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Full text of "Bollettino della Società entomologica italiana"

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.SBULLETTINO 




SOCIETÀ ENTOMOLOGICA 

ITALIANA 



ANNO TRENTUNESIMO 



FIRENZE 

TIPOGRAFIA DI M. RICCI 
Via S. Gallo. N. 81. 

1899 



I MUSCOLI DELLE ALI 

NEI DITTERI E NEGLI IMENOTTERI 
pel Dott. LIONELLO PETRI 



CONSIDERAZIONI GENERALI. 



Le cognizioni acquistate sulla miologia degli insetti non 
sono molte ne le più esatte; d'altra parte tali cognizioni, for- 
nite da lavori non diretti secondo criteri veramente scientifici 
quali son quelli della morfologia odierna, rendono impossibile 
un loro reciproco collegamento da cui possano derivare con- 
clusioni d' indole generale sulla muscolatura. Chabrier infatti 
studia tutte forme elevate, poco curandosi di quelle inferiori 
e di passaggio, rimanendo così impossibile a determinarsi molte 
omologie e differenze importanti. Anche la preoccupazione 
di spiegare la cosiddetta « macchina del volo » ha influito 
non poco sulla trascuranza delle pure ricerche anatomiche, 
dando invece molto valore a quelle esperimentali, i risul- 
tati delle quali bene o male si volevano poi conciliare con 
quelli della dissezione. Con tutto ciò non si può negare l'opera 
di alcuni pochi, i quali hanno cercato in qualche modo di 
fondare una miologia comparata; e i lavori dello stesso Chabrier, 
Burmeister, Grraber lo dimostrano. Questi autori se non sem- 
pre guidati da unità di vedute hanno tentato di stabilire le 
omologie, e le differenze esistenti nei grandi abbassatori e sol- 
levatori delle ali (muscoli indiretti) poco curando quei piccoli 
(muscoli diretti), che s'inseriscono sulla base dell'ala. 

Strauss Divrckheim per quel che riguarda la Melolontha'&£-. 
scrive con la massima precisione e chiarezza la muscolatura e 
lo scheletro chitinoso; però manca quasi affatto un confronto 



— 4 — 
con sistemi muscolari di altri ordini. Burmeister fa uno studio 
comparato del torace e dei pezzi che internamente a questo 
danno attacco ai muscoli. Fondandosi sull'opera di Strauss, 
Kirby e su numerose osservazioni proprie, nota molte omologie 
importanti e adotta una nomenclatura latina, generale, distin- 
guendo i muscoli indiretti dai diretti. Jurine aveva studiato 
conteporaneamente a Chabrier gl'Imenotteri e i resultati sono 
per la massima parte concordanti con quelli di quest' ultimo. 
Bisogna ora venire a Kunckel d'Herculais (1875) per trovare 
nuove ricerche sulla muscolatura degl'insetti. Questo A. de- 
scrive il torace ed i pezzi relativi delle Volucelle ; dedicando 
uno studio particolare ai piccoli muscoli che agiscono diret- 
tamente sulle ali. Studia pel primo la muscolatura del bilan- 
ciere, ma col preconcetto di determinarvi elementi perfetta- 
mente corrispondenti a quelli dell'ala anteriore. Anche Kun- 
ckel non fa che uno studio isolato, cerca invero di paragonare 
la muscolatura dei Ditteri con quella dei Coleotteri ma come è fa- 
cile immaginarsi, i risultati di tale confronto generano più con- 
fusione che altro. Lucks si propone di fondare una anatomia ti- 
pica della muscolatura del torace. Esamina quasi tutti gli ordini, 
distinguendo anch'egli i muscoli indiretti dai diretti e notan- 
done lo sviluppo reciproco. Questo aveva già fatto Graber, il 
quale, considerando la muscolatura riguardo alla sua fun- 
zione e generalizzando le cognizioni sino allora acquistate, di- 
stingue i due sistemi muscolari indiretto e diretto insieme ai 
cambiamenti di sviluppo che questi subiscono nei diversi or- 
dini. Secondo Lucks i derivati dai primitivi insetti si sono 
sviluppati per ciò che riguarda la miologia delle ali, in due 
direzioni, cioè gli uni sopprimendo i muscoli indiretti, hanno 
sviluppato i diretti (Pseudoneurotteri), gli altri al contra- 
rio sviluppando gl'indiretti hanno notevolmente ridotto i di- 
retti (i rimanenti ordini). (1) Adotta una nomenclatura latina 



il) È un errore l'affermare scomparsi negli Pseudoneurotteri i muscoli indiretti. 
11 dorsale è rudimentale, ma esiste; e i dorsoventrali sono assai sviluppati. K inne- 
gabile però che lo strato più esterno (i diretti) è assai voluminoso, ma ciò si vede 



— 5 — 

che per la massima parte è fondata sulla funzione (più o meno 
discutibile) dei singoli muscoli; da ciò può derivare benissimo 
di dare lo stesso nome a muscoli che pure avendo la stessa 
funzione non sono affatto omologhi. Dei diretti è studiata solo 
1' inserzione inferiore (sulle parti toraciche), mentre quella che 
avviene sui pezzi d'articolazione dell'ala è affatto trascurata 
e questa, come si capisce facilmente, è la più importante nella 
determinazione dei muscoli alari. Amans, come Lucks, passa 
in esame i rappresentanti principali di quasi tutti gli ordini. 
Preoccupato dalle teorie sul volo di Marey, Pettigrew, Lenden- 
feld, come pure da una tutta sua, fa della anatomia interamente 
inspirata a queste idee affatto ipotetiche; in particolare ana- 
lizza la base dell'ala cercando di riportare le diverse forme a 
un solo tipo. La insufficiente spiegazione delle figure e la 
mancanza di alcune di queste che sarebbero state necessarie 
per l'intelligenza di certe descrizioni destano un po' di diffi- 
denza sull'esattezza di molte asserzioni. La nomenclatura la- 
tina di Amans è comodissima e razionale. Trascura affatto di 
parlare del bilanciere. 

Da questo rapido sguardo sui lavori principali sin qui esi- 
stenti sulla muscolatura delle ali degli insetti, possiamo facil- 
mente immaginarci la confusione notevole di questa parte 
d' anatomia, che Amans pel primo e recentemente ha cercato 
di togliere circa la base dell' ala, ma resta ancora molto da 
fare per la muscolatura. 

L'omissione, per parte di molti degli antichi osservatori, 
dello studio dei piccoli muscoli diretti, omissione che costitui- 
sce un errore per 1' anatomo-fisiologo (1), non è che di leg- 



anche nei Neurotteri e Ortotteri, e non è una modificazione eccezionale delle Libel- 
lule, le quali presenterebbero questi caratteri solo in grado maggiore. Si può am- 
mettere l'ipotesi di Imcks con un'aggiunta, che, cioè le forme superiori riducendo 
lo strato più esterno in volume, lo hanno però estremamente differenziato, tanto 
che la loro superiorità sugli altri insetti, riguardo alla muscolatura, è fornita ap- 
punto da questo strato (dei diretti). 

(1) Lcndenfeld ha dimostrato l' importanza di questi muscoli sull'andamento del 
volo ponendo in un bagno di trementina mosche ed altri insetti. L'immersione 



— 6 — 

gera importanza per uno studio comparato ci' indole generale. 
Se questi piccoli muscoli influiscono sulle modalità del volo, 
anzi se possono dirsi le cause dirette di queste, non presen- 
tano d'altra parte caratteri costanti come quelli indiretti, i 
quali cambiano solo, e molto poco, da ordine a ordine e si può 
stabilire la loro omologia coi muscoli dorsali; ventrali e dorso- 
ventrali delle larve e, credo, con quelli dei Miriapodi e degli 
Anellidi. Gli elementi da prendere in esame per un confronto 
tra due ordini diversi sono quindi i grandi muscoli indiretti, 
mentre i diretti servono bene quando si paragonino fra loro 
famiglie di un medesimo ordine, giacché questi muscoli come 
diretta dipendenza dell'ala sono sottoposti in grado maggiore 
dei primi alle modificazioni continue che indistintamente più 
o meno sono subite da tutti gli organi ' della vita di relazione. 
Ma non per questo deve escludersi la possibilità di ricondurre 
ad un sol tipo i muscoli diretti dei singoli ordini, solo per 
poter stabilire le diverse omologie conviene conoscere esatta- 
mente la loro inserzione sui pezzi d' articolazione dell' ala i 
quali sono per numero e per rapporti reciproci quasi costanti 
in tutta la serie degli insetti. L'ala inserendosi sul torace si 
scinde in tante parti, le quali tutte agiscono fra di loro reci- 
procamente in modo che a nessuna possiamo assegnare una 
funzione accessoria o molto secondaria, ma tutte quasi egual- 
mente contribuiscono a costituire quella che è V ar •Ucci 'azione 
dell'ala. — E chiaro che l'azione esercitata dalle pareti toraci- 
che su questa porzione alare così ricca di pezzi variamente 
articolati fra loro, si scinde in una azione complessa. Così 
senza tema di errore si può affermare che questi pezzi ser- 
vono a modificare i movimenti che l'ala subisce per opera delle 
deformazioni dell'intero anello toracico. Ora conviene osservare 
che a questi pezzi s'inseriscono i rispettivi muscoli (i diretti), 
i quali, funzionando contemporaneamente gli uni a gli altri 



nella trementina preduco delle contrazioni tetaniche, delle convulsioni per le quali 
le ali si torcono in moltissime direzioni. E indubitato che tali movimenti sono do- 
vuti ai piccoli muscoli che s'inseriscono ai pezzi d'articolazione dell'ala. 



— 7 — 

o solo successivamente, modificano la posizione di tutti o parte 
dei loro punti di attacco rendendo così infinitamente complesse 
le modificazioni subite dalla semplice pressione e trazione delle 
pareti toraciche. 

In questo lavoro non descrivo minutamente i pezzi d'arti- 
colazione; la conoscenza esatta della loro forma è strettamente 
legata a quella della loro funzione e bisognerebbe perciò en- 
trare nel campo sperimentale e delle ipotesi, allontanandomi 
dalla via che mi son proposto. A me basta di determinare 
esattamente l'identità loro e la posizione che gli uni hanno 
rispetto agli altri, considerandoli solo come punti di attacco 
dei muscoli diretti, punti che hanno un' importanza speciale 
per la determinazione del significato morfologico e fisiologico 
dei muscoli medesimi. 

In quanto all'origine di questi ultimi (i diretti) non posso 
essere dell'opinione di Lucks, il quale afferma senz'altro la loro 
origine, per differenziamento, da singole parti dei muscoli anu- 
lari degli Anellidi (1). Intanto anche mettendo da parte la que- 
stione se fra gì' Insetti e gli Anellidi vi sia il posto per altre 
forme non trascurabili, credo utile fare una distinzione fra gl'in- 
setti che hanno una metamorforsi completa, dove avviene un'isto- 
lisi e mristogenesi, e quelli con metamorfosi incompleta. È 
evidente che per i primi sarà impossibile, almeno allo stato at- 
tuale della scienza, il dimostrare direttamente l'omologia di 
questi piccoli muscoli con altri qualsiasi di una classe di An- 
tropodi che non sia quella degl' insetti. Mi spiego: Tali muscoli 
sono neoformazioni che appartengono intimamente ed esclusi- 
vamente ad un organo nuovo nella serie animale ed il cui 
significato morfologico non è stato ancora determinato. Solo 
nello stadio di pupa possiamo studiare la genesi di questi 
muscoli, genesi che avviene in tali condizioni speciali da non 
poter fornire alcun dato sulla provenienza loro da altri mu- 



li) Il prof. Grassi afferma che neppure la muscolatura dei Tisanuri, benché nelle 
linee generali concordante con quella degli Anellidi, ha alcun intimo rapporto eoa 
questa, anzi appena con quella del Peripatus. 



— 8 — 

scoli. Naturalmente nello stabilire le omologie dei diversi or- 
gani non si tien conto delle sostituzioni e delle neoforma- 
zioni che avvengono nei processi della metamorfosi; infatti 
non si potrebbe negare l'omologia del muscolo dorsale me- 
sotoracico di un Ortottero con quello di un Dittero, eppure 
quest'ultimo è stato formato nello stadio di pupa in sostitu- 
zione di quello distrutto della larva. Restano però tanti punti 
di riferimento da permetterci di definirne con certezza il va- 
lore morfologico senza ricorrere all' identità di origine. Nel 
caso dei muscoli diretti, i punti di attacco sono quasi del 
tutto nuovi, non trovano riscontro alcuno nella serie animale, 
per conseguenza ne l'origine né l' inserzione ci possono dare 
alcun dato sulla provenienza di questi muscoli da altri pree- 
sistenti. — Potendo stabilire con certezza un confronto tra i 
muscoli diretti di un insetto metabolico con quelli di uno Pseu- 
doneurottero o di un Ortottero, facendo astrazione della loro 
origine, si potrebbe allora tentare di paragonare questi mu- 
scoli con quelli periferici dei più elevati Tisanuri, se pure que- 
sti sono stati atteri sin dall'origine, usando come intermediari 
le larve per es. degli Pseudoneurotteri (1). 

* * 
Ho esaminato la muscolatura delle ali dei Ditteri e degli 
Imenotteri a preferenza di quella degli altri insetti perchè in 
questi due ordini sono compresi i migliori volatori, i quali 



(1) Amans ha tentato di stabilire le omologie dei muscoli di xm'Aeschna con 
quelli degli altri insetti fondandosi sulla loro inserzione. Veramente il voler ricon- 
durre l'ala di uno Pseudoneuroptero alla forma tipica è un po' difficile; i pezzi d'ar- 
ticolazione molto ridotti e incerti generano dubbi su certi punti d' attacco di molti 
muscoli. Per es. l'A. chiama il pezzo mobile che si articola colla tuberosità poste- 
riore dell' ala sigmoide, {basilare, radii tertii — Eendenfeld) cioè lo ritiene omologo 
del pezzo omonimo degli altri ordini » soits l'in/ìueiìce d'idées theoriques.... etc. ". — 
Gli Ortotteri offrono maggiori somiglianze coi rimanenti ordini e le loro larve, le 
quali negli ultimi stati presentano gli stessi elementi muscolari dell' insetto perfetto 
potrebbero servire come termine di confronto con i più antichi insetti. Poletajew 
studiando lo sviluppo dei muscoli alari negli Odonati non parla affatto della loro 
più o meno probabile provenienza da altri muscoli già esistenti nella larva. 



— 9 — 

presentano quindi un differenziamento della muscolatura in 
grado maggiore degli altri rispetto alla forma più semplice da 
cui sono derivati. Mi è sembrato interessante il tentativo di 
ricondurre queste due muscolature così differenti fra loro e 
così complicate a una forma presentante caratteri comuni ai 
due ordini e d'altra parte concordante per caratteri più sem- 
plici coi rimanenti insetti, e tale che servisse a far compren- 
dere le trasformazioni avvenute nei Ditteri e negli Imenotteri. 
Si capisce che per giungere a questo ho dovuto studiare quasi 
tutti gli altri insetti, servendomi dei lavori già fatti e di mie 
ricerche particolari, ed è per questo che credo di poter rite- 
nere i risultati ai quali son giunto non come affatto isolati, 
ma sibbene essi presentano gli elementi necessari e sufficienti 
per poter ricostruire l'intera miologia comparata degli insetti. 
La forma con caratteri semplici e concordante per altri più 
complessi cogl'insetti superiori possono fornirla i Tricopteri. 
Questi presentano i due segmenti alari pressoché ugualmente 
sviluppati e i muscoli indiretti principali vi sono tutti rappre- 
sentati (Il muscolo del vectiforme (Gàbélruckenmuskel-Burmei- 
ster) manca). 



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Haeckel (2) recentemente affermava l'importanza dei Tricop- 
teri considerandoli quale anello di passaggio fra i Neurotteri 
e i primi Lepidotteri (Micropterigia) e nello stesso tempo come 
vicini parenti dei più antichi Imenotteri (Tenthredinidae). 

Senza i Tricotteri male si potrebbero comprendere molte 
essenziali modificazioni avvenute nelle forme elevate dei Lepi- 
dotteri, Ditteri e Imenotteri. Probabilmente i Tricotteri odierni 
e i Lepidotteri hanno a comune una forma atavica molto vi- 



ti) Diagramma muscolare N.° 1. 

(2) Haeckel, Sist. Philogenie. — Berlin, 1896. 



— 10 — 

oina ai Neurotteri. L'opinione di Haeckel sarebbe in parte con- 
fermata dalle mie ricerche sulla muscolatura. Il Trichostoma 
capillatum per le sue dimensioni assai notevoli e per la sua 
diffusione si presta molto bene per un esame anatomico; qui 
sotto descrivo i muscoli delle ali di questo insetto. 

Credo utile premettere alcune parole intorno alla nomen- 
clatura adottata per le principali parti toraciche. Ne tralascio 
la descrizione minuta giacche questa è stata fatta da altri 
autori (Chabrier, Strauss, Burmeister, Kiinkel ecc..) ed a questi 
rimando chi voglia avere esatta cognizione dello scheletro chi- 
tinoso. Adottando gli stessi nomi usati da Amans distinguo 
per ciascun segmento (quando sia assolutamente completo): 
Yantedorsum, dorsum, postdorsum, sabpostdorsum o subpodor- 
sum; nello sterno: 1' antesternum e poststernum; lateralmente 
Yantepleura e la postpleura le quali formano una satura me- 
diana la cui estremità dorsale diventa Yapofisi ali fera. 

Sopra alcune descrizioni che mi sembrano errate o non 
esatte faccio le debite osservazioni nel corso del lavoro. 

Muscoli dell'ala anteriore. Musculus mesonotì. — Dalla 
faccia inferiore dell'antedorsum e dorsum alla superfice ante- 
riore del mesofragma. — Musculus lateralis mesothoracis (an- 
teriore). — Dall'antedorsum si dirige inferiormente in obliquo 
verso l'addome inserendosi sulla parete interna dell'anca me- 
sotoracica. — Musculus lateralis mesothoracis (posteriore). — 
Dal dorsum finisce in basso con un tendine che si attacca al 
trocantere, è estensore di questo, e nello stesso tempo con- 
traendosi agisce indirettamente sull'ala. Questi due muscoli che 
nel caso dei Tricotteri sono dorso-pediali negli insetti supe- 
riori diventano dorso-sternali, nei Ditteri l'estensore del trocan- 
tere (Tav. I. fig. VI. t.) è perfettamente distinto dal musculus 
lateralis mesothoracis posteriore ma la sua direzione parallela 
a quella di quest'ultimo ed anche l'aver egli la medesima in- 
serzione superiore dimostra a sufficienza che il muscolo in ori- 
gine dorso-pediale, ora pel perfezionamento dell'apparato alare, 
si è diviso nettamente in un fascio per il trocantere ed in 



— 11 — 

un altro dorso-sternale per l'ala. — Musculus lateralis meso- 
noti. — Dal dorsutn si dirige obliquamente verso l'addome- 
inserendosi in basso sul mesofragma e sul processo sporgente 
di questo. 

E necessario esaminare più minutamente i muscoli del terzo 
strato, cioè i diretti, giacche a loro tenterò di paragonare quelli 
dei Ditteri e degli Imenotteri. I muscoli 2 e 3, che si trovano su- 
bito sotto i due ultimi descritti, sono pedio-pleurali, quindi non 
sono affatto diretti (1), ma la chitina nel punto della loro inser- 
zione superiore è così molle che la loro azione sull'ala è molto 
più diretta di quello che sia per i muscoli sopra descritti 
(m.' laterales mesothoracis). Questi muscoli sono omologhi ai 
pedio-dorsali dei Neurotteri e degli Ortotteri. Inferiormente 
s'inseriscono sulla parete interna dell'anca mesotoracica, in 
alto sulla faccia laterale della mesopleura. Anteriormente a 
questi due forti muscoli e nella stessa direzione è posto il grande 
preaxillare [1], il quale dalla piega antesternale si fìssa sull'an- 
tepleura sotto il subanteriore (piccolo radiale Jurine, clavicolare 
Chabrier). Dalla piega antepleurale superiore intratoracica, 
che insieme al subanteriore costituisce l'apparecchio di prona- 
zione dell'ala, proprio sopra il punto d'inserzione del grande 
preaxillare [1] si origina un piccolo muscolo conico, il piccolo 
preaxillare [9] il quale deve considerarsi come un solo sistema 
col precedente. Nelle forme superiori l'azione del preaxillare [1] 
diventa più diretta ponendosi intimamente a contatto col sub- 
anteriore, sopprimendosi conseguentemente il piccolo prea- 
xillare. Posteriormente al pedio-pleurale [3] sta un altro mu- 
scolo pure pedio-pleurale, il quale inserendosi inferiormente 
sulla parete posteriore dell'anca e sulla faccia interna si dirige 
obliquamente in alto passando colla sua metà anteriore sotto 
il pedio-dorsale [3]. In alto con larga base d'inserzione si attacca 
all'estremità superiore della post-pleura nella regione subter- 



(1) Conservo la divisione dei muscoli in indiretti e diretti perchè è di gran como- 
dità nella descrizione, ma non le va dato un valore assoluto, giacché molti di quei 
muscoli che si dicono diretti agiscono assai indirettamente sull'ala. 



— 12 — 

minale. Questo muscolo è il postaxillare costante in tutta la 
serie. A me pare molto probabile che originariamente quasi 
tutti i muscoli diretti dovessero trovarsi in uno stato analogo 
perciò che riguarda specialmente la loro inserzione superiore, 
coll'ulteriore differenziamento dell'organismo e dell'apparato 
del volo questi muscoli si misero in maggior diretta comuni- 
cazione coi pezzi articolari dell'ala conservando o rendendo 
più complessa l'azione loro. Così succede pel grande preaxil- 
lare e per l'ultimo descritto, il postaxillare, il quale pure nei 
Tipulidi conserva le stesse inserzioni che ha nei Tricotteri. 
Nei Ditteri superiori da cilindrico fattosi conico e munito di 
forte tendine si unisce superiormente non più all'estremità su- 
periore della post-pleura, ma all'apofisi posteriore discendente 
(postterminale) del terminale; il quale nel caso dei Tricotteri 
è unito alla post-pleura in corrispondenza dell'inserzione su- 
periore del postaxillare posteriore. 

Per analogia non si può ammettere che cosi avvenga anche 
per gli altri muscoli? Nei diagrammi segno con 8 e 8, i mu- 
scoli sigmoidali (prò e sub- sigmoidale), ma con ciò non escludo 
che essi derivino direttamente dai pedio-pleurali meso e me- 
tatoracici. 

Oltre ai descritti altri muscoli vi sono che s'inseriscono 
veramente sui pezzi d'articolazione dell'ala, ma prima di par- 
larne sarà utile descrivere questi pezzi articolari. 

Non troviamo qui quella molteplicità di articolazioni secon- 
darie e di parti accessorie che esistono nelle forme elevate dei 
Ditteri e degl'Imenotteri specialmente. Le due ali alla base 
sono pressoché simili e assai facilmente vi si distingue il sub- 
anteriore a forma di cupola cava, il sigmoide (grande umerale, 
Jurine, prepauìiere, Strauss) col processo postero-inferiore poco 
sviluppato al contrario degli Imenotteri dove la coda sigmoi- 
dale ha preso uno sviluppo massimo. La sua forma si avvicina 
più a quella del sigmoide dei Nemoceri. Il submediano (piccolo 
umerale, Jurìne, omoplata, Chabrier) non è del tutto indivi- 
dualizzato, ma è in continuità colla tuberosità anteriore (hu- 



— 13 — 

merus, Chàbrier). Il terminale (ungulare, Chabrier — piccolo cu- 
bitale, Jurine) molto robusto ha la forma di un uncino ed è 
fortemente chitinizzato. Uapofisi ali fera (appui, Chabrier) è 
tricefala, simile a quella degli Pseudoneurotteri. Sul capo po- 
steriore di questa apofisi si attacca un muscolo conico, che, 
dirigendosi in dentro e in avanti, quasi orizzontalmente va ad 
inserirsi sul dorsum. Questo è il muscolo entopleuro-dorsale, 
costante in quasi tutti gl'insetti, manca negl'Imenotteri. E da 
notarsi ancora un muscolo importante, quello del proterminale 
(apofisi infero-anteriore del terminale), che dall'antepleura obli- 
quamente si dirige in alto e in dietro inserendosi sul proter- 
minale. Un piccolo muscolo da paragonarsi solo alVantiaxillare, 
dei Ditteri o all' antedorso-axillare degli Ortotteri, unisce la 
piega intratoracica antepleurale colla volta del dorsum. La 
sua direzione è quasi verticale. 

I fin qui descritti sono tutti muscoli dell'ala anteriore, 
ossia mesotoracici; il metatorace presenta gli stessi elementi 
alquanto ridotti in volume, ma tuttavia per il loro compor- 
tarsi si avvicinano più a quelli delle forme maggiormente 
perfezionate. 

Infatti i singoli muscoli sono meglio staccati gli uni dagli 
altri, la loro direzione non è più quasi una sola per tutti 
formando così una massa compatta, ma si dirigono conver- 
gendo leggermente verso la base dell'ala. Sono diventati più 
chiaramente pedio-pleurali di quelli mesotoracici i quali mo- 
strerebbero piuttosto un passaggio dai pedio-dorsali degk Or- 
totteri a questi metatoracici. Pertanto non si può dire che il 
metatorace sia una ripetizione del mesotorace, ma con più 
esattezza che, solo nei primi due strati i due segmenti sono 
simili, nel terzo il metatorace presenta elementi maggior- 
mente perfezionati. La presenza del muscolo prosigmoidale del 
resto mi ha deciso ad affermarlo. Questo è un piccolo muscolo 
conico che dalla linea di sutura ante-post-pleurale va all'apofisi 
inferiore del sigmoide (prosigmoide) e precisamente s'inserisce 
sul lato esterno (rispetto all'intero torace) di questa; come 



— 14 — 

avviene nei Nemoceri. Questo muscolo come il prosigmoidale 
nei Ditteri (Brachiceri) non è stato mai notato da alcuno seb- 
bene abbia un'importanza speciale, non per la sua costanza, 
che anzi si trova solo nel rnetatorace dei Tricotteri, nel meso- 
torace dei Ditteri Lepidotteri e Imenotteri (?), ma appunto per 
essere caratteristico di certe forme acquista tale importanza. 
E nel caso dei Tricotteri i quali mostrano così un maggior 
differenziamento nel rnetatorace in corrispondenza di una di- 
minuzione di volume, non si potrebbe spiegare questo fatto 
assai strano col riferire a questo muscolo una funzione rela- 
tiva al ripiegamento dell'ala posteriore, giacche nei Brachiceri 
dove il sigmoide ha due apofìsi con due muscoli sigmoidali 
bene sviluppati e nei Tipulidi in particolare che si avvicinano 
più ai Tricotteri, l'ala non si ripiega affatto. Ora si presenta 
spontanea una domanda: Si tratta in questo caso di un mu- 
scolo in principio di formazione, o esiste solo come carattere 
atavico? 

Ammettendo quest'ultima ipotesi, la differenziazione mag- 
giore della muscolatura metatoracica accennerebbe alla paren- 
tela, per parte dei Tricotteri, con un ordine d'insetti a rne- 
tatorace predominante (Ortotteri?). Riferendosi al solo esame 
della muscolatura i Tricotteri sarebbero derivati da una forma 
vicina a quella che dette origine agli Ortotteri e colla ridu- 
zione del terzo segmento e conseguente sviluppo del secondo 
avrebbero condotto ai Lepidotteri (Micropterigia). 



Dìptera. 

Prima di parlare in particolare della muscolatura è neces- 
sario che premetta alcune considerazioni generali sull'anatomia 
del loro scheletro toracico e sul bilanciere. 

Alcuni autori come Kirby, Burmeister, Kunckel d'Herculais 
e Lucks affermano chiaramente dipendente dal rnetatorace la 
parete (costale, Chabrier) che posteriormente nell' interno della 



— 15 — 

cavità toracica dà attacco al muscolo dorsale. Kirby la chiama 
addirittura metafragma, per distinguerla dal mesofragma meso- 
toracico e questo nome è accettato da Burmeister e Lucks. 
Altri, come Chabrier e Strauss, fanno delle descrizioni del me- 
sofragma che si prestano per confermare tanto la natura meso 
quanto quella metatoracica del cosidetto metafragma o costale. 
E che sia così lo prova il fatto che nessuno di quelli autori i 
quali affermano l'esistenza di un metafragma nei Ditteri, si è 
curato di correggere V errore che secondo la loro opinione 
avrebbero commesso i sostenitori di un mesofragma, errore 
d' una importanza notevole, certo non trascurabile. Anche 
Amans che chiama subpodorsum il metafragma di Kirby lo ri- 
tiene del tutto mesotoracico, descrivendolo come dipendenza 
del mesonotum ; ma non si cura di far notare l' errore di 
Kirby, Burmeister e Kunckel. Secondo questi tre ultimi au- 
tori il muscolo dorsale si unirebbe addirittura al metatorace; 
vi sarebbe stata cioè una fusione del muscolo mesatoracico 
con quello metatoracico, colla corrisjDondente riduzione del 
mesofragma, che darebbe attacco ai muscoli postaxillari. Se 
così fosse sarebbe ben difficile rendersi ragione degli straordi- 
nari cambiamenti avvenuti e i Ditteri per lo scheletro e per 
la muscolatura potrebbero ritenersi distinti da tutti gli altri 
insetti. Kunckel d'Herculais che vuol dimostrar la sua opinione 
cade in molti errori, provando così come sia sbagliata la via 
quando si prenda per metatoracico il mesofragma. Per Kunckel 
quest' ultimo è il praescutum, scutum e scutellum del metatorace. 
Il terzo segmento forma invero anche nei Ditteri un anello, 
ma all' opposto di quello mesotoracico, il quale è più svilup- 
pato superiormente, questo soltanto nelle sue parti laterali e 
inferiori è rappresentato, quelle dorsali essendo ridotte a pie- 
ghe strettissime che coronano superiormente e all' esterno il 
mesofragma, il quale sporge nella cavità addominale. 

Del resto credo di poter affermare senz' altro trattarsi qui di 
un mesofragma, pensando che: 1.° In tutti gl'Insetti nei quali 
si ha preponderanza del mesotorace sugli altri segmenti, il 



— 16 — 

punto di attacco posteriore dei muscoli dorsali è sempre il me- 
sofragma. 2.° I Ditteri, nei quali il mesotorace è giunto a uno 
sviluppo massimo rispetto agli altri segmenti, è molto proba- 
bile che presentino i caratteri medesimi degli ordini dove ha 
luogo questo sviluppo, e li dovranno presentare in grado assai 
maggiore, tanto da rendere difficile la determinazione delle 
alterazioni avvenute e quindi anche quella delle parti com- 
ponenti i segmenti alterati. 3." Il confronto di forme di ordini 
diversi dimostra come tali modificazioni possano aver luogo. 
5.° Lo studio della muscolatura degli Insetti mostra come i 
muscoli dorsali sieno in origine due paia, uno mesotoracico, 
che agisce sull' ala anteriore, 1' altro metatoracico per l'ala po- 
steriore. Per la correlazione di sviluppo fra le diverse parti 
dei due segmenti (correlazione che sempre si verifica) è chiaro 
che diventando rudimentale la seconda ala e prendendo invece 
molto sviluppo l' ala mesotoracica, anche il muscolo dorsale 
metatoracico sarà divenuto rudimentale o, meglio, sarà scom- 
parso del tutto e con lui per conseguenza anche il meta- 
fragma; mentre quello mesotoracico insieme al mesofragma 
avranno avuto il massimo sviluppo. 

Con questo credo giustificato chiamare musculus mesonoti 
il muscolo dorsale dei Ditteri e mesofragma il ìnetafragma 
(Kirby). (1) 

Bilanciere. — Amans ha tralasciato del tutto di conside- 
rare la seconda ala che per quanto trasformata in un altro or- 
gano non cessa di avere una grande importanza nel volo, im- 
portanza che venne dimostrata da numerose esperienze. Non 
voglio discutere qui se la funzione del bilanciere sia pura- 
mente meccanica, o considerato come organo di senso, ne abbia 
una che interessi buona parte del sistema nervoso e che 
aumenti nell' insetto la facoltà di -mettersi in più intima reia- 



(1 Nella Tav. 3. a , fig. V, è rappresentato il torace di un Asilus. La mancanza 
di gran setole e di peli rende più facile la determinazione dei diversi pezzi. La 
figura mi risparmia di dare una descrizione di tutte le parti toraciche e si presta 
assai bene per un confronto con quella che dà Kunckel del torace di Volucella. 



— 17 — 

zione col mondo esterno; ciò esce dai limiti che mi sono pro- 
posti e d' altra parte è una questione che non può risolversi 
tanto presto, date le deficienti cognizioni anatomiche su que- 
sto organo, e l' impossibilità (per la parte fisiologica) di tro- 
vare un modo di esperimentare che sia veramente decisivo. (1) 
Mi è sembrato utile studiare la muscolatura e 1' articolazione 
del bilanciere, tanto se lo si considera come organo meccanico 
o di senso : durante il volo oscilla continuamente, da ciò una 
conseguenza semplicissima ma importante che: la sua funzione 
è strettamente collegata al suo movimento. 



(1) Riporto qui un breve cenno storico sulla questione del bilanciere. — Derham 
pel primo nella Théologie physique indica questo organo come un contrappeso, in 
relazione alla mancanza delle ali posteriori. — Réaumur non dice niente di nuovo, 
anzi si mostra molto riservato su questo argomento. — Von Gleichen entra in un 
campo nuovo e pel primo pensa che il bilanciere possa essere un organo di senso. 
Secondo questo A. il bottone terminale batterebbe, nella sua oscillazione, sulle 
squame sovrapposte, le quali produrrebbero il noto ronzìo. — Cuvier è incerto su 
questo punto, crede però ammissibile l'opinione di Von Gleichen. — Schelver final- 
mente stabilisce con numerose esperienze che i bilancieri sono indispensabili al 
volo. — Latreille dichiara che sono appendici mesotoraciche e non seconde ali ru- 
dimentali, inoltre afferma che non servano affatto all'insetto. — Audouin malgrado 
l'opinione di Latreille crede i bilancieri metatoracici. — Chabrier conferma l'asser- 
zione di Audouin circa il loro significato morfologico, riguardo alla loro funzione 
crede che non sia da trascurarsi la forza centrifuga prodotta nel loro movimento. 
— Per Maquart s'inseriscono nel segmento medio dipendente dall' addome. — Lacor- 
daire ripetendo le esperienze fatte da Schelver ha resultati negativi, riafferma 
quindi l'opinione già emessa da Latreille. In seguito ad ulteriori esperienze ammette 
l'importanza dei bilancieri sull'andamento del volo. — Goureau dimostra che, stiac- 
ciato il bottone terminale, la mosca cessa di volare, come per il distacco completo- 
dei bilanciere. — Leidig descrive alla base di questo un ganglio con delle termina- 
zioni nervose che considera come un organo dell'udito. Hicks invece crede che le 
papille basali debbano considerarsi organi dell'odorato, opinione questa combattuta, 
da Loew, secondo il quale il nervo del bilanciere è eminentemente motore dei mu- 
scoli di quest' ultimo, cbe col suo movimento manterrebbe l'equilibrio del corpo. 
Favorirebbe anche l'entrata e 1' uscita dell'aria dallo stigma metatoracico. — Paul 
Bert ha il dubbio che l'impossibilità di volare dopo l'ablazione del bilanciere di- 
penda piuttosto o dalla ferita o dallo stato anormale in cui momentaneamente de- 
vono trovarsi gli insetti così mutilati. Esperienze relative gli danno risultati nega- 
tivi. — Girard stabilisce che il distacco delle squame non impedisce il volo; il ; 
bilanciere servirebbe a mantenere 1' equilibrio del corpo. — Secondo Landois invece 
sarebbe unito per mezzo di una leva all'apparecchio otturatore dello stigma e ser- 
virebbe quindi per la respirazione. — Plateau confessa che gli è stato impossibile 
di scuoprire se il bilanciere sia o no metatoracico. — Weismann finalmente dimo- 
stra la natura metatoracica di quest' organo studiandone la formazione nei dischi 

Anno XXXI. 2 



— 1S — 

Blanchard, Hicks, Loew, Binet hanno studiato 1' innerva- 
zione del bilanciere e i resultati delle loro ricerche non sono 
senza importanza. (1) Kunckel è il solo che ne abbia studiata 
la muscolatura (sono affatto da trascurarsi Lendenfeld e 
Lucks). 

Il bilanciere (2) ha il suo punto inferiore di appoggio sul- 
l' ento-metapleura, nello stesso modo dell' ala anteriore. Nel 
caso però del metatorace la costola chitinosa ante-postpleu- 
rale non costituisce una vera apofisi alifera, ma serve di ap- 
poggio e di superficie articolare ad un pezzo, 1' apofisi post- 
pleurale, la quale appunto ha origine dalla post-pleura. Questa 
ultima, 1' estremità superiore dell' antepleura e il dorsurn li- 
mitano uno spazio triangolare, il quale come da un velo è 
coperto da chitina pieghevole e trasparente ; nella porzione 
mediana di questo spazio triangolare si fissa la base del bilan- 
ciere, la quale sta in unione colle pareti metatoraciche per 
quella membrana chitinosa sopradescritta. La parte esterna ed 
inferiore della base è unita, sempre da chitina molle, all' estre- 
mità superiore dell' apofisi post-pleurale, la quale s' inoltra 



imaginali. — Kunckel d'Herculais è incerto sulla funzione del bilanciere, ne studia 
pel primo la muscolatura, ma col preconcetto di ritrovarvi gli stessi elementi del- 
l'ala anteriore. Come organo di senso gli dà poca importanza. — Jousset de Bel- 
lesme fa una serie di esperienze destinato a provare che il bilanciere serve a cam- 
biare di posto il centro di gravità dell'animale. Questo esperienze hanno in loro 
stesse gli elementi sufficienti per provare la falsità di tale ipotesi. — Graber descrive 
i u poriferen Vorkommisse der Halteren « distinguendo un dimorfismo nelle papille. 
— Bolles Lee combatte l'opinione di Graber circa il dimorfismo delle papille, ritiene 
il bilanciere per un organo aeroscopico. — Veinland recentemente (1891) in un lungo 
lavoro sopra i bilancieri ne studia l'anatomia interna e per ciò che riguarda la mu- 
scolatura si riporta a ciò che ne dice Lucks, il quale aveva designato i postaxillari 
dell'ali anteriori quali muscoli del bilanciere, prendendo invece l'estensore di que- 
sto, pela Gabelruckenmuschel » di cui anche Burmeister aveva negato l'esistenza nei 
Ditteri. Kiguardo alla funzione, combatte l'ipotesi di Jousset, considerando il bi- 
lanciere quale regolatore della direzione del volo per la forza centrifuga generata 
nel suo movimento. Come organo di senso speciale attribuisce al bilanciere l'ufficio 
u di riportare al centro nervoso principale la sensazione di cambiamento di dire- 
zione avvenuto durante il volo ». 

(1) Secondo Binet il nervo del bilanciere è in intima unione col cervello (ganglio 
sopraesofageo), poco col ganglio metatoracico come aveva asserito Blanchard. 

(2) Questa descrizione si riferisce al bilanciere di Asilus crabronifortnis. 



— 19 — 

verso 1' alto nello spazio triangolare. Quest' apofisi, simile a 
una lamina cuoriforme, è concava a convessità esterna; nella 
sua parte media è sottile, ma alla periferia s' inspessisce in 
una costola che inferiormente si articola coli' entometapleura 
e in alto collo spigolo esterno e inferiore della base del bilan- 
ciere (1) che in questo punto presenta un pezzo chitinoso as- 
sai resistente. Alla costola ispessita dell' apofisi s' inseriscono i 
flessori del bilanciere. Il lungo estensore s' inserisce sulla mem- 
brana chitinosa che superiormente si trova fra il dorsum, 
1' antepleura e lo spigolo supero -interno della base del bilan- 
ciere. 

L' apofisi post-pleurale può ruotare intorno a un asse pas- 
sante per 1' entopleura (estremità superiore) e tangente in quel 
punto alla superficie curva delle pareti metatoraciche, questo 
asse è leggermente obliquo, ma si avvicina alla posizione oriz- 
zontale. Se ora si considerano le due apofisi destra e sinistra 
ruotanti secondo i loro assi, che posteriormente convergono 
sotto un certo angolo, al momento dell' azione del flessore 
queste apofisi si porteranno colla loro estremità superiore in 
basso, in avanti e verso l' interno della cavità toracica, mentre 
la parte esterna e inferiore della base del bilanciere sarà con- 
dotta in basso e in dentro. La parte interna e inferiore della 
base stessa subirà un movimento inverso cioè in alto e in 
fuori, conseguentemente tutto il bilanciere verrà abbassato. E 
facile comprendere che queste rotazioni non avvengono in 
realtà secondo assi rigidi, ma trattandosi di pezzi riuniti da 
legamenti più o meno elastici o molli, il punto di rotazione 
si sposterà dalla parte della minore rigidità del sistema; e 
così accade per l'articolazione superiore della base col dorsum. 
La membrana chitinosa che li unisce nel movimento discen- 
dente del bilanciere si curva in dentro presentando la conves- 



(1) I pezzi di chitina che sono alla base intorno alle papille sono stati descritti 
da Weinlard; egli ha veduto l'apofisi postpleurale ma la crede un pezzo rigido del 
torace. Dice però più volte che i muscoli non si attaccano direttamente ai pezzi 
basali da lui descritti. 



— 20 — 

sita in fuori e in alto tendendo per la sua elasticità a ritor- 
nare nella posizione di riposo. Se con un ago si produce una 
leggera pressione sopra 1' apofisi post-pleurale il bilanciere si 
abbassa, ma cessata la pressione rapidamente risale in alto 
(posizione normale di riposo). (1) 

I pezzi di chitina che ricuoprono la base del bilanciere 
e circondano le placche papillifere basali non devono essere 
considerati come pezzi d'articolazione, ma come semplici punti 
d'ispessimento aumentanti la robustezza della base e nello 
stesso tempo, stando gli uni leggermente discosti dagli altri, 
diminuiscono la brusca scossa che il bilanciere riceverebbe al 
cambiamento repentino di direzione nel punto più alto e più 
basso della sua corsa. 

In quanto al voler stabilire le omologie dei muscoli fles- 
sori ed estensori con alcuni di quelli dell'ala anteriore è im- 
possibile. Kunckel d'Herculais l'ha voluto fare riferendosi al- 
l'azione loro e non considerando affatto i punti d'inserzione. 
Del resto anche se i muscoli del bilanciere s'inserissero diret- 
tamente sulla sua base a torto si paragonerebbero a quelli 
dell'ala anteriore. Evidentemente le due muscolature hanno te- 
nuto nello sviluppo filogenetico una via diametralmente oppo- 



1) Una semplice figura schematica credo che varrà meglio di qualunque descri- 
zione a dare un' idea della cosa. La base del bilanciere si può rappresentare con un 
triangolo Ape, Co sia 1' apofisi post-pleurale e O il suo punto di rotazione che sup- 
porremo rigido. Per la contrazione del flessore tutto il si- 
stema prenderà la posizione indicata dalle linee punteg- 
giate. Se la cosa andasse realmente così il movimento 
del bilanciere oltre essere di rotazione sarebbe anche di 
traslazione, cioè anche tutta la base si sposterebbe in alto 
e in basso. Non bisogna quindi ritenere una sola parte del 
sistema d'articolazione molle ed elastica, ma sibbene tutte |g 

le altre partecipano più o meno di questa proprietà, co- 
sicché lo spostamento degli assi di rotazione avvenendo j) s UO rsum metatoraiico. 
contemporaneamente il movimento in alto e in basso del- G metapleura - /•,' esten- 
l'intera base è minimo ma non tanto da potersi ritenere 

l'oscillazione del bilanciere simile a quella di un pendolo. — Non sto a spiegare 
l'azione dell'estensore, giacché dalla figura apparisce assai chiara. 




— 21 — 

sta essendosi quella dell'ala moltissimo perfezionata mentre 
quella del bilanciere è andata sempre più riducendosi presen- 
tando quindi elementi paragonabili alla seconda ala d'insetti 
più semplici, o per lo meno presentino in questa caratteri 
d' insetti semplici. Ma per quanto abbia tentato un simile con- 
fronto, mi sono mancati dati certi su cui fondarlo e d'altra 
parte lo studio della muscolatura (almeno per gl'Insetti) mo- 
stra come tale sistema organico sia eminentemente adattabile 
alle modificazioni avvenute nella vita di relazione dell'orga- 
nismo e quindi diffìcilmente si può decidere sopra l'iden- 
tità dei muscoli modificati. Nei diagrammi questi muscoli 
sono indicati coi numeri 2', 3', 5', avverto però che tali omo- 
logie sono assai probabili ma non certe. 

I muscoli dell' anca metatoracica, che s' inseriscono in vi- 
cinanza del bilanciere, non possono avere alcuna azione su 
questo, giacché rispetto alla forza prodotta dalla loro con- 
trazione le pareti toraciche dove si attaccano si possono rite- 
nere rigide. 

In quanto alla seconda articolazione che Weinland dice tro- 
varsi all'altezza delle placche basali non l'ho veduta, e per 
quanto abbia cercato di asportare il bottone del bilanciere dal- 
l' avanti all' indietro e viceversa, sempre lo stilo mi è parso 
rigido. Tirando il bilanciere, o si stacca tutto intiero, o si 
strappa al livello delle papille scapali senza presentare alcuna 
superfìcie articolare. Numerosi preparati microscopici non mi 
hanno fatto trovare il muscolo descritto dall'autore tedesco, 
muscolo che produrrebbe un secondo movimento. In una se- 
zione trasversale della base del bilanciere di Musca Vomitoria 
ho trovato un muscolo il quale dalla parete interna della ca- 
vità maggiore si dirige verso il basso (sopposto il bilanciere 
orizzontale). E un muscolo così piccolo che credo debba rite- 
nersi come un modifìcatore della posizione delle placche basali 
o del lume dei canali che corrono internamente alla base e 
allo stilo. 

Un motore dalla parte terminale del bilancere non mi seni- 



— 22 — 

bra affatto. Il muscolo disegnato da Weinland in una sezione 
traversale del bilanciere di Leptis scolopacea corrisponderebbe 
a quello trovato da me nella Musca vomitoria. Nei Tipulidi 
secondo le mie ricerche non esisterebbe nel bilanciere alcun 
elemento muscolare. 



Nemocera. 

Muscoli del mesotoeace. Musculus mesonoti. — Dall'ante- 
dorsum e dorsum al mesofragma. — Musculus lateralis mesotho- 
racis (anteriore). — Dal dorsum all'antesternum. — Musculus 
lateralis mesothoracis (posteriore). — Dal dorsum al poststernum. 
— Musculus lateralis mesonoti. - Dal dorsum e postdorsum 
al mesofragma. Questi tre ultimi muscoli sono obliqui, dal- 
l'alto e in avanti si dirigono in basso e in dietro; il primo 
è molto sviluppato, nei Brachiceri diventa quasi simile al po- 
steriore e la direzione è quasi verticale. 

I Tipulidi hanno un sigmoide a una sola apofisi, l'anteriore 
{prosigmoide), a cui s'inserisce un forte e doppio muscolo (mu- 
sculus prosigmoidalis). Inferiormente si attacca sull'antepleura 
subito sopra il subaxillare [1], il quale insieme al suo anta- 
gonista, l'antipreaxillare, merita un' attenzione speciale. Il 
primo superiormente il secondo inferiormente terminano in una 
placca Glutinosa comune la quale è in unione coli' antepleura 
e coli' apofisi stiloide dell'apparecchio di pronazione. L'antiprea- 
xillare superiormente s'inserisce sul dorsum, mentre il suba- 
xillare [1] ha una larga base d'attacco sulla sutura antepleuro 
sternale. L'azione contemporanea di questi due muscoli quasi 
sviluppati egualmente aiuterebbe quella dei dorso-ventrali, giac- 
che solo l'antipreaxillare eserciterebbe un'azione sul dorsum 
mentre il subaxillare non avrebbe altro ufficio che quello di 
tener salda la placca chitinosa comune, la quale da sola po- 
trebbe spostarsi in alto al momento della contrazione. Un tale 
sistema di muscoli non è nuovo, nei postaxillari si riscontra 



— 23 — 

un caso simile. La disposizione speciale e lo sviluppo notevole 
dell' antipreaxillare, caratteristica dei Tipulidi ha forse la sua 
conseguenza nel volo alternativamente ascendente e discen- 
dente pure caratteristico di questi insetti. 

Sotto il prosigmoidale si attacca il muscolo anteriore del 
proterminale, mentre il posteriore si fissa sull' apodema sterno- 
postpleurale (inesofragma di Burmeister) — L' ento-pleuro dor- 
sale è fornito di un tendine a cupola come nei Tany stornata. 
Il grande preaxillare ha la forma e disposizione normale cioè 
dall'apofisi stiloide va ali 'antepleura. 

I postaxillari costituiscono due gruppi, l'anteriore si com- 
pone di quattro muscoli riuniti in un sol tendine, il posteriore 
che nei Brachiceri ha l'inserzione inferiore sull'apodema sterno - 
postpleurale, conserva qui le inserzioni primitive. 

Sotto il muscolo posteriore del proterminale, ossia più vi- 
cino alla parte torace a stanno due piccolissimi muscoli i quali 
pure si portano al proterminale. 

Muscoli del metatoraoe. -- I rappresentanti dei due primi 
strati mancano, il bilanciere ha due estensori, l'anteriore dalla 
sutura meso-metasternale va all'estremità del dorsum dove si 
articola la base del bilanciere, il posteriore dal poststernum 
al medesimo punto. Probabilmente questi due muscoli rappre- 
sentano i pedio-pleurali. La loro inserzione superiore non può 
dirsi veramente dorsale, avvenendo sulla membrana interme- 
dia che sostiene il bilanciere nello spazio triangolare di cui 
ho già parlato. Il flessore per la direzione e per i punti di 
attacco lo paragonerei al muscolo del proterminale, così co- 
stante in tutti gl'Insetti e sempre abbassatore, se pure la fun- 
zione in questo caso potesse valere qualcosa. Questo muscolo 
inferiormente si attacca sulla sutura poststerno-pleurale e in 
alto all' apofìsi articolare del bilanciere. Tutti i Nemoceri pre- 
sentano la disposizione sopra descritta, leggere modificazioni 
ho trovato nei Bi bionidi. 

Pupipara. — - Per i primi due strati muscolari coincidono 
perfettamente con tutti gli altri Ditteri, soltanto il musculu& 



- 24 — 

lateralis mesothoracis anteriore è assai discosto dal posteriore 
e convergente con questo verso il dorsivm in modo assai pronun- 
ziato tanto che la sua direzione diviene obliqua dal basso e in 
avanti verso l'alto e in dietro. Il preaxillare per quanto si 
avvicini alla posizione orizzontale, particolare ai Ditteri, è 
sempre assai rivolto in basso colla sua parte ante-pleurale 
anzi si può dire che nei Pupipari l'intero apparecchio di pro- 
nazione ha ruotato di un piccolo angolo avvicinandosi alla 
posizione che ha in tutti gli altri insetti. 

Il subaxillare in due fasci ha le inserzioni normali: dal 
processo esterno dell'apofisi stiloide alla sutura antepleuro- 
sternale. L'apofisi anteriore del sigmoide è poco sviluppata e dà 
attacco normalmente al rispettivo muscolo. Manca il muscolo 
posteriore del proterminale. Pei rimanenti muscoli rimando 
al diagramma che do dell' Hippobosca equina (Pag. 36 N.° 2). 

Tanystomata (1). — Il muscolo entopleuro-dorsale è cilindrico 
con cupola chitinosa interna per mezzo della quale si attacca 
a un' apofìsi della cresta dorsale, colla sua parte esterna si 
fissa alla porzione anteriore dell'antepleura. Nelle Volucelle 
questo muscolo conserva tale forma. 

Il muscolo subsigmoidale è sottilissimo, mentre è più svi- 
luppato il prosigmoidale. Il bilanciere presenta una muscola- 
tura assai visibile. Il flessore è doppio, il capo inferiore molto 
sviluppato si vede anche senza togliere il mesofragma; esso 
si fissa in alto sull'apofisi postpleurale e in basso sulla sutura 
ante-poststernale. Il capo superiore, più piccolo ha le stesse 
inserzioni. Il lungo estensore, dalla parte anteriore dell'aper- 
tura cosciale va alla chitina molle che unisce la base del bi- 
lanciere col dorsum. Il corto estensore ha la stessa inserzione 
superiore ma inferiormente si fissa sulla estremità superiore 
della postpleura. E posto dietro il lungo estensore ed è picco- 
lissimo, addossato all' apofìsi postpleurale. 



(1) La descrizione dettagliata dei pezzi articolari dell'ala e dei muscoli è quasi 
eguale a quella dei Muscidi, noto quindi solo le differenze. 



— 25 — 

Muscaria. — Secondo Amans l'articolazione dell'ala consta 
di dodici pezzi comprendendovi anche quelli dell'apparecchio di 
pronazione. Il sigmoide, il submediano, il retromediano, il 
terminale, il dorso terminale e il pleuroterminale costituiscono 
nel loro insieme la base dell'ala, mentre altri sei, dei quali 
principale è l'apofisi stiloide servirebbero a condurre l'ala in 
avanti. I pezzi enumerati da Amans sono forse troppi, non 
tutti hanno una vera superfìcie articolare e alcuni devono es- 
ser considerati come ispessimenti cintinosi che servono da punti 
d'appoggio ad altri pezzi o determinano la superficie di fles- 
sione dell'ala durante il volo; d'altra parte però la loro co- 
stanza in alcuni insetti li rende di un valore non trascurabile 
in una teoria sul volo. Questi pezzi non individualizzati ma 
in continuità col rimanente sono il retromediano e il pleuro- 
terminale. 

Nell'apparecchio di pronazione due parti sole sono ben vi- 
sibili e definite: la scaglia esternamente e Yapofìsi stiloide 
internamente alla cavità toracica. Quest'ultimo pezzo (l'apofisi) 
è costituito dalla riunione dei pezzi 3 e 4 di Amans i quali 
a parer mio si possono considerare come uno solo tanto più 
che per quanto si faccia non si possono separare secondo una 
superficie di sutura o di unione qualsiasi. Così i sei pezzi 
vengono ridotti a cinque dai quali si può togliere anche la 
scaglia, giacche ha un'azione meccanica (nella pronazione del- 
l'ala) minima o nulla addirittura; nei Ditteri è staccata dal 
•dorsum, ma come negli aitici insetti dove esiste è semplice- 
mente un pezzo di copertura che impedisce l'eccesso all' in- 
terno attraverso la complessa articolazione alare; numerose 
setole robustissime la ricoprono esternamente. 

L'apofisi stiloide che sta in un piano quasi verticale, su- 
periormente si allarga in una lamina orizzontale ed esterna, 
a forma di triangolo leggermente concavo verso il basso, la 
quale per mezzo di chitina pieghevole e una piccola lamina 
triangolare (pezzo N.° 2 di Amans) è unita al capo anteriore 
dell'apofisi alifera (pezzo N.° 1 Amans). 



— 26 — 

L' A. francese non dà alcuna figura dell'intricata sua de- 
scrizione dell'apparecchio di pronazione, questa omissione ge- 
nera dubbi sull'interpetrazione del testo. Riassumendo, distin- 
guo nell'articolazione dell'ala cinque pezzi e cioè: la tuberosità 
anteriore e posteriore, il submediano e il terminale, il dorso- 
terminale fa parte tanto della porzione posteriore alare quanto 
della postpleura. 

Nell'apparecchio di pronazione due parti ben distinte: l'apo- 
fisi stiloide, intratoracica, e il capo anteriore mobile dell'apo- 
fisi alifera. 

Il sigmoide ha le due apofisi anteriore e posteriore egual- 
mente sviluppate. Il processo anteriore e posteriore superiori 
e i processi inferiori anteriore e posteriore rendono il sigmoide 
dei Ditteri (Brachiceri) simile ad un x. 

Muscoli dell'ala anteriore. Musculus mesonoti. — Dalla 
superficie inferiore dell'antedorsum e dorsum alla faccia ante- 
riore del mesofragma. — Musculus lateralis mesoihoracis (an- 
teriore). — Dall' antedorsum si dirige in basso obliquamente 
verso l'addome sull'antesternum. — Musculus lateralis mesotho- 
racis (posteriore). Dal dorsum al poststernum. In mezzo a que- 
sti due muscoli sta la forca mesosternale, dalla cui estremità 
superiore parte il musculus furcae mesosterni che si unisce al- 
l'apodema sterno-postpleurale. Questo muscolo è stato a torto 
considerato da Lucks quale omologo di quello del vectiforme 
{Gabelriickenmuskel) qui non fa che da semplice legamento, la 
sua contrazione continua insieme a quella del suo antagonista 
dell'altra metà toracica permette ai muscoli postaxillari di 
avere un punto di appoggio (l'apodema sterno-postpleurale)' 
pressoché rigido. — Musculus lateralis mesonoti. — Dal dor- 
sum e postdorsum si dirige obliquamente in basso sulla faccia 
anteriore e sul processo sporgente del mesofragma. 

Muscoli diretti. Preaxillare — Dal lato anteriore -dell'apo- 
fisi stiloide all'antepleura. — Subjjreaxillare. — Ha due capi, 
dalla linea di sutura antepleuro-sternale alla faccia inferiore 
della lamina triangolare dell'apofisi stiloide. E un muscolo di- 



— 27 — 

sposto a ventaglio sotto il preaxillare. Entopl 'euro-dorsale. — 
È uno dei muscoli più costanti in tutta la serie (Pseudoneu- 
rotteri, Trieopteri, Ditteri, Coleotteri, Neurotteri, Imenotteri (?). 
È conico con larga base d' inserzione sull'antepleura e sull'apo- 
flsi alifera, un tendine fine e cilindrico lo riunisce al processo 
unciniforme della cresta dorsale. L ! antì preaxillare passa, incro- 
ciando, sopra l'entopleuro-dorsale, inferiormente si attacca al 
lato posteriore dell'apofisi alifera, in alto per mezzo di un 
lungo e finissimo tendine è in unione col dorsum che in quel 
punto presenta una sporgenza a uncino. (1). 

Musculus Prosigmoidalis. — Dalla linea di satura ante- 
pleuro-sternale al prosigmoide. La sua direzione è obliqua e 
convergente al sigmoide colla direzione del Subsigmoidalis che 
dal subsigmoide si dirige in basso e in dietro inserendosi so- 
pra l'apodema sterno-postpleurale sotto i postaxillari ante- 
riori. (2) Il muscolo anteriore del proterminale si attacca in 
aito all'apofisi di questo nome, in basso sull'antepleura, la sua 
porzione inferiore è in parte coperta dal prosigmoidale. M. po- 
steriore del proterminale. - - Superiormente ha il tendine a co- 
mune col precedente, inferiormente s' inserisce all'origine del- 
l'apodema sterno-postpleurale. E addossato alla parete toracica 
e nascosto (dalla parte interna) dal subsigmoidale e dai posta- 
xillari anteriori. 

Muscoli postaxillari. — In due gruppi distinti: anterior- 
mente e superiormente un grosso muscolo che dall'estremità 
libera dell'apodema sterno-postpleurale va all'apofisi postero- 
inferiore del dorso-terminale. E triangolare e incrocia il suo 
tendine con quello del gruppo dei postaxillari posteriori, i 
quali sono tre. Uno dall'estremità interna dell'apodema va 
all'apofisi posteriore discendente del terminale; questo muscolo 



(1) La presenza di questo muscolo con la sua speciale direzione rispetto al prea- 
xillare e all'apofisi stiloide, e i legamenti e 1' unione pieghevole di quest' ultima colle 
pareti toraciche, dovrebbero togliere la necessità di una vera articolazione dell'apo- 
fisi stessa, e secondo me. tale probabilità è confermata dall'esame anatomico. 

i"2) Questi due muscoli come pure i due che seguono sono piuttosto da conside- 
rarsi come due capi di un medesimo muscolo. 



— 28 — 

è costante in tutti gV insetti; in origine non faceva che un sol 
fascio con quello dell'anca media che ora invece s'inserisce 
sulla faccia inferiore dell'apodema sterno-postpleurale proprio 
in corrispondenza dell' inserzione inferiore del postaxillare 
stesso. Unito al medesimo tendine sta un secondo muscolo il 
quale occupa lo spazio limitato dai lati posteriore e anteriore 
dei due postaxillari principali. Più vicino alla parete toracica, 
all' origine dell'apodema sterno-postpleurale si attacca il terzo 
muscolo, assai piccolo, il cui tendine si unisce a quello del 
postaxillare posteriore. 

Muscoli del bilanciere. — Il flessore è assai sviluppato, 
â– come pure il lungo estensore. Le inserzioni di quest' ultimo 
sono le stesse di quelle descritte per il bilanciere dei Tani- 
stomati. 

Il flessore inferiormente si attacca al lembo posteriore della 
metapleura. 



HyiiM'iioptt'rsi. 

Terebrantia. — Le forme superiori degli Imenotteri sono 
state assai studiate, riguardo alla muscolatura, sin da molto 
tempo (Jurine Chabrier), mentre le inferiori, solo recentemente 
(Amans) furono esaminate, e i caratteri presentati dalla loro 
muscolatura le fanno distinguere dalle forme superiori (Acu- 
leata) come già lo sono per altre differenze notevoli dell' in- 
tera organizzazione. Lo sviluppo relativamente notevole del 
metatorace e la presenza dei due muscoli laterales meso e me- 
t anoti li riavvicina ai Tricopteri e nello stesso tempo ai Lepi- 
dotteri. Per il muscolo del vectiforme e il lateralis mesothoracis 
si riuniscono ai rimanenti Imenotteri. 

Tentredinidae. — Il vectiforme non è individualizzato 
come nelle forme superiori, ma è un semplice processo spor- 
gente, a forma di uncino, del mesofragma. Il sigmoide ha i 
soli processi superiori anteriore e posteriore. 



— 29 — 

Muscoli dell'ala, anteriore. Musculus mosonoti — Dall'an- 
tedorsum e dorsum alla faccia anteriore del mesofragma. — 
Musculus lateralis mesothoracis — ■ (anteriore e posteriore uniti). 
Grosso muscolo a ventaglio caratteristico degl' Imenotteri; nel 
Sirex è diviso in due come negl'insetti dove la concentrazione 
del mesotorace è minore. 

Se nei Ditteri questo muscolo è duplice non devesi attri- 
buire tale fatto a una minore concentrazione del mesotorace, 
che anzi è massima, ma sibbene una tale divisione è necessa- 
ria pel passaggio del musculus furcae mesosterni. 

Il muscolo lateralis mesothoracis in alto s'inserisce sull'an- 
tedorsum e dorsum, in basso sull'ante e poststernum. 

Musculus lateralis mesonoti. — Dal dorsum al mesofragma 
dietro all' inserzione superiore del musculus Vectiformis, che 
in basso si fissa sulla lamina mesofurcapleurale. 

Muscoli del terzo strato (diretti). — ■ Il preaxillare ha 
preso uno sviluppo notevole, superiormente si attacca sopra una 
forte cupola Glutinosa che è in diretta unione coll'apparecchio 
di pronazione per mezzo di un tendine. Sopra incrociantesi con 
questo ultimo sta un muscolo quasi orizzontale, sottilissimo, 
certamente è l'entopleuro-dorsale. Il postaxillare va alla cupola 
subterminale. Dalla sua inserzione inferiore parte un muscolo 
estensore dell'anca mesotoracica. Disposizione analoga a quella 
già trovata nei Ditteri. Il muscolo del submediano viene subito 
dopo il postaxillare; è flessore dell'ala, inferiormente s'inserisce 
sull'orlo dell'apertura pediale dalla parte posteriore, in alto il 
suo tendine si allarga in una membrana triangolare fissata per 
un angolo (il posteriore) al dorsum, anteriormente all'estremità 
superiore della postpleura. Da questo punto parte un tendine 
che si unisce alla sporgenza postero-inferiore del submediano. 
Nei Coleotteri nel metatorace esiste una disposizione analoga 
a questa ora descritta. 

Muscoli dell'ala posteriore. Musculus metanoti. — - Manca 
affatto come pure il m. lateralis metathoracis. 

Musculus lateralis metanoti. — Dal dorsum al rudimento 



— 30 — 

di metafragma, è molto ridotto. Musculus Vectiformis, — Dal- 
l'estremità libera del metafragma alla lamina metafurca-pleu- 
rale. 

Muscoli diretti. — Un doppio preaxillare va dal meta- 
sterno all' apparecchio di pronazione, più indietro sta un 
jpedio plearale assai sviluppato. Il postaxillare dalla lamina 
metafurca-pleurale s' inserisce sulle membrane subterminali, lo 
segue un sottilissimo muscolo del submediano con inserzioni 
simili a quelle del medesimo muscolo nell'ala anteriore. 

Il piccolo muscolo V (Tav. l. a fìg. XII) che è contenuto 
nel mesotorace va considerato come ausiliare del muscolo me- 
sonoti. 

I Gallicoli e gli Entomofagì, sempre fra i Terebrantia, for- 
niscono caratteri di passaggio alle forme superiori, la riduzione 
del preaxillare così sviluppato nelle Trentredinidae è notevole. 
Sparisce il muscolo entopleuro-dorsale e compariscono invece 
il muscolo subsigmoidale e quello anteriore del proterminale. 
Il muscolo del submediano dell'ala posteriore ha la sua inser- 
zione inferiore sull' orlo dell'apertura cosciale, inserzione che 
conserverà in tutte le forme degli Aculeata. Fra questi ultimi 
le forme alate delle Formiche, per ciò che riguarda la musco- 
latura, hanno caratteri che stanno fra mezzo a quelli delle forme 
inferiori e quelli delle superiori degli Imenotteri. Il vectiforme 
è bene sviluppato più che nelle vespi e così pure il relativo 
muscolo. Poco sviluppato è il sigmoide e gli altri pezzi del- 
l' articolazione dell'ala. Il preaxillare ha la posizione propria 
di quello delle Vespi e delle Api, il muscolo del submediano 
ha le stesse inserzioni di quelle che aveva nell' Ht/lotoma. Il 
muscolo del proterminale è doppio. 

Nell'ala posteriore si trovano gli stessi elementi eli quelli 
già trovati negl' ' Ichneumonidì, un preaxillare, uno del subme- 
diano e un postaxillare, manca il muscolo posteriore del pro- 
terminale che esiste invece nel metatorace delle Api. Nelle 
forme attere delle Formiche sono scomparsi il musculus meso- 
noti e il relativo mesofragma, come pure il musculus lateralis 



— 31 — 

mesothoracis. Dei muscoli diretti delle ali più traccia; in re- 
lazione invece dello sviluppo maggiore delle zampe i muscoli 
delle anche sono aumentati in grandezza, ma sono sempre 
dello stesso numero di quelli dell' insetto alato. Così nessun 
muscolo dell'ala si è trasformato, cambiando la sua funzione; 
ma cessata questa sono scomparsi totalmente senza lasciar 
traccia. Il posto da loro occupato è stato preso dai muscoli del- 
l'anca e del trocantere, ma solo per il loro maggiore svi- 
luppo. 

Dall' antedorsum e dorsum mesotoracico partono le tre paia 
dei lunghi estensori del trocantere anteriore e medio, mu- 
scoli che riempiono completamente la cavità toracica. Questa 
sostanziale modificazione avvenuta m quasi tutto il sistema 
muscolare e in parte anche nello scheletro toracico si osserva 
in tutte le forme attere delle formiche (1) e in quella di altri 
ordini tanto che sieno tali dall'origine loro oppure per una 
trasformazione secondaria (2). 



Apidae. 

La base dell' ala anteriore è costituita dai seguenti pezzi : 
Tuberosità anteriore e posteriore, subanteriore, sigmoide, subme- 
diano, terminale, squadra, vedi forme, apopleure a e j3 (appen- 
dici costali di Chabrier e di Amans). Secondo quest'ultimo ali- 



ci) Lo studio delle parti toraciche degl' insetti atteri è assai utile per determi- 
nare le parti adibite esclusivamente al volo. La mancanza del postdorsum fscutellum 
di Audouinj e del subpodorsum (postscutellum) rivela certamente l'importanza loro 
nella funzione del volo. Quest'importanza era già stata affermata nelle diverse 
ipotesi, l'esame anatomico delle forme attere ne dà la miglior prova. 

(2) Anche le l'idei presentano rispetto agli altri insetti alati analoghe modifica- 
zioni a quelle già descritte nelle forme attere delle formiche. 

Ma nel caso degli Afanitteri la distanza della loro muscolatura e del torace 
dalla muscolatura e dal torace di forme alate è molto maggiore. La presenza di po- 
che fibre dorsali nelle Pulci non deve far pensare a un rudimento di muscolatura 
alare. Queste fibre dorsali sono la conseguenza necessaria della mobilità dei tre 
anelli toracici, mobilità che è la negazione assoluta di una probabile provenienza 
â– diretta da forme fornite di ali. 



— 32 — 

tore la tuberosità anteriore si continua indietro con una la- 
mina che si riunisce al terminale per mezzo di un piccolo 
prolungamento. E il sistema del retro-mediano (1). 

A questo non s'inserisce alcun muscolo perciò non me ne 
occupo più a lungo; piuttosto credo utile dire qualche parola 
sulla disposizione generale che nel loro insieme presentano 
tutti questi pezzi d'articolazione. La tuberosità anteriore e 
quella posteriore formano una superficie curva a concavità in- 
feriore. Allo stato di riposo il sigmoide e il terminale conver- 
gendo verso le loro estremità inferiori e posteriori si artico- 
lano il primo colla tuberosità anteriore, il secondo coli' estre- 
mità inferiore della nervatura posteriore, in modo che ambe- 
due incontrano la superficie curva già menzionata sotto un 
angolo quasi retto (naturalmente considerando l'angolo che è 
fatto colla tangente alla superficie curva in quel punto d'in- 
contro). Sigmoide e terminale non si trovano in un sol piano 
ma sono doppiamente convergenti. Le loro estremità poste- 
riori sono riunite dalla squadra rappresentando così nel loro 
insieme una specie di quadrangolo articolato il quale abbia 
però subito una leggiera torsione a una delle sue estremità 
più piccole intorno all'asse maggiore. 

Il vectiforme che è unito mobilmente col mesofragma e 
colla squadra sporge nella cavità toracica obliquamente dal 
basso all'alto, in direzione parallela all' asse trasversale del 
corpo. 

Le appendici costali di Chabrier, nome conservato da Amans, 
sono due piccoli pezzi i quali sono contenuti nella cavità ar- 
ticolare dell' apofisi alifera e derivano da questa, non dal me- 
sofragma (costale Chabrier) come pare ritenesse quest' ultimo 



i^l) Se un tale sistema si vuol veramente trovare nella parte inferiore della base 
dell' ala, conviene vederlo nella tuberosità posteriore. Quest'ultima sulla faccia in- 
feriore, in alto, presenta una lamina di una forma caratteristica la quale è unita 
con forte legamento al terminale obbligando questo ad avvicinarsi colla sua estre- 
mità inferiore verso la porzione anteriore dell*ala. Alla Tav. 3. a , fig. IX, è rappre- 
sentata la tuberosità posteriore veduta dalla stia faccia concava, cioè dall' infe- 
riore; V è la lamina a cui è unito il terminale. 



BdLSoc.Enlom.Ilal. Anno XXXI 



Taw I. 




/ B'hi i/e/e/M 



fafaì&mSùvi 



BulLSoc.Enioni [lai. bino XXXI 



/ Pelli 










BulI.Soc.hiloiii.IiJil. Aimo XXXI 




/ Petri 






— 33 — 

autore. Questi due pezzi stanno 1' uno sopra all' altro, il supe- 
riore, 1' apopleura (3, è articolato come V apopleura a inferiore 
siili' orlo anteriore della cavità articolare già menzionata e 
sporgono su questa cavità. Ambedue hanno forma allungata, 
ma a si continua verso la parete toracica costituendo una la- 
mina quadrangolare; (3 ha un ingrossamento all'estremità li- 
bera, è leggermente curvo a concavità superiore ; l' ingrossa- 
mento terminale è fornito di una piccola apofisi superiore dove 
s' inserisce il muscolo apopleurale. Questi due pezzi a e (3, sono 
riuniti da una membrana comune che si unisce anche all' apo- 
fisi aliterà. Nelle Vespi 1' apopleura inferiore è strettamente 
saldata all' orlo antero-inferiore della cavità articolare, anzi 
forma un sol pezzo con questo e si presenta come una cresta 
sporgente. Anche il vectiforme che nelle Api ha il maggior 
sviluppo, nelle Vespi invece è una sottile lamina che si stacca 
appena come una scheggia dal mesofragma, non presenta alla 
sua estremità inferiore una superficie articolare e la sua azione 
deve essere minima giacche è assai pieghevole e saldato ina- 
movibilmente al mesofragma (1) il quale può ritenersi rigido 
rispetto alla forza sviluppata dal muscolo del vectiforme. 

Base dell'ala, posteriore. — Chabrier non descrive la base 
dell' ala posteriore, la crede una semplice ripetizione di quella 
dell' ala anteriore. Amans invece enumera i pezzi che la costi- 
tuiscono, ma non li descrive ne li rappresenta con figure. 

Il subanteriore (2) ha forma triangolare e la sua funzione 
avviene come il solito ; il sigmoide e il submediano sono arti- 
colati fra loro in modo eccezionale e la loro forma differisce 
sensibilmente da quella dei pezzi omonimi dell' ala anteriore. 

Nella Tav. 3. a , fìg. VII e Vili do delle figure che li rap- 
presentano assai fedelmente; sarebbbe troppo lungo e d'altra 



(1) Il vectiforme quindi meglio delle due apopleure descritte meriterebbe il nome 
di appendice costale. Credo ingiustificato il paragonarlo al dorso-terminale dei Dit- 
teri come fa Amans. 

(2) La descrizione che faccio della base alare anteriore e posteriore si riferisce 
alla Xilocopa violacea, con leggere modificazioni, delle quali ho notato la maggior 
parte, si può applicare a tutte le forme superiori degl' Imenotteri. 

Anno XXXI. 3 



— 34 — 

parte perfettamente imitile allo scopo propostomi il trattare 
minutamente di questi pezzi, solo dirò che il sigmoide e il 
submediano sono sostenuti da un prolungamento flessibile del 
metanotum, tale prolungamento si porta in avanti, cioè verso 
V ala anteriore. Una particolarità che è necessario notare è 
questa: il terminale alla sua estremità antero -inferiore si ar- 
ticola con un pezzo di chitina assai grande che Amans chia- 
ma appendice del terminale. Questo pezzo non è forse una 
semplice appendice, avuto riguardo al suo forte svilujDpo in 
confronto degli altri pezzi e alla sua unione (mobile) col me- 
tanotum. La sua estremità inferiore molto allungata sporge 
nella cavità toracica ed è il punto d' attacco dei muscolo po- 
staxillare. 

Muscoli dell' ala anteriore. — 

Musculus mesonoti. — Anteriormente si attacca alla volta 
del dorsum e allargandosi si dirige indietro e in basso per in- 
serirsi sul mesofragma. 

Amans pone dopo il dorsale un muscolo, il quale si attacca 
posteriormente verso 1' estremità del metanotum al quarto 
esterno di questa estremità con un corto tendine, si allarga in 
avanti e si fissa nella cavità del postdorsum sul lato anteriore 
di questa. Si dirige da dietro in avanti. L' Autore si domanda 
se sia un muscolo particolare agi' Imenotteri o un rappresen- 
tante del musculus lateralis mesonoti. Probabilmente è un mu- 
scolo speciale, modificante leggermente il modo di volare. Nelle 
Api non 1' ho trovato, solo nel Pelopoeus, Hammophila e Fos- 
soria in generale è assai sviluppato. 

Musculus lateralis mesothoracis. — A forma di ventaglio, 
in basso si fìssa sull' ante e poststernum, in alto sul dorsum. 
Musculus Vectiformis. — Inferiormente s' inserisce sulla lamina 
mesofurca-pleurale, in alto all' estremità libera del ventiforme. 
Sono due capi distinti uno più esterno più corto, un altro più 
interno e più lungo. 

Muscoli del terzo strato (diretti). — Preaxillare. — Ha 
due capi : uno anteriore più piccolo si unisce col suo tendine 



— 35 - 

a quello del posteriore più grande; questo tendine è forte- 
mente chitinizzato e resistentissimo. Ambedue i muscoli sono 
posti sull' antepleura subito dietro lo stigma protoracico. Mu- 
sculus subsigmoidalis. E posto subito dopo il postaxillare, si 
dirige obliquamente indietro e in alto inserendosi sulla squadra 
al punto d'articolazione di questa colla coda sigmoidale; in- 
feriormente si fìssa sulla superficie interna della antepleura. 

Questo muscolo è omologo al subsigmoidale dei Ditteri se 
la squadra si ritiene per un' appendice del sigmoide, non del 
terminale come vorrebbe Amans il quale afferma che i mu- 
scoli del proterminale si fissano sulla squadra. 

Il proterminale esiste anche qui e vi si attacca il relativo 
muscolo. 

Musculus proterminalìs (anteriore). — Dall'apofisi di que- 
sto nome alla parete concava antepleurale. E doppio. I muscoli 
diretti sin qui descritti hanno tutti una direzione obliqua di- 
rigendosi in alto verso l'addome, quelli che seguono fanno con 
questi un angolo acuto. 

Musculus Submediani. — Inferiormente subito sopra il mu- 
scolo trasversale dell'anca, in alto si fissa alla parte esterna 
del submediano. E un forte muscolo verticale che proviene 
senza dubbio dai primitivi pedio-pleurali, non saprei però af- 
fermarne l'omologia sicura con alcun muscolo dei Ditteri. 

Musculus postaxillaeis. — Inferiormente come il prece- 
dente, ma assai più obliquo in alto si attacca all'estremità 
inferiore e interna del subpostdorsum. E doppio. Musculus apo- 
pleuralis. Dalla parte anteriore della lamina post-pleurale alla 
sporgenza superiore dell'estremità libera dell'apopleura (3. Que- 
sto muscolo, indicato nei diagrammi con (?) non saprei a quale 
altro paragonarlo. Il punto suo d'inserzione affatto nuovo credo 
lo dovrebbe far considerare come un elemento proprio degl'Ime- 
notteri superiori. 

Muscoli dell'ala postekioke. Musculus metanoti. — Manca 
completamente come pure il m. lateralis metathoracis. Il mu- 
scolo del vectiforme non esiste. 



— 36 — 

Muscoli del teezo strato (diretti). M. preaxillaris. — Dal 
subanteriore all'apertura pediale corre lungo la sutura meso- 
metapleurale. 

Musculus proterminalis. — Sta sotto al postaxillare; s'in- 
serisce sull'estremità postero-inferiore del terminale, mentre 
nell'ala anteriore s'inseriva normalmente sul proterminale, ma 
questa apofisi ora si articola col nuovo pezzo subterminale. 

Musculus postaxillaris. — Muscolo doppio, dalla coda del 
subterminale alla cresta sterno-metapleurale. Un lungo mu- 
scolo ma sottilissimo rappresenta quello del submediano, che 
manifestamente agisce sempre come flessore. S'inserisce sulla 
parte esterna del submediano per mezzo di un ispessimento 
chitinoso, da questo parte un legamento conico che diretta- 
mente si unisce al submediano. 

Questo muscolo si dirige obliquamente in basso verso l'ad- 
dome passando sotto i postaxillari, si attacca all'orlo posteriore 
esterno dell'apertura dell'anca metatoracica, in modo però che 
la zampa non influisce per niente sul suo funzionamento. 

Altri muscoli, particolari al metatorace, servono da lega- 
menti fra alcune parti dell'entorace, sono privi di tendini e la 
loro contrazione ha una conseguenza minima sull'andamento 
del volo. 



DIAGRAMMI. 

Per mostrare con più facilità le somiglianze e le differenze 
fra le diverse muscolature alari e per determinare gli ele- 
menti più o meno costanti di queste, i muscoli si possono 
rappresentare graficamente con linee e costituire così dei dia- 
grammi, i quali possono supplire a lunghe descrizioni, grazie 
alle lettere ed ai numeri eguali designanti i muscoli omologhi. 
Per maggior chiarezza ho distinto tre piani o strati muscolari 
in ciascuna metà del torace. 

Nel terzo strato comprendo tutti i muscoli diretti. Alla 



— 37 — 

•divisione in tre strati non va dato alcun valore assoluto, solo 
deve venir considerata come mezzo più facile per la rappre- 
sentazione schematica dei muscoli. 

Come ho detto questi sono rappresentati da linee, linee 
che sono le proiezioni (schematiche) dei singoli muscoli costi- 
tuenti uno strato. 

L'unione delle proiezioni dei tre strati rappresenta così il 
complesso dei muscoli alari di una metà (destra nel nostro 
â– caso) del torace. 



— 38 



ms =r Mesotorace. MT = Metatorace. — La parentesi che comprende due linee rappresenta 
l'unione di due fasci muscolari, nella formazione di un sol muscolo. Se un muscolo ricopre perfet- 
tamente un altro, il ricoperto è rappresentato alla destra del ricoprente con una linea punteggiata. 



n. 


MS 




A â–  








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c \ 


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VI. 



MS 



MT 



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MS 



V 



1-9 




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3-4 



K?5 



MT 




Me \ E 



9\ a 




3 \\c ^ 




N 1. Trichostoma capillattim. — N. 2. Hippobosca equina. N. 3 Tipula gigantea.— N. 4. Asilus 
crabroniformis. — N. 5. Musca vomitoria. — N. G. Ilylotoma pagana. — N. 7. Ichneumonidae.— N. 8. 
Formica herculeana. — N. 9. xilocopa violacea. 



39 — 



PROSPETTO DEI MUSCOLI DELLE ALI 



Primo strato 



Secondo strato 



Terzo strato 



Musculus mesonoti A 
» metanoti A' 

Musculus lateralis mesothoracis (anteriore) B 

» » » (posteriore) C 

» » metathoracis (anteriore) B' 

» » » (posteriore) C" 

» » mesonoti E 

» metanoti E' 

» » Vectiformis F 

» » » (metatoracico) F' 

Musouli praeaxillares mesothoracis 1-9 
» » metathoracis l'-W 

Musculus lateralis pediopleuralis (anteriore) 3 

» » » (posteriore) 2 

» » » (anteriore metatora- 

cico) 2' 

„ » » (posteriore metato- 

racico) 3' 

» postaxillaris mesothoracis 4 

» » metathoracis 4' 

» proterminalis (anteriore) 5 (posteriore) 5, 

» » (anteriore) 5' (posteriore) .*/, 

(meta toracici) 

» entopleuro-dorsalis 6 

» antiaxillaris 7 

» prosigmoidalis 8 

» subsigmoidalis 8 i 

» prosigmoidalis (metatoracico) 8' 

subsigmoidalis » 8\ 

-â– > subaxillaris l l 

» apopleuralis ? 

» Submediani x 



40 



SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 



Tavola I. 

Figura I. — Ala anteriore destra di Trichostoma capillatum — a subante- 
riore — * sigmoide — m submediano — t terminale — A apofisi alifera — 
9 piccolo preaxillare — ó muscolo del proterminale — 6 muscolo entopleuro- 
dorsale — 7 antiaxillare. (Questa e le ali che si trovano nelle figure seguenti 
sono vedute dall'alto e dall'interno, supponendo l'ala orizzontale e tirata in 
avanti). 

Figura li. — Nervatura costale di un'ala di Eristalis tenax veduta dalla 
parte inferiore articolatesi in basso coll'estremità mobile (m) dell' apofisi alifera 
— se l'apofisi stiloide colla lamina triangolare superiore che l'unisce all'apofisi 
alifera — 1-9 muscolo preaxillare — s scaglia — a nervatura costale. — L'ala è 
ruotata di 90° intorno all'asse xx '. 

Figura III. — Metà destra del torace di Ti/mia gigantea. Il protorace è stato 
tolto. La linea punteggiata che va da.\Vantedorsum al mesofragma indica il limite 
inferiore del muscolo dorsale (m, mesonoti) che riempie tutto lo spazio al di 
sopra. Per la spiegazione dei numeri indicanti i muscoli si veda a pag. 37 e 
così pure per tutte le figure seguenti. 

Figura IV. — Metà destra del torace di Tipula gigantea. Parte del dorsum 
e postdorsum è stata tolta per lasciar vedere l'articolazione dell'ala, che è stata 
spostata in dietro. A Tuberosità anteriore — m submediano — S sigmoide — 
t terminale — dt dorsoterminale — B bilanciere (la parte estrema è stata tolta). 

Figura V. — Base e articolazione del bilanciere destro di Asitus erabroni- 
formis — b placche papillifere scapali — 5 placche papillifere basali (del lato 
superiore del bilanciere), — T porzione del dorsum metatoracico a cui si arti- 
cola lo spigolo supero-interiore della base. L' apofisi post pleurale viene subito 
sotto. A addome — z muscolo dell'anca — z' idem. 

Figura VI. — Metà destra del torace (1) di Musca vomitoria — t lungo esten- 
sore del trocantere. E stato tolto il muscolo dorsale, la linea punteggiata rappre- 
senta il suo limite inferiore — z muscolo dell'anca metatoracica. 

Figura VII. — Terzo strato di muscoli. 

Figura VIII. — Idem. 

Figura IX. — Metà destra del meso e metatorace di Asilus crabroniformis. 

Figura X. — Metà destra del meso e metatorace di Hippobosca equina. Il 
dorsale e stato asportato nella sua parte media. 



(1) In questa come pure nelle altre ligure rappresentanti metà di toraci manca il protorace. 



— 41 — 

Figura XI. — Terzo strato muscolare della medesima. Anteriormente il dor- 
sum e V antepleura sono spezzati per lasciar vedere meglio la disposizione dei 
muscoli. 

Figura XII. — Terminazione inferiore del musculus laleralis mesonoti sul 
mesotragma (m). F muscolo del Vectiforme (Hylotoma pagana). 



Tavola II. 

Base dell'ala anteriore e bilanciere destri di Eristalis wnax. L'ala è stata 
portata in alto e in dietro rispetto al corpo dell'insetto. I) sigmoide lascia vedere 
per trasparenza l'apofisi alifera R — ss subsigmoide — ps prosigmoide — h le- 
gamento che unisce la scaglia (g) all' apofìsi stiloide z — pr proter "minale — 
t apofisi posteriore del terminale che si unisce al dorso-terminale dt — m subme- 
diano. Anteriormente a questo stanno la tuberosità anteriore e posteriore. Fvelo 
— E bilanciere — s papille scapali — b papilli basali — H papille d' Hicks. 
T porzione di dorsum e membrana dove si attacca l'estensore 2'. A apofìsi post- 
pleurale; — § stigma — G apertura dell'anca metatoracica. 



Tavola III. 

Figi'ra I. — Metà destra del meso e metatorace di Formica herculeana — 
a muscolo dell'addome. Non è segnato il muscolo 5', che è quello subito dietro 
il 5 (t'orma alata). 

Figure II, III e XIII rappresentano la muscolatura del meso e metatorace della 
forma attera della Formica herculeana. La fig. XIII rapprasenta la regione ster- 
nale mesotoracica e metatoracica — z Forca mesosternale — v sutura pro-meso- 
toracica. — Nella fig. II il muscolo della fig. XIII non si vede perchè nascosto 
dalla forca mesosternale, a ed a' muscoli dell'addome. 

Figura IV. — Il subterminale dell'ala posteriore di Xilocopa — (il punto 
dove si articola col terminale — ni dove s'inseriscono i postaxillari. 

Figura V. — Torace di Asilus crabroniformis — a antedorsum — b dor- 
sum — e postdorsum del protorace — f antepìeura — h postpleura — k postster- 
nurn — g antesternum — d" subpostdorsum del mesotorace — m mesofragma — 
n anca. 

Protorace e mesotorace sono ombreggiati assai più del metatorace per far ve- 
dere meglio lo sviluppo reciproco — i inserzione del bilanciere — P inserzione 
dell'ala — s stigma. 

Figura VI. — Terzo strato muscolare e parte del secondo di Ichneumon. 

Figura VII. — Base dell'ala anteriore e posteriore di Xilocopa riolacea, ve- 
dute a luce incidente e in parte per trasparenza. 

Le due ali sono state leggermente spostate in avanti e assai in alto — /( lega- 
mento fra il sigmoide e la tuberosità posteriore b — m submediano — i tubero- 
sità anteriore — subanteriore — s sigmoide — t terminale — a. e /? apopleure 



— 42 — 

— q squadra, ruotata di 90° in alto e in dietro dalla sua posizione normale — 
l nervure retractire dì Chabrier — e subterminale— r metanotum — v recti- 
forme. 

Figura Vili. — Il sigmoide e il submediano dell'ala posteriore di Xilocopa, 
a sinistra veduti di fianco dalla parte posteriore. A destra pure di fianco veduti 
dalla parte anteriore del torace. 

Figura IX. — Faccia inferiore concava della tuberosità posteriore. (La figura 
è stata fatta per errore colla parte inferiore in alto). 

Figura X. — Terzo strato muscolare (meno F) di Bombus terrestris. 

Figura XI. — Primo e secondo strato muscolare di Bcmbus. Il musculus me- 
sonoti è stato tolto nella sua parte media — ?» mesofragma. 

Figura XII. — Disposizione dei pezzi d'articolazione, np nervatura posteriore 

— na nervatura anteriore. 

Figura XIV. — Porzione posteriore dell' apofisi alifeia A — /3 e e le due 
apopleure — m muscolo apopleurale. 

Figura XV. — Metà destra del meso e metatorace d' Hylotoma paguna. — 
Terzo strato e parte del secondo. II mesofragma è stato tolto, rimane però l'ap- 
pendice a cui si attacca il muscolo del vectiforme. 



43 — 



BIBLIOGRAFIA 



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Nagel. — Die Niederen Sinne der Inseckten. Dissert. Tiibingen, 1893. 



46 — 



E. FICALBI 



VENTI SPECIE DI ZANZARE (CUL/G/DAE) ITALIANE 

CLASSATE E DESCRITTE 
e indicate secondo la loro distribuzione corologica 



PREFAZIONE 

Lo studio delle zanzare, già di per sé è tale da volere essere 
coltivato, come si fa per quello di altri animali, dal punto di 
vista zoologico puro, e perciò tale da interessare comunque 
colui, che pratica le scienze naturali; ciò basta a rendere ra- 
gione di un lavoro, che su questi animali si pubblichi; e io 
veramente a questa ragione mi arresto ; ma oggi inoltre 
peculiari legami sono ormai messi in sodo tra questi insetti 
e speciali malattie umane: nei tempi recenti, infatti, le zan- 
zare prima si riconobbero legate alla filariasi del sangue, poi 
(e ricercatori italiani, con a capo Grassi, tengono il primo 
posto in questi studi) alla infezione malarica, e non è a priori 
escluso il caso che esse possano mostrarsi in relazione a qual- 
che altro nostro malanno; da ciò deriva che oltre che pel natu- 
ralista lo studio delle zanzare può avere interesse pel cultore 
della medicina. 

Questa pubblicazione (che mando fuori per rispondere, per 
quanto solo in parte, a una vecchia promessa — le zanzare 
italiane — , che già feci, e che taluno mi è andato varie volte 
ricordando) ha lo scopo di presentare in un tutto organizzato 
un buon complesso di specie appartenenti tutte ad una stessa 
fauna (la italica), e di presentarlo in base a criteri specio- 
grafici e classificativi, che in parte almeno sono nuovi. 

In questo lavoro sono, in primo luogo, cose, che già scrissi 



— 47 — 

nella mia pubblicazione del 1896 (1), ma mi sono studiato di 
non ripeterle puramente e semplicemente, sibbene, come ho 
fatto, almeno qua e là, anche nella caratterizzazione generale, 
aumentandole e migliorandole. 

Sono, in secondo luogo, cose, che, come ho accennato, mi 
sembrerebbero nuove. 

Tra queste precipuamente mi hanno occupato quelle, che 
si riferiscono ai caratteri di distinzione, alla ripartizione in 
gruppi delle specie, alle descrizioni delle specie stesse. Sui ca- 
ratteri da adottarsi per distinguere le specie, ho scritto un ap- 
posito, per quanto breve, capitolo. Ho cercato rintracciare il 
più possibile caratteri realmente formali, e ho cercato su essi 
basarmi, e mi parrebbe di averlo fatto con un certo frutto, per 
suddividere il gruppo e indiscutibilmente caratterizzare le specie. 

La parte strettamente speciografica comprende, oltre a qual- 
che specie, che non avevo particolarmente descritto, le specie 
già da me ridescritte, ma non mi sembra che ciò costituisca 
una inutile ripetizione: prima di tutto avverto che le descri- 
zioni delle forme già da me riaccennate in altri lavori, sono 
state, oltre che rivedute, completate in base ai nuovi criteri, 
poi dico che questo lavoro presentando per la prima volta un 
complesso di specie italiane ben caratterizzate, e raccolte in 
un tutto organizzato, non poteva trascurare specie anche ride- 
scritte. Alcune specie poi, che altra volta avevo ammesso, qui 
ho invece distrutto; ma se, come Saturno, ho rimangiato i 
miei figli, non mi pare di averlo fatto alla leggera, ne alla 
leggera li avevo procreati, ma si in base a ragioni, che mi 
sembrano giustificate; ne mi si vorrà far torto di cosa, che 
accade a tutti i cultori di Zoologia, e che allo stesso padre 
della Ditterologia, al Meigen, accadde numerose volte e anche 
a proposito di zanzare. 

Avrei fede che le mie caratterizzazioni e le mie descrizioni 
non lasciassero incertezze sulle forme concrete, cui intendo ri- 



(1) Vedi citazione in ultimo. 



— 48 — 

ferirmi, anche se per avventura qualcuna (il che è possibile, 
ed io sarei scusabile, perchè le descrizioni vecchie sono imper- 
fette e insufficienti) non sia stata da me identificata proprio 
nel modo, che sarebbe stato conveniente. 

A taluni confronti mi è stata di utile grandissimo una 
raccolta di Culicidae gentilmente speditami dal Museo di 
Vienna, e al prof. Brauer ne rendo sentite grazie. — Come 
ringrazio altri, che mi hanno favorito. 

La parte, che si riferisce alla distribuzione corologica o, 
come altri ama meglio scrivere, corografica delle specie, ho cer- 
cato curare meglio, che ho potuto, in parte valendomi delle 
osservazioni degli altri, e mi piace subito fra queste notare le 
interessanti contribuzioni di Grassi (1), e in parte rinnuovando 
o istituendo ricerche personali per vari paesi d'Italia; devo 
subito, è vero, dichiarare che essa è ben lungi dal rappresen- 
tare un completo disegno della distribuzione secondo i vari 
luoghi delle zanzare italiane: e ciò dipende dal fatto che si 
tratta di uno studio lungo ed arduo più di quello, che a primo 
aspetto, per le ragioni, che spiegherò in seguito, possa cre- 
dersi ; tuttavia qualche ulteriore contribuzione, oltre quelle, che 
si avevano, mi parrebbe di aver portato. 

Le altre notizie dietologiche ho cercato pure curare, sia in 
base a lavori di altri, e cito, oltre gli scritti di Grassi, il bel 
libro recente di Celli (2), sia in base a osservazioni e controlli 
direttamente fatti, e pur essendo piccola cosa, potranno un 
po' interessare qualcuno. 

Ho voluto aggiungere un capitoletto sulla maniera di rac- 
cogliere e conservare le Culicidae per rispondere alle numerose 
domande, che da varie parti ho ricevuto. 

Ed ora, terminando questo preambolo, mi sia lecito espri- 
mere la speranza che qualche piccola utilità od interesse pos- 
sano queste contribuzioni presentare. 

Agosto, 1899. 



il) Vedi citazione in ultimo. 
(2) Vedi citazione in ultimo. 



49 — 



CAPITOLO I. 
Raccolta e conservazione delle Cu/iciclae. 



Da che mi occupo di zanzare sovente mi sono sentito chie- 
dere come si catturano, si preparano, si conservano questi gra- 
cili insetti. Ho dovuto constatare poi non solo come per lo 
più il materiale, che in questo riguardo esiste nei Musei, oltre 
che scarsissimo, è in cattivo stato, ed in generale è in cattivo 
stato pur quello delle collezioni private, ma ho dovuto con- 
vincermi altresì che in generale anche i raccoglitori di buona 
volontà lasciano molto a desiderare nel modo come catturano 
e preparano, di maniera che per lo più ho avuto esemplari e 
comunissimi e così malconci, che nessuno o poco vantaggio 
ne ho tratto. 

Sono venuto, per ciò e per rispondere a numerose richieste 
avute, nella determinazione di scrivere questo capitoletto, nel 
quale accenno come, secondo me, si devono catturare, prepa- 
rare e conservare le zanzare; il capitolo stesso potrà dar modo 
a qualche studioso di fare qualche controllo e quindi di sug- 
gerire quei miglioramenti, che saranno del caso. 

Coloro, che vogliono fare raccolta di zanzare, devono essere 
bene al corrente non dico dei caratteri di questi insetti, che 
il raccoglitore deve saper riconoscere a colpo (1), ma dei co- 
stumi, della generazione e del ciclo di esistenza, in breve 
della dietologia, di questi ditteri in generale. 

Per avere zanzare si può andare in traccia o direttamente 
degli insetti perfetti (immagini), oppure delle ninfe e delle 
larve e perfino, come varie volte io ho fatto, delle uova. 



(1) Non raramente mi è capitato di vedermi mandare come zanzare, perchè le 
determinassi, ditteri culiciformi, che con le zanzare non avevano nulla a che fare! 
Anno XXXI. 4 



— 50 — 

Cominciamo dal modo di far raccolta degli insetti perfetti 
ossia delle immagini. 

Le zanzare allo stato di immagine sono, in genere, insetti, 
che non amano troppo il sole e la vivida luce. Amano invece 
l'ombra dei boschi, o almeno dei cespugli, il fresco dei bur- 
roni non esposti al sole, la semioscurità delle grotte e anche 
degli edifici umani; esistono, sì, delle specie, per dir così, più 
diurne, in confronto di altre più notturne, alcune, cioè, che 
temono la luce meno di altre, ma non vedrete mai svolazzare 
per gusto al sole le zanzare come fanno altri insetti: anzi 
l'ora d'oro di queste bestioline è il cominciar della notte: in 
certi paesi il crepuscolo serale è l'ora più terribile in causa 
delle zanzare; è poi in quest'ora che le zanzare, danzando 
presso ai cespugli, compiono in aria le nozze. Queste nozioni 
devono essere utilizzate dal naturalista raccoglitore, il quale, 
così, saprà ove cercare le culicide. 

Inoltre le zanzare se sono in genere avide di sangue e per- 
seguitano l'uomo, in varie circostanze questi attributi possono 
non presentare, sia perchè si tratti di specie, che si appagano, 
almeno per lo più, del regime fitofago, sia perchè si tratti di 
maschi, i quali nelle più delle specie, per quanto non in tutte, 
sono innocui, sia perchè le zanzare si trovino in un periodo 
di vita, nel quale non pungono. Occorre per ciò che il natu- 
ralista raccoglitore non si limiti alle zanzare, che si manife- 
stano da loro, ma sappia andare anche in traccia di quelle, 
che si tengono nascoste. 

Il naturalista, per ciò, cerchi nei seguenti luoghi e cerchi 
convenientemente per catturare zanzare palesi ed occulte: 

a) iSTei boschi. Nei boschi ombrosi, e specie di piano, 
nelle pinete marittime, non stenterà ad accorgersi della pre- 
senza di zanzare, le quali quivi, diurne o notturne, si emu- 
lano nel tormentare l'uomo; le forme pungenti, come ho detto, 
si scuoprono da loro, ma di tutte le altre il naturalista deve 
andare in traccia: le potrà scuoprire scuotendo leggermente 
con una bacchetta i rami bassi e i cespugli, mettendole così 



— 51 — 

in fuga e catturandole, come poi gli dirò; nei boschi percorra 
inoltre i fossati, agiti le erbe e potrà fare delle catture. 

ò) Nei paesi con acquitrini, risaie e paludi ; ponendosi alla 
sera al calare e dopo il calare del sole fermi in attesa si possono 
fare grandi catture; si tratta di femmine ematofaghe; i rela- 
tivi maschi, o le forme non pungenti, oltre che le surrammen- 
tate femmine, io ho trovato percorrendo i luoghi acquitrinosi 
e palustri anche in pieno giorno e agitando i cespugli e le 
erbe; alcune femmine pungenti palustri, del resto, anche in 
pieno meriggio talvolta vi assaltano, ove voi vi mettiate al- 
l'ombra dei cespugli. 

e) Nei burroni ombreggiati e nei fossati con molta ve- 
getazione ; quivi non mancherete mai di trovare qualche zan- 
zara, e se anche a prima vista essa non vi si appalesa, vi si 
mostrerà quando lievemente innoviate le erbe. 

d) Lungo il margine dei boschi, lungo le siepi, alla sera, 
quando le zanzare danzando in aria compiono le nozze. 

e) Nelle grotte; anche nella buona stagione il naturalista 
potrà quivi trovare, posate sulle pareti, zanzare; durante poi 
il periodo invernale qui solo potrà trovare diverse specie, 
perchè è qui che molti di questi insetti si recano a compiere 
lo svernamento. 

f) In altri siti analoghi alle grotte, come cantine accessi- 
bili, volte oscure di ponti, etc. 

g) Nelle abitazioni umane (ed anche qui generalmente si 
tratta di femmine ematofaghe) per lo più di notte, ma anche 
per certe specie di giorno ; le latrine sovente ricettano zanzare, 
ed io vi ho visto svernare individui di Culex e di Anopheles. 

h) Nelle stalle di campagna, sia nella buona stagione, 
sia in inverno, ove gli individui possono svernare. 

Non ignori il raccoglitore che occorre perseveranza e assi- 
duità nelle ricerche, le quali voglion essere ripetute per suc- 
cessivi periodi, se egli vuole arrivare a risultati interessanti; 
molte specie si dimostrano in modo irregolare, discontinuo, 
legato a speciali circostanze di stagione, spesso poco apprez- 



— 52 — 

zabili; in una data estate voi vi recate in un bosco e tro- 
vate numerosi gli individui di una certa specie, vi recate là 
nell'estate seguente, nello stesso mese, non trovate un indivi- 
duo; la fauna culicidica di un luogo non si \mò spesso chiarire 
che con ricerche assidue e non brevi, aiutate da favorevoli 
condizioni ambienti. 

Ma. scopertili, come si catturano gli insetti perfetti o le 
immagini, e lì per lì si conservano ? 

Occorrono: a) istrumenti di cattura; b) sostanze per ucci- 
dere le prede; e) una delicata pinzetta per maneggiarle; d) sca- 
tolette per la prima conservazione; e) una buona lente per le 
prime ispezioni. 

Importanti sono gli strumenti di cattura: le zanzare sono 
insetti così delicati che ogni più lieve contatto li mutila, li 
spoglia dei loro rivestimenti di squa- 
mette, insomma li altera. Due sono gli 
istrumenti di cattura, che io adopero: 
uno eccezionale, uno di regola. Il primo 
è il retino, un retino di velo trasparente, 
finissimo e leggero, a corto manico 
(circa 35 centimetri), del diametro di 
circa 20 centimetri; deve essere ado- 

Fig. 1. — Bottiglia a nassa 

perato solo quando non se ne può fare ( COS ì detta bottiglia entomo- 

a meno, perchè per lo più guasta le zan- \° gi ^ Per catturare zanzare; 

zare, che vi rimangono impigliate; lo si 

adopera per prendere zanzare volanti, e che non si ha speranza 
che vadano a posarsi in luogo, ove si possano catturare nel 
secondo modo, che dirò. Il secondo istrumento di cattura è il 
seguente (fig. 1): una bottiglia di vetro bianco, a pareti grosse, 
perchè sia robusta, un po' piatta per essere tenuta in tasca, a 
larga bocca: nella bocca è adattato un turacciolo forato, nel 
foro del turacciolo un imbutino di vetro, che sporge con la 
parte sottile dentro la bottiglia per centimetri 1 e '/? : tutto 
l'imbuto può essere lungo centim. 4 e y»: la sua grande aper- 
tura deve avere un diametro di almeno centim. 4, la piccola 




— 53 — 

di 1 ; così è costruita una bottiglia a nassa, ed è questo un 
arnese, del resto, che, più o meno modificato, è noto a tutti 
gli entomologi; appena si scorge una zanzara, se è posata, si 
procura di non farla muovere, se vola, la si lascia posare sulla 
persona o su altro oggetto, tenendole dietro, se è necessario: 
piano piano allora le si mette sopra l'apertura grande dell'im- 
buto: essa rimane presa tra l'imbuto e l'oggetto, sul quale è 
posata, ed agitandosi finisce ben presto per entrare nella bot- 
tiglia, dalla quale non le è più fatto di uscire; se l'oggetto, sul 
quale è posata, è scabro, irregolare, etc, io, appena coperta 
la zanzara dall'imbuto, passo subito con l'altra mano contro 
di questo un cartoncino, e così la ho prigioniera. Quando anche 
si cattura col retino, è necessario in un secondo tempo far en- 
trare la zanzara nella bottiglia, se si vuol uccidere e manipolare 
senza guastarla. 

Catturati, così, diversi esemplari, ed io sono arrivato ad 
averne in una bottiglia anche un centinaio, se si vuole e se 
ne ha bisogno, si possono portare a casa vivi; se no, è inutile 
lasciarli per troppo tempo a svolazzare nella bottiglia, perchè 
facilmente si guastano, e occorre ucciderli. 

La sostanza, che io adopero per uccidere le prede, è la ben- 
zina, che deve farsi agire allo stato di vapore; i vapori di 
benzina uccidono bene: per lo più le zanzare muoiono con 
buona posizione delle ali, cioè ad ali aperte e con superficie 
dorsale del corpo tutta scoperta, insomma in modo comodo per 
la osservazione; per uccidere le prede della bottiglia si pone 
coricata la bottiglia stessa e .con una bacchettina si versano 
delle goccie di benzina sui bordi del turacciolo: i vapori pe- 
netrano (e devono penetrare questi soli, non il liquido) nella 
bottiglia e in poco tempo uccidono le zanzare. Anche il fumo 
del tabacco, soffiato con un cannellino di paglia dentro la bot- 
tiglia, uccide rapidamente e assai bene le zanzare. 

Uccise le zanzare, si apre la bottiglia e si rovesciano sopra 
un foglio di carta, e ci si vale della pinzettina (afferrandole 
per le ali) per separarle l'una dall'altra, per remuoverle, etc. 



— 54 — 

Ottenute, così, le prede morte, si agisce differentemente, 
secondo le condizioni, a) Se si è in escursione e non si ha, 
tempo o modo di far altro, si pongano delicatamente le prede 
in scatoline (piccole) di cartone, delle quali si deve essere 
provvisti (non, almeno per troppo tempo, in tubetti di vetro, 
che impediscono l'essiccamento e in breve tempo le fanno gua- 
stare), e si portino a casa, procurando di scuoterle e rimesco- 
larle il meno possibile, b) Se si ha un po' di comodità, pur 
essendo in escursione, si faccia con la lente un primo esame 
sommario degli esemplari freschi, e si prendano appunti su quei 
caratteri, che meglio si vedono nel fresco, e specialmente sulla 
presenza, sulla natura e sulla disposizione delle ornamentazioni 
colorite; poi si pongano gli esemplari nelle scatoline. 

Arrivati a casa, se gli esemplari sono già secchi, non v'è 
altro da fare: occorre studiarli così, o rammollirne alcuni, il 
che si può fare con acqua bollente semplice o contenente in 
soluzione potassa, per più speciali osservazioni; quelli ben con- 
servati si dispongono poi per la conservazione definitiva, come 
dirò; se gli esemplari sono sempre freschi, si studino subito o 
si completi lo studio sommario già fattone, e poi si mettano 
in buona posizione per l'essiccamento, nella maniera, che dirò, 
per le zanzare avute da larve. 

Passo a dire qualche cosa dell'altro mezzo per avere zan- 
zare, mezzo, che considero ottimo, e che consiste nel raccogliere 
larve e ninfe, e, ove si trovino, anche uova, e nel farle svi- 
luppare in laboratorio. 

Le zanzare allo stato di larva e di ninfa menano vita acqua- 
tica ed è nell'acqua che le zanzare madri depongono le uova; 
sono le acque stagnanti o presso che stagnanti, sono le acque 
palustri, etc. quelle, che servono alle zanzare per la loro vita 
larvoninfale. Ecco allora come il naturalista raccoglitore può 
praticare. 

Armato e di una specie di ramaiolo e di una specie di 
cola-brodo con fondo di tela metallica e fitta, ambedue con ma- 
nico suscettibile di essere inastato a un bastone, e di un re- 



— oo - 

tino da acqua di velo forte, pur suscettibile di essere inastato, 
e provvisto di qualche recipiente, ove porre i prodotti della 
pesca, a bocca larga, tura bile, resistente e ben trasportabile, 
deve andare in giro, specie nella buona stagione, primavera 
e estate, ma senza trascurare l'autunno e l' inverno, in cerca 
delle acque stagnanti, dai grandi stagni e paludi alle pozze delle 
j3Ìù piccole dimensioni: le acque ferme, ho detto, contengono 
le larve, ed è regola; ma ne ho trovate alcune volte anche in 
acque discretamente correnti; le acque dolci sono quelle, che di 
regola ricettano larve, ma pur gli stagni alquanto salati pos- 
sono contenerne (1); nelle acque, che ho detto, adunque, spe- 
cialmente lungo le sponde, ma, se si tratta di ampi tratti di 
acqua, anche al largo e dove vi è ombra di erbe, col ramaiolo, 
col cola-brodo e col retino faccia pescagioni e non mancherà 
di trovare larve e ninfe di zanzara; non si stanchi facilmente: 
sovente il catturare larve e ninfe di specie palustri di Cidex 
e di specie di Anopheles-, che possono vivere molto sparse, è 
difficile, ma perseverando si riesce. Ottenute le larve e le ninfe, 
si pongono nel vaso recettore con una certa quantità d'acqua, 
procurando che esso non sia troppo pieno, ma che fra l'acqua 
e il tappo rimanga uno spazio d'aria, e senza agitar troppo si 
portano a casa. Praticando queste pesche e dopo aver esercitato 
un po' l'occhio, può venir fatto di raccogliere navicelle d'uova 
non ancor sviluppate, e queste pure si portano a casa. 

A. casa, si comincia per separare le larve; si pongono in 
bicchieri grandi, contenenti acqua in antecedenza preparata, 
la quale deve contenere vegetali in macerazione in sufficiente 
quantità per nutrire le larve; poste le larve in questi boccali 
con acqua e nutrimento, si lasciano tranquille, in luogo ripa- 
rato dal sole e dalla polvere; se si hanno navicelle d'uova, si 
pongono nella stessa acqua, dove ben presto nascono le lar- 
vettine. 

Questo allevamento non riesce ugualmente bene per tutte 



(1) Vedi in proposito una avvertenza più avanti. 



— 56 — 

le specie; se vi sono specie, le di cui larve si allevano facil- 
mente, altre presentano difficoltà maggiori, il che, per esempio 
ianno le larve di Anopheles: queste generalmente muoiono 
nelle acque troppo sporche, ove pur vivono bene larve di Cu- 
lex; allora bisogna allevarle nella loro stessa acqua, o insomma 
loro costituire un ambiente, come ha fatto Grassi, il più pos- 
sibilmente simile al naturale. 

Le ninfe raccolte pongonsi in bicchieri con acqua chiara 
(esse non nutronsi), la quale non empia fino in cima il bic- 
chiere. Ogni giorno poi si osserveranno i bicchieri con l'alle- 
vamento delle larve e mano mano che si formano ninfe, que- 
ste si portano nei bicchieri ad acqua chiara. 

Questi bicchieri devono essere in sopra coperti da una cam- 
panina di vetro o da un altro bicchiere rovesciato. Le ninfe 
via via si trasformeranno in insetti perfetti e voleranno nella 
campanina o nel bicchiere rovesciato soprastante. Allora pas- 
sando sotto di esso un cartoncino, si hanno isolate le immagini 
nella campanina o nel bicchiere. 

Può essere a qualcuno necessario o utile conservare vive, 
almeno per qualche tempo, le immagini. Devo subito dire che 
si tratta di insetti delicati, che resistono male alla cattività. 
Accenno peraltro che per breve tempo possono conservarsi 
sotto campanine di vetro; ma più a lungo io le ho conservate 
in quelle così dette moscarole di tela metallica, con le quali 
si difendono i piatti dalle mosche, e ho visto che è utile 
metter dentro anche un vasettino d'acqua con mazzetti spor- 
genti di erba fresca; in queste condizioni zanzare catturate 
già feconde possono perfino emettere le uova. 

Le immagini, che si vogliono uccidere, una volta ottenutele 
dalle ninfe, si portano nella loro campanina sul tavolo da la- 
voro e quivi si dà la benzina ponendone delle gocce sui bordi 
del recipiente; i vapori penetrano e le zanzare, agitandosi 
senza guastarsi, muoiono, e generalmente muoiono opportuna- 
mente ad ali aperte. 

Morte le zanzare, si toglie il recipiente, che le ricuopre, e 



— 57 — 

si studiano e si descrivono fresche, ossia prima del dissecca- 
mento. 

Poi, se se ne vuole conservare in alcool, vi si pongono fre- 
sche, le altre si lasciano seccare in buona posizione, cioè 
prone, con arti e proboscide distesi, con antenne, palpi, ali 
ben accomodate; nel far ciò si usa la massima delicatezza, 
servendosi di pinzettine e di aghi montati su manico. Nel 
seccare, ogni zanzara si altera alquanto, per quanto sia in buona 
posizione, e ciò perchè i tegumenti non sono resistenti quanto 
in altri insetti e si raggrinzano; ma questo è un male inevi- 
tabile. 

Come si dispongono per la conservazione definitiva e per 
le collezioni le zanzare? 

Uno dei mezzi è di conservarle in alcool; sotto alcuni punti 
di vista avere anche individui conservati in alcool può essere 
utile cosa, e individui simili possono poi sufficientemente bene 
studiarsi; ma dopo un certo soggiorno nel liquido le ornamen- 
tazioni si scoloriscono. 

In generale i collezionisti amano conservare a secco. Le 
zanzare di Rondani, di Schiner, del Museo di Vienna, etc. sono 
infilzate in sottili spilli, come di solito gli altri insetti; non si 
può negare che questo modo di conservare è tutt'altro che per- 
fetto: là dove lo spillo passa, altera o nasconde sempre qualche 
cosa; ma per collezioni il metodo è comodo; si usino i più sottili 
spilli, si infigga l'insetto quando è ancor molle, e si cerchi, sul 
primo immergendo lo spillo in un piano di sughero fino al li- 
vello dell'insetto, far seccare l'esemplare in buona posizione delle 
parti; si infilzino inoltre alcuni esemplari dorsoventralmente, 
altri trasversalmente o di fianco. Invece che direttamente nello 
spillo, si possono, come praticano gli entomologi per altri pic- 
coli insetti, infilzare solo per disotto del torace le zanzare con 
un pezzetto di sottilissimo filo metallico, il quale poi si fissa 
con l'altra sua estremità a un tassello di midollo di sambuco, 
e questo si infilza nello spillo. Da qualche collezione ho anche 
avuto zanzare non infilzate, ma attaccate con l'addome ad una 



— 58 — 

listerella di carta, che è quella infitta nello spillo: certo così, 
per quanto la parte attaccata sia poco ispezionabile, la zanzara 
non viene guastata. Io preferisco conservare le zanzare secche, 
ma sciolte in altrettante scatoline di cartone: uno si può così 
fare una collezione sempre facilmente utilizzabile per studi e 
confronti; ma è collezione di una delicatezza estrema. Colui, 
poi, che voglia essere completo, si faccia una collezione mista: 
in parte composta di esemplari secchi infilzati direttamente o 
per mezzo del sottile filo metallico, o per mezzo di listerelle 
di carta e conservati nelle solite cassette da entomologia, in 
parte composta di esemplari secchi, conservati sciolti in distinte 
scatoline, in parte composta di esemplari in alcool conservati 
in distinte boccettine o tubetti. 

Le larve e le ninfe non possono conservarsi che in boccet- 
tine o tubetti con alcool. 



CAPITOLO II. 
Caratterizzazione generale delle Culicidae. 

Quando si divida 1' ordine degli insetti ditteri nei tre sot- 
tordini degli Orthorrliapha nemocera, degli Orthorrliapha bra- 
chi/cera, e dei Cyclorrhapha athericera, si viene a stabilire un 
gruppo molto naturale, che è precisamente il primo, caratte- 
rizzato da palpi, almeno in un sesso, generalmente a 4 o 5 ar- 
ticoli e da antenne multiarticolate (più che 6 articolate), con 
articoli a struttura omologa, il quale è quello, che interessa 
nel caso attuale. Esso può scindersi in due divisioni, i Nemo- 
cera vera e i Nemocera anomala; i Nemocera vera compren- 
dono due gruppi di famiglie, dei quali il primo è costituito da 
una famiglia sola; ed essa è la famiglia delle zanzare ossia 
delle Culicidae, la quale appunto è quella, di cui si intende 
discorrere nel presente lavoro. 

Ne do la caratterizzazione esteriore riferendomi alla imma- 




— 59 — 

gine e riserbando ad altro scritto il parlare dell' anatomia in- 
teriore, delle larve e delle ninfe. 

Le zanzare ossia le Culicidae sono ditteri (fìg. 2j con corpo 
lungo e sottile, dotato di piccola testa, e di forma complessiva 
snella e elegante, la quale, per es- 
sere assai peculiare ad esse ed alle 
tipule, ha fatto creare gli appel- 
lativi tipulì forme e culici forme. 

Un corpo così fatto, con la 
piccola testa dotata di prolisse e 
sottili antenne, dalla quale sporge 
in avanti la lunga e rigida pro- 
boscide coi rigidi palpi, sono tali 
caratteristiche, che subito mettono Fi ^- 2 - ~ Scllizz0 * una zanzara 

(Anopìieh's elaviger )£) vista ai so- 
Sulla buona via per distinguere le pl - a . 2 . (La proboscide appare alla 

Zanzare tra gli altri ditteri. punta triforcata per un leggero diva- 

ricamento dei palpi; 1' ala superiore 

Le Culicidae non SOnO in gè- presenta le 4 macchiette, e se ne vede 

-, t ti- in parte una anche dell'ala inferiore). 

neraie di grandi dimensioni, in 

modo che se non si può dire che siano i più piccoli ditteri, 
neppur può dirsi che siano tra i grossi: le Culicidae italiane, 
che in questo lavoro descrivo, presentano una lunghezza to- 
tale del corpo (dall' estremo della proboscide all' ano), che 
oscilla da millimetri 4 (piccoli maschi di Culex elegans) a 
millimetri 12 e anche 15 (individui di Culex annulatus e spa- 
thipalpis). 

Il corpo delle zanzare è irto di produzioni cuticulari rile- 
vate, generalmente solo visibili con le lenti, le quali per la 
foggia e le dimensioni, e sebbene tra esse siano collegate da 
passaggi, possono distinguersi coi nomi di peli, di setole, di 
squamette. 

I peli sono di svariate dimensioni: cominciano dai più mi- 
nuti e sottili e grado grado arrivano ai grossi e lunghi e 
poi passano alle setole. Piccoli o grossi, non mancano in nes- 
suna parte del corpo delle culicide di tutti i generi, le quali 
viste con le lenti appaiono come esseri grandemente irsuti 



60 



ossia con corpo grandemente peloso-setoloso. Setole notevoli 
sono raccolte in speciali parti: così sull'addome, specie 





Fig. 3. — Squametta del 

vello del torace di femmina 
560 
1 * 



di Q. spathipalpis. 



Fig. 4. — Squametta del 
vello del torace di maschio 

j- n ■ • 560 

di C. pipiens. — — . 



Fig. 5. — Squametta della 
chioma lineale di femmina di 
C. hortensis. --'-. 



Fig. 6. — Squametta di un 
arto di C. pipiens (Da Ficai- 

bi, 189(3,. 7- 

Fig. 7. — Squametta del 
margine alare di C- pipiens 

fi9fl 

(Da Ficalbi, 1896). -— . 

sui lati; sugli organi sessuali esterni maschili; sul torace, spe- 
cie sul suo orlo posteriore, e le setole del torace presentansi 
longitudinalmente striate come le squamette, a cui si direbbe 
che formano un passaggio; sui palpi e specie sui maschili, che 
sovente appaiono per ciò penicillari ; sulle antenne, e specie 
sulle maschili, che per le loro lunghe setole prendono aspetto 



— 61 — 

piumoso; e le accennate setole sovente, come almeno quelle 
delle antenne, hanno natura sensitiva. 

Le squamette sono di svariate fogge e dimensioni. Circa 
alla foggia, dico che sulla nuca e sul torace (degli individui 
del genere Culex) se ne hanno delle foliiformi, sottili, più o 
meno appuntate e ricurve (fig. 3 e 4), le quali con la loro 
unione un po' irregolare formano un rivestimento a vello assai 
fitto e grossolano, caratteristico delle parti, che ricuopre ; pure 
sulla nuca se ne hanno della forma di lunga racchetta (fig. 5) 
a orlo estremo dentellato ; sull'addome (Culex), e sulla probo- 
scide, sui palpi, sugli arti (di tutte le culici.de) se ne hanno in 
forma di racchetta (fig. 6) più o meno slargata e con margine 
estremo dentellato; sulle ali se ne hanno a forma di foglia di 
olivo allungata (fig. 7) e meno o più puntuta; tutte sono lon- 
gitudinalmente striate per crestoline sporgenti; tutte sono non 
troppo fortemente attaccate, in modo che prendendo tra le dita 
le zanzare, queste lasciano sulle dita stesse macchioline dovute 
a squamette distaccatesi, come fanno le farfalle. Circa alle di- 
mensioni, se ne hanno delle molto lunghe, come quelle della 
nuca, e delle piccoline come sul vello del torace e sulle ali, 
nel cui solo margine sono di tre sorta e di tre grandezze. 

Le squamette si comportano un po' diversamente secondo 
varie zanzare. In tutte le culicide si trovano a ricuoprire la 
proboscide (la teca proboscidea), i palpi, gli arti, le nervature 
e i margini alari. Ma mentre negli individui di Culex squa- 
mette della forma di ordinaria racchetta formano un rivesti- 
mento al margine superiore del 1.° articolo (torulo) antennale 
(oltre a spingersi anche sul 2.° e talvolta sul 3.°) e rivestono 
la superficie dorsale dell' addome e, fatta solo qualche ecce- 
zione (come il maschio del Culex impudicus) la superficie ven- 
trale di esso, dando luogo alle ornamentazioni colorite, che in 
queste superfìci possono vedersi, e mentre squamette foliiformi 
sottili e curve costituiscono il vello della nuca e del torace, 
negli individui del genere Anopheles il torulo antennare è so- 
vente (fa eccezione A. pictus) nudo, e privi di squamette e 



— 62 — 

solo molto setoloso-pelosi sono il torace (fatta qualche parziale 
eccezione), il dorso e il ventre dall' addome; in quanto alla 

nuca, negli indi- 
vidui di Culex 
è villosa come il 
dorso del tora- 
ce, ma contiene 
relativamente 
meno numerose 
(che in Anophe~ 
les) le lunghe 
squamecte della 
forma detta già 
sopra (fig. 5), in- 
vece negli indi- 
vidui di Anophe- 
les non ha il vel- 
lo suddetto, ma 
è ricoperta dalle 
squamette a fog- 
gia di lunga rac- 
chetta, così nu- 
merose e fitte, 
che costituisco- 
no una grossa 
chioma nucale; 

" Fig. 8. — Testa di femmina di C. jnpiens, vista di sopra. In inoltre (la essa 

essa: pr proboscide, che si vede col suo astuccio (labio) fesso in arioTP'P Oliasi O- 

sopra, e che si vede finire con la oliva terminale, ol. — a an- " 

tenna. — fr fronte, e — clipeo. — pa palpi (mascellari). — o occhi. rizZOntalmente 

30 

— p parte posteriore della testa (nuca). Da Ficalbi 1896. — . • , • „ 

y ' i m avanti un 

ciuffo mediano di squame-setole' allungate, andante a termi- 
nare tra la base delle antenne, il quale negli individui di Culex 
è poco o punto accennato. 

Le zanzare sono insetti, che, sebbene non siano in genere 
molto vivamente coloriti (qualche specie dei paesi caldi può 




— 63 — 

esserlo), tuttavia presentano delle colorazioni decise soprap- 
poste alla indecisa più o meno bruna tinta fondamentale del 
corpo, le quali sono disposte in disegni, 
per lo più assai semplici, che chiamar 
si possono le colorazioni ornamentali o 
le ornamentazioni colorite delle zanzare. 
Dipendono dalle produzioni cuticulari 
rilevate, cioè in certi casi dai peli o dalle 
setole, ma nei più dei casi dalle squa- 
mette, che, per avere speciale tinta, con 

i loro accumuli danno luOgO alle Colo- Fig. 9. - Testa di femmina 
T-Q^i orli di c - Pipiens vista di sotto. 

IctZIUxll. . . . 

ocorgesi come gli occhi mfe- 

Nelle Zanzare italiane i Colori, che riormente sulla linea media- 

, , . . na siano contigui, e scorgesi 

dominano, sono modesti assai: per esem- ratta cco delia guaina probo- 
pio il bianco con varia tendenza, dal scidea ° d *} laW lI)a Fical " 

. . . bi, 1896). — . 

bianco argenteo, al bianco paglierino, 

al bianco bigio, etc, il nero o deciso o con tendenza più chiara, 

il bruno di vario aspetto, come bruno-nero, bruno-garofano, 






f. 


â–  




i/.J. 



Fig. 10. — Testa di femmina di C. pipiens vista di profilo. Significato delle lettere 
come in fig. 8. (Da Ficalbi, 1896).—. 

bruno-cioccolata, bruno-marrone, etc, il colore lionato, il giallo 
con varia tendenza, lionato, ceciato, paglierino, e non accenno 
a qualche altra tinta. 



— 64 — 

La testa, fig. 8, 9, 10, 14, 15, è (per usare le parole del mio 
lavoro del 1896) piccola nelle zanzare, per quanto sopporti 
parti sviluppate, come le antenne, i palpi e la proboscide, è pe- 
dunculata, cioè unita al torace da sottile e corto collo, ma di- 
stinto; è sufficientemente mobile; appare di forma rotondeg- 
giante veduta di sopra, e un po' ovoide d'alto in basso, ove leg- 
germente si proietta in fuori, veduta di lato. 

La testa è in grande parte occupata dagli occhi, che appa- 
iono reciprocamente in contatto, però senza scaldarsi, in sopra 
e in sotto (fig. 8 e 9) e costituiscono come un anello, che la- 
scia libera una porzione anteriore e una posteriore della testa. 
La porzione cefalica preoculare risulta della fronte, ove sono 
impiantate le antenne, del clipeo, e della area o regione bue- 
cale, da cui sorgono la proboscide e i palpi. La porzione cefa- 
lica postoculare risulta di tre parti, che non hanno tra di esse 
limiti netti di demarcazione e sono in alto il vertice, in dietro 
la nuca e in sotto la gola; però, quando non si vogliano fare 
troppe distinzioni, può dirsi senz'altro ch'essa risulta di una 
unica regione, la regione nucale o la nuca. 

Di queste parti, accennato solo brevissimamente agli occhi, 
alla fronte, al clipeo e alla nuca, parlerò un po' più estesamente 
delle antenne e dell'apparecchio buccale, proboscide e palpi. 

Gli occhi, di struttura faccettata, (che soli esistono nelle 
zanzare, nelle quali mancano gli ocelli o gli stemmati), sono 
all'incirca semilunari o reniformi, e, come ho riaccenuato, ap- 
paiono in contatto sopra e sotto, ma non sono fusi in nessuna 
zanzara, ed anzi con la lente si vede che non si toccano e sono 
separati sopra e sotto da una sottilissima linea; negli individui 
di Culex una sottilissima cornice generalmente chiara, dipen- 
dente da un addensamento del vello nucale, li circonda per 
tutto il loro perimetro e li separa nei punti di contatto; negli 
individui di Anopheles questa esile cornice non esiste, per 
quanto tra gli occhi esista qui pure lieve interlinea. 

La fronte, fig. 8, fr, è un piccolo spazio glabro, dal quale 
sorgono le antenne. Il clipeo è a guisa di un bernoccolo glabro, 



— 65 — 

triangolare, supero liceale ossia cuoprente in sopra (fig. 8 e 10 e) 
la radice di attacco della proboscide e dei palpi. 

La nuca (porzione retrooculare della testa, fig. 8 e 10, p) 
negli individui di Culex è ricoperta dal vello, che già indie- 
tro riaccennai, dal quale sporgono peli setolosi e piuttosto 
sparse squamette a lunga racchetta ; questo vello, come ho poco 
indietro accennato, si addensa, con le sue squamette foliiformi, 
sul margine degli occhi e fa ad essi tutt' all'intorno, sopra e 
sotto, quella sottile cornice, che ridissi, la quale si continua 
anche nello spazio interoculare ; negli individui di Anopheles 
la nuca non ha il vello, ma più setole e specialmente più 
squame a luDga racchetta, formanti la ispida e fitta chioma 
nucale, dalla quale sporge l'acuminato ciuffetto mediano di- 
retto in avanti; agli occhi, ripeto, non si vede la cornice, 
che negli individui di Culex menzionai. 

Le antenne, fig. 8 e 10, a, sono relativamente lunghe, a 
scapo filiforme, articolato, flessibile, e gradatamente assotti- 
gliantesi verso l'estremo, fornito di peli e setole, che sorgono 
con una certa regolarità da esso; le antenne hanno posizione 
eretta, con direzione divaricata e inclinata in avanti. 

Le antenne, fig. 11, 12, 14, 15, differiscono nei due sessi e 
segnano uno dei caratteri del dimorfismo sessuale; come si 
comprenderà da quello, che sono per dire, e come si scorge 
dando una occhiata alle fig. suddette, differiscono per l'aspetto 
dello scapo, per la natura dei verticilli delle setole, più abbon- 
danti e sviluppate nei maschi, nei quali le antenne prendono 
aspetto piumoso, e pel numero degli articoli, che (secondo che 
io computo) sono 14 nella femmina, 15 nel maschio. 

Ne do conto molto brevemente, inviando per qualche mag- 
giore particolare al mio scritto del 1896 (1). 

Nella femmina le antenne hanno sottile scapo, costituito 
di pezzi o articoli tutti (fuor che il basale) di forma presso 



(1) Non devo nascondere che io per meglio descrivere e disegnare le antenne le 
ho trattate con soluzione di potassa, che invero può un po' rigonfiare gli articoli. 

Anno XXXI. 5 



— 66 — 

che cilindrica; l'ultimo o estremo termina con punta coniforme, 
e il primo o basale è globoso e rotondo, e ne farò speciale 
menzione. Gli articoli sono pezzi cilindrici brani con parte di- 
stale e prossimale chiara, e a chitina più 
sottile; la parte prossimale dopo 1' area 
chiara (nella quale sono impiantate, come 
dirò, le setole dei verticilli) presentasi di 
nuovo a chitina addensata e scura, e ciò 
dà luogo ad un pezzo anulare bruno (in 
realtà appartenente alla base dell'articolo) 
interposto tra articolo e articolo e che co- 
stituisce l'articolazione. L'articolo basale 
è un grosso pezzo rotondeggiante, inca- 
vato in sopra, ossia fortemente ombeli- 
cato, che riposa sulla fronte, mentre dalla 
sua ombilicatura lascia sorgere la serie 
degli articoli cilindrici ; alcuni non lo com- 
putano per articolo e lo chiamano tortilo 
antennule, ma io lo considero articolo, e lo 
chiamo 1° articolo, o rotondo, o basale. 
Allora per me il numero degli articoli 
delle antenne femminili delle zanzare, (la 
di cui computazione fra i vari autori oscillò 
tra 13 e 16), è in totale 14: il 1° o basale 
rotondeggiante, ombilicato e grosso (toni- 
lo), gli altri subcilindrici e allungati. — 
Sulle antenne femminili sono impiantate 
produzioni rilevate. Vediamole. Il primo 
articolo o basale (tornio), mentre è nudo 
, Fig " U ;- ~n Antennadi in Anopheles (ma non in tutte le specie 

femmina di C. pipiens, vi- * K * 

sta nei suo insieme. — (Da e già dissi fare eccezione A. pìctus), in 

Ficalbi, 1896). Circa f_ ^^ è omato di squa mette Sili SUO bordo 

superiore; il secondo articolo, che in Culex ha anche alcune 
squamette (e le può avere anche il terzo), ha inoltre in Culex 
e Anopheles peli e setole: i peli sono ovunque, e le setole, non 



— 67 - 

tanto lunghe, sono impiantate, per la maggiore parte, tutt'at- 
torno nel suo terzo mediano; gli altri articoli, privi general- 
mente di squamette, ma pelosi ovunque, hanno nell' area chiara 




Fig. 12. — Antenna di maschio di C. spathipalpis, vista nel suo insieme. (Da 
Ficalbi, 1896). Circa —. 

prossimale ciascuno un verticillo di circa cinque a sette setole 
(sensitive), coniche e piuttosto lunghe, che si impiantano con 
base a capocchia; non computando come verticillo le setole 
del corpo del 2.° articolo, i veri verticilli di setole antennali 
nelle femmine di Culev e Anopheles sono 12. 



— 68 — 

Nel maschio le antenne hanno scapo bensì sottile, ma in 
confronto di quello della femmina conformato piuttosto a co- 
roncina; il primo articolo o basale è un torulo antennale come 
nella femmina, ma relativamente un poco più grosso; il se- 
condo è pure sul genere degli articoli delle antenne feminee, 
è subcilindrico e allungato; a cominciare dal terzo fino al tre- 
dicesimo gli articoli sono tozzi e piuttosto conici e conformati 
così: il loro corpo risulta di strato chitinico bruno, ma alla 
estremità distale si ha un'area anulare chiara, e alla prossi- 
male si ha un grosso cercine scuro, che serve di impianto alle 
lunghe setole dei verticilli maschili, poi un' area rigonfiata 
chiara: questa si unisce all'area chiara distale dell'articolo più 
prossimale per l'intermezzo di un pezzo anulare bruno ad essa 
pertinente e così si costituisce l'articolazione; il penultimo 
articolo (14.°) è sul genere di quelli feminei, cioè lungo e subci- 
lindrico, ma alla sua base è conformato come quelli maschili 
con cercine pel verticillo delle setole e con area terminale 
chiara rigonfiata; l'ultimo (o 15.°) è sul genere di quelli fem- 
minili, lungo e subcilindrico e terminante con punta conica. 
Come si comprende, per me il numero degli articoli delle an- 
tenne maschili (la computazione tra i vari autori oscillò tra 
14 e 16) è in totale 15, il 1.° basale rotondeggiante, ombili- 
cato e grosso (torulo), il 2. u subcilindrico e piuttosto allungato, 
il 3.° fino al 13.° corti e conici, il 14.° subcilindrico e lungo e 
così il 15.° — Sulle antenne maschili sono impiantate produ- 
zioni rilevate. Il primo articolo o basale, in Gulex è ornato 
di squamette; il secondo, che in Culex ha anche alcune squa- 
mette (che può avere pure il terzo) ha inoltre in Culex e 
Anopheles peli (e non lunghe setole) sul corpo come nella fem- 
mina; gli altri articoli dal 3.° al 14.°, oltre alla generale peluria, 
hanno impiantato sul cercine scuro della loro base, che accen- 
nai, un denso verticillo di lunghissime setole, le quali danno 
alle antenne maschili aspetto piumoso; tali verticilli di lunghe 
setole sono 12; l'ultimo articolo ha alla base un verticillo di 
cinque o sei setole corte come nelle antenne femminili. 



— 69 — 

Da quella, che chiamai l'area o la regione buccale della 
testa sorge, occupandola tutta con la sua base di impianto, 
l'apparecchio buccale, costituito della 'proboscide e dei palpi. 

La tromba, il rostro o la jwoboscide, (fig. 8, 10, 13) è al- 
meno lunga quanto la metà del corpo, ma può esserlo di più 
in talune zanzare esotiche (Megarhinus); è diretta in avanti e 
un po' in basso, ed ha aspetto di un rostro rigido; ma può 




Fig. 13. — Testa di femmina di Culex pipiens, vista di profilo col fascio degli 
stiletti portato fuori della guaina (labio) e decomposto nei suoi pezzi. — 1 la guaina 
proboscidea o il labio, terminante in 2 colla oliva terminale (palpi labiali e lin- 
guetta). — 3 labro. — 4 ipofaringe. — 5 il paio delle mandibole. — 6 il paio delle 
mascelle. — Alla base veggonsi i palpi mascellari. (Da Ficalbi, 1896). — . 

muoversi sulla sua base di impianto. Esteriormente conside- 
rata appare come un corpo cilindroide (realmente ha sezione 
ellittica con diametro minore d'alto in basso), indiviso, e ter- 
minato da una estremità olivare; è tappezzata di squamette 
ed anche irta di brevi e sparsi peli, nelle zanzare nostrane 
mai molto sviluppati o riuniti in chini, il che può accadere 
in zanzare esotiche. 

Circa alla sua costituzione, la proboscide risulta ffig. 13) 
di una vagina esterna, (che è quella tappezzata di squamette 
e irta di brevi e sparsi peli), fatta come un tubo fesso lon- 



— 70 — 

gitudinalmente in sopra (cioè a doccia, chiudibile) e terminante 
da due pezzi mobili, che insieme uniti costituiscono un corpo 
olivare (oliva), e da un mazzo di sei stiletti pungenti, conte- 
nuti entro la vagina, che uguagliano presso che in lunghezza, 
ma che non possono sopravanzare. Tra le varie vedute omolo- 
giche, io interpreto (in relazione alla struttura tipica delle 
parti buccali degli insetti) i pezzi della proboscide delle zan- 
zare nel modo, che vengo ad accennare. La vagina esterna è 
il labbro inferiore o il labio, che ha al suo estremo due 
palici labiali, che sono quelli, che col loro insieme costituiscono 
la oliva terminale, e ha internamente a questa una linguetta. Il 
mazzo dei sei stiletti comprende un pezzo impari superiore, 
scannellato in sotto, ossia conformato a doccia rovesciata, che 
è il labbro superiore o il labro; un primo paio di aghi pari, a 
punta di triangolo, che sono le mandibole ; un secondo paio di 
aghi pari, appuntati e seghettati nella loro parte distale, che 
sono le mascelle, in rapporto alla base delle quali è un paio di 
palpi mascellari; un pezzo impari inferiore, sottile, appuntato, 
che è una ipo faringe, che si può apporre al labro e renderlo 
un tubo chiuso. Nel maschio si ha una certa riduzione di 
alcune di queste parti. 

1 palpi (e così dicendo si intende i palpi mascellari, (fig. 8, 10, 
pa; fig. 14, 15 e altre) appaiono come due prolungamenti presso 
che digitiformi, articolati, e più o meno lunghi, che sorgono ai 
lati della base di impianto della proboscide (della quale sono 
un poco più sottili) e sono diretti cora' essa in avanti. Li 
ho detti articolati, cioè composti di più che un articolo, ed 
infatti (ad eccezione, secondo alcuno, del gen. Aedes e di 
qualche suo sottogenere, che li avrebbero, il che a me non 
risulterebbe, uniarticolati) così si presentano nelle nostre zan- 
zare, siano del gen. Cui ex come del gen. Anopheles, pur es- 
sendo ora lunghi (gen. Anopheles, fig. 14 e 15 etc; maschi del 
gen. Culex fig. 22, 23), ora corti (femmine del gen. Culex 
fig. 8, 9). 

La prima quistione è del numero dei loro articoli. Il nu- 



— 71 — 

mero stesso dai vari autori fu computato diversamente (ora 3, 
ora 4, ora 5). Infatti nei palpi delle culicide si ha un fatto, 
che lascia adito alle difformità delle computazioni: questo fatto 
consiste in ciò: che se nei palpi stessi esistono delle nette e 
recise separazioni tra alcuni articoli, cioè delle articolazioni 





Fig. 14. — Testa di femmina 
di Anopheles claviger, vista di so- 
pra. In essa vedesi la proboscide 
in mezzo ai due lunghi palpi ; 
a una delle antenne. — — . 



Fig. 15. — Testa di maschio di Ano- 
pheles pictus, vista di sopra. In essa 
l>r proboscide, p uno dei palpi, a una 
delle antenne.——. 



nette e recise o effettive, esistono altresì delle separazioni 
meno nette, delle articolazioni indecise, che non si sa se con- 
tare o non contare, specialmente quando la indecisione è, come 
in taluna, assai grande. E sono specialmente i maschi quelli, 
che, pur avendo palpi più lunghi che le femmine, presentano 
di queste articolazioni indecise e che posson dar luogo a di- 
spareri. 

Io interpreterò le cose nel modo, che vengo ad accennare, 



72 



cominciando dalle femmine di Anopheles, che hanno i palpi 
assai ben decisamente articolati (1). 

Nella femmina di Anopheles, (fìg. 14. 
16, 17, 18) se si j;>rende un palpo e si esa- 
mina dopo averlo trattato con soluzione 
di potassa, vedremo che sabito a prima 
vista presenta quattro decise articola- 
zioni e quattro decisi pezzi, ma il pezzo 
prossimale osservato meglio lascia vedere 
presso la sua radice un ulteriore sebbene 
non perfetto come gli altri, cenno di ar- 
ticolazione, che nel palpo integro è reso 
più evidente da una lieve interruzione 
del rivestimento di peli e squamette, 
per cui si costituisce come un articolino 
basale, ingrossato e tozzo ; ed io credo 
che un vero articolo esso sia (le femmine 
di Culex mi pare che mettano ciò fuori 
di dubbio), e che per ciò gli articoli dei 
palpi delle femmine di Anopheles siano 
5; 1' accennato articolino basale a sua 
volta presenta uno strozzamento, che ac- 
cenna a dividerlo in due, e se ciò si con- 
siderasse come una ulteriore articola- 
zione, i palpi sarebbero a 6 articoli, ma 
non mi pare il caso di dare questa in- 
terpretazione e computo come 5 gli ar- 
ticoli. — Onde, riassumendo: Palpi della* 
femmina di Anopheles 5-articolati, i tre 
articoli estremi (5.°, 4.° e 3.°) con arti- 
colazioni perfette, gli altri due (2.° e 1.°) separati tra loro da 
una articolazione meno netta, che però è resa più accentuata 






Fig. 16. — Palpo destro 
di A. claviyer femmina e 
maschio. Setole e squa- 
mette omesse. Nel palpo 
maschile iil lungo/ vedesi 
in a la articolazione poco 
netta, che divide articolo 
1." da 2.°, in b l'altra arti- 
colazione poco netta, che 
divide articolo 2." da 3." in 
e lo strozzamento mediano 
del 1.° articolo. Ingrandito. 
(Da Ficalbi, 1S96). 



(1) La maniera come accenno qui al numero degli articoli dei palpi delle culicide, 
ha qualche piccola differenza con quella, secondo cui lo accennai nel mio lavoro 



73 — 



da minore pigmentazione della chitina e da lieve interruzione 
del rivestimento di peli e squamette del palpo; l'articolo ba- 
sale o 1.° corto e tozzo e strozzato un po' verso il mezzo, ma 
non effettivamente doppio. 

Nei maschi di Anopheles, fig. 15 e 
16, se si prende un palpo, si tratta con 
soluzione di potassa e si nuda di squa- 
mette "e di peli, di vere articolazioni 
sembra non scorgere che tre, e sembra a 
prima vista che non 
esistano che tre pez- 
zi: uno prossimale 
lunghissimo, uno 
medio e uno estre- 
mo più corto, che 
insieme non ugua- 
gliano il primo e 
che sono molto stret- 
tamente uniti e con 
articolazione con- 
tratta, per quanto 
ben sviluppata ed 
indubbia; ma ove 
si esaminino ulte- 
riormente le cose e si facciano i paragoni 
col palpo femineo, si capisce che si deve 
interpretare diversamente. Il pezzo prossi- 
male lunghissimo meglio osservato lascia 
vedere un primo cenno di articolazione 
setole e squamette. in- presso la sua radice, imperfetto, è vero, ma 

granolito. (Da Ficalbi, 1896). ., .-, . , n , , . .. ,, 

reso più evidente pel tatto che ivi, oltre 
una minore colorazione della chitina, si ha nel palpo integro 



H 



( 



Fig. 17. — Palpo destro 
di femmina di A. bifurca- 
tus. Tolte setole e squa- 
mette. Ingrandito. (Da Fi- 
calbi, 1896). 



Fig. 18 — Palpo destro 
di femmina di A- pictus. 
Tolto il rivestimento di 



del 1895. Ma siccome la sostanza è in complesso la stessa, così il lettore potrà facil- 
mente orizzontarsi. Naturalmente il modo usato ora mi sembra, dopo esperienza, 
più facile dell'altro e di esso migliore. 



— 74 — 

una lieve interruzione nel rivestimento di peli e squamette, ed 
ecco che si costituisce un pezzetto basale ingrossato e tozzo, 
che io per le ragioni, che nella femmina, considero un artico- 
lino distinto, il quale così fa almeno a 4 articoli i palpi; ma 
inoltre poi un secondo cenno o vestigio di articolazione il pezzo 
lunghissimo in quistione lascia vedere alla sua metà circa (ge- 
neralmente un po'più in sotto), anch'esso imperfetto, ma reso 
più evidente, al solito, da una minore colorazione dello strato 
chitinico e da una interruzione, che nel palpo integro si vede 
nel rivestimento dei peli e delle squamette, cenno, che il para- 
gone col palpo femineo, che questa articolazione mostra come 
realmente effettiva, ci fa interpretare come vera giuntura, che 
il pezzo lunghissimo ulteriormente per ciò divide in due altri 
articoli (oltre il basale tozzo), ed ecco che i palpi maschili sono 
da considerarsi a 5 articoli come i feminei ; anche qui l'artico- 
lino basale tozzo presenta uno strozzamento, che accenna a di- 
viderlo in due, e se ciò si considerasse come una ulteriore ar- 
ticolazione, i palpi sarebbero a 6 articoli, ma, come dissi, non 
mi pare il caso di così interpretare e gli articoli computo come 5. 
— Onde, riassumendo: Palpi del maschio di Anopheles 5-artico- 
lati, i due articoli estremi (5.° e 4.°) con articolazioni perfette 
(l'ultima grandemente costipata), gli altri tre (3.°, 2.° e 1.°) se- 
parati tra loro da articolazioni meno nette, che però sono rese 
più accentuate da minore pigmentazione della chitina e da lieve 
interruzione del rivestimento di peli e squamette del palpo; 
l'articolo basale o 1.° corto e tozzo e un po' strozzato verso il 
mezzo, ma non effettivamente doppio. 

Nelle femmine di Culex, fig. 8, 10, 19, 20, 21, i palpi, sia 
integri, sia trattati con soluzione di potassa e nudati dalle 
squamette e dai peli sempre abbastanza bene si presentano 
ora a quattro ora a tre articoli: . quattro, fig. 20 e 21, se alla 
estremità del palpo esiste un articolino alquanto rudimentale 
e spesso coll'apparenza di un bernoccolo un po' nascosto tra 
le setole e le squamette dell'estremità stessa, per quanto sem- 
pre facilmente ponibile in evidenza; tre, fig. 19, se questo 



75 



articolino non esiste ( 1) ; a dir vero la articolazione tra il primo 
e il secondo articolo, specie in alcuni casi, non è così netta 




Fig. 19. — Palpo mascel- 
lare destro della femmina 
di C. pipiens. Consta di tre 
articoli, ed in x si vede lo 
strozzamento mediano del 
1.° articolo, m la estremità 
prossimale della mascella; 
a il pezzo chitinico inter- 
no, basale alla mascella e 
alpalpo.(DaFicalbi, 1896). 
_,. 80 

Circa — — . 



Fig. 20. — Palpo sini- 
stro di femmina di C. ne- 
morosus. Consta di quat- 
tro articoli, dei quali 1' e- 
stremo è piccolino. Il 1.°, o 
basale presenta uno stroz- 
zamento a metà. Peli e 

• 80 
squamette omessi.— —. 



Fig. 21. — Palpo sini- 
stro di maschio e di fem- 
mina di C. spathìpalpis. 
Tolte setole e squamette. 
Ingrandito. Il palpo fem- 
minile (il corto) consta di 
quattro articoli. Nel palpo 
maschile vedesi in a la ar- 
ticolazione poco netta che 
divide articolo 1." da 2.°, in 
b l'articolazione poco net- 
ta, che divide articolo 2. u 
da 3", in e lo strozzamen- 
to mediano del 1.° artico- 
lo. (Da Ficalbi, 1896). 



come le altre, tuttavia lo è sempre di più che negli individui 
di Anopheles e nei maschi di Culex e in certi casi lo è tanto 
(fig. 19 e 20) da non permettere dubbi sulla sua vera natura 



(1) La quistione della presenza o dell'assenza di questo articolino in vari casi 
concreti mi ha fatto perdere del tempo assai ; trattando con soluzione di potassa i 
palpi di certi esemplari secchi, p. es. di 0. ìmpudicus, talvolta mi appariva all'apice 
un bernoccolino minutissimo, che altre volte non vedevo; sono venuto nella convin- 



— 76 — 

di giuntura certa e reale; una considerazione merita l'articolo 
prossimale : esso, al solito, mostra uno strozzamento circa nella 
sua metà, il quale, ove si considerasse come una articolazione, 
verrebbe a rendere i palpi a 5 o a 4 articoli; io, però, non 
computo come giuntura il ristringimento accennato e considero 
unico, tutto che strozzato, l'articolo basale. — Onde riassu- 
mendo: Palpi della femmina di Culex 4-articolati o 3-articolati 
secondo che all'estremo palpale esiste o non esiste un artico- 
letto piccolo; l'articolo basale, tozzo e strozzato verso il mezzo, 
ma non effettivamente doppio. 

Nei maschi di Culex, fig. 21, 22 e 23, i palpi si compor- 
tano come nei maschi di Anopheles ; e per ciò valgano per 
questi le cose, che a proposito di quelli dissi, e che così si 
riassumono: — Palpi del maschio di Culex 5-articolati, i due ar- 
ticoli estremi (5.° e 4.°) con articolazioni perfette, gli altri tre 
(3.°, 2.° e 1.°) separati tra loro da articolazioni meno nette, 
che però sono rese più accentuate da minore pigmentazione 
della chitina, da lieve interruzione del rivestimento di peli e 
squamette, o da coincidenza di macchie ornamentali; l'articolo 
basale o 1.° corto e tozzo e un po'strozzato verso il mezzo, ma 
non effettivamente doppio. 

Paragonando i palpi descritti tra di essi, non è difficile 
capire che quelli della femmina di Anopheles, del maschio di 
questo stesso genere e del maschio di Culex si corrispondono 
articolo per articolo, e nelle giunture relative, delle quali la 
seconda è nei maschi poco perfetta, ma è perfetta nella fem- 
mina di Anopheles, dando così modo ad una buona interpreta- 
zione generale; i palpi della femmina di Culex col loro 1.° ar- 
ticolo o basale (un po'strozzato) corrispondono al 1.° di tutti 
gli altri, e siccome in essa femmina la divisione di questo 
articolo dagli altri è, specie in certi casi, indubbia e reale, 
così dà modo per una buona interpretazione generale dell'ar- 



zione che si tratti di una escrescenza, che si forma pel gonfiamento interno dovuto 
alla potassa, non del vero e proprio 4." articolino, che si palesa altrimenti alla ispe- 
zione, e come evidentissima cosa. 



— 77 



ticolo stesso; col loro 2.° articolo i palpi della femmina di 
Culex corrispondono (mi pare) al 2.° e al 3.° insieme degli 
altri, avendo intanto così un articolo di meno; col 3.° articolo 
corrispondono al 
4.° degli altri e 
col 4.° al 5.°, se 
però hanno que- 
sto 4.° stesso, che 
in talune specie 
manca e allora il 
palpo ha due ar- 
ticoli di meno. 

Altra qui- 
stione è quella 
della lunghezza 
dei palpi e degli 
articoli e della 
conformazione 
loro. Sarò breve. 
I palpi delle fem- 
mine di Culex so- 

Fig. 22. — La proboscide 
no Sempre Corti, e un palpo di maschio di C. 
. £ Q -i r\\ annidatila e la loro base di at- 

(ng. o e 1(J), per tacoo sotto n c ii peo . Vedesi 
quanto un po- 
chetto meno o 
un pochetto più, 
e non arrivano 
mai neppure alla 
quarta parte della proboscide; hanno per ciò articoli relativa- 
mente corti, e specie sono tali il 1.° e il 2.°; il 3.° è più lungo 
e può uguagliare e superare il 1.° e il 2.° uniti insieme; il 
4.° quando esiste, come si sa, è a guisa di un piccolo arti- 
colino, che sta sulla estremità del 3.° articolo; i palpi delle 
femmine di Culex sono a grossezza piuttosto uniforme, per 
quanto alla estremità generalmente si mostrino, o per confor- 




Fig. 23 — La proboscide 

il palpo 5-articolato, più lungo e un palpo di Q. sjìathipalpis 

della proboscide di metà del- maschio e la loro base di at- 

l'ultimo articolo, di forma eia- tacco sotto il clipeo. Vedesi 

vata ; vedesi negli ultimi tre il palpo 5-articolato, più corto 

articoli irto di prolisse setole, della proboscide, di forma cla- 

che gli danno aspetto di pen- vata. Tolti peli e squamet- 

n ■ • -il 25 A 25 

nello, ossia penicillare. — . te.——. 



— 78 — 

inazione del 3.° articolo o per ricchezza di rivestimento, un 
pochetto più slargati; il 3.° articolo ha estremità tronca e un 
po' incavata se esiste l'articolino 4.° o piccolo (fig. 20 e 21), 
ha estremità più o meno acutamente arrotondata (fig. 19), se 
il 4.° articolino non esiste. Nei maschi di Culex (fig. 22 e 23) 
â– e in ambo i sessi di Anopheles (fig. 14 e 15) i palpi sono lun- 
ghi, quasi quanto la proboscide in taluni casi, e in molti altri 
più di essa; gli articoli sono tutti relativamente, e fuor che 
il basale o 1.°, che, come si sa, è corto e tozzo, allungati: il 
più lungo è il 3.°, che negli individui di Anopheles, specie fe- 
minei, può arrivare a uguagliare o anche sorpassare il 4.° e 
il 5.° uniti insieme, ma nei maschi di Culex, sebbene sia il 
più lungo di tutti, è più corto della somma dei due suac- 
cennati presi insieme; i palpi nelle femmine di Anopheles, 
(fig. 14, 16, 17, 18), sono a grossezza uniforme e terminano col 
loro ultimo articolo piuttosto assottigliato all'estremo, nei ma- 
schi di questo genere, (fig. 15 e 16), terminano con due arti- 
coli grossi e divari e sono perciò clavati circa nel loro terzo 
terminale; nei maschi di Culex ora terminano assottigliati, 
(fig. 24) essendo nel resto di grossezza uniforme, ora sono meno 
o più clavati (fig. 22, 23). 

Il torace, globoso e gobbo, dei cui pezzi non è qui il caso 
di fare la anatomia, dorsalmente ci presenta in special modo 
quel grosso pezzo, il mesonoto, che vien detto lo scudo dor- 
sale; il quale nelle specie del gen. Culex è grossamente vil- 
loso per il rivestimento di quelle peculiari squamette, che già 
menzionai, (oltre le quali sporgono inoltre ispidi peli striati), 
squamette, che possono essere di vario colore e dar luogo a 
disegni ornamentali (ornamentazioni del dorso del torace, fig. 38) 
nelle specie del gen. Anopheles se è peloso-setoloso, cioè con 
peli piccoli e grossi, non ha per io più il vello di squamette, 
che nel gen. Culex, e lascia meglio vedere il fondo. Lunghe 
setole dirette indietro sporgono oltre l' orlo posteriore del 
dorso del torace, al disopra dello scudetto, che è glabro. I lati 
del torace, oltre a essere pelosi, presentano nelle specie del 



— 79 - 



gen. Culex, dei cumuli di squamette, 
che danno luogo a macchie ornamen- 
tali, le quali si estendono [altresì 
sulle anche. 

Sul torace sono impiantate le ali, 
(fig. 25, 26, 27), le quali sono quelle 
del paio anteriore (del mesotorace), 
quelle del paio posteriore essendo 
ridotte a bilanceri. In connessione 
alle ali delle culicide mancano le 
squame ossia le tegole, che si trovano 
presso la base di attacco delle ali in 
altri Ditteri. 

Le ali delle culicide sono traspa- 
renti, ma sempre però un po'torbide, 
e ciò dipende da numerosi peli, che 
ne sorgono, e sopra a tutto da nume- 
rose squamette, che sono attaccate sul 
decorso di tutte le nervature e poi 
su tutto il margine apicale e poste- 
riore dell' ala, il quale rendono così 
del tutto ciliato. Le squamette delle 
nervature possono in corrispondenza 
di certi punti dell' ala accumularsi 
tanto da dar luogo (fig. 27) a macchie 
alari: nel Culex annulatus, in esem- 
plari ben sviluppati e perfetti, le 
macchie sono cinque e sono situate: 
la prima alla prima biforcazione an- 
teriore delle nervature ove si origina 
la nervatura, che diverrà lo scapo 
della forchetta anteriore e questa 
macchia segue un pochetto la nerva- 
tura, la seconda alla venula trasversa, 
che riunisce gli scapi, delle due for- 





F 










. 




























. 






UZ 



Fig. 24. — Palpo sinistro, in- 
grandito, di maschio di C. pipiens. 
Questa figura ha lo scopo di mo- 
strare la forma affilata del palpo. 
— Il palpo è 5-articolato, ma le 
articolazioni poco nette sono qui 
tanto indecise che quella tra 2.° e 
3.° articolo nella figura neppur 
si scorge; il rivestimento di squa- 
mette e peli-setole è solo in parte 
accennato. (Da Ficalbi, 1896). 



— 80 




chette e la nervatura interposta e questa macchia spesso ap- 
pare biloba ed anche triloba, la terza, sempre pallida, alla grossa 
forca posteriore, la quarta e la quinta al punto di confluenza 

dei ramulij di 
ciascuna delle 
due forchette ; 
queste le mac- 
chie tipiche 
.. „ . . ,, ,„ quando sono be- 

Fig. 25. — Ala di femmina di C annulatus, nudata delle t. 
squamette e por ciò anche delle macchie. (Da Ficalbi, 1896). ne sviluppate , 

circa ì • ma talvolta que- 

sta o quella si affievoliscono tanto da scomparire e allora se 
ne vedono in numero minore: così in altri esemplari di Cui ex 
annulatus la terza mac- 
chia, o della grossa for- 
ca, può mancare e allora 
ne appaiono solo quat- 
tro; generalmente quat- 
tro sole, per questa stessa 
ragione, appaiono nel- 




Fig. 26. 



Ala di femmina di C. pipiens. Con 1 



V AnonhplpS davioei" in a ^ sono indicate le nervature, primitive o secon- 
darie, che mettono capo al margine alare ; con I a 
altri Casi, COme, per es., XI le cellette marginali; con li, olii le cellette in- 
t •- ì /-y 7„ M „~~ terne. — Peli e squamette omessi. (Da Ficalbi, 1896). 

per lo più nel Culex sj)a- .12 
thipalpis, tre sole veg- 

gonsene, cioè la prima, la seconda e la terza delle sopra enu- 
merate, e talvolta, come in taluni maschi di questa stessa spe- 
cie, due sole, cioè la prima 
e la seconda. Le squamette 
del margine apicale e poste- 
riore dell'ala sono disposte 
in tre ordini: il primo e il 
secondo composti di squa- 
mette ovali, lun ghe (fig. 7), 
di più quelle del primo, meno quelle del secondo, peduncolate, 
appuntate, erette, il terzo ordine composto di squamette allun- 




Fig. 27. — Ala di culicide per mostrare . 

la ubicazione delle macchie alari quando 

sono quattro (come p. es. in An. claviger). 

12 
(Da Ficalbi, 1896;. Circa -f. 



— 81 — 

gate, pedunculate, ma tronche alla estremità libera, e con po- 
sizione obliqua. Le squamette delle ali possono essere o tutte 
senza colore speciale e solo brunicce, o alcune colorite e ciò 
sia in talune specie di Anopheles (per es. A. pictus), sia in 
talune di Culex (p. es. C. Richiardii). 

L'ala delle zanzare è presso che tutta di un pezzo, perchè 
l'incisione ascellare (vedi figure) è, oltre che poco profonda, 
così vicina alla base, che mal si può fare la distinzione tra lobo 
e lobulo alare, l'ala essendo tutta lobo (1). 

Le nervature ossia le venature alari sono come indicano le 
figure; e, senza voler entrare in nessuna delle così dette dot- 
trine delle nervature, le ridescrivo con le parole del mio la- 
voro del 1896. Delle nervature le più sono a direzione longi- 
tudinale, o, per quanto un po'obliqua, presso che longitudinale, 
altre poche e piccolissime a direzione trasversa. Delle longi- 
tudinali al bordo delle ali delle zanzare fanno capo, tra prin- 
cipali e subordinate, 10 nervature, più una molto pallida, che 
sovente appena si vede, mentre alcuno conta per nervatura 
anche un'altra linea, più indecisa ancora, la quale è l'ultima 
di tutte; io indico le nervature (fig. 26) coi numeri dall'I al 10, 
dando alla nervatura pallida un numero di ripetizione, 9 1 , e 
indicando pur con un numero di ripetizione, IO 1 , l'ultima nerva- 
tura indecisa. Delle nervature alcune (1 e 10) provengono di- 
rettamente indivise dalla radice dell'ala, altre da divisione 
di venature primitive. Le nervaturine trasverse sono poche e 
le figure le indicano senza che io debba descriverle. Le nerva- 
ture tra loro e col margine circoscrivono delle aree o celle, 
che indico per comodo, senza voler entrare in teorie, coi nu- 
meri romani : due sono celle interne (I 1 e II 1 ) tutte circoscritte 
da venature, undici sono celle marginali (I a XI) circoscritte 
da nervature e dal margine alare. Alla cella IV e alla VII 
corrispondono due nervature, che si diramano da una nerva- 



(1) In Ditterologia v'è confusione sui termini lobulo, alula, squama, tegttla, etc. 
Vedi Osten Sacken, in Beri. Ent. Zeitschr. 1896. 

Art no. VA' XI. 6 



— 82 




tura unica : hanno, per 
ciò, apparenza di forca: 
sono le piccole forche o 
le forchette delle ali, una 
anteriore, in corrispon- 
denza di IV, e una po- 
steriore, in corrispon- 
denza di VII, e in esse 
si distingue lo scapo, e 
si computa per scapo la 
lunghezza dalla nerva- 
turina trasversa all'ini- 
zio della biforcazione, e 
i due ramuli. Alcuno 
chiama grossa forca o 
forca quella corrispon- 
dente alla cella IX. 

La disposizione ac- 
cennata delle nervature 
ha, in confronto degli 
altri nemoceri, per es. 
le tipule, che hanno cella 
centrale, delle caratteri- 
stiche proprie; si riscon- 
tra, però, anche in ta- 
luni altri, come p. es. 
le coretrine, ma queste 
per diversi altri carat- 
teri ben si differenziano 
dalle culicide. 

Le ali delle zanzare 
vivo e nello stato 



Fig. 28. — Arto del 3.° paio di femmina di Culex 
pipiens. Ingrandito. — a anca o coxa. — tr trocan- nel 
tere. — /femore. — ti tibia. — ta tarso, di cui 1, -i • _ • ±_ 

a a a -â–  â–  *â–  i a- â–  i, ix- .di riposo sono tenute 

2, 3, 4 e o i cinque articoli, di cui l'ultimo unguico- A 

lato: vedesi bene la loro lunghezza proporzionale, soprapposte e parallele 

e proporzionale agli altri articoli dell'arto. (Da Fi- 

calbi, 



lungo il dorso dell' ad- 



— 83 — 

dome (fig. 2) che ricuoprono, sorpassandone la estremità gene- 
ralmente nella femmina, ma non generalmente nei maschi. 

I bilanceri, o ali del secondo paio, non hanno nulla di spe- 
ciale: risultano di una parte rotondeggiante o capocchia e di 
un pedunculo sottile là ove si inserisce alla capocchia, e slar- 
gato alla base. Non presentano né squamette, ne peli svilup- 
pati, ma sono ricoperti da un sottile tomento. 

Gli arti (fig. 28), detti altresì gambe (in senso generico, 
poiché in senso jjarticolare la gamba è una parte loro) o 
zampe, considerati nel loro complesso sono sottili o filiformi, 
lunghi e così gracili e gracilmente attaccati al corpo che si 
staccano e si rompono al più leggero contatto. L'animale li 
tiene torno torno distesi quando vola, quando si posa gene- 
ralmente li adopera solo in parte, valendosi di quelli delle due 
prime paia e tenendo svolazzanti quelli del terzo paio, che 
agita in aria, si direbbe in segno di soddisfazione, quando punge. 
Quelli del 1.° paio sono i più corti, un po' più lunghi di essi 
sono quelli del 2.°, e più lunghi di tutti quelli del paio 3.°. 

Sono interamente ricoperti di squamette chitiniche, che for- 
mano sopra di essi un fitto rivestimento dall'anca in giù; le 
squamette danno luogo a varie ornamentazioni colorite degli 
arti, come brizzolature, orlature, anellature; oltre che squa- 
mette, gli arti presentano spinule e peli sul loro decorso, sottili 
e setolosi, i quali specialmente sorgono verso gli estremi degli 
articoli. 

Gli arti risultano (fig. 28) di un' anca o coxa assai corta, 
attaccata immobilmente al torace; di un piccolo trocantere, in- 
terposto tra anca e femore; di un femore o coscia, che è di 
notevole lunghezza, ma sottile; di una tibia o gamba; che è 
sempre un poco più lunga del femore; e poi eli un insieme di 
cinque articoli, che costituisce il tarso o il piede: l'insieme del 
tarso è assai lungo, assai più del femore e della tibia uniti 
insieme: dei cinque articoli, di cui il tarso risulta, il 1.° o il 
prossimale è il più lungo e supera la lunghezza stessa della 
tibia, gli altri sono via via più corti di esso, ed il òf or il 



84 




Fig. 29. — Apparecchio ungueo- 
scansorio terminale dei tarsi dell'arto 
anteriore destro di femmina, 1, e di 
maschio, 2, di €'■ pipiens. Ingrandito. 
Vedesi il paio delle unghie (additate 
nella femmina, unidentate nel ma- 
schio e disuguali in grandezza), il 
paio dei pulvilli, e l'empodio plumi- 
forme in mezzo ad essi. (Da Ficalbi, 
1896). 



distale è un pezzo molto corto: a quest'ultimo articolo, (fig. 29), 
si attaccano un paio di unghie unciformi, un paio di pulvilli e 

un empodio plumiforme, parti che 
costituiscono 1' apparecchio scan- 
sorio. 

Interessanti sono le unghie o 
gli artigli, ossia, come anche si 
dicono, gli uncini ungueali o tar- 
sali. Essi, come ho detto, sono in 
numero di due ad ogni arto e si 
attaccano alla estremità dell' ul- 
timo articolo tarsale; sono uncini 
chitinici più o meno curvi ed acuti, 
irti, specie verso la base e dorsal- 
mente, di rigidi peluzzi. Un'unghia 
può essere semplice o denticolata: 
è semplice, (fig. 29, 1, e 30), quando non presenta nessun dente 
subordinato, è denticolata, (fig. 29, 2), quando da essa sorge 
qualche subordinato dente (uno 
o due), che dà ad essa l'aspetto 
di essere bifida o trifida; i den- 
ticoli sorgono in generale alla 
metà o alla base dell'unghia, sor- 
gono sempre dalla parte esterna 
sua e sono alquanto diretti in 
fuori. Le unghie in confronto 
tra loro (vedi numerose figure 
più innanzi) possono essere u- 
guali, oppure differire nello 
stesso arto: così vi sono arti, in 
cui le due unghie sono uguali 
o presso che uguali, per esem- 
pio o ambedue semplici o am- 
bedue denticolate, vi sono arti, 
suguali, o che siano l'una dentata e l'altra semplice, o ambedue 



Fig. 30. — Unghie ingrandite del 1.° 
paio di arti della femmina del C. spathì- 
palpis : sono unghie uguali, adentate. 
(Da Ficalbi, 1896). 

in cui le due unghie sono di- 



— 85 — 

dentate, ma disuguali per numero di denti, o per dimensioni 
generali; un arto, cioè, può essere ora arto equiungulato, ora 
arto inequiungulato . Negli arti inequiungulati l'unghia più gran- 
de, o l'unghia bidentata, è sempre anteriore. In uno stesso in- 
dividuo gli arti per rispetto alle loro unghie, ora possono es- 
sere presso che tutti eguali tra loro, per esempio tutti equiun- 
gulati ad unghie semplici (molte femminei, ed allora si hanno 
individui equiungidati; ora invece gli arti possono essere per 
rispetto alle loro unghie differenti tra loro, per esempio il 1.° 
e il 2.° paio ad unghie Indentate, il 3." equiungulato a un- 
ghie semplici (vari maschi), ed allora si hanno individui ine- 
quiangidati. 

Il modo di essere delle unghie nell'insieme degli arti di un 
individuo può chiamarsi maniera dell'unghiatura, la quale è 
un carattere molto costante, che, come ridirò, può ben utiliz- 
zarsi nella speciografia. E può utilizzarsi anche con notazioni 
o formole {notazioni dei denticoli ungueali di ciascuna specie), 
che spiegherò nel seguente capitolo (vedi). 

I pulvilli sono due organi in forma di cuscinetti, di forma 
globosa, irti di peli e di setole assai lunghi* e sono situati 
alla base di attacco di ciascheduna unghia, la cui base stessa 
comprendono. U empodio è un organo impari, che si attacca 
in una intaccatura ventrale dell'estremità dell'ultimo articolo 
tarsale, ed è costituito di un corpo chitinico olivare, e da un 
prolungamento, che da esso si eleva, partito in numerose se- 
tole (empodio plumiforme), che si situano nel mezzo ai due 
pulvilli e alle due unghie. Pulvilli e empodio costituiscono un 
apparecchio peloso-setoloso, che permette alle zanzare di posare 
sull'acqua. 

Ij addome (fig. 38. T) è nelle Culicidae sottile e allungato, 
in generale presso a poco conico, con la base in relazione al 
torace e l'apice alla parte opposta. Si attacca al torace con 
piena base e non è peduncolato, però al punto di attacco è 
un pochetto più sottile. 

Un poco può variare nella sua sagoma generale secondo le 



— 86 — 

specie: ora è più. cilindrico, o anche più rigonfiato verso il 
terzo posteriore, ora più decisamente conico; bisogna, però, 
tener conto che è molto mobile in sé, e anche nello stesso in- 
dividuo, per ciò può variare un poco la sua sagoma; tut- 
tavia, ripeto, due tipi di sagoma addominale, nel sesso femmi- 
nile, uno più cilindrico, uno più conico, si possono nelle varie 
specie sufficientemente distinguere. 

L'addome (vedi figura 38, 1) consta di 8 anelli o se- 
gmenti: il primo o prossimale è corto, gli altri più lunghi, 
l'ultimo è pure un po'corto ed è il più sottile di tutti : ad esso 
fa seguito l'apparecchio o l'armatura sessuale esterna. Ciascun 
segmento, come è noto negli insetti, consta di una metà dor- 
sale, il tergite, e di una metà ventrale, lo sternite, ben chiti- 
nizzate, e di un tratto a destra e a sinistra con cuticula chi- 
tinica sottile, che le riunisce, comune a tutti gli anelli, il quale 
costituisce i fianchi membranosi dell'addome, che possono af- 
fondarsi più o meno a guisa di solchi laterali. 

Ricco di produzioni cubiculari rilevate è l'addome delle 
zanzare. Nelle specie del gen. Culex la sua superfìcie dorsale 
(cioè tutti i tergiti) è rivestita di squamette, e così, fuori che 
qualche caso, come il maschio del Culex impudicus, la sua su- 
perficie ventrale, ossia gli sterniti; inoltre da queste superfici 
sporgono numerosi peli, alcuni più sottili e corti, altri più. 
lunghi e grossi, dei quali alcuni raggiungenti il grado di 
vere setole, che specialmente abbondano verso i fianchi, e 
più nei maschi, che nelle femmine; i fianchi membranosi 
dell' addome sono nudi ; le squamette generalmente sono di 
più che un colore e danno luogo alle ornamentazioni colo- 
rite dell'addome delle specie di Culex, ornamentazioni con- 
sistenti in brizzolature, in macchie segmentali, e più che tutto 
in bande o fascie più scure e più chiare, le quali special- 
mente riseggono sui tergiti. Nelle specie del gen. Anopheìes 
l'addome dorsalmente e ventralmente è bensì peloso e setoloso, 
ma tuttavia nudo di squamette. per cui si scorge il colore 
del fondo. 




— 87 — 

All' ultimo anello addominale fa seguito 1' armatura o 
Y apparecchio sessuale esteriore, peculiarmente sviluppato nel 
maschio. 

Non intendo qui (vedi Westhoff, etc.) 
entrare in descrizioni e in discussioni 
omologiche, e in denominazioni di parti, 
cose, che saranno tema di speciale lavoro. 

Mi limito a dire, (fig. 31), che l'ap- 
parecchio consta di due grossi lobi al 
di là dell' 8.° segmento, ad estremità 
rotondeggiante, grandemente irsuti di 
setole, i quali per essere distaccati l'uno 
dall'altro fanno apparire come forcuto 
il termine dell'addome, e di altre parti 
più piccole, che hanno rapporti di con- 
tinuità, di contiguità, o di vicinanza 

___> • ■• t Fig. 31. — Schizzo dei con- 

maggiore o minore con essi, le quali torni delle principali parti( 
cose tutte per la costanza di conforma- che si vedono osservando di 

lato e di sopra l'apparecchio 
ZlOne, Che presentano in ciascuna Spe- sessuale esteriore del maschio 

eie, e invece j>er le diversità, che mo- del °' hortensis - j' 
strano da specie a specie, possono servire come interessanti 
caratteri di distinzione specifica (1). 

Nelle culicide si hanno vari caratteri esteriori di dimorfismo 
sessuale, ossia di differenza tra il maschio e la femmina. Il ma- 
schio, a sviluppo larvale uguale, cioè nelle stesse condizioni di 
tempo, di ambiente, di nutrimento, etc, è per lo più (non sempre) 
più piccolo della femmina, nel senso di almeno più sottile, ma 
sovente è altresì più corto. È più peloso-setoloso, specialmente 
all'addome, ma inquanto alle squamette può averne in minore 
quantità che la femmina, per es. sulle ali, che allora appaiono 
più ialine e, nelle specie a ali macchiate, con macchie meno 
evidenti (talvolta perfino nulle), o per es., sulla faccia ventrale 



(1) A quanta meditazione induce il problema della formazione filogenica di parti a 
funzione apparentemente tanto simile come l'apparecchio sessuale maschile (e anche 
le unghie), e invece a confoi'mazione tanto diversa in specie del tutto affini! 



dell'addome, che {Culex impudicus) può essere nuda; circa alla 
disposizione delle squamette colorate, talvolta nell'addome si 
hanno lievi differenze tra il maschio e la femmina, e il ma- 
schio può avere addome più ornamentato. Si hanno anche tra 
i due sessi differenze nelle unghiature degli arti, i maschi 
presentando generalmente unghie più denticolate. Ma le dif- 
ferenze maggiori sono nelle parti cefaliche. Quivi, se nessuna 
notevole differenza presentano nei due sessi gli occhi, qualche 
differenza si ha nei pezzi del pungiglione della proboscide, e 
notevoli differenze nei palpi (mascellari) e nelle antenne; i 
palpi (a prescindere dal gen. Aèdes, dove le diversità non 
sono rimarcabili), nel gen. Culex sono corti nella femmina, 
lunghi nel maschio, in cui possono inoltre essere pelosi e se- 
tolosi tanto da avere aspetto piumoso; nel gen. Anopheles per 
quanto anche la femmina abbia palpi lunghi, pure quelli dei 
maschi per conformazioni di articoli, olivari all'estremo pal- 
pale, per ricchezza di peli e setole, per portamento generale, 
differiscono (cfr. fig. 14 e 15) da quelli femminili; le antenne 
(fig. 11, 12, 14, 15) oltre a differire per numero di articoli 
(15 nel maschio, 14 nella femmina), per aspetto di essi, tra 
i quali il basale rotondo è più grosso nei maschi, differiscono 
pel fatto della lunghezza e della ricchezza dei verticilli delle 
setole, che li fanno essere solo pelose nella femmina, invece 
piumose nei maschi, in modo che soltanto per questo carattere 
possono a prima vista distinguersi i due sessi. 

Le culicide hanno larve eucefale, rotundicipiti, acquatiche, 
ninfe acquatiche, semoventi. 

CAPITOLO III. 

I caratteri da adottarsi per distinguere le specie 
e suddividere il gruppo delle Culicidae, 

Le Culicidae sono insetti, le cui specie sono di regola suffi- 
cientemente distinte e possono essere, per ciò, sufficientemente 



— 89 — 

e non difficilmente distinguibili. Tuttavia le somiglianze com- 
plessive sono molte e le differenze possono essere tutt' altro 
che spiccate, ma invece nascoste, minute e modeste ed appa- 
rire più dal complesso dei vari caratteri che solo da qualcuno o 
da pochi. Deriva da ciò che, perchè sia possibile di distinguere 
ossia di conoscere le specie e sia possibile di dare modo ad altri 
di riconoscerle, è necessario che si scelgano caratteri buoni o 
capaci di dire realmente qualche cosa, e si cerchi di stabilire 
le caratterizzazioni con descrizioni metodiche, coordinate nelle 
lo~o parti e quanto è necessario particolareggiate. 

Dipende dal fatto che non risposero a queste condizioni 
che la massima parte delle caratterizzazioni dei vecchi natu- 
ralisti, e anche di qualcuno non tanto vecchio, non danno nes- 
suna garanzia che l' autore abbia veramente distinto specie 
reali, e dipende dal fatto stesso che in ogni modo esse oggi 
non servono a nulla o solo a ben poco, e non ci permettono 
di riconoscere con sicurezza le specie, che esse avrebbero vo- 
luto istituire. 

Vediamo di renderci in breve ragione della maniera, come, 
secondo me, si devono scegliere i caratteri in quel modo che 
diano possibilità di conoscere e riconoscere le specie delle Cu- 
Hcidae. 

Comincio per premettere che vari pretesi caratteri registrati 
dai vecchi, vogliono essere lasciati, come inutile cosa, in di- 
sparte: la proboscide porretta e lunga quanto la metà del 
corpo, le ali ciliate, il dorso del torace villoso, l'addome cin- 
golato, età, sono cose ovvie a tutte o a moltissime specie e 
che non dicono nulla come caratteri. 

Anche taluni tratti organizzativi comuni alle specie di un 
genere non possono adottarsi come caratteri: che se io por- 
tassi avanti come carattere j)eculiare di qualche Anopheles il 
dorso del torace privo di squamette e solo peloso-setoloso, non 
darei in realtà una differenza, essendo la cosa a varie specie 
di Anopheles comune. 

Vi sono poi altri caratteri, di più recente uso, è vero, ma 



— 90 — 

pure o di troppo difficile apprezzamento o non del tutto rigo- 
rosi, i quali anche devono essere lasciati in disparte: tali, per 
esempio, ho dovuto convincermi che, almeno dal punto di vi- 
sta pratico, sono le dimensioni relative delle forchette alari e 
delle loro parti (ramuli e scapo) in confronto tra 1' una for- 
chetta e 1' altra e tra loro. 

Occorrono caratteri realmente speciali e rigorosamente ap- 
prezzabili; e questi allora io raggruppo in due categorie: 
l. a , quella dei caratteri formali, ossia tratti dalla forma, dai 
rapporti reciproci, etc. di speciali parti; 2. a , quella dei carat- 
teri di colorazione ossia tratti dalle ornamentazioni colorite, 
ma elevate, per così dire, a dignità di caratteri formali, come 
spiegherò. 

Di questi caratteri, la importanza di quelli della prima 
categoria, non ha bisogno di essere dimostrata. 

Quelli della seconda categoria, ossia tratti dalle ornamenta- 
zioni colorite, furono i caratteri, dei quali più che altro si val- 
sero i vecchi, e Meigen non si servì di altri ; inquanto al loro 
valore, dico che ove si usino senza criterio e senza metodo e 
si pretenda farne la base di brevi caratterizzazioni, ne hanno 
punto o pochissimo, e non si può nascondere che i vecchi per 
lo più li usarono assai male; ma usati razionalmente e con me- 
todo, e in descrizioni quanto è necessario particolareggiate, 
anch' essi, che, come riscrissi altrove, non si può negare che 
in certo modo e in largo senso rappresentino caratteri anato- 
mici, hanno la loro grande importanza e sono e resteranno 
sempre una delle buone basi nelle distinzioni specifiche delle 
Culicidae; ma ripeto, se ne deve fare uso razionale, e uno 
dei buoni metodi per utilizzarli sarà quello, come mi sono rie- 
spresso, di avvicinarli più che è possibile ai caratteri formali; 
ciò potrà conseguirsi tenendo conto non soltanto della qualità 
della tinta in se, che allora capisco che significheranno poco, 
ma della assenza o della presenza in date parti di date orna- 
mentazioni colorite, riconosciute di natura non accidentale, ma 
costanti e peculiari, della disposizione di date ornamentazioni 



— 91 — 

per rispetto alle parti e tra loro, e così via: e allora (fig. 38) 
nessuno potrà negare importanza di buon carattere al fatto di 
un torace non ornato o ornato di peculiari e costanti disegni 
bianchi, al fatto di tarsi non anellati o peculiarmente anellati 
di anelli bianchi costanti per numero e per sede, al fatto di 
un addome, che non ha o ha fascie scure e bianche nei seg- 
menti, al fatto di un addome con fascie, in cui le fascie bian- 
che siano alla parte prossimale o basale dei segmenti e per 
ciò precedano le scure, o siano alla parte distale o al lembo 
posteriore dei segmenti stessi, e per ciò seguano le scure; e 
così via dicendo; questi sono caratteri di colorazione, lo ri- 
peto, quasi direi elevati a dignità di caratteri formali e sono 
ben altra cosa da quelli, che pretendevano di rappresentare 
qualche cosa dicendo « torace sordidamente testaceo ». 

Vengo ora a specificare particolarmente i caratteri delle 
due categorie ammesse. 

Non contemplerò che i caratteri, che propriamente mi sono 
apparsi notevoli, pratici ed efficaci; tralascerò altri, che pur 
potrebbe venir fatto, o che venne fatto a qualcuno, di adot- 
tare, ma che mi sembrano o meno notevoli, o meno pratici ed 
efficaci. Non pretendo, jDerò, di negare che ulteriori studi pos- 
sano additare qualche altro carattere, oltre quelli da me ac- 
cennati, utile e pratico. 

La l. a categoria, come dissi, comprende i caratteri formali 
ossia tratti dalla forma, dai rapporti reciproci etc, di speciali 
parti. Essi sono quelli, che vengo paratamente a dire. 

1. Un primo carattere, che non si può trascurare, è quello 
della grossezza (dimensione) degli individui della specie. 

2. Carattere importante è quello della lunghezza dei palpi 
per rispetto a quella della proboscide. Vedremo che per questo 
carattere si distinguono i tre generi delle Culicidae, ma anche 
nell'ambito di un solo genere esso ha interesse: la lunghezza 
dei palpi del maschio di Culex per rispetto a quella della pro- 
boscide è interessante carattere, ed ecco, per es., che se i più 
dei maschi di Culex hanno palpi notevolmente più lunghi della 



— 92 — 

proboscide, (fig. 32), il maschio del Culex elegans li presenta 
appena più lunghi della proboscide, e il maschio di Culex 
spathipalpis (fig. 33) li presenta un poco più corti: ne sto 
a rimarcare se 
fatti di questo 
genere siano ca- 
ratteristici. 

3. Altro 
carattere è quel- 
lo della forma 
dei palpi del ma- 
schio in riguardo 
alla loro estre- 
mità (assottiglia- 
ti, o invece meno 
o più clavati) ; i 
palpi maschili, 
cioè, ora alla e- 
stremità si assot- 
tigliano (fig. 34) 
e quasi talvolta 

Fig. 32. — La proboscide 
SI appuntano, Ora e un palpo di maschio di 

invece 




Fig. 33 — La proboscide 



annulatus e la loro base di at- 
tacco sotto il clipeo. Vedesi 

crossare de^li ar- il P a lp° 5-articolato, più lungo e un palpo di C spathipalpis 

della proboscide di metà del- maschio e la loro base di at- 

tlCOll estremi, SI l'ultimo articolo, di forma eia- tacco sotto il clipeo. Vedesi 

vata ; vedesi negli ultimi tre il palpo 5-articolato, più corto 

articoli irto di prolisse setole, della proboscide, di forma cla- 



per ìn- 



mgrossano e 



prendono OÌÙ O cne S^ danno aspetto di pen- vata. Tolti peli e squamet- 

~ 1 __ 9C 9^ 



nello, ossia penicillare. 



te. 



meno accentua- 
tamente aspetto di clave (fig. 16, 21, 32, 33); il che pure è assai 
caratteristico, e nessuno confonderebbe un palpo di maschio di 
Culex pipiens, o di hortensis, con uno di Culex annulatus o sp>a- 
thipalpis. 

4. Un carattere, che per quanto talvolta non valutabile 
nelle sue differenze e nei suoi gradi che con paragoni sott' oc- 
chio, può avere la sua importanza, è quello dello stato di pe- 



— 93 — 



losità dei palpi del maschio; e così 
ora li trovi quasi nulla pelosi, come 
quelli del Culex elegans, ora li trovi 
invece ricchi di peli-setole prolisse, 
le quali formano ciuffi, a pennello più 
o meno abbondante (palpi penicillari, 
come quelli del C. annulatus, fig. 32, 
o palpi subpenicillari), o le quali, per 
essere assai disposte tutto attorno, 
danno al palpo, come nel C. pipiens, 
aspetto piumoso (palpi piumosi). 

5. Eccellente carattere è quello 
della forma della estremità dei palpi 
della femmina (di Culex) e della as- 
senza od esistenza ivi dell' articolino 
distale, che già descrissi (fig. 35 e 36); 
si capisce, senza bisogno di ulteriori 
considerazioni, la importanza di que- 
sto fatto. 

6. Carattere, che in qualche 
caso, del resto raro, può valere, è 
quello rappresentato dalla forma delle 
coscie; e così, per es., V Anopheles 
pietas, come ben notò Loew, ha i fe- 
mori, ossia le coscie, anteriori un 
poco ingrossati alla base (fig. 37), il 
che non hanno altre specie di Ano- 
pheles. 

7. Carattere, che può avere im- 
portanza, è quello dello stato e na- 
tura del rivestimento dell'addome; già 
ci permette, e lo ridissi, di differen- 
ziare Culex da Anopheles; ma nel- 
l'ambito di Culex può trovare api)li- 
cazione, e, per es., il maschio di 



Fig. 34. — Palpo sinistro, in- 
grandito, di maschio di C. pipiens. 
Questa figura ha lo scopo di mo- 
strare Informa affilata del palpo. 
— Il palpo è 5-articolato, ma le 
articolazioni poco nette sono qui 
tanto indecise che quella tra 2.° e 
3.° articolo nella figura neppur 
si scorge: il rivestimento di squa- 
mette e peli-setole è solo in parte 
accennato. (Da Ficalbi, 1896). 



— 94 — 

Culex impudicus ha caratteristicamente la faccia ventrale del- 
l' addome nuda di squamette, ma solo pelosa. 

8. Interessantissimo carattere è quello della maniera 
della unghiatura negli arti dei due sessi, sul quale richiamò 

1' attenzione dei dit- 
terologi Lynch Arri- 
bàlzaga ; e che io, col 
presente lavoro, sono 
il primo ad usare me- 
todicamente specie 
per specie; già dissi 
che cosa intendere si 
deve per maniera del- 
la unghiatura , né 




Fig. 35. — Palpo mascel- 
lare destro della femmina 
di C. pipìens. Consta di tre 
articoli, ed in x si vede lo 
strozzamento mediano del 
1.° articolo, m la estremità 
prossimale della mascella; 
a il pezzo chitinico inter- 
no, basale alla mascella e 

- al palpo. (Da Ficalbi, 1896). 
„. 80 

Circa — . 



Fig. 36. — Palpo sini- 
stro di femmina di C. ne- 
morosus. Consta di quat- 
tro articoli, dei quali 1' e- 
stremo è piccolino. Il 1.°, o 
basale presenta uno stroz- 
zamento a metà. Peli e 
. 80 

squamette omessi.— . 



Fig. 37. — Forma delle co- 
scie del 1.° paio di arti nella 
femmina di A. jitctus, 1, e di 
A. claviger, 2. Le coscie del- 
V A. pictus sono ingrossate nel 
loro terzo prossimale. — In- 
grandite. 

credo necessario estendermi qui a dimostrare il significato e 
1' importanza di questo carattere (vedi numerose figure più 
avanti). — Dico, invece, un'altra cosa: si vide che le unghie 
ora sono prive sul loro corpo di denticoli (unghie adentate) 
ora invece possiedono denticoli in numero di uno o due (un- 
ghie dentate o denticolate, le quali sono o unidentate o biden- 
tate); orbene, secondo l'assenza, o secondo la presenza in va- 



— 95 — 

rio numero, dei denticoli delle unghie, si possono stabilire 
delle formule o notazioni dei denticoli ungueali di ciascuna 
specie, le quali possono a colpo mostrare un carattere non 
privo di importanza. Così il maschio del C. elegans, che pos- 
siede la seguente maniera di unghiatura « nel 1.° paio di 
arti l'una delle unghie unidentata e più grossa, 1' altra aden- 
tata o più piccola, nel 2.° paio ambo adentate per quanto una 
assai più grande dell'altra; nel 3.° paio ambo adentate e 
eguali », avrà la formola o la notazione seguente: 1.0 - 0.0 - 0.0; 
la femmina del C. pipiens, che possiede la seguente maniera 
di unghiatura « in tutte e tre le paia di arti unghie adentate 
uguali fra loro », avrà la notazione seguente : 0.0-0.0-0.0; il 
maschio del C. penicillaris, che possiede la seguente maniera 
di unghiatura « nel 1.° paio di arti l'una delle unghie biden- 
tata e più grande, l'altra unidentata e più piccola, nel 2.° idem; 
nel 3.° ambo unidentate e eguali », avrà la formula seguente: 
2.1-2.1 - 1.1. In queste notazioni i tre gruppi di due cifre rap- 
presentano gli arti delle tre paia, e in ciascun gruppo la cifra 
prima l' unghia più grossa, la seconda la più piccola, inoltre 
la cifra esprime la mancanza di denticoli, la cifra 1 o 2 la 
presenza di uno o due denticoli. Si potrebbe anche esprimere 
le dimensioni comparative delle unghie facendo differenti o 
uguali in grandezza le cifre dei gruppetti; e allora la fem- 
mina del C. pipiens avrà la notazione: 0.0-0.0-0.0; e il ma- 
schio del C. penicillaris 2.i -2.1-1.1; e questa sarebbe la nota- 
zione dei denticoli e delle relative dimensioni ungueali di ciascuna 
specie. 

9. Infine altro interessantissimo carattere (del quale già 
annunziai l'importanza nel mio lavoro del 1896) è quello della 
forma degli organi sessuali esterni maschili, forma, che varia 
secondo le specie non solo in diversi particolari, ma nella sa- 
goma stessa dei due grossi lobi, come dimostrano numerose 
figure più avanti. Questo carattere ha il solo difetto che non 
si presta alle descrizioni, ma richiede assolutamente le figure; 
in ogni modo lo speciografo, che voglia distinguere, identifi- 



— 96 — 
care, paragonare, insomma studiare specie, deve sempre ad 
esso far ricorso nelle sue osservazioni, anche che non ne parli 
nelle descrizioni. 

Degli enumerati caratteri formali alcuni sono apprezzabili 
negli esemplari integri, generalmente purché freschi e non 
raggrinzati e scontorti per essiccamento: e tali sono i carat- 
teri dei n. 1, 2, 3, 4, e, fino a un certo punto, anche quello 
del 6; se gli esemplari non sono freschi, vogliono essere, per- 
chè i caratteri accennati si possano valutare, rammolliti (con 
acqua calda, con soluzioni di potassa) e esaminati in liquido, 
come per es. in glicerina; altri degli enumerati caratteri per 
essere ben apprezzati rendono necessario che si stacchino le 
parti, e generalmente, e specie nel secco, si trattino con solu- 
zione di potassa, e tali sono quelli dei n. 5, talvolta 6, e 8 e 9. 
Per 1' apprezzamento di taluni degli accennati caratteri può 
bastare la ispezione con una lente a mano, per quanto non 
troppo debole, ma per 1' apprezzamento di altri, come quelli 
dei n. 5, 8 e 9, è necessario V uso del microscopio. 

La 2." categoria, come dissi, comprende i caratteri di colo- 
razione ossia tratti dalle ornamentazioni colorite, ma, per così 
dire, elevate a dignità di caratteri formali. Accennai già che 
cosa intendo esprimere con ciò (vedi fìg. 38). Essi sono quelli, 
che vengo paratamente a dire. 

1. Un carattere è dato dal tono e dalla disposizione delle 
Unte, considerate più che tutto nel rispetto del tono (1), nella 
proboscide ; ed ecco, per es., che se essa per lo più è bruna e 
unicolore, invece nel Culex Richiardii assai caratteristicamente 
è in complesso chiara con apice nero. 

2. Un altro carattere è questo: colore dei palpi femmi- 
nili e specialmente maschili, disposizione in essi delle tinte e co- 
stituzione di brizzolature, macchie, anellature; queste cose, e 
specie le macchie e le anellature, possono essere eccellenti ca- 
ratteri; che infatti di più caratteristico dei palpi maschili di 



(1) Dico a bella posta tono (chiaro, scuro) e non qualità della tinta o del colore. 



97 — 




Culex spathipalpis, che hanno color brunonero con quattro ele- 
ganti e piccole anellature bianche, e di quelli di Culex Ri- 
chiardii di color gial- 
lo ceciato chiaro con 
quattro evidenti a- 
nellature nere? 

3. Un caratte- 
re di non grande en- 
tità, ma che tuttavia 
può non essere privo 
di interesse, è quello 
del tono generale di 
colore delle antenne, 
specie maschili, e di 
quello delle ornamen- 
tazioni delV articolo 
basale o del torulo, 
e dell'articolo succes- 
sivo. Fig. 38. — Rappresentazione di alcune ornamenta- 
ci * -ii i zioni colorite. — 1 Tronco di Culex, in cui si vede il 

dorso del torace senza ornamentazioni e il dorso del- 
tere è questo : tono di l'addome con bande chiare e scure (disegnate solo in 

alcuni tergiti), alterne, essendo le scure posteriori alle 
COlOre a eli a nuca, chiare nei tergiti (come in C. pipiens). — 2 Addome di 

Compreso il bordo OCU- CuleX ' in CUÌ Si vede U dorSO add ° mi °ale con bande 
* scure e chiare alterne, (disegnate solo in alcuni ter- 

lare, e Specialmente g^ì< essendo le scure anteriori alle chiare nei seg- 
menti (come in C. hortensis). — 3 Addome di Culex, in 
cui si vede il dorso senza bande, ma (come in C. albo- 
punctatus) scuro e con macchie laterali chiare in cia- 
scun tergite (in realtà disegnate solo in alcuni). — 
4 Dorso del torace di Culex con ornamentazioni, che 
qui sono scure su fondo chiaro, ma che in generale in- 
vece sono al contrario (come in C. elegans). — 5 Una 
Seguente: tono del CO- &lbo-anellatura tarsale, che in un caso occupa solo la 
7 ^7 7 J J base di un articolo (come in C. elegans), in un altro in- 

lOre ael aorSO dei tO' teressa due articoli contigui (come in C. penicillaris). 

race, e specialmente ~ Tutt0 in s randit °- 

assenza o presenza ivi di ornamentazioni colorite, e natura e 
aspetto di esse (fig. 38). Il torace delle Culicidae sul suo dorso 
può essere ora in complesso unicolore, per quanto con la lente 
si veggano peli di colore diverso, ma la cui tinta si fonde, ora 

Anno XXXI. 7 



presenza o assenza 
di ornamentazioni. 

5. Carattere in- 
teressantissimo è il 



— 98 — 

ornamentato: nelle specie di Anopheles le strie ornamentali di- 
pendono da peli e dal fondo; nelle specie di Culex dalle pe- 
culiari squamette del vello toracico; un esempio di dorso del 
torace, in cui le ornamentazioni sono arrivate a alto grado 
di sviluppo, possiamo avere dal Culex elega ns; altre zanzare 
seguono, meno o più ridotto, questo tipo di ornamentazione, 
in cui in complesso si hanno linee e segni ornamentali chiari 
su fondo scuro. 

6. Un carattere, che può avere una certa importanza, è 
anche questo: colori ornamentali dei lati del torace e talvolta 
della sua parte anterov entrale. Squamette di vario colore spol- 
verano i lati del torace nelle specie di Culex, e talvolta con 
qualche differenza, almeno di colorito, tra specie e specie; an- 
che la parte anteroventrale del torace può presentare qualche 
ornamentazione, e, per es., è caratteristica la macchia argentea 
a T. che ivi mostra il Culex elega ns. Anche le specie di Ano- 
pheles possono avere macchie, da peli, alquanto caratteristiche, 
sui lati del torace e ne dà esempio VAnopkeles pictus. 

7. Importante carattere consiste nella presenza o assenza 
di brizzolature di curio color? e specialmente di macchie per 
accumulo di squamette nelle ali. Se le più delle zanzare presen- 
tano senz' altro ali più o meno fosche per presenza di squa- 
mette scure o nere, alcune presentano nelle ali squamette di 
vario colore Culex liichiardii. Anopheles pictus), che rendono 
brizzolate le ali, altre presentano macchie per cumuli densi di 
squame: 

9 Carattere importantissimo è quello, che accenno: As- 
senza di ornamentazioni colorite sugli arti, ossia arti, almeno 
articolo per articolo, unicolori : o arti con ornamentazioni colo- 
rite, delle quali interessanti le anellature ) per la loro situa- 
zione generale secondo i rari pezzi dell'arto, per il loro numero 
e la loro grandezza, e per la loro ubicazione nell'ambito degli 
articoli singoli (fìg. 38). Notevoli variazioni si hanno in questi 
particolari. Vi sono specie, in cu: gli arti, se togli i femori 
un po' più chiari alla loro radice, sono tutti dello stesso colore; 



— 99 — 

ve ne sono altre, in cui a cominciare dalle anche (come il 
Culex elegans), per arrivare agli articoli dei tarsi, presentano 
ornamentazioni; e queste possono essere macchie delle anche, 
brizzolature e striature del femore e della tibia, e anche di 
qualche articolo tarsale, punto chiaro dei ginocchi (che, a dir 
vero, esiste quasi sempre ed è poco caratteristico), anellature 
delle varie parti dell'arto, ossia del femore, della tibia, degli 
articoli dei tarsi; e queste anellature, sempre interessanti, pos- 
sono essere di varia estensione e ubicazione negli articoli del- 
l'arto, ora prossimali, ora distali nell'articolo, ora ciascuna per 
ciascuna interessanti un solo articolo, ora due contigui, ora 
essere in un dato numero, ora in un altro, etc. Così, per esem- 
pio, fermandomi un po' più particolarmente alle anellature 
chiare o alle aìboanellature dei tarsi, dico che in taluni casi 
esse possono affatto mancare e allora i tarsi diconsi unicolori 
(ne albonotati, ne alboannulati), in altri casi possono esistere, 
e se si mostrano come minutissimi anelli diconsi albonotature, e 
i tarsi chiamansi albonotati ; se si mostrano come vere anella- 
ture meno o più ampie, chiamansi aìboanellature p. d. e i tarsi 
appellansi alboannulati; le aìboanellature tarsali poi, ora inte- 
ressano un solo articolo, o che riseggano nel suo corpo, o, più 
comunemente, alla sua base (parte prossimale), ora interessano 
due contigui articoli, e risiedono sulla estremità dell'uno o 
sulla base dell'altro, comprendendo in mezzo la giuntura; ora 
si vedono su tutti gli articoli tarsali, ora invece sono su al- 
cuni solamente. Tutti fatti, che il carattere di colorazione per- 
mettono quasi di elevare a dignità di cosa formale. 

9. Altro carattere interessantissimo è quello, che dico: 
assenza di ornamentazioni colorite sulla superficie dorsale o 
sulla ventrale dell' addome o in ambedue, ossia addome in parte 
o in tutto unicolore; o presenza in esso di ornamentazioni co- 
lorite, siano macchie, siano fascie, e colorito, e forma, e dispo- 
sizione relativa all'ambito dei segmenti e tra di esse, delle or- 
namentazioni (fig. 38). Talune specie, infatti, hanno almeno da 
una faccia, e sopra alle due interessa la dorsale, addome di 



— 100 — 

un solo colore, senza macchie o fascie; molte altre presentano 
macchie laterali nei segmenti, di vario colore, forma e gran- 
dezza; altre presentano macchie mediane; molte altre mo- 
strano, sole o oltre le macchie laterali, bande o fascie chiare 
e scure (con tinta di varia qualità), che si alternano nei seg- 
menti, ora la fascia scura essendo anteriore, ora posteriore 
alla chiara in ciascun segmento; e tutte queste cose e le loro 
combinazioni costituiscono caratteristiche degne di ogni con- 
siderazione. 

Quelli accennati sono i caratteri, che distinguono le specie 
delle culicide e sono sufficienti a qualunque distinzione. 

Siccome io ho registrato le più notevoli delle possibili dif- 
ferenze, così tra i caratteri accennati sono compresi anche 
quelli che, ove ad essi si dia maggiore importanza, nel che ha 
massima parte l'apprezzamento personale, servono per creare e 
distinguere i generi. Vedremo che, nell'apprezzamento, che io 
seguo, il carattere fondamentale, che può valere per fare i 
generi, è rappresentato, come propose Meigen, dalla lunghezza 
dei palpi per rispetto a quella della proboscide, e tenendo conto 
dei due sessi ; ma di ciò ad altro capitolo. 

Ora faccio termine a questo. Lo faccio dicendo che con i 
caratteri, che io ho enumerato, si può differenziare e conoscere, 
si può riconoscere, e si può convenientemente descrivere qua- 
lunque specie; e di essi io mi servirò ordinatamente, metodi- 
camente e uniformemente, cioè sempre nel medesimo modo, 
nelle mie descrizioni, le quali, se forse avranno a prima vista 
il difetto di essere prolisse, mi lusingo che in sostanza avranno 
il merito di non lasciare adito ad equivoci od incertezze. 



CAPITOLO IV. 
Qualche annotazione dietologica. 

Che io mi mettessi a rifare particolarmente la dietologia 
delle Culicidae sarebbe cosa del tutto oziosa. Mi fermerò solo 



— 101 — 

qua e là a qualche particolare, che mi sembri degno di essere 
o come nuovo accennato, o riportato da qalche recente lavoro, 
o confermato. 

Le uova del gen. Culex sono disposte in quei gruppi a na- 
vicella o barchetta, che sono ormai generalmente noti e che 
constano di un numero d'uova, che va da circa 200 ad oltre 
300. Invece le uova del gen. Anopheles sono disposte in altro 
modo, come ha detto per primo il Grassi: « Questo culicide 
{Anopheles claviger) deposita le uova in parecchi nastrini gal- 
leggianti di tre, quattro, venti uova, e non costituisce la ben 
nota barchetta del Culex pipiens ». E VA. bifurcatus. aggiunge, 
dispone le uova quasi aggruppate a stelle. Tutte esattissime 
cose. Le uova sono, cosi, più isolate e isolabili tra loro e, 
per i movimenti dei l'acqua, per la forza del vento, più diffu- 
sibili di quelle di Culex. 

Il tempo, che può passare dalla deposizione delle uova allo 
sbocciamento dalla ninfa della immagine volante, è indicato 
dalla osservazione seguente: Il dì 14 Maggio 1899 in Messina 
presi una navicella d'uova di Culex pipiens poco dopo emessa; 
di lì a due giorni, il 16 Maggio, nacquero tutte in una volta 
le larvettine; le posi in un vaso d'acqua con molto nutrimento 
(alghe in macerazione), e il dì 25, cioè 11 giorni dopo la emis- 
sione delle uova, e 9 dopo la nascita delle larve, osservai le 
prime ninfe; il dì 27, cioè 13 giorni dopo la emissione delle 
uova e 11 dopo la nascita delle larve, uscirono le prime im- 
magini, che erano maschi; il dì appresso uscì la prima fem- 
mina, cioè 14 giorni dopo la emissione delle uova e 12 dopo 
la nascita delle larve; ma in prevalenza si svolsero prima i 
maschi e poi le femmine; il 31 Maggio, 17.° giorno dopo la 
emissione delle uova e 15.° dopo la nascita delle larve, tutte 
le immagini, o presso che tutte, eransi svolte. 

Dunque in zanzare del gen. Culex in 13 a 17 giorni si 
può avere lo sviluppo dall'uovo all'immagine; mi pare di poter 
ritenere che la immagine dopo una quindicina di giorni nella 
buona stagione possa emettere le sue uova; aggiungendo que- 



— 102 — 

sti 15 giorni ai 17, si ha che in 32 giorni dall'uovo si può 
arrivare all'altro uovo, ossia avere il ciclo completo di una 
generazione. 

Circa alle zanzare del gen. Anopheles, riporto le parole di 
Grassi: Le uova à'Anopheles claviger in una camera a temp. 
di 20° a 25° impiegarono circa 30 giorni a diventare insetti 
perfetti; questi dopo altri 20 giorni depositarono le uova. — 
Posto che in due giorni siano nate le larvettine, per una ge- 
nerazione occorsero almeno 52 giorni. Credo poter ritenere (os- 
servazioni fatte iu Luglio a Messina, ove ebbi sviluppo di 
larve in 20 giorni e anche meno) che questo tempo può anche 
essere più breve (Celli parla infatti di 40 o 45 giorni), e che 
una generazione si possa anche avere in 40 giorni. 

Si è visto sopra che anche in 32 giorni {Culex) si può avere, 
nella stagione buona, il ciclo di una generazione. 

Nella buona stagione stessa, per ciò, e nelle annate favo- 
revoli, da Aprile a tutto Settembre, che sono 183 giorni, si 
possono comodamente avere dalle quattro alle cinque gene- 
razioni di zanzare. 

Sulla base delle quattro generazioni si può tentare un cal- 
colo teorico degli individui, che una femmina svernata, vir- 
tualmente potrà dare nel corso di una buona stagione (da 
Aprile a Settembre). 

Supponiamo che la femmina deponga solo 200 uova; ecco 
che dalla madre capostipite della stagione nasceranno 200 im- 
magini della prima generazione ; di queste, computando i 
sessi in ugual numero, cento saranno femmine, che daranno 
(100 X 200 = 20.000) ventimila immagini della seconda gene- 
razione; di queste diecimila saranno femmine, che daranno 
(10.000 X 200 = 2.000.000) due milioni di immagini della terza 
generazione; di queste pure un milione saranno femmine, che 
daranno (1.000.000 X 200 = 200.000.000) duecento milioni di 
immagini della quarta generazione. Che se poi se ne ammet- 
tesse una quinta, si anderebbe a venti miliardi della quinta 
generazione! 



103 — 

Questi, è ovvio, sono calcoli puramente teorici, che non 
tengono conto della grande distruzione, che per numerosi 
agenti naturali avviene di uova, di larve, di ninfe; la effettiva 
moltiplicazione, come per gli insetti in generale, è legata inti- 
mamente alle condizioni dell' habitat, le quali possono avere, 
anche con variazioni in apparenza insignificanti, portata gran- 
dissima. Dimostrano, però, la energica virtualità moltiplica- 
tiva delle zanzare, e sono da tenersi in conto nei lodevolis- 
simi tentativi, che benemeriti ricercatori fanno per la distru- 
zione delle zanzare (1). Possono poi contribuire a spiegare un 
fatto, che tante volte ho osservato: cercando nell'inverno, cer- 
cando anche al cominciar della primavera e certe volte cer- 
cando per una annata intera (e ciò ho già accennato e riac- 
cennerò) può venir fatto di non trovare un individuo di una 
data specie a pagarlo un occhio: giornate intere ho scrutato 
certe volte i boschi, in cui in precedenti annate avevo trovato 
certe specie, e sono dovuto tornare a casa assolutamente a 
mani vuote : mesi dopo, la annata dopo, il bosco era pieno. 

Le larve vivono nelle acque dolci e ferme. Già dissi, tut- 
tavia, e lo confermo, che le larve (ho osservato quelle eli Cu- 
lex pipiens) possono talvolta anche vedersi vivere in acque 
discretamente correnti e tali da poter trascinare questi insetti, 
se essi non si comportassero in modo opportuno, sia nel nuo- 
tare, sia nel prendere appoggio a corpi stabili, per non essere 
trasportati. Nel mio lavoro del 1896 e pure in una nota dello 
stesso anno, in base a una zanzara, che allora stimai specie 
nuova {Culex salinus, che ora considero, come ridirò, semplice 
varietà del C. nemorosus), dissi che le larve di Culex possono 
vivere in acque salate e con grado di salsedine maggiore di 
quello del mare. Celli, però, ultimamente, in base a suoi espe- 
rimenti, ha asserito che se in acque poco salate (miscela di 1 
su 2 di acqua di mare in acqua dolce) le larve possono vi- 
vere, in acque più salate (1 su 1, 2 su 1, o in acqua di mare) 



(1) Vedi le interessanti ricerche di Celli e Casagrandi, 1899. 



— 104 — 

finiscono per morire. Siccome quelli di Celli sono esperimenti 
bene condotti, così io prima di tutto sono andato ricercando 
in base a che emisi i miei asserti: e dico che si trattava di 
larve trovate in pozzanghere della salina piccola di Cagliari, 
la di cui acqua conobbi essere salata direttamente assaggian- 
dola (1): per sapere, però, il grado della salsedine mi rivolsi 
ad un chimico (cui portai un saggio d'acqua), e mi dispiace- 
rebbe (anche per lui) se egli, dandomi cifre esagerate, mi 
avesse fatto cadere in una inesattezza. Ho tentato controllare 
nell'ambiente naturale (pel quale solo parlai e che certo pre- 
senta differenze con gli esperimenti di laboratorio) (2), i miei 
asserti, ma per ora (e seguiterò le ricerche) non mi è stato 
ancora possibile arrivare a conclusioni. 

Le larve e le ninfe sono acquatiche e hanno bisogno del- 
l'acqua per il loro svolgimento. Tuttavia Celli, studiando la 
loro resistenza, ha scritto che le larve in terreno anche sen- 
z'acqua, purché bagnato, possono sopravvivere per dei giorni; 
ha anche scritto che le ninfe, una volta formatesi, anche se 
poste all'asciutto, si sviluppano benissimo in immagini : a me, 
però, almeno a temperatura estiva, l'esperimento non è riu- 
scito e le ninfe sono morte per essiccamento. 

Le larve delle culicide nell'acqua preferiscono sempre i 
luoghi ombreggiati, o almeno esse si mettono all'ombra delle 
erbe, delle sponde, etc. Quelle di Culex possono sovente ve- 
dersi unite in brigate: e ciò è da credere dipenda perchè le 
uova sono unite tutte insieme e tutte insieme ne nascono le 
larve, ma potrebbe anche dipendere da speciale istinto; si tro- 
vano, però, facilmente anche larve di Culex isolate. Le larve 
di Anopheìes di regola sono isolate, certo perchè più isolate 
e isolabili sono le uova, e per mettere insieme un certo nu- 
mero delle larve stesse, talvolta occorre pescare a lungo: presso 



(1) Che fosse almeno salmastra, niun dubbio. Anche Grassi ha trovato larve in 
acque salmastre. 

(2) E Celli giustamente si chiede se per le larve potrebbe avverarsi un progres- 
sivo, graduale adattamento a vivere in acque salate. 



— 105 — 
le sponde piuttosto ripide è luogo ove volentieri si raccolgono 
le larve di Anopheles, e quelle di Anopheles bifurcatus delle 
vasche dei giardini stanno quasi tutte presso le sponde. 

La qualità dell'acqua, nella quale vivono le larve, varia 
moltissimo. Vi sono larve, come quelle di Anopheles, le quali 
(come scrissi fin dal 1896 e come hanno confermato Grassi e 
Celli) non vivono mai naturalmente in acque troppo sporche 
o putrescenti; vogliono, bensì, acque morte o quasi morte, ma 
piuttosto chiare e con vegetazione viva, quali le acque di pa- 
lude e di risaia; vi sono altre larve, come quelle di Culex 
spathipalpis, che vivono o possono vivere naturalmente in 
acque sporche e torbidissime; ve ne sono altre poi, che, come 
quelle di Culex jpipiens, trovi nelle varie acque, da quelle di 
risaia, a quelle dei maceri, a quelle delle più putride pozzan- 
ghere, a quelle solfìdriche, quali le acque albule di Tivoli 
(Celli). Per le cose accennate, anche la quantità d'acqua, in 
cui naturalmente possono vedersi vivere le larve, per dirlo 
così in base ai casi tipici, varia, dai grandi paludi e le 
risaie dell' Anopheles clavtger, alle piccole pozzanghere, ai 
vasi delle case, alle vasche dell' acqua benedetta delle Chie- 
se, etc. del Culex pipiens e del Culex elcgans. Non si dice 
che le prime non possano vivere in piccole masse d'acqua, 
che anzi, e lo ridirò, lo possono; ma a patto che tali piccole 
masse acquee conservino il carattere di qualità, che sopra ho 
accennato. 

Mentre durante la buona stagione si succedono le genera- 
zioni delle zanzare, al finire della stagione propizia cessa la 
riproduzione e comincia lo svernamento. Svernano le femmine 
già, come dissi nel mio lavoro del 1896 e come Grassi ha 
confermato, fecondate; sverna anche qualche maschio, ma 
raro e in certe specie rarissimo tanto che Grassi dice non 
aver trovati maschi di Anopheles ibernanti. I quartieri d'in- 
verno sono vari e variano per le diverse specie; in complesso 
posso ripetere quello, che scrissi nel 1896 : le zanzare si na- 
scondono per svernare nei boschi sotto ai rami, o nei tronchi 



— 106 — 

cavi, si nascondono nei cespugli, o nelle grotte o negli edi- 
fìci umani, cioè nelle case e nelle capanne, nelle cantine, nelle 
stalle, nelle chiese e quivi passano 1' inverno immobili, e ho 
visto zanzare rimanere dei mesi allo stesso posto; taluna però, 
come giustamente dice Celli, di quando in quando può muo- 
versi e pungere. Ho notato che in Sardegna e specialmente 
in Sicilia vi sono zanzare, e non di una specie sola, che più 
o meno pungono per tutto l'anno, e andando in pieno inverno 
p. es. a Marsala si è tormentati dalle zanzare. Così è nei paesi 
tropicali, ove le zanzare non danno tregua in nessuna epoca 
dell'anno. 

Andando alle immagini, comincio per riconfermare che nes- 
suna zanzara, per quanto abbia abitudini diurne, è amante 
della troppa luce, del troppo vivido sole. Vi sono, tuttavia, 
prette zanzare diurne, come il Culex élegans, le più delle 
specie essendo crepuscolari e notturne. Dante per accennare 
il principiar della notte scrisse il bel verso « Come la mosca 
cede alla zanzara »; l'ora d'oro infatti, e lo ridissi., delle zan- 
zare è il momento, in cui annotta: voi andate sulle sponde di 
uno stagno di giorno e potete non trovare nessun vestigio 
di zanzara: fin che il giorno è chiaro, nulla: il sole cala, e nulla 
ancora; non vi perdete di coraggio: ecco che il giorno ormai 
in buona parte ha ceduto alla notte e la luce si fa debole e 
incerta, ed ecco le zanzare, ed ecco che la cattura comincia, 
come comincia il martirio. 

Di giorno le zanzare stanno nascoste nei luoghi oscuri, 
come ridissi, e riparati dalla troppa luce: nei boschi ombrosi, 
nelle siepi, nei burroni e nei fossati ombreggiati da vegeta- 
zione, tra gli arboscelli, le canne, le erbe delle paludi e delle 
risaie, nelle grotte, sotto le volte oscure dei ponti, nelle can- 
tine accessibili, nelle stalle, nelle' abitazioni. E, come ridirò 
queste o quelle preferiscono, come talune zanzare boscaiole 
che difficilmente troveresti altrove, questi o quelli di tali na 
scondigli. Nei luoghi oscuri, lo ripeto, anche le specie not 
turne possono di giorno industriarsi a pungere e molestare 



— 107 — 

Per il regime alimentare distinsi già altra volta le zan- 
zare in ematofaglie e fìtofaghe. Grassi mi diceva aver egli 
opinione che al caso tutte le specie siano ematofaghe; e di 
fatto ho visto pungere animali qualche zanzara, che ritenevo 
fitofaga. Allora si potrebbe (credo) dire che spinte dal bisogno 
o dalla opportunità le zanzare sono ematofaghe o fìtofaghe, 
ma per natura loro ve ne sono, che preferiscono essere ema- 
tofaghe, ed altre, forse le meno, fìtofaghe. 

Circa ai maschi poi non si può negare che in generale 
sono fitofagi ed ho visto il maschio del Culex albopunctatus 
indubbiamente suggere certi speciali fiori; peraltro v'è, come 
feci già sapere altra volta (1), qualche maschio accanitamente 
ematofago, (che meglio mette in evidenza il carattere degli 
altri), il quale, come quello del Culex elegan*, attacca l'uomo, 
e l'osservatore può catturarselo addosso. Certe specie poi ve- 
risimilmente sono (le femmine) litofaghe in certi periodi, ema- 
tofaghe in altri, il che ritiene anche il Celli. 

Quando, per rispetto alla loro esistenza, cominciano a suc- 
chiare le zanzare ematofaghe? Vi sono specie, che pungono 
appena la immagine (del tutto verginale) si è svolta dalla ninfa, 
e Grassi pel primo lo ha detto per V Anopheles clavigera cosa che 
io posso pienamente confermare, essendo più di una volta riu- 
scito a farmi pungere da immagini dell' Anopheles suddetto 
appena sbocciate dalla ninfa. Vi sono specie, che non pungono 
proprio subito, ma poco dopo: così per citare un esempio, presa 
una femmina di Culex elegans natami in laboratorio e con una 
campanina postala sul dorso della mia mano, notai che nel 
primo giorno non volle affatto pungere, nel secondo fece un 
piccolo tentativo, che mi causò un piccolo ponfo, ma subito 
cessò, nel terzo si attaccò e si riempì completamente di sangue, 
procurandomi un ponfo pruriginosissimo, che mi durò alcuni 
giorni. Vi sono poi specie, che non si decidono a pungere 



(l) Tuttavia anche in articoli recenti (e anche nella Zoologia medica del Mingaz- 
zini) si tace questo fatto, e si ripete la vecchia asserzione solo le femmine pungere. 



— 108 — 

che dopo un periodo di maturazione di taluni giorni, e così 
i] Culex pipiens, di cui ridirò (parlando anche della quistione 
del C. j hgtophagus), e forse aspettano, come accennai in una 
mia noterella, di essere fecondate. — E da credere, poi, che le 
zanzare ematofaghe non pungano sempre, ma che vi siano dei 
periodi, in cui non lo fanno, e io sono stato varie volte in 
Maggio presso i margi di Ortira in quel di Messina, ove erano 
molti individui di Culex Richiardii^ senza che tuttavia essi mi 
pungessero mai. 

Quante volte succhian sangue le zanzare ematofaghe? In- 
teressante quistione, già per alcune specie risolta da Grassi. 
— Non è da escludere, che vi siano specie o individui, che pun- 
gono una volta sola, e Grassi dice che forse il Culex penicilla- 
ris si contenta di un solo pasto di sangue, come può darsi che 
di un solo pasto di sangue si debbano contentare molti indi- 
vidui. Ma certo altre specie, e Grassi lo ha dimostrato p. es. 
per quelle di Anopheles, pungono più di una volta. La fem- 
mina di Culex elegans, che sopra ho detto, la quale al secondo 
giorno di vita immaginale tentò pungere e al terzo punse 
e si satollò, digerì, emettendo fecce, per i tre giorni succes- 
sivi e al quarto giorno dopo puntomi, si riattaccò di nuovo 
al dorso della mia mano e si riempì di nuovo di sangue, che 
aveva dopo quattro giorni in grande parte digerito, quando 
mi fuggì via. 

Di quale natura è Vhabitat in largo senso delle varie zan- 
zare e come possono queste classarsi per rispetto ad esso? 
Vediamo. 

Prima di tutto ripeto che le culicide sono insetti, le cui 
specie abbondano al piano e, di regola, e per quanto qual- 
che specie possa alquanto elevarsi, non molto salgono i monti. 
Poi ripeto che sopra a tutto abbondano nei luoghi con acque, 
scarseggiano o mancano del tutto in quelli senz' acque, o 
solo, come i monti, con acque correnti. 

Nei luoghi con acqua bisogna distinguere quelli con acque 
aventi il carattere di acque palustri con vegetazione viva 



— 109 — 

(come paludi, così dette valli, risaie, etc), quelli con orti, 
giardini, boschetti, nei quali sono vasche d'acqua, perenne e 
assai chiara, ma quasi ferma e con un po' di vegetazione 
viva, quelli aventi solo acque avventizie, poco estese e fram- 
mentate, comunque sporche, quali in genere le acque dei 
fossati di scolo, delle pozze, etc. etc. Queste sono tre ma- 
niere generali e assai interessanti di habitat, suscettibili, come 
vedremo, di farci distinguere tre gruppi dietologici di zanzare. 

Come, dunque, classeremo le culicide sotto tali rispetti 
dietologici ? 

Lynch Arribàlzaga (1891) secondo, come egli scrisse, i loro 

abiti e costumi, distribuì le Culicidae nella maniera seguente: 

I. Domestiche: e vi ascrisse i generi Culex e Taeniorhynchus. 

IL Campestri: e vi ascrisse i generi Ochlerotatus, Heteronycha 

e Janthinosoma. 

III. Palustri: e vi ascrisse i generi Anopheles, Aedes e Ura- 

notaenia. 

IV. Silvicole: e vi ascrisse i generi Sabethes, Psorophora e Me- 

garhinus. 

Certo questa distinzione è interessante e degna di consi- 
derazione; ma, a mio credere, ha due difetti ; il primo, di con- 
templare solo complessivamente i generi, mentre una distin- 
zione simile vuol essere fatta particolarmente per le specie, il 
secondo, di essere fatta in base a criteri dietologici troppo 
promiscui, cioè, per esempio, insieme larvali e immaginali, 
mentre io ritengo che è necessario distinguere. 

Io tenterò una duplice distinzione dietologica: una, che 
considero di maggiore importanza, in base alla vera natura 
dell'habitat delle larve; una, che reputo meno importante e più 
artificiosa, in base alle stazioni, almeno preferite, delle im- 
magini. 

Cominciando per dar cenno di questa seconda, della distin- 
zione, cioè, delle zanzare in base alle stazioni, almeno prefe- 
rite ed almeno in momenti, come quello del succhiare, molto 
importanti per l'insetto, delle immagini, dico che non ho dif- 



— 110 — 

fìcoltà ad accettare il raggruppamento di Lynch Arribàlzaga, 
ma intendendolo in modo del tutto ristretto e preciso, come 
si capisce da ciò, che ho premesso, e cambiando, per non creare 
sinonimie, il termine palustri con quello fruticicole. — Si pos- 
sono, allora, chiamare domestiche le zanzare, che entrano nelle 
abitazioni umane per pungere o che possono entrarvi anche 
per svernare: tipo il Ctdex pipiens, ma anche altre, come il 
Culex elegans, e perfino alcune di quelle, che per natura del- 
V habitat delle larve sono genuinamente palustri, come YAno- 
pheles claviger e, fino a un certo segno, il Culex Richiardii. 
Si possono chiamare campestri o ortensi le zanzare, che per lo 
più se ne stanno nella vegetazione ortense, come il Culex 
hortensis, Yannulatus, lo spathipalpis, Yi?npudicus. Dire si pos- 
sono fruticicole, ossia amanti dei cespugli e delle macchie, le 
zanzare, che molto si trattengono nella vegetazione fruticosa o 
suffruticosa delle paludi e delle loro vicinanze, e tali il Culex 
penicillaris, fino a un certo segno il C. Richiardii e il nemo- 
rosus, poi il Culex modestus e qualche altra. Possonsi appel- 
lare silvicole o boscaiole quelle zanzare, che a qualunque altro 
soggiorno preferiscono quello delle selve ombrose, come in 
generale il Culex nemorosus, Yornatus, Yalbopunctatus, YAno- 
pheles bifurcatus, e fino a un certo segno il C. Richiardii, il 
modestus, etc. Si capisce, e si scorge anche dalle cose che ho 
detto, che si tratta di distinzioni, che non hanno nulla di as- 
soluto e di reciso, mentre talune specie possono variamente 
classarsi; ma però esprimono anche del vero. 

In base alla natura àéiY habitat delle larve, ed ecco real- 
mente il carattere dietologico interessante, io distinguo le no- 
stre zanzare in palustri, subpalustri, e foveali. 

Chiamo palustri le zanzare, le di cui larve hanno bisogno 
per vivere di acque palustri e naturalmente non vivono che 
in esse. Il tipo di tale ambiente ci è dato da acque ferme o 
quasi ferme, sì maceranti qualche sostanza vegetale morta, ma 
in complesso chiare e con vegetazione viva (vegetazione pa- 
lustre, fatta di canne palustri, giunchi, ninfee, crescione, spe- 



— Ili — 

ciali alghe come le conferve, etc; o vegetazione di risaia)] 
queste acque possono ora essere in grandi estensioni, ora però 
anche in piccole e piccolissime, senza perdere la natura loro, 
e conosco qualche luogo, in cui una raccolta d'acqua di pochi 
metri quadri di superficie, ma a carattere palustre genuino, 
può allevare le larve delle zanzare palustri (e essere focolaio 
di malaria!). Le zanzare palustri (non si confonda zanzara pa- 
lustre con malarica, vedi più innanzi) sono molte. In Italia 
possiamo prendere come tipo V Anoplieles claviger, ma anche 
il Culex penicillaris, il Culex RicMardii, il Culex modestus 
sono specie palustri. 

Chiamo subpalustri, ossia quasi palustri, le zanzare, le di 
cui larve hanno bisogno per vivere di acque bensì (per quanto 
maceranti qualche sostanza vegetale morta e per quanto presso 
che ferme) non putrescenti e in complesso piuttosto chiare e 
con un po' di vegetazione viva, ma senza che realmente abbiano 
carattere di paludi o risaie, etc, tutto limitandosi a piccole 
raccolte, come per esempio vasche di giardini, laghetti di bo- 
schetti anche signorili, e via dicendo. Varie sono le zanzare 
subpalustri. In Italia si può prendere come tipo 1' Anopheles 
bifurcatus, del quale nelle vasche di parchi e di vari giardini, 
anche botanici, per esempio ultimamente di quello di Messina, 
ho trovato abbondanti le larve; ma vi sono altre specie, come 
il Culex nemorosus, il Culex ornatus, il Culex albopunctatus, 
il Culex annulatus, il Culex hortensis, il Culex impudicus, che 
io tutte considero specie subj)alustri. 

Chiamo foveali, cioè di fosso e si potrebbero anche dire 
di pozzanghera, le zanzare, le di cui larve vivono in acque 
comunque ristrette, avventizie, sporche, subputrescenti, o an- 
che putrescenti, come quelle dei fossati di scolo, delle pozzan- 
ghere, dei vasi abbandonati, dei maceratoi da canape, etc. 
Queste zanzare non sono forse le più abbondanti per specie, 
ma possono esserlo per individui, oltre di che sono molto diffuse 
nei vari paesi. 

In Italia possiamo prendere come tipo il comune Culex 



— 112 — 

pipiens, ma anche il Culex spathìpalpis, e il Culex elegans 
sono della categoria. 

Stabilite queste categorie, è necessario subito sapere che 
se le zanzare palustri non si riproducono mai fuori del loro 
ambiente, in modo che mai troverete una larva di Anopheles 
claviger nelle luride pozzanghere o in un maceratoio, ove pos- 
sono pullulare le larve di Culex pipiens, e in modo che larve 
di tale specie neppur mai io ho finora trovato negli ambienti 
subpalustri; e se le zanzare subpalustri mai si adattano all'am- 
biente delle foveali, in modo che mai una larva di Anopheles 
Òìfurcatus ho nelle pozzanghere del Culex pipiens trovato; può 
invece accadere che le specie subpalustri si trovino nell'am- 
biente palustre, e così nelle paludi ho trovato larve di Culex 
impudicus e annulatus, e le foveali nell'ambiente subpalustre 
o anche palustre, e così pescando nelle paludi ho sovente tro- 
vato qualche larva, del resto sparsa, di Culex pipiens, che è la 
zanzara universale per eccellenza. 

Quella riportata, secondo che crederei, è forse la più pro- 
pria delle distinzioni dietologiche, che possano farsi delle no- 
stre culicide. 

Le zanzare non si allontanano di regola gran che dal loro 
luogo di nascita (1). Sia pure che si tratti di immagini dome- 
stiche, campestri, fruticicole, silvicole, si può in genere esser 
certi che le loro larve non hanno menato vita molto distante; 
ed ecco, p. es., che le specie, per la natura delle larve, palu- 
stri, anche se hanno immagini di natura domestica o silvicola, 
solo nelle case o nelle selve in vicinanza delle paludi si tro- 
veranno. È noto in molte città che certi quartieri, che sono 
in vicinanza di acque ferme, sono tormentati dalle zanzare, 
altri sono del tutto immuni. 

Le zanzare non volano molto in alto, onde gli ultimi piani 
delle case, come dice anche Grassi, sono meno invasi. Però 



(1) Gli anofeli possono, secondo Grassi, talvolta allontanarsi anche di parecchi 
chilometri, però in pianura e se non trovano ostacoli. 



— 113 — 

questo specialmente se tira vento, perchè con la calma un po' 
si attentano salire; Erodoto diceva che gli egizi, che abitavano 
i luoghi paludosi, salivano a dormire sulle torri, giacche le 
zanzare a cagione dei venti non possono volare in alto. Ed il 
vento è poco amato dalle zanzare, che, quando troppo spira, 
non osano girovagare; talvolta, però, esso le rapisce, e luo- 
ghi liberi da questi insetti possono esserne invasi per cagione 
del vento, che è una delle cause di diffusione delle zanzare. 

Le zanzare sono intimamente legate alle condizioni del- 
Yhabitat, e al variare di esse varia la intensità e il tono della 
fauna culicidica di una regione. Bastano a dimostrarlo le sem- 
plici differenze di una stagione di una annata, ad esempio 
la primavera, per rispetto alla stessa stagione di un'altra an- 
nata. Nella bella e grande foresta di Tombolo in quel di Pisa 
in una precedente annata nei mesi di Luglio e Agosto io avevo 
trovato abbondante il Culex albopunctatus e l' ortiatus : in un 
seguente anno negli stessi mesi invano ne ho cercato un 
esemplare. 

Qual'è la stagione delle zanzare? Per stagione delle zan- 
zare io intendo quella, in cui esse sono attive, volano, pun- 
gono, si riproducono. 

Nei paesi tropicali, purché provvisti di acque, si può dire 
che è tutto l'anno, o oscilla in alcuni un po', almeno per la 
quantità, secondo la stagione dell'asciuttore o delle piogge. 
Mano mano che si procede ai paesi temperati e freddi la sta- 
gione delle zanzare va sempre più circoscrivendosi attorno al 
periodo estivo. 

Veniamo all'Italia. Prima di tutto dico che in Italia il pe- 
riodo precipuo, in cui nelle acque si trovano larve di zanzare, 
è la primavera, l'estate e anche l'autunno; di certe specie, 
tuttavia, di Culex si trovano le larve anche in inverno ed io 
già scrissi di avere trovato in pieno inverno larve di C. spa- 
thipalpis; le ho trovate poi anche di qualche altra specie; 
Celli scrive di aver trovato larve di Culex per tutto un in- 
verno mite. Grassi, che prima aveva asserito di non avere tro- 

Anno XXXI. 8 



— 114 — 

vato in nessuna parte d'Italia larve di Anopheles nel mese di 
Gennaio, ha detto in altra nota: Dopoché mi sono accorto della 
difficoltà di trovare le larve, ho sospettato che possano trovarsi 
anche nei mesi invernali, molto più che d'inverno accade di 
tanto in tanto di trovare degli anofeli colle uova mature. 

La questione è sapere se il trovar larve coincide con vera 
attività riproduttiva della specie, o se invece si tratta di larve 
ritardatario a sviluppo invernale lento. Forse in certe regioni 
è vera la seconda cosa, ma per altre riterrei indubbio che sia 
vera la prima. In Italia io direi, cioè, che la stagione delle 
zanzare in certe parti meridionali e almeno per certe specie, 
dura tutto l'anno; in altre parti è meno o più limitata. Ma 
questa della stagione delle zanzare con le sue continuità e le 
sue interruzioni, i suoi alti e i suoi bassi, è una quistione, 
che vuol essere meglio studiata, e vuol esserlo specie per spe- 
cie, poiché certo esistono delle differenze. 

A proposito di annotazioni dietologiche, vi sarebbe da dire 
anche dei rapporti tra zanzare e peculiari malattie; ma non 
è qui il caso che io me ne occupi; mi limito prima di tutto 
a ricordare le relazioni tra zanzare e filariasi, poi e special- 
mente a menzionare quelle tra zanzare e infezione malarica. 

Su questa quistione è superfluo ormai che io segnali al 
lettore le brillanti scoperte e i meriti grandi del nostro 
Grassi. 

Secondo le ricerche di Grassi, le zanzare italiane malariche, 
cioè capaci di essere uno degli ospiti dell'emosporidio della 
malaria umana e di inocularne i germi, sarebbero quelle del 
gen. Anopheles, con a capo il comune Anopheles claviger. Ed 
ora si capisce bene la differenza tra zanzara palustre e zanzara 
malarica: palustri sono le zanzare secondo V habitat larvale, 
malariche sono secondo che capaci di trasmettere la malattia 
malarica: le zanzare malariche sono palustri, ma le palustri 
non sono tutte, per rispetto all'uomo, malariche. 



115 



CAPITOLO V. 



Classazione e descrizione di un complesso di 20 specie italiane 
della famiglia delle Culicidae. 



1. — Sguardo storico-bibliografico. — Generalità sulla divisione 
della famiglia. 

Il primo autore nel periodo recente, ossia da Linneo in 
poi, che si sia intrattenuto in Italia su zanzare, è stato, per 
tacere di Roffredi, che non si occupò di speciografia, il Rossi, 
il quale nel tomo secondo della sua Fauna etnisca (1790) (1) 
istituì una specie col nome di Culex rusticus. 

Quando si consideri la regione italiana in largo senso, si 
trova poi il Germar, che descrisse (1817) (1) un Culex dome- 
sticus per la Dalmazia, del resto rienumerato poi per l'Italia 
da Rondani, e il Leach (1825) (1), e il Risso (1826) (1), che 
descrissero tre specie nuove rinvenute in quel di Nizza, le 
quali chiamarono Culex meridionalis, Culex nicaeensis e Culex 
musicus. 

Nel 1827 Robineau Desvoidy istituì un Culex siculus da 
esemplari avuti di Sicilia (1). 

Tutte queste specie, però, furono molto male caratterizzate 
e la loro identificazione riesce oggi cosa impossibile o diffici- 
lissima. 

Eccoci a Rondani. Questo chiaro e benemerito ditterologo 
italiano nel suo Prodromus (1856) (1) ammise per l'Italia i tre 
generi delle Culicidae europee Anopheles, Culex, Aedes; ma 
non disse nulla delle specie, e sebbene ammettesse il gen. Aedes 
per l'Italia, non disse affatto che egli ve lo avesse effettiva- 
mente trovato. 



(1) Vedi citazione in ultimo. 



— 116 — 

Fu nel 1872 (1) che parlò di specie, e cioè delle» specie 
italiane del gerì. Culex, che conosceva, e ne ammise 12, delle 
quali 6 (C. domesticus, pipiens, nemorosus, calopus, rusticus, 
cui fece identico il dorsalis di Meigen, annulatus) conosciute 
già, e 6 (articulatus, albopunctatus, penicillaris, pulcritarsis, 
pulcripalpis, spathipalpis) istituite ex novo. Poiché la accennata 
nota di E-ondani è la prima, per quanto breve, pubblicazione, 
che si sia occupata ex professo in Italia di zanzare, così credo 
utile ed opportuno di riportarla: la traduco dal latino e do ai 
capoversi una disposizione un po'più sinottica di quello, che 
non abbia fatto Rondani, ma non la altero o modifico in nulla 
e alle specie lascio la paternità loro attribuita da Rondani; 
eccola dunque: 

Specie italiane del yenere Culex Liti. 

A. Ali non bruno-macchiate (senza macchie brune). 
B. Tarsi non manifestamente alboannulati. 

C. Segmenti dell' addome brunoscuri con bordo posteriore chiaro 
(albido). 

1. Culex domesticus Gena. 
C. Segmenti dell'addome con base pallida o con fascia chiara (al- 
lùda) e con bordo posteriore più o meno brunoscuro ; oppure 
tutti nereggianti, macchiati o no di bianco ai lati. 
D. Segmenti dell'addome con base pallida o con fascia chiara 
(albida), con margine posteriore largamente bruno o ne- 
reggiante. 

E. Scapo della forchetta anteriore delle ali molto più breve 
di quello della forchetta posteriore. 

2. Culex pipiens Lin. 
E'. Scapo della forchetta anteriore di lunghezza presso che 
eguale a quello della forchetta posteriore. 
F. Articoli dei tarsi non biancheggianti alla base nep- 
pure angustamente. — Palpi del maschio con base de- 
gli articoli non manifestamente più pallida. 

3. Culex nemorosus Mgn. 



(1) Vedi citazione in ultimo. 



— 117 — 

F'. Articoli dei tarsi angustamente, ma distintamente 
biancheggianti alla base. — Palpi del maschio con 
base degli articoli manifestamente più pallida. 

4. Culex articulatus A T . 
D'. Segmenti dell'addome tutti nereggianti, albomaculati o no 
ai lati. 

E. Forchette delle ali con ramuli assai più lunghi del pro- 
prio scapo. — I mediocri peli dei palpi del maschio non 
disposti in pennelli. 5. Culex albopunctatus A T . 

E'. Forchette delle ali con ramuli manifestamente più brevi 
del proprio scapo. — I palpi del maschio forniti di lunghi 
peli tripenicillati (disposti in tre pennelli). 

6. Culex penicillaris N. 
B\ Tarsi almeno i posteriori distintamente alboannulati. 
C. Tarsi alboanniilati soltanto alla base degli articoli. 

7. Culex calcpus Bffg. 
C. Gli articoli dei tarsi alboannulati alla base e all' apice (o Pa- 
nel latura occupante la estremità di due articoli contigui). 
D. Addome cinto di fascie alterne chiare (albide) e nereggianti. 
E. Tutti i tarsi ampiamente e distintamente alboannulati. 
— Palpi del maschio con tutti gli articoli, anche l'api- 
cale breve, nereggianti con base chiara (albida). 

8. Culex pulcritarsis A. 
E'. Soltanto i tarsi posteriori ampiamente e distintamente 
alboannulati, gli anteriori appena con un punto bian- 
conotati. — Palpi del maschio con l' articolo apicale 
breve tutto bianchissimo, i precedenti nereggianti con 
base chiara (albida). 9. Culex pulcripalpis N. 

~D\ Addome oscuro gialliccio con dorso dei singoli segmenti 
nereggiante bimacolato. 

10. Culex rusticus Rossi, 
dorsalis Mgn. 
.Ali brunomacchiate (con macchie brune). 

B. Tarsi con articoli ampiamente e distintamente biancheggianti alla 
base; metatarso annuiate di chiaro (albido) in mezzo. — Palpi del 
maschio non dilatati all'apice in una spatola un po' slargata. 

11. Culex annulatus Mgn. 
B'. Tarsi con articoli angustamente chiari (subalbidi) alla base; meta- 
tarso non annullato nel mezzo. — Palpi del maschio dilatati al- 
l'apice in una spatola un po'slargata. 

12. Culex spathipalpis A. 



- 118 — 

Non si può davvero dire che le caratterizzazioni siano molto 
esaurienti e che la tabella di Rondani sia tale da rendere ovvio 
il lavoro ulteriore, ma insomma non manca di essere interes- 
sante. 

Dopo Rondani, tacendo di qualche autore, che enumerò 
per qualche parte d'Italia qualche specie nota di zanzara, come, 
per es., Bettoni, 1884, che ne enumerò due per la fauna bre- 
sciana, come Bezzi, 1892 (1), che ne enumerò cinque per la 
fauna della provincia di Pavia (e cioè Anopheles maculipennis, 
Anopheles nigripes, Culex articulatus, C. pipiens, C. nemovo- 
sus), si viene, circa a zanzare, alle mie pubblicazioni del 1889 
al 1896 (2): io pubblicai diverse note, nelle quali istituii al- 
cune specie nuove {Culex hortensis, Richiardìi, modestus, ele- 
gans, phìtophagus, ìmpudicus, salinus), o ne descrissi meglio 
altre (C. spathìpalpis e penicillaris), e pubblicai poi (1896) la 
Revisione sistematica della famiglia delle Culicidae europee, 
dove sempre menzionai le specie, che mi erano allora note del- 
l'Italia, e cercai descriverle con esattezza e con estensione, me- 
glio che potei, sufficiente. 

Dopo il mio scritto del 1896 e fino a questo momento, che 
io sappia un solo autore ha pubblicato speciografìcamente sulle 
zanzare italiane, Grassi, nei lavori in fine a questo libro citati. 

Questo egregio zoologo, come poi meglio dirò, oltre ad 
avere toccato della questione dell' A. nigripes, ad avere dal- 
l' Anopheles pietas separato un suo A. pseudopictus, ha anche 
istituito un'altra specie nuova, VA. superpictus, e inoltre ha 
istituito una specie nuova di Culex, il C. malariae. 

Inoltre poi (secondo che mi si comunica mentre sono per 
stamparsi i fogli di questo scritto) uno scolaro di Grassi — 
G. Noè — è prossimo a pubblicare alcune contribuzioni alla 
conoscenza delle zanzare (3), nelle quali, oltre a parlare di 



(1) Vedi citazione in ultimo. 

(2) In « Bollettino della Soc. entom. italiana ". 

(3) Vedi citazione in ultimo. 



- 119 — 

qualche specie già edita, istituisce due specie nuove, che de- 
nomina Culex Ficalbii e C. mimeticus (1). 

Da tutte le cose dette e allo stato attuale della letteratura 
zoologica si vede che in Italia sono stati effettivamente am- 
messi due generi delle Culicidae, il gen. Anopheles e il gen. Cu- 
lex; Rondani cita anche il gen. Aedes, ma nominalmente e 
non dice di avervelo in effetto trovato; si vede poi che le 
specie ammesse dagli autori per l'Italia (istituite ex novo o 
gik conosciute per altri paesi) sono quelle sotto indicate. 



CATALOGO DELLE SPECIE ITALIANE DELLE CUUC/DAE 

SECONDO LO STATO ATTUALE DELLA LETTERATURA ZOOLOGICA. 

Gen. Anopheles, Mg. (1818). 

1. — Anopheles bifurcatus, L. (1758). 

2. — A. clavìger, Fabr. (1805); maculipennis, Mg. (1818). 

3. — A. nigripes, Staeger (1839). 

4. — A. pictus, Loew, (1845). 

5. — A. pseudopictus, Grassi (1899). 

6. — A. superpictas, Grassi (1899). 

Gen. Culex, L. (1735). 

7. — Culex pipiens, L. (1758). 

8. — C. annulatus, Schrank (1776). 

9. — C. rusticus, Eossi (1790). 

10. — C, domesticus, Germar (1817). 

11. — C. calopus, Meigen (1818). 

12. — C. nemorosus, Meigen (1818). 

13. — ? C. meridionalis, Leach (1825). 

14. — ? C. nicaeensis, Leach (1825). 

15. — ?C. musicus, Leach (1825). 

16. — ?C. siculus, Rob. Desv. (1827). 



(1) Questa già è stata annunziata di nome da Grassi in uno dei suoi lavori. 



— 120 — 

17. — C. dorsalis, Meigen (1830). 

18. — C. articulatus, Rondarli (1872). 

19. — C. albopunctatus, Rondarli (1872). 

20. — C. penicillaris , Rondani (1872). 

21. — C. pulcritarsìs, Rondani (1872). 

22. — C. pulcripaljris, Rondani (1872). 

23. — C. spathipalpis, Rondani (1872). 

24. — C. hortensis, Ficalbi (1889). 

25. — C. Bichiardii, Ficalbi (1889). 

26. — C. modestus, Ficalbi (1889). 

27. — C. elegans, Ficalbi (1889). 

28. — C. phithophagus, Ficalbi (1890). 

29. — C. impudicus, Ficalbi (1890). 

30. — C. salinus, Ficalbi (1896). 

31. — C. malariae, Grassi (1898). 

32. — C. Ficalbii, Noè (1899). 

33. — C. mimeticHs, Noè (1899;. 

Trattasi, come si vede, di 33 specie. Ma devo subito dire, 
che alcune sono cosa soltanto nominale, e a quelle che reputo 
le più nominali di tutte, io ho posto innanzi un punto inter- 
rogativo, ed altre non sono in realtà vere entità specifiche 
proprie, ma, come varietà o come ripetizioni, devono rientrare 
in precedenti specie, delle quali sono sinonimo (1). 

Volendo ora entrare più particolarmente nella speciografia, 
dobbiamo chiederci: Come si può suddividere la famiglia delle 
Culicjdae? 

Tutte le culicide, che conosceva, Linneo poneva nel genere 
Culex da lui istituito nel 1735. E così si fece da Fabricius e 
da altri fino alla grande opera di Meigen. 

Il Meigen (2), che divideva i Ditteri prima in due grandi 
scompartimenti (Proboscideae e Eproboscideae) e poi il primo 



(1) Tali, vedremo, anche due delle mie, il phitophagus, che ora so essere pijiietis, 
e il salinus. che ora faccio rientrare nel nemorosus. 

(2) Vedi citazione in ultimo. 



- 121 — 

scompartimento in due sottoscompartimenti, dei quali il primo 
comprendeva per lui una famiglia sola, la prima (Milcken o 
Tipulariae) , in cui stabiliva diversi raggruppamenti, uno dei 
quali dei Culiciformes, ■ — scindeva i suoi Culiciformes in due 
gruppi secondo la proboscide lunga o corta, e nel primo po- 
neva, per quanto senza nome speciale, ma primo di tutti isti- 
tuendo di fatto il gruppo, le zanzare. 

Ma ecco ora l'importante: egli le partiva in tre generi: di 
questi, uno era il solito genere linneano Culex, un altro il ge- 
nere Anopheles, che Meigen istituì a spese del genere Culex, 
un terzo il genere Aedes, che egli istituì per una forma non 
linneana, ma scopertasi dopo. 

Così il gruppo delle zanzare fu scisso da Meigen in tre ge- 
neri. E i caratteri, che ad essi attribuiva, nella tabella di di- 
visione generale dei Ditteri indicò così: 

1. Gattung. Culex: Taster des Mannchens langer als die 

Fiìhler, bei dera Weibchen sehr kurz. 

2. Gattung. Anopheles: Taster bei beiden Geschlechtern 

1 anger als die Fiìhler. 

3. Gattung. Aedes: Taster bei beiden Geschlechtern kiir- 

zer als die Fiìhler. 

Invece là dove descrisse paratamente le specie, indicò in 
questo modo: 

Gen. Culex: Antennae porrectae, filiformes, 14-articu- 
latae, maris plumosae, feminae pilosae. Palpi porre- 
cti, 5-articulati, maris proboscide longiores, feminae 
brevissimi. Proboscis porrecta, longitudine thoracis. 
Alae squamatae, incumbentes. 

Gen. Anopheles: Antennae porrectae, filiformes, 14-arti- 
culatae, maris plumosae, feminae pilosae. Palpi por- 
recti, 5-articulati, longitudine proboscidis. Proboscis 
porrecta, longitudine thoracis. Alae squamatae, in- 
cumbentes. 



— 122 — 

Gen. Aèdes: Antennae porrectae, fìliformes; 14-articula- 
tae, maris plumosae, feminae pilosae. Proboscis por- 
recta, longitudine thoracis. Palpi brevissimi. Alae 
squamatae, incumbentes. 

Dopo Meigen tutti ammisero i tre generi della Culicidae, 
che egli aveva adottato (il linneano Culex, e i due propri di 
Meigen), e per 1' Europa nessun altro genere fu mai più isti- 
tuito. 

Ne furono, però, istituiti altri per specie esotiche, e così (a 
tacere di un preteso genere Plettusa, che istituì Philippi pel 
Chili nel 1865, ma che poi si vide essere stato erroneamente 
attribuito a un tipulide), Robineau Desvoidy nel 1827 non 
solo accettò i tre generi anteriormente ammessi, Culex, Ano- 
pheles, Aèdes, ma ne istituì, per zanzare esotiche, altri tre, 
Sabethes, Megarhinus, Psorophora, e Lynch Arribàlzaga nel 1891, 
oltre ad accettare tutti i precedenti, Culex, Anopheles, Aèdes, 
Megarhinus (egli scrive, come hanno pur fatto altri, Megarhina), 
Sabethes, Psorophora, ne istituì, per zanzare sudamericane, altri 
cinque, Heterongcha, Ochlerotatus, Taeniorhynchus, Janthino- 
soma, Ur anota enìa. 

Io scindo le Culicidae europee in tre generi: il gen. Ano- 
pheles di Meigen, 1818, il gen. Culex di Linneo, 1735, e il 
gen. Aèdes pure di Meigen (benché egli vi scriva dietro 
Hoffmsgg), 1818. Altra divisione della famiglia fuori di que- 
sta, che è ormai quella consacrata dagli autori, come riscrissi, 
io non mi crederei autorizzato di fare, almeno per le specie 
italiane e europee, che conosco. 

Questa scissione faccio in base alla caratterizzazione se- 
guente: 

1. Palpi in ambo i sessi circa lun- 

ghi quanto la proboscide. ... l.° Gen. Anopheles. 

2. Palpi nel solo maschio circa lun- 

ghi quanto la proboscide o più 



— 123 — 

lunghi, ma nella femmina molto 

più corti 2." Gen. Culex 

3. Palpi in ambo i sessi molto più 

corti della proboscide 3.° Gen. Aèdes. 

Per l' Italia, per ora almeno, non possono ammettersi che 
i due generi Anopheles e Culex, poiché Aèdes non è stato an- 
cora effettivamente trovato. 

Allora, tutto ciò stabilito, vengo a parlare dei due generi 
e a descrivere quelle specie italiane, che ben conosco, dei ge- 
neri stessi. 



2. — Il genere Anopheles per rispetto alle specie italiane. 

Caratterizzazione. 

Gen. Anopheles, Meigen (1818). 
{Culex, L.; Fabr.; Schrank; Gmelin; Villers; Meigen 1804). 

Oltre gli attributi- convenienti a questo genere, che furono 
accennati alla caratterizzazione generale, il genere stesso ha 
in confronto dell'altro, Culex, i caratteri principali, che si ven- 
gono a enumerare. Palpi in ambo i sessi circa lungi quanto la 
proboscide. Palpi (1)» della femmina 5-articolati, i tre articoli 
estremi (5.°, 4.° e 3.°) con articolazioni perfette, gli altri due 
(2.° e 1.°) separati tra loro da una articolazicne meno netta, 
che però è resa più accentuata da minore jngmentazione della 
chitina e da lieve interruzione del rivestimento di peli e squa- 
mette del palpo; l'articolo basale o 1.° corto e tozzo e stroz- 
zato un po' verso il mezzo, ma non effettivamente doppio. Palpi 
del maschio 5-articolati, i due articoli estremi (5.° e 4.°) con 



(1) Circa aUa computazione del numero degli articoli dei palpi, e circa alle lievi 
differenze, che in proposito possono apparire tra il lavoro del 1896 e il presente, vedi 
ciò che dissi in una precedente parte di questo scritto. 



— 124 — 

articolazioni perfette (l'ultima grandemente costipata), gli altri 
tre (S.°, 2.° e 1.°) separati tra loro da articolazioni meno nette, 
che però sono rese più accentuate da minore pigmentazione 
della chitina e da lieve interruzione del rivestimento di peli 
e squamette del palpo, l'articolo basale o 1.° corto e tozzo, e 
un po' strozzato verso il mezzo, ma non effettivamente doppio; 
sono insensibilmente più corti della proboscide, di forma cla- 
vata, subpenicillari. Primo articolo o basale (tornio) delle an- 
tenne in generale nudo (fatta qualche eccezione, A. pictus) di 
squamette. Nuca senza il vello che in Culex, ma più setolosa 
e specialmente più ricca di squame a lunga racchetta, che for- 
mano una ispida e fitta chioma nucale, dalla quale sporge un 
lungo acuminato ciuffetto diretto in avanti; non cornice di 
peluria chiara intorno agli occhi. Dorso del torace peloso-seto- 
loso, ma (fatta un po' d' eccezione per una specie, A. super- 
pictus), senza il vello di squamette, che in Culex; lati del 
torace senza accumuli di squamette. Un' unghia composta, 
tridentata (in cui l'uno dei denti rappresenta l'altra unghia), 
ma unica, al primo paio di arti del maschio (1), che ha la 
seguente notazione denticoloungueale 3 - 0.0 - 0.0. Nella fem- 
mina la notazione stessa è 0.0 - 0.0 ■ 0.0. Addome dorsalmente 
e ventralmente bensì peloso e setoloso, ma tuttavia nudo 
di squamette, per il che si scorge il colore del fondo. Uova 
non in un cumulo a barchetta, ma in parecchi cumuli, ge- 
neralmente a nastrino, talvolta a stella. Larve differenti da 
quelle di Culex nella forma della testa, delle setole laterali 
dei segmenti del corpo, delle appendici della estremità dell'ad- 
dome, dove non si ha il lungo tubo respiratorio, che in Cu- 
lex, etc. ; differenti inoltre per possedere singolare movimento 
rotatorio della testa, e per la stazione nell' acqua, le larve di 
Anopheles tenendosi, quando sono in quiete, perfettamente oriz- 
zontali e galleggianti al pelo di essa. Specie palustri o subpa- 



(1) Mi riferisco alle tre specie, di cui il maschio mi è noto. Per la femmina con- 
templo le quattro specie italiane. 



— 125 — 

lustri. Femmine ematofaghe (1), maschi fitofagi; le immagini 
sono prevalentemente boscaiole in alcune specie, ma in altre 
vengono numerose nelle abitazioni umane ad assalire l'uomo 
e gli animali domestici (2). 

Quali sono le specie, che si descriveranno. 

Fin dal 1896 io ammettevo per l'Italia tre specie di Ano- 
pheles, cioè claviger, pictus, bifurcatus, che con VA. nigripes, 
considerato specie a se ed ammesso anche da qualcun'altro, sa- 
rebbero state quattro; Grassi poi denominò altre due specie, 
superpictus, pseudopictus; per il che allo stato attuale della let- 
teratura zoologica, in Italia sarebbero state, se non ammesse 
tutte contemporaneamente dai singoli Autori, mentovate sei 
specie di Anopheles. 

Ma in realtà alla critica dei fatti il numero delle realmente 
esistenti si riduce a quattro: e ciò per la ragione che VA. ni- 
gripes rientra nel bifurcatus, e dell' ^4. pictus e dello pseudopic- 
tus o si ammette 1' uno o si ammette 1' altro. Le quali cose 
vengo rapidamente a spiegare. 

Circa alla questione dell' A. nigripes ho ormai per sicura la 
mia vecchia opinione che esso non sia altro che varietà indi- 
viduale accidentale di A. bifurcatus, e lieto che anche Grassi 
abbia adottato, e appoggiato colle sue osservazioni, questo modo 
di vedere, passo oltre. 

Sull'altra quistione dico qualche, per quanto breve, parola 
di più. 

Grassi inquanto a specie di Anopheles a ali, tarsi e palpi 
variopinti ritiene (e accenno ciò senza riportare in proposito 
tatto lo svolgimento delle idee dell'Autore dalle prime comu- 
nicazioni in poi) che in Italia esista una forma variopinta pic- 
cola, che egli ha trovato nell' Italia meridionale, e che consi- 



(1) Io ho sempre ammesso, anche per prova, questo fatto; solo ritenni, a torto, più 
fitofagi che ematofagi gli anofeli. 

(2) La dietologia degli anofeli è stata magistralmente delineata da Grassi. 



— 126 — 

dera (con piena ragione) specie nuova e chiama A. superpictus; 
e inoltre una forma grande, che è molto più diffusa della 
precedente. Ora è essa 1' A. pictus di Loew, come io ritenni 
nel 1896, o una forma sì molto affine, ma distinta? Grassi la 
considera, per quanto molto vicina, distinta e la chiama A. 
pseudopictus ; e in ogni modo vicinissima dev' essere. Ma poi- 
ché Glassi giustamente mi fa notare che qualche piccolo diva- 
rio tra la descrizione, molto particolareggiata, di Loew e la 
forma italiana esiste, così, pur ritenendo che la decisione in 
ultimo appello, se valutai bene io nel 1896 o valuta bene Grassi 
attualmente, sia ancora da pronunziare, e dando cenno nel ti- 
tolo della specie dell' esistenza di questa questione, io adotto 
ora qui, in attesa che il sagace professore di Roma (che si è 
riserbato tornare sulle specie di Anopheles italiane e descri- 
verle particolareggiatamente) ritocchi della cosa, 1' apprezza- 
mento e la denominazione di Grassi. 

Per tutte le cose accennate, le specie di Anopheles, che io 
ammetto attualmente per l'Italia sono quattro e sono queste 
quattro: A. pseudopictus, A. superpictus, A. claviger e A. bi- 
furcatus. 

Divisione del genere. 

Il gen. Anopheles, è molto omogeneo e perciò non si presta, 
almeno in riguardo alle specie italiane e posso dire europee, a 
essere partito in suddivisioni di una certa entità, come, per 
esempio, in veri e propri sottogeneri. Lo dividerò, per ciò, 
col solo intento di arrivare alle specie. 

E questo, per le specie italiane e europee conosciute, farò 
in base ai caratteri seguenti e nel modo, che sotto: 

Tabella di divisione analitica del genere Anopheles in riguardo alle specie italiane. 

I. — Femori del 1.° paio nei due sessi ingrossati, ossia 
rigonfiati, nel loro terzo prossimale. 

1. — Anopheles pseudopictus. 



— 127 — 

II. — Femori del 1.° paio non ingrossati nel loro terzo 
prossimale. 

1. — Palpi femminili brunoneri anellati di bianco, 

cioè con tre anellature. 

2. — Anopheles superpictus. 

2. — Palpi femminili brunoneri o neri, unicolori 

(senza anellature). 

A. — Ali macchiate per accumulo di squamette. 

3. — Anopheles claviger (vel 

maculipennis). 

B. — Ali non macchiate. 

4. — Anopheles bifurcatus. 

Una divisione in tutto basata sulle ornamentazioni può essere la 
seguente : 

I. Ali macchiate. 

1. Palpi femminili brunoneri o neri anellati di bianco. 

A. Ali (molto colorite) con parte marginale anteriore di color nero 
interrotto da tre macchiette biondolionate, la prima piccolina e 
non arrivante a toccare il margine, la seconda e la terza più 
grosse e arrivanti fino all'estremo margine, per cui il nero è 
diviso in tre tratti o macchie nere, la prima, o prossimale, e la 
seconda, insieme occupanti oltre la metà del margine, non ben 
separate, ma congiungentisi in sopra della macchiolina, che la 
delimita, la terza occupante il terzo distale del margine, e ben 
delimitata; al di là di questa e della macchia chiara, che la 
delimita, una quarta macchiolina nera quasi estrema o apicale; 
delle tre anellature dei palpi l'ultima (almeno nel più dei casi) 
non tocca la punta, che è come un punticino bianchiccio per 
conto suo, separato dall'ultima anellatura per un tratto nero. 

1. — Anopheles pseudopiclus. 

B. Ali (non molto colorite) con parte marginale anteriore di color 
nero interrotto da tre macchie chiare toccanti il margine, per 
cui il nero è diviso in quattro tratti o macchie presso che 
eguali; delle tre anellature dei palpi l'ultima occupa tutta la 
punta palpale, che è ampiamente bianca. 

2. — Anopheles superpictus. 



— 128 — 

2. Paljn femminili brunoneri o neri unicolori (non anellati di bianco). 

3. — Anopheles claviger (vel 

maculipennis). 
II. — Ali non mucchiate. 

4. — Anopheles bt'furcatus. 



Descrizione delle specie. 

Vengo ora a descrivere partitamente le quattro specie ac- 
cennate del genere Anopheles. Ciò farò col dare prima un 
breve concetto sommario di esse, poi col dare particolareggiate 
notizie, comprendenti la descrizione della specie, note dietolo- 
giche, e opportune osservazioni o considerazioni, che accennino 
a qualche dato storico-bibliografico, che spieghino come intendo 
le sinonimie delle specie e in base a quali ragioni, etc, etc. 



1. — Anopheles pseiidopietiis, Grassi (1899) (1). 

[A. pictus, Ficalbi, 1896. — An aequales ambo (A. pictus, Ficalbi, et A. pseu- 
dopictus, Grassi) A. pieto, Loew, 1815, ?]. 

I. — Concetto sommario. 

Femori del 1.° paio nei due sessi ingrossati, ossia rigonfiati, 
nel loro terzo prossimale. — Ali molto colorite e in complesso 
scure, macchiate di color giallo lionato chiaro e di brunonero 
o nero per accumulo di squamette di questi colori: la parte 
marginale anteriore, o esterna, alare di color nero interrotto 
da tre macchie biondolionate, la prima piccolina e non arrivante 
a toccare il margine, la seconda, e la terza più grosse e arri- 
vanti fino all' estremo margine, per cui il nero è diviso in tre 
tratti o macchie nere, la prima., o prossimale, e la seconda, in- 



(1) Avviso che sovente nel corso del lavoro ho parlato di A. 2>ictus ; ma ho sem- 
pre inteso di riferirmi alla specie qui concretamente descritta. 



— 129 — 

sieme occupanti oltre la metà del margine, non ben separate, 
ma congiungentisi in sopra della macchiolina, che le delimita 
la terza occupante il terzo distale del margine, e ben delimi- 
tata; al di là di questa e della macchia chiara, che la deli- 
mita, mia quarta macchiolina nera quasi estrema o apicale. 
— Palpi della femmina brunoscuri o brunoneri con tre piccole, 
ma evidenti, anellature quasi bianche, oltre di che con esilmente 
bianca o bianchiccia la estrema punta, ma (almeno nel più dei 
casi) con separazione tra V ultima anellatura e questa macchio- 
lina apicale. 



II. — Notizie particolareggiate. 

1- — Descrizione. 

. Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide: 
gli esemplari normalmente sviluppati di ambo i sessi sono lunghi milli- 
metri 9 a 10, ma se ne trovano anche dei più corti ossia di millimetri 7 
a 8; gli esemplari maschili sono in genere più chiari dei femminili. 

Testa. — Proboscide più o meno oscuramente bruna: ricca di squa- 
mette, tra le quali visibilmente più lunghe delle altre quelle, che corri- 
spondono, ventralmente, alla parte basale o prossimale della proboscide. 

Palpi. Nel maschio i palpi sono circa della lunghezza della proboscide (1)- 
per forma sono clavati; sono subpenicillari e il ciuffo delle setole è in- 
terno e sorge in parte dalla estremità dell'antipenultimo, ma più che tutto 
dal penultimo articolo, ed è di colore biondo cangiante; alla base sembrano 
ingrossati per esistere quivi delle squamette più lunghe e più sporgenti 
delle altre, che dalla base dei palpi si estendono, gradatamente riducen- 
dosi, per tutto, ó quasi, il 2.° articolo; per colorito i palpi maschili, visti 
di sopra, con forte lente, oppure al microscopio a luce diretta, appaiono 
bruni o brunicci con spolveratura bianchiccia da cima a fondo e se mai 



(l) Il computo della lunghezza dei palpi per rispetto a quella della proboscide 
negli individui di Anopheles, e anche nei maschi di Culex a palpi relativamente corti, 
vuol essere fatta nel fresco, perchè trattando il secco con soluzione di potassa (come 
è necessario per vedere le cose) le giunture degli articoli dei palpi si rilasciano un 
poco, e i palpi possono, un pocolino, più o meno allungarsi, e nei maschi di Anophe,- 
les, in cui la proboscide in realtà supera appena appena i palpi, può invece apparire 
l'opposto. 

Anno XXXI. 9 



— 130 — 

un po'più addensata alla punta e appena appena alla base del penultimo 
articolo ove esso forma la giuntura coll'antipenultimo: hanno biondo can- 
giante, come ho ridetto, il ciuffo di setole, che li rende subpenicillari, e, 
visti con semplice lente, presentano una anellatura gialliccio-bianca circa 
alla unione del primo col secondo loro terzo, ossia in corrispondenza della 
giuntura (imperfetta) del 2.° col 3.° articolo, anellatura, che specialmente 
si vede sui fondi bianchi, ma che il microscopio dimostra essere causata 
da interruzione del rivestimento di squamette, e da minore pigmentazione 
in quel punto della chitina. Nella femmina i palpi si possono dire lunghi 
quanto la proboscide, per quanto essa insensibilmente li sorpassi con 
l'estremo apice ; alla base sembrano ingrossati per essere quivi delle squa- 
mette più lunghe e più sporgenti delle altre, che dalla base dei palpi si 
estendono, gradatamente riducendosi, per tutto, o quasi, il 2." articolo; 
per colorito i palpi femminili sono bruno-oscuri o bruno-neri e presentano 
tre piccole, ma evidenti anellature quasi bianche in corrispondenza delle 
giunture antipenultima, penultima e ultima, oltre di che presentano come 
esile macchiolina bianca o bianchiccia (ma con separazione, fatta da tinta 
bruna, tra l'ultima anellatura e questa macchiolina) l'estrema punta. — 
Antenne: nel maschio hanno le piumosità biondo-brunicce, ma sono secondo 
le incidenze di luce cangianti con riflessi giallastri; nella femmina oltre 
a vedersi delle squamettine bianchicce sul torulo, veggonsi squame bian- 
chicce lungo lo scapo, che ha pure bianchiccio il suo rivestimento di fine 
peluria: le setole dei verticilli hanno colore gialliccio chiaro. — Nuca: ai 
lati e in sotto le squamette della chioma nucale (che non è così lunga, 

sebbene evidente, come in altre specie di 
Anopheles) sono di color cannella, più 
o meno bruno, ma nel mezzo, ossia nella 
parte dorsale mediana, le produzioni ri- 
Fig. 39. - Ala di A. pseudopictus levate sono biancheggianti e costitui- 
rci, Fioalbi 1896), femmina. Veg- scono uua macchia di colore bianco-avo- 
gonsi le macchie nere da accumuli , . . . .. . 

,. io rio (che puu vedersi in parte divisa m 

di squamette. — — • A 

due lobi o due metà, destra e sinistra, 
da una lineetta mediana anteroposteriore bruna), macchia, che si porta as- 
sottigliandosi in avanti e con le sue squamette setoliformi allungate si 
proietta come un ciuffetto acuminato tra gli occhi e tra gli articoli basali 
delle antenne. 

Torace. — Dorso: bensì peloso, ma privo, come di regola in Anophe- 
les, del caratteristico vello, che nel gen. Cidex; appare di color bigio-topo 
o meglio bigio-cenere, gialliccio, e presenta linee di color brunocioccolata, 
listate di bigio bianchiccio, anteroposteriori, delle quali una è centrale e 
occupa il dorso del torace da cima a fondo: due altre (o, più sottilmente, 




— 131 — 

quattro altre) sono laterali e stanno nella metà posteriore del dorso al- 
l'una e all'altra parte della mediana, della quale sono più corte. — Lati 
del torace glabri, bigi, macchiati di bianco-gialliccio. — Ali: in complesso 
scure e anche a occhio nudo si vede che sono maculate di chiaro e di 
scuro, e l'esame con una semplice lente ci dimostra che le macchie chiare 
(di color giallo-lionato chiaro) e le scure (brunonere o nere) sono dovute 
a squamette, che abbondano lungo i margini e le nervature. Descrivo 
brevemente le macchie, che ho rappresentato con la fig. 39. La parte 
marginale anteriore dell'ala presso che dalla base fino alla punta è di 
color brunonero o nero, interrotto da tre macchiette di color giallolionato 
chiaro: la prima (cominciando dalla parte basale dell'ala) piccolina, li- 
neare, sita subito dopo il primo terzo dell'ala e non arrivante a toccare 
il margine, la seconda e la terza, l'una circa alla congiunzione tra il se- 
condo e il terzo terzo e l'altra verso la parte terminale dell'ala, ben visi- 
bili e più grosse e arrivanti fino all'estremo margine; per queste macchie 
il nero è diviso in tre tratti, che costituiscono tre macchie nere: la prima, 
o prossimale, e la seconda, insieme occupanti oltre la metà del margine, 
non ben sep irate, ma congiungentisi in sopra della macchiolina, che lo 
delimita, la terza, che occupa il terzo distale del margine alare, ben de- 
limitata dalle due macchie chiare più grandi; al di là della macchia 
chiara marginale distale, il margine alare presenta una quarta distinta, 
ma piccolina, macchiolina nera, che è quasi estrema o apicale; l'area del- 
l'ala ha le nervature coperte di tratti alterni di squamette giallolionate 
e nere, per cui si costituiscono minute macchioline nere, che si possono 
computare a circa 9 e di esse è da notarsene una, trasversa e un po' in- 
clinata indietro, in corrispondenza delle nervature trasverse site alla base 
degli scapi delle forchette, che è unita più o meno intimamente alla 
seconda macchia marginale, di cui sembra una dipendenza; il margine 
alare apicale e posteriore è irto delle solite squamette, che nelle Culici- 
dae, e queste sono nere salvo che in due punti, cioè per un piccolo tratto 
proprio in corrispondenza dell'apice alare al di là della estrema o apicale 
macchietta nera, che ho detto, e per un piccolo tratto sito un po' prima 
del terzo distale del margine posteriore, e in questi tratti sono giallolio- 
nate bianchicce, costituendo ciascun tratto una macchiolina marginale di 
questo colore. Nei maschi generalmente le ali sono più povere di squa- 
mette e più chiare, e delle macchie marginali la prossimale verso la sua 
base sbiadisce e così fanno molte delle macchiette interne ossia dell'area 
dell'ala. 

Arti. — In complesso più o meno brunicci. — Anche pelose, bige, con 
macchiette chiare. — Femori. Quelli del 1.° paio di arti sono (fig. 40), in ambo 
i sessi, caratteristicamente ingrossati ossia rigonfiati nel loro terzo pros- 



— 132 



simale al di là della estremità di attacco, che è sottile come di consueto ; 
una sottilissima orlatura presso che bianca si vede in corrispondenza del 
loro attacco alle anche, alla quale, specie superiormente, succede una pic- 
cola area assai scura, pel resto inferiormente 
giallicci e di sopra con più abbondante rivesti- 
mento nericcio, che li rende più scuri. — Tibie 
e tarsi di color bruniccio, le tibie un po' più 
chiare, e i tarsi invece più scuri; minuta anel- 
1 atura bianchiccia, visibile appena a occhio 
nudo, si nota in corrispondenza della giuntura 
della tibia col 1." articolo dei tarsi; poi se ne 
notano sui tarsi, cosi : al 1." e al 2." paio di 
arti tre sottili alboanellature site alla giun- 
tura del 1." art. col 2.°, del 2.° col 3.» e del 3.» 

„ , n _, , „ col 4.°, le anellature occupando specialmente 

Fig. 40. — Forma delle co- l L 

scie del l.° paio di arti della 1' estremo distale del pezzo prossimale delle 
femmina di A. pictus, l, e di gj un t ure ; al 3.» paio pure tre, due sottili si- 
A. claviger, 2. Le coscie del- . â– ,â– ,.-,.. , . i 

VA. pictus sono ingrossate nel mih alle P rime due de S h altrl artl > la terza 
loro terzo prossimale. — In- molto più grande, perchè dalla estremità del 
granente. g „ ar fci co i s j estende oltre e prende tutto il 4.° 

o penultimo, che è, così, totalmente bianchiccio. La maniera della unghia- 
tura è la seguente: nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede una 
sola grande unghia, tridentata, cioè con due 
denti alla base, e uno verso il mezzo della sua 
lunghezza (fig. 41): uno dei denti basilari ve- 
risimilmente rappresenta l' altra unghia, per 
cui l'unghia tridentata del 1.° paio è di natura 
composta; il 2.° e il 3 ° paio hanno unghie aden- 
tate, uguali paio per paio e quelle del 3.° un 
pocolino più corte di quelle del 2." paio; nella 
femmina (fig. 42) si ha che le unghie di tutte e tre le paia di arti sono 

adentate, ambedue uguali in ciascun arto e un 
po' decrescenti per grandezza dal 1." al 3." paio. 
Addome. — È ricco di peli di color giallo 
d'ottone, ma, come sempre nel gen. Anopheles, 
la sua superficie dorsale e la ventrale sono prive 
di squamette e per ciò di vere ornamentazioni 

, n TT ,. , , , „ colorite; la superficie dorsale è in complesso bi- 
Fig. 42. — Unghie del 1.° , 

paio di arti della femmina del- giobruua molto oscura, specie nella femmina, 
VA. pseudopictus.—. tuttavia per il diverso colore del fondo può dare 

parvenza, specie nella femmina, di bande chiare e scure, essendo le chiare 




Fig. 41. — Unghia unica, 

tridentata del 1." paio di 

arti del maschio di A. pseu- 

225 
dopictus. — —, 




133 — 



anteriori alle scure nei tergiti; nel maschio la tinta scura torma piuttosto 
un triangolo con base indietro, mentre la chiara è ad ambo i lati del 
ti'iangolo stesso; la superficie ventrale ha, 
in generale, i segmenti gialliccio-chiari 
alla base, brunoscuri verso il bordo di- 
stale. Ma tutto ciò ha, come carattere, poca 
importanza. — Forma dell' apparecchio 
sessuale esteriore maschile: rappresentata in 
schizzo nei contorni delle principali parti 
viste di sopra dalla fig. 43; il grado di 
sviluppo degli aculei, che si vedono pres- 
so la base tra i due grossi lobi, combi- 
nato con la posizione più prossimale o 
più distale della setola aculeifbrme, che 
sorge dal bordo interno di ciascun grosso 
lobo, fanno distinguere, come mostra sen- 
z' altro uno sguardo alle figure, le tre 
specie di Anopheles. 




Fig. 43. — Contorni delle 
principali parti dell' apparecchio 
sessuale esteriore maschile, visto 
di sopra, dell'ai, pseudopictus (pie- 

tus, Ficai bi 1896).-^- (1). 



2. — Note dietolocjiclie. 

Ij'Anopheles qui descritto è specie, che io credo che si estenda per 
tutta Italia; e la ho catturata in Calabria, così come nella Maremma to- 
scana (bosco e palude di Pian d'Alma presso Castiglion della Pescaia), nel 
bosco di Tombolo presso Pisa, e nelle così dette valli del territorio di 
Cervia (Provincia di Ravenna); Grassi l'ha trovata nell'Italia meridionale 
(Grassano, Torre Cerchiara), in provincia di Ravenna, in quel di Pavia, etc. 

Sebbene specie diffusa, non è ovunque così abbondante di individui 
come, p. es., VA. claviyer, tuttavia in certi luoghi (e in certe condizioni 
di stagione) può esserlo anche di più, e nelle valli cervesi suddette e nel 
prossimo territorio del Savio, ne ho avuti quanti individui ho voluto. 

Varie volte mi sono recato a far raccolta presso le valli: il momento, 



(1) Una volta per sempre avviso (e prego il lettore a tener nota) che le figure de- 
gli apparecchi sessuali maschili vogliono esser sapute leggere; cioè non si devono con- 
fondere le differenze di posizione, di maggiore o minore fuorisporgenza delle parti, etc. 
con le vere differenze di conformazione. Le figure sono state eseguite alla camera 
chiara di Abbe, ma i grossi lobi ora sono più ora meno divaricati, ora più ora meno 
fuoriuscenti dagli ultimi anelli addominali, da questi, a lor volta più o meno tra 
loro allontanati, sono ora più ora meno fuoriuscenti altre parti, etc; per ciò diffe- 
renze di aspetto nelle figure, che l'intelligente lettore certo non confonderà con vere 
sostanziali differenze di conformazione di parti. 



— 134 — 

in cui mi presi addosso più individui fu al principiar della notte, quando 
già il buio incomincia ad avere il sopravvento sul giorno. 

Due volte mi sono verso la metà di Agosto recato al ponte del Savio 
(tra Cervia e Ravenna), ove è un casolare con osteria: ivi, circa verso la 
mezzanotte, ho catturato una quantità grandissima di esemplari, molti dei 
quali turgidi di sangue, e ho notato che VAnopheles pseudopictus rappre- 
sentava circa il 90 per 100 e solo il 10 per 100 era rappresentato dall'4. 
claviger- i più degli individui io presi non nell'atto di pungere, ma invece 
posati sul muro esterno del casolare, cosi come, forse in aspettativa, si 
posano pure altre zanzare ove è gente, e qualcuno (due esemplari) presi 
anche dentro le stanze a pianterreno (che erano del tutto aperte), pure 
posati al muro. Un'altra volta col Medico condotto di Cervia (che andava 
a visitare dei malarici) mi recai a un casello ferroviario sempre presso 
la località suddetta, circa alle ore 10 di notte: anche là trovai i soliti 
anofeli come ho detto sopra, e un individuo presi nella camera del can- 
toniere posato al muro. 

Per tutto ciò riterrei che questi anofeli escono presso che tutti insieme 
dalle valli all'annottare e si spargono ove sono persone: avviene, per ciò, 
che è all' annottare che specialmente si è aggrediti da essi ; ma riterrei 
che una volta arrivati ove è gente, essi là si trattengano nelle ore della 
notte forse fino a che non si sono pasciuti. 

I maschi sono più rari a trovarsi e li ho trovati fra i cespugli bassi 
dei boschi presso alle paludi. VA. pseudopictus è specie, che per Vhabitat 
delle larve deve dirsi palustre, per quello preferito dalle immagini, è 
prevalentemente boscaiola ossia silvicola, ma qualche individuo, come ho 
detto, io ho preso a stazione domestica. La femmina è, come si capisce da 
quel che ho detto poco sopra, molto avida di sangue e aggredisce l'uomo; 
nei boschi ombrosi lo aggredisce anche durante il giorno. 



3. — Osservazioni. 

Il Loew nel 1846 istituì sopra esemplari maschili catturati nella costa 
dell'Asia minore, che è di fronte all'isola di Rodi, un A. pictu.8. Nel 1896 
io trovai in Italia degli esemplari (femminili), che riportai a quella specie 
e li descrissi minutamente. 

Grassi ha ritenuto che il mio pictus non sia precisamente il pietas di 
Loew e lo ha chiamato pseudopictus. 

Per le ragioni e nel modo, che ho detto già in qualche pagina ad- 
dietro, ho adottato qui VA. pseudopictus. 



— 135 — 

2. — Anoplieles superpictus, Grassi (1S99). 

I. — Concetto sommario. 

Femori del 1.° paio non ingrossati, ossia non rigonfiati, nel 
loro terzo prossimale. — Ali poco colorite e in complesso piut- 
tosto chiare, macchiate di color biondogiallo e di brunonero o 
nero: la parte marginale anteriore (o esterna) alare di color 
nero interrotto da tre macchie biondo-gialle toccanti il margine, 
per cui il nero è diviso in quattro tratti o macchie allungate 
non tanto disuguali in grandezza. — Palpi femminili brunoneri 
anellati di bianco con tre anellature, delle quali l'ultima occupa 
tutta la estremità palpale, cioè l'ultima giuntura e tutto l'ultimo 
articolo. 

IL — Notizie particolareggiate ( $ ). 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide, 
circa millimetri 7 o 8 (esemplari femminili). 

Testa. — Proboscide brunonera, ma chiara (bianchiccia) alla parte 
terminale. — Palpi (femminili): si possono dire lunghi quanto la probo- 
scide; alla base non appaiono così ingrossati per presenza di lunghe squa- 
mette come in altre specie (p. es., come in A. pseudopictus): per colorito sono 
brunoneri con tre anellature bianche, una alla giuntura del 2.° col 3." ar- 
ticolo, una a quella del 3." col 4.°, e la terza che occupa la giuntura del 
4." col 5." e si estende a tutto l'ultimo articolo fino alla punta in modo 
da rendere tutta bianca la estremità palpale. — Antenne bruniccio-chiare. 
— Nuca nera sui lati, bianca nella regione dorsale mediana, dalla quale 
si proietta in avanti un ciuffetto bianco, più o meno bipartito. 

Torace. — Dorso più bruno ai lati, ornamentato verso il mezzo di 
bianco per presenza di squamette di questo colore. — Lati del torace 
grigi. — Ali in complesso chiare, ma macchiate di nero e di color bianco- 
paglia, in modo, come mostra la fig. 43, che la parte marginale anteriore 
(o esterna) delPala ha quattro macchie nere allungate alternate con al- 
tre di color bianco-paglia, inoltre una macchiolina nera può vedersi sul 





— 136 — 

margine anteriore presso la base : delle quattro macchie nere lo due pros- 
simali sono le più grandi, la terza è di mezzana grandezza, e la distale 

la più piccola; sulle nervature sono più che 
altro squamettine di color biancopaglierino, 
ma in alcuni tratti ne esistono delle nere in 
modo da generare varie lineette nere sul de- 

Fig. 43. — Ala ài A. super- 
pietas, femmina. Veggcmsi le corso delle nervature; il margine posteriore 
macchie nere da accumuli di (o interno) dell'ala è irto delle solite squa- 
squamette. — . mette a foglia d'olivo, le quali per alcuni 

tratti del margine sono nere, per altri di color bianco-paglia. 

Arti. — Anche grigio-giallicce. — Femori. Quelli del 1." paio non 
ingrossati nel terzo prossimale come in Anopheles pictus. Per colorito i 
femori sono bruii icci con punto di attacco alle anche chiaro. Ginocchi 
come punticino bianchiccio. — Tibie e tarsi brunoneri con esile anellatura 
bianchiccia ossia esilmente albonotati) alla giuntura delle tibie col 1." nr- 
ticolo dei tarsi e degli altri articoli tra loro, 
le esili anellature occupando specialmente 
ì' estremo distale del pezzo prossimale delle 
giunture: per le cose dette, con la lente veg- 

gonsi cinque anellaturine bianchiccie, delle 

.. , .. n . „ _,. Fig. 44. — Unghie del 1.° 

quali 1. più grande e quella tra tibie e tarsi. paio d , arti dtlla (emmirM del . 

La maniera delia unghiatura, della femmina va. superpìctois. — . 

(fig. 44 , coinè nelle altre specie di Anophefes, 

è tale che le unghie di tutte e tre le paia di arti sono adentate, ambedue 

uguali in ciascun arto e un po'decrescenti per grandezza dal 1." al 3." paio. 

Addome. — È molto peloso, ma senza squamette nella sua superficie 

dorsale <â–  ventrale ed ha color complessivo bruniccio-gialliccio con bordo 

distale dei segmenti abbrunato. 

2. — Note clietolocjictie. 

Grassi ha trovato questa specie nell'Italia meridionale, e nell'Italia 
meridionale (in Calabria; ne ho trovato un esemplare femminile (l'unico, 
che ho catturato) anch'io. È specie, credo, di quelle, che per V habitat delle 
larve sono da chiamarsi palustri. La femmina è ematofaga. 

3. — Osservazioni. 

tata istituita, secondo che ho accennato, da Grassi, 
'■he per ora ne ha dato solo brevi cenni: ma. Grassi stesso si è riserbato 
descriverla più minutamente in altri lavori. 



— 137 — 

È specie, che conosco per un esemplare feminoo mio e per uno. pur( 
femminile, favoritomi da Grassi. Non conosco il maschio. 



3. — Anoplieles claviger, Fabr. (1805): maciilipemiis, Meig. 
(1818), et Auct. poster. 

\Cuhx bifnrcatus, Meigen, 1804; C. daviger, Fabr., 1805; Anoph. macu- 
Jipennis, Meig., 1818, et Auct. post.; ? Anoph. grisescens, Stephens, 1828]. 



I. — Concetto sommario. 

Femori del l.° paio non ingrossati nel loro terzo prossi- 
male. — Ali macchiate di brunonero o nero per accumulo di 
squamette, che formano quattro macchiette nere non marginali, 
ma interne. — Palpi della femmina bruno-neri o neri, uni- 
colori (senza, albo-aneli ature). 



IL — ^Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide: 
millimetri 7 '/., a 10; il maschio è sempre un po' più sottile della femmina. 

Testa. — Proboscide: è bruno-scura o bruno-nera sopra e sotto; nel 
maschio al punto di attacco della oliva terminale si nota una sottile anel- 
latura gialliccia. — Palpi. Nel maschio i palpi sono insensibilmente più 
corti della proboscide; per forma sono decisamente clavati; sono subpeni- 
cillari e un discretamente bene costituito ciuffo di setole sorge dal penul- 
timo articolo sul suo margine interno; sono bruno-neri sopra e sotto, ma 
il ciuffo delle setole sopra accennato è piuttosto biondiccio. Nella femmina i 
palpi si possono dire lunghi come la proboscide, per quanto essa insensibil- 
mente li sorpassi con l'estremo apice; sono bruno-scuri o bruno-neri sopra 
e sotto. — Antenne: nel maschio hanno le piumosità brunicce, ma con ri- 
flessi giallastri; nella femmina sono bruno-scure con riflessi bruno-gial- 
licci. — Nuca bruna, perchè brune sono le lunghe squamette della chioma 
nucale, che sorgono dal fondo grigio-plumbeo, ma sulla linea dorsale me- 
diana le produzioni rilevate sono di color bianco-paglia e costituiscono 



— 138 — 

una macchia di color bianco-paglia, anteroposteriore, che dalla parte di 
dietro della nuca, ov'è alquanto slargata, si porta assottigliandosi in avanti 
e con le sue squamette setoliformi allungate si proietta come un ciuffetto 
acuminato tra gli occhi e tra gli articoli basali delle antenne. 

Torace. — Dorso: peloso, ma privo del vello, che in Culex, sul mezzo 
è come un' area (bipartita da una linea mediana più scura, che in avanti 
ha ai lati peluzzi chiari in continuazione della macchia nucale) con fondo 
di color bigio-plumbeo, sul quale sono peli di color giallo-ottone; questa 
area è limitata da due bande (una a destra e una a sinistra) dorsali, piut- 
tosto glabre, evidentissime, e che si estendono quanto è lungo il torace, 
avendo la loro maggiore larghezza a metà, — di colore bruno-cioccolata o 
bruno ruggine. — Lati del torace glabri, di colore bruno-rossiccio o bigio- 
bruno, più chiaro delle due bande descritte. — Ali: per colore, complessi- 
vamente brune, specie nella femmina, ma il bruno è sovente un po' bru- 
no-gialliccio; sulle nervature e sui margini sono ricchissime di squamette 
nere, ma all'apice dell'ala le squamette marginali si fanno di color gial- 
lolionato, costituendo quivi una macchiolina di questo colore; speciali 
accumuli di squamette nere, poi, rendono le uli macchiate, le macchie nei 
buoni esemplari essendo quattro, la prima allungata, alla prima biforca- 
zione anteriore ove si origina la nervatura, che diverrà lo scapo della for- 
chetta anteriore, la seconda, talvolta visibilmente biloba, alla venula tra- 
sversi], che riunisce gli scapi delle due forchette e la nervatura interpo- 
sta, la terza e la quarta al punto di confluenza dei ramuli in ciascuna 
delle due forchette. 

Arti. — Ora sono più bruno-giallicci, ora più bruno-neri, od anche neri; 
descrivo i bruno-neri. — Le anche sono sempre bigio-giallicce, glabre. — I 
femori sono bruno-neri o neri di sopra, appena un poco più chiari di sotto; 
in corrispondenza della articolazione dell'estremo punto distale del fe- 
more con la tibia vedesi una sottile, ma evidente orlatura di color bianco- 
paglia, che, appena appena con partecipazione anche della tibia, fa appa- 
rire come una macchiolina di questo colore i ginocchi di tutte e tre le 
paia; questo carattere può anche un po' vedersi negli arti di tipo più 
chiaro. — Le tìbie sono bruno-nere o nere, una piccolissima orlatura di 
color gialliccio-paglia, cui prende parte anche il 1.» articolo dei tarsi, si 
vede alla giuntura loro coi tarsi. — I farsi sono bruno-neri o neri. La 
maniera della unghiatura dell' Anopheles claviger : che concorda perfetta- 
mente con quella delle altre specie, è come la descrissi per 1' Anopheles 
pseudop ictus (1) e come indicano le fig. 45 e 46. 



(1) Quello dei denti basilari dell'unica unghia tridentata del 1.° paio, il quale ve- 
rosimilmente rappresenta l'altra unghia, nel fare e rimuovere il preparato un poco 



— 139 — 

Addome. — E ricco di peli di color giallo-ottone, ma, come sempre nel 
gen. Aìioplieles, la sua superficie dorsale e la ventrale sono prive di s'jua- 





Fig. 45. 



Unghie delle tre paia dagli 
225 



arti del maschio dell'ai, claviger. 



Fig. 46. — Unghie del 1.° 
paio d'arti della femmina del- 

225 

VA. claviger.—- . 



mette e per ciò di vere ornamentazioni colorite; sono in complesso come 
le accennai per V Anopheles pseudopidus. — Forma dell'apparecchio sessuale 
esterno maschile: rappresentata in schizzo 
nei contorni delle parti, che si vedono osser- 
vando 1' apparecchio dal di sopra, dalla 
fig. 47 ; come ridissi, il grado di .sviluppo 
degli aculei, che si vedono verso la base 
dell' apparecchio tra i due grossi lobi, com- 
binato con la posizione più prossimale o più 
distale della setola aculeiforme, che sorge dal 
bordo interno di ciascun grosso lobo, fanno 
distinguere le tre specie di Anopheles; così 
1' Anopheles claviger differisce dal pseudo- 
pictus, tra altro, per le dimensioni degli acu- 
lei, sebbene la setola aculeiforme abbia po- 
sizione simile. 




Fig. 47. — Contorni del- 
le principali parti dell' ap- 
parecchio sessuale esterno 
maschile, visto di sopra, di 
A. claviger. 



50 



2. — Note dietolocfictxe. 



Li'' Anopheles claviger è specie diffusa in tutta Europa: Zetterstedt lo 
cita per la Scandinavia, Stephens e Walker per l' Inghilterra, Meigen ed 
altri per la Germania, Schiner per 1' Austria, Gimmerthal per la Russia. 
Gli esemplari, che ho avuto io di fuori, anche dal nord della Germania, 
concordano con la nostra specie. L' ho trovato in tutta Italia e nelle sue 
isole. E la più comune e abbondante delle nostre specie di Anopheles. 



troppo forte, si può staccare e far credere a presenza di due unghie effettivamente 
libere, una piccolina adentata, che in realtà è il dente staccatosi, una grossa Inden- 
tata ; così disegnai per sbaglio nel mio lavoro del 1896, figurando la unghiatura del- 
l' Anopheles claviger. 



— 140 — 

"Grassi ha tratteggiato benissimo i costumi di questa specie (sia delle 
larve come delle immagini), la più rea nei delitti dell'infezione malarica. 
Li' Anopheles claviger per Vhabitat delle sue larve è specie eminentemente 
palustre, che, come già dissi fin dal 1896, vuole acque bensi ferme o quasi 
ferme, ma non putrescenti e sporche, e invece piuttosto limpide, quali pre- 
cisamente sono le acque di palude, di risaia, età, le quali hanno vegeta- 
zione viva. Le larve vivono sparsamente in queste acque. Talvolta poca 
estensione d'acqua basta per ospitare le larve e lasciar sviluppare V Ano- 
pheles claviger anche in quantità, ma purché abbia gli accennati caratteri. 
Nei luoghi di piano, ricchi di tali acque, V Anopheles claviger può svilup- 
parsi in sterminato numero. 

Gli insetti alati, ossia le immagini, man mano che si sviluppano, restano 
nascosti tra la vegetazione palustre. Poi al far della notte e alla notte se ne 
volano spargendosi nei luoghi circonvicini; di giorno in generale se ne 
stanno quieti e nascosti e scelgono nella buona stagione come loro rico- 
veri diurni i boschi, le siepi, più volentieri le grotte, le volte oscure dei 
ponti, le stalle, i pollai, e specialmente le abitazioni umane, per il che la 
immagine si può dire allo stesso tempo silvicola, campestre e special- 
mente domestica, ma non esce di regola dalle località, dai paesi in largo 
senso palustri (dalle località dette altrimenti malariche), ed ecco che se a 
Cervia trovo sovente Anopheìes claviger in casa mia, a Siena non ve ne ho 
mai trovato uno; al far della notte e alla notte questo animaletto esce 
dai suoi nascondigli, per assalire l'uomo e gli animali a sangue caldo; se 
esso è all'aria aperta e all'aria aperta trova le sue vittime, subito le as- 
sale; se no, penetra nelle abitazioni umane, penetra nelle stalle, si stacca 
dai suoi cantucci di riposo, se già in questi luoghi si trova, e compie i 
suoi misfatti. Nei siti un po' oscuri sugge, ove gli si presenti l'occasione, 
senza complimenti anche di giorno. L'ho veduto in casa sopra alle frutta 
suggere liquidi vegetali; e l'ho veduto perfino posato su immondezze 
nelle latrine. Nella cattiva stagione le femmine fecondate delle ultime 
generazioni svernano nei luoghi riparati e, come dice Grassi, più che 
altro nelle abitazioni umane; circa ai maschi Grassi dice non averne tro- 
vato nessuno in inverno, difatti sono mancanti o rari. 



3. — Osservazioni. 

Questa specie in generale si trova denominata Anopheles maeulipennis 
e attribuita a Meigen, 1818. Io però nel mio lavoro del 1896 (vedilo a 
pag. 44 e 81) cercai dimostrare che la prima denominazione veramente sua 
propria avuta da questa specie fu quella di Culex claviger datale da Fa- 



— 141 — 

bricius nel 1805, e che oggi deve farcela dire: Anopheles claviger, Fabricius 
(1805); e cercai dimostrare contemporaneamente come dalle confuse deno- 
minazioni date nel 1804: da Meigen alle specie di Anopheles, che sono ora 
claviger e bifurcaius ì e per la denominazione posteriore di maculipennis, 
nascessero per le specie istesse varie sinonimie, come indico nel titolo. Sic- 
come, però, circa la ragione, per cui ho preferito la denominazione clavi- 
ger a quella maculipennis, ho avuto qualche interrogazione, così credo 
bene di rispiegare genuinamente la cosa. 

Meigen nel suo lavoro del 1804 (1) nel gen. Culex, tra altre specie, 
parte nuove, parte adottate da altri, parte buone, pai'te cattive, istituì un 
Culex claviger per il carattere « palpis maris claviformibus », ma del 
quale però disse « Die Fliigel sind ungeflekt » ; adottò poi dai prece- 
denti autori un CuUx bifurcatus, ma ad esso assegnò il carattere « Alis 
punctis quinque fuscis ». Ora facilmente si capisce che il Culex claviger 
(e lo mostra sia la descrizione come la buona figura, che Meigen ne diede) 
altro non era che il Culex bifurcatus di Linneo, mentre quello da Meigen 
detto bifurcatus e caratterizzato dalle macchie alari non era tale specie, 
ma altra distinta specie inedita. Difatto nell' opera del 1818-38 Meigen 
riconosce gli equivoci, in cui cadde, e il suo Culex claviger del 1804 pone 
nella sinonimia di quello, che ora chiama Anopheles bifurcatus, mentre il 
suo Culex bifurcatus del 1804 ora chiama Anopheles maculipennis e in si- 
nonimia mette Culex bifurcatus, Meigen, 1804. 

Ma, prima che Meigen scrivesse la sua grande opera e si correggesse, 
Fabricius nel 1805 scrisse il Systema Antliatorum ; ora ecco che cosa ac- 
cadde: in quest'opera egli enumerò un Culex claviger: secondo che pare, 
aveva intenzione di riferirsi al C. claviger di Meigen (tanto vero che 
Meigen nel 1818 nella sinonimia di Anopheles bifurcatus oltre a riportare 
il suo C. claviger del 1804, riporta anche il C. claviger di Fabricius 
del 1805), ma è da ritenersi che sbagliò, e descrisse invece quello, che 
Meigen aveva chiamato nel 1804 C. bifurcatus e che poi nel 1818 disse 
Anopheles maculipennis. Infatti Fabricius così descrisse il Culex claviger: 
« Fuscus, alis albis; punctis duobus fuscis. Habitat in pratis sylvaticis 
Doni. Meigen. Statura et magnitudo praecedentium. Thorax sublineatus ». 
Da un carattere espresso in questa descrizione, cioè punctis duobus fuscis 
nelle ali, io ho tratto la persuasione che si tratti della specie a ali mac- 
chiate; è vero che le macchie in realtà non sono due, sibbene quattro, 
ma ciò può spiegarsi ritenendo che Fabricius avesse in mano esemplari 
scadenti, nei quali le macchie piccole non si scorgevano. 

Se allora questa mia persuasione è (corno non ho dubbio, poiché anofeli 



(1) Vedi citazione in ultimo. 



— 142 — 

a ali macchiate allora non se ne conoscevano altri) giusta, chiaro emerge 
che il primo nome specifico, non ancora legittimamente occupato, avuto 
dall' Anopheles maculipennis di Meigen, fu quello di daviger fai Culex, poi 
Anopheles bifurcatus, era stato applicato male a proposito), datogli da Fa- 
bricius, ed ecco perchè io ho scritto il nome di questa specie cosi: Ano- 
pheles daviger, Fabricius, 1805. 



3. — Anopheles bifurcatus, L. (1758). 

[Culex bifurcatus, L., 1758; C. trifureatus, Fabr., 1792-94; C. daviger, 
Meigen, 1804; Anopheles villosus, Robineau Desvoidy. 1827; Anopheles pi um- 
beus, Stephens ex Haliday, 1828; Anopheles nigripes, Staeger, 1839J. 



I. — Concetto sommario. 

Femori del 1° paio non ingrossati nel loro terzo prossimale. 
— Ali senza gli accumuli di squamette, producenti le macchiette 
nere. — Palpi della femmina bruno-neri o neri, unicolori (senza 
anellature chiare). 

IL — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide: 
mm. 7 a 9, e talvolta fino quasi a 10; il maschio è un po' jmi sottile della 
femmina. — Esistono individui molto più piccoli dei normali accennati 
e generalmente sono anche più nero-bruni; gli individui più grossi spesso 
sono un poco più pendenti in gialliccio. 

Testa. — Proboscide nera o almeno molto bruna sopra e sotto. — Palpi. 
Nel maschio i palpi sono appena, ma evidentemente più corti della pro- 
boscide; per forma sono decisamente davati; sono subpenicillari e un di- 
scretamente bene costituito ciuffo di setole sorge dal penultimo articolo 
sul suo margine interno; sono totalmente bruno-neri o neri sopra e sotto. 
Nella femmina i palpi si possono dire lunghi come la proboscide, per 
quanto essa insensibilmente li sorpassi con l'estremo apice; sono neri o 
almeno molto bruni sopra e sotto. — Antenne: nel maschio hanno le più- 



— 143 — 

mosità bruno-nere o nere; nella femmina sono bruno-nere, ma possono 
presentare anche riflessi un poco bruno-giallicci. — Nuca bruna, perchè 
brune sono le lunghe squamette della chioma nucale, che sorgono dal 
fondo grigio-plumbeo, ma sulla linea doi*sale mediana le produzioni rile- 
vate sono di color bianco-paglia, e costituiscono una macchia di color 
bianco-paglia anteroposteriore, che dalla parte di dietro della nuca, ov' è 
alquanto slargata, si porta assottigliandosi in avanti e con le sue squa- 
mette setoliformi allungate si proietta come un ciuffetto acuminato tra 
gli occhi e tra gli articoli basali delle antenne. 

Torace. — Dorso: peloso, ma privo del vello che in Culex, sul 
mezzo è come un' area (bipartita da una linea mediana più scura, che in 
avanti ha ai lati peluzzi chiari, che formano continuazione della macchia 
bianca nucale) con fondo di color bigio-plumbeo, sul quale sono peli di 
color giallo-ottone ; quest' area è limitata da due bande (una a destra e 
una a sinistra) dorsali, piuttosto glabre, evidentissime, e che si estendono 
quanto è lungo il torace, avendo la loro maggiore larghezza a metà, — di 
color bruno-cioccolata. I lati del torace sono glabri, di colore bigio, più 
chiaro delle due bande descritte. — Ali: per colore sono in complesso bru- 
ne, ossia assai fuliginose, non macchiate. 

Arti. — Anche bigio-gialliccie, glabre. — Femori, fuor che presso la 
radice, o parte prossimale, ove, specie di sotto, si schiariscono un poco, 
sono bruno-neri o neri sopra e sotto; i ginocchi per quasi impercettibile 
orlatura chiara degli estremi contigui del femore e della tibia possono 
apparire (specie visti su fondo nero) come quasi impercettibile punto gial- 
liccio. — Tibie nere; una impercettibile orlaturina chiara, cui prende 
parte anche il 1° articolo dei tarsi, può vedersi con la lente (specie su 
fondo nero) alla giuntura loro coi tarsi. — Tarsi: sono con articoli total- 
mente neri. La maniera della unghiatura àeWAno- 
pheles bifurcatus, che concorda perfettamente con 
quella delle altre specie, è come la descrissi per 
V Anopheles pseudopictus : vedi per l'unghia triden- 
tata del 1.° paio del maschio la fig. 48. 

Addome. — È ricco di peli di color giallo 
d' ottone, ma, come sempre nel gen. Anopheles, 
la sua superficie dorsale e la ventrale sono prive 

di squamette e per ciò di vere ornamentazioni , Fl e- ^ 8 - — Un g hi a tri- 
dentata del 1.° paio d'arti 
colorite; sono in complesso come le accennai per del maschio di A. bifurca- 

V Anopheles pseudopictus. — Forma dell'apparecchio tus < ™. sta di sopra in scor- 

sessuale esterno maschile: rappresentata in schizzo C10 ' ~' 

nei contorni delle parti, che si vedono osservando l'apparecchio dal disopra, 

dalla fig. 49; VA. bifurcatus differisce dall'ai, cfai-yer, per avere (come mo- 





— 144 — 

stra subito il paragone delle figure) maggiore sviluppo degli aculei, che 
si vedono verso la base dell'apparecchio tra i due grossi lobi, e per avere 
con posizione più distale la setola aculeiforme, che sorge dal bordo in- 
terno di ciaschedun grosso lobo, posizione più distale, che lo fa differire 
anche dallM. psudopictus. 

2. — Note dietolocjicrie. 

L' Anopheles bifurcatus è specie ad area di diffusione assai vasta, che va 
dal nord di Europa alla Italia meridionale, Sardegna e Sicilia comprese: 
Zetterstedt la cita per la Lapponia, e gli altri Ditterologi via via per gli 
altri paesi d'Europa dall'Inghilterra alla Russia. Come ho detto, si trova 

nelle varie regioni continentali e peninsulari 
italiane e nelle isole, ove io l'ho trovato in di- 
verse località; ma non è mai in grande quan- 
tità, come può esserlo 1' Anopheles claviger. 
L' 'Anopheles bifurcatus per Vliabitat delle sue 
larve è specie che (sebbene possa mostrare 
le larve stesse viventi in acque decisamente 
palustri, e ne ho avute in quest' anno da 

Fig. 49. - Contorni delle varie regionì palustri della provincia di 
principali parti dell' apparec- 
chio sessuale esteriore ma- Messina, insieme a larve di Anopheles cla- 
schile, visto di sopra, di A. viger) deve dirsi tuttavia subpalustre come 
Mfurcatus. — . quella, le di cui larve vivono volentieri in 

acque bensì non di pozzangbera e non putrescenti , e invece piuttosto 
limpide e con vegetazione viva, però non veramente palustri: così anche 
quest' anno ne ho trovate nelle vasche dell'orto botanico di Messina 
come già ne trovai in vasche di giardini a Siena, e ne ho trovate in 
una vasca del bosco del Camaro nei monti, che Messina circondano. Na- 
turalmente anche le immagini si trovano in questi siti e ne ho catturate 
in Messina, nel giardino pubblico a Siena e nel bosco del Camaro. Per 
abitudine la immagine considero prevalentemente silvicola, ma l'ho presa 
anche nelle grotte, sotto gli archi oscuri dei ponti e talvolta nelle abita- 
zioni umane. Presso ai boschi può sovrabbondare sulle altre specie: così 
verso la metà di Luglio in territorio di Gioia Tauro postomi all'annottare 
presso il bosco di località Camilla, ma in luogo scoperto, catturai moltis- 
simi individui di Anopheles, ed erano presso che tutti di bifurcatus. — A 
Pisa, in certi locali del Laboratorio zoologico, nel quale provenivano dal- 
l'attiguo orto botanico, li ho visti svernare. — È specie ematofaga, come le 
altre. Varie volte fui punto (Ylalle femmine) anche di giorno specialmente 
nei boschi. 



— 145 — 



3. — Osservazioni. 



Questa specie fu istituita da Linneo, che sotto nome di Culex bifurca- 
tus la rammenta prima ancora di avere propriamente adottato la nomencla- 
tura binomia, come nelle prime edizioni del Systema Naturae. Fu universal- 
mente accettata, per quanto Fabricius e nella prima sua opera Meigen non 
la denominassero opportunamente, introducendo delle sinonimie. Dal 1818 
si chiama, con Meigen, Anopheles bifurcatus. Dopo questa epoca furono 
da qualche autore stabilite pretese specie, che un esame ulteriore ha di- 
mostrato o dimostra essere da riferirsi, come sinonimie, &\V Anopheles bi- 
furcatus, e lo vengo ad accennare. — Robineau Desvoidy nel 1827 istituì 
un Anopheles villosus, che solo differirebbe dal bifurcatus per essere più 
villoso e più grande; già nel 1896, pur accettando la specie, dissi non 
poter nascondere di essere in gran sospetto che in fondo si trattasse di 
Anopheles bifurcatus; ho avuto quest'anno in molti allevamenti di larve, 
che ho fatto, individui grossi e chiari di Anopheles bifurcatus (e ciò senza 
dubbio di inganno), con bei maschi grandi e per ciò evidentemente pelosi, 
che mi hanno convinto VAn. villosus di R. D. altro non essere, come so- 
spettavo, che An. bifurcatus, e così, annullando la specie, tra i sinonimi 
di quest'ultima la pongo. — Stephens nel 1828 istituì un Anopheles plum- 
beus; ma che questo non fosse specie a sé e dovesse rientrare tra i sino- 
nimi del bifurcatus avevo già ammesso fin dal 1896. — Staeger nel 1839 
istituì un Anopheles nigripes; questo fu accettato da distinti Dittevologi, 
ed elencato in diversi lavori ; io, però, fin dal 1896, pur accettandolo, ne feci 
una certa critica e mi dimandai se, invece che specie a sé, V Anopheles 
nigripes in altro non consistesse che in individui piccoli e molto scuri di 
An. bifurcatus, che in molte occasioni avevo osservato. Ricerche ulteriori 
mi hanno tolto ogni ultimo dubbio, e vedo con piacere che Grassi, il quale 
da prima aveva accettato la specie come entità a sé, ultimamente, come 
riaccennai, ha appoggiato la mia opinione che VAn. nigripes non sia che 
una semplice varietà del bifurcatus; io ho fatto, come ho detto anche 
sopra, molti allevamenti di larve: ho veduto che secondo varie condizioni, 
specie di nutrimento, larve evidentemente simili si sviluppano ora in 
immagini più grosse e chiare, ora più piccole e nere, ora in immagini 
aventi dimensioni e colorito intermedio, e tutte, esaminate nei caratteri 
essenziali, completamente concordano; non vi è dubbio, adunque, che 
V Anopheles nigripes di Staeger, sebbene come varietà puramente indivi- 
duale esista, in realtà non è che An. bifurcatus, e sono obbligato ad annul- 
lare la specie, mettendone tra i sinonimi di An. bifurcatus il nome. 
Anno XXXI. 10 



— 146 — 

3. — Il genere Ciilex per rispetto alle specie italiane. 

Caratterizzazione. 

Gen. Culex, L. (1735). 

Oltre gli attributi convenienti a questo genere, che furono 
accennati alla caratterizzazione generale, il genere stesso ha in 
confronto dell'altro, Anopheles, i caratteri principali, che si 
vengono ad accennare. Palpi nel solo maschio circa lunghi 
quanto la proboscide o più lunghi, ma nella femmina molto 
più corti. Palpi della femmina 4-articolati o 3-articolati se- 
condo che all'estremo palpale esiste o non esiste un corto ar- 
ticolino; l'articolo basale tozzo e strozzato verso il mezzo, ma 
non effettivamente doppio. Palpi del maschio 5-articolati, i 
due articoli estremi (5.° e 4.°) con articolazioni perfette, gli 
altri tre (3.°, 2.° e 1.°) separati tra loro da articolazioni meno 
nette, che però sono rese più accentuate da minore pigmenta- 
zione della chitina, da lieve interruzione del rivestimento di 
peli e squamette, o da coincidenza di macchie ornamentali; 
l'articolo basale o 1.° corto e tozzo, e un po' strozzato verso 
il mezzo, ma non effettivamente doppio; sono ora un pochetto 
più corti della proboscide, ora appena ed ora notevolmente più 
lunghi di essa; di forma ora affilata, ora meno o più clavata; 
ora non penicillari, ora subpenicillari, ora penicillari, ora tal- 
volta piuttosto con aspetto piumoso. Primo articolo o basale 
(tonilo) delle antenne orlato di squamette. Nuca ricoperta da 
un grossolano vello di squamette foliiformi, sottili, appuntate 
e ricurve, dal quale sporgono peli setolosi e squamette a lunga 
racchetta, meno o più abbondanti, ma generalmente non costi- 
tuenti una chioma nucale così sviluppata come in Anopheles; 
intorno agli occhi il vello nucale forma una cornice chiara. 
Dorso del torace con grossolano vello come la nuca, le di cui 



— 147 - 

squamette possono essere eli vario colore e dar luogo a disegni 
ornamentali; lati del torace con accumuli di squamette costi- 
tuenti spolverature e macchie. Al primo paio di arti, come a 
tutti gli altri, due unghie distinte, variamente conformate. Ad- 
dome dorsalmente rivestito di squamette e così, fuori di qual- 
che eccezione, ventralmente. Uova riunite in un unico cumulo 
a barchetta o a navicella. Larve con sviluppato tubo respira- 
torio posteriore; nell'acqua, quando sono in quiete, stanno pen- 
denti all' ingiù con posizione un po' obliqua, e il tubo respi- 
ratorio posteriore tocca il pelo dell'acqua. Le specie del gen. 
Culex sono altre palustri, altre subpalustri, altre foveali. Delle 
femmine le più sono ematofaghe sempre, alcune forse però pre- 
feriscono, o almeno se ne accontentano facilmente, il regime 
fitofago ; dei maschi qualcuno certamente ematofago, ma i più 
fìtofagi (ve ne sono indubbiamente dei fiorali). Le immagini 
sono altre domestiche, altre fruticicole, altre bosnaiole, e al- 
cune di abitudini promiscue. 



Quali sono le specie, che si descriveranno. 

Dichiaro subito che io in questo lavoro non descrivo che 
le specie, delle quali ho potuto avere, per possederne esem- 
plari, diretta conoscenza, e per ciò di quelle, che pur furono 
ammesse per l' Italia, passo sotto silenzio qualcuna, che non 
potei direttamente conoscere. 

Come ho accennato precedentemente, le specie del gen. Cu- 
lex, che, allo stato della letteratura zoologica, e mentre scrivo, 
sono ammesse per l'Italia, sommano al numero di 27. 

Ma, mentre esse non sono al certo tutte le esistenti, di esse 
alcune ingombrano l'elenco inutilmente. 

Una parte, infatti, come ridissi, è da credersi siano sol- 
tanto specie nominali. 

Un'altra parte, e ciò è anche importante, ho riconosciuto 
che non sono entità a loro, ma devono riferirsi a specie pre- 



— 148 — 

cedentemente descritte, e per ciò sparire come tali dai catalo- 
ghi e entrare nelle sinonimie di altre specie. 

Le specie, che così ho distrutte, sono le seguenti: il C. ar- 
ticulatus di Rondani, che riporto al vexans di Meigen, il mio 
C. salinus, che metto come semplice varietà del nemorosus di 
Meigen, il mio C. phytophagus, che riporto al pipiens di Lin- 
neo; e di tatto questo darò le dovute spiegazioni nel descri- 
vere le forme. 

In compenso descrivo per l'Italia altre specie, che non erano' 
fin qui state numerate pel nostro paese. 

Da tutto ciò viene che le specie del gen. Culex, che io de- 
scrivo in questo lavoro sono 16 e cioè, per ordine di loro sco- 
perta: 1. C. pipiens; 2. annulatus; 3. nemorosus; 4. ornatus; 
5. cantans; 6. vexans; 7. glaphyropterus; 8. albopunctatus ; 
9. peniciìlaris ; 10. pulcritarsis ; 11. spathipalpis; 12. hortensis; 
13. Richiardii; 14. modestus; 15. elegans; 16. impudicus. — Di 
un' altra [C. pulcripalpis) do un breve accenno, in ultimo, pur 
senza averla computata nelle 20 zanzare, che ho detto descrivere. 
E riporto pure le parole scritte da Grassi sul suo C. malariae. 

Divisione del genere. 

Il gen. Culex, che intanto molti Autori non hanno diviso 
affatto fuor che in specie, e così faceva Meigen, da altri Autori 
è stato bensì scisso in qualche scompartimento, ma non con la 
pretesa di stabilire veri gruppi naturali, del valore p. es. di 
sottogeneri, sibbene solo allo scopo di disporre le specie in 
modo da ritrovarle un po' meno difficilmente. Così taluni dei 
vecchi (e vedi, p. es., Zetterstedt) raggrupparono le specie in 
quelle a tarsi unicolori e quelle a tarsi alboannulati; altri le 
suddivisero (e vedi, p. es., Walker) prima in quelle a tarsi 
alboannulati e quelle a tarsi non alboannulati, poi le prime in 
quelle a ali macchiate e quelle a ali senza macchie, e le se- 
conde in quelle a ginocchi albo-macchiati e quelle a ginocchi non 
albo macchiati; ne cito altri esempì. Io stesso nel mio lavoro 



— 149 — 

del 1896, per le ragioni, che allora dissi, e promettendo altri 
metodi per quando avessi avuto le mani libere, seguii nel rag- 
gruppare le specie i vecchi sistemi. 

Colui, che, sebbene con pretensione un po'più lata (come 
similmente aveva avuto, ma con risultati meno felici, Robineau 
Desvoidy nel 1827), che non scindere un genere (come spie- 
gherò), in fatto scisse il gen. Culex, e pel primo fece ciò di- 
versamente da quello, che si era sempre praticato, fu Lynch 
Arribàlzaga, nel suo lavoro delle Culicidae argentine (1891). 

L'intento di questo benemerito Ditterologo (troppo presto 
rapito alla Scienza) certo fu quello di scindere la famiglia in 
ulteriori generi oltre quelli, che si ammettevano fino a quel- 
l'epoca e tra vecchi e nuovi egli la divise infatti, come ridissi 
più indietro, nientemeno che in 11 (1. Megarhina, Rob. Des- 
voidy; 2. Anopheles, Meigen; 3. Sabethes, R. D.; 4. Culex, L. ; 
5. Heteronycha, novum; 6. Psorop/wra, R. D.; 7. Ochlerotatus, 
n.; 8. Taeniorhynchus, n.; 9. Janthinosoma, n. ; 10. Aèdes, Mei- 
gen; 11. Uranotaenia, n.). Ma che furono queste divisioni? Io 
sono sempre dell'opinione del 1896: mentre in ogni modo non 
sono entità, che spicchino e siano distinte per vere caratteri- 
stiche ognora rigorosamente peculiari, e ognora di tale impor- 
tanza da giustificare un genere, stringi, stringi esse si riportano 
in fondo ai soliti tre generi, che sono realmente caratteristici : 
infatti gli 11 generi sono distinti in tre gruppi: un primo 
(come scrissi nel 1896) caratterizzato dai palpi in ambo i sessi 
circa lunghi quanto la proboscide, e in esso Arribàlzaga pone 
i generi Megarhina e Anopheles ; un secondo caratterizzato dai 
palpi del maschio circa lunghi quanto la proboscide o più lun- 
ghi, e in esso Arribàlzaga pone i generi Sabethes, Culex, He- 
teronycha, Psorophora, Ochlerotatus, Taeniorhynchus, Janthino- 
soma; un terzo caratterizzato dai palpi in ambo i sessi bre- 
vissimi, di poco sorpassanti la base della proboscide, e in 
esso Arribàlzaga pone i generi Aèdes e Uranotaenia; dal che 
si vede che siamo in faccia ai tre vecchi gruppi Anopheles, 
Culex, Aèdes suddivisi; e, secondo il mio personale apprezza- 



— 150 — 

mento, suddivisi, e non sempre felicemente, tutt'al più in sot- 
togeneri. 

Ecco che ho spiegato quello, che dicevo: Lynch Arribàl- 
zaga in fondo suddivise generi e tra questi anche il genere 
Culex. 

Come, allora, lo suddivise? Lo vengo ad indicare. — Il 
gruppo, che in fondo è il gen. Culex, Lynch Arribàlzaga ca- 
ratterizzò cosi: « Palpi del maschio più lunghi che la probo- 
scide, più o meno densamente e lungamente piumosi, nella 
femmina brevissimi, non raggiungenti la metà della probo- 
scide, squamati, parcamente tomentosi ». Poi lo divise per 
prima cosa in due scompartimenti, uno col problematico 
gen. Sabethes ereditato senza conoscerlo da Robineau Desvoidy, 
uno con tutti gli altri generi. E questo scisse così: 

a. Palpi del maschio sottili, grado grado attenuati verso l'apice, incur- 

vati in alto, in modo moderato densamente, e lungamente piumosi, 
nella femmina ora con i 4 primi articoli brevi, obconici, con l'ultimo 
abbastanza grande quasi egualmente lungo ai precedenti congiunti 
insieme, ora con i 3 primi articoli brevi, il 4." allungato, obconico, 
l'ultimo minutissimo conico. Addome del maschio non da ambo i lati 
villoso-lanoso. 

a. Unghie della femmina 'uguali, del maschio ineguali assai forte- 
mente arcuate, semplici Culex. 

/3. Unghie del maschio inferiormente armate di acuto denticulo, 
quelle degli arti anteriori e medi ineguali, cioè l' una assai 
grande, l'altra distintamente minore; nella femmina uguali, un 
poco allungate, munite inferiormente di denticulo acuto. 

Heteronyoha. 

b. Palpi del maschio un po'ingrossati verso l'apice gradatamente; il più 

spesso paralleli alla proboscide, diritti; densamente e lungamente piu- 
mosi un po'a guisa di pennello; nella femmina coi tre primi articoli 
brevi, il 4.° allungato, obconico o lineare più lungo dei tre precedenti 
congiunti insieme, l'ultimo minutissimo, quasi nascosto sotto le squa- 
mette. Addome del maschio da ambo i lati lungamente villoso-lanoso. 
a. Unghie in ambo i sessi fesse, ossia disotto unidenticolate o bi- 
denticolate. 



— 151 — 

I. Unghie fesse nella femmina, quasi bifide, o, nel maschio, infe- 
riormente lungamente Indentate. Le tibie degli arti posteriori 
leggermente compresse, verso l'apice un poco ingrossate, assai 
densamente e brevemente irte di squamette e di piccole spine. 
Palpi della femmina quasi uguali alla lunghezza della quarta 
parte della proboscide, col penultimo articolo lineare compresso 
da ambo i lati, assai densamente tomentoso, dei precedenti tre 
presi insieme più lungo di una volta e mezzo, ma non più 
grosso, l'ultimo minutissimo, ovato, subrenitorme; nel maschio 
palpi più lunghi della proboscide di una volta e mezzo, coi 
primi articoli lineari, cogli apicali più grossi dei due prece- 
denti, lievemente piumosi. Corpo nero o testaceo. 

Psorophura. 

II. Unghie inferiormente circa a metà munite di un acuto den- 
tello. Palpi della femmina brevi, eguagliatiti appena la sesta o 
settima parte della lunghezza della proboscide, col 4." articolo 
più lungo dei precedenti, coll'ultimo minutissimo e tenue; palpi 
del maschio ingrossati verso l'apice, densamente e lungamente 
piumosi, subpenicillati quasi come in Taeniorhynchus. Corpo 
spesso cinereo, o variegato d'oro Ochlerotatus. 

/3. Unghie del maschio denticolate, della femmina unghie semplici. 

I. Unghie del maschio inferiormente armate di un valido dente; 
nella femmina ineguali, semplici modicamente allungate, poco 
arcuate. Palpi del maschio non troppo sottili, ingrossati verso 
l'apice, densamente e lungamente piumosi, subpenicillati, coi tre 
primi articoli piuttosto retti subparalleli alla proboscide, ma i 
due apicali più lievemente divergenti in fuori; palpi della fem- 
mina con i tre primi articoli brevi, il 4.° allungato obconico, 
più lungo dei tre precedenti presi insieme, l'ultimo minutis- 
simo, conico, appena visibile e quasi occultato dalle squamette. 

Taeniorhynchus. 

II. Unghie inferiormente in ambo i sessi unidentate. Palpi nella 
femmina con il 4.° articolo breve e obconico, col o.° oblungo, 
più lungo e più grosso dei precedenti; palpi nel maschio quasi 
come in Taeniorhynchus, ma meno piumosi e più sottili. Corpo 
nero-violaceo, o violaceo, macchiato d'argento o d'oro. 

Janlltinosoma. 



— 152 — 

Ecco, così, sei generi cavati dal vecchio gen. Cidex (1), i 
quali, come ho detto, io, pur con le mie riserve, apprezzo tut- 
t' al più quali sottogeneri. 

Dividerò io, adunque, il gen. Culex in base ai generi subor- 
dinati, considerandoli sottogeneri, di Lynch Arribàlzaga? 

Non mi pare di poterlo fare, non persuadendomi troppo 
quelle divisioni, ne trovandole ovunque giuste; io trovo in 
esse mescolati caratteri insignificanti (addome del maschio più 
o meno peloso, palpi incurvati o paralleli alla proboscide, etc.) 
a caratteri di un certo valore, trovo caratteri esatti, ma anche 
di quelli, che mi pare riposino su errore di osservazione (come 
il computamento del numero, e per ciò dell' ordine, etc, degli 
articoli dei palpi femminili), trovo scompartimenti grandi (co- 
me a e b, in cui tutto si riduce a questo: a, palpi maschili 
affilati, b, palpi maschili clavati) caratterizzati meno dei pic- 
coli, trovo poi scompartimenti, in cui, se non ho preso abba- 
glio nel leggere il lavoro originale, sono contradizioni (e così 
in b, j3 è detto « unghie del maschio denticolate, della fem- 
mina semplici », e sotto a Janthinosoma è detto « unghie in 
ambo i sessi incidentate »); tutte cose, ripeto, che mi impedi- 
scono di accettare puramente e semplicemente le divisioni di 
Arribàlzaga. 

Ma da esse prenderò un concetto nuovo e buono, che ve- 
ramente vi si trova: il carattere ungueale come base di sud- 
divisioni, cui aggiungerò un carattere, che mi pare anche più 
importante, e che ho messo in rilievo in altra parte del libro, 
il numero, in 4 o in 3, degli articoli dei palpi feminei. 

E vengo allora a me. Premetto che per le divisioni mag- 
giori del genere, cioè per quelle di primo, secondo e terzo or- 
dine, mi varrò solo di veri caratteri morfologici, per le altre 
di caratteri tratti, (ma col significato, che già indietro accen- 



(1) Il gen. Culex di Arribàlzaga è caratterizzato da unghie semplici (adentate) 
in ambo i sessi. In questo concetto il venerando C. i>ipiens di Linneo, il cui maschio 
ha unghie denticolate, non sarebbe più (esso, che fu la prima specie, su cui il ge- 
nere fu fondato) un Culex, mentre pure il genere continuerebbe a sussistere ! 



— 153 — 

nai), dalle ornamentazioni. Ciò accennato, dico che le mie di- 
visioni farò nel modo, che vengo a delineare. 

Prima dividerò il genere in due scompartimenti, di primo 
ordine, che mi pare (1) si potrebbero anche considerare sotto- 
generi (ad essi mi astengo ora dal dare una denominazione), 
e ciò farò in base alla presenza o all'assenza nei palpi femi- 
nei di un evidente e distinto 4.° articolino. 

Ciascuno di questi scompartimenti suddividerò poi, prima 
in base alla unghiatura della femmina, e avrò così le parti- 
zioni di secondo ordine, poi in base a quella del maschio, ed 
avrò le partizioni di terzo ordine. E tanto le une come le 
altre sono divisioni di un certo valore, ma io non do ad esse 
significato speciale e le considero ora qui solamente quali 
scissioni per avvicinarsi alle specie. Le partizioni di terzo or- 
dine suddividerò in base a caratteri di minor rilievo, ma 
sempre, potendo, morfologici o morfologicamente intesi, anche 
se tratti dalle ornamentazioni, e arriverò in questo modo alle 
specie. 

Ed ecco, per ciò e per concludere, la 



Tabella di divisione analitica del genere Cu/ex in riguardo a un gruppo di specie italiane. 

I. — Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente 
articolo (4.°) posato sulla estremità dell' articolo 
lungo (3.°). 
1. — Unghie delle tre paia di arti della femmina ambo 
denticolate (unidenticolate ; 1.1-1.1-1.1). 
A. ■ — Unghie del 1.° e del 2.° paio di arti del maschio, 
l'una bidenticolata e l'altra unidenticolata, del 
3.° paio ambedue unidenticolate (2.1-2.1-1.1). 
a. — Tarsi di ambo i sessi albo-annulati, con anel- 



(1) Non mi nascondo che mi baso sopra un numero limitato di specie. 



— 154 — 

lature indubbie, ma non spiccanti molto sul 
fondo, e così fatte che ciascuna interessa 
le estremità contigue di due articoli e com- 
prende in mezzo la articolazione. 

1. — Culex penicillaris. 

b. — ■ Tarsi di ambo i sessi non albo-annulati, ma 
unicolori bruno-scuri o bruno-neri. 

2. ■ — Culex ornatus. 

B. — Unghie di tutte e tre le paia di arti del maschio 

ambo unidenticolate (1.1-1.1-1.1). 

a. — Tarsi di ambo i sessi albo-annulati, con ampie 

(almeno al 3.° paio di arti) albo-anellature, 

e site sulla parte basale o prossimale degli 

articoli. 

3. — Culex cantans. 

ò. — Tarsi di ambo i sessi albonotati, con albo- 
notature (ossia anellaturine esili o sottili, 
anche al 3.° paio di arti) site sulla base ossia 
sulla estremità prossimale degli articoli. 

4. — Culex vexans. 

e. — Tarsi di ambo ì sessi né albo-annulati, ne albo- 
notati, ma unicolori, bruno-scuri o bruno- 
neri. 

5. — Culex nemorosus. 

■ — Unghie delle due prime paia di arti della femmina 
ambo denticolate (unidenticolate), dell' ultimo 
paio ambo adenticolate (1.1-1.1-0.0). 

A. — Unghie del 1.° e del 2.° (?) paio di arti del ma- 

schio l'ima bidenticolata, l'altra unidenticolata, 
del 3.° paio ambo adenticolate (2.1-[2.1?]-0.0). 

6. — Culex pulcritarsis. 

B. — Unghie delle due prime paia di arti del maschio 

ambo unidenticolate, dell'ultimo paio ambo 
adenticolate (1.1-1.1-0.0). 

7. — Culex albopunctatus. 



— 155 — 

3. — Unghie delle tre paia di arti della femmina ambo 
adenticolate (0.0-0.0-0.0). 

A. — Unghie del 1.° e del 2.° paio di arti del maschio 

l'ima bidenticolata, l'altra unidenticolata, quelle 
del 3.° paio ambo adenticolate (2.1-2.1-0.0). 

a. — Palpi del maschio più lunghi della proboscide. 

Dorso del torace di ambo i sessi senza spe- 
ciali ornamentazioni, o tutt' al più con strie 
longitudinali più chiare sul fondo scuro, 
a. — Tarsi in ambo i sessi albo-annulati. 

8. — Cui ex annulatus. 

S. — Tarsi in ambo i sessi non albo-annulati, ma 
unicolori bruno-scuri. 

9. — Culex glaphyropterus. 

b. — Palpi del maschio più corti della proboscide, 

che li supera di una lunghezza eguale a 
quella della metà del loro ultimo articolo. 
Dorso del torace in ambo i sessi con orna- 
mentazioni bianche in disegno elegante, e 
tarsi albo-annulati. 

10. — Culex spathipalpis. 

B. — Unghie del 1.° e del 2.° paio di arti del maschio 

l'ima bidenticolata e l'altra adenticolata, quelle 
del 3.° paio ambo adenticolate (2.0-2.0-0.0). 

11. — Culex Richiardii. 
II. — Palpi della femmina non aventi un piccolo, ma evidente 

articolo (4.°), che li termini, ma terminanti con 

1' articolo lungo (3.°). 
1. — Unghie delle due prime paia di arti della femmina 
ambo denticolate (unidenticolate), dell' ultimo 
paio ambo adenticolate (1.1-1.1-0.0); unghie del 
1.° paio del maschio l'una brevemente unidenti- 
colata, l'altra adenticolata, del 2.° e del 3.° paio 
ambo adenticolate (1.0-0.0-0.0). 

12. — Culex elegans. 



— 156 — 

2. — Unghie delle tre paia di arti della femmina ambo 
adenticolate (0.0-0.0-0.0). 
A. — Unghie delle due prime paia di arti del maschio 
ambo unidenticolate, dell' ultimo paio ambo 
adenticolate (1.1-1.1-0.0). 

a. — Dorso dell'addome in ambo i sessi con bande 

alterne chiare e scure, essendo le chiare an- 
teriori alle scure nei tergiti. Palpi del ma- 
schio piumosi; e apparecchio sessuale este- 
riore con grossi lobi allungati, moderata- 
mente setolosi. 

13. — Cidex pipiens. 

b. — Dorso dell' addome in ambo i sessi di color 

bruno-nero (nericcio), quasi uniforme, in 
modo che per quanto i tergiti presentino 
ad ambo i lati tinta giallochiara a guisa di 
macchietta triangolare, non esistono bande 
o fascie. Palpi del maschio nulla piumosi, 
ne penicillari, ma nudi di pelosità; e appa- 
recchio sessuale esteriore con grossi lobi al- 
lungati, moderatamente setolosi. 

14. — Cuìex modestus. 

e. — Dorso dell' addome in ambo i sessi mostrante 
tergiti neri o presso che neri con estremo 
orlo distale listato di bianco, pel quale si 
generano sottilissimi cingoli bianchi della 
parte posteriore di ciascun tergite, i quali 
nella femmina si espandono, in cinque dei 
tergiti, ai lati a guisa di macchietta trian- 
golare. Palpi del maschio poco pelososeto- 
losi (non veramente neppur subpenicillari o 
subpiumosi); e apparecchio sessuale este- 
riore maschile con grossi lobi cordiformi e 
tozzi, aventi ciuffo di foltissime setole nella 
loro parte esterna e basale. 

15. — Culex impudicus. 



— 157 — 

B. — Unghie delle due prime paia di arti del maschio, 
l'ima unidenticolata e l'altra adenticolata, del- 
l' ultimo paio ambo adenticolate (1.0-1.0-0.0). 
Dorso dell'addome in ambo i sessi con bande 
chiare e scure, essendo le chiare posteriori alle 
scure nei tergiti. 

16. — Culex hortensis. 

Una maniera di scindere il gen. Culex (in rapporto alle specie de- 
scritte in questo lavoro) col sistema delle ornamentazioni, non per fare 
dei sottogruppi di qualche importanza nella classificazione naturale, ma 
al solo intento di arrivare alle specie, cioè una chiave per arrivare alle 
specie sulla base dei caratteri di ornamentazione, può essere come indica 
la tabella seguente: avverto che in essa lascio alle specie il numero, che 
avevano nella tabella precedente; avverto inoltre che aggiungo una 17. a spe- 
cie (C. pulcripalpis), che non contemplai nella precedente tabella, perchè, 
per scarsità di esemplari, non potei conoscerne tutti i caratteri formali 
necessari pev porla nella tabella precedente stessa. 

I. Tarsi alboannulati. 

1. L'alboanellatura risiede tutta sopra un solo articolo (fatta eccezione 
di qualche caso di macchie mediane, risiede sopra la base o la 
parte prossimale degli articoli). 

A. Dorso del torace con ornamentazioni bianche disposte in disegno 

elegante. 
a. Ai tarsi del 3.° paio di arti quattro piccole anellature bianche, 
il quinto articolo nero. Ali macchiate. 

10. Cui ex spathipalpis. 
h. Ai tarsi del 3.° paio di arti cinque anellature bianche, delle 

quali una rende l'ultimo articolo tutto bianco. Ali non 
macchiate. 12. Culex elegans. 

B. Dorso del torace senza speciali ornamentazioni bianche. 

o. Il 1.° articolo dei tarsi con alboanellatura alla base e con 
un' alboanellatura anche nel mezzo. 
e. Dorso dell'addome con bande chiare e scure alterne, es- 
sendo le chiare più strette delle scure e anteriori nei 
tergiti. Ali macchiate. 8. Culex annulatus. 

/?. Dorso dell'addome, per quanto i tergiti mostrino ad 
ambo i lati una macchietta giallobianca, senza bande 
ciliare e scure. Ali non macchiate. 

11. Culex Riclv'ardii. 



— 158 — 

b. Il 1.° articolo dei tarsi chiaro alla base, ma in nessun punto 
veramente alboannulato. Dorso dell'addome con bande ciliare 
e scure alterne, essendo le chiare anteriori alle scure e espanse 
assai ai lati dei tergiti in una macchia triangolare a vertice 
indietro. Ali non macchiate. 3. Culex cantans. 

2. L'alboanellatura interessa le estremità contigue di due articoli e 

comprende in mezzo la articolazione. 

A. Alboanellature tarsali indubbie, ma non molto spiccanti sul fondo. 

Palpi maschili non alboannulati. 1. Culex penicillaris. 

B. Anellature tarsali ben spiccanti sul fondo. Palpi maschili con 

tre alboanellature. 

a. Sebbene le alboanellature tarsali siano più che altro ben svi- 

luppate per numero e grandezza nel 3.° paio di arti, pure 
anche gli altri arti mostransi bene alboannullati. Ultimo 
articolo dei palpi maschili non bianco, ma solo con alboa- 
nellatura alla base. 6. Culex pulerilarsis. 

b. Le alboanellature tarsali sono apprezzabili solo al 3.° paio di 

arti, gii altri articoli essendo tutt' al più appena albonotati. 
La terza alboanellatura dei palpi maschili occupa tutto l'ul- 
timo articolo, che è totalmente bianco. 

17. Culex pulcrtpalpis. 
IL Tarsi albonotati, cioè solo con esili anellaturine (site sulla base, ossia 
sulla estremità prossimale degli articoli). 

4. Culex vexans. 
III. Tarsi né alboannulati, né albonotati, ma unicolori bruni (1). 
1. Dorso dell'addome con decise bande chiare e scure alterne. 
A. Le bande chiare sono anteriori alle scure nei tergiti. 

a. Ali oscurate in tre o quattro punti per accumulo di squa- 

mette, che generano, per quanto assai poco spiccate, tre o 
quattro macchiette. 9. Culex glaphyropterus. 

b. Nessuna traccia di macchie alari. 

a. Dorso dell'addome con le bande chiare (bianco-avorio), 
espanse ad ambo le parti laterali dei tergiti in una 
macchia triangolare più chiara ben sviluppata. (Un- 
ghie del 1.° paio di arti della femmina ambo uniden- 
ticolate, del maschio l'ima bidenticolata, l'altra uni- 
denticolata) (2). 2. Culex ornatus. 



(1) Queste zanzare con le sole ornamentazioni si differenziano poco bene. 

(2) Per le tre specie 2, 13 e 5 ho aggiunto anche il carattere delle unghie del 1.° 
paio di arti, perchè colle sole ornamentazioni la differenziazione riesce un po' dif- 
ficile. 



— 159 — 

[ì. Dorso dell'addome con le bande chiare (bianco-bionde) 
espanse un poco (mediocremente) ad ambo i lati dei 
tergiti in una specie di macchiolina. (Unghie del 1.° 
paio di arti della femmina ambo adentate). 

13. Culex pipiens. 

y. Dorso dell'addome con le bande chiare (bianche o bian- 

copaglierine) espanse pochissimo ad ambo i lati dei 

tergiti. (Unghie del 1.» paio di arti della femmina 

ambo unidenticolate, del maschio pure unidenticolate). 

5. Culex nemorosus. 
B. Le bande chiare sono posteriori alle scure nei tergiti. 

16. Culex liortensis. 

2. Dorso dell'addome nero con estremo orlo distale dei tergiti listato 

di bianco, che genera sottili cingoli bianchi posteriori in ciascun 
tergite. 15. Culex impudicus. 

3. Dorso dell'addome senza bande chiare e scure alterne, per quanto 

i tergiti possano presentare ad ambo i lati tinta più chiara. 

A. Dorso dell'addome di color brunonero (nericcio); i tergiti ad 

ambo i lati presentanti tinta giallochiara a guisa di mac- 
chietta triangolare. (Unghie del 1.° paio della femmina ambo 
adenticolate). 14. Culex modestus. 

B. Dorso dell' addome di color brunonero o nero, e ogni tergite, 

eccetto l'ultimo, presentante ad ambo i lati una bella macchia 
di color bianco-avorio o bianco, triangolare, a vertice indietro. 
(Unghie del 1.° paio di arti della femmina ambo unidenti- 
colate). 7. Culex albopunctatus. 



Descrizione delle specie. 

Passo ora a descrivere particolarmente le specie, che già ho 
accennato: e ciò faccio prima col dare di ciascuna di esse un 
concetto sommario, che ne riassuma i caratteri di forma e di 
ornamentazione fondamentali per riconoscerla e distinguerla, 
poi col dare quelle notizie particolareggiate, che ne comple- 
tino sotto i vari riguardi la conoscenza. Oso credere che non 
sia possibile il dubbio, comunque io la denomini, della forma 
concreta che descrivo. 



— 160 — 
1. — Ciilex: penicilla ris, Rondani (1872), Ficalbi (1896). 

I. — CoXCETTO SOMMAEIO. 

Palpi della femmina aventi un piccolo ì ma evidente articolo (4.°) 
posato sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione den- 
ticoloungueale della femmina 1.1-1.1-1.1, del maschio 2.1-2.1-1.1. 
— Tarsi di ambo i sessi alboannulati, con anellature indubbie, 
ma non spiccanti inolio sul fondo, e così fatte che ciascuna in- 
teressa le estremità contigue di due articoli e comprende in 
mezzo la articolazione. — Palpi maschili non veramente albo- 
annulati. — Dorso del torace generalmente con due strie lon- 
gitudinali ornamentali di color bianco-avorio su fondo di color 
giallo-ottone. — Ali non macchiate. — Dorso delV addome in 
fondo con bande biancheggianti e nereggianti, essendo le prime 
anteriori alle seconde, ma poiché le bande chiare tra loro si 
uniscono agli estremi lati e si uniscono per un prolungamento 
dorsale mediano, ogni tergite appare come avente a destra e 
a sinistra una grossa macchia trapezoide nereggiante, su fondo 
chiaro. 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Sono un poco variabili; lunghezza totale del corpo, 
compresa la proboscide, nel maschio 7 a 8 millimetri e talvolta anche 9; 
nella femmina generalmente 8 a 8 '/> millimetri, ma talvolta alcune pic- 
cole femmine hanno 5 millimetri, ed altre grosse 9. 

Testa. — Proboscide: è nei due sessi gialliccia nei due terzi prossi- 
mali, brunonera nel terzo distale o apicale; la estrema parte prossimale, 
ossia la radice, situata sotto i palpi, può vedersi brunonera ove questi 
siano remossi. — Palpi. Nel maschio i palpi sono più lunghi della probo- 
scide di circa metà dell'ultimo articolo; per forma sono del tipo clavato, 
ma moderatamente; sono penicillari nel loro terzo terminale, e cioè con 



— 161 — 

lunghi e fitti peli setolosi impiantati sulla estremità dell'antipenultimo, 
sul penultimo e sull'ultimo articolo; per colorito sono nel seguente modo 
(visti di sopra): vere e decise anellature, come in altre zanzare, non pre- 
sentano: alla estrema base sono bruni, poi viene un tratto di color gial- 
lastro-paglia, cui segue una specie di anellatura brunoscura, dopo di 
questa l'antipenultimo articolo è di color giallastro-paglia fino a tutto il 
suo terzo medio, poi questo colore passa al brunonero più o meno de- 
ciso per numerose brizzolature brunonere sul fondo di color giallo-paglie- 
rino, e di color brunonero sono i due ultimi articoli, che tuttavia alla 
loro base possono presentare una minuta indecisa anellatura biancastra, 
più accentuamente brunoneri sono i palpi alla estremità: i peli-setole del 
pennello sono di color biondo, più o meno bruno. Nella femmina i palpi 
posseggono un 4° articolino a bernoccolo, che riposa sulla estremità del 3." 
articolo lungo; per colorito i palpi femminili sono brunoscuri o brunoneri 
con estremità guernita di color bianco-paglia. — Antenne femminili brune, 
maschili con piumosità abbondantissima, in complesso di color biondo; 
l'articolo basale (tonilo) in ambo i sessi ornato con squamette di color 
biancopaglierino. — Nuca: nella varietà più semplicemente colorita è di 
color bianco giallastro d'ottone, nella varietà meglio colorita è di color 
bianco-avorio nel mezzo, nericcio-bionda sui lati ; i contorni degli occhi 
sono come una cornice di color bianco-avorio. 

Torace. — Dorso. Si ha una varietà con dorso del torace più ele- 
gante, una meno elegante; il dorso stesso nel mezzo si presenta di colore 
giallastro quasi d'ottone d'aspetto opaco e tomentoso, in generale, ma non 
sempre, su questo fondo si mostrano due strie antero-posteriori di color 
bianco-avorio, che occupano da cima a fondo il dorso del torace (ed ecco 
che secondo che queste ornamentazioni sono più o meno sviluppate ed 
evidenti, si hanno le due varietà, che ho detto), nelle parti laterali del 
dorso del torace, poi, cioè a livello del punto di attacco delle ali, il colore 
fondamentale giallo-ottone si fa più bruno-oscuro-rossiccio, e questa colo- 
razione forma come due estreme bande laterali anteroposteriori, che dal 
punto di attacco delle ali vengono in avanti. — Lati del torace con mac- 
chiette e spolverature quasi bianche. — Ali: in complesso danno un po'in 
gialliccio, e non sono macchiate. 

Arti. — Anche: hanno squamette di color gialliccio-paglia. — Femori: 
inferiormente sono di color gialliccio-paglia: superiormente hanno questo 
colore alla radice e fondamentalmente anche nel resto, ma quivi presen- 
tano anche brizzolature bruno-scure, che in taluni individui essendo più 
abbondanti fanno apparire scura la parte superiore dei femori; in ogni 
caso nella parte distale si ha una piccola anellatura bruno-nera, alla 
quale succede, proprio nell'estremità del femore, una orlatura sottile 

Anno XXXI. 11 



162 



bianco-paglia, che in unione ad altra simile dell'estremità prossimale della 
tibia, fa apparire come xm punticino presso che bianco il ginocchio. — > 
Tibie: hanno fondo gialliccio-bruno, ma posseggono punteggiature e pe- 
luzzi bruno-neri più o meno numerosi e possono apparir quindi o più 
giallicce o più nericce; sono però, sempre, più scure dei femori; nella 
parte distale esiste un addensamento del color bruno-nero, che costituisce 
una specie di anellatura, alla quale, proprio nella estremità, succede un 
anello minuto di color bianco-paglia. — Tarsi. Sono bruni, ma non neri, 
anzi qualche volta bruno-giallicci; quelli del terzo paio di arti alboan- 
nulati, ma in generale poco palesemente ad occhio nudo, e le anellature 
sono di color bianco-paglia, o giallo-paglia; gli altri appena orlati nelle 
giunture di questo colore; le anellature (per quanto di esistenza indubbia) 
sono poco palesi perchè il loro colore non spicca molto sul fondo, oltre 
di che sono anche un poco più anguste che in altre zanzare; le ora dette 
anellature (del 3." paio di arti) sono disposte nel seguente modo: gli arti- 
coli 1.°, 2.", 3.° dei tarsi hanno piccola anellatura del colore suaccennato 
alla estremità prossimale e alla distale, il 4.° solo alla prossimale e nulla 
o quasi nulla alla distale, il 5.°, almeno spesso, è tutto di color bianco- 
paglia o giallo-paglia; deriva da ciò che oltre un piccolo anello alla 
articolazione tra la tibia e il 1.° articolo, le articolazioni del 1.° col 2.°, 
del 2.° col 3.", del 3.° col 4.° articolo presentansi ornate di anellature, 
alla costituzione delle quali prendono parte due articoli; certe volte si 
vede che nel mezzo della anellatura, proprio in corrispondenza della arti- 
colazione, esiste un verticillo di quasi impercettibili peluzzi neri. La ma- 
niera della unghiatura (fig. 50 e 51) è in questa zanzara la seguente: nel 





Fig. 51. — Unghie del 
primo paio di arti della 
femmina del 0. penicilla- 



Fig. 50. — Unghie delle tre paia degli arti 
del maschio del C. penicillaris. -r— . 



maschio si ha òhe il 1.° paio di arti possiede 1' una delle unghie Inden- 
tata e più grande, l'altra unidentata e più piccola, il 2.° paio possiede pure 
l'ima delle unghie bidentata e più lunga e grande (il dente basale di 



— 163 — 



questa unghia è piuttosto corto), e più lunga anche della maggiore del 
1." paio, l'altra unidentata e più piccola; il 3.° paio ha unghie unidentate, 
uguali tra loro, e più piccole di tutte; nella femmina si ha chele unghie 
di tutte e tre le paia di arti sono unidentate, uguali tra loro paio per paio, 
e uguali, o presso che uguali, nelle tre paia. 

Addome. — Superfìcie dorsale. Per chiarezza, la descrivo prima nella 
femmina, poi nel maschio. Nella femmina le cose sono nel seguente modo: 
Il primo e il secondo tergite sono di color bianco-paglia, poi il dorso del- 
l'addome mostra tinta biancheggiante e nereggiante così disposte: la tinta 
biancheggiante, e precisamente di colorito giallo-paglia e in certi indivi- 
dui bianco-avorio, in primo luogo, limitata dalla nereggiante, forma delle 
specie di bande trasverse un po'a mezzaluna con concavità indietro, le 
quali occupano la radice o la parte prossimale di ciascun tergite, ma un 
pocolino invadendo anche l'estremo lembo distale del tergite precedente, 
e le quali inoltre nel mezzo del segmento si prolungano in u:;a stretta 
linea longitudinale, che va a unirsi alla banda chiara susseguente, con 
separazione così della tinta brunonera di destra da quella di sinistra: la 
tinta brunonera si estende fino ai lati occupando una buona parte del 
dorso del tergite: la tinta biancheggiante poi, in secondo luogo, forma a 
destra e a sinistra di ogni tergite 
una macchietta allungata anteropo- 
steriormente,(e di queste macchiette 
veggonsene cinque o sei per lato). 
precisamente di color bianco-paglia, 
bianco-avorio o bianco, e sempre 
più chiaro del mediano sul tergite, 
macchietta, che limita lateralmente 
la tinta bruno-nera ; per le cose de- 
scritte si comprende che il colore 
brunonero è circondato da ogni par- 
te dalla tinta biancheggiante, e si 
può anche dire, per ciò, che ogni 
tergite su fondo biancheggiante ha 
a destra e a sinistra una grossa 
macchia trapezoide brunonera: di 
queste macchie veggonsene sei cop- 
pie, e quelle delle ultime due coppie e specie dell' ultima sono piccole, 
perchè sui respettivi tergiti prevale la tinta biancheggiante. Nel ma- 
schio pure, mentre il tergite, che si scorge alla radice dell'addome, è 
bianco, negli altri si ha tinta nereggiante (bruno-nera o nera) e biancheg- 
giante (nei maschi quasi sempre bianca-avorio), disposte in disegni con- 




Fig. 52. — Contorni delle principali 
parti dell'apparecchio sessuale maschile 
esteriore visto di sopra e di sotto del O. 
penìcillaris (di Cervia). Le setole sono di- 
segnate solo, e soltanto in parte, nell'ap- 
parecchio visto per di sopra. — . 



— 164 — 

tigui: in fondo la disposizione è come nella femmina, ma nel maschio le 
macchie Dianche e le nere sono più triangolari: in esso la tinta bianca- 
avorio, oltre a formare una sottile banda trasversa alla base dei tergiti e 
una sottile linea anteroposteriore sul dorso loro, ai lati forma due aree 
triangolari a base anteriore e vertice posteriore, la tinta brunonera o nera, 
invece, viene a costituire due macchie dorsali, una a destra e una a si- 
nistra in ciascun tergite, indipendenti tra loro, perchè isolate dalla tinta 
di color bianco-avorio, e ciascuna avente forma di triangolo con base sul 
bordo distale del segmento e vertice anteriore; di queste macchie veg- 
gonsi sei coppie, l'ultimo segmento ha solo una macchiolina mediana. — 
Superficie ventrale. E di colore bianco-avorio e ciaschedun segmento pre- 
senta nel mezzo una sottilissima macchiolina anteroposteriore nera e ai 
lati (i più dei segmenti, ma non tutti), in corrispondenza della parte di- 
stale, una macchiolina del medesimo colore. — Forma dell'apparecchio ses- 
suale esterno maschi! >: rappresentata in schizzo nei contorni delle princi- 
pali parti viste di sopra e di sotto dalla fig. 52. 



2. — Note dietolocjicrie. 

Questa specie si trova uelle diverse regioni palustri dell' Italia, dal- 
l' Italia settentrionale (Grassi l'ha trovata, per citare un luogo, a Rovel- 
lasca, io nel Ferrarese), all' Italia di mezzo (io l'ho trovata nella provin- 
cia di Ravenna e nelle Maremme toccane, Grassi nelle romane), all'Italia 
meridionale (io 1' ho trovata nelle paludi di Pesto e in Calabria), alla Sar- 
degna (ove l'ho trovata abbondante nel Cagliaritano), alla Sicilia (ove 
prima Grassi e poi io l'abbiamo trovata al lago di Lentini); e in talune 
di queste regioni e in certe stagioni (come nel Luglio di quest' anno 
nelle paludi di Pesto) può essere in numero stragrande di individui. Si 
trova anche in altre parti di Europa. 

Le immagini sono fruticicole e silvicole, e mai fino ad ora le ho tro- 
vate nelle case. 

Per V habitat delle larve questa è specie da dirsi palustre, e nelle 
acque palustri ho trovato larve e ninfe, e ne ho trovate anche in acque 
palustri salmastre. 

E specie a femmina eminentemente ematofaga, che attacca, anche di 
giorno tra i cespugli delle paludi, tra i boschetti di tamerici, e nei boschi, 
1' uomo e i mammiferi, e addosso ai cani, ai cavalli, ai buoi possono cat- 
turarsi con tutta facilità femmine pregne di sangue; al far della notte e 
alla notte non lascia requie a colui, che si reca nei luoghi, ove abbonda. 



165 — 



Osservazioni. 



La denominazione Culex penicìllaris ho preso dalla nota di Rondani 
del 1872 sulle specie italiane del gen. Culex. 

Di questa specie esistono due varietà: una più ben colorita, special- 
mente alla nuca e al torace, una più modesta; qualche piccola differenza 
tra le due si trova anche in talune delle setole dell' apparecchio sessuale 
maschile; ma tuttavia mi pare indubbio che si tratti di specie unica. 

Questa zanzara mi ha dato molto da pensare per la sua precisa iden- 
tificazione e denominazione, come spiego. 

Fu in una nota del 1896 e poi nel mio lavoro complessivo pure del 
1896 che adottai per essa la denominazione Culex penicìllaris, stabilita già 
da Rondani per una sua zanzara. La cosa andò nel modo e per la ragio- 
ne, che vengo genuinamente a dire. 

Avevo raccolto molte di queste zanzare e mi industriavo identificarle. 
Secondo le descrizioni di Schiner, vedevo che avrei dovuto dirle « Culex 
dorsalis, Meigen », ma al contrario la descrizione originale di Meigen non 
mi pareva che al tutto mi autorizzasse (e mi spiegherò) a ciò fare. Ri- 
corsi ai paragoni con la collezione Rondani e in essa (o perchè Rondani 
abbia sbagliato, o perchè siano avvenute delle confusioni dopo) notai 
che la mia zanzara con qualche femmina della varietà ben colorita figu- 
rava come Culex dorsalis, Meigen, = Rustious, Rossi, con qualche altro 
cattivo esemplare come Culex pulcripalpis, Rondani, con un maschio molto 
sbiadito figurava come Culex penicìllaris, Rondani. Non si può- dire che 
questi paragoni fossero tali da chiarire molto le mie idee. Tuttavia, posto, 
come ho detto sopra, che non ero ben convinto di adottare le vedute di 
Schiner del C. dorsalis, posto che neppure mi persuadeva la identifica- 
zione, anche più complicata e racchiudente altra quistione (come accen- 
nerò), che di alcuni esemplari della collezione del Rondani vedevo fatta 
col C. dorsalis, riportato a sua volta da Rondani al C. rusticus di Rossi, 
(taccio degli esemplari posti come C. pulcripalpis), e trovato invece che la 
mia zanzara figurava anche con un nome non compromesso, Culex peni' 
cillaris, adottai questo. Vi era invero uno scoglio: Rondani nella sua nota 
sulle specie italiane del gen. Culex, il Culex penicillaris pone tra quelle, 
che egli dice con tarsi non manifestamente aìboannulati, mentre la mia zan- 
zara aveva tarsi aìboannulati, ma pensai che, siccome per lo più le anel- 
lature tarsali spiccano in questa specie molto poco sul fondo, esse fossei'O 
a Rondani sfuggite o non ne avesse tenuto conto negli esemplari sbiaditi 
da lui detti Culex penicìllaris, e adottai questa denominazione. 

Feci bene? La sentenza a qualche zoologo, che vorrà rioccuparsi della 
cosa. Io spiego le ragioni, per le quali feci come ho accennato. 



— 166 — 

La descrizione di Schiller avrebbe voluto che io riferissi la mia zan- 
zara al Culex dorsalis, Meigen; e che essa corrisponda al C. dorsalis dì 
Schiner non v' è dubbio, come mi hanno dimostrato esemplari mandatimi 
dal Museo di Vienna colla denominazione dorsalis e col cartellino « Schi- 
ner »; ma la zanzara di Schiller, e quindi la mia, sono il vero C. dorsali» 
di Meigen? Potrebbe darsi. Ma devo far notare che Meigen pel suo dor- 
salis dice: « tarsi bruni, tutti gli articoli bianchi alla loro radice », e in- 
vece nella zanzara in quistione, e lo ammette ancho Schiner, gli articoli 
sono alboannulati alla radice e alla terminazione, ossia alla base e all' apice; 
Meigen poi scrive « addome portante le medesime macchie dorsali, nere, 
come nel C. punctatus, però di queste sono distinte solo le quattro paia 
anteriori, le ultime due paia sbiadite », e invece nella zanzara in qui- 
stione le macchie sono non meno di sei paia, e non come nel C. punctatas 
di forma (nella femmina) triangolare; e lascio di dire del dorso del tora- 
ce, che in realtà neppure concorda con la descrizione di Meigen. Ecco per- 
chè allo stato delle cose non mi credei autorizzato a seguire Schiner e 
chiamare C. dorsalis la mia zanzara. 

La collezione Rondani mi avrebbe anche suggerito di chiamare la mia 
zanzara C. rusticus, riferendola a una specie di Rossi del 17!)0, V. rusticus, 
al quale il Rondani riunì come sinonimo il dorsalis; ma, oltre di nuovo 
la quistione del dorsalis, vidi che qui sorgeva quella del rusticus (a pro- 
posito di ciò leggi qualche cenno nel mio lavoro del 1896), cui Rondani 
assegna tarsi alboannulati alla base e all' apice degli articoli, mentre 
Rossi dice solo « pedes fusci », e neppure mi credei autorizzato a seguire 
questa identificazione. 

Perchè seguii la denominazione di C penicillaris pur mentre Rondani 
al penicillaris non assegna tarsi alboannulati, ho spiegato. Devo anche ri- 
conoscere che nella mia zanzara le proporzioni degli scapi e dei ramuli 
delle forchette alari non sono come dice Rondani ; ma anche per ciò come 
potevo aver assoluta sicurezza che egli misurò bene? 

Ho spiegato le mie ragioni. Ma, intendiamoci bene, io sono ben lungi 
dal ritenere che esse siano risolutive. Ritengo, invece, che la mia identi- 
ficazione, in base a qualche ulteriore studio, potrebbe anche essere mo- 
dificata. 

E allora ove, per esempio, stando sempre fermo il concetto che in 
realtà Rondani nel 1872 si riferì col suo penicillaris alla zanzara qui de- 
scritta, si riconoscesse che essa non forma ex se è, ma deve invece farsi 
identica al dorsalis di Schiner e questo a quello di Meigen, mentre il ru- 
sticus è altra cosa, la zanzara stessa dovrà chiamarsi « Culex dorsalis, 
Meigen, 1830 », e ad esso dovrà considerarsi identico il C. dorsalis, Schi- 
ller, 1801, mentre il C. penicillaris, Rondani, 1872, e il C. penicillaris, Ei- 



— 167 — 

calbi. 1896, 1899, dovrà sparire come entità propria e entrare in si- 
nonimia. 

Ove invece, per altro esempio, si riconoscesse che il vero Culex peni- 
ciìlaris di Rondani è una cosa a sé diversa dalla zanzara qui descritta, 
la quale solamente in causa di smarrimento della vera specie e di disor- 
dini avvenuti nella collezione, in qualche esemplare si buscò il cartellino 
dell'altra specie, e si riconoscesse che la zanzara qui descritta realmente 
è il rusiicus di Rossi, 1790, e che il dorsulis di Meigen e di Schiner tra 
loro e con questo coincidono, la zanzara stessa dovrà chiamarsi « Culex 
rustieus, Rossi, 1790 », e dovranno sparire come entità a loro e entrare in 
sinonimia il C. dorsalis, Meigen, 1839, il C. domalis, Schiner, 18G4, il 
C. penùillaris, Ficalbi, 189G, 1899. Amante come sono, delle semplificazioni, 
auguro che nuovi studi facciano trionfare quest' ultimo modo di conside- 
rare le cose. Io, però, non mi sono fin qui creduto autorizzato di adottarlo. 

2. — Culex ornai us. Meigen (1818). 
(C. equìnus, Mgn., 1804). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo 
(4.°) posato sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione 
denticolounguealedella femmina 1.1-1.1-1.1, delmaschio2.1-2.1-l.ì. 
— Tarsi di ambo i sessi non alboannulati, ne albonotati, ma- 
unicolori brunoscuri o brunoneri. — Dorso del torace senza spe- 
ciali ornamentazioni. — Ali non macelliate. — Dorso dell' ad- 
dome con bande chiare e scure alterne, essendo le chiare ante- 
riori alle scure nei tergiti ed espanse ad ambo le parti laterali 
loro in una macchia triangolare più chiara ben sviluppata. 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide, 
millimetri 8 a 11. 

Testa. — Proboscide brunonera o nera. — Palpi. Nel maschio i palpi 
sono più lunghi della proboscide di circa l'ultimo articolo; per forma sono 
del tipo clavato, ma moderatamente; sono penicillari o subpenicillari nel 



— 168 — 

loro terzo terminale; per colorito sono bruni o brunoneri e i tre ultimi 
articoli sono più chiari alla base: il penicillo è prevalentemente biondiccio. 
Nella femmina i palpi posseggono un deciso 4." articolino a bernoccolo, 
di forma olivare, che riposa sulla estremità del 3.° articolo lungo; per co- 
lorito i palpi femminili sono brunoneri o neri. — Antenne brunonere; le 
piumosità del maschio un po'più chiare; il 1.° articolo o basale (tonilo) 
ornamentato di squamette di color bianco-paglia. — Nuca: in prevalenza 
di color giallo-paglia; tra gli occhi e nei contorni degli occhi la peluria 
è di color bianco-paglia quasi bianco. 

Torace. — Dorso: il vello è di color giallo-ottone più bigio nella 
pai'te media del dorso, più giallo paglierino nelle parti laterali. — Lati 
del torace su fondo bruno si presentano spolverati di macchie di color 
bianco-avorio, che si estende pure sulle anche e specie su quelle del 1.° 
paio. — Ali: non macchiate; in complesso presentano un colorito alquanto 
giallastro bruno. 

Arti. — Anche: sono esternamente di fondo bruno, ma abbondante- 
mente spolverate di squamette di color bianco-avorio o bianco-paglia, delle 
quali le anche del 1.° paio sono totalmente coperte anteriormente. — Fe- 
mori di tutte e tre le paia di arti sono di color giallo-nocciuola di sotto, 
di sopra sono di questo stesso colore, ma un po'più oscurato mano mano 
che dal principio del secondo quarto si procede verso la estremità distale; 
l'ultimo tratto dei femori (ultimo quinto circa) è bruno sopra e sotto, e 
l'estremo punto distale ha una esilissima orlatura di color giallopaglie- 
rino, un po'meglio apprezzabile negli arti del 3.° paio, che rende come un 
esilissimo punto chiaro i ginocchi, ma quasi solo apprezzabile con la leiite. 
— Tibie e tarsi di colore uniformemente brunoscuro o brunonero (non 
alboannulati). La maniera della unghiatura in questa zanzara è la seguente 
(fig. 53 e 54): nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede l'una delle 
unghie bidentata e più grande e il dente inferiore di questa è proprio 
sulla continuazione della base dell' unghia, 1' altra unidentata e più pic- 
cola; il 2.° paio possiede pure l'una delle unghie bidentata e notevolmente 
più lunga e grande e anche maggiore della più grossa del 1." paio, l'altra 
unidentata e più piccola; il 3.° paio ha unghie unidentate, uguali tra loro 
e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e tre 
le paia di arti sono unidentate, uguali fra loro paio per paio e presso che 
uguali (le ultime un pochette più piccole) nelle tre paia. 

Addome. — Superficie dorsale. I tergiti sono di un color bruno-garo- 
fano quasi nero, ma ciascuno di essi alla radice sua, ossia alla sua parte 
prossimale o anteriore presenta una banda di color giallo-paglia o bianco- 
avorio, la quale, sottile ossia stretta in corrispondenza del mezzo del dorso, 
alle parti laterali si espande in una macchia triangolare più chiara, che 



— 169 — 

giunge col vertice fino quasi al margine posteriore del tergite ; deriva da 
ciò che la tinta bruna dei segmenti ha forma trapezoide con lato minore 
in avanti e maggiore in dietro; l'addome stesso, visto di sopra, appare 
per quello che ho detto, fasciato, con bande grandi posteriori brune e bande 
strette anteriori biancopaglierine, e di più presenta macchie triangolari 
laterali, dipendenza delle bande chiare. — Superficie ventrale. È unifor- 
memente coperta di squamette di color bianco-paglia o bianco-avorio. 





Fig. 53. — Unghie delle tre paia di arti del maschio 
di C. ornatus (esemplare del Museo di Vienna). — . 



Fig. 54. — Unghie del 
primo paio di arti della 
femmina del C. ornatus (di 
Tonana). -r— ■ 



Ptfote dietologictie. 



Ho trovato abbondante questa zanzara nella pineta, che occupa il li- 
torale di Bocca d'Arno, e la ho trovata numerosa nei boschi di Tombolo 
e San Rossore, che alla suddetta pineta sono contigui. Non potei trovare 
che femmine, e ciò fu nel Luglio di qualche anno indietro. Mi sono di 
nuovo recato negli ultimi di Luglio di questo anno nelle stesse località 
per procurare di catturare anche i maschi, e non ho trovato traccia né di 
maschi, né di femmine. 

È specie che per le abitudini delle immagini direi silvicola o bosca- 
iola, e cosi pure la dice Meigen; per V habitat delle larve mi sembra di 
quelle da considerarsi palustri. 

Si trova anche in altre parti di Europa, ed io ne ebbi già qualche 
esemplare secco (femminile); ho avuto un 'maschio da Vienna, che come 
indicazione di località porta « Ragusa ». 

E specie con femmine avidissime di sangue, che mi molestarono non 
poco nelle mie escursioni nelle località, che sopra ho accennato. 



— 170 — 



3. — Osservazioni. 

È specie istituita da Meigen nel 1818; ma nel 1804 questo autore la 
conosceva già e solo impropriamente la chiamò, con un nome già compro- 
messo da Linneo, Culex equinus, denominazione, che deve andare nella si- 
nonimia. 

Gli esemplari femminili da me catturati in Italia io ho determinato: 
1.°, in base alla descrizione di Meigen; 2.°, in base alla descrizione di 
Schiner; 3.", in base ai confronti fatti con un esemplare già determinato 
con questo nome favoritomi dal Museo di Vienna. Devo però far notare 
che la descrizione di Meigen al bianco di questa zanzara dà carattere di 
bianco genuino ed anche niveo, e quella di Schiner addirittura di bianco- 
argenteo, mentre i miei esemplari, e quello ricevuto da Vienna, presen- 
tano il loro bianco col carattere di bianco-paglia o bianco-avorio; ma mi 
pare di aver notato che anche in altre zanzare di stessa specie si pos- 
sono avere di queste differenze. 

In quanto a esemplari maschili, il solo, che ho potuto avere (e sul 
quale mi sono basato per le caratterizzazioni riferentisi al maschil sesso, 
che ho dato nella descrizione), mi è stato favorito dal Museo di Vienna, 
già determinato; devo solo far notare che questo maschio, forse per essere 
da molto tempo in collezione, e di fatto ha i palpi un po'spelacchiati, non 
presenta il carattere assegnato da Meigen « Taster des Miinnchens.... 
schwarzbraun mit (Irei vjeissschillernden Flecken ». 



3. • — Culex. eantans, Meigen (1818). 
{Culex maculatila, Meigen, 1804; 1818). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente arti- 
colo (4.°) posato sulla estremità- dell' articolo lungo (3.°). — 
Notazione denticoloungueale della femmina 1.1-1.1-1.1, del ma- 
stino 1.1-1.1-1.1. — Tarsi di ambo i sessi albo annidati, con 
ampie {almeno al 3.° paio di arti) alboanellature, interessanti 
un solo articolo ciascuna, e site sulla parte basale o prossimale 



— 171 — 

dei respettivi articoli; ma il primo articolo chiaro alla base, 
però in nessun punto veramente alboannulato. — Dorso del 
torace senza speciali ornamentazioni. — Ali non macchiate. 
■ — Dorso dell'addome con bande bianche o biancopaglierine e 
bruno-scure alterne, essendo le prime anteriori alle seconde e 
assai espanse sui lati dei tergiti verso l'indietro in una macchia 
triangolare, cioè in complesso bicuspidali indietro. 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo compresa la proboscide 
millimetri 8 a 10, e anche 11. 

Testa. ■ — Proboscide bruna, specie nella parte distale, ma un po' più 
chiara verso il mezzo. — Paljri. Nel maschio sono più lunghi della pro- 
boscide di pressoché l'ultimo articolo; per forma sono del tipo clavato; 
sono penicillari e il penicillo sorge dalla parte terminale dell' antipenul- 
timo articolo, del penultimo e un po' dalla base dell'ultimo; per colorito 
sono bruni, ma hanno anche squamette di color giallo-paglia e bianco-pa- 
glia, che formano chiazze o macchie, (ma non vere anellature), delle quali 
veggonsi due di color giallo-paglia sull' antipenultimo articolo e una di 
color bianco-paglia o bianco, piccola, alla base del penultimo e dell' ulti- 
mo; il penicillo ha color bruno-nero con reflessi biondi. Nella femmina i 
palpi posseggono un evidente corto 4." articolo, digitiforme, non grosso, 
ma relativamente più lungo che in certe altre specie: riposa sulla estre- 
mità tronca del 3." articolo lungo; per colorito i palpi feminei sono bruni 
con qualche brizzolatura di color bianco-paglia o giallo-paglia. — Antenne 
femminili gialliccio-brune, brune le piumosità di quelle del maschio, ma 
con riflessi biondicci. — Nuca, di color bianco-paglia, con cornice degli 
occhi bianca. 

Torace. — Dorso: con vello di color avana-chiaro nella zona media- 
na, di color bianco-paglia ai lati di questa, e di nuovo di color avana- 
chiaro più in fuori ossia a livello dell'attacco delle ali. — Lati con 
macchie di squamette di color bianco -paglia. — Ali non macchiate, bru- 
niccio-giallicce brizzolate. 

Arti. — Anche bigio-gialle con macchie di squamette di colore bianco- 
paglia. — Femori: alla radice in totalità di color bianco-giallo o giallo- 



— 172 — 

paglia, e così di questo colore di sotto; di sopra brunicci brizzolati 
di chiaro: un pochetto più bruni, anche di sotto, prima del ginocchio, 
e al ginocchio esilmente chiari, ma senza che il ginocchio stesso ap- 
parisca il punto visibilmente chiaro, che in altre zanzare. — Tibie: di 
color bruniccio poco intenso, brizzolato di chiaro, per tutta la loro lun- 
ghezza, bruno-nere verso e alla estremità distale. — Tarsi: il 1." articolo 
è chiaro alla base, ma non veramente alboannulato, ed è bruno-scuro alla 
parto distale; gli altri articoli sono bruno-scuri alboannulati alla base, 
così: nel 3.° paio di arti il 2.°, il 3.°, il 4.° e anche il 5.°, ma assai meno, 
presentano alla base una ampia anellatura bianca, e per ciò di queste 
anellature scorgonsi quattro; nel 2.° e nel 1.° paio di arti le anellature 
degli articoli estremi vanno così riducendosi che in realtà di anellature 
visibili nel 2.° hannosene tre, e nel 1.° due solamente. La maniera della 
unghiatura in questa zanzara è la seguente (fìg. 55 e 56): nel maschio si 





Fig. 56. — Unghie del 
primo paio di arti della 
femmina del C. cantans. 



220 



Fig. 55. — Unghie dello tre paia di arti del ma- 
schio di C. cantans. — — . 



ha che tutte e tre le paia degli arti presentano ambedue le unghie uni- 
dentate, ma per la relativa grandezza nel 1.° e specialmente nel 2." paio 
sono molto disuguali, 1' unghia anteriore essendo più piccola e più corta, 
nel 3.°-" paio sono per grandezza uguali tra loro e più piccole che negli 
altri arti; nella femmina si ha che tutte e tre le paia degli arti presen- 
tano, come il maschio, le unghie unidentate, le quali tuttavia per la rela- 
tiva grandezza sono uguali paio per paio e presso che eguali nelle tre 
paia di arti, quelle dell' ultimo essendo tuttavia un po' più piccole. 

Addome. — Superficie dorsale. I miei esemplari si erano un poco gua- 
stati, ma mi sembra di poter ripetere come nel 189(3 che la superficie dor- 
sale dell' addome è bruno-scura con bande bianche, o bianco-paglierine, 
anteriori nei segmenti, espanse sui lati verso l' indietro, cioè in complesso 
bicuspidali indietro. — Superficie ventrale: di color bianco-paglia. 



173 



— Note dietologiclae. 

Questa specie è stata dai vari autori (Meigen, Schiner, Stephens, 
Walker, Zettersteclt, Siebke, Grimmerthal) elencata per i principali paesi 
di Europa. Nel bosco della Fontana presso Mantova io ho catturato un 
esemplare, che mi è parso di dover riferire a questa specie. 

E specie che per la stazione preferita dalle immagini deve dirsi sil- 
vicola, e boscaiola la chiama anche Meigen. Per V habitat delle larve non 
avrei dubbio che sia specie palustre. La femmina è ematofaga. 



3. — Osservazioni. 

Meigen nel 1804 istituì un C. maculatus, così caratterizzandolo « Tho- 
race fusco lineis quatuor longitudinalibus nigris; abdomine fusco alboque 
annidato; palpis albomaculatis ; pedibus fuscis, femoribus luteis. (Mas) ». 
Nel 1818 riammise il C. ma>:ulatus con uguale caratterizzazione. E intanto, 
pure nel 1818, istituì un C. eanlans in base a esemplari feminei. Nel 1830, 
però, dichiarò aver riconosciuto che il C. maculatus è il maschio del can- 
tans, e così corresse: « C. maculatus è il maschio del cantans; i piedi sono 
bianco-annulati; l'addome è giallo-ruggine, con anelli bruni ». 

A regola, per ciò, mi pare che il cantans dovrebbe chiamarsi « C. ma- 
culatus, Meigen, 1804, 1818 »; ma siccome non ho modo ora di indagare se 
questa denominazione era già compromessa, così lascio cantans. 

La descrizione di Meigen del 1818, del C. cantans, fu discreta, e ac- 
compagnata da figura. Schiner ridescrisse la specie nel 1864. 

La mia descrizione, oltre che siili' esemplare italiano, è più che tutta 
latta su esemplari forestieri e secchi, ma discretamente conservati. 



4. — Culex: vexans, Meigen (1830). 
(Culex artieulatus, Rondani, 1872). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo 
(4.°) posto sulla estremità delV articolo lungo (3.°). — Nota- 
zione denticolo-ungueale della femmina 1.1-1.1-1.1, del ma- 



— 174 — 

schio 1.1-1.1-1.1. — Tarsi di ambo i sessi albonotati, con 
albonotature (ossia anéllaturine esili o sottili, e tali anche nel 
3.° paio di arti) site sulla base ossia sulla estremità prossi- 
male degli articoli. — Dorso del torace senza speciali orna- 
mentazioni. — Ali non macchiate. — Dorso dell' addome con 
bande alterne chiare e scure, essendo le chiare anteriori alle 
scure nei tergiti, e a guisa di macchia bianca trasversalmente 
allungata, che non arriva a raggiungere completamente i lati, 
più sottile nel mezzo e per ciò biloba. 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide, 
millimetri 7 a 8. 

Testa. — Proboscide: bruno-nericcia circa nel quarto distale più gial- 
lo-chiara nel resto, fuor cbe il punto di attacco, che si rifa scuro. — Palpi. 
Nel maschio i palpi sono più lunghi della proboscide di oltre metà del- 
l' ultimo articolo; joer forma sono del tipo clavato, ma appena appena, 
in modo da albeggiare il tipo affilato; sono }3resso che subpenicillari e 
i non molti peli setolosi seggono specialmente sul penultimo articolo; per 
colorito sono bruno-nericci, ma verso la loro base gli articoli presentano 
tinta più chiara. Nella femmina i palpi posseggono un deciso 4.° artico- 
lino a bernoccolo, di forma subrotondeggiante, che riposa sulla estremità 
del 3.° articolo lungo; per colorito i palpi feminei sono unicolori bruno- 
neri con punta chiara. — Antenne della femmina brunicce, nel maschio 
bruniccio-bionde; il torulo ornato di squamette giallo-bianche. — Nuca di 
color giallo-pagliei'ino chiaro, con contorni degli occhi a guisa di cornice 
più bianca. 

Torace. — Dorso senza ornamentazioni, con vello di color giallo-pa- 
glia aurato. — Lati su fondo bruniccio presentano macchie bianche da ac- 
cumuli di squamette. — Ali in complesso un po' gialliccio-brunicce; viste 
con la lente, tra le squamette nere,- che le rivestono, ne presentano di 
quelle di color giallo-paglia, che cagionano brizzolature di questo colore. 

Arti. — Anche: su fondo bruniccio presentano macchie di squamette 
bianche come quelle dei lati del torace. — Femori: alla radice in totalità 
di color bianco-paglia, di sotto di questo colore in tutto il resto della loro 
estensione fuor che la estrema punta distale, di sopra bruno-neri fuor della 



175 




suddetta radice, alla estremità distale in totalità di color bruno-nero, cui 
succede una orlaturina di color bianco-paglia, che fa apparire, con parte- 
cipazione della tibia, di questo colore i ginocchi, quando specialmente si 
osservino con la lente. — Tibie: molto spinose, brunonere. — Tarsi: assai 
spinosi nel 1.° articolo: brunoneri, ma il 1.", il 2.°, il 3." e il 4." articolo 
hanno una sottile anellaturina bianca alla base (solamente), per cui si co- 
stituiscono quattro albonotature, visibili specialmente nel 3.° paio di arti, 
i quali talvolta possono presentare traccia anche di una quinta. La ma- 
niera della unghiatura in questa zanzara è la seguente (fig. 57): nel ma- 
schio si ha che tutte e tre 
le paia degli arti presenta- 
no ambedue le unghie uni- 
dentate, ma per la relativa 
grandezza nel 1." e special- 
mente nel 2.° paio sono 
molto disuguali, l'ima delle 
unghie essendo più piccola 
e più corta, nel 3.° sono 
per grandezza uguali tra 
loro e più piccole che negli 
altri arti; nella femmina si 
ha che tutte e tre le paia degli arti presentano, come il maschio, le unghie 
unidentate, le quali, tuttavia, per la relativa grandezza sono uguali paio 

per paio e presso che eguali nelle tre 
paia di arti, quelle dell' ultimo essendo 
tuttavia un po' più piccole. 

Addome. — Superficie dorsale. I ter- 
giti sono bruno-neri, ma alla base pre- 
sentano una macchia bianca trasversal- 
mente allungata e più sottile nel mezzo 
(e per ciò biloba), che dà luogo a una 
stretta banda trasversa, che però non 
arriva a raggiungere completamente i 
lati, e di queste bande veggonsene ge- 
neralmente cinque, il primo tergite e i 
due ultimi non possedendola; ai lati dei 



Fig. 57. — Ungine delle tre paia d'arti del ma- 
schio e del primo paio della femmina del O. vaxans 
di Meigen (articulatus di Mondani). — . 




Fig. 58. — J Contorni delle prin- 
cipali parti dell'apparecchio sessuale 
maschile esteriore, visto di sopra, 
del C. vexans, Meigen (articulatus di 



Mondani); delle setole sono disegnate tergiti dove cessa la sottile band CQ _ 
solo alcune. — V Contorni dell' ap- 

parecchio femminile, -f-. mincia una macchia bianca triangolare 

a vertice indietro, e pure di queste mac- 
chie scorgonsi generalmente cinque per lato, o sei, se ne vede anche una 
ultima, picco-lina. ■ — Superficie ventrale: i segmenti sono di color bianco- 



— 176 — 

paglia, ma questo colore è diviso in due aree laterali da una lineetta 
bruna mediana e da color bruno, che si trova sull' orlo del segmento. — 
Forma dell' 1 apparechio sessuale maschile rappresentata in schizzo nei con- 
torni delle principali parti viste di sopra dalla fig. 58. Al lato dell' appa- 
recchio maschile, nella stessa fig. 58, ho posto anche l' apparecchio della 
estremità dell' addome femminile (visto di sopra), il quale in questa specie 
è assai rimarcabile. 



1. — IVote dietolocjielne. 

Questa zanzara da Meigen è stata trovata in Germania, da Schiller in 
Austria; Gimmerthal l'avrebbe trovata in Russia e Zetterstedt nella 
Scandinavia. 

Io ho trovato la zanzara stessa in varie regioni palustri d' Italia e 
in taluni boscbi contigui a regioni palustri. Cosi la ho trovata in Cala- 
bria, la ho trovata nelle paludi di Pesto, nella Maremma toscana, nella 
pineta di Viareggio, etc. 

Per la stazione delle immagini è da dirsi specie più che tutto fru- 
ticicola, ma anche silvicola; per l' habitat delle larve è specie palustre. 

La femmina è, ematofaga e ne ho catturati esemplari mentre tenta- 
vano pungermi. 



3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da Meigen nel L830, e a dir vero non fu 
molto sufficientemente caratterizzata; la descrisse un po' meglio, sebbene 
sempre brevemente, Schiller nel 18G4; e cosi Meigen come Schiller in 
esemplari feminei. 

Allorché io catturai in esemplari freschi, ben conservati e ben stu- 
diabili, la zanzara qui descritta, due cose non tardai a notare, cioè che essa 
aveva "concordanze così colla descrizione del Culex vexans di Meigen, come 
con quella del C. articulatus di Rondani, 1872; avendo potuto istituire 
paragoni con esemplari secchi, denominati C. vexans, che chiesi e ottenni 
dal Museo di Vienna, e avendo pur paragoni istituito cogli esemplari 
secchi, che ancora restano nella collezione lasciata dal benemerito Ditte- 
rologo italiano, constatai che i miei individui concordavano cogli uni e 
cogli altri. 

Dietro questa constatazione, non potevo avere più dubbio : il C. arti- 
culatus di Rondani è il C. vexans di Meigen, e la zanzara qui descritta, 
cui sul primo propendevo a dar nome di articulatus, deve al C. vexans di 



— 177 — 

Meigen essere riferita, entrando la denominazione di Rondani in sino- 
nimia. 

5. — Culex ìiemorosus, Meigen (1818). 

(C. reptans, Mgn. 1804; C. fasnatus. Mgn. 1804; C. sijlvaticus, Mgn. 1818; 
C. salìnus, Ficalbi 1896). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente arti- 
colo (4.°) posto sulla estremità delV articolo lungo (3.°). — No- 
tazione denticolo-ungueale della femmina 1.1-1.1-1.1, del ma- 
schio 1.1-1.1-1.1. — Tarsi di ambo i sessi né albo-annulati, né 
albo-notati, ma unicolori, bruno-scuri o bruno-neri. — Dorso del 
torace senza speciali ornamentazioni. — Ali non macchiate. — 
Dorso delV addome con bande chiare (bianche o bianco-paglie- 
rine) e scure, (nere) alterne, essendo le chiare anteriori alle scure 
nei tergiti e pochissimo espanse ad ambo i lati dei tergiti stessi. 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo compresa la proboscide, 
il maschio di solito 6 a 7 millimetri, talvolta fino a 10 millimetri, la fem- 
mina di solito 7 a 8 millimetri, talvolta fino a 11 millimetri. 

Testa. — Proboscide: nei due sessi è nera sopra e sotto, ma in ge- 
nerale ha qualche brizzolatura color di cece o giallo paglierino. — Palpi. 
Nel maschio i palpi sono appena appena più lunghi della proboscide; per 
forma sono del tipo clavato, tuttavia sono clavati moderatamente; nella 
seconda loro metà sono penicillari, cioè sulla fine dell'antipenultimo, sul 
penultimo e sull'ultimo articolo sono impiantati numerosi peli-setole, dei 
quali i più lunghi (che occupano specialmente la fine dell'antipenultimo 
e il penultimo articolo) sono diretti in fuori; per colore sono in complesso 
brunoneri sopra e sotto, ma mentre gli articoli possono presentare qual- 
che brizzolatura chiara, i peli-setole possono presentare riflesso gialliccio» 
I palpi della femmina posseggono un articolino (4.°), terminale, a bernoc- 
colo rotondeggiante, che riposa sulla estremità, che è tronca, dell'articolo 
lungo, che ora è il penultimo; per colorito sono neri con qualche rara briz- 
zolatura color di cece, che talvolta rende di questo colore la punta. — An- 
tenne: sono bruii onere e presentano macchia di color cece sull'articolo ba- 
cino XXXI. 12 



— 178 — 



sale (torulo) per presenza ivi di squamette di questo colore. — Nuca di 
colore avana; i contorni degli occhi come una cornice di color cece. 

Torace. — Dorso: è di colore avana scuro nel mezzo un po' più chiaro 
lateralmente, senza speciali ornamentazioni. — Lati del torace-: presen- 
tano macchie di squamette di color bianco-paglia quasi del tutto bianco. 
— Ali: non macchiate; con la lente stille nervature e specie sul margine 
anteriore si vedono squamette di color cece od avana chiaro miste alle nere. 

Arti. — Anche: sono macchiate di color bianco-paglia per il continuarsi 
su esse delle spolverature dei lati del torace. — Femori- alla radice e di sotto, 
eccetto che l'ultimo quarto o quinto distale, sono di color bianco-paglia, 
di sopra, eccetto la radice suddetta, e in totalità nell'ultimo quarto o quinto 
distale sono brizzolati di color giallo-cece e di nero, con prevalenza del 
nero verso la estremità, ove il nero stesso si addensa prima del ginocchio: 
i ginocchi stessi appaiono come un punticino di color bianco-paglia per 
sottile anellatura dell'estremo distale del femore. — Tibie: vedute in com- 
plesso appaiono brune, ma con la lente si scorge come presentino un misto 
di brizzolature nere e color cece, con prevalenza delle nere di sopra e delle 
chiare di sotto; talvolta avvertesi con la lente una impercettibile orlatura 
chiara tra l'estremo delle tibie e i tarsi. — l'arsi (non annulati) : appaiono 
più bruni delle tibie, ma anche essi su fondo bruno-nero presentatisi briz- 
zolati di color ceciato, oppure di bianco-paglia. La maniera della unghiatura 
è in questa zanzara la seguente (fìg. 59 e 60): nel maschio si ha che tutte 





Eig. 00. — Unghie del 
primo paio di arti della 
femmina del 0. nemoro- 
sus (var. salinas di Sar- 

225 

degna).—-. 

Fig. 59. — Unghie delle tre paia di arti del maschio l 

225 
del C. nemorosus (var. salinus di Sardegna). f— . 

e tre le paia degli arti presentano ambedue le unghie unidentate, ma per 
la relativa grandezza nel 1.° e specialmente nel 2.° paio sono molto disu- 
guali, 1' unghia anteriore essendo più corta e più piccola della posteriore, 
nel 3.° sono per grandezza uguali e più piccole che negli altri; nella fem- 
mina si ha che tutte e tre le paia degli arti presentano, come il maschio, 



179 — 



le unghie unidentate, le quali tuttavia per la relativa grandezza sono 
uguali paio per paio e presso che nelle tre paia di arti. 

Addome. — Superficie dorsale: è con bande chiare e scure alterne, 
essendo le bande chiare anteriori nei segmenti e più strette delle scure; 
in questo modo: i tergiti sono di colore bianco-paglia, sovente quasi 
del tutto bianco, nel quarto anteriore o basale, sono di color nero (più, 
femmina, o meno, maschio, brizzolato di color-nocciola o color di cece) nei 
loro tre quarti posteriori. — Superficie ventrale dell'addome: è di colore 
bianco-paglia, ma il 3.", 4.°, 5.", 6.° e 7.» segmento presentano lateralmente, 
ossia a destra e a sinistra una macchiolina nera (sovente preceduta da un 
imbianchimento genuino di forma triangolare della tinta bianco-paglia del 
fondo), e così di tali macchie 
veggonsene generalmente 
cinque per ogni lato della 
superficie ventrale: oltre le 
accennate macchie laterali 
gli stessi segmenti presen- 
tano una macchiolina im- 
pari nel mezzo; nel maschio 
le macchioline nere laterali 
e la macchiolina impari me- 
diana sono più sviluppate 
che nella femmina, e talvol- 
ta le macchie laterali arri- 
vano a toccarsi lungo il bor- 
do posteriore dei segmenti, 
che così rendono nero; nel 
secco generalmente per il coartarsi dell'addome le macchiette laterali non 
appariscono. — Forma dell' apparecchio sessuale esterno maschile: esso è molto 
sviluppato e complicato nelle sue parti; è rappresentato in schizzo nei 
contorni delle principali parti viste di sopra e di sotto dalle fig. 61 e 62. 





Fig. 61 e 62. — Contorni delle principali parti 
dell' apparecchio sessuale maschile esteriore, visto 
di sopra e di sotto, del C. nemorosus, var. salinus 
di Sardegna. Nella fig. 61 vedesi a lato staccata e 
distesa di piatto la appendice unciformo basale. 
Nella fig. 62 le setole sono del tutto omesse. -. 



2. — Note dietolocfiolie. 

Il Culex nemorosus è specie, la di cui presenza è stata accennata in 
quasi tutti i paesi di Europa. Meigen la descrisse per la Gei-mania, Gim- 
merthal la citò per la Russia, Stephens e Walker la citarono per l'Inghil- 
terra, Siebke per la Norvegia, Zetterstedt per la Scandinavia in generale 
e per la Lapponia, per l'Italia la rammentò già il Rondani. — Meigen la 
dice specie non rara nei boschi ombrosi, e fu per ciò che dette ad -essa il 
nome, che porta. Schiner per l'Austria la dice specie molto comune. 

In Italia si trova nelle diverse regioni. — Io la ho trovata anche in 



— 180 — 

Sardegna comune in varie località della provincia di Cagliari, acquitrinose 
e palustri, come la regione dello stagno di Cagliari, come il territorio di 
Capoterra e di Pula; e non in boschi, sibbene in luoghi aperti ricchi solo 
di bassi cespugli, che notai costituire il suo soggiorno, nei quali sono fre- 
quenti i maschi e dai quali la femmina si muove per aggredire l'uomo e 
i mammiferi. Notai in Sardegna che le larve di questa specie, oltre che 
in acque dolci, possono svilupparsi in acque salate, (vedi in proposito la 
avvertenza, che ho fatto più indietro, in precedente capitolo) e appunto 
per ciò la varietà sarda, che allora stimai specie a sé, dissi Culex salinu*. 
La femmina è avidamente succhiatrice di sangue, e assale anche di 
giorno, ma specialmente sull'imbrunire. Non ho mai constatato che si in- 
troduca nelle case. Mai fui punto dai maschi. 

3. — Osservazioni 

Questa specie era già nota a Meigen nel 1804: nella sua opera pub- 
blicata a quell'epoca egli istituì, ma con denominazioni già compromesse, 
un C. repfans e un C. fasci atus. Nel 1818 le due specie riunì in una sotto 
il nome di C. nemorosus. Ma nel 1818 istituì anche un C. sylvaticus, che 
però nel 1830 dichiarò altro non essere che una varietà del C. nemorosus. 
Per ciò si stabilii'ono intanto tre sinonimie. 

La descrizione di Meigen (del 1818) fu la seguente: « Thorace rufo 
fusco-vittato; abdomine fusco albo-annulato; genubus puncto niveo. Fronte 
giallo-rossa, con margini degli occhi bianchi. Torace giallobruno con due 
linee longitudinali brunonere. Addome brunonero con anelli bianchi. Co- 
scie giallochiare con apice bruno, con punti argentei-spiccanti ai ginocchi; 
gambe e piedi brunoneri. Bilanceri giallopallidi. Ali bruno-squamate. 
Antenne del maschio con peli bruni, che alla. punta sono bianchi spic- 
canti. Palpi neri. In estate nei boschi ombrosi non raro. 3 linee ». — 
Questa descrizione mette in rilievo un carattere, che anche Schiner regi- 
strò: quello dei ginocchi bianco-argentei; ma io devo dire che non solo 
non negli esemplari italiani e in alcuni esemplari ricevuti di Germania 
e determinati come Culex nemorosus, ma neppure in esemplari inviatimi 
dal Museo di Vienna e portanti il nome di Schiner ho visto i ginocchi di 
color brillante bianco-argenteo, ma solo di color bianco-giallo. Non mi 
resta, per ciò, che ritenere che esistano varietà, il cui bianco è argen- 
teo, e varietà, il cui bianco è paglierino. 

Nel 1896 io istituii un Culex salinus in base a esemplari di Sardegna; 
mi ero bensì accorto che la forma era vicina al C. nemorosus, ma la non 
esistenza di qualche carattere, come quello dei ginocchi argentei, nei miei 
esemplari mi aveva persuaso a non stabilire identificazione e creare invece 
una specie nuova. Ricevuti, però, esemplari di fuori e specie quelli del 



— 181 — 

Museo di Vienna (col nome di Schiner) e, oltre all'aver veduto che i 
ginocchi non sono argentei, fatto di essi e dei miei studio e comparazione 
in base ai caratteri morfologici, che ho adottato in questo lavoro, ho 
compreso che delle due si deve fare una specie sola, e il mio Culex sali- 
nus entra così tra i sinonimi di Culex nemurosus. 

Il C. salinus rimane, però, come indubbia varietà [Culex nemorosus, 
Meigen, 1818, var. salinus, Ficalbi, 1896): oltre ad alcuni caratteri di mi- 
nor conto, nel salinus i lobi a spazzola dell'apparecchio sessuale esteriore 
maschile hanno aculei più corti e meno fitti che nel .vero nemorosus. 

6. — Culex pulcritarsis, Rondani (1872). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina, aventi un piccolo, ma evidente arti- 
colo (A:. ) posto sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Nota- 
zione denticoloungueale della femmina 1.1-1.1-0.0, del maschio 
2.1-[2.1?]-0.0 — Tarsi di ambo i sessi albo annullati, con anel- 
lature ben spiccanti sul fondo e così fatte, che ciascuna inte- 
ressa le estremità contigue di due articoli e comprende in mezzo 
la articolazione; sebbene le alboanellature tarsali siano più che 
altro ben sviluppate per numero e grandezza nel 3.° paio di 
arti, pure anche gli altri arti mostrami bene alboannulati. — 
Palpi maschili con tre alboanellature (l'ultimo loro articolo 
bensì alboannulato alla base, ma non tutto bianco). — Dorso 
del torace con vello di color giallo-ottone o giallo-oro, senza 
speciali ornamentazioni. — Ali non macchiate. — Dorso del- 
l'addome con bande alterne chiare (di color bianco paglierino) 
e scuro (bruno-cioccolata), essendo le chiare anteriori alle scure 
nei tergiti e molto più sottili, e espanse ai lati in una macchia 
bianca triangolare con apice indietro. 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide, 
millimetri 7 a 8. 

Testa. — Proboscide: in complesso bruna, più. accentuatamente alla 



— 182 — 

estremità che nel resto. — Palpi. Nel maschio sono un pocolino più lunghi 
della proboscide, che superano con la estremità dell' ultimo articolo ; per 
forma sono di tipo clavato moderato; s*ono subpenicillari; per colorito 
sono bruni, ma presentano una alboanellatura alla base degli articoli ul- 
timo, penultimo e antipenultimo, che l'ha esilissima; le setole del mode- 
rato peni cillo sono di color bruno -marrone; nell'ultimo articolo esiste una 
pelosità apicale chiara. Nella femmina i palpi posseggono un articolino 
olivare (4.°), che riposa sulla estremità tronca dell'articolo lungo (3.°); 
per colorito sono brunoscuri con apice bianco e bianchiccio. — Antenne: 
nella femmina sono brunonere, nel maschio hanno le piumosità bruno- 
marrone con riflessi biondi; sul tonilo sono squamette biancheggianti. 
— Nuca di color giallo-ottone chiaro; i contorni degli occhi sono come 
cornice bianchiccia. 

Torace. — Dorso con vello di color giallo-ottone o giallo-oro senza 
speciali ornamentazioni. — Lati spolverati di macchie bianche o bian- 
chicce. — Ali brunicce, senza macchie, ma con qualche brizzolaturina chiara. 
Arti. — Anche brunogialle, con spolverature bianchicce. — Femori. 
Alla radice in tufo e pel resto, fuor che la parte distale, in sotto giallo- 
bianchi; di sopra, fuor che alla radice suddetta, brunoscuri un po' briz- 
zolati di chiaro; la parte estrema distale tutta brunoscura; e ad essa 
succede un ginocchio, che è visibilmente come un punto biancheggiante 
(di color bianco-paglia). — Tibie brunonere, ma il loro apice (estremo 
distale) con esile orlatura di color biancopaglierino, che unendosi alla 
anellatura basale del 1.° articolo dei tarsi, contribuisce a costituire la 
prima anellatura tarsale. — Tarsi. Brunoneri, ma alboannullati, e le al- 
boanellature (di color bianco o bianco appena paglierino) interessano due 
articoli contigui (la base dell' uno e 1' apice dell' altro e comprendono in 
mezzo la giuntura); le alboanullature sono cinque, ma solo nel terzo paio 
di arti sono tutte ben sviluppate, negli altri due la penultima è sottilis- 
sima: la prima posa sulla base (parte prossimale) del 1." articolo dei 
tarsi, ma, come ho detto sopra, interessa anche l'apice della tibia, la se- 
conda, la terza e la quarta posano sulle giunture seconda, terza e quarta 
interessando due articoli nel modo, che ho detto, e la quarta è esilissima 
negli arti del primo e del secondo paio, la quinta si estende fino ad oc- 
cupare tutto il 5.° articolo tarsale, che è completamente bianco. La ma* 
niera della unghiatura è nel C. pulcritarsis la seguente: Nel maschio si 
ha che il primo paio di arti ha l'ima delle unghie più lunga e grossa e 
bidentata, l'altra più piccola e unidentata, il secondo paio (se non sono 
stato ingannato da uno scambio di preparati, che mancanza di ulteriore 
materiale mi ha impedito di controllare) ha le unghie come il primo paio, 
il terzo paio ha ambo le unghie adentate, uguali tra loro e più piccole 



— 183 — 

di tutte; nella femmina si ha che il primo e il secondo paio di arti hanno 
unghie ambo unidentate e uguali paio per paio, il terzo paio le ha ambo 
adentate, uguali tra loro e un po' più piccole di quelle degli altri arti. 

Addome. — Superficie dorsale: ha bande alterne chiare (di color bianco 
paglierino) e scure (bruno-cioccolata), essendo le chiare anteriori alle 
scure nei tergiti e molto più sottili: esse ai lati si espandono in una 
macchia bianca triangolare con apice indietro. — Superficie ventrale: di 
color prevalentemente biancheggiante. 



2. — Note dietolocj-iolie. 

E specie per ora trovata solo in Italia. — Io ho trovato questa zan- 
zara (in pochi esemplari) in boschi della Maremma toscana e in alcune 
parti della pineta di Viareggio. — Per le abitudini della immagine la 
considero silvicola. Per l'habitat delle larve credo che sia palustre o 
piuttosto, considerando che l'ho trovata in parti della pineta di Viareg- 
gio ove non è vera palude, subpalustre. La femmina è ematofaga. 



3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da Rondani nel 1872. Dopo, nessuno più 
ne ha parlato in base a osservazioni proprie 

Io ho potuto raccogliere pochi esemplari di questa specie. La mia 
identificazione ho fatto prima in base ai caratteri degli esemplari con- 
frontati con la descrizione (del resto molto monca) di Rondani, e poi in 
base a paragoni con esemplari autentici (sebbene non molto perfetti e 
istruttivi) lasciati dall'Autore, dei quali mi sono anche valso per la de- 
scrizione. Della esattezza della mia identificazione ormai non ho dubbio, 
e mi pare che ora la specie sia sufficientemente caratterizzata. 



7. — Culex. al I ><»]>! me t ut us, Rondani (1872). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo 
(4.°) posto sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione 
denticoloungueale della femmina 1.1-1. 1-0.0, del maschio 1.1-1.1-0.0. 



— 184 — 

— Tarsi di ambo i sessi né alboannulati, né albonotati, ma uni- 
colori, brunoneri o neri. — Dorso del torace avente parte di 
â– mezzo nera lineata da sottile stria mediana anteroposteriore di 
color bianco-avorio, posteriormente dividentesi, e parti laterali 
come due belle fascie di color giallo-paglierino aurato. — Ali 
non macchiate. — Dorso dell'addome di color brunonero o nero, 
e ogni tergite, eccetto l'ultimo, presentante ad ambo i lati una 
macchia triangolare bianca. 

IL — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale, compresa la proboscide, del maschio 
6 a 8 millimetri, della femmina 7 a 9 e anche 10; tra i maschi mi pare 
che predominino gli individui piccoli e sottili. 

Testa. — Proboscide nera. — Palpi. Nel maschio, sono un pocolino 
più corti della proboscide e per forma sono da dirsi del tipo affilato, per 
quanto non così decisamente come, p. es., nel C. pipiens; non sono peni- 
ciliari e nemmeno subpenicillari, tuttavia qualche discreto pelo setoloso 
sorge specialmente dal penultimo articolo; per colorito sono neri. Nella 
femmina i palpi posseggono un quarto articolino terminale, molto piccolo 
e conico (in forma di ghianda); per colorito sono neri — Antenne bruno- 
nere, con articolo basale (torulo) ornato di squamette di color bianco-pa- 
glia. — Naca: ha vello di color bianco-avorio dorato, con due areole nere 
ai lati della linea mediana; esiste una discreta chioma nucale formata di 
lunghe squamette di color giallo-paglia; i contorni degli occhi (occhi, che 
sono presso che neri) sono come una cornice bianca. 

Torace. — Dorso: ha la parte di mezzo nera, lineata da sottile stria 
mediana anteroposteriore di color bianco-avorio, la quale, negli esemplari 
ben coloriti, posteriormente si biforca, mentre la biforcazione abbraccia 
un punto di color bianco d'avorio, ed è abbracciata ai lati da due corte 
lineette di questo stesso colore; ha poi le parti laterali (a livello dell'at- 
tacco delle ali) come due belle fascie (una per lato) di color giallo-paglia 
aurato, che fanno spiccare la porzione mediana nera. Le descritte orna- 
mentazioni nel secco facilmente cadono e il dorso del torace appare nero, 
glabro. — Lati del torace e sua parte anteriore con macchie bianche, quasi 
brillanti, fatte da accumuli di squamette, e che si estendono anche sulla 
faccia esterna delle anche. — AH: non macchiate; bruno-nericce. 



— 185 — 

Arti. — Anche: su fondo bruniccio hanno le macchie di squamette 
bianche, che già furono accennate. — Femori: alla radice o parte prossi- 
male in tufo, e di sotto fino a tutti i due terzi prossimali di color bianco- 
paglia, nel resto (sopra e sotto) neri, ma la estremità distale orlata evi- 
dentemente di bianco; ginocchi, quindi, come evidentissima (anche o oc- 
chio nudo) macchia di color bianco o bianco-paglia; la macchia dei ginocchi 
del 3." paio è la più evidente. — Tibie brunonere o nere. — Tarsi bruno- 
neri o neri. La maniera della unghiatura è in questa zanzara la seguente 
(fig. 63 e 64): Nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede le due 





Fig. 64. — Unghie delle tre paia 

degli arti della femmina del C. albo- 
9 25 
Fig. 63. — Unghie delle tre paia punctatus. z —~. 

degli arti del maschio del C. albo- 

. , 225 

punctatus. -i-. 

unghie unidentate, l'una più grande e più lunga, l'altra più piccola e più 
corta, il 2.° paio possiede pure ambedue le unghie unidentate e pure 
l'una più grande (lunga circa quanto la maggiore del 1.° paio) e più lunga, 
l'altra più piccola e più corta, il 3." paio 
possiede unghie adentate, uguali tra loro e 
più piccole di tutte; nella femmina si ha che 
il 1." e il 2." paio di arti hanno unghie uni- 
dentate e uguali tra loro paio per paio oltre 
che a un dipresso quelle del 1.° con quelle del 
2.°, il 3.° paio ha unghie adentate, uguali tra 
loro e più piccole delle altre. 

Addome. — Superficie dorsale. I tergiti 
presentanti di color nero o brunonero e cia- 
scuno (eccetto l'ultimo) ha due macchie (una 
a destra, una a sinistra) bianche o di color 
bianco-avorio, triangolari con vertice indie- 
tro, le quali, così, in totale appaiono in nu- 
mero di 7 paia, quelle del primo paio essendo piccole, rotondeggianti e 
molto laterali; nel maschio quelle dell'ultimo paio sono riunite in una. 
— Superficie ventrale. I segmenti sono pure neri e sei di essi hanno due 




Fig. 65. — Contorni delle 
principali parti dell' apparec- 
chio sessuale esteriore ma- 
schile, visto di sopra, del C. 
albopunctatus. — — . 



— 186 — 

macchie (una per lato) bianche o di color bianco-avorio, triangolari, le 
quali, così, in totale appaiono in numero di 6 paia, o di 5 nel maschio. 
Nella femmina le macchie ventrali di ciascun paio possono, in certi seg- 
menti, arrivare col loro angolo interno a toccarsi, simulando una banda. 
Quando l'addome è contratto le macchie dorsali e quelle ventrali vengono 
in contatto; e nel secco le ventrali sono in parte mascherate dalla por- 
zione dorsale dell'addome piegata sulla ventrale. — Forma dell'apparecchio 
sessuale maschile esterno: rappresentata in schizzo nei contorni delle parti 
principali come si vedono dal di sopra dalla fig. 65. 



2. — Note d-ietologiclae. 

Ho trovato questa zanzara in vari boschi del nostro paese; in Toscana 
la ho trovata nel bosco di Pian d'Alma (vicino al palude omonimo) presso 
Castiglion della Pescaia, nei boschi di Gavorrano, nel bosco di Tombolo 
in quel di Pisa, e nel bosco del giardin di Boboli in Firenze; la imma- 
gine, per ciò, ossia per le sue abitudini, è da dirsi silvicola. Ma per 
V habitat delle larve questa zanzara è da dirsi subpalustre; l'avrei detta 
addirittura palustre se non l'avessi trovata in Firenze, ove le larve cer- 
tamente devono essersi sviluppate nelle vasche del giardino e del bosco 
di Boboli. 

È specie a femmine avide di sangue, che nei boschi ombrosi assalgono 
in pieno giorno. I maschi sono innocui e fitofagi : mi era difficile tro- 
varne, quando (nel bosco di Pian d'Alma) ne vidi uno sopra un fiore: 
osservatolo attentamente, notai che era intento a succhiare ; esaminando 
poi nel bosco simili fiori, potei facilmente ottenere vari altri maschi. 



3. — Osservazioni. 

Tra le specie della letteratura se ne trovano (per 1' Europa) tre, 1© 
quali hanno il carattere di possedere macchie laterali bianche nei segmenti 
del resto bruni o neri dell'addome, e sono il Culex lateralis di Meigen, 
1818, il C. stioticus pure di Meigen, 1838, e il C. albopunctatus di Eon- 
dani, 1872. 

In confronto della zanzara da me qui descritta, la seconda, o il C. sti- 
eticus, che Meigen dice somigliare al C. ornatus, avere dorso del torace 
grigiobruno con lati color di ruggine, avere le macchie addominali così 
fatte che nei primi tergiti sono a guisa di bande, mi è sembrata senz'altro 
da eliminare. 



— 187 — 

Restano le altre due. C. lateralis. Meigen, e G. albopunctatus, Ron- 
dani. Non nascondo che sono stato molto indeciso se la mia zanzara (po- 
sto che ho escluso il caso di farne una specie nuova) dovessi identificare 
con la specie di Meigen o invece con la specie di Rondani; poiché la se- 
conda di queste due specie, o il C. albopunctatus, è dalla prima cosi insuf- 
ficientemente differenziata, che nel 1896 potei scrìvere: « È specie mal 
definita, e dimando se non sia forse il C. lateralis di Meigen ». Tuttavia, 
visto che i caratteri della mia zanzara e la descrizione di Meigen qual- 
che piccola difformità presenterebbero (Meigen dice il torace avere il dorso 
bianco-bigio con due linee nere l'avvicinate, ed avere i lati nericci, e per 
l'addome Meigen parla di punti piuttosto che di macchie), mi sono deciso 
a identificarla col Culex albopunctatus (di Rondani), con la breve caratte- 
rizzazione del quale concorda e col quale ha comune la patria. 



8. Culex: amiulatus, Schrank (1776). 
(?'? C. variegatus, Schrank, 1781; C. affinis, Sthephens, 1825). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo (4.°) 
posto sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione denti- 
coloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del maschio 2.1-2.1-0.0. 
— Palpi del maschio più lunghi della proboscide. — Dorso del 
torace di ambo i sessi senza speciali ornamentazioni o tutt'al 
più con un paio di indecise strie longitudinali più chiare listate 
di bruno, sul fondo gialliccio-castagno scuro del dorso. — Tarsi 
alboannulati con anellature interessanti un solo articolo ciascuna 
e site alla base degli articoli, il 1.° articolo con alboanellatura 
alla base e una anche nel mezzo. — Ali macchiate. — Dorso 
dell' addome con bande chiare e scure alterne, essendo le chiare 
più strette delle scure e anteriori nei tergiti. 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del maschio, compresa la proboscide 
9 a 14 millimetri, della femmina 10 a 14; il maschio è più sottile. 



188 — 



Testa. — Proboscide: è di color giallo lionato, più o meno brizzolato 
di nero; le brizzolature alla base sono tanto fitte, da rendere bruna la 
base stessa, e così si fanno più fitte verso la estremità, che pur rendono 
bruna, e la oliva può apparire nera. — Palpi. Nel maschio i palpi (fìg. 66) 

sono più lunghi della proboscide di metà 
dell'ultimo articolo; per forma sono del 
tipo clavato, tuttavia sono clavati modera- 
tamente; nella seconda loro metà sono pe- 
llicolari, e i peli-setole occupano special- 
mente la seconda metà dell'antipenultimo 
articolo, ove sono come un ciuiìò brunonero 
diretto infuori, il penultimo articolo e l'ul- 
timo specialmente alla sua radice, e in 
questi due sono alcuni brunoneri, altri 
biondo-gialli e questi ultimi in corrispon- 
denza delle anellature bianclie dei palpi; i 
palpi maschili hanno colore fondamentale 
brunonero o nero e nei buoni esemplari 
presentano 4 anellature chiare: una bianca 
in corrispondenza della radice, tre di color 
bianco-paglia o giallo-paglia, delle quali 
una alla strozzatura, che forma la divi- 
sione tra secondo e terzo articolo, una alla 
giuntura del terzo col quarto, e una alla 
base dell' ultimo (quinto) articolo. I palpi 
della femmina hanno l'articolo lungo, che 
in essi è il penultimo, a estremità tronca, 
sulla quale riposa un ultimo articolino (4.") 
a bernoccolo rotondeggiante in sopra, ma 
schiacciato e con base piatta; per colorito 
sono neri con macchia bianco-paglia a metà 
e con altra evidente macchiolina bianca al- 
l'apice. — Antenne: hanno l'articolo primo 
o basale (torulo) con orlatura di squamette di color bianco-paglia; le piu- 
mosità antennali del maschio sono nere in tutta la metà apicale, bionde 
alla base ove si attaccano allo scapo, che è pur biondo, ma con piccoli 
anelli neri ; le antenne femminili sono brune, ma lo scapo ha minime anel- 
lature bianchicce. — Nuca su fondo bruno, appare di colore bianchiccio, 
il quale è accentuato intorno agli occhi, ove forma una cornice evidente. 
Torace. — Dorso: di color gialliccio-castagno più o meno scuro: sem- 
pre è più scuro sul mezzo che sui lati (a livello dell'attacco delle ali), e 




Fig. 66. — La proboscide e un 
palpo di maschio di C. annulatus e 
la loro base di attacco sotto il cli- 
peo. Vedesi il palpo 5-articolato, 
più lungo della proboscide di me- 
tà dell'ultimo articolo, di forma 
clavata; vedesi negli ultimi tre 
articoli irto di prolisse setole, che 
gli danno aspetto di pennello, os- 
sia penicillare. — ■• 



— 189 — 

indietro; su questo fondo possono scorgersi indecise strie longitudinali e 
generalmente due chiare, più o meno listate di bruno, nella sua metà po- 
steriore; tuttavia mai hannosi quelle decise ornamentazioni del dorso del 
torace, che in altre zanzare. — Lati del torace: presentanti macchiati di 
color bianco-paglia per squamette di questa tinta. — Ali: sulle nervature 
e sui margini sono ricchissime di squamette nere, sul margine anteriore 
e sulle prime due nervature alcune squamette bianche sono mescolate 
alle nere e danno luogo a brizzolature; speciali accumuli di squamette 
nere rendono le ali macchiate; le macchie in esemplari ben sviluppati e 
perfetti sono cinque e sono situate alle consuete ubicazioni; in alcuni 
esemplari la terza macchia, o della grossa forca, può mancare e allora 
appaiono solo quattro macchie. 

Arti. — Anche: sono scuro-giallicce con spolverature di color giallo- 
paglia. — Femori sono di sopra neri, con minute brizzolature di color 
bianco-paglia o con una anellatura bianci situata circa nel quinto infe- 
riore della lunghezza del femore; di sotto i femori sono di colore bianco- 
paglia fino alla anellatura totale del quinto inferiore, dopo la quale sono 
in totalità neri, cioè sopra e sotto; il punto estremo distale di tutti i fe- 
mori ha minuta orlatura bianco-paglia, che, con partecipazione dell'estremo 
prossimale della tibia, fa apparire come un punto bianco, visibile anche a 
occhio nudo, tutti i ginocchi. — Tibie: sono nere, con brizzolature bianco- 
paglia; di sotto o meglio internamente le tibie hanno sottile margine lon- 
gitudinale di color bianco-paglia, margine che (dopo essersi nelle tibie del 
terzo paio di arti dilatato in una specie di indecisa anellatura) si dilegua 
nell'ultima porzione della tibia, che è in totale nera; alla estremità di- 
stale (così, secondo che ho accennato dicendo dei ginocchi, come alla pros- 
simale) le tibie hanno minuta anellatura bianca, che prende parte a co- 
stituire il primo anello bianco dei tarsi. — Tarsi: sono neri con anelli 
bianchi (o appena di color bianco-paglia) in numero di 4 (generalmente) nelle 
due prime paia, di 5 nel terzo paio di arti, e situati nel seguente modo: 
il 1." articolo ha piccola anellatura bianca alla sua estremità prossimale 
che, unita alla piccola anellatura della estremità distale della tibia, forma 
il 1." anello bianco dei tarsi, che è in complesso piccolo o sottile; il 1." 
articolo poi ha una anellatura bianca al suo mezzo, «die costituisce il 2." 
anello; il 2.» e 3." articolo hanno alla base, ossia alla loro parte prossi- 
male una anellatura bianca e così si costituiscono il 3.° e il 4." anello; il 
4." articolo, generalmente nero nelle prime due paia di arti, che per ciò 
hanno soli quattro anelli, ha piccola anellatura bianca alla sua base negli 
arti del terzo paio, ed ecco in essi un 5.° anello bianco; l'ultimo articolo 
in tutti i tarsi è nero. La maniera della unghiatura è nel Culex annula- 
tus la seguente (fig. 67 e 68): nel maschio si ha che il primo e il secondo 



190 



paio di arti possiedono l'una delle unghie Indentata e più grande, l'altra 
unidentata e più piccola, il terzo paio ha unghie adentate e uguali tra 
loro e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e 
tre le paia di arti sono adentate, ambedue uguali in ciascun arto e un 
po' decrescenti per grandezza dal 1." al 3." paio degli arti. 





Fig. 67. — Ughie delle tre paia degli arti del 
maschio del C. annulatus. — . 



Fig. 68. — Unghie del primo 
paio degli arti della femmina del 

r, i i 220 

C. annulatus. ——. 



Addome. — Superficie dorsale: è con bande chiare e scure alterne es- 
sendo le bande chiare anteriori nei segmenti e molto più strette delle 
scure; in questo modo: i tergiti sono neri, ma alla loro parte anteriore 
(o basale, o prossimale), presentano una sottile, ma evidentissima banda 
bianca (che occupa circa '/ 4 del segmento), la quale sui lati si espande un 

po' indietro a spese della tinta nera, che 
l'orma la grossa banda scura del tergi te; 
delle bande bianche dorsali sono evidenti 
per lo più 6; il 2.° segmento presenta la 
tinta nera percorsa e tagliata in mezzo da 
una linea longitudinale, o anteroposterio- 
re, bianca, che fu già accennata da Fabri- 
cius con queste parole: Primum segmentum 
(in realtà è il secondo) linea dorsali alba. — 
Superficie ventrale: presentasi così: i seg- 
menti sono nel mezzo di color giallo-paglia. 
ma a destra e a sinistra presentano una 
macchia nera, preceduta da una bianca; 
delle macchie laterali vedonsene bene 5 
o 6. Nel maschio le macchie nere laterali 
dei segmenti (sterniti) mostrano bene torma presso che triangolare, e ben 
veggonsi specialmente nel 4.°, 5.°, 6.° e 7.° segmento, e spesso anche nel 
3.°; il color giallo paglia o lionato del resto del segmento presenta general- 




Fig. 69. — Contorni delle prin- 
cipali parti dell' apparecchio ses- 
suale maschile, visto di sopra del 
C. annulatus. — . 



— 191 — 

mente brizzolature nere. — Forma dell'apparecchio sessuale esterno maschile: 
rappresentata in schizzo nei contorni delle parti, che si vedono osservando 
l'apparecchio dal di sopra, dalla fig. 69. 



2. — Notizie dietolocjictie. 

Il Culex annulatus è specie diffusa in tutta Europa: Zetterstedt la 
cita per la Lapponia, e per la Scandinavia in genere, Siebke per la Nor- 
vegia, Stephens e Walker per l' Inghilterra, Gimmerthal per la Russia, 
Schiner per 1' Austria, Meigen per la Germania, Macquart per la Francia 
Robineau Desvoidy la dice frequens in tota Europa. 

In Italia si trova ovunque, sia nell' Italia continentale, come in Si- 
cilia e in Sardegna. Ho catturato le sue larve sia in acque genuinamente 
palustri, insieme a larve di specie palustri come 1' Anopheles claviger, sia 
in acque più circoscritte di orti e giardini. 

E specie che per le abitudini prevalenti della immagine direi orti- 
cola; per 1' habitat delle larve la dico subpalustre, per quanto talvolta le 
larve si trovino in acque non tanto pulite. 

Io non ho mai osservato che gli individui di questa specie pungano 
l'uomo; ma l'ha osservato Grassi. 



3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da Schrank nel 1776 con questa descrizio- 
ne: « Culex ninger, abdomine cingulis quinque albis, pedibus albo-annula- 
tis. Ha la grossezza della comune zanzara, semplici, non fronzute an- 
tenne. Il colore è come nella comune zanzara, ma un poco più scuro. 
Sopra 1' addome si trovano cinque bande bianche. I piedi, specialmente i 
posteriori, sono ornati alternativamente di anelli neri e bianchi. Le ali 
sono più scure che nella comune zanzara e hanno solamente alcuni punti 
neri. La patria è Linz ». Per quanto questa descrizione sia assai som- 
maria, si riferisce a caratteri (bande bianche dell' addome, anellature tar- 
sali e specialmente punteggiature delle ali), che non possono lasciare in- 
certezze. Il Culex annulatus è, dunque, specie di Schrank. Tuttavia il solo 
Schiner fu nel giusto riconoscendo questa paternità. Tutti gli altri, a co- 
minciare da Villers e da Meigen, attribuiscono queste specie a Fabricus 
(Rondani 1' attribuì a Meigen), il quale, sì, nel 1787, dette anch' egli una 
chiara e sufficiente, per quanto sommaria, descrizione, ma, sebbene egli 
non abbia citato Schrank, io non ho dubbio che ebbe tra mano la stessa 



— 192 — 

specie già da quell' autore descritta, e per ciò (seguendo Schiner j a Schrank 
la specie stessa attribuisco. 

Schrank nel 1781 descrisse anche, assai malamente, un Culex varie- 
gatus, che Schiner considerò sinonimo del C. annulatus, e così farò io, ma 
con due punti interrogativi. Stephens poi nel 1825 descrisse per l'Inghil- 
terra un Culex affinis, che io concordo con Walker nel ritenere sinonimo 
dell' annulatus. Così il C. annulatus ha (per lo meno) due sinonimie. 



9. — Culex: glapltyrouterus, Schiner (1864). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente arti- 
colo (4.°) posto sulla estremità dell' articolo lungo (3.°). — No- 
tazione denticolo-ungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del maschia 
2.1-2.1-0.0. — Palpi del maschio più lunghi della proboscide. 
— Dorso del torace di ambo i sessi senza decise ornamenta- 
zioni o tutt' al più con strie longitudinali di color giallo-oro sul 
fondo bruno-marrone. — Tarsi non albo-annulati, né albo-notati, 
ma unicolori bruno-scuri. — Ali oscurate in tre o quattro punti 
per accumulo di squamette, che generano, per quanto poco spic- 
cate, tre o quattro macchiette. — Dorso dell' addome con bande 
chiare e scure, essendo la banda chiara (biaìico-paglierina) sot- 
tile e anteriore nel tergite alla tinta scura (bruno-nera). 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo compresa la proboscide 
millimetri 9 a 12. 

Testa. — Proboscide bruno-nera o bruno-nericcia, un po' più chiara, 
per lo più nel maschio, nella parte prossimale. — Palpi. Nel maschio sono 
più lunghi della proboscide della parte terminale dell'ultimo articolo; 
per forma sono del tipo clavato, ma moderatamente; sono un pochino pe- 
loso-setolosi specie nell' antipenultimo e nel penultimo articolo, ma non 



— 193 — 

tali da potersi dire penicillari e neppure subpenicillari; per colorito sono 
nero-brunicci, un po' più chiari alla base e senza ornamentazioni. Nella 
femmina i palpi posseggono un evidente corto 4." articolo, di forma conica, 
che riposa sulla estremità tronca e un po' incavata del 3." articolo lungo; 
per colorito sono bruno-nericci. — Antenne femminili bruno-nere, le piu- 
mosità di quelle del maschio gialliccio-brune, torulo gialliccio. — Nuca 
con vello di color gialliccio-paglia. 

Torace. — Dorso: il vello in parte è di color bruno-marrone, in 
parte di color giallo-oro e questo genera delle strie ornamentali non 
tanto decise, ma discretamente apprezzabili: queste strie sono le seguenti : 
una mediana dorsale anteroposteriore, due, 1' una a destra 1' altra a sini- 
stra di questa, che decorrono parallele o quasi alla prima; oltre di ciò il 
vello è di color giallo-oro anche all' innanzi dell'attacco delle ali; e pel 
resto è, come ho detto, di color bruno-marrone diviso per le accennate 
strie come in quattro aree. — Lati: so.no di color bigio-giallo con mac- 
chie di squamette bianche o bianchicce. — Ali brunicce; le squamette 
nere si accumulano un po' di più in certi punti creando indecisi accenni 
di macchie, le quali (negli esemplari esaminati da me) non sono però mai 
cosi distinte e decise come in altre zanzare (quali A. claviger, C. annulatus); 
in generale se ne vedono tre, che risiedono ai soliti siti (vedi C. annula- 
tus), mancando quella della grossa forca e della forchetta anteriore; nella 
femmina sono più visibili che nel maschio. 

Arti. — Anche giallicce con qualche macchia di squamette bianche o 
bianchicce. — Femori: alla radice in totalità di color giallo-paglia, di 
sotto di questo colore in tutto il resto della loro estensione fuor che la 
estrema parte distale, di sopra bruno-neri fuor della suddetta radice, alla 
estremità distale in totalità di color bruno-nero, cui succede una anella- 
turina di color giallo paglia, che rende come un punto di questo colore 
i ginocchi anche osservati a occhio nudo. — Tibie bruno-nericcie con 
1' estremità con esilissima orlatura di color giallo-paglia. — Tarsi bruno- 
neri unicolori (non albo-annulatij. La maniera, della unghiatura in questa 
zanzara è la seguente (fig. 70): nel maschio si ha che il 1.° e il 2." paio di 
arti possiedono l'una delle unghie Indentata e più grande, 1' altra uniden- 
tata e più piccola, il 3.° paio ha unghie ambo adentate, uguali tra loro e 
più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e tre le 
paia di arti sono adentate, ambedue uguali in ciascun arto e un po' decre- 
scenti per grandezza dal primo all' ultimo paio degli arti. 

Addome. — Superficie dorsale: bruno-nericcia o bruno-nera con in 
ogni tergite una sottile banda di color bianco-paglia basale o anteriore 
nel tergite alla tinta scura; nell' ultimo tergite il bianco predomina. — Su- 
perficie ventrale: di color bianco-paglia. — Forma dell' apparecchio sessuale 
Anno XXXI. 13 



194 — 



esterno maschile: rappresentata in schizzo nei contorni delle principali parti 
viste di sopra dalla fig. 71. 




Fig. 70. — Unghie delle tre paia degli arti del 
maschio e del primo paio della femmina del C. ala- 

220 

phyropterus. ——. 




Fig. 71. — Contorni delle prin- 
cipali parti dell'apparecchio ses- 
suale maschile esteriore, visto di 

50 

sopra, di C. glaphyropierus. — — . 



2. — Note dietolocjictie. 

Conosco presso che niente della dietologia di questa specie, che è 
tutta da fare. Schiner trovò la specie in Austria. Io la ho descritta in 
questo lavoro perchè tra certe zanzare di Dalmazia, che potei vedere, 
credei riconoscerla. Se sia specie palustre, o subpalustre, o foveale io 
ignoro, ed è forse subpalustre. 

3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da Schiner nel 1864. La mia descrizione è 
fatta su esemplari secchi, ma però buoni. La identificazione poi è indub- 
bia, inquanto che ho avuto in mano esemplari autentici favoritimi dal 
Museo di Vienna. Credo quindi che gli estremi di questa specie siano 
ormai ben fìssati con la mia descrizione. 

10. — Ciilex spathipalpis, Rondani (1872), Ficalbi (1889). 
I. — Concetto sommario. 



Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente arti- 
colo (4.°) posto stilla estremità delV articolo lungo (3.°). — No- 



— 195 — 

fazione dentìcolo-ungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del maschio 
2.1-2.1-0.0. — Palpi del maschio più corti della proboscide, che 
li supera di una lunghezza eguale a quella della metà del loro 
ultimo articolo. — Dorso del torace in ambo i sessi con orna- 
mentazioni bianche in disegno elegante. — Tarsi albo-onnulati 
con anellature interessanti un solo articolo ciascuna e site alla 
base degli articoli; ai tarsi del 3.° paio di arti le anellature 
bianche sono quattro, il quinto articolo nero. — Ali macchiate. 
— Dorso dell' addome con bande chiare e scure alterne, es- 
sendo le chiare anteriori nei segmenti e più strette delle scure. 



IL — Notizie particolareggiate. 



1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del maschio compresa la proboscide 
9 a 13 millimetri, della femmina 11 a 15; ,il maschio è più sottile della 
femmina. 

Testa. — Proboscide: nei due sessi è nera. — Palpi. Nel maschio 
(fig. 72) sono un poco più corti della proboscide, che li supera di una lun- 
ghezza eguale a quella della metà del loro ultimo articolo; per forma sono 
del tipo clavato genuino con ultimo articolo molto olivare; sono pochissimo 
pelosi; per colore sono brunoneri con quattro eleganti e piccole anellature 
bianche. I palpi della femmina posseggono un articolino (4.°) terminale, 
a bernoccoletto rotondeggiante, che riposa sulla estremità, che è tronca, 
dell'articolo lungo, che ora è il penultimo; per colorito sono così: hanno 
brevissima radice nera, nel resto sono neri brizzolati di bianco, il quale 
forma una anellatura più o meno evidente presso a poco a metà, all'apice 
hanno macchiolina bianca. — Antenne: sono brunoscure o brunonere, con 
orlatura di squamette bianche sull'articolo basale (tonilo), e con colorito 
bianco, pure per squamette, sul 2.", ed anche sul 3." articolo, specie inter- 
namente. — Nuca: è nericcia, con due linee bianche superiori, anteropo- 
steriori, molto ravvicinate; i contorni degli occhi sono come una cornice 
di color bianco. 

Torace. — Dorso: è di fondo bruno-rossiccio di terra d'ombra, piut- 
tosto chiaro e più che nel C. annulatus, ha aspetto vellutato e presenta 
peli setolosi sui lati e specialmente nel margine posteriore al disopra dello 



— 196 



scudetto, e questi peli setolosi sono di color giallo-ottone; su questa tinta 
fondamentale sono delle definite ornamentazioni bianche (fig. 38, 4). e cioè: 
a) una stria bianca mediana dorsale, che occupa da cima quasi a fondo il 
torace e che posteriormente è più sottile che anteriormente e generalmente 
~. si divide in due; b) due fregi bianchi laterali 

(uno a destra, uno a sinistra), che nella prima 
metà del torace sono a guisa di mezzaluna 
con cavità rivolta indentro, e nella seconda 
metà sono come una linea retta più sottile, 
più dorsale sul torace e diretta indietro, la 
quale continua la mezzaluna e giunge fino, 
o quasi, al bordo posteriore del torace; e) una 
macchia per ognuno dei lati, bianca, lineare, 
sita al davanti e in sopra dell'attacco di cia- 
scuna ala; d) una orlatura di squamette bian- 
che, principalmente raccolte in tre gruppetti, 
del margine posteriore del dorso del torace, 
al di sopra dello scudetto glabro. La parte an- 
teriore ventrale del torace presenta delle mac- 
chie pettorali bianche riunite tra loro a V con 
apice ventrale. — Lati del torace: presentano 
macchiette e spolverature bianche, che si esten- 
dono pure sulla faccia esterna delle anche. — 
Ali: il margine anteriore è orlato di bianco; 
le ali poi, per cumuli di squamette nere, sono 
macelliate; delle macchie, assai minute, veg- 
gonsene generalmente tre: ma talvolta tino 
cinque; nel maschio per lo più solo le due 
prime vedonsi e la terza è appena o nulla ac- 
cennata. 

Arti. — Anche: sono di color nocciola 
percorse esternamente da una macchia bianca; 
le macchie delle anche del 1." paio più che esterne sono anteriori e si- 
tuate sotto e indietro delle macchie pettorali a V del torace, ed esse pure 
colla loro unione formano una specie di V, ad apice troncato e ventrale: 
questo V inferiore comprende entro sé il superiore. — Femori: tutti i 
femori nella loro porzione prossimale o in corrispondenza della radice, 
specie e un po' di più inferiormente, sono gialliccio-bianchi: nel resto 
sono longitudinalmente striati di bianco e di nero, in modo da aversi 
due strie nere e due bianche: le strie nere appaiono bellamente brizzolate 
di bianco e le brizzolature bianche si fanno più numerose e confluenti 




Vig. TI. — La proboscide 
e un palpo di 0. spathipalpis 
maschio e la loro base di at- 
tacco sotto il clipeo. Vedesi il 
palpo 5-articolato, più corto 
della proboscide, di forma cla- 
vata. Tolti peli e squamet- 



197 



prima della terminazione del femore, in modo da costituire una piccola 
anellatura bianca situata circa nel quinto inferiore di questo; l'estremità 
distale di tutti i femori ha minuta orlatura bianca, che, unita ad altra 
orlatura bianca, dell'estremo prossimale della tibia, fa apparire come un 
punto bianco tutti i ginocchi. — Tibie: sono longitudinalmente striate di 
bianco e di nero, e le linee biancbe brizzolate bellamente di nero: alla 
estremità prossimale le tibie, come di sopra ho detto, sono sottilmente or- 
lato di bianco; alla estremità distale quasi si può dire che non lo sono, 
almeno nel più dei casi. — Tarsi: il 1." articolo è longitudinalmente striato 
e brizzolato come le tibie, ma con prevalenza del color nero; con estre- 
mità prossimale (soltanto) evidentemente, ma piuttosto angustamente, 
anellata di bianco; negli arti del terzo paio il 2.", 3." e 4." articolo neri 
con anellatura basale ossia prossimale bianca, piccolissima nel 4.", più 
ampia, ma sempre piccola, passando dal 2.° al 3. u ; il 5.° articolo nero. 
Quindi ai tarsi del terzo paio di arti appaiono 4 piccole anellature bian- 
che: negli altri arti tre sole 

anellature, 
sono in generale le 

essendo neri il 4." o il 5." arti- 
colo. La maniera della unghia- 
tura, è nel Cu/ex spalhipalpis 
come nel C. annui atas, cioè la 
seguente (fig. 73 e 30): nel ma- 
schio si ha che il 1." e il 2.° 
paio di arti possiedono 1' una 
delle unghie Indentata e più 
grande, l'altra unidentata e 
più piccola, il 3." paio ha un- 
ghie adentate e uguali tra lo- 
ro e più piccole di tutte; nella 
femmina si ha che le unghie 
di tutte e tre le paia di arti 
sono adentate, ambedue uguali 
in ciascun arto, e un po' decre- 
scenti per grandezza dal 1." 
al 3." paio degli arti. 

Addome. — Superficie dorsale: in complesso è con bande chiare e scure 
alterne, essendo le chiare anteriori nei segmenti alle scure, più strette di 
esse, e di color bianco, le scure essendo molto grandi e di colore nocciola 
e nero mescolati. Più particolarmente, la superficie dorsale dell'addome in 
esemplari ben costituiti e perfetti si presenta nel modo, che vengo a dire 
distintamente per la femmina e poi maschio. Nella femmina dorsalmente 




Fig. 73. — Unghie delle tre paia degli arti 
del maschio del C. spathipnlpis. Ingrandite. 



198 



i segmenti presentano una piccola fascia bianca nella loro parte anteriore 
o prossimale, e questo color bianco può estendersi anche a destra e a si- 
nistra del segmento, producendo quivi una sottile macchiolina od orlatura 
bianca a guisa di lineetta longitudinale; nel 2.° segmento la fascia bianca 
è triangolare, con vertice in addietro; eccetto la piccola fascia basale bianca 
ora detta, i segmenti nel resto hanno un fondo di color nocciuola un po' ten- 
dente al giallognolo; questa tinta poi è in parte brizzolata di nero, in modo 
da dare, secondo che le squamette nere sono mancanti, o più o meno rac- 
colte e confluenti, vaga idea di macchie dorsali più o meno evidenti : così 
nel 3.°, 4.° e 5.» segmento in mezzo si ha un' area di color-nocciuola puro, 





Fig. 74 e 75. — Contorni delle principali parti dell'apparecchio sessuale esteriore 
maschile di C. spathipalpix, visto di sopra e di lato. — ■ . 

spesso pressoché di forma triangolare a vertice in avanti, ai lati di questa 
due macchie più scure dipendenti da accumulo di numerose brizzolature 
nere, e più infuori ancora il segmento è di color-nocciuola moderatamente 
brizzolato di nero; nel 6.° e 7." segmento le brizzolature nere e il color- 
nocciuola sono più mescolati, senza accennar*e generalmente a macchie di- 
stinte: l'8.° segmento è generalmente bianco, eccetto l'apice. Nel maschio 
dorsalmente i segmenti hanno il quarto anteriore e prossimale bianco ed 
in mezzo una macchia triangolare più o meno evidente di color-nocciuola 
un po' tendente al giallognolo, con vertice in avanti; è specialmente ben 
visibile nei segmenti mediani; il resto dei segmenti è nero con brizzola- 
ture di color-nocciuola; deve notarsi peraltro che nell'ultimo segmento 
prevale la fascia bianca ad ogni altra colorazione. — Superficie ix ni) ale 
dell'addome: è nel seguente modo: nella femmina i segmenti presentansi 
grandemente coperti di squamette bianche, ai lati, però, possono essere un 
poco macchiati di scuro per presenza di squamette di color-nocciuola e 
nere; nel maschio la tinta fondamentale dei segmenti è costituita da un 
color bianco-avorio (in qualche punto tendente appena al celeste) e alle 
parti laterali i segmenti, specie il 4.°, il 5." e il 6." presentar possono qual- 
che piccola traccia di macchia nera, e così nel mezzo, ma si tratta di 



— 199 — 

macchioline poco nette. — Forma dell'apparecchio sessuale esterno maschile: 
rappresentata in schizzo nei contorni delle principali parti viste di sopi-a 
e di lato dalle fie;. 74 e 75. 



2. — Note dietolocjicrie. 

Questa specie per ora non è stata menzionata che in Italia. Io la co- 
nosco per tutte le parti d'Italia comprese le sue grandi isole. 

E specie che per le abitudini prevalenti della immagine io credo si 
possa dire orticola. 

Le sue larve ho trovato in acque di varie specie ; ma prevalentemente 
in acque di pozze e fossati sempre per lo più molto sporche e sovente 
sporchissime e subputrescenti. La dichiaro, quindi, per V habitat delle larve, 
specie foveale. 

Le sue lunghe e grandi larve io ho trovato nelle acque in tutte le 
stagioni, compreso il pieno inverno. 

Mai mi sono accorto che punga e deve essere specie, almeno preva- 
lentemente, fitofaga. La ho trovata svernante in stanze di giardini e an- 
che a pian terreno nelle case. 

3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituta da Rondani nel 1872. Ma la prima partico- 
lareggiata descrizione fu data da me nel 18S9. 

11. — Culex Richiardiì, Ficalbi (1889). 

I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo 
(4.°) posto sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione 
denticoloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del mascliio2.0-2.0-0.0. 

— Tarsi in ambo i sessi alboannulati, con alboanellature inte- 
ressanti un solo articolo e site alla base degli articoli, il 1.° ar- 
ticolo con alboanellatura alla base e un'altra anche nel mezzo. 

— Dorso del torace senza speciali ornamentazioni. — Ali non 
macchiate. — Dorso dell'addome, per quanto i tergiti mostrino 
ad ambo i lati una macchietta giallobianca, senza bande chiare 
e scure. 



— 200 



II. JNOTIZIE PARTICOLAREGGIATE. 



1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide, 
millimetri 7 a 10. 

Testa. — Proboscide. La parte apicale, ossia circa il terzo distale, è 
nero, quindi viene un tratto chiaro, cioè giallo-cece con brizzolature nere, 
queste poi più (maschio) o meno (femmina) addensandosi verso la radice, 
la rendono bruna o nera per maggiore o minore tratto; questo aspetto 
complessivo, così, della proboscide, che si mostra con parte apicale nera 
sorretta da una, per quanto più o meno lunga, porzione chiara, è assai 
caratteristico. — Palpi. Nel maschio i palpi sono più lunghi della probo- 
scide di tutto l'ultimo loro articolo; per forma sono del tipo clavato, ma 
molto moderatamente; nella seconda loro metà sono un pochette penicil- 
lari per peli setolosi brunoneri impiantati sugli ultimi due articoli e spe- 
cialmente sul penultimo; per colorito, visti di sopra, si presentano così: 
sono fondamenta'mente di color giallo ceciato chiaro, e presentano quat- 
tro caratteristiche anellature nere, una dopo la base, due intermedie, una 
terminale all'estremità dell'ultimo articolo, in modo che la punta dei palpi 
è nera. Nella femmina i palpi posseggono un 4." articolo terminale ovoide, 
che riposa, sulla estremità tronca del penultimo: è l'articolo a bernoccolo 
di altre zanzare, ma qui piuttosto ben sviluppato; per colorito i palpi 
femminili sono neri con forti brizzolature di colore giallo-cece, special- 
mente al punto di unione degli articoli e alla estremità, che può essere 
di questo colore, ma non sono tali da potersi dire annullati. — Antenne: 
sono brunonere, e l'articolo basale (tonilo) è macchiato di squamette bian- 
castre. — Nuca di color giallo-bianchiccio con i peli setolosi e le squa- 
mette a lunga racchetta di color nero; contorni degli occhi come una cor- 
nice biancastra. 

Torace. — Dorso: senza ornamentazioni speciali e definite; veduto in 
complesso ha colorito di terra d'ombra bruciata, più sottilmente osservato, 
il vello appare di color giallo dorato e i peli lunghi e setolosi, che ne 
sporgono, sono brunoneri; due file di questi formano due indecise strie 
brune longitudinali, dorsali. — Lati del torace con macchiette e spolve- 
rature di color giallo-ceciato piuttosto bianco. — Ali molto torbide; stra- 
ricche di squamette nere, tra le quali sono squamette di color giallo-cece, 
che danno luogo a brizzolature di questo colore. 



— 201 — 

Arti. — Anche, giallicce con squamette di color giallo-cece e alcune 
nere o nericce. — Femori. Di sopra su fondo gialliccio presentansi tal- 
mente punteggiati di nero da mostrare in prevalenza questo colore, che 
forma un anello preterminale completamente nero, prima dell'estremo di- 
stale ; di sotto prevalentemente di color giallo quasi ceciato con qualche 
punteggiatura nera: anche di sotto vedesi bene l'anello preterininale nero 
già ricordato; dopo il suddetto anello l'estremo distale del femore mostra 
una sottile anellatura quasi bianca, che dà aspetto di punto bianco al gi- 
nocchio. — Tibie. Su fondo giallo-ceciato presentano numerosissime pun- 
teggiature nere, che spesso fanno ad esse prendere in prevalenza questo 
colore; hanno un anello nero affatto preterminale e l'estremo punto distale 
ha anello sottilissimo di color giallo-bianco. — Tarsi. Neri anellati di 
color giallo ceciato chiaro a piccolo anello, e con anello del medesimo 
colore a metà; 2.", 3." e 4." articolo con ampio anello di color giallo ceciato 
chiaro alla hase o parte prossimale (soltanto), e il resto nero; il 5." arti- 
colo è nero e presenta anello gialloceciato sufficientemente evidente solo 
nel 3.° paio di arti. La maniera della unghiatura è nel C. Richiardii la 
seguente (fìg. 76 e 77): nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede 





Fig. 77. — Unghie del 

primo paio di arti della 

femmina del C. Eieliiar- 
,.. 220 



Fig. 



76. — Unghie delle tre paia degli arti del 

220 



maschio del C. Richiardii di Sicilia. 



l'ima delle unghie bidenticolata e più grande, l'altra adentata e più pic- 
cola, il 2.° paio pure possiede l'una delle unghie Indentata e più grande, 
l'altra adentata e più piccola, e la grande è notevolmente più lunga della 
bidentata del 1." paio di arti, il 3." paio ha unghie adentate, uguali tra 
loro, e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e 
tre le paia di arti sono adentate, nel 2.° e nel 3.° paio uguali tra loro, nel 2.° 
presso che uguali (una un poco più lunga), decrescenti dal 1.° al 3." paio. 
àddomk. — Superficie dorsale. Complessivamente vista è nera, in 



- 202 — 

modo che non è a parlarsi di fascie o bande, e il nero presenta qualche 
brizzolatura di color giallo-cece, sui lati dei tergiti inoltre si hanno pic- 
cole areole o macchiette giallo-bianche, meno visibili nel maschio e più 
nella femmina, che ne mostra 6 per lato. — Superficie ventrale: di colore 
giallo-cece con brizzolature. — Forma dell'apparecchio sessuale esterno ma- 
schile: rappresentata in schizzo nei contorni delle principali parti, che si 
vedono osservando l'apparecchio dal di sopra e dal di sotto, dalla fig. 78. 




Fig. 78. — Contorni delle principali parti dell'apparecchio sessuale esteriore ma- 
schile del C. Eichìardii, visto di sopra, a, e di sotto, b; in e vedesi l'appendice a 
sciabola del grosso loho isolata e posata sul piano. — • 



2. — Note d.ietolocjicrie. 

Questa specie per ora non è stata menzionata ebe in Italia. — In 
Italia si sa ora che è molto diffusa; io la conoscevo già per talune regioni 
dell'Italia media (Romagna, ove l'avevo trovata nelle pinete, presso le valli 
e le paludi, che sono tra Ravenna e Cervia; Toscana, ove l'avevo rinve- 
nuta nel bosco di Tombolo in quel di Pisa), quando Grassi ne parlò per 
Colico nell'alta Italia e per Lentini in Sicilia, facendo vedere come questa 
specie si estenda all'Italia tutta; ed io l'ho non solo ritrovata in Sicilia 
(a Lentini, pi-esso il lago; in contrada di Ortira in quel di Messina presso 
diversi piccoli margi, che sono stagni dolci a vegetazione palustre, residuo 
di larghi stagni bonificati; etc); ma l'ho rinvenuta poi in altre regioni, 
come la Calabria, la Maremma toscana, etc. 

È specie che per le abitudini prevalenti della immagine può dirsi ora 
fruticicola, ora silvicola, ma entra anche nelle case, cioè talvolta la si 
vede come zanzara domestica. 

Uhahitat delle sue larve è genuinamente l'ambiente palustre, né esse 
vivono altrove: io le ho trovate nei margi di Ortira nel messinese; trat- 



— 203 — 

tasi, per ciò, di genuina specie palustre, che dalle regioni palustri non t>I 
allontana mai. 

Nelle regioni palustri stesse può il C. Bichiardii essere strabocchevol- 
mente abbondante: tale in Luglio l'ho trovato presso il lago (biviere) di 
Lentini in Sicilia, e presso i laghi di Acola e Pescara nel territorio di 
Rosarno in Calabria: in ambo queste località i cespugli dei luoghi ombreg- 
giati ne erano pieni (sia di maschi come di femmine) e alla sei a non ci 
potevamo riparare dagli assalti di questa zanzara, che emulava le altre nel 
tormentarci. 

Mentre la femmina è eminentemente ematofaga, mai mi accadde di 
essere punto da maschi. 

3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da me nel 1889, ed è di fatto specie ben 
distinta e caratteristica. 



12. — Culex: elegans, Ficalbi (1889). 

I. Concetto sommario. 

Palpi della femmina non aventi a terminarli un piccolo, ma 
evidente, articolo (4.°), ma terminanti con l'articolo lungo (3.°). 
— Notazione denticoloungueale della femmina 1.1-1.1-0.0, del 
maschio 1.0-0.0-0.0. — Tarsi alboannulati, con alboanellature 
interessanti un solo articolo e basali: ai tarsi del 3.° paio di 
arti cinque anellature bianche, delle quali una rende V ultimo 
articolo tutto bianco. — Dorso del torace con ornamentazioni 
bianche e argentee disposte in disegno elegante. — Ali non mac- 
chiate. - - Dorso dell 'addome brunonero o nero, molto ornato di 
bianco e argenteo, con bande bianche mediane e macchie argen- 
tee laterali. 



II. — Notizie particolareggiate 



1. -- Descrizione. 

Dimensioni. — Nelle dimensioni sue questa specie di zanzara presenta 
delle variazioni: la lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide, 



— 204 — 

nel maschio oscilla tra millimetri 4 '/., e 7, nella femmina tra millimetri 6 
e 8'/ 2 ; i piccoli individui, specie i maschili, oltre che corti, sono sottilis- 
simi e si hanno veri maschi pigmei. 

Testa. — Proboscide, nera. — Palpi. Nel maschio i palpi sono appena 
più lunghi della proboscide, che superano con 1' estremità appuntita del- 
l' ultimo articolo; per forma sono del tipo appuntito; quasi nulla pelosi, 
terminano con un minuto ciuffetto di tre o quattro rigide setoline dirette 
in avanti; per colorito sono neri con quattro evidentissime macchie nivee 
corrispondenti alle articolazioni, e di esse le due prossimali più ampie delle 
â– due distali. Nella femmina i palpi constano di tre soli articoli e non posseg- 
gono articolino terminale a bernoccolo (4.°); per colorito i palpi femminili 
sono con liltimo articolo bianco-niveo egli altri neri: una presso che im- 
percettibile macchiolina bianca può vedersi a metà della parte nera dei 
palpi. Sul clipeo nero si hanno, nella sola femmina, almeno nei più dei 
casi, due minute macchie ravvicinate bianco-argentee, che, non facendo at- 
tenzione, potrebbe venir fatto di attribuire alla base dei palpi. — Antenne: 
sono nere e hanno il loro 1." articolo o basale (torulo), che pure è nero, 
ornato di una elegante macchia bianco-argentea, di apparenza bipartita. 
— Nuca. È nera con qualche brizzolatura di color-nocciola, e presenta sei 
linee bianchissime antero-posteriori, due mediane e molto ravvicinate, che 
si continuano in una sola tra gli occhi e due laterali, cioè due a destra 
e due a sinistra, 1' una più bassa dell' altra, tanto che la inferiore è quasi 
ventrale. I contorni degli occhi sono come una sottile cornice bian- 
chissima. 

Torace. — Dorso: è di color bruno-nero nel maschio, bigio-gialliccio 
più o meno scuro nella femmina, e le sue setole sporgenti sono nere; sulla 
accennata tinta fondamentale sono delle definite ornamentazioni (fig. 38, 4) 
sul tipo di quelle del C. spathipalpis. e cioè: a) una doppia stria bianca 
(o appena bianco-gialla ) mediana dorsale, che occupa da cima quasi a fondo 
il torace e che circa nel quarto posteriore del dorso del torace stesso cessa 
come tale ed è continuata da tre macchiette più bianche, una mediana, 
due laterali, che spesso simulano un V ad apice in avanti; b) due fregi 
bianco-nivei o bianco-argentei (secondo le incidenze di luce) laterali, cioè 
uno a destra e uno a sinistra, che nella prima metà del torace sono a 
guisa di mezzaluna con concavità rivolta in dentro, e nella seconda metà 
sono come una linea retta più sottile, più .dorsale sul torace e diretta in 
dietro, la quale continua la mezzaluna e giunge fino, o quasi, al bordo 
posteriore del torace; e) una macchia bianco-argentea, più o meno suddi- 
visa e con posizione presso che verticale d' alto in basso, per ognuno dei 
lati, in avanti dell'attacco di ciascuna ala; d) una orlatura bianco-argen- 
tea, quadripartita, del margine posteriore del dorso del torace, al disopra 



— 205 — 

dello scudetto glabro. La parte anteriore ventrale del torace presenta due 
macchie pettorali bianco-argentee riunite tra loro a V con apice ventrale. 

— Lati del torace: su l'ondo bigio presentano varie macchie di color bian- 
co-argenteo smagliante. — Ali fuliginose, senza macchie, con squamette 
tutte nere. 

Arti. — Anche bigio-brune, percorse esternamente da una macchia 
bianco-argentea; la macchia delle anche del 1." paio più che esterna è an- 
teriore e situata sotto e indietro delle macchie antero-ventrali del torace. 

— Femori: in corrispondenza della radico, ossia nella parte prossimale, sono 
in totalità di colore bianchiccio-paglia, nel resto hanno quattro strie lon- 
gitudinali, due bianche e due nere, più o meno bene distinte, nella parte 
distale sono in totalità neri, e al nero succede alla estremità un anello 
bianco-niveo, che fa apparire tutti e tre i ginocchi, anche a occhio nudo, 
come un punto bianchissimo, e sotto certe incidenze di luce, argenteo. — 
Tibie nere. — Tarsi neri anellati di bianco vivo nel seguente modo: quelli 
delle due prime paia di arti presentano anellati di bianco alla base (so- 
lamente, cioè senza che l'anellatura interessi due articoli contigui) gli 
articoli 1." e 2.", gli altri articoli non sono anellati; i tarsi*"del 3.° paio 
presentano il L", il 2.", il 3." e il 4." articolo annulato alla base (sola- 
mente) ed il 5." articolo del tutto bianco: l'anello bianco del 4." articolo 
occupa i due terzi di esso. La maniera della unghiatura è nel C. elegans la 
seguente (fig. 79 e 80): nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede 



<? /7 





Fig. 80. — Unghie delle tre paia, 
degli arti della femmina del 0. ele- 



gans. -—- 
Fig. 79. — Unghie delle tre paia l 

degli arti del maschio del C. ele- 

â– >â– >' 
gans. -r— 



Tana delle unghie unidentata (poco) e più grande, l'altra adentata e più 
piccola, il 2." paio le due unghie adentate, ma l'una assai più grande e 
più curva dell'altra, il 3." paio ha unghie adentate, uguali tra loro e più 
piccole di tutte; nella femmina si ha che il 1." paio di arti ha unghie 
ambo unidentate, uguali, il 2.» paio ha pure unghie unidentate e presso 
(■he uguali, e un pocolino più piccole di quelle del 1.°, il 3." paio ha 
unghie adontate, uguali tra loro e più piccole delle altre. 



— 206 — 

Addome. — Superficie dorsale brunonera o nera con ornamentazioni 
bianche disposte nel seguente modo: a) il 1.° tergite di color bianco-paglia, 
e alla base (parte prossimale) del 2.°, 3.°, 4.°, 5 " e 6." tergite una macchia 
lineare nivea disposta in senso trasverso, che in fondo è una banda, ma 
non arriva a occupare da parte a parte tatto il segmento; siccome la prima 
di queste macchie confondesi con la tinta bianco-paglia del 1." sottile ter- 
gite, così il dorso dell'addome delle accennate piccole bande mostra il nu- 
mero di cinque, e il 7.° e l'8.° tergite non le hanno; nella femmina, oltre 
le cose accennate, si può vedere che il margine posteriore di ogni seg- 
mento è orlato appena di color bianco-paglia, che si espande un poco in 
corrispondenza della terminazione laterale del tergite; b) ad ambo i lati 
dei tergiti una bella macchia di color bianco-argenteo smagliante, in modo 
che si hanno otto macchie per parte nel maschio, sette nella femmina, per- 
chè in essa l'ultimo (8.°) tergite ne è privo; 
di queste macchie la prima coppia, o del ter- 
gite 1.°, è un po' «in basso e non si vede 
bene di sopra, l'ultima coppia, sia nel ma- 
schio come nella femmina, è del tutto dor- 
sale nel tergite. — Superficie ventrale. I pri- 
mi tre o quattro segmenti più o meno, al- 
meno nel mezzo (perchè ai lati esiste presso 
che sempre un po' di color brunonei-o) di co- 
lor bianco-paglia, gli altri neri; alla base 
del 4.°, 5.° e 6.°, e talvolta di qualcun al- 
tro dei precedenti o seguenti, in mezzo 
una macchia, o un' area, bianco-argentea, allungata in senso trasversale, 
più piccola più si procede ai segmenti posteriori; ad ambo i lati dei seg- 
menti (steriliti) 3.°, 4.", 5.°, 6.° e 7.° una macchiolina bianco-argentea, e di 
queste macchioline, per ciò, cinque per lato. Nell'addome poco disteso visto 
di lato le macchie laterali superiori e le inferiori (dei tergiti e degli ster- 
niti) si ravvicinano e formano una serie doppia a destra e una a sinistra 
di macchie argentee, il che vedesi nella zanzara seccata. — Forma del- 
l'apparecchio sessuale esterno maschile: rappresentata in schizzo nei contorni 
delle principali parti, che si vedono osservando l'apparecchio dal di sopra 
e dal di sotto, dalla fig. 81; accenno che in questa specie è caratteristica 
l'area aculeo-setolosa, che si vede nella parte inferiore interna di ciasche- 
dun grosso lobo. 




Fig. 81. — Contorni delle 
principiali parti dell'apparec- 
chio sessuale maschile este- 
riore, visto di sopra e di sotto, 
del C. élegans. — . 



2. — Note clietolocjierie. 

Questa specie per ora non è stata menzionata che in Italia. In Italia 
è molto diffusa, (senza mai essere troppo numerosa, in paragone ad altre 



— 207 — 

zanzare, per individui), nel versante mediterraneo; io l'ho presa in Sici- 
lia, in Sardegna, in Calabria, a Napoli, in varie città della Toscana, come 
Firenze, Pisa, Livorno, l'ho presa a Spezia. Si deve elevare poco dal livello 
del mare, e già a Siena non si trova più affatto. Nel versante adriatico 
non l'ho trovata; ma non posso dire che non vi sia. 

È specie che ha varie interessanti caratteristiche dietologiche. Intanto 
è diurna, ed a colui che se ne sta studiando al tavolino o lavorando al 
microscopio, può dare moltissima noia, perchè le sue punture sono molto 
acute ed i ponti, che ne susseguono, pruriginosissimi e persistenti per 
vari giorni. Poi ha i maschi ematofagi e accanitamente pungenti non 
meno delle femmine. Se per le abitudini delle immagini questa zanzara 
è domestica, per V habitat delle larve è di quelle, che dissi foveali. Le sue 
larve si sviluppano anche in piccole quantità di acqua, per quanto sporca 
e presso che putrescente. Le ho viste svilupparsi in un piccolo vaso ove 
si gettavano rifiuti in laboratorio. Le ho prese anche in conche d' acqua 
piene di foglie maceranti nel giardino botanico di Pisa (1889). Le imma- 
gini, dopo svoltesi, non tardano molto, come fanno quelle d'altre specie, 
ad assalire e pungere. Questa zanzara si vede da Maggio a Settembre. 

3. — Osservazioni. 

■Questa specie fu istituita da me nel 1889, e la istituii perchè rigoro- 
samente non la potei identificare con nessuna di quelle, che prima di me 
erano state descritte. Ma ripeterò qui quello, che scrissi nel 1896: Mi chiesi 
sempre — (invero senza sperare risposta) — se per avventura questa spe- 
cie non fosse il C. calopus di Meigen; mi credei costretto a farne una 
sj^ecie separata da quella, perchè Meigen pel- suo C. calopus (in causa di 
cattivi esemplari ?) dice che il dorso del torace è con strie nere, mentre 
nel mio C. elegans esso è evidentemente e bellamente ornato di argento. 



13. — Culex pipicns, Linn. (1758). 

[C. vulgaris, C. alpinus, L. olim; C. ciliari?, L. 1767; C. rufus, Mgn. 1818; 
C. phytophagus, Ficalbi, 1889]. 



I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina non aventi a terminarli un piccolo, ma 
evidente, articolo (4.°), ma terminanti con l'articolo lungo (3.°). 
— Notazione denticolo-ungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del 



— 208 — 

maschio 1.1-1.1-0.0. — Palpi del maschio piumosi. — Tarsi di 
ambo i sessi ne alboannulati, ne albonotati, ma unicolori bru- 
noneri. — Dorso del torace senza speciali ornamentazioni. — Ali 
non macchiate. — Dorso dell'addome con bande chiare {bianco- 
bionde) e scure (bruno-marrone) alterne, essendo le chiare ante- 
riori alle scure nei tergiti, e espanse un poco (mediocremente) 
ad ambo i lati dei tergiti stessi in una specie di macchiolina. 
Apparecchio sessuale esteriore maschile con grossi lobi allungati, 
moderatamente setolosi. 

II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale, compresa la proboscide, del ma- 
schio li a s. della femmina 7 a 8 millimetri; il maschio è sempre più 
sottile. 

TesTA. — Proboscide : di color bruno-cioccolata, o, negli individui più 
scuri, bruno-nera sopra e sotto, un po' più chiara nella porzione basale. 

— Palpi. Nel maschio sono assai più lunghi della proboscide, che supe- 
rano con la estremità del penultimo e con tutto l'ultimo articolo; per 
forma sono del tipo affilato; sono assai ricchi di setole lunghe e sottili, 
che li fanno essere piuttosto piumosi che penicillari; per colorito vanno 
dal color biondo bruno al color bruno nero, e inferiormente mostrano più 
o meno bene due o tre macchioline bianchicce in corrispondenza delle 
giunture degli articoli. Nella femmina i palpi constano di tre soli articoli 
e non posseggono articolino terminale a bernoccolo (4°); per colorito sono 
brunoneri, talvolta con qualche pelosità bianchiccia all'apice. — Antenne: 
l'articolo basale o tonilo è ornato di squamette biondicce; la piumosità 
del maschio va dal color biondo-scuro al bruno-nero ; nella femmina sono 
bruno-nere. — Nuca: il colorito del vello nucale secondo gli individui va 
da un color giallo-paglia a un color biondo-bruno o bruno-avana; da esso 
sporgono setole e lunghe squamette brune; i contorni degli occbi sono 
come una cornice di color giallo-paglia. 

Torace. — Dorso di un colorito che va dal biondo-ruggine, al color 
avana-S'uro; dal vello, come generalmente, sorgono numerose setoluzze 
dorate. — Lati: hanno spolverature di squamette bionde o bianchiccie. 

— Ali: non macchiate, di colore fuliginoso ora un po'biondo, ora del tutto 
scuro. 



— 209 — 

Arti. — Anche: biondogiàllicce con macchie di squamette bianchicce. 
— Femori: giallo-bianchi di sotto, brunoneri di sopra, il color bruno-nero 
è totale verso la estremità distale e a quest'area totalmente bruna fa se- 
guito una orlatura chiara ('giallo-bianca) più o meno evidente, che fa più 
o meno bene apparire come punto chiaro i ginocchi. — Tibie: bruno-nere, 
con estremità distale con minima anellatura chiara visibile più o meno 
bene. — Tarsi uniformemente brunoneri. La maniera della unghiatura è 
nel CitJe.r pipiens la seguente (fig. 82): Nel maschio si ha che il 1." paio di 





Fig. 82. — Unghie delle tre paia 

degli arti del maschio del O. pi- 

225 
piens. — — . 



Fig. 88. — Contorni delle prin- 
cipali parti dell'apparecchio sessuale 
esteriore maschile, visto di sopra, di 

• • 50 

G. pipiens. — . 



arti possiede le due unghie unidentate, 1' una più lunga e dentata verso 
la metà, l'altra più piccola e dentata alla base, il 2." paio possiede pure am- 
bedue le unghie unidentate e l'una più piccola e dentata verso la base, 
l'altra assai più grande (lunga un poco più della maggiore del 1." paio) 
e dentata verso la metà, il terzo paio possiede unghie adentate, uguali 
tra loro e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte 
e tre le paia di arti sono adentate uguali fra loro paio per paio e quelle 
del 3." più piccole di tutte. 

Addome. — Superficie dorsale: presenta bande alterne di colore bruno- 
cioccolata o bruno-marrone più o meno nereggianti e di colore bianco- 
paglia o giallo-biondo, essendo le bande chiare anteriori nei tergiti e più 
strette delle scure; le chiare si espandono un poco ai lati in una specie 
di macchiolina, che del resto non è un qualche cosa ex se, dipendendo 
dalle bande. — Superficie ventrale: è di color giallo-paglia o giallo-biondo; 
negli individui scuri i segmenti presentano nel mezzo e sui lati piccola 
macchiolina brunonera. — Forma dell' 'apparecchio sessuale esterno maschile: 
rappresentata in schizzo nei contorni delle parti principali come si ve- 
dono dal di sopra dalla fig. 83. 



2. — Note clietolocjiclae. 

Questa zanzara, se sono giuste tutte le identificazioni fatte, si estende 
a tutta 1' Europa ed anche oltre. È la zanzara volgare, che ci letifica i 

Anno XXXT. 14 



— 210 — 

sonni. In Italia non v' è paese, in cui inanelli, in alcuni poi, e sono quelli 
di piano più facilmente abbondanti d'acque, costituisce un vero flagello. 
È specie, le cui larve hanno un habitat universale: le puoi trovare (ma in 
non grande quantità) ad habitat palustre, e le ho pescate nelle paludi delle 
varie parti d' Italia, nelle risaie, nelle valli, come ad habitat sub-palustre; 
esse, però, specialmente e di gran lunga più che in altro modo, sono ad 
habitat foveale: i fossati, le raccolte temporanee d'acqua piovana, le rac- 
colte di acque di scolo, le pozzanghere le più piccole e le più sporche, 
le acque solfidriche, i maceri del lino e della canapa, le acque benedette 
delle Chiese, le acque di vasi abbandonati nelle case, etc, sono l'ambiente 
preferito per lo sviluppo delle larve del Culex pipiens, il quale, così, trovi 
abbondante nei luoghi di piano, (ma non veramente palustri e malarici, 
che non sono i preferiti), ove possono sostare le acque. 

La immagine per le abitudini sue è eminentemente domestica, masi 
trova anche nei boschi, nei burroni ombreggiati, etc, e quivi, pei- quanto 
in genere sia di abitudini notturne, tenta pungere anche di giorno. E la 
femmina quella che punge, e mai fui punto da maschi. Non punge appena 
svoltasi come immagine, ma dopo un certo tempo, per dirlo così, di ma- 
turazione: mi pare aver notato che, per maturare, soggiorna nelle siepi, 
e nei cespugli e nei boschetti degli orti e dei giardini, che possono essere 
siti ove questi insetti si raccolgono in quantità, per spiccare il volo alla 
sera verso le abitazioni dell'uomo. 



3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da Linneo, che prima di adottare la nomen- 
clatura binomia la disse Culex vuh/aris, enumerandola per la Lapponia. 
Poi la chiamò pipiens, e Meigen estese questo nome alla zanzara comune 
ematofaga europea, quale la trovava in Germania; per tutta l'Europa, ed 
anche per paesi fuori di Europa, fu ammessa poi dai vari autori questa 
specie. Se questa identificazione tra la zanzara nordica detta pipiens da 
Linneo e la zanzara comune ematofaga del resto di Europa sia giusta (il 
che qualcuno non credè) già mi chiesi nel mio lavoro del 1896 (vedilo a 
pag. 57, 71, 279); non sono ancora in grado di risolvere la quistione, ma 
ora comincio a credere che per lo meno le differenze non siano grandi. 

Di questa specie si hanno varietà individuali differenti per grandezza 
e specialmente per tono di colore. Sotto questo riguardo del tono di co- 
lore, si hanno individui notevolmente bruni e se ne hanno dei notevol- 
mente biondi; questi hanno le bande addominali scure assai più chiare 
che negli individui bruni, più chiaro il dorso del torace e di sotto sono 



— 211 — 

biondi da cima a fondo. Ma, secondo die ho notato, può esservi un altro 
fatto: appena le immagini si svolgono sono sovente del tipo bruno, poi 
invecchiando schiariscono, e siccome, come ho ridetto, non pungono su- 
bito, così quando pungono sono generalmente più bionde. 

Questi fatti, e cioè in primo luogo che gli individui di Cu/ex pipieus 
appena svoltisi non pungono subito, tanto che io potevo stare in stanze, 
ove se ne svolgevano in abbondanza, ed anche soggiornavano per un certo 
tempo, senza mai avere una puntura, e in secondo luogo che gli indivi- 
dui, che pungono, per lo più sono più biondi (il lettore per persuadersene 
catturi ed esamini esemplari delle zanzare notturne di Pisa), fecero sì che 
io ammettessi (nel mio lavoro del 1896 e anche prima) due specie: il Cu- 
lex pipiens, pungente e generalmente biondo, e una nuova specie, cioè il 
Culex phitophagus, non pungente l'uomo, e più scuro. Fu Grassi (il quale 
sul primo era stato del mio parere), che mi espresse 1' opinione che si 
trattasse di una specie unica, la di cui immagine non pungeva che dopo 
un periodo di maturazione. Ristudiata la cosa, sono venuto nell'ordine di 
idee di Grassi, e considero ormai il mio Culex phitophagus non come .spe- 
cie a sé, ma come una sinonimia dell'unica specie Culex pipiens. 

â–  Nel mio lavoro del 1896 posi la domanda se per avventura il Culex 
ciliars di Linneo (rufus di Meigen) non sia che una varietà individuale 
più piccola e, aggiungo ora, molto bionda, del C. pipiens. Questa quistione 
per me è risolta, dopo che vari esemplari di zanzara inviatimi di fuori 
come C. ciliaris, e gli stessi esemplari favoritimi con questo nome e col 
cartellino « Schiner * dal Museo di Vienna, all'esame mi si sono dimostrati 
â– come appartenenti alla solita specie C. pipiens. 



14. — Culex modestus, Ficalbi (1889). 



I. — Concetto sommario. 

Palpi della femmina non aventi a terminarli un piccolo, ma 
evidente articolo (4.°), ma terminanti con l'articolo lungo (3.' ' i. 
— Notazione denticoloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del 
maschio 1.1-1.1-0.0. — Palpi del maschio nulla piumosi, ne pe- 
nicillari, ma nudi di peli e setole. — Tarsi in ambo i sessi ne 
alboannulati, né albonotati, ma unicolori brunoneri o neri. — 
Dorso del torace senza speciali ornamentazioni. — Ali non mac- 



— 212 — 

chiate. — Dorso dell'addome senza bande chiare e scure alterne, 
ma di color brunonero {nericcio), i tergiti ad ambo i lati pre- 
sentando tinta giallo-chiara a guisa di macchietta triangolare. 
— Apparecchio sessuale esteriore maschile con grossi lobi allun- 
gati, moderatamente setolosi. 



II. — Notizie particolareggiate. 

1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale, compresa la proboscide, della fem- 
mina 6 a 7 millimetri, del maschio 5 a 7; il maschio è sottilissimo, con 
addome spargente notevolmente oltre le ali. 

Testa. — Proboscide nera o brunonera. — Palpi. Nel maschio sono assai 
più lunghi della proboscide, che superano con circa tutto l'ultimo articolo; 
per forma sono del tipo affilato; non sono affatto penicillari, ina si può 
dir nudi di setole, il che fa subito distinguere questi maschi da quelli del 
Ciile.v pipieris, anche piccolini; per colorito sono brunoneri. Nella femmina 
i palpi constano di tre soli articoli e non posseggono articolino terminale 
a bernoccolo (4 °); per colorito sono neri o brunoneri. — Antenne -con ar- 
ticolo basale gialliccio, macchiato di brunonero; nel maschio la piumosità 
è piuttosto rada, bruna; nella femmina sono brunonere o nere. — Nuca 
di color bruno; intorno agli occhi forma una cornice più. chiara. 

Torace. — Dorso brunoscuro, specie an ter ioi'm ente, mentre più in- 
dietro la sua tinta tende un po' al giallorossiccio. — Lati giallastri. — 
Ali: non macchiate, brunonericcie. 

Arti. — Anche giallastro-chiare con qualche pelo e squametta ne- 
ricci; nelle anche del primo paio nella loro faccia anteriore le squamette 
nericce sono più abbondanti. — Femori: inferiormente sono di color 
giallo chiaro, quasi color paglia, per tutta la loro estensione : solo presso 
l'estremo distale può aversi una quasi impercettibile macchia nera; supe- 
riormente sono neri, ma l'estremo distale ha sottilissima orlatura di co- 
lor bianchiccio. — Tibie nere o brunonere. — Tarsi brunoneri o neri. La 
maniera della unghiatura è nel Culex modestus la seguente (tìg. 85): Nel ma- 
schio si ha che il 1." paio di arti possiede le due unghie unidentate, l'una 
più lunga e dentata oltre la metà, l'altra più piccola e dentata alla base; 
il 2." paio possiede pure ambedue le unghie unidentate e l'una più lunga 
(lunga quanto la maggiore del 1.° paio) e dentata verso la metà, l'altra 
più piccola e dentata verso la base; il 3." paio possiede unghie adentate. 



— 213 — 

uguali tra loro, e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie 
di tutte e tre le paia di arti sono adentate, uguali fra loro paio per paio 
e quelle del 3." più piccole di tutte. 

Addome. — Superficie dorsale di color hrunonoro (nericcio) quasi uni- 
forme, solo con qualche rara brizzolatura giallastra, ma senza bande o 
fasce; sui lati i tergiti presentano tinta giallochiara a guisa di macchietta 
triangolare. — Superficie ventraie di color giallastro uniforme; nella fem- 
mina può vedersi una macchiolina nera alla base dell' ultimo segmento. 
— Forma dell'apparecchio sessuale esterno maschile: rappresentata in schizzo 
nei contorni delle principali parti, come si vede dal di sopra, dalla fig. 85. 




Fig. 84. — Unghie delle tre paia de- 
gli -arti del maschio e del primo paio 

225 

della femmina di C. modestus. -^— . 




Fig. 85. — Contorni delle 
principali parti dell'appa- 
recchio sessuale maschile, 
visto di sopra, del C. mo- 
flestiis.— —. 



i. — Note dietologicrie. 

Io fin dal 1889 istituii questa specie per l' Italia e non so se altri 
l'abbia poi trovata fuori. In Italia la conosco per i luoghi ricchi di risaie e 
così dette valli della provincia di Ravenna, ove la scoprii; la ho trovata 
poi in Toscana nel bosco di Tombolo .in quel di Pisa; quindi in Calabria 
nel territorio di Gioia Tauro (località Camilla, ove è bel bosco e palude); 
infine in Sicilia presso il lago (Biviere) di Lentini, ove non solo catturai 
varie femmine nell'atto che mi pungevano, ma nei cespugli di un luogo 
alberato presso il lago (località chiamata Carnagio, proprietà Trabia) cat- 
turai anche alcuni maschi, che fino a quel momento mi erano scono- 
sciuti. Maschi poi ho avuto nell'Agosto di quest'anno da larve pescate 
nello valli di Cervia. Questa specie, per ciò, è comune a regioni palustri 
dell' Italia media e torse anche alta, della meridionale e della insulare. È 
specie che per V habitat delle larve deve chiamarsi palustre. La immagine 
per le abitudini sue la direi campestre e silvicola; mai la trovai nelle 
abitazioni. La femmina di questa piccola zanzara è molto avida di san- 
gue; nei boschi ombrosi (come in quello di Tombolo) aggredisce anche di 
giorno; nei luoghi aperti al far della notte e alla notte: così io grandi 



— 214 — 

catture ne ho fatte ponendomi al calar della notte nella vicinanza delle 
risaie e delle valli, che sono tra Cervia e Ravenna. 

3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da me nel 1889 su soli esemplari femmi- 
nili; qui ho completato la descrizione anche in base agli esemplari ma- 
schili, che ora, come ho detto, ho conosciuto. Ho avuto talvolta dei dubbi 
che il mio Culex modestas non fosse realmente una specie propria, ma si 
trattasse del Caler fusoulus di Zetterstedt (1850). Però ora che ho visto i 
maschi, mi pare che questi dubbi possano allontanarsi: infatti Zetterstedt 
ammette pel maschio del suo fusculus palpi appena più lunghi della pro- 
boscide e con i due ultimi articoli alquanto dilatati, per cui avrebbe sti- 
mato la specie un Anopheles se non lo avesse messo sulla buona via la 
femmina coi suoi palpi brevi come nelle altre specie di Culex; ora il ma- 
schio del mio modestus ha palpi assai più lunghi della proboscide e non 
dilatati, ma affilati e per nulla dell'aspetto di quelli di Anopheles. 

Questa piccola zanzara, in complesso brunoscura dorsalmente, giallo- 
chiara ventralmente, è distinta e caratteristica specie. 



lo. — Culex im|>ii<liciis. Ficalbi (1890). 

I. — - Concetto sommario. 

Palpi della femmina non aventi a terminarli un piccolo, ma 
evidente articolo (4.°), ma terminanti con l'articolo lungo (3°). 
■ — Notazione denticoloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del 
maschio 1.1-1.1-0.0. — Palpi del maschio poco pelosi-setolosi {non 
veramente neppur subpenicillari o subpiumosi). — Tarsi in ambo 
i sessi né albo annidati, ne albonotati, ma unicolori brunoneri o 
neri. — Dorso del torace senza speciali ornamentazioni. — Ali 
non macchiate. — Dorso dell'addome mostrante tergiti neri o 
presso che neri con estremo orlo- distale listato di bianco, pel 
quale si generano sottilissimi cingoli bianchi della parte poste- 
riore di ciascun tergite, i quali nella femmina si espandono, in 
cinque tergiti, ai lati a guisa di macchietta triangolare bianca. 
— Apparecchio sessuale esteriore maschile con grossi lobi cordi- 



— 215 — 

formi e tozzi, aventi ciuffo di foltissime setole nella loro parte 
esterna e basale. 



II. — Notizie particolareggiate. 

2. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide, 
G ','., a 7 millimetri il maschio e la femmina, ma il maschio è più sottile. 

Testa. — Probosude brunonera onera.— Palpi. Nel maschio i palpi 
sono più lunghi della proboscide di tutto l'ultimo articolo e della estre- 
mità del penultimo; per forma sono del tipo affilato, poco peloso-setolosi 
(non penicillari); per colorito sono brunoneri o neri; gli ultimi due arti- 
coli possono appena apjDena mostrarsi più schiariti alla base. Nella fem- 
mina i palpi constano di tre soli articoli e non posseggono 4." articolino 
terminale (1); per colorito i palpi femminili sono brunoneri o neri. — An- 
tenne brunonere, con articolo basale (tornio) ornato di squamette bianche 
<i presso che bianche. — Nwa bigia chiara; i contorni degli occhi come 
una cornice di color biancogiallo. 

Torace. — Dorso di color higiogialliccio più o meno bruno, più 
chiaro verso i lati a livello dell'attacco delle ali ; può mostrare due più o 
meno bene accennate sottili strie longitudinali di color gialliccio-ottone. 
— Lati del torace con macchiette e spolverature bianche. — Ali piuttosto 
fnliginose, specie nella femmina. 

Arti. — Anche con macchiette di squamette bianche. — Femori: di 
sopra di color bruno nero, alla radice in totalità e di sotto per un buon 
tratto di colore bianchiccio-piombo (esemplari di Sardegna) o bianco- 
paglierino (esemplari di Sicilia), ma verso la punta abbrunati, e i ginoc- 
chi come esilissimo punto bianco. — Tibie brunonere o nere. — Tarsi bru- 
noneri o neri. La maniera de la unghiatura è in questa zanzara la seguente 
(fig. 86): Nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede ambedue le un- 
ghie unidentate, ma Tuba più grossa e dentata nella seconda metà, l'al- 
tra più piccola e dentata alla base; il 2." paio possiede pure ambedue le 
unghie unidentate e l'una più piccola e dentata alla base, l'altra lunga il 
doppio (e lunga quanto la grossa del 1." paio) e dentata quasi alla fine della 
prima metà; il 3." paio possiede unghie adentate, uguali tra loro, e più 
piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e tre le paia 

(1) A proposito della presenza o dell'assenza di questo articolino, vedi una nota, 
che ho posto nel Cap. II. 



di arti sono adentate, uguali fra lor 
piccole di tutte. 



- 216 — 

paio per paio e quelle del 3. 



più 





Fig. 86. — Unghie delle tre paia, de- 
gli arti del maschio e del primo paio 
della femmina (in basso) del C. impudi- 
cus (di Sicilia), -r— . 



Fig. 87. — Contorni delle principali 
parti dell'apparecchio sessuale maschile, 
visto di sopra e di sotto, del 0. impudfcus 
Idi Sicilia). Neil' apparecchio visto di 
sotto sono omesse le lunghe setole del 
grosso lobo (1). — r-. 



Addome. — Siqìerficie dorsale: i tergiti sono neri o presso che neri 
con estremo orlo distale listato di bianco, il qual colore genera sottilis- 
sime bande bianche sul dorso dell'addome; queste nella femmina si espan- 
dono ai lati a guisa di macchietta triangolare, e di tali macchiette scor- 
gosene bene cinque. — Superficie ventrale: è ricca di peli bruni, ma nel 
maschio manca, eccetto che nell'ultimo e nei primi due. segmenti rivestiti 
di squamette di color biancheggiante, di squamette, e si vede per ciò il 
colore bigio bruno fondamentale dell'addome; nella femmina i segmenti 
sono di color biancheggiante pur rivestito di squamette e ai lati presen- 
tano, verso la loro base, una macchiolina nera. — Forma dell'apparecchio 
sessuale esterno maschile: rappresentata in schizzo, nei contorni delle prin- 
cipali parti, dalla fig. 87, che mostra i contorni stessi visti di sopra e di 
sotto; caratteristico, oltre la forma dei grossi lobi, il ciuffo di fitte setole 
della parte esterna e basale dei lobi stessi. 



2. — Note dietolocjicrie. 

Questa specie per ora non è stata menzionata che da me per l'Italia. 
La scuoprii in Sardegna (sassarese) ottenendola da larve. Ma in quest'anno 



(1) Avviso qui (se pur ve ne è bisogno) che anche in altre figure di apparecchi 
maschili, sebbene non l'abbia detto, ho omesso del tutto il rivestimento delle setole; 
avviso anche che quando negli apparecchi le setole stesse ho disegnato, non ho in- 
teso metterne in realtà tante quante sono nel vero, ma darne solo una indicazione 
relativa. 



— 217 — 

ho avuto la fortuna di ritrovarla in Sicilia, sia ottenendola da larve in 
abbondanza, sia catturandola come insetto perfetto. In Sicilia ne ho tro- 
vate molte larve in acque palustri della contrada Casino, in Municipio di 
Monforte S. Giorgio, poco lungi da Spadafora; poi in acque palustri presso 
Falcone; poi in contrada Ortira in quel di Messina in alcuni marni con 
acqua e vegetazione di palude, presso i quali catturai anche le immagini. 
Fuori della Sardegna e della Sicilia per ora non 1' ho catturata in nes- 
sun'altra regione italiana. 

Le immagini le ho prese tra i cespugli erbosi presso i margi, onde la 
dirci più che tutto ortense. 

L' ha bi'tat delle larve è costituito da acque subpalustri e palustri: 
scrivevo nel 1890: Le larve di questa specie di zanzara vivono in acque 
ferme dei giardini o dei fossi, non putride, ma con sostanze vegetali in 
macerazione. E infatti trovai le larve nel giardino delle sette fontane presso 
Sassari, nelle vasche e nei fossati erbosi del giardino stesso, ricco di 
acqua. In Sicilia, come ho detto, le ho trovate in acque palustri. Consi- 
dero questa specie, per ciò, come zanzara subpalustre. 

Non sono mai stato punto, neppure presso i margi, dagli individui 
di questa specie. 



3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da me nel 1890, ed è forma assai caratte- 
ristica. 



16. — Culex liortensis, Ficalbi (1889). 



I. — Concetto sommaeio. 

Palpi della femmina noti aventi a terminarli un piccolo ma 
evidente articolo (4.°), ma terminanti con un articolo lungo (3.";. 
— Notazione denticoloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del 
maschio 1.0-1.0-0.0. — Tarsi di ambo i sessi ne alboannulati, 
ne albonotati, ma unicolori turchinoneri. — Dorso del torace 
senza speciali ornamentazioni. — Ali non macchiate. — Dorso 
dell' addome con bande chiare {bianche) e scure {nere), essendo 
le chiare più strette delle nere e posteriori ad esse nei tergiti. 



218 



IL 



Notizie particolareggiate. 



1. — Descrizione. 

Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,, 
millimetri 5 a 8. 

Testa. — Proboscide turchinonera, appena più chiara all' apice. — 
Palpi. Nel maschio i palpi sono un poco più lunghi della proboscide, che 
sorpassano con circa la metà del breve ultimo articolo; per forma sono 
del tipo affilato; poco peloso-setolosi (non penicillari); per colorito sono 
turchinoneri, con un'area chiara, che succede alla base nera ed accenna 
ad una anellatura bianca (tendente nel fresco appena al celeste). Nella 
femmina i palpi constano di tre soli articoli e non possegono il 4." arti- 
colino a bernoccolo; per colorito sono turchino-neri con anello mediano di 
color bianco (appena tendente nel fresco al celeste). — Antenne di color 
bigio-turchino quasi nero, con articolo basale (tonilo) con macchia anu- 
lare di squamette di color bianco (tendente in celestino). — Nuca bian- 
chicciogialla; i contorni degli occhi come una cornice quasi bianca. 

Torace. — Dorso di color bigio-topo pendente in gialliccio. - Lati 
con macchiette e spo verature bianche (tendenti appena al celestino). — 
AH non macchiate, nericce. 

Arti. — Anche con macchiette di squamette di color bianchiccio (ap- 
pena tendente al celestino). — Femori. Alla radice in totalità e di sotto 

per un buon tratto di color bianco 
luteo, parte di sopra, fuor che la ac- 
cennata radice, di color turchino- 
nero, che occupa in totalità la parte 
estrema distale, alla cui punta si ha 
una piccola anellatura bianca, che 
fa apparire come un punto bianco,, 
visibile anche ad occhio nudo, i gi- 
nocchi. — Tibie turchinonere con e- 
stremità distale a guisa di piccola 
anellatura bianca. — Tarsi del tutto 
turchinoneri. La maniera delia un- 
ghiatura è nel C. hortensis la seguente (fig. 88): Nel maschio si ha che il 1.° 
paio di arti possiede l'una delle unghie unidentata e più grande, l'altra 
adentata e più piccola, il 2." paio possiede pure l'una delle unghie adon- 
tata e più piccola, l'altra unidentata e più grande, della grandezza di 




Fig. 88. — Unghie delle tre paia di 

arti del maschio e del primo paio della 

225 
femmina (in alto) del C. hortensis.—- . 



219 



quella del 1." paio, il 3." paio ha ambo le ungine adentate, uguali tra 
loro e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e 
tre le paia degli arti sono adentate, uguali fra loro paio per paio e quelle 
del 3.° più piccole di tutte. 

Addome. — Superficie dorsale. Presenta 
bande nere e bianche, essendo la banda bianca 
più stretta e posteriore alla nera in ciascun 
tergite, il che è assai caratteristico; nel secondo 
segmento la fascia bianca è piuttosto triango- 
lare con vertice proiettantesi in avanti, e così 
accade talvolta anche in qualcuno dei segmenti 
susseguenti, specie nella femmina. — Superfi- 
cie ventrale. Cias- 
cun segmento fonda- 
mentalmente bian- 
co (tendente appena 
al celeste nelfresco), 
con macchiolina 
nera a destra e a si- 





Fig. 90. - Contorni delle nistl-a > nel maschio 
principali parti dell'apparse- dal 3." al 7." seg- 
chio sessuale maschile di C. 
hortensis, visto di sotto. A in- 
grandimento un po' più pic- 
colo che nella figura 89. 



Fig. 89. — Schizzo dei con- 
torni delle principali parti, 
che si vedono osservando di 
mento, mentre 1' 8." lato e di sopra v appareoohio 

sessuale esteriore del maschio 



ha macchie con- 

70 

fluenti, che lo ren- del a hortensis.—. 
dono nero, nella femmina dal 4." al 7." e le macchioline sono appena ac- 
cennate. — Far ni a dell 'apparecchio sessuale esterno maschile: rappresentata 
in schizzo nei contorni delle principali parti dalle fig. 89 e 90, che mostrano 
i contorni stessi dell'apparecchio visto di sopra, di sotto e di lato. 



2. — Note clietologicrie. 



Questa specie per ora non è stata menzionata che da me per l'Italia. 
La conosco sia per l'Italia settentrionale (anche Grassi l'ha trovata a 
Olgiate in quel di Como), come per la media, come per la meridionale 
(Calabria), come per la Italia insulare, avendola trovata in Sardegna e in 
Sicilia. 

La ho ottenuta per lo più da larve prese nelle vasche dei giardini, e 
i giardini botanici (di Pisa, di Firenze, di Siena, di Messina) me ne hanno 
sempre fornito. La ho ottenuta anche da larve prese in acque palustri 
(in contrada Casino poco lungi da Spadafora in provincia di Messina); 



— 220 — 

mai ho trovato le larve in acque sporche; onde per 1' habitat delle larve 
stesse la dico specie subpalustre. 

Le immagini ho trovato talvolta in boschi, ma più che tutto nei ce- 
spugli dei giardini, e le dico ortensi. 

Mai io fui punto da individui di questa specie; ma Grassi ha notato 
â– che talvolta, ma raramente, punge. 

3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da me nel 1889; e la presenza in essa di 
bande dorsali addominali bianche posteriori alle nere nei tergiti è un 
buon carattere per riconoscerla a bella prima; né può essere confusa col 
C. domesticus di Germar (forse Rondani ve la confuse), che è altra specie 
â– e, tra altro, ha ben diverse abitudini. 



Con ciò che precede ho descritto le 16 specie italiane di 
Culex (che unite alle 4 di Anopheles, fanno 20 specie), da me 
ben conosciute, e delle quali ho avuto in mano esemplari, che 
ho potuto studiare. 

Ma conosco eziandio un po' un' altra specie, il C. pulcripal- 
pis, che ho anche, col numero 17, intercalato in una delle ta- 
belle di divisione analitica del gruppo, e di questa pure do 
qualche breve notizia. 

17. — Culex |>nl<'i'i|>:tlg»is. Rondani (1872). 

I. — Concetto sommario. 

Tarsi alboannulati, le alboanellature interessano due articoli 
contigui e non si scorgono che al terzo paio di arti, negli altri 
vedendosi tutt' al più delle minute albonotature; la alboo nella- 
tura distale del terzo \:aio di arti occupa e rende biancheggiante 
tutto l'ultimo articolo tarsale. — Palpi maschili con tre aìboanel- 
lature, delle quali la distale occupa e rende bianco tutto l'ultimo 
articolo. — Ali non macchiate. — Dorso deW addome con bande 
alterne bianche e brune, essendo le bianche anteriori alle brune 



— 221 — 

nei tergiti, più strette di esse, e espanse un po' ai lati in una 
macchia bianca. 



IL Qualche notizia un po' più particolareggiata. 

1. — Descrizione (o ) 

Dimrnsionj. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,. 
mill. 7 a 8. 

Tksta. — Proboscide: gialliccio-bruniccia. — Palpi (del maschio): sono 
della lunghezza (o presso che) della proboscide; non si possono dire di 
forma clavata, ma neppure appuntata; sono presso che sprovvisti di peli- 
setole (?); per colorito sono bruni o brunicci con tre evidenti anellature 
bianche, la prima alla base dell'antipenultimo articolo, la seconda alla 
base del penultimo, e la terza occupante totalmente l'ultimo, che così è 
tutto bianco. — Antenne con piumosità di color marrone con riflessi 
biondi, il tornio ornato di Squamette bianche. — Nuca di color giallo-ot- 
tone (?). 

Torack. — Dorso: con vello di color giallo-ottone (?). — Lati grigi 
con spolverature bianche. 

Arti. — Anche gialliccie con spolverature biancheggianti. — Femori: 
alla radice in Ulto e per il resto in sotto, fuor che la parte distale, giallo- 
bianchi; di sopra, fuor che alla radice suddetta, brunicci-scuri un po' briz- 
zolati di chiaro; la parte estrema distale tutta brunescura; e ad essa suc- 
cede un ginocchio, che è visibilmente come un punto bianco. — Tibie 
brunonere, ma il loro apice (estremo distale) con esile orlatura bianca, che 
si unisce alla orlatura basale del 1." articolo dei tarsi. — Tarsi brunoneri: 
in tutti esiste una alboanellaturina alla base del 1." articolo, che si uni- 
sce con la orlatura bianca della tibia e interessa la giuntura, però gli 
altri articoli nel 1.° e nel 2." paio di arti non sono visibilmente annulati, 
essendo tutt' al più albonotati, se pure la albonotatura si vede sempre, sono 
invece alboannulati nel 3.° paio, ove si hanno altre quattro alboanellature, 
e compresa la già descritta cinque, le quali interessano due articoli (base 
dell'uno e ajjice dell'altro) comprendendo in mezzo la giuntura, e l'ultima 
alboanellatura occupa tutto l'ultimo articolo, che così è totalmente bian- 
cheggiante. 

Addome. — Superficie dorsale: Ha bande alterne chiare (bianche) e 
scure (di color bruno-cioccolata), essendo le chiare anteriori alle scure nei 
tergiti e un poco più strette: esse si espandono un po' ai lati in macchia 
bianca. 



— 222 — 

2. — IVote dietolocjicrie. 

Questa specie per ora è stata soltanto accennata da Rondani per 
l'Italia. — La sua dietologia è tutta da fare. 

3. — Osservazioni. 

Questa specie fu istituita da Rondani nel 1872 e nessuno ne La di 
poi più parlato. — Io ho compilato la descrizione, che sopra, in base agli 
esemplari maschili (non molto buoni, e perciò, come ridissi nel 1896, poco 
istruttivi), che si trovano nella collezione del Rondani. Tuttavia mi pare 
aver dato (con un po' di pazienza) cpaalche carattere, che può far distin- 
guere la specie. 

Così ho descritto 21 specie di culicide. Fuori di queste, io 
fino ad ora non ho avuto in mano altra forma di zanzara ita- 
liana. 



Voglio ora, sebbene io non conosca la specie, riportare ciò, 
-che scrisse Grassi del Culex malariae, quando tale specie isti- 
tuì con brevi parole nel 1898: 

«....Ho trovato una specie di zanzara, che ritengo non 

anoor descritta in modo riconoscibile, e che denomino, per le 
condizioni di luogo, in cui l'ho trovata, Culex malariae; è ca- 
ratterizzata: 1.°, dai tarsi cogli articoli alboannulati alla base, 
ma gli anelli bianchi sono assai stretti, visibili però distinta- 
mente ad occhio nudo nel terzo paio di zampe; 2.°, dai ginoc- 
chi bianchi; 3.°, dai tergiti addominali brnnoneri col margine 
anteriore bianco; 4.°, dal torace con pelurie di color oro scuro 
•con ornamentazioni bianche laterali; 5.°, dalla parte del capo 
retro-oculare di color bianco; 6.°, dai palpi del maschio avel- 
lati di bianco; questa specie, comunissima a Maccarese, non 
è stata da me ritrovata con sicurezza fuori della campagna 
romana e dei boschi del Ticino. (A suo tempo ne darò una 
descrizione completa; qui noterò soltanto che la specie in di- 
scorso si avvicina al C. vexans di Meigen, ma che alcuni ca- 
ratteri la distinguono nettamente). » 



223 — 



AGGIUNTA AL CAPITOLO V. 

Durante la stampa dei presenti fogli mi sono state favo- 
rite le bozze di stampa di uno scritto di prossima pubblica- 
zione di G. Noè, che ho appena accennato già indietro. 

Trattasi di un lavoro, che trovo accurato e ben fatto, e, 
non essendovi stato tempo e modo, fuori di quel piccolo cenno, 
che ne feci, di tenerne conto più indietro, ne faccio menzione 
in questa aggiunta. 

In esso si parla di quattro specie di zanzare già edite, e 
cioè del C. malariae, del pulcritarsìs, dell' albopunctatus e del 
nemorosus, e si descrivono particolareggiatamente in base ai 
caratteri ornamentali (1); a proposito del C. nemorosus il Noè, 
fatte delle giuste e opportune considerazioni d'indole generale, 
riporta a questa specie, come varietà, il mio C. salinus, modo 
di vedere questo, come ciò che precede dimostra, che io pure 
(e già ormai da qualche tempo) avevo adottato. Inquanto al 
C. malariae ecco la descrizione sommaria datane dal Noè nelle 
sue bozze: 

Culex malariae, Grassi (1898). — Palpi del maschio vaga- 
mente annidati . Ali non macchiate. Scapo anteriore (delle for- 
chette alari) più breve dello scapo posteriore. Tarsi alboannu- 
lati solo alla base, ma gli anelli, bianchi, sono assai ristretti, 
visibili però distintamente ad occhio nudo nel terzo paio. Ad- 
dome nero con bande chiare pressoché bicuspidali, anteriori 
nei segmenti. — E una specie molto piccola, non superando 
la lunghezza di 7 mm. compresa la proboscide. — Le località 
dove essa fu rinvenuta in grande abbondanza sono le seguenti: 



(1) Tre specie, delle quattro, già io pure ho qui descritto e con le cose dette da 
me sono complessivamente d'accordo quelle dette dal Noè; le quali, non per questo, 
perdono il carattere di utili contribuzioni intese a chiarire speciali forme. 



— 224 — 

boschi del Ticino, campagna romana, paludi pontine, Basili- 
cata, Calabria, Sardegna. — L'essere stata trovata sempre con 
grande frequenza nelle regioni malariche le valse il nome da- 
tole dall'Autore (1). 

In questo lavoro si descrivono poi due specie nuove, G. Fi- 
calbii e C. mimeticus; di esse riporto la descrizione sommaria 
datane dal Noè nelle sue bozze: 

Culex Ficalbii, Noè (1899). — Ali debolmente, ma eviden- 
temente macchiate per accumulo di squamette; tarsi alboan- 
nulati con anelli evidenti solo alla base degli articoli; ginoc- 
chi chiari; femori, a differenza del C. annulatus e del C. spa- 
thipalpis, senza anello nel terzo distale. — E una specie molto 
grossa, potendo raggiungere le dimensioni del C. annulatus 
(lunghezza media da 10 a 12 mm.). Fin' ora fu trovata sola- 
mente a Maccarese ed a Porto (2). 

Culex mimeticus, Noè (1899). -— 5 . Ali variopinte: il mar- 
gine anteriore, nero, è interrotto da tre linee giallopaglierine, 
che ad intervalli presso che uguali si seguono sino alla punta 
dell'ala. Femori del 2.° paio ingrossati alla base, tarsi alboan- 
nulati con anelli basali negli articoli; manca l'anellatura tra 
il 4.° ed il 5.° articolo; addome con bande chiare anteriori nei 
segmenti. — È una specie piccola, raggiungendo la lunghezza 
di appena 5 o 6 mm. — Sin' ora fu trovata solamente a Gras- 
sano in Basilicata ai primi di Giugno, nella stessa località 
dove furono sempre catturati gli individui dell'ai nopheles super- 
pictus. — Le ali del C. mimeticus sono quelle, che giustificano 
il nome dato a questa specie, inquantochè a prima vista si 
possono scambiare per le ali delVAnopheles superpictus. 



(1 Xoto che la descrizione particolareggiata di questa forma, che anche Grassi 
dice esser vicina al C. vexans di Meigen, mostra che la forma stessa ha grandi ras- 
somiglianze con la zanzara, che precedentemente io ho descritta come C. vexans. 

(2 Ringrazio l'Autore della dedica fattami di questa specie. 



225 — 



CAPITOLO VI. 
Un brevissimo cenno generale sulla corologia delle zanzare italiane. 



Le singole distribuzioni secondo i vari luoghi delle specie 
ho accennato specie per specie, quando di esse ho dato la 
descrizione. 

Vediamo ora brevissimamente quello, che, dopo le cose 
dette, si può riassumere in modo generale circa la distribu- 
zione topografica in Italia delle specie descritte. 

Il primo fatto, che risulta, è che la fauna culicidica d'Ita- 
lia appare, ove si consideri complessivamente per le grandi re- 
gioni italiane, per esempio Italia alta, media, bassa, Sardegna, 
Sicilia, molto omogenea. Più si accrescono le conoscenze sulle 
specie e più si vede che le specie stesse hanno una distribu- 
zione geografica assai lata, in modo che la medesima specie 
può passare dal Piemonte alla Toscana, alla Calabria, alla 
Sardegna, alla Sicilia. Davvero non si potrebbe dividere l'Ita- 
lia in regioni in base alle sue zanzare, perchè, lo ripeto, la 
fauna culicidica italiana appare omogenea assai. 

Ciò appare, l'ho detto, ad uno sguardo complessivo per 
grandi regioni. Ma se più particolarmente si scrutano le cose, 
si scorge un fatto, che è veramente l'interessante: le specie 
stesse possono trovarsi, sì, nelle varie regioni, possono, sì, 
passare dal Piemonte alla Toscana, alla Calabria, alla Sarde- 
gna, alla Sicilia; ma ad un patto: che V habitat particolare 
sia eguale. 

Onde ecco quello, che, per usare alla buona questa espres- 
sione, mi parrebbe, in fatto, il principio generale della coro- 
logia delle nostre zanzare: gli habitat uguali hanno in Italia 

Anno XXXI. 15 



— 2-26 — 

uguale, o presso che tale, la fauna culicidica, a qualunque 
regione appartengano, continentale, peninsulare, insulare. 

Questo è il fatto generale. In esso, peraltro, vi ha una va- 
ria modificazione particolare o subordinata. E vero che habitat 
uguali hanno uguali zanzare, cioè in uguali habitat si possono, 
su per giù, raccogliere le medesime specie; tuttavia varia la 
abbondanza dell'una specie per rispetto all'altra secondo i vari 
luoghi. 

Onde questo principio subordinato: gli habitat uguali hanno 
bensì presso che zanzare uguali, ma la specie o le specie pre- 
dominanti possono variare un po' secondo le varie regioni. 

Fermo restando tutto ciò, si hanno inoltre in qualche spe- 
cie alcune limitazioni di diffusione, anche ad habitat eguali, 
per cui esse sono proprie di qualche regione. 

Tutto ciò stabilito, vediamo di accennarlo meglio in base 
a qualche fatto concreto. 

Ho detto che la fauna culicidica, ove si considerino le grandi 
regioni italiane (grandi regioni, che qui artificialmente e solo 
per comodo distinguo in: Italia alta, media, bassa, Sardegna, 
Sicilia) in uno sguardo complessivo, appare assai omogenea. 
Ecco, infatti, quello, che resulta a me, e che non è certo 
tutto: — nell'Italia alta si notano: Anopheles pseudopictus, 
A. cìaviger, A. bifurcatus; Culex penicillaris, cantans, vexans, 
nemorosus, ornatus, albopunctatus, annulatus, glaphyropterus?, 
spathipalpis, Richiardii, pipiens, hortensis; — nell'Italia media: 
A. pseudopictus, A. cìaviger, A. bifurcatus; C. penicillaris, orna- 
tus, vexans, pulcritarsis, pulcripalpis, nemorosus, albopunctatus, 
annulatus, spathipalpis, Richiardii, elegans, pipiens, modestus, 
hortensis; — nell'Italia bassa: A. pseudopictus, A. superpictus, 
A. cìaviger, A. bifurcatus ; C. penicillaris, vexans, pulcritarsis, 
nemorosus, albopunctatus, annulatus, spathipalpis, Richiardii, 
elegans, pipiens, modestus, hortensis; — in Sardegna: A. cìa- 
viger, A. bifurcatus ; C. penicillaris, credo vexans, nemorosus, an- 
nulatus, spathipalpis, elegans, pipiens, impudicus, hortensis; — 
in Sicilia: A. cìaviger, A. bifurcatus; C. penicillaris, annida- 



— 227 — 

tus, spathipalpis, Richiardii, elegans, pipiens, modestus, impu- 
dicus, hortensis. — Tutto ciò è eloquente di per se stesso, 
quando specialmente si consideri che rappresenta solo imper- 
fettamente il vero stato delle cose. 

Ma, ho detto, se più particolarmente si scrutano le cose, si 
scorge un fatto, che è veramente l'interessante: le specie 
stesse possono trovarsi, sì, nelle varie regioni, ma a patto che 
1' habitat particolare sia eguale, cioè sono in realtà gli habitat 
eguali, che hanno uguale, o presso che uguale, la fauna culi- 
cidica. 

Io distinsi gli habitat in tre maniere: foveale, subpalustre, 
palustre, e sarebbe inutile che mi rispiegassi. 

E certo che 1' habitat foveale è il più sparso, quasi direi 
si può trovare ovunque. Ed ecco che le specie a larve foveali 
sono le più diffuse. Il G. pipiens, lo sjjathipaljris, anche V an- 
nulatus, che può essere un po' foveale, 1' elegans, hanno larga 
diffusione. Il C. pipiens si trova notoriamente in tutta Italia, 
e può dirsi in ogni cantuccio d'Italia, al piano e ai monti; il 
C. spathipalpis, sebbene specie meno ricca di individui, io ho 
trovato in Italia tutta, in Piemonte, in Lombardia, nella Ita- 
lia centrale, nella meridionale, in Sardegna, in Sicilia, in paesi 
di piano e in paesi di monte. Presso a poco si dica della dif- 
fusione del C. annui atus. Anche il C. elegans, sebbene siano 
da fare due rimarchi, che farò poi, su questa specie, ha dif- 
fusione grandissima, dalla Liguria alla Calabria, alla Sarde- 
gna, alla Sicilia. 

Anche l' habitat subpalustre è molto diffuso, non solo in 
luoghi di piano, per quanto non palustri, ma anche di monte; 
e così sono diffuse per tutte le particolari regioni d' Italia le 
specie subpalustri. Non parliamo del diffuso C. annulatus, il 
quale è tuttavia anche un pochetto foveale. Pigliamo altre due 
specie, il C. hortensis e 1' A. bifurcatus : io le ho trovate, posso 
dire, in tutte le più speciali parti d'Italia, che ho visitato, 
così a Torino come a Messina, così a Siena e a Pisa come a 
Sassari e a Cagliari. Nel qual proposito faccio notare che un 



— 228 — 

ben custodito, signorile, verdeggiante boschetto nella sua va- 
sca con le ninfee, nel suo minuscolo laghetto può avere un 
eccellente habitat subpalustre, non dico allevante l'innocuo 
C. hortensis, ma il temibile A. bifurcatus, le di cui larve io in 
tali luoghi varie volte ho catturato, e le di cui punture lì 
presso ho subito, e a proposito di ciò portar voglio ad esem- 
pio il pubblico giardino della Lizza a Siena, e l'orto botanico 
di Messina e di Pisa. 

Viene poi 1' habitat palustre. Questo è peculiare, ne v' è 
bisogno eh' io spieghi che cosa è palude : ricordo solo che si 
possono avere paludi in miniatura, capaci di mantenere le loro 
specie palustri (tipici i minuscoli inargi di Ortira in quel di 
Messina) e di essere focolaio di malaria. La fauna culicidica 
palustre è degna di considerazione, e in questo proposito se- 
gnalo come interessantissima la nota di Grassi del 1898, e altre 
contribuzioni di questo autore. — Si può subito asserire che le 
diverse regioni italiane, secondo che hanno o non hanno paludi, 
differiscono nella loro fauna culicidica, ed ecco che certo la 
provincia di Grosseto o la regione di Lentini differisce dalla 
riviera ligure, mentre tutte quelle, che hanno paludi, grande- 
mente concordano, siano nella Lombardia come in Sicilia. Ec- 
cone qualche esempio: nelle paludi e nelle valli, e nei luoghi 
circonvicini, della provincia di Ravenna (p. es. tra Cervia e il 
Savio) ho raccolto le seguenti specie: A. claviger, A. psendo- 
pictus, C. penicillalis, Richiardii, modestus: al lago (Biviere) di 
Lentini ho raccolto A. claviger, C. penicillaris, Richiardii, mo- 
destus, e non posso affatto escludere che esista Y A. pseudo- 
pictus; nel bosco di Tombolo in provincia di Pisa, presso ai 
paduli, ho raccolto A. claviger, A. pseudopictus, C. penicillaris, 
Richiardii, modestus, vexans; varie delle accennate specie ho 
raccolto nel palude di Pesto in -provincia di Salerno. 

Con tutte le quali cose mi pare di avere dimostrato abba- 
stanza la tesi, che avevo enunciato. 

Aggiungo che le due facies faunistiche foveale e palustre 
mostrano avere una certa incompatibilità tra di esse. Certo 



— 229 — 

non si deve esagerare questo fatto, perchè anche nei luoghi 
eminentemente palustri (Lentini, Rosarno, Cervia, dintorni di 
Mantova, etc.) mi sono sempre buscato qualche puntura di C. pi- 
piens, e colui, che passi una notte alla stazione ferroviaria di 
Grosseto, o anche in Cervia, potrà giudicare; ma, insomma, le 
località palustri sono sotto il dominio delle palustri zanzare, che 
ad esse danno carattere, e non sono preferite, ne molto abitate 
dalle specie foveali (certo le larve delle une e delle altre di 
queste zanzare devono nutrirsi un po' differentemente), specie 
foveali, che invece prosperano a loro beli' agio nei luoghi di 
piano umidi, ma non palustri (e danno ad essi carattere), i 
quali dal Piemonte e dal Veneto fino ad Augusta e a Marsala 
in Sicilia concordano tutti nell' esser pieni, per esempio, della 
zanzara volgare, il fastidiosissimo C. pìpìens. 

Dissi anche esistere un principio subordinato, per cui si ha 
che gli habitat eguali hanno bensì fauna culicidica uguale, ma 
la specie o le specie predominanti possono variare un po' se- 
condo le varie regioni. 

Ecco infatti che nelle valli tra Cervia e il Savio predomina 
(almeno in certi periodi) VA. pseudopictus, invece al lago di 
Lentini sovrabbonda VA. claviger, e del gen. Culex ecco che 
se nelle paludi ravennati, nelle maremme toscane, nella pa- 
lude di Pesto sovrabbonda il C. penicillaris, a Gioia Tauro, 
a Rosarno (laghi di Acola e Pescara) e in altri luoghi della 
Calabria, al lago di Lentini, nei margi di Ortira, sovrabbonda 
il C. Richiardii. 

Dissi, infine, che si hanno in qualche specie alcune limita- 
zioni di diffusione, anche ad habitat eguali. Così, per esempio, 
due rimarchi sono da fare pel C. elegans: il primo, che que- 
sta zanzara, genuina specie foveale, si estende, sì, molto in 
senso orizzontale e va dalla Liguria alla Sardegna e alla Si- 
cilia, ma non si eleva in altezza e non si allontana troppo 
dalle regioni litoranee, e già a Siena più non si trova; il se- 
condo, che se 1' ho trovata sempre nel litorale tirrenico, non 
1' ho trovata, e per ciò almeno deve essere più rara, su quello 



— 230 — 

adriatico. — Altre presentano dei salti nella loro diffusione: 
così il C. impudicus, il quale, per quanto abbia cercato, per 
ora non ho trovato che in Sardegna e in Sicilia. Anche il 
C. vexans, che ho trovato in luoghi palustri di varie parti 
d'Italia, non ho trovato affatto nelle località paludose tra Ra- 
venna e Cervia. — Ma non si può escludere che questi salti, 
almeno talvolta, siano più. apparenti che reali e appaiano più 
per rarità e per discontinuità di apparizione degli individui 
della specie, che per vera mancanza. — E faccio qui fine a 
queste più che brevissime generalità corologiche. 



231 



CITAZIONI BIBLIOGRAFICHE 



In questo lavoro sono parchissimo di citazioni bibliografiche. Per la massima 
parte della bibliografia culicidologica rimando al mio lavoro del 1896; qui cito solo 
qualche fondamentale lavoro vecchio, al quale mi sono riferito indietro, e alcuni la- 
vori recenti. Ma avviso il lettore che dovrà riempire a sua cura qualche lacuna. 

I lavori vecchi, che mi limito a citare, sono i seguenti: 

Linnaei C. Systema Naturae, etc. — Ed. l. a , Lugduni Batavorum, 173"). — Ed. 10. a , re- 
formata, Holmiae, 1758 (iterum edita, Lipsiae, 1894). — Ed. 12. a , reformata (pro- 
pria ed.), Holmiae, 1766-68: Insecta Diptera in T. I, P. II, Holmiae, 17Ã’7. 

Eossi P. Fauna etnisca. T. II. Liburni, 1790. 

Meigen J. W. Klassificazion und Beschreibung der europàischen Zweifliigligen Insekten. 
Erster Bd. Braunschweig, 1801. In questa sua opera Moigen non divise che in 
generi, e per tutto le zanzare, che enumerò, adottò l'unico gen. C'ulex. 

Germìr E. F. Reise nach Dalmatien und in das Gebiet von Ragusa. Leipzig, 1817. 

Meigen J. W. Syst. Beschreibung der békannten europ. zweifiiigeligen Insekten. Th. 1-7. 
Aachen-Hamm, 1818-1838. Di zanzare si parla in parte l. a . 1818; 6. a , 1830; 7. a . 1838. 

Leach W. E. Descriptions of thirteen species of formica, and three species of Culex, 
found in the environs of Nice. u The Zoological Journal », N. VII. London, Octo- 
ber, 1825. 

Risso A. Histoire Natii r eli e des principales productions de l'Europe meridionale, etc. 
Tome, V. Paris, 1826. 

Robineau Desvoidy J. B. Essai sur la tribù des Qulicides. u Mem. de la Soc. d'Hist. 
nat. de Paris. » Tome troisième, III. e livraison. Paris, 1827. 

Rondasi C. Dipterologiae italicae Prodromus. Voi. I. Parmae, 1856. 

Schiner R. .1. Fauna Austriaca. Die Fliegen (Diptera). Th. II. Wien, 1861. 

Dei lavori speciografici recenti cito i seguenti: 
Rondani C. Sulle specie italiane del gen. Culex L. u Boll, della Soc. entom. italiana ». 

Anno IV. Firenze, 1872. 
Ficalbi E. Notizie sulle zanzare italiane. « Boll, della Soc. Entom. italiana ». Varie 

note dall'anno 1889 all'anno 1896. 
Arribàlzaga Lynch F. Dipterologia argentina. C'ulicidae. Revista del Museo de La 

Piata. La Piata, 1891. 
Bezzi M. Contribuzione alla Fauna ditterologica della Provincia di Pavia. Parte II. 

u Bollett. della Soc. entom. italiana ». Anno 24. Firenze, 1892. 
Ficalbi E. Revisione sistematica della famiglia delle u C'ulicidae » europee. Firenze, 1896. 
Noè G. Contribuzione allo studio dei Culicidi. « Bollett. della Soc. entom. italiana ». 

Anno XXXI. Firenze, 1899. (Di prossima pubblicazione). 



— 232 — 

Inquanto ai recentissimi lavori sulla quistione tra zanzare e malaria, per taluni 
dei quali si sono anche avute contribuzioni interessanti alle conoscenze speciogra- 
flche e specialmente dietologiche sulle Culicidae, cito i seguenti : 

Grassi B. Varie e notevoli pubblicazioni. La prima è stata: Rapporti tra malaria e 
peculiari insetti [zanzaroni e zanzare palustri, u Atti della R. Acc. dei Lincei, Ren- 
diconti della CI. di Se. fisiche ». Anno 1898, semestre II, voi. VII, fase. 7. Roma, 

1898. Inoltre: u Policlinico », Voi. V-M, Roma, 1898. L'ultima è: Le recenti sco- 
perte sulla malaria esposte in forma popolare, u Rivista di Se. biologiche ». Anno I, 
fase. 7. Milano, 1899. In mezzo a qiieste (1' ultima delle quali è solo ultima per 
ora) sono interposte varie note, tra le quali cito: La malaria projiagata per mezzo 
di peculiari insetti, u Rendic. R. Acc. Lincei, CI. di Se. fisiche », Anno 1898, se- 
mestre 2.°, voi. VII, f. 9. Roma, 1898. Rapporti tra la malaria e gli artropodi. 
u Rend. R. Acc. Lincei. » Anno 1898, sem. II, voi. VII, fase. 11, Roma, 1898. 
Ancora sulla malaria, u Rend. R. Acc. Lincei ». Anno 1899, semestre I, Voi. Vili, 
fase. 12, Roma 1899. 

Guassi, Bignaxi, Bastianelli. Varie pubblicazioni delle quali cito: Coltivazione delle 
semiiune malariche dell'uomo nell'u Anopheles claviger ». u Rend. R. Acc. Lincei, u 
Anno 1898, semestre II, voi. VII, Roma, 1898. Ulteriori ricerche sul ciclo dei pa- 
rassiti malarici umani nel corpo del zanzarone, u Rend. R. Acc. Lincei. ». Anno 

1899, semestre I, Voi. Vili, fase. 1, Roma, 1899. Resoconto degli studi fatti sulla 
malaria durante il mese di Gennaio. « Rend. R. Acc. Lincei. Anno 1889, Voi. Vili, 
2.° sem., fase. 3. Roma, 1899. Ulteriori ricerche sulla malaria, u Rend. R. Ac- 
cad. Lincei », Anno 1899, Voi. Vili, 1.° seni., fase. 9. Roma, 1899. Sulla coltiva- 
zione dei parassiti malarici dell'uomo nel corpo delle zanzare, a Annali d' Igiene 
sperimentale ». Roma, 1*99. 

Bignani e Bastianelli. Sulla tcoltivazione del parassita della terzana primaverile nel- 
l'u Anopheles claviger ». R. Acc. medica di Roma, 1899. 

Celli e Casagkandi. Per la distruzione delle zanzare, contributo allo studio delle so- 
stanze zanzaricide. Roma, 1899. 

Celli A. La malaria secondo le nuove ricerche. Roma, Agosto 1899. 

Vedi inoltre, specie per i primi passi (più che altro teorici) della dottrina dei 
rapporti tra zanzare e malaria, gli scritti di Lavekax, Maxson, Koch, Mendini, Bi- 
gnami, Ross, che non sto a particolarmente citare. 



233 



INDICE DELLE MATERIE 



PREFAZIONE Paf/. 46 

Cap. I. — Raccolta e conservazione delle Calicidae. » 49 

Oap. II. — - Caratterizzazione generale delle Culicidae. » 58 
Cap. III. — I caratteri da adottarsi per distinguere le 

specie e suddividere il gruppo Culicidae. . » 88 

Cap. IV. — Qualche annotazione dietologica .... » ìoo 
Cap. V. — Classazione e descrizione di un complesso 
di 20 specie italiane della famiglia delle 

Culicidae » 115 

1. — Sguardo storico-bibliografico. — Generalità sulla divi- 

sione della famiglia » 115 

2. — Il genere Anopheles per rispetto alle specie italiane . » 123 

Caratterizzazione » 123 

Quali sono le specie, che si descriveranno . . » 125 

Divisione del genere » 126 

Descrizione delle specie » 128 

3. — Il genere Culex per rispetto alle specie italiane » 146 

Caratterizzazione » 146 

Quali sono le specie, che si descriveranno . . » 147 

Divisione del genere » 148 

Descrittane delle specie » 159 

Aggiunta al Cap. V » 223 

Cap. VI. — Un brevissimo cenno generale sulla coro- 
logia delle zanzare italiane » 225 



234 



INDICE ALFABETICO DELLE SPECIE DESCRITTE 



Genere Anopheles. 



bifurcatus, pag. 142. 
claviger, p. 137. 
[grisescens], p. 137. 
[maculipennisj, p. 137. 
[nigripes], p. 142. 



[pietas], p. 128. 
[plumbeus], p. 142. 
pseadopictas, p. 128. 
superpictus, p. 135. 
-;], p. 142. 



[villosus] 



Genere Culex. 



[affinis], p. 187. 
albopunctatus, p. 183. 
[alpinus], p. 207. 
annulatus, p. 187. 
[articulatusj, p. 173. 
cantans, p. 170. 
[oiliaris], p. 207. 
elegans, p. 203. 
[equinus], p. 167. 
[fasciatusj, p. 177. 
Ficalbii, p. 224. 
glaphyropteras, p. 192. 
hortensis, p. 217. 
impadicns, p. 214. 
malariae, p. 222 e 223. 
[macalatus], p. 170. 
mimeticus, p. 224. 



iDodestus, p. 211. 
nemorosus, p. 177. 
ornatas, p. 167. 
penicillaris, p. 160. 
[phytopliagusj, p. 207. 
pipiens, p. 207. 
palcripalpis, p. 220. 
pulcritarsis, p. 181. 
[reptans], p. 177. 
Ricbiardii, p. 199. 



Irufusj, p. 207. 



Liuiuùj, y. fluì. 

[salinus], p. 177. 
sjjathipalpis, p. 194. 
[sylvaticus], p. 177. 
[variegatus], p. 187. 
vexans, p. 173. 
[vulgaris], p. 207. 



235 



CONTRIBUZIONE 

ALLO STUDIO DEI CULICIDI 



Nota di GIOVANNI NOÈ, studente in Scienze Naturali 



Fra il ricco materiale raccolto dal prof. Grassi nelle sue 
escursioni scientifiche per i luoghi malarici, furono rinvenute 
alcune specie di Culex, le quali, o per la loro mal definita po- 
sizione sistematica, o perchè affatto ignote, meritano di essere 
minutamente descritte, vista l'importanza che va di giorno in 
giorno acquistando la conoscenza di questi ditteri, in relazione 
alla malaria degli animali. 

Per ora mi limito alla parte puramente descrittiva e ad 
alcune aggiunte all'opera pregevolissima del Ficalbi, sperando 
che questo contributo riesca di una qualche utilità al Ficalbi 
stesso per il completamento del suo lavoro sull'argomento. 

Già fin dall'anno scorso, il prof. B. Grassi, in una sua nota 
preliminare, tenne parola di una specie, difficile allora da de- 
terminare con sicurezza; cito qui il brano in discorso « Nei 
luoghi non malarici però trovasi ieri altra specie di zanzare 
{usiamo il termine in senso lato). Sono grosse e rassomigliano 
al C. elegans, ma se ne distinguono facilmente perchè raggiun- 
gono una grandezza maggiore e perchè non hanno i tarsi al- 
boannulati (anellati di bianco). Queste zanzare sono frequenti 
nei boschi di Rovellasca e dei dintorni, luoghi immuni da ma- 



— 236 — 

larici » e più oltre: « Io l'ho riscontrata nei boschi del Ticino 
in punti certamente malarici; non l'ho riscontrata però negli 
altri luoghi malarici da me visitati ». 

Quest'anno, fin dall'apparire della primavera, si verificò la 
presenza della suaccennata specie anche a Maccarese ed in 
altre località della Campagna romana; si venne perciò alla 
conclusione che essa sia molto diffusa nella penisola; sin' ora 
fu trovata unicamente nelle regioni boschive, fatta completa 
astrazione dalla salubrità o meno de' luoghi. 

In quanto alla determinazione della specie, devo confessare 
che le difficoltà, che l'avevano impedita l'anno scorso, non 
sono ancora state completamente superate con certezza; e ciò 
malgrado le più accurate e diligenti osservazioni. Si riteneva 
dapprima, da esemplari secchi e mal conservati dell'anno scorso, 
che si trattasse del C. lateralis, Meigen, perchè, da quel poco 
che si poteva rilevare da essi, sembrava che i caratteri con- 
cordassero con quelli della specie tedesca. 

Ma quest'anno dopo la scoperta delle specie in parola a 
Maccarese ed altrove, come ho già detto, il sospetto cadde e si 
escluse la prima intepretazione. Pensai allora che si trattasse 
del C. albopunctatus, Rondani, inquantochè la nota forma pre- 
sentava delle particolarità che coincidevano perfettamente con 
quelle rese note dalla brevissima descrizione del Rondani. 
Tuttavia, esiste nella nostra specie un carattere che non è 
stato rilevato dal Rondani ed è questo: che gli sterni dei 
segmenti addominali sono bianchi e formano, colle macchie 
laterali, una linea trasversale in ogni segmento, continua 
quando l'addome non è gonfio di sangue, divisa in tre mac- 
chioline, quando le pleure vengono distese dal turgore del- 
l'addome. Questo fatto era tale da indurci senz'altro a creare 
una nuova specie, se un certo qual senso di prudenza non ci 
avesse consigliato ad attendere ed a rimandare la decisione a 
tempo più opportuno. 

Un altro fatto intervenne poi a modificare nuovamente le 
mie idee ed è che, avendo esaminato, in questi ultimi tempi, 



- 237 — 

alcuni Culex presi a Swetzingen, presso Heidelberg, non sono 
riuscito a rinvenire alcuna differenza tra la forma nordica e 
quella del mezzogiorno; di modo che, tenendo anche conto della 
grande variazione nelle dimensioni, a cui va soggetta una stessa 
specie d'i zanzara anche nella medesima località, siamo ritornati 
alla prima ipotesi, che si tratti cioè del C. lateralis di Mei- 
gen, ed abbiamo concluso col confermare il sospetto del Fi- 
calbi che il C. albopunctatus di Rondani non sia in realtà che 
il C. lateralis di Meigen. Per questo motivo, darò la descrizione 
di questa specie sotto i due nomi, senza però escludere del tutto 
che si possa trattare di una forma nuova. 

In ogni modo, sia essa il C. albopunctatus di Rondani 
(sin. C. lateralis, Meigen) od un altro Culex, si tratta di una 
specie ben definita e molto diffusa. Altre specie sin'ora poco 
note e mal descritte ci sono occorse in grande abbondanza e 
tali da permetterci una descrizione minuta ed una sicura si- 
stemazione di esse; sono il G. pulchritarsis, Rondani, ed il 
C. nemorosus, Meigen. A queste specie vanno aggiunte il C. ma- 
lariche, Grassi, trovato dal prof. Grassi nello scorso anno e due 
altre specie fin' ora sconosciute, di cui una ci piace di dedicare 
al Ficalbi, che si è reso tanto benemerito della ditterologia 
italiana, ed un'altra proponiamo di chiamare C. mimeticus per 
le ragioni che diremo in seguito. 

Per la nomenclatura e per l'ordine seguiremo il Ficalbi; 
è duopo però che aggiungiamo alcune denominazioni nuove, 
rese necessarie dalla descrizione delle ali del C. mimeticus. 

Chiameremo lunula dell'ala l'incavatura pressoché semilu- 
nare del margine, che si estende dalla nervatura 8 alla ner- 
vatura 9 e qualche volta più in là, verso la base dell'ala. 

La lunula comprende completamente il margine esterno 
della cella IX. 

Frangia dell'ala è quella triplice serie di squamette che 
cinge, a mo' di merletto, il margine apicale e posteriore del- 
l'ala stessa. 

Y. (ipsilon) dell' ala sono le biforcazioni degli scapi, coni- 



— 238 — 

prendendovi l'estremità distale dello scapo e le estremità pros- 
simali dei ramuli. 

In quanto alla distribuzione sistematica delle forme nuove, 
seguiremo, anche in questo caso, lo schema ideato dal Ficalbi, 
secondo il quale le specie suaccennate sarebbero così collocate: 



Ali con macchie per 

ac umulo di situa- 
mene 



Ali con macchie non 
per accumulo di 
squamette . . . 



Tarsi alboannullati. 



Tarsi non alboannullati 



C. annulatus 
C. spathipalpis 

C. FlCALBII 



C. MIMETICUS. 



Tarsi alboannul- 
lati 



Tarsi alboan- 
nullati alla so- 
la base degli 
articoli. 



Ornamenta- 
zioni bianco 
nivee. 

Ornamenta- 
zioni di color 
bianco avo- 
rio o bianco 
giallo. 



0. calopus 
C. elegans 
C. leounoupi 
C. vittatus 

C. MALARIAE 



Al non macchiate 



Tarsi alboan- . 

nullati alla ba- ' 

se ed all'apice / 
degli articoli. 



Tarsi non alboannullati 



Riepilogando, le specie eli cui noi dobbiamo ora parlare 



sono 



G. Ficaìbii, Noè, (1899). 

G. mimeticus, Noè, (1899). 

C. malariae, Grassi, (1898). 

G. pulchritarsis, Eondani, (1872). 

C. albopunctatus, Rondani, (1872). 

G. nemorosus, Meigen, (1818). 



Culex Ficaìbii, Noè, (1899). 

Ali debolmente ma evidentemente macchiate per accumulo di 
squamette; tarsi alboannulati con anelli evidenti solo alla base 
degli articoli; ginocchi chiari; femori a differenza del C. an- 
nulatus e del C. spathipalpis senza anello nel terzo distale. 

Cominciamo dalla testa. La proboscide della femmina è bruna 
con numerose squame giallo-brune, quella del maschio è preva- 



— 239 — 

lentemente giallo-bruna con estremità bruna. / palpi della 
femmina hanno i primi due articoli giallo-bruni; il secondo 
però, all'articolazione, è decisamente bruno, e dal lato ventrale 
presenta, nella stessa località, una macchiolina bianca, data 
dall'accumulo di squamette dello stesso colore; il terzo arti- 
colo è bruniccio ; a questi se ne aggiunge un altro, brevissimo, 
di color bianchiccio. I palpi del maschio, fatti a penicillo, sono 
più lunghi della proboscide di tutto l'ultimo articolo; il primo 
articolo, lunghissimo, ha un fondo giallo bruniccio col terzo 
distale bruno; nel mezzo spicca una piccola anellatura bruno- 
scura ben definita; un'altra, mal delimitata è visibile a poca 
distanza dalla radice; il secondo ed il terzo articolo sono bruni 
coll'estremità prossimale giallo-bruna, di modo che le artico- 
lazioni appaiono di questo colore. Antenne brune nella fem- 
mina, bruno-chiare nel maschio; tanto nell'uno, quanto nel- 
l'altro il primo articolo è giallo aranciato. Gli occhi sono di 
color verde metallico, con contorni giallo-pallidi. La nuca è co- 
perta di fitte setoline di color giallo-oro chiaro; nel mezzo 
però si nota una linea antero-posteriore nera e, lateralmente 
ad essa, proprio dietro gli occhi due macchioline nere. 

Passiamo al torace. Veduto dorsalmente, il torace presenta 
una fìtta peluria giallo-ottone, sopra un fondo isabellino- 
scuro, nel quale sono distinguibili delle mal definite macchie 
più cupe (di color pressoché rosso mattone) specialmente ai 
la^i. Posteriormente però, immediatamente al di sopra dello 
scudetto, spicca una macchiolina ovale di color nocciuola; 
il margine posteriore del torace è provvisto di lunghe setole 
giallo-brune. Scudetto glabro colore isabellino. Lateralmente il 
torace presenta, sopra un fondo isabellino-chiaro, delle mac- 
chiette giallo-paglierine; guardato inferiormente, si scorge una 
fina peluria chiara; nella parte anteriore presenta due mac- 
chioline brune disposte una per lato e congiunte da una linea 
trasversa di colore leggermente più chiaro. 

Negli arti, le anche sono bruniccie anteriormente, molto 
chiare posteriormente; trocanteri chiari con punto nero. I fé- 



— 240 — 

mori superiormente sono bruni, chiari inferiormente; l'estre- 
mità distale presenta un anello di color bianco-giallastro ; 
questo anello, insieme a quello dell'estremo prossimale della 
tibia fa apparire il ginocchio come punto giallo-chiaro. Le 
tibie sono bruno-nere; alle due estremità presentano un cer- 
chietto giallo-avorio splendente. Tanto i femori, quanto le tibie 
sono provvisti di lunghe setole giallo-brune. 

I tarsi sono bruni con anelli, basali negli articoli, molto 
evidenti di color bianco-giallo splendente. 

Le ali sono bruniccie, con nervature ricche di squamette; 
sono evidenti, per quanto poco marcate, cinque macchioline 
nere formate per accumulo di squame. Naturalmente le macchio- 
line sono molto meno distinte nel maschio. I ramali sono molto 
più lunghi dello scapo; lo scapo della forchetta anteriore è più 
breve di quello della forchetta posteriore. Nel maschio però la 
differenza di lunghezza ora accennata per gli scapi non è 
molto evidente. Bilanceri chiari nel peduncolo, bruni nella 
capocchia. 

U addome, molto peloso nel maschio, è, dorsalmente, bruno- 
chiaro con bande giallo-paglia, anteriori nei segmenti ; la- 
teralmente, presenta delle macchioline triangolari dello stesso 
colore; i forcipi sono evidenti solo nel maschio, in cui hanno 
dimensioni ragguardevoli. Inferiormente l'addome è bianco- 
sporco; in ciascun segmento si nota una macchia cenerognola 
a V, col vertice diretto anteriormente; dette macchie sono 
listate di bruno. 

È una specie molto grossa, potendo raggiungere le dimen- 
sioni del C. annulatus perciò le assegneremo una lunghezza 
media da 10 a 12 mm. 

Fin'ora fu trovata solamente a Maccarese ed a Porto. 

Culex mimeticus, Noè, (1899). 

Ali variopinte ; il margine anteriore, nero, è interrotto da 
tre linee giallo paglierine, che, ad intervalli pressoché uguali, 



— 241 — 

si seguono sino alla punta dell'ala. Femori del 2.° paio ingros- 
sati alla base, tarsi albannulati con anelli basali negli arti- 
coli; manca l'anellatura tra il 4.° ed il o.° articolo; addome 
con bande chiare anteriori nei segmenti. 

Descrivo solo la femmina non possedendo ancora il ma- 
schio. 

Intanto è bene notare come le ali del C. mimeticus siano 
quelle che giustificano il nome dato a questa specie, in- 
quantochè, a prima vista, si possono scambiare per le ali 
dell' Anopheles superpictus, Grassi; altre poi sono le somiglianze 
tra le due specie, talché l'inganno è tutt'altro che difficile. 
Ma di ciò parlerò in altro luogo; per ora mi limito alla 
descrizione. 

Cominciando dalla testa si nota che la proboscide è nera 
e presenta un largo anello giallo-chiaro alla porzione pros- 
simale della seconda metà; Votiva, molto piccola e quasi in- 
distinta, è acuminata. 

Le antenne sono nere; il primo articolo, superiormente, 
è giallo-fulvo; i palpi, neri, hanno l'estremità distale come 
punto chiaro. Gli occhi sono marginati di una fina peluria 
gialla-chiara; la nuca, sopra un fondo nero, presenta nel mezzo 
una fìtta peluria giallognola, la quale però va lateralmente 
diventando rara fino a scomparire, cosicché dietro agli occhi 
appare una macchia nerastra. 

Il torace, veduto dorsalmente, è bruno-cioccolata coperto 
da peluzzi giallo-rossicci. Nel mezzo sono visibili due linee 
brune ravvicinate, le quali dal margine anteriore del torace 
tendono a raggiungere il margine posteriore. Lateralmente 
a queste, esistono due altre striscie (una per parte) che, in- 
cominciando dalla metà del dorso, arrivano fino al margine 
posteriore del torace. Ai lati, questo, sopra un fondo bruno, 
presenta alcune macchiette bianco argentee. 

Lo scudetto, glabro, è bruno; inferiormente il torace è 
chiaro, con mal definite ornamentazioni bionco-sporche. 

Anno XXXI. 36 



— 242 — 

Veniamo alle ali; le nervature longitudinali primarie sono 
dieci come in tutte le altre specie; tre sono le nervature pal- 
lide, le quali, in questa specie sono molto diafane e tendono 
a scomparire. In complesso si osserva che le nervature brevi 
si riducono assai; così la 1 non ha diretta provenienza dalla 
base dell'ala, ma si stacca dalla 2 ad una certa distanza dalla 
radice di questa, talché è poco distinta; le nervature trasver- 
sali poi sono pochissimo evidenti. I ramiili delle forchette sono 
molto più lunghi dei rispettivi scapi. La tinta fondamentale 
dell'ala è nericcia, causa l'abbondanza delle squame che rico- 
prono le nervature, e va diventando più carica verso il mar- 
gine anteriore, dove le nervature marginali 1 e 2 formano 
una linea nera. 

Questa linea viene interrotta, ad un terzo della base del- 
l'ala da tre segmenti di un bel color giallo-paglierino, che si 
seguono, ad intervalli, sino alla punta dell'ala; il primo di 
essi (incominciando dal più interno) occupa le nervature mar- 
ginali ed 1, ed arriva sino alla 2, senza però interessarla; 
il secondo, più lungo e più largo del precedente, comprende, 
oltre la marginale e la i, anche il tratto corrispondente 
della 2 ; la terza è situata quasi all'estremità, nella curva ante- 
riore dell'ala; essa occupa un tratto che comprende la nerva- 
tura marginale, l'estremità della 2 e la porzione distale della 
nervatura 3, la quale però, alla sua estremità, presenta un 
brevissimo tratto nero. Altre macchie gialle, ma sempre più 
chiare a mano a mano che si passa al margine posteriore 
dell'ala, occupano i seguenti tratti: 1' Y della forchetta ante- 
riore; la nervatura 5, eccettuati i due estremi che sono neri; 
1' Y della forchetta posteriore; la nervatura 8, tranne gli 
estremi, che sono neri; l'estremità distale della nervatura 9; 
finalmente la frangia della lunula, dove la colorazione è di- 
ventata quasi bianca. Si comprende da questa descrizione, che 
una fascia irregolare attraversa l'ala con una tendenza evi- 
dentissima ad incurvarsi in direzione della base dell'ala stessa. 
La nervatura 10 poi si presenta di color giallo-chiaro nella 



— 243 — 

prima metà. Altre squame dello stesso colore si trovano sparse 
qua e là. 

I bilanceri sono chiari nel peduncolo, brunicci nella ca- 
pocchia. 

Veniamo agli arti. Le anche sono chiare con punteggiatura 
nera. I femori del primo e del secondo paio di zampe sono 
neri superiormente ed anteriormente, bianchicci inferiormente 
e posteriormente; i femori del terzo paio sono totalmente bian- 
chi per più di due terzi ; solo, superiormente, si trova accen- 
nata una linea sfumata oscura; l'estremità distale dei femori 
è provvista di un sottile orletto bianco-gialliccio che fa ap- 
parire i ginocchi come punto bianco. Il nero dei femori, ve- 
duto contro la luce, mostra degli elegantissimi riflessi blua- 
stri. I femori del secondo paio sono alquanto rigonfiati alla 
base. 

Le tibie hanno una colorazione nericcio-chiara, specialmente 
dalla parte ventrale, decisamente nera però verso l'estremità 
distale, dove sono provviste di un' orlatura bianco-gialliccia. 
I tarsi sono alboannulati in modo evidentissimo, e le anella- 
ture, bianco-argentee, sono limitate alla base degli articoli; 
però, alla seconda e terza anellatura partecipano con tenuissima 
orlatura anche il primo ed il secondo articolo. 

Fra il quarto ed il quinto articolo non è visibile alcun 
anello; l'estremità distale del quinto articolo è leggermente 
gialla. 

U addome è bruniccio superiormente con bande bianco-ar- 
gentee anteriori nei segmenti. 

Le fascie, nel mezzo, sono semilunari, colla convessità ri- 
volta all'indietro; inferiormente l'addome presenta un color 
uniforme giallo-chiaro. 

È una specie piccola, raggiungendo la lunghezza di appena 
5, o 6 mm. 

Sin' ora fu trovata solamente a Grassano in Basilicata ai 
primi di Giugno, nella stessa località dove furono sempre cat- 
turati gli Anoplxeles superpictus. 



— 244 — 



Culex malariae, Grassi, (1898). 

Palpi del maschio vagamente annulati. Ali non macchiate. 
Scapo anteriore più breve dello scapo posteriore. Tarsi alboan- 
nulati solo alla base, ma gli anelli, bianchi, sono assai ristretti, 
visibili però distintamente ad occhio nudo nel terzo paio. Addome 
nero con bande chiare pressoché bicuspidali anteriori nei seg- 
menti. 

Cominciamo dalla testa. La proboscide è bruno-nera, con 
tinta decisamente nera all'estremità; V oliva terminale è molto 
appuntita. I palpi della femmina sono neri con estremità bianco- 
nivee; sono pure evidenti colla lente due anellature bianco- 
gialle alle articolazioni dei segmenti; i palpi del maschio su- 
perano, di quasi tutto l'ultimo articolo, la proboscide. Il primo 
articolo, lunghissimo, va ingrossandosi all'estremità distale; il 
suo colore è nero, però nel mezzo spicca una piccola anella- 
tura bianco-avorio; il secondo ed il terzo articolo, pure neri, 
possiedono alla base un anello bianco-argenteo; il secondo pre- 
senta un ciuffo abbondante di peli bruno-neri abbastanza lun- 
ghi; più brevi e più rari sono quelli del terzo articolo. 

Le antenne sono nere nella femmina, bruno-nere nel ma- 
schio; il primo articolo basale, rotondo, è, nella parte che guarda 
la linea mediana della fronte, nero e cosparso di squamette 
bianco-nivee che spiccano elegantemente sul fondo; nella parte 
esterna invece è giallo-aranciato chiaro. Il clipeo è nero, però 
si notano, specialmente nella femmina, due macchie diffuse 
bianco-argentee; i margini laterali sono di color giallo-aran- 
ciato chiaro. Gli occhi sono di color verde metallico con con- 
torni di setoline giallo-paglia. La nuca, nera, è ricoperta di 
una fina peluria paglierina, la quale però lascia distinguere 
chiaramente una linea mediana antero-posteriore nera e due 
macchioline dello stesso colore dietro gli occhi. 



— 245 — 

Passiamo al torace. Veduto superiormente, il torace pre- 
senta, sopra un fondo bruno-nero, dei numerosissimi peluzzi 
di color oro-scuro; ai margini laterali e posteriori la colora- 
zione però si fa più chiara, anzi, al disopra dello scudetto; 
nella linea mediana, si nota un' areola più o meno circolare 
coperta di peli giallo-paglia. 

Nel mezzo del torace attraverso la peluria si scorgono due 
linee longitudinali ravvicinate poco distinte, le quali, partendo 
dal margine anteriore, arrivano sino all'areola gialla; altre 
macchie più oscure si intravvedono sul fondo; però, ed è bene 
che lo dica per sempre, quando il torace di questa e di altre 
specie di zanzare è intatto, cioè ricoperto dalla peluria, le 
macchie e gli ornamenti che non siano dati da particolari 
colorazioni di questa, non appaiono chiaramente trovandosi 
sulla superficie chitinosa del torace; per questo motivo mi 
accadde spesso di non essere riuscito a riscontrare, sopra esem- 
plari freschi, la presenza di caratteri che erano stati avvertiti 
e minutamente descritti da altri autori, per lo più antichi (1). 

Ai lati, il torace, sopra un fondo bruno-cioccolata, presenta 
delle macchie in parte giallo-paglierine ed in parte bianco- 
ni vee, formate per accumulo di squame; queste macchie sono 
disposte in maniera da dar luogo a tre linee irregolari che 
dai margini del dorso si dirigono alle anche. 

Inferiormente, il torace è coperto da una fitta peluria 
giallo-paglierina; nella parte anteriore si nota una linea me- 
diana antero-posteriore bruniccia, ai lati della quale spiccano 
due macchioline dello stesso colore, congiunte da una spicca- 
tissima curva, con convessità rivolta ventralmente, di modo 
che si ha una figura che assomiglia in certo qual modo alla 
lettera greca ty. Lo scudetto è di color bruno-cioccolata con 
una linea mediana longitudinale più scura. 



(1) Il metodo di raccolta inaugurato dal prof. B. Grassi e di cui questi ha già 
tenuto parola in una sua nota, ci ha permesso di possedere esemplari intatti delle 
specie qui descritte, il che non poteva in alcun modo ottenersi usando i mezzi in vi- 
gore per altri generi di ditteri. 



— 246 — 

Le ali sono fuligginose per la ricchezza di squamette nere 
sulle nervature; forchetta anteriore con ramuli più lunghi dello 
scapo; questo poi è più breve dello scapo della forchetta po- 
steriore. 

Gli arti hanno le anche di color giallo-paglierino; i femori 
e le tibie sono dorsalmente neri, inferiormente bianco-giallicci; 
però i femori del . terzo paio di zampe sono chiari, per una 
buona metà, anche dorsalmente; all'estremità distale i femori 
presentano un orletto bianco, che fa spiccare in modo elegan- 
tissimo i ginocchi. I tarsi sono annulati, con anellature bianche 
splendide alla base degli articoli; esse sono assai strette; vi- 
sibili però distintamente ad occhio nudo nel terzo paio di 
zampe; nel primo e nel secondo paio basta una lente a pic- 
colissimo ingrandimento per renderle visibili ; spesso sono tali 
anche ad occhio nudo. 

~U addome è nero con bande chiare anteriori nei segmenti ; 
queste bande presentano in corrispondenza alla linea mediana 
dorsale una piccola intaccatura che divide le fascie in due 
lobi; lateralmente, i segmenti addominali sono provvisti di 
grosse macchie bianche, una per parte. Queste macchie vanno 
interpretate come dilatazioni delle bande dorsali alle quali 
spesso sono attaccate. Dal lato ventrale l'addome ha un fondo 
di color giallo-paglierino; tutti gli sterni, eccettuato il primo, 
presentano lateralmente, sul margine posteriore, due macchio- 
line nere; nel mezzo, e nella prima metà, spicca una linea 
longitudinale pure nera la quale, posteriormente, si biforca in 
due rami che si uniscono alle macchie laterali; di modo che, 
gli sterni mostrano una specie di ipsilon con apertura rivolta 
posteriormente. In esemplari meno ornati spesso mancano i due 
rami, cosicché allora sono evidenti solo tre macchioline, una 
nel mezzo, le altre laterali sul margine posteriore; in questi 
stessi individui le macchioline e la linea suddetta mancano an- 
che nel secondo e molte volte anche nel terzo segmento. L'ul- 
timo articolo, brevissimo e coniforme è quasi tutto nero. 

U addome del maschio presenta, come al solito, lunghi peli 



— 247 — 

laterali di color giallo-ottone ; è necessario aggiungere che nel 
maschio le fascio dorsali tendono un poco al gialliccio. 

È una specie molto piccola non superando la lunghezza 
di 7 mm. compresa la proboscide. È molto diffusa nei luoghi 
paludosi ; l'esser stata trovata sempre con grande frequenza 
nelle regioni malariche le valse il nome datole dall'autore. 

Le località dove essa fu rinvenuta in grande abbondanza 
sono le seguenti: Boschi del Ticino; Campagna romana; Paludi 
pontine; Basilicata; Calabria; Sardegna; luoghi nei quali vive 
dal maggio al novembre. Mi era nato il sospetto che questa 
specie fosse da riferirsi al G. calopus, Meigen; però mi pare 
che la descrizione sommaria di Meigen debba escluderlo e che 
il C. malariae, Grassi, sia specie ben distinta da quella. Del 
resto, vedi più innanzi le considerazioni sulla difficoltà di 
pronunciare un giudizio. 

Culex pulchritarsis, Eondani, (1872). 

Ali non macchiate ; tutti i tarsi ampiamente e distintamente 
alboannulati e la anéllatura prende la base dell'un articolo e 
V apice dell'' altro; addome con bande alterne brune e bianchiccie; 
palpi del maschio con ultimo articolo nereggiante, con la base 
bianchiccia. 

Non mi sembra che questi caratteri siano tali da servire 
a distinguere con sicurezza il C. pulchritarsis dal C. penicil- 
laris, tanto più che vi sono di quest'ultima specie delle va- 
rietà che si potrebbero facilmente confondere col primo. Infatti 
io posseggo esemplari di C. penicillaris, in cui le anellature 
tarsali sono di un bianco quasi argenteo come nel pulchri- 
tarsis, ed evidenti anche nelle prime due paia di zampe; in 
cui il colore fondamentale è quasi completamente nero, e 
manca la linea longitudinale sul dorso dell'addome. 

Si comprende da ciò che la confusione è, qualche volta, 
tutt'altro che difficile. Però, come ha notato anche il Ficalbi, 



— 248 — 

si tratta di due specie ben distinte; per non ingenerare con- 
fusione propongo che si aggiungano a quelli suaccennati i 
seguenti caratteri differenziali. 

Ali fuligginose che arrivano, quando sono chiuse, sino al- 
l'estremità dell'addome, o che di poco la sorpassano; bande del- 
l'addome non estese al margine distale dei segmenti, ne semi- 
lunari. 

Le bande dell'addome sono propriamente quelle che per- 
mettono di formulare con sicurezza il carattere differenziale tra 
le due specie; vi ho aggiunto anche quello delle ali, perchè 
nella quasi totalità dei casi, ho osservato che l'estremità del- 
l'addome sporge, nel C. penicillaris, dal limite segnato dalle 
ali chiuse, dimodoché la zanzara in parola, quando è ferina 
presenta un aspetto singolarissimo. 

Nulla posso dire ancora dei maschi jjerchè si sono fin' ora 
sottratti ad ogni più accurata ricerca; tanto più che il C. pul- 
chritarsis, per quanto assai diffuso, non è, nelle località dove 
fu trovato, molto abbondantemente rappresentato. 

La nostra descrizione si riferisce adunque unicamente alla 
femmina. 

La testa ha proboscide nera con oliva ben sviluppata. I 
palpi, pure neri hanno l'estremità distale bianco-nivea; spesso 
è pure evidente un anello dello stesso colore, alla base del se- 
condo articolo. Le antenne sono nere; il primo articolo, ton- 
deggiante, è, nella sua parte superiore, coperto da squame 
giallo-paglierine. Gli occhi sono di color verde metallico ed 
hanno contorni costituiti da una fina peluria bianco-avorio. 
La nuca è nera coperta di setoline gialliccie; queste, molto fitte 
sulla linea mediana, formano una stretta fascia antero-poste- 
riore di un bel color giallo-oro; lateralmente a questa si scor- 
gono molto bene due larghe e diffuse macchie nere, le quali 
vengono così ad essere collocate dietro gli occhi; ancora più 
esternamente, sempre dietro gli occhi, si trovano altre due 
macchie più piccole, pure nere. 



— 249 — 

Passiamo al torace. Debbo qui far notare che esistono anche 
per questa specie due varietà, una meno ornata dell' altra. 
Nella prima, il colore del torace, visto al di sopra, è quasi 
uniformemente giallo-oro con mal definite strie longitudinali 
giallo-paglierine. Nella seconda invece le ornamentazioni sono 
più eleganti ; e, precisamente, nel mezzo esistono, non sempre 
ben visibili, due sottilissime linee longitudinali di color giallo- 
paglia, ravvicinate tanto fra di loro da sembrare, ad un esame 
poco attento, un'unica striscia; esse partono dal margine an- 
teriore ed arrivano sino alla metà della lunghezza del torace, 
dove si arrestano dinanzi ad un' areola ovale, bruno-nero nel 
mezzo, ma con margini costituiti da peluria giallo-paglierina. 
Lateralmente alle due linee suddette il dorso del torace è co- 
perto da una peluria giallo-rossiccia, nella quale sono visibili, 
nella prima metà, due macchie diffuse più oscure; dietro que- 
ste macchie, un poco al di sopra dell'impianto delle ali, spic- 
cano, qualche volta non troppo bene, due macchioline giallo- 
paglierine, dietro le quali la colorazione del fondo si fa ancor 
più cupa. Spesso sembra che le due macchie diffuse oscure 
della prima metà del torace, continuino posteriormente in due 
linee dello stesso colore. Tutto all'intorno del dorso del torace 
gira una sottile listerella giallo-paglierina, la quale, dopo di 
aver orlato il margine anteriore, si ripiega, da ogni parte, ai 
lati del torace e non risale che in corrispondenza alle due 
macchioline giallo-paglia dell'impianto delle ali. Di qui la 
striscia si dirige all'indietro a cingere il margine posteriore, 
da cui lascia sporgere delle setole lunghe e sottili gialliccie. 

Ai lati, il torace è ricco di spolverature bianco-nivee; infe- 
riormente è tutto coperto da squame giallo-paglierine ; nella 
parte anteriore, si notano due macchioline laterali bruniccie 
congiunte da una linea incurvata verso gli arti. 

Lo scudetto è glabro e di color bruno-cioccolata. 

Veniamo agli arti. Le anche sono anteriormente nere con nu- 
merose squame bianche; i femori sono neri superiormente, bian- 
chi inferiormente; quelli del 3.° paio sono bianchi per una buona 



— 250 — 

metà anche superiormente eccettuata una sottile striscia neric- 
cia, che ne j)ercorre la costa superiore. L'estremità distale dei 
femori presenta un orletto di color bianco, che fa apparire come 
punto bianco assai vivo i ginocchi; le tibie sono pure nere e 
provviste all'estremità distale di un orletto bianco; i tarsi sono 
neri anellati ampiamente, e gli anelli, bianco-nivei, sono costi- 
tuiti dall'estremità distale degli articoli e dall'estremità pros- 
simale degli articoli successivi. L'ultimo articolo è completa- 
mente bianco. Spesso il primo paio di zampe possiede tarsi 
alboannulati solo alla base degli articoli. 

Le ali sono fuligginose per l'accumulo di squamette nere 
sulle nervature; però tra queste squame se ne distinguono colla 
lente, altre di color giallo assai chiaro. Scapi delle due for- 
chette uguali; ramuli della forchetta anteriore più lunghi dello 
scapo ; ramuli della forchetta posteriore pressoché uguali in 
lunghezza allo scapo. Bilanceri chiari nel peduncolo, legger- 
mente brunicci nella capocchia. 

Uaddome è nero dorsalmente con bande giallo-paglierine, 
anteriori nei segmenti. Qualche volta queste bande sono intere; 
per lo più però le bande hanno tre intaccature; una nel mezzo 
piccola e due laterali più profonde vicino ai margini dei ter- 
giti; dimodoché la banda si presenta sotto questo aspetto: due 
lobi mediani quasi confusi insieme e due lobi laterali più 
spiccati, più dilatati ed allungati all'indietro, aventi l'aspetto 
di macchiette. Ventralmente le bande chiare hanno la preva- 
lenza su quelle nere; queste però nel mezzo penetrano a mo'di 
cuneo nelle bande qhiare formando una specie di V pieno con 
vertice rivolto anteriormente. Le dimensioni, piuttosto costanti, 
si aggirano sugli 8 mm. compresa la proboscide . 

E specie boschiva piuttosto diffusa; Rondani la cita per 
l'Emilia; il dottor Michele Gatti, di questo gabinetto, ne cat- 
turò alcuni esemplari nei dintorni di Teramo. Fu trovata an- 
che a Maccarese ed in altri luoghi della campagna romana ; 
non è rara nelle Paludi Pontine; in Roma stessa si possono 
raccogliere esemplari di questa specie, sotto al boschetto del- 



— 251 — 

l'Orto botanico ai piedi del Gianieolo. Come ho già detto, non 
è però così numerosa come è diffusa. 



Culex albopunctatus, Rondani (1872) 
Sin. Culex lateralis, Meigen (1818). 

Ali non macchiate ; ramuli assai più lunghi dello scapo : 
tarsi non alboannulati ma con ginocchi di un bianco niveo; ad- 
dome senza bande chiare e scure, ma con segmenti macchiati 
di bianco ai lati. 

Incominciando come al solito dalla testa, notiamo che la 
proboscide, lunga circa la metà del corpo, è completamente 
nera (1), tanto nella femmina quanto nel maschio. I palpi della 
femmina pure neri; quelli del maschio, appena lunghi quanto 
la proboscide, neri col ciuffo del secondo articolo poco svilup- 
pato e rari peli al terzo articolo. Clipeo nero con brinatura 
plumbea sul fondo, divisa in due macchiette da una mal defi- 
nita linea longitudinale nera. Antenne nere in ambedue i sessi; 
il primo articolo è superiormente di color giallo-aranciato chiaro. 
Gli occhi sono di color nero con riflessi rosso molto cupo; l'orla- 
tura è costituita da setoline bianco-paglierine; le due orlature si 
spingono in avanti a formare la linea di separazione degli occhi. 
La nuca è nera e coperta da fìtte setoline giallo-paglia ante- 
riormente, giallo-oro posteriormente; da essa parte un ciuffo di 
lunghe setole giallo-paglierine, che si protende al di sopra 
della linea di separazione degli occhi ; dietro questi spicca una 
macchietta nera. 

Veniamo al torace. Veduto superiormente, il torace presenta 
una fitta villosità di color giallo-oro chiaro ; però verso la parte 
posteriore del torace, vicino all'inserzione delle ali, i peli sono, 
generalmente di color giallo tendente al rossiccio. Nel mezzo 



(1) Il nero di questa zanzara si può, con molta approssimazione, paragonare al 
colore dell'inchiostro, coi riflessi particolari a questo. 



— 252 — 

il torace è percorso da una larga fascia longitudinale nera. 
Essa è, alla sua volta, percorsa da una sottile linea giallo-oro 
che la divide in due fascie; in corrispondenza alla metà del 
torace, la linea dorata si biforca ed i rami vengono congiunti, 
al margine posteriore del torace immediatamente al di sopra 
dello scudetto, da un tratto trasversale; questo ed i rami limi- 
tano un'area pressoché ovale nera nel fondo ma coperta par- 
zialmente dalle setole dorate provenienti dai rami. Ai lati 
della grossa fascia longitudinale nera si notano due altre linee 
dello stesso colore, che, incominciando dalla metà del torace, 
arrivano sino al margine posteriore di questi, esse sono sepa- 
rate dalla grossa faccia per mezzo di due sottili linee giallo- 
dorate. Il margine posteriore del torace è fornito di lunghe se- 
tole giallo-rossiccie. Lo scudetto, glatro, è nero. Lateralmente, 
il torace presenta una colorazione fondamentale nero-inchiostro, 
sulla quale spiccano elegantemente delle macchie bianco-nivee; 
di queste, nella generalità dei casi, se ne vedono quattro, quasi 
sotto l'inserzione delle ali, disposte come se fossero ai vertici 
di un quadrato, disposizione che rende spesso evidente la fi- 
gura geometrica accennata per la parziale fusione di alcune 
tra le macchie. Altre macchie bianco-nivee sono sparse qua e là. - 
Al di sotto, il torace è coperto da squame bianco nivee ; però 
nella parte anteriore si osserva una linea mediana anteropo- 
steriore nera, alla quale affluiscono due altre linee oblique, che 
danno luogo ad un V con vertice ventrale. 

Negli arti le anche sono chiare anteriormente, nere con 
molte squame bianco-nivee posteriormente; i femori, inferior- 
mente sono bianco-giallicci; superiormente, quelli del primo e 
secondo paio sono, eccettuata la radice che è bianco-gialliccia, 
nericci con colorazione più intensa verso il terzo distale, quelli 
del terzo paio bianco-gialli per una buona metà. In corrispon- 
denza all'articolazione, i femori presentano un'orlatura bianco- 
nivea che fa apparire i ginocchi come punto bianco assai vivo. 
Nel resto, le zampe sono affatto nere. 

Le ali. affumicate, sono rese ancor più oscure dalla rie- 



— 253 - 

chezza di squame nelle nervature, le quali essendo molto avvi- 
cinate verso il margine anteriore, danno luogo, in corrispon- 
denza a questa porzione dell'ala ad una colorazione più intensa. 
Ramuli molto più lunghi degli scapi in ambedue le forchette. 
Lo Scudetto, glabro, è nero. 

Bilance ri chiari con estremità nera. L'addome è nero in- 
chiostro con setole di color giallo-bruno al margine posteriore 
dei segmenti; le setole nel maschio sono, in paragone ad altre 
specie, più rade e più corte. I segmenti hanno ai lati delle 
eleganti macchie bianco nivee di forma pressoché triangolare. 
E notevole che le macchie, e specialmente negli ultimi tergiti, 
tendono a distendersi sulla parte dorsale; anzi nel maschio av- 
viene che le macchie dell'ultimo segmento si avvicinano tanto 
sul dorso da dar luogo apparentemente ad un anello bianco; però 
guardando colla lente si scorge la linea di separazione fra le 
due macchie. Oltre a queste, altre macchie esistono sugli sterni, 
dove assumono la forma di una banda bianco-nivea anteriore 
e più grande della nera; questa però penetra nel mezzo, a mo'di 
cuneo nella banda chiara che appare così profondamente bicu- 
spidale. Le macchie sternali formano in ogni segmento, con 
quelle laterali una banda trasversale, continua quando l'addome 
è vuoto, spezzata in tre macchioline quando le pleure vengono 
distese dal turgore dell'addome. 

Forcipi del maschio molto grossi e sporgenti, coperti di seto- 
le, le quali sono più lunghe verso l'interno che verso l'esterno. 

Le dimensioni variano moltissimo in questa zanzara, come 
abbiamo già osservato al principio di questa nota; tantoché 
da un minimum di 5 mm. possono arrivare ad un marximum 
di 9 mm. e 10 mm. 

E specie diffusissima ovunque, limitata però ai luoghi bo- 
schivi ed umidi dove punge di giorno ed al crejmscolo, ciò 
che del resto fanno anche tutte le altre specie che conducono 
vita boschiva. 

È notevole l'ardimento con cui assale in relazione alla sua 
robustezza. 



— 254 — 

Possediamo esemplari di questa specie catturati a Rovel- 
lasca (Provincia di Como), nei boschi del Ticino; nelle località 
palustri dell'Italia media ed inferiore si può asserire quasi in 
modo assoluto che vi si trovi costantemente. Così è numero- 
sissima nella Campagna Romana, nelle paludi pontine, nella 
Calabria ecc. Gli individui settentrionali sono generalmente 
più piccoli. 

Meigen la cita per l' Austria, Stephens per 1' Inghilterra, 
Gimmerthal per la Russia, Rondani per l'Italia e più partico- 
larmente per l'Emilia. 

Aggiungiamo che anche in Roma all'Orto Botanico, si rac- 
colgono numerosi C. albopunctatus di dimensioni svariatissime. 

Altri esemplari, di medie dimensioni, furono catturati dal 
prof. Grassi a Swetzingen, presso Heidelberg. 



Ora dovremmo passare alla descrizione del Culex nemorosus, 
Meigen, senonchè la difficoltà di risolvere la questione sulla 
sua determinazione ci costringe a permettere alcune conside- 
razioni. 

Nella famiglia dei Culicidi, in particolar modo nel genere 
Culex, il disordine e la confusione, in cui essa si trova da tempo 
antico non sono pur troppo ancora dissipate completamente, 
quantunque il Ficalbi, in questi ultimi anni, abbia recato sul- 
l'argomento, non poca luce. Le cause del disordine vanno, in 
parte, ricercate nella grande diffusione dei Culicidi, la quale 
dà luogo spesso a tali variazioni di tinta e di proporzioni, da 
indurre fàcilmente ad innalzare al grado di specie delle forme 
che devonsi interpretare unicamente come varietà; in parte 
ancora nella difficoltà della buona conservazione delle antiche 
raccolte, ciò che sottrae gli studiosi alle verifiche ed alle in- 
dagini opportune. Però, tenute nella dovuta considerazione le 
difficoltà accennate, la confusione deriva per lo più dalle descri- 



— 255 — 

zioni monche, le quali, come ognuno sa, costituiscono il patri- 
monio lasciatoci dalla maggior parte degli antichi sistematici. 

Esse potevano bastare quando il numero delle specie era 
assai limitato; ma, a mano a mano che cresceva l'elenco delle 
forme, andava aumentando di pari passo l'incertezza sulla loro 
determinazione, rendendosi così possibile la creazione di un 
numero considerevole di nuove specie, le quali, ad un esame 
più accurato, verranno certamente eliminate. Il Meigen, per 
esempio, le cui specie si accettano generalmente senza discus- 
sione, ha lasciato di esse descrizioni così insufficienti, che 
difficilmente servono a togliere d'imbarazzo lo studioso che si 
dà ad un tal genere di ricerche; e, come il Meigen, non si 
regolarono diversamente i ditterologi contemporanei o di poco 
posteriori, i quali anzi hanno spesso aggravato la confusione. 

E per questo motivo che a proposito del C. lateralis, Meigen, 
e del C. malariae, Grassi, non son potuto venire a conclu- 
sioni assolute, quantunque credo che difficilmente il mio giu- 
dizio potrà essere modificato. 

Del resto, io credo fermamente che, se si vuol fare luce 
completa su tale argomento, sia necessario controllare sul posto 
le specie menzionate dai loro autori, e siccome il maggior 
numero di esse fu scoperto al Nord, specialmente in Germa- 
nia, affermo in modo assoluto che senza un lungo soggiorno 
e senza accurate ricerche fatte in questo paese non si potrà 
mai avere un'idea esatta delle numerose specie di Culicidi. 



* 

Non altrimenti che per il C. malariae, Grassi e per il 
C. lateralis, Meig. è intervenuto a me per il C. nemorosus, 
Meigen. Dirò anzitutto a quale forma ritengo di riferire la 
specie di Meigen. 

Nella scorsa primavera, procedendosi in Maccarese ad espe- 
rimento sull' infezione o meno delle zanzare da parte di uo- 



— 256 — 

mini malarici, fa notata la presenza di una specie di Culex, 
rappresentata in proporzioni numeriche abbastanza considere- 
voli, che ini sembrò fin'ora sconosciuta, e che mi accingevo 
perciò a descrivere; senonchè, dopo ulteriori investigazioni, 
fui tratto alla convinzione che si trattasse del C. nemorosus, 
Meigen. Dirò poi le ragioni che mi hanno condotto a que- 
sta conclusione. Esemplari della medesima specie ebbi dalla 
Lombardia, dalle paludi di Ravenna, da varie località della 
Campagna romana, dalle paludi Pontine, da Sibari, da Meta- 
ponto e da molte altre località, talché mi convinsi esser que- 
sta una forma molto diffusa e molto numerosamente rap- 
presentata. Fino allora non conoscevo ancora tutte le mono- 
grafie del Ficalbi sui Culicidi, perchè non tutte poterono esser 
riunite nel suo libro sulla Revisione sistematica della famiglia 
delle Culicidae Europee. Più tardi però, trovai sul Bollettino 
della Società Entomologica Italiana del 31 Ottobre 1896, la 
descrizione, fatta dal Ficalbi, di una nuova specie di zanzara, 
il Culex salinus, la quale mi colpì per le rassomiglianze che 
presentava colla nostra di Maccarese. 

Mi procurai allora esemplari di quella forma, facendomeli 
spedire da Cagliari, ne' cui dintorni il Ficalbi l'aveva trovata 
e mi convinsi essere il Culex salinus non altro che una va- 
rietà più bruna della nostra specie continentale. Questo fatto 
è importantissimo perchè mi induce ad estendere al C. sali- 
nus le conclusioni alle quali ero venuto per la nostra specie; 
che il C. salinus sia una varietà della forma continentale è 
indubitato e lo si comprenderà dalle lievi differenze che farò 
rilevare alla fine di questa nota; come tale, è riferibile al 
C. nemorosus. Resta a dimostrare che la specie continentale è 
realmente il C. nemorosus, ciò che farò tra poco. Prima vo- 
glio far notare, a prova di quanto dissi poco fa, l'estrema fa- 
cilità con cui le descrizioni degli antichi autori, incomplete e 
basate unicamente su caratteri artificiali, ci posson trarre in 
inganno. Non vi sarebbe alcuno il quale, osservando il C. sa- 
linus di Cagliari non direbbe trattarsi di specie nuova; d'altra 



— 257 — 

parte io credo che nessuno potrebbe, coll'intermezzo della forma 
continentale, negare che il C. salinus è sinonimo di C. nemo- 
rosus, dato, come è mia ferma convinzione che la nostra 
specie continentale debba riferirsi a quella di Meigen. Veniamo 
finalmente alla dimostrazione accennata. 



Citerò, per rendere più chiara la cosa, quello che ne dicono 
il Meigen, il Macquart ed il Rondani. 

Il Meigen così descrive il C. nemorosus. 

« Culex nemorosus. — Torace rufo fusco-vittato ; abdomine 
fusco albo-annidato ; genubus ptmcto niveo. — Fronte giallo-rossa 
con margini degli ocelli bianchi. Torace giallo-bruno con due 
linee longitudinali bruno-nere; addome bruno nero con anelli 
bianchi. Coscie giallo-chiare con apice bruno, con punti argentei 
spiccanti ai ginocchi; gambe e piedi bruno-neri; bilanceri giallo- 
pallidi. Ali bruno squamate. Antenne del maschio con peli bruni, 
che alla punta sono bianchi spiccanti; palpi neri. In estate nei 
boschi ombrosi non raro. 3-L. » (1). 

Come si vede, i caratteri dati dal Meigen sono piuttosto 
vaghi; inoltre il carattere delle antenne del maschio deve ri- 
ferirsi, più che ad altro, ad un effetto di luce. Anch'io, dap- 
prima ritenevo che le antenne del maschio fossero bianche 
all'estremità, ma ho dovuto poi ricredermi. Del resto, questo 
carattere fu trascurato dai ditterologi posteriori, per cui credo 
opportuno non tenerne alcun conto. In quanto alle due linee 
longitudinali brune del torace, ormai sappiamo come sia un 
carattere molto incostante, dacché abbiamo spesso osservato 



(1) Tolto dal libro del Ficalbi: a Revisione sistematica della famiglia delle Culi- 
cidae europea -. 

Anno XXXT. 17 



— 258 — 

come di una specie esistano quasi sempre due varietà una più 
ornata dell'altra. 

Non altrimenti si verifica nella nostra forma continentale. 
Dico questo perchè nel C. salinus le strie longitudinali dorsali 
non sono evidenti o lo sono pochissimo, certamente per la 
ragione che il colore fondamentale è più bruno che nella va- 
rietà continentale. In complesso posso dire che i caratteri ri- 
feriti dal Meigen, per quanto di secondaria importanza per 
la massima parte, concordano colla forma in parola. 

Come ognuno vede però, chi per la determinazione del 
C. nemorosus si appoggiasse unicamente alla descrizione di 
Meigen potrebbe trovarsi in grande imbarazzo, perchè essa 
non esclude che gli stessi caratteri si possano un giorno rife- 
rire ad una specie nuova. Così accadde a me, e sarei stato 
tratto in inganno, se un carattere rilevato unanimemente dai 
ditterologi posteriori non mi avesse rimesso sulla buona via. 
Vediamo infatti quello che dice il Macquart: 

« Cidex nemorosus, Meig. iàemblable au C. pipiens. Pal- 
pes d'un brun clair. Borei des yeux blanc. Thorax à deux ban- 
des brunes. Abdomen brun annelé de blanc. Pétiole de la pre- 
mière cellule sous-mar ghiaie des ailes plus long. Assez rare. Le 
C. sylvaticus, Meig. en est une variété. Long. 3 - 3 1 j i lig. ». 

E più tardi il Rondani: 

« C. nemorosus. — Scapus furcae venosae anterioris longi- 
tudine subaequalis scapo furcae posterioris. 

Articuli tarsorum non neque anguste ad basini albicantes. 
Palpi maris articulorum basi non manifeste palUdiore ». 

Anche queste descrizioni sono insufficienti, come ognun 
vede, però risano un altro caràttere che io ritengo decisivo, 
quello delle ali; in sostanza risulta che i ramuli delle due 
forchette sono pressoché della stessa lunghezza. E vero che 
questo carattere non è esclusivo della specie in parola, ma, 
aggiunto agli altri, serve a dare alla definizione del C. nemo- 



— 259 — 

rosus maggior consistenza e sicurezza. Ora la nostra forma con- 
tinentale e la varietà di Cagliari concordano anche in questo 
col C. nemorosus, motivo per cui, tenuto conto di tutti i ca- 
ratteri comuni accennati, mi sembra bene di concludere che la 
specie nostra e quella del Ficalbi, se non sono rappresentanti 
tipici sono certamente varietà del C. nemorosus di Meigen. 
Non fu estraneo alla mia decisione il fatto costante di aver 
sempre riscontrato la specie in parola unicamente nei boschi, 
circostanza questa certamente di minima importanza oggidì, 
ma che ne doveva avere una non lieve ai tempi di Meigen, 
quando il numero di Culex conosciuto era ancora esiguo. Non 
so se sarò riuscito a dimostrare la sinonimia del C. nemoro- 
sus e del C. salinus (considerando questo come una varietà 
poco numerosa della specie molto più diffusa del continente) è 
certo però che la descrizione del Meigen e quelle successive 
conducono logicamente a questa conclusione. Del resto, nei Ou- 
licidi le varietà sono forse più numerose di quello che si crede 
perchè le differenze fornite unicamente dall'intensità dei colori 
non hanno certamente l'efficacia di veri caratteri specifici, ma 
debbonsi probabilmente interpretare come variazioni dovute 
nient'altro che alla grande diffusione di questi Ditteri, ed alle 
condizioni speciali degli ambienti diversissimi in cui vivono. 
Da quanto è stato detto, appare chiaro che i caratteri del 
C. nemorosus possono esser fissati da quelli dati dal Ficalbi 
per il suo C. salinus, eliminandone ciò che si riferisce troppo 
particolarmente a quest'ultimo, che, come sappiamo, non è 
altro che una varietà piuttosto limitata. Per cui proponiamo, 
per il C. nemorosus i seguenti caratteri distintivi. 



Culex nemorosus. 

Palpi bruni in ambedue i sessi; nel maschio possono essere 
lunghi come la proboscide o sorpassarla di tutto l'ultimo arti- 
colo. Proboscide nera. Torace varia dal color giallo oro al color 



— 260 — 

bruno garofano; si distinguono spesso due strisele longitudinali 
brune; raramente se ne osservano quattro; non di rado però 
mancano totalmente. Ali fuligginose con numerose squame giallo 
paglia, o giallo ceciato nella varietà più bruna. Scapi delle due 
forchette pressoché uguali; così pure dicasi dei ramuli. Arti con 
tibie e tarsi brunicci; ginocchi come punto bianco più o meno 
vivo; tarsi non albo annidati; addome con bande bianco paglia 
anteriori nei segmenti. 

Non ci resta ora che far risultare le piccole differenze che 
corrono tra il C. salinus e la corrispondente specie conti- 
nentale. 

Come ho già detto altrove, la colorazione generale nell'ul- 
tima è più pallida, per cui, pur mantenendosi le gradazioni 
indicate dal Ficalbi, le singole ornamentazioni riescono un po' 
più sbiadite. Nel maschio la cosa non è sempre, quanto ai 
palpi, come la notò il Ficalbi; infatti tanto nella specie iso- 
lana, quanto in quella continentale, i palpi possono essere lun- 
ghi appena come la proboscide o sorpassarla di quasi tutto 
l'ultimo articolo. In quanto al resto devo rilevare, sempre in 
base a quanto ho detto or ora che la nuca e il torace hanno 
nella nostra specie una peluria di color giallo oro, più chiaro 
nella nuca che sul torace; su questo sono qualche volta di- 
stinguibili due linee longitudinali più cupe; raramente se ne 
vedono quattro; spesso non se ne vedono affatto. Le brizzo- 
lature delle ali, dei tarsi e dell'addome sono, nella specie con- 
tinentale, più chiare e più rare (1). 

* * 

Era già in corso di stampa la presente nota, quando uscì 
1' atteso lavoro del Ficalbi sulla nuova sistematica dei Culicidi. 
Questo diligente autore, prendendo in esame dei caratteri più 



(1) Mentre davo alle stampe la presente nota scrissi al Ficalbi a quali risultati 
ero giunto circa il suo C. salinus. Ne ebbi in risposta ebe a questa conclusione era 
pervenuto egli pure, e già da molto tempo. 



— 261 — 

naturali di quelli fin ora considerati, è riuscito a determi- 
nare 16 specie di Culex, sulla cui certezza non è più possibile 
ormai sollevare alcun dubbio. A ragione egli ritiene che i 
caratteri offerti dalla maniera dell' unghiatura e dalla pre- 
senza od assenza del 4.° articolo nei palpi della femmina, ab- 
biano una grande importanza; io credo anzi che essi servi- 
ranno addirittura a portare piena luce nell' argomento ed a 
sgombrare il campo da tutta quella folla 
di specie, poco riconoscibili, che furono 
istituite sulla base di caratteri affatto se- 
condarli. Detto ciò, ritengo opportuno 
completare, per quanto mi è ora possibile, 
la descrizione del C. Ficalbii. 



Culex Ficalbii — La maniera del- 
l' unghiatura è la seguente: nel maschio, 
il 1.° e 2.° paio di arti sono inequiun- 
gulati ; 1' unghia anteriore è bidentata, la 
posteriore è unidentata; il 3.° paio è 
equiungulato ad unghie semplici. Nella 
femmina le tre paia di arti sono equiun- 




Contorni delle princi- 



gulati ad unghie semplici. Debbo aggiun- pali T* doll ' a PP areccl f 

° & X && "■ sessuale maschile, visto 

gere che questa specie di zanzara deve cli s °P ra dcl c - Fìcaibu, 
rassomigliare al C. glaphyropterus Schiner, ° b ' ^ R ' Yj ' Beck ' 
eccezione fatta naturalmente per i tarsi che nel C. Ficalbii 
sono alboannulati e che la distinguono da quello. La descri- 
zione sommaria del C. Ficalbii sarà dunque la seguente. 



Culex Ficalbii 



Palpi della femmina aventi un 4.° articolo, evidente, per 
quanto brevissimo. Notazione denticolo ungueale della fem- 
mina 0.0-0.0-0.0, del maschio 2.1-2.1-0.0. Palpi del maschio 
più lunghi della proboscide. Ginocchi chiari; femori, a diffe- 



— 262 — 

renza del C. annulatus e del C. spathipalpis, senza anello nel 
terzo distale. Tarsi alboannulati. Ali debolmente ma evidente- 
mente macchiate per accumulo di squamette. 

Culex mimeticus — Di questa specie non posso pur troppo 
completare la descrizione essendo privo del maschio e di esem- 
plari freschi. Spero però di farlo al più presto. Intanto dirò 
che la notazione denticolo ungueale della femmina è la se- 
guente: 0.0-0.0-0.0. 

In quanto al C. malariae, Grassi, allo stato attuale delle 
cose questo mi consta: che il C. vexans descritto dal Ficalbi 
è certamente il C. malariae, Grassi; che però non ritengo an- 
cora giustificata la sinonimia della specie descritta dal Ficalbi 
con quella del Meigen. La cosa -merita di esser meglio appro- 
fondita. 



263 



FORMICHE DI MADAGASCAR 

raccolte dal Sig. A. MOCQUERYS 

NEI PRESSI DELLA BAIA DI ANTONGIL (1897-1898) 

determinate e descritte da C. EMERY 



Le raccolte fatte dal sig. Mocquer}^ comprendono 5'2 specie 
e varietà determinate delle quali 17 sono nuove. Due di esse 
costituiscono il nuovo genere Eutetramorium. Mi sembra par- 
ticolarmente interessante la scoperta di due specie del genere 
Platythyrea che ha numerosi rappresentanti nell'Africa conti- 
nentale, mentre non era noto finora in Madagascar. Questo 
fatto, insieme col rinvenimento di specie (ancora inedite) di 
Sìmopone e di Prenolepìs sul continente africano, viene in 
appoggio alla mia tesi che la fauna malgascia è essenzialmente 
una fauna africana arcaica. 11 solo genere di formiche che Ma- 
dagascar abbia in comune con l'India, mentre manca in Africa, 
è il genere Mystrium; ma le quattro specie malgascie formano 
un gruppo compatto, ben differente dalla specie birmana, ri- 
trovata poi dal Modigliani in Sumatra. Però un nuovo lega- 
me con la fauna indo-australiana è fornito dalla Belonopelta 
Darwini, specie descritta dal Forel sopra un esemplare d' Au- 
stralia, e che ritrovasi appena debolmente modificata in Bir- 
mania e a Madagascar. Ma questi legami sono insignificanti 
rispetto a quelli molto più importanti che uniscono Madaga- 
scar all' Africa. E l'Africa stessa con i suoi Dorylus e Aenictns, 
le sue Polyrhachis, Oecophylla e Myrmicaria, offre nella sua 



— 264 — 

fauna ben più caratteri indiani che non ne abbia la fauna 
oramai relativamente meglio conosciuta di Madagascar. 

Cerapachys Mayri For. 

Oltre a parecchi £5 , trovo nella raccolta due <$ che credo 
dover attribuire al genere ed alla specie e che passo a de- 
scrivere. 

cf . Capo rotondeggiante, con occhi e ocelli grandi e spor- 
genti; mandibole trigone senza denti, con margine interno con- 
cavo ; clipeo brevissimo ; lamine frontali poco sinuose, conver- 
genti indietro, prolungate fino a metà circa della lunghezza 
degli occhi; nel mezzo della fronte una carena longitudinale. 
Scapo delle antenne breve e grosso, prolungato quanto le la- 
mine frontali; 2.° articolo piccolissimo, ì seguenti tutti ben 
più lunghi che grossi. Torace robusto, pronoto scoperto, con 
angoli anteriori distinti e margine posteriore, sporgente al di- 
sopra del livello del mesonoto, questo con solchi parassidiali 
profondi ; epinoto troncato posteriormente. Il peziolo è supe- 
riormente convesso, non marginato, con la massima larghezza 
verso i 3 / 4 posteriori, debolmente ristretto innanzi, fortemente 
indietro; postpeziolo (1) ovale allungato, più ristretto innanzi 
che indietro; di sotto ha, in avanti, una sporgenza lamellare 
trasversa ; il segmento seguente ricopre circa la metà del re- 
sto dell' addome. Organo copulatore nascosto, lamina subge- 
nitale forcuta a punte acute. Nelle ali, le celle cubitali sono 
tutte aperte, perchè manca la trasversa cubitale, e la base del 
ramo cubitale anteriore è staccata dal tronco della vena; cella 
radiale aperta, discoidale chiusa ; pterostigma largo e corto. 

Nero, lucido, con antenne e tarsi ferruginei. Il capo è fit- 
tamente coperto di grossi punti alquanto confluenti. Sul tora- 
ce, si notano dei punti foveiformi piligeri, più grossi e molto 
confluenti sull' epinoto che apparisce grossolanamente retico- 



(1) Designo con questo nome, già adoperato da altri iruenotterologi, quel segmento 
che, nei Mirmicini, e in molti Dorilini e Ponerini, è ben distinto dai seguenti e co- 
stituisce un 2.° segmento del peduncolo addominale. 



— 265 — 

lato-rugoso: la faccia declive come troncata, marginata, sottil- 
mente rugosa. Sono pure reticolati i fianchi del peziolo, men- 
tre, sul dorso, i punti si fanno più piccoli e discreti, e lasciano 
nel mezzo uno spazio liscio. Il postpeziolo ha pochi grossi punti 
sui fianchi, mentre di sopra e sul resto dell'addome, i peli na- 
scono da punti molto minuti. Peli bianchicci, numerosi; pube- 
sceriza lunga e copiosa sul postpeziolo e sul gastro. Zampe pe- 
lose. Le ali sono giallognole con le vene bruno chiaro e il 
pterostigma scuro. L. 10 mm. 

Mystrium mysticum Rog. 1862 $ . 

M. mysticum For. in Grandidier 1891 5 (nec. <-f , nec For. 

Ann. Soc. ent. Belg. 36, 1892 g). 
AL mysticum Forel. ibid. 43. 1899 p. 304 g $ tf. 

Da una disc assi one epistolare col Prof. Forel è risultato 
che i numerosi esemplari 5 ? e cf raccolti dal sig. Mocquerys 
devono appartenere al vero M. mysticum di cui la sola $ fu 
descritta dal Roger, e ridescritta dal Forel sui tipi stessi di Ro- 
ger, nella grande opera di Grandidier. Invece, le g dell' Inte- 
rina e il (f riferiti dallo stesso Forel al M. mysticum apparten- 
gono a specie differenti. Una nota sull'argomento è stata ulti- 
mamente pubblicata dal Forel in Ann. Soc. ent. Belgique. 
Egli chiama col nuovo nome di M. Rog eri la g da lui er- 
roneamente attribuita al M. mysticum, esprimendo pure il dub- 
bio ch'essa possa essere specificamente identica a M. Stadel- 
marini For. 

A parità di grandezza, la g del M. mysticum è meno tozza 
del M. Rogeri, il torace meno ristretto nel mezzo, il peziolo 
largo nella sua parte posteriore. Nella g min. gli angoli an- 
teriori del capo, benché poco sporgenti, formano piccoli denti 
acuti. I peli della g min. sono molto meno grossi e meno squa- 
miformi che nel M. Rogeri; le antenne sono più lunghe e sot- 
tili, gli articoli 4-7 distintamente più lunghi che grossi, men- 
tre sono lunghi quanto sono grossi nel M. Rogeri g min. Il 



— 266 — 

polimorfismo delle y è più accentuato nel M. mysticum che nel 
M. Rogeri; la £ massima ha i peli acuti, niente claviformi; 
condizioni intermedie si hanno nelle 'g 5 di media statura, ma 
a questo riguardo, evvi una variabilità molto notevole e i peli 
sono, ora più grossi, ora più sottili, anche in esemplari della 
medesima grandezza. 

Varia pure un poco il peziolo, però senza raggiungere mai 
la larghezza che ha nel M. Rogeri. Le mandibole sono fatte 
come nel M. Rogeri; nell'unico esemplare di questa specie che 
ho d'innanzi, la superficie esterna delle mandibole è tutta opaca 
e finamente striata. In alcuni M. mysticum è parimente striata, 
ma meno sottilmente ed è un poco meno opaca; in altri, la stria- 
tura è scomparsa sulla parte apicale di quella superficie, che 
è lucida, con punti piligeri. Anche questa differenza non ha 
relazione definita con la statura. Il clipeo ha denti più piccoli 
e più numerosi che nel M. Rogeri. In alcune £ molto grandi, 
il postpeziolo ha, oltre la punteggiatura, alcune rughe longitu- 
dinali. 

L., con le mandibole, 6 '/ 2 — 9 3 / 4 mm. ; senza le mandibole 
5 V 2 — 8 mm. 

Nella $ , il clipeo e le antenne sono come nella £ ; i peli 
acuti in nessun modo claviformi; il peziolo è più largo, il post- 
peziolo ha rughe arcuate. L., con le mandibole, 13 mm. 

Il cf differisce dalla forma descritta dal Forel, come ^ 
del M. mysticum, per la statura alquanto maggiore e la scul- 
tura dell'addome: il peziolo è scolpito di fossette meno pro- 
fondo che quelle del torace, con tubercolo piligero poco distinto; 
sui due segmenti seguenti, queste fossette sono superficiali, col 
solo margine anteriore distinto, mentre posteriormente il loro 
fondo si continua con la superficie punteggiata e alquanto lu- 
cida del segmento. Una strozzatura ben distinta dietro il post- 
peziolo. 

I genitali possono essere ritirati dentro l'addome. L. 7 — 8mm. 



267 



M. Oberthiiri Fol- 



li Sig. Mocquerys ha raccolto ima £ di questa specie e un 
cf che credo dovere riferire alla medesima. Differisce dal </ 
di M. mysticum per i punti seguenti: la grandezza minore, il 
torace più largo, le antenne molto più corte, col 2.° articolo 
(1.° del funicolo) brevissimo, più corto che largo, lo scapo che 
non raggiunge il livello dell'ocello impari, le ali più chiare e 
particolarmente la scultura. Le fossette piligere sono più sti- 
pate che nel M. mysticum sul capo e sul torace; su tutti i 
segmenti dorsali e ventrali dell'addome, serbano l'aspetto di 
buchi tondi e profondi, opachi, mentre nel M. mysticum sono 
ridotti su questa parte del corpo a infossature superficiali, ap- 
pena sensibili sui segmenti posteriori. Il clipeo, fittamente co- 
perto di fossette, ha il margine distintamente dentellato. L'ad- 
dome è strozzato dietro ciascun segmento. Sul torace, le linee 
parassidiali sono marcate. 

L. 7 min. Antenne circa 3 mm. (nel M. mysticum </, le 
antenne misurano oltre 4 mm.). 

Ponera (Bothroponera) Perroti For. 

Dei molti esemplari che ho d'innanzi a me, parecchi offrono 
tutti i caratteri della forma descritta dal Forel col nome di 
razza admista, altri, per le sagoma dell'epinoto e per la sutura 
meso-metanotale più o meno marcata, offrono, a mio parere, 
condizioni intermedie fra quella forma e il tipo della specie. 
Il valore di quelle differenze mi sembra perciò molto piccolo, 
ed io propendo perciò a considerare la forma admista come 
semplice varietà. 

P. (Bothor.) Wasmanni For. 

Le raccolte Mocquerys contengono $ $ isolate di Bothro- 
ponera che non posso riferire con certezza alle forme note di £ . 



— 268 — 
Ponera punctatissima Rog. subsp. jugata For. 
Belonopelta Darwini For. var. madecassa n. var. (1). 

. 9 Quasi identica al tipo australiano. Dal confronto che il 
Sig. Forel ha fatto col suo esemplare originale, risulta che la 
forma di Madagascar ne differisce per la lunghezza un poco 
maggiore, il colore più scuro e la faccia anteriore del peziolo 
alquanto meno incavata sul profilo. Colore giallo ferruggineo, 
con la parte dorsale della testa e porzione del torace più scuri, 
le mandibole, antenne, zampe e peziolo più chiari. L. 5 1 j 3 — 5 % 
mm.; capo e torace 2 3 / 4 mm. 

Platythyrea bicuspis n. sp. 

5 Colore bruno piceo, opaca, con le mandibole, flagello, 
tarsi e estremità dell'addome ferrugginei, con la solita pube 
scenza pruinosa. Dai grossi punti nascono brevissimi peli ritti 
bianchicci; pochi peli più lunghi ed obliqui verso l'estremità 
dell'addome e al margine delle mandibole. Il capo è allungato, 
con i lati arcuati, egualmente ristretto innanzi e indietro, tron- 
cato posteriormente. Le mandibole sono appena lucide, fina- 
mente punteggiate, armate di piccoli denti ineguali, quelli più 
vicini all'apice più grandi. Il margine del clipeo è arcuato, 
lateralmente sinuato; la sutura che limita la sua punta verso 
le lamine frontali è distinta. Gli occhi sono situati poco in- 
nanzi della metà dei lati; sono grandi, convessi e pelosi. Lo 
scapo delle antenne oltrepassa l'occipite di una lunghezza 
eguale circa al 1.° articolo del flagello; tutti gli articoli del 
flagello sono più lunghi che grossi, il 2.° quasi tre volte lungo 
quanto è grosso. Oltre la scultura fondamentale, il capo ha 



(1) Var. indica n. var. Q. Appena un poco più lunga e più robusta; peziolo con- 
cavo in avanti come nel tipo, ma un poco più massiccio che nella var. madecassa; 
colore molto più chiaro, giallo rossiccio, col mesonoto alquanto bruniccio. L. 5 '/« mm. 
capo e torace quasi 3 mm. 

Alta Birmania (Doherty), un esemplare. 



— 269 — 

punti sparsi che sono più grossi dietro gli occhi. Sul torace, 
la sutura meso-metanotale è quasi invisibile, la meta-epinotale 
più o meno distinta, il profilo del "meso-metanoto debolmente, 
concavo; la faccia declive dell'epinoto limitata lateralmente da 
carene ottuse, ciascuna delle quali si termina in alto con un 
dente smussato; punti impressi si trovano soltanto sui fianchi 
e sull'epinoto. Il peziolo è compresso, più di una volta e 
mezzo lungo quanto è largo; alto quasi quanto è lungo; al 
suo estremo postero-dorsale, si prolunga in due punte forti, 
smussate, separate da un incavo ad arco di circa un terzo 
di circonferenza; alla faccia inferiore, ha una carena longitu- 
dinale laminare: la sua superficie è segnata di punti regolar- 
mente spaziati; simili punti, ma più piccoli, stanno sul post- 
peziolo, altri ancora più minuti sul segmento seguente; questo 
è allungato, circa di metà più lungo del precedente e note- 
volmente più lungo che largo. Le anche posteriori sono inermi. 
L. 9 '/, — 10 mm. 

. <$ . Colore, pubescenza e peli pressoché come nella g . 
Il contorno posteriore del capo, fino al punto più largo, che 
trovasi verso il terzo anteriore degli occhi, è semicircolare. 
Gli occhi sono reniformi, pelosi, ed occupano turca la metà 
della lunghezza del capo; in avanti, raggiungono il margine 
posteriore del clipeo. Le mandibole sono trigone, con minuti 
denti. L'orlo del clipeo è bisinuato, coperto di pubescenza gialla. 
Nelle antenne, il 2.° segmento è brevissimo, il 3." più lungo 
del seguente. Scultura del capo come nella £ ; il pronoto ha 
numerosi, grossi punti foveiformi; il mesonoto ha brevi solchi 
parassidiali; l'epinoto è troncato posteriormente, con la super- 
ficie declive sottilmente rugosa per traverso, le facce laterali 
molto scabre. Il peziolo forma un nodo ovale, allungato, de- 
bolmente incavato al margine posteriore e segnato di grossi 
punti o piccole fossette, più numerosi sui fianchi; simili punti, 
ma più piccoli e radi si vedono sul 2.° segmento, ancora più 
minuti sul 3.° Le ali sono affumicate, più scure verso il mar- 
gine anteriore, le coste brune, lo stigma qnasi nero. L. 8 mm. 



— 270 — 



P. Mocquerysi n. sp. 



Q . Nero piceo, con le mandibole, il clipeo, le antenne, le 
zampe e l'estremo dell'addome più o meno ferruginei, i femori 
picei nel mezzo; pubescenza pruinosa solita; dai punti non 
sporgono peli ritti visibili. Il capo è subquadrato, appena più 
lungo che largo, con i lati debolmente arcuati, il margine po- 
steriore troncato o appena incavato; gli occhi sono piatti, 
situati molto innanzi, talché il loro margine posteriore sta in 
avanti della metà dei lati del capo, e il margine anteriore 
dista dall'inserzione delle mandibole meno che il diametro 
stesso dell'occhio. Il margine anteriore del clipeo è debolmente 
arcuato; la sutura che segna il suo contorno posteriore quasi 
indistinta; il disco formato dalle lamine frontali è molto largo, 
poco ristretto indietro, sicché le inserzioni delle antenne di- 
stano fra loro più che dai margini laterali del capo. I punti 
sparsi del capo sono più grandi sulle parti laterali, dove di- 
vengono fossette rotonde, dal fondo lucido. Le mandibole hanno 
il margine esterno convesso alla base, poi distintamente si- 
nuato, la superficie opaca, punteggiata, su fondo sottilissima- 
mente striato, il margine interno minutamente dentellato. Lo 
scapo delle antenne oltrepassa di poco l'occipite; i primi arti- 
coli del flagello sono di lunghezza quasi uniforme, il 2.° non 
più lungo del 3.° poco più lungo che grosso, i penultimi lun- 
ghi circa quanto sono grossi. Il pronoto è poco più largo del 
resto del torace, più stretto indietro; i fianchi dei segmenti 
posteriori sono quasi paralleli, la sutura pro-mesonotale sola 
distinta sul dorso; l'epinoto è incavato posteriormente, con due 
denti sporgenti, compressi, ritondati all'apice. Scultura del to- 
race come quella del capo ; sul dorso, i punti sparsi sono mi- 
nuti; non prendono forma di fossette, fuorché sui fianchi e su 
tutto l'epinoto, meno la faccia declive incavata. Il peziolo è 
poco più lungo che alto, di un terzo circa più lungo che largo, 
rotondato sopra e innanzi, troncato indietro e prolungato in 
tre sporgenze ottuse: una impari mediana, più larga e riton- 



— 271 — 

data all'apice, due laterali meno grosse; il peziolo e il post- 
peziolo hanno punti sparsi piuttosto numerosi, ma molto più 
piccoli di quelli che si trovano sul capo e sui fianchi del to- 
race. Il segmento seguente che ricopre buona parte dell'ad- 
dome ha soltanto punti minuti e poco appariscenti. Le anche 
posteriori sono armate di una punta ottusa. L. 7 — 7 l j 2 mm. 

La $ , di cui ho un solo esemplare non molto ben con- 
servato, è un poco più grande e più robusta della £ , con ocelli 
distinti e con scultura più rude. L. 8 '/ 2 min. 

Specie caratterizzata delle anche armate e dalla posizione 
degli occhi collocati molto in avanti; caratteri questi che ha 
comuni ad altre forme inedite dell'Africa occidentale. 

Leptogenys falcigera Rog. 
L. gracilis n. sp. 

£> La forma generale del corpo e delle sue parti rassomi- 
glia a quella della L. incisa For. e particolarmente della 
subsp. suarensis Emery, con cui ha comuni le mandibole molto 
strette, più strette che nel tipo e nella var. imerinensis For, 
(credo che quest'ultima debbasi considerare come sottospecie 
ben distinta). Il capo è fatto come nelle forme di quella spe- 
cie, però il clipeo è meno sporgente ed ha contorno poligonale, 
con un angolo mediano ottuso e due angoli laterali ottusissimi, 
tutti e tre smussati. Le mandìbole lineari sono fortemente cur- 
vate presso la base, debolmente nel resto, terminate da punta 
semplice. Nella forma imerinensis , il pronoto è più largo del 
resto 'del torace e più o meno globoso, il torace fortemente ri- 
stretto dietro il pronoto; nella suarensis e nella nuova specie, 
questo allargamento del pronoto e il conseguente strozzamento 
sono assai poco marcati; particolarmente nella nuova specie, i 
lati del torace sono subparalleli, il protorace appena più largo 
dell' epinoto e separato del metatorace per un debole ristrin- 
gimento; il mesonoto è piccolo e trasverso. Peziolo e gastro 
sono conformati come nella L. incisa e sue sottospecie. La 
scultura consiste, come nella L. incisa, di una punteggia- 



— 272 — 

tura fondamentale ineguale, che sulle guance e sul clìpeo 
si trasforma in striatura sottile, e di una punteggiatura pili- 
gera sparsa, sovrapposta all'altra. Sul capo che è opaco, la pun- 
teggiatura fondamentale è fitta e forte, quella piligera assume 
la forma di punti più grossi degli altri; sul torace, questi punti 
divengono fossette più profonde, larghe, irregolarmente dispo- 
ste, di rado confluenti; rughe irregolari si osservano sulle pleure 
del mesotorace e metatorace; sul dorso del torace, la punteg- 
giatura fondamentale è debolissima, e la superficie del tegu- 
mento alquanto lucida. La faccia declive dell'epinoto ha un'area 
triangolare priva di grossi punti, seguita in basso da alcune 
rughe trasverse e limitata lateralmente da cresta sottile e scabra. 
Sul peziolo, le fossette si fanno ancora più forti che sul to- 
race e la punteggiatura fondamentale è debolissima. È ancora 
più debole sui segmenti seguenti che sono lucidi, con punti 
piligeri molto più piccoli che sul torace: a partire dal 3.° se- 
gmento, questi si fanno più radi e poi spariscono. Colore nero, 
con l'apice delle mandibole e delle antenne, i trocanteri e i 
tarsi rossicci. L. 6 — 6 ì j 2 mm. 

L. incisa, var. antongilensis n. var. 

^ In questa forma, le mandibole hanno, come nel tipo> 

un piccolo dente subapicale, ma 
(come mi scrive il prof. Forel 
cui ho comunicato un esemplare) 
essa differisce dal tipo stesso 
per le mandibole più larghe, il 
capo più allungato e il clipeo 
più sporgente, con margine pel- 
lucido. Del resto simile al tipo. 

Lcptogenus incisa, For. var. antongilen- Di cllie (f (f di LeptOgenyS, 

sis, Emery. M Parte anteriore del corpo. ,. . -, , . -..- 

* raccolti dal Sig. Mocquerys, 

l'uno mi pare riferibile alla L. incisa, l'altro, per la forma 
del peziolo, alla L. angusta For. 




— 273 — 

Champsomyrmex Coquereli Rog. var. minor n. vai. 

La £ differisce costantemente dalla forma che io consi- 
dero come tipica, per la grandezza minore che varia da 1-1 a 
15 mm. (con le mandibole), mentre nel tipo è di 16 '/a — 17. 
Le mandibole hanno un minor numero di denti marginali 
(situati dietro i 3 grandi denti apicali) il terzo di quei denti tro- 
vasi circa alla metà della lunghezza della mandibola, mentre 
nel tipo sta evidentemente innanzi alla metà. 

Tra gli esemplari di questa varietà, ne ho trovato uno che 
considero come una 2 di tipo ergatogino; il suo capo è for- 
nito di tre ocelli ed è più allargato innanzi che nelle £ > con 
le mandibole e le antenne più corte. Il torace è più largo, 
poco ristretto dietro il pronoto; il mesonoto lascia riconoscere 
uno scutello distinto, e il postscutello liscio e lucido è sejmrato 
dall'epinoto. La punta del peziolo è meno lunga; l'addome vo- 
luminoso. L. 14 '/a rt-m.; diametro massimo dell' addome (nel- 
1' esemplare secco) 2 ] />- 



Sima Grandidieri For. 

Esemplari in generale grandi, ma riferibili al tipo della 
specie. 

S. Sahlbergi For. var. inflata n. var. 

y Struttura del capo e torace come nel tipo della specie; 
il clipeo con cinque denti molto ottusi, talvolta in parte indi- 
stinti, due dei quali (i submediali) più marcati. Carattere della 
varietà è la forma del peziolo, il cui nodo è più rigonfiato e, 
sul profilo, apparisce più alto e molto più convesso alla fac- 
cia ventrale che non sia nel tipo. Ho esaminato parecchi esem- 
plari fra loro identici. 

Anno XX XL 1S 



— 274 — 

Atopomyrmex Alluaudi Emery. 
A. Foreli n. sp. 

£ È molto affine all' A. Steinheilì For. dal quale differisce 
(secondo quello che mi scrive il Forel che ha confrontato i 
miei esemplari col suo tipo) per i caratteri seguenti: 

Neil' A. Steinheiliy le lamine frontali si prolungano indietro 
in una cresta acuta che raggiunge gli angoli posteriori del 
capo; nella nuova specie, dall'estremo posteriore delle lamine 
frontali agli angoli del capo, corre un cercine o spigolo smus- 
sato che non interrompe le rughe longitudinali. Queste sono 
più grossolane nella nuova specie e tutte dirette longitudi- 




Atopomyrmex Foreli, Emery H 

nalmente, anche sulla faccia occipitale; nell' A. Steinheiliy le 
rughe della fronte si prolungano indietro, divergendo in 
modo che. sull'occipite, divengono quasi trasverse, correndo 
parallele allo spigolo che unisce l'estremo delle lamine frontali 
agli angoli del capo. Le rughe del pronoto sono più distinta- 
mente ondulate, più grossolane, meno numerose (12-14 da un 
margine all'altro, dietro il dente degli angoli anteriori). L'in- 
cisura del dorso del torace che separa il mesonoto dell'epinoto, 
e il cui fondo è occupato del metanoto, è più profonda nella 
nuova specie (v. la fig.). Il nodo del peziolo è meno profonda- 
mente inciso. Tutto il gastro è finamente punteggiato e subo- 
paco, mentre è lucido posteriormente nell'^4. Ste.inheili. L. 5 — 
5 :; , mm. 

? cf . Attribuisco al genere Atopotiìi/rmex, e con dubbio alla 
specie A. Foreli alcuni esemplari del maschio che passo a 



— 275 — 

descrivere. — Il capo è breve, con occhi enormi, più che emi- 
sferici, ritondato posteriormente, col foro occipitale largo e 
marginato, prolungato innanzi agli occhi in una sorta di muso. 
Le mandibole sono large, trigone, con 6 denti acuti, dei quali 
l'apicale più lungo. Clipeo grande, convesso, arcuato innanzi. 




Atopomyrmex Foreli? q 



Le lamine frontali sigmoidi si prolungano fino agli ocelli late- 
rali. Le antenne sono di 13 articoli, lo scapo lungo quanto 
i tre articoli seguenti insieme ; il 2.° articolo brevissimo, gli 
altri tutti più lunghi che grossi, l' ultimo più lungo degli 
altri; non v' è clava distinta. Nel torace, il pronoto è sco- 
perto, il mesonoto poco convesso d'innanzi, segnato di linee 
parassidiali da prima convergenti e poi parallele, che separano 
due aree laterali da un' area mediana, la quale termina poste- 
riormente con un paio di appendici di grandezza variabile, so- 
vrastanti allo scutello; postscutello ed epinoto sono piccoli, 
questo inerme. Il peziolo è subcilindrico, allungato, depresso; 
il postpeziolo ovale, depresso: il gastro ovale, più che metà 
ricoperto dal segmento basale. I genitali sono minuti e nasco- 
sti, i penicilli sporgenti. Nell'ala anteriore, la cella radiale è 
chiusa, una sola cubitale è chiusa, il tronco cubitale si bi- 
forca dopo l'unione con la costa trasversa ; una grande cella 



— 276 — 

discoidale. Le zampe medie sono molto piccole rispetto alle 
anteriori e posteriori. 

Nero, antenne brune, mandibole e zampe bruno testaceo; 
lucido, peloso; mandibole striate, clipeo carenato, con alcune 
rughe longitudinali; capo irregolarmente rugoso ; torace con 
rughe longitudinali; veduto di sopra, pare ristretto innanzi alle 
stigme che sono sporgenti; postpeziolo alquanto più lungo che 
largo; gastro con brevi rughe longitudinali alla base. L. 6 — 
6 1 j 3 mm.; ali giallognole con pterostigma bruno. 

I caratteri qui descritti provano l'affinità del genere Ato- 
pomyrrpex con Podomyrma. 

Aphaenogaster oculata n. sp. 

$ Ferrugineo-testacea, con le antenne, le zampe e il gastro 
più chiari; opaca col gastro lucido; irta di numerosi e sottili 
peli. — -Il capo è subquadrato, con gli angoli ritondati; gli 
occhi grandissimi occupano più della terza parte dei lati del 
capo, distano dal suo margine posteriore circa quanto è lungo 
il loro diametro longitudinale, la loro estremità anteriore è 
molto vicina all'articolazione delle mandibole. Clipeo e area 
frontale sono lisci e lucidissimi, questa profondamente impressa 
e indistintamente separata dal clipeo. Le mandibole liscie e 
lucide hanno due grossi denti apicali, cui seguono altri den- 
ticelli minuti. Tutto il capo è coperto di rughe reticolate, 
il fondo delle maglie formato da esse finamente punteggiato. 
Lo scapo delle antenne oltrepassa l'occipite per un terzo circa 
della sua lunghezza, il flagello è sottilissimo, con i 3 ultimi 
articoli distintamente più lunghi degli altri, ma appena ingros- 
sati. Il torace ha la stessa scultura del capo, salvo la faccia 
declive dell'epinoto che è liscia e lucidissima. Lo scutello 
sta nello stesso piano del disco del mesonoto; sul profilo, la 
parte posteriore dello scutello, il post-scutello e l'epinoto di- 
scendono, quasi con inclinazione uniforme, fino all'articolazione 
del peziolo ; le spine sono robuste, compresse, debolmente cur- 



— 277 — 

vate in basso. Sul profilo, il peziolo apparisce cuneiforme, con 
la sua massima altezza presso l'estremo posteriore, assottigliato 
in avanti e fornito inferiormente di una minutissima spina 
verso il quarto anteriore; veduto di sopra, si mostra meno di 
due volte lungo quanto è largo in avanti, dilatato verso il 
terzo posteriore; il post-peziolo è rotondeggiante, di un quarto 
circa più largo del peziolo; entrambi sono finamente punteg- 
giati e subopachi. Le zampe sono lunghe e non molto sottili, i 
femori alquanto ingrossati nel mezzo. Le ali sono ialine col 
pterostigma e le coste gialli. L. 5 '/ 4 mm.; scapo 1.4, femore 
post. 1. 5. 

Un solo esemplare. 

Ischnomyrmex gonacantha n. sp. 

£ Ferrugineo scuro, le zampe e il torace più chiari, il 
capo più scuro, l'addome generalmente piceo, lucido; copio- 
samente fornita di brevi peli obliqui, bianchicci. Il capo è 




Ischnomyrmex gonacanta, Emery y 

ovale e va ristringendosi dagli occhi indietro, prolungandosi 
in un collo molto pronunziato, dilatato al margine posteriore; 
le mandibole sono armate di circa 10 denti e sottilmente 
striate; il clipeo è lucido, convesso, sinuato nel mezzo del suo 
margine anteriore; la fronte e le guance fino al livello degli 



— 278 — 

occhi sono alquanto rugose, il vertice levigato con punti pili- 
feri, il collo ha forti rughe longitudinali; le antenne sono 
lunghe e gracili. Sul profilo del torace, si nota una depres- 
sione a sella tra pronoto e mesonoto, e una inarcata incisura 
dietro il mesonoto; il pronoto è in buona parte liscio e lucido, 
mesonoto e pleure rugosi ; sul dorso dell'epinoto, le rughe sono 
più sottili e regolarmente trasverse; esso è armato di spine 
oblique, acute, poco meno lunghe della sua faccia basale, più 
lunghe della faccia discendente che è liscia e lucida. Il peziolo 
è come piegato verso i due terzi della sua parte stretta, alla 
quale segue un nodo stretto e poco elevato, punteggiato è 
sub-opaco nel suo declivio posteriore, il resto essendo liscio e 
lucido; il post-peziolo è più largo, ma non di molto, poco meno 
di due volte lungo quanto è largo, ristretto in avanti; il ga- 
stro è quasi tutto coperto dal segmento basale. Le zampe sono 
lunghissime, i femori sono armati ciascuno di un paio di pic- 
cole spine all'estremità distale. L. 8 — 9 1 j g mra. 

In un esemplare massimo, misuro le dimensioni seguenti: 
capo, con le mandibole 2. 9, scapo 3. 3, femore post. 4. 5, tibia 
4, tarso 5. 

Rassomiglia a I. Swammerdami, ma è più grande, più gra- 
cile, col capo più allungato e il collo molto più pronunziato. 
Le spine dell'epinoto sono più lunghe, peziolo e post-peziolo 
più stretti e allungati ; le spine dei femori sembrano proprie 
di questa specie. 

Forse bisognerà attribuire all'/, gonacantha un ^ di Nossi 
Bé {ricevuto dal Sig. Léveillé) che differisce da quello di 
7. Swammerdami per la forma più snella, il collo del capo 
più lungo e stretto, le antenne e zampe più gracili e un rudi- 
mento di denti all'epinoto. 

Pheldole grallatrix n. sp. 

V- Bruno di pece, con le mandibole, le anche e i trocanteri 
e tarsi più o meno rossicci, la clava delle antenne testacee; 
peli ritti lunghi, sottili, poco numerosi. Il capo è più lungo 



— 279 — 

che largo, coi lati quasi retti, appena convergenti in avanti, 
profondamente inciso posteriormente; una profonda linea im- 
pressa si prolunga dall'occipite fino al vertice; la superficie 
del capo è opaca, finamente punteggiata, con rughe elevate, 
sottili, longitudinali, ineguali che vanno indebolendosi indie- 
tro, e si dileguano siili' occipite il quale ha, invece, grossi 
punti o fossette ovali piligere; intorno all'inserzione delle an- 
tenne, si estende la fossa antennale, segnata di fitte strie arcuate, 
e prolungata indietro quanto le lamine frontali ; queste sono 
corte e non raggiungono il livello dell'occhio, ma si continuano 
ciascuna con una delle rughe longitudinali del capo. Il clipeo 
è lucido, inciso nel mezzo; le mandibole liscie e lucide, con 
due denti all'apice. Lo scapo delle antenne non raggiunge 
l'estremità delle bozze occipitali, ma oltrepassa il livello del 
fondo dell'incisura dell'occipite; il flagello è sottile e la clava 
appena ispessita. Il pronoto ha su ciascun lato una gobba ri- 
fondata; sul profilo, il mesonoto sporge al disopra del livello 
del pronoto e offre indietro un cercine scutellare elevato. L'epi- 
noto ha due spine robuste, diritte, acute, poco meno lunghe 
della faccia declive; tutto il torace è debolmente lucido, un 
poco cerulescente, con deboli rughe sui fianchi. Il peziolo è 
allungato e porta un modo poco elevato, subsquamiforme, con 
margine ottuso ; il post-peziolo si prolunga in ciascun lato con 
breve spina, ed è fittamente punteggiato e opaco nella sua 
parte posteriore; la porzione articolare del segmento basale 
del gastro è microscopicamente striata pei; traverso e manda a 
certe incidenze di luce riflessi iridescenti; la superficie dorsale 
del gastro è sottilissimamente reticolata, cerulescente, sparsa 
di tubercoletti piligeri. Le zampe sono molto lunghe e sottili, 
il femore posteriore misura quasi 3 mm. — - L. 5 2 / 2 mm. 

§5 i Castagno scuro, le zampe e il flagello rossicci, lucida, 
con peli ritti numerosi. Capo ovale, ristretto a cono indietro 
e prolungato in un collo dilatato ad imbuto al suo margine 
posteriore, la fossa antennale con strie arcuate; del resto le- 
vigato e lucido. Torace snello, con impressione marcata sul 



— 280 — 

profilo tra pronoto e mesonoto; faccia basale dell'epinoto rial- 
zata al disopra del livello dell'estremo posteriore del mesonoto; 
il dorso di questo quasi dritto ; le spine sono verticali, lunghe 
più della faccia discendente dell'epinoto, debolmente curvate 
in avanti, acutissime; i fianchi dell'epinoto offrono vestigia di 
punteggiatura. Il peziolo è fatto come nel soldato, ma più gra- 
cile; il post-peziolo è allungato, quasi dup volte lungo quanto è 
largo, assottigliato in avanti, coi lati arcuati, senza angoli; i 
punti piligeri del gastro non sono rialzati. Antenne e zampe 
straordinariamente lunghe L. 4 mm.; femore posteriore 2. 5, ti- 
bia -f- tarso 4, scapo 1. 9. 

Questa specie è facilmente riconoscibile dalle zampe e an- 
tenne lunghissime; fra tutte le specie note di Madagascar, è 
la sola in cui il capo della £ sia prolungato indietro a guisa 
di collo come negli Ischnomyrmex. 

Ph. O'Swaldi For. 

Varia molto nella grandezza e nel colore più o meno scuro; 
però non mi è parso che gli esemplari di Antongil meritas- 
sero di costituire varietà distinte. 

Ph. nemoralis For. 
Ph. megacephala F. 
Monomorium Pharaonis L. 



Eutcti'aiiioi'iuiii n. 



«=>• 



£ . Clipeo breve, col margine anteriore prolungato a punta 
nel mezzo, col margine posteriore rialzato in forma di cercine 
ottuso, innanzi alla fossa antennale. Mandibole trigone, con 
margine dentato. Lamine frontali più corte dello scapo. An- 
tenne grosse, di 12 articoli, articoli 3-9 brevi, trasversi, i 3 ul- 
timi più lunghi, ma appena più grossi, formano una clava 



— 281 — 

poco distinta. Pronoto non marginato, fuso col mesonoto, zampe 
con speroni semplici. 

Nella $ , il torace non è molto robusto e il pronoto è sco- 
perto. Del resto simile alla g . Ali ignote. 

La struttura del capo ricorda il genere Tetramorium, però 
mi parve più conveniente istituire un genere nuovo, anziché 
considerare questo gruppo come sottogenere di Tetramorium. 
È particolarmente caratteristica la struttura delle antenne che 
ricorda il genere Podomyrma; anche l'aspetto generale richiama 
alla mente questo genere. 



Eutetramorium Mocquerysi n. sp. 

5 Picea, con le mandibole e le zampe più o meno ferru- 
gineo scuro, opaca, col gastro lucidissimo. 11 capo è poco più 




Eutetramorium Mocquerysi Emery tt . Profilo del torace e peziolo; parte anteriore 
del capo maggiormente ingrandita. 

lungo che largo, gli angoli posteriori ritondati, l'occipite tron- 
cato. Il clipeo è piano, longitudinalmente striato, col margine 
anteriore debolmente arcuato e prolungato nel mezzo in un 
piccolo lobo triangolare sul quale corre una breve carena. Le 
lamine frontali non raggiungono il livello del margine ante- 
riore dell'occhio; il loro margine ricopre l'articolazione del- 



— 282 — 

l'antenna, ma è rialzato in avanti, in modo che lo scapo possa 
essere diretto innanzi. Gli occhi di mezzana grandezza e poco 
convessi sono situati circa nel mezzo dei lati del capo. La 
scultura del capo offre solchi longitudinali grossolani (9 da 
una lamina frontale all'altra); quei solchi si dividono dicoto- 
micamente sul vertice; sull'occipite e sui lati del capo, si ri- 
solvono in fossette staccate; gl'intervalli dei solchi sono più 
o meno striolati, il loro fondo ha minuti punti, dai quali sor- 
gono minutissimi peluzzi e alcuni lunghi peli. Le mandibole 
non sono molto larghe, hanno il margine esterno curvato 
alla base e all' apice, quasi diritto o anche debolmente sinuato 
nel mezzo, il margine masticatorio ha 7-8 denti irregolari. 
Lo scapo delle antenne è punteggiato, opaco, fornito di co- 
piosa e breve pubescenza; è molto robusto e oltrepassa di 
poco la metà della distanza tra il margine posteriore dell'oc- 
chio e l'occipite; gli articoli 2-4 del flagello sono fortemente 
trasversi, i seguenti gradatamente un po' meno, i due primi 
della clava poco meno grossi che lunghi, l'ultimo circa di metà 
più lungo del precedente. Il pronoto è sub-globoso, separato 
dal mesonoto per una depressione leggera, ma senza sutura 
riconoscibile; una profonda incisura, il cui fondo è costituito 
dal metanoto separa il mesonoto dall' epinoto; il dorso di questo 
è subrettilineo nel profilo, e termina con le spine oblique, di- 
ritte, lunghe quanto la faccia declive. La scultura del prome- 
souoto è simile a quella dell'occipite; sull'epinoto e sui fianchi, 
predominano rughe sottili, irregolari e le fossette sono più 
piccole. Peziolo e post-peziolo sono sottilmente striati, con pic- 
cole fossette. Il peziolo consta di una parte anteriore cilindrica 
e di un nodo emisferico, poco più largo di essa; il post peziolo 
è subgloboso, un poco più ristretto innanzi che indietro, quasi 
di metà più largo del peziolo. Il gastro è lucido, con pochi, mi- 
nuti punti sparsi, dai quali sorgono piccoli peli aderenti, ed 
è quasi tutto coperto dal segmento basale. Le zampe sono 
robuste, opache, sottilmente punteggiate, e fornite, come lo 
scapo, di copiosa pubescenza rossiccia L. 6 % — 9 */ g mm. 



283 — 



E. Monticellii. n. sp. 



g . In questa specie, la scultura del capo mostra nella fronte 
solchi più numerosi e meno regolari che nell' E. Mocqurryst 
(14 — 15 tra le lamine frontali), separati da rughe più sottili 
le quali si prolungano fino sull'occipite, lasciando però scor- 
gere, in quella parte, delle fossette nel fondo dei solchi; sulle 
parti laterali, le rughe confluiscono, formando una rete, le cui 
maglie costituiscono fossette ovali; questa scultura è sovrappo- 
sta ad una striatura fina e irregolare; i peli di pubescenza, sor- 
genti dal fondo dei solchi, sono molto più lunghi, obliqui, acuti, 
sporgenti fuori elei solchi stes-d. Il capo è un poco più allun- 
gato, largamente troncato o alquanto incavato indietro, le 
lamine frontali sono più lunghe, e al loro lato si osserva un 
accenno di fosse antennali poco profonde e poco meno lunghe 
dello scapo; le mandibole sono un poco più strette, ed hanno 
verso l'apice, tre denti acuti, dietro i quali 2 — 3 altri più ot- 
tusi. Le antenne sono più corte e più grosse, gli articoli 3 — 9 
tutti fortemente trasversi; i 3 articoli della clava di lunghezza 
quasi eguale, e lunghi ciascuno circa quanto i tre precedenti 
la clava presi insieme. Il torace è molto meno robusto, il pro- 
noto convesso, ma non globoso, senza depressione che lo di- 
vida dal mesonoto; l' incisione tra mesonoto e epinoto meno 
profonda, l'epinoto più stretto e più basso, con spine piccole, 
più corte della metà della faccia declive. La scultura e pube- 
scenza del promesonoto è simile a quella dei lati del capo, con 
tendenza alla formazione di rughe trasverse sul dorso, oblique 
sui fianchi. La stessa scultura, ma minuta, regna siili' epinoto, 
come pure sul peziolo e sul postpeziolo; sulla parte posteriore 
del dorso dell'epinoto e sulla faccia declive di esso, alcune 
grosse rughe trasverse. Il peziolo è fatto come nell'i?. Mocque- 
rysì, ma più stretto, il postpeziolo è subconico nella parte an- 
teriore, ritondato di dietro. Il gastro lucidissimo ha punti sparsi 
dai quali sorgono numerosi peli obliqui, acuti. Scultura e peli 
delle zampe come nella specie precedente. L. 7 mm. 



— 284 — 

Un solo esemplare. La specie è dedicata al prof. F. S. 
Monticelli. 

In una 5 che attribuisco alla medesima specie, le antenne 
sono ancora più grosse, coi 2 primi segmenti della clava più 
corti, le spine dell'epinoto sono rappresentate da grossi denti, 
il peziolo è più robusto, col profilo del nodo più alto e alquanto 
angoloso, il postpeziolo più globoso ; scultura come nella £ . 
L. 9 mm. 

Tetramorium Tosii n. sp. 

<£ . Nera, mandibole, flagello e zampe bruni, tarsi più chiari, 
lucida, con forte scultura, corpo con peli ritti, lunghi e fini, 
scapo e zampe con pubescenza breve, obliqua. Il capo è poco 
più lungo che largo, coi lati debolmente arcuati, il margine 

occipitale largamente incava- 
to, con gli angoli marcati, gli 
occhi piccoli, ma molto spor- 
genti, emisferici, situati in- 
nanzi la metà della lunghezza 

Tetramorium Tosii, Emerv. j 1 t j'u i .c 

del capo. Le mandibole fina- 
mente striate hanno due grossi denti all'apice e il resto del mar- 
gine appena crenulato. Il clipeo è tricarenato nella sua parte 
mediana. Le lamine frontali si prolungano indietro ciascuna 
in una ruga o carena sottile: tra 1' una e 1' altra, si trovano 
3 rughe che sono il prolungamento delle carene del clipeo, 
e nei loro intervalli, più indietro, sorgono 2 — 4 altre rughe 
longitudinali ; tutte queste rughe si estendono fino in vici- 
nanza del foro occipitale, dove divengono più o meno irrego- 
lari e, ramificandosi, possono anche anastomizzarsi fra loro a 
forma di rete, che si continua con una rete di rughe la quale 
copre i lati del capo e la sua faccia inferiore. Lo scapo rag- 
giunge quasi il margine occipitale, gli articoli 4 — 9 sono ap- 
pena più larghi che lunghi. Il dorso del torace non è margi- 
nato lateralmente, è quasi continuo sul profilo e non ha su- 
ture distinte; veduto di sopra, è poco più di due volto lungo 




— 285 — 

quanto è largo; il pronoto più largo delle altre parti, con mar- 
gine anteriore distinto e angoli anteriori marcati, non smussati; 
le spine dell'epinoto sono lunghissime e sottili, debolmente cur- 
vate, in alcuni esemplari sono lunghe quanto la faccia basale 
dell'epinoto; ai lati dell' articolazione del peziolo trovasi un 
grosso dente triangolare. Tutto il torace è grossolanamente e 
irregolarmente rugoso, salvo un' area quasi liscia sul pronoto 
e la faccia declive dell' epinoto tra le spine che è levigata e 
lucida. Veduto di sopra, il peziolo è claviforme, il suo rigon- 
fiamento posteriore largo quanto il post-peziolo che apparisce 
rotondeggiante. Veduto di fianco, il peziolo si mostra composto 
di una parte anteriore sottile e di un nodo lungo quasi quanto 
la parte anteriore; il contorno ventrale è concavo, per cui tutto 
il peziolo apparisce come curvato; con minuto dente inferiore 
in avanti. Peziolo e postpeziolo sono subopachi, per sottile pun- 
teggiatura, alla quale si associano alcuni solchi sulle parti la- 
terali. Il gastro è lucido, con minuti punti piligeri. L. 3 2 ., 
— 4 ^3 mm. 

La forma del peziolo è molto caratteristica per questa 
specie e le impartisce una certa rassomiglianza col Xipho- 
myrmex Andrei. For. Dedico la specie al dott. A Tosi di 
Rimini. 

T. guineense F. 
Xiphomyrmex Severini Emery. 

Gli esemplari g della Baia di Antongil sono più piccoli 
di quelli eli Diego Suares (3 1 L — 3 3 / 4 ) mm), e con scultura 
alquanto più debole, particolarmente sul torace; ma queste 
differenze, data la variabilità grande che si osserva in altre 
specie, non mi sembra giustificare 1' istituzione di una varietà. 

X. Humbloti For. 

Molte 5 e parecchie $ . Nella $ , il dorso del mesonoto 
e lo scutello sono striati longitudinalmente: le spine dell' epi- 



— 288 — 

soto poco più grosse, il nodo del peziolo e il postpeziolo no- 
tevolmente più larghi che nella £ . L. 3 2 / 3 ìnm. 

Cromatogaster Ranavalonae For. 

C. Emmae For. 

Cataulacus (Otomyrmex) Oberthueri Emery. 

Questa specie offre una certa variabilità nella scultura del 
capo, del torace e del peziolo, le cui rughe sono ora più forti, 
ora più deboli, ora quasi regolarmente longitudinali», ora in- 
vece molto irregolari. Negli esemplari della Baia di Antongil, 
il gastro offre vestigia di sottili rughe longitudinali. 

C. (Otom.) Wasmanni For. 

In questa specie la disposizione delle strie del peziolo va- 
ria molto. Su 5 esemplari £ , non trovo in nessuno la dispo- 
sizione descritta dal Forel, cioè strie tras verse sui dorso, lon- 
gitudinali sui fianchi; in uno, le strie del dorso sono quasi tra- 
sverse, ma poco regolari e alquanto oblique, in un altro sono 
asimmetriche, in due sono longitudinali, con tendenza a for- 
mare un vortice in ciascun lato; nel quinto, i vortici sono più 
marcati e, dal margine di ciascuno di essi, s'innalza un pic- 
colo tubercolo acuto che corrisponde al dente esistente in altre 
specie di Cataulacus. 

Cataulacus porcatus n. sp. 

£ . Nera, tutta opaca, parte delle tibie, tarsi e antenne più 
o meno ferruginei, pochi e brevissimi peli claviformi sul 
tronco e sulle zampe. Capo, torace, peziolo e postpeziolo sono 
segnati di solchi longitudinali, separati da rughe grosse, for- 
temente ondulate; se ne contano 12 — 13 all'estremo posteriore 
del mesonoto; quelle del capo sono meno grosse di quelle del 
torace, esse si fanno più sottili in avanti, e alcune di esse con- 
vergono verso un punto della linea mediana situato al livello 
del margine anteriore degli occhi; le rughe sono sottili e lon- 



— 287 — 

gitudinali sul clipeo, il quale è piano, con stretta incisura al 
suo margine anteriore. 11 capo è largo circa quanto è lungo, 
coi lati arcuati, alquanto ristretto in avanti, con un dente 
acuto innanzi all'occhio e due minuti denti molto ottusi a cia- 
scuno degli angoli posteriori; il margine occipitale è sinuato 
o ottuso nel mezzo; la faccia dorsale del capo è fortemente 
convessa, per cui gli occhi grandi e depressi sono quasi laterali, 
e le scrobi sono fortemente deflesse nella loro parte posteriore. 
Il torace è marginato, la sutura pro-mesonotale affatto nulla, 
la meso-metanotale segnata come debole solco che non inter- 
rompe le rughe: il complesso del pronoto -j- mesonoto è poco 
più largo che lungo; il pronoto offre a ciascuno dei suoi angoli 
anteriori due denti quasi rettangolari, separati da un' incisura ; 
dietro di essi, il margine laterale è debolmente sinuato; segue una 
sporgenza larga e rifondata, che termina al limite tra pronoto 
e mesonoto; il margine laterale di quest'ultimo finisce con un 
dente che un' incisura separa dal meta-epinoto, il quale è for- 
nito di brevi spine. Il peziolo è largo circa quanto è lungo; nel 
mezzo dei suoi lati ha superiormente un piccolo dente, dietro il 
quale si va ristringendo fino all' articolazione col segmento se- 
guente; inferiormente, è fornito di dente diretto innanzi, dila- 
tato alla estremità; il postpeziolo è largo quanto il peziolo e 
quasi della stessa forma, se non che i suoi denti laterali sono 
collocati più vicino all'estremo anteriore, e la parte posteriore 
è più fortemente ristretta. Il gastro è ovale, fittamente punteg- 
giato e percorso da sottili rughe longitudinali ondulate. L. S 1 ^ 
— 4 l / 4 ; due esemplari; è da notarsi che nel più piccolo di essi, 
le rughe sono meno ondulate. 

Nella $ , i solchi e le rughe sono più grossi, più ondulati 
che nella £ , particolarmente sul capo, dove hanno sul vertice 
un decorso irregolare. Gli ocelli minuti sono nascosti in fondo 
ai solchi. Le spine dell'epinoto sono più corte, depresse, tron- 
cate. Il peziolo è più largo che lungo, il gastro è allungato, 
con lati paralleli, e le sottili rughe longitudinali sono distinte 
soltanto nel terzo anteriore. L. 5 l L mm. 



__ 288 — 

Sembra affine al C. regularis For.. ma differisce dalla de- 
scrizione, principalmente per le rughe ondulate e per la su- 
tura promesonotale indistinta. 

C. tenuis n. sp. 

$ . Nera, subopaca, scapo, tibie e tarsi ferruginei, medio- 
cremente sparsa di peli ottusi, subclavati sul capo e sul torace. 
Il capo è notevolmente allungato, almeno di un quarto più 
lungo che largo, troncato indietro, con la massima larghezza 
agli angoli posteriori che sono acuti e sporgenti; il margine 
laterale non ha altro dente, fuorché quello che trovasi innanzi 
all'occhio; gli occhi sono depressi, relativamente piccoli ed oc- 
cupano meno di un terzo dei lati del capo. Il clipeo è inciso 
in avanti nel mezzo e sinuato lateralmente, longitudinalmente 
striato; le sue strie si prolungano sulla fronte, ma, più indie- 
tro, le rughe che le separano si fanno più grossolane e irre- 
golari, si ramificano e si anastomizzano, formando una rete 
grossolana di maglie più o meno confluenti. La medesima rete 
si osserva sul pronoto, il quale offre angoli anteriori distinti, 
ma ottusi e un margine laterale denticolato; mesonoto e scu- 
tello sono sottilmente e irregolarmente rugosi in senso preva- 
lentemente longitudinale; le pleure e l'epinoto hanno rughe 
più forti, quelle del dorso dell'epinoto convergono verso le 
spine brevi, dentiformi, sono trasverse sulla faccia declive. Il 
peziolo è più lungo che largo, senza denti laterali, striato 
trasversalmente ad arco sul dorso, longitudinalmente sui fian- 
chi ; il post-peziolo è poco più largo del peziolo, più largo che 
lungo alquanto ristretto indietro, trasversalmente striato; pe- 
ziolo e post-peziolo hanno ciascuno di sotto, in avanti, un 
dente ottuso. Il gastro è ovale, allungato, finamente rugoso- 
striato. I femori sono rugoso-punteggiati, opachi. L. 5 mm. 

Un solo esemplare. Rassomiglia alquanto al C. Ebrardi For. 
per la scultura del capo, ma è ben distinto, principalmente 
per la forma allungata del capo stesso, il cui margine laterale 
non è denticolato. 




— 289 — 
Prenolepis amblyops For. 

Il cf non era ancora conosciuto. Giallo testaceo, gastro 
bruniccio ; irto di setole brune, sottili e acuminate. Capo ri- 
tondato, con l'orlo posteriore più largamente arcuato, angoli 
posteriori ritondati. Il diametro 
longitudinale dell'occhio è un po' 
maggiore della distanza che se- 
parerebbe il suo estremo poste- 
riore dall'angolo del capo, suppo- 
sto acuminato. Lo scapo oltrepassa 
l'occipite di metà circa della sua 

lunghezza. La Struttura dei geni- Prenolepis ambhjops For. Armatura 

tali ricorda P.Humbloti For. (secon- s enitale maschile. 
do la figura di Forel) e forse ancora più P. Sikorae For. Lo 
stipite è massiccio, incavato all'apice, la lacinia è più breve 
della volsella, con due ordini di tubercoli alla estremità, la vol- 
sella è larga, obliquamente troncata e fornita di quattro ordini 
di tubercoli. L. 2 — 2 x j 5 mm. E molto più grande del (f di P. 
Sikorae, più piccolo e più chiaro di quello della P. Humbloti. 

Camponotus Mocquerysi n. sp. 

£ . Nera, con riflesso cerulescente, flagello testaceo, mandi- 
bole, trocanteri e tarsi più o meno ferruginei. La scultura del 

capo e del torace consta di un reti- 
colato superficiale finissimo, con 
tendenza a formare sottili rughe 
trasversali, irregolari; pubescenza 
, . -e scarsissima, corno con pochi lun- 

Uamponotus Mocquerysi Emery. o^™».!.».».*» "5 ^ ^^ j^ 

profilo del torace e prezioio. ghissimi peli. Capo trapezoide, con 

gli angoli ritondati, debolmente incavato di dietro nei più 
grandi esemplari, coi lati alquanto arcuati, occhi un poco 
dietro la metà dei lati del capo; clipeo indistintamente ca- 
renato, sporgente ad arco, con incisura nel mezzo; mandi- 
bole con 7 denti e margine esterno fortemente convesso, li- 
scie, con punti sparsi; lo scapo oltrepassa notevolmente l'oc- 

Anno XXXI. 19 




— 290 — 

cipite, anche nei più grandi esemplari, ed è fornito di breve 
pubescenza obliquamente eretta. Il dorso del torace è molto 
ottusamente marginato, debolmente impresso nella sutura pro- 
mesonotale, più fortemente dietro il mesonoto; veduto di sopra, 
il disco del pronoto forma quasi 2 / 3 di circonferenza; dietro di 
esso, il torace va ristringendosi insensibilmente indietro; faccia 
basale e declive dell'epinoto formano sul profilo una curva con- 
tinua. La squama è proclive, non larga, ritondata di sopra, più 
grossa che la sua altezza anteriore, meno che la sua altezza 
posteriore, un poco depressa posteriormente. Il gastro è lucido, 
finamente striato per traverso. Pochi lunghi peli alla faccia 
inferiore dei femori, tibie con pubescenza obliqua, scarsa e fi- 
nissima. L. 6 ^2 — 8 l / 2 mm. Capo della £ massima (con le man- 
dibole) 2. 7 X 2. 5, della £ minima 1.8X1- 3. 

Si avvicina al C. putatus For., ma ne differisce per la 
struttura del torace e il colore scuro. 

C. putatus For. 

£ . Un solo esemplare che differisce dal tipo per l'epinoto 
meno elevato e alquanto depresso superiormente. 

C. Christi For. var. ferruginea n. var. 

5 . Colore rosso ferrugineo, col capo e l'estremità dell'ad- 
dome picei. 

C. quadrimaculatus For. var. opaca n. var. 

£> . Colore e forma della var. immaculata, le curvature del 
torace un poco più accentuate che in quella forma, ma molto 
meno che nella subsp. sellarìs. La scultura è più fitta e forte 
che nelle altre varietà, per cui il capo è in massima parte 
opaco e il torace sub-opaco. 

Le raccolte del Sig. Mocquerys comprendono pure esem- 
plari dei C. cervicalis Rog., Hildebrandti For., Dufouri For., 
Hova For., Radamae For., Christi For. (typ), robustus Rog., 
Edmondi E. André con la var. Ernesti For. e Grandidieri For. 



291 



CONTRIBUZIONE 
ALLA FAUNI TRENTINA DEI COLEOTTERI 

del Dott. S. BETTOLINI 



(Continuazione e fine: vedi Bullettino anno XXX, p. 355). 



SECONDO SUPPLEMENTO. 



Mentre il primo Supplemento era in corso di stampa, pa- 
recchi egregi entomologi mi favorirono interessanti notizie su 
specie raccolte, nel 1899, nel Trentino, fra queste, alcune af- 
fatto nuove. A. queste aggiungo altre poche specie del Trentino 
in parte rese già note da Halbherr, e a me sfuggite nel com- 
pilar il mio lavoro. 

Le cito seguendo l'ordine sistematico: 

9. Thectura (Taxicera) polita Rosh. — Nella valle di Fiemme (Ecch). 
7. Platystethus alutaceus Thomas. — In Brione, Vallunga e Valdiriva, 
comune (Halb.). 

* Oxytelus laqueatus Marsh. — In montagna negli escrementi dei bovini, 

comune (Halb.). 

* Anthobium anale vai . longulum Kiesw. — Altissimo di Nago in M. 

Baldo, Scanuppia al Becco di Filadonna e sul Cornetto di Bondone, 
non raro (Halb.). 

Bryaxis haematica var. rufescens Rttr. — Al Palù di Volano, in 
luglio, assieme alla specie (Halb.). 
51. Aphodius consobrinus Dan. n. sp. (ined.). — Sul Col Santo (Daniel); 
appartiene al gruppo dell'A. Biliraecki. 



— 292 — 

52. A. amblyodon Dan. n. sp. (ined.). — Diffuso nelle alpi orientali (Daniel). 

Va collocato fra A. montanus e montivagus. 
* Anthaxia millefolii F. — Il signor Germano Decarli la catturò in 

Val d'Adige. 
2. Baripithes scydmaenoides Seidl. — Abbondante iti Vallarsa (Daniel). 

7. Liosoma n. sp. Dan. (ined.). In Vallarsa (Daniel). 

Ra\ niondia Aubé. 

1. irregularis Dodero i litt. n. sp. — L'amico Agostino Dodero mi par- 
tecipava da Lavarone, in data 16 agosto a. e, di aver fatta colala 
fortunata scoperta di una specie certamente nuova appartenente a 
questo genere; e con lettera 1 Ottobre a. e. da Sturla, che si ri- 
serva di pubblicarne la descrizione. In vista della particolare scul- 
tura delle elitre ha assegnato ad essa « in collectione » il nome 
suindicato. 

Anthonomus rosarum Dan. — Venne riscontrato dall' autore anche 
nelle Giudicane. 

Pliaenotlierion Frivaldsky. 

1 . fasciculatum Reitter. — Il Dott. C. Daniel lo rinvenne in Vallarsa. 

8. Hylastes brunneus Er. — Tirolo meridionale (Reitter) Trentino? 

Colle specie suelencate ii « Riassunto » presenta un Totale di Gè- 
neri 965, Specie 4045, Varietà 351. 



N. B. — Da rettificare nel 1.° Supplemento Abaxater leggi Abax ater. 



— 293 



INDICE 



Abax, 30, 358. 
Abdera, '228. 
Abraeus, 157. 
Acalles, 273. 
Acalyptus, 282. 
Acanthocinus, 318. 
Acbeniuin. 93. 
Acilius, 51. 
Acmaeodera, 176, 372. 
Acmaeops, 305. 
Acritus, 157. 
Acrodon, 29. 
Acrulia, 106. 
Actobius. 88. 
Acylophorus, 83. 
Ad'alia. 349, 387. 
Adelocera, 181. 
Adimonia. 33S. 
Adonia, 348, 387. 
Adoxus, 330. 
Adrastns, 191. 
Aègosoma, 303. 
Agabus, 49, 359. 
Àgapanthia, 320, 384. 
Agaricbocbara, 362. 
Agatbidium, 122, 366. 
Agelastica, 337. 
Aglenus, 145. 
Agonum, 39, 359. 
Agrilus, 177, 373. 
Agriotes, 189, 374. 
Airaphilus, 146. 
Aleochara, 66, 360. 
Aleuonota, 69. 
Alexia. 128, 367. 
Allecula, 224, 376. 
Allosterna, 308. 
Alophus, 263. 
Alphitobius, 223, 376. 
Alphitophagus, 221. 
Amalus, 276. 
Amara, 27, 358. 



Amaurorrhinus, 271. 
Ammoecins, 164. 
Amphibolus, 210. 
Ampbicbroum, 105. 
Amphicyllis, 122. 
Ampbiotis, bis. 
Anaestetbis, 320. 
Anaglyptus, 316. 
Anaspis, 232. . 

Anatis, 350. 
Ancylochira, 174. 
Ancyroiliorus, 102. 
Anisarthron, 312, 383. 
Anisodactvlus, 23. 
Anisoplia,' 169, 372. 
Anisorrbynchuy, 264. 
Anisosticta, 348. 
Anisotoma, 120, 365. 
Anobium, 211. 
Anomala, 169, 372. 
Anoncodes, 239. 
Anophlus, 269. 
Anoxia, 371. 
Antbaxia, 175, 372. 
Antherophagus, 129, 

367. 
Antbicus, 238, 377. 
Anthobium, 106, 391. 
Antbocomus, 203. 
Antbolinns, 202. 
Anthonomns, 280, 381. 
Antbophagus, 103. 
Antbrenns, 150. 
Antbribus. 294. 
Anthipna,166, 371. 
Antispbodrus, 36. 
Anate 216 

Aphodius, 100, 370, 91, 92. 
Aplithona, 343, 386. 
Apion, 288, 382. 
Apistus. 143. 
Apoderns. 292. 



Apotomus, 22. 
Argopus, 34G. 
Aromia, 314. 
Arpedium, 105. 
Arthrolips, 367. 
Asolerà. 240. 
Asemum. 311. 
Asida, 219. 
Aspidipborus, 214. 
Astilbirs, 68. 
Astrapaeus, 85. 
Astynomus, 318. 
Atemeles, 67. 
Atenohus, 158. 
Athous, 186, 373. 
Atom aria, 130, 368. 
Attagenus, 149. :ifi!». 
Atteìabns, 292. 
Anlonium, 144. 
Autalia, 64, 360. 
Axinotarsus, 203. 

Badister, 22. 
Bagous, 270, 380. 
Balaniniis, 280, 381. 
Balanobins, 280. 
Baptolinns, 91. 
Baris, 278. 
Barynotus, 258. 
Barypithes, .255, 392. 
Bathyscia, 116, 365. 
Batopbila, 343. 
Batrisus, 109. 
Bembidion, 13, 357. 
Berginus, 135. 
Berosus, 55. 
Betarmon, 183. 373. 
Bibloporns, Ilo. 
Bidessus, 46, 359. 
Blaps, 218. 
Blecbrus, 43. 
Bledius, 99. 



— 294 



Bolboceras, 165. 
Boletobius, 81, 362. 
Bolitochara, 64, 360. 
Bolitophagus, 221. 
Borboropora, 70. 
Bostrycbus Geoffr. 216. 
Bostrychus Fabr. 301. 
Botbrideres, 145. 
Bracbonyx, 269. 
Brachycerus, 259, 378. 
Brachyda, 78, 383. 
Brachyderes, 256. 
Brachynus, 44. 
Brachypterus, 136. 
Brachysoinus, 255. 
Brachyta, 305. 
Bradi ytarsus, 294. 
Brachytemnus, 272. 
Bradybatus, 281. 
Bradycellus, 26, 358. 
Bradytus, 30. 
Broscosoma, 19. 
Broscus, 19. 
Brucbus Geoffr. 209. 
Brucbus Lin. 295, 382. 
Bryaxis, 110, 391. 
Brychius, 45 
Bubas. 370. 
Buprestis, 174. 
Byrrhus, 151. 369. 
Bytbinus, 111, 363. 
Byturus, 147. 

Caccobius, 159. 
Calandra. 279. 
Calathus, 38. 
Callicerus, 69. 
Callidium, 313. 
Callimus, 310. 
Callistus, 21. 
Calodera. 69. 361. 
Calopus, 239. 
Calosoma, 5, 355. 
Calvptomerus, 123. 
Camptorrhynus, 273. 
Campvlus, 191. 
Cantharis, 198-, 374. 
Capbi us, 88. 
Capno,! is, 172. 372. 
Carabus, 9, 356. 
Cardiopborus, 184. 373. 
Carida, 228. 
( Jarphoborus, 297. 
Carpopliilus, 136, 368. 
Cartodere, 132. 
(assida, 346, 387. 
Cathartus, 147. 



Catopomorplius, 116. 
Catops, 117, 365. 
Cebrio, 192. 
Celia, 29. 

Centrotoma, 109, 363. 
Cephennium, 114, 364. 
Cerambyx, 310, 383. 
Cercus, 135, 368. 
Cercyon, 59. 
Cerocoma, 334. 
Ceropliytum, 180. 
Ceruclius, 138. 
Cerylon, 145. 
Cetonia, 171, 372. 
Ceutorhynchideus, 276, 

381. 
Ceutorbynclms, 277, 

381. 
Cbaetartbria, 58. 
Chaetocnema, 341. 
Cbaetocarabus, 7. 
Chalcoides, 340. 
Clialcophora, 172. 
Cbaropus, 201. 
Chennium, 109. 
Cbilocorus, 352. 
Chilopora, 70. 
Cblaenius, 21. 
Cblorophanus, 258. 
Choleva. 117. 
Cboragus, 294. 
Chrvsantbia, 242. 
Chrysobotbrys, 176. 
Chrvsocarabus, 8. 
( hrvsochus, 331. 
Cbrysomela, 332, 385. 
Cicindela, 4, 355. 
Cicones, 144. 
Cilea, 79. 
Cioiras, 286, 382. 
Cis, 216. 

Cistela. Geoffr. 152. 
Cistela Fabr. 225. 
Clambus, 123. 
Claviger, 113. 
Cleonus, 259, 378. 
Clerus, 206. 
Clibanarius, 40, 
Clvpeastei-, 125. 
Clvtanthus, 316, 383. 
Clvtra. 325. 
Clytus', 315. 
Cnemidotus, 45, 359. 
Cneorrbinns, 258. 
Coccidula, 353. 
Coccinella, 349, 387. 
Coccotrypes, 302. 



Codiosoma, 271. 
Coelambus, 47. 
Coeliode:i, 274, 380. 
Coelostoma, 59. 
Coenocara, 214, 375. 
Colenis, 365. 
Colobicus, 144. 
Colon, 118, 365. 
Colotes, 302. 
Colydium, 144. 
Colymbetes, 51. 
Cononinms, 132, 36>>. 
Conopalpus, 230. 
Conosoma, 81. 
Conurus, 81. 
Copelatus, 50. 
Copris, 159. 
Copropbilus, 102. 
Coptocephala, 326. 
Coraebus, 177, 372. 
Corticaria, 133, 368 
Corticeus, 222. 
Cortodera, 306. 
Corylopbns, 125. 
Corvini tites, 187, 
Corvi letes, 207, 375. 
Corvpbium, 105. 
Coryssomerus, 278. 
Cossonus, 271. 
Cotaster, 265. 
Coxelus, 143. 
Cratomerus, 175. 
Crenìpbilus, 56. 
Creophilus, 85. 
Crepidodera, 339. 385. 
Criocepbalus, 311, 383. 
Crioceris, 324. 
Cryphalus, 300, 382. 
Crypticus, 219. 
Cryptobium, 92. 
Crvptocepbalns, 326, 

' 384. 
Cryptobypnus, 183. 
Crvptophagus, 129, 367. 
Crvptopliihis, 368. 
Cryptopleurum, 60, 360. 
Cryptorrhynehus, 273. 
Crypturgus, 299. 
Cteniopus, 227. 
Ctenistes, 109. 
Cnrimus, 151. 
Cybister, 52. 
Cybocephalus, 123,366. 
Cycbramus, 141. 
Cychrus, 5, 355. 
Cvclonotum, 5!». 
Cylindromorphus, 179. 



— 295 



Cyllidium, 58. 
Cymbiodita, 57. 
Cyrnyndis, 42. 
Cynegetis, 348. 
Cyphon, 192. 
Cyrtoclytus, 316. 
Cyrtonotus, 30. 
Cyrtoplastus, 366. 
Cyrtotriplax, 127. 
Cyrtusa. 121. 
Cytilus, 152. 

Dacne, 127. 
Danacaea, 206, 371. 
Dascillus, 192. 
Dasvcerus, 133. 
Dasytes, 204, 374. 
Deleaster, 103. 
Deliphrum, 104. 
Demetrias, 42. 
Dendarus, 219. 
Dendroctonus, 297. 
Dendrophagus, 146. 
Dendrophilus, 155. 
Denops, 206, 371. 
Denticollis, 191. 
Dermestes, 14S. 
Deroci'epis, 339. 
Deronectes, 47. 359. 
Deroplia, 319, 384. 
Diachromus, 23. 
Dianous, 96 
Diaperis, 221. 
Dibolia, 345, 387. 
Dicerca, 173 
Dichotraebelns, 262, 

378, 
Dictyopterus, 194. 
Dilacra, 71. 
Dilas, 309. 
Dima, 189. 
Dinarda, 67. 
Dinoderus, 216. 
Dinopsis, 78. 
Diodesma, 143. 
Diodyrrhyncbus, 293/ 
Diplocoelus, 128. 
Dii'rliagus, 18!). 
Dito ma, 144. 
Dolichus. 38. 
Dolopius 190. 
Domene, 94. 
Donacia, 323. 
Dorcadion, 317, 383. 
Dorcatoma, 214. 
Dorcatypns, 317. 
Dorcus", 157. 



Dorvtomus, 268, 380 
Drapetes, 180. 
Drasterius. 181, 373. 
Drilus, 201. 
Dromius, 42. 
Drvocoetes, 307. 
Dryophilus, 210. 
Dryops, 61. 
Dryopbthorus, 270. 
Drypta, 44. 
Dyschirius, 20. 
Dytiscus, 51. 
Dytoma, 144. 

Ebaeus, 202. 
Echoceras, 222. 
Ectinus, 189. 
Elapbrus, 12. 
Elater, 182, 373. 
Elateroides, 208. 
Eledona, 221. 
Elleschus, 282. 
Elmis, 62. 
Emenadi a, 377. 
Emus, 85. 
Endornvchus, 128. 
Engis, 127. 
Enicmus, 132. 
Ennearthron, 217. 
Enoplium. 375. 
Epliisteimis, 131. 
Epicauta, 235, 377. 
Epicometis, 170. 
Epilachna, 347. 
Episernus, 210. 
Epitrix, 340. 
Epuraea, 136. 368. 
Ererùotes, 272. 380. 
Ergates, 303. 
Erirhintis, 268. 
Ernobius, 212. 
Eros, 194. 
Ei-yx, 224. 
Esolus, 63. 
Eua.stbetus, 98. 363. 
Eubria, 193 
Eucinetus, 193, 374. 
Eucnemis, 180. 
Euconnus, 115, 364. 
Euglenes, 236, 377. 
Eumicrus, 116, 365. 
Eumolpus, 330. 
Euplectus, Il 3, 364 
Europhilus, 40. 
Eurythyrea, 174. 
Euvyporus, 362. 
Eusomus, 256. 



Eutliia. 114. 
Exilia,'310. 
Exocentrus, 319. 
Exochomus, 352. 

Falagria, 70, 361. 

Eormicomus, 238. 

«aleruca, 338, 385. 
Galerucolla, 338. 
Gastrallus, 210. 
Gastroidea, 331. 
Gastrophysa, 331. 
Gaurotes, 306. 
Geodromicus, 104. 
Georyssus, G'ó. 
Geotrupes, 165, 271. 
Gibbium, 208. 
Gnathoceras, 222. 
Gnatboncus, 156, 370, 
Gnorimus, 172. 
Gnipeta, 71. 
(bui ioctena, 335. 
Gonocepbalum, 220. 
Gonodera, 225. :J7<i. 
Gracilia, 310. 
Grani moptera, 308. 
Grapboderes, 51. 
Grypidius, 267. 
Gymnetron, 285. 
Gyranoplotirus, 159. 
Gynandropbtlialma, 

326 
(iyrinus, 52, 359. 
Gyropbaena, 77. 

Habrocerus, 79, 3<>2. 
Hadratoma, 149. 
Haliplus, 54. 
Hallomenns, 228. 
Halosimns, 235. 
Haltica, 342, 386. 
Halyzia, 351, 387. 
Haplidia, 167. 
Haplocnemia, 320. 
Haplocnemus, 205. 
Haploderus, 101. 
Haploglossa, 65. 
Harpalus, 24, 358. 
Hedobia, 212. 
Helocbares, 57. 
Helodes Lati: 192. 
Helodes Paj/l: 335. 
Helopliorus. 54. 
Helops, 223, 376. 
Henicocerus, 53, 359. 
Henicopns, 204. 



— 296 — 



Henoticus, 129. 
Hermeophaga, 386. 
Herophila, 317. 
Hesperophanes, 311, 

383. 
Hesperus, 88. 
Hetaevius, 155, 370 
Hetevhelus, 125. 
Heterocerus, 62, 360. 
Heterothops, 83 
Hippodamia, 348. 
Hippuviphila, 340. 
Hister, 153. 369. 
Hispa, 346. 
Holoparamecus, 130, 

368. 
Homalisus, 193. 
Homalium, 105. 
Homaloplia, 167, 371. 
Homi» Iota, 71. 361. 
Homaeusa, 361. 
Hoplia. 166, 371. 
Hoplosia, 319. 
Hydaticus, 51, 359. 
Hydnobius, 120. 
Hydraena, 54, 359. 
Hydrobius, 56. 
Hydrocharis. 5(i. 
llvdrochus, 53. 
Hydrocyphon, 193. 
Hydronomus, 270. 
Hydropliilus, 55, 359. 
Hydroporus, 47, 359. 
Hydrotassa, 335. 
Hydrous, 56. 
Hydrovatus, 46. 
Hygronoma, 7(5. 
Hylastes, 296. 
Hvlocoetus. 208. 
Hylesinus, 298. 
Hyliota, 369 
Hylobius, 263. 
Hvlotrupes. 314. 
Hylurgus, 297. 
Hymenalia. 225, 
Hypebaeus, 21 12, 
Hypera. 266, 380. 
Hyperaspis, 352. 
Hyphydrus. 4(1. 
Hypnoidus, 183. 
Hypnophila, 341, 385. 
Hypoborus, 300, 382. 
Hypocoelus, 181. 
Hypocyptus, 79. 362. 
Hypophloeus, 222. 

Ilvl,ius. 50. 359. 



Ilyobates, 69, 361. 
Ipidia, 138. 
Ips, 141 

Ischinodes, 183. 
Iscbnoglossa, 65. 
Iulistus, 205. 

Kis.sophagus, 297. 

Labidostomis, 325. 
Laccobius, 57, 359. 
Laccophilus, 46. 
Ijachnaea, 325. 
Lacon, 181. 
Laemophlaeus, 146. 
Laemostenes, 37, 358. 
Laena, 223, 
Lagarus, 36. 
Lagria, 227. 
Lamia, 317. 
Lampi'a. 173. 
Lamprorrhiza, 195,374. 
Lamprosoma, 330. 
Lampyris, 194. 
Laricobius. 208. 
Larinus, 261, 378. 
Lasia, 347. 
Lasioderma, 213. 
Latelmis, 62. 
Latbridius, 132. 
Latbvimaeum, 104. 
Lathrobium, 93, 363. 
Lathropus, 369. 
Latipalpis, 173. 
Lobi a, 41. 
Leirides, 29. 
Leistotrophus. 85. 
Leistus, 11, 357. 
Lem a, 324. 
Leptacinus, 92. 
Leptura, 30(5. 383. 
Leptusà, 64, 360. 
Lepyrus, 263. 
Lettera, 104. 363, 
Leucoscelis, 170. 
Leucoparyphus, 79. 
Lianoe, 32, 358. 
Lichenum. 220. 
Licinus, 22. .357. 
Limili e us, 60, 61. 
Limnius, 62. 
Limnobaris, 279. 
Limnobius. 58 
Limobius. 380. 
Lina, 336. 
Liodes, 121. 
Lionvcbus. 43. 



Lioploeus, 258. 
Liopus, 318. 
Liosoma, 265, 392. 
Liosomus, 265. 
Liparus, 264, 379. 
Lissodema, 242. 
Ijitargus, 134. 
Ijitocbaris, 93. 
Lixus, 260, 378. 
Ijocbmaea, 338. 
Lomecbusa, 67. 
Longitarsus, 344, 386. 
Loricaster, 123. 
Lorocera, 20. 
Lucanus, 157. 
Luciola, 195. 
Ludi us, Esch. 187, 384. 
Ludius Lati: 189. 
Luperus, 337. 
Lyctus, 215. 
Lygistopterus. 194. 
Lymexilon, 208, 375. 
Lyprus, 270. 
Lytta, 235. 

Machaevites. 111. 
Magdalis. 287, 382. 
Malachius, 203, 374. 
Malacosoma, 337. 
Maltbinus, 199. 374 
Malthode.s, 200, 374. 
Mantura, ."> 1 1 . 
Masoreus, 41. 
Mecinus, 285. 
MeLynotarsus, 237, 377. 
Medon, 93, 363. 
Megacronus, 82. 
Megadontus, 7. 356. 
Megapeiithes, 373 
Megartbrus, 108. 
Megasternum, (in. 
Megatoma, 141». 
Meira, 251. 
Melancarabus, 8. 
Melandi-ya, 229. 
Melanophila. 174. 
Melanophtbalma, 133. 
Melanotus, 185. 
Melasis, 180. 
Melasoma. 336. 
Meleus, 264. 
Meh-ethos. 138, 368. 
Meloe, 233. 
Melolontha, 168, 371. 
Menepbilus, 223. 
Me.sites, 271, 380. _ 
Mesocarabus, 8, 356. 



'297 



Mesocoelopus, '214. 
Mesosa, 320. 
Metabletus, 43. 
Metacantharis, 198. 
Metallites. 2B3. 
Miarus, 286. 
Miccotrogus, 283. 
Mici-ambe, 130. 
Micraspis, 350 
Microglossa. G5. 
Micropeplus, 135, 368. 
Microrbagus. 180. 
Microzoum, 220. 
Millidium, 124 
Minyops, 262. 
Mi scoderà, 19 
Mniophila, 345. 
Molops. 32. 358. 
Molorchus, 309. 
Molytes. 264 
Monohammus, 318 
Mononvchus. 274 
Monotòma, 147. 369. 
Mordella, 230. 376 
Mordellistena,231.376. 
Morimus, 317. 383. 
Morychus, 152. 
Mycetaea, 128. 
Mvcetina, 127. 
Mycetochara, 226, 376. 
Mycetophagus, 134 
Mycetoporus, 82, 362 
Mycterus, 243. 
Mylabris, 234. 
Mylacus, 251. 
Myllaena, 78. 
Myrmecoxenus, 128 
Myrmedonia, 68. 361. 
Mvrmetes, 156. 
Mysia, 350. 

RTanophyes, 287. 382. 
Nebria, 18, 357 
Necrobia, 207, 375. 
Necrodes, 120. 
Necrophilus, 118, 365. 
Necrophorus, 120. 365. 
Necydalis, 309 
Nemosoma, 142. 
Nepachis, 202. 
Nephanes, 366. 
Neuraphes, 114, 364. 
Niptus, 209, 375. 
Nìtidula, 137. 
Nosodendron. 151. 
Nosodes. 142. 
Notaris, 268, 380. 



Noterus, 46. 
Notiophilus, 12. 
Notothecta, 65. 
Notoxus, 237. 

Oberea, 322. 
Obrium, 310. 
Ocalea, 69. 
Ocbina, 213. 
Ocliodaeus, 370. 
Ochrosis, 340. 385. 
Ochthebius, 53, 359. 
Oehtenomus, 239, 377. 
Octotemnus, 218. 
Ocypus, 86, 36 : . 
Ocyusa. 77. 
Odocantha. 44. 
Odantaeus, 165. 
Oedemeva, 241. :i77 
Oenas. : 35. 
Olibrus, 126, 367. 
Oligomerus, 211. 
Oligota, 72, 362. 
Olisthopus, 41. 
Olophrum, 101. 
Omias, 255. 
Omophlus, 227. 
Omophron. 12 
Omosiphora, 136 
Omosita. 137 
On cornerà, 241 
Oniticellus, 160 
Onthophagus, 159, 370. 
Onthophilus, 156, 370. 
Oodes, 21. 
Oomorphus. 330 
Opatrum, 220. 
Opilo, 206, 375 
Ophonus, 23. 358. 
Orcbesia, 228, 376 
Orchestes, 283. 
Orectochilus, 52, 
Oreina. 333. 385 
Orescius, 2? 
Orestia, 341. 385. 
Orìnocaralms. li. 356 
Orobitis, 278 
Orpliilus. 150 
Orsodacne, 322, 384 
Orthocerus, 143 
Ortboperus, 125 
Oryctes, 170. 
Osmoderma, 171. 
Osphya, 230. 
Ostoma, 142. 
Othius, 363. 
Otiorbvnchus.243. 3Ì < . 



Oxymii'us, 304, 
Oxynoptilus. 16. 
Oxyomus, 164 
( Ixypoda, 76, 362. 
Oxvporus. 99 
Oxytelus,' 100. 
Oxytbyrea, 170. 

Pacbnephorus, 330. 
Pacbybracbys, 329. 384. 
Pacbyta, 305. 
Pacbytychius, 268. 
Paederus, 95 
Palorus. 222. 
Panagaeus, 20. 
Paramecosoma, 130. 
Parmena, 316. 
Parnus, (il 
Pai'omalus, 155. 
Patrobus, 18. 
Pediacus, 145. 
Pedilopborus, 152. 
Pedinus, 219. 
Pelocbares, 60. 
Peltis. 142' 
Peltbodytes, !â– "> 
Pentaphyllus, 222 
Peiitodon, 170. 
Percosia, 30 
Perileptus, 17. 
Peritelus, 251 
Phaedon, 336. 
Phaenops, 174 
Phaenotherion, 392. 
Pbalicrus. 126. 
Philontbus. 88. 363. 
Philus, 112 
Phloeocharis, 108 
Phloeophagus, 271. 
Phloeopbtborus. 299. 
Phloeopora, 76, 362 
Pbloeosimi>. 298, 382 
Pbloeotribus, 299. 
Phosphaemis. 195. 
Phosphuga, 118. 
Phratora, 335 
Pbilbvdrus. 56, 359. 
Phyllobius, 252 
Phyllobrctica, 337. 
Phyllodecta, 335, 385. 
Phyllopertha, 169. 
Phyllotreta, 343. 386. 
Phvmatodes, 312. 
Phytobius, 276, 381. 
Phytodecta, 335. 3s5, 
Phytoecia, 321. 384. 
Pidonia, 'â– '> Q 



298 



Pissodes, 267. 
Pityogenes, 300, 383. 
Pityopbthorus, 3C0. 
Placusa, 85 
Plagiodera, 336. 
Plagiogonus 164. 
Plagionotus, 315. 
Platambus, 49. 
Plateumaris, 323, 384. 
Platus, 24. 
Platycerus, 157 
Platvchrus, 6. 
Platvcis, 194. 
Platydema 221. 
Platyderus, 37 
Platynaspis, 352, 387. 
Platynus, 39, 358. 
Platyola, 65. 
Platypus, 303 
Platyrrhinus, 293. 
Platystethus, 100. 391 
Platysoma, 153. 
Platytarsus. 255. 
Plectes, 6, 356. 
Plectroscelis, 341 
Plegaderus, 156, 370. 
Plinthus, 264, 379. 
Pocadius, 140. 
Podabrus, 196. 
Podagrica, 339. 
Podonta, 227. 
Poecilonota, 173 
Poecilus, 35. 
Pogonochaerus, 3 19. 
Pogonus, 18, 
Polydrusus, 253, 378. 
Polygraphus, 298. 
Polyphylla, 168. 
PoophagiTS, 278. 
Potami nus, 62 
Potamopbilus, <>2. 
Prasocuris, 335. 
Pria, 138. 

Priobitim, 210, 275. 
Prionocjpbon, 193. 
Prionus, 303. 
Procerus, 356. 
Proerustes, 6, 356 
Prognatha, 108. 
Pronomaea, 78. 
Prostomis, 145. 
Protinus, 108 
Psammodius, 164. 
Psammoecns, 146. 
Pselaplms, 112. 
Pseudophonus. 24. 
Psoa, 215, 376. 



Pbylliodes, 311, 386. 
Ptenidium, 124, 366. 
Pterosticbus, 32, 358. 
Ptilinus, -213. 
Ptiliolum. 3 6. 
Ptilium, Ì24, 366. 
Ptinella, 125 
Ptinus, 209, 375. 
Ptosima, 176, 372. 
Purpuricenus. 315, 383. 
Pygidia, 199 ' 
Pyrochroa, 236. 
Pyropterus, 194. 
Pvrrhidium, 313. 
Pytho, 242. 

auedius, 83, 362. 

Ramplius, 285 
Rantus, 50 
Raymondia, 392. 
Rhagium, 304, 383. 
Rhagonyclia, 198. 
Rhamnusium, 31 4,383. 
Rhinocyllus, 262. 
Rhinomacer, 293. 
Rhinoncus, 275 
Rhinosimus, 243 
Rhipiphorus. 233 
Rhizobius, 353. 
Rhizopbagus, 141 
Rbizotrogus, 167, 371 
Rhopalodontus, 217. 
Rliopalopus, 311 
Bhynchaenus. 283,381. 
Rbynchites, 291, 382. 
Rhyncolus, 272 
Bbyssemus, 164 
Rhytidosumus, 275. 
Riolus, 62. 
Rosalia, 314. 
Rybaxis, 111. 

Sacium, 125 
Salpingus, 242 
Saperda, 320, 384. 
S.ipìiarius, 311. 
Saprinus, 155. 369, 
Sarrotrium, Ibi 
Scapbidema, 221 
Scaphidium, 125 
Scaphisoma, 126. 
Scapbium. 367. 
Soarabaeus. 158, 370. 
Scaurus, 218 
Schistoglossa, 7(i. 
Sciaphilus, 251. 378. 
Scirtes, 193. 



Scleropbaedon, 336. 
Scleropterus. 275, 380. 
Scolytus, 299, 382. 
Scopaeus,' 94 
Scraptia, 230. 
Scydinaeniis. 115, 364. 
Scymnus, 353, 387. 
Semanotus, 313. 
Semiadalia, 348, 287. 
Serica, 167. 
Sericoderus, 125. 
Sericosomus, 190. 
Sericus, 190. 
Serropalpus, 229. 
Siagonum, 108, 363. 
Sibmia, 283. 
Silaria, 232. 
Silesis, 191. 
Silpha, 118. 
Silusa, 64. 
Silvani!*. 146. 
Simbiotes, 367. 
Simplocaria, 153 
Sinodendron, 15. 
Sinoxylon, 215. 
Sisvp]m.s, 158. 
Sitaris, 236 
Sitona, 256, 378. 
Smicronyx, 269. 
Soronia, 138. 
Spermopbagus, 296. 
Spliaeridium, 58. 
Spbaerites, 120. 
Sphaerius, 124. 
Spbaeroderma, 345. 
Spbenopborus,279, 3^1. 
Sphenoptera, 176, 372. 
Sphinginus, 202. 
Sphodrus, 36 
Spondviis, 303. 
Staphvlinus, 86, 363. 
Steatoderus, 189, 374. 
Stenolophus, 26. 
Stenopterus, 309. 
Stenostola, 321, 384. 
Stenus, 96, 363. 
Stemi.sa, 64. 
Stillms, 127, 367. 
Stilicus, 94 
Stomis, 36. 
Strangalia, 307. 
Strapbosomus, 255. 
Stylosomus. 330. 
Subcoccinella, 347. 
Sunius. 95 
Synaptus. 190. 
Syncalvpta, 151, 369. 



— 299 



Synchita, 141 
Synchitodés, 144. 
Syntomium. 108. 
Synuchus, 88. 

Tacili nu.s. 79. 
Tachyporus, 80. 
Tachypus. 13. 
Tachys, 16. 
Tachyusa, 70. 
Tanymecus, 259. 
Tanysphyrus, 270. 
Tanythrix, 31. 
Taphria, 38 
Taphorhynchus, 30 L. 
Tarsostenus. 207 
Telephorus. 196. 
Telmatophilus, 129. 
Temnocbila. 142. 
Tenebrie, 223. 
Tenebrioides. 142. 
Teredus, 145 
Tetratoma, 228. 
Tetropium, 312. 
Tetrops, 321. 
Thalycra. 140, 369 
Thamiaraea, 65, 360. 
Thectura. 75. 
Thiasophila, 65. 
Thinobius, 102. 
Tbroscus, 179. 373. 
Thylacites, 378. 
Thymalus, 113 



Tillus, 206. 
Timarcha, 31 il 
Tiresias. 150. 
Titubaea, 884. 
Tomicus, 301. 
Tomoxia, 230. 
Toxotus. 305, 3s;5 
Trachode.s, 265. 
Trachvphloeus, 257. 

378. 
Trachys, 179, 373. 
T rugoso ni a, 304. 
Trechus. 17. 857. 
Tribolium, 222, 376. 
Tricliius. 172 
Trichoceble, 205 
Trichodes, 207, 375. 
Trichonyx, 113. 
Trichophva. <!». 
Trichopteryx, 124, 366. 
Trimium. 113. 
Trinodes, 150 
Triodonta. 166. 371. 
Tri pia x. 127 
Triti. ma. 127. 131. 368, 
Troglops, 201. 
Troglorrhynchus, 251, 

^378. 
Trogoderma, 149, 369. 
Trogophloeus. 101, 363. 
Trogosita, 142. 369. 
Tropideres, 2!i3. • 
Tropinota, 170. 



Tropiphorus, 262. 378. 
Trox, 166. 
Trychopteryx, 124. 
Tryphilus, 134. 
Tychius, 282, 381. 
Tychus, ll'J. 
Typhaea, 135. 
Tyrus, 109. 

Uloma, 223. 

Urodon, 294, 382. 

Valgus, 172. 
Veli ej us, 83. 

Xanthochroa, 239. 377. 
Xantholinus. 92 
Xestobium, 212 
Xyleborus, 302. 
Xyletinus. 213. 
X vi ita. 229. 
Xylobius, 181. 
Xylocleptes, 301 
Xylopertha, 216. 
Xvlophilus. 236. 
Xyloterufe, 802, 383. 
Xvlotrechus. 315 

Zabrus, 27. 
Zeugopbora, 324. 
Zilora, 229. 
Zonitis, 235 
Zonabris, 234. 



300 



MUNTE ALLA FAUNA BRENT1D0L0GICA Ul CELElìES 



Angelo Senna 



Poco dopo la pubblicazione della mia : Note sur les Bren- 
thides de Célèbes recueillis par Mr. Fruhstorfer (1), nella quale 
eravi la descrizione di alcune specie nuove e l'elenco di quelle 
fino allora trovate nell'isola anzidetta, ho ricevuto due lettere 
da parte di E. Bergrotli di Tammerfors e del Dr. K. M. Heller 
di Dresda riguardanti la mancanza nella mia lista di alcune 
specie di Brentidi indicate di Celebes e precisamente dalla 
Miolispa bicanaliculata Schauf., M. semivelata Schauf. e Orycho- 
des femoratus Schauf. (2) alle quali il Dr. Heller aggiungeva 
il Megacerus pulchellus Kirsch (3). 

In privato ho subito risposto agli egregi naturalisti; ma 
siccome il medesimo appunto potrebbe essermi giustamente 
fatto da altri, stimo opportuno dire pubblicamente la mia opi- 
nione sulle specie citate, tanto più che il Dr. Heller mi porge 
gradita occasione di riprendere lo studio dei Brentidi della 
fauna di Celebes inviandomi alcune specie raccolte dai signori 
Sarasin, Fruhstorfer e Ribbe. 

La Miolispa bicanaliculata Schauf. e la M. semivelata Schauf. 
non sono buone specie, non avendo il Sig. Schauf u ss ricono- 



(1) Ann. Soc. Entom. Belgique, tome XLT, 1897, pag. 237. 

(2) Horae Soc. Entom. Eossicae, voi. XIX, 1885, pag. 23-24. 

(3) Mittheil. a. d. k. Zool. Mas. zu Dresden, voi. I, 1875, pag. 49. 



— 301 — 

sciato il genere in questione; la sua M. semicelata non è altro 
che il Trachelizus bisulcatus Lund, di ciò ho potuto convin- 
cermi mediante esame d'un esemplare confrontato col tipo che 
ebbi gentilmente in dono dal Sig. Camillo Schaufuss attuale 
direttore del Museo Ludwig Salvator di Dresda. La M. bicana- 
liculata Schauf. è secondo me la stessa specie di Trachelizus 
di Lund e la differenza che l'autore ha indicata confrontan- 
dola colla M. semivelata « 1 streifen der Flùgendecken oline 
Punkte » è dovuta alle piccole dimensioni dell'esemplare de- 
scritto. La stessa caratteristica si riscontra infatti nei piccoli 
esemplari di Trachelizus bisulcatus Lund. (1). 

L'Orychodes femoratus è pure dello stesso Schaufuss il quale 
così lo descrive: 0. diachrammati (sic) similis sed femoribus 
sanguineis, antice apiceque nigro-piceis, apice rcinus constri- 
ctis: 9 femoribus post mediani partem acute spiculatis » ed 
aggiunge che la colorazione è più chiara e « mehr kirschroth ». 

Questa specie è per me molto dubbia perchè la colorazione 
dei femori si riscontra identica anche nell' 0. digramma Boisd. 
e d'altra parte la creazione d'una « var. femoribus medio antice 
posticeque obscuris » proposta dallo stesso Schaufuss dimostra 
che si tratta d'un carattere tutt' altro che costante. Resta la con- 
formazione dei femori stessi che parimente riscontro esaminando 
una ricca serie di 0. digramma Boisd. Occorre rammentare che 
quest'ultima specie essendo comune e molto diffusa ci offre 
alcune varianti notevoli, quali la spina postoculare più o 
meno sviluppata ed acuminata, le linee elitrali più o meno 
numerose e lunghe, ma anche esse sono collegate da numerose 
forme di passaggio e perciò entrano nei limiti della variabi- 
lità d'una specie. In conseguenza mi sembra che la validità di 



(1) Il Sig. Schaufuss non avendo riconosciuto il gen. Miolispa si è probabilmente 
ingannato anche riguardo la M. striata descritta nella stessa nota delle precedenti. 
Io non la conosco de visu ma dalla descrizione posso escluderla dal genere. E per 
questo motivo che pubblicando nel 1897 la mia M. australiana dissi ch'era la prima 
descritta del continente australiano. (Ann. Soc. Entom. de Belgique XLI , 1897, 
pag 228). 



— 302 — 

questa specie meriti conferma stante 1' insufficienza dei carat- 
teri distintivi. 

Resta infine V Ectocemus (Afegacerus) pulchellus Kirsch che 
il Dr. Heller m'indica di Celebes, località che mi era ignota 
perchè il Kirsch avea descritta questa specie delle Mollicene (1) 
e in seguito l'avea indicata di Ansus (N. Guinea) (2). Per la 
gentilezza del collega Dr. Heller, ho potuto esaminare il tipo 
di questa specie e sono convinto che essa debba riportarsi all'i?. 
decemmaculatus Montr. per la mancanza di qualsiasi carattere 
distintivo. Il Sig. Kirsch descrisse VE. pulchellus senza cono- 
scere probabilmente la specie di Montrouzier, che infatti non 
cita, mentre fa i dovuti confronti con E. pubescens Kirsch, il 
quale sebbene specie affine è ciononostante ben diversa. Il 
Dr. Heller poi, avendo esaminato parecchi esemplari di E. de- 
cemmaculatus Montr. presi a Toli-Toli (N. Celebes) dal signor 
Fruhstorfer mi scrive eh' essi sono identici a E. pulchellus 
Kirsch, il che convalida la mia affermazione. UE. decemma- 
culatus Montr. deve perciò essere aggiunto alla fauna cele- 
bica invece dell'i?, pulchellus specie da distruggersi. Oltre la 
località citata nel nord Celebes la specie abita anche la parte 
sud a Bonthain dove fu raccolta dal Ribbe (Mus. Dresda). 

Il materiale comunicatomi dal Dr. Heller contiene le specie 
seguenti : 

CYPHAG0GU3 SARA3INI n. 

Parum robustus, niger, nitidus, pilis conspicue longis alteris 
brevioribus copiose indutus. Capite elong ato, laeviter obeonico, 
lateribus regulariter obliquis, supra convexo, punctato; rostro 
circiter capiti* longitudine, a basi usque pone antennas grada- 
tili) angustiore, supra fere laevi; prorostro subbrevi, rapide di- 
latato; antennis compressis, articulis 4.°-8.° irregulariter moni- 



(1) Mittheil. a. ci. k. Zool. Museiim za Dresden, 1 Heft, pag. 49 (nota) 1875. 
[â– 2 L. e. IT. Heft, 1S77. 



— 303 — 

liformibus, 9.° et 10.° majoribus, apicali obtuse acuminato, 
breviore duobus praecedentibus unitis. Prof/torace elongato, pun- 
ctato-piloso, lateribus posticis modice recurvis, cono regulari, 
antrorsum acuminato, haud elevatiore quam dorso, antice obli- 
que declivi. Elytrìs prothorace panilo longioribus, liumeris 
callosis, lateribus parallelis, in tertio apicali angustatis, apice 
rotundatis, supra juxta suturavi striatis, striis leviter punctida- 
tis, lateribus punctato-sulcatis, interstitiis angustia, subcarinatis, 
leviter punctulatis. Tibiis anticis intus curvatim ampliatis, pe- 
dunculo femorum posticorum integro, metatarso posteriore elon- 
gato. Corpore infra nigro nitido, processu prosterni basi fovea- 
lato, metasterno apici impresso, medio obsoletissime canaliculato, 
lateribus punctidato, abdomine basi convexo, laevi. 

Long. 11 mill. 

Hab. Masarang (N. Celebes). 

Questa nuova specie che dedico rispettosamente ai Dott. Sa- 
rasin fa parte di quel gruppo di Cyphagogus aventi il meta- 
tarso posteriore allungato. Il C. Sar asini è notevole pei peli 
abbondanti che rivestono il corpo: di essi alcuni sono lunghi, 
fini, brunastri, altri più corti, più fini, morbidi e di color bian- 
castro. Quantunque la pelosità del tegumento sia carattere nor- 
male nelle specie di questo genere, quella ora descritta lo 
presenta in modo cospicuo e più notevole che nelle altre. 

La scultura delle elitre rammenta piuttosto la specie delle 
Mollicene e della Papuasia che quelle sondaiche. Limitandomi 
al confronto colle specie finora descritte dello stesso gruppo, 
il C. Sarasini distingnesi dal C. signipes Lewis (1) per le eli- 
tre che non sono cancellate, dal C. Eichltorni Kirsch (2) pei 
lati del capo diritti e non debolmente ricurvi, infine dal C. 
tabacicola Senna (3) pel corpo più robusto, pel prorostro più 
corto, pel protorace a lati arrotondati posteriormente. 



(1) Journ. Linuean Soc. XVII, p. 297, pi. XII, fig. 2, 3, 4. 

(2) Mittheil. Museum Dresden, 1, p. 45. 

(3) Bull. Soo. Entoin. Ital. XXV, III, 1893, p. 294, tav. II, flg. 1, la, U>. 



— 304 — 

Cerobates sumatranus Senna. 

Bull. Soc. Entom. Ital. XXV, III, 1893, p. 306 (19) tav. Ili, 
fig. 1. 

Notes Leyden Museum XVII, 1896, p. 223. 

Un esemplare di Bonthain raccolto da Kibbe (Mus. Dresda). 
Questa specie fu descritta di Sumatra su individui importati 
in Europa col tabacco secco; in seguito la indicai di Timor 
(Mus. Tring.). 

Trachelizus rufovittatus Perroud. 

Ann. Soc. Linnéenne de Lyon 1853, p. 419 (sub. Ceocejjhalus). 
Un maschio di Tombugu (W. Celebes) raccolto da H. Kuhn 
(Mus. di Dresda). 

Orychodes cinnamomi Herbst. 

Fiissl. Archi v. IV, 1783, p. 76, tav. 24, fig. 20 li. i. 

Il Dott. Heller mi ha inviato un es. $ di Bonthain (Sud 
Celebes) raccolto da Ribbe e determinato come 0. digramma 
Boisd. Io lo riferisco alla specie di Herbst per quanto esso 
differisca alquanto dai topotipi. L' 0. cinnamomi Herbst è del 
resto molto diffuso e un poco variabile, i numerosi passaggi 
che -si riscontrano rendono difficile una separazione soddisfa- 
cente delle varietà. 



PSEUDORYCHODES HELLERI n. 

§ . Crassiusculus, brunneo-ruber nitidus, elytris castaneo- 
saturatis, apice rufescente, lineis flavis ornatis. Capite paulo 
breviore quam latiore, basi truncato, angulis posticis rectis, su- 



— 305 — 

pra convexo, silicato, oculis majusculis, prominulis ; metarostro 
conico, silicato, marginibus suiti elevatis, prorostro longiori, fi- 
liformi, leviter curvato; antennis filiformibus, articulis 4°-10.° 
cylindricis, anticis leviter longioribus, breviter pilosis, apicali 
elong aio conico, fere aeque longo duobus praecedentibus unitis. 
Prothorace subbrevi, robusto, antice attenuato, margine brunne- 
scente, lateribus posticis regulariter rotundato-ampliatis, dorso 
laevi, convexo, nitido. Elytris duplo prothoracis longitudine 
aequantibus, illoque latioribus, humeris rotundatis, lateribus sub- 
parallelis pone medium gradatim angustioribus, apice leviter 
emarginato, utrinque dentato, dorso panilo depressis, lateribus 
convexis, juxta suturam striaio-punctatis , lateribus punctato-sul- 
catis, interstitio 2.° depresso, sequentibus convexis, elevatis, an- 
gustioribus, interstiiiis lineas flavas gerentibus irregularibus, in 
interstitio 5.° linea mediocri in tertio apicali, in 4.° et 8.° al- 
tera longiore a basi usque ad tertium apicalem prolungata, in 
5° puncto vel lineola basali et denique in 9.° linea brevi api- 
cem versus sita. Pedibus sai robustis, femoribus omnibus denta- 
tisi corpore infra brunneo-rubro nitido, capite et metarostro 
utrinque linea e punctis nonnullis composita instructis, meta- 
sterno apici impresso, abdomine basi convexo. 

Long. 12-13 rnill. 

Hab. Masarang (Nord Celebes). 

Di queste specie mi sono note due sole femmine, quelle 
prese dai Dott. Sarasin nel loro viaggio a Celebes; ma per ana- 
logia con altre specie, credo di non ingannarmi riferendo al 
maschio i caratteri seguenti: occhi più prominenti, rostro gra- 
cile, quadrangolare alla base, un poco allargato all'apice; pro- 
torace alquanto più lungo e più ristretto davanti. 

Fra le specie di Pseudorychodes, questa nuova che è dedi- 
cata al collega Heller, facilmente distinguesi per la brillante 
colorazione; il protorace rossastro contrasta notevolmente colle 
elitre brune ed elegantemente adorne di linee gialle a bordi 
finamente dentellati; la disposizione poi delle linee stesse è 

Anno XXXI. 20 



— 306 — 

peculiare alla nuova specie. La gracilità del rostro avvicina la 
nuova specie a Ps. insignis (Lewis) (1), Ps. tenuirostris Senna (2), 
Ps. Fruhstorferi Senna (3), Ps. Ritsemae Senna (4) e Ps. pili- 
ferus (Senna) (5) mentre l'allontana dai Ps. lineolatus Kirsch (6) 
e Ps. crassus Senna (7) nei quali due ultimi il rostro è largo 
e robusto. Per distinguerla poi dalle 5 specie dello stesso gruppo 
suaccennate sono sufficenti i caratteri che seguono: Testa un 
poco più lunga, elitre ottusamente dentate all'angolo apicale 
esterno; colorazione differente, disposizione e lunghezza delle 
linee elitrali pure diversa. 

Schizotrachelus metallicus Senna. 

Ann. Soc. Entom. Belgique, XLI, 1897, p. 240. 

Ho descritto questa specie come avente i tegumenti d'un 
nero violaceo a riflessi metallici: devo ora aggiungere ch'essi 
possono anche essere d'un nero piceo uniforme il che osservo 
in un esemplare di 30 inm. pure di Celebes e che nel resto 
concorda perfettamente col tipo. L'esemplare in questione ap- 
partiene al Mus. di Tring. 



SCHIZOTRACHELUS CELEBICUS n. 

Elongatus, rubro-ferrugineus nitidus, élytrorum macula tran- 
sversa, post mediana, prothoracis margine antico nigricantibus. 
Capite parvo, fere aeque longo ac maxima latitudine, basi angu- 
stiare quam pone oculos, angulis posticis haud prominulis, dorso 
convexo, laevissimo, fronte foveolata; metarostro elong aio, antice 



(1) Journ. Linnean Soc. XVII, 1883, p. 301, pi. XII, fig. 12. 

(2) Ann. Soc. Entom. Belgique, XXXVIII, 1894. p. 376. 

(3) Notes Leyden Museum, XVII, 1895, p. 53. 

(4) Idem. XIII, 1891. p. 161 

(5) Idem. XIV. 1892, p. 177. 

(6) Mittheil. Museum Dresden, 1, 1875, p. 49. 

(7) Ann. Soc. Entom. Belgique, 1. e. p. 378. 



— 307 — 

longe attenuato, supra convexo, dorso et lateribus laevissimo, 
prorostro longitudine siibaequali metarostro, apice dilatato, basi 
haud sulcato; antennis brevibus, crassiusculis, subclavatis, scapo 
elongato, clavato, articulis 3.°-8.° transversis, 9.° latiore quam 
longiore, 10.° quadrato, apicali elong aio-conico . Prothorace elon- 
gato, antice attenuato, dorso profunde silicato, lateribus laevis- 
simis. Elgtris elongatis, lateribus siibparallelis usque pone me- 
dium, apice appendiculo caudiformi deplanato, postice haud at- 
tenuato auctis; supra juxta suturam utrinque bistriatis, disco 
obsoletissime substriato-punctulatis. Femoribus pedunculato-clava- 
tis, tibiis rnodice compressis, tarsis brevibus, depressis. Corpore 
infra nitidissimo, capite et metarostro laevibus, glabris, meso- 
rostro et prorostro in medio carinatis; metasterno convexo, laevi, 
abdomine basi sulcato. $ dijeH metarostro breviore, prorostro 
longiore, filiformi, elytrorum apice margine explanato-rotundato. 

Long. 13-22 mill. 

Hab. Bua Kraeng a 5000 piedi ; Lompa Battali a 3000 piedi ; 
(Sud Celebes). 

Questa specie è stata trovata dal Sig. Fruhstorfer e fa 
parte delle collez. del Mus. di Triug. 

Il posto eh' essa occupa è nel primo gruppo stabilito da 
Lacordaire, vicino allo S. consobrinus Lac. (1) a motivo del 
rostro liscio e della fronte foveolata, ma è ancor più affine 
allo 8. intermedius Senna (2) dal quale differisce principal- 
mente per la testa più ristretta alla base, meno tubercolata 
posteriormente e senza gli angoli esterni prominenti ; essa è 
inoltre liscia al disopra. Le elitre sono meno ristrette all'apice 
e provviste d' un' appendice caudiforme, arrotondata all' in- 
dietro ma non tanto attenuata come nello S. intermedius 
Senna. 



(1) Genera des Colèopt. VII, 1866, p. 456 (note). 

(2) Ann. Mus. Civ. Stor. nat. Genova, ser. 2. a , voi. XII (XXXII) 1392, p. 481 (53). 



308 — 



SCHIZOTRACHELUS ANGULATICEPS n. 

Elongatus, subgracilis, niger nitidus, capite pattilo longiore 
quam latiore, basi in medio profunde -ìateribus leviter inciso, 
angulis posticis (desuper visis) acutis, prominulis, retrum vertis; 
supra convexo, fronte foveolata. Metarostro elong ato-conico, ìa- 
teribus rectis, supra sidcato, sidco basin versus laeviore; proro- 
stro quam praecedente vix longiore, apici modice dilatato, supra 
et ìateribus suleato. Antennis gracilibus, subclavatis, articulis 
4°-8." submonili formibus, apicalibus majoribus, perfoliatis, 9.° et 
10.° basi apiceque truncatis lateribusque curvatis, 11. ovaio- 
conico, conspicue acuminato. Prothorace elongato, antrorsum 
gradativi attenuato, dorso fortiter lateque suleato, ìateribus po- 
sticis punctatis. Eli/tris elongatis, ìateribus parallelis, in tertio 
apicali attenuatis, apici margine crasso, elevato, postice obtuse 
acuminato, in medio profunde inciso instructis; supra juxta su- 
turarti bisidcatis, externe striato punctatis. Femoribus clavatis, 
tibiis posticis modice compressis , tarsis brevibus, Corpore infra 
nitido, capite et metarostro in medio sulcatis, sulco squamosi- 
tate repleto; metasterno apici impresso, abdomine basi suleato, 
segmentibus utrinque squamosis, 4.° valde abbreviato, margine 
postico curvato, segmento apicali area squamosa, antrorsum un- 
gulata notato. 5 differì capite breviore, frontis foveola in sul- 
cum rostri continuata, metarostro breviore, prorostro filiformi, 
antennarum articulis 4. v -8.° brevioribus, prothorace breviore, an- 
tice magis attenuato, ìateribus posticis magis dilatatis, elytris 
apice haud productis, breviter marginato-truncatis, abdomine basi 
obsoletissime impresso, segmento 4° longiore et margine postico 
subrecto, segmento apicali punctidato, ìateribus sicui praeceden- 
tibus margine squamoso instructo. 

Long. J 13, $ 12 mill. 

Hab. Masarang (Nord Oelebes). 



— 309 — 

Questa specie interessante fu raccolta dai Dottori Sarasin 
e appartiene al secondo gruppo di Lacordaire (1) quantunque 
sia ben distinta per la conformazione delle elitre all' apice e 
per quella dell'addome del maschio. 



Prodector Fruhstorferi Senna. 

Ann. Soc. Entom. Belgique, XLI, 1897, p. 241 
Le dimensioni che ho dato di questa specie sono quelle 
degli esemplari inviatimi dal Sig. Fruhstorfer, ma il Dr. Hel- 
ler mi scrive d'aver esaminato dei maschi nelle collez. del Mus. 
di Tring nei quali la lunghezza totale era di ben 60 mm. 

Non credo inutile riportare a guisa di riassunto la lista 
delle specie che finora mi sono note di Celebes. 

1. Cyphagogus Sarasini n. Masarang (N. Celebes). 

2. Hoplopisthius celebensis, Kolbe, Bonthain (Sud Celebes). 

3. Cerobates tristriatus (Lund) Celebes. 

4. » sumatranus Senna, Bonthain (Sud Celebes). 

5. Miolìspa tuberculatipennis Senna, Lompa Battau, Bua Kraeng (Sud Ce- 

lebes). 

6. » dìscors Senna, Toli Toli (Nord Celebes). 

7. » intermedia Senna » » 

8. Trachelizus bisulcatus (Lund) {Miolìspa semivelata et bicanaliculata, Schauf.) 

Macassar (Sud Celebes). 

9. » rufuvittatus (Perroud), Tombugu (Ovest Celebes). 

10. Pì'uphtlialmus planipennis Pascoe, Celebes. 

11. » tritolar Pow. Celebes. 

12. » longirostris (Gy Ih.) Celebes. 

13. Baryrrhynchus Deyrollei Pow. Celebes. 

14. ? Ory;hodes femoratus Schauf, Macassar (Sud Celebes). 



(1) Opera cit. p. 456 (nota). 



— 310 — 

15. Oryohodes cinnamomi (Herbst) Bonthain (Sud Celebes). 

16. Pseudorychudes Helleri n. Masarang (Nord Celebes). 

17. Ectocemus lOmactdatus Monti-. (Megacerus pulchellus Kirsch) Toli Toli 

(Nord Celebes), Bonthain (Sud Celebes). 
1S. Hormoaerus reticulatus (Lund) Celebes. 

19. » annulipes Schauf. Macassar (Sud Celebes). 

20. Schizotrachelus metallicus Senna, Lompa Battau (Sud Celebes). 

21. » celebkus n. Bua Kraeng, Lompa Battau (Sud Celebes). 

22. » anyulaticeps n. Masarang (Nord Celebes). 

23. Prodector laminatus Pascoe (^ Achrìonota setiyera Senna) Menado (Ce- 

lebes). 

24. » Fruhstorferi Senna, Bua Kraeng (Sud Celebes). 

25. Heteroplites celebicus Senna, Lompa Battau, Bua Kraeng (Sud Celebes). 

Per completare nei limiti delle nostre conoscenze d'oggidì, 
l'elenco dei Brentidi di Celebes occorre rammentare che nella 
nota di L. v. Heyden: Inserta der KiikenthaV schen Forschungs- 
reise in den Molukken ecc. (1) trovansi indicate due specie di 
Leptorhynchus (Ithystenus) di Minahassa (Nord Celebes) che di- 
sgraziatamente non furono determinate dal Sig. von Schonfeld 
che ebbe in esame i Brentidi del viaggio in questione. Io poi 
devo aggiungere che fra le specie raccolte dai Dottori Sarasin 
e a me inviati per lo studio figura una Miolispa di Pie v. Bon- 
thain (Sud Celebes) la quale è probabilmente nuova, ma aspetto 
miglior occasione per descriverla non avendone esaminata che 
una sola femmina. Essa è vicina alla M. tuberculatipennis Senna 
ma ben distinta per la testa più allungata, per gli articoli an- 
tennali più fortemente obeonici, per il protorace più corto e 
rigonfio posteriormente e infine per le elitre che son punteg- 
giato-solcate lungo la sutura e ai lati e per gli interstizi stretti 
e carenati. La colorazione è d'un' nero brillante e sul terzo in- 



(1) Abhandl. der Senckenbergischen Naturforsch. Gesellsch., Band XXIII, Heft 
IV, 1897. 



• — 311 — 

terstizio, un poco al disotto della base, vedesi una piccola linea 
obsoleta di color rossastro. 

Infine gli stessi Dottori Sarasin hanno riportato da Masa- 
rang (Nord Oelebes) una femmina di Prodector di specie affine 
al P. Fruhstorferi, ma colla testa in proporzione più allungata, 
il corpo più stretto, gli articoli 9° e 10° delle antenne più lun- 
ghi e più gracili. Probabilmente trattasi d'una nuova specie 
ma è necessario l'esame di altri esemplari per potersi pro- 
nunciare sul valore delle differenze in confronto del P. Fruh- 
storferi. 

Firenze, R. Museo di Storia Naturale, Novembre 1899. 



INDICE DELLE MATERIE 

CONTENUTE NEL VOLUME DELL' ANNO TRENTUNESIMO 



Lionello Petri. — I muscoli delle ali nei ditteri e negli ime- 
notteri (con tav.) Pag^ 3 

E. Ficalbi. — Venti specie di Zanzare (Oulieidae) italiane clas- 
sate e descritte e indicate secondo la loro distribuzione co- 
rologica (con fig.) » 46 

Giovanni Noè. — Contribuzione allo studio dei culicidi (con fig.) » 235 

C. Emery. — Formiche del Madagascar raccolte dal Sig. A. Moc- 

querys nei pressi della Baia di Antongil 1897-98 (con fig.) . » 263 

S. Bertolini. — Contribuzione alla Fauna trentina dei coleot- 
teri (Continuazione e fine) » 291 

Angelo Senna. — Aggiunte alla Fauna brentidologica di Ce- 

lebes » 300 



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BULLETTINO 



SOCIETÀ ENTOMOLOGICI ITALIANI 



ANNO TRENTUNESIMO 



Trimestre I, II, III e IV. 

(Dal Gennaio al Dicembre 1899) 



^ 




FIEENZE 

TIPOGRAFIA M. RICCI, VIA SAN GALLO, 31 

a spese degli Editori 

1899 
(Pubblicato il 31 Dicembre 1899). 



INDICE 



DELLE HATEKIE CONTENUTE IN QUESTO FASCICOLO 



Lionello Petri. — I muscoli delle ali nei ditteri e negli ime- 
notteri (con tav.) Pag. 3 



E. Ficalbi. — Venti specie di Zanzare (Culieidae) italiane clas- 
sate e descritte e indicate secondo la loro distribuzione co- 
rologica (con fìg.) » 46 



Giovanni Noè. — Contribuzione allo studio dei culicidi (con fìg.) » 235 



C. Emery. — Formiche del Madagascar raccolte dal Sig. A. Moc- 

querys nei pressi della Baia di Antongil 1897-98 (con fìg.) . » 263 



S. Bertolini. — Contribuzione alla Fauna trentina dei coleot- 
teri {Continuazione e fine) » 291 



Angelo Senna. — Aggiunte alla Fauna brentidologica di Ce- 

lebes > 300 



ESTRATTO DALLO STATUTO 



La Società Entomologica Italiana, fondata nel 1869, si compone di un 
numero illimitato di Soci : gli italiani e gli stranieri possono egualmente 
appartenervi. 

I Soci sono di due categorie: Soci effettivi e Soci studenti. I primi 
pagano una tassa annua di lire quindici (15), i secondi di lire dieci (10) 
ma non possono rimaner tali più di cinque anni, 

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Società. 

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Gli autori delle memorie ricevono gratuitamente 50 copie a parte, deside- 
randone un numero maggiore le possono avere ai seguenti prezzi: 



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Per 8 pagine (mezzo foglio) ... 

Per 12 pagine 

Per 16 pagine (un foglio) . . . . , 
Per ogni foglio di 16 pagine in più 



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2 50 

3 — 

3 50 

4 — 
3 50 



75 



Lire 

2 75 

3 50 

4 25 

5 — 
3 75 



100 



Lire 

3 — 

4 — 

5 — 

6 — 
4 — 



N. B. — Nei detti prezzi e compresa una copertina semplice. 

La copertina stampata e le altre modificazioni come scompaginazione, doppia numera- 
zione, carta più fine sono d'ora innanzi a tutto carico degli autori. 

Agli autori delle memorie pubblicate nel Ballettino compete ogni re- 
sponsabilità delle opinioni e fatti esposti. 

I Soci residenti nel Regno possono consultare i libri della biblioteca 
sociale, purché ne facciano domanda ed assumano a loro carico le spese 
d'invio. Ohi perde o danneggia le opere avute è tenuto a rifornirle. 



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