Skip to main content

Full text of "Bollettino del Laboratorio di zoologia generale e agraria della R. Scuola superiore d'agricoltura in Portici"

See other formats


BOLLETTINO 



DEL 



Laboratorio di Zoologia Generale e Agraria 



DELLA 



R. Scuola Superiore ci' Agricoltura in Portici 



Volume II 



(con 211 figure nel testo 




PORTICI 

PREMIATO STAB. TIP. E. DELLA TORRE 
1908 



2,« vdQ 



BOLLETTINO 



DEL 



Laboratorio di Zoologìa Generale e Agraria 

DELLA 

R. Scuola Superiore d' Agricoltura in Portici 

Volume II 

(con 2 11 figure nel testo) 




PORTICI 

PREMIATO STAB. TIP. E. DELLA TORUK 






LABORATORIO DI ENTOMOLOGIA AGRARIA 

annesso alla R. Scuola Superiore d'Agricoltura in Portici 



CONTRIBUZIONI 

ALLA CONOSCENZA 

DEGLI INSETTI DANNOSI ALL'OLIVO 

e di quelli che con essi hanno rapporti. 



Nella primavera del 1905 il Ministero d'Agricoltura mi inca- 
ricava di studi ed esperimenti, diretti a combattere la mosca delle 
olive, nell'Italia meridionale e mi autorizzava ad istituire un la- 
boratorio in Puglia per potere osservare sul campo i costumi della 
mosca stessa e di altri insetti dannosi all'olivo. 

TI laboratorio fu posto nel 1905 a S. Vito dei Normanni (Prov. 
di Lecce) e nel 1906 fu trasfei'ito a Catanzaro per avere maggiore 
opportunità di studiare anche la tignuola dell'olivo molto abbon- 
dante in Calabria. 

Mandai a risiedere in tale laboratorio il Dr. Giovanni Mar- 
telli, assistente a quello di entomologia di Portici , affidando a 
lui r incarico di seguire di continuo sul campo la biologia della 
mosca delle olive e degli altri insetti dannosi all'olivo. Nello stesso 
tempo io a Portici mi sono occupato dello stesso argomento, mi 
sono mantenuto con lui in continua corrispondenza per essere 
sempre informato del procedere delle osservazioni e di quando 
in quando mi sono recato prima a S. Vito e poi a Catanzaro per 
fare sul campo anche osservazioni personali e controllare quelle 
del Dr. Martelli. 

Al Dr. Gustavo Leonardi, assistente al laboratorio di zoologia, 
ho affidato lo studio delle Cocciniglie dell'olivo appartenenti alla 
sottofamiglia Diaspinae, e al Dr. Luigi Masi, dal 1." Agosto 1906 
assistente al laboratorio di entomologia , lo studio speciografìco 



- 2 — 

degli Imenotteri Chalcididi parassiti degli insetti dannosi, nonché 
lo studio degli insetti gallicoli. 

Per tal modo tutto il personale del laboratorio di Portici ha 
contribuito e contribuirà con osservazioni e ricerche alla cono- 
scenza degli insetti dannosi all'olivo e in un certo numero di anni 
spera fornire materiali utili per consigliare metodi di lotta ra- 
zionali contro tali insetti. 

Frattanto su tale argomento é iniziata in questo Bollettino 
la pubblicazione di note che sono scritte ora da uno dei collabo- 
ratori ed ora da alcuni di essi insieme; in quest'ultimo caso però 
sarà sempre contrassegnata la parte di ciascuno. 

F. Silvestri 



^ 3 - 



I 

Note dietologiche sulla mosca delle olive (i) 

pel Dr. 0. Martelli. 

Nutrizione dell' adulto. 

La mosca si nutre di sostanze zuccherine ovunque le trovi. 
Così in Calabria (1906) si è osservato che essa si nutriva di so- 
stanze escrementizie del Lecanium allo stato di femmina im- 
matura (marzo) e del Ceroplastes allo stato larvale (luglio), nonché 
del nettare di fiori dello Smyrnium perfoliatuni L. (aprile). 

A Portici si son trovate mosche adulte in novembre-dicembre 
sopra foglie di agrumi e di lauro in cerca di cibo. 

A S. Vito dei Normaimi (novembre-dicembre 1905) si è os- 
servata la mosca nutrirsi di sostanze zuccherine escrete dall'oliva. 
Anzi si tennero colà, in allevamento, delle mosche amministrando 
loro ogni mattina olive che presentavano sull'epicarpio detto essu- 
dato dolciastro e si potette osservare che esse si nutrivano, si ac- 
coppiavano e in seguito deponevano uova. Infatti, mosche nate il 
18 novembre e fatte nutrire con sostanze escrete dall' oliva, si ac- 
coppiarono il giorno 30 dello stesso mese e il giorno 2 dicembre 
deposero le uova che schiusero il 14 dicembre. 

A Catanzaro si tennero mosche nate il 28 febbraio e senza 
nutrimento entro sacchetti di garza avvolgenti rametti di oliva, 
senza traccia di cocciniglie. Osservate dette mosche il 9 giugno, 
di 6 femmine e 5 maschi una sola femmina era ancora vivente. 
Ciò dimostra che le mosche si nutrono anche di melata prodotta dalle 
piante. Se di 11 mosche una sola visse tanto tempo e se viveva 



(1) Intorno alla mosca delle olive essendo g'ià stato scritto molto da non 
pochi autori, non si è creduto opportuno ripetere in queste note cose già 
ben conosciute ed osservate anche da noi (Martelli e Silvestri) , ma soltanto 
esporre osservazioni nuove o alquanto diverse da quelle pubblicate da altri. 



_ /, _ 

ancora, dipese dal fatto che le foglie di quel rametto produce- 
vano melata sufficiente a nutrire un solo individuo. 

Evacuazione degli escrementi. La femmina quando evacua 
gli escrementi, mette fuori e allunga F ovopositore, poi lo drizza 
in alto per abbassarlo e strisciarlo sul luogo ove essa è ferma e 
quindi ritirarlo. In tal modo lascia gii escrementi liquidi in forma 
di massa allungata. 



Costumi dell' adulto. 

Le mosche sono acerrime nemiche tra loro e 1' avversione è 
tanto più spiccata, quanto più sono dello stesso sesso. 

Le femmine, specialmente, si mostrano diffidenti al massimo 
grado e, anche da lontano, si spiano a vicenda in tutte le mosse. 
Se s'incontrano, ad un mezzo centimetro circa di distanza si sof- 
fermano e prendono la posizione di combattimento, allargando un 
pò più le ali e sollevandole e abbassandole in tono minaccioso. 
Nessuna delle due, però osa dare 1' attacco, se, prima, non si sieno 
squadrate bene e valutate nella forza. Quando una si avventa, 
r altra risponde; è un duello di breve durata, che consiste in spin- 
te di fronte e conseguente indietreggiamento, a colpi di testa, 
di ali e di zampe anteriori: duello che finisce con la fuga di una 
di esse. La fuga, però, pare che non tranquillizzi soverchiamente 
la vittoriosa, poiché questa si gira attorno sempre minacciosa al- 
talenando le ali, per esser sicura che 1' avversaria non è più 
presente. 

Se una mosca femmina passa dietro un'altra, che sta ferma a 
ripulirsi, questa tralascia subito, si gira rapidamente da quella parte 
in un' attitudine così poco rassicurante, che spesso fa cambiare 
rotta alla passeggera facendole, per altro, accelerare il passo. Pas- 
sata che sia quest' ultima a rispettosa distanza , 1' altra, come se 
esistesse ancora il pericolo di essere assalita, la segue con lo sguardo 
girando da quella parte il capo e il corpo, fino a che non scorge 
più la presunta nemica. 

Quando le mosche vedono muoversi da una certa lontananza 
un qualunque oggetto , subito si mettono in guardia e girano e 
sollevano il capo spiando. 

Le femmine si mostrano più indulgenti con i maschi e più 
rispettose; non però, quando si trovano sull'oliva. 



— 5 — 

Tanto i maschi, quanto le femmine tengono continuamente la 
proboscide in moto, dall' alto in basso. 

Quando spira vento o il cielo è coperto o piove, e nelle belle 
giornate, prima delle ore 5 a. e dopo le 7 pom. in estate e le 9 a. 
e 3 pom. nelle altre stagioni, le mosche se ne stanno intorpidite 
sulla pagina inferiore delle foglie dell' olivo , mantenendo le ali 
chiuse, ma che subito aprono, se si avvicina qualche altro insetto 
e si pongono in attitudine battagliera. Dopo e prima di dette ore, 
esse sono molto vivaci e in continuo moto. 

In agosto, nelle giornate caldissime , le mosche si mostrano 
un pò noiose e accorrono a succhiare il sudore come le mosche 
domestiche, sulle mani e anche sul viso, quando si è salito sul- 
r olivo e si sta fermo sull'albero o anche, stando a terra, si pon- 
gono le mani tra le foglie. Ciò si è osservato più volte in varie 
località. Se dalla mano o dal viso sono scacciate s' allontanano 
volando da quel punto o per posarsi su di un altro o su una 
foglia di olivo prossima per tornare, dopo poco, sul luogo ove 
furono precedentemente scacciate. 

Se costretta una mosca di andar via dalla foglia su cui posa, 
essa, dopo un breve giro, torna a posarsi su un' altra prossima e, 
se scacciata ancora, va su di un altra, quasi sempre dello stesso 
rametto. 

Accoppiamento. 

L'accoppiamento è preceduto da un suono che il maschio fermo 
produce vibrando rapidamente ed a scatti le ali, allo scopo forse, 
di richiamare la femmina, poscia fa un inseguimento, dà un salto 
sopra di essa e finalmente titilla rapidamente col capo il capo della 
femmina e vibra le ali, presso a poco, come fanno le mosche do- 
mestiche. Dopo ciò, il maschio si tira indietro e approssima l'estremo 
addome all'estremità addominale della femmina. Questa, se vuole 
la copula, tira fuori l'ovopositore che il maschio, col suo apparato 
genitale, afferra e tira più fuori per rimanere a bello agio ac- 
coppiato. 

La durata dell'accoppiamento è di parecchie ore. A Catanzaro 
e a S. Vito si sono osservate mosche accoppiate dalle 4 pom. alle 
10-11 di nott >. Quando la femmina vuole allontanare il maschio, 
spinge questo al ventre dell' addome con le zampe posteriori e 
cerca di ritirare la trivella. Il maschio allora si gira di fianco e 
si distacca. 



Durante 1' accoppiamento la femmina tiene le ali un pò di- 
varicate dal corpo , mentre il maschio le tiene chiuse. I movi- 
menti della femmina, in questa funzione, sono molto gravi e pesanti 
a causa della resistenza che oppone il maschio con le ventose 
delle due zampe posteriori, che poggiano sul piano. 

L'accoppiamento può avverarsi o dopo pochi o dopo parecchi 
giorni dalla nascita delle mosche. A Catanzaro (1906) si è osser- 
vato che le mosche nate nella 2.^ decade di aprile si sono acco- 
piate dopo 14 giorni dalla nascita, quelle nate nella prima metà 
di settembre dopo 3 giorni e, finalmente, quelle nate in ottobre 
dopo 12. A S. Vito, in settembre, si son accoppiate dopo 10 giorni 
e in novembre dopo 17. 

Le mosche si sono accoppiate sempre nel pomeriggio, dalle 2 
alle 7 pom. 

Generalmente, le mosche si accoppiano una sola volta , ma 
può avvenire che si accoppino anche due o tre volte. Per assi- 
curarsi di ciò e distinguere le mosche una volta accoppiate, fu 
tagliato loro un angolo di un' ala. Così si é potuto osservare, che 
dopo 1, 3, 4 fino a 17 giorni dal 1" accoppiamento sono avvenuti 
gli altri. 

Queste mosche non hanno deposto uova che dopo l'ultimo 
accoppiamento. 

A Catanzaro si è inoltre osservato 1' accoppiamento durante 
tutto r anno, dalla fine di febbraio in poi, anche tra mosche nate 
in novembre a S. Vito. 

Deposizione delle uova. 

Si avvera dopo due giorni o 3-4-6 dall'accoppiamento, a se- 
conda dei mesi. 

La mosca femmina, dalla foglia, spicca un volo e si posa sull'oli- 
va. Qui, altalenando le ali, sì pone prima a girarla e, come si sposta 
passo passo, con la proboscide, tocca continuamente la superficie 
dell'oliva. Non si può accertare se questa esplorazione è fatta per 
assicurarsi che l'oliva sia senza punture; anzi pare che questa 
ipotesi debba escludersi tenendo presente che simile procedimento 
è seguito anche dai maschi e che la femmina passa da un'oliva im- 
mune alle altre senza aver deposto affatto uovo. Tanto più poi, che 
sulla oliva vi trova e succhia 1' essudato zuccherino da questa 
escreta, come si è parlato a proposito di nutrizione, 



Scelto il punto suH'oliva e postasi col corpo rivolto all'ingiù, 
la mosca incurva l'addome e, fissata la punta della trivella, comin- 
cia a spostare il corpo a destra e a sinistra sforzandosi per far pe- 
netrare la trivella attraverso all'epicarpio e al mesocarpio. In questo 
lavoro le zampe sono sovente spostate dalla primitiva posizione, 
la proboscide è in continuo movimento dall' alto in basso, le ali 
sono semiaperte e l'addome incurvato tanto che la mosca può ar- 
rivare a toccare con la proboscide il punto perforante. 

Cosi, lavorando, la trivella penetra fino all'estremo della guaina 
in direzione obbliqua o quasi verticale. 

Il tempo complessivo impiegato a perforare e deporre l'uovo 
varia a seconda della resistenza opposta dall'oliva. A S. Vito dei 
Normanni (1905) si é osservato che per trivellare l'oliva la mosca 
impiegava da 10' a 15' e per deporre l'uovo da 5" a 6". 

Quando l'uovo viene fuori e lasciato nella puntura si rende 
manifesto dai movimenti più accelerati della proboscide, mentre 
tutto il corpo è immobile. 

Deposto l'uovo, la mosca estrae la trivella, ritorna l' addome 
nella posizione naturale e si gira attorno a tastare con la probo- 
scide l'epicarpio e succhiare sul punto offeso; poi va via. 

La deposizione dell'uovo si avvera tutto l'anno. A Catanzaro 
in aprile, si sono osservate le mosche deporre uova su olive ri- 
maste sull'albero. 

Uovo. 

In agosto, a Catanzaro, l'uovo ha dato la larva dopo 2 giorni 
dalla deposizione. 

In dicembre, a S. Vito dei Normanni, dopo 12 giorni. 

Puntura nelP oliva. 

La puntura prodotta dalla mosca nell'oliva verde, si rende ma- 
nifesta ad occhio nudo dopo 4-5 ore e si presenta dapprima di 
colore nocciuolo, poscia umbrino e finalmente fuliginoso; in quella 
annerita invece, la puntura non è possibile riconoscerla se non 
per la presenza della ferita e questa, senza una lente d' ingrandi- 
mento, con molta difficoltà e pratica. 

La puntura vista all'esterno si presenta di forma triangolare, 
lunga un mm. e 7« circa e larga poco più della larghezza mas- 



sima della trivella. Questa lunghezza però diminuisce in proie- 
zione se la mosca ha infissa la trivella meno obbliquamente e al- 
lora la puntura si scorge più corta. In generale, la puntura può 
assomigliarsi a quella prodotta nell' oliva dalla punta di una penna 
da scrivere. 

In alcune varietà di oliva, come la ogiiarola pugliese, e quando 
la mosca vi ha praticato la puntura assai per tempo, questa può 
rimarginare ed allora il colore che presenta all'esterno è isabella 
e la cicatrice è un pò rilevata sul resto dell' epicarpio. 

Il numero delle punture su di un' oliva è in ragione inversa 
della quantità di olive esistenti rispetto al numero delle mosche. A 
S. Vito dei Normanni intatti, nel 1905, essendosi avuto una buona 
quantità di frutta e una scarsa di mosca, le punture arrivavano, 
al massimo, a tre su di una stessa oliva e o tutte e tre o due senza 
uova. A Catanzaro, nel 1906, fu tutto 1' opposto, e perciò il numero 
delle punture riscontrate nelle poche olive variava da 8 a 22 di 
cui 2 a 5 senza uova. 

In Puglia, nel 1905, le punture cominciarono a trovarsi nella 
2* decade di luglio, ma solo nelle olive di varietà precoce, e nella 
2'^ di agosto nelle altre varietà. In Calabria, 1906, le punture co- 
minciarono a trovarsi dalla 3^ decade di luglio in poi. 

Galleria nell' oliva. 

La galleria scavata dalla larva nel mesocarpio dell' oliva si 
svolge tortuosa e in tutti i sensi, ora affiorando V epicarpio, ora 
approfondendo nel mesocarpio fino a raggiungere e toccare 1' en- 
docarpio. Quest' ultimo caso si avvera, però, nell' ultimo stato di 
vita della larva, come si è osservato in agosto a Catanzai'o, e quasi 
sempre nelle olive ogliarole e nardo in Puglia; sem])re poi nelle 
olive selvatiche. Ciò è dovuto alla poca spessezza della polpa 
che hanno in agosto le olive delle varietà grosse di Calabria, e 
sempre le succitate di Puglia e le selvatiche. 

In agosto -settembre, spesso, la larva si costruisce nel meso- 
carpio una concamerazione più o meno larga vicino alla fine della 
galleria, ad una distanza dal foro di 3 a 5 mm. 

Il numero delle gallerie è in relazione con quello delle larve 
alberganti l'oliva e tanto più questa è grossa e molte son le mosche, 
tanto maggiore è il numero delle gallerie, e queste più lunghe. Cosi 
a Catanzaro, nel 1906, in alcune olive molto sviluppate, di 2 cm. '/g 



— 9 — 

e più in lunghezza per 2 in larghezza massima, si son trovate da 
11 a 16 gallerie intersecantisi e, qualche volta, confondentisi per 
breve tratto. 

La lunghezza, a cui può arrivare la galleria nelle olive col- 
tivate, non è mai inferiore ai 18-20 mm. A Catanzaro si è misu- 
rata la lunghezza di una galleria e si è trovato che arrivava a 
ben 58 mm. ! Nelle olive selvatiche essa arrivava a poco più di 
un centimetro. 

Larva matura. 

In estate, luglio-agosto, le larve mature non abbandonano la 
oliva, ma si trasformano in pupa enti'o la concamerazione costrui- 
tasi nel mesocai'pio molto vicino all'epicarpio ; in settembre l'ab- 
bandonano poche e, dall'ottobre in poi, quasi tutte per trasformarsi 
sotterra. 

La larva quando fuoriesce dal foro che ha praticato nelF epi- 
carpio, fa dei movimenti vermicolari e impiega ad uscire da 1 
minuto ad 1 e ^/^. Arrivata fuori per i tre quarti s' incurva fino 
a toccare e afferrarsi con gli uncinetti boccali sul bordo del foro 
e quindi d' un colpo scatta e cade sul suolo. Alle volte lo scatto 
non è cosi violento che permetta di sbalzare la larva fuori del 
foro e lontano dalla drupa , ed allora, aderendo col corpo sul- 
r epicarpio mercé la sostanza liquida della polpa, che bagna il 
corpo stesso, la larva cammina, strisciando, per breve tratto. 
Durante questo cammino se essa non riesce a ruzzolarsi e cadere, 
torna a curvarsi per ripetere lo scatto e, se, finalmente anche ora, 
non riesce a sbalzarsi lontano, continua a camminare arrivando 
nella parte più bassa dell' oliva, ove si sospende aderendo coli' e- 
stremo addome e si muove finché non cada. 

Appena sul suolo la larva, dopo breve sosta, si affretta a cam- 
minare ruzzolandosi continuamente sulle scabrosità del terreno 
fino a trovare o un punto di questo, che sciolto, possa permetterle 
di penetrarvi, o dei detriti di foglie di olivo o di altre piante, sotto 
i quali si ferma per trasformarsi in pupa. Se il terreno é compatto 
allora si trasforma anche sulla nuda sua superficie. 

Nel terreno, la larva penetra col capo in giù e quasi sempre 
si capovolge disponendosi o verticalmente o, e più spesso, obbli- 
quamente. 



-do- 
ll tempo che trascorre dalla fuoruscita della larva matura 
alla sua trasformazione in pupa varia da 4 ore a 10 circa in ot- 
tobre (Calabria) e novembre (S. Vito) ; la media è però di circa 
7 ore. 

In ottobre, a Catanzaro e a S. Vito si è osservato che il mag- 
gior numero di larve fuoriesce dalle olive nelle prime ore della 
mattina e precisamente dalle 7 alle 9 a., dopo le 9, invece, la 
fuoruscita delle larve è molto scarsa. 

Oli^e inquinate. 

In Puglia, luglio 1905, le prime olive inquinate dalla mosca 
sono le varietà precoci a cui seguono, per ordine, la varietà 
denominata colà ogiiarola e la varietà nardo. Queste varietà dif- 
feriscono per la maggiore o minore polposità. 

A Catanzaro esiste un' unica varietà grossa che può essere 
inquinata molto per tempo. Essa ha un grande sviluppo arrivando 
perfino, quando son poche sull' albero, alla grossezza di una 
piccola noce. Nel 1906 si son trovate colà le olive inquinate 
verso la 3* decade di luglio. 

Tanto in Puglia quanto in Calabria le olive, sieno di alberi col- 
tivati che di selvatici, sono inquinate dalla mosca anche quando 
sono già annerite. Le olive di alberi selvatici sono però inquinate 
molto tardi. 

A Catanzaro si son trovate anche in maggio olive di piante 
coltivate, rimaste sull' albero, che contenevano larve e pupe di 
mosche. A Nicastro, in giugno, si son trovate tutte le olive di 
olivastri inquinate. 

Pupa. 

Sul primo momento di formazione la pupa é di un color pal- 
lido, ma dopo qualche ora é di color crema. Lo stesso dicasi 
del pupario il quale però, alle volte, appare di diverso colore, 
se imbrattato con terra o altra sostanza. 

Qualche giorno prima della trasformazione in adulto, la pupa 
vista, attravei-so il pupario, presenta gli occhi colorati in ferru- 
ginoso e l'estremo delle ali sfumate; in seguito gli occhi si fanno 
atro-purpurei con riflesso ceruleo e il terzo inferiore delle ali piii 



- li — 

scure. Di mano in mano si abbruniscono le zampe e le antenne, 
mentre le ali diventano più scure ancora. 

La durata della pupa é di giorni 47-49 dai primi di marzo 
alla 2^ decade di aprile, di giorni 11 in agosto-settembre e di 
13 a 29 dalla 3' decade di ottobre ai primi di novembre (Catan- 
zaro 1906), di giorni 28-74, finalmente, dalla 3^ decade di ottobre 
alla fine di gennaio (S. Vito 1905). 

La durata della pupa inoltre varia moltissimo anche tra quelle 
formate nello stesso giorno e nella stessa ora. Cosi a Catanzaro, in 
agosto, tra quelle formate nello stesso giorno, il ritardo nella na- 
scita degli adulti è stato di un giorno ; tra quelle formate in set- 
tembre il ritai'do è stato di 2-3 giorni e tra quelle della 3"* de- 
cade di ottobre di 5 a 12 giorni. A S. Vito tra quelle formate 
nella 3'^ decade di ottobre il ritardo è stato di 3 a 22 giorni. 

Il numero di pupe, oltre a larve piccole o quasi mature, riscon- 
trato nelle olive, a Catanzaro (1906), dalla fine di agosto ai primi 
di settembre, variava da3a4eda4a5 più tardi. Qualche volta 
si son trovate pupe, una di seguito all' altra, nella stessa galleria, 
a distanza di 2-3 mm. 

Le pupe si son trovate ovunque nel terreno sotto la corri- 
spondente chioma dell'olivo; sia alla superficie del terreno stesso, 
sia sotto i deti'iti, sia a metà affondate nel terreno e sia infine, alla 
profondità di '/.^ cm. a 3 cm., tanto in terreno argilloso, quanto in 
quello sciolto. A Catanzaro si son trovate pupe anche nel terreno 
coperto da muschi avvolgente il pedale dell'olivo. 

L' epoca in cui si son trovate le pupe in vario stato di svi- 
luppo, a Catanzaro 1906, è stata fino alla fine di marzo, rara- 
mente dopo. In maggio si son trovate pupe nelle olive rimaste 
sull'albero o cadute da poco sul suolo. 



12 - 




•Ü 



a 
a 

> 
(lì 






Hi -^ 
^ Jo 



(D 
Ö 





1 , - , 




, 


o 




















•2 


- El 


-2 c .-s 


o 

o 

S-l 

=2 


o 






s 


1 ® s 




® 


ei5 






o 


* ce o 


S CD g 




® É 










■S iJ 2 
& =2 


o 
ce 


s s 






, o 














O »-"SS eS'Ö o 






















CO 

CO 






«■a « cs o Co 




























te 


" 


























rt '^ <f4 














■g -« =? g 








_^ 






ä <rS =< O 








1-^ 




















P rg ft ic 














s 














ce 










































CS ^ >. t^ 








eo 






Ö -2 J3 -2 








CM 






-g - ^ 














\ S 














o 


o 


O O 


o 




(M CM 


tJ< CO 


CM tH 


+0 


tH (M 


(M 




1-1 O 


tH 1-i 


o o 


<5 



































^— s '-^ 


— > 




^^ -^ 


^■^ - — ~ 


,'— ^ . — ~ 


ig 

K p 




s 














s ^ 


-0 




'Ö tj 


-c tj 


'Ö 'Ö 


'S 


■1-a •'-' 

—, =* 
«S CO 


lO 




lO CO 


CiJ 1.- 


t- 00 




o 

■£ci 
o 






•—1 .— ( 

"« "c* 


"cS 'cS 


1—1 I— c 

1* 'rt 


H 


CO '"' 


Tti 




lO lO 


CO CD 


c- c- 


CM 


■tì 












1 


t) 




« cS 


CO 




cS ci 


Co Co 


c« d 


Ph 




-0 'Ö 


S- 




-Ö 73 


-73 'Ö 


-O -Ö 






l-H 1-1 


l-H 
I-I 




T— 1 1—1 


O — 


O —1 

1—1 T— 1 




<o 














<< 
^ 


a> t- 


SO 


(M 




^a 


CTi 


CO 


^ 


. * 














Ol 


'A" 














(2! 




















CO • 


-* • 




id • 


(XI • 


c- 


P^ 




,_, 


, 1 




1 


,__, 


^^ 






(S • 


ce • 




c« • 


CO • 


a 




o . 


O 




O 


O 


o 


« 


•^ 


CO 


«3 




CO 

Is- 


(n 


CO 


O 




O . 


o 




O . 


o . 


fe 


o 


'oi, ,-^ 


OD ^ 




ciD ^ 


bt ^ 


OD 


bD 


cS 0) 


Co <V 




cs a:i 


CO OP 
















o 


r^ ^ 


CO ,o 




,J= 


CO rO 


CO /2 


o 


'^ S 


1— 1 p 




CO g 


'"' S 


1—1 p 




-0 


OJ 


0) 






o 


a; 


W 




eS tä 


Is S 




Co « 


13 t^ 


ctì S 






TS <U 


-a «D 




X) a^ 


■^ a> 


73 « 






v_^ aj 




v-- to 








.^ 


fM 




CO 


Tf< 


>o 




(M 


(M 




G^ 


fN 


CM 


OAOtl JX^P S 


(N 












■BjBina .2 















- i3 -^ 
II 

Generazioni della mosca delle olive 

pel Prof. F. Silvestri 

Per qualsiasi lotta, che si voglia impegnare contro la mosca 
delle olive, è necessaria la determinazione, per quanto più è pos- 
sibile esatta , del numero delle generazioni che in un anno può 
compiere la mosca stessa e del tempo , in cui ciascuna genera- 
zione si svolge. Negli anni 1905 e 1906 io mi sono occupato ab- 
bastanza di tale argomento , intorno al quale credo opportuno 
esporre i risultati delle mie osservazioni. 

La mosca delle olive è un insetto a sviluppo continuo cioè può 
trovarsi allo stato di uovo, di larva, di pupa e di insetto perfetto 
durante tutto 1' anno , avendo un periodo ibernante più o meno 
lungo o allo stato di adulto o più comunemente a quello di pupa 
e più raramente a quello di larva. Però siccome, almeno in Italia, 
la mosca delle olive vive allo stato di larva soltanto nella polpa 
dell'oliva, della quale unicamente si nutre, il numero delle gene- 
razioni è subordinato alla presenza dell'oliva. Dove questa esiste 
tutto Tanno, il Dacus oleae, eccettuato il periodo dei mesi inver- 
nali più freddi, si riproduce tutto l'anno, fino a Giugno nelle olive 
dell'anno precedente, dal Luglio in quelle dell'annata. 

Il numero delle generazioni della mosca , oltre che dalla 
presenza delle olive , dipende da altre condizioni naturali , cioè 
esso varia col variare della temperatura, della maggiore o minore 
altitudine, cui si trovano gii oliveti, varia a seconda della presenza 
meno di olive precoci e di olive tardive, varia secondo lo stato 
più o meno umido , più o meno ricco di sostanze organiche del 
terreno degli oliveti ; perciò non è possibile indicare un dato nu- 
mero esatto di generazioni per ogni regione potendo esso essere 
diverso da località a località non solo , ma anche in una stessa 
località a secondo annate più o meno piovose o più o meno fa- 
vorevoli alla presenza delle sostanze nutritive naturali, delle quali 
suol cibarsi la mosca e che sono escrementi di cocciniglie, melata 
degli olivi e di altri alberi, e essudato dell'olive stesse. 

Dalle osservazioni fatte in Puglia mi risulta che nella parte 
littoranea di tale regione e precisamente a Bisceglie , Polignano 
a Mare, Serranova l'apparizione degli adulti della prima genera- 



_ u _ 

zione comincia dal 1" al 15 Agosto, in Calabria, a Catanzaro, nella 
seconda quindicina di Agosto, nell' Umbria centrale, a Bevagna, 
dal 1" Settembre. Pertanto tra la apparizione degli adulti della 
prima generazione, per esempio, a Biscegiie e quella degli adulti 
della stessa generazione a Bevagna {V Settembre) corrono 23 giorni, 
quanti ne bastano in tale epoca per il completo sviluppo della 
larva della mosca. 

Per l'apparizione degli adulti delle varie generazioni si pos- 
sono ritenere come epoche approssimative nelle due regioni fra 
di loro più diverse, nelle quali furono da me fatte le osservazioni, 
quelle sotto indicate: 

Puglia littoranea 

Adulti della l"* generazione (1) 1-30 Agosto 

» » 2* » 1 Settembre - 15 Ottobre 

» » 3^ » 15 Ottobre - 30 Dicembre 

» » 4* » 1 Marzo - 20 Aprile 

> » 5 ' » 20 Maggio - 15 Giugno 

Umbria centrale 

Adulti della 1* generazione 1-30 Settembre 

» » 2^ » 15 Ottobre - 30 Aprile 

» > 3* » parziale compiuta forse dagli individui pre- 

coci della 2^. 
» » 4* mancano, non potendo aver luogo tale generazione per 

mancanza di olive. 

Il numero delle generazioni massimo si può ritenere di cin- 
que nelle regioni littoranee della Puglia, che hanno olive precoci 
per una prima generazione di Luglio-Agosto e olive comuni o 
da olio di olivastri sull'albero ancora in Maggio, e così in tutte 
le regioni a clima identico. 

Nell'Umbria centrale invece, come presso Bevagna, dove le 
olive vengono raccolte con cura a mano e restano difficilmente 
sull'albero fin oltre il Marzo, dove gli adulti della V generazione 
cominciano a comparire in Settembre, le generazioni certe sono 
due e ad esse forse va aggiunta una terza incompleta. 

Impiegando la mosca delle olive per lo sviluppo da uovo ad 
insetto perfetto circa un mese nella 1.^ generazione di Luglio-Ago- 
sto, 35-40 giorni in Agosto-Settembre, circa 50 in Settembre-Ottobre 



(1) Qui si deve intendere no prima generazione dell'anno, ma prima ge- 
nerazione compiuta nelle olive dell' anno. 



- 15 -- 

e 4-5 mesi in Novembre-lMarzo, le epoche, durante le quali si svolge 
ciascuna generazione nelle due località più diverse indicate, sa- 
ranno approssimativamente le seguenti: 

Puglia littoranea 

1^ Generazione Luglio- Agosto 

2' > Agosto-Settembre-Ottobre 

3* » Settembre-Dicembre 

4* » Novembre-Aprile 

5* » Marzo-Griugno 

Umbria centrale 

1'' Generazione Luglio-Settembre 
2^ » Settembre-Ottobre-Novembre 

3* » (parziale) Ottobre-Aprile 

4*^ e 5" mancanti 

La regione dell'Umbria centrale presso Bevagna non si può 
considerare la meno propizia allo sviluppo della mosca delle olive 
fra tutte quelle d' Italia , essendoci altre località che per la loro 
altitudine sono più soggette ai freddi e quindi ancora meno favo- 
revoli. In queste ultime regioni avrà luogo una prima generazione 
ed una seconda forse parziale. 

Pertanto il numero delle generazioni della mosca delle olive 
si può ritenere variabile in Italia tra un massimo di 5 ed un mi- 
nimo di 2. 

Nascita degli adulti dalle pupe ihernanti. Per due anni a 
Portici ho osservato che lo sviluppo degli adulti dalle pupe iber- 
nanti comincia in Marzo. Nel 1906 i primi adulti comparvero il 
12 Marzo e gli ultimi il 6 Aprile con un massimo dal 22-30 di Marzo. 

Nel laboratorio di Catanzaro Sala da pupe ibernanti il Dottor 
Martelli ebbe gii adulti dal 3-12 Aprile. 

Queste osservazioni sono in completo contrasto con quanto 
si legge anche nel recentissimo libro pubblicato dalla Stazione di 
entomologia agraria di Firenze (1), nel quale il Del Guercio scrive 
che dalle pupe ibernanti nascono gii adulti nella 2* metà di Giugno 
e nelle regioni più calde 15 o 20 giorni prima. Egli ammette che 
in Febbraio e Marzo avvenga « una schiusa parziale di mosche, 



(1) R. Stazione di entomologia agraria in Firenze. Studi ed esperienze 
sulla Mosca dell' olivo (Dacus oleae Rossi) ed altri insetti, che danneggiano 
la medesima pianta. — Redia IV, fase. lo. 



— 16 - 

che provengono da pupe ritardatarie della S*" generazione e da 
anticipate della 4"*; gli individui di questa schiusa sono destinati 
a perire senza prole , perchè è ancora lontano il giorno, in cui 
vi saranno olive sugli alberi >-. 

Anche a proposito della mortalità di mosche nate in Marzo 
e in Aprile è superfluo notare che non é estesa a tutti gli indi 
vidui, poiché altrimenti il Dacus oleae sarebbe ormai scomparso. 
Una mortalità parziale è stata anche da me osservata negli in- 
dividui nati in serra senza che abbia potuto riconoscerne la causa, 
ma essa in condizioni naturali potrà anche essere minore ed in 
qualunque modo ripeto è superfluo notare che essa non è totale 
e non può esserlo una volta che per due anni io ho visto nascere 
da tutte le pupe ibernanti gli adulti in Marzo e Aprile. 

Geiierazione prim aì^er ile. Questa generazione la cui cono- 
scenza ha una grande importanza, come dirò appresso, nella lotta 
contro la mosca delle olive , non sembra che sia stata ammessa 
chiaramente da alcun Autore, mentre da chi si occupò anche re- 
centemente e in modo particolare dello studio del Dacus oìeae 
fu negata, secondo quanto appare da ciò, che sopra si è riportato 
del lavoro della Staz. di ent. agr. di Firenze. 

Io ho potuto accertare con tutta sicurezza nel 1906 che la 
mosca delle olive ha una generazione primaverile , che compie 
allo stato di larva o in olive comuni da olio o in olive di oli- 
vastri. Il 20 maggio il Dr. Leonardi raccolse a Corigliano Calabro 
molte olive, comuni da olio, bacate con larve a v^arii stadii di 
sviluppo e ai primi di giugno a Portici si ebbero da tali olive 
mosche adulte. 

A Nicastro il 1 ' giugno in olive di olivastri colte sull'albero 
si trovarono alcune larve piccolissime di 1-2 mm. di lunghezza, 
alcune più grandi e alcune pupe. Sulla chioma degli olivastri si 
vedevano molti adulti di mosca e sul suolo, sotto gli stessi alberi, 
a pochissima i)rofondità nel terreno si raccolsero molte pupe, dalle 
quali si ebbero gli adulti dal 3 al 12 giugno. In questi si osservò 
il l*' accoppiamento il 16 dello stesso mese. 

Conclusioni. La mosca delle olive si è visto che compiendo 
una generazione primaverile può dare nuovi adulti durante il 
mese di giugno, però perchè tale generazione abbia luogo occorre 
che in una data località sianvi olive da olio o olive di olivastri. 
Queste condizioni di cose non sì verificano ovunque, né in tutti 
gli anni perciò in tali casi le mosche che infettono le olive della 



- 47 - 

liuova annata devono esseiv quelle nate già in Marzo-Aprile da 
pupe ibernanti. 

La mosca delle olive allo stato adulto ha certo una vita lunga 
come risulta anche dalle osservazioni del Dr. Martelli, che a Ca- 
tanzaro Sala vide ancora viva il 9 giugno una femmina di mosca, 
che era stata posta sotto un sacchetto di garza avvolgente un 
rametto, insieme ad altri esemplari, il 28 Febbraio. Io dubito anche 
che mosche nate, in Novembre possano giungere vive fino al Lu- 
glio dell' anno successivo , avendo nella serra , situata sulla ter- 
razza del laboratorio a Portici, nel 1906 osservate vive mosche 
fino ai primi di Aprile postevi in Novembre ; sfortunatamente in 
seguito all'eruzione del Vesuvio essendosi rotti alcuni vetri della 
serra stessa, non potei vedere fino a quale epoca potevano restare 
vive mosche nate in Novembre. 

Resta in qualunque modo accertato che le mosche, le quali 
infettano le olive in Luglio, o provengono dalla generazione pri- 
maverile comparendo adulte in Maggio e Giugno, o dalle pupe 
ibernanti in Marzo- Aprile, Perciò nel metodo di lotta che il Dot- 
tor De Cillis ha messo innanzi e il cui merito maggiore starebbe, 
secondo quanto egli ripetutamente ha scritto, nell' aver proposto 
e sostenuto che la lotta contro la mosca delle olive deve essere 
diretta contro la generazione, che egli chiama madre , esistono 
errori e difetti fondamentali , poiché le mosche che in Luglio 
infettano le olive, essendo già allo stato adulto o dal Marzo, se 
non prima, e dall'Aprile o dal Maggio, o dalla prima quindicina 
di Giugno, per le poche che possono essersi sviluppate da oliva- 
stri, nella 2"^ quindicina di Giugno sono già ben nutrite , accop- 
piate e prontissime a depositare uova. Perciò le irrorazioni con 
sostanze zuccherine avvelenate che vengono consigliate ogni 
quindici giorni dal 15 Giugno riusciranno di nessuno o di assai 
poco effetto contro gli adulti della mosca delle olive già ben nu- 
triti, e se anche tutti gli olivicultori ne praticassero quattro fino 
al l'' Agosto, io credo che il risultato di tali irrorazioni sarebbe 
nullo pressoché nullo rispetto alla mosca delle olive , mentre 
certo sarebbe tutto a danno dell'agricoltore e per la spesa soste- 
nuta e la mortalità, che in un mese e mezzo (15 Giugno-I" Ago- 
sto) sarebbe avvenuta di tanti insetti utili suoi preziosi ausiliari 
nel combattere altri insetti dannosi, come esporrò in altra nota. 



- 18 — 



III 



§ugli Imenotteri parassiti ectofagi della mosca delle olive 
fino ad ora osservati nell'Italia meridionale 

e sulla loro importanza nel combattere la mosca stessa. 

pel Prof. F. Silvestri 
in collaborazione coi Dott. G. Martelli e L. 3Iasi (1) 



Cenni storici. 

L'autore, che primo ricordò insetti parassiti del Dacus oleae 
fu il Laure (2), il quale per quanto riferisce il Lucas (3) ne am- 
mise due: una specie di formica ed un calcidide: Eùpelmus uro- 
zonus Dalm. Questo, secondo il Laure (per quanto riporta il Lucas) 
« depose, au moyen de son long" oviducte, un oeuf, dont la larve 
qui en sortirà est destinée à se nourrir du tissu graisseux de celle 
du Dacus oleae. ■» 

Nell'opera « L' Olivier » del Riondet (1849) secondo ciò, che 
scrive il Vitale (4), è riferito che il Gruérin-Méneville osservò « che 
appena la f emina del Dacus ha deposto nell' oliva un uo vicino 
un altro insetto, che sa perfettamente riconoscere il sito occupato 
dal primo uovo, ve ne depone un altro accanto. Nata la larva di 
quest' ultimo, va a raggiungere la larva del Dacus, l'attacca e se 
ne nutre della sua sostanza impedendole, col divorarla, di com- 
piere le metamorfosi venture. Il Guérin-Méneville disse che l'in- 
setto parassita era un Cynips, ma non curò di specificarlo. » 

Il Peragallo (5) nel 1882 ricordò come parassiti della mosca delle 
olive VEulophus pectinicornis Latr., V Ephialtes divinator Grav. ed 
un' Eurytoma sp. Del primo, che egli dice era stato già osservato 



(1) Le parti di questa nota contrassegnate con una crocetta (-J-) sono del 
Dr. Martelli; del Dr. Masi sono la determinazione e la descrizione degli adulti. 

(2) Revue Nouvelle, p. 641 (1847). 

(3) Lucas, H. Note sur les dégàts aux oliviers par le Dacus oleae. Bull. 
Soc. ent. France (6) I, p. XIII-XIV (1881). 

(4) Vitale, F. Monografia su la mosca olearia (Z)ac?iSoZeae). Messina, 1887. 

(5) Peragallo, A. Insectes nuisibles à 1' agriculture l.*"" fase: L' Olivier. 
Deuxieme edition. Nice, 1882. 



- 19 -^ 

óome parassita del Daciis dal Laugier, così scrive : « la femelle 
attend pour insinuer son oeuf dans V olive que 1' etat maladif du 
fruit indique qu' il est atteint ; lorsque cet etat est bien evident, 
elle introduit alors son germe dans la galérie oü la larve du Da- 
cus a déjà acquis un certain développement » e aggiunge che la 
larva dell' imenottero si attacca a quella del Dacus, la uccide e la 
succhia. Air Euri/toma il Peragallo attribuisce costumi simili a 
quelli deìVEphialtes e a proposito di quest'ultima specie nota che 
egli ne ottenne un esemplare da pupe di Dacus. 

Nel 1900 il Del Guercio (1) ricordò come specie di parassiti 
del Dacus da lui osservate, le seguenti: Ewytoma rosae ì^ees', E. 
rosae var. oleae Del Guercio; Trichomalus spiracularis Thoms; 
Eulophus pectinicornis? Latr. 

Vitale (op. cit.) enumera gli Imenotteri parassiti ricordati dai 
precedenti Autori, ai quali aggiunge un'altra specie, il Monodon- 
tomerus aei^eus Walk., da lui ottenuto una volta da una pupa di 
Dacus. 

In questi giorni è apparso il lavoro della Stazione di entomo- 
logia agraria di Firenze « Studi ed esperienze sulla mosca dell'o 
livo {Dacus oleae Rossi) ed altri insetti, che danneggiano la me- 
desima pianta » (2), in cui sono citate nove specie come parassite 
della mosca e osservate in Toscana dagli Entomologi della Stazione 
cioè: Eulophus pectiniconiis (L.), Cratotrechus larvarum (L.), C. 
aeneicoxa Thoms.; Trichomalus spiracularis Thoms.; Psilocera 
concolor (Thoms.) ; Eupelmus Degeeri Dalm. ; Eurytoma rosae 
Nees, E. rußpes Walk., E. aetiops Boh. Tale numero di parassiti, 
come si vedrà appresso, si può ridurre a quattro, poiché i primi 
tre sono in realtà da riferirsi ad una specie del genere Eulophus'^ 
il 4" e il 5° pure ad una specie di Dinarmus, e i tre ultimi ad 
una specie di Eurytoma. In tale lavoro si aiferma pure che le 
larve di tali parassiti non si possono distinguere fra di loro, men- 
tre sono abbastanza ben distinte; e si sospetta che gli Imenotteri 
ricordati siano piuttosto necrofagi che veri parassiti . togliendo 
così ad essi ogni importanza nella lotta contro la mosca delle 
olive. 



(1) Sulla dominante infezione della mosca delle olive e sui provvedimenti 
con i mezzi più adatti per limitarne la diffusione. — Nuove relazioni intorno ai 
lavori della R. Stazione di entomologia agraria di Firenze. Serie prima, nu- 
mero 3. 

(2) Redia, IV, fase. 1°. 



— 20 — 

Dalle osservazioni fatte dell Laboratorio di entomologia di Por- 
tici neir Italia meridionale e centrale (Umbria) negli anni 1905 e 
1906 in località numerose e molto diverse per le loro condizioni 
naturali, è risultato che la mosca delle olive è in tali regioni com- 
battuta da quattro specie di Imenotteri parassiti, che sono: Eu- 
lophus longulus (Zett.), Eupelmus urozonus Dalm., Dinarmus da- 
cicida Masi ed Eìirytoma rosae Nees. Di queste specie appresso si 
danno le descrizioni, notizie dietologiche, e si considera la loro im- 
portanza come parassiti della mosca delle olive. 

Dinarmus dacicida Masi, sp. n. 

Syn. 1900 Trichomalus spiracularis Del Guercio , N, Relaz. Staz, 
ent. agr. Firenze. N. S. ITI, p. 65, Tav. IV, figu- 
re 19-20. 
» 1907 Psilocera concolor Paoli, ßedia IV, p. 38, fig. 22. 

Uovo. 



+ L'uovo (Fig. 1) è bianco, lucente, tre 
volte e mezza circa più lungo che largo, ad 
un polo molto più assottigliato che all'oppo- 
sto. Lunghezza mm. 0,717, larghezza mm. 
0,209. + 

Larva. 



Fig. 1. 

Uovo di Dinarmus (molto 
ingrandito). 



Corpo (Fig. 2) allungato, un poco più sottile posteriormente 





Fig 2. 

Larva di Dinarmus 

(ingrandita). 



A B 

Fig. 3. 
Dinarmus: A capo, B antenna (molto 
ingranditi). 



che anteriormente, di colore biancastro, che appare più o meno 



- 2t - 



fosco per il contenuto dell' intestino, fornito di pochi e cortissimi 
peli. Il capo (Fig. 3) è provvisto di due antenne molto più lunghe 
che larghe e un po' assottigliate , e di 6 peli 
cortissimi che sono due submediani tra le anten 
ne, due sublaterali e due laterali. 

Lunghezza del corpo mm. 3,5, larghezza 
mm. 1,2. 



Pupa. 



Corpo (Fig. 4) tozzetto, depresso, un poco 
concavo al ventre e convesso al dorso, di colore 
bianco, appena formatasi la pupa, poi ocraceo, 
ed infine fosco e nerastro quando l'adulto ormai 
annerito sta per uscire dalla spoglia. 

Lunghezza del corpo della femmina mm. 1 ,4 ; dimensioni del 
maschio alquanto minori. 




Fig. 4. 

Pupa di Dinarmìis 

(ingrandita). 



Adulto. 

Femmina. La testa (Fig. 5) è relativamente grande, più larga del 
torace e assai più larga che lunga, col vertice ampio, la faccia con- 
vessa, le gene rigonfiate, il margine interno del clipeo non distinto, 
quello esterno leggermente concavo verso il mezzo. Da questo 
margine derivano molti piccoli solchi che 
sono disposti radialmente intorno alla bocca 
e si prolungano per un breve tratto oltre 
il margine interno. Invece di un solco longitu- 
dinale sulle gene, si osserva una depres- 
sione leggerissima, che si riesce appena a 
distinguere con la disposizione più oppor- 
tuna della luce. Anche le fosse antennali sono 
rappresentate da una leggera depressione la 
quale è comune alle due antenne e termina all'altezza dell'ocello an- 
teriore. L'occipite non è marginato. Gli occhi sono glabri, col diame- 
tro longitudinale uguale circa alla lunghezza delle gene. Le antenne 
(Fig. 6) si attaccano nel mezzo della faccia, hanno lo scapo as- 
sottigliato, leggermente curvo, che supera di poco 1' ocello ante- 
riore, e il pedicello breve, una volta e mezza più lungo che largo 
all'estremità. Ad esso seguono due anelli ben distinti, e poi un 




Fig. 5. 

Testa di TJinarmus dacicida, 

di fronte (ingrandita). 



- 22 




Fig. 6. 

Anteuua di Biiuinnus daaicida 

femniina (ingrandita) 



articolo poco più grande di questi anelli, che va considerato come 
il primo del funicolo. I cinque articoli seguenti divengono grada- 
tamente più corti ma presentano tutti 
la stessa grossezza: il primo di essi è 
lungo circa una volta e mezza il pedi- 
cello ed ha la lunghezza uguale ad una 
volta e mezza la larghezza; F ultimo è 
tanto largo che lungo. La clava è di- 
stinta in tre articoli e presenta 1' api- 
ce separato da un piccolo solco: ha la 
lunghezza del secondo articolo del fu- 
nicolo ed una grossezza poco maggiore. 
Le mandibole sono fornite di denti brevi 
e robusti: in quella di destra la metà 
interna del margine masticatorio è spia- 
nata, e nel resto vi sono due denti , in 
quella di sinistra solo un quarto del 
margine masticatorio è dritto, e i denti 
sono in numero di tre. 

Il torace (Fig. 7) è robusto, convesso 
superiormente. Il protorace è di larghezza, poco inferiore a quella 
del mesotorace e for- 
ma un collare ristret- 
to, abbastanza bene se- 
parato dallo scudo , 
col margine anteriore 
acuto. In luogo dei 
solchi parapsidali si 
trovano due leggere 
depressioni che arri- 
vano fino nel mezzo 
dello scudo. L' epicne- 
mio non è situato sullo 
stesso piano del meso- 
sterno, ma è disposto 
obliquamente in den- 
tro, in modo da esser 
poco visibile osser- 
vando il torace di profilo ; V episterno , poi , si prolunga molto 
al disopra dello sterno, e questo è arrotondato nell'estremità sut 




Vig. 7. 

Dinarmus dacicidn femmina (ingrandito). 



- 23 - 



i; 



J li 



periore^ coi lati rettilinei e un poco convergenti in basso. Lo scu- 
tello è convesso, il dorsello poco sviluppato. Il metatorace è breve, 
carenato, senza nuca nell' estremità posteriore, e presenta un solco 
trasversale. Gli spiracoli sono piuttosto grandi, reniformi. 

Le ali anteriori hanno la cellula costale ampia, la nervatura 
postmarginale lunga V5 della marginale, la stigmatica 7^ biella post- 
marginale. Lo specolo è piuttosto grande; i peli del margine sono 
corti e non sporgono nella metà anteriore del bordo esterno. 

Le anche anteriori sono una volta e mezza 
più lunghe delle mediane, queste uguali alla 
metà delle posteriori. Gli altri articoli delle 
zampe sono abbastanza robusti. La tibia delle 
zampe posteriori (Fig. 8) presenta due speroni , 
di cui uno più piccolo. I primi quattro articoli 
del tarso diminuiscono gradatamente di lun- 
ghezza, ma l'ultimo è, nel primo paio di zampe, 
poco più lungo del primo articolo, nel secondo 
e nel terzo poco più breve. 

L' addome uguaglia la lunghezza comples- 
siva della testa e del torace ; ha forma conico- 
ovata e termina in punta acuta. Interiormente 
è molto più convesso che superiormente. I seg- 
menti son di lunghezza quasi uguale e solo gli 
ultimi tre un poco più allungati e V ultimo più 
lungo di tutti. A cominciare dall' antipenultimo 
segmento , i lati dell'addome convergono ad 
angolo acuto. 

La scultura a reticolo, la quale si osserva 
in quasi tutto il corpo , si può distinguere già 
con un ingrandimento di 80 diam. In alcuni 
punti essa dà alla superficie un aspetto squamoso: cosi nella 
parte esterna delle ascelle e sull' addome. Anche il dorsello 
ha scultura reticolata, mentre il resto del metatorace e, nel me- 
sotorace, 1' ei)isterno, hanno sui)erücie liscia. Nel mesosterno le 
linee rilevate che costituiscono il reticolo si presentano notevol- 
mente ispessite, e perciò si ha un' apparenza punteggiata, con in- 
cavi piuttosto radi. La parte posteriore dello scutello presenta una 
scultura un poco diversa da quella del rimanente, perchè a maglie 
un poco più grandi: questa differenza non è tacilmente visibile, e 



Fig. 8. 
Estremità della zam- 
pa posteriore di Dinar- 
mus dacicida (ingran- 
dita) 



- n 



non è il caso di distinguere nello scutello il cosi detto frenum. 
Grii episterni sono lisci. 

Il colorito generale del corpo è nero azzurrognolo, e si muta 
in nero verdastro nel metatorace, nell' episterno e talora in qual- 
che altra parte del torace. NelF addome si ha un colorito bruno 
olivaceo molto scuro nella parte superiore, il quale poco si distin- 
gue dal colore del capo e del torace, e la parte inferiore è nera- 
stra: superiormente il riflesso è verde dorato, inferiormente vio- 
laceo oppure verdastro. La base dell' addome, nel lato superiore 
è di color verde. Gli occhi sono rosso scuri. Le antenne presen. 
tano un colore giallo grigiastro scuro, ma questa tinta apparisce, 
p iù sbiadita nel funicolo a causa dei peli bianchi che lo rivestono 
I femori sono nerastri, con 1' estremità di un bianco giallognolo : 
le tibie presentano questo stesso colore all' apice e alla base , nel 
resto sono scure, e i tarsi sono più chiari 
dell'estremità delle tibie, ma hanno l'ulti- 
mo articolo gialliccio e con l' apice scu- 
ro. Le ali sono perfettamente limpide , 
con nervatura giallo grigiastra. Sul corpo 
sono sparsi dei peli bianchi. 
Lunghezza, mm. 3,3—4,5. 
Maschio. Ha lo scapo delle antenne 
(Fig. 9) meno assottigliato di quello della 
femmina , il funicolo più sviluppato, con 
gli articoli appena decrescenti in lun- 
ghezza : il primo di essi non ha la forma 
di un anello, ma è conformato come gli 
altri, un poco più lungo che largo. 

Le due leggere depressioni che corri- 
spondono ai solchi parapsidali , si bifor- 
cano alla loro estremità e continuano così 
per breve tratto divergendo ad angolo 
acuto. Il metatorace è più sviluppato che 
nella femmina. 

'L'addome (Fig. 10) è foggiato a spatola, depresso, con l'estremità 
ottusa : la sua lunghezza uguaglia quella del torace, la larghezza 
ne supera appena la metà. Il secondo segmento è circa tre volte 
più lungo del terzo ; quelli dal terzo al quinto sono di lunghezza 
e larghezza uguale ; il sesto ha il margine posteriore più ristretto 




Fig. 9. 

Antenna di JJìiku-iiìkh dacicida 

maschio (ingrandita). 




- -25 - 

dell' anteriore; il settimo segmento misura circa '/s della lunghezza 
del sesto ed è più ristretto. 

Generalmente nel maschio il riflesso azzurrognolo del torace 
è più evidente che nella femmina. 

Le misure delle diverse parti, prese in un esemplare femmina 
ed uno maschio dei più grandi, sono le seguenti. 

Dimensioni della femmina — Lunghezza 
del capo mm. 0,84, larghezza mm. 1,08 — 
lunghezza del funicolo, compresa la clava, 
mm. 0,94 — lunghezza del torace mm. 1,17, 
larghezza mm. 0,96— zampe anteriori: femore 
mm. 0,56, tibia mm. 0,73, tarso mm. 0,66 — 
zampe medie: femore mm. 0,61, tibia mm. 
0,57, tarso mm. 0,59 — zampe posteriori : fe- 
more mm. 0,7, tibia mm. 0,91, tarso rara. 0,77 — 
lunghezza dell' ala anteriore rara. 2,5; nerva- Fig. io. 

. - Addome di Dinarmus daci- 

tura margraale rara. 0,43, postmargraale rara. «ri« maschio (ingrandito) 
0,35, stigmatica 0,26, — lunghezza dell' ala 

posteriore rara. 1,8 — lunghezza dell'addome rara. 2,1, larghezza 
rara. 0,91. 

Dimensioni del maschio — Lunghezza del capo rara. 0,77, lar 
ghezza rara. 0,98 — lunghezza dello scapo rara. 0,35, del funicolo 
compresa la clava, rara. 0,91 — lunghezza del torace rara. 1,13, 
larghezza mm. 0,84 — zampe anteriori : femore mm. 0,49 , tibia 
rara. 0,49, tarso mm. 0,47 — zampe medie : femore rara. 0,49, tibia 
rara. 0,63, tarso rara. 0,56 — zampe posteriori : femore rara. 0,49, 
tibia mm. 0,7, tarso mm. 0,59 — lunghezza dell' ala anteriore mil- 
lira. 2,80 ; nervatura raarginale mm. 0,33, postmarginale ram. 0,28, 
stigmatica mm. 0,19 — lunghezza dell' ala posteriore rara. 1,54 — lun- 
ghezza dell' addome rara. 1,14, larghezza rara. 0,49. 

Osservazioni. Questo parassita è stato riferito al genere Tricho- 
riialus Thomson dal dott. Del Guercio e, recentemente, al genere 
Psilocera Walker dal dott. Paoli. In ambedue questi generi si trova 
un solo sperone nella tibia del terzo paio di zampe: ma negli esemplari 
che ho descritti vi sono due speroni, onde è evidente che essi devono 
appartenere ad altro gruppo di Calcidicli. Seguendo i quadri dico- 
tomici del Thomson, si viene successivamente alla determinazione 
di sottotribù Pteì'omalides, sezione I, genere Dimachus, sottogenere 
Dinarìiiiis. Seguendo l'Ashmead, si viene alla determinazione della 
famiglia Miscog aster idae, sottofamiglia Tridyrimiae, tribù Meta- 



— 26 - 

stenini, genere Dincu-mus. Di questo genere non si conoscono al- 
tre specie oltre le due scoperte dal Thomson, cioè il D. acutus e 
il D. pilosulus, delle quali 1' Autore ebbe solo esemplari di fem- 
mine. Il D. acutus somiglia per parecchi caratteri alla specie pa- 
rassita del Dacus oleae, ma, a quanto si può giudicare dalla de- 
scrizione che ne dà il Thomson, se ne distingue facilmente per 
le antenne con lo scapo verde, pallido presso il punto di attacco, 
gli articoli dal 6" al iO" inferiormente bruni, superiormente di co- 
lor fosco ; per il metatorace punteggiato e sfornito di carena ; per 
r addome non terminato a punta nella femmina. Ashmcad indica 
fra i caratteri del genere anche la mancanza di carena nel meta- 
torace e la forma lineare degli spiraceli: ma, sebbene nella specie 
che ho descritta, gii spiraceli siano poco più lunghi che larghi e 
reniformi, e vi sia una carena ben distinta, questi caratteri non 
possono, per sé soli, escludere che il parassita del Dacus spetti 
al genere Dinar^mus, tantopiù perchè questo è stato definito in 
base all' esame di due sole specie. Tutti gli altri caratteri corri- 
spondono alla diagnosi del Thomson. 

Note dietologiclie. 

Distribuzione geografica. Questa specie di Dinannus si è otte- 
nuta da olive di varie località della Puglia, Calabria, Umbria, To- 
scana. 

Vittime. Fino ad ora l'unica vittima conosciuta di questa 
specie è il Dacus oleae. 

Nutrimento degli adulti. Questo imenottero, come gii altri 
parassiti della mosca, e del resto molti altri Imenotteri paras- 
siti fino ad ora da me osservati, si nutre di sostanze zuccherine 
ovunque e comunque presenti. 

-j- Accoppiamento. Il maschio sale sul dorso della femmina, si 
porta sul davanti e con le zampe poggianti sulla fronte, sugli 
occhi composti e sul mesotorace, comincia i preliminari consistenti 
neir abbassare e divaricare leggermente le antenne toccando col- 
l'estremità il labbro anteriore della femmina. Dopo parecchi di 
tali preliminari il maschio indietreggia sul dorso portandosi sulla 
parte posteriore della femmina e incurvato l'addome ne fa strisciare 
r estremo sul ventre della femmina, cercando ed ottenendo di 
mettersi in copula. Questa non dura che pochi istanti. S«^ la fem- 
mina non lo desidera, quando il maschio si porta sulla parte pò- 



- 27 - 

steriore e tenta incurvare V addome, essa ne profitta per allon- 
tanarsi rapidamente da quel luogo ; il maschio però torna sulla 
parte anteriore e la femmina si ferma per riceversi nuovamente 
le carezze precedenti. Finalmente non ottenendo quanto desidera 
il maschio scende e va via. + 

4- Deposizione delle uova. Con voli a zig-zag la femmina si 
avvicina e si posa suU' oliva e dopo breve sosta, durante la quale 
solleva e abbassa gravemente le antenne, gira e rigira attorno ad 
essa tastandone la superficie con 1' estremità delle antenne in vi- 
brazione. Ogni tanto si sofferma e solleva e abbassa le antenne 
come prima. Queste soste e questi moti impressi alle antenne du- 
rante le soste e 1' esplorazione dell' oliva, servono ad assicurare 
il parassita della presenza della vittima nella polpa sottostante. 
Quella infatti si appalesa col rumore prodotto rosicchiando. Detto 
rumore si sente benissimo , quando si tiene vicino all' orecchio 
una oliva che alberghi la larva grossetta di Dacus, avendo però 
la precauzione di porsi in un ambiente ove non arrivino rumori 
dal di fuori, -f- 

-f Trovato il punto cercato sulla drupa, il parassita muove l'ad- 
dome e fissa la trivella disponendola in direzione pressoché per- 
pendicolare, indi ritira F addome nella posizione normale e gli 
imprime dei movimenti dall' alto in basso, concentrando lo sforzo 
alla base della trivella stessa. Mercè questi movimenti continuati 
per 15-20 minuti primi a seconda della resistenza offerta dall' epi- 
carpio e dal mesocarpio, la trivella penetra nelF oliva. In questo 
lavoro il parassita concentra tutte le sue forze e le antenne, di 
solito ferme, qualche volta si sollevano leggermente in alto. + 

+ Allorché la trivella é penetrata quasi tutta nella polpa, l' ad- 
dome del parassita assume una forma triangolare con il vertice 
corrispondente alla base della trivella e un momento prima di 
essere estratta viene affondata nella polpa con violenza nel mentre 
che l'addome fa alcuni rapidi volteggi. Dopo ciò il parassita estrae 
la trivella e si gira su se stesso piano piano, tastando con le an- 
tenne la superficie della drupa circostante al punto trivellato, su 
cui qualche volta avvicina la bocca per succhiare. + 

+ Osservata la vittima subito dopo che il parassita ha ritirata 
la trivella la si vede ancor vivente , ma poco dopo essa muore, 
-f- Trascorso un po' di tempo in questa 2" esplorazione, vicino 
al primo foro, il parassita ne pratica un secondo, ponendosi nel- 
la stessa direzione precedente e depone l' uovo. Quest' ultima fun- 



- 58 - 

zìone, la deposizione cioè, si manifesta con leggeri movimenti vi- 
bratori delle antenne e dura da T'/a ^ 2'. + 

+ Osservata ora la larva vittima (Fig. 11) si presenta morta, 
distesa, turgida, lunga da 6 mm. a 6 V? con a fianco, o sopra o a 
qualche decimo di millimetro di distanza, 
un uovo, -j" lÌEÌ 

+ Regione oi^e la larva vittima è ferita. j~^ 

Questo parassita, come è da credere per gii 
altri del Dacus, ferisce la vittima nella regione 
posteriore del corpo e ciò lo prova il fatto 
che questa parte e propriamente quella at- 
torno alla ferita , è che comincia prima a 
cambiar di colore mostrandosi ivi, da bianca 
che era come sul resto, gialletta e poi bru- ^^^ j, 

na e finalmente nera. Questo colore va in Larva deiia mosca aeiie 

_ «j. j. j j • i. I.J. •! „ • olive uccisa dal parassita e 

seguito estendendosi su tutto il corpo in ,. „ ,„ * ,. ^^.^ 

e '^ uovo di questo sulla parte 

modo che la vittima si presenta dopo uno o posteriore delia larva (in- 
due giorni completamente annerita. + ^^randiti). 

+ Larva parassita. In settembre a Catanzaro, dopo due giorni 
dalla deposizione dell' uovo nasce la larvetta la quale si attacca 
con le mandibole alla vittima e vi aderisce con tutto il corpo 
cominciando subito a succhiare fino a che della vittima morta 
non rimane che la spoglia anch' essa annerita. In 5-6 giorni la 
larva del parassita succhia la vittima e diventa matura. + 

+ Pupa. Dopo 4-5 gioi'ni dacché la larva è matura si ha la 
pupa. Essa si trova nella galleria dell'oliva ormai libera della vit- 
tima, vicino alla spoglia di questa con il dorso in alto e fissata al- 
l'estremità sulla polpa. Trascorsi 7-8 giorni la pupa si trasforma in 
adulto e vieii fuori dall' oliva. + 

-f Durata delle varie fasi di smluppo. A Catanzaro il Di 
narmiis dacicida per arrivare allo stato adulto impiega 18-21 
giorni dalla fine di agosto alla prima quindicina di settembre e 
30-31 giorni dal settembre (2'' quindicina) all'ottobre. H- 

Numero delle generazioni compiute come parassita della 
mosca delle olive. Il primo esemplare di questa specie comparve 
allo stato adulto da olive di Bisceglie il 12 agosto e 1' ultimo il 
2 ottobre, a Catanzaro (Martelli), rispettivamente, il 28 agosto e 
21 ottobre, a Bevagna il 3 settembre e 10 ottobre, e da olive di 
Polignano a Mare gii ultimi esemplari il 16 ottobre, 



— 29 — 

Èssendo la durata dello sviluppo di questa specie da uovo 
ad adulto di 18-20 giorni fino verso la metà di settembre, di una 
trentina di giorni in settembre-ottobre, si può ritenere che in Bi- 
sceglie e nel resto della Puglia littoranea, e regioni a clima i- 
dentico, comparendo gii adulti della pi-ima generazione già il 12 
agosto, si possono avere due altre generazioni. Nelle altre loca- 
lità a clima come quello di Catanzaro, forse può aversi una terza 
generazione da parte degli individui precoci, in quelle poi come 
Bevagna (Umbria) il numero delle generazioni non può essere 
superiore a due. 

Percenluale delle larve di mosca parassUizzate. La percen- 
tuale osservata nel 1906 fu poco elevata in tutte le regioni, es- 
sendo stata del 12 soltanto a Bevagna ( considerando anche 
come larve sane di mosca quelle morte in realtà per parte degli 
altri parassiti). La percentuale degli individui di questa specie 
rispetto al numero totale dei parassiti ottenuti dalla mosca delle 
olive fu del 78,5 per Grottaglie, 29,5 per Bisceglie, 27,5 per Be- 
vagna e 1,6 per Portici. 

Eulophus longulus (Zett) Thoms. 

Syn. 1838 Entedon longulus Zetterstedt, Insect. Lappon. I, pag. 430. "^ 
» 1878 Eulophus longulus Thomson, Hymen. Scandinav. V. 1878, 

pag. 229. 
» 1882 » pectinìcornis Peragallo, L' Olivier, p. 131, fig. 2. - 

» 1900 » pectinìcornis Del Guercio, N. Relaz. St. ent. agr. 

Firenze, Ser. 1% III, p. 65, Tav. IV, 

fig. 21. 
» 1907 » pectinìcornis Paoli, Redia IV, p. 33, fig. 1618. 

» » Cratotrechus larvarum Paoli, Ibidem, p. 36, fig. 19. - 
* y> » aeneicoxa Paoli, Ibidem, p. 38. 

Uovo. 

-f È bianco latteo, poco più di tre volte più lungo che largo 
(considerando la maggior larghezza), con un polo (Fig. 12) alquanto 
più assottigliato dell'opposto. Lunghezza mm. 0,525, larghezza mas- 
sima 0,166. -f 



- 3Ö -^ 



Larva 



Corpo (Fig. 13) poco più assottigliato posteriormente che ante- 
riormente; di color biancastro, che però apparisce in gran parte fosco 





Fig. 12. 

Uovo di Eulophus (molto 

ingrandito). 



Fig. 13. 

Larva di Eiilophus 

(ingrandita). 




Flg. 14. 

Capo della larva di Eidophus 

(visto dal dorso, molto ingrandito). 



per il contenuto dell' intestino ; sfornito di peli. Capo (Fig. 14) al- 
quanto più stretto del torace con due antenne cortissime, in forma 
di due minuti coni aventi la 
base più larga della lunghezza 
totale dell'antenna , e quattro 
brevissimi peli, dei quali due 
submediani e due laterali. 

Lunghezza del corpo mm. 
3,5; larghezza mm. 0,9. 

Larva prima di trasformarsi 
in pupa, in seguito all'emissione degli escrementi, perfettamente 
bianca. 

Pupa. 

Corpo (Fig. 15) diritto, depresso, di color bianco appena dopo 
la trasformazione e poi di mano in mano umbrino, castagno fino 
a divenire nerastro dopo 10-15 ore. 

Lunghezza del corpo della femmina ram. 3, larghezza mm. 
1,25 ; le dimensioni della pupa maschile alquanto minori. 

Adulto. 

Femmina - La testa (Fig. 16), di larghezza appena inferiore a 
quella del torace, ha la forma di un triangolo equilatero, con l'apice 
in corrispondenza al dente esterno delle mandibole: la distanza dal- 



- M - 

r ocello anteriore all' estremità del clipeo è poco inferiore a quel- 
la che intercede fra i punti più sporgenti degli occhi, stando nel 





Fig. 15. 

Pupa di Evloplius 

(ingrandita). 



Fig. 16. 

Testa di Eulopìius longulus, 

femmina, di fronte (ingrandita) 



rapporto di 77 a 100. Le gene sono un poco rigonfiate, lunghe 
circa la metà del diametro longitudinale degli occhi. Questi sono 
a superficie ispida. Il margine libero del 
clipeo è dritto. 

Le antenne (Fig. 17) inserite poco al 
disopra della linea oculare, hanno la lunghezza 
del torace, e presentano lo scapo cilindrico, 
leggermente incurvato , uguale a '-/^f^ della 
lunghezza del funicolo; il pedicello è piutto- 
sto allungato e misura '/s del quarto articolo; 
l'anello è piccolissimo; il primo articolo del 
funicolo ha forma cilindrica e lunghezza 
tripla della grossezza, mentre gli altri arti- 
coli divengono gradatamente più corti an- 
dando verso r apice e si presentano di gros- 
sezza uguale al primo veduti dal disopra , 
ma gradatamente più larghi veduti di profilo. 
Il secondo articolo è due volte più largo 
che lungo, il quarto di larghezza poco infe- 
riore alla sua lunghezza. La clava non è più 
ristretta dell'articolo precedente, è poco più lunga di esso, di forma 
ovata, con la punta acuta, in essa è evidente la divisione in tre 
articoli. Questi però sarebbero in numero di due in tutto il genere 




Fig. 17. 
Antenna di Enlopìms longit 
las femmina (ingrandita). 



Eulophus secondo Thomson : Ashmead ne ammette tre , ma né 
attribuisce tre soli al fmiicolo. Io ritengo che si debba considerare 
la clava come triarticolata : sebbene tra i due ultimi articoli vi 
sia un principio di fusione. Ho trovata evidente la distinzione in 
tre pezzi, oltre che nella specie qui descritta, anche in esemplari 
dì E. viridulus Th., E. Irideutatas Th. e E. atmopte)-uü (Ratz.) in 
cui il funicolo presentava pure quattro articoli. In una figura di Wal- 
ker, che si riferisce all'^*. aphacha, la clava è triancolata. Nelle man- 
dibole il dente apicale è il più glande, a punta aguzza e distaccato 
dagli altri denti. Questi sono in numei'o di quattro, smussati all'api- 
ce, ad eccezione del primo: inoltre dopo l'ultimo vi è un piccolo 
tubercolo spianato superiormente, che sembra corrispondere ad un 
dente atrofizzato. 

Il protorace (Fig. 18) è due volte più largo che lungo, di 
larghezza uguale a % di quella del mesotorace, nel quale in luogo 

dei solchi parapsidali, che non 
si riscontrano mai nel genere 
Eulophus, si osservano due leg- 
gerissime depressioni che arri- 
vano fin verso il mezzo dello 
scudo. Questo misura in lun- 
ghezza Vs della larghezza mas- 
sima del torace. La sutura delle 
pleure forma una curva molto 
pronunziata. Il metatorace pre- 
senta, oltre alla carena, due co- 
stole longitudinali, piegate ad 
angolo dopo la metà della loro 
lunghezza. Tra questo punto e 
la metà, della carena vi sono 
due piccole coste trasversali 
oblique in basso ed in fuori. 
Le anche posteriori sono quasi 
una volta e mezza più lunghe 
delle altre. In rapporto alla lunghezza delle tibie del terzo paio 
di zampe, considerata come uguale a 100, quella dei femori, delle 
tibie e dei tarsi delle tre paia è uguale, rispettivamente, a 71, 
76, 57 nel primo paio di zampe, 71, 100, 64 nel secondo, S6, 100, 64 
nel terzo. Gli articoli del tarso presentano il seguente rapporto 




Pig. 18. 
Eulophus longithis femmina, (ingraniiito). 




- 33 - 

di lunghezza: nel primo paio 4, 3, 3, 3; nel secondo idem ; nel 
terzo 4, 4, 3, 3. Abbiamo dunque 
nel terzo paio i femori, nel se- 
condo e nel terzo le tibie e i 
tarsi, più allungati che nel pri- 
mo paio ; inoltre il primo arti- 
colo tarsale è più lungo nel pri- 
mo e nel secondo paio, mentre 
nel terzo sono allungati tutti e 
due i primi articoli ed uguali Fig. io. 

„ 1 Ala anteriore di Ktdopììiis lonipüus, 

ft'a loro. (i„o,.a„dita). 

La proporzione fra la lun- 
ghezza delle ali posteriori e delle anteriori è di ' Vioo- Le ali an- 
teriori (Fig. 19) arrivano all' apice dell' addome e presentano la 
nervatura postmarginale lunga '/s della marginale e '/z della sti- 
gmatica. Lo pterostigma è quasi identicamente conformato nei 
due sessi. 

L' addome , non più ristretto del torace , né è più lungo 
di 7^ ; ha forma ovale allungata e termina a j)unta acuta ; pre- 
senta la maggiore larghezza in corrispondenza al terzo e al 
quarto segmento. 

La faccia è perfettamente liscia. La fronte e il vertice, osservati 
con un ingrandimento di 60 diam. presentano un reticolo di solchi 
sottilissimi. La parte superiore del protorace e del mesotorace hanno 
una rete di linee rilevate che determinano delle aree più o meno re- 
golarmente poligonali, che sono più grandi sullo scudo ed ancora 
più grandi sullo scutello, molto piccole sul dorsello. Il callo del me- 
tatorace, le ascelle ed i lati dello scutello presentano delle piccolis- 
sime impressioni lineari, contigue l'una all'altra, per le quali si ha 
l'apparenza di una rete a maglie molto strette e allungate. Sui lati 
del protorace, sulle anche anteriori e medie, si trova un reticolo di 
solchi sottili, che dà alla loro superfìcie un aspetto squamoso. Le 
anche posteriori hanno nella parte superiore esterna delle fos- 
sette più o meno arrotondate, a contatto 1' una dell' altra, mentre 
nella parte inferiore hanno una scultura simile a quella delle ar 
scelle. Con un ingrandimento di 60 diam. si può distinguere nel- 
la seconda metà dell' addome V aspetto squamoso della sua super- 
fìcie, il quale è più evidente negli ultimi tre segmenti. 

Il colorito della faccia è di un bel violetto splendente, che 
volge all' azzurro-verde sul clipeo e sulla fronte : la parte infe- 

3 



U - 



i-iore della testa è verde turchiniccia, talora nera azzurrognola ; 
gli occhi sono rosso scuri, le antenne giallo scure, con una tinta 
meno intensa sullo scapo e sul pedicello. La parte superiore del 
torace è di un bel verde dorato, mentre i presterni sono di colore 
nerastro, i mesosterni e le pleure di colore rameo a riflesso ver- 
de. I lati e la parte inferiore del protorace son quasi neri, il 
pronoto di un verde più cupo e meno splendente di quello del 
mesonoto. Lo scutello ha generalmente un riflesso dorato più in- 
tenso di quello delle altre parti. In alcuni individui tutta la por- 
zione superiore del torace volge all' azzurro, mentre in alcuni 
altri ha un leggero riflesso, rosso rame. Le anche presentano un 
colore verde bronzo oppure rameo a riflesso verde ; i trocanteri, 
le tibie e i tarsi sono giallognoli, talora quasi bianchi ; i femori 
color verde bronzo, tranne 1' estremità che è sbiadita ; 1' apice 
dei tarsi è scuro e le tibie sono spesso adombrate nella seconda 
metà. Le ali sono jaline, con la nervatura giallognola, come le 
tibie. L' addome è verde dorato, con riflessi porporini ed azzurri, 

più scuro nella parte inferiore. Tutto il 
corpo è fornito di peli bianchi, radi, i quali 
sono un poco più numerosi sull'addome.Le 
variazioni di colorito a cui ho accennato 
si osservano negli individui di una stessa 
località. Tutti gl'individui ottenuti per alle- 
vamento da olive di regioni diverse, non 
differiscono mai nel colorito in modo da 
rappresentare diverse varietà della specie. 
Lunghezza, mm. 2, 4 — 3, 6. 
Maschio. Esso ha la testa più grande, in 
proporzione del corpo, di quella della fem- 
mina e le antenne (Fig. 20) pure proporzio- 
natamente più lunghe. In queste lo scapo è 
ingrossato nel mezzo e un poco compresso, 
il pedicello è breve , i primi tre articoli 
del funicolo crescenti gradatamente in 
lunghezza. Il terzo di essi misura una volta 
e mezza la lunghezza del primo. I rami 
che si dipartono da questi articoli, arrivano 
quasi air estremità della clava e sono forniti di peli numerosi. Il 
quarto articolo del funicolo, è ingrossato, poco più lungo dello 
scapo, quasi due volte più lungo dell' articolo precedente. Nella 




Fig. 20. 

Antonna di Eulophint longulus 

maschio (ingrandita) 



- 35 - 

clava si riscontrano due soli articoli , dei quali il primo è due 
volte più lungo del secondo: complessivamente essi misurano */ 
della lunghezza del quarto articolo del funicolo e sono come que- 
sto forniti di peli. La mandibola sinistra ha sei denti, mentre la 
destra ne ha cinque come le mandibole della femmina. 

Nel torace le due depressioni che corrispondono ai solchi pa- 
rapsidali nella femmina, sono appena accennate, inoltre la costa 
trasversale del metatorace non si riscontra in tutti gli individui. 

Le zampe sono più lunghe in proporzione di quelle della fem- 
mina, e presentano i femori, le tibie e i tarsi gradatamente cre- 
scenti in lunghezza dalle zampe anteriori alle posteriori. La pro- 
porzione degli articoli del tarso nelle tre paia di zampe è rispet- 
tivamente, 2, 2, 2, 2 nel primo, 3, 3, 2, 2 nel secondo e nel 
terzo. 

Le ali, nella posizione di riposo, superano di molto 1' estremità 
dell' addome. 

Questo è di lunghezza uguale al torace, ma più ristretto : la 
sua larghezza corrisponde al quinto segmento. 

Riguardo alla scultura è da osservare che il dorsello ha solo 
una rete di solchi esilissimi che determinano delle maglie poligo- 
nali, visibili con un ingrandimento di 80 diametri. 

L'addome, a differenza di quello della femmina, è nero-vio- 
laceo , superiormente con una larga fascia bianco giallastra , a 
margini sfumati, che ne occupa quasi tutta la prima metà. I fe- 
mori anteriori e medi sono spesso interamente giallognoli. 

Lunghezza, mm. 1,6 — 2,6. 

Osservazioni. La femmina di questa specie d'imenottero è stata 
descritta dal dott. Del Guercio come Eulophus pectinicornis ? Latr., 
e come Cratotrechus larvar mn (L.) Th., dal dott. Paoli, il quale 
ne ha descritto però il maschio come appartenente all' Eulophus 
pectinicornis (L.) 111., dicendo di aver trovato anche maschi 
della specie Cr. larvaruni. Confrontando gli esemplari femmine 
con la descrizione del Cr. larvar um fatta dal Thomson e con un 
esemplare della collezione, il quale corrisponde perfettamente a 
quelli descritti da tale autore, non è difficile riconoscere che essi 
non possono appartenere alla detta specie. Infatti presentano le 
anche anteriori di colore molto scuro come quelle medie (seguo, 
nella enumerazione dei caratteri distintivi, la descrizione del Thom- 
son) e le posteriori non di colore giallo chiaro; le zampe pure non 
di questo colore, ma scure nei femori e di una tinta giallognola 



- 30 - 

molto pallida nel rimanente ; la testa non già molto larga, ma 
di larghezza poco superiore alla lunghezza: la faccia non pun- 
teggiata; gli occhi pubescenti; il funicolo compresso, con l'ulti- 
mo articolo più lungo che largo; la clava più corta del primo 
articolo del funicolo ; il metatorace non punteggiato , con la ca- 
rena molto più lunga del dorsello; 1' addome senza la fascia ba- 
sale pallida ; gli epicnemi ben distinti ; i tarsi posteriori con i due 
primi articoli uguali in lunghezza ed un poco più lunghi dei po- 
steriori, che sono pure uguali. 

Per altri caratteri, gi' individui femmine che ho descritti, non 
possono riferirsi nemmeno al genere Cratotrechus. Infatti nelle 
loro antenne il funicolo presenta non già tre, ma quattro articoli; 
inoltre le antenne non sono inserite al disotto della linea oculare; 
la nervatura postmarginale delle ali non è appena più lunga della 
stigmatica, ma due volte più lunga ; le zampe sono poco robuste ; 
r addome termina a punta acuta. Questa terminazione dell' addo- 
me è un carattere così appariscente, da far riconoscere a prima 
vista che non si tratti del Cr. larvarmn, il quale ha bensì, come 
alcune specie del genere, un addome allungato, ma l' estremità di 
esso non è ad angolo acuto. 

Tanto i maschi come le femmine della specie che io ho de- 
scritta, corrispondono ai caratteri del genere Eulophus , quali si 
trovano indicati dal Thomson. Veramente, seguendo il quadro di- 
cotomico di Ashmead, resta in dubbio se le femmine possano at- 
tribuirsi a tale genere. Poiché, tenendo conto della lunghezza della 
vena marginale, si sarebbe portati ad attribuirle al genere Sym- 
piesis Förster, al quale però non possono appartenere per la con- 
formazione del metatorace e dell' addome e per altri caratteri ; 
e pur ammettendo che gii esemplari vadano com.presi nella se- 
zione con vena marginale inferiore al triplo della lunghezza della 
stigmatica, resterebbe a decidere fra il genere Cratotrechus e il 
genere Eidophus. Questo, secondo Ashmead, dovrebbe avere le 
antenne di nove articoli, col funicolo triarticolato, come il genere 
Cratotrechus. I nostri esemplari non potrebbero riferirsi né all'uno 
né all'altro dei due generi, secondo le caratteristiche indicate dal- 
l' Autore. Nel quadro dicotomico dell' Ashmead il numero degli ar- 
ticoli dell' antenna sembra adunque errato, per quanto riguarda il 
genere Eulophus. 

Resterebbe a determinare a quale specie di Eulophus appar- 
tengano gii esemplari parassiti del Dacus oleae. Essi spettano 



- 37 — 

certamete al gruppo A del Thomson. Però noi non possiamo sa- 
pere quali siano tutte le specie del genere che si riferiscono a 
questo gruppo. È necessaria una revisione delle numerose specie 
che sono state descritte: ma finché questa non sarà fatta, molte 
determinazioni rimarranno incerte. 

Tra le descrizioni del Walker, del Nees, del Thomson e del- 
l' Ashmead non ne trovo alcuna che possa corrispondere ai ca- 
ratteri della specie parassita del Baciis, eccetto forse la descrizione 
dell' Eulophits longulus (Zett.) fatta dal Thomson. Però gli esem- 
plari in questione presentano parecchie differenze rispetto a questa 
specie. Secondo Thomson, la costa del metatorace è situata molto 
innanzi alla metà della lunghezza ; l' ultimo articolo del funicolo 
è assai accorciato, fere iransve?^sum dice l'Autore; il presterno 
e la parte anteriore del mesosterno sono punteggiati ; lo scapo è 
di colore metallico; l'addome della femmina ha una macchia color 
bronzo ; le tibie sono per lo più scure. Queste differenze potreb- 
bero bastare a stabilire che 1' Eulophus parassita del Dacus oleae 
non sia VE. loìigulus. Però noi possiamo rimanere sempre in dub- 
bio che il Thomson abbia bene osservata la posizione della costa 
del metatorace e l'aspetto del presterno; inoltre la sua espressio- 
ne fere transversum a proposito dell' ultimo articolo del funicolo 
è d' incerto significato, tantopiù che egli sembra usarla per ar- 
ticoli che non sono più larghi che lunghi. Le differenze poi ri- 
guardo al colorito non possono avere molta importanza diagno- 
stica. Io ritengo quindi di poter attribuire provvisoriamente gli 
esemplari che ho descritti, alla specie E. longulus, fino a che un 
confronto con esemplari di sicura determinazione possa decidere 
se si tratti di altra specie. 

Rispetto all' E. pectinicornis, gli esemplari che io ho descritti 
presentano parecchie differenze notevoli. La femmina di tale specie 
deve avere la costa del metatorace dopo il mezzo ; la testa no- 
tevolmente più larga che lunga ; gli articoli del funicolo ugual- 
mente ingrossati ; la nervatura marginale delle ali anteriori poco 
più lunga della postmarginale ; i tarsi con i due primi articoli più 
lunghi. Il maschio ha 1' ultimo articolo del funicolo una volta e 
mezza più lungo della clava e questa sfornita di peli. Inoltre nella 
femmina la faccia non ha il colore violetto splendente che si os- 
serva in poche specie di Eulophus e che non è uno dei caratteri 
facilmente variabili. Io non credo quindi che VE. pcctinicornis sia 
specificamente identico a quello che ho descritto, 



- 38 - 

Note dietologiche. 

Dhb'ibiizione geografica. Questa specie era stata fino ad ora 
indicata per il Nord d'Europa (Lapponia, Svezia). In Italia è lar- 
gamente distribuita dalla Toscana e Umbria alla Calabria. 

Vittime. Fino ad oggi è nota soltanto la mosca delle olive 
come vittima dell' Eulophus longidus, ma certo esso deve averne 
altre, tanto più se gli individui d' Italia riferiti a tale specie sono 
realmente identici a quelli del Nord di Europa, poiché questi cer- 
tamente devono vivere a spese di altri insetti mancando in Lap- 
ponia e Svezia 1' olivo. 

Deposizione dell'uovo come nel Dinarmus dacicida Masi. 
La larva della mosca delle olive, che viene uccisa dalla femmina 
prima di deporre su di essa l'uovo, per lo più è lunga mm. 5, alle 
volte anche meno. 

-h Durata delle varie fasi di st^iluppo. A Catanzaro 1' Eulo- 
phus longulus impiega in settembre da giorni 17 a 18 per compiere 
r intero suo sviluppo, cioè 2-3 giorni per la schiusura dell' uovo, 
4-5 per lo sviluppo della larva e 10-11 dallo stato di pupa a quello 
di insetto perfetto. + 

Numero delle generaz-ioni coynpiute come parassita della mo- 
sca delle olive. Il giorno 8 Agosto si ottenne nel 1906 il primo adulto 
di questa specie da olive di Bisceglie ed il 7 Ottobre l'ultimo, da olive 
di Bevagna il primo il 14 Settembre e l'ultimo il 5 Ottobre, da Po- 
lignano a Mare si ebbero esemplari anche il 20 Ottobre e da Castel- 
nuovo Vallo il 26 Novembre 5 femmine e 4 maschi. In tale giorno 
vidi mi maschio in copula per pochi secondi. A Catanzaro (Mar- 
telli) si ebbe il V adulto il 4 Settembre e l'ultimo il 4 Novembre. 
Poiché per le osservazioni fatte a Catanzaro questa specie im- 
piega in Settembre a svilupparsi da uovo ad insetto perfetto 17-18 
giorni e poiché 1' 8 Agosto si possono avere già adulti della prima 
generazione, nella Puglia littoranea devono succedersi certamente 
3 generazioni di Eulophus e forse una quarta. L' aver poi otte- 
nuto da Castelnuovo Vallo adulti di questa specie (sempre da olive, 
s' intende) il 26 Novembre lascia sospettare che in casi speciali 
tale Eulophus possa continuare a uccidere la larva della mosca 
e a deporre uova anche in Ottobre. In località a clima come quello 
dell' Umbria centrale (Bevagna) questa specie deve avere due ge- 
nerazioni, 



— 39 — 

Percenkiale delle Im^ve di mosca parassitizzate. La percen- 
tuale più elevata fino ad ora da me osservata è stata del 39,7 
in olive di Bisceglie raccolte il 7 agosto, però nella stessa loca- 
lità in settembre tale percentuale andò rapidamente diminuendo. 

Fra tutti i parassiti della mosca questo Eulophus fu rappre- 
sentato dal 74,4 7» a Portici, dal 18, 2 7o a Bisceglie, dal 5,9 7o 
a Grottaglie e dal 0,6 7o '^ Bevagna. 



Eupelmus urozonus Dalm. 



Syn. 1820 Eupelmus urozonus Dalm. Svensk Vet.-Akad., Handel. XLI, 

pag. 378. 
» 1847 » » Laure, Rev. nouvelle 1847, p. 641. 

» 1875 » » Thomson, Hymen. Scand. IV, p. 107. 

» 1887? Monodontomerus aereus Vitale, Mon. Mosca olearia, p. 51.. 
» 1907 Eupelmus Degeeri Paoli, Redia IV, p. 38, fig. 23-26. 

Larva. 

Corpo (Fig. 21) quasi ovale col polo più assottigliato corrispon- 
dente alla parte posteriore, di colore biancastro tendente al cine- 
reo, che appare quasi fosco in gran parte del corpo per il contenuto 




Fig. 31. 

Larva di Eupelmus 

(ingrandita) 




Fig. 22. 

Capo, protorace e uiesotorace di Eupelmus 

molto ingranditi). 



dell'intestino. Capo (Fig. 22. j poco più stretto del torace con due 
antenne molto più lunghe che larghe in forma di piccoli tubi al- 
quanto assottigliati all' apice e con sei lunghi peli, dei quali due 
submediaui vicini all^ antenne^ due submediani posteriori e due 



- 40 ^ 

laterali. Il protorace ed il metatorace sono forniti ciascuno al dorso 
di dieci lunghi peli e di tre per lato al ventre. Il metatorace al 

dorso ha sei peli ed i segmenti addominali 

1-9 ciascuno 4, pure lunghi, dei quali due 

submediani e due laterali. 

Lunghezza del corpo mm. 3,6; larghezza 

mm. 1,1. 

Pupa. 

Corpo (Fig, 23) poco depresso, un poco 
curvato al ventre e quindi convesso al dorso, 
colla parte posteriore nella femmina ripie- 
gata in alto ed in avanti come mostra la 
figura 23. Colore prima fulvescente coli' ad- 
dome argillaceo ed una macchia laterale fulva 

nei segmenti 3-7 addominali, più tardi, quando la pupa si approssima 

a trasformarsi in adulto, diventa nerastro. 

Lunghezza del corpo della femmina mm. 3,1, larghezza 

mm. 1,25 ; dimensioni del maschio alquanto minori. 

Adulto. 




Fig. 23. 

Pupa (li femmina di Kuiwl 

mus (ingrandita). 



Femmina. La testa è appena più larga del torace ; la sua 
lunghezza misurata dal vertice al margine 
del clipeo è poco inferiore alla larghezza, 
stando nel rapporto di 79: 100. Veduta di 
fronte, si presenta piuttosto arrotondata, 
con gli occhi grandi, rivolti un poco in 
avanti e non molto sporgenti, a superficie 
liscia quando sono osservati con un me- 
diocre ingrandimento; la faccia è convessa, 
con le fosse antennali non estese sulla 
fronte e divise da una carena smussata che 
termina a metà della distanza fra l' at- 
tacco delle antenne e il margine del clipeo. 
La lunghezza dei solchi delle gene corri- 
sponde a circa Va della lunghezza degli oc- 
chi. I punti d'inserzione delle antenne si 
trovano più sopra della metà della distanza 
fra la linea oculare e il màrgine del clipeo, dal quale essi' distano 
quanto l'uno dall'altro. Gli scapi, (Fig. 24) leggermente curvati in- 




Fig. 24. 

Antenna di Eiipplmiix nrozomis 

femmina (inf^randlta) 



-di- 



déntro, convergono verso l'alto e arrivano all'ocello medio; sono 
forniti di alcuni peli grigiastri, i quali si trovano poi molto più 
frequenti sugli articoli del funicolo. Il pedicello è allungato e supera 
di poco 7:ì della lunghezza dello scapo; l'anello è uguale in lun- 
ghezza e larghezza. Gli articoli del funicolo divengono gradata- 
mente pia ingrossati andando verso 1' estremità dell' antenna : i 
primi tre sono allungati e quasi uguali, il quarto è poco più 
lungo che largo, i rimanenti sono quasi tanto lunghi che larghi. 
La clava, poco distinta, consta di tre articoli ed ha l'apice in- 
curvato verso r esterno. La lunghezza totale delle antenne è u- 
guale a quella del torace ; lo scapo misura poco meno della metà 
del funicolo. Le mandibole sono ugualmente conformate nei due 
lati : presentano il dente esterno conico e arrotondato all' apice, 
quello mediano grande, triangolare, quello interno pure a punta 
acuta, molto piccolo e discosto da quello mediano. 

Nel torace (Fig. 25) veduto dal disopra, la poi-zione del protorace 
che viene dopo il collo, presenta una forma trapezoide, ed è poco più 

ristretta della parte 
anteriore del mesoto- 
race, da cui è netta- 
mente separata. Il me- 
sotorace ha la forma 
di un'ellissi molto al- 
lungata e tronca verso 
le due estremità ; la 
sua larghezza massi- 
ma uguaglia Y;, della 
lunghezza. Il metato- 
race è piccolo, spia- 
nato, quasi nascosto 
sotto la base dell'ad- 
dome. 

Le ali anteriori, 
nella posizione di ri- 
poso , giungono alla 
metà della terebra : hanno la nervatura postmarginale lunga poco 
più di V'4 della mai'ginale ed appena più lunga della stigmatica : 
presentano inoltre un'area priva di peli, ristretta, disposta paralle- 
lamente al prestigma e poco distante da esso, Le ali postei'iori 
raggiungono 1' estremità dell' addome, 




Fig. 25. 
Eupeliiiiis iirozonus, femmina (ingrandito) 



- 42 — 



Le zampe anteriori sono più corte ma non meno forti delle 
posteriori, le medie non più lunghe di queste, però meno assotti- 
gliate e molto robuste. Inoltre le zampe anteriori hanno il femore 
e la tibia proporzionatamente più corti. Il femore delle zampe an- 
teriori e posteriori è ingrossato verso il mezzo, mentre quello delle 
zampe medie è cilindrico. In queste (Fig. 26) la tibia presenta al- 
l'estremità, verso il lato esterno, sei dentelli di color nero. Altri 
simili dentelli si trovano disposti in due file lun- 
go i lati della parte inferiore degli articoli del 
tarso, che è spianata o leggermente incavata: 
essi mancano però nell' ultimo articolo e nel 
quarto ve ne sono ordinariamente due soli. I 
primi quattro articoli tarsali son ristretti nel 
primo terzo e tutta la loro parte prossimale ri- 
stretta viene ricoperta verso l' esterno dall'e- 
stremità dell' articolo precedente. La tibia è 
inoltre munita di uno sperone che raggiunge la 
lunghezza del primo articolo del tarso : ma nelle 
zampe anteriori e posteriori tale sperone è più 
debole e più breve dell' articolo tarsale, rag- 



'^ 



giungendone Vg della 



lunghezza 



nelle zampe 



Fig. 26 
Estremità di una 
zampa del secondo 
paio, di Eupeltmts 
urozotms femmina 
(ingrandita) 



femore 68, tibia 



anteriori e la metà nelle posteriori. La propor- 
zione delle diverse parti delle tre paia di zampe 
è indicata dai numeri seguenti; i quali sono ri- 
feriti alla lunghezza delle tibie medie conside- 
rata come uguale a 100. Primo paio di zampe 
62, articoli del tarso 24 + 15,8, + 10,5 + 21. Zampe medie : 
femore 103, tibia 100, tarso 26 + 18 + 13 -f 8,4 + 15,8. Zampe 
posteriori: femore 89, tibia 103, tarso 31-fl7 + ll,4 + 21. 

L' addome è più lungo del torace nella proporzione di 20 a 
17, e della forma di un' ellissi molto allungata, tanto che sembra 
quasi lineare : è convesso inferiormente e quasi piano superior- 
mente. Ha il secondo segmento col margine distale intaccato ad 
angolo acuto nel lato superiore, e i segmenti 3°, 4", e 5" smargi- 
nati ; il 7" segmento relativamente grande, fornito di tre setole 
in ciascun lato, le quali raggiungono quasi la lunghezza del tratto 
fra il loro punto di attacco e la metà della terebra. Questa, mi- 
sura da Yg ad '/s della lunghezza dell' addome. Dopo la morte, a 
causa del disseccamento, 1' addome può divenire compresso op- 



- 43 - 

pure depresso e assumere diverse forme, facendosi talora ovale 
allungato, talora di forma quasi rettangolare. 

La superficie del corpo presenta generalmente una scultura 
reticolata a maglie minute poligonali. Nel capo, le maglie sono 
più piccole sul vertice e presso alla bocca; nella parte interiore 
e sui lati, più grandi e di forma rettangolare, e nello spazio fra 
gli occhi e le fossette antennali, assai ristrette e allungate, simili 
a piccoli solchi. Quest' ultimo carattere presenta anche lo scapo 
delle antenne, nel quale però le fossette sono molto più minute, 
tanto che si possono scorgere solo con un ingrandimento di 200 
diametri. Anche nella parte superiore del protorace e mesotorace 
la scultura è reticolata, ma con le maglie più piccole che in qua- 
lunque altra parte e di forma regolare. Con una certa disposizione 
della luce esse danno l' apparenza di squame minutissime. Nel 
mesosterno si ha una rete a maglie sottili e allungate come sulla 
faccia, formata da linee che nella parte ventrale si risolvono in 
una striatura diretta obliquamente rispetto all' asse longitudinale 
del corpo. La mesopleura ha un reticolo con maglie piccole nella 
metà anteriore, e nella metà posteriore con maglie grandi le quali 
possono essere rettangolari oppure pentagonali, secondo gl' indi- 
vidui. La scultura dell'addome è a maglie pentagonali, che spesso 
sono allungate trasversalmenie in modo da risultarne l'apparenza 
di piccole squame. 

Colorito. Il vertice del capo è verde azzurrognolo, la fronte 
verde, la faccia color violaceo pallido, con riflesso verde o az- 
zuri'o ; le gene sono talora turchiniccie, la parte inferiore del capo 
verde o verdastra, gli occhi e gli ocelli rosso scuri. Lo scapo e 
il pedicello sono di un verde bluastro molto scuro, il funicolo, i 
palpi e le mandibole nerastri. Il colore del torace e dell' addome 
è verde, oppure rosso rame a riflessi verdi , la parte inferiore del 
torace è però nera verdastra o nera azzurrognola. Le anche son 
verde bronzo ; i trocanteri , le tibie e i femori mediani giallo 
scuri ; i femori anteriori e posteriori neri con 1' estremità giallo 
scura ; i tarsi bianchicci. Talora le tibie sono cerchiate di 
scuro. 

Le ali sono jaline con nervatura giallognola. La terebra è 
nera alla base per Vs della sua lunghezza e all' apice per '^/^n, 
nel resto bianco giallastra o bianchiccia. 

Lunghezza del corpo, fino all'apice della terebra, mm. 2,60-4^98. 



- u - 



"3nt333:> 



.::^^ 



Maschio (Fig. 27). Ha la tesfa grande, di lungliezza un poco su- 
periore alla metà del torace. Le antenne hanno il funìcolo della lun- 
ghezza del torace, con articoli tutti uguali ed appena più lunghi 
che larghi. Nelle man- 
dibole tutti i denti sono 
ravvicinati e quello e- 
sterno è più lungo di 
quello medio. 

1\ protorace ha for- 
ma conica e misura V4 
della larghezza del me- 
sotorace. Questo non pre- 
senta i lati a curvatura 
uniforme , come nella 
femmina, ha lo scutello 
lungo quanto lo scudo, 
convesso, piegato a tetto 




Fig. 27. 
Eupelmus urozomts mast'hio (ingrandito) 



secondo la linea media- 
na , il presterno piuttosto grande , triangolare equilatero , F epi- 
cnemio distinto, la mesopleura molto meno sviluppata che nella 
femmina : posteriormente è separato dal metatorace da una co- 
stola trasversale. Il metatorace è breve, fornito di una carena. 
Il rapporto fra la larghezza e la lunghezza del torace corri- 
sponde a Yg- 

Le zampe sono piuttosto lunghe, coi femori ingrossati. Tanto 
questi come le tibie crescono gradatamente in lunghezza dalle 
zampe anteriori alle posteriori. I tarsi sono relativamente sot- 
tili. La proporzione delle diverse parti delle tre paia di zampe è 
indicata dai numeri seguenti, riferiti anche qui alla lunghezza 
delle tibie medie, considerata come uguale a 100. Primo paio di 
zampe: femore 81, tibia 76,6, tarso 27 + 16,2 -f 13, 5 -f 8,1 -f 18,9- 
Zampe medie : femore 86, tibia 100, primo articolo tarsale 32,4, 
gli altri come nel paio precedente. Zampe posteriori: femore 97, 
tibia 110,8, primo articolo del tarso come nel secondo paio e gli 
altri uguali a quelli del primo e secondo. La lunghezza dello spe- 
rone della tibia nel primo e nel terzo paio di zampe è uguale a 
16,2, nel secondo a 32,4. L'estremità dell' addome arriva alla metà 
della tibia delle zampe medie quando sono distese all' indietro. 

Le ali anteriori arrivano all' estremità dell' addome la su- 
perano di poco : hanno la nervatui-a postmarginale più sviluppata 



- 45 - 

in lunghezza che nella femmina, non già più breve della stigma- 
tica, ma un poco più lunga. L' area specolare presenta la forma 
di una mezza ellissi poco allungata e si trova a contatto, col lato 
esterno, con la nervatui-a basale e col prestigma. 

L' addome^ quasi laminare, è poco più corto del torace, coi 
segmenti 7" e S** assai raccorciati. 

La scultura del capo è simile a quella della femmina. Però 
nella metà inferiore della faccia, fino al margine del clipeo, le 
linee rilevate che formano il reticolo sono grosse e le maglie 
pentagonali o quadrangolari : tuttavia questa parte apparisce come 
zigrinata se non si osserva con un ingrandimento di più di 80 
diametri. I lati del capo, anche con questo ingrandimento, appa- 
riscono zigrinati, e lo stesso aspetto hanno i femori anteriori e 
medi. La parte superiore del protorace e del mesotorace ha una 
apparenza reticolato -squamosa. Questa scultura si trova anche sui 
lati e nella parte inferiore del torace, però si presenta più minuta. 
Il metatorace è finamente reticolato ai lati della carena, nel rima- 
nente della parte superiore liscio. 

Anche la base dell' addome è liscia nella parte superiore, il 
resto presenta un reticolo che nella parte superiore ha le maglie 
allungate trasversalmente. 

Il colorito del capo corrisponde perfettamente a quello della 
femmina. Però il toi-ace è più oscuro, V addome quasi nero, ec- 
cetto alla base che è verde. 

Le zampe sono color verde bronzo o nerastre, ad eccezione 
dell' estremità delle anche medie e posteriori, dell' apice dei fe- 
mori, delle tibie del primo paio, i quali hanno colore giallo scuro 
o bianchiccio. In certi individui il torace e V addome presentano 
un colore verde azzurrognolo. 

Lunghezza del corpo, mm. 1,5 — 2,8. 

Questo Calcidide è stato descritto recentemente dal Paoli sotto 
il nome di Ewpelmus Degeeri Dalm. Però questa determinazione 
specifica è evidentemente erronea, poiché TE'. Begeeri è una delle 
specie in cui la femmina presenta le ali rudimentali. Rispetto alla 
descrizione dell' E. urozonus di Dalman, le femmine che ho esa- 
minate presentano poche differenze, le quali consistono quasi tutte 
nei dettagli del colorito, onde ritengo che si possano riferire con 
certezza a tale specie. La sola differenza notevole consisterebbe 
nella proporzione della larghezza della testa e del torace. Secondo 
Dalman la testa sarebbe meno larga del torace: ma non è da esclu- 



-- 46 - 

dersi che V Autore sì sia ingannato nell' osservare questo carat- 
tere, poiché negli esemplari secchi, specialmente in quelli infilzati 
con gli spilli, il torace diviene spesso schiacciato e quindi più 
largo di quello che sia normalmente. 

Note dietologiche. 

Distribuzione geografica. Questa specie è largamente distri- 
buita in tutta r Europa, eccettuate le regioni più settentrionali. 

In Italia è molta diffusa: io ho avuto esemplari dalla Calabria, 
Puglie, Napoli, Umbria, Sicilia ; esiste anche in Toscana, e certa- 
mente nelle altre regioni. 

Vittime. L' Eupelmus urozoniis è un Imenottero polientomo- 
fago vivendo secondo varii autori a spese degli insetti qui sotto 
indicati: 

Hymenoptera : Biorrliiza 'pallida 01. (Möller, Hartig); Dryo- 
phanta agama Hart. (Hartig); Andricus currator (Hart.) A. solita- 
rius Fonsc; Cynips may ri Kieff. (De Stef. e Mantero), C. trunci- 
cola Grir. (Mantero); Nematus riminalis (L.), N. gallicola Steph. 
(Rondani). 

Diptera: Cecidomya fagi L. 

Lepidoptera: Grapholita strohilella L.; Eriogaster sp. (Ron- 
dani). 

Coleoptera : Apion pubescens Kirb., Cassida filaginis Perr. 
(Rondani). 

Hemiptera: Aleurodes chelidonii (Rondani). 

Già dal Laure nel 1847 questa specie era stata indicata come 
parassita della mosca delle olive. 

Io r ho ottenuta anche dalle galle delle specie appresso indi- 
cate : Cynips kollari Hart. (Bevagna, 30. V e 14. VI) ; Cynips to- 
zae Bosc. (Corigliano, 16. V); Perrisia rufescens De Stef. (Palermo, 
Giugno) ; ed il Dott. Martelli a Catanzaro da Scutellista cyanea. 

Deposizione dell' uovo. Non si è avuta occasione di vedere 
deporre 1' uovo dalle femmine di questa specie, però si può rite- 
nere con molta probabilità che avvenga come nelle specie innanzi 
ricordate. 

Larva. Ho trovato larve di questa specie a succhiare larve di 
mosca (Fig. 28) della lunghezza più frequente di 5 mm., talora di 
lunghezza minore fino ad un paio di millimetri. La larva della mosca 
era come nel caso degli altri parassiti, allungata, abbastanza ri- 



- il 




Fig. 28. 
Liirva di mosca 
dello olive con a 
destra una piccola 
larva di Eupelmus 
(ing-randiti). 



gìda e turgida. Quando la larva del parassita è molto piccola, la 
larva del Dacus è quasi del colore della larva sana , in seguito 
cambia a poco a poco di colore fino ad assumerne 
uno baio o rosso-scuro. 

Anche ì' Eupelmus urozonus è certamente un 
parassita ectofago primario della larva del Dacus, 
avendo trovato larve di esso soltanto a succhiare 
larve di Dacus , ed avendo anche isolato per 
maggior sicurezza tali larve in tubi ed ottenuto 
individui di Eupelmus, però sembra che in qual- 
che caso esso possa diventare iperparassita cioè 
parassita di un altro parassita della mosca, poi- 
ché in un' oliva raccolta a Bisceglie il 7 Agosto 
trovai una sua larva aderente all' addome di una 
pupa di Eulophus longulus (Fig. 29j, ed una ade- 
rente ad una larva della stessa specie, che aveva 
ormai ridotto ad un nucleo di materia nerastra la larva di mosca. 
Anche il Dr. Martelli a Catanzaro il mese di Settembre trovò una 

larva di questo parassita a suc- 
chiare la pupa di un altro parassita 
della mosca. 

Lo stesso Dr. Martelli a Ca- 
tanzaro da numerose pupe di mo- 
sca ottenne 8 adulti di questo pa- 
rassita. Tale fatto concorda con 
quanto fu osservato in Toscana 
dal Berlese Am. 

lo ritengo che non si tratti 
affatto in questo caso di parassiti- 
smo interno, ma ancora di paras- 
sitismo esterno, che cioè l' Eupel- 
mus wozonus sia sempre ectofago 
e che la sua larva si trovi all'esterno 
del corpo della pupa di Dacus den- 
tro il pupario, avendo deposto la femmina di esso V uovo nel pu- 
pario, ma no nel corpo del Dacus. 

Riepilogando questo paragrafo sui costumi della larva ù^qWEu- 
pelmus urozonus, si deve ritenere che essa è un parassita ecto- 
fago del Dacus oleae, del quale più comunemente attacca la larva, 
ma talora anche la pupa, e che in alcuni casi diventa iperparas- 





A B 

Fig. 29. 
A Pupa di Eulophus succhiata sull'addo- 
me da una larva di Eupelmus; B: a larva 
di Eupelmus suechiante la larva b di Eulo- 
phus, e residui della larva di mosca delle 
olive succhiata dalla larva b di Eulophus. 
(ingranditi) 



sita del Dacus attaccando larve o pupe di parassiti primarii del 
Dacus stesso. 

Nuìtiero delle generazAoni compiute come parassita della 
mosca delle olive. Da olive di Bi sceglie il l.** esemplare adulto di 
Eupelmus urozonus si ebbe il 18 Agosto e l'ultimo il 14 Ottobre, 
da Catanzaro (Martelli) il primo I'll Settembre e l'ultimo il 4 
Novembre, a Bevagna rispettivamente il 25 Settembre ed il 23 
Ottobre. 

Ammettendo che anche questa specie impieghi a svilupparsi 
dallo stato di uovo a quello di adulto 20-30 gioi-ni secondo la tem- 
peratura, si può ritenere che anch' essa abbia nelle regioni litto- 
ranee, come Bisceglie, tre generazioni, e nelle altre due. 

Percentuale delle larve di mosca uccise da questo parassita. 
Questa specie è stata ottenuta da me sempre in numero di esem- 
plari molto piccolo, soltanto da olive di Bisceglie raccolte 1' 11 
Settembre si ottennero fino al 30 di detto mese tanti individui da 
rappresentare una percentuale del 47,9 rispetto alle mosche e in- 
dividui di altri parassiti sviluppatisi dalle stesse olive. 

A Bisceglie la percentuale dell' Eupelmus urozonus rispetto 
agli altri parassiti fu del 52, 1 considerando quelli ottenuti da 
olive il 20 Agosto, a Grotta glie del 45, a Portici del 0,8 e a Be- 
vagna del 0,6. 



/ Eurytoma rosae Nees. 



Syn. 1832 Euri/toma abrotani Fonscol. (nec Panzer) Ann. so. nat. XXVI, 

pag. 281. 
» 1834 » rosae Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr. II, 

pag. 41.5. 

» 1878 » » Mayr, Verb, zool-bot. Ges. Wien XXVIII, 

pag. 302. 

» 1900 > » Del Guercio, N. Relaz. Staz. ent. agr. Fi- 

renze. Ser. l.MII, p. 63Tav. IV, flg. 16-17. 

» 19(X) » rosae var. oleae. Del Guercio, Ibidem, p. 64, Tav. IV. 

fig. 18. 

» 1907 » rosae Paoli, Redia IV, p. 41, flg. 27-31. 

» 1907 » ? rufipes et aethìops, Paoli, Redia IV, p. 44. 



ia — 



Larya. 



Corpo (Fig. 30) alquanto più assottigliato posteriormente che an- 
teriormente, di coloi'e biancastro, che in questo caso appare più 
o meno fosco per il contenuto dell' intestino ; è fornito di pochi 





Pig. 30. 
Larva di Eurytoma rosae 
(ingrandita). 



Fig. 31 
Capo, protorace e mesotorace di 
Eurytoma rosae (molto ingranditi). 



peli, che sul protorace e mesotorace sono sei e abbastanza lunghi 
ai lati. Capo (Fig. 31) con antenne più lunghe che larghe e con 
sei peli abbastanza lunghi. 

Lunghezza del corpo mm. 3, larghezza mm. 1. 



Pupa. 

Corpo (Fig. 32) tozzetto, non depresso, un poco 
curvato al ventre, convesso al torace, addome 
quasi ovale ; di colore bianco appena formatasi la 
pupa, poi di color terra d'ombra con gli occhi 
d' un rosso mattone ed in seguito a poco a poco 
più. scuro fino a diventare nero. 

Lunghezza del corpo mm. 3,2, larghezza mm. 
1,2; dimensioni del maschio alquanto minori e 
quelle della femmina di questa specie, come delle 
, variabili come le dimensioni indicate per gli 




Fig. 32. 
Pupa di femmina 

di Eurytoma rosai' 
(ingrandita). 



altre ricordate 
adulti da varii autori. 



- 50 - 




Fig. 33. 
Antenna di Enrytoma 
rosae femmina (ingran- 
dita). 



Adulto. 

Permnina. La testa è poco più larga del torace, la faccia al- 
quanto ristretta inferiormente; gli occhi sono glabri, vitrei, col 
margine orbitale nella parte interna non cre- 
nulato ; V ocello mediano è situato poco più in 
avanti degli altri due. Le mandibole sono assai 
robuste, fornite di un dente esterno conico, un 
poco smussato alla punta, un dente mediano 
triangolare, ed uno posteriore molto piccolo, 
pure triangolare, che si fonde posteriormente 
con l'ultimo tratto del margine masticatorio. Le 
mitenne (Fig. 33) presentanolo scapo leggermente 
ingrossato verso il mezzo, e gli articoli più 
lunghi che larghi : tuttavia negli esemplari di 
piccole dimensioni il quarto e il quinto articolo 
sono di lunghezza uguale alla larghezza. 

Nel torace (Fig. 34) il mesosterno è largo, 
con due solchi trasversali bene evidenti e se- 
parati da un rilievo, ciascuno dei quali termina 
air innanzi in corrispondenza di un dente triangolare. Il metato- 
race è inclinato 

di circa mezzo ^ "^ 

angolo retto , e 
fornito di una 
costa mediana 
longitudinale, la 
quale è deter- 
minata da due 
piccoli solchi. Ai 
lati di questa co- 
sta si possono di- 
stinguere , con 
una opportuna 
disposizione del- 
la luce, due pez- 
zi triangolari , 
disposti con la 

base in avanti, e due pezzi rettangolari, trasversi, situati avanti 
a quelli triangolari. 




Fig, 34. 

Eurytoma rosae femmina (in^ 



ran dita). 



^ 5i - 

Le anche del primo paio di zampe non presentano un dente 
nel mezzo del lato anteriore, bensì un dente aguzzo e leggermente 
ricurvo poco al disopra dell' articolazione col trocantere, ed un' al- 
tra sporgenza subito al disotto del loro attacco col protorace, la 
quale termina in basso con un margine tagliente. Le anche me- 
diane sono divise in tre parti, trasversalmente, da due solchi , e 
presentano spesso in corrispondenza al margine esterno una pic- 
cola squama ricurva, oppure un tubercolo conico. 

L' addome è abbastanza compresso ed ha il pigidio ordina- 
riamente corto oppure di mediocre lunghezza, ma negli individui 
di maggiori dimensioni lungo e diretto verso l' alto. 

La testa, il protorace e il metatorace, il mesotorace, eccetto lo 
sterno e la pleura, presentano delle fossette circolari, relativa- 
mente assai grandi e molto ravvicinate, che danno alla superficie 
un aspetto quasi alveolare. Tali fossette sono più piccole e più 
appressate sulle anche. kSui lati del protorace si ha una scultura 
a maglie quasi sempre rettangolari ; inoltre il mesosterno ha la 
superficie tubercolata, e la mesopleura si presenta grossolanamente 
rugosa, con solchi diretti trasversalmente 

I femori anteriori e medi sono a superficie ruvida e quelli 
posteriori presentano un reticolo di solchi sottilissimi. Il quinto 
segmento dell' addome ha tutta la superficie leggermente scabrosa, 
mentre il terzo e quarto segmento hanno la parte inferiore fina- 
mente punteggiata. 

II colorito generale è nero. La faccia è guarnita di molti peli 
bianchi ; gli occhi sono rossi scuri ; le mandibole e la base dello 
scapo, oppure tutta la metà inferiore di esso, giallo scuri, come 
pure r estremità dei femori e le tibie anteriori. Queste talora sono 
nerastre verso il mezzo ; le tibie mediane e le posteriori di color 
nero, con 1' estremità giallo scura. I tarsi anteriori hanno questo 
stesso colore oppure sono brunastri, gli altri gialli o di colore bian- 
chiccio, con r estremità scura. Lunghezza, mm. 2,3 — 4,3. 

Maschio (Fig. 35). Ha gii occhi relativamente un poco più piccoli 
di quelli della femmina. In esso lo scapo delle antenne{Fig. 36) è 
rigonfiato un poco al disopra della metà; il pedicello ha forma glo- 
bosa; le porzioni dilatate degli articoli del funicolo sono collegate 
da peduncoli lunghi una volta e mezza il loro spessore, e solo negli 
individui più piccoli altrettanto lunghi che larghi. Le setole hanno 
una lunghezza uguale ad una volta e mezza o due volte quella 
delle porzioni dilatate degli articoli. La clava presenta un restrin- 



pimento verso il mezzo ed è unita all' ultimo articolo mediante 
un peduncolo più lungo che largo, raramente di lunghezza uguale 
alla larghezza oppure minore di essa. Le zampe sono relativa- 
mente un poco più lunghe di quelle della femmina. Il peduncolo 





Flg. 35. 

Ewrytoma rosae maschio 

(ingrandito). 



Flg. 36. 

Antenna di Eurytoma rosae 

maschio (ingrandita). 



dell' addome è più lungo delle anche posteriori e presenta una 
earena nella parte superiore, la quale incomincia con una grossa 
spina aguzza in corrispondenza all' attacco col metatorace. Il ter- 
zo segmento addominale è finamente punteggiato. Per riguardo 
al colorito è da osservare soltanto che lo scapo delle antenne 
è interamente nero. 

Lunghezza, mm. 1,5 — 2,8. 

Credo utile riportare qui alcune misure di un esemplare fem- 
mina e di uno maschio, scelti fra i più grandi. 

Dimensioni della femmina. — Lunghezza del capo mm. 1,12, 
larghezza mm. 0,85 — diametro longitudinale dell'occhio mm. 0,5 — 
lunghezza delle gene mm. 0,35 — lunghezza del funicolo, compresa 
la clava, mm. 1,1 — distanza dall'estremo anteriore del pronoto al 
termine dello scutello mm. 1,66 — lunghezza del lato dorsale del 
metatorace mm. 0,62 — altezza del protorace dal dorso all' attacco 



- r)3 - 

dell' anca mm. 0,61 — altezza massima del torace dal dorso al dente 
inferiore del mesosterno mm. 1,05 — larghezza massima del torace 
mm. 1,1 — lunghezza delle anche anteriori mm. 0,26, delle anche 
medie mm. 0,17, delle posteriori mm. 0,57 —zampe anteriori: fe- 
more mm. 0,66, tibia mm. 0,59, sperone tibiale mm. 0,17, tarso 
mm. 0,70 — zampe medie: femore mm. 0,66, tibia mm. 0,78, sperone 
tibiale mm. 0,17, tarso mm. 0,77 — zampe posteriori: femore mm. 0,87, 
tibia mm. 0,96, sperone tibiale mm. 0,10, tarso mm. 0,82 — lunghezza 
totale delle zampe, escluse le anche e i trocanteri : primo paio 
mm. 1,96, secondo paio mm. 2,22, terzo paio mm. 2,66 — lunghezza 
dell' ala anteriore mm. 2,97, dell' ala posteriore mm. 2,27 — lun- 
ghezza dell' addome non compreso il peduncolo e fino al ter- 
mine del sesto segmento mm. 1,75 — altezza massima dell'addome 
mm. 1,05. 

Dimensioni del maschio. — Lunghezza del capo mm. 1,05, lar- 
ghezza mm. 0,80 — diametro longitudinale dell' occhio mm. 0,45 — 
lunghezza della gene mm. 0,35 — lunghezza del funicolo compresa 
la clava mm. 1,84 — distanza dall'estremo anteriore del pronoto 
al termine dello scutello mm. 1,43 — lunghezza del lato dorsale 
del metatorace mm. 0,52 — altezza del protorace dal dorso all'at- 
tacco dell' anca mm. 0,73 — altezza massima del torace dal dorso 
al dente inferiore del mesosterno mm. 1,05 — larghezza massima 
del torace mm. 1,1 — lunghezza delle anche anteriori mm. 0,43, 
delle anche medie mm. 0,26, delle posteriori mm. 0,52 — zampe 
anteriori : femore mm. 0,85, tibia mm. 0,59, sperone tibiale millime- 
tri 0,17, tarso mm. 0,66 — zampe medie: femore mm. 0,7, tibia mil- 
limetri 0,82, speronetibiale mm. 0,14, tarso mm. 0,68 ~ zampe po- 
steriori : femore mm. 0,82, tibia mm. 0,91 , sperone tibiale mm. 
0,14, tarso mm. 0,73 — lunghezza totale delle zampe, escluse le 
anche e i troncateri: primo paio mm. 2,11, secondo paio mm. 2,20, 
terzo paio mm. 2,46 — lunghezza dell' ala anteriore mm. 2,80, della 
posteriore mm. 2,13 — lunghezza del peduncolo dell' addome mil- 
limetri 0,5 — lunghezza dell' addome mm. 0,87 — altezza massima 
dell' addome mm. 0,87. 

Osservazioni. h'Emytoma rosae è fra le specie più variabili 
del genere. Essa è molto affine all'È', curcicliomwi Mayr, ed anzi in 
certi casi è molto difficile distinguere se un individuo femmina appar- 
tenga all'una o all'altra specie. Secondo Mayr gl'individui femmina 
che presentano la nervatura marginale solo un poco più lunga della 
stigmatica , il pigidio breve e la laminetta delle anche mediane 



— 54 - 

ben sviluppata, dovranno riferirsi all' E. curculionum: mentre do- 
vranno riferirsi all' E. rosae se presentano la nervatura marginale 
lunga una volta e mezza quella stigmatica. Quando manchi la 
squama delle anche mediane, l'esemplare, sia maschio o fem- 
mina, non apparterrà all'i?, ciwcidionum, ma, qualora gli altri 
caratteri lo consentano, all' ^. rosae, anche se hanno il pigidio 
è allungato. Inoltre, i maschi dell' E. rosae si possono distinguere 
da quelli dell'altra specie per la maggiore lunghezza dei pedun- 
coli che uniscono le porzioni dilatate dell' antenna e per i peli 
del funicolo pure più sviluppati, per la nervatura marginale che 
non è affatto più lunga della stigmatica oppure la supera per un 
tratto brevissimo. 



Note dietologiche. 

Distribuzione geografica. U Eurytoyna rosae Nees è larga- 
mente distribuito in Italia e nel resto d' Europa quanto 1' Eupel- 
ruus urozonus. Io ne ho avuto esemplari dalla Sicilia, Calabria, 
Puglie, Portici, Umbria. 

Vittime. Sono molte le specie di insetti fino ad oggi indi- 
cate come vittime di questa Eurytoma. Il Mayr nella monografia 
di questo genere cita le seguenti : Andricus urnaeformis Fonsc, 
A. curvator Hart., A. testaceipes Hart., A. multipUcatus Gir., A. 
grossulariae Gir., A. radicis Fabr., A. sieboldi Hart., A. liicidus 
Hart., A. fecundator Hart., A. solitarius Fonsc, ^-1. globuli Hart., 
A. giraudi Wachtl., A. seminationis Adi., .4. superfetationis Pasz., 
A. ostreus Gir., Aulax hieracii Bouch.; Pediaspis aceris Forst., 
Trigonaspis synaspis Hart.; Biorrhiza pallida OL; Cynips conifica 
Hart., C. liartigi Hart., C. tozae Bosc, C hungarica Hart., C. 
tinctoriae 01., C. Rolla) i Hart., C. lignicola Hart., C. conglome- 
rata Gir., C. glutinosa Gir., C. coriai-ia Haimh., C. polycera Gir., 

C. calici fot- IH Is Gir., C. galeata Mayr, C. aries Mayr, C. capiti, 
medusae Hart., C. calicis Burgsd,; Dryocosmus ce)-riphilus Gir., 

D. neì'vosus Gir.; Neuroterus macropterus Hart., N. lanuginosus 
Gir., N. saltans Gir., N. baccarum L., N. tricolo)- Hart.; Dryo- 
phanta pubescentis Mayr, D. longiüentris Hart., D. divisa Hart., 
D. agama Hart., D. disticha Hart., D. cornifex Hart. ; Rhodites 
rosae L.,R. spinosissimae Gir., R. rosarum Gir., R. centi foliaellart., 
R. eglanteriae Hart, 



- 55 - 

In Italia si sarebbe ottenuto dalle galle delle seguenti specie: 
Cynips coronaria Stef. Sicilia (Trotter), C. stefanii Kieff. Sicilia 
(Trotter), C. polycera Gir. Sicilia, Aprile (De Stefani), C. Kollari 
Hart. Sicilia, Giugno (De Stefani); Neuroterus lanuginosiis Sicilia 
(De Stefani); Rliodites rosarum Sicilia, Agosto (De Stefani); Dip- 
tera: ? Lasioptera fliapsiae Kieffer, Sicilia, Agosto (De Stefani). 

Io ho avuto esemplari di questa specie da galle di Cynips 
toz-ae Bosc Corigliano, 16,V. e 31.VII, Bevagna, 8. VI, C. Kolla?'i 
Hart. Bevagna, 29. VI; Rhodites mayri Schl. Bevagna 8.VI. 

Come parassita del Dacus oleae ho avuto esemplari di Eii- 
rytoma rosae dalla Sicilia, Calabria, Puglie, Napoli, Umbria; altri 
autori lo citano per la Toscana; può considerarsi parassita del Dacus 
in tutte le regioni d'Italia olivate. 

Nutrimeyito. Come è stato detto a proposito del Dinarmus 
dacicida gli adulti dei parassiti della mosca ricordati in questa nota 
si cibano tutti dì sostanze zuccherine; con queste li ho tenuti vivi 
in serra nel 1905 anche dalla fine di Agosto fino ai primi di Ot- 
tobre. 

Deposizione delle uova. Il 9 Settembre 1905 in un'oliva che 
avevo su di una pianticella in serra vidi una femmina di questo 
Eurytoma conficcare 1' ovopositore nella polpa , come innanzi è 
stato riferito per il Dinarmus. 

Desiderando vedere il tempo impiegato da questa specie nello 
svilupparsi dallo stato di uovo a quello di adulto non aprii l'oliva 
punta e non vidi perciò l'uovo deposto. 

Larva. Questa è stata da me ossservata attaccata alla larva 
morta di Dacus a varii stati di sviluppo e si comporta ugual- 
mente alle larve delle specie precedentemente menzionate, cioè 
consuma tutti gli umori della vittima se questa è piccola, o lascia 
di essa un certo rimasuglio se abbastanza grande (mm. 4-6). 

La durata totale dello sviluppo di questa specie dall'uovo ad 
insetto perfetto è presso a poco uguale a quella del Dinarmus. 

Numero delle generazioni compiute come parassita della 
mosca delle olive. Gli adulti di Eurytoma cominciarono a venir 
fuori da olive di Bisceglie, raccolte il 7 Agosto, il 14 dello stesso 
mese, 1' ultimo esemplare il 13 Ottobre; da olive di Catanzaro il 
primo il 7 Settembre e l'ultimo il 1" Novembre, e da olive di Be- 
vagna rispettivamente il 2 Settembre ed il 10 Ottobre. 

Essendo anche il periodo di sviluppo di questa .specie non 
superiore a 20-30 giorni, si può ritenere che essa compie o almeno 



- 56 - 

può compiere, come parassita della mosca delle olive, tre genera- 
zioni nelle regioni littoranee e due nelle altre. 

Percentuale delle larve di mosca uccise da questo parassita. 
Il maggior numero di esemplari di Eurytoma rosae fu da me 
ottenuto da olive di Bevagna raccolte il 4 Settembre essendo stata 
la percentuale sua del 30.9. 

Il numero di esemplari di questa specie, fra quello degli altri 
parassiti della mosca, fu per le olive di Bevagna del 71.1 Vo per 
quelle di Portici del 23.17o, di Grottaglie 10.7%, di Biscegiie 5.97,. 

Riassunto intorno alla speciografla dei parassiti 
della mosca delle olive. 

Il gran numero di esemplari di insetti parassiti della mo- 
sca delle olive ottenuti negli anni 1905 e 1906 da olive di varie 
località della Calabria, delle Puglie, di Campobasso , Napoli, Be- 
vagna (Umbria) e Messina comprende quattro specie di Imenotteri 
della famiglia Chalcididae appartenenti a quattro distinti generi. 
Tali specie sono: Dinarmus dacicida, Eulophus longulus, Eiipel- 
mus urozonus, Eurytoma rosae. 

Queste quattro specie (contrariamente alle affermazioni di 
altri) oltre che allo stato di insetto perfetto e di pupa , si distin- 
guono abbastanza bene anche in quello di larva. 

Qui appresso si danno tavole analitiche per la determinazione 
di esse allo stato di larva, di pupa e di insetto perfetto. 

Tavola analitica per la determinazione delle larve dei parassiti 
della mosca delle olive, 

1. Antenne cortissime, più larghe (alla base) che lunghe, 

Eulophus longulus 

Antenne più lunghe che larghe 2 

2. Corpo quasi nudo, fornito cioè soltanto di pochi e cor- 
tissimi peli Dinarmus dacicida 

Corpo fornito di peli dei quali quelli della parte anteriore 
del corpo almeno abbastanza lunghi. . . 3 
3. Peli del corpo numerosi, lunghi e sul dorso del pro- 
torace e mesotorace in numero di dieci. 

Eupelmus uroz-onus 
Peli del corpo non numerosi e brevi, soltanto quelli 
laterali del protorace e del mesotorace sono abba- 
stanza lunghi ....... Eurytoma rosae 



— 57 



Tavola analitica per la determinazione delle pupe dei parassiti 
della mosca delle olive. 

1. Cori)o quasi diritto, molto depresso . . . Eulophus iongulus 

Corpo alquanto curvato al ventre 2 

2. Lunghezza del torace dal mai-gine anteriore del pronoto 
al posteriore del mesonoto più del doppio più corta 

del resto del corpo Dinarmus dacAcida 

Lunghezza del torace dal margine anteriore del pronoto 
al posteriore del mesonoto meno del doppio più corta 

del resto del corpo 3 

3. Corpo tozzo. Torace molto convesso, addome ovale 

Eli) -y toma ì-osae 
Corpo un poco depresso. Torace poco convesso; ad- 
dome nelle femmine terminato in una punta rivolta 
in alto ed un poco all'innanzi... Ewpelmus uro z onus 

Tavola analitica per la determinazione degli adulti dei parassiti 
della mosca delle olive. 

Femmine. 

1. Terebra molto sporgente, nera alla base e all' apice, nel resto 
giallognola. Coi pò molto allungato. Zampe mediane con 
lo sperone della tibia robusto e il tarso ingrossato. 

Eupelmus urozonus 
Terebra non sporgente oltre V estremità dell' addome. Zampe 

tutte normalmente conformate 2 

2. Addome peduncolato, alquanto compresso. Superficie del 
capo e del torace alveolata, di aspetto zigrinato se osser 
vata con debole ingrandimento. . . Eurytoina ì-osae 
Addome subsessile, non compresso. Superfìcie del capo 
apparentemente liscia se osservata con debole ingran- 
dimento 3 

3. Funicolo delle antenne con tre articoli. Colorito del 

corpo verde splendente . . . Eulophus Iongulus 

Funicolo delle antenne con cinque articoli. Colorito 

del corpo quasi nero. . . . Dinarmus dacicida 



58 - 



Maschi. 

1. Antenne ramiticate. Torace verde , addome nero violaceo , su- 
periormente con una macchia biancastra presso la 

base Eulophiis 'longulus 

Antenne non ramificate 2 

2. Articoli del funicolo ristretti alle estremità, con la parte 
mediana a forma di trapezio e munita di due verticilli 
di peli lunghi. Addome piccolo , compresso , pedun- 
colato Eunjtoìiia rosae 

Articoli del funicolo non ristretti alle due estremità, con 
peli sparsi. Superficie del corpo reticolata, apparente- 
mente liscia se osservata con debole ingrandimento. 

Addome depresso, subsessile 3 

3. Testa grande. Torace robusto. Vena marginale più 
corta della preraarginale. Colorito del corpo nero. 
Addome verde alla base. . Dinar mus dacicida 
Testa di grandezza mediocre. Torace non robusto. 
Vena marginale un poco più lunga della premar- 
ginale. Colorito del corpo verde scuro o nero az- 
zurrognolo Eupelmus wo20?ius 

Oiassuuto intorno alla dietologia dei parassiti 
della mosca delle olive. 

Le quattro specie di Imenotteri parassiti della mosca delle 
olive (Eulophus longulus Zett, Eupelmus urosonus Dalm. , Eu- 
njtorua rosae Nees, Dina)-mus dacicida Masi) si comportano rispetto 
alla loro vittima in modo simile. Essi sono parassiti ectotàgi (1), che 
uccidono prima la larva della mosca per mezzo dell' ovopositore 
conficcato, attraverso la polpa delle olive, nella parte posteriore 
della larva della mosca stessa. Compiuta tale operazione , intro- 
ducono nuovamente 1' ovopositore nell' oliva per deporre un uovo 
sul corpo della vittima. 



(1) Col nome di ectofagi io chiamo ([ueg-li insetti ectoparassiti che suc- 
chiano dall' esterno del corpo, conduccudola sempre a morte, la vittima, sulla 
quale la loro madre aveva deposto le uova, oppure quella paralizzata o uc- 
cisa, prima della deposizione, dalla loro madre stessa, come Rondaui appellò 
endofagi gli insetti endoparassiti, che uccidono sempre il loro ospitatore, 



- 59 - 

Dall' uovo nasce dopo due o tre giorni una larvetta apoda , 
che si attacca colle mandibole al corpo della larva della mosca 
morta e ormai turgida, ne succhia gli umori e cresce cosi presto 
da divenire larva completamente sviluppata nello spazio di 5-10 
giorni secondo la temperatura. In altrettanto tempo dalla larva 
trasformatasi in pupa si ha 1' adulto. 

L'EnlojjJius longuUis Zett., VEurytoìna ronae Nees. \\ Dinarnms 
dacicida Masi attaccano il Daciis soltanto allo stato di larva, men- 
tre r Eiipelmiis urosonus Dalm., benché più frequentemente pur 
esso sia parassita della larva della mosca , può esserlo qualche 
volta anche della pupa. Le prime tre specie sono inoltre per quanto 
fino ad ora abbiamo osservato, parassiti primarii della mosca, VEu- 
pelmus urozonus è qualche volta iperparassita, cioè parassita dei 
parassiti della mosca, potendo attaccare questi allo stato di larva 
ed anche di pupa. Nulla giustifica, secondo le osservazioni innanzi 
esposte, il sospetto manifestato dal Berlese «che tali Imenotteri pos- 
sano anche deporre le uova su larve di Daciis le quali siano già 
morte di suo e forse anche in uno stato di avanzata putrefazione; 
cioè che la morte del baco non sia determinata affatto dall' ento- 
mofago, ma che questa avvenga per altre cause, e che solo su tali 
larve venga deposto l'uovo dell' Imenottero ». 

Lo stesso Autore aggiunge «questa supposizione viene in certo 
modo ad essere giustificata dal fatto, che si trova talora nelle olive 
bacate la larva della mosca giunta a maturità, ma morta e in 
stato di putrefazione, senza che vi si possa rinvenire alcuna traccia 
di parassita né esterno, né interno, né uova di questi ; dunque in 
tal caso la morte deve essere avvenuta per una causa non nota , 
ma ad ogni modo certo indipendente dalla presenza dell'entomo- 
fago ». Larve di mosca morte nell'interno di olive sono state da 
me pure trovate e più innanzi nella percentuale dei parassiti a 
Bisceglie ne è indicato anche il numero, ma tali larve si presen- 
tano con tutti i caratteri di quelle, sulle quali si trova 1' uovo o 
la larva dì un parassita, pertanto è molto più giustificato, credo, 
ammettere che tali larve siano state uccise da un imenottero pa- 
rassita, il quale non abbia potuto, dopo l'uccisione della larva, de- 
positare r uovo per essere stato molestato da qualche altro insetto 
o da qualsiasi altra causa. L' osservazione poi del Dr. Martelli fatta 
a proposito del Dinarmus, che egli ha visto conficcare l'ovo- 
positore neir oliva una prima volta per uccidere la larva della 
mosca ed una seconda per depositare 1' uovo, toglie ogni dubbio 



- no - 

sul vero parassitismo degli Imenotteri ricordati in questa nota. Con 
ciò non si nega peraltro che la larva della mosca delle olive possa 
morire per altre cause, ma in tal caso essa deve presentarsi al- 
meno poco dopo la morte con caratteri certo alquanto diversi da 
quelli, che ha, quando è uccisa da un Imenottero parassita. In 
quest' ultimo caso, finché non è intervenuta la putrefazione , la 
larva del Dacus si presenta sempre distesa e turgida. 

Le quattro specie d' Imenotteri parassiti della mosca delle olive 
possono compiere come tali tre generazioni nelle località littora- 
nee dell'Italia meridionale ed in quelle a clima identico, due ge- 
nerazioni nelle altre. 

h' Eupelmus urozonus e V Euryfoma ì'osae nell'autunno, in- 
verno e primavera sono parassiti specialmente di insetti gallicoli. 
Dell' Euloplius longulus e del Dinarmus dacicida fino ad oggi non 
conosciamo alcuna vittima oltre il Dacus. Tali Imenotteri attac- 
cano il Dacus dalla fine di Luglio a tutto Settembre, in Ottobre 
si dirigono su altri insetti divenendo essi a poco a poco rarissimi 
nelle olive in tale mese per scomparire del tutto in Novembre. 



* 



Talore del parassitismo delle quattro specie di Imenotteri 
ricordati nel combattere la mosca delle olive. 

Il valore del parassitismo di una data specie di insetti ri- 
spetto alla specie attaccata si deve dedurre dalla percentuale de- 
gli individui di quest' ultima che da quelli della prima vengono 
distrutti, perciò esso apparirà chiaramente dalle osservazioni, che 
sotto espongo e che furono fatte da me su olive di Bisceglie (Pu- 
glia) nel 1906, e su olive di qualche altra località. 

Parassiti di olive di Bisceglie. 

Il signor Vincenzo Garofolì di Bisceglie inviava in data 20 
Luglio a questo laboratorio un campione di olive bacate accom- 
pagnandolo con una lettera , nella quale pregava di dirgli se si 
trattava di mosca delle olive, secondo aveva il sospetto, e in tal 
caso se si poteva prevedere V intensità futura dell' infezione una 



^ 61 — 

Volta che le olive bacate erano frequenti, quantunque non molto 
numerose. 

Risposi che le olive erano realmente infette di mosca e che 
se erano già frequenti, si poteva prevedere che in Settembre quel- 
l'oliveto non avrebbe più avuto oliva sana se non intervenivano 
insetti parassiti o altro malanno naturale a distruggere la mosca. 

Trovandosi il Dr. Leonardi in quell'epoca a S. Vito dei Nor- 
manni a dirigere la 3^ irrorazione dell' oliveto scelto per esperi- 
menti col dachicida, lo pregai, compiuta questa e tornando a Poi'tici, 
di fermarsi a Bisceglie per visitare 1' oliveto del signor Garofoli 
e raccogliervi olive bacate che dovevano servire per gii studi 
intrapresi. 

Il Dott. Leonardi il giorno 6 Agosto si recò in tale oliveto, 
raccolse in poche ore molte olive e in una relazione del suo 
viaggio a me scrisse a proposito di Bisceglie: « calcolai che l'in- 
fezione presente doveva essere superiore al 50 "/„ e che rovinerà 
completamente il modesto raccolto di quest'anno ». 

Delle olive portate dal Dr. Leonardi ne furono esaminate a 
Portici il 7 Agosto 211, nelle quali si trovarono: 

Larve sane di mosca: grandi ...... 20 

» » » medie 23 

» » » piccole 4 

Pupe sane » 85 

Olive con galleria vuota (abbandonata dalla mosca adulta) 21 

Totale individui sani 153 

Larve di mosca morte con larva di parassiti . . .44 
» » con 2 larve di parassiti ... 3 

Eesidui di larve di mosca con pupe di parassiti . . 3 
Larve di mosca morte per il parassita (ma senza esservi 

la larva di questo) 6 

Totale larve di mosca uccise dal pasassita 56 

Quindi la percentuale delle larve uccise dal parassita era 
del 26,5 e se si tiene conto nella percentuale soltanto delle larve 
(non delle pupe e delle olive con galleria abbandonata) era del 51. 



- 62 - 

Dalle olive raccolte lo stesso giorno nella stessa località e 
poste in cassette da sviluppo, nei giorni 11-23 Agosto si ebbe: 



Giorno 


liacus 


Eupeltniis 


Kurytontn 


lUnartnus 


EulopUit.s 


11 Agosto 














1 


12 » 


1 








1 


1 


13 » 


7 











3 


U » 


4 





2 





8 


15 > 


2 








1 


11 


16 » 


1 








1 


li 


17 » 














1 


18 » 


2 


1 





1 


1 


19 » 


2 


1 











20 > 


6 


4 


2 








21 » 


3 


7 











22 » 


3 


1 


.0 








23 • » 


3 















34 U 4 4 37 

Si ebbero cioè 59 parassiti e 34 mosche, numero di parassiti 
che rappresenta una percentuale del 63.5. 

Osservate le percentuali indicate di parassiti della mosca 
della prima generazione, fu mia cura continuare a provvedermi 
di olive della stessa località per le osservazioni opportune. 

Il 20 Agosto essendo io di passaggio per Biscegiie visitai 
col Signor Grarofoli lo stesso oliveto, nel quale aveva raccolto 
olive il Dr. Leonardi, calcolai l'infezione della mosca in quell'e- 
poca ancora di poco superiore al 50 "/., e per gentile permesso 
del proprietario potei fare un' altra buona raccolta di olive ba- 
cate. Di queste il 22 Agosto ne furono esaminate a Portici 149, 
nelle quali si trovarono: 

Larve sane di mosca ........ 13 

Pupe » » 39 

Totale individui sani di mosca 52 

Larve di mosca morte con larve di parassiti . . .35 
Residui di larve di mosca con pupe di parassiti . . 28 
» » » con due adulti di parassita . 2 

Larve di mosca morte (per il parassita ma senza larva di 

questo) .......... 14 

Totale larve di mosca uccise dal parassita 97 



- 63 — 

Il 20 Agosto si aveva pertanto una percentuale di larve di 
mosca uccise dai parassiti del 65,1. 

Il resto delle olive raccolte il 20 Agosto fu posto, come s'era 
praticato per quelle del 6, in cassette e si ottennero i parassiti 
indicati nel quadro seguente : 



Gior 


•no 


JDacus 


Eupelnitts 


Euri/toma 


Dinarnixis 


Eulophus 


27-29 


Agosto 





30 


4 


5 


16 


30 


» 


3 


2 


1 


1 


2 


31 


» 


parecchie 


3 


1 


3 


6 


1 l 


Settembre 


— 


7 


1 


5 


5 


2 


» 


— 


1 





1 


1 


3 


» 


— 


7 


1 


8 


3 


4-5 


» 


— 


8 


1 


11 








» 


— 


4 


1 


3 





7 


» 


— 


2 


1 


3 





8 


» 


— 


6 





4 





9 


» 


— 


4 











10 


» 


— 


12 





1 





11 


» 


— 


7 





U 





12 


» 


— 


1 











13 


» 


5 














14 


» 


4 


2 











15 


» 


2 














16 


» 

















17 


» 





1 











18-21 


» 

















22 


» 





1 












? 98 11 45 33 

Essendosi per disgrazia perduto il foglio di carta, su cui gior- 
nalmente si segnava il numero delle mosche nate dal 1° al 12 
Settembre, non è possibile fare un rapporto tra il numero di mo- 
sche e di parassiti sviluppatisi dal 27 Agosto al 22 Settembre, 
ma è indubitato, per ciò che si ricorda, che il numero di questi 
ultimi fu di molto superiore a quello delle mosche. 

Tenendo conto anche soltanto della percentuale dei parassiti 
osservata il 20 Agosto e che fu del 65,1, essa risultava sempre 
molto alta. 

Da parte mia avendo sempre maggiore interesse di seguire 
l'andamento della infezione, pregai ai primi di Settembre il signor 



Grarofoli di inviare altre olive bacate e mandai alla metà dello 
stesso mesC; di nuovo, il Dr. Leonardi a Bisceglie per osservare 
l'intensità dell'infezione in quell'epoca. Egli il 17 visitò 1' oliveto 
del signor G-arofoli ed in proposito scrisse nella sua relazione : 
« Data r intensità dell' infezione constatata nel mese di Luglio 
era logico, conoscendo la prolificità della mosca delle olive, che 
se una causa nemica non era venuta ad ostacolare 1' azione del 
parassita, era logico, ripeto, ritenere per certo che il raccolto sa- 
rebbe stato perduto interamente. Le cose invece andarono in modo 
molto diverso, tanto diverso da rimanere io non solo meravigliato, 
ma addirittura sorpreso per quanto potei notare non immaginando 
che i poco noti, sino ad ora. Imenotteri parassiti della mosca, 
avessero potuto spiegare un'azione tale da arrestare quasi total- 
mente l'aumento dell'infezione ». 

Il 13 Settembre giunsero a Portici le olive con somma gen- 
tilezza inviate dal signor Garofoli, e poste in cassette da sviluppo, 
si ottennero giornalmente le mosche ed i parassiti appresso in- 
dicati : 





Giorno 


J)acus 


Ehipelmua 


Euri/toma 


Dinaiinus 


Eulophus 


14-16 Settembre 





10 





1 





17 


» 





7 











18 


» 


1 


6 


1 








19 


» 


3 


3 


2 


1 





20 


> 





3 











21 


» 


5 


6 











22 


» 


6 


3 











23 


» 


3 


7 


2 


1 





24 


» 


6 


7 


1 








25 


» 


3 


2 


2 








20 


» 


1 


1 


3 








27 


» 


4 


4 











28 


» 


3 


6 


1 


1 





29 


» 


14 








1 





30 


» 


7 


4 


2 












56 


69 


14 


5 






65 — 



\ Ottobre 20 

2 > U 

3 » 15 
A > 15 



5 


» 


37 


1 








1 


6 


» 


molti 


2 











7 


» 


molti 


1 








1 


8 


> 


molti 


1 











9 


» 


moltissimi 


6 











10 


» 


24 


i 











11 


» 


15 


1 











12 


» 


7 


1 











13 


» 


9 





1 








U 


» 





1 











15 


» 


1 














16 


» 


2 














17 


» 

















18 


» 

















19 


» 


1 














20 


» 

















21 


>. 


1 















Dal quadro sopraesposto risulta che durante il mese di Set- 
tembre il numero dei parassiti che si svilupparono dalle cassette, 
fu di 88, cioè un poco più di un terzo superiore a quello delle 
mosche adulte, che fu di 56. Neil' Ottobre dalle stesse cassette si 
svilupparono un numero molto maggiore di mosche che di pa- 
rassiti, dei quali dal 15 di detto mese non si ottenne più alcun 
esemplare. 

Alla fine di Ottobre (28) ebbi altre olive da Bisceglie, ma 
mentre di mosche se ne ottenne una grande quantità specialmente 
dal 19 al 30 Novembre, di parassiti si ebbe un solo esemplare di 
Dinaì^mus il 1" Novembre. 

Riepilogando le osservazioni fatte nell'oliveto di Bisceglie, ri- 
sulta che i parassiti comparvero numerosi alla fine di Luglio e 
primi di Agosto raggiungendo una percentuale massima nella se- 
conda quindicina di Agosto, che fu del 65.1; che detta percentuale 
si mantenne del 61.1 durante tutto il mese di Settembre, mentre 
in quello di Ottobre andò rapidamente decrescendo fino a diven- 
tare pressoché nulla verso la metà di detto mese ed in Novembre. 



- 66 - 

Dalle osservazioni fatte a Bisceglie sì deve pertanto dedurre 
che nei mesi di Agosto e Settembre, cioè in quelli in cui massimo 
è lo sviluppo della mosca, i parassiti di questa distrussero oltre 
il 60 7„ delle sue larve. La cifra è così eloquente per sé stessa, 
che ogni particolare commento è superfluo, ma sarà opportuno ri- 
chiamarla in seguito, dopo di avere esposto le osservazioni fatte 
sul numero di parassiti di altre località. 

Parassiti di olive di Bevagna (Umbria). 

NeirUmbiia centrale presso Bevagna raccolsi nella prima set- 
timana di Settembre (1906) un buon numero di olive bacate, che 
portai a Portici e posi nelle solite cassette da sviluppo. Da tali 
olive si ottennero le mosche ed i parassiti appresso indicati : 





Giorno 


Dacus 


Eupelmus 


l'Jurytoma 


Dinarmua 


Eulophu. 


11 


Settembre 


9 





5 


9 





12 


» 


9 





3 


8 





13 


» 


11 





6 


8 





U 


> 


21 





34 


16 


1 


15 


» 


15 





8 


2 





16 


» 


20 





21 


10 


1 


17 


> 


31 





34 


12 





18 


> 


61 





22 


9 





19 


» 


50 





29 


17 


1 


20 


» 


67 





25 


15 





21 


» 


71 





36 


12 





22 


» 


55 





8 


5 





23 


» 


23 





28 


5 





24 


^ 


49 





16 


3 





25 


> 


21 


2 


24 








26 


» 


18 





11 








27 


» 


18 





7 








28 


» 


9 





10 








29 


» 


U 














30 


» 


19 


1 


4 








1 


Ottobre 


13 





4 








2 


» 


6 





1 








3 


» 


4 





3 


1 





4 


» 


2 














5 


> 


3 





1 









619 3 340 132 



- 61 - 

Nello stesso olivete facevo raccogliere il 25 Settembre altre 
olive bacate dalle quali si ebbe : 





Giorno 


Dactis 


Eupelmtts 


Euri/toma 


Dlnarmus 


Ealophus 


27 


Settembre 1 1 





5 


2 





28 


» 


7 





14 


4 





29 


» 


4 





12 








30 


» 


4 





20 


1 





4 


Ottobre 


7 





14 


3 





2 


» 


7 


1 


10 


2 





3 


» 


13 


1 


9 


3 





4 


» 


21 





16 


4 





5 


» 


24 





11 


8 


i 


6 


» 


parecchi 





5 


1 





7 


» 


8 


1 


1 


2 





8 


» 


11 


2 





1 





9 


» 


10 








3 





10 


> 


9 





1 


1 





11 


» 


6 


1 











12 


» 


5 














13 


» 


parecchi 














14 


» 


3 














15 


» 


parecchi 














16 


» 


15 


1 











17 


» 


11 














18 


» 


16 














19 


» 


7 














20 


» 


5 














21 


> 


6 














22 


> 


8 














23 


» 


1 


1 











24 


> 


3 














25 


» 


3 














26 


» 


1 














27 


> 


















A Bevegna i parassiti cominciarono a comparire ai primi di 
Settembre, epoca di comparsa anche degli adulti della mosca 
della 1.^ generazione, e durante tutto il mese di Settembre fino al 
5 di Ottobre la loro percentuale fu del 43.5 per le olive raccolte 
il 10 Settembre e del 58.1 per quelle raccolte il 25 Settembre. 
Si può pertanto ritenere che a Bevagna nel 1906 durante il mese 



— 68 - 

dì Settembre fino al 5 ottobre la percentuale dei parassiti fu in 
media del 50.8 cioè che i parassiti distrussero la metà, delle larve 
della mosca. Quantunque questa cifra sia alquanto inferiore a 
quella constatata per Bisceglie, è sempre abbastanza elevata e 
degna della massima considerazione. 

A Bevagna dopo il 5 Ottobre il numero dei parassiti andò 
rapidamente diminuendo fino a diventare nullo verso la metà dello 
stesso mese, come si è constatato innanzi per Bisceglie. 

Quanto alle specie di parassiti osservati a Bevagna e a Bi- 
sceglie è da osservarsi che nella prima località considerando i 
parassiti ottenuti da olive raccolte il 9 Settembre, il 71.1 7o è rappre- 
presentato dall' Eurytoma rosae , il 27,5 dal Dmarìmis, e il 0,6 
tanto dall' Eiipelmus urozonus che à.sì[V Eulophus, mentre a Bisce- 
glie, considerando quelli ottenuti da olive raccolte il 20 Agosto, 
il 52.1 7o è dato dalV Eupelmus urozonus, il 29.5 7o dal Dinarmus, 
il 1^,2^ j^daXVEulophus longuìus e il 5,9 7o dsiW Eurytoma rosae, 
cioè abbiamo quasi l'inverso di quanto si è osservato a Bevagna. 

Come ho già detto innanzi, oltre che sul materiale raccolto a 
Bevagna e a Bisceglie, io feci osservazioni per la percentuale dei 
parassiti della mosca delle olive su quello delle seguenti loca- 
lità : S. Vito dei Normanni , Ruvo , Grottagiie , Trani, Barletta 
(Puglia); Larino, Termoli (Campobasso); Portici (Napoli); Nicastro, 
Catanzaro Sala (Calabria); Messina (Sicilia) e il Dr. Martelli su 
materiale di S. Vito dei Normanni (Lecce) e Catanzaro Sala, Stron- 
goli, Siano, Gizzeria (Calabria). 

In nessuno dei luoghi citati la percentuale dei parassiti sali 
alla cifra osservata per Bevagna e Bisceglie, ed in alcune anzi 
fu minima, quasi nulla, come nel 1905 (a Nicastro), in cui appunto 
si ebbe un'enorme sviluppo di mosca. Credo superfluo riportare 
qui tutte le percentuali di parassiti osservate, ma per mostrare 
la diversa prevalenza nelle varie località di uno piuttosto che di 
un altro parassita ricorderò ancora le osservazioni fatte con olive 
raccolte a Portici e quelle con olive di Crottaglie (Puglia). 



60 - 



Parassiti ottenuti da olive raccolti a Portici I'll Settembre. 



Giorno 



13 


Settembre 


molt 


14 


» 


» 


15 


» 


» 


16 


» 


» 


17 


» 


varii 


18 


» 


» 


19 


» 


» 


20 


•» 


» 


21 


V 


» 


22 


» 


» 


23 


» 


» 


24 


» 


» 


25 


» 


» 


26 


» 


» 


27 


» 


> 


28 


» 


> 



Kupehnus 


Kurytoma 


Dinarmus 


Eulophus 











8 





1 





6 





1 





12 





3 


2 


12 





1 





12 





2 





10 











4 





1 





10 





1 





9 


1 


5 





2 





7 











4 





3 





1 





3 





2 





1 











1 















molti 



29 



93 



A Portici nel 1906 i parassiti della mosca erano rappresentati 
in massima parte, 74.4 Yo? duìV Eidophus longulua, il 23.1 7o d^l- 
VEarytoma rosae, V 1.6 7o dal Diìiarnius e i\ 0,8^/,, dall' Eupebnus. 

Parassiti ottenuti da olive raccolte a Grottaglle (Lecce) 
il 14 Settembre. 





Giorno 


Oacus 


Kiipclniits 


Euri/toma 


lUnarinus 


Kiilophiis 


18 


Settembre 


molti 














19 


» 


» 








1 





20 


» 


» 





1 








21 


» 


» 








1 


1 


22 


» 


» 








1 





23 


» 


» 








2 





24 


» 


molti 











2 


25 


» 


varii 








2 





26 


» 


4 








5 


1 


27 


» 


alcuni 








4 


1 


28 


» 


» 








3 





29 


» 


7 





1 


7 





30 


> 


6 





2 


8 






[contìnua) 



— 70 — 



i 


Ottobre 


7 


2 


» 


6 


3 


» 


4 


i 


» 


3 


5 


» 


5 


6 


» 


4 


7 


» 


4 


8 


» 


3 


9 


» 


5 


iO 


» 


10 


11 


» 


2 


12 


» 


7 


13 


» 


4 



10 



14 



8 

8 

10 

12 

10 

10 

10 

10 









molti 4 9 66 5 



Dalle olive di Grottaglie risulta che in prevalenza i parassiti 
della mosca in tale località furono Dinarmus, rappresentando il 
78.5 7o, mentre 1' Eurytoma rosae fu del 10.7 "/o> VEulophus del 
5.9 7o e VEupelmus del 4,5 7o. 

Pertanto dalle osservazioni sul numero e sulla qualità dei 
parassiti della mosca dalle olive nei quattro casi riferiti di Bisce- 
glie, Bevagna, Portici, Grottaglie si vede che la specie di paras- 
sita prevalente in una data località può essere una qualsiasi delle 
quattro, che fino ad oggi sono state da me ottenute da olive in- 
fette di mosca e provenienti da moltissime località. 

La prevalenza numerica di individui di una specie dipende 
certamente dalle diverse convittime di tali parassiti esistenti in 
località diverse. 

Assegnamento che si può e si deve fare sagli insetti parassiti 
ricordati, nel combattere la mosca delle olive. 

Ho innanzi notato che il risultato delle osservazioni fatte sui 
parassiti della mosca delle olive a Bisceglie è per sé stesso tanto 
eloquente che non ha bisogno per essere convenientemente apprez- 
zato di un lungo e particolare commento. Esso ci ha dimostrato 
che in Agosto la percentuale dei parassiti giunse al 65 durante 
tutto il mese di Settembre ; cioè , volendo fare anche una media 
al di sotto del vero, possiamo ritenere che dal 10 Agosto al 30 Set- 



- 71 - 

tembre a Bisceglie il 60 7o delle larve della mosca delle olive 
furono uccise da individui di 4 specie di Imenotteri parassiti. 

In altre località la percentuale dei parassiti fu minore variando 
da circa il 50 V, (Bevagna) a quasi zero, come fu a Nicastro nel 
1905, ma ciò è perfettamente conforme a quanto noi sappiamo in- 
torno agli insetti parassiti la cui esistenza non dipende da una 
sola specie di insetti. Tali parassiti in alcuni anni ed in date lo- 
calità possono trovarsi numerosissimi, in altre località, negli stessi 
anni od in altri anni, scarsi, a seconda delle cause nemiche dalle 
quali essi stessi alla lor volta sono combattuti. 

Resta per ora come fatto accertato che i parassiti della mosca 
delle olive sono giunti in una località ad uccidere il 65 "/„ di larve 
di mosche. Ciò ci autorizza ad ammettere che il loro numero in 
condizioni più favorevoli può essere maggiore fino a giungere ad 
uccidere il 90, il 95, il 99 per cento di larve di mosca, fino ad 
annullare completamente un' infezione di -nosca, che come quella 
di Bisceglie fin dai primi di Agosto era calcolata del 50 "/o- Se la 
mosca delle olive non in tutti gli anni produce gli stessi gravi 
danni, né in tutte le località in un dato anno danni uguali, ciò si 
deve all' azione dei suoi parassiti naturali, tra i quali noi cono- 
sciamo e dobbiamo apprezzare gii Imenotteri nominati. 

Possibilità di moltiplicare gli insetti parassiti 
della mosca delle olive. 

Accertato che la mosca delle olive può essere combattuta ef- 
ficacemente da quattro specie di parassiti Imenotteri che si tro- 
vano distribuite in tutte le regioni olivate d'Italia e che tali parassiti 
però in natura subiscono essi stessi 1' azione di cause nemiche, 
che li decimano, può l' uomo intervenire per diminuire tali cause 
ad essi nemiche, può intervenire per moltiplicarli ed averli in nu- 
mero sufficiente a tenere in limiti innocui la mosca delle olive ? 
Dare una risposta assoluta e categorica a tale quesito sarebbe da 
parte nostra presunzione somma , poiché dovremmo crederci di 
essere tanto sapienti da conoscere minutamente la vita dei paras- 
siti della mosca e tutti gii intimi rapporti, che essi anno con al- 
tri insetti ed altri esseri viventi in genere, siano appartenenti al 
regno vegetale come a quello animale. 

Le nostre conoscenze intorno alla vita di tali parassiti sono 
ancora rudimentali. Noi a proposito di ciascuno di essi sappiamo 
soltanto con sicurezza quanto in riassunto riferisco, cioè: 



— 72 - 

1.° che essi vivono parassiti delle larve della mosca delle 
olive nei mesi di Agosto-Settembre; 

2." che in tali mesi possono compiere almeno due genera- 
zioni; 

3." che in Ottobre o poco più tardi abbandonano la mosca 
delle olive. 

Noi non sappiamo affatto con precisione su quali insetti i pa- 
rassiti della mosca passano in autunno. 

Per osservazioni personali possiamo accertare che 1' Eurytoma 
rosae è parassita anche del Cynips tozae, del Cyìiips kollari, 
e che r Ewpelmus uì-ozoìius è pure parassita di tali Cinipidi , e 
della Pern'sia rufescens De Stef., ma degli altri due parassiti non 
conosciamo alcun' altra vittima. 

Ho indicato più innanzi che varii autori indicano V Eurytoma 
rosae come parassita di molte specie di Cinipidi gallicoli dei generi 
Andricus, Aulax, BatJu/aspis, Biorhiza, Cynips, D/'yecosmus, 
Dryophanta , Newoterus, Rhodites , Spategaster, e V Eupelmus 
urozonus come parassita di varie specie di Imenotteri, Ditteri, 
Lepidotteri, Emitted, Coleotteri. Però se delle indicazioni di tali 
Autori possiamo servirci come preziosa guida, dobbiamo tenerci ben 
lontani dall' accettarle tutte come esatte e come utili per il nostro 
caso. Innanzi tutto non ostante la stima che si può e si deve pro- 
fessare verso qualsiasi Autore, non è punto certo che ciascuno di 
essi abbia determinato con sicurezza il parassita e la specie vit- 
tima. In secondo luogo anche ammesso che in realtà ogni Autore 
abbia determinato esattamente il parassita, potrebbe darsi che in- 
dividui specificamente fra di loro uguali, cioè appartenenti alla 
stessa specie sistematica, fossero dal punto di vista biologico af- 
fatto differenti, così che per esempio quelli che parassitizzano nel 
caso dell' Eupelmus un Lepidottero, non abbiano più l' istinto di 
parassitizzare la mosca delle olive. Infine anche ammesso che gli 
Autori abbiano tutti ben determinata la specie del parassita, che 
tutti gli individui di tali specie siano anche identici dal punto di 
vista biologico, resterebbe ad accertare per il caso nostro se i pa- 
rassiti delle varie vittime si possono sviluppare in tempo utile per 
passare a combattere la mosca delle olive e se in Italia esistono 
altre specie di insetti, che sono vittime di tali parassiti. 

Una serie quindi di accurate ricerche nelle varie località oli- 
vate occorrono per determinare quanto segue ; 



- 73 - 

1." quali sono le specie di insetti, che in ciascuna regione, 
vengono prevalentemente attaccate dagli insetti parassiti anche 
della mosca delle olive; 

2." quali specie di insetti sono parassiti dei parassiti della 
mosca delle olive ed in genere quali sono tutte le cause nemiche 
allo sviluppo dei parassiti della mosca, 

3.*^ studio biologico di tutti gli insetti, che sono vittime o 
parassiti dei parassiti della mosca. 

Compiute almeno condotte a buon punto tali ricerche, si po- 
trà rispondere fondatamente al quesito sopra posto, se cioè pos- 
siamo moltiplicare gli insetti parassiti della mosca delle olive in 
modo da combattere efficacemente la mosca stessa riducendola ad 
un numero trascurabile. Frattanto noi possiamo assicurare che la 
cultura specializzata dell'olivo è certamente favorevole allo sviluppo 
della mosca, poiché, siccome i parassiti della mosca stessa vivono 
dall' Ottobre a Giugno in specie d'insetti, che non si trovano sul- 
r olivo, ma su altre piante , mancando queste , mancheranno al 
tempo opportuno i parassti della mosca e questa resterà indi- 
sturbata a moltiplicarsi se non interverranno altre cause nemiche 
al di fuori degli insetti, e che noi per ora sappiamo esistere, ma 
siamo ben lungi dal conoscere convenientemente. 

Possiamo fin da ora affermare che la presenza di piante, sulle 
quali vivono insetti gallicoli, in vicinanza degli oliveti, può osta- 
colare lo sviluppo della mosca , poiché da tali piante si possono 
sviluppare i parassiti della mosca, i quali sono anche parassiti degli 
insetti gallicoli; possiamo ritenere che la vicinanza di boschi ad 
oliveti sia per la stessa regione utile allo sviluppo dei parassiti 
della mosca. 

Non conosciamo ancora tutte le vittime dei parassiti della 
mosca delle olive e quindi le piante, sulle quali tali vittime vi- 
vono, ma una volta che gli studii intrapresi ci abbiano istruito 
abbastanza in proposito, potremo anche consigliare la coltivazione 
negli oliveti di piante nutrici, prevalentemente, degli insetti, che 
vengono parassitizzati da quelli della mosca delle olive in Ottobre 
e dai quali si possono avere adulti dei parassiti per combattere la 
mosca in Griugno e Luglio. 

A Bisceglie nell' oliveto , in cui si trovò la maggior percen- 
tuale di parassiti e nelle sue vicinanze, le piante arboree colti- 
vate con gli olivi sono : mandorli in buon numero, qualche cilie- 
gio, fico, pero ; piante erbacee nessuna, eccettuata qualche specie 



- 74 — 

spontanea e in poca quantità, tenendo i proprietarii in genere il 
suolo ben pulito da erbe, arato e non seminandolo che raramente. 
Quest' anno sarà mia cura, in primavera, tare ripetute ricerche 
sul luogo per raccogliere larve d' insetti e vedere su quali di esse 
si trovano le larve parassite della mosca, e accertare cosi quali 
sono le piante, che a Bisceglie ospitano gli insetti vittime dei pa- 
rassiti della mosca. 

Conosciuti gl' insetti, che vengono distrutti dagli stessi insetti, 
che sono parassiti della mosca delle olive, si consiglieià negli oli- 
veti la coltivazione delle piante, sulle quali vivono quelli tra i 
primi, i quali sono vittime dei parassiti della mosca nei mesi di Ot- 
tobre e Giugno, e no, possibilbilmente la coltivazione delle piante 
sulle quali possono vivere insetti, che vengono attaccati dai pa 
rassiti della mosca nei mesi di Giugno-Settembre, poiché in tale 
epoca noi dobbiamo cercare che tali parassiti siano costretti a 
combattere soltanto la mosca delle olive. 

Qualora non fosse possibile 1' esclusione dagli oliveti, o dalle 
loro vicinanze, della coltivazione delle piante, sulle quali vivono 
gli insetti, che sono ricercati dagli stessi parassiti della mosca du- 
rante i mesi di Giugno-Settembre, si dovrebbe ridurre con altri 
mezzi naturali o con mezzi artificiali il numero degli insetti vit- 
time, contemperaneamente alla mosca, dei parassiti della mosca 
stessa. 

Né ancora l' intervento nostro colla coltivazione di partico- 
lari piante negli oliveti, col combattere gli insetti, che possono 
essere contemporaneamente alla mosca attaccati dai parassiti di 
questa, dovrebbe cessare, poiché abbandonando in condizioni na- 
turali lo sviluppo dei pasassiti, accadrebbe che essi sarebbero sog- 
getti come altri insetti ora ad un grande sviluppo numerico ed ora 
ad un minimo a seconda delle cause ad essi nemiche, delle quali 
alcune sarebbero al di fuori di essi ed una in se stessi. Le prime 
cause nemiche sarebbero : 1." i nemici naturali dei parassiti della 
mosca, che saranno altri insetti, altri animali in genere, nonché 
parassiti vegetali, e che distruggeranno un numero più o meno 
grande di tali parassiti, "2." i nemici naturali delle specie di insetti 
a spese dei quali i parassiti della mosca delle olive vivono e che 
possono ridurre tali insetti ad un numero assai basso, e quindi es- 
sendo pochi gli ospiti, pochi sarebbero i loro parassiti. 

La causa nemica dei parassiti della mosca, e che risiede ne- 
gli stessi parassiti, é il grande sviluppo numerico, che essi possono 



- 75 - 

conseguire in condizioni favorevoli, poicliè qualora il loro numero 
in Ottobre fosse molto grande rispetto al numero degli insetti vit- 
time, questi verrebbero ridotti nella seguente generazione a quan- 
tità tanto piccola che nelF anno successivo non sarebbero più suf- 
ficienti a generare un numero di individui tale da potere servire 
di nutrimento a tutti o almeno ad un numero di parassiti della 
mosca atto a entrare in lotta, in Luglio, vittoriosamente colla mosca 
delle olive. 

Perciò da parte nostra occorre, studiata la biologia di tutte le 
vittime dei parassiti della mosca delle olive , intervenire per di- 
minuire le cause nemiche allo sviluppo di tali vittime onde ser- 
barle tutte air azione dei para.ssiti della mosca delle olive, occorre 
inoltre impedire un eccessivo sviluppo dei parassiti della mosca, 
cosa che non è difficile distruggendo, quando fosse necessario, 
una parte di quelli che in Settembre si ottengono dalla mosca 
delle olive. 

Come si vede dall' esposto le cose sono abbastanza complicate 
e in natura potranno esserlo anche di più di quanto a noi appare, 
però quando 1' entomologo avesse acquistato le conoscenze neces- 
sarie e con esse buona pratica per intervenire nel conflitto fra 
varie specie di insetti a tutto vantaggio dell' agricoltore, non sa- 
rebbe difficile o almeno impossibile consigliare qualche cosa di 
praticamente attuabile anche dagli stessi contadini. In qualsiasi 
modo anche se non sempre fosse possibile regolare il numero dei 
parassiti della mosca in rapporto ai loro parassiti e alle loro vit- 
time conti'o la mosca delle olive, certo che i danni della mosca 
in alcuni anni potrebbero essere ridotti a nulla ed in molti ad dna 
gravità non grande, applicando anche parzialmente ciò, che i ri- 
sultati degli studi biologici nel senso accennato, consiglieranno. 

Consigli che fin da ora si possono dare per utilizzare 
i parassiti conosciuti in Italia a combattere la mosca delle olive. 

Mentre continuano gli studi biologici sui parassiti della mosca 
delle olive e se ne attendono i risultati per consigliare, ripeto, 
quanto di meglio si potrà, ad ottenere un effetto utile ed il più 
possibile continuo nel combattere la mosca delle olive, ora, anche 
col poco, che sappiamo, si potrebbe mettere in pratica un metodo 
atto a rendere più efficace 1' azione dei parassiti cioè diminuendo 
il numero delle mosche nei mesi, in cui i parassiti attaccano le 
larve di mosca, in Agosto-Settembre, 



- 76 - 

Per diminuire il numero delie mosche negli oliveti, da parte 
mia credo necessario porre fuori considerazione qualsiasi sostanza 
distribuita sugli olivi in qualunque forma e che sia composta di 
materia zuccherina avvelenata, poiché se può essere tale sostanza 
mortale alla mosca delle olive, lo è pure ai suoi parassiti non 
solo, ma anche agli insetti , che sono predatori e endofagi delle 
cocciniglie dell' olivo e di altri alberi, nonché a quelli, che sono 
parassiti di molti altri insetti litofagi. Di maniera che io credo 
che il danno nelle regioni per grandi estensioni olivate po- 
trebbe riuscire maggiore di quello prodotto dalla mosca delle 
olive, che si vuol combattere. 

Scartata pertanto l' uccisione delle mosche delle olive allo 
stato adulto per mezzo di sostanze zuccherine venefiche, io credo 
che si potrebbe trarre profìtto dai varii fatti accertati sulla bio- 
logia della mosca per fare in modo: 1° che di essa nella nuova 
stagione se ne trovi negli oliveti il numero minore possibile, 
2" che di essa si distrugga il maggior numero di larve della pri- 
ma generazione, dalle quali dipende V ulteriore sviluppo della 
mosca stessa. 

Sappiamo che la mosca delle olive si riproduce durante tutta 
la buona stagione, quando trova le olive, nelle quali deporre le 
uova; perciò a diminuire il numero sarebbe necessario impedire 
almeno che essa si riproducesse nei mesi di Aprile-Giugno; cosa 
che sarebbe facile ottenere facendo in modo che la raccolta delle 
olive non si protraesse oltre il Marzo, e che tale raccolta venisse 
fatta accuratamente senza lasciare sugli alberi olive. Siccome 
nel mese di Aprile a Giugno la mosca può compire almeno una 
generazione nel frutto degli olivastri, questi dovrebbero essere 
tutti distrutti tutti innestati. In tal modo le mosche nate in Marzo 
da pupe ibernanti prima del Luglio, epoca in cui possono trovare 
nuovamente olive della nuova stagione per deporre uova, sareb- 
bero sul campo soggette a tante cause di distruzione, e quindi 
non trovando modo di moltiplicarsi giungerebbero almeno in parte 
ridotte di numero al Luglio. 

A diminuire anche il numero delle mosche adulte che in 
Marzo-Aprile possono trovarsi sul campo, si dovrebbero tenere 
le olive, dopo la raccolta , in locali con finestre protette da rete 
metallica. 

Altro fatto ben noto della biologia della mosca é che essa 
depone l' uovo a Luglio in olive di varietà px^ecoce e solo più tardi, 



- 7? - 

in fine dì Agosto e Settembre, secondo le località, infetta anche 
le olive tardive. Da ciò si dovrebbe trarre partito per coltivare 
in ogni oliveto due sole varietà (o due gruppi di varietà) di olive: 
una a frutto molto precoce ed una a frutto tardivo. Di quest'ul- 
tima varietà dovrebbe essere la massima parte degli olivi, della 
varietà precoce un piccolo numero nella proporzione di uno ogni 
100 olivi di varietà a frutto tardivo. Gli olivi di varietà precoce 
dovrebbero trovarsi fra di loro a distanze presso a poco uguali, 
tenuti a chioma bassa e potati ad albero piangente, in modo che 
con una piccola scala si potessero esaminare facilmente tutti i rami. 

In oli veti così formati alla fine di Luglio nelle regioni lìtto- 
ranee dell'Italia meridionale, più tardi in altre località in cui la 
vegetazione si trova più arretrata, per esempio nella seconda 
quindicina di agosto nell' Umbria centrale (Bevagna), operai al- 
l' uopo istruiti dovrebbero visitare tutti gli olivi dì varietà precoce, 
esaminarne accuratamente il frutto e cogliere tutto quello, che 
vedrebbero essere infetto dì mosca. 

Le olive infette in tale epoca non contengono soltanto uova 
o larve o pupe dì mosca, ma possono avere anche parassiti della 
mosca, perciò non si deve consigliare la distruzione o qualche 
particolare utilizzazione immediata delle olive, ma la loro conser- 
vazione per un mese in casse dì legrio a perfetta chiusura eccetto 
nelle partì superiori che dovrebbero avere un gran numero dì 
fori di un diametro non maggiore di un millimetro oppure una 
fitta rete metallica a maglie non più larghe della dimensione in- 
dicata per ì fori. 

Nelle casse non si dovrebbero accumulare olive oltre 3-4 
strati, per permettere la facile uscita dei parassiti o si potrebbero 
costruire telai interni per le casse sovrapponibili e portanti cia- 
scuno 2-3 strati di olive ; e in tal caso in corrispondenza a cia- 
scuno di essi sui lati della cassa si dovrebbero praticare fori di 
un millimetro. 

L' ideale sarebbe lasciare tutte le olive infette dì un albero 
in casse poste sullo stesso albero, in pratica bisogna vedere se ì 
desiderosi della roba altrui lo permettono, perchè diversamente 
le casse sì dovranno tenere nelle abitazioni dei proprietari, e al- 
lora occorre un' altra pratica, che ricorderò appresso. 

Scopo della conservazione delle olive in casse costruite come 
sì è detto, è quello dì non permettere l'uscita alle mosche adulte 
e permetterla invece ai loro parassiti ; quelle infatti non potreb- 



- 18 - 

bero passare attraverso un foro di un millimetro di diametro, 
mentre lo potrebbero agevolmente tutti i parassiti, cosicché si 
otterrebbe 1' effetto di distruggere un gran numero di mosche e 
di lasciare liberi i parassiti, i quali potrebbero subito continuare 
r opera delle loro madri ricercando larve di mosche, che si fos- 
sero sviluppate da uova deposte da individui rimasti vivi nell' o- 
liveto. 

La miglior cosa sarebbe, come ho detto, lasciar le casse sugli 
olivi, ma qualora non fosse possibile, bisognerebbe tenerle nelle 
case. In tal caso dovrebbero avere i fori situati nella parte superiore 
invece che lateralmente, ed estesi per zone non più larghe di un 
centimetro e mezzo in diametro. Sopra tali fori si collocherebbe 
capovolta una comune bottiglia di vetro della capacità di ^ /^ litro 
e assicurata colla bocca alla cassetta con cera od altra sostanza. 
I parassiti dalla cassetta passerebbero nella bottiglia attrattivi 
dalla luce e ogni due giorni, togliendo la bottiglia e tappandola 
subito con un po' di cotone, mentre altrettanto si fa dei fori del- 
la cassetta ( se non si ha altra bottiglia di cambio), si potrebbero 
trasportare negli oliveti. 

Tutte queste operazioni possono sembrare in sulle prime com- 
plicate, in realtà non lo sono punto e sono anche di facile appren 
dimento per qualsiasi persona. 

Il risultato di una tale pratica non potrebbe essere che utile 
sempre, e maggiormente lo sarebbe se ad una prima raccolta 
delle olive bacate se ne facesse seguire una seconda alla distanza 
di una diecina di giorni, prima che cominci 1' apparizione degli 
adulti della prima generazione. 

La difficoltà nell' applicare attualmente tale metodo si vorrà 
trovare nel modo come sono formati già gli oliveti; ma essa per la 
maggior parte dei casi sarebbe presto eliminata e cioè per tutti 
quegli oliveti che sono costituiti del tutto o in grandissima parte di 
olivi a frutto tardivo, perchè in tali casi basterebbe innestare un 
albero ogni cento con le varietà a frutto più precoce. Difficoltà 
vera resterebbe per quegli oliveti, che sono tutti o quasi di varietà 
precoce, come in molte regioni della Calabria, perchè in tal caso 
chi può ardire di consigliare la raccolta di tutte le olive bacate 
in Luglio-Agosto, raccolta che si dovrebbe eseguire albero per al- 
bero ? In tali oliveti qualora il metodo consigliato desse altrove 
ottimi risultati, si dovrebbe procedere ad innestare a poco a poco 
la maggior parte degli olivi con varietà tardive e frattanto otte- 



- 1^ - 

nere il frutto di un albero ogni cento in condizioni di essere in- 
fetto dalla mosca delle olive una quindicina di giorni prima di 
quello degli altri, concimando abbondantemente con stallatico lo 
stesso albero e, potendo, anche annaffiandolo. 

Quanto alla coltivazione di qualche zona tutta a olive precoci 
per uso mangereccio, si potrebbe certamente fare, mantenendo tutti 
gli alberi abbastanza bassi e potati in modo da poter vedere e 
cogliere facilmente da essi le olive bacate. 

Dal punto di vista economico V applicazione del metodo con- 
sigliato non importerebbe una grande spesa poiché un operaio in 
un giorno può certamente visitare almeno 20 alberi per rac- 
cogliervi olive , cioè curare una zona di 2000 olivi ; le cas- 
sette di legno, anche occorrendone una per albero , non potreb- 
bero costare per 20 alberi più di L. 60, spesa che fatta una volta 
non si dovrebbe rinnovare ogni anno. Resta a considerarsi la 
perdita parziale delle olive di un albero ogni cento ed essa, credo, 
sarebbe la meno tenuta in conto da un proprietario qualora po- 
tesse avere in buone condizioni il frutto del resto dell' olivete. 

Riepilogando tutto l'esposto, io credo che in favore dei pa- 
rassiti della mosca fino ad ora noti in Italia e quindi contro la 
mosca stessa, qualora si voglia applicare un metodo di lotta na- 
turale e no uno artificiale ed irrazionale, fondandoci su ciò, che 
si conosce per ora della biologia della mosca e degli insetti suoi 
parassiti, si possa consigliare: 

1." Cultura dell' olivo meno specializzata che sia possibile, 
quindi consociazione con esso di mandorli, fichi ed altre piante 
fruttifere ; 

2." Conservazione di querele, rose selvatiche e arbusti lungo 
gli argini, le fosse etc. degli oliveti, conservazione anche di siepi 
e boschi in vicinanza di essi ; 

3." Raccolta almeno in Marzo e Aprile di tutte le olive e di- 
struzione o innesto di tutti gli olivastri ; 

4." Formazione di oliveti con alberi di due varietà (o due 
gruppi di varietà) : 1' una (o le une) a frutto molto precoce, 1' al- 
tra (o le altre) a frutto tardivo. Piante di varietà a frutto precoce 
nella proporzione di una a cento poste fra di loro a distanze 
uguali, tenute basse e potate in modo da lasciar veder bene tutto 
il frutto ; 



^ 80 - 

5." Raccolta in due volte, avanti la comparsa degli adulti della 
prima generazione, in Luglio-Agosto (o Agosto-Settembre secondo 
le località) di tutte le olive bacate a frutto precoce ; 

6." Conservazione di tali olive per un mese in casse costrui- 
te in modo da permettere l'uscita dei parassiti e no quella del- 
le mosche adulte. 

Probabile esistenza di altri parassiti della mosca delle olive 

fuori d' Italia. 

Dallo studio dei parassiti della mosca delle olive in Italia è 
risultato che la mosca è combattuta da quattro specie di insetti 
ectofagi soltanto allo stato larvale, e che tali specie non sono 
parassiti particolari della mosca, ma parassiti anche di varii altri 
insetti. 

Questi fatti fanno dubitare che la mosca delle olive sia un 
insetto importato in Italia in tempi storici ed in qualunque modo 
che non sia un insetto veramente indigeno, poiché altrimenti trat- 
tandosi di un insetto distribuito in tutte le regioni olivate d' Italia 
e tanto spesso in numero grandissimo dovrebbe avere qualche 
insetto parassita suo principale se non unico, dovrebbe avere qual- 
che parassita delle uova e specialmente della pupa che durante 
r estate, quando è nel frutto, è nelle migliori condizioni per es- 
sere parassitizzata da Imenotteri. 

A tali considerazioni entomologiche si devono aggiungere le 
opinioni di varii botanici intorno all' origine dell' olivo, le quali, 
se ben fondate, possono togliere ogni dubbio intorno all' importa- 
zione della mosca delle olive. 

Comes neir opera « Illustrazione delle piante rappresentate 
nei dipinti pompeiani, 1879 » a proposito dell' olivo scrive : « Que- 
sta oleacea è originaria dell' Asia Minore e dell' angolo Sud-est 
del Mediterraneo ». 

De Candolle (1883) nel classico lavoro » Origine des plantes 
cultivées » nel capitolo sull' olivo cosi si esprime « La patrie pré- 
historique s' étendait probrablement de la Syrie vers la Grece, 
car l'olivier sauvage est très commun sur la còte meridionale de 
l'Asie Mineure. Il y forme de véri tables foréts ». E poco più in 
basso lo stesso Autore scrive : « Aucune feuille d'olivier n'a été 
trouvée jasqu' à present dans les tufs de la France meridionale, 
de la Toscane et de la Sicile, où 1' on a constate le laurier, le 



- 84 — 

myrte et autres arbustes actuellement vivants. C'est un indice, 
jusqu'à preuve contraire, de naturalisation subséquente ». 

Ammesso che I' olivo non è indigeno d' Italia e che esso è 
stato importato, poiché la mosca delle olive può svilupparsi, al- 
meno da noi, soltanto nel frutto di tale albero, ne viene di conse 
guenza che anche hi mosca delle olive deve essere stata importata. 
Cosa questa che può facilmente essere avvenuta con il trasporto 
di olive fresche in Italia dopo che già era cominciata anche da 
noi la coltivazione dell'olivo. Colle olive bacate non deve essere- 
stato importato qualche particolare parassita della mosca o questo 
per ragioni, che non possiamo determinare, non avrà potuto so- 
pravvivere. Perciò da noi la mosca si sarà trovata in condizioni 
peggiori per il clima, essendo meno caldo di quello suo originario, 
ma d' altra parte giunta in una regione, in cui non aveva parti- 
colari nemici tra la classe degli insetti, si sarà potuta sviluppare 
tanto quanto il nuovo ambiente trofico lo permetteva. In seguito 
insetti parassiti di insetti gallicoli e di altri, e che sono quelli 
attualmente parassiti della mosca da noi, si sono a poco a poco 
adattati a parassitizzare in un' epoca dell' anno (estate) anche le 
larve della mosca, guidati forse nell' assumere il nuovo istinto 
dalla forma dell' oliva che tali insetti possono avere considerata 
come galla. 

Essendo pertanto almeno molto probabile che la mosca delle 
olive non è indigena d' Italia, ma originaria delle stesse regioni 
che si ritengono da molti botanici patria dell' olivo, e sapendosi 
che ogni insetto nel suo paese d' origine è di regola combattuto 
da altri insetti, qualcuno o alcuni dei quali suoi peculiari paras- 
siti , io proposi fin dall' anno scorso uno studio biologico della 
mosca delle olive nel suo paese d' origine affine di accertare 
quali insetti ivi la combattono. 

Pur non essendo assolutamente certo che nelle regioni, che 
sono ritenute patria dell' olivo, si trovi qualche insetto parassita 
della mosca e molto attivo nel combatterla, ciò è più che proba- 
bile. Tutti gli studii biologici sugli insetti parassiti che si sono 
fatti negli ultimi anni ; i belli esempi che abbiamo avuto anche 
di recente dagli entomologi dell' America settentrionale, consi- 
gliano almeno a tentare con fiducia la ricerca dei parassiti della 
mosca delle olive nel probabile paese di origine della mosca stessa. 
Sarebbe secondo me un errore, se per una mala intesa economia 
non si mandasse un entomologo nella Turchia Asiatica a fare le 



- 82 — 

ricerche opportune. Trovandosi colà anche una sola specie di 
insetto parassita unicamente delle uova o delle larve o della 
pupa della mosca delle olive, questa potrebbe essere debellata 
anche da noi ; perchè è facile 1' allevamento e V acclimatazione 
e moltiplicazione degli Imenotteri parassiti dove esiste la specie 
ospite. 

Caso più complicato sarebbe se gli insetti parassiti della mosca 
delle olive nel paese d' origine, fossero anche parassiti in altre 
epoche dell' anno di altri insetti e che perciò per il loro ciclo 
annuale fosse necessaria la presenza anche di essi ; ma anche in 
questo caso l'acclimatazione loro potrebbe non essere impossibile. 

In qualunque modo, lùpeto, è necessario tentare ciò, che l'en- 
tomologia agraria odierna consiglia e tanto più in questo caso, in 
cui si tratta di un nemico che toglie ogni anno molti milioni al- 
l' economia nazionale. Se realmente si troverà nella Turchia A- 
siatica un attivo insetto parassita della mosca delle olive, questa 
sarà efficacemente combattuta per tale mezzo naturale e lidotta 
in breve in quantità affatto innocua, senza che i proprietari ab- 
biano a sopportare spesa di sorta. 

Il risultato probabile delle ricerche dei parassiti della mosca 
delle olive nel paese d'origine della mosca stessa può importare 
pertanto un vantaggio enorme alla patria nostra e a molte altre 
nazioni ed è dovere dell' entomologo raccomandare che la via 
additata dalla scienza, che esso coltiva, sia seguita se non con 
sicurezza completa di l'iuscita, almeno con grande fiducia. 



F. SILVESTRI 



LA TIGNOLA DELL'OLIVO 

(Prays oleellns Fahr.). 



L' insetto, che solo in alcune regioni ed in alcune annate deve 
considerarsi secondo alla mosca delle olive nel!' entità dei danni, 
che può causare agli olivicultori, è la Tignola deiroliro (Prays 
oleellus Fabr.). 

Essendomi occupato per due anni dei costumi e dei parassiti 
di tale insetto e sembrandomi di aver fatto osservazioni, che pos- 
sono essere di qualche utilità a coloro, che dal punto di vista seien 
tifico o pratico o di ambedue debbono o vogliono studiare lo stesso 
insetto, pubblico la presente nota, nella quale non tivalascio di 
esporre ciò, che altri prima di me hanno osservato, affinchè ad 
ognuno sia attribuito il merito che gli spetta. 

Io stesso ho in animo di continuare a studiare la biologia della 
tignola dell'olivo e dei suoi parassiti, estendendo le osservazioni 
anche in quelle contrade, che fino ad ora non ho potuto visita l'e 
e specialmente a quelle della costa meridionale e orientale del 
Mediterraneo, convinto, come sono, che allora soltanto 1' entomo- 
logo potrà dire di conoscere abbastanza bene un insetto quando 
egli (se altri non lo abbia fatto) lo avrà studiato in tutti quei paesi 
da esso abitati , che sono fra di loro più diversi per condizioni 



fisiche e biologiche. 



CENNI STORICI. 



La prima menzione della tignola dell'olivo si trova in Teo- 
frasto (1) (3 secoli prima di G. C.) il quale scilsse : vermis oleae 
flatus sub cute fructum adiviit, at si in ipso nucleo erodat, pro- 



(1 ) Per il titolo delle opere dei vari Autori citati nel testo si veda, in 
fine della presente memoria, la bibliografia. 



— 84 - 

(lest; cioè tale Autore conosceva della tignola le larve della 3' g-e- 
nerazione che vivono nel nocciolo, ma cosa curiosa ad esse non 
solo non attribruì la causa di alcun danno, ma anzi un giova- 
mento. Plinio ripetette ciò, che aveva scritto Teofrasto, colle se- 
guenti parole : Ì7i oliva ancipiti eventu, quando subeimt fiati, 
fructum adimunt: augent, si in ipso nucleo fuere ei-odentes eum. 

Da tali remote epoche si giunge al secolo decimo ottavo, 
in cui una vaga menzione della tignola si trova nell' Isnard 
di Grasse. 

Pochi anni dopo (1782) il Bernard pubblicò un interessante 
lavoro sugli insetti nocivi all'olivo ed in esso descrisse la tignola 
col nome di chenille miìieitse, donde l'analogo di bruco minato- 
re, col quale la indicarono in seguito in Italia gli scrittori di 
agronomia. Egli per il primo attribuì alla stessa specie i danni 
delle foglie e quelli della mandorla delle olive. 

Fabricio dette per primo alla tignola dell'olivo il nome scien- 
tifico di Tinea oleaella che cambiò poi in Ypsolophus oleae, e a 
])i'oposito del luogo in cui essa vive e dei suoi costumi scrisse : 
liabitat in nucleis fructus oleae, quos cadere facit ante matiiri- 
tatem, non riferendo perciò ad essa che gli individui della 3.* ge- 
nerazione. 

In Italia, poco dopo, Bernardino Angelini pubblicò una memoria 
sugl'insetti nocivi all'olivo nella provincia di Verona, e a propo- 
sito della tignola ulivina , come egli la chiama, disse : « Vuoisi 
che la larva nasca da un uovo deposto sul rovescio delle foglie, 
etc; nella primavera attacca le tenere fogliette, sviluppate le riu- 
nisce con fili di seta, e vi si ritira in mezzo occulta. Quasi sem- 
pre nella state penetra il frutto dirigendosi nell' interno del noc- 
ciolo, divora il seme o la piccola mandorla ed è causa che le 
ulive cadono immature nei mesi di agosto e settembre ». 

Briganti, per quanto scrive il Costa, « non ebbe agio di studiare 
e seguir nelle loro metamorfosi le larve del nocciolo delle olive; 
che anzi rimase nel dubbio non fosse la larva stessa della mosca 
che s'introduce nella mandorla. Conobbe bensì le larve delle fronde 
e giudicando la tignola diversa dalla oleaella di Fabricio, la deno- 
minò olivella ». 

Gabriello Grimaldi (1825) nei Ragionamenti Accademici sopra 
gli insetti dell'olivo riferi le osservazioni da lui fatte e dall' An- 
dreuccetti sopra un piccolo lepidottero , che allo stato di larva 
danneggia nel Lucchese i nuovi getti dell'uliv-o, ma raramente il 



- 85 - 

frutto, e G. Tavanti nel trattato tcorico-pi'atico suU' ulivo ripetè 
le cose dette dall'Angelini. 

Nel 1827 Oronzio G. Costa pubblicò le sue osservazioni su- 
gli insetti nocivi all' olivo fra i quali cita i seguenti lepidotteri : 
una specie, che riferisce al genere Noctua, senza altra determi- 
nazione, e che allo stato di larva si ciba delle drupe piccolis- 
sime e dei bottoni fiorali, ed una seconda, clic riconosce per una 
Tinea e che dubita possa essere nuova, diversa affatto dalla 
Tinea oleaeUa Fabr. e dalla Tinea olivella del Briganti. 

Carlo Passerini (1832) descrisse e figurò, in una tavola, larva, 
crisalide, bozzoli, adulto e foglie di olivo colla caratteristica cor- 
rosione di una Tinea, che danneggiava a Rignana le foglie di 
olivo e che gli sembrava diversa dalla T. oleaella di Fabricio. 
Egli inoltre aggiunse dopo avere accennato ad un insetto che si 
nutre della mandorla del frutto dell'olivo « io sono inclinato a 
credere che quella specie (che attacca la mandorla) non sia la 
stessa di quella, che si nutre delle foglie e delle cime terminali ». 

Anche il Boyer de Fonscolombe non potè persuadersi che la 
specie di tignola, che attacca le foglie dell' olivo, era la stessa 
che rode la mandorla delle olive, e a proposito del Bernard, che 
invece per primo l'aveva osservato scrisse: // eü iìnpossible que 
ce savant ait vu par lai méme ce qu' il suppose, attendu Vex- 
trème diffìculté de suivre exactenient de si pet ita objets ». Fermo 
in tale opinione egli chiamò la tignola delle foglie oleaella e 
quella del frutto olivella riferendole entrambi con dubbio al ge- 
nere Tinea. Però nel 1851 fece buona ammenda lùconoscendo il 
suo errore ed ammettendo l'identità specifica degli individui delle 
due generazioni e che il Duponchel nel suo supplemento IV aveva 
riferito anche a generi diversi e descritti sotto i nomi di Oecophora. 
oleaella e Elachista olivella. 

Il Costa Oronzio nella nuova edizione del suo lavoro sugli 
insetti dell'olivo (1840) citò tre specie di Tinea cioè T. oleaella, 
servilliella e olivella senza però aggiungere alcunché di nuovo 
intorno alla loro biologia. 

Romano (1845) espose le proprie osservazioni fatte intorno 
alla tignola dell'olivo in Sicilia senza entrare in merito alla qui- 
stione del nome specifico, che ad essa spetta. Descrisse l' insetto 
allo stato di larva, crisalide ed adulto, i danni, che cagiona, e ac- 
certò che l'insetto, che attacca la mandorla delle olive e quello 
che rode le toglie dell'ulivo appartengono ad una stessa specie, 



- 86 - 

trattandosi soltanto di individui di duo diverso generazioni. Il 
Macquart, secondo il Costa A., « pare, non avesse avuta alcuna 
osservazione propria su questa Tignola, che riporta col nome dì 
Oecophora olivella FonscoL, accontentandosi di dire che la larva 
di essa sviluppasi nel nocciuolo, e ne sorte per metamorfosizzarsi 
perforandolo nel punto che unisce il penduncolo al frutto, facendo 
cadere prematuramente 1' oliva: ed aggiunge che il sig. De Fon- 
scolombe considera questa specie come identica con 1' Oecophoiri 
oleaella Fabr., la cui larva vive nella spessezza del parenchima 
delle fronde dell'olivo. La qual notizia donde fosse stata attinta non 
sappiamo: certo che nella memoria (pennata il Fonscolombe neppur 
nomina la Tinea oleaella di Fabricio ». 

A questo punto si trovavano le conoscenze intorno alla ti- 
gnola dell'olivo, quando il valente entomologo napoletano. Achille 
Costa, si pose allo studio di tale insetto. Egli pubblicò nel 1857 
il risultato delle sue osservazioni nel classico lavoro dal titolo 
« Degli insetti che attaccano l'albero ed il frutto dell'olivo etc. », 
in cui l'argomento della tignola dell' olivo è svolto in 6 capitoli, 
dei quali si riportano i titoli : 1." Letteratura, 2." Descrizione del- 
l'insetto nei suoi diversi stati: uovo, larva, ninfa, immagine, 3." Bio- 
logia, 4." Danni che la tignuola arreca all'olivo ed alle olive, 5." 
Mezzi per impedire o diminuire la propagazione della tignuola 
dell'olivo, tì." Esame critico delle differenze tra le tignuole del- 
l'olivo descritte con nomi diversi dagli autori, ed identità speci- 
fica delle stesse. Il Costa per il primo osservò che la tignola 
dell' olivo ha tre generazioni e non due come prima di lui si 
riteneva, poiché non era conosciuta la seconda , ed accertò defi- 
nitivamente che era sempre la stessa specie di insetto che nelle 
tre generazioni danneggiava prima le foglie, poi i fiori ed in- 
fine i frutti; descrisse con cura la tignola nei varii stati, disse 
dei suoi costumi, dei danni che arreca e dei mezzi atti a com- 
batterla. Le sue osservazioni concordano fondamentalmente an- 
che colle mie, eccetto per la nascita delle larve della 1" ge- 
nerazione come sarà detto a suo luogo, e furono fino ad oggi ri- 
petute tali e quali da tutti coloro, che scrissero in seguito in- 
torno alla tignola dell'olivo. 

Nelle note pubblicate posteriormente in Italia e altrove si aggiun- 
sero consigli per l'uso di qualche insetticida, ma nessun'altra osser- 
vazione a quelle del Costa, come si può vedere consultando le 
pubblicazioni di Patroni (1878), Jatta (1878), Caruso (1883), Cavanna 



- 87 - 

(1800), Aducco (1891), Berlcse e Baiiti (1893), Lmiardcmi (1894), 
Soli (1897), Ribaga (1901), Del Guercio (1903 e 1906), DegTully (1907), 
Chapelle (1907). 

Carbone (1889) dopo di aver riportato diffusamente le notizie 
del Costa A. sulla tignola espose le osservazioni da lui fatte dal 
70 air 85 intorno all' infezione di tale insetto e della mosca nella 
Provincia di Reggio Calabria, osservazioni colle quali vorrebbe 
giustificare la credenza di Teofi'asto e quella popolare in Calabria, 
che cioè negli anni, in cui si ha tignola, non fa danni la mosca delle 
olive e si ha un buon raccolto, e viceversa Senza voler porre in dub- 
bio l'esattezza delle osservazioni di tale Autore è da attribuirsi 
a mera accidentalità la comparsa limitata di mosca delle olive 
nelle annate in cui abbondava la tignola, poiché per quanto noi 
conosciamo intorno alla biologia di tali insetti e dei loro paras- 
siti, non vi può essere rai)porto di sorta, a meno che la tignola non 
distruggesse in un anno tutti i fiori o tutti i frutti dell'olivo, che 
allora impedirebbe certo lo sviluppo della mosca. Del resto mi 
basta ricordare che nella stessa Calabria, circondario di Nicastro, 
nel 1905 si ebbe un grande svilui)po di tignola ed uno gran- 
dissimo anche di mosca. 

Degli stranieri posteriori al Costa lo Stainton (1870) l'Hidalgo 
(1870) e il Peragallo (1882) non citarono affatto le interessanti os- 
servazioni di tale Autore e si limitarono a riferire invece quelle in- 
complete del Bernard e quelle inesatte del Fonscolombe e ad at- 
tribuire ancora due generazioni alla tignola invece di tre. 

DESCRIZIONE DELLA TIGNOLA DELL' OLIVO 

NEI SUOI VARII STATI 

La tignola dell' olivo , conosciuta scientificamente col nome 
di Pi -ays oleellus (Fabr.), in Italia si chiama volgarmente anche 
verme o bruco delle foglie e dei fiori dell' olivo, verme o baco 
della mandorla dell' oliva. 

In Francia porta il nome volgare di : Chenille wineuse o 
Teigne de l'olivier, in Spagna di rollila del olivo. 

Essa appartiene alla famiglia Hi/ponomeutidae, genere Prays, 
che ha secondo lo Stainton i seguenti caratteri principali : palpi 
brevi, verso l'apice soltanto leggermente assottigliati, setole delle 
frangie alari brevi, ali posteriori abbastanza larghe e sprovviste 
alia base di area trasparente. 



Specie congeneri sono Prmjs cuì'tisellus Don. e Prays citri 
Mill., ambedue viventi anche in Italia; la prima dannosa al Fraxi- 
nus excehio)', la seconda agli agrumi e ben nota da noi, spe- 
cialmente in Calabria e in Sicilia per i danni che arreca ai tiori 
di speciali culture di cedri e di limoni. 

Prays oleellus (Fabr). 

Syn. 1793 Tinea oleaella Fabricius, Entom. Syst. Ili, p. 308. 

» 1798 Ypsolophus oleae Fabricius, Ent. Syst. Suppl. p. 505, 

» 1837 Tinea f oleella et olivella Fonscolombe, Ann. Soc. ent. Fi-an- 
ce 1837, pp. 182-183, pi. Vili, figg. 4-5. 

» 1840 Tinea servilUella Costa 0., Insetti deirolivo, p. 30. 

» 1842 Elachista oleella Duponchei, Lep. de France, Suppl. IV, p. 434. 

» 1850 Oecophora oleella Zeller, Stettin. Ent. Zeitung, 1850, p. 148. 

> 1856 Atemelia oleella Herrich-Schäöer, Sehmett. v. Europa p. 112. 

flg. 366 {adsper sella). 
» — Prays adspersella KiütenhiichjDi^ntsche Phytophagen Insekten. 

> 1857 Oecophora oleella Costa A., Degl'insetti che attaccano l'albero 

ed il frutto dell'olivo etc., p. 43 e seg., tav. III. 
» 1870 Prays oleellus Stainton, Naturai History Tineina XI, p. 22, 
PI. I, tìg. 2. 

> — Prays oleellus Auct, 

Uovo. 

L' uovo della tignola dell' olivo (Fig. 1) è piccolo, in forma 
di lente leggermente convessa, a contorno ellittico più o meno irre- 
golare, è di colore bianco appena deposto, ma 
più tardi col progredire dello sviluppo diven- 
ta giallastro, e poco prima della nascita della 
larvetta presenta in corrispondenza al capo 
di questa una macchia scura. Uscita la lar- 
va dall' uovo, il guscio di questo appare di 
color fosco a causa dei cacherelli sotto di esso 
deposti dalla larva. 
^. ^ La superficie dell'uovo ha numerosissi- 

uovo di Prayii mc G piccolc dcprcssioni, circondate da un 

(molto ingrandito). margine leggermente elevato , che danno 

un aspetto reticolato all' uovo visto a piccolo ingrandimento. 

L'uovo misura in lunghezza (massima) mm. 0,574, in larghezza 
mm. 0,429-0,471, in altezza, in corrispondenza alla parte mediana 
più elevata, mm. 0,12-0,13. 




— so- 
ll Costa descrisse l'uovo come globoso, a superficie minuta- 
meute tubercolata, poco splendente, di color bianco-latteo. 

Larva. 




Fig. 2 
Larva adulta di Prays vista dal dor- 
so, di fianco e dal ventre (ingrandita 
5 volte). 



La larva adulta (Fig. 2) ha il corpo subcilindrico, di color 
nocciuola o color terra d'ombra più o meno intensi, colla parte 
posteriore del capo (o le regioni subraediane e laterali di essa) 
di color nero o caute, con due macchie 
di color nero o calìe più o meno estese 
sulla parte submediana del pronoto, 
con due foscie olivacee o verdi-scure 
lungo le piirti sublaterali del dorso e 
due fascie laterali di color paglierino 
nocciuola pallido. 

Nelle larve della 1' generazione le 
due macchie del pronoto sono di sovente 
così estese da occupare quasi tutta la 
parte dorsale del pronoto stesso. 

Le larve della 2." generazione 
sono di colori un poco meno intensi 
di quelli delle larve della 1.", hanno 
tutto il capo isabellino o le parti la- 
terali e submediane di esso di color nerastro e le due macchie 
nere del pronoto poco estese. Qualche larva può essere di color 
nocciuola quasi uniforme essendo le fascie olivacee del dorso molto 
pallide. 

Le larve della L' generazione finché si trovano nella galleria 
scavata nel parcnchina della foglia e quelle della S."* finché sono 
nella mandorla, hanno il capo ed il pronoto poco più pallidi delle 
larve adulte e le macchie submediane di quest' ultimo piccole, 
ben limitate e posteriormente divise in due corti rami; il resto 
del corpo di un color nocciuola uniforme. 

La larva adulta misura in lunghezza mm. 7-8 ed in larghezza 
mm. 1,4. 

Il capo ed il resto del corpo sono forniti di setole brevi e se- 
tole lunghe, sottili, disposte come mostrano le figure 2-3 disegnate 
con cura dal naturale. 

Le antenne (Fig. 3-4) sono molto corte, composte di tre articoli, 
dei quali il primo é più grosso del secondo e nudo, il secondo è 



- 90 - 




Fig. 3 

Corpo di larva adulta di Prays dal dorso e dal ventre 

(molto ingrandito) 



appena più lungo che largo ed è fornito all'apice verso la parte 
inferiore esterna di una grossa setola , corta , quasi conica , sul 

lato esterno di una cor- 
tissima setola sottile, 
superiormente presso 
l'angolo esterno di una 
lunga setola e dietro 
la base di questa di 
una setola abbastanza 
corta e abbastanza sot- 
tile, sul margine sub- 
mediano di una setola 
grossa e più corta dell'inferiore. Il terzo articolo è più corto del 
secondo e molto più sottile, cilindrico e fornito all'apice inferior- 
mente di una setola corta e molto più sottile, supe- 
riormente di una setola abbastanza corta e sottile 
portata da una base cilindrica, che potrebbe anche 
considerai'si come 4. articolo, poco più corta della 
setola. 

Gli occhi ( Fig. 3 ) sono laterali-anteriori e 
composti ciascuno di 6 ocelli poco distanti fra di 
loro. 

Le mandibole (Fig. 5) sono robuste e armate 
al margine anteriore di un dente esterno corto, 
di due denti mediani abbastanza grandi e di 2-3 
denti interni poco distinti. Esternamente presso 
la base sono fornite dì una setola lunga ed una 
corta. 

Le zampe toraciche (Fig. 6) sono corte , composte , oltre il 

pietrarso , di 4 ai'ticoli, 
X r^""^ ^\ / ^'^^® vanno d' minuendo 

in si)8ssore dalla base 
all'apice e forniti di po- 
che setole, come si ve- 
de nella figura 6. L'un- 
ghia terminale di ciascu- 
Fig. 5 na zampa è abbastanza 

Mandibole di l«rva adulta di Prai/s (molto ingrandite.) ^^^^^^ ^ robusta, pochis- 

simo curvata ed avente una profonda incisura presso la base. 



Fig. 4 
Antenna di larva 

adulta di Prays 
(molto ingrandita.) 




91 



T.e false zampe addominali dei segmenti 3-6 (Fig. 2 e Tj sono 





Fig. 6 
Seconda ZHinpti di lar- 
va di Prans (molto iii- 
Sranrtita). 



Fig. 7 
Falsa zampa del 1" seg- 
mento addominale (mol- 
to ingrandita). 



cortissime e provviste ciascuna di due serie quasi concentriche 
di uncini, dei quali gii interni più lunghi degli esterni. 

Crisalide. 

La crisalide (Fig. 8-9) è inclusa in un bozzolo di seta ed è 
di forma obconica, arrotondata anteriormente, di color terra d'om- 
bra più o meno intenso con due strette fascie 
submediane sul dorso un poco più scure, op- 
pure ha capo e torace colle pteroteche castagni 
o nerastì'i e addome di colore terra d'ombra 
con due fascio submediane un poco più scure. 
La superficie dell'intera crisalide è liscia, sol- 
tanto all' estremo posteriore dell' addome esi- 
stono alcune corte appendici cilindriche termi- 
nate ad uncino. 

Lunghezza totale della crisalide mm. 5-5,5; 
larghezza del torace mm. 1,7. 

Il bozzolo (Fig. 9) è ovale, bianco, formato 
da radi e sottili fili di seta , che lasciano vedere attraverso il 




Fig. 8 
Crisalide di Prai/s vi- 
sta dal dorso e di fianco 
( Ingrandita circa sei 
volte). 




Fig. 9 
Bozzolo di Prai/s colla crisalide (Ingrandito circa sei volte). 



loro poco spesso strato la crisalide. 



92 



Adulto 







Fig. 10 

Adulto di Pra>/s 

(ingrandito circa 3 '•olte). 



Corpo (Fig. 10) di color grigio a riflessi argentei con una macchia 
nera sull'estremità dello scutello. Ali anteriori grigie a riflessi 

argentei con squame sparse fosche o 
nerastre più o meno numerose, con 
una o due macchie nere poco innanzi 
la parte mediana dell'ala, che ad ali 
chiuse (Fig. 11) sono affatto dorsali, 
e due piccole macchie nere submar- 
ginali superiori (o interne) a due terzi 
dalla base dell'ala. In alcuni esemplari 
oltre le macchie nere indicate, si tro- 
vano sparse per l'ala anteriore altre piccole macchie, come si vede 
nella figura 12. L'ala posteriore è unifor- 
memente grigia. 

Il colore grigio delle ali anterioi-i ora 
può essere molto intenso ora invece molto 
pallido, come pure le macchie nere pos- 
sono essere più o meno estese. Talora le 
ali anteriori sono di un color gi'igio quasi 
uniforme. Quest'ultimo caso sembra che 
sia la regola per gli esemplari della Tur- 
chia Asiatica, almeno per quelli della 3" 
generazione da me osservati. 

Lunghezza del corpo ad ali chiuse 
(presa dal capo all'.estremità dell'ala) mm. 

6-6,5; larghezza del torace ad ali chiuse mm. 1,6; apertura delle 

ali mm. 13 14; lun- 
ghezza delle anten- 
ne mm. 3; lunghez- 
za della proboscide 
mm. 1,8. 

Il capo (Fig. 11) 
é globoso e fornito 
Fig. 12 al vertice di squame 

Ala anteriore di Pra,/s molto ingrandita per mostrare la disno- allungate P fitfp inv 
sizione delle macclife nere. cUiunj,ciLC t; ULLC 101- 

manti una specie di 
ciuffo trasversale. Le antenne (Fig. 13) sono lunghe circa la metà 




Fig. 11 

Adulto di Prai/ti eolle ali chiuse 

e disegnato senza squame, ma 

colle principali macchie nere 

(ingrandito circa <> volte). 




- 93 - 



del corpo comprese le ali chiuse, sono formate di circa 35 articoli 
molto corti, fra di loro quasi uguali per lunghezza e leggermente 
ma gradatamente più sottili dalla base all'apice. I palpi (Fig. 14) 





Fig. 13 

Antenna di femmina di 
Prai/it (ingrandita). 



Fig. 14 

Palpo di Praija (iii- 
■randito). 




sono corti triarticolati, coli' ultimo articolo poco più lungo del 
penultimo. La proboscide ò abbastanza lunga e assottigliata. 

L' ala anteriore 
(Fig. 15 A) non tenuto 
conto della frangia è 
poco più di tre volte 
più lunga che larga. 
Il suo margine esterno 
a 4/5 dalla base del- 
l'ala , il margine po- 
steriore e quello in- 
terno a cominciare po- 
co dietro la parte me- 
diana dell' ala, sono 
provvisti di una fran- 
gia di sottili peli, che 
vanno crescendo in 
lunghezza dal margi- 
ne esterno all'interno. 
L' ala posteriore 
è provvista lungo i 
suoi margini, eccetto una piccola parte basale del margine esterno, 
di una frangia di peli, che diventano più lunghi gradatamente che 




'H^i.\\;\v\\v 



B 



Fig. 15 
Ali di adulto di Prays senza squame per mostrare le nervatu- 
re: A ala anteriore, li ala posteriore (molto ingrandite). 



- 04 - 

dal marp^ine esterno si va alla base dell'interno. Il suo frenulo 
è abbastanza lungo. Quanto al numero e disposizione delle ner- 
vature si confronti la figura 15. 

Le zampe sono robuste; le mediane sono fornite inferiormente 
di due lunghi speroni all'apice della tibia, le posteriori (Fig. 16) 





Flg. 6 
Tibia e tarso di una zaiiiiia 
posteriore di adulto di Prai/x 
(ingranditi). 



Fig. 17 
Estremità dell'addome di 
iiiasehio adulto di Prinis 
(ing^randito). 



pure inferiormente sulla tibia di due lunghi speroni all'apice e 
due poco innanzi alla parte mediana di essa. 

L'addome termina con an segmento molto più sottile dei pre- 
cedenti e di forma conica. 

TI maschio adulto per colore non sembi-a differire fonda- 
mentalmente dalla temmina. È di questa poco più piccolo , coi 
palpi aventi gli ultimi due articoli quasi eguali fra di loro e l'estre- 
mità dell'addome fornita di un complicato apparecchio copulativo 
rappresentato nella figura 17. 

BIOGRAFIA 
Adulto. 



Pianta nutrice. — La tignola dell'olivo, per quanto fino ad 
ora si sa, ha per pianta imtrice, almeno in Italia, soltanto l'olivo, 
sul quale compie tre generazioni per anno, cibandosi, allo stato 
di larva, nella prima generazione del parenchima fogliare, nella 
seconda dei fiori e nella terza della mandorla del frutto. 



- Q5 - 

Distribuzione geografica. — La tignola dell'olivo è diffusa 
ili tutta la regione circurainediterranea dove è coltivato 1' olivo. 

Nascita degli adulti. — Gli adulti delle tre generazioni 
compaiono rispettivamente in Aprile, Giugno e Settembre e pre- 
cisando, secondo le mie osservazioni fatte in Calabria, quelli della 
la generazione cominciano a comparire verso i primi di Aprile, si 
sviluppano in gran parte dal 15-28 dello stesso mese, e vanno dimi- 
nuendo rapidamente dal 29-30 Aprile e dal 1" al 10 Maggio, giorno 
in cui ho visto nascere l'ultimo adulto. 

A Bevagna (Umbria) nel corrente anno, in cui la stagione 
fu anche alquanto in ritardo, la maggior parte degli adulti si svi- 
luppò dal 15 al 25 Maggio. 

Gli adulti della 2* generazione in Calabria (Catanzaro) co- 
minciano a nascere nella seconda diecina (12) di Giugno, compa- 
iono in gran parte dal 16 al 28 dello stesso mese e pochi nascono 
ancora alla fine di Giugno e primi (3) di Luglio mentre a Bevagna 
(1907) il maggior numero di adulti si ebbe dal 29 Giugno al 4 Luglio. 

Gli adulti della 3'' generazione in Calabria cominciano ad 
apparire nella prima metà (9-13) di Settembre , hanno la nascita 
più numerosa nella seconda quindicina dello stesso mese fin 
verso il 26-28, epoca dopo la quale nascono in piccolo numero 
sino alla fine di Settembre e primi di Ottobre. 

Le osservazioni da me fatte nel 1906 su materiale di Prays 
raccolto in Puglia e nell' Umbria (Bevagna) dimostrano che le 
epoche della apparizione degli adulti della 3"* generazione sono 
poco diverse nelle varie regioni , così per esempio da olive di 
Bisceglie il 1" adulto si ebbe il 6 Settembre e da olive di S. Vito 
dei Normanni il 4 dello stesso mese e da olive di Bevagna il 13 
pure di Settembre. 

Da olive della Siria e della Palestina ho pure ottenuto i primi 
adulti di Prays della 3'"^ generazione il 9-11 Settembre. 

Si tenga ben presente che le date qui indicate per l'appari- 
zione degli adulti della tignola dell' olivo non hanno un valore 
assoluto, ma soltanto approssimativo. Tali date variano non solo 
da regione a regione secondo la loro latitudine, e in una stessa 
regione secondo l'altitudine sul livello del mai-e, ma per quelle 
della V generazione specialmente anche a seconda che le annate 
vanno più o meno fredde. 

Accoppiamento. — Gli adulti poco dopo la nascita sono in 
grado di accoppiarsi. 



- 96 - 

Durante V accoppiamento maschio e femmina si trovano in 
posizione opposta uniti per 1' estremità dei loro addomi colle ali 
in posizione di riposo e quelle del maschio chiuse sopra la parte 
posteriore del coi"po della femmina. L'accoppiamento dura a lungo 
oltre un'ora , avendo io osservato per tale tempo iuimobili una 
coppia, che lasciai nella stessa posizione. L'ora preferita pei' tale 
atto sembra la mattina avendo visto individui in copula appunto 
verso le ore 8-9 ; però anche in altre ore del giorno verso sera 
mi è capitato di vedere qualche coppia. 

Nutrimento. — Gli adulti di Prays hanno una proboscide 
ben sviluppata e succhiano volentieri sostanze zuccherine, come 
miele, secondo quanto ho osservato in individui tenuti sotto cam- 
pana e in seri'a. Essi però possono raggiungere la maturità ses- 
suale, almeno per parte delle uova, anche senza assumere cibi di 
sorta, eccetto un po' d'acqua. In natura certamente le femmine tro- 
vando sostanze zuccherine se ne ciberanno e da ciò, vedremo in 
seguito, si potrebbe trarre partito, per sperimentare un metodo di 
lotta contro gli adulti 

Durata della vita. — La maggior parte degli adulti, se nu- 
triti con miele, in Aprile ed Aprile-Maggio sembra che possa vi- 
vere per una diecina (8-10) di giorni, ma alcuni individui anche 
di più, avendo osservato nella serra il 21 Maggio ancora 4 adulti 
nati ai primi di Maggio e 3 individui il 5 Luglio tra molti nati 
il 14 Giugno. La durata della vita allo stato adulto si può quindi 
ritenere secondo le mie osservazioni variabile tra 8 e 21 giorni, 
essendo più comunemente di 8-10. 

Di alcuni costumi. — Le tignole dell'olivo durante il giorno, 
se non molestate, stanno ferme sulla pagina inferiore delle foglie o 
sulla parte inferiore dei rami; verso sera cominciano a volare essendo 
microlepidotteri che spiegano appunto la loro attività nelle oi-e cre- 
puscolari e in quelle delia-notte. Allo stato di riposo (Fig. 11) ten- 
gono le ali disposte parallelamente all'asse longitudinale del corpo 
e leggermente inclinate dal mai'gine interno all'esterno. 

Deposizione delle uova, — Dopo due o tre giorni dall'ac- 
coppiamento comincia la deposizione delle uova. Queste vengono 
poste isolate sopra la pagina inferiore delle foglie dalle femmine 
della 3.'' generazione, sopra i bocci fiorali (Fig. 18) da quelle della 
1.'' e sopra la base dei frutticini dalla femmine della ^4" generazione. 
Sopra una stessa foglia o boccio fiorale o frutti ci no genei'almente 
si trova un solo uovo. Questo fatto da alcuni autori si è attribuito 



- 97 - 

ad un istinto speciale, che avrebbero le femmine eli esplorare eia 
«cuna foglia ed accertarsi se vi è stato deposto 
un altro uovo, però da parte mia credo che la 
ragione vera risieda puramente nel caso. Un olivo 
ha un numero grandissimo di foglie e non essendo ■ 

grande il numero di femmine che su ciascun al- Fig. is 

bero si può trovare a deporre uova, poiché, come s»<^<=i ''"^*" '" ^-^ 
ho detto, le femmine di Prays hanno in realtà Prays (grandezza 
l'istinto di deporre uova isolate, non deve accadere natuiaie;. 
di frequente che varie femmine depositino uova sulla 
stessa foglia. Se anche però questo accadesse, come può accadere, 
le larve anche in numero di 3-4 troverebbero nutrimento sufficiente 
in una stessa foglia finché restano nello spessore di essa e più tardi 
fuoriuscite possono cercarsi altre foglie sane. Così quantunque gene- 
ralmente le femmine della 3." generazione depositino le uova sulla 
pagina inferiore delle foglie, le depositano spesso anche sulla supe- 
riore con nessun danno per la larvetta, che deve da esse svilup- 
parsi. In serra le uova possono essere deposte anche in gran nu- 
mero tanto sulla pagina superiore che sull' infei'iore e non solo 
dalle femmine della 3." generazione, ma anche da quelle delle 
altre due generazioni, mancando fiori e frutti, per modo che le 
foglie attraversate in breve da numerose gallerie intersecantisi 
in tutti i sensi ben presto seccano e cadono. 

Numero delle uova deposte - Fino ad ora non ho fatto 
esperienze con varie coppie di individui poste isolate per vedere 
quale é il numero di uova che ciascuna femmina può depositai-e, 
ma calcolando dalle uova contenute nell'ovario credo che tale nu- 
mero si possa ritenere non minore di 300 e elevarsi a 400-500. 

Sviluppo dell'uovo. -~ L'uovo della tignola dell'olivo impie- 
ga a svilupparsi completamente in Aprile-Maggio 7-8 giorni, in Giu- 
gno G giorni, in Settembre 7-8 giorni. Tale periodo necessario al- 
l'uovo per il suo completo sviluppo, come è regola generale per 
le uova di tutti gli animali , può allungarsi o accorciai'si se- 
condo che in casi speciali la temperatura é più bassa o più alta. 

Larva. 

Vivendo le larve delle diverse generazioni in parti differenti 
della pianta dell'olivo conviene parlare separatamente delle larve 
di ciascuna generazione. 

7 



- 98 — 

Larve della 1/ generazione. — Dall'uovo deposto sulla pa- 
gina superiore o su quella inferiore in Settembre o Ottobre si svi- 
luppa dopo 7-8 giorni (o poco più tardi se si tratta di uova de- 
poste alla fine del primo mese nominato o ai primi di Ottobre) la 
larvetta, la quale rode la parte inferiore del guscio e l'epidermide 
della foglia situata sotto l'uovo facendo un foro rotondo o rotondeg- 
giante di mm. 0,143 di diametro. Attraverso questo foro essa pe- 
netra nel parenchima della foglia scavando una galleria, che lar- 
ga quanto il diametro del foro alla base, va poi leggerissimamente 
e gradatamente allargandosi. 

Il guscio dell' uovo resta saldo al posto che occupava prima, 
visibilissimo ancora in febbraio, per questo forse credette il Co- 
sta che dalle uova deposte in Settembre-Ottobre si avessero le 
larve in tale mese e non dopo pochi giorni, come io ho osservato. 

Durante i mesi da Settembre a Gennaio la larvetta mangia poco 
e cresce lentamente nutrendosi del parenchima fogliare intraepi- 
derraico. Essa scava una galleria (Fig. 19 A) in forma di tubo che 
ha un percorso irregolare: ora prima quasi rettilineo e poi cur- 
vo, ora viceversa, ora secondo altre direzioni svariate. Tale 
galleria in Gennaio, considerata come se fosse rettilinea , rag- 
giunge una lunghezza di mm. 20-25 ed una larghezza massima 
di mm. 0,30 ; vista a luce diffusa appare sulla pagina superiore 
della foglia come un stria giallastra , per trasparenza invece 
comparisce nera con una tenue porzione laterale giallastra. Il 
colore nero della galleria è dato dai cacherelli, che la riem- 
piono e che sono stati depositati dalla larva di mano in mano 
che si è avanzata. Questa galleria è scavata, come ho detto, nel pa- 
renchima che viene divorato solo parzialmente tra le due epider- 
midi e più in vicinanza all'epidermide della pagina superiore, per 
lo più, ed in tal caso l'epidermide in corrispondenza alla galleria 
è leggermente sollevata; altre v^ Ite, ma meno frequentemente, è 
più vicina alla pagina inferiore e pure in tal caso l'epidermide 
appare leggermente sollevata. 

In Gennaio o Febbraio le larve, che hanno raggiunto la lun- 
ghezza di circa mm. 2, cominciano a fuoriuscire dalla galleria 
descritta attraverso un foro aperto sulla pagina superiore della 
foglia e penetrano in un' altra parte della foglia stessa oppure più 
frequentemente in un'altra foglia per un foro aperto sempre sulla 
pagina inferiore e penetrano nuovamente nel parenchima tra le 
due epidermidi. Questa volta però non scavano una galleria a 



90 — 





forma di tubo, ma a. forma di camera (Fig*. 19 B) a contorni irre- 
golari, che va aumentando di dimensioni fino ad avere un'esten- 
sione di cii'ca 4-5 mm. quadi-ati. Questa seconda galleria differisce 

anche dalla pri- 
ma, perchè la sua 
I)arte superioi'e e 
inferiore è formata 
dal semplice stra- 
to epidermico a- 
vendoma-ngiato la 
larva tutto il i)a- 
renchima e per- 
chè non contiene 
cachei'elli. Questi 
vengono emessi 
dal foro di enti'ata 
e l'estano varia 
mente accumulati 
attorno a tale foro 
trattenuti da al- 
cuni fili di seta 
emessi dalla lar- 
va. A tale periodo 
di sviluppo della larva guai-daiido dalla pagina superiore le foglie 
si vedono aree più o meno piccole a contorni irregolari, giallastre, 
con-ispondenti appunto all'interna galleria, e guardando le stesse fo- 
glie contro luce, essendo, come ho detto, rispettata solo l'epidermide 
della pagina superiore e dell'inferiore, si nota un'area trasparente 
e dentro di essa si scorge abbastanza nettamente il contorno della 
larva. Il Costa osservò questa seconda galleria e non la prima. 

In Febbraio e primi di Marzo le larve raggiunte le dimen- 
sioni di 4-,5 mm. fuoriescono dalla 2^ galleria e cominciano a 
rodere 1' epidermide e il parenchima della pagina inferioi-e della 
foglia rispettando l' epidermide della pagina superiore e qualche 
nervatura -e piccole porzioni lineari di parenchina in modo che la 
sua corrosione (Fig. 19 C e D) appare come un'incisione a maglie 
rade e irregolarissime. In coriispondenza a tale corrosione sulla pa, 
gina superiore si vede una macchia pallida. 

Una larva per diventare matura consuma in tal modo circa 
un centrimetro quadrato dell' epidermide e del parenchima della 



V I) 

Fig. 19 

Fog-lie d'olivo mostranti in À la prima tvallé.ria (invernale), li la 
seconda galleria, C e Ö le corrosioni della pagina inferiore (gran- 
dezza naturale: A e B dalla pagina superiore, (' e X» da (|uella in- 
feriore). 



— iOO — 

pagina inferiore. In nessun caso mi è occorso di vedere larve 
della tignola dell'olivo mangiale pezzi interi di lembo delle toglie, 
come affermò facessero poche larve il Costa e ripeterono gli autori, 
che in seguito fino ad oggi scrissero sulla tignola dell' olivo ac- 
cettando quanto il Costa stesso aveva scritto. 

Le larve di questa prima generazione nell' ultimo periodo, 
quando si trovano all'esterno della foglia, si proteggono con qual- 
che rado filo di seta; giunte al loro completo sviluppo , ciò, che 
avviene per la maggior parte nella seconda quindicina di Marzo 
e prima di Aprile secondo località, si tessono un bozzolo rado, 
quale ho innanzi descritto, ed in esso si trasformano in crisalide. 

Dal momento, in cui la larva si tesse il bozzolo, all'uscita del- 
l'adulto corrono in Marzo-Aprile una ventina di giorni. 

Larva della 2.* generazione. — Gli adulti, che, provengono 
dalle larve della 1.^ generazione e che come si è visto, comin- 
ciano a nascere, in Calabria e località simili, ai primi di Aprile 
e compariscono in maggior parte nella seconda quindicina di tale 
mese, non differiscono da quelli delle altre generazioni e dopo 
due giorni dall' accoppiamento cominciano anch' essi a deporre 
le uova. 

In serra ho visto da essi deporre le uova sulle foglie non di- 
versamente da quanto fanno gli adulti della 3 "" generazione, per- 
chè gli olivi non avevano racemi fiorali. In natura nella 2.^ metà 
di Aprile e prima di Maggio le tignole trovano i racemi , che 
portano bocci fiorali e su di questi vanno a deporre le uova, dalle 
quali dopo circa 7 giorni in tale epoca schiude la larvetta. Il 
luogo prescelto per tale deposizione (Fig. 18) è la corolla meno 
frequentemente il calice. La larvetta sempre forando prima il 
guscio dell'uovo nella parte con cui è attaccato al boccio e poi 
la parete di questo, penetra nell'interno e più precisamente in 
un'antera, rodendola dal di dentro per u)ia estensione più o meno 
grande. Da un'antera può passare ad un'altra e giunta alla lun- 
ghezza di 2-3 mm. fuoriesce per un'altro foro praticato attraverso 
la corolla. Il boccio così attaccato appassisce. 

Da un boccio la larvetta (Fig. 20) passa ad un altro penetrando 
pure nel suo interno e rodendo l'antera, come pure spesso il pistillo. 

Fino alla lunghezza di mm, 3 la larva si può tenere nasco- 
sta completamente in un boccio, in seguito però emette dei fili 
di seta tra un boccio ed un'altro, tra un fiore ed un'altro ormai 
aperto e penetrando parzialmente in bocci e girovagando da fiore 



— 101 



per lo più in tale periodo di 
P 




B-ig. 20 
Due bocci d'olivo circondati da fili di seta 
di larva di tignola B, che sta penetrando in 
uno di essi : A brattee, B larva, C cache- 
relli (ingrandito varie volte). 



a fiore va nutrendosi, sembra, esclusivamente di polline, di cui 
resta impolverata. Il suo colore è 
color nocciuola pallido uniforme. 

Con tale genere di vita le larve 
della 2' generazione compiono il 
loro sviluppo. 

Il Costa ritiene che una larva 
possa danneggiare una ventina di 
bocci fiorali però io credo che tale 
numero sia un po' esagerato. 

Le larve (Fig. 20-21) quando 
sono grandicelle di 4-5 mm. legano 
insieme con fili di seta anche varii 
bocci, tra i quali quelli consumati 
neir interno compaiono secchi, e in tale groviglio essa si trova 
riparata nel passare da un boccio ad un altro. 

Le larve di questa 
generazione cominciano 



a raggiungere il loro 
completo sviluppo verso 
la fine di Maggio e in 
gran parte nella prima 
quindicina di Giugno. 

Tessono il loro boz- 
zolo sugli stessi racemi 
fiorali e dopo 5-6 giorni 
si trasformano in adulti. 
Questi depositano le uova 
sul calice dei giovani 
frutti o su qualunque 
parte del frutto stesso. 
In serra su olivi non 
aventi racemi fruttiferi, 
li ho visti depositare 
sulle foglie. 

Le larve della se- 
conda generazione sono quelle , che si sviluppano in un periodo 
di tempo minore tanto di quello impiegato dalle larve della prima 
che di quello impiegato dalle larve della seconda. Questa diffe- 
renza si deve attribuire per le larve della prima generazione spe- 




Fig. 21 

Rametto d'olivo con bocci florali attaccati da Prays : 
a larve adulte, b larve, che stanno tessendo il bozzolo, 
e foro praticato dalle larve per entrare ed uscire da un 
boccio florale. 



— 102 - 



cialmentc alla temperatura, che nei mesi autunnali e invernali è 
molto bassa, ma anche al nutrimento. Cosi la differenza tra il 
tempo impiegato dalle larve della seconda e della terza si deve 
al nutrimento. 

Larve della 3^ generazione. — Le larvette dì questa ge- 
nerazione schiudono dalle uova deposte dagli adulti della seconda 
dopo 5-6 giorni cioè in fine Giugno e prima quindicina di Luglio 
Esse fanno un foro nel modo consueto attraverso la parte infe 
riore del guscio e il calice o polpa del piccolo e tenero frutto 
sottostante e penetrano nella sua parte centrale basale tra la 
mandorla e la parete del nocciolo che ancora non è indurita. 
Essendo le cellule dei frutticini in epoca di rapido accrescimento, 
obliterano qnasi completamente il foro di entrata della larvetta 
della tignola e questa resta imprigionata nel posto, che ha scelto 
e che come ho detto è la parte superficiale basale della mandorla. 
Esaminando l'interno di olive verso il '20-24: di Agosto, co- 
me io ho fatto , si trovano, nel nocciolo di quelle infette, larve, 

che misurano in lunghezza 
mm. 1,5-4 e più frequen- 
temente mm. 2-3. Le larve 
di mm. 1,5-3 si trovano per 
lo più tra la parete del 
nocciolo e la mandorla, sul- 
r invoglio della quale sca- 
vano un piccolo canale su- 
perficiale pili meno esteso 
(al massimo come si vede 
nella figura 22, A) e avente 
qualche foro di comunica- 
zione con l'interno della 
mandorla stessa. Le larve 
di 3 4 mm. cominciano ad 
internarsi completamente 
nella mandorla quando 1' albume di questa comincia a diventare 
più consistente e a indurire. 

Finché tutta la mandorla ha l'albume di una consistenza 
leggerissima quasi semifluida, le larve di Prays restano in gran 
parte alla sua superficie e crescono lentamente tanto che in quasi 
due mesi (Luglio e venti giorni di Agosto) raggiungono una lun- 
ghezza di mm. 4, però quando 1' albume comincia a diventare 




e D 

Fig. 22 
Mandorle di olive: A E senza nocciolo, F col noc- 
ciolo; A con foro e galleria .superficiale da poco co- 
minciata, B con larva internata e gallerie superficiali 
più estese, C mandorla aperta con una larva di tifj^aola 
(/y), che sta mangiando l'embrione (S), D mandorla 
con larva (//), che ha consumato quasi tutta la parte 
interna e ha roso in jtarte l'invoglio, /(,', stadio più 
avanzato, F nocciolo (N) coi residui (P) dell'invoglio 
e i molti cacherelli lasciati dalla larva. V della Fig. D 
cacherelli (grandezza naturale). 



— 103 — 

strettamente gelatinoso e ad induri l'e esse vi penetrano dentro e 
mangiando la sostanza, che lo compone e anche l'embrione del 
seme (Fig. 22 C) in pochi giorni ancora raggiungono il completo 
sviluppo. 

La mandorla di un'oliva dà nutrimento sufficiente ad una larva 
e spesso non viene anzi del tutto consumata. Di mano in mano 
che la larva procede nel mangiare la mandorla, deposita nel vuoto, 
che si va formando, i cacherelli e quando essa ha raggiunto l'in- 
tero sviluppo, nell'interno del nocciolo (Fig. 22 F) si trovano appunto 
escrementi, detriti e i pochi avanzi della mandorla. 

La larva completamente sviluppata abbandona l'oliva, che le 
ha apprestato il nutrimento, per andare a incrisalidare in luogo, 
che permetta una sicura e facile uscita all'adulto. Trovandosi essa 
l'acchiusa nel nocciolo sceglie la parte di esso, che presenta 
minor resistenza e che é appunto quella, che corrisponde al pe- 
dicello. Scava una galleria in tale parte dell'oliva e giunta presso 
il punto in cui l'oliva stessa è attaccata al pedicello, la larva della 
tignola ha 1' avvertenza di farsi un foro d'uscita intaccando solo 
un'estrema parte laterale del pedicello stesso. Attraverso tale foro 
essa va sul racemo e quindi sulla pagina inferiore di una foglia, 
o tra due foglie se ve ne sono a contatto, si tesse il bozzolo per 
trasformarsi in crisalide e dare l'adulto dai primi di Settembre 
in poi. 

Accade alle volte che nel fare il foro d'uscita la larva in- 
tacca una porzione troppo grande di pedicello ed allora essa 
precipita coli' oliva a terra e si trova un riparo qualsiasi sul 
terreno o alla base dell'albero per incrisalidare. 

È agli ultimi di Agosto e specialmente nella prima quindici- 
na di Settembre che ha luogo l'uscita delle larve della terza ge- 
nerazione dalle olive e da essa si hanno, come ho detto innanzi, 
gli adulti dai primi di Settembre in poi ed in maggior parte nella 
seconda quindicina di Settembre. 

Riassunto biografico. — La tignola dell'olivo ha per pianta 
nutrice, almeno in Italia, soltanto l'olivo e su di esso compie 3 gene- 
razioni nel periodo di un anno. Le larve della prima generazione 
nate nell'autunno dell'anno precedente vivono a spese delle foglie, 
quelle della seconda generazione a spese dei fiori e quella della 
terza a spese dei frutti (della loro mandorla). Gli adulti di cia- 
scuna generazione compaiono rispettivamente in Aprile-Maggio- 
Giugno-Lugiio e Settembre-Ottobre. 



— 104 - 

È da notarsi in modo particolare il cambiare di nutrimento, 
che questa specie fa nelle sue tre generazioni, conservando però 
le larve, sia che si cibino del parenchima delle foglie, di parti 
fiorali o della mandorla, l'attitudine minatrice. 

DANNI CAUSATI DALLA TIGNOLA DELL'OLIVO. 

Dalla biografia delle larve della tignola dell' olivo risulta 
che i danni da esse arrecati all'olivo interessano nello stesso anno 
prima le foglie, poi i fiori ed in fine i frutti. 

Danni alle foglie. — Questi sono rappresentati da strette 
gallerìe tubolari (1), da gallerie larghe e da corrosioni sulla parte 
inferiore della foglia estese all'epidermide della pagina inferiore 
ed al parenchima soprastante. 

Una larva sopra una foglia può al massimo formare una 
stretta galleria lunga, considerata rettilinea, circa mm. 2,5 e larga 
mm. 0,3, una seconda galleria larga 4-5 mm. quadi'ati ed in ul- 
timo una corrosione occupante una superficie di circa un centim. 
quadi-ato. Come ho detto nella biografia, una larva non foi-ma per 
lo più le due specie di gallerie e la corrosione su di una stessa 
foglia, ma anche quando ciò per caso accade, se la foglia dell'olivo 
è attaccata da una sola larva, continua a vegetare e perciò il 
danno alla foglia è parziale. 

Da alcuni anni che io frequento oli veti di varie località, non 
mi è mai capitato di vedere un grande numero di foglie di un 
olivo, e tanto meno tutte, attaccate dalle larve della tignola, uè 
gli autori che si occuparono di tale insetto ricordano casi di 
grande infezione di foglie, perciò essendo parziale il danno ar- 
recato ad una foglia ed essendo poche, a confronto del numero 
totale, le foglie di un olivo attaccate, si può ritenere il danno 
che almeno di consueto producono le larve della tignola della 
prima generazione sia nullo. Non così sarebbe se la tignola stessa 
potesse moltiplicarsi in numero tale da poter deporre due o tre 
uova per ciascuna foglia, perchè in tal caso potrebbe spogliare 
di foglie alberi interi, come io ho visto accadere per piccoli olivi 



(1) Queste gallerie per la loro strettezza si distinguono facilmente da quelle 
di un Lepidottero minatore delle fog-Hc dell'olivo, che ho pure studiato e del 
quale parlerò in un'altra nota. 



- 105 - 

in serra, dove il numeru delle tignole era grande e protetto da 
cause nemiche. 

Danni ai fiori. — Le larve della seconda generazione pe- 
netrando nei bocci fiorali ne rodono le antere, spesso i pistilli e le 
altre parti essenziali, distruggono insomma fiori (1), che avrebbero 
potuto fruttificare. Ogni larva, secondo il Costa, potrebbe distrug- 
gere una ventina di fiori, ma se ne distruggesse anche dieci, non 
sarebbe piccolo il danno da essa arrecato. Il danno completo, 
arrecato dalle larve di questa generazione ad un oliveto, è s'in- 
tende in ragione diretta del numero delle larve, che nello stesso 
oliveto si trovano. Nelle varie regioni d'Italia non di rado il danno 
può essere calcolato ad un terzo del raccolto. 

Danni alle Olive. — La mandorla delle olive, abbiamo visto, 
serve di nutrimento alle larve della 3' generazione. Se l'attività 
di queste larve si limitasse semplicemente al consumo della man- 
dorla, non ci sarebbe ragione di ritenerla dannosa, però siccome 
le larve raggiunto il completo sviluppo debbono fuoriuscire dal 
nocciolo e quindi dall'oliva, è appunto allora che lasciano le olive 
in condizioni tali da non poter essere utilizzate. Infatti uscendo 
le larve per la parte laterale del pedicello, questo, perduta l'a- 
dei'enza in un lato col frutto, non tarda a, i)erdcrla in tutto il resto 
e lascia cadere dopo pochi giorni il frutto stesso , anche se il 
vento non ne accelera la caduta. Accade poi, come ho detto, che 
alle volte il frutto si stacca prima che la larva fuoriesca da esso 
per una corrosione troppo larga sul pedicello fatta dalla larva. 

A causa pertanto delle larve della 3' generazione agli ultimi 
di Agosto e in Settembre, prima (juindicina specialmente, si ha una 



(1)1 fiori dell' olivo oltre che dalle larve del Prays oleellus, sono attac- 
cati, come risulta da mio osservazioni fatte in Calabria e nell'Umbria, dalle 
larve della Polychrosis hotrana Scliiff", di cui parlerò fra breve in una nota a 
parte su questa tignola specialmente dannosa all' uva. Quanto alla Tephro- 
clystia pumilata, che si può trovare pure sui fiori dell'olivo, ne parlo in seguito 
in questa stessa nota 

Come dannosi all'olivo sono stati anche indicati i seguenti Lepidotteri, 
che io non ho ancora avuto occasione di studiare in Italia: Glyphodes unio- 
nalis Hb., Zelleria oleastrella Mill., ßoarmia umhraria Mill., Metrocampa ho- 
noraria Latr. Si deve ritenere come accidentale la presenza di larve di Ache- 
rontia atropoH L. e di S])hinx ligustri L. sull'olivo. 

Nel Leccese e in qualche altra regione è abbastanza frequente sull'olivo 
la Zeuzera pyrina L., che allo stato di larva vive nei rami. 



- 106 — 

caduta dì olive più o meno grande secondo l' intensità dell' infe- 
zione di tignola. Essendo le olive anco]'a immature nelle epoche 
ricordate e non tornando per lo più conto di raccoglierle da terra 
e molirle, il danno arrecato dalle larve della tignola nella S'* genera- 
zione è sempre in ragione diretta del numero di tale larve che spesso 
può essere rilevante. I lamenti degli olivicultori per la caduta delle 
olive immature si odono frequentemente, però non tutti riconoscono 
sempre la vera ragione di tale caduta , attribuendola spesso alla 
troppa siccità o ad altre cause. In Toscana, Umbria e Calabria mi 
consta che il raccolto delle olive viene spesso diminuito molto per 
causa delle larve della 3' generazione e persino alle volte della 
metà. Ma mancano in proposito dati precisi di una serie di anni 
per poterlo convenientemente calcolare. 

Il Costa riteneva che il danno maggiore lo arrecassero le 
larve della 2^ generazione, ma forse invece a quelle della 3' spetta 
il primato in tale attività, che si esplica tutta a danno dell'agri- 
coltoi'e , poiché se è vero che le larve della 2' consumano varii 
fiori , è bensì vero anche che non tutti i fioi'i per altre cause, 
sono destinati a fruttificare, mentre ogni larva della 3' manda 
a male un'oliva in un'epoca, quando ormai sta per maturare e 
andare al frantoio. 

CAUSE NATURALI CHE OSTACOLANO LA MOLTIPLICAZIONE 

DELLA TIGNOLA DELL'OLIVO 

La tignola dell'olivo, come del resto qualsiasi altro vivente, 
tenderebbe a moltiplicarsi, se non avesse cause nemiche , fino 
a che trovasse alimento e combatterebbe la lotta continua e finale 
colla pianta nuti'ice, l'olivo; però in natura pei" la tignola dell'oli- 
vo e tutti gli insetti indigeni non accade mai che la lotta si limiti 
tra la specie insetto e la specie o le specie di piante a spese 
delle quali esso vive; a combattere l'insetto dannoso intervengono 
altre cause: gli agenti atmosferici e altri organismi. 

Intorno all'azione, che possono avere grandi freddi e grandi 
calori, venti, pioggie, neve, grandine non abbiamo dati sicuri per 
apprezzarla convenientemente , perciò non possiamo affermare o 
negare che non sia per sé stessa tale da riuscire a decimare la 
tignola dell'olivo. Certamente la temperatura e lo stato igrometrico 
possono essere una indiretta ed efficace causa nemica favorendo 
lo sviluppo di speciali microrganismi, che potranno attaccare la 



- 107 - 

tignola come altri insetti, ma anche intorno a ciò le nostre co- 
gnizioni sono nulle. 

Gli organismi, che combattono la tignola dell'olivo appar- 
tengono tanto al regno vegetale che a quello animale. 

Tra gli organismi vegetali potranno essei'vi batterli e funghi 
micidiali alle larve della tignola e causanti forti epidemie, però le 
nostre conoscenze intorno a tali parassiti della tignola sono pure 
addirittura nulle. Non cosi è per ciò, che si riferisce agli organi- 
smi animali superiori : uccelli ed artropodi ; non essendoci noti 
fino ad ora specie di Protozoi, che come la pebrina del baco da 
seta, attacchino la tignola. 

Uccelli. — Gli oliveti sono frequentati da varie specie di 
uccelli sedentar-ii o di passaggio, che si cibano volentieri di larve 
e adulti di Lepidotteri e che certamente danno la caccia anche 
alla tignola dell'olivo, però essi sono predatori che non persegui- 
tando in modo particolare la tignola stessa, potraimo distruggere 
un numero maggiore o minore di tale insetto senza riuscire da sé 
soli a impedire una grande moltiplicazione della tignola, a meno 
che il numero di essi non fosse molto maggiore di quello attuale. 

Artropodi. — Fra i nemici della tignola appartenenti a que- 
sta classe sono da annoverarsi Ragni e Insetti degli ordini Lepi- 
dotteri, Ditteri, Imenotteri. 

Quanto ai i-agni mi è occorso vederne su olivi e di quelli 
Salticidi e di quelli, che stendono le loro tele tra i rami. I primi 
sono predatori, che distruggono certamente un buon numero di 
larve, nell'ultimo pei'iodo del loro sviluppo, i secondi nelle loro tele 
catturano adulti di tignola, come ho visto, ma anche altri insetti, 
che vivono parassiti della tignola. Se i primi predatori si moltipli- 
cassero in proporzione uguale alla tignola finirebbero certo per 
ridurre questa ad un numero di individui minimo, ma essendo molto 
minore la loro prolificità da soli non riescono, credo, a tenere 
in freno la tignola stessa, mentre spesso possono essere forse 
dannosi quando la maggior parte delle larve di tignola contiene 
larve di insetti parassiti. 

Insetti. — Tra gli insetti noi troviamo i nemici a noi finora 
noti come più attivi a combattere la tignola perciò di essi dob- 
biamo particolarmente parlare pur riconoscendo che l'importanza 
dei ragni nel combattere questa tignola ed altri insetti dannosi, 
resta un capitolo tutto da studiare e considerare profondamente, 
sulla base di una esatta conoscenza biologica dei ragni planticoli. 



108 — 



L K P I D O T r K K I 



Fam. geometridae. 



Tephroclystia pumilata Hiibn. 



Syn. Gymnoscelis vel. Eupithecia pumilata Auct. 




Larva adulta (Fig-. 23). — Corpo un poco più assottigliato an- 
tei'iormente che posteriormente. Capo di colore isabella, il resto 
del corpo è rosso mattone o baio o alle volte di color cafifè con 

due strette fìiscie dorsali submediane 
interrotte nella parte posteriore di cia- 
scun segmento, due fascie, più strette 
ancora, laterali ed una larga fascia me- 
diana ventrale tutte di color giallo-pa- 
glierino. Le fascie dorsali submediane si 
risolvono per lo più (Fig. 23 A) in mac- 
chie più meno estese, triangolari coU'a- 
pice rivolto anteriormente o di altre for- 
me molto variabili in modo che il corpo 
della larva appare per lo più rosso- 
mattone variegato di un giallo-paglie- 
rino più o meno intenso. 

Lunghezza del corpo mm. 10, lar- 
ghezza della parte posteriore del corpo mm. L3. 

Il capo ed il resto del corpo sono forniti di setole corte come 
mostrano le figure 23-24. 

Gli occhi (Fig. 24) sono composti ciascuno di 6 ocelli. 
Le antenne (Fig. 25) sono composte di tre articoli : il primo 
è molto corto, il secondo è circa tre volte più lungo del primo 
ed è provvisto nella parte marginale mediana inferiore dì una 
lunga setola, in quella esterna di una sottile e corta setola e al- 
l'apice esternamente ed internamente di una setola grossetta, co- 
nica, corta ; il terzo articolo è brevissimo e molto più sottile del 
precedente, porta sul margine laterale^esterno una corta setola 



Fig. 23 
Larva adulta di Tpphroclystia pu- 
milata: A vista dal dorso, B di fianco 
(ingrandita circa 4 volte). 



— 109 — 

biarticolata , su quell' interno una setola un poco più lunga del- 
l' esterna e poco più grossa, oltre ad una cortissima setola supe- 
riore ed una inferiore. 





Pig. 24 

Capo di larva di Tepliroclystia 
(molto ingrandito). 



Fig. 35 
Antenna di larva di 
Tephroclystia (molto in- 
grandita). 



Le zampe toraciche (Fig. 26) sono corte, composte di 5 ar- 
ticoli, compreso il pretarso, e fornite di setole come è rappresen- 
tato nella figura ; il penultimo articolo è 
provvisto presso la parte inferiore apicale 
di un'appendice laminare a forma di spa- 
tola, che sorpassa di poco l'apice dell'un- 
ghia. Questa è corta, poco arcuata, acuta 
e presso la base profondamente incisa. 

Le false zampe addominali (Fig. 23 B) 
esistono soltanto sul settimo segmento, ol- 
tre che sul decimo, e sono fornite nelle 
parti laterali e laterali posterioii di pochi 
uncini. 

Bozzolo. — La larva si costruisce un 
bozzolo ovale, schiacciato, bianco e con fili 
cosi fitti da formare una parete tanto spessa, 
che non lascia vedere affatto la crisalide in esso contenuta. 

Crisalide (Fig. 27). — È di color giallo d'ocra, tendente alle 
volte al ferrugineo; è sprovvista di appendici o di tubercoli, co- 
nica posteriormente. Sul torace ha una leggerissima carena me- 




Fig. 26 
Seconda zampa toracica di 
larva di Tephroclyatìa (nìolto 
ingrandita). 



— HO — 




Fig. 27 
Crisalide di Tfphrocli/stia 
putuilata vista dal dorso e di 
fianco (ingrandita 6 volle . 



diana, è fittamente " punteggiata sui segmenti addominali 5-8 e 

sul penulrimu i.ivseiiui due piccoli rigontiamenti superiori e due 

laterali. Lultimo segmento è toinito nella 

parte posteriore di alcune appendici uncinate 

air apice. 

Lunghezza mm. 7. larghezza massima 
mm. 2. 

Adulto i ig. l^*^-l^'^^ Corpo di color grigio- 
giallastro o nocoiuola, con una piccola mac- 
chia mediana pallida più o meno distinta 
sulla parte doi-sale dei segmenti addominali 
o-(). Ali anteriori di un color fondamentale 
nocciuola o isabella o grigiastro con due fa- 
sce trasversali un poco ondulate e seguite da 
due strie più pallide , margine posteriore 
lad ali chiuse) con una macchia nera pic- 
cola trasversale tra le vene. L* intensità dei colori indichiti è mol- 
to variabile in quest<^ specie, cosicché si hanno variazioni di co- 
lore più o meno accentuate. Le ali posteriori 
per colori e disposizioni di questi sono molto 
simili alle anteriori, ma un poco più pallide. 

Antenne sottili, quasi moniliformi. abba- 
stanza lunghe. Le zampe posteriori hanno al- 
lapice della tibia due speroni, dei quali l'interno 
quasi il doppio più lungo dell" inferiore. 

Lmighezza del corpo mm. T-8: apertura delle ali mm. 14-16. 
DiSTKiBUZiONE GEOGRAFICA. — Largamente diffusa nell'Europa 

centrale, or-cidentale e 
meiidionale < eccettuata 
la Russia) e nelle regioni 
mediterranee dellAsia e 
dell' Africa. 

Biografia. — Le far- 
falle di questa specie 
stanno allo stato di ri- 
poso colle ali semiaperte 
(Fig. 29) posate sopra 
l'oggetto, sul quale pog- 
giano anche le zampe . e colle antenne rivolte obbliquamente 
in dietro sotto le ali. 




- Fig. 28 
Adulto di Tephrocltf- 
tia poco ingranditoV 




Flg. 29 

Adulto di Tepht-ocltfStìa piimilata allo stato di riposo 

(ingrandito circa tre volte; 



— Hl - 

Questa specie da nessun autore era stata fin qui indicata 
come vivente sull' olivo. Io 1' ho raccolta allo stato di larva in 
Calabria a Nicastro e a Catanzaro in numero di pochi esemplari 
nel mese di Giugno su racemi fiorali attaccati da Praijs. Dalle 
osservazioni che io ho potuto fare in laboratorio risulterebbe che la 
Tephroclystia pumilata anziché essere sempre un'insetto dannoso 
alle piante su cui vive, sarebbe anche utile, poiché non si nutri- 
rebbe soltanto di fiori ma anche di larve o crisalidi di altri insetti. 
Io ho constatato che le larve di questa Tephroclystia mangiano 
larve che stanno per incrisalidare e crisalidi di tignola dell'olivo 
e con tale nutrimento in laboratorio sono diventate larve adulte 
e si sono trasformate in farfalle. 

Nessuno degli autori precedenti ha fatto cenno del costume 
entomofago di questa Teprochjüia e concordemente affermano 
che sia fitofaga anzi politìtofaga essendo stata trovata la larva 
sulle seguenti piante damieggiando fiori e frutti: Globularia aly- 
pum. Erica arborea, Buxus seìnpervirens, Rosmarinus oßcinalis 
Clematis fiammola, C. vitalba e molte altre piante di diverse 
famiglie e specialmente agrumi. Il Mabille riferisce d'avere al- 
levato tali larve con fiori di Genista , di Vitex agnus-castus, 
Mercurialis annua, Passerina hirsuta ed altre e afferma d'averla 
osservata in Corsica danneggiare i giovani chicchi delle spighe 
di granone. 

Da me fino ad ora furono trovate larve di questa specie sol- 
tanto il mese di Giugno e ottenuti gli adulti nello stesso mese ed 
ai primi di Luglio. 

Il Penzig, che studiò questa specie sugli agrumi in Liguria, 
ammette per essa tre generazioni annuali con comparsa degli 
adulti i-ispettivamente in Marzo- Aprile , Giugno, Agosto- Set- 
tembre. 

CoNViTTiME. — Si é visto che la Tephroclystia pumilata 
vive su piante molto divei-se, quindi se il suo costume entomofago 
verrà confermato in tutti i casi, varie saranno le sue vittime. 

Parassiti. — Fino ad oggi io ho ottenuto da larve di Tephro- 
clystia un solo esemplare di Braconide che non si é potuto esat- 
tamente determinare : 

Rhogas? (Fig. 30). 

Colore del corpo uniformemente ferrugineo eccettuati gli 
occhi, che sono neri. 

Lunghezza mm. 9. 



— 412 — 

Questo Braconide vive come pai-assìta solitario endofago delle 
larve di Tephroclyslia e si trastonna in pupa nella larva stessa 
di Tephror.lysiia, della quale lascia intatta la sola pelle, che 





Fig. 30 
Adulto di Rliocjdxf (ingrn udito cirfa 1 volt») 



Fig. 31 
Larva di Trpìn-oclystia 
ridotta alla sola pelle 
e mostraiito il foro di 
uscita del parassita (in- 
grandita circa (i volte). 



dissecca e diventa ni um mi fucata. Divenuto esso adulto si a])i'e 
un foro nella parte posteriore del coi'po di tale mummia (Fig. ol) 
e fuoriesce. 

La larva parassitizzata di Tephrocìystia raggiunge una lun- 
ghezza di mm. 6,5. 

D I T T K R I 



Fam. syrphidae 



Xanthandrus comtus Hair 



Syn. 1816 Syrphus hyalinatus Fallen, Dipt. suec. Syrph. p. 43. 
» 1862 Melanostoma hyalinata Scbiner, Fauna Austriaca: Diptera I, 

p. 289. 
» 1885 Syrphus hyalinatus Peragallo, Ins. nuis. Agricult. II, p. 140, 

fie-. 8. 



- 118 - 



Fig. 32 

Larva di Xantlian- 
drus (ingrandita circa 
3 volte. Le linee tra- 
sversali nere indicano 
pieg-lie del tegumento 
assai numerose e varia- 
bili e non ben distin- 
guibili da quelle inter- 
segmcntali). 



Larva adut.ta. — Questa, quando si tiova in stato di riposò 
ha i lati del corpo quasi paralleli e la parte anteriore quasi ugual- 
mente allargata che la posteriore e arrotondata; 
quando invece si muove (Fig. 32) e allunga la 
parte anteriore per tastare 1' ambiente o affer- 
rare la preda assume una forma quasi conica. 

È di colore verde-giallo , però fino oltre la 
metà posteriore il dorso appare giallo-zolfino 
con una linea mediana trasparente in corrispon- 
denza al vaso dorsale ; il color giallo è dato 
dal tessuto adiposo , che si trova sotto l' ipo- 
derma. La superficie del corpo è liscia, viscida. 
Lunghezza della larva allo stato di riposo 
mm. 12, larghezza mm. 3,5. 

Pupario. - Ha la solita forma di pupario 
caratteristica pei Syrphidae come si vede nella 
(Fig. 33). È prima di color vei'de marmorato di 
castagno , poi diventa castagno con macchie 
color nocciuola o isabelline posteriormente, o 
anche del tutto nerastro. 
Lunghezza totale compresa la parte posteriore mm. 6-7, al- 
tezza mm. 3,5, larghezza mm. 4. 

Adulto (Fig. 34). — La maggior 
parte del capo è occupata dai grandi 
occhi, che sono di un color castagno 
tendente al verdastro; la faccia è 
coperta di fitta e corta peluria gial- 
lastra eccetto sopra la base delle an- 
tenne e sul processo mediano inferiore 
che sono nudi , splendenti, nerastri. 
La fronte alla base delle antenne . è 
rossastra. 

Le antenne sono corte, brune, 
ma colla base del 3" articolo nella 
parte inferiore macchiata di rosso. 

Il torace è verde metallico coperto di peli giallo-rossastri. 
L' addome è ellittico, nel maschi-o col secondo segmento di 
color nerastro velutino, ma con due grandi macchie ocracee, gli 
altri segmenti sono ocracei col margine posteriore e laterale ne- 
rastri, mentre nella femmina l'addome è nerastro con due piccole 




A B 

Fig. 33 
Pni>ario di Xanthaiidrus : A visto di 
fianco, B dal dorso (ingrandito circa 
G volte). 



- iU 




Fig. 34. 

Adulto di Xanthandms 

comtKs Harr. 

(insraiidito qua.si 4 volte). 



Inacciiie ocracee sul secondo segmento e due grandi macchie ocra- 
cee sul terzo e quarto. 

Le ali sono leggerissimamente info- 
scate colle nervature nere e lo stigma gial- 
lastro : le zampe sono brune colla parte 
distale della coscia e la prossimale della 
tibia per uno spazio più o meno lungo di 
colore rossastro. 

Lunghezza del corpo senza le ali 
mm. 12, colle ali mm. 14,5, larghezza del 
torace 3. 

Distribuzione geografica. — Specie 
già nota in quasi tutta la regione palear- 
tica occidentale. 

Biografia. — Le larve di questo Sir- 
fide sono di aspetto viscido come le con- 
generi e strisciano sulle foglie e rametti 
di olivo per andare in cerca di larve di 
tignola dell'olivo. 
Trovata una di tali larve gettano fuori dalla bocca su di essa 
un poco di umore appiccicaticcio, l'affeiTano in qualsiasi parte del 
corpo con un rapido e forte atto di protrazione dei segmenti an- 
teriori, trapassano la sua pelle colle mandibole e attraverso il 
foro così praticato succhiano tutte le parti interne della malca- 
pitata larva, della quale dopo pochi minuti restano le sole parti 
chitinose. 

Non posso precisare il numero delle larve di Prays, che di- 
vora una larva di Xanthandrus dalla sua nascita fino al momento 
in cui diventa matura, ma data la voracità di essa credo che non 
sia punto esagerato riteiiere tale numero non inferiore a 100. 

Quante generazioni abbia questo Sirfide, quanti giorni im- 
pieghi la sua larva a raggiungere il suo completo sviluppo sono 
cose da determinarsi. 

Lo stato di pupa dura in Aprile da 15-20 giorni. 
Le larve del Xanthandìms sembra che siano molto resistenti 
al digiuno: una larva, da me lasciata in una bacinella di vetro il 
25 Aprile senza cibo di so4^ta, 1' 8 Giugno era ancora viva e av- 
vicinatole larve di Prays cominciò a mangiarne. 

È cosa molto nota che i Ditteri Syì'phidae sono allo stato di 
larva parassiti predatori di Afidi, perciò il costume diverso di que- 



— 115 -^ 

sto. e forse di nitri, XanfJuoidri's è molto particolare. TI primo 
autore che osservò larve del Xanthandrus in parola nutrirsi di 
larve di Lepidottei-i e pi-ecisamente di Prays citri Mill, fu il Pe- 
ragallo (1885). Recentemente (1905 e 1906) fece una osservazione 
simile il Chapman indicando questo Sirfide come predatore di lar- 
ve di Dichella Ivjerand Mill, e Acroclita consequana Hs, 

Cox VITTIME. — Quelle fino ad ora conosciute sono : Prays 
citici Mill., Diclieìia hy erana Mill., Acroclita consequana Hs., e 
probabilmente però saranno anche molte altre specie di Microle- 
pidotteri. 

Parassiti. — A Feroleto (Nicastro) il giorno 3 Maggio fu rac- 
colto su di un olivo un pupario di Xanthandrus, che conteneva 
35 esemplari di un Calcidide, che ne uscirono adulti il 16 Mag- 
gio, Tale Calcidide endofago del Xantliandì'us è VKnci/rtus aeru- 
ginosas Daini., ascritto più tardi dal Thomson al suo genere iW- 
Ci-otei'ys. 

Micì-oteì-ys aeruginosus (Daini.) Thoin. (1). 

Syn. 1820 Encyrius aeruginosus Daini. Svensk, Vet. Ak. XLI, p, 170. 
» 1852 » syrphi Ratz. Ichiieum. Forstins. Ili, p. 193. 

» 1875 » aeruginosus JMayr, Verh. zool-bot. Ges. Wien XXV, 

p. 714, 723. 
» 1875 Microterys harbarus Tliomson, Hym. Scand. IV, p. 167. 

Femmina adulta (Fig. 35). — Fronte e vertice azz.urro verdi, 
o nero azzurrognoli, faccia violacea, scapc» e pedicello nero azzur- 
rognoli, funicolo e clava giallo bruni, pronoto, scudo e scapole di 
un bel color verde, ascelle e scutello color bronzo o bruno vio- 
laceo, però lo scucello con sfumatura verde o verdastra all' apice e 
ai lati, pleure violacee, zampe in gran parte giallo brune, femori in 
gran parte scuri, tibie anteriori e inedie e tutti i tarsi giallo scuri, 
le tibie posteriori brune eccetto che all'apice. Ali incolori. 

Fronte e vertice con punti più grossi. Sesto articolo del fu- 
nicolo nella femmina tanto largo che lungo, pedicello più lungo 
del 1" articolo del funicolo, clava più corta del funicolo. 



(1) Questa e le altre specie di Chalcidiàae^ di cui si parla in questa nota, 
saranno descritte minutamente dal Dott Masi in altra parte di questo stesso 
Bollettino. 



— il6 — 

Maschio. — Ha il funicolo cilindrico con peli piuttosto lun- 
ghi, lo scapo e il pedicello di color bruno nero, il funicolo e la 
clava giallo scuri. I tarsi hanno talora una tinta più chiara di 
quella delle tibie. 

Lunghezza del corpo mm. 1,2-1,4. 

Distribuzione geografica. — Specie lino ad ora nota della 
Svezia, Germania, Austria, Italia. 




Fig. 35 
Feniniina adulta di M'irvotprys (ninlto inn-randita). 



Biografia. — È ancora da verificare se questa specie depone 
l'uovo nei Sirtìdi allo stato di pupa o in quello di larva o di uovo, 
e se un uovo o varie uova vengono deposte in un individuo. 

Come ho sopra detto, dal pupario di Xanthandrus si ebbero 
35 esemplari di Microleì-ys; il Mayr riferisce che lo Schlechtendal 
e l'Heyden ne ottennero da una pupa ciascuno 7 esemplari. 

CONVITTIME di questo Encii-tide sono varie specie di Syr- 
phidae. 



IMKNOTTKRI. 



A quest'ordine appartiene il maggior numero delle specie di 
insetti parassite delUa tignola dell'olivo ed anche le più attive a 
combatterla. 

Da me fino ad og-gi sono state osservate le senguenti specie 
di tali parassiti, che, per famiglie, sono : 

Chalcididae: Ageniaspis fmcir.ollis (Dalm.) Thoms. subsp. jjray- 
sincola nov.; Elasmus ffabellatus Fonsc, Chalets modesta Masi. 

Braconidae : Apanteles xantliostignms Hai.; Cheloniis orien- 
talis sp. n., C. elaeapìiilus sp. n. 

Ichneumonidae : Angitia annillafa Grav.; Pimpla alfenians 
Grav. 

Il Rondani (Boll. Soc. en. ital. IX, p. 57 dell'estratto) cita come 
pai-assita della tignola dellolivo il Trigoìiogastei- benignus Guer. 
della fam. Chalcididae. Tale specie però non è stata mai descritta 
e deve considerarsi come nomen nudìun. 



Fam. CHALCIDIDAE. 
Ageniaspis fuscicollis (Daini.) Thoms. ^ 



Syn. 1834 Encyrtus fuscicollis Necs, Hymenopt. Ichneum. affin. Monogr. 

II, p. 236 et -434. 
» 1838 ■ » Walker, Entoin. Magaz. V, p. 420. 

r- 1838 » cijanocephahis Id. Ibidem, p. 421. 

„ 1847 » » Goureau, Ann. Soc. ent. Erance (2) V, 

p. 244. 
» 1875 Holcothorax fuscicollis Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien XXV, 

p. 693. 
^ 1875 Ageniaspis » Thomson, Hym.Scan. IV, P. 1, p. 182. 

» 1890 Encyrtus » Bugni on, Ree. zool. Suisse V. p. 435, 

Tav, 20-21. 
» 1904 Ageniaspis » Marchal, Arch. zool. exp. (4) II, p. 259. 



— Ili 



A. fuscicollis (Dalm.) Thoms. 

subsp. pray sincoia nov. 

Syn. 1906 Ageniaspis fuscicollis Silv. Rend, Acc. Lincei (5) XV, 1" se- 
mestre, p. 650. 




Femmina adulta (Fig. 36). — Corpo nero, eccettuato il capo che 
è nerastro, ma con riflessi verdi metallici, funicolo e clava delle an- 
tenne fulvi, zampe di 
color crema o ocracee 
con le anche, i tro- 
canteri, e la parte 
mediana e basale del 
femore, più o meno 
estesamente , neri o 
fuliginei; nelle zampe 
posteriori e mediane 
è nera fuliginea anche 
la parte basale della 
tibia. 

Antenne col funi- 
colo composto di 6 
articoli, dei quali il 
primo ed il secondo sono più larghi che lunghi e colla clava molto 
più lunga e grossa dell'ultimo articolo del funicolo e troncata obli- 
quamente all'apice. 

Mesonoto e scutello opachi e forniti di corte setole poco fitte. 
Ali ialine. 

Il maschio differisce dalla femmina per le dimensioni un poco 
minori e sopratutto per la forma delle antenne, che sono più lun- 
ghe di quella della femmina, fornite di lunghe setole e aventi 
l'ultimo articolo più lungo del precedente, ma non più grosso, e 
assottigliato all'estremità. 

Lunghezza del corpo mm. 1,30, fino all'estremità delle ali 
mm. 1,55; larghezza del torace mm. 0,38; lunghezza delle antenne 
nella femmina mm, 0,66, nel maschio 0,80. 



Fig. 36 
Femmina adulta di Ageniaspia (molto ingrandita). 



- 119 — 

Le flimciisioiii di questa specie sono però molto variabili, 
così mentre con frequenza il corpo ragi;iuni:,e in lunghezza 
,r-^ mm. 1,30, altre volte può misurare anche un mil- 

limetro. 



Uovo. 



Fig. 37 
Uovo maturo di 
Aijeniaspis (iiioltis- 
simo ingrandito). 



L'uovo matui'o di qwQ^st'Agenias'pis è molto 
piccolo ed ha la forma di un fiasco allungato. La 
sua lunghezza è di mm. 0,060 , dei quali 0,029 
spettano alla parte allargata e 0,037 al collo ; la 
massima larghezza é di mm. 0,013. 



Larva. 



Biancastra, alquanto più assottigliata postei'iorraente che an- 
teriormente. 

Lunghezza allo stato adulto mm. L 

0.S8ERVAZ10NE. — Gli esemplari di Agenlaspis fascicoli is, che 
sono parassiti del Praijs oleellus non presentano caratteri speci- 
fici diversi da quelli, che vivono parassiti ^e\V Ilypononteata ma- 
linellus e di questo parere sono stati anche valenti specialisti di 
Calcididi quali il Mavì" e l'Ashmead. Però per il numero delle 
loro generazioni, il numero degli embrioni, che si sviluppano da 
un loro uovo e per il fatto che gli adulti non parassitizzano uova 
d'Ht/ponoinenta, mi è sembrato necessario stabilire per essi una 
sottospecie biologica, che ho denominato appunto dall'ospite Age- 
niaspis fuscicollis praysiìicola. 

Distribuzione gy^ografica. —h' Ageniaspis fuscicollis tipico è 
noto di varie regioni d'Europa : Svezia, Inghilterra, Germania, 
Francia, Svizzera, Austria, Italia. UAgeìiiaspis fuscicollis praii- 
sincola avrà probabilmente la stessa distribuzione del Praiis oleel- 
lus; fino ad oggi io l'ho ottenuto da Prays delle Calabrie, Puglia, 
Marche Umbria, Liguria, Toscana, Sardegna, Sicilia, Metelino. 

Biografia. — L' Ageniaspis fuscicollis pray sincoia è un pa- 
rassita endofago, che deposita un uovo dentro 1' uovo del Prays 
oleellus. L'uovo del parassita si sviluppa nell'uovo del Prays pri- 
ma lentamente, in modo da lasciare sviluppare anche la larva 
del Prays, in seguito si accresce gradatamente a spese di tale 



- 120 — 

larvn, ma senza danneggiarla fino a che non sia diventata ma 
tura non sia trasformata in crisalide. Da ogni uovo di Agf^nia- 
spis si sviluppano in media 14 larve ed altrettanti adulti. 

Appena nati gli adulti sono in grado di accoppiarsi. 

L'accoppiamento dura per circa cinquanta secondi. Il ma- 
schio assale la femmina anche quando sta depositando uova e in- 
trodotto il pene nella vulva cerca di mantenersi a cavallo sulla 
femmina, però questa salta via ed insieme ad essa salta il ma- 
schio sempre in copula, che così resta spesso in posizione oppo- 
sta a quella della femmina. 

I salti dei due individui accoppiati si succedono a brevi in- 
tervalli durante tutto l'accoppiamento. 

La femmina di Ageniaspis fuscicoll'is pì-ay sincoia vergine o 
fecondata e anche appena nata, prima di assumere cibo di sorta, 
è in condizione di poter deporre uova e si pone, per ciò fare, 
in cerca di uova di Prays sulle foglie o racemi fiorali o frutti 
dell'olivo. Avvertita la presenza di queste e toccatone uno colle 
antenne, lo tasta tutto coli' estremità di esse poste in rapidis- 
sima vibrazione e mosse dall' avanti in dietro lungo la periferia 
dell'uovo fino all'estremo opposto a quello in cui trovasi l'insetto, 
e riconosciutolo adatto a ricevere un uovo, passa con leggero e 
svelto movimento su di esso fino a trovarsi coll'estremità dell'ad- 
dome a livello della parte posteriore dell'uovo ed allora incurva 
alquanto l'addome in basso, punta l'ovopositore sul guscio dell'uovo, 
allontana di poco indietro 1' addome dalla punta dell' ovopositore 
e premendo conficca nell'uovo l'ovopositore stesso restando colle 
zampe anteriori ferme sulla foglia, o altra parte del ramo, le medie 
e posteriori di un lato perlopiù sull' uovo e quelle dell' altro lato 
sulla foglia, le ali chiuse, le antenne col fiagello alquanto arcuato 
rivolto in basso molto avvicinato alla faccia. In tale posizione resta 
da 15 a 30 secondi, tempo necessario a deporre un uovo in quello 
di Prays. Ritira quindi 1' ovopositore, alle volte si trae in dietro 
si gira su sé stesso per tastare ancora un poco l'uovo di Pì-ays 
e poi si allontana da esso in cerca di un altro uovo. 

Ho osservato una femmina deporre cinque uova l'uno ap- 
presso all'altro in cinque uova diverse di Prays. 

Generalmente la stessa femmina non torna a deporre imme- 
diatamente nello stesso uovo, ma mi è occorso di vederne una 
volta una deporre due uova, uno di seguito all'altro, nello stesso 
uovo. 



- 121 - 

Sembra che anche qiwst' Agenias2)is non riconosca quando un 
uovo di Prays è stato già parassi tizzato, o se è diversamente, non 
lo rifiuta, avendo io contato anche 11 uova di esso in uno di 
Prays. I movimenti speciali delle antenne che la femmina fa in- 
torno all'uovo di Prays prima di deporvi il proprio, si devono 
forse interpetrare come diretti a riconoscere piuttosto se si tratta 
reahnente di uova di Prays che se l'uovo è stato o no parassi- 
tizzato. 

Gli adulti nutriti con miele possono vivere una quindicina 
di giorni in Aprile ed Aprile-Maggio secondo mie osservazioni; 
cosi nove femmine nate il 25 Aprile il 5 Maggio erano ancoi'a in 
condizioni di depositare uova, di esse tre morirono il 9 Maggio, 
due il 10 e le altre nei giorni 11-12. Individui invece lasciati 
senza cibo di sorta muoiono dopo due a quattro giorni. 

Q^uest' Ageniaspis è allo stato adulto attivo, camminando as- 
sai agili, in cerca di uova dell'ospite, le femmine, e di queste i 
maschi. Toccati spiccano un salto per ricadere a pochi centimetri 
di distanza servendosi delle ali come paracadute. Però essi oltre 
al trasportarsi da un luogo ad un altro col rapido camminare e 
col saltare, possono usare le ali anche per un eccellente volo co- 
me io ho potuto constatare. 

Sviluppo dell'uovo. — In una nota preliminare (1) ed in 
un altro lavoro di prossima pubblicazione tratto particolarmente 
dello sviluppo dell' Äff eniaspis fuscicollìs pray sincoia, qui mi limi- 
terò a ricordare quanto interessa per la biografia di questo parassita 
della tignola dell'olivo. 

L'uovo, come ho già detto, viene deposto dalla femmina par- 
tenogenetica fecondata nell'uovo di Prays La femmina fecondata 
può deporre uova fecondate o no. 

Appena l'uovo di Ageniaspis si trova nell'uovo di Prays, co- 
mincia a svilupparsi e con una lentezza maggiore o minore se- 
condo la temperatura ambiente e secondo il procedere dello svi- 
luppo dell'uovo, che lo ospita. 

Lo sviluppo dell'uovo in quello di Prays procede così lenta- 
mente da non impedire affatto lo sviluppo dell'uovo del Pjriya 
stesso. Quando schiude dall'uovo parassitizzato la larva del Prays, 
essa ha nella cavità generale del suo corpo, molto spesso fra reso- 



ti) Rend. R. Acc. Lincei (5) XV (19u6), p. 650, 



122 

fag-o e la pai'ete del corpo, l'uovo dell' Ageniaspis ad uno stadio, 
in cui non misura che mm. 0.05 X 0.024. 

In seguito lo sviluppo del parassita ò perfettamente sincrono 
a quello della larva ospite in modo che qual si sia il tempo 
impiegato da quest'ultima per trasformarsi in crisalide, lo stesso 
periodo di tempo impiega VAgeniaspis a diventare larva matura. 
Così che tanto nelle larve di tignola, che nate in Settembre-Otto- 
bre si trasformano in crisalide in Aprile dell'anno seguente, come 
in quelle che nate in Aprile-Maggio sì trasformano in crisalide 
in Giugno e quelle nate in Giugno -Luglio si trasformano in cri- 
salide in Settembre, compie il suo sviluppo una generazione d'A- 
geniaspis. 

È da tener ben presente che da un uovo dì Ageniaspis non 
trae origine un solo embrione ma un numero di embrioni varia- 
bile da 10 a 15, raramente minore e alle volte superiore potendo 
essere di 17, 18 o 19. Questi varii embrioni, che derivano da un 
solo uovo sono circondati da due involucri , dei quali 1' esterno 
appartiene a tessuto della larva ospite, l'interno a protoplasma 
dell'uovo stesso con nucleo speciale derivato dai globuli polari 
dell'uovo. L'involucro interno è stato chiamato trophamnios e si 
accresce circondando sempre tutti gli embrioni, finché questi hanno 
assunto la forma di larvette mature. A tale stadio di sviluppo del 
parassita la larva della tignola dell' olivo ha raggiunto la lun- 
ghezza di mm. 5-6 e tutta la massa embrionale è lunga 4-5 mm. 
Gli embrioni larviformi si trovano allora allineati l'uno di seguito 
all'altro, spesso, vei-so la parte anteriore e la posteriore, qualcuno 
dì fianco ad un altro. 

In alcuni casi le larve di Ageniaspis dìvent no libere nel 
corpo della larva dì Prays, quando essa non è ancora così svi- 
luppata e nutrita da potersi trasformare in crisalide ed in tal caso 
divorando gli organi interni del loro ospite allo stato di larva, 
riducono questa al solo strato superficiale del dermascheletro ed 
in tale sacco, che prima era occupato dagli oi'gani della larva 
ospite, si trasformano in pupe in una specie dì puparii, che ap- 
pariscono come corpiccìuoli ovali sotto la pelle già appartenente 
ad una larva dì Pì-ays. 

La larva parassìtizzata dì Prays (Fig. 38) contenente pu- 
pe dì Ageniaspis è , come ho detto , ridotta al solo strato ester- 
no della cuticola, è completamente rigida , mummificata , colle 
membrane intersegmentali distese , col corpo rettilineo , eccetto 



- 123 ~ 



spesso il capo, che è ripiegato in basso. ]\rostra molto evidenti 
in tntta la loro Innghezza, o in parte, i puparii di Ageniaspis, che 
appariscono come l'ig'ontiamenti della parte esterna 
della larva ospite. 

La larva parassitizzata è lunga mm. 6,5-7, 
larga mm. 1,2-1,5. 

Molto più frequentemente le lai've di Agenia- 
spis diventano libere quando ormai la lai'va della 
tignola dell'olivo è in grado di trasformarsi in 
crisalide ed allora esse distruggono gli organi in- 
terni della crisalide ed in essa si trasformano in 
pupe. 

La criscilide, che contiene le pupe di Age- 
niaspis (Fig. 39 A) non mostra, come la larva, sulla 
sua superfìcie rigonfiamenti corrispondenti ai pu- 
parii di Ageniaspis, ma a differenza della crisa- 
lide sana è affatto immobile , mummificata, colle 




Fig. 38 

Larva di Prai/s 

olepìlus c'ontent'iite 

piilie (li A<jeiüai<pis 

(ingrandita 7 volte). 



membrane intersegmentali dell'addome distese e 




l'addome stesso alle volte un poco rigonfiato. 

La lunghezza di tale crisalide è di mm. 5,5-6 e la larghezza 
di mm. 1,5-1,7. 

Tanto la larva che la crisalide (Fig. 39 B) 
contenenti Ageniaspis dopo l'uscita degli adulti 
di questi presentano fori più o meno rotondi in 
corrispondenza al punto, da cui gli stessi ven- 
nero fuori. 

Numero delle generazioni. — Le genera- 
zioni deir.l/7('»/V/s^)/N t'iiscicoUis praysincnla sono 
tre in un anno cioè tante quante sono quelle 
della tignola dell'olivo. 

Comparsa degli adulti. — Gli adulti di 
ciascuna generazione cominciano a comparire 
pochi giorni (5-7) dopo la prima apparizione 
degli adulti di Prays della corrispondente ge- 
nerazione, così quelli della T' generazione com- 
paiono dalla fine di Aprile (25) sin verso la 
metà di Maggio (gli ultimi individui nel 1906 nacquero il 18 di 
detto mese e da crisalidi di Bevagna nel 1907 il 27 Maggio), quelli 
della 2" dalla metcà di Giugno (15-17) ai primi di Luglio, quelli della 
3^ nella 2" quindicina di Settembre (15-19) sino ai primi di Ottobre, 



A />' 

Fig. 39 
Due crisalidi di l'rcn/y 
oli'eìliis : A contenente 
I)iil)e di Agi-niaspis, li 
vuota e mostrante i t'ori 
lier eui sono fuoriusciti 
^li adulti ili Ageniaspis 
(ingrand, circa 5 volti"). 



- 1^4 - 

Numero degli adulti, che si ottiene da una larva o da 
UNA CRISALIDE. — Ho iiotato sopra che da un uovo di Ageniaspis 
non trae origine un solo embrione e quindi un adulto , ma un 
numero vario di embrioni che in media si può ritenere di 10 a 15, 
al minimo di 9, non considerando casi eccezionali, in cui si ot- 
tengono anche soli 4 individui, e al massimo di 17 a 19, però 
da una larva o da una crisalide di Praijs parassitizate può fuori- 
uscire un numero di individui maggiore di quello indicato anche 
pel massimo prodotto di un uovo. Ciò dipende dal fatto che nello 
stesso uovo di Prays possono essere depositati da individui di- 
versi due più uova e nel primo caso come forse in quello, in 
cui le uova depositate sono tre, esse possono contemporaneamente 
svikipparsi nello stesso uovo prima, poi gli embrioni nelhi stessa 
larva, nonché nella crisalide e dare tutti adulti. 

Nelle varie generazioni io ho i)osto in tubi di vetro separa- 
tamente, ad una ad una, larve e crisalidi parassitizzate, ho quindi 
contato gli individui adulti di Ageniaspis ed ecco le cifre ottenute: 
1.* Generazione. Numero di Ageniaspis ottenuti da 21 cri- 
salidi : numero medio per ciascuna crisalide 10, massimo 15, mi- 
nimo 5. 

2.^ Generazione. Numero di Ageniaspis ottenuti da 24 cri- 
salidi : numero medio per crisalide 17, massimo 28, minimo 9; da 
21 larve: numero medio 17, massimo 22, minimo 10. 

3.* Genenizione. Numero di Ageniaspis ottenuti da 27 cri- 
salidi: numero medio per crisalide 15, massimo 27, minimo (5; da 
14 larve: numei'o medio 9, massimo 18, minimo 2. 

Proporzione tra maschi e femmine. — Gli individui di Age- 
niaspis, che si ottengono da una stessa larva o crisalide quando 
sono in numero di 10 19 sono per lo più di un solo sesso e ciò 
dipende dal fatto (;he essi si sono sviluppati tutti da un uovo o 
due uova non fecondate entrambi; quando il numero degli indi- 
vidui è maggiore, per lo più essi sono di due sessi traendo ori- 
gine da due uova, delle quali uno fecondato ed uno non fecon- 
dato. Ho detto per lo più perchè abbiamo casi in cui il numero 
degli individui è di 10-19 eppure sono di sessi diversi o in cui 
è maggiore di 19 e sono dello stesso sesso. 

Nel primo caso si deve trattare di individui provenienti da 
due uova (uno fecondato ed uno no), che hanno prodotto ciascuno 
pochi embrioni, nel secondo di due uova ambedue fecondate o non 



— 125 — 

fecondate oppure di qualche caso eccezionale in cui un uovo darà 
origine ad un numero di individui maggiore di 19. 

Nella prima generazione da 21 crisalidi ebbi 100 femmine e 
118 maschi; nella 2" da 24 crisalidi 200 femmine e 205 maschi, 
da 21 larve 218 femmine e lo2 maschi , nella S"* da 27 crisalidi 
208 femmine e maschi 209: da 14 larve, femmine 43 e maschi 89. 
Facendo la somma complessiva dei maschi e delle femmine ot- 
tenuti dalle indicate crisalidi e larve si ottiene la cifra di 75.3 
per i primi e di 769 per le seconde, quindi il numero dei ma- 
schi che si sviluppano in natura è pressoché uguale a quello delle 
femmine. 

Numero delle larve e crisalidi di Tignola drll'olivo pa- 
RASSiTizzATE. — h'Agenicispis per quanto risulta fino ad ora dalle 
mie osservazioni, è la specie di parassita, che da noi contribuisce 
maggiormente alla diminuzione della tignola dell'olivo, potendo la 
percentuale degli individui di Prays infetti salire fino al 90. 

Ecco i dati di fatto osservati nel 1906 per ciascuna genera- 
zione: a Nicastro nella prima quindicina di Aprile furono raccolte 
120 crisalidi di Prays, delle quali 30 erano infette dì Ageniaspis, 
le altre sane. 

Nella stessa localittà il 1" Giugno furono raccolte larve ma- 
ture di Prays, che dopo pochi giorni dettero 10 crisalidi sane, 
74 crisalidi e 43 larve infette di Ageniaspis, perciò la percen- 
tuale degli individui parassitizzati, che nella prima generazione 
era del 20 nella seconda era salita al 92 ! 

Il 14 Giugno in fiori raccolti a Catanzaro si trovarono 434 
crisalidi e 236 larve infette di Ageniaspis e 75 crisalidi sane; 
in fiori dì altro oliveto, ma della stessa località, 234 crisalidi e 66 
larve parassitizzate e 33 crisalidi sane. 

Nella stessa epoca e nello stesso territorio, ma in altro oli- 
veto, furono raccolte 396 crisalidi e 41 larve infette da Ageniaspis 
e 212 crisalidi sane. 

Pure a Catanzaro nei giorni 22 e 23 Giugno si raccolse altro 
materiale di tignola dell'olivo tra cui si trovarono 103 crisalidi 
e 9 larve parassitizzate da Ageniaspis e 87 crisalidi sane. 

Perciò nella 2" generazione nei quattro casi ricordati di Ca- 
tanzaro si osservarono rispettivamente le seguenti percentuali 89,93; 
90; 67,33; 56 e in media una percentuale quasi del 76. 

Nella 3' generazione in cassette contenenti olive di Catan- 
zaro il 10 Settembre si trovarono 57 crisalidi sane e 65 infette 



— 426 — 

eia A geniaf^pis; cioè in tutto una percentuale del 53,29 alquanto 
inferiore alla percentuale media osservata nella 2'' generazione. 

Da olive di Bevagiia raccolte il 4 Settembre e poste in cas- 
sette fino al 14 dello stesso mese si ebbero 81 crisalidi sane e 10 in- 
fette da Ageniaspis ed il 31 pure di Settembre 166 crisalidi sane 
e 2ò parassitizzate; si constatò cioè una percentuale di 11.42. 

In cassette, contenenti olive di Bisceglie raccolte il 20 Agosto, 
il 12 Settembre si osservarono 22 crisalidi sane e 7 crisalidi ed 
una larva parassitizzate, percentuale di parassitizzate 26,6. 

Debbo fiir notare che alle cifre sopra riportate, e dalle quali 
sono state dedotte le percentuali, non ho aggiunto il numero delle 
larve e crisalidi uccise da altri parassiti, quest'ultimo numero fu 
però in genere molto basso (se si fa eccezione del caso di Bisce- 
glie, nel quale il numero delle larve parassitizzate dal Cìielonus, 
vedremo in seguito, fu molto alto) e perciò non può alterare sen- 
sibilmente le percentuali stesse. 

Nel settembj'e del 1906 ebbi da varie località della Turchia 
Asiatica (Beirut, Aleppo, Smirne ed altre) olive dalle quali ot- 
tenni pochissimi adulti di tignola dell' olivo, nessun esemplare di 
Ageniaspis fnucicnllh pì'fujsincola, due individui di Chelonus 
Orientalis. 



Nella 3^ generazione del 1907 le pei^centuali osservate, indi- 
cando anche il numero delle olive e degli altri parassiti, si 
possono ricavare dalle cifre esposte nel seguente quadro : 



LOCALITÀ 






N U M 


ERO 






'S ''' 
■e " 


3 S-. 

Te " 


delle larve 

e crisalidi 

di Prays 

parassitizzate 

da Ageniaspiis 


1 1 

^ Ci 

^ 1 

u 1 


S 'S 

2 ° 


2 

1 1 


Porto Maurizio 


2153 


117 


96 


4 








Genova . . 


1303 


2 


13 











Viterbo . . 


1150 


45 


13 











Osimo . . . 


2635 


33 


21 











Bevagli a . 


936 


58 


41 


16 





4 


Potenza . . 


1389 


1 














Catanzaro. 


3210 


104 


54 











Cagliari . . 


1007 


52 


10 











Sassari . . 


1365 


54 


3 


1 








Catania . . 


926 


54 


20 











Caltagirone . 


657 


3 














Castelvetrano 


441 


7 


2 











Trapani . . 


675 


22 


10 











Metelino (!) . 


1140 


8 


13 


5 








Beirut . . . 


980 


9 














Giaffa . . 


1704 


46 








18 





Monte Olivete 


852 


2 








1 





Betlemme . . 


1219 


13 








6 





Ranialla . 


13'ì2 


28 








6 





Ramla . . . 


1725 


46 








12 





Lidda . . . 


932 


13 








14 





(Palestina) 















(1) Questa e le seguenti località sono della Turchia Asiatica. 



— I^S — 

CoNViTTTME B^hVAgemaspis fiiscicollis praysincola. — UAge- 
niasjns fuscicollis tipico è stato fino ad ora indicato parassita di 
varie specie di Hyjjonoriìeif/a, di qualche Lithocolletis, e con dub- 
bio, di Plusia moneta. 

Come ho detto innanzi 1' Ageniaspis fvscicollis praysiììcola 
per i suoi caratteri morfologici appariscenti non si può distingue- 
re daWAgeoiiaspis fuscicollis deWHìjjionomeuta, però dal punto 
di vista biologico esso è del tutto differente: 1 per il numero delle 
generazioni, che sono tre, invece di una come nel caso dell' Age- 
niaspis fuscicollis dell' Hyponomeuta, 2" per il numero di indi- 
vidui, che da un suo uovo si sviluppano e che sono in media 14, 
invece di un centinaio come è Yìell'Ageniaspis d'Riip)onomeuta, 3" 
perchè esso non parassitizza le uova di Hyponomeuta. 

A proposito della differenza di istinto attuale fra gli Agenia- 
spis fuscicollis dell' Hyponomeufa iiìalinellus e quelli dell'^^é?- 
niaspis del Pì-ays oleellus riporterò le seguenti osservazioni. 

Il giorno 2 Luglio sotto una campana, contenente buon nu- 
mero di Ageniaspis femmine e maschi, posi un ramoscello con 
uova d' Hyponomeuta', qualche Ageniaspis andò sul pezzo di ra- 
metto, al quale erano attaccate le uova, giunse anche su di esse 
ma passò senza fermarsi. Ciò osservai per varie volte. In due 
casi però vidi due individui deporre uova in uova situate alla pe- 
riferia della covata di Hyponomeuta. 

Sotto la stessa campana posi invece, poco dopo, foglie di olivo 
aventi uova di Prays e dopo due minuti molte femmine dell' Age- 
niaspis stavano già deponendo uova. 

Lo stesso giorno sotto una campana contenente molte femmine 
e maschi di Ageniaspis fuscicollis dell' Hyponomeuta (le femmine 
non avevano ancora deposto alcun uovo) posi una foglia d'olivo con 
uova di Prays: molti individui di Ageniaspis passavano sulla fo- 
glia, sulle uova stesse senza avvertire o badare alle uova di Prays, 
qualche femmina anzi le tastava, ma poi passava oltre. In un sol 
caso vidi una femmina conficcare l'ovopositore per due volte di 
seguito in un uovo di Prays. 

Nel medesimo tubo dopo pochi minuti posi uova di Hypo- 
nomeuta, le quali furono subito assalite da una quantità di Age- 
niaspis, che si disputavano il posto per poter deporre uova. 

Il giorno 5 Luglio feci lo stesso esperimento con femmine ver- 
gini di Ageniaspis cV Hyponomeuta e questa volta nemmeno potei 
sorprendere una femmina conficcare l'ovopositore in uova di Prays, 



— m — 

mentre in grande numero, quante ne potevano entrare sulla su- 
perficie si misero a deporre in uova d' Hyponoineuta, che poco 
dopo posi sotto la stessa campana. 

Da queste osservazioni si può concludere che attualmente gli 
individui di Agem'aspis fuscicollìs del Frm/s appartengono ad una 
forma biologica affatto distinta da quella dell' Ageniaspis fusci- 
collis dell' Hyponomeuta e che i primi di regola non parassitiz- 
zano le uova di Hyponomeuta, come i secondi non parassitizzano 
le uova di Prays. Questo fatto, molto interessante dal punto di 
vista scientifico, non lo è meno da quello pratico, poiché ci dimo- 
stra che nell'elencare le convittime di una data specie di imenottero 
parassita non è sufficiente lo studio sistematico degli individui del 
parassita nati dai varii ospiti. Ini atti mentre tale studio può condurci 
ad ammettere l'identità specifica di essi, quello biologico può dimo- 
strarci un loro compartamento affatto diverso in presenza di al- 
cuni ospiti di ciascuno di essi. Gli autori che nella lotta contro 
insetti dannosi avevano richiamato l'attenzione sull'attività, degli 
insetti parassiti, avevano anche riconosciuto l'importanza della co- 
noscenza delle con vittime di un dato parassita per poter consi- 
gliare, in seguito a tale conoscenza, anche la coltivazione di un 
certo numero di piante nutrici delle convittime in mezzo o in vici- 
nanza alle piantagioni, che si vogliono difendere da un insetto dan- 
noso mediante il suo parassita, ma non avevano mai tenuto conto 
della possibile differenza di costumi in individui di una stessa 
specie e attualmente parassiti di specie diverse. Perciò gli elen- 
chi delle convittime di parassiti, che sono stati dati da varii Ime- 
notterologi e per gii insetti d'Italia dal Rondani , entomologo di 
vero e grande valore, che comprese tutta l' importanza degli in- 
setti parassiti, sono tutti da rivedersi riprendendo lo studio bio- 
logico di ogni parassita in ciascuna specie di ospite 

Per V Ageniaspis fuscicollis p)-aysincola io debbo escludere 
dal novero delle convittime le specie parassitizzate àsiìV Agenia- 
spis fuscicollis tipico. 

Da larve e crisalidi di Prays citri io ho ottenuto anche esem- 
plari di Ageniaspis fuscicollis, che credo appartenere alla stessa 
sottospecie biologica di quella del Prays oleellus (almeno per il 
numero di embrioni che da un uovo si sviluppa), però è necessa- 
rio per accertare questo definitivamente e per consigliare qualche 
pratica agraria in proposito, studiare la biologia del Prays citri 
così poco conosciuta, e questa è cosa della quale io comincerò 



— 130 — 

ad occuparmi subito, poiché sono convinto che noi non potremo 
mai consigliare una lotta naturale e razionale contro un insetto 
finché non conosceremo tutti o almeno la maggiore parte de- 
gli insetti che sono di esso parassiti, i parassiti di questi ed ancora 
1 parassiti di 3" e 4" grado se ve ne sono, le vere convittime e 
tutti gli insetti, che con esse hanno rapporto di qualsiasi natura, 
e così di seguito. 

Cause nemiche allo sviluppo numerico dell'Ageniaspis. — 
Dai dati sopra riportati risulta che VAgeniaspis fuscìcollis prai/- 
sincola è realmente un attivissimo parassita nel distruggere la 
tignola dell' olivo poiché secondo le mie osservazioni latte nel 
1906, esso può giungere a distruggere oltre il 90 7o di larve o 
crisalidi di rrays. Debbo notare ancora che siccome da una larva 
o crisalide di Prays parassitizzate non fuoriesce un individuo solo 
di Ageniaspis ma in media 14 individui, nel caso anche in cui 
solo il 20 % di larve di Prays fossero parassitizzate, si otterrebbe 
■un numero di adulti di Agenkispis (280) due volte e mezzo su- 
periore al numero totale degli adulti di Prays. 

Pertanto nei casi, in cui si giunge alla notevolissima percen- 
tuale anche del 90 e si ottengono 1260 individui di Ageìiiaspis 
contro 10 di Prays, sembrerebbe giusto ritenere che tutte le larve 
di Prays nate dalle femmine comprese nei 10 adulti andassero 
distrutte, però purtroppo questo non accade, poiché anche YAge- 
niaspis fuscicollis praysincola ha cause nemiche che lo combat- 
tono. E quali sono queste cause ? 

Ripeto anche qui che noi non sappiamo ancora nulla intorno 
alla mortalità che si può avere anche fra questi insetti per causa di 
batterli, di protozoi e di speciali condizioni atmosferiche sia per la 
loro azione diretta che per quell'indiretta, e le vere ragioni della l'i- 
duzione numerica degli Ageniaspis ci sfuggono in buona parte, però 
noi ne conosciamo alcune che sono : 1." mortalità di uova di Age- 
niaspis in seguito a deposizione, in uova di Prays, di un numero 
di esse maggiore a 3 oppure 4, 2." riduzione di Ageniaspis per 
presenza di poche uova di Prays, 3.' mortalità di Ageniaspis per 
opera di altri insetti. 

Consideriamo particolarmente queste tre cause della diminu- 
zione numerica degli Ageniaspis. 

La prima causa, consistente nella mortalità di uova o piccoli 
embrioni per il troppo loro grande numero in un uovo o larvetta di 
Prays, si ha quando il numero degli Ageniaspis é molto maggiore 



- iS\ - 

di quello della tignola dell'olivo. In tal caso essendo poche le 
uova di Prap^ rispetto al numero degli Age }iiasp?s, questi nella loro 
ricerca affannosa di uova di Prays si imbatteranno frequentemente 
in uova, che hanno già ricevuto un altro o altre uova da loro 
simili, e cosi un uovo di Prays o non potrà nemmeno dare ori- 
gine alla larvetta o questa morrà per i troppi parassiti prima che 
i parassiti stessi possano compiere il loro sviluppo. In questo caso 
dal punto di vista agrario si ha il grande vantaggio che non svi- 
luppandosi la larvetta di Prays, non si ha a lamentare alcun danno 
da pai'te di essa, però con l'ospite muore il parassita e nella ge- 
nerazione seguente di questo si ha un numero minore di indivi- 
dui. Così mentre si ha una mortalità di uova di Ageniaspis, una 
parte delle uova di Prays può sfuggire ai parassiti per trovarsi 
molto disseminate e isolate e nella generazione seguente potrà 
nascere un numero di Prays maggiore di quello di Ageniaspis. 

Quando il numero di individui della tignola dell'olivo è ridotto 
ad una cifra molto bassa e viceversa ad una molto gi'ande quello 
degli Ageniaspis, come nel caso sopra ricordato in cui per 1260 
Ageniaspis si hanno solo 10 Prays, si comprende facilmente che il 
numero totale delle uova di Prays è piccolo e si ti'overà molto di- 
sperso, quindi molti Ageniaspis morranno senza aver potuto de- 
porre tutte le uova, parte delle uova di Prays mori-anno per aver 
ricevuto più di 3 o 4 uova di Ageniaspis e la preziosa falange di 
tale parassita sarà ridotta alla genei"azione seguente ad un piccolo 
numero per mancanza di uova dell'ospite, oltre che per mortalità 
di tali uova causata dagli stessi parassiti. Saranno però sfuggite 
al parassita un certo numero di uova di Prays per la ragione già 
indicata del loro isolamento e disseminazione e da queste uova 
sane avremo un numero di individui capace di continuare e ac- 
crescere di quando in quando l'infezione. Sembrerebbe che si po- 
tesse ritenere che non ostante la mortalità delle uova di Agenia- 
spis, non ostante che essi non giungono tutti a deporre le uova 
per mancanza di uova di Prays, sfuggendo un certo numero di 
uova di lYays all' azione pel parassita, potrebbero sfuggire an- 
che un certo numero di uova di Prays parassitizzate una o due 
volte dall' Ageniaspis e quindi nella genei'azione seguente ti'o- 
varsi ancora di fronte un buon numero di parassiti a pochi in- 
dividui di Prays. Certo in natura accadrà anche ciò in qualche 
anno, per alcuni anni, ma in altri sembra che il caso sia più fa- 



- 132 - 

vorevole al Prays ed allora questo aumenta di numero mentre 
diminuisce il suo parassita. 

La ragione per cui la tignola dell' olivo torna a riprendere 
in realtà una prevalenza numerica più o meno forte di fronte £iì- 
VAgeniaspis sta per me oltre che nelle cause nemiche nXV Agenia- 
spis già notate e in quelle, che si riferiscono ai parassiti dello 
stesso insetto, in un fatto che per le osservazioni fino ad ora da 
me condotte su varii insetti dannosi e loro parassiti, ritengo di 
valore generale nella questione, che riguarda la sopravvivenza di 
un certo numero di individui dell' insetto dannoso. 

Nelle note biografiche ho notato che gii adulti di Ageniaspis 
cominciano a comparire sempre varii giorni (5-7) dopo la com- 
parsa degli adulti della tignola dell' olivo ; ebbene in tale lasso 
di tempo gli adulti della tignola hanno il tempo necessario a de- 
porre, almeno in parte, uova e queste pure in parte a completare 
il loro sviluppo, poiché, quando compaiono i primi adulti di Age- 
niaspis, già alcune larvette possono essere in salvo oppure molte 
uova ancora nel primo periodo possono sfuggire essendo pochi 
gii Agem'aspis. In seguito invece questi riusciranno a trovare molte 
uova di tignola e a compiere convenientemente il loro ufficio, ma 
nel caso in cui sono in grande numero rispetto al numero delle 
uova di tigiiola, essi deporranno in queste un numero di uova 
non proporzionato al potere di sviluppo di un uovo o di una larva 
di' tignola, e condurranno a morte questa o quello e in ambedue 
i casi anche la loro prole. Perciò aggiungendo questa alle altre 
cause che favoriscono l'immunità di uova della tignola da parte 
dell' Ageniaspis e tenendo nel debito conto tutte le cause di 
distruzione àeW Ageniaspis stesso, si ha di quando in quando per 
risultato che diminuisce il numero degli Ageniaspis mentre, rela- 
tivamente agii individui che sopravvivono di essi, aumenta il nu- 
mero degli individui di tignola. 

Paeassiti dell' Ageniaspis. — Una terza causa di diminu- 
zione dell' Ageniaspis risiede in altri insetti di esso parassiti. Di 
questi io fino ad ora conosco tutte le altre specie indicate come 
parassite del Pì-ays e che possono essere perciò anche parassite 
indirette AqW Ageniaspis e di cui si parlerà in seguito, e tre altre 
specie parassite dirette ùqW Ageniaspis , delle quali si ottennero 
pochi esemplari da crisaldi di Prays di Catanzaro parassitizzate 
da Ageniaspis. Esse sono: Eutelus mediterrayieiis Mayr, Piero- 



- 133 — 



ìtialits sp. e un'altra specie che si riferisce con dubbio anche al 
genere P/eromdlifs. 

1. EìUelus rnediten-aneus Mayr. 

FejNBIIna (Fig. 40). — Capo e torace verde-grigiastri , talora 
di color bronzo rossastro, addome verde e color rame per lo più 




Fig. 40 
Femmina adulta di Eutclus mediterranens (molto ingrandita). 

con fascie trasversali nero-violacee. Antenne bruno giallastre; 
zampe di color giallo scuro, coli' apice dei tarsi nero. 

Antenne col quinto articolo poco più grande del quarto. Capo 
e torace con scultura a reticolo piuttosto profonda. 

Lunghezza del corpo mm. 1,9-3,6. 

Maschio (Fig. 41). — Gli individui di questo sesso si ricono- 
scono facilmente per il bel colore giallo delle antenne, eccetto, la 
clava nerastra, e delle zampe all' infuori delle anche gialle. Capo 
e torace verde-smeraldo, addome scuro, spesso con fascia pallida 
presso la base. 

Le antenne hanno la clava breve e ingrossata. 

Lunghezza del corpo mm. 1,3-1,57. 

Distribuzione geografica. — Fino ad ora fu indicato di 
Montpellier, io ne ho raccolti esemplari a Bevagna, Portici, Ca- 
tanzaro. 




Fig. 41 
Maschio adulto di Euteltts mediterraneus (molto ingrandito). 



— 134 — 

Biografia. — Questa specie attacca le pupe &Q\\'Ageniasj)h 
o le larve, che stanno per trasformarsi in pupe, quando ormai 

hanno ridotto alla 
semplice spoglia la 
larva o la crisalide 
della tignola dell' o- 
livo. 

Tanto nel 1906 che 
nel 1907 ottenni po- 
chi esemplari maschi 
di questa specie da 
crisalidi con Agenia- 
spìs , raccolte a Ca- 
tanzaro nella secon- 
da quindicina di Giu- 
gno e ai primi di 
Luglio. L'ultimo e- 
semplare adulto com- 
parve il 7 Luglio. 
Non ho potuto osservare se questa specie è per VAgeniaspis 
del Prays un parassita endofago o ectofago, ma avendo osservato 
che esso è in realtà ectofago quando è parassita della pupa della 
Cecidomyia mediterranea Low, si può ritenere tale anche per 
r Ageniaspis. 

Io ritengo che la femmina àelVEutelus deponga un uovo sul 
corpo della pupa o della larva prossima a divenire tale e che la 
larva, la quale da esso si sviluppa succhi VAgeniaspis dallo 
esterno del corpo di esso, ma dentro il pupario, come fanno altri 
ectofagi, p. es. Dibrachys hoìicheanvs Thoms. 

CONVITTIME. — Il Mayr (1) descrisse la specie su esemplari svi- 
luppatisi da galle di Plagiotrochus ilicis Fabr. raccolti sul Pala- 
tino a Roma ed egli stesso ebbe dal Lichtenstein esemplari otte- 
nuti dalla stessa galla raccolta a Montpellier. 

Io ho avuto a Portici varii esemplari maschi e femmine di 
quest' Eutelus da galle di Cecidomyia mediterranea F. Low, su 
Erica erhorea L., dal 1" Aprile ai primi di Giugno. In Maggio 
osservai larve di questa specie attaccate a pupe di detta Ceci- 
domyia; esse forse oltre che le pupe attaccheranno anche le larve. 



(1) Verh. zool.— bot, Ges. Wien 1903, pp. 387-392. 



— 135 — 

Nel Luglio 1903 ottenni un grande numero di maschi di 
quest' Eutelus da crisalidi di RypoìiomeiUa malinellas raccolte 
pochi giorni innanzi a Bevagna. 

Gli Autori, che hanno citati gli ospiti delle varie specie di 
Eutelus e particolarmente il Mayr (op. cit.), indicano come tali 
molti Cecidozoi dell' ordine degli Imenotteri ed alcuni di quello 
dei Ditteri. Lo Shimer (Trans. Amer. Ent. Soc. II, 1869, p. 385) 
descrive V Eutelus scymnae, ottenuto da Scymìius pini ahietis. 
Perciò sembra che sia un fatto non ancora noto quello , da me 
constatato , del parassitismo secondario (o iperparassitismo) di- 
retto di una specie di Eutelus, che è anche parassita primario 
diretto o iperparassita indiretto di Cecidozoi. 

Nel caso presente si può ritenere che 1' Eutelus mediterra- 
neus Mayr sviluppandosi in Aprile-Giugno da galle di varii Ce- 
cidozoi compia in estate una o più generazioni come parassita di 
Imenotteri parassiti od altri insetti e che in fine estate o in au- 
tunno quando le larve dei Cecidozoi sono grandicelle torni alla ri- 
cerca delle galle, nelle quali può svernare ben riparato e compiere 
una generazione colla comparsa degli adulti in principio di pri- 
mavera e forse una seconda nel resto della primavera, per poi 
tornare sugli Imenotteri parassiti etc. 

2. Pteromalus sp. 

Di questo Imenottero ho ottenuto soltanto tre esemplari ma- 
schi, che non si sono potuti riferire ad alcuna specie. Il Dr. L. Masi 
ne ha fatta la seguente descrizione , che io pubblico qui per in- 
tero, affinchè possa la specie essere riconosciuta in avvenire da 
chi potrà avere anche femmine della stessa. 

Maschio (Fig. 43). — La testa (Fig. 42) 
è più larga del torace, e veduta di fronte si 
presenta più larga che lunga , nel rapporto 
di 7:5, pochissimo ristretta inferiormente, col 
vertice arcuato. La faccia è leggermente con- 
vessa , senza solchi antennali ; le gene sono 
appena incurvate e misurano in lunghezza ,^,^,,t^ Zl'pilLan.s sp 

circa 7:j elei diametro longitudinale degli oc- mMschio, di fronte (trattata 

Mr\ !.• ì 1 ìl; • 1 1 TI l'O" 'fi potassa e molto iii- 

. Questi hanno la superhcie glabra. Il mar- brandita). 

gine esterno del clipeo ha due infossamenti 

presso le estremità, e il tratto mediano leggermente concavo. Le 

antenne (Fig. 44) hanno il pedicello più lungo del primo articolo 

del funicolo; il secondo anello un poco più grande del primo; i 




— 13»i — 

sei articoli del funicolo di grandezza uguale, più lunghi che lar- 
ghi, uniti da brevi peduncoli ; la clava di lunghezza poco supe- 
riore a quella dei due articoli che la precedono, e poco più larga 
di essi. 

Nel metatorace manca la carena; le due coste longitudinali 
sono leggermente sinuose. 

Osservando il torace di profilo, il pronoto presenta il margine 
anteriore assottigliato e un poco incurvato in alto e all' indieti'o. 





Fig. 43 

Maschio adulto di Pteromahis sp. 

(da un esemplare essiccato, ingrandito). 



Fig. 44 
Antenna del maschio 
di Pteromahis sp. (in- 
grandita). 



Il colorito sulla faccia è nero verdastro, nei rimanente del 
capo è nero azzurrognolo, sui lati nero violaceo; l'addome è di 
color bronzo scuro. 

Lo scapo è giallo grigiastro, mentre le altre parti dell'antenna 
sono giallo-brune. La nervatura delle ali è bruno grigia. I femori 
anteriori son giallo bruni alla base, nel resto giallognoli, come le 
tibie delle tre paia di zampe; i femori medii sono giallognoli 
anche alla base, i posteriori giallo bruni e solo all' estremità di 
colore chiaro. Le tibie posteriori sono un poco adombrate nella 
prima metà, i tarsi più chiari delle tibie, coU'apice nerastro. 

Lunghezza : mm. 1,4. 

BiOGRAGRAFiA e CONVITTIME. - Gli esemplari descritti furono 
ottenuti r 8 Luglio da crisalidi di Frcr/s parassitizzate da Age- 
niasfis e raccolte a Catanzaro alla fine di Giugno. 



— i37 — 

Da larve d' Hìiponoìneata malinellus di Bevagna e pure pa- 
rassitizzate da Agcnia^pls si ebbero in Luglio alcuni esemplari 
anche maschi, che sembrano riferibili alla stessa specie, però 
alcuni di essi differiscono da quello qui descritto per la faccia di 
un bel verde cupo, i lati, la parte inferiore del capo e il torace 
color verde bronzo, oppure il torace azzuro cupo, quasi nero 
azzurrognolo. 

La scarsezza del materiale non mi ha permesso di fare fino 
ad ora altre osservazioni intorno a questa specie. 

3. ? Pteroìualus. 

Maschio. — La testa è poco più larga del torace , più larga 
che lunga; gli occhi sono glabri, le antenne hanno i due anelli di 




Fig. 45 
Maschio adulto del ? Pleromalus (ingrandito). 



Uguale grandezza, gii articoli del funicolo brevemente pedunco- 
lati e pure di uguale grandezza, tanto larghi che lunghi, ad ec- 
cezione dei due primi che sono un poco più ristretti e quindi re- 
lativamente più allungati. 

Il torace è robusto, poco diverso da quello della specie pre- 
cedentemente descritta. Il pronoto ha un orlo acuto ma non cosi 
distinto come nell'altra specie. Le lunghezze della nervatura mar- 
ginale, postmarginale e stigmatica stanno fra loro rispettivamente 
come i numeri 15; 19; 14. Le ali posteriori sono ristrette verso il 



vy 



— 138 — 

mezzo. L'addome negli esemplari vivi è lungo quanto il torace, 
poco più ristretto di esso, col primo articolo lungo circa la metà 
del secondo, gli articoli S^-ö" più brevi del 2^ ma uguali fra loro, 
gli altri brevissimi. La scultura non differisce essenzialmente da 
quella della specie precedente. 

Il colorito della testa e del torace è verde, l'addome è bru- 
nastro con riflesso verdognolo e con una macchia pallida nella 
parte dorsale del secondo segmento. Gli occhi sono di un rosso 
piuttosto chiaro,, le antenne e le zampe di un bel giallo scuro, 
la nervatura delle ali giallognola. 

Lunghezza, mm. 1,4. 

Di questa specie si è ottenuto un solo esemplare, da crisalide 
di Prays parassi tizzate da Ageniasjns e raccolte a Catanzaro alla 
fine di Giugno. Esso fu messo in collezione prima che fosse stu- 
diato, onde non è stato più possibile di osservarne alcuni carat- 
teri, a causa del disseccamento, quali il numero dei denti delle 
mandibole e il rapporto ira la lunghezza del pedicello e quella 
del primo articolo del funicolo. 

Non posso quindi decidere se l'esemplare in questione appar- 
tenga al genere Pterontalas oppure a qualche genere affine, quale 
ad es. il genere Habrocytus. Le indicazioni che ho date riguardo 
al colorito e la figura che ritrae fedelmente 1' aspetto generale, 
saranno certamente sufficienti per far riconoscere questo parassita 
a chi potrcà averne esemplari dei due sessi e potrà determinarne 
il genere e la specie. 

Elasmus flabellatus (Fonsc.) Westw. 

Syn. 1832 Eulophus flabellatus Fonsc. Ann. se. nat. XXVI, p. 298. 
» 1833 Elasmus flabellatus Westw. Philos. Mag. (3) III, p. 393. 

Femmina (Fig. 46 \ — Corpo nero eccettuata la faccia, che 
è di color testaceo o isabella, lo scutello ha una piccola macchia 
gialla semilunare; le zampe sono nere colla parte basale e ter- 
minale degli articoli e tutti i tarsi di color tei'reo o castagno. 

Le antenne sono brevi, alquanto davate, composte di uno 
scapo, pedicello, due articoli anulari, funicolo triarticolato e clava 
pure di tre articoli II mesonoto è rivestito di setole corte, quasi 
tutte di uguale lunghezza, eccetto quelle che si trovano sul lato 
posteriore di esso, che sono molto lunghe. 



- 139 — 

Lo scutello è liscio, splendente, fornito di 4 forti e lunghe 
setole laterali nero, delle quali due sono presso la base e due 




Fig. 46 
FeininiiiJi ailiilta di Klasmus /labellaUia (ing-randila). 



poco innanzi il margine posteriore; visto a forte ingrandimento 
appare reticolato. 

L' addome è subcilindrico all' estremità assottigliato, ed è 
fornito al dorso ed ai lati, dal quarto segmento in poi, di setole 

abbastanza numerose e abbastanza 
robuste. 

L'ovopositore è lungo e sottile. 
Le zampe sono lunghe e sottili 
colle anche del terzo paio (Fig. 48) 
molto larghe e compresse, con una 
leggera concavità sul lato esterno e 
molto distintamente reticolate, super- 
ficie superiore esterna della tibia 
fornita di setole talora disposte in 
modo particolare come mostra la fi- 
gura 48 B. 

Lunghezza del corpo senza ali mm. 2,30, colle ali mm. 2,90; 
larghezza del torace mm. 0,65; lunghezza delle antenne mm. 0,7 L 




Fig. 47 

Maschio di Elasmus 

(ingrandito circa 10 volte). 



— 140 — 

Le dimensioni della femmina possono essere anche molto mi- 
nori quando la larva è poco nutrita o si sviluppa in parassiti di 
piccola mole (mm. 1,5). 

Maschio (Fig. 47). — È più piccolo della femmina ed ha le 
antenne (Fig. 49) cogli articoli 4-6 prolungantisi superiormente in 
una lunga appendice cilindrica sorpassante di poco il V articolo 






A B 

Fig. 48 

Zampa del 30. paio di femmina di Elasmus fia- 
hellalu's: A zampa intera, B tibia (molto ingran- 
dite). 



Fig. 49 

Antenna di maschio di 
Elasmus flabellatus (molto 
ingrandita). 



che è molto allungato e cilindrico; appendici e articolo settimo 
sono forniti di setole abbastanza numerose e lunghette. La clava è 
poco ingrossata e composta di tre articoli, dei quali il primo è 
poco più grosso e appena più lungo del secondo, il terzo cortis- 
simo e sottile. 

Lunghezza del corpo mm. 1,4-1,6. 



— iU — 





Pupa. — La pupa è nuda, perchè la larva prima di trasfor- 
marsi non tesse bozzolo di sorta, però essa è protetta dal bozzolo 
incompleto, o da fili di seta dello stesso, della larva succhiata. 
Appena fuoriuscita dalla spoglia larvale è bianco-paglierina, in 
seguito div^enta a poco a poco nera. 

Le sue dimensioni sono di mm. 2 in lunghezza per 0,70 in 
larghezza, però possono anche essere di poco maggiori o di al- 
quanto minori per le stesse ragioni indicate a proposito delle fem- 
mine adulte. 

Lakva. — La larva appena nata (Fig. 50) è biancastra e 
molto più assottigliata posteriormente che anteriin'mente. 

La larva adulta (Fig. 50/>) prima di 
evacuare 1' intestino è lunga mm 1,95 e 
larga 0.80 , ed è di colore carneo; dopo 
l'emissione delle sostanze fecali è bianco- 
paglierina e misura in lunghezza mm. 1,86 
e in lai-ghezza mm. 0,70. 

Il suo corpo è un poco fusiforme colla 
parte anteriore, corrispondente al capo, un 
poco più larga della posteriore e colla mas- 
sima larghezza in corrispondenza al terzo 
e quarto segmento addominale. 

Uovo. - - L' uovo appena deposto 
(Fig. 51 ) è bianco ellittico con un polo 
leggermente più assottigliato dell' altro. Misura in lunghezza 
mm. 0,516 ed in larghezza mm. 0,143. 

Distribuzione geografica. — Largamente diffuso nell'Europa 
centrale e meridionale, lo ho avuto esemplari dell' Umbria , del 
Napoletano, delle Puglie e della Calabria. 

Biografia. — Quest' Elasìnus è un parassita ectofago del 
Prays oleeUus, e di altri insetti, vivendo a spese della larva adulta 
di esso succhiandone le parti interne dall' esterno. Esso attacca 
le larve di Prays in tutte e tre le generazioni e si trova allo 
stato di larva in numero di 1-5 esemplari aderente ad una larva 
adulta della tignola dell'olivo. 

La percentuale delle larve di Prays parassitizzate nelle di- 
verse generazioni del 1906 fu sempre molto bassa potendosi cal- 
colare del 2-4. 

Nel 1907 invece nella 2" generazione la percentuale fu molto 
maggiore perchè in materiale raccolto a Catanzaro alla fin(^ di 



A B 

Fig. 50 

Larve di Klasmus flabelhilits: 
A larva appena nata di fianco, 
B larva adulta dal dorso ( A 
molto, B 17 \olt(' ingrandita). 



- U2 — 

Giugno si trovarono 37 crisalidi sane di Prmys e 471 parassitiz- 
zate da Ageniaspis, 26 larve di Pi-ays parassitizzate pure da Age- 
nùispis e 169 pupe di Elasmus. 

Ho potuto fare intorno a questa specie le seguenti osser- 
vazioni. 

Da larve adulte di Elasmus raccolte su foglie di olivo presso 
avanzi di larve di Pfoys il 15 ed il 20 di Aprile si ebbero tre 
adulti (2 maschi e 1 femmina) il 15 Maggio ed altri tre (2 fem- 
mine e 1 maschio) il giorno seguente. Tali adulti, posti in tubi di 
vetro e nutriti con miele, il 17 Giugno erano ancora vivi. Il 24 
di detto mese morirono due maschi ed il 3" il 27. Le tre femmine 
in tale giorno erano ancora vive. 

Poste il 27 Giugno nello stesso tubo colle femmine di Ela- 
smus alcune larve di Prays e foglie di olivo, una femmina di 
Elasmus si avvicinò ad una larva molto cautamente e tentò di 
introdurle l'ovopositoi-e nel corpo, però nel frattempo la larva di 
Prays avanzò un poco ed il colpo deWElasmus andò fallito non 
ostante il givande sforzo per fare giungere il più lontano possibile 
l'ovopositore. Una seconda volta andò pure fallito il tentativo 
aWEÌasmus, però una terza gli riuscì , giungendo ad introdurre 
l'ovopositore quasi intero verso l'ottavo segmento della larva del 
Prays. Esso allora ve lo tenne circa mezzo minuto fino a quando 
per un movimento brusco della larva di Prays dovette ritirarlo. 
Però poco dopo tornò lo stesso Elasmus a introdurre l' ovoposi- 
tore ancora nella parte posteriore dell'addome della larva. Questa 
dopo tale seconda trivellazione si moveva lentamente e sembrava 
paralizzata, mentre le femmina di Elasmus che prima si avvici- 
nava ad essa molto cautamente e cercava di colpirla restando 
sempre col capo a circa due millimetri di distanza dalla stessa, 
ora le si appressava come sicura di sé, la tastava colle antenne 
e alla fine piantate le due zampe anteriori sull'estremità dell'ad- 
dome della larva e le altre sulla foglia d'olivo, allungò l'ovopo- 
sitore, lo diresse innanzi accomodando l'addome fino a ridurlo, visto 
di lato, di forma triangolare coll'apice corrispondente alla base 
dell'ovopositore, e lo poggiò, non l'introdusse, sulla parte laterale 
dell'addome. Dopo circa 50 secondi che la femmina si trovava 
in tale posizione vidi comparire un uovo bianco attaccato alla 
parte laterale dell'addome ad un pelo. Dopo un minuto potei os- 
servare un'alti-a deposizione e poi altre tre con molta chiarezza, 



— U8 — 

venendo fatte ai lati del corpo della larva dì Pray^ verso il se- 
condo segmento addominale. 

Osservai in quest'ultimi casi che VElasmus stando fermo sulla 
larva di Prays spingeva l'ovopositore tangenzialmente al tegu- 
mento della larva stessa, poggiandolo posteriormente al tarso di 
una zampa del 2" paio. In tale posizione si vedeva il suo addome 
contrarsi un poco, sforzarsi e dopo circa 40 secondi si scorgeva 
ad una certa distanza dall'apice dell'ovopositore (non all' apice) 
comparirò l'estremità di un uovo e subito dopo il resto di esso. 
Quando stava per terminare l'uscita dell'uovo rii/7fts>;<«^.s sollevava 
la punta dell'ovopositore e lasciava l'uovo, attaccato ad un pelo, 
poi ritirava l'ovopositore tenendolo sempre tangente al tegumento 
della larva di Prays e poggiato alla zampa del 2' paio. 

Alle volte VElasmus depone l'uovo anche dirigendo l'ovopo- 
sitore anteriormente secondo l'asse mediano del corpo ed in tal 
caso non poggia l'ovopositore su alcuna zampa. 

Le uova non sempre restano attaccate al corpo della larva, 
spesso per movimenti di questa possono rimanere un poco di- 
scoste come si vede nella figura 51. 

h'Elasriììts in natura paralizza la larva della tignola adulta 
quando ha costruito in parte il bozzolo, in tal modo le larvette di 
esso prima e i)oi le pupe restano protette dai fili di seta, che 
aveva preparato la larva di Prays per trasformarsi in crisalide. 
Da cinque uova di Elasnius deposte la sera del 17 Giugno 
schiusero le larve la mattina del 19 e a mezzogiorno le stesse si 
trovavano attaccate colla loi'o bocca al corpo della larva di Prays 
quantunque questa al momento della loro nascita fosse discosta 
anche un tre millimetri. Il 21 a mattina la larva di Prays (Fig. 
52ß) era stata succhiata completamente non restando di essa che 
pochi residui informi. Il 23 Giugno le 5 larve di Elasmus si trova- 
vano ancora presso i residui della larva di Prays e immobili, il 24 
a mattina erano trasformate in pupa ed il P Luglio in adulti. 

Perciò in Giugno si può ritenere di circa due giorni il pe- 
riodo di tempo necessario allo sviluppo dell'uovo, di due giorni 
quello pei' la completa nutrizione della larva, di tre giorni quello 
per la trasformazione della larva adulta in pupa e di sette giorni 
quello per la ninfosi, cioò in tutto dalla deposizione dell'uovo alla 
comparsa dell'adulto occorrono in Giugno 14 giorni. Siccome tra 
la comparsa delle lai've adulte precoci di Prays e quelle ritar- 
datane possono correre anche più di una ventina di giorni, io credo 



— \u — 

che ad ogni generazione di Prays corrispondono due generazioni 
di Elasmus. 

Ho visto die pei- una larva di Prays alle volte si ha una 
larva di Elasmus, ma più frequentemente ho trovato da due a 
cinque lai've di quest'ultimo a succhiare una larva di tignola 
dell'olivo. 




Fig. 51 
l^arva di Prays oleellus paraliz- 
zata ìVaW Eìaiimìis quando aveva eo- 
niiiii'ìato a tessere il bozzolo e eon 
cinque uova dello stesso Klaunnis, 
delle quali 4 (due a destra e due a 
sinistra in alto) un poco discoste 
dal corpo della larva ed uno attai;- 
cato al corpo. 





A Fig. 52 B 

A, larva di Prays in bozzolo incompleto paralizzata da 
Eìasmus con due larvette di questo attaccate al lato de- 
stro in atto di succhiarla, lì, 1 larve adulte di Kìasmns e 
avanzi della larva di Prays (nel mezzo sopra una larva 
di Klasmus) contenute in un bozzolo incomiilctn di Prays. 
(ingrandito circa 8 volte). 



Valore del parassitismo dell' Elasmus. — UElasnms vive 
allo stato di larva succhiando le larve della tignola dell'olivo pa- 
ralizzate già dalla femmina prima di deporre le uova, insomma 
distrugge larve di tignola. Se queste fossero tutte sane, non ci 
potrebbe essere dubbio nell'ammettere l'utilità aiéìV Elasmus, però 
abbiamo visto che esse sono alle volte parassitizzate in propor- 
zione anche del 90 /„ à.Si\V Ageniaspis e in tal caso V Elasmus non 
ò più parassita della larva di Frays, ma parassita delle larve di 
Ageniaspis e non distrugge realmente una larva di Prays, perchè 
questa sarebbe ugualmente condotta a certa morte, ma in media 14 
liiVYe dì Agemas2JÌs. Pertanto l'intervento deW Elasmus può essere 
alle volte dannoso per l'olivicultore, tanto più che esso distrugge le 



— U5 — 

larve della tignola dell'olivo quando esse hanno ormai raggiunto 
il completo sviluppo e quindi fatto il danno, 

CoNViTTiiME. — Secondo il Giraud (Verh. zool. bot. Ges. Wien, 
VI, p. 184) quest' Elasmus ò pai-assi ta dei due Lepidotteri Psichidi 
P((c1ìiitelia iinicolor Hübn. e Apterona crenulella Brd. 

Da mie osservazioni personali risulta che esso è parassita 
anche del Prays cifri Mill., dcW U i/ponomeida malinellus Zeli., 
della Poli/cJu-osh hotrana Schiff., àoW Apanteles xanthostigmus 
(Hai.). Il dott. Mai'telli 1' ha ottenuto anche da un Apanteles pa- 
rassita della Simaelliis nemoì'ana Hilbn. 

Parassiti dell'Elasmus. — Di questa specie di Elasittus io 
fino ad oggi conosco un altro Inienottero del genere Tetraslicìuis 
suo parassita endofago. 

Le specie descritte del genere Tetrastichus essendo molto 
numerose e distinte per lo più con caratteri troppo generici, esigono 
tutte un'accurata revisione fondata sull'esame degli esemplari ti- 
pici, perciò è impossibile riferire con sicurezza molte specie a 
quelle descritte. 

Tale è il caso anche della presente specie della quale, a farla 
riconoscere, pubblico qui di seguito una descrizione minuta fatta 
dal dott. L. Masi. 

Tetrastichus sp. 

Femmina (Fig. 53). — La testa ò lai-ga quanto il torace, poco più 
larga che lunga. Gli ocelli formano un angolo ottuso e sono circondati 
da un solco che determina un'area quasi ellittica, unita al margine 
orbitale supei'iore degli occhi per mezzo di due piccoli solclii tra- 
sversali. Lo scapo (Fig. 54) raggiunge l'ocello anteriore ed è appena 
più lungo dei due primi articoli del funicolo presi insieme; il pe- 
dicello misura Vs della lungezza dello scapo ; gli articoli del fu- 
nicolo div(mgono gi'adatamente più corti e più ingrossati: il primo 
di essi è quasi due volte più lungo che largo, 1' ultimo poco più 
lungo che lai'go. La clava ha la lunghezza degli ultimi due ar- 
ticoli del funicolo. 

Il torace è una volta e mezza più lungo che largo. Nello 
scudo è caratteristica una depressione trasversale situata verso il 
mezzo della sua lunghezza, che occupa la metà di ciascuna delle 
due porzioni in cui lo scudo stesso è diviso da un solco longitu- 
dinale. Questa depressione può essere più o meno marcata : ta- 
lora sta un poco dopo il mezzo, talora è accompagnata da un'al- 
tra leggera depressione dopo 74 della lunghezza dello scudo. Le 

10 



— 140 — 

setole son disposte presso i solchi parapsidali in due serie, ma 
piuttosto irregolai'niente. Lo scutello è tanto largo che lungo. Il 
metatorace è breve. 

Le ali anteriori hanno nella nervatura omerale quattro setole 
rivolte all'innanzi e il bordo esterno fornito di peli corti. Le ali 
del secondo paio presentano all' estremità una punta acuta in 
corrispondenza al termine del lato anteriore. 

L'addome è ovato conico, lungo più di una volta e mezza il 
torace (nella proporzione di 5 : 3) non più largo o poco più largo 
di esso, alquanto schiacciato dall' alto in basso. 

La scultura è minutamente reticolata, ma sullo scudo e sullo 
scutello si osserva una striatura longitudinale, dovuta ad un re- 
ticolo a maglie assai ristrette e allungate, contigue l'una all'altra 
e disposte longitudinalmente. 

Il colorito generale è di un verde molto cupo, che volge per 
lo più all' azzurro : talora la testa e il torace sono verde scuri 





Fig. 53 
Feniniiiiii adulta di Tftrastiehiis a\ì. (insr:^iiditii). 



Fig. 54 
Antenna del Tetrasli- 
cliiis s\). maschio (molto 
ingrandita). 



mentre 1' addome è azzurro cupo : i solchi della parte superiore 
del torace sono nero- violacei. Talora il dorsello, lo scutello ed 
altre parti hanno un riflesso violaceo rossastro. Gli occhi e gli 
ocelli son rosso cupi, lo scapo e il pedicello nerastri, il rimanente 



- 147 - 

dell'antenna di colore l'uliginoso, con peli grigi. Le anche, i tro- 
cantei'i e i primi Va dei femori hanno il colore del torace, 1' ul- 
timo terzo dei femori è biancastro ; le tibie e i tarsi anterioi'i 
sono giallo-grigi, però V ultimo articolo tarsale è scuro ; le tibie 
medie sono pure giallo-grige alle estremità, ma verso il mezzo di 
color bruno ; le tibie posteriori brune, con le estremità biancastre, 
oppure simili alle tibie medie ; i tarsi delle due ultime paia di 
zampe hanno i primi tre articoli biancastri oppure bianco-giallo- 
gnoli, l'ultimo articolo bruno. La nervatura delle ali è grigio-gial- 
lastra. 

Lunghezza, mm. 1,7-2,1. 

Maschio. — Si distingue, oltre che per la mole minore, e l'ad- 
dome poco più lungo del torace e più ristretto di esso, di forma 
subcilindrica, per la presenza di due sole setole rivolte all'innanzi 
nella nervatura omerale: ma sopratutto differisce dalla femmina 
per le antenne. 

Queste hanno lo scapo molto compresso, ristretto alle estre- 
mità, con una carena nel lato inferiore , che incomincia dopo il 
primo quarto della lunghezza e termina a y^. Il pedicello, di forma 
conica, misura Ys della lunghezza dello scapo. I quattro articoli 
del funicolo sono più lunghi del pedicello e quasi due volte più 
lunghi che larghi, forniti di grosse setole nella parte superiore e 
con pochi sensilli lineari, poco più corti dei rispettivi articoli. La 
clava e lunga quanto gli ultimi due articoli del funicolo, non più 
ingrossata di essi, formata da tre articoli subeguali. La lunghezza 
complessiva del funicolo e della clava è poco inferiore a quella 
del torace (nel rapporto di 15:17). L'infossamento trasversale dello 
scudo non l'ho riscontrato in un solo esemplare, fra i molti esami- 
nati. Per solito i primi due segmenti addominali e la parte inferiore 
del terzo segmento sono biancastri, solo il primo ha qualche sfuma- 
tura bruna aH'attacc.'.o col peduncolo ed una macchia laterale scu- 
ra azzurro -verde. La radicela delle antenne e lo scapo sono 
nerastri, però l'estremità dello scapo ò grigio- giallognola; il pe- 
dicello nella prima metà è quasi totalmente nerastro, nel rima- 
nente pure grigio giallognolo: il funicolo e la clava sono di color 
grigio scuro. 

Lunghezza, mm. 1-1,5. 



- 4i8 - 



Distribuzione geografica, — Io fino ad ora ho ottenuto que- 
sta specie soltanto da pupe di Elasmus flahellatus raccolte a Be- 
vagna ai primi di Luglio. 

Biografia. - Questo Tetrastichus si svilup- 
pa nell'interno delle pupe deWElasrinis, delle 
quali divora tutte le parti molli. 

Di regola in una pupa di Elasmus si trova 
un individuo di TetrasficJius, però in qualche 
caso anche due. La pupa del Tetrastichus ò si- 
tuata in quella doìV Elasmus col capo rivolto 
verso r estremo addome, e il suo adulto fuo- 
riesce aprendosi un foro irregolare (Fig. 55) 
nella parte dorsale dell' addome stesso. 

Il primo esemplare di questo Tetrastichus 

Fig. 55 

Pupa di Eiasmns fla- fu da UIC ottcuuto il 12 Luglìo cd altri csem- 
6<'//««Ms col foro di uscita pj-^^.j j^gj g-jorni seguenti. Circa il 20 7o di P^pe 

del Tetrasticìius %^. {in- ,. t^, ' .,. , 

grandita). ^1 tlasììius crano parassitizzate. 




Chalcis modesta Masi. 

Femmina (Fig. 56). — Nera eccetto 1 tarsi e l'estremità dei fe- 
mori e delle tibie, 
che sono di color 
ruggine. Ali con u- 
na leggera mac- 
chia fulginosa, sfu- 
mata, al disotto del- 
la nervatura mar- 
ginale. 

Antenne molto 
lunghe cogli arti- 
coli del funicolo 
tutti più lunghi che 
larghi. Femori po- 
steriori colla mag- 
gior larghezza do- 
po 7? della lun- 
ghezza e in que- 
sto punto forniti 
sul lato inferiore di un grosso dente triangolare. Addome piut- 
tosto piccolo. 




Femmina adulta 



Fig. 56 
li CÌKiìch iiioflraiK (ingrandita) 



- 140 — 

Maschio simile alla femmina. 

Lunghezza del corpo mm. 1,7-2,1. 

Distribuzione geografica e biografia. — Di questa specie 
io ho ottenuto soltanto 4 esemplari, il 4 Luglio, da crisalidi di 
Prai/s raccolte alla fine di Giugno a Catanzaro, e un esemplare 
il 4 Giugno pure da crisalidi della stessa specie raccolte a Fero- 
leto il 3 Maggio. 

Foise anche questa specie , come altre Clialcis, parassitizza 
la crisalide e sarà parassita endofago primario se la crisalide è 
sana, secondario se invece contiene larvette di Agetiiaspis. 

Convittime. — Fino ad oggi ignoro quali sono le convittime 
di questa piccola Chalets. 

Fam. braconidae. 
Apanteles xanthostigmus (Hai.) Reinh. 

Syn. 1834 Microgaster xanthostigma Haliday, Entom. Magaz. II, p. 244. 
» 1837 » ochrostigma Wesuiael, Nouv. iném. acad, se. Bru- 

xelles, X, p. 55. 
» 1850 » » Ratzeburg, Ichneum. d. Forstinsect. 

Ili, p. 53. 
» 1880 Apanteles xanthostigma Reinhard , Deutsch, ent. Zeitschr. 

XXIV, p. 365. 
> 1885 » xanthostigmus Marshall, Trans, entom. Soc. Lon- 

don, p. 195. 
» 1889 » » Idem^ Spec. Hymen. Europe IV, 

p. 449. 
» 1895 Microgaster (Apanttde<i) ochrosttgm,a Thomson, Opusc. entom. 

p. 2263. 

Femmina (Fig. 57). — Corpo nero con pubescenza bianca ; 
anche di tutte le zampe nere, zampe anteriori a poca distanza 
dalla base del femore fino all' estremità di color ruggine, zampe 
medie e posteriori nere coU'estremità del femore e la base della 
tibia di color ruggine oppure con tutta la tibia ed il tarso del 
secondo paio di quest'ultimo colore. Ali ialine, colla costale e lo 
stigma castagni e l'ultimo più pallido, quasi ialino nel mezzo, le 
altre nervature pallide. 

Antenne lunghe poco meno del corpo senza l'ovopositore, nere 
con pubescenza bianca. 



— 150 




Fig. 57 
Fcinmina adulta di Apa>iti'li's .cantliostliimus (ingrandita). 



Mesonoto e scutello lucenti, quasi lisci. 

Addome col primo segmento rettangolare, circa la metà più 
lungo che largo, troncato, con un solco dorsale liscio; secondo 

segmento appena tan- 
to lungo quanto la 
metà del terzo, liscio 
come il resto dell'ad- 
dome. 

Ovopositore un 
poco più corto dell'ad- 
dome e non raggiun- 
gente per breve spa- 
zio r estremità delle 
ali superiori chiuse. 
Lunghezza del 
corpo senza ovoposi- 
tore e senza ali mm. 
3,15, coir ovopositore 
mm. 3,9 , colle ali 
mm. 4,10 ; lunghezza 
delle antenne mm. 2,9. 

Maschio. — Colore come nella femmina. Antenne alquanto più 
lunghe del corpo. Lunghezza del corpo senza ali mm. 2,70; lun- 
ghezza delle antenne mm. 3,5. 

' Bozzolo. — Il bozzolo di queto Apanteles è 
bianco, cilindrico colle estremità un poco convesse. 
Misura in lunghezza mm. 3.80, in larghezza 
mm. 1,20. 

Uovo. — Ha la forma (Fig. 58) di pistillo al- 
lungato, un poco ricurvo e misura in lunghezza 
mm. 0.373, in larghezza massima mm. 0.043. 

Larva. — La larva matura è di un colore pa- 
glierino tendente ad un verde porro, tutta la super- 
ficie del corpo, esaminata a forte aumento, appare 
coperta di minutissimi tubercoli ; ciascun seg- 
mento è fornito di pochissimi e brevissimi peli disposti in 
serie posteriore. 

Il labbro inferiore è fornito di due cortissime appendici co- 
niche e di due altre simili sono provvisti i lati inferiori della 
bocca. 




Fig. 58 

Uova mature di 
Apanteles xantho- 
slUjmus (molto in- 
grandite). 



una 



151 




La lunghezza del corpo è di mm. 3 e la larghezza di inni. 1. 
BiOGKAFiA. — L'A^Mufelcs xantliodigmus è un parassita en- 
dofago delle larve della tignola dell'olivo in tutte e tre le genera- 
zioni. Esso depone un uovo in una larvetta giovanissima di Frays. 
Tale uovo si sviluppa più o meno lentamente secondo come 
procede lo sviluppo della larva, che lo ospita. 

La larva dell' Apanteles diventa adulta nelle larve di Frays 
quando queste hanno raggiunto le dimensioni di 5-6 centimetri 
in lunghezza ed in tale stadio, avendo divorato buona parte degli 

organi interni della larva ospite, essa 
(Fig. 59) fuoriesce da questa attraverso 
un foro, che si apre in un lato del suo 
corpo e giunta all' esterno comincia a 
tessersi il bozzolo, che ho sopra descritto, 
presso gli avanzi della sua vittima. 

Ad ogni generazione di Fr-ays cor- 
risponde una generazione di questo A- 
'panteles. Gli adulti della 1'^ generazione 
furono da me osservati nel 1906 dal 25 
Aprile al 9 Maggio, quelli della 2' dal 
16 Giugno ai 4 Luglio e quelli della 
'M dal 14 Settembre alla fine dello 
stesso mese. 

Nel mese di Giugno e Giugno-Luglio , dal giorno in cui la 
larva di Apanteles si tesse il bozzolo per trasformarsi in pupa fino 
a quello, in cui diventa adulto, corrono 7-8 giorni. Allo stato adulto 
quest' Aptanteles in tubi di vetro è vissuto al massimo 6 giorni. 
Distribuzione geografica. — In Italia qyxQ^t' Apanteles è stato 
da me ottenuto da Frays oleelliis di Bevagna (Umbria), Bisceglie e 
S. Vito dei Normanni (Puglia), Nicasti'o e Catanzaro (Calabria); 
secondo il Marshall si troverebbe in Inghilterra, Germania Belgio, 
Olanda ed altri paesi d'Europa. Io l'ho ottenuto anche da Frays 
fuoriuscite da olive di Metelino. 

Valore del parassitiamo dell' Apanteles xanthostigmus 

NEL COMBATTERE LA TIGNOLA DELL' OLIVO. — Dalle OSSCrvazionì 

fatte nel 1906, la percentuale delle larve di Frays parassitizzate 
da qae^l' Apanteles risulta molto bassa, al massimo di 5-6. 

Una larva di Apanteles distrugge una larva di Frays ma 
non solo quando questa è sana, ma anche quando è inquinata da 
Ageniaspis, perciò quest' Apaìiteles può essere parassita primario 



Fig. 59 
Larva di Prays oleellus a destra 
e a sinistra larva di Apanteles xan- 
thostigmus da essa fuoriuscita (in- 
grandita circa 10 volte). 



- 102 — 

e secondario, riuscendo nel secondo caso inutile o dannoso agli 
olivicultori come si è detto a proposito deìVElasnius. 

Con VITTIME dell' Apanteles xanthostigmus. — Il Marshall 
indica come specie ospiti di quest'Apanteles i seguenti Lepidotteri: 
Rypsipetes trifasciatm Bork, Eiipithecia exiguata Hüb., Tort /ix 
rosana L., Diuì'nea fagella Fabr., Swammerdainia coesiella Hüb., 
aS'. lutarla Haw., Gracilaria semifascia HaAV. A queste convittime 
è da aggiungersi VErastria scitula Rbr., dalla quale il Dott. Mar- 
telli a Catanzaro ottenne esemplari di un Braconide determinati 
dallo Schmiedeknecht per Apanteles xanthostigmus (Hai.). 

Per questa specie, come per Y Ageniaspis e per molte altre 
di Imenotteri parassiti, si potrà decidere se si tratta in realtà di 
convittime della stessa specie soltanto quando sarà conosciuta 
anche la biologia di ciascuna vittima e si saranno fatti esperi- 
menti con esemplari di Braconide ottenuti da specie diverse di 
Lepidotteri per intettare esemplari di una stessa specie di que- 
st' ultimi. 

Fatto tale studio ed accertato se si tratta sempre della stessa 
specie sistematica, che si conserva pure unica specie biologica, 
si potrà anche dedui-re quali sono le vittime, dalle quali si possono 
avere esemplari di Braconide in un'epoca, in cui essi possono pa- 
rassitizzai-e le larve di Prays e trarne allora le conseguenze per 
la coltivazione di piante nutrici di tali vittime nell' oliveto o in 
vicinanza di esso, qualora si credesse opportuno trarre profitto di 
questa specie nella lotta contro la tignola dell' olivo. 

Lo studio più interessante che resta a farsi in proposito è 
quello ^uW A^-ìanteles xanthostigmus deWEi-astria, specie di Le- 
pidottero parassita predatore di varii Lecaniti, tra cui il Leca- 
niuìti oleae. Se aa tale studio risulterà che gli individui di Apan- 
teles xanthostignius nati da larve di Prays vanno ad inquinare 
le larve di Erastria, siccome è bene conservare negli oliveti 
questa specie, converrebbe diminuire il più possibile il numero 
degli Apanteles xanthostigmus, tanto più che essi sono anche 
parassiti di Ageniaspis, che come dirò in seguito, per me è la 
specie, alla cui conservazione e moltiplicazione bisognerebbe so- 
pratutto mirare. 

Parassiti dell' Apanteles xanthostigmus. — Da bozzoli di 
questa specie raccolti a Catanzaro in Giugno ho ottenuto piccoli 
esemplari di Elasmus flabellatus Fonsc. di cui ho già parlato in- 
nanzi. Da altri bozzoli della stessa specie raccolti a Catanzaro 



- 153 — 

e posti separatamente in un tubo di vetro il 23 Giugno, il 3 Luglio 
nacque un esemplare di un'altra specie di ]3raconide, che io credo 
sia parassita di A2>anteles. Siccome però io ho avuto un solo 
esemplare, non sono di ciò perfettamente sicuro perchè potrebbe 
essere anche un parassita di Pmi/s, che si tesse un bozzolo simile 
a quello de\l'A2xm teles e da me non distinto da quelli di questo 
ultimo genere. Tale specie di Braconide è VHabrobracon crassi- 
cornis (Thoms.). 

Rabì-obracoH ci-assiconiis (Thoms.) 

Svn. 1892 Bracon crassicornis Thomson, Opusc. entom. 1892, 
» 1896 » » Szèpligeti , Termòsz. Füzet. XIX, 

p. 289 e 363. 
» 1896 » » Schmiedeknecht, Illustr. Wochen- 

schr. f. Entom !_, p. 541. 
» 1897 » » Marshall , Spec. Hymén. Europe 

V, bis p. 50. 
» 1902 Habrohracon crassicornis Szèpligeti , Genera insectoriim, 22 

fase. p. 44. 
» 1904 » » Idem, Mathem. und Naturw. Ber. 

aus. Ungar XIX, p. 256. 

Femmina (Fig. 60). — Nera, col capo fulvo eccetto gli occhi 
e la parte occipitale di esso che sono pure neri, con due strisce 

sublatei'ali al mesonoto, alquanto con- 
vergenti posteriormente e due laterali 
sullo scutello di color fulvo. Addome 
sopra fuligginoso, sotto di color terra 
d'ombra. Antenne nere, zampe fulve 
eccetto le anche ed una gran parte 
del femore, che sono neri. 

F..,nmina.iwf;/.Sr««,Hcr..s.,. - Ali trasparenti, suffuse di color 

ni. (inoranditu circa 8 volte). fuliggliioso uclla paitc precedente lo 

stigma, che è nero colla porzione basale ferruginea, vene fulve. 
• Tutto il corpo è fornito di peli sottili e brevi abbastanza nu- 
merosi , canescenti , eccetto l' addome che ha soltanto bi'evissi- 
mi peli. 

Lunghezza del corpo coli' ovopositore mm. 3; lunghezza delle 
antenne mm. 1.6; apertura delle ali mm, 5,5. 




— 15i - 



Della biografia di questa specie fino ad ora non si conosce 
nulla. È sconosciuto di essa anche il maschio e nessun autore ha 
indicato la specie o le specie ospiti. 

Il Thomson descrisse questa specie su esemplari della Svezia. 

Chelonus elaeaphilus sp. n. 

Femmina (Fig. 61). — Nera, con una macchia abbastanza 
grande subcircolare di color paglierino nella parte mediana an- 
teriore dell' addome. 

Ali leggerissimamente infoscate con stigma e nervature di 
color castagno. 

Zampe anteriori e medie coli' apice del femore, le tibie e 
tarsi rufescenti; zampe posteriori con una fascia rufescente nella 

metà prossimale della tibia. 
Antenne di 16 articoli 
leggermente attenuate al- 
l'apice, lunghe poco meno 
di due terzi della lunghez- 
za totale del corpo. 

Il corpo, compresi gli 
occhi ed eccettuata la par- 
te ventrale dell' addome 
è brevissimamente pube 
scente ; il torace al dorso 
dalla parte mediana dello 
scudo è abbastanza pro- 
fondamente foveolato, al 
ventre sul prosterno è foveolato, sul mesosterno punteggiato. 

La parte posteriore del torace (corrispondente al propodeo) 
termina lateralmente in due punte molto corte. 

L'addome al dorso senza traccia di divisione alcuna e poco 
profondamente foveolato. 

Ovopositore breve, non visibile guardando l'insetto dalla fac- 
cia dorsale. 

Tibie del 2^ paio di zampe con due lunghe spine all' apice, 
tibie del 3" paio ingrossate all'apice e provviste di due spine corte. 
Lunghezza del corpo mm. 3,2; lunghezza delle antenne mm. 2; 
apertura d' ali mm. 6. 

Maschio. — Poco più piccolo delle femmine, colle antenne 
di 23 articoli lunghe quasi quanto il corpo. 




Fig. 61 
Femmina di Chelonus ckuMpliitus (ingrand. rin-a 9 volte) 



- 155 - 

Addome con una larga apertura posteriore circa ^/,, più larga 
che alta. 

Lunghezza del corpo mm. 3,2; lunghezza delle antenne mm. 3,1. 

Uovo. Simile per forma a quello della specie seguente, ma 
alquanto maggiore misurando in lunghezza mm. 0,215 e in lar- 
ghezza mm. 0,343. 

Larva e bozzolo simili a quelli del C. orientalis. 

Osservazione. — Questa specie è prossima al Chelonus 
sulcatum Nees, ma se ne distingue sopratutto per la macchia di 
color paglierino sulla parte anteriore mediana dell' addome. Dal 
Chelonus basalts Curtis è ben distinta per il numero degli arti- 
coli delle antenne del maschio e per la diversa colorazione della 
base dell' addome. 

Distribuzione geografica. — Io ho ottenuto esemplari di 
* questo parassita da larve di tignola dell'olivo della 3^generaziene 
fuoriuscite da olive di varie località delle Puglie (Bisceglie, S. Vito 
dei Normanni, Urottaglie) e di Bevagna (Umbria). Non 1' ho mai 
avuto nel 1906 e nel 1907 da larve di Frays di Nicastro, Catan- 
zaro ed altre località indicate nel quadro a pag. 127. 

Biografia. — I suoi costumi sono simili a quelli de\VApa7iteles 
xanthostigmus. Anch' esso vive solitario in larve di Frays e fuori- 
esce allo stato di larva matura tessendosi un bozzolo bianco come 
quello AqW Apanteles ricordato. 

La percentuale delle larve di Frays parassitizzate da questo 
Chelonus fu nel 1906 e 1907 molto bassa, perchè tra molte larve 
sane e parassitizzate da Ageniaspis ebbi pochi esemplari di esso; 
soltanto da olive di Bisceglie ottenni esemplari di questo Chelonus 
in proporzione del 47 7o rispetto agii individui sani di tignola 

Intorno al valore del parassitismo di questa specie rispetto 
alla tignola dell'olivo vale quanto ho detto per VApanteles. 

Chelonus orientalis sp. n. 

Femmima (Fig. 62). — Nera colla terza parte anteriore dell'ad- 
dome, eccettuata una piccola porzione mediana anteriore, paglie- 
rina. Scapo delle antenne rufescente , flagello bruno. Zampe del 
primo e secondo paio nere coll'apice del femore , tibia e tarso 
rufescenti, quelle del terzo paio nere eccetto la metà prossimale 
della tibia, che è dopo un piccolo anello basale rufescente ed il 
tarso meno l'apice pure rufescente. 



- 156 — 

Ali colle tegole nere, membrana ialina, stigma e nervature, 
che circondano la cubitale e la radiale brune e nerastre, le altre 




Fig. 62 
Femmina intuita di Chi'lomn' oì-ientaìis (iiisramlita) 



rufescenti: capo con punti grossi e peluria breve, abbastanza folta. 
Occhi neri pubescenti. 

Antenne di 16 articoli , quasi un terzo più corte del corpo, 
scapo il doppio più lungo che largo, flagello all'apice soltanto un 
poco assottigliato. 

Torace foveolato e più profondamente nella parte posteriore 
mediana del mesonoto e sul propodeo. Parte posteriore del tora- 
ce terminata ai lati da due corte punte. Pleure profondamente 
punteggiate. 

Addome superiormente foveolato, colle fossette disposte con- 
tigue in serie longitudinali quasi regolari, all'apice inferiormente 
non scanalato. 

Tibie anteriori e posteriori con due spei'oni terminali. 

Ovopositore molto breve, non raggiunge il margine inferiore 
posteriore dell'addome. 

Lunghezza del corpo mm. 3,2, delle antenne mm. 2. 

Maschio. — Simile alla femmina. Antenne di 21 articoli, poco 
ma gradatamente assottigliati, e alquanto più corte del corpo. 
Addome con una apertura posteriore Vs pi"^^ larga che alta. 

Lunghezza del corpo mm. 3, delle antenne mm. 2,6. 



— 157 




Flg. 63 
Uova ili CJielomis o 
rientalis (molto ing'raii 
(lite). 



Osservazione. Questa specie è prossima alle precedente e al 
C. siUca/ifs, però è ben distinta per le antenne più corte, fornite 
di un numero minore di articoli e un poco più assottigliate. 

Uovo (Fig. 63). — Allungato, circa quattro 
volte più lungo che largo, con un polo alquanto 
più assottigliato dell'opposto e il lato ventrale 
pianeggiante , il dorsale leggermente convesso. 
Lunghezza totale inm. 0.126 larghezza mag- 
giore mm, 0,032. 

Larva (Fig. 64) Corpo piegato un poco ad 
ai'co colla parte anteriore più assottigliata della 
posteriore, di color paglierino. La sua superfìcie, 
eccetto il capo e l'ultimo segmento, rialzata tutta in minutissimi 
tubercoli conici visibili solo a forte ingrandimento e munita su 
ciascun segmento di pochi e cortissimi peli. 
Lunghezza del corpo mm. L42. 
Bozzolo. — É cilindrico, convesso alle 
estremità e di colore bianco lucido. 

Lunghezza mm. 4, larghezza mm. 2. 
Distribuzione geografica. — Io ho otte- 
nuto in Settembre esemplali di questa specie 
da larve di tignola dell'olivo döUe seguente lo- 
calità della Turchia Asiatica: Giaffa, M. Oliveto, 
Betlemme, Ramla, Lidda. 

Biografia. — La larva di questa specie 
esce da quella della tignola, quando questa è 
adulta e ha cominciato a tessere il bozzolo. 

L'adulto deve infettare la larvetta giova- 
nissima di Prai/s. 

Questo fu l'unico parassita della tignola dell' olivo ottenuto 
in Settembre da olive della Turchia Asiatica. La percentuale 
maggiore fu del 51,8. 




Fig. 64 
Larva adulta ili Clie- 
ln)iifs oi-ientulh (illfj:raii- 
(lita). 



— 158 - 

Fam. ichneumonidae 
Angitia armillata (Grav.) Thorns. 

Syii. 1829 Compoplex nrmillatus Gravenhorst, Iclmcuiii. Europ. Ill, p 514. 
» 1844 » armillatus Ratzeburg-, Ichneum. d. Forstins. 1, p. 95. 

» 1852 » » Idem, Ibidem III, p. 85. 

» 1858 Lmi}er/«or?)?i7/fYifaHohiigren,Svensk Vet.-Akad Handl II, p.61. 
» 1880 » » Brischke, Schrift, iiaturf. Ges. Danzig'. N. 

F. IV, p. 152. 
» 1885 » » Bi"idgman et Fitch , Entomologist, XVIII, 

p. 108. 
» 1887 Angitia armillata Thomson, Opusc. entom. p. 1158. 



Femmina. — (Fig. 65 ) Corpo nero tutto rivestito d'una cor- 
tissima peluria abbastanza fitta. Antenne nere. Zampe del 1" e 2" 

paio testacee , quelle del 
3" paio testacee colle an- 
che nere, con una fascia 
presso la base ed una più 
lunga all'apice della tibia 
nere, tarso quasi completa- 
mente nero o fosco. 

Ali ialine con stigma 
di color baio e nervature 
brune. 

Addome in qualche e- 
semplare un poco rufescente 
alla base. Ovopositoi'e poco 
Imigo e leggermente cur- 
vato al ventre in modo d'a- 
vere r estremità un poco 
rivolta in alto. 

Lunghezza del corpo 
coll'ovopositore mm. 6; larghezza del torace mm. 1,06; lunghezza 
delle antenne mm. 4; apertura d'ali mm. 8; lunghezza dell'ovopo- 
sitore ram. 1,15. 

Maschio. — Poco più piccolo della femmina e per colora- 
zione ad esso uguale. 




Fig. 65 

Feminina di AiH/Uia unnUlata 

(ingrandita firca 8 volte). 



- i5'.) — 




Fig. 66 
Bozzolo di Angitia armilluta nel bozzolo di Prat/a 
vìci'Uiis (ingrandito circa 10 volte). 



Bozzolo. — Il bozzolo di qaest' Angitia (Fig. 66) è cilindrico 
colle estremità convesse , a parete molto fitta , di color grigio- 
sorcio e perlopiù con una fascia mediana più chiara. Il bozzolo 

viene tessuto dentro quello 
del Prays ed ha una lun- 
ghezza di mm. 5 e una 
larghezza di mm. 1,7. 

Distribuzione geo - 
GRAFICA. — Specie diffusa 
in quasi tutta 1' Europa. 

Biografia. — L' Angi- 
tia armillata parassitizza 
la larva della tignola del- 
l'olivo quando è già grandicella e si trova all'esterno. La larva 
sua si sviluppa in breve tempo ottenendosi gli adulti della V 
generazione nella seconda quindicina di Aprile (20-30) , quelli 
della 2'' generazione nella seconda quindicina di Giugno.Da larve 
di Prays della 3' generazione e fuoriuscite da olive in laboratorio 
non ho mai ottenuto esemplari di Angitia. Ciò indica che tale 
Icneuraonide parassitizza le larve della tignola dell'olivo nella P 
e 2^ generazione quando passano un periodo della loro vita allo 
scoperto sulla pagina inferiore delle foglie o sui fiori e nella 3*^ 
generazione dopo fuoriuscite dall' oliva, se pure ricerche ulterioi'i 
dimostreranno che anche larve di quest'ultima generazione ven- 
gono parassitizzate. 

La larva deìVAngitia diventa adulta nella larva quasi adulta 
di Prays oleellus; prima di divorare tutta la larva ospite lascia 
a questa costruire più o meno parzialmente il bozzolo e dentro di 
questo essa costruisce il proprio. 

10 ho ottenuto pochi esemplari di questa specie (una diecina) 
da larve di Praijs raccolte a Nicastro a Catanzaro e a Bevagna. 

11 parassitismo di questa specie ha lo stesso valore, rispetto 
alla tignola dell' olivo , di quello dell' Apanteles e del Chelonus. 

CoNviTTiME. — Sono State indicate come specie vittime di 
quest' Angitia V Hyponomeuta malinellus e Tortrix sp. Quanto 
ad esse è da osservarsi ciò , che ho detto a proposito delle 
con vittime delle specie dei Braconidi. 

Parassiti d^^aJ Angitia armillata. — Fino ad ora io ho otte- 
nuto da bozzoli di questa specie un parassita della famiglia Chal- 
cididae, che è V Hahì'ocytus distinguendus Masi. 



100 — 




Habrocytus dlstinguendus Masi 

Femmina (Fig. 67) Capo grigio-verdastro ; antenne con scapo 
e pedicello giidlo-bruni , ed il l'esto di esse un poco più scuro. 
Torace di color bronzo , eccetto il metanoto che è A^erde. Primo 

segmento dell' addome e 
parte basale del sesto az- 
zurro-verdastri superior- 
mente, il resto dell'addome 
i-osso rame. Femori e tibie 
in gran parte vei-de scuri 
o bruni, nel resto giallo 
scuri, come pure i tarsi che 
hanno solo 1' apice bruno. 
Capo più largo del torace. 
Addome molto assotti- 
gliato , acuminato, lungo 
quanto la testa e il torace 
presi insieme. Lunghezza 
del corpo mm. 2,6. 
Distribuzione (jeourafica e biografia. — L' unico esem- 
plare femmina di questa specie fuoriuscì il 3 (riugno da un boz- 
zolo di Aìigitia arìiiillata raccolto a Bevagna il 20 Maggio. 

Convittime dell'Habrocytlts. — Convittime di questa specie 
non mi sono tino ad ora note. Per ospiti di altre specie di Ha- 
brocìifxs sono indicati Imenotteri Cinipidi e una specie di Dittero 
del genere Trt/peta. Howard (1) cita con dubbio VHabrorytas fìtìni- 
dopien'gis Ashm. come parassita deWHeìniteles thy ridopf ('>•?(/ is 
Ril., che a sua volta è parassita della rhwpla conquhitor Say e 
questa ancora parassita ò.q\Y Oi gya leucostigma Smith & Abbott; 
se VHabrocyfus thyridopterigis fosse invece parassita diretto della 
Pimpìa conquisi for avrebbe un costume identico iiìV Ifabr. distin- 
guendus. Resta però sempre a, vedersi se questa specie di U(d)ro- 
cytun in autunno ed inverno è parassita di insetti giallicoli come 
gli Eutelus. 



Fig. 67 

Feniniina atUiltca di Habrocj/tua (listhìijnendiis 

(ingrandita). 



(1) U. S. Departineiit of Agriculture, Division of Entomology, Bull 
Technical Serie N. 5, (1897), p. 34. 



- 461 — 



Pimpla alternans Grav. 



Syn. 1829 
^> 1848-52 

>> 1860 

^> 1877 
-> 1897 

» 1906 



Pimpla alternans Gravenhorst, Ichneum. Europ. Ill, p. 201, 
» » Ratzeburg, Ichneum. d. Forstinsect. II, 

p. 92, III, p. 98. 
» scanica var. Holmgren, Svensk . Vet.-Akad. 

Handl. Ill, p. 21. 
» tricincta Thomson, Opusc. entom. p. 748. ' 
» alternans Schraiedeknecht , lUustr. Wochenschr. 

f Entom. II, p. 541. 
» » Idem , Opuscola Ichneum. Fase. XIV, 

p. 1071. 



Femmina. - Nera con antenne di color giallo -rossastro sporco 
variegate di bruno. Zampe i-osse colle anche nere e le tibie 
posteriori con tre anelli bruni ed una fascia bianca tra i primi 

due; tarsi posteriori bianchi 
coll'apice di ogni articolo 
nero. Tegule delle ali bian- 
che; ali quasi ialine con ner- 
vature nere, stigma bruno 
marginato di nero. 

Antenne lunghe quasi 
(juanto il corpo. Ovopositore 
uguale a circa '/s della lun- 
ghezza dell'addome. 

Maschio (Fig. 68) poco 
diverso della femmina per 
le antenne sotto giallastre e 
sopra nerastre e per le zam- 
pe anteriori e mediane gial- 
lastre eccetto le anche. In 
due esemplari di Catanzaro 
l'addome ò rufescente e le antenne superiormente pure rufescenti; 
si tratta però di semplice variazione di colore avendo determinati 
questi esemplari per Pimpla alternans il valente specialista di 
Ichneumonidi, Prof. 0. Schmiedeknecht. 
Lunghezza del corpo mm. 8-10. 
Distribuzione geografica. — Specie diffusa in tutta l'Europa 

e nell'Africa settentrionale. 

11 




Fig. 68 
Maschio adulto di Pimpla alternans (ins'raiidito). 



— 162 — 

CONVITTIME.— Lo Schmiedeknecht (Op. lehn. XIV, p. 1072) in- 
dica come vittime di questa specie i seguenti insetti, Hymenoptera: 
Caliosìjsphinga pumila, Lophyriis pini, Selandria bipunctata, Ne- 
ììiatus viminalis, N. salicis. Lepidoptera: Abraxas grossulariata, 
Cidaria juniperata, Gelechia sp., Oenopìujra piller^iana, Elachista 
saporiella, Coleophora Giraiidi. Coleoptera : Orchestes quercus, 
Saperda populnea. Diptera: AsphondìjUa genistae. Questa lista 
io credo però che debba essere con molta cura riveduta e certa- 
mente anche purgata. 

Parassiti. — Fino ad ora non conosco alcuna specie paras- 
sita di questa Pimela. 

Biografia. — Ho ottenuto pochi esemplari di questa specie 
da crisalidi di tignola dell'olivo raccolte in Giugno a Catanzaro. 
È probabile che come altre specie del Cren. Pimjìla anche que- 
sta parassitizzi le crisalidi e possa essere un parassita di vario 
grado secondo se la crisalide della tignola è sana o già parassi- 
tizzata da altro Imenottero. 

Riassunto intorno agli insetti parassiti 
della tignola dell'olivo. 

Nel quadro seguente enumero gli insetti (1) fino ad ora da me 
osservati come parassiti della tignola dell' olivo distribuendoli 
per colonne secondo il loro grado di parassitismo rispetto alla 
tignola stessa. 



(1) Ometto nel quadro la TephroclysHa pumilata, poiché la sua attività 
entomofoga ha bisogno di essere ancora controllata sul campo. 



Parassiti primari i 



Xiuil/iiniiìi-iis co Hit US 
Ageniaspis fuscicollis 



Parassiti secondarii 



Parassiti terziarii 



Parassiti qoaternarii 



lilastii'xs fhibi'llatiif: . . 
C/ia!c/s modesta . 
A'panli-ìcs .vatithostiginiis 



Cheìoiius urieiìtaHs , . 

Clii'loìiiis ('lacapliilKS . 

Aììijilia (irmiìln.la. , . 

» » 

» » 

l'impla allfrìians. . . 



Microterys aerugiaosus . . 

Xdiilliaiìib'iin comtKx . 
Rutelus mediterraneiis . . 

Pteromaliis s^i 

V Pteromalus 

Kla.sììuis /ìiihi'ìlatux . . . 
Chalc/f! wodi'sta . . . . 
Apaìitelrs rraiìlìiustii/nuis. 



Clii'ìoììiifs ('kifuph Un 



Any il /a armiUula. . 



l'ìmplu aUernans. 
Tetrastichus sp. 



Microterys a frinii ìiusìtx . 



XantìiatKÌriis comtiis . 
Klasmìis flabrìhitiis . . 
Habrobracon crasslcornis. 

XaittÌHnidriis comtus . 
ludsiiiìis flahrllatìifi . . 
Habrocytus distlngueodus. 

X(i»thaiìdri!S comtus . 
I''lasimis flahi'llatus . . 



Ti'irasticliìis sp. . . 

XantJiaiìdrìis comtus . 
Eìasmìts /hibi'IIatiis . 
Habrobracoìi rrassicornis. 
Xanthandrux comtus . 
FJasmus flabeìlatus . . 
Habrocytus distinguendtts 
XanthandrKS comtvs . . 
Eìasmus flabeìlatus. . , 



MicrotPìys afrupinosus 
Tetrastichus sp. , . . 



Mirroterìjs aeruj/inosus 
Tetì-asticliìis sp. . . . 

Microteri/s ueriKjin ostia 
TetrasticfìKS sp. . . . 



Microterys aervgiuosus 
Tetrasticlrus sp. 

Microterys aeruffinosiis 
Tetrastichus sp. 

Microterys aeruyinosits 
Tetrastichus sp. 



- 164 — 

Da tale quadro si rileva che gli insetti parassiti primarii 
della tignola dell'olivo, fino ad ora noti, sono 9, dei quali 8 tro- 
vati in Italia ed 1 {Chelonus orientalis) nella Turchia Asiatica. 
Di essi V Ageniaspis fuscicolli'f pray sincoia è sempre vero paras- 
sita primario, tutti gli altri possono essere anche parassiti secon- 
darli ed alcuni di essi parassiti terziarii. 

Per quanto sappiamo fino ad ora della biologia ù^W Agenia- 
spis della tignola dell'olivo, esso non ha convittime o queste, sono 
ridotte forse alle altre specie di Prays, perciò dobbiamo ritenere 
V Ageniaspis fuscicollis praysincola come unico e particolare pa- 
rassita sempre primario della tignola dell'olivo. La vita di esso 
è subordinata a quella della tignola a spese delle cui larve si 
sviluppa, riuscendo a parassitizzarne spesso oltre il 90 /,. 

Se la lotta dovesse svolgersi tutta tra queste due specie di 
insetti, forse ambedue sarebbero destinate a sparire, ma interve- 
nendo tutti gii altri fattori, che ho già innanzi indicato insieme 
agii insetti sopra elencati, si ha una continua oscillazione tra la 
quantità numerica della tignola e quella ùeìV Ageniaspis, oscilla- 
zione alla quale è dovuta la conservazione della pianta nutrice, 
l'olivo, e che l'agricoltore deve cercare di mantenere in uno stato 
che sia per lui il più utile, come dirò nel paragrafo seguente. 

I parassiti secondarli genuini sono da noi 7 contro 8 paras- 
siti primarii, ma ad essi si uniscono diventando in certi casi se- 
condarli 7 dei primarii, cosicché in determinate circostanze sono 
in realtà 14. 

I parassiti terziarii sono 6, dei quali 2 {Elasmus, Xanthan- 
dì'us) sono anche parassiti primarii o secondarli e gli altri (Mi- 
croierys, Tetrastichus, Hahrohracon , Ilabrocytus) anche paras- 
siti secondarli. 

I parassiti quaternarii sono 2 {Microterys e Tetrastichus), 
che si ritrovano anche come parassiti secondarli o terziarii. 

Valore dei parassiti dei varii gradi. — Dalle osservazioni 

sopra esposte si possono dedurre le seguenti conclusioni generali: 

r che i parassiti primarii, quando non sono esclusivamente 

e sempre tali, anche ' se appartengono alla categoria degli endo- 

fagi (1) o degli ectofagi non sono in tutti i casi utili, poiché p. es.. 



(1) In questo stesso Bollettino pag. 58 io ho ricordato che il Rondani per 
il primO' propose il nome di endofagi per gli insetti endoparassiti, ma poiché 
il Berlese ancora in un lavoro pubblicato il 22 Maggio del corrente anno 



— 165 - 

quando una larva di tignola dell'olivo, che è già stata parassitiz- 
zata diiìV Äge7iias])i}<, viene ad esserlo in seguito anche dall' Apan- 
teles, non solo l'opera di questo riesce inutile, ma in molti casi 
dannosa, perchè non uccide una larva di tignola ma in media 14 
individui di Ageniaspis 

2" che parassiti di secondo grado non in tutti i casi sono 
dannosi, poiché p. es., se un Te liristi e Jiiis sp. uccide un Elasnius 
in una località, in cui il maggior numero delle larve di tignola 
è parassitizzato dall' Ageniasjns, la diminuzione di Elasnius sarà 
spesso piuttosto utile che dannosa. 

Anche i parassiti di 3" e 4 ' grado possono essere utili o dan-, 
nosi secondo i casi. 

Si possono ritenere sempre insetti utili nel combattere insetti 
dannosi quei parassiti primarii, che parassitizzano le uova e spe- 
cialmente quelli che nell'uovo stesso dell'ospite compiono il loro 
completo sviluppo, poiché in questo caso l'utilità loro è immediata 
e completa distruggendo l' insetto prima che la sua larva abbia 
tempo di svilupparsi. Invece nel caso di insetti come 1' Agenia 
spis, che depongono l'uovo in quello di un'altro insetto, ma 
che hanno larve, le quali si sviluppano nel corpo della larva na 
ta dall'uovo parassitizzato, l'utilità si apprezza nella generazione 
seguente, perché la larva dell'insetto dannoso parassitizzata conti- 
nua, per tutta o parte della vita, la sua opera per nutrire sé 
stessa e i parassiti. 

METODI DI LOTTA ATTUALMENTE CONSIGLIABILI 

PEK COMBATTERE LA TIGNOLA DELL'OLIVO. 

Base fondamentale per suggerire un metodo di lotta atto a 
combattere un insetto dannoso è uno studio biologico di detto in- 
setto e di tutti quelli, che con esso hanno rapporto come preda- 



(Redia IV, p. 235) scrive : « Endofagi. Cosi chiama il Berlese gli insetti che 
vivono entro altri insetti, conducendo le loro vittime a morte certa », è bene 
ricordare che fin dal 1876 (Bull. com. agr Parma, IX, p 39), così scriveva il 
Rondani : « Studiati questi insettini conobbi che ajjpar tenevano tutti ad una 
sola specie^ da riferirsi ad un genere fondato dal Dalman nella famiglia delle 
Ch ALGIDI DAB, Una fra quelle che comprendono specie tutte viventi allo stato di 
larva nel corpo di altri insetti^ in cui sono deposti allo stato di uovo dalle loro 
madri; cioè, quelle specie che si chiamano comunemente Parassiti, cui ho so- 
stituito il nome di Endofagi ». E in nota il Rondani stesso aggiungeva: 
« Endophaga mangiatori interni ». 



— i66 — 

tori parassiti o iperpai-assiti. Compiuto tale studio, si hanno ele- 
menti sufficienti per consigliare esperimenti sul campo applican- 
do un metodo di lotta naturale od uno artificiale o uno misto. In 
seguito al risultato di tali esperimenti si deve raccomandare que- 
sto quel metodo, il quale deve sempre riuscire ad ottenere la 
distruzione del maggior numero ai individui dell' insetto dannoso 
fino a contenerlo in limiti il più possibile trascurabili, ciò che 
equivale a diminuire quanto più si può il danno da esso arrecato 
con la minor spesa possibile da parte dell'agricoltore. 

Nel caso della tignola dell'olivo le nostre conoscenze biolo- 
giche di essa e degli insetti, che con essa hanno rapporti, quan- 
tunque ben lungi da essere complete, poiché a renderle tali non 
basta certo la vita di un uomo, sono però tali da permettere 
di consigliare esperimenti tanto con un metodo di lotta naturale 
che con uno artificiale. 

Metodo di lotta naturale. 

Questo metodo di lotta nel caso della tignola dell'olivo do- 
vrebbe avere per fine la protezione e moltiplicazione degli insetti 
di essa parassiti e specialmente di quelli, che dalle mie ricerche 
risultano essere i più efficaci. 

Abbiamo visto che la tignola dell'olivo ha in Italia nemici 
predatori in uccelli e ragni, parassiti predatori nel Xantliandrus 
comfus Harr., parassiti endofagi nelle seguenti specie : Agenia- 
spis fuscicollis praysincola, Chalcis modesta, Apanteles xantho- 
stigmus, Chelo7ius elaeaphilus, Angitia armillata, Plnipla alter- 
nans, parassiti ectofagi wQWElasmus flahellatus. Di tutti i preda- 
tori e ectofagi ed endofagi il parassita, che non uccide mai un 
altro pai-assita e che è quindi sempre parassita primario della 
tignola, è 1' Ageniaspis fuscicollis, gli altri possono essere paras- 
siti primari della tignola, ma possono anche essere iperparassiti 
parassiti secondarli e terziarii, cioè parassiti dei parassiti. Il 
parassita primario {Ageniaspis fuscicollis) uccide sempre larve 
di Prags, mentre gli altri possono uccidere spesso un numero 
maggiore di Ageniaspis che di larve di Prags, poiché parassi- 
tizzando larve già parassitizzate cIrIV Ageniaspis impediscono lo 
svilupparsi delle larve di quest'ultimo. Pertanto da parte mia 
credo che si dovrebbe trarre profitto da tali fatti e procurare ne- 
gli oliveti l'aumento numerico degli Ageniaspis e la diminuzione 



— 167 — 

di tutti i parassiti di esso, tra i quali rientrano tutti quelli citati 
anche come parassiti primarii della tignola, oltre le specie di 
EiUelus e Fterouudus che sono da ritenersi veri parassiti pri- 
marii dell' Ageniasph. 

Per ora le conoscenze biologiche dell'Euteliis sono tali da 
farci ritenere che esso sia parassita ectofago dell' Ageniaspis 
allo stato di pupa, sarebbe pertanto facile combattere anche tale 
parassita contemporaneamente alla tignola e mentre si potrebbe 
anche diminuire il numero degli altri parassiti doli' Ageniasp is ba- 
sandosi sulle osservazioni esposte innanzi. 

Si è visto che eccettuato il Sirfide, il quale divora larve di 
Prays a vari! stadii di sviluppo, quando si trovano all'esterno 
sulle foglie e sui fiori, gli altri parassiti uccidono la larva già 
adulta quasi o la crisalide, perciò sarebbe conveniente fare la 
raccolta di tali larve. 

Già il Costa, ed in seguito qualche altro entomologo sull'e- 
sempio suo, consigliò la raccolta delle foglie di olivo attaccate 
dalle larve della tignola e quindi la loro distruzione col fuoco; 
in tal modo però sarebbero condotte a morte larve sane e larve 
parassitizzate, mentre io credo sia necessario rispettare queste, 
affinchè possano svilupparsi gli adulti dell' Ageniaspis, al quale è 
bene lasciare combattere la tignola. 

Poiché non è possibile a occhio scegliere le larve sane da quelle 
parassitizzate, è necessario mettere tutte le larve in condizioni di 
continuare il loro sviluppo. A tale uopo bisogna raccogliere le fo- 
glie d'olivo insieme alle larve della 1' generazione quando queste 
ancora stanno rodendo. Tali foglie facili a vedersi per l'area tra- 
sparente più o meno estesa, che presentano in corrispondenza 
alla corrosione della larva di tignola, di mano in mano che sono 
colte, vengono poste in un sacchetto che l'operaio può tenere ap- 
peso mediante una cintura a tracolla e chiuso con un spago scor- 
soio. Nelle ore, in cui l'operaio sospende il lavoro per il riposo, 
vuota il sacco colle foglie e le larve in una cassetta apposita- 
mente costruita come qui si indica. 

La grandezza della cassetta può essere variabile a piaci- 
mento dell'agricoltore ed anche secondo il numero degli olivi che 
esso possiede. Se si trattasse di un piccolo oliveto, una sola cas- 
setta quadrata di mezzo metro cubo potrebbe essere sufficiente ^ 
ma il numero delle cassette e la grandezza loro possono essere 
anche variabili di anno in anno secondo la maggiore o minore 



— 168 — 

infezione di Prays. Restando perciò variabile il numero e la gran- 
dezza delle cassette si tenga presente che ciascuna di esse deve 
contenere materiale soltanto per circa ^/^ della sua capacità. 

Ogni cassetta può essere di forma quadrata o rettangolare 
a perfetta chiusura con un coperchio situato alla faccia supc- 
l'iore e bene adattato in modo da impedire l'uscita alle larve. 
Il coperchio stesso deve avere nel mezzo o di fianco una poiti- 
cina rettangolare, attraverso cui possano mettersi nella cassetta 
foglie e larve senza aprire l' intero coperchio. Due lati opposti 
della cassetta per la maggior parte della loro estensione devono 
essere di latta trapassata fittamente da fori aventi un diametro 
di 4 decimi di millimetro, né minore né maggiore. 

Nella cassetta prima di porre le foglie di olivo con le larve, 
ad impedire che le prime ammassandosi facciano morire parte 
delle larve, si porranno ramoscelli numerosi di olivo colle loro 
foglie di modo che le foglie infette non possano ammucchiarsi 
soverchiamente. In tale cassetta l'operaio vuoterà il sacco colle 
foglie di olivo e le larve fino a che la loro massa insieme ai 
ramoscelli di olivo non superi i tre quarti della capacità totale 
delle cassette. Ciò fatto, se la raccolta è stata eseguita nella se- 
conda quindicina di marzo non occorre da parte dell'agricoltore 
altro lavoro che conservare la cassetta, in luogo sicuro ma aperto, 
nell'oliveto stesso. Nelle regioni, in cui la proprietà privata é 
poco rispettata, s' intende che tali cassette dovrebbero essere si- 
tuate sulle finestre delle case quando queste sono negli oli veti o 
a pochissima distanza , ovvero in altri siti secondo quanto può 
consigliare ciascuna località. Se il metodo fosse in seguito racco 
mandabile si potrebbero consigliare anche piccole costruzioni per- 
manenti, molto economiche, negli oliveti. 

Se la raccolta delle foglie di oli\^o è fatta fin dal 1." marzo 
è necessario di dieci in dieci giorni aggiungere nelle cassette ra- 
moscelli di olivo fresco con foglie affinché alle larve non venga 
a mancare cibo sufficiente e sano per poter raggiungere lo stato 
adulto. 

In tal modo le larve poste nella cassetta continuando a nu- 
trirsi convenientemente , se sane si trasformeranno in crisalidi 
sane e quindi in adulti , se parassitizzate daranno gli adulti del 
parassita. Poiché la cassetta é a perfetta chiusura e presenta 
gran numero di fori piccolissimi su due lati, attraverso tali fori, 
che, ripeto, non devono avere un diametro maggiore di 4 decimi 



- I6y — 

di millimetro, non possono uscire gli adulti di Prai/s , né quelli 
dei suoi parassiti, eccezione fatta deg'li adulti di Ageniaspis fiisci- 
collis, che invece potranno liberamente venir fuori dalla cassetta, 
recarsi ove l' istinto li conduce, cioè a cercare sugli olivi uova di 
Prays per depositare in esse le loro uova. Conseguenza pertanto 
di questo metodo sarebbe: 1" diminuzione degli adulti di tignola 
di una generazione, che perirebbero nella cassetta, 2" diminuzione 
degli adulti della stessa generazione dei parassiti àoiV Ageniaspis, 
che perirebbero ugualmente nel caso che si tratti di Apanteles , 
Chelonus (se pure questo attacca la tignola anche nella l"* gene- 
razione; cosa che a me fino ad ora non consta), 3" conservazione 
di tutti gli individui di Ageniaspis della stessa generazione, per- 
chè trovandosi essi allo stato di pupa riparati nelle cassette, non 
verrebbero parassitizzati dagli Eutelus, Pteromalus ed altri Ime- 
notteri , se ve ne sono, loro parassiti. Perciò in un dato olivete 
mentre sarebbe diminuito il numero delle tignole per imprigio- 
namento degli adulti, sarebbe conservato il numero degli Agenia- 
s^yis e tolti di mezzo anche i parassiti di quest'ultimo. Per esem- 
pio , in un olivete attaccato da 200 larve di tignola, lasciando le 
stesse indisturbate si potrebbero avere in un caso 100 adulti di 
Prays, 50 crisalidi parassitizzate di Ageniaspis e 50 distrutte da 
predatori, ectofagi ed endofagi; per cui nella generazione ventura 
le uova di 50 femmine di Prays (ammettendo che 50 siano maschi) 
e le larve da esse nate sarebbero combattute da 350 femmine di 
Ageniasjyìs e da 25 femmine di predatori etc.. Raccogliendo in- 
vece soltanto la metà delle larve e ponendole nelle descritte cassette, 
sarebbero le uova di 25 femmine di Prays combattute ancora da 
350 femmine di Ageniaspis , perchè queste possono tutte uscire 
dalla cassetta: inoltre diminuendo della metà il numero dei predatori, 
ectofagi ed altri endofagi, perchè restano morti pure nella cassetta, 
o non trovano che parassitizzare quelli provenienti da galle come 
gli Eutelus, anche se si ammette che una metà di essi soltanto 
avrebbe potuto parassitizzare larve di /';w/s già parassitizzate da 
Ageniaspis, sarebbe diminuito di 6 il numero delle femmine di- 
struggitrici degli Ageniaspis, quindi mentre nel primo caso avrem- 
mo avuto 350-12,5 contro 50, nel secondo avremmo 350-6 contro 
25; si comprende fàcilmente che la differenza è molto notevole e 
che un'utilità pratica se ne può certamente ricavare. 

Torno a considerare particolarmente V Eutelus ritenuto parassita 
primario di Ageniaspis ed il Sir fide {Kant hand)- us conitus Harr.). 



— 170 — 

Quanto al primo , se realmente esso parassitizza le pupe di 
Ageniaspis, ponendo in una cassetta le larve di Prays e trasforman- 
dosi perciò in pupa gli Ageniaspis dentro la cassetta stessa, questi 
rimarrebbero esenti dagli attacchi dei parassiti. 

Rispetto al Sir fide sarebbe necessario non porre nella cas- 
setta le sue larve colle foglie dell' olivo , ma lasciarle, se viste, 
sull'albero stesso a combattere le larve, che possono essere sfug- 
gite al raccoglitore. 

A prima vista sembrerebbe che della diminuzione dell'ylpan- 
teles xanthostigmus si avvantaggerebbe anche la Thalpochares 
scitula predatrice allo stato di larva di Lecanimn oleae ed altre 
cocciniglie e questo sarebbe un altro beneficio, che si otterrebbe 
con la pratica sopra consigliata in via di esperimento, però occorre 
per tale questione continuare gli studii sugli altri parassiti della 
Thalpochares , prima di dare per certo ciò, che, ripeto , sembra 
probabile al lume delle scarse conoscenze biologiche su tale 
specie. 

L'uso continuo di tale pratica potrebbe condurre a qualche 
inconveniente ? Aumentando il numero degli Ageniaspis acca- 
drebbe che le loro femmine sarebbero costrette depositare più di 
due tre uova in un uovo di Prays e che allora morendo l'em- 
brione la larvetta di Prays morrebbero anche gli embrioni di 
Ageniaspis, però in tal caso un primo effetto e desiderabilissimo 
sarebbe ottenuto colla morte di un uovo di Prays e se sfuggono 
uova di Prays all' azione dell' Ageniaspis , è da ammettersi che 
colla stessa probabilità sfuggano ad una troppo alta parassitizza- 
zione uova di Prays già parassitizzate una o due volte. A propo- 
sito di ciò nella parte biografica àoiV Age^iiaspis io ho notato che 
la grande dispersione delle uova di Prays è una circostanza molto 
utile nella lotta che anche il Prays deve sostenere contro i suoi 
parassiti. Infatti per tale ragione mentre quelle uova di più facile 
accesso agli Ageniaspis saranno troppo parassitizzate, altre sfug- 
giranno completamente al parassita, però continuando ogni anno 
la raccolta delle larve di Prays e impedendo ad un certo numero 
di adulti di essa di deporre uova, lo squilibrio fra il numero degli 
Ageniaspis e quello dei Prays a vantaggio di quest'ultimo, potrebbe 
essere ridotto almeno a proporzione assai minore di quelle , che 
esso assume in condizioni naturali, quando restano liberi tutti gli 
adulti di Prays insieme ai nemici deìV Ageniaspis. A me sembra 



— 171 - 

molto probabile che con tale metodo si potrebbe tenere la tignola 
dell'olivo sempre in propoi'zioni trascurabili o poco dannose. 

Potrebbe accadere che contro ogni nostra previsione pei" cause 
nuove, ignote o non calcolate, si manifestasse in un anno uno svi- 
luppo straordinario di tignola in una data regione; in tal caso in 
località, in cui fosse constatato un numero abbondante di larve pa- 
rassitizzate di Agemaspis , si dovrebbe far raccolta delle stesse 
e inviarle nella regione molto infetta. Si otterrebbe certamente 
di ristabilire l'equilibrio in un numero dì generazioni molto minore 
di quello , che sarebbe necessario lasciando tutto in balia delle 
condizioni naturali locali. 

Dal punto di vista scientifico la pratica della raccolta delle larve 
di Prai/s , che devono dare gli adulti della 1.* generazione, è la 
migliore , però dal punto di vista economico è essa applicabile ? 

Nelle regioni come l'Umbria, la Toscana ed altre, in cui l'o- 
livo raggiunge piccole dimensioni, io credo che la spesa che si 
dovrebbe sostenere per la raccolta delle foglie nel mese di Mar- 
zo-Aprile sarebbe largamente compensata. 

Infatti a Bevagna nell'Aprile del corrente anno due operai in 
due giorni riuscirono a raccogliere 1327 foglie colla caratteristica 
galleria secondaria o corrosione di tignola dell'olivo, e gli stessi 
operai in due altre giornate ai primi di Maggio ne raccolsero 1235. 

S'intende che il numero delle foglie, che un operaio può rac- 
cogliere dipende anche dalla quantità che se ne trova , ma dal 
caso sopra riportato e da quanto io stesso per esperienza mia so, 
credo poter affermare che il raccogliere le foglie non è un lavoro 
difficile nell'Umbria e nelle regioni in cui l'olivo raggiunge pic- 
cole altezze. 

Non altrettanto ardisco di asserire per gli olivi maestosi della 
Puglia e di altre parti dell' Italia meridionale, in cui le zone oli- 
vate sono pure estesissime. In quelle contrade l'applicazione di 
qualsiasi metodo naturale ed artificiale trova un ostacolo forse 
insormontabile nella spesa, che verrebbe a superare molto il gua- 
dagno , che l'agricoltore potrebbe ritrarre. In tali località gli 
sforzi dell' entomologo devono essere diretti a conoscere bene 
tutte le condizioni abiologiche e biologiche ed in seguito a consi- 
gliare pratiche culturali e consociazione di alberi e piante erba- 
cee atte a disturbare il meno possibile V equilibrio tra tutte le 
varie forme di animali, che ivi traggono la loro esistenza. 



- i72 — 

Però dove 1' altezza degli alberi e lo sviluppo laterale della 
chioma permettono una ricerca non troppo costosa delle foglie, 
essa è sempre raccomandabile. 

Nelle regioni, in cui gli olivi sono bassi e la mano d' opera 
non è molto costosa , dopo la raccolta delle larve in marzo , si 
dovrebbe fare negli anni di infezione di qualche importanza an- 
che quella delle larve della 2." generazione, che si può eseguire 
facilmente togliendo dai racemi fiorali infetti i grovigli di fiori in 
parte distrutti e che contengono appunto le larve di Prays. Tale 
raccolta dovrebbe essere eseguita nella seconda quindicina di Mag- 
gio e prima di Giugno, secondo località, e i fiori colle larve do- 
vrebbero essere posti nelle cassette descritte. 

Il Costa ed altri autori hanno raccomandato la raccolta delle 
olive cadute in terra come mezzo ausiliario per combattere la 
tignola dell'olivo e da parte mia a tale raccomandazione, al solito 
quando la spesa può essere compensata dal guadagno, aggiungo 
r avvertenza che per essere tale raccolta realmente efficace do- 
vrebbe essere praticata il più rapidamenle possibile. Infatti l'oliva 
che cade in Settembre a causa della tignola non contiene più per 
la maggior parte la larva di essa, o se contiene detta larva, que- 
sta non tarda ad uscirne perchè è ormai adulta e cerca un riparo 
I)er incrisalidare. Se le olive cadono invece in Settembre per altre 
cause, allora certo trovandosi le larve della tignola ancora nel noc- 
ciolo a varii stadii di sviluppo, vi rimarranno fino a completo 
sviluppo. 

Il Del Guercio (1) raccomanda scuotere due o tre volte i rami 
delle piante infette per far cadere i frutti che contengono le larve 
della tignola e raccoglierli di sotto con dei grandi lenzuoli per di- 
struggerli poi nella calce o nell'acqua bollente. Però tale operazione 
in realtà si risolverebbe tutta a danno degli agricoltoii. Anche 
senza calcolare la spesa che occorrerebbe , è da notarsi che i 
frutti attaccati dalla tignola dell'olivo non cadono più facilmente 
degli altri fino a tanto che la larva non rode il pedicello del 
frutto, così che lo scuotimento per essere realmente efficace do- 
vrebbe essere praticato ogni giorno su ogni albero, per 15 o 20 
giorni di Settembre, perchè ogni giorno larve di tignola si prepa- 
rano a rodere la base laterale del pedicello per uscire dal frutto. 



(1) N. Rei. R. Staz. ent. Firenze V, p. 72. 



— HS — 

Quanto poi all' immersion e in calce o nell'acqua bollente, essa è 
contraria ad ogni metodo naturale di lotta , perchè ucciderebbe 
larve sane e parassitizzate. 

La raccolta delle olive , nelle regioni dove per la mano 
d' opera disponibile e per tante altre cause, che gli agricoltori 
locali possono calcolare, non è troppo costosa, è molto raccoman- 
dabile. Essa deve essere praticata in Settembre almeno in due 
epoche neUa V settimana e nella 3^ 

Le olive raccolte, se poche, si debbono collocare nelle stesse 
cassette, che ho consigliato per le foglie; se invece sono molte, si 
possono tenere in qualsiasi locale situato nell' olivete o in vici- 
nanza di esso, purché abbia finestre protette da reti metalliche a 
maglie di un millimetro, che impediscono 1' uscita delle farfalle, 
mentre la permettono ai parassiti della tignola. 

Del vantaggio di tale metodo riporterò i risultati di due espe- 
rimenti eseguiti in quest' anno. 

A Catanzaro Sala nella V settimana di Settembre furono rac- 
colte al suolo 770 olive, da esse si ottennero 16 farfalle, 25 cri- 
salidi parassitizzate da Ageniaspis ossia circa 350 adulti di Age- 
niasph e un Apanteles. 

A Bevagna pure la prima settimana di Settembre furono 
raccolte per terra da un operaio in un giorno 518 olive, dalle 
quali si ebbero 84 farfalle di tie^nola, circa 294 adulti di Agem'aspis, 
due Apanteles, 5 Chelonus. 

Ognuno comprende che se si fosse fatta un' accurata raccolta 
in queir epoca di tutte le olive cadute del territorio e si fossero 
poste nelle cassette descritte, si avrebbe avuto una grande distru- 
zione di adulti di tignola e la conservazione di molti parassiti. 

In questi casi però è da notarsi ancora una volta che non 
tutte le olive potevano essere cadute per causa della tignola, ma 
anche per altre ragioni, che certo spesso saranno in atto anche 
in altri luoghi, come siccità, forti venti, pioggie etc. 

Metodi dì lotta artlßciale. 

In una lotta con mezzi artificiali, intesa a combattere la 
tignola dell' olivo, si possono prendere di mira le larve e gli adulti, 
poiché le uova, che sono piccolissime, solitarie, sparse assai per 
r albero , non potrebbero essere facilmente distrutte con inset- 
ticidi innocui all' albero stesso. 



— 174 — 

Mezzi di lotta artificiali contro le larve. — Esclusa da 
parte mia la distruzione delle larve col fuoco, calce o acqua bollente 
qualora si pratichi la loro raccolta, resta 1' uso di speciali inset- 
ticidi, coi quali si dovrebbero irrorare gli olivi nelle due epoche, 
in cui tali larve si ti-ovnno sulle foglie e sui fìoii cioè in Marzo 
ed in Maggio; quelle della 3" generazione non possono essere 
colpite da insetticidi, che nel brevissimo periodo in cui fuoriescono 
dall'oliva per recarsi a incrisalidare. 

Primo a consigliare 1' uso di insetticidi fu il Berlese, che nel 
Boll. N. 16 del Laboratorio di entomologia agraria, pubblicato in 
collaborazione col Dr. Banti, consigliava gli agricoltori a tentare 
con fiducia V uso della Rubina in dosi dal 2 al 3 "/„. Ribaga nel 
suo libro « insetti nocivi all' olivo ed agli agrumi » scriveva « il 
Berlese avverte anche, che sono state fatte esperienze, appunto 
in Liguria , dalle quali sembrerebbe di poter concludere che la 
soluzione di Rubina al 2 % sparsa sugli alberi nel tempo in cui 
le larve si trovano esposte, è d' un effetto utilissimo per combat- 
tere la specie in discorso ». 

Del Guercio nel 1903 consigliava l'acqua saponata al 3 Vo o 
la soluzione di sapone nicotinizzato al 3 % o quella di sapone 2 e 
naftalina 1 % e nel 1906 egli pure raccomandava invece la Ru- 
bina al 2 % ed il sapone semplice alla nicotina od ai solfocar- 
bonati alcalini alla dose del 2 al 2 '/j V«- 

Gli insetticidi sopra raccomandati esplicano tutti la loro azione 
per contatto, poiché quanto a quella insettifuga in aperta cam- 
pagna è da ritenersi molto, troppo breve se non nulla. Agendo 
dunque essi per contatto uccidono le larve, che possono, bagnare 
e bagnare abbondantemente bisogna aggiungere , perciò facilmente 
si comprende come bisogna irrorare 1' olivo per ottenere un qual- 
che effetto utile ! Ed è certo che non ostante un'abbondante irrora- 
zione, larve di Prays se ne salvano in buon numero specialmente 
quando esse si trovano nella pagina inferiore delle foglie. 

Con tali insetticidi non può esservi mai convenienza da parte 
degli agricoltori sia per la spesa, sia per il risultato parziale, che 
si può ottenere, sia per la loro azione immediata soltanto. 

Da parte mia molta fiducia ho invece negli insetticidi che 
agiscono come veleni una volta ingeriti e specialmente nell' ar- 
seniato di piombo, che tanti ottimi risultati ha dato nell'America 
settentrionale nel combattere varii insetti, che si nutrono a spese 
di foglie , gemme , fiori e frutti e limitarci la cura artificiale alle 



— 175 — 

larve della 2^ generazione soltanto, poiché per quelle della prima, 
che si cibano del parenchima della pagina inferiore delle foglie, 
è cosa più difficile la riuscita, dovendosi bagnare appunto una 
parte delle foglia che troppo facilmente sfugge all' irrorazione. 
Nel combattere invece le larve della 2' generazione si devono 
bagnare bene i bocci fiorali soltanto, che sono sempre abbastanza 
esposti per essere colpiti col getto della pompa. 

L' arseniato di piombo si dovrebbe usare nelle proporzioni di 
grammi 700 per cento litri d' acqua ed applicare colle solite pompe 
da peronospora con cannula provvista di getto a ventaglio. Si 
dovrebbe eseguire una irrorazione in Maggio o prima quindicina 
di Giugno, secondo località, cercando di bagnare il più possibile 
i racemi fiorali quando i fiori sono ancora tutti o in gran parte 
allo stato di boccio 

L' arseniato di piombo nelle proporzioni indicate ingerito con 
porzione della corolla o del calice dei fiori dalle larve di Prays 
riesce senz' altro mortale. Esso aderisce molto bene sulle parti ii-- 
rorate e una volta asciugatosi resiste anche a pioggie non troppo 
forti. Pertanto bene applicato ed in tempo potrebbe condurre a 
morte un grande numero di larve. 

Bisogna notare che in molte località piantate ad olivi, manca 
o scarseggia V acqua, che inoltre gli olivi sono in tal numero 
che la mano d' opera è assolutamente insufficiente a tali opera- 
zioni, perciò certamente tale metodo a base di insetticidi potrà 
applicarsi soltanto dove 1' olivo non assume grande sviluppo e dove 
la spesa richiesta per una o due irrorazioni può essere largamente 
ricompensata dal raccolto delle olive. 

In Toscana ed in qualche altra regione sta divenendo pratica 
agraria V irrorare gli olivi colla poltiglia bordolese affine di com- 
battere l'occhio di pavone {Ct/cloconium oleagimtm); se tale pratica 
si allargherà e verrà ovunque seguita, la spesa di mano d'opera 
richiesta per le irrorazioni contro la tignola potrebbe essere eli- 
minata aggiungendo alla poltiglia bordolese l'arseniato di piombo 
alla dose di grammi 700 per cento litri di poltiglia e facendo le 
irrorazioni contro il Cycloconium nelle epoche indicate per la 
tignola, che possono coincidere fra di loro: infatti il Prof. Caruso 
che per varii anni ha esperimentato l'efficacia della poltiglia bor- 
dolese nel combattere il vainolo o occhio di pavone scrive (1): 



(Ij Atti R. Acc. Georgofìli, Firenze (4) II, 1905, p. 32. 



k 



— 17(> — 

« Il periodo di invasione (del Oycloconium) comincia, dal Luglio 
in poi; onde basta ramare per la prima volta gli olivi nel mese 
di Giugno ». " 

Inconvenienti del metodo di lotta artificiale contro le 
LARVE. — Uccidendo un numero maggiore o minore di larve di ti- 
gnola per mezzo di insetticidi, vengono uccisi contemporaneamente 
anche i parassiti che esse albergano, perciò potrebbe alle volte es- 
sere maggiore il numero di quest'ultimi che il numei'o delle larve 
sane ed in tal caso mentre si sostiene una spesa per le irrora- 
zioni credendo di togliere di mezzo nostri nemici, si uccidono pre- 
ziosi ausiliari nel combattere il vero nemico. Se fossero in lotta 
soltanto il Praìjs coWAgeniaspis io direi che noi commetterem- 
mo un danno assoluto nella 1" generazione quando le larve di 
Prays parassitizzate (ammettendo anche che ogni femmina di esso 
fosse capace di depositare il quintuplo delle uova di una femmi- 
na di Ageniaspis in modo che per parassitizzare le uova di ogni 
femmina di quello occorressero quelle di 5 femmine di quest'ul- 
tima specie) fossero in numero anche minore del 50 V., ^ mag- 
giore del 30 "Z^; poiché ogni larva di Prags contiene in media 14 
embrioni di Ageniaspis, 30 di esse darebbero 420 individui, dai 
quali ammettendo che siano metà femmine e metà maschi come 
per gli alti'i 70 individui di tignola, che si otterrebbero dalle larve 
sane, avi'cmmo 210 femmine di Ageniaspis contro 35 femmine di 
Praìjs. Poiché abbiamo anche ammesso che ogni femmina di Prags 
equivale per il numero di uova a 5 femmine di Ageniaspis si do- 
vrebbero esse considerare come 175 individui di Prags contro 210 
Ageniaspis; questi resterebbero dunque sempre superiori. 

Si è visto però che altri parassiti dell' Ageniaspis possono 
trovarsi nel corpo di larve di Prags e quindi i calcoli si com- 
plicano e lo stesso entomologo potrebbe trovarsi nell' imbarazzo 
per decidere alle volte se é utile o no 1' applicazione di insetti- 
cidi. Questa è in realtà sempre utile quando il numero dei pa- 
rassiti Primarii é piccolo, sempre dannosa quando il numero di 
tali parassiti, sottratti anche gli iperparassititi , é superiore nel 
nostro caso dell' Ageniaspis al 30 "7^. 

Ma è necessario tener presente un'altro fatto ancora. Le larve 
di Prags anche parassitizzate vivono quanto quelle sane e forse 
qualche giorno di più come succede per quelle parassitizzate da 
altri imenottei'i, pei'tanto anch' esse compiono tutto il danno, di 
iiuì sono captici. Se questo danno é trascurabile per le larve della 



^ \n - 

la generazione, che si nutrono del parencliima delle foglie, non 
lo è nella 2^^ generazione, nella (^uale ogni larva distrugge varii 
fiori. Pertanto nella 1 ' generazione si può lasciai'e senz'altro che 
i parassiti si sviluppino, quando si trovano in una trentina di larve 
su 7o> i^^a nella seconda non è certo raccomandabile per econo- 
mia agraria attendere che tutte le larve raggiungano il completo 
sviluppo. In quest'ultimo caso quando le condizioni dell' olivete 
e la quantità del prodotto permettono l'uso delle irrorazioni di buoni 
insetticidi velenosi, è da raccomandarsi che si eseguano quando 
le larve sono piccole e possono essere uccise prima che facciano 
molto danno. 

L'uso di insetticidi dovrebbe dunque limitarsi alla 2" gene- 
razione per impedire gravi danni ai fiori e, nella generazione se- 
guente, ai frutti. 

Mezzi di lotta artificiali contro gli adulti. 

Avendo le farfallette di questa specie abitudini crepuscolari 
e notturne, il Costa per il primo suggeri di trar profitto di tali 
costumi i)er dar loro la caccia. Egli consigliò di accendere, un'ora 
dopo il tramonto del sole, negli oliveti sopra una coppa di ferro 
sostenuta da un palo di 1-2 metri di altezza fuochi « a fiamma mo- 
derata eguale chiara non vorticosa, né accompagnata da fumo ». 
Poiché i lepidotteri crepuscolari e notturni sono attratti dalla 
luce anche gli adulti della tignola accori'erebbero ad essa e re- 
sterebbero bruciati dalle fiamme. 

Oggi sono consigliate per dar la caccia a farfalle crepusco- 
lari e notturne le cosi dette trappole a luce cioè lampade ad 
acetilene situate sopra pali all'altezza di 1 meti'o ad 1 e mezzo 
ed aventi immediatamente sotto di esse ed in cima al palo un 
piatto di zinco, nel quale si versa dell'acqua per un'altezza di un 
paio di centimetri, coperta da uno straterello di olio, olio di ca- 
trame o petrolio. Le farfallette attratte dalla luce e volando at- 
torno alla fiamma finiscono in gran parte per cadere nel piatto 
sottostante, dove senz'altro muoiono. 

Il sistema per sé stesso richiede poca spesa e se realmente 
servisse a catturare molte farfalle, sarebbe ottimo negli oliveti 
situati vicini alle abitazioni e di facile accesso la sera , però 
occorrono esperimenti ben condotti in proposito sopratutto per 
vedere se ugualmente vengono attratti dalla luce maschi e femmine 
e se il numero degli insetti dannosi non è uguale o superiore a 

12 



— 178 — 

quello di insetti utili, come quei imenotteri parassiti, che aventi 
costumi notturni, sono pure attratti dalla luce. 

Se si riuscisse a catturare in prevalenza adulti di tignola, il 
vantaggio sarebbe grandissimo, poiché sarebbero tolte di mezzo 
molte femmine e quindi un grande numero di uova. 

Dalle mie osservazioni risulta che gli adulti di Prays, si nu- 
trono volentieri di miele. Da ciò si potrebbe trarre profitto per 
ammannire ad essi sugli olivi del miele o altra sostanza zucche- 
rina avvelenata, però qui si presenta una grave questione: oltre 
agli adulti di Prays, in tal modo non si conducono a morte anche 
i suoi parassiti e quelli di molti altri insetti dannosi ? Certamente; 
ed allora quale potrebbe essere il risultato finale ? Non è possibile 
determinare con precisione tale risultato, ma certo che le nostre 
conoscenze biologiche attuali ci consigliano a ritenere che esso 
potrebbe riuscire dannoso anziché utile, perciò se un esperimento 
di tal genere si vuol tentare, deve farsi unicamente in un oliveto 
molto bene isolato o meglio in una piccola isola. 

Couclusioue intorno ai metodi di lotta da usarsi 
contro la tignola dell'olivo. 

Da quanto noi attualmente sappiamo della biologia della ti- 
gnola dell'olivo e dei suoi parassiti io credo che si possa consi- 
gliare colle avvertenze e riserve innanzi esposte: 

1." raccolta delle foglie infette insieme alle larve della prima ge- 
nerazione in fine Marzo o Aprile e conservazione di esse nelle cas- 
sette più innanzi descritte affine di permettere l'uscita agli Agenia- 
spis e non agli altri parassiti endofagi e agli adulti della tignola; 

2.** raccolta delle olive cadute in Settembre e conservazione 
loro nelle stesse cassette o in locali colle finestre protette da reti 
metalliche a maglie di un millimetro; 

S.** una irrorazione di poltiglia bordolese coll'aggiunta di 700 
grammi di arseniato di piombo per ogni ettolitro da farsi in Maggio 
o prima quindicina di Giugno. Nel caso di forte pioggia caduta 
il giorno stesso nel periodo di sei o sette giorni seguenti, l'irrora- 
zione dovrebbe essere rinnovata. Con tale metodo si combatterebbe 
l'occhio di pavone e la tignola dell'olivo. Chi volesse combattere solo 
la tignola dell'olivo invece della poltiglia bordolese dovrebbe usare 
acqua e arseniato di piombo nelle proporzioni indicate. 



BIBLIOGRAFIA 



Aducco, a. — La tio-nuola delle ulive — Il coltivatore, anno XXXVII (1891), 
voi. I, pp. 646-650, fig. 76-82. 

Angelini, B. — Degli insetti nocivi dell' ulivo nella provincia di Verona — 
Biblioteca italiana, XVII, pp. 380-392. 

Berlese, a. e Banti, A, — La tignuola dell' olivo (Tinea oleaella Fabr.) e 
modo di combatterla — R. Scuola super. d'Agricoltura in Portici, Bollet- 
tino N. 16, pp. 1-3, 1893. 

Bernard — Memoire sur la culture de l'olivier. 

BoYER DB FoNSCOLOMBE — Notices sur deux teignes qui attaquent l'olivier — 
Ann. Soc. ent. France 1837, pp. 179-186. 

— — Sur les Oecophora oleella et Elachista oUvella, qui ne doi- 
vent former qu'une seule et mème éspèce — Bull. Soc. ent. France 1851, 
pp. XVII-XIX. 

Carbone, G. — L'olivo e l'olio. Modo di migliorarne la coltivazione e la qua- 
lità nella provincia di Reggio Calabria — Napoli 1889 {Prays^ pp. 138-152). 

Gavanna, G. — Notizie sui principali insetti dannosi all'olivo, in: Pecori, R. 
La cultura dell'olivo in Italia — Firenze 1891 (Prat/s, pp. 293-295). 

Chapman, T. A. — Some observations on llastula hyerana, Mill. — Ent. Mo. 
Mag. 1905 {Xanthandrus p. 150). 

— — Pi-ogressive melanism on the Riviera {Hyères). — Tr. ent. 
Soc. London, 1906 {Xanthandrus p. 165). 

— — Food and habits of Xanthandrus comtus.l^a,vv\ii. — Ent. Mo. 
Mag. 1906, pp. 14-16. 

Costa, A. — Degl'insetti che attaccano l'albero ed il frutto dell'olivo, del 
ciliegio, del pero, del melo, del castagno e della vite e le semenze del 
pisello, della lenticchia, della fava e del grano. Loro descrizione e bio- 
logia, danni che arrecano e mezzi per distruggerli. — Napoli 1857 {Prays^ 
pp. 43-56, Tav. III). 

— — Insetti nocivi all'olivo — L'Agricoltura meridionale , III, 
1880, {Tinea oleella, pp. 209-211). 

Costa, 0. — Osservazioni sugli insetti dell'ulivo e delle olive— Napoli 1827. 

— — Monografia degl'insetti ospitanti sull'ulivo e nelle olive — 
Ediz. seconda con tre tavole incise. Napoli 1840. 

Degrully, L. — L'olivier — Montpellier 1907. 

Del Guercio, G. — Nuove relazioni intorno ai lavori della R. Stazione di 

entomologia agraria di Firenze — Serie prima, N. 5, Firenze 1903 {Prays ^ 

pp. 69-72, fig. 23-24; Tephroclystia, pp. 130-131). 

— — Intorno ad alcuni insetti dell' olivo ed ai suggerimenti più 
adatti per combatterli — Boll. uff. Ministero Agricoltura, 1906. 



- Ì80 — 

ti^ABRicius j. C. — Entomologia systematica — Hafniae 1792-1794, Iti, part. 2. 
— — Entomologia systematica — Supplementura. Hafniae 1798. 

Grimaldi, G. — Ragionamenti accademici sopra gl'insetti dell'olivo — Luc- 
ca 1825. 

Hidalgo Tablada, J. de — Tratado del cnltivo del olivo en Espana y modo 
de mejorarlo — Madrid 1870 {Oecophora olivella pp. 290-295, 300-301). 

Isnard — Observations sur les insectes qui se nourissent des diverses sub- 
stances de r Olivier — 1772. 

Jatta, a. — L,' Oecophora oleaella e la caduta delle olive — L'Italia agricola, 
X, 1878, pp. 473-475. 

LuNARDONi, A. — Gli insetti nocivi ai nostri orti, campi, frutteti e boschi ; 
loro vita, danni e modi per prevenirli — Voi II, Lepidotteri, Napoli 1894 
{T'nea oleella, pp. 251-261, flg. 20-22). 

Mabille, P. — Notices sur les lépidoptères de la Corse avec une enumeration 
monographique des Eupithécies de la Corse — Ann. Soc. ent. France 
(4) VII, 1867 {Gymnoscelìs pumilata p. 656). 

Passerini, C. — Osservazioni sopra alcune larve, o tignole dell' ulivo : let- 
tera del dott. Carlo Passerini al signor Commendatore Lapo dei Ricci — 
Giornale agrario toscano, VI, pp. ;:<95-403 con una tav. 

Patroni Griffi, A. — Tignuola dell'olivo {Oecophora olivella). — L'Agricol- 
tura meridionale, I, 1878 (sec. ediz. 1881), pp. 91-92. 

Penzig, 0. — Studi botanici sugli agrumi e sulle piante affini — Annali di 
Agricoltura 1887 {Eupithecia pumilata pp. 462-469, Tav. XLIX, fig. 2 e 
LII, figg. 24-29). 

Peragallo, a. — Insectes nuisibles a 1' agriculture, lei' fase. L'Olivier. Son 
histoire, sa culture, ses ennemis, ses maladies et ses amis — Deuxieme 
edition. Nice 1882 {Prays pp. 80-84, fig. 12). 

— Etudes sur les insectes nuisibles a I'agriculture. Deuxieme 

partie. Le chène, la vigne, 1' oranger, le citronnier, le caroubier, le ce- 
risier, le figuier, le cliataignier, le pommier et le poirier — Nice 1885 
{Eìipithecia j^ittnilata pp. 133-134-, Syrphus hyalinatus pp. 140-143). 

Plinii, Historia mundi, libr. XVII, cap. XXIV. 

RiBAGA, C. — Insetti nocivi all' olivo ed agli agrumi — Portici 1901 {Eupi- 
thecia pumilata pp. 45-47, iìgg. 24-26; Prays oleellus, pp. 50-52, fig. 31-34). 

Romano, B. — Degli insetti, che danneggiano gli ulivi in Sicilia — Paler- 
mo 1845 {Tiìiea oleella pp. 30-36, Tav. fig. 8). 

Soli, G. — Degli insetti dannosi all' agricoltura — L' Italia agricola, anno 
XXXIV, 1897, {Prays pp. 442-443). 

Targioni-Tozzetti, a. — Relazione intorno ai lavori della stazione di en- 
tomologia agraria di Firenze per l'anno 1875 — Ann. Min. Agricoltura, 
Voi. 84. 1876 {Prays pp. 55-56). 

Ta VANTI, G. — Trattato teorico-pratico sull'ulivo — {Tinea oleaella, Voi. I, 
p. 245). 

Theophrasti, Historia plantarum, libr. IV, cap. XVII. 



INDICE 



Introduzione 
Cenni storici 

Descrizione della tignola dell' olivo nei suoi varii stati 
Uovo . 

Larva . . . 
Crisalide 
Adulto 
Biografia : Adulto 
Larva 

Larve della 1* generazione 
» » 2* generazione 

» » 3* generazione 

Riassunto biografico 
Danni causati dalla tignola dell'olivo 
Danni alle foglie 
» ai fiori 
" alle olive . 
Cause naturali che ostacolano la molti plic. della tignola dell 
Lepidotteri : Tephroclystia pumilata 
Larva adulta 
Bozzolo . 
Crisalide 
Adulto . 

Distribuzione geografie 
Biografia 
Oonvittime 
Parassiti : Rhogas 
Ditteri : Xanthandrus comtus . 
Larva adulta 
Pupario 
Adulto . 



olivo 



pag. 


83 


)> 


n 


n 


86 


» 


88 


n 


89 


n 


91 


n 


92 


n 


94 


n 


97 


» 


98 


n 


100 


n 


102 


n 


108 


» 


104 



« 105 

)) » 

» 106 

» 108 

n n 

« 109 

)> n 

r, 110 

» ?> 

n n 

« IH 

1> » 

» 112 

« 113 



- 182 - 



Distribuzione geografica 

Biografia ...... 

Convittime ...... 

Parassiti : Microterys aeruginosus 
Femmina adulta 
Maschio .... 

Distribuzione geografica . 
Biografia, convittime 

Imenotteri 

Chalcididae : Ageniaspis fuscicoUis subsp. praysincola 

Femmina adulta 

Maschio 

Uovo 

Larva 

Osservazione 

Biografia ...... 

Sviluppo dell'uovo .... 

Numero delle generazioni . 
Comparsa degli adulti .... 

Numero degli adulti che si ottiene da una larva 
da una crisalide .... 

Proporzione tra maschi e femmine 
Numero delle larve e crisalidi di tignola 
parassitizzate ..... 

Convittime ...... 

Cause nemiche allo sviluppo numerico dell'Agen 
Parassiti dell' Ageniaspis 

1. Eutelus mediterraneus 

Femmina, maschio, distribuzione 
Biografia, convittime 

2. Pteromalus sp 

Maschio ..... 
Biografia e convittime . 

3. ? Pteromalus .... 

Maschio ..... 

Elasmus flabellatus ..... 

Femmina ...... 

Maschio 

Pupa, larva, distribuzione geografica. 
Biografia ...... 



dell 



geogr 



olivo 



laspis 



afica 



pag. 114 

» » 
» 115 



- 483 — 



Valore del parassitismo dell'Elasmus 

Convittime 

Parassiti dell' Elasmus 

Tetrastichus sp 

Femmina . . . . . 

Maschio . 

Distribuzione geografica, biografia 

Chalcis modesta 

Femmina ......... 

Maschio, distribiiz. geografica e biografia, convittime 
Braconidae : Apanteles xanthostigmus . . . . 

Femmina ........ 

Maschio ........ 

Bozzolo, uovo, larva . . . . . 

Biografia, distribuzione geografica 
Valore del parassitismo dell' Apanteles xan- 
thostigmvxs nel combattere la tignola del- 
l' olivo .... 

Convittime 

Parassiti .... 

Habrobracon crassicornis 
Chelonus elaeaphilus .... 

Femmina, maschio ... 
Uovo, larva, bozzolo . 
Osservazione sistematica 
Distribuzione geografica, biografia 
Chelonus orientalis .... 

Femmina 

Maschio 

Uovo, larva, bozzolo . 
Distribuzione geografica, biografia 
Ichneumonidae : Angitia armillata 

Femmina, maschio . 
Bozzolo 

Distribuzione geografica. 
Convittime 

Parassiti : Habrocytus distingueudus 
Femmina . 

Distribuzione geografica 
grafia, convittime 



biografia 



pag. 144 
» 145 



» 147 
» 148 



149 

» 
150 

» 
151 



151 

152 

j> 
153 
154 

)j 
155 



156 
157 

» 
158 

jj 
159 

» 

160 



bio- 



- 484 - 

Pimpla albernans pag. 161 

Femmina, maschio » « 

Distribuzione geografica ...... n n 

Convittime, parassiti » 162 

Biografia » » 

Riassunto intorno agi' insetti parassiti della tignola del- 
l' olivo .......... » » 

Metodo di lotta attualmente consigliabile per combattere 

la tignola dell'olivo » 166 

Metodi di lotta naturale » « 

Metodi di lotta artificiale '> 173 

Mezzi di lotta artificiale contro le larve . . » 174 

Mezzi di lotta artificiale contro gli adulti . >» » 
Conclusione intorno ai metodi di loita da usarsi contro 

la tignola dell'olivo. ....... » 178 

Bibliografia » 179 

Indice » 181 



De. L. MAST 



IV 



SUL NUMERO E SULLA DENOMINAZIONE 

DEI 

PARASSITI DELLA MOSCA DELLE OLIVE 



Avendo avuto occasione nell' estate e nell' autunno del 1907 
di tornare a raccogliere ed osservare i parassiti che si otteneva- 
no in questo Laboratorio dalle olive infette dalla mosca ho vo- 
luto riprendere in esame le descrizioni che ne pubblicai nel mese 
di aprile dello stesso anno in questo Bollettino (1) e le osserva- 
zioni scritte riguardo ad esse dal dott. Paoli in una pubblica- 
zione della Stazione Entomologica di Firenze (2). 

Secondo le mie ricerche, gi' Imenotteri parassiti del Bacus 
oleae sarebbero quatti-o, cioè: una specie di Eulophus, riferibile 
air E. longttltfK (Zett.) piuttosto che all' E. pectinicorììu (L.) 111., 
r Eapelmus nrozonua Dalm., l' Eurytoma rosae Nees ed una 
nuova specie di Dinarrnus. cui ho dato il nome di dar.icida. 

Secondo il dott. Paoli, il quale descrisse i parassiti dopo 
averli fatti determinare dal prof. Schmiedeknecht, come egli dice 
nella sua ultima nota, 1' Euloplins apparterrebbe alla specie E. 
peciinicornis, V Eupelmus urosonus sarebbe VE. degeeri Dalm. 



(1) Voi. II, 24 aprile 1907 - pag-. 21-26, 30-37, 40-46, 50-54. 

(2) Osservazioni sopra un recente scritto relativo ad insetti nocivi all' o- 
livo. Firenze, 1907, pag. 28-32. 

Nelle osservazioni pubblicate nella sua nota il dott. Paoli si domanda 
come abbia fatto io a riferire con certezza le diverse larve dei parassiti de- 
scritti alle rispettive immagini, non essendo possibile, secondo lui, di alle- 
varle dopo di avere aperto 1' oliva in cui si .sono sviluppate. Lo studio della 
metamorfosi dei parassiti della mosca è stato fatto dal prof. Silvestri e dal 
dott. Martelli, come è indicato nella nota al terzo capitolo della pubblicazione 
di questo Laboratorio, onde non spetterebbe a me a rispondere all'osserva- 
zione del dott. Paoli; tuttavia farò osservare che in questo Laboratorio si 
sono allevate moltissime larve dei parassiti del Dacus^ ottenendone quasi 
sempre l'immagine. 



— 186 — 

e il Binarmi fs dacicida la Psilocera concolor (Thoms.) D, T.; 
inoltre si troverebbero anche fra gl' Imenotteri parassiti del Da- 
CKs oleae, il Cratotrechus larvarimi (L.) Thoms. e il C. aenei- 
cooca Thoms., e due altre specie di Eut'ìjfonta, la ì-uftpes Walk, 
e V ae tili ops Boh. Queste due specie di Eìirijtoma sono state da 
me poste nella sinonimia dell' E. ì'osae, citando la descrizione del 
Paoli, con un punto interrogativo, e le due specie di Cratotre- 
chìfs nella sinonimia dell' Eulopìms longulxs. 

Stante la notevole disparità fra la determinazione dei paras- 
siti fatta fare dalla Stazione Entomologica di Firenze, e quella 
che io ho fatta in questo Laboratorio, credo necessario di esporre 
qui le ragioni per cui sono venuto a risultati diversi da quelli 
pubblicati poco prima dalla Stazione di Firenze. 

Anzitutto sarà bene ricordare ancora una volta che in questo 
Laboratorio furono tenute in osservazione olive provenienti da 
regioni diverse d'Italia, anche dalla Maremma, come pure olive 
di alcune località della Penisola Balcanica e della Turchia Asia- 
tica, e sempre hirono ottenuti da esse i quattro Imenoteri Cal- 
cididi che io ho descritti. Tuttavia non si potrebbe escludere 
soltanto per questo che le altre specie menzionate dal dott. Paoli, 
cioè il Cratotrechus larvarum ed aeneicoxa, V Eitry torna, rufipes 
ed aethiops, siano anch' esse parassite della mosca delle olive. 

Ma io ho posto tali specie nella sinonimia delle descrizioni 
che ho pubblicate, per le ragioni che ora vengo ad esporre. 

Non posso negare che fra gli esemplari mandati dalla Sta- 
zione Entomologica di Firenze al prof. Schmiedeknecht per farli 
determinare, si trovasse anche qualche Cratotrechus; ma questo 
poteva essere stato ottenuto da qualche insetto racchiuso nelle 
cassette d'incubazione delle olive, oppure trovarsi fra gli esem- 
plari dei parassiti della mosca per un errore di collocazione nelle 
collezioni. Ad ogni modo sta il fatto che le figure pubblicate nel 
lavoro del Paoli, riguardanti il Cratotrechus larraì'Uìu, non pos- 
sono riferirsi al genere Cratotrechus, e corrispondono invece ai 
caratteri della femmina di Eulophus longulus. Infatti la Fig. 19 
(pag. 35) che spetterebbe alla femmina del C. larvarum, presenta 
il metatorace con le coste longitudinali intere, non limitate alla metà 
posteriore, e fornito di costa trasversale: l'antenna, che corrisponde 
esattamente alla figura di dettaglio della pag. 37 (Fig. 20) e al- 
l'annessa descrizione^ ha quattro articoli, non già tre, nel funicolo, 



- 187 - 

Anche la figura dell' ala e quella del pterostigma (Fig. 21 ah) 
corrispondono ai caratteri dell' E. ìmignl/fs, mentre nel C. larva- 
rmn la nervatura postmarginale non è tanto più estesa della 




A. pterostigma di Craiotrechus larvartcm. B, ala della stessa specie. O, ner- 
vatura dell' ala di Eurytoma rußpes femmina. D, nervatura postmarginale e stig- 
matica di Eidophus lonijulus femmina E, F, nervatura stigmatica della stessa 
specie: E, di un individuo femmina, F di un maschio. (Tutte le figure molto 
ingrandite). 

nervatura stigmatica (1), e questa termina con una clava non al- 
lungata (2). Essendo quindi le figure de) C. larvarum, date dal 
Paoli, riferibili all'È", longulus, ho dovuto porre il C. larvarum 
nella sinonimia di tale specie. Ammessa poi questa sinonimia, ne 
viene di conseguenza che anche il C. aeneicoxa può ritenersi 



(1) Cfr. Thomson, Hymenoptera scandinaviae , Tomo V, 1878, pag-, 220, 
e la figura qui annessa (Fig. — A, B) presa da un esemplare fornitoci dallo 
Schmiedeknecht. 

(2) Le dette figure dell' ala e del pterostigma (pag. 37) sono diverse da 
quelle delle pagine precedenti che si riferiscono al maschio di Eulophus, ma 
tali differenze non possono avere importanza, poiché, quanto alla figura del- 
l' ala del maschio, in cui la nervatura postmarginale è un poco più corta 
(mentre dovrebbe essere identica a quella della femmina') si deve considerare 
che tale nervatura non ha un limite ben determinato, e quindi può essere 
stata disegnata non esattamente, e quanto al pterostigma, che non è chiuso 
all' estremità e presenta il dente più largo, è da osservare che la sua estre- 
mità non è sempre ben colorata e nettamente determinata, e che spesso non 
riesce più visibile nei preparati in glicerina: inoltre il dente può apparire 
più o meno largo secondo come si sposta l'obiettivo. 



— 188 — 

identico all'È', longulus, poiché stando a quanto è detto nella de- 
scrizione del Paoli, non differisce dstlV Eulophus nel colorito, e 
quanto poi all' aspetto più o meno robusto del torace e alle di- 
mensioni maggiori o minori, si tratta di differenze che hanno 
poca importanza, poiché possono entrare nell'ambito delle varia- 
zioni che avvengono nello sviluppo di tali parassiti. 

Per quanto riguarda VEurytoma rosae Nees e le altre due 
specie E. rufìpes Walk, ed E. aethiops Boh., devo far osservare 
che le notizie che si trovano nello scritto del Paoli sui caratteri 
dell'io, aethiops non corrispondono esattamente a tale specie, poi- 
ché lo sviluppo delle ali lino a raggiungere l'apice della trivella 
si può riscontrare anche nell' E. rosae e dipende dallo stato di 
distensione dell' addome stesso, e la nervatura stigmatica ( = n. 
marginale secondo la nomenclatura che io ho seguita) lunga quanto 
il nervo radiale (zi= n. stigmatico) é carattere non già dell'io, aethiops^ 
che ha la nervatura come VE. rosae, ma dell' altra specie, 1' E. 
rufìpes. Tuttociò fa supporre che sia avvenuta qualche confu- 
sione negli esemplari di Eurytoma raccolti nella Stazione Ento- 
mologica di Firenze e negli appunti che li riguardavano, o che 
gli esemplari siano stati , involontariamente , scambiati con altri 
da chi li ha studiati. Del resto le due specie in questione non 
sono state mai ottenute in questo Laboratorio dalle olive della 
Maremma. Ma appunto perché io non ho voluto escludere che 
le due specie E. rufìpes ed E. aethiops fossero parassiti del IJa- 
cus oleae, le ho citate nella sinonimia con un punto interroga- 
tivo. 

Il Paoli descrive VEupelmus come E. degeeri Dalm., atte- 
nendosi all' opinione comunicatagli dello Schmiedeknecht , il 
quale dichiara di non poter trovare una differenza sicura per fare 
dell'E'. urozonus ed E. degeeri due specie distinte. Tuttavia, poi- 
ché non solo Dalman, che primo descrisse e mise a confronto i 
caratteri delle due specie, ma anche Förster e Thomson che ne 
esaminarono e descrissero molti esemplari accuratamente , e pa- 
recchi altri autori che ottennero tanto l'una che l'altra specie me- 
diante allevamento, non hanno mai dubitato che si trattasse di 
specie diverse, io ritengo che non si possa essere autorizzati a 
sostituire il nome di Eupehnus degeeri a quello di E. urozonus, 
finché in qualche pubblicazione non venga prima dimostrata l'iden- 



— 189 — 

tìtà specìfica delle due forme. Nello stato attuale della questiono, 
noi dobbiamo domandarci se ì'Eiipelììius che si ottiene dal Dacua 
oleae corrisponda piuttosto alla forma finora descritta dagli au- 
tori come E. urozonus, ovvero a quella descritta come E. degeeri. 
Certamente, confrontando le diverse descrizioni e le figure delle 
due specie, sorgono delle incertezze riguardo ad alcuni caratteri, 
ma dovendo decidere fra VEupelrnus urozonua e 17^7. degeeri, io 
non trovo ragioni sufficienti per riferire a quest' ultimo il paras- 
sita del Baciis, anziché all'altra specie. Il colore dello scapo, lo 
sviluppo dei due ultimi segmenti addominali, ed anche il colore 
dei tarsi del maschio, non sono caratteri aft'atto trascurabili, co- 
me non lo è nemmeno la presenza di ali perfettamente svilup- 
pate. Poiché fra gli Encirtidi avviene solo eccezionalmente che 
forme attere compariscano fornite di ali, o viceversa; tanto che 
la mancanza delle ali é uno dei caratteri che anche il Mayr e 
l'Ashmead pongono nei loro quadri dicotomici per la distinzione 
dei generi. E si noti inoltre che deW Eupelmus che io attribuisco 
alla specie ìirozonus, si sono ottenuti in questo Laboratorio molti 
esemplari anche da diverse galle , da Hiiponomenta malinellus, 
da Scutellhta cyanea, e tutti sempre con le ali perfettamente 
sviluppate. 

Riguardo alla nuova specie di Dlnamius che ho trovata pa- 
rassita della mosca, il Paoli si meraviglia che io abbia fatto tut- 
t'uno con essa del parassita da lui descritto come Psilocera con- 
color (Thoms.) e dei due descritti dal dott. Del Guercio (l) come 
Trichomalus spiracularis Thoms., (2) e Trichomalus sp. Ma se 
le descrizioni pubblicate da lui e dal dott. Del Guercio servono 
allo scopo di far identificare la specie, è ovvio che io potrò ser- 
virmi di esse pei- vedere quali parassiti del Dacus oleae corri- 
spondano ai caratteri che vi sono esposti. 

E difatti il parassita che io ho descritto come Dhiarmus da- 
cicida, corrisponde perfettamente a quanto è detto nella descri- 
zione della Psilocera concolor fatta dal Paoli, e specialmente cor- 
risponde nei dettagli, anche nella disposizione dei sensilli, la fi- 
gura dell'antenna (Fig. 22, pag. 38). 



(1) Sulla dominante infezione della mosca delle olive, ecc. (Nuove rela- 
zioni della R. Stazione di Entom. agraria di Firenze. Serie I. n. 3, 1900, p. 65). 

(2) «Thomson » e non Thomas », come hanno scritto il Del Guercio e il 
Paoli. 



- m - 

Io credo quindi di non dover dubitare che ì detti esemplari 
siano specificamente identici a quelli che il Paoli indica sotto il 
nome di Psilocera concolor. Ma V identità specifica non è meno 
evidente quando si confrontino la descrizione e le figure di Tri- 
chonialus date dal Del Guercio. Anche in questo caso, le indica- 
zioni del colorito e molti caratteri delle figure (giacché 1' imper- 
fezione di queste non permette un confronto di tutti i particolari) 
non possono lasciar dubbii: la figura 20,, che rappresenta l'anten- 
na coi relativi sensilli, le figure del pterostigma (19,,, 20c\ quella 
dell'ala (20^), quella 20^ in cui è disegnata una delle mandibole, e la 
Fig. 19 che ritrae abbastanza fedelmente l'aspetto generale del 
parassita, corrispondono ai cai'attei'i del Dinarntu.s dacicida. Ve- 
ramente, né con questo genere, né coi generi Tricliornalus e Psi- 
locori, è comparabile la figura 19« che rappresenta l'antenna del 
Tricliomalus sjìiraculmis , poiché tale figura nel funicolo e 
nella clava ha sette articoli, e quindi non potrebbe nemmeno ri- 
ferirsi allo stesso genere delle figure 20 del Trichomalus sp.: essa 
è probabilmente errata, onde non credo di doverne tener conto. 
Del resto la descrizione e le figure del dott. Del Guercio non pos- 
sono riguardare nessuna specie di Tricliomalus , come la descri- 
zione e la figura date dal Paoli per la Psiloco-a: poiché i Tri- 
chomalus hanno due soli articoli annulari all'antenna, le mandi- 
bole non mai con meno di quattro denti, il metatorace fornito di 
nuca, ed il genere Pailoceì-a ha pure due soli anelli all' anten- 
na, ed ha le mandibole fornite ambedue di tre denti (1), inoltre, 
nella specie Psilocera concolo)' le gene sono infossate in modo 
particolare subito al disopra delle mandibole, e il metatorace è 
fornito della costa trasversale e della nuca. Nessuno poi dei due 
generi, Tricliomalus e Psilocera, che appartengono alla famiglia 
Pteromalidae (secondo la classificazione di Ashmead) presenta 
due speroni airestremitiH, delle tibie posteriori, come nel parassita 
in questione. Tale carattere distingue dalle Pteromalidae la fa- 
miglia molto affine delle Miscogasteridae; ed é fra i generi di 
questa famiglia che deve ricercarsi quello a cui spetta il detto 
parassita. Esso deve riferirsi, secondo me, al genere Dinarmus 
Thoms. 



(1) Va ricordato inoltre che nei maschi di Psilocera i \)e\i del funicolo deJle 
antenne sono disposti a \erticillo. 



- Ì9i - 

Tale è il risultato delle mie osservazioni, le quali, gioverà 
qui ricordarlo, furono dapprima dirette a decidere quale deter- 
minazione di genere o di specie si dovesse adottare fra quelle 
abbastanza disparate proposte da diversi specialisti. Per il Di- 
ìtarmus, oltre ai nomi di Trichomalus spiracularis e Psìlocera 
concolor, erano suggeriti da alcuni entomologi, interrogati in pro- 
posito r anno scorso dal prof. Silvestii, anche i nomi Hahrocìjtì'S 
sp., Pteroìtmlus ran'abiììsReitz.e Neocatolaccus ttjlodermae Ashm. 

Del genere Dìnarhws ho potuto esaminare ultimamente due 
forme nuove, una delle quali è una specie ben distinta dalle 
altre del genere, ottenuta da galle di Cijnrps coriaria Hart, pro- 
venienti da Bevagna(l), l'altra può considerarsi come una sot- 
tospecie del Dinarmas dacicida, ed è pure parassita del Dacus 
oleae, ma si ottiene anche da alcune galle. Di quest' ultima, avevo 
osservato Y anno scorso, raccogliendo i parassiti della mosca da 
olive di Grottaglie, di Messina e dell'isola di Metelino, alcuni 
maschi, che si distinguevano da quelli della forma tipica del 
Dhmrmiis dacicida per il torace di color verde olivaceo cupo, 
non già nero vei'dastro, le tibie posteriori interamente bianche, 
l'addome di un colore rameo più splendente, e le dimensioni quasi 
sempre maggiori, 1' aspetto un poco più robusto. Trattandosi di 
pochi esemplari, tutti dello «tesso sesso, non credei opportuno di 
farne allora menzione descrivendo i parassiti della mosca delle olive 
ed attesi di avere notizie più complete riguardo ad essi. Aven- 
done ottenuti quest' anno da altre località, e tanto maschi che 
femmine, ho potuto osservarne tutti i caratteri e confrontarli con 
quelli della forma tipica del Dinar uììhì dacicida. 

I caratteri di questa sottospecie, che distinguo col nome di 
subsp. viresceyis, sono i seguenti: 

Bìnarmus dacicida subsp. vireseens n. 

Femmina — Presenta l'addome un poco più lungo che nella for- 
ma tipica del Dinarmus dacicida, e la nervatura maiginale in con- 
fronto della stigmatica per lo più alquanto più corta. La testa e il to- 
race sono grigio verdastri o verde olivacei scuri, solo il metatorace è 



(l) Vedasi descrizione del Dinannus robustus mihi, in questo Bollettino, 
Voi. I pag. 284. 



— i92 — 

di im verde dorato poco appariscente: questo stesso colore presenta 
r addome alla base, mentre all' apice è nero verdastro e nel ri- 
manente grigio verde a riflesso dorato, con larghe fasce trarver- 
sali porporine in corrispondenza al margine distale dei segmenti. 
Gli occhi sono di colore rosso cinabro, gii ocelli bruni , le an- 
tenne, con lo scapo, il pedicello e gii ultimi due terzi della 
clava di un bel giallo bruno, quasi giallo ocraceo, il rimanente 
di color bruno. I femori sono bruno-verdastri, con l'estremità 
giallo scura; le tibie anteriori giallognole, coi tarsi anteriori giallo 
scuri; le tibie e i tarsi delle zampe medie e posteriori bianchi, 
solo r ultimo articolo tarsale i^iallo scuro e il pretarso bruno-nero. 

Lunghezza, mm. 4 - 5, 5. 

Il maschio ha 1' addome verde cupo alla base e all'apice, nel 
resto, superiormente, colore rameo con riflesso violaceo. 

Lunghezza, mm. 2 - 3, 3. 

Prorcììienzn — Gli esemplari che ora ho dcscritli sono quelli 
provenienti da Beirut (Siria ~. Esemplari riferibili alla stessa sot- 
tospecie si sono avuti, come ho già detto e come indichei'ò più 
innanzi , da olive di Grottaglie , Messina , Metelino (maschi) , da 
galle di Coleophora stefanii su Atriplex ìialimus (Catanzaro) e da 
galle di Ci/nips aì-gentea e C. tomentosa su piante di quercia 
(S. Vito de' Normanni). 

Questi caratteri si riferiscono ad alcuni individui che sono stati 
ottenuti da olive provenienti da Beirut (Siria). Una delle femmine 
ottenute da queste olive venne allevata affinchè depositasse le uova, 
come riferirà in altra nota il Prof. Silvestri, in altre olive infette 
dal Bacus. Ora, è da notare che gl'individui che nacquero da tali 
uova non presentavano nessuna variazione rispetto ai caratteri 
degli esemplari di Beirut. 

Un maschio ottenuto da olive di Metelino, e i pochi maschi ot- 
tenuti da olive di Grottaglie e di Messina, presentavano le antenne 
scure come nel Dinar mas tipico. Una femmina raccolta dal dott. 
Martelli a Catanzaro da galle che si trovano su piante di Atri- 
plex halimus L. prodotte dalla Coleophora stefanii, presentava i 
caratteri della varietà di Beirut, mentre due maschi presi insieme 
con essa somigliavano molto a quelli della forma tipica. 

Come si vede, le due forme, quella del Dinar mas dacicida tipico 
e quella della sottospecie mr^sc^ns, sono collegate da forme inter- 



- m - 

medie e, sebbene sì presentino talora di aspetto così diverso da 
poter sembrare a prima vista che si tratti di specie distinte, sono 
invece da ritenersi come specificamente identiche. 

Nella I-accolta d' insetti ottenuti dalle galle, in questo Labo- 
ratorio, vi sono due femmine di Dhiarnnis, una proveniente da 
galle di Ci/nrps argenfea (Coiigliano Calabro), l'altra da galle di 
Cìjnips lomenfosn (8. Vito de' Normanni): ambedue hanno le tibie 
medie in gran parte scui'e, le posteriori con una sfumatura bruna 
nella prima metà; le loro antenne sono scure come quelle del 
Dinarmus dacicida tipico. Questi due esemplari della sottospecie 
virescens non si discostano quindi per la colorazione delle zampe 
e delle antenne dal tipo del genere, al quale somigliano più di 
tutti gli altri: restano però distinti pel colore meno scuro e più 
verde della testa e del torace e per 1' addome con le fasce tra- 
sversali poi'porine. Quest' ultimo carattere può essere al più sol- 
tanto accennato nel Dinarmìis tipico. 

Per terminare questa nota non mi restano che alcune altre 
osservazioni riguardo all' Eulophus. Nello scorso autunno fra gli 
esemplari di questo parassita ottenuti da olive di Porto Älaurizio, 
ne ho trovati parecchi che presentavano una colorazione violacea 
in diverse parti del lato superiore del torace, e spesso avevano 
un colorito più scuro dell'ordinario in tutto il corpo. La tinta vio- 
lacea, più o meno intensa, si riscontrava per lo più sullo scutello, 
talora su questo e sul pronoto, talora sulle ascelle e sul metato- 
race. Il complesso degli altri caratteri, sia del colorito come della 
struttura, non lasciava dubbio che questi esemplari fossero spe- 
cificamente identici a quelli finora osservati come parassiti del 
Daciis (1). Il fatto però della variabilità del colorito, specialmente 
della presenza di aree violacee nel lato dorsale del torace, è una 
prova di più dell'incertezza che si ha nel determinare la specie 
di parassiti appartenenti al genere Eulophus, poiché la maggior 
parte delle specie del genere sono descritte quasi soltanto in base 
al colorito. Nelle mie descrizioni dei parassiti del Dacus ho detto 
che r Eulophus doveva riferirsi alla specie E. longulus (Zett.) 
Thoms. piuttosto che diWE. pectinicornis (L.) 111., ritenendo però 



(1) Negli esemplax-i essiccati la tinta violacea impallidisce e talora scom- 
pare quasi del tutto. 



— 194 - 

sempre incerta anche la denominazione di E. longìdus. Questo 
nome è stato indicato dalFAshmead, il quale alcuni anni fa venne 
richiesto della determinazione del parassita, ed io non ho voluto 
rifiutarlo, pure manifestando qualche dubbio che si trattasse di 
tale specie. Che non si tratti poi dell'i^/, pectinicornis non sono 
stato io il primo a dubitarne: il Peragallo (1), che per primo diede 
notizia deìVEidophus parassita del Dacus oleae, accettò la deter- 
minazione di E. pectinicornis fatta a sua richiesta dall'André, 
esprimendo tuttavia qualche dubbio sull'esattezza di essa. A quale 
specie del genere debba riferirsi tale parassita, io credo che non 
possa stabilirsi con certezza, come dissi già nella descrizione che 
ne pubblicai, fino a che non sai'à fatta una revisione degli Eu- 
loplius finora conosciuti. Il che, veramente, data la perdita che 
deve essere avvenuta di non pochi degli esemplari tipici e la 
difficoltà di avere tali esemplari in esame, sarà un lavoro arduo 
e da non potersi, forse, compiere mai per intero. 



(1) Peragallo, A. Insectes nuisibles à 1' agriculture, l.er fase. L'olivier. 
2. eéditiou. Nice, 1882. Pag-. 131. 



F. SILVESTRI 



V. 
DESCRIZIONE E PRIME NOTIZIE BIOLOGICHE 

dell' ECOFILLEMBIO deir OLIVO 

{Oecophyllembìn.s neglect iis Silv.) 

Novo g'enere di Lepidotteri minatore allo stato di larva 
delle foglie dell' olivo. 



Studiando gii insetti che vivono a spevse dell'olivo la mia at- 
tenzione fu attratta da peculiari gallerie delle foglie, scavate da 
una singolare larva di un Lepidottero, che non avevo visto fino 
allora (1906) ricordato tra quelli dannosi all'olivo e che dopo gii 
studi e confronti necessarii mi è sembrato poter riferire anche 
ad un genere novo, non essendomi stato possibile riconoscere in 
esso alcuno dei generi descritti. 

A questo Lepidottero, fino ad ora sfuggito agli entomologi 
agrarii non solo ma anche a quelli sistematici, ho posto il nome 
italiano di Ecofìllembw deWoliro e quello scientifico di Oecophyl- 
lembius neglectus. 

Osservai questo Lepidottero la prima volta nal 1906; nel 1907 
potei continuare le osservazioni con materiale raccolto a Bevagna 
(Umbria), ma in tale periodo di tempo non mi fu possibile comple- 
tarle, perciò questa mia nota ha il valore di un primo contributo 
alla conoscenza deìVEcofillembio. 

Occorrono ulteriori studii particolarmente per accertare se 
la larva di questa specie è parassitizzata anche dedV E ulophus 
longulus, che è parassita in estate del Dacus oleae , perchè in 
tal caso sarà necessario studiar bene il modo di trarre speciale 
vantaggio dalla presenza dell' Eco fillembio nel combattere la mosca 
delle olive. 



- 196 — 
DESCRIZIONE DELL'ECOFILLEMBIO DELL'OLIVO 

NEI SUOI VARII STATI. 



LEPIDOPTERA. 



Fani. L3 onetii d a.e. 

Genere Oecophyllembius nov. 

Adulto (1) — Capo superiormente fornito di numerose squame. 
Antenne lunghe poco meno del corpo, semplici, leggermente 
attenuate, quasi filiformi, col primo articolo un poco 
concavo inferiormente. 

Mandibole (Fig. 2 B) rudimentali, subnude. 

Proboscide (Fig. 1 P) abbastanza lunga circa 
il doppio più lunga dei palpi labiali. 

Palpi mascellari (Fig. 1-2 M) brevi, composti 
di tre articoli, dei quali il secondo è più lungo 
del primo e quasi uguale in lunghezza al terzo, che 
è allungato, un po' ovale. 

Palpi labiali (Fig. 1 L) abbastanza lunghi e 
sottili, di tre articoli, dei quali il primo è più corto 
del secondo e questo più lungo del terzo. 

Ali lunghe e strette, le anteriori quasi cinque 
volte più lunghe che larghe e le posteriori più di 
sette volte più lunghe che larghe, ambedue col 
r apice acuto. 

La nervatura è molto ridotta; nell'unico adulto 
da me ottenuto ed osservato ho potuto riconoscere 
le vene disegnate nella figura 3 yl e 5 e cioè in quelle anteriori 




Fig. 1. 
Capo visto di fac- 
cia : A base delle 
antenne, L palpo la- 
biale, M palpo ma- 
scellare , P probo- 
scide (ingrandito). 



(1) Dell'adulto io ho ottenuto nel 1907 un solo esemplare , e in stato di 
conservazione poco buona per ciò che si riferisce al rivestimento di squame 
e peli, essendo rimasto colle ali e col resto del corpo attaccato alla parete 
di un tubo in cui si sviluppò; per tale ragione, benché io abbia cercato di 
studiarlo attentamente, credo che occorra l'esame di altri esemplari per sta- 
bilire definitivamente con esattezza la disposizione delle squame, il colore 
del corpo, la forma e lunghezza della frangia alare, nonché la nervatura 
delle ali. 



497 - 




Fig. 2. 
Parte orale del capo : B mandibole, M 
palpo mascellare, L base del palpo labiale, 
P base della proboscide (molto ingrandita). 




una breve subcostale, un'anale e, tra queste, due vene longìtudi 

nali formanti la cellula discoidale, 
dalla quale partirebbero 4 rami 
{-zu RI- R 4) per raggiungere il mar- 
gine anteriore, e 3 (forse riferibili 
due alla mediana =: M 1 -lf2 e una 
alla V cubitale C^) al posteriore. Le 
ali posteriori hanno un lungo frenu- 
lo, una subcostale e accenni di due 
altre nervature, delle quali non ho 
potuto seguire l'intero percorso. 
La frangia di ambedue le ali dell'esemplare da me osservato 
era in gran parte caduta, 
restava solo la piccola 
porzione disegnata. 

Tibie anteriori (Figu- 
ra 4 .4) inermi, mediane 
(Fig. 4 B) con due spe- 
roni apicali , posteriori 
(Fig. 4 Ci con due speroni, 
dei quali uno assai più 
lungo dell'altro, poco lungi dalla baso e due all'apice. 

Addome subcilindrico fin verso 
r apice in corrispondenza al quale si 
assottiglia. 

Larva. — La larva di questo ge- 
nere (Fig. 5) ò molto singolare per essere 
di un Lepidottero. Essa è molto de- 
pressa, larga anteriormente (ecettuato 
il capo che diventa stretto all'innanzi) 
e molto stretta posteriormente dal nono 
segmento all'ultimo, che termina bifor- 
cato in due processi conici. Manca af- 
fatto di zampe e di occhi. Ha antenne 
formate di un solo articolo. Non presenta 
distinte le mascelle, manca di palpi la- 
biali e di filiera. 

Prepupa — La larva si trasforma 
in una prepupa (Fig. 6), che per la sua 
struttura ricorda abbastanza 1' ordine, cui appartiene. Essa ha il 



Fig. 3. 
Ala anteriore e posteriore disegnato senza sqname 
i- colla parte di frangia rimasta nell'individuo mal 
conservato (ingrandite). 




A B C 

Fig. 4. 
A zampa anteriore, B media 
e C iiosteriore (ingrandite). 



— 198 - 

corpo meno depresso della larva, ha un apparecchio boccale 
rudimentale ma composto di tutte le parti caratteristiche di quello 





A 

Fig. 5. 
Larva : A dal dorso , B 
dal ventre (ingrandita quasi 
dieci volte). 



A B 
Fig. 6. 

Prepupa: A dal dorso, 
B dal ventre, S stigma, 
1-3 accenni delle zampe 
toraciclle ( ingrandita 
quasi sei volte ). 



delle larve di Lepidotteri compresa la filiera. Nella parte ven- 
trale del torace si vedono sotto la cuticola gli accenni delle zampe. 

Crisalide — La crisalide (Fig. 
7) ha la parte anteriore del capo 
prolungata in forma di appendice 
triangolare a lancia e la posteriore, 
che é molto mobile, terminata in 
due cornetti fra di loro leggermente 
divergenti verso l'apice. 

La crisalide si trova nell'ultima 
porzione della galleria racchiusa in 
un bozzoletto, che appresso è de- 
scritto. 

Osservazione — Il genere Oecophi/Uembius mihi e affine al 
genere Phyllocnistü Zell., però da questo ben distinto perchè la 
larva oltre che altri caratteri secondarli, come forma del labbro 
superiore, delle mandibole etc., diversi da quelli della larva di 



A B e 

Fig. 7. 

Crisalide: A dal dorso, B di fianco e 

C dal ventre (ingrandita 7 volte). 



— m 



tale genere (1), ha le antenne di un solo articolo e non di tre come 
in quello; l'adulto ch'W OecophìjllenìMìf s si distingue anche da quello 
del Phìjllocnistu per avere i palpi mascellari ben sviluppati e 
composti di tre articoli. Per quest'ultimo carattere ì' Oecophyllembins 
concorda col genere Cemiostoma Zeli., ma ne è molto distinto per 
la forma della larva e della crisalide. La larva del genere Cemio- 
stoma è fornita delle zampe toraciche e di 5 paia addominali (2). 

Oecophyllembius neglectus sp. n. 

Adulto. 

Colore generale del corpo (3) cenerino a ritiessi argentei. 
Antenne (Fig. 8) lunghe poco meno del corpo , filiformi , legger- 
mente attenuate verso l'apice e composte di circa 50 articoli. 




/^'\ 




"Fig. 8. 

Adulto (ingranilito i-irca 5 volte e 

colla frangia alare incompleta). 



Fig. 9. 
Porzione di foglia d'olivo col guscio 
dell'uovo (A) di Ecotilleinhio e inizio 
della galleria [B] (molto ingrandita). 



Lunghezza del coi-po mm. 3,2; apertura d'ali mm. 6, lunghezza 
delle antenne mm. 3. 

Ovo. 

L'ovo dell'Ecofillembio (Fig. 9) è leggermente convesso, più 
di un terzo più lungo che lai'go coi lati subparalleli e i due [ioli larghi 
e arrotondati, liscio alla superfìcie. È lungo mm. 0,520 e largo 0,325. 



(1) Si confronti: L. TÀiders, Beitrag' zur Kenntnis der Lepidopterengat- 
tiing- PhijllocniHtis Z. — Realschule in St. Pauli, Beilage zum Bericht über das 
Schuljahr 1S99-190Ü, jip. 1-32, Taf. I-IV. 

(2) L. Sorhagen. Beitrag zur Auftindung und Bestiniumng der Raupen 
der Microlepidopteren— Berlin, entoni. Zeitschr. XXVII (1883) pp. 1-8. 

(3) Come ho già detto nella nota a pag. 196, per tjiusllo che si riferisce 
al colore e alla frangia alare la descrizione e la figura dell' adulto debbono 
considerarsi incomplete, 



- 200 



Larva. 



La larva (Fig. 5) prossima a trasformarsi in prepupa )iei mesi 
di Maggio-Giugno, è lunga mm. 6 ed ha una larghezza massima 
di mm. 1,2, 

Il corpo è di color paglierino col protorace giallastro o ocro- 
leuco, il capo ocraceo coi suoi pezzi scheletrici ferruginei. 

Esso presenta distinti capo, torace e addome di 11 segmenti, 
è molto piatto, colla massima larghezza in corrispondenza al pro- 
torace, leggermente si restringe in avanti e anche un poco in 
dietro fino al metatorace, per allargarsi di nuovo leggermente 
al principio dell'addome, che si mantiene quasi ugualmente largo 
fino all'ottavo segmento. In questa regione si restringe un poco, 
poi moltissimo dal nono all' undicesimo segmento, che termina 
biforcato in due brevi processi conici. 

La parte dorsale e ventrale di ciascun segmento eccettuato 
il capo, il protorace e l'estremità dell' addome è rivestita nella 
parte mediana-trasversale di peli o punte minutissimi. 

Capo — (Fig. 5 e 10). È come il resto del corpo molto ap- 
piattito e colla parte posteriore un poco retrattile nel pro torace. 

Ha una forma sub- 
triangolare coi lati leg- 
germente arcuati e 
l'apice, corrispondente 
alla bocca, non acuto 
ma un poco allargato 
e troncato. È circa un 
sesto più largo alla 
base che lungo, liscio 
del tutto se si eccet- 
tuano 5-6 cortissimi 
peli sparsi su ciascun 
lato dorsale e ventrale. 
Le antenne (Fig. 10 e 11 A) sono anteriori, laterali, cortis- 
sime e formate di un solo articolo quasi il doppio più lungo che 
largo, leggermente ingrossato all'apice e fornito all' apice stesso 
di una setola breve superiore sublaterale abbastanza robusta e 
di tre setole corte robuste un po' disuguali in lunghezza ed una 
setola cortissima vicino a quella apicale interna. 




a Fig. 10. h 

Capo e parte anteriore del protorace della larva, a dal dorso, 
b dal ventre: A antenna, L labbro superiore, 3/ mandibole. 
N labbro inferiore (molto ingranditi). 



- 201 - 

Il labbro superiore (Fig. 10 e 11 L) nella parte mediana è 
profondamente inciso e fornito di brevi appendici appuntite, la- 
teralmente si estende verso la parte anteriore del capo sotto 
foi'ma di una lamina, la quale è costituita da un pezzo basale 




a Fig. 11. b 

Parte anteriore del capo della larva, a dal dorso, b dal ventre : A antenna, L labbro superiore, 
M mandibola, N labbro inferiore, (molto ingrandita) 



trasversale, subrettangolare, liscio, ed un pezzo distale più lungo 
del basale, scanalato longitudinalmente, il quale al margine an- 
teriore per ogni pezzo, compreso fra due scanalature, si continua 
in due processi spiniformi allungati, assottigliantisi gradatamente 
fino a terminare in sottile punta e rivolti coll'estremità un poco 
ir alto. Tali processi spiniformi sono poco più corti dell' apice 
delle mandibole. 

Le mandibole (Fig. 10-11 M e 12) sono terminali, robuste, 
appiattite, alquanto più lunghe che larghe e fornite all' apice di 
tre denti, dei quali i due esterni sono trian- 
golari, acuti, colla punta rivolta internamente 
ed il terzo laterale, interno, corrispondente al 
pezzo molare , é subrettangolare col margine 
tagliato un poco obliquamente. 

Neil' apparato boccale di questa larva non 
ho potuto distinguere le mascelle. 

Il labbro inferiore (Fig. 10 e 11 iV) é co- 
stituito da un pezzo basale a forma di trapezio 
col lato maggiore situato anteriormente e por- 
tante una lamina sottilissima fornita nella parte 
inferiore e anteriore mediana di corte setole, nella parte superiore 
mediana di setole a poco poco più corte e lateralmente invece 




Fig. 12. 

Mandibola 
(molto ingrandita) 



— 202 - 

di setole lunghette, robuste e coll'apice uncinato. Il labbro in- 
feriore sorpassa appena il margine anteriore delle mandibole e 
lateralmente non copre per piccolo spazio la parte laterale delle 
stesse. Esso non ha palpi, né filiera. 

h' apparecchio boccale della prima larva di OecophyUembitfs 
è dunque costituito nel suo insieme da una sorta di astuccio, 
molto depresso, limitato lateralmente dalle mandibole, superior- 
mente e inferiormente dal labbro superiore e dall'inferiore forniti 
ai loro margini di appendici o setole uncinate. Un apparato boc- 
cale così formato è bene adatto al lavoro di escavazione nel pa- 
renchima della foglia d'olivo. 

Torace. — Il protorace è un poco più del doppio più largo 
che lungo ed è un poco più largo del capo, che può rientrare un 
poco nel protorace slesso. Il suo dermascheletio è liscio, robusto 
e fornito al dorso ed ai lati di pochissime e piccolissime setole. 
Il mesotorace è un poco più corto del protorace e di questo 
un poco più stretto nella parte posteriore. 

Il metatorace è più corto e più stretto del mesotorace e del 
primo segmento addominale cosi che il corpo in corrispondenza 
a questa regione appare un poco strozzato. 

Il torace ventrale non presenta traccia di zampe. 

Addome — Questo è composto di 11 
segmenti, ma col decimo distinto dall'un- 
dicesimo (Fig. 13) soltanto per mezzo 
di una piccola strozzatura qualche volta 
indistinta. Il primo segmento é di poco 
più grande del metatorace, gli altri, 
dal secondo al settimo compreso, sono 
fra di loro quasi uguali, l'ottavo è un 
A Fig. 13. li poco più stretto del precedente, il nono 

Parte posteriore della larva : A ^ ^^^^^^ ^^^ strCttO dcll'ottaVO 6 Ìl decilllO 
dal dorso, /? dal ventre (infjrandita). ^ 

e l'undicesimo gradatamente più stretti. 
L'undicesimo (Fig. 13) termina biforcato: ciascun ramo è conico, 
lungo circa quanto il resto dell'undicesimo segmento e fornito di 
pochi e cortissimi peli. 

Prepupa. 

La prepupa (Fig. 6) ha il corpo leggermente depresso, non 
molto piatto come nella larva, alquanto assottigliato posteriormente 
e poco anteriormente in corrispondenza al protorace e al capo. 




203 



È bianca o giallo-paglierina ed ha la superficie dorsale e 
ventrale dei segmenti nuda. 

Capo (Fig. 14) alquanto attenuato anteriormente e con appa- 
recchio boccale affatto diverso da quello della larva. 




a Fig. 14. 8 

Capo e parte anteriore del protorace della prepupa, a dal dorso, b dal ventre : 
A antenna, 7 mascella, L labbro superiore, M mandibola, A'^ labbro inferiore, 
palpo labiale, P accenno del palpo labiale, S filiera (molto ingranditi). 

Le antenne (Fig. 14 A) sonò cortissime a forma di un tu- 
bercolo convesso portante tre corte e robuste setole, una setola 
abbastanza sottile ed una minima. 

Il labbro superiore (Fig. 14 L) è cortissimo e poco largo, 
fornito presso il suo margine di due setole lunghe submediane, 
due corte laterali e due altre alla base. 

Le mandibole (Fig. 14 M) si presentano in forma di un pic- 
colo processo trituberculato, situato ai lati del labbro superiore 
e di questo poco più corto. 

Le mascelle (Fig. 14 /) credo che si debbano riconoscere 
nei due pezzi longitudinali, distinti nel capo visto dal lato ven- 
trale (Fig. 14 b) e situati tra il mento del labbro inferiore e le 
mandibole. Ciascuna di esse presenta distinto un rialzo a con- 
torno ellittico (P), che ritengo accenno di palpo. 

Il labbro inferiore (Fig 14 iV) sporge alquanto innanzi a 
quello superiore come una lamina semiovale, fornita anteriormente 
nella parte sublaterale di un breve palpo biarticolato (Fig. 14 0) 
e in quella mediana dì una filiera {S) ben sviluppata, conica. 

Torace — Presenta al ventre ben distinti gli accenni delle 
zampe (Fig. 6, 1-3), ma non sporgenti, coperti dalla cuticola co- 
mune al resto del corpo. 

Addome — Appare composto di dieci segmenti essendo di- 
venuta meno distinguibile la strozzatura tra il decimo reale e 



- 20i ^ 

rundicesimo, che si può ritenere rappresentato dai due brevis- 
simi processi conici, coi quali termina il corpo. 

Lunghezza del corpo mm. 5,6, larghezza mm. 1. 

(hserra:-ione — La prepupa non assume più cibo, perciò si 
deve così chiamare piuttosto che seconda larva. Essa è destinata 
a tessere il bozzolo e a permettere colla maggiore altezza che pre 
senta il suo corpo, a confronto di quello della prima larva, una più 
adatta trasformazione in adulto. 



Crisalide. 

La crisalide dell' Oecophy Ile uihius (Fig\ 7) è allungata (più di 4 
volte più lunga che larga) col capo pi'olungato nella sua parte 
mediana dorsale in una appendice, avente la base subquadrata ed 
il resto in forma di triangolo, e coll'addome gradatamente assot- 
tigliato e terminato in due brevi cornetti. 

il suo colore è ocraceo o isabellino col dorso un poco più 
scuro, il rostro di color baio o laterizio e gli occhi neri. 

Il capo è liscio, splendente ed è al dorso, non considerando 
l'appendice, un poco più corto dell'appendice mediana stessa. Le 
antenne sono poco meno lunghe dell'addome e gii occhi affatto 
ventrali. 

Il torace e l'addome sono forniti di poche se- 
tole come si vede nella figura 7. L'ultimo segmento 
addominale termina in due brevi cornetti conici 
divei'genti fra di loro leggermente dalla base al- 
l'apice. 

Le antenne, le zampe posterioi'i e l'estremità 
delle pteroteche sono libere dall' addome, che dal 
quarto segmento in dietro può eseguire molto bene 
movimenti laterali. 

Lunghezza mm. 4,5 ; larghezza mm. L 

Bozzolo. 




Fig. 15. 
Porzione di una 
foglia d' olivo col- 
l'ultinio tratto della 
galleria contenente 
il bozzolo messo al- 
lo scoperto e nella 
parte posteriore rot- 
to per mostrare l'e- 
stremo addome del- 
la crisalide (ingran- 
dita circa duo ^'oltc). 



Il bozzolo (Fig. 15) si trova nella parte termi- 
nale della galleria a tre o quattro millimetri dalla 
estremità della stessa. 

E lungo 5 millimetri e largo 1,5-2. È bianco 
e costituito da un sottilissimo strato di fili di seta aderenti alla parte 
inferiore del parenchima sottostante della foglia e da un' altro 



- ^05 - 

Strato sottostante all'epidermide della faccia superiore, ma da 
questa separata per piccolo spazio, e sottile e tanto compatto e 
tenace da tirare il lembo della foglia verso la parte interna della 
galleria e formare cosi un piccolo cunicolo capace della crisalide. 

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA. 

h'Oecophì/llembìus: neglecting secondo mie osservazioni pei-- 
sonali si trova in Puglia, Calabria, Napoli, Marche, Umbria e To- 
scana, ma in nessuna località abbondante, anzi scai'sissimo. Esso 
quasi certamente sarà diffuso in tutte le regioni europee, nelle 
quali è coltivato l'olivo. 

BIOGRAFIA. 

Adulto. Nel 1907 trovai le prime crisalidi di OecophìilìeìK- 
biiis nella seconda quindicina di Maggio nel Napoletano e ai pri- 
mi di Giugno neir Umbria (Bevagna). Dalle crisalidi di quest'ul- 
tima località ebbi un adulto il 12 Giugno. 

Avendo trovato a Bevagna il 5 Giugno ancora qualche larva 
adulta e alcune prepupe oltre a crisalidi, si può ritenere che la 
comparsa degli adulti di Oecophi/I/embifis cominci nella seconda 
quindicina di Maggio e continui per tutto Giugno con un massi- 
mo per l'Umbria dal 10 al 20 di detto mese. 

Come sempre accade, secondo il decorso della stagione e 
secondo le località la comparsa degli adulti potrà essere :antici- 
pata ritardata di alcuni giorni. 

Ovo. Gli adulti depongono le ova isolate sulla pagina supe : 
riore delle foglie senza scegliere sembra un punto speciale, ma 
con preferenza sulla superficie della terza parte basale. 

Non conosco il numero di giorni che impiega un ovo a 
svilupparsi, ma ritengo che non sia grande, perché già alla fine 
di Luglio si trovano larvette di due millimetri di lunghezza. 

Larva. — La larvetta completamente sviluppata fuoriesce 
dall'uovo attraverso la parte inferiore di un polo i)er modo che 
il corion dell'uovo stesso resta anche per varii mesi aderente aL 
l'epidermide della foglia. Essa dall'uovo penetra immediatamente 
nella foglia e comincia a scavare la gallei'ia (Fig. 9), che va au- 
mentando in lunghezza e larghezza coll'età della larva. Possiamo 
distinguere due stadii della galleria. 



— 506 — 




Fig, 16. 
Foglie d'olivo mostranti gal- 
lerie del primo stadio (gran- 
dezza naturale). 



La galleria del 'primo stadio^ che si ha dalla nascita della 
larva fino al suo completo sviluppo (Aprile - Maggio) (Fig. 16 
e 17 ^), è ben visibile sulla pagina superiore della foglia, essen- 
do prima di un colore miele e poi ocraceo. 
S'inizia per lo più nella terza parte basale 
della foglia con un diametro di appena 
due decimi di millimetro e con un corso 
più meno tortuoso, gradatamente allar- 
gandosi si dirige lungo un lato della foglia 
verso l'apice della stessa, dove giunta passa 
frequentemente nella metà, opposta (sempre 
della faccia superiore), o si ripiega sullo 
stesso lato e continua verso la base. 

La lunghezza totale di questa galleria 
nel mcvse di Aprile, considerata rettilinea, 
è di 5-6 centimetri e la sua larghezza mas- 
sima di millimetri 1, 5. 

Alle volte la galleria è diretta dall' i- 
nizio verso la base della foglia e poi si 
ripiega verso l'apice sulla stessa metà della foglia, altre volte da 
una metà passa all' altra dopo un percorso più o meno breve, 
altre volte infine prende la direzione più svariata. 

La galleria dell' Ecofillembio è distintissima da quella della 
Tignola dell'olivo per la sua maggiore larghezza e negli ultimi 
mesi anche per la sua maggiore lunghezza essendo quella della 
Tignola lunga, considerata rettilinea, mm. 25 e larga mm. 0.30. 

La galleria del secondo stadio si osserva sulle foglie in Aprile- 
Maggio - Griugno quando cioè la larva è adulta ed è prossima a 
trasformarsi in prepupa. Tale galleria (Fig. 17 B-D) è molto 
diversa da quella del 1' stadio e certo si potrebbe ritenere do- 
vuta a specie d' insetto diversa se l' osservazione non l'avesse 
provato. Essa si presenta come un largo sollevamento boi Ufo mie 
della pagina superiore della foglia, variabile in estensione ma 
sempre superiore a metà della foglia stessa e avente un per- 
corso uguale a quello della galleria del 1" stadio, ciò che indica 
già abbastanza bene che questa seconda galleria non è altro che 
la prima allargata di molto, misurando in larghezza in tutto il 
corso da 3 a 4 millimetri, mentre la prima era di mm. 1,5 soltanto 
nella parte terminale. Alle volte l'epidermide della pagina superio- 
re intera appare sollevata. 



201 - 




L'epidermide della foglia, corrispondente alla parte sollevata 
della gallei'ia, è di colore verde oscuro eccetto sui lati che sono 
di color miele e nella parte terminale della galleria, per un bi-eve 

tratto esteso a tutta la 
larghezza di essa ed 
ancora ai lati di una 
piccola porzione pi-e- 
cedente, che sono di 
color nocciola pallido. 
La larva si nuti-e 
d(4 l)arenchima della 
tbglia,clie rode di mano 
in mano che avanza 
allungando la galleria, 
e dei succhi della te- 
glia stessa, e giunta 
all' ultimo suo stadio 
torna in dietro nella 
propria galleria allar- 
gandola di molto e 
sollevando alquanto la 
volta di essa formata dall'epidermide della pagina superiore. Co- 
struita la galleria del secondo stadio torna alla parte terminale 
della stessa nella quale si trasforma in prepupa. 

Prepupa. — La prepupa a me sembra che per la costitu- 
zione del suo apparecchio boccale non sia più capace di cibarsi 
e sia invece destinata alla costruzione del bozzolo e a ricon- 
durre la larva, tanta peculiare e aberrante dal tipo di larva di 
Lepidottero, alla forma caratteristica di questo ordine di insetti 
e quindi a trasformarsi in crisalide. 

Quando la prepupa ha terminato la costruzione del bozzolo, 
in corrispondenza all'estremità della galleria, che lo contiene, la 
foglia ha il margine rivolto un poco in alto perchè è tirato verso 
r interno dai fili di seta della parte superiore del bozzolo stesso. 
Crisalide. — Ha il capo rivolto verso la parte terminale della 
galleria e quando in essa la farfalletta è completamente svilup- 
data, fora per mezzo dell'appendice del capo il bozzolo e la pa- 
rete superiore della galleria fino a trovarsi con parte del torace 
all'esterno e permettere cosi l'uscita all'adulto dell' Ecofillembio. 



B e 

Fig. 17. 

A foglia d'olivo con galleria del primo stadio e B-D foglie 

con gallerie del secondo stadio (grandezza naturale). 



— ^08 - 

La crisalide può forare bozzolo e parete della galleria per- 
chè poggiandosi coi due cornetti dell' estremo addome e mo- 
vendo la parte posteriore dell'addome stesso, può fare forza colla 
punta dell'appendice del capo e quindi forare le parti indicate. 
Ponendo una crisalide poggiata sopra un piano col dorso si vede 
muoversi abbastanza agilmente da destra a sinistra e viceversa, 
servendosi della parte posteriore dell'addome e tenendo quasi 
sempre fermo il capo, che diventa perciò, quando l'addome ha un 
appoggio posteriore, centro direttivo dei movimenti della cri 
salide. 

Fuoriuscito l'adulto resta la spoglia della crisalide sporgente 
col capo e parte del torace dal foro della galleria. 

DANNI CAUSATI DALL'ECOFILLEMBIO DELL'OLIVO. 

Nella biografìa della larva dell' Ecofìllembio ho descritto la 
galleria che ciascuna larva dal nascere al suo completo sviluppo 
forma in una foglia d'olivo. Le foglie così minate non cadono su- 
bito, però la epidermide della loro pagina superiore diventa a 
poco a poco di un colore cenerino assai pallido, poi in seguito 
si rompe, si stacca a brandelli lasciando così allo scoperto il sot- 
tostante parenchina di quasi una foglia intera. Conseguenza della 
perdita dell'epidermide è per la foglia in estate il disseccamento, 
in inverno la bruciatura per gelate ed infine la sua caduta. 

In conclusione ogni larva di Ecofìllembio manda a male una 
foglia di olivo, però essendo tale Lepidottero sfuggito fino ad 
oggi completamente alla osservazione di tutti gli Autori, che si 
occuparono degli insetti dell'olivo e risultando anche dalle mie os- 
servazioni compiute nel 1906 e 1907 che esso si trova in numero 
eccezionalmente scarso di individui , possiamo per ora ritenere 
che r Ecofìllembio non arreca alcun danno diretto all' olivo. Se 
esso possa indirettamente essere utile o dannoso si potrà dire in 
seguito ad altri studii. 

CAUSE NATURALI CHE OSTACOLANO LA MOLTIPLICAZIONE 
dell' ecofìllembio dell'olivo. 

Dalle mie osservazioni risulta che 1' Ecofìllembio dell' olivo 
si trova diffuso, ma in scarsissimo numero di individui, in tutte 
le località olivate dell' Italia centrale e meridionale e che perciò 



- 209 - 

esso può considerarsi fino ad oggi affatto innocuo, per danni di- 
retti, alFolivo. Ciò dipende dal fatto che esso è combattuto da 
cause naturali che gli impediscono di moltiplicarsi in gran nu- 
mero, e di distruggei-e in grande quantità le foglie d'olivo, come 
altrimenti potrebbe fare diventando un altro serio nemico di tale 
pianta. 

Delle cause naturali, che combattono l'Ecofillembio, noi cono- 
sciamo fino ad ora e dobbiamo apprezzare nel giusto loro valore, 
quelle rappresentate da altri insetti. 

Nel 1907 in foglie d' olivo minate dall' EcofiUembio, raccolte 
a Bevagna (Umbria) dal 5-7 Giugno, trovai : 

Crisalidi sane 9. 

Crisalidi con Sfjmpiesis 4. 

Rimasugli di larve con Sympiesis 6. 

Rimasugli di larve con pupe di Atoposoma 13. 

Larve parassitizzate da Enci/rtus 47. 

Larva adulta sana 1. 

Prepupe sane 3. 

In tutto cioè si trovarono lo individui sani e 70 distrutti da 
parassiti. Come si vede, cifra enorme di morti a confronto dei 
pochi e fortunati superstiti. 

Il risultato di tale osservazione ci fa comprendere la ragione 
dello scarso numero di individui di EcofiUembio, che si trovano 
negli oliveti, tanto più se aggiungiamo qualche altra certa causa 
di distruzione degli adulti per parte di animali predatori come 
uccelli e ragni e quella possibile per parte di organismi vegetali. 

Gli insetti parassiti dell'Ecofillembio da me osservati nel 1907 
appartengono a cinque specie dell'ordine degli Imenotteri e cioè 
uno e? Bracon) alla famiglia Braconidae e 4 alla famiglia Chal- 
cididae. 

Fam. Bracooidae. 

? Bracon sp. 

Un maschio adulto di questa specie che non e stato possibile 
determinare con sicurezza, fu ottenuto il 15 Giugno da un boz- 
zolo trovato in una foglia d' olivo di Bevagna. 

La larva di questo parassita, che deve vivere o come endo- 
fago della larva dell' EcofiUembio per uscirne da essa quando è 

14 



- 210 — 

adulta, o come ectofago, tesse un bozzolo bianco poco fitto, la- 
sciando scorgere abbastanza la forma del contenuto, nella parte 
della galleria in cui la larva dell' Ecofìllembio deve trasformarsi 
in crisalide e quando la larva stessa ha ormai tapi)ezzato il piano 
inferiore di tale parte. 

Il bozzolo è lungo mm. 3,5 e largo 1. 

Parassiti del braconide. Da un bozzolo di questo Braco - 
iiide ottenni un adulto di Si/mpiesis set iceicornis, di cui faccio 
cenno qui appresso. 

Fani. Chalcididae. 

Encyrtus Mayri Masi (1). 



Piccola specie di Encyrttfs (Fig. 18) di colorito generale nero 
con vertice, fronte e porzione anteriore del mesonoto bronzini con 

leggero riflesso dorato, 
faccia violacea-scura, 
scapo nerastro , palli- 
do all'estremità, pedi- 
cello pure nerastro , 
funicolo e clava gial- 
lognoli. Zampe giallo- 
scure colle anche an- 
teriori e medie nere. 
Ali incolori. 

Lunghezza : 9 
mm. 1, 3, cT 1. 

Ocelli disposti a 
triangolo equilatero , 
Pedicello lungo più di 
un terzo dello scapo, 
articoli del funicolo manifestamente peduncolati, tanto larghi che 
lunghi, crescenti gradatamente in grandezza, clava lunga quanto 




Fig. lo 
Encyrtus Mayri: $ (ingrandita) 



(1) Questa nova specie sarà descritta minutamente dal Dr. L. Masi nella 
seconda parte delle sue «Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani ", 
che sarà pubblicata nel voi. Ili di questo Bollettino; le altre 3 specie di Cal- 
cididi ricordati in questa nota sono g-ià stati descritti dal Masi nel voi. I di 
questo bollettino, p. 281, 276 e 255. 



— ^211 - 

i (lue ultimi articoli e mezzo del fuiiicolo. Scultura reticolato- 
squamosa, ben distinta sulla fronte e sul vertice, sulla porzione 
anteriore del mesonoto e sullo scutello. 

Note biografiche. Questa specie di Encijrtus compare allo 
stato adulto in Giugno (nel 1907 in maggior quantità dal 15-23 
Giugno) e deve depositai'e le uova nelle uova di Oecophi/llembùfs. 
Da un ovo credo che non tragga origine un solo individuo, 
ma invece una diecina di indidui in media e ciò per un processo, 
che, da quel poco che ho potuto vedere (1) negli ultimi stadii, 
deve essere simile a quello da me descritto pel Litomastix trun- 
catellifs. 

La larva di Ecofillembio parassi tizzata da questo Encijrtua 

(Fig. 19), quando gli embrioni del parassita cominciano ad essere 

grandetti, ciò che si verifica in fine d' inverno e 

princi])io di primavera , si presenta coi lati del 

corpo asimettrici essendo alcuni segmenti molto 

più sporgenti lateralmente a destra o a sinistra. 

La forte sporgenza di un certo numero di segmenti 

è dovuta al fatto che gli embrioni dei parassiti 

si sono sviluppati e accresciuti appunto ai lati di 

tali segmenti e non potendo rigonfiare il corpo 

dell'ospite dal basso all' alto perchè esso deve 

mantenersi sempre molto appiattito per esservi 

Fig. 19. costretto dalla forma della galleria, forzano invece 

larva parassitiz- j g^^j Y'^^,i\ e li ftinuo Ora in questo ora in quel 

zata da EncyrUis 

Mayri ( ingrandita scgmeuto, ora a dcstra ora a sinistra, sporgere fuori 
sei volte). come SÌ vcdc nella figura 19. 

U Encijrtuü si trasforma in pupa o nella larva adulta u nella 
prepupa, però più frequentemente nella seconda. 

La larva adulta (Fig. 20 A e B) o la prepupa (Fig, 20 C), 
quando contengono le pupe dell' Encjjrtus, sono ridotte al semplice 
strato esterno di chitina, molto disteso, sono appiattite e lunghe 
millimetri 6-7. 

Le pupe dell' Enei jrtus (Fig. 20) sono in esse disposte quasi 
sempre in uno strato in senso trasversale rispetto al corpo del- 
l'ospite e una di seguito all'altra oppure sono situate un po' obli- 
quamente e altre volte alcune in senso trasversale, altre in senso 
longitudinale e in modo spesso molto variabile. 

(1) Nel 1908 coiitinuei'ò iu proposito i miei studi. 



— 212 





AB a 

Fig. 20. 

A e -ß larve, C prepiipa ridotta alla sala cu- 
ticola e contenenti pupe di Etici/rlus Mai/ri 
(ingrandite cinque volte). 



In ciascuna larva di Ecotillembio si trova un numero di En- 
Cjjrtus Mayri vantibile da un minimo di ß ad un massimo di 17, 

più spesso tra 10 e 15. La media 
deg-li individui ottenuti nel 1907 
da 35 larve e prepupe fu di 10,8. 
UEncjirtus Mauri, jjer le 
osservazioni da me fatte nel 1907 
a Bevagna, si deve considerare 
il parassita più attivo dell'Eco- 
fillembio. Esso ha una genera- 
zione sola come questo, ma da 
un suo uovo si sviluppano dieci 
individui in media e perciò anche 
da solo si troverebbe a combat- 
tere vantaggiosamente 1' Ecotil- 
lembio. Infatti nel 1907 a Bevagna contro 13 esemplari sani di Eco- 
tillembio si trovarono 47 larve parassitizzate da Encijrtus cioè a 
completo sviluppo degli adulti si avevano sul campo di lotta 13 
individui di Ecotillembio combattuti da almeno 500 Enci/rtus. 
Finché una tale sproporzione tra il numero degli adulti di Eco- 
fiUembio e quello degli Encijrtus, non sarà turbata da altre cause, 
gli oliviculturi non avranno mai a lamentare danni per parte del- 
l'Ecofillembio. Ecco uno dei più belli casi in cui una specie dan- 
nosa è contenuta entro limiti affatto trascurabili per opera di un 
minuscolo parassita Imenottero, che fino ad oggi dobbiamo rite- 
nere ad essa speciale ! 

Parassiti dell'Encyrtus Mayri. — Il Sijntpiesis, parassita 
primario ectofago dell' EcofiUombio, può diventare parassita an- 
che deli' Eìic//i-tus quando attacca larve parassitizzate da questo, 
infatti io in due casi trovai una pupa di Si/mpiesis vicino ad una 
prepupa di Ecofillembio parassitizzata da Enci/rtus e avente tre 
quattro puparii del parassita quasi vuoti essendo dovuto servi- 
re il loro contenuto di nutrimento alla larva di Sijmpiesis. 



v/ 



Closterocerus formosus Westw. 

iFig'. 21). 

Capo e torace di color verde-azzurrognolo oppure verde do- 
rato scuro verde bi'onzo coU'addome più scuro del torace fa- 
iscato di bruno-violaceo nella parte posteriore di ciascun seg- 



- 913 




Fig. 21. 
Closterocerìis foì'mosns 9 (infi'i'iiii'lito). 



mento eccettuati i duo iiltiini, talvoltji uiiiioi-meraente ncro-viohi- 
ceo, eccetto la base che è verde. Antenne giallo-grigiastre, zampe 
grigiastre o gialle scure o testacee, colle anche verdi e i femori 

più meno bruni eccetto alle 
estremità, così pure la parte ba- 
sale dell^ tibie. 

Ali con nervatura bruna 
e quelle anteriori con una mac- 
chia pallida che si estende al 
disotto del pterostigma trasver- 
salmente fin quasi al margine 
posteriore. 

Antenne composte di scapo, 
pedicello, di un anello piccolis- 
simo, di due articoli al funi- 
colo e di una clava triarticolata. 
La superfìcie del (5orpo è quasi tutta fittamente e profonda- 
mente punteggiata. 

Lunghezza del corpo mm. l-l,o. 

Note biografiche. — Nella galleria dell'Ecofìllembio vicino 
a rimasugli di larva, in due casi, e vicino a rimasugli di crisa- 
lide in un altro caso trovai nella prima quindicina di Giugno 6 
pupe per volta di questo Clo^^tei'oceni^ , che si trasformarono in 
adulti dal 18-20 dello stesso mese. 

Io non posso assicurare se il Closferocerifs foi-mosus è un 
pai'assita endofago o ectofago , perchè per le osservazioni fatte 
mi consta soltanto che le pupe di esso si trovano nude fuori del 
corpo della larva o della crisalide dell'Ecofìllembio e che questa 
e quella sono ridotte a pochi rimasugli rappresentanti il loro 
dermascheletro rotto ; però probabilmente esso è parassita endo- 
fago e depone l'uovo o nell'uovo o nella giovane larva dell'ospite. 
È curioso il fatto che io in tre casi ho trovato sempre per una 
larva o per una crisalide 6 pupe di Closierocerits. Se esso è en- 
dofago, ha anche uno sviluppo poliembi'ionale? Tutto ciò resta a 
studiarsi. 

CONVITTIME. — Di questa specie non ho trovato ricordate 
le vittime ; altre specie di Closterocenis, come il (\ f,r/fa.^ciatu!< 
Westw. sono parassite di Lepidotteri minatori. 



— 214 — 



Atoposoma variegatum Masi. 



Questo singolare Calcidide (Fig. 22) è stato recentemente de- 
scritto dal Dr. Masi (op. cit) come genere e specie nova su esem- 
plari da me ottenuti dall' Ecofìllembio ed è molto notevole per 
il capo superiormente più largo e lungo che in altri generi. 

Esso misura in lun- 
ghezza mm. 1,57 ( negli e- 
semplari maggiori ). É di 
un colore fondamentale ver- 
de-giallastro con macchie 
e strisele brune. Le an- 
tenne sono di un color 
giallo scuro e le zampe 
giallognole eccettuate le 
anche, che sono di color 
cenerino. 

Ali ialine colla nerva- 
tura giallo grigia e due 
piccole macchie fuliginose. 
Le antenne sono brevi e grossette, composte di 7 articoli ol- 
tre due anelli tra il pedicello e il funicolo, piccolissimi e quasi 
interamente fusi fra di loi'o. 

Superficie del torace reticolata. 

Note biografiche. — Litorno a questa s])ecie io posso sol- 
tanto ricordare di aver trovato pupe di essa presso rimasugli di 
larve di Ecofìllembio. 

Grli adulti si ebbero dal 12-21 di Griugno, da foglie di olivo, 
raccolte a Bevagna ai primi dello stesso mese. 




A lapazi. 



Fig. 22. 
(( ixiriegat'tm (ìiigramlito). 



Sympiesis serìceicornis (Nees) Forst. 

(Fig. 23) 



Il capo è in gran parte violaceo e la parte superiore del to- 
race e l'anteriore dell' addome sono di un bel verde dorato con 
riflessi azzurri. Zampe colle anche e femori nero-violacei, tibie 
brune e quelle mediane con V estremità biancastra, le altre col 
margine distale giallo-bruno, tarso coi primi due articoli, e nelle 



215 



zampe mediane anche la prima metà del terzo, biancastri, il resto 
bruno. Ali ialine, con nervatura grigio -giallognola. 

Antenne di 8 ar- 
ticoli. 

Capo e torace su- 
periormente reticolati. 
Lunghezza della 
femmina mm. 2.64. 

Note biografi- 
che. - Anche di que- 
sta specie osservai, ai 
primi di Griugno, pupe 
vicino a rimasugli di 
larve ed una volta di 
crisalide di Ecofìllem- 
bio in foglie d'olivo 
raccolte a Bevagna. 

Come ho detto in- 
nanzi, un adulto di 
questo Si/ììipics/'s fuoriuscì anche da un bozzolo del Bi-aconide 
parassita dell' Ecotillembio stesso, perciò il Si/mpiesis sericeicoì-nis 
rispetto all' Ecotillembio può essere i)arassita di primo o di se- 
condo grado anche di terzo, se il Braconide distrugge una larva 
di Ecofillembio già parassitizzata dalVEncjp'tus May ri. 

Il primo adulto di Si/nipiesis fu da me ottenuto il 9 giugno. 
CoNViTTiME. — Il Giraud ricorda questa specie di Si/uipie^is 
come parassita di Microgaster suhcomp ressa. 




Fig. 23. 

üynipiesis seficeicoì'nis 
(ing:randita). 



Riassunto. 



Dalle mie osservazioni sopra esposte risulta: 

1. che le foglie dell'olivo in Toscana, Marche, Umbria, Na- 
poletano, Puglie e Calabria sono attaccate dalla larva minatrice 
di un lepidottero fino ad ora non descritto e che io chiamo Eco- 
fìlleinh/'o dell'olirò {Oecoplijillemhias neglectus Silv.) ; 



2. che r Ecofilleml)io ha una lai'va e crisalide assai sin- 



'"olari 



— 51 r. — 

3. che r Ecofillembio ha. una generazione per anno, che si 
inizia colla deposizione delle uova nel Giugno di un anno e si 
compie colla comparsa degli adulti nel Giugno dell'anno succes 
sìvo. 

4. che il danno causato dall' Ecofillembio si può ritenere 
pei" ora affatto trascurabile, per l'unica ragione che tale insetto 
si trova in numero scarsissimo di individui essendo combattuto 
da 5 specie di Imenotteri, dei quali VEncì)rtns Mai/ri Masi , a 
sviluppo poliembrionale, é il più attivo. 



Dr. G. martelli 



VII 



Osservazioni fatte sulle Cocciniglie dell'olivo e loro parassiti 

in Puglia ed in Calabria. 



Lecanium oleae Bei?> 



NAKD. 



Adnlto femmina. 




L' adulto femmina (Fig. 1), di forma leggermente ovoidale in- 
gobbato sul dorso con un rilievo longitudinale sulla parte mediana 
e due trasversali situati uno nella parte sub-mediana anteriore, 
l'altro in quella posteriore, ha una lunghezza 
variabile da 1 mm. V4 ^ 5 mm. ed una lar- 
ghezza rispettivamente di 1 mm. a 4 e un' al- 
tezza di 1 a 3 mm. 

Quando 1' adulto è nell' epoca della depo- 
sizione delle uova ha un color castagno sul 
dorso e violaceo sul ventre, mentre poi, com- 
piuta la deposizione e seccato, col passar dei 
giorni si scolora e diventa castagno pallido 
fulvo-castagno. 

L' adulto è fissato sui rametti su una 
delle pagine delle foglie del penultimo ciclo 
di sviluppo, a fianco o sulla nervatura, oppure lungo il ramo prin- 
cipale del pollone, spesso in vicinanza della sua base, finalmente, 
ma piuttosto raramente, sul picciuolo sulla base dell'articola- 
zione del picciuolo col frutto. 

I primi adulti cominciano a trovarsi verso la fine di aprile 
(S. Vito dei Normanni 1905 e Catanzaro 1906-1907) con un primo 
massimo numero verso la fine di giugno ed un secondo massimo 
ai primi di ottobre. Non si può precisare l'epoca in cui si trovano 
gli ultimi poiché alcuni adulti possono trovarsi in (lualuiique tempo, 
e sono essi i ritardatari. 



Fig. 1 
Femmine adulte di 
Lcruììlum oleae (da Ri- 
tìnga). 



- 218 - 



Deposizione delle uova. 

Fin da quando il Lecanium ha il color plumbeo, incomincia 
a deporre le uova. 

La deposizione incomincia (S. Vito, 1905 - Catanzaro, 1906- 
1907) ai primi di maiigio [V generazione) e nella 2' decade di 
luglio (2* generazione). 

Nella deposizione delle uova il Lecanium fa coli' addome 
dei movimenti di contrazione : le prime uova che vengono fuori 
restano poggiate suU' area sottostante alla regione anale, le altre 
invece sono spinte, mercè i detti movimenti, verso le regioni che 
precedono venendo ad abbracciare anche il rostro. In tal modo 
le uova sono disposte a strati irregolari di cui quelli superiori 
sono sempre gli ultimi formati. Durante la deposizione il Leca- 
nium emette, dalle glandole ceripare perivulvari, scarsi hli di 
cera, tra i quali vengono a trovarsi le uova che restano nella 
regione anale. 

Di mano in mano che il Lecanium depone le uova il ventre 
si ritira verso la regione dorsale, e quando la deposizione è ter- 
minata, la pelle del ventre è addossata inferiormente a quella 
del dorso. 

Il Lecanium in sul principio (Catanzaro gnigno 1907) depone 
un uovo ogni 8 minuti primi cioè 200 uova circa in 24 ore. Tale 
numero deposto nelle 24 ore però va gradatamente scemando nei 
giorni successivi fino a diventare un minimo di 7-8. Il numero 
delle uova deposte dal Lecanium va da 230 a circa 1500 con 
una media di 840 uova. La durata media della deposizione delle 
uova è di circa 7-8 giorni, quella massima di 12 e la minima 
di 5 giorni. In questo periodo riproduttivo il Lecanium tiene an- 
cora conficcato il rostro e continua a nutrirsi. Infatti, se diligen- 
temente si stacca un L.ecanium e lo si tiene nella stessa posizione 
in ambiente umido acciò non secchi, il numero delle uova che 
questo individuo depone é molto inferiore a quello di un altro in- 
dividuo della stessa grandezza tenuto nelle stesse condizioni di 
ambiente, e in sito. 

Terminata la deposizione delle uova il L^ecaniuni muore e 
secca rimanendo attaccato in sito finché le intemperie o altre 
cause non intervengano a farlo cadere. Se si stacca lo scudo di 



— 219 - 

esso, dopoché sono nate e fuoruscite le larve, si osserva nell'iii- 
terno un ammasso bian(;astro costituito dai gusci delle uova 
schiuse. 

Uovo. 

L' uovo di colei" rosa o pallido appena deposto, diventa, vi- 
cino all'epoca della schiusura, di color rossastro. 

Le uova si trovano ammucchiate sotto lo scudo e ne occupano 
internamente tutto lo spazio vuoto. 

Larva. 

Dopo 19-20 giorni a Catanzaro (3^ decade di maggio 1907) 11-12 
{2" decade di luglio 1906) dalla deposizione dell' uovo, schiude la 
larva, la quale fuoriesce dalla parte posteriore dello scudo e precisa- 
mente nello spazio libero tra il sostegno e lo scudo. 

Le larve appena nate non fuoriescono subito dallo scudo, ma 
permangono per qualche tempo, tra le uova, che come si sa non 
tutte schiudono contemporaneamente, o tra i gusci, dopo di che 
vengono fuori correndo. La loro agilità è molto marcata appena 
escono, ma in seguito il passo é più grave e tardo. La nascita delle 
larve segna un massimo nella giornata dalle 7 alle 10 in giugno e 
dalle 8 alle 11 in settembre - ottobre. Il massimo di schiusura al 
tempo delle generazioni si é avverato a S. Vito (1905) nella 1*" de- 
cade di giugno e 1' di ottobre; a Catanzaro (1906-1907) nella 2' di 
giugno e fine di settembre; mentre le prime larve nella prima loca- 
lità si sono osservate nella V decade di maggio e le ultime alla fine 
di ottobre e nella seconda località, le prime sono comparse nella 
2"" decade e fine di maggio (1906-1907) e le ultime nella 3* decade 
di ottobre (1906) e 2' di novembre (1907). 

Uscite dallo scudo, le larve neonate girano per qualche tempo 
ricercando un luogo per fissarsi. Sceltolo, si fermano e facendo degli 
sforzi, colla parte anteriore del corpo, vi conficcano il rostro. Se 
il luogo si presta allora le larve vi restano fissate , altrimenti lo 
abbandonano per trovarne un altro. I luoghi preferiti sono quelli 
intorno al rametto giovane della ultima primavera verso la sua 
estremità o delle prime foglie dello stesso ciclo di sviluppo. Di 
queste preferiscono la pagina inferiore lungo la nervatura. In casi 
speciali però può avvenire che le larve si fissino sui teneri getti di 
nuova formazione e sulle loi'o foglie prime sbocciate. Detti luogh 
sono in seguito abbandonati e cambiati con altri dello stesso ramo 



— 2-20 - 

Generazioni. 

Il numero delle generazioni del Lecanimn riscontrato in Cala- 
bria (1906-1907) è di due, la prima che va dalla 2^ decade di maggio 
alla fine di luglio e la seconda dalla V decade di agosto alla 2-^ di 
novembre. Le larve di quest' ultima passano l' inverno per dive- 
nire adulti nella primavera seguente. 

Esperienze eseguite a Catanzaro hanno dato per risultato che 
le larve seminate su piante di olivo il 28 agosto 1906 si sono tra- 
sformate in adulto ai primi di maggio 1907, da cui si sono ottenute 
larve, che hanno poi generato nella 2* decade del mese di luglio. 

Non tutte le larve seminate nello stesso giorno son diventate 
adulti nello stesso periodo di tempo. Infatti risulta che da larve 
seminate il 30 maggio del 1907 i primi adulti si sono ottenuti nel- 
la S'' decade di luglio e gii ultimi nella 2^ di settembre, e da larve 
seminate dal 24 al 30 giugno si sono trasformate in adulto 5 nel- 
la 1* decade di ottobre e susseguentemente le altre fino a no- 
vembre. Così delle larve seminate il 7-8-9 giugno 1907 su una 
piccola pianta di Evontjinus japonica coltivata in vaso a Catan- 
zaro, alcune divennero adulti alla fine di ottobre, i quali deposero 
le uova e queste schiusero, altre divennero adulti nella P de- 
cade di novembre e deposero le uova, che tuttora non sono schiuse, 
ed altre infine, non ancora hanno deposto uova. 

La causa di questo fatto dovrà certamente rintracciarsi nella 
costituzione degli individui e non in altro poiché tutti si son tro- 
vati a vivere nelle stesse condizioni di ambiente aria e terreno 
e sulla stessa pianta. Ecco perchè si possono trovare adulti di 
Lecaniuni in tutto l'anno. 

Secondo osservazioni del Prof. Silvestri, a Portici, da larve 
di Lecanium nate nella 1^ quindicina del giugno 1906 su di un 
oleandro posto all'aperto sulla terrazza, si ebbero adulti con uova 
alla fine di maggio 1907 e le prime larve il 12 giugno. 

Habitat. 

Oltre che sull'olivo e sugli agrumi il Lecaniurn oleae si è ri- 
scontrato in Puglia e in Calabria anche sull'Albicocco, sul Lentisco, 
Mirto, Agave americana, Asparago selvatico, Convolvolo. In Calabria 
si é inoltre trovato sul Tamar ix africana e sul Cardo selvatico. In 
queste piante come negli oleastri però,è cosi scarso il numero d'in- 
dividui che vi si riscontra da non impensierire affatto l'agricoltore. 



221 

Intensità dell' infezione 
(li Lecanium oleae sngli olivi. 

In generale l'intensità dell'infezione di Lecanium^ugìì o\W\ 
senza il concorso di altre cause non è tanto grave da temere un 
serio pericolo per le piante attaccate. Ciò è dovuto certamente 
alle cause nemiche che combattono fieramente la Cocciniglia. La 
quantità di Lecanium che si risconti-a sugli olivi è perciò molto 
limitata e perloppiù circoscritta con maggiore intensità a pochi 
l'ametti (Fig. 2). Possono per altro trovarsi alcune piante su molte 




Fig. 2 

Kainotto di olivo con Lecanium e f'umaggine 

(da Riba^a). 



migliaia, (Puglia, Calabria) con un gran numero di Lecanium e 
in uno stato di vita cosi languente da richiedere cure radicali. 
Tale stato deperente però è da attribuirsi più specialmente alla 
fumaggine che si è sviluppata sulla pianta in seguito all' ab- 
bondante substrato nutritivo, (melata ed escrementi zuccherini 
su cui prospera detto fungo), la quale fumaggine come si sa, 
forma una crosta o patina nera sulle foglie e sui rami t^Fig. 2), che 



— 222 — 

impedisce le normali funzioni fisiologiclie agli oi-gani invasi. Di 
tali piante intristite e deperenti nei tre anni di osservazioni in 
queste regioni ne ho trovate due a S. Vito, due a Catanzaro e 
tre a S. Cosmo Albanese (Cosenza). Altre piante più o meno in- 
vase da Lecaniurn e da fumaggine si riscontrano molto frequente- 
mente tra quelle confinanti con le strade pubbliche molto traffi- 
cate e che si trovano specialmente a un livello più basso di 
queste ultime e in terreno pianeggiante. Ciò probabilmente dipen- 
derà dal fatto che le piante si trovano in ambiente terreno più 
ricco di sostanze organiche che il vento col pulviscolo della strada 
vi trasporta, nonché dalla ricchezza in umidità dovuta alle acque 
di scolo che vi ristagnano. 

Tutte condizioni queste che influiscono a rendere più deboli 
le piante per malattie che si sviluppano nel loro sistema radicale 
e perciò più propizie all' attecchimento e sviluppo della Cocci- 
niglia. 

Cause nemiche. 

Le cause nemiche che contrariano potentemente lo sviluppo 
numerico del Lecanium oltre a quelle dovute alle condizioni bio- 
logiche della pianta e climateriche, si possono dividere in due 
categorie: 1' una dovuta a microrganismi e 1' altra a insetti. 

Caus dipendenti da Microryan ismi. 

Dei microrganismi nulla si può dire con sicurezza non es- 
sendosi compiuti studi in proposito; quello che è certo è che tanto 
le uova quanto le larve e femmine immature spesso si trovano 
disseccate e morte presentando un color ruggine. 

Sia in Puglia che in Calabria si è avuto spesso occasione di 
trovare uova disseccate e morte ammassate sotto gli scudi di 
Lecaniiun, nonché larve e femmine immature secche attaccate 
ancora sui rametti o sulle foglie di olivo. 

Cause dipendenti da altri insetti. 

Gli insetti netnici del Lecaniurn osservati in Puglia e in 
Calabria appartengono a tre gruppi, cioè al gruppo dei Lepidot- 
teri, dei Coleotteri i^vedi pag. ^50 in poi; e degli Imenotteri. 



— 223 — 



Parassiti Imenotteri. 



Coccophagus ßavosciitellwm, Ashm. 




Corrop/iai/iis fUi 



Fig. 3 

SCIlIflIUil, 



9, insTandito. 



Adulto — Questo piccolo endofago (Fig. 3) fa la sua comparsa 
verso la fine di aprile segnando il massimo della nascita nella 3* de- 
cade di maggio e nel- 
la l'* di settembre. 
Gli ultimi adulti si 
\ sono ottenuti nella 2* 
1 decade di settembre. 
Nutrimento del- 
l' ADULTO — Il nu 
trimento dell' adulto 
è dato dalla melata 
e dagli escrementi 
delle larve di Leca- 
niuni, Philippia oleae 
e Ceropla&te^ rusci 
delle quali due ultime 
specie il Coccophagus 
é pure parassita. 
Quando il ('occopJiagus ricerca il cibo dalle larve, che sono 
lunghe mm. 1 '/2 circa, segue un curioso procedimento. Dopo esser 
salito sul dorso lo percorre affrettatamente esplorandolo con l'estre- 
mità delle antenne, fino a rintracciare il punto di unione dei lobi 
anali. Qui, con 1' estremità delle antenne, tocca rapidamente e di 
continuo la regione anale nello stesso tempo che, spostando il 
corpo a destra e a sinistra, la gratta con le unghie delle zampe 
anteriori. In questo modo il parassita sollecita remissione degli 
escrementi da parte della larva. Questa infatti, poco dopo, emette 
dall' ano una gocciolina che , rapidamente , raccolta dalla bocca 
del parassita, viene succhiata. Sorbita la gocciolina il Coccophagus 
fa mezzo giro su se stesso e percorre nel senso opposto di prima 
il dorso della larva. Arrivato alla estremità, cioè sulla regione del 
capo, con rapido giro si volta indietro e torna nuovamente al punto 
di partenza per i-ipetere la stessa funzione di poco prima. Quando 
la larva non emette più escrementi o il parassita è satollo, è 
abbandonata. 



— 224 — 

Accoppiamento — Il maschio si avvicina alla femmina e, dopo 
brevi preliminari, portandosi dietro, poggia sulle ali di questa le 
zampe anteriori, curva l'addome e, messa 1' estremità a contatto 
con la vulva, si accoppia, nel mentre che spiega le ali e le av- 
vicina tra loro. 

La femmina che desidera il maschio durante i preliminari sta 
immobile con le antenne piegate e avvicinate alla fronte. Se non 
lo desidera, si allontana rapidamente al suo avvicinarsi o scatta 
facendo un salto di 4-5 cm. dì altezza, per altrettanto di lunghezza. 

Avvenuto l'accoppiamento, che dura pochi istanti, il maschio 
non abbandona la femmina, ma ritirato l'addome, rapido sale al 
dorso di essa e le si porta nella parte anteriore, ove poste le zampe 
anteriori sulla fronte, con 1' estremo degli sproni poggiati sopra gli 
occhi composti e le altre zampe abbraccianti i fianchi e il torace, 
vibra le antenne, che tiene distese, solleva e vibra di tanto in 
tanto le ali e poi fa seguire un leggero inchino con la parte ante- 
riore del corpo. La femmina per un po', accetta immobile queste 
postume dimostrazioni affettuose, ma poi stanca, con le zampe an- 
teriori scaccia il maschio, che perciò, scende con molta rapidità 
e s' allontana. 

Deposizione delle uova — 11 Coccophagus, che deve deporre 
le uova, sale sulla larva vittima di 1 mm. a 2 circa e ne percorre il 
dorso esplorando con le antenne, dapprima in un senso, poi nell'al- 
tro, nella stessa maniera che fa quando ricerca la regione anale 
per ottenere il cibo. 

Scelto il punto sulla vittima, sul mezzo del dorso, se ancora 
piccola e un po' schiacciata, o su un fianco se grandicella e con- 
vessa, il parassita si solleva anteriormente sulle zampe e curva di 
poco l'addome per fissare la trivella, indi lo torna nella posizione 
pressocchè normale. Cosi posto, il corpo del Coccophagus è situato 
obbliquamente rispetto all'asse longitudinale della vittima, forman- 
do cioè col dorso di questa un angolo acuto avente il vertice verso 
l'estremo addome. Conservando tale posizione, il ('occopJiagus, con 
le antenne immobili, piegate e addossate alla fronte, imprime ai 
segmenti addominali dei movimenti molto rapidi dall'alto in basso, 
dando l'aspetto simile ai movimenti dei segmenti addominali di 
un'aj)e in riposo. 

In capo a 20" -30" la trivella, mercè questi movimenti, perfo- 
ra la pelle dell'ospite. Allora il parassita che si accorge della cedi 
bilità del corpo di quest'ultimo, rallenta e cessa i suddetti movi- 



— 225 - 

mentì, ma spinge la trivella a poco la volta e la fa penetrare 
fino alla base. 

Nella penetrazione di due terzi della trivella, il ventre del pa- 
rassita già si è conformato a cono rovescio che aumenta ancora di 
volume e di lunghezza fino a quando tutta la trivella è immersa. 
In questa posizione il parassita resta immobile da 3" a un minuto 
primo circa^, durante il qual tempo depone l'uovo. 

Avvenuta la deposizione, il Coccophagus ritira la trivella e 
torna a percorrere il dorso della larva per due o tre volte solle- 
ticandola con le zampe come quando cerca il nutrimento; poi 
si allontana per recarsi altrove, giacché in ogni vittima lascia un 
solo uovo. 

Larva parassitizzata— La larva inquinata per qualche giorno 
non risente affatto né della puntura, né del parassita che alberga; 
ma trascorsi 15 giorni circa dall'inquinamento, in luglio, e 17 in set- 
tembre, essa muore e s'ingobba acquistando nel mezzo del corpo 
un color giallastro e giallo pallido ai margini. Poche ore dopo in 
luglio e 24 ore circa in settembre, il color giallastro si presenta scu- 
ro e poi nero che si estende su quasi tutto il corpo ad eccezione dei 
margini che diventano di color isabella. Questo color nero però, che 
si vede all'esterno, non appartiene alla pelle della larva che é tutto 
isabella, ma alla pupa del parassita che é nera e che si vede per 
trasparenza. 

In questo stato la larva vittima misura in lunghezza minima 
mm. 1, 3 e in larghezza mm. 0,875, in lunghezza massima mm. 2 o 
poco più e in larghezza mm. 1, 2. 

Nutrimento della larva parassita — La larva parassita 
sul principio deve nutrirsi delle sostanze digerite dall'ospite senza 
offendere gli organi vitali, in seguito poi divora tutto l'interno rima- 
nendo dell'ospite la sola pelle, che dissecca. 

Pupa — La larva del Coccophagiis dopo che ha divorato l'in- 
terno dell'ospite resta ricurva 10-12 ore in luglio e 24 ore in settem- 
bre, per spurgarsi. E gli escrementi infatti ora si osservano molto 
bene sotto forma di massa nera attorno ai fianchi e all'estremo ad- 
dome della pupa. 

Questa appena formata é bianca, ma dopo poco imbrunisce e 
finalmente diventa nera lucente. Essa occupa la parte mediana del 
corpo dell'ospite con il ventre in basso e il capo verso la parte po- 
steriore del Lecanùini. 



— 226 — 

Trascorsi 7-8 giorni in luglio e 10-11 in settembre, la pupa sì 
trasforma in adulto, il quale fora la pelle del Lecaniuni nella parte 
posteriore ed esce. 

Tempo impiegato dal Coccophagus nello sviluppo — Dalla 
deposizione dell'uovo a larva matura il ('occophagus impiega 15 
giorni in luglio e 17 in settembre, da larva matura a pupa 10 ore a 
un giorno e da pupa ad adulto 7 a 11 giorni. 

Totale giorni impiegati da uovo ad adulto 22 ^/^ a 28. 

Generazioni — Stando al tempo trascorso per compiere il 
proprio sviluppo e sapendosi che tutto l'anno si trovano lai've di 
Lecanium e di Philippia oleae, delle quali ultime come, si dirà in 
seguito, il CoccopJiagiis è anche parassita, le generazioni che questo 
può compiere sono almeno 7, da maggio ad ottobre. 

Gli adulti dell' ultima generazione depongono le uova nel Le- 
canium e nella Philippia. Le larve che ne nascono trascorrono 
l'inverno e si trasformano in adulto nella primavera seguente. 

Cause nemiche — Le cause nemiche a cui va soggetto il 
Coccophagus sono rappresentate specialmente dal ('hiloco)'i(s e 
dall' EjGOc/iomus che divorando gli ospiti divorano anche i parassiti. 

Altre vittime — Altra vittima del Coccophagus ßavoscuiel- 
luni riscontrata a Catanzaro è, oltre alla Philippia, come si è detto 
più sopra, il Ccì'oplastes rusci. A Portici il Prof. Silvestri l'ha 
ottenuto anche dalla Pulvinaria mesemhryanteìni e a Bevagna 
dal ' Lecanium persicae. 



Scutellista cyanea Motsch. 

Altro nemico del Lecanium oleae ma che si nutre delle sole 
uova è la Scutellista cyanea. 

Di questa si parlerà più diffusamente in una nota sul Cero- 
plastes ì'usci in collaborazione col Prof. Silvestri. 

La Scutellista si trova numerosa nel Lecanium nella 1' de- 
cade di agosto e nella 'ò" di settembre, nelle quali epoche segna 
il suo massimo di schiusura, I primi adulti si ottengono verso la 
2* decade di luglio e gli ultimi nella 2^ di ottobre. 

Percentuale — La percentuale che si può riscontrare nel Le- 
canium è molto alta. Essa è arrivata a Catanzaro, nel 1906 a 104.50. 

A S. Vito dei Normanni la percentuale è stata del ,37,2 (28-29 
luglio e 2-4 agosto 1905) e a Serranova (Caro vigno) in una zona 



— 2127 — 



dell'oliveto in esperimento col Dachicida, De Cillis di 62.15 (os- 
servazione fatta dal 24 al 27 luglio 1905). 

Nel mese di ottobre (13-15) a S. Vito fu di 14.46. 

A Catanzaro, negli anni 1906 e 1907 (osservazioni fatte in una 
località, ogni 7 giorni, dal 15 al 23 luglio) la percentuale è andata 
crescendo fino ad arrivare a 104,5, nel 1906, come risulta dal se- 
guente quadro : 





Adulti 
di 




Scutellista 




Data 












Lecanium 


Uova 


Larve 


Pupe 


Adulti 


15 Liig-lìo 19üi; 


293 


1 


131 


2 





22 » » 


205 


•■i 


111 


56 


1 


29 » » 


355 





87 


277 


7 


15 Luglio 1907 


523 


37 


168 


1 





22 » » 


315 


9 


131 


7 


3 


29 » » 


237 


5 


52 


61 


5 



Continuata l'osservazione nella stessa località, l'anno scorso, 
fino al 12 agosto, la percentuale continuò ad aumentare, ma non 
ha oltrepassato 54.2. 

La percentuale totale delle varie località fu a Catanzaro (1906) 
in luglio, del 77.89, in agosto, 93.08, settembre, 71.42 ed in ottobre 
57.44, con una media di 74.95. Nel 1907 è stata, in luglio del 45.84, 
agosto 50.01, settembre 55.31 e ottobre 30.09; media 45.31. 

Cause nemiche — Come risulta da queste osservazioni la per- 
centuale della Scutellista cyanea fu molto diversa nei due anni 
di studi, ciò che induce a credere esservi state delle cause ne- 
miche che hanno contrariato lo sviluppo del parassita. 

Ma ad eccezion fatta di due soli individui, maschio e fem- 
mina, di Ewpelmifs ìirozonus Daini., ottenuti parassiti ectofagi 
della Sctftellista, nell'agosto del 1906 a Catanzaro, l'anno scorso 
non si è ottenuto, né l'ectofago in parola, né altri parassiti. Si ve- 
drà, parlando del Ceroplastes riisci, che anche in questo la per- 
centuale di SciiteUisla è stata inferiore nello stesso 1907, la qual- 
cosa si riverbera anche sul Lecanium che ne è inquinato dopo. Per 
cui la causa va rintracciata appunto nelle abitudini della Sciitel 
lista in riguardo al Ceroplaües come diremo parlando di que- 
st'ultimo. 

Altre vitthie della S(!Utellista — Le altre vittime della 
Sctrtellista sono la Pìiilippia oleae e il Ce rollaste» ri t sci. 



Philippia oleae Coöta. 

Adulto femmina. 

L'adulto femmina della Philippia oleae si presenta di color 
giallo pallido, superiormente con macchie irregolari olivastre più 
ampie nella parte mediana e gradatamente più piccole verso i 
margini, con una zona mediana longitudinale stretta dello stesso 
rolore del fondo, ma tendente leggermente al verdognolo. Ha forma 
elissoidale, ingobbato sul dorso, leggermente più stretto nella parte 
anteriore. Misura in lunghezza mm. 3 '/ü ''^ 6 '/a? i" larghezza mm. 2 74 
a 4 '/a ^ ^^^ altezza 1 mm. a 1 ^/^. 

Qualche giorno prima di licoprirsl di cera, l'adulto dai ra- 
metti ove era fissato, camminando per brevi tratti, alla fine di 
ognuno dei quali torna a fissarsi per continuare a nutrirsi, si avvi- 
cina di mano in mano, alle foglie dell'anno precedente o dell'anno 
in corso. Poi abbandona definitivamente il rametto e risale grave- 
mente il picciuolo della foglia sulla cui pagina inferiore o supe- 
riore, va a fissarsi. Qualche volta però qualcuno rimane sul ra- 
metto a deporre le uova. 

Sceltosi un posto, la Philippia si fissa per l'ultima volta, ade- 
rendo perfettamente, col ventre, come del resto avviene anche negli 
altri stati di sviluppo, e poco dopo comincia a coprirsi di cera, 
che costituisce uno scudo di protezione alle uova che dovrà deporre. 

Il tempo in cui si osservano gli adulti precede di poco quello 
della nascita dei maschi e, cioè, verso i primi di maggio per la 
1" generazione e i primi di agosto per la 2- generazione. 

Adulto maschio. 

La comparsa del maschio si ha nelle epoche dianzi riferite se- 
gnando un massimo verso la 3 ' decade di maggio e la 2** di agosto. 

Il maschio (Fig. 4) (1) lungo mm. 1.13-1.15 circa, di color aran- 
ciato con ali pallide, esce dallo scudo che lo protegge sollevandolo 
nella parte anteriore e laterale. Esso è fornito di un pene conico leg- 



(1) Il maschio e le .iltre forme della Philijìpia saranno minutamente de- 
scritte nel lavoro, che sarà pubblicato una volta completate le osservazioni 
biologiche; si crede però opportuno darne la figura, poiché questo vero ma- 
schio della Phiìippia sia riconosciuto per tale e non qtiello ben due volte 
(N. llelaz. Staz. Firenze N. 6, p. 31 e Redia IV, p. 83) descritto e figurato 
dal Del Guercio, che lia fra l'altro confuso la parte ventrale del capo colla 
dorsale. 



germente arcuato nella parte ventrale più palido del corpo e lungo 
mm. 0.017. Lateralmente al pene sono due cilindri di cei'a bian- 
chi lunghi circa due volte il corpo. 

Appena libero esso cammina rapidamente con le ali semi- 
aperte e percorre i margini deUa foglia, ove era in precedenza 





Fig. 4 ,, 

Adulto maschio della Phil/ppia oleac (ingrandito) ; a visto dal dorso, h dal ventre. 



fissato, risalendo il picciuolo per portarsi sui rametti sottostanti 
ove sono le femmine immature, allo scopo di accoppiarsi. 

Accoppiamento. 



L'accoppiamento si compie sui rametti ove le femmine im- 
mature sono attorno fissate. 

Il maschio salito sopra la femmina con le ali semiaperte e 
coll'addome e il pene curvato all'ingiù, percorre rapidamente sulla 



530 — 



parte mediana, il dorso della femmina, prima in un senso e poi, 
volgendosi indietro, nell' altro, sempre strisciando l'estremità del 
pene. Evidentemente questo aggirarsi sul dorso della femmina ha 
lo scopo di trovare il punto di unioue dei lobi anali vicino al 
quale è 1' orifizio vulvare. Trovatolo infatti, il maschio col capo 
rivolto nella stessa direzione di quello della femmina, avanza e 
indietreggia sulla regione anale fino a che non può introdurre il 
pene (1). Allora ve lo spinge tutto o quasi e resta così accoppiato 
per 15-20 minuti primi circa, colle ali poco più aperte del solito e 
le antenne divaricate e rivolte indietro. 

Qualche volta, forse perchè il pene non è penetrato nella 

vulva, il maschio lo tira fuori per un buon tratto e lo torna a 

spingere. In alcuni casi si è osservato il maschio 

fare ripetute volte questa funzione, fino a 77 

volte di seguito. 

Ovisacco. 

Dopo circa 10 giorni dall'accoppiamento, 
(in maggio), la femmina matura, risalita dal 
rametto sulle foglie, e fissatasi, comincia a 
secernere dal dorso la cera bianca che costi- 
tuirà la parte superiore dell'ovisacco (Fig. 5). 
Questa secrezione cerosa dura 24 ore circa. 

Gli ovisacchi cominciano a trovarsi in 
vario numero dalla 2"" decade di maggio per 
finire verso la V di giugno e ricominciai'e 
nella 2' di agosto e terminare nella 2' di 
ottobre. I due massimi corrispondenti alle 2 
generazioni si riscontrano nella 1^ decade 
di giugno e 3 di agosto. 

L' ovisacco bianco candido ha la stessa 
forma del corpo della Philippia ed è di questo 
poco più grande. Esso si presenta superiormente , compatto e 
liscio , abbastanza resistente , con bordi netti, a v^olte fioccosi. 




Fig. 5 
Foglie (li olivo con ovi- 
sacchi di Philippia olcae 
(da Berlese). 



(1) Il Dott. Del Guercio invece a pag. 34 delle « Nuove relazioni intorno 
ai lavori della R. Stazione di Entomologia Agraria di Firenze, Serie 1. N. 6 
1903 » dice che il maschio fa questi movimenti sulla femmina dopo aver preso 
una posizione opposta a quella della femmina stessa e che cosi resta accop- 
piato, ciò che non è esatto. 



— 231 — 

La superficie dorsale è continua, ma qualclie volta il primo quarto 
della sua lunghezza a partire dalla i)arte anteriore, si pi'esenta a 
un livello inferiore dal restante, oltre ad essere un po' fioccoso. 
In corrispondenza dei lobi anali, verso la base presenta una piccola 
incisione. Osservato nella parte ventrale, e ciò si può quando si è 
avuto cura di far fissare su di un vetrino porta-og-getti, la Philip- 
pia che si trovava all' inizio della secrezione cerosa, l'ovisacco 
presentasi formato di massa cerosa meno fitta circondata però ai 
margini da uno strato più fitto di cera e più bianco del restante, 
largo circa un terzo di mm. Nella parte anteriore poi, si scorge 
una piccola massa brunastra o giallastra rappresentata dal residuo 
del corpo secco della Philippia sana che ha terminato la deposi- 
zione delle uova. Finalmente nella parte posteriore corrispondente 
all'incisione vi è uno spazio vuoto stretto , a guisa di canale , 
attraverso il quale dovranno poi uscire le future larve. 

Il numero degli ovisacchi che può trovarsi su una delle fo- 
glie del rametto invaso va da un minimo di 1 ad un massimo di 
21. In Puglia (8. Vito) si sono trovati in parecchi casi 16 ovisac- 
chi situati sulla pagina inferiore di una foglia e in Calabria (Ca- 
tanzaro) 17 sulla pagina inferiore e 4 su quella superiore. 

Deposizione delle uova. 

Completata la parte superiore dell'ovisacco la Philippia co- 
mincia a deporre le uova e, nello stesso tempo dalla parte ven- 
trale, secerne la cera di mano in mano che dette uova vengon 
fuori. La deposizione dura da 3 a 4 giorni. In questa funzione la 
PJiilippia fa, con gli archi addominali, dei movimenti di contra- 
zione e di rotazione nella regione vulvare , quelli per spingere 
fuori le uova, questi forse per distribuirle a destra e a sinistra. 

Nel primo giorno la deposizione delle uova è alquanto solle- 
cita, ma nei 2 o 3 seguenti, va gradatamente affievolendosi. Per 
uscire un uovo impiega pochi secondi, mentre il tempo, che tra- 
scorre dall'uscita di uno all'altro è da 5 a 6 minuti primi. 

Il numero delle uova che una Philippia può deporre varia 
da 600 a 800. 

Di mano in mano che le uova escon fuori il corpo della Phi- 
lippia va ritirandosi su se stesso verso la parte anteriore fino a 
rimanerne di esso un piccolo invoglio che secca per morte soprav- 
venuta, 



532 — 

Se si rompe l'ovisacco, con uno spillo, e ci vuole un rela- 
tivo sforzo, si vede subito 1' ammasso di uova conformato come 
l'ovisacco stesso, situato tra due strati di cera, quello inferiore 
cioè, che costituisce una specie di letto e quello superiore, che co- 
stituisce la coltre, e frammischiate alle uova dei fili di cera. 

Non si è certi se la secrezione della cera avvenga sul dorso 
anche durante la deposizione delle uova. Non vi è dubbio però 
che se si pone a nudo la Philippia che abbia cominciato a de- 
porre, il dorso di essa torna a coprirsi di cera, meno compatta 
però e fioccosa. 

Uovo. 

Ha forma di ellisse, è lungo due volte circa la larghezza con 
un polo leggermente più stretto. In lunghezza misura mm. 0.315- 
0.332, in larghezza massima 0.175-0.192. 

L'uovo appena deposto è di color giallo paglierino , più co- 
lorato ai poli; in seguito però il colore cambia passando gradata- 
mente dall'ocraceo all'aureo e finalmente all'aranciato. 

Le uova, come si è anzidetto, oltre che a trovarsi sopra un 
morbido letto di fili di cera, sono anche avviluppate dai fili stessi 
in modo che non sì possono separare nettamente tra loro senza 
pericolo di schiacciarle. 

Larva. 

Trascorsi 15-18 giorni dalla deposizione, in giugno, e circa 20 
in ottobre, l'uovo dà la larva, la quale dopo qualche ora esce 
fuori dall'ovisacco per il canaletto di cui abbiamo parlato e si 
affretta a cercare un punto della foglia per fissarsi. 

A Portici (Silvestri), da ovisacchi compiuti il 15 maggio co- 
minciò la nascita delle larve il 12 giugno. 

La nascita delle larve comincia verso i primi di giugno (S. 
Vito-Catanzaro) e quella delle ultime verso la 2''^ decade di luglio 
per la V generazione, e, verso la fine di agosto e fine di ottobre 
rispettivamente, si ha la nascita delle prime e delle ultime per 
la 2^ generazione. La massima schiusura avviene verso la fine di 
giugno per la 1^^ generazione e la 2' decade di settembre per la 2." 

La larva dunque, fuoruscita dall'ovisacco, eterea un punto sulla 
foglia stessa o risale il picciuolo di essa per recarsi su altre fo- 
glie prossime, generalmente del penultimo ciclo di sviluppo. Sulla 
foglia le larve preferiscono la pagina inferiore a fianco e lungo la ner- 



- 233 — 

vatura ove si fissano. Diniodocchò le foj^-lie pi-esentansi sulla pai^ina 
con tante macchiette olissoidali più o meno gialle o aranciate a 
ciascuna delle quali corrisponde una larvetta. 

In tutto il periodo di sviluppo le Philip'p'iC' ^Ho stato larvale 
e, in qualche caso anche a (quello di adulto, stanno le une vicine alle 
altre fissate dapprima sulla foglia e in seguito sul rametto in quan- 
ti tea più meno grande e quindi più o meno discoste. Quando 
poi è venuta l'epoca della deposizione delle uova, le Philippia 
per lo più si sbandano andando a fissarsi in luoghi separati. 

Trascorsi 15-20 giorni dalla nascita, in luglio, e circa 6 mesi da 
quella della seconda generazione le larve abbandonano le foglie e 
passano a fissarsi lungo i teneri rametti ove restano finché non sono 
diventate adulti molto prossimi a deporre uova. 

Mute della Philippia femmina. 

La Philippia femmina compie tre mute delle quali le ultime 
due sui rametti. 

i." ììuffa -' La prima muta si avvera dopo 4-5 gioi'ni (luglio) 
dalla fissazione della larva sulla foglia, o dopo 15-20 giorni (ot- 
tobre). 

5." muta — La seconda muta ha luogo dopo L5-20 giorni dalla 
L^ (luglio). 

5.* muta — Si compie dopo 15-20 giorni dalla 2* (luglio-agosto) 
dopo di che la Philippia è diventata femmina immatura pronta 
all'accoppiamento. 

Il colorito della Philipipia al dorso in queste fasi di sviluppo 
è molto vario, alle volte è giallo, altre castagno, altre umbrino, 
fuliginoso, aranciato. Nella parte ventrale invece il colore è sem- 
pre giallo pallido o giallo verdognolo. 

Femmina immatura. 

Compiuta la S"" muta la Philippia è pervenuta allo stato di 
femmina immatura. 

Essa si presenta superiormente molto ingobbata dello stesso 
colore dell'adulto, e di dimensioni variabili da 2 a 2 mm. Vj 

E in questo stato che si avvera l'accoppiamento. Infatti allora 
si ha la nascita dei maschi. 



234 



Larva maschile, 



La larva maschile si differenzia da quella femminile, in luglio, 
dopo circa un mese dalla nascita e sì presenta di forma molto 
più allungata, coperta al dorso da uno strato di cera molto sot- 
tile e trasparente che lascia perciò vedere il dorso della larva che 
è di color giallo pallido. La parte mediana dorsale presenta un 
rialzo, principiando ad un quinto circa della lunghezza del corpo, 
diviso da questo da un solco che arriva fino alla regione anale. 
La parte antei-iore, si pi'esenta a becco di clarino, separata da due 
piccole creste che partono dal rialzo suddetto e vanno a finire 
alla periferia del corpo della larva. 

Col passare dei giorni, lo strato di cera 
follicolo si presenta con diverse divisioni 
(Fig. 6, B) che delimitano delle zone le quali 
sono 9 nettamente separate fra loro e cioè 
una anteriore, sei laterali, e due dorsali. 
La zona anteriore e le seguenti 4 zone 
laterali sono di forma trapezoidale, le altre 
due laterali invece hanno il perimetro for- 
mato da linee miste cioè secondo la con- 
formazione della regione posteriore della 
larva. Le due zone dorsali costituiscono 
insieme un mezzo conoide, secondo la se- 
zione longitudinale e occupano la parte 
mediana del follicolo. La più piccola trian- 
golare alla base è situata sopra la regione 
anale ed è circa un quarto più corta dell' altra che ha la base 
di forma rettangolare. Queste due ultime zone sono formate late- 
ralmente da tanti piccoli strati di cera paralleli che continuano in 
senso obliquo anche nella parte anteriore ove formano le due creste 
che dividono la zona anteriore. 




Fig. 6 
Follicolo maschile della l'hi- 
lippia oìeoe; A, visto di fianco, 
B, di sopra, C, dalla parte an- 
teriore (molto ingrandito). 



Pupa maschile. 



La larva col passare di altri giorni si distacca completamente 
dal follicolo e diventa pupa. Allora il follicolo è bianco niveo, 
lucente e leggermente trasparente dimodoché lascia intravedere 
il colore aranciato della pupa sottostante, 



— 285 — 

La pupa rosta tale per circa- 5-(^ giorni (in lug'lioj, poi si tra- 
sforma in adulto. Questo, un giorno e mezzo prima di uscire dal 
follicolo, comincia a secernere dalla regione anale, lateralmente al 
pene, due cilindri bianchi di cera che fuoriescono nella parte ba- 
sale del tollicolo e si allungano di mano in mano fino a raggiun- 
gere, come si è detto, la lunghezza di 2 volte circa il corpo del 
maschio. Questi cilindri molto fragili sono paralleli quando l'adulto 
è ancora sotto il follicolo, ma poi si divaricano costituendo cosi 
una specie di V rovesciato. 

Generazioni. 

Le generazioni della PJiilippia oleae sono due e si compiono 
una in maggio-giugno e l'altra in agosto-settembre. 

Da esperienze eseguite seminando larve il 28 agosto 1906 a 
Catanzaro su piantine di olivo immuni da Philippia, si sono ot- 
tenuti i primi ovisacchi il 23 maggio dell'anno seguente e per la 
2^ generazione si sono ottenuti i primi ovisacchi nella 2' decade 
di agosto. 

A Portici (Silvestri) i ])rimi ovisacchi di Fhilippia furono 
osservati il 15 maggio e le prime larve il 12 giugno. Da queste 
larve si ebbero adulti con ovisacchi il 7 settembre. 

Anche a Bevagna (Umbria) la Philippia ha due generazioni. 

Habitat. 

La Philippia oleae oltre che sull'olivo si è riscontrata, in pic- 
colo numero però, anche sul mirto (S. Vito-Catanzaro) e abbon- 
dantissima su piante di lentisco (Catanzaro, Soverato e Vaccariz- 
zo [prov. di Cosenza]). 

Cause nemiche. 

Le cause nemiche che contrariano lo sviluppo numerico della 
Philippia oleae, dipendenti da altri insetti, sono molto numerosi 
a differenza di quelle del Lecaniuìyi. 

Infatti tanto in Puglia quanto in Calabria oltre che al Chilo- 
coì'i's ed aWExochomus, si sono trovati predatori di uova una 
specie non ancora determinata di Leucopis tra i Ditteri, il Sidis 
Mguttatus tra i Coleotteri, nonché la Scntellista cyanea tra gli 



— 236 — 

Imenotteri. Di parassiti endotagi si sono ottenuti i seguenti ime- 
notteri : Coccophagus flavoscutelhtm, Coccophagiis hoioardi, Aphi- 
cus philippiae, Microterys lunatus, Pachineuron sp.? 

Quadro analitico per la distinzione dei parassiti 
ed iperparassiti della Philippia oleae. 

ì. - Ali anteriori In p-an parte scure. Antenne nere all' estremità. 
Corpo in gran parte di colore ruggine ....... 2 

— Tutte le ali incolore 3 

2. — Ali anteriori scure con una fascia trasversale incolora. Mesonoto 

verde Microterys lunatus 9- 

— Ali anteriori jaline nel primo terzo della lunghezza e senza fa- 

scia trasversale incolora. Mesonoto color giallo ruggine, con 
una fascia trasversale grigio violacea guarnita di peli argentei 

che rasenta il margine anteriore dello scutello 

Chiloneuriis formosus 9- 

3. — Testa più larga del torace. Nervatura marginale delle ali ante- 

riori ben sviluppata e notevolmente ispessita. Colorito generale 
nero azzurognolo o nero verdastro 4 

4. — Funicolo con articoli più larghi che lunghi nella 9, nel cf in 

media circa una volta e mezza più lunghi che larghi. Ali po- 
steriori con la maggiore ampiezza alla metà della lunghezza. 
Zampe giallognole, eccetto i femori della 9 e talora quelli del 
cT, che hanno una sfumatura bruna. Faccia del cf di color ver- 
de vivo , . . Fachyneuron sp. (pag. 243). 

— Funicolo con articoli poco più larghi che lunghi nella 9» nel è 

solo un poco meno raccorciati. Ali posteriori con la maggiore 
ampiezza in corrispondenza al primo Va della lunghezza. Fe- 
mori e gran parte delle tibie medie e post, color bruno corno, 

ginocchi e le altre parti delle zampe giallo scuri 

Pachyneuron sp. (pag. 248). 

— Altrimenti conformato 5 

5. - Piccolo (mm. 0,5-1), traslucido, giallognolo, con una macchia 

romboidale nera in ciascun lato dello scapo, i primi tre arti- 
coli del funicolo e la prima metà della clava pure neri, gli 

occhi grigio-verdastri o nerastri, gli ocelli rossi 

Aphicus philippiae. 

— Corpo tozzo. Capo schiacciato, largo quanto il torace, veduto di 

fronte subtriangolare. Scutello grandissimo, sporgente in modo 
da ricoprire quasi tutta la prima metà dell'addome. Corpo e 

gran parte delle zampe nero-azzurrognoli 

Scutellista cyanea. 



— 2M7 - 

— Altrimenti conformato 6 

6. — Corpo bruno-nero, spesso con lo scutello di color giallo oppure 

arancio. Funicolo 3-articolato. I sensilli lineari dell' antenna 
appaiono come linee nere 7 

— Corpo in g-ran parte color bronzo o verde scuro. Zampe medie 

fornite di un g-rosso sperone. Antenne lunghe e sottili, col fu- 
nicolo di 6 articoli 8 

7. — Zampe color g-iallo zolfo, eccetto le anclie medie e posteriori 

della V- Colorito del capo scuro e scutello in parte giallo 
arancio (9); oppure, testa color giallo zolfo e scutello bruno 
nero (e/') ' occophagus hoioardi. 

— Zampe giallognole e in parte scure; le anche tutte di color bruno 

nero. Scutello in parte color giallo zolfo (9) oppure intera- 
mente bruno-nero (c^') . . . . C occophagus flavoscutellum 

8. Articoli del funicolo subeguali, allungati, un poco ristretti verso 

il mezzo, con peli molto lunghi disposti in due verticilli per 
ciascun articolo. Peli argentei radi nella seconda metà della 
porzione anteriore del mesonoto . Chiloneurus formosus cf. 

— Antenne con gli ultimi due articoli del funicolo i più corti, uguali 

circa alla metà della lunghezza del primo, guarnite di peli 
sparsi, non molto lunghi Microterys lunatus 9« 

Parassiti Imenotteri 

Coccophagus ftnvosctitellum Ashm. ^ 

Di questo endofago si è parlato diffusamente trattando del 
Lecanium oleae perciò si rimanda il lettore al capitolo relativo 
a questa cocciniglia. Qui accennei'ò solo ai caratteri esteriori che 
presenta la larva della Philippia parassitizzata. 

Larva di Philippia parassitizzata — Quando la larva del 
Coccophag/fs è prossima a maturità e cioè fin settembre) 15 giorni 
circa, dopo che è stata inquinata, si mostra esternamente e su- 
periormente di color crema tendente all'ocroleuco nella parte 
mediana del dorso, il quale è più ingobbato di quello della Phi- 
lippia sana e più duro. Vista dal ventre, che è di color giallo 
pallido, si distingue molto nettamente la larvetta parassita interna 
pei- il color ocraceo che presenta e perchè posta ad arco. 

Dopo 7-8 ore da questa osservazione la Philippia prende la 
colorazione giallo-aranciata, poi, trascorse 24 ore circa, comincia 
ad abbrunirsi verso un estremo e, finalmente, in capo ad altre 
5-6 ore, è imbrunita su tutto il dorso. 



— 23S - 

Durante questo tempo la larvetta parassita si è spurgata e 
perciò raccorciata ; è diventata bianca e situata in tutta la sua 
lunghezza nel mezzo del corpo dell'ospite. Trascorre cosi 24-36 ore 
e poi si trasforma in pupa. Questa da bianca sul principio dopo 
poco diventa nera. 

Osservata in questo momento la Philippia è duretta, e la parte 
superiore del corpo variamente colorata secondo tre zone (Fig. 7) 
di cui quella esterna corrispondente alla parte 
periferica del corpo è di color giallo pallido, 
quella mediana che sussegue giallo solfo, e final- 
mente la centrale, molto più ampia delle altre, 

^ di color bruno verso l'estremo e nero lucente 

i 

1 [ sul mezzo. Questo color nero è dovuto alla pupa 

sottostante. 

^^i^*/ Il ventre poi è di colore grigio-brunastro. 

^■--nr^'< Questo in quanto riguarda la larva della 

Philippia femmina parassitizzata. Quella del 

maschio invece si presenta senza gradazione 

Larva di P/i/lipp/a 

oh'ue parassitizzata dal di colorc sul dorso, dal qualc traspare, attra- 
coceophogusßavoscniri. ^q^&q la ccra chc lo Hcoprc, il color nero della 

him (molto insra udita). 

pupa interna. 
Tempo impiegato nello .sviluppo — Nella Philippia oleae 
il Coccophagti^ flaroncutellum ha impiegato in settembre: 
giorni 15-16 dalla deposizione dell'uovo a larva matura; 
» 1-3 da larva matura a pupa; 
» 10-11 da pupa ad adulto. 
Totale giorni trascorsi per lo sviluppo 26-30. 

Cocco i)ha<j US howardi Masi. 

Adulto (Fig. 8) — Comparsa, nutrimento, deposizione delle 
uova come nel Coccophagus flaroscutelhtin. 

Accoppiamento — Prima dell' accoppiamento il maschio si 
pone di rimpetto alla femmina e le si avvicina fino a toccare con 
le sue le antenne di quest'ultima, la quale tiene le proprie pie- 
gate all'ingiù e avvicinate alla fronte. Indi solleva e vibra le ali 
e per 4-5 volte si sposta a destra e a sinistra col corpo toccando 
lateralmente le antenne e gli occhi della femmina. Questa, che 
vuole la copula, ai preliminari sta ferma in attesa che il maschio 
corra dietro e le salga sul dorso. Infatti esso non indugia a tale 



- 230 




Fig. 8 
Cornnphojius lion-arr!/ 9) ins-ranitito (da Masi) 



buona disposizione e subito corre dietro, sale sul dorso e, pog- 
giate le zampe anteriori sulle ali della femmina, curva l'addome 
portandone l'estremo nel mezzo del ventre di quello della fem- 
mina nello stesso tem- 
po che spiega e ad- 
dossa la pagina supe- 
riore delle ali e le di- 
spone perpendicolar- 
mente al torace. Cosi 
si compie la copula. 
Questa dura 5-6 
secondi e subito av- 
venuta, quasi di scat- 
to, il maschio si stac- 
ca e ritorna l'addome 
e le ali nella posizio- 
ne normale affrettan- 
dosi ad andar via. 
La femmina, se non desidera il maschio, all' avvicinarsi di 
esso, scatta dando un salto da 5 a 6 cm. di altezza per altret- 
tanto di lunghezza. Lo desidera invece con ardore, sempre che la 
si tenga lontano appena nata e dopo uno o più giorni si metta a 
contatto con esso. Infatti la femmina allora va in cerca del ma- 
schio, gli va incontro, gli si avvicina e si pone a breve distanza, 
attendendo con le antenne piegate all'ingiù. Se il maschio non s'av- 
vede che il vicino è una femmina, sospettandolo un nemico si al- 
lontana rapidamente. 

Spesso la femmina che è vicino al maschio fermo, vedendosi 
trascurata, si avvicina di più e lo tocca con le antenne due o tre 
volte finché il maschio credendosi minacciato non si allontana. 

Vittime paka^sitizzate - A differenza del Coccophag/fs 
jlavoscutelluìn il quale inquina solamente le larve degli ospiti, il 
Coccophag/fs liowardi inquina oltre alle larve, anche le femmine 
immature della Philippia oleae, nonché i maschi di questa molto 
avanti nello sviluppo. 

Il Prof. Silvestri ha ottenuto questa stessa specie da Phi- 
lippia di Portici, Bevagna e Lanciano (Chieti). Da Philippia di 
quest' ultima località si ebbero molti esemplari dal 13 al 16 ago- 
sto 1907. 



- -240 - 

Tempo impiegato nello sviluppo dal Coccophagtfs — Il 
Coccophag/fs Jtowardi impiega a svilupparsi un tempo poco più 
lungo della specie precedente. 

In maggio-giugno esso impiega dallo stato di uovo ad adulto 
giorni 34-37 e in luglio-agosto 24-26 (Catanzaro 1907). 

Generazioni — Il numero delle generazioni può calcolarsi 
eguale a quello dell'altra specie. 

Percentuale — La percentuale del Coccophagus howardi 
ottenuta nel 1906 a Catanzaro è stata: 

da larve di Philippia in aprile-maggio di 17 circa 
» » », luglio-agosto » 14 » 

y- ovisacchi » » agosto » 7.70 » 

nel 1907 nella stessa località e stata: 

da larve di Philippia in aprile-maggio di 20 circa 
» » » » luglio-agosto » 13.2 » 

» ovisacchi '> » giugno » 12.5 » 

» » » » agosto-settemb. » 5.93 » 

Da ovisacchi raccolti a Gizzeria (Catanzaro) ai primi di set- 
tembre 1907 si ottenne la precentuale di 26.66. 

Cause nemiche — Le cause nemiche a questa specie sono 
le stesse del Coccophag>/s flavoscutellum. 

Microterys lunatus (Dalm.) Thoms. 

Adulto— // Microtergs Imiatus (Dalm.) si vede aggirarsi in 
piccolo numero verso i primi di aprile sui rametti di olivo infetti 
da Philippia oleae^ e da quest'epoca è sempre presente fino a 
tutto ottobre. Il massimo della nascita si è avuto a S. Vito dei 
Normanni (1905) nella 3^ decade di giugno e nella 2' di settembre, 
a Catanzaro (1906-907) nella 2' e 3' decade di giugno e L"" di set- 
tembre. Crii ultimi poi si sono ottenuti a S. Vito e a Ccitanzaro tra 
la 2" e 3'"^ decade di settembre. 

Anche da Philippia di Portici e Bevagna si è ottenuto questo 
parassita. 

Nutrimento dell'adulto — Il Microteriß si nutre come i 
precedenti parassiti di sostanze escrementizie della Philippia oleae 
e della melata prodotta dalle foglie d'ulivo. 

Per prendere il nutrimento dalla Philippia il Microtergs la 
tocca con 1' esti-emità delle antenne sulla regione anale, spostando 



- 241 - 

rapidamente or Tuna ed oi- l'altra di queste ultime dall' avanti 
airindietro. Stimolata cosi la Pliilippia emette la gocciolina di 
escrementi che il parassita raccoglie subito tra i palpi come i 
Cocco'phagifs e la succhia avidamente. 

Qualche volta \\ Mici-oterfjs temmina curva l'addome e con la 
punta della trivella punge il dorso della Philippia senza farle 
male, per stimolarla ad emettere gli escrementi, poi si ricompone 
e lambe il punto forzato. 

Accoppiamento — I preliminari che precedono 1' accoppia- 
mento consistono in ripetuti ed agili va e vieni che il maschio 
ta vibrando le antenne e movendosi dì fianco in senso trasver- 
sale dirimpetto alla femmina alla distanza di 1 mm. circa. Tali 
preliminari, durante i quali il maschio tocca con la parte interna 
e mediana delle antenne gli occhi e parte del torace della fem- 
mina, nonché la posizione di fronte, impediscono il cammino alla 
femmina stessa la quale è perciò costretta a starsene immobile 
con le antenne piegate all'ingiù e avvicinate alla fronte. 

Dopo parecchi va e vieni il maschio si porta rapido dietro 
la femmina girando di fianco e mantenendo sempre il capo verso 
di essa Arrivato alla parte posteriore, se la femmina lo vuole, 
sale rapido sul dorso, afferrandosi con le unghie delle zampe ante- 
riori sulle ali della fe.nmina, curva l'addome, avvicinandone l'e- 
stremo all'orifizio vulvare, allarga le ali e, in pochi istanti, compie 
la copula. 

Quando la femmina non vuole accoppiarsi, dopo i preliminari, 
quando cioè il maschio corre per portarsi alla parte posteriore, 
si allontana rapidamente o scatta con un salto di 5 a 10 cm. d'al- 
tezza per circa altrettanto di lunghezza e si perde di vista. Solo 
nel primo caso il maschio veduta allontanarsi la femmina la insegue, 
l'arriva, la sorpassa e le si pone nuovamente di fronte ripetendo 
i preliminari. Non ottenendo il consenso anche questa volta, il 
maschio torna daccapo, finché non si persuade esser inutili ulte- 
riori insistenze. 

Deposizione delle uova — Il Mio'oteì'ijs come il Coccophagtts 
howa/'di depone le uova nelle larve di una lunghezza di 2 mm, 
e nelle femmine immature di Philippia. 

Il Microterys per questa funzione sale sul corpo della vittima 
e lo percorre longitudinalmente dapprima in un senso, tastando 
con l'estremità delle antenne in vibrazione, poi, con rapido gii'o, si 
volta indietro e torna a percoi-reiio nel senso opposto. Esplorata 

16 



- 242 — 

cosi la vittima, se questa è una larva si porta nel mezzo del dorso 
per forarlo con la trivella, se invece è una femmina immatura allora 
comincia da un estremo, e mano mano che ha deposto 1' uovo si 
avanza continuando a deporne altre. Generalmente la parte prima 
inquinata di quest'ultima è la posteriore. Nella trivellazione il 
Mic7^ote)'ijs curva l'addome e fìssa la trivella, poi comincia a muo- 
vere il corpo dall'alto in basso. In sul principio i movimenti sono 
appena sensibili, ma poi si fanno più pronunciati e la trivella è 
spinta con forza. In capo a 40" o ad 1' e 7? circa per le larve 
Umiche 2 a 2 V^ mm. e a 5'-15' per le femmine immature il Micro- 
ter j/ft ha perforato la pelle dell'ospite. Dopo di che immerge tutta 
la trivella nel corpo. Cosi il pai'assita rimane fermo per 5"- 15" du- 
rante i quali l'uovo è deposto. Qualche volta ì\ Mìcroter/js tira 
fuori quasi tutta la trivella, poi ve la immerge di nuovo, e così 
per ripetute volte. 

Nella larva ospite 11 Mic?'oteri/s depone un sol uovo, ma nelle 
femmine immature ve ne può deporre fino a 7 essendo tali i numeri 
di adulti parassiti ottenuti da larve nel 1" caso e da qualche ovi- 
sacco di Pitüippüi nel secondo. 

Vittima parassitizzata — La larva di PMlippia inquinata 
dal M/crotertjs dopo qualche giorno si mostra con gli stessi carat- 
teri esterni di quelle inquinate dai Coccophagus. menzionati. La 
femmina immatura invece può diventare matura, ricoprirsi di cera 
e deporre o no un certo numero di uova. Nella generalità av- 
viene quest' ultimo caso : ciò può dipendere forse dallo stato di 
sviluppo dell'ospite più o meno avanzato nonché dal numero di 
uova che il Microterys ha deposto nell'ospite. 

Nell'un caso o nell'altro, quando cioè la Philippia inquinata 
ha deposto un certo numei'o di uova o nessuno, se si toglie la 
cera che la ricopre, presenta il coi'po di color bruno tendente al 
giallastro. Quando il parassita o i parassiti son fuorusciti, detto corpo 
si presenta con dei forellini sulla parte dorsale, a ciascuno dei 
quali cori'isponde internamente una concamerazione nella quale 
il parassita ha trascoi'so il periodo di pupa. Stretto fra le dita 
questo residuo di Philippia si rompe in tanti fragili \)Q7.7A. 

A questi caratteri che contraddistinguono \a Philippia morta per 
i parassiti interni, si unisce l'altro per cui la Philippia parassi- 
zata coperta dalla cera offre una certa resistenza quando è pre- 
muta, e spesso anche per la ìrrogolaritA che presenta l'ovisacco, 
specialmente, nei margini. 



- 2i3 - 

Nutrimento della larva di Microterys — La larva di Mi- 
croterijs si nutre dapprima del liquido nutritivo del corpo dell'o- 
spite, poi divora i tessuti e gli organi interni rimanendo la sola 
pelle. 

Pupa — La pupa, se una sola, occupa la parte mediana del 
corpo ospite, se più, ognuna una piccola camera. Essa dapprima 
è bianca, in seguito è nera. 

Sviluppo del Microterys. — A S. Vito dei Normanni (1905) il 
tempo impiegato dal Microterijs a svilupparsi, dalla deposizione del- 
l'uovo alla trasformazione in adulto, è stato, in maggio-giugno, di 
21-23 giorni e a Catanzaro (1907), in luglio-agosto, di giorni 18-21. 

Generazioni — Impiegando giorni 18-23 per svilupparsi, il Mi- 
croterys, durante il periodo in cui si trova allo stato adulto, te- 
nuta presente la temperatura, si può calcolare che compia, da 
aprile a settembre, 7 generazioni circa. 

Percentuale — La percentuale di Microterijs ottenuta a Ca- 
tanzaro (1906) in agosto è stata di 80,73, in giugno (1907) di 
33,27 e in agosto-settembre dello stesso anno di 21,31. Da Phi- 
lippia raccolta a Gizzeria in settembre si è ottenuto il 37,33 7o- 

Numero di Microterys ottenuti da ciascun ovisacco — Il nu- 
mero di Microterys e di lai've di Fhilippia ottenuto a Catanzaro (1 907) 
in giugno, da 7 ovisacchi tenuti separatamente in tubi di vetro, è 
stato di un minimo di 1 ad un massimo di 7 del parassita e rispet- 
tivamente di a 513 di larve dell'ospite secondo si vede dal se- 
guente quadro: 

Da 1 ovisacco N. 6 Microterys Q e nessuna larva di PhiUppia 

larve » 





ovisacco 


N. 


6 




» 


» 






» 


» 






» 


» 






» 


» 






» 


» 





9 e 


277 


9 e 


408 


cf e 


297 


6 e 


513 


9 e 


12 



» 1 • » 6 » $ e 18 » » 

Oltre al Microteì-ys si ottenne da questi due ultimi ovisacchi 
un individuo di Sidis higiittatus per ciascuno. 

Pachyneuron sp. 

Femmina. — Funicolo poco più corto del torace, con articoli 
alquanto più lunghi che larghi , solo l'ultimo poco j)iù largo che 
lungo. Scutello convesso , distinto in due porzioni, delle quali la 



- m - 

posteriore che corrisponde al frenum è molto inclinata rispetto 
alla anteriore; questa è foggiata a tegola. Metatorace senza carena 
distinta, con due coste longitudinali ed una nuca mediocremente 
sviluppata: spiracoli subrotondi. Nervatura marginale lunga quanto 
la stigmatica ed uguale alla metà della post-marginale. Ali me- 
tatoraciche piuttosto ristrette, con la maggiore ampiezza nel mezzo 
della lunghezza, guarnite di peli marginali abbastanza lunghi, che 
sul lato posteriore aumentano un poco di grandezza andando dalla 
radice dell'ala verso l'apice. 

Addome ovato- conico, lungo quanto la testa e il torace presi 
insieme, col secondo segmento poco più esteso del terzo. 

Nero verdastro, in parte nero azzurrognolo. Scapo e pedicello 
giallo-scuri, talora il pedicello e la seconda metà dello scapo bru- 
nastri; funicolo e clava bruno-olivacei; occhi bruno-neri. Tegole 
e nervatura delle ali giallo grigie. Zampe, ad eccezione delle an- 
che, giallognole; inoltre i femori posteriori con sfumatura bruna 
nella prima metà. 

Lunghezza, mm 1,9. 

Maschio. — Si distingue pel funicolo lungo quanto il torace, 
con gli articoli crescenti gradatamente, sebbene quasi insensibil- 
mente in grossezza e in lunghezza dal primo all'ultimo, in media 
una volta e mezza più lunghi che larghi. Sulla clava e sul funi- 
colo i peli sono ben sviluppati. Il colorito della ftxccia ò di un 
verde vivo, le zampe posteriori sono per lo più interamente gial- 
lognole. 

Lunghezza, mm. 1,5. 

Di questo parassita come dei due seguenti non si sa il grado 
di parassitismo, ma a stabilirlo per tutti faremo delle esperienze 
nell'anno in corso. 

Adulto. - Gli adulti hanno fatto la loro comparsa verso la 
2" decade di luglio e hanno seiiuato un massimo di nascita verso 
la, o^ decade dello stesso mese e la 2^ di settembre (S. Vito 1905, 
Catanzaro 1906). Gli ultimi si sono ottenuti a Catanzaro nella 3" 
decade di settembre (1906) e l-"^ di ottobre (1907). 

Percentuale. — La percentuale di Pachyneni-on ottenuta a 
Catanzaro (agosto 1906) è stata di 6.88, (giugno-luglio 1907) di 11.15 
e di 0.87 (settembre-ottobre 1907). 

Da ovisacchi raccolti a Gizzeria nell'agosto 1907 si è avuta 
la percentuale di 9, 20. 

Cause nemiche. — C/iilocoj-us ed Exociiomas. 



Chiloneurus forrnosus (Boh"'. 

Adulto. — 11 Chüonein-Hs formos/'s ha fatto la sua com- 
parsa nella 2' decade di lui;iio (S. Vito 1905, Catanzaro 1906j o 
nella 2' di giugno (Catanzaro 1907) con un massimo di nascita nella 
'ò' decade di luglio (Catanzaro 1906) e alla fine di giugno (1907j. 

Dalla P/iilippia della 2" generazione a Catanzaro (1907) non 
si è ottenuto alcun individuo di Chilonewus. 

Accoppiamento. — Il maschio del (Jliilonetirifs postosi davanti 
alla femmina le titilla il capo con la punta dello antenne che tiene 
in posizione arcuata all'infuori, mentre quelle della femmina sono 
divaricate e immobili. Dojìo questi preliminari se la femmina ac- 
condiscende, il maschio le corre dietro, sale su di essa, curva l'ad 
dome, il cui estremo fa scivolare sul ventre di quello della fem- 
mina etessa s, s'accoppia. La copula dura 4-5 secondi e in questa 
funzione il maschio tiene le antenne arcuate all'infuori, le zami)e 
anteriori sospese in alto e le ali spiegate poggianti sul suolo con 
il margine esterno. 

Deposizione delle uova. — La deposizione delle uova si 
avvera negli stessi modi usati dal Microterj/s lunatffs nelle fem- 
mine di riiilippia immature. Da queste poste ad inquinare, pur 
essendo morte prima di deporre tutte le uova, non ho ottenuto 
alcun individuo adulto di Chiloneurm, ciò che indurrebbe a cre- 
dere che questo insetto non è un parassita primario 

Percentuale — La percentuale ottenuta da ovisacchi di Plii- 
lippia raccolti a Catanzaro nel giugno del 1907 è stata di 3.47. 

Cause nemiche. — Al solito: Chilocorus ed Exoclwiiufs. 

AphicMS philippiae Masi. 

Femmina. — Ocelli disposti ad angolo acuto, gli esterni di- 
stanti dal margine interno degli occhi per uno spazio eguale circa 
al proprio diametro, e dal margine occipitale per un spazio quasi 
due volte maggiore. Scapo compresso, di larghezza crescente fino 
a V4 della lunghezza Pedicello lungo meno della metà dello scapo. 
Primi quattro articoli del funicolo uguali in lunghezza o poco in- 
feriori ad '/s f^^l pedicello ; quinto articolo più sviluppato , sesto 
ancora più lungo. Clava della larghezza dell' articolo che la pre- 
cede, lunga quanto gli ultimi quattro articoli, Mesopleura con un 



(y- 



/ 



— 246 - 

reticolo di solchi sottilissimi che determinano delle aree rombiche. 
Negli esemx)lari viventi il colorito generale è giallognolo , assai 
pallido: la testa, i lati e la parte superiore del torace tendono un 
poco al verde, mentre la parte superioi'e del protorace e meso- 
torace tende al carnicino. Suture delle ascelle e margine scutel- 
lare aranciati Scapo con una macchia nera in ciascun lato, per 
lo più romboidale, per cui si ha l'apparenza di una fascia obliqua, 
situata dopo ^/g della lunghezza. Pedicello nerastro nella prima 
metà; primi tre articoli del funicolo e primo o due primi della 
clava neri. Occhi grigio verdastri o nerastri. Ocelli rossi. Ali in- 
colore. Gli esemplari essiccati assumono un colorito generale te- 
staceo scuro. 

Maschio. — Differisce per la mole un poco minore e per 
r addome più corto del torace. 

Adulto. — Gli adulti di Aphict/s cominciano a nascere da 
ovisacchi di Philippia (Catanzaro 1907) nella 2.* decade di giugno 
e settembre segnando un massimo di nascita verso la fine della 
stessa decade di detti mesi. Gli ultimi si ottengono ai primi della 
S'' decade di giugno e di settembre. 

Percentuale. — Da ovisacchi di Philippia oleae trovati sul 
Lentiscus a Soverato (Catanzaro) nel maggio 1907 si è avuta la 
percentuale di Aphicus di 20. 23 e da ovisacchi raccolti dall' o- 
livo a Catanzaro in agosto-settembre, si è avuta la percentuale 
di 7.03. 

Scutellista cyanea Motsch. 

Adulto — I primi adulti di Scutellista si sono ottenuti a Ca- 
tanzaro (1906) e S. Vito (1905) da ovisacchi di Philippia verso 
la fine di agosto con un massimo di schiusura nella 2* decade di 
settembre; e gli ultimi nella "ò"" decade dello stesso mese. Tali 
epoche sono però variabili in limiti molto ristretti a seconda del- 
l'andamento della stagione Così nel 1907 a Catanzaro i primi 
adulti si sono ottenuti il 13 settembre e gli ultimi il 9 ottobre. 

Deposizione delle uova — La Scutellista depone le uova 
sotto il ventre delle larve e femmine immature di Philippia. 

Percentuale — La percentuale di Scutellista ottenuta da 
ovisacchi di Catanzaro nel 1906 è stata di 9,17 circa e nel 1907 
di 32,08. Da quelli di Gizzeria di 10,66. 



— 2il — 

Dittero predatore. 
Leucopìs sp. 

Adulto. — A Catanzaro (1906-1907) i primi adulti di Leii- 
copis si sono ottenuti da ovisacchi di Pliili'ppia oleae ai primi 
della 2^ quindicina di g'iugiio segnando un massimo di nascita 
verso la fine dello stesso mese e la 1^ quindicina di settembre. 
Gli ultimi si sono ottenuti ai primi della o^ decade di settembre. 

Nutrimento. — Questo dittero si nutre di sostanze escre- 
meniizie della PhUippia, e di melata. Quando si nutre delle pi-ime 
la Lc/wopis sale sulla PhUippia femmina immatura e si porta 
sulla regione posterioi-e ove dondolandosi rapidamente con la sua 
parte anteriore allunga e ritira con rapidità le zampe anteriori 
grattando con le unghie la regione anale della Pliilippia la quale 
perciò emette fuori gli escrementi che subito sono succhiati dalla 
Leucopìs. 

Deposizione delle uova. — La Leucopìs nella deposizione 
delle uova si pone o di fianco o sopra Tovisacco della PJiilippia 
e curvando l'addome fa penetrare l'ovopositore attraverso la cera 
facendola arrivare fino alle uova dell'ospite in modo che l' uovo 
suo si trovi tra quelle di quest' ultimo. 

Nutrimento della larva. — La larva di Leucopìs si nu- 
tre delle uova della Phìlìppìa succhiandole e rigettando il guscio. 
Essa consuma le uova di un solo ovisacco. 

Larva matura. - La larva matura misura da 3-4 millimetri, 
e si trasforma in pupa sotto l'ovisacco stesso. 

Pupario. — Il pupario occupa la parte mediana interna dell'ovi- 
sacco. Esso appena formato è di color bianco, poscia diventa di 
color ocraceo e finalmente baio. 

Misura in lunghezza mm. 2 72 ^ 3 e in larghezza mm. la 1 ' /^. 

L'adulto quando deve venir fuori rompe il pupario nella parte 
anteriore e laterale. 

Tempo impiegato nello sviluppo. — Secondo osservazioni 
fatte a Portici dal Prof. Silvestri questa specie impiegherebbe da 
uovo a pupa 16-18 giorni in maggio-giugno. 

Generazioni. — Ammettendo che tutto il ciclo di svilujijio 
della Leucopìs si compia in primavera-estate ed estate-autunno 
in una trentina di giorni, si può ritenere il numero delle gene- 
razioni di 4-5. 



— 5i8 ~ 

Percentuale. — La percentuale di Leucopü ottenuta nel- 
r agosto-settembre 1906 a Catanzaro è stata di 13.57, in giugno- 
luglio 1907 di 11.95, e in agosto settembre 1907 di 1.06 circa. 

Da ovisacchi raccolti a Gizzeria nell' agosto del 1907 si è 
avuta la percentuale di 17.34 circa. 

Cause nemiche. — I Chilochorus ed Exocìiomus insieme alle 
uova di Philippì'a possono distruggere l'uovo o la larvetta della 
Leticopis. Una specie di Pachijneiiron è stata osservata a Bevagna 
(Umbria) parassita della Leucopis. 

Non essendo stato possibile riferire con sicurezza ad una delle 
specie conosciute questo Pachineuron e non essendosi creduto con- 
veniente considerarlo come specie nuova prima di aver potuto 
confrontare gli esemplari di Bevagna con quelli tiiìici di alcune 
specie europee, a farlo riconoscere si dà qui la descrizione fatta 
dal Dr. L. Masi. 

Pachynenron sp. 



Questa specie somiglia molto a quella precedentemente de- 
scritta, trovata a Catanzaro. 

Femmina. (Fig. 9) — Articoli del funicolo un poco più larghi 
che lunghi, ad eccezione del primo che è tanto largo che lungo 

Funicolo e clava con 
fìtto rivestimeno di 
peli corti. Nervatura 
marginale estesa circa 
' /g della lunghezza del- 
la omerale , la po- 
stmarginale V3 della 
marginale, mentre la 
stigmatica ne è poco 
più lunga. Ali poste- 
riori con la maggiore 
ampiezza al primo Vs 
della lunghezza e con 
peli marginali poco 
sviluppati. — Addome 
poco più corto del torace, ma ugualmente largo, col secondo se- 
gmento esteso per ^/ ^ della lunghezza totale. Colorito generale nero 
bronzo. Antenne brune con sfumatura giallo-ruggine alla base dello 




Fig. 9 

PRc/iyniiiiroìh, femmina (iiif^raiulita). 



— 219 — 

sca]ìo. Nervatura delle ali bruna. Femori color bruno-corno, sfu- 
mano in giallo verso l'apice ; tibie anteriori giallo-l)rune , quelle 
medie e posteriori del colore dei femori, però con l'apice chiaro. 

Lunghezza, mm. 2,2. 

Maschio. — Ha gli articoli del funicolo un po' meno accor- 
ciati, l'addome largo '/s del torace. La faccia presenta un leggero 
riflesso dorato. 

Lunghezza, mm. 1,7. 

Intorno a questa specie, si riferiscono le osservazioni fatte a 
Bevagna dal Prof. Silvestri. 

Deposizione DELLE uova. — L'adulto depone l'uovo nel pu- 
pario di Leu.co'pis situato nell' ovisacco della PhUippia. 

Tempo impiegato nello sviluppo. — Lo sviluppo del Pa- 
chìjneurnn in estate è molto rapido compiendosi in 18 giorni; in- 
flitti avendo lasciato parassitizzare pupe di Leucopis il 10 giugno, 
il 28 dello stesso mese fu ottenuto il primo adulto 9 eli Pachy- 
neuron. 

In autunno-inverno invece lo sviluppo è molto lento : io (Sil- 
vestri) ritengo che da uova deposte in fine autunno si ottenga 
una larva che passa in tale stadio tutto l'inverno e si trasforma 
solo in primavera in pupa e quindi in adulto : infatti a Bevagna 
il 3 aprile raccolsi in vecchi ovisacchi (dell'anno precedente) di 
Pìiilippia puparii di Lencopù, dei quali la maggior parte era 
vuota, alcuni invece contenevano una larva di Calcidide. Da que- 
ste larve si ebbero le pupe nello stesso mese di aprile, il primo 
adulto di Pachfjneuron il 2 maggio , un altro il 3 ed alcuni dal 
4-15 maggio. 

Di tali adulti nutriti con miele, due individui 9 vissero fino 
al 10 giugno e parassitizzarono in quell'epoca pupe di Leucopis, 
da cui, come sopra ho detto, si ebbe il primo adulto il 28 
giugno. 

Numero delle generazioni. — Calcolando di 20 giorni il 
periodo di tempo necessario allo sviluppo del Pachyneuron in 
estate e di 30 in settembre-ottobre , si può ritenere che il nu- 
mero di generazioni che può compiere da maggio-giugno ad ot- 
tobre-novembre questa specie sia almeno di 4-5 come per la spe- 
cie ospite. 



— 250 — 

Coleotteri predatori. 

Sidis biguttatus Muls. 

Adulto. — Grli cidulti di Sidis dell'unica generazione estiva 
sono cominciati a comparire a Catanzaro 1906-907 nella 1 ' de- 
cade di luglio con un massimo di nascita nella 2;' decade dello 
stesso mese. Gli ultimi poi si sono ottenuti verso i primi di set- 
tembre. 

Nutrimento dell' adulto e della larva. — Tanto l'adulto 
quanto la larva si è osservato nutrirsi delle uova della PJiilijrpia. 
L'adulto si nutre anche delle piccole larve di PJülip2ria. 

Larva. - La larva matura misura 4-5 mm. di lunghezza, è 
di color giallo solfureo, coperta superiormente e lateralmente da 
bastoncelli cerosi bianchi, contorti, corti e lunghi; inferiormente 
è liscia. La larva si trova nell' ovisacco della Philippia delle cui 
uova si nutre. Un ovisacco alberga una sola larva. 

Pupa. — La larva per trasformarsi in pupa non fuoriesce 
dall'ovisacco, ma si fissa nel mezzo di esso per l'estremo addome 
e poi si ricopre di cera anche sul ventre. Mano mano si raccorcia 
e, arrivato il momento, la pelle si rompe longitudinalmente nella 
parte dorsale e lascia vedere la pupa. Questa dapprima è gialla 
di solfo e poi bruna; misura mra. 2 a 2 72- 

La pupa per divenire adulto ha impiegato 5 giorni in luglio- 
agosto (Catanzaro 1906). 

Uovo. — Il Sidis si è visto deporre l'uovo immergendo l'o- 
vopositore nella parte inferiore e posteriore dell' ovisacco di 
Pliilippia. 

Tempo impiegato nello sviluppo. - Il Sidis per diven- 
tare adulto ha impiegato dallo stato di uovo a (piello di larva ma- 
tura -12-15 giorni (Catanzaro giugno 1907), da larva matura a 
pupa giorni 4-5 e da pupa ad adulto 5-6. Dimodoché il tempo 
impiegato nello sviluppo è stato di 21-26 giorni. 

Generazioni. — Probabilmente il numero delle generazioni 
che il Sidis compie nella Pliilippia sarà una, poiché esso dagli 
ovisacchi di detta cocciniglia si é ottenuto solo nella P' genera- 
zione di quest' ultima. 

Percentuale. — La percentuale ottenuta a Catanzaro in 
giugno 1907, è stata di 14, 98. 



— 254 



Exochonius quadri-pustulatus L. 



Adulto. 



L'adulto maschio è lungo mm. 3 7-2 " ^? l'^^'S'o mm- ^ 3 

,2 5, larga mm. 3 72 



«/, 




la femmina (Fig. 10) è lunga mm. 4 72-57 l'^^'S^ mm. 3 72-4, 
con la maggiore altezza di mm. 1 Vi • Corpo di forma semigio- 
bosa ovale superiormente nero lucente. Capo nero, antenne eia 

vate, pelose, fulve, con 10 articoli. 
Le elitre col margine pianeggiante 
hanno 4 macchie aranciate di cui 
le anteriori sono di forma arcuata 
verso il margine interno, più al- 
largata posteriormente ; esse han- 
no posizione laterale, si originano 
a breve distanza dal margine an- 
teriore delle elitre e si distendono 
perTcirca un terzo della lunghezza 
delle elitre stesse alla distanza 
della metà circa della larghezza 
dal margine interno. 
Le altre due macchie lunghe circa 72 mm., sono situate su- 
periormente a distanza di V4 circa dall' inserzione delle elitre- 
hanno forma quadrangolare coi vertici arrotondati. Uno dei loro 
lati è molto vicino al margine interno mentre 1' opposto è a 72 
circa dal margine costale. 

Ali lunghe circa 6 mm., fumose nella 2"" metà. Zampe nere 
con tre articoli nel tarso e pretarso forniti di due unghie. Parte 
ventrale del corpo nera eccetto i tre ultimi segmenti addominali 
che sono fulvi nella femmina e ferrugginosi nel maschio. 

Comparsa. 



Fig. 10 
Adulto femmina di Exocliomus 4-pustulat 
(ingrandito). 



Ai primi tepori primaverili VExochomus esce dai nascondigli, 
cioè dalle screpolature del tronco, da sotto la vecchia e secca 
corteccia dei tronchi di olivo ecc. ; ove ha passato la stagione 
inclemente, e si aggira sveltamente su e giù dei rami e foglie 
di olivo per cercare il cibo e per accoppiarsi. 



^252 — 



Costumi. 



Quando il sole è più ardente nella giornata, 1' Exochoiniis 
è molto attivo e lo si vede perciò camminare frettolosamente 
interrompendosi ogni tanto e seguendo ora una linea retta, ora 
tortuosa o spirale, sia sulla parte superiore, che sulla inferiore 
del ramo o foglia. Nel suo cammino V Exochomns tocca conti- 
nuamente coi peli delle antenne e coli' estremità dei palpi la 
superficie che percorre e come trova la preda si sofferma, l'affer- 
ra con le mandibole lacerandone il dorso per succhiare avida- 
mente gli umori. 

Se un Exochomui> s' incontra con un altro, tutti e due si fer- 
mano e si ritirano su se stessi avvicinando sotto il corsaletto il 
capo e, sotto questo, le antenne e i palpi. Dopo breve sosta o 
l'uno o l'altro si scosta e riprendono la interrotta via. 

Similmente fa se lo si tocca con un oggetto qualunque sul 
capo sulle antenne o sui piedi. Se però la molestia continua 
anche dopo che VExocìiomus ha ripi-eso il cammino, allora esso 
si lascia cadere di peso, ma non arriva al suolo poiché dopo un 
breve tratto della discesa prende il volo. 

Se durante il pasto di un Exochomus interviene un altro, 
quest' ultimo cerca di strapparglielo ed allora quello indietreggia 
portando però seco la preda e affrettandosi a divorarla. Ciò se 
la vittima è piccola, invece fanno da buoni amici se essa è 
grande, come una larva del 2" stato di Lecanium oleae o di 
Philippia oleae o di un ovisacco di quest' ultima. 

Nella notte e nelle giornate piovose o con vento e, dal tra- 
monto al sorgere del sole, nelle belle giornate, ì'Ecochonms se 
ne sta riparato tra la biforcazione dei rametti o sulla pagina in- 
feriore delle foglie di olivo. 

Nutrimento dell'adulto. 

Il nutrimento dell' ExochoìJt us è dato dalle Cocciniglie che 
trova sull'olivo e specialmente dalle larve del Lecanium oleae, 
Philippia oleae, Pollinia pollini e Aspidiotus hetulae. Di questo 
e della Philippia V Exochomns si nutre anche delle uova e degli 
adulti. 

In Puglia ( S. Vito 1905 ) si è osservato 1' Exochomus solle- 
vare col capo il follicolo di un Aspidiotus adulto e divorare la 



— 25:r— 

Cocciniglia: altre volte lo si è osservato forare invece supe- 
riormente il follicolo e succhiare la vittima sottostante. Tanto in 
Puglia quanto in Calabria ( Catanzaro 1906-1907 ) si è osservato 
V Exoclioìiius rompere col capo l'ovisacco della Pliilippia nella 
sua parte posteriore e dopo aver succhiate le prime uova, lace- 
rare ancora 1' ovisacco per tuffarvi il capo e cibarsi delle re- 
stanti uova. 

In quanto al Lecanium VExochomus si é visto divorarne le 
lai've del 1" stato e forare invece sul dorso le larve degli altri 
stati per succhiarne il contenuto. Non ci è occorso mai di osser- 
vare r E.rochonìns forare il Lecaniìim che già presentava il dorso 
indurito, molto prossimo perciò a deporre le uova, e tanto meno 
di divorarne le uova, poiché lo scudo è molto duro ed è bene 
attaccato sulla superfìcie ove è situato. 

Oltre alle Cocciniglie sopra riferite, V Exocìiornus si può 
nutrire anche di sostanze zuccherine come la melata. 

A S. Vito ( 1905 ) e a Catanzaro ( 1906-1907 ) si è osservato 
infatti r ExochoìYius succhiare goccioline di melata. Si ò pure in 
Laboratorio amministrato il miele ad ExocIìoijìhs nati dagli alle 
vamenti e si è potuto tenerli in vita per quasi un mese. 

Accoppiamento. 

Per accoppiarsi il maschio dell' Exocìwnius insegue la fem- 
mina che, mg-giunta, si arresta. Allora il maschio le sale addosso 
e ponendosi sulla parte mediana e posteriore di quella, dopo 
averla abbracciata con le- zampe, tenendosi fermo con le unghie 
sul margine esterno delle elitre, mette subito fuori l' apparato 
genitale consistente nel pene con la sua guaina e in due pezzi 
chitinosi laterali ad esso. Questi curvati verso 1' interno, sono a 
forma di spatola, molto allargata verso 1' estremo , ovale e for- 
nita di numerosi peli lunghi e rigidi. Con questi due pezzi 
laterali che sposta continuamente a destra e a sinistra sulla re- 
sone estrema del ventre della femmina immobile, il maschio 
stimola alla copula. La femmina però non cede subito e continua 
poco doi)o la sua interrotta via, per cui il maschio, pur tenendo 
fuori r apparato genitale^ desiste dai movimenti sopra cennati, 
e si lascia trasportare. Appena la femmina si arresta per una 
causa qualunque, il maschio torna alla carica fino a che si accop- 
pia, stanco, scende e si allontana. 



— 254 — 

Accoppiati che sieno, rimangono l'uno sotto l'altro per lungo 
tempo, da 8 a 12 ore circa se l'accoppiamento non è avvenuto altre 
volte. 8i è però osservato ( 8, Vito, aprile 1905 ) una coppia cat- 
turata in campagna e tenuta in laboratorio, rimanere dalle 17 
alle 9 del giorno successivo, durando cosi l'accoppiamento oltre 
16 ore. 

Avvenuto un accoppiamento ne può seguire un secondo o 
un terzo. Infatti si è potuto osser\'are due femmine che si accop 
piarono due volte ed una tre La durata del 1" accoppiamento 
fu di 4 ore e del 2° di 7 per una femmina; fu di 8 ore del 1" e di 
4 ore del 2' per la seconda femmina; per la terza infine il 1" ac- 
coppiamento durò 6 ore, il 2°, 2 e il o" mezz'ora. 

Neir accoppiamento la femmina o sta ferma o cammina in 
cerca di cibo che prende appena lo trova. 

Le ore dell' accoppiamento sono generalmente quelle calde 
della giornata; non è raro però il caso di osservare coppie anche 
nelle prime ore del mattino o le ultime della sera. Probabilmente 
questi E'xocìiornus. si erano accoppiati molto tardi nella giornata. 

L' epoca in cui si è notato un gran numero di coppie a S. 
Vito (1905) fu nella prima decade di maggio e verso la fine di 
aprile a Catanzaro ( 1906 ). 

Deposizione delle uova. 

Un giorno o due dopo l'avvenuto accoppiamento, 1' Exocho- 
ìnus comincia a deporre le uova e perciò si aggira incessante- 
mente sui rametti giovani e foglie di olivo, specialmente su quelli 
ove sono gli scudi vecchi di Lecaniimi, per trovare il luogo adatto. 
In questi momenti VExochomus non bada alle larve di Cocciniglia 
che trova nel suo cammino, epperciò passa loro di sopra senza 
curarsi di aggredirle e cibarsene. 

Il luogo preferito dsÀV Exochomim per deporre le uova è lo 
scudo vecchio di Lecaniam oleae che si presenta sollevato da 
una parte o forato dalla Scutellista Cìjanea che dallo scudo, a suo 
tempo, è venuta fuori. Trovato perciò uno di questi scudi ad es. 
quello che ha il foro, F Exochomus lo osserva dapprima ben bene 
sopra e attorno tastandone la superficie con le antenne e i palpi, 
si approssima al foro e cerca col capo di esplorare nell' interno. 
Compiuta quest' ultima esplorazione, la Coccinella si volge col 
corpo accostando al margine del foro 1' estremo addome, indi 



— 255 — 

mette fuori l'ovopositoi'e e curvandolo verso il ventre deiraddome 
lo introduce per il loro nello scudo. Dopo circa 7-8 minuti durante 
i quali, VExochontus, apparentemente immobile, ha deposto l'uovo 
e ritirato 1' ovopositore, o si allontana o torna ad esplorare lo 
scudo medesimo per deporvi altre uova. Esse sono deposte sdraiate 
o diritte; se son più, addossate tra loro, ben nascoste nello scudo 
e attaccate tenacemente. 

Il numero delle uova che un Exochomu^ può lasciare in uno 
di questi scudi varia da 1 a 6. 

Per deporre le uova nello scudo sollevato da una parte, 
V Eroclioi))i(s, salitovi, prende col capo la posizione opposta alla 
parte sollevata di detto scudo in modo che a questa corrisponda 
l'estremo addome; introduce quindi l'ovopositore e lascia l'uovo. 

Lo scudo vecchio sollevato, generalmente è quello sotto cui 
vi è fissata la Pollinici pollini che introdottasi allo stato di larva, 
per il suo accrescimento ha sollevato col dorso lo scudo, il quale 
è jìoi rimasto ad essa aderente per i fili di cera che circondano la 
parte esterna del follicolo della Pollinici stessa. Il trovare l'uovo ac- 
canto alla Pollinici molto avanzata nello sviluppo non deve però 
interpetrarsi nel senso che l' Exocìiomiis abbia avuto di mira 
r apprestare il nutrimento alla futura larva (poiché questa, per 
quHuto sia provvista di robuste mandibole, pure non può, come 
accade infatti, rompere il duro follicolo della Coccinigiiaì ma sem- 
plicemente riparare 1' uovo dall' aggressione dei nemici. 

E' risultato infatti da osservazioni diligenti, semprecchè si 
son trovati gusci di uova di Exochomus accanto a dette Pollinia, 
che queste erano ancora viventi, e, tenute d'occhio, han prolificato 
come le altre che non si trovavano nelle medesime condizioni. 

Oltre che sotto questi scudi di Lecaniuni, V Exochomus de- 
pone 1(^ uova anche sotto il follicolo dell' Aspidiotns belulae, e a 
(juesto proposito torna opportuno dire che a S. Vito ci è occorso 
di osservare una femmina di detto predatore, sollevare di poco 
col capo il follicolo di un Aspicliolits, divorare prima la Coccini- 
glia e al posto di essa lasciare poi un uovo. Altri luoghi ove si 
son trovate le uova sono stati nelle spoglie larvali o pupali della 
Coccinella stessa o del CItilocorus bipiislulatus; nel coi'po già dis- 
seccato della Philippin oleae che presentava i fori d' uscita dei 
pai'assiti endofagi e finalmente tra i fili di ovisacco di ragni già 
vuoto delh^ uova. 



- 256 — 



Uovo. 



L' uovo lucente, subito deposto è di color pallido, poi diventa 
giallo solfo, citrino e infine giallo che si cambia in bianco cene- 
rino quando la larvetta è prossima a venir fuori. E' di forma 
elissoidale, lungo mm. 0.7 - 0.8. 

La schiusura delle uova si è verificata a S. Vito ( 1905 ) in 
marzo-aprile maggio dopo 10-21 giorni dalla deposizione. Così 
uova deposte il 28 marzo schiusero il 18 aprile, quelle deposte 
il 20 aprile schiusero il 5 maggio, e finalmente quelle deposte il 
2 maggio schiusero il 12 dello stesso mese. 

Larva. 

Un giorno prima della nascita della larva, l'uovo dal colore 
giallo passa a quello cianeo splendente, e 8-10 ore dopo al colore 
bruno, dovuto alla larva interna. 

Osservando con una lente d' ingrandimento la larvetta, qual- 
che momento prima che fuoriesca dall' uovo, la si vede muovei"si 
e conformarsi ad arco e nello stesso tempo premere col dorso 
contro la corrispondente parete' del guscio. Questo per la pres- 
sione esercitatagli si fende secondo la direzione longitudinale. 

La fessura prodotta non essendo sufficiente alla fuoruscita 
della larva, viene da questa allargata con successive pressioni 
fino a che la larvetta può metter fuori il capo e il torace. Allora 
questa si afferra con le zampe sulla superficie ove si trova e 
tira fuori anche l'addome. 

La larva subito nata non si sposta dal sito ma attende due 
o tre ore e poi va in cerca di cibo. 

Appena nata la larva è pallida e dopo poche ore di color 
giallo solforeo; inferiormente glabra, con spine ramose sul dorso. 

La larva mfitiwd dì Exoclioìirus (Fig. 11) è di forma ovoidale, 
un po' depressa, di color giallo citrino, lunga mm. G Va circa e 
larga (larghezza massima) mm. 2 V2 circa. 

Capo schiacciato, nero lucente, provvisto di pochi peli; pri- 
mo segmento toracico trapezoidale, appiattito un poco inclinato 
dall' indietro in avanti, senza sporgenza ai fianchi, con quattro 
aree pigmentate in nero, di cui due avvicinate e allungate poste 
sulla parte mediana e le altre due arrotondate, sulla parte late- 



- 257 — 




rale : queste ultime provviste ai margini, eccetto quelli interni, 
di parecchi tubercoli pelosi. Il secondo segmento toracico ha due 
aree quadrangolari anche nere, ma con una macchia stretta al- 
lungata nel senso longitudinale, dello stesso colore del corpo della 

larva, seminate di tubercoletti ; ai 
margini laterali di esse sono poi 3-4 
spinette nere ramose con setole più 
corte delle altre esistenti sul corpo. 
Sulla sporgenza laterale poi, sotto- 
stante a queste aree sono come nel 
terzo segmento due spine ramose 
nere lunghe ^1^ mm. circa pure con 
setole e disposte l'una vicina all'al- 
tra nel senso longitudinale. Il ter- 
zo segmento del torace finalmente 
ha due aree triangolari col vertice 
verso la parte mediana pur esse prov- 
viste al margine esterno di tre spi- 
nette ramose e disseminate di tuber- 
coletti. Nel mezzo di esse e verso la 
parte anteriore si nota una piccola 
macchia gialla. 

Su ciascun segmento addominale, eccetto l'ultimo, vi sono 3 
spine come le precedenti ma testacee all' estremità, disposte su 
una linea trasversale, di cui due laterali, una sulla sporgenza 
di ciascun segmento, l'altra sul margine dorsale, e la terza sulla 
parte mediana dorsale del segmento. Queste ultime spine mediane 
si seguono l'una all'altra sui successivi segmenti secondo due file 
longitudinali convergenti verso l'estremo addome. Ogni spina ec- 
cetto le due laterali parte dal mezzo di un' area pigmentata di 
nero e di cui è più ampia e pressoché quadrata quella delle 
spine mediane. Le spine laterali del primo segmento addominale 
sono inoltre sprovviste di aree e hanno un color giallo. L' ulti- 
mo segmento addominale è superiormente pigmentato di nero e 
provvisto di setole. Lateralmente alle spine mediane si nota un 
])aio di setole corte e robuste, come se ne notano parecchie tra 
le due aree dei segmenti toracici 2 e 3. 

Le zampe brune sono contornate di piccole setole, e termi- 
nano con una robusta unghia. Il ventre è giallo con radi peli. 



Pig. u 
Larva matura di Exocltomus 4-pustu 
latus (ingrandita). 



25Ö — 



Nutrimento della larva. 

L'Exochomus allo stato di larva come si è detto per l'adulto, 
si nutre generalmente delle larve ed uova di Cocciniglie, ad ecce- 
zione delle uova di Lecanium il cui scudo , molto resistente, la 
larva predatrice non arriva a rompere. 

Per nutrirsi delle larve fissate da qualche tempo e femmine 
inmiature del Lecanium e della Plülippia la larva dell' Exoclio- 
mus usa gli stessi modi dell' adulto e cioè pratica un foro sul 
doi'so di esse dal quale succhia gli umori; per l' Aspidiotus deve 
invece forare prima il follicolo. Per ciò 1' Exochomus. gira e ri- 
gii-a numerose volte attorno e sopra la vittima pi'ovandosi e ri- 
provandosi di inciderne la pelle o il follicolo. 

Per nutrirsi delle uova di Philippia la larva deve rompere 
r ovisacco e infatti dopo averlo girato attorno e sopra, col capo, 
che a contatto dell'involucro ceroso muove dall'indietro in avanti, 
riesce a romperlo. Allora la larva vi tuffa il capo stesso e si 
pone a succhiare le uova sottostanti. 

Generalmente il luogo vulnerabile dell'ovisacco è quello po- 
steriore corrispondente all' incisione ed è perciò che si osserva 
quasi sempre la larva penetrata da questa parte nell'ovisacco con 
tutto o porzione del proprio corpo. 

Da questo luogo la larva non si rimuove ed avanza nell' in- 
terno mano mano che le uova che le si presentano davanti alla 
bocca sono state succhiate; ciò finché vi è cibo o non è scacciata 
da una compagna di essa più grande. 

Spesso, se la larva è piccola, compie la prima muta restando 
quasi tutta nell' interno dell' ovisacco. 

Il consumo di uova di Philippia che la larva può fare du- 
rante i vari periodi di sviluppo, come si è constatato a S. Vito, 
è di circa 250 dalla nascita alla l'' muta, cioè di un terzo delle 
uova contenute in un ovisacco; di 2800 a 3500, cioè di 4-5 ovi- 
sacchi, dalla V muta alla 2% di 4200-4900 (6-7 ovisacchi) dalla 
2^ alla 3' muta; di 7000-8400 (10-12 ovisacchi) dalla 3" muta alla 
fissazione della larva matura. Dimodocchè durante il periodo lar- 
vale r Exochomus consuma circa 20-24 ovisacchi corrispondenti 
a 14250- 17050 uova. A Catanzaro (1907) tre larve di Exochomus 
dal momento della nascita a 36 ore dopo uccisero 8 Philippia 
della lunghezza di 3 mm. circa. 



- ^59 — 

Se il cibo viene a mancare, le larve non disdegnano di as- 
salirsi e succhiarsi V una 1' altra. In natura non ci è capitato di 
osservarlo, ma negli allevamenti di laboratorio si son verificati 
spesso tali casi. E così si son vedute larve grandi assalire le coe- 
tanee piccole, salire sul loro dorso e porsi in direzione obbliqua 
al corpo col capo rivolto ad un fianco del torace e fissarsi con 
r estremo addome al fianco opposto della parte posteriore dell'ad- 
dome. In questo modo l'assalitrice ponendo il capo tra una spina 
e l'altra può facilmente incidere con le mandibole la pelle del- 
l'aggredita, il corpo essendo in quel luogo sprovvisto di spine 
le quali avrebbero impedito di vulnerarlo con estrema facilità e, 
dall'altra parte l'addome per essere sul luogo scelto, pur esso 
sprovvisto di spine, off're facile adesione. La larva aggredita 
cerca liberarsi dall'assalitrice sia ritirandosi su sé stessa, come 
fanno del resto tutte le larve quando sono toccate, offrendo 
alla bocca di questa le spine, sia scattando coU'addome e fug- 
gendo. Qualche volta vi riesce, ma spesso è vittima, e in capo 
a uno due giorni muore perchè l'aggreditrice non l'abbandona 
se non ne ha succhiati tutti gli umori. 

In un solo caso la vittima riusci a liberarsi dall' aggressore, 
ma dopo parecchi stenti e non senza rimanerne offesa in un arto 
che le rimase paralizzato. 

Le larve come gli adulti succhiano anche le sostanze zucche- 
rine, quale la melata, ( S. Vito 1905 - Catanzaro 1907 ). Si sono 
anche tenute vive, per 8 giorni circa, larve alle quali si ammini- 
strava solo miele. 

Queste osservazioni sono state confermate anche da Geo. 
W. Dimmock (1), il quale parlando di Coccinelle dice che man- 
cando il nutrimento normale alle larve queste possono nu- 
trirsi per qualche tempo di altre sostanze organiche e, aggiunge, 
eh' egli ha potuto conservare viventi dette larve alimentandole 
con carne cruda, acqua zuccherata e perfino col latte. 

Quando son molestate le larve emettono dall' estremità delle 
spine toccate, specialmente da quelle del torace e dei primi seg- 
menti addominali, un liquido denso, giallo, di odore nauseante e 
sapore irritante. Questo liquido che si raccoglie sotto forma di 
gocciolina, viene dopo qualche momento riassorbito, se non è 
rimasto aderente all' oggetto molestatore. 

(1) Primer Informe Anual de la Estaction Central Ag-romica de Cuba. 
Habana 1906 p. --'Oó. 



- 260 — 



Mute. 



Le mute che compie la larva di Exochomns sono tre. Esse 
si avverarono a S. Vito (dal ò al 18 maggio 1905): 

l» muta dopo 3-4 giorni dalla nascita 
2» » » 4-6 » dalla P muta 

3a y, :, 5-6 » » 2* 

A Catanzaro (dal 18 al 31 luglio 1907): • 

1* muta dopo 5-6 giorni dalla nascita 
2^ » » 4-5 » » 1* muta 

3» » » 3-4 » » 2*^ » 

La durata della larva varia da 19 a 25 giorni a seconda 
dell'epoca e dell' andamento della stagione, nonché dell' abbon- 
danza del nutrimento. Essa può essere più lunga se il nutrimento 
è scarso durante le varie fasi di sviluppo, come si osserva, per 
esperienze fatte a S. Vito, dal seguente quadro : 



si 


Data 


Data 


Data 


Data 


Quantità 


" s 










di cibo amministrato 


■7^ ® 


della nascita 


(Iella prima 


della seconda 


della terza 


a ciascuna larva 




(Ielle larve 


muta 


muta 


muta 


separatamente 


>^.s 












1 


17 Maggio 1905 


26 Maggio 


31 Maggio 


7 Giugno 


Scarso cibo dalla na- 
scita alla prima 
muta. Abbondante 
in seguito. 


1 


18 » 


21 » 


21 


7 


Cibo abbondante dal- 
la nascita alla se- 
conda muta. Scar- 
sissimo in seguito. 


1 

i 


25 


29 


7 Giugno 


13 n 


Cibo scarso dalla pri- 
ma alla seconda 
muta Abbondante 
prima e dopo di 
detta muta. 



— 261 — 

Come si vede la durata dello sviluppo larvale fino alla 3^ muta 
è stata nel primo caso di giorni 21, nel secondo di giorni 20 e 
finalmente nel terzo caso di 19 giorni. 

La larva quando deve far la muta si fìssa con l'estremo ad- 
dome, restando sollevata di poco col corpo. Passa cosi vm giorno 
circa. Nel frattempo cambia il colore giallo citrino in quello 
giallo bruno. Arrivato il momento opportuno, si fende la pelle del 
doi'so cominciando dal capo fino a ^/g della lunghezza dell'addo- 
me e la larva esce dal vecchio involucro. Subik) fuori, la larva 
è di color pallido e dopo qualche ora giallo citrina, conservando 
sempre le spine nere. Queste che sono dì debole resistenza nei 
tre primi stati di sviluppo della larva, diventano invece molto 
dure nell'ultimo stato, e non è difficile che le spine premute en- 
trino nelle parti delicate della mano. 

La larva in muta se toccata si dimena rapidamente col corpo 
da destra a sinistra oppure scatta sollevandosi dal basso in alto. 

Pupa. 

La larva dopo 7-8 giorni dall'ultima muta si fissa definitiva- 
mente per l'estremo posteriore allo scopo di strasformarsi in pupa. 
Durante questo tempo la larva si raccorcia di un terzo circa della 
propria lunghezza nel mentre che si allarga verso il torace e si 
arcua, presentando la concavità sul ventre. 

Trascorsi 8 giorni circa la pelle della larva a partire dalla 
parte mediana anteriore dorsale del primo segmento toracico, si 
fende poco alla volta continuando nello stesso senso longitudinale 
fino alla parte posteriore del quinto segmento addominale. Questa 
fessura viene in seguito allargata prima per contrazioni del corpo 
della pupa e poi per movimenti a scatti di esso dal basso in alto 
e dall'interno all'esterno. 

La pupa fissata per l'estremo addome sulla parte corrispon- 
dente della spoglia larvale appena apparsa è di color giallo pal- 
lidissimo e più corta della spoglia larvale da cui si distanzia 
anteriormente di mezzo mm. circa. Essa è avvolta da questa in 
tutta la parte posteriore e ventrale, è tutta libera nella parte an- 
teriore mentre la dorsale è limitata dalla spoglia secondo due 
linee convergenti verso la parte posteriore. In questo modo della 
pupa si vede una porzione dorsale a forma di triangolo colla base 
corrispondente alla parte anteriore del corpo. 



— 562 - 

La pupa è lunga mm. 4-4,5, larga (larghezza massima) mm. 
2,5-3, ha forma triangolai-e, ingobbata sul dorso, con due pic- 
coli tubercoli gialli sui fianchi del primo segmento addominale. 
Dopo qualche ora essa da giallo solfureo passa al color giallo 
citrino e finalmente in giallo, nello stesso tempo che si formano 
delle ampie aree pigmentate di nero sui vari segmenti. Dette aree 
sono limitate da una parte dalla fascia gialla longitudinale me- 
diana che va dal primo segmento toracico al penultimo addominale 
e dalle altre parti, escluso i fianchi, che son gialli, da fasce gialle. 

Anche la pupa, se molestata, emette da ciascuno dei suddetti 
tubercoli del primo segmento addominale un liquido denso giallo 
citrino che si raccoglie in gocciolina nello stesso modo che si 
è detto parlando della larva. 

Dopo 10-1 1 giorni (maggio-giugno 1905) dalla comparsa della 
pupa si rompe la pelle di questa lungo il solco che divide il 
1" dal 2'' segmento del torace e l'insetto adulto vien fuori. 

Appena nato V Exochomus adulto ha un color biancastro, con 
le elitre corte. In seguito il colore passa al giallo, al rosso mat- 
tone e finalmente nero lucente, l'imanendo gialle le 4 macchie 
caratteristiche sulle elitre. Nel frattempo le elitre si allungano e 
allargano abbracciando tutto il dorso; però, per qualche tempo, non 
mostrano la piegatura marginale. Dopo un'ora circa dallo sviluppo 
delle elitre si distendono le ali membranose le quali si allungano 
in circa 15-20'. Esse presentansi del colore del vetro smerigliato. 
Distese così al disotto delle elitri secondo la direzione longitudi- 
nale del corpo, restano per circa mezz'ora, durante il quale tempo 
si colorano in scuro e poi si ripiegano sotto le elitri. 

Il colore rosso mattone nel dorso del corpo deli' Exochomus 
nella generalità dei casi permane per lungo tempo prima di pas- 
sare al nero definitivo. Infatti fino al 15 ottobre conservavansi a 
S. Vito nel 1905 adulti viventi nati il 13 luglio e a Catanzaro il 
24 gennaio 1908 adulti viventi nati il 25 giugno che avevano an- 
cora sul dorso il colore rosso mattone. 

L'adulto comincia a nutrirsi due o tre giorni dopo la nascita 
e non si accoppia se non nella prossima primavera. 

Tempo impiegato dàìV Eocochomus a svilupparsi. 

h'Exochomus 4-pusti(latus ha impiegato dalla deposizione del- 
l'uovo alla nascita dell'adulto giorni 42-66 così ripartiti : 



— -2(;r. — 



inCLIA CALABRIA 



Dalla deposizione alla scliiusui'a (lell'uovo giorni 15-21 giorni 8-10 

nascita della larva alla 1' muta . » o - 4 » 5 6 

» l"* muta alla, 2'' muta . . . » 4-6 » 4-5 

» 2* » » 3" » . . . » 5-6 » 3 - 4 

» 3' » alla larva matura . > 5-6 » 4-5 

» larva matura alla tìssazione definitiva » 2-3 » 2-3 
» fissazione definitiva alla trasformazione 



m pupa 



8-9 » 6-8 



pupa alla nascita dell'adulto. . » 10-11 » lO 



Totale g-iorni 52-66 42-51 

Generazioni. 

Il numero delle generazioni riscontrato in Puglia e in Calabria 
è stato uno. Gli adulti di quest' unica generazione si sono ottenuti 
a S. Vito 1905 dalla P decade di giugno, segnando un massimo 
di nascita nella 2'* decade dello stesso mese, e gli ultimi nati ai 
primi di luglio. A Catanzaro (1906-1907) i primi adulti si sono 
ottenuti nella 2=^ decade di giugno, il massimo della nascita si è 
avuto nella 3'^ decade dello stesso mese e gli ultimi adulti nella 
P decade di luglio. 

Cause nemiche. 

Le cause nemiche cui va soggetto V Exochoymis 4-pustifla- 
Ins sono di varia natura. La prima è quella dovuta alla distru- 
zione delle uova provocata o da acari o dagli stessi individui della 
specie sieno allo stato larvale sieno allo stato di adulto. A S. Vito 
intatti il 17 maggio si è osservata una larva di Exochomas che 
introdotto il capo per il forellino dello scudo di Lecaniiwi, dal 
quale era uscita la Scutellista, stava succhiando delle uova di 
Exochomus ivi deposte. Simile fatto si è osservato per gii adulti 
a Catanzaro (1906). 

Altra causa è dovuta alla distruzione delle larve mercè una 
specie di Pseudoscorpioni. A Catanzaro (1907) si è osservato uno 
di questi individui intanato in uno scudo di Lecanium forato, che 
succhiava una larva di Exochomus lunga mm. 4 circa, la quale 
penzolava al di fuori dello scudo stesso. Evidentemente, dopo 
afferrata per il capo essa era stata trasportata in quel luogo. 
La stessa causa di disti'uzione delle larve sebbene non constatata 



- 264 — 

allo stato naturale di vita, può esser data, in annate di scarso 
nutrimento normale, dalle larve di individui della stessa specie. 
Finalmente altre cause nemiche dell' Exochomus sono date 
dai parassiti endofagi. Di questi una specie riscontrata a Reggio 
Calabria dal Prof. Silvestri è il Tetrastichus epilachnae (Giard.); 
r altra a Catanzaro è VHomalotylus flaminius (Dalm.) già de- 
scritta dal Dott. Masi (1), e dei quali si parla in seguito nel ca- 
pitolo del Chilocorus, 



Chilocorus hfpustulatus L. 

Comportandosi il Chilocoì-iis bipustulatus come VExocliomus 
4-pustulatus non si è creduto di ripeterci in molte cose, perciò 
quanto qui appresso non si dice è riferibile a quest'ultima specie. 

Adulto. 



Il maschio è lungo mm. 3-3 '/z, largo mm. 2 V^ - 3, la fem- 
mina (Fig. 12) lunga mm. 4, larga mm. 3-3 '/- Corpo, con mag- 
giore altezza di mm. 1 ^/^, quasi 
semigloboso molto convesso sul dor- 
so; color nero o rossastro lucente, 
capo rosso, antenne davate pelose 
fulve composte di 8 articoli. Eli- 
tre con margine pianeggiante poco 
sviluppato , con 3 macchie rossa- 
stre quasi circolari e contigue di- 
sposte nella stessa direzione tra- 
sversale a due quinti della lun- 
ghezza delle elitre stesse, a meno 
di '/e della larghezza dal margine 
interno e a poco più di '/s dal mar- 
gine costale. Le due prime mac- 
chie a partire dal margine interno, possono alle volte fondersi in 
una sola acquistando la forma allungata in senso trasversale. 




Fig. 19 

Adulto femmina dì Chilocorus bipustulatus 

(ingrandito). 



(1) L. Masi- Voi. I. Boll. Zool. gen. e agr. - Portici - E. Della Torre, 1907. 



2()5 — 



Covo. 



L' uovo schiude dopo 4-8 giorni dalla deposizione ( S. Vito, 
maggio 1905 ). 

Larva. 



La larva del Chilocorus si riconosce subito (1) a vista d' occhio, 
da quella dell' Eocochomus, oltre che per la forma, anche per la 
presenza di una macchia trasversale più pallida del colore del 
corpo, sul 3 anteriore del dorso e abbracciante precisamente tutto 
il 1" segmento addominale. 

La larva matura (Fig. 13) misura in lunghezza mm. 5-5 '/z e 
in larghezza massima mm. 2, è di forma ovoidale ingobbata, di 

color giallo. Capo nero lucente, appiat- 
tito, fornito di peli; primo segmento to- 
racico con due aree pigmentate in nero 
nella parte dorsale ai lati della fascia 
mediana longitudinale che percorre tutto 
il dorso; fornito di 10 spine gialle 5 per 
lato lunghe '/a rum. circa, ramose e 
provviste di setole; di queste spine tre 
sono vicino al capo nascenti sull'area, 
una sul fianco e la quinta molto vicino 
al segmento che segue e più indentro 
della fascia anzidetta; 2° segmento to- 
racico con 4 spine per ciascun lato 
della fascia, tre disposte in senso tra- 
sversale sul mezzo del segmento, la 
quarta a fianco dell'ultima verso la parte 
anteriore; 3" segmento toracico come gli 
altri che seguono e che mancano della quarta spina. Le spine dei 
segmenti toracici 2-3 e degli altri successivi ad eccezione del 1^ 
addominale partono dal mezzo di una piccola area pigmentata 
di nero e sono disposte tutte secondo tre file longitudinali per 




Fig. 13 

Larva matura di Chilocorus 

bi-pustulatus (ingrandita). 



(1) Ciò non ostante nei « Materiali per la storia di alcuni insetti delV o- 
livo » Redia, Voi, IV, p. 61 gli entomolog-i della R. Stazione di entomologia 
agraria di Firenze descrivono e figurano per larva e per pupa di Chilocorus 
bipustulatus L., la Jarva e la pupa ùeìV Eocochomus \ 



566 



ciascun lato. Il colore delle spine è nero, ad eccezione di quelle 
del 1" segmento addominale che sono giallo solfuree. Le setole 
sono fulve. 

Le aree della prima fila (la numerazione s'intende cominciata 
dalla linea mediana del dorso), dei segmenti addominali 6-7-8 si 
fondono in una sola. L' ultimo segmento è sprovvisto di spine ed 
è di color bruno. 

Zampe nere provviste di pochi peli. Parte ventrale gialla. 



Mute. 



Le mute delle larve di Chiloconis nate il 12 maggio (S. Vito 
190Ò) si sono compiute: 

1^ muta dopo 3-4 giorni dalla nascita 
2*^ » » 5-6 » dalla 1'^ muta 
3* » » 5-7 » » 2* » 



Pupa. 

La larva matura dopo 5-6 giorni dall'ultima muta si fissa e 
resta fissata per altri 5-6 giorni, trascorsi i quali, la pelle si 

spacca sul dorso come neìVExocho- 
mus e compare la pupa (Fig. 14). 
Questa appena apparsa si presenta di 
color giallo solforeo poscia si imbru- 
nisce e lascia scorgere delle strette 
linee gialle lungo i solchi che divi- 
dono i segmenti tra loro: sulla parte 
mediana dorsale corre una fascia pur 
essa gialla. 

La pupa del Cliilocoì'us differisce 
da quella dell' Exochomus oltre che 
per la piccolezza e per le fascie dor- 
sali anche per i peli sparsi su tutto 
il dorso, peli che mancano nell' Eoco- 
chomus. Di questi peli ve ne sono 
alcuni più lunghi disposti circolarmente in corrispondenza delle 
spine della prima e seconda fila della larva sui segmenti tora- 
cici e della prima fila sui segmenti addominali 1-3. 

La pupa del Chilocorus è lunga mm. 3 '/^A, larga mm. 1 '/-2. 




Fig. 1-4 

Pupajcon spoglia ilarvale di Chilocorus 

bipustulatìis (ingrandita). 



- 207 — 

Passati 8 10 giorni dalla trasformazione in pu})a, si fende la 
pelle di questa ed esce fuori l'adulto. Questo, bianco appena nato, 
acquista il colore definitivo dopo poche ore o dopo 2-3 giorni. 

Tempo impiegato dal Chilocorus nello sviluppo. 

Il tempo impiegato dal Chilocorus dalla deposizione dell'uovo 
alla nascita dell'adulto è stato a S. Vito (dal 12 maggio al 29 giu- 
gno 1905) di giorni 35-48 e cioè: 



Dalla deposizione deiruovo alla nascita della larva 

» nascita della larva alla P muta 

» l"* muta alla 2* muta ..... 

» 2* » » 3* » 

» 3" » » larva matura .... 

> larva natura alla fissazione definitiva 

» fissazione definitiva alla trasformazione in pupa 

» pupa alla nascita dell'adulto 



Giorni 

4- 8 

3- 4 

5- 6 
5- 7 

4- 5 
1- 2 

5- (i 
8-10 



Totale giorni 35-48 



Generazioni. 



Anche per questa specie la generazione avuta in Puglia e in 
Calabria è stata una. G-li adulti si sono ottenuti (S. Vito 1905, Ca- 
tanzaro 1907) dalla seconda decade di giugno alla fine di agosto 
con un massimo verso la seconda decade di luglio. Gli ultimi adulti 
furono ottenuti a Catanzaro nel 1907 nella terza decade di no- 
vembre. 

Cause nemiche del Chilocorus. 



Le stesse dell' Exochomus 4-pustulatus. 



— 268 



Parassiti dell' Exochornus e del Chilocorus 



\/ 



Somalotylus flaniinius {Daini.) 



Adulto. — (Fig. 15\ I primi adulti di Homaloti/lus si sono 
ottenuti da larve di Exochomus 4-pustulatus (Catanzaro 1906-1907) 

verso la prima quindicina di luglio 
segnando un massimo della nascita 
verso la fine dello stesso mese. Gli 
ultimi adulti si sono ottenuti nella 
prima decade di agosto. 

Dalle larve di Chilocort's M- 
pifstulatus invece i primi adulti 
di Homalotißus si sono ottenuti pu- 
re a Catanzaro nella terza decade 




di agosto, 



segnando un massimo 



Fig. 15 

Homalotylus flaminius $ (ingraudito) 

(da Masi). 

Costumi dell'adulto 



della nascita verso la seconda de- 
cade di settembre, di ultimi adulti 
si sono avuti alla fine dello stesso 
mese di settembre. 
h'Homaloti/lus è un insetto viva- 
cissimo; cammina l'apidamente lungo i rametti e la pagina delle 
foglie di olivo infetti da Cocciniglie. Se interrotto nel cammino 
esso con rapida mossa cambia strada portandosi sulla parte op- 
posta e affrettando con estrema celerità il passo, tanto che in un 
batter d'occhio si distanzia considerevolmente dal punto ostaco- 
lato da sembrare a chi non conosce i costumi suoi di essersene 
volato. 

Nutrimento dell'adulto — VHomalotylns si nutre di so- 
stanze zuccherine che trova nella melata delle foglie di olivo. 

Accoppiamento — Per accoppiarsi il maschio insegue la fem- 
mina e dopo raggiuntala le si porta davanti ove voltosi di fronte 
avvicina il capo suo a quello della femmina toccando con le pro- 
prie le antenne di questa nel mentre che si solleva sulle zampe 
anteriori e si spinge ogni tanto a scatti verso la femmina stessa, 
la quale immobile con le antenne piegate all'ingiù accetta i pre- 
liminari. A questi segue una corsa del maschio verso la parte 
posteriore della femmina, sul cui dorso esso poggia le zampe an- 



- ^69 — 

tenori, poi sollevandosi anteriormente curva l'addome e ne porta 
l'estremità a contatto dell'orifizio vulvare. Cosi si accoppiano e re- 
stano per breve tempo; indi l'uno e l'altra vanno per conto proprio. 
Deposizione delle uova — La femmina dell' Homalotylus 
quando deve deporre le uova corre rapidamente su e giù pei 
rametti d'olivo in cerca della vittima che abbia uno stato medio 
di sviluppo, rifuggendo dalle più grandi di cui teme molto. Tro- 
vata la larva le sale sul dorso e l'abbraccia con le zampe, vi- 
brando celeremente le antenne con l'estremità delle quali tasta 
il corpo dell'ospite. Sopra di questo il parassita cerca la parte 
posteriore soffermandosi ogni tanto e scattando col corpo quasi 
volesse con le zampe sollevare il corpo della vittima. Questa alla 
sua volta reagisce e scatta per svincolarsi, ciò che non commuove 
di soverchio ì'Homaloii/li's il quale, dopo che la larva si è quo- 
tata, si pone nella stessa direzione di essa, si solleva sulle zampe 
anteriori, dispone le antenne in modo che lo scapo si trovi quasi 
orizzontalmente e il flagello obbliquo dall'avanti all'indietro e curva 
l'addome facendo penetrare di poco la trivella nello spazio libero 
da spine. La trivellazione e la deposizione delle uova si compiono 
in 20" 30." Alla puntura la larva reagisce scattando colla parte 
posteriore del corpo e spesso corre fuggendo, ciò che non inquieta 
il parassita, il quale si lascia trascinare quando è sbalzato dallo 
scatto, piuttosto che ritirare la trivella e andarsene. 

Deposto l'uovo l'Ho inalo ti/ las va via allontanandosi rapida- 
mente. Per ogni larva esso non depone più di un uovo. 

Larva parassitizzata — La larva appena dopo 1' inquina- 
mento resta subito tramortita, poi rinviene e torna alla sua atti- 
vità. Trascorsi circa 8 giorni dall'inquinamento (fine di agosto) 
la larva si fissa come se dovesse compiere la muta; il giorno dopo 
essa è morta ma ancor molle e si colora in plumbleo per poi 
annerire e indurire il giorno seguente. In quest'ultimo e definitivo 
stato la larva si presenta stretta e un poco contorta. 

Nutrimento della larva parassita. La larva di Homa- 
lotijlus nei primi stati di sviluppo si nutre del plasma della larva 
ospite, in seguito, cioè negli ultimi momenti divora tutti gli or- 
gani interni lasciando la sola pelle della vittima. 

Pupa. — Al 25' giorno dalla deposizione dell'uovo la larva 
parassita si trasforma in pupa. Questa dapprima bianca diventa 
poi nera. Essa occupa la parte mediana longitudinale del corpo 
dell' ospite col dorso in alto. 



— ^10 - 

Dopo 4-5 giorni dalla trasformazione della pupa nasce 1' a- 
dulto il quale viene fuori praticando un forellino circolare sulla 
parte dorsale della spoglia della vittima. 

Durata dello sviluppo dell' Hoynalotylus. — Il tempo im- 
piegato dall' Homalotylus per compiere il ciclo di sviluppo da 
uovo ad adulto è stato in agosto-settembre di giorni 28 30. 

Generazioni. — Tenendo presenti le epoche in cui si otten- 
gono i primi e gli ultimi adulti di Homalotìjlus dai due Coccinel- 
lidi, epoche che, come si è detto, vanno dalla prima quindicina 
di luglio alla fine di settembre, e tenendo conto del mese tra- 
scorso dalla deposizione dell' uovo alla nascita dell' adulto, si ha 
che le generazioni di questo parassita sono per lo meno tre. 

Cause nemiche. — A Catanzaro non si è accertata alcuna 
causa nemica a\V Homalotylus. Si è però ottenuto da una larva di 
E.TOchoìtìus morta e fissata avente il medesimo aspetto di quelle 
inquinate dall' Homalotylus, un parassita femmina appartenente al 
genere Pachyneuron. 

Tale unico individuo, posto in tubo di vetro con larve di 
Exochomus sane e morte per V Homalotylus, si è osservato rifug- 
gire le prime e salire sulle altre, nel cui corpo faceva penetrare 
la trivella. Tenute in osservazione queste ultime non si è svilup- 
pato alcun adulto di Homalotylus né del Pachyneuron essendo 
del primo disseccata la larva o la pupa. 

Dati questi fatti si ha ragione di dubitare che il Pachyneu- 
ron sia un parassita di 2 grado. Se non si è ottenuto l'adulto dalla 
larva inquinata sarà forse dipeso dal fatto che le uova del Pachy- 
neuron non si erano sviluppate perchè non fecondate. 

Altre vittime. — Il Mayr dice aver ottenuto V Homalotylus 
da larve di Coccinella e Walker da crisalide di Galleruca cal- 
mariensis. 

Tetra8tichus epilachnae (Giard). 

Intorno a questo parassita ecco quanto comunica il Profes- 
sore Silvestri. 

Nella prima metà di luglio del 1906 furono mandate al labo- 
ratorio da Reggio Calabria larve di Chilocorus, tra le quali al- 
cune parassitizzate. Da queste si ebbero varii esemplari di Te- 
trastichus epilachnae, dai quali il 21 luglio fece inquinare larve 
di Chilocorus ed il 24 Uu-lio larve di Exochomus che furono la- 



- 271 — 

sciate sotto campana in laboratorio. Dalle prime vennero fuori 
gii adulti del Tetrastichus il 2 agosto, dalle seconde la notte dal 
3-4 agosto. 

Da queste osservazioni risulta che in estate lo sviluppo del 
Tetrastichus epilachnae da uovo ad insetto perfetto si compie in 
12-13 giorni. 

Marchal (l) riferisce che pupe di Eocochomus inquinate dal 
Tetrastichus epilachnae nel luglio 1901 dettero gli adulti soltanto 
ai primi di giugno 1902. 

Da noi, ammettendo che questo Teh'astichiis passi l'autunno, 
r inverno e principio di primavera allo stato di larva e di pupa 
in larve o pupe di Chilocho/'ifs ed Exochomus, parassitizzate in 
tìne agosto o primi settembre, si può ritenere che dalla fine di 
maggio alla fine di agosto il Tetrastichua epilacìmae può com- 
piere almeno cinque generazioni. 

Il Giard (2) descrisse di questo parassita, sotto il nome di Ly- 
gellus epilachnae, esemplai-i ottenuti da Epi ladina argus Geoffr.; 
il Marchal {o\). cit.) lo l'icorda come pai-assita dell' Epilachna, 
dell' ExocJioìHHs e di una Coccinella sp. 



Lepidottero predatore. 
Thalpochares scitula ( Rbr. ) 

(Erastria scitula Rbr.) 

Adulto. 

Comparsa. — Da bozzoli di Tìialpochares raccolti sui rami 
infetti di Ceroplaslei^ /■a,sci a Portici nel dicembre 1906 si ottenne 
a Catanzaro, ove furon trasportati, il primo adulto il 20 maggio 
1907, la grande nascita dal 27 al 28 dello stesso mese e l'ultimo 
il 2 giugno. Da bozzoli raccolti a S. Vito il 25 settembre 1905 
su rametti di olivo infetti da Philippia oleae si ottennero a Ca- 
tanzaro gli adulti nella 3'^ decade del giugno 1906. 



(1) Bnll. Soc. nnt. (ract'liiiintatinn de France, ri4e aniiée, p. 198. 

(2) CoiiipU's Kciidus des séaiices de la Soc. de Biologie (25 juillet 1890). 



- 272 




Fig. 16 

Adulto femmina di Tìialpochari's scitnla 

(ingrandito). 



Costumi. - Questo lepidottero (Fig. 16) durante il giorno 
se ne sta immobile con le ali chiuse a tetto sulla pagina inferiore 
delle foglie di olivo, ma quando si avvicinano le ore crepuscolari 

della sera si ridesta e vola ag- 
girandosi gravemente attorno ai 
rametti di olivo infetti da Leca- 
nium o Pliilippìa. 

Se durante il giorno lo si 
molesta, dopo uno scatto con le ali, 
che solleva di poco, prende il volo 
e va a posarsi su altra foglia. 

Accoppiamento. — L'accop- 
piamento si avvera nelle ore not- 
turne. Il maschio vola attorno alla femmina posata su di una fo- 
glia e ogni tanto la tocca con l'estremità di -Ile ali per invitarla 
alla copula. La femmina ad ogni toccata solleva, come si è detto 
sopra, un po' le ali per poi rimetterle nella posizione normale. Dopo 
questi preliminari il maschio le si posa accanto con le ali in vi- 
brazione, gira intorno e accosta l'estremo addome curvato di fianco 
a quello della femmina. Questa aderendo all'invito allarga un 
po' le ali, rimanendo libero l'estremo addome, e si accoppia. Il ma- 
schio subito dopo che con l'apparato genitale esterno ha afferrato 
quello della femmina si sposta girandosi su di un fianco e rimane 
col corpo in posizione opposta a quello della femmina stessa 
La durata dell'accoppiamento è di 4-5 ore. 
Deposizione delle uova. — La deposizione delle uova av- 
viene dopo 24 ore circa dall'accoppiamento. 

La femmina quando deve deporre l'uovo si posa vicino al 
luogo ove sono larve o femmine immature di Lecanium e di Plii- 
lippia e dopo qualche minuto lascia un uovo. Da quel luogo poi 
si sposta di poco per deporre un altro uovo oppure si allontana 
scegliendone un altro su altra foglia o ramo infetto. 

Qualche volta 1' uovo è deposto sul corpo della Cocciniglia. 
Cosi si è osservato a Catanzaro nel luglio 1906 che una Ihalpo- 
chares aveva deposto un uovo vicino ad un ovisacco di Philippia 
e un altro sopra di esso. 

Il numero di uova che una Thalpochares depone, durante la 
notte in sul principio della deposizione, varia da 3 a 5 , ma poi 
aumenta fino ad un massimo di 12. 



273 - 



Uovo. 



L'uovo misura mm. 0,38-0,40, è di forma emisferica, provvisto 
di tubercoli situati attorno concentricamente a partire dal polo. 
Questo presenta un' area variolata. 

Appena deposto 1' uovo ha il colore dell'albumina, poscia, vi 
cino alla schiusura della larva, acquista il colore ocroleuco con 
riflessi madreperlacei. 

Larva. 

La larva nasce dopo 6-7 giorni (luglio-agosto) dalla deposi- 
zione dell'uovo. 

La larva matura (Fig. 17) entro il bozzolo di color roseo o 
pallido, molto molle, è lunga mm. 3 Vg-^» larga (larghezza massi- 
ma) mm. 2-3; di forma quasi conica, ingrossata posteriormente. 
Capo castagno, antenne di 3 articoli di cui il 2" è fornito di lunga 
setola, occhi 4 per lato. 

Vista dal dorso (Fig. 17, A) presenta la pelle sulla parte me- 
diana longitudinale più trasparente fino al 1" segmento addominale; 




A 






v.^^ 



i 



Fig. 17 
Larva matura di Tìialpochares 
scitula, A vista di sopra, B di 
sotto, C di fianco (ingrandita). 



Fg. IS 
Regione anale della larva di 
Tìialpochares scitula (molto in- 
grandita). 



primo segmento toracico con due aree pigmentate in nero sul 
dorso. Capo e pronoto provvisti di pochi peli, il resto del corpo 
di qualche pelo. Sull'ultimo segmento addominale nella parte me- 
diana si nota (Fig. 18) un rilievo conico nei'o e sotto e dieti-o di 
esso un'area transversale subtriangolare col vertice all' indietro 



— 274 — 

circondata, eccetto che nella parte mediana anteriore e poste- 
riore, da numerosi uncini chitinosi bruni rivolti colla punta all'e- 
sterno. 

Al di dietro di quest' area sbocca 1' ano. 

Vista dal ventre (Fig. 17, B) la larva presenta le solite vere 
zampe con unghia robusta e al 3^ e 4 segmento addominale un 
paio di false zampe per ciascuno fornite al lato esterno di uncini. 

Di fianco (Fig. 17, C) la larva lascia vedere la sua forma 
tozza cogli ultimi due segmenti addominali situati un poco più in 
alto dei precedenti. 

Nutrimento della larva. — Il nutrimento della larva di 
Thalpocìiares è dato dalle parti tenere del corpo delle femmine 
mature di Lecanium e di Phiì/ppia nonché dalle uova di essi. 
Appena nata la larva cerca queste cocciniglie non ovifìcanti e 
gira perciò attorno all'orlo basale del loro corpo per trovare il 
punto ove penetrare. 

Questo luogo che offre facile entrata si trova alla parte po- 
steriore, cioè all'orlo inferiore del corpo della cocciniglia scelta, 
per cui la ThalpocJiares penetra da questa parte e incide la regione 
ventrale che per essere molle è facilmente lacerata dalle man- 
dibole, indi consuma le parti interne. Divorati gli organi molli 
della cocciniglia la larva non ne abbandona la spoglia ma fa 
di essa uno scudo al proprio corpo e mercè l'apparato di un- 
cinetti, di cui è provvista, come si è detto, la parte superiore 
dell'estremo addome, resta aderente per quel punto alla parete 
interna del dorso della vittima, la quale ultima perciò, viene si- 
mulata come sana e vivente sia che la Thalpochares si muova sia 
che stia ferma. 

Quando la larva è poco sviluppata basta a coprirla superior- 
mente una sola spoglia di Cocciniglia, ad es. Lecanium. Conti- 
nuando a nutrirsi essa rode in una delle parti posteriore o ante- 
riore, lo scudo di una nuova vittima e vi si introduce lasciando 
la prima spoglia, e avendo poi cura di chiudere il foro praticato 
nel Lecanium con un tessuto di fili che vi costruisce. Crescendo, 
ancora, ad uno scudo ne aggiunge un secondo, un terzo ed an- 
che un quarto che tiene legati tra loro, l'uno di seguito all'altro 
mercè fili di seta bianchi coi quali si costruisce un involucro se- 
miovale che la ripari, tranne che al ventre, completamente in tutte 
le parti. 



- 275 - 

Durante la vita larvale la Thalpochares può divorare da 20-SO 
adulti di Lecanium. 

La larva coperta sentendosi toccare, immediatamente abbassa 
l'involucro non lasciando nessuno spazio vuoto tra l'oggetto su cui 
posa e l'orlo dell' involucro stesso. In tal modo aderisce così te- 
nacemente che è impossibile staccarla senza sforzo. 

Bozzolo- 
La larva arrivata all'ultimo stato di sviluppo completa l'invo- 
lucro chiudendolo nella parte inferiore riinasta libera al cammino 
e allora esso costituisce il bozzolo (Fig. 19), il quale ha forma ellis- 
soidale oppure di mezza ellisse. In que- 
st'ultimo caso la superficie piana è quella 
inferiore che aderisce all' oggetto su cui 
resta il bozzolo definitivamente fissato. 

Il bozzolo è lungo mm. 4-8, largo 
mm. 2 Yj-ö e alto 2 5. 

Sulla parte anteii^re o polo anteriore 
il bozzolo presenta tre-cinque suture rile- 
vate, lineari, lunghe mm. 1 2 Va ; e sulla 
parte dorsale, uno-quattro scudi di Leca- 
nium. Tutto il bozzolo è scuro o grigio e, 
p. ^g tranne nella parte ventrale che è liscia, 

Due bozzoli di Thalpochares scituia rugoso pcr Ì uumcrosi detriti chc la larva 

(ingranditi). ^. ^^ tappezzato. 

La parete interna del bozzolo è pure liscia e bianca. 

Il luogo dell'ultima stazione della larva, cioè ove si trova il 
bozzolo attaccato, in estate è sulla pagina inferiore della foglia o 
su un rametto di olivo, mentre nella stagione invernale è sulla 
biforcazione di due rametti o sulle grosse screpolature dei rami 
più grossi. In questi luoghi il bozzolo vi è così tenacemente attac- 
cato che togliendolo vi rimane quasi sempre un lembo del tes- 
suto. I bozzoli a volte trovansi isolati a volte in numero di due 
tre o più l'uno a fianco all'altro e strettamente uniti. 

Crisalide. 

La larva rinchiusa nel suo bozzolo si trasforma in crisalide 
dopo qualche giorno nelle generazioni estive e dopo 6 mesi circa 
nell'ultima generazione. 




- ^% ~ 

La crisalide è lunga mm. 4-5 '/2 ® larga mm. 2-3, ha scultura 
liscia ed è di color testaceo. L' estremo addome è fornito di 6 
uncinetti. 

Generazioni. 

Non essendosi potuto seguire in tutti i mesi lo sviluppo della 
Tlialpochares non si può dice il numero di generazioni che essa 
può avere. Ma stando però al fatto che in agosto 1' uovo schiude 
dopo 6 giorni dalla deposizione si è indotti a credere che la Tiial- 
pochares non può avere più di tre generazioni, mentre il Rou- 
zaud (1) ritiene che nella Francia meridionale ne faccia cinque. 

Cause nemiche. 

Una causa nemica allo sviluppo numerico della 'Ihalpochares 
finora conosciuta secondo le osservazioni fatte in Calabria nel 19G6 



''^^ 




Fig. SO 

Femmina adulta di Apnnteles xanthostigmus (ingrandita). 

(da Silvestri) 

é data da un braconide, dall' Apmiteles xanthostigmus (Fig. 20) 
come fu determinato dallo Schmiedeknecht. 



(l) Sur les moeurs et les metamorphoses d'un Lépidoptère carnassier, 
destructeur de Cochenille (Ei-astria Scitula) pag'. 7, H. Rouzaud. Bibliothèque 
du progrès agricole et viticole - Montpellier, Paxis 1893. 



- 277 - 

Amici del Lecaniuni oleae e della l^hilippin oleae. 

Formiche. 

Amici inseparabili, diremo così, del Lecanium oleae e della 
Pliilippia oleae, sono alcune specie di formiche e tra queste molto 
frequente quella denominata d'emouogader nciUellarü. 

Grli individui o])erai di questa specie si alternano continua- 
mente sopra i suddetti Lecaniti, da quando questi si trovano allo 
stato di larva fino a quello di adulto ovificante, per succhiare le 
sostanze escrementizie zuccherine emesse o sollecitarne l'emissione 
per succhiarle, raspando di tanto in tanto con l'estremità delle an 
tenne, sulla regione anale. 

Trovandosi queste larve di Cocciniglie generalmente in buon 
numero vicine le une alle altre, spesso addossate 1' una sull' al- 
tra, ed essendo frequentate dalle formiche, ne viene di conse- 
guenza che, tanto i predatori quanto gli endofagi, sono in parte 
ostacolati nel loro ufficio, poiché quelle li rincorrono ogni qual- 
volta tentano di avvicinarsi. 

Questo fatto richiamò la mia attenzione e a S. Vito, nell'ago- 
sto del 1905, volli stabilirne l' importanza, cioè fino a qual punto 
le formiche potessero, in un tempo più o meno breve, avvantag- 
giare lo sviluppo di una delle due Cocciniglie in parola. 

Cercai perciò, per poter fare le mie esperienze, e trovai una 
pianta di olivo che aveva tre rametti molto infetti da Philippia 
oleae allo stato di femmina immatura. 

Liberai due di essi dal Cremosfogaster e dopo averli isolati 
dagli altri, circondai la loro base di cotone fioccoso e a ciascuno 
di essi posi di seguito due imbuti di carta a breve distanza tra 
loro, con la bocca rivolta verso l'estremità dei rametti, in modo 
che ognuno di questi passasse per il mezzo degli imbuti stessi. In 
tal modo le formiche trovavano tre ostacoli al loro passaggio e, 
non potendo arrivare fino alla Philippia, eran costrette a tornare 
indietro, come infatti avveniva. 

Il terzo rametto lasciai per controllo. 

Trascorsi tre giorni, al momento della visita, notai un adulto 
di Chilocorus ed uno di Exochomus su uno dei due rametti ed un 
adulto di Exochomus sull'altro, intenti a divorare le Philippia. Il 



— -278 - 

giorno seguente il numero dei due Coccinellidi era ridotto a 7 
nel primo e 5 nel secondo rametto. 

Dopo altri cinque giorni, tornato ad osservare i rametti, quelli 
senza le formiche non avevan più una sola Philippia viva, men- 
tre l'altro era nelle stesse condizioni di prima. 

Attesa la deposizione delle uova, di mano in mano che si 
foi-mavano gli ovisacchi sulle foglie del rametto rimasto come con- 
trollo, li toglievo per tenerli in osservazione. 

Alla fine dell' esperienza notai che da 47 ovisacchi non era 
venuto fuori alcun endofago, da due nacque una Scutellista, e 
alcune larve di Philippia, da 5 nacquero 8 Microterys e parec- 
chie lai've di Philippia e, finalmente, da uno 3 Phachyneuron e 
larve pure di Philippia. 

Il risultato di questa esperienza dunque dimostra che le for- 
miche sono ottime amiche dei due Lecaniti e contribuiscono con 
i parassiti di 2** grado a proteggerli e mantenerli in vita. 



Äspidiotus betulae Barensp. 

Adulto femmina. 

Le prime femmine adulte à.Q\V Aspidiotìii^ hetulae si sono os- 
servate a S. Vito 1905 e a Catanzaro 1906-1907 verso la 2"" decade 
di aprile e le ultime verso la 3* decade di settembre. 

Deposizione delle uova. 

Nelle epoche suaccennate le femmine si trovano piene di uova, 
ma verso la fine di aprile e la 1' metà, di settembre cominciano 
a deporle. 

Nell'atto della deposizione delle uova l' Aspidiotus contrae 
visibilmente gli ultimi segmenti addominali e li sposta da destra 
a sinistra e dal basso in alto. Questi ultimi movimenti sono più 
accentuati quando l'uovo è pressoché fuori. Mercé dette contra- 
zioni l'uovo a poco a poco, in circa 5-10 minuti, viene deposto. 
Duiuntc la giornata VAspidiotus depone da 12 a 25 uova, e in 
capo a 6-9 giorni che tale è la durata della deposizione, da 70 
a 100. 



— 270 — 

Come la Philippia oleae, V Aspidiot us deponendo le uova ri- 
tira il corpo verso la parte anteriore fino a rimanere di questo 
una specie dì falce con la gobba verso l'esterno. 

Uovo. 

L'uovo é di color giallo citrino, lucente, di forma ellissoide 

Larva. 

Le uova venute tuori rimangono sparse sotto il follicolo per 
breve tempo. Ai primi di giugno, circa 12-14 ore dopo la depo- 
sizione schiude la larva. 

Questa dello stesso colore dell'uovo resta un'ora circa immobile 
sotto il follicolo, poi si muove e ne esce correndo dalla parte po- 
steriore che si presenta perciò un pò sollevata. Alcune larve però 
non si spostano e si fissano sulla superficie abbracciata dal folli- 
colo materno. Fuori la larva rapidamente si pone in cerca di un 
luogo ove fissarsi. I luoghi prescelti sono quelli sulla pagina in- 
feriore delle foglie dell'ultimo o penultimo ciclo di sviluppo e sui 
rametti di tre quattro anni o addirittura sui tronchi di rami vec- 
chi ma ancor lisci. Non è eslcuso però che la larva possa fissarsi 
anche sulle foglie, o rametti giovanissimi. In generale essa non 
si allontana molto dal luogo ove è nata ed é perciò che si trovano 
sempre su rami vecchi larve e adulti di Aspidiotus. 

Prescelto il luogo la larva fa le prove per conficcare il ro- 
stro epperò la si vede alzare ed abbassare la parte anteriore del 
corpo contro la superficie del luogo stesso. Se questa non si pre- 
sta, rapidamente si allontana per cercarne un altro e ripetere la 
stessa funzione. 

Le prime larve si sono osservate in Puglia e in Calabria 
verso la 1' decade di maggio e le ultime verso la 3* decade di 
settembre. 

Mute. 

Dopo due giorni circa dalla fissazione (S. Vito giugno 1905) 
la larva si raccorcia sensibilmente e fa la 1* muta. La spoglia 
come si sa non viene abbandonata, ma resta a coprirne il dorso 
della larva e costituisce la parte centrale del follicolo dell'adulto. 



- 280 — 

Questa spoglia si presenta di forma circolare ingobbata e di color 
grigiastro. 

Col passare dei giorni VAspidiotus fa altre mute, il follicolo 
per unione di altre spoglie e per la pai'te secreta dall'adulto di- 
venta più largo ma conserva la medesima altezza. 

Follicolo. 

Il follicolo femminile è largo mm. 1-1,7, lungo altrettanto, 
ha forma di calotta, colore grigio bruno all'esterno ; all' interno 
invece è biancastro con una zona nel mezzo di color rossastro. 



Crenerazioni 

Le generazioni dell' Aspidiotus betulae osservate in Puglia e 
in Calabria sono state due; una in maggio-giugno e l'altra in ago- 
sto settembre. 

Le larve dell'ultima generazione passano la stagione inver- 
nale riparate sotto i propri follicoli e diventano femmine mature 
verso la l' decade di aprile. 

Colise n( miche. 

Le "ause che contrariano lo sviluppo numerico dell' Aspidio- 
tus betulae sono date dagli insetti predatori e da quelli endofagi. 
Tra i primi notansi attivi il C'ilocorus e VExocitomus e tra i se- 
condi le specie: Archenomus hicolo)- How., Rabrolepis dalmani 
Westw., Prospalta swiilis Masi ed Aphelinus sp. ? 

Di queste specie endofaghe si è potuto seguire la biologia 
deWAi-rheitomus hi color' ; delle altre specie si può dire che del- 
l j^Libroleph dalmani si sono ottenuti a Catanzaro pochi esem- 
plari mentre numerosissimi pure a Catanzaro sono stati la Pro- 
spalla e V Aphelinus. 

Diamo qui appresso un quadro analitico per la distinzione 
dei parassiti: 



?8I — 



Quadro analitico per la distinzione dei parassiti 
deìV Aspidiotus hetulae. 

Corpo in gran parte di color bruno. Antenne di otto articoli. 

Antenne fusiformi. Nervatura marginale delle ali anteriori di 

grossezza normale. Ali posteriori lanceolate 

Prospalta similis Masi 

Antenne filiformi. Nervatura marginale delle ali anteriori ispes 
sita. Ali posteriori coi margini paralleli nella seconda metà 
Antenne con lo scapo e gli ultimi tre articoli notevolmente al 
lungati, gli altri brevi, nella femmina; nel maschio c^n gli ar 
ticoli molto allungati ad eccezione del pedicello e del secondo 
articolo del funicolo, che ha la forma di un anello . 

Archenomus bicolor How 

Capo di color verde, parte anteriore del torace azzurro cupo o 
azzurro verde^ ali nerastre con molte aree incolori nella fem 
mina, trasparenti nel maschio. Tibie mediane fornite di un grosso 
sperone Habrolepis dalmani Westw 

Corpo di un bel colore giallo. Antenne di sei articoli . , . 

Aphelinus sp 



Archenomus bicolor How. 



t^ 



Comparsa — U Archenonws bicolor si è cominciato ad otte- 
nere diilV Aspidiotus (S. Vito, Catanzaro) verso 1 primi di giugno, 
segnando la grande nascita verso la terza decade dello stesso 
mese; gli ultimi si sono ottenuti alla fine di settembre. 

Nutrimento — h'Archenomus si nutre degli escrementi zuc- 
cherini delle Cocciniglie dell'olivo (Lecanium, Philippia) e della 
melata. 

Deposizione delle uova — La femmina nei giorni della de- 
posizione delle uova corre rapidamente su e giù i rametti di olivo 
infetti da Aspidiotus, esplorando continuamente con le antenne. 
Quando ha trovato un follicolo, vi sale e lo esplora attentamente 
con le antenne, che vibra celeremente, su tutte le parti, indi si 
piazza sulla parte mediana superiore, curva l'addome e poggia la 
trivella. Subito dopo torna l'addome nella posizione normale e 
comincia ad abbassarlo ed innalzarlo premendo con la trivella 
sul follicolo. Dopo 15-30 minuti di lavoro continuo il follicolo è 
perforato e allora 1' Archenomus spinge la trivella dolcemente. 



— 282 - 

Quando questa è peneti"ata per 7^ circa della lunghezza il paras- 
sita conforma gli archi ventrali dell'addome a cono con V apice 
facente seguito alla base della trivella e abbassa ancor più l'ad- 
dome facendo così penetrare tutta la trivella. In questa posizione 
VA^^chenoìnus resta immobile per 4-5 minuti nel qual tempo de- 
pone l'uovo. 

Deposto r uovo allontana 1' addome e tira fuori la trivella, 
indi si pulisce e va via. 

Larva. — Dopo tre giorni circa, in giugno, schiude V uovo 
e la larva che ne nasce comincia a divorare il tessuto adiposo 
dell' Aspidiotus, per poi divorare tutti i tessuti non rimanendo 
dell'ospite che la sola pelle. La larva diventa matura dopo 10-11 
giorni dalla nascita ed occupa l'interno dell'ospite in posizione 
curva. 

Ospite parassitizzato. — L' Aspidiotus parassitizzato muore 
dopo 10 giorni circa dall' inquinamento. Esso conserva durante 
tale epoca il colore giallo, poi quando contiene la pupa si colora 
definitivamente in ocroleuco sporco. Il corpo è quasi conico 
più allungato di quello immune, è turgido e lungo mm. 1-1.48, 
largo (larghezza massima) mm. 0.52-1.08. 

Pupa. — La larva dell' Arche7i' mus un giorno dopo che ha 
cessato di nutrirsi, durante lo spurgo si raccorcia e si distende 
secondo la direzione longitudinale del corpo dell'ospite col ventre 
in basso ; poi si trasforma in pupa. 

Questa si trova nel mezzo del corpo ospite, col capo rivolto 
verso la parte anteriore di quello dell' Aspidiotus y ha sul princi- 
pio un color biancastro, poi bruno. 

Trascorsi 5-6 giorni dalla trasformazione in pupa nasce l'adulto 
che fora circolarmente in avanti e superiormente la pelle del- 
l'ospite e il follicolo ed esce fuori. 

Tempo impiegato dkiaJ A)-chenonms nello sviluppo. — Lo 
Archenomus per completare il proprio sviluppo ha impiegato in 
giugno (S. Vito 1905) giorni 19-21 e cioè : 

Dalla deposizione dell'uovo alla nascita della larva . giorni 3 

» nascita della larva a larva matura . . . > 10-11 

» larva matura a pupa. ...... 1 

» pupa alla nascita dell'adulto .... » 5-6 

Totale giorni 19-21 



— 283 - 

Generazioni. — Dato il tempo impiegato dall' Archenomi/,s 
a svilupparsi il numero delle generazioni che può avei'si da giu- 
gno a settembre è di 4, una per ogni mese della buona st; '^ione. 

Cause nemiche, — All' infuori dell' Eocochoìnus e del (Jhiloco- 
rus osservati non si è accertata causa nemica all' Archenomus 
hicolor. 

Dell' Habrolepis dalmani e dell' Aphelinus sp. diamo qui un 
cenno dei caratteri principali che basti per riconoscerli. 

Hahrolepis dalmani Westw. 

Gli adulti di questo parassita si ottennero da Aspidiotus rac- 
colti a Nicastro verso la prima metà dei mesi di giugno e agosto. 

Femmina. — Testa veduta di profilo^ triangolare. Antenne 
brevi di dieci articoli. Ali anteriori con la cellula allungata e 
ristretta, la venatura marginale ispessita, la stigmatica lunga la 
metà della marginale, la postmarginale non sviluppata, con sei 
aree incolori, di cui una corrisponde alla base dell' ala. Tibie 
mediane fornite di un grosso sperone. Terebra non molto spor- 
gente. Ai colori già indicati nel quadro analitico, è da aggiun- 
gersi : scapo e pedicello neri, primi articoli del funicolo e base 
della clava brevi, il resto dell'antenna gialla. Lunghezza mm. 0.9-1. 

Maschio. — Scapo delle antenne compresso e molto dilatato, 
clava molto lunga e senza distinzione di articoli, la nervatura 
postmarg4nale evidente, ma senza limite determinato. Le ali sono 
incolori e le antenne scure solo all' estremità dello scapo e del 
pedicello. 

Ordinariamente è un poco più piccolo della femmina. 

Aphelinus sp. 

Gli adulti di questa specie si sono ottenuti dalla 2-'' decade 
di maggio alla P di giugno ; numerosissimi poi si sono ottenuti 
alla fine di ottobre (Catanzaro 1907). 

Femmina. — Occhi pubescenti. Pedicello una volta e mezzo 
più lungo che largo all'estremità. Clava lunga il doppio del penul- 
timo articolo. Ali anteriori con alcune serie di peli, per lo più in 
numero di sei, disposte obbliquamente al disotto della nervatura 
marginale. Questo occupa più di Vg del lato anteriore dell'ala; 
la nervatura stigmatica è brevissima, la postmarginale manca. 



- 284 — 

Occhi verdognoli, ciascuno con due macchie scure; ocelli rosso 
carminio; ali incolori con la nervatura assai trasparente. 
Lunghezza, mm. 0.57 - 0.85. 

Prospalta similis Masi. (1) 

I primi adnlti di questo parassita cominciarono a nascere da 
Aspidiotus raccolti a Nicastro, verso la 2* decade di maggio 1907 
e la grande nascita si ottenne nella 2^ decade di giugno. Gli ul- 
timi si sono osservati nella 1" decade di luglio. 

Femmina. — Simile alla Prospalta murtefeldtii How. Antenne 
fusiformi, col primo articolo del funicolo non più largo dell'estre- 
mità del pedicello, segmenti dell'addome subeguali in lunghezza. 
Colorito generale bruno : testa giallo-bruna rossiccia, antenne 
uniformemente giallo-brune, zampe senza anelli di colore scuro, 
ali un poco ombrate nei primi due terzi della lunghezza, senza 
macchie scure a contorno determinato. 

Lunghezza, mm. 0,57-0,7 L 

Pollinia pollini Costa. 

Adulto femmina. 

Le femmine mature di Pollinia pollini si sono trovate in 
Puglia e in Calabria verso la fine di aprile e la 2^ decade di 
settembre. 

Deposizione delle uotr. 

La deposizione delle uova della Pollinia comincia verso la 
fine di maggio. 

8i è avuto cura di osservare se la Pollinia è vivipara ; perciò 
si sono staccati dai rametti di olivo attaccati, gii adulti di questa 
Cocciniglia e liberati nella parte posteriore del follicolo si son 
tenuti in osservazione servendosi del microscopio, badando di 



(1) Di questa specie e à.Q\V Archenomus bicolor saranno fatte dal Dottor 
Masi le descrizioni in altro lavoro che tra breve sarà pubblicato nel III vo- 
lume di questo stesso Bollettino. 



— 285 — 

tenere la parte posteriore rivolta verso la lente. In tal modo si è 
osservato che la Pollinia depone le uova in uno stato molto avan- 
zato di sviluppo dalle quali dopo un' ora circa esce fuori la larva. 

Il tempo che impiega ad uscire un uovo è di 15-20 minuti e 
quello che trascorre per lad eposizione di un altro uovo è di 
3-4 ore. 

Come per la Philippia oleae e per 1' Aspidiotus hetulaej la 
Pollinia deponendo le uova ritira il corpo verso la regione an- 
teriore, e siccome il corpo di questa cocciniglia è quasi conico, 
così, osservato dalla parte posteriore nel mentre che si ritira de- 
ponendo le uova, esso si vede sul principio composto di due zone 
concentriche di cui la mediana è l'ultimo segmento addominale, 
in seguito compaiono altre zone sempre concentriche alle prime 
rappresentanti i vari segmenti che seguono 1' ultimo. Nello stesso 
tempo che questi segmenti sì dispongono concentricamente rien- 
trano gli uni negli altri spingendosi verso la parte anteriore del 
corpo per modo che la loro parete esterna dopo che la Pollinia 
ha terminato ia deposizione delle uova, viene a conformarsi a 
guisa di imbuto più o meno lungo, il margine della cui bocca è 
costituito dalla parte che unisce il primo segmento addominale 
al terzo toracico. 

UOTO. 

L' uovo della Pollinia è schiacciato e attraverso il guscio 
lascia vedere la larva, per modo che dà l'aspetto di una crisalide. 

Larva. 

La larva schiude dopo un'ora circa dalla deposizione dell'uo- 
vo. Essa resta entro il follicolo per qualche tempo poi esce fuori 
e si pone agilmente in giro nelle vicinanze per trovare il luogo 
ove fissarsi. 

Trascorse 12-16 ore dalla fissazione la larva comincia ad emet- 
tere dal dorso dei fili di cera che aumentano mano mano fino a 
nascondere completamente il corpo della larva stessa. 

A S. Vito e a Catanzaro si è notata una grande nascita di larve 
nella 1-^ decade di giugno e un'altra verso la 3*^ di settembre. 

I luoghi preferiti dalla Pollinia sono sia lungo i rametti 
vecchi di olivo, ove si fissa rimanendo o isolata o T una accanto 



- 280 — 

all'altra in numero di 2-3, o più (Fig. 21) sia sulla biforcazione dei ra- 
metti stessi e sia infine lungo i margini interni delle cicatrici delle 
ferite dei rami. 

Col crescere e compiere delle mute la larva aumenta di vo- 
lume e mentre sul principio essa si presenta col follicolo poco 
rilevato sulla superficie del rametto, in seguito si ingobba di più 
fino a raggiungere allo stato di femmina matura dimensioni di 
mm. 0.8-1.3 di lunghezza per 0.4-0.6 di larghezza e compreso il 
follicolo mm. 1-1.5 di lunghezza. In altezza misura 0.4-0.7 mm. 



Fig. 21 
Rametto d'olivo con Pollinia 
pollini l'uno di seguito all' al- 
tro (da Bérlese). 




Flg. 22 

Rametto d'olivo con Pollinia 

coperta e non dal follicolo 

(da Berlese). 



Il follicolo è di color grigio come la corteccia del rametto di 
olivo, per cui si confonderebbe facilmente se non sporgesse dalla 
superficie di esso a guisa di tubercolo, oppure in qualche parte 
è bianco. Il follicolo di forma semiglobosa poiché è aperto nella par- 
te ventrale, presenta (Fig. 22) all'esterno delle rugosità e spor- 
genze, ed è composto di fili di cera intrecciati tra loro e di spoglie 
larvali. Esso è molto resistente. La parete interna è liscia e di 
color bruno; aderisce molto bene sul dorso e sui fianchi della Pol- 
linia. Questa è perciò protetta superiormente e lateralmente dal 
follicolo e inferiormente dalla superficie del rametto su cui è fissata. 

Generazioni. 



Le generazioni della Pollinia osservate in Puglia e in Ca- 
labria sono due di cui una primaverile (maggio-giugno) l'altra au- 
tunnale (settembre parte di ottobre). 



- ^87 - 

Cause nemiche. 

Cause nemiche alla Pollinia pollini allo stato di prima larva 
sono r Exochonms e il Chilocorus. 

Oltre a questi nemici vistosi non sono da escludersi quelli 
che sfuggono direttamente al nostro occhio come ad es, i micror- 
ganismi. Infatti verso gli ultimi di ottobre a S. Vito (1905) si sono 
osservati adulti vivi di Pollinia accanto ad altri morti i quali 
ultimi presentavansi di color nero con gli organi interni disfatti 
formanti una unica massa liquida dello stesso colore. 

Riassunto. 

GENERAZIONE. 

Da quanto si è esposto risulta che in Puglia e in Calabria le 
generazioni delle sunnnenzionate Cocciniglie dell' olivo sono due 
per ciascuna e si compiono : 

da maggio a luglio (P gen.) j 

\ Lecaniuiii oleae 

» agosto » ottobre (2' gen.) \ 

PMlippia oleae 



» maggio » giugno (1'' gen.) ^ 
». agosto » settembre (2'' g^w.) \ 



» maggio » giugno (!'' gen.) ^ 

» agosto » settembre (2^ gen.) \ 

» maggio » giugno (1" gen.) ^ 

» settembre » ottobre (2* gen.) \ 



Aspidiotiis hetulae 



Follùmi pollini 



»Secondo gli entomologi della R. Stazione di entomologia agra- 
ria di Firenze (1) tanto il Lecaniuyn che la Philippia avrebbero 
invece tre generazioni. 



(1) « Redia .) IV, p. 55 e 82. 



— 288 — 

Il prof. Silvestri, come più innanzi si disse, osservò anche una 
sola generazione per il Lecanium oleae nel 1906-07 a Portici su 
piantine di Oleandro poste in terrazza. 



PARASSITI. 

I parassiti finora riscontrati sono : 

del Lecanium oleae: 

Imenotteri endofagi : . . . . <'.occophagus flavoscutellum. 

» predatori di uova : Scutellista cyanea. 

Coleotteri predatori : . . . . Exochomus 4-puüulatus, (Ihilocorus bi- 

pustulatus. 

Lepidotteri » .... 1 halpochares scitula. 

della Philippia oleae : 

Imenotteri endofagi : . . . . Coccophagus flavoscutellum, (]occophagus 

hmvardì, Microterys lunatus, Pachi 
neuron sp.^ Chiloneurus formosus, 
Aphicus philippiae. 
» predatori di uova : Scutellista cyanea. 

Ditteri » » Leucopis sp. 

Coleotteri predatori : . . . . Exochomus 4-pustulatus, (Ihilocorus bi- 

pustulatus, Sidis biguttatus. 

Lepidotteri » ... Thalpochares scitula. 

dell' Aspidiotus hetulae : 

Imenotteri endofagi : . . . . Archenomus bicolor, Habrolepis dalmani, 

Frospalta similis, Aphelinus sp. 

Coleotteri predatori : . . . . Exochomus 4-pustulatus, Chilocorus bi- 

pustulatus, Sidis biguttatus. 

della Pollinia pollini : 

Coleotteri predatori : . . . . Exochomus 4~piistulntus, Chilocorus hi 

pustulatas 



- ^289 



Intorno all'attività conibìnatii dei predatori ed eudofagi 

delle Cocciniglie dell'olivo ed in particolare 

della Philippia oleae. 

Come sì è visto più sopra, le cause nemiche allo sviluppo nu- 
merico delle Cocciniglie dell'olivo sono parecchie e di molta im- 
portanza pratica , poiché ci spiegano la ragione per cui le Coc- 
ciniglie summenzionate sviluppandosi normalmente e senza inter- 
vento o artificiale o di altri insetti o di speciali condizioni bio- 
logiche della pianta non si moltiplicano in tal numero da im- 
pressionare Tagricoltore. 

Infatti posti di fronte nella lotta questi ausiliari nostri, tra i 
quali potentissimi i due vistosi Coccinellidi ricordati, e il Leca- 
mura oleae e la Phüippia oleae , ad es., questi ultimi non po- 
trebbero sussistere menomamente e scompaiirebbero se altre cause 
naturali, come i parassiti di 2 grado non intervenissero nel con- 
flitto a prestar loro aiuto. 

Tra le due categorie di parassiti, dei predatori, cioè, e degli 
endofagi, l'azione dei primi è di un'efficacia straordinaria, supe- 
riore di gran lunga a quella degli altri , indiscutibile sotto tutti 
i riguardi per prontezza e voracità. Basterebbero due soli individui 
di uno di essi, ad es: di E./JochoniKs perchè in pochi giorni, in po- 
che ore, tutta una generazione di un individuo di Lecanium o di 
Phili2^pia (quest'ultima in tutti gli stati di vita) fosse annientata. 
L'azione dei secondi, dei parassiti endofagi, è relativamente 
limitata, ma pur essa di gran conto e necessaria per integrare quella 
dei predatori , ai quali per quanto voraci e attivi possono sfug- 
gire e sfuggono certamente alcune vittime, che o perchè separate 
dalle compagne (ricordo che le larve di Lecaniiiìn e di Philippia 
per quasi tutta la loro vita sono vicine le une alle altre) man- 
tengono in vita la specie e l'avvantaggiano. kSenonchè ecco op 
portuno r intervento degli endotagi i quali attivamente e pazien- 
temente ricercano queste larve sparpagliate, nei remoti luoghi e 
aiutano alla lor volta e nella loro misura, l'azione distruggitrice 
dei predatori. 

Ma anche l'azione di questi endofagi è, in parte, ostacolata 
da cause nemiche naturali dipendenti dai predatori stessi, i quali 



— 290 - 

nella ricerca del nutrimento non fanno eccezione alcuna , tra ò- 
spiti sani e inquinati, e in parte da quelle dipendenti dai paras- 
siti endofagi di 2' grado, che, sebbene non abbiamo potuto ac- 
certarli pure dobbiamo ammettere esistano. Fortunatamente però 
tali cause nemiche , se in teoria ci porterebbero ad una conclu- 
sione sconfortante, in pratica, per quanto si è potuto sapere e 
come risulta da osservazioni fatte in due anni a Catanzaro e al- 
trove, di frequente non fanno risentire alcun danno. 

E dopo ciò passiamo a un caso specifico, prendendo ad esempio 
V Exocìiomus é-pustulafus , il Cliilocorus bipustulatiis. e gli altri 
parassiti e la Philippia oleae.' 

Le categorie che si sono fatte dei parassiti sono due, quella 
cioè dei predatori e quella degli endofagi. Nel caso particolare 
nostro divideremo la categoria dei predatori in sottocategorie, alla 
prima delle quali comprendiamo quei predatori che tanto allo stato 
di larva quanto a quello di adulto si nutrono della Philippia oleae 
a qualunque stato si trovi ; alla seconda quei predatori che allo 
stato di adulto si nutrono di Philippia allo stato di larve giovani 
e di uova, mentre allo stato di larva di sole uova; alla terza quei 
predatori che allo stato di larva si nutrono solo di Philippia di 
qualunque stato e finalmente alla quarta quei predatori che al 
solo stato di larva si nutrono di sole uova di Philippia. 



Predatori. 



1.^ Sotto-cate2:oria. Vi appartengono V Exochomus 4-puüulaius 
e il Chilocorus bipustulatus. Questi Coccinellidi sono i più effi- 
caci, rispetto agli altri di cui parleremo, nella lotta contro la Philip 
pia oleae, sia per la loro grandezza, sia per la loro voracità. 

Trattando dell' Exocho ni us abbiamo detto che una sua larva 
può distruggere nei vari periodi di sviluppo da 20 a 24 ovisac- 
chi di Pliilippia corrispondenti a 14250-17050 uova (facendo la 
media di 700 uova per ovisacco) oppure, calcolando il minimo di 
tre femmine immature di Philippia al giorno (abbiamo visto a 
pag. 258 che, in 36 ore, tre larve di Exochomus succhiarono 8 
Philippia immature) per 16-22 giorni di vita attiA^a si avrebbe la 
distruzione di 48-66 individui di Philippia femmina che ridotti ad 
uova darebbero 33.600-46.200. 



— 291 — 

Dell'adulto non si è i)otuto ossci'vare il numero di Philippin 
che esso distrugge, ma calcolando un consumo, durante il periodo 
di vita attiva di 60 giorni da giugno a settembre senza tener conto 
dei mesi di aprile e maggio in cui VExoc' omus è anche attivo, 
di 20-25 ovisacchi o di 800 Pnilippia femmine immature grandi 
e medie si avrebbe un consumo di 14000-17500 uova nel primo 
caso e di 210000 uova nel secondo caso. 

Ciò dovrebbe avvenire quando la larva e l'adulto dìEjocloìiufs 
si nutrissero o di sole uova o di sole femmine immature di Phi- 
lippia, ma ciò non avviene certo in natura, per cui noi ridurremo 
il consumo a metà degli ovisacchi e a metà delle Pliilippia im- 
mature, cioè ammetteremo che VEj-ocliom/fs consumi nei due stati 
di vita 20-23 ovisacchi e 174-183 Pliilippia immature i quali tutti 
calcolati a uova importerebbero 135,800-144.200. 

Del consumo di Phili'ppia fatto dal Chilocorm hipuüulatm 
non abbiamo dati precisi, ma noi calcoleremo che esso sia eguale 
a quello d^òWExoc.homim e cioè di 135,800-144,200 ujva. 

2.^ Sotto-categoria. Vi appartiene il Sicli^ biguttains il quale 
allo stato di adulto si nutre di larve piccole e medie nonché di 
uova di Philipjìia e allo stato larvale di uova. 

Non abbiamo dati precisi dell'attività dell'adulto, ma possia-mo 
calcolare ch'esso distrugga durante la sua vita attiva di 60 giorni, 
circa 10 ovisacchi o 400-600 tra larve piccole e medie che, cal- 
colando la metà di maschi, si ridurrebbero a 200-300. La larva 
sappiamo che consuma un solo ovisacco. 

Dimodocché il Sidis distruggerebbe allo stato di larva e adul- 
to 140.700-210.700 uova. 

S.*" Sotto categoria. Appai-tiene a questa sotto-categoria la 
Thalpochares sci tuia. Questo lepidottero è utile allo stato di larva 
la quale può distruggere durante la vita attiva circa 10 ovisacchi 
oppure 25-30 femmine immature di Philippia. Riducendo della 
metà gli ovisacchi e le femmine si avrebbe un consumo di 5 degli 
uni e di 27 delle altre equivalenti a un totale di 22.400 uova. 

i.^ Sotto-categoria. Finalmente si comprendono in questa 
ultima sotto-categoria la Leiicopis sp.? e la Sculellista cyanea 
le quali si nutrono di uova al solo stato di larva. 

Come abbiamo visto la larva di ciascuna di esse sta entro 
l'ovisacco di Plnlippia che manda a male, quasi completamente. 
Quindi esse consumano poco meno di 700 uo\a ognuna, 



— 202 - 

Concludendo dunque per i predatori si ha che: 

V Exochomus consumerebbe uova .... 135,800—144,200 

il Chilocorus » » 135,800 - 144,200 

» Sidis » » 140,700 210,700 

la Thalpochares » » 22,400— 22,400 

» Leucopis » » .... 700 — 700 

» Scutellista » » 700 — 700 



Totale uova 436,100 - 522,900 



Parassiti endofagi. 

Entrerebbero in questa categoria: il Coccophagus fkwoscutellum, 
il Coccophagus howai-di, il Microteris limatiti^, e VAphicus philip- 
piae, non tenendo conto del Pachineuron e del Chiloneurìts dei 
quali è dubbio il grado di parassitismo. 

Del numero di uova che una femmina di ciascuna delle 
suindicate specie può deporre non possiamo dir nulla non aven- 
do potuto fare osservazioni in proposito, epperò calcoleremo ap- 
prossimativamente che ciascuna femmina di esse possa assicu- 
rare le proprie uova in 10 Philipina femmine, poiché teniamo 
conto della dispersione dipendente dai Coccinellidi e da quella 
probabile dei parassiti secondari, e perciò il numero di Philippia 
uccise dai 3 endofagi sarebbe 30 che calcolate ad uova darebbero 
una perdita di 21,000 uova. 

Sommato il numero di uova consumato dai predatori a quello 
consumato dagli endofagi si ha in cifra tonda mezzo milione di 
uova ossia di individui di Philippia che vengono distrutti durante 
la 1''' generazione. 

Come si vede la Philippia si trova di fronte a circa 9 diversi 
nemici dei quali i più attivi sono i predatori. 

In questo modo non è possibile tentare un confronto nella 
lotta tra un individuo di Philippia e due soli dei predatori 
delle 3 prime sotto-categorie, poiché come abbiamo detto baste- 
rebbero due soli Exochoiiuis, durante i mesi di giugno ad ago- 
sto, allo stato di larva ])rinia e di adulto i)oi, perchè la genera- 
zione della vittima fosse distrutta completamente, 



— 293 — 

Infatti ammesso clie una Philippia a maggio avesse dato 
origine a 700 larve delle quali ammettiamo la metà di sole fem- 
mine e un Exochomtis, pure a maggio^ due sole larve e quindi due 
adulti, questo predatore consumerebbe nel l*' stato di sviluppo 
fino a giugno circa 114 Philippift immature e nel 2 stato, da giugno 
ad agosto, altre 600 Plülippüi, in totale 714. Si avrebbe quindi 
un disavanzo, la generazione di una sola Philippia cf e $ sarebbe 
stata annientata e i due predatori dovrebbero morire di fame. 
E ciò senza il concorso del Chiìocoì-us ed altri predatori o en- 
dofagi. 

Ma questo fatto non si verifica sempre in natura, poiché con- 
corrono ad aiutare, la Philippia i parassiti dei parassiti, le for- 
miche nonché le altre Cocciniglie delle quali tanto i predatori 
qnanto i parassiti primari sono anche parassiti. 

Risulta infatti da osservazioni di altri e nostre che l'Exochomus 
e il Chilocorus si nutrono pure di Lecanium oleae, di Aspidiotus 
betulae viventi anche su altre piante diverse dall'olivo, di Pollinia 
pollini; il Chilocorus si é osservato pure da noi (Catanzaro) nu- 
trirsi di larve di Ceroplastes r-usci, predatore di larve di Lecanium 
oleae, Aspidiotus hetalae e Pollinia pollini (Catanzaro); la Scu- 
tellista predatore di Lecanium e Ceroplastes rusci (S. Vito-Ca- 
tanzaro-Portici) ; il Coccophagus flavoscutellum endofago del L^eca- 
nium oleae e del Ceroplastes rusci (S. Vito - Catanzaro - Portici), 
del Lecanium persicae (Bevagna), Pulvinaria mesembry ante- 
mi (Portici); il Coccophagus howai'di del Ceroplastes rusci (Ca- 
tanzaro); il Mio-oteri/s lunatus del Phisoterìnes piceae (Sehr.) 
vivente sull' abete e sul pino, della Pulvinaria carpini (Linneo) 
vivente sul nespolo. 

E poiché le generazioni di quasi tutte le specie ospiti coin- 
cidono con quelle della T^hilippia, di leggeri si comprende come 
l'azione dei parassiti perché ripartita fra tutte e non esclusiva- 
mente contro l'unica specie Philippia oleae, questa deve avvan- 
taggiarsi e si avvantaggia infatti sussistendo nel tempo e nello 
spazio. 

D'altra parte esistono i parassiti dei parassiti (come abbiamo 
visto per i due Coccinellidi, per la Leucopis, la Thalpochares e la 
Scutellista e, probabilmente, anche per i parassiti endofagi) i 
quali concorrono anch'essi a tenere in vita la specie ospite; non 
escluse le formiche le quali come abbiamo visto altrove tengono 
a rispettosa distanza i parassiti. 



- 294 - 

Tutte queste cause fanno si che la specie ospite Plulrppia 
oleae esista nonostante ch'essa sia contrariata da molti e poderosi 
nemici. 

Come della Philippia si può dire del Lecanium oleae e delle 
altre Cocciniglie dell'olivo, eccetto in parte la Pollinia pollitii, 
contro le quali concorrono molto anche speciali funghi. 

Concludendo quindi diciamo che le Cocciniglie dell'olivo, in 
pratica , se non intervengono cause biologiche naturali straordi- 
narie o artificiali, mercè l'azione degli insetti predatori integrata, 
combinata con quella degli nsetti endofagi, nonostante che questi 
abbiano dei nemici, pure esse sono mantenute nei giusti limiti 
pi sviluppo numerico in modo che l'agricoltore non ha ragione 
di impensierirsene di soverchio. 



INDICE 



Lecanium oleae. Adulto femmina 

Deposizione delle nova 

Uovo .... 

Larva .... 

Generazioni 

Habitat 

Intensità dell'infezione di L. oleae su^'li olivi 

Cause nemiche .... 

Cause dipendenti da microorganismi 

» n » altri insetti . 

Parassiti Imenotteri: Coccophagus flavoscutelluìn 
» » Scutellista cyanea 

Philippia oleae. Adulto femmina 

Adulto maschio 

Accoppiamento 

Ovisacco 

Deposizione delle uova 

Uovo 

Larva 

Mute 

Femmina immatura . 

Larva maschile 

Pupa maschile 

Generazioni 

Habitat 

Cause nemiche 

Quadro analitico per la distinzione dei parassiti 

perparassiti della Philippia oleae 
Parassiti Imenotteri: Coccophagus flavoscutellum 
Coccophagus howardi 
Microterys lunatus 
Pachyneuron sp. 
Chiloìieiirus formosus 
Aphicus philippiae . 
ScKtellìsta. cyanea 

Dittero predatore: Leucopi^ sp. 
Pachineuron sp. 

Coleotteri predatori: Sidis biguttatus 

Exochomus 4 -jnistulatus. Adulto 
Comparsa 
Costumi 

Nutrimento dell'adulto 
Accoppiamento . 
Deposizione delle uova 
Uovo .... 
Larva .... 
Nutrimento della larva 
Mute .... 
Pupa .... 



ed i- 



pag. 217 

n 218 
« 219 

n n 

'7 220 

n n 

221 
222 



223 

226 

228 



229 
230 
231 
232 

» 
233 

n 

234 
235 



236 
237 
238 
240 
243 
245 

n 

246 

247 

248 

250 

251 

» 
252 

I) 
253 
254 
256 

258 
260 
261 



- 296 - 



Tempo iinpicgato dalV Exocho7ìins a svilupparsi 

Generazioni 

Cause nemiche 

Chüoconis b/p/isfiildfns: Adulu 

Uovo 

Larva . 

Mute 

Pupa 

Tempo impiegato dal Chiiocorus 

Gene l'azioni 

Cause nemiclie 

Parassiti dcW E,rochomn,s e del 

maloti/lu.s flaminius 
Tetrastichus epilachnae 



nello sviluppo 



Chiiocorus: Ho 



Lepidottero predatore: Thalpochares seif u la : Adtilto 

Uovo ..... 
Larva .... 
Bozzolo ..... 

Crisalide 

Generazioni .... 
Cause nemiclie 

Amici del Lecaniìrm oleae e della Philiiypia oleae 
miche ..... 



Aspidiotus betulae: Adulto femmina 

Deposizione delle uova 

Uovo .....•■ 

Larva ...... 

Mute 

Follicolo 

Generazioni ..... 
Cause nemiche .... 

Quadro analitico per la distinzione dei parassiti della 

Aspidiotus betulae 
Archenomus bicolor 
Habrolepis dahnani .... 

AjyheliJius sp 

Prospalta similis .... 

PoUinia pollini: Adulto femmina . 

Deposizione delle uova . 

Uovo ...... 

Larva . . . . 

Generazioni ..... 

Cause nemiche .... 

Riassunto : Generazione .... 
Parassiti 

Intorno all'attività combinata dei predatori ed endofagi 
delle Cocciniglie dell'olivo ed in particolare della 
Philippia oleae - . . . 



For 



Predatori 
Parassiti endofagi 



Indice 



F. SILVESTRI e Gr. MARTELLKD 



Vili. 

LA COCCINIGLIA DEL FICO 

(Cer op laste s r u s e i L.) 



CENNI STORICI. 

La cocciniglia del fico per eccellenza è il Ceroplastes rusci 
L. degli entomologi, e deve il nome volgare all' essere, tra le 
cocciniglie che attaccano il fico, la più grande e vistosa, nonché 
la più dannosa. 

^ssa fu ben conosciuta nel suo aspetto e negli effetti sull'al- 
bero attaccato, fin dai più antichi tempi e ricordata dai vecchi 
autori che si occuparono di cose agrarie. 

Teofrasto (2) accenna alla cocciniglia del fico ritenendola 
causa della ruggine di tale pianta. 

Fabio Colonna (3) la descrisse e la figurò sotto il nome di 
Lepas ìiova seu rnyiHi morbus e poco dopo di lui ne parlarono 
da noi il Cestoni (4) e il Boccone (5) rilevando i danni da essa 
causati e descrivendo il primo assai bene la nascita delle larve, 
il loro vagare per due o tre giorni, il fissarsi e l'accrescersi. 

Il Klein (6) la ricordò sotto il nome di Lepas tessellata e 
nel 1758 Linneo la denominò Coccus rusci. 



(1) Il Dr. G. Martelli si è specialmente occupato delle osservazioni biolo- 
giche in Puglia ed in Calabria e ancora più particolarmente della Sciitellista. 
(2j Theophrasti. « De causis plantarum " libr. V, de plantis, libr. IV. 

(3) F. Columna. « Purpura, hoc est de purpura ab animali testaceo fusa, de 
hoc ipso animali, aliiscjue rarioribus testaceis quibusdam n Uomae, 1616. 

(4) Lettera a Vallisnieri in: Vallisnicri, opusc. post. Tomo II. 

(5) Museo, Tom. I, 107, flg. 23. 

(6) Klein, Ostr. 116. 



— 298 — 

In Francia nel 1773 pubblicò una interessante memoria su 
questa cocciniglia il Bernard (1) e nel secolo trascorso furono 
molti gli autori, che ebbero a trattare della cocciniglia del fico. 

Per quanto riguarda ai varii nomi scientifici ricevuti da tale 
cocciniglia nelle varie epoche e a tutta la parte sistematica 
rimandiamo coloro^ che possono averne interesse, all' elenco 
sinonimico più innanzi riportato; qui ricorderemo particolarmente 
ancora quegli Autori, che si occuparono un po' più diffusamente 
di questo insetto. 

Il Targioni (2) richiamò l'attenzione sulla natura della sostan- 
za che forma lo scudo e che protegge il corpo molle di questa, 
cocciniglia, e consigliò di tentare la coltivazione di essa su piante 
non adatte, o poco, alla produzione di frutto per ricavarne ad uso 
industriale la cera. 

Contemporaneamente il Sestini (3) pubblicò il risultato di un'a- 
nalisi chimica da lui fatta delle sostanze costituenti detto scudo. 

Nel 1881 il Oolvée nella memoria ricordata nell'elenco sino- 
nimico descrisse per il primo il maschio di questa cocciniglia 
che non fu più visto da alcuno fino all' anno passato in cui noi 
lo trovammo abbondante in Calabria ed in Puglia. 

Il Leonardi (1899-1901) pubblicò una descrizione delle prin- 
cipali forme del Ceroplastes rusci insieme ad alcune notizie bio- 
logiche ed al modo di combatterlo, e gli Autori nostrani, che 
ebbero ad occuparsi più tardi di tale cocciniglia, non fecero 
nulla di più e di meglio, se si eccettua una memoria del Berlese 
(1901) nella quale si parla della Scutellista cyanea parassita del 
Ceroplastes rusci, ma non esattamente. 

In una breve nota (4) il Trabut richiamò 1' attenzione su al- 
cuni parassiti della cocciniglia del fico e specialmente sulla Scu- 
tellista cyanea e Thalpochares sci tuia. 



(1) Bernard. « Memoire surfe flg-uier. « Mém. de i'Acad. de Marseiffe, 1773, 
pag. 89, flg. 14-21. 

(2) Targùoni-Tozzetti. « Come certe coccinig-fie sieno cagione di alcune nie- 
late delle piante e di alcune ruggini; e come la cocciniglia del fico dia in 
abbondanza una specie di cera. » Atti Accad. Georgofili (2) XIII, 18()G. 

Idem u Sur la ciré qu' on pent obtenir de la Cochenille du figuier. « Coniptes 
Rendus, LXV, p. 246, 1867, 

(3) Sestini « Su di una nuova qualità di cera, n Nuovo cimento, 1866. 

(4) Trabut « Le Ceroplastes ou Cochenille du figuier et ses ennemis. » Gou- 
vern. gen. de 1' Algerie. Direction de 1' agriculture. Service botanique. Bull. 
N.° 34, pag. 1519, 1907. 



299 — 



Gen. Ceroplastes Gray. 

Syu. 1759 Coccus L. ex p. Syst. Nat. Ed. X, tom. I, pag. 455. 

)) 1830 Ceroplastes Gray, Spicilegia Zoologica, p. 7, pi. 3, figs. ß-7. 
)) 1835 Calypticus Costa, ex p. Faun. Reg. Nap. Cocc. 
j> 1852 Lecanium Walk., ex p. List, of Homopterous in the Collection of 
British Museum, part. IV et supplement (1858). 

» 1867 Colmnnea Targ., Studi sulle Cocc. p. 8. 

)» 1872 Ceroplastes Sign., Ann. Soc. ent. Fr., (5), II, p. 35; et Auct. 

Questo genere^ appartenente alla ricca sottofamiglia dei Le- 
caniti, è caratterizzato per avere femmine coperte da uno scudo 
di cera testudiniforme formato cioè da una parte centrale e da 
placche simmetricamente disposte attorno al corpo e non ade- 
renti intimamente ad esso, sicché possono esserne distaccate. 
Antenne delle femmine adulte di 6 articoli col terzo più lungo 
(in qualche specie secondo alcuni autori anche di 7 ad 8 articoli). 

Scudo maschile provvisto di raggi cerosi, di numero e forma 
varia secondo le specie. Maschio adulto con antenne di 10 arti- 
coli, armatura genitale stiliforme. 

Al genere Ceroplastes appartengono due specie trovate fino 
ad ora anche in Italia: il Ceroplastes sinensis del Guercio ed il 
Ceroplastes rusci L., del quale ultimo si tratta appunto qui 
appresso. 

Ceroplastes rusci L. 

Syn. (1) 1758 Coccus rusci Linn., Syst. Nat. Ed. X, tom. I, p. 456. 
" 1773 " caricae Bernad, Mém. Acad. Marseille, p. 89. 

n rusci Fabr., Syst. Ent. p. 743. 
» » Gmél., Syst. Nat., Ed. XIII, p. 2217. 
I) caricae Oliv., Ency. Méth., VI. p. 93. 
» rusci » " >' n p. 95. 



(1) Questo lungo elenco ha lo scopo di far conoscere gli Autori che si 
occuparono del Ceroplastes rusci e di servire come indice bibliografico, piut- 
tosto che quello di far conoscere tutta la sinonimia del Ceroplastes stesso, 
1* quale altrimenti poteva essere molto ridotta. 



n 


1775 


« 


1789 


)j 


1791 


» 


1791 



- :]00 — 

Syn. 1794 Coccus artemisiae Rossi, Mant. Ins., II, pp. 56, 514. 

» 1794 » caricae Fab., Ent., Syst., IV, p. 225. 

" 1794 » rusci » » " » p. 226. 

» 1801 .) n Turton, Syst. Nat., p. 713. 

" 1801 » caricae » " » p. 713. 

" 1803 » » Fab., Syst. Rhync, p. 308. 

» 1803 )5 rusci » ?' ') p. 309. 

'J 1834 » caricae Fonsc, Ann. Soc. Ent. Fr., Ill, p. 205. 

" 1835 V ') radiatus Costa, Faun RQg. Nap., Cocc, p. 12. 

» 1835? ') testudineus » " " » » p. 12. 

" 1835? " hydatis » " » » » p. 12. 

') 1852 Lecanimn r»sci Walk. List of Homopteroiis in the Collection 

of British Museum, part. IV et supplement (1858) 

» 1866 Colmnnea testudinata Targ., Atti dei Georgofili, n. 5. XIII p. 31. 

» 1867 » » » Studii sul. Cocc. p. 8. 

» 1867 Coccus caricae » » » » pp. 4. 8. 12. 

" 1867 » hydatis « " " » p. 12. 

» 1867 Columnea testudiniformis Targ., Studi sulle Cocc. pp. 8, 11, 12. 

» 1867 Chermes caricae Bdv., Ent. Hort., p. 320. 

» 1872 Ceroplastes rusci Sign., Ann. Soc Ent. Fr., (5) II p. 35. 

" 1872 Lecanium artemisiae Sign.» » " » » II p. 37. 

» 1876 Coccus rusci Sign., Bull. » « » » n VI p. LXXVI. 

» 1881 Ceroplastes rusci Colvée, Estud. sob. Ins., Cocc, p, 9. 

1881 « >, » Bull. Soc. Ent. Fr., (6), I, p. XII. 

" 1883 » )) Blanch., Les Coccides utiles, p. 23. 

» 1884 >' .. Targ., Ann. di Agr., pp. 400, 409. 

» 1885 n n Peragallo, Etudes sur les Insectes nuisibles à 

I'agriculture, II partie p. 170, 171. 

" 1887 )) » Penzig , Studi botanici sugli agrumi e sulle 

piante affini, (annali di agricoltura, p. 519). 

» 1888 n » Targ., Relazione lavori Staz. Entom. Firenze. 

» 1889 » » Me. Intire, In. Quekeett Micr. Club, p. 23. 

') 1891 Lecanium artemisiae Targ., Cocc. degli Agr. Ital., p. 13, note. 

» 1891 Columnea testudiniformis Targ.,» » » » pp. 13, 28. 

» 1892 » rusci Beri. Riv. Pat. Veg., I p. 62. 

» 1894 Ceroplastes » Visart- » » » III p. 44. 

» 1895 » » Saccardo » » IV p. 47. 

» 1896 » » Cockerell, A. Check, List of the Coccidae (Bull. 

of the Illinois State Laborat. on Nat. Histor. 
Voi. IV p. 333). 



— 301 - 

Syn 1897 Ceroplastes rusci Newstead R., New Coccidae collected in Algeria 

by the Rev. E. Eaton (Extr. Trans Ent. Soc. 
Lond., Part. I, April, p. 93). 
» 1897 » » Newst., Tr. Ent. Soc. Lond., p. 101. 

» 1899 » » Leon., Boll. Lab. di Ent. Agr. Portici, p. 3. 

« 19ÜÜ » n Beri., Insetti nocivi agli alberi da frutto e alla 

vite. Portici, p. 156. 
» 1901 n n Leon. Gli insetti nocivi ai nostri orti, campi ecc. 

Voi. IV p. 452 (Tip. Marghieri, Napoli). 
» 1902 » » Trabut, Bull. Agr. Algerie et Tunisie, N.° 7, pp. 

161 - 167. 
" 1W2 » » Beri., La cocciniglia del fico. Est. Italia Agricola. 

Giornale di Agricoltura. 
» 19U2 » » Del Guercio, Nuove relaz. R. Staz. ent agr. (1) 

N.» 4, p. 318. 
" J903 » » Idem, Ibidem (1) N.« 6, p. 102. 

» 1904 » )i Trabut, Gouvern. gener. d' Algerie. Direction de 

r agriculture. Service botanique N." 34, p. 15. 

DESCRIZIONE DEL CEROPLASTES liUSCI L. 

NEI SUOI VARII STATI. 



Uovo. 

L' uovo appena deposto 
è ocraceo, in seguito diventa 
color ruggine e poi color 
cannella. È ellittico con un 
polo leggermente più sottile 
dell'altro e misura in lun- 
ghezza mm. 0,360 e in lar- 
ghezza ram. 0,185. 

Larva I. 

Larva neonata — La 
larva neonata del Ceropla- 

Larva neonata di Ceroplastes rusri : A dal dorso, stßS VlfSCÌ fFi^' lì è alIuU- 
B dal ventre (molto ingrandita). . ., i 

gata ovata, circa il doppio 
( poco più poco meno) più lunga che larga , di color fulvo 
fulvo^ferrugineo. 




Fig. 1 



— 302 



La sua lunghezza è di mm. 0,473, la kirghezza massima di 
mm. 0,229. Antenne lunghe (senza considerare le setole) mm. 0,1 43; 
peli delle squame anali mm. 0,286. 

Il corpo è nudo e liscio. Le antenne (Fig. 2) 
sono composte di sei articoli dei quali il secondo 
è poco più breve del primo ed è fornito di una 
setola abbastanza lunga, il terzo è poco meno 
della metà più lungo del secondo, che porta 
due setole abbastanza lunghe mentre una ne 
ha il terzo; il quarto e quinto articolo sono 
uguali fra di loro e ciascuno uguale in lun- 
ghezza al secondo ed avente una breve setola e 
una strozzatura submediana simulante una divi- 
sione in due articoli; il quinto articolo è fornito 
anche di una setola abbastanza lunga; il sesto, 
ed ultimo articolo è in lunghezza quasi uguale al 
terzo, fornito di alcune setole abbastanza brevi, 
di una abbastanza lunga, di una lunga all'apice 
e di una molto lunga, uguagliando in lunghezza 
quasi tutta l'antenna, poco prima dell'apice. 

Le zampe hanno il tarso (Fig. 3) provvisto 
nella parte superiore distale di due digituli lunghi 
quanto il tarso stesso; il pretarso è composto di 
un' unghia semplice e di due setole nascenti alla 
base dell' unghia, alquanto più lunghe dell'unghia stessa e termi- 
nate a clava. 

Larva I a due giorni dalla nascita — La 
larva neonata dopo aver trovato il luogo adatto 
si fissa col suo rostro sulla foglia e comincia a 
nutrirsi. Il suo corpo allora comincia ad emet- 
tere cera bianca , la quale ben presto si vede 
distribuita in modo particolare. 

La prima larva in questo secondo periodo 
della sua esistenza (Fig. 4) ha il corpo allungato 
ovale, il doppio più lungo che largo, antenne, 
zampe e peli delle squame anali come nel pe- 
riodo precedente. La parte mediana del dorso 
presenta due grandi aree coperte di cera bianca, 
le quali insieme formano un piccolo rialzo a 
contorno subovale occupante '''' j ^ della larghezza del corpo e circa 7» 




Fig. 2 
Antenna di larva neo 
nata (molto ingrandita). 




Fig. 3 
Tibia, tarso e pretarso 
di una zampa del terzo 
paio (molto ingranditi). 



— 303 — 



della sua lunghezza e attorno a questo rialzo si notano quindici 

sporgenze di cera bianca che non rag- 
\- ^ giungono il margine laterale del corpo. 

Di esse una è mediana anteriore dieci 
laterali, due postero laterali, due poste- 
riori; tra queste ultime sporge anche 
l'anello dei peli anali rivestito di cera. 
L'area di cera anteriore mediana non 
è formata da una colonnetta compatta, 
ma da quattro tubi di cera fra di loro 
riuniti e, quella posteriore, da va- 
schette rettangolari. 

Lunghezza del corpo mm. 0, 5, 
larghezza 0,25. 

Larva II. 

Il carattere principale che serve 
a differenziare la seconda larva (Fig. 
5) da quella del secondo periodo della 
prima è la lunghezza maggiore delle 
quindici sporgenze di cera, che a guisa 

di palette sorpassano in essa i margini del corpo. Questa larva 

perde i peli delle squame anali e conserva 

antenne e zampe uguali a quelle della 

prima larva. 

La sua lunghezza è di mm. 0.715, e 

la larghezza del doppio minore. 



Larva III. 

Scudo. (Fig. 6) — È bianco, circa 
due quinti più lungo che largo, fornito 
di 15 raggi e di una carena mediana a 
base ovale e divisa in due pilastri. La 
disposizione dei raggi e la proporzio- 
nale lunghezza e grossezza fra di loro 




Fig. 4 

Larva I del secondo periodo 

(molto ingrandita). 




Fig. 5 
Larva II (molto ingrandita). 



sono quelle, che si indicheranno per lo scudo dell'ultima larva 
maschile. 



— 304 — 




A B 

Fig. 6 

Scudi di larve III a due stadii diversi di sviluppo 

(ingranditi). 



Lunghezza dello scudo coi raggi mm. 1.30 senza i raggi mm. 
0.92; larghezza coi raggi mm. 1, senza raggi mm, 0.53, altezza 
mm. 0.43. 

Corpo senza scudo 
(Fig. 7) di colore ocroleuco 
diversamente variegato 
di ferrugineo, quasi Vs più 
lungo che largo, a contor- 
no ovale col polo un poco 
meno largo corrisponden- 
te alla parte posteriore 
ed avente in corrispon- 
denza agli stigmi due leg- 
gere insenature per lato. 
La parte mediana centrale 
del corpo sottostante alla 
carena dello scudo è un poco più elevata del resto del cor- 
po e convessa , e la parte sublaterale di esso è anche un 
poco più elevata della laterale 
e divisa da depressioni poco 
profonde in nove lobi, dei quali 
uno è anteriore , tre laterali e 
due posteriori: uno per lato dalla 
apertura anale. La parte poste- 
riore del corpo ha un' incisura 
mediana abbastanza profonda 
che la divide in due lobi, aventi 
all'apice due setole brevi ed una 
molto breve. 

Gli occhi sono due, uno per 
lato del capo. 

Le antenne (Fig. 8) sono di 6 articoli: il primo è il più corto 
ed il più largo, il secondo è poco più lungo del primo ed è fornito 
di due setole abbastanza lunghe, il terzo è il più lungo di tutti e 
poco più lungo del quarto e quinto presi insieme, esso è pure 
fornito un poco innanzi all'apice di due setole abbastanza lunghe; 
il quarto articolo è poco più lungo del quinto, che è fornito verso 
la sua parte mediana di una setola più corta di quelle del terzo 
articolo; il sesto infine è lungo poco meno degli articoli quarto e 




A B 

Fig. 7 

Larvtì III senza scudo: A dal dorso, 

B dal ventre (ingrandite). 



— 305 - 



quinto prosi insieme, è un poco attenuato gradatamente dalla base 

all'apice e porta sette setole, delle quali una abbastanza breve 
e grossetta poco sopra la base, una lunga più 
di tutto l'articolo verso la metà dello stesso, e 
tre brevi e due lunghe presso l'apice. 

Le zampe sono per forina degli articoli e 
setole come quelle dello stadio larvale seguente 
che si descriveranno appresso. 

In corrispondenza alle insenature laterali 
toraciche e per buon tratto su ciascun lato 
ventrale di esse esistono minutissimi tubercoli 
subconici. 

Le lamine anali sono di color baio o ca- 
stagno e fornite di poche setole brevi. Durante 
questo periodo nelle località dove si risconti-ano 
anche maschi di Ceroj-ìlastes, come in Puglia 
e in Calabria, si cominciano a distinguere indi- 
vidui col corpo un poco più allungato e raggi 
dello scudo pure un poco più lunghi. Tali in- 

di\idui sono appunto le larve maschili , delle quali appresso si 

descrive l'ultimo stadio. 




Fig. S 
yViiteniin di lai\a III 

(uioltd iiijiTandita). 




%tb>^ 



Ultima larva maschile. 

Scudo. — Lo scudo maschile dell' ultima larva (fig. 9), e che 
ricopre in seguito anche 
la pupa e l'adulto fino a 
completo sviluppo, è bian- 
co a contorno allungato "^ 
ellittico, come è il corpo 
della larva con una par- ^ 
te centrale più alta della 
sublaterale, che è legger- 
mente convessa, sormon- 
tata da una carena di cera i 
divisa in due pilastri e 
portante attorno la base 
15 lunghi raggi di cera. 
La carena mediana poco ^' 
innanzi la base delle squa- 
me anali si va elevando pei' un piccolo tratto 





A 



H 



Fig. 9 
liir ultima larva inascliile: A dal dors 
/>' di tiauco (iiisranditi). 



;'radatamente e poi 



— 306 



bruscamente a formare una specie di pilastro, di cera, tronco al- 
l'apice e poco più grande di quello che lo precede separato da un 
angusto spazio, che non si estende fino alla base. I raggi in numero 
di 15 sono subconici e tonnati da fasci di fili di cera e ciascun fascio 
presenta anche una striatura trasversale. Essi sono contigui tra di 
loro con la base e situati sulla parte sublaterale dello scudo stesso, 
col margine superiore a contatto col margine esterno della parte 
centrale dello scudo. Terminano a punta e sono disposti nel se- 
guente modo: 3 anteriori; uno centrale e due laterali; 4 poste- 
riori; due mediani, laminari con la base intorno all'ano, e due sub- 
laterali e 4 per ciascun lato, il raggio più lungo e più grosso è il 
secondo laterale e misura, quando è intero, circa due terzi della 
lunghezza totale della parte centrale dello scudo; i meno grossi 
e più brevi sono i due sublaterali posteriori che sono più corti della 
metà della lunghezza totale della parte centrale dello scudo, non 
tenendo conto in tale rapporto dei due posteriori mediani lami- 
nari, che sono anche un po' più brevi dei sublaterali posteriori; 
il 1" laterale è quasi eguale al laterale 2° e i laterali 3" e 4" fra 
loro quasi eguali e alquanto più brevi e meno larghi del 2«; il 
raggio anteriore mediano è quasi uguale in lunghezza ai due an- 
teriori laterali e tutti e tre gli anteriori sono meno larghi del 
1 ' laterale. Tutti i raggi eccetto i mediani posteriori sono diretti 
air infuori e gradatamente un poco in alto. 

Lunghezza totale dello scudo coi 
raggi mm. 2. 20, senza raggi mm. 1. 40, 
larghezza dello scudo coi raggi 
mm. 1. 75, senza raggi mm. 0. 82, al- 
tezza dello scudo colla carena mm. 
0.60. 

Larva. — L' ultima larva ma- 
schile liberata dallo scudo di cera 
(Fig. 10) è di colore più o meno inten- 
samente ocroleuco variegata di fer- 
rugineo. Il suo corpo è poco più del 
doppio più lungo che largo, poste- 
riormente poco più stretto che ante- 
riormente e tanto all'innanzi quanto 
posteriormente arrotondato; margini laterali leggermente convessi 
con due leggere insenature in corrispondenza agli stigmi e si- 
tuate la posteriore verso la metà del corpo, 1' anteriore a livello 




A B 

Fig. IO 

Ultima larva maschile senza seiulo: 

A dal dorso, B dal ventre 



- 307 



dell' inserzione delle zampe del 1 ' paio. La parte dorsale centrale 
del corpo è leggermente convessa; la parte posteriore è profonda- 
mente incisa fino all' ano. Intorno e dietro a questo, situato nel 
t'ondo di tale incisura e dorsalmente si trovano le due squame anali, 
che sono subtriangolari e fornite di pochi peli. 

Gli occhi sono due: uno per lato della faccia superiore del 
corpo. Le antenne (Fig. 11) sono formate di 6 articoli, dei quali 

il 3" è il più lungo , il 4" e 5" 
quasi uguali tra di loro e 1' ul- 
timo poco più lungo del ò^ e 
portante all'apice alcune setole. 
Le zampe sono bene svilup- 
pate ma più gracili di quelle della 
femmina dello stadio corrispon- 
dente, hanno gii articoli 1-3 ben 
separati,appariscenti, ma la tibia 
ed il tarso meno bene fra di loro 
distinti : l'anca ed il trocantere 
portano ciascuno all'apice infe- 
riore una setola, il femore e la 
tibia sono nudi. Il tarso è al- 
quanto attenuato e presso l' a- 
pice al dorso fornito di due se- 
tole sottili terminanti a clava e 
poco più corte del tarso stesso. 
Il pretarso è costituito da un'unghia breve, abbastanza acuta, da 
una setola sottile terminata a clava alquanto più lunga dell'unghia 
e di un' altra setola allargata, laminare, con apice ari'otondato e 
lunga quanto la setola sottile. 

Il torace in corrispondenza alle insenature marginali ha due 
spinette su ciascun lato di esse ed una un poco maggiore sopra 
r insenatura. 

Lungo tutto il margine del corpo si osserva qualche setola 
minutissima ed una setola breve nella parte posteriore di ciascun 
lobo anale. 

Lunghezza del corpo mm. 1,720, larghezza mm. 0,817, lun- 
ghezza delle antenne mm. 0,156, lunghezza delle zampe posteriori 
mm. 0, 270. 




A B 

Fig. 11 

A antenna, B zampa del 3° paio di ultima 

larva maschile (molto ingrandite). 



- 308 



Pupa. 

Sotto lo scudo, descritto, deirultima larva, questa si trasforma 
in pupa e quindi in adulto. 

Lo stato di transizione tra quello di pupa e quello di larva 
non presenta di caratteristico che una diminuzione della larghez- 
za del corpo della larva e un accrescimento dell' altezza dello 
stesso. Sotto la pelle della larva si plasma la pupa che a com- 
pleto sviluppo si presenta come mosti-a la figura 12 ed è superfluo 




A B 

Fig. 12 

Pupe maschili: A dal dorso, B dal ventre 

(iiii^randite). 



descrivere minutamente. Il suo colore è ocraceo più o meno ten- 
dente al ferrugineo, la sua lunghezza compresa la guaina del 
pene è di mm. 1,435, la larghezza mm. 0,58 e la lunghezza de- 
gli accenni delle ali mm. 0, 45. 



Maschio adnlto. 

Colore del corpo variabile dall'ocraceo al ferruginoso col me- 
sotorace e metatorace poco più scuri e la parte posteriore del 
mesotorace al dorso fulva. 



- 309 - 



Capo (Fig. 13) alquanto più largo che lungo; visto lateralmente 
appare in forma di cono tronco con l'apice rivolto in basso. È for- 
nito di corti peli leggermente ai'cuati e pochi sparsi e di 3 paia di 

occhi, dei quali 4 al dorso : due mag- 
giori submediani poco lungi dalle radici 
delle antenne e due minori sublaterali; 
gli altri due al ventre nella parte sub 
mediana. 

Le antenne (Fig. 14) sono lunghe poco 
più della metà della lunghezza del corpo, 
non compreso il pene, sono composte 
di 10 articoli, dei quali il V è grosso 
e corto, il 2° poco più sottile e più lungo 
del l'^, gii altri 8 sono fra di loro uguali 
per grossezza e forniti di peli abba- 
stanza lunghi; il 4° articolo è il più lun- 
go di tutti e poco meno del doppio del 
3", gli altri articoli sono in lunghezza 
fra di loro non molto diversi, l'ultimo 
è arrotondato all'apice e porta 3 peli lunghetti terminati a clava. 
Il torace bene sviluppato considerato in tutta la sua lunghez- 
za dorsale è un poco più lungo dell'addome. 




Fig. J3 
Adulto maschio (ingrandito). 




Fig. 14 
Antenna (molto ingrandita). 



Il protorace è al dorso più o meno visibile a seconda lo stato 
di contrazione dei muscoli longitudinali del torace, poiché nel 
momento di massima contrazione resta quasi del tutto coperto 
dal mesotorace che è molto più alto del protorace e con la sua 
parte anteriore più o meno a questo sovrapposto. Il pronoto é 
poco più largo posteriormente che anteriormente ed ha gli angoli 
anteriori arrotondati. 

11 mesotorace è il segmento più sviluppato al dorso in cui 
presenta scudi ben differenziati, e al ventre ha pure un largo scudo. 



310 — 




Fig. 15 
Ala (ingrandita). 



Il metatorace tei'mina posteriormente, al dorso, abbastanza ar- 
rotondato, al ventre non ha scudo fortemente chitìnoso. 

Le ali (Fig. 15) sono grandi, di color nocciuola con una stri- 
scia scura corrispondente alla vena anteriore ed una ocracea alla 
vena posteriore; chiuse sorpassano di poco l'stremità della guaina 

del pene. Sono circa il doppio più lun- 
ghe che larghe con le due solite vene 
proprie dei maschi dei lecaniti; tutta 
la lamina alare è fornita di minutis- 
simi tubercoli abbastanza fìtti, che 
verso la parte mediana dell'ala sono 
disposti molto più fitti lungo un'angusta 
striscia che parte dalla base dell'ala 
e giunge parallelamente alla 2* vena poco lungi dal lembo pò 
steriore dell'ala. Questa striscia di tubercoli molto più fitti che 
nel resto dell'ala fanno apparire questa, se vista per trasparenza 
a piccoli ingrandimenti, come percorsa da una striscia più scura 
simulante una terza vena, 
I bilancieri mancano. 

Le zampe sono pressoché uguali fra di loro, di molto poco 
essendo più lunghe le posteriori; sono fornite di peli abbastanza 
numerosi e abbastanza lunghi leggermente curvate. Il femore è 
alquanto più ingrossato della tibia e di questa poco meno del dop- 
pio più corto, la tibia (Fig. 16) è leggerissimamente curvata (con 
la concavità al dorso) e 
armata all'apice interno 
di una spina diritta, acu- 
ta, abbastanza corta: il 
tarso é leggermente at- 
tenuato all'apice ed è nel- 
le zampe posteriori (Fig. 

16) più corto della tibia oltre il doppio; presso l'apice al dorso 
porta due sottili setole terminate a clava e più lunghe dell'unghia. 
Questa (Fig. 16) è unica, breve, acuta, presso la sua base al ventre 
esistono due sottili setole terminate a clava e poco più corte di 
quelle apicali della parte superiore del tarso. 

L'addome è posteriormente poco più assottigliato che ante- 
riormente ed è provvisto al ventre ed ai lati di peli abbastanza 
lunghi e abbastanza numerosi leggermente arcuati: al dorso è 
quasi nudo. Il penultimo segmento si prolunga ai lati in due pro 




Fig. 16 
Tibia, tar.so e pretarso di zampa posteriore (ingranditi). 



311 



cessi conici che con l'apice, fornito di alcuni peli, sorpassano di 
poco il margine posteiiore dell'ultimo segmento. Questo è corto e 
alquanto più stretto del precedente, leggermente sinuoso al mar- 
gine posteriore e fornito nelle parti sublaterali di due setole che 
nude (liberate dalla cera) sono poco più lunghe della metà della 
guaina del pene, rivestite invece dal cilindro ceroso, come lo 
sono normalmente quando i maschi sono in vita, appaiono come 
sottili bastoncelli anche un poco più lunghi della lunghezza to- 
tale del corpo. 

Da sotto la parte posteriore dell'addome si dirige in dietro 
la guaina del pene affatto stiliforme e sorpassante il margine po- 
steriore dell'ultimo segmento addominale per mm 0. 250. Il pene 
è alquanto più corto della guaina. 

Lunghezza totale del corpo fino al margine posteriore del- 
l' ultimo segmento addominale mm. 1,150, lunghezza del capo 
mm. 0.157, larghezza del capo mm. 0.228, lunghezza delle antenne 
mm. 0.664, lunghezza del torace mm. 0.502, larghezza 0,33, lun- 
ghezza dell'ala mm. 1.076, larghezza massima dell'ala 0.502, lun- 
ghezza femore posteriore mm. 0.143, lunghezza tibia mm. 0.301, 
lunghezza della guaina del pene (dal margine posteriore dell'ad- 
dome all'estremità) mm. 0.33. 

Larva femminile corrispondente all'ultima maschile. 

Scudo — Di color rosso-grigiastro, non co)isiderando i raggi 
bianchi, poco più lungo ('/^ - 7^) che largo e alto quasi la metà 

della larghezza, a contorno ovale, 
non tenendo conto della maggiore 
sporgenza dei raggi laterali. Esso 
(Fig. 17) è diviso in tre zone già ben 
distinte: una marginale, una centrale 
ed una intermedia. 

La zona marginale dello scudo 
a tale periodo appare già divisa in 
8 placche, delle quali una anteriore 
ed una posteriore, tre in un lato e 
tre in quello opposto, ciascuna placca 
pòrta nella sua parte centrale colon - 
nette di cera bianca detti raggi, e pre- 
cisando la anteriore tre raggi contigui alla loro base e diver- 
genti all'apice, un raggio ciascuno le prime due placche laterali, 




Fig. 17 
Scudo rti larva femminile (ingrandito) 



- 312 



due ragg'i, contigui alla base , la placca laterale posteriore e 4 
raggi la placca posteriore; di questi ultimi raggi due nascono ai 
Iati delle squame anali, due sotto di essi perfettamente contigui, 
in modo da sembrare ad occhio nudo un sol raggio. La zona in- 
termedia dello scudo è formata da un anello leggermente incli- 
nato dall' alto in basso e la zona superiore mediana, a contorno 
ovale allungato, è formata da una placca che porta due pilastri 
di cera bianca contigui alla base poco divergenti all' apice, dei 
quali l'anteriore è un poco minore del posteriore; ambedue sono 
alti circa ^/ ^ dell'altezza totale dello scudo. 

Lunghezza coi raggi mm. 1,60, senza raggi mm. 1,30; lar- 
ghezza con i raggi mm. 1.45, senza raggi mm. 1 ; altezza con i 
pilastri di cei^a mm. 0.80, senza i pilastri di cera mm. 0.60. 

Il corpo delia larva femminile liberata dallo scudo (Fig. 18) 
é di colore ferrugineo tendente al fulvo, poco più lungo (circa Yg) 

che largo ; i suoi margini laterali, al 
torace, hanno due insenature poco pro- 
fonde in corrispondenza agii stigmi. La 
parte sublaterale del corpo è un poco 
più elevata della marginale e divisa in 
8 lobi, uno anteriore, uno posteriore e 
tre per lato; sul lobo posteriore si tro- 
vano le squame anali di color castagno 
e fornite di poche setole. La parte cen- 
trale del corpo per una porzione ovale, 
circa il doppio più lunga che larga e 
corrispondente in lunghezza a circa metà 
del corpo intero, è convessa e alquanto 
più elevata della regione sublaterale. 
Lungo il margine laterale del corpo 
si trovano pochi e brevissimi peli e presso le insenature margi- 
nali toraciche alcuni minutissimi tubercoli subconici. 

I lobi anali sorpassano di poco il margine posteriore delle 
squame anali e sono provvisti di tre setole, delle quali l'interna 
è più corta. 

Grli occhi sono uno per lato come nella larva precedente. Le 
antenne (Fig. 19) sono di 6 articoli, dei quali il 1" è poco più 
corto e più grosso del 2", il 3" più lungo di tutti e quasi uguale 
agii articoli 4-6 presi insieme, l'ultimo articolo è poco più lungo 
del penultimo. 




Fig. 18 

Larva femminile vista dal dorso 

senza scudo (ingrandita). 



- 3i3 — 

Le zampe (Fìp;. 20) sono bene sviluppate, composte del solito 
numero di articoli ed aventi due lunghe setole sottili, terminate a 
clava , presso l'apice del tarso, ed alla base dell' unica unghia 





Fig 19 
Antenna di larva 
t emniinile (molto in- 
grandita). 



Fig. 20 

Zampa del terzo paio di larva t'emmi 

nile (molto ingrandita). 



del pretarso, una setola sottile terminata a clava, alquanto più 
lunga dell'unghia stessa, e un' altra setola allargata , laminare e 
terminante a forma di disco. 

Lunghezza del corpo senza lo scudo mm. 1,150, larghezza 
mm. 0.790, lunghezza delle antenne mm. 0.215, lunghezza delle 
zampe posteriori mm. 0.45. 

Femmina immatura. 



La larva dopo 1' accoppiamento o nello stato corrispondente 
a quello in cui, quando esistono i maschi, suole avvenire l'accop- 
piamento si può denominare femmina immatura. 

Nel Ceroplastes dalla 4" forma larvale si passa, per un gra- 
duale accrescimento , a quello di femmina immatura che è ca- 
ratterizzata quando ha una lunghezza di 3 mm., da uno scudo di 
bell'aspetto , di colore grigio, tendente leggermente al roseo, ec- 
cetto la zona centrale, che è di color terra d'ombra, sormontata 



— 314 - 




U 



Fig. 21 

Scudo di femmina immatura 

(ingrandito). 



da una piccola carena eli cera bianca, e i corti raggi pure bian- 
chi delle piastre della zona laterale. 

Il colore è alle volte di un cinereo molto pallido tendente 
al biancastro, come si osserva su esemplari del lentisco. 

Lo scudo è a contorno ovale un poco 
in'egolare, più stretto anteriormente che po- 
steriormente, circa Ve pii^i lungo che .largo 
e la metà più largo che alto. 

Tutto lo scudo si può dividere, come 
quello della larva precedente in una zona 
laterale, una intermedia ed una centrale. 
La zona laterale è formata da 8 pia- 
stre, delle quali una anteriore, una poste- 
riore e tre per ciascun lato; le piastre sono 
fra di loro quasi uguali ed hanno nella 
parte centrale una piccola depressione a 
guisa di ombelico da cui fuoriesce un brevissimo raggio di cera 
diviso leggermente in tre nella piastra anteriore, in due nelle 
piastre laterali posteriori. La 
piastra posteriore ha un foro me- 
diano corrispondente all'apertu- 
ra anale, protetta dalle squame 
anali e con due corti raggi di 
cera per lato. 

La zona intermedia dello 
scudo è anulare, convessa e larga 
un poco meno della zona cen- 
trale. Questa è pochissimo più 
lunga che larga e fornita nel 
mezzo di una piccola carena di 
cera circa Vs pi»^! lunga che larga 
e poco elevata. 

Lunghezza dello scudo mm. 
3 , larghezza mm. 2.5 , altezza 
mm. 1.2. 

Il corpo della femmina im- 
matura a questo stadio, visto dal 
ventre, è di color vermiglio ed 
è provvisto sempre di antenne (Fig. 22 A) e zampe (Fig. 22 B) bene 
sviluppate. Quelle sono di 6 articoli come nella larva; il pretarso 





Fig. 22 
A antenna, B zampa del 3^^ paio 
(molto ingrandite). 



- 315 - 

delle zampe è formato da un'unghia e da due appendici fra di loro 
poco disuguali per forma e grandezza , alquanto più lunghe del- 
l' unghia con un peduncolo grossetto e un'apice clavato. 

Lunghezza delle antenne ram. 0.23 ; delle zampe posteriori 
mm. 0,45. 

Femmìua adulta. 



Femmina adulta prima di deporre le uova. — Dallo stato di 

femmina immatura si 
passa a quello di fem- 
mina adulta gradatamen- 
te con accrescimento del 
corpo con poche modifi- 
cazioni nello scudo e nes- 
suna nella forma e di- 
mensioni delle antenne 
e delle zampe. 

Scudo — Lo scudo 
della femmina adulta (Fig. 
23 Ce 24) pronta a deposi- 
tare le uova, oltre ad es- 
sere più grande di quello 
dello stato precedente, ha 
di caratteristico una mag- 
giore altezza e convessità 
dovute alla posizione for- 
temente obbliqua (cioè 
molto vicina alla perpen- 
dicolare) della zona periferica, ad una maggiore estensione 
della zona intermedia, che diventa prima molto 
più convessa, quasi emisferica considerata 
insieme alla zona centrale e nel momento in 
cui comincia la deposizione delle uova affatto 
convessa. Il colore dello scudo diventa più 
scuro e nella parte corrispondente alla por- 
zione superiore della zona periferica e alla 
inferiore della intermedia quasi nero-azzurro 
che va diventando fumoso verso la zona cen* 
frale, la quale si conserva di color terra d' ombra. 




A B e 

Fig. 23 
Rcametto di fico con femmine di Ceroplastcs a varii sta' 
ti di sviluppo: A e -B in grandezza naturale, C ingran- 
dite circa un quarto. 




Flg. 24 
Scudo di femmina adulta 
(seniischematico, visto di 
fianco e ingrandito). 



— 316 — 

Lunghezza dello scudo mm. 4, larghezza mm, 3,2, altezza 
mm. 2,5. 

Quanto alle dimensioni della femmina e dello scudo che la 
ricopre è da osservare che non sempre sono quelle indicate, anzi 
variano e con frequenza anche di molto o per diversa costitu- 
zione individuale o per causa di diverso alimento. Non è raro 
trovare femmine lunghe soltanto 3 mm., alte 2, 5, e anche meno, 
atte a deporre uova, come altre di 5 mm. ed alte 4. 

Femmina dopo la deposizione delle uova. - La femmina del 
Ceroplastes riisci dopo la deposizione delle uova, coperta dallo 
scudo, è di color cinereo, '/? circa più lunga che larga ed Ve pi*^^ 
larga che alta, con la parte periferica dello scudo perpendicolare 
ed il resto affatto convesso. 

Dopo la deposizione delle uova la femmina muore, lo scudo 
comincia a screpolarsi, a staccarsi dal corpo della femmina che 
resta perciò in parti più o meno estese scoperto apparendo liscio, 
lucente, di color terra cotta. 

Composizione chimica dello scudo delle femmine 
di Ceroplastes. 

Il Sestini nel 1866 (op. cit.) fece un'analisi chimica della ma- 
teria componente lo scudo della cocciniglia del fico, analisi, che 
a complemento della conoscenza della specie in discorso credia- 
mo opportuno riportare nei punti principali : 

« Materia solubile nell'alcool a freddo (ceroleina) . . . 51.3 
> » » bollente , fusibile a 78" C. (acido 

cerotico) 12.7 

Materia insolubile nelFalcool anche se bollente (miricina o pal- 

mitato di miri elle) fusibile da 71" a 73" C. . . 35.2 

Perdite 0,8 

La materia dello scudo può essere estratta dagli animali che 
ne sono coperti, oltrecchè coll'etere, per mezzo dell'acqua bollente 
e si ottiene un poco tinta da una materia colorante, che ricorda 
il carminio, nella proporzione media di 59 per 100. Adoperando 
più perfetti modi di spremitura si avrebbe anco nella quantità di 62 
a 63 per 100. Coli' etere il prodotto sale a 65 per 100. La cera 
ottenuta è fragile, opaca e di aspetto grasso, si rammollisce a 
40" C, fonde a 57" C. Uno stoppino, fatto con essa, brucia con fìam- 



- 817 - 

ma fuliginosa e cola più di un altro di cera ordinaria, l'acido sol- 
foroso bianchisce la cera, l'altera sensibilmente. 

Trattata con alcool perde il 65 o il 66 per cento ed il residuo 
è una materia fusibile a 62°, fragile, che brucia con fiamma chiara 
e senza odore; somiglia alla cera ordinaria ed imbianca all'aria coi 
processi comunemente adoperati per l'imbianchimento di questa». 

Il Targioni intorno alla cera, che si può ricavare dagli scudi 
di questa cocciniglia, scrisse nel lavoro già citato quanto segue: 

« Tornando alla Cocciniglia del fico, ed alla cera ch'essa pro- 
duce, mi guarderei bene, a costo di rimaner senza lume nel buio 
delle notti lunghe, mi guarderei bene io diceva, dal far voto che 
essa si insignorisse di ogni ficaia, e impedisse all'autunno di recare 
la larghezza dell'ultimo ma dolcissimo frutto dell'annata. 

Però coll'esempio della Cocciniglia del Messico, o della Tu- 
nera, come chiamano i fichi d'India sui quali essa vive, alle Ca- 
narie, mi pare possibile di fare delle parti giuste; e con una ser- 
barci i fichi graditi, coll'altra procurare in copia alla Cocciniglia 
il suo pascolo e a noi la cera. 

Basterà infatti destinare al primo effetto le piante di fico, delle 
mighori specie v s'intende, e nei luoghi dove i frutti acquistano 
maggior perfezione; e in altri luoghi, secondo le voglie delle Coc- 
ciniglie medesime, coltivare altre piante per loro. 

Io non intendo di fare una proposta formale, ma ecco dei 
dati, che frattanto possono esser presi in esame da chi fosse ten- 
tato di fare la prova dell'allevamento delle Cocciniglie del fico. 

Esse si fissano a preferenza sui rami dell'anno e sulle ultime 
vette, e su quelle più esposte al sole. Diciotto a venti stanno pres- 
s'a poco sopra un centimetro quadrato di superficie, e 750 a mille 
per conseguenza, all'incirca, sopra 50 centimetri. Tanto è appunto 
in superficie la vetta di un anno, supposta di 1 centimetro di dia- 
metro, e di 6 a 8 centimetri di lunghezza, mentre in realtà ogni 
vetta è almeno il doppio, e altrettanti animali all'incirca essa 
può portare. 

Ma è chiaro che destinando delle ficaie all'allevamento pro- 
gettato , la coltivazione dovrebbe moltiplicare i rami terminali 
annotini, e quindi aumentare 1' elemento di produzione, come si 
aumenta per i fichi d'India, quando si destinano alle Cocciniglie 
del Messico. 

Ma dividiamo pure per discorrer coi numeri tondi le 1000 
Cocciniglie sopra due vette, basterà avere 400 di queste per dare 



— 318 - 

aliog-gio a 200,000 animali, clie alla ragione di 3,05 grammi di 
cera per 1000, quanto ne danno secondo la esperienza del Se- 
stini, produrranno oltre a mezzo chilogrammo di questa materia; 
al titolo di cera greggia il prodotto potrà valere in commercio 
dalle lire due alle tre. Non è difficile che una pianta di fico 
abbia il triplo, il quadruplo e più del numero di sette sopra in- 
dicato; e producendo Cocciniglie potrebbe dare dalle 5 alle 6 lire 
pel minimo di prodotto, quanto credo ne diano, torse intorno alle 
grandi città, le ficaie col frutto ordinario ». 

Data la poca quantità di cera che si può ricavare da una 
pianta di fico molto infetta da Ceroplastes e il valore della prin- 
cipale pianta nutrice di esso, nessuno ha in seguito neanche ten- 
tato di studiare il modo di moltiplicare tale cocciniglia per fare 
un'industria della sostanza con cui essa forma lo scudo, cosa che 
ci sembra molto ragionevole. 

A proposito dello scudo di questa cocciniglia si è osservato 
a Catanzaro che durante il periodo della ovificazione, verso la 
fine di giugno e nelle ore più calde della giornata, esso si ram- 
mollisce e può distendersi sia che contenga la larva parassita, 
sia che ne sia immune. In tali epoche è visitato da gran numero 
di apidi non esclusa l'ape, i quali asportano pezzetti dello scudo 
stesso. 

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA 
DELLA COCCINIGLIA DEL FICO. 

La cocciniglia del fico si trova in tutta la regione del Medi- 
terraneo che è considerata patria del fico, nella sua parte meri 
dionale orientale. È stata indicata anche per la Guiana Inglese, 
l'Australia ed il Giappone, regioni in cui deve essere stata im- 
portata. 

In Italia è molto diffusa in tutta la parte meridionale e in 
quella littoranea della centrale e settentrionale. 

PIANTE NUTRICE. 

La Cocciniglia del fico (Ceì-oplastes rusci), nonostante il suo 
nome volgare, vive su molte altre piante , che secondo i varii 
autori sono le seguenti : Ruscus aculeatus, Pistacia terebinthus, 
1\ ìentiscas) Vitis ignìfera, Anona cheiiniolia, St)-eìilc-ìa reginae, 



- 810 - 

Ilea: aqidfolium, Myrtus communis, ArteynUia absintiuum, Ficus 
elastica e F. carica, raramente sugli Agrumi. A Catanzaro fu 
osservata oltre che sul fico, sulla vite, sul pioppo, sul gelso. 
Ruscus e mirto, però è da osservarsi che le piante di vite, pioppo 
e gelso, sulle quali si trovarono Ceroplasles, erano attorno a 
piante di fico molto infette e perciò sono da ritenersi piante nu- 
trici occasionali, infettate cioè da larve nate sul fico e traspor- 
tate dal vento sulla vite ecc. e ivi rimaste e cresciute tempora- 
neamente, 

Nei mesi estivi, dopo che in una data località è avvenuta 
la schiusura delle larve sul fico, si possono trovare queste anche 
su varie piante erbacee situate sotto i fichi infetti o in vicinanza 
di essi, ma tali piante non possono offrire nutrimento adatto ad 
esse per diventare adulte e perciò sono da considerarsi stazioni 
accidentali, tali sono p. e. la Zea mays, il Convolvolus e molte 
altre piante. 

La pianta che più comunemente e più intensamente di ogni 
altra viene attaccata dal Ceì'oplastes rusci ò il fico. 

Note biografiche. 

Deposizione delle uova e numero delle generazioni. — A 
Catanzaro è stato osservato che la deposizione delle uova e quindi 
la schiusura delle larve avviene una volta nell' anno ed è quasi 
simultanea, accadendo entro uno spazio di tempo non molto lungo. 
Nelle località della Calabria a poca elevazione sul livello 
del mare , la deposizione delle uova comincia verso la fine di 
maggio continuando in giugno e termina verso i primi della 2" de- 
cade di luglio segnando un massimo alla metà di giugno. Nelle 
località più alte, a circa m. 120 sul livello del mare, la massima 
deposizione ha luogo a distanza di un mese circa. In Puglia 
(S. Vito dei Normanni) la deposizione delle uova coincide presso 
a poco con quella osservata per le località poco elevate di Ca- 
labria. 

Quindi a Catanzaro (1906-1907) e a S. Vito dei Normanni 
(1905-1906) il numero di generazioni, che compie il Ceroplasles, 
è di regola di una; a Catanzaro Marina nel 1907 le generazioni 
invece furono due. 

A Portici di regola il numero delle generazioni è di due e 
la massima deposizione delle uova corrisponde ai mesi di maggio 



- 320 — 

ed agosto. Però in questa località si possono trovare adulti con 
uova, ritardatarii o precoci di una delle generazioni, in tutti i 
mesi dall' aprile al novembre , e qualche individuo anche in 
inverno. 

Numero delle uova deposte — Il numero di uova deposte 
dal Ceroplastes dell' unica generazione a Catanzaro è stato di 
un minimo di 884 ad un massimo di 1453. Essendo variabile la 
grandezza delle femmine adulte varia anche il numero di uova da 
esse deposte, però si può ritenere in media di poco più di 1000. 

Nascita delle larve — Nelle località poco elevate le larve 
compaiono in Calabria ed in Puglia ai primi della 2^* decade di 
giugno, nascono in maggior parte verso la fine dello stesso mese 
per terminare ai primi della 3^ decade di luglio. 

Nelle località elevate di Calabria il massimo della nascita si 
ha alla fine della 2^* decade di luglio; in altre regioni la nascita 
delle larve avviene, ben s'intende, a seconda le epoche della de- 
posizione delle uova. In primavera a Portici e a Catanzaro dopo 
20 giorni dalle uova si hanno le larve. 

La durata della nascita delle larve da adulti raccolti a Ca- 
tanzaro è stata da 5 a 15 giorni e il maggior numero di uova 
ottenuto nella giornata da un adulto di Ccfoplastes è stato di 358 
e il minore di 3 nell'ultimo giorno. 

Larve - Queste escono dalla parte inferiore posteriore dello 
scudo dell'adulto ove esso si presenta distaccato dal rametto di fico, 
su cui è fissato, e si pongono in giro sia risalendo lo stesso rametto 
sia discendendo questo per portarsi sui rametti prossimi e cer- 
care sempre le foglie sulle quali vogliono fissarsi. 

Generalmente è sulla pagina superiore delle foglie che le 
larve cercano di fissarsi, ma non raramente alcune vanno sulla 
inferiore, nonché sul tenero frutto. I luoghi preferiti sulla foglia 
sono quelli corrispondenti alle nervature secondarie e terziaiie e 
sulle diramazioni di queste ultime. 

Fatto spiegabile poiché in tali punti le larve trovano abbon- 
dante nutrimento. 

Quando la nascita delle larve è al suo massimo, le larvette 
nella loro rapida corsa salendo verso l'estremità del rametto s'ad- 
densano e si addossano le une sulle altre in modo da formare 
tanti aggruppamenti semoventisi. Tali aggruppamenti si avverano 
specialmente sulle cicatrici delle inserzioni foliari e fiorali, nonché 
sopra gli scudi stessi di adulti pi'olificanti. 



— 321 — 

Poiché su tali parti della pianta si ha il massimo addensa- 
mento delle larve, avviene che ammassi di esse ruzzolano e ca- 
dono sul sottostante suolo , ove vanno perdute , oppure con una 
folata di vento vengono trasi)ortate a distanza su piante circo- 
stanti. In tal modo si spiega facilmente l'infezione che si osserva 
su fichi che l'anno precedente erano immuni. Questo mezzo di 
trasporto spiega ancora due altri fatti: 1° ])erchè troviamo questa 
cocciniglia su piante diverse circostanti al fico infetto, come ad 
es.: il pruno, il pioppio, la vite, il convolvolo, il gelso, come si è 
constatato a Catanzaro; 2" perchè la zona infetta abbia un'inten- 
sità massima al centro e di mano in mano minore col procedere 
verso la periferia , fino a non trovarsi alcun esemplare di Cero- 
plastes alla periferia stessa, come si è avuto occasione di osser- 
vare nei due ultimi anni decorsi a Catanzaro. 

In quanto poi all'attecchimento numerico delle larve di questa 
cocciniglia su dette piante è ovvio ricordare ch'esso dipende da 
cause nemiche vegetali e animali. Noi crediamo poi che bisogna 
escludere la vigoria delle piante, la quale se può essere presa in 
considerazione per altre piante e per altre cocciniglie, per il Cero- 
plastes essa non sembra avere alcuna importanza. Tale conclusione 
si desume da osservazioni ed esperienze fatte al riguardo. Così 
avendo a Catanzaro seminato larve di Ceroplastes sia su fichi 
coltivati sia su fichi selvatici, i quali ultimi potrebbero offrire una 
resistenza molto più grande che non i primi , i risultati ottenuti 
sono stati completamente positivi negli uni e negli altri, cioè in- 
fezione proporzionale al numero delle larve seminate sugli uni e 
sugli altri. 

Come si è sopra detto, le larve preferiscono nelle loro prime 
età di fissarsi sulla pagina superiore della foglia ove accorrono 
numerose. Osservata perciò la foglia nel primo periodo di vita 
del Ceì'oplastes, si vedono disseminate sopra di essa tante piccole 
macchie ovali ferruginose che non sono altro che le larvette fissate; 
ma dopo circa 2-4 giorni dalla fissazione le dette macchie cambiano 
aspetto e si mostrano come tante piccolissime stelle a raggi 
bianchi con placca centrale pur essa bianca , dovuti a ciuffi di 
fili cerosi escreti dalle larvette stesse. E così sulla foglia il Cero- 
plastes si rende più appariscente. 

In questo stato come in alcuni altri successivi e cioè, fino 
a che arriva alla lunghezza di mm. 1 ^/_j per mm. 1 di larghezza, 
la larva può cambiar di posto, ma i movimenti sono molto tardi. 



— 322 — 




F'g. 25. 
Pezzo di fofflia di fico con 
Ci'roplaslcs maschi e t'emnùnc 
(tfraiidezza naturali'). 



Maschi. — A distanza di 20 g-iorni dalla fissazione della 
larva della prima età, sulle foglie si distinguono nettamente gii 
scudi dei maschi (Fig. 25) da quelli delle femmine per presentarsi 

i primi all' aspetto esterno con lo scudo 
più allungato e provvisto di raggi cerosi 
più lunghi e più acuti, come si è detto 
nella descrizione. Da tali scudi fuoriescono 
i maschi , i quali cercano subito le fem- 
mine per accoppiarsi con esse, dopo di 
che, compiuta la loro missione muoiono. 
A Catanzaro e a S. Vito dei Normanni 
nel 1906 i maschi adulti comparirono 
nella 2' quindicina di agosto ed ancora 
in parte ai primi di settembre. 
Femmina immatura. — Le femmine, subito l'accoppiamento o 
no, continuano nei mesi di estate a crescere gradatamente sul posto 
scelto delle foglie o di alti"a parte della pianta, però verso la fine 
di ottobre e i primi di novembre quando hanno raggiunto le di 
mensioni di mm. 1 '/?' ^^ femmine fissate 
sulle foglie passano da queste al rametto, 
che le porta, ove si fissano definitivamente 
e compiono il restante ciclo di loro vita. 
Sul rametto esse si dispongono le une ac- 
canto alle altre e qualche volta anche 
addossate (Fig. 26), in modo da coprire 
tutta la superficie inferiore del rametto 
stesso. Ivi passano l'inverno e la stagione 
primaverile seguente 

Femmina adulta. — Questa conserva 
il posto scelto allo stato di femmina imma- 
tura ed ivi deposita pure le uova. 

Località e alberi prediletti dalla 
COCCINIGLIA DEL FICO. — La Cocciniglia del 
fico si sviluppa specialmente in località calde 
e umide e su alberi poco arieggiati per la foltezza della loi'o chioma 




Fig. 26. 
Eametto di fico molto infetto 
(lì Cfroplastes (a una metà circa 
della grandezza naturale). 



Danni causati dalla cocciniglia del fico. 

La cocciniglia del fico, come le altre specie della famiglia, 
si nutre a spese dei succhi della pianta, sulla quale vive, sug- 
gendoli con r apparecchio boccale a tal uopo confoi-mato, quindi 



- 328 — 

oltre che danno, ancora non ben calcolato, alla pianta per la 
ferita ad essa fatta nel conficcarvi gli stili setiformi dell'apparec- 
chio boccale , può produrre prima, un impoverimento e poi un 
esaurimento della pianta stessa per la sottrazione degli amori, 
che ciascun individuo pratica dalla prima età fino alla deposizione 
delle uova. 

Inoltre la cocciniglia del fico, come gli altri lecaniti e specie 
di altri gruppi di cocciniglie , emette dall' ano escrementi , che 
contengono sostanze zuccherine, le quali servono alla loi- volta 
di alimento a vari funghi, tra cui, più comunemente, a quelli 
conosciuti col nome volgare di fumaggine, fuliggine, morfea. Questa 
estendendosi sulle foglie fa diminuire la superfìcie assorbente e 
traspirante e insieme alla melata fa indebolire l' assimilazione 
del carbonio, poiché sottrae una i)0)-zione dei raggi solari alle 
cellule delle foglie. Nello stesso tempo fa rallentare la ti-aspira- 
zione, l'ascensione degli umori e l'assorbimento alle radici. 

Gravi sono pertanto, per loro natura, gli effetti della cocci- 
niglia del fico sulle piante infette e come intensità sono propor 
zionali, s'intende, al numero degli individui delle cocciniglie che 
attaccano un albero. Nei casi di forte infezione si può avere un 
arresto completo dello sviluppo dei frutti, disarticolazione delle 
foglie, e se l'infezione durasse qualche anno di seguito, si giun- 
gerebbe senz' altro alla morte della pianta, non intervenendo 
l'uomo, con mezzi artificiali, o le cause di distruzione naturale di 
cui appresso si discorre. 

Cause naturali 
che limitano lo sviluppo della Cocciniglia del fico. 

Non ostante il grande numero di uova che una femmina di Ce- 
roplastes rusci produce e nonostante che in molte località da tali 
uova si originino soltanto femmine, accade che lo stesso Ceroplastes 
non si sviluppa mai intensamente per vai1 anni di seguito, ma che 
dopo uno, due anni di forte sviluppo diminuisce assai, numerica- 
mente, fino a divenire trascurabile dal punto di vista agrario per 
poi tornare dopo un numero maggiore o minore di anni ad assu- 
mere un nuovo e grande sviluppo. Tale fatto dipende dalle cause 
varie, che in natura combattono la cocciniglia del fico e che sono 
fisiche e biologiche. 

Cause fisiche. — Non abbiamo noi dati sicuri per calcolare 
qual'è l'azione del freddo e del cnldo sullo sviluppo della cocci- 



— 324 — 

niglia del fico e dei suoi parassiti, ma certo la tempei'atura deve 
averne una abbastanza importante essendo essa uno dei princi- 
pali fattori diretto ed indiretto che regola la distribuzione di 
tale cocciniglia, come di altri animali in tutte le i-egioni come in 
Italia dove si vede prosperare nella parte meridionale e anche 
nella littoranea della settentrionale, mentre manca o poco si svi- 
luppa nelle altre regioni che sono soggette ad inverni rigidi. 

Vento. — Delle cause fìsiche che cooperano alla distruzione 
della cocciniglia del fico, abbiamo potuto apprezzare la pioggia 
e il vento. Questo e quella sono notevoli agenti di distruzione 
del Ceì'O'plastex allo stato di larva neonata. Si è visto nelle note 
biografiche che le larvette dopo la nascita camminano agili su 
e giù per i rami portandosi siìecialmente alle loro cime, dove si 
avvicinano, si addensano in fitte schiere e si accumulano spesso 
le une in parte sulle altre formando aggruppamenti molto insta- 
bili. Se in tali epoche soffiano forti venti, grande è il numero delle 
larvette che viene asportato dalle piante, sulle quali nacquero e 
in parte trasportato su altri alberi, in maggior parte precipitato 
al suolo. 

Quivi esse per lo più non trovano piante atte al loro nutrimento 
fino a completo sviluppo e più o meno presto muoiono. Perciò il 
vento, se è ben vero che opera come mezzo di propagazione por- 
tando anche a notevoli distanze su altre piante nutrici del Cero- 
plastes le larve di questo, opera pure in determinate epoche del- 
l'anno, corrispondenti alla nascita delle larve, come mezzo di di- 
struzione di esse. 

Pioggia. — Questa quando cade dirotta e violenta, come non 
di rado può succedere in estate, e coincide colla nascita delle 
larve del Ceroplastes, agisce contro di tale cocciniglia quale mezzo 
di distruzione più potente del vento, poiché dilavando con forza 
i rami trascina al suolo un numero gradissimo di larve. Queste 
vengono poscia portate via dalle acque di scolo o restano fra la 
terra bagnata, dove trovano per la massima parte la loro morte. 

Cause biologiche. — Un capitolo ancora affatto trascurato 
a proposito delle cause biologiche nemiche del Ceroplastes è quello 
che riguarda microrganismi patogeni che certo non mancheranno 
per il Ceroplastes, come per gli altri esseri viventi. 

Fra tali cause nemiche si debbono considerare le condizioni 
speciali in cui alle volte si trovano le piante sulle quali stanno 
fìssati i Ceroplastes. È natui-alo che ogni deperimento della pianta 



- 325 — 

nutrice per cause fìsiche e biologiclie, potrà esser causa di mor- 
talità più o meno grande degli insetti, che dagli umori suoi do- 
vrebbero trarre nutrimento, ma qui vogliamo particolarmente ri- 
cordare la distruzione di Ceroplades che avviene per la caduta 
delle foglie innanzi che tutti gli individui siano andati a fissarsi 
sui rametti. Verso la fine d'estate e primi mesi dell'autunno si è 
osservato frequentemente vecchie foglie di fico cadute al suolo 
che portavano un certo numero di femmine immature di Cero- 
plasfes le quali andavano senz'altro perdute. Tale caduta ha luogo 
in maggiore o mmore quantità secondo le condizioni delle piante 
e in parte per causa dei ("eroplastes stessi e della fumaggine, 
che si forma sui loro escrementi e sulla melata, che fuoriesce 
dalle loro ferite. 

Cause biologiche animali. - Delle cause biologiche si è 
potuto abbastanza apprezzai-e quelle animali che sono rappresen- 
tate da altri insetti, che si nutrono della cocciniglia del fico allo 
stato di uovo , di larva o di femmina immatura e che sono per- 
tanto suoi parassiti. 

Vi sono altri insetti che frequentano gli albei'i di fico infetti 
da Ceroplastes per trarre profitto delle materie zuccherine da essi 
emesse o della cera che costituisce il loro scudo, ma questi sono 
semplici utilitari del Ceroplastes come di altri insetti, ma non ne- 
mici, solo potendo recare qualche danno quelli che asportano la 
cera dello scudo e che mettono in tal modo a nudo superfici più 
meno estese del corpo del ('e)vplastes. 

Tra gli insetti che frequentano gli alberi di fico infetti da 
Ce/'oplastes sono molti Imenotteri, dei quali ricordiamo partico- 
larmente le formiche. 

Queste colle loro antenne e coi loi'o palpi tastano il Ce)'0- 
plastes, lo stimolano finché emette per esse dall'ano una gocciolina 
di sostanza zuccherina. Per tale ragione le formiche prodigano 
oltre che carezze , protezione ai ('eropla.'<fes e tengono da essi 
lontano o scacciano almeno temporaneamente i nemici loro e 
nostri ausiliari. 

Gli insetti parassiti del Ceroplastes sono i seguenti: 

Coleotteri — Chilocorus bìpustulatus , Exochomus 4 - pustulatus. 

Lepidotteri — Thalpochares scitula. 

Neiirotieri — Semidalis aleurodiformis. 

Imenotteri — Scutellista cyanea, Coccophagus flavoscutellum , Ce- 
rapterocerus corniger, Corny s albitarsis, e tre specie di Tetrastichus , 



\y 



— 326 — . 

Di essi il Chilocoì'us, VExochoìiius, la Thalpochares e la Scu- 
tellista sono predatori; gii altri parassiti endofagi. Per ciò che 
riguarda la biologia delle tre prime specie e del Coccophagus 
si veda quanto ha scritto uno di noi (Martelli) a proposito delle 
cocciniglie dell' olivo (1). 

Coleotteri predatori. 

Tanto il Chilocorijs bipustulatus'L. quanto VExochomus 4-pu- 
stidatus L. ma più specialmente il primo, si nutrono allo stato di 
adulto e di larva delle larve di Ceroplastes di una lunghezza da 
meno di un mm. a uno e mezzo circa. 

Lepidottero predatore. 

La ThalpochcD-es .sci tuia Rbr. si nutre allo stato larvale di 
larve in vario stato e di adulti di Ceroplastes. Essa si riscontra 
numerosa specialmente a Portici. 

Neurottero predatore, 

A Portici è stata osservata abbastanza comune sui fichi la 
larva della Semidalis aleurodifoì-mis (8teph.) Enderl. che si nutre 
succhiando Ceroplastes a vario sviluppo. Della biologia di questa 
specie tratterà particolarmente uno di noi (Silvestri) l'anno venturo. 

Imeuottero predatore. 

Scutellista cyanea Motsch, 

Syn. 1859 Scutellista cyanea Motschulsky, Etud. Entoin. Vili, p. 172, tav. 1 
fig. 17. 
» 1863 Aspidocoris cyaneua Costa, Boll. Accad. Asp. Natural. Napoli. 
" 1896 Scutellista cyanea Howard, Riv. patol. veg. V, p. 81, tav. VII. 
» 1898 Thoracaniha cyanea Dalla Torre, Catal. Hymenopt. V, p. 365. 
« 1900 Scutellista cyanea Louasbury, Report Govern. Entom. 
» 1901 i> » Idem. Ibidem p. 20. 



(1) Lo stesso volume di questo Bollettino; Exochomus p. 251, CMlochorns 
p. 264, Thalpochares p. 271, 



— 327 — 

Syn. 1902 ScuteUisfa cijcniea Bi'i-k\iHi, Estv. Italia Agrieola p. 7-8 fig. 9- 10 della 

tavola. 
" 1905 " " Isaac, First bienn. Rep. of the Commiss, of Horti- 

eult. State of California, p. 93, pi. IV fig. 1-1 c. 
" 1907 » " Trabut, Goiivern. gen. de l'Algerie, Direct, de I'agr. 

Service botanique, Boll. N'^ 34, p. 16. 
.) 1907 » » Staz. Ent. Firenze, Redia IV, p. 74-76 fig. 46-50. 

La ScutelUsfa cijanea per le osservazioni da noi finora fatte, 
è il principale parassita (parassita predatore) della Cocciniglia 
del fico e perciò è descritta ed illustrata nella sua biologia in 
questo luogo, richiamando anche l'attività da essa spiegata contro 
le cocciniglie dell'olivo. 

CENNI STORICI. 

La Sciilellista cìjanea fu la prima volta descritta nel 1859 
dal Motschulsky con esemplari ottenuti dal Nietner in Ceylan dal 
Lecaniiim hemisphaericxìn Targ. (Sign.). 

Nel 1863 Achille Costa la ridescriveva sotto il nome di Aspi- 
docoris ci/ane/fs con esemplari trovati sotto gii scudi di Coccini- 
glie degli agrumi (probabilmente di Lecanimn oleae o L. hespc- 
ridurn) e nel 1895 Berlese l'otteneva dal Ceì'oplaue>i rusci e la 
mandava per la determinazione all' Howard, che scriveva su tale 
specie uninteressante nota sistematica con notizie storiche delle 
memorie nelle quali era stata precedentemente descritta. 

In seguito fu scoperta dal Lounsbury nell'Africa meridionale 
come parassita del Lecaniina oleae e dal Trabut in Algeria pa- 
rassita del Ceroplasfes rusci e del Lecaninni, oleae. 

Frattanto il Berlese ne mandava esemplari vivi all'Howard, 
dietro sua richiesta ed il Lounsbury al Craw in California ove 
si è acclimatata secondo le notizie dellTsaac. 

Berlese nel 1902 pubblicava su tale specie, che a torto con- 
siderò parassita endofago, notizie biologiche incomplete e in gran 
parte erronee, come a suo luogo si dimostrerà, e nel 1907 ancora 
scriveva a proposito di essa: « questo piccolo Imenottero anche 
parassita endoftigo del Ceroplastes rusci » e di seguito « Benché 
questo Insetto appartenga a un gruppo di Imenotteri abitual- 
mente endofagi, pure per quel che riguarda i Lecanium esso non 
merita veramente questo nome in quanto che esso generalmente 
vive fisso sotto il ventre della femmina ovigera divorandone le 



— 328 - 

uova, di cui lascia solo le spoglie in forma di una polvere ros- 
sastra » . 

E ancora nel maggio 1907 (1) lo stesso Berlese scriveva <' Una 
})articolare maniera di endofagia è quella che prende di mira le 
uova. Si vedono ad es.: la Scutellista ci/anea, la cui larva si nu- 
tre delle uova della vittima, sia che esse si trovino ormai depo- 
ste, sia che tuttavia si trovino entro il corpo della vittima. Cosi 
la stessa specie {Scutellista cyanea) vive allo stato di larva sotto 
il corpo delle femmine di Lecanium oleae, tra questo e la pianta 
e ne divora completamente le uova fuoriuscite, mentre invece pel 
Ceroplastes riisci essa si comporta come un vero endofago, al- 
bergando appunto dentro il corpo della vittima ». 

DESCRIZIONE DELLA SCUTELLISTA NEI SUOI VARI STATI. 




Fig. 27. 
A, Uovo di Scutellista cyanea, B, Uovo di Cero- 
plastes ruscì (ingranditi). 



UOYO. 

L' uovo (Fig. 27) è bianco, 
lucido, a forma di fiasco con 
collo assottigliato lungo circa 
altrettanto della parte allar- 
gata. Tutto r uovo ha una 
lunghezza di mm. 0.61 ed una 
larghezza di mm. 0.148-175. 



Larya. 

Larva I. — La prima forma larvale della 
Scutellìstapoco dopo schiusa dall'uovo (Fig.28) 
è bianca con una macchia terrea quasi in 
mezzo al corpo dovuta al contenuto dell'in- 
testino; è quasi obconica essendo dopo il 
torace gradatamente attenuata fino a termi- 
nare quasi in punta, è quasi nuda, poiché 
ha soltanto qualche cortissima setola ai lati 
del torace. Il capo porta due antenne rudi- 
mentali in forma di due minuti tubercoli 
subconici e nella cavità boccale, che segue ad un'apertura boccale 




A B 

Flg. as. 
Larva I di SctitelHsta cya- 
nea , A vista dal ventre, 
B, di fianco, (ingrandita). 



(1) Redia IV, p. 236. 



— 329 - 

subcircolare, è fornito di due mandibole unciniformi piegate quasi 
ad angolo retto. Il suo sistema tracheale è bene sviluppato, ma è 
provvisto di soli 4 stigmi dei quali uno al mesotorace e 3 ai primi 
tre segmenti addominali. 

È lunga mm. 0.50 e larga al torace mm. 0.15. 

Lx\RVA ADULTA (Fig. 29). — Corpo di coloi- bianco tendente 
leggermente al roseo, fusiforme, colla parte posteriore leggermente 




Fig. 29. 

Larva adulta di ScinelHtila ci/anea, A dal dorso, B di ftalico, C dal ventre 

(ingrandita). 



più assottigliata delFanteriore, piegato sempre ad arco, nudo, liscio. 
Il ca])o porta due cortissime antenne in forma di tubercolo sub- 
conico. 

L'apparecchio respiratorio ha 9 stigmi, dei quali uno al me- 
sotorace e gli altri sui primi 8 segmenti addominali. 

Lunghezza del corpo in posizione curvata naturale mm. 3, 
larghezza massima mm. 2. 

Le dimensioni della larva e quindi della pupa e dell'adulto 
sono abbastanza variabili in rapporto al sesso, al nutrimento che 
ha avuto a sua disposizione e ad altri fattori. Quelle indicate per 
la larva e quelle che si indicheranno per la pupa e per l'adulto 
sono le più frequenti e maggiori. 



Pupa. 

La pupa è nera, leggermente arcuata, con le pteroteche vi- 
sibili dal dorso soltanto alla base ed il capo nella sua parto po- 
steriore. 



— 330 — 

Lunghezza del corpo della femmina mm. 2.5, larghezza del 
torace mm. 1,3. 

Le pupe dei maschi sono sempre più piccole. La più piccola 
osservata misurava mm. 1,2 in lunghezza e mm. 0,50 in larghezza. 

Adulto. 




Femmina (Fig. 30) — Corpo tozzo, un poco depresso; testa ap- 
pena più larga del torace, appiattita, coi margini acuti, veduta di 

fronte di forma triango- 
lare ; antenne inserite 
molto in basso , con i 
cinque articoli del funi- 
colo subeguali in lun- 
ghezza ma crescenti in 
grossezza dal primo al- 
l'ultimo; scutello grande, 
straordinariamente svi- 
luppato verso la parte 
posteriore, in modo da 
ricoprire quasi tutta la 
prima metà dell'addome; 
questo cuoriforme, largo 
quanto il torace; ali anteriori superanti di poco l'apice dell'addome; 
zampe robuste. Colorito generale azzurro cupo, quasi nero az- 
zurrognolo: antenne, tibie, tarsi, eccettuata l'estremità, color giallo 
ruggine. Lunghezza, mm. 1,57 - 1,86. 

Maschio. — Differisce per la mole minore, l'addome un poco 
più corto e le ali che ne superano di molto 1' estremità, le an- 
tenne più lunghe, col funicolo 4 - articolato e la clava assai al 
lungata, gli articoli del funicolo più lunghi che larghi , forniti 
ciascuno, al pari della clava, di 3-4 serie di sensilli lineari bruni; 
il pedicello è molto piccolo. Lunghezza, mm. 1,29 - 1,43. 



Fig. 30. 

ücntellisla cyanea 9 (ingrandita), 
(da Masi) 



Distribuzione geografica. 



Questa specie ha per distribuzione geografica nota: Ceylan, 
Africa meridionale, Algeria, Italia, e probabilmente si trova in 
tutta la zona temperata e tropicale del vecchio continente. 



- 331 — 



E' stata da pochi anni introdotta nell'America settentrionale 
ove si è acclimatata. 

Specie attaccate dalla Scutellista — E' molto probabile 
che la Scutellista sia parassita di tutte o di gran parte delle 
specie di cocciniglie della sottofamiglia Lecaniti, ma fino ad ora 
è stato constatato il suo parassitismo nelle seguenti specie: Cero- 
plastes rusci L., C. sinensis Del G-uercio, Lecanium oleae Bern., L. 
hemisphaericimi Targ,, Philippia oleae Costa. 

Note biografiche. 

Adulto. La Scutellista cyanea comincia a comparire allo 
stato adulto verso la l'' decade di giugno a Portici, la ^* decade 
(S. Vito dei Normanni) o la 3* dello stesso mese (Catanzaro) e 
segna la massima nascita dal: 



Ceroplastes rusci 

Lecanium- oleae 

Philippia oleae 

Gli ultimi 
Ceroplastes rusci 

Lecanium oleae 

Philippia oleae 



fine giugno (S. Vito 1906) 
1» decade di luglio (Catanzaro 1906-1907). 



2** » » settembre ( » » » ) 

1*^ » » agosto e 3'^ di settembre (S. Vito 

1905, Catanzaro 1906-1907). 
2''^ e o=»^ » » settembre (S. Vito 1905 , Catanza- 

ro 1906-1907). 
adulti sono nati dal: 

V^ decade di luglio (S. Vito 1906). 

:->" » » settembre (Catanzaro 1906 1907). 

2» > » ottobre (S. Vit* 1905 - Catanzaro 

1906-1907 ). 
3=' » » settembre ( S. Vito ). 

2^1 » » ottobre ( Catanzaro ). 



La Scutellista si trova numerosa da giugno in poi sulle foglie 
e rametti di fico infetti dal Ceroplastes, da luglio a settembre 
anche sugli olivi con Cocciniglie. 

Costumi dell'adulto. — La Scutellista corre rapida sui 
rametti e foglie delle piante ospitatrici delle sue vittime, toccando 
quasi sempre 1' estremità delle antenne sulla superficie che per- 
corre. Se vede avvicinarsi qualche compagno o altro insetto di un 
subito si scansa cedendo il passo; se inseguita spicca il volo ; 
qualche volta fa un voletto che sembra un salto. 

Gli adulti passano la notte e le ore più calde del giorno sulla 
pagina inferiore delle foglie di fico o di olivo. 



- 332 - 

Nutrimento dell'adulto. — Come altri imenotteri paras- 
siti, la Scntellista si nutre di sostanze zuccherine costituite dagli 
escrementi delle sue vittime e dalla melata. 

Anche questo predatore, come altri endofagi menzionati nella 
nota sulle Cocciniglie dell'olivo, stimola le larve del Ceropla><tes, 
nonché del Lecanium, all' emissione degli escrementi, ma segue 
un metodo assai diverso per cui si crede interessante farne qui 
menzione. 

La Scutellista femmina adunque salita su una larva di un 
millimetro e mezzo a due , tocca attentamente e insistentemente 
con l'estremità delle antenne le vicinanze dell' ano o meglio la 
regione anale; la larva a questo solletico estroflette l'anello anale 
alla cui estremità appare la gocciolina dolciastra degli escrementi, 
gocciolina che la Scutellista raccoglie immediatamente con i palpi 
e succhia avidamente. Indi torna subito a solleticare o scende 
per ritornarvi, con lo stesso scopo. 

Se la larva in un tempo breve non estrollette nuovamente 
Fanello anale presentando la gocciolina, la Scutellista scende, vi 
risale, torna di nuovo ad esaminare, finché, non ottenendo lo scopo, 
trova il punto di unione dei lobi anali e postasi, senza discendere, 
in direzione opposta alla larva curva l'addome ed immette la tri- 
vella tra i detti lobi vicino al punto di unione di essi, per poi tirarla 
fuori per ^/^ circa e tornare ad immetterla, alla stessa guisa che 
fa l'asta dello stantuffo di una pompa in azione. In questa ope- 
razione la Scutellista procede più o meno rapidamente, a volte 
spostando il corpo a destra e a sinistra. Per ciò e per la violenza 
con cui la immette, la trivella si curva. 

Dopo aver fatta questa funzione per 5-6 volte di seguito ed 
anche più (un giorno se ne contarono 51 su un Ceroplastes e un 
altro 85 su un Lecanimn), il parassita estrae la trivella e, o si 
tira indietro oppui"e con rapido giro si pone in direzione opposta, 
appressa su quel punto la bocca e succhia. Raramente avviene 
che la larva dopo questo poco gradito trattamento mette fuori 
l'anello anale e la gocciolina, più spesso no; nell'un caso e nel- 
l'altro però, la Scutellista torna a ripetere le stesse cose suesposte, 
finché stanca o soddisfatta abbandona la larva. 

Questa, staccata e osservata, non presenta all'esterno traccia 
alcuna di ferite o di uova del parassita e se invece non si stacca, 
quando non vi sia stato deposto in precedenza nlcun uovo e si 



- 333 — 

lìhhìa cura di impedirlo in seguito, non muore e a suo tempo 
diventa adulto e prolifica. 

Accoppiamento. — Il maschio rincorre la femmina e raggiun- 
tala le sale sul dorso portandosi sulla parte anteriore e qui con 
le zampe del 1" paio poggiate sulla fronte, con quelle del 2'' su- 
gli occhi e del o° sull'attacco delle ali della femmina, innalza e 
abbassa numerose volte le antenne con le quali tocca quelle di 
quest'ultima, nonché spiega e vibra ogni tanto le ali. Ottenuto il 
consenso, il maschio rapido retrocede, curva l'addome portandone 
l'estremità sul mezzo del ventre della femmina ove cerca l'orifizio 
vulvare e s'accoppia. 

In o"-5" la copula è avvenuta. Quando la femmina non vuole 
accoppiarsi, durante i preliminari si adopera a scacciare il maschio 
ora con le zampe anteriori, ora con quelle posteiiori, che perciò 
rivolge all' insù spingendo con esse. Non l'iuscendovi , tenta al- 
lora con rapida fuga di andarsene e sfuggire alle strette del 
maschio il quale senza scomporsi resta ben afferrato con le un- 
ghie sul dorso della femmina e si lascia trasportare. Durante l'ac 
coppiamento il maschio poggia le zampe anteriori sulle ali chiuse 
della femmina mentre spiega le proprie cili e le addossa 1' una 
all'altra all'estremità in posizione quasi perpendicolare al torace. 

Deposizione delle uova. — Avvenuto 1' accoppiamento la 
Sctffellista è pronta a deporre le uova. Cerca quindi l'ospite di 
una grandezza da un millimetro e mezzo in sopra sale sul dorso 
e l'esamina attentamente con 1' estremità delle antenne in vibra- 
zione prima sulla parte ingobbata di esso, poi sulla base attorno 
alla periferia. Notato il punto conveniente, scende e volgendosi tor- 
na ad esaminarlo più accuratamente, indi si pone in direzione op- 
posta, indietreggia accostandosi con l'estremo addome fino a toc- 
care il ])unto sopra detto, fa scivolare sul ventre l'ovopositore e 
strisciandolo sulla superficie ove è fissata la vittima lo fa pene- 
trare senza sforzo sotto il ventre di questa. In men che si dica 
l'uovo è deposto. 

Il luogo che offre facile ingresso all' ovopositore è general- 
mente sotto la regione anale del corpo del Ce/^oplastes , per ciò 
si trova, quasi sempre , là sotto 1' uovo del parassita , special- 
mente poi quando la vittima ha deposto le proprie uova. 

Quali sono le ragioni che determinano la Sen teli hta a pro- 
cedere nelle esplorazioni sulla vittima? 



~ 334 — 

A nosti'o modo di vedere una , quella fatta sul dorso, ha lo 
scopo di accertare che l'ospite è vivente , l'altra , quella attorno 
alla periferia, di trovare il luogo che, distaccato dalla superficie 
ove 1' ospite è fissato , offre facile penetrazione all' ovopositore. 

Infatti se si pone entro un tubo di vetro una Scutellista ac- 
coppiata e un rametto di olivo o di fico con larve o adulti vivi 
e morti di Lecanium o di Ceroplastes, si osserva facilmente (con 
una lente d' ingrandimento , dopo aver tenuto d' occhio tutta la 
funzione) che il pai'assita ha abbandonato , subito dopo la pi'ima 
esplorazione, quegli ospiti che eran morti ed ha abbandonati dopo 
la 2 esplorazione quelli che non presentavano il luogo desiderato, 
mentre ha deposto l'uovo sotto quelli che erano viventi ed ave- 
vano il luogo facile all'ingresso dell'ovopositore. 

Si noti però che la Scutellista può deporre le uova indiffe 
rentemente sotto gii ospiti sani o parassitizzati, ma ciò avviene 
in casi rari. Allora l'uovo è perduto. 

Sotto un ospite la Scutellista depone un sol uovo , non è 
difficile però, quando essa è in soprannumero rispetto agii ospiti, 
come è avvenuto a Catanzaro nel 1906 , di trovare sotto uno 
stesso scudo di Lecanium fino a 4 pupe, che poi hanno dato 
l'adulto, separate l'una dall'altra da setti di gusci di uova. 

La deposizione delle uova si avvera sia sotto le larve sia 
sotto gii adulti o femmine immature. 

Uovo. — L'uovo della ^Scutellista si trova o aderente al ventre 
se l'ospite è una larva o a 3-4 uova se l'ospite l'ha deposte, con 
il collo rivolto verso la parte ove è penetrato l' ovopositore. Esso 
si distingue molto bene dalle uova dell'ospite per la foi"ma e gi-os- 
sezza, ma più specialmente per il colore (Fig. 21 A-B). 

Larva. - - In lugiio-cigosto dopo 3-4 giorni e in settembre-ot- 
tobre dopo 7-8 dalla deposizione l'uovo schiude e la larvetta ap- 
pena libera dal guscio comincia a succhiare le uova dell' ospite 
che si trovano a suo contatto. Appena nata la larva è bianca, 
trasparente, lucida, lunga poco più di */? nini. 

Crescendo, la larva s'incurva alla parte ventrale in modo che 
quando é matura può esser contenuta sotto il corpo retratto del 
Ceroplastes e del Lecanium. 

Se toccata, sia allo stato giovane che a quello di maturità 
reagisce violentemente avvicinando gli estremi del corpo a guisa 
di pinza. 



— 335 — 

La durata della vita larvale è di 9-10 .giorni in estate o di 
ben 9 mesi, da settembre a giugno dell'anno successivo; restan- 
do in quest' ultimo caso inattiva sotto il ventre del Ceroplastes 
(Fig\ 31ì, senza nuocerlo, attendendo che questo deponga le pro- 
prie uova. 





Fig. 31. 
Femmina immatura di CcropUi- 
sles vista dal lato ventrale e avente 
a sinistra de le antenne e dei (irimo 
paio di zampe uni' larvetta di Srur 
VUisla (infi'randita). 



Fig. 32. 
Rametto di fico con una femmina di Ceroplastes in 
sezione avente sotto il corpo una larva di ScutcUiMa 
che oramai ha divorato <iua.si tutte le nova (ingrandita). 



Nutrimento della larva. — Il nutrimento della larva di 
Scìifellista è dato soltanto dalle uova di Ceroplastes o Lecanium 
o Philippia (Fig. o2). Queste uova vengono poco per volta suc- 
chiate rimanendo di esse il solo corion che viene per movimenti 
della larva spinto da parte e sostituito da altre uova che ammassate 
come sono sotto lo scudo od ovisacco ruzzolano le une sulle altre. 

La larva non offende affatto il corpo della vittima la quale 
continua ad ovificare come le altre immuni. 

Per assicurarsi che le lar vette che trovansi sotto femmine 
immature di Ceroplastes fossero di Scutell/ista, oltreché dai ca- 
ratteri esterni propri di questa specie, si son fatti degli esperimenti. 

A Portici (Silvestri), nel giugno del 1906, si posero alcune 
larvette trovate sotto femmine immature di Ceroplastes avuti da 
Grumo Appula, in tubetti di vetro con uova soltanto di Ceropla- 
stes. A suo tempo si ottennero da queste larvette le pupe e poi 
gli adulti di Scutellista. 

Contemporaneamente a Catanzaro (Martelli), ai primi di giu- 
gno, si staccarono accuratamente femmine adulte di Ceroplastes 



- 336 — 

prossime a deporre uova e si posero entro tubi di vetro quelle 
che avevan attaccate al ventre delle larvette. .Si attese, e ai primi 
di luglio si ottennero gii adulti della ScHtellista, rimanendo entro 
lo scudo solo i gusci di uova del Cei-oplmles. 

Da questi scudi con Sc/fteìlhfa si ottennero: da uno N. 184 
larve di ('eroplasles, da un secondo N. 274, da un terzo 503, da 
un quarto 617, da un quinto 844 e da un sesto 486. 

Aspetto della vittima che ha la larva parassita. 
L'ospite di qualunque stato , che sotto il suo ventre ha la lar- 
vetta della Scutelliata non presenta alcun che di anormale, ma 
conserva tutti i caratteri di quelli immuni, contrariamente a quanto 
affermò il Berlese che scrisse in proposito nella nota innanzi ri- 
cordata, a pag. 7: « Le femmine occupate dal parassita già maturo 
hanno speciale forma, che subito le distingue.... non solo la fem- 
mina è più piccola di quello che dovrebbe essere se fosse sana, 
ma essa mostra ancora una eccessiva convessità che subito la 
fa riconoscere essendo tanto alta che larga ed inoltre la secre- 
zione cerosa è cosi povera che non si mostrano placche cerose 
bene definite, ma esse sono misere e confuse. » 

Pupa. — Dopo circa 9 - 10 giorni dalla nascita la larva cessa 
di nutrirsi e durante '2 - 3 giorni si spurga degli escrementi rac- 
corciandosi e diventando bianca, nello stesso tempo che si situa 
nel mezzo e nel senso della maggiore lunghezza del coi-po del- 
l'ospite col dorso in alto. In questa i)osizione si trasforma in pupa 
la quale si trova sempre sotto una specie di cappa a guisa di 
cuna circondata di gusci di uova. 

La pupa appena formata è bianca, in 
seguito diventa di colore azzurro carico. 

La durata della pupa in estate è di 9-12 
giorni e di 7-8 mesi da ottobre alla ])rimavera 
successiva. Nel Lecaniurn oleae infatti ti'ovato 
p. 33 ovificante sul fico in novembre (Catanzaro) 

Scudo di ceropiastes febbraio (Portici) si sono trovate larve mature 

mostrante il foro circo- g p^p^ (JJ ScutelUsta. 

lare da cui è fuoriuscito r^ , -, 

r adulto di scuteiihta Quaudo 1 adulto deve venir fuori si ar- 

(ineraiidito e semischi- j-ampica sulla pai'etc interna dello scudo di 

Ceroplastes (Fig. 33) o Lecaniurn e pratica 

in un punto un forellino circolare, mentre allarga da una parte 

r ovisacco nel caso della Philippia. 




- 337 - 

Tempo impiegato nello sviluppo. — La ScutelUsta cyanea 
impiega in luglio-agosto: 

dalla deposizione deiruovo alla schiiisura della larva, giorni 3- 4 

» nascita della larva allo stato di larva matura, » 9-10 

» stato di larva matura a pupa, . . . » 2-3 

» pupa ad adulto, ...... » 9-12 



Totale giorni 23-29 

GtENERAZioni. — Compiendo la ScutelUsta in estate il proprio 
sviluppo in 23-29 giorni e trovandosi a S. Vito e a Catanzaro 
presente nei tre Lecaniti più volte ricordati, è presumibile che le 
generazioni che compie siano almeno cinque, di cui V ultima è 
quella che depone le uova sotto il Ceroplastes che sverna. 

Tutte queste generazioni possono compiersi nel Ceroplastes 
o nel Lecaniura qualora questi trovinsi ovificanti ad epoche varie 
e la stagione corra molto mite, ed allora il numero delle generazioni 
può essere 6. 

Le generazioni osservate a S. Vito 1905 e Catanzaro 1906- 
1907 sono: 

1^ generazione: fine giugno-primi luglio nel Ceroplastes; 

2' 3' 4^^ e 5" generazione: luglio-agosto-settembre-ottobre nel Le- 

canium, nel Ceroplastes e nella Philippia (in questi due ultimi 

nella loro seconda generazione). 

,In linea generale, nella Puglia, nella Calabria e nel Napoletano 
le generazioni della ScutelUsta hanno luogo da giugno a ottobre. 

Nel seguente quadro si mette in evidenza le varie epoche 
in cui tu trovata la ScutelUsta e il numero di essa nei vari stati 
(Puglia-Calabria). 



— 338 — 



LOCALITÀ 














e 

cS 
O 


d. (> 

d. e 
d. (■ 

(Carovigno) (''' 
i Normanni 

D 




o 

> 


Scrranova 
S Vito de 
Catanzaro 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

id. 

id 




eiBjox 






wcoSo o S 2 23 «^«^ f- 1" =""*»'-' S == 


S-o^S 


SSog°|^» 




o 

'S 

_o 

'S 

'S 

^. 

'S 
o 

rH 
g 

1 


o 

'S 

ce 

CS 




s 


co^°S 5>, -wcooo^.-oco.oSS'' 

o 

^ o 


00 O 1-1 o 


o 






.^ o 

c se 


C et 

s > 




3 1 7 

ova e larve in vario stat 

nessuna Scìitellista 

uova larve e pupe 

» » » 

» » » 

» » » 




s 




o- 

S ^ 
2 > 

'^ 


-• d) 

»^§■21 «§ 2 ^ '' f « H K 1 2 g ^- = i 




o 

> 
o 




> 

e 


CS "" Ö 

2"-c.^ g°-TTiog<r-ioooccooooo 


« 


OD 

o 

s 

Ö 
O 

'A 












o 










rie contrade. 

ell'oliveto in esperimento col dacliicida de 

uova e 4 con due ognuno. 

arve per ciascuno. 

pupe e in 2 tre pupe per ciascuno. 


Ig 

II 


» » ... 

348 scudi Lecanium oleae . 
1772 » » ». 

318 » » ». 
1292 » » ». 
Philippia oleae 

189 scudi di CeropIasU's rii.ici 
301 » » 

27 » » 

42 » » 
194 » » 
293 » di Lecattium oh'ac 
205 » » 
355 » » 
523 » » 
315 » » 
2.^7 » » 
234 » » 

58 » » 
42« » » 


AAA« 

ic t- C-. -' 

'» co (M 


93 » » 
164 ovisacchi di Philippia oleai' 
2l3 » » 
168 » » 
248 » » 
155 » » 

52 » » 


< 
fi 


_eS 

'S 
o 
bC 
'& 

1 '^ 
« 

_ct 

'S 

fi 


• • 

rt iC5 

Hi o 

.2 

"' •'S 

01 .:; 

^g'S 

,J2 

'S 
fi 


>n g „ § g S 

o >r »n ^ o ^ 

31 '=^ O Oi 






ll 19 al 28 luglio 1 
il 28 al 30 luglio 
ll 2 al 4 agosto 19 
il 13 al 15 ottobre 
il 24 al 27 luglio 1 
ll 23 ag. al 3 sett 
24 giugno 1906 
27 giugno 1907 
22 luglio 1906 
20 luglio 191)7 
17 agosto 1906 
15 luglio 1906 
22 » » 
29 » » 
15 » 1907 
22 » » 
29 » » 
5 agosto 1906 
12 » » 
3 » 1907 


12 » 

18 settembre 190e 
20 » 190 
I'll ottobre 1906 


10 » 1907 
18 agosto 1906 
23 » » 
30 S> » 
2 settembr(! 190' 
rs » » 
15 » » 


{') Su olivi di va 
('^) Su 102 olivi d 
(') 2 scudi con 4 
(*) In .«. scudi 2 1 
(°) In 12 scudi 2 


piaPt(:^p,a^,<i'^'i't'<,<iiii<<«<«<<'^<ii<i-r;'ii'ii 





— 389 — 

Percentuale. - Dai dati surriferiti e da altri non esposti nel 
precedente quadro risulta che a Catanzaro nel 1906 la percen- 
tuale di Sciitellista ottenuta dal Ceroplastes, è stata di 60.97 e di 
32,52 nel 1907; dal Lecaninm è stata a S. Vito (1905) di 25.83, 
a Serrano va (Caro vigno 1905) di 62,15 ; a Catanzaro nel 1906 di 
74,95 e nel 1907 di 41,31; dalla Philippia a Catanzaro nel 1906 è 
stata di 9.17 e nel 1907 di 32.08. A Portici la percentuale degli 
esemplari di Ceroplastes parassitizzati fu nel settembre 1906 di 55. 

Cause nemiche. - Le cause nemiche alla Sciitellista sono: a 
Catanzaro (1906) VEupehnus ìirozonìis, a Portici oltre Y Eupel- 
mus, un Tetrastichus sp. Oltre a questi è da annoverarsi il Chi- 
locoì'us, VExochomus e la Tlialpochares scitìda. 

Altra causa non meno nociva allo sviluppo numerico della 
Scutellista vivente del Ceroplastes. è data dalle condizioni tristi 
in cui versa la pianta nutrice la quale assai per tempo lascia 
seccare e cadere numerose foglie. Tale causa però se nemica 
alla Scutellista è utile alla pianta la quale viene cosi a liberarsi 
di numerose larve di Ceroplastes. 

Per questo riguardo non la terremo in alcun conto, ma non 
possiamo esimerci dal riferire alcuni dati raccolti a Catanzaro dal 
29 agosto al 19 settembre 1907 . 

Dal 29 agosto si raccoglievano alcune foglie gialle di fico ca- 
dute sul suolo da una data pianta su cui eran fissate le larve di 
Ceroplastes e contemporaneamente si staccavano dalla stessa pianta 
un numero pari di foglie in buono stato e un rametto, badando 
che tutti avessero Ceroplastes della stessa grandezza e con nu- 
mero presso a poco eguale a quello delle foglie cadute. Indi si 
staccavano le larve di Ceroplastes sotto la lente e si osservavano. 
Ciò ogni settimana fino al 19 settembre. 

Da queste osservazioni risultò : 



— 340 - 



' 


'^ 


O 




^^ 






O^ 


G^ 


CM 


•^ 
















9[Bll}Uf>-lJ8ci 






t- 

CO 


CO 








sä 


o 


OO 


O 


CO 




2 






T-i 


GM 


CO • 




e« 


ö 


es 












ü 
















et 


1 






























































o 


^ 


cä 


(M 


r-l 


05 


o 




« 


l> 
o 


O 


CO 


00 


CO 




''S 














o 










































s> 














s 


lis 


OS 


^!^ 


CO 


t^ 




es 


t'- 


^ 


05 


1-1 




Ph 


irò 


I— 1 


CM 


^ 






ö i 














'-£5 












1—1 


00^ 


'^ 


'* 




9XBn}U80J8(J 


^ 




'=!< 


CO 






11 
















> 


O 


O 


CM 


"* 




fl? 




h 




(M 


C- 


-^ 






S 


ce 












Ä 
















ü 


•S 














ö 


;^ 














^ 


^ 






























CO 


I 














o 


<^ 


CS 


■^H 


C- 


CO 


CO 




o 


k 


1—1 


■^ 


CO 


"* 




tÖ 




o 




























.2 












































C "^ 












o 




CO 


CO 


CO 


^ 




o 


CM 


rH 


CO 




fc •^ S 


(M 


'* 


CO 


CM 






^ § 
















CO 










tO_ 


^ 


CO 


05 




aii?n}U90.i9<j 


co" 


t^ 




CM 








» 


ZD 


(M 


CO 


iH 








t» 


•^ 


iH 


'^ 


o 




CD 


ö 


;-t 
















cä 




























'd 


"r2 














c« 
















ü 


■;3 














o 


S 


CS 


05 


I>- 


o 


05 




te 




o 




ZO 


CO 


CM 




.,_( 




3 












-ö 
















_<u 










































Siß 
o 




tJi 


GO 


CO 


»O 




05 


CO 


CO 


t^ 






1; " S 


(M 


<M 


CM 


CM 






ü g 














C- 












S 


Ä 


Ä 


Ä 






■>H 










-^ 




-^ 








H 


O 


3 










+J 










Cß 

O 

Sic 
OS 


"S 


Ä 


Ä 






Ci 


»o 


C^l 


05 






(M 




1-H 


1—1 





- 3il — 

Altra causa di dispersione <ii iiovii della Srutellisfa è quella 
dipendente dall'aver quest'ultima deposte le uova sotto larve di 
Ceroplastes inquinate già o che lo saranno dal Coccophagus 
fiavoscutelluììi e dai vari Tefrastichtfs. 

RIEPILOGO. 

Da tutte le osservazioni fatte risulta principalmente che in 
Puglia, Calabria e Napoletano : 

1. La Scìfteìlista è allo stato di larva un insetto predatore 
di uova ; 

2. La Scutellista in estate depone le uova sotto le larve, 
femmine immature o adulte di Cerojìlastes rnsci, Lecantxm oleae 
e Philippia oleae ; 

3. Oli adulti di Scutellista dell' ultima generazione depon- 
gono le uova, dalle quali schiudono dopo pochi giorni le larvette, 
sotto femmine immature di Ceroplastes, che svernano ; 

4. La Scutellista oltre che allo stato di larva neonata può 
svernare allo stato di pupa ; 

5. La Scutellista di regola depone un sol uovo sotto il 
ventre dell'ospite ; 

6. La larva di Scutellista divora le sole uova di una sola 
femmina dei tre Lecaniti suaccennati, risparmiando quest'ultima 
affinchè giunga a deporre tutte le uova ; 

7. La larva si trasforma in pupa sotto il corpo ormai vuoto 
e morto dell'ospite in parola, che l'adulto fora soltanto per uscire; 

8. L'adulto in natura si nutre come altri Imenotteri paras- 
siti di sostanze zuccherine (escrementi di Cocciniglie e melata) ; 

9. Le generazioni che la Scutellista può compiere durante 
l'anno sono cinque e qualche volta sei ; 

10. Le vittime finora riscontrate sono: il Ceroplastes rusci, 
il Lecanium oleae e la Philippia oleae. 

IL Le cause nemiche che ostacolano lo sviluppo numerico 
della Scutellista sono: VEupelmus urozonus (Calabria, Napole- 
tano), una specie di Tetrastichus (Napoletano). 

A queste cause nemiche è da aggiungersi la dispersione delle 
uova deposte sotto larve inquinate o che verranno inquinate dagli 
altri parassiti del Cevoiplastes, 



- 342 — 

Parassiti della Scutellista. 
Tetrastich US sp. (1) 

Femmina (Fig. 34). — Testa tanto larga che lunga, di larghezza 
eguale a quella del torace. Pedicello lungo quasi la metà dello 
scapo, articoli del funicolo eguali, poco più corti del pedicello 




Fig. 34. 
Telraslìchus sp., femmiua, parassita della Sculcllista (ingrandita). 

e più lunghi che larghi, clava di larghezza maggiore di quella 
del funicolo e poco più lunga dei due articoli che la precedono. 
Sensilli lineari di due forme, gli uni più allungati, gli altri a 
forma di laminette rettangolari, circa quattro volte più lunghe 
che larghe. Larghezza del torace eguale a circa due terzi della 
lunghezza. Pro torace ben sviluppato, osservando T animale di pro- 
filo lungo Ys dello scudo. Questo una volta e mezza più lungo 
dello scutello, solcato lungo la linea mediana e fornito di molte 
setole presso i solchi parapsidali, disposte in due serie ma piut- 
tosto irregolarmente. Metatorace con una carena breve ed una 



(1) Essendo state descritte del genere Tetrastichus moltissime specie e 
non essendosi potuto riferire con certezza questa e le altre specie parassite 
del Ceroplastes ad alcuna forma descritta, ne diamo qui una descrizione det- 
tagliata, fatta dal Dr. Luigi Masi, affinchè si possano riconoscere. 



— 343 — 

depressione in corrispondenza a^ili spiraeoli limitata da un rilievo 
semicircolare a concavità rivolta esternamente. Ali anteriori non 
superanti l'apice dell'addome nella posizione di riposo, con la 
nervatura omerale per lo più fornita. anteriormente, nella prima 
metà della lunghezza, di cinque setole ravvicinate l'una all' altra, 
e verso il mezzo di altre due setole un poco discoste fra loro: la 
nervatura basale indicata da una doppia serie di poche setole: il 
bordo esterno fornito di peli corti ma molto fìtti. Ali posteriori 
terminate a punta acuta. Addome poco più lungo di una volta e 
mezza la lunghezza del torace, due volte più lungo che largo, di 
forma conico-ovata, con l'estremità acuta. Scudo, scutello e ascelle 
con pìccolissimi rilievi lineari, contigui l'uno all'altro, che danno 
l'aspetto dì una minuta scultura a reticolo. 

Colorito generale verde scuro, con forti riflessi giallo oro, in 
qualche punto anche porporini o azzurri. Addome con fascie scure 
sul margine posteriore dei segmenti. Antenne bruno grigie con lo 
scapo nero verdastro. Femori, eccetto 1' estremità, del colore del 
torace; estremità dei femori, tibie e tarsi giallognoli; pretarsi bruni. 
Tibie e tarsi nelle zampe anteriori più scuri che nelle altre. 

Lunghezza, mm. 1,8. 

Maschio. — Ha lo scapo carenato, il primo articolo del funi- 
colo un poco più corto degli altri, la clava più lunga dei due ar- 
ticoli che la precedono, coi tre segmenti di uguale lunghezza. 

Laeva matura. — Corpo di color biancastro tendente legger- 
mente al roseo, tozzo, quasi il doppio più lungo che largo, a lati 
poco convessi, poco più assottigliato e arrotondato posteriormente 
che anteriormente, nudo e liscio. 

Capo piccolo e allo stato di riposo completamente coperto 
al dorso dal protorace. 

Lunghezza del corpo mm. L56, larghezza mm. 0.86. 

Pupa. — La pupa è dapprima di color bianco e poi di mano 
in mano diventa più oscura fino ad assumere un color castagno. 

Lunghezza del corpo, mm. L5, larghezza mm. 0.8. 

Note biografiche. — Questo Tetrastichus, che è stato fino 
ad ora trovato solo a Portici, compare allo stato adulto verso la 
metà di maggio e in settembre. 

Esso parassitizza la pupa e probabilmente anche la larva 
adulta conficcando il lungo ovopositore attraverso lo scudo del Ce- 
roplcii^tes, come si è potuto osservare. 



V 



- 344 - 

In pupe di Scutelllsta raccolte a Portici durante l'inverno 
del 1906 si trovò sempre la larva di questo Treirastichus, la quale 
si trasforma in pupa dentro la pupa stessa della Sciitellista sol- 
tanto in primavera. La larva consuma tutte le parti molli del- 
l'ospite. 

Eupelmus uro»onus Dalm. 

Questa specie è già stata descritta in altra parte di questo 
volume (p. 39) a proposito dei parassiti della mosca delle olive. 

Adulto. — Due adulti (maschio e femmina) di Eupelmus si ot- 
tennero a Catanzaro verso la fine di agosto 1906 da Scutellhta 
del Lecanium oleae e alcuni da Sc/utelUsta di Ceroplastes a Por- 
tici in maggio e settembre. 

Nutrimento della larva parassita. — Come per il Dacus 
la larva di Eupelmus succhia gli umori della larva di Scutellista 
che perciò muore. 

Percentuale. — Nel 1906 a Catanzaro sopra 1086 esemplari 
di Scutellista raccolti allo stato di larva entro scudi di Lecanium 
oleae, si trovarono due sole larvette di Eupelmus; quindi la per 
centuale fu affatto trascurabile. 

Nel 1907 a Catanzaro non si ebbe alcun individuo di Eupelmus. 

Parassiti endofagi del Ceroplastes rusci. 

I parassiti imenotteri endofagi del Ceroplastes rusci riscon- 
trati a Catanzaro sono : Coccophagus ßauoscutellum Ashm., Cera- 
pterocerus corniger Walk ?, Comys albitarsis (Zett.), tre specie di 
Tetrastichus; a Portici il Coccophagus e due delle stesse specie 
di Tetrastichus. 

\y Coccophagus ßavosctitelltim Ashm. 

La descrizione di questa specie è stata data dal Dott. Masi 
nel 1** Volume di questo Bollettino a pag. 239-243, e le notizie 
biologiche da uno di noi (Martelli) a pag. 223 del 2° Volume e per- 
ciò per quanto non si dice appresso rimandiamo ivi il lettore. 

Adulto. — I primi adulti di questo parassita si sono ottenuti 
a Catanzaro (1907) verso la fine di luglio e gli ultimi adulti verso 
la 1* decade di ottobre. In tutto questo periodo di tempo si è 
avuta la massima nascita durante la 2' decade di settembre. 



- 345 — 

Aspetto della larva di Cekoplastes paka.ssitizzata. 
Il Ceì'oplastes che contiene la pupa del Coccophagtis si presenta 
all'esterno più ingobbato di quello sano, di color fumoso sulla 
zona intermedia e ocroleuco su quella esterna. La parte ventrale 
è gialla. 

Premuto con un oggetto, si rompono le placche cerose del 
Ceroplastes e compare la pelle del dorso di color giallo bruno. 

La lunghezza del Cet oplastes con entro il parassita è di mm. 
1,2-1,30 e la larghezza di mm. 0,70-0,75. 

Percentuale. - La percentuale di Coccophagus ottenuta dal 
Ceroplastes è stata a Catanzaro (190V) di 25,38. 

Cera2)terocerus comiger Walk. V l^ 

Femmina. — Testa, veduta di profilo, triangolare, con la fronte 
e il vertice sullo stesso piano: veduta di fronte, molto più larga 
che lunga, troncata inferiormente. 

Antenne grandi, piatte, molto larghe, col pedicello inserito 
nel lato interno dello scapo, gli articoli del funicolo brevissimi, 
subeguali. Nervatura marginale breve, stigmatica alquanto più 
corta della marginale; la postmarginale più corta della stigmatica. 
Addome più breve del torace, con la terebra non sporgente. Co- 
lorito del capo giallo ocraceo; occhi verdi scuri; scapo e pedi- 
cello violacei nel lato esterno, funicolo e clava grigio-bruni. Scudo 
color bronzo, scutello ocraceo; il resto del torace e l'addome bruni. 
Zampe in gran parte giallo grige : tarsi bianchi eccetto 1' ultimo 
articolo e il pretarso cbe sono di color nero. Ali fuliginose eccetto 
che nella cellula basale, nell' estremità e in due strisele perpen- 
dicolari fra loro, situate verso la metà della lunghezza. 

Dimensioni : lungo mm. 0,87. 

Di questo parassita furono ottenuti tre esemplari, ma ho po- 
tuto esaminarne uno solo, il quale per alcuni caratteri non cor- 
risponde alla descrizione del Cerapterocerus corniger fatta dal 
Mayr nella Monografia degli Encirtidi europei (1). Onde non posso 
riferirlo con sicurezza alla detta specie. 

Adulto. — L'adulto è comparso a Catanzaro nella 3' decade 
di maggio 1907 e nella 3* di settembre dello stesso anno. 



(1; Non ho potuto consultare in descrizione del Walker. (Masi). 



— 346 



v/ 



Di questa specie si ottennero tre soli esemplari di cui due da 
Ceroplastes adulti dell'unica generazione a Catanzaro ed uno da 
quelli della 2* generazione raccolti a Catanzaro Marina nel settembre. 

Corny s alhitarsis (Zett.). 

Femmina, — Testa larga quanto il torace, veduta di fronte 
arrotondata, con le antenne assottigliate, più lunghe del torace, 
il primo articolo del funicolo un poco più lungo del pedicello. 
Scutello fornito di un ciuffo di setole rigide, nere, all'apice. Tibie 
medie con un grosso sperone. Nervo marginale brevissimo, nervo 
stigmatico lungo quanto il postmarginale e incurvato. Addome più 
corto del torace. Colorito generale rosso l'uggine o bi'uno-nero con 
macchie rossicce; anche e femori anteriori, anche e tarsi posteriori 
bianchi, ali in gran parte macchiate di bruno; pleure violacee. 

Lunghezza, mm. 2,2. 

Adulto. — L'adulto si ottenne a Catanzaro nella 3' decade 
di giugno 1907 da Ceroplastes adulti dell'unica generazione. 

Di questa specie si ebbero pochissimi individui. 



Tetrastichus sp. 



Femmina (Fig. 35). 



Testa di larghezza uguale a quella 
del torace, tanto larga 
che lunga, veduta di 
fronte cuoriforme, poco 
ristretta in basso. Ocelli 
disposti a formare un 
angolo assai ottuso, oc- 
chi glabri. Scapo esteso 
fino all' altezza dell'o- 
cello anteriore, pedicello 
lungo la metà dello sca- 
po e poco più lungo del 
primo articolo del fu- 
nicolo; anelli ridottissi- 
mi ed imperfettamente 
separati, in modo che 
sembrano costituirne uno solo; funicolo con i tre articoli uguali, 
poco più lunghi che larghi, forniti di sensilli poco più corti della 
loro lunghezza; clava alquanto più ingrossata del funicolo e più 




Fig. 35. 

Telrasticlms sp., femmina parassita 

della larva del Ceroplastes (ingrandita). 



- 347 - 

lunga degli ultimi due articoli presi insieme. Il pronoto, osservando 
il torace di profilo, lungo la metà dello scudo, mentre lo scutello 
ne misura Vs- Lo scudo diviso longitudinalmente da un solco 
mediano, con due serie di quattro peli ciascuna presso i solchi 
parapsidali. Metatorace piuttosto breve, carenato, senza rilievi di 
sorta in corrispondenza agli spiracoli. Ali anteriori con due setole 
sulla nervatura omerale inserite lontano 1' una dall'altra, con 
quattro peli in serie semplice in corrispondenza al nervo basale, 
lo specolo limitato al disotto del prestigma, il margine esterno 
arrotondato e guarnito di peli lunghi; ripiegate sul dorso nella 
posizione di riposo arrivano all'estremità dell'addome o la superano 
per breve tratto. Ali posteriori con l' apice arrondato, le setole 
marginali lunghe al più 7.3 della loro larghezza massima. Addome 
di forma conico-ovata, lungo una volta e mezza più del torace, 
ma di uguale larghezza. La scultura è simile a quella della specie 
precedentemente descritta. 

Colorito generale del corpo verde cupo. Occhi ed ocelli rosso- 
scuri, antenne, tibie e gran parte dei tarsi giallognoli, come pure 
l'estremità dei femori: apice dei tarsi e gran parte dei femori 
bruno-neri. Nervatura della ali giallo-grigiastra. 

Lunghezza, mm. 1,25-1,36. 

Maschio. — Distinto principalmente per la conformazione delle 
antenne, per l'addome coi lati meno convessi, largo -/.^ del to- 
race, per le ali anteriori col margine esterno quasi spianato, for- 
nito di peli più lunghi che nella femmina. Le antenne hanno lo 
scapo notevolmente compresso, fornito di una carena che inco- 
mincia dopo 7ß della lunghezza del lato inferiore e termina poco 
oltre la metà di esso; i quattro articoli del funicolo ugualmente svi- 
luppati, una volta e mezza più lunghi che larghi ; la clava poco 
più lunga dei due articoli che la precedono e con 1' articolo in- 
termedio più lungo degli altri. Nel lato dorsale, in ciascun ar- 
ticolo e alla base della clava vi sono alcuni peli assai sviluppati. 
In ciascun articolo del funicolo si osserva un sensillo lineare, lun- 
go circa Va dell'articolo stesso. Il funicolo e la clava uguagliano, 
presi insieme, la lunghezza del torace. Questo è un poco meno 
robusto che nella femmina. 

Colorito generale nero azzurrognolo . Tibie mediane scure, 
^eccetto che nella parte prossimale; quelle posteriori chiare in am- 
bedue le estremità. 

Lunghezza, mm. 1,1. 



— 348 - 

Di questa specie e della seguente si sono ottenuti esemilari 
adulti da Ceroplastes a vari stati di sviluppo, e specialmente da 
larve, tanto a Catanzaro che a Portici da maggio a settembre. 
Esse sono certamente specie endofaghe primarie (non si sa però 
se in qualche caso possano essere parassite del Coccophagus o 
viceversa). 

Tetrastichus sp. 




Femmina (Fig. 36). — Testa veduta di fronte^ tanto larga che 
lunga, uguale in larghezza al torace, con la superficie degli occhi 
fornita di alcuni rari peli sulla cornea, il pedicello lungo poco più 

di '/s della lunghezza dello 
scapo, gli articoli del funi- 
colo d'ordinario di uguali 
dimensioni;, in alcuni esem- 
plari gradatamente un poco 
più corti dal primo all'ulti- 
mo. Sensilli lineari lunghi 
poco più della metà dei ri- 
spettivi articoli. Ali ante- 
riori nella posizione di ri- 
poso non supei'anti l'estre- 
mità dell'addome, fornite di 
due setole verso il mezzo 
della nervatura omerale, 
discoste r una dall' altra, 
e talora anche di 4-5 setole nel primo terzo di tale nervatura, 
assai ravvicinate fra loro ; col margine esterno arrotondato, 
fornito di peli cortissimi. Ali posteriori terminate a punta acuta, 
con. una frangia di peli lunghi, i quali decrescono rapidamente 
verso l'apice. Addome più lungo del torace ma di larghezza 
uguale poco superiore, di forma ovato-conica negli esemplari 
vivi, schiacciato e a forma di losanga in quelli essiccati. Scultura 
simile a quella del Tetrastichus parassita della larva di Ceroplastes, 
e dell' altra specie già descritta. 

Colorito generale verde, con ritìesso dorato nella parte su- 
periore della testa, del torace e dell'addome. Mesosterno ed estre- 
mità dell'addome nerastri. Nervatura delle ali e gran parte delle 
zampe giallo-scure grigiastre, le anche e i femori color verde 



Eig. 36. 
Tetrastichus sp , femmina parassita del Ceroplastes 
(Ingrandita. Da nn esemplare trattato con potassa). 



- 34-0 — 

scuro, le tibie verso il mezzo e 1' ultimo o i due ultimi articoli 
del tarso nerastri. 

Lunghezza, mm. 1,2 - 1,6. 

Maschio. — Ha lo scapo dell'antenna conformato come nel 
Tetrauìchìi^ della fig. 35 (pag. .346), gii articoli del funicolo sub- 
eguali, forniti superiormente di peli lunghi, la clava con l'articolo 
intei'medio un poco più grande degli altri due. I sensilli misu- 
rano Vj della lunghezza degli articoli. 

Tetra8tichu8 sp. 

Femmina (flg. 37). — Testa larga quanto il torace o poco più, di 
lunghezza uguale a 74 della larghezza, ristretta inferiormente; occhi 
con alcuni peli molto rari sulla cornea; antenne col pedicello 
lungo 7-, dello scapo, il primo articolo del funicolo uiìa volta e 




---^„„«sS*^ 



Fig. 37. 
Tßtrastiehns sp., femmina, parassita del Ceroplastrs (ini^randita). 

mezza più lungo che largo, i due successivi della stessa larghezza 
ma un poco più allungati, la clava di lunghezza inferiore a quella 
dei due articoli che la precedono, appena più larga di essi nella 
parte prossimale. Sensilli lineari del funicolo lunghi ^/g dei ri- 
spettivi articoli, inseriti allo stesso livello. Torace robusto, con lo 
scudo solcato nella linea longitudinale mediana e fornito di una 
serie di sei setole presso ciascun solco parapsidale. Ali anterioi-i 



— 350 — 

nella posizione di riposo superanti l'estremità dell'addome per un 
tratto circa uguale alla metà di esso, fornite ordinariamente sulla 
nervatura omerale di quattro setole rivolte in aA'anti e tre rivolte 
all'indietro, con una frangia di peli ben sviluppati sul margine 
esterno. Ali posteriori con l'apice arrotondato, tornite di una fran- 
gia, di peli lunghi '/g della lunghezza massima di esse. Addome 
lungo quanto il torace e di larghezza pure uguale o poco supe- 
riore, di forma ovata. Scultura simile a quella delle specie del 
genere descritte precedentemente. 

Colorito generale verde olivaceo scuro, con lucentezza quasi 
grassa. Antenne con lo scapo e il pedicello giallo-scuri, il rima- 
nente brun astro. Femori bruno-neri, eccetto che alle estremità; 
questo, le tibie, quasi tutti i tarsi e la nervatura delle ali giallo 
scuri o giallognoli, l'estremità dei tarsi scura. 

Lunghezza, mm. 1-1,3. 

Maschio. - Si distingue dalla femmina per i soliti caratteri 
dell'antenna e dell' addome. Le zampe hanno i femori e i tarsi 
interamente gialli. Talora i segmenti 3"-6" dell'addome presentano 
un riflesso rosso rame. 

Molti esemplari dì questa specie , pure endofaga , si ebbero 
a Catanzaro da Ceroplastes di diverse età dui-ante i mesi da mag- 
gio a settembre. 

Attività dei parassiti nel combattere la Cocciniglia del fico e 
conseguenze che se ne potrebbero trarre per una lotta na- 
tiir«le contro detta Cocciniglia. 

Riepilogando quanto sopra si è riferito intorno ai parassiti 
della Cocciniglia del fico, ricordiamo : 1." che il Chilocorus bip/f- 
stulatus e V Exochomus 4-pustulatus divorano larve di Ce>'0- 
plasfes a vario stato di sviluppo; 2.*" che la Thalpochares seit ala 
divora larve, femmine immature e adulte : 3.° che la Scutellista 
cyanea divora uova ; 4.° che il Coccophagus ßavosciitellura e due 
specie di Tetrastichus distruggono femmine immature. 

Quale sarebbe il risultato finale dell' attività di detti paras- 
siti se non avessero anch' essi alla loro volta parassiti ? Si com- 
prende facilmente che il risultato dovrebbe esser ottimo per la 
pianta e disastroso per la Cocciniglia. Infatti questa combattuta 
allo stato di larva da parassiti predatori voi'aci, come il (lìiìn- 
corus e V ExocJiomiis, e da endofagi {Coccophagus, Tetrastichus) 



— :{5i - 

allo stato di femmina immatura da una specie di Tetrastichus, 
allo stato di larva e di femmina, di qualunque stato, dalla Thal- 
pochares ed allo stato di uovo dalla SciUellista, nonostante che 
ogni femmina ospite potesse deporre un migliaio di uova, il Ce- 
roplastes rusci sarebbe certamente destinato a scomparire. 

Però se il Ceroplastes ha nemici naturali altre specie di 
questi non risparmiano i parassiti di esso e cosi si ha fra tutte 
tali specie una continua lotta, risultato della quale è ora il so- 
pravvento dei parassiti del Ceroplastes e quindi la diminuzione 
di questo, ora invece la vittoria degli iperparassiti (cioè dei pa- 
rassiti dei parasriii) e quindi V aumento del Ceroplastes. 

In natura pertanto ad uno o più anni di infezione grave di 
Cocciniglia del fico succede un periodo di anni più o meno lungo, 
in cui detta cocciniglia è ridotta a minima quantità. 

All' agricoltore invece interessa avei'c tale cocciniglia sempre 
in numero trascui-abile, poiché la perdita parziale o totale del 
prodotto, anche se limitato ad un solo anno riesce a lui di danno. 

Potrebbe egli intervenire nella lotta tra Ceroplastes e paras- 
siti, tra questi e i parassiti loro e regolarla a proprio benefìcio 
contro il Ceroplastes '? 

In verità le nostre (,'ognizioni biologiche intorno a tutti gli 
insetti parassiti di primo, secondo od altro grado, del Ceropla- 
stes sono tutt' altro che complete, perciò non siamo ancora in 
grado di consigliare un metodo di lotta naturale definitivo, né 
sappiamo se si potrà riuscire a preporre un metodo tale. Però 
da quanto conosciamo intorno alla Scutellista e al suo princi- 
pale parassita il Tetrastichifs, che passa Y inverno allo stato di 
larva nel corpo della sua vittima, rimasta sotto i vecchi scudi di 
Cei'oplastes è da raccomandarsi la pratica di raccogliere e di- 
struggere durante tale stagione tutti i vecchi scudi del Cero- 
plastes, contrariamente a quanto consigliava il Berlese che sen- 
za conoscere la biologia della Scutellista e dei suoi parassiti 
scriveva (op. cit.) : « finalmente (1' agricoltore) rispetti con molta 
venerazione sempre le femmine adulte del Ceroplastes e ciò in 
qualunque stagione, ma particolarmente nell' inverno. » 

Per la Scutellista sana che passa l' inverno allo stato di larva 
neonata non vediamo consiglio possibile di protezione, a meno 
che in avvenire non si troverà conveniente, come a noi sembra 
probabile, fare grandi colture di tale parassita in alberi, che mai 
dovrebbero essere sottomessi a cure artificiali. 



— 352 — 

Per la protezione del Coccophagns e dei Tetrastichus paras- 
siti endofagi di larve del Ceroplastes si potrebbe consigliare la 
sfogliatura delle piante di fico infette alla fine di settembre, quan- 
do ancora molte larve tanto sane che inquinate si trovano fissate 
sulle foglie, e loro conservazione in luoghi riparati dalle intem- 
perie, in tal modo le larve sane del Ceroplastes sarebbero desti- 
nate a morire, mentre quelle inquinate darebbero ancora, parte 
in fine autunno e parte in primavera, i parassiti adulti che an- 
drebbero ad inquinare altri Ceroplastes, però prima di consigliare 
definitivamente un tale metodo, dobbiamo conoscere meglio la 
biologia dei Tetrastichus. 

Si potrebbe anche raccomandare dopo una buona potatura in 
inverno agli alì)eri infetti, la conservazione dei rami, tolti dall'al- 
bero ed aventi attaccati ('e)'oplastes, possibilmente in luoghi ri- 
parati, 0, se ciò non è possibile, anche al suolo un poco lontano 
dal piede degli alberi di fico, tenendo però presente che prima si 
sarebbero dovuti togliere dai rami infetti, e levati dall'albero colla 
potatura, tutti i Ceroplastes vecchi, che possono contenere pupe 
di ScuteUista parassitizzate da Tetrastichus. 

Per la Thalpochares si potrebbe raccomandare la raccolta 
dei bozzoli durante V inverno, la loro conservazione in cassette 
chiuse aventi lateralmente dei fori protetti da rete metallica di 
un millimetro di diametro sui quali si possono adattare tubi di 
vetro bicchieri di vetro. I parassiti che si svilupperebbero dai 
bozzoli della Thalpochares di mano in mano penetrerebbero nei 
tubi o nei bicchieri e ogni giorno si dovrebbero uccidere ; mentre 
appena compiuta tale operazione, pure ogni giorno, si dovrebbero 
aprire le cassette e dare la libertà alle farfallette fuoruscite dai 
bozzoli. 

I Chilocorus e gli Exochorims dovrebbero essere, protetti Ga- 
rante l'inverno, facendo per essi lungo il tronco degli alberi con 
corteccie od altro dei nascondigli, dove potessero trovarsi bene 
riparati allo stato adulto durante l' inverno. 

Per combattere i parassiti di queste ultime specie si dovreb- 
bero raccogliere larve adulte fissate e pupe in estate e praticare 
per esse quanto si è detto per la Thalpochares. In inverno in- 
vece esse si dovrebbero raccogliere e distruggere tutte, perchè 
in tale stagione è eccezionale trovarne qualcuna sana come si è 
osservato a Portici, mentre tutte le altre contengono larve e pupe 
di ]3arassiti. 



— 353 — 

Questi sembra a noi siano i consigli che per ora si potreb- 
bero dare per trarre partito dai nemici naturali per combattere 
la Cocciniglia del fico. Gli studi biologici che noi continueremo 
ci diranno in seguito come debbono esser corretti e quali altri 
si possono aggiungere. 

I consigli dati sono o)-a attuabili ? Diciamo senz' altro che no, 
poiché gii agricoltori nostri presentemente hanno nella generalità, 
una istruzione tale che non ci pare capace di mettere in pratica 
metodi che richiedono conoscenze che son lungi dall'avere. Non per 
questo però 1' entomologo deve tacere intorno a ciò che è o sem- 
bra possibile. Si riconosce che per ora tali consigli potranno i-i- 
manere teorici, ma fiduciosi che non ci sieno barriere al pro- 
gresso, dobbiamo sperare che col necessario benessere materiale, 
a cui le classi agricole ora ragionevolmente aspirano e giun- 
geranno, r istruzione agraria si diffonderà pure e la coltura do- 
vendosi molto intensificare ogni circondario almeno avrà a poco 
a poco la sua stazione agraria col personale necessario che pei-- 
suaderà 1' agricoltore a seguire, quando è possibile e conveniente, 
metodi razionali. 

Metodo (li lotta artificiale per combattere 
la Cocciniglia del fico. 

Colla possibilità di applicare metodi naturali di lotta noi non 
escludiamo quelli artificiali, anzi, quando possono dare un buon 
risultato li raccomandiamo sempre, come facciamo ora perii Ce- 
roplastes. 

Un buon metodo per combattere la Cocciniglia in parola, 
specialmente nelle regioni in cui gli alberi sono tenuti molto 
bassi, è certamente quello d' invenzione più primitiva e che con- 
siste nello staccare le Cocciniglie dai rami con la mano protetta 
da un guanto di cuoio o in mancanza di questo, da un pezzo di 
tela forte. Tale operazione si deve praticare in inverno, dopo la 
potatura. 

In alcune regioni si suole praticare anche la sfogliatura degli 
alberi prima che le larve dalle foglie passino ai rami. Anche que- 
sta operazione serve a liberare la pianta infetta da un buon nu- 
mero di Cocciniglie, ma presenta T inconveniente, se fatta troppo 
presto, di fare avere una scarsa produzione l'anno seguente e poi, 

23 



— 354 — 

siccome si dovrebbe sempre fare la stropicciatura ai rami, se non 
si vuol conservare le foglie per ottenere i parassiti, è meglio non 
eseguire la sfogliatura. 

Contro le larve neonate sono certamente efficaci le soluzioni 
saponose all' olio di catrame e le emulsioni di petrolio alla dose 
di 1-2 7o? 131^ l'ioi raccomandiamo agli agricoltori di sperimen- 
tare sopratutto una miscela solfo calcica, molto raccomandata in 
Nord-America per gli ottimi risultati che ha dato contro molte 
Cocciniglie e specialmenie contro 1' Aspidiotus perniciosus. 

« Per preparare 100 litri di tale miscela, secondo il Marlatt, 
occorrono Kg. 3, 6 di calce viva, Kg. 3 di fiori o farina di zolfo 
di buona qualità e 100 litri di acqua. 

Questa miscela si prepara in locale aperto e non chiuso, a 
causa dei vapori che si sviluppano durante la preparazione, nel 
modo seguente : 

Si versa in un recipiente di ferro o di terra cotta della 
capacità di 40 litri, un terzo circa dei 100 litri di acqua e si ri- 
scalda. Indi vi si pongono a sciogliere i Kg. 3, 6 di calce viva 
in pieti;a e di buona qualità. In altro recipiente si impastano bene 
e con poca acqua i Kg. 3 di solfo, che si aggiungono alla calce 
preparata come si è anzidetto e il tutto, rimescolando, si fa bollire 
per circa un' ora, poi si versa nel rimanente dell' acqua fredda, 
che si può tenere in una botte, agitando continuamente affinchè 
diventi una massa omogenea e si adopera subito con le solite 
pompe da peronospora o con un pennello da imbianchino nelle 
parti basse degli alberi. 

Nel versare la miscela nella pompa bisogna farla passare per 
un colatoio di ferro e la pompa stessa deve essere munita di un 
agitatore per mescolare bene la miscela. Questa si deve applicare 
nella stagione invernale e in qualunque modo sempre dopo la 
caduta delle foglie e prima che spuntino le gemme, sempre se- 
condo il Marlatt. 

La miscela uccide le Cocciniglie non solo per 1' azione cau- 
stica diretta, ma sembra anche a cagione dello strato solfo-cal- 
cico, che resta sugli alberi in evidenza fino a metà estate o più 
tardi, e che può uccidere o prevenire il fissarsi dei giovani indi- 
vidui, che potessero nascere da Cocciniglie scampate all' azione 
della miscela in inverno. 

Nei casi di grande infezione sarebbe bene di fare due irro- 
razioni una dopo la caduta delle foglie ed una in primavera prima 



— 355 — 

che spuntino le gemme; quando se ne vuol fare una sola è da 
raccomandarsi la seconda. 

Ad evitare guasti nelle pompe bisogna lavarle bene subito 
dopo usate. 

Dipendendo la maggiore o minore efficacia della miscela 
dal modo come essa viene preparata, si l'accomanda di porre 
ogni cura nel prendere la calce e lo solfo di buona qualità e di 
far bollire bene, per il tempo indicato, la miscela parziale di calce 
e solfo, che si dovrà allungare col restante dell'acqua ». 

Come si vede il Marlatt (e con lui altri entomologi americani) 
raccomanda di usare tale miscela nel periodo, in cui la pianta 
non ha foglie nò gemme, però il Trabut l'ha consigliata e fatta 
usare in Algeria anche dal giugno al settembre, sugli agrumi, ot- 
tenendone buon risultato nel combattere la Pm^latoria zizypM 
Lue, il Lecaniuni hesperidum Burnì, e il L. oleae Bern. 

A Portici si fece nel settembre del 1907 un esperimento con mi- 
scela cosi preparata e si ottenne buon risultato non solo contro le 
larve neonate del Ceroplastes, ma anche contro quelle fissate da al- 
cuni giorni e la pianta non ne risentì alcun danno. Però dovendosi 
fare le irrorazioni contro le larve della 1" generazione (maggio-giu- 
gno) come è meglio consigliabile, si raccomanda agli agricoltori di 
provare su uno o pochi alberi la miscela contenente la quantità 
dì calce e zolfo indicata e nel caso che le piante avessero da ri- 
sentirne qualche danno ridurre gradatamente la quantità della 
calce e dello zolfo per vedere quale è la massima sopporta- 
bile dalle parti verdi della pianta e nociva alle larvette di Ce- 
rop tastes. 

Noi faremo in proposito esperimenti quest' anno a Portici e 
ne riferiremo i risultati agli agricoltori in uno speciale Bollettino 
di questa R. Scuola Superiore di Agricoltura. 



INDICE 



La Cocciniglia del fico. Cenni storiti 

Gen. Cerojìlastes ........ 

Ceroplafites nisci ....... 

Descrizione del Ceroplastes rusci nei suoi var 
stati-Uovo ....... 

Larva I. (Larva neonata) 

( " a 2 giorni dalla nascita) 
Larva II. .... 

Larva III. .... 

Ultima larva maschile-Scudo 

Larva. 

Pupa. ..... 

Maschio adulto 
Larva femminile corrispondente all' ultima 
maschile- Scudo ..... 

Femmina immatura. .... 

n adulta prima di depoi're le uova 

» » Scudo 

n n dopo la deposizione delle 

uova 
Composizione chimica dello scudo delle fem 
mine di CeropUiste.s .... 

Distribuzione geografica della Cocciniglia del fico 

Piante nutrici ........ 

Note biografiche - Deposizione delle uova 

Numero delle uova deposte 

Nascita delle larve 

Larve ...... 

Maschi ...... 

Femmina immatura ... 
» adulta .... 

Località e alberi prediletti dalla Coc 
ciniglia del fico. 



pag, 



297 

299 



301 

n 

302 
303 

305 
306 
308 



311 
313 
315 



316 

'> 
318 

n 

319 
320 

)) 

322 



— 357 — 



Danni causati dalla Cocciniglia del fico. 
Cause naturali che limitano lo sviluppo della Coccini- 
glia del fico 

Cause fisiche .... 

Vento 

Piog'8"ia 

Cause biologiche . 

" " animali 

Coleotteri pi-edatori 

Lepidottero predatore . 

Neurottero predatore 

Iinenottero predatore 



Scutellista cyanea 



Cenni storici. 

Descrizione della Scutellista nei 

vari stati — Uovo 
Larva larva I) . . 

" (larva adulta) . 
Pi^ipa ..... 
Adulto (femmina-maschio) . 
Distribuzione geografica 
Specie attaccate dalla Scutellista 



Note biog'ratìche. 



Adulto 

Costumi dell'adulto 
Nutrimento dell'adulto . 
Accoppiamento 
Deposizione delle uova 
Uovo ..... 
Larva ..... 
Nutrimento della larva. 
Aspetto della vittima che ha la 

parassita 

Pupa . . . . 

Tempo impiegato nello sviluppo 

Generazioni .... 

Percentuale .... 

Cause nemiche 

Riepilogo .... 



larva 



pag. 


322 


n 


323 


n 


ri 


n 


324 



325 
326 



326 
327 

328 

n 

329 

ìì 
330 

» 
331 

» 

« 
332 
333 

334 

335 

336 

rt 

337 

n 

339 

» 
341 



— 358 - 



Parassiti della SciiteUisto. .... 
Tetrastichus sp. Feminina. 

Maschio .... 
Larva matura . 

Pupa 

Note biografiche 
EnptlmHS iirozonus^ Adulto 

Nutrimento della larva paras 

sita. .... 
Percentuale 
Parassiti eudot'agi del Ceroplastes rusci. 
Cocco2ìhagu,s flovoscutellum. 

Adulto .... 
Aspetto della larva di (ero 
'plastes parassitizzata . 
^ Percentuale 

('erapterocerus corniger 

Femmina 
Adulto 
Corny s alhitarsls. 

Adulto 
Femmina 
Tetrastichus sp. Femmina 

Maschio 
Tetrastichus sp. Femmina 

Maschio 
Tetrastichus sp. Femmina 
Maschio 

Attività dei parassiti nel L-ombattere la Cocciniulia dt 
ileo e conseguenze che se ne potrebbero trarre pei 
una lotta naturale contro detta Cocciniglia 
Metodo di lotta artificiale per combattere la Coccini 
alia del fico ........ 



pag. 342 

1) » 
343 

n )) 

» ') 

)i " 

» 344 



315 



346 



317 
348 
349 

rt 

350 



353 



F. SILVESTRI 



MATERIALI 

PER LO STUDIO 

DEI 

T I S A N U R I 



VITI (') 
Nuove specie di Lepisnia dell'Africa settentrionale. 

Lepisma demissa sp, n. 

9 Color (in nloool) sa])ra subcastaneus, tergito decimo nigre- 
scente, in vita forsan totus nigrescens , ventre, antennis cer- 
ei sque teri'cis. 

Corpus (Fig. 1,1 ) lateribus snbparallelis antice vix et postice 
parum angustatum, squamis majoribus {i, 100-120 X 65-78 radiis 
pluribus (Fig. I, 9) instructis 

Caput (Fig I, 2) 74 latius quam longius, antice rotundatum, 
in margine antico frontis, in clypeo et in labro setis nonnullis 
longis robustis arcuatis et in raandibiilarum stipite setis pluribus 
auctum, in fronte parum longe a margine antico interno oculorum 
utrinique seta perlonga, rubusta, aliquantum arcuata retrorsum 
directa, pronotum attingente, instructum. 

Antennae breves, in exemplis typicis quam corporis longi- 
tude magis quam duplo brevioi'es, articulo primo parum longiore 
quam latiore, articulo secundo quam primus magis quam duplo 
breviore, articulo tertio supra, magis ad marginem externum quam 
ad internum, sensi Ilo uniseto brevi et subtus sensillo altero in- 
structo, articLilis 4-6 supra ad a])icem sensillo uniseto externo et 



f) Le note I-V furono jiubblicate nel « Bollettino della Società entomo- 
log-ica Italiana" Aimo XXXIII, |>p 2()4-'2<t^) e la VI e VII nel « Redia» Voi. II, 
pp. Ill- 20, Tay. XI-XII. 



— 360 — 

altero interno, articulis ceteris a septimo in articulinis divìsis et 
in articulino ultimo sensillo apicali externo et altero interno auc- 




Fig. I. 
Lrplsma dem/ssa: 1, t'orporis circunilitio; 2, caput et prenoti pars antica supra inspecta; 3, pai- 
pus luaxillaris; 4, palpus labialis; 5, luetasterni pars mediana: (>, pes paris tertii; 7, corporis pars 
postrema cum cercorum parte I)asali; 8. foeminae urosterna 7-9; 9, squama tlorsalis; 10, maris 
urosternum nonuni. 



tis, articulis omnibus setis parum brevibus, j^at robustis, nec 
non, circa a decimo, sensillis rhabdosetis brevibus auctis. 

Palpi raaxillares (Fig. I, 3 ) breves, crassiusculi, articulo ul- 
timo quam penultimus paullulum longiore ad apicem sensillo sub- 
cylindrico in apice bifurcato aucto. 

Palpi labiales (Fig. I, 4 ) breves, articulo penultimo apice lato, 
articulo ultimo lato, sat depresso, '/g latiore quam longiore, in 
parte apicali supera sensillis 5 aucto. 

Thorax (Fig. I, 1 ) quam abdomen 7r, brevior et haud latior, 
tergitis in mai-gine laterali setis brevibus numerosis et setis tri- 
bus longis robustis extrorsum directis instructis, supra ad margi- 
nem posticum tantum setis duabus brevibus sublateralibus auctis. 



Metasterni pars mediana ( Fig, I, 5 ) fere Vr, ^^ basiin latior 
quam longior, lateribus sat arciiatis, postice sat rotunclata et setis 
nonnullis longis et brevibus aucta. 

Pedes breves, paris tertii (Fig. I, 6) coxa parum magis quam 
7;j longiore quam latiore, serie setarum longarum externarum in- 
structa, femore ^/^ longiore quam latiore, infra ad apicem setis 
tribus sat longis robustis, externe ad apicem setis duabus robu- 
stis, parum arcuatis, tibia parum magis quam '/a longiore quam 
latiore, setis ut Fig. I, 6 demonstrat instructa, tarso quam tibia 
parum longiore, triarticulato. 

Abdomen (Fig. I, 1) partem posticam versus paullulum angu- 
statum, in tergitis setis longis dorsalibus 2 -\-2 et 2 -|- 2 latera- 
li bus instructum. Tergitum decimum (Fig- 1, 7) sat breve, trapezoi- 
deum, fere duplo ad basini latins quam longius, in margine 
postico vix sinuatum, et utrimque setis duabus longis robustis 
instructum, marginibus lateralibus setis nonnullis longis, robustis, 
auctis. 

Urosterna (Fig. I, 8) in parte postica sublaterali setis duabus, 
in parte mediana setis 4-5 instructa. 

Stilorum par unum in segmento nono adest. Subcoxae IX 
(Fig. I, 8) processu laterali interno, sat lato, triangulari, acuto, 
quam stilus aliquantum breviore, processu laterali externo bre- 
vissimo, acuto. 

Stilus (Fig. I, 8) sat brevis, subcoxae processi interni apicem 
minus quam duplo longior. 

Ovopositor (Fig. I, 8) brevis, sat tenuis, subcoxarum IX pro- 
cessi interni basini attingentes. 

Cerci laterales quam corporis longitudo niagis quam Va bre- 
viores, sat attenuati, cercus median us in exemplo typico (forsan 
haud integer) cercos laterales longitudine aequans. 

Long. corp. mm. 3, 8; lat. thoracis 0,80, long, antenn. 1,40, 
long, palpi maxillaris 0,40, pedum paris tertii 1,70, cercorum 
lateralium 1,10. 

cf Penis brevissimus; appendices genitales (Fig. I, 10) crassiu- 
sculae, apicem processi interni subcoxarum fere attingente-^. 

Habitat. Exempla descripta (9 et cT) Prof. F. Meinert ad Bona 
(Algeria) legit. 

Observatio. Species haec stilorum pare uno, magnitudine et 
corporis forma a Lepisiua Ijicasii Grassi bene distinctn. 



— 362 — 



Lepisma Santschii sp, ii 

cf Corpus (in alcool) supra cinerascens subtus flavescens 
thorace quam abdomen multo latiore. 

Squamae majores jji c. 90 X 60, forma consueta, radiis nu- 
merosis. 

Antennae in exemplo typico maxima pro parte abruptae, arti- 
culo primo fere '/a longiore quam latiore, articulo secuiido quain 
primus duplo breviore, articulis ceteris sensillis consuetis tribus 
unisetis et setis nunnullis sat brevibus robustis instructis et a 
septimo in articulinis gradatim longioribus divisis. 

Palpi maxillares (Fig. II, 2) crassiusculi, apice articuli ultimi 
quam basi parum magis attenuato. 

Palpi labiales (Fig. II, 3) articulo ultimo lato, parum latiore 
quam longiore. 

Thorax (Fig. II, 1) quam abdomen parum brevior et multo la- 
tior, ad tergitorum marginem posticum setis destitutus. 

Metasterni pars mediana (Fig. II, 5) subcorditbrmis, parum ad 
basim latior quam longior, in apice late rotundata et ante apicem 
setarum pectinibus duobus instructa. 

Pedes sat attenuati, paris tertii vide Fig. II, 6. 

Abdomen partem posticam versus gradatim parum angusta - 
tum, ad tergitorum marginem posticum setis dorsalibus (Fig. II, 4) 
2+2, robustis, brevibus, quam tergiti longitudo quadruplo brevi- 
oribus, in apice incisis, seta laterali supera et seta laterali infera 
instructum. 

Tergitum decimum (Fig. II, 7) latum, parum ad basim latius 
quam longius, partem posticam versus gradatim paullulum angu- 
statum, in margine postico aliquantum sinuatum. 

Urosterna 3-8 ad marginem posticum setarum pectine me- 
diano et pectine laterali multo minore instructa. 

Urosternum septimum (Fig. II, 8) in margine postico subrectum, 
angulis rotundatis. 

Urosternum octavum (Fig. II, 8) in margine postico parum si- 
nuatum angulis ad latus internum stili paullulum producto, stilis 
sat longis. 

Subcoxae segmenti noni (Fig. II, 8) parte apicali intei'na trian- 
gulari quam stilus duplo breviore, parte apicali externa trian- 
gular! acuta quam interna duplo breviore. 



- 363 — 

Penis brevis, crassus; paramera (Fig. II, 8) parva. 

Cei-ci in exemplo typico maxima pro parte abrupti, sat atte- 
nuati. 

Long-, corp. mm. 6; lat. thoracis 2,3; long, antennarum et 
eercorum... •?, palpi maxillaris 1,05, pedum paris tertii 3, 4. 




Fig. II. 
Lppisma Scmtschi: \, corporis circuiiilitio; 2, jialpus maxillaris: 3, iial- 
Ijus labialis; 4, seta postica dorsalis; .5, iiietasterni pars mediana: li, pes 
paris tertii: 7, uroters'itiim decimuiii euiii eerconiiii liasi. 



Habitat. In nidis Hamitennes ad Kairouam (Tunisia) Dr 
Santschi legit. 

Observatio. Species haec thoracis latitudine ad Lepismae la- 
toi]io)-acicae Gr. et Rov. proxima, sed cum mihi species nomi- 
nata ignota sit, caracteres ditterentiales indicare nequeo. 



— 364 — 



Lepisma Sörenseni sp. n. 

cT Ochroleuca corpore antice vix angustato, rotundato, ab- 
domine gradatim magis attenuato, quam thorax minus lato et ab 
eodem propter hoc bene distincto. 

Antennae reversae in exemplo typico thoracem superantes, 
gradatim attenuatae, sensillis unisetis et sensillis pluriradiatis, 
huic sectioni Lepismae consuetis, instructae. 




Fig. III. 
Lepisma Sörenseni: 1, corporis ciriMiuilitio; 2, iialpus iiiaxillaris; 3, palpus labialis 
praetor basim; 4, pes paris tertii; 5, tibia paris tertii: (>, nietasteriii pars mediana; 
7, urotersituni deeiinuin cum cercorum basi: S. cercus lateralis; i), urosteriiiim septi- 
mum; 10, urostermini oetaviim; II, tuostcrmim iioiuim. 



• Palpi maxillares (Fig. Ill, 2) basi crassa, apice tenui, articulo 
secundo quam tertius parum breviore. 

Pal])i labiales (Fig, III, 3) articulo ultimo quam penultimus vix 
longiore, parum dilatato, parum longiore quam latiore. 



— 365 — 

Thorax (Fig. Ill, 1) quam abdomen minus quam duplo brevior, 
aliquantum latior, in tergitorum margine postico setis destitutus, 
in lateribus setis consuetis. 

Metasterni pars mediana (Fig III, 6) magna, 7: ad basira latioi- 
quam longior, postice latissime rotundata et utrimque area sat 
lata setosa aucta. 

Pedes sat longi et crassi, paris tertii (Fig. III, 4) tibia (Fig. III, 5) 
magis quam Vs longiore quam latiore lateribus subparalleli s, in 
parte infera interna, ab apice sat longe, seta longa robustiore, in 
apice setis nonnuUis brevibus robustis praeter spinam apicalem 
armata, tarso quam tibia paullulum longiore, praetarsi unguibus 
brevibus quam tarsi articulus ultimus magis quam duplo brevio- 
ribus. 

Abdomen: tergita setis dorsalibus longis robustis 3 + 3 et 
setis tribus lateralibus inferis sat longis robustioribus. Tergitum 
decimum (Fig. III, 7) fere aeque latum ad basim atque longum, par- 
tem posticam versus gradatim angustatum, postice parum sinua- 
tum, in angulo postico seta longa et ad huius latus internum seta 
sat longa auctum. 

Urosterna setarum longarum, sat robustarum, pectine mediano 
sat lato et pectine laterali instructa. Urosternum sei)timum 
(Fig. Ili, 9) postice arcuatim sinuatum et utrimque acute et sat lon- 
ge productum. 

Urosternum octavum (Fig. Ili, 10) postice sinuatum utrimque ad 
latus intei'num stili triangulai'iter aliquantum productum, ad latus 
externum stili in processum triangulärem et acutum, quam stilus 
magis quam Ya breviorem, productum. 

Stili in urosternis 8" et 9" sat longi. 

Subcoxae segmenti 9' (Fig. Ili, 11) processu interno sat longo 
triangulari quam stilus duplo breviore, processu externo quam 
internus vix breviore. Cerci in exemplo typico partim abrupti, la- 
terales (Fig. Ill, 8) quam tergiti decimi apicem aliquantum longiores, 
gradatim attenuati. 

Long. corp. mm. 7, lat. thoracis 2, long, antennarum 3,5, 
palpi maxillaris 1,18, pedum paris tertii 4,1. 

Habitat. Exemplum descriptum ad « El Ataish » (Mauritania) 
Sörensen legit. (Mus. Copenhagen) 

Observatio. Species haec corporis forma et urosterni septimi 
Lepisma crassipes Esch. proxima, sed maris tibiae forma et me- 
tasterni partis medianae distinguenda mihi videtur. 



366 - 



IX. 



Nuovi generi e specie di Lepismidae 

mirmecofili e termitofili 

Gen. Heterolepidella nov. 



9 Corpus ovale, bene convexum, squamis et setis instructum. 
Squamae longiores quam latiores, racliis paucis, postice spatio 
majore vel minore liberis instructae. 

Caput squamis destitutum setis numerosis auctum. 
Antennae (Fig. IV) breves , articulis omnibus integ-ris , arti- 
culo tertio sensillis e. 21 , quorum 17 infera et infera-lateralia, 

4 supera-lateralia sunt, articulo quarto 
sensillis duobus inferis et duobus su- 
peris , articulo quinto sensillis tribus, 
articulis ceteris sensillis duobus, ar- 
ticulo ultimo sensillo lyriformi brevi. 
Mandibulae (Fig. V, 1-2) apice 
subtriangulari, dentibus tribus inae- 
qualibus acutis et lamina molari den- 
tibus parvis marginalibus instructa, 
nec non dentibus 1-3 parvis internis 
instructae. 

Maxillae (Fig. V, 3) lobo externo 
sensillis duobus brevissimis subcylin- 
draceis terminato, lobo interno vide 
Fig. V, 3. Palpus brevis , 5 - articu- 
latus, articulo ultimo (Fig. V, 4) quam 
praecedens minus lato , subcylindra- 
ceo, in apice sensillis brevissimis tri- 
bus instructo. 

Labium (Fig. V, 5) palpo sat lon- 
go, articulo ultimo (Fig. V, 6) subo- 
vali in apice aliquantum attenuato et sensillis 6 brevissimis aneto. 
Thorax cum abdomine gradatim coniunctus , ad marginem 
posticum tergitorum (Fig. V, 8) setarum serie subtilium instructum. 
Pedes sat longi, paris tertii (Fig. V, 7) tarso 4-articulato, quam 
tibia vix longiore, praetarso (Fig. VI) unguibus lateralibus parte 




Fig. IV. 

Heterolepidella termitobia: 1, aiiten 
na dextra supra et parum interne in. 
specta; 2, antenna sinistra subtiis in- 
specta. 



— 367 — 

interna, praeter partem apicalem, in processibus 5 dentiformibus 
producta, constituto, lingue mediano nullo. 




Fig. V. 

Helei-otepidelki termitohin: 1, inaudibulii dextora; 2, niaiulibula laevis subtus iii- 
specta; 3, maxilla; 4, palpi maxillari artic-ulus ultimus; 5, labium; 6, palpi labialis 
artieulus ultimus; 7, pes paria tertii; 8, pronotum; 9, urotergitum decimum cum cer- 
cis; 10, cercus lateralis. 

Uroteigitum decimum (Fig. V, 6) parvum. 
iStili in segmentis 7-9 sistentes. 




I 2 3 

Fig. VI. 

Meter olepidalla lermilobia: 1, praetarsi unguis alter lateralis; 2, tarsi 
apex et praetarsus lateraliter inspecti; 3, idem, infra inspecti. 

Cercus medianus (Fig. V, 6) brevis, cerei laterales (Fig. V, 6 
et 10) breviores, sensillis pluribus instructi. 



- 368 



Specie typica: GrassieUa tennitohia Silv. {Atelura termitohia 
Escher. Zoologica XLIII, p. 129). 

Grassi ella synoeketa Silv. etiam buie generi pertinet. 

Observatio. Genus hoc inter coetera Ate- 
liirae affinia, antennarum sensillorum numero 
et praetarsi forma praesertim distinctissimum. 

Gen. Petalonychia iiov. 



9 Corpus ovale, bene convexum, squamis 
et setis instructum. 

Squamae (Fig. Vili, 3-4) pluriracliatae, par- 
tim radiis postice spatio magno liberis , partim 
radiis postice baud vel vix liberis. 
Caput setis pluribus instructum. 
Antennae (Fig. VII et Vili, 1) breves, gra- 
datim parum attenuatae , articulis omnibus in- 
tegris, articulo tertio sensillis 7 instructo, quo- 
rum 6 infera et infera lateralia sunt, articulis 
ceteris sensillis duobus, articulo ultimo sensillo 
ly ri formi. 

Maxillae palpo sat brevi 5-articulato , ar- 
ticulo ultimo attenuato. 

Palpi labiales elongati , articulo ultimo 
subovali , in apice attenuato. 

Thorax cum abdomine gradatim coniun- 
ctus. 

Pedes sat breves crassiusculi, paris tertii 
(Fig. Vili, 2) tarso 4-articulato, quam tibia paul- 
lulum breviore , praetarso (Fig. IX) unguibus 
lateralibus sat brevibus et ad basim internam 
lamina lata triangulari quam iidem ungues lon- 
giore, nec non ungue mediano sat parvo com- 
posito. 

Urotergitum decimum parvum. 
Stili in segmentis 7-9 sistentes. 
Vesiculae? 

Ovopositor brevis, crassus. 
Cerci breviores, conici. 






Fig. VII. 

Petaloiiychia Kn/i li: nn 
tenna dextera supra in 
specta. 



— 360 — 

Species typica : Atelura Kohli Escherich (Zool. Anz. XXX, 
p. 740). 




Fig. VIII. 
Petalonycliia Kolili: 1, antennae dexterae pars basalis ab articulo sc- 
cundo siibtus inspecta; 2, pes paris tertii; 3-*, squamae dorsales. 



Observatio. Genus hoc ad genus Platystilea Esch. proximum, 

sed abdominis parte postica forma 
praesertim et palpi labialis et prae- 
tarsi distinctissimum. 

Gen. Atopatelura nov. 

Corpus ateluriforme , antice 
parum, postice aliquantum angu- 
statum, squamis et setis, in tergito 
singulo setarum serie subpostica, 
instructum. 

Antennae (Fig. X, 2 et XII) ab 
articulo octavo articulis in articu- 
linis divisis, articulo tertio sensillis 
unisetis 10, quorum 9 infera et 1 
laterale sunt, articulis ceteris infra 
sensillis duobus. 
Mandibulae (Fig. X, 3-4) dentibus 4-5 inaequalibus et mola sat 




Fig. IX. 

Petalonycliia hohli: tarsi apex et prae- 
tarsus, A unguis lateralis, S lamina, C un 
guis medianus. 



magna instructae. 



k 



— 370 - 



Maxillae (Fig. X, 5) lobo externo seiisillo cylindj'aceo termi- 




Fig. X. 
Alopali'lnra f/ircifera : 1, corpus; 2, pars basali» anti-iinae (lextcrae ab articiilo tertio . "j 
subtus iuspetta; 3 et 4, iiiandibulae; 5, inaxilla; 6, i)alpus labialis; 7, pes paris tertii; 
8, paris tertii tibiae apex; 9. iirotergitum deeinium cum ccrcis; 10, urosternum tertium; 
11, urosterna d-9 cum ovopositore; 12, squama dorsalis. 

nato, lobo interno in apice bipartito, parte altera quam altera parum 

breviore, acuta , simpli- 
ci , altera dentibus qua- 
tuor maioribus et serie 
dentium minorum arma- 
ta, palpo 5-articulato. 

Labium lobo exter- 
no quam internus parum 
longiore, palpi articulo 
ultimo (Fig. X, 6) lon- 
giore quam latiore. 

Thorax cum abdo- 
mine gradatim coniunc- 
tus est. 

Pedes tibia (Fig. X, 

8) in parte apicali infera 

et externa, praeter spi 

„. ^^ nam consuetara apica- 

Fig. XI. ^ 

Atopateho-a fiorifera: tarsi apex et praetarsus; A unguis lem , SCtiS robUStis bre- 

lateralis, B processus triangularis unguis lateralis basis, ., /. i i • /> 

r nngruis mertianus. VlbUS, profundc bllUrCa- 

tis armata , tarso 4-articuiato, preatarso ( Fig. XI ) unguibus 




— 37d 



duobus lateralibus, ungue mediano simplici quam laterales breviore 
et ad basìm unguium lateralium processu parvo, brevi, triangulari 
constituto. 

Stili in segmentis 3-9 sistentes. 

Stili urosterni tertii (Fig. X, 10) mediani sunt. 

Vesiculae in segmentis 6-7. 

Ovopositor crassiusculus. 

Cerci laterales breviores; cercus medianus brevis. 

Observatio. Grenus hoc tibiae armatura et stilorum segmenti 
tertii positione ab Atelura bene distinctum. 

Ätopatelura furcifera sp. n. 

9 Corpus (Fig. X, 1) supra subochi-aceum subtus capite et 
ji^ thorace praeter pedum tibias et tarsos stram i- 

-Xi neis, abdomine sobochraceo, squamis et setis in- 

structum, antice parum angustato-rotundatum, po- 
stice aliquantum angustatum. 

Squamae (Fig. X, 12) parvae, parum longiores 
quam latiores, pluriradiatae, (majores [x 65 X 52). 

Caput setis sat numeroris et sat longis in- 
structum, squami« nuli is. 

Antennae (Fig. XII) quam corporis longitudo 
parum magis quam duplo breviores, apicem ver- 
sus gradatim attenuatae, 20-articulatae, articulis 
1-7 integris, ceteris ab octavo in articulinis gra- 
datim magis distinctis et longioribus divisis, setis 
numerosis longis praeter sen siila instructis, arti- 
culo ultimo articulini secundi articuli praecedentis 
longitudine acquante , sensillo lyriformi apicali 
aucto. 

Palpi maxillares (Fig. X, 5) sat longi, crassiu- 
sculi, setosi, articulo ultimo quam penultimus '/;j 
longiore. 

Palpi labiales ( Fig. X, 6 ) articulo ultimo 
longo, 7:3 longiore quam latiore in apice haud 
latiore, quam articulus penultimus paullulum ma- 
gis quam duplo longiore. 

Thorax quam abdomen parum brevier et cum 
ipso abdomine gradatim coniunctus est, in tergitis, praeter squa- 
mas et setas numerosas, serie setarum subposticarum longarum, 



\.i 



Fig. XIl. 

Atiqiatelura furci- 
fera: antenna sini 
stra supra inspecta 



— 372 — 

SLibtilium, margiiieni ])osticuui eiusdem segmenti spatio sat ma 
gno superantium instructum. 

Pedes sat longi, pans tertii vide Fig. X, 7. 

Abdomen partem posticam versus gradatim aliquantum angu- 
statum. Tergita 1-9 in parte subpostica serie setarum longarum 
subtilium, sed in apice bifidarum, marginem posticum segmenti 
ejusdem spatio magno superantium et setis brevissimis singulis 
inter setas longas nee non seta longa, robusta, laterali postica 
instructa. 

Tergitum decimum (Fig. X, 9) sat longum, paullulum ad basini 
latius quam longius, partem posticam versus parum angustatum, 
in margine postico triangulariter et profunde incisum, seta lon 
giore angulari postica et setis nonnullis lo)igis in superfìcie cetera 
auctum. 

Urosterna 1-2 simplicia, setis tantum nonnullis brevibus late- 
ralibus instructa. 

Urosternum tertium (Fig. X, 10) stilis duobus medianis sat bre- 
vibus, quintuplo longioribus quam latioribus et setis sat numerosis 
instructis auctum. 

Urosterna 4-9 stilis, C-7 vesiculis etiam instructa, in margine 
postico setis nonnullis aucta. 

Urosterni octavi (Fig. X, 11) pars mediana sat magna, trian- 
gularis. 

Stili segmenti quarti quintuplo longiores quam latiores, seg- 
mentorum 5-7 stilos segmenti quarti longitudine subaequantes, seg- 
menti 8* quam septimi paullulum longiores, segmenti noni quam 
octavi magis quam Vg longiores. 

Ovopositor (Fig. X, 11) elongatus, crassiusculus, parum distincte 
pseudoarticulatus quam stili segmenti noni paullulum longior. 

Cercus medianus (Fig. X, 9) sat longus, quam corporis lon- 
gitude minus quam duplo brevior, gradatim attenuatus, setosus 
et quam cerei laterales parum magis quam duplo longior; cerei 
laterales breves , basi crassiuscula apice attenuato et extrorsum 
aliquantum vergente. 

Long. corp. mm. 5,5; lat. thoracis 2,1; long, antennarura 2,5; 
long, palpi maxillaris 0,84; long, pedum paris tertii 3,35; long, 
cerei mediani 1,30, cercorum lateralium 0,52. 



— 873 — 

Habitat. In nidis Myrmecaria eumenoides ad Stanleyville 
(Congo) exempla duo 9 P- H. Kohl legit. (1). 

Gen. Pseudatelura nov. 

Corpus (Fig. XIII, 1) elongato-ovale, squamis et setis numerosi« 
subtilibus instructum. 

Antennae (Fig. XIII , 2-3) ab articulo 7" articulis in arti- 
culinis divisis, articulo tertio sensillis unisetis 6, quorum .5 intera 
et 1 laterale sunt, articulis 4-6 sensillis duobus inferis , articulis 
ceteris sensillis duobus inferis in articulino ultimo instructis. 

Mandibulae (Fig. XIII , 4-5) dente externo indistincte diviso, 
dente altero ab externo sinu magno remoto et mola parva instructae. 

Maxillae primi paris (Fig. XIII, 6) lobo externo laminari sim- 
plici, lobo interno in apice bipartito, parte altera acuta simplici, 
altera dentibus ut Fig. XIII, 6 demonstrat armata, palpo (Fig. XIII, 7) 
brevi, 5-articulato, articulo ultimo in apice subconico. 

Labium forma consueta, palpi articulo ultimo (Fig. XIII, 8) 
subovali. 

Thorax ab abdomine haud abrupte distinctus. 

Pedum tarsus 4-articulatus, praetarsus unguibus duobus late- 
ralibus et ungue mediano quam laterales breviore et ad basin in 
processum parvum acutum producto. 

Urosterna segmentorum 2-7 vesiculis, segmentorum 7-9 stilis 
instructa. 

Urotergitum decimum breve. 

Cerci breves. 

Observatio. Genus hoc vesicularum numero et mandibularum 
forma ab Ateliira praesertim distinctum est. 

Pseudatelura trichophila sp. n. 

(f (immaturus). Corpus (Fig. XIII, 1) cremeura, squamis et setis 
luimerosis auctum , antice et postice aliquantum attenuatum la- 
teribus convexis, dorso sat convexo. 

Corporis squamae (Fig. XIII, 15-16) subrectangulares e. triplo 
longiores quam latiores, ([x 0,10X0,37), pluriradiatae. 



(1) Questa e le seunciiti six'cic iiiiriiiccotilc e tcniùtolilc mi l'uroiio in- 
viate iu studio dal Rev. E. Wasmann, che pubblicamente ringrazio. 



374 



Caput setis paucis brevibus instructum, squami s nullis. An- 
tennae (Fig. XIII, 2-3) in exemplo typico liaud integrae, quam cor- 
poris longitudo magis quam ti-iplo breviores, 11-articulatae, articulis 
a septimo in articulinis divisis, apicem versus parum attenuatae, 




WW/w/HUllMi/lilfl^VAÒ^ / 



Fig. XIII. 

Pseridatelura trichophila: 1, corporis circunilitio (in exemplo typico); 2, antenna dextera 
supra inspecta; 3, antennae dexterae pars basalis ab articnlo seeundo fnbtus inspeeta; 
45, niandibulae; 6, maxilla; 7, palpus maxillaris; 8, palpus labialis; 9, niesonotuni; 10, pes 
paris tertii; 11, tarsi apex et praetarsus; 18, urotergituni decininin cum cereis; 13, uroster- 
uuni ((uartuni (V. vesicula); 14, nrosterna 7-9; 15-10, sciuaniac dorsales. 



ai'ticulis inter sese parum distinctis, subcilindraceis, praeter sensilla 
setis brevibus et setis brevioribus instructae. 

Palpi maxillares (Fig. XIII, 7) breves, articulo ultimo attenuato 
quam articuli 3-4 simul sumpti parum brevioi'cs. 

Palpus labialis (Fig. XIII, 8) articulo ultimo subovali minus 
quam duplo loiigiore quam latiore et quam articulus praecedens 
fere duplo longiore. 

Thorax quam abdomen (in exemplo typico certe valde coii- 
tractum) parum brevior, in margine laterali setis nonnullis , in 
superfìcie dorsali (Fig, XIII, 9) setis numerosis sat brevibus, subti- 
libus, indistincte pluriseriatis et ad angulum posticum seta longa 
auctus. 



- 375 — 

Pedes sat longi, paris tertii (Fig. XIII, 10) tibia interne ad dimi- 
diam pai'tem et ad apicem setis spiniforraibus binis, in margine 
infero-apicali spin is sat bi'evibus quatuor, praeter spinam longara 
consuetam, armata, tarso quam tibia paullulum longiore, praetarsi 
unguibus lateralibus sat longis, sat arcuatis, ungue mediano quam 
laterales duplo breviore, tenuiore et ad basini infra in processum 
brevem acutum producto, 

Abdomen praeter squamas in tergi tis 1-9 setis numerosis sat 
brevibus subtilibus, setis serierum posticarum duarum marginem 
posticum tergiti singuli superantibus , instructum et in parte po- 
stica infero-laterali seta longa. 

Tergitum decimum (Fig. XIII, 12) breve, magis quam duplo 
ad basini latius quam longius, partem posticam versus angustatum, 
in margine postico quam ad basini magis quam duplo minus 
latum, vix sinuatum, seta angulari sat longa auctuni. 

Urosterna 2 7 (Fig. XIII, 14) postice in parte laterali late rotun- 
data, in parte submediana aliquantum sinuata et in parte mediana 
rotundatim paruni producta, in superficie mediana postica setis 3-5 
sat longis , in margine postico setis duabus submedianis longis, 
duabus sublatei'alibus sat longis et setis duabus intermediis, sat 
brevibus, instructa. 

Urosternum octavum (Fig. XIII, 14) ad stili latus internum 
rotundatim aliquantum productum et medium parum sinuatum. 

Stili urosternorum 7-8 (Fig. XIII, 14) breves, triplo longiores 
quam ad basini latiores; stili segmenti noni sat longi , crassi, 
magis quam triplo longiores quam ad basini latiores. 

Paramera (Fig. XIII, 14) brevia, crassa, subconica setis nonnullis 
aucta et quam stili segmenti noni magis quam triplo brevioi-a. 

Cerci breves, conici, setosi, laterales quam median us aliquan- 
tum brevi ores. 

Long. Corp. mm. 2,47, lat. thoracis 1,10; long, antennarum 0,78; 
long, palpi maxillaris 0,40 ; long, pedum paris tertii 1,60 ; long, 
cerei mediani 0,39, cercorum latei'alium 0,32. 

Habitat. Exemplum descriptum O'Neil in nido Tennci^ uni- 
dentaf/f.'^ ad Dunbrody (Africa australis) collectum fuit. 

Gen. Mesonychographis nov. 

9 Corpus elongatum - subovale squamis pluriradiatis multo 
bene vestitum etinm in capite, tliorace cum nbdomine gradatim 
coniuncto. 



- 376 — 

Antennae ab articulo decimo articulis in articulinis divisis, 
articulo tertio sensillis 10, quorum 8 infera et infera lateralia, 




Fig. XIV. 

Mesonyciioyrapiiis myrmecoplnla: 1, corporis circuiiilitio (in excMiiplo typioo); 2, iiiaii- 
dibula sinistra; 3, maxilla; 4, palpus labiali.s; 5, pes paris tertii; 6, corporis pars postreuiii 
cum cercorum parte in exeniplo typico sistcnte; 7, urosterna 4 9 cum ovopositore ; 8-9, 
squamae dorsales. 



duo supera lateralia sunt, articulis ceteris sensillis duobus inferis 
et infero lateralibus. 

Mandibulae (Fig. XIV, 2) dentibus inaequalibus 5 et mola sat 
magna instructae. 

Maxillae (Fig. XIV, 3) lobo externo sensillis duobus cylindraceis 
brevioribus in apice aucto , lobo interno parte apicali bipartita, 
parte altera externa in apice trifida acuta, altera dentibus quatuor 
maioribus bifidis et serie dentium minorum aucta, palpo crassiu- 
sculo, 5-articulato. 



377 



Palpus labialis (Fig-. XIV, 4) articiilo ultimo dilatato. 

Pedum tarsus 4-articula- 
tus, praetarsus (Fig. XV) un- 
g'uibus lateralibus simplicibus 
constitutus et ungue mediano 
quam laterales parum bre- 
viore ed in facie supera setis 
pluribus, peuicillum elouga- 
tum formaiitibus iiistructo. 

Urotergitum decimum sat 
longum. 

Stili in segmentis 4-9, 
vesiculae in segmentis 5-7 
sistentes. 

Ovopositor sat brevis et 




Fig. XV. 



Mesomichograpliis mi/rmecophiki: tarsi pars ajii- 
calis et praetarsus, A unguis lateralis, C unguis 
medianus. 



crassiusculus. 

Cerci laterales breviores. 
Observatio. Genus hoc praetarsi fabrica bene distinctum. 



Mesonychographis myrmecophila sp. n. 

9 Corpus supra fulvo-fuligineum subtus sub- 
ochraceum. 

Squamae (Fig. XIV, 8-9) aliquantum longiores 
quam latiores postice rotundatae, vel paullulum, 
aut non , longiores quam latiores subquadratae 
([X 4G-78 X 39-42). 

Caput squamis vestitum setis nonnullis in- 
structum. 

Antennae (Fig. XVI) quam corporis longitudo 
fere triplo breviores, gradatim parum attenuatae, 
19-articulatae , articulis 1-9 integris , ceteris a 
decimo in articulinis divisis, setis sat numei'osis, 
praeter sensilla, instructis. 

Palpi maxillares (Fig. XIV, 8) breves, ci-as- 
siusculi. 

Palpi labiales (Fig. XIV, 4) articulo ultimo 
aeque longo atque lato. 

Thorax quam abdomen, in expm])lo typico 
certe contractum, parum brevior, in tergitis setis 



Fig. XVI. 

Mesonychoiirap/i is 
myfiin'copliiht : .-iii- 
teniia sinistra supra 
iuspcfta 

25 



- 378 - 

brevìbus lateralibus, seta sat longa robusta, in apice bifida, late- 
rali-postica et setis nonnullis brevissimis in serie postica di- 
spositis auctus. 

Pedes sat longi, paris tertii vide Fig-. XIV, 5. 

Abdomen partem posticam versus gradatim paullulum angu- 
statum, tergitorum setis forma et dispositione ut in thorace. 

Tergitum decimum (Fig. XIV, 6) sat longum et sat latum, paul- 
lulum ad basim latius quam longius, partem posticam versus gra- 
datim parum angustatum, in margine postico triangulariter et pro- 
fundius incisum et in angulo postico acuto seta sat longa, ro- 
busta auctum. 

Urosterna 13 simplicia, setis duabus submedianis et setis 2-3 
brevibus lateralibus instructa. Urosternum quartum (Fig. XIV,7) 
setis duabus submedianis, urosterna 5-7 serie setarum brevium in 
parte submediana usque ad stilorum basim instructa. 

Urosterni octavi pars mediana (Fig. XIV, 7) lata, paullulum 
rotundata et serie setarum brevium submarginali instructa. 

Stili (Fig. XIV, 7) segmenti 4' quadruplo longiores quam latiores, 
ceteri segmentorum 5-8 gradatim paullulum longiores, segmenti 
noni quam octavi fere '/s longiores. 

Ovopositor (Fig. XIV, 7) crassiusculus quam stili segmenti noni 
parum brevior. Cerci laterales breviores, apicem uro tergiti decimi 
parum superantes. Cercus medianus in exemplo typico fractus. 

Long. corp. mm. 4,5, lat. thoracis 1,9; long, antennarum 1,69; 
long, palpi maxillaris 0,65; long, pedum paris tertii 2,35; long, 
cercorum lateralium 0,52. 

Habitat. In nidis Cr em a s tog aste) ' s\), sidSRnkuru (Kassaì, Con- 
go) exemplum descriptum E. Luja legit. 

Gen. Cryptocephalina nov. 

9 Corpus antice late rotundatum, postice gradatim parum an- 
gustatum, thorace cum abdomine gradatim coniuncto, squamis et 
setis paucis instructum. 

Squamae pluriradiatae. 

Caput (Fig. XVII, 1-2) a ])i'onoto fei'e ommino obtectum, squa- 
mis destitutum. 

Antennae (Fig. XVII, 3-4) breves, articulis omnibus integris, 
articulo tertio sensillis 7 insttiu-to. quorum 5 infera sunt, duo infero- 



— 379 — 

lateralìa, articulis 4-10 sensillis duobus inferis et infero lateralibus, 
articulis 11-12 sensillo infero et articulo ultimo sensillo lyriformi 
instructo. 

Mandibulae (Fig. XVII, 5-6): dextra dentibus duobus externis, 
lamina minime dentata et mola sat magna dentibus duobus parvis 




Fig. XVII. 

Cri/ptorpphaVma Wasmanni: 1, eoriioris circunilitio; 2. caput et proiiotum subtus 
inspccta; 3, antenna dextera supra inspecta: 4, pars basalis antennae dexterae subtus 
inspecta; 5, et 6, mandibulae; 7, niaxilla; 8, i)alpi labialis artieuli 3-4; 9, pes paris tertii: 
10, paris tertii tibiae apex; 11, urotergituni deciniuni cum cercis; 12, urosterna 6-9 cum 
ovoimsitore; 13-14, squamae dorsales. 



externis aucta instructa; mandibula sinistra dentibus duobus exter- 
nis, lamina in margine integra, rotundata et in latere externo dente 
acuto aucta, nee non mola sat magna externe dente acuto inci- 
piente instructa. 



— 380 - 

Maxillae primi pans (Fig. XVII, 7) lobo externo laminari sim- 
plici, lobo interno in apice bipartito, parte altera acuta, simplici, 
altera dentibus 4 majoribus in apice incisis et dentibus minoribus 
seriatis instructa, palpo 5-articulato, sat brevi. 

Palpi labialis articulus ultimus (Fig. XVII, 8) dilatata«. 

Thorax pronoto quam meso-et metanotum simul sumpta lon- 
giore, antice late rotundato, caput fere omnino obtegente. 

Pedum praetarsus unguibus duobus lateralibus simplicibus et 
ungue mediano minore simplici instructus; tarsus 4-articulatus. 

Stili in segmentis 6-9 sistentes, 

Vesiculae nuUae. 

Ovopositor sat brevis et crassiusculus. 

Cercus medianus brevis; cerei laterales breviores. 

Observatio. Genus hoc inter omnia familiae hucusque nota 
capite a pronoto fere omnino obtecto praesertim distinctissimum. 

Cryptocephalina ^A/'asmanni sp. n. 

9 Corpus fulvescens. 

Squamae (Fig. XVII, 13-14) parvae, plus minusve longiores 
quam latiores, pluriradiatae (majores [x 65 X 39 - 52). 

Caput in frontis parte antica setis sat numerosis instructum. 

Antennae (Fig. XVII, 3-4) breves quam corporis longitudo 
apicem versus gradatrm paullulum attenuatae, 13-ai'ticulatae, arti- 
culis omnibus integris praetei sensilla, in descriptione generis indi- 
cata, setis paucis sat brevibus et setis brevioribus instructae. 

Palpi maxillares (Fig. XVII, 7) breves, articulo ultimo quam 
pen ultimus ^/.^ longiore. 

Palpi labiales (Fig. XVII,8) articulo ultimo vix longioi-e quam 
latiore. 

Thorax quam abdomen parum brevior, in dorso setis brevi- 
bus lateralibus et setis nonnullis bi'evissimis posticis in tergito 
singulo auctus. 

Pedes sat longi, paris tertii vide Fig. XVII, 9-10, praetarsi 
unguibus lateralibus sat brevibus quam medianus magis quam 
duplo longioribus. 

Abdomen partem posticam versus gradatim parum attenua- 
tum, in tergito singulo seta laterali sat longa robusta et setis 
nonnullis brevibus instructum. Tei'gitum decimum (Fig. XVII, 11) 
sat longum, aliquantum ad basim latius quam longius, partem po 
sticam versus grudatim paruni angustatum, in margine postico 



— 881 — 

profunde et triangulariter incisum, in angulo laterali postico seta 
longa robusta auctum. 

Urosterna 1-5 margine posti(;o vix sinuato, lateribus late 
rotundatis, seta brevi et seta nonnulla brevissima instructis. 

Urosterna 6-9 stilis aucta. Urosterni octavi pars mediana 
(Fig. XVII, 12) sat magna, semielliptica. 

Stili segmenti sexti sextuplo longiores quam ad basini latio- 
res, segmenti noni quam sexti duplo longiores et aliquantum cras- 
siores. Ovopositor crassus quam stili segmenti noni vix longior. 

Cerci (Fig. XVII, 11) attenuati, laterales quam medianus magis 
quam duplo breviores: cercus medianus quam corporis longitudo 
fere triplo brevior. 

Long. Corp. mm. 2, 34; lat. thoracis 1, 10; long, antennarum 
0, 78; long, palpi maxillaris 0, 45; long, pedum paris tertii 1, 75; 
long, cerei mediani 0, 91, cercorum lateralium 0, 39. 

Habitat. In nidis Mt/nnecaria eumenoide^ ad Stanleyville 
(Congo) exemplum descriptum P. H. Kohl legit. 

Species haec eximio illustratore animalium myrmecophilorum, 
P. E. Wasmann, dicata est. 

X. 
Su. alcuini "Tisanuri di Corfu. 

Nell'Aprile del 1905 avendo avuto occasione di passare due 
giorni a Corfu raccolsi tra gli altri Artropodi alcune specie di 
Tisanuri, che ricordo qui appresso, descrivendo quelle, che mi 
sembrano nove per la scienza 

Fam. Lepismatidae. 

1. — Lepisma gyriniformis Lucas. 

Alcuni esemplari , in nidi di Aphenogaste)- testaceopilosa 
var. balcanica Emery, presso Santi Deka. 

2. — Ctenolepisma ciliata (Duf.). 

Un esemplare maschio, sotto una pietra, pure presso Santi Deka. 

3. — Atelura pseudolepisma (Grassi). 

Due esemplari, in un nido di Camponotus aethiops Latr. var. 
presso Santi Deka. 



382 - 



4. — Lepidospora Escherichii sp, n. 

9 Corpus (Fig. XVIII, 1 ) cremeiim, lepismitbrme, antice paul- 
liilum, postice aliquantum angustatum. 

Squamae (Fig. XVIII, 15) maxima pro parte longiores quam 
latiores, pluriradiatae (maiores [x 80X40). 



Caput magnum, ^/,2 



ad basim latius, quam longius, antice setis 




Fig. XVIII. 
Lepidospora Esciiericliii: 1, corporis fircumlitio ; 2, antennae apex; 3-4, mantlibulae; 
5, maxilla; 6, labium; 7, palpi labialis articulus ultimiis; 8, pes paris tertii; n, urotergi- 
tum quintum; 10, iiroterg'ituni decinmni cum cercoriun basi; 11, urosternuni priniuni; 
12, urosternum secuuilum; 13, urosterua 8 9 cum ovopositore: 14, maris urosternum no- 
num; 15, squama dorsalis. 

sat numerosis , sat longis , robustis, in apice incisis, superfìcie 
cetera dorsali squamis et setis nonnullis brevibus instructum. 

Antennae (Fig. VIII,2 et XIX) longae, attenuatae, quam cor- 
poris longitudo c. '/;j breviores, 22-articulatae, articulis ab articulo 
nono in articulinis gradatim longioribus et magis distinctis divisis, 
articulo tertio sensillis 8 instructo , quorum 4 supera-lateralia, 
4 infera et infera-lateralia sunt, articulis ceteris sensillis unisetis 
duobus, articulo ultimo sensillo lyriformi instructo. 

Mandibulae (Fig. XVIII, 3-4) dentibus duobus in apice bipar- 
titis et mola lata instructae. 

Maxillae (Fig. XVIII, 5) lobo externo sensillis duobus bre- 
vibus subcylindraceis aucto, lobo interno in apice bipartito, parte 
altera quam altera longiore, acuta, et ante apicem in processum 



— 383 - 



breviorem producta, altera dentibus 5 maioribus et serie dentium 
minorum armata, palpo longo 5-articulato, articulo ultimo quam 
penultimus aliquantum longiore, in apice sensillis 
6 subcylindraceis instructo. 

Labium (Fig. XVIII, 6) palpo sat longo, 
articulo ultimo (Fig. XVIII, 7) apicem versus, 
aliquantum dilatato, aliquantum longiore quam 
latiore in apice sensillis consuetis instructo. 

Thorax (Fig. XVIII, 1) quam abdomen paul- 
lulum magis quam duplo brévior et parum latior, 
pronoto in parte antica laterali seta longa robusta 
extrorsum directa, praeter setas breves margi- 
nales sat robustas et setam posticam lateralem 
sat longam, robustam, nec non ad marginem 
posticum setis paucioribus brevibus et brevio- 
ribus aneto, meso — et metanoto praeter setam 
lateralem anticam longam, setis ut in pronoto 
instructis. 

Pedes longi, paris tertii vide Fig. XVITI, 8, 
praetarsi unguibus lateralibus quam medianus 
subrectus parum longioribus. 

Abdomen partem posticam versus gradatim 
parum attenuatum, in tergitis (Fig. XVIII, 9) ad 
marginem posticum setis duabus sublateralibus 
sat longis et robustis, setis 3-4 lateralibus sat 
longis et sat robustis et setis nonnullis brevio- 
ribus auctum. 

sHpra inspecta. Urotcrgltum dccimum (Fig. XVIII, 10) po- 

stice breve, gradatim magis angustatum, magis quam duplo ad 
basini latius quam longius, in margine postico subtriangulariter 
et sat profunde incisum ad angulos posticos seta longa, robusta 
et in margine laterali setis nonnullis brevibus auctum. 

Urosternum primum (Fig. XVIII, 11) parte mediana triangu- 
lari, subcoxas omnino sej ungente. 

Urosterna 2-7 (Fig. XVIII, 12) vesiculis instructa, praeter 
squamas setis nonnullis bi-evissimis in superficie mediana, setis 
nonnullis in margine postico laterali instructa. 
Stili sat longi, attenuati. 

Urosterni octavi pars mediana (Fig. XVIII, 13) sat magma, 
subsemielliptica. 



ng. XIX. 
Lepidospora Esc/teri- 
chii : antenna dextera 
praeter partem apicalem 



- 384 _ 

Stili segmenti noni (Fig. XVIII, 13) quam ceteri parum cras- 
siores et aliquantum longiores. 

Ovopositor (Fig. XVIII, 13) sat brevis, crassus, ad diraicliam 
partem stilorum segmenti noni apice pertinens. 

Cerci longi, tenues et attenuati; cercus medianus quam corpo- 
ris longitudo duplo brevior; cerei laterales quam medianus parum 
breviores. 

Long. corp. mm. 6, latit. thoracis 1,6; long, antenn. 4,2; long, 
palpi maxillaris 1/25; long, pedum paris tertii 2,5; long, cerei 
mediani 3,1. 

cT Urosternum octavum postice inter stilos parum magis 
quam stilorum basis retrorsum i)roductum, setis 8 sat longis in- 
structum. 

Penis brevior. 

Paramera (Fig. XVIII, 14) longa, cylindracea quam stili seg- 
menti noni parum breviora. 

Habitat. Exempla nonnulla inter humum et sub muscis in 
insula Corcyra ego ipse legi. 

Observatio. Species haec prima generis Lepido'^porae in re- 
gione Mediterranea collecta est et a spiciebus africanis et a spe- 
cie sumatrensi bene distincta. Prof. Dr. K. Escherich, qui primus 
genus Lep?dospora descripsit et praestans familiam totam Lepi- 
smatidarum studuit, speciem hanc dico. 

5. — Nicoletia subterranea Silv. 

Un maschio ed una femmina a circa venti centimetri sotto 
terra a Potamos. 



Fani. Machilidae 

6. — Praemachilis orientalis sp. n. 

9 Corpus (in alcool) totum rufescens. 

Squamae forma varia, majores (Fig. XX, 7) maxima pro parte 
longiores quam latiores (jx 130X39). 

Oculi (Fig. XX, 1-2A) parvi inter sese spatio magno (= Vs 
oculi singuli totius longitudinis) tangentes; oculus singulus paul- 
lulum latior quam longior. 



— 385 — 

Ocelli (Fig. XX. 1-2B) lati, nigri, transversales, quam oculi 
singuli latitudo parum minores, ad dimidiam partem partim an- 
g'Listati. 

Antennae quam cori)oris longitudo aliquantum breviores, te- 
nues et attenuatae, articulo primo 7^ longiore quam latiore. 




Flg XX. 
PraemachUis orienlaHs: 1, oculi A et ocelli B supra inspecti; 2, oculus A 
et ocellus B paruni oliliquc inspecti; 3, palpus maxillaris; 4, palpus labialis: 
5, pes paris tertii; (i, urostcruuni (luintuiu (S stilus, V vesicula); 7, squama; 
8, urosterna 8-9 cum ovopositore O; 9, valvularum inferarum ovopositoris 
apex. 

Palpi maxillares (Fig. XX, 3) sat longi et attenuati, squamis 
et setis ut figura demonstrat instructi, articulo ultimo penultimum 
longitudine acquante. 

Palpi labiales (Fig. XX, 4) articulo ultimo apicem versus gra- 
datim parum dilatato. 

Arcus thoracicus perparvus. 



- 386 - 

Pedes sat breves, paris tertii (Fig. XX, 5) tarso quam tibia vix 
longiore, praetarsi unguibus brevibus parum arcuatis, sat acutis, 
articulis omnibus setis numerosis et saltem usque ad tibiae api- 
cem squamis instructis. 

Abdomen. Urosterna 2-7 (Fig. XX, 6) utrimque vesicula sin- 
gula sat magna instructa, parte mediana triangulari sat magna, in 
segmento quinto fere Vs ^d basim latiore quam longiore, sub- 
coxis postice intei" sese spatio parvo separatis angulo interno ro- 
tundato, externo late rotundato. Subcoxae segmenti septimi angulo 
interno quam ceterae parum magis et magis rotundatim retrorsum 
producto. 

Stili breves, in segmento quinto (Fig. XX, 6) quam subcoxae 
duplo breviores, in segmento nono (Fig. XX, 8) parum magis 
quam duplo breviores. 

Ovopositor (Fig. XX, 8-9) brevis, ad basim stilorum segmenti 
noni pertinens, pseudoarticulatus, breviter setosus, apice magis chi- 
tineo, valvulis inferis in apice latis, parum concavis et seta brevi 
auctis, valvulis superis quam inferae paullulum brevioribus in 
apice attenuatis et sursum vergentibus. 

Cercus medianus quam corporis lougitudo parum brevior, 
in lateribus ad basim spinis nonnullis instructus. Cerci laterales 
quam medianus fere 7s breviores, interne spinis nonnullis brevi- 
bus armati. 

Long. corp. mm. 9, lat. thoracis 2,3; long, antennarum 7; 
long, palpi maxillaris 3, 8; long, pedum paris tertii 3, 30; long, 
cerei mediani 8, cercorum lateralium 3, 2: long, stilorum segmenti 
quinti 0, 32, segmenti noni 0, 65. 

Habitat. Exempla duo 9 ^d Santi Deka legi, Exempla tria 9 
huius speciei etiani ad S. Vito dei Normanni (Lecce) in Italia legi. 

Observatio. Species haec inter omnes generis Praeniachilis 
mihi notas ocellorum forma, stilorum et ovopositoris brevitate 
distinctissima est. 

Fam. Campodeidae 

7. — Campodea sp. 

Canon e Potamos. 

Grandi esemplari, che si potranno riferire con sicurezza ad 
una delle specie conosciute o ad una specie nova, quando si 
sarà studiato un materiale molto ricco di tale genere. 



387 



Farn. Japygidae 

8. — Parajapyx Isabellae (Grassi) 

Due esemplari a Canon, sotto terra, alla profondità di circa 
10 centimetri. 

9. — Japyx solifugus (Halid.) Silv. 

Syn. 1864 Jaiìyx solifugus Haliday ex p., Trans. Limi. Soc. XXIV, pp. 441- 

446, pi. XLIV, Fig. 1-15. 
» 186r, » „ Meinert, ex p., Nat. Tidskr. (3j III, p. 413, Tab. 

XIV, Fig. 1-11. 
" 1<S86 n TI Grassi, Atti Acc. Gioenia (3) XIX, p. 2. 

» 1902 " » Silv. ex p. Bull. Soc. ent. ital. XXXIII, p. 213, 

Fig. 17. 

L' Haliday, che primo descrisse il genere Japyx colla specie 
tipica '/. solifugus^ riferi certamente a questa esemplari apparte- 
nenti invece a varie specie secondo i nostri criteri attuali e cosi 
fecero molti Autori, fino ai giorni nostri, eccetto forse il Grassi. 
Orbene innanzi a tale circostanza quale è la specie di Japìjgidae 
europea, che dobbiamo noi considerare come J. solifugus Halid.? 
Io credo che sia quella da me descritta in questa nota sotto tale 
nome, e concordante abbastanza con quella ritenuta come tale 
anche dal Grassi. Ecco a parer mio le ragioni di tale modo di con- 
siderare il Japtjx solifngus Haliday. 

L' Haliday ritenne per Japyx solifugus esemplari da lui rac- 
colti la prima volta in Italia presso Lucca, poi riferì alla stessa 
specie individui d' Algeria mostratigli dal Lucas a Parigi, ed in- 
fine esemplari di Francia (Giardino delle Piante di Parigi e dei 
dintorni di Tolone) e di altre regioni d'Italia (Sorrento, Pesto, 
Monte S. Gennaro nel Lazio). 

I principali caratteri specifici dall' Haliday dati per il Japyx 
solifugus sono i seguenti: « About 5 line (mm. 9.18) in lenght; 
antennae longer than the head and thorax, gradually tapering 
to the end, of more than thirty joints. The forceps, nearly as 
long as' this segment, is composed of two equal arms, broad at 
the base, so as nearly to occupy, with their insertion, the entire 
breadth of the segment, a very small interval only remaining be- 
tween them. On the inner side, before the middle, they are ar- 



~- 388 - 

med with a few teeth, and thenceforth finely serrated - the atte- 
nuated and incurved tips crossing each other when the forceps 
is closed » . 

. Ora quale è la specie diffusa in tutta l'Italia, l'Algeria, la Fran- 
cia e che più si avvicina per i suoi caratteri alla descrizione del- 
l'Haliday? Credo con più probabilità quella ritenuta come '/. solifu- 
gus ora da me, la quale nei suoi caratteri concorda abbastanza con 
quelli esposti dall'Haliday eccettuato il numero degli articoli delle 
antenne, che non è mai superiore a 28 secondo i molti esemplari 
da me osservati. Però è possibile che nel contarli 1' Haliday sia 
caduto in errore, o altrimenti, ammettendo che in realtà la mag- 
gior parte degli esemplari dell' Haliday avessero avuto più di 30 
articoli alle antenne, la specie di Japijgidae italiana, che potreb- 
be essere stata raccolta dall'Haliday, potrebbe considerarsi VJa- 
Pl/x Humherti Gr. e giammai VJ. major Grassi, come il Ver- 
hoeff(l) vorrebbe, poiché per quanto la forma del forcipe dell'in- 
dividuo disegnato dall' Haliday sia realmente diversa da quella 
del forcipe delle due ultime specie sopra ricordate, purnondimeno, 
ammettendo non molta esattezza nel disegnatore, potrebbe ad essa 
essere sempre riferito molto meglio il forcipe dell' J. Hiu liberti 
Gr. che quello dell'i/, major tanto diversamente conformato. 

Ma a mettere fine ad ogni discussione, che potrebbe essere 
interminabile e non soddisfare mai completamente alcun Autore, 
perchè certo 1' Haliday ebbe sott'occhio esemplari di diverse spe- 
cie, credo che sia opportuno accettare ormai come Japyx soli- 
. fugus Haliday, quella che sotto descrivo e che concorda molto 
con quella che il Grassi nel 1886 così caratterizzava: «Lunghezza 
massima di circa 10 mm.; antenne di molti articoli (forse sempre 
meno di 30); pseudozampe formate d'un unico articolo bifido; set- 
tima lamina addominale dorsale a margine posteriore rettilineo 
e ad angoli posteriori non prolungati in punta; ultimo anello 
molto più lungo del penultimo; forcipe lungo press' a poco come 
l'ultimo anello; margine interno di ciascuna branca del forcipe 
abbastanza regolarmente incavato e dentellato, con un dentello 
maggiore, che ordinariamente nella branca sinistra è collocato al 
di là della metà della di lei lunghezza e circa alla di lei metà 
nella branca destra » . 



(1) Arch. f. Naturg. 1904, p. 108. 



- 389 — 

Io ho esaminato di questa specie diciotto esemplari raccolti 
a Corfu e circa duecento di varie regioni dell' Italia continen- 
tale, della Sardegna, della Sicilia, dell'Algeria e della Francia e 
credo poter dare di <^ssa la seguente definitiva diagnosi: 

Antennae 28-articulatae. 

Urotei-gitum sextun) angulis posticis haud productis ; urotcr 
gitum septimum (Fig. XXI, 2) plerumque angulis posticis retror- 







Fig. XXT. 

Jopi/.r solifiiijìis 9: 1, Miitennne i):ivs linsnlis .sul)ttis inspect:»; 2. tirotcrn-itiiiii 
septiniiuii; 3, scgiiRMUiuiKlct'iniiuii ;ibiloiiiin;ìlc einii forciipf; 4, iirostcniiiui ininimn: 
5, urosterni iniiiii ilimidiM pars ])ostica; G, urostfnuiiii sritrinimn. 



sum parum productis, in exemplis parvis et interdum in adultis 
autem baud i)roductis. 

Urosternum pi'imum (Fig. XXI, 4-5) organis subcoxalibus inter 
sese pai'um magis quam latitudo organi singuli distantibus, setis 



- :W0 - 

paucis marginalibus 4-6 sat longis et inter setas sat longas setis 
brevioribus iiniseriatis hand numerosis instructis, urosterni su- 
perficie cetera setis sat longis et setis brevissimis, fere ut uro- 
sterua cetera 2 -7 (Fig. XXI, 6) instructa. 

Forceps (Fig. XXI, 3) quam segmenti decimi longitude dorsalis 
parum brevior, brachiis inter sese subaequalibus, dente magno 
parum magis ad basini quam ad apicem approximato armatis et 
inter dentem et basim dentibus parvis obtusis 4-6 et inter den- 
tem et partem brevem apicalera integram dentibus obtusis per- 
parvis instructis. 

Observatio. Species haec inter omnes mihi notas urosterni 
primi superficie, setis fere ut urosterna 2-7 instructa, praesertim 
distincta. 

10. — Japyx corcyraeus Verh. 

Alcuni esemplari sotto terra a Canon. 

11. — Japyx dolinensis Verh. 

var. insularis nov. 

A Canon e a Potamos raccolsi 5 esemplari di Japyx, che si 
avvicinano pei loro caratteri al Japyx dolinensü Verh. dell' Er- 
zegovina, ma se ne differenziano, almeno pei" quanto si può ri- 
levare dalla descrizione del Verhoeff, (1) tanto da poterli ritenere 
secondo me come varietà distinta. 

Ecco i loro caratteri: 

Antennae 33-artìculatae. 

Urotergita sextum (Fig. XXII, 1) et octavum angulis posticis 
haud productis ; urotergitum septimum (Fig. XXII, 1) angulis po- 
sticis brevissime et acute productis. 

Urosternun primum (Fig. XXII, 3-4) organo subcoxali setis 
sat brevibus pluribus 2 3 seriatis instructo, urostei'ni superficie 
pone Organum subcoxalem setis sat numerosis inter sese parum 
remotis instructa, superficie cetei'a setis consuetis. 

Forceps (Fig. XXII, 2). 

(1) Op. cit. pag-. 102. 



- 391 - 








'fBÄKfttiar' 






\ • 

Ì'V 



lllflWltfir 



Fig. XXII. 
Japyx doìinPiìs/s xnr. /ti.'^ì'laris: 1, urotergit.T sextuiii et septiimmi; 2, seg- 
iiientiini decinium abdoiiiiimli' cinii forcipe; 3, iirosteriium iiriiiiuni: I, iirostfi-ui 
primi dimidia pars postica. 



12. — Japyx jonicus sp. n. 

Stramineus abdominis partem posticam versus g-radatim ob- 
scuriore ita ut segmentum deciraum subferrugineum sit, forcipe 
ferrugineo nigro marginato et terminato. Caput parum longius 
quam postice latius, setis paucis sat longis, subtilibus instructum. 

Antennae (35-) 36-articulatae, articulis (Fig. XXIII, 1) setis 
nonnullis longis, robustis et setis brevibus paucis in parte anten- 
narum proximali, in parte cetera setis numerosis instructis, sensillis 
unisetis 11 (3,4,4) in articulis 4-6 dispositis. 

Palpus maxillaris (Fig. KXIII, 2) parte apicali fere duplo lon- 
giore quam ad basini latiore et setis nonnullis longis et nonnullis 
brevibus aucta. 



— 3\H — 

Palpus labialis aliquantum longior quam ad basim latior 
praeter setas nonnuUas breves et sat longas, setis 2-3 apicalibus 
long'is instructus. 

Thorax setis in dorso paucis long-is, in ventre setis sat nu- 
merosis pro parte majore brevibus instructus. 

Pedes setis sparsis sat longis instructis,paris tertii (Fig. XXIII, 3) 
tarso quam tibia '/i breviore, infra setis nonnullis sat brevibus et 
sat robustis aucto, praetarsi (Fig. XXIII, 4) ungue antico quam 




Fig. XXIII. 
Japì/a- junicvs: 1, antennae articuli 1-6; 2, maxillae lobi interni apex cum palpo; 
3, pes paris tertii: 4, paris tertii tnr.si apex et praetarsus ; 5, nrotert;-ita sextiim et 
septinium; 0; urosternuni priiiium ; 7, urosterni primi diniidia pars lateralis; 8, iiro- 
sternuni septimum; 9, segmentum abdominale decimum cum forcipe. 



posticus c. Vs breviore et quam unguiculus medianus fere -/-j lon- 
giore, ungue laterali postico quam tarsus Va breviore. 

Abdomen in tergitis 1-6 setis submedianis longis 1 -+- 1,1 -]- 1 
et setis lateralibus et sublate ralibus nonnullis sat longis et setis 
medianis 2,2 brevibus et brevioribus auctum. 
Urotergitum sextum (Fig. XXITf, b) in excmplis majoribus aiigulo 
postico in processum breviorem plus minusve distinctum produc- 



— S93 - 

tum, Urotergitum septimum (Fig. XXIII, 5) angiilo postico in pro- 
cessLiin triangulärem brevem postice valde attenuatum subcylin- 
draceum producto. 

Segmentum decimum (Fig. XXIII, 9) paullulum longiiis (1) 
quam latius in parte sublaterali dorsali longitudinaliter vix ca- 
rinatum. 

Urosternum primum (Fig. 6-7) organis subcoxalibus inter sese 
spatio latitudinem organi singuli aequante remoti, serie setarum 
brevium subaequalium instructis, urosterni superficie pone organi 
subcoxalis setis numerosis brevibus indistincte biseriatis, superfìcie 
cetera setis nonnullis sat longis triseriatis et setis brevioribus aucta. 

Urosterna 2-7 (Fig. XXIII, 8) setis nonnullis sat longis 4 se- 
riatis et setis brevioribus, paucis instructa. 

Forceps (Fig. XXIII, 9) quam segmentum decimum parum mi- 
nus quam Y3 brevior, brachiis crassiusculis, quorum dexterum quam 
laeve aliquantum crassius est, fere in dimidio margine interno, vel 
aliquantum magis ad basim quam ad epicem, dente sat magno ar- 
matum, nee non ante et pone dentem majorem fere usque ad api- 
cem dentibus minoribus instructum; brachium laeve dente majore 
magis ad apicem quam ad basim approximate et dentibus mino- 
ribus fere ut brachium dexterum instructum est. 

Long, corporis (forcipe incluso) mm. 13,5; lat. urotergiti sep- 
timi 1,37; long, forcipis 0,91. 

Habitat. Insula Corcyra. 

Observatio. Species haec antennarum articolorum numero 
cum ./. major Gr. congruit, sed urosterni primi armatura, uroter- 
giti septimi et forcipis forma distinctissima est. 

XI. 
Elenco delle specie di Japygidne fino ad ora trovate in Italia 

con descrizione di una specie ed una varietà nuove. 

1. — Japyx solifugus (Halid.) Silv. 

Questa specie si trova in tutta l' Italia continentale, in Si- 
cilia ed in Sardegna. 

Nella mia collezione ho molti esemplari delle seguenti lo- 
calità: Sardegna: Tempio; Sicilia: Catania, Ficuzza; Calabria: Mon- 



(1) Loiigitudo a margine postico ad tiiarg'iiiein anticiini dorsalem sumpta est 



i 



— 394 — 

teleone, Nicastro; Puglie: S. Vito dei Normanni, Monopoli, Mol- 
fetta; Basilicata: "Vallo Lucania: Napoletano: Portici; Lazio: Roma; 
Umbria: Bevagna. 

2. — Japyx Humberti (1) Grassi 

var. italicus nov. 

A Vallo Lucania, Roma, Bevagna, Spezia io ho raccolto pochi 
esemplari di Japyx riferibili per i loro caratteri al ./. Hiimherti 
Grassi, ma aventi tutti 32 articoli alle antenne invece di 30, che 
è il numero caratteristico anche negli esemplari maggiori di 
Francia. 

3. — Japyx major Grassi. 

Questa specie è stata da me trovata nei dintorni di Roma e 
abbastanza abbondante a Bevagna. 

Grassi e Rovelli la dicono comune nell' Italia settentrionale, 
rara in Sicilia. 

4. — Japyx apulus sp. n. 

9 Color ceteris speciebus consuetus. 

Caput paullulum longius quam postice latius, setis paucis 
longis subtilibus instructum. 

Antennae 32-articulatae, articulis (XXIV, 1) setis nonnullis lon- 
gis, robustis et ad apicem praesertim, ab articulo septimo, setis 
brevibus subtilitus sat numerosis auctis, sensillis unisetis 11 (3,4,4) 
in articulis 4-6 dispositis. 

Palpus labialis subcylindraceus fere quadruplo longior quam 
latior, setis paucis longis et brevibus instructus. 

Thorax in dorso setis paucis consuetis longis auctus. 

Pedes setis sparsis sat longis et nonnullis brevibus instructi, 
paris tertii (Fig. XXIV, 2) praetarsi ungue antico (Fig, XXIV, 3) 
quam posticus fere Yg breviore et quam unguiculus medianus ma- 
gis quam duplo longiore, ungue postico quam tarso fere ^/^ bre 
viore. 



(1) Per la forma tipica di tfuesta specie si confronti la mia descrizione 
che sarà pubblicata fra breve in una nota sug-li Japijgidae del Museo di Parigi. 



- 395 — 

Abdomen in tergitis 1-7 setis submedianis sat longis 1+1,1 + 1 
et setis lateralibus paucis sat longis instructum. 

Urotergitum sextum (Fig. XXIV, 4) angiüis posticis rotundatis; 
urotergitum septimum (Fig. XXIV. 4) angulis posticis in processum 




Fig. XXIV. 

Japyx apulus 9^ 1. antennae articuli 1-6; 2, pes paria tertii; 3, paria tertii tarsi apex 
et praetarsus; 4, urotergita sextum et septimum; 5, segmentum abdominale decimum cum 
forcipe; 6, urosternum prinium; 7, urosterni primi dimidia pars postica. 



longum, subtriangularem, in margine interno arcuatum, postice 
valde angustatum acutum productis. Segmentum decimum 
(Fig. XXIV, 5) aeque longum atque latum, 

Urosternum primum (Fig. XXIV, 6-7) organis subcoxalibus 
inter sese spatio quam latitudo organi subcoxalis singuli aliquan- 
tum majore remotis, setis 5 sat longis subtilibus et setis unise- 
riatis brevibus inter setas sat longas instructis, urosterni superficie 
ad marginem, pone Organum subcoxalem, serie setarum perbre- 



- 396 - 

viura conicai'um et aliquantum pone liane «eriera setis pkiribus 
sat brevibus ab anulo basali sat magno circumdatis indistincte 
6-7-seriatis, in superfìcie cetera setis nonnullis sat longis, pone mar- 
ginem medium serie setarum ut pone Organum subcoxalem aucta. 

Urosterna 2-7 (Fig. XXIV, 8) setis paucis sat longis, 4-seriatis 
et setis nonnullis brevibus instructa. 

Forceps (Fig. XXIV, 5) longitudine segmentura decimum 
aequans, brachiis sat crassis, subsimilibus, dente majore opposite 
et parum magis ad basini quam ad apiceni approximato, inter 
basim et dentem maiorem tuberculis parvis 2-4, inter dentem ma- 
jorem et partem brevem apicalem integram dentibus obtusis par- 
vis auctis. 

Long. corp. mm. 8,5; lat. urotergiti septimi 1,15; long, forci- 
pis 0,78. 

Habitat. S. Vito dei Normanni (Lecce), Polignano a Mare, Mo- 
nopoli, Molfetta (Bari). 

Observatio. Species haec articolorum antennarum numero cum 
./. doliniensis Verli., /. Huniberti var. italicua mihi congruit et 
urotergiti septimi forma sat cum J. major Gr., sed urosterni ar- 
matura et forcipis forma, nec non a prima urotergiti septimi forma 
et ab ultima forcipis forma distinctissima est. 

5. — Parajapyx Isabellae (Grassi) Silv. 

Grassi descrisse questa specie con esemplari raccolti a Ca- 
tania. Io ne ho raccolti molti esemplari a Portici, Molfetta, S. 
Vito dei Normanni, Monteleone Calabro, Nicastro. 



INDICE 



vili. 



IX. 



X. — 



Pag-. 


359 


» 


362 


)) 


364 


rinitofili. 




» 


366 


n 


368 


n 


369 


n 


371 


n 


373 


n 


)) 


» 


375 


» 


377 


» 


378 


» 


380 



XI. — 



Nuove specie di Lepisuia dell'Africa settentrionale 
Lepisma demissa sp. n. 
» Santschii sp. n. 
» Sörenseni sp. n. 
Nuovi generi e specie di Lepismidae mirmecofili e te 
Gen. Heterolepidella nov. 

» PetalonycMa nov. . 

" Atopatelura nov. 
Atopatelnra furcifera sp. n. . 
Gen. Pseudatelura nov. . 

» Pseudatelura trichophila sp. n. 
Gen. Al esonychogr aphis nov. . 

» Mesonychographis myrmecoxjhila 
Gen. Cryptocejthalina nov. 

» Cryptocejìhalina Wasmanni sp. 
Su alcuni Tisanuri di Corfu. 

1. Lepisma gyriniformis Lucas 

2. Ctenolepis'ìna ciliata (Duf.) 

3. Atelura pseudolepisma (Grassi 

4. Lepidosptora Escherìchii sp. n. 

5. Nicoletta subterranea Silv. 

6. Praemaehilis orientalis sp. n. 

7. Campodea sp. . 

8. Parajapyx Isabellae (Grassi). 

9. Japyx solifugus (Halid.) Silv. 

10. " corcyraeus Verh. . 

11. » dolinensis Verh. var. iìisular 

12. « jonicus sp. n. 
Elenco delle specie di Japygidae fino ad ora trovate in Italia 

con descrizione di ixna specie ed una varietà nuove. 

1. Japyx solifugus (Halid.) Silv. . 

2. » Humherti Grassi, var. italicus nov 

3. )) major Grassi ..... 

4. !) apulus sp. n. . . . . 

5. Parajapyx Isabellae (Grassi) Silv. 



381 

n 
» 

382 
384 

» 
386 

387 

n 

390 

n 

391 



393 
394 



396 



INDICE DEL VOL. IL 



1. — Contribuzioni alla conoscenza degli insetti dannosi 

all'olivo e di quelli che con essi hanno rapporti . pag*. 1 
I. — Martelli, G. — Note dietolog'iche sulla mosca 

delle olive (24 Aprile 1907) (1) » 3 

II. — Silvestri, F. — Generazione della mosca delle 

olive (24 Aprile 1907) . . » 13 

ILI. - Silvestri, F. Martelli, G. e Masi, L. — Su- 
gali Imenotteri parassiti ectofagi 
della mosca delle olive fino ad 
ora osservati nel l'Italia meridio- 
nale (24 Aprile 1907; . . » 18 

IV. — Silvestri^ F. — La tignola dell'olivo (28 set- 
tembre 1907) .... » 83 
V. — MASI; L. — Sul numero e sulla denominazione 
dei parassiti della mosca delle 
olive (10 Gennaio 1908) . . » 185 

VI. — Silvestri F. - Descrizione e prime notizie 
biologiche dell'EcofilIembio del- 
l'olivo (Ocrophyllembius neglectus 
Silv.) Novo genere di Lepidotteri 
minatore allo stato di larva delle 
foglie dell'olivo (15 Gennaio 1908). » 195 

VII. Martelli G. — Osservazioni sulle Coccini- 
glie dell'olivo fatte in Puglia e 
in Calabria (2 Marzo 1908) . » 217 

VIII. — Silvestri, F. e Martelli, G. — La Cocciniglia 
del fico {Ceroplastes rusci L.) (2;') 
Marzo 1908) .... » 297 

2. - Silvestri, F. — Materiali per lo studio dei Tisanuri 

VIII-XI (15 Aprile 1908) » 359 



(1) La data qui yosta, e presso i titoli seguenti, è quella in eiii tu inilibiieata, eome estratto, 
la memoria relativa. 



ERRATA-CORRIGE 



Pag. 'à linea 18 



5 

7 

7 

10 

17 

233 

•236 

237 
2-1 i 

24.3 
278 
280 

280 
281 



288 



invece di « oliva » leggi « olivo 
ieffffi « ad » . 



di « di .. ..0^. 
di « sn » leggi « in » . 
di « nocciuolo » leggi « noccinola ». 
di « però » leggi « quindi ». 
» 6: X di « sotto » leggi <> in ». 
» 35: » di « e » leg'gi « è » . 
la linea che precede il 5» capoverso noi quadro analitico va com- 
presa nel capoverso N" 3 e non nel 4*. 
linea 21: invece di « Microterys lunatus O >- leggi « M. Itinaf/is ^ » 
di « nei » leggi « ai » . 
di « etessa s, » leggi « stessa e ». 



ultima 
14: 

1: 



di 



» 3: » di « altre mute » leggi « altra muta ». 

» 4: » di « altre spoglie » leggi « altra spoglia ». 
Le indicazioni del primo capoverso « Corpo in gran parte di color 
bruno. Antenne di otto articoli » si riferiscono alle due prime spe- 
cie del (juadro analitico: Prospalta siviilis e Archenonius bicolor. 
Sotto la figura 21 invece di « l'uno di seguito all'altro » leggi 
« l'ima di seguito all'altra ». 



//47ti^'^^^ 



Prezzo del presente Volume L. 20 



824