cenno limitandoci a constatare che la presente 
pubblicazione fa molto onore al suo autore e si raccomanda anche per 
la ricchezza dell'edizione. 

Il Monte Ziarot-Dagh in Armenia (vilajet di Erzerum, distretto 
di Tortum) dopo parecchi rombi sotterranei, crollò, e da una spacca- 
ci) Vedi Bollettino, agostà 1889, p. 763. 



— 117 — 
tara di circa loo metri mandò nella sottoposta valle un (lame di fango, 
seppellendo il villaggio di Cantzorik, che vi sorgeva all'altezza di m. i,6oo 
sopra il livello del mare {Ausland, n. 39, 1889). 

Ferrovia transiberiana. — Si annunziano dalla Cina grandi pre- 
parativi che la Russia sta Scendo a Vladivostok ed a Stretensk (?) per 
ìnconiinciare nella prossima primavera la costruzione della grande strada 
ferrata attraverso la Siberia {Popolo Romano, n. 9, 1889). 

La Spedizione Russa Pievzov. — Informazioni giunte in Europa 
nel p. p. dicembre 1889 recano che il colonnello Pievzov, continua- 
tore dell' opera del Prscevalski nell' Asia Centrale, trovavasi verso la 
metà d'ottobre a Nia. Egli, con gli altri membri della Spedizione, aveva 
già determinata la posizione geografica di 10 punti, l'altitudine di 25, 
e gli elementi magnetici di altri 4 luoghi. I rilievi suU' itinerario si 
estendevano già sa 1,600 chilometri. Intanto il sig. Bogdanovic, uno 
dei compagni del Pievzov (i), ha fatto parecchie esplorazioni geologiche 
nelle valli del Raskeme-darìa e d' un suo affluente, il Tiznav {Compie- 
rendu, n. i^ 1890, della Società Geografica di Parigi 1889). 

Il Governo della Borneo Britannica. — Con Atto Reale del 
ta maggio 1889 Sua Maestà la Regina d'Inghilterra riconobbe l'auto- 
nomia governativa della Società inglese della Borneo settentrionale e 
concesse a questa il Protettorato Britannico, includendovi Brunei e Sa- 
ranak (2). I territori dipendenti dalla Società sono quelli stessi ad essa 
assegnati nel 1881, più gli altri che essa venne o sta acquistando nel- 
l'isola; e sono divisi nelle nove provincie di Alcock, CunliUe, Deut, 
Dewhurst, Elphinstone, Keppel, Martin, Mayne» Myburgh. Quantunque 
il Governo della Società goda piena autonomia nel suo esercizio, nes- 
suna modificazione può essere fatta alle leggi, né alcun patto con 
altri Stati, che non sia prima approvato dal Governo Inglese. Però la 
vendita dei terreni ai privati, e qualunque altro contratto con questi 
sarà aflatto libero dall' intervento dell' Inghilterra. Il dott. Posewitz, che 
<x>nosce a fondo quella costituzione» osserva che l' Atto recente faciliterà 
d'assai l'incremento della potenza britannica in Borneo. Intanto vi si 
nota un aumento d' immigrazione europea : nel 1887 era stata di I1756 
persone, nel 1888 sali a 4*930. Si sviluppa assai la cultura del suolo a ta- 
tecco, ed incomincia abbastanza bene anche quella del caffè e del pepe. 
L'esportazione dei legnami cresce sempre più; e le industrie minerarie 
<leU'oro e del carbon fossile vi sono sempre più incoraggiate dai mi- 
gliori sistemi di scavo e di trasporto, e dai maggiori risultati che se 
ne ottengono {Pcttrm. MitUilungen, n. X, 1889). 

Popolazione dell'Impero Giapponese. — Il censimento eseguito 
nel Giappone al principio dell'anno 1888, ed ora pubblicato, diede una 
popolazione totale di 399069,007 abitanti; di cui i9,73i>3S4 maschi e 
19,337,653 femmine, con un aumento di più di 600 mila persone nei due 
aitimi anni 1886-87 {(EsUrreich. Mojiatsschrift f, d. Orienta n. 8, 1889). 

(i) Vedi Bolle I TINO, giugno 1889, p. 499, dove si deve leggere come qnl 
FievzoT e non Peviov. 

(2) Vedi BoLLBTTiNO, tUctmbre 1889, pag. idi 8. 



— ii8 — 

D. — Africa. 

I POSSEDIMENTI E PROTETTORATI ITALIANI NEL MaR ROSSO, COn Reale 

Decreto del i^ coir., furono costituiti in una sola colonia col nome di 
€ Eritrea >, e nel Decreto stesso furono fissate le norme con cui è- 
dato stabile assetto alla organizzazione di essa. Il decreto è preceduto- 
dalia seguente relazione : — e Sire, U estensione che hanno preso i 
nostri possedimenti d' Africa e V importanza degli interessi che si sona 
creati e più si creeranno in futuro in quelle regioni, rendono ormar 
necessario di dare un assetto, se non definitivo, almeno stabile e nor* 
male, a quella nostra colonia. Occoire che alla legge stataria, ai prov- 
vedimenti eccezionali che ne regolarono fin qui l'andamento, subentrr 
il regime della legge comune, che al governo militare succeda una 
amministrazione civile, la quale, senza invadere il campo dell' iniziativa 
privata, garantisca all' individuo la sicurezza cui ha diritto e incoraggf 
lo sviluppo delle industrie e dei commerci. Se non che, lo stato poli- 
tico attuale dell' Abissinia da una parte, e del Sudan dall' altra, non 
è tale da consigliarci a deporre quella vigilanza che détte cosi buoni 
frutti in passato, e che può di nuovo, da un momento all' altro, tornar 
necessaria. Noi abbiamo, è vero, patti di amicizia e di protezione che et 
legano tanto alle popolazioni cristiane quanto* alle musulmane di quei 
paesi. Confidiamo quindi che nulla verrà a disturbare questi buoni rap- 
porti ; ma non per questo dobbiamo e possiamo ancora considerarci 
come in piena pace. Resteremo quindi con l' arma al piede, pronti 
agli avvenimenti, gelosi guardiani, in ogni caso, di quel vessillo, che in 
Africa, come ovunque, dev' essere simbolo di pace e di libertà, ma che 
al tempo istesso non teme offese, da qualunque parte ci vengano. A 
questo scopo occorre quindi conservare ancora la direzione suprema 
delle cose nelle mani di un capo militare. Il governatore, essendo con- 
temporaneamente comandante supremo delle forze di terra e di mare, 
potrà meglio garantire la sicurezza del paese, e dare a tutti i servizi 
queir unità di impulso e di direzione, che loro mancherebbe, se in 
due ne fossero divise le attribuzioni. Come funzionario civile però, egli 
dovrà ricondurre la colonia sotto l' impero del diritto comune e do- 
tarla di un' amministrazione puramente civile. Per coadiuvarlo in questo 
difficile compito, io propongo oggi alla M. V. di volergli concedere 
l'ajuto di tre funzionari, i quali, scelti fra le persone più competenti^ 
regolino, sotto la sua alta direzione, ciascuno un ramo speciale di ser- 
vizio della cosa pubblica : riuniti insieme formeranno un consiglio di 
governo, che a guisa del Vostro Consiglio dei Ministri, discuterà e ri- 
solverà le più importanti questioni della politica e dell' amministrazione 
coloniale. — Sire^ Con questa semplice organizzazione , io nutro- 
speranza che la nostra colonia possa presto prosperare di vita propria 
e tornare anche di lustro e di profitto alla madre-patria >. — U De- 
creto Reale che, come si disse, porta la data del i^ gennajo corrente, è 
del seguente tenore : — e Art. i. I possedimenti italiani del liiCar Rosso 
sono costituiti in una sola colonia col nome di e Eritrea >. — Art. 2. 



— 119 — 
La colonia avrà un bilancio ed lina amministrazione autonomi. H co- 
mando generale e 1' amministrazione della medesima sono affidati a un 
Governatore civile e militare. — Art. 3. Il governatore ha il comando 
di tatte le forze di terra e di mare che sieno di guarnigione nel Mar 
Rosso. — Art. 4. Per tutto ciò che spetta all' amministrazione civile 
della colonia il Governatore dipende dal Ministero degli Affari Esteri. 
Per tatto ciò che concerne i servigi militari egli dipende dal Ministero 
della Goerra. Per ciò che concerne il naviglio dipende dal Ministero 
della Marina. — > Art. 5. Il Governatore neir esercizio delle sue funzioni 
sarà coadiuvato da tre Consiglieri civili, uno per l'interno, uno per le 
finanze ed i lavori pubblici, ed uno per Y agricoltura ed il commercio. 
— Art. 6. I tre Consiglieri saranno nominati da Noi su proposta del 
Ministro d^li Aflari Esteri. Essi debbono essere cittadini italiani e non 
possono esercitare il commercio. — Art. 7. I Consiglieri coloniali sono 
equiparati nel grado e nello stipendio ai prefetti del regno. Saranno a 
carico del bilancio coloniale. — Art. 8. Le attribuzioni del Consigliere 
coloniale per l' interno comprendono : a) Tamministrazione civile ; ff) 
V amministrazione della giustizia ; e) la polizia e la sicurezza pubblica ; 
ii) V istruzione pubblica ; e) la polizia sanitaria ; /) le prigioni e gli 
altri luoghi di detenzione o relegazione ; g) i rapporti con le autorità 
dipendenti da governi esteri, che hanno possedimenti nel Mar Rosso o 
nel Golfo di Aden. — Art. 9. Le attribuzioni del Consigliere coloniale 
per le finanze e i lavori pubblici comprendono : a) V amministrazione 
finanziaria, le dogane, le tasse e contribuzioni diverse ; ò) ì lavori pub- 
blici e la viabilità; e) i porti, la costruzione e la manutenzione dei 
medesimi, la sorveglianza delle spiaggie, dei fari o segnali, T iscrizione 
marittima, gli ufìiìci di porto ; d) le poste, i telegrafi e le ferrovie ; e) 
le casse governative. — Art. io. Le attribuzioni del Consigliere colo- 
niale per r agricoltura ed il commercio comprendono : a) il demanio 
pubblico ; ò) la direzione e V incoraggiamento dell' agricoltura, delle in- 
dustrie e del commercio ; e) la sorveglianza delle strade carovaniere, 
il transito a traverso le differenti tribù ; d) le relazioni con gF indi- 
geni ed i loro capi, tanto all' intemo che all'esterno della Colonia, la 
scelta e conferma in ufficio dei sultani, naib, sceik, cadi, scium, can- 
tibai, le trattative politiche con l' Etiopia. — Art. 11. I tre Consiglieri 
riuniti insieme e presieduti dal Governatore costituiscono il Consiglio 
di governo. — Art. 12. Questo Consiglio è convocato dal Governatore. 
Sono di sua competenza tutti gli affari più importanti che concernono 
la politica e l'amministrazione della colonia. — Art. 13. Il Consiglio 
coloniale delibera a pluralità di voti. In caso di parità, prevale il voto 
del Governatore. Nelle materie di grave interesse politico o amministra- 
tivo, il governatore può sospendere le deliberazioni del Consiglio, rife- 
rendone al Ministro degli Afiarì Esteri, il quale deciderà. — Art. 14. 
Ogni disposizione anteriore contraria al presente decreto è abrogata. — 
Art. 1$. Il presente decreto avrà vigore a partire dalla sua data ». 

Protettorato rrAUANO sull' Aussa. — Il Governo italiano, con 
Atto del 7 dicembre p. p., notificava alle potenze firmatarie dell' Atto 
generale di Berlino 1' esistenza di uno speciale articolo del trattato fra 



I20 

r Italia e il Saltano di Anssa, quale capo di tutti i Danakili. Per que- 
sto articolo, che è il 5°, il Saltano di Aussa dichiara di |K>rre sé» i 
suoi Stati e popoli sotto il protettorato italiano, e si obbliga ad inal- 
zare la bandiera d' Italia, opponendosi ad occupazioni, in caso che al- 
tri tentasse di farle nell* Aussa {La Riforma, n. 342, 1889). 

Impero Etiopico, — Da notizie spedite per corriere ad Aden 
dal dott. V. Ragazzi, e destinate al Governo d* Italia, apprendiamo che 
il Re Menilek fu solennemente incoronato a Negus Neghest in Antoto 
il giorno 3 novembre 1889. Con messaggio del successivo 33 novem- 
bre il nuovo Imperatore annunziava al Re d* Italia la sua incorona- 
zione, ed insieme la prossima partenza per il Tigre, allo scopo di 
rimettervi l'ordine e la sicurezza {La Riforma^ n. 356, 1889). 

La Spedizione Peters, di cui più volte era stata annunziata e 
poi smentita la strage, pare sia veramente salva e diretta dal M. Kenia 
al Lago Barìngo, come già aveva una prima volta fiitto sapere un 
membro della Spedizione medesima. La nuova rassicurante fu ricevuta 
a Berlino dal Comitato di soccorso per Emin Pascià con lettere dello 
stesso Peters da Oda Boru Ruva, in data 28 settembre 1889, e poi da 
Heidt, in data 8 ottobre 1889 {Deutsche Kolonialzdtung^ n. i, 1890). 

Gli Usehuga furono completamente debellati dalle forze del 
Wissmann ; e già verso la metà di novembre erano stati ripresi i ter- 
ritori circostanti a Pangani, dopo avere per la quarta volta riconquistata 
Saadani, il 9 novembre 1889 {Deutsche Kolonialuitung^ n. 38, 1889). 

Picco dell' Imperatore Guglielmo fu denominata la suprema 
punta del Kilimangiaro, che finalmente è stata toccata, nella sua ul- 
tima ascensione, dal dott. H. Meyer, accompagnato dal prof. Purtschel- 
ler. Il giorno 6 ottobre p. p., dopo lunghe ricerche, ma senza grandi 
difficoltà, riuscì fatto alla Spedizione di salire sul picco centrale, che 
s' inalza m. 5,983 sopra il livello del mare. Di lassù si ammira il 
cratere del Kibo, del diametro di circa 2,000 metri e della profondità 
di m. 200 {Nature di Londra, n. 1,051, 1889). 

La carta di Usambara, che riassume i risultati della penultima 
Spedizione Meyer nell'Africa Orientale, comparve testé nelle Peterm, Mit- 
teilungen, ad opera del dott. O. Baumann, membro della Spedizione. Essa 
fu compilata sui documenti prima rapiti alla Spedizione dai soldati di 
Busciri e poi riacquistati per mezzo del console .inglese di Zanzibar. 
Questi documenti sono : determinazioni astronomiche, itinerari azimu- 
tali colla bussola Cater, osservazioni trigonometriche e schizzi, quote 
barometriche e trigonometriche di altitudine e determinazione della 
declinazione magnetica. La carta è alla scala di 1:400,000, e si col- 
lega a N. con quella della Spedizione Teleki sull' itinerario Maurui a 
Pare-Maboga nella valle superiore del Pangani {Peterm. Mitteilungen, 
n. XI, 1889). 

Il cap. Trivier, partito dallo Stato Indipendente del Congo verso 
la metà del 1888, si volse prima alle Stanley-Falls, e di là verso la 
regione dei Laghi. Accompagnatosi sempre a carovane, gli riusci di 
compiere felicemente il suo viaggio e di arrivare verso la metà di di- 
cembre p. p. a Mozambico {Nature di Londra, n. 1,051, 1889). 



— lai — 

E. — America. 

Gli Stati Uniti del Brasile. — In seguito alla rivolta militare del 
15 DOTembre p. p. a Rio de Janeiro, in luogo dell'Impero fu inaugurata 
là e Repubblica federale degli Stati Uniti del Brasile ». Intanto a Rio 
de Janeiro si formò un Governo provvisorio, che durerà fino al 1 5 novem- 
bre 1890, quando vi si riunirà l'Assemblea Costituente* (// Brasile^ 
n. II, 13, 1889). 

Lk esplorazioni del gap. J. Page, della Marina argentina, diedero 
risultati favorevoli alquanto per la colonizzazione del Gran Chaco. In 
molte parti, finora inesplorate o mal conosciute, delle valli del Bermejo 
e del Pilcomajo s'incontrarono estesi tratti di terreno ricco di vegeta- 
zione, e a N.-O. grandi boschi. Resta però sempre la difficoltà delle 
coaiQnicazioni naturali, essendo ivi i fiumi poverissimi d'acqua nella 
stagione asciutta, rigurgitanti in quella delle pioggie, e quindi poco o 
nulla navigabili {Ptterm. Mitteilungen^ n. X, 1889). 

La popolazione di Montevideo, per il censimento avvenuto il 
iS novembre 1889, fu calcolata provvisoriamente in 214,682 abitanti. 
Nel 1884 Montevideo toccava poco più di 164 mila abitanti, mentre 
più addietro, nel 1860, ne contava soltanto 57,913- Della popolazione 
attuale quasi metà è costituita da stranieri, e precisamente sono tali 100,104 
sai 214,682 abitanti. Pare poi che tra questi stranieri siano prevalenti 
per numero gl'Italiani, che oltrepasserebbero i 40 mila (Za Riforma^ 
n. 354, 1889). 

Il Chile nel i 888. — Il cav. Luigi Pagnoni, cancelliere della 
R. Legazione italiana in Santiago, ha in una sua recente comunicazione 
fornito alcune notizie statistiche e geografiche sulla Repubblica del Chile, 
togliendole in parte da una relazione dell' Ufficio centrale di statistica in 
Santiago, relativa all'anno 1888. Non sarà inutile spigolare qualche ap- 
punto da tale comunicazione, che per la sua data recente e per le vi- 
cende attraversate dal Chile negli ultimi anni non è priva di interesse. 
Il Pagnoni divide fisicamente il paese in quattro zone che sono : d) la 
minerale^ che si estende dal parallelo 18^ al 27^, e comprende le provincie 
di Tacua, Tarapacà, Antofagasta, e la metà settentrionale di quella di 
Atacama ; b) la minerale ed agricola^ che comprende la metà meridionale 
della provincia d' Atacama e le provincie di Coqueinbo ed Aconcagua ; 
/; la zona propriamente agricola, tra i paralleli 22^ e 33^ 30', che ab- 
braccia le Provincie di Valparaiso, Santiago, O'Higguis, Colchagua, Cundò, 
Talea, Ducajes, Manie, Nuble, Concepcion, Bio-Bio, Arauco, Malleco, 
Cantin, Valdivia, Slanquihue e Chiloè ; e finalmente d) la zona di le- 
gnami e pescherie, che va dal 43^30' al 57^ di latitudine australe. La 
estensione totale della Repubblica è ora di 753,216 chilometri ; e la po- 
polazione, secondo il censimento del 1885 e compresivi gli indigeni, era 
di circa 2, 9 5 6, 4 12. abitanti. — Gli stranieri inscritti furono 87,077, di 
cui 48,047 peruviani e boliviani, residenti specialmente nelle provincie 
di Tarapacà e Tacua, e quindi 9,835 argentini, 6,808 tedeschi, 6,303 
inglesi, 4,198 francesi, 4,114 italiani, 2,508 spagnuoli, ecc.. Calcolando 



192 

r aumento della popolazione dal 1885 al 1888 salla base di quello verifi- 
catosi dali87S al.i885,gli abitanti del Chile sarebbero ora circa 3,1 151815. 
L'attuale presidente, José liianuel Balmaceda, ha poi dato un grande 
impulso alla colonizzazione. Le entrate della Repubblica nell'anno 1888 
flirono di circa 144 milioni di lire italiane e le spese di circa 120 mi- 
lioni. Il commercio di esportazione fu in grande aumento nel 1888, 
ammontando a circa 219 milioni di lire. L'Italia vi figura, dopo l'In- 
ghilterra, la .Germania e la Francia, per sole L. 330 mila circa ; ma è 
da osservare che molte merci partono dal Chile per l' Italia sotto ban- 
diera straniera e che quindi nella statistica chilena il loro valore è com- 
putato fra le merci di altre nazioni. Riguardo all' importazione, i cui dati 
si riferiscono al 1887, l'Italia vi è rappresentata, nelle stesse proporzioni 
e salvo la medesima avvertenza, per circa un milione e mezzo di lire 
su una importazione totale di circa 135 milioni. Le strade ferrate in 
esercizio nel Chile, fra governative e private, si estendono per chilome- 
tri 2,756; ne è già concessa la costruzione ad un sindacato nord -ame- 
ricano per altri 982 chilometri; ed a queste è da aggiungersi la grande 
ferrovia, i cui lavori furono iniziati nello scorso anno, che dovrà con- 
giungere attraverso le Ande la linea che da Valparaiso e da Santiago 
mette alla città de Los Aodes nel Chile, coli' altra linea che da Buenos 
Aires conduce a Mendoza nella Repubblica Argentina. «^Concludendo il 
suo scrìtto, il cav. Pagnoni osserva, che la Repubblica del Chile cam- 
mina a gran passi verso il suo perfezionamento civile, economico e politico, 
trovandosi in grande prosperità finanziaria grazie alla conquista recente- 
mente fatta dalla provincia di Tarapacà, ricca in special modo di sal- 
nitro. Altro elemento del progresso civile di quello stato è senza dubbio 
lo straniero che, operoso ed incivilito, ha destato l'emulazione nel paese; 
il governo locale, avendo ciò riconosciuto, promuove possibilmente l' im- 
migrazione di artefici, precettori, ingegneri, ecc. {Bollettino degli Affari 
Esteri, n. 5, 1889). 

F. — Oceania. 

La Spedizione Favenc compi le sue esplorazioni lungo i Fiumi 
Gascoyne ed Ashburton, scoprendo una serie d' importanti affluenti, mas- 
sime a questo secondo corso d'acqua dell'Australia Occidentale. Però, 
tranne alcune zone di prati, il suolo è in generale poco adatto alla 
colonizzazione e poco o punto ricco di minerali utili {Peterm, Mittei- 
lungen, n. XI, 1889). 

Occupazione inglese delle Isole Unione e Fenice. — Nei giorni 
17 e 18 giugno 1889 si compiva la presa di possesso dei due Gruppi 
d'Isole Unione e Fenice dal comandante della nave inglese e Egeria », 
ed i rappresentanti degl' indigeni raccoltisi nell' Isola AtaAi riconoscevano 
la sovranità britannica. Il Gruppo delle Isole Unione è in generale fer- 
tile e popolato. L'altro delle Isole Fenice è ricco di guano, ma deserto. 
L'Inghilterra occupò queste isole per assicurarsi un punto d'appoggio 
al gran cavo telegrafico sottomarino del Pacifico, che congiungerà la 



— 123 — 

Nuova Zelanda coli' Isola di Vancouver, nell' America inglese del Nord 
(Peterm. Afiiteilungen^ n. X, 1889). 

« 

G. — Regioni polari 

L'idrografia dell'Islanda viene a subire considerevoli correzioni 
per le nuove esplorazioni fatte in quell'isola dal Thoroddsen, durante 
l'uldma estate. Egli percorse la zona montuosa posta intorno all'Ecla, 
e più particolarmente quella compresa tra il Torfajòcull e il Vatnajò- 
culi, tutta costituita di strati di palagonite e di tufo. In essa si rin- 
vennero bensì numerosi laghi, ma più circoscritti di quello che non 
metta la carta del Gunnlaugsson. Invece, di molto maggiore estensione 
è il Tborisvatn, tanto da potersi annoverare fra i maggiori dell'isola. 
Tutti questi laghi hanno la sponda alta e ripida, e non appartengono, 
come altri, a formazione glaciale, ma quasi tutti alla vulcanica. I tre 
grandi fiumi Scaptà, Hversfisfljòt e Tunghnaà non hanno punto comuni 
o vidne le sorgenti. Il Tunghnaà nasce per due sorgenti da un grande 
ghiacciajo, che piega a S. di Vonarskard verso i Monti di Fljotshverfì» 
Invece le sorgenti dello Scaptà trovansi circa 15 km. più a S., e le due 
valli superiori dei due fiumi restano divise da tre massiccie catene di 
montagne, che ininterrotte procedono dal Vatnaj&cuU al Tor&jòcull. Cosi 
pure il Fiume Hversfisfijòt nasce distante dagli altri due forse 15-22 km.. 
In mezzo a quelle catene intermedie, e precisamente tra la media e la 
meridionale, il Thoroddsen scoperse un lago, finora sconosciuto affatto. 
Esso è molto stretto, ma ha la lunghezza di 38 km. e va a toccare il 
piede del Vatnajòcull. Contiene acque glaciali, quasi bianche come latte. 
n valente naturalista islandese, dando queste notizie, conferma la sua 
opinione, che la carta dell'isola sarà completamente innovata al N.-E. 
dell' Ecla in seguito a queste sue scoperte {Pelerm. Mitteiiuì^en, n. XI, 
1889). 



IV. — SOMMARIO DI ARTICOLI GEOGRAFICI (1) 



a) m GIOI^NALI ITAUANI 

Kbale Accademia dei Lincei. — Roma, 24 ottobre, 17 novembre 1889» 

Testi somali, di Z. Bricchetti- Rohecchi. — Gli antichi confini del Golfo di Spezia^ 
di G. CapclUm. 

Nuova Antologia. — Roma, x6 dicembre 1889. 

Soli' indirizzo degli esploratori italiani nel secolo XIX, dì F, Gordon, 

Club Alpino Italiano. — Torino, 30 novembre, 25 dicembre 1889. 

Pimta Sommeiller in Val di Snsa, di C Colomba, — Sopra un'ascensione del 
Gnu Paradiso da Cogne. — Prima ascensione della Punta Ciatagnera Nord e il 
Itoc del BoQcher, di C, Ratti, 

(l) Si registrano i soli articoli geografici dei giornali penrenuti alla Societii. 



— 134 — 

Società Africana d' Itaua (Sezione Fiorentina). — Firenze, 8 dicem- 
bre 1889. 

I Somali dell' Occidente (cont.)» di P, Paulitschki, -— La Missione etiopica. — 
Estensione dei domini italiani in AfHca. — La nuova carta topografica della colonia 
di Massaoa, di A. Mori. — Le possibili industrie nei possedimenti italiani del Mar 
RossOt di Z. Bricchettì'Robccchi, — La Conferenza internazionale di Brozelles per 
la soppressione della tratta degli schiavi, di A, M.. 

Società d'Esplorazione Commerciale in Africa. — Milano, dicem- 
bre 1889. 

U capitano G. Casati, di P, Vigoni, — Da Trìpoli di Barberia, di Et, Trahelsù 

— I possedimenti francesi di Grand-Bassam e Assinie, di C G, Toni, — Cinque 
anni in Birmania, del magg. cav. T, Barberis (con carta e illustrazioni). 

R. Comitato Geologico d'Italia. — Roma, settembre-ottobre 1889. 

La conca terziaria di Varzi-S. Sebastiano, studio geologico del dott. Fed, Sacco 
(con carta). — Il lago pliocenico e le ligniti di Barga in Val di Serchio, del profes- 
sore C, De SU/afti, — La sorgente termo-solforosa di Sermione sul Lago di Garda, 
del prof. A, Piatti. 

Società degli Ingegneri ed Architetti italiani. — Roma, otto- 
bre 1889. 

II viadotto di Pademo suU'Adda. — Condizioni edilizie e demografiche di Roma. 

Giornale Ligustico. — Genova, novembre-dicembre 1889. 

Colombo e la Corsica. 

Marina e Commercio. — Roma, 8, 15, 22, 29 dicembre 1889. 

Colonie italiane neir America settentrionale. — Il Canale di Amsterdam. — La 
apertura dell' Alto Jangzekiang alla navigazione. — Navigazione del Danubio. — 
La produzione del petrolio. — Nuovo progetto inglese di Canale tra il Forth ed il 
Clyde. — Il Canale di Panama. — Statistica della immigrazione in America. 

Rivista Marittima. — Roma, dicembre 1889. 

I porti di Liverpool e di Birkenhead sul Mersey : note di viaggio dell'ingegnere 
Z. Luiggi (fine). — Le stelle, di G. G,. — Le Isole della Società e gì' indigeni 
della Polinesia: note del viaggio sulla « Caracciolo *, del dott. P, RAh (fine). 

Bollettino del Ministero degli Affari Esteri. — Roma, settembre- 
ottobre, novembre-dicembre 1889. 

Commercio e navigazione di Lattakie, 1888, di A. Guys, — Movimento com- 
merciale di Damasco, 1888, di A, Medana. — Commercio e navigazione dell'Irlanda, 
1888, di G. L. AvcMzana. — Commercio di Riga, 1888, di A^ ATamarin, — Noti- 
zie statistiche e geografiche sulla Repubblica del Chile, di L. Pagnoni, — Commer- 
cio esterno della Russia nel 1888, di V. Deciani. — Commercio d' importazione e 
d' esportazione del Guatemala, 1888, di E. Felice. -— Statistica del 1888 ed informazioni 
sul commercio egiziano, di G. Venanui. — Movimento commerciale del Vilajet di 
Giannina nel 1888, di G. Millelire. — Movimento marittimo e commerciale ne^ 
stabilimenti dello Stretto di Malacca nel 1888, di F. de Goyzueta, — Movimento 
commerciale della Serbia, 1888, di A. Nobili. — L'avvenire commerciale di Massaua, 
di A. Ceceki. — Movimento commerciale, industriale e marittimo di Anversa nel 
1888, di E. de Gubernatis. — La schiavitù nel Marocco, di A. Galletti^ Camòiagi. 

— Statistica del commercio d' importazione ed esportazione della Repubblica del Sal- 
vador nell'anno 1888, di E, Felice. — Commercio e navigazione di Fiume nel 1888, 
di F. Rogeri di Villanova. ~^ Esportazione ed importazione, e movimento di navi- 
gazione dall'estero nel Giappone (1887-88), di E. Durand de la Penne. — Rapporti 
commerciali fra l' Italia e il Distretto di Zara nel 1888, di G. Pio di Savoja. — 
Commercio estemo di Bombay, 1 888- 89, di F. B, Bot%<mi. — Commercio e naviga- 
zione della Birmania (1888-89), di V. Manassero di Costigliele. — Navigazione, agri- 
coltura e commercio delle provinde del Gran Para e dell' Amazzoni,'di E. SchivaMppa. 



Patria Italiana. — Pavia, 17 dicembre 1889. 

B « laboremos » in Africa, secondo il Tiaggìatore ing. Z. Bricchetti' Rakiceki, 

La Provincia dell'Istria. — Capo d'Istria, 1 gennajo 1890. 

Qnamaro o Quamero?, di P. 7*.. 



b) NELLE RIVISTE SCIENTIFICHE ESTERE 



SoaÉTÉ DE Géographie. — Parigi, Bollettino, X<2, Compte-rendu n. 
15-17, 1889. 

ConsiderazioDi sulla strattoni e la genesi dei Banchi di Terranaova, di % Thculet, 

— Le rovine kmere del Cambogia siamese (con carta), di L. Foum^reau, — Nota 
snll'Abissinia (con schizzo), di du Paty de Clam, — I Monti di Cong, note di H. Dit- 
vejrier, — Sulla sorte del cap. Trivier, di L, Beoiuon, — La questione del meri- 
diano iniziale dal ponto di vista diplomatico, di C Tondini de' Quarenghi, — De- 
acrìzìone sommaria delle provinde dell' Aonam, di C. Paris, — Viaggio tra gli 
Amhara, Oromò e Sidama, conferenza di G, Barelli, 

SocTÉTÉ DE Géographie commerhale. ^- Parigi, XI-4, XII-z, 1889. 

n Sud della Tunisia (con carta), di Ed. Blanc. — La provincia indiana nella 
Gnjana francese (con carta), di H. Caudreau. — Hanoi e i suoi dintorni, di C Ha^ 
lati, — La Repubblica Argentina nel 1889, di E, Daireaux, — Quattro anni di 
soggiorno nel Tonkino, di B, Balansa, — La cultura dell'arachide in Tunisia ed il 
sistema Van den Bosch, di Pellerin, — Alcuni cenni sulla Cina, di E. Frandin, — 
La ProTÌncta di Quang-Binh (Annam), di P, Ory (con carta). 

Le Tour du Monde. — Parigi, 7, 14, ai, 28 dicembre 1889. 

Due campagne nel Sudan francese (cont), del colonn. Gallieni. 

Revue des Deux Mondes. — Parigi, 15 dicembre 1889. 

Amsterdam e l'Olanda verso il 1630, di Em, Michel, 

La Géographie. — Parigi, 5, 12, 19, 26 dicembre 1889. 

Conferenza Singer. — Al Sudan francese. — Il Protettorato italiano sull'Etiopia. 

— Spedizione Stanley: suoi risultati geografici. — A proposito del Porto d'Havre. 

— La Conferenza di Braxelles. — La cartografia all' Esposizione Universale. — Il 
cap. Bingen — Di chi il Congo? — Stanley e i suoi compagni. — Stato indipen- 
dente del Congo. — Il cap. Joubert al Gran Lago Tangagnica. — Viaggio in Africa 
del cap. Trivier. — In Indocina. — Il confine franco-italiano. — Il cap. Binger al 
Sudan. — Diego Suarez. — Congresso coloniale nazionale. — La linea ferroviaria 
da Argenteuil a Mantes. 

Revue Francaise de l'Étranger et Exploration. — Parigi, i, 

15 dicembre 1889. 

Islamismo e civilizzazione. — Al Sudan francese, di Z. Sevin-Desplaces, — Co- 
loBizazione e trasporto, di A, Rhiire, — Congresso panamericano di Washington. 

— Associaztone geodetica internazionale. — Parigi a Tombuctù, di A, d^ Avril, — 
Risorse minerarie e agricole del Messico. — Ritomo di Stanley ed Emin. — Let- 
tera del Bonvalot dall'Asia Centrale. — Lo Stagno di Berre, di A. de Latte de 
la Brasse, 

Revue Maritime et Coloniale. — Parigi, novembre 1889. 

La marina mercantile italiana nel 1888, di H, Garreau, — Lo spopolamento 
dd mari, ecc., di R, Busson, — Oceanografia (statica), di y, Thaulet, 

SocKté de Géographie db Lyon. — Lione, novembre-dicembre, 1889. 

Lavori scientifici dei missionari, conferenza di V, Groffitr, — La parte della 
Fnncìa neDa civilizzazione del Globo, conferenza di E, Michel, — Esplorazione allo 



120 

Scioa, conferenza di G, Boriili, — Le missioni cattoliche in Oceania, Memoria di 
monsig. Lamasu, — La Nuova Caledonia, di F. Ordmaire, 

SOCXÉTÉ DE GÉOGRAPHIE COMMERCIALE DE BORDEAUX. BordeaUX, 

4, i8 novembre 1889. 

Sudan francese ecc. (fine), del luogot. X, (con due carte). — Canali in Inghil- 
terra, di A, Mamer. — Pronunzia e terminologia geografiche. — Dal Senegal a 
Tiaret in Algeria per la via di terra, del luogot. H,* 

SociÉTÉ Languedocienne DE GÉOGRAPHIE. — Mompellieri, XII-3, 1889. 

Storia delle contestazioni per il disseccamento delle maremme e per la costru- 
zione del Canale di navigazione tra Beaucaire e Aigues-mortes (i 738-1 746), di G. 
Viguier, — I nostii Stabilimenti della Costa della Guinea (con carta), di Riòes, — 
Per lo studio delle erosioni manne contemporanee sulle coste della Francia e della 
Algeria, di P, Caxalis de Fondouce, — Madagascar, di X.» 

SoaÉTÉ DE GÉOGRAPHIE DE TOULOUSE. Tolosa, 7-8, 1889. 

Canale marittimo dall'Havre a Marsiglia, di Laro/niguière, — Notizie dalla Cina 
e dal Giappone, di Fougues, — Una valle dei Pirenei, di Fonth, — Il commercio 
del Giappone, di G, Routier. — Sistema di pesi e misure del Giappone, del dottore 
Maurel. — La colonizzazione nella Francia continentale, del colonn. Blanchot. — 
Lo sbarramento del Fiume Vymwy in Inghilterra, di Fontès, — A bordo della « Djem- 
mah *, di (r. Labit. 

SociÉTÉ DE GÉOGRAPHIE DE LiLLE. — Lilla, Ottobre 1889. 

Discorso funebre per il gen. Faidherbe, di P. Cressy, — Gli scavi di Bulla 
Regia, del dott. Carton, — Il Mar Rosso e TAbissiaia (cont), di E, GuilloL — 
Notizia sulla Tunisia (fine), del cap. V, Duraffourg (con tavola). — La Mongolia, 
di P, Clerbeau, 

Le Mouvement Géographique. — Bruxelles, i, i6 dicembre 1889. 

Stanley in soccorso di Emin Pascià (con carta). — Tre lettere dello Stanley. — 
Lettera del dott. Emin a Sir W. Mackinnon. — La Spedizione Stanley a Kitata. — 
L'Alto Congo tra le Stanley-Falls e Niangne. — Le scoperte geogra^che della Spe- 
dizione Stanley : prima lettera dello Stanley a Grant. — Altra lettera dello Stanley alle 
Società Geografiche di Londra e di Edimburgo. 

L'Afrique explorée et civiusÉE. — Ginevra, dicembre 1889. 
Cronaca della schiavitfl. — Stanley ed Emin Pascià. 

SociEDAD Geografica Argentina. — Buenos Aires, VII-69-70, 1889. 

Congresso internazionale delle Scienze Geografiche. — Descrizione sommaria 
del Territorio Nazionale del Rio Negro. — Notizie del Governatore del Neuquen. 

Il Brasile. — Rio Janeiro, novembre 1889. 

Piante utili del Brasile. — Costituzione politica provvisoria della Repubblica del 
Brasile. — La nuova bandiera. 

Petermanns Mitteilungen. — Gotha, 4 dicembre 1889. 

Delle anomalie della temperatura sulla superficie terrestre in gennajo e in luglio, 
di R, SpitaUr, — Considerazioni sulle ipotetiche zone isolate, prive di vegetazione 
durante il periodo glaciale, nel clima temperato dell'emisfero settentrionale, del prof, dott 
O. Drude, — U terremoto in Grecia nel 25 agosto 1889, del dott. A, Philippson, — 
La popolazione della Grecia, del prof, dott A, Supan, — Il clima della Penisola di 
Malacca, dello stesso, — Viaggio d'esplorazione di Tietkens nel centro dell'Australia, 
di H, Grejffratk. 

Deutsche Rundschau fììr Geographie und Statistik. — Vienna, 
gennajo 1890. 
Stanley ed Emin Pascià nell'interno dell'Africa (con ritratto e carta). — - Le 
dune di sabbia continentali ossia le « barbane •» di ^. Mushketov (dal russo in tedesco). 



— la; — 

— Una visita a Sapaja, isola del Danubio, di H, KematmUller, — Un viaggio dn- 
rante le vacanze alla Nuova Zelanda, del dott. R, Hausìer^ — La Valle del Sntlege 
da Còtgar a Scipca (6ne), di G. T. Reichelt, 

CEsTERREicmscHE MoNATSSCHRiFT fOr den Orient. — Vienna, di- 
cembre 1889. 

Le Filippine nel 1889, ^'^ pi^^- ^* BlumeniriU. — Dalla Neva a Samarcanda, 
di Pr. V. Hellwaid^ — L'esplorazione dell' Usambara. — Le industrie metallurgiche 
del Nepal, del dott. M. Haiirlmtdt, — Catacombe sul Monte degli Olivi. 

Geographische Nachrichten. — Basilea, i, 15 dicembre 1889. 

Stanley ed Emin Pascià. — Viaggio d' esplorazione alle Luisiadi ed alle Isole 
d'Entrecasteanx (fine). — Le grandi vie di comunicazione sud-americane, di G, Car- 
rauo. — NeU'Altai. 

Deutsche Kolonialzeitung. — Berlino, 7, 21 dicembre 1889. 

n Libro bianco sulla Compagnia Reale del Niger. — Stanley ed Emin Pascià. 

— Della Spedizione tedesca per Emin. — Tsaobis ora Willhelmsfeste. — Contro la 
tratta degli schiavi. — Ancora della Spedizione tedesca per Emin PasciL — Inglesi 
e Portoghesi nell'Africa Australe. — Altre notizie dal Sud dell'Africa, di C. Bitnd, 
«- Statistica dell'Africa orientale. — La caduta della dominazione portoghese nel 
Territorio di Zanzibar (1698), di Gr,. 

Das AasLAND. — Stoccarda, 2, 9, 16, 23. 30 dicembre 1889. 

Ai confini del Gnrdistan. — Le esplorazioni dello Stanley, di H, Becker, — Le 
miniere <U rubini del Barnuu — Gabon. — Schizzi di viaggio dall' Egitto, dì E, 
Sckrecker, — Nelle Alpi della Nuova Zelanda (cont.), di R. v, Lendenfeld, — Il 
pianoro di Cnmberland nel Tennessee (fine), di O, Plumacker, — Vita agricola in 
Cina, di AdeU Fielde, «- Erberto Ward, viaggiatore africano. — Creta (Candia) e 
la sna importanza politica, di C. SpUlmatm, — Una repubblica lilipuriana (San Marino), 
di y, Okic. — Qualche cenno sul paese e sugli abitanti del N.-O. dell' Africa. — 
Sul progettato ponte tra Francia e Inghilterra. 

Export. — Berlino, 3, io, 17, 24 dicembre 1889. 

Ti commercio d'esportazione del Messico. — Il commercio marittimo tedesco nel 
1888. — Scoperta di sorgenti di petrolio a Zante. — Industria della pesca negli 
Stati Uniti d' America. — Il commercio della Svizzera nel 1888. -:- U commercio 
estemo del Belgio. — Una nuova strada ferrata nella Russia meridionale. — Una 
naova Società coloniale agricola tedesca a Borneo. — Un nuovo progetto coloniale 
al Perù. — > La rete ferroviaria nel Venezuela. 

Veretn fùr Erdkunde zu Halle. — Annuario, 1889. 

La colonizzazione del distretto del Fiume Saal e del Lago di Mansfeld (con 
carta), di M. Gdrcke, — Le tempeste nella parte settentrionale del Saal e del Lago 
Mansfeld, di G, Schwin. — Dalla Francia meridionale (con schizzi di carte), di £, 
Wiy/u. — Il distretto di Helme (parte seconda), di C Mtytr e R, RaekwiH. 

RoTAL Geographical SoaETY. -* Londra, dicembre 1889. 

Cipro (con carta), del luogot. gen. Sir R, Biddulph. — Lettere di E. M. Stanley 
sul suo viaggio dall'Alberto Nianza alle rive meridionali del Vittoria Nianza. — La 
ascensione del luog. Stairs sul Kuevenzori. — li tentativo di Rockhiil di penetrare 
in Lhassa. 

The Scottish Geographical Magazine. — Edimburgo, dicembre 1889. 

La costa meridionale dell' O. di Giava, di H. B. Guppy, — L' Isola di Cadavu 
(con carta), di y, P, Thomson, — Statistica commerciale della Sardegna. — Lettera 
di E. M. Stanley. 

Nature. — Londra, 5, 12, 19, 26 dicembre 1889. 

La Fauna dell'India britannica. — La fisica della crosta sub-oceanica, di y, 
Starkit Gardrur, — Area del suolo e profondità dell'Oceano nei primi perìodi, di 
T, MtUard-Readt, — Distribuzione di animali e piante per opera delle correnti 



— laS — 

oceaniche, di P* Camòoué, — Un aborìgeno tasmaniano npersUte, di If. Lmg'Rùtk, 

— Meteora, di P, A. Harris, — Reiasione sui risaltati magnetici dei viaggio della 
nave inglese « Challenger >, di £. W» Creak, — Sulle supposte grandi precipita- 
sioni di meteoriti nel Deserto di Atacama, di Z. F,, — Le scoperte geografiche 
dello Stanley. — La teoria dei venti di Ferrei, di II. F. B„ — La massa delle 
acque oceaniche ^ una quantità fissa ? , di A, y, yukis^Br&wm, -* Escursione geolo- 
gica ai vulcani attivi ed estinti dell' Italia meridionale. — La Flora di Suffolk, di 
y. G, B„ — Sulla creazione e struttura fisica della Terra, dell' Harrìson. — Attra- 
verso gli aMl e le isole del Gran Mare Australe, del Moss. — La permanenza dei 
continenti e degli oceani, di y, y, Murphy, — Crescerebbe la massa delle acque 
oceaniche?, di T, Mellard-Reade, 

Science. — Nuova York, 8, 15, 22, 29 novembre, 6 dicembre 1889. 

l^ varie scoperte del Lago Mistassini, di y. W, Redway, ^- Il perìodo di 
Champlain nella Valle del Susquehanna, di ìlarvey B. Bashore, — Il Terrìtorìo del 
Niassa e le sue capacità commerciali. — Ancora sulle varie scoperte del Lago Mi- 
stassini, di A, P. Low, — Stanley ed Emin. — L' Oceania : linguistica ed antropo- 
logia. — Le Isole Bermude. 

AcADEMY OF Natural Sciences of Philadelfia. — Filadelfia, maggio- 
settembre 1889. 

La Botanica delle Bahama, di C S. Dollty, — Le dune di sabbia di Lewes,. 
di y, T, Rothrock, 

SociÉTÉ DES ÉxaDES I N DOGHI NO ISES. — SaigoD, I** Semestre 1889. 

Viaggio neir Annam ed al Tonkino (1888-S9), di S, Raffegeattd, — La cultura 
dtM* aòacà^ lettera da Manilla. 

Società Imperiale Russa di Geografia. — Zapiski (Memorie), Pietro- 
burgo, XII, 1889. 

Osservazioni meteorologiche rurali in Russia nel 1887, di A, y, Voaccv. ^ 
Sulla distribuzione geografica altimetrica della popolazione maschile in Russia, com- 
parata a quella d'altri paesi (con carte), di A, JV, Amtcin, — Programma per la 
raccolta delle consuetudini giuridiche nazionali. — Lo strato di neve, sua influenza 
sul terreno, sul clima, sul tempo, ecc., di A. y, Voeicov, 

FÒLDRAJZI KdZLEMÉNYEK (SOCIETÀ GEOGRAFICA UNGHERESE). Buda- 
pest, XVII-9, XVII-io, 1889. 

Sito di Blandia, una delle Stazioni daciche della Tavola Peutingerìana, di G, Te» 
glas, — Sul Sahel, di y, yankò. — Le escursioni scolastiche dal punto di vista del- 
l' insegnamento della Geografia, di A, Berect. — Dell' interpretazione dei nomi di 
luoghi geografici, di A, Laukò. — Relazione sul Congresso internazionale di Geo- 
grafìa, di M, de Deehy, 

KoN. Danskb Videnskabernes Selskabs (Bollettino dell* Accademia Reale 
Danese). — Copenaga. 

Contribuzione alla conoscenza dell' aurora boreale, di A, PauUen, 

Ymer: Bollettino della Società Svedese di Antropologia e Geo- 
grafia. — Stoccolma, 1-2, 3-4, 1889. 

Sul Messico antico e moderno, in occasione di una vecchia carta di quella città 
e dei dintorni, di E, W. Dahlgren, — Viaggio dal Congo lungo la costa d' Angola, 
di P, Afóller. — La Terra di Re Carlo ad E. delle Spizberghe, di A". Pettersen 
(con carta). — Camerun, di JC. Krutsou, — Le sorgenti d'acqua calda di Hvera- 
vellir in Islanda, di Th. Thoroddsen (con carta). — La ripartizione primitiva dei 
Lapponi, ecc., di G, Storni, — La vita sociale degli abitanti del Congo, di F, Ulff. 

— La storia della Cartografia antica, di A. E, Nordensijàld, 

Société Khédiviale de Géographie. — Cairo, III- 4, 1889. 

Le spedizioni egiziane in Afrìca. Documenti: Ricognizione geologica a Zeila e 
a Tagiura, di y. ff, MUchelL 



I. — ATTI DELLA SOCIETÀ 



A. — Adunanze del Consiglio Direttivo. 

{Estratto dei processi verbaìi). 

Sedata del iS gennajo iSgo, — Presenti il presidente, march. Nohili- 
Vitelieschi, il vice-presidente Malvano^ ì consiglieri Allievi^ Sodio, Cardon, 
Cerniti^ Gatta, Hilffer, Lupacchioii, Porena, Salvatori e il segretario Vac- 
ehieri. 

Sono presentati il bilancio consuntivo e quello patrimoniale della Società 
per Tanno 1889 e si dà lettura della relazione che li accompagna. 
Dopo alcune dilucidazioni, i bilanci stessi sono approvati nella somma 
& L, 91,414. 56 per il consuntivo, tanto in attivo che in passivo, e 
nella somma di L. 2 3 9» 3 3 7. 79 per il patrimoniale, ^[ualmente in pas- 
sivo e attivo. 

Dovendosi procedere alla aggiudicazione delle grandi medaglie d' oro 
ed alla nomina dei soci d' onore e corrispondenti, il Consiglio invita il 
presidente ad eleggere una Commissione, che presenti ad una prossima 
riunione le proposte da discutersi ed eventualmente approvarsi. 

A membri di questa Commissione il presidente elegge i consiglieri 
Blasema, Lupacchioli e Porena. 

È comunicata dal presidente la seguente lettera di ringraziamento, 
a lui diretta dal cap. Casati: 

e Zanzibar, 16 dicembre i88g. — - Ringrazio per le felicitazioni 
e che la S. V. 111."^, a nome della Società Geografica Italiana, mi invia 
e in occasione del mio arrivo a Zanzibar. Sensibile alle cortesi esibi- 
e zioni, porgo i miei sensi di gratitudine alla S. V. 111."*^ non che all' ono- 
€ revole Consiglio della Società. — Della S. V. III."»» dev.™« Casati. » 

Dopo alcune altre comunicazioni di trattative in corso, sono inscritti 
nei soliti modi i nuovi soci : Roggeri cav. Giuseppe, Milano (Bertacchi 
e Dalla Vedova); Gabinetto di lettura del 51° fanteria, Verona (Cerruti 
e Gatta); {Lossi Enzo, Bologna (Monaci e Padovani); Oldrini Ales- 
sandro, New- York (Baratierì e Porena). 

Seduta del 2j gennajo i8go, — Presenti il presidente, march. Nobili' 
ViielUschi, il vice-presidente Malvano^ i consiglieri Cavalieri, Cardati, 
Cerruti, Gatta, Giordano^ Lupacchioli, Pelloux, Porena, Salvatori, Tac- 
chini e il segretario Vcuchieri, 



130 



Il presidente dà lettura del telegramma spedito a Torino nella 
luttuosa circostanza della morte di S. A. R. il Duca d' Aosta, nostro 
socio a vita. Il telegramma è il seguente: 

e Commendatore Rattazzi, Palazzo Reale, Torino. — Prego pre- 
c sentare a Sua Maestà i sensi di vivissimo rimpianto e di profonda 
€ condoglianza della Società Geografica Italiana per la irreparabile 
€ perdita fatta dalla Maestà Sua e dalla intera nazione. — Vitel- 
€ LESCHi, presidente. > 

A questo telegramma fu data la seguente risposta: 

e Senatore marchese Vitelleschi, presidente Società Geografica Ita- 
c liana. — Le condoglianze di codesta illustre e benemerita Società 
€ furono accolte con grato animo da Sua Maestà il Re, che esprime 

< a Vossignoria vivi ringraziamenti, pregandola a rendersene interprete 
e presso r Istituzione della quale è degno presidente. — Per il Mi- 
€ nistro, Rattazzi. > 

Nello stesso tempo il presidente aveva inviato il seguente tele- 
gramma al conte professore Salvadori, rappresentante della nostra Società, 
a Torino: 

€ Prego rappresentare Società Geografica al funerale di S. A. R. 
« il compianto Duca d' Aosta, nostro socio a vita, aggregandosi possi- 
c bilmente qualche altro membro della nostra Società. — Vitelleschi, 

< presidente. » 

A questo telegramma il conte T. Salvadori rispose con lettere dei 
giorni 20 e 22 gennajo 1890. 

La seconda di queste dice : e A compimento dell* incarico ricevuto 
« mi faccio un dovere di significarle, che il cav. Alessandro Martelli ed 
e io abbiamo rappresentato la Società Geografica Italiana ai funerali 

< di S. A. R. il Duca di Aosta. Come Ella avrà appreso dai giornali, 
€ le Società civili non intervenivano ufficialmente: il cav. Martelli si 
€ incaricò d'inscrivere la Società Geografica Italiana presso il Muni- 

< cipio e di annunziarne V intervento alla Gazzetta Piemontese. — Ho 
€ . r onore di rassegnarmi, suo dev. T. Salvadori. > 

■ 

Il relatore della Commissione eletta per proporre T aggiudicazione 
delle onorificenze sociali legge la relazione approvata dalla Commis- 
sione stessa, secondo cui è proposto il conferimento della grande Me- 
daglia d* oro di S. M. il Re all' esploratore £. M. Stanley, e la no- 
mina a membri d' onore del cap. G. Casati e di Emin Pascià. Le 
proposte della Commissione sono approvate. 

È data lettura di una lettera del Municipio di Perugia, colla quale 
si domanda che la Società Geografica interponga i suoi buoni uffici 
presso il Governo, perchè il Governo stesso promuova e curi a proprie 
spese il trasporto, da Let-Marefià in patria, delle ceneri del marchese 
Orazio Antinori. Esistendo su tale argomento una deliberazione presa 
dal Consiglio parecchi anni addietro, la Presidenza è invitata di far 
ricercare e di presentare ad una prossima adunanza del Consiglio la detta 
deliberazione, per procedere quindi ad una risoluzione. 



— 131 — 

Nei soKd modi è inscritto il nuovo socio, cay. Silvestrelli Giulio, 
Roma (prop. Vitelleschi e Salvatori). 

Sono pervenuti alla Società i seguenti doni : 

/s/uMb Gtagrafico Militare: Carta d'Italia, alla scala di i: 100,000 
— Monte Rosa, Brescia, S. Casciano in Val di Pesa, Isola d* Elba, 
Piombino, Grosseto, Orbetello. Firenze, Istituto Geografico Militare, 1889. 
Fogli 7 in zinco-litografia (dono della Direzione dell'Istituto Geografico 
Militare). 

— Stanley's £xplorations (1868-89) in Africa: a new Map ecc.. 
Londra, G. Philip e F., 1880. Foglio in tipolitografia (dono del- 
l' editore). 

— Bollettino trimestrale n. 4, 1889, della Associazione Nazionale 
per soccorrere i Missionari cattolici italiani. Firenze, M. Cellini e C., 
1S89. Op. di pag. 56 (dono dell'Associazione). 

Ouis L. ed aiiri: Revista do Observatorio: dezembro de 1889. 
Rio de Janeiro, Lombaerts e C, 1889. Fase, di pag. 24 (dono deUa 
Direzione dell' Osservatorio di Rio de Janeiro). 

— Stanley-Emin-Casati : Supplemento illustrato al Corriere della 
Sera, Milano, Tipografia degli operai, 1889. Foglio (dono del signor 
Dabbene). 

Baròèris magg, T. : Cinque anni in Birmania : note. Milano, F. 
Vallardi, 1889. ^o^- ^^ P^S* ^^^ ^^^ carta ed illustrazioni nel testo 
(dono dell' editore). 

Ministero del Fomento del Venezuela: Annuario Statistico degli 
Stati Uniti del Venezuela. Caracas, Stamperia del Governo, 1889. Fo- 
glio con carta, ritratto e pag. 9 di testo (dono del signor Emilio 
Olivieri). 

CoiH ten. E. : U capitano Casati. Novara, Tip. Rizzotti e Me- 
rari, 1890. Op. di pag. 24 con cartina (dono dell'autore). 

Rohlfs dott G, : Tripolitania — Viaggio da Tripoli all'Oasi di Ku- 
fra. Edizione italiana per cura del prof. G. Cora. Milano, F. Vallardi, 
1889. Voi. di pag. XI-242, con una ca^ e numerose illustrazioni 
^dono dell' autore). 

Académie des Sciences de Cracovie : Bulletin intemationale : décem- 
brc 1889. Cracovia, Tip. dell'Università, 1889. Fase, di pag. XXIII 
(dono dell'Accademia delle Scienze di Cracovia). 

Astmann doc, K, : Das Wetter : meteorologische Monatsschrift fUr 
GebQdete aller Stende. VII-z. Brunswick, O. Salle, 1890. Fascicolo di 
pag. 24 (dono dell' autore-editore). 

Marinelli G.: La Terra: trattato popolare di Geografia univer- 
sale. Disp. 21 1-2 12, 213-214 Milano, Vallardi, 1890. Fascicoli 2 di 
di pag. 32 ciascuno (dono dell' editore). 

Martinez A. B.: Boletin mensual de Estadistica municipal, -no- 
vìembre 1889. Buenos Aires, Comp. Sud-americana, 1889. Voi. in 8^ 
{dono del Municipio di Buenos Aires). 

Direnane generale delV agricoltura: Annali, 1889. Atti ecc., perla 
filossera. Roma, Botta, 1889. — Il forno rurale cooperativo. Roma, tip. 
Aldina, 1889. — Divisimu industria commercio e credito: Bollettino, VII-U. 



— 132 — 

Roma, Botta, 1889. — Diri%ione generale della statistica: Popola- 
zìonc, Movimento dello stato civile; Anno XXVI-1887. Roma, Tip. El- 
zeviriana, 1889. Voi. di pag. XLV-276. — Annali di Statistica. Sta- 
tistica industriale. Fase. XIX. Industria della macinazione dei cereali* 
Roma, Tip. BotU, 1 889 (doni del Ministero d' Agricoltura, Industria 
e Commercio). 

Eho dott. F. : Le Isole della Società e gì' indigeni della Polinesia ; 
note d'un viaggio sulla < Caracciolo ». Roma, Forzani, 1889. Opusc* di 
pag. 81 (dono dell'autore). 

ffann prcf, /. ; Beitrflge zur arktischen Meteorologie. Vienna, 
Giornale Meteorologico, 1889. Op. estratto di pag. 9. — Die meteorok>- 
gische Ergebnisse der Lady Franklin Bay Expedition 1881*83. Vienna, 
Giorn. Meteor., 1890. Op. estratto di pag. 18 (doni dell'autore). 

Magliano cav. Ji.: Interessi italiani nell'America centrale, ecc.. 
Roma, Tip. delle Mantellate, 1889. Volume di pag. 193 (dono del- 
l' autore). 

GanzenmUller doct. K. : Definitions of Geographical Names ecc.. 
Nuova York, American Geographical Society, 1889. Op. di pag. io, in 
Bulletin della Società Geografica Americana (dono dell' autore). 

Strafforello prof, G, ed altri: La Patria: Geografia dell'Italia. 
Dispense 18*, 19*, 20*. Torino, Unione tip. edit, 1890. Fase. 3 di 
pag. 32 ciascuno (dono dell' editore). 

Bricchetti' Robecchi ing. Z. ; Testi somali, nota. Roma, Tip. della 
Accademia dei Lincei, 1889. Op. di pag. 11 (dono dell'autore). 

Annotti A. : L' Avvenire delle lingue : studio. Milano, Società di 
Esplorazione, 1890. Op. estratto di pag. 12 in due colonne (dono 
dell' autore). 

Brussali G,: e Le Hajasdan > periodico armeno-francese, n.' 7-8. 
Londra, Gilbert et Rivington, 1890. Foglio di pag. 12 (dono della 
Redazione). 

Zucchinetti dott V. : Souvenirs de mon séjour chez Emin pacha 
el Soudani ecc.. Cairo, Tip. propria, 1890. Op. di pag. 17 in 4^. Co- 
pie 6 (dono dell' autore). 



B. — Adunanze della Società. 

Adunanza generale amministrativa del 26 gennajo iSgo. 

Presiede il marchese F. Nobili- Vitelleschi. 

Sono presenti i soci: G. Angelini con procura dei soci G. Buo* 
nomo, D. Civelli, F. Occhini, St. Torlonia) ; C Bertacchi (A. Rossi) ; 
L. Breganze (Biblioteca d' Imola, C. Monari, G. Pietrasanta, E. Reu- 
ther) ; R. H. Budden ; F. Cardon (G. Adamoli, Istituto Industriale di 
Sondrio, P. Manfroni, F. Sacchi e figli) ; A. Chigi (Biblioteca del Pre- 
sidio di Padova, G. de MaiTutiis, L. Orsini, G. B. Recagno) f G. A. 
Colini ; G. Dalla Vedova (O. Baratieri) ; L. Dal Verme (B. Clementi, 
E. De Parente, G. Marcbiori, G. Peretti) ; J, De Benedetti (A. Castel- 



— 133 — 

lant, P. Ghera, G.* Maccary, P. Scareozio) ; A. Ferrati ; R. Font^nive 

<C. De Toni, L. Martinelli, F. Pellegrini, G. Segato) ; G. E. Fritasche 

{R. Antinori, F. Borsari, A. Carruccio, D. Feliciangeli) ; F. Gasco (L, 

Beitolini, F. Costa, F. Roesler, G, Romiatì) ; L. Gatta (S. De Castronei 

V« Knxi, M. Lnzzattì, A. Peiroleri) ; F. Giordano (G. Fratellini, L. 

Pelloox, F. Sartori, E. Tedeschi); S. Lupacchioli; G. Mal vano; E. Mayor 

{F. C. Giardina, V. Grossi, Istituto Tecnico di Piacenza, U. Pacca* 

gncUa); L. M. Minerbi; F. Nobili- Vitelleschi (E. Cosenz, L. F. Me* 

nabrea, C. Negri, Ulisse Barbolani R.) ; L. Pigorini, (L. G. Dell'Oro, E. 

nni, T. Pertica, C. A. Racchia) ; A. Pisani-Dossi (P. Antonelli, G. 

i) ; C. Fontani (G. Berchet, A. Biasiutti, Istituto Tecnico di 

Udine, L. Schiaparelli) ; F. Porena (G. Gambino, Istituto Tecnico di 

Torino, D. Lecchi, E. Martinori) ; V. Prinzi valli; E. Raseri (L. Bodio, 

S. Carcano, F. Turchi) ; P. Rezzadore ; V. Sallier de la Tour (E. Bur* 

aio, G. Cuzzeri, A. De Bianchi, C. S. Festa) ; F. Salvatori (T. Minelli, 

G. Nerv^^na, D. Pantanelli, G. Taglierini) ; G. Silvestrelli (G. B. Borea, 

K Martin Lanciarez, G. Morìondo, C. Serra) ; P. Tacchini (E. Mil* 

losevich). 

Il Presidente, in conformità all'ordine del giorno pubblicato, invita 
il socio revisore G. Angelini a dar lettura della relazione sui conti del- 
l' anno 1888. 

La Relazione è la seguente: 

€ Facile compito si fu quello di verificare i risultati dell' anno so- 
-dale 1888, che si chiude con un avanzo netto, passato nel conto pa- 
trimoniale, di L. 55,035. 03. 

L' entità di questa cifra trova la sua spiegazione nel fatto dell' as- 
segno di L. 50 mila, stabilito dal Governo del Re a profitto di questa 
beoemerìta Società. 

Però, indipendentemente da questa liberalità dello Stato, il bilan- 
cio si chiuderebbe sempre con oltre 5 mila lire di avanzo, somma 
sempre maggiore (benché di poco) alle rimanenze attive degli esercizi 
pxecedentL 

Sul capitolo delle quote arretrate abbiamo avuto la soddisfazione 
di riscontrare che ben 97 quote furono incassate, rappresentanti 1,940 
lire, mentre altre L. 18,060 erano entrate in cassa per 903 quote 
dell'anno 1888. 

Se ci portiamo ad esaminare partitamente i diversi capitoli del 
Mancio, troviamo che il Bollettino ha richiesto qualche spesa di più 
per un più esteso lavoro di tipografia o di litografia, per maggiore copia 
di carte topografiche o di disegni, mentre le conferenze figurano per 
una spesa di un terzo minore dell' esercizio precedente. 

Oramai le mutate condizioni di questa nostra Società, ed il suo 
stato di stabile floridezza permetteranno di impiegare in questo capitolo 
delle conferenze una somma alquanto più rilevante, perchè a queste 
venga data maggiore pubblicità e dilTusione. 



— 134 — 

Le spese generali di amministrazione hanno oscillato entro i limiti 
ordinar!, ottenendosi anzi un risparmio di lire 727. 51 sul bilancio 
precedente. 

Nel capitolo Sussidi agli studi e viaggi, abbiamo trovato Tacquistò 
di molti istromenti ed oggetti, o per la nostra Stazione di Let-Marefià, 
o per viaggiatori che per speciali titoli raccomandavansi all' attenzione 
della Società. 

Gli altri cespiti delle spese furono tutti trovati scrupolosamente 
giustificati, tanto per la convenienza del motivo, quanto per la loro 
esatta scritturazione. 

Non ci rimane, o signori e colleghi, che di proporre a voi 1' ap- 
vprovazione del bilancio, esprimendo il voto che i soddisfacenti risultati 
sinora ottenuti siano sprone alla Società Geografica Italiana di rendersi 
sempre più benemerita della scienza non meno che del paese, coope* 
rando alla giusta e ragionevole espansione delle forze nazionali su quella 
via di investigazione e di imprese, verso cui si è dapertutto determi- 
nata una decisa tendenza in tutto il mondo civile. 

G. M. Angelini 

G. SCOCCINI. 

Finita la lettura della Relazione sui conti del 1888, il Presidente 
avverte che, se non vi sono osservazioni, metterà ai voti la proposta 
di approvazione, presentata dai Revisori. 

Nessuno avendo domandato la parola, i conti sociali dell* anno 
x888 sono approvati. 

n Presidente invita quindi il vice-presidente Malvano, delegato al- 
l' amministrazione, a dar lettura della Relazione, già approvata dal Con- 
siglio Direttivo, sui conti dell' anno 1889. 

La Relazione è la seguente : 

€ Abbiamo l'onore di presentarvi. Signori, il Bilancio patrimoniale 
del 1889 e lo Specchio delle Rendite e Spese dello stesso anno. 
Ecco i risultati della gestione 1889: 

Le Rendite si elevarono alla somma di . L. 91.414. 56 

Le Spese ammontarono a • > 52,985.88 

D'onde un avanzo di L. 38,428. 68 

Dal confronto di queste cifre con quelle dell'anno precedente ri- 
sulterebbe che mentre le Rendite nel 1888 furono di L. 93,186. 83 
nel 1889 si elevarono soltanto a > 9Ti4I4 56 

Minore introito nel 1889 L. 1,772. 27 

Le Spese nel 1889 ammontarono alla somma di L. 52,985. 88 
nel 1888 solamente a quella di > 38,151.80 

Maggiore spesa nel 1889 L. 14.834. 08 



135 



Per rendersi. giasto conto di questi risultati bisogna però esaminare 
le varie partite di cui è composto lo Specchio delle Rendite e Spese. 

Attivo/^ — Cap. I. Soct, — Il totale introitato al Capitolo Soci nel- 

Fanno 1888 fu di L. 21,842. io 

nel 1889 di sole . > 19,100. — 

Minore introito . L. 2,742.10 

Questa minore entrata deve ascriversi in parte a leggera diminuzione 
del numero dei Sòci ed a mancato pagamento delle quote, ma per la mas- 
sima parte dipende dal ritardato invio dei rendiconti d'alcuni rappresen- 
tanti della Società. 

Cap. n. Interessi, — Gli interessi di consolidato 5 V© ^^^ ^^^9 

furono di L. 6,158. 46 

come nel precedente anno 1888. 

Gli interessi poi di conto corrente furono liquidati in . 

fine del 1889 ì^ * Xi^74* 90 

mentre nel x888 lo erano stati in > 529. 30 

Differenza a benefizio del 1889 L. 1,145. ^^ 

Questo aumento negli interessi dipende dalla somma accumulata in 
conto corrente. Questa somma insieme coi residui attivi delle varie ge- 
stioni sta a fronte delle spese incontrate ed eventuali, dipendenti parti- 
colarmente dalle imprese della Società. 

Cap. ni. Proventi di puhblicaziofd sociali. — Per tale cespite di 

entzata si sono realizzate nel x888 L. 874. 15 

e nel 1^89 » 759-95 

D*onde un minore introito di L. 114. 20 

Passivo. — Passiamo ora alle Spese : 

Cap. I. PubhUcoKoni sociali. — Per questo Capitolo nel 1888 

si erano spese L. 1 7,696. 39 

nel 1889 la spesa fu di » x5>3S9* '5 

Minore spesa nel 1889 » g»337' ^4 

Questa economia è dovuta all' essere occorso per il Bollettino un 
nomerò minore di carte e illustrazioni in confronto dell' anno precedente. 
In parte è pur dovuta alla minore spesa per la spedizione del 
Bollettino. 

Cap. n. Cottferenze. — Per le Conferenze nel 1889 si sono 

spese L. 461. 39 

mentre nel x888 tale spesa era stata di sole • • . » 395* ^^ 

D* onde una maggiore spesa di L. (i(^. 13 

di coi non mette conto occuparsi. 



— 13^ — 
Cap. III. Sussiéii, incùra^giamentif ecc., -—Nel 1889 per questo titolo 

si sono spese L. 17, 7.-^6. on» 

nel x888 eransi spese sole » 5»668. 65 

Differenza in più •...,.... L. 12,067.37 

Questa rilevante maggiore spesa ci fu consentita dallo stato florido 
della finanza sociale e fu principalmente erogata per compiere studt sul- 
r ardua questione dell* emigrazione, per provvedere di strumenti ed ap- 
parati alcuni viaggiatori, per rimborsare le spese sostenute dalla nostra 
rappresentanza al Congresso Geografico di Parigi, per il ricevimento del- 
l'Ambasciata etiopica venuta a renderci visita alla Sede della Società, e 
per il primo versamento alla Ditta Paravia per l'Atlante di Geografia 
Moderna, di cui la Società nostra si è assunta la pubblicazione. 

Gap. IV. Biblioitca sociale. — Nel 1889 si spesero L. 4,686. 15 
nel 1888 invece . . > 4,094.90 

D'onde una maggiore spesa di L. 591. 25 

Dato il florido bilancio sociale, ogni spesa tendente ad arricchire il 
patrimonio scientifico della Società, quale appunto quella per acquisto di 
libri, apparirà sempre giustificata. 

Gap. V a XI. Spese d^ amministrazione. — Per questi var! ca- 
pitoli si spesero nel 1888 L. 10,296.60 

nel 1889 > 10,243. 17 

Minore spesa L. 53-43 

Il Gonto Rendite e Spese si chiude con un avanzo di L. 38,428. 68 
che abbiamo passato al Gonto Patrimonio disponibile. 

Passando ora a discorrere del Bilancio patrimoniale e cominciando 
dal Caricamento) troviamo che la Società possiede, oltre al Ca- 
pitale intangibile (Gap. II) elevantesi (compreso il Premio conte Ca- 
nevaro) a L. 93i0i6. 97, oltre le pubblicazioni in magazzino, le 
suppellettili e la Biblioteca sociale, un Patrimonio disponibile (Gap. I) 
di L. 127,047.58 

• 

Gap. III. Quote Soci — Al 31 dicembre x 888 rimanevano ad esi- 
gersi L. 4,500.— 

al 3X dicembre 1889 » 4»24o. — 

( 

Minore rimanenza di debito L. 260. — 



u. 



— J37 — 

Gap. V. Renditb thicolats. Prttàt Ut Umberto e Qmte Qatieoaro. — 
Qoeilo conto presentava al 31 dicembre 1868 una ri- 
manenza attiva di L. 9,151.50 

Nel 1889 si accrebbe (Premio Re Umberto L. 500; 
Conte Canevaro L. 173.60) di L. 673.60 

e cod in totale ascese a L. 3,835. io 

Conferite dne medaglie d' oro, di cui una al Barone di 

Richthofen e T altra al dott. Junker, che costarono . t 1,031.34 

il fondo si residua ora in L. 1,803. 76 

Esaminati cosi sommariamente i risultati dell'esercizio 1889, che 
veramente appariscono assai soddisfacenti, a noi non resta che pregarvi 
di addivenire alla nomina dei Revisori dei conti, i quali, presa in esame 
la Contabilità sociale, ve ne proporranno a suo tempo, è nostra fiducia, 
]' approvazione. 

Terminata la lettura della Relazione finanziaria, e nessuno avendo 
chiesto la parola, il Presidente osserva che T Ordine del giorno reche- 
rebbe la nomina dei Revisori per i conti del 1888; ma propone per 
semplicità di esaurire prima gli argomenti che non richiedono vota- 
zione. 

Tale proposta essendo approvata, il Presidente proclama innanzi 
alla Assemblea le onorificenze da ultimo conferite dalla Società. Nella 
seduta del 33 corrente, il Consiglio della Società Geografica Italiana 
accolse le proposte fattegli dalla Commissióne ali*, uopo da lui nomi- 
nata» e deliberò di conferire la suprema onorificenza della Medaglia 
d'oro ad Enrico Stanlev. 

Più che dar ragione di tale conferimento, il Consiglio vede ne- 
cessario dar spiegazione del perchè questo non venisse prima d' ora 
deliberato. 

Fin dal 1878 era nell' intendimento e nel desiderio di tutti i 
Consiglieri T onorare, nel modo migliore che loro fosse concesso, l' in- 
signe esploratore, reduce allora dal suo epico viaggio, in cui egli avea 
risoluto il problema capitale dell' Africa interna, col riconoscere tutto 
il corso del Congo. Ma la Società Geografica fu prevenuta dal Gran 
Ke Vittorio Emanuele, che di tnotu proprio e in proprio nome decretò 
allo Stanley una straordinaria Medaglia d' oro, insieme alla quale avrebbe 
avuto troppo minor pregio la nostra. Ma, ora, dopo il nuovo trionfo 
riportato da questo principe de* moderni viaggiatori, il Consiglio è lie- 
tissimo di compiere quel che per esso era, può dirsi, un voto : il tribu- 
targli, cioè, il più alto attestato della sua ammirazione. Al quale attestato 
va congiunto anche un sentimento di gratitudine, per aver Egli salvato 
e restituito all' Italia il suo valoroso figlio, capitano Casati. 

Inoltre il Consiglio medesimo nominò a Soci d'onore: 

Emin PAsaÀ (dott. Edoardo Schnitzer) e il capitano Gaetano Ca- 
sati; i cui nomi vanno ora indissolubilmente congiunti, perchè vollero 



— 13» - 
ambedue con mirabile costanza essere uniti nell' impresa di mantenere 
per tanti anni alla civiltà quell* importantissima regione nilotica, intomo 
alla quale avranno a compartirci un tesoro di notizie, come possiamo 
presumere da quelle che andava somministrando TEmin, finché rimase 
in comunicazione col mondo civile. 

Proclamate le onorificenze, dovendosi procedere alla elezione di un 
vice-presidente, di cinque consiglieri, e di due revisori per i conti, il 
presidente invita ad assumere Y ufficio di scrutatori due fra i più gio- 
vani dei soci presenti. Accettano V ufficio i soci Bertacchi Cosimo e Chigi 
Agostino. > 

Procedutosi alla votazione per appello nominale, e quindi allo spoglio 
delle schede, si ottengono i seguenti risultati: 

Soci presenti 32 

Soci rappresentati per procura 84 

Totale dei voti 116 

Astenuti 4 

id. con procure 6 

Totale dei votanti 106 

Votazione per i Revhori dei Conti Sociali iSSg: 

Eletti: Scoccini Giuseppe con voti loo 

Angelini Giuseppe > 96 

Votazione per un vice-presidente: 

Sletto: Malvano Giacomo con voti 105 

Votazione per cinque consiglieri: 

Eletti: Bodio Luigi con voti 105 

Dal Verme Luchino » 100 

Monzilli Antonio » 83 

Cavalieri Enea > 80 

Grazioli D. Mario » 66 



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— 142 — 

Mariam Hoa-Ambaciarà. — ChilamUri 26. Ore di marcia j. 

Partiti dal nostro accampamento, vagammo x>er quasi un' ora ri- 
montando senza alcuna traccia di sentiero una valle, prima di raggiun- 
gere la vera strada. 

Il terreno è molto accidentato e irregolare a cagione, al solito, 
della grande irregolarità nel decorso delle acque, le quali muovendo da 
un medesimo nodo di alture seguono poi direzioni diversissime e asso* 
latamente opposte. 

È questa la ragione per la quale non trovandosi alla massima ele> 
vazione dell'altopiano, si perde con fiicilità l'orientamento, come per 
un certo tratto di tempo ci accadde. 

Guadagnato di nuovo T altopiano, la strada scende sul letto del 
Fiume Gumara a sponde amenissime, perchè ricoperte di ricca verdura 
ed ombreggiate da alberi altissimi e ricchi di fogliame. 

Percorse poche miglia, si entra in un vasto pianoro e, giunti ap- 
pena alla maggiore altezza del medesimo, si comincia a scoprire tutto il 
panorama di Gondar, che rimane quasi alle spalle o sul lato destro della 
via che si percorre. 

A occhio nudo si scorgono benissimo i dettagli della città, che 
tale può dirsi, giacjchè ne conserva tutte le apparenze : con una buona 
lente si vedono molte chiese ombreggiate da alberi secolari; e ciò che 
maggiormente sorprende, in un paese dove le costruzioni sono tanto 
lontane dal tipo europeo, è la vista di ruderi dei vecchi castelli e 
delle antiche mura con torri, costruiti al tempo della spedizione porto* 
ghese; tantoché solo questa città può dirsi che meriti un tal nome, fira 
tutte le altre che sorgono in Abissinia. Per quanto Gondar sia costruita 
sopra un'alta collina e resti a una certa elevatezza di fronte alla pia- 
nura di Dembea, pure, osservandola dal luogo dove noi eravamo, sem- 
brava molto in basso e posata sopra un terreno appena ondulato, ab- 
bastanza sterile e nudo tutto all'intorno. 

Credo che poche regioni dell' Etiopsi rammentino tante guerre e 
tante stragi, quanto tutto il paese circostante a Gondar, essendo stata 
questa provincia la sede prediletta degli Imperatori, il teatro di guerre 
accanite fra l'elemento cristiano e l'elemento musulmano, e, quel che 
^ peggio, il piii desolato campo di guerre e gare intestine per lungo 
volgere di anni. 

L'altopiano da noi percorso, coperto per la massima parte da grossi 
alberi, si avanza verso S., ed appena perduto ri panorama di Gondar, 
dà luogo ad un altro spettacolo, ancora più grandioso ed imponente, il 



— M3 — 
panorama cioè della piannTa di Dembea, con la vista graziosissima delle 

acqoe azzurre del Lago Tsana. 

li lago resta visibile per molta parte della sua estensione, giacché 
r altopiano si allaccia fino al bacino del lago, come un ampio terrazzo, 
a un'altezza molto maggiore di quello. 

A parte le favorevoli posizioni di questa altura, come luogo adatto 
a rinfrancare lo spirito con un superbo spettacolo visuale, l'altopiano 
domina perfettamente la grande strada che pone in comunicazione Me- 
tegma (i), ossia la capitale del Galabat, con T Abissinia; domina per la 
stessa ragione la grande via, che partendo da Celga, nella provincia di 
Dembea, si connette, costeggiando il Lago Tsana, col Beghemeder e va 
direttamente a Debra Tabor ; e domina tutto il territorio sottoposto a Gon- 
dar. Tali condizioni topografiche danno ai contrafforti e all'altopiano di 
Ambadarà un'importanza Mategica di primo ordine, importanza che il Re 
Giovanni sapeva apprezzare convenientemente, tanto più che l'altopiano 
di Ambadarà, propriamente detto, è sempre ricco di acqua buona e 
corrente, per cai, anche nelle stagioni più secche, si può in quella re- 
gione sopperire ai bisogni di un esercito e di numerosi quadrupedi. 

La strada scende da questo primo altopiano per traversare il letto 
di un piccolo torrente, che lambisce la montagna di Ambadarà ; quindi 
sale di nuovo, lasdando dietro di sé la catena dei Belessen. La salita 
di Ambadarà è abbastanza lunga, ma comoda e fàdle; l'altopiano è 
poco regolare ed ha una lieve inclinazione verso £., tantoché le acque 
non colgono verso il Lago Tsana, ma scendono alla pianura di Belesa, 
per riunirsi a quei corsi molteplid che si gettano poi nel Tacazzé; mentre 
a poche miglia a O. di Ambaciarà, giunti proprio al più alto livello di 
quel pianoro, il terreno s'inclina verso il bacino del Lago Tsana e le 
acqne volgono il loro corso in quella direzione. Tutto il terreno è 
coltivato a prati e a pasture e dal lato che guarda i sottostanti piani 
di Belesa é molto boschivo: l'acqua corre limpidissima e abbondante 
per diversi rivi, con sponde ricoperte di graziosa verdura. Appena en- 
trati nell'altopiano di Ambaciarà, si osservano alcuni monticelli per la 
massima parte spogli di alberi, e che emergono di qualche centinajo 
di metri dal livello comune. Il più isolato di questi coni, e quello che 
ha maggiore altezza sugli altri, era fissato per la residenza reale. 
Tatto biancheggiava di tende e formicolava di piccole capanne o tucul, 
ogni sentiero riboccava di soldati a piedi e a cavallo e tutto accennava 
alla più grande animazione. La tenda del Negus e due grandi fucu/ 
per la soa residenza erano piantati nel punto più culminante del 

(i) A questi città si dà anche il nome di Metemmeli, Metemma, ecc.. 



— 144 — 
monte ed intorno stavano accampati i soldati della sua guardia: un 
grande recinto in muro a secco chiudeva lo spazio riservato alla dimora 
dell'Imperatore, e in linea più eccentrica a quel recinto una grande 
zeHba ne limitava l'accesso. Gli altri Capi ed i Ras erano accampati a 
varie distanze, per cui l'insieme dell'accampamento prendeva grandis- 
sima estensione. Dietro il recinto di pietra, e proprio tutt' all' intomo 
della residenza del Negus, erano in batterìa otto pezzi di artiglieria da 
campagna, disposti in modo che avevano campo di tiro a completo 
circolo di orizzonte. 

A 4 chilometri più a O. del campo reale, cioè verso il Lago 
.Tsana, era accampato il Re del Goggiam, Tecla Haimanot con un piccolo 
esercito di poco più che 3 mila soldati, fra i quali molti a cavallo : ma 
la posizione occupata da Re Tecla Haimanot era più bassa di quella tenuta 
(lair Imperatore e tutte le vie, che dal campo di Tecla Haimanot portavano 
alla residenza di Re Giovanni, erano sotto il dominio delle artiglierie, 
che coronavano l'altura ove era piantata la sua tenda. 

La natura di questo scritto non mi permette di narrare tutto 
quanto si riferisce alla nostra permanenza di ao giorni presso la resi- 
denza dell'Imperatore Giovanni* Dirò solo che durante quel tempo 
cercai per quanto mi fu possibile di prendere cognizione dei terreni 
circostanti, e dedicai una giornata a una ricognizione del Lago Tsana, 
osservando tutto il panorama del lago dalle maggiori alture che sono in 
vicinanza di Amba Mariam, alture che formando un terrazzo prospi- 
ciente sul lago, permettono di abbracciarne con la vista la maggiore 
estensione possibile. Mentre l'estremità N. del lago si perde nelle 
pianure di Dembea, a S. e ad O. esso rimane chiuso da un' alta catena 
montagnosa, rappresentata dalle elevate cime delle montagne del Gog- 
giam, le quali rimanevano in gran parte nascoste da grossi nuvoloni, 
primo annunzio dell'avvicinarsi della stagione piovosa. 

Sua Maestà il Re Giovanni discusse mplto premurosamente con i 
suoi Capi la via per il nostro ritorno, dovendo egli conciliare la pre- * 
mura sua con la nostra; quella cioè di portare con la massima solleci- 
tudine le sue risposte al nostro Augusto Sovrano ; e di più con il 
desiderio da noi espresso di visitare la residenza di Macallé e di non 
percorrere nuovamente e in senso inverso la strada già fktta. Dapprima 
r Imperatore accennava all' idea di farci percorrere la strada del Semien ; 
ma il piacere di cose nuove ci fece insistere per una via molto secon- 
daria, traverso tutta la regione di Belesa fino alla confluenza del Tacazzé 
col Menna, via poco frequentata dagli Abissini stessi, perchè pericolosa 
per febbri e scarsa di risorse per vettovagliamento, essendo tutta quella 



— 145 — 
r^ione pochissimo abitata e con molta scarsità di acqua. L' idea della 

teevttày e soprattutto il desiderio di percorrere un paese nuovo, non es* 

sendo quella strada conosciuta da nessun Europeo prima di noi, anzi 

figuando tutta quella r^one, nella carta del Rohlfs, con la denomina- 

zioiie di terra ùuogtdia^ fece raddoppiare le nostre insistenze presso il 

Ncgus^ e cosi ottenemmo da lui la desiderata autorizzazione. 

ABCBAaARÀ-BsLBSA. — CfùUmetri 8, Ore di marcia 2, 

Raccolte tutte le notizie possibili sulle condizioni dei luoghi che 
dovevamo traversare, prendemmo le maggiori cautele per non dover ricor- 
rere che minimamente alle risorse locali, almeno per dieci giorni di 
marcia, e cercando di subordinare la nostra carovana alle esigenze di 
due soli fattori, cioè la scarsezza dell' acqua per gli accampamenti, e la 
sc^edtudine nel traversare i luoghi di maggiore malsanla. 

I nostri muli per il lungo riposo e per la bontà dei pastoli di 
Ambadarà erano tornati in buone forze, e noi avendo inoltre lasciato molte 
casse alla residenza reale, il carico si era ridotto a minori prot^orzioni. 
Anzi potemmo caricarne qualcuno esclusivamente di farina e d' orzo, che 
con facilità e a buon prezzo avevamo acquistato ai mercati di Amba- 
ciarà, e lasdame 405 assolutamente scarichi, come riserva nel caso 
di bisogno per i luoghi più difficili, precauzione che dovrebbe sempre 
esser presa organizzando una carovana per quei paesi. 

Avevamo con noi io bovi da macellare, avanzo delle provviste 
che l'Imperatore ci donava durante la nostra residenza al suo campo, 
e che dovevano formare la base della nostra alimentazione nei luoghi 
più deserti. Onde evitare di bere durante il viaggio la sola acqua, e 
molto probabilmente corrotta, dovemmo ricorrere all'acquisto di qualche 
bottiglia di assenzio, unica sostanza alcoolica che facilmente si può ac- 
quistare nei mercati di Abissinia: liquore che porta, è vero, il nome di 
assenzio, ma che veramente ignoro di quali sostanze sia composto, e 
con quale confidenza possa essere usato, giudicandolo dal prezzo a cui 
si può comprare. Questo assenzio si fabbrica generalmente da commer- 
danti greci in Alessandria d'Egitto e costituisce uno dei maggiori ar- 
ticoli d'importazione che da Massaua passano in Abissinia. 

Se all'accampamento del Re in Ambaciarà si potevano acquistare 
con un tallero anche tre bottiglie di quel liquore, io m'immagino quello 
che una bottiglia debba costare a Massaua, e giustamente ne desumo i 
criteri per giudicare sulla qualità di questo genere di bevanda, a cui 
pur troppo dovemmo ricorrere per assoluta necessità. 



— 146 — 

Cosi preparati al nostro nuovo viaggio, e con una buona scorta, di 
soldati, che V Imperatore ordinò ci accompagnassero fino alla residenza 
di Ras Alula, lasciammo Ambaciarà nello stesso giorno in cui T esercito 
del Negus faceva tutti i suoi preparativi di partenza per Debra T&lx)r. 
Percorremmo per un certo tratto l'altopiano di Ambaciarà, che ha una 
regolare e dolce pendenza verso levante; e in tutto quel percorso tro-* 
vammo rigagnoli d' acqua buona e corrente, con ottimi prati, dove pa- 
scolavano i molti cavalli e muli dell'esercito reale. 

Tutto ad un tratto, e sulla via da noi percorsa, l'altopiano si ar- 
resta, e scende quasi a picco nella sottostante pianura di Belesa« Quella 
discesa non è molto lunga, ma assai precipitosa, girando con diffìcile 
sentiero il dorso della montagna, dove non solo il passo è scabroso 
per l'asperità della roccia, ma per i molti alberi e per le piante che 
s'intrecciano insieme e che rendono anche più incomoda la via. I muli 
carichi malamente si aggirano nelle sinuosità della strada e soprattutto 
rimangono impediti dai rami degli alberi : è questo un segno evidente 
che quella via non è stata mai percorsa né dall' Imperatore né da qual- 
che Ras importante^ perché allora la mano dell'uomo avrebbe rimossi 
quei naturali ostacoli per rendere meno imbarazzante il passo al 
Sovrano. 

Dopo circa un' ora di discesa si arriva sul letto di un torrente, che 
raccoglie tutte le acque del versante orientale dei monti di Ambaciarà 
per portarla al Tacazzé : il torrente é quasi asciutto e le sue sponde 
sono coperte di grossi alberi, specialmente di tamarischi e di sicomori. 
Passato quel corso d' acqua, si procede addossati a una catena di 
monti alla cui base corre sempre il sentiero, proseguendo per una vasta 
pianura appena appena ondulata, ma che non si può dominare con lo 
sguardo, perché tutta coperta di fitta vegetazione arborea, rappresen* 
tata per la massima parte da grosse acacie, vegetazione che ricorda i luo- 
ghi bassi e caldi della costa eritrea. Di fatti anche climatologicamente 
è sensibile subito la differenza con la temperatura che si ha nell'altopiano, 
perché in questa pianura essa è calda e soffocante, né viene mitigata 
dalle fresche brezze che si godono nelle alture. 

Essendo partiti da Ambaciarà in un' ora molto tarda, e per essere 
questo il primo giorno di marcia della carovana (ciò che significa con- 
tinuo assestamento del carico, e minore regolarità nell'andamento dei 
muli) facemmo alto dopo due i)re, in un punto dove quel bosco di 
acacie presentava una certa radura, e ponemmo il campo in vicinanza 
di un villaggio che rimaneva nascosto in una insenatura di collinette, 
villaggio detto Belesa, forse dal nome della regione che percorrevamo. 



: I 



— 147 — 
Pueammo la notte con una temperatura molto soave, a differenza delle 

notti passate in Ambaciarà, dove il freddo intenso si faceva sentire con 

molestia : per buona fortuna, per quanto il calore fosse aumentato, eravi 

pochissima umidità e anche al sorger del giorno, abbenchè il luogo fosse 

boschivo, non avevamo segni di rugiada. 

Belesa-Endib — Chilometri ij. Ore di marcia j. 

Seguitammo la nostra marcia al mattino seguente, sempre per una 
grande pianura montuosa e uniforme, coperta di acacie e di grossi al- 
beri da gomma, vera flora delle regioni basse e sabbiose, come si tro- 
vano lungo il Deserto dancalo e molto più nel paese somalo. 

n sentiero da noi seguito, serpeggiando per questa pianura, ogni tanto 
trovava qualche ostacolo di fronde e di spine, di guisa che la marcia 
era molestissima tanto per noi, quanto- per le bestie cariche. Non si 
aveva che un orizzonte limitatissimo: solo voltandoci alle spalle, vede- 
vamo sorgere la montagna di Ambaciarà. Seguitando per quasi tre ore 
su questo terreno, che manteneva costantemente tali caratteri, po- 
nemmo il campo in un lupgo alquanto più diradato ed aperto sulla 
sponda di un largo torrente, dove per fortuna trovammo acqua buona 
« sufficiente, con qualche piccolo prato, e dove l'ombra di due o tre 
grossi sicomori ci difendeva dalla molestia dell'intenso calore solare. 
Questo accampamento era nelle vicinanze del villaggio di Endib : la 
^fistanza percorsa non poteva essere maggiore di 13 chilometri. 

Endib-Ailbasca. — Chilometri 12, Ore di marcia 4 */,. 

Sia perchè il nostro sguardo dominava pochissimo paese, sia per 
la mancanza assoluta di villaggi di una qualche importanza, la vasta 
pbmura per la quale era impegnata la nostra marcia non mi ha offerto 
niente di spedale che esigesse una particolare descrizione topografica. 
n paese pur troppo è improntato a una nuda e nojosa monotonia: per- 
altro, non facendo difetto in questo primo tratto due cose assolutamente 
essenziali, cioè l'acqua e i pascoli, esso potrebbe fàcilmente ridursi a 
più comoda viabilità, quando la strada venisse un poco meglio tracciata 
e fossero rimossi gli ostacoli fatti dalla vegetazione fittissima e molto 
qHDoaa : ciò che si potrebbe ottenere con un lavoro di pochi giorni 
e di pochi uomini. Piuttosto litengo molto pericoloso il forte calore e 
assai probabile la perniciosità del clima, di cui molto chiaramente ci 
parlò lo stesso Imperatore, per la frequenza di febbri, che inAbissinia 
si chiamano febbri della regione della cucila, e di cui gli abitanti temono, 
ed a ragione, moltissimo. 



— 148 — 

Ritengo anche che il soggiorno prolungato in qaeste vaste bas- 
sure, dove r aria rimane quasi stagnante, perchè poco mossa dai venti ^ 
dalle brezze, quindi meno rinnovata, e per il forte calore assai più ra* 
refatta e quindi relativamente meno ricca in ossigeno, sia causa ap- 
prezzabile di morbosità, che si manifesta in certe ore del giorno con 
un senso di abbattimento e di oppressione e di poca resistenza alle 
fatiche e alle marcie, fenomeni che per una colonna- di truppe a piedi, 
affaticate e stanche, potrebbero prendere proporzioni maggiori. 

Seguitammo per qualche ora in quella vasta pianura, fino a un. 
punto in cui il terreno comincia a farsi più accidentato ed aperto : la 
strada traversa un corso d'acqua, dove noi facemmo un piccolo alto, 
invitati dalla fresca ombra di alberi altissimi e dal lieto gorgoglio delle 
acque, che in luoghi aridi e secchi è generalmente il sollievo più gra- 
dito, che adeschi a una fermata una carovana in marcia. Prendemmo 
poi la sponda dritta del torrente, che per qualche miglio viene costeg- 
giato dalla strada, e facemmo alto in una grande praterìa, vasta ed 
aperta, situata sull'altra sponda del fiume, e dominata da un'altura donde 
finalmente scorgemmo un villaggio di qualche importanza con un tem- 
pio eretto nella parte più elevata. 

Il villaggio si chiama Ailbasca, nome che però non mi è riuscito di 
rinvenire in nessuna delle carte di Etiopia che ho avuto in esame. 
Molti armenti venivano a pascolare intorno al nostro campo, irrigato 
da un ruscello, che scendendo dal monte immetteva nel fiume. La 
notte fummo sorpresi da una di quelle speciali burrasche d'acqua e 
di grandine con moltissimi fenomeni elettrici, che sono le prime avvi- 
saglie della prossima stagione delle pioggie. 

La quantità d' acqua trovata a questo accampamento nell' epoca 
dell' anno più secca ed asciutta, 1' abbondanza dei pascoli e la vastità 
di quella vallata mi fanno credere che in questa regione potrebbe 
accampare un forte nerbo di truppe, giacché le più essenziali risorse 
per il mantenimento di uomini e di animali non vi fiinno difetto. 

Ma pur troppo una permanenza in questi luoghi potrebbe essere 
pericolosa per la infezione miasmatica. 

Ailbasca-Zurb). — Chilometri 14, Ore di marcia 4 Y,^ 

Terminata quella zona piana e completamente boschiva, dove la 
vista non poteva dominare alcuno spazio di paese circostante, il ter- 
reno si fa, come di solito, molto accidentato e la strada si aggira fra 
insenature di valli e di colline, passando vati corsi di acqua per la 
massima parte asciutti. Le montagne di Ambaciarà, delle quali si vanno 



— 149 — 
mano a mano perdendo i dettagli, rappr^eataao una massa di un bel 
colore aziarro, che chiude V orizzonte alle spalle. Un' altra catena si 
volge sulla nostra dritta, ossia in direzione S.-E. : son queste le mon- 
tagne della provinda di Lasta ; anzi si cominciano di già a vedere 
suir estremo orizzonte le vette più elevate dei monti di Socota. Un 
primo <x>ntraflbrte, che si alza isolato in forma di tronco di cono e 
di una regolarità di linee perfetta, rappresenta per la nostra rotta come 
il centro di una grande circonferenza, ed è quello il punto a cui, per 
due gi<xni di marcia, si riferisce tutto il nostro studio di orientamento. 
Questa montagna è stata quotata dal d'Abbadie a 3,632 metri, e natu- 
ralmente, sorgendo dal basso ed uniforme piano di Belesa e non es- 
sendo fianch^giata da nessun contrafforte, rappresenta il punto più 
saliente e più spiccato di queir orizzonte. Il monte si chiama Asca, 
ma non è segnato nelle altre carte, eccettochè nei piani del d'Àbbadie : 
ìnTece tutto il pianoro nelle nostre carte è marcato Zos Amba: ma 
per la maggiore intelligenza del mio itinerario, come punto più facil- 
mente riconoscibile, richiamo l'attenzione su questo picco isolato del- 
l' Asca, che sorge presso a poco nel mezzo di Zos Amba. Si può dire 
che in questa vastissima zona di paese il Monte Asca sia l'unico punto 
noto, che può servire di orientamento ; giacché» essendo la regione 
completamente deserta o quasi, non è possibile, tracciando una strada, 
riferirsi, per la maggiore intelligenza, a qualche città o villaggio o a qual- 
che importante corso di fiume. Man mano che si procedeva innanzi per 
la nostra via, il terreno si &ceva più accidentato» coperto sempre 
della solita vegetazione, nella quale avevano predominio 1' acacia, le 
mimose e gU alberi deUa gomma. 

Marciammo cosi per quattro ore e mezzo, e ponemmo il campo 
in un luogo detto Zurbà, in mezzo ad un bosco, vicino ad alcuni ser- 
batoi d'acqua poco abbondanti e di non buona qualità. Il Monte Asca, 
distante da noi appena 5 chilometri, veniva rilevato per S.£.. 

ZuRBÀ-DuDUBBA. — Chiiofnetri 28, Ore di marcia 6. 

Abbandonato il campo di Zurbà« dopo circa un' ora di marcia, co- 
minciamo a salire alcuni contrafforti, e a discendere sul letto di tor- 
tuosi tCHTcnti, privi adatto di acqua : 1' orizzonte si fa più sparioso ed 
aperto, ma per quanto poteva dominare il nostro sguardo, non ci fu 
dato di scoprire né villaggi né capanne» né alcun altro segno di luogo 
abitalo. 

Dovevamo avere sulla nostra sinistm il villaggio di Addesa o 
Adìsa» una volta mercato frequentatissimo : ma non ci accorgiamo della 



sua vicinanza, né possiamo scorgerlo neppur da lontano, perchè 
rimane nascosto fra gole di monti, ed il terreno è coperto di folta vg^ 
getazione boschiva. Il Monte Asca ci rimaneva oramai quasi complete-- 
mente alle spalle, e dopo essere saliti sopra un elevato altoiHano, pò— 
temmo scorgere una parte dell' alta valle del Tacazzè. 

Non si dominava il letto del fiume, ma si vedeva la profonda 
spaccatura che rompe la continuità dell' altopiano, attorcendosi in larghe^ 
volute; e nel fondo di queir immenso crepaccio corrono le acque del 
fiume. Non un pastore, non un armento, non un casolare in tutta qne* 
sta vasta regione che abbracciavamo col nostro sguardo. 

Abbandonato questo terrazzo, il sentiero s'ingolfa in una serie di 
valli strette, seguendo il letto di torrenti, nel fondo dei quali sparisce 
ogni prospettiva e comincia un vero labirinto, da cui non si comprende 
come si possa uscire. Finalmente un corso d' acqua più ampio e più 
importante ci traccia in modo definitivo il cammino, e seguendo le om* 
brose e pittoresche sponde di questo torrente, ci accampiamo in un 
luogo detto Dudubba o Bdeddebbà, sulla riva stessa del fiume, che 
correva con acqua limpidissima. 

Numerose mandre di grosse antilopi, chiamate dagl'indigeni aga- 
zen, vagavano per quelle lande per venire a dissetarsi al fiume; e 
alla vista insolita delle nostre tende e al rumore del campo fuggivano 
precipitose, nascondendosi fra le gole di quelle montagne. 

Marciammo per oltre 6 ore, percorrendo più di 28 chilometri di 
aspra e difficile strada. 

Dudubba-Menna. — Chilometri 44, Ore di marcia g */,. 

Le maggiori difficoltà per il nostro cammino furono da noi in» 
contrate nel traversare questo vastissimo territorio, che corre fra il 
campo di Dudubba e il Fiume Menna: e molto razionali ed oppor- 
tune erano state le precauzioni prese alla partenza dall' accampamento 
dell' Imperatore, perchè altrimenti, priva di ogni risorsa, lontana da 
ogni commercio umano, la nostra carovana si sarebbe trovata nel più 
serio imbarazzo, traversando queste regioni inospitali. 

E tanta è la rinomanza di questo paese, per essere fra i più di* 
sabitati e difficili di tutta l' Abissinia, che gli indigeni lo chiamano 
col dispregiativo di Abbacciaguar, ciò che, tradotto letteralmente, vor- 
rebbe dire € quaranta rìgidi peli >, il che con metafora molto tirata viene 
a dire paese abitato da animali selvaggi. Partiti dal campo di Dudubba, 
perdemmo il letto di quel torrente per trovarne poco dopo un altro 



— 151 — 
di maggiore importanza, ma con rive nude e deserte, che corre ai 

piedi di una grande montagna, sulla cui più elevata sommità si stende 

un vastissimo altopiano. Cercammo su questo torrente qualche (ilo di 

acqua, ma solo con molta difficoltà ci fu dato di trovare un piccolo 

serbatolo, nascosto dentro una spaccatura di pietra, per cui, mentre ci 

fa possibile dissetare i nostri uomini e noi, non potemmo ugualmente 

abbeverare i nostri muli, stanchi per il difficile viaggio e assetati per 

il forte calore. i 

Traversato il fiume, che era completamente secco, si comincia a 
salire la montagna per un sentiero, che tracciato da prima nel fondo 
di una gola, guadagnava poi il dorso del monte e saliva arditamente 
seguendo un andamento a spirale. 

Dopo una faticosa marcia, arrivati sulla sommità deiraltopiano, si 
presentò al nostro sguardo il più splendido e interessante panorama. 
Vedevamo alle nostre spalle, neir estremo orizzonte, le azzune monta- 
gne di Ambaciarà, coir intermezzo di un* immensa pianura ondulata, 
ossia di tutta la r^ione di Belesa: avevamo sulla nostra dritta tutta 
la catena del Lasta» e si scorgevano benissimo le montagne di Socota : 
la nostra sinistra era chiusa all' orizzonte dalle alte giogaje del Se* 
nuen, del quale vedevamo tutto il versante opposto a quello che 
percorrenmio nel nostro viaggio di andata : dinanzi a noi erano i 
monti di Antalo e di Macallè, nella cui direzione era volta la no- 
stra rotta. 

Quasi al centro di quell'altopiano sorgevano le rovine di un' antica 
chiesa in muratura, che, formando un culmine isolato ed alto in mezzo 
al circostante terreno, nudo affatto di alberi, più che logorata dal tempo, 
deve essere stata il bersaglio di bufere e di fulmini, che ne hanno 
rotte e dirupate le muraglie. Camminando a quell' altezza e in un piano 
quasi perfetto, si tornava a respirare un'aria fresca e pura, né più era- 
vamo molestati, come nei giorni indietro, dai caldi raggi del sole. Avendo 
oramd trascorse oltre 6 ore di marcia^ si sentiva il bisogno di porre 
il nostro campo prima di discendere da quell'altopiano; ma per quanto 
avessimo ordinato ai nostri servi di esplorare intorno intorno il pnese, 
per la ricerca di un corso d'acqua, non ci fu dato trovarne, per lo che 
con nn supremo sforzo dovemmo proseguire la marcia. 

Quanto fu aspra la salita a quell' altopiano, altrettanto fu difficile 
la dncesa. I fianchi del monte, dirupati e scoscesi, erano però coperti 
di foltissimo bosco, e più si scendeva nel basso più si trovavano fittis- 
sime e incolte erbe, fra le quali serpeggiava il sentiero da noi percorso 
con difficile passo e per noi e per i muli carichi, e con somma faci* 



— Isa — 
lità di smarrire qualche animale della carovana* Serrammo più che ci 
fu possibile la lunga fila della nostra colonna, marciando compatti 
quanto più si poteva, inabissati dentro quelle gole, dove regnava un 
silenzio profondo, interrotto ogni tanto da qualche grido della nostra. 
gente che si ripercuoteva lungamente, echeggiando per quelle solitudini. 
Dopo oltre due ore di discesa, il forte rumore di acqua che correva 
con impeto ci fece accorti che eravamo nelle vicinanze di un fiume. 
£ difattì, usciti da quella gola, ci trovammo sulla sponda del Menna, 
uno degli affluenti più importanti del Tacazzè. Le sue acque erano lim- 
pide e chiare, e rumoreggiavano spinte da forte corrente fra rotondi 
macigni di granito e di basalto, che ne formavano il letto. Questo fiume, 
a pochi chilometri più a monte, riceve il Balagez, altro importantissiuEio 
corso di acqua, che raccoglie tutta quella del versante orientale e me- 
ridionale del Semien, mentre il Menna, che ha la sua origine dopo il 
valico di Lamalmon, raccoglie tutte le acque di quell'altopiano vastis- 
simo che corre fra Debarca e Gondar, avendo altri rami di origine 
fino sulle montagne di Ambaciarà Per quanto fossimo nel periodo più 
secco deir anno, il Menna aveva una forte massa d* acqua, ed entrati 
nel suo letto sentimmo che la corrente era abbastanza rapida, e il 
livello deir acqua rasentava la pancia dei nostri muli. 

Menna-Tacazzè. — Chilometri 20, Ore di marcia 4, 

La bellissima e pittoresca valle del Menna è completamente disa- 
bitata, come lo è quasi per intero il bacino del Tacazzè. La ragione 
di tanto abbandono deve essere ricercata massimamente nella pernicio* 
sita del clima, affermata concordemente da tutti gì' indigeni. L' aria 
difatti era pesante e grave, grosse nuvole scendevano dalle gole di 
quelle montagne, e nella notte scoppiò uno dei soliti temporali, carat- 
terizzati dalla grande violenza con cui cade la pioggia, da un continuo 
scroscio di fulmini e da un rombo di tuono che si ripeteva sinistra- 
mente negli echi della montagna. È questo un carattere climatologico 
costante, che si verifica in tali regioni durante i mesi di maggio e giugno, 
nei quali scoppiano questi temporali periodici, e generalmente nella sera, 
come precursori dello stabilirsi delle vere piogge, periodo incerto nella 
intensità e nella durata, che prende il nome di piccolo kerempL II cielo 
durante il mattino si mantiene limpido e sereno, ma poi nelle ore po- 
meridiane grossi nembi salgono all' orizzonte dentro i limiti del terzo 
quadrante, e sulla sera o nelle prime ore della notte si scaricano in 
piogge violente, accompagnate dai più imponenti fenomeni elettrici. 
£ noi, che col nostro viaggio di ritorno procedevamo nella stessa direzione 



— 153 — 
dalla quale si avanzano le piogge, fino a che non fummo giunti oltre la 

jHtmncia deirEnderta, quasi ogni sera avemmo di questi molesti 

acquazzoni. 

La strada che dovevamo percorrere per giungere al Tacazzè, costeg- 
giava semine la sponda sinistra del Menna, e serpeggiando tra le gole 
di non troppo alte colline, si manteneva sempre piana in mezzo a un 
terreno alluvionale, dove la vegetazione era rigogliosissima, ma dove, 
per difetto di lavoro umano, non si ave\'a traccia alcuna di cultura. 
La confluenza del Menna col Tacazzè è rappresentata da un larghissimo 
delta, dove le acque del Menna si suddividono in moltissimi rami, e 
fiuxodo una grande curva a ritroso della regione del Tacazzè, si gettano 
in quel fiume. Noi, mantenendoci sempre sul lato sinistro, ci trovammo 
cosi sulla sponda sinistra del Tacazzè, per la quale, più che una strada, 
uno stretto sentiero segue il corso del fiume, rampicandosi sulle aspre 
scarpate delle sue rive. Percorsi circa 3 chilometri dal punto d' affluenza 
del Menna, ponemmo il campo sul letto stesso del fiume in un luogo 
coperto da un fitto bosco di acacie e di tamarischi, e passammo il 
resto delia giornata a percorrere una sponda del Tacazzè senza gua- 
darlo, per dar la caccia ai molti ippopotami che fìrescheggiavano tran- 
quillamente in quelle gore e lagune, della stessa formazione di quelle 
che osservammo nell* altro punto dove traversammo questo fiume nel 
viaggio di andata. Peraltro, dovendo porre un campo alle sponde di 
questo fiume, dove tanto raramente passa qualche piccola carovana o 
qualche viandante, e dove per conseguenza sono maggiormente spiccati 
i caratteri di luogo deserto e selvaggio, non conviene mai rizzare le 
tende in mezzo agli alberi che ivi si trovano, giacché il pericolo per 
le fiere durante la notte si fa più accentuato, e cosi pure le esigenze 
di una guardia attentissima e raddoppiata, mentre la gente stanca 
non garantisce spesso la sicurezza degli animali della carovana, che 
possono essere aggrediti più facilmente nel folto della foresta. Se in 
questa vasta zona di paese disabitato e selvaggio non avessimo avuto 
la precauzione di portare con noi viveri, foraggi e buoi per macello, 
Ja nostra carovana si sarebbe trovata nel più grave imbarazzo. 

La marcia percorsa in quel giorno fu di oltre 20 chilometri. 

Sponde del Tacazzè. — Chilometri 2j, Ore di marcia j, ' 

Seguitammo la nostra marcia sulla sponda sinistra del fiume, per 
un certo tratto mantenendoci sul piano stiesso delle acque ; ma poi, 
correndo il fiume in mezzo a due sponde tagliate a picco sulla nuda 
roccia, dovemmo risalire a livello del grande altopiano per un sentiero 



— 154 — 
aspro e difficile, che fortunatamente non fu di molta durata. Il corso 

del Tacazzè in questa regione ha i medesimi caratteri geologici» clie 
furono da me osservati nelle vicinanze di Socota, caratteri geolog;ioi 
che presso a poco sono identici dalla sua origine fino a tutto il tratto 
che traversa gli altipiani etiopici. Una grande spaccatura che rompe 
r uniformità di un piano roccioso, regolare nti suoi contorni e nella, 
sua profondità, presso a poco rassomigliabile alla spaccatura di no 
grande ghiacciajo, è questo il carattere più saliente che domina il corso 
del Tacazzè. 

Appena che fummo montati suir altopiano, trovammo un ter- 
reno nudo e deserto con poche erbe incolte e aride, senza un tugorìo 
umano: il silenzio di quelle solitudini non era interrotto che dal canto 
di numerosi stormi di faraone e di francolini, e dal ruggito di qualche 
ippopotamo, che si ripercuoteva con eco sonora nei profondi abissi 
del fiume. 

La scena di quel passaggio tanto era orrida, quanto imponente 
nella sua originalità. Marciammo per parecchi chilometri, cost^giando più 
o meno da vicino gli abissi del fiume e in alcuni punti giungendo all'orlo 
di quel precipizio per poi allontanarcene di nuovo, giacché il sentiero 
segue quasi una linea retta, mentre il fiume si svolge in molteplici spire. 
Finalmente dopo un percorso di qualche chilometro, passata una serie 
di valli e di piccole colline, ci avvicinammo di nuovo al letto del fiume 
e prendendo il corso di un torrente che scendeva dalle montagne cir- 
costanti con una discesa difficilissima, e saltando quasi di roccia in roccia, 
come per una scalinata &tta dall* azione delle acque correnti, guada- 
gnammo di nuovo il letto del Tacazzè e lo traversammo quasi normal- 
mente in un fondo d' acqua limpida e corrente, che arrivava alla pancia 
delle nostre cavalcature. 

Ponemmo il campo ^1' altro pendio della sponda, in mezzo a uno 
di quei soliti boschetti di tamarischi e di altre piante arboree, allo scopo 
di rimanere meglio riparati durante il giorno dai cocenti ra^ del sole, 
ma commettendo una di quelle imprudenze che dovemmo poi scontare 
nella notte seguente. 

Fu questo V accampamento dove ci occorsero le maggiori emozioni, 
che la fauna del paese potesse procurarci. 

Durante il giorno, scendendo e rimontando il corso del fiume, 
potemmo ripetutamente timre dei colpi sugi' ippopotami, dei quali ne ve- 
demmo alcuni completamente fuori dell'acqua addormentati e quasi per 
metà immersi in una poltiglia fangosa, come fanno i nostri animali suini 
nelle ore più calde dell' estate. Traversando quei fitti canneti che coro- 



— 155 — 
nano le sponde, vedemmo con enorme salto guizzare neir acqua due 

grossi coccodrilli» per due volte svegliati dal rumore dei nostri passi ; 
anzi avendo mandato i nostri muli ad abbeverarsi, uno di essi fu afler* 
rato improvvisamente da un coccodrillo che si teneva nascosto, e fii 
tCRsdnato dentro una di quelle gore, di dove potè uscire, perchè le 
forti grida dei nostri servi disturbarono V aggressore ; ma il povero ani- 
male nsd dalle acque mutilato di tutte le parti molli di una coscia, 
e con un' enorme ferita al ventre, tantoché lo dovemmo abbandonare 
in quella regione. 

Verso sera, s^uitando la nostra cacda agi' ippopotami e percorrendo 
il fitto di quei canneti, vedemmo sbucare dinanzi a noi un enorme 
3aa c^nstrùtor; a tale vista i soldati che avevamo di scorta non vollero 
più accompagnarci oltre in quelle escursioni. Finalmente giunta la notte, 
e mentre tutti nel nostro campo erano immersi nel sonno, salvo i pochi 
scadati del Re che facevano la loro guardia, un leone potè silenzioso 
introdursi nel mezzo del nostro campo ; ma mentre si slanciava per affer* 
rare uno dei nostri muli, emise un ruggito fortissimo e saltò subito fuori 
dai rednto, perchè tutti i soldati avevano scaricate le loro armi, cagio- 
nando una gran confusione e un vero parapiglia di servi, che correvano 
ad armarsi, e di bestie che, rotti i legami, fuggivano per lo spavento in 
ogni direzione. Ristabilito un pò* d' ordine,, comincianfmo a colpi di 
ascia ad abbattere tutti gli alberi che erano nel mezzo del recinto del 
campo ed, accesi moltissimi fuochi, potemmo a poco a poco ritrovare 
tutte le nostre bestie; nel resto della notte, metà della gente fu desti- 
nata alla guardia e ad alimentare i fuochi, mentre l' altra metà si 
ripooava. 

Tacazzè-Mucherà. — Chilometri 2j. Ore di marcia 6. 

Ai primi albori levammo il campo e rampicando per la sponda 
destra del fiume, dopo una salita faticosissima e difficile per le nostre 
bestie da soma, riguadagnammo, il livello del vasto altopiano, perfetta- 
mente uguale a quello che avevamo percorso il giorno avanti sul lato 
sinistro. Per circa 2 ore di marcia il sentiero prosegue sempre pianeg- 
giante e molto prossimo al fiume, che finalmente si abbandona, segui- 
tando esso il suo corso in direzione di tramontana. 

La strada cessa di esser piana e s* impegna sul dorso di varie 
colline, tutte coperte di fitte boscaglie, dove numerosi stuoli di grosse 
sdnmiie si agitano e fuggono al nostro passaggio, guadagnando le più 
alte cime dei monti od arrampicandosi sui rami più elevati degli alberi. 

Q)si la strada sale sempre con più o meno difficoltà, mai compa- 



— 156 — 
labile però a quella incontrata nel salire le sponde del fiume. Il paese 
che traversiamo è detto il Cualiu, ed è fra i più orridi e selvaggi dell' A* 
bissinìa. In tutta questa zona fa massimo difetto V acqua, salvo qudla 
che si trova perennemente nel Tacazzè e nel Tsellari: di&tti, benché 
su queste montagne non esistessero le ragioni di malsaoia che si hanno 
lungo il bacino del Tacazzè, pure non trovammo mai né un armento 
a pascolo, né una capanna da pastori : tutto era squallore e deserto. 

La nostra marcia era diretta per un luogo detto Mucherà, dove era 
segnalata dalle nostre guide un' abbondante sorgente d' acqua: resta 
questa località sopra la cresta di una catena di monti, che segnano lo 
spartiacque fra la vallata del Tacazzè e quella del Tsellari. Vi arri- 
vammo dopo circa 6 ore di marcia e ponemmo il campo da un lato del 
monte che guardava la sottostante valle del Tsellari. 

Oramai avevamo esaurite tutte le provviste di biade e foraggi per 
i muli : noi pure eravamo agli estremi delle nostre risorse alimentari, 
per cui quella stazione fu per noi penosissima : dovemmo mandare tutti 
i servi in esplorazione per tagliare qualche erba, giacché nei dintorni del 
nostro campo non ve n'era neppure un filo per far pascolare i muli 
aifamati. 

Solo potevamo ricrearci con lo spendido panorama che si godeva 
da quelle alture, specialmente per la vista delle montagne del Semien, 
le cui più alte cime biancheggiavano non so se per neve o più fadl* 
mente per grossi strati di grandine, che cadeva nei frequenti acquazzoni 
della notte. E anche durante la notte passata a Mucherà avemmo un 
temporale violentissimo, accompagnato da raffiche impetuose di vento, 
che ci costringevano a prendere sulle spalle tutta la pioggia, per tener 
ferme le corde delle nostre tende, che minacciavano continunmente di 
essere divelte dalla bufera. 

MucHERÀ-TsELLARi. — ChUoffutri 14, Ore di marcia 4, 

La discesa da quella catena di monti nella direzione del Tsellari 
non é molto diffìcile, e il sentiero é molto ben tracciato e di facile adito 
anche per le bestie cariche: ma, giunti a un'ora circa di marcia da 
Mucherà, la strada ad un tratto si affaccia all' orlo di un profondo 
baratro, nel quale si discende per un solco tracciato quasi esclusiva- 
mente dalle acque. La discesa, oltre ad essere difficilissima, cagionò anche 
tin' emozione molto viva, giacché più si discende e più l' orizzonte si 
chiude fino a che non si scorge altro che un lembo di cielo sopra la 
testa, ed enormi madgni, come tante gigantesche stalattiti, che sem- 
brano pronti a dislaccarsi da un momento all'altro dalla loro poco 



— IS7 — 
solida base, inabissando ^ni cosa. Ritengo cbe tale strada durante la 
stBffone delle piogge sia assolutamente impraticabilei non tanto perchè 
3 sentiero diventa il letto di un precipitoso torrente, quanto perchè 
debbono certamente manifestarsi dei movimenti tellurici e dei fi>rti 
distacchi di roccia» dei quali si vedevano tracce recentissime. La mas* 
sima parte di quelle formazioni rocciose sono calcari, elemento geologico 
non abbondante in Abissinia. 

Arrivati nel fondo di questa profonda spaccatura si comincia a 
percorrerla in piano; e, cosa meravigliosa e forse unica a raccontarsi, 
per qnasi dne ore si s^^uita a marciare chiusi dentro questo profondo 
laccato, dove da nessuna parte ha modo di penetrare un raggio di 
sole. Finalmente in direzione perpendicolare a questo baratro si apre 
nna gola, che in relazione a quella percorsa sembra piuttosto un' ampia 
vallata: pur non ostante è sempre tanto stretta e con orizzonte cosi 
Unaitato, che è impossibile di là dentro orientarsi sulla posizione in cui 
ano ri trova, ed una tale strada non sarebbe praticabile senza esper- 
tisrime guide del paese. La gola si apre poi maggiormente, e dopo 
altre due ore circa di marcia, seguendo il letto di un torrente che 
trovammo a secco, si giunse sulle amene sponde del Fiume Tsellari ; le 
coi acque limpidissime e mosse da rapida corrente, scendono dalle 
montagne del Lasta, dai più meridionali contrafforti deir Enderta, e si 
versano poi nel Tacazzè, poche miglia a valle del luogo da noi ulti- 
mamente traversato. Tutta la valle del fiume è coperta di ricchissima 
vegetazione: le sponde sono rivestite di alti canneti, il letto è ghiajoso 
e in parte roccioso, e per quanto fossimo nel mese di maggiore siccità, 
pare l'acqua toccava la pancia dei mulL Traversammo quel fiume con 
sufficiente attenzione, perchè la corrente era anche più forte di quella 
che incontrammo sul Tacazzè, e ponemmo il campo sopra una piccola 
altura, nuda affatto di alberi e di piante. Avendo le sponde del Tsellari 
la rinomanza di essere gradito asilo di molti animali felini, prendemmo 
tutte le precauzioni, nella disposizione del campo, per essere al sicuro 
da qualunque sorpresa notturna. Tutto il rimanente della giornata si 
passò nel procurarci una grande quantità di legna da ardere, che di- 
sponemmo circolarmente intorno al nostro campo. Tutta la notte si fece 
una guardia attentissima, con metà della gente in piedi e con fuochi 
eoDtiniiamente accesi; ma per fortuna non avemmo sinistra avventura. 

Tsellari-Fenaroa. — Chilometri 42, Ore di marcia 7. 

Oramai la regione inospitale e selvaggia, che con molti giorni di 
marcia arevamo dovuto traversare, era al suo termine, giacché le vici- 



~ 158 - 

nanze di Fenaroa sono molte abitate, ed il villaggio stesso è grande e 
rinomato per i suoi ricchi mercati. La strada, fìtcile assai, corre sulle 
sponde di un affluente del Tsellarì, che più volte attraversa: solo per 
qualche tratto riesce faticosa, perchè il terreno non è resistente, ma 
molle e sabbioso per depositi alluvionali del fiume: ricca di acqua 
e di pascoli, ricchissima poi di vegetazione, per cui nelle ore più calde 
della giornata si trovano anche fresche ombre per comodo ristoro. Dopo 
avere rimontato per molti chilometri il corso di questo affluente, la 
strada segue il dorso di una catena di colline per guadagnare 1' altura 
di Fenaroa: ma il terreno perde subito quel carattere di vivacità e di 
allegrìa, che ripeteva dalla vegetazione abbondante, e si fk di nuovo 
arido e secco. Giunti neir ampia valle di Fenaroa, si trovano i caratteri 
soliti alle vicinanze di un luogo abitato, caratteri che da vari giorni 
avevamo dovuto quasi dimenticare. Lasciammo il paese di Fenaroa sulla 
dritta, allo scopo di fuggire i rumori e soprattutto le noje che si hanno 
sempre dagli abitanti e dalle autorità dei grossi villaggi, e facemmo il 
campo in un luogo più basso e lontano, rimanendo il paese sull'alto 
di una collina. Potemmo finalmente procurarci qualche genere alimentare 
e, quel che maggiormente c'interessava, qualche foraggio per le hestìe 
che erano pur troppo affamate e stanche per le fatiche dei giorni pre- 
cedenti. 

A Fenaroa fanno testa tutte le carovane di sale che risalgono Tal- 
topiano abissino dal mare, nelle vicinanze di Meder, finoaMacallè; e 
da Fenaroa proseguono per Socota nell'Abissinia più meridionale. L'essere 
poi questo paese nelle vicinanze della grande strada che da Senafé-Ma- 
caUè-Antalo prosegue fino a Mandala, dà al medesimo un carattere d' im« 
portanza commerciale e strategica assai rilevante. In quel giorno noi 
avevamo percorso senza molta fatica circa 43 chilometri. 

Fenaroa-Samre — Chilometri 28, Ore di marcia 6 '/, circa. 

Con la stazione di Fenaroa si può dire che abbia termine quel- 
l'immenso tratto di paese, che partendo da Ambaciarà fino a oltre il 
Tsellari è uno dei più deserti e sconosciuti di tutta l'Etiopia, e che 
non essendo stato percorso se non parzialmente e mai per intiero da 
viaggiatori europei, poteva avere un interesse maggiore di descrizione. 
La strada che da Fenaroa porta a Samre, sebbene frequentatissima da 
carovane, cariche specialmente di sale, e in massima parte composte 
di cammelli che vengono noleggiati nel paese dancalo e precisamente 
nelle pianure di Harù, non è troppo pian^giante, come dal Tsellari 
a Fenaroa, ma è molto accidentata per vari corsi d' acqua per lo più 



— 159 — 
guadabili anche durante la stagione delle piogge, e per una serie 

continua dì colline, che gradatamente si elevano fino all'altopiano di 
Antalo e di Macallé. La massima parte del terreno è alluvionale e sab- 
bioso, di maniera che il paese ha un aspetto di povertà e di tnstezza 
e, per quanto molto popolato, è scarso di zone coltivate e fruttifere. 

Solo molti armenti pascolano per quelle lande deserte e sono forse 
r unica risorsa, oltre gli scambi commerciali, che hanno quelle popola- 
zioni. Nelle vicinante di Samre la strada si fa più difficile per maggiore 
ripidità di salite e più pronunziati dislivelli fra collina e collina, ma in 
ogni modo vere difficoltà stradali non esistono; e di fatti l'essere quelle 
vie percorse da carovane di cammelli è la prova più convincente che 
esse hanno una praticabilità maggiore che le altre strade di Etiopia. 

Samre è una città molto popolata, che giace sopra una collina ab- 
bastanza elevata sul territorio circostante, e dove settimanalmente si ten- 
gono mercati, come in Adua, nei quali il sale è l'articolo di scam- 
bio più importante : a questi mercati convengono anche molte popola- 
zioni del paese, dancalo e si riscuotono dal governo abissino forti dazi, 
specialmente per i carichi di sale che proseguono per l'interno. I^ ter- 
reni circostanti sono poco coltivati, e ciò in parte dipende dalla natura 
del snolo, in parte dall' essere quegli abitanti più inclinati al commercio 
che all'agricoltura. 

Ponemmo il campo a un miglio circa dal villaggio, sulle rive 
di un piccolo torrente , dove i nostri muli potevano più facil- 
mente abbeverarsi e pascolare. Potemmo anche a Samre comprare 
foraggi e generi alimentari per noi, tantoché le nostre condizioni di 
faggio si erano grandemente migliorate; e, a migliorarle maggior- 
mente, fummo raggiunti a Samre da un corriere del signor Naretti, pro- 
veniente da Macallé, il quale, oltre alle lettere, portava una cassetta di 
vini e di liquori, opportunissimo ristoro per noi, che dopo partiti da 
Ambaciarà avevamo sempre bevuto acqua, e molte volte anche impura. 
La distanza da Fenaroa a Samre é di circa chilometri 28, che percor^ 
remmo in quasi sei ore e mezza di marcia. 

Samre-Antalo. — Chilometri 22. Ore di marcia s '/.. 

n territorio che noi traversiamo conserva caratteri geologici molto 
somiglianti a quelli descritti nel giorno di marcia precedente: la strada 
é buona e pian^giante, buona soprattutto per essere sopra un terreno 
molto battuto, dove il passo degli animali e degli uomini ha un effetto 
utile molto maggiore : e di fatti la nostra marcia, e per queste ragioni 
e per essere la strada in linea retta, si fa d' ora innanzi molto più ra- 



— i6o — 
pida e sicura* A pochi chilometri da Antalo la serie di colline si €a 
più elevata, dovendosi gradatamente raggiungere Valtezza del vero alto* 
piano, che costituisce la regione dell* Enderta, altopiano che vien traver- 
sato nel senso longitudinale, in direzione cioè da N. a S., dalla strada 
che da Macallé va fino al Lago di Ascianghi, strada che nello scorcio 
dell'anno precedente era stata traversata dal corpo di esercito che il 
Re Giovanni conduceva contro le nostre posizioni a Sahati, e da tutte 
le orde galla condotte da Ras Mikael, e nel z8ó8 dall'esercito inglese 
sotto il comando di Lord Napier. 

Tutta questa vasta zona di paese fra Samre e Antalo ha un aspetto 
presso a poco identico a quello osservato nelle vicinanze di Adua, cioè 
con pochissime zone coltivate, con quasi mancanza di foreste e di al- 
beri di alto fusto: il terreno è incolto, con poche erbe ingiallite ed 
aride per la siccità e per i forti calori del sole. Il villaggio di Antalo 
ha perduto molto dell' importanza che aveva negli anni addietro, per la 
vicinanza di Macallé, dove la frequente dimora del Negus Giovanni 
di Abissinia ha portato maggiore accentramento di popolazione e d'in- 
teressi. Ma anche altre ragioni, riferibili a guerre civili o a guerre d' in- 
vasione per parte delle tribù dancale e galla limitrofe, debbono avere 
prodotte tali condizioni di abbandono e di desolazione in questo paese, 
che nei secoli scorsi aveva rinomanza di fertilità e di ricchezza, come ne 
fa testimonianza anche il portoghese don Francesco Alvarez, nella sua 
importante e minuta relazione di un viaggio nell'Etiopia alla corte del 
Prete Janni, compiuto da esso nel i^ decennio del XVI secolo (i). 

Lasciammo il villaggio di Antalo, eretto sopra una delle più alte 
circostanti colline, sulla nostra destra, e pros^uendo qualche chilome- 
tro più avanti, ponemmo il campo in un luogo vicino a una sorgente 
d'acqua, dove vedemmo la possibilità di far meglio pascolare i nostri 
armenti. Come più volte ho avuto luogo di sperimentare, accampando 
all'Asmara, anche in questo accampamento dovemmo aspettare oltre 
un'ora per avere un piccolo carico di legna secche per accendere il fuoco. 

La distanza da noi percorsa in questa marcia era di circa 23 chi- 
lometri. 

Antalo-Macallé. — Chilometri j8. Ore di marcia 8. 

Proseguiamo la nostra marcia per lungo tratto lungo un piano leg- 
germente ondulato e di facilissima viabilità: ma siccome il pianoro di 

(i) Vedi la detta Relazione, con sommano, note ed aggiunte del cap. D. Stasio, 
in questo Bollettino, ottobre^novembre 1889, pag. 803 e segg.. 



— i6i — 

Macallé resta perfettamente isolato da quello di Antalo, per esservi fra 
mezzo un fiume e una valle abbastanza aperta, cosi la strada è costretta 
a discendere per un lunghissimo tratto, fino a raggiungere il letto del 
fiume. La natura del suolo, a mano a mano che si discende verso questa 
valle va migliorando, e l'ombra di giganteschi alberi, specialmente di 
verdeggianti sicomori, fa un singolare contrasto con la squallida nudità 
che avevamo osservato finora. Nella discesa verso la valle sottostante 
all'altopiano di Macallè s'incontra sulla sinistra un grosso villaggio, ri- 
nomato per una chiesa, che resta nascosta in mezzo a un bosco fittis- 
simo di alberi sempre verdeggianti. Questa chiesa è sacra in ispecial modo 
alla memoria dell' Imperatore Giovanni, giacché secondo quanto le guide 
nostre ci raccontavano, quella chiesa fu molto beneficata dalla madre di 
lai, e anzi ci assicurarono che dentro quella chiesa si conservavano le spo- 
glie della defunta madre dell' Imperatore. Arrivati nel fondo della valle, 
traversammo un torrente che corre fra due sponde ricoperte di fresche 
erbe : il torrente è ricchissimo di acqua limpida e buona, e tutta la 
valle ed il piano del fiume sono disseminati di belle praterie, dove pos- 
sono pascolare moltissimi armenti L'altopiano di Macallé è più elevato 
di quello dal quale eravamo recentemente discesi, e per guadagnarne la 
massima altezza la strada serpeggia a zig-zag per i fianchi del monte, in 
parte dirupati, in parte coperti di piccoli arbusti di una pianta simile 
ai nostri lentischi. 

La salita seguita per un'ora e anche più: si entra quindi in un 
immenso altopiano leggermente ondulato, e non si scopre la città di Ma- 
càUé se non essendovi molto vicini. Si trovano vari corsi d' acqua, uno 
dei quali abbastanza ricco, per essere nel mese di maggiore siccità. Il 
terreno è in parte coltivato a pastura e si presta benissimo per accam- 
pare molti soldati, e per tenervi a pascolo molti quadrupedi. 

La città sorge sopra un gruppo di colline, le più alte delle quali 
sono coperte di fittissimi alberi, alla cui ombra si trovano chiese e abi- 
tazioni di monaci e di preti. È fama che queste chiese possiedano tesori 
nd loro sotterranei, oltre a libri ecclesiastici e documenti antichi scritti 
in ^À€s, tutti in pergamena, con legature in pelle interessantissime per 
il lavoro e per l'epoca remota in cui furono fatte. A me fu concesso 
di visitare queste antiche librerie, ma, come era naturale, niente mi fu 
fatto vedere dei tesori imperiali, giacché il tesoro che maggiormente 
mi interessava conoscere, che erano le munizioni da guerra, viene per 
ordine dell'Imperatore tenuto nascosto anche agli stessi abitanti del 
luogo. A breve distanza dall'abitato sorge una collina più elevata e 
completamente nuda, che ha l'aspetto di un campo trincerato, per esservi 



l62 — 

dei residui di muri a secco e di zeribe: nel centro di questa collina tor- 
reggia un castello, nuovo per costruzione, antichissimo per stile, ed è 
il nuovo palazzo che ha costruito per la residenza imperiale il nostro 
concittadino Giacomo Naretti. Mi risparmio ogni descrizione, perchè il 
piano e il disegno di quel castello furono spediti dal Naretti al nostro Go- 
verno: dico solo che quella costruzione solidissima è molto imponente, 
ed eccezionalmente monumentale, per quello che di costruzioni in pie- 
tra si può osservare in Etiopia, fatta eccezione degli antichi obelischi 
che sono in Axiim. Il castello costruito da Naretti con due torri nel 
fronte somiglia molto alle costruzioni portoghesi che si ossenrano in 
Gondar. Le fatiche e le difficoltà superate dal Naretti per una tale co- 
struzione potrebbero formare soggetto di una leggenda, se si pensa che 
il Naretti ha dovuto cominciare col costruire gli scalpelli per tagliare 
le pietre, col cercare i calcari per fare la calce, eseguendo tutto assoluti- 
mente da sé, dalla prima pietra fino alle serrature delle porte e delle 
finestre. 

Il signor Naretti e la sua signora vollero gentilmente ofinrci la 
loro ospitalità durante la nostra permanenza in Macallé, e noi ponemmo 
il nostro campo dentro il recinto in pietra che circoscrive la casa Na- 
retti, e sedemmo sempre alla sua mensa, gustando dopo vari mesi di 
privazione una buona e succulenta cucina italiana. 

Macallè-Ghevà o Gova. — Chilometri 24. Ore di marcia j. 

La strada che dall' altopiano di Macallè porta in Adua, traversando 
la regione cosi detta del Gheralta, è piena di difficili accidentalità, tan- 
tochè si può considerare come una mulattiera delle più aspre, né atta 
al passaggio delle carovane montate su cammelli. Questa strada ha un 
percorso di circa 120 chilometri; prima non era molto praticata, ma 
da pochi anni ha acquistato un* importanza commerciale e strategica 
di qualche rilievo, per avere cioè l' Imperatore Giovanni scelta con fre- 
quenza per sua sede estiva la città di Macallè. 

Partendo da Macallè, si percorre per oltre un* ora e mezzo di 
marcia un terreno appena appena inclinato verso O., con strada co* 
moda e spaziosa, giacch* essa si sviluppa sempre nel centro del grande 
altopiano sul quale sorge la città. Il paese è poco ricco di alberi, e 
conseguentemente spogliato di verdura, con apparenza arida e brulla, 
salvo durante i mesi che seguono la stagione delle piogge, nel qual 
tempo i frumenti in erba rompono con bel verde la monotonia del 
paesaggio. 

Dopo circa 12 chilometri di marcia &cile e piana comincia la di- 



— i63 — 
scesa dall' altopiano per giungere a livello del fiume Ghevà o Gova, il 
qnal fiume prende da moltissimi rami tutte le acque delle provinole 
di Enderta e del Gheralta per versarle poi con rapido corso nel Tacazzè. 
La discesa dalV altopiano di Macallè fino ai primi rami del Ghevà è 
molto accentuata, e la strada si svolge con frequenti angolosità lungo 
3 dorso di quei contrafibrti, dominando sempre la sottostante vallata 
con ridente ed ampio panorama. Per giungere al primo braccio del 
Fimne Ghevà s' impiegano due buone ore di discesa. 

n fiume, o meglio questo primo afBuente che pure porta il nome 
di Gbevà, è ricco di acqua limpida e buona, ombreggiato da altissimi 
sicomori e da diversi alberi di alto fusto, ed ha le sue sponde coperte 
di abbondanti pascoli, tantoché V apparenza del luogo è amena e de- 
fiziosa. 

Per quanto la marcia da Macallè a questo punto non avesse ol- 
trepassato le 5 ore, pure, invitati dalla fireschezza dei pascoli, dalla ric- 
chezza delle acque correnti, vi facemmo il campo fino al mattino 
seguente, tanto più che la gentile famiglia Naretti insieme col signore 
Scimper avevano voluto accompagnarci per questa prima marcia. 

Lungo le sponde del fiume avrebbe potuto un naturalista racco- 
gliere importanti collezioni botaniche, specialmente in fiori che vi 
erano abbondantissimi e speciali per vivacità di colorì e soavità di 
profumo. 

Gova-Alasà. — Chilamitri 22, Ore di marcia j. 

Un' accidentata serie di alture separa questo primo ramo del 
GheTà dal vero letto del fiume. Queste alture, alternate da avvalla- 
menti, sono quasi tutte incolte e disseminate qua e là da terreni 
boschivi e radi e piccoli arboscelli ; ma tutta questa zona di terreno di 
uniforme struttura geologica sarebbe atta a cultura. 

La strada per parecchi chilometri seguita queste naturali ondula- 
àoni con salite e discese, di facilissimo percorso, ed entra poi nella 
▼era ed aperta vallata del Fiume Ghevà. Come succede in tutti quei 
terreni, dove ricchi e abbondanti corsi d' acqua escono durante il pe- 
rìodo delle piene dal loro letto normale e inondano le campagne cir- 
costanti, fertilizzandole con i loro depositi alluvionali, tutta la vallata 
del Ghevà, per quanto se ne poteva discernere con lo sguardo, era 
coperta di alberi verdeggianti e disseminata qua e là di piccoli 
spazi, in parte tenuti a praterie, ove pascolavano numerose mandre, in 
parte tenuti a cultura. 

Quantunque il fiume raccolga una forte quantità di acqua, pur 



— 104 — 
nonostante non è tale, anche durante la stagione delle piogge, da. 
interrompere permanentemente e per mesi le comunicazioni con Adua, 
ma solo temporariamente e per poche ore durante il mese di agosto^ 
quando cioè le piogge cadono con maggiore intensità e violenza. Ap- 
pena abbandonato il Fiume Ghevà, la strada comincia a salire il dorso 
di un' elevata montagna, la quale presenta i medesimi caratteri di nu- 
dità, come l'altopiano di Macallè: la salita è uniforme, non alternata 
cioè da una successione di colline e di corsi d'acqua, e dopo vaii 
chilometri si guadagna quasi la sommità dell'altura, dove sorge una 
specie di parco formato da alberi secolari e verdissimi, il qual parco 
ombreggia una vecchia chiesa con annesso monastero, che ha sulle 
valli e sui piani sottostanti un' ampia ed amena visuale. H luogo è 
chiamato Alasà e tutta la regione viene denominata Gheralta : il parco 
è celebre per una ricca sorgente d' acqua limpida e pura, che scatu- 
risce da una roccia, e poche sorgenti di uguale purezza e abbondanza 
si trovano in tutta l' Abissinia : 1' aria è sommamente salubre, il clima 
è quasi sempre primaverile ; e come succede per altre località, le quali 
godono di tali eccezionali vantaggi, cosi anche questa fu scelta a di- 
mora di religiosi. È distante circa io ore di marcia da Macallè, cioè per 
oltre 45 chilometri. 

Alasà- Afaghiè. — Chilometri ij. Ore di marcia 4 */». 

Il grande parco, dove noi facemmo il campo, giace sul fianco E. 
della montagna, e la strada che prosegue per Adua, facendo ancora 
un' ultima spirale, monta fino a guadagnare una specie d' insellatura, da 
dove si scorge nel suo beli' insieme tutto il panorama delle montagne 
del Semien non solo, ma eziandio si vedono all' orizzonte gli alti e 
acuminati coni delle ambe^ che sorgono nelle vicinanze di Adua. 

Dopo aver proseguito per qualche chilometro su quella cresta 
di alture, il sentiero si restringe scendendo verso la valle del Fiume 
Afaghiè e s' impegna in un passo strettissimo, indicato in alcune carte 
col nome di Passo di Atbara, dove i muli trovano moltissima difficoltà 
a scendere col loro carico, giacché 1' azione delle acque correnti ne 
altera continuamente la viabilità, e il sentiero medesimo scende ser- 
peggiando fra alti e minacciosi macigni, ed in alcuni punti passa sotto 
una vòlta di vecchie formazioni stalattitiche, che sembra debbano ad 
ogni istante staccarsi dal loro imbasamento per precipitare sulla testa 
dei viandanti. 

In mezzo a tanta accidentalità di terreno è difficile farsi un'idea 



— i6s — 
«satta e precisa dell* andamento delle valli e del corso dei numerosi 
torrenti, che raccolgono le acque di quelle alture. 

Anche sul nome dei fiumi e dei luoghi yi è una sufficiente confusione, 
giacché, in mancanza di paesi e villaggi lungo la via, il nome delle 
stazioni viene dato generalmente col nome dei fiumi, i quali quasi sem- 
pre sono chiamati col medesimo nome tanto nel tronco principale, 
che nei numerosi afiQuenti; di maniera che sopra una carta resta molte 
volte difficile il precisare il luogo vero dove è segnata una stazione di 
carovane, quando non si voglia o non si possa fissare con dati geode- 
tici indiscutibili il punto medesimo. Così, per esempio, nella prima 
marcia da Macallè al Ghevà si può incorrere in un errore di molti 
chiioaìetri, giacché diversi sono i rami del Ghevà che, come le stecche 
<fi un ventaglio, vanno a formare V unico tronco che si getta poi nel 
Tacaszé, e tutti questi rami sono ugiialmente chiamati Ghevà o Gova. 

Usciti dal difficilissimo Passo di Atbara, seguitando a scendere per 
on terreno privo di qualsiasi cultura, e dopo 4 ore e più di marcia, 
fiu:emmo alto sulle rive di una delle diramazioni del Fiume Afaghié, 
chiamato con tal nome anche in questo ramo secondario, dove tro- 
vammo acqua sufficiente e qualche pastura per i nostri animali. La 
valle, formata dal torrente, era molto stretta, e lo spazio per V accam- 
pamento sufficiente appena per una carovana poco numerosa. 

Afaghiè-Sadiai. — Chilometri 16, Ore di marcia j. 

Partendo da questo accampamento, la strada non segue la piccola 
aptftora della valle formata dal fiume, ma invece, valicata perpendico- 
larmente questa specie di gola, s' impegna per parecchi chilometri in una 
serie di contrafforti, sempre leggermente salendo. L'orizzonte è sempre 
molto ristretto, e il terreno quasi tutto boscoso : percorrendo queste 
Tcgìoni si prora, al solito, una penosa impressione di solitudine e di de- 
serto, quasi mai trovandovi né gruppi di capanne né alcun piccolo vil- 
laggio, ma soltanto scarsi e magri armenti condotti da pochi guardiani ; 
impressione che si può dire la nota fondamentale del paesaggio etiopico 
e che significa in genere un grande difetto di abitatori. Grandissime 
zone di terreno, come questa da me percorsa, sarebbero capaci di ricca 
pnxiuttività, giacché la natura non vi si mostra avara degli elementi 
più necessari ai prodotti del suolo ; ma la terra resta, si può dire, allo 
stato ^ sola potenzialità produttiva, senza che la mano dell' uomo 
venga a dimandare a questa potenzialità i suoi effetti. Ed é forse per 
questa ragione che i prodotti agricoli dell* Abissinia sono appena suffi* 
cieoti per il consumo locale, senza che niente avanzi e quindi senza 



— i66 — 

che si accentui quella ricchezza privata e individuale, che costìttiisce 
poi il benessere economico di una nazione. È cosi che nasce nel viag* 
giatore in Etiopia un sentimento intimo di miseria e di squallore» come 
impressione principale, mentre in realtà se la popolazione indigena tosse 
almeno quadruplicata, o se alla popolazione indigena si accumulasse un 
nuovo elemento d' immigrazione, questo aspetto generale desolato e po- 
vero dovrebbe essenzialmente cambiare. 

Terminata la serie di queste piccole giogaje, incomincia una lunga 
discesa non precipitosa, perchè il sentiero si svolge con molta arte, 
fiancheggiando i dorsi del monte, per la qual ragione la discesa stessa 
rimane sempre abbastanza agevole: il terreno è tutto a boschi e con 
alberi di alto fusto ; e dopo un lungo cammino, disimpegnandosi la vìa 
dai fianchi della montagna, si entra in una grande ed aperta vallata, 
solcata da vari torrenti, i quali si riuniscono poi in fondo alla valle per 
formare un grosso fiume, da alcuni chiamato col nome del suo prind- 
pale affluente, il Sadiai, da altri, e credo più giustamente, chiamato il 
Fiimie Ueri. 

La grande vallata, che chiameremo dell' Ueri, è apertissima, ricca 
di molti pascoli, bagnata perennemente dalle acque del fiume: in quei 
fertili terreni di pianura si vedono qua e là piccole zone coltivate a 
frumento, specialmente a orzo e dura. In questa grande valle potrebbe, 
credo, comodamente accampare e far sosta un numeroso corpo d'ar- 
mata. Noi ponemmo il campo sulle sponde del Torrente Sadiai, dove 
trovammo acqua sufficiente, per quanto fossimo nei mesi di oiassima 
siccità. Avevamo percorso circa i6 chilometri dal campo precedente. 

Sadiai-Siesa. — Chilometri 28. Ore di marcia 8. 

Dalla grande valle dell' Ueri fino in Adua termina la vera regione 
aspra e montagnosa, e la strada riesce di più facile percorso. La mag- 
giore abbondanza di acque correnti, e le ampie valli irrigate da queste 
acque danno a tutta questa vasta zona di terreno un carattere di più 
spiccata fertilità, di maggiore vita, che tutto ridonda a vantaggio della 
città di Adua, la quale può dirsi che ritragga da queste regioni uno 
dei coefficienti più notevoli all'importanza strategica di cui gode. 

Ho detto precedentemente come la vallata dell' Ueri è capace di 
contenere buon numero di truppe, in special modo per i molti pa- 
scoli che vi trovano i cavalli e le bestie da soma: lo stesso può dirsi 
dell'altra valle che prende il nome dal Fiume Siesa, valle attraversata 
dalla strada che prosegue per Adua. Ma di tutti questi vanta^, e \vt 
proporzioni molto 'maggiori, gode la vallata o m^lio la pianura di Fara» 



— i67 — 
Moi, situata a N.-K della nostra rotta per Adua, la qual pianura ha 
inoltre il benefizio di essere tanto più vicina a quella città. Esami- 
nando le storie di Abissinia si vede come in questa regione è stato 
sempre possibile ai Re ed ai Ras di passare con grosse armate e di 
mantencrvisi ; e per parlare dei tempi nostri , ricorderò come nel- 
r ultima marcia htta. dall'Imperatore di Abissinia verso il Tigre, 
nei mesi di gennajo e febbrajo dd 1888, egli si mantenne lungamente 
con quasi la totalità del suo numeroso esercito nella vallata di Faras Moi 
fino a che non decise di portarsi più avanti sulla linea stessa del 
Fiume Mareb. 

Partendo dal nostro campo sulle sponde del Torrente Sadiai, se- 
guitammo per qualche ora la valle con strada facilissima e piana, 
trovando qua e là molti campi che venivano preparati dagli agricoltori 
per la futura semente. La pianura che noi percorrevamo viene dopo 
un lungo tratto interrotta da una elevata catena di colline, che sepa- 
rano la valle del Sadiai da quella, si può dire parallela, del Siesa, 
verso la quale si dirige la strada che prosegue per Adua. Tutte quelle 
colline, framezzate da molteplici torrenti, sono molto uniformi e con- 
seguentemente monotone, tutte per la massima parte incolte; nes- 
suna di queste alture raggiunge considerevole altezza, ed il cammino 
seguita ad essere, benché a salita e a discesa, abbastanza comodo e 
iadle. Giunti al più elevato livello di quella cresta si comincia poi 
a discendere lievemente verso il Siesa, e in tal percorso si trovano 
con frequenza gruppi di case con qualche villaggio, numerosi armenti 
bovini che pascolano su quelle pendici, tutta insomma una espressione 
di maggior vita e di maggiore attività umana. Noi ponemmo il campo 
a un livello superiore al torrente, sopra un terreno un poco declive, 
ma tntto coperto di un verdissimo prato, sotto V ombra di vetusti sico- 
mori ; oramai eravamo a poche ore da Adua, dove non volemmo giun- 
gere lo stesso giorno per evitare Y arrivo nella sera, in ore cioè non 
troppo opportune per le consuete visite e presentazioni alle autorità 
del paese. 

Siesa-Adua. — Chilometri 12, Ore di marcia j. 

Per quanto la valle del Siesa sia vicinissima ad Adua, pure questa 
vkinanza non viene rivelata che dalla vista di quelle tali montagne, 
con formazione geologica cosi caratteristica, da essere sempre ricono- 
sciute anche molto da lontano; ma la città di Adua, chiusa anche da 
questo lato da una serie di alte colline circostanti, non si scorge altro 
che a poche centinaja di metri dalle mura. Abbandonata la valle 



— i68 — 
del Siesa, che si prolunga e si svolge in direzione S.-O. , comincia 
subito una serie di colline aride, quasi tutte nude di alberi, interse- 
cate da torrenti che in questa stagione dell' anno, cioè pochi giorni 
prima delle grandi piogge, sono completamente privi di acqua. La 
strada sale e scende di continuo seguendo le ondulazioni varie di questa 
serie di monti, tantoché, sia per la natura arida e deserta del suolo, 
sia per la grande accidentalità del terreno, V accesso alla città di Adua, 
anche da questo lato, non è sotto il punto di vista militare troppo 
facile, perchè spesso, il sentiero viene dominato dalle alture circostanti, 
in modo che una colonna in marcia potrebbe facilmente essere il bersa- 
glio di truppe solidamente e preventivamente collocate su quelle alture. 

Dopo poche ore di una marcia faticosa e monotona, resa per me 
anche più pesante, giacché dalla vallata del Fiume Ueri fino in Adua 
dovei a gran fatica sostenermi sulla mia cavalcatura, perchè colto da 
febbre altissima, arrivammo suir ultima cresta di alture, sotto le quali 
improvvisamente si apre il grazioso panorama di Adua, ed entrammo 
in città dal lato opposto a quello di dove si entra giungendo dalla via 
dell' Asmara. 

Passati alle falde del piccolo monte che serve di residenza al Go- 
vernatore, ponemmo il campo lungo le sponde di quel torrente che 
quasi circoscrive la città, tenendoci molto in alto, onde evitare il caso 
di rimanere sotto corrente in quei luoghi ove di solito masse di popolo 
^i accumulano, sia per attinger acqua per il consumo della città, sia 
per lavare le biancherie, o per abbeverare gli animali. 

Rimasti un giorno in Adua, riprendemmo la via di Massaua, per- 
correndo lo stesso itinerario fatto nell' entiare in Abissinia, e che è 
stato da me già precedentemente descrìtto. 

Osservazioni generali. 

Riassumendo in poche parole i più essenziali caratteri topografici 
delle regioni percorse, e specialmente in relazione alle strade principali, 
che traversano una cosi vasta e importante zona di Etiopia, si possono 
desumere i corollari seguenti. 

Tutto il paese è essenzialmente montagnoso, oscillando le al- 
tezze maggiori, per cui le strade s' impegnano, fra i 2 e i 3 mila metri. 

Il dislivello dalla regione del littorale al primo ceppo di monta- 
gne etiopiche nasce bruscamente : essendo l'altezza media del primo 
altopiano a circa 2 mila metri, e la differenza di longitudine fra l'alto- 
piano e il mare non superiore a 30 miglia, ne viene di conseguenza 



— 169 — 
che da qualunque lato si vo^ia salire, le difficoltà deirascensione sa- 
ranno sempre grandi e inevitabili. Si noti ancora che nella strada più 
comune Massaua-Saati-Ailet-Ghinda-Asmara, le oscillazioni fino ad Ailet 
sono lievi, e la salita vera si può dire che cominci dal piano di Ailet 
di poco superiore al livello del mare : quindi lo sviluppo della scala 
per l'ascensione all'altopiano è molto più limitato e la differenza in lon- 
gitudine minore assai di 30 miglia. 

Vere strade non esistono in tutta l'Etiopia, dove è assolutamente 
sconosciuto l'uso dei veicoli a ruote ; le strade sono semplici sentieri 
lungo il letto naturale dei torrenti, le creste dei monti, il fondo delle 
gole ecc., ed in pianura, lungo la linea che più direttamente la percorre. 

In molti tratti di paese, specialmente fra Sciket e Abducala e 
dopo Adua verso Beles, anche l'attuale strada potrebbe facilmente ren- 
dersi rotabile ; e così a grandissimi tratti potrebbe divenire tale, come 
sarebbe da Debarca a Gondar, in tutta la grande pianura di Belesa, 
nel tratto dal Tsellari ad Antalo; ma di fronte a tali porzioni di paese, 
dove la rotabilità di una strada sarebbe facilissima e anche praticabile 
nelle condizioni attuali, rimangono poi barriere cosi frequenti e cosi dif- 
ficili, che rendono perfettamente inutilizzabili anche i tratti buoni, per la 
precipua ragione di assoluta discontinuità fra un tratto buono ed un altro. 

Come strada mulattiera, la via da me descritta fino a Beles è tutta 
praticabile, avendo però l'avvertenza di non fare il carico superiore ai 
60 chilogrammi, se debbono essere usati, come è da consigliarsi, i muli 
del paese. 

Procedendo da Massaua per tutto 1* itinerario da me percorso, i 
punti veramente difficili sono i seguenti: 

i^ la salita di Ghinda . Ore di marcia 2 

2^ id. di Arbaroba. > i 

3^ id. di Mahenzi .... » 2 */< 

4^ la discesa di Guda Guddi . . » 1 Vi 

5^ la discesa al Fiume Tacazzè e il pas* 
saggio dei fiume (impossibile, a meno 
di gravi rischi, durante la stagione 
delle piene) .... » 2 

6^ dal letto del Fiume Zarema fino oltre 

il Passo di Lamalmon > io 

7^ da Dudubbà al Fiume Menna » 9 

B^ la discesa da Mucherà al Fiume Tsel- 
lari ..... > 2 

9^ la discesa al Fiume A&ghiè > i . 



lyo 



In tutti questi difficilissimi passaggi (j^), <luaiHlo ci si attenga scra- 
polosamente a non superare il carico dei muli del peso sopra citato, 
si può star certi di non essere costretti a scaricare e a dover traspor- 
tare il carico a braccia d'uomo, ciò che in certe speciali drcostance 
potrebbe recare un grave imbarazzo per mancanza di portatori. Peraltro 
è cosa prudente di non avventurarsi nel Passo di Lamalmon con i 
muli carichi. 

La descrizione minuta di certi passaggi e quanto graficamente 
viene espresso nei piani e nelle carte esistenti può alle persone com- 
petenti fornire un criterio esatto per giudicare i luoghi dove la sicu* 
rezza di una colonna in marcia potrebbe essere più o meno compro- 
messa; e cosi pure dove il terreno dia maggiore o minore agio a un 
servizio di esplorazione e di fiancheggiamentOi e quali sieno i luoghi 
più opportuni per gli accampamenti. 

Fatta eccezione dei mesi di novembre e dicembre, che seguono 
immediatamente la stagione delle piogge, è importante di sapere che 
in qualunque regione dell' Abissinia, salvo lungo il corso di certi fiumi, 
Facqua fa sempre difetto. Si trova in genere raramente, scarsa e di non 
buona qualità, perchè resa impura dagli armenti e dagli abitanti 
stessi. 

Peraltro nei luoghi dove sono segnati o pozzi o sorgenti naturali, 
e per la massima parte in quei terreni torbosi, da me tante volte de* 
scritti, scavando il terreno, l'acqua si trova sempre. In un tratto di 
territorio aridissimo, che è quello circostante a Saati, Ras Alula, prima 
della giornata di Dogali, trovò acqua per tutti i numerosi suoi soldati, 
scavando nel letto sabbioso del torrente. 

L' Abissinia tutta, e specialmente il Tigre, ha un grande aspetto 
di povertà e di miseria. Mancano risorse agricole, per quanto il terreno 
in molte zone sia fertilissimo e facile a coltivarsi. 

Il frumento e le biade bastano appena per i consumatori del 
luogo. I pascoli sono generalmente abbondanti sino al marzo, ma dopo 
questo mese tutto è arido e secco. Mandrie intiore di ammali, macilenti 
ed afiamate, vagano di regione in regione cercando da pascolare, e non 
è questa una delle ultime ragioni delle frequenti epizoozie, che in Abis- 
sinia fanno spesso delle vere stragi. Nelle forti agglomerazioni di soldati 
indigeni, si può far sempre assegnamento, per l'acquisto di generi di 
prima necessità, sui mercati quotidiani che si stabiliscono ; ma in altre 
condizioni è sempre difficile, anche pagando bene, il trovare forti prov- 

(l) Occorre rammentare che l'autore scrìveva queste note prima che le truppe 
italiane aprissero la nuova strada da Saati «U'Asmara. 



— 171 — 
viste di cereali e biade tanto per gli uomini che per gli animali. Una 
risorsa locale, su cui si può più sicuramente &r calcolo, è quella del 
bestiame bovino, che si vende a bassissimo prezzo e in grandi 
quantità. 

Salvo in qualche località bassa o sul letto dei fiumi dove la tem- 
peratura è molto alta e l'aria non troppo salutare, in tutta TAbissinia 
è più facile ripararsi dal caldo che dal freddo. Le differenze di tem< 
peratura fra il giorno e la notte sono forti, e le notti sono general- 
mente molto fredde, in special modo sull'altopiano di Asmara, nel Se- 
mien e neir Uogherà; per cui viaggiando è indispensabile una tenuta 
estiva tropicale per il giorno, e coperte di lana per la notte. 

Come precauzione assoluta per garantire la salute dei viaggiatori, 
è da imporsi il più attento studio nella ricerca delle acque potabili, col 
più largo uso dei mezzi più generalmente dettati dalla scienza, onde 
migliorare o rendere più innocue le acque inquinate d'impurità (filtri, 
bollitura, ecc.). 

La celerità delle carovane che viaggiano in Abissinia è in ragione 
difetta del minor numero di muli, che rimangono fiaccati dal carico. 
L'evitare queste fiaccature è il più arduo problema di chi viaggia. Ciò 
dipende massimamente dal peso e dalla disposizione del carico; dal 
modo come il carico è fissato sul basto; soprattutto poi dalla struttura 
del basto medesimo. La questione del basto per il mulo abissino, da 
molti studiata, non è per anco risoluta, e quasi tutti i viaggiatori fini- 
scono col caricare i muli, coprendone il dorso con pelli di montone 
o di bove conciato all'abissinese e fissando il carico con fortissime cor* 
regge di cuojo, alla maniera del paese. 

Al massimo per ogni tre muli dì carico occorre un servo condu- 
cente, e per ogni gruppo dì dieci muli un capo caricatore; così anche 
grosse carovane pcisono caricarsi in meno di due ore al mattino nel 
levare il campo, e quel che più importa, la carovana può essere man- 
tenuta compatta e serrata, senza che i muli carichi, per difetto di 
guardiani, si mettano a scorazzare per conto loro rovinando sé e il 
carico. 

In quelle poche zone dove è permesso di usare il cammello, oltre 
la solita questione del basto, che tanto e cosi bene è stata discussa e 
studiata dagl'Inglesi nelle ultime campagne del Nilo e di Suakin, bi- 
sogna ordinare in modo assoluto ai conduttori, specialmente se europei, 
di non forzare il passo dell'animale, che nel cammello da carico è 
lentissimo, giacché col passo leggermente accelerato il cammello molti- 
plica le ondulazioni dei suoi movimenti naturali, le oscillazioni si fanno 



172 — 

più sentite nel carico, e cosi l'animale rimane presto fiaccato nella 
gobba e nei fianchi. Con i muli e con i cammelli fiaccati, in mezzo ad 
un paese privo di facili comunicazioni e di risorse, può una carovana 
trovarsi in imbarazzi gravissimi, che fa d'uopo ad ogni costo prevenire. 
L'impressione più fondamentale che si riceve nell'Etiopia è la grande 
scarsità di abitato e di abitatori, e di conseguenza la vista di vastis- 
sime regioni incolte, squallide e selvagge, per difetto di lavoro umano 
più che per mancanza di potenzialità produttiva nei terreni. 



B. — L'antica e l'odierna Abissinia 

di Edoardo Glaser (i)^ 

In questi giorni il telegrafo ha sparso nel mondo un'importante 
notizia : il Negus di Abissinia ha convenuto di servirsi della media- 
zione del Governo italiano nelle trattative con potenze straniere ; in 
poche parole : 1' Abissinia ha riconosciuto il protettorato e la suprema- 
zia italiana. Tale è stata già altra volta in secoli da lungo tempo tra- 
scorsi, la relazione fra Axum (coM chiamavasi l'Abissinia nei primi secoli 
dell' èra volgare) e l' Impero Romano, e su ciò ci proponiamo di ra- 
gionare. 

Poiché non debbo supporre che il pubblico, il quale legge un'ap- 
pendice di giornale, sia meglio informato e ne sappia più di celebri e 
perfetti orientalisti, non sarà male che innanzi tutto io dica quel che 
posso sull'origine di quel!' importante popolo montanaro dell' Afnca. E 
a che per un decennio avrei percorso i paesi sulle rive del Mar Rosso 
< a scopo di studio > se non fossi in grado di rischiarare 1' oscura ori- 
gine e tutta la vita, in una parola, i destini dell' individuo osservato ? 
Che io mi occupi non di un individuo ordinario, ma, per cosi dire, di 
un individuo-popolo, è naturai conseguenza del compito che ha colui 
che fa viaggi di esplorazione. 

Gli Abissini, o, siccome essi stessi si chiamavano, gli Axumiti o Geez, 
non sono una popolazione originariamente africana. Due dei tre nomi 
accennano ad origine straniera : poiché la parola Abissini palesa chia- 
ramente il nome Habesh o Habasda dell' Arabia meridionale, col quale 
si designano ancora e l'attuale Abissinia e numerose tribù e paesi del- 
l' Arabia meridionale ; mentre GeeM, siccome gli Abissini anticamente 

(i) Dalla J^^eue Prete Presse, del 30 ottobre 1889. Versione cortesemente fisivo- 
ritaci dal socio corr. prof. I. Guidi. 



A — 173 — 

chiamavano sé medesimi in Africa, vuol dire addirittura emigranti. Si 
davano poi il nome di Axumiti dalla capitale Axum, ora in ruina, non 
lungi dall'odierna capitale Adua ; nella quale ultima Re Giovanni so- 
leva tuttora risiedere, e che, secondo ogni apparenza, anche il Re Me- 
nilek abiterà. 

Se il nome Habesh ci dice che il popolo debba essere originario. 
dell'Arabia del S., tale ipotesi diviene piena certezza, allorché i monu- 
menti dell' Arabia meridionale ci menzionano, migliaja d'anni fa, e più 
secoli avanti la nascita del Redentore cristiano, un popolo col nome 
Habascia. Essi e' informano che questo popolo con re propri, ì quali 
fecero anche alleanze coi potenti sovrani di Saba, abitava sulle spiag- 
gie meridionali della penisola arabica, e propriamente colà dove le no- 
stre carte segnano il misterioso paese di Mahra, il cui notevole dialetto, 
non è punto arabico. Uno di questi re habascia di Arabia chiamasi 
Gadarat o Gadardt, ed è notevole che il medesimo nome figura, in forma 
un po' corrotta è vero, nelle leggendarie liste di re che gli Abissini 
di Africa hanno conservato, siccome un debole riflesso di luce di una 
potenza e grandezza da lungo tempo sparite. La memorabile iscrizione 
che nomina il re Gadarat, la più antica testimonianza di vita politica 
abissina (incirca del IV secolo avanti l'èra volgare), da Ryàm, che era 
uno dei principali santuari dei Sabei pagani, fu da me portata in Austria, 
ove giace dimenticata cosi come era già prima in Arabia. 

In tempi anteriori, e propriamente prima del 1000 av. C. quella 
spiaggia, come l'Hadramòt dipendeva dall'antico Regno Mineo : le parti 
che componevano questo r^no si sono conosciute dalla tavola bi- 
blica dei popoli (Gen. X), la quale, come io ho fatto vedere, fu scritta 
molto dopo la caduta del Regno Mineo. Esattamente lo stesso si può 
affermare del celebre Ophir, la salomonica terra dell'oro, la cui posizione 
io ho ricavato nella mia storia dell'Arabia antica che è sotto i torchi. 

Adunque gli Abissini vengono di Mahra, dalla regione fra Hadra- 
mot e Oman. In questa costa, la costa dell'incenso propriamente detta, 
essi abitarono assai lungamente, occupandosi certo soprattutto del com- 
mercio degli aromi e della coltura dell'albero dell' incenso. Quest'ultimo 
ha nome, in quella regione, mghairot 

L'unico esemplare del meraviglioso albero sinora portato in Europa, 
io r ho deposto nel giardino botanico dell' Università di Vienna. Gli 
TT^^^gHA o Abissini di Arabia debbono per i primi aver trapiantato 
r albero dell' incenso nella Penisola Somali, ove all'interno trovasi quasi 
dappertutto nella varietà mahritica, ed è sparso fin dentro l' attuale 
Abissinia. Non lungi dalla baja, ora francese, di Tagiura lo si trova in 



— 174 — 
grandissima copia; ì Francesi sanno essi ciò? Certo gli Habascia o Abis- 
sini di Arabia avevano da lungo tempo messo piede stabilmente nel paese 
dei Somali, specialmente però sulla costa orientale, ed abbastanza ad- 
dentro neir interno. E infatti noi sappiamo che anche oggi tutte le isc^e 
che giacciono dirimpetto alla costa di Mahra, compresa la celebre Socotra 
che propriamente può già contarsi come appartenente al paese Somali 
orientale, tutte, dico, appartengono per la lingua al Mahra, ed anco 
politicamente furono sempre in connessione con questa regione. Pure 
gli antichi ci informano che il paese Somali orientale, allora chiamato 
Azania, e che oggi si disputano Tedeschi, Inglesi e Italiani, era nel 
primo secolo dell'era volgare una dipendenza dell' Jemen. Innanzi tutto, 
questo lembo dell' Africa orientale appartenne evidentemente agli Habascia 
o Abissini di Mahra, e caduto il regno degli Habascia, passò da questi 
agli Himiariti (Jemeniti) congiunti a loro di razza; la qual cosa deve 
essere accaduta molto tempo innanzi la composizione dell' opera Periplus 
Maris Eryihraetf cioè poco dopo la metà del primo secolo dell' èra vol- 
gare. Adunque negli ultimi secoli av. Cr. gli Habascia di Arabia nell'A- 
frica orientale hanno fatto esattamente ciò che oggi fanno gli Arabi di 
Mascate. £ il propagarsi dell'elemento arabo-meridionale dentro l'Africa, 
e il mescolamento di sangue che ne fu cagionato, e che può osservarsi 
fin nei Galla e anche più all' interno, è dunque di data assai più antica 
che non si suppone generalmente. I Sawàhili, Somali, Galla e Abissini 
tutti, questi meticci delle razze arabo-meridionale e negra, dimostrano 
ciò anche al giorno d'oggi. 

Ma qual cosa ha spinto gli Abissini di Arabia a volger le terga 
ai monti di Mahra odorosi d' incenso? 

Nel IV secolo avanti 1' èra volgare li abbiamo trovati ancora, sic* 
come potenti alleati dei Sabei. Ma nei secoli posteriori, specialmente 
dopo la celebre spedizione indiana di Alessandro il Grande, nemmeno l'A- 
rabia fu salva da conquista straniera. Sappiamo in particol^u'e degli Arsa- 
cidi o Parti, (il cui regno durò dal 249 av. Cr. al 227 d. Cr.) che 
traversando il Golfo persiano conquistarono estese regioni dell' Arabia 
orientale. Anzi al tempo del citato Periplus Maris Erythraei, (il quale 
secondo che ho esposto nella mia storia dell' Arabia antica, non potè 
essere scritto se non ftz, gli anni 56-71 d. Cr.) apparteneva ai Parti 
buona parte dell' Arabia meridionale, cioè tutto 1' Oman fino ai confini 
dell* attuale Hadramòt. A quel tempo pertanto non vi era più un regno 
di Habascia o Abissini nell' Arabia del S.. Le sue province erano già 
venute in potere di altri dominatori: Eleasos, il re della cosi detta 
regione dell' incenso (ciò che per questo tempo si deve intendere del 



— 175 — 
R^DO di Hadiamòt) possiede Socotra, e l'Isola degli aloe, mentre il 

paese Somali orientale, TAsania, era sottoposto al governatore di Ma- 

ikritisy e perciò al Regno Imiaritico, o se si mole, Sabeo, e Mahra, la 

regione dell' incenso propriamente detta, era incorporata al Regno Parto. 

Secondo il Ptriplus^ la dipendenza di Azania dall' Jemen era già di 

antica origine ; perciò la distruzione del Regno Abissino di Arabia deve 

aver avuto luogo molto tempo innanri la composizione del Periplo; 

e certamente quindi nel li o, al più tardi, nel I secolo dell' èra volgare. 

Ma il medesimo Peripius c'informa che al suo tempo esisteva in 
Africa un piccolo regno degli Axumiti, amici dei Greci e della civiltà, 
e proprio nella regione dell' attuale colonia italiana di Massaua : essi 
erano allora sotto il Re Zoscales, il cui dominio si estendeva appena 
notabilmente più oltre della regione oggi sottoposta al generale Baldis- 
seca. Adunque gli Abissini avevano emigrato in Africa; colà assunsero 
il nome di AxvmiH o Geez, quantunque anco l' antico nome d'Aòissim, 
come dimostrano i monumenti Sabei, rimanesse ancora in uso per secoli. 

Non appena sentirono abbastanza fermo il terreno sotto i piedi, 
pensarono essi certamente a riconquistare i paesi già una volta di 
loro razza, in Arabia. £ cosi da Pausania, che scriveva nella prima metà 
del II secolo dell' 6ra volgare ci è conservata la notizia, che l' Isola 
Abasa nel profondo seno del Mare Eritreo (quindi probabilmente Socotra) 
apparteneva agli Abissini, ed anco il molto più tardo Uranio conosce il 
popolo degli Abaseni, cioè degli Abissini, sulla costa meridionale di 
Arabia. 

Senonchè con questi tentativi di conquista, gli Abissini dovevano 
necessariamente venire in conflitto col regno Sabeo, il cui intento era do- 
minar solo in tutta l'Arabia meridionale. £ difatti la susseguente storia 
del R^no Abissino consiste da ora in poi in lotte che durarono fino 
al VI secolo, col Regno Sabeo Imaritico. Poiché anche i Romani, dopo 
l'infelice spedizione di £lio Gallo (34 av. Cr.). erano fra i nemici 
di Saba, cosi gli Axumàti trovarono sempre da parte della mondiale 
potenza romana, profittevole ajuto ; e tal relazione fu continuata anche 
sotto i Bizantini. 

Solo ora per le solerte fatte nei miei viaggi nell' Arabia meridionale 
queste lotte sono state rischiarate e storicamente esposte nel mio e Schizzo 
della storia di Arabia dai più antichi tempi fino al profeta Maometto ^. 
Ivi ho dimostrato che le poche iscrizioni axumitiche che, ci sono con* 
servate, debbono tutte assegnarsi alla metà incirca del IV secolo, né si 
deve spartirle in un periodo di più che 5 secoli, come finora si é fatto. 
Le nominate iscrizioni sono: quella di Adulis, incisa sopra un trono, e 



176 — r 

tramandataci da Cosma; riscrizione greca di Axum, copiata da Lord 
Valentia e riveduta da Salt, e le due iscrizioni gu% di cui andiam de- 
bitori al bravo Rtippel di Francoforte. Parimente io ho provato nel mio 

< Schizzo t che nell'epoca di lotta dal 300 al 525 dopo Cr. esisteva 
nell'Arabia del Sud, per dir cosi, un regno giudaico e che il cristia- 
nesimo, affatto concordemente alla tradizione nazionale, fu introdotto 
in Abissinia verso la metà del IV secolo, dal qual tempo in poi è ri- 
masta la religione dello Stato fino al giorno d' oggi. 

Ora si deve dire brevissimamente delle lotte fra Abissini ed 
Imiariti. 

Nei più antichi tempi, certo anteriori a quelli di cui dà notizia la 
Bibbia, i dominatori dell' Arabia si chiamavano Re di Maìn (paese dei 
Minei). n loro regno si estendeva su quasi tutta l'Arabia meridionale, com- 
preso Hadramót, Mahra, Ophir, Saba e Himjar, le quali province dopo 
il disfacimento del Regno, divennero quasi tutte indipendenti. I più po- 
tenti furono i Sabei. I loro dominatori chiamaronsi dapprima e Maqarib, 
ovvero, Sacerdoti-Re di Saba > quindi ebbero il governo i e Re di Saba, > 
poi venne il periodo dei e Re di Saba e Raidan > ed infine, cominciando 
dal 300 dell' E. V., i governanti portarono il titolo di < Re di Saba, 
Raidan, Hadramót e Jemen > talvolta anco con questa aggiunta e e delle 
loro tribù sui monti e nella Tihàma > (pianura verso la costa). Questa 
ultima aggiunta ricorre nelle iscrizioni solò nella prima metà del IV e 
nel V secolo. Da ciò deduciamo che la Tihàma anticamente non ap- 
parteneva punto al Regno Sabeo, e posteriormente vi appartenne solo 
per tempi determinati. In fatti, non ostante le numerose iscrizioni sco- 
perte nell'Arabia Meridionale, circa 1,700 — delle quali io solo ne ho ri- 
portato 1,032 — finora neppur una se ne è potuta trovare nella Tihàma. 
Ma allora a chi apparteneva la Tihàma ? La risposta a questa domanda 
ce la danno le iscrizioni, almeno per il tempo dopo l'èra volgare. 

Secondo l' iscrizione greca, scritta sopra un trono, in Adulis, e traman- 
taci da Cosma, il Re Axumite (Abissino) oltre molte regioni africane 
conquistò anche alcuni territori di Arabia, fra i quali Tiamo o Tiama, 
nel qual nome è facile riconoscere la Tihàma, Kelaa (il paese di Ibb, 
Udein, ecc.), e condusse la guerra da Leucocome (al Nord di Janbo) 
fino al paese dei Sabei. Neil' iscrizione pure greca, di Axum, che è del 
tempo dell' Imperatore Costanzo, e quindi della metà del IV secolo, 
il Re abissino Aizanas porta il titolo di e Re degli Axumiti, degli 

< Himiariti, di Raidan, degli Etiopi, dei Sabei, di Salehene, di Tiamo, 
€ dei Bugaiti e di Elasa. > In questi titoli, ad eccezione del primo e 
degli ultimi due nomi, si intendono chiaramente paesi arabici ; compresa 



— 177 — 

r Etiopia, col qtial greco nome si designara il paese axabo donde era 

la stirpe abissina, compreso THadramAt e il paese somali orientale 

•(Anania). Allo stesso modo (solo tralasciando l'Etiopia) si nomina il Re 

..cena be-se Halen, figlio di Ela'-Amida, nelle iscrizioni di Rùppel. Gli 

Abissini erano adunque allora signori di tutta l'Arabia meridionale. £ 

-siccome noi sappiamo da altre fonti che fin verso il 360 d. Cr. questi 

territori erano in potere dei re sabei, e poiché per Tanno 378 io ho 

trovato di nuovo un re sabeo che porta il titolo di Re di Saba 

Raidan, Hadramót e Yemen, per tali ragioni, dico, è chiaro che nel 

iiattempo gli Abissini avevano conquistata V Arabia, è vero, ma non 

avevan potuto conservarla per lungo tempo. 

Adunque il Re ..zena be-se Halen, del qual nome, per disgrazia 
incompleto, io ho dato la restituzione evidentemente giusta, Aiaénà 
(Atzanas) (i) be-se Halen, conquistò l'Arabia meridionale, ma la per- 
dette ben presto: solo la Tih&ma restò in possesso degli Abissini. In 
compenso egli fece grandi e certo anche durature conquiste in Africa, 
poiché riscrizione di Riippel ci descrive una spedizione assai fortunata 
•di questo re nelle regioni superiori del Nilo. 

Ma anco la Tihàma non dovea rimanere dominio indisputato degli 
Abissini, poiché già di nuovo nel V secolo noi troviamo il nome di 
<|ne8to territorio nel titolo dei re sabei. Ma sembra che fosse sempre 
ometto di lotte ostinate, finché nell'anno 535 riuscì al re abissino 
Kaleb Eia Asbah, ajutato dai Bizantini, di sottomettere per la seconda 
Tolta l'Arabia meridionale, nella quale occasione il celebre re ebreo 
•degli Imiariti, Dhu Nuwàs perdette trono e vita. Ma siccome già prima 
dell' èra cristiana, i dominatori della Persia, i Parti, scacciarono di 
.Arabia gli Habasha o Abissini del Mahra, cosi del pari sulla fine del 
VI secolo gli Arabi meridionali oppressi si rivolsero per ajuto alla 
Corte di Persia, ai Sassanidi; e questo ajuto fu loro dato con pieno 
successo. Da quel tempo in poi non vi più, è vero, alcun grande regno 
indipendente nell'Arabia meridionale, ma solo piccoli Stati maomettani; 
ma anco gli Abissini cessarono da allora e fino al giorno di oggi, di 
rappresentare una parte nelle vicende di Arabia. Da allora in poi re- 
starono confinati in Africa, ove essi dai loro monti dovevano difendere 
il cristianesimo contro le onde, da ogni parte invadenti, dell'Islamismo. 
Anticamente regno potente e che decideva delle sorti dei paesi bagnati 
dal Mar Rosso, e dell' Africa N.-E., 1' Abissinia é stata per opera del- 



(i) Finora si riteneva identico con il Re Tazena, che è di molto posteriore. (Cfr. 
DillmaKk, Berlin, Aiad. Ber. 1890, I, »- NoU della Redas.). 



— «78 — 

r Islamismo sempre più isolata dai paesi della cristianità, e la sua storia 

successiva nulla oiTre di importante. All'opposto, questo isolamenta 
produsse un regresso di civiltà, per modo che gli Abissini decaddero 
sino a divenire un popolo barbaro, del quale nulla restò da ammirare, 
se si eccettua 1* eroismo e la costanza, colla quale esso difese la propria 
indipendenza e la propria fede. 

Solo al nostro secolo sembra assegnato di trasformare la Svìzzera 
africana, di nuovo come altra volta, in baluardo di civiltà; e tal ono- 
revole e benefico compito è toccato anche oggi, come in tempi anti- 
chissimi, ai Romani. Il regno romano è risorto, Roma è un' altra volta 
la sua capitale, e, almeno perciò che riguarda l'Africa, gl'intendimenti 
della nuova Roma sono i medesimi che quelli dell'antica: Axum e 
Roma s'incontrarono e guadagnarono il dominio sul Mar Rosso. Roma 
diede allora ad Axum il cristianesimo, e l'ajutò dove e come potè. 
La Roma moderna non ha bisogno di portar il vangelo alla moderna 
Abissinia, da lungo tempo cristiana, ma ben può arrecarle i benefici 
della coltura e della civiltà europea. Per quanto io ho conosciuti gl'in- 
termediari di questa coltura, voglio dire gli Italiani che si adoperano- 
in quelle regioni, a Massaua, come a Hodeida e Sana'a, non posso dire 
altro se non che tutti sono accesi di entusiasmo per la gloria e la 
grandezza della loro patria, e potrebbero servire di modello del come sia 
possibile guadagnarsi le simpatie di popolazioni straniere con assidua 
attività e ragionevole condotta. Con uomini tali quali Luigi Caprotti^ 
disgraziatamente troppo presto rapitone. Augusto Perera, Tagliabue, che 
dal niente hanno creato posizioni e mirabili relazioni conmierciali, il 
Governo Italiano, che dispone anche di un eccellente corpo di uffi- 
ciali ed impiegati, può trasformare l' Abissinia in un fiorente, stato com- 
merciale, alla cui benefica influenza anche i paesi circonvicini non pò* 
tranno alla lunga sottrarsi. Di questo, il rimanente dell'Europa non può» 
non essere contento. 



c. — La Cascata del Maletsuniane. 

Da una lettera del socio corrisf, cav, G. Weitzecker. 

(con una illustrazione). 

Proprio nel centro del Basutoknd, e più precisamente a 28^ 5' long. £. 
Greenwich per 29^ 45' lat. S., trovasi questa bellissima cascata. Essa è 
formata dalle acque del Maletsuniane, un affluente del Fiume Grange, 
il quale affluente scorre quasi direttamente dal N. al S.. 



^ •• • t 

« 1 ... 



— i8i — 
spaventoso, che gli indigeni, i quali hanno qualche idea delle dottrine 
cristiane, chiamano quel luogo Ukele^ cioè T inferno. E difetti né Timma- 
ginazione del nostro sommo poeta, né quella del Dorè, quando si provò 
ad illustrare, colle sua matita, le bolgie dell' inferno dantesco, poterono 
inventare più adatta dimora per la e perduta gente ». 

Per guardare dall' insù il fondo di quel tetro abisso, bisogna disten- 
dersi boccone sulla roccia sporgente, facendosi tener saldo per i piedi 
da due compagni, e con tutto ciò non sei sicuro di sfuggire ad un 
capogiro, che ti solletica d' imitare la massa d'acqua che, al tuo fianco 
destro^ si precipita senza intenuzione nello spazio. 

Primo fra gli Europei a vedere quella cascata, ed a parlarne, fu (se 
non erro) un missionario cattolico francese, che, anni sono, aveva corag- 
giosamente tentato di penetrare direttamente da quella parte nella Colonia 
di NataL Quindi nel 1884 la visitò il Residente inglese del Basutoland; 
e, pochi giorni dopo lui, cioè nell' ottobre di queir anno, vi furono 
alcuni missionari evangelici insieme ad un altro bianco, con una scorta 
d' indigeni. Facemmo . la gita, che non ho tempo di raccontare, partendo 
dalla Stazione di Morija ed impiegando, per arrivare alla cascata, due 
gmrax di cavallo, attraverso due grandi e parecchie piccole catene dei 
Monti Maluti, ossia Alpi del Basutoland. 

D' allora in poi si trovò cosi bene stabilita la fama di quella 
caBcata, che non passa anno senza che ci si rechi qualche comitiva, 
e non più di signori soltanto, ma pur anche di signore. Cosicché e la 
gita del Maletsuniane > sembra oramai essere e il viaggio della Mecca > 
deg^ abitanti bianchi del Basutoland. 

La fotografia che ho 1' onore di offrire alla Società Geografica fu 
&tta dal bravo e gentilissimo fotografo di Ficksburg, sig. Barraud. Si 
aprano bene gli occhi per scorgere, se non lui, almeno i suoi compagni, 
sor una roccia, vicino al fondo della cascata. 



— i8a — 

D. — Gerardo Mercatore e le sue carte geografiche 

per M. Fiorini professare allUmversità di Bologna (i). 

(continuazione). 

§ 11. -— In mezzo ai grandi lavori di stranienti, di globi, di cart^ 
in mezzo a tante occupazioni, accresciate dai servigi prestati alle abbazie, 
ai signori, ai vassalli col rilevare i piani dei loro domini, delle loro 
proprietà, una sventura colpi Gerardo. Recatosi, nel febbrajodel KS44, 
a Rupelmonde nel fine di raccogliere l' eredità dello zio che tanto aveva 
contribuito alla sua educazione, fu là arrestato ed incarcerato sotto l'im- 
putazione di partecipare alle dottrine della riforma. I giudici dell' inqtd- 
sizione dovevano decidere della sua sorte. Il processo non terminava mai. 
Vana tornava la supplica del Rettore dell'Università di Lovanio, vano 
il reclamo del conservatore dei privilegi universitari, vano il certificato 
del curato della sua parrocchia, che attestava come il processato avesse 
sempre professata con esemplarità la fede cattolica. La base man- 
cava a qualsiasi procedimento. Da ultimo, i giudici non potendolo con- 
dannare, né volendolo assolvere, dopo quattro mesi di prigionia lo la- 
sciavano in libertà per mancanza di prove. 

Tornato a Lovanio in seno della famiglia e rimessosi a lavorare, 
col consueto ardore attese alla costruzione degli strumenti, alla compo- 
sizione ed incisione delle carte. Fu appunto poco dopo quel doloroso av- 
venimento che si pose a fabbricare il globo celeste per il principe 
Giorgio d'Austria (§ 8). Altro lavoro che intraprese fu la gran carta 
d'Europa in sei fogli, dei quali alcuni incominciò ad incidere, 

§ 12. — Frattanto la inquisizione seguitava ad infierire. Mosso a 
sdegno per tante nequizie che si commettevano in nome di una rdigìone 
di pace, di quella pace a lui cotanto cara e necessaria a' suoi studi, ti- 
moroso di cadere di nuovo, benché innocente, sotto gli artigli di quei 
giudici inumani, si appigliò al partito di emigrare dalla sua cara Fian- 
dra. Dato un doloroso addio ai parenti di Rupelmonde, agli amici di 
Lovanio, si portò nel 15521 colla famiglia, in Germania, a Duisburgo, dove 
regnava Guglielmo IV, detto il Ricco, duca di Juliers, di Cleves e di 
Bery, attiratovi dalla tranquillità che là regnava, dalla certezza di go- 
dervi la massima quiete in mezzo ai seguaci della riforma, dei quali era 
piena la città, e dalla speranza di trovare una geniale occupazione nella 

(i) Vedi Bollettino, grnnajo 1890, pag. 94 e segg.. 



V 



— 183 — 
Univenità che 9 duca vi yolera creare e che soltanto più tardi, dopa 
la sua morte, fti inangiuata. 

§ 13. — Instaurata la sua officina nella nuora dimora, pose mano 
aBsL costmaone degli strumenti da ofirire a Carlo V, al quale furono pre* 
sentati (§ 9) nello stesso anno iSS'- Ben tosto, poi, terminò d'incidere la 
carta d' Europa, cominciata a Lovanio e che, pubblicata a Duisburgo nel 
I5S4* <^1 titolo: JSttrvpa descriptio, dedicò ad Antonio Pbrrbnot, signore 
di GranveDe, vescovo di Arras, presidente del Consiglio privato dell'impe- 
ratore Caioo V e figlio dì Nicola, al quale l'autore aveva dedicato (§ 8) 
la sfera terre s tr e . Ai cultori della Geografia piacque tanto la nuova carta 
che^ esauritasi la prima edizione, l'autore fu costretto a fiurne una seconda 
nel 1579, spintovi anche dal desiderio di recarvi opportune emendazioni, 
richieste in gran parte dalla conoscenza dei vari luoghi, resa più esatta pei 
lavori dei geometri e per le relazioni dei viaggiatori di terra e di mare. 

La Europat éUscriftio^ di cui tanti elogi si erano &tti nel secolo XVI 
«d anche posteriormente, e che, superate di gran lunga le anteriori pro- 
duzioni, aveva stabilita sopra salde basi la fama dell'autore (i), si poteva, 
poco tempo fii, dire perduta. Non si aveva notizia di alcun esemplare, né 
della prima, né della seconda edizione. A nulla avevano approdato le ri- 
cerche &tte nella massima parte delle biblioteche d'Europa per rintrac- 
oarla. Ed era tanto più da meravigliare della creduta perdita od ignoranza 
d^U esemplari di tale carta, in quanto che ben grande doveva esseme 
stata la tiratura e nella prima e nella seconda edizione. Il solo librajo 
Plantin di Anversa dal 1558 al 1571 aveva acquistati 530 esemplari del- 
l'edizione del 1554, e 72 della seconda edizione dal 1573 al 1574 (a). 

Una bella ed insperata fortuna toccò al chiaro Heyer, che rinvenne, 
neDa collezione di carte geografiche conservate nella biblioteca munici- 
pale di Breslavia, un esemplare dell'edizione del 1 554. Della quale scoperta 
fece edotti gli amatori delle rarità cartografiche in una sua recente 
Memcnia (3}. Questa ci servirà di guida per dame alcuni cenni. 

È una carta di grandi dimensioni. I lati meridionale e settentrio- 
nale misurano un metro e cent. 59 ed i lati orientale ed occidentale 
sono lunghi un metro e 32 centimetri (4). 

(i) Kella biografia del Ghimnio leggesi : Quodopus tantis laudibus a docHssimis 
^mkusqut virit passim tjfkriurt ut vix simile in geographia in lucem unquam prodiisse 



(2) Van Raehdonck, RilaHom commerciales cntrt G, Mercator et Ch, Pian* 
tìm^ ecc., pp. 29 e 30. 

(3) Drti Mercaior*ICartem in der Bretìauer Stadi- BibUotkik vim Alfons Heyer in 
Ziiisekr, /. wissemch. Geograpkie^ Band VII, Heft 2 und S' Weimar 18891 p. 379. 

(4) L'esemplare, al dire dell' Hbybr, è stato disteso da gran tempo sulla tela 



— 184 — 

La carta consta di 15 sezioni rettangolari distribuite tre a tre ii> 
cinque zone o colónne parallele ai lati orientale ed occidentale. 

IL VAN Rabmdonck colle sue congetture si era avricinato al vero di- 
cendo che le dimensioni della carta erano m. r.27 e m. 1.50; se n'è^ 
allontanato affermando che la carta componevasi di sei sezioni (i). Come- 
pure aveva sbagliato il Brbusing nel crederla di otto sezioni composta (2)^ 
Del rimanente doveva riuscire difficile e quasi impossibile fissare il nu- 
mero delle sezioni non avendo per base altro che l' alTermazione del 
Ghimkio, il quale, nella biografia del Mbrcatorb, dice che questi aveva 
allestite in Lovanio tre o quattro tavole prima della partenza per Duis- 
burgo e che ivi compose le rimanenti (3). 

Il MERCATORE; ad evitare che si eseguissero contrafTazìoni della 
carta dell'Europa com'era accaduto (§§ 7 e io) pel mappamondo cor» 
difonne e per la carta di Fiandra, si procurò due privilegi per io anni, 
l'uno imperiale, l'altro rilasciato dal Senato di Venezia. E ben si ap- 
pose; che per tale modo i poco coscienziosi editori di quel tempo non 
si diedero al turpe mestiere di ristampare e contraffare l'opera del geo- 
grafo fiammingo, come s'era fatto per altre sue carte. 

Fra gli scrittori, contemporanei al Mercatore, che discorsero della 
Europae discripHo annoverasi Tommaso Blundevilb, che la descrisse o- 
credette di descriverla, nel trattato che ne' suoi Exircises (4) nomasi n 

da mani si inesperta, che le grinze e le piegature sono in gran numero : come mostrano 
le sue infelici condizioni, h stato appeso ad un muro, per cui sofferse molto; a ren- 
derle anche peggiori contribuì il taglio della carta in due parti da ponente a levante, 
eseguito dopo che enine stato effettuato V incollamento sulla tek. Vi fu anche data 
una mano di yemice. Attualmente la carta ^ conservata in un astuccio. 

Le esposte condizioni della carta ne rendono disuguali i lati paralleli. Ed ec- 
cone le reali dimensioni. La larghezza misurata sul lato Nord è metri 1.583, sul lato- 
Sud metri 1.590. Per avere le dimensioni degli altri due lati bisogna avere riguardo 
al taglio fatto da levante a ponente in sul mezzo della carta. Ciò dà: Altezza misu- 
rata sul lato occidentale uguale a metri 0.6584-0.661, ossia metri 1.3 19; sul lato- 
orientale SI ha metri 0.664+0.660, ossia metri 1.324. 

(i) Van Raemdonck, Gerard MercaUr. Sa vii et su eeuuris, p. 79. 

(2) Breusing, Leii/aden durch das WUgenalter der KariographU bis %um Jahre 
1600. Franckfurt a, M, iSSj, p. 20. 

(3) Ecco le parole del Ghimnio : Priusquam autem Linfoma discederti, auspi^ 
caius irai Europa discripOomm, taòulasque ires vel quatuor ibidem perf ecerai, caeieras 
(cdlaOs secum aeneis tabulis) cum hic (Duisburgo) habitatum venirci, biemtii spaih 
scilicei quinquagesimo quarto anno, mense Octobriy absolvit et evulgavii, 

(4) Exercises contayning eight Treaiises,.., : which Treatises are very necessary 
to bi read and leamed of ali young Genilemen.... desirous to kavt knawUdge as welf 
in CosmograpAif^ Astronomie, and Geographic, as also in the Art of iìavigoHon, TAr 
sixtk edition corrected and augmented, London 1622, La prima edizione è del IS94- 



- iSs — 
A brief deseriptwn of unwfrsal maps and cardia c^ndff their ufi, all'articolo 
ÌDtitoIato: Master BlundevUe kit i^scriptUm ofan exceileni good Map o/Ew 
r»p0, mode fy Mercaior in the yetrt of aur-Lord JSS4% ^ ^hich dtsmption 
isJSrst sk^wed the mmnner of making the sayd map^ and then the use thereof. 

Quando discorreremo, nella seconda parte di questa Memoria, del 
flisteffla di projezione seguito dal Mbrcatork nella delineazione della 
carta dell'Europa, ci sarà data occa»one di mensionare di nuovo il 
Blundevile. Ora ci basta notare come questi ne dica che la rappre- 
sentazione si estende dal parallelo di 30^ a quello di 70^ di latitudine, 
e come in tale as8erzk>ne non sia molta esattezza, perchè il citato Hever 
aflerma che le latitudini estreme sono di a 8^ 90' e 75^ 

§ 14. — Al duca GuouEUfo, informato della dimora del grande 
geografo ne' suoi Stati e dell'alto valore delle <^re che pubblicava a 
Daisborgo, piacque elevarlo alla dignità di suo cosmografo e dotarlo ad 
nn tempo di una pensione annua. 

Ija prima opera in cui compare inscritto il titolo di cosmografo 
del duca di Cleves è la Chr omologia pubblicata a Colonia nel f 569 (i). 
Qoi si para la ingiustizia delle vicende umane. Nel secolo XVI fiorirono 
due grandi geografi, ambi fiamminghi, 1' Ortelio ed il Mercatore, que- 
sti a qu^li di molto superiore, a giudizio, non solo dei postorì, ma 
anche dei contemporanei. Che anzi lo stesso Orteuo dichiara (§ 5) 
prindpe dei geografi il Mercatore. Or bene, non fu forse cieca la 
fiartuna ? Filippo II creò il geografo di Anversa cosmografo della Maestà 
Sua, alla quale dignità si connettevano la massima considerazione e non 
pochi vanta^^. Al geografo di Rupelmonde, costretto ad emigrare in 
Germania, toccò la sorte di avere semplicemente il titolo di cosmografo 
di un duca oscuro ; tale era quello di Cleves a fironte della gloria che 
circondava il potente re di Spagna, sovrano dei Paesi Bassi. 

§ 15. — n nostro autore non solo componeva, delineava, incideva 
ed alluminava di sua mano le carte geografiche, ma le imprimeva nella 
propria officina. Ciò è mostrato chiaramente dalle relazioni commerciali 
che aveva con Cristoforo Plantik di Anversa. Questo celebre librajo 
si provvedeva, pei bisogni delle sue stamperie di Anversa e di Leida, di 
carta della migliore qualità. A questo riguardo il Rooses, conservatore 
del Museo Plantin-Moretus di Anversa ha : e Ce qui ne fit pas de 

(l) Chromùlogia, Hoc tsi Umporum demonstratio txacHsiima^ ab initio mundi usque 
md mmmmm Domini MDLXVIII^ ex eelipHkus €t obttrvatwnì&m attronomUis Umporum, 
9mais quoque Biòliis et optimis fuibusque scriptoribus summa fide concùmata, Auctore 
Gerardo Mercaeore, Illustrisi, Dueis Juliae, Cliviae, Bergii, ete» Cosmogrophus» Coloniae 
Agr^pimmi, MDLXrX, 



— i86 — 

< tort à l'ouTrage de Plantin, pas plu8 qu'à celui de ses meiUeun con- 
e courents, c'était Texcellentc qnalité de ton papier. Nos pauvres livrea 
« contemporains, imprimés pour la plupart sor du papier cotonneux et 
« d'une beauté apparente, auront, dans troiB cent ans, un toat antre 
« aspect que celui que les livres du XVI siede conienrent encore ac- 
c tuellement et garderont longtemps après nous. Imprimés, sur du papier 

< ferme et souple» ils sont toujours aussi frais, aussi solides et aussi tm- 
c maculés qu'au jour de leur publication : les siècles leur ont seulement 
€ donne cette respectable patine, qu*ils répandent sur les objets d'art 

< anciens comme une douce aurèole (i) >. U Msrcatorb a lui ricor- 
reva per avere carta di qualità adatta all'impressione delle tavole geo* 
grafiche, a lui che aveva interesse a cedere parte de' suoi migliori ac- 
quisti ad un cliente che gli apportava grossi benefici nella vendita delle 
opere cartografiche. Il van Raemdonck, dedotte dagli antichi registri della 
libreria Plantin la natura e la qualità della carta ch'essa gli sommi- 
nistrava, conchiude : < Les comptes de Plantin établissent donc, sans 

< replique, que Mercator ne se contentait pas de composer, dessiner 

< et graver ses cartes sur cuivre, mais qu'il les imprimait lui-méme, et 

< qu'il avait par conséquent un veritable établissement cartographi* 
« que (a) >. 

Come geografo pratico, poi, imprendeva viaggi a fine di bene co- 
noscere i paesi dei quali voleva eseguire le mappe. Cosi fece (§ io) per 
la Fiandra, che, prima di farne la carta, tutta percorse per poterla 
esattamente rilevare. Cosi visitò gran parte del Belgio in compagnia del 
suo amico Abramo Ortsuo, come questi asserisce nel suo Itinerarimm 
fir nonnullas GaiUa Belgica fartes. Cosi, accompagnato dallo stesso 
Orteuo e da altri amici, viaggiò, nel 1560, in Francia (3). 

§ 16- — Frattanto da un amico d'Inghilterra gli fu inviata una 
descrizione delle Isole Britanniche, delineata con grande diligenza ed 
esattezza, e £itta preghiera di eseguirne T incisione. Non osò opporre 
un rifiuto, sia per la deferenza all'amico, sia per la bontà della com- 
posizione e del disegno. Postosi al lavoro dell' incisione e condottolo a 
termine, impresse nel 1564 a Duisburgo la Britunnicarum insularum de^ 
scriptio. La quale, diversa dalle carte comprendenti le Britamùc<t insulm 
contenute ntVH Atlante ed incise tra il 1589 ed il iS9S# ^ segnalata 



(i) Reìatwns eommerciàUs entri Girard MiretUitr tt Ckrittaphi PUuUin^ pmr y. 
van Roimdonck, ecc. p. 31. 

(2) Id. p. 33. 

(3) Van RiVEMDONCK, Gerard Mercator ^ ete,, pp. 88 e 89. 



- i87 — 
dal Ghuimio (i), dal Molano (2), dall'ORTSUO (3) e da altri contem- 



Come dèlia gran carta dell'Europa (§ io), cosi àtWsi Britanniiarum 
àumiarum dtscrifHo^ credevasi, fino a pochi mesi fk, non esistere più 
alctin esemplare, od alnveno n'era allatto ignota T esistenza. Ora, in 
graxia delle saggie e benemerite ricerche del sig. A. Heter, è consta- 
tato che la Ublioteca municipale di Breslavia ha il Tanto di possederne 
un 1>dlo esemplare (4). 

Reca daTTcro maraviglia la perdita dei tanti esemplari di tale carta 
messi in commercio (s). L'incuria degli uomini, l'ingiuria del tempo 
sono grandi distruttori dei documenti cartografici. 

Nello stesso anno 1564 il Mercatore compose la carta della Lo- 
rena, LatìuiringUt ducai$$s, per incarico avuto dal duca lorenese Carlo IL 
Ad stanza del quale il duca di Qeves autorizzò il suo cosmografo a 
lasciare il ducato per poter recarsi a rilevare, come già aveva fatto per 
la Kandra, il piano di tutta la Lorena. 

Della carta della Lorena, che pare non sia mai stata pubblicata, 
è perduto l'autografo. Le due tavole della Lotaringia che si trovano 
nell'Atlante Mercatoriano sono riprodurioni in scala minore della gran 
tavola disegnata nel 1564. ' 

n dottore van Raebidonck, in una sua recente memoria (6) e 
contemporaneamente alla citata pubblicazione dell' Heyer, segnalava ai 
cohorì delle scienze geografiche, ai bibliofili, le carte del BIercatorb, 
ritenute come perdute, cioè la Amplissima Terrae Sancite deseripHo del 
1537» ^ ^ffTopa descriptiù del 1554, la Britamiicarum insularum de- 

(i) OUata est iUi ix jù^gOa, a smguìari quodam amUo, Briianmcarummtularum 
ducriptic, m^gna diltgtniia, summaqutfide congesta, rogans ut taòulis aeneis incideretur^ 
fuod amUo suo denegare non potuti ^ et tam absoluto, doctorum^ue hominum conspectu^ 
£gno operi manum suòiAteere iniquum putavit, (Vita Cerar di Mercatoris a Gualtero 
Ghywutio eonscripta), 

(a) Histùère de la vHte di Louvain^ appr. il VAN Rabmdonck, op. cit p. 95. 

(3) Nel Caialogms anstorum toMarum geographUarum inserito nel Theatrum 
oréis terrarum A» Ortelu, Antuerpiae IJ70 si ha : Gerardus Mercator Ruptlmondanus 
4xcu£i quoque Britannicae insulae taòulam ab alio quoque deseriptam, 

(4) Vedi la Memoria del detto autore ; Drei Mercator-karten in der Breslauer 
Stadi- Bièliothek inserita in Zeitschrift fir toissensebaftliche Geograpkie, voi. Ili, disp. 3 
e 3, Weimar 18S9, p. 379. 

(5) Il solo librajo Plantin di Anversa ha acquistati dal Mercatore, per ri- 
▼cnderli, 72 esemplari deUa detta carta. Vedi: ReUuions commereiales entre G, Mer- 
eator et Ch. Plantin ecc., p. 30. 

(6) Spkh'es connues de Mercator (Extrait dee Annales du Cercle archeologique 
dm Fùys de Waas^ Tom. XII, sne livr., 1889^. 



— i88 — 
scripHo del 1564 e U Lotharingiac Z^iMr^/i^ . (pi*Qbabilmeiite autografo) 
pure del 1564, affinchè venissero fatte ripetute e moltiplicate investi- 
gazioni per rinvenirle. Di due di queste» per merito deirHsYERi un 
esemplare è tornato air aprica Non sono più ignote la carta dell' Europa 
del I5S4 e quella delle Isole Britanniche del 1564. 

§ 17. — Air Orbis imago del 153S (§ 7) il Mbrcatorb voUe, più 
tardi, surrogare altro mappamondo che doveva riuscire un monumento 
del suo alto sapere geografico; volle comporre una rappresentazione delia 
terra che ne fosse una vera descrizione universalei che mostrasse bene 
raffigurati e mari e continenti, che venisse in ajuto alla Geografia terrestre 
ed alla marittima, che riuscisse vantaggiosa ai viaggiatori continentali ed 
anemie più ai naviganti. Ben presto si /Rccocse che fra i sistemi di rap* 
presentazione non eravene alcuno atto a raggiungere lo scopo che ai 
era proposto. Dovendo rigettare le carte nautiche medievali, buone, 
anzi ottime, per le brevi, ma disadatte alle grandi navigazioni, trovando 
fallaci le altre carte nautiche che vi si erano sostituite, lavorate secondo 
le regole della proiezione cilindrica equidistante, uè, fra i vari generi di 
rappresentazione usati allora nella cartografia, rinvenendone alcuno che 
potesse rimediare ai difetti delle menzionate carte navigatorie, pensò di 
modificare quelle a projezione cilindrica a fine di renderle utili alla, 
navigazione ed inventò il sistema delie latitudini crescenti. Qui si mo- 
strarono la dottrina ed il genio del Mercatore. Il quale trovò un ge- 
nere di rappresentazione che ha la proprietà di essere, nelle piccole 
parti, simile alla figura rappresentata, e T altra, che n' è una conse* 
guenza, di mantenere inalterati sulla carta gli angoli delle direzioni ob- 
biettive. La prima proprietà è vantaggiosissima quando si vuole comporre 
una carta universale che mostri i mari ed i continenti e le loro minime 
divisioni senza che le forme di queste soggiacciano ad alterazioni ; la se- 
conda, poi, è utilissima ai naviganti, imperocché le corse delle navi gover- 
nate dalla bussola vengono ad essere rappresentate sulla carta da linee rette. 

Resi variabili i gradi latitudinali e trovata la misura con cui deb- 
bono crescere coli' aumentare della latitudine, compose la gran carta 
universale, a cui diede per titolo : Nova et aucta orbis terrae descripHa 
ad usuM navigantium emendate accomodata, e che, incisa tutta di sua 
mano e dedicata a Guguelmo, duca di Cleves. fu pubblicata a Duisburgo 
nell'agosto del 1569 (i). 

(i) La data è: EdUum est opus hoc Duyisburgi oft. D. 'fjóg^ mense augusi»^ 
E la dedica : lUustriss, et Cleinentiss. Principi ac Domino^ D: WUkelmo Duci Julùu 
CJivorum et Mentis^ Cornili Morchiae et Raveneburgi, Dòmino in Ravenstein^ opus 
hoc felicibus ejus auspiciis inchoatum atque perfectum Gereurdus Mercator dedicabm. 



•^ i«9 — 

È un gran mappamondo in qnattzo fogK che ha dne metri di lun* 
ghena ed un metro e txentadae centimetri di largheiisa.- 

L*inTen2ione delle carte in projezione cilindrica a latitudini cre- 
scenti, &tta dal nostro antore, si può ritenere anterioue all' anno 1569. 
Invero nel 154^ scriveira al yescov^ di Arras, al quale poi nel iSS4 
(§ 1 3) dedicava la sua carta dell' Europa, una lette«*a in cui, trattando 
r importante argomento della declinazione magnetica e della posizione 
d^ polo magnetico e mostrando i difetti delle carte nautiche a proje- 
zione cilindrica, intravvede che queste debbono bensì avere costanti le 
distanze dei meridiani, ma Tarìabili quelle dei paralleli, i cui intervalli 
debbono successivamente crescere coli' aumentare della latitudine (i). 

Il «stema delle latitudini crescenti vuole che i paralleli posti ad 
alte latitudini sieno grandemente distanti dall'equatore, infinitamente, 
poi, quelli prossimi al polo. È per ciò che l'autore non ha potuto se- 
gnare nel mappamondo le terre polari. A rimediare a tale difetto e 
senza occuparsi delle regioni antartiche, terre incognite, rappresentò a 
parte ed in un angolo della tavola le regioni settentrionali estendeatisi 
dal polo al circolo polare artico. Al qual fine descrive i paralleìi per 
mezzo di circoli equidistanti col comun centro nel polo ed i meridiani 
coi loro raggi. 

La tavola ha numerose iscrizioni (s). Nella prima, posta sotto la 
dedica e diretta, in modo particolare, al riguardatore {Inspectori S.), sono 
esposti i motivi che l' indussero a comporre la nuova carta universale, il 
modo di delinearla, i vantaggi che la stessa oiTre ; in altre due intitolate : 
IHsUmiku hcorum misur andai modus e Brtvis u$us organi diredorii, 
s' ins^^a a trovare la distanza di due luoghi ed a risolvere i problemi 
nautici ; in altre tre sono le indicazioni delle nuove scoperte (3) ; in 



(1) La lettera di Gbraroo Mrrcatorie ad Antonio Pbrii%not, vescovo di 
Ams, h datata da Lovanto a di 23 febbrajo 1546. Fu pabblicata, per la prima 
Tolta, tradotta in tedesco, dal Brbusing nell'opuscolo : Gerhard Kremer^gen, Mercatore der 
dmiteht Gtograph, Duisburgo 1869. Il van Rabmdonck riportò la traduzione tedesca 
nella Memoria : Génwa de Cremef ou Mercaior, géographe flamand (Annales du Cer» 
cU arckhlùgique du Pays de ìVénu, S. Nicolas, Tom. IV, ir« livr., 1870, p. 70). 

(2) Il Lelewel {Géograpkie du moyen-àge. Bruxelles ^ j8s»» Tom. II, p. 257) 
riporta, trascurando le minori, parecchie iscrizioni della gran tavola. 

(3) Si accenna, in un' iscrizione, al meridiano di separazione tra i possedi- 
menti spagnnoli e portoghesi staMlito nel 1493 dal papa ALBSSANr>RO VI e portato 
più tardi dallo stesso papa di 30^ verso occidente pei reclami sollevatisi quando i 
Pofftoghesi scopersero la Terra di Sabta Croce, ossia il Brasile ; in altra, alla scoperta 
del Capo di Buona Speraasa ed alla circumnavigazione dell'Africa per opera di Va- 



tre altre trattanii argomenti dì Geografia storica, i quali sono : De Pres- 
bitero Jeanne asiatico et prima domimi Tartararum origini; Qmd Niger 
in NUum fiuai; De vero Gangis et attreae Ckersotusi situ; infine'nn* iscri- 
zione tratta del polo magnetico, dell' origine delle longitudini, ed un'al- 
tra riguarda la descririone ddle terre settentrionali (i). 

La lingua latina è generalmente usata nelle leggende ed iscririont 
della tavola. Ma, in memoria della patria lontana e forse a significare 
che ivi gli era sorto in mente il nuovo. modo di comporre la carta, voU^ 
anche usare, benché raramente, la lingua nativa, la fiamminga (a)* 

Della carta del 1569, che è fica i mag^ori titoli di gloria del sommo 
geografo fiammingo, che s' imbasa sopra una proiezione la cui adozione 
ha resi tanti importanti servigi alla navigazione ed al commercio mon- 
diale, è conservato un esemplare nella Biblioteca nazionale di Parigi^ 
proveniente dall* acquisto fattone in Germania, per conto della stessa^ 
dal Klaproth. Vi diede grande divulgazione il Jomard, che n' esegui 
una riproduzione \vl faC'Simile per adornarne i suoi Monumenis de la 
Géographie (3). 

Per molto tempo e fino a questi ultimi giorni si era creduto che 
nessun altro esemplare fossevi di queir insigne mappamondo. Certo è 
che se n' era nella più completa ignoranza ; e ciò malgrado le ricerche 
fattesi in molte biblioteche d' Europa, È veramente da maravigliarsi 



SCO DB Gama che approdò a Calìcut ; nella terza, alla prima circumnavigazione del 
mondo per opera di Ferdinando Maobllano. 

Altre iscrizioni, non riferite dal Lblewbl» ricordano importanti scoperte e na- 
vigazioni. Cosi è detto che Cristoforo Colombo a di 14 Ottobre 1492 scoperse 
la Nuova India; che il Portoghese Gaspare Corterbale navigò nei mari settentrio- 
nali, sperando di trovare per quelle parti il passaggio alle Isole Molucche, che giunse 
al fiume Rio Nevado e che a cagione del gran freddo tralasciò d' inoltrarsi verso set- 
tentrione e perlustrò il littorale verso mezzogiorno sjno al Capo Razo ; che i Bretoni 
scopersero il littorale della Nuova Francia, che nel 1523 G[o vanni Verrazzani fio- 
rentino, partito, per mandato del Re di Francia, Francesco I, dal porto di Dieppe 
il 17 Marzo, giunse al lido meridionale della Nuova Francia a 34° di latitudine circa, 
e quindi perlustrò tutto il littorale verso oriente fino al Promontorio dei Bretoni, e 
che finalmente nel 1534 Jacopo Cartier di San Malo prese possesso della Nuova 
Francia in nome del suo re. Altre ed altre iscrizioni, che omettiamo di accennare, 
hanno importanza storica. 

(i) Eccone i titoli : Di hngUudinum geographicarum origine; de polo magne- 
tico ; In subiectam sepUntrionis terram descHptio, 

(2) Sui margini della tavole e titMìOrganum dtreeionum^ che vi è disegnato» 
compajono scrìtti in fiammingo i nomi dei venti. 

(3) Les manuments de la Géographie, ou recueil (toHciifmis cortes publiées ete 
fac'simile, Paris, 



— igl — 
oome non ne venissero all'aprico altri esemplari pensando alla gnmde 
quantità che ne fii posta in vendita. A migliaja debbono essersene stam- 
pate e vendute le copie. H libraio Plantin di Anversa, che non era il 
solo a rivenderle, ne acqnistò, in più volte, 303 esemplari dalla cas^ 
del Mbrcatore (i). 

Ora, finalmente, per merito dell' Heyer che ne diede recentemente 
Vannonzio (s), si sa che altro esem[dare di quella celeberrima carta 
oonaervasi nella biblioteca monicipale di Breslavia* È tuttavia da no- 
tare che.il direttore di quella h'breria, il pro£ Marrgraf, già ne co« 
nosoeva l'esistenza. £ quando seppe che il sig* Heysr si proponeva 
di &IC ricerche nella grande collezipne di carte geografiche in essa 
radunata, si fece una . premura d'indicargli la grande carta del 1569, 
snlla quale già da qualche anno aveva apposta una nota per segnalarne 
rimportanza. 

§ 18. — L'autore della carta ad usum navigantium, dove aveva 
spiegato il suo gran valofre nella . Geografia moderna, era pure versa- 
tissìmo nella geografia antica. I profondi studi a questa dedicati, l'ave- 
vano persuaso essere piene di errori le tavole delle varie edizioni del- 
l' opera geografica di Tolomeo. La SU9 attenzione si rivolse particolar- 
mente alle ventisette antiche carte di Agatodbmone, delle quali una 
era la mappa dell'abitabile, dieci spettavano all'Europa, quattro al- 
l' Afirica e le rimanenti dodici all'Asia (3). Tutte le trovò errate, sia 
quelle appartenenti alle antiche edirioni, sia quelle che le nuove 
adornavano. 

Ecco in quale modo, nella prefazione delle tavole di Tolomeo, 
della cui edirione si dirà fira poco, discorre di tali grandi e molteplici 
enori: Quisque in sua patria siòi nota loca ad veriorem a se mutuo 
éHstantiam reducere pulchrum putavit^ interim vicinarum civitatum res- 
feetum et commensurationem negligens^ ac subinde plurimum vicians ; 
olii oscitanter exemplaria transcribendo numer:pis corruperunt^ alii quae 
PtoUmoius ex observatione aUarum rudi lib, 8 annotavit^ ex ipsius 
mumeris, tamquam exactius quiddam redéSturi, castigare ausi sunt, ita 
temeraria in tam insigni opera lusit audacia, etiam ipsa certissima emen- 
dandae Geographicu fundamenta violans et corrumpens, ut nulla sit totius 

(i) HilaHcns commtràales tntrt Girard Mercator et Christophe Plantin par J. 
Firn Ra€md»M€k (Extrait du Bull, de la Soc. de Géog, dAnvers, 1880, p, jo), 

(2) Drei Mercaior-Karten in dtr Breslau*r Stadt-Biòliotkek von Mfons Heyer 
in ZàiscÀr, f, wissensck, Ge^graphie, Weimar 1884, 

(3) IH Agatodemome e deUe sue carte abbiamo detto brevemente in questo 
f. Serie m, toL II, 1S89 p« 554. 



— 19' — 
cferis pars, quae n^n piurimis mendis scattai diffkileque sit g i m uJM m m 
ab adulUrino disamere, Aectdit et mostro saeeuio typùgraph&rum m^U* 
gentia, ut duos tam ciati operis editianes per omnia consentientts mm 
invenias. 

Provvistosi delle migliori edizioni della Geografia di Tolomeo (i), « 
accinse alla corresione delle tavole di Agatodkmons. Nel quale stadio 
impiegò parecchi anni, perchè doveva attendere contemporaneamente a 
molteplici lavori ed era continuamente distratto da altre occuparioni. 
Finalmente diede alla luce il volume intitolato: ToAmiae geographicae 
Ci, Ptolemaei ad mcnttm auctoHs rettitutae d ernuuìatme per Gerardnm 
Mercatorem, Ducis Cìiviae etc. Cosmographum. Coloniae Aggrippmae, 
MDLXXVIIIf che comprende le nominale ventisette tavole di Aga- 
TODEMONE, cou Una prefarioue (Praefatio in sequens Taòuiarum Pto- 
limosi opus) ed una dedica al principe Guglielmo, duca di Cleves, 
datata da Duisburgo nel mese di febbrajo del 157S (2). 

Più tardi fece una seconda edizione delle Tavole Tolomaiche aggiun- 
gendovi il testo di Tolomeo, la quale comparve pure a Colonia nel 1584 
coi tipi del medesimo stampatore (Typis Gode/ridi Kempensis) (3). 

(i) Le edizioni di cui si yalse furono, com'egli aiTerma nella Prefazione alle 
«uè Tavole Tolomaiche, in numero di cinque, quelle che giudicava migliori. Ddle 
quali la più antica è la versione latina di frate Iacopo Angelo da Scarperia, fatta dal 
greco, e dedicata nel 1409 al papa Alessandro V, manoscritta e trascritta dall'auto- 
grafo stesso per mandato del cardinale Nicola de Cusa. Viene dopo 1' edizione di 
Roma del 1490 con tavole incise in rame, la quale contiene la versione di Jacopo 
Angelo, emendata in non pochi luoghi, in base al codice di cut questi si era gio- 
vato, apparendo il castigatore fornito di molta dottrina e non mediocre criterio. La 
tersa edizione h quella di Lione del 1535 che ha la versione di Bililaldo Pir- 
KEiMER, corretta da MICHELE Villano vano, all'appoggio di antichi esemplari greci, 
e che differendo, in non poche cifre, dalle due precedenti edizioni ed essendo, per 
altra parte, impressa con molta cura, deve giudicarsi tradotta da altro codice greco. 
La quarta edizione, che ^ di Colonia colla data del 1540, contiene la traduzione di 
Giovanni Noviomago e deve provenire da un codice greco diverso dai precedenti 
perchè, quantunque sia molto incorretta, tuttavia troppo differisce, nelle dfre, dalle 
altre tre edizioni. Viene ultima l'edizione dì Giuseppe Moleti, comparsa a Venezia 
nel 1562, il quale, di nuovo e con diligenza, comparò la versione del Pirkeimir 
con molti codici greci. 

(2) Un esemplare di questa rara edizione è alla biblioteca Universitaria di Bo- 
logna ed altro alla Comunale. 

(3) Eccone il titolo: Ci, PUlimoéi Alexandrini Gtographiùs iìòri octo, rec0gmH 

jam et diligenter intendati cum taòulis geographicif ad mtntem auctaris restitutts oc 

emendatisi per Gerardum Mercatorem^ liiustriss, Ducis CUvensis ete, Casmcgrapkstm, 

Coiùniaè Agrippinai^ MDLXXXIV, Anche di questa edizione un esemplare esiste 

alla biblioteca Universitaria di Bologna ed altro alla Comunale. 



— 193 — 
In grande &ina salirono le Tavole Tolomaiche edite dal Mercatore. 

H più volte citato Ghimnio ha: Animum ad instaurandas et a mendis 
rtfurgandas Claudii PtoUmaei (qui sub Antonino Pio ,Jloruit) olim editas 
iaòuias, adjecitf veteremque geographiam <id mentem auctoris tanta dili- 
gtmtia restituit oc emendavit^ ut hoc nomine eximiam commcndationtm 
oftàtio jure a liberaHum artium (u mathematicarum cultoribus protnc' 
ruerii. Ed il Maginf» discorrendo delle tavole che aveva scelte per la 
sua Geografia Universale, dice: Non ignoramus poiuisse quasdam illa* 
rum perfeetiores ad hoc negocium eligi ^ ut taceam etiam correctio' 
res et hcitpletiores esse antiquas Ptolemcui tabulas a Mercatore e- 
ditas (i). 

§ 19. — Le speculazioni sulla cosmogonia, a cui, terminati gli 
stadi universitari, con grande ardore si era dato (§ 2) nei primi anni pas- 
sati a Lovanio e nella breve dimora ad Anversa, furono bensì interrotte o 
mantenute con minore lena in virtù delle grandi occupazioni procurategli 
daUa costruzione degli strumenti geometrici ed astronomici, dei globi ce- 
lesti e terrestri, e dalla composizione ed incisione delle carte geografiche, 
ma mai abbandonate. Il filosofo, il geografo, entrando nell'età senile, 
sentiva 'ù bisogno di raccogliere ormai le vele. Il piano dell' opera che 
aveva meditata e che voleva compiere è cosi da lui stesso delineato: 
Ita et ego cum totius orbis descriptionem meditar tr, exigebat quidem . 
operis distributio et ordo, ut primum de mundi fabrica, dispositioneque 
fartium in universum, deinde, de coelestium corporum ordine et motu, 
tertio de eorumdem natura, radiatione, et operantium confluxu, ad veriorem 
astrologiafn inquirendam^ quarto de elementis, quinto de regnorum et totius 
terrae descriptione, sexto de Principum a condito mundo genealogiis, ad 
emigrationes gentium et primas terrarum habitationes, rerumque inven- 
tarum tempora et antiquitates indagando^ tractarem, Hic enim rerum 
naturalis est or do, qui causas et origines rerum facile commonsirat, et 
ad veram scientlam sapientiamque optimus dux est (2). Ed il suo amico 
Gbdinio, che ne fu il biografo, attesta come all'opera avesse imposto il ti- 
tolo: Atlets, sive cosmographicae speculcttionis libri quinque, titolo che mostra 
la vastità dell" impresa e la grandezza dell* animo di chi la concepì. Invero 

(i) Gtograpkiae univeruu tum veteris tum novtu aòsoluiissimum opus duobus vo- 
Ittmsmhis i&stmctum. In quorum priore hahentur CI, PtoUmaei geograpkicae enarra- 
ti^ms libri octo, in ucundo volumint insunt CL PtoUmaei antiquae orbis tabulae 
XXVII et tabulai XXXVII recentiores, Auctore >. Ant. Magino Pataruino Mathc 
9aHcarum in Almo Bonemensi Gymneuio publico professore. Venetiis isgó. 

(2) Così nétt Spistola dedicatoria in Galliae tabulae per Gerardum Mercatorem, 
coQa dite del 1585. 



— 194 — 
il Mercatore, nella prefazione air Atlante, detto che Atlante, re di Mau- 
ritania e nato di sangue reale, ebbe un padre terreno, ossia indigeno, 
cognominato Cielo, per madre Titea, di cognome Terra, e per avo 
paterno ed insieme materno Elio, ossia Sole, re di Fenicia, ambi ver- 
sati in astronomia e nelle discipline naturali, soggiunge: Hunc AtlatUem 
tam insignem eruditione, humanitate ac sapientia virum mihi imitandum 
proposui, quo ad ingenium et vires suppetunt^ Cosmographiam veluti ex 
alta animi specula contemplaturus^ si forte aliquid veritatis in rebus 
nondum percognitis tnirari possim quod ad sapientiae studia confcrat (i). 
£ quali sono i titoli, o se vuoisi, i contenuti dei cinque libri dtV 
V Atlante? Lo stesso Ghfmnio ha: In primo descripsit opificium ac fa' 
hricam Mundi, quem etiam durante paralysi sinistri hrachii prò fallendo 
tempore absolvit; eundemque partum prete caeteris tota vita (ipso teste) 
parturrvit. In sccundo astronomica prosequi inceperat, sed non finivit: in 
tertio Astrologica explicaturus erat. In quarto de creatione elementorum, 
de motu solis et lunae, item de situ et ordine planetarum^ tractatum 
meditabatur, Quintum Geographiae totius terrarum orbis destinaverat, si 
UH vitae spatium concessum fuisset. 

§ 20. — Era tanta la mole àtVL' Atlante che Fautore, temendo 
di non potere, per l' avanzata età, compiere tutto il lavoro, si decise a 
pubblicare la parte geografica, cominciando dalla geografia della Gallia 
e della Germania (2). 

La quale pubblicazione, divisa in tre sezioni rispondenti alla Fran- 
cia, al Belgio inferiore ed alla Germania, comparve a Duisburgo nel 
1585 colla dedica a Giovanni Guglielmo, duca di Cleves, figlio a 
Guglielmo, essendo nella prima contenute 16 carte, 9 nella seconda, 



(i) Al padre Gerardo fa eco il figlio Rumoldo, il quale neU' Epistola dedi- 
catoria che precede Y Atlantis pars altera^ auctore Gerardo Mercatore^ h«: Gtrardus 
Mercator operi suo Novae Geographiae titulum Atlantem feeit^ ut et ipso nomine regit 
vetustissimi memoriam celehraret^ et suo operi gratiani conciiiaret, 

(2) NeU' Epistola dedicatoria in Galliae tabulae geograpkicae per Gerardum Mer* 

catorem leggesi : Verum quia in meos solius httmeros haec Jabrica incumbit, nec alio- 

rum opera {exceptis qui tahulas in aes incidunt) ad hanc perficiendam ufi possum^ 

praeterea nec sculptontm tanta suppetit copia^ ut paucis cuinis tnstitutum opus per- 

fici queat^ necessitate adactus fui^ ex medio operis edendi initium facere, neque porro 

justum erat, etiamsi usque ad consummationem totius supprimere potuissem omnia, 

studiosos eius partis, quam nunc aòsolvissem, usu privare, Quam ob rem eas novae 

Geographiae quam nunc paro, tabulas, quibus hoc tempestate Reipub, me maxime ser* 

viturum existimcrvi, nimirum Galliae et Gervtanìae^ primum parcmdas cvulgandasque 

judicavi..... 



— I9S — 
3o nella terza (iV II van Raemdonck (2) cita alcune biblioteche che 

poss^gono esemplari completi od incompleti di questa prima parte del- 
l' Atlante. Posso aggiungere che la biblioteca Angelica, posta nell' ex- 
<x>nTento degli Agostiniani in Roma, ne ha un completo esemplare. 

Cinque anni dopo pubblicò la geografia dell'Italia, della Schia- 
vonia e della Grecia, consacrando diciassette tavole alla prima, una alla 
Schiavonia, Croazia, Bosnia e parte della Dalmazia, una alla Valacchia, 
Serbia, Bulgaria e Romania, tre alla Grecia e una all' Isola di Candia. 
Le quali tavole, dedicate a Ferdinando De Medici, cardinale protet- 
tore di Spagna, granduca di Toscana, comparvero a Duisburgo nel 
1589. Anche di questa seconda parte à.^ Atlante hawi un esemplare 
alla biblioteca Angelica in Roma (3). 

Una terza pubblicazione geografica stava preparando, riguardante i 
paesi settentrionali dell' Europa ; che doveva comprendere trentadue carte, 
e cioè una per le regioni polari, una per l'Irlanda, una per la carta 
generale delle Isole Britanniche, tre per la Scozia, cinque per l'Irlanda, 
dieci per l'Inghilterra, una per la Norvegia e Svezia, quattro per la 
Danimarca, una per la Prussia, una per la Livonia, una per la Russia, 
una per la Lituania, una per la Transilvania ed una per il Chersoneso 
Taurico. La considerava come la prima parte dell'Europa; e però si 
proponeva di farla precedere dal planisfero, dalle carte generali di 
Europa, Asia, Africa ed America, ed anzitutto dal trattato: De mundi 
ereatùme ac fahrica, e da una pre&zione sul re Atlante. Il quale trat- 
tato, concepito e cominciato a Lovanio e ad Anversa verso il 1533, 
continuato a Duisburgo, annunciato nel 1593, fu compiuto due anni 
dopo, quando l'autore in età di 82 anni era malato di paralisi. Mortelo 
colse sul finire del 1594. U figlio Rumoldo che da molti anni ajutava 
il padre nella officina geografica, data l'ultima mano al lavoro ormai 
pronto a venire in luce, ne fece la pubblicazione a Dusseldorf nel 1595 
col titolo: Aflantis pars altera, Geographia nova totius mundi, Authore 



(i) Ciascuna delle tre sezioni fa parte da sé, come mostrano i registri ed i ti- 
toK loro. La prima nel frontespizio ha : Galliae Tabulae geograpìùcae per Gerardum 
Mtrcatprem Illustrissimi Ducis yuliae Cliviae^ Mentis , etCy cosmographum, Duysburgi 
CUtHfTum tiUlae. Cum gratia et privilegio. La seconda e la terza hanno lo stesso 
titolo, Tarìato solo in ciò che, in luogo di Gallica ^ l' nna ha : Beigli inferioris^ l'altra : 
Cermaniete^ e che l'ultimo periodo, in ambe, è semplicemente: Cum privilegio, 

(2) Op. cit., p. 256. 

(3) n titolo deUa seconda parte dell'Atlante è: Italiae^ Sclavoniae et Graeciae 
toMae geograpkicae^ per Gerardum Mercatorem^ Illustrissimi Ducis Juliae, Cliviae 
Mentis, eie, Cosmographum^ Duysburgi editae, Cum privilegio. 



M I 



— 196 — 
Gerardo Mercatore Hupelmondano, Illusiriss. Dueis Juliae, Clhnae^ eie. 
Cosmographo. Duisburgi Clivorum (i). 

RuMOLDO dedicò l'opera ad Elisabetta, regina d' Inghilterra e ad 
Enrico Ranzovio ; alla prima Topera tutta ed in particolare le tavole 
delle regioni da lei governate, al secondo le carte della Danimarca, 
della Norvegia, della Svezia e di altre terre settentrionali, come con- 
sigliere del re di Danimarca e somministratore delle notizie sullo stato 
politico di tali contrade. La pubblicazione fu fatta a spese degli eredi 
della sostanza paterna, come mostra l'iscrizione che viene dopo V Index 
in Anglioe^ Scotice et Hyberniae tabulam generaletn e che è: Dusseldor- 
fii excudcbat Albertus Busius, Illustrissimi Ducis Julias, Clvoice^ Montìs, eie, 
ThypographuSy sumptibus hoeredum Gerardi Mercatoris Rupelmondafd. 
Anno JS9S' Tutte le carte sono di Gerardo Mercatore, all' infuori 
del planisfero che ha la data del 1587, della carta dell'Europa, ambe 
dovute a Rumoldo, delle tavole dell'Asia e dell'Africa, composte da 
Gerardo Mercatore Juniore, e dell'altra dell'America, delineata da 
Michele Mercatore. Il volume ha, nel frontispizio, il titolo generale 
immaginato dal padre Gerardo: Atlas, sive cosmographicos meditationts 
de fabrica mundi et fabrieati figura. Gerardo Mercatore Rupelmondano 
Illustrissimi Ducis Julice^ Clivioe etc. Montis etc, Cosmographo Authore. 
Cum privilegio. Duyisburgi Clivorum ; contiene in principio la dedica 
di Gerardo Mercatore a Guglielmo e Giovanni Guguelmo duchi di 
Cleves, il ritratto dell'autore, la biografia che di questi, a cui era amico, 
scrìsse Gualtero Ghimnio, alcuni versi e qualche prosa celebranti le 
lodi del gran Gerardo, indi la Prosfatio in Atlantem, seguita dall'al- 
bero genealogico di quel gran re, ed il trattato sulla genesi, intitolato: 
De mundi creatione ac fabrica liber. 

Il VAN Raemdoncr nomina alcune biblioteche che hanno esem- 
plari della pubblicazione postuma déiVAtlantis pars altera, fatta da Ru- 
moldo nel 1595. Ci piace osservare che tale vanto ha pure la biblio- 
teca Vittorio Emanuele in Roma. 

(continua). 

(1) Che la terza parte dtìY Atlante, alla morte di Gerardo, fosse pronta per 
la pubblicazione si ha da ciò che il planisfero (Oròis terrae typus) h preceduto da 
una dichiarazione in cui leggesi : Huic prime nostrae geographiae tu septentrwmtdùim 
terrarum tomoy universalem cràis terrae typum, efusque quatuor partes^ Europam, 
Asiam, AJricam et Americani^ quo filicius rem prosequar, praepontre eUbui. Dal che 
si deduce come tali cinque tavole fossero già apparecchiate avendole fatte comporrei 
sotto la sua direzione, dal figlio Rumoldo e da due suoi nipoti Gerardo e Michele. 



ni. _ NOTIZIE ED APPUNTI 



A. — Geografia generale. 

Su Cristoforo Colombo. — Il signor Enrico Harrìsse, membro d'o- 
nore della nostra Società e benemerito illustratore di Cristoforo Colombo, 
pubblicò in questi giorni una lettera documentata, dirigendola all' abate 
Casanova di Parigi, che qualche mese fa aveva dichiarato infondate le 
asserzioni dell'abate Peretti sulla origine còrsa del grande scopritore 
dell'America (i). Nella sua lettera, ch'egli intitola e Christophe Co- 
lomb, les Corses et le gouvernement frangais », l' Barrisse rifiuta asso- 
lutamente le affermazioni dell'abate Peretti, adducendo in prova della 
verità 52 atti notarili, autentici e a tutti già noti, dai quali risulta che 
non cArso e a Calvi, ma ligure e a Genova nkcque Colombo. Di più 
mette brevemente in chiaro l' assoluta diversità del casato e dell' origine 
dei Columbus, corsari. Né si rattiene dal deplorare la facilità con la 
quale si pensò fin dal 1881 all'erezione di un monumento in Calvi al 
grande Italiano di Genova. 

La differenza di livello del mare. L'ing. Ch. Lallemant, 

sq(retario del e Comité du nivellement general >, pubblica alcune cifre 
che rappresentano le differenze di livello delle acque a media marea nei 
principali porti delle coste occidentali d'Europa. Prendendo Marsiglia 
quale 0,00 m., egli trova Nizza — 0,04 m., Genova — 0,05 m., 
Cette 4" o>oS m.. Porto Vendres -f- 0,07 m., La Socoa (Bassi Pi- 
renei) -|- 0,25 m., Brest -[" o>i7 na., Santander e Alicante -}" ®»3° ^'» 
Amsterdam e Trieste -|- 0,18 m.. Si noti che, massime per questi ul- 
timi quattro porti, si è tenuto conto della correzione del barometro. 
{Petermanns Mitteilungen, I, 1890). 

L' € AusLAND >. — Questo importante periodico di letteratura 
gieografica, che conta oramai i suoi sessant' anni di vita, avrà, dal 
i^ aprile 1890, per editore, il doti. Carlo von den Steinen, valente 
etnografo, noto per i suoi viaggi nell' intemo del Brasile. Da quel 
g;iomo in poi l' Ausland comparirà a Berlino, invece che a Stoccarda, 
-ed assumerà carattere più scientifico, pur conservando, fin dove è pos- 
^bile, una forma accessibile ad ogni persona colta. 

La Società fisico-economica di Koenigsberga festeggiò il suo 
primo centenario nel giorno 22 febbrajo corrente. Per la lieta occasione 

(1) Vedi BOLLETTIKO, ftbbrajo 1889, pag. i 42. 



— 198 — 

erano invitate tutte le Società con le quali essa tiene relazioni di 
studt. 

La Società Geografica di Lisbona nella questione anglo-por* 
TOGHESE. — Con un manifesto del 13 ed una circolare del 14 gen- 
najo p. p., la Società Geografica di Lisbona ha comunicato successiva- 
mente alle Società consorelle le sue considerazioni e proteste sulla 
questione dei confini e dei protettorati, inglese e portoghese, nell'Africa 
australe e centrale, e sulle fasi politiche e diplomatiche della medesima. 
Ma non sono questioni per le quali siano competenti Società dedicate 
a studi puramente scientifici. 

Necrologia. — Sir Enrico Yule, il celebre illustratore di Marco 
Polo, mori a Londra il 31 dicembre 1889, nell'età di 70 anni. Fu 
membro d' onore della nostra Società ; e però ci riserviamo di pub- 
blicare nel prossimo Bollettino una nota più diffusa sulle benemerenxe 
di questo illustre viaggiatore e scienziato. 

Prof, Antonio Steinhauser, antico consigliere del governo austriaco 
nelle cose dell' istruzione, autore di parecchie pubblicazioni geografiche, 
tra le quali il Manuale di Geografia matematica e delle proiezioni, 
già vice-presidente della Società Geografica di quell'Impero, fini di vi- 
vere nell'età di 87 anni, a Vienna, il giorno 16 gennajo p. p. {Deutsche 
Bundschau fUr Geog. und Stai., febbrajo 1890). 

Conte cav. Carlo di Waldburg Syrgenstein, nostro socio e membra 
corrispondente, noto per i suoi viaggi nell'Asia occidentale, moriva im- 
provvisamente dopo breve malattia nel suo castello di Syrgenstein il 
giorno 30 gennajo p. p., nell'età di 49 anni. 

Lord Napier, duca di Magdala, il famoso condottiero degli Inglesi 
nella guerre d'Abissinia e vincitore dell'Imperatore Teodoro, moriva a 
Londra il 14 gennajo p. p. (Il Diritto^ x6 gennajo 1890). 

B. — Europa. 

I terremoti in Italia. — Dal supplemento al Bollettino Meteorico 
pubblicato dall'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma 
^* 337' 3 6 17 dicembre 1889, 2 gennajo 1890}, prendiamo. qualche no- 
tizia sui terremoti che furono osservati in Italia negli ultimi mesi del 
passato anno. Prima fu Tolmezzo uno dei centri sismici più attivi. Fin 
dal 24 giugno s'erano avvertite delle scosse con rombi, ma di poca 
durata e forza. Però ai 2 1 d' agosto vi cominciò un periodo più agitato 
e che giunse al suo colmo il 26 dello stesso mese, con scoscendi' 
menti del M. Strabut e ripercossa a io km. verso £.. Il fenomeno si 
riprodusse il 12 ottobre, mutando però direzione da N.O.-S.E., ad 
O.S.O.-E.N.E. In questa occasione fu notato che le sorgenti del M. di 
Caneva, contro il solito, si fecero torbide e limacciose. Del resto le 
scosse e i rombi vi si rinnovarono quasi ogni giorno per tutto ottobre, 
e più volte in novembre. Intanto, continuando a intervalli le eruzioni 
di Vulcano, anche nelle zone meridionali di Napoli e Sicilia avvennero 
terremoti, ma di poca importanza, fino a dicembre. Durante il novembre 



— 199 — 
il fenomeno si venne allargando nel territorio napoletano e in quello ro- 
mano. Verso la fine dello stesso mese, il 25 novembre, le scosse furono più 
forti sulle coste e nelle acque della Sicilia orientale, massime nel territorio 
catanese, a Giarre. Poi fin dai primi di dicembre, il terremoto si difiìise 
in pili regioni meridionali, e^ anche nella settentrionale intorno al Lago 
^ Garda. Il giorno 8, che fu uno dei più agitati, dopo parecchie 
scosse intorno al Lago di Garda, il terremoto s' accentuò in quel di 
Parma e di Reggio nell'Emilia. Contemporaneamente il vulcano di 
fango a Quercia di Salso, situato ad 8 chilometri da Reggio, diede 
segni insoliti d* attività, eruttando lava^ pietre e ceneri. 

La superficie della Monarchia austro-ungarica. — In una delle 
ultime sedute della Accademia delle Scienze di Vienna il prof. A. Penk, 
fece conoscere il risultato dei suoi studi comparativi sui dati ufBciali 
del 1 888, su quelli del catasto e quelli del gen. Strelbitzki. Secondo il 
Penk, r Impero austro-ungarico si estende precisamente 625,556.77 km. q. ; 
di cui 300,233.33 formano il territorio austriaco e 325,333.19 il ter- 
ritorio ungherese, senza tener conto d'una piccola zona (km. q. 1.26) di 
confine, contestata fra i due governi, austriaco ed ungherese. L'aumento 
di <^tre 3 mila km. q. di territorio in confronto ai dati ammessi pre- 
cedentemente, appartiene nella massima parte ai domini della corona 
ungherese, anzi all'Ungheria propriamente detta, che secondo le cifre 
ufficiali finora accettate, avrebbe 279,749.68 km. q., mentre secondo 
le misurazioni del Penk avrebbe km. q. 282,802.80. Le provincie del- 
l'Austria propriamente detta in totale risultano più estese di circa 
80S km q.9 che vanno attribuiti in maggior numero alla Gallizia (36), 
alla Stiria (33), alla Bassa Austria (30). {Deutsche Rundschau /*. Geogr, 
u. Stat.f febbrajo 1890). 

c. — Asia. 

Notizie del gap. Grombcsvski (i). — Una lettera del capitano 
russo Grombcevski, pervenuta al sig. Venucov in Parigi da Caindin- 
Ansi, colla data del 22 ottobre 1889, & conoscere la situazione della Spe- 
dinone ed i progressi da essa fatti. L'esploratore era partito mesi 
addietro da- Calo-i-Chvumb, nel Darvaz, dirigendosi per la valle del 
Piangi alla confluenza di questo fiume col Vangi. Inutilmente avendo 
insistito per ottenere il passaggio dai territori afghani, allora in guerra, 
ai confini del Cafliristan, il Grombcevski procedette allora ad esplorare 
le parti ancora mal note del Pamir. Per la valle del Vangi e il Passo 
di Sur Artci, potè salire alle sorgenti di Chintce-ab nel Vachia. Al 
Passo di Sir Artci la Spedizione dovette percorrere più di 11 chilo- 
metri sul ghiaccio con una temperatura notturna di — 10^ e — 12^ C. ; ed 
era a mezzo agosto. Poi ai primi di settembre, cominciando le nevi, né 
essendovi alcuna probabilità di poter penetrare con qualche sicurezza 
nell'Afghanistan, nemmeno da quella parte, l'esploratore deliberò di muo- 
vere alla volta delle sorgenti dell' Acsu e verso il Pamir Tagh-dum-bah. 

(1) Vedi 'Bouxrtwo, /Mrajo 1S89, pag. 151. 



200 

Ivi 'giunto, e fattevi le necessarie provviste di viveri e di mezzi di 
trasporto, si accinse a passare nella regione del Fiume Raskeme. Su- 
perate le alture di Ili-Su, entrò nella valle del Fiume Hi, affluente 
del Raskeme-daria. Là pose il campo, e vi si tratterrà probabilmente 
fino alla prossima primavera, in cui ha l'intenzione di rimontare (ino 
alle sorgenti del Raskeme-daria nel Caracorum, per scendere poi nel 
bacino del Chotan-daria superiore. Nelle numerose sue escursioni, il 
Grombcevski ebbe cura di rilevare l'itinerario percorso e di prendere 
nota delle particolarità più importanti per le comunicazioni. Tra queste 
ultime si accennano due nuovi passaggi attraverso l'Inducush orientale, 
nella regione delle sorgenti del Vachan-daria e del Fiume Baicru: il 
Passo di Kelengi, che mena al Cangiut, e il Passo di Chudarpurt che 
mena al Citral. (Soc. Geogr. di Parigi, Compte-rendu, N. i, 1890). 

Nuove esplorazioni del cap. Younghusband nell' Asia cen- 
trale. — Nella passata estate del 1889 il cap. F. E. Younghusband 
penetrò fra il Turchestan cinese ed il Cashmir nella valle del Scimsal, 
girando a N.-O. del Passo di Mustagh, e giunse ad Hunza per una 
via, che finora non era mai stata praticata da Europei. Verso la metà 
del p. p. novembre egli era diretto a Gilgit. Presso il Passo di Scimsal 
fu costretto ad affrettare il viaggio da notizie poco rassicuranti sul 
contegno minaccioso dei Cangiuti. (R. Soc. Geogr. di Londra, Pro- 
ceedings gennajo, 1890). 

< Cinque anni in Birmania. > — Con questo titolo il mag- 
giore T. Barberis, vissuto per cinque anni nell'Alta Birmania, pubblica 
una relazione, ch'egli dice dettata alla buona, coli' intendimento che 
serva a chi senza pretese scientifiche né letterarie, voglia conoscere, 
per la pratica altrui, il paese e gli abitanti di quella contrada indoci- 
nese. La parte propria dell' opera, dopo una breve narrazione del viaggio 
d'andata, si compone d'un cenno storico sulla Birmania, della descri- 
zione della religione, degli usi e costumi, delle abitazioni, delle pro- 
fessioni ed arti, del governo e delle istituzioni pubbliche di quel popolo. 
Qualche cenno v'è pure sugli Scian. Poi segue la geografìa, la meteo- 
rologia e una serie di notizie economiche e di dati statistici sui prodotti 
del suolo, le industrie, la navigazione e il commercio. Questi dati sono 
in parte riportati dalla Rangoon Gazete, in parte ottenuti per approssi- 
mazione dall'autore, da calcoli che egli fece sulle informazioni prese in 
proposito. Per esempio, la popolazione della Birmania è da lui valutata 
in più che 6 milioni, senza contarvi l'Aracan ed il Tenasserim. La super- 
fìcie è calcolata in km. q. 476,031. Terreni coltivabili circa 2 '/, milioni 
d'ettari, coltivati circa i */a milione, a frutta no mila ettari, a palme 
24 mila, a banani 16 mila, a tabacco io mila, a legumi zi mila, a 
cotone quasi 7 mila, a boschi 1 2 mila e più. L' autore potè sapere che 
in tutta la Birmania si contano approssimativamente 2,500,000 bu&li 
da lavoro, e 375 mila carri da trasporto. Infìne viene una breve storia 
dell'annessione inglese della Birmania ed un'appendice sulla religione 
di Budda. 

Un viaggio d'esplorazione nella Cina Orientale. — Il signor 
W. W. Rockhill, già^ segretario della Legazione americana degli Stati 



20I 

Uniti a Pechino, aveva intrapresOi mesi addietro, un viaggio nell'Asia 
centrale, coli' intensione di penetrare fino a Lhassa, la città santa del 
Tibet. Non vi rioscì, ma ebbe occasione di visitare, nel lungo suo 
itinerario d'andata e di ritorno, parecchie città e provincie poco note 
agli Europei. Da Pechino era passato per Taijuan nello Scian-si, poi a 
Ping-jang, a Lan-hau sull'Hoang-ho ; poi per Can-su, girando a N.-O, era 
giunto sul Lago Cucu. Procedendo lungo le sue sponde, il Rockhill 
pervenne al monastero di Cumbum, ma ivi, mentre appunto s'accingeva 
a partire con una carovana per Lhassa, fu riconosciuto sotto le vesti 
tibetane, e respinto. Prima però di essere scoperto e quindi invigilato 
dalle autorità cinesi, egli aveva potuto con suo agio percorrere e stu- 
diare parecchi paesi circostanti; dove toccò i haLghì Alak, Tusun ed 
Oring, il Kinscia ossia l'Alto Jantze-kiang, e l'Alto Mecong a Tziamdo. 
Nel ritomo attraversò la provincia di Zit-shvan per Tatsien e Suit-sciu 
e. giunto a Sciung-king, scese per il Jantze-kiang a Sciang-hai. {Deut, 
Rundschau /< Geogr, und Stat.^ febbrajo, 1 890). 

D. — Africa. 



Statistica commerciale dell'Egitto nel 1888. — Il movimento 
generale del commercio egiziano, che ha per suo centro Alessandria, 
ebbe per l'anno 1888 un valore complessivo di lire 437,833,720. Que- 
sta somma va cosi ripartita: importazione, lire 165,574,342; esporta* 
zione, lire 265,483,112; transito, lire 230,662; riesportazione, lire 
6,545,604. n primo posto nel commercio esterno dell'Egitto è occupato 
naturalmente dall'Inghilterra, con un valore complessivo di L. 236,273,540. 
Poi vengono: la Francia, con lire 40,105,575; la Turchia, con lire 
36,120,090; r Austria-Ungheria, con lire 34,919,061 ; la Russia, con 
lire 33,060,063 ; l'Italia, con lire 22,105,068. Tranne la Turchia, la 
Germania, la Grecia, il Belgio e l' America, gli Stati che commerciano 
con l'Egitto hanno in generale l'esportazione eguale o superiore alla 
importazione. L'Italia vi ebbe nel 1888 lire 51847,215 d' importazione, 
e Ure 16,257,853 d'esportazione. La navigazione nel porto di Alessan- 
dria ebbe nel 1888 il movimento seguente: bastimenti entrati 2,182 
di complessive tonnellate 1,587,558; bastimenti usciti 2,152 di com- 
plessive tonnellate 1,587,177. Con bandiera italiana entrarono 67 navi 
con tonnellate 57,277 ed uscirono 76 navi con 61,951 tonnellate. {Boll, 
mjffi di notizie commercialif n. i, 1890). 

Una ritrattazione alla scioana. — Sulla nota accusa, mossa 
contro il conte Antonelli dal Superiore del Convento etiopico di Ge- 
rusalemme nel 1887, i giornali pubblicano la traduzione d'una lettera 
di smentita, ufficialmente rilasciata dall'autore stesso di quella accusa. 
La riproduciamo, a titolo di curiosità e come documento etnografico, 
quale la troviamo nei giornali : — e Dalla santa città di Gerusalemme 
alla grande città di Roma. >- Lettera di ritrattazione: Alton, sig, conte 
Pietro Antonelli,— "Lt mando i miei rispetti, pregando il Salvatore del mondo 
che Le conservi la buona salute. *- Signor conte I Allorquando il ben ono- 



202 

rato ed amatissimo Degiac Macoonen è arrivato a Gerusalemme mi ha 
narrato le oOfese che io Le ho fatto, e come Ella era malcontento di 
me : ne sono restato addoloratissimo. Dal canto mio avevo fiducia che 
Ella mi avrebbe ajutato per il lavoro che faccio in Gerusalemme e mi 
avrebbe dato i mezzi per compierlo. Se non che, come dice David : 
prima d^ errare nessuno se ne accorge, cosi io non credevo d'averla oflesa, 
e mi sono poi trovato colpevole. Se sono colpevole, mi creda pure, è 
perchè io non mi trovavo la moneta per pagare il luogo, e col tempo 
avrei avuto un debito maggiore per pagare i frutti del capitale, e mi 
sono quindi diretto al Governo italiano per domandare se Ella aveva 
ricevuto questo danaro; ma non ho mai scritto che Ella s'era preso 
30,000 talleri che doveva portarmi; siccome la lettera non era scritta 
nella nostra lingua, cosi ritengo che il traduttore abbia errato nello 
scrìverla. — Ora dunque io La prego in nome di Cristo di perdonarmi, 
poiché gli uomini sono destinati ad offendere e Dio a perdonare, e di 
non troncarmi per l'avvenire la sua antica amicizia. — Oltre a ciò 
Degiac Maconnen mi ha detto non aver Ella ricevuto i 30,000 talleri 
da S. M. l'Imperatore Menilek. Dunque io dichiaro che Ella non deve 
a me neanche un tallero, e non ho da domandarle niente. — Ciò che 
faccio si è di pregare S. M. il mio Re d'Italia e S. M. la Regina e 
Lei che ho olTeso, di ottenermi il perdono delle LL. MM. e quello per- 
sonale della S. V., in omaggio alla verità, essendo Ella che ha comin- 
ciato il lavoro per fondare l' amicizia e l' alleanza fra i due Governi ed 
essendo Ella pure nel numero di quei benefattori che lavorano per la 
pace, come dice il Vangelo. — Scritto il io dicembre 1882 (19 dicem- 
bre 1889 del calendario gregoriano) nella Santa Città di Gerusalemme. — 
Firmato: Mahmer Ualda Samatit, del Convento Etiopico 1. — e Visto: 
Si certifica che la presente traduzione dell'annessa lettera di Mahmer 
Ualda Samaiit, superiore di questo Convento etiopico di Gerusalemme, 
venne dettata in questo regio Consolato alla nostra presenza ed a quella 
dei signori conte Salimbeni e cav. Nerazzini, al regio interprete signor 
Sala dal Grasmac Giuseppe Negussiè, interprete del Degiac Makonnen, 
capo della Missione Etiopica. — Gerusalemme, il 23 dicembre 1889. — * 
// regio Console, firmato: Solanellt >. 

I Laghi Vittoria e Urici. — In una terza lettera che lo Stanlej 
scrisse da Mpuapua (11 novembre 1889) al Console inglese di Zanzi- 
bar, e che fu riassunta telegraficamente e pubblicata in periodici euro- 
pei, il grande viaggiatore annunzia, tra l'altro, una sua scoperta geogra- 
fica di molta importanza. Il Lago Vittoria, che finora secondo la carta 
dello Speke si credeva estendersi a S.-O. appena oltre il 2^ lat. S, s'inoltra 
in realtà nella stessa direzione fino a 2^ 48' lat. S., avendo però anche, 
da quella parte, come a N.-O., una barriera d' isole montuose sulla linea 
che prima era stata erroneamente segnata quale costa. Perciò l'estensione 
complessiva del lago, che si stimava esagerata in 64,700 km. q., datagli 
dallo Speke, risulta secondo i calcoli fatti dallo Stanley sullo schizzo 
da lui stesso tracciato provvisoriamente sul luogo, della superficie di 
69,600 km. q.. Le isole nuovamente riconosciute dallo Stanley, a S -S.'O., 
sono grandi, montuose, vicinissime l'una all'altra, ricche di vegetazione 



— 203 — 

e di popolazione. Un'altra notizia importante è la constatazione dell'esi- 
stenza dei minore Lago Ungi, situato al S.-0. del Vittoria Nianza, un 
po' a S. del 2^ lat. S. e verso il 31^ 30' long. £. Green., nel paese 
dei Carague. Stanley, ^ differenza dello Speke, lo dice rispettabilissimo 
per estensione e disseminato anch'esso di isole abitate. (Mouvenunt 
Giog,, n. 25, 1889). 

L'ascensione Stairs sul M. Ruevenzori al S. del Lago Alberto. 
— Il luogotenente W. £. Stairs, uno dei più valenti compagni dello 
Stanley nell'ultima parte del viaggio testé compiuto attraverso l'Africa, 
sali sul gigantesco M. Ruevenzori fino al limite delle nevi. Partito dsd 
campo della Spedizione il giorno 6 giugno 1889 con 40 Zanzibaresi, 
giunse lo stesso giorno all'altezza di m. 2,500, in mezzo a foreste di 
bambù, in basso, e ad alte felci, a monte, con una temperatura di 29 C, 
e col barometro a 22.36. Lungo questo tratto inferiore, la Spedizione 
trovò spesso capanne abbandonate e coltivazioni di fave e colocasie. 
L'indomani, 7 giugno, lo Stairs, assottigliata a bella posta la comitiva, 
si diresse verso il picco nevoso più vicino, che non era però il più alto 
del monte. Dopo tre ore di salita, egli fu arrestato da un primo bur- 
rone. Da quel punto potendo osservare il picco e misurare le difBcoltà 
e il tempo necessario a superarle, per procedere alla vetta, lo Stairs de- 
sbtette dal continuare l'ascensione. Tuttavia egli, prima di incominciare 
la discesa, rilevò con esattezza la parte del Ruevenzori, che poteva es- 
sere intraweduta, oltre quella che l'occhio e gli strumenti dominavano. 
U picco avvicinato costituisce la parte sud-occidentale dei coni gemelli, 
che formano la grande vetta del monte. Sono roccie nude, nettamente 
determinate, qua e là soltanto coperte di ]>oche erbe e felci. Intorno 
alla punta s'ergono delle roccie in giro, come un cratere. Per una breccia 
l'esploratore potè osservare, al di là di questo, un altro picco della stessa 
formazione ed altezza. Un esatto rilevamento, compiuto all'altezza di circa 
3,300 m., diede per risultato la quota di m. 5,000 per il picco osser- 
vato. Quanto alla forma generale del grande masso montuoso, lo Stairs 
opina che da tutti i picchi nevosi si partano, come da centri, delle di- 
ramazioni montuose a raggi. Una di queste, che chiudeva l'orizzonte 
verso E.-N.-E., si rannodava al picco osservato. Un'altra, verso S., pro- 
veniva da altri picchi più alti e più lontani. Dalla struttura dei monti 
dipende quindi il corso diviso dei molti fiumi, che nutriti dalle nevi 
scendono dal versante occidentale e, piegando ad O.-N.-O., vanno a get- 
tarsi nel Semliki, the ne conduce le acque nell'Alberto Nianza. Le nevi 
eleme sembrano limitarsi a circa 350 metri dalla vetta osservata, cioè 
a m. 4,650 sul livello del mare. Però, dove gli avvallamenti sono più 
profondi, ivi trovansi qua e là dei letti di neve ad altezze anche infe- 
riori, e si estendono su lunghezze di 100 a 200 metri. Lo Stairs crede 
vulcanica la natura montuosa del Ruevenzori, che del resto desta qual- 
che interesse anche per i naturalisti. {Mouvement Géog,, n. 27, 1889). 

Il dott. O. Baumann e la Società tedesc/^ per l'Africa orientale. 
^ Considerata la grande importanza della perfetta conoscenza de' luo- 
ghi per la colonizzazione e il progresso economico dei medesimi, la So- 
cietà tedesca per l'Afiica orientale deliberò di mandare nei territori, ch'essa 



204 — 

possiede, il dott. O. Baumann. Il valente geografo tedesco è già partito 
alla volta di Zanzibar fino dai primi del mese di gennajo passato. (^^Pe- 
termanns Mitteilungen, I, 1890). 

Le esplorazioni dello Stanley in Africa. — Con questo titolo 
è comparsa una nuova carta a Londra e a Liverpool, editori G Phi- 
lip e figlio. In essa trovansi delineati i principali risultati geografici e 
gli itinerari con le date di tutti i viaggi» che Teminente esploratore 
inglese compi dal x868 al 1889. Sul rovescio della carta vi è un com- 
pleto riassunto descrittivo dei viaggi stessi e delle scoperte fatte\n. Que- 
sta carta, che è lavoro del valente geografo e cartografo £. G. Raven- 
stein, torna oggi molto opportuna per valutare d'un colpo d'occhio la 
grandiosa opera di chi ricondusse alla costa £min e Casati. 

Notizie di Stanlev, Emin e Casati. — Verso la fine del 1889, 
Emin Pascià, il quale (com'è noto dai giornali politici) appena giunto 
a Bagamojo, era ivi precipitato da una finestra, riportando gravi ferite 
alla testa, sembrava entrasse in via di miglioramento. Intanto io Stanley 
e il cap. Casati, che erano da qualche giorno a Zanzibar, si dispone- 
vano a partire per l'Europa. Di fatti però, lo Stanley solo giunse al 
Cairo il giorno 1 4 gennajo, mentre il cap. Casati, forse per l'aggravarsi 
del male di Emin Pascià, ritornava a Bagamojo ad assisterlo. Poi giun- 
sero dispacci, che fecero rinascere la speranza della guarigione del 
.viaggiatore tedesco, e una lettera dal Casati, che promette di ritornare 
in patria nel prossimo mese di febbrajo. Finalmente nei primi giorni 
di questo mese un'altra sua lettera ci dava la certezza che egli partiva 
dall'Africa il giorno 3 febbrajo. 

Le Comore Occidentali. — Il geologo dott. K. W. Schmidt 
esplorava le Isole Comore, Angasìja e Mobilia, ancora durante il 1 886 ; 
però soltanto in questi giorni si poterono conoscere i risultati geografici 
e cartografici della sua esplorazione. Essi comparvero nelle Petermann^s 
Mitteilungen accompagnati da una tavola, in cui per la prima volta su 
sufficiente scala (1:333,333) trovansi rappresentate le due isole, e in 
maggiori proporzioni le parti più importanti di queste. Le Isole Comore 
occidentali, la cui estensione e configurazione erano fino ad oggi in 
gran parte ignorate, sono, secondo lo Schmidt, di natura eminentemente 
vulcanica; però, mentre il suolo della maggiore, Angasìja (Grande Co- 
moro), è costituito in gran parte da torrenti di lava, quello di Mobilia 
(l'Isola Moali) e di altre piccole, a questa circostanti a S., è composto 
principalmente di tufo, alquanto decomposto, e di numerose e grandi 
augiti, e nelle parti più elevate anche di creta, sparsa qua e là. — L'Isola 
Angasija è attraversata da N. a S. da una grande catena di montagne, 
i cui due declivi formano, in basso dei versanti, occidentale ed orien* 
tale, parecchie valli. Queste però sono scarsissime d'acqua, quasi tutta 
piovana. Tuttavia il terreno è abbondantemente umido. Vi allignano 
frequenti gli alberi di alto fusto ed i cespugli, mancano i boschi pro- 
priamente detti. Il suolo è in gran parte formato di strati sovrapposti 
di lava, che giungono in più luoghi fino alla costa. Questa è ripida, 
scogliosa e poverissima di approdi, ad E. anzi del tutto priva di porti. 
Il punto più elevato dell'isola trovasi nel centro meridionale, tra la 



205 — 

oosUl di Mroni, porto principale delia costa O. e quella di Fumbuni 
ad £. Esso è il vulcano Cardalla, detto anche Sciungu o Vahanitsaha, 
che si eleva m. 2,250 circa sopra il livello del mare. Intorno al vul- 
cano s'incontrano eccezionalmente boschi alle falde e verso la metà 
della salita. La sommità è formata da tre punte, entro le quali giace il 
cratere, con un cono di ceneri e tufo. In generale il terreno è fertile ; 
▼i crescono la palma mtapu. la ukindUy i tamarischi» il cocco, le 
piante mtama e boH^ manioca, banani e la patata dolce. V è anche 
qualche ricchezza di volatili, fra cui ben cinque specie di colombi. La 
popolazione indigena, che non sembra molto numerosa, è però intelli- 
gente, molto più della razza negra del vicino continente: il suo gusto 
artistico s'unisce all'ingegno nella costruzione delle case in pietra e 
nella &bbrìcazione di finestre, porte, ecc., in legno. Questi indigeni 
sono però bellicosi; quindi l'isola è divisa in più stati. Il Sultanato 
di Bajini (capitale Fumbuni) comprende quasi tutta la parte orientale 
di Angasija. Il Sultanato di Mroni ha sotto di sé, oltre il proprio ter- 
ritorio a S.-O., anche quelli di Hamumbu a S. e di Zanda a N.-O. 
Quantunque contestati da quello di Mroni, restano indipendenti altri 
due piccoli Sultanati a N.: quello di Budhe e meglio ancora il ricco 
Sultanato di Mizumihuli alla punta settentrionale dell' ìsola. Poche sono 
le vie, ossia i sentieri, che conducono dall'una all'altra contrada del- 
l'isola; quindi scarsissimi i commerci. — L'Isola Mobilia s'estende appena. 
oltre nn quarto della superficie della Grande Comoro, Angasijia. La per- 
corrono da N.-O. a S.-E. due catene quasi parallele: una più setten- 
trionale e più lunga ed elevata, fino a 2,000 m. verso N., l'altra più 
breve e bassa a S.-O., fino a 570 m. nel centro. Il suolo meno duro e 
più ricco di humus, percorso da numerosi piccoli corsi d'acqua pe- 
renne, coperto in alto di frequenti foreste, è in basso fertilissimo. Una 
vegetazione potente copre dappertutto l' isola, di modo che è ben raro 
il luogo dove si scopra il nudo sasso, anche nelle parti più elevate del 
paese. Oltre le foreste e i pascoli ricchi di erba zanzibarese, vi si 
coltiva la canna da zucchero, il cocco, la manioca, il riso, la pianta 
wUama, e poi anche il mango e qua e là numerosa la palma mtapu 
e quella uìdndu (il dattero dell'Africa orientale). Non vi mancano il 
mais ed il banano. A questa ricchezza di flora s'accompagna anche 
quella della fauna per i volatili. Non c'è la varietà dei colombi del 
Grande Comoro, notansi invece altri generi, tra cui il cane volante, 
caratteristico della regione malgascia. Nemmeno questa Piccola Co- 
moro (Mobilia) ha buoni porti, appena qualche rada, ma anch'essa pe- 
ricolosa per gli scogli corallini sottomarini che la circondano, come 
quella di Niumascina. Il clima tropicale dell' isola è malsano, e la febbre 
di Mohilla gode una trista fama in tutte le regioni orientali dell'Africa. 
L'isola è divisa politicamente in due Sultanati: quello di Fumbuni, che 
ne occupa più di due terzi verso N. ed £., e quello di Niumasdna 
che è ridotto a meno di un terzo dell'isola verso S.-O.. Gli abitanti 
del primo sono abituati alla guerra, mentre quelli del secondo sem- 
brano piuttosto inclinati all'agricoltura ed imbelli. {Petermanns Mittei- 
hmgen, I, 1890). 



— 2o6 — 

Esplorazione dell'Ubano! superiore. — Al cap. Van Gèle riasd 
finalmente di superare le Rapide di Songo, finora unico intoppo alla 
navigazione dell'Ubangi. Poco a monte, e presso Moconanghai, al con- 
fluente del Bansi, furono fondate due nuove stazioni. Un'altra sorgerà 
nel territorio dei Bansi. Di là poi dovevano proseguire le esplorazioDi 
nell'interno, sempre risalendo il fiume. Pronto e felice effetto della fon- 
dazione delle due prime stazioni, oltre le Rapide di Songo, fu 1* istan- 
tanea cessazione della tratta di schiavi, che con audace rapina compi* 
vano indigeni contro indigeni su per il fiume con le piroghe. (Mentve- 
ment Giographique, 29 dicembre 1889, ^^ gennajo 1890). 

Il viaggio del dott. E. Zintoraff da Camerun ad Adamaua. — 
n dott. E. Zintgraif, che fin dal dicembre 1888 era partito da Carne- 
run per penetrare nelFAdamaua, trovavasi verso la metà di giugno 
1889 ad Ibi. Egli aveva visitato i Banianga ed i Bali, quasi dapper* 
tutto sfuggendo alle violenze degli indigeni o con le armi o con le 
astuzie. Siccome egli allora prometteva di ritornare a Camerun al più 
tardi in agosto, e invece non s*è ancora veduto, si incomincia ad es- 
sere in timore sulla sua sorte. {PeUrmatms Mitteilungen, I, 1890). 

Il viaggio del cap. Binger dal Niger al Golfo di Guinea. — Nel- 
r adunanza generale tenuta dalla Società Geografica di Parigi il 3 decem- 
bre u. s., il cap. L. G. Binger fece una sommaria relazione del suo re- 
cente viaggio dal Niger al Golfo di Guinea per Cong (i). — Per incarico 
ricevutone dal Governo francese egli partì il 20 febbrajo 1887 dall'Eu- 
ropa, e per il Senegal e Bakel giunse a Bammaco, punto di partenza della 
sua esplorazione, seguendo la via protetta dagli avamposti francesi. Egli si 
diresse tosto, con dieci uomini di scorta e x 8 asini per il trasporto del ba- 
gaglio, verso Cong, seguendo la via attraverso gli Stati di Samorì, ove cre- 
deva di incontrare minori difficoltà che passando per il Segu. Senoncbè 
Samori trovavasi allora in guerra con Tieba, e stava appunto assediando 
Sicaso, capitale dello Stato nemico, ed il Binger ebbe non poca pena ad 
avanzarsi attraverso popolazioni atterrite e diffidenti e su un territorio de- 
vastato completamente. Dopo otto giorni di marcia giunse a Sicaso, città di 
circa 4,000 o 5,000 abitanti cinta di muro, ove cercò di interporsi come 
paciere fra i due combattenti, ma inutilmente. E non poche difficoltà egli 
ebbe a superare per riuscire ad ottenere da Samori di poter continuare il 
suo viaggio verso Cong, per poter procurare il vitto necessario a sé ed 
alla scorta, e per varcare il confine che separa gli Stati di Samori da 
quelli di Tieba. Fu in questo tempo che sorse la voce della sua morte, 
portata dai negri alla costa e di là passata in Francia. — Fra FoUona e 
gli Stati di Cong, il Binger incontrò il primo corso d'acqua definente 
verso il S., rilevando più tardi eh* esso è il braccio occidentale del Co' 
moe, fiume che sbocca nel Golfo di Guinea a Gran Bassam. Questo 
fiume separa i paesi Senufii da una agglomerazione di popoli di otto 
razze differenti, che parlano pure diversi linguaggi. Il 20 febbrajo r88S, 
un anno preciso dopo la sua partenza da Bordeaux, il nostro viaggia- 
tore faceva il suo ingresso a Cong, ricevuto con gran pompa dal re Ca- 

(l) Vedi 'RoiA.YLTtiìiOy fcòòrajo 1889, pag, 161, ^giugno 1889, pag. 509. 



207 — 

nmokho-UIè e dalla popolazione. Quest'ultima, prima sospettosa, divenne 
poi benevola verso di lui, in seguito alle spiegazioni date in una pubblica 
adunanza sullo scopo tutto commerciale del suo viaggio. — Gong, riferi- 
sce il Binger, è una grande dttà aperta, costruita molto irregolarmente, con 
strade strette e tortuose intomo alla grande piazza, di circa 200 metri di 
lato, che serve per il mercato. Gli abitanti, circa 15,000, sono tutti musul- 
mani, buoni, tolleranti in materia religiosa, e molto attivi ed industriosi. 
Come moneta adoperano piccole conchiglie. L'industria principale consiste 
nella £gibbricazione di cotonati. — Da Gong il Singer, risalendo verso il N., 
si diresse al paese di Mossi passando per Diulasu, il paese di Nieneghé, dei 
Bobo-Dittla, dei Somo, di Uohabu. Questo tratto di viaggio presentò pure 
non pochi perìcoli in causa della superstizione degli abitanti, e perchè per- 
corso da bande di briganti che approfittano della vegetazione foltissima e 
veramente selvaggia per tendere le loro imboscate. — Giunto a Vaga- 
dugu nel luglio 1888, il Singer, che contava di proseguire fino al Lib- 
taco, ove avrebbe potuto allacciare i suoi rilievi a quelli di Barth, fu co- 
stretto invece a retrocedere, dirigendosi a Salaga per il Mampursi. *— 
Salaga, che conta circa 6,000 abitanti, è una città molto sudicia, priva 
d'acqua potabile, ed ha un clima pericolosissimo per gli europei, non 
meno che per i negri. Da Salaga, per la riva destra del Volta, il Singer 
si diresse a Kintampo, attraversando un paese splendido per abbondanza 
e varietà di vegetazione. Kintampo si trova in mezzo ad un bosco, 
drcondato da banani, e da terreni coltivati; ha circa 3 mila abitanti; 
poco commercio. — Di là l'esploratore francese raggiunse Sonducu 
(0 Bitu), sito rinomato per il commercio dell' oro fino dal XI secolo. 
Recatosi a visitare il re di Sonducu egli trovò issata la bandiera fran- 
cese, da un suo compatriota, il sig. Treich-Laplène, che comandava una 
spedizione inviata in soccorso del Singer, in seguito alle sinistre voci 
corse in Europa sulla sorte della spedizione. Il signor Treich-Laplène. con- 
cluso un trattato col re di Sonducu, e non avendo potuto avere notizie del 
Binger, era già partito per Gong, dove poco dopo fu raggiunto dal Singer 
stesso, che per le etiche e i disagi sofferti si trovava ridotto in condizione 
tristissima. Anche col re di Gong i due viaggiatori stipularono un trattato, 
per cui quel vasto paese venne posto sotto la protezione della Francia. Da 
Cong il cap. Binger ed il suo compagno si diressero al Gran Sassam, se- 
S^iendo la riva sinistra del Gomoe, e rilevando i vari corsi d' acqua incon- 
trati nel lungo percorso. Durante il tragitto anche il re dell'Anno si pose 
sotto la protezione della Repubblica francese^ concedendo a questa il mo- 
nopolio della navigazione del Gomoe. Da Gran Sassam il Singer fece 
ritomo in patria. — Di tutto il lungo itinerario egli fece rilievi che lo 
pongono in grado di stabilire il sistema orografico ed idrografico delle 
regioni percorse; notiamo poi che egli potè riferire alla Società Geo- 
gr^ca di Parigi come le alte montagne, che si asseriva si trovassero in 
quella zona dell'Africa, non esistano, mentre non ebbe ad incontrare 
che qualche montuosità di natura grafitica,' che co' suoi picchi non su- 
pera in altezza 1,800 metri ed alcune colline di poca importanza. Il 
Binger pubblicherà tra breve una completa relazione (con carte, voca- 
bolari, ecc.) di questo suo viaggio, per il quale la Società Geografica 



208 

di Parigi gli conferi la medaglia d*oro. (Soc. Geogr. di Parìgii Collct- 
tino ^ 3® trimestre, 1889). 

E. — America. 

Gl'Indiani Odscibve del Minnesota settentrionale riuscirono a 
sfuggire la trista sorte toccata agli altri pelli-rosse dell'Oclahoma. £ssi, 
obbligandosi a subire la civiltà dei bianchi, coltivando una piccola 
parte delle loro foreste o di altre terre, e cedendo il resto alla Repub- 
blica degli Stati Uniti, ne divennero cittadini, per trattato ultimamente 
conchiuso e sanzionato dal G)ngresso in Washington. Per quel trattato 
divennero proprietà degli Stati Uniti 19,246 km. q. di boschi di quer- 
cie ed abeti. Gli Odscibve godranno la protezione degli Stati Uniti, 
percepiranno perora il compenso annuo di L. 481,500; in seguito poi 
alla vendita dei terreni stessi da parte degli Stati, sarà loro assegnata 
una rendita che s'avvicinerà a L. 800 mila. Intanto, nel territorio loro 
lasciato verso il Red Lake (Lago Rosso), gV Indiani Odscibve potranno 
conservare i loro antichi usi, divisi in tribù (totem), coi propri capi e 
consiglieri. Saranno forse poco più di 6 mila persone, miti e pacifici 
di indole, ma superstiziosi, come lo prova l'esistenza e la potenza che 
hanno tra loro i midè, specie di medici profeti, i quali vi costituiscono 
una casta coi suoi misteri e privilegi. {Petermanm Mitteilungen, I, 1890.) 

Gli Stati Uniti di Venezuela. — Secondo l'Annuario Statistico 
Ufficiale, pubblicato in Caracas nel luglio 1889, gli Stati Uniti di Ve- 
nezuela contavano al i^ gennajo 1888 una popolazione complessiva di 



3» 2 38,92 2 abitanti. Essa era cosi distribuita: 




Distretto Federale (Caracas) . . . .ab. 70,466 


Stato Guzman Bianco . . . . . > 


> 517,508 


» Carabobo ...... 3 


► 170,948 


> Bermudez ...... 3 


> 287,979 


> Bolivar (coi Territori Caura e Delta) . a 


► 58,560 


% Zamora (col Territorio Armisticio) . > 


> 247,502 


» Los Andes (col Territorio Armisticio) . j 


► 327.798 


» Lara ....... 3 


► 254»43i 


> Falcon 3 


► 200,898 


Territorio Juruari ...... a 


► 20,510 


> Alto Orenoco ed Amazonas . . 3 


38,850 


» Goajira ...... ^ 


' 36,551 


> Colon ...... 1 


43 


Colonia Guzman Bianco .... 3 


> 1,5" 


> Bolivar ...... ^ 


► 830 


Immigrati non ancora stanziati . ^ .1 


> 4,537 



Popolazione della Repubblica al 1° gen- 
najo 1888 ab. 2,238,922 

L'aumento della popolazione, che nel precedente anno 1886 era 
stato di abitanti 9,647 soltanto, fu nel seguente 1887 di ab. 26,418. La 
popolazione indigena tocca oramai 326 mila abitanti di cui 66 mila indi- 



— 209 — 

pendenti. Anche l' estensione del territorio, per le ultime misurazioni e cor- 
rezioni, si presenta con aumento. Era prima stimata di km. q. iiS39;393; 
secondo gli ultimi calcoli risulta di km. q. 1,552,741. Questa superfìcie, 
divisa per bacini idrografici, dà le seguenti cifre: 



Bacino dell' Orenoco. . 


km. 


q- 


949>43o 


> del Rio Negro . 






ioOi359 


> > Cujuni 






158,109 


» » Golfo di Cariaco . 






7>052 


> » > Paria 


/ 




30,811 


> > versante marittimo 






124,981 


» > T*ago di Valencia 






4,615 


> > > Maracaibo 






177,384 



Totale km. q. 1,552,741 

Dei terreni, ve n' ha km. q. 349,488 coltivati o coltivabili, 
km. q. 405,313 a pascoli, e km. q. 797,940 di zone vergini. — Il clima, 
secondo i dati ufficiali, è in generale buono. La temperatura non eccede 
che di rado e in pochi luoghi i 33^ C. nella stagione calda delle 
pioggie (aprile-ottobre), né scende mai, nei luoghi abitati, allo zero, ma 
s'arresta al minimo di 6^75. Si notano però forti differenze tra luoghi 
vicinissimi, per cause terrestri; cosi Caracas ha un massimo di 29^ C. 
e un minimo di 9^ C, mentre il Porto La Guaira e Macuto hanno gli 
estremi di 32** 50 e 26° C. La media generale della temperatura del 
Venezuela risulterebbe di 23^75 C. Quanto alla ricchezza territoriale, 
l'allevamento del bestiame progredisce si che nel 1888 se ne conta- 
rono 17,680,665 capi, di cui 8,476,291 di bovini. Molte sono le mi- 
niere, tra cui quelle d'oro diedero nell'ultimo biennio 1887-1888 
^' S'075. Vi abbonda anche il rame e il carbon fossile. Ricca è la 
varietà dei legnami da costruzione e da ornamento, come pure da tin- 
tura. Le piante e sostanze medicinali, le saline, la caccia, la pesca, e 
le piante tessili danno pure prodotti di qualche importanza e sempre 
b maggior copia. — Il movimento commerciale di importazione ed 
esportazione, addirittura raddoppiato negli ultimi vent' anni, va ancora 
aumentando; nell'anno economico 1 887-1 888 l'importazione è stata 
di lire 78,963,288.56, e l'esportazione di lire 90,210,128.56, ed il 
cabotaggio fu di lire 90,700,953. 72. Questo commercio si fece la mas- 
sima parte direttamente per mare su 12,770 bastimenti, di cui 6,607 
venezolani e 6,163 stranieri (i più inglesi e nord-americani; d'italiani 
8 soli e a vela). Il debito pubblico è ridotto in totale a lire 1 1 2,587, 1 84. 50 . 
L'istruzione pubblica è data in 1,979 scuole popolari, frequentate da 
okre 100 mila scolari, in 57 collegi con 3,900 alunni ed alunne, in 
6 Istituti professionali, con 450 allievi, e in 2 Università, con 450 stu- 
denti. La Repubblica possiede parecchie biblioteche, tra cui quella del- 
l' Università centrale, quella dell'Accademia Venezolana, ecc. ed un 
un Museo Nazionale. Molte sono le nuove opere pubbliche; negli anni 
1887 6 1888 si spesero lire 852,328.90 per canalizzazione di fiumi 
«i altri lavori idraulici; lire 576,192. 95 in acquedotti ; lire 4,018,753. 09 
P^ strade ferrate; lire 749,008 per altre vie di comunicazione; 



s* 



— aio — 

lire 567,803.49 in linee telegrafiche, con aumento di km. 514 di fili, 
che cosi ammontano a km. 4,783, serviti da 96 uffici. Va ricordato 
il cavo sottomarino inaugurato già nel luglio 1888 e il servizio telefo- 
nico in Caracas, La Guaira, Valencia e Puerto Gabello. Quest' anno 
sarà aperto un grande Ospedale nazionale, oltre i cinque già esistenti 
nel Distretto Federale, la Gasa nazionale di beneficenza e gli Asili di 
carità. L'esercito, alla fine del 1888, contava 250 mila uomini di mi- 
lizia cittadina, di cui circa 4 mila sotto le armi e 100 mila inscrìtti 
nel servizio attivo. La flotta è composta di 5 navi e 5 golette. (An- 
nuario statistico del Ministero del Fomento, 1° luglio 1889, Caracas- 
Venezuela). 

Viaggi nel Bacino dell* Amazzoni. — Il dott. P. Ehrenreich riferì 
ultimamente sui risultati geografici ed etnografici de* suoi viaggi lungo 
r Araguaja ed altri minori affluenti dell' Amazzoni. Da Gubaja egli si 
era recato a Goyaz, poi a Leopoldina e per l'Amazzoni a Para. Molte 
sono le correzioni idrografiche portate per i rilievi da lui &tti sulle 
carte di queste regioni, come importanti sono anche le novità da lui 
riscontrate nel numero e nelle sedi degU indigeni (Soc. Geog. di Berlino, 
Zeitschrift, 432, 1889). 

Dizionario geografico della Repubblica dell' Uruguay. — II 
sig. J. Roldòs y Pons pubblicò recentemente a Montevideo un* opera 
intitolata: e £1 Diccionario Geogràfico de la Republica Orientai >. Ora 
in una nota bibliografica, pubblicata nel periodico La Razon (19 di- 
cembre 1889) della città stessa ed a noi inviato dal nostro socio si- 
gnor G. Figari, ivi residente, troviamo fatte, insieme a parecchi appunti, 
molte lodi ali* autore, che col suo lavoro diede per primo 1' esempio 
d* una raccolta, che mancava affatto e che è tanto necessaria alla co- 
noscenza di quello Stato. 



F. — Oceania. 



Nella Nuova Guinea germanica si compirono nel passato anno 
molte escursioni e si condussero a termine parecchi lavori di rilievo 
topografico. Tra le prime va ricordata quella del naturalista botanico 
dott. Hellwig, che dalla costa s' internò fino al Sattelberg (M. Sella). 
Questo monte, che giace a circa 40 km. dalla costa, fu misurato del- 
1* altezza di m. 967. Intanto i risultati ottenuti dalle nuove misurazioni 
ed osservazioni trigonometriche permisero al barone von Schleinitz di 
delineare su grande scala una carta della regione costiera. Terra dell'Im- 
peratore Guglielmo, precisamente da Capo Gretin fino alle Isole Le- 
goarant, in vicinanza del Porto Hatzfeldt {Das Ausiand^ n. 3, 1890). 

Nuova annessione tedesca nell'Oceano Austrvle. — Il i^ no- 
vembre 1889 fu recata a Sydney la notizia che sarebbe stata inalzata 
la bandiera germanica sulla grande Isola Isabel nel gruppo delle Salo- 
mone ed anche sulla Outong Java ( Deut. Rundschau /. Geogr. u. Sta- 
tistik, febbrajo 1890). 



211 

G. — Regioni polari. 

PROGErro DI SPEDIZIONE POLARE SVEDESE. — Il benemerito O. Dickson 
di Goteborg, mecenate della Spedizione Ncrdenskjòld, ha offerto al 
dott. Nansen di fornirgli tutti i mezzi per una spedizione polare. Pare 
voglia occuparsene» e forse farsene promotore, il Governo norvegiano {Pe- 
termamis Afitteiiungen, 7, iSgo), 



IV. — SOMMARIO DI ARTICOLI GEOGRAFICI (i) 



a) — IN giornali itauani 



Reale Accademia dei Lincei. — Roma, gennajo 1890. 

Sopra il terremoto nell'Adriatico dell' 8 dicembre 1889, di P, Tacchini, — L'at- 
tirità solare e il magnetismo terrestre in Genova per l'anno 1889 e per il perìodo 
1873-89, di P. M, Gariòaldi» — Sopra un modo facile di studiare la rifrazione at- 
mosferica, di A, Ricco, -— Sul valore normale delle temperature medie mensile ed 
annua di Roma, di A, Cancani. — Sopra la correlazione dei terremoti con le per- 
tnrhazìoni magnetiche, di G. Agamcnnom, — Ricerche sulle maree d' Ischia, di 
G. GraèiavitM. 

Nuova Antologia. — Roma, i, i6 gennajo 1890. 

Le orìgini di Firenze, di P, ViiUtri. — Scoperta di ima colonia etnisca, di E. 
Bmi9. — Un viaggio all' Isola Nias di Elio Modigliani, notizia, di 0» Baratieri, 

— Roma, I febbrajo 1890. 

L'Africa italiana, appunti di viaggio, di 5. Sennino, — La Società moderna in 
America, di P. Panna, 

IL Comitato Geologico d* Italia. — Roma, novembre-dicembre 1889. 

B lago pliocenico e le ligniti di Barga nella Valle del Serchio, rapporto del 
praL C. de SU/ani (con tavola). 

Società d'Esplorazione Commerciale in Africa. — Milano, gen- 
najo 1890. 

Lettera da Zanzibar, di E, Bencetti, — L'avvenire commeiciale di Massaua, di 
A, CeccH, — I porti meridionali della Russia : note di viaggio (fine), di C, FUgel, 

— Le rovine di Copan nel!' Honduras, di C, G, Toni, — U Canale di Panama. 

— Lettera del cap. CcuaH, 

Marina e Commercio. — Roma, 5, 12, 19, 26 gennajo 1890. 

Dal Canale di Suez. — H ponte sulla Manica. — Linee germaniche di naviga- 
nooc. — I miglioramenti del Canale di Suez. — Colonia Eritrea. — Venezia e la 
^^ta. — U commercio del Belgio nel 1888. — Il commercio della Francia coll'estero 
Jwl 1888, — Il bestiame argentino in Europa. — Il Canale di Panama. — E. Stanley. 

— n commercio delllndia nel 1888-89. 

Rivista Marittima. — Roma, gennajo 1890. 

La frontiera marittima, di G, G„ 

(0 ^ registnoo i soli articoli geografici dei giornali pervenuti alla Societi. 



212 

SoociETÀ Meteorologica Italiana. — Torino, dicembre 1889. 

Relazioni tra i principali elementi meteorologici, di D, Ragona, — Di un 
metro portatile, di C A. Guadagni, — Terremoti a S. José de Costa Rica in otto- 
bre, di Biollty, — Del clima delle Alpi e della sua influenza sulla vegetazione alpina. 
— Rapporto di due venti opposti che si urtano direttamente alla snperficie del unire 
nell' emisfero australe, di G, Burlando, 

Il Politecnico. — Milano, novembre e dicembre 1889. 

Due globi Mercatoriani della Biblioteca di Cremona, del dott. G, Ceradim, 

R. Società Romana di Storia Patria. — Roma, XII- 1-4, 1889. 

Della Campagna romana (cont), di G, Tomassettì, 

Rivista di Topografia e Catasto. — Roma, dicembre 1889, gen- 
najo 1890. 

Sopra un problema di Geodesia: nota del dott. ing. Fed. Guarducci» — Istru- 
zione per i lavori trigonometrici. ^ 



b) — NELLE RIVISTE SCIENTIFICHE ESTERE 



SoaÉTÉ DE Géographie. — Parigi, Bulletin, 3°, 1889. 

Dal Niger al Golfo di Guinea per Cong, del cap. Z. G» Singer, — Il regime 
delle acque del Nilo in Egitto (con carta), di C. Grad, — U Cunani e il Mapa, ài 
E, Coudreau, — Da Seul a Quelpaert e viaggio di ritorno per Fusan, Vonsan e 
Vladivostok, del col. Chaillé'Long, — Studio suU' origine dei Baschi, secondo i dati 
linguistici, di H, de Charencey, 

— Corapte-rendu, n. i, 2, 1890. 

Notizie su Bonvalot, lettera del prof. M, M'ùller, — Sulla pretesa congiunzione 
antica del Tarim coli' Hoangho, di Dutrcuil de Rhim, — Sir Henry Yule, di E, 
CordUr, — Sul viaggio del sig. Foumeau, di C, Maunoir, — La Terra di Re Carlo, 
di Ch, Robot. — Notizie su Grombcevski, di Venucov, — Letter:: di II. Coudreem 
al Ministro dell' Istruzione di Francia. — SuU' opera « L'Asie Centrale », di Dn- 
treuil de Rhins. 

Revue FRANgAiSE DE l'Étranger ET ExpLORATiON. — Parigi, I, 
15 gennajo 1890. 

Il conflitto anglo-portoghese in Africa : notizie e documenti, di Ed, Marhtau, 

— Scuola coloniale, di L, Radiguet. — Congresso coloniale francese, di G, Dewum- 
che, — Il paese di Cong : esplorazione Binger. — L' esplorazione Crampel. — Let- 
tera dello Stanley. — La tratta dei negri : sua origine e sue evoluzioni. — Viaggio 
del cap. Trivier in Africa (cont.). — Bilancio geografico del 1889, di F. Alexis. 

Revue de Géographie. — Parigi, ottobre e novembre 1889, gen- 
najo 1890. 

Le strette del Basso Danubio da Bazìas ad Orsova, di A, de Girando. — Le 
origini dell* Impero francese nell' Indocina (cont.), di A, Faure, — L* Ovest e il Sud 
di Madagascar (cont.), del cap. V, Nicolas, — Il paese dell' Amur e dell'Ussuri (fine), 
di A, de Léanarde, — Le risoluzioni ed irresoluzioni del Congresso Geografico in- 
ternazionale del 1889, di L, Drapeyron. — Il movimento geografico: Stanley, Emin 
Pascià e Trivier. — La città di Cong e la pretesa catena di Cong, secondo il capi- 
tano Binger. — l Cuzzovlachi. — Gli stabilimenti francesi del Golfo di Benin (fine), 
di A, L, ly Albica, — Un viaggio tra i Mugogiar, di M, Venucov, — Studio geo- 
grafico sulla presa di Thala e sulla campagna contro Ga&a ai tempi di Metello 
e di Mario (con carta), di A, du Paty de Clam, 



_ 213 — 

Revue Géographique Internationale. — Parigi, dicembre 1889. 

La regione dei Babè al Tonkino (cont.), di G, Depuis. — Ritorno di Stanley. 

— Una visita al Gebel bu Edma e al Paese della Gomma (cont), di A, du Paty de 
Clam. — Itinerario da Tamatava a Tananariva (cont.), di Le Fonrnier, — Monrovia, 
Axim e La Cose, di L. Ltunbertin. — Viaggio nella Siberia orientale (fine), di G» 
Martin, — Le Sporadi dell' Oceania (fine), di R. Allaht. 

Revue des Deux Mondes. — Parigi, 15 gennajo 1890. 

Dal Danabio all' Adriatico : la Chiesa Ortodossa. — Il Deserto di Gobi, di 
P. de CiÀaccev. 

— Parigi, I febbrajo 1890. 

H viaggio del cap. Binger nelle regioni del Niger, di G. Valbert. 

La Géographie. — Parigi, 2, 9, 16, 23, 30 gennajo 1890. 

L' ora universale. — Scoperta d' ana foce navigabile dello Zambesi. — La Car- 
tografia air Esposizione universale del 1889. — Le peschiere di Terra Nuova. — 
n Portogallo e l' Inghilterra in Africa. — L' Impero Coloniale inglese. — Il Fiume 
Muni. — L' ora universale in America. — Congresso coloniale nazionale. — Con- 
gresso di Geografia nel 1890. — La colonizzazione alla Gujana. — Le grandi strade 
commerciali del mondo. — Le strade ferrate francesi. — A paesi francesi, nomi geo* 
grafici firancesi. — Stato Indipendente del Congo. — A proposito del Dahomey. — 
Il meridiano iniziale e il Governo francese. — La Repubblica del Brasile. — Pae- 
saggio della Caledonia. — Dimostrazioni a Stanley. — Il cap. Trivier. — A pro- 
posilo del Senegal. — Il ritorno del cap. Trivier, di Z. Sevin-Desplaces, — Il Senegal. 
— G. Richard. — Tippo-Tip. — 11 Canale dei due mari e Parigi porto di mare. 
^ Le popolazioni indigene dei possessi francesi nel Golfo di Guinea. 

Le Tour du Monde. — Parigi, 4, 11, 18, 23 gennajo 1890. 

Tre mesi in Irlanda, di M, Anna de Bovet, 

SoaÉTÉ DE Géographie commerciale de Bordeaux. — Bordeaux, 
dicembre 1889, gennajo 1890. 

L' irrigazione dell* Egitto, di y, V„ — Le piante utili dell' India (cont), di 
G, Grisard e M. Vanden-Berghe, — Fiumi del Sud del Senegal : il Dubreca e il 
Conacri, di A, G, Z. T» Af„ — La Guinea francese, l'Assinie e il Gran Bassam, 
conferenza di G, Paroisse, 

SoaÉTÉ DE Géographie de Marseille. — Marsiglia, XIV-i, 1890. 

Un' escursione attraverso la Tunisia Centrale, di E. Falht — Viaggio alle Isole 
Marianne, di A. Marche. — Le Bocche del Rodano, di A, Guirard, — Ferro e 
carbone del Canada, di Faucher de Saint- Maurice, — La conferenza di G. Borelli 
sai suo viaggio, di P, Armand, 

SociÉTÉ DE Géographie de Lille. — Lilla, novembre e dicembre 1889. 

H Mar Rosso e 1* Abissinia (fine), di E, Guillot, — Studio economico sulla Gran 
Bretagna, dì Merc/uer, — Cuba e Puerto Rico, di Castonnet de Fosses, — Da Hou- 
<l«ìn a Béthune, di F. D,. — Escursione a Dunkerque e Furnes, di II, Beaufort. 
— Gli oceani e i mari, di Gosselet, — A cavallo traverso la Turchia (con carta-iti- 
neiarìo), del cap. B» — La lotta europea nella Nuova Guinea, di A, Rénouard, 

SoQÉTÉ DE Géographie de Toulouse. — Tolosa, n. 9-12, 1889. 

H Mudang, di Fonùi, — Povera Islanda, di 5. Guénot, — Emigrazione nelle 
oolonie, di C. Vincent, — Regolatore solare universale, di Rey Pailhade, — Il com- 
mercio al Giappone, di G. Routier, — La colonizzazione nella Francia continentale, 
uel col. Blanchot, — « La civilizzazione e i grandi fiumi storici > del Meshnicov, 
^ Ponàs, — Ricordi d' un montanaro, di E, Russell, — Risultati dell' ultima Spe- 
*xionc dello Stanley, di G. Depping, 

SooÉTÉ DE Géographie commerciale du Havre. — Novembre e 
dicembre 1889. 

delazione sul Congresso internazionale di sciense geografiche, di />. GuUtot, -^ 



214 — 

Viaggio in Cina, del gen. Scieng-H-tong. — Notizie pratiche sul Messico. — Otto 
giorni in Cabilia, di Charvériat, 

Le Mouvement Géographique. — Bruxelles, 12, 26 genuajo 1890. 

Lo Stato Indipendente del Congo: sguardo cronologico ai lavori del 1889. — 
Stanley in soccorso ad Emin Pascià : un libro del Wauters. — L' esplorazione del 
Fiume Mongala. — Un capitolo del libro di E, Dupont, — L'esplorazione di G. Bo- 
relli neir Etiopia meridionale. — Cenni storico-geografici retrospettivi sul conflitto 
anglo-portoghese in Africa, di A, y, Wauters, — L' esplorazione del Mongala : altra 
lettera, di HoéUster, — La strada ferrata del Congo. 

L'Afrique explorée et civiusàE. — Ginevra, gennajo 1890. 

Cronaca della schiaviti. — Le ultime scoperte dello Stanley. 

SociEDAD EsPAilOLA DE GEOGRAFIA COMERCIAL. — Madrid, dicem- 
bre 1889. 

La questione del Muni. — Nuovo distretto militare di Itaves nelle Filippine. — 
La Spagna nei paesi della Piata. — Commercio esterno della Spagna nel 1888. *• 
L'ultima Spedizione dello Stanley e suoi risultati geografici. — Il Congresso anti- 
schiavista di Bruxelles. 

SociEDADE DE GEOGRAPHfA DE LiSBOA. — Lisbona, Vni-7-8, 1889. 

Al Cubango, del padre Lecomte, — Campagna nelle terre di Bire. — Relazioni 
del Portogallo col Siam. — Campagne sullo Zambesi. — Il taglio dell' Istmo di Pa- 
nama nel XV{ secolo. 

SociEDAD CiENTlFiCA ARGENTINA. — Buenos Aircs, Ottobre 1889. 

Fisiografia e meteorologia dei mari del globo (cont.), di J, Llerena, 

SociEDAD Geogràfica de Madrid. — Ottobre, novembre, dicembre 1889. 

Memoria sui progressi geografici, di D, M. Ferreiro, — Vademecum etnografico 
delle Filippine, di F, Blumeniritt. — I libri di Colombo, di A* M, di Arriola, — 
Atlante inedito di G. Oliva (1592), di C F» Duro, — Memoria sulla Provincia di Nuova 
Ecija alle Filippine, di G, Rajal, •— Geografia del mare (fine), di G, L. Dytr, — 
Determinazioni magnetiche sulla costa occidentale del Mediterraneo. — Del livello 
medio del mare e della base generale di comparazione delle altitudini, nota di Ch. 
LalUmand, — Origine dell' aurora polare, di y, Luvim, 

Transilvanu. — CibinOi XXI-i, 1890. 

Rumeni d' Istria, di V, Nicòra, 

Il Brasile — Rio Janeiro, dicembre 1889. 

Piante utili del Brasile. — Gli Stati Uniti del Brasile a volo d'uccello. 

Gesellschaft fùr Erdkunoe zu Berlin. — Berlino, Boll. XXI V-s, XXV- 1 . 

Le repubbliche dell'America centrale nell'anno 1889: Honduras, del dott. ff' 
Polacovsìti, — Gli antichi luoghi abitati ai piedi meridionali del Monte Ida (Asia 
Minore), di H, KUpert (con carte). — I Vaniamuesi (fine), di /*. Reùhard, — Le 
quote barometriche d'altitudine del dott. A. PhiUppson nel Peloponneso, del dott A, 

Galli, — L'Istmo di Corinto (con carta), del dottore A, Philippson, 

— Atti, 7 dicembre 1889, gennajo e febbrajo 1890. 

La Spedizione sottomarina tedesca nell'estate del 1889, del prof. dott. Krummtl, 
•» Suir ultima ascensione del Kilimangiaro, del dott. H, Meyer, — Sulla statistica 
dell' abitato in Spagna, di R, Kitpert, 

K. K. Geographische Gesellschaft in Wien. — Vienna, 14 gen- 
najo 1890. 

Il viaggio in Africa del conte S. Teleki, del cav. L, v, Hùehnil, — Il Congresso 
internazionale delle scienze geografiche a Parigi, 1889, del prof. dott. F, Paulitschki* 
-^ U 0obo gigantesco del Campo di Marte, di A, Sieinhausir» 



— 215 - 
Petermanns Mitteilungen. — Gotha, I, 1890. 

Per l'Etnografia del Peloponneso, del dott. A^ Phtlippson, — I viaggi del dot- 
tore K. W. Scfamidt alle Comore occidentali : descritte e disegnate secondo il suo 
Giornale da P, Langhans (con carta e cartine). — L' ascensione del Kilimangiaro, 
del dott H, Meyer (con carta e tavola). — Notizia snl viaggio intrapreso dal signore 
W. Posselt a Simbabje, del dott. A Merenski (con illustr.). — I Berberi del Ma- 
rocco (con illustrazioni), di A, Idrchhojf, — Itinerario del capitano Binger dall' Alto 
Niger alla Costa dell' Avorio (con schizzo), del dott. J/, Wichmann, — Un impor- 
tante trattato con gì' Indiani, del dott ÌV, T. Hoffmann. — La differenza di livello 
dei maxi, corrispondenza del prof. A, de Lapparmi, 

Deutsche Rundschau fUr Geographie . und Statistik. — Vienna, 
febbrajo 1890. 

H prosdugamento dello Zuidersee, di W* S, AndrUssen, — Gl'Indiani negli 
Stati Uniti di America, di Emma Poesche, — Le frane nelle Alpi, 1886-1888, di 
di H. Becker, — Un viaggio in vacanze alla Nuova Zelanda (fine), del dottore 
R, Hàusler. 

Deutsche Geographische BlAtter. — Brema, XII- 4, 1889. 

Per la Storia delle scoperte e per la Geografia della Nuova Guinea, di A^ OpptL 

— Sulla agricoltura e la colonizzazione nel Giappone settentrionale, di P, GraJmer, 

— La Repubblica del Chile nel 1889, del dott. H, Poiacovski, — Salanga, di E. 
Harteri. — Ricordi della Groenlandia, di S, Rink. — Il Mare di Barents, di Mokn, 

— Le Isole Ara. — La Spedizione Uensen. 

K. K. Gbologische Anstalt. — Vienna, 13-1 4- 15- 16-17, 1889. 

Notizie su scavi di pozzi a Rudol&heim e Untermeidling, di H, Grave, — La 
soigente termale di Turoszovca, di E- lùtze. — Degli strati supereoceni ed oligo- 
ceni della Penisola di Crimea, di C, v, VogdL — Trapanazione per pozzi artesiani 
nel basso piano di Neubogdzov in Boemia, di H, Bergmann, — Rilievi geologici 
nei monti di confine tra la Moravia e Y Ungheria, di C, M. Paul, — Vedute foto- 
grafiche della zona dei dirupi pienninici nei Carpazi, del dott. V, Uhlig, 

Das Ausland. — Stoccarda, 6, 13, 20, 27 gennajo 1890. 

Sguardo retrospettivo di Geografia politica : TAfirica. — Dall'Oceano australe. — 
La vita degl* indigeni nella Borneo-Britannica. — Un cantuccio dell' India neerlan- 
dcse, del capitano G, Langen, — Neil' Oriente dell' Asia. — La Colonia della Nuova 
Galles del Sud, di H. Greffrath, — La sabbia vulcanica nel bacino dell' Eifel, del 
dott B,„,, r, — Comunicazioni fluviali colla Siberia, di G, W.. — Cansas. — 
Cettinje. — guardo retrospettivo di Geografìa politica ; l'Asia, l'America. — I Groen- 
hndesi : dal Giornale d' un missionario. — I Campi d' oro dell' Africa australe. — 
Dalla Nuova Guinea britannica. — I Giapponesi, di R, Sch'ùck, 

CEsTERRErcHiscHE MoNATSSCHRiFT fOr den Ortent. — Vienna, gen- 
najo 1890. 

Industrie manifiitturiere nell' India, di E, Schlaginhoeit, — I Protettorati e le im- 
prese coloniali dei Tedeschi in sul principio dell' anno 1890. — Progetti di coloniz- 
linone neUe FDippine, del prof. F, Blumentritt, 

Geographische Nachrichten. — Basilea, 15 dicembre 1889, i, 15 
gennajo 1890. 

Relazione del luogot. Stairs sulla sua ascensione del Ruevenzori. — La Terra 
<iel Fuoco. — Alcuni cenni sui Tedeschi nel Brasile. — Il viaggio di W. W. Rockhill 
*el Tibet. — Viaggio d' esplorazione nell' Australia centrale. — Buenos Aires. — 
Dall' Africa Sud-orientale. — La cartografia all' Esposizione Universale di Parigi nel 
1889. — Viaggio del cap. Binger nell'Alto Sudan. — Una lettera del dott. C. Petns, 

Deutsche Kolonialzeitung. — Berlino, 4, i8 gennajo 1890. 

Una lettera di Emin Pascià. — Della Spedizione tedesca in soccorso ad Emin 
Pascià, notizie del dott. Peters* — Alcune proposte per la colonizzazione pratica nel 



2l6 

Protettorato tedesco della Compagnia della Nuova Guinea, del dott. i?. Hindorf. • 
Attività coloniale in Inghilterra, del prof. \V, Schaefer. — Le Spedizioni per Emi 
Pascià (con carta). — Colonizzazione borghigiana dei Tedeschi in Africa, di R, v. Hah 

— I diritti del Sultano di Vitu. — Statistica dell' Africa Orientale. 

WC^RiTEMBERGiscHER Verein fOr Handelsgeographie. — Stoccardì 

vn-viir, 1890. 

I Vilrtemberghesi per il mondo. — Le emigrazioni, specialmente al Caucaso ) 
nell'America del Nord. — Misurazioni e rilievi del suolo in Germania : cartografia t^ 
desca. — Operosità geografica nel paese. 

Export. — Berlino, i, 7, 14, 2r, 28 gennajo 1890. 

II commercio d' esportazione degli Stati Uniti, del dott. Schonmann* — La coi 
dizione di Rio Grande do Sul. — La Cina. — La questione dell' oppio nelle Indii 
neerlandesi. — Costruzione dì strade ferrate in Giappone. — Industrie fiorenti n< 
Cashmir. — Sul commercio di Calcutta nel periodo 1 887-1 888. — La Geograf 
commerciale di Joruba nell' Africa Occidentale. — Una linea di navigazione dal] 
Germania al Marocco. — La Società tedesca delle Isole della Sonda. — L' ascen^ 
sione del Kibo fatta dal dott. H. Meyer e dal prof. Purtscheller. — Il decreto 
naturalizzazione degli stranieri dimoranti al Brasile. — Nuove ferrovie in Cina. 
Notizie dal Brasile. — La Siberia. 

KoN. Nederlandsch Aardrtjkskundig Genootschap. — Amsterdam, 

VI-2, 1889. 

Un viaggiatore neerlandese al Congo (cont.), di F, de Bas, — Le Isole Samoa, 
di IV, F, Andriesstn, 

ROYAL Geographical Society. — Londra, gennajo 1890. 

Le Isole Bahrein nel Golfo Persico, di J, Theodor e Bent (con carta). — Pro- 
gressi della Spedizione russa nell' Asia Centrale sotto il comando del colonnella! 
Pievzov. 

Nature. — Londra, 2, 9, 16, 23 gennajo 1890. 

Le Isole Bermude, del dott. H, B. Guppy, — Le piante utili dell' Australia, di 
D, M,. — Il Monte Vesuvio. — Crescerebbe la massa delle acque oceaniche ?, di 
O, Fisher, — « Fra i cannibali », del Lumholtz, nota bibliografica (illustrata). — 
I terremoti in Inghilterra, di W. White, — I risultati zoologici della Spedizione 
« Challenger ». — L'eclissi totale del 22 dicembre p. p.. — Uragani nell' India set- 
tentrionale. — Cinque mesi di bel tempo nel Canada, negli Stati Uniti occidentali 
e al Messico, di Carbutt, cenno bibliografico. — Gli Stati Scian. — Le Piccole 
Antille, di D. M., — Il paese di un Sultano d' Africa, dell' Harris r nota bibliogra- 
fica. — Arcobaleno solare riflesso dal mare, di Sir W. Thomson, — Notizie d* una 
recente isola vulcanica nel Pacifico, del capitano IV, y. L, Wharton, — La previ- 
sione dtlle tempeste, di R. H, S., — Nelle Alte Alpi, di T. G, B„ — I « viaggi 
in Francia », dell' Young. — L' Africa orientale e le sue grandi caccie, del capitano 
y. C. IVilhughby, — I banchi di corallo nel Mare di Giava e nelle sue vicinanze, di 
II. B, Guppy, 

The Scottish Geographical Magazine. — Edimburgo, gennajo 1890. 

L' Africa : campo d' azione britannica e di altre nazioni, discorso inaugurale 
del generale Sir Lewis Pelly, — Lettera di H. Stanley alle Società Geografiche di 
Londra e di Edimburgo. — Il Mar di Cara e la via al Polo Nord, del capitano 
A, Hovgaard, 

American Geographical Society. — Nuova York, XXI-4, 1889. 

Para e l'Amazzoni nel 1888, di W, Butler-Ogcien, — Le Repubbliche Sud-africane, 
di A, Russell, — Definizioni di nomi geografici ecc., del dott. C. Ganzenm'ùller, 

— Il problema della comunicazione interoceanica, di A, de Gogorsa. — Il Lago 
Meride e la Regione di Raijan, di Cope Whilehouse, 



1 



I. — ATTI DELLA SOCIETÀ 



A. — Adunanze del Consiglio Direttivo. 

{Estratto dei processi verbali^. 

Sedata dell' 8 febhrajo i8go. — Presenti il presidente march. No- 
hUi- Viielleschi, ì vice-presidenti Adamoli e MalvanOy i consiglieri Allievi^ 
Battio^ Caetaniy Cardon^ Cavalieri, Gatta, Giordano^ Lupacchioìi, Pelloux, 
Pigorim^ Fartna^ Tacchini e il segretario generale. 

D presidente annunzia che il vice-presidente ed i consiglieri eletti 
nell'adunanza generale del gennajo u. s. accettarono ringraziando, ad 
eccezione del socio, conte L. Dal Verme, il quale per gravi ragioni per- 
sonali è dolente di dover presentare rinuncia. Il Consigh'o esprime il 
suo rammarico di vedersi privato della cooperazione di un socio cosi 
illastre e competente. 

Il presidente rammemora al Consiglio il progetto, annunciato già da 
molti mesi, di promuovere un viaggio di esplorazione nella penisola dei 
Somali, del cui territorio sono tanto scarse le notizie e perciò sono tanto 
necessarie, anche sotto V aspetto dell' utilità pratica, dopoché il protettorato 
dell'Italia fu stabilito su quasi tutta quella costa. Aperta la discussione 
sa tale argomento, sono considerati i vari modi di azione, che dalla 
Società possono essere seguiti in tali imprese, cioè, di accordare sus- 
sidi d'occasione a viaggiatori che per proprio conto, e senz' altro impegno 
della Società, si accingono all'esplorazione; ovvero di organizzare una 
spedizione propria per conto e con un programma della sola Società 
geografica, oppure per conto e con un programma stabilito d'accordo 
con altri Sodalizi geografici italiani. Negli ultimi anni la Società erasi 
tenuta piuttosto al sistema di sussidi accordati a singoli viaggiatori. Ma, 
senza ripudiare per l'avvenire questo sistema, il Consiglio crede che la 
Società dovrebbe procedere anche all' organizzazione di una impresa pro- 
pria, in concorso eventualmente di altre Società italiane, come la Società di 
Esplorazione Africana, che già fece in questo senso una domanda alla 
Società nostra. 

Rimanendo ferme in generale queste massime, è convenuto di ri- 
mandare ogni deliberazione più particolare ad una prossima adunanza, 
per dar tempo alla Presidenza di risolvere alcune questioni 4)reliminari e 
di raccogliere alcune informazioni necessarie. 

Ringraziano per la loro ammissione i nuovi soci: Roggeri, di San 
Giuliano, Chigi e Silvestrelli. 



— Ii8 — 
Nei soliti modi sono inscritti i signori: Colucci cav. GusUvo, Suez 
(prop. Bcccari G. B. e Malvano) ; Visconti-VenosU Cesare, Buenos Aires 
(Ambrosetti e Caetani) ; Colombo-Viscardi Michele, Roma (Gatta e 
Gallina) ; Sinimberghi Augusto, Roma (Cardon e Scoccini) ; Ricchieri conte 
prof. Giuseppe, Milano (Bertacchi e Dalla Vedova); BaravetH comm. Paolo, 
Roma (Malvano e Dalla Vedova). 

Seduta del 2i febbrajo i8go. — Presentì il presidente marchese 
Nobili-VittìUschi, i vicepresidenti AdamoU ^ Malvano, i consiglieri ^4Ì- 
lievi. Sodio, Cardon, Gatta, Giordano, Grazioli, Pigorini, Porena, Posz^- 
lini, Tacchini e il segretario generale. 

Il presidente comunica la lettera, colla quale E, M. Stanley risponde 
a quella inviatagli dalla Società per annunziargli il conferimento della 
Gran Medaglia d'oro. 

La lettera del presidente della Società allo Stanley, in lingua in> 
glese, era stata recapitata all'illustre esploratore col cortese intermezzo 
del R. console Macciò, ed era del tenore seguente : 

Roma, s6 gennajo 1S90. 
Illustrissimo Signore, 

Sin dal 1878, quando la S. V. ritornò dal meraviglioso viaggio, 
nel quale Ella scoperse l'intero corso del Congo, era desiderio della 
Società Geografica Italiana di conferire a V. S. III.'" la più alta distin- 
zione di onore della quale dispone. 

Ma il rimpianto Re Vittorio Emanuele, con quell' istinto che non 
gli venne mai meno nell'apprezsare i grandi uomini ed i grandi fatti, si 
degnò tosto di decretare, che una Medaglia Le fosse conferita e 
Augusto Nome : e la consegna Le fu fatta nell' anno appresso, < 
era già avvenuta la morte del Gran Re, in occasione del passaj 
V. S. IH."" per Roma. 

Di fronte a tale dimostrazione di onore data a V. S. IH."" 
tamente dal Re, non rimaneva alla Società Geografica che fare 
alle decisioni della M. S. 

Ora però, che Ella ha mandato a termine un' altra non meno 
bile impresa, per la quale V. S. ha ben meritato della scii 
dell'umanità, noi siamo ben lieti di soddisfare il nostro antico dei 
conferendole, coli' approvazione unanime del Consiglio Direttivo 
r Assemblea Generale dei Soci, la Gran Medaglia d' oro della 
Società, istituita da S. A. R. il Principe Umberto di Savoja, 
d' Italia. 

Mi è grato compito comunicare a V. S. IH."" questa deliber; 
augurandomi prossima l'opportunità di poterle consegnare la Mi 
summenzionata. 

Ho 1' onore di dichiararmi 

nev.'^' Suo 
F. Noaru Vitelleschi 
Presidente della Società Geografica It 



219 — 

La risposta dello Stanley, trasmessaci per cortesia dello stesso signor 
console Macdò, tradotta in italiano, è la seguente: 

Cairo, 14 febbrajo 1890. 
Eccellènza, 

Grazie alla cortesia e bontà del signor L. Macciò, dell'Agenzia 
diplonnatica, ho ricevuto la vostra lettera molto lusinghiera, dalla quale 
vengo informato dell' alta distinzione che mi è riservata dalla Società 
Geografica Italiana. 

Io ho già ricevuta dai Geografi Italiani una prova segnalata del- 
l' interesse che i vostri connazionali prendono ad ogni scoperta, che 
arreca naova luce nell' ignoto, e sarò ugualmente lieto ed onorato per 
ogni espressione, che Voi e gli Italiani crediate darmi della vostra stima. 

Permettetemi di richiamare alla vostra mente il vostro connazionale, 
capitano Casati, il quale, sebbene abbia avuta la disgrazia di non poter 
preservare daUa prepotenza e dal malvolere di capi indigeni le sue note 
e le carte relative ad una grande estensione di nuove terre, spero sarà 
più fortunato nell' ottenere la riconoscenza della sua amata patria per 
la lunga e costante devozione alla scienza della Geografia ed Etnografia, 
e per i lunghi anni della miglior parte della sua vita spesi per l' onore 
e la gloria dell' Italia. Egli ha viaggiato, sofferto e lavorato nobilmente, 
ed i compatriotti di Colombo non dimenticheranno il nuovo Ulisse, che, 
durante una terribile decade di sofferenze, ha mostrato di che siano ca* 
paci gli Italiani nelle più critiche circostanze. 

Accettate, Eccellenza, le mie sincere espressioni di gratitudine, e 
fatemi il favore di comunicare 1* assicurazione della medesima alla vostra 
illustrissima e dotta Società. 

Sono 

Vostro obbediente ed obbligato servo 

Henry M. Stanley. 

È ripresa la discussione sul tema delle esplorazioni nella penisola 
dei Somali. 

A questo proposito è ripresentata la domanda dell' ing. L. Bricchetti- 
Robecchi, il quale, di sua iniziativa e per proprio conto, intende di re- 
carsi ad Oppia e di attendere colà, secondo le opportunità, allo studio 
della regione. Chiede alla Società Geografica ialcuni strumenti scientifici, 
un corredo delle opere e degli scritti minori che trattano della penisola 
dei Somali, un apparato fotografico speciale con le provviste necessarie 
ed una somma in danaro. 

Dopo varie considerazioni, il Consiglio delibera di concedere al 
Bricchetti gli strumenti, libri ed apparati, sulla base delle note e del 
preventivo di spesa da lui stesso presentato, e gli accorda inoltre un 
sussidio di L. 4,000. 

Quanto al progetto di unse esplorazione da intraprendersi per parte 
della Sodetà, discussi vari programmi, presa in seria considerazione la 
domanda della Società d'Esplorazione commerciale residente in Milano, è 



220 

deliberato di conferire ad una speciale Commissione l'incarico di &Te 
tutte le indagini necessarie, di trattare colla Società di Infilano, e di 
formulare poi una relazione ed un programma particolareggiato dèir im- 
presa, da presentarsi alla discussione ed alle deliberazioni di una pros- 
sima adunanza del Consiglio. La scelta dei componenti la Commissione 
è deferita al Presidente (i). 

Sono poi presentati i ringraziamenti della Biblioteca Riccardiana. 
di Firenze per il dono di un' opera, fattole dalla Società, e del prof. G. Rie- 
chieri per la sua ammessione fra i soci. 

Nei soliti modi sono inscritti i nuovi soci: Ragnini dott. Romolo, 
capitano medico nel 3^ reggimento bersaglieri, Roma (Saccomani e Dalla, 
Vedova); Morpurgo prof. Alessandro, Trieste (Serravallo e Porena); Cor- 
rìdi Eduardo, Livorno; Collacchioni nob. Marco e Rubin de Cervia 
conte Gustavo, Firenze (Adamoli e Modigliani). 

Pervennero alla Società i seguenti doni : 

Harrisse H.: Christoph Colomb, les Corses et le Gouvernement 
frangais. Parigi, Welter, 1890. Op. di pag. 32 in 8^ grande (dono del- 
l'autore). 

Académit des Sciences de Cracavie: Comptes-rendus de janvier 1890. 
Cracovia, tip. dell'Università, 1890. Fase, di pag. 34 (dono dell'Acca- 
demia delle Scienze di Cracovia). 

Marinelli G. : La Terra, trattato popolare di Geografia universale, 
disp. 215-216, 217-218. Milano, dott. F. Vallardi, 1890. Fase. 2 di 
pag. 32 ciascuno (dono dell'editore). 

Direzione Generale delle Gabelle: Bollettino di legislazione e statistica 
doganale, ecc. novembre e dicembre 1889. Indici. Anno VI. Roma, 
Botta 1889. — Statistica del commercio speciale d'importazione e di 
esportazione dal i^ gennajo al 31 dicembre 1889. Roma, tip. elzevi- 
riana, 1890 (doni del Ministero delle Finanze). 

Nazari dott. V,: Della coltivazione dei territori di Keren e di 
Asmara. Casale, Cassone, 1890. Op. di pag. 15 (dono dell'autore). 

Danckelman dott. F,: Mittheilungen von Forschungsreisenden und 
Gelehrten aus den deutschen Schutzgebieten. II-5. Berlino, Asher e C. , 
1890. Fase, di pag. 16 con 3 carte (dono dell'autore). 

Simpson E, : Report of ice and ice movements in Bering Sea and 
the arctic basin. Washington, U.-St. Hydrographic OfBce, 1890. Op. di 
pag. 25 con cartina (dono del cap. idrogr. F. Picking). 

Laillet E, tX, Suberbie L.: Carte de Madagascar à 1:1,000,000. 
Parigi, Challamel e C. 1889. Fogli 3 (dono dell'editore). 

Levasseur E, : Le Brésil. Deuxième édition, accompagnée d'un Ap- 
pendice et d'un Album de vues du Brésil ecc.. Parigi, H. Lamirault, 1889. 
Voi. di pag. Vili- 100, in 4^ a 2 colonne con carte, incisioni e tavole 
grafiche. — Album de vues du Brésil. Parigi, Lahure, 1889. Tavole 



(i) Il presidente chiamò a far parte di questa Commissione il vice-presidente 
Adamoli e i consiglieri Bodio, Giordano, Pouolini e Tacchini. 



221 

94 (dono del Commissariato generale dell'Impero del Brasile all'Esposi- 
zione Universale di Parigi, 1889). 

Dichy M.: A nemzetkQzi fòldrajzi Kongressus Pàrisban i889-ben. 
Budapest, Società Geografica ungherese, 1889. Foglio estratto di pag. 12 
(dono ddr autore). 

Diuisitmc industria^ commercio e credito: Bollettino di notizie, VII-12. 
Roma, Botta, 1890 (dono del Ministero d'Agricoltura, Industria e Com- 
mercio). 

— Documenti presentati al Parlamento Italiano: l'occupazione di 
Keren e dell' Asmara. Roma, Fibreno, 1890. Op. di pag. lV-92 (dono 
del Ministero degli Afiari Esteri). 

— Annual Report x888 of the Department of mines. Sydney, Potter, 
1889. Voi. di pag. 233 con tavole (dono del Ministero delle Miniere 
della Nuova Galles del Sud). 

Direction des statistischen Bureaus in Dresden: Kalender und Stati- 
stisches Jahrbuch fìir das Kònigreich Sachsen auf das Jahr 1890. Dresda, 
Heinrich, 1889. Voi. di pag. 281. — Zeitschrift des k. sàchsischen 
statistischen Bureaus. XXXIV-3-4, supp. XXXV-1-2. Dresda, Teubner, 

1889. Fase. 3 (doni del Ministero dell' Interno del Regno di Sassonia). 
Cotteau E,: Une ascension au Pie de TénériiTe. Auxerre, Bonsant, 

1890. Op. di pag. 8 con tavola (dono dell'autore). 

Martinez A, B. : Boletin mensual de estadistica municipal, diciembre 
1889. Buenos Aires, Comp. sudamericana, 1890. Fase, in 8^ (dono del- 
l' Ufficio di Statistica del Municipio di Buenos Aires). 

Luciano G. B.: La tattica in Africa. Roma, Voghera, 1890. Op. 
estratto di pag. 78 (dono dell'autore). 

Bosetti ing. E,: Forlimpopoli e dintorni. Storia e descrizione. Mi- 
lano, Rechiedei, 1890. Voi. di pag. 180 (dono dell'autore). 

Cruls L. ed altri: Revista de Oservatorio N. i, 1890. Rio de 
Janeiro, Lombaerts, 1890. Fase, di pag. 16 (dono della Redazione). 



n. — MEMORIE E RELAZIONI 



A. — Un caso di SAMUN a Massaua. 

Lettera del socio onorario A. d' Abbadie 
al socio corrispondente cav. F, Bonola, 

Caro signor Botiola^ 

Ho ricevuto i fascicoli 1-4 della III Serie del Bollettino della 
Società Geografica Khediviale e L' avrei già ringraziato prima di oggi, se 
non fosse stata una recente malattia ad impedirmelo. 

Compiuto questo dovere, chiedo il permesso di fare qualche osser- 
vazione sulla pagina 103 del N. 2, dove il signor L. Bricchetti -Robecchi 
pare incolpi l' immaginazione dei viaggiatori della triste reputazione fatta 
al simun (i). 

Io ho grande rispetto delle opinioni e distinzioni che il volgo si 
fa dei fenomeni meteorici: la parola samuwn somiglia assai alla parola 
sumun plurale di sim^ che vuol dire veleno. 

Presso Massaua, ma in terraferma, presso Addi-Hadib, il 22 set- 
settembre 1841, mi ero proposto di studiare il samuwn^ che dovea 
ben presto sorgere, secondo UDa teoria più tardi abbandonata. Io vo- 
levo conosce/e la temperatura di questo vento torrido ed a tal uopo 
mi ero seduto in faccia ad una pietra su cui avevo posto i miei ter- 
mometri. 

Non avevo che ad allungare la mano per prenderli, ma appena 
il vento atteso cominciò, io perdei completamente ogni forza musco* 

(i) Le parole del Robecchi, a cui allude l'illustre Membro dell'Istituto di Francia 
sono queste: 

« In questo Uadi il vento è pieno di una polvere soffocante, che oscura l'aria. Una 
pioggia di sabbia e di ghiaja sferza il viso e rende affannoso il respiro. Allora si 
avviluppa la testa, lasciando scoperti i soli occhi, che s'infiammano e diventano la- 
grimosi. È questo il solo danno che può fare il simun^ questo vento del deserto, che 
fu tanto calunniato e che l'immaginazione dei viaggiatori ha reso cosi terribile. » 

Bull, Société Khidivitde de GéograpHe^ III Serie, N. 2, pag. 103. ExcursioM à 
rOasis de Stiva, par L. Robecchi-Bricchelti. 



223 

lare ed al punto di non essere in grado di prendere quegli strumenti 
leggerissimi. 

Non li potei afferrare che alla fine del samuum. V umidità non era 
che di 7/200 e la differenza tra il termometro a bolla nera ed un altro 
a hoUa nuda non era che di 1.7 gradi, tutti e due esposti al sole. La 
sabbia alla superficie dava 60 gradi e la velocità del vento non era 
superiore a quella di una brezza ordinaria. Il vento era sorto improvvi- 
samente e d* improvviso chetò, mettendo tosto fine all' agonia delle mie 
fòrze. Un indigeno mi disse che essi chiamavano tale vento karuw e 
che se dura un quarto d'ora, nessun uomo o bestia può sopravvivere. 
In questi casi, il pastore, che sta di sentinella in cima al colle, capisce 
che il karuw li ha tutti uccisi, quando, vistili gettarsi a terra per re- 
spirare, nessuno più jie sorge. 

Io posso affermare che quel samuum, il quale non durò più di 
dnque minuti» non trasse seco polveri o sabbie. Erano circa due ore 
dopo mezzodì. 

Lo stesso indigeno chiamava harif un vento polveroso e soffocante 
che potei osservare un altro giorno dalle stesse parti. Uomini ed ani- 
mali se ne difendono voltandogli il tergo. Pare sia questo il fenomeno 
osservato dal signor Robe echi ed è, a quel che vedesi, assai diverso 
dal samutvn. 

Io raccomando a tutti i viaggiatori lo studio di questa meteora nei 
deserti che fiancheggiano la valle del Nilo, poiché una sola osservazione 
non basta per stabilire un fatto. Ho creduto, però di far conoscere 
questo mio esperimento per attirare V attenzione sul vero samuttm, che 
non mi pare punto calunniato. 

Gradisca, ecc. 

Abbadia, 17 febbrajo 1890. 

Antonio d'Abbadie. 



B. — I Portoghesi a Massaua nei secoli xvi e xvu. 

Nota del socio prof. F. Gallina. 

Nella Revisia das Sciencias militares (i), che si pubblica a Lisbona, 
il sig. F. Esteves Pereira pubblica certe sue ricerche su Os Portuguezes 
em Mafuà nos seculos XVI e XVII, cosi accurate ed interessanti, che 
credo non dispiacerà ai lettori di questo Bollettino conoscerne, sia 

(i) Fase. 49, 50, voi. IX, luglio e agosto 1889. 



224 

pure brevepente riassunti, i risultati. Ai lettori questo riassunto sarà, 
spero, più utile che una semplice recensione. 

Le fonti su cui il sig. Esteves ha condotte le sue ricerche sono 
le seguenti : 

1. Cartas de Affonso d^Alìmquerque, Lisboa, 1884. 

2. J. de Barros, Decadas da Asia, 

3. F. de Andrada, Cronaca del Rei Dcm facto III, 

4. Diogo do Conto, Decadas da Asia, 

5. F. Alvares, Verdadeira infarmafao das terras do Preste Joatn, 
Lisboa, 1889. 

6. D. Ioao de Castro, Roteiro de Goa a Suez, Paris, 1833. 

7. Notices et extraits des mss, de la Bibliothìque NatioHcUe de 

Paris, Tom. IV. 

8. B. Tellez, Historia geral de Ethiofia, a alta, Coimbra, 1660. 

9. Cartas annuas dosjesuitas: ms, da Bibliotheca Real de Ajuda, 
Tom. ir. 

10. Cartas annuas dos jesuitas: ms, da Bibliotheca da Academia 
das Sciencias de Lisboa, Tom. II. 

11. Archivo Nacional da Torre do Tomba, ms, Tom. VII, D. 

12. Fernam Guerreiro: Relafam annual, UsboB, 1605 ^ 1607. 

13. M. Almeida, ^istoria Geral de Ethiopia, a alta. 

14. Archivo Nacional da Torre do Tomba: Documentos remetti- 

das da India, Tom. 35. 

15. L' Esercita Italiana, 8 agosto 1888 e 27 gennajo 1889. 

16. Di Robilant, Memoria su W ordinamento politico-ammmistra'' 
tiva e sulle condizioni economiche di Massaua, Roma, 1886. 

17. Denis de Rivoyre, Aux pays du Saudan, Paris, 1885. 

18. D' Abbadie, Geodesie dune partie dEthiopie, Paris, 1873. 

I. — Comincia il lavoro del sig. Esteves con la spedizione del 
governatore dell' India, Alfonso de Albuquerque, il quale, partito da 
Goa con venti navi nel febbrajo 15 13, ed entrato per Bab-el-Mandeb, 

■ 

si fermava a Camaran (Camaram) donde mandava Joao Gomes con una 
caravella a riconoscere le isole di Massaua (Maguà, Maswa), Dalacà 
(Dalhak). e altre vicine, nelle quali si faceva la pesca delle perle, 
mentre egli, da un moro ivi fatto prigioniero, raccoglieva notizie sul- 
r isola e il porto di Massaua (Maguà, Maswà) (i). 

(i) Da un altro lavoro dello stesso Autore (/Ustoria de Minds, Rei dEtkiopia, 
pubblicato nel Bùlitim da Socitdade de Geograpkia de Lis^ca^ 7^ serie, N. 12), 
tolgo la nota seguente sul nome di Massaua: 

e L'etimologia della parola Magud non \ ben conosciuta. Secondo Bruce {yo* 



— 225 — 
Raccontava questo moro d'essere stato sceicco di Dalhak e Massaua, 

ed esseme stato cacciato da un suo cugino che, ajutato dallo sceicco di 

Aden (Adem) s'era &tto sceicco di Massaua, mentre a governare Dalhak 

lo stesso sceicco di Aden aveva posto un suo schiavo. Di fronte all'isola 

di Massaua, in terraferma, era un porto chiamato da quei del luogo 

Zeila a velha (z), e dai mori Decana, abitato da cristiani soggetti al 

re d'Etiopia ; questi aveva più volte tentato d'impadronirsi di Massaua, 

ma invano. 

H capitano di Dalhak riscuoteva diritti dalle gelbas (a) che dalle 
coste d'Arabia e da altri luoghi venivano alla pesca delle perle, la 
quale si faceva intorno all'isola di Nura, prossima a Dalhak ; venivano 
a prendere le perle a Dalhak e a Nura mercanti del Cairo, di Gedda, 
e di Aden. • 

Lo sceicco di Massaua e il capitano di Decana riscuotevano diritti 
dalle navi che venivano dall' India per trafficare ; queste navi por- 
tavano spezierie, pepe, profumi,' sete e broccati, cotonate e altri tessuti 
grossolani, che cambiavano con oro, avorio, cera, burro, ed anche 
schiavi. 

Alfonso de Albuquerque, ritornato nell' India, scriveva al re D. 
Manuel essere sua intenzione recarsi 1' anno seguente nel Mar Rosso, 



/M^, Tom. ni, pag« 68 e 102) Maguà ^ composta di due parole della liogaa del 
paese : «mu, acqua e sitah^ pastori ->— acqua o porto dei pastori. — Secondo Mun- 
singer (jOsta/r, Stttd,) probabilmente deriva dal verbo géez, sau^a: chiamare: la di- 
stanza dall' isola alla terraferma si diceva una medsau*a^ che significherebbe la di- 
stanza dalla quale un uomo si sente chiamare da un altro, distanza che è appunto 
quella lira Massaua e la Penisola di Gherar. — Secondo il d'Abbadie {Bull, de la Soc, 
A Giogr, di Paris y VII serie, 3^ 1882, p. 489), Mufavrwa \ un partidpio arabo che 
significa secca, Urrificato, — È notevole, intanto, T affinità che esiste fra vari nomi 
di dttà del Tigiè, come Adua, Dcbaruà, Afofuà, Secondo Dillman {Ueèer dU Anflingi 
dis AxmmiL Reuks^ p. 195, 196) àduà deriva da ad (in tigrino : a//à) e awà^ che \ 
r ADv} dell'iscrizione di Adnlis. — La parola Magna si incontra nei testi etiopici 
scrìtta ora mcjwòf, ora méswi : ci sembra che il secondo elemento della parola po- 
trebbe essere awa^i AStj; quanto al primo ci asteniamo dal fare ipotesi. (F. EST£VSS, 
Hùfaria de Mmdf, nota 40) », 

(i) Probabile ooniusione con Zula, presso le rovine deU' antica Adnlis — (F. 
EsravBs). 

(2) Dalla già citata Histaria de Aìmds tolgo quesf altra nota : 
• Nel secolo XVI i navigli usati nel Mar Rosso erano conosciuti fra i Porto* 
ghesi col nome di gettata dall' arabo gelba « pequeno barco » (Equilaz. Glossario 

etìùmalagica di las pahshras espemolas de origin orientai) • se navega com estas 

jdbas piqenas ao remo e a vela » (Carlos de AJ/ònso de Albuquerque, Lisboa, 1884, 
Tom. I, pag. 200) — F. Esteves. Historia de MinhSy nota 29 ». 



220 

per occupare Massaua e iarvi una fortezza; essendo buon posto per le 
navi> e potendosi da essa signoreggiare la pesca delle perle e il commercio 
con r Etiopia ; nonché agire, con V ajuto del re d'Etiopia, sopra Gedda 
e Mecca, ed anche sopra Suez. 

Come si vede Alfonso de Albuquerque riconobbe tutta rimportan2:a 
di Mas^ua, cosi dal punto di vista commerciale, come da quello politico* 
militare : le imprese da lui progettate contro Gedda, Mecca e Suez 
avrebbero, molto probabilmente, recato un profondo colpo all' Islamismo 
e ai progressi dei Turchi nel Mar Rosso ; ma V anno s^uente egli 
non potè andare nel Mar Rosso, e l'occupazione di Massaua non ebbe 
effetto. 

3. — Diego Lopes de Sequeira, governatore dell'India, recavasi 
a Massaua ai io d'aprile (i) 1520 con 26 navi; ma prima ch'egli vi 
giungesse, gli abitanti erano fuggiti e s'erano rifugiati ad Arkico (Arquico) 
e in un luogo vicino, chiamato Decana. Diego Lopes fece fare scandagli 
nel porto, che trovò pulito e di buon fóndo, e misurar l'isola. In essa 
le case principali erano di pietra e calce, le rimanenti di fango, co- 
perte di paglia ; v' erano una moschea e quarantanove cisterne. 

Il governatore doveva sbarcare in terra gli ambasciatori che do- 
vevano andare in Etiopia, e costruire nell' isola una fortezza ; questa 
fortezza per varie circostanze non si potè fare ; partito per 1* Etiopia 
r ambasciatore D. Rodrigo de Lima, la flotta fece ritorno all' India. 

3. — Nel gennajo 1523 il governatore dell'India D. Duarte de 
Menezes spedi da Goa D. Luiz de Menezes con sette navi a ripren- 
dere D. Rodrigo de Lima. Avendo aspettato inutilmente, fin quasi alla 
fine di aprile, che 1' ambasciatore venisse ad imbarcarsi (2), D. Luiz 
de Menezes se ne parti e andò a svernare a Mascate. 

4. — Parimenti per riprendere D. Rodrigo de Lima, nel 1524 
venne a Massaua Heitor da Silveira con nove navi. Neppure questa volta 
r ambasciatore, che era a venti giornate dalla costa, potè imbarcarsi, 
onde ai primi di aprile la flotta se ne ritornò nell' India. 

5. — L'anno seguente 1525, una nuova spedizione, partita per 
lo stesso scopo, sotto il comando di Ahtonio de Miranda, avendo per- 
duto tempo per via, ritornò nell' India senza esser giunta a Massaua. 

6. — Nel 1526 venne a Massaua per la seconda volta Heitor da 
Silveira. Al suo arrivo gli abitanti fuggirono quasi tutti in terra ferma ; 

(1) Il Viaggio dell' Alyarez, pubblicato nel Bollettino di ottoòrt'Hovemòre 1889 
dal cap. Stasio, ha per questo arrivo la data 16 aprile (p. 805). 

(2) Viaggio suddetto, a p. 825 del Bollettino ottokrt-nwembre 1889. 



— 227 

ma poco dopo fiscero amicizia coi Portoghesi, e stipularono con Heitor 
da SiWeira un annuo tributo di trecento pardaos (i) per anno, fa- 
cendo subito il primo pagamento ; e tremila pardaos pagarono gli abi- 
tanti dell' Isola Dalhak. 

Imbarcati D. Rodrigo de Lima e Zaga-za-ab, ambasciatore del 
re d'Etiopia al Re di Portogallo, alla fine d'aprile la flotta parti da 
Massaua, e andò a svernare ad Ormuz, dove allora trovavasi il gover- 
natore (2). 

7. — Zaga-za-ab era latore di lettere pel Re D. Manuel, nelle 
quali il re d' Etiopia, Lebnu Dengel, dava ai Portoghesi licenza di co- 
struir chiese e fortezze nelle isole di Massaua e Dalhak, e di tenervi 
mercati (3). 

8. — L' ambasciatore Zaga-za-ab tornò nell' India con la flotta 
^^ i339f ^ voleva esser ricondotto in Etiopia; ma il vice-re D. Gar- 
cia de Noronha credette meglio mandar prima un Abissino del seguito 
di Zaga-za-ab con lettere per il re d' Etiopia, per avvisarlo che il suo 
ambasciatore era a Goa, aspettando imbarco per tornare in Etiopia. 

Portò l'Abissino a Massaua un catur (4) comandato da Fernao Parto; 
questi, quando T ebbe sbarcato, si unì con Salvador da Costa, che in 
altro catur era entrato anch' esso nel Mar Rosso, e insieme andarono 
às presas fino alla fine di aprile. Rientrati a Massaua, vi trovarono l'Abis- 
sino di ritomo con lettere, nelle quali il re di Etiopia chiedeva al vice-re 
soccorso contro il re di Adal. 

9. — L'ultimo giorno dell'anno 1540 il governatore dell'India, 
D. Estevam da Gama, partiva da Goa con 72 navigli, disegnando andare 
a distruggere le galee dei Turchi nel porto di Suez. Giunto a Massaua 
vi lasciava le navi d' alto bordo, e proseguiva con quelle a remi ; di 
ritorno a Massaua in maggio 1541, sbarcava suo fratello, D. Christovam 
da Gama, con 400 Portoghesi che mandava in soccorso del re di 
Etiopia. 

Comandava uno de' galeoni di quella flotta D. Jo2o de Castro, 
che scrìsse un Itinerario del viaggio, notando tutte le baje e le rade, 
da Bab-el-Mandeb a Suez, prendendo le altezze del sole, facendo scan- 

(i) Moneta d'argento, in uso neU' India portoghese. 

(2) V. Bollettino, oUobre'iwvtmbre^ p. 831. 

(3) Queste stesse intenzioni erano state dal Re ripetutamente espresse all'amba- 
sdatore D. R. de Lima. V. Bollettino ottobre-novembre già citato, p. 820 e seg. 
— Le lettere del Re d' Edopia al Governatore dell' India, a D. Manuel, a D. 
Joio in e al Papa sono riassunte nei §§ 20 a 24 del Viaggio deU'Àlvarez suddetto^ 

(4} Piccola nave da guerra. 



228 

dagli nei porti, e osservando le deviazioni della bussola. Dell' isola e 
del porto di Massaua levò una carta, che è riprodotta nel lavoro del- 
l' Esteves, e ne fece una descrizione assai interessante. 

Data la giacitura, le misure e molti particolari del canale, dell' Isola 
di Massaua e delle altre vicine (i) dice egli: e Quest'Isola di l£assaua 
era poco tempo fa sotto la signoria del Preste Joam, con tutta la costa 
che va dal Capo Guardafui fino a quello di Quaquem (Suakin)'; ma da 
qualche anno in qua, l' ha conquistata il Re di Dallaquà (2), e vi risiede 
la maggior parte dell'anno per cagione del traffico che fa con gli Abis- 
sini.... Nei mesi di maggio e giugno, per esservi il clima assai caldo e mal- 
sano, il Re e gli abitanti ne partono e vanno all'Isola di Dallaquà, o in 

terraferma, ad Arquico, dove son molti pozzi d'acqua e coltivazioni 

In terraferma v' è gran quantità, e molte specie di fiere; elefanti, tigri, 

lupi, cervi, tapiri ed altri animali a noi sconosciuti e infiniti 

uccelli, cacciagione d'ogni sorta >. Dice poi, che nell'Isola di Massaua 
fu anticamente edificata Fhtoiiomaida das Feras^ e avvalora la sua affer- 
mazione con la citazione di Plinio e di Tolomeo: riferisce la tradizione 
abissina che a Massaua prese imbarco Sabaa, regina d'£tiopia, quando 
andò a visitare il re Salomone; assicura infine che il porto e l'isola 
si potrebbero fare fortissimi con poco lavoro e piccola spesa. 

10. — Al cominciare del 1542 il governatore D. Estevam da 
Gama spedi cinque navigli comandati da Manuel de Vasconcellos, Manuel 
da Fonseca, Rafael Lobo, Christovan de Castro, e Afibnso Pereira, a 
portare armi e munizioni a D. Christovan da Gama. Fatte giungere a 
destino le armi e le munizioni, e ricevute lettere pel governatore, costoro 
ritornarono in India. 

11. — Il governatore Martin Alfonso de Sousa al principio del 1544 
spedì Diogo de Reinoso con una fusta (3) a prender notizie di D. Chri- 
tovam da Gama. Diogo de Reinoso, dopo esser giunto fino a Suakin, 
andò a Massaua, dove trovò Manuel da Cunha e altri Portoghesi che 
aspettavano imbarcazioni per tornare nell' India. A domandarle al go- 
vernatore parti con Diogo de Reinoso uno di loro, Miguel de Ca- 
stanhoso. 

12. — Il Pascià Ezdemir, circasso d'origine, uno dei principali 
generali dell' esercito che aveva conquistato 1' Yemen, propose al Sul- 

(i) Isole di Taulud e Sceik Said. I nomi di queste dae isole, che non sono 
indicati nel Roteiro e nella tavola di D. Joao de Castro, sembrano recenti. (F. Estbves). 

(2) n lavoro deU' Esteves toglie affatto ogni dubbio snU' identità di Dallaqui, 
Daladi, con Dalhak. — Vedi Stasio nel Bollettino ctti^e'-mvembre, pag. 819 nota (2 a). 

(3) Specie di bastimento lungo e di basso bordo che andara alla vela e a remi. 



229 — 

tano Selim I la conquista d' Etiopia. Avutane licenza, assoldò tremila 
uomini, coi quali si stabili a Suakin, mandando distaccamenti ad occu* 
pare le Isole di Dalhak e Massaua e il porto di Arkico. • 

23. — Diogo Dias (soprannominato o do Frestes, per esser uno 
di quelli che con Cbristovam de Gama erano stati in Etiopia) fu scelto 
dal viceré D. Fedro de Mascarenhas per portare le lettere, che il 
re D. Joao III aveva scritte pel re d' Etiopia. Con Diogo Dias par- 
tirono il P. Gongalo Rodrigues e Fulgencio Freire, entrambi d. C. di G., 
per conoscere le intenzioni del re quanto al ricever la fede cattolica. 
n messo e i reh'giosi s' imbarcarono in una /usta comandata da Femao 
Farto^ che partì da Goa in febbrajo 1555. Sbarcarono ad Arkico e 
partirono per l' Etiopia, dove i religiosi si trattennero fino all' anno 
seguente 1556, in cui ripresero imbarco sur ìim fusia comandata da 
}<»o Peixoto, venuta a riprenderli. 

14. — Alla metà di febbrajo 1557 il governatore Francisco Barreto 
spedì quattro faste, comandate da Manuel Travassos, Pero de Sequeira, 
Vasco Correia e Antonio Vaz, a portare in Etiopia il vescovo D. André 
de Oviedo, cinque religiosi della C. di G. e Gaspar Nunes, latore di 
lettere del governatore. 

Giunti a Massaua, non poterono sbarcare per esservi il quequea (capi- 
tano) Ismael, con 25 Turchi; sbarcati ad Arkico, il vescovo, i religiosi ed 
il messo con alcuni soldati portoghesi partirono per Debaroa (Debaruà), 
e pel campo del re d' Etiopia, mentre le fustt tornavano indietro. 

15. — E subito dopo giungeva a Massaua il Pascià Ezdemir e sbar- 
cava ad Arkico con 500 uomini; internatosi, sconfiggeva il Barnagais, 
entrava in Debaroa, e vi costruiva un forte; e forti costruiva pure a 
Massaua ed Arkico. 

16. — Nel 1560 il viceré D. Constantino de Braganga spediva 
Chrìstovam Pereira con tre /uste a prender notizie dei religiosi andati 
in Etiopia; con lui si imbarcarono Fulgencio Freire d. C. di G. e un 
Abissino, che dovevano proseguire per l'Etiopia. Non poterono sbarcare 
né a Massaua né ad Arkico, impedendolo loro i soldati del Pascià Ez- 
demir. Nel ritornarsene, furono inseguiti da un Turco chiamato ^ofar, 
capitano d'una galea e à* milb. fusta. La fusta dove si trovava Christovam 
Pereira fu raggiunta, e dopo aspra battaglia, presa ; Q^far rientrò in 
Moca con tredici prigionieri portoghesi. 

17. ^ Il vescovo e i padri della C. di G. entrati in Etiopia nel 
t5S7« delusi nel loro intento di ridurre l'Etiopia alla Chiesa cattolica, 
nel i$62 risolvettero di mandare uno dei loro nell'India, per ottenere dal 
viceré D. Constantino de Bragan^ che mandasse in Etiopia 500 o 600 



— 230 — 
soldati portoghesi per ridurre gli Abissini all' obbedienza della Chiesa ro- 
mana. Fu scelto per questo fine il P. André Gualdames, che con nn 
altro Portoghese, chiamato Marcos Fernandes, sì diresse alla costa; ma 
traditi al Pascià Ezdemir da un moro che loro si fingeva amico, furono 
dai Turchi uccisi presso Arkico. 

Nello stesso anno 1562 mori in Debaroa il Pascià Ezdemir, e gli 
succedette nel governo di Suakin suo figlio Othman. 

18. — Dall'occupazione di Massaua da parte dei Turchi fino alla fine 
del secolo XVI nessun Portoghese potè più entrare in quell'isola. Frattanto, 
morti il vescovo e quasi tutti i religiosi entrati in Etiopia nel 1557, i 
cattolici di quel paese chiedevano instantemente al viceré dell'India, 
che mandasse loro qualche sacerdote. Un P. Abraham de Georgis, maro- 
nita, che tentò nel 1595 di passare in Etiopia travestito, scoperto cristiano, 
fu dal capitano della fortezza di Massaua, Xafer-ed-din, fatto decapitare. 

19. — Più fortunato fu un sacerdote òr amane ^ chiamato Belchior 
da Silva, allevato nel collegio dei PP. della C. di G. in Goa, che, non 
riconosciuto dai Turchi, riuscì a passare da Massaua a Fremono, nel 1598. 

20. — Morto anche il P. Francisco Lropes, l'ultimo dei religiosi della 
C. di G. eh' erano entrati in Etiopia, i cattolici d' Etiopia mandarono, per 
via di terra, in Europa, un Abissino di nome Tacla Mariam, religioso 
dell'ordine di S. Antonio, a significare al papa e al re di Spagna il 
bisogno, che v' era in Etiopia, di sacerdoti. Questo Tacla Mariam recatosi 
in Portogallo nel 1598, si diceva inoltre incaricato dal re d'Etiopia di 
ottenere dal re di Spagna e Portogallo, che ordinasse all'armata del- 
l'India di andar nel Mar Rosso, a cacciare i Turchi dalla fortezza di Mas- 
saua e a presidiarla. 

Il re d' Etiopia concedeva al re di Spagna il possesso dell' Isola 
di Massaua, e, volendosi fortificarla, era disposto a dare all'uopo gli 
ajuti che erano in suo potere. I Portoghesi dovevano inoltre sbarcare 
sacerdoti destinati ai cattolici d'Etiopia. 

Ma le condizioni del governo dell' India non permisero d' intrapren- 
dere la conquista di Massaua. 

21. ~ Durante circa quarant'anni i Turchi avevano impedito ai 
Portoghesi di entrare in Massaua e di passare in Etiopia; dopo, fu per 
mezzo degli stessi Turchi, che i Portoghesi poterono passare in Etiopia. 

Il P. Pero Pais (già stato prigione dei Turchi per avere un'altra 
volta tentato di entrare in Abissinia) s'imbarcò nel 1603 a Diu, in abito 
di cristiano armeno, con un certo Rezoam Agà, intendente del Pascià 
di Suakin, che il capitano della fortezza di Diu, Goterre de Monroy 
e i PP. della C. di G. avevano per mezzo di agevolezze, di doni, e di 



— 231 — 

onori, a sé obbligato. Giunto a Massaua, il P. Pero Pais ebbe dal queguea, 
che era amico di Rezoam Agà, licenza di andare dovunque volesse ; e 
cosi potè passare in terraferma e rendersi a Debaroa, e quindi a Fremonà. 

23. — Similmente, per mezzo di un Turco di nome Mehemed Agà, 
favorito dai Portoghesi nel disbrigo dei negozi che aveva in Diu, i PP. 
Antonio Femandes e Francisco Antoqio De Angelis, in abito d'armeni, 
poterono nel 1604 giungere a Suakin, ove dal Pascià ebbero licenza di 
proseguire per l'Etiopia; anzi furon dai Turchi trasportati a Massaua, 
e di qui scortati per una parte del cammino, finché, raggiunti i Porto- 
ghesi che erano loro venuti incontro, proseguirono con essi per Fremonà. 

33, 24. — In simil modo, con licenza e ajuti dei Turchi, passa- 
rono in Etiopia nel 1605 i PP. Luiz de Azevedo e Lourengo Romano, 
e nel 1620 i PP. Diogo de Mattos e Antonio Bruno. 

25. — Sul finire del 1623 giungevano a Suakin i PP. Manuel 
de Almeida, Francisco Carvalho e Luiz Cordeira; avutane dal Pascià 
licenza, si recavano a Massaua, donde partivano con scorta turca sui primi 
del 1624 per Debaroa e Fremonà. 

n P. Manuel de Almeida ha lasciato di Massaua una descrizione 
dove, fra 1* altro, è detto che v*era un haluarte na entrada da barra, 
e alcune cisterne; ma che ogni giorno vi si portava acqua, per mezzo 
di tre o quattro geibas, o barche, da Arkico o da Decana, dove sono 
molti pozzi; nel 1623 ad Arkico non v'era alcun forte, ma solo una 
cinta in pietre e fango; ma nel 1633, quando T Almeida vi ripassò, 
trovò una fortezza quadrata fatta vicino ai pozzi, per difenderli. 

26, 27. — Sempre con licenza del Pascià di Suakin partirono 
per Fremonà nel 1634 i PP. Manuel Lameyra, Thomé Bar netto, Gaspar 
Pais, e Jacinto Francisco, e nel 1630 il vescovo di Nicea, D. Appolinar 
de Almeyda, accompagnato dal P. José Girocco d. C. di G. e da Manuel 
Magro, cappellano del Patriarca d'Etiopia. 

28. — Quando Fasiladas cacciò d'Etiopia il Patriarca cattolico 
D. Alfonso Mendes, il vescovo di Nicea, D. Appolinar de Almeyda, e 
tatti i PP. d. C. di G., i primi che ne partirono cioè, 1 PP. Manuel de 
Almeyda, Manuel Barradas, Damilo Calala e José Girocco, giunti a 
Massaua nel luglio 1633, ebbero a soffrire molte estorsioni dal quequea, 
prima di poter proseguire per Aden e per l'India. 

29. — Seguirono nel 1634, il Patriarca D. Alfonso Mendes e nove 
Padri, i quali, dopo sofferte molte vessazioni ed estorsioni da parte del 
qutquea di Massaua, furono imbarcati per Suakin, dove ebbero a pa- 
tirne altre dal Pascià, prima di esser tutti lasciati liberi di partire per 
rindia. L'A. riporta qui la descrizione di Massaua che D. Alfonso Mendes 



232 

fece quando, dinanzi al governatore e al Consiglio dell'India, instava 
perchè fosse mandata una armata a scacciare i Turchi ed occupare 
Massaua. 

A suo dire, l'impresa era &cile, per essere Massaua ed Arkico poco 
o punto fortificate, con piccoli presidi, pochissime munizioni. Ed invece 
era agevole tener questi luoghi dopo averli occupati, per esservi molta 
comodità di farvi fortificazioni, e di soccorrerli e vettovagliarli dall'In- 
dia ; e a presidiar! potevano servire i discendenti dei Portoghesi entrati 
in Etiopia, che potevano allora dare più di mille soldati. 

L'occupazione sarebbe stata assai profittevole, perchè le carovane 
che venivano dall' intemo e le navi che venivano dall' India rendevano 
moltissimo alla dogana ; senza contare la pesca delle perle, che era 
assai rimuneratrice. Da Massaua avrebbero, insomma, i Portoghesi potuto 
signoreggiare nel commercio e nella navigazione del Mar Rosso: ma, 
malgrado le istanze del Patriarca e dei PP., né nell'India né in Por- 
togallo parve allora conveniente l'occupazione di Massaua, e i Portoghesi 
cessarono di frequentarla. 

30. — Ricorda quindi l'A., che, dopo lo hatie imperiale 7 luglio 
1856, con cui il Sultano Abdul-Medjd cedette l'Isola di Massaua col suo 
territorio al Khedive d' Egitto Said Pascià, e la conferma di questa cessione 
fatta nel 1866 col firman diretto a Ismail Pascià, sotto il governo 
degli Egiziani l'isola prosperò abbastanza: furono costruiti edifizl in mu- 
ratura, la diga-acquedotto, e alcuni forti in Massaua e Taulud ; e finisce 
constatando i grandi miglioramenti fatti e il rapido aumento della popo- 
lazione in Massaua, dacché questa fu occupata dagli Italiani. 



c. — Un nuovo lavoro 

SULLA STORIA DELLA GEOGRAFIA MEDIOEVALE (l) 

Nota del socio corr. prof. G. Marinelli. 

Ai lettori del Bollettino non deve riescir nuovo aOatto 1' argo- 
mento su cui verte lo studio del Kretschmer, cioè l'esame della Geo- 
grafia fisica nel medio evo cristiano , non foss' altro per quanto noi stessi 

(i) Kretschmer Kònrad, Dit physische Erdkunde im christlichen Mittelalter ; 
Versuch einer quelUnmassigen Darsttllung ihrer historischtn EntwUklung, mit ncun 
Abbildungtn im Texte. È il primo fase, del IV voi. delle Geographiscke Abhandlungen, 
herausgegeòen von prof, doci. Albr. Penck in Wien, Wien u. Olmtitz, Hòlzel, 1889. 
Voi. di pag. IV- 150, in ottavo grande. 



— 233 — 
ne dicemmo altre volte (i). Senonchè male si poteva in quei lavori 

trattarne di proposito, per essere il primo fra essi una semplice re- 
censione, e per essere il tema del secondo este.so a considerare la 
Geografia patristica anche dal rispetto cartografico e da quello delle 
esplorazioni. 

Qui invece l'egregio Autore, limitando la considerazione al campo 
più determinato della Geografìa fisica, presa, se si voglia, in largo senso, 
in modo cioè da abbracciarne anche la parte cosmografica, ebbe maggior 
agio di approfondire le indagini e di riescire esauriente in esse. Oppor- 
tunamente poi egli esclude dal suo tema le genti non cristiane, degli 
Arabi stessi non trattando se non in quanto, essendo stati intermediari 
della diffusione di alcune dottrine (ad esempio, le aristoteliche) fra 
gli occidentali, abbiano esercitata una influenza sulla cultura geofisica 
cristiana. 

Quanto al tempo, egli prende ad esame anzitutto la Geografia pa- 
tristica, che fa arrivare fino air Vili secolo o poco appresso, ma poi 
penetra nel periodo di transizione fra essa e la scolastica, anzi entra 
in piena scolastica e s'arresta solamente con Rogero Bacone, Alberto 
Magno, Ristoro d'Arezzo e Dante Alighieri. 

Dare una rassegna minuta e circostanziata del lavoro non è nostro 
intendimento, tuttavia non sarà discaro agli studiosi della storia della 
Geografia conoscerne sommariamente il contenuto. 

Precede un'introduzione (pag. 1-33), diretta anzitutto a chiarire il 
concetto della Geografia del medio evo, ad esporre quali fossero i futtorì 
principali che esercitavano azione sulle menti e sul loro indirizzo, e 
quali le fonti, a cui l'Autore dovette ricorrere nel suo studio. 

Certamente non è da attendersi un concetto determinato di questa 
scienza in un'epoca che non avea trovato nemmanco la parola che ne 
esprimesse la corrispondente idea (per cui la Geografia poteva rientrare 
nella geometria o nella filosofia naturale e consisteva nel libro de natura 
rerum o de mensura or bis terrae od in altro simigliante), in un'epoca 
in cui le menti erano avvolte in una cieca caligine di misticismo, che 
impediva di scorgere le verità e la via per cercarle. 

Tuttavia anche in essa due sono le influenze che specialmente si 
contrastano il dominio delle intelligenze: la bibbia da un lato e le 
reminiscenze classiche dall'altro. D'onde una lotta lenta, continua, né 



(1) G. Map.inrlu, Intorno agli studi del doti, GUnther sulla storia della Geo' 
grafia matematica e fisica , in BOLLETTINO dell'anno 1880; — Id. La Geografia e i 
Padri della Chiesa^ stesso Bollettino, 1882. 



rimasta soltanto nel campo tranquillo delle idee, ma pur troppo talvolta 
passata anche in quello della vita reale. Che se parve dapprima eh' essa 
Accennasse a un completo trionfo della fede e del misticismo, cosi non 
fu ; poiché le dottrine immanenti dell' antichità, confortate e ingrossate 
da quelle trasmesse col tramite degli Arabi, già fra gli scolastici han 
largo seguito, preparando propizio il terreno al rifiorire degli studi e 
della civiltà nella feconda epoca del rinascimento. Né valsero ad ar- 
restarne gli effetti le resistenze chiesastiche, delle quali, ad esempio, 
furono una curiosa manifestazione quelle bolle papali, che ancora in 
pieno secolo XIII (1209, 1215, 123 1) ordinavano e confermavano fi^r 
/tòri Aristoteiis de naturali philosophia, nec commenta iegantur Parisiis 
puhlice vel secreto. 

Interessante è ancora quella parte della introduzione che riguarda 
le fonti, alle quali l'Autore è ricorso pel suo lavoro. È una rassegna 
copiosa della letteratura medievale, riguardante direttamente o indiretta- 
mente un qualche soggetto attinente alla Geografìa fìsica, e vorremmo 
anche dirla completa, se non ci paresse ingiustifìcata in essa l'omissione 
di queir Aethicus Histricus, che ci sembra uno fra i più curiosi scrit- 
tori di cose geografiche che il periodo patristico annoveri. Che se il 
Wultke, il suo più completo illustratore, con frase singolarmente incisiva, 
lo chiamava: // Pitea del romanesinio tramontante; se da un punto di 
vista pare ch'egli riproduca gli echi delle dottrine che erano ormai o 
stavano per essere abbandonate ; il senso del mistico, del maraviglioso, 
del paradossale nella sostanza, e quello del bisticcio, dell'oscurità e 
dell'indovinello nella forma, lo mostra un rozzo precursore del periodo 
medievale e cristiano. Più che geofisico, Etico è viaggiatore e geografo ; 
ma, dalla traduzione, in parte compendiosa, che il prete Girolamo dei 
suoi scritti ha lasciato, possonsi trarre non poche delle idee cosmogra- 
fiche e fisiche che dominavano la sua come altre menti del suo tempo. 

Ad esempio, vi troviamo che Dio, tratto il mondo, non si com- 
prende bene, se dal caos primitivo e ordinando la materia, ovvero 

< ex nihilo >, lo foggiasse in modo che delle parti migliori ne venissero 
costituiti il paradiso e i regni degli angeli. Questi regni sono in numero 
di dieci, e di essi nove sono occupati dagli angeli e il decimo, dopo 
la caduta di Satana, è divenuto la sede dei santi (cap. 4 e io). Con- 
trapposto al cielo è l'inferno, di forma quadrata (quadri/arie), giusta 
l'idea di parecchi padri. 

Alla Terra, la cui natura è indicata colle seguenti frasi barbare: 

< Terram cum aere ut hemitica (emisferica?), carpaica (fruttuosa), 

sataica (seminabile), et sorectica (rocciosa?) ac humarrica (bagnata o 



— 235 — 
terrosa), atque athomica torradicaque (bruciata), safargica, spuraca et 

brumaica > e al mare, sovrasta il cielo inferiore (cap. 8) e in si- 
militudine pellium extensum aequae membranae subpositum quasi velum 
Telaodamque ornaturam supernorum civium, ne illa ngmina possint 
cerni, (|uia velamina teguntur peccatorum », a somiglianza, adunque, 
di pelli stese di un'eguale membrana, quasi velo sottoposto, acciocché 
gli sguardi dei peccatori non possano scorgere gli ornamenti degli abi- 
tanti di quelle superne regioni. 

Il cielo inferiore (coelus) abbraccia sole, luna e stelle e oltre la 
pelle si stendono i sei cieli, sede dei celesti. È noto che presso i primi 
cristiani il numero dei cieli non è uniforme. Cosma ne fissa due : uranos 
o cielo superiore, e stereoma^ firmamento o cielo inferiore; Beda 7, 
come Etico: aer^ aether^ olympuSy sfatium igneum^ firmamentum, coelum 
angehrum^ coelum trinitatis. Etico chiama però firmamentum (cap. 8) 
V assieme dei ni cieli superiori. Quindi, combattendo Jarca, filosofo e 
bramino indiano, ch'ei cita sovente, trova che il disco o la mensa del 
sole (mensa solis) non compie il suo giro intorno alla Terra, sia tuf- 
fandosi in mare a ponente e risorgendo a levante, sia percorrendo, 
come in Cosma, determinate regioni terrestri, ma usa e quasi densis- 
simam nebulam, vicinam coelo vel aquis, plagam meridianam circuire 
et ad ortum remeare (cap. 14). > 

Analogamente ci spiega altri fenomeni celesti. 

Siccome l'aria inferiore è trasparente, mentre la superiore è fitta 
e impenetrabile, eccetto se si raffredda, la luna, finché segue il cam 
mino del sole, é visibile e luminosa; ma, come se ne scosta, diventa 
oscura, perché celata da quella spessa atmosfera o immersa nell'ombra 
che la nube, da cui é avvolto il sole, projetta (cap. 15). 

Le stelle non son fissate nel cielo, ma per lo più mobili e quasi 
pendagli e appendici della mensa del sole, lo servono (notitiam submi- 
nistrent et appendices sint), perdendo poi del proprio splendore al suo 
sorgere, grazie alla luce emanata dai suoi raggi (cap. 16). 

Del pari Etico < et januas coeli binas dicit, orientis atque occi- 
dentis >, accordandosi in ciò con Isidoro da Siviglia (III, 40). Per 
quella d'oriente e quasi ab arduo montis cacumine magno impetu 
egressum fecerit sol super faciem terrae > ed esce per quella di po- 
nente. La porta d'oriente, splendida e calda, da Jarca era chiamata 
tUanica, Etico chiama l'una e T altra merocieas (da merum), a motivo 
della loro purezza (cap. 18). E forse anche in questo s'adombrano 
dei riflessi indiani sulle montagne di levante {udayagiri) e di pinente 
{^sfagìrt). 



— 23-5 — 

Ma Etico rammenta ancora i cardines mundi e le due plaghe che 
presentano la maggior forza, si nel soffiar dei venti, come nelle altre 
varietà degli elementi fisici, cioè la settentrionale e la meridionale. In 
una V* è un gran freddo e V oceano vi ha maggior movimento ed alteza 

(motionera et elevationem), che non nelle rimanenti plaghe terrestri 

(cap. i8). Aggiungansi gli alti monti (ubera aquilonis) che terminano 
a tramontana la Terra, e un'isola freddissima in quell'oceano, cioè la 
Rifargica, o la più remota, eppoi un' altra ancora, chiamata Zhirisolida^ 
dove il freddo e il vento son tali che nulla vi fiorisce, e il sole non 
si vede, se non come una piccola scintilla in giugno e in luglio, e se 
la neve e il ghiaccio per un momento si sciogliessero, immantinente 
rigelerebbero con tanta forza da non liquefarsi piii. Quindi le colonne 
di pietra cristallina stragrandi, che quivi trovansi, e la formazione di 
gemme più dure che altrove (cap 19). 

A tal isola si contrappone l'isola Sirtinice nell'emisfero meridio- 
nale, isola che presenta uno speciale interesse ed è ampiamente ilio* 
strata nell'operetta del nostro geografo. Il che noft fu senza influenza 
sui geografi e sui cartografi posteriori. Essa sta oltre l'oceano, ed è 
occupata da un monte altissimo, chiamato Austronothus o il Meridionale, 
superiore in elevazione alle nubi, ecc., e quanto l'altra è pò veni e 
fredda, altrettanto questa è ricca, temperata, salubre, irrigata da pioggle, 
occupata da animali d'ogni sorta (cap. 20). 

È difficile avere una chiara idea dei concetti di Etico sulla distri- 
buzione delle terre e delle acque sul globo, forse compresi nel libro VII 
andato perduto, e di cui la traduzione latina pare un magro compendia 
Però, cercando in tale riassunto e qua e là nel lavoro, se ne può trar 
qualche accenno. Così al cap. 73, parlando del Mediterraneo o Marc 
magnum, egli avverte come e Mare magno plantationem et germen ac 
virgultum et piscinam regalem ac medullam intersecantem tri[pi]farie 
gemina tam orbis planiciem esse. Oceano relicto in signis et portentis et 
ultra quamquam credi potest autumat mare magnum sorbitiunculam vel 
cloacam abyssi magni. > Non è dunque il Mediterraneo (se mal non 
intendiamo) una parte dell'oceano, quanto una derivazione dell'abisso, 
di quell'abisso ch'egli (cap. 13) ricorda come sottostante e in cavemam 
laci ad voraginem abyssi. > È da tale abisso ch'emersero le acque tatte, 
concordando in ciò col concetto di S. Agostino: e Omnes aquae sive 
torrentes per occultas venas ad matricem abyssum revertuntur. > 

Fra i mari collocati alla superficie e gli abissi delle acque (cap. too 
e 112) è interposto il focolare terrestre, da cui provengono i vari fe- 
nomeni vulcanici (cap. 75), sollecitati dalla lotta del fuoco colle acque. 



— 237 — 

j È poi anche in seguito air assorbimento dell'acqua marina attra* 

Tso la Terra, come attraverso una spugna, che detta acqua perde 
[<Pgni propria salsedine pel caldo interno, e sgorga dolce dalle varie 
^••argenti (cap. 112). 

£ potremmo proseguire, cercando fra le oscure righe del vecchio 
^^•fec^afo qualche altro accenno dei suoi concetti geofisici. Senonchè il 
°^* già detto sembra sufficiente a mostrare come non sarebbe stato senza 
xagione il comprenderlo, esso pure, nella schiera delle fonti prese ad 
esame, si per la copia delle idee che se ne potevano trarre, sia perchè, 
nonostante o, forse, a motivo, delle stranezze e dell'oscurità; corrispon- 
deva al carattere del periodo considerato come tema di studio. 

L'Autore poi passa alla parte speciale (pag. 34-147) del suo la- 
voro, nella quale è compresa l'esposizione delle dottrine professate nel 
medio evo cristiano in ordine a svariati problemi di Geografia fisica. Fra 
i quali egli opportunamente scelse quelli intorno a cui poteva racco- 
gliere un materiale illustrativo sufficiente, e li divise in quattro capitoli. 
Cosi nel capitolo primo, intitolato: // corpo terrestre (pag. 34-77) 
tratta della Figura delia Terra, e della connessa Questione degli Anti- 
4l f^ài; della Grandezza della Terra^ della Contrapposta posizione della sfera 
acquea e della sfera terrestre^ finalmente dell' Origine della bussola. 

Il capitolo secondo, L'acqua (pag. 78-117), considera Le correnti 
sotterranee in connessione coi Fiumi del Paradiso; la Teoria delle fonti; 
Y Oceano, rispetto alle sue Acque; finalmente la teoria del Flusso e riflusso. 
Il capitolo terzo, La terraferma (pag. 1 18-135) prende ad esame 
V emergere delle masse continentali in connessione coli' Origine delle monta- 
gne; 1 rilievi montagnosi nella regione boreale; da ultimo il Vulcanismo, 
n capitolo quarto, Z'^r/a (pag. 136-147), è una breve scorsa sulla 
Dottrina delle zone, sulla Climatologia e sui Venti, 

Gli argomenti vari vi son trattati con dottrina, coscienza e sana 
crìtica, tanto da far desiderare che alcuno fra essi avesse avuto più 
largo sviluppo e che qualche altro tema vi fosse compreso. 

Così, ad esempio, nel capitolo terzo noi avremmo veduto volentieri 
inserta una qualche pagina che toccasse del concetto riguardante la 
direzione, in genere la descrizione delle masse montuose, nonché altra 
diretta ad illustrare il concetto 6! altitudine e di profondità nel medio 
evo cristiano. Parlare di misure di montagne in tale epoca è vano, 
nonostante che, fra gli antichi, Eratostene e Dicearco da Messina aves- 
I sere posto già bene il^ problema. Tuttavia credo valesse la pena d' in- 
' vestigare quanto delle antiche dottrine e degli antichi errori (e in 
proposito Aristotile stesso col suo falso concetto dell'altitudine del 



— 238 — 
Caucaso ne avea dato T esempio) fosse rimastOi e come conservato o 
modificato. 

£ quantunque il problema delle varie divisioni della Rosa dei Yend, 
sia stato in modo, sì può dire, esauriente trattato in questo stesso Bol- 
lettino (voi. II, 1874, pag. 377) dal D'Avezac, non ci sarebbe stato 
sgradito un accenno alle fasi da esso traversate e ai vari sistemi e de- 
nominazioni prevalsi neir oscuro periodo studiato dal Kretschmer. 

Ma più che accenni a vere lacune, queste sono manifestazioni di 
desideri personali, che possono forse derivare da semplice, per quanto 
legittima, curiosità scientifica. 

Invece è certo che il signor Kretschmer col suo lavoro illustrò 
degnamente sotto il rispetto geofisico la storia della Geografia medievale 
cristiana, portando agli studi un tributo tanto più prezioso, quanto il 
periodo da lui preso in esame fu sinora trascurato ed ignorato. 

Ottimamente fece quindi il Penck pubblicandolo nella sua prege- 
vole e importante collezione di memorie geografiche. 



D. — SiR Henry Yule, k. c. s. i., c. b., l l. d., r. e. 

M sodo onorario prof, C. H. Giglioli. 

Il penultimo giorno dello scorso anno, nella sua residenza in Londra, 
moriva il più illustre fra i nostri Soci d'Onore. Il 30 dicembre si spe- 
gneva la nobilissima vita di Enrico Yule, lasciando un immenso vuoto di 
affetti e di cognizioni ; ma, sino a che la scienza nostra avrà cultori, sarà 
vivissima la sua memoria e saranno feconde le opere che Egli ci ha la- 
sciate in retaggio. Fu amico sincero dell'Italia, ove visse e lavorò una 
diecina di anni; contava non pochi amici tra noi, e le sue opere mag- 
giori illustrano le peregrinazioni di insigni viaggiatori italici del Medio 
Evo; da un quarto di secolo io era unito a lui da caldissimo e quasi 
figliale affetto, ed oggi, chiamato a vergare queste linee per suo ricordo, 
mi sento ben insufficiente al doloroso compito e chieggo venia se V acerbo 
dolore mi offusca il pensiero e se la penna mia s' intinge in lacrime. 
Reputo singolare fortuna 1' averlo conosciuto, poiché egli era tale che 
chi lo avvicinava doveva con ragione sentirsi fiero di esser uomo. 

Enrico Yule nacque nel 1820 ad Inveresk, a poche miglia da 
Edimburgo; e in questa città passò gli anni giovanili e fece la sua 
prima educazione. Suo padre era stato ufficiale superiore nell' esercito 
dell'India; e nel 1837 ^g^i entrò nel Collegio militare della Com- 
pagnia delle Indie ad Addiscombe. Un anno dopo venne aggregato al 



— 239 — 
Genio ed andò a Chatham, uscendo poi da queir Accademia militare 

col grado di luogotenente. S'imbarcò per V India, avendo in consegna 
gli strumenti per un Osservatorio magnetico e meteorologico da impian- 
tarsi in Aden, e giunse a Calcutta sul finire del 1840; e, fin dai primi 
tempi della sua residenza neir India si rese utile agli studi geografici. 
Incaricato di una missione speciale sulle Colline Casia nel Bengala 
orientale, ^li fece le sue prime armi nella Geografìa e nella Etnologia, 
pubblicò un importante lavoro su quel paese e sui suoi abitanti, inte- 
ressanti sotto molti rapporti ; e spesso meco, anni dopo, amava ricordare 
quei primi studi e quei montanari mongoloidi. 

Yule fa poscia inviato nella parte N.-O. dell' India e passò diversi 
anni nei pressi di Carnài, 75 miglia a settentrione di Delhi, impiegato 
in lavori svariati, commessigli per la sistemazione dei canali d'irrigazione, 
che hanno tanta importanza in quei paesi Di là andò ad Ambala, 
So miglia più al N., ove per ragioni igieniche era stata trasferita la 
Stazione militare di Carnài. Nel 1 845-1 846 prese parte alla campagna 
del Sutlege, per tornare quindi ai suoi lavori idraulici come ingegnere 
della parte settentrionale dal Canale del Gange. Nel 1848- 1849 prese 
parte attiva alla seconda guerra del Pengiab, e terminata questa tornò 
in Europa in licenza. Visse ad Edimburgo, e fu istruttore neir arte 
delle fortificazioni nell' Accademia navale e militare della Scozia. Il 1852 
lo ritrova in India, ove fu subito inviato a fare i rilievi topografici dei 
passi nelle colline tra V Aracan ed il Burma ; ciò ebbe luogo poco 
prima della seconda guerra birmana, che ebbe per risultato l'annessione 
dd Pegu. Fatta la pace, il Re di Burma inviò una missione al Gover- 
natore generale dell' India, che era allora Lord Dalhousie ; questi volle 
ricambiare la cortesia e alla sua volta mandò una missione speciale ad 
Ava, e rinviato fu il colonnello Phayre che ebbe per segretario il ca- 
pitano Yule; questo fu nel 1855. Yule fu lo storiografo di quella mis- 
sile e diede ampia prova della sua vasta erudizione e del suo singolare 
talento descrittivo e di osservazione nello splendido e grosso volume: 
Mùswn to thf Court of Ava, che vide la luce due anni dopo e la cui 
pre&zione è scritta nella fortezza di Allahabad, in mezzo alle orribili 
vicende della tremenda ribellione del 1857. Quel libro è tuttora l'opera 
migliore sulla Birmania, e diede al suo Autore posto primario tra i 
cultori della Geografia ed Etnologia dell' Asia ; in esso sono ancora dati 
pieriosi suir architettura birmana. Il Yule era dottissimo in quell'arte, 
e fece importanti pubblicazioni sull' architettura indiana ; nel corso del 
no viaggio in Birmania visitò e studiò le grandiose rovine di Pagàn, 
antica capitale ; aveva pure la singoiar fortuna di essere un disegnatore 



— 24© — 
di non comune abilità ed oltre le erudite descrizioni ci diede disegni 
e tavole bellissimi, illustranti quei ruderi meravigliosi. Posso aggiungere 
qui che il monumento che copre il funebre pozzo di Cawnpore, dove 
furono sepolte le donne inglesi orribilmente massacrate dagli insortì, e 
sul quale sorge una statua del nostro Marochetti, fu fatto su disegni 
del Yule ; il quale molti anni dopo diresse pure su terra nostra 1' edi- 
ficazione di un tempio, la elegante chiesa inglese a Palermo. 

Negli ultimi anni del suo soggiorno in India Yule fu Segretario 
del Governo pei Lavori Pubblici: durante una breve licenza egli andò 
a Giava, ove studiò le rovine maestose di Boro-budor e di Brambanan, 
visitando molte località di queir isola incantevole. Lasciò definitivamente 
r India nel 1862, prendendo il ritiro col grado di colonnello, e pei 
servigi importantissimi resi venne insignito coli' Ordine del Bagno. Ra- 
gione precipua del suo ritiro fu la salute cagionevole della moglie, e 
ciò lo condusse con lei e coli' unica loro figlia in Italia ; io lo conobbi 
a. Pisa nell'inverno del 1864. Sin d'allora egli aveva iniziato quella 
serie di pubblicazioni degli itinerari di viaggiatori medievali, principal- 
mente italiani, nell' Asia, con dottissime introduzioni, note illustrative 
e copiosi commenti, che lo hanno reso celebre e benemerito in grado 
eccelso della nostra scienza e del paese nostro. La prima, nella serie, 
fu la traduzione dal testo latino dei Viaggi di Frate Giordano (che fu 
nell'Oriente e in India nel XIV secolo), col titolo: e Wonders of the 
East > e con copiose annotazioni; essa fa parte della splendida collezione 
della Hakluyt Society, per la quale Yule lavorò assai e della quale era 
presidènte quando mori; e comparve nel 1863. Illustrò quindi le pere- 
grinazioni di Giovanni da Monte Corvino, Ibn Batuta, Benedetto Goez, 
Rashid-ud-din ed altri, ma principalmente del nostro Frate Odorico da 
Pordenone, riunendole in due volumi pure pubblicati dalla Hakluyt Sa- 
cietyf col titolo e Catkay and the way thither >; comparvero nel 1866 
e sono un monumento di sapere e di erudizione geografica. 

Per Yule queste opere, che avrebbero colmato la vita di un altro 
uomo, scegliendolo tra i più distinti, non erano che lavori preparatori 
per la sua opera maggiore, una illustrazione dei viaggi di Marco Polo. 
Intanto egli si era stabilito a Palermo, ove, di ritorno dal mio viaggio 
intorno al globo, lo rividi nell' autunno del 1869. Là, lontano dalle 
grandi biblioteche e dai grandi centri, i suoi studi e le sue ricerche 
non erano facili, dovette fare diverse gite a Londra ed a Parigi, lavorare 
in quelle biblioteche ed ancora nelle maggiori in Italia, principalmente 
a Firenze ed a Venezia; in Firenze, nella Biblioteca Nazionale, ricordano 
ancora la sua simpatica figura e le molte ore di assiduo lavoro ivi passate. 



— 241 — 

Colla sua singolare attività ed il suo raro acume s^pe parare a 

tutto ; nulla sfuggiva e rari cimeli! e manoscritti dimenticati vennero 

tratti a luce, letti e compulsati. Yule aveva il genio dell'ordine nel 

lavoro e spesso dovette convincersi che ciò è virtù ben rara; molte 

volte discorrendo meco egli insisteva sulla grandissima utilità di un 

buon indice, che, diceva egli, raddoppia il valore di un buon libro; 

i suoi sono davvero modelli eccezionali anche in questo. Fu per tale 

sentimento, che nel bel mezzo delle sue ricerche egli intraprese il lavoro 

ingrato ed ingente di fare T indice della terza decade dei volumi degli 

Atti della Reale Società geografica di Londra, compiuto nel 1867. 

La illustrazione dei viaggi di Marco Polo, col titolo : Book of Ser 
Marco Foto iht Verutian, comparve nel 1871 ed ebbe una seconda 
edizione nel 1875; ^^^ ^"^ grossi e splendidi volumi, con lunga e 
sapientissima introduzione e annotazioni e commentì copiosissimi. Questa 
opera Ai una rivelazione; chi la percorre rimane colpito da meraviglia; 
è perfetta nel suo genere e non credo errare dicendo che forse non 
sarà uguagliata, né certo superata mai. Essa è dedicata a Margherita di 
Savoja, la nostra amata e graziosa Regina. 

Nell'estate del 187 1 il colonnello Yule fu Presidente della Se- 
zione Geografica alla British Associatùm, che si adunò queir anno ad 
Edimburgo Nel 1872 la grande medaglia e Fondatore » gli fu con- 
ferita dalla Società geografica reale di Londra pei meriti delle sue tre 
pubblicazioni culminanti: Ava^ Cathay e Marco Polo, In quel turno il 
Yule scrisse un dotto saggio, annesso alla nuova edizione dell'opera di 
Wood € Yourmy io the Source of the river Oxus >; e nel 1873 pubblicò 
negli Atti della Società Geografica di Londra una sapientissima me- 
moria sugli intricati problemi geografici che offre quella regione, por- 
tante il titolo Fapers connected with the Upper Oxus Regions. 

Nel 1875, <^opo aver subito l'acerbo dolore della perdita di sua 
mc^lie, il colonnello Yule lasciò Palermo ; fu nominato Membro del 
Consilio per l'India, rientrando cosi negli ufAcì pubblici, e si stabili 
necessariamente a Londra. Lo rividi là nel 1882, sette anni dopo, e 
già subiva i primi attacchi del male insidioso che poco a poco in altri 
sette anni di lotta doveva logorare e distruggere quel corpo, di cui la 
mente si manteneva limpida, grande e vigorosa, come rimase sino all'ultimo. 
Malgrado non lievi doveri d'ufficio e le forze fisiche scemanti, il 
Yule continuò sempre le sue ricerche erudite ed i suoi studi prediletti. 
Nel 1SS3, quando fui con lui ancora, scriveva una dottissima introdu- 
zione geografica alla seconda edizione dell' opera notevole di queli' in- 
dgse esploratore, il capitano Gill, assassinato pochi mesi prima dai 



242 

Beduini del Sinai insieme all'orientalista Palmer durante la spedizione 
inglese in Egitto contro Arabi Pascià. La suddetta opera del Gill, in- 
titolata < The River of Golden Sand >, è il resoconto di un'ardita esplo- 
razione di una delle contrade sino allora meno note della Cina N.-K. 
Pure nel 1883, insieme col nostro Villa ri ed altri illustri, il Yule ri- 
ceveva dalla Università di Edimburgo, che celebrava il suo trecentesimo 
anniversario, il dottorato honoris causa. Nel 1886 pubblicò un grosso 
ed utilissimo volume col titolo e Glossary of Anglo-Indian Words > ; in 
origine il Yule ebbe a collaboratore in questo lavoro, che è un erudi- 
tbsimo repertorio generale di cose indiane, il compianto Arthur Barnell, 
ma mancato questi all'inizio del lavoro, il libro fu realmente fatto dal 
Yule Come aveva principiato la sua carriera di illustre scrittore e 
scienziato contribuendo ai preziosi volumi della Hakluyt Society, cosi la 
concluse ; e l' ultima opera -di Yule sono i tre volumi di quella raccolta 
intitolati e The Diary of William Hedges >, che comparvero nel 1889. 
Anche qui dotti saggi, copiose annotazioni e commenti eruditi superano 
assai in mole il testo originale, e fanno di quel lavoro una contribuzione 
preziosissima alla storia dei primi tempi della occupazione inglese dell'India. 

Troppo ci vorrebbe per dare anche un semplice elenco delle 
molte memorie scientifiche e militari pubblicate dal Yule, e non è 
questa \ occasione. Se ne trovano nel Journal of the Asiaiic Society of 
Bengalf in quello della Royal Asiatic Society di Londra, della quale il 
Yule fu presidente, nei Proceedings della Royal Geographical Society, 
della quale fu consigliere e vice-presidente, nel cessato periodico Ocean 
Highways, nel Royal Engineers' Journal ed altrove. In questi ultimi anni 
il Yule contribuì moltissimi articoli all'ultima edizione della Encyclo* 
paedia Britannica, fatti come lui solo sapeva fare. 

Da un bellissimo cenno necrologico pubblicato nel fascicolo di 
febbrajo della Società Geografica di Londra, scritto dal generale R. Ma- 
clagan e che mi ha servito moltissimo, tolgo quasi verbatim la seguente 
verace definizione del carattere del compianto ed illustre nostro Socio: 

e Yule aveva viaggiato e quanto aveva veduto lo aveva bene utiliz- 
€ zato, ma non fu come viaggiatore che egli raggiunse fama. Era dotato 
€ di raro talento geografico e di discernimento critico ugualmente raro : 
e possedeva grande ricchezza di sapere e una memoria sorprendente. Con 
e tali doti egli sapeva prendere giusto concetto dell'opera di altri viag- 
e giatori e discernere i veri risultati ed il vero valore dell'opera loro. 
< Con ricerche abilmente dirette egli sapeva trovare le soluzioni di prò- 
€ blemi geografici intricatissimi, riguardanti terre lontane ed epoche re- 
€ mote. In ogni suo lavoro egli mirava all'accuratezza ed alla perfezione, 



— 243 — 
e e nulla trascurava per raggiungere tale fine. Nella ricerca del vero 

€ rovistava ovunque, e sapeva come ed ove cercare. Al Yule si poteva 

€ assai bene applicare la frase del Bemier detta del suo contemporaneo 

e Thevenot: cet illustre eurieux, qui nous donne tous les jours plus de 

e décomertes sans sortir de son cabinet, que nous nen avons appris de 

e eeux qui ont fait le tour du monde >. 

Yule era tenace nei suoi affetti ed ebbe molti e carissimi amici; non 
soltanto tra i molti commilitoni e tra i compagni della sua giovinezza nella 
lontana Hind, o tra coloro i quali per comunanza di studi lo ajutarono o 
furono da lui ajutati; ma in molti che non avevano legami di carriera o 
d'interessi con lui. Egli li amava per ciò che trovava di nobile e di apprez- 
zabile nella loro vita, nel loro carattere, e caldamente era da essi riamato I 

Vidi Yule r ultima volta neir ottobre del 1886; lo trovai ben de- 
bole e ben deperito di corpo, ma, come sempre, fortissimo di spirito e 
di mente. Al principio dell'anno scorso egli dovette rinunziare al suo 
seggio nel Consiglio per l' India e prese il ritiro ; fu allora che divenne 
.Scr Henry, accettando a carriera compiuta, l'alta onorificenza che per 
eccessiva modestia aveva altra volta declinata. 

Continuò però ancora a lavorare, e < anche nel dicembre fatale > mi 
scrìve r illustre Clements R. Markham e conferii con lui per lavori che 
sperava di poter compiere ancora >. Colla data del 18 dicembre ebbi la 
sua ultima lettera; egli sentiva di essere presso la fine e con sereno 
affetto si accomiatava da me ; non starò a dire quanto ne fui stra- 
ziato. Due giorni prima della sua morte giunse un telegramma da Pa- 
rigi annunziandogli la nomina a Membro corrispondente àtVC Acadimie 
des Inscriptions et Belles Lettres. La risposta di Yule caratterizza 
l'uomo: « Reddo gr alias , illustrissimi domini, ob honores tanto nimios 
quanto tmnuritos, Mihi robora dejiciunt, vita collabitur, accipiatis volun- 
totem prò facto. Cum corde pieno et grlatissimo moriturus vos^ illustrissimi 
dowùni, saluto, > £ cosi si è chiusa una delle più nobili esistenze, che 
siano passate su questa nostra Terra rialzando l'ideale dell' umanità I 



E. — Gerardo Mercatore e le sue carte geografiche 

per M. Fiorini professore airUniversità di Bologna (i). 

(continuazione). 

§ 21. — Morto nel 1600 Rumoldo , i tutori degli eredi 
minorenni fecero a Dusseldorf nel 1602 un'edizione delle tre prece- 

(i) Vedi Bollettino^ gttmajo 1890, pag. 94 e segg., febbrajo^ pag. 182. 



— 244 — 
denti pubblicasioni, mettendo prima quella fatta da Rumoldo nel 1595» 
poi quella della Gallia e Germania del 15 85, infine l'altra dell'Italia, 
Slavonia e Grecia del 1589 e mantenendole il titolo pensato dal grande 
Gerardo e già dato al volume messo in luce nel 1595. Il qual nome di 
Atlante fu conservato in tutte le successive e numerose edizioni e tanto 
piacque, in grazia di chi primo lo propose ed usò, che d'allora in poi 
fu applicato ad ogni sorta di collezioni di carte geografiche ed anche 
oggidì è universalmente adoperato, mentre altre denominazioni impie- 
gate da scrittori, da geografi di non comune valore e fama, cessarono 
ben presto. Cosi andarono in disuso i nomi di Theatrum orbis ferrar um^ 
di Speculum orbis terrarum^ di Hercules dati da Abramo Orteuo (i), 
da Gerardo De Jode (2), dal siciliano Nicolosi (3), alle loro collezioni 
di carte geografiche. 

La pubblicazione della prima edizione dell' intiero Atlante^ avvenuta 
nel 1602, fu fatta purea spese degli eredi minorenni. Lo dice l'iscri- 
zione posta in fine ài^ Index in Anglice, Scotia et Hybemice tabulam gè- 
neralem, la quale è: Dusseldorpii excudebat Bernardus Busius, Illustris- 
simi Ducis Julia Clivia, Montis, etc, Typographus^ sumptibus karedum 
Cerar di Mercatoris Rupelmondani, Anno 1602, 

Il VAN Raemdonck menziona due biblioteche, l'una pubblica, l'altra 
privata, che posseggono l'edizione completa dell'Atlante del 1602. Aggiungo 
che un esemplare n'è posseduto dalla Biblioteca Angelica in Roma (4). 



(i) Theatrum orbis terrarum Abrahami Ortelii, Antuerpiae 1570. 

(2) Girardi de Judaeis Antuerpiani Speculum orbis terrarum, Antuerpiae 1593. 

(3) Hercules Siculus^ sive studium geographicuw^ auctore Joanne Baptisia Ni- 
colasio. — Edilio secunda latina, Romcie lòyo» 

(4) L'esemplare à€il* Atlante del 1602 che è alla Biblioteca Angelica, dopo il 
frontispizio di cui già sì riferì il titolo, ha la dedica di Gerardo Mercatore ai du- 
chi di Cleves, Guglielmo e Giovanni Guglielmo, padre e figlio, indi il ritratto 
dell'autore nell'età di 62 anni, col carme (in effigiem Carmen) di Bernardo FuRua- 
Rio, poi un Epitaphium seguito dai versi di Giovanni Metello, cui segue un 
altro carme di Lamberto Lithocomo. Vengono dopo, la Vita celeberrimi clarissimique 
viri Gerardi Mercatoris Rupelmundani a Gualtero Ghymnio conscripta^ un altro Epi- 
taphium^ due Epistola di Reinardo Solenander e di Jacopo Sinstbdio, un carme 
di Giovanni Mercatore, la Prafatio in Atlantem^ lo Stemma (albero genealogico) 
AtlantiSf e finalmente il De mundi cr catione ac f dòrica liber^ diviso in 19 capitoli. 
Dopo sono il planisfero, le tavole d'Europa, Asia, Africa ed America e l'avviso al 
lettore, di Rumoldo, il quale afferma la speranza di completare X Atlante con ulteriori 
tavole. Vengono quindi le varie parti àiàX Atlante comprendenti le tavole incise da 
Gerardo; prima quelle della Germania, poi le tavole del Belgio inferiore, indi le 
tavole dell' Italia, Schiavonia e Grecia, dopo le tavole della Gallia, infine la AtlanHs 
pars altera^ dove sono le tavole delle terre settentrionali dell'Europa. 



— MS — 
Frattanto T amministrazione comunale di Duisburgo abbracciò la 

proposta dei tutori degli eredi e dichiarò che, neir interesse di questi, 
era meglio rendere le tavole in rame lasciate dal vecchio Gerardo e 
dal figlio RuMOLDO, che conservarle invendute. Gerardo, uno dei tutori, 
figlio ad Arnoldo, che era nato dal grande Gerardo, le acquistò 
Del 1604 e nello stesso anno le cedette a Judoco Ondio, incisore ed 
editore di carte geografiche ad Amsterdam. 

U Atlante edito nel 1603 era incompleto. Mancavano ancora alcune 
carte d'Europa, come quelle di Spagna e di Portogallo, mancavano le 
tavole particolari delle altre parti del Mondo, incoate da Gerardo e che 
RuMOLDO non aveva potuto compiere e pubblicare. Judoco Ondio si 
accinse all'impresa e nel 1606 fece di quello una seconda edizione 
coir aggiunta di cinquanta nuove carte, corredate, secondo l'uso del 
primo autore, delle descrizioni dello stato politico dei paesi rappresen- 
tati, fatte da Pietro Montano (i). In tanta fama sali l'opera del Mer- 
catore, tanta ne fu la ricerca, da indurre 1' Ondio a pubblicarne nel 
1607 un'altra edizione, che effettivamente è la terza, ola seconda On- 
diana, e che ristampò nel 1608. Il titolo di questa nuova edizione è 
come nella precedente. L'unica differenza sta in ciò, che il frontespizio 
dell'edizione del 1606 ha in basso: Excusum in ctdibus Judoci OndiL 
Amsttrodami 1606, mentre nell'altra del 1607 leggesi: Editto secunda 
qua et ampUares descriptiones et nova tabulce geographicce accesserunt, 
Amsterodami 16 of. La ristampa della seconda edizione nulla ha di mu- 
tato air infuori della data; vi si legge 1608 in luogo di 1607. Il van 
Raemdoncr cita alcune biblioteche che hanno l'edizione del 1607 ed 
una che ha la ristampa del 1608. Ci piace notare che un esemplare 
di quest'ultima è posseduto dalla Biblioteca Vittorio Emanuele in Roma. 
La voga per X Atlante Mercatoriano sempre andava crescendo. Alle nuove 
edizioni altre ne succedevano. Nel 1630 si era alla decima. Né questa 
fu l'ultima. 

§ 22. — Il Mercatore non solamente impiegò il suo grande 
ingegno nella Geografia, non attese soltanto alla composizione ed inci- 
sione delle carte geografiche ed alla costruzione di strumenti geometrici 
ed astronomici e delle sfere celesti e terrestri, ma ad altri studi volse 

(i) La seconda. edizione dell* Atlante (prima edizione dell* Ondio) comparve 
nel 1606 ad Amsterdam col titolo: Cerar di Mercatoris Atlas^sive Cosmographiae me- 
iUatìones de fabrica mundi et fabricati figura, yam tandem ad finem perductus^ quam* 
plurimis aeneis tabuUs Hispaniae^ Africaty Asiae et Americae auctus oc illustratus a 
Judoco Hondio. Quibus etiam additai (praeter Mercatoris) dilucidai et aecuratae om^ 
mimm tabularum descriptiones novae^ studio et opera Pet, Montani; 



— 246 — 

la mente. Già si disse delle sue speculazioni sulla genesi del mondo e 
della pubblicazione: De mundi creaiione ac fabrica liber (i), come pure 
della sua Chr ortologia (2). Altra opera dovuta alle sue meditazioni sulle 
sacre carte è XHarmonia quatuor Evange listar um (3), che il van Raem- 
DONCK (4) giudica potere stare a pari colla Teodicea del Leibnitz, coi 
celebri Fensées del Pascal, colle opere religiose d' Isacco Newton. 

Altra opera, che si potrebbe dire minore, si conosce del nostro 
autore. È il libro che ha per titolo : Literarum latinarum, quas italiceu, 
cursoriasque vocant, scribendarum ratio^ pubblicato a Lovanio nel 1540. 
Egli fu tratto a fare studi sopra le lettere latine, dette anche italiche 
o corsive, dall' impiego che doveva farne nelle carte geografiche per in- 
scrivervi i nomi dei luoghi e per le leggende da apporvi. L'opera piac- 
que tanto e fu giudicata si buona, che ebbe 1* onore di quattro edizioni. 

§ 23 — I geografi del cinquecento bene spesso pubblicavano le 
carte senza la graduazione della latitudine e longitudine, e quando di 
queste le adornavano, commettevano non pochi errori, sia che seguissero 
ciecamente Tolomeo, sia che ne emendassero le cifre dei gradi latitu- 
dinali e longitudinali. Imperocché si sa che ai tempi del geografo ales- 
sandrino pochi erano i luoghi di latitudine nota, la quale generalmente 
si rinveniva coli' osservazione dell'ombra del gnomone; pochissime, poi, 
o quasi nulle, le cognizioni delle longitudini, che si deducevano dall' os- 
servazione degli eclissi. 

Queste due coordinate geografiche dedusse Tolomeo, come già 
aveva fatto Marino di Tiro, dalla compulsazione degli itinerari terre- 
stri e marittimi. Ma fosse causa l'insufficienza di questi o la poca cri- 
tica dei due geografi, certo è che anche Tolomeo, il quale pur volle 
correggere Marino, sbagliò di molto nel fissare le posizioni geografiche 
dei luoghi. Quando poi si volevano correggere le cifre tolemaiche, si 
camminava senza norme fìsse ed altro non si faceva che aumentare la 
confusione. 

Il Mercatore, nel comporre le carte moderne, tutte le graduava 
all' infuori di pochissime, che rappresentavano ristrette regioni. La gra- 

(0 § 20. 
W § 14. 

(3) Evangelicoi historiae quadripartita monas^ sive ffarmonia quatuor Evange' 
listarunty in qua singuli^ integri^ inconfusi^ impermìxti et soli legi possunt, et rursum 
ex omnibus una universalis et continua Aistoria ex tempore formari digesta et de- 
monstiata per Gerardum Mercatorem^ Illustrissimi Ducis Juliae Cosmngraphum, Duis- 
burgi Clivorum isg2, 

(4) Gerard Mercator : Sa vie et ses oeuvres^ p. 202. 



— 247 — 
dilazione era di gran lunga superiore, in bontà, a qualsiasi altra ado- 

Iterata in quel secolo. 

Consultati i più celebri geografi dell' antichità, Erodoto, Stradone, 
Plinio, Mela, V itinerario d* Antonino, il periplo di Arriano, le de- 
scrizioni e le carte dei moderni naviganti e viaggiatori terrestri, fra 
i quali teneva un posto distinto Marco Polo, corresse le latitudini e 
le longitudini date da Tolomeo. Per avere un esempio degli errori sco- 
perti e delle correzioni fatte, basta leggere il capitolo che, nella Decla- 
ratio insigniarum utilUatum quae sunt in globo terrestri, coeiesti, et an- 
nulo astronomico, di cui si disse al § 9, è intitolato : De longitudine 
Bwrofae eastiganda, et quod tneridianus insulae Corvi non transit per 
Novam Indiam, sed sit orientaliter (i). Tolomeo credette, egli dice, che 
il littorale africano scendesse dalle Colonne d'Ercole in retta linea verso 
il mezzogiorno, come si ha dalla navigazione di Annone cartaginese ; e 
però, essendo alle Isole Canarie 1* inizio delle longitudini, fu costretto 
ad estendere di molto verso occidente la Gallia e particolarmente la 
Spagna, affinchè il lido d'Africa potesse seguirne la direzione verso mez- 
zodì. A chiarire tale errore ricorre alle navigazioni fatte, nei nuovi 
tempi, nel Mediterraneo, nell'Oceano settentrionale e lungo il littorale 
africano sino alle Colonne, e, giovandosi degli autori di geografia an- 
tichi e moderni e dei recenti itinerari, stabilisce doversi la longitudine 
dell'Europa contrarre molto verso oriente in guisa che il lido occiden- 
tale di Spagna dov'è Finisterra, posto da Tolomeo a 5^ 114» si trovi 
a 30^ e che Capo S. Vincenzo, dallo stesso collocato a 3^ giaccia 
a 11^ (2). Che in tale modo le cose si comportino, soggiunge, vedesi 
dalla carta dell'Europa e delle regioni limitrofe, in cui i dati desunti 
dagli antichi autori, dai naviganti, dai viaggiatori, dalle tavole geogra- 
fiche e nautiche furono cosi conciliati, che ogni cosa trovasi nella mas- 
sima corrispondenza da non dovere dubitare della longitudine data alla 
Spagna. Ed in vero, nota ancora, nella nostra descrizione le longitudini 



(i) n detto capitolo è a pag. 19 dell'edizione della DeclaraHo^ fatta dal van 
Raxjidonck e rìcoidata al § 9. 

(3) L'autore della Veclataiw dice che, facendo gli accennati studi, si trova : 
UmgUmtBHem Europae multum in orientem contrahi iUi ut ocndenttdis Hispanioé ///- 
Awtf, mài Caput Finisterrae est^ ad 20 graduum longUudinem retrahantuTy quae Pto- 
Umaeus pomi m gradu j cum IJ4 ; item caput Sancti Vincentii haòeat in Ungitudinem 
graduum 11 fere, quod Piolomaeo est in j gradu. Ci siamo adattati per la longitu- 
dine-di Capo S. Vincenzo, non alla cifra 2 del testo stampato, ma alla cifra 11 del 
manoscritto di Veneeia, posseduto dal professore Jacoli e riferita nel § 9, come a 
quella che piÀ serba l'apparenta della rerità. 



— 248 — 
dei luoghi non si scostano da quelle di Tolomeo, se non andando <k 
Colonia Agrippina e dall'Italia verso occidente, e ciò non molto in 
Gallia, cosi che 1* antica isola anglica conserva la longitudine tolomaica, 
ma grandemente ne diflerìsce la Spagna, mantenendosi poi l'Isola del 
Ferro, l'ultima delle Fortunate, nella longitudine di Tolomeo. 

Il Mercatore, quando scrisse il nominato opuscolo della Deck- 
ratio, riteneva, per le avute relazioni e come si dirà nel § seguente, 
che la declinazione magnetica fosse nulla all' Isola del Corvo, la pio 
occidentale delle Azore, e che il meridiano della stessa isola, secondo 
le sue teorie sul magnetismo terrestre, passasse pel polo magnetico. Grande 
importanza attribuiva a tale meridiano che, badando alla latitudine del- 
l' isola ed alla sua distanza dalla costa del Portogallo e propriamente da 
Lisbona, trovò distare in longitudine dal Brasile per i^ 112, mentre! 
seguaci di Tolomeo lo facevano, per una buona parte, attraversare 
l'America (i). 

Le carte nautiche del Mediterraneo, che da molto tempo andavano 
componendo i cartografi italiani, debbono avere giovato moltissimo al 
geografo di Rupelmonde nella correzione di certi errori di Tolomeo. 
Così la longitudine di 62^ che questi dava al Mediterraneo egli ridusse 
a 53^; è in questa ultima proporzione che si presenta quel mare nelle 
carte Mercatoriane (2). Così alla penisola italica che, secondo Tolomeo, 
è quasi nella direzione del parallelo, il Mercatore dà un'orientazione 
che si approssima a quella delle carte attuali, e la Sicilia, il cui *lato 
settentrionale era posto in direzione tra mezzodì e ponente, viene meglio 
rappresentata, sia per la sua forma triangolare, sia per la migliore orien- 
tazione, quantunque e l'una e l'altra non siano ancora come nelle mi- 
gliori tavole odierne. 

(i) L'autore della Dedaratto, in fine del citato capitolo: De longitudine Et*- 
ropae castiganda etc.^ ha: Supputemus quantum dijffèrat longitudine Insula Corvi ab 

m 

extremo littore Hispaniae: quoniam auiem Insula Corvi distat joo lencis *a proximo 
littore Portugalliae\ quod Olissiponam circa est, id quod in parallelo latiludinti S9 
graduum fere, comprekendent ha joo lencae longitudinem graduum 21 IJ2, prùXinìt, 
quare Insula Corvi erit in longitudine gr, S49 ^l^y '^^ enim littus proximum Oiistt- 
ponae in gradu longitudini s 11 fere. Atqui Caput Sancii Augustini in Bresilia, ff^ 
rottone distantiae ab Africa quam veriores quaeque taÒulae kaòent^ consista ingraw 
longitudinis S48 : meridianus ergo qui per Insulam Corvi ducitur orientalUer 'J' 
Bresilia i gr, cum ij2. Per la longitudine di Lisbona (Olissiponà) non ci siamo 
attenuti alla cifra 2 data dal testo stampato, ma alla cifra 1 1 offerta dal manoscritto 
di Venezia e riferita al § 9, come a quella che ha tutta l'apparenza della vera. 

(2) Cfr. Géographit du moyen'àge par ]OhQ\li}A Lelewel, Bruxelles 1852. Tom. 
II, p. 191. 



— «49 — 
Lr gradnasione delle carte lo portò a fissare le dimensioni della 

terrestre; e però fece il grado della circonferenza massima uguale a 

60 miglia italiche, pari a 15 miglia germaniche, ao francesi e x8 ispa- 

§ 34b — Grande importanza ha nella cartografia la scelta del 
laeridiano dal quale hanno origine le longitudini. Il nostro autore, nelle 
priine carte che ha costruite, ricorse al meridiano iniziale degli antichi, 
adoperato da Tolobieo, passante per le Isole Fortunate o Beate, ribat- 
tenate nel medio evo, quando nuovamente si scopersero, col nome di 
GaiMiJ& CoA fece (§ 7) pel mappamondo del 1 538 ; cosi per la sfera 
terrestre {§ 8), costruita nel X54I1 il cui primo meridiano transita per 
risola Forte Ventura, la maggiore delle Canarie. Più tardi credette 
utile porre Y origine delle longitudini nel meridiano che passa pel polo 
masnetica E siccome nel 1553, per riferite testimonianze, riteneva che 
la dffclinarioBe magnetica fosse nulla all' Isola del Corvo (s), la più occi- 
dentale delle Azore, cosi sarebbe da presumere che dal meridiano di 
questa iida avesse contate le longitudini nella carta dell' Europa pubbli* 
cata (§ 13} nel XS54. Devesi tuttavia osservare che il citato Heyer 
dallo stadio fittto sull'esemplare della Europae descriptio, scoperto nella. 
biblioteca di Breslavia, conchiuse l'origine delle longitudini essere al* 
risola del Ferro, la più occidentale delle Canarie. E sicccwie il Mer- 
CAToax aveva eseguita la delineazione della carta qualche anno prima 
a Lovanio e là incominciatane la incisione, la quale fli poi interrotta 
per l'avvenuta emigrazione a Duisburgo, cosi spiegasi come abbia se- 
guitalo a mantenere l'origine delle longitudini all'Isola del Ferro ed 
abbia dovuto rinunziare a collocarla là dov'era indicata dalle sue in- 



E nel planisfero del 1569, dove pose l'origine delle longitudini? 
Le ulteriori testimonianse procuratesi intomo ai luoghi in cui è nulla 
la declinazione magnetica lo indussero a mettere quelln non al merì- 
diuio dell'Isola del Corvo, ma al meridiano delle Isole del Capo 
Verde, Sai, Bonarista e Mayo. Invero nella iscrizione del plani- 

(1) Vedi Im leggenda : DUtatUku Ucarum misurandaé médus nella carta ad 
usmm mmmgmmiium del 1569, ed altra sulla sfera terrestre dello stesso Mbrcatore. 
Vedi pare in Gàttia€ imbuirne gi^grapkkae per Gerardum Mircatortm la In usum ta* 
Marmm mdmtmifio. 

(2) NelTopnscolo : Declaratio ecc,^ di cni si disse al § 6, e precisamente al 
Cipitolo intitolato : InqmsUio Umgiiudifds oc UUthuSnis poli magnetite si ha : .... quia 
iaklSjg9 funi magmes^ the acus migHiti atiriia, 4^rum sepierUrictéim ostenèUt in in- 



25© — 

sféro intitolata : De longitudinum geùgrafhkarum,, et pòlo mogmàis si 
ha: Testaiur Franciscus Diefanus, peritissimus fuwareAaf, voUtèiies 
Hbeilas, magneti virtute infectas recta mundi felum respUere m ite- 
suUs C, Viridis, Salis, Banavista et Majo, cui proxime asHpuiaà'' 
tur qui in Tercera^ aut S, Maria (insulae sunt inter Acares) id 
fieri dicunt, pauci in earumdem oecidenialissima Curvi ninnine id eontìm^ 
gere opinantur. Quia vero locorum longitudinis a communi magneOs €i 
mundi meridiano justis de causis initium sumere oportet^ plurium testtmo- 
nium sequutus per dictas C Viridis insulas protraxi, et quum aliai plus 
minusque a poh deviante magnete polum aliquem peculiarem esse oporttmt 
quo magnetes ex omni mundi parte despiciant^ eum hoc quo assegnavi loco 
existere adhibita declinatione magnetis Ratisbonae observata didici. 

E però, come mostra anche l'ispezione del planisfero, pose l' orìgine 
delle longitudini al meridiano delle Isole del Capo Verde e precisa- 
mente a quello che passa per le Isole Af ayo, Bonavista e Sai. Il quale 
attraversa le Isole Azere, tagliando le Isole S. Maria e S. Michde, ra- 
dendo la costa orientale della Tercera ed avendo a ponente ed alla 
distanza longitudinale di 6^ risola del Corvo che è la più octidentale 
di tutte le Azore ; ha poi a levante ed alla distanza longitudinale di 2^ 
risola del Ferro, la più occidentale delle Canarie. 

In qual punto del primo meridiano è il polo magnetico ? Sulla carta 
è segnato con una rupe altissima posta alla latitudine di 74^ ed aDa 
longitudine di 180^ ; è, dunque, sul meridiano delle Isole del Capo Verde 
oltre il polo ed alla distanza da questo di 16^. Ecco come si esprime 
l' iscrizione che è a lato della nominata rupe : Hic polum magnetis tsu 
et perfectissimum magnetem qui reliquos cui se trahat eertis ratiomhus colH- 
gitur, primo meridiano quem posui concesso. 

Quale, poi, è il meridiano iniziale nell'Atlante Mercatcnìano ? H 
Lelewel, che tale questione studiò in modo particolare, dice come ab- 
bia ricercato il meridiano iniziale paragonando le longitudini di molti 
luoghi e come abbia trovato l'origine delle longitudini essere, per le 
carte dell'Atlante, e quando nulla sia detto in contrario, all'Isola del 
Ferro, la più occidentale delle Canarie (i). 

§ 25* Il geografo di Rupelmonde fu tra i primi ad addentrarsi 
nella que^done del magnetismo terrestre. Meglio degli altri seppe sta- 
diaria, stabilire alcuni principi e dare un modo di calcolare la posiiione 
del polo magnetico. Le linee generali del suo sistema sono nel citato 

* . (i) GiograpHt du mayen^ge par y^aehim LtlemU BruxtìUs i^m, Piol^po- 
menì, num. 261. 



— «51 — 

ii% 9) opuscolo: DeclariUio msigni^rum uHh'taìum, ecc., e precisamente 
nei quattro capitoli : Esse foliim aliquem magnetis et ubi sii; Inquisitio 
ts oc latUudinis poli magnetis; Inveniio Umgitudinis per magne* 
1; Ifmadre magneUs declinatùmem quolibet loco per gloòum, ed anche 
meglio nella lettera (§ 17) al vescovo di Arras in data del 1554, ri* 
portata dal Breusing (1). Nelle quali scritture è calcolata la posizione 
geografica del polo magnetico (a). Altri avevano già discorso della de- 
^mazione magnetica. Egli tutti li superò nello studio di tale fenomeno; 
uè fc inferiore ad autori posteriori. Dove, poi, ha la vera priorità è 
TÈiéùSL trattazione del polo magnetico. Finora tale merito si attribuiva a 
Maxtiko Cortes che nella sua opera pubblicata nel 1556 discorre di 
punti di attrazione magnetica sulla superficie della terra (3). Ma le date 
rendicmo probabile che il Cortes abbia avuta notizia e dell' opuscolo e 
ddla lettera del Mercatore e che deU' uno e dell' altra siasi giovato (4). 
§ 26. — Di grande abilità ha dato segno il Mercatore nel procurarsi 
tatti i dati necessari alla formazione delle molte carte che ha composte, e 
di sommo criterio nel vagliarli, conciliarli e coordinarli. Le stesse stanno 
a significare com'^li possedesse tutte le doti di cui dev'esser fornito 
il geografo. Sopra tutte emerge (§ 17) la gran tavola universale del 
1569. È una figura cosi completa, cosi esatta della superficie terrestre, 
che b stupire com' egli sia riuscito a fiirla tale. Lascia, di gran lunga, 
dietro di sé, tutti i mappamondi venuti allora in luce, ad esempio, le 
mappe ovali del Munster, del Caboto, dell'ORT£uo(5). Il Breusing, 
pangonando fra loro i due planisferi del Mercatore e del Munster, 
giustamente osserva come questi, che pur fu un grande cosmografo, 
abbia fiitta un' immagine della terra molto sformata, e quegli siasi mo- 
strato meglio istruito delle più recenti scoperte e pieno d'ingegno nel- 
Tofirire una fedele rappresentarione dell'orbe. 

Aveva relazioni con molti chiari personaggi che potevano sommi- 
nistrargli ragguagli sui più recenti viaggi, sopra le navigazioni e scoperte 
ultime. Era in corrispondenza, in tutte le parti del mondo, con Italiani, 
Spagnuoli, Portoghesi, Francesi, Tedeschi ed Inglesi. In Asia corrispon- 

(1) Gerhard Kremer^ gen, Mercator, Duiiburg^ 1569* 

(a) Vedi anche T iscrìsione : De Ivmgitudmum geograpkicwrum origùtt et di poh 
mtégmeOs^ che è nella tavola ad usum naviganthtm del 1569. 

(3) Breve compendio de la sphera y de la arte de navegar compuesto per 

Martin Cortes^., dirigido al itwiciissimo Monarca Carlo Quinte.,,, Sevilla //jd, 

(4) Conf. Breusing, op. cit 

(5) Veggasi in riguardo alle mappe ovali dei nominatt autori : Lt ptojenùfm 
ddte earti geografiche per M, Fiorini. Bologna 1881,' pp. 507-600. 



— ts» — 

deva col fiorentino Fiuppo Sassbtti dimorante a Goa, dov' era soprain* 

tendente alla provvista dei pepi da spedirsi a Lisbona. 

È da maravigliarsi, nota il van Rabmdomck, come abbia potuto essere 
cosi esattamente informato delle nuove scoperte, ad onta del mistero coii cm 
Spagna e Portogallo tenevano coperti i risultati delle loro spedizioni e 
benché in quei tempi non si pubblicassero, come ora, giornali e bot 
lettini. 

§ 27. — Tutti i rami della GeograGa Airono da lui coltiv&tL Nella 
Geografia storica era versatissimo. Se ne hanno prove, ad ogni paaso« 
tutWAilanie ed in particolare nella gran carta universale del 1569. Al- 
cune iscrizioni che questa adomano sono vere monografie di Geografia sto- 
rica. Tale la terza ed ultima parte della leggenda posta sotto la dedica in 
cui spiega quali sono le parti del mondo cognite agli antichi, e ciò affinchè^ 
egli dice, non sieno ignoti i limiti della Geografia antica e si attriboisca. 
tutto r onore dovuto ai secoli passati. Tale la iscrizione : De PreAUero 
Jàa9me asiatico et prima dominu Tartaramm origine ; tale l'altra : Qa^ Ufi-' 
ger in NUumfluat; tale infine quella intitolata : De vero Gangis et Aureae 
ChersoneH situ. Come pure sono da menzionarsi le iscrizioni intomo al 
meridiano di ripartizione tra i possedimenti Spagnuoli e Portoghesi, alla 
circumnavigazione dell' Afirica per opera di Vasco de Gama, ed alla 
prima circumnavigazione del mondo fi&tta da Ferdinando Magellamo. 

Della Geografia politica aveva un chiaro concetto. Ne &nno fbde 
i testi che illustrano le varie carte e particolarmente quelli che ador- 
nano le tavole della Gallia (Francia e Paesi Bassi) e della Germania; 
dov'è ampia spiegazione dell'organismo deigovemi, delle circoscrizicMìi 
amministrative dei vari Stati, dei privilegi e doveri dei vari ordini di 
cittadini, nobiltà, dero, popolo, plebe ; dove appositi capitoli sono con- 
sacrati ai vari consigli, alle assemblee, alla milizia. 

La storia naturale e l'etnografia delle varie regioni non sono tra- 
scurate. I discorsi illustrativi delle carte non mancano di dame oppor- 
tune notizie. Ben può dirsi che la Geografia fisica trova nel Meecatoiub 
un valente cultore. L' orografia e l'idrografia dei vari paesi sono sempre 
rese patenti, sia nelle carte, sia nelle loro illustrazioni. 

Dove, poi, emerge in modo sorprendente l'ingegno del Mercatore 
è nella Geografia matematica. Che questa gli fosse famigliare, che per 
opera di lui da bambina siasi fiitta adulta, risulta dalle cose fin qui dett^ 
ed anche meglio apparirà da quanto si discorrerà nella seconda parte 
di questa scrittura, la quale sarà intieramente consacrata ai sistemi di 
projezione adoperati nella composizione delle varie sue carte. 



— «53 — 

Appendics al § 8^ (i). 

Dei globi terrestri e celesti prodotti in gran numero, prima a 
Lovaaio, poi a Duisburgo» dall' offidna di Gerardo Mercatore ben 
po<:lii, per quanto si sa, a noi pervennero. Oltre le quattro coppie di 
sfere (terrestre e celeste) esistenti^ come si è detto, a Weimar nella 
Biblioteca granducale, a Vienna nella Libreria della Corte imperiale, a 
Fazì^ nel Museo astronomico dell' Osservatorio, a S. Nicolas del Belgio 
nel Grcolo Archeologico del Paese di Waas, i cultori della Geografia 
storica altra ne venivano a conoscere, la coppia, cioè, conservata a No- 
rimbei^a (2). Ora gli stessi hanno ben ragione di rallegrarsi, imperocché 
£ recente fu constatato come la Biblioteca di Cremona abbia il vanto di 
possedere due sfere Mercatoriane, l'una terrestre, Taltra celeste. Il fortunato 
scopritore di si prezioso tesoro geografico è il dott. Giuuo Ceradini di Mi- 
luOy che nel mese di novembre ultimo, attendendo in Cremona a certi suoi 
studi suQe vecchie edizioni della Geografia di Tolomeo, fu preso dal de- 
riderlo di esaminare due globi che adomavano le sale di quella biblio^ 
teca e che ben presto riconobbe essere opera del gran Mercatore (3). 
n Ceradini dava ragguaglio della sua importante scoperta in una 
Memoria uscita nel giornale // PolUtcnieo di Milano, fascicolo del di- 
cembre 1889, ed intitolata: Due globi Mercatoriani della Biblioteca di 
Cremona. Egli ebbe la bontà di comunicarmi le bozze impaginate 
deila prima parte della sua pubblicazione; ed io approfittai di tanta 
cortesìa per trascrivere in parte quanto riguarda la descrizione delle 
due sfere. A pag. 732 leggesi: 

e I due globi di Cremona sono elegantissimi per disegno, pes 
e incisione e per ricchezza di colori, anzi persino di dorature. Hanno 
« entrambi le stesse dimensioni e, tranne alcune screpolature ed abra- 
« sioni e qualche fessura, si trovano in istato abbastaiìza buono di 
« ocmservazione. Sono montati identicamente sopra un piede di legno^ 



(i) Vedi a pagg. loi e segg. del fascicolo di gennajo a. e. 

(2) AUgemane diutsche Biograpìni, Tomo XXI, pag. 385. 

(3) Il Dottore J. Van Rabiidonck (Atmales du Ctrcle arehéologigue da Payt 
di ìVmmt, Tom. XII, 3^ Hvr., 1890) annunzia che era stato avvisato dal dott. Cs- 
KAmm con cartolina postale del 12 die. 1889, come in Italia fessevi un esemplare 
abbastanza bene conservato delle due sfere Mercatoriane e che il Sig. J. Buonauno, 
bibiiotecarìo della Biblioteca governativa di Cremona, con lettere del 18 e del 21 gen- 
naio 1890 lo informava che le sfere segnalate da Milano erano quelle della Biblioteca 
di Cremona. 



— aS4 — 

il cui lavoro però è cosi poco elegante in confronto di quello del 
globo stesso, che io dubito assai di poterlo attribuire all' officina di 
Mercatore. Consiste in un anello orizzontale del diametro intemo 
di 42 cm. ed estemo di 53 cm. o poco più, sagomato alla peri- 
feria e sostenuto da quattro colonnine tornite, tra loro equidistanti, 
che hanno per base altrettanti regoletti disposti radialmente in modo, 
da formare le estremità di una croce retta. Sulle estremità centrali 
di questi regoli o peducci, dentro la gabbia formata dalle quattro 
colonnine, riposa un disco massiccio, parimenti sagomato alla periferia, 
dal centro della cui faccia superiore sorge un cilindretto, che presenta 
nella sua base rivolta in alto un intaglio diametrale. In questo, e in 
due intagli simili, praticati in punti diametralmente opposti del lembo 
interno deli' anello, che chiamano orizzonte roMÙmale, passa il meri- 
diano, cioè un anello di ottone, spesso 4 mm., largo 18 mm. e gra- 
duato nel solito modo sopra una delle faccie piane. Il legno poi è 
coperto di una vernice bruna, quasi nera, meno la faccia superiore 
dell' anello orizzontale, che è, o piuttosto doveva essere, bianca, per 
dar risalto alle scale, ai nomi dei mesi ed ai segni dello zodiaco, 
che vi sono rappresentati nel solito modo, ma del pari grossolana- 
mente (i). » 

€ L'altezza totale di questo piede è di circa 33 centimetri, mentre 
è di 22 centimetri la distanza tra la faccia inferiore dell'anello orìs- 
zontale e la superiore del sottoposto disco. Quest' ultimo porta poi 
incastrata a raso in prossimità della periferia della faccia superiore, 
in un punto equidistante da due colonnine contigue, una rosetta o 
piastrella di ottone, la quale presenta un' apertura circolare nel cen- 
tro, dal cui fondo piano sporge una piccola punta. Io penso che 



(i) « Della storia di questi globi e delle pubblicazioni, che vi si rìferìscoiio, 
e io non ebbi, nota il Ceradini, ad occuparmi, se non dopo il mio ritorno da Cre- 
e mona, dove prima non era mai stato e dove anche questa volta non mi trattenni 
e che pochi giorni. Voglio dire che, non avendo conosciuto in tempo utile il libro 
e di Raemdonck, non poteva pensare di assicurarmi se il bianco del circolo zodia- 
c cale fosse un anello di carta in quattro pezzi, come dice l' istoriografo belga nel 
« passo, come sopra ne ho testualmente riferito, piuttosto che una mano di vernice, 
« come io credetti. Ora per reminiscenza non sono in grado di rettificar nuDa m 
< proposito ; e questo il minor male ; ma devo inoltre confessare che, al mome&ta 
« di redigere a Milano questo articoletto, mi trovo mancare parecchi dati, dei quali 
« non avrei trascurato di prender- nota a Cremona, senza la circostanza che allora 
« mi parvero di poco valore. Sicché io prego il benevolo lettore di volermi perdo- 
« nare le omissioni per avventura numerose e qualche eventuale inesattezza della 
e presente descrizione. * 



— »55 — 
nel baco della piastrella e sopra la punta dovesse collocarsi la teca 

dì un ago magnetico, la quale si voleva forse allora che potesse 
fiusi ruotare a piacere. Questa ipotesi, avvalorata dalla circostanza 
che un ago magnetico andava sicuramente unito al doppio globo 
Mercatorìano dell^anno 1552, lo è poi anche dal fatto che appunto 
jmù. bussola si vede nella base del tripode, che sostiene sia il globo 
terrestre, rappresentato nel frontispizio dell'edizione della Cosmografia 
di Pietro Apiano curata da Gemma Frisio (i), sia la sfera armillare 
rappresentata nel frontispizio del Trattato della sfera di Taisnero (2). 
Del resto è noto che anche i globi, che si fabbricano oggidì, ap- 
pena non siano di dimensioni troppo piccole, sogliono munirsi di 
una bussola nel piede. > 

e I due globi misuruio il diametro di circa 41 centimetri, che 
corrisponde quasi esattamente alla periferia di 128 centimetri, loro 
ass<^gnata dal Raemdonck (3), e per questa dimensione sono abba- 
stanza l^^erì, essendo costituiti da un' anima vuota di cartone im- 
pastato, come pare, con gesso, o forse coperto di uno straterello di 
questa materia, sul quale è poi agglutinata la carta. Sono entrambi 
imperniati, ma equilibrati molto imperfettamente, entro Fanello me- 
ridiano per due punte di ferro, che sporgono dai poli ; forse qualche 
deformazione, che ha subito l'anima di cartone, ed un agio sover- 
chio creatosi nei tre intagli, che abbracciano V anello di ottone, li 
hanno resi eccentrici, rispetto alla montatura: e le abrasioni della 
loro superficie, come pure qualche altro guasto di maggior conto, 
dipendono manifestamente da questa eccentricità, cioè dagli attriti, 
che col tempo si sono stabiliti fra la superficie della sfera e il lembo 
intemo dell' anello zodiacale : se pure si vuole ammettere che nei 

(i) Cosmcgraphicus liher Petri Apiani Mathemaiici, jam denuo integritati rC' 
slUmius per Gemmam Phrysium, lUm eiusdem Gemma Phrysij LiÒellus de- Locorum 
éuerihendùrum raHoney et di eorum eGstantijs inveniendis, nunquam antekac visus. In 
fine: loan, Grapheus typis excudebat Aniverpict^ Anno MDXXXni. La prefazione 
epistoHct di Apiano al prìncipe Matteo, Card. Arcivescovo di Salzburg, è datata Ex 
/Mici Lamdisuta, Anno MDXXI/If, Sept Cai. Febr, 

(2). loannis Taisnier Hannonij utriusque luris D. Poeteu Laureati^ McUhe. 
de Msu spharte maierialiSf etc. Coloniat excudebat Tùonnes Bathenius, Anno a Chr, 
wmiù MDLIX. 

(3) Il van Raemdonck, in Les sphires terrestre et celeste de Gerard Mercator 
(iS4i et iSSO» ^otice publiée a Toccasion de la reproduction de ces spìàres a laide 
de facsimile de leurs fuseaux originaux, graves par Mercator et conservis a la Bi- 
hUùtUèque royaie à Bruxelles. Saint- Nicolas^ 1^75 ^ p> I7t dice che la circonferenza 
deUa sfera terrestre è di m. 1,2905 e ciò afferma per dire cosa più esatta di quanto 

altrove asserito, come ha riferito il dottor Ceradint. 



— as6 — 
tre secoli e mezzo scorsi dalla loro costruzione, questi globi abbitno 
cosi spesso aruto occasione di servire a studi cosmografici, da do- 
verne sofTrire tutta la montatura. > 

€ La carta, di cui ciascun globo è rivestito, consta di 14 peni, 
cioè di 2 circoli eguali applicati alle calotte polari e di la spicdù, 
che completano la rimanente superficie della palla (i). Calòtte e 
spicchi sono poi velati da una vernice lucida: certamente la fiunon 
vernice, il cui modo di preparazione era un segreto al tempo dd 
Mercatore, rivelato però da Ruscelli nel C. IV sopra citato dèQe tae 
Espos$M$om (2). Gli spicchi, tutti eguali fira loro, sono divisi dascmo 
a croce in quattro, parti dall'equatore e da un meridiano; ma i tot- 
ridiani sono 24, perchè altri 12 corrispondono ai lembi d^U spicchi 
I circoli polari, che potevano del pari ikrsi corrispondere alla com- 
messura fra le estremità degli spicchi e le due calotte sferiche» 
collocarsi presso la periferia di queste ultime, sono invece iMgoȈ 
presso le estremità degli spicchi ; su questi inoltre sono indicati i 
circoli tropicali e il circolo dell' eclittica, il quale interseca la li- 
nea equinoziale nei suoi punti comuni al meridiano dell' Isola dd 

Ferro > 

In seguito, il dottore Ceradini, che certamente si riserva di ri* 
portare le leggende della sfera celeste, riferisce le principali iscriziom 
del globo terrestre e saggiamente le illustra. Noi, per essere brevi, \t 
tralasciamo insieme alle loro illustrazioni. Ci piace soltanto osservare 
che le iscrizioni riferite sono in perfetto accordo con quelle che A leg- 
gono nella riproduzione fatta a Bruxelles dei fusi di rivestimento ddle 
sfere, terrestre e celeste (3). 

{continua). 



(i) Ciò che il Ceradini dice intomo alle due calotte polari ed agli spicchi 
fusi di rivestimento è afiatto consono colla pubblicazione : Spkh-e terrestrt et sp^* 
celeste de Gerard Mercator de Rupelmonde^ edititi a Louvain en JJ41 et zjji* ^' 
tion nouvelle de 187^^ (taprh toH^al appartenant à la Biòliottóque royale de Btl- 
^ue, Bruxelles, iSyj, nella quale sono riprodotti in /ansimile, oltre le due oJotte 
polari, i fusi originali di rivestimento delle due sfere, incisi dal Mercatorb. 

(2) Tali Espositioni del Ruscelli sono quelle stesse citate al nostro § ^• 

(3) Vedi la pubblicazione citata nella penultima nota. 



— «S7 — 

F. — Lingue parlate Somali, Galla e Harari. 

HoU e shu6 raccolti ed ordtnaH nclT Harar 
dalThig. Luigi Bricchetti-Robecchi. 

I Tocabolail che qui seguono sono di tre diverse lingue che, colle 
altxe del N.-E. dell' Africa, di recente hanno attirato V attenzione degli 
(ffientaUsti: cioè quelle del galla, del somali e dell' harari. 

Quanto scarsi fossero fino a poco tempo fa i sossid! per lo studio del 
somali, à può vedere dall' articolo pubblicato dal prof. Praetorius nella 
Zaischift d. deui. marg. GeseUick. XXIV. 

n Mannaie dell' Hunter ha accresciuto di molto la nostra cono- 
icenza di questa Hngua, ma esso è ben lungi dall' aver esaurito il sog« 
getto, e molte aggiunte si possono fere al lessico da lui raccolto; non 
parlo qui della sua trattazione grammaticale, né della introduzione del 
sao Ubro. Notisi altresì che per lo studio del somali, manca tuttora tm 
ateio somdio, che si ha per tante altre lingue africane, la traduzione 
cioè della Bibbia o di qualche parte di essa. 

Ifi^giori ajnti abbiamo per lo studio del galla, vuoi nelle grammatiche 
dd Tatschek, dello Schmidt, del cardinale Massaja e del Viterbo, e nei 
leflid di questo e del Tutschek, e vuoi nelle traduzioni dei vangeli, dei 
salini, ddle Biòle SiorUst ecc., date dai missionari. Ma il galla, sic- 
come è noto, conta parecchi dialetti, che è importante conoscere distin- 
tunente, mentre i documenti e testi fin qui pubblicati appartengono 
in gran parte al galla dei paesi limitrofi allo Sdoa. Le note gramma- 
ticali ed il vocabolario, che qui io pubblico, sono del galla parlato nel- 
l'Harar, ed hanno perciò una determinazione dialettale. 

Qoanto all'harari, esso è per più riguardi importante; si tratta 
di ima lingua semitica, sorella, piuttostochè un dialetto, dell' amarìca, 
na daUa quale si devono sceverare i numerosi elementi arabici e hami- 
tid che vi sono penetrati. 

Se non m'inganno, tanto le note grammaticali, come il vocabolario 
^ oza pubblico, avnmno importanza anche dopo i lavori recentissimi 
<tó Paolitschke (Beitràge tur Etknographie und Anthropolo^t der Somal, 
*& und Harari). 

b questi ultimi tempi, grazie ai lavori del Reinisch e di altri, le 
™SK bamitico-etiopiche, e quindi anco il somali e il galla, hanno 
acquistato importanza filologica. Dell' importanza pratica e commerciale 
^ queste due lingue e dell'harari, specialmente per gli Italiani, sarebbe 
'^^^'flno tener parola dopo gli ultimi avvenimenti. 



— as* — 

Questo lavoro che oggi licenzio per le stampe non è che T insieme 
del materiale raccolto con fatica, se non improba, certo lunga é {daziente, 
durante il mio ultimo viaggio e soggiorno nell'Harar dal mese <U lu- 
glio x888 al mese d'aprile 1889. 

Neir intraprendere questo viaggio io mi proponevo di studiare nom 
soltanto i vari aspetti geografici dei paesi che attraversavo, ma anche 
le lingue od idiomi parlati dalle diverse tribù d^li Isa Somali, dalle 
tribù Galla e dagli abitanti dell' Harar. £ questa seconda parte del 
mio compito era naturalmente più necessaria pel viaggio stesso, dovendo 
io intendere e farmi intendere da quei popoli. 

Mi misi quindi all'opera, raccogliendo giorno per giorno e notando 
dapprima i vocaboli più comuni e poi le frasi, i modi di - dire usati 
presso i vari popoli, con cui mi trovavo a contatto. Ed in quest' opera 
fili dapprima ajutato da un giovane Isa-Somalo della tribù degli Abr-aval, 
che avevo preso meco ad Aden, e che mi accompagnò quale servo ed 
interprete da Zeila all'Harar. 

Quivi poi, licenziatolo, presi un tale Abdi della tribù mista Somali 
e Galla dei dintorni d' Harar, che mi era stato raccomandato dalla 
Missione francese; un giovanotto maligno, testardo, impostore, ma sve- 
gliato assai, che parlava e scriveva discretamente il francese, ma in fisitto 
di lavoro non sapeva che servir messa; ond'io lo occupai in un'opera 
poco faticosa a lui, ma utilissima a me. Ogni giorno io gli asseg^aro 
un buon numero di parole, frasi, modi di dire in francese, ed egli do- 
veva, giovandosi pure dell' ajuto dei suoi amici, portarmene la trada- 
zione nelle lingue dei Somali, dei Galla e degli Harari. 

Il molto materiale, disordinato e confuso, raccolto in tal modo dalla 
viva voce degli indigeni, fu più tardi da me ordinato sul luogo stesso; 
e mentre da una parte era per me un validissimo ajuto nelle relazioni 
con quei popoli, dall'altra, appunto, in tali relazioni ebbi agio di ve- 
rificare da me stesso, confermare, correggere e completare quanto prima 
altri mi aveva dettato. 

Questo fu un lavoro per me assai lungo ed arduo; e chi si occupa 
di studi linguistici può &rsi un'idea delle difficoltà, contro cui dovetti 
lottare nelle condizioni difficili in cui mi trovavo. 

Veramente mi decisi allora per questi studi, perchè mi mancavano 
colà ogni suppellettile scientifica e gì' istrumenti necessari pei lavori della 
mia professione d'ingegnere; sicché, per allargare il campo materiale 
delle mie investigazioni filologiche, lavoravo a tutt'uomo coi sussidi 
che l'attività, l'astuzia ed il caso mi offrivano, sia conversando cogli 
indigeni, quasi sempre sospettosi ed avari di parole, sia mettendo a con*» 



— a$9 — 
tiibimone specialmente la loquacità delle donne e la espansione e mi- 
nor diffidenza dei fimciulli, ch'jo prendevo al mio servizio col pretesto. 
dì qualche lavóro, ma in realtà perchè mi fossero di ajuto ne' miei studi. 

Ma, se raccogliendo questo materiale, io non avevo punto in animo 
allora di &me un volume per le stampe, pia tardi pensai che come 
esso fti assai utile a me, cosi potrebbe diventarlo a quelli che avessero 
occasione di attraversare quelle regioni. Ed ecco la ragione della mia 
pdbbficazione. 

Non pretendo di aver fiuto un lavoro tutto nuovo e completo. 
Se potrà recare qualche utile ai viaggiatori od al filologo, che studia le 
lingue dei popoH, io sarò soddisfiitto di non aver sprecato tempo e 



rrAUAMo 


HARARI 


SOltALI 


GALLA 


Ahèamdèmart 


mahdag 


dein, dainin 


laldsu, lakaciù, 
dissù 


AtbamdomQ 


mahdag 


dafhin, dain 


lakisu 


AUassari 


maudak 


ràrid, ossaissin 


gadibusu 


Aàkassù (i) 


vaza 


hosta, gotti (2) 


gotu, gaddi 


AèàaiUre 


magora 


govra'a (3) 


gorrau 


AUamdama 


mabzab 


badin, badan 


heddu, baje, danu 


Akbcnare (4) 


tab moscia 


dhamein 


goddu 


frtforart qualche hàhad tab moscia 


yah dhamein 


va goddu 


AUssòw 


ahmàra 


amhàra 


amara 


AkUso 


cer 


bain (var^) 


allaja 


Abitudine 


malmad 


barasció 


barn 


Akitttimu 


vuissa moscia 


veissaisan 


dikacciù 


AioUre 


mablal 


bain 


ballesu 


Abofirtrt 


matlat 


naanin (saluguin) 


\ tuiiacciù 


Accamparti (5) 


matghebal 


fadhissi 


taù 


Acandtrt 


matlahad 


hurin 


capsisu 


AccidenU 


massubo 


massubo 


raga 


Acciccare (6) 


iumathfa 


indhatir 


giamsù 


Acc^ificrc 


malkam 


gurrin 


guru 


Acdfmfagmare 


marigSa makhona 


L rafighnin 


miciomù 


Accpmfagnare (7) malkalaq 


iskumadh 


kindesù 


Accordare 


maborad 


damein 


ballama 



(i) In giù, a valle d'un fiume. — (2) Cascata d'acqua. — (3) Scannare. — 
(4) Preparare. — (5) Sedersi. — (6) Render cieco. — (7) Mettere insieme, appajare. 





— 


tdo — 




ITALIANO 


HARAM 


SOMALI 


OALLA 


Aeerescire (i) 


mabzah 


badin 


eddinnesà 


Acq$$a 


UH 


bijo 


bisctau 


AefuavìU 




mAd 


dadi 


Acquistare 


maakhab 


ibin 


bittu 


Acqmstatore 


baj 


ibis 


bitta 


Acquisto 


mattkhab 


ibsaxnai 


bittame 


Adagio 


hisciet hisciet 


aliar; kasti, catsì 


1 suta 


Addio (a) 




salamadin 


nagà damacdù 


Addolcire (3) 


or 


ladiian 


vajesù 


Addomesticare (4] 


1 adab matescia 


edbin 


adabsù 


Adorare 


ma' a bud 


abud, abttdnin 


irrefiiciù 


Adulatore 


kis 


sosobdù 


sobdu 


Afferrare 


malhad 


qabasciò 


kaba 


Affievolire 


daif makhona 


gilè è 


lafisu 


Affilare 


mabla' h 


lesmin 


cani 


Affogare (5) 


mibemaboa 


mokùran 


limacdù 


Aforisma (6) 


gorsa 


vano 


gorsa 


Africa 


agiam 


agiam 


habasda 


Agente 


vakil 


damin, vakil 


• 


Aggravarsi (7) 




ulaissin 


ulfesu 


Agire 




jel, jellin 


goddu 


Agnello 


thai valdi 


barar 


limo ola 


Agosto 


bagai zulla 


hagai 


adolesa 


Agricoltore 


harasci 


harasc 


kottù 


Agrimensore 


mahandis 


dhulhusli 




Agrimensura 


£iris 


dhulhuslin 




misurare terrem 


mahandisa 


dhulhnsliii 




Ajutare 


gargar 


gargar 


gargaru 


afutami 


gargar nsciagS 


1 gargar 


nagargari 


Albero 


jttci 


ghed 


muka 


in altro albero 


alai iaci 


ghed kale 


muka bira 


Al momento (8) 


akka 


kolkaba, achtaba 


amma 


Altravolta (9) 


aval, nad 


horti 


duri 


Altrettanto (io) 


yi kes 


inta 


ss 


Altrimenti (11) 


valov 


badi kale 


jokan 



(i) Aumentare. — (2) Salato, congedo. — (3) Pacificare. — (4) Rendere dodle 
col bastone e con altri brutti modi. — (5) Annegare. — (6) Sentenza, massima. — 
(7) Rendere più pesante. — (S) Tosto, subito. — (9) Anticamente. — (io}Parìmeiite. 
— (11) In altro modo. 



— s6i — 



ITAUAHO 


HAKAU 


SOMALI 


GALLA 


AUro 


alai 


kukale 


cambila 


AUrui 


alaiusu 


dadkale 


onna 


Amare 


maudad 


giail 


giaalacdù 


m ^^^^ 


Qddakh 


Taxi geélahai 


nan giala 


AwBèigioso 




dam'à 


kortù 


fmtiru0nté è moUp 


niukanni vn dam'à namni kuni kor 


atMòoso 




badan jahai 


tuda 


AtmduvolmenU 




sahib nimo 


micioma 


Amidsia 


gallat, hakibo 


gallad, abal 


miccioma 


Amico 


sahihib 


sahib 


micciù 


0t0§ ntmù tmuct 


sahibintana 


sahib bau nahai 


numiodù 


Ammirare 


ma' à giab 


jabnin 


giaggiù 


Amore 


mandad 


gieal 


giaalala 


Amdare 


maletha 


sood 


demu 


mmdare a tmposU 


ahad ataibemaletha mela sood 


bakke takka demu 


AneUo 


makhtar 


katùn, fkrati 


amarti 


9Èeitu^ tamdlo ad makhtar esbile 


kat&n à galis 


amarti luti 


Amiauire 


ruh margagab 


nolein 


giracisù 


Aaiatosità 


manna 


hin, adaig 


giabba 


Amaaffiare 


markas, masscda 


ghoin, varabin 


obasa 


Amto 


amat 


amad 


bara 


amm^ mitro 


amat giamni 


amad idil 


bara unda 


Ammmuio (i) 


dignin 


dignin 


dignina 


AMiiHfare 


avalbe moscia 




dursu 


AmUco 


xiraga 


gnmeis 


dure 


Amiro {%) 


gadu 


habal 


auvala 


Amirofofiigo 


biilghu 


bnlghi 


bulgù 


AfaUa^ apatico 


8see zalta 


Tahanan vah ehain 


^^ 


nagiat 


scinni 


cannisa 


4^/»^* (3) 


kindi m'ascia 


ghindijain 


kindesu 


Affarecckio 


makda£^ 


dahanti 


dahù 


Ajparemiare (4) 


hamad*gbai 


hididov 


firomu 


Affarire (5) 


matraa 


mughascio 


mullacciù 


AffarUaere 


manara 


lahan 


kabbadù 


AfplauiSre 


igi mahmat 


babbaain 


arcadaù 


AfpUcare 


laaibe marad 


duldhignin 


irra 



(1) SCalfetta, cofrìere. — (fl) GaTema oecnfa. — (3) Scegliere, métterti in* 
A paja. — (4) Im|MftotBi«| date patenti — (5) MoatraisL 



— s6a — 



ITALUNO 


HARAU 


SOMAU 


GALLA 


Apprestare 


inascia 


samain 


ghodhù 


Approfondire 




dherain 


deresu 


Appropriarsi (i] 


mandaf 


gadasao 


fudacdù 


Approvare (a) 


kodha moscia 


ghodhein 


▼aregtt 


Aquila 




bOTbOT 


risa 


Arboscello 


titit ina 


gira, ghedjaijar 


cirra 


Arbusto 


haram 


haran 


harama 


Arcata 




gobaban 


godde 


Archeggiare 


vandalla nsosda 


ghalloin 




Archibugio 


fetilat 


fatilad 




Archibugiere 


fatilatzat 


atiladlei 




Arciere 


bóu 


midgau 


nata 


Arcione 


incikora 


moghatin 


mocakora 


Arcipelago 


gazira 


gazirado 




Arco (3) 


digan 


ghaoso 


gobo 


ArcobcUeno 


gamela hancot 


degàn 


anciu%ari 


Ardente 


mok 


kulul 


oSa 


Ardentemente 


fìtanfitan 


degdeg 


giargiara 


Argento 


mahalag, mét 


Ihag, laag 


meta 


Argentatore (4) 


sajakh 


sajakh 




Aria 


duf 


dabail 


bubbe 


Arma 


thar 


hub 


mia 


Armata 


gaz 


ol 


dula 


Aromatico 


ji succzal 


ghed ùdug 


mukauiga 


Arrecare (5) 


madègia 


kèunin 


fidu 


Arrestare 


makhtar 


dab&l elin 


dorvù ' 


ttrresiari giudcum 


ì 


vah din 


▼ah dorrù 


Arrivare 


makorar 


gadttin, ghadhin 


dùfu 


Arrogante 


fa, maklat 


harragobilase 


bona karamale 


Arrotondire 


mandolal 


kosnin 


kurfestt 


Arsenale 


mahava jasimzal 


hubld (6) 


idemja 


Artefice 


lablal 


olol 


belbella 


Arteria 


urao 


halbavola 


hidda 


ArticolcuiofU 


birki 


hubin 


humna 


Aspettare 


mèkab 


soguin 


a(ù 


Aspro 


mur 


giUavo 


sciacca 



(1) Apprppriasione. — (a) Confiemre una cosa. — (3) Anna per aeagliar 
freode. — (4) Orefice. — (5) Portare. — (6) Luogo ove si Tendono le aimi. 





— 


a<f3 — 




ITALIANI» 


HARAU 


SOMALI 


GALLA 


Assassinare 


magdal 


dillin 


agiesu 


Assegnare 


astha moscia 


asthein 


astesù 


Aisemòlea 


galgheb 


fagara 


asava 


Assicurare 


hakibo moscia 


hagagin 


akibesù 


Assicurala (i) 


hakiba 


hagàg 


akibo 


Assiduità 


ji dalghizal 


iskèn 


oggiatù 


Assistere 


gargar 


gargar 


gargara 


Asseciare {2) 


masserak 


sciarìguin 


daùvaù 


Assodata 


dagagambe 


kulanka'a 


rejesù 


AssficioMiotu 


dagagam 


kulan 


raja 


Assoldare 


ghiroa masta 


ghima bahin 


figiabasu 


Assolto 


iitah 


fur 


ikame 


Assohtsùme 


maftah 


furìn 


iku 


Assottigliare 


maklal 


fududaìiì 


kallisa 


Assumere 


kasbibe 


kuhidhan 


ittiggiro 


Ateo 


kafir 


kafir 


galla 


Ateismo 


makfarle 


kufrinimo 


galloma 


Atmosfera 


duf 


leidh 


killensa 


Atoma 


helat 


vahsi 


dible 


AbrohiUare 


hiraragna 


guraa 


decama 


Atroce 


tollhùk 


kudala 




Atrocità 


toUhùk 


kudalnimo 


. 


Attaccare (3) 


magad 


hidhmn 


hiddu 


Attaccare (4) 


maskal 


sttdhnin 


fannissu 


Attemtare 


makbal 


inghin 


erisu 


Attenmone 


dagaggam 


sugnin 


ubata 


Atterrare 


mavkat 


rìduin 


gigstr 


Attestare 


raga xnakab 


markhattifgiogsad dugahimù 




raga 


markhatti 


dugahima 


AtHcism (5) 




alai 




Attirare 


mazmad 


gidnin 


archisù 


Attitudme 


amai 


amai 


amala 


Attorno (fi) 


sciiti 


mersan 


Hanno 


Attrihumne 


kibrì 


amar 


agi^ia 


Attristare 


madbat 


nahdin 


dlbù 


Ritualmente 


akka, hakàh 


agta 


ftnr|fn§^ 



(■) CerteaiL — (2) Entrare in societA. - 
** (5) Lmfiift pus di una tribù. (6) Dintorno. 



(3} Leguc. ^ (4) Sospendere. 





— 


364 — 




ITALIANO 


HARA&I 


SOMALI 


GALLA 


Audace 


geghna 


sagiaa 


gi^^na 


Audacia 


geghnanat 


sagiaanimo 


giegna 


Aumentare 




darsan 


edumesù 


Aurora 


iagiar 


gududka 


diminissa 


Ausiliario 


gargar 


gargar 


gargara 


Autunno 


mahdag 


deir 


birra 


Avantieri 


sestina 


dorad 


dengadda 




taccina {ieri) 


scialai («^rO 


kaliesa {jert^ 


Avanzato in età 


maborad 


idia, ragai 


ture 


Avere 


manàra 


lahan 


kabbaciù 


Avvallare (i) 


mavhath 


lighnin 


lichimsu 


Avvantaggio (a) 


faida 


laido 


gatti 


Avventar colpi 


nassu 


ku varhelsin 


rùkùtù 


Avventura (3) 


kassara 


sugtin 


sigaccia 


Avventurare 




sugttin 


afa 


Avverare (4) 


huUu moscia 


rumein 


dugomsu 


Avvertire 




schiegnin 


ìmù 


Avvertire (5) 


inathebar 


yeidin 


imù 


Avvicinare 


maborad lakam 


dhovain 


diessù 




m'oscia 




• 


avtncmare una cosa 


Tah so dhoYain 


yan diessa 


Avvilire (6) 


rakhis 


rakhis 


gatticiabsu 


AMtone 


baiti 


ugied 


amala 


pusfatione 


ku ndà 


Qgied ra 




Bagaglio 


mahaùa 


hamam 


mescla 


fare i òagagli 


mahaiui mosdà 




mesda godds 


Bagnarsi (7) 




isghoin 


Umacciù 


bagnarsi nelt acqua 


bla isq&ghoin 


htRciannitti lisMtfcià 


Balbettare (8) 


ciabaqa, mala- 
flaf (9) 


giabagh^ ghingan 




Balbuzie (io) 


ciabaqa laflafa 


giabagh ghingo 


ciabaqù ciabaka 


BaUnmente 


lafla&m 






Balena 


has 


jahas 




Balla 


rasas 


rasas 


tijti, barali 


Ballo 




saab 


sirba 



(i) Ingoiare, inghiottire. - (2) Vantaggio, profitto, utilità. — (3) Accidente. - 
(4) Verificare. — (5) Informare. — (6) Deprezaurc. — (7) Lavaisi. — (8) Pr»n»' 
dare le parole articolandole con fiitica. — (9) Ingarbugliare la prononds* " 
(10) Vizio di pronuncia. 





— 


365 — 




ITALIAMO 


HARARI 


SOMALI 


GALLA 


Batmòù 


keizaran 


gheidaran 


scimala 


Bimana 


mouz 


mus 


musa 


Banca (i) 


rambar. 


barki, gambadh 


gabata 


Baràa 


dabana 


gadh 


areda 


BarhtgUare (a) 




giagiabin 


ghiugou 


BarhOa 


ghedir daban 


oof 




Borea (3) 


doni 


sajad 


doni, laki 


Basso (4) 


taai 


hòs 


gababa 


Basso l«] (s) 


taaj moscia 


hossaissin, jaran 




Bastardo 


dikala 


veci 


dicala, baua 


Bastmari 


mahmath 


ulein 


daù 


BasUme 


baiti 


ul 


ulé 


Bamllo (6) 


mafkab 


markab 




Battere 


mokath, mahmath tunnin, gara' a 


tumù 


BattUura 


mokath 


. 1 

tunnin 




Baoa 


cirer 


dharer 


gorora 


Bavare (7) 


dereram (8) 


dharer 


gororu 


Bavoso 


cireram 


dharerre 




Bucajo 


suguia 


sugni 


(9) 


Buco (io) 


kottomi 


af-hàd 


kottorru 


Buco (11) 


thaj 


vau 


ola 


Beédno 


giabali 


giabalia 




BiUeua 


kumas 


ghureh 


midaga 


Bellissimo 




ghuruh badan 


sonau midaga 


Bello 


makomas 


ghuruh 


midaga 


BemécUo 


dua s'agagna 


duaisan 


ebi&ma 


Beaediri 


dua moscia 


duain 


ebisu 


BtniéSthne 




duo 


ebba 


BmfaUore 


koram jasezal 


vanagsamais 


garigodda 


Beneficare 




ajanov 


garomsu 


Beneficio (la) 




ajan 


ajana 


Benessere 


koram amribe 


nolol-ada 


gari giracciù 


Benfiere 


koram menda 


vanagaamain 


gari goddu 



(i) Sedile qoalmiqae, ledia. — (a) Pronanciare, parkfe male una lingoa. — 
(3) Cnotto. ~ (4) Non alto. — (5) Abbassare. — (6) Bastimento. — (7) Fare, man- 
^*K btta. — (S) Aggiuntivo. — (9) I Galla non ncddono animali nei pubblici mer- 
cali, aè Ti vendono carne e perciò non hanno vótia per dite beccajo. — (io) Becco 
^^^^ffdOo. — (u) Montone, ariate. — (la) FotftMw. 



— 266 — 



ITATJANO 


HARARl 


SOMALI 


GALLA 


Beni/ondi 


taibezal 


bosugir 


andora 


Benigno (i) 




kber 


ebi^sima 


Bentosto 


akkaro 


agta 


arpufìiH 


Benvenuto 


didgkhi 


maitimid 


odufte 


Bere 


massccia 


dhannin 


dugù 


Bestia 


uri 


babai 


binensa 


Bestiale (a) 


kalbi zalela 


sibab 


goùva 


Bestiame 


lam 


bolo 


loou 


Bianco 


nacih 


ad 


adi 


Biancastro 


narik 


bora 


bora 


Biasimare 


mathema 


bamascio 


ammaciù 


Bilancia 


mizan 


misau 


mizana 


tutto } sulla H 


■ 


ùah ùaliba ciah 




lancia 




misan 




Bilanciare (3) 


mathbaq 


bagin isbagin 


kagelù 


Birra 


gohoj 


farselo 


iarso 


Bisogno 


hagia 


bagio 


agia 


Bocca 


af 


af 


afan 


Bollito 


zi basala-basar 


ad korsamai 


bilcio 


Bongiorno 


aman 


nabad mija 


naganbnltè 


Bontà 


koramnat 


vanag 


garoma 


Bordeggiare 


tharaf maletha 


gbargbar sood 


dari ademu 


Bordone (4) 


vabé 


vabé (5) 


bombi 


Borsa 


kisc 


kisciad 


korgio 


Bottiglia 


qanira 


• gbarurad 


binile 


Bottonare 


maskal 


sudnin 


kulfesu, kuUcafà 


Bottone 


digaltt 


assala 


kulfi 


Braccio 


• • 


gaan 


arca 


Bragia 


cioho't 


dbuhul 


Cile 


Brandire 


math 


dufascio 


butu 


Breve 


bacir 


gaban 


gababa 


Briglia 


bakama 


bakkama 


dandala 


Brigliare 


bakama mesab 


bakkamem 


dancialu 


Brillante 


ji bimizal 


dbalala 


cialalacà 


Brillare 


maberan 


dhalal 


cialalacu 


Brodo 


marakb 


ffld 


danfa 



(i) Indulgente. — (a) 



scioccherà. "— (3) Tenersi in equilibrio* '^ 



(4) Calabrone. — (5) Specie d'ape nem. 





*— 


t6| - 




ITALIAIIO 


HARARI 


SOMALI 


GALLA 


Brunire 


nacih 


adein 


qalalacsu 


Brunito 


mantbah 


ad 


cialalache 


Brutto 


amala 


folhùn 


fullàma 


Bue 


bara 


dibi 


sanga 


Burro 


issise 


subag 


dada 




* issise midbÉl 


sabagain 


dadaidan 


yKo^félkmrro 


tarré 


gamba, dhitto,okos ditto 


Cabmu (i) 


gogio 


gcyio 




Qua (a) 


gaf 


bar 




Caetiure 


masdad 


erin 


arìù 


%^9U^ww^ìU ^Wv^vVvV^^ 


eira 


dagbsi dhabe 


titis dorma (titisa 








mosca dorma 
impediri) 


Cadavere 


ginaiz 


mijid 


refa 


Cadftna 


balaf-halaf maleta aggbad-basar'a 




Caéemare 


balaf-halaf male- agghad basar'u 


• 




tabe 






Caffè 


bun 


bun 


buna 


Coke 


nurat 


nurad 


barascia, barassa 


Calcolare 


mahela 


tirin 


lacaYU 


Caholafo 




koba tole 




Cfmera 


gar 


agbal 


mana 


Cammello 


gamela 


gbel 


gala 


Campagna 


badia 


badia 


kottu 


Camfagnuolo 


bari-gatcs 


badia 


dida 


Campanu 


bilbila 


bilbila 


bilbilla 


Candire 


dirré 


bannan 


(3) 


Campo (4) 


barsoi 


ber 


ora, orra 


Campo di guerra 


adava-ataj 


mel-ol 


bacheddnla 


CaaagUa 


bòn 


sab| midgan 


vata 


Canale 


magat 


masno 


managalana 


Caadela 


sciami 


sdamaa 


ipsa 


CaadeHere 


sciami-jasimjud 


sciamaalé 


mia ipsa 


Cane 


baci 


cj 


sarè 


Canestro 


mot 


saffi 


safi 


Cantare 


fakar 


guh 


veddisu 



(1) Pìccola carnai — (J>) Escremento. -— (3) Non esiste l'aggettivò. -^ (4) Giar- 



— f6S — 



ITALIANO 


HARARI 


SOMALI 


GALLA 


Capacità (i) 


akilnat 


farìdaimo, fkridui 

TtXCì 


- gamnoma 


Capanna 


gogio 


gogio 


gogio 


Capigliatura 


harttt 


halab 


martu 


Capitale 


uruss dinat 


rasmal 


duromA 


Capo (a) 


àkil 


ikrid fitrid 


gaiUffct 


Cappella 


tasbrh 


tusbah 




Capretto 


ghighi, dauyaldi 


vùaar 


ilmoree 


Capriccio 


ukube ùhùjùkttii< 
zal 


- isjeljel 


Cora 


Carabina 


savari-niRhi 


bundugh-fiu^e} 


caùve flsittia 


Oèrko (3) 


mathena 


rarr 


fea 


Cartolajo 


gulab 


gillàd 


gonfia 


Cartonare (4) 


gulal 


gillad 


gonfa 


Cartuccie 


rasas* 


dabttMantb 




Cassa 


sathan 


saiidngh 


sateni 


Cassatesta (5) 


qui 


gambal 


girma 


Casseruola 


disti 


disti 


ochte sibilla 


Catmaedo (6) 


maftah 


maftah 


bana 


Cauzione 


raga 


markhatti 


raga 


Cauzionare 


makeab 


marklifttlffll^ 


dugabassil 


Cavaliere 


farasagSa 


fiu*aslei 


varafarda 


CavcUla 


inisti faras 


ghegno 


fardadalla 


Cavalleria 


fftffliwgffa 


faraslei 


abba£sirda 


Cavallo 


hangùlla 


miiskah 


surrì 


Cedere 


marohak 


foghein 


gogu 


Cenere 


hamad 


dambas 


darà 


Censura 


madgadal 


dirir 


loia 


Censurare 


madgadal 


dirir 


loia 


Cento 


bakla 


boghol 


dibba 


Cera 


gagà 


gagà 


gagà 


Cerimonia 


tascrif 


tachri&d| tascnfiid 


l gammadda, g^^ 
mada 


Certezza 


hullu 


ran 


daga 


Certificare 


bulla memad 


nm scieg 


dagahimù 


Cessare 


mahdag 


dein 


lakisa 



(i>liitel]igcn«u — (s) Umo dM sa, abile. — (v Faiddlo. ^ (4) Bic0<«e. 
— (5) Batdcapo, massa. — (6) Lacdietto. 





— 


9Ù9 — 




ITAUAMO 


HARAU 


SOMAU 


GALLA 


CHÙU^€MtéI 


buriga 


iftin 


ila 


Odoro (i) 


biingn 


iftin 


ifa 


CUm 


mafiah 


Tiiaftah 


culfi 


Ckwh 




masmar 


dncara 


Ckmders col hu^ maftab 




duini 


Ch€l^ 








Ckmstfra 


gambali 


bui od 


duiTa 


Ckaia 


kabcior 


kabagian 


korqpipjsa 


CùtgMa 


amora 


saratoiMia 


allatifard^ 


Oda 


sami 


• 


sami, guracda 


OgUa 


barima 


barrima 


gnariggia 


CmputOa 


khamsin 


konton 


sdantam 


CSufwe 


hamisti 


scian 


scian 


Ctrconeiswne 


havsttma mOiei^t 


bangiaf-goin 


dagnamuia 


CUttMWtU 


matkahal 


jedum, icaurfkd*!» 


vamu 


Gmle 


namtts 


namus 


nassaba 


Cmìmart 


namus moacia 


namissein 




^$^U9M90MMffttf 


namus 


namus 




OmUà 


namusnat 


namusnimo 




Coccadriih 


nada 


nacia 


nacia 


Q^Heri 


malkam 


gurrin 


guru 


CaUo umano 


malgad 


vasniu 


salu 


Colare 




darèr (2) 


jaù 


Colka 


kilkai 


sduban 


albati 


CoOa 


jithalkizal 


dhegdheg 


matansa, matanne 


Collari 


mathbak 


dhegin 


matansu 


Cottma 


sari 


dùd 


tuUù 


Collo 


angat 


ghòr 


morma 


Colorare 


sibbakh 


sibbakh 


hallu 


Colore 


giusi 


midab 


bifa 


Coltìnare 


marhas 


ghodnin 


kottù 


Comandare 


amrì 


t 

emar 


agiagiu 


Commedianti 


gadhé 


gadhi 




Commercio 


mosafir 


massefir 


nagade 


Comprendere 


magarad 


hubsasdo 


ubaciù 


Coiuhiglia 




gholof 


gurduman 


Concorrenza 




dhuni, samain 


gattitinnesù 



(0 opposto di scaro. — (a) Che cola. 





— 


270 — 




ITALIANO 


HARAEX 


SOIIAU 


GALLA 


Omdmone 


sdarthi 


sciarath 


ballama 


Conferire 




dorasdo 


gorù 


Confondere 




hMmAm 


dogongoni 


QonfrateUo 


iser valdi 


ilma adèia 


ilman adera 


Conoscere 


maka 


oghon 


beka 


Conquistare 


zi marakhu 


olku hèl 


moù 


Consanguineo 


ahli 


tol 


firoma 


Consanguineità 


ahlinat 


tolnimo 


firomo 


Consigliare 


hirghi moscia 


arìmin 


mariacciù 


Consiglio 




guddi 


mari 


Consultare 


hirghi moscia 


arìnsasdo 


mariacciù 


Consumare 




gubnin 


gubu 


Contare 


mahelak 


tirìn 


lacaù 


Continente 


ahli 


tol, arlo 


lammi 


Contradire 


sinau matnavat 


hadal-dorìs 


adangiacciù 


Contrario 


isbalad 


kalagir 


gargar 


Convenire 


matkahal 


hechis, hesciss 


valtaù 


Convenzione 


matkahal 


hesciss 


valtaa 


Convertire 


maamau 


salinsin 


amansistt 


Convitare (i) 


matkehal 


ujedhmii 


bulfacciù 


Coperto 


libsi 


ha 


u&ta 


Coprire 


malbas 


huvin 


uviso 


Coraggio 


zigSat 


adeig 


giabegna 


Coraggioso 


rig 


adag 


glaba 


Corda 


fatidt 


hadhig 


fiigno 


Cordare (2) 


maghad 


sòhnin 


hidu 


Como 


qami 


ghès 


ga& 


Coronare 


ekat 


boghor 


marù 


Corpo 


basar 


gidh 


nafa 


Correggere 


tab moscia 


vanagin 


tolciù 


Correggia 


mathan 


sun 


tepa 


Correre 


marotha 


rorrìn 


cacciù 


Corrompere 


mablal 


baio 


ballesu 


Corrotto 


zi baiala 


baai 


bade 


Corte 


abàd 


arda 


ardaga 


Corvée 


kootbe zalel 


bilasc daghsad 


ghidisu 


Cospirare 


kota 


ghottin 


kottu 



(i) Invitare. — (2) Legare con corda. 



ITAUAICO 



CrapUa 



CredUo 



CrièU 



Cmlo 





— 271 — 




HAKARI 


SOMALI 


GALLA 


maoekal 


dfiisnin 


giarù 


tath 


dun 


girbi 


udnia 


halis 


maciaa 


nmmad 


ummad 


urna 


makhlak 


unnin 


umama, urna 


siaraana 


anim 


amana 


maaman 


anim 


amanù 


mngdt 


ghàu, dein 


degù 


madar 


veìnan 


gudacciù 


manthaf 


manthaf 


ghinghilcia 


dra 


sein 


eira 


Idra 


adeig 


giaba 


mas& 


toUin 


hoddu 


hamàci 


seddi, ghanin 


sodda 


ftiddi 


ftitto 


udu 


mabsal 


bìslein, carrin 


afela 






(continua). 



G. 



Studì per la Raccolta Colombiana. 



7} LetUra del Rt Emanuele ài Portogallo a Ferdinando e Isabella di 
CaUiglta, sopra la navigazione di Fedro Alvarez Cabrai^ nel suo 
rOorno dal Brasile^ alla costa d Africa {1^00-1301) 

pubbUeata dal prof. L. F. Belgrano. 

L'Archivio di Stato in Venezia possiede un apografo cartaceo (i) 
della lettera indirizzata ai re cattolici dal loro genero Emanuele il For- 
tunato (3)1 per ragguagliarli della spedizione di Fedro Alvarez Cabrai alle 
Indie, incominciata nel marzo del 1500 e compiuta nell'estate dell'anno 



Io ne ebbi cortese notizia dal compianto comm. Bartolomeo Cec- 
cbetti; e rendo grazie al Ministero deirintemo, il quale, accogliendo 
la proposta di quel dotto Sovrintendente degli Archivi veneti, permise 
che il documento fosse trasmesso temporaneamente all'Archivio di Ge- 
nova, affinchè io potessi studiarlo a tutto mio agio e cavarne copia. 



(l) Mueellmtea mamseritH: Busta : Pog^Pro, 

(2^ Avea sposato nel 1500 Maria di Castiglia, figlia di Ferdinando e IsabeUa. 



37» — 

Sifiktto apografo, come ricavasi dall' annoIsRzìone che reca aul dono, 
è quello stesyo che Giovanni P^sqnaligo, oratore veneto in liiboit, 
ebbe modo di procacciarsi da qi^ella Corte; e font fii da lui spedito 
alla Signoria di S. Marco colle lettere del 19 settembre 1501, eqiso- 
cennano i Diari di Girolamo Friuli: e A di 19 dicto, per Isttne da 
r oratore veneto gionto a Lisbona in Portogallo a quello sereniseimo 'Sit, 
visto et honorato et acceptato cum ogni dimonUratione et cum parole 
molto large. . . . , se intendeva la gionta di le caravdle a PortogaHo ve- 
nute da Cholpcut .... » (x). 

Il documento, del resto, era già noto per la vcssione sincrona ^a- 
gnuola, che ne pubblicò il Navarrete nel 1819 (a), da una copia ese- 
guita per mano di D. Gioachino Traggia; ma non nel testo originak, 
che io stampo qui per la prima volta a fironte di essa, come contrihato 
agli studi delle relazioni veneto^-portoghesi. Si vedrà che la lezione del 
detto testo, se riesce in qualche parte più corretta e completa, non va 
però totalmente scevra da mende; le quali si voglimo senza fello ri- 
ferire al copista, frettoloso o non abbastanza perito dell'idioma poiCo- 
ghese. Oltre di ciò, corrono fra la versione ed il testo medesimo al- 
cune sostanziali varianti; e notabile singolarmente mi sembra qudladd 
nome attribuito ai sudditi del Prete Jatmi^ i quali nell' una si chiamano 
Coavixi e nell' altro Abechy (Abissini). Parimente è da osservare la dis- 
formità della data in calce alla lettera, la quale nell'esemplare spa- 
gnuolo dicesi scritta il 99 di luglio in Santarem, e nel portoghese ipveoe 
a Lisbona il 25 d'agosto, senza che si possa per ciò sospettare di nn 
semplice errore materiale ; giacché alla disparità delle date serve di esatto 
riscontro la durata del viaggio di Cabrai, computata nel primo a sedici 
mesi e a diciassette nel secondo. Sebbene in questo particolare abbia 
ragione il traduttore, sapendosi in modo positivo che le navi erano ter- 
nate a gittar 1' ancore al Restello (Belem) e nella fin*" di luglio > (3). 

L'invio della lettera del re portoghese a Venezia era stato prece- 
duto nondimeno da altre precise informazioni, mandate direttamente 
dall'agente Matteo Cretico, recatosi a Lisbona alcuni mesi avanti del 
Pasqualigo e di là trasferitosi, appunto nel settembre, in Ispagna, per 
compilare un rapporto circostanziato sulle vie marittime di Calicut (4). 

(1) Archivio veneto, voi. XXII, pp. 164. 

(2) CoUccion de los viajes y descuòrimientos^ ecc., tom. in, num. XIII, pp. 94- 
lot. e Existia en Zaragoza (nota lo stesso Nararrete) tu el archiro de la antiqua Di- 
pntacion de Aragon, destrnido ea la gaerra de la independenda ». 

(3) Conf. Ramusio, NavigaHom^ I, 139. 

(4) Conf. Arch. ven,, XXIII 155 ; Hbyd, ffisioire du eommera du Levami eit 
meyen-^ge, n, 516. 



— «73 — 
Altri importanti ragguagli avea pure inviati 1* oratore della Repubblica 

la corte di Castiglia» Dofiaemco Pisani, comunicando al suo go- 

quella lettera del negosiante Giovanni Aflaitato, che il Sanudo 

ci louuKVÒ, e che vedesi scritta di Lisbona il 26 giugno, doè appena 

dne giorni dopo che, con notabile anticipazione su le altre, era giunta 

al JRestiUo la prima nave dell'armata di Cabrai, e Questo navilio» scrivea 

TAXaitato, è lo più piccolo de tutti» et è del signor Alvaro e tre altri 

aacrcadanti > ; i quali egli nominava in questa guisa : e Bortolo fioren- 

tino» et Hironimo et uno genovese (i). Ora il eh. Heyd pensa, con 

ragione, che Bortolo sia da identificare con Bartolomeo liiarchionni, il 

quak successivamente apparisce interessato .nella spedinone di Giovanni 

di Nova (i 502) e nella Mconda navigazione di Vasco di Gama (1503) (a); 

ed io esprimo a mia volta l'opinione che possano gli altri due ridursi 

ad una persona sola, il cui nome forse venne frainteso dall'autore della 

lettera, o abbreviatamente scritto in questa, secondo correva Fuso (cosi : 

s<9m>), o mal riferito dal « marinaro > che diede le e nove >. Propongo 

pertanto di leggere: < Bortolo fiorentino, et Hironimo Italiano genoese >; 

e Goniorto la mia supposirione, rammentando i non pochi membri di 

questo casato (che allora cominciava a chiamarsi anche Interiano), i 

qoali nel secolo XV e ne* principi del XVI ci appariscono ingolfati 

appunto ne' traffici, negli armamenti delle galee ed in altre specula- 

aiooi marittime (3). £ sopra tutti ricordo quel Gioxgio della stessa &• 

VBi^aa^ che fu proclamato dal Poliriano rerum abditarum tnvestigaUr 

gxftrtisnmus, che nella grave questione agitata da' cosmografi, se il Mar 

Rosso si congiungesse o no coli' Oceano, sostenne sempre 1' affermativa, 

e che stampò la bella relarione della vita degli Zichi pei tipi dell' amico 

suo Aldo Manuzio in Venezia, dove egli stesso, dicesi, nel 1501» avea 

prima d'ogni altro portati i platani (4). 

Come del più de' suoi concittadini, cosi anche va detto di Gero- 
nimo, figlio di Tommaso Interiano, che gli interessi privati non lo alie- 
narono dai pubblici negozi: nel 1495 andò governatore generale in 
Corsica, e serbò l'ufficio buon tratto anche del 1496. Il 2 aprile 1506, 

(1) Marin Sanuto, Diarii, IV, 66 segg. 

(3) Hrvd, II, 512. 

(3) Federici, Abtcidario dàlU famiglU nubili di Genova^ ms. deUa Biblioteca 
dd]A Missione Urbana, voi. II, fain. Intiriamfi, 

(4) Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova^ a. 1501 infine; Spotor- 
MO^ Storia letteraria della Liguria^ IV, 164 segg. Il quale nota altresì, che « nelle Ge^ 
ntaUpi formate dal cav. Buonarroti non si vede il Giorgio ». Ma al difetto rimedia 
un atlo del notayo Giovanni de L«co, in data del 1488, citato dal Federici, laddove 

Giorgio è detto figlio del qm. Lionello. 



— ^74 — 
giacendo infermo, dettò in Genova il proprio testamento ne' rogiti di 

Girolamo Loggia, dichiarando di Tcrfer esaere tumulato nel sepolcv» 

di fSuniglia in S. Domenico, e scrisse eredi i figlinoli; ma è vano il 

domandare a quell'atto ogni altra notixia che più importerebbe alla 

storia (i). 



(Extra) Para dar au ambaixadùr 

de Venezia, 
(Intus) t Translado de Carta que 

el Rey nassa SeHor escreveo a el 

JUy de Castella seupadree da nova 

da Imaya. 



Estees djas pasados, despois que 
a prìmera nova da Indya ch^^ou, 
nom escripvuy loguo a Vossas Se- 
lìoryas as coussas della, porque nom 
era aimda vinido Fedro Alvarez Ca* 
brall, meu capitaao moor da frota, 
que là tynha emviado. E despois de 
sua cheguada sobresyuy niso, por- 
que tambem non eram da Imda 
vinidas duas naaos de sua com- 
panhia, das quaaes huma delas tin- 
ha envyada a ^falla, que Ihe my- 
naa douro que novamente sachon, 
nom para resguatar, ssomente para 
aveer verdadera emlTorma^on das 
cousas de là ; porque de duas naaos 
que passo habiam, huna delas se 
perdeo nò mar, e outra sse apartou 
da flrota com tempo feito, e nom 
foy à dita mynaa. E despois de 
cheguadas as ditas naaos, estando 



Carta del JUy D. Manuel de Pmr* 
tmgal d los Rtyes CatéUcùs, deu^ 
doles cuenta de todo lo %ucedido en 
el viage de Fedro Alvarez Cabrai 
por la costa de Africa haUa el 
Mar Rofo. 

Muy altos y muy excelentes y 
muy poderosos Principes senores 
Padre y Madre. 

Estos dias pasados, despues que 
la primera nueva de la India 11^6, 
no esercibi luego à Vuestras SeiEo* 
rias las cosas de alU, porque no 
era aun venido Fedro Alvarez Ca- 
brai, mi capitan mayor de la iota, 
que alla tenia enviada ; y deqmes 
de su llegada sobresef en elio, por- 
que no eran aun venidas dos naoa 
de su compania, de las cuales la 
una tenia enviada à Zofala, que es 
mina de oro que nuevamente se 
hallo, no para rescatar, sino sola- 
mente para hacer verdadera infor- 
macion de las cosas de alla; por* 
que de dos naos que para elio iban, 
una de ellas se perdio en la mar, 
é otra se apaitò de la flota con 
tieropo fortunoso, é no fué la dicha. 
Y despues de Uegadas las dicbas 
naos é estando para notificarlo todo 



(i) Aichivio Notarile di Stato in Genova : AtH di GiroUmo Loggia, film 6*, 
nnm. dell'atto 314. 



3 

noteficar todo à Vosas Seno- 
Pero Lopez de Padilba (i) 
dise que folguarìees de saber as 
iiOTas de corno as coosas della sso- 
cederam ; as qnaees de corno todo 
ssomariamente pason som estas. 

O dito meeti capitaao com treee 

naaos paitió de Lisboa à IX di de 

iiìaT90 de anno pasado; e nas ou* 

tavas de Pascoa segnyente chegnou 

:! ana terra qtie novamente desco* 

ìmOf a que pos nome Santa f (2), 

etn qne achou as gemtes nuas corno 

na prìmeera 3niocemcia, mamsas e 

pacificas ; a quali paregeo que Nosso 

Sefior milagrosamente quijs que se 

acbasse, porque be muy comviniem- 

te e necessaria à naveguagom da 

loidja, porque aly coregeeo suas 

naaoB e tomou aguoa; e pollo ca- 

mynbo grande que tinha para am- 

dar, nom sse detene para sse em- 

Ibnnar das cousas da dita terra; 

flBomemte daly me emvjon bum na- 

▼jo à me noteficar comò Iha acbara, 

e feea»seu camynho via do Cabo 

de BdàEsperam^; e naquelle guoll> 

fiu>, amtee o cbeguaar ao cabo, pa^ 

son giamdes tromentas, em que em 

bum ssoo dija jumtamente socobra- 

rom a sua vista quatro naaos de 

qnee nom escapon persona algua; 

sondo jasL neste tempo desaparecida 

delle outra naao de qua see ora 



75 — 
a W. SS., Pero Lopez de Padilla, 

me dijo que folgàbades de saber las 
nuevas de comò las cosas de alla 
sucedìeron; las cuales de còrno todo 
sumariamente paso son estas. 

£1 dicbo mi capitan con trece 
naos partió de Lisboa a nueve de 
marzo del ano pasado. £n las octa- 
vas de la Pascua siguiente llegó à 
una tierra que nuevamente descu* 
brio, à la cual puso nombre de 
Santa Cruz, en la cual ballò las 
gentes desnudas comò en la pri- 
mera inocencia, mansasy pacificas; 
la cual parece que Nuestro Senor 
milagrosamente quiso que se ballase^ 
porque es muy conveniente y ne* 
cesaria para la navegacion de la 
Ludia, porque allf reparò sus navios 
è tomo aqua ; y por el camino 
grande que tenia por andar, no se 
detuvo para se informar de las cosas 
de la dicba tierra; solamente me 
envió de aJlf un navio é, me noti- 
ficar comò la hallo, é fizo su ca- 
mino la via del Cabo de Buena-E- 
speranza ; en el cual golfo, antes de 
Uegar à ella, paso grandes tormentas, 
en que en un solo dia se anegaron 
juntamente é. su vista cuatro naos 
de que no escapò persona alguna; 
siendo a este tiempo desparecida 
del otra nao de que basta agora no 
be habido noticia, y en la que en 



1 



(l) n navi^ore, di cui si ha il Diario pubblicato dal Varnhagen, 
(s) U BxasUe ; la coi scoperta yenne allora annunciata al re Emanuele da Pero 
Vas de Q^minlm^ colla nota lettera data in Porto Segnro U i^ di maggio 1500, e 
ddla quale va segnalata la più completa ristampa fatta dal Visconte di Porto Se- 
guo nella Reuisia Trimensal dell'Istituto storico e geografico del Brasile, voi. XL, 
par. n, a. 1877, pp. 13-34- 



— »78 — 



arvorees e de seu fruito se fezem 
estas cousas que se seguem: agu» 
quar, meell, arzeite, vinho, aguoa, 
▼inagre, carvami cordoallha para 
navios e para toda outra cousa, e 
teiras de que fazem algunas vellas 
de naaos, e para outras muitas 
cousas; e o dito fruito, aleem da 
quello que dele se asy fiu, Ihe 
gramde mamtimeiito seu, principale 
mente no maar. £ despois do asemto 
asy feito com o dito Rey, poos meu 
ftdtor com toda a casa ordenada que 
para dita dita (sic) feitoria emyiava 
em terra para dita feitoria (sic); 
e come^ou loguo de trautar suas 
mercadaijas e de careguar as naaos 
de espiciaria. £ neste meco tempo 
yinnou o Rey de Calecut dizer ao 
meo capitaao que huna naao myxyXo 
gramde e muy armada doutro Rey, 
seu inimiguo, Ihe tinha mandado 
dizer que pasava por ante seu porto 
sem nehum medo seu, a quali outra 
▼ex tinha anojado, e Ihe roguava 
muyto que llha mandase tomar, 
emcaregemdolhe comò cousa que 
locava muyto à seu estado e omra. 
£ o dito meu capitaao, vemdo o 
boo trauto que elle e asy o meu 
feitor come^avan de regeUr, por 
mais confirmar mynha paaz e amy- 
zade, acordou de o fiiELzer; e por 
Ihe mostrar a forga de nossa gemte, 
navios e arthellharia, mandou sso- 
memte nella o mais pequeiio na- 
▼yo que tynha, com huna bombarda 
grosa, ee Ihe algonos demtro no 
porto doutro Rey seu yezino; e à 
vista delle e toda sua gemte, a 



aceite» vino, aqua, vinagre, carbon, 
y cuerdas para navfos e para toda 
otra cosa, é esteras de que haoen 
algunas velas de naos, é se sirren 
de ellas en todo lo al que les 
cumple ; y el dicho fruto allendc de 
aquello que de él asi se hace» es 
grande mantenimiento suyo, princi- 
paUnente en la mar. Y despues dei 
asiento asi fecho con el dicho Rej» 
puso mi fìttor con toda ordenada 
que para la dicha fatoria envxaba 
en tierra; é comenzó luego de tralar 
sus mercaderùis, é de cargar las 
naos de especerla. Y en este medio 
tiempo envió el Rey de Calecnt é. 
decir à mi capitan que una nao mof 
grande é muy armada de otro Rey, 
su enemigo, le habia enviado à decir 
que pasaba por ante su puerto sin 
ningun miedo suyo, é que ya otras 
veces le tenia enojado, que le rogaba 
mucho que le mandase tomar, en- 
careciéndoselo corno cosa que toca- 
ba mucho à su estado é honra. Y 
el dicho mi capitan, viendo el tra* 
tamiento que él y el dicho ùXat 
comenzaban à recibir del dicho Rey, 
por maz oonfirmar mi paz é amistad, 
acordó de lo facer; y por le mo- 
strar la fuerza de nuestra gente en 
navios é artilleria, envió solamente 
à ella d mas pequ^o navio que 
tenia, con una bombarda gruesa, é 
alcanzóla dentro en el puerto de 
otro Rey su vecino; é à vista del 
é de toda su gente, la tomo y la 
trujo à Calcut con cuatrodentos 
hombres arteros é alguna artillerfa, 
e con siete elefantes ensenados de 



^omou e a trouve à Calecut com 

ìij| cientos omees arcbeiros e algua 

wtdhaxia, e com sete alifiuntees 

«maiSados de guera dentro nella» 

ifm^ là valerìam trjmta mill f ''^ (i), 

potqne por bum soo delles davam 

V myll t^***» e com outra merca- 

deria de espiciaria; a quali muio 

llie mandou e Iha deu com todo 

Ilio qae nella vinha; e elle a veyó 

Ter à ribeira, por ser à eles muy 

gnmde espamto tam pequeno nayjo 

oom tam pocos bomees tomarenl 

kima tamanba naao e com tamta 

gente, e a recebir o recado que 

IhD dito capitaao sobre ella Ihe 

cniTÌaTa. vimdo com todo seu estado 

e festa. £ estamdo nesta concordia 

e «mizade, semdo ja duas naaos 

car^guadas de spiciaiìa, os Mouros, 

prinryalmente os de Meca que ali 

estun estantes por verem o grande 

dano que se le seguja, buscavan 

todoUos modos que pudìam para 

poner em discordia emtre o meu 

fiator e el Rey e que terem a terra 

con alvorogo por tornarem Iho 

Inulto; e porque todalas merca* 

doiias eram as naaos dos Mouros» 

e csoondiam nao e mamdavanas 

seaetamente para outras partees. 

E aabendo esto, o dito capitaao é 

emviado dizer a el Rey de Calecut 

qocottmdose e peedimdolbe que 

oomptse o que oom elle tinba asen- 

tado^ que era que demtro em XX 

dias se Ihe daria mercaderia de 



79 — 
guejEra dentro de ella, que alla vai* 

drian 30 mil cruzados, porque por 
uno de ellos solo daban 5 mil cru* 
zados é con otra mercaderia de espi- 
cierla; la cual nao le envió à pre- 
sentar é se la dio con todo lo que 
t-n ella venia; é él la vino à ver 
à la ribera, por ser à ellos muy 
grande espanto tam pequeno navio 
con tan pocos hombres tomar una 
tamaSa nao e con tanta gente/ é à 
recebir el recando que el dicho ca* 
pitan sobre ella le enviaba, viniendo 
con todo su estado é fìesta. Y estan* 
do asi en està concordia é amistad, 
siendo ya dos naos [careguadas] de 
espicieria, los Moros» principalmente 
los de la Meca que alli estan estan- 
tes, por ver el gran da3o que se les 
seguìa, buicaban todos los modos 
que podian para poner discordia 
entre my £ator y el Rey, pusieron 
la tierra en alboroto por estorbar 
el trato ; y porque todas las merca- 
derias estaban en manos de los Mo- 
ros, escondianlas secretamente para 
otras partes. Y sabiendo esto, el 
dicho capitan envió à decir al Rey 
de Calecut quejàndose y pidiéndole 
que cumplìese lo que con él tenia 
asentadoi que era que dentro de 
veinte dias se le daria mercaderia 
de que cargase las dichas naos é 
que basta ser ellas cargadas no 
daria lugar que ningunas otras car- 
gasen. Y el Rey le respondió que 
toda la mercaderia que huUese en 



(i) n franalo corrispoode a lire 3, 50 dell* odierna moneta italiana. Confr. 
HnrD, U, 511. 



— 28o 



que careguase as ditas naaoB> e 
qoe tee elas sereni caregtiadas nom 
dazia lugoar a nehunas outras sse 
caiceguarem. E el Rey Ihe respon- 
deeo que toda a mercadorìa que 
ottvese na teia Ihe mandarya loguo 
daar, e que se algno careguase em 
seu porto ssem seeus ofigiaees o 
saberedi, que eie Ihe dava luguar 
o podeer para que a retenese atee 
Ihe mandar os ditos seus ofì^iaaes 
que niso ouvesen de proveer para 
Iha emtreguar. E tamto quee os 
Mouros souberam, acordarom com 
gramde djligemcia de careguar hu- 
na naao primieramente, damdo ajnda 
maior deligemcia em esconderem a 
mercadorìa de que damtes suyam; 
e isto por darem causa a quee Iho 
escamdoUo se cometase, por que 
sam poderosos e a cidade Ihe de 
muitas na^oees e de spalhada po- 
voracam, e em que o Rey male 
pode proveer a os allvorogos do pò* 
voo. E vemdo o meu feitor comò una 
nao se car^^va, requereo ao dito 
capitaao que a retenese corno con 
el Rey tinha asemtado ; e Iho dito 
capitaao, areceamdo o escamdollo, 
duvidou de o fazer ; e o dito feitor 
tomou a Ihee requerer que todavya 
a retenese» disemdolhe que os prìn- 
dpaes dos Mouros, e asy alguos 
gentyos, Ihe dizian que se a dita 
nao se nom rettinha, em nehuna 
maneeira nom podeya careguar suas 
naoc; e segumdo o que segujó, 
parece que o (Taziam a fin de da- 
rem causa ao dito escamdoUo. E 
o meu capitaao, despois de duvidar 



la tierra le mandarci luego dar, e 
que si àlguna se cargase en sa 
puerto ' sin saberlo sus oficiales, q«e 
él le daba lugar é poder para qsft 
la detuviese fasta que él envìase tal 
dichos sus oficiales para que en ella 
hubiesen de proveer para se la en- 
tragar. É en sabiendo esto, los Moroi 
acordaron con grande diligenda de 
caigar una nao pùblicamente, dando 
athì mayor diligencia en esconder 
la mercaderìa de lo que àntes so* 
Man ; y esto para dar causa éi qus 
el escàndalo se comenzase, porqne 
son poderosos y la ciudad es de 
muchas naciones y de extendida 
pobladon, y en que el Rey tad 
puede proveer à los alborotos del 
pueblo. E viendo mi fktor cono 
la nao se cargaba, requirìó al ca- 
pitan que la detuviese corno com 
el Rey tenia asentado, y el dicho 
capitan, recelando el escàndalo» 
dudò de lo hacer; y el dicbo Àlor 
tomo à le requerir que todavià U 
detuviese, diciendo que los princi- 
pales de los Moros, é as( alga- 
nos gentiles, le decian que si ia 
dicha nao no era detenida, .ea 
ninguna manera podria cargar sus 
naos; y segun lo que se 8^<)» 
parece que lo hacian à fin de dar 
causa al dicho escàndalo. Y nu 
capitan, despues de lo dudar vo» 
chas veces, recelando lo que * 
siguió, envió à decir à la gcn** 
de aquella nao, por el poder qn« 
para elio tenia, que no se particse, 
y ellos no lo quisieron fecer; J 
entónces fué necesarìo de la mandar 



— a8t — 



TìiTiitafi veies, areceeamdo o qae se 

wigajó, mandon dizer a jemte da- 

qn^a Baao, por Io poder del Key 

qiie paia iso tinha, quee sse nom 

putise, e eles o nom quiseram 

feser; e emtem ffoy neecegarìo de 

a mamdar reteer; e mamdou ao6 

sens batees qne a metesem demtro 

do porto, mnde estevese segura de 

nom poder partyr em seu plazer. 

E tamto qiie os Mouros isto vejo, 

corno era el firn qae elles deseja- 

Tam, naquello propio estante vieram 

loglio com lodo lo outro povoo, 

que ja damtes tinham alvoro^do, 

sobre Iho dito feitor e casa, e com- 

batexamlbo ; e eie com eses poucos 

qae oomsigno tinha se defendeo 

por a^n espago, e se sayo da 

casa TÙndosee recolhìdo ao mar. 

E o men capitaao, que ao pre- 

scolte estava doemte, tamto que 

Ibe toj dito do alvorogo que era 

em tera, mamdou a todos seus 

batees a socorerlhe; e posto que 

o mar fose muy bravo, todavya 

ajmda recolheo algua parte da 

gemte: mataron o feitor, e com 

elle se perdeijan L.^ persoas amtre 

mortìs e cativos. E nisto asj feto, 

vimdo o meu capitaao corno el 

Rey a isto nom acudira, e via que 

nom Ihe mamdava nehun recado, 

se provya d*allgaos aparelhos are- 

ceamdo guera, e asy se tinho apo* 

decado da ùzenda mynha que em 

ìeoL ficara, sobre estamdo bum di 

pira ver se Ihe fazia emmenda do 

dito casso. Quamdo vyo que nebun 

recado Ibe emvjava, temendose dele 



retener; y mandò à sus bajeles 
que la metiesen de dentro del 
puerto donde estuviese segura de 
no poder partir sin su piacer. Y 
luego que esto vieron los Moros, 
comò era el fin que ellos deseaban, 
en aquel mismo instante vinieron 
luego con todo el otro pueblo, que 
ya àntes tenian alborotado, sobre 
el dicho fator y casa, combatién- 
dolo; y él con esos pocos que 
consigo tenia se defendiò por al- 
gun espacio, y se salió de la casa 
viniéndose recogiendo à la mar. 
Y el mi capitan, que entónces 
estaba doliente, luego que le fué 
dicho del alboroto que habia en 
derra, envió todos sus bajeles à le 
socorrer; y puesto che la mar 
estaba muy brava, todavia recogió 
alguna parte de la gente : mataron 
al fator, y con el se perdieron 
cincuenta personas entre muertos 
y cativos. Y esso asl fecho, viendo 
el dicho capitan comò el Rey à 
esto no acudia, é veiendo que no 
le enviaba ningun recaudo, àntes 
se provefa de algunos aparejos re- 
celando guerra, y que asimismo 
estaba adoperando de mi acienda 
que quedó en Sierra, sobreseyendo 
un dia por ver si se bacia en* 
mienda del dicho caso. Cuando vió 
que ningun recaudo le enviaba, te- 
miéndose que armase gruesamente, 
comò despues fiso, para que le 
pudiese impedir la vengansa que en 
aquel tiempo podia tornar, acord6 
de lo poner lu^o en obra, é to- 
mòle diez naos gruesas que en el 



282 



Rey margiosamente, corno despois 
fes, para que le podese impedir a 
vimguamga que naqaelle tempo 
podya tornar, acordou de o poner 
loglio em obra, e tomoule dez 
naaos grosas que no porto este- 
vam, e mandamdo trazer nespada 
toda a gemte que nellas era, ti- 
ramdo algua que escapou escon- 
dida, que depois Bom quiso mataar, 
e ma trouve catyva; e despois de 
tomadas, Ihe mamdou todas quei- 
mar davante a porto, que foy a 
de gramde espamto, nas quaes 
estavam tres alifamtes que ly mo- 
reram; e nisto despendeo todo 
aquele di ; e tamto que foy noite 
se fuy com todalas naos, e se pos 
o maius em terra que podé ao 
lomguo da cidade; e tamto que 
amanehegeo Ihe comegou a tirar 
com artalharja, e Ihe tirou tee 
noute, principalmente as casas del 
Rey, com a quali Ihe fez muyto 
dano, e Ihe matou muyta gemte, 
comò depois soube, e Ihe matou 
hum homem principale que estava 
jumto com elle, polo quaee se sajó 
loguo fora da cidade, por le pa* 
recer que em todo eie nom estava 
seguro. £ daly fleez velia e se foy 
noutro porto seu, que se Ihamava 
Famdaranet, em que tambem Ihe 
fez nojo com artelhaija, e le matou 
jeimtes. E dally fez velia a via do 
re3mo de Cochim, que Ihe aquella 
parte donde vem a espicierja, 
XXX leguoas alem de Calecut; e 
no caminho vehou outras duas 
naaos de Calecut, que tambem vi- 



puerto estaban, y mandò poner 
espada toda la gente qae en 
habia, salvo alguna que qi 
escondida, la cual despoes no 
matar, y me la tmjo catifa; 
mandò quemar las dichas ni 
lante del dicho puerto, que ine al 
dicho Rey é à la gente de 
grande espanto, en las cuales esU* 
ban tres elefantes que alU mo- 
rìeron ; y en esto gastò todo aqod 
dia; y luego que fué noche»sefiié 
con todas los naos, é se paso b 
mas en tierra que pudo al laeago 
la cittdad; y en amanecieDdo^ le 
comenzó à tirar con arttllerìa, e le 
tirò basta la noche, prìnapalneste 
à las casas del Rey, en la cual le 
fìzo mucho dano, é le mató mocha 
gente, comò despues supo^ é k 
matò un hombre prìncipal qac 
estaba con él, por lo qoal ^ ^ 
saliò luego fuera de la ciudad, por 
parecerle que en toda ella no 
estaba seguro. De alU fìzo vela 7 
se file à otro puerto suyo, que ^ 
llama Fandarene, en que tambieo 
le fiso enojo con artilleria, é le 
matò gente. E de aììi hzo véUU 
via del reino Cochim, qo^ ^ 
aquella parte donde viene h eip^ 
cierla, treinta leguas mas alU de 
Calecut; y en el camino h«tt5 
otras dos naos de Calecut, q^c 
tambien tomo é mandò quemar 1 
é Uegado à Cochim, despues de 
haber hecbo saber al Rey lo <P^ 
habia pasado en Calecut, fo^ ^ 
él muy bien recibido, é asentó con 
el su trato de la maneca <i^ ^ 



— «83- 



s»<N2 e mandou queimaar; e che- 
ugnando a Cochim, despois de teer 
&ito saber a el Rey o que dnha 
paisado em Calecut, foy delle muyto 
bem reoel»do» e asemtou com die 
•eo traoto pela maneira qoe Iho 
tTiilia asemtado em Calecut, e poa 
loglio mea feitor e certos homees 
<!om eUe em terra, para o quali 
Ibe denm arafees (sic) dos mais 
omnuios qae Ihe trouvesee, e Ihe 
caicguaron as naaoe em XVJ dyas, 
e a mercadaria Ihe traziam em 
«eoB batees a elas com tanto maina 
amor e segammo, que parecee 
qae Nosao SeSor prometeo fsU) lo 
cacasidoflo de Cakcut para se 
accertar esto novo asemto, que Ihe 
de muyto mains provetto e segn- 
tamga, porque Ihe muyto mdbor 
pento e de mu3rta mains merca- 
daria; porque casi toda a merca- 
daria qae vai a Calecut muyta della 
Iha naquella terra, e as outras 
prkaeiro vem aly que vam a Ca- 
lecut. Na quali cidade de Cochim 
a araytas naos; e soube que dous 
mercadorees ssomemte tynham L.** 
aaaos. £ naqnelle reyno a muitos Oi- 
atianos verdadeiros da convercasam 
(sit) de san Thomee ; e os segeer- 
éotes ddlee seguem a vida dos A- 
postoOoscom muita estreiteza, nom 
tenendo propio se nom que Ihe 
éiai des smoWsa (sic) e guardamdo 
mleiia castidade ; e tem igresas en 
qaf disem misas e consagrao pam 
ano e viao que &aen de pasas 
iCGM com agua, por o nom pode- 
MD ODtio; e nas igresas nom tem 



tenia asentado en Calecut, é puso 
luego mi fktor é ciertos hombres 
con él en tierra, para lo qual le 
dieron rehenes de hombres hon- 
rados que le truyese, y le cargazon 
las naos en diez y seis dias, y la 
mercaderfa le traian en sus bateles 
A ellas con tanto mas amor é se- 
guridad, que parece que Nuestro 
Senor permitió el escàndalo de Ca- 
lecut, porque se acertase este otro 
asiento, que es de mucho mas pro- 
vecho é seguridad, porque es mucho 
mejor puerto é de mucha mas mer* 
caderfa; porque quasi toda la mer- 
caderla que va à Calecut mucha 
de ella hay en aquella tierra, y las 
otras primero van alH que no à Car 
lecut. £n la qual ciudad de Cuthin 
hai muchas naos; y supo que dos mer- 
caderes solamente teniam cincuenta 
naos. En aqud reyno hay muchos 
CristiaBOs verdaderos de la conver^ 
Sion de santo Tom^, y los sacer- 
dotes de ellos siguen la vida de 
los Apóstoles con mucha estrechun, 
no teniendo propio sino lo que les 
dan de limosnas, y guardan ente- 
ramente castidad; y tienen ig^ias 
en que dicen misas, e consagran 
pan senceno é vino que hacen de 
pasas secas con agua, porque no 
pueden hacer otro; én las iglesias 
no tienen imàgeaes sino la cruz; 
é todos los Cristianos traen los ve- 
stidos apostólicos, con sus barbai 
y cabeUos sin los nunca hacer. Y 
alli hallo cierta noticia donde yace 
d cuerpo de santo Tomàs, que es 
ciento y dncuenta leguas de alK 



— t84 — 



imagees sse nom a cruz ; e todollos 
Crìstianos trazem os vestidos apo- 
Btolicos, com suas barbas e cabel- 
-lo8y sem OS numca fieizeire. £ ally 
vehou certa notìda domde jaas o 
corpo de sam Thome, que Ihe CIa 
leguoas de Ihy na costa do maar, 
em huna cidade que se Ihama May- 
lapur, de pouca povoragam, e me 
trouve terra de sua sepultura; e 
todolos Crìstianos, e asy os Mou- 
ros e gemtios, pe los grandes mi- 
lagres que (Taz, vam a sua casa em 
romarja; e asy me trouve dous Cri* 
stianos, por os quaaes vieiram por 
seu plazer e licem^a de seu prelado, 
para os Ihe mamdar a Roma e a 
Jurssallem (sic) e viesem as cousas 
da gresa de cà, porque tem que 
sam melhor regidas por serem or- 
de&adas por sam Pero, e elles crem 
que foy a cabega dos Apostollos, e 
elles serem enformados dellas. E 
tambem soube novas certas de gram* 
dees gemtes de Crìstianos que som 
alem daquelle reyno, os quaes vem 
em romarja a dita casa de sam 
Thomee, e tem reis muy gramdees, 
OS quaees obedecem a hum soo; e 
som omees bramcos e de cabelos 
louros e virdees pero fortes ; e Ila- 
mase a tera Mallchina, domde vem 
as procelanas e alunferer e ambra 
e lenho loees, que trazem do ijo 
Gamse, que Ihe aquem delles; e 
des proceelanas ahy vasos tam fi- 
nos, que hum ssoo vali là cem f^*^. 
E estamdo neste reino de Cochlm 
com o trauto ja asemtado e as 
naos careguadas, Ihe vejo recado 



^n la costa de la mar, en una cio- 
dad que se Uama Mailapur, de poca 
poblacion, y me tnijo tierra de sa 
sepoltura ; y todos los Crìstianos, é 
as£ los Moros é genttles, por los 
grandes milagros que hace, van à. 
su casa en romerfa ; y asf nos tmjo 
dos Crìstianos, los cuales vinieron 
por su piacer é con licencia de su 
perlado, para que los enviasemos A 
Roma é Hierusalem, é viesen las 
cosas de la iglesia de acà, porque 
tienen que son mejor regidas, por 
ser ordenadas por san Fedro, que 
ellos creen que fué la cabeza de 
los Apóstoles, por ser ellos infor- 
mados de elias. Y tambien supe 
nuevas ciertas de grandes gentes de 
Crìstianos, que son allende de aquel 
reino de Chochim, los quales vie- 
nen en romerfa à la dicha casa de 
santo Tomàs, y tienen reyes muy 
grandes, los cuales obedecen à uno 
solo; y son hombres blancos 7 de 
cabellos loros, é habidos por iìier- 
tes; e Uamase la tierra Malchima, 
de donde vienen las porcelanas é 
asimisle é àmbar e Ugno aloe, que 
traen del rìo Gange, que es acuen- 
de de ellos ; y de las porcelanas hay 
vasos tan finos, que uno solo vale 
alla cien cruzados. Y estando en 
este reino de Chochim con el trato 
ya asentado y las naos caigadas, 
le vino recando del Rei de Cana- 
nor é del Rei de Colum, que son 
alli comarcanos, requiriéndole que 
se pasase à ellos, porque le harian 
el trato mas à su provecho; y por 
tener ya el asiento fecho, se escusó 






— «85 



del Rey de Cànanor e del Rey de 
Goliim, que sam Ihi comarcaos, re- 
queremdolhe qne se pase a eUes, 
porque Ihe farìan o trauto a seu 
provetto; e eu, por teer ja o a- 
semtOy se escnsou disto. E neste 
tenopo, estamdo para partir de Co- 
chiniy Ihe mamdou o mezmo Rey 
dizer corno huna armada grosa de 
CalecDt vinha sobre elle, em que 
Tenrlam tee XV. mil homes; com 
a quali o meu capitaao nom pare- 
cco de pelejar, por teer suas naaos 
eareguadas e haver pouca jemte, e 
nom Ihe parecya tempo nem nece- 
^dade de avemitirar, por teer re* 
€xiqo dcUhe matarem ou feyrem al- 
gna della, polla longura do caminho 
qué tinha d'amdar, que era UIJ 
mil leguoas daquy; pero fezese a 
Téìla com elles, som leixamdo seu 
camjnho; e elles nom ousamdo de 
8e alargnar no mar, sse toraaraoa 
re^eamdo de hir sobrelles. £ de aly 
flez seu camjnho, que era pollo 
rdno de Cananor, bum daquelles 
rets que o mamdaram requerer: e 
em pasamdo tamto que da tera ou- 
▼erem vista delle, Ihe mamdou ou- 
tn> recado, roguamdolhe que pou- 
sase Ihy, porque queija mamdar 
por elle aa mìj seu meseseiro, lo 
qoal me trouve; e em bum soo 
dija que Iby esteve, Ihe mamdou 
tiaser tamta espigiaria as naaos, 
qne as careguara de todo se vie- 
nun vazias, e Ihe davam que a trou- 
vese de graga em presemte por 
oobrar en mjnha amìzade; e asy 
▼ieram todos seus gramdes ao meu 



de ir. En este tìempo, estando para 
partir de Chochim, le envió el mi- 
smo Rey à decir corno una armada 
gruesa de Calecut venia sobre él, 
en que venian basta quince mil 

* 

hombres; con la cual à mi capitan 
no la pareció bien de pelear, por 
tener sus naos cargadas y tener 
poca gente, y no le pareció tiempo 
ni necesidad de aventurar, por te- 
ner recelo que le matarian ó beri- 
rian alguna della, por la largueza 
del camino que tenia de andar, 
que eran cuatro mil leguas de a- 
qui; pero fizose d la vela con el- 
las, no dejando su camino ; y ellos, 
no osando de alargar à la mar, se 
tornaron recelando de ir sobre el- 
los. Y de allf fìzo su camino por 
el reino de Cananor, uno de aquel- 
los reyes que lo mandaron requirir; 
e pasando luego que de tierra bu- 
bieron vista del, le mandò otro re* 
caudo, rogandole que pasase por 
allf, porque queria enviar con él à 
mi su mensagero, él cual me trujó; 
y en un solo dia que allf estuvo, 
le mandò traer tanta especierfa à 
las naos, que las cargara del todo 
si vinieran vacfas; y se la dabati 
que la trujese de gracia en pre- 
sente à mi por cobrarme ami$tad; 
é asf vinieron todos sus grandes à 
mi capitan, diciendo de parte del 
Rey que por allf veria que seria 
allf de otra manera tratado que ftié 
en Calecut, que le ayudarian é iria 
él en persona por tierra, é toda su 
armada por mar. Y despues de se 
lo mucho agradecer de mi parte, 



— 286 — 



capitaao, dezemdhole da parte do 
Rey que por aly veriaiu, que seriam 
aly doutra manera trautados do que 
foy em Calecuti afirmamdoselhe qae 
se quiesiese fazer guera a Calecut, 
o ajudariam e hiriam nelle em per- 
soa por tera e toda sua armada por 
mar. E depoys de Iho mnyto agra- 
deger da mjnha parte, se espedió 
delle, dizemdolhe que nesta outra 
armada, que loguo avija demvijar, 
Ihe maudarja a minha recepta. E 
se veió por seu caminho; e no 
meio da queela tra^esa tomou hua 
gramde naao careguada de merca- 
daija, pareemdolhe que serìaa das 
de Meca que emtam avija de vijr 
de Calecut; e achamdo que a dita 
naao era do Rey de Combaya, Iha 
leixou, mamdamdo por ella dizer 
ao dito Rey que a leixava porque 
nom hia a fazer guera com nem- 
guem, ssomente a tjnha feita aa 
quelles que Ihe faleceram da ver- 
dade que com elle em meu nome 
tynham asemtado. E segujmdo mais 
adiamte, se Ihe perdeo hua das 
naaos que trazìam careguadas, por 
de noute vìjr dar em tera. Sai- 
vouse a gemte; e a elle mamdou 
queimar, por se nom poder tyrar 
saam. E desta parasem mamdou o 
navjo a ver novas da minaa de ^o* 
&lla, corno ja otras diguo: o quali 
he vinido, e me trouve certa em- 
formacam della, e asy do trauto e 
maneira da tera, e da gramde cam- 
titade douro que Ihi ha. E haly 
achou novas que amtre os omes 
que trazem ouro aly as costas, vem 



se despidiò del, dìciendole que 
està otra armada, que lu^o 
de enviar, le inviaria mi respoiesta 
de todo. E se vino por su camino; 
y en el medio de aquel traves tornò 
una muy grande nao cargada de 
mercaderfas, pareciéndole que seria, 
de las .de Meca, que entonces ha- 
bian de venir de Calecut, é ballando 
que la dicha nao era del Rey de 
Cobaia, la dejó, envxando por ella 
à decir al dicho Rey que la de* 
jaba porque no iba à facer guerra 
à nenguno, solamente la tenia fé* 
cha à aquellos que le faltaion de la 
verdad que con él en mi nombre 
tenian asentada. Y siguiendo mas 
adelante, se le perdio una de las 
nao6 que traia cargada, porque de 
noche fué à dar en tierra; y sai- 
vose la gente, y mandò quemar la 
nao porque no se podia sacar salva. 

Y desta parade... envió el navfo & 
haber nuevas de la mina de Zobìàp 
comò ya destras està dicho ; él cual 
es ya venido, y me tnijo informa* 
cion cierta de alla, y asl del irato 
y mercaderfa de la tierra, y de la 
gran cantidad del oro que alU bay. 

Y allf hallo nuevas que entre los 
hombres que traen el oro alli à 
cuestas, vienen muchos que tienen 
quatro ojos, dos delante y dos de- 
tras, y son hombres pequenos de 
cuerpo é bermeios, y diz que son 
crueles é que comen los hombres 
con quien tienen guerra, y que las 
vacas del Rey traen collares de oro 
gruesos al pescuezo. Y cerca de 
està mina hay dos islas, en que co- 



miiitos qae teem quatro oUhos, dous 
de amte e dous de traz, e som omes 
peqnenos de corpo e rìjos, e diiz 
que som omees que comem os ho- 
mes com que tem guera, e que as 
yrscaa del Rey trazem colares douro 
grosos ao collo. E veei qua desta 
minaa a duas iihas, em que colhem 
mayto aijofiar e ambre. £ daly se 
veyó o dito meu capìtaao, e che- 
gnó a Lizboa a tempo que fazia 
XTÌj meses do dija que de la par* 
t^ó; e voto seja Nosso S^or. E 
em toda este viajem Ihe nom 
moreo de doemga mais que tres 
homcs; e todos outros vem saanos 
e com boa desposi^m. E aguora 
me Tejò certo recado corno hum 
dos AaTJos que hia para ^falla, 
que tìnha por perdido» vem e sera 
hun di deste aquy; o quali dizem 
que emtrou no mar Rujvo, e que 
traz de là algua piata e asy algua 
emfixmacam das cousas de Ili, po- 
sto que ja do dito mar Rujvo estó 
laignamente emformado polo dito 
mea capitao, diso foy emformado. 
As mais partiscou[larì]dades neste 
Begaodo a Pero Lopez o remeteo, 
que a lodo qua foy presente. 

Etcìipta em Lixboa a xxviij d'au- 
guosto de 1501. 



87 - 
gen mucho aljófar é àmbar. Y de 
alU se vino el dicho mi capitan, y 
Uegó à Lisboa à tiempo que bacia 
diez y seis meses del dia que della 
partió; y bendito sea Nuestro Se* 
Sor. En todo este viage no le mu* 
rieron de dolencia mas de tres hom- 
bres, é todos los otros vienen sanos 
é en buena disposicion. Agora nos 
vino cierto recando comò uno de 
los navios que iba para Zofala, que 
tenia por perdido, viene é sera un 
dia de estes aquf, el qual dicen 
que entrò en la mar Bermeja, y 
que trae della alguna pbta e as( 
alguna informacion de las cosas de 
alla, puesto que ya de la dicha 
mar Bermeja estàbamos largamente 
informados por el dicho mi capitan,, 
y por muchas vias fué de elio sa^ 
bidor. Las otras particularidades de- 
ste negocio à Pero Lopez las re- 
mito, que à. todo fuéacà presente. 
Muy altos y muy excelentes é 
muy poderosos prindpes senores 
Padre é Madre, Nuestro Senor haya 
vuestra vida y Real Estado en su 
santa guarda. 



Esenta en Santaren à veinte é 
nueve de julio. 

El Rey. 



m. — NOTIZIE ED APPUNTI 



A. — Geografia generale 

Le scuole itauane all'estero. — U Ministero degli AfTarì Esteri 
ha pubblicato T Annuario delle Scuole coloniali pel 1889-90; e dalle co- 
piose notizie che vi si contengono, si desume quali frutti si siano rac- 
colti da questa istituzione e la fiducia che maggiori se ne raccoglieranoo 
in avvenire. Nella Relazione è delineata V opera di riordinamento delle 
scuole italiane all'estero, principiata lo scorso anno e compiuta nd 
corrente. Il Collegio italiano in Alessandria di Egitto, che era uno dei 
più antichi ed importanti istituti scolastici, fondato col concorso della 
colonia e del governo, è stato riformato, e secondo il nuovo statuto, 
conservando la natura di ente morale, amministrato da un Consiglk) 
composto in parte di eletti dalla colonia, ha preso il titolo di e Regio 
Collegio italiano >, e dipende direttamente dal Ministero per T ordina- 
mento, la direzione degli studi, la nomina degli insegnanti e la spoa 
per r istruzione. Per tal guisa la scuola tecnica e Telementare, maschile 
e femminile, di Alessandria, da sussidiate sono divenute governative e a 
carico completo dello Stato. Lo stesso fu fatto per la scuola tecnica e 
per quella elementare di Cairo. Ma oltre a queste cinque scuole, che 
da sussidiate divennero governative, altre ne furono fondate nel 1889. 
Una maschile unica a Fajum, altre consimili a Beni-Suef e a Suez; due 
a più classi, maschile e femminile, a Porto-Said, altre due maschili a 
Filippopoli e a Calata, e un giardino d'ìn&nzia ad Atene. Sono quindi 
state aperte nove scuole nuove nei luoghi dove erano reclamate dalle 
colonie, ed il numero grande degli alunni inscritti giustifica pienamente 
la loro istituzione. Per l' eccesso di alunni nelle elementari e nei giardini 
d' infanzia, alcune classi si sono duplicate, alcune scuole uniche si sono 
fatte a più classi distinte, e nuove maestre si sono aggiunte nei giardini 
d'infanzia. Tra le città dove fu portato tale aumento va notata Atene: 
le scuole italiane di colà possono gareggiare con le migliori della Gre- 
cia. Paragonando il numero degli alunni nazionali con quello dei non 
nazionali, si vede come T influenza delle nostre scuole si vada flian nM^^ 
estendendo presso gli indigeni. Dai prospetti statistici delle scuole go- 
vernative risulta infatti, che gli alunni indigeni inscritti nelle nostre 
scuole supera di 1,281 il numero degli italiani. Quanto alle scuole ita- 
liane nei vari paesi d'Europa e d' America, l' ordinamento amministrativo 
non è punto mutato. Ed ora diamo alcuni dati per tutte le scuole. Le 



— 289 — 

spese fisse si dividono in tre categorie : per direttori generali L. 19,816; 
per le scuole snsadiate L. 101,606; per le governative L. 860,648: in 
totale L. 982,065. Le direzioni centrali sono tre: una per le scuole 
ddla Tripoli tania e Tunisia; la seconda per 1* Egitto; la terza per la 
Torcbia europea e la penisola slavo-ellenica. Gli alunni delle scuole 
governative sono 12,109; quelli delle scuole sussidiate 8,711, in tutto 
90,820. Le scuole governative esistenti nelle colonie italiane sono 91 ; 
cioè in Egitto 16, in Trìpolitania 7, in Tunisia 13, nella Turchia asia- 
tica 19, in Grecia 11, in Rumania 7, nella Turchia europea 18. Gli 
alunni inscritti nelle scuole coloniali sussidiate sono nei corrente anno 
scolastico 8, 7 1 1 ; di queste scuole ne esistono nell' Argentina 6 , nel 
Brasile 4, in Egitto i, in Francia 2 , in Inghilterra (compresa Malta) 3 , 
nel Perù 3, in Rumania 2, in Spagna i, negli Stati Uniti 5, in Svizzera i, 
in Tunisia i, in Turchia 4, e nell'Uruguay 2 {Popolo Romano ^ 1890). 
La Spedizione talassografica tedesca. — Il dott. prof. Krlim- 
oiel, membro della e Plankton-Expedition >, che la Germania inviò nel- 
r Oceano Atlantico, l'estate scorsa 1889, ad esplorarvi le profondità e 
la vita del letto marino, ne fece per primo una breve relazione alla 
Società geografica di Berlino. La nave che era sotto gli ordini del pro- 
fessor V. Hensen, parti da Kiel il giorno 5 luglio, fornita dei migliori 
strumenti ed accompagnata anche da specialisti e da artisti, ammessi per 
ritrarre il maggior vantaggio possibile dell'esplorazione oceanica. Gli 
scandagli e la pesca incominciarono al confine tra il Mare del Nord e 
F Oceano Atlantico. Girato da lontano il Capo Farewell, la Spedizione 
s^ui la corrente fresca del Labrador, lungo la quale, compiendo una 
serie di lavori importanti, giunse alle Isole Bermude. Il prof. Krummel 
descrìsse nella sua relazione questo masso corallino delle Bermude, atoll 
ovale di 35 km. di lunghezza e 15 km. di larghezza, coi suoi prodotti 
naturali e coltivati. Di là la Spedizione attraversò con un lento viaggio 
di 1 6 giorni il Mar di Sargasso, e prendendo la corrente nord-africana 
si diresse alle Isole del Capo Verde. Nel tragitto osservò una trasparenza 
meravigliosa dell'acqua, vedendo gli strumenti immersi fino a 66 metri di 
profondità. Gli scandagli vi diedero risultati vari : i due più profondi fii- 
rono di m. 5,250 poco lungi dalle Bermude, alla posizione 31^ 29' lat. N., 
59^ long. O. Green., e di m. 5,670 (la massima profondità osservata 
durante tutto il viaggio) verso E, a 28® 56' lat. N., 34° 58' long. O. 
Greenwich. Il cielo si mostrò quasi sempre calmo, in apparenza disposto 
a pioggia, che però era impedita dalla direzione dei venti. Intanto si 
fecero continue e sistematiche osservazioni al termometro, in relazione 
a quelle dello « Challenger >, nel fondo dello stesso Mare di Sargasso. 
Toccate le Isole del Capo Verde e specialmente S. Antonio e S. Jago, 
furono gettate le àncore nel Porto Praya. Dal 6 al 7 settembre, prò- 
prìamente al passaggio della linea equatoriale, l' aria si fece più fresca, 
la temperatura dell'acqua si abbassò da 26^ a 23^ 4 C. ed il suo colore 
apparve tendente al verde, mentre poco piò indietro e più innanzi si 
mostrava del più beli' azzurro. Fu poi visitata 1* Isola dell' Ascensione, e 
dopo un breve soggiorno ivi fatto, la Spedizione rìattraversò l'Atlantico 
in direzione O., e rasentando l'Isola di Fernando Noronha andò ad 



— 290 — 

ancorare a Para del Brasile* Poco dopo passando dal Tocantin nel Ca* 
«ale di Breves, la nave tedesca, su cui viaggiava la Spedizione, arenò, 
subendo tali guasti da farle perdere un gran tempo nelle riparazioni. Si 
pensò quindi al ritorno. Con molta sorpresa il giorno 1 1 ottobre fu in- 
contrata la corrente della Guinea a 6^ lat. N., 43^ long. O. Green, dica; 
e perciò si dovette deviare alquanto dalla rotta, tenendo più verso N., 
e giungendo al porto di Punta Delgado nell' Isola di S. Miguel. Di li si 
fece rotta direttamente per Kiel, dove fu toccata terra il 7 novembre 
p. p. 1889, avendo percorsi 28,900 km. in mare. I risultati di questa 
Spedizione, per quanto inferiori a quello che erasi sperato, sembrano ab- 
bastanza considerevoli, leggendo ciò che ne riferisce il prof. K. Brandt, 
per le ricerche biologiche in fatto di pesci, molluschi, piante, microor- 
ganismi ecc., in seguito alla Relazione del Kriinmiel ed in apposita Nota. 
(Soc. geogr. di Berlino, Verhandlungen^ XVI-io, 1889). 

B. — Europa. 

Costumi inglesi. — Il prof. G. Ricchieri, nostro socio, diede alle 
stampe una sua bella conferenza, tenuta già nel gennajo 1889 a Livorno, 
sul tema e Costumi inglesi >. In generale egli mette in evidenza i pregi 
ed i difetti di quella nazione, come pure le condizioni ed il carattere 
dei popoli della Scozia e dell' Irlanda. Nel pubblicare la conferenza egli 
la ampliò in qualche parte e la fece precedere da una corrispondenza 
da Londra ad un giornale italiano ; la quale veniva a confermare quanto 
egli aveva già esposto ai suoi uditori in ai^omento. 

Lo Scoglio di Manfredonia, già esistente a circa 70 metri dalla 
punta del molo di quel porto, è stato recentemente distrutto, fino alla 
profondità che varia in quelle acque, da m. 4, 5 a m. 6. {Avviso ai navi- 
ganti, n. 296, 1889). 

L'Istmo di Corinto formò argomento di una importante monografia 
testé pubblicata dal dott. A. Philippson. Questa monografia, che è accom- 
pagnata da una carta alla scala di i : 50,000, contiene la descrizione del- 
l'Istmo di Corinto sotto i vari aspetti, geologico, geografico e storico, 
tanto naturale che civile. Come in gran parte sono frutto di osserva- 
zioni personali dell' autore queste descrizioni, cosi affatto originale è la 
carta, che oltre d'essere, per le proporzioni, la più grande di quante 
furono finora pubblicate, rappresentanti l'Istmo di Corinto, è il risaltato 
delle misure eseguite sul terreno dall'autore, e coordinate alla delineanone 
delle coste, come è nella e Carte de la Grece > (Parigi, 1834) e nella 
Carta marina. (Soc. geog. di Berlino, 2^iUchrift, 145, 1890). 

Nuove quote barometriche d' altitudine del Peloponneso. — D 
dott. A. Philippson, che da parecchi anni lavora assiduamente nella 
Penisola di Morea (Peloponneso) a scopo scientifico, tra l'altro vi compi 
una diligente e numerosa serie di misurazioni di altitudine, determinate 
col barometro. I risultati ch'egli ne ottenne hanno, secondo il dott A. 
Galle, un valore speciale, perchè furono controllati dallo stesso PhiUp* 
pson, su due aneroidi verificati, in due viaggi, nel 1888 e nel 1889. 
e poi scrupolosamente corretti. Le quote cosi stabilite differiscono m 



— 291 — 
SDoltissimi punti dalle altitudini finora ammesse per la Morea, secondo 
la e Carte de la Grece > della Expiditùm scientìfique de Marèe, Il Phi- 
lìppson anzi adoperò alcune altitudini di questa Carta risultanti da ri- 
lievi trigonometrici, ma corresse quante altre erano state semplicemente 
stimate allora (i 839-1 834) con metodi molto imperfetti. Quindi le ta- 
▼«rfe deDe altitudini del Philippson, pubblicate testé dal Galle, per gruppi 
topogr a fici, secondo la mente dell'autore, torneranno di grande profitto 
a chi voglia occuparsi di tali studi nella regione peninsulare del Pelo- 
ponneso. (Soc. geog. di Berlino, Zeiischrift, 143, 1889). 

Lb Carte del Comarov. — Il cartografo russo Comarov, a quanto 
riferiscono i giornali, pubblicava verso la fine dell' anno passato alcune 
carte etnografiche sulla distribuzione dei vari popoli slavi nella penisola 
dei Balcani; su di esse i confini apparirebbero delineati diversamente 
da quelli che Serbi e Bulgari credono esatti. Questi, sospettando in tale 
pubblicazione un fine politico, se ne erano tanto offesi da impedire la 
diflhsione di quelle carte nei loro Stati; ma il Comarov, a sua volta, 
dichiarò che avrebbe modificate le sue conclusioni, tenendo conto dei 
kvo richiami. {La Eifarma^ n. 47, 1890). 

liA Grotta di Erminio venne testé ad occupare il primo posto fra 
le grandi grotte dell' Harz presso Rtìbeland. Essa fu recentemente scoperta, 
dietro ricerche appositamente fatte da chi ne sospettava l'esistenza, ad 
an livello più elevato delle altre due, grandi e note, di Baumann e di 
Bici. Questa nuova grotta, diretta da E. ad O., misura m. 203, ed ha 
ona galleria laterale, più ad E. d'altri 100 m., a cui aggiungendo un 
panaggio di no m., che s'apre a 70 m. dall'ingresso comune alle altre 
grotte e conduce a questa, si ottiene uno sviluppo lineare totale di 
m. 413. L'altezza della grotta varia dai 7 agli 8 fino a io metri. Biso- 
gnerebbe poi tenere conto di altre piccole diramazioni, ma numerose e 
quasi tutte accessibili. Oltre alle solite bellezze minerali, vi si rinven- 
nero resti animali di grande importanza per la Storia naturale. Mancano 
ossa od oggetti, che vi attestino la presenza dell'uomo, ma vi si trovarono 
scheletrì ààXUrsus speiaeus e di altri mammiferi diversi da quelli propri 
della fauna diluviale. {Dos Ausland, n. 3, 1890}. 

c. — Asia. 

La coltivazione del cotone nell' Asia Centrale. — Da notizie 
registrate nella Russ. Revue (p. 389) si apprende che nell'Asia centrale, 
massime nella Valle di Ferghana, la coltivazione del cotone ha fatto, 
m poco più di tre anni, rapidissimi progressi. In quei territori si con- 
tavano già nel 1888 non meno di 51 mila ettari coltivati a cotone. 
D'altronde anche i primi tentativi di questa coltivazione nella Russia 
europea diedero risultati favorevoli nei Grovemi di Kiev, Cherson e Tau- 
ride, come pure nei Territori del Don, del Cuban e del Ter. (Soc. geog. 
di Berìino. Verhandlungetty XVI-io, 1889). 



— 292 — 

D. — Africa. 

Il Trattato fra l' Italia e l' Imperatore d' Abissinia, ratificato 
da S. M. il Re d'Italia il 29 settembre 1889 è del seguente tenore: 
— Sua Maestà Umberto I Re d' Italia e sua liiaestà Menilek II, Re dei 
Re di Etiopia, allo scopo di rendere proficua e durevole la pace fra i 
due Regni d* Italia e di Etiopia, hanno stabilito di conchiudere un Trat- 
tato d' amicizia e di commercio. — £ Sua Maestà il Re d'Italia avendo 
delegato come Suo rappresentante il conte Pietro Antonelli, commen- 
datore della Corona d' Italia, cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, Sao 
Inviato straordinario presso Sua Maestà il Re Menilek, i cui pieni poteri 
flirono riconosciuti in buona e debita forma, e Sua Maestà il Re Menilek 
stipulando in proprio nome, quale Re dei Re d'Etiopia, hanno ccmcor- 
dato e coiichìudono i seguenti articoli: — Art. I. Vi saranno pace per- 
petua e amicìzia costante fra Sua Maestà il Re d' Italia e sua Maestìt il 
Re dei Re di Etiopia e fra i loro rispettivi eredi, successori, sudditi e 
popolazioni protette. — Art. II. Ciascuna delle Parti contraenti potrà es- 
sere rappresentata da un agente diplomatico accreditato presso l'altra e 
potrà nominare consoli, agenti ed agenti consolari negli Stati dell' altia. 
Tali funzionari godranno di tutti i privilegi ed immunità secondo le con- 
suetudini dei Governi europei. — Art. III. A rimuovere ogni equivoco circa 
i limiti dei territori sopra i quali le due Parti contraenti esercitano i di- 
diritti di sovranità, una Commissione speciale, composta di due delegati 
italiani e due etiopici, traccerà sul terreno con appositi segnali permanenti 
una linea di confine, i cui capisaldi siano stabiliti come appresso: a) La 
linea dell* altopiano segnerà il confine etiopico-italiano ; è) Partendo 
dalla regione di Arafali: Halai, Saganeiti ed Asmara saranno villa^ 
nel confine italiano; e) Adi Nefas e Adi Joannes saranno dalla parte 
dei Bogos nel confine italiano ; d) Da Adi Joannes una linea retta, 
prolungata da E. ad O., segnerà il confine italo-etiopico. — Art IV. Il 
convento di Debra Bizen con tutti i suoi possedimenti resterà di pro- 
prietà dei Governo etiopico, che però non potrà mai servirsene per scopi 
militari. — Art. V. Le carovane da o per Massaua pagheranno sul ter- 
ritorio etiopico un solo diritto di dogana di entrata dell* 8 per cento 
sul valore della merce. — Art. VI. Il commercio delle armi e muni- 
zioni da o per V Etiopia attraverso Massaua sarà libero per il solo Re 
dei Re d' Etiopia. Ogniqualvolta questi vorrà ottenere il passaggio 
di tali generi dovrà farne regolare domanda alle Autorità italiane, munita 
del sigillo reale. Le carovane con carico di armi e munizioni viag- 
geranno sotto la protezione e con la scorta di soldati italiani fino al 
confine etiopico. — Art. VII. I sudditi di ciascuna delle due Parti con- 
traenti potranno liberamente entrare, viaggiare, uscire coi loro ' efletti 
e mercanzie nel paese dell'altra, e godranno della maggiore protezione 
del Governo e dei suoi dipendenti. È però severamente proibito a 
gente armata di ambe le Parti contraenti di riunirsi in molti od in pochi 
e passare i rispettivi confini collo scopo di imporsi alle popolazioni e 
tentare con la forza di procurarsi viveri e bestiame. — Art. Vili. Gli 



— 293 — 
Valiani in Etiopia e gli Etiopi in Italia o nei possedimenti italiani po- 
tranno comprare o vendere, prendere o dare in afBtto e disporre in 
ijnàlunque altra maniera delle loro proprietà non altrimenti che gli indi* 
: geni. -— Art. IX. È pienamente garantita in entrambi gli Stati la facoltà 
per i sudditi dell* altro di praticare la propria religione. — Art. X. Le 
contestazioni o liti fra Italiani in Etiopia saranno definite dall'Autorità 
^ italiana in Massaua o da un suo delegato. Le liti fra Italiani ed 
\ Etiopi saranno definite dall' Autorità italiana in Massaua, o da un suo 
> 4degato, e da un delegato dell' Autorità etiopica. — Art. XI. Morendo 
f on Italiano in Etiopia o un Etiope in territorio italiano, le Autorità del 
Inogo costodiranno diligentemente tutta la sua proprietà e la terranno 
m disposizione dell'Autorità governativa, a cui apparteneva il defunto. — 
Art. XII. In ogni caso e per qualsiasi circostanza gl'Italiani impu* 
tati di un reato saranno giudicati dall' Autorità italiana. Per questo 
V l'Autorità etiopica dovrà immediatamente consegnare all'Autorità ita- 
L' Itana in Massaua gli Italiani imputati di aver commesso un reato^ 
*. Egualmente gli Etiopi imputati di reato commesso in territorio italiano 
saranno giudicati dall' Autorità etiopica. — Art. XIII. Sua Maestà il 
Re d' Italia e Sua Maestà il Re dei Re di Etiopia si obbligano a con? 
aegnaisi reciprocamente i delinquenti che possono essersi rifligiati, per 
aoCtrarsi alla pena, dai domin! dell' uno nei domini dell* altro. — * 
Art. XIV. La tratta degli schiavi essendo contraria ai principi della 
Fellone cristiana, Sua Maestà il Re dei Re d' Etiopia s'impegna d'im- 
pedirla con tutto il Suo potere, in modo che nessuna carovana di schiavi 
possa attraversare i Suoi Stati. — Art. XV. Il presente trattato è valido 
in tutto l'Impero etiopico. — Art. XVI, Se nel presente trattato, dopo 
cinque anni dalla data della firma, una delle due Alte Parti contraenti 
volesse &r introdurre qualche modificazione, potrà farlo ; ma dovrà pit* 
▼enime 1' altra un anno prima, rimanendo ferma ogni e singola conces* 
sione in materia di territorio. — Art. XVII. Sua Maestà il Re dei Re 
d' Etiopia consente di servirsi del Governo di Sua Maestà il Re d' Italia 
tutte le trattazioni di affari che avesse con altre Potenze o Governi. 
Art. XVm. Qualora S. M. il Re dei Re d' Etiopia intendesse accor- 
privilegi speciali a cittadini di un terzo Stato per stabilire com- 
ed industrie in Etiopia, sarà sempre data, a parità di condizioni, 
la preferenza agli Italiani. — Art. XIX. Il presente trattato essendo 
redatto in lingua italiana ed amarica e le due versioni concordando 
perfettamente fra loro, entrambi i testi si riterranno ufficiali e faranno 
sotto ogni rapporto pari fede. — Art. XX. Il presente trattato sarà 
ratificato. In fede di che il conte Pietro Antonelli, in nome di S. M. 
il Re d' Italia, e S. M. Menilek, Re dei Re d' Etiopia, in nome proprio, 
bsnno firmato e apposto il loro sigillo al presente trattato fatto nel- 
r accampamento di Uccialli, il 25 mazzia 1 88 1 , corrispondente al 
s maggio 1889. — Fer Sua Maestà il Re d Italia, Pietro Antonelli. 
(L. S.) {Bollo Imperiale (f Etiopia) 

Trattato itauano col Sultano di Aussa. — Togliamo dal Libro 
Verde e Etiopia >, testé pubblicato, il testo del trattato di amicizia e 
commercio fra il Governo di S. M. il Re d'Italia ed il Sultano di Aussa ;^ 



— «94 — 

trattato che venne ratificato il 13 novembre 1889. — Il Governo di 
S. M. il Re d' Italia ed il Sultano Mohanied, figlio del Sultano Anfiuì, 
t:apo di tutti i Danakil, desiderando riunire in una sola le varie Coo* 
venzioni conchiuse fra essi il 15 marzo 1883, 7 luglio 1887 e io 
agosto 1887, ed allo scopo di rendere sempre più litxera e facile la TÌa 
Assab-Aussa-Scioa e viceversa: ed il Governo di S« M. il Re d'Itaiim 
avendo nominato quale suo rappresentante il conte Pietro Antonelli, e 
il Sultano di Aussa stipulando in proprio nome, hanno convenuto nei 
seguenti articoli : Art. I. La pace e la amicizia saranno costanti e per- 
petue fra il Governo di S. M. il Re d'Italia ed il Sultano Mohamed, 
figlio del Sultano Anfari e fra tutti i loro dipendenti. <— Art n. Il Sol* 
tano Mohamed Anfari, garantisce la sicurezza della via fra Assab-Amsa 
ed . il Regno di Scioa a tutte le carovane da o per Assab. Le navi da 
guerra di S. M. il Re d' Italia vigileranno dalla parte del mare alla ai* 
curezza del littorale dancalo. — Art. III. Il Sultano Mohamed An£m 
riconosce come possedimenti italiani tutta la costa dancala da Amfila 
fino a Ras Dumeira. — Art. IV. Ciascuna delle due Parti amtraentì 
potrà nominare nel paese dell'altra un suo rappresentante pel disbrigo 
degli affari, con tutte le immunità ed i privilegi personali dovuti secondo 
gli usi intemazionali ai rappresentanti di Potenze estere. — Art V. In 
caso che altri tentasse occupare T Aussa od un punto qualsiasi di essa 
o delle sue dipendenze, il Sultano Mohamed Anfari si opporrà e dovrà 
inalzare bandiera italiana, dichiarandosi e dichiarando i propri Stati con 
tutte le loro dipendenze posti sotto il protettorato italiano. — Art. VI. 
Allo scopo di facilitare il transito da o per Assab, il Governo italiano 
si riserva la facoltà di tracciare una strada per i cammelli da Assab al- 
l' Aussa. Il Sultano Mohamed Anfari fornirà manuali e cammelli alle au- 
torità italiane, dietro equa ricompensa da stabilirsi, per rendere facile 
la costruzione della via, e garantirà la sicurezza a tutti i lavoratori. 
Lungo la via si costruiranno, possibilmente, pozzi a due ore di distanxa 
l'uno dall'altro. — Art. VIL II Sultano Mohamed Anfari non permet- 
terà il commercio degli schiavi, e si obbliga a sequestrare qualunque 
carovana di schiavisti, che attraversasse i suoi territori e dipendenze. — - 
Art. VIII. Il Sultano Mohamed An&ri non farà pagare alle carovane 
italiane nessuna imposta o pedaggio. Il Governo italiano dichiara libere 
da dogana tutte le carovane dancale, in arrivo o partenza da Assab. — 
Art. IX. Per sviluppare le relazioni commerciali fra Assab e lo Scioa e 
viceversa attraverso T Aussa, viene stabilito il prezzo del nolo dei rammelli 
nel modo seguente : da Assab allo Scioa, talleri M. T. 25 per ogni cam- 
mello ; dallo Scioa ad Assab per il carico di avorio, talleri M. T. 20 per 
ogni cammello; dallo Scioa ad Assab per il carico di pellami e del caffè, 
talleri M. T. 15 per cammello. Nel nolo dei cammelli saranno comprese 
le paghe ai cammelieri, ai quali però si dovranno fornire le necessarie prov- 
viste alimentari. — Art X. I corrieri da Assab allo Scioa e viceversa, ri- 
ceveranno talleri M. T. 30 di ricompensa se arriveranno entro il termine 
di 30 giorni dalla data della loro partenza, e di talleri ao se avranno ol- 
trepassato quel tempo. — Art. XI. Il Governo italiano si obbliga di pagare 
al Sultano Mohamed Anfari la somma di talleri M. T. 18 mila, convenata 



— 295 ~ 
fra il Regio Commissario di Assab ed il Sultano Anfari. La prima rata 
di talleri M. T. 6 mila e la seconda di talleri M. T. 4 mila saranno 
Bboisate all' atto della firma del presente trattato, e le altre due rate di 
tilkri M. T. 4 mila verranno pagate annualmente. — Art. XII. Il Sul- 
tano Mobamed Anfari concede al Governo italiano Taso della terra di 
Gambo G)ma per stabilirvi una stazione commerciale ed un punto di 
approvvigionamento per le carovane da o per Assab. — Art. Xlfl. Il 
Governo di S. M. il Re d' Italia per ricompensare il Sultano Mohamed 
An&ri della protezione che darà alle carovane e per il loro libero tran- 
sito, pagherà al Sultano Mohamed Anfari la somma annua di talleri M. 
T. 3 mila. — Art. XIV. Il presente trattato sarà ratificato dal Governo 
di S. M. il Re d'Italia, e la ratifica sarà spedita all' Aussa il più presto 
possibile. In fede di che il conte P. Antonelli in nome del Governo di 
S. M. il Re d'Italia ed il Sultano Mohamed figlio del Sultano Anfari 
hanno il primo firmato ed il secondo posto il suo sigillo al presente 
trattato, (ktto in Adele Gubò (Aussà) il 9 dicembre 1888 — ossia il 
S tabi akher 1306 dell'Egira. — Per il Governo di S. M, il Re d* Ita- 
/m: PreTRO Antonelli. 

{Sigillo del Sultano di Aussa), 

La LEGISLA2IONE ITALIANA IN AFRICA. — Facendo seguito e a 
oompìmento del Decreto Reale, che costituisce in e Colonia Eritrea » i 
possedimenti e protettorati italiani in Africa (i), il Governo del Re presentò 
al Parlamento un progetto di legge, col quale, comprendendo anche Assab, 
sì prowederà all'applicazione della legislazione italiana in quelle con- 
trade. Ecco il testo della Relazione e del progetto di Legge : e Signori ! 
G>n decreto del x** gennajo 1890 il Re ha provveduto alla costituzione 
del governo locale nei possedimenti italiani in Africa. Or si rende ne- 
cessario dotare la nostra colonia d' una legislazione. Questo è lo scopo 
del seguente disegno di legge. Nel desiderio di far presto, sin dal 13 
dicembre 1889 ì^ aveva proposto al Parlamento di estendere a tutta 
l'Eritrea le disposizioni contenute negli articoli 2 e 3 della legge per 
Assab del 5 luglio 1882, n. 857. Alla Camera essendo mancato il tempo 
per discutere la mia propostai, ebbi agio a riflettere, dopo gli avveni- 
menti seguiti in Afirìca, che per la diversità di razza e di religione delle 
popolazioni indigene, e per le speciali condizioni delle località, non tutte 
fc disposizioni contenute in quella legge avrebbero potuto applicarsi al- 
l'intiera colonia. Laonde invocai dal Re ed ottenni il decreto di auto- 
Illazione a ritirare quel progetto, e di presentarvi in sua vece l'attuale, 
«todiato e formulato a nuovo. — Con T articolo primo viene domandata 
la Ikcoltà di scegliere e modificare opportunamente le leggi del Regno 
che verranno applicate in Africa. A ciò è propostò un limite peli* arti- 
colo secondo, col quale si statuisce che si conservi agli indigeni lo statuto 
personale, con le stesse norme e restrizioni sancite per Assab nella legge 
nnunenzionata, le quali hanno dato un'eccellente prova in questi anni. 
^ l'articolo terzo abbiamo chiesto pei musulmani l'istituzione di un 
pwiice nazionale; con l'articolo quarto, abbiamo proposto che siano 

(0 Vedi BOLLBTTINO, getmajù 1890, p. 118. 



— 296 — 

accordate al Governo, sìccome fu fatto per Assab, varie facoltà che'^la 
mettano in grado di costituire la proprietà fondiaria, di sviluppare i 
commerci e di promuovere il benessere economico della colonia. Per 
tutti cotesti provvedimenti abbiamo invocato (articolo quinto) che il potere 
esecutivo si giovi dell' opera del Consiglio di Stato. Come complemento 
alla legge, crediamo sia utile obbligare il potere esecutivo (articolo sesto) 
a presentare, ad ogni sessione legislativa, una relazione sui provvedi* 
menti emanati, sullo stato dei pubblici servizi, sulle relazioni della co* 
Ionia con le vicine popolazioni; e ciò allo scopo che il Parlamento co- 
nosca r opera del Governo, e possa su di essa esercitare il suo sinda* 
cato. Non ho bisogno di rilevare V importanza della legge sottoposta «1 
vostro esame, e sono sicuro che la onorerete dei vostri sui&agi. — 
Art. I. Il Governo del Re è autorizzato a pubblicare nell'Eritrea le 
leggi del Regno con quelle modificazioni che crederà convenienti alle 
condizioni locali. — Art. a. Nell'esercizio delle &coltà di cui all'arti* 
colo precedente, il potere esecutivo rispetterà le credenze e le pratiche 
religiose degli indigeni. Saranno inoltre regolati colla legislazione con- 
suetudinaria tuttora vigente: lo statuto personale degli indigeni, i loro 
rapporti di famiglia, i matrimoni, le successioni e tutte le relazioni di 
diritto privato, in quanto però quella legislazione non si opponga alla 
morale universale o all' ordine pubblico, e non vi sia derogato con espresse 
disposizioni di legge. — Art. 3. Nelle materie di cui all'articolo pre- 
cedente, i giudizi fra musulmani, semprechè non abbiano partecipazione 
od interesse diretto altre persone italiane o straniere, saranno profleriti 
da un magistrato dottore nella legge musulmana (cacS), il quale sarà 
nominato dal Governatore civile e militare della colonia. Il cai& ammi- 
nistrerà la giustizia nel nome del Re d' Italia. — Art. 4. È data fìicoltà 
al Ministro degli Affari Esteri : a) di concedere nell' Eritrea a società ed 
a privati, italiani, indigeni o stranieri, terreni demaniali, o di qualsivo* 
glia altra natura, e determinarne le condizioni ; b) di provvedere alle 
opere di pubblica utilità ; e) di decretare tasse ed imposte, ed ove sia 
opportuno per la condizione speciale dei luoghi e delle popolazioni, so- 
spenderne il pagamento per un tempo non superiore ad un decennio; 
d) di stipulare coi Sovrani o Capi delle regioni finitime o prossime 
air Eritrea convenzioni di amicizia e di commercio, e stabilire con essi 
patti di buon vicinato e per la sicurezza della colonia. — Art 5. Per 
l'esecuzione delle presente legge il potere esecutivo provvederà con 
decreti reali, sentito il Consiglio di Stato. — Art. 6. Ad ogni sessione 
legislativa il Ministro degli Afiari Esteri presenterà al Parlamento una 
relazione per esporre i provvedimenti emanati, lo stato dei pubblici servizi 
ed i rapporti della colonia colle popolazioni vicine. — Art. 7. Ogni 
disposizione, generale o speciale, contraria alla presente legge, è abrogata. 
— Art. 8. La presente legge avrà vigore a partire dal giorno della sua 
pubblicazione ». 

Il ritorno di Emin Pascià e di Casati. — Un telegramma da 
Zanzibar, con la data del 2 marzo corrente, annunziava che Emin Pascià 
e il cap. Casati entrarono in quel porto nel detto giorno, provenienti 
dalla costa del continente africanOi dove s' erano imbarcati a Bagamojo. 



— «97 — 
Pasdà, secondo le notizie giunte nei giorni precedenti, è comple- 
tamente guarito della grave ferita riportata a Bagamojo. {Capitan Fra- 
cassa, 62, 1890). 

L.E COORDINATE GEOGRAFICHE DI CaMERUN. Il Cap. di VaSCello 

Faber, della I. Marina germanica, fece recentemente nuove osservazioni 
per stabilire meglio la latitudine di Camerun. Da tre consecutive osser- 
vazioni latte in settembre 1889 risultò una media di 4^ 2' 32, 7'' latit. N.. 
Quanto alla longitudine, calcolata sulla distanza del meridiano tra Ca- 
merun e S. Paolo de Loanda, Camerun si trova a 9^ 41' 39, 45" long. E. 
Gieenwich [Mitth, a, d, deut, Schuizgchieten^ II-5, 1890). 

Il dott. ZiNTGRAFF, di cui s' incominciava a temere, per il ritardo 
nel ritomare dalla sua seconda traversata del territorio di Adamaua (i), 
è rientrato felicemente in Camerun fin dai primi giorni di quest'anno, 
come annunziò un telegramma da S. Thomè. Egli s'era trattenuto pa- 
reocbio tempo a Gasbca, presso il potente ed intelligente capo Sambo, 
dal quale era stato generosamente ospitato {Mitth. a. d. deut, Schutzge- 
hieien, U-5, 1890). 

I Francesi nel Dahomei. — Dopoché la Francia, per le conven- 
noni del 1885 colla Germania e del 1889 con l' Inghilterra, aveva 
assicurata la sua sfera di azione nel Dahomei, tra il Gran Popò e Porto- 
Novo, parecchi piccoli capi s' erano sottoposti al suo protettorato. Tra 
questi eravi, nel villaggio di Dangbo, sulle rive ' dell' Ueme, il capo 
Aguìnin, ultimamente trucidato coi suoi dalle forze del re Glegle, capo 
supremo del Dahomei. Essendo stata anche insultata la bandiera fran- 
cese in queir occasione, la Repubblica mandò per chiederne soddisfa- 
zione il suo inviato Bayol; il quale però fu trattenuto prigioniero e 
dovette anche assistere alla esecuzione di altri protetti francesi Da ciò 
la spedizione del maggiore Terillon, in questi giorni annunziata dai gior- 
nali, e che fini con la sconfitta delle truppe di quel re e la presa di 
Cotonn, luogo importante di quel paese {La Géographie^ n. 63, 1890; 
La Riforma^ n. 55, 1890}. 

E. — America. 

I La Rada di Ceiba. — Lungo la^costa settentrionale dell' Honduras, 

cosi povera d' approdi, fu riconosciuta sufficiente ai bisogni della navi- 

I gakione per quei paraggi una piccola, ma abbastanza sicura rada, cui 
fa dato il nome dell' adiacente villaggio di Ceiba. Essa giace approssi- 
mativamente, a 15^45' lat. N. ed 86^56' long. O. Green., e consiste 
veramente in una striscia di spiaggia che si prolunga ad O. della Punta 
Coagrehay. Fino ad 800 metri dalla costa la profondità del mare si 
mantiene superiore a m. 7,5 e permette ai bastimenti d'avvicinarsi e 
di ancorarsi, quantunque vi manchino affatto quelle opere e comodità, 
che sono solite ad aversi anche nei più piccoli porti. Il villaggio di 
Ceiba conta circa 600 abitanti, che commerciano soltanto in banane, 
scambiandole con merci ed altri commestibili d' importazione. Per ora 

(]) Vedi Bollettino, /r^^^ 1890, p. 206. 



— 298 — 

i bastimenti non pagano diritti, obbligandosi però al servizio casuale 
della corrispondenza {Notice io Mariners^ n. 6, 1890). 

Alle foci del Para (Brasile) furono riconosciuti due scogli a S.-O. 
delle Punta Pinheiro: uno nella posizione i** 18' 15" lat. S., 48** 30' 15" 
long. O. Green., 1- altro a i^ 37* 30" lat. S. e 49® 7' 30" long. O. Green.- 
II primo, di piccola estensione, è a pochissima profondità; il secondo, 
che rimane in più punti scoperto nella bassa marea, s' estende oltre 
due chilometri nella direzione della sua lunghezza {NoHce to MàrhurSt 
n. 8, 1890). 

F. — Oceania. 

Sulle Isole della Soqetà ed intorno agli indigeni della Poli- 
nesia pubblicò recentiemente alcune interessanti note di viaggio il medico 
della R. Marina, dott. Filippo Rho. — Egli comincia col descrivere la tra- 
versata del Pacifico dal Callao, per la Corrente di Humboldt, all'Arcipe- 
lago Tuamotù, quindi con molta esattezza ed evidenza £bi conoscere 
da lungi e da vicino V aspetto dell' Isola Tahiti, la vita di quella popo- 
lazione. Dei Tahitiani riferisce alcuni dati antropologici ed etnogiafid 
e particolari notizie sul!' amore e sulla cultura della musica da parte 
di quegli indigeni. P9Ì passa a descrivere V Isola Moorea, particolar- 
mente la Baja di Fajarè. Fornisce poi qualche informazione storica sullo 
sviluppo della civiltà europea in quelle isole. Studia inoltre il dima, 
le malattie locali; e, trattandone, osserva l'alimentazione e gli altri mezzi 
di sussistenza che vi si usano, e conchiude in proposito riconoscendo 
il progressivo spopolamento dell' arcipelago. Dà quindi un' idea comples- 
siva dell' etnologia di questa razza polinesiaca, seguendo le tracce dd 
Prichard, del Moerenhout, del Quatrefages, ecc., ma aggiungendo anche 
di suo notevoli osservazioni. Si diffonde intorno all' Isola Norfolk ed 
alla sua fòmosa colonia pitcairniana. Tratta infine delle produzioni natu- 
rali, della fauna terrestre e marina, delle foreste, della geologia; poi 
della origine e della lingua di Tahiti e dell' arcipelago tutto. Chiude 
queste sue Note, commemorando il poco noto, ma valente ed ardito 
botanico e medico piemontese, Carlo Bertero, che nel 1830 aveva visi- 
tato quelle isole, e che dopo avervi raccolta ricca messe sdentifica 
scomparve, probabilmente inghiottito da una tempesta dell' Oceano. In 
parecchi luoghi delle sue Note, il dott. Rho fa conoscere più dawidno 
i fenomeni naturali delle isole visitate, fra cui citeremo la Cascata di 
Fautauha. 

La convenzione per le Isole Samoa — Per la convenzione, con- 
chiusa l'anno scorso a Berlino, e pubblicata nel p. p. gennajo, le Isole 
Samoa costituiscono un territorio neutro, dove ì sudditi delle tre potenze 
firmatarie (Stati Uniti dell' America settentrionale, Inghilterra e Ger- 
mania) godranno eguali diritti. Malietoa è riconosciuto re indipendente; 
però in Apia, la capitale, è istituito un Consiglio municipale, secondo 
norme determinate d' accordo con le tre suddette potenze, che ne 
designeranno il presidente. Cosi pure vi sarà una Corte suprema di 
Giustizia, ed anche per essa le potenze stesse nomineranno un Giudice 



— «99 — 
presidente. In caso di disaccordo su queste nomine, quella del presi- 
dente del Consiglio municipale sarà deferita ad uno dei Capi della Svezia, 
biella Svizzera o del Brasile ; quella del Presidente della Corte Suprema 
sd Re di Svezia. {Popolo Romano^ ai gennajo 1890}. 

G. — Regioni polari. 

Il movimento dei OHiAca nel Mare Artico. — Da numerosi 
rapporti giunti prima della fine di gennajo p. p. all'Ufficio idrografico 
d^li àtati Uniti dell' America settentrionale, si apprende che quest' anno 
il movimento dei ghiacci galleggianti verso S. incominciò molto più 
presto del solito, cioè circa un mese prima degli altri anni. Questo 
straordinario fenomeno è dovuto in gran parte ai venti freschi del N.-E. 
del Labrador, in coincidenza coi venti O. che spirano lungo la rotta 
transatlantica in dicembre e in gennajo. {Science^ n. 367, 1890). 



IV. — SOMMARIO DI ARTICOLI GEOGRAFICI (i) 



a) — IN GIORNALI ITAUANI 



Reale Accademia dei Lincei. — Roma, a febbrajo 1890. 

La densità dell'acqua del Mediterraneo, di N, Reggiani, * 

Bollettino del Ministero degli Affari Esteri. — Roma, gen- 
najo 1890. 

Del commercio e della navigazione nel Porto di Boston (1888- 1889}, di W, 
Tkaon di Reveh — Commercio e produzioni della Provincia di Rio Grande del Nord, 
di C, Salvini, 

Società Africana d* Italia. — Napoli, novembre- dicembre 1889. 

n commercio di Aden, di Z. Pennasai, — U capitano Casati, di A, Dovara, — 
Gli Egiziani sul Giuba, del col. Ch, Ckaillé Long. — E. M. Stanley. — DemograSa 
di Tunisi, di B, Serio, — Movimento commerciale allo Zanzibar. — Protettorati 
francesi in Senegambia. — Commercio della Colonia del Capo. 

— Sezione fiorentina della Società Africana. — Firenze, V-8, 1890. 

I Somali dell' Occidente (cont.), di F, Paulitschki, — L' avvenire commerciale 
di Massaua, di A, Cecchi, — Assab al 1° gennajo 1888, di M,, — H Congresso 
coloniale francese : appunti, di G, C, 

CosMOS. — Torino, febbrajo 1890. 

Nuove esplorazioni danesi nello Stretto di Danimarca sul « Tylla » nel 1888, 
note di C. Ryder (con diagrammi). — Liberazione di Emìn Pascià e di Casati per 
opera di E. Stanley. — Le eruzioni di Vulcano nelle Isole Ek)lie, di P, Salino, 

Società d'Esplorazione Commerciale in Africa. — Milano, feb- 
brajo 1890. 

n Canale di Panama, di P, Maratai, — Sviluppo coloniale, di A. Perrerc, — 
Note africane, del past. P, Longo. — « Un viaggio a Nias », di E. Modigliani : 
bibliografia del prof. Ed, Porro, 

Marina e Commercio. — Roma, 2, 9, 16, 23 febbrajo 1890. 

Movimento del Porto di Cadice nel 1888. — Dal Canale di Suez. — I passi del 
Porto di Alessandria. •« L' uragano nell' Atlantico. ^< Ancora snll' ultimo magano 
nell' Atlantico. — Il commercio delle spugne in Turchia. — Ripresa delle reladooi 
commerciali col Sudan. — La produzione agricola dell'Italia nel 1889. 

Società Meteorologica Italiana. — Torino, gennajo 1890. 

II vento e i pendoli termometrici, del p. C, Melti, — Sulla straordinaria quan- 
tità di neve negli anni 1836 e 1888, di P, Plotter, 

(l) Si regutrano i soli articoli geografici dei giornali pervenuti alla SodotL 



— 301 — 
Rivista di Topografia e Catasto. — Roma, febbrajo 1890. 

Metodo grafico per ridurre le stazioni geodetiche azimutali al centro trigonometrico, 
del dott. P, Guardueci. 

Accademia Gioenia. — Atti. — Catania, IV- 1, 1889. 

Le maggiori profondità del Mediterraneo recentemente esplorate ed analisi geo- 
logLcsk dei Telativi sedimenti marini (con tavola), del prof. 0, Silvestri, — Etna, Si- 
cilia ed isole vulcaniche adiacenti sotto il punto di vista dei fenomeni eruttivi e 
dei avvenuti durante 1' anno 1888, dello stesso. 



b) NELLE RIVISTE SCIENTIFICHE ESTERE 



Scoiate de Gìographie. — Compte-rendu. — Parigi, 7 febbrajo 1890; 

Escursione nei Monti Mngoggiar nel 1889, di P, Venucov, — Dell' esploratore 
CamìUo Douls : notizie ufficiali. — Itinerario del p. Magalli da Riobamba a Canelos 
Bèli' Equador. — La carta ipsometrìca della Russia europea del gen. Tillo, nota di 
Vemuov, — H viaggio del signor Fourneau nelle foreste del Congo, relazione rias- 
sunta da P. di BroMM. — Progetto di Spedizione antartica sotto la direzione del 
prof. Noidenskjòld. — Viaggio in Corea, relazione di C. Varai, 

Revue db GàOGRAPHiE. — Parigi, febbrajo 1890. 

Le strade ferrate del Giappone, di D, Bellet, — L' Ovest e il Sud del Mada- 
gascar (fine), del cap. V. Nicolas (con carta). — Le strette del Basso Danubio da 
Besias ad Orsova (cont), di A, de Girando, — La situazione rispettiva delle po- 
terne nel Pacifico, di C, Hachinberger, 

SoatTÉ DE Géographie Commerciale. — Parigi, XII-2, 1890. 

Tiansasioni, oggetti di commercio e moneta delle regioni fra il Niger e la Co- 
sta d' Oro, del cap. Singer, — La Cirenaica (con carta). — La pampa centrale della 
RepabbUca Argentina (con carta). — La navigazione sul Mecong. — La Spedi- 
zione in Africa, di H, A, Dias de Carvalho. — Il Cansas. — Escursione al Mada- 
gascar. — Il Sudan francese. — La morte di G. Douls e il modo di viaggiare nel 
Sahara. -» Coudreau nella Gujana. — Impressioni d' un emigrato nella Repubblica 
Orientale. 

Revue Franqaise de l'Étranger et Exploration. — Parigi, i, 
15 febbrajo 1890. 

La costa delle dodici colonie in Sumatra, di Brau de Saint-Poi Lias, — Viag- 
gio del cap. Trivier nell'Africa equatoriale. — Il Canada e la sua annessione agli 
Stati Uniti. — Le popolazioni del Madagascar. — Il paese degli Amatonga. — 
Haiti e ^ Stati Uniti. — Dal Junnan al mare. — La Gujana e i suoi prodotti. 

La Géographie. — Parigi, 6, 13, 20, 27 febbrajo 1890. 

or interessi francesi sulla Costa d^li Schiavi ed al Dahomei, di H, Mager, — 
Parigi porto di mare, di P, Vibert, — A proposito del meridiano iniziale, lettera di 
C. Tondhd de Quarenghi, -^ La Città della Piata. — Nuova carta parziale del Gabon 
e del Congo francese. 

Le Tour du Monde. — Parigi, i, 8, 15, 22, febbrajo 1890. 

Tre mesi in Irlanda (cont.), di Af, Anna de Bovet, — Trenta mesi nel Tonkino 
(coDt), del dott E. Hocquard, 

Revue Maritime et Coloniale. — Parigi, dicembre 1889, gennajo, 
febbrajo 1890. 

Le maree della Bassa Senna, dell'amm. Cloué, — La Missione del Capo Horn: 



— 3oa — 

mAgnetismo terrestre (oont), del laogot Li CoMHiUier, — Uragani del marzo 1889 
a Samoa (dall'inglese), di ff, Garreau, — Oceanografia statica (continaazioae), £ 
y. Tkoulet. 

— Gennajo 1890. 

I periodi meteorologici, di Delauney, 

SociiTÉ DE Géographib coiiìiBRaALE DB BORDEAUX. — Bordeauz, 

febbrajo 1890. 

Le correnti dell'Atlantico settentrionale nel 1889 (con cartina). — - Prime notine 
deUa traversata d'Africa, compiuta dal cap. Trivier, di L. BauMàm, — Voto per la 
adozione di un' ora nazionale. — Notizie sugli Stati Uniti del Venezuela, del dottose 
Z. Vinoni, — Conferenza marittima intemazionale di Washington, di Hamireux^ 

SociÉTÉ DE Géographie DE Lille. — Lilla, i, 1890. 

Gli oceani e i mari (cont), di GosseUt, — Biografia del gen. Faidhetbe, dei 
cap. Brosselard, — Le coste della Normandia, di A, Herland, 

SociÉTÉ RoYALE Belge DE GÉOGRAPHIE. — BruxcUeSi n. 6, 1889. 

I monumenti di Samarcanda, di G. LecUrcq, — Stanley in soccorso d' Emiii 
Pascià, di y. du Fief. — Un' escursione nel Campine, di A. Harou (con carta). 

SociÉTÉ ROY ALE DE Géographie d' Anvers. — Anversa, XIV-i, 1890. 

n Queensland e l'Australia, della signora Cùuurmr. — Notizia su Haiti, di 
W, Serruys, — La provincia di Corrìentes, di A, Baguet, 

Le Mouvement Géographique. — Bruxelles, 7, 23 febbrajo 1890. 

Viaggio del cap. Binger dal Niger al Golfo dì Guinea (con schizzo). — L' iia- 
dedma traversata dell' Africa Centrale. — L' esplorazione del F. Lomami oompiota 
dal governatore Janssen. — L' esplorazione del F. Lokepo, fiitta dal luogotenente 
Bodson, 

SociEDAD EspAffoLA DE GEOGRAFÌA coMEROAL. — Madrid, geima|0 
1890. 

La questione del Munì. — L' Isola di Elobet-Cico, di V, R, Abmuàn. — La 
Repubblica del Salvador, di ^. <^ Arelhno, 

Instituto Geografico Argentino. — Buenos Aires, X-io, 1889. 

Dati geografici della Provincia di Mendoza, di G, AvS-Lallemant, — Stndt ndla 
Cordigliera ddle Ande, dello stesso, — Spedizione al Neuquen (con uno scbizso car- 
tografico), dei dott KurtÈ e Bodenòender, 

Il Brasile. — Rio de Janeiro, IV- 1, 1890. 

II Brasile nel 1889. — Fine della quistione delle e Missiones • tra il Brasile 
e r Argentina. — Immigrazione e colonizzazione del Governo brasiliano nella Gnjaiia. 

Gesellschaft fOr Erdkunoe zu Berlin. — Berlino, XVn-i, 1890. 

Sul viaggio all' E. delle Spizberghe nel 1889, del dott prof. JtUkerUkaì, 

K. K. Geographische Gesellschaft in Wien. — Vienna, XXXITf-i, 
1890. 

I territoit di Sdrvan, Chisan e Tatik : illustrazione del rilievo &ttone dal pro- 
fessore G, ìVUnsch (con carta). — Lo stato presente della cartografia ufficiale in 
Europa con speciale riguardo «ile carte topografiche, di C, v, Ilaradamer, 

Peterìianns Mitteilungen. — Gotha, II, 1890. 

Per l'etnografia del Peloponneso (con carta), del dott A, Phii^smt, — La 
nuova carta della Penisola dei Balcani nell'Atlante-Manuale Stieler, di C, Vogtl, ^ La re- 
gione montuosa di Ugueno ed il versante occidentale del Kilimangiaro (con schizzo), 
del dott. H, Meyer, — U viaggio del soprintendente C, Knotht nella regione dei 
Bonjai (con cartina). — Gli scavi del Flinders Petrie nel Fajum, del prof, dott G. 
Sckwiinftirtk, — Nuova Carta d'Italia (1:500,000) dell'Istituto geogtafioo militare, 



— 303 — 

di C VogeL — La popolazione della Greciaf del dott A» Pkilippson. — I terremoti 
deOa Grecia e della Turchia nel 1889, del prof. K. Mitzopulos, 

I>EUTSCHB Rundschau fììr Geographie und Statistik. — Vienna, 
marzo 1890. 

La Gafiibmia tedesca nell'Africa snd-occidentale, del dott. B, Schwan, — L'av- 
'▼enire delT Isola Helgoland dopo le nltime osservazioni fattevi, di 0, Lehmann. — 
L'odierna questione cinese in America e in Australia, del dott. G 2Uicher, •— Le 
pvedùioiii sismiche di Rodolfo Falb e le sue divinazioni nell' anno 1888-89, ^^ ^' 
B^^ancki. — GÌ' Indiani negli Stati Uniti d'America, di Emma Poesche, 

Gbographische Nachrichten. — Basilea, i, 15 febbrajo 1890. 

Viaggio da Kjibar a Leh, negV Himalaja occidentali, del miss. Redslob, — Le 

ookmìe comunistiche dei Tedeschi in America. — Viaggio del cap Singer nell' Alto 

Sudan (fine). — Attraverso le terre dei Galla. — Dal paese degli Àtzechi. — La 
Valle di Banga-Chandra e Trilognath, del miss. Redslob, 

GEsTERREiCHiscHE M0NATSSCHRIFT PUR DEN Orient. — Vienna, 2, 1890. 

I protettorati e le imprese coloniali dei Tedeschi al principio dell'anno 1890. 
— La Penìsola di Malacca. — L'esposizione di Tashkent nel 1890. - Le poste in 
Ona. — Condizione delle coste settentrionali dell'Asia Minore. 

Das Auslamd. — Stoccarda, 3, io, 17, 24 febbrajo 1890. 

Sguardi retrospettivi di Geografia politica : l' Australia, le regioni polari (fine). — 
Renùnìsoenze della Nuova Guinea^ di P^ Graòovski (con schizzo). — La Colonia di 
Victoria d'Australia nel 1888. — Attraverso il Messico meridionale e l'America cen« 
trale, di G. Pattli. — Schizzi di viaggio in Egitto : Dal Cairo a Luxor, di E, Schrecker, 
-» L' oro in Australia, di R. v, Lerchenfeld. — Dal Nord della Scandinavia, di 
H. V, Sckàmierg, — I figli degl' Indiani dell' America del Nord, di P-* y, Pajeken» 

Deutsche Kolonialzeitung. — Berlino, i, 15 febbrajo 1890. 

Uno scrìtto del prof. dott. G, Schmemfurth sui rapporti dei Tedeschi cogl' indi- 
geni e cogli Arabi. — Viaggio di James nell' intemo del Paese dei Somali, di Z. Hirsch 
(con carta). — L'assicurazione della sfera degl'interessi tedeschi nell'Africa orientale. 
— Il mantenimento degli schiavi liberati, del dott. F. Back, 

Export. — Berlino, 4, 11, 18, 25 febbrajo 1890. 

Snfl' immigrazione nel Paraguay nel 2^ semestre 1889. — Commercio e vie 
oommexcìaii dall'Africa orientale tedesca neU' intemo, conferenza di P, Reichard- — 
La linea di navigazione nell' Africa orientale tedesca in vista della concentrazione 
ddle popolazioni, e la sua influenza per i commerci. — U commercio esterno del 
Messico nell' anno 1 888-89. — Kibo e l'ascensione del Kilimangiaro, conferenza del 
dotL H» Mtyer. — H commercio estemo della Francia nel 1889. — La flotta mer- 
cantile tedesca al i** gennajo 1889. — La carta dell' Afìrica di R. Andree ed A. Scobel. 

ROYAL Gkographical SocrETY. — Londra, febbrajo 1890. 

La grande via commerciale del centro asiatico da Pechino a Cashgar, del colon- 
nello Mark, S, Bell, (con carta). 

T&E ScornsH Geographical Magazine. — Edimburgo, febbrajo 1890. 

L'erofaizione del clima, del prof, y, Geikie (con 5 carte su 2 tavole). — La 
base fisica della Geografia politica, di H. y. Macltìnder, — Azerbeijan. — Il colon- 
nello Sir Heniy Yule : commemorazione (con ritratto). 

Manchester Geographical Socfety. — Manchester, V, 4-6, 1889. 

Alcnne impressioni del Marocco e dei Marocchini (con carta ed illustrazioni), di 
J, 7kamson. — Florida e gì' Inglesi^ di A. Montefiore, — SuU' insegnamento della 
Geografia commerciale elementare nelle scuole primarie e secondarie e nelle tecniche 
inferiori» di % H. Silberbach, — La Provincia di Taranaki nella Nuova Zelanda, di 
E. Gibson, — Strade ferrate indiane e commercio britannico (con carta), di Holt 
S, HaOii, - GÌ' Indiani Cri di Calgary, di C. E, SomerseL — U limite delle nevi 
nei Monti Tatra, di C. GrUsinger, 



— 304 — 
Nature. — Londra, 6, 13, 20, 27 febbrajo 1890. 

Otto archibaleni visti contemporaneamente, lettera di Sir ìV. Thomson, — « La 
Nuova Zelanda > del dott. J. M. Moore, nota bibliografica. — I supposti terremoli 
di Chelmsford il 7 gennajo p. p., di C, Davison, — L'eclissi totale, del profeasote 
D, P, Todd. — Il periodo delle lunghe maree di Cracatao, di y. C. Afe dfjnui, 

Science. — Nuova York, 13, 20, 27 dicembre 1889; 3, io, 17, 24 

gennajo, 7, 14, 21 febbrajo 1890. 

L' antica Arabia, di A. H. Sayce, — Il sig. Mackinder e l' insegnamento deSa 
Geografìa — La carta dei confini del Massachusetts, di ÌV. M. D„ — Supposte 
pioggie di meteoriti nel Deserto d' Atacama. — Gli ultimi Inca (bibliograBa). — 
Le acque del Gran Lago Salato, di y. E, Talmages. — Le esplorazioni dtSQo 
Stanley. — La Società Geologica Americana. — Un grosso monolite di nefrite o 
giadeite, di /. Terry, — Sulle orme umane al Nicaragua, lettera del dott. JB. Himt 

— Il Bacino del Congo. — Le caverne del Vaitomo nella Nuova Zelanda. — Qaello 
che Stanley ha dato per la carta dell'Africa. — Piante utili del Guatemala. — L'or- 
tografia di « AUeghany », di G, W. Redway, — La Corrente del Golfo ed il tempo. 

— Gli archivi americani in Siviglia, lettera di D. C. Gilman. — L' oscillazione di 
livello dei laghi, di W, M. Davis, — Osservazioni meteorologiche sul Picco Pike nel 
Colorado. 

The Canadian Institute. — Toronto, ottobre 1889. 

Il bacino centrale di Tennessee, di W. Kennedy, — GÌ' Indiani Dene occidenr 
tali, di A. G, Morice, — Lettera sugli Indiani del Sascatscevan, di A, B, Perry u 

RoYAL Society of New South Wales. — Sydney, XXIII- 1, 1889. 

Aborigeni d' Australia, di W, T, Wyndkam, — Nota su una recente tempesta, 
dì H, C, Russell. — Sull'alta marea del giugno 1889, ^i 7' Tebbutt. — Sorgenti 
delie acque del sottosuolo nei Distretti occidentali, di //. C. Russell. — Rocce erut- 
tive della Nuova Zelanda, del prof. F. IV, Hntton, 

FòLDRAjzi KòzLEMÉNYEK (Bollettino della Società Geografica Ungherese). 
— Budapest, XVlII-i, 1890. 

Discorso d' inaugurazione dell'anno 1890, di G. Xanhis, — Reazione sui la- 
vori e la condizione della Società nel [889, del segretario generale A. Serecs, — 
Appendice : Tabella delle coordinate delle projezioni di alcuni gruppi di gradi geo- 
grafici, ecc., elaborata secondo il metodo esposto dall' autore nella seduta del 26 
aprile 1888 e descritta nella Memoria inserita nel VII fascicolo dell'anno stesso, 
di A. Tòth. 

Ymer: Bollettino della Società Svedese di Antropologia e Geo- 
grafia. — Stoccolma, 5, 1889. 

Relazioni di ricerche e di esplorazioni nella Colonia di Camerun^ II, di G. 
Valdau (con carta etnografica). — Le Bermude: relazione d'un viaggio, I, di C. 
Forsstrand (con carta). — Progetto d'una Spedizione antartica, di A, E. Nordenskjòld. 

Società Imperiale Russa di Geografia. Isvijestia (Notizie). — Pietro- 
burgo, XXV-4, 1889. 

L'Asia centrale é la sua attitudine alla colonizzazione russa (con due carte), del 
gen. M. N". Annencov. — 11 viaggio di P. M. Delotkevic in Corea, di J. J, A'tf- 
darov, — I Lapponi e le loro tradizioni, di D. N. Ostrovshi. 



ERRATA-CORRIGE. 

A pjxg. 220 del presente fascicolo, in nota, invece di Bodio^ leggi Carilm. 



L — ATTI DELLA SOCIETÀ 



A. — Adunanze del Consiglio Direttivo. 

{Estratto dei processi verbali). 

Seduta del 27 marzo i8go. — Presenti il presidente march. No- 
èi&^yiteilesM, i vice-presidenti Adamoli e Malvano, i consiglieri Bla^ 
sema, Càrdon, Cavalieri, Gatta, Giordano, Pozzolini, Salvatori, Tacchini 
e il segretario generale. 

La Commissione composta del vice-presidente Adamoli e dei con- 
siglieri Garden, Giordano, Pozzolini e Tacchini, ed incaricata di studiare 
il progetto di una esplorazione nella penisola dei Somali, espone lo 
stato de' suoi lavori e le proposte concrete nelle quali essa compendia 
le sue conclusioni. 

Dopo matura discussione il Consiglio riconosce di non poter de- 
liberare, su quelle proposte, in via definitiva, dipendendo la loro attua- 
tone dal modo con cui saranno risolte altre questioni indipendenti 
dalle proposte stesse. Frattanto però, ritenendosi che fra breve ogni al- 
tra difficoltà potrà essere tolta, il Consiglio approva le dette proposte, 
sub conditiofu, all'unanimità. 

È presentata al Consiglio una minuta e diligente relazione del si- 
gnor Cocorda intomo ad un viaggio di esplorazione ch'egli si propone 
d'intraprendere dal paese dei Beciuani verso il Nord. Il Consiglio de- 
libera di rinviarne l'esame ad una Commissione, che riferirà in una 
prossima adunanza. Sono designati membri di questa Commissione i con- 
siglieri Blaserna, Cavalieri e Gatta, 

La Società Geografica di Parigi domanda se altre città possano es- 
sere designate come sede del V Congresso Geografico internazionale, oltre 
quelle per le quali fu fatta già espressa domanda al Congresso di Parigi, 
doè Berna per il 1891, Genova per il 1892 e Lisbona per il 1897. Il Con- 
siglio, confermando la risoluzione presa da molto, delibera che la nostra 
Società si adoperi con tutti i suoi mezzi, perchè sia assicurata la scelta 
di Genova. 

n Consiglio delibera che anche quest'anno, come nell'anno scorso, 
aa <^erto al R. Ministero d'Istruzione un certo numero di esemplari 
di nn'altra opera pubblicata dalla Società Geografica, perchè ne siano 
fomite gratuitamente le R. Biblioteche del Regno. Saranno messe a di- 
^odzioQe del Ministero le 150 copie disponibili degli Studi biblio^a- 



— y>6 — 

fici e biografici sulla Storia della Geografia in Italia^ pubblicati a Roma 
Bel 1875, ^ àt^\ Studi sulla Geografia naturale e civile d Italia^ ddlo 
stesso luogo ed anno. 

Sono presentati i ringraziamenti delle R. Biblioteche Angelica, liCedi- 
ceo-Laurenziana e del Ministero degli Affari Esteri per doni di libri, e 
dei signori Sinimberghi e Oldrini per la loro iscrizione fra i socL 

Nei soliti modi sono poi inscritti i nuovi soci: Severoni Antonio, 
Alicante (Argento e Malvano); Galeazzo dei Principi Ruspoli, Roma 
(Sermoneta e Frascara) ; Milanesi Pio Giovanni, Frascati (Virili e Giu- 
liani); Tellini dott. Achille, Roma (Pigorini e Blaserna); Cerroti cap. 
Ottavio, Roma (Guidi e Dalla Vedova); Ferrini Gioacchino (Tuminello 
e Salvatori). 

Sono pervenuti alla Società 1 seguenti doni: 

Commission européenne du Danube: Mémoire sur les travaux d*amé- 
Koration du cours da Bas-Danube exécutés pendant la périodc 1873- 
1886. Galatz, Schenk, 1888. Vcrf. di pag. 108 hi 4^ con 4 carter 37 ta- 
vole e 28 quadri. — Cartes du Ddta du Danube et plana comparati^ eoe: 
du Bras de Soulina ecc. Lipsia, F. A. Brockhaus, 1^7. Grande atlante 
di 78 tavole (doni della Commissione europea del Danubio). 

Noè dr. F.: Geologfsche Uebersichts-Kartc dcr Alpen mit EifSn- 
terungen. Vienna, Holzel, 1890. Fogli t m cr<»nolitografia ed op» & 
pag. 27 (dono ddreditore). 

Zucchinetti dott P. V.: Lettre à S. A. le Khédive sor la réfisnae 
judiciaire ecc.. Cairo, tip. propria, 1889. ^P* ^^ P^* ^4- ^ dispari- 
tion, ecc. Foglio di pag. 6 (doni dell'autore). 

Dirección de Estadistica General: Annuario estadistko 4e la Rep» 
blica Orientai del Uruguay. Ano 1888» Montevideo, tip. Orientai, 18^ 
Voi. di pag. XXV-691 con tavole (dono della DirezioDe della Statìstica 
generale di Montevideo). 

Martd atw. JS. A. : Chemm de fer des Velber-Taucm, ecc. Parigi, 
Qub Alp. Fr., 1885. Foglio di pag. 3. — Karl voa Siteklar. P^ngi 
Club Alp. Fi-., 1885. Op. di pag. ro. — NonveMe Carte d'Italie sa 
100,000. Parigi, Revue de Géog., 1885, Op. di pi^. 8* — Carte d*Aii- 
triche au 75,000. Parigi, Revue de Géog., 1886. Qp. di pag. 6. — Dcaz 
ascensions dans le massif du Mont-Btanc. Berna, Staempfli, r888. O^ 
di pag. 16 con tavola. — Letf aiguilles du Gouter et d'Argentière. Pa- 
rigi, Chamerot, 1888. Op. di pag. 49 con incisioni. -^ Schb ìemr: 
exploration dea- eaux tntérieures et cavemes des Causses. Parigi, Qi»' 
merot, 1889. Op. di pag. 59 con tavole. — ^ Sous terre: exploralMia 
des abimes des Causses. Padirac Bri ve, Roche, 1890. Op. di pag. 4$ 
con tavola. — Les Cévennes. Parigi, Delagrave, 1890, Voi. di pagiae 
VIII-406 con 140 incisioni, 2 carte e 9 piante (doni dell'autcnie). 

Fàrena prof, K: Trois «cplorateurs éu Céntineat afidcain: Stanlef, 
Emin, Casati. Roma, Forzam, 1 890. Op. estratto di pag. 14 (donodel^aoloi^ 

Mot ondi p. Z. .*- Boletin mensual del Obsennatorio Meteofcdogko 
del Colegto Pio de Villa Colon. JI-z, 3. Montevideo, tip. della Scuola na- 
aonale, 1890. Fase. % St pag. i6*S con tavelle (éonodet redattore). 



— J07 — 

StrmffirtUa frtf. C id aitrt\ L« Patria, O^grdfia ddl' Italia. Disp. 
•t, S9, a^, 34. TomOf Uàione tip. edit, 1890. Yzac 4 di pag. ^j 
oascttno (dono dell'editore). 

IHmsmu éklT Jmkuiriaf Cammenio e CreiUo: Bollettiiio di Notìzie 
txmaoKÈÓaXxt YII-8, 9, io, Roma^ Botta, 1890. Fase 3. — BoUettiùo 
di notìzie sml credito e prev., VÓI-i. Roma, Botta, 1890. --^ Dinzicm 
Qtnéralt àM AgrUùUura! CoHrrarioni sperimentici, ecc. L Roma, Botta 
1890 (doni del Ministero di Agricoltura, Indastrìa e Commercio)^ 

Cartai àijf. S.i Sulla Ibnnadooe dello Stretto di Messina, nota. 
Roma, Bdl. Com* Geot^g^^ 1889. Op. di pag. 57 con carta geografica 
e tav^e. -^ Sttirovìglae d^ Porto di Messina e sui movimenti del 
mare nèUo Stretto. Roma, tip. dell'Accademia dei Lincei, 1889. Op. cfi 
ptqp. 9. — > La tmenrtttioiie dell'Appennino al Sud di Catmaait). Roma, 
Boll. CcMD. Geologa, f883. Op^ di pag. 15 cov t tavole. — Le roo 
eie cristalline delle due parti dello Stretto di MessiiMi, appunti^ Roma^ 
Bea. Cam. Geolog., ^885. Op. di pag. 7. -^ Appunti geologici sulla 
Tarn di Bari* Roma» BolL Cotti. Geolog., 1885. Op. di pag. 12. -^ 
Ricognizione geologica da Buflaloria a Potenza di Basilicata. Roma» 
BéU. Con. G^lof., 1885. Op. di p^. ts. -^11 terremoto di Bisi- 
gaaaa dèi 5 dkenttre 1887: menuMM. Roma, Ann. Mèteordog. it., 
iSS6*88. Op. di f§t* ^ ^^ 4^ ^^ tavola/ -^ L'emsskme dell'Isola Yaf- 
cano veduta nel settembre 1888. Roma, Bòli. Com. Geolog., i888. 
Op. fi pag. ZI. '^^ Córiae hfg. E, e Canavari Af,: Sai terreni secon- 
divi dei dineonìi di Tivdi, nota. Roma, B(^l. Com. Geolog., i88i« 
Opu di pag. i6« -^ Nmvì appunti geologjd sul Gargano. Roma, IkAÌ, 
Goau OeoloK^, 1884. Op. di pag. 33 con tavole (doni dell' aatoiv kt^ 
gcgnere B. Cortese). 

MtràuiU prof. G. ; La 'Rem.: trattato popolare di Geografia uni- 
versale. Disp. 219-220, 22i-2^a^ Milano^ F. Vallardi» 1890. Faac. d} 
pag^ j2 ciascuno (dóno deireditore). 

Direzione Generale delle Gabelle: Statistica del coiBimercio di iw 
poracooaa ad eeportaaióne, 1889. Roma, Elzeviriana, 1889. Bollet- 
tìao di l^fiilaaione # st ati ati ca doganale e ecMnttierciale, YI-io, 1889L 
lìn—i, Botta.. -'^ Statistica d'importasiofie ed esportazione, i gexmajo/ 
a8 lbblna)o, 1889^1890. Roma, Elzeviriana, 1890. — Bollettino di le* 
g^slarione ecc.. Anno VII, geniiajo-febbrajo 1890. Roma^ Botta, 1890^ 
-^ Aannarlo <feì ìH aiU ti i delte Ffnan2e e del Tesoro del Regno' d'I- 
«Éttir S890. Parte a&dmftnistiatfva. Koma:, Elzeviriana, 1890 (doni del 
Ministero delle Finanze). 

CMMgi^ dégU ArMktH ed Ingegneri di Pirenu : Atti. Anno^ XIV. 
Catfae^aechi e l, %tgo. Fase, di pag. 37 (dono del CoU^o)^ 
V.: The Kirghis and Rara-Kirghis. Edimburgo, Seott. 
ft99^ Op^ di {Mg. 4 (dono deil'aotofe). 

Amteini JL: e Noova RiviMa Miseoa > Feriodico. Anno IH, n. i,» 9f. 
Aroevia, Pierdicchi, 1890. Fase. 2 (dono della Direzione del periodico}. 

TnmineiU L,: Abba Michele, inviato di Re Menilek a S. M. il Re 
d'Italia nel 1872. Roma, fotpg. Tuminello, 1890. Ritratto da gabinetto 
(doDo ddl'aatore). 



— SoB — 

Acadimie des seiences de Crcucvie: Compte - renda, février 1S90.J 
Cracovia, tip. dell'Università, 1890. Fase. II di pag. 22 (dono ddl'Àt! 
cademia delle Scienze di Cracovia). 

Dubrovifu N. : BiograOa del Generale Pisceralski (in msBo, ohi 
sommario poligrafico in francese). Pietroburgo, tip. Voenna, 1890. VoL 
di pag. XI-6o2 con 4 tavole di autografi e fac-simile, » 4 ritratti fotoB- 
tografici, a tavole illustrative e grande carta generale dei viaggi (fi i^ 
scevalski (dono dell'autore). 

— Annuario Ufficiale della Regia Marina- 1890. Roma, BendB^ 
1890. Voi. di pag. XVII-612 (dono del Ministero della Marina). 

— Annuario Militare del Regno d'Italia- 1890. VoL di pag. HI- 
815 (dono del Ministero della Guerra). 

— I Miracoli di S. Michele Arcangelo : Codice manoscritto in lii^ 
ghiz. Fogli 1 7 di pergamena in coperta di legno (dono del sodo sjg. 
RafT. Balli Colla-Marini). 

Paoli C : 11 libro di Montaperti. Firenze, G. P. Vieosseox, 1889. 
Voi. di pag. LXIV.488 in 4^ (dono della R. Deputazione di Storia Pa- 
tria per la Toscana, Umbria e Marche). 

Hugues Z.: Manuali di Geografia antica ad uao delle scuòle 8^ 
condarie. Voi. II: La penisola Greco-illirica- gli altri paesi d'Europi. 
Voi. Ili: Asia -Africa settentrionale. Torino, Loescher, 1889-1890. Vo- 
lumi a di pag. i52-xa3 (doni dell'autore). 

Stéissano E: Carta costiera e faunistica delle pescherie del Sahan 
occidentale, con profili su scala di 1:4000. Roma, Ist. cartografico ita- 
liano, 1890. Foglio. — La pesca sulle spiaggie atlantiche del Sahaza. 
Relazione in Annali di agricoltura, 1890. Roma, Botta, £890. Pag. 59i 
con carta (doni dell'autore). 

Asmuss N: Dr. G. A. SchweinfUrth. Riga, W. F. Hacker, 1873* 
Op. di pag. 32 (dono del prof. I. Guidi). 

bicchieri G: Costumi inglesi. Piacenza, G. Marina, 1890. Op. <H 
pag. XV-98 (dono dell'autore). 

Service géographique de ÌArmèe franfaise: Carte de Tunisie. Échdle 
x: 800,000. Parigi, 1889. Fogli 2 in litografia. — Carte topographiqne de 
l'Algerie. Échelle i: 500,000. Parigi, 1889. Fogli 4. — Carte de France^ 
Longwy. Échelle 1:200,000. Foglio (doni della Direrione del Sem- 
rio Geografico dell'Esercito di Francia). 

— « Districto de Lourengo Marques » periodico. N, 54, 55- J^ 
renzo Marquez, ai, 28 dicembre 1889. Fogli 2 (doni della Redaaooe 
del periodico). 

— Annuario delle Scuole coloniali nel x889«i89o. Roma, tipo- 
grafia Mantellate, 1890. Copie 2 di pag. 243 (dono del Ministero de- 
gli Affari Esteri). 

— e In alto » cronaca bimestrale della Società Alpina fHoUo^ 
Anno I, n. a. Udine, 1890. Fase, di pag. 32 (dono della Società Al' 
pina friulana). 



i 



r 



n. — MEMORE E RELAZIONI 



— Le Miniere della Repubbuca di Colombia (i). 

i) Lettera del socio doti. Romolo Ragnini 
al Presidente della Società Geografica. 

JlLmo Signor Presidente. 

Nd fascicolo IO- II del Bollettino della Società geografica ita- 
Serie 2, voi. 12, ottobre 1887, veniva pubblicalo a cura dell'Ec- 
cafUrao Ministro di Colombia, Generale Joaquin F. Vélez, un cenno stori- 
9 geografico, politico della Repubblica di Colombia compilato dal Sig. A. 
I brevi limiti consentiti per un sommario non permettevano di 
IȈ ampia enumerazione e descrizione delle incalcolabili ricchezze, 
^lecialmente minerarie^ contenute in quella fortunata regione, che la 
lendono incontestabilmente uno dei più preziosi paesi del nuovo mondo. 
Molto opportunamente venne quindi alla luce nel 1888 un'opera 
del Sig. Yicente Restrepo, Ministro de Relaciones Esteriores, dal titolo : 
Las sminas de oro y piata de Colombia^ che ridotta da lui stesso a più 
modeste proporzioni in un fascicolo, venne tradotta dal prof. dott. Ro- 
dolfo Ragnini. Chi visitò l'Esposizione Vaticana del 1888, e più re- 
centemente quella di Parigi nel 1889, ebbe certamente agio di ammi- 
rare i ricchi esemplari di prodotti, sia delle miniere che della fauna e 
fiora colombiana, ed- anche di apprezzare il notevole sviluppo di quella 
giovane nazione, già cosi rapidamente avanzata in ogni opera di civile 
progresso, da non temere il confronto di alcun altro Stato ; e il Sig. D. 
Jose Triana, commissario generale dell'Esposizione colombiana, nel so- 
suo rapporto, fa bene risaltare le favorevoli condizioni della Co- 
in comparazione a tutti gli altri paesi delle due Americhe, che 
peserò parte alla Mostra universale di Parigi. Riuscirà quindi molto 
utile, colla pubblicazione del lavoro del Restrepo, richiamare l'atten- 
zbne, specialmente degli Italiani, sopra questa regione dell'America me- 
rionale cotanto favorita sotto ogni rapporto dalla natura. 

(i) La Direaone del Bollettino non assnme la responsabilità degli scrìtti finnati. 



— 310 — 

Una malaugiiiata vertenza, che sperasi volgerà presto a buon 
mine» può forse aver influito a' nostri giorni a mettere in mala vista 
dei più ospitalieri paesi del nuovo mondo, e non fitte degnamente 
siderare agli Italiani quale ricca sorgente di prosperità potrebbero 
vare coloro che volessero colà applicare e ing^^o ed attiviti^ personal^^ 
Ma chi giudichi spassionatamente e consideri qnaoto biona Bccogfl 
hanno sempre ricevuto e ricevono tuttodì gli stranieri in Colombia, e^ 
come siano favoriti quelli che vi prendono stabile o temporanea dimoia^ 
saprà giudicare rettamente, senxa lasciarsi foorviaie dalla vivacità di na. 
polemica di chi si trovò coinvolto in politici avvenimenti che funestar 
rono pel passato la Repubblica. 

Quando poi si pensi che, completati i lavori pel Canale di Panama. 
sarà aperta finalmente la comunicazione interoceanica, e colà afflniraniio 
naviganti e commercianti da tutto il mondo, è bene che gli Italiani non 
siano ultimi ad utilizzare tale gigantesca impresa, e trovino nella Oh 
lombia interessi e commerci già stabiliti su più vasta scala ; interesii 
che sono garantiti dalle eque leggi vigenti nel paese, e tutelati dal 
democratico e forte governo stabilmente costituito. 

Facendo assegnamento nella Sua gentilezza. Le rivolga pn^^iuers 
acciò voglia dare pubblicità al presente lavoro, nella certezza dì ùae 
cosa utile ai connazionali e gradita alla Società di cui mi tengo soot 
mamente onorato far parte. A questo lavoro non mio, spero ùtme 8^ 
guire altro da me compilato con dati ufficiali, se non di pari interesse^ 
Certamente importante dal lato etnografico e climatico, quando sia riuscito 
ad attraversare nuovamente l'oceano, ed attuare il programma d! vo- 
tare sia il litorale che l'interno della Repubblica di Colombia, programma 
dovuto alla lodevole iniziativa del Console di Colombia in Ancona, che 
si è proposto, quantunque in modeste proporzioni, di stabilire relazioni 
commerciali di reciproco interesse fra quella Repubblica ed il nostro 
litorale Adriatico. 

Gradisca, Sig. Presidente, i più vivi ringraziamenti dal 

stuf deo.mo 
Dott. Romolo Ragnint. 



ik) 9, Le miniere ^oro e tT argento della Repubblica di Colombia » 

del signor Vicenxb Rsstrspo. 

Introduzione. 



La Repubblica di Colombia occupa il centro del continente nuovo. 
Le sue coste si estendono per 2,852 km. suU* Oceano Atlantico, per 



— 3" — 
15 km. sul P«ofi(x>,«d aprono le porte dell'America Meridionale; il- 

IstBio di Panama» che si calcola poter tagliare ira pochi aimi» la 

in ni|Mdjt comnnirariane col resto del mondo. La sua superficie;, 

due Tolte e mezzo più grande della Francia, è popolata da 4 milioni 

>itaDti sparsi nel suo vastissimo territorio. Il nodo formato dalla 

delle Ande dividesi nel penetrare al S. del paese in tre di- 

giogaje o Cordigliere, che dominano le vallate, ed arrecano ovun- 

i ricchi metalli e le pietre preziose, che ascóndono nelle proprie 



La giogaja occidentale forma sulla costa del Pacifiòo un letto ster- 
kto d* alluvioni d'oro e di platino d'un valore Incalcolabile, che co- 
le regioni dette del Chocò e di Barbacoas. Ad E. della giogaja 
le ed in una linea parallela trovansi le ricche miniere d'argento 
Mariqoita, Ibaguè e La Piata. Questa catena di monti poi entra nel 
rtimento d'Antioquia, ove si divide e suddivide. Dalle sue dirama- 
d haono orìgine parecchi fiumi, nel cui letto ritrovansi grandi quan- 
d'oto; tali son il Force ed il Nechl ed i loro numerosi affluenti, 
it xDctitxano sulle sponde visibili traccie di innumerevoli filoni auriferi. 
gran Fiume Magdàlena separa la giogaja centrale dall'orientale. Que- 
'ultima però è molto meno ricca delle altre due sorelle. Sonvi tuttavia 
terre d'alluvione dove Toro abbonda, nel centro e nel S. 
:nto di Tolima: e nel dipartimento di Santander trovansi 
sti depositi a Giron e Bucaramanga, nonché i celebri filoni d'oro e 
l'argento di Alta, Baja e Vetas, detti impropriamente miniere di Pam- 

La Colombia è ricca di prodotti del regno minerale ; il ferro, il 
^ il piombo, l'antimonio, lo zinco, l'arsenico, il carbon fossile, H 
lo zolfo, gli smeraldi, ecc. ecc. vi si trovano in grandissima 
abbondanza; Toro però forma la principale ricchezza del suolo. Fu ap- 
punto Toro lo sprone potente che spinse gli Spagnuoli alla conquista 
<U nostro territorio. Per ricercare questo prezioso metallo essi supera- 
rono l'enne nostre montagne, penetrarono le nostre torride vallate, e 
popolaiono quasi tutte le regioni attualmente abitate. In ogni tempo è 
^^ decisiva l'influenza dell'oro. nel progresso generale del paese; nel- 
^^oca coloniale il prodotto delle miniere bastava a tutto: alle rendite 
^^ al commercio, all'agricoltura, all' industria nascente. Ma di questo 
^ ^ diranno ben più d'ogni lunga dimostrazione. 

11 prodotto totale dei metalli preziosi estratti nella Colombia dopo 
* 5Qa conquista, nel secolo decimosesto, può contarsi a 653 milioni 
^ piastre (3,265,000,000 di lire). Considerando il paese come diviso 



— 3i« — 
in dne grandi zone tagliatedalMagdalena, corrisponderebbero 633 miliou 

di piastre alla parte occidentale del fiume, e so milioni aDa parte 

orientale. Il prodotto totale può distribuirsi nel modo seguente secondo 

i dipartimenti: 

Cauca . . . . . . p. (i) 352,000,000 



Antioquia . 

Panama 

Tolima 

Santander . 

Bolivar 

Cundinamarca 

Boyacà e Magdalena 



250,000,000 

74,000,000 

52,000,000 

15,000,000 

6,000,000 

3,000,000 

500,000 



In ragione dei secoli la produzione dell'oro va divisa a questo 
modo: 



51,000,000 
166,000,000 

i93>o^o>o®o 
211,000.000 



Secolo decimosesto . . . . p. 

> decimosettimo . . . . > 

> decimottavo . . . . t 
» decimonono (sino al 1884) . » 

La produzione dell'argento va distribuita con questa proporzione: 
Secolo decimosesto . . . • P- 6,500,000 

> decimosettimo . . . . > 9,000,000 

> decimottavo . . . . > 1,000,000 
» decimonono (sino al 1884) » 15,000,000 

La produzione di questi metalli cresce gradualmente. 0)sì, ad 
esempio, quella dell'oro, che arriva al suo punto culminante nel prin- 
cipio di questo secolo (a 3,100,000 per anno) discende, è vero, sino a 
a,ooo,ooo (nel 1861) a motivo della libertà degli schiavi (18 51), della 
guerra dell' indipendenza e d'altre guerre intestine: però in qaesti 
ultimi anni è già risalita a 3,955,000. . 

Nel primo quarto del secolo attuale in tutta la G>lombia non vi 
era una sola miniera d'argento inattività. Dopo il 1873 la produzione 
di questo metallo si è celermente accresciuta: ed ha raggiunto la cifra 
di 1,000,000 di piastre nel 1883, e di 1,250,000 nel 1884. 

Ci rimane a stabilire il posto che occupa il nostro paese nella 
produzione dell'oro dell'America, dalla sua scoperta sino al 1848, quando 
si ritrovarono le ricche miniere di California. 

La seguente tavola riassume la produzione totale per ciaschedun 



(i) p.! pesosy moneta di lire 5. 



— 313 — 
Abbiamo all'uopo' adottato le cifre aommiiìistrate dal profeisore 



BraaOe p. 684,456,750 

Colovnbia ...... > 681,339,500 

Idem (secondo i nostri computi) . » 53i»ooo,ooo 

BoKto > 183,303,000 

Chfle . > i75»S39i75o 

Messico > i53»S^7f9oo 

Perà > 106,717,500 

Secondo questa esposizione la Colombia occupa il primo posto fra 
totte le antiche colonie della Spagna, ed il secondo in tutta l'America. 
Ma se si confronti la sua estensione con quella dell'immenso Impero 
del Brasile, può bene asserirsi che la Colombia gli è superiore in rie- 
cheseza aurifera. 

Essendo stato scritto il presente lavoro per gli stranieri, noi teniamo 
a dar loro tutti quei ragguagli che sono atti ad agevolare il loro ap- 
jnodo nel nostro paese. 

Tutto concorre, le leggìi non meno dei costumi, a fare che nella 
Colombia si trovi fiai forestieri l'ospitalità più gradita. Essi sono ovun- 
que bene accetti, si stabiliscono come vogliono, e con facilità entrano 
in relazioni d'affari con gli abitanti. Come agli altri cittadini, incombe 
ad essi il dovere di vivere soggetti alla costituzione ed alle leggi, e de- 
vono obbedienza e rispetto alle autorità. Godono sempre degli stessi 
diritti <:he i loro rispettivi paesi accordano ai Colombiani, secondo i 
trattati pubblici: e vanno esenti da tutte le imposte di guerra, prestiti 
forzati, requisirioni o servizi militari di qualunque genere sieno. 

n territorio della Colombia, attraversato in tre direzioni dalla Ca- 
tena delle Ande è quanto mai disuguale, frastagliato, ed insieme po- 
chissimo popolato: manca quasi totalmente di commode strade che fa- 
dlitino le comunicazioni. Non vi .esistono che pochi tronchi di vie 
ferrate. Quasi ovunque i trasporti convien farli a dorso di mulo e so- 
vente anche a spalle d'uomini. È ben difficile trasportare delle macchine 
là ove mancano i fiumi. È questa, a nostro giudizio, la principale ra- 
gione per cui le ricchezze minerali del paese sono si poco conosciute 
tanto male sfruttate. 

Terreni auriferi sonvene quasi in tutti i luoghi e ad altezze diverse, ma 
esistono a preferenza nelle vallate e nella direzione dei corsi d'acqua ; 
è dunque possibile far giungere delle macchine pesanti a molti dei più 
ricchi giacimenti situati sulle sponde dei nostri fiumi, come il Magda- 
Iena, l'Atrato, il San Juan, il Cauca, ecc. 



— 3M — 
I filoDi d*oio e cfaigeiito nelle montagne in generale eono skaili 

in luoghi sani, soggetti ad una temperatura media e ad nn freddo mo- 
derato. Si può 4fire pertanto che la maggior parte delle r^oni metal- 
lifere godono di un clima salubre, e trovansi pure in favorevoli condi- 
zioni per la provvista di viveri. La più notevole ecceaone a questa re- 
gola la dà il Chocò, dove il clima torrido, piovoso ed umido cagiona 
le febbri di palude. È bene anche notare che noi non abbiamo varietà 
di stagioni ; ma nel paese domina una primavera continuata, dove^ 
secondo i mesi, il tempo asciutto è alternato da quello delle pioggie. 

Gli stranieri possono acquistar miniere alle stesse condizioni degU 
indigeni, e giusta il codice dei singoli dipartimenti (i). In seguito aOs 
costitunone recentemente sanzionata, appartenendo tutte le miniere alk 
Naaone, la legislazione per l'avvenire sarà uniforme sa tutta la Repub- 
blica. Il Governo poi s'è proposto di promulgare una legge concepitai 
nel senso più liberale, che faciliti l'acquisto e la conservazione delle 
miniere. Questa legge si fonderà sul principio che il sottosuolo appar- 
tiene allo Stato, il quale ne cede in &vore di quelli che vogKono 
estrarne, i metalH che contiene. 

I diritti d'introduzione percepiti dalle dogane per ogni kg. sai prin- 
cipali oggetti che servono all' escavazione delle miniere sono i se* 
guenti: 

Le macchine proprie pel lavoro delle miniere: un centesimo di 
piastra (uguale a 5 cent, di lira). 

I motori d'ogni genere: due centesimi e mezzo. 

II ferro e Tacciajo in rotaje, in pompe e macchine idrauliche, in 
mazze per le triturazioni ed in arnesi per l'escavazione delle miniere; 
il piombo in piastre, verghe e tubi, e le miccie da mine: cinque cen- 
tesimi. 

La polvere pirica ordinaria per le mine: dieci centesimi. 

Il mercurio: venti centesimi (a). 

Diremo anche qualche parola sui motivi dei frequenti insuccessi 
di compagnie estere, che sono venute in diversi tempi nella Colombia 
a stabilirvi dei lavori di scavo nelle miniere. L'errore principale in cai 
sono cadute spessissimo è stato il non aver tenuto conto delle circo* 
stanze speciali del paese. Si principiava dall' inviare una gran turba di 

(i) Al di d'oggi la legislasìone h una sola per tutta la nazione. (A^. d, Trad^ 
(a) Mentre il presente lavoro era sotto i torchi il Consiglio Nazionale ha emanato 
una legge che reca alcune modificazioni nelle tariffe doganali. Cosi la tassa da pagana 
su ogni kg. pel mercurio è stata ridotta a cinque centesimi di piastra, e pure a cinqoe 
centesimi è per la polvere ordinaria da mine e per il fulmicotone. (N, d, Ttad,). 




— 3X5 ~ 
||Bq0»ti ed apexaiffl em traipofto, iàlark> e nwintenitneiito cotUTa 

E AIO. Qoella geate poi* una volta stabiiita Ael paese» direiiiTa 
Ksigy?nte> si dava ail'ubbriachesza in gxan paxte, ed era nn im- 
per gii impreadibyri. Poi, senza riflettere ehe il maggior numero 
(He nostre atoade sono stsette, di un difficile accesso, e non lianao 
che a bagai^ d'nn peso limitato, si spedivano della macchine 
iti i cni pesai rimanevano incagliati sulle rive dei nostri fiumi. 
At trovano tuttora parecchi avanzi in diverse località: muti testimont 
iiaukti causati solo dall' imprevidensa. Si commetteva pure un'altro 
ìlpBie^ col fkr ooatmtre d^li edi&ci costosi, per viverci con tutti i co- 
nfi della vita, senza badare die l'economia è un essensiale demento 
pi riuscita ae^ ailàri indusOrialt. 

r Temineremo queste considerazioni con qusldie consiglio alile agli 
pteaeri che saranno disposti a venire ad utilizzare le nostre miniere. 
j Agevofanente si trovano nel paese degli operai che non esigono un sa- 
lano considerevole, docili, forti ed intelligenti. Nel dipartimento d'Antioquia 
* v'hanno eccellenti lavoratori. Convien dunque limitarsi a ùu venire di- 
rettoli £ lavori di miniere, che insegnino ai Colombiani tutte le ope- 
nrioni rìferentesi a questa industria. Si rimarrà spesso meravigliati della 
'£uaKtà con cui moltissimi apprendono tutte le applicazioni della scienza 
e ri perfieaonano nelle arti, sino a poter dirigere delle vaste imprese. 
H nostro jHÙ grande stabiUmento metallurgico, la fonderia di Zancudo, 
è diretto da un Colombiano ; un altro è stato per parecchi anni diret- 
I tore delle miniere della compagnia inglese di Frontino e Bolivia. 

L'ordine, Teconomia, la previdenza devono presiedere a tutto, per 
evitare 1* impiego improduttivo dei capitali, e la ruina che ne è la con- 
Mgnenza. Bisogna ben persuadersi che quando si abbandonano le agia- 
^cse ed i comodi della vita europea per cercar fortuna in un paese 
niiovo^ è necessario adattarsi alle abitudini del luogo ove si va a sta- 
"«"Wi e non di rado conviene imporsi qualche privazione. 

Finalmente, per fondare un'impresa industriale, sovratuttoè neces- 
^^0 itnncipiare da uno studio serio delle condizioni del paese e delle 
PMcohri circostanze dell'aliare. E solamente quando siasi tutto con 
l*^QsM>nc determinato si potrà procedere a far venire le macchine e 
^^'^ il corredo necessario all' impresa. 

Dipartimento di Antioquia. 

^. Cenni storia. — Gli aborigeni di Antioquia scavarono la mag- 
^ Ittrte delle miniere d'oro attualmente conosciute, sebbene essi per 



— 3i6 — 
qnel lavoro disponessero solo d'imperfetti iitrùmenti di le^o e pietà. 
Per estrure l'oro dai filoni essi fucevano dei pozti vertif»Ii ondegini- 
gere a tagliarli, e discendevano talora cosi a grandi profondità. 

Quando gli Sp^nuolì conquistarono il territorio di Anttoqnia, poi* 
che ebbero fondate alcune città, s'imposero il compito vantaggiosissiia} 
di bonificare i ricchi giadmenti anrìfisrì ; poichi, per servirci della &sie 
di uno scrittore dell'epoca, la terra rìgu^tava d'oro, e sembrava, che 
non potesse più portarne nelle proprie viscere. Parecchi dei coaqniit»- 
' tori fecero subitamente enormi fortune. Cosi Di^o de Ospìna riusd i 
fare estrarre dai suoi schiavi dalle miniere di Remedios per il vakm 
dì più di quattro milioni e mexzo di lire. Pietro Martin Dàvila cavd 
ingente quantità d'oro da una collina situata a mezza l^a dal Nec 
e vide in pochi giorni ascendere la sua fortuna ad 800,000 lire. 

Le terre d'alluvione del Fiume Canea, lavonte presso le città 
Andoqnia e di Càceres, diedero abbondanti prodotti, come pure qut 
dei dintorni della pìccola città d'Arma, 

Le vene aurifere della collina di Buriticà, la cui escavaziorte fii 1 
bandonata sul principio del secolo dedmottaro, erano cosi ricche, e 
la parte dell'oro destinata a pagare i soldati che ^cerano guardia ■ 
miniere, per difendere gli schiavi d^^li assald d^li Indiani barbari 1 
dintorni, saliva in un'anno a 350,000 lire. Una signora, donna Blai 
del Centeno, vi fece un'ingente fortuna verso la fine del secolo de 
mosettìmo. L'oro si trovava nelle vene di quarzo che veniva firantuini 
tra due pietre. Queste miniere varrebbero ben la pena d'essere nnoi 
mente esplorate, cosa che i paesani non hanno tentato per timore 
spendere la somma necessaria a condurre l'acqua alla collina. 

Quando il governatore d'Antioquia D. Gaspare de Rodas penet 
nella regione occupata dagli Indiani Yaméds, che abitano le sponde d 
Fiume Force, i soldati spagnuoli vendevano loro una libbra di sale p 
trenta piastre d'oro (150 lire) : un'asda per settanta piastre, un ago p 
sei piastre, e gli altri oggetti nella stes^ proporzione. Rodas vi font 
la città di Zaragoza nel 1581. Molti proprietari di miaiete della provine 
di Veragua, nell'Istmo di Panami, stimoiad dalla Euna della ncchec 
ddle terre di quella città, vi andarono con i loro schiavi. Ed ebbei 
di che trovarsene contenti, per la grande quantità d'oro che ne ritn 
sero. n prodotto dì queste miniere nei primi quaraut'anni che faroii 
in atdvità non lìi minore di 23 mila kg. d'oro del valore di 65 milioi 
di lire. Del resto ì sedimenti del Force dall'epoca della conquista haiu 
fruttato una enorme quantità di questo metallo. 

Anche i filoni della città di Remedios erano di una ricchezu ' 



— 3X7 — 
dolosa, n namero degli Spagnuoli, proprietari degli schiavi n^gri che vi 

fli stabilirono, non passava la ventina, ed aveano fra tutti più di duemila 
Schiavi. Questi poi ricavavano almeno dieci piastre d'oro per settimana: 
molti però davano ogni giorno una tal somma; ed alcuni rendevano 
30, 40, 100 e fino a 500 piastre in una sola giornata di lavoro. Vi 
cvean dei luoghi talmente ricchi che le negre e i loro ùnciulli bastava 
die si chinassero fuor delle case e prendessero fira due diti qualche 
pNSSL di terra per estrame da cinquanta centigrammi ad un grammo 
foto. Sicché tutti aveano una qualche quantità di questo prezioso me- 
tallo; e si usava dire che la terra, avendo fktto testamento in favore di 
tutti, distribuiva cosi le sue grandi ricchezze fra tutti. 

Nei primi tempi della colonia i fortunati cavatori di miniere ne 
ritraevano quantità d'oro stragrandi. Essi trovarono dei terreni cosi 
TÌcch], che doveano solo ammucchiare la terra e lavarla nella iafea 
(vaso o truogolo rotondo di l^;no) per vedervi subito brillare il mine- 
TBk prezioso. 

Durante il secolo decimosettimo il progresso dell' industria mineraria 
fd molto tardo. Non v'era infatti che un piccolo numero di Spagnuoli, 
e il dima malsano di Zaragoza e d'altre località mieteva molte vittime. 
Inàeme il numero degli indigeni era rapidamente diminuito, tanto che' 
mancavano braccia per lavorar le miniere, poiché gli schiavi negri co- 
stavano carissimo. Si continuò tuttavia a coltivar con profitto le allu- 
vioni delle sponde del Cauca, del Force, del Nechf e dei vari affluenti 
di qnesti due ultimi fiumi. 

Sul principio del secolo dedmottavo gli abitanti d'Antioquia vol- 
sero l'occhio alle ricchezze del centro del loro territorio, che fino allora 
aveano trascurato. Alcuni esploratori andarono a San Fedro e poi a 
Belmira, trovando ricchi giacimenti da bonificare. Oro in gran quantità 
&deTo pure i letti e le sponde dei Fiumi Rio-Chico, Rio-Grande, Gua- 
^pc, San Andrés, ecc. 

I^ ricerche fatte nell'alta vallata dell'Osos ebbero i più felici ri- 
v^ti, e la città di S. Rosa, che vi si fondò, divenne presto uno dei 
pi^ xicchi centri d'estrazione dell'oro di tutto il dipartimento. Negli 
^^^ anni del secolo decimottavo si principiarono a lavorare alcuni 
^i aurìferi a Titiribf, Amagà, Santa-Rosa e Dolores: ma ancora non 
A fiuxra oso del mercurio, e si continuava a stritolare il minerale tra 
*K pietre. 

D lavoro delle miniere continuò durante la guerra d' indipendenza^ 
^chè d rallentasse alquanto, per riprendere poi il movimento ascen- 
^^ che sembrava non doversi più fermare per l'avvenire. Cosi li^ 



prodnzioite dell'oro, dbt nei primi anni di qciesto secolo ammoniUffft a 
Lb 6^250,000, sali nd 1858 a L. 7^Soo/>oo t nel 1882 a I^ x^3y5oo,oo«. 

S'intraprese rerso il 18^94 & scaitee ateoiie ritche mittiere di fir 
Ioni ad Anorf, e furono aliorà costmite le prime madlne per trìlriMe 
i minerali aariferi. Più tardi, verso il 1840, toccò la volta ad Amalfi, 
città fondata nel centro d'nna regione icrigata da corsi d'acqua riecbis^ 
sttni d'alluvioni aurìfere* 

Nel corso di pochi anni si costruirono mactne in tutta la provisGÌa^ 
ed i filoni di Anorf, Amalfi, Remedio% Savta Bjom, Tìtiribf» CoocepciQ^ 
Santo Domingo, San Fedro, Abejorral, Sonson e Frontino diedero ol^ 
timi proventi. 

Mcmmen furono trascurati i sedimeoti auriferi; e furono ricavate 
grandi quantità d'oro dal Porco e dai suoi principali affluente dal 
Nechf, dal Cauca, dal San Juan, dal Nne, dal Nuo^ ecc. 

Due stranieri resero allora importanti servigi s^ industria dcllt 
miniere, un inglese, il signor Tyrell Moore, ed uno sv e des e» Caxk 
de Gteiff. 

Moore prìndpid nel 1851 i lavori d'ina grande foiKierìa dsstìBaCi 
ad estrarre l'oro e l'argento dai residui {RriCid deBe naniere di ZaBcnds 
e di Los Chorroe, situate a Titiribf. Questo prìnaoitabilimento non pM 
prosperare, poiché i proprietari di Zancudo M fondarono un secondo 
sodo la direrione d'un metallurgista tedesco, KdnoMK Paschke. Quest'ala 
timo ebbe i piò felfd successi, e da molti anni le dirige un Cdottr 
biano che non è mai uscito dal suo paese, D. Ddefonso Gutienes. 

Questo stabiUmento, il cui valore è calcolato a 50 miliofii di lire, 
C(Hita pia di duecento pestdli in attività pel triiolamento dei nùierali^ 
se^ci fbrni a riverbero per la calcinaaioner sette grandi fornelK GaHci 
per la prima fusione, otto fornelli a manabrio per l'imbibizione e ire di 
c(^pella. Si macina ogni mese da 70 a 8c mSà qsdnfali di mineiad^ 
che danno un prodotto approssimativo di 300 mila òsmdki in aigei^ 
aurifero, ccmtenente circa 3 sette per cento d'ero. 

Una compagnia inglese TAe Prcntit» and Sàii$ia C^ LmUfif 
comprò nel r85a la miniera di filoni di Frontino,, e diteree altre p«e 
di filoni a Remedios. Queste miniere produaseso nnlt'ero^ ma andarM) 
soggette a molti contrattempi s&veeevoli 

n progresso deir industria nrioeraria' H eeosbilissimio a paitirs 
dal 1850. La ricca regione del N.-E. si popolò, e malgrado il dima 
torrido e piuttosto malsano di pareocfaie locaUtà^ in ventftrè adni la 
pepoAftrione vi fia raddoppiata. Si piantarono anche a Remedios- dcHe 
macine per la kivorarione di riechi fitean^ che diedero oospicne rendiM 



— 319 — 
.QaeUo del Socie diede in pocbs aam ai tuoi pcoprietari il prOTcnto 
dTim milione di lice; qn^o di Crìslales pfodosse sino a 40 kg. d'oio 
al mese. Si scoprircelo pure dei filoni ebe anche adesao si lavorano, a 
Cmces de Zea^ Girardote, Andes^ ed in altre località. 

I sedimenti auriferi óéL Nechi, come pure qnelii del Caaeri e del 

Xeache suoi affittenti, diedero enormi quantità d'oro. D Force» durante 

i lavori £itti nel periodo di secca, diede da 45 a 100 kg. d^oro. Da 

uno dei suoi afluenti» il Trinitacita^ si giunse ad estrarre 65 kg. d'oro, 

cbe dopo un lavoro di due mesi lasckroiio un prodotto di 155,000 Ure. 

Dall'altro canto si perfezicMiarono i metodi per Testrazione e b^ 

sificamento dei minerali; e dovunque principiò ad introdursi un ordine 

mtglioffc che per rinnanzi» nei lavori per aprire gallerie, forare dei 

pozzi, ecc. A Medellin nel 1858, fli eretto un laboratorio per la fusione 

ed esame dei metalU presiosì, come pare per Tesarne d'ogni altro mi- 

naraìe. Altri laboratori fttrono costrutti nel 1S80 e nel 1881. 

Nel i86a per decreta del dott. Marodiano Vélez lii aperta la 
Zecca, dove sino aEo scorso mese d'agoeto (18&6) si coniarono 3,962,246 
d'argento^ e 2,453,055 piastre d'oro.. 
Kd 1885 il s^ Pastor Retrepo fondò a MedeUin un opificio pel raffinar 
dell'oro ed argento^ dove ^)plioò l'ingegnoso sistema dell'elettrolisia. 
Tutto ÙL credese che il dipartimento d'Antioquia, i cui abitanti 
sono coti intraprendenti, coraggiosi ed atti alla fatica, dovrà rapida^ 
Ite prosperare. Per questo basta solo che voglia trar profitto daUs 
copiose ncidiesae minerali* 

IL G^acimttiili aar ifi r i . -^ H suolo d^Antioquia, il più fhtstE^liato 
di tutto il territorio della G>lombia è ricco di miniere d'oro per tutta 
la sua estensione. Le sue montagne sono attraversate da filoni senza 
mmsero, ed i letti dei suoi fiumi formano vbèa serie non interrotta 
if attmrioni amifere. Difficilmente si troverebbe un corso d^acqua le cui 
aiene non contengano qualche parte di metallo prezioso. £ potrebbe 
dnsi con ragione che questo dipartimento assomiglia ad un' immensa 
rete nelle cui maglie s'ascondono inesaurìbili depositi d'oro. Ma la re- 
gione Brigala dal Force,, dal Necfal e dai loro namerosi affiuenti è in- 
OQBfeestabilmente la più licca. La ditta di Santa Rosa sta in una altura 
afiuvìofiale fierdlissima d^oro^ e rotta da numerosi franamenti formatisi 
ado scavar le miniere» Fer le vìe di Remedios si scoigono gli affio* 
caBcati di larghi filoni di qnarsow Zaragota, Zea,. Ccuces, Anorf,. Camr 
pamento, Tarmmd, Angostma, Amalfi aono< dnsondate da rìcchttsimi 

Ite Yvagotto bonificatL Pia ddla metà delToco 
IL dipastimente è «stratta dalla regione dd; Nord. 




^- 3a6 — 

li Force potrebbesi considerare come il grande deposito aoriftto 
d'Antioquia. Sarebbe difficile calcolare la quantità d'oro che ne è stata 
cavata dall'epoca della conquista del paese: ed ancor più difficile &zsi 
un'idea delle ricchezze che serba nel suo letto e nelle sabbie déDe 
sue sponde. I suoi più ricchi tributari sono: il Rio Grande e suoi af> 
fluenti, il Rio ChicOi il Guadalupe, il Viborà, il Riachon, il Trinità- 
cita, il Mata e i suoi affluenti, il Tinita ed il Pocoro. 

Il Nechf nulla ha da invidiare al Force. Robert B. White e molti 
altri hanno constatato e Tesperienza ha dimostrato che in più laoghi 
dove questi due fiumi mescolano le loro acque si ricava nella lavora- 
zione cinquecento grammi d'oro per metro quadrato. Fra i tributali 
del Nechf, l'Anorf, il Tenche, il Caserf sono quelli che arrecano maggiar 
quantità d'oro. 

L'oro parimenti abbonda nei depositi del Cauca e dei suoi af- 
fluenti: il San Juan, il San Andres, l'Esperitu Santo ed il Valdivii, 
come pure nel Nare e suoi affluenti, il Samanà ed il Nus. 

Le alluvioni del' Murrf e del Rio Sucio, tributari dell' Atrato, sono 
quanto mai aurifere. La regione irrigata dai più ricchi affluenti delia 
parte alta di questi due corsi d'acqua, sita all'O. del dipartimento è 
l'antica Dabaibe (oggi Dabeiba). La ricerca dei suoi favolosi tesori costò 
moltissime vite agli Spagnuoli. Ma se era una fiaba quell'Eden vagheg- 
giato, non poteva porsi in dubbio la sua effettiva ricchezza. Nel corso 
del secolo decimosesto si bonificarono con successo i depositi del- 
rUrama, Uramita, Rio Verde, Herradura e Canasgordas, affluenti dd 
Rio Sudò, cóme pure quelli di alcuni tributari del Murrf, dei quali il 
più ricco fu il Namé. 

Quasi i due terzi dell'oro estratto dal dipartimento d'Antioquia pro- 
vengono dai terreni d'alluvione, e l'altro terzo è il prodotto di nume- 
rosi filoni, che vengono scavati per tutta la sua estensione. I distretti 
più ricchi di vene aurifere sono: Remedios, Titiribf, Santa Rosa, Anori» 
Amalfi, Cruces de Zea, Santo Domingo, Concepcion, San Fedro, Fron* 
tino, ecc. 

I filoni ritrovansi per lo più verticali; quelli di Remedios sono fi- 
loni colcati, come quelli della miniera di Zancudo. La loro larghezza 
vària generalmente tra venti centimetri e due metri. Le roccie ch'essi 
attraversano sono : il granito, la sienite, le diorite o grunsUin, il porfido 
sieniticò, il micaschisto, il talcoschisto e lo schisto argilloso. In alcune 
località si scavano degli ammassi di vene che non hanno più di alcuni 
millimetri di spessore, ma che sovente sono ricchissime. Si rinvengono 
queste nel porfido feldspatico. Il quarzo è la ganga più comune del* 



— 32» — 

^Yoro. Spesso è associato a diversi solfuri metallici, che, per ordine di 

L, sono, il pirite di ferro, la blenda, il pirite di rame ed il pirite 
icale. Talora nella composizione delle ganghe entrano pure, il ga- 
>y il molibdato di piombo, i solfuri di rame, d'antimonio, di bismuto, 
d'argento, la dolomite ed il carbonato di calce. 

La ricchezza aurifera dei filoni è variabilissima, ed è raro che si 
oltre ad una certa profondità; tantoché non v*è una sola mi* 
di tal genere in tutto il dipartimento, che possa dirsi definitiva- 
mente esaurita. In nessun altro paese del mondo Toro trovasi mesco- 
all'argento in proporzioni cosi variabili. Cosi l'oro proveniente dai 
terreni d'alluvione contiene da 3,5 a 31,1 per cento d'argento, e quello 
dei iiloni da 8,3 a 59,3 per cento. 

Dipartimento del Cauca. 

I. Cenni starici, — Questo dipartimento che nel suo vasto terri- 
torio rinchiude i ricchi paesi del Chocó, di Barbacoas e di Supla, al 
principio di questo secolo produceva più della metà di tutto l'oro estratto 
dal Nuovo Reame di Granata. 

Durante la seconda metà del secolo decimosesto si traevano grandi 
quantità d'oro dai terreni d'alluvione di Anserma, Almaguer, Cartago, 
Toro, Buga, Cali e Caloto. 

Gii Spagnuoli scoprirono ricchi depositi presso la città di S. Vin- 
cente de Paes, fondata nel 1563 in prossimità del ghiacciajo di Huila. 
Aveano appena principiato a bonificarli, quando vennero sorpresi dagli 
Indiani, che li costrìnsero ad abbandonare la città e le miniere; alle 
qnali non si potè più pensare, visto che quelle contrade erano conti- 
nuamente invase dagli Indiani, che vi menavano una vita indipendente. 

Nel 1600 fu conquistato il territorio di Barbacoas: egli Spagnuoli 
che già aveano udito parlare di quelle ricchissime terre ne principiarono 
sobilo la lavorazione. 

Le tribù che popolavano il Chocó erano feroci ed indomabili, e 
non si riusci a sottometterle che molto tardi. Nel 1654 i Gesuiti pe- 
oetxarono in quella vasta regione, e vi stabilirono missioni fiorenti. Le 
allavioni d'oro misto al platino di questo paese, sebbene malamente 

m 

sfinttate, diedero nel corso di questi tre ultimi secoli oltre a 600 milioni 
di Ure. Nei primi anni del secolo decimosettimo furono bonificate le 
miniere di filone e d'alluvioni di Marmato. Nella seconda metà di quel 
secolo e nel seguente si scavarono miniere d'oro per tutta l'estensione 
abitata del territorio, che attualmente è il dipartimento del Cauca. Nel 
1749 venne fondata una zecca a Popayan, nella quale si coniarono 



— 3" — 
64 milioni dì piastre in oro. Le ricche mÌDiere d'amento di 1 
rono scopette sulla fine dello scorso secolo. E ad onta che il l 
Humboldt e il metallurgista spagnuolo Angelo Diaz ne avesser 
la ricchezza, se ne ritrasse poco profitto, causa l'ignoranza 
proprietari nei lavori delle miniere. 

Sul principio di questo secolo i depositi del Cbocó proi 
annualmente 5 milioni di lire in oro; quelli di Popayan, B 
Iscuandé e Raposo 3,350,000 lire. La guerra dell'Indipendei 
però molto rallentato i lavori minerari. 

La casa Goldschmidt e C prese nel 1815 in affitto dal 
le miniere d'oro di Supfa e dì Marmato. H signor Bonssingau 
bill delle macine, ed introdusse considerevoli miglioramenti E 

La liberti concessa agli schiavi nel 1851 diede un colpo 
alle grandi bonifiche dei giacimenti del Chocd e di Barbacoa 
prìetarl di schiavi doverono lasciare in abbandono le miniere ; » 
continuarono l'estrazione dell'oro per loro proprio conto Dei lu 
ricchi, e dove il fine che si proponevano, di sopperire ai lorc 
bisogni, non esigesse che lecere fatiche. Cosi il prodotto dei 
del Chocd si ridusse ad 1,500,000 di lire all'anno. 

Fu solo verso il 1860 che le ricche miniere d'argento dt Snpft 
vennero formalmente riattivate. Il loro prodotto si è accresciuto d'aaiio 
in anno, e prima dell'ultima guerra civile (nel 1884) era salito a lite 
3,500,000. 

IL GiadmtnH auriferi ed argentiferi. — Quella porzione estesisriiM 
del dipartimento del Cauca >:hc è irrigata dal Fiumi Atrato e San Join 
e dei loro numerosi affluenti, ed è conosciuta col nome dì Chocd, ^ 
senza fkllo la regione per alluvioni aurifere più ricca in tutta la Co- 
lombia. Qui noi non dobbiamo che scegliere ft& le testimonianze d'in- 
gegneri e viaggiatori stranieri per dare una qualche idea della ricchem 
dì questo paese (i). 

G. Mollìen nel suo Viaggio nella Ripubblica di Colombia nel iSi3< 
cosi scrive: t In generale le miniere del Chocó e di Barbacoas sono 
stimate per le più ricche... Nella provìncia del Chocd il suolo, percod 
dire, è intieramente d'oro... Non solo alla sua superficie è fecondo delle 
piante più rare che danno legni dì gran valore, ma sì ritraggono dal 



(1) Sappiamo che recenlcmeate li eodo costituite alcune Compagnie pei ìt-vxtt 
le minieie esUtenti io AUato e S. Juao, le quali hanao chiamato l'atteniione <Ii 1*°"' 
SUtì, ipecialmetite degli Stati-Uniti. . {N. d. Trai.)- 




— 3^3 — 
interno i più preziosi e copiosi tesori. Dovunque si scavi fra un 

to ed ottocento metri d'elevazione, si ritrova oro in quantità. > 

Jobn C. Trautwine nelle sue Note éPuna esplorazione per un eanale 

octamko^ nel 1854, scriveva: < Si trova Toro presso la sorgente 

tutti gli affluenti dell' Atrato, che vengono dalVE.. Contengono pure 

Itissinio oro gli altri che, come quelli del S. Juan, hanno origine 

versante O. della cordigliera occidentale. Se si tien conto dell' im- 

estensione' di questa regione, ove Toro trovasi in tanta copia, e 



ìnooraggiamenti dati dal Governo di Colombia agli immigranti, 
ritenersi che quando il tempo avrà contribuito ad estendere la 
«onosoeiiza di questi fatti, si muoverà una tale affluenza di stranieri sul 
della cordigliera occidentale, molto maggiore di quella che 
la scoperta della California e dell'Australia. > 
n colonnello del genio Agostino Codazri, capo della Commissione 
rografica della Nuova Granata, scrìveva: e II Chocó, per la sua po- 
Loue geografica, per il sistema dei suoi fiumi, per la natura delle sue 
terre, per le influenze climatiche e per le sue ricchezze aurifere merita 
«no stndb profondo. Le terre d'alluvione del Chocó, quanto ricche 
Altrettanto estese, trovansi dai 40 ai 900 metri sopra il livello del mare: 
e SODO alle falde della cordigliera occidentale. 

« Quasi tutti i corsi d'acqua che hanno origine da questa cordi- 
gliera, o dalle sue diramazioni verso il bacino dell' Atrato, trasportano fra 
le loro sabbie dei pepiti o pagliette d'oro più o meno fine. Inoltre trovansi 
suDe colline l'oro e il platino disseminato nei letti e depositi di sabbia 
% giuaja, che talora sono a più di venti metri sopra la base dei colli, 
e II medesimo può dirsi del bacino del San Juan: poiché la maggior 
porte dei snoi affluenti che derivano dalla cordigliera e sue diramarioni 
portano gran quantità di pagliette d'oro, in più luoghi misto al platino. 
Ma il prezioso metallo non trovasi solo nei letti dei corsi d'acqua, ma 
ancora in vaste distese sui colli e nelle vallate. 

€ I terreni della parte alta del Chocó sono di formazione sienitica 
e di diorite porfidico. Più in basso si cambiano in argille schistose 
trasformati anche in grauwacke schistoso. Per questo trovansi molte mi- 
niere d'oro, che sono in alluvioni &, porfido sullo schisto. > 

Finalmente citiamo il rinomato ingegnere di miniere Robert B. 
White: < Le grandi miniere alluvionali del Chocó formano un estesis- 
simo deposito, di epoca post-terziaria, in cui vuol notarsi una somma 
regolarità di stratificazioni. £ si compongono queste di strati d'argilla, 
di gjuaja, di sabbia, di conglomerato e di depositi di lignite... Conviene 
avvertire che almeno seicentomila metri quadrati della superficie che 



— 3«4 — 

solca il Fiume San Juan sotto al .punto ove si unisce al Sipf, sodo co- 
perti di terre d'alluvioni. Tutti i corsi d'acqua che attualmente iirigan» 
questa superficie recano ogni giorno un nuovo contributo d'oro al a- 
nale principale. Quando poi cadono le grosse pioggie tropicali, e quando 
per le bufere vengono sradicati gli alberi, si formano frane e fenditure 
che deviano le acque dai loro corsi naturali; e cosi per il lavoro idna. 
lieo della natura si lavano giornalmente milioni di tonnellate di sabbia» 
i cui sedimenti dalle acque fangose son trasportati nei letti del San Joa 
e del Sipf, ove l'oro viene a depositarsi. 

e È superfluo parlare delle ricchezze di queste alluvioni. Dal tempo 
della conquista se ne cavarono milioni di lire sterline. £ tuttavia » 
son persuaso, che quelle sabbie debbano contenere da una a d« 
once d'oro per yarda cubica. I grandi conglomerati o strati, che gS 
Spagnuoli non bonificarono affatto, perchè trovarono o troppo compatti 
o troppo poveri, contengono almeno un' oncia d'oro per tonnellata, h 
ho esaminato le sabbie del S. Juan e del Tamanà in diversi luoghi t 
le ho sempre trovate ricche abbastanza per compensare la lavatura alb 
3c^ea. Nelle parti superiori di questi due fiumi ho trovato che le sabbie 
più grosse portano circa un' oncia d'oro per tonnellata. Ma è naturale 
che l'oro non resti a lungo sulla superficie, e scenda tra la sabbia e 
le pietre nel fondo estremo del fiume. In seguito a mie particolari os- 
servazioni ed a notizie prese del risultato dei lavori dei paesani, posso 
asserire che lo strato che riposa sulla roccia produce in media died 
once d'oro per yarda quadrata. E ritengo certo che in diversi laogbi 
questo prodotto deve ascendere anche a cinquanta once... 

e Conchiudo col dire che io twn conosco in alcun paese del manù 
fuori della Colombia^ dei fiumi che siano in conditiani tanto foooreet^ 
per dare ricchezze d*oro incalcolabili. > 

Sarebbe lungo e tedioso enumerare tutti i corsi d'acqua del Choc6 
che portano oro; ci basti citare fra i più ricchi affiuenti dell' Atrato,0 
Murrf, il Bebarà, il Bebaramà, il Neguà, il Quito, il Cabf e l'Andàgneda; 
e tra quelli del San Juan, il San Agustin, il Sipf, il Cajon, il Tamanà 
il G)ndoto e Tiro. 

Ciò che diciamo della ricchezza e della formazione dei depos^^ 
auriferi del Chocó è applicabile a tutta la costa del Pacifico, che si 
estende dal Fiume San Juan sino al Mira, presso i confini della nostra 
Repubblica presso l'Equatore. Quasi tutti i fiumi che sboccano nelF^' 
cifico e le terre che li attorniano contengono oro. Fra i più ricchi ci- 
tiamo i Fiumi Dàguà, Anchicayà, Raposo, Yurumanguf, Naya, VH^h 
Timbiquf, Guapi, Patfa e Mira. 



— 325 — 
Entrando più verso Tintemo, troviamo le alluvioni di Barbacoas, 

sono state sempre quanto mai produttive. Una Società Americana 

1866 e 1867 ritraeva dalla sola miniera di Cargazon 900 kg. d'oro. 

^ìatoxale che nel Chocó ed a Barbacoas devano esservi dei filoni 

oro; qualcuno ve ne fu trovato; però fino ad ora non ne è stato 

V'orato veruno. 

Venendo al versante orientale della cordigliera o giogaja ocdden- 
e dirigendoci al N.-E., troviamo nel sienite e porfido sienitico d^ 
9 filoni di pirite di ferro ricchissimi d'oro, e notevoli per le loro 
imensioni e la formazione regolare. Negli stessi terreni cavansi pure 
i filoni d'argento, i cui minerali trattati per amalgama danno un con- 
nato medio di 0,39 per cento di quel metallo. Alcuni poi sono an- 
olle leoondi d'oro. 

V hanno delle alluvioni aurifere in quasi tutta la contrada irrigata 
^al Canea, ma la loro lavorazione è stata quasi ovunque abbandonata 
diversi motivi. 

Scendendo verso il S., ci rimane solo a far menzione dei depo- 
d* oro di Caloto e Santander, che sono sempre stati quanto mai 
prodattiTi, come pure quelli d'Almaguer; dei filoni auriferi di Santan- 
der^ e delle miniere d'argento di Toriblo, antica Caloto, che sono state 
invero troppo trascurate. 

Dipartimento del Touma. 

7, Cenni storici, — Il dipartimento di Tolima è limitato dalla cor- 
digliera centrale dall'orientale e dal Magdalena. Tutta l'estensione del 
territorio è ricca d'alluvioni aurìfere ; i filoni d'oro sebbene nume- 
non vi hanno dato prodotti rimarchevoli, mentre quelli d'argento 
SODO stati i più ricchi fi*a quanti se ne scavarono in Colombia. 

La città di Mariquita, fondata nel 1551, trovasi nel mezzo di un 
paese ove i depositi d'oro e le vene d'argento abbondano. Gli Spagnuoli 
non lardarono a metterle in attività. I minerali d'argento si riconob- 
bero ricchissimi : e diedero per via d'amalgama l'uno e l'uno e mezzo 
per cento. Quelli della miniera di Manta, il cui filone avea più di un 
metro di spessore, ne contenevano sino al due per cento. Un gran nu- 
mero di vene furono attivate nei quattro centri di giacimenti minerari, 
di Santa Ana, Lajas, Bocanemc e San Juan de Cordoba: è superfluo 
darne qui i nomi. Il loro prodotto diminuì a partire dal 1620: e tut- 
tavia nel 1640 si lavorava ancora per l'estrazione in nove miniere a 
Santa Ana, in dieci a Lajas, in sette stabilimenti d'amalgamazione nel 
primo di questi due luoghi, ed in sei nel secondo. 



— 3*6 — 

A quindici leghe da Marìquita Tenne foodAta U atta di 
dove si boni&carono dei depositi d'nn valore immenso. Le m 
argento della montagna di San Anton, distanti parecchie leg 
dttà d'Ibagué, da principio erano molto più ricche di quelle 
quita : in parecchi luoghi si trovava persino dell'argeato massi 
alluvioni aurifere di Miraflores, a una lega da Ibagu^ eraoo 
piose che nello strappare le erbe o le radici degli arbusti s 
l'oro eoo le mani. I felici proprieiarf di miniere non erano 
se non quando ritraevano più di mille piastre d'oro {2,300 
per settimana, come risultato del lavoro di dieci schiavi od ii 
giunse talora al punto che un solo schiavo ricavava cento piasi 
al giorno; ed una volta un solo negro ricavò in un giorno àn 
piastre d'oro. Questi depositi perà non tardarono ad essere esa 
allora si menarono gli schiavi alle alluvioni di Venadillo e di 
jas. Ricchi depositi furono anche trovati presso il Fiume Saldan 
vallata del Neiva. 

Nel 1551 gli Spagnuoli fondarono la città di S. Sebastia 
Piata presso al Fiume La Piata, nell* intento di bonificare le ricche mi- 
niete d'argento che si trovavano di 11 a tre leghe di distansa. Con- 
dussero l'acqua sul versante della montagna di S Bartolomeo per mi- 
pere un ricco filone colcato, contenente argento nativo e mioerali & 
amento, che davano da 0,50 al io per cento di questo metallo. Ibi 
feroci Indiani dei dintorni rapivano le mandre, incendiavano le cut 
ed uccidevano quanti Spagnuoli incontravano. E li obbligarono co^ so- 
vente ad interrompere ì lavori delle miniere. Verso it 1583 si aprìnnw 
un gran numero di gallerie per seguire il filone che penetrava nell'i>- 
temo della montagna; ma pochi anni appresso gli Indiani riusciroooi 
cacciare definitivamente gli abitanti dalla città ch'essi bruciarono, e dilk 
miniere, le cui gallerie essi empirono di terra. 

Ultimamente si è formata in Bogotà una società per la riattin- 
zione di queste miniere, delle quali prima non s'era potuto precisate il 
posto. Si trovarono sulla superficie dei frammenti di minerali ricchi di 
solfuro di argento, contenenti dal 15 al 17 per cento di questo Die- 
tallo; e si trovò pare un filone colcato, dove si ebbe per saggio no 
ijioo lire di minerale per tonnellata. 

I ricchi depositi che diedero già l'oro a manciate si esaurirai 
presto; ma si continuò nel secolo decimosettimo e decimottavo a bo' 
nificaie le alluvioni aurifere in più luoghi, come ad Ibaguè, Chapam'' 
Coyaima, Neiva, Guamo, ecc. 

Causa dell'abbandono delle miniere di Mariquita fii l'ordine enu' 






— 3^7 — 
dal re di Spagna, proibente che gli Indiani fossero costretti per 
al lavoro delle miniere. Erano però state lavorate malamente, e 
ncm avendo i piloni di minerale necessarie a sostenere le gallerie, que- 
ste^ come pure i pozzi, furono presto colmati dai franamenti, lasciando 
cosi sepolte enormi ricchezze che sarà ben difficile scoprire di nnovo. 
Nel secolo decimosettimo si scavò qualche miniera d'argento ad 
Ibaguè. Nel 1785 il vice-re fec^ mettere in attività per conto del go- 
iremo spagnuolo le quattro miniere d'argento dette Santa Ana, la Manta, 
El Cristo e San Juan. Fu incaricato della direzione dei lavori un me- 
talloiigista spagnuolo, D. Juan José d'Eluyar. Le spese dello stabilimento 
salirono in undici anni a lire 1,163,000: e poiché il profitto non cor- 
xìspondeva all'aspettativa, il re diede ordine di abbandonare le miniere 
nel 1795. n governo della repubblica nel 1824 diede in affitto le mi- 
niere di Santa Ana e La Manta alla casa Herring, Graham e Powles 
di Londra. Questa compagnia e le altre che le succedettero coltivarono 
la miniera di Santa Ana per un mezzo secolo ; e sebbene il ricavato 
superasse i 30 milioni di lire, pure fu quasi tutto assorbito dalle spese 
eccessive che si fecero. 

La miniera d'argento di Frfas lavorata da una società inglese, TA€ 
ToUma Mhdng Company^ diede dal 1871 un prodotto lordo di 13 milioni 
di lire. NeUa miniera di El Cristo, una delle più ricche fra quelle la- 
▼oiate fin dai tempi antichi, si fanno lavori per impianto di stabili- 
menti. Al N. del dipartimento alcune società colombiane ed estere 
coltìrano parecchi giacimenti ove Toro abbonda. 

Ad Ibaguè, sulle sponde del Fiume Combeima, si trovarono dei 
filoni di quarzo aurifero; vi si fecero recentemente dei lavori, ma con 
risultato poco proficuo, stante la formazione troppo irregolare del filone 
medesimo. 

IL Criacimenii et aro e (f argento. — Il solo accennare alle località 
del dipartimento del Tolima dove si coltivano depositi auriferi basterà 
per dare un' idea della loro estensione : queste sono : Victoria, Mari- 
qnita, Ibaguè, Guamo, Ortica, Cojaima, Chaparral, Natagaima, Organos, 
Neiva, Yaguarà, Campo Alegre, Hobo, Nataga e Gigante. Il fiume, le 
coi alluvioni hanno reputazione più fondata di ricchezza, è il Saldana; 
andie le sabbie dei suoi affluenti recano oro in abbondanza, soprattutto 
quéDe dell' Ata, Bianco, Anamichu, Negro. Fra gli altri corsi d'acqua 
del ToUma i più ricchi di metalli preziosi sono: il Sabandija, il Vena- 
diUo, il Coello, e i suoi affluenti il San Juan, l'Amaime e il Luisa. 

moni aurìferi in buon numero sono a Manzanares: quello d'Agua 
Bomta fu trovato molto produttivo; ve ne hanno pure ad Ibaguè, ad 



— 32S — 
Organos ed in altri luoghi. Molto numerosi sono i filoni d'argentò ndk 
regione di Mariquita. Il solfuro di questo metallo trovasi associato ai 
galenio, alla blenda, al pirite di ferro ed al pirite arsenicale. Frequen- 
tissimo è il solfuro nero d'argento, come pure l'argento rosso antimo- 
niato e l'argento nativo. I filoni attraversano i micaschisti e talcoscfai* 
sti. Hanno uno spessore che varia generalmente da alcuni centimetri a 
un metro, e son formati a liste o strisele : fascie ricche di minerale txth 
vansi accanto ad altre di minor contenuto. 

Nelle montagne di Natagaima, San Anton, Guamo, Mola, ecc., po- 
ste nel versante orientale della cordigliera centrale, esistono filoni ai- 
gentiferi di bellissima formazione. Non essendo però d'una straordinaxìi 
ricchezza non vi ci siamo trattenuti. Quando sarà giunto il momento 
di stabilire fonderie in questo paese, allora certamente potranno diren- 
tare un elemento di futura ricchezza. 

Dipartimento di Panama. 

/. Panama. — I depositi auriferi di Veragua furono i primi che 
diedero agli Spagnuoli notizia di questo paese. Subito che presero pos- 
sesso dell'istmo, s'occuparono di sfruttarli. Poi quando le forze degl'ila- ^ 
digeni non bastarono più a questo sordido intento, presero al loro set" 
vizio dei negri robusti, e in numero si grande, che già nel 1570 ne 
avevano duemila occupati nelle miniere. La ricchezza di quelle tene 
andò diminuendo col tempo, ma non si è mai tralasciata in questa le- 
gione la lavatura delle sabbie aurifere. Tra i fiumi che in maggior quan- 
tità recano oro vanno notati quelli di Santiago, Concepcion, Barrerà e 
Zapaterito. Tutto fa credere, scrive in proposito Alfiredo G. Lock, che 
esista un immenso deposito aurifero nella parte bassa delle rapide ad 
Fiume Santiago, poiché nel 1855 e 1856 vi si lavarono arene d'una ric- 
chezza cospicua. 

Parecchi corsi d'acqua del dipartimento di Panama contengono oro» 
e si vedono tuttora sulle loro sponde numerosi scavi, segno certo che 
in diverse epoche vi si lavorò per estrarne l'oro. 

//. II Darien, — Col nome di Castiglia d'oro veniva conoscinto 
da principio quel territorio, tuttora quasi inabitato, che si estende ^ 
oriente dell' Istmo di Panama, e che ora generalmente chiamasi Darìefi- 
Nell'ultimo terzo del secolo decimosettimo ed in parte del decimottavo 
si bonificarono ricchissimi depositi auriferi situati sulle sponde degli af- 
fluenti del Fiume Tuira. Centro degli opifici di lavatura era il villaggio \ 
di Tucutf presso il Fiume Balsas, finché non venne scoperto sulla bdl* ; 
pianura di Cana il filone di quarzo di Espfritu Santo, d'una riccheff» 






— 3*9 — 

jbvolosa. Per qael mezzo secolo, che darò la coltivazione di questa mi- 

Éieni, il suo prodotto totale di oro fu certo maggiore di 200 milioni 
£ lire. Questo metallo d'una finezza superiore ai 22 carati, era cosi 
abbondante che si fu costretti a rivestire di tavole i piloni di minerale 
^ si lasciava per sostenere le gallerie, per evitare che quanti entra- 
imo nella miniera non ne rubassero poco a poco tutta la terra. Ci è 
fMOoni tramandato che gli operai nelle loro feste da ballo incipriavano 
l'i aq)eUi delle donne ed aspergevano il suolo di polvere d'oro, di cui 
poetavano le bisaccie ripiene. 

Dopo aver dato prodotti che si direbbero favolosi se non se ne 
Asse constatata la realtà, le miniere di Darien furono abbandonate in 
1 icgoito alle frequenti scorrerie di filibustieri, e specialmente in seguito alla 
tenibile rivolta degli Indiani nel i726e 1727. Questo avvenimento coin- 
die con la frana del pozzo di estrazione della miniera di Espfritu Santo. 
n paese fu abbandonato da tutte le ^miglie che avevano uua qualche 
fottuna, le quali poi non osarono più tornarvi. La città di Cana che 
già contava oltre a mille case fu incendiata: se ne vedono anch'oggi 
le rovine fra mezzo alla foresta; e li presso degli scavi, stagni, canali 
pot oondorre acqne, e gallerie aperte ancora in qualche luogo. La mi- 
niera di Espfrita Santo appartiene alla Compagnia del Darien, che ha 
sede in Bogotà. Procura questa di costituire all'estero una società che 
donebbe fornire i capitali necessari per riprendere i lavori di scavo e 
coltì?aaone già interrotti (1). 

celebre viaggiatore inglese William Dampier scriveva nel secolo 
^ficii&osettimo che le miniere di Darien erano le più ricche di quante 
«UH) allora si erano scoperte in America. 

1 più recenti esploratori di questa regione tutti ne hanno vantato 
le ricchezze. Luciano Puydt assicura che quasi tutti i fiumi recano arene 
aniifeie, specialmente quelli che hanno foce sul Pacifico. Edouard CuUen 
™ò** che nei ruscelli presso il villaggio Molineca trovò tanto oro e 
<lQano cosi ricco, che egli ne ritrasse più di tre libbre di quel metallo, 
"AC ]wt 12 carati. Armand Reclus dice che sono incalcolabili le ric- 
chezze geologiche del Darien. Citiamo infine il dottor Saifray, che cosi 
9 esprime: € Nessun paese offre agli intraprendenti d'ogni genere un 
^^'^Po più propizio di questo lembo di terra. Tutte le ricchezze vi sono 

v) La società di cui qui vien fatta parola, si h formata recentemente con un ca- 

^^ ^ 5 oùHani di lire, ed ha la sua residenza in Manchester (Inghilterra). Dopo 

**^ stati posti In luce vaii filoni di gran ricchezza, le azioni, che si quoteggiano 

^^^ pnaèpali bone d'Inghiltenm, sono giunte complessivamente ad un prezzo di più 

^ «5 mOioid di Kre. (W. d. Trad,). 



— 330 — 
accumulate: alberi preziosi nelle foreste, metalli utilissimi nel suolo, 

perle in fondo del mare. > 

Dipartimento di Bouvar. 

Nei due ultimi decorsi secoli si lavorarono ricchi depositi aurìferi 
a Simitf ed a Guamoco, ed al S.-E. del dipartimento di Bolfvar. La 
piccola città di Guamoco venne fondata nel róii. Vi si trovarono ddle 
terre d'alluvione, donde si estrassero grandi quantità d'oro d' un'ottima legi. 
La fama se ne diffuse da lungi, e parecchi fra i proprietari delle mi- 
niere di Zaragoza vi andarono coi loro schiavi, malgrado le dilficolti 
che provenivano dalla mancanza di strade. Il successo però corrispose 
alla loro aspettativa. La favorevole postura geologica di Guamoco, solk 
sponde del Fiume Tigfii affluente del Nechf, e vicino alla più rìcci 
regione aurifera d'Antioquia, ci fa credere che Toro in questo distretto 
debba abbondare. Disgraziatamente quella località trovasi in mezzo ad un 
paese spopolato, e lontano da ogni via di comunicazione; per questo 
le sue miniere sono tuttora quasi abbandonate. 

Il Fiume Sinù contiene oro in pagliette finissime. Ad Ayapàf 
villaggio sulle sponde del S. Jorge, si scavano miniere d'alluvione. Tra 
gli altri fiumi che portano maggior quantità d*oro sono l'Arisa, VW 
ed il Norosi. 

Dipartimento della parte orientale del Magdalena. 

I. Cundinamarca. — II gran Fiume Magdalena attraversa il terri* 
torio di Colombia dal S. al N., tagliandolo in due parti, e servendo di 
linea di confine ai dipartimenti (ad eccezione del Tolima, che estende» 

parzialmente ad oriente del fiume). Può dirsi generalmente che i di'par 

* 

timenti posti ad occidente del Magdalena sono tutti auriferi, e che nei 
terreni degli altri ad oriente l'oro e l'argento trovansi^ solo accidental- 
mente. Sulla metà del secolo decimosesto Juan Dfaz Jaramillo bonificò 
presso la città di La Mesa un deposito aurifero di straordinaria ne- 
chezza. Coi prodotti di quella miniera fece costrurre un superbo palalo 
a Tocaima, che poi uno straripamento del Fiume Bogotà distrusse in- 
sieme a quella città. 

Nella regione bagnata dal Fiume Ariari si coltivarono depositi ne- 
chissimi dal 1555 alla metà del secolo decimosettimo. Pure le aliaviom 
del Fiume Guaguaquf contengono oro. 

Ma la principale ricchezza minerale di Cundinamarca sta nelle sae 
miniere di salgemma di Zipaquirà, Nemocon e Sesquilé: in quelle di 
ossido di ferro: nei suoi ricchi filoni di rame e nei suoi abbondanti 



— 331 — 
strati di carbon fossile. Nel x8i8 si ebbe il privilegio di fondare la 

lecca in Bogotà. Sino al di d'oggi vi si introdussero 116,307 kg. d'oro, 
e 387,413 kg. d'argento, che diedero poi 991563,623 pesos in pezzi 
d^oro e 13,046,305 pesos in pezzi d'argento. 

II. Bayacd, — Questo dipartimento è molto scarso d'oro. Le sole 

kxadità dove siasi estratta qualche quantità d'oro sono Guateque e 

Cocny. Godono però d'una fama mondiale gli smeraldi che trovansi a 

Mozo; a Boyacà inoltre trovansi copiose sorgenti d'acque salse, cave di 

caxbon fossile, d'ossido di ferro, di galenio, e buoni minerali di rame. 

nL Saniander. — Foco tempo dopo la fondazione della città di 

PUnplona, nel 1551, gli Spagnuoli scoprirono dei giacimenti auriferi 

di straordinaria ricchezza nella vallata* del Suratà, nel Fiume dell'Oro 

ed in un altopiano che si chiamò Pàramo Rico. In questa località tutta 

la coUina era sparsa di frammenti d'oro sino ad un venti centimetri di 

profondità. Un gran numero di Indiani era occupato ad estrarre la 

tcna, ed un Indiano in un sol giorno potè estrarre dal suolo mille 

piastre d'oro (2,300 grammi). Ma un anno bastò ad esaurire questo 

tesoro, che fece ricchi gli abitanti di Pamplona. A poca distanza dal 

Priamo Rico furono scoperti i numerosi filoni d'oro e d'argento della 

Montuosa e di Vetas. La loro attivazione seguitò per più anni, rendendo 

ai proprietari quantità enormi di quei due metalli. Vedonsi tuttora a 

La fiaja i ruderi di sette stabilimenti d'amalgamazione, costrutti per 

bonificare i minerali dell'argento. 

n capitano Juan Gòmez de Villalobos trovò nella miniera di Pie 
£ Gallo una massa d'oro, la più grossa e pesante di quante ne ftirono 
mai estratte in tutto il Continente nuovo. I minatori ne estrassero in 
poche ore 140 libbre (64 kg. e 400 gm.) ; avendo però trascurato di 
puntellare la galleria, questa crollò lasciando sepolta sino ad oggi gran 
P*^ di quella massa d'oro. 

1 lavori di scavo delle miniere di Alta, Baja e Vetas furono ripresi 
in diversi tempi con esito mutabile. Il Governo della Repubblica nel 1834 
le diede in affìtto alla Associatìon ColombUnne des mines de Londres. 
Qoesta Società principiò i lavori in sedici miniere d'oro e d'argento. Ma 
nel tennme di venti anni furono tutte abbandonate: e causa primaria 
dell'insuccesso fìirono le spese eccessive che si vollero incontrare. 

I filoni trovansi in una roccia feldspatica alternata col diorite ; quei 
^ «ino in altura attraversano il granito. Un quarzo di colore tra il 
"^"^^ e il nero turchiniccio serve di ganga all'oro. Varia lo spessore 
de&e nne da uno a quattro centimetri; ben di raro giunge a dieci o 
qttàidid. 



— 33» — 

Trovasi spesso in alcuni punti Toro concrezionato. I mioerafi 
argentiferi poi danno sulfurì d'argento, di zinco, d'antimonio, di piombo 
e di ferro. Al Governo appartengono le miniere di Alta, Baja e Yetas, 
che però le concede in affitto. A Bucaramanga e Giron sonvi ricchianme 
allusioni aurifere che sono sempre state sfruttate; ma la difficoltà di 
&rvi giungere l'acqua ha sempre impedito di lavorarle in grandi pio- 
porzioni. L'oro ne è finissimo, ha generalmente 22 carati (0,919). In 
alcuni punti giunge anche ad avere 966 e fino 998 millesimi, il pà 
alto titolo che si conosca di questo metallo allo stato naturale. 

IV. Magdalena. — Il dipartimento di Magdalena è il più scarso 
di minerali di tutta la Colombia. Tuttavia i Fiumi Tucurima, SevilJa, 
Dibulla, Don Diego, Palomino, Palencia, Achiote, ecc., i * quali derìnno 
dalla Sierra Nevada, recano oro d'un titolo molto elevato. 

Questo è in riepilogo lo stato attuale delle ricchezze mineiaiie 
della Colombia. Né occorre aggiungere parole per dimostrare gli im- 
mensi profitti che si dovranno ricavare da quanti intendono abilmente 
dirigere la propria industriosa attività in questa regione tanto privile 
giata dalla natura. 



B. — Pitture di Boscimani 

del socio corrispondente cav» G. Wsitzecker. 
(con 4 disegni nel testo ed una tavola). 

Leribe (Basttto]and}i 13 gennajo 1S90. 
JSgre^o signor Professore , 

Credo doverle mandare senza indugio le copie di alcune pitture di 
Boscimani da me visitate (e forse scoperte), otto giorni or sono, in UQ^ 
delle mie gite missionarie, e che mi sono affrettato di riprodurre sogli 
abbozzi presine sui luoghi stessi. 

Venerdì 3 corr. partivo in vagone con mia moglie per andare a 
passare la domenica in una delle mie stazioncelle, quella di Thaba-Pha- 
tona (il Monte Bianco e Nero). Nel pomeriggio del sabato facenus^ 
entrare nel vagone due indigeni della località e miei conoscenti, che 
trovammo per la via, il vecchio consigliere e capo di alctmi ^' 
laggi, Mogaeca, ed il giovane figlio, putativo, se non di fatto, del de- 
funto re Moshueshue, Taueeathaba (nomi entrambi difficili a pronai' 
ziarsi e più a spiegarsi, e di cui, per conseguenza, non garantisco Tot* 
tografia). Mentre mia moglie conversava con Mogaeca, io interrogalo 



— 333 — 
Taoeeathaba (i) sni paese che percorrevamo, e che vedevo dawìcmo 
pn U prima volta, essendo sempre passato per altre vie, nelle mie vi- 
ale precedenti a Thaba>Fhatona. Scorgendo nei monti, che d circonda- 
vano, delle caverne, domandai se non ne conoscesse qualcuna, che avesse 
pittore di Boscimani, ed egli rispose che ce n'era una sul versante meri- 
dionale del monte che ci stava di &ccia, detto Maoa a Masubedu (le 
Ctveme Rosse), e convenimmo che mi ci avrebbe condotto a cavallo il 
Inneifi 6 corrente. Ma la sera, al villaggio di Thaba-Phatona, discoTrendo 
ddU nostra progettata escursione, ecco altri uomini dire che delle pit- 
ttin di Boscimani (Baroa) ce n'erano sul versante meridionale di Thaba- 
Pbatona stessa, cioè molto più vicino, e mi decìsi nataralmente ad an- 
diie prima a veder quelle, che nessun bianco pare abbia mai visitate. 
D capo stesso di tutta quella regione, Khethisa Molopo, non le aveva 
mai viste e nemmeno conosceva la loro esistenza, ed all'indomani venne 
con noi a vederle con altri suoi uomini, seguendo da vicino me, il mio 
catocUtta ed i due indigeni che ci guidavano. 

TroTanmio in an luc^o molto pittoresco, mezz'ora a piedi dal 
riUaggio, e, come al solito, dominante una pianura, dove i Boscimani 
poterano spiare la selvaggina, una grande roccia incavata, tutta coperta, 
ad iltou d'uomo, di pitture. Pur troppo, dovemmo constatare che 
molte di queste già erano del tutto, o quasi del tutto danneggiate, cosi 
daUi mano dei pastorelli, che dall' acqua scorrente lungo le pareti, in 
tempo di pio^a. Nondimeno alcune ve ne sono ancora conservatissime. 
Mando alla Società, che potrà poi trasmetterle al Museo Etnografico, 
le copie: i° di una mezzo danneggiata ; a" di tutte quelle ben conservate 
Sotto in tntto cinqne pitture, composte ognuna di due o piti figure. 



Fio. I» — L'iM 
(i) Se qnettft k V mlografia di qnel i 



— 334 — 

La fig. I rappresenta un uomo che munge un animale ; fl quale, ginfr 
candone dalla parte posteriore, specialmente dalle gambe, credemmo, dap- 
prima, essere un elefante ; ma il davanti, specialmente le gambe sono 
evidentemente di un bovino, o di un alce. Le proporzioni enormi dri 
di dietro sono dovute probabilmente alla diffusione dei colori, sotto l'a- 
zione dell'acqua corrente sulla roccia. 

La fig. 2 rappresenta uno schizzo di alce, sul quale e sotto il qiuk 




Fig. 2^ — Alcé^t scimmie, 

sono dipinte quattro scimmie, ammirabili per fedeltà di espressione. U 
gambe non sono finite, ad eccezione di una sola. 

Le fig. 3 e 4 rappresentano un gruppo di due alci, il primo da 
quali pare a me, profano, una perfezione di forme. 

La fig. 5 (vedi la Tavola) è un gran quadro di i8 figure, più 9 
teste di bambini. È una scena di fuga di donne bosdmane davanti ad 
alcuni Cafii-zulu (Matebele). Come al solito, i Boscimani sono rappresentati 
come pigmei e dipinti in colore chiaro, di fronte ai Cafri, dipinti grandi 
ed in colore oscuro. La scena è piena di vita, è un vero concetto artistico, 
e nei dettagli ci sono molte cose importanti da notare : per cui ne unisco 
il calco colle figure numerate, affine di poter trasmetterle brevemeot^ 
alcune annotazioni. 

Premetto che, trattandosi di donne, nelle piccole figure, conviene 
non prendere equivoco su quelle appendici anteriori, che si osservano, 
o che piuttosto colpiscono, in alcune di esse. Si tratta semplicemente 



— 335 — 

li copripudende delle donoe boscimane, i quali erano fatti di un 

xio di pelle, e che svolazzano al vento. 

La fignia n. i sembra esseie di una donna in stato interessante, 
STututo, e che, nella sua fuga precipitosa, ha perduto anche il suo 
mantello. Essa tiene in 
mano un mogepe (spro- 
porzionato) cioè unazucca 
ad uso di bicchiere, come 
se ne trovano &a tutte 
le tribù, io credo, del- 
l'Africa Australe. 

La figura 4 oltre al 
ntegept che tiene nella 
mano sinistra, porta via 
nella fuga, reggendolo, 
colla mano destra enl 
capo, un nkho [sesvtò), 
vaso di terra cotta, dove 
si mettono le bevande 
e di cui alcuni esem- 
plari si trovano ora nel 
Museo Etnografico. An- 
che questa donna ha 
perduto ogni vestito, fuor- 
ché il copripudende e 
pare gravida. L' atteg- 
giamento di fuga, man- 
unendo l'equilibrio, mi 
pare bellissimo. 

Le figure 3, fi, 7, 
8, la, 13, e forse io, 
sono di donne che por. 
tano i loro bambini sulla 
schiena, secondo l'uso in- 
digeno, nel cosi detto 
thari, pelle di montone 
Fm. 3" 1 4" - 23« «w. preparata in modo che 

1» poauo strìngete al loto corpo, e tenerli in modo sicuro, anche 

•««niido chine al suolo, o correndo. 

^figure is e 13 sono di donne che hanno gemelli, e forse giova 



— 33^ — 

r osservare che il pittore le ha messe V ultime di tutte, ritardate come sono 

da un doppio peso. 

Che fenomeno quei Boscimani 1 Cosi intelligenti ed abili in fatto 
di pittura, e con ciò cosi assolutamente riluttanti ad ogni inctvilimeDtoi 
e ad ogni progresso religioso 1 I missionari non hanno mai ottenuto b» 
sun buon risultato con loro, e molto meno ancora hanno potuto r* 
gistraré conversioni, per ^quanto io sappia, fra i veri rappresentasti 
della loro razza. 

La figura 3 sembra rappresentare una donna caduta nella foga. 

Le figure 5 e 9 rappresentano uomini, che per la loro statura pò* 
trebberò credersi Boscimani, come pure per il colore che, per quanto ai 
ricordo, non è lo stesso che quello degli uomini arrivati che li i&se- 
guono ed è piuttosto simile a quello delle donne (i). in questo cav 
la figura 5 si precipiterebbe per sollevare la donna n. 3 che è caduta, e ' 
la figura 9 indicherebbe alle seguenti la via. Altrimenti, se si tratti di ^ 
Matebele, il che è reso plausibile dal fatto che la fig. 14 (che rappresenti 
evidentemente un nemico) non è di statura superiore a quella di quei due, 
la fig. 5 si precipiterebbe per rapire il bambino della donna caduta, e 
la fig. 9 cercherebbe di raggiungere le due donne 7 ed 8, che fuggireb- 
bero davanti a lui. 

La fig. IO non me lo spiego, se non per una diffiisione di coloie 
che avrebbe trasformato in qualche cosa d'irriconoscibile la figura del 
bambino portato dalla madre, che sarebbe caduta come il n. 2. 

La fig. II sembra una rassegnata alla propria sorte, che si toca 
il collo colla mano sinistra, se pur quella linea che dico braccio, dm 
è l'abbozzo del tàari col bimbo. 

La fig. 12 è donna che corre verso chi guarda. 

La fig. 13 rappresenta una donna che si è seduta, forse per megb 
mettersi nel thari i suoi due gemelli, mentre per di dietro arriva, per ^' 
figgerla, il n. 14, con cui comincia, in modo sicuro, la banda dei nemiOi 
di cui il n. 15 sembra essere il capo che comanda di pie fermo I( 
mosse. Ma questa figura dev' essere pure stata alterata dall' acqua à^ 
diluendo il colore del corpo, ne ha fatto quasi una veste. 

Le fig. 16 e 1 7, mirabili di slancio e di minaccia, sono una tradu- 
zione in pittura del modo di dire : < avere le gambe lunghe p^ ^^' 
rere presto >. 

(i) Ho preso nei luoghi stessi gli esemplari dei colorì da. daisi «He figi^ 
ho dimenticato di notare a quale colore appartenessero quelle due figure. Nel» cop 
le ho fatte di tinta alquanto differente, ma non troppo; verificherò quel dettaglio ''^ 
che lo potrò. 



— 337 — 
La fig. i8 è anche un bel tipo di attitudine equilibrata nella 

i. 

Faccia, egregio signore, quel caso eh' Ella crederà di queste anno- 

Loni, che sono il risultato dello studio che ho fatto, prima con gli 

idigent che mi accompagnarono, poi da solo, di queste figure. 

Se trova che siano da pubblicarsi bisognerebbe non perdere tempo, 

oramai la nuova dell'esistenza di quelle pitture si propagherà 

if e non mancheranno gli ammiratori reporter s^ che ne manderanno 

copia a Londra, a Parigi, od altrove. Ho fatto un grande sforzo perchè 

C;iaxigessero prima a Roma che altrove, e spero che cosi mi riescirà anche 

l'altre non ancora visitate. 

Spero pure che la mia del 15 novembre le sarà giunta. 

Li fretta, ma sempre con afletto, devotissimo suo 

Giacomo Weitzecker. 



c. — John Ball f. r s, 

« 

del socio onorario prof, E. H. Gigltoll 

Q>I]a morte di questo uomo singolarmente egregio e distinto, av- 
venuta in Londra il 21 dello scorso ottobre nel suo 72^ anno di età, 
le scienze naturali e geografiche perdono un appassionato e dotto cul- 
toTC, l'Italia un caldo amico; anzi, come notò benissimo recentemente 
na suo biografo, il Ball poteva dirsi italiano quanto inglese ; visse molto 
fra noi, la sua prima moglie era italiana, e contava in Italia molti e 
carissimi amici. Due tratti della sua grande amicizia pel paese nostro, 
e che dimostrano il vivissimo interesse che egli prese sempre nello svol- 
gùnento dell'epopea che ci condusse alla libertà ed alla unificazione, 
non sono generalmente conosciuti. 

Alla fine del 1858 il Ball cessava di essere membro del Parla- 
mento e Sotto-segretario di Stato parlamentare per le Colonie, e ciò per 
la caduta del ministero Palmerston di cui faceva parte. Si presentò alle 
nuove elezioni politiche per Limerick ; ma appunto in quel tomo sor- 
geva la quistione italica, e i preti irlandesi, prevedendo forse quello 
che poi avvenne, vollero che i loro candidati si dichiarassero recisa- 
mente per il Papato é gli antichi governi contro il Piemonte. lì Ball, seb- 
bene buon cattolico ed irlandese di nascita, non volle accettare quelle 
condizioni, ebbe il clero Contrario e fu battuto; anzi la lotta fu cosi 
feroce che ^li corse grave rischio pel furore della ciurmaglia aizzata 
dai pretL 



• I 



— 33» — 
Nel 1866 Garibaldi si trovava seriamente imbarazzato per impa* 

dronirsi del forte di Ampola in Val di Ledro ; fu il Ball, che conoscerà 
palmo a palmo quei luoghi alpestri, che forni allo Stato maggiore ita- 
liano un piano d'azione che, seguito, ebbe completo successo. Noi tatti 
poi ricordiamo il Ball a Venezia, durante il III Congresso Geografico 
internazionale; egli vi rappresentava la Società reale di Londra, e mi 
pare ancora di vederlo, quando con impeto giovanile sorse per felicitale 
il Magnaghi e me, a nome di quell'illustre Consesso, pei bellissimi ri- 
sultati avuti nella prima, e disgraziatamente ultima, nostra campagna 
talassografica nel Mediterraneo. 

Come ho detto sopra, John Ball era valente ed appassionato cul- 
tore delle scienze naturali e geografiche; la botanica e la geologia fu- 
rono da lui specialmente predilette, ma egli contribuì validamente al pro- 
gresso della Geografìa in senso più ristretto. La sua e Guida delle Al^ > 
è, e sarà per lunghi anni ancora, il miglior lavoro descrittivo di qneOa 
catena che ci cinge ; quei tre volumi, i quali dal Colle di Tenda d 
conducono al Semmering, videro la luce tra il 1863 ed il 1868 e sono 
il risultato di una esplorazione personale, minuziosa ed accurata, di 
studi, di fatiche e di indagini che occuparono non pochi anni e nei 
quali egli non ha nessun emulo ; e nei casi in cui il Ball non potè 
esaurire il campo, dovrei dire la montagna, lasciò largamente tracciata 
la via per i suoi successori. Il Ball fu uno dei fondatori ed il pnmo 
Presidente dtW Alpine Club di Londra; nel 1865 il nostro Gran Regi 
conferiva la croce dei SS. Maurizio e Lazzaro in merito alle sue espio* 
razioni delie Alpi italiche ; ed uno dei Picchi del Primiero porta il 
suo nome. 

Nel 1 8 7 1 il Ball accompagnò Sir J. D. Hooker ed il sig. G. Maw 
nel loro viaggio al Marocco coir intento speciale di studiare la fiora 
del Grande Atlante. Dalla interessantissima narrazione pubblicata & 
quella esplorazione noi sappiamo quale parte principalissima vi ebbe 
John Ball. Questi poi, dopo vari anni di studi e di raifronti, pubblicai 
il suo Spicilegium Florae Maroccanae, opera reputata classica dai pi^ 
illustri botanici. 

Nel 1882 il Ball fece il giro dell'America meridionale, pubblicando 
nel 1887 il risultato delle sue molteplici osservazioni in un aureo ^^ 
lume intitolato e Notes of a naturalist in South America >, saggio dav- 
vero sorprendente delle profonde e svariate cognizioni del dotto autore," 
opera che ben a ragione trova il suo posto accanto ai volumi di ^^' 
win e Mcseley. 

Oltre le opere già citate, mi piace rammentare del Ball i seguenti 



— 339 — 
lavori geografici: Suiia Geografia della catena del Grande Atlante; Sui 

^^araUeri fisici della lùtea costiera e le Ande deir America occidentale da 
Panama allo Stretto di Magellano, e delP Uruguay e del Brasile meri- 
JS^male; quindi molte memorie, specialmente orografiche, pubblicate negli 
Atti dal* Alfine Club. Va ancora ricordato che si deve a Ball la ben 
nota Spedizione Palliser, per la esplorazione delle comunicazioni attra- 
verso le Montagne Rocciose tra il Canada ed il Pacifico: nel 1856-57, 
■ientre era al governo, Ball promosse ed organizzò quella Spedizione, 
-che ebbe importantissimi risultati scientifici ed economici. Molti e no- 
tevoli sono i lavori da lui pubblicati, interessanti la Meteorologia, e ciò 
m comprende pensando quanti anni della sua vita vennero dedicati allo 
studio delle montagne. Negli ultimi anni della sua vita operosissima il 
Bau si era vivamente interessato alla questione importante dei muta- 
menti di clima in relazione col tempo, cioè collo svolgersi delle epo- 
che geologiche; su tale argomento, che fu molto studiato dal Croll, 
ebbi col compianto Ball interessanti discussioni durante le sue visite a 
Firenze. Importanti ancora sono le contribuzioni del Ball alla Geologia, 
specialmente intorno ai ghiacciai; riguardo a questo ramo della scienza 
troviamo nei risultati pubblicati delle osservazioni fatte durante il suo 
viaggio in America una notevole ipotesi sulla origine delle pampas del- 
l' Argentina, od e Argentarla >, come egli la chiama: quelle vaste pia- 
nure, coperte da un ingente strato di detrito, sarebbero risultate dalla 
disint^^azione di una grande regione di monti imponenti che coprivano 
ima parte dell'odierno Brasile. 

Da noi John Ball era ben noto come distintissimo cultore della 
botanica, e tra i botanici italiani contava molti e carissimi amici. Assai 
numerosa è la schiera delle memorie botaniche da lui pubblicate, e sono 
specialmente notevoli, per originalità di vedute e di fatti, quelle che il- 
lustrano le flore alpestri, le loro origini, i loro rapporti. 

Per le rare sue qualità di mente e di cuore Ball era molto amato, e 
la sua cordiale geniah'tà lo rese caro a molti i quali non avevano rapporti o 
comunanze scientifiche con lui ; parlava e scriveva bene le principali lingue 
dell'Europa ; e questa abilità e. Talta posizione che ebbe lo avevano posto 
in relazione coWélite della società europea. Ma soprattutto amava i gio- 
vani cultori della scienza e non era mai cosi felice come quando po- 
teva ajutarli e condividere il loro entusiasmo e spronarlo col suo, che 
si mantenne nel culto delle scienze naturali caldo e giovanissimo sino 
all'ultimo. Io lo conoscevo ed avevo imparato a stimarlo e ad amarlo 
da un quarto di secolo, ed oggi amaramente ne piango la perdita. 



— 340 — 

D. — Gerardo Mercatore e le sue carte geografiche 

per M. FxoRiNi professore air Università di Bologna (i). 
"^ (continuazione e fine). 

IL 

§ 28. Proiezione cordiforme adoperata nel mappamondo del 1538 e TuàOst 
carta dell'Europa del 1554. — § 29. Projezione pseudoconica equidistante in talnne 
carte ài^ Atlante ; impiego anteriore a quello fattone dal Mercatore. — § 30. Pro- 
jezione cilindrica a latitudini crescenti della carta universale ad usum mnrigamiimm 
del 1569. Meriti del Mercatore e del Wright. — § 31. Projezione polare cqm- 
distante della carta delle regioni settentrionali. — § 32. Perfezionamento recato aOa 
projezione di Tolomeo per la mappa dell'abitabile. — § 33. Projezione psendoó» 
lindrìca equidistante nelle carte particolari della Geografia di Tolomeo ed in alcitae 
tavole ài^ Atlante. Raro uso della projezione cilindrica equidistante. — § 34. Pr^ìo^ 
in cui il Mercatore teneva la projezione stereografica, della quale scoperse ma 
importante proprietà. — § 35. Projezione sinussoidale adoperata nell' Atlattie. — 
§ 36. Conclusione intomo alle projezioni impiegate dal Mercatore, ed a' suoi me- 
riti nella cartografia. 

28. — I cartografi che precedettero il Mercatore ed anche molti 
che gli furono contemporanei o che vennero dopo, ben pochi eccettoati, 
non si curarono dei sistemi di projezione per la delineazione delle carte, 
non badarono alla loro migliore scelta e altro non furono che pedis- 
sequi imitatori; ed anche fra quei pochi furono pochissimi coloro che 
abbiano apportati reali perfezionamenti ai metodi di rappresentazione. 
Ben diversamente egli si condusse. Fu non solo il primo geografo, ma 
anche V antesignano dei cartografi dell' epoca sua. Alle carte che andava 
costruendo adattava le projezioni più opportune ; alcune modificava, altre 
perfezionava, ed altre creava di getto. 

Fra le prime carte pubblicate dal nostro autore è Y Ortis ùmage 
di cui si disse al § 7 ed in modo più largo in un precedente fascicolo 
di questo Bollettino (2). Si valse della teorìa delle projezioni cordi- 
formi svolta dal Werner. Fra le quali scelse quella che conserva i gradi 
longitudinali della sfera sull'equatore e sui singoli paralleli e che, 
avendo per ciò la proprietà di conservare le aree obbiettive, ha il nome 
di equivalente (3). Ma, nel fine di evitare le enormi alterazioni lineari ed 

(i) V. BOLi^ETTiììO f gennajo 1890, pag. <^^^febbrajo^ pag. 182 e marno, pag. 243. 

(2) Serie III, voi. II, 1889, pp. 563-567. 

(3) Ho esposta la teoria delle projezioni cordiformi del Werner in Le /r^^ 
tioni delle carte geografiche, Bologna, 1881, Gap. VI, § 4 e Gap. Vin, § 31, ed in 
Le projenioni quantitative ed equivalenti della cartografia nel Boll, della Soc. geog* 
ital.i 1887, p. 882. 



— 341 — 

«ngolarì che succedono nella rappresentazione dell' emisfero austral 
quando il mappamondo, come proponeva il Werner, è in un solo pezzo^ 
pensò di comporlo in due semicuori, consacrandone uno air emisfero 
settentrionale, Y altro al meridionale, e così non fece altro che imitare, 
senza essere servile, il Fineo che s* era pure appigliato a tale partito. 
IX questo metodo eh' egli adoperò e del suo mappamondo pubblicato a 
Kx>Tamo nel 1538 e, poi, contraffatto a Roma, prima dal Lafreri, 
p<M dal Salamanca, altro non diciamo avendone ampiamente discorso 
nel luogo citato (i). 

Fra le carte Mercatoriane riscosse, in modo particolare, gli applausi 
dei cultori della Geografia (ebbe, come dice il Ghimnio, le lodi dei 
dòtti) la Europae descriptia, pubblicata a Duisburgo nel 1554 (2). Prima 
clie r Hever ne scoprisse l'esemplare posseduto dalla biblioteca di Bre* 
^^aria, non essendovene altro noto, si era cercato d' indovinare il sistema 
adoperato dal Mercatore nella delineazione de' meridiani e dei paralleli. 
Ma nessuno giunse a colpire nel vero. Il mistero ora è svelato dalla 
iscrizioiie, che leggesi sulla tavola, consacrata al benevolo lettore (Be- 
nevole lutori). La quale ha: Eurofam descripturi primum curavimus 
ut sfaóa meridianis parallelisque intercepta quam minimum a rectangU' 
/ari spedi, quam in terrestri sphaera habent, distraherentur^ quo partes 
illius exterùfres minimum quoque a sua Agura deducer entur^ id non me- 
Jiare rna cansequi potuimus, quam parallelis, ex polo circumductis^ medio 
faàuiae meridiano reliquos hinc indejuxta deòitam distantiaìn subjungendo. 
Con ciò r autore viene a significare che, conservati i gradi di latitu- 
dine sul meridiano centrale rettilineo e descritti i paralleli con archi 
circolari aventi il comune centro nel polo, i meridiani sono le linee 
congiuogenti i punti di divisione dei paralleli, sui quali sono conservati 
i gradi di longitudine. La projezione, dunque, è la cordiforme equiva- 
lente, quella già impiegata dall' autore per la delineazione dell' Orbis 



£ però cadono le supposizioni del D' Avezac e di altri scrittori 

intomo al genere di projezione seguito nella composizione della Europae 

destriftio, delle quali si dirà nel § seguente e cade anche intieramente 

quanto scrisse il Blundevile ne' suoi Exercises, il quale, detto rettamente 

deOa descrizione dei paralleli, prende un grosso abbaglio in riguardo 

(i) Al § 7 ho indicate le biblioteche a me note dove si trovano copie del 
mappamondo Mercatorìano contraffatto dal L^FRERr. Aggiungo che il Dottore G. Ma- 
miNELU, professore di Geografia nell' Università di Padova, ne ha pare nna copia che 
Ci parte di una collezione di carte geografiche incise del secolo XVI, da lui posseduta. 

(3J Vedi il § 13. 



— 342 — 
ai meridiani che asserisce essere archi di circolo condotti pel polo e 
pei punti di divisione dei paralleli estremi, V inferiore ed il superiore, 
partiti nei loro gradi di longitudine (i). Il Mercators parla chiara- 
mente nella riferita iscrizione. Ma il Blundevilb non l' intende. Ed è 
credibile che lo supponesse seguace in certo qual modo del metodo" 
adoperato dal Fineo per la descrizione dell' ottava parte della sfera* 
ossia della quarta parte dell' emisfero boreale od australe, dove i paral- 
leli sono archi di circolo col comun centro nel polo ed i meiidiasi 
sono pure archi circolari condotti pel polo e pei punti di eguale divi- 
sione del parallelo di 45^ e del parallelo estemo che è l'equatore, sui 
quali paralleli tuttavia non sono conservati i gradi di longitudine (a}, 
n quale metodo egli descrive in alcune pagine antecedenti senza indi- 
carne il vero autore (3). 

Nessun esemplare si conosce dell'edizione del 1572. E nulla di 
sicuro può dirsi intorno al modo di delineazione de' meridiani e pand- 
leli che vi si sarà seguito. Può ritenersi probabile, che, fktte le opportune 
emendazioni in riguardo alle posizioni di alcuni luoghi, le quali avii 
dovuto correggere per le più sicure notizie avute dai viaggiatori, pei 
migliori dati ottenuti dai topografi, sia rimasto invariato il sistema di 
projezione. Altrimenti 1' opera sarebbe riuscita troppo laboriosa senza 
che vi fosse un reale miglioramento nella composizione; che anzi à 
correva il pericolo di deteriorarla cambiando il metodo di projezione. 
Non è tuttavia da nascondere che potenti ragioni esistono per fir 
cadere la bilancia dall' altra parte e produrre la credenza che nella nuoia 
edizione i meridiani si sieno fatti rettilinei. Ma di ciò si dirà meg]k> 
nel § seguente. 

L'Heyer, per le misure assunte sulla carta del 1554» concbiuse 
che il grado del meridiano rettilineo vale 26 millimetri e che quindi la 
scala è di 1:4,281,023, o più semplicemente, per arrotondare le cifre,, 
di 1 : 4,280,000. 

Dov'è collocata l'origine delle longitudini? Al § 24, dove già 
n' abbiamo discorso, rimandiamo il lettore. 

Il Mercatore colla Europae descriptio, come osserva il citato Heyxr, 
ha stabilito un modello classico dell'elaborazione critica dei materiali 
esistenti per la composizione della carta. Reca stupore, nota il medesimo^ 

(i) Edìz. 6' degli Exercises (citata al § 13), p. 793. 

(2) Di tale metodo del Fineo, esposto in OrontU Fimi Ddphinaiis cùsmpgr^ 
phia^ Luteiiat Parisiorum, ISJO^ Lib. V, Gap. VII, discorro in Le projtdoni deUi- 
€arU geografiche^ Bologna, 1881, Gap. Vili, § 30. 

(3) Vedi p. 786 degli Exercises, ediz. 6*. 



— 343 — 
come abbia potuto trarre cotanto profitto dalle basi, di cui doveva servirsi 

e che erano piene di tante lacune. Alla voce di questi, all' altra alzata 
Tecentemente dal vanRaemdonck (i), aggiungiamo la nostra, pur troppo 
débole, affinchè dell' esemplare posseduto dalla biblioteca di Breslavia 
sia fatta una riproduzione. Cosi sarà resa meglio nota V opera di quel 
grande geografo e s' imiterà nobilmente quanto s' è fatto a Nuova 
York per V Oràis imago del 1538, a Parigi per la mappa ad usum 
namganiium del 1569, a Bruxelles pei fusi delle sfere, terrestre e ce- 
leste, ad Anversa per la carta di Fiandra del 1540. 

La projezione cordiforme adoperata per la Buropae descripHo fu 
adottata da altri cartografi per la descrizione di grandi regioni. Ne sono 
aotabili esempi T Asiae nova descriptio nel Theatrum orbis ierrarum 
dell' Ortkuo e le due carte dell' Asia e dell* Africa di Gerardo Mer- 
catore JuNiORE che sono neir Atlante Mercatorìano. Le quali tavole, 
e per la grande amicizia che legava TOrtelio al Mercatore e per 
gli ammaestramenti che il nipote Gerardo avrà avuti nell' officina del- 
l' avo, si possono ritenere di comune origine in riguardo al sistema di 
proiezione, ed è da credere che debbansi ai suggerimenti di chi nel 
secolo XVI cotanto fece progredire la cartografia («). 

§ 29. — Il Mercatore che sempre adattava i sistemi di proje- 
zione alle carte, a seconda della vastità delle regioni da rappresentare, 
degli scopi da raggiungere, semplificò la projezione cordiforme quando 
Tolie descrivere paesi di estensione bensì notabile, ma non tanto grandi^ 
come sono le principali parti dell' Europa, quelle che ora formano i 
grandi Stati. La modificazione recata al sistema cordiforme sta in ciò 
che, nulla mutando nella descrizione dei paralleli, fece i meridiani ret- 
tilinei, conducendoli pei punti di divisione di due dati paralleli, equi- 
distanti e dal parallelo medio e dai paralleli estremi, sui quali conservava 
i gradi di longitudine. 

Tale projezione, che abbiamo appellata pseudoconica equidistante, 
nel nostro trattato delle projezioni (3), egli impiegò in parecchie tavole 
àxSHi Ailanie {j\)t le quali sono: GalHa univtrsalis ; Germania universaiis ; 

(1) Annales du CercU archéolo^que du Pays de IVaas^ Tom. XII, 3® Uvr. 

(2) Qui mi riferisco a quanto scrissi nel Boll, della Soc, geogr, ital,, serie III, 

▼oL n, p. 577. 

(3) Li projniatd delle carte geografiche, Bologna, 1881, Cap. Vili, § 37. 

(4) L' edizione che abbiamo sott* occhio ^ la decima, cosi intitolata : Gerardi 
Mercatorit Atlas^ sive cosmographicae medìtaHones de fabrica mundi et faàricati fi- 
gura: Prìmum a Gerardo Mercatore iuchoaiae^ deinde a Judoco Hondio piae memO' 
rial ad fitum perductae, Jam vero multis in locis emendatae et de novo in lucem 
e£teu. SÈonptiÒMt et iypis aeneis Henrici ffondii, Amsterodami, 16^0, 



— 344 — 
Italia; Graecia ; Anglia; Scotta et Hihernia; Angliat Segnum; R\ 

cum confinis; Taurica Chersanesus, Nelle quattro ultime tavole non 

indicati i paralleli, sui quali mantengonsi le distanze. Tale indi( 

è bensì nelle quattro prime. Cosi la Galiia ha: medius meridtama 

hulae est XXIII^ reliqut ad hunc inclinantur juxta rationes XLIV 

XLIX parallelorum; la Germania; Medius meridianus j^l^ reiigui 

eum inclinantur prò r aliane 48 et ^j parallelorum; V Italia: MecKusi 

ridianus j6, ad quem reliqui inclinantur prò ratione parallelorum 444^ 

40; e la Graecia: Medius meridianus jo, ad quem reliqui incUnantur d 

cucedunt prò ratione parallelorum j8 et 40. 

Altre carte sono nello stesso Atlante delineate in projezione pseodo»^; 
conica equidistante, due dovute a Judoco Ondio, la Nova Muropat i^ 
scriptio e la Tarlarla, la terza di autore anonimo ed intitolata : Twràà\ 
Imperli imago. Delle due carte dell' Ondio soltanto la Tarlarla ha b] 
indicazione dei paralleli nei quali sono conservate le distanze, leggah 
dovisi: Medius meridianus 120; reliqui ad hunc inclinantur prò ratìm 
40 et yo parallelorum; \ altra n' è priva. La carta, poi, dell' anonimo 
ha: Medius- meridianus est yo; reliqui ad hunc inclinantur prò raUm 
20 et 4S parallelorum. 

Altra carta molto importante per molti riguardi, lavorata coOe 
regole della stessa projezione, è pure neir Atlante. È la carta dell* Europi 
composta da Rumoldo Mercatore, figlio al grande Gerardo; intito* 
lata: Europa, ad magnae Europae Gerardi Mercatoris F. imitatiofo^ 
Rumoldi Mercatoris F. cura edita, conservato tamen initio longitudm 
ex ratione magnetis, quod pater in magna sua universali posuit, e ìonàA 
di quest' altra iscrizione : Medius meridianus jo^ reliqui ad hunc incli- 
nantur prò ratiom 60 et 40 parallelorum. 

Il figlio Rumoldo, dunque, non mantenne 1* orìgine delle longitu- 
dini adottata dal padre Gerardo per la carta d' Europa, ma, volendo 
uniformarsi alla carta universale ad usum navigantium del 1569 (§§ '7 
e 24), la trasportò al meridiano che 1* autore di questa riteneva pas- 
sante pel polo magnetico ed attraversante le Isole del Capo Vtm, 
Sale, Bonavista e Mayo. Neil' affermare la quale cosa è molto esplicito, 
come lo è pure là dove dice che i due paralleli conservanti i gra^ « 
longitudine sono a 40^ e 60** di latitudine. Ma la chiarezza cessa quando 
asserisce che compose la carta ad imitazione di quella del padre. No" 
v* ha dubbio che anzi tutto ha voluto dire come nulla abbia mutato 
in riguardo alle posizioni geografiche dei luoghi. Ma avrà anche voluto 
significare che ha seguito il padre nel metodo di descrivere i meridia»^ 
ed i paralleli? Certo è che non ha prèso come modello la Europae descrif" 



— 345 — 
* ^^^ ^554f perchè in questa sono curvi i meridiani, rettilinei in quella 
^^KuMOLDO. Forse può dirsi che questi ha imitata V edizione del 1572, 
■posta con meridiani rettilinei. Ma è poco probabile, come si è osser- 
k nel § precedente, che nella nuova edizione il padre Gerardo abbia 
ptato il sistema di projezione. Del rimanente è inutile intrattenersi 
ioimente sopra tale questione, la quale sarà risoluta soltanto quando 
la fortuna di scoprire qualche esemplare della seconda edi- 




Ad ogni modo credo che sia caduto in errore il D* Avezac (i), 
e vi caddero altri scrittori che il seguirono, quando non essendo 
alcun esemplare della Europac descriptio^ non solo s' immaginò 
la projezione impiegata dal padre Gerardo fosse quella adoperata 
i dal figlio RuMOLDO, ma ritenne che la stessa altro non fosse che 
projezione conica impiegata più tardi dal De L' Isle per la carta 
a Russia del 1745 (2). Ciò non è. Basta considerare che nella 
fedone conica i meridiani ed i paralleli s* incontrano ad angolo retto, 
Aentie nella carta di Rumoldo il meridiano centrale seca bensì nor- 
-ttalmente i paralleli, ma questi poi tagliano tutti gli altri meridiani ad 
ttigolo diverso dal retto e che sempre più se ne scosta col crescere 
della distanza longitudinale dal meridiano centrale. Ma havvi di più. 
Ammessa l' ipotesi del D* Avezac, la coudizione del mantenimento dei 
^ gladi di longitudine sui paralleli di 40'' e 60^ vuole che il co- 
non centro dei paralleli sia, non al polo, come avviene nella carta 
'M RuMOLDO, ma a 7° 35'« oltre lo stesso,^ contati sul meridiano cen- 
atale. 

Le due tavole dell' Ondio e 1' altra dell' anonimo, superiormente 

i citate, come quella di Rumoldo, sono da attribuirsi virtualmente a 

; Gerardo Mercatore, il quale, colto da morte, lasciò, come già si disse, 

. incompleto V Atlante^ terminato poi dal figlio Rumoldo, che già ìomo- 

i^va col padre, ed ampliato in seguito dall' Ondio che aveva acquistati 

tatti i fondi dell' officina Mercatoriana. 

Della projezione pseudoconica equidistante non può dirsi ^inventore 
Gerardo Mercatore. Era già adoperata un secolo prima in una delle 
più antiche edizioni della Geografia di Tolomeo, in quella di Bologna 
colla erronea data del 1462, la quale, per ragioni che qui non è il 
^ogo di esporre, devesi cambiare nell'altra del 1472. Le tavole parti- 
li) Coup tPoeil histarique sur la projecHon des cortes de Giographie(Exir<utdu 
^«//. k la Soc, de Giogr, Paris 1863), pp. 59-62. 

(a) Della projezione conica del Delislb ho detto in Le projeaicni delle carie 
t^grsfeht. Bologna, 1881. Gap. Ili, § 12. 



— 34^ — 

colali non vi sono lavorate colle regole della projezione cilindrica, nsabij 
nelle anteriori tavole Tolemaiche manoscritte e che ha i meridiani ed 
i paralleli rettilinei e fra loro perpendicolari, né con quelle della pxoje^j 
zione pseudocilindrica, adoperata nelle ulteriori edizioni e che ha il 
paralleli rettilinei ed equidistanti ed i meridiani pure rettilinei ed indi- 
nati sul meridiano centrale, ma delineate col sistema della projezboe: 
pseudoconica equidistante. I paralleli vi appariscono descritti con arcU' 
circolari concentrici ; i meridiani sono rettilinei, ma non s' incontraao 
nel loro centro, né in altro comun punto. Il meridiano di mezzo in* 
centra od angolo retto i paralleli, ma questi sono tagliati dagli altn 
meridiani sotto un angolo che sempre più si scosta dal retto a misoa 
che si procede verso i margini laterali della carta.. Trarre altre conse- 
guenze assolute dalla ispezione delle tavole non é tanto facile, essendo 
queste incise nell* infanzia dell* arte. Tuttavia é nostro avviso che il 
comun centro dei paralleli coincida col polo. Come pure riteniamo che 
i meridiani siano le rette condotte pei punti di uguale divisione dà 
paralleli estremi, sui quali si vollero conservati i gradi longitadinali. In 
tale opinione siamo confortati e dalle misure prese sulle tavole e di 
ciò che in non poche di queste sono adombrati, sui paralleli estremii 
i segni della loro divisione in parti fatte uguali ai gradi obbiettiW à 
longitudine (i). 

Se il nostro Gerardo non può ritenersi inventore della projezione 
pseudoconica equidistante, ha tuttavia il merito di averla perfezionati. 
Imperocché non sui paralleli estremi, ma a due latitudini equidistanti 



(i) Crediamo utile riportare qui la nota sul Tolomeo di Bologna inserita in 
Le projenioni dille carte geografiche a p. 633. — L'edizione di Bologna, come qneUa 
di Vicenza del 1475, contiene la versione latina di frate Jacobo Angelo. In fij» 
leggesi : Hic finii cosmographia Ftolomaii impressa opera dominici de lapis cims ^ 
nomensi. Anno MCCCCLXIT, mense junii, XII, Bononme. Le tavole sono precedute 
da un' epistola al lettore dove, commendandosi la pubblicazione, è detto : Codicis tt 
perversas confusasque tabularum figuras nova corrigenHs industria sincera fide » 
ipsius aucloris dignitatem, e soggiuntesi ; Opus utrumque summa adhiòita tKligt'^ 
duo custrologiae peritissimi castigaverunt Hieronymus Afan/redus et Petrus bonus. Ntc 
minus curiose correxerunt Galleottus Martìus et Colla montanus. Extremam emenda 
tionis mcmum imposuit philippus beroaldus,.,,. Chi fu l'autore delle tavole ì Non ^ '^ 
caso di attribuirle al Beroaldi di Bologna, al Marzio di Nami, a Nicola ài 
Gaggio nella montagna bolognese, noti letterati di quell'epoca. Restano il MaNFUSD^ 
ed il Boni, peritissimi in astrologia (astronomia), come dice l'epistola. Il primo ìesse 
nello Studio di Bologna astronomia e medicina, ma, come mostrano le sue opei^ 
stampate, più a questa che a quella attendeva. Perciò h da ritenersi il Boni, ^^ 
compositore delle tavole dell'edizione di Bologna. 



m^m 



— 347 — 
f^ dalle estreme e dalla inedia, conservò i gradi di longitudine, con che 
jfiminul le alterazioni lineari, superficiali ed angolari. 

La projezione pseudoconica equidistante ebbe ben poco seguito. 

Se ne trova un' applicazione nella carta dei Mari ' ed Isole settentrionali, 

pubblicata nel 1558 da Niccolò Zeno, molto tempo prima della pub- 

Jdicazione dell' Atlante. Niccolò la compose, egli stesso lo dice, traen- 

I A>la dalla carta da navegar, lasciata da' suoi antenati, Niccolò ed Antonio 

fattili Zeni, che furono in quelle nordiche regioni sul finire del 

accok) XIV. La carta navigatoria doveva, certamente, essere costruita 

secondo la pratica costante del medio evo, fatta cioè per direzioni e 

distanze, lavorata sulla rosa dei venti e quindi priva di meridiani e 

paralleli (i). Fu il discendente di Niccolò che compose la nuova carta 

I imbasandola sopra quella de' suoi antenati ed adomandola, come nota 

I il contemporaneo Ruscelli (2), de' meridiani e paralleli con tutte* le 

ttisare che le si convenivano (3). È dall' esame della stessa carta che 



(i) La detta carta, intitolata : Carta da navigar de Nicolò et Antonio Zeni fu- 
rome m tramontana Tono MCCCXXX^ accompagna 1* opuscolo di Niccolò Zeno : 
DtUo u9pri9UHto Ali isoli Frisloftday Eslanda, Engronelanda^ Estotiìanda et Icario, 
fatto uUo a ^lo certico da dm fratilli, Af, Niccolò il K, i M, Antonio con un di- 
apio particolari di tutti li ditte parti di tramontana da loro scoparti, Venezia^ IS^S. 
Gli CKmplarì deUa edizione Zeniana sono rarissimi. Uno ne vidi nella Biblioteca del 
1^ io Torino, n detto opuscolo & seguito all' altro : Dei comnuntari del viaggio in 
Persia £ Af. Caterino Zeno il K. i delle guerre fatte nell Impero persiano dal tempo 
£ Ussuncassano irt pta. 

(2) Cod nella Nuova tavola settentrionale inserita in La Geografa di Claudio 
Tolomeo Alessandrino nuovamente tradotta di greco in italiano da Girolamo /fuscelli. 
In Veaetia MDLXI, 

(3) Niccolò Zeno, autore deU' opuscolo ha : e Di queste parti di tramontana 
« uà ^ punto di trame una copia della carta da navigare che ancora mi tro- 

* ^va avere tra le antiche nostre cose di casa ; la quale con tutto che sia marcia e 

* ^«odàa di molti anni mi è riuscita assai bene ; et posta davanti agU occhi di 

* chi si diletta di queste cose servirà quasi per un lume a dargli intelligenza di 
« quei che senz' essa non si potrebbe cosi bene sapere ». Con ciò egli non vuole 
'Vuficire che la carta pubblicata sia un facsimile della tavola antica, ma piuttosto 
csKre quella da questa dedotta. Alcuni voUero dare la taccia di apocrifa alla carta 
vaiata in luce nel 1558 ; crediamo erronea tale opinione. 

La carta 2>niana fu riprodotta in scala minore dal Ruscelli e dal Molbti ; 
^ primo in La geografia cU Claudio Tolomeo Alessandrino nuovamente tradotta di 
r«f* m italiano. In Venetia MDLXI, dal secondo nella Geographia CI. Ptolemati 
^^^**a»irvn^ olim a Biliòaldo Pirckeimkerio translcUa^ at nune multis codiciàus graecis 
'^^^y pturibusqui in Ucis ad pristinam veritatem redacta, Venetiis MDLXII, An- 
^ ^ IUmusio la riprodusse nella Raccolta di navigazioni e viaggi. Ed. 3' I574i 
Tool IL Ed una riproduzione in facsimile fii fiaitta al principio di questo secolo 



— 34» — 
si conchiude come la proiezione impiegata da lui, versatissimo, al dire 

dello stesso Ruscelu, nelle matematiche disdplinei altro non sia che 

la pseudoconica equidistante (i). 

§ 30. — Dove 'più rifulse il genio di Gerardo Mercatore è 

nella composizione del Mappamondo del 1569, di cui si Hisse al § 17. 

Volendo egli formare, in un solo foglio, la mappa di tutto il mondo 

cognito per rappresentarvi tutti i continenti, tutte le isole, tutti i maxii 

e fatto in guisa che tornasse utile alla risoluzione de* problemi nautica 

ben presto si accorse che fra i sistemi di rappresentazione usati du 

cartografi non eravene alcuno atto a raggiungere quanto aveva ideata 



dallo ZURLA, il quale ristampò pure l'opuscolo Zeniano nella Dissertazione 
viaggi e scoperte settentrionali di Niccolò ed Antonio fratelli Zeni. Venezia x8o8» 

La deUa carta fii pure riprodotta unitamente al testo dal Mayor nei Tic 
voyages 0/ the Northmen in America before Columbus, London iSiJ, Sul qnal lib» 
il Desimgni ha una nota intitolata : / viaggi e le carte dei fratelli Zeno in Arckam 
storico italiano^ 4* serie, Tomo II, 1878, ed altra nel Tomo XXI, 1885. Altra ri- 
produzione si ha nell' opera del Nordenskjold : Studier och fórskningar foranftddà 
af mina resor i kóga Norden, Stockolm, 1884, Vedi anche V opera, a noi i^ola, 
dello Steenstrup : Zeni emes Reiser i Norden, Copenhagen 1883^ Si 
Studi biografici e bibliografici della Storia della Geografia in Italia (Ed. 2^ 
1882) per P. Amat di S. Filippo. 

Molti dubbi si elevarono sulla veridicità dei racconti dei fratelli Zeno e ddk 
carta da navegar. Si giunse perfino a dichiararli apocrifi. Non pochi sorsero in Iof9 
difesa. Citiamo particolarmente il Mayor ed il Nordenskjold, l'autorità del secondo 
in siffatto argomento non avendo rivali. Con ragione il Marinelli {Veneticz ndU 
Storia della Geografia cartografica ed esploratrice. Venezia, 1889, p. 30), dice che 
gli studi di tanti dotti « mostrarono a quanta verità fossero informate le relazioni da 
« due audaci e cosi a lungo misconosciuti navigatori, e come la loro carta fòsse h 
« prima a riprodurre in forma esatta e giusta, gli arcipelaghi settentrionali e le co- 
« stiere scandinave e groenlandesi, tanto da non poter essere vinta, in valore, se non 

• dalle carte di questo nostro secolo ». 

(i) Il citato Ruscelli ha: < Il disegno, o la descrittione di questa Tavola 
« tentrìonale, non è stato fin qui in alcuno degli altri Tolomei, così Latini 
« Italiani, o ancora d'altra lingua che ne sien fatti, ed è tratto d'una carta di navi- 

« care che fu di Nicolò e di Antonio Zeni Questo disegno, riformato come st 

« vede, s'è havuto da Nicolò Zeno, lor discendente per dritta linea. Ed egli stesw 
« questo gentiluomo con tutte le sue continue occupazioni nei maneggi della Repab- 
« blica ha adorno questo disegno de' paralleli e meridiani con. tutte le misure die 
« gli si convengono, ^ per la conformità dell' istorie, si ancora per le regole e re- 
« gioni della Geografia, essendo egli universalmente in queste due nobilissime pio- 

* fessioni, cioè dell'istorie e della Geografia tenuto d'aver oggi pochi pari per tntta 
« Europa ». Ma l'erudito traduttore di Tolomeo, di poco valore nelle matematiche, 
quantunque si sforzi di spiegare il metodo seguito dallo Zeno per tracciare i meri* 
diani ed i paralleli, tuttavia non riesce a chiarire la regola da questi seguita per 
tracciare il reticolato della carta. 



— 349 — 
XroraTa inservibile per la descrizione di una grande distesa di terre e 

fi mari il metodo di composizione delle carte nautiche medievali» in 
cai tanto eccelsero gl'Italiani, e che anche oggidì sono apprezzate per 
k esatte raffigurazioni dei mari allora percorsi, del Mar Nero, dell* Ar- 
àpébigo, del Mediterraneo, delle coste di questi mari interni e dei 
fSttoiali posti oltre lo stretto di Gibilterra. Quelle carte, sprovviste della 
T'iste de' meridiani e paralleli, erano come altrettante rappresentazioni 
ffeiziali fatte sul piano tangente, lavorate sulle rose dei venti ed imba* 
i Htte sulle direzioni e sulle distanze (i); e però riusciva impossibile 
^ ibnnue, col loro metodo di projezione, la mappa di una grande por- 
\ sene della sfera terrestre e tanto meno di tutta la sfera. Se poi le 
r stesse carte giovavano ai naviganti per risolvere certi problemi di nautica 
adle brevi corse, risultavano, d' altra parte, poco meno che inservibili 
selle .traversate dell'Oceano, nelle grandi navigazioni, perchè i grandi 
t tiatd di mare non potevano considerarsi come piani (2). Vero è che 
ì pSoti del cinquecento credettero di trovare un rimedio nell'adozione 
i ddk carte cosi dette piane, composte in base alla projezione cilindrica 
ì equidistante, dove i meridiani sono rette parallele ed i paralleli pure 
rette fra loro parallele e perpendicolari alle precedenti e dove le di- 
stanze sono conservate sull'equatore e sui meridiani (3). Ma questo 
. genere di rappresentazione, che può, benché in modo incompleto, va- 
f leie alla composizione del mappamondo, non giova alla soluzione dei 
problemi di nautica e tale non tardò a manifestarsi. 

Le linee lossodromiche, ciò è dire, le linee che le navi, governate 
dalla hussola, descrivono sulla superfìcie oceanica, comindarono ad es- 
wre studiate dopo la scoperta dell'America, quando s'andavano intra- 



(0 Delle carte nantìche medievali e particolarmente di qaeUe del secolo XIV 
bo taUito in Z# projetiom dille carte geografiche, Bologna 1881^ Gap. Vili, Art. V. 
Veditache: SammUmg miitelalterHcher Welt-und Seektarten von Djr Theobald Fi- 
scBia. Vuu£g, 1886. 

(2) Dove le carte nautiche per direzioni e distanze senza scale latitudinali e 
cp^TÌsle della rete de' meridiani e paralleli ebbero maggiore durata è nelle nayiga- 
aoai del Mediterraneo, dell'Arcipelago e del Mar Nero, perchè in questi mari le 
^'^inse e le direzioni da luogo a luogo erano pienamente note. Pietro Nonio 
(^Si>KO NiTNEs), rinomato scrittore di nautica, ha : Propter angustiam marie mec&ter' 
tmté tf ^lùa frequenier in eo Jbtnt navigationes^ locorum imticem positiones et in^^ 

^t»pt£ius exacte tuta exploratae atque compertae, adeo ut rurvigantiòus non tit opus 

*'^*I<^ ittit latitudUtis cognitùme (Petri NonH Salaciensis, De arte atque ratione 

"^^^t^^dHOn duo. CommMca^ ^SIZ)* 

(S) Della projezione cilindrìca equidistante ho trattato in Le projeùcni delle 

'^^i^r^ke. Bologna, 1881, Gap. IV, Art III. 



— 35° — 
prendendo le lunghe navigazioni (i). Molto si discusse intorno alla lato] 

natura. Si credette perfino che fossero archi di circolo massimo déUti 

sfera terrestre. Della fallacia di tale opinione n'ebbero una prova pip| 

tente i Portoghesi che, partiti dall'Europa nel 1530 vi fecero litorn» 

&^l '533* I quali erano grandemente stupiti di non poter arrivare alkj 

linea equinoziale camminando verso levante e di progredire, invece^ 

sopra uno stesso parallelo. Fu Pietro Nomo primo a determinare k' 

vera natura della lossodromia, a dimostrare che questa linea non è 

circolare, ma foggiata a guisa di elica, le cui spire, tracciate sulla sfeta, 

non possono mai, benché continuamente svolgentisi, penetrare nel poto. 

Il matematico portoghese divulgò le sue ricerche nell'anno 15431 nt 

soltanto nel 1573 le mandò a stampa in Coimbra (2). 

Il Nonio squarciò bensì il velo che copriva la natura delle cam 
lossodromiche, ma i naviganti erano sempre all' oscuro intomo al modo 
della loro raffigurazione sulle carte a projezione cilindrica quadrata, che 
usavano nei loro viaggi. Credendo essi che quelle curve dovessero in- 
contrare, sulla carta, tutti i meridiani sotto V angolo costante del rombo 
di vento in cui si camminava e delinearsi in forma di retta, rimanevaoo 
stupiti che la congiungente il punto di partenza col punto a cui si fo- 
leva arrivare non fosse la corsa che si doveva seguire, poiché, cosi operando, 
sbagliavano di direzione. A chi, poi, partendo da un dato luogo segnato 
sulla carta, camminando in una data direzione e facendo un dato nii* 
mero di miglia, credeva, in base a tali elementi, di essere arrivato ia 
un luogo di certa posizione geografica, le osservazioni astronomiche gli 
mostravano l'errore in cui era incorso, sendo che la latitudine e U 
longitudine del luogo di arrivo erano ben altre da quelle indicate daUa 
carta. La confusione era giunta al colmo. Le carte, al dire delle persone 
giudicate allora più competenti nella materia, riuscivano inservibili. 

Quale era il motivo dell'inservibilità di quelle carte nautiche? Ix> 
scopri il Mercatore che a fondo conosceva la Geografia matematica ed 



(i) La linea descritta salla superfìcie sferica o sferoidica delle acqne del maft 
dalla nave che governata dalla bussola cammina sotto lo stesso rombo di vento, liui 
che incontra i meridiani sotto lo stesso angolo, fii detta lossodromia dal geometrt 
Snellio, il quale perfezionò la teoria delle linee dei rombi e diede la soluzione àé 
precipui problemi di nautica nell' opera : Tiphis Batavus^ sive HiiHodromiat, Di ^ 
vium eursiòui et re navali, Lugdum Batavorum^ 1624, Vedi in U projenhm ^ 
carte geografiche per M, Fiorini, Bologna^ 1881^ gli autori che prima e poco dopo 
lo Snellto trattarono della lossodromia. 

(2) Petri Nonii SeUaciensis, De arte atque roHone navigamU liiri duo, Cem^ 
òrùae^ 1573. È nei primordi del lib. I, ed ai Gap. 21 e 24 del lib. II che txattfli 
della nominata curva. 



— 351 — 
a esperto in tutto ciò che riguardava la Cartografia. Egli si persuase 
ke il sistema di rappresentazione a projezione cilindrica quadrata era 
ile che le linee dei rombi, come allora dicevasi, non erano rette sulla 
«ta, e ciò perchè, non essendo i quadrati della rete de' meridiani e 
laraDeli simili ai rispondenti quadrangoli della sfera, si manifestavano le 
jb grandi alterazioni angolari, le linee dei rombi non incontravano più, 
lUa carta, i meridiani sotto lo stesso angolo e non potevano venire 
appresentate con linee rette. £ però trovò che la prima condizione a 
mi deve sottostare una carta nautica in projezione cilindrica è che i 
IQadrangoli &tti sulla sfera dai meridiani e paralleli siano sulla carta 
laffigurati da rettangoli loro simili afBnchè si verifichi la conservazione 
kgli angoli. E siccome nelle carte a projezione cilindrica i gradi di 
bngitndine sono tutti eguali fra loro qualunque sia la latitudine e pari al 
(rado equatoriale, mentre sulla sfera, essendo costante il grado latitudinale 
kl meridiano, vanno di mano in mano diminuendo i gradi di longitudine 
pocedendo verso il polo, cosi conchiuse che le carte cilindriche in ser- 
^0 della navigazione, avendo costante il grado longitudinale, debbono 
tssat Citte in guisa che siano successivamente crescenti i gradi latitudi- 
nali, e trovò la regola secondo la quale deve aver luogo questo aumento. 
Si accorse che una carta costruita in tale modo, oltre al rendere 
Un grande servigio ai naviganti, i quali vi potevano ricorrere per la 
aolozioDe dei problemi nautici, sarebbe altresì riuscita vantaggiosa alla 
Geografia, e che i cultori di questa scienza avrebbero tratto molto giova- 
ineoto da una grande carta universale in cui le rappresentazioni delle 
'Mie regioni terrestri, purché di non grandi dimensioni, fossero simili 
«le figure rappresentate. E però si accinse alla composizione del Map- 
pamondo ad usum navigantium in projezione cilindrica ed a latitudini 
crescenti, che pubblicò nel 1569, e di cui si disse al § 17. 

1^ scoperta fatta dal Mercatore intorno alle latitudini crescenti 
per le carte nautiche in projezione cilindrica è di molto anteriore 
** ^5^9' b vero, nella lettera scritta il di 23 febbre jo del 1546 al 
^^^'^ie Granvelle, vescovo di Arras, al quale dedicava (§ 13), più 
tardi e cioè nel 1554, la carta d'Europa, esso diceva come volesse esami- 
^^ più esattamente le cause degli errori delle carte nautiche e stu- 
^'^^^ il modo di correggerle e preannunziava il bisogno di fare le stesse 
^te in guisa da rendere crescenti i gradi di latitudine (i). 

0) Il BasusiNG, che cotanto contribuì a mettere in vera luce il valore del 

*^Tou come geografo e cartografo, dà, in Girard Kremer gen. Afercator dar 

Y^^^^^apAj Duisbargo, 1869, p. 13, la traduzione dal latino in tedesco della 

^ attera, la q^ale traduzione h riportata dal van Rabmdonck nella pubblicazione : 

^' J>t JCremer ùu Mereator géographt flamand, S, Nicolas, i86g* 



— 352 — 
Fra le varie iscrizioni che adornano la gran carta universale 
notabile quella posta sotto la dedica, in cui l'autore espone i me 
che l'indussero a comporre il nuovo Mappamondo (i). Vuole rapj 

(i) La detta iscrizione abbiamo, in gran parte, riferita in Le projethtd 
corti geografiche. Bologna, i88i, p. 370. Qai, stante la sna importanza, la 
viamo integralmente nella prima e seconda parte e nel principio della terza, 
tendone il rimanente. Eccone il testo : 

Inspectort S, 

In hcu orbis deseripiione tria nobis curae fiierunt, Primum sphaerae superf 
ita in planum extendere^ ut situs locorum tam secundum t&rectionem, 
veram^ quctm secundum longiiudinem latitudinemque debitam undequaque irUir se ctnV^ 
spondeanty oc regionum figurai in sphaera apparentes : quatenus fieri poUsi, servei»t»:m\ 
quodnova meridianorum ad parallelos hahitudine et siiu opus fuit^ qttae enim ageùgra^\ 
hactenus editae sunt conscriptioneSf meridianorum curvitate et ad invicetm inclioù^umi 
inidoneae sunt ad navigcUiones ; in extremitatibus quoque figuras sùusque regmm^ 
propter obliquam meridianorum in parallelos incidentiam adeo mire distorquad 
agnosci nqn possint, nec distantiarum rationes observari. In marinis naucUorvM ii^\^ 
bulli gradus longitudinum per omnes parallelos usque in polum crescunt supra s^^i 
ricam rationem, nam perpetuo aequcdes manent gradiòus aequatcris,. at gradus h 
titudinum minime crescunt^ quare ibi quoque distrahi enormiter figuras regisutt 
necesse est^ et vel longitudines ac latitudines, vel directiones distantiasque a vero akr» 
rare, et cum magni ea causa errores committantur, ilie caput est^ quod irium Ioana 
inscriptione ex uno aequinoctialis latere fiuta secundum triangularetn aliquam £^ 
sitionem, si medius quivis extremis justa directione et distantia respondeat^ impossiik 
sit extremos similiter inter se respondere, quibus consideratis gradus latitu£num «»•. 
sus utrumque polum paulatim auximus prò incremento parallelorum supra ratie^ 
quam habent ad aequinoctialem^ quo id consequuti sumus ut quomodocumque 
duoSf tres pluresve locos inscribat, modo ex his 4 : dijfèrentia longitudinis^ differe^' 
latitudiniSj distantia, directione, duo quaelibet in unoqucque loco cui cUterum cell^' 
observety recte se habebunt omnia in cuiuslibet loci ad quemlibet colUUiffne, et mdkf 
uspiam error commissus reperietur, quem in vulgaribus naucleorum tabulis smAv 
modis, potissimum in maioribus latitudinibus admitti necesse est, Alterum quod àf 
tentum fuit ut terrarum situs magnitucUnes locorumque distantias juxta ipsam ven* 
tatem quantum asse qui licet exhiòeremus^ in hoc extremam dUigentiam impené^^ 
marinas Castellcutorum Portogallensiumque tabulas, tum Inter se, tum cum plerisqtu tir 
vigationibus impressis et scripiis conferentes, ex quibus omnibus cuqualibiter iater se cact' 
liatis hinc terrarum dimenticnem et situm datnus, secundum ea quae kactenu soòservata xw 
et ad nostras manus pervenire potuirunt caftigatissimum, Tertium quod tractandm ^ 
scepimus fuit ostendere quae partis orbis et quousque veteribus innotuerint quo *^ 
quae geographiae limites non ignorentur, et priscis scuculis summus kcnos difirat"^' 
Dicimus autem tres esse disiinctcu continentes, primam e cujus medio criatum ntalb- 
plicatumque genus humanum in omnem undique terrarum dissemmatum est: stcH' 
dam quod Nova India dicitur: terciam quae meridiano cardini subiacet, Horuf» f^ • 
steriores ducu veteribus ignotae penitus permanserunty nisi fitrte Nova India sit ^ 
apud Platonem est Atlantis, 

Tralasciamo la rimanente parte dell' iscrizione, tutta consacrata alla Geogr*^ 
storica. 





— 353 — 
e in piano la superficie della Terra per modo che le posizioni dei 

li si corrispondano, sia secondo le loro direzioni e distanze, sia in 
io alle loro latitudini e longitudini, e che, per quanto tomi possi- 
si conservino le configurazioni delle regioni quali appariscono sulla 
; dice che fa d' uopo ricercare altro metodo per la delineazione dei 
ii e paralleli, imperocché le projezloni finora usate dai geografi, 
k curvità de' meridiani e la loro reciproca inclinazione, sono disa- 
ù naviganti ed, a cagione dell'obliquità dei meridiani sui paralleli, 
io notabili distorsioni nelle forme e posizioni delle regioni in 
da renderle ixreconoscibili e da non potere dedurre le distanze 
luoghi. E soggiunge che nelle carte nautiche i gradi di longitudine 
paralleli, procedendo verso il polo, si manifestano crescenti in ri- 
ai gradi obbiettivi della sfera, sendo che si mantengono sempre 
i ai gradi dell'equatore, mentre i gradi latitudinali si serbano co* 
i\ che, per ciò, avvengono enormi deformazioni nelle configurazioni 
re^o&i ed alterazioni nelle latitudini, longitudini, direzioni e di- 
i^tame*, che, per tale guisa, si commettono grandi errori, fra i quali il 
precipoo è che, avendosi tre luoghi collocati dalla stessa parte dell* equa- 
tore e tna&golarmente disposti, se il luogo di mezzo corrisponde, per 
direzione e per distanza, giustamente cogli altri due, risulta impossibile 
che per questi due estremi abbia luogo la stessa corrispondenza. Ed 
*£giiu^e che, per tali considerazioni, fece, nel procedere verso i poli, 
^Juccesavamente crescenti i gradi latitudinali secondo il rapporto che il 
yi^do dell'equatore ha col grado del parallelo; che delle quattro quan- 
fttà, differenza di latitudine, differenza di longitudine, direzione e di- 
jteiia, riguardanti due luoghi, date due conformemente alla realtà, le 
*^ si determinano esattamente, e non si commettono quegli errori 
^ nelle ordinarie tavole nautiche, particolarmente alle alte latitudini, 
[ ^ più guise è necessario ammettere. 

I^ue cose indica l'autore in modo chiarissimo: primieramente, la 

[ propnctà di cui è dotato il suo sistema di rappresentazione e che con- 

! **** nel mantenere dovunque, nelle piccole parti, la somiglianza del- 

\ 'immagine all'obbietto (ut regionum figurae in sphaera apparentes^ qua» 

• ^'^ fi^i poteste serventur); in secondo luogo, il successivo accresci - 

"^^to dei gradi latitudinali regolato secondo il rapporto che il grado 

^«equatore ha col grado del parallelo (gradus latitudinum versus 

*^ iolum fauhtim auximus prò inerimmo paralUlorum supra 

^wnm fuam habmi ad aequinoctiaUm). 

U questione enunciata nella riferita iscrizione in relazione alla 
ricerca di due delle quattro quantità riguardanti due luoghi, differenza 



— 354 — 

di latitudine, differenza di longitudine, direzione e distanza, quando 

ne siano date, è trattata nella leggenda che ha per titolo : Brevis 
organi directorii. 

Essendo la tavola, dove hawi mare, tutta ingombra d'is( 
le quali coprono pure le parti continentali e le isole, l' autore non] 
teva giovarsi direttamente della carta per la risoluzione dei prol 
nautici, e però costruì in un angolo della stessa tavola 1' Orgamm 
rectorium, che è come un pezzo di carta a latitudini crescenti 
dentesi, per 90^ di longitudine, dall'equatore alla latitudine di 74V 
che, servendo per tutti i luoghi del globo terrestre, vale, come ii 
l'autore, a risolvere graficamente i nominati problemi. 

È pure importante V altra iscrizione : Distantiae locorum misuri 
modus. L' autore incomincia col definire le voci : plaga e direzione, 
è sinonimo di orientazione (x), questa di lossodromia (3). Le 
fra due luoghi distingue in piagali e direzionali. Piagale è la .reale 
stanza da un luogo ad un altro, ossia Varco di circolo massimo 
sulla sfera terrestre congiunge i due luoghi; direzionale è la distanai 
i due luoghi misurata lungo 1* arco lossodromico che va dall' uno alTi 
tro. Ed osserva come nelle grandi distanze ed, in particolare, nelle 
più settentrionali la distanza direzionale sia sempre superiore alla 
gale, e nelle mediocri e specialmente verso l'equatore non ne sia 
tabile la differenza (3). 

L'importanza dell'iscrizione sta specialmente in ciò, che l'at 
mostra a trovare, per mezzo déiV organum directorium, le distanze 
rezionali, ossia le lunghezze degli archi lossodromici, che sono le 
delle navi. 

Bisogna riconoscere che l' autore, tanto in questa iscrizione qi 
nella precedente, mostra di avere una chiara idea del triangolo lofii^l 



(i) Plagam vocamus nostri loci ad aiterum respecium secundum dèclinatìt^ 
circuii maximi per utrumque locum ducti ab aliquo 4 punctorum car£ndÌM»' ^ 
dicimus locum aliqucm nobis esse boreouphirium id est nordwestium quando circu» 
fTMximus a nobis per eum ductus 4S grfidus in oriMonte declinai a septentrioKt^ ^ 
dine versus occidentalem, 

(2) La linea che più tardi lo Snbluo, come si disse iq una precedente not> ^ 
questo §, chiamò lossodromia, il Mercatore appella direzione. Directionem pece^ 
lineam ab uno loco in alium sic ductctm ut cum quibus suis merùBanis aequaltt ^ 
guloS fàciat, 

(3) In magnis distaniiis et potissimum circa borealiores partes SstanHA £f*^ 
nalis semper major est distantia piagali, in mediocribus vero^ et maximum versus otf^ 
torem sitis^ non est notaòilis dijirentia. 






— 355 — 
■omioo e che i suoi dettati non sono empiricii ma appoggiati ad una 

■oa e rigorosa teoria (x). 

l Le scoperte, le inTenzioni sono frutto di lunghi studi. Bene spesso 

|| loro germe è in opere anteriori. La rappresentazione piana della sfera 

magistero delle latitudini crescenti, la cui invenzione cotanto con- 

ad elevare e mantenere la fama del Mercatore e per cui i na- 

Iti trovarono e continuano a trovare in modo sicuro la risoluzione 

& problemi nautici, forse gli fu suggerita da quanto lasciò scritto Bi- 

PiRKEiMSR. Il quale, nel Tolomeo edito a Basilea nel 1525 (2), 

;f precisamente nella dedica ^Amplissimo principi ae reverendissimo Se* 

^igstitao Episcopo Brixinensi Bilibaldus Firckeymherus S. D.) colla data 

Norimberga 1524, ha: Ego quidem^ si Deus permiserit, novas aliquando 

tlas edere constitui, meridianis aequidistantibus, ut Ptohmaeus juòet, et 

\m inclinatisi quo longitudo recte ex utraque tabulae extremis 

\ om latitudine^ conveniat: conservabitur et certa par allelorum ratio , non 

johm dm meridianis^ sed in vera quoque ab aequinoctiali distantia ac quan* 

tìtate £iiy iis locis prò fundamento positis, quae nostro etiam tempore dili- 

gentìorì oburvatione sunt rectificata quod si aUter superis visum fuerit, 

' non dtirmt tamen qui his nostris insistentes vestigiis ea quae invida nobis de-" 

n^gnnmtfata evenfu absoivent feiiciori (2). Forse egli s'ispirò a questo 

t scrittore la cui traduzione di Tolomeo, come si sa, gli era molto nota (3). 

[ Quaionqoe sia stata la genesi della sua invenzione, certo è che già nel 

H4^, come mostra la sua lettera al vescovo di Arras, aveva intravveduto 

il principio delle latitudini crescenti, che poi esplicò nella carta pub- 

Uicata nel 1569. In questa la legge di distribuzione dei paralleli è 

(Sviatamente esposta. Dicendovisi: Gradus latitudinum versus utrumque 

fobtm paullatim auximus prò incremento parallelorum supra rationem quam 

meni ad aequinoctia/em, è significato il modo con cui debbonsi ottenere 

[ sulla carta i crescenti gradi latitudinali ; si viene, così, ad esprimere che 

1 giaoi latadinali debbono crescere colla stessa proporzione dell' inverso 

w seno del complemento della latitudine, ossia della secante della la- 

r (r) In fine della iscmione, intitolata : Brevis usus organi directarii^ leggasi : 

^^ ^^otoraqw de h»c organo in geographia nostra, Deo volente, dabimus. Questa 
**oàoDe d h vieppiù deplorare che V autore non abbia potuto adempiere la pro- 
^**^ ^ comporre e pubblicare l' annunziato trattato di Geografia. 

(^) ClautSi FtolemaH geographicae enarrationes IsM octo BUibaldo Pirckeymhiro 
"^^'^t^* AdnoUUiones Jóannis de Regiomonte in errores commissos a Jacopo Angelo 
* *»wZi&ii^ sua^ Basiliae JS»S. 

(3) n MncATOiLS nel comporre le tavole Tolomaiche si giovò (§ 18) di varie 
^OBi deQa Geografia di Tolomeo, fra le quali era quella colla versione del Pia* 



— 35^ — 

titudine, od anche, adottando il linguaggio odierno, che il giado \A 

tudinale uguaglia il grado dell'equatore, diviso pel seno del compI^ 
mento della latitudine, moltiplicato cioè per la secante della lathii- 
dine (i). 

Maggiori spiegazioni egli non ha date. H suo amico GmMmo o» 
serva che la composizione del mappamondo è co^ eccellente, ui «Al 
deesse videatur, praeterquam ^uod demonstratiotu careat^ ui ex iUius m 
aliquoHes audivL 

Forse non volle a bella posta significare come avesse risolato 
problema della costruzione della carta nautica e non si accinse a spi^ 
gare il metodo col quale trovò le latitudini crescenti, ossia le 
dei paralleli dall' equatore, nello scopo di evitare che altri si 
vasse de' suoi trovati, e lo danneggiasse e moralmente e mai 
mente. 

In quale modo avrà trovato i valori delle latitudini crescenti? 
sono le vie che può credersi abbia seguite per pervenirvi. Può pe: 
che abbia risoluta la questione graficamente ed altro non abbia 
che rendere i rettangoli formati, sulla carta, dai meridiani e paralld^' 
simili ai rispondenti quadrangoli della sfera. Ma può anche 
che abbia calcolato il valore di ciascun grado latitudinale sapendo dtt 
esso uguaglia, secondo la frase odierna, il grado dell' equatore di 
pel seno del complemento della latitudine, ed abbia per mezzo di 
cessive addizioni trovate le distanze di ciascun parallelo dall' eq 
A tale fine poteva giovarsi delle tavole dei seni, le quali allora 
mancavano, come quella molto rinomata del Regiomontano (Gi07. 
Muller), in cui il raggio era diviso in 1,000,000 parti, od anche 
rendo al Maurolico che aveva pubblicata una tavola delle secanti fi 
grado in grado (2). 

Ciò che non aveva fatto il Mercatore fece l' inglese EdoakjK^ 
Wright. Questi all' omissione di quello rimediò, ed insegnò il modo di 
comporre il planisfero nautico e di costruire la tavola che dà le distsstf^ 
dei paralleli dall' equatore. L' importanza dell' argomento è tanta àt 
riesce pregio dell' opera darne esteso ragguaglio a seconda di qa>D^ 

(i) Ciò è perfettamente in accordo con quanto stabiliscono le modeme teoiKi 
Imperocché il rapporto d' ampliiicasione lineare uguaglia, nella projesione óSàam^ 
isogonica o conforme, la secante della latitudine {LeprojiMwm delU carU gtcgrtfàit 
Bologna, 1881, Gap. IV, § 22). 

(2) n Maurouco di Messina fu il primo ad introdurre nei calcoli trigortoBe- 
trìd le secanti di cui stampò una tavola nel volume: Tkiodosii sphaerktntm Bn^ 
irei, 1558. 



— 357 — 
ggesi nel fibro che il nominato autore pubblicò nel 1599 (i), e pre- 
munente nel Gap. II. 

Detto che, quantunque gli errori della comune carta marina in 
jnjeàone cilindrica quadrata (2), segnalati nel Cap. I, siano stati con- 
jderati da Tari autori, come il Nonio ed il Cortes (3), ed il Merca- 
(ORE sembri corr^gerli nella mappa universale col fare gì' intervalli 
la paralleli più e più grandi verso i poli, tuttavia ninno di loro insegna 
llcon modo sicuro di porgervi rimedio, afferma che 1' errore sta sem- 
|Scemente nella divisione del meridiano, al che pure il Cortes accenna. 
Ciò posto, r autore, per ispiegare il suo metodo, intende projettata la 
IBpcrfide della sfera sulla superficie del cilindro, circoscritto secondo 
^feqiiatore, in guisa che i paralleli della sfera coincidano con quelli del 
ttndio e che in ogni singolo punto le particelle del meridiano e del 
Étialldo conservino lo stesso rapporto che hanno sulla sfera. Il che 

r esprime in modo molto immaginoso con dire che si suppone gonfiata 
superficie della sfera in guisa che vada ad applicarsi sulla super- 
Aàt dd cilindro circoscritto, dovendo i paralleli della sfera coincidere 
con quelfi del cilindro, riuscire cioè uguali all'equatore, ed il gonfia- 
; dento delle sfere risultare eguale tanto in latitudine quanto in longi- 
todine. La superficie del cilindro, poi, sulla quale trovasi projettata 
I quella della sfera, s' intende sviluppata in piano per ottenere il planisfero. 
'^liti questo i meridiani ed i paralleli saranno fra loro perpendicolari, 
ndo i gradi longitudinali tutti fra loro eguali qualunque sia la lati- 
ine, ed i gradi latitudinali andando sempre crescendo, perchè è 
ato il rapporto del grado col meridiano. £ noi aggiungiamo che 
linee dei rombi sono linee rette, perchè, essendo mantenuta la somi- 
nza dei piccoli quadrangoli della fitta rete dei meridiani e paralleli, 
^ che è conseguenza la conservazione degli angoli, esse debbono 
vi«m\nxe sulla carta i meridiani sotto lo stesso angolo secondo il 
quale li tagliano sulla sfera. E però V autore dice che, considerando i 
|: tteiìdianì, i paralleli ed i rombi, si ha una vera descrizione idrografica 
di tutti i laoghi nelle loro longitudini, latitudini e direzioni, e della loro 
•tóproca situazione. 

hifine, osservando che il raggio del meridiano sta al raggio del 

(k) Ecco U titolo dell' opera : Cirtain errors in navigaHm detected and cor* 
^eUd hf Edm, Wri^. Wiih many ad^Hons that were mi in thi formtr iditi^m. 
^*'*«. 1657. Questa è la 3* cdi«. ; la i* è del 1599, la a* del 1610. 

(2) DeDa projesione dlindrìca quadrata ho trattato in Li projnwni delU carte 
^ri!tór. Bologna, 1881, Cap. IV, Art. IH. 

(3) L'opera del NoMto è citata in questo stesso §; l'altra del Cortes al § as* 



— 358- 
parallelo come la secante della latitadine sta al raggio del meri< 

e che nel planisfero i paralleli sono tutti eguali all'equatore, conchii 

che le parti del meridiano debbono crescere nella proporzione 

secanti delle loro latitudini e che quindi si ha un modo &cile per 

costruzione di una tavola (coli* ajuto del Cànone dei triangoli) 

mezzo della quale i meridiani della carta marina possono più fkdlmc 

essere divisi, nella dovuta proporzione, in parti dall' equatore a 

dei due poli, dalla quale cioè si hanno le distanze dei paralleli 

r equatore, ossia i valori delle latitudini della carta (delle latitudini 

ora noi diciamo crescenti). 

L' autore, per costruire la tavola, trova, procedendo di minuto il 
minuto ed andando da o^ a 90^ il valore di ciascun minuto di 
tudine e per mezzo di successive addizioni trova le distanze che 
dall' equatore i paralleli rispondenti alle varie latitudini che sono coih| 
tate di minuto in minuto. La tavola è calcolata in base al mini 
equatoriale della sfera fatto eguale a 10,000 (x). 

Nella prima edizione del 1599 la tavola era costruita soli 
di IO in IO minuti. E già alcuni anni prima, nel 1594, aveva conati 
nicata al Blundevile una tavola di latitudini della carta, procedente A\ 
grado in grado, in cui era assunto come unità il miglio nautico, 
il minuto del grado equatoriale (2). 

n Wrtght riconosce che il metodo seguito per la costruzione ddltj 
tavola è soltanto approssimativo. Dice che ha creduto sufficiente 
un' esattezza tale che un errore sensibile potesse essere evitato nel 
per mezzo di essa, le linee del planisfero ; che chi voglia essere 
preciso può fare una simile tavola a decadi o decine di secondi, M*' 
vandola dal Canon magnus triangulorum di Giorgio Joachim (3) ((W^ 



(i) La tavola, dice il Wright, può essere detta : Tavola delle latitadiai ft 
ciascun minuto del meridiano della carta marina in. parti tali che ogni miaiito iàr 
l'equinoziale ne contiene 10,000. È diyisa in tre colonne: la prima esprime i ^ 
ed i minuti ; la seconda dà le distanze dall' equatore ; la terza la differenza dei 1» 
meri segnati nella seconda colonna. 

(2) L' ultima nominata tavola h nell' opera del Blundevile dtata al § I3 ^ 
precisamente nel trattato consacrato alla navigazione, al Capitolo XXIX, intitolato» 
« Tavola per mezzo della quale segnare i paralleli nella carta marina insieme tS^ 
« di èssa in maniera più esatta di quelle disegnate finora, ed il suo uso ». *— ^^ 
ancora che, nel trattato dei seni, delle tangenti e secanti, ne riferisce le tavole <^ 
colate di minuto in minuto e col raggio ugnale a 10,000,000. 

(3) H Joachim, n. 1514, m. 1576, cominciò verso il 1540 ad occuparsi ^ 
sua grande Tavola trigonometrica per tutte le decine di secondo del quarto ^ ^ 
colo. Calcolò tutti i seni a 15 decimali, che ridusse poi a io; vi aggiunse le ^^ 



— 359 — 
fcrncus, come nativo della Rezia). Ed aggiunge che tuttavia non può 

pira essere soddis&tto il geometra che desidera raggiungere V esatta 

[^ Ad ogni modo il planisfero, composto colla tavola procedente di 
in minuto, è sufficientemente esatto e tale che può servire alla 
none dei problemi della na^gazione. E l'autore, che si dimostra 
geometra e valente nella nautica, insegna appunto a risolverli (2). 
Alconi vollero attribuire al Wright, a scapito del Mercatore, la 
dell'invenzione delle carte nautiche a latitudini crescenti. La ve- 
è che il reale inventore ne fu il Mercatore e che il geometra 
con rara intelligenza perfezionò l'opera del geografo fiammingo. 
Ir^tiere l'errore in cui molti sono caduti, a dissipare ogni dubbio, 
l'aflermazione dello stesso Wrigrt. Ecco quanto questi, che era 
accusato di plagio, ha nella prefazione nella sua opera : 
€ Ma per venire a coloro che potrebbero forse opporre che io non 
tsaxàxi altro che ac/um agere nel fare non più di quel che è già stato 
Ifctto, molti anni fa, da Gerardus Mercatar nella sua mappa univer- 
tsàle del Mondo e nel pubblicare qualche cosa già data, ora ulti- 
t mameate» alle stampe da Judocus Hondius nella sua mappa del Mondo 
i e d'Eoiopa, io devo rispondere che veramente in grazia della mappa 
« di Mercaiar io pensai per la prima volta a correggere nella comune 



t k secanti a io decimali. Aveva presa l'idea delle tangenti neU'opera di Re- 
te, che non fa il primo ad osarle, perchè l'arabo Aboul Wefa ne aveva cai- 
mia tavola con raggio eguale a 60. Ebbe anche da lui l' idea deUe secanti, 
prima da Mauroltco. Morte lo colse prima che avesse data V nltima mano 
gran Tavola, che fa terminata da nn suo discepolo e pubblicata ufXCOpus pala' 
^ trioHgmUs^ dove hawi il Magnus Canon triangulorum. 
(1) Più tardi si dimostrò che, addizionando i valori che le varie particelle del 
"■owisao, nel loro crescere, acquistano, si trova la distanza del parallelo dall' equa- 
■^ QKit proporzionale al logaritmo della semicolatitudine del parallelo. La formola 
^''P'^'BKa die esprime la distanza del parallelo dall' equatore fii trovata, per la prima 
y^ <h cNRioo BoOND, il quale la indicò, senza darne la dimostrazione, nel 1650 
n «]|'a]<Uào&e al trattato di navigazione del Norv^Tood. Le prime dimostrazioni 
*^ dea» proprietà della latitudine crescente furono pubblicate da Giacomo Gre- 
^^Y néOe ne EsercUoMwm matematUhi e da Isaac Barrow nelle sue LecHones 

\^) Hel Gap. XII, intitolato : « Uso del planisfero ». Sono risoluti i seguenti 

^*^''*""' '* Trovare il rombo e la distanza di due luoghi noti per le loro latitu- 

^^ t kn^^tndini ; 2^ Per mezzo della distanza e delle latitudini trovare il rombo e 

di&tan di longitudine; 3^ Per mezzo del rombo e delle latitudini trovare la 

T""* « h diflèrenza di longitudine ; 4** Per mezzo deUe longitudini, del rombo e 

^ ^ IttHodine trovare la distanza e l'altra latitudine. 



— 3^o — 

carta dì mare, tanti e cosi grossolani errori ed assurdità, come bo 

accennato e sono qni, in seguito, diffusamente mostrati; coli* 
scere le distanze dei paralleli dall' equatore verso i poli in modo 
che, a ciascun punto di latitudine nella carta, una piccola parte 
meridiano abbia alla simile parte del parallelo la medesima pi 
zione che ha nel globo. Ma il modo come questo dovesse essere 
né da Mercatar, né da altri io appresi. Ed in ciò io vonei 
stato come lui nel tenere ciò più nascostamente per me. Perchè 
forse ne avrei tratto più profitto» né avrebbe alcuno avuta cagione 
credere, al primo vedere il cap. IV di questo libro, che tutto dò 
io vi ho esposto sia rubato da una delle predette mappe di J\ 
Hondius, Ma se fossi portato innanzi ad un giudice, io 
per mia assoluzione e condanna di Judocus, apparire il contnrk^ 
ciò per una propria confessione nelle sue lettere a me e ad un 
amico, le quali io ho da mostrare, scritte in latino di sua 
mano (i) ». 

Quantunque la gran carta del geografo fiammingo portasse scntb: 
ad usum naviganiium, e possedesse reali vantaggi per la risoluzioDe 
problemi nautici, ed il Wright avesse pubblicata la tavola delle )é^ 
tudini crescenti per rendere facile la costruzione delle carte nautidi^ 
tuttavia i contemporanei non compresero il valore della nuova p^Q)^ 
zione, i naviganti non tanto presto V adottarono e tardarono circa meat 
secolo a praticarla. Furono i piloti di Dieppe che per la prima vota 
adoprarono in mare le nuove carte, che ridotte appellavansi. Fu il <&f 
pese Guglielmo Levasseur, rinomato costruttore di carte geografide 
terrestri e marittime, che loro propose ed insegnò l'uso delle carte n- 






(i) La lettera scritta al Wright suona cosi: 

• Sento che siete un po' offeso con me perchè ho prese quelle poche cose s* 
• cavandole dal vostro manoscritto, mentre vi promisi che non le avrei pubblia^ 
e il che anch' io non farei saviamente senza il vostro permesso. Poiché la mit O" 
« scienza mi rimordeva, anche di pubblicare questo poco, se la distanza dei Ino^ 
« avesse permesso che io vi mandassi opportunamente lettere. Io aveva intennoae a 
« fame la pubblicazione sotto il vostro nome ; ma temeva che voi ne foste dispv* 
« cente, perchè non ho fatto altro che tradurlo rozzamente in latino *. 

E la lettera al signor Brigss, professore di Geometrìa al CoUegio di GreshaiOf ^• 

« Ho scritto al sig. Wright per iscusarmi. Sono assai displacente che c^ ^ 
« inquieto con me per quel motivo. Vi prego d'informarvi del come egli sia inits^ 
« contro me e scrìvetemelo e scusatemi presso di lui come meglio potete. Io tTio 
« pubblicato tutto il suo libro pel bene comune se avessi potuto &rlo senza romper 
« la promessa fatta. E sicuramente la mia coscienza mi rimordeva di pubblicare tf- 
« che solo questo poco ; ma il profitto che se ne poteva ritrarre, ecc., ecc. >• 



— 3^1 — 
fotte, da lai costruite (i). Ed il Ricciou scrìveva: Vass£Ur, adeo per- 

F'e illas {fhartas rtductai) delineavit, ut peritissimi quique Franciae 
icltri vix aliis utantur (2). 
Poco a poco le carte a latitudini crescenti detronizzarono le prece- 
iti carte nautichei sia quelle ereditate dal medio evo, elaborate sulle 
dei venti ed imbasate sulle direzioni e distanze, sia le altre, che 
do i meridiani ed i paralleli rettilinei, portavano eguali fra loro e i 
di latitudine e i gradi di longitudine dei vari paralleli, e finirono 
regnare sovrane. 

Il mappamondo del 1569 era non solo idrografico, ma altresì ter- 
ed in sommo grado continentale. Il Breusing (3) giustamente 
iva come i saoi pregi siano grandi non solo in riguardo alla nau- 
ma ancbe considerandola come carta geografica, sendo che nella 
presentazione delle varie regioni terrestri sia superiore non solo alle 
contemporaoee, ma anche a quelle pubblicate molti anni dopo. 
i. Dd rimanente è bello notare come i meriti della nuova projezione siano 
j «tati riconosciuti dagli scrittori del seicento. H Fournier faceva rilevare 
t come ciascuna regione del globo conservi la propria figura (4) ; ed il 
■ Ricaou scriveva : (5) JStsi enim primo aspectu absurdae {iliae chartaé) 
. vidiùntur^ eo qttod non solum meridianos parallelos retineant, sed eorum 
fwpu gradus tnaiores^ oc maiores habeant, ideoque regionum polarium, 
; ^tttgiont plus iusto non solum longitudims^ sed etiam latitudinis differen- 
1^ tiam^ hoc ipso tamen servant symmetriam illarum regionum^ et figurae 
Profortionem majorem. Ed anche prima che questi due scrittori consta- 
taaMro l'importanza della projezione a latitudini crescenti per le carte 
continentali e pei mappamondi, l'esempio dato dall'autore non andò 
perduto. Lo stesso Riccioli ha : Hollandi quoque iilis (chartis) utuntur, 

m 

WWW eas aeri incisas, et velis sericis impressasi magno praetio dwen- 

(l) Coti il FOURNIBR nella HydrograpkU cóntenant la thiorU et la pratique de 
"^ipii^, Paris, 1679, p. 506. (La prima edizione è del 1643). H quale aggiunge 
^ 3 Lkvasskur, tessitore in prima gioventù, istruito in seguito da un certo CossiN, 
^uno ingegnoso e di abile mano, e dagli scrìtti di due preti dei dintorni di Dieppe, 
^^'^ m Geografia, seppe trarre un gran profitto da eccellere nella composizìcxie 
^^ cute geografiche e particolarmente delle nautiche. H Lelewel (op. cit, Tom. II, 
P- 19Q dice che a Dieppe, per la prima volta, nel 1630 si usò la projezione Mer- 
***««» per le carte nautiche. 

(3) GtograpAiae et Hydrograpkiai re/bmuUae libri duodecim. Bononiae, i66j, 
Vi. K% 

(3) Gerard Kremer gen, Mercator^ 2^ ediz. Duisburgo, 1878, p. 60. 

(4) Op. dt, p. 115. 

(5) 0^. dt., pag. 478. 



$62 

disnt, oc distrahunt per Angliam et Galliam, . Al dire del Blundeviu; 
che scriveva sul finire del secolo XVI, Bernardo Puteano pabblioò 
nel 1579 una mappa universale, la quale non differiva in nessuna parte 
da quella del Mercatore (i). Il Janson incise e pubblicò nel x6o6 
un mappamondo intitolato : JVava Mius terrarum arbis geografhka m 
hydrographica tàbula auet, Gui. Jansamo e lavorato sulle baà delb 
nuova proiezione. E, poco dopo, troviamo altro esempio nella carta dd 
Kerio, la quale porta lo stesso titolo della precedente e che fu pub» 
blicata nell'Atlante venuto in luce nel 1630 ad Amsterdam suMpHbus\ 
et typis aeneis Joatmis JansanU. Consimile carta più o meno modificata 
trovasi negli atlanti di Giovanni Blaei^iv del 1647 e 1649 (2). 

Tralasciando di discorrere dei vari autori che scrissero intomo alh 
teoria e pratica della projezione Mercatoriana, si nel caso della sfem 
che nell'altro dello sferoide (3), e dei molti cartografi che l' impiegarono 
nella Geografia continentale e marittima» ci limitiamo a ricordare il map- 
pamondo dell' Atlante edito a Berlino per cura di quell'Accademia eoa 
prefazione dell' Eulero (4) e l'altro dell' Atlante geografico dell'Enei' 
clopedia metodica francese dello scorso secolo e di cui fu autore il Bomn, 
Venendo, poi, agli ultimi tempi si può dire che non hawi Atlante geo- 
grafico il quale ùon abbia una o più carte universali a latitudini ctt- 
scenti. Citiamo, ad esempio, gli atlanti del Lapib. (5), del Garkier (6)1 
dello Stieler (7). 

§ 31. — Siccome i gradi latitudinali, nel sistema delle latitadioi 
crescenti, vanno successivamente aumentando e diventano presso fi ^\o 
talmente grandi che tornano impossibili la loro delineazione e la rappreses* 
tazione delle regioni polari, cosi l'autore della carta ad usum naviga/dàm^ 
non potendo spingere la rappresentazione della sfera terrestre sino ai poli, è 
stato costretto ad arrestarla in dati limiti. Dalla parte di settentrione U 
fermò al parallelo di 80® e dalla parte di mezzodì, avuto riguardo alla 
ignoranza delle regioni australi, non la spinse oltre il 66^ di latitudine. 



(i) Vedi l'opera del Blundbvils, autore pur troppo non molto esatto, citila 
^ § I3t dove^ a p. 756, discorre della nomiaata mappa. 

(2) Cfr.: Lelbwbl, op. cit, proleg. § 262. 

(3) Vedi Le projnioni delti carte geografiche, Bologoa, 1881, Gap. IV, § 29. 

(4) Attcu geographicus omnes orbis terrarum regùmet in XLI tahìdas exìà^' 
Bercimi, I7S4» 

(5) ^tlas universel de Giographie ancienne et moderne par M, Lapo. /^' 
m, i8ag, 

(6) Atlas spkéroidai et unwersel de Giographie, Paris, iBHm. 

(7) Hand'Atlas, Gotha, Justus Perthes» 



— 363 — 

▲Tnto poi riguardo all'importanza delle regioni settentrionali ed alla 
iatara della carta che doveva essere non solo nautica, ma anche con- 
Imentale, e servire non solo a scopi marittimi, ma riuscire altresì van- 
taggiosa ad ogni sorta di cultori della Geografìa, pensò compire la ta- 
iKda e descrisse in uno de' suoi angoli la zona polare artica, a cui diede 
base il parallelo distante dall' equatore di 70^. A tale fine impiegò 



la proiezione polare equidistante, in cui i paralleli sono circonferenze 
l equidistanti col comun centro nel polo e tali che le distanze sono con- 
\ serrate nella direzione dei meridiani. 

La figura che rappresenta la zona polare è adorna della iscrizione 

intitolata: In subUctam seftentrionis deseriptionem, la quale, e per la 

aoa particolare importanza e per amore di curiosità, qui in parte si 

Inscrìve: Quum in polum extendi tabula nostra non posset, latitudinis 

.^gradiòus tandem in in/initum excurrentibus^ et descriptionis aliquid haud 

puuquam negUgendae sub ipso septentrione haberemus, necessarium puta- 

vimus extrema deseriptionis nostrae hic r epe ter e et reiiqua ad polum usque 

msmutire. Figuram sumpsimus quae UH parti orbis maxime congruebat, 

fuaefue situm et /aeiem terrarum in sphaera esset^ redderet, Quod ad 

descrip^onem attinet^ eam nos aceepimus ex itinerario Jacobi Cnoxen 

Buscoducensis, qui quidam ex rebus gestis Arturi Britanni citata maiorem 

auttm partenk et potiora a sacerdote quodam apud regem Norvegiae^ anno 

D. 1364 tUdicit — Descender at is quinto gradu ex illis fuos Arturus 

ad Mas habitandas insulas miserai, et referebat anno Jj6o Minaritam 

fuemdam Anglum Oxomensem mathematicum in eas insulas venisse, ipsisque 

i reUctis, ad ulteriora atte magica profectum descripsisse omnia et astro- 

labùf dimensum esse in hanc subiectam formam fere, uti ex Jcuobo colle^ 

gimus — Euripos illos 4 dtcebat tanto impetu ad interiorem voraginem rapi, 

Mi naves semel ingressae nullo vento retroagì possunt, ncque vero unquam 

tantum ibi ventum esse ut molae frumentariae circumagendae suffidat. 

È noto che nella projerione polare equidistante le alterazioni li- 
neari, superficiali ed angolari, nulle al polo, crescono col crescere della 
colatxtudine, che la massima dilatazione lineare, manifestantesi nella 
direzione del parallelo, vale 0,0206 a 20^ di colatitudine e 0,5708 al- 
l'equatore, e che Terrore dell'angolo più sformato raggiunge 57' nel 
primo luogo e 25® 39' nel secondo (i). Bene, dunque, si appose il 
Mbrcators che a base della zona polare da rappresentare pose un 
parallelo distante dal polo di soli 20^ e cosi evitò le grandi alterazioni 
che si manifestano alle basse latitudini. 

(r) Prpfetiom ielU earU giograjkhe. Bologxui, 1881, Gap. m, § 23. 



— 3^4 — 

L'esempio fu ben presto da altri seguito» dall' Orteuo ndla carta 

della Tartaria (i), dal Postel nel mappamondo pubblicato a Fai^ 
nel X581 ed intitolato: Fo/o aptata nova carta universi (2), da Geraedo 
DE JODE nelle rappresentazioni degli emisferi, boreale e australe (3). 

n D* AvEZAC (4) dice che il Postel fu primo ad introdurre nelb 
cartografìa la projezione polare equidistante; tale merito deve, inTeoe^ 
attribuirsi al Mercatore che quella applicò dodici anni prima (5). Il 
quale pure l'adoperò per altre carte del suo celebre Atlante^ tale la I 
tavola delle Terre settentrionali (StptentrionaUum terrarum descrivimi 
estendentesi dal polo al parallelo che ne dista di 30^, tale la tavola (£ ^ 
Svezia e Norvegia (Svetia et Norvegia cum confinis) (6). 

La projezione polare equidistante, per facilità di descrizione, per 
esiguità delle alterazioni, trovò non pochi seguaci. Il Fournier ne dà 
le regole nella sua Idrografia ed osserva che non può applicarsi tale 
metodo di rappresentazione a regioni alquanto distanti dal polo e sene 
cadere in incommodi e sproporzioni notabili (7) >. Il Metello Tap* 
plico alla carta dell'Europa (8). Altri, come il Coronelu (9) ed fl 
Cagnou (io), se ne servirono per le carte celesti. Anche oggidì è usata 
per le carte delle terre settentrionali ; tale la tavola della Russia asiatica 

(i) La Tartaria srve Magni Chami Regni Typus è nel Tkeatrum erbis kmr 
rum Abrahami Ortelii, Antuerpiae^ i57o. 

(2) n D'AVEZAC (op. cit, p. 63 e 64) dà ampli ragguagli biografici e bi- 
bliografici sopra Guglielmo Postel e la saa carta. Dai quali si raccoglie che la pro- 
jezioDe dell'emisfero boreale è in un circolo di 375 millimetri di raggio e che l'emi- 
sfero australe, diviso in due metà, occupa due semicircoìi con raggio di 17 centi- 
metri — Jacopo Severt che gli fu contemporaneo, nell' opera : De oròis catoptrid^ 
seu mapparum mundi descripHone^ discorre distesamente della costruzione e delT nso 
4el]a projezione polare equidistante e riproduce in scala minore la mappa Po* 
stelliana. 



(3) Gerardi de Judaeis Antuerpiam speculum orbis terrarum, Antuerpiae ijgj* 

(4) Loc. cit. nella penultima nota. 

(5) Ciò diceva in Le projezioni, ecc., 1881, p. 260, senza che conoscessi Topo- 
scolo del Breusing : Gerhard Kremer gen, Mercator, Duisburgo 1869, dove (p. ^ 
e 50 della 2^ ediz., 1878) è la stessa cosa affermata. Vedi pure dello stesso antoit: 
Leitfaden durch das Wiegenalter der JCartographie bis uum yahre 1600, Fratt^t^ 
a. M, i88Si p. 22. 

(6) Ambe le tavole hanno : Per Gerardum Mereatorem, Cum privilegùf, 

(7) Vedi nell'op. cit. al lib. XIV, il Gap. XXXTV, intitolato : Tracciare u» 
carta propria a descrivere le regioni polari, 

(8) Europa secundum raHones geographicas delineata, Coloniae Agrippinae^ làòo, 

(9) Epitome cosmographica. Colonia, 1693. 

(io) Vedi ad esempio : Almanacco con diverse notixii astronomiche, Verom^ 
17 8g; come pure: Notizie astronomiche adattate alluso comune. Verona^ ij^s» 






j 



— 365 — 
' Atlante del Garnier (i), tali le tavole delle regioni polari artiche 

axìtartiche in quello dello Stieler (2). 

% 32 — Le tavole Tolomaiche, pubblicate nel 1578, stanno a 
^mostrare la dottrina ed il criterio del geografo di Rupelmonde, il 
qiiale le purgò (§ x8) di tutti gli errori che vi erano, o per uno o 
per altro verso, infiltrati. Qui altro non vogliamo dire, se non del modo 
ffi rappresentazione seguito nella loro delineazione. 

Due metodi sono esposti nella Geografia di Tolomeo per descrivere la 

Hoappa deU' abitabile. L'uno, appoggiato alla proiezione conica equidi- 

itante in cui i paralleli segnansi con archi circolari concentrici ed i 

meridiani coi loro raggi, conserva le distanze lungo i meridiani e sul 

parallelo di Rodi e mantiene pei gradi dell'equatore e del parallelo 

dell'ultima Thule, la moderna Islanda, il rapporto che ha luogo sulla 

sfera (3). L'altro vuole pure i paralleli circolari col comun centro 

posto nel meridiano centrale rettilineo, sul quale sono conservati i 

gradi di latitudine, e distante dall'equatore di una certa quantità che 

g^ antichi commentatori, essendo in tale punto oscuro il testo, hanno 

gindicatD essere, prendendo come unità il grado del meridiano, di 165^ 50', 

ed oflre i meridiani disposti secondo archi circolari condotti pei punti 

di divisione dei paralleli di Thule, di Siene in Elgitto e dell' antiparallelo 

di Meroe, essendo mantenuti sopra questi tre paralleli, i valori dei gradi 

longitudinali obbiettivi (4). 

Il secondo dei due metodi fu il prescelto. Ma volle modificarlo in 
guisa da ottenere una più perfetta rappresentazione. Nulla mutando 
nella descrizione dei paralleli, cambiò profondamente la delineazione 
dei meridiani. Non sopra tre, come Tolomeo diceva doversi fare, ma 
sopra tutti i paralleli della carta portò, seguendo in certo qual modo 
il Sn.VANO (5), i gradi longitudinali quali sono sulla sfera e pei punti 
di ^visione cosi ottenuti condusse le linee dei meridiani. Ciò è chia- 
ramente espresso nell' istruzione annessa alla Vniversalis tabula juxta 
JPtff&maeum, dove leggesi: In kac tabula parallelorum non unius alte- 

(i) Op. dt.. 

(2) Op. dt. 

(3) Per dò die riguarda qaesto primo metodo vedi : Le projniom delle carte 
gngn^kU, Gap. ITI, § 16. 

(4) Di questo seoondo metodo ho discorso in Le projeùom ecc., Gap. Vili, 
S 14 e pia distesamente nel BolleUino della Società Geografica Italiana^ serie III, 
▼oL n, 1889, pp. 554-555- 

(5) Del metodo del Silvano ho discorso in Le projetùmi dille corte geogra- 
fkke^ Q^ Vni, § 15 e nel Bollettino della Società Geografica Italiana^ serie III, 
voi n, 1889. p. 555. 



— 3« — 

riusve (ut sufficere dicit Ptolemaeus) sed omnium piane symnutriam ai 
circulum maximum servavi^ quo sphaericae dispositùmis formam quadra»- 
guli quam proxime repraesentarent, et debita Umgitudims ad latitudinem 
propartio in regionibus servaretur, Oculi tamen in medium totius contìr 
nentis centrumque sphaerae directi rationem, quam lib, j, cap. 24 jubet 
Ptolemaeus^ observavi^ quod ea docte eleganter^ accomodatissimequt ai 
optieae exigentiam excogitata sit 

La proiezione Tolomaicai che il D'Avezac (i), adattandosi alla 
mente dell'autore, chiamò omeotera, n'ebbe un reale perfezionamento. 
Havri conservazione dei gradi longitudinali sui singoli paralleli, la quale, 
per essere pure conservati i gradi di latitudine sul meridiano centrale, 
rende equivalente la projezione, tale cioè che mantengonsi inalterate, 
nella rappresentazione, le aree obbiettive della sfera (2}. L'autore non 
accenna a questa importante proprietà. Né è da stupirne. Parecchi 
sono le proiezioni, le cui proprietà furono note, soltanto in parte, ai 
loro inventori. 

§ 33. — Il metodo proposto da Tolomeo per le carte partico- 
lari è molto semplice. È quello della projezione cilindrica equidistante 
in cui i gradi di latitudine sono conservati sui meridiani ed i longitu- 
dinali sul parallelo medio della tavola (3). In ciò è molto esplicito il 
geografo Alessandrino il quale ha: e Né si andrà molto discosti dal vero 
€ se, come dicevamo in principio dell'opera, nelle tavole particolari 
€ almeno, tireremo, in luogo dei circoli che vi capitano, linee rette e 
€ non curve, e se faremo anche i meridiani non convergenti, ma pa- 

< ralleli fra loro. Imperocché i limiti della longitudine e della latitn- 
c dine presi a grande distanza sulla superficie terrestre producono ben- 
« si una differenza molto notabile, non cosi tuttavia nelle tavole pa^ 
€ ticolari. £ però secondo la proporzione del parallelo che divide per 

< mezzo la tavola al gran circolo diciamo essere necessario istituire i 

< confronti delle singole parti, affinché non dobbiamo ricercare la man* 

< canza (crescente) per tutta la estensione della tavola, ma si dal mezio 
e di essa tavola alle sue estremità (4). > 



(i) Op. cit., p. 24. 

(2) In Le proje%Umi delle carte geografiche^ Gap. VI, § 6, è dimostrata U p^ 
prìetà della conservazione delle aree. Vedi anche Le prejjenUmi fuo nU to H ue ed e^' 
valenti della cartografia^ § io, nel Bollettino della Società Geografica Italiana^ otto* 
bre e seg., 1887. 

(3) Della projezione ciUndrìca equidistante ho detto in Le projeziom dalli carU 
geografiche^ Gap. IV, Art HI. 

(4) Così nella Geografia^ lib. VIII, Gap. I. . 



— 3^7 — 
In tale modo operò Agatodemone, vissuto in Alessandria nel 

V secolo, quando volle adornare la Geografia di Tolomeo della tavola 
universale e di 26 tavole particolari (i). Le quali, poi, s'andarono ripro- 
ducendo di secolo in secolo nelle copie della nominata opera fornite 
dagli amanuensi. Tali le tavole Tolomaiche che i Greci di Costantinopoli 
portarono in Italia. E quando il volume di queir antico geografo fii 
tradotto di greco in latino nel 1405 da frate Jacopo Angelo da Scar- 
pena e divulgato in Europa a centinaja di copie, queste erano gene- 
ralmente accompagnate da tavole riproducenti quelle di Agatodemons. 
Ma i cartografi, abituati air esattezza delle carte nautiche medievali, 
non tardarono a modificare quelle tavole, di cui erano patenti i difetti. 
Nel fine dì evitare la sproporzione che manifestavasi sugli estremi della 
carta fra i gradi di longitudine e quelli di latitudine ogni qualvolta la 
regione era alquanto estesa in larghezza, seguitando a conservare i gradi 
di latitudine sul meridiano centrale steso in linea retta, ed a segnare 
pe* suoi punti di divisione i paralleli con linee rette ad esso normali, 
modificarono la rimanente costruzione col mantenere inalterati i gradi 
di longitudine sui due paralleli estremi, e col tracciare i meridiani ret- 
tilinei pei punti cosi trovati. Con che si venne a stabilire un nuovo 
genere di projezione che altrove abbiamo appellata pseudocilindrica. 

Quali furono le prime applicazioni della projezione pseudocilindrica 
equidistante alle tavole particolari? Rimandiamo, per amore di brevità, 
£1 lettore alle poche pagine scritte in altro libro (2), dov' è anche detto 
quali furono i principali cartografi che 1* usarono sino verso la metà del 
cinquecento. 

H Mercatore, volendo correggere e rifare le 26 tavole particolari 
dì Agatodemons, pensò di adattarvi la projezione pseudocilindrica e 
di migliorarne, in pari tempo, la costruzione nell'intento di sminuire le 
alterazioni che vi si manifestano. E però stabili di conservare i gradi 
longitudinali, non sui paralleli estremi, ma sopra due ugualmente distanti 
e da questi e dal parallelo medio. Ciò spiega chiaramente nella Pre&- 
2KMie alle Tavole (3), dove leggesi: In descriòendis meridianis latiiudi- 
nmmque faralleiis PtoUtnaei praescripfum sequttius non sum, jubet Uh 
in unaquaque tabula prò ratione paralleli^ qui per medium efus incediti 
ad mtridianum sive circulum maximum, gradus langitudinis gradibus lati- 
huSms adaptare, meridianosgue parallelos constitusre^ at quia sic suprema 

(i) In riguardo ad Agatodxmonb ed alle sue carte veggasi la prima nota 
del § 18. 

(2) L€ projnioni dilli earti giografiehi, Bologna, 1881, pp. 627-630. 

(3) PraefaHo m tiquifu tabulamm Pt^limoii cpw* 



— 368 — 

tàbulae quae versus polum sunt, nimium supra ratùmem sphaerae in longUu- 
éUnem expanduntur^ centra ima quae versus meridiem sunt, nimium cen- 
tra Auntur; alium concepì modum, iuxta quem meridianorum parallelorumque 
positusy et ad invicem latitudines, quam proxime ad eam rationem quae 
in sphaera est, accedant Latitudine tahulae convenienti designata, eam m 
tot partes divido, quot latitudinis grcuius suscepta tabula requirit, et ai- 
scriptis numeris parallelos per singulos latitudinis gradus duco, numerum 
deinde graduum latitudinis in quatuor aequas circiter partes divido, duosqut 
parallelos assumo, unum qui quartam circiter graduum partem supra se 
relinquat, alterum qui tantundem proxime in imo tabulae sub se conchtiat, 
ita ut dimidium totius latitudinis graduum intra duos hosce parallehs 
comprehendatur, Meridianum deinde medium tabuhu ita duco, ut recius 
utrique parallelo insistei, a quo in utroque parallelo, iuxta illius ad meri- 
dianum rationem, gradus longitudinis in utramque partem circino conn- 
quenter designo, demum per utriusque paralleli correspondentia signa 
meridiano 5 duco, qui hinc inde magis minusve ad medium illum meridiamm 
ùulinabuntur, prout latitudo tabulae polo aut aequinoctiali propinqtm 
fuerit. 

Indi le regole cosi date mostra come si applichino all' Europa: 
Exemplum accipe in io tab, Europae, in qua grculus sunt latitudinis 8 1/2^ 
nimirum extremi J4 et 42 1/2 ductis, ergo horum graduum assumo j6 
et 40 graduum parallelos, et ad rectos angulos his insistentem mericKanum 
duco per medium tabulae, cui jo numerum adscribo, quod is gradus 
longitudinis medio huius tabulae competat, postea expanso circino in temes 
aut qtiaternos gradus, qui iuxta rationem paralleli 40 graduum ad meri' 
dianum accepii sint, unum circini pedem in huius paralleli et meridiani 
meda sectione constituo, coque inde volutalo, gradus longitudinis in utramque 
partem signo, idem deinde in altero parallelo j6 iuxta illius ad meridiamm 
rationem, facio, duobusque his parcUlelis in grculus longitudinis sic divisis, 
a medio meridiano incipiens, reliquos meridianos stgno in utroque tabulae 
latere, in eorumque summis imisque extremitatibus, in limbo videlicet tabulae, 
convenienfes longitudinis numeros adscribo, atque ita iuxta sphcuricam prù- 
xime rationem distributa area, inscriptionem regionum aggredior. Ed, a 
significare i vantaggi della nuova projezione, cosi prosegue : Hac inseri- 
bendorum meridianorum forma id efficitur, ut quantum in summa imaque 
tabulae latitudine meridiani se supra sphaericam rationem expanduntt 
tantundem in medio tabulae contrahantur, quod in exiguo graduum lati- 
tudinis numero multum esse nequit, quantumcumque autem id sit, ea duorum 
parallelorum constitutione ita mediatur, ut locorum distantiis configuralo- 
nibusque, quas in sphaera fuerant habituri, quam minimum officiai. 



— s6g — 

L»* autore ha sempre cura d' indicare quali sono i paralleli sui quali 

arviene la conservazione dei gradi longitudinali. Cosi nella prima tavola 

particolare rappresentante l'Inghilterra e l'Irlanda (Album, Ibernia)^ ed 

adente le latitudini estreme di 51^ e 63^, Xtig^w Medius meridianus 20^ 

reliqui ad hunc inclinantur fro ratione S4 ^^ ^^ paralklorum, 

A tutte le tavole particolari applica la projezione pseudocilindrica. 
Ha fiitto un' eccezione per la tavola VII dell' Europa, comprendente la 
Scilla e la Sardegna, e per 1' appendice alla tavola III dell' Africa, con-* 
tenente il gran delta del Nilo, le quali sono in projezione cilindrica 
equidistante, essendo le distanze conservate sul parallelo medio ; la prima 
che si estende in latitudine da 34^40' a 40^20' ha: Meridiani distant 
prò raHoru paralleli jj 1/2 ad circulum maximum ; la seconda che va 
da 29*30' a 32* oiTre: Meridiani aequidistant prò ratione parai- 
leli jo 1/2, 

Anche nell' Atlante fece largo uso della projezione pseudocilindrica 
seguitando a conservare le distanze sopra due paralleli ugualmente di- 
stanti e dagli estremi e dal parallelo medio della tavola. In tale maniera 
sono lavorate le carte deUa Bretagna e Normandia, dell' Aquitania, 
della Francia e Piccardìa, del Belgio inferiore, dell' Ungheria, della Schia- 
Tonia, della Valacchia, Serbia, Bulgaria e Romania, sulle quali sono 
sempre indicati i paralleli sui quali sono conservate le distanze. Così, 
ad esoopio, in quella dell' Ungheria leggesi : Medius meridianus 42^ so\ 
ad ptem reliqui inclinantur prò ratione 46 et 40 parallelorum ad cir- 
cmùtm maximum. 

Altre carte, senza nome d'autore, sono nell'Atlante Mercatoriano 
composte in base alla projezione pseudocilindrica ; alcune portano la 
indicazione dei paralleli sui quali sono conservati i gradi di longitudine, 
altre ne sono sfomite. Benché anonime, debbono attribuirsi, almeno le 
prime ed in modo virtuale, a Gerardo Mercatore, che (§ so) aveva 
lasciata, per morte, incompiuta la grande opera, terminata poi, da' suoi 
successori, i quali si valsero dell' ingente materiale cartografico loro 
lasciato. Havvi anche la tavola dell'Andalusia composta nel z6o6 
da JUDOCO Ondio, continuatore dell' opera del grande geografo, ed ela- 
borata secondo la projezione pseudocilindrica; i paralleli di 36^ e 39® 
sono gli estremi delineati sulla carta che si es1;ende da 35^ 24' a 39° 38' 
di latitudine; l'iscrizione è: Medius meridianus est is, reliqui ad hunc 
inclinantur prò ratione trigesimi sexti et trigesimi noni parallelorum. 

Nello stesso Atlante il Mercatore usò pure la projezione cilin- 
drica equidistante per alcune carte abbraccianti pochi gradi di latitu- 
dine. Tali le tavole speciali di certe regioni spettanti alla Gallia, al 



— 370 — 
Belgio, alla Germania, all' Italia, alla Grecia, le quali portano semp» 

notato il parallelo conservante le distanze e che è sempre il medi»: 

della carta. Cosi la tavola della contea di Boulogne ha: MerùHatd ai 

rutùmem paralleli jo^ 4f positi sunt; cosi nella tavola della Lotarìngb I 

settentrionale leggesi : Meridiani distant prò ratione paralleli 4^ 40* ai 

circulum maximum, 

§ 34. — Il creatore dell' Atlante nel prepararne le tavole aven 
divisato (§20) di farle precedere dal planisfero. Morte lo colse ad 
opera non finita. Il figlio Rumoldo, data 1' ultima mano ali* apparec- 
chiato lavoro, ne fece la pubblicazione. Il mappamondo, lavorato snlk 
basi delle stereografia meridiana, è in due pezzi; dei due emisferi che 
vi sono rappresentati, V uno contiene i vecchi continenti, Asia, Afirioi 
Europa, 1' altro il Nuovo Mondo ; il titolo n* è : Orbis terrete camf» 
{Uosa descriptio, quam ex Magna Universali Gerardi Mercatoris Dwm 
Richardo Gartho, Geographiae ac caeterarum bonarum artium amaiori 
oc fautori summo, in veteris amicitiae ac familiaritatis memoriam Smt 
moldus Mercator fieri curabat A. MDLXXXVIL 

La scelta del metodo stereografico per la composizione del map- 
pamondo deve attribuirsi al padre, Gerardo, il quale aveva stabilito, 
in tutte le sue parti, il piano dell' opera, non avendo Rumoldo iatto 
altro che terminare di eseguire quanto era rimasto incompiuto. È ^ | 
credere che non si sia appigliato alia projezione cordiforme, come avevi 
fatto (§§ 5 e 28) nel 1538, perchè ne conosceva le grandi alterazioni li- 
neari ed angolari ; non al metodo delle latitudini crescenti, perchè Jioa • 
vi poteva rappresentare tutta intiera la sfera e avrebbe dovuto deli- 
neare ^ a parte le due zone polari; non al sistema ovale, allora cotanto 
pregiato e da molti praticato (i) ; non alla projezione a meridiani or 
colari e paralleli rettilinei, di cui si faceva uso per comporre il mappa- 
mondo in due pezzi (2), perchè questi due ultimi metodi non godono 
di particolari proprietà e poggiano sopra basi convenzionali, e che, m^ 

(i) Il metodo di rappresentare tutta la terra in un' ovale fu praticato per » 
prima volta dal Bordone nel suo /solario del 1528, dopo da parecchi cartografi na 
i quali menzioniamo 1' Agnese, che V adoperò ne' suoi numerosi Atlanti nauticii u 
MiiNSTER in varie edizioni della Geografia di Tolomeo e neUa sua Cosmografi dd 
1544, il Caboto (Sebastiano) nel celebre mappamondo del 1544, il Gastaldi nd 
Tolomeo del Mattioli, edito a Siena nel 1548 ed in mappe pubblicate isolatameo^ 
dal FoRLANf, r Ortelio nel Tkeatrum orbis terrarum^ il Porcacchi nelle IsoUf» 
famose del mondo (1572). Delle mappe ovali ho detto in Le projniafd delU c^ 
geografiche, Cap. Vili, §§ 19, 20 e 21 e dirò più distesamente in una prossima po^ 
blicazione. 

(2) Le projeziofsi delle carte geografiche^ Cap. Vili, §§ 22, 23 e 24. 



— 371 — 

(§ 4) degli insegnamenti di Gemma Frisio, il quale era grande propti> 
Statore della projezione stereografica meridiana e colle regole di questa 
Aveva costmiti rinomati astrolabi ed un mappamondo pubblicato ad 
Anversa nel 1540 (i), ne abbia seguito l'esempio (a). 

Della rappresentazione stereografica, di cui conosceva tutto il va- 
lore, scopri una proprietà recondita, rimasta ignota ad Ipparco, inven- 
tore della stereografia, a Tolomeo che ne fu il divulgatore, a Sinesio 
die ne scrìsse dottamente e ne adoperò le r^ole per costruire un 
astrolabio d'argento, a Giordano Nemorario che nell' oscuro medio evo 
r illustrò con novità di concetti, al Werner, allo Stoefler, al Mau- 
Rouco, al D'Aguillon che ne svolsero ampiamente la teoria e la pra- 
tka (3). Fu egli che primo conobbe come la prospettiva stereografica 
abbia il pregio di conservare inalterati gli angoli che fanno fra loro 
le direzioni tracciate sopra la superficie della sfera e di avere la rap- 
presentazione simile, nelle minime parti, alla figura rappresentata. In- 
vero nella istruzione annessa al planisfero, all' oròis terrete compendiosa 
descripHù^ detto che ha scelto il metodo adoperato da Gemma, giudi- 
cato il migliore, soggiunge: Et si enim gradus a centro versus circumfh 
r-enttam crescant^ uti in greuHbus aequinoctiaUàus videSj tamen latitudt- 
m£s longHuìSnisque gradus in eadem a centro distantia eandem ad invicem 
fropartsmum servant quam in sphaera, et quadranguli htter duos proximas 
^aralielas duosque meridianos rectangulam figuram habent quemadmodum 
in sphaera^ ita ut regiones undiquaque omnes natioam figuram oòti- 
mani sine omni tortuosa distractione (4). Con che viene a significare 

(i) n mappamondo di Gemma Frisio è menzionato da Ortelio nel CeUalo^ 
gus taóularum geùgrapkiearum annesso al Theatrum orbis terrarum. 

(2) L'autore ò,€SS Atlante^ neU' istnuione che precede il planisfero, ha: Sciti 
Uettr mot eam complamandae spkaerae raiùmtm secutos esse^ quam Gemma Frisms im 
stia plamsphaeriù adotfUt^ quae omnium Umge optìma esU Cosi leggesi nella prima edi- 
sioBe, non pia nelle ediiioni posteriori. 

(3) Vedi, intomo agli scrittori che trattarono della projesione stereografica. Le 
prajaiam ieOe carte geografiche^ Gap. II, § 16. 

(4) Crediamo «tile riportare, nella massima parte, la istmzione annessa al pkr 
«tslèfo, Ja quale ha per titolo : De muncU ereationc ac cansHtutione hrevis instructio, 
die trovasi neDa prima edizione àtVÌL Atlante comparso (§ 21) nel 1602, e che manca 
nelle socoessive e numerose edizioni tenute fiiorì per cura di Judoco ed Enrico 
Ondio. In essa, dopo un accennb ai circoli paralleli ed ai meridiani, leggesi: Porro 
quia hi circuii in piano non eodcm modo quo im ephaera exprimi possunt^ quod sphacrae 
superficie» in planum servata eadem partium ad invicem haòitudine depingi nequcat, 
seict lictor nos cam cow9planandae sphacrae rationem secutos esse^ quam Gemma FH" 
sAu im suo ptanisphaerio aé&nocnii^ quae omnium longe optima est» Et si enim gradite 
a centro versus circumfirentiam creicant^ uti in gradiàuf aequinoctialis videe, tamen 



— 37* — 

come i gradi di latitudine e di longitudine serbino sulla carta il rap- 
porto awerantesi sulla sfera, e come i quadrangoli della rete formati, sulk 
carta, dai meridiani e paralleli siano simili alle figure obbiettive, in gon. : 
che le varie regioni terrestri conservano nella rappresentazione le fonne 
originarie senza alcuna distorsione. L' autore, dunque, era pienamente 
persuaso che la projezione stereografica ha V immagine simile, nelle 
piccole parti, alFobbietto. Dalla quale proprietà scaturisce inmiediati- 
mente V altra della conservazione degli angoli. 

Può pensarsi che al figlio Rumoldo, il quale, com* egli stesso di- 
chiara, fece eseguire, nel 1587, il planisfero stereografico e ne scrase 
la istruzione, si debba attribuire la scoperta della conservazione degfi 
angoli. La probabilità che Rumoldo sia stato il vero autore ddla 
istruzione cessa al considerare la erudizione che vi è sparsa in bugi 
scala e che può soltanto essere opera di Gerardo. A questi, nona) 
figlio, devesi attribuire quella importante scoperta : al padre, che avera 
appreso il metodo stereografico dalla bocca di Gemma, citato nella stesa 
istruzione ; al padre che, per arrivare alla invenzione delle carte a 
latitudini crescenti, ha dovuto ricercare quali fossero le projezioni, in 
fira le note, che avessero la proprietà di conservare le forme native deDe 
singole parti e di mantenere, per ciò, inalterati gli angoli. Aggiulgasi 
ancora che il titolo stesso dato all' istruzione : De mundi creatùnu et 
canstitutione significa il vero autore essere il padre Gerardo, impenx> 
che questi aveva speculato in tutta la vita intomo alla cosmologia, e 
che la divisione della Terra (accennata nella mstructio) in tre parti 
Mondo antico (Asia, Europa, Afìrica), Mondo nuovo (India Nuova, os- 
sia America) e Continente australe, era professata dal gran Gerardo. 

UUUudims UngUudmisqtu gradus in tadim a centro dùtantia eamUm ad imncem ff^ 
pcrihnem servante quam in sphaera, et qnadranguli initr duos proximos paraM» 
duosque merieSanos nctangulam Jiguram haòtnt quimadmodnm in ephaera^ ita ut r^ 
giones nntUquaque omnes nativam Jiguram obHmant, sine omni tortuosa distroeiumt 
crescente tome» versus exteriora magnitudine, propter graduum lougitudims laUtutSmsp^ 
incrememtum^ qùod tUxi^ ex quo etiam Jit ut paralleli qui in sphaera aequatori f^ 
aequidistanteSf Aie circulares appareant, cum aequator sit recta Urna, per meiSam i^ 
mispAaerii media itUer utrumque polum distantia ducta, quae cBviéBtMr in 180 greàa 
quippe dimidium tantum aequinoctiedis in uno circulo^ dimidtMm ctlterum in alttft cor 
tinetUTy quia ditnitSum totius spkaericae superficei tantum in uno circulo compnit»a 
poteste ne quaquam tota^ ita uno circulo totam veteriòus cognitam continentem cem' 
prehindimus^ nimirum Europam, Asiam et Africam, Novum autem oròem^ sioi Inéi^ 
Novam alttro circulo^ Continente interim australi in utrumque circulsan incideati» 

Come h detto, le edinoni Ondiane dell' Atlante non hanno pia la riportato <^ 
sffMctio. Si limitano ad accennare fugacemente la consenranone deOe fonne. Cos * 
«dizione decima ha*, quodque partes haòent efusdem formae. 



— 373 — 
M'eir Atlante lifercatorìano hawi, oltre il planisfero, un' altra ta» 

^ola lavorata in base alla stereografia meridiana. È la carta dell* America, 
ottenuta ingrandendo la metà del detto planisfero dov' è rappresen- 
il Nuovo Mondo. Fu delineata ed incisa da Michele Mercatore, 
[o ad Arnoldo, a cui fii padre Gerardo (i). 

§ 35. — Nell'Atlante Mercatoriano ha speciale importanza la 
dell' America meridionale. L* ispezione e le misure della tavola mo- 
strano che i gradi latitudinali sono conservati sul meridiano centrale 
steso in linea retta ed i longitudinali sui paralleli segnati da rette pa- 
rallele all' equatore, incontrato ad angolo retto dai meridiani. 

Ciò è anche meglio significato dalla iscrizione che cosi suona: 
MèdÌMS nuriiSanus est 320; reliqut ad hunc inclinantur prò ratùme 

La projezione con cui è costruita la tavola e che appellasi sinus- 
fiondale, perchè i meridiani si delineano a guisa delle curve dei seni, ha 
la proprietà di essere equivalente, di conservare cioè le aree delle fi- 
gure della sfera. 

La carta è anonima, ma deve ritenersene autore, e quindi inven- 
tore delia nuova projezione, Gerardo Mercatore, il quale pure aveva 
modificata quella di Tolomeo per la mappa dell'abitabile, in guisa da 
<:onservare ì gradi di longitudine sui singoli paralleli (2). 

L'esempio dato dal Mercatore fu continuato alcuni anni dopo 
da Nicola Sanson che intraprese le sue pubblicazioni cartografiche nel 
1627, da' suoi figliuoli, nipoti e pronipoti, da Guglielmo De L'Isle, dal 
Flamsxked e da altri cartografi (3). 

§ 36. — Il geografo di Rupelmonde fu il creatore della Carto- 
grafia moderna. Modificò, perfezionò le antiche projezioni, di altre fu 
l' inventore. Anche quando ricorreva a projezioni cognite senz' appor- 
tarvi alcun mutamento, sempre vi apponeva qualche nota caratteristica 
che mostrava com' egli sentisse altamente V importanza della cartografia 
e come volesse dare ragione dell' opera sua. Cosi le poche volte che 



(i) Ecco il titolo deUa carta: America sive India Nova ad magnae Girardi 
Mtrcmttris avi Unwersalis imitationem in compemBum redacta. Ptr Michaelem Mer* 
€tìi9rem Duysàurgensem. 

(2) Della projezione sixmssoidale e dell' invenzione fattane dal MEaCATORE ho 
trattato in Lt projottom delle carte geografiche^ Cap. VI, § 13 ed in Le projetioni 
fuantitaHtfe ed eqnioalenti della cartografia^ § 29 (^Bollettino della Società Geografica 
JèaUamA, ottobre e novembre 1887). 

(3) Nei Inoghi dtati nella precedente nota sono menzionate le principali ap- 
plicazioai che si sono fatte e che si fiuino della projezione sinussoidale. 



-- 374 — 
adoperò (§ 33) la projezione cilindrica equidistante, mai tralasciò di . 

indicare la latitudine del parallelo sul quale conservava i gradi lon- 
gitudinali. 

Tre furono le projezioni compensative adoperate dal Mercatori» 
la polare equidistante, la pseudoconica e la pseudocilindrica, ambe pure 
equidistanti. Della prima si giovò (§31) per rappresentare le regioni 
polari, della seconda (§ 29) per le carte delle regioni piuttosto ampie come 
la Gallia, la Germania, V Italia, ecc., della terza (§ 33) per le carte pai- 
ticolarì della Geografia di Tolomeo e per certe carte di brevi regioni 
contenute n^Atiante. La projezione polare, che può dirsi una soi 
creazione, è della massima semplicità e per concetto e per costruzione, 
ed è pregiabile per la picciolezza delle alterazioni che si manifestano 
nella breve zona rappresentata. Le altre due projezioni, poi, la pseudoconica 
e la pseudocilindrìca ricevettero, per opera sua, un vero perfezionamento, 
conciossiachè non alle latitudini estreme, come prima di lui fòcevasi, 
ma sopra due paralleli egualmente distanti e dagli estremi e dal pazal* 
lelo medio abbia conservati i gradi longitudinali. Con che veniva a con- 
trabbilanciare, nel nuovo sistema, le varie alterazioni lineari, supetfidafi 
ed angolari molto meglio di quanto ottenevano i suoi predecessori. 

Tre, parimente, furono le projezioni equivalenti di cui si valse il 
nostro autore: la cordiforme, phe adoperò (§ 28) in uno de' suoi primi 
saggi cartografici, ossia nel mappamondo a gemino cuore del 1538, e 
nella gran carta dcir Europa del 1554; Tomeotera di Tolomeo, perferio- 
nata (§ 32) per la mappa dell'abitabile degli antichi; la sinussoidale 
impiegata (§35) per la descrizione dell'America meridionale. Se grande 
merito non gli si può dare in riguardo alla projezione cordiforme sendo 
che r inventore ne fu il Werner, o, se vuoisi, lo Stab, e che la dispo- 
sizione del mappamondo in due semicuori è dovuta al Fineo (i), de- 
vesi, per altra parte, riconoscere che ebbe la felice idea di applicarla 
alla descrizione delle grandi regioni della terra. Come pure devesi con- 
fessare, che la modificazione recata alla projezione omeotera di Tolo* 
MEO, colla conservazione dei gradi longitudinali sopra tutti i paralleli 
della mappa, tiene luogo di una reale invenzione ; e ciò è sì vero, che 
le aree della rappresentazione sono rese in rapporto costante colle aree 
obbiettive, e che anzi le uguagliano quando i gradi latitudinali del me- 
meridiano centrale ed i longitudinali dei paralleli sono pari ai rispon- 
denti gradi sferici. È, poi, da ammirarsi la sua perspicacità nel trovato 

(i) Vedi le Projesiom quantitative ed equivalenti della cartografia nel BM" 
tino dilla Società Geografica Italiana^ annata 1887, p. 882-887, e Le projedm ctr- 
difirmi della cartografia nello stesso Bollettino ^ annata 1889, p. 557 e seg. 



— 375 — 
ffia projezioiie sinussoidale, la quale fu riconosciuta di tanta bontà 

le sempre si mantenne in alto credito, ed ancora oggidì è tenuta in 
It^ ed adoperata in non poche tavole geografiche. 

Hanno posto eminente, in cartografia, le rappresentazioni che hanno 
ti proprietà di essere, nelle minime parti, simili alle figure rappresene 
iplie e che, conseguentemente, mantengono inalterati gli angoli obbiet- 
Uri. Il Mercatore fa primo a porvi mente ed a riconoscere tutta la 
Ino importanza. Dne secoli scorsero prima che cotali rappresentazioni 
piqeaoni, che noi abbiamo denominate isogoniche (i), e che altri 
fieero ortomorfe (2), altri autogonali (3) ed altri conformi (4), richia- 
llHssero l'attenzione dei geometri. Furono il Lambert, 1* Eulero ed il 
tiAGRANGiA che ne fecero oggetto delle lord elucubrazioni e le studia- 
jioiio in modo generale (5). Ma Y iniziativa è intieramente dovuta al 
jflostro autore che aveva scoperto (§ 34) come la prospettiva stereo- 
ipafìca sia una vera proiezione isogonica, ed inventata (§ 30) la proje- 
acne cilindrica colle latitudini crescenti in modo da renderne le figure 
demeataii simili alle obbiettive. A renderlo grande sarebbero bastate 
qndla scoperta e questa invenzione. In vero, dai tempi d' Ipparco in 
poi U proiezione stereografica fu bensì continuamente studiata dai geo- 
metri ed adoperata dagli astronomi per la costruzione degli astrolabi (6), 
ma nessuno si era accorto della proprietà che ha di conservare gli 

(i) Le frojestioni deUe carte geografiche. Bologna, 1881. 

(3) D'Avezac nell'op. cit ; Germain nel Tratti des projections des cortes geo- 
gr^kiques, Paris; Craig in A Treatise on projections, Washington, 1882. 

(3) TissoT nella Mémoire sur la reprisentation des surf oc e s et les projections 
^ ^^frtn gèographiques, Paris, 1881. 

(4) Cosi i modemi scrittori tedeschi come il Gretschel nel Lehròuch der 
^'rteihProfektionf Weimar, 1873 e 1* Herz nel Lehrbuch der Landkarten projektio- 
«»i Lipsia, 1885. 

(5) n Lambert (Beitrage %um Gebrauche der Mathematik, ecc., Berlino, 1772), 

^isttaodo dé&e projezioni della sfera soggette alla conservazione degli angoli, al- 

^S9 il campo ddle cognizioni intomo a simili projezioni, imperocché allora, al- 

^afiaon della stereografica di Tolomeo e dell'idrografica del Mercatore, non co- 

^'^"^'^ altra rappresentazione dotata della proprietà di conservare gli angoli. 

L' ^wtto {j)^ repraesentatione superficiei sphaericae super plano, Ada Acad, sciente 

per Fanno 1777, parte i*, p. 107) risolse il problema della rappresentazione della 

^ in guisa che « le regioni minime della terra sieno esibite in piano da figure 

^"'^ * e ne aj^Ucò le formole alla projezione cilindrica ed alla stereografica. Il 

LA6*A»orA [Sur la construction des cartes de géographie nei Nouveaux Mémoires 

« Mé, iti Sciences^ annata 1779, Berlino, 1781) ampliò la questione e trovò le 

onnole che danno la rappresentazione piana di una superficie di rivoluzione simile 

■^o^Metto nelle parti infinitesime e le applicò allo sferoide terrestre. 

(Q Vedi: Le projetiom delle carte geografiche, Bologna, 1881, Gap. II, § 16. 



— 37^ — 
angoli obbiettivi. Che dire poi della projezione a latitudini crescenti? 

Con questa rese ai naviganti si utili servigi che ben può dirsi, a ca- 
gione della sicurezza dei viaggi procurata dalle nuove carte iatte sai 
tipo della tavola ad usum navigantium e del conseguente ampliamento 
dei commerci, averli prestati all' umanità intiera. Cotali due projezioni 
più non furono abbandonate dai geografi. È ben difficile trovare un 
Atlante geografico il quale non imiti l'Atlante Mercatoriano nell' offrile 
il mappamondo fatto di due pezzi delineati colle norme della stereo- 
grafia meridiana e non esibisca il planisfero composto col metodo delle 
latitudini crescenti. 

n Mercatore, a beneficio dei lettori e contemplatori delle sue 
carte geografiche, indica sempre quale sia la projezione adoperata ndla 
loro composizione. Cosi (§ 32) nella istruzione annessa alla UhtDcrsalù 
tabula juxta Ptolemaeum dice in quale modo abbia delineata la mappa del- 
l' abitabile, come abbia modificate le regole Tolemaiche conservando 
i gradi longitudinali, non sopra tre, ma sopra tutti i paralleli delk 
tavola. In hoc tabula^ egli ha, parallelorum fum unius alteriusve {ià 
suffkere dicit Ptolemaeus), sed omnium piane symmetriam ad circuùm 
maximum servavi. Cosi nella Pratfatio in sequens tabularum Ptolmad 
opus spiega (§ 33) il metodo seguito nella delineazione delle tavole 
particolari e mostra come abbia modificata la projezione cilindrica ado- 
perata da Tolomeo e resa la pseudocilindrìca col conservare i gradi lon- 
gitudinali sopra due paralleli egualmente distanti e dal parallelo medio 
e dai paralleli estremi. Ma havvi di più. Ciascuna tavola porta sempre l'in- 
dicazione dei due paralleli sui quali sono conservati i gradi longitudinab*. 
E ciò ha luogo e nelle tavole particolari di Tolomeo ed in parecchie carte 
dell' Atlante lavorate nella stessa projezione. Anche nei rari casi in cm è 
applicata la projezione cilindrica equidistante, 1' autore indica sempre 
quale sia il parallelo sul quale sono mantenute le lunghezze dei gradi 
longitudinali sferici. Come pure nelle tavole costruite (§ 29) secondo 
le regole della projezione pseudoconica è un'iscrizione offerente le lati- 
tudini dei due paralleli, sui quali sono conservati i gradi longitudinali. 

Chi osserva le tavole dell' Atlante Mercatoriano non tarda a rav- 
visarvi la projezione che ha servito alla loro descrizione. Cosi 3 
planisfero si giudica subito composto (§ 34) in base alla prospettiva 
stereografica senza che si legga la istruzione che lo precede. Cosi la 
carta dell'America meridionale viene, in modo facile, ascritta (§ 35/ 
alla projezione sinussoidale dal riguardatore, ajutato dairiscrizione dove 
è detto che i meridiani sono inclinati sul meridiano centrale prò ra- j 
tione sphaerica. 



. 



— 377 — 
La carta, poi, del 1569, la gran carta universale ad usum navt^ 

ganiium^ che fu l'opera più alta del geografo fiammingo, ha (§ 30) una 
ben lunga iscrizione, dove, dandosi ragione della sua composizione e 
Acendosi come le latitudini siano successivamente crescenti, e quale 
sìa la misura della loro crescenza, è ampiamente illustrata la projezione 
assunta come base della sua composizione. 

L' esempio del Mercatore è andato perduto ; nessuno ne fece 
pio'. Anche oggidì è da deplorare che i cartografi, ben pochi eccet- 
tuati, non indichino sulle carte la projezione che ha servito alla loro 
delineazione. La quale. mancanza è tanto più grave in quanto che sono 
forse rari coloro che abbiano tanta pratica da ravvisare in una carta 
posta sotto i loro occhi la projezione che ha servito alla sua delinea- 
acne. Adunque anche per questo lato il Mercatore ha lasciati splen- 
didi esempi e merita la gratitudine dei posteri. 

Seconda appendice al § 8^ (i). 

S'è detto nella prima Appendice, posta in fine della prima Parte, 
come nella Biblioteca governativa di Cremona siano due globi, Tuno 
terrestre, l'altro celeste, di G. Mercatore; di cui ha data notizia il van 
Raemdomck per informazioni avute dal dottore G. Buonanno, Direttore 
dì quella Biblioteca, e sui quali ha discorso e discorrerà il dottore G. 
Cbradini in .una Memoria che si sta pubblicando nel Politecnico. 

A rendere T opera più compiuta comparve, di recente, un opuscolo, 
in coi se ne dà ampia contezza, dovuto al detto Direttore (2). 

n quale, come già io aveva conchiuso in base alle iscrizioni ripor- 
tate dal Ceradini, ha stabilito che i globi di Cremona sono fattura 
del Mercatore, c Senza dubbio, egli scrive, dopo le ricerche e gli 
e stadi che vi ho fatti intorno, posso afiermare T autenticità merca- 
€ timana di questi due globi di Cremona, eccettuandone parte dei so- 
c stegni {supporti) j dei quali dirò in seguito (3) >. Lo stesso mostra 
come la descrizione delle sfere del Mercatore data dal van Raem- 
DONOC (4) si adatti perfettamente ai globi di Cremona, sia per le loro 

(i) Vedi a pagg. loi e segg. ed a pagg. 253 e segg. dei fascicoli di gmnajo 
rs^ a. e. 

(3) / due rarissimi gtoòi di Mercatori mila Biblioteca governativa di Cremona, 
ioìa per G. Buonanno, Direttore di quella Biblioteca* Cremona, 1890. 

(3) Op. dt , p. 5. — Vedi a p. 15, la lettera del van Raemdonck intomo 
alk montatala della sfera terrestre del Mercatore. 

(4) Vedi nella prima parte il § 8, p. 102, nota 5. 



— 37» — 
dimensioni; sia pel numero dei fusi di rivestimento, troncati verso i 
poli, e per le due calotte polari, sia pei caratteri, adoperati nell* inci- 
sione, sia per la duplice lingua usata nello scrivere i nomi e nelle kg' 
gende, sia pel tracciamento dei rombi lossodromici, cotanto utili ai na- 
viganti, la quale ultima cosa, mai stata fatta prima, imitarono i stissegnentf 
costruttori dei globi. 

Approfittando di una fenditura della sfera terrestre lunga, all'in- 
r incirca, 39 centimetri e misurante nella sua maggiore larghezza quasi 
3 millimetri, il dottore Buonanno ha potuto investigare il metodo ado- 
perato dal Mercatore per costruirla e dedurne quanto segue: « Da 
tutte queste osservazioni mi par lecito conchiudere che i g^lobi di 
Mercatore sono costruiti di una palla vuota, formata, come diceva 
Ruscelli (i), di stecche, ma non rade, e incrociate, e poi coperte 
di tela e stuccate, sibbene continue, cioè Tuna aderente all'altra, 
inarcate al fuoco, e intessute giustamente come i liuti, per dirla con 
le sue parole. E che questa palla è ricoperta di uno stucco, dello spes- 
sore di 60 7 millimetri, composto di gesso, corteccia d'albero o se- 
gatura di legno, e còlla: maniera d'impasto non conosciuta dal Ru- 
scelli. Su questo stucco sono incollati gli spicchi cartacei stampati sa 
lastre incise di rame, e poi diligentemente alluminati >. 

Altro argomento trattato dall' autore è l' origine, la provenienza dd 
globi di Cremona. Premesso che non esistono documenti per isciogliere 
la questione, che < i più vecchi si ricordano d' averli (i globi) visti qui 
sempre, su gli antichi tavoli della Biblioteca », esso osserva che e la 
Biblioteca di Cremona fu resa pubblica e governativa nel secolo scorso, 
sotto l'imperatrice Maria Teresa, nelle stesse aule, e nell'edifìzio, e 
coi libri che sono stati dei gesuiti ; i quali sui primi del secolo XVII 
avevano fondato questo Collegio cremonese > ; ed aggiunge : < Sotto 
il disco inferiore di quei globi ci ho trovato, in ciascuno, segnato un 
vecchio numero romano, i quali numeri sono simili ad altri, le cui 
vestigia ancora si scorgono in alcuni scaffali del tempo dei gesuiti 
che ancora si serbano in questa Biblioteca >. E però conchiude: 
Si dee, dunque, ritenere sicuramente, che questi globi erano qui dal 
tempo dell'antica casa dei gesuiti; e anzi, dall'essere molto più usato 

(i) Il RuscKLLi Delle EspositUmi^ ecc., citate al § 8, p. 102, nota 4, ha il cap. II 
intitolato: Del modo (& fabbricare la palla materiale, per potervi segnare sopra i cìt' 
coli, et scrkfere i nomi e t altre cose che si convengono^ ed il cap. IV : Del modo £ 
Jar la descrittione del mondo in carta piana da potérsi stampare et accomodare poi 
giustamente sopra il corpo tondo della palla materiale^ dove sono descrìtti i vali me- 
todi per la costruzione della sfera. 



— 379 — 
I il terrestre, che il celeste, s'induce fkdlmente, che un tempo furono 

I adoperati, per l'insegnamento della Geografia, nelle allora fiorenti scuole 
< dei Padri (i) ». 

L'autore, poi, considerando che Cesare Speciano, vescovo di Gre- 
sxma, fu mandato nel 159S, Nunzio in Germania; che fu uomo assai 
colto, amantissimo dei libri e delle cose d'arte, ricco e genero&k>, pro- 
tettoie ed amico dei dotti; che fu in relazione coi letterati e coi più 
iUiBtri personaggi del Settentrione d'Europa; che ebbe a trattare deli- 
catksime &ccende per la successione di Guglielmo, duca di Cleves, nei 
coi domini allora viveva il Mercatore, il quale in quella Corte era 
altameote stimato ed insignito del titolo di cosmografo ducale (2) ; che, 
litomato, nel 1578, in patria, portò dalla Germania e libri ed oggetti 
d'arte, rioccupò la sede vescovile di Cremona, vi continuò la stia vita 
di mecenate e tutto si adoperò perchè venisse fondato ed arricchito il 
Collegio dei gesuiti, ai quali lasciò, per testamento, la sua cospicua li- 
biena fro servitio Patruum et etiam aliarum studiosorum commodo (3), 
e che di&tti molti libri appartenenti allo Specuno tuttora si serbano 
nella Kblioteca cremonese, conchiude essere cosi trovato il modo di 
spieghile come i globi del Mercatore adomassero la Biblioteca dei ge- 
suiti in Cremona. < Perchè, soggiunge, mi penso che un uomo colto, 
oome lo Speciano, e amantissimo d'ogni cosa che avesse attinenza 
alle scienze, e per sei anni in quella splendida posizione in Germa- 
nia, non poteva a meno di arricchire la sua libreria di quei globi, 
che allora segnavano un cosi grande progresso nelle discipline geo- 
grafiche ed astronomiche. E quando a piccole giornate, come narra 
il Tadisi, ei fece ritorno a Cremona, li menò seco, come fece per 
gli arazzi che pure erano di fabbrica fiamminga e gli furono donati 
in Germania dall'arciduca Massimiliano >. Ed ha ancora: € Se di 
questi globi non si trova speciale menzione nel testamento, non è a 
toeravigliarne ; perchè in esso non si specifica nessun capo, né della 
Xiloteca, né d^li arazzi, né di molte altre cose che vi sono indi- 
cate, come dicesi, in blocco >. 
Massima, dunque, è la probabilità che i globi della Biblioteca di 

(0 Op. cit.p.31. 

(a) Vedi il § 14, dove si accenna a tale titolo. 

(3) Fra gU scrittori ed i libri che discorrono dello Speciano l'autore cita la 
CfMMM UUrala dell' Aaisi e la Vita di monsignor Cesare Speciano, Vescovo di CrC" 
*Ma. Bergamo 1786^ di autore anonhno, che però si sa essere il Tadisi. Il testa* 
ne&lo dcQo Spkciani è nell' Archivio notarile di Cremona, e, per copia, nell' Archivio 
^ Stato in Milano. 



— 38o — 
Cremona provengano dalla libreria del vescovo Spbciano. Ciò essendo, 
al dotto prelato si deve grande riconoscenza, perchè ora l' Italia, al pari 
del Belgio, della Germania, dell'Austria e della Frauda, può vantala 
di possedere un esemplare delle due sfere Mercatoriane. 

Nel dare termine a questa seconda Appendice debbo notare come 
r illustre Direttore della Scuola nautica di Brema, il Dott. A: Breusimg, 
mi abbia cortesemente informato che a Weimar ed a Norimberga non 
esiste, com' è detto al § 8 ed all' Appendice posta in fine della Parte I, 
una coppia delle sfere celeste e terrestre del Mercatore, ma soltanto^ 
e nell' una e nell' altra città, la sfera terrestre dello stesso autore, cdli 
data del 1541. 



Lingue parlate Somali, Galla e Harari< 

Note e stilai raccolti ed ordinati nelT Harar 
dairing. Luigi Bricchetti-Robbcchi. 

(continuazione) 



ITALIANO 


HARARI 


SOMALI 


GALLA 


Delkato 


mathema 


maau 


miaSva 


DeUùa 


mustarih 


sado 


kanani 


DenU 


sin 


ilig ilca 


ilke 


Denunciare 


memad 


sceggnin sceggh- 








nin 


imacciù 


Desiderio 


hamile moscia 


havin 


aoùi 


Desolare 


mablal 


bain 


ballesu 


DesoloMione 


mablal 


bain 


bada 


Despota 




dhul-hissab 


offingira 


Destinare 


ajam magagna 


avvov 




Destinazione 


^ajàn 


awo 




Destituire 


marfad 


rafTadnln 


gigirro, irrafuddo 


Destituzione 


marfad 


raifad 


irrafudda 


Determinare 


maborad 


dhammein 


ravacciù 


Dialogare 


galgheb moscia 


hassavuin 


assaù 


Diavolo 


scejthan 


sceithan 


saitan 


Difendere 


makhtar 


elin 


dorvoù 


Diffamazione 


massadab 


aj 


amacdù 


Differire 


malaja 


kalamadhnin, rag 


- 






gin 


tursisù 



ITALIANO 

le 



(l) 



Disfatta 
Disofra 
JDis^tta 



DistifUa 



ere 



Dhfmare (2) 
DacUe 

Degana 
IMare 

Domestico 
Doppio 



HA&ARI 

taab, manos 
baiti 



381 — 

SOMALI 

dbib 

adhah 

hagSg 



-^'•j 



Dormire 



qagnit 

tiz, fiz 

mamrath 

arda vidj 

galgbeb moscia 

galgbeb 

makescia 

mablal 

laaj 

taaj 

bign moscia 

madbalal, mamana 

gutti 

matlaja, matmala 

sit-malaha 

magamali maseat 

mablal 

iÌDthir moscia 

athabigna 

mandara 

matfekar 

kascif 

samtagSa , kora- 

musu 
giumrng 
mantata - madna- 

bad 
havas 
gmnul 

mooanuJ 

o 

magnea 



midìg 

t6s 

fìirasciOi httb ghad 

ardo 

hassavnin 

hassana 

salug naanin 

maron 

baa 

kor 

hdss 

firdhin 

manaa 

kalakan 

kala-madh 

kalakàn, kalama- 

dhmai 
sorr 

bain, dummin 
kala bahin 
faro 
duvàn 

ijàr 
khascif 

suban 
giumrug 

handB 

idau, sabijftn 
làban, lah 

sehascio 



GALLA 

diba 

giacciù 

kagelo 

miiga 

kagela 

icaciù 

bartù 

assaù 

assauva 

gibbù 

dedebisù 

ballesu 

irra 

gaddi 

ballesu 

dorvù 

gidda 

foù 

foama 

irra 

gigsù 

gargar basa 

kuba 

adarascia, mana- 

mari 
tapaciù 
saplisù 

gari 
karata 

nastt 

Iole 

daccia 

rafu 



(1) Alla diritta, direxione. — (a) Indovinare. 





— 


38a — 




ITALIANO 


HARARI 


SOMAU 

urdo {sornio) 


GALXA 


Dosso 


baci 


dbabar 


dngda 


Drappo 


giukh 


giukh 


giugga 


Durare (i) 


kalah baiti 


ragnin, durtigiiin 


hicù 


Durire (a) 


matbacb 


adkein 


giabbesa 


Ebbrezza 


biridjbirìdj 


dirdir 


maccia 


Ebete 


damajù 


dhamas 


dammaà 


Eccellente 


dolle 


fiau 


baessa 


Eccidio 


magdal 


lein 


gatta 


Eccitare 


kabadaran moscia kadarrìn 


daran gadda 


Eccitazione 


darandaran 


kadar 


darau 


Ecco 


vate 


vakau 


kano 


Eclisse 


ir mamota (3) 


madobav 


i dottata adn 


Eco 


bùncùftii 


dhavagh 


ija (4) boùnab 


Economo 


igi tabik 


jarjareiste 


kussata 


Educare 


maleka 


barrio 


gorsu 


J^li 


azze 


issaga 


isa 


Elefante 


dokhon 


marodi 


arba 


Elemosina 


sadaga 


dhorto 


kada 


domandare elemòsina matokao 


dhorteisan 


kadacciù 


Elevare (5) 


allmoscia 


kain 


fudu 


Elevare (6) 


makerah 


korìn, heerein 


guddisù 


Emancipare 


mantaa 


bahnin 


Inbabaù 


Emancipazione 


mantaa 


bahnin 


luba 


Emicrania 


filta 


madah-hanùn 


boùva 


Emozione 


matnavat 


dorson 


giggirama 


Empio 


kafir 


kafir 




Energia 


tabik 


adeig 


ango 


Enfiamento 


bambola 


barar 


iu 


Enfiare 


bùbùt 


barar 


ita 


Entrare 


maboa 


gallin 


senù 


Entrata 


maboa 


galiUin 


asenna 


Epidemia 


uluf jilzal natù 


udur dafla 


dnccùba dabrù 


Epoca 


aaa 


scin 


JOgga 


Epurare 


nasif moscia 


nadifein 


kukulesu 


Equilibrio 


fiz 


tos 


dirira 


Equipaggiare 




isstikeii 


vaUiffidù 



(i) Continttare. — (a) Far duro. — (3) Sole mortoA— (4) LamenttàoBe' 
— (5) Alzare. — (6) Alzare bestie od altro. 



ITALIANO 

Epdvalenti 

Erba 

Ereài 

Ereditò 

Era 

Errore 

Esalare 

Eiakre (i) 

Esatto 

Esca (a) 

Esekmamne 

Escìumu 

Encran 

Eseguire 

Esempio 

Esercitare 

Esercito 

Esercim 

Esito 

Esortare 

Espatriare 

Esferieitta 

Es^e 

espiazione 

e^piranone 

^plicare 

Escare 

esporre (3) 

^portare 

Esportoitone 
Essere 

Essenza 

e^guere 
&trarre 

tenuta 
Età 

Etisia 



— 


383 — 




HARARI 


SOMALI 


GALLA 




iskù in 


kitte 


sar 


oùs 


citta 


jursiztd 


niu dahal 


nama dala 


mauras 


dahal 


dalu 


gattesa 


lajan 


giagna 


mahmalal 


duscii hùn 


fokkata 


ruh-mafalas 


ubahsan 


bahesaf 


koja-moscia 


ttDsascio 




attaj 


hag 


bacca 


matlahad 


olol 


capsisa 


tasti 


farhad 


gammada 


mahdag 


deinin-naanin 


lakkisù, gibbù 


makerab 


iokà-giiìn 


lagacciù 


khana baiti 


jellin, samein 


ravacdù 


baiti 


jaani 


gieccia 


matlamad 


barrin 




gaz 


ol 


dula 


taalima 


taalin 




baj 


ibsan 


gati 


mahtaf 


vano 


gorsa 


znathamas 


kudallin 


firadisu 


atharì katab baiti hasus-dambé 


jadda 


zagiamakfal 


ka magdhabascio 


higiàbau 


zagiamakfal 


kamagdhay 


bigia 


tinfatcsc moscia 


nefsascio 


hafbra basù 


maslamad 


ogheissìn 


ubacisu 


maskar 


ku vagiagh 


ubacdù 


gùttibe ma^ 


firfir '* 


mullisù 


tab baiti 


ghababàlin 


gbegbesu 


tab 


ghababàl 


gh^hesa 


mokhona 


ahan 


girù 




dhalascio 


dallota 


matfaa 


bakhtin 


damsu 


moda 


bahin 


basù 


taraf 


aradà 


fiuta 


kami 


daa 


iria 


duf 


dabeil 


killensa 



(0 BJnettere fiato. — (2) Scintilla. — (3) Mettete in visto. 





— 


384 - 




ITALIANO 


HARARI 


SOMALI 


GALI«A 


Eunuco 


sulub 


goan 


muratu 


Evitare 


maska 


boghon 


desù 


Fabbricare 


maùkat 


dhisnin-tanin 


gianù 


Fabbro 


tamtu 


tumal 


tùmtù 


Facchino 


hamal 


bammal 


batù 


Feccia 


fìt 


hagag 


fola 


Facile 


taabu malta 


dhibjar 


hoggidìo 


Falcetto 


kùltùm 


mangio 


mancia 


Falciare 


macncia 


goin 


hamà 


Falco 




bovbov 


rissa 


Fallire 


marfad 


dovlad-dorso