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.SBULLETTINO
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA
ITALIANA
ANNO TRENTUNESIMO
FIRENZE
TIPOGRAFIA DI M. RICCI
Via S. Gallo. N. 81.
1899
I MUSCOLI DELLE ALI
NEI DITTERI E NEGLI IMENOTTERI
pel Dott. LIONELLO PETRI
CONSIDERAZIONI GENERALI.
Le cognizioni acquistate sulla miologia degli insetti non
sono molte ne le più esatte; d'altra parte tali cognizioni, for-
nite da lavori non diretti secondo criteri veramente scientifici
quali son quelli della morfologia odierna, rendono impossibile
un loro reciproco collegamento da cui possano derivare con-
clusioni d' indole generale sulla muscolatura. Chabrier infatti
studia tutte forme elevate, poco curandosi di quelle inferiori
e di passaggio, rimanendo così impossibile a determinarsi molte
omologie e differenze importanti. Anche la preoccupazione
di spiegare la cosiddetta « macchina del volo » ha influito
non poco sulla trascuranza delle pure ricerche anatomiche,
dando invece molto valore a quelle esperimentali, i risul-
tati delle quali bene o male si volevano poi conciliare con
quelli della dissezione. Con tutto ciò non si può negare l'opera
di alcuni pochi, i quali hanno cercato in qualche modo di
fondare una miologia comparata; e i lavori dello stesso Chabrier,
Burmeister, Grraber lo dimostrano. Questi autori se non sem-
pre guidati da unità di vedute hanno tentato di stabilire le
omologie, e le differenze esistenti nei grandi abbassatori e sol-
levatori delle ali (muscoli indiretti) poco curando quei piccoli
(muscoli diretti), che s'inseriscono sulla base dell'ala.
Strauss Divrckheim per quel che riguarda la Melolontha'&£-.
scrive con la massima precisione e chiarezza la muscolatura e
lo scheletro chitinoso; però manca quasi affatto un confronto
— 4 —
con sistemi muscolari di altri ordini. Burmeister fa uno studio
comparato del torace e dei pezzi che internamente a questo
danno attacco ai muscoli. Fondandosi sull'opera di Strauss,
Kirby e su numerose osservazioni proprie, nota molte omologie
importanti e adotta una nomenclatura latina, generale, distin-
guendo i muscoli indiretti dai diretti. Jurine aveva studiato
conteporaneamente a Chabrier gl'Imenotteri e i resultati sono
per la massima parte concordanti con quelli di quest' ultimo.
Bisogna ora venire a Kunckel d'Herculais (1875) per trovare
nuove ricerche sulla muscolatura degl'insetti. Questo A. de-
scrive il torace ed i pezzi relativi delle Volucelle ; dedicando
uno studio particolare ai piccoli muscoli che agiscono diret-
tamente sulle ali. Studia pel primo la muscolatura del bilan-
ciere, ma col preconcetto di determinarvi elementi perfetta-
mente corrispondenti a quelli dell'ala anteriore. Anche Kun-
ckel non fa che uno studio isolato, cerca invero di paragonare
la muscolatura dei Ditteri con quella dei Coleotteri ma come è fa-
cile immaginarsi, i risultati di tale confronto generano più con-
fusione che altro. Lucks si propone di fondare una anatomia ti-
pica della muscolatura del torace. Esamina quasi tutti gli ordini,
distinguendo anch'egli i muscoli indiretti dai diretti e notan-
done lo sviluppo reciproco. Questo aveva già fatto Graber, il
quale, considerando la muscolatura riguardo alla sua fun-
zione e generalizzando le cognizioni sino allora acquistate, di-
stingue i due sistemi muscolari indiretto e diretto insieme ai
cambiamenti di sviluppo che questi subiscono nei diversi or-
dini. Secondo Lucks i derivati dai primitivi insetti si sono
sviluppati per ciò che riguarda la miologia delle ali, in due
direzioni, cioè gli uni sopprimendo i muscoli indiretti, hanno
sviluppato i diretti (Pseudoneurotteri), gli altri al contra-
rio sviluppando gl'indiretti hanno notevolmente ridotto i di-
retti (i rimanenti ordini). (1) Adotta una nomenclatura latina
il) È un errore l'affermare scomparsi negli Pseudoneurotteri i muscoli indiretti.
11 dorsale è rudimentale, ma esiste; e i dorsoventrali sono assai sviluppati. K inne-
gabile però che lo strato più esterno (i diretti) è assai voluminoso, ma ciò si vede
— 5 —
che per la massima parte è fondata sulla funzione (più o meno
discutibile) dei singoli muscoli; da ciò può derivare benissimo
di dare lo stesso nome a muscoli che pure avendo la stessa
funzione non sono affatto omologhi. Dei diretti è studiata solo
1' inserzione inferiore (sulle parti toraciche), mentre quella che
avviene sui pezzi d'articolazione dell'ala è affatto trascurata
e questa, come si capisce facilmente, è la più importante nella
determinazione dei muscoli alari. Amans, come Lucks, passa
in esame i rappresentanti principali di quasi tutti gli ordini.
Preoccupato dalle teorie sul volo di Marey, Pettigrew, Lenden-
feld, come pure da una tutta sua, fa della anatomia interamente
inspirata a queste idee affatto ipotetiche; in particolare ana-
lizza la base dell'ala cercando di riportare le diverse forme a
un solo tipo. La insufficiente spiegazione delle figure e la
mancanza di alcune di queste che sarebbero state necessarie
per l'intelligenza di certe descrizioni destano un po' di diffi-
denza sull'esattezza di molte asserzioni. La nomenclatura la-
tina di Amans è comodissima e razionale. Trascura affatto di
parlare del bilanciere.
Da questo rapido sguardo sui lavori principali sin qui esi-
stenti sulla muscolatura delle ali degli insetti, possiamo facil-
mente immaginarci la confusione notevole di questa parte
d' anatomia, che Amans pel primo e recentemente ha cercato
di togliere circa la base dell' ala, ma resta ancora molto da
fare per la muscolatura.
L'omissione, per parte di molti degli antichi osservatori,
dello studio dei piccoli muscoli diretti, omissione che costitui-
sce un errore per 1' anatomo-fisiologo (1), non è che di leg-
anche nei Neurotteri e Ortotteri, e non è una modificazione eccezionale delle Libel-
lule, le quali presenterebbero questi caratteri solo in grado maggiore. Si può am-
mettere l'ipotesi di Imcks con un'aggiunta, che, cioè le forme superiori riducendo
lo strato più esterno in volume, lo hanno però estremamente differenziato, tanto
che la loro superiorità sugli altri insetti, riguardo alla muscolatura, è fornita ap-
punto da questo strato (dei diretti).
(1) Lcndenfeld ha dimostrato l' importanza di questi muscoli sull'andamento del
volo ponendo in un bagno di trementina mosche ed altri insetti. L'immersione
— 6 —
gera importanza per uno studio comparato ci' indole generale.
Se questi piccoli muscoli influiscono sulle modalità del volo,
anzi se possono dirsi le cause dirette di queste, non presen-
tano d'altra parte caratteri costanti come quelli indiretti, i
quali cambiano solo, e molto poco, da ordine a ordine e si può
stabilire la loro omologia coi muscoli dorsali; ventrali e dorso-
ventrali delle larve e, credo, con quelli dei Miriapodi e degli
Anellidi. Gli elementi da prendere in esame per un confronto
tra due ordini diversi sono quindi i grandi muscoli indiretti,
mentre i diretti servono bene quando si paragonino fra loro
famiglie di un medesimo ordine, giacché questi muscoli come
diretta dipendenza dell'ala sono sottoposti in grado maggiore
dei primi alle modificazioni continue che indistintamente più
o meno sono subite da tutti gli organi ' della vita di relazione.
Ma non per questo deve escludersi la possibilità di ricondurre
ad un sol tipo i muscoli diretti dei singoli ordini, solo per
poter stabilire le diverse omologie conviene conoscere esatta-
mente la loro inserzione sui pezzi d' articolazione dell' ala i
quali sono per numero e per rapporti reciproci quasi costanti
in tutta la serie degli insetti. L'ala inserendosi sul torace si
scinde in tante parti, le quali tutte agiscono fra di loro reci-
procamente in modo che a nessuna possiamo assegnare una
funzione accessoria o molto secondaria, ma tutte quasi egual-
mente contribuiscono a costituire quella che è V ar •Ucci 'azione
dell'ala. — E chiaro che l'azione esercitata dalle pareti toraci-
che su questa porzione alare così ricca di pezzi variamente
articolati fra loro, si scinde in una azione complessa. Così
senza tema di errore si può affermare che questi pezzi ser-
vono a modificare i movimenti che l'ala subisce per opera delle
deformazioni dell'intero anello toracico. Ora conviene osservare
che a questi pezzi s'inseriscono i rispettivi muscoli (i diretti),
i quali, funzionando contemporaneamente gli uni a gli altri
nella trementina preduco delle contrazioni tetaniche, delle convulsioni per le quali
le ali si torcono in moltissime direzioni. E indubitato che tali movimenti sono do-
vuti ai piccoli muscoli che s'inseriscono ai pezzi d'articolazione dell'ala.
— 7 —
o solo successivamente, modificano la posizione di tutti o parte
dei loro punti di attacco rendendo così infinitamente complesse
le modificazioni subite dalla semplice pressione e trazione delle
pareti toraciche.
In questo lavoro non descrivo minutamente i pezzi d'arti-
colazione; la conoscenza esatta della loro forma è strettamente
legata a quella della loro funzione e bisognerebbe perciò en-
trare nel campo sperimentale e delle ipotesi, allontanandomi
dalla via che mi son proposto. A me basta di determinare
esattamente l'identità loro e la posizione che gli uni hanno
rispetto agli altri, considerandoli solo come punti di attacco
dei muscoli diretti, punti che hanno un' importanza speciale
per la determinazione del significato morfologico e fisiologico
dei muscoli medesimi.
In quanto all'origine di questi ultimi (i diretti) non posso
essere dell'opinione di Lucks, il quale afferma senz'altro la loro
origine, per differenziamento, da singole parti dei muscoli anu-
lari degli Anellidi (1). Intanto anche mettendo da parte la que-
stione se fra gì' Insetti e gli Anellidi vi sia il posto per altre
forme non trascurabili, credo utile fare una distinzione fra gl'in-
setti che hanno una metamorforsi completa, dove avviene un'isto-
lisi e mristogenesi, e quelli con metamorfosi incompleta. È
evidente che per i primi sarà impossibile, almeno allo stato at-
tuale della scienza, il dimostrare direttamente l'omologia di
questi piccoli muscoli con altri qualsiasi di una classe di An-
tropodi che non sia quella degl' insetti. Mi spiego: Tali muscoli
sono neoformazioni che appartengono intimamente ed esclusi-
vamente ad un organo nuovo nella serie animale ed il cui
significato morfologico non è stato ancora determinato. Solo
nello stadio di pupa possiamo studiare la genesi di questi
muscoli, genesi che avviene in tali condizioni speciali da non
poter fornire alcun dato sulla provenienza loro da altri mu-
li) Il prof. Grassi afferma che neppure la muscolatura dei Tisanuri, benché nelle
linee generali concordante con quella degli Anellidi, ha alcun intimo rapporto eoa
questa, anzi appena con quella del Peripatus.
— 8 —
scoli. Naturalmente nello stabilire le omologie dei diversi or-
gani non si tien conto delle sostituzioni e delle neoforma-
zioni che avvengono nei processi della metamorfosi; infatti
non si potrebbe negare l'omologia del muscolo dorsale me-
sotoracico di un Ortottero con quello di un Dittero, eppure
quest'ultimo è stato formato nello stadio di pupa in sostitu-
zione di quello distrutto della larva. Restano però tanti punti
di riferimento da permetterci di definirne con certezza il va-
lore morfologico senza ricorrere all' identità di origine. Nel
caso dei muscoli diretti, i punti di attacco sono quasi del
tutto nuovi, non trovano riscontro alcuno nella serie animale,
per conseguenza ne l'origine né l' inserzione ci possono dare
alcun dato sulla provenienza di questi muscoli da altri pree-
sistenti. — Potendo stabilire con certezza un confronto tra i
muscoli diretti di un insetto metabolico con quelli di uno Pseu-
doneurottero o di un Ortottero, facendo astrazione della loro
origine, si potrebbe allora tentare di paragonare questi mu-
scoli con quelli periferici dei più elevati Tisanuri, se pure que-
sti sono stati atteri sin dall'origine, usando come intermediari
le larve per es. degli Pseudoneurotteri (1).
* *
Ho esaminato la muscolatura delle ali dei Ditteri e degli
Imenotteri a preferenza di quella degli altri insetti perchè in
questi due ordini sono compresi i migliori volatori, i quali
(1) Amans ha tentato di stabilire le omologie dei muscoli di xm'Aeschna con
quelli degli altri insetti fondandosi sulla loro inserzione. Veramente il voler ricon-
durre l'ala di uno Pseudoneuroptero alla forma tipica è un po' difficile; i pezzi d'ar-
ticolazione molto ridotti e incerti generano dubbi su certi punti d' attacco di molti
muscoli. Per es. l'A. chiama il pezzo mobile che si articola colla tuberosità poste-
riore dell' ala sigmoide, {basilare, radii tertii — Eendenfeld) cioè lo ritiene omologo
del pezzo omonimo degli altri ordini » soits l'in/ìueiìce d'idées theoriques.... etc. ". —
Gli Ortotteri offrono maggiori somiglianze coi rimanenti ordini e le loro larve, le
quali negli ultimi stati presentano gli stessi elementi muscolari dell' insetto perfetto
potrebbero servire come termine di confronto con i più antichi insetti. Poletajew
studiando lo sviluppo dei muscoli alari negli Odonati non parla affatto della loro
più o meno probabile provenienza da altri muscoli già esistenti nella larva.
— 9 —
presentano quindi un differenziamento della muscolatura in
grado maggiore degli altri rispetto alla forma più semplice da
cui sono derivati. Mi è sembrato interessante il tentativo di
ricondurre queste due muscolature così differenti fra loro e
così complicate a una forma presentante caratteri comuni ai
due ordini e d'altra parte concordante per caratteri più sem-
plici coi rimanenti insetti, e tale che servisse a far compren-
dere le trasformazioni avvenute nei Ditteri e negli Imenotteri.
Si capisce che per giungere a questo ho dovuto studiare quasi
tutti gli altri insetti, servendomi dei lavori già fatti e di mie
ricerche particolari, ed è per questo che credo di poter rite-
nere i risultati ai quali son giunto non come affatto isolati,
ma sibbene essi presentano gli elementi necessari e sufficienti
per poter ricostruire l'intera miologia comparata degli insetti.
La forma con caratteri semplici e concordante per altri più
complessi cogl'insetti superiori possono fornirla i Tricopteri.
Questi presentano i due segmenti alari pressoché ugualmente
sviluppati e i muscoli indiretti principali vi sono tutti rappre-
sentati (Il muscolo del vectiforme (Gà bélruckenmuskel-Burmei-
ster) manca).
Ti , ichopt€»ra ( x)
Haeckel (2) recentemente affermava l'importanza dei Tricop-
teri considerandoli quale anello di passaggio fra i Neurotteri
e i primi Lepidotteri (Micropterigia) e nello stesso tempo come
vicini parenti dei più antichi Imenotteri (Tenthredinidae).
Senza i Tricotteri male si potrebbero comprendere molte
essenziali modificazioni avvenute nelle forme elevate dei Lepi-
dotteri, Ditteri e Imenotteri. Probabilmente i Tricotteri odierni
e i Lepidotteri hanno a comune una forma atavica molto vi-
ti) Diagramma muscolare N.° 1.
(2) Haeckel, Sist. Philogenie. — Berlin, 1896.
— 10 —
oina ai Neurotteri. L'opinione di Haeckel sarebbe in parte con-
fermata dalle mie ricerche sulla muscolatura. Il Trichostoma
capillatum per le sue dimensioni assai notevoli e per la sua
diffusione si presta molto bene per un esame anatomico; qui
sotto descrivo i muscoli delle ali di questo insetto.
Credo utile premettere alcune parole intorno alla nomen-
clatura adottata per le principali parti toraciche. Ne tralascio
la descrizione minuta giacche questa è stata fatta da altri
autori (Chabrier, Strauss, Burmeister, Kiinkel ecc..) ed a questi
rimando chi voglia avere esatta cognizione dello scheletro chi-
tinoso. Adottando gli stessi nomi usati da Amans distinguo
per ciascun segmento (quando sia assolutamente completo):
Yantedorsum, dorsum, postdorsum, sabpostdorsum o subpodor-
sum; nello sterno: 1' antesternum e poststernum; lateralmente
Yantepleura e la postpleura le quali formano una satura me-
diana la cui estremità dorsale diventa Yapofisi ali fera.
Sopra alcune descrizioni che mi sembrano errate o non
esatte faccio le debite osservazioni nel corso del lavoro.
Muscoli dell'ala anteriore. Musculus mesonotì. — Dalla
faccia inferiore dell'antedorsum e dorsum alla superfice ante-
riore del mesofragma. — Musculus lateralis mesothoracis (an-
teriore). — Dall'antedorsum si dirige inferiormente in obliquo
verso l'addome inserendosi sulla parete interna dell'anca me-
sotoracica. — Musculus lateralis mesothoracis (posteriore). —
Dal dorsum finisce in basso con un tendine che si attacca al
trocantere, è estensore di questo, e nello stesso tempo con-
traendosi agisce indirettamente sull'ala. Questi due muscoli che
nel caso dei Tricotteri sono dorso-pediali negli insetti supe-
riori diventano dorso-sternali, nei Ditteri l'estensore del trocan-
tere (Tav. I. fig. VI. t.) è perfettamente distinto dal musculus
lateralis mesothoracis posteriore ma la sua direzione parallela
a quella di quest'ultimo ed anche l'aver egli la medesima in-
serzione superiore dimostra a sufficienza che il muscolo in ori-
gine dorso-pediale, ora pel perfezionamento dell'apparato alare,
si è diviso nettamente in un fascio per il trocantere ed in
— 11 —
un altro dorso-sternale per l'ala. — Musculus lateralis meso-
noti. — Dal dorsutn si dirige obliquamente verso l'addome-
inserendosi in basso sul mesofragma e sul processo sporgente
di questo.
E necessario esaminare più minutamente i muscoli del terzo
strato, cioè i diretti, giacche a loro tenterò di paragonare quelli
dei Ditteri e degli Imenotteri. I muscoli 2 e 3, che si trovano su-
bito sotto i due ultimi descritti, sono pedio-pleurali, quindi non
sono affatto diretti (1), ma la chitina nel punto della loro inser-
zione superiore è così molle che la loro azione sull'ala è molto
più diretta di quello che sia per i muscoli sopra descritti
(m.' laterales mesothoracis). Questi muscoli sono omologhi ai
pedio-dorsali dei Neurotteri e degli Ortotteri. Inferiormente
s'inseriscono sulla parete interna dell'anca mesotoracica, in
alto sulla faccia laterale della mesopleura. Anteriormente a
questi due forti muscoli e nella stessa direzione è posto il grande
preaxillare [1], il quale dalla piega antesternale si fìssa sull'an-
tepleura sotto il subanteriore (piccolo radiale Jurine, clavicolare
Chabrier). Dalla piega antepleurale superiore intratoracica,
che insieme al subanteriore costituisce l'apparecchio di prona-
zione dell'ala, proprio sopra il punto d'inserzione del grande
preaxillare [1] si origina un piccolo muscolo conico, il piccolo
preaxillare [9] il quale deve considerarsi come un solo sistema
col precedente. Nelle forme superiori l'azione del preaxillare [1]
diventa più diretta ponendosi intimamente a contatto col sub-
anteriore, sopprimendosi conseguentemente il piccolo prea-
xillare. Posteriormente al pedio-pleurale [3] sta un altro mu-
scolo pure pedio-pleurale, il quale inserendosi inferiormente
sulla parete posteriore dell'anca e sulla faccia interna si dirige
obliquamente in alto passando colla sua metà anteriore sotto
il pedio-dorsale [3]. In alto con larga base d'inserzione si attacca
all'estremità superiore della post-pleura nella regione subter-
(1) Conservo la divisione dei muscoli in indiretti e diretti perchè è di gran como-
dità nella descrizione, ma non le va dato un valore assoluto, giacché molti di quei
muscoli che si dicono diretti agiscono assai indirettamente sull'ala.
— 12 —
minale. Questo muscolo è il postaxillare costante in tutta la
serie. A me pare molto probabile che originariamente quasi
tutti i muscoli diretti dovessero trovarsi in uno stato analogo
perciò che riguarda specialmente la loro inserzione superiore,
coll'ulteriore differenziamento dell'organismo e dell'apparato
del volo questi muscoli si misero in maggior diretta comuni-
cazione coi pezzi articolari dell'ala conservando o rendendo
più complessa l'azione loro. Così succede pel grande preaxil-
lare e per l'ultimo descritto, il postaxillare, il quale pure nei
Tipulidi conserva le stesse inserzioni che ha nei Tricotteri.
Nei Ditteri superiori da cilindrico fattosi conico e munito di
forte tendine si unisce superiormente non più all'estremità su-
periore della post-pleura, ma all'apofisi posteriore discendente
(postterminale) del terminale; il quale nel caso dei Tricotteri
è unito alla post-pleura in corrispondenza dell'inserzione su-
periore del postaxillare posteriore.
Per analogia non si può ammettere che cosi avvenga anche
per gli altri muscoli? Nei diagrammi segno con 8 e 8, i mu-
scoli sigmoidali (prò e sub- sigmoidale), ma con ciò non escludo
che essi derivino direttamente dai pedio-pleurali meso e me-
tatoracici.
Oltre ai descritti altri muscoli vi sono che s'inseriscono
veramente sui pezzi d'articolazione dell'ala, ma prima di par-
larne sarà utile descrivere questi pezzi articolari.
Non troviamo qui quella molteplicità di articolazioni secon-
darie e di parti accessorie che esistono nelle forme elevate dei
Ditteri e degl'Imenotteri specialmente. Le due ali alla base
sono pressoché simili e assai facilmente vi si distingue il sub-
anteriore a forma di cupola cava, il sigmoide (grande umerale,
Jurine, prepauìiere, Strauss) col processo postero-inferiore poco
sviluppato al contrario degli Imenotteri dove la coda sigmoi-
dale ha preso uno sviluppo massimo. La sua forma si avvicina
più a quella del sigmoide dei Nemoceri. Il submediano (piccolo
umerale, Jurìne, omoplata, Chabrier) non è del tutto indivi-
dualizzato, ma è in continuità colla tuberosità anteriore (hu-
— 13 —
merus, Chà brier). Il terminale (ungulare, Chabrier — piccolo cu-
bitale, Jurine) molto robusto ha la forma di un uncino ed è
fortemente chitinizzato. Uapofisi ali fera (appui, Chabrier) è
tricefala, simile a quella degli Pseudoneurotteri. Sul capo po-
steriore di questa apofisi si attacca un muscolo conico, che,
dirigendosi in dentro e in avanti, quasi orizzontalmente va ad
inserirsi sul dorsum. Questo è il muscolo entopleuro-dorsale,
costante in quasi tutti gl'insetti, manca negl'Imenotteri. E da
notarsi ancora un muscolo importante, quello del proterminale
(apofisi infero-anteriore del terminale), che dall'antepleura obli-
quamente si dirige in alto e in dietro inserendosi sul proter-
minale. Un piccolo muscolo da paragonarsi solo alVantiaxillare,
dei Ditteri o all' antedorso-axillare degli Ortotteri, unisce la
piega intratoracica antepleurale colla volta del dorsum. La
sua direzione è quasi verticale.
I fin qui descritti sono tutti muscoli dell'ala anteriore,
ossia mesotoracici; il metatorace presenta gli stessi elementi
alquanto ridotti in volume, ma tuttavia per il loro compor-
tarsi si avvicinano più a quelli delle forme maggiormente
perfezionate.
Infatti i singoli muscoli sono meglio staccati gli uni dagli
altri, la loro direzione non è più quasi una sola per tutti
formando così una massa compatta, ma si dirigono conver-
gendo leggermente verso la base dell'ala. Sono diventati più
chiaramente pedio-pleurali di quelli mesotoracici i quali mo-
strerebbero piuttosto un passaggio dai pedio-dorsali degk Or-
totteri a questi metatoracici. Pertanto non si può dire che il
metatorace sia una ripetizione del mesotorace, ma con più
esattezza che, solo nei primi due strati i due segmenti sono
simili, nel terzo il metatorace presenta elementi maggior-
mente perfezionati. La presenza del muscolo prosigmoidale del
resto mi ha deciso ad affermarlo. Questo è un piccolo muscolo
conico che dalla linea di sutura ante-post-pleurale va all'apofisi
inferiore del sigmoide (prosigmoide) e precisamente s'inserisce
sul lato esterno (rispetto all'intero torace) di questa; come
— 14 —
avviene nei Nemoceri. Questo muscolo come il prosigmoidale
nei Ditteri (Brachiceri) non è stato mai notato da alcuno seb-
bene abbia un'importanza speciale, non per la sua costanza,
che anzi si trova solo nel rnetatorace dei Tricotteri, nel meso-
torace dei Ditteri Lepidotteri e Imenotteri (?), ma appunto per
essere caratteristico di certe forme acquista tale importanza.
E nel caso dei Tricotteri i quali mostrano così un maggior
differenziamento nel rnetatorace in corrispondenza di una di-
minuzione di volume, non si potrebbe spiegare questo fatto
assai strano col riferire a questo muscolo una funzione rela-
tiva al ripiegamento dell'ala posteriore, giacche nei Brachiceri
dove il sigmoide ha due apofìsi con due muscoli sigmoidali
bene sviluppati e nei Tipulidi in particolare che si avvicinano
più ai Tricotteri, l'ala non si ripiega affatto. Ora si presenta
spontanea una domanda: Si tratta in questo caso di un mu-
scolo in principio di formazione, o esiste solo come carattere
atavico?
Ammettendo quest'ultima ipotesi, la differenziazione mag-
giore della muscolatura metatoracica accennerebbe alla paren-
tela, per parte dei Tricotteri, con un ordine d'insetti a rne-
tatorace predominante (Ortotteri?). Riferendosi al solo esame
della muscolatura i Tricotteri sarebbero derivati da una forma
vicina a quella che dette origine agli Ortotteri e colla ridu-
zione del terzo segmento e conseguente sviluppo del secondo
avrebbero condotto ai Lepidotteri (Micropterigia).
Dìptera.
Prima di parlare in particolare della muscolatura è neces-
sario che premetta alcune considerazioni generali sull'anatomia
del loro scheletro toracico e sul bilanciere.
Alcuni autori come Kirby, Burmeister, Kunckel d'Herculais
e Lucks affermano chiaramente dipendente dal rnetatorace la
parete (costale, Chabrier) che posteriormente nell' interno della
— 15 —
cavità toracica dà attacco al muscolo dorsale. Kirby la chiama
addirittura metafragma, per distinguerla dal mesofragma meso-
toracico e questo nome è accettato da Burmeister e Lucks.
Altri, come Chabrier e Strauss, fanno delle descrizioni del me-
sofragma che si prestano per confermare tanto la natura meso
quanto quella metatoracica del cosidetto metafragma o costale.
E che sia così lo prova il fatto che nessuno di quelli autori i
quali affermano l'esistenza di un metafragma nei Ditteri, si è
curato di correggere V errore che secondo la loro opinione
avrebbero commesso i sostenitori di un mesofragma, errore
d' una importanza notevole, certo non trascurabile. Anche
Amans che chiama subpodorsum il metafragma di Kirby lo ri-
tiene del tutto mesotoracico, descrivendolo come dipendenza
del mesonotum ; ma non si cura di far notare l' errore di
Kirby, Burmeister e Kunckel. Secondo questi tre ultimi au-
tori il muscolo dorsale si unirebbe addirittura al metatorace;
vi sarebbe stata cioè una fusione del muscolo mesatoracico
con quello metatoracico, colla corrisjDondente riduzione del
mesofragma, che darebbe attacco ai muscoli postaxillari. Se
così fosse sarebbe ben difficile rendersi ragione degli straordi-
nari cambiamenti avvenuti e i Ditteri per lo scheletro e per
la muscolatura potrebbero ritenersi distinti da tutti gli altri
insetti. Kunckel d'Herculais che vuol dimostrar la sua opinione
cade in molti errori, provando così come sia sbagliata la via
quando si prenda per metatoracico il mesofragma. Per Kunckel
quest' ultimo è il praescutum, scutum e scutellum del metatorace.
Il terzo segmento forma invero anche nei Ditteri un anello,
ma all' opposto di quello mesotoracico, il quale è più svilup-
pato superiormente, questo soltanto nelle sue parti laterali e
inferiori è rappresentato, quelle dorsali essendo ridotte a pie-
ghe strettissime che coronano superiormente e all' esterno il
mesofragma, il quale sporge nella cavità addominale.
Del resto credo di poter affermare senz' altro trattarsi qui di
un mesofragma, pensando che: 1.° In tutti gl'Insetti nei quali
si ha preponderanza del mesotorace sugli altri segmenti, il
— 16 —
punto di attacco posteriore dei muscoli dorsali è sempre il me-
sofragma. 2.° I Ditteri, nei quali il mesotorace è giunto a uno
sviluppo massimo rispetto agli altri segmenti, è molto proba-
bile che presentino i caratteri medesimi degli ordini dove ha
luogo questo sviluppo, e li dovranno presentare in grado assai
maggiore, tanto da rendere difficile la determinazione delle
alterazioni avvenute e quindi anche quella delle parti com-
ponenti i segmenti alterati. 3." Il confronto di forme di ordini
diversi dimostra come tali modificazioni possano aver luogo.
5.° Lo studio della muscolatura degli Insetti mostra come i
muscoli dorsali sieno in origine due paia, uno mesotoracico,
che agisce sull' ala anteriore, 1' altro metatoracico per l'ala po-
steriore. Per la correlazione di sviluppo fra le diverse parti
dei due segmenti (correlazione che sempre si verifica) è chiaro
che diventando rudimentale la seconda ala e prendendo invece
molto sviluppo l' ala mesotoracica, anche il muscolo dorsale
metatoracico sarà divenuto rudimentale o, meglio, sarà scom-
parso del tutto e con lui per conseguenza anche il meta-
fragma; mentre quello mesotoracico insieme al mesofragma
avranno avuto il massimo sviluppo.
Con questo credo giustificato chiamare musculus mesonoti
il muscolo dorsale dei Ditteri e mesofragma il ìnetafragma
(Kirby). (1)
Bilanciere. — Amans ha tralasciato del tutto di conside-
rare la seconda ala che per quanto trasformata in un altro or-
gano non cessa di avere una grande importanza nel volo, im-
portanza che venne dimostrata da numerose esperienze. Non
voglio discutere qui se la funzione del bilanciere sia pura-
mente meccanica, o considerato come organo di senso, ne abbia
una che interessi buona parte del sistema nervoso e che
aumenti nell' insetto la facoltà di -mettersi in più intima reia-
(1 Nella Tav. 3. a , fig. V, è rappresentato il torace di un Asilus. La mancanza
di gran setole e di peli rende più facile la determinazione dei diversi pezzi. La
figura mi risparmia di dare una descrizione di tutte le parti toraciche e si presta
assai bene per un confronto con quella che dà Kunckel del torace di Volucella.
— 17 —
zione col mondo esterno; ciò esce dai limiti che mi sono pro-
posti e d' altra parte è una questione che non può risolversi
tanto presto, date le deficienti cognizioni anatomiche su que-
sto organo, e l' impossibilità (per la parte fisiologica) di tro-
vare un modo di esperimentare che sia veramente decisivo. (1)
Mi è sembrato utile studiare la muscolatura e 1' articolazione
del bilanciere, tanto se lo si considera come organo meccanico
o di senso : durante il volo oscilla continuamente, da ciò una
conseguenza semplicissima ma importante che: la sua funzione
è strettamente collegata al suo movimento.
(1) Riporto qui un breve cenno storico sulla questione del bilanciere. — Derham
pel primo nella Théologie physique indica questo organo come un contrappeso, in
relazione alla mancanza delle ali posteriori. — Réaumur non dice niente di nuovo,
anzi si mostra molto riservato su questo argomento. — Von Gleichen entra in un
campo nuovo e pel primo pensa che il bilanciere possa essere un organo di senso.
Secondo questo A. il bottone terminale batterebbe, nella sua oscillazione, sulle
squame sovrapposte, le quali produrrebbero il noto ronzìo. — Cuvier è incerto su
questo punto, crede però ammissibile l'opinione di Von Gleichen. — Schelver final-
mente stabilisce con numerose esperienze che i bilancieri sono indispensabili al
volo. — Latreille dichiara che sono appendici mesotoraciche e non seconde ali ru-
dimentali, inoltre afferma che non servano affatto all'insetto. — Audouin malgrado
l'opinione di Latreille crede i bilancieri metatoracici. — Chabrier conferma l'asser-
zione di Audouin circa il loro significato morfologico, riguardo alla loro funzione
crede che non sia da trascurarsi la forza centrifuga prodotta nel loro movimento.
— Per Maquart s'inseriscono nel segmento medio dipendente dall' addome. — Lacor-
daire ripetendo le esperienze fatte da Schelver ha resultati negativi, riafferma
quindi l'opinione già emessa da Latreille. In seguito ad ulteriori esperienze ammette
l'importanza dei bilancieri sull'andamento del volo. — Goureau dimostra che, stiac-
ciato il bottone terminale, la mosca cessa di volare, come per il distacco completo-
dei bilanciere. — Leidig descrive alla base di questo un ganglio con delle termina-
zioni nervose che considera come un organo dell'udito. Hicks invece crede che le
papille basali debbano considerarsi organi dell'odorato, opinione questa combattuta,
da Loew, secondo il quale il nervo del bilanciere è eminentemente motore dei mu-
scoli di quest' ultimo, cbe col suo movimento manterrebbe l'equilibrio del corpo.
Favorirebbe anche l'entrata e 1' uscita dell'aria dallo stigma metatoracico. — Paul
Bert ha il dubbio che l'impossibilità di volare dopo l'ablazione del bilanciere di-
penda piuttosto o dalla ferita o dallo stato anormale in cui momentaneamente de-
vono trovarsi gli insetti così mutilati. Esperienze relative gli danno risultati nega-
tivi. — Girard stabilisce che il distacco delle squame non impedisce il volo; il ;
bilanciere servirebbe a mantenere 1' equilibrio del corpo. — Secondo Landois invece
sarebbe unito per mezzo di una leva all'apparecchio otturatore dello stigma e ser-
virebbe quindi per la respirazione. — Plateau confessa che gli è stato impossibile
di scuoprire se il bilanciere sia o no metatoracico. — Weismann finalmente dimo-
stra la natura metatoracica di quest' organo studiandone la formazione nei dischi
Anno XXXI. 2
— 1S —
Blanchard, Hicks, Loew, Binet hanno studiato 1' innerva-
zione del bilanciere e i resultati delle loro ricerche non sono
senza importanza. (1) Kunckel è il solo che ne abbia studiata
la muscolatura (sono affatto da trascurarsi Lendenfeld e
Lucks).
Il bilanciere (2) ha il suo punto inferiore di appoggio sul-
l' ento-metapleura, nello stesso modo dell' ala anteriore. Nel
caso però del metatorace la costola chitinosa ante-postpleu-
rale non costituisce una vera apofisi alifera, ma serve di ap-
poggio e di superficie articolare ad un pezzo, 1' apofisi post-
pleurale, la quale appunto ha origine dalla post-pleura. Questa
ultima, 1' estremità superiore dell' antepleura e il dorsurn li-
mitano uno spazio triangolare, il quale come da un velo è
coperto da chitina pieghevole e trasparente ; nella porzione
mediana di questo spazio triangolare si fissa la base del bilan-
ciere, la quale sta in unione colle pareti metatoraciche per
quella membrana chitinosa sopradescritta. La parte esterna ed
inferiore della base è unita, sempre da chitina molle, all' estre-
mità superiore dell' apofisi post-pleurale, la quale s' inoltra
imaginali. — Kunckel d'Herculais è incerto sulla funzione del bilanciere, ne studia
pel primo la muscolatura, ma col preconcetto di ritrovarvi gli stessi elementi del-
l'ala anteriore. Come organo di senso gli dà poca importanza. — Jousset de Bel-
lesme fa una serie di esperienze destinato a provare che il bilanciere serve a cam-
biare di posto il centro di gravità dell'animale. Questo esperienze hanno in loro
stesse gli elementi sufficienti per provare la falsità di tale ipotesi. — Graber descrive
i u poriferen Vorkommisse der Halteren « distinguendo un dimorfismo nelle papille.
— Bolles Lee combatte l'opinione di Graber circa il dimorfismo delle papille, ritiene
il bilanciere per un organo aeroscopico. — Veinland recentemente (1891) in un lungo
lavoro sopra i bilancieri ne studia l'anatomia interna e per ciò che riguarda la mu-
scolatura si riporta a ciò che ne dice Lucks, il quale aveva designato i postaxillari
dell'ali anteriori quali muscoli del bilanciere, prendendo invece l'estensore di que-
sto, pela Gabelruckenmuschel » di cui anche Burmeister aveva negato l'esistenza nei
Ditteri. Kiguardo alla funzione, combatte l'ipotesi di Jousset, considerando il bi-
lanciere quale regolatore della direzione del volo per la forza centrifuga generata
nel suo movimento. Come organo di senso speciale attribuisce al bilanciere l'ufficio
u di riportare al centro nervoso principale la sensazione di cambiamento di dire-
zione avvenuto durante il volo ».
(1) Secondo Binet il nervo del bilanciere è in intima unione col cervello (ganglio
sopraesofageo), poco col ganglio metatoracico come aveva asserito Blanchard.
(2) Questa descrizione si riferisce al bilanciere di Asilus crabronifortnis.
— 19 —
verso 1' alto nello spazio triangolare. Quest' apofisi, simile a
una lamina cuoriforme, è concava a convessità esterna; nella
sua parte media è sottile, ma alla periferia s' inspessisce in
una costola che inferiormente si articola coli' entometapleura
e in alto collo spigolo esterno e inferiore della base del bilan-
ciere (1) che in questo punto presenta un pezzo chitinoso as-
sai resistente. Alla costola ispessita dell' apofisi s' inseriscono i
flessori del bilanciere. Il lungo estensore s' inserisce sulla mem-
brana chitinosa che superiormente si trova fra il dorsum,
1' antepleura e lo spigolo supero -interno della base del bilan-
ciere.
L' apofisi post-pleurale può ruotare intorno a un asse pas-
sante per 1' entopleura (estremità superiore) e tangente in quel
punto alla superficie curva delle pareti metatoraciche, questo
asse è leggermente obliquo, ma si avvicina alla posizione oriz-
zontale. Se ora si considerano le due apofisi destra e sinistra
ruotanti secondo i loro assi, che posteriormente convergono
sotto un certo angolo, al momento dell' azione del flessore
queste apofisi si porteranno colla loro estremità superiore in
basso, in avanti e verso l' interno della cavità toracica, mentre
la parte esterna e inferiore della base del bilanciere sarà con-
dotta in basso e in dentro. La parte interna e inferiore della
base stessa subirà un movimento inverso cioè in alto e in
fuori, conseguentemente tutto il bilanciere verrà abbassato. E
facile comprendere che queste rotazioni non avvengono in
realtà secondo assi rigidi, ma trattandosi di pezzi riuniti da
legamenti più o meno elastici o molli, il punto di rotazione
si sposterà dalla parte della minore rigidità del sistema; e
così accade per l'articolazione superiore della base col dorsum.
La membrana chitinosa che li unisce nel movimento discen-
dente del bilanciere si curva in dentro presentando la conves-
(1) I pezzi di chitina che sono alla base intorno alle papille sono stati descritti
da Weinlard; egli ha veduto l'apofisi postpleurale ma la crede un pezzo rigido del
torace. Dice però più volte che i muscoli non si attaccano direttamente ai pezzi
basali da lui descritti.
— 20 —
sita in fuori e in alto tendendo per la sua elasticità a ritor-
nare nella posizione di riposo. Se con un ago si produce una
leggera pressione sopra 1' apofisi post-pleurale il bilanciere si
abbassa, ma cessata la pressione rapidamente risale in alto
(posizione normale di riposo). (1)
I pezzi di chitina che ricuoprono la base del bilanciere
e circondano le placche papillifere basali non devono essere
considerati come pezzi d'articolazione, ma come semplici punti
d'ispessimento aumentanti la robustezza della base e nello
stesso tempo, stando gli uni leggermente discosti dagli altri,
diminuiscono la brusca scossa che il bilanciere riceverebbe al
cambiamento repentino di direzione nel punto più alto e più
basso della sua corsa.
In quanto al voler stabilire le omologie dei muscoli fles-
sori ed estensori con alcuni di quelli dell'ala anteriore è im-
possibile. Kunckel d'Herculais l'ha voluto fare riferendosi al-
l'azione loro e non considerando affatto i punti d'inserzione.
Del resto anche se i muscoli del bilanciere s'inserissero diret-
tamente sulla sua base a torto si paragonerebbero a quelli
dell'ala anteriore. Evidentemente le due muscolature hanno te-
nuto nello sviluppo filogenetico una via diametralmente oppo-
1) Una semplice figura schematica credo che varrà meglio di qualunque descri-
zione a dare un' idea della cosa. La base del bilanciere si può rappresentare con un
triangolo Ape, Co sia 1' apofisi post-pleurale e O il suo punto di rotazione che sup-
porremo rigido. Per la contrazione del flessore tutto il si-
stema prenderà la posizione indicata dalle linee punteg-
giate. Se la cosa andasse realmente così il movimento
del bilanciere oltre essere di rotazione sarebbe anche di
traslazione, cioè anche tutta la base si sposterebbe in alto
e in basso. Non bisogna quindi ritenere una sola parte del
sistema d'articolazione molle ed elastica, ma sibbene tutte |g
le altre partecipano più o meno di questa proprietà , co-
sicché lo spostamento degli assi di rotazione avvenendo j) s UO rsum metatoraiico.
contemporaneamente il movimento in alto e in basso del- G metapleura - /•,' esten-
l'intera base è minimo ma non tanto da potersi ritenere
l'oscillazione del bilanciere simile a quella di un pendolo. — Non sto a spiegare
l'azione dell'estensore, giacché dalla figura apparisce assai chiara.
— 21 —
sta essendosi quella dell'ala moltissimo perfezionata mentre
quella del bilanciere è andata sempre più riducendosi presen-
tando quindi elementi paragonabili alla seconda ala d'insetti
più semplici, o per lo meno presentino in questa caratteri
d' insetti semplici. Ma per quanto abbia tentato un simile con-
fronto, mi sono mancati dati certi su cui fondarlo e d'altra
parte lo studio della muscolatura (almeno per gl'Insetti) mo-
stra come tale sistema organico sia eminentemente adattabile
alle modificazioni avvenute nella vita di relazione dell'orga-
nismo e quindi diffìcilmente si può decidere sopra l'iden-
tità dei muscoli modificati. Nei diagrammi questi muscoli
sono indicati coi numeri 2', 3', 5', avverto però che tali omo-
logie sono assai probabili ma non certe.
I muscoli dell' anca metatoracica, che s' inseriscono in vi-
cinanza del bilanciere, non possono avere alcuna azione su
questo, giacché rispetto alla forza prodotta dalla loro con-
trazione le pareti toraciche dove si attaccano si possono rite-
nere rigide.
In quanto alla seconda articolazione che Weinland dice tro-
varsi all'altezza delle placche basali non l'ho veduta, e per
quanto abbia cercato di asportare il bottone del bilanciere dal-
l' avanti all' indietro e viceversa, sempre lo stilo mi è parso
rigido. Tirando il bilanciere, o si stacca tutto intiero, o si
strappa al livello delle papille scapali senza presentare alcuna
superfìcie articolare. Numerosi preparati microscopici non mi
hanno fatto trovare il muscolo descritto dall'autore tedesco,
muscolo che produrrebbe un secondo movimento. In una se-
zione trasversale della base del bilanciere di Musca Vomitoria
ho trovato un muscolo il quale dalla parete interna della ca-
vità maggiore si dirige verso il basso (sopposto il bilanciere
orizzontale). E un muscolo così piccolo che credo debba rite-
nersi come un modifìcatore della posizione delle placche basali
o del lume dei canali che corrono internamente alla base e
allo stilo.
Un motore dalla parte terminale del bilancere non mi seni-
— 22 —
bra affatto. Il muscolo disegnato da Weinland in una sezione
traversale del bilanciere di Leptis scolopacea corrisponderebbe
a quello trovato da me nella Musca vomitoria. Nei Tipulidi
secondo le mie ricerche non esisterebbe nel bilanciere alcun
elemento muscolare.
Nemocera.
Muscoli del mesotoeace. Musculus mesonoti. — Dall'ante-
dorsum e dorsum al mesofragma. — Musculus lateralis mesotho-
racis (anteriore). — Dal dorsum all'antesternum. — Musculus
lateralis mesothoracis (posteriore). — Dal dorsum al poststernum.
— Musculus lateralis mesonoti. - Dal dorsum e postdorsum
al mesofragma. Questi tre ultimi muscoli sono obliqui, dal-
l'alto e in avanti si dirigono in basso e in dietro; il primo
è molto sviluppato, nei Brachiceri diventa quasi simile al po-
steriore e la direzione è quasi verticale.
I Tipulidi hanno un sigmoide a una sola apofisi, l'anteriore
{prosigmoide), a cui s'inserisce un forte e doppio muscolo (mu-
sculus prosigmoidalis). Inferiormente si attacca sull'antepleura
subito sopra il subaxillare [1], il quale insieme al suo anta-
gonista, l'antipreaxillare, merita un' attenzione speciale. Il
primo superiormente il secondo inferiormente terminano in una
placca Glutinosa comune la quale è in unione coli' antepleura
e coli' apofisi stiloide dell'apparecchio di pronazione. L'antiprea-
xillare superiormente s'inserisce sul dorsum, mentre il suba-
xillare [1] ha una larga base d'attacco sulla sutura antepleuro
sternale. L'azione contemporanea di questi due muscoli quasi
sviluppati egualmente aiuterebbe quella dei dorso-ventrali, giac-
che solo l'antipreaxillare eserciterebbe un'azione sul dorsum
mentre il subaxillare non avrebbe altro ufficio che quello di
tener salda la placca chitinosa comune, la quale da sola po-
trebbe spostarsi in alto al momento della contrazione. Un tale
sistema di muscoli non è nuovo, nei postaxillari si riscontra
— 23 —
un caso simile. La disposizione speciale e lo sviluppo notevole
dell' antipreaxillare, caratteristica dei Tipulidi ha forse la sua
conseguenza nel volo alternativamente ascendente e discen-
dente pure caratteristico di questi insetti.
Sotto il prosigmoidale si attacca il muscolo anteriore del
proterminale, mentre il posteriore si fissa sull' apodema sterno-
postpleurale (inesofragma di Burmeister) — L' ento-pleuro dor-
sale è fornito di un tendine a cupola come nei Tany stornata.
Il grande preaxillare ha la forma e disposizione normale cioè
dall'apofisi stiloide va ali 'antepleura.
I postaxillari costituiscono due gruppi, l'anteriore si com-
pone di quattro muscoli riuniti in un sol tendine, il posteriore
che nei Brachiceri ha l'inserzione inferiore sull'apodema sterno -
postpleurale, conserva qui le inserzioni primitive.
Sotto il muscolo posteriore del proterminale, ossia più vi-
cino alla parte torace a stanno due piccolissimi muscoli i quali
pure si portano al proterminale.
Muscoli del metatoraoe. -- I rappresentanti dei due primi
strati mancano, il bilanciere ha due estensori, l'anteriore dalla
sutura meso-metasternale va all'estremità del dorsum dove si
articola la base del bilanciere, il posteriore dal poststernum
al medesimo punto. Probabilmente questi due muscoli rappre-
sentano i pedio-pleurali. La loro inserzione superiore non può
dirsi veramente dorsale, avvenendo sulla membrana interme-
dia che sostiene il bilanciere nello spazio triangolare di cui
ho già parlato. Il flessore per la direzione e per i punti di
attacco lo paragonerei al muscolo del proterminale, così co-
stante in tutti gl'Insetti e sempre abbassatore, se pure la fun-
zione in questo caso potesse valere qualcosa. Questo muscolo
inferiormente si attacca sulla sutura poststerno-pleurale e in
alto all' apofìsi articolare del bilanciere. Tutti i Nemoceri pre-
sentano la disposizione sopra descritta, leggere modificazioni
ho trovato nei Bi bionidi.
Pupipara. — - Per i primi due strati muscolari coincidono
perfettamente con tutti gli altri Ditteri, soltanto il musculu&
- 24 —
lateralis mesothoracis anteriore è assai discosto dal posteriore
e convergente con questo verso il dorsivm in modo assai pronun-
ziato tanto che la sua direzione diviene obliqua dal basso e in
avanti verso l'alto e in dietro. Il preaxillare per quanto si
avvicini alla posizione orizzontale, particolare ai Ditteri, è
sempre assai rivolto in basso colla sua parte ante-pleurale
anzi si può dire che nei Pupipari l'intero apparecchio di pro-
nazione ha ruotato di un piccolo angolo avvicinandosi alla
posizione che ha in tutti gli altri insetti.
Il subaxillare in due fasci ha le inserzioni normali: dal
processo esterno dell'apofisi stiloide alla sutura antepleuro-
sternale. L'apofisi anteriore del sigmoide è poco sviluppata e dÃ
attacco normalmente al rispettivo muscolo. Manca il muscolo
posteriore del proterminale. Pei rimanenti muscoli rimando
al diagramma che do dell' Hippobosca equina (Pag. 36 N.° 2).
Tanystomata (1). — Il muscolo entopleuro-dorsale è cilindrico
con cupola chitinosa interna per mezzo della quale si attacca
a un' apofìsi della cresta dorsale, colla sua parte esterna si
fissa alla porzione anteriore dell'antepleura. Nelle Volucelle
questo muscolo conserva tale forma.
Il muscolo subsigmoidale è sottilissimo, mentre è più svi-
luppato il prosigmoidale. Il bilanciere presenta una muscola-
tura assai visibile. Il flessore è doppio, il capo inferiore molto
sviluppato si vede anche senza togliere il mesofragma; esso
si fissa in alto sull'apofisi postpleurale e in basso sulla sutura
ante-poststernale. Il capo superiore, più piccolo ha le stesse
inserzioni. Il lungo estensore, dalla parte anteriore dell'aper-
tura cosciale va alla chitina molle che unisce la base del bi-
lanciere col dorsum. Il corto estensore ha la stessa inserzione
superiore ma inferiormente si fissa sulla estremità superiore
della postpleura. E posto dietro il lungo estensore ed è picco-
lissimo, addossato all' apofìsi postpleurale.
(1) La descrizione dettagliata dei pezzi articolari dell'ala e dei muscoli è quasi
eguale a quella dei Muscidi, noto quindi solo le differenze.
— 25 —
Muscaria. — Secondo Amans l'articolazione dell'ala consta
di dodici pezzi comprendendovi anche quelli dell'apparecchio di
pronazione. Il sigmoide, il submediano, il retromediano, il
terminale, il dorso terminale e il pleuroterminale costituiscono
nel loro insieme la base dell'ala, mentre altri sei, dei quali
principale è l'apofisi stiloide servirebbero a condurre l'ala in
avanti. I pezzi enumerati da Amans sono forse troppi, non
tutti hanno una vera superfìcie articolare e alcuni devono es-
ser considerati come ispessimenti cintinosi che servono da punti
d'appoggio ad altri pezzi o determinano la superficie di fles-
sione dell'ala durante il volo; d'altra parte però la loro co-
stanza in alcuni insetti li rende di un valore non trascurabile
in una teoria sul volo. Questi pezzi non individualizzati ma
in continuità col rimanente sono il retromediano e il pleuro-
terminale.
Nell'apparecchio di pronazione due parti sole sono ben vi-
sibili e definite: la scaglia esternamente e Yapofìsi stiloide
internamente alla cavità toracica. Quest'ultimo pezzo (l'apofisi)
è costituito dalla riunione dei pezzi 3 e 4 di Amans i quali
a parer mio si possono considerare come uno solo tanto più
che per quanto si faccia non si possono separare secondo una
superficie di sutura o di unione qualsiasi. Così i sei pezzi
vengono ridotti a cinque dai quali si può togliere anche la
scaglia, giacche ha un'azione meccanica (nella pronazione del-
l'ala) minima o nulla addirittura; nei Ditteri è staccata dal
•dorsum, ma come negli aitici insetti dove esiste è semplice-
mente un pezzo di copertura che impedisce l'eccesso all' in-
terno attraverso la complessa articolazione alare; numerose
setole robustissime la ricoprono esternamente.
L'apofisi stiloide che sta in un piano quasi verticale, su-
periormente si allarga in una lamina orizzontale ed esterna,
a forma di triangolo leggermente concavo verso il basso, la
quale per mezzo di chitina pieghevole e una piccola lamina
triangolare (pezzo N.° 2 di Amans) è unita al capo anteriore
dell'apofisi alifera (pezzo N.° 1 Amans).
— 26 —
L' A. francese non dà alcuna figura dell'intricata sua de-
scrizione dell'apparecchio di pronazione, questa omissione ge-
nera dubbi sull'interpetrazione del testo. Riassumendo, distin-
guo nell'articolazione dell'ala cinque pezzi e cioè: la tuberositÃ
anteriore e posteriore, il submediano e il terminale, il dorso-
terminale fa parte tanto della porzione posteriore alare quanto
della postpleura.
Nell'apparecchio di pronazione due parti ben distinte: l'apo-
fisi stiloide, intratoracica, e il capo anteriore mobile dell'apo-
fisi alifera.
Il sigmoide ha le due apofisi anteriore e posteriore egual-
mente sviluppate. Il processo anteriore e posteriore superiori
e i processi inferiori anteriore e posteriore rendono il sigmoide
dei Ditteri (Brachiceri) simile ad un x.
Muscoli dell'ala anteriore. Musculus mesonoti. — Dalla
superficie inferiore dell'antedorsum e dorsum alla faccia ante-
riore del mesofragma. — Musculus lateralis mesoihoracis (an-
teriore). — Dall' antedorsum si dirige in basso obliquamente
verso l'addome sull'antesternum. — Musculus lateralis mesotho-
racis (posteriore). Dal dorsum al poststernum. In mezzo a que-
sti due muscoli sta la forca mesosternale, dalla cui estremitÃ
superiore parte il musculus furcae mesosterni che si unisce al-
l'apodema sterno-postpleurale. Questo muscolo è stato a torto
considerato da Lucks quale omologo di quello del vectiforme
{Gabelriickenmuskel) qui non fa che da semplice legamento, la
sua contrazione continua insieme a quella del suo antagonista
dell'altra metà toracica permette ai muscoli postaxillari di
avere un punto di appoggio (l'apodema sterno-postpleurale)'
pressoché rigido. — Musculus lateralis mesonoti. — Dal dor-
sum e postdorsum si dirige obliquamente in basso sulla faccia
anteriore e sul processo sporgente del mesofragma.
Muscoli diretti. Preaxillare — Dal lato anteriore -dell'apo-
fisi stiloide all'antepleura. — Subjjreaxillare. — Ha due capi,
dalla linea di sutura antepleuro-sternale alla faccia inferiore
della lamina triangolare dell'apofisi stiloide. E un muscolo di-
— 27 —
sposto a ventaglio sotto il preaxillare. Entopl 'euro-dorsale. —
È uno dei muscoli più costanti in tutta la serie (Pseudoneu-
rotteri, Trieopteri, Ditteri, Coleotteri, Neurotteri, Imenotteri (?).
È conico con larga base d' inserzione sull'antepleura e sull'apo-
flsi alifera, un tendine fine e cilindrico lo riunisce al processo
unciniforme della cresta dorsale. L ! antì preaxillare passa, incro-
ciando, sopra l'entopleuro-dorsale, inferiormente si attacca al
lato posteriore dell'apofisi alifera, in alto per mezzo di un
lungo e finissimo tendine è in unione col dorsum che in quel
punto presenta una sporgenza a uncino. (1).
Musculus Prosigmoidalis. — Dalla linea di satura ante-
pleuro-sternale al prosigmoide. La sua direzione è obliqua e
convergente al sigmoide colla direzione del Subsigmoidalis che
dal subsigmoide si dirige in basso e in dietro inserendosi so-
pra l'apodema sterno-postpleurale sotto i postaxillari ante-
riori. (2) Il muscolo anteriore del proterminale si attacca in
aito all'apofisi di questo nome, in basso sull'antepleura, la sua
porzione inferiore è in parte coperta dal prosigmoidale. M. po-
steriore del proterminale. - - Superiormente ha il tendine a co-
mune col precedente, inferiormente s' inserisce all'origine del-
l'apodema sterno-postpleurale. E addossato alla parete toracica
e nascosto (dalla parte interna) dal subsigmoidale e dai posta-
xillari anteriori.
Muscoli postaxillari. — In due gruppi distinti: anterior-
mente e superiormente un grosso muscolo che dall'estremitÃ
libera dell'apodema sterno-postpleurale va all'apofisi postero-
inferiore del dorso-terminale. E triangolare e incrocia il suo
tendine con quello del gruppo dei postaxillari posteriori, i
quali sono tre. Uno dall'estremità interna dell'apodema va
all'apofisi posteriore discendente del terminale; questo muscolo
(1) La presenza di questo muscolo con la sua speciale direzione rispetto al prea-
xillare e all'apofisi stiloide, e i legamenti e 1' unione pieghevole di quest' ultima colle
pareti toraciche, dovrebbero togliere la necessità di una vera articolazione dell'apo-
fisi stessa, e secondo me. tale probabilità è confermata dall'esame anatomico.
i"2) Questi due muscoli come pure i due che seguono sono piuttosto da conside-
rarsi come due capi di un medesimo muscolo.
— 28 —
è costante in tutti gV insetti; in origine non faceva che un sol
fascio con quello dell'anca media che ora invece s'inserisce
sulla faccia inferiore dell'apodema sterno-postpleurale proprio
in corrispondenza dell' inserzione inferiore del postaxillare
stesso. Unito al medesimo tendine sta un secondo muscolo il
quale occupa lo spazio limitato dai lati posteriore e anteriore
dei due postaxillari principali. Più vicino alla parete toracica,
all' origine dell'apodema sterno-postpleurale si attacca il terzo
muscolo, assai piccolo, il cui tendine si unisce a quello del
postaxillare posteriore.
Muscoli del bilanciere. — Il flessore è assai sviluppato,
â– come pure il lungo estensore. Le inserzioni di quest' ultimo
sono le stesse di quelle descritte per il bilanciere dei Tani-
stomati.
Il flessore inferiormente si attacca al lembo posteriore della
metapleura.
HyiiM'iioptt'rsi.
Terebrantia. — Le forme superiori degli Imenotteri sono
state assai studiate, riguardo alla muscolatura, sin da molto
tempo (Jurine Chabrier), mentre le inferiori, solo recentemente
(Amans) furono esaminate, e i caratteri presentati dalla loro
muscolatura le fanno distinguere dalle forme superiori (Acu-
leata) come già lo sono per altre differenze notevoli dell' in-
tera organizzazione. Lo sviluppo relativamente notevole del
metatorace e la presenza dei due muscoli laterales meso e me-
t anoti li riavvicina ai Tricopteri e nello stesso tempo ai Lepi-
dotteri. Per il muscolo del vectiforme e il lateralis mesothoracis
si riuniscono ai rimanenti Imenotteri.
Tentredinidae. — Il vectiforme non è individualizzato
come nelle forme superiori, ma è un semplice processo spor-
gente, a forma di uncino, del mesofragma. Il sigmoide ha i
soli processi superiori anteriore e posteriore.
— 29 —
Muscoli dell'ala, anteriore. Musculus mosonoti — Dall'an-
tedorsum e dorsum alla faccia anteriore del mesofragma. —
Musculus lateralis mesothoracis — ■(anteriore e posteriore uniti).
Grosso muscolo a ventaglio caratteristico degl' Imenotteri; nel
Sirex è diviso in due come negl'insetti dove la concentrazione
del mesotorace è minore.
Se nei Ditteri questo muscolo è duplice non devesi attri-
buire tale fatto a una minore concentrazione del mesotorace,
che anzi è massima, ma sibbene una tale divisione è necessa-
ria pel passaggio del musculus furcae mesosterni.
Il muscolo lateralis mesothoracis in alto s'inserisce sull'an-
tedorsum e dorsum, in basso sull'ante e poststernum.
Musculus lateralis mesonoti. — Dal dorsum al mesofragma
dietro all' inserzione superiore del musculus Vectiformis, che
in basso si fissa sulla lamina mesofurcapleurale.
Muscoli del terzo strato (diretti). — ■Il preaxillare ha
preso uno sviluppo notevole, superiormente si attacca sopra una
forte cupola Glutinosa che è in diretta unione coll'apparecchio
di pronazione per mezzo di un tendine. Sopra incrociantesi con
questo ultimo sta un muscolo quasi orizzontale, sottilissimo,
certamente è l'entopleuro-dorsale. Il postaxillare va alla cupola
subterminale. Dalla sua inserzione inferiore parte un muscolo
estensore dell'anca mesotoracica. Disposizione analoga a quella
già trovata nei Ditteri. Il muscolo del submediano viene subito
dopo il postaxillare; è flessore dell'ala, inferiormente s'inserisce
sull'orlo dell'apertura pediale dalla parte posteriore, in alto il
suo tendine si allarga in una membrana triangolare fissata per
un angolo (il posteriore) al dorsum, anteriormente all'estremitÃ
superiore della postpleura. Da questo punto parte un tendine
che si unisce alla sporgenza postero-inferiore del submediano.
Nei Coleotteri nel metatorace esiste una disposizione analoga
a questa ora descritta.
Muscoli dell'ala posteriore. Musculus metanoti. — - Manca
affatto come pure il m. lateralis metathoracis.
Musculus lateralis metanoti. — Dal dorsum al rudimento
— 30 —
di metafragma, è molto ridotto. Musculus Vectiformis, — Dal-
l'estremità libera del metafragma alla lamina metafurca-pleu-
rale.
Muscoli diretti. — Un doppio preaxillare va dal meta-
sterno all' apparecchio di pronazione, più indietro sta un
jpedio plearale assai sviluppato. Il postaxillare dalla lamina
metafurca-pleurale s' inserisce sulle membrane subterminali, lo
segue un sottilissimo muscolo del submediano con inserzioni
simili a quelle del medesimo muscolo nell'ala anteriore.
Il piccolo muscolo V (Tav. l. a fìg. XII) che è contenuto
nel mesotorace va considerato come ausiliare del muscolo me-
sonoti.
I Gallicoli e gli Entomofagì, sempre fra i Terebrantia, for-
niscono caratteri di passaggio alle forme superiori, la riduzione
del preaxillare così sviluppato nelle Trentredinidae è notevole.
Sparisce il muscolo entopleuro-dorsale e compariscono invece
il muscolo subsigmoidale e quello anteriore del proterminale.
Il muscolo del submediano dell'ala posteriore ha la sua inser-
zione inferiore sull' orlo dell'apertura cosciale, inserzione che
conserverà in tutte le forme degli Aculeata. Fra questi ultimi
le forme alate delle Formiche, per ciò che riguarda la musco-
latura, hanno caratteri che stanno fra mezzo a quelli delle forme
inferiori e quelli delle superiori degli Imenotteri. Il vectiforme
è bene sviluppato più che nelle vespi e così pure il relativo
muscolo. Poco sviluppato è il sigmoide e gli altri pezzi del-
l' articolazione dell'ala. Il preaxillare ha la posizione propria
di quello delle Vespi e delle Api, il muscolo del submediano
ha le stesse inserzioni di quelle che aveva nell' Ht/lotoma. Il
muscolo del proterminale è doppio.
Nell'ala posteriore si trovano gli stessi elementi eli quelli
già trovati negl' ' Ichneumonidì, un preaxillare, uno del subme-
diano e un postaxillare, manca il muscolo posteriore del pro-
terminale che esiste invece nel metatorace delle Api. Nelle
forme attere delle Formiche sono scomparsi il musculus meso-
noti e il relativo mesofragma, come pure il musculus lateralis
— 31 —
mesothoracis. Dei muscoli diretti delle ali più traccia; in re-
lazione invece dello sviluppo maggiore delle zampe i muscoli
delle anche sono aumentati in grandezza, ma sono sempre
dello stesso numero di quelli dell' insetto alato. Così nessun
muscolo dell'ala si è trasformato, cambiando la sua funzione;
ma cessata questa sono scomparsi totalmente senza lasciar
traccia. Il posto da loro occupato è stato preso dai muscoli del-
l'anca e del trocantere, ma solo per il loro maggiore svi-
luppo.
Dall' antedorsum e dorsum mesotoracico partono le tre paia
dei lunghi estensori del trocantere anteriore e medio, mu-
scoli che riempiono completamente la cavità toracica. Questa
sostanziale modificazione avvenuta m quasi tutto il sistema
muscolare e in parte anche nello scheletro toracico si osserva
in tutte le forme attere delle formiche (1) e in quella di altri
ordini tanto che sieno tali dall'origine loro oppure per una
trasformazione secondaria (2).
Apidae.
La base dell' ala anteriore è costituita dai seguenti pezzi :
Tuberosità anteriore e posteriore, subanteriore, sigmoide, subme-
diano, terminale, squadra, vedi forme, apopleure a e j3 (appen-
dici costali di Chabrier e di Amans). Secondo quest'ultimo ali-
ci) Lo studio delle parti toraciche degl' insetti atteri è assai utile per determi-
nare le parti adibite esclusivamente al volo. La mancanza del postdorsum fscutellum
di Audouinj e del subpodorsum (postscutellum) rivela certamente l'importanza loro
nella funzione del volo. Quest'importanza era già stata affermata nelle diverse
ipotesi, l'esame anatomico delle forme attere ne dà la miglior prova.
(2) Anche le l'idei presentano rispetto agli altri insetti alati analoghe modifica-
zioni a quelle già descritte nelle forme attere delle formiche.
Ma nel caso degli Afanitteri la distanza della loro muscolatura e del torace
dalla muscolatura e dal torace di forme alate è molto maggiore. La presenza di po-
che fibre dorsali nelle Pulci non deve far pensare a un rudimento di muscolatura
alare. Queste fibre dorsali sono la conseguenza necessaria della mobilità dei tre
anelli toracici, mobilità che è la negazione assoluta di una probabile provenienza
â– diretta da forme fornite di ali.
— 32 —
tore la tuberosità anteriore si continua indietro con una la-
mina che si riunisce al terminale per mezzo di un piccolo
prolungamento. E il sistema del retro-mediano (1).
A questo non s'inserisce alcun muscolo perciò non me ne
occupo più a lungo; piuttosto credo utile dire qualche parola
sulla disposizione generale che nel loro insieme presentano
tutti questi pezzi d'articolazione. La tuberosità anteriore e
quella posteriore formano una superficie curva a concavità in-
feriore. Allo stato di riposo il sigmoide e il terminale conver-
gendo verso le loro estremità inferiori e posteriori si artico-
lano il primo colla tuberosità anteriore, il secondo coli' estre-
mità inferiore della nervatura posteriore, in modo che ambe-
due incontrano la superficie curva già menzionata sotto un
angolo quasi retto (naturalmente considerando l'angolo che è
fatto colla tangente alla superficie curva in quel punto d'in-
contro). Sigmoide e terminale non si trovano in un sol piano
ma sono doppiamente convergenti. Le loro estremità poste-
riori sono riunite dalla squadra rappresentando così nel loro
insieme una specie di quadrangolo articolato il quale abbia
però subito una leggiera torsione a una delle sue estremitÃ
più piccole intorno all'asse maggiore.
Il vectiforme che è unito mobilmente col mesofragma e
colla squadra sporge nella cavità toracica obliquamente dal
basso all'alto, in direzione parallela all' asse trasversale del
corpo.
Le appendici costali di Chabrier, nome conservato da Amans,
sono due piccoli pezzi i quali sono contenuti nella cavità ar-
ticolare dell' apofisi alifera e derivano da questa, non dal me-
sofragma (costale Chabrier) come pare ritenesse quest' ultimo
i^l) Se un tale sistema si vuol veramente trovare nella parte inferiore della base
dell' ala, conviene vederlo nella tuberosità posteriore. Quest'ultima sulla faccia in-
feriore, in alto, presenta una lamina di una forma caratteristica la quale è unita
con forte legamento al terminale obbligando questo ad avvicinarsi colla sua estre-
mità inferiore verso la porzione anteriore dell*ala. Alla Tav. 3. a , fig. IX, è rappre-
sentata la tuberosità posteriore veduta dalla stia faccia concava, cioè dall' infe-
riore; V è la lamina a cui è unito il terminale.
BdLSoc.Enlom.Ilal. Anno XXXI
Taw I.
/ B'hi i/e/e/M
fafaì&mSùvi
BulLSoc.Enioni [lai. bino XXXI
/ Pelli
BulI.Soc.hiloiii.IiJil. Aimo XXXI
/ Petri
— 33 —
autore. Questi due pezzi stanno 1' uno sopra all' altro, il supe-
riore, 1' apopleura (3, è articolato come V apopleura a inferiore
siili' orlo anteriore della cavità articolare già menzionata e
sporgono su questa cavità . Ambedue hanno forma allungata,
ma a si continua verso la parete toracica costituendo una la-
mina quadrangolare; (3 ha un ingrossamento all'estremità li-
bera, è leggermente curvo a concavità superiore ; l' ingrossa-
mento terminale è fornito di una piccola apofisi superiore dove
s' inserisce il muscolo apopleurale. Questi due pezzi a e (3, sono
riuniti da una membrana comune che si unisce anche all' apo-
fisi aliterà . Nelle Vespi 1' apopleura inferiore è strettamente
saldata all' orlo antero-inferiore della cavità articolare, anzi
forma un sol pezzo con questo e si presenta come una cresta
sporgente. Anche il vectiforme che nelle Api ha il maggior
sviluppo, nelle Vespi invece è una sottile lamina che si stacca
appena come una scheggia dal mesofragma, non presenta alla
sua estremità inferiore una superficie articolare e la sua azione
deve essere minima giacche è assai pieghevole e saldato ina-
movibilmente al mesofragma (1) il quale può ritenersi rigido
rispetto alla forza sviluppata dal muscolo del vectiforme.
Base dell'ala, posteriore. — Chabrier non descrive la base
dell' ala posteriore, la crede una semplice ripetizione di quella
dell' ala anteriore. Amans invece enumera i pezzi che la costi-
tuiscono, ma non li descrive ne li rappresenta con figure.
Il subanteriore (2) ha forma triangolare e la sua funzione
avviene come il solito ; il sigmoide e il submediano sono arti-
colati fra loro in modo eccezionale e la loro forma differisce
sensibilmente da quella dei pezzi omonimi dell' ala anteriore.
Nella Tav. 3. a , fìg. VII e Vili do delle figure che li rap-
presentano assai fedelmente; sarebbbe troppo lungo e d'altra
(1) Il vectiforme quindi meglio delle due apopleure descritte meriterebbe il nome
di appendice costale. Credo ingiustificato il paragonarlo al dorso-terminale dei Dit-
teri come fa Amans.
(2) La descrizione che faccio della base alare anteriore e posteriore si riferisce
alla Xilocopa violacea, con leggere modificazioni, delle quali ho notato la maggior
parte, si può applicare a tutte le forme superiori degl' Imenotteri.
Anno XXXI. 3
— 34 —
parte perfettamente imitile allo scopo propostomi il trattare
minutamente di questi pezzi, solo dirò che il sigmoide e il
submediano sono sostenuti da un prolungamento flessibile del
metanotum, tale prolungamento si porta in avanti, cioè verso
V ala anteriore. Una particolarità che è necessario notare è
questa: il terminale alla sua estremità antero -inferiore si ar-
ticola con un pezzo di chitina assai grande che Amans chia-
ma appendice del terminale. Questo pezzo non è forse una
semplice appendice, avuto riguardo al suo forte svilujDpo in
confronto degli altri pezzi e alla sua unione (mobile) col me-
tanotum. La sua estremità inferiore molto allungata sporge
nella cavità toracica ed è il punto d' attacco dei muscolo po-
staxillare.
Muscoli dell' ala anteriore. —
Musculus mesonoti. — Anteriormente si attacca alla volta
del dorsum e allargandosi si dirige indietro e in basso per in-
serirsi sul mesofragma.
Amans pone dopo il dorsale un muscolo, il quale si attacca
posteriormente verso 1' estremità del metanotum al quarto
esterno di questa estremità con un corto tendine, si allarga in
avanti e si fissa nella cavità del postdorsum sul lato anteriore
di questa. Si dirige da dietro in avanti. L' Autore si domanda
se sia un muscolo particolare agi' Imenotteri o un rappresen-
tante del musculus lateralis mesonoti. Probabilmente è un mu-
scolo speciale, modificante leggermente il modo di volare. Nelle
Api non 1' ho trovato, solo nel Pelopoeus, Hammophila e Fos-
soria in generale è assai sviluppato.
Musculus lateralis mesothoracis. — A forma di ventaglio,
in basso si fìssa sull' ante e poststernum, in alto sul dorsum.
Musculus Vectiformis. — Inferiormente s' inserisce sulla lamina
mesofurca-pleurale, in alto all' estremità libera del ventiforme.
Sono due capi distinti uno più esterno più corto, un altro più
interno e più lungo.
Muscoli del terzo strato (diretti). — Preaxillare. — Ha
due capi : uno anteriore più piccolo si unisce col suo tendine
— 35 -
a quello del posteriore più grande; questo tendine è forte-
mente chitinizzato e resistentissimo. Ambedue i muscoli sono
posti sull' antepleura subito dietro lo stigma protoracico. Mu-
sculus subsigmoidalis. E posto subito dopo il postaxillare, si
dirige obliquamente indietro e in alto inserendosi sulla squadra
al punto d'articolazione di questa colla coda sigmoidale; in-
feriormente si fìssa sulla superficie interna della antepleura.
Questo muscolo è omologo al subsigmoidale dei Ditteri se
la squadra si ritiene per un' appendice del sigmoide, non del
terminale come vorrebbe Amans il quale afferma che i mu-
scoli del proterminale si fissano sulla squadra.
Il proterminale esiste anche qui e vi si attacca il relativo
muscolo.
Musculus proterminalìs (anteriore). — Dall'apofisi di que-
sto nome alla parete concava antepleurale. E doppio. I muscoli
diretti sin qui descritti hanno tutti una direzione obliqua di-
rigendosi in alto verso l'addome, quelli che seguono fanno con
questi un angolo acuto.
Musculus Submediani. — Inferiormente subito sopra il mu-
scolo trasversale dell'anca, in alto si fissa alla parte esterna
del submediano. E un forte muscolo verticale che proviene
senza dubbio dai primitivi pedio-pleurali, non saprei però af-
fermarne l'omologia sicura con alcun muscolo dei Ditteri.
Musculus postaxillaeis. — Inferiormente come il prece-
dente, ma assai più obliquo in alto si attacca all'estremitÃ
inferiore e interna del subpostdorsum. E doppio. Musculus apo-
pleuralis. Dalla parte anteriore della lamina post-pleurale alla
sporgenza superiore dell'estremità libera dell'apopleura (3. Que-
sto muscolo, indicato nei diagrammi con (?) non saprei a quale
altro paragonarlo. Il punto suo d'inserzione affatto nuovo credo
lo dovrebbe far considerare come un elemento proprio degl'Ime-
notteri superiori.
Muscoli dell'ala postekioke. Musculus metanoti. — Manca
completamente come pure il m. lateralis metathoracis. Il mu-
scolo del vectiforme non esiste.
— 36 —
Muscoli del teezo strato (diretti). M. preaxillaris. — Dal
subanteriore all'apertura pediale corre lungo la sutura meso-
metapleurale.
Musculus proterminalis. — Sta sotto al postaxillare; s'in-
serisce sull'estremità postero-inferiore del terminale, mentre
nell'ala anteriore s'inseriva normalmente sul proterminale, ma
questa apofisi ora si articola col nuovo pezzo subterminale.
Musculus postaxillaris. — Muscolo doppio, dalla coda del
subterminale alla cresta sterno-metapleurale. Un lungo mu-
scolo ma sottilissimo rappresenta quello del submediano, che
manifestamente agisce sempre come flessore. S'inserisce sulla
parte esterna del submediano per mezzo di un ispessimento
chitinoso, da questo parte un legamento conico che diretta-
mente si unisce al submediano.
Questo muscolo si dirige obliquamente in basso verso l'ad-
dome passando sotto i postaxillari, si attacca all'orlo posteriore
esterno dell'apertura dell'anca metatoracica, in modo però che
la zampa non influisce per niente sul suo funzionamento.
Altri muscoli, particolari al metatorace, servono da lega-
menti fra alcune parti dell'entorace, sono privi di tendini e la
loro contrazione ha una conseguenza minima sull'andamento
del volo.
DIAGRAMMI.
Per mostrare con più facilità le somiglianze e le differenze
fra le diverse muscolature alari e per determinare gli ele-
menti più o meno costanti di queste, i muscoli si possono
rappresentare graficamente con linee e costituire così dei dia-
grammi, i quali possono supplire a lunghe descrizioni, grazie
alle lettere ed ai numeri eguali designanti i muscoli omologhi.
Per maggior chiarezza ho distinto tre piani o strati muscolari
in ciascuna metà del torace.
Nel terzo strato comprendo tutti i muscoli diretti. Alla
— 37 —
•divisione in tre strati non va dato alcun valore assoluto, solo
deve venir considerata come mezzo più facile per la rappre-
sentazione schematica dei muscoli.
Come ho detto questi sono rappresentati da linee, linee
che sono le proiezioni (schematiche) dei singoli muscoli costi-
tuenti uno strato.
L'unione delle proiezioni dei tre strati rappresenta così il
complesso dei muscoli alari di una metà (destra nel nostro
â– caso) del torace.
— 38
ms =r Mesotorace. MT = Metatorace. — La parentesi che comprende due linee rappresenta
l'unione di due fasci muscolari, nella formazione di un sol muscolo. Se un muscolo ricopre perfet-
tamente un altro, il ricoperto è rappresentato alla destra del ricoprente con una linea punteggiata.
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3 \\c ^
N 1. Trichostoma capillattim. — N. 2. Hippobosca equina. N. 3 Tipula gigantea.— N. 4. Asilus
crabroniformis. — N. 5. Musca vomitoria. — N. G. Ilylotoma pagana. — N. 7. Ichneumonidae.— N. 8.
Formica herculeana. — N. 9. xilocopa violacea.
39 —
PROSPETTO DEI MUSCOLI DELLE ALI
Primo strato
Secondo strato
Terzo strato
Musculus mesonoti A
» metanoti A'
Musculus lateralis mesothoracis (anteriore) B
» » » (posteriore) C
» » metathoracis (anteriore) B'
» » » (posteriore) C"
» » mesonoti E
» metanoti E'
» » Vectiformis F
» » » (metatoracico) F'
Musouli praeaxillares mesothoracis 1-9
» » metathoracis l'-W
Musculus lateralis pediopleuralis (anteriore) 3
» » » (posteriore) 2
» » » (anteriore metatora-
cico) 2'
„ » » (posteriore metato-
racico) 3'
» postaxillaris mesothoracis 4
» » metathoracis 4'
» proterminalis (anteriore) 5 (posteriore) 5,
» » (anteriore) 5' (posteriore) .*/,
(meta toracici)
» entopleuro-dorsalis 6
» antiaxillaris 7
» prosigmoidalis 8
» subsigmoidalis 8 i
» prosigmoidalis (metatoracico) 8'
subsigmoidalis » 8\
-â– > subaxillaris l l
» apopleuralis ?
» Submediani x
40
SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE
Tavola I.
Figura I. — Ala anteriore destra di Trichostoma capillatum — a subante-
riore — * sigmoide — m submediano — t terminale — A apofisi alifera —
9 piccolo preaxillare — ó muscolo del proterminale — 6 muscolo entopleuro-
dorsale — 7 antiaxillare. (Questa e le ali che si trovano nelle figure seguenti
sono vedute dall'alto e dall'interno, supponendo l'ala orizzontale e tirata in
avanti).
Figura li. — Nervatura costale di un'ala di Eristalis tenax veduta dalla
parte inferiore articolatesi in basso coll'estremità mobile (m) dell' apofisi alifera
— se l'apofisi stiloide colla lamina triangolare superiore che l'unisce all'apofisi
alifera — 1-9 muscolo preaxillare — s scaglia — a nervatura costale. — L'ala è
ruotata di 90° intorno all'asse xx '.
Figura III. — Metà destra del torace di Ti/mia gigantea. Il protorace è stato
tolto. La linea punteggiata che va da.\Vantedorsum al mesofragma indica il limite
inferiore del muscolo dorsale (m, mesonoti) che riempie tutto lo spazio al di
sopra. Per la spiegazione dei numeri indicanti i muscoli si veda a pag. 37 e
così pure per tutte le figure seguenti.
Figura IV. — Metà destra del torace di Tipula gigantea. Parte del dorsum
e postdorsum è stata tolta per lasciar vedere l'articolazione dell'ala, che è stata
spostata in dietro. A Tuberosità anteriore — m submediano — S sigmoide —
t terminale — dt dorsoterminale — B bilanciere (la parte estrema è stata tolta).
Figura V. — Base e articolazione del bilanciere destro di Asitus erabroni-
formis — b placche papillifere scapali — 5 placche papillifere basali (del lato
superiore del bilanciere), — T porzione del dorsum metatoracico a cui si arti-
cola lo spigolo supero-interiore della base. L' apofisi post pleurale viene subito
sotto. A addome — z muscolo dell'anca — z' idem.
Figura VI. — Metà destra del torace (1) di Musca vomitoria — t lungo esten-
sore del trocantere. E stato tolto il muscolo dorsale, la linea punteggiata rappre-
senta il suo limite inferiore — z muscolo dell'anca metatoracica.
Figura VII. — Terzo strato di muscoli.
Figura VIII. — Idem.
Figura IX. — Metà destra del meso e metatorace di Asilus crabroniformis.
Figura X. — Metà destra del meso e metatorace di Hippobosca equina. Il
dorsale e stato asportato nella sua parte media.
(1) In questa come pure nelle altre ligure rappresentanti metà di toraci manca il protorace.
— 41 —
Figura XI. — Terzo strato muscolare della medesima. Anteriormente il dor-
sum e V antepleura sono spezzati per lasciar vedere meglio la disposizione dei
muscoli.
Figura XII. — Terminazione inferiore del musculus laleralis mesonoti sul
mesotragma (m). F muscolo del Vectiforme (Hylotoma pagana).
Tavola II.
Base dell'ala anteriore e bilanciere destri di Eristalis wnax. L'ala è stata
portata in alto e in dietro rispetto al corpo dell'insetto. I) sigmoide lascia vedere
per trasparenza l'apofisi alifera R — ss subsigmoide — ps prosigmoide — h le-
gamento che unisce la scaglia (g) all' apofìsi stiloide z — pr proter "minale —
t apofisi posteriore del terminale che si unisce al dorso-terminale dt — m subme-
diano. Anteriormente a questo stanno la tuberosità anteriore e posteriore. Fvelo
— E bilanciere — s papille scapali — b papilli basali — H papille d' Hicks.
T porzione di dorsum e membrana dove si attacca l'estensore 2'. A apofìsi post-
pleurale; — § stigma — G apertura dell'anca metatoracica.
Tavola III.
Figi'ra I. — Metà destra del meso e metatorace di Formica herculeana —
a muscolo dell'addome. Non è segnato il muscolo 5', che è quello subito dietro
il 5 (t'orma alata).
Figure II, III e XIII rappresentano la muscolatura del meso e metatorace della
forma attera della Formica herculeana. La fig. XIII rapprasenta la regione ster-
nale mesotoracica e metatoracica — z Forca mesosternale — v sutura pro-meso-
toracica. — Nella fig. II il muscolo della fig. XIII non si vede perchè nascosto
dalla forca mesosternale, a ed a' muscoli dell'addome.
Figura IV. — Il subterminale dell'ala posteriore di Xilocopa — (il punto
dove si articola col terminale — ni dove s'inseriscono i postaxillari.
Figura V. — Torace di Asilus crabroniformis — a antedorsum — b dor-
sum — e postdorsum del protorace — f antepìeura — h postpleura — k postster-
nurn — g antesternum — d" subpostdorsum del mesotorace — m mesofragma —
n anca.
Protorace e mesotorace sono ombreggiati assai più del metatorace per far ve-
dere meglio lo sviluppo reciproco — i inserzione del bilanciere — P inserzione
dell'ala — s stigma.
Figura VI. — Terzo strato muscolare e parte del secondo di Ichneumon.
Figura VII. — Base dell'ala anteriore e posteriore di Xilocopa riolacea, ve-
dute a luce incidente e in parte per trasparenza.
Le due ali sono state leggermente spostate in avanti e assai in alto — /( lega-
mento fra il sigmoide e la tuberosità posteriore b — m submediano — i tubero-
sità anteriore — subanteriore — s sigmoide — t terminale — a. e /? apopleure
â €” 42 —
— q squadra, ruotata di 90° in alto e in dietro dalla sua posizione normale —
l nervure retractire dì Chabrier — e subterminale— r metanotum — v recti-
forme.
Figura Vili. — Il sigmoide e il submediano dell'ala posteriore di Xilocopa,
a sinistra veduti di fianco dalla parte posteriore. A destra pure di fianco veduti
dalla parte anteriore del torace.
Figura IX. — Faccia inferiore concava della tuberosità posteriore. (La figura
è stata fatta per errore colla parte inferiore in alto).
Figura X. — Terzo strato muscolare (meno F) di Bombus terrestris.
Figura XI. — Primo e secondo strato muscolare di Bcmbus. Il musculus me-
sonoti è stato tolto nella sua parte media — ?» mesofragma.
Figura XII. — Disposizione dei pezzi d'articolazione, np nervatura posteriore
— na nervatura anteriore.
Figura XIV. — Porzione posteriore dell' apofisi alifeia A — /3 e e le due
apopleure — m muscolo apopleurale.
Figura XV. — Metà destra del meso e metatorace d' Hylotoma paguna. —
Terzo strato e parte del secondo. II mesofragma è stato tolto, rimane però l'ap-
pendice a cui si attacca il muscolo del vectiforme.
43 —
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46 —
E. FICALBI
VENTI SPECIE DI ZANZARE (CUL/G/DAE) ITALIANE
CLASSATE E DESCRITTE
e indicate secondo la loro distribuzione corologica
PREFAZIONE
Lo studio delle zanzare, già di per sé è tale da volere essere
coltivato, come si fa per quello di altri animali, dal punto di
vista zoologico puro, e perciò tale da interessare comunque
colui, che pratica le scienze naturali; ciò basta a rendere ra-
gione di un lavoro, che su questi animali si pubblichi; e io
veramente a questa ragione mi arresto ; ma oggi inoltre
peculiari legami sono ormai messi in sodo tra questi insetti
e speciali malattie umane: nei tempi recenti, infatti, le zan-
zare prima si riconobbero legate alla filariasi del sangue, poi
(e ricercatori italiani, con a capo Grassi, tengono il primo
posto in questi studi) alla infezione malarica, e non è a priori
escluso il caso che esse possano mostrarsi in relazione a qual-
che altro nostro malanno; da ciò deriva che oltre che pel natu-
ralista lo studio delle zanzare può avere interesse pel cultore
della medicina.
Questa pubblicazione (che mando fuori per rispondere, per
quanto solo in parte, a una vecchia promessa — le zanzare
italiane — , che già feci, e che taluno mi è andato varie volte
ricordando) ha lo scopo di presentare in un tutto organizzato
un buon complesso di specie appartenenti tutte ad una stessa
fauna (la italica), e di presentarlo in base a criteri specio-
grafici e classificativi, che in parte almeno sono nuovi.
In questo lavoro sono, in primo luogo, cose, che già scrissi
— 47 —
nella mia pubblicazione del 1896 (1), ma mi sono studiato di
non ripeterle puramente e semplicemente, sibbene, come ho
fatto, almeno qua e là , anche nella caratterizzazione generale,
aumentandole e migliorandole.
Sono, in secondo luogo, cose, che, come ho accennato, mi
sembrerebbero nuove.
Tra queste precipuamente mi hanno occupato quelle, che
si riferiscono ai caratteri di distinzione, alla ripartizione in
gruppi delle specie, alle descrizioni delle specie stesse. Sui ca-
ratteri da adottarsi per distinguere le specie, ho scritto un ap-
posito, per quanto breve, capitolo. Ho cercato rintracciare il
più possibile caratteri realmente formali, e ho cercato su essi
basarmi, e mi parrebbe di averlo fatto con un certo frutto, per
suddividere il gruppo e indiscutibilmente caratterizzare le specie.
La parte strettamente speciografica comprende, oltre a qual-
che specie, che non avevo particolarmente descritto, le specie
già da me ridescritte, ma non mi sembra che ciò costituisca
una inutile ripetizione: prima di tutto avverto che le descri-
zioni delle forme già da me riaccennate in altri lavori, sono
state, oltre che rivedute, completate in base ai nuovi criteri,
poi dico che questo lavoro presentando per la prima volta un
complesso di specie italiane ben caratterizzate, e raccolte in
un tutto organizzato, non poteva trascurare specie anche ride-
scritte. Alcune specie poi, che altra volta avevo ammesso, qui
ho invece distrutto; ma se, come Saturno, ho rimangiato i
miei figli, non mi pare di averlo fatto alla leggera, ne alla
leggera li avevo procreati, ma si in base a ragioni, che mi
sembrano giustificate; ne mi si vorrà far torto di cosa, che
accade a tutti i cultori di Zoologia, e che allo stesso padre
della Ditterologia, al Meigen, accadde numerose volte e anche
a proposito di zanzare.
Avrei fede che le mie caratterizzazioni e le mie descrizioni
non lasciassero incertezze sulle forme concrete, cui intendo ri-
(1) Vedi citazione in ultimo.
— 48 —
ferirmi, anche se per avventura qualcuna (il che è possibile,
ed io sarei scusabile, perchè le descrizioni vecchie sono imper-
fette e insufficienti) non sia stata da me identificata proprio
nel modo, che sarebbe stato conveniente.
A taluni confronti mi è stata di utile grandissimo una
raccolta di Culicidae gentilmente speditami dal Museo di
Vienna, e al prof. Brauer ne rendo sentite grazie. — Come
ringrazio altri, che mi hanno favorito.
La parte, che si riferisce alla distribuzione corologica o,
come altri ama meglio scrivere, corografica delle specie, ho cer-
cato curare meglio, che ho potuto, in parte valendomi delle
osservazioni degli altri, e mi piace subito fra queste notare le
interessanti contribuzioni di Grassi (1), e in parte rinnuovando
o istituendo ricerche personali per vari paesi d'Italia; devo
subito, è vero, dichiarare che essa è ben lungi dal rappresen-
tare un completo disegno della distribuzione secondo i vari
luoghi delle zanzare italiane: e ciò dipende dal fatto che si
tratta di uno studio lungo ed arduo più di quello, che a primo
aspetto, per le ragioni, che spiegherò in seguito, possa cre-
dersi ; tuttavia qualche ulteriore contribuzione, oltre quelle, che
si avevano, mi parrebbe di aver portato.
Le altre notizie dietologiche ho cercato pure curare, sia in
base a lavori di altri, e cito, oltre gli scritti di Grassi, il bel
libro recente di Celli (2), sia in base a osservazioni e controlli
direttamente fatti, e pur essendo piccola cosa, potranno un
po' interessare qualcuno.
Ho voluto aggiungere un capitoletto sulla maniera di rac-
cogliere e conservare le Culicidae per rispondere alle numerose
domande, che da varie parti ho ricevuto.
Ed ora, terminando questo preambolo, mi sia lecito espri-
mere la speranza che qualche piccola utilità od interesse pos-
sano queste contribuzioni presentare.
Agosto, 1899.
il) Vedi citazione in ultimo.
(2) Vedi citazione in ultimo.
49 —
CAPITOLO I.
Raccolta e conservazione delle Cu/iciclae.
Da che mi occupo di zanzare sovente mi sono sentito chie-
dere come si catturano, si preparano, si conservano questi gra-
cili insetti. Ho dovuto constatare poi non solo come per lo
più il materiale, che in questo riguardo esiste nei Musei, oltre
che scarsissimo, è in cattivo stato, ed in generale è in cattivo
stato pur quello delle collezioni private, ma ho dovuto con-
vincermi altresì che in generale anche i raccoglitori di buona
volontà lasciano molto a desiderare nel modo come catturano
e preparano, di maniera che per lo più ho avuto esemplari e
comunissimi e così malconci, che nessuno o poco vantaggio
ne ho tratto.
Sono venuto, per ciò e per rispondere a numerose richieste
avute, nella determinazione di scrivere questo capitoletto, nel
quale accenno come, secondo me, si devono catturare, prepa-
rare e conservare le zanzare; il capitolo stesso potrà dar modo
a qualche studioso di fare qualche controllo e quindi di sug-
gerire quei miglioramenti, che saranno del caso.
Coloro, che vogliono fare raccolta di zanzare, devono essere
bene al corrente non dico dei caratteri di questi insetti, che
il raccoglitore deve saper riconoscere a colpo (1), ma dei co-
stumi, della generazione e del ciclo di esistenza, in breve
della dietologia, di questi ditteri in generale.
Per avere zanzare si può andare in traccia o direttamente
degli insetti perfetti (immagini), oppure delle ninfe e delle
larve e perfino, come varie volte io ho fatto, delle uova.
(1) Non raramente mi è capitato di vedermi mandare come zanzare, perchè le
determinassi, ditteri culiciformi, che con le zanzare non avevano nulla a che fare!
Anno XXXI. 4
— 50 —
Cominciamo dal modo di far raccolta degli insetti perfetti
ossia delle immagini.
Le zanzare allo stato di immagine sono, in genere, insetti,
che non amano troppo il sole e la vivida luce. Amano invece
l'ombra dei boschi, o almeno dei cespugli, il fresco dei bur-
roni non esposti al sole, la semioscurità delle grotte e anche
degli edifici umani; esistono, sì, delle specie, per dir così, più
diurne, in confronto di altre più notturne, alcune, cioè, che
temono la luce meno di altre, ma non vedrete mai svolazzare
per gusto al sole le zanzare come fanno altri insetti: anzi
l'ora d'oro di queste bestioline è il cominciar della notte: in
certi paesi il crepuscolo serale è l'ora più terribile in causa
delle zanzare; è poi in quest'ora che le zanzare, danzando
presso ai cespugli, compiono in aria le nozze. Queste nozioni
devono essere utilizzate dal naturalista raccoglitore, il quale,
così, saprà ove cercare le culicide.
Inoltre le zanzare se sono in genere avide di sangue e per-
seguitano l'uomo, in varie circostanze questi attributi possono
non presentare, sia perchè si tratti di specie, che si appagano,
almeno per lo più, del regime fitofago, sia perchè si tratti di
maschi, i quali nelle più delle specie, per quanto non in tutte,
sono innocui, sia perchè le zanzare si trovino in un periodo
di vita, nel quale non pungono. Occorre per ciò che il natu-
ralista raccoglitore non si limiti alle zanzare, che si manife-
stano da loro, ma sappia andare anche in traccia di quelle,
che si tengono nascoste.
Il naturalista, per ciò, cerchi nei seguenti luoghi e cerchi
convenientemente per catturare zanzare palesi ed occulte:
a) iSTei boschi. Nei boschi ombrosi, e specie di piano,
nelle pinete marittime, non stenterà ad accorgersi della pre-
senza di zanzare, le quali quivi, diurne o notturne, si emu-
lano nel tormentare l'uomo; le forme pungenti, come ho detto,
si scuoprono da loro, ma di tutte le altre il naturalista deve
andare in traccia: le potrà scuoprire scuotendo leggermente
con una bacchetta i rami bassi e i cespugli, mettendole così
— 51 —
in fuga e catturandole, come poi gli dirò; nei boschi percorra
inoltre i fossati, agiti le erbe e potrà fare delle catture.
ò) Nei paesi con acquitrini, risaie e paludi ; ponendosi alla
sera al calare e dopo il calare del sole fermi in attesa si possono
fare grandi catture; si tratta di femmine ematofaghe; i rela-
tivi maschi, o le forme non pungenti, oltre che le surrammen-
tate femmine, io ho trovato percorrendo i luoghi acquitrinosi
e palustri anche in pieno giorno e agitando i cespugli e le
erbe; alcune femmine pungenti palustri, del resto, anche in
pieno meriggio talvolta vi assaltano, ove voi vi mettiate al-
l'ombra dei cespugli.
e) Nei burroni ombreggiati e nei fossati con molta ve-
getazione ; quivi non mancherete mai di trovare qualche zan-
zara, e se anche a prima vista essa non vi si appalesa, vi si
mostrerà quando lievemente innoviate le erbe.
d) Lungo il margine dei boschi, lungo le siepi, alla sera,
quando le zanzare danzando in aria compiono le nozze.
e) Nelle grotte; anche nella buona stagione il naturalista
potrà quivi trovare, posate sulle pareti, zanzare; durante poi
il periodo invernale qui solo potrà trovare diverse specie,
perchè è qui che molti di questi insetti si recano a compiere
lo svernamento.
f) In altri siti analoghi alle grotte, come cantine accessi-
bili, volte oscure di ponti, etc.
g) Nelle abitazioni umane (ed anche qui generalmente si
tratta di femmine ematofaghe) per lo più di notte, ma anche
per certe specie di giorno ; le latrine sovente ricettano zanzare,
ed io vi ho visto svernare individui di Culex e di Anopheles.
h) Nelle stalle di campagna, sia nella buona stagione,
sia in inverno, ove gli individui possono svernare.
Non ignori il raccoglitore che occorre perseveranza e assi-
duità nelle ricerche, le quali voglion essere ripetute per suc-
cessivi periodi, se egli vuole arrivare a risultati interessanti;
molte specie si dimostrano in modo irregolare, discontinuo,
legato a speciali circostanze di stagione, spesso poco apprez-
— 52 —
zabili; in una data estate voi vi recate in un bosco e tro-
vate numerosi gli individui di una certa specie, vi recate lÃ
nell'estate seguente, nello stesso mese, non trovate un indivi-
duo; la fauna culicidica di un luogo non si \mò spesso chiarire
che con ricerche assidue e non brevi, aiutate da favorevoli
condizioni ambienti.
Ma. scopertili, come si catturano gli insetti perfetti o le
immagini, e lì per lì si conservano ?
Occorrono: a) istrumenti di cattura; b) sostanze per ucci-
dere le prede; e) una delicata pinzetta per maneggiarle; d) sca-
tolette per la prima conservazione; e) una buona lente per le
prime ispezioni.
Importanti sono gli strumenti di cattura: le zanzare sono
insetti così delicati che ogni più lieve contatto li mutila, li
spoglia dei loro rivestimenti di squa-
mette, insomma li altera. Due sono gli
istrumenti di cattura, che io adopero:
uno eccezionale, uno di regola. Il primo
è il retino, un retino di velo trasparente,
finissimo e leggero, a corto manico
(circa 35 centimetri), del diametro di
circa 20 centimetri; deve essere ado-
Fig. 1. — Bottiglia a nassa
perato solo quando non se ne può fare ( COS ì detta bottiglia entomo-
a meno, perchè per lo più guasta le zan- \° gi ^ Per catturare zanzare;
zare, che vi rimangono impigliate; lo si
adopera per prendere zanzare volanti, e che non si ha speranza
che vadano a posarsi in luogo, ove si possano catturare nel
secondo modo, che dirò. Il secondo istrumento di cattura è il
seguente (fig. 1): una bottiglia di vetro bianco, a pareti grosse,
perchè sia robusta, un po' piatta per essere tenuta in tasca, a
larga bocca: nella bocca è adattato un turacciolo forato, nel
foro del turacciolo un imbutino di vetro, che sporge con la
parte sottile dentro la bottiglia per centimetri 1 e '/? : tutto
l'imbuto può essere lungo centim. 4 e y»: la sua grande aper-
tura deve avere un diametro di almeno centim. 4, la piccola
— 53 —
di 1 ; così è costruita una bottiglia a nassa, ed è questo un
arnese, del resto, che, più o meno modificato, è noto a tutti
gli entomologi; appena si scorge una zanzara, se è posata, si
procura di non farla muovere, se vola, la si lascia posare sulla
persona o su altro oggetto, tenendole dietro, se è necessario:
piano piano allora le si mette sopra l'apertura grande dell'im-
buto: essa rimane presa tra l'imbuto e l'oggetto, sul quale è
posata, ed agitandosi finisce ben presto per entrare nella bot-
tiglia, dalla quale non le è più fatto di uscire; se l'oggetto, sul
quale è posata, è scabro, irregolare, etc, io, appena coperta
la zanzara dall'imbuto, passo subito con l'altra mano contro
di questo un cartoncino, e così la ho prigioniera. Quando anche
si cattura col retino, è necessario in un secondo tempo far en-
trare la zanzara nella bottiglia, se si vuol uccidere e manipolare
senza guastarla.
Catturati, così, diversi esemplari, ed io sono arrivato ad
averne in una bottiglia anche un centinaio, se si vuole e se
ne ha bisogno, si possono portare a casa vivi; se no, è inutile
lasciarli per troppo tempo a svolazzare nella bottiglia, perchè
facilmente si guastano, e occorre ucciderli.
La sostanza, che io adopero per uccidere le prede, è la ben-
zina, che deve farsi agire allo stato di vapore; i vapori di
benzina uccidono bene: per lo più le zanzare muoiono con
buona posizione delle ali, cioè ad ali aperte e con superficie
dorsale del corpo tutta scoperta, insomma in modo comodo per
la osservazione; per uccidere le prede della bottiglia si pone
coricata la bottiglia stessa e .con una bacchettina si versano
delle goccie di benzina sui bordi del turacciolo: i vapori pe-
netrano (e devono penetrare questi soli, non il liquido) nella
bottiglia e in poco tempo uccidono le zanzare. Anche il fumo
del tabacco, soffiato con un cannellino di paglia dentro la bot-
tiglia, uccide rapidamente e assai bene le zanzare.
Uccise le zanzare, si apre la bottiglia e si rovesciano sopra
un foglio di carta, e ci si vale della pinzettina (afferrandole
per le ali) per separarle l'una dall'altra, per remuoverle, etc.
— 54 —
Ottenute, così, le prede morte, si agisce differentemente,
secondo le condizioni, a) Se si è in escursione e non si ha,
tempo o modo di far altro, si pongano delicatamente le prede
in scatoline (piccole) di cartone, delle quali si deve essere
provvisti (non, almeno per troppo tempo, in tubetti di vetro,
che impediscono l'essiccamento e in breve tempo le fanno gua-
stare), e si portino a casa, procurando di scuoterle e rimesco-
larle il meno possibile, b) Se si ha un po' di comodità , pur
essendo in escursione, si faccia con la lente un primo esame
sommario degli esemplari freschi, e si prendano appunti su quei
caratteri, che meglio si vedono nel fresco, e specialmente sulla
presenza, sulla natura e sulla disposizione delle ornamentazioni
colorite; poi si pongano gli esemplari nelle scatoline.
Arrivati a casa, se gli esemplari sono già secchi, non v'è
altro da fare: occorre studiarli così, o rammollirne alcuni, il
che si può fare con acqua bollente semplice o contenente in
soluzione potassa, per più speciali osservazioni; quelli ben con-
servati si dispongono poi per la conservazione definitiva, come
dirò; se gli esemplari sono sempre freschi, si studino subito o
si completi lo studio sommario già fattone, e poi si mettano
in buona posizione per l'essiccamento, nella maniera, che dirò,
per le zanzare avute da larve.
Passo a dire qualche cosa dell'altro mezzo per avere zan-
zare, mezzo, che considero ottimo, e che consiste nel raccogliere
larve e ninfe, e, ove si trovino, anche uova, e nel farle svi-
luppare in laboratorio.
Le zanzare allo stato di larva e di ninfa menano vita acqua-
tica ed è nell'acqua che le zanzare madri depongono le uova;
sono le acque stagnanti o presso che stagnanti, sono le acque
palustri, etc. quelle, che servono alle zanzare per la loro vita
larvoninfale. Ecco allora come il naturalista raccoglitore può
praticare.
Armato e di una specie di ramaiolo e di una specie di
cola-brodo con fondo di tela metallica e fitta, ambedue con ma-
nico suscettibile di essere inastato a un bastone, e di un re-
— oo -
tino da acqua di velo forte, pur suscettibile di essere inastato,
e provvisto di qualche recipiente, ove porre i prodotti della
pesca, a bocca larga, tura bile, resistente e ben trasportabile,
deve andare in giro, specie nella buona stagione, primavera
e estate, ma senza trascurare l'autunno e l' inverno, in cerca
delle acque stagnanti, dai grandi stagni e paludi alle pozze delle
j3Ìù piccole dimensioni: le acque ferme, ho detto, contengono
le larve, ed è regola; ma ne ho trovate alcune volte anche in
acque discretamente correnti; le acque dolci sono quelle, che di
regola ricettano larve, ma pur gli stagni alquanto salati pos-
sono contenerne (1); nelle acque, che ho detto, adunque, spe-
cialmente lungo le sponde, ma, se si tratta di ampi tratti di
acqua, anche al largo e dove vi è ombra di erbe, col ramaiolo,
col cola-brodo e col retino faccia pescagioni e non mancherÃ
di trovare larve e ninfe di zanzara; non si stanchi facilmente:
sovente il catturare larve e ninfe di specie palustri di Cidex
e di specie di Anopheles-, che possono vivere molto sparse, è
difficile, ma perseverando si riesce. Ottenute le larve e le ninfe,
si pongono nel vaso recettore con una certa quantità d'acqua,
procurando che esso non sia troppo pieno, ma che fra l'acqua
e il tappo rimanga uno spazio d'aria, e senza agitar troppo si
portano a casa. Praticando queste pesche e dopo aver esercitato
un po' l'occhio, può venir fatto di raccogliere navicelle d'uova
non ancor sviluppate, e queste pure si portano a casa.
A. casa, si comincia per separare le larve; si pongono in
bicchieri grandi, contenenti acqua in antecedenza preparata,
la quale deve contenere vegetali in macerazione in sufficiente
quantità per nutrire le larve; poste le larve in questi boccali
con acqua e nutrimento, si lasciano tranquille, in luogo ripa-
rato dal sole e dalla polvere; se si hanno navicelle d'uova, si
pongono nella stessa acqua, dove ben presto nascono le lar-
vettine.
Questo allevamento non riesce ugualmente bene per tutte
(1) Vedi in proposito una avvertenza più avanti.
— 56 —
le specie; se vi sono specie, le di cui larve si allevano facil-
mente, altre presentano difficoltà maggiori, il che, per esempio
ianno le larve di Anopheles: queste generalmente muoiono
nelle acque troppo sporche, ove pur vivono bene larve di Cu-
lex; allora bisogna allevarle nella loro stessa acqua, o insomma
loro costituire un ambiente, come ha fatto Grassi, il più pos-
sibilmente simile al naturale.
Le ninfe raccolte pongonsi in bicchieri con acqua chiara
(esse non nutronsi), la quale non empia fino in cima il bic-
chiere. Ogni giorno poi si osserveranno i bicchieri con l'alle-
vamento delle larve e mano mano che si formano ninfe, que-
ste si portano nei bicchieri ad acqua chiara.
Questi bicchieri devono essere in sopra coperti da una cam-
panina di vetro o da un altro bicchiere rovesciato. Le ninfe
via via si trasformeranno in insetti perfetti e voleranno nella
campanina o nel bicchiere rovesciato soprastante. Allora pas-
sando sotto di esso un cartoncino, si hanno isolate le immagini
nella campanina o nel bicchiere.
Può essere a qualcuno necessario o utile conservare vive,
almeno per qualche tempo, le immagini. Devo subito dire che
si tratta di insetti delicati, che resistono male alla cattività .
Accenno peraltro che per breve tempo possono conservarsi
sotto campanine di vetro; ma più a lungo io le ho conservate
in quelle così dette moscarole di tela metallica, con le quali
si difendono i piatti dalle mosche, e ho visto che è utile
metter dentro anche un vasettino d'acqua con mazzetti spor-
genti di erba fresca; in queste condizioni zanzare catturate
già feconde possono perfino emettere le uova.
Le immagini, che si vogliono uccidere, una volta ottenutele
dalle ninfe, si portano nella loro campanina sul tavolo da la-
voro e quivi si dà la benzina ponendone delle gocce sui bordi
del recipiente; i vapori penetrano e le zanzare, agitandosi
senza guastarsi, muoiono, e generalmente muoiono opportuna-
mente ad ali aperte.
Morte le zanzare, si toglie il recipiente, che le ricuopre, e
— 57 —
si studiano e si descrivono fresche, ossia prima del dissecca-
mento.
Poi, se se ne vuole conservare in alcool, vi si pongono fre-
sche, le altre si lasciano seccare in buona posizione, cioè
prone, con arti e proboscide distesi, con antenne, palpi, ali
ben accomodate; nel far ciò si usa la massima delicatezza,
servendosi di pinzettine e di aghi montati su manico. Nel
seccare, ogni zanzara si altera alquanto, per quanto sia in buona
posizione, e ciò perchè i tegumenti non sono resistenti quanto
in altri insetti e si raggrinzano; ma questo è un male inevi-
tabile.
Come si dispongono per la conservazione definitiva e per
le collezioni le zanzare?
Uno dei mezzi è di conservarle in alcool; sotto alcuni punti
di vista avere anche individui conservati in alcool può essere
utile cosa, e individui simili possono poi sufficientemente bene
studiarsi; ma dopo un certo soggiorno nel liquido le ornamen-
tazioni si scoloriscono.
In generale i collezionisti amano conservare a secco. Le
zanzare di Rondani, di Schiner, del Museo di Vienna, etc. sono
infilzate in sottili spilli, come di solito gli altri insetti; non si
può negare che questo modo di conservare è tutt'altro che per-
fetto: là dove lo spillo passa, altera o nasconde sempre qualche
cosa; ma per collezioni il metodo è comodo; si usino i più sottili
spilli, si infigga l'insetto quando è ancor molle, e si cerchi, sul
primo immergendo lo spillo in un piano di sughero fino al li-
vello dell'insetto, far seccare l'esemplare in buona posizione delle
parti; si infilzino inoltre alcuni esemplari dorsoventralmente,
altri trasversalmente o di fianco. Invece che direttamente nello
spillo, si possono, come praticano gli entomologi per altri pic-
coli insetti, infilzare solo per disotto del torace le zanzare con
un pezzetto di sottilissimo filo metallico, il quale poi si fissa
con l'altra sua estremità a un tassello di midollo di sambuco,
e questo si infilza nello spillo. Da qualche collezione ho anche
avuto zanzare non infilzate, ma attaccate con l'addome ad una
— 58 —
listerella di carta, che è quella infitta nello spillo: certo così,
per quanto la parte attaccata sia poco ispezionabile, la zanzara
non viene guastata. Io preferisco conservare le zanzare secche,
ma sciolte in altrettante scatoline di cartone: uno si può così
fare una collezione sempre facilmente utilizzabile per studi e
confronti; ma è collezione di una delicatezza estrema. Colui,
poi, che voglia essere completo, si faccia una collezione mista:
in parte composta di esemplari secchi infilzati direttamente o
per mezzo del sottile filo metallico, o per mezzo di listerelle
di carta e conservati nelle solite cassette da entomologia, in
parte composta di esemplari secchi, conservati sciolti in distinte
scatoline, in parte composta di esemplari in alcool conservati
in distinte boccettine o tubetti.
Le larve e le ninfe non possono conservarsi che in boccet-
tine o tubetti con alcool.
CAPITOLO II.
Caratterizzazione generale delle Culicidae.
Quando si divida 1' ordine degli insetti ditteri nei tre sot-
tordini degli Orthorrliapha nemocera, degli Orthorrliapha bra-
chi/cera, e dei Cyclorrhapha athericera, si viene a stabilire un
gruppo molto naturale, che è precisamente il primo, caratte-
rizzato da palpi, almeno in un sesso, generalmente a 4 o 5 ar-
ticoli e da antenne multiarticolate (più che 6 articolate), con
articoli a struttura omologa, il quale è quello, che interessa
nel caso attuale. Esso può scindersi in due divisioni, i Nemo-
cera vera e i Nemocera anomala; i Nemocera vera compren-
dono due gruppi di famiglie, dei quali il primo è costituito da
una famiglia sola; ed essa è la famiglia delle zanzare ossia
delle Culicidae, la quale appunto è quella, di cui si intende
discorrere nel presente lavoro.
Ne do la caratterizzazione esteriore riferendomi alla imma-
— 59 —
gine e riserbando ad altro scritto il parlare dell' anatomia in-
teriore, delle larve e delle ninfe.
Le zanzare ossia le Culicidae sono ditteri (fìg. 2j con corpo
lungo e sottile, dotato di piccola testa, e di forma complessiva
snella e elegante, la quale, per es-
sere assai peculiare ad esse ed alle
tipule, ha fatto creare gli appel-
lativi tipulì forme e culici forme.
Un corpo così fatto, con la
piccola testa dotata di prolisse e
sottili antenne, dalla quale sporge
in avanti la lunga e rigida pro-
boscide coi rigidi palpi, sono tali
caratteristiche, che subito mettono Fi ^- 2 - ~ Scllizz0 * una zanzara
(Anopìieh's elaviger )£) vista ai so-
Sulla buona via per distinguere le pl - a . 2 . (La proboscide appare alla
Zanzare tra gli altri ditteri. punta triforcata per un leggero diva-
ricamento dei palpi; 1' ala superiore
Le Culicidae non SOnO in gè- presenta le 4 macchiette, e se ne vede
-, t ti- in parte una anche dell'ala inferiore).
neraie di grandi dimensioni, in
modo che se non si può dire che siano i più piccoli ditteri,
neppur può dirsi che siano tra i grossi: le Culicidae italiane,
che in questo lavoro descrivo, presentano una lunghezza to-
tale del corpo (dall' estremo della proboscide all' ano), che
oscilla da millimetri 4 (piccoli maschi di Culex elegans) a
millimetri 12 e anche 15 (individui di Culex annulatus e spa-
thipalpis).
Il corpo delle zanzare è irto di produzioni cuticulari rile-
vate, generalmente solo visibili con le lenti, le quali per la
foggia e le dimensioni, e sebbene tra esse siano collegate da
passaggi, possono distinguersi coi nomi di peli, di setole, di
squamette.
I peli sono di svariate dimensioni: cominciano dai più mi-
nuti e sottili e grado grado arrivano ai grossi e lunghi e
poi passano alle setole. Piccoli o grossi, non mancano in nes-
suna parte del corpo delle culicide di tutti i generi, le quali
viste con le lenti appaiono come esseri grandemente irsuti
60
ossia con corpo grandemente peloso-setoloso. Setole notevoli
sono raccolte in speciali parti: così sull'addome, specie
Fig. 3. — Squametta del
vello del torace di femmina
560
1 *
di Q. spathipalpis.
Fig. 4. — Squametta del
vello del torace di maschio
j- n ■• 560
di C. pipiens. — — .
Fig. 5. — Squametta della
chioma lineale di femmina di
C. hortensis. --'-.
Fig. 6. — Squametta di un
arto di C. pipiens (Da Ficai-
bi, 189(3,. 7-
Fig. 7. — Squametta del
margine alare di C- pipiens
fi9fl
(Da Ficalbi, 1896). -— .
sui lati; sugli organi sessuali esterni maschili; sul torace, spe-
cie sul suo orlo posteriore, e le setole del torace presentansi
longitudinalmente striate come le squamette, a cui si direbbe
che formano un passaggio; sui palpi e specie sui maschili, che
sovente appaiono per ciò penicillari ; sulle antenne, e specie
sulle maschili, che per le loro lunghe setole prendono aspetto
— 61 —
piumoso; e le accennate setole sovente, come almeno quelle
delle antenne, hanno natura sensitiva.
Le squamette sono di svariate fogge e dimensioni. Circa
alla foggia, dico che sulla nuca e sul torace (degli individui
del genere Culex) se ne hanno delle foliiformi, sottili, più o
meno appuntate e ricurve (fig. 3 e 4), le quali con la loro
unione un po' irregolare formano un rivestimento a vello assai
fitto e grossolano, caratteristico delle parti, che ricuopre ; pure
sulla nuca se ne hanno della forma di lunga racchetta (fig. 5)
a orlo estremo dentellato ; sull'addome (Culex), e sulla probo-
scide, sui palpi, sugli arti (di tutte le culici.de) se ne hanno in
forma di racchetta (fig. 6) più o meno slargata e con margine
estremo dentellato; sulle ali se ne hanno a forma di foglia di
olivo allungata (fig. 7) e meno o più puntuta; tutte sono lon-
gitudinalmente striate per crestoline sporgenti; tutte sono non
troppo fortemente attaccate, in modo che prendendo tra le dita
le zanzare, queste lasciano sulle dita stesse macchioline dovute
a squamette distaccatesi, come fanno le farfalle. Circa alle di-
mensioni, se ne hanno delle molto lunghe, come quelle della
nuca, e delle piccoline come sul vello del torace e sulle ali,
nel cui solo margine sono di tre sorta e di tre grandezze.
Le squamette si comportano un po' diversamente secondo
varie zanzare. In tutte le culicide si trovano a ricuoprire la
proboscide (la teca proboscidea), i palpi, gli arti, le nervature
e i margini alari. Ma mentre negli individui di Culex squa-
mette della forma di ordinaria racchetta formano un rivesti-
mento al margine superiore del 1.° articolo (torulo) antennale
(oltre a spingersi anche sul 2.° e talvolta sul 3.°) e rivestono
la superficie dorsale dell' addome e, fatta solo qualche ecce-
zione (come il maschio del Culex impudicus) la superficie ven-
trale di esso, dando luogo alle ornamentazioni colorite, che in
queste superfìci possono vedersi, e mentre squamette foliiformi
sottili e curve costituiscono il vello della nuca e del torace,
negli individui del genere Anopheles il torulo antennare è so-
vente (fa eccezione A. pictus) nudo, e privi di squamette e
— 62 —
solo molto setoloso-pelosi sono il torace (fatta qualche parziale
eccezione), il dorso e il ventre dall' addome; in quanto alla
nuca, negli indi-
vidui di Culex
è villosa come il
dorso del tora-
ce, ma contiene
relativamente
meno numerose
(che in Anophe~
les) le lunghe
squamecte della
forma detta giÃ
sopra (fig. 5), in-
vece negli indi-
vidui di Anophe-
les non ha il vel-
lo suddetto, ma
è ricoperta dalle
squamette a fog-
gia di lunga rac-
chetta, così nu-
merose e fitte,
che costituisco-
no una grossa
chioma nucale;
" Fig. 8. — Testa di femmina di C. jnpiens, vista di sopra. In inoltre (la essa
essa: pr proboscide, che si vede col suo astuccio (labio) fesso in arioTP'P Oliasi O-
sopra, e che si vede finire con la oliva terminale, ol. — a an- "
tenna. — fr fronte, e — clipeo. — pa palpi (mascellari). — o occhi. rizZOntalmente
30
— p parte posteriore della testa (nuca). Da Ficalbi 1896. — . • , • „
y ' i m avanti un
ciuffo mediano di squame-setole' allungate, andante a termi-
nare tra la base delle antenne, il quale negli individui di Culex
è poco o punto accennato.
Le zanzare sono insetti, che, sebbene non siano in genere
molto vivamente coloriti (qualche specie dei paesi caldi può
— 63 —
esserlo), tuttavia presentano delle colorazioni decise soprap-
poste alla indecisa più o meno bruna tinta fondamentale del
corpo, le quali sono disposte in disegni,
per lo più assai semplici, che chiamar
si possono le colorazioni ornamentali o
le ornamentazioni colorite delle zanzare.
Dipendono dalle produzioni cuticulari
rilevate, cioè in certi casi dai peli o dalle
setole, ma nei più dei casi dalle squa-
mette, che, per avere speciale tinta, con
i loro accumuli danno luOgO alle Colo- Fig. 9. - Testa di femmina
T-Q^i orli di c - Pipiens vista di sotto.
IctZIUxll. . . .
ocorgesi come gli occhi mfe-
Nelle Zanzare italiane i Colori, che riormente sulla linea media-
, , . . na siano contigui, e scorgesi
dominano, sono modesti assai: per esem- ratta cco delia guaina probo-
pio il bianco con varia tendenza, dal scidea ° d *} laW lI)a Fical "
. . . bi, 1896). — .
bianco argenteo, al bianco paglierino,
al bianco bigio, etc, il nero o deciso o con tendenza più chiara,
il bruno di vario aspetto, come bruno-nero, bruno-garofano,
f.
â–
i/.J.
Fig. 10. — Testa di femmina di C. pipiens vista di profilo. Significato delle lettere
come in fig. 8. (Da Ficalbi, 1896).—.
bruno-cioccolata, bruno-marrone, etc, il colore lionato, il giallo
con varia tendenza, lionato, ceciato, paglierino, e non accenno
a qualche altra tinta.
— 64 —
La testa, fig. 8, 9, 10, 14, 15, è (per usare le parole del mio
lavoro del 1896) piccola nelle zanzare, per quanto sopporti
parti sviluppate, come le antenne, i palpi e la proboscide, è pe-
dunculata, cioè unita al torace da sottile e corto collo, ma di-
stinto; è sufficientemente mobile; appare di forma rotondeg-
giante veduta di sopra, e un po' ovoide d'alto in basso, ove leg-
germente si proietta in fuori, veduta di lato.
La testa è in grande parte occupata dagli occhi, che appa-
iono reciprocamente in contatto, però senza scaldarsi, in sopra
e in sotto (fig. 8 e 9) e costituiscono come un anello, che la-
scia libera una porzione anteriore e una posteriore della testa.
La porzione cefalica preoculare risulta della fronte, ove sono
impiantate le antenne, del clipeo, e della area o regione bue-
cale, da cui sorgono la proboscide e i palpi. La porzione cefa-
lica postoculare risulta di tre parti, che non hanno tra di esse
limiti netti di demarcazione e sono in alto il vertice, in dietro
la nuca e in sotto la gola; però, quando non si vogliano fare
troppe distinzioni, può dirsi senz'altro ch'essa risulta di una
unica regione, la regione nucale o la nuca.
Di queste parti, accennato solo brevissimamente agli occhi,
alla fronte, al clipeo e alla nuca, parlerò un po' più estesamente
delle antenne e dell'apparecchio buccale, proboscide e palpi.
Gli occhi, di struttura faccettata, (che soli esistono nelle
zanzare, nelle quali mancano gli ocelli o gli stemmati), sono
all'incirca semilunari o reniformi, e, come ho riaccenuato, ap-
paiono in contatto sopra e sotto, ma non sono fusi in nessuna
zanzara, ed anzi con la lente si vede che non si toccano e sono
separati sopra e sotto da una sottilissima linea; negli individui
di Culex una sottilissima cornice generalmente chiara, dipen-
dente da un addensamento del vello nucale, li circonda per
tutto il loro perimetro e li separa nei punti di contatto; negli
individui di Anopheles questa esile cornice non esiste, per
quanto tra gli occhi esista qui pure lieve interlinea.
La fronte, fig. 8, fr, è un piccolo spazio glabro, dal quale
sorgono le antenne. Il clipeo è a guisa di un bernoccolo glabro,
— 65 —
triangolare, supero liceale ossia cuoprente in sopra (fig. 8 e 10 e)
la radice di attacco della proboscide e dei palpi.
La nuca (porzione retrooculare della testa, fig. 8 e 10, p)
negli individui di Culex è ricoperta dal vello, che già indie-
tro riaccennai, dal quale sporgono peli setolosi e piuttosto
sparse squamette a lunga racchetta ; questo vello, come ho poco
indietro accennato, si addensa, con le sue squamette foliiformi,
sul margine degli occhi e fa ad essi tutt' all'intorno, sopra e
sotto, quella sottile cornice, che ridissi, la quale si continua
anche nello spazio interoculare ; negli individui di Anopheles
la nuca non ha il vello, ma più setole e specialmente più
squame a luDga racchetta, formanti la ispida e fitta chioma
nucale, dalla quale sporge l'acuminato ciuffetto mediano di-
retto in avanti; agli occhi, ripeto, non si vede la cornice,
che negli individui di Culex menzionai.
Le antenne, fig. 8 e 10, a, sono relativamente lunghe, a
scapo filiforme, articolato, flessibile, e gradatamente assotti-
gliantesi verso l'estremo, fornito di peli e setole, che sorgono
con una certa regolarità da esso; le antenne hanno posizione
eretta, con direzione divaricata e inclinata in avanti.
Le antenne, fig. 11, 12, 14, 15, differiscono nei due sessi e
segnano uno dei caratteri del dimorfismo sessuale; come si
comprenderà da quello, che sono per dire, e come si scorge
dando una occhiata alle fig. suddette, differiscono per l'aspetto
dello scapo, per la natura dei verticilli delle setole, più abbon-
danti e sviluppate nei maschi, nei quali le antenne prendono
aspetto piumoso, e pel numero degli articoli, che (secondo che
io computo) sono 14 nella femmina, 15 nel maschio.
Ne do conto molto brevemente, inviando per qualche mag-
giore particolare al mio scritto del 1896 (1).
Nella femmina le antenne hanno sottile scapo, costituito
di pezzi o articoli tutti (fuor che il basale) di forma presso
(1) Non devo nascondere che io per meglio descrivere e disegnare le antenne le
ho trattate con soluzione di potassa, che invero può un po' rigonfiare gli articoli.
Anno XXXI. 5
— 66 —
che cilindrica; l'ultimo o estremo termina con punta coniforme,
e il primo o basale è globoso e rotondo, e ne farò speciale
menzione. Gli articoli sono pezzi cilindrici brani con parte di-
stale e prossimale chiara, e a chitina più
sottile; la parte prossimale dopo 1' area
chiara (nella quale sono impiantate, come
dirò, le setole dei verticilli) presentasi di
nuovo a chitina addensata e scura, e ciò
dà luogo ad un pezzo anulare bruno (in
realtà appartenente alla base dell'articolo)
interposto tra articolo e articolo e che co-
stituisce l'articolazione. L'articolo basale
è un grosso pezzo rotondeggiante, inca-
vato in sopra, ossia fortemente ombeli-
cato, che riposa sulla fronte, mentre dalla
sua ombilicatura lascia sorgere la serie
degli articoli cilindrici ; alcuni non lo com-
putano per articolo e lo chiamano tortilo
antennule, ma io lo considero articolo, e lo
chiamo 1° articolo, o rotondo, o basale.
Allora per me il numero degli articoli
delle antenne femminili delle zanzare, (la
di cui computazione fra i vari autori oscillò
tra 13 e 16), è in totale 14: il 1° o basale
rotondeggiante, ombilicato e grosso (toni-
lo), gli altri subcilindrici e allungati. —
Sulle antenne femminili sono impiantate
produzioni rilevate. Vediamole. Il primo
articolo o basale (tornio), mentre è nudo
, Fig " U ;- ~n Antennadi in Anopheles (ma non in tutte le specie
femmina di C. pipiens, vi- * K *
sta nei suo insieme. — (Da e già dissi fare eccezione A. pìctus), in
Ficalbi, 1896). Circa f_ ^^ è omato di squa mette Sili SUO bordo
superiore; il secondo articolo, che in Culex ha anche alcune
squamette (e le può avere anche il terzo), ha inoltre in Culex
e Anopheles peli e setole: i peli sono ovunque, e le setole, non
— 67 -
tanto lunghe, sono impiantate, per la maggiore parte, tutt'at-
torno nel suo terzo mediano; gli altri articoli, privi general-
mente di squamette, ma pelosi ovunque, hanno nell' area chiara
Fig. 12. — Antenna di maschio di C. spathipalpis, vista nel suo insieme. (Da
Ficalbi, 1896). Circa —.
prossimale ciascuno un verticillo di circa cinque a sette setole
(sensitive), coniche e piuttosto lunghe, che si impiantano con
base a capocchia; non computando come verticillo le setole
del corpo del 2.° articolo, i veri verticilli di setole antennali
nelle femmine di Culev e Anopheles sono 12.
— 68 —
Nel maschio le antenne hanno scapo bensì sottile, ma in
confronto di quello della femmina conformato piuttosto a co-
roncina; il primo articolo o basale è un torulo antennale come
nella femmina, ma relativamente un poco più grosso; il se-
condo è pure sul genere degli articoli delle antenne feminee,
è subcilindrico e allungato; a cominciare dal terzo fino al tre-
dicesimo gli articoli sono tozzi e piuttosto conici e conformati
così: il loro corpo risulta di strato chitinico bruno, ma alla
estremità distale si ha un'area anulare chiara, e alla prossi-
male si ha un grosso cercine scuro, che serve di impianto alle
lunghe setole dei verticilli maschili, poi un' area rigonfiata
chiara: questa si unisce all'area chiara distale dell'articolo più
prossimale per l'intermezzo di un pezzo anulare bruno ad essa
pertinente e così si costituisce l'articolazione; il penultimo
articolo (14.°) è sul genere di quelli feminei, cioè lungo e subci-
lindrico, ma alla sua base è conformato come quelli maschili
con cercine pel verticillo delle setole e con area terminale
chiara rigonfiata; l'ultimo (o 15.°) è sul genere di quelli fem-
minili, lungo e subcilindrico e terminante con punta conica.
Come si comprende, per me il numero degli articoli delle an-
tenne maschili (la computazione tra i vari autori oscillò tra
14 e 16) è in totale 15, il 1.° basale rotondeggiante, ombili-
cato e grosso (torulo), il 2. u subcilindrico e piuttosto allungato,
il 3.° fino al 13.° corti e conici, il 14.° subcilindrico e lungo e
così il 15.° — Sulle antenne maschili sono impiantate produ-
zioni rilevate. Il primo articolo o basale, in Gulex è ornato
di squamette; il secondo, che in Culex ha anche alcune squa-
mette (che può avere pure il terzo) ha inoltre in Culex e
Anopheles peli (e non lunghe setole) sul corpo come nella fem-
mina; gli altri articoli dal 3.° al 14.°, oltre alla generale peluria,
hanno impiantato sul cercine scuro della loro base, che accen-
nai, un denso verticillo di lunghissime setole, le quali danno
alle antenne maschili aspetto piumoso; tali verticilli di lunghe
setole sono 12; l'ultimo articolo ha alla base un verticillo di
cinque o sei setole corte come nelle antenne femminili.
— 69 —
Da quella, che chiamai l'area o la regione buccale della
testa sorge, occupandola tutta con la sua base di impianto,
l'apparecchio buccale, costituito della 'proboscide e dei palpi.
La tromba, il rostro o la jwoboscide, (fig. 8, 10, 13) è al-
meno lunga quanto la metà del corpo, ma può esserlo di più
in talune zanzare esotiche (Megarhinus); è diretta in avanti e
un po' in basso, ed ha aspetto di un rostro rigido; ma può
Fig. 13. — Testa di femmina di Culex pipiens, vista di profilo col fascio degli
stiletti portato fuori della guaina (labio) e decomposto nei suoi pezzi. — 1 la guaina
proboscidea o il labio, terminante in 2 colla oliva terminale (palpi labiali e lin-
guetta). — 3 labro. — 4 ipofaringe. — 5 il paio delle mandibole. — 6 il paio delle
mascelle. — Alla base veggonsi i palpi mascellari. (Da Ficalbi, 1896). — .
muoversi sulla sua base di impianto. Esteriormente conside-
rata appare come un corpo cilindroide (realmente ha sezione
ellittica con diametro minore d'alto in basso), indiviso, e ter-
minato da una estremità olivare; è tappezzata di squamette
ed anche irta di brevi e sparsi peli, nelle zanzare nostrane
mai molto sviluppati o riuniti in chini, il che può accadere
in zanzare esotiche.
Circa alla sua costituzione, la proboscide risulta ffig. 13)
di una vagina esterna, (che è quella tappezzata di squamette
e irta di brevi e sparsi peli), fatta come un tubo fesso lon-
— 70 —
gitudinalmente in sopra (cioè a doccia, chiudibile) e terminante
da due pezzi mobili, che insieme uniti costituiscono un corpo
olivare (oliva), e da un mazzo di sei stiletti pungenti, conte-
nuti entro la vagina, che uguagliano presso che in lunghezza,
ma che non possono sopravanzare. Tra le varie vedute omolo-
giche, io interpreto (in relazione alla struttura tipica delle
parti buccali degli insetti) i pezzi della proboscide delle zan-
zare nel modo, che vengo ad accennare. La vagina esterna è
il labbro inferiore o il labio, che ha al suo estremo due
palici labiali, che sono quelli, che col loro insieme costituiscono
la oliva terminale, e ha internamente a questa una linguetta. Il
mazzo dei sei stiletti comprende un pezzo impari superiore,
scannellato in sotto, ossia conformato a doccia rovesciata, che
è il labbro superiore o il labro; un primo paio di aghi pari, a
punta di triangolo, che sono le mandibole ; un secondo paio di
aghi pari, appuntati e seghettati nella loro parte distale, che
sono le mascelle, in rapporto alla base delle quali è un paio di
palpi mascellari; un pezzo impari inferiore, sottile, appuntato,
che è una ipo faringe, che si può apporre al labro e renderlo
un tubo chiuso. Nel maschio si ha una certa riduzione di
alcune di queste parti.
1 palpi (e così dicendo si intende i palpi mascellari, (fig. 8, 10,
pa; fig. 14, 15 e altre) appaiono come due prolungamenti presso
che digitiformi, articolati, e più o meno lunghi, che sorgono ai
lati della base di impianto della proboscide (della quale sono
un poco più sottili) e sono diretti cora' essa in avanti. Li
ho detti articolati, cioè composti di più che un articolo, ed
infatti (ad eccezione, secondo alcuno, del gen. Aedes e di
qualche suo sottogenere, che li avrebbero, il che a me non
risulterebbe, uniarticolati) così si presentano nelle nostre zan-
zare, siano del gen. Cui ex come del gen. Anopheles, pur es-
sendo ora lunghi (gen. Anopheles, fig. 14 e 15 etc; maschi del
gen. Culex fig. 22, 23), ora corti (femmine del gen. Culex
fig. 8, 9).
La prima quistione è del numero dei loro articoli. Il nu-
— 71 —
mero stesso dai vari autori fu computato diversamente (ora 3,
ora 4, ora 5). Infatti nei palpi delle culicide si ha un fatto,
che lascia adito alle difformità delle computazioni: questo fatto
consiste in ciò: che se nei palpi stessi esistono delle nette e
recise separazioni tra alcuni articoli, cioè delle articolazioni
Fig. 14. — Testa di femmina
di Anopheles claviger, vista di so-
pra. In essa vedesi la proboscide
in mezzo ai due lunghi palpi ;
a una delle antenne. — — .
Fig. 15. — Testa di maschio di Ano-
pheles pictus, vista di sopra. In essa
l>r proboscide, p uno dei palpi, a una
delle antenne.——.
nette e recise o effettive, esistono altresì delle separazioni
meno nette, delle articolazioni indecise, che non si sa se con-
tare o non contare, specialmente quando la indecisione è, come
in taluna, assai grande. E sono specialmente i maschi quelli,
che, pur avendo palpi più lunghi che le femmine, presentano
di queste articolazioni indecise e che posson dar luogo a di-
spareri.
Io interpreterò le cose nel modo, che vengo ad accennare,
72
cominciando dalle femmine di Anopheles, che hanno i palpi
assai ben decisamente articolati (1).
Nella femmina di Anopheles, (fìg. 14.
16, 17, 18) se si j;>rende un palpo e si esa-
mina dopo averlo trattato con soluzione
di potassa, vedremo che sabito a prima
vista presenta quattro decise articola-
zioni e quattro decisi pezzi, ma il pezzo
prossimale osservato meglio lascia vedere
presso la sua radice un ulteriore sebbene
non perfetto come gli altri, cenno di ar-
ticolazione, che nel palpo integro è reso
più evidente da una lieve interruzione
del rivestimento di peli e squamette,
per cui si costituisce come un articolino
basale, ingrossato e tozzo ; ed io credo
che un vero articolo esso sia (le femmine
di Culex mi pare che mettano ciò fuori
di dubbio), e che per ciò gli articoli dei
palpi delle femmine di Anopheles siano
5; 1' accennato articolino basale a sua
volta presenta uno strozzamento, che ac-
cenna a dividerlo in due, e se ciò si con-
siderasse come una ulteriore articola-
zione, i palpi sarebbero a 6 articoli, ma
non mi pare il caso di dare questa in-
terpretazione e computo come 5 gli ar-
ticoli. — Onde, riassumendo: Palpi della*
femmina di Anopheles 5-articolati, i tre
articoli estremi (5.°, 4.° e 3.°) con arti-
colazioni perfette, gli altri due (2.° e 1.°) separati tra loro da
una articolazione meno netta, che però è resa più accentuata
Fig. 16. — Palpo destro
di A. claviyer femmina e
maschio. Setole e squa-
mette omesse. Nel palpo
maschile iil lungo/ vedesi
in a la articolazione poco
netta, che divide articolo
1." da 2.°, in b l'altra arti-
colazione poco netta, che
divide articolo 2." da 3." in
e lo strozzamento mediano
del 1.° articolo. Ingrandito.
(Da Ficalbi, 1S96).
(1) La maniera come accenno qui al numero degli articoli dei palpi delle culicide,
ha qualche piccola differenza con quella, secondo cui lo accennai nel mio lavoro
73 —
da minore pigmentazione della chitina e da lieve interruzione
del rivestimento di peli e squamette del palpo; l'articolo ba-
sale o 1.° corto e tozzo e strozzato un po' verso il mezzo, ma
non effettivamente doppio.
Nei maschi di Anopheles, fig. 15 e
16, se si prende un palpo, si tratta con
soluzione di potassa e si nuda di squa-
mette "e di peli, di vere articolazioni
sembra non scorgere che tre, e sembra a
prima vista che non
esistano che tre pez-
zi: uno prossimale
lunghissimo, uno
medio e uno estre-
mo più corto, che
insieme non ugua-
gliano il primo e
che sono molto stret-
tamente uniti e con
articolazione con-
tratta, per quanto
ben sviluppata ed
indubbia; ma ove
si esaminino ulte-
riormente le cose e si facciano i paragoni
col palpo femineo, si capisce che si deve
interpretare diversamente. Il pezzo prossi-
male lunghissimo meglio osservato lascia
vedere un primo cenno di articolazione
setole e squamette. in- presso la sua radice, imperfetto, è vero, ma
granolito. (Da Ficalbi, 1896). ., .-, . , n , , . .. ,,
reso più evidente pel tatto che ivi, oltre
una minore colorazione della chitina, si ha nel palpo integro
H
(
Fig. 17. — Palpo destro
di femmina di A. bifurca-
tus. Tolte setole e squa-
mette. Ingrandito. (Da Fi-
calbi, 1896).
Fig. 18 — Palpo destro
di femmina di A- pictus.
Tolto il rivestimento di
del 1895. Ma siccome la sostanza è in complesso la stessa, così il lettore potrà facil-
mente orizzontarsi. Naturalmente il modo usato ora mi sembra, dopo esperienza,
più facile dell'altro e di esso migliore.
— 74 —
una lieve interruzione nel rivestimento di peli e squamette, ed
ecco che si costituisce un pezzetto basale ingrossato e tozzo,
che io per le ragioni, che nella femmina, considero un artico-
lino distinto, il quale così fa almeno a 4 articoli i palpi; ma
inoltre poi un secondo cenno o vestigio di articolazione il pezzo
lunghissimo in quistione lascia vedere alla sua metà circa (ge-
neralmente un po'più in sotto), anch'esso imperfetto, ma reso
più evidente, al solito, da una minore colorazione dello strato
chitinico e da una interruzione, che nel palpo integro si vede
nel rivestimento dei peli e delle squamette, cenno, che il para-
gone col palpo femineo, che questa articolazione mostra come
realmente effettiva, ci fa interpretare come vera giuntura, che
il pezzo lunghissimo ulteriormente per ciò divide in due altri
articoli (oltre il basale tozzo), ed ecco che i palpi maschili sono
da considerarsi a 5 articoli come i feminei ; anche qui l'artico-
lino basale tozzo presenta uno strozzamento, che accenna a di-
viderlo in due, e se ciò si considerasse come una ulteriore ar-
ticolazione, i palpi sarebbero a 6 articoli, ma, come dissi, non
mi pare il caso di così interpretare e gli articoli computo come 5.
— Onde, riassumendo: Palpi del maschio di Anopheles 5-artico-
lati, i due articoli estremi (5.° e 4.°) con articolazioni perfette
(l'ultima grandemente costipata), gli altri tre (3.°, 2.° e 1.°) se-
parati tra loro da articolazioni meno nette, che però sono rese
più accentuate da minore pigmentazione della chitina e da lieve
interruzione del rivestimento di peli e squamette del palpo;
l'articolo basale o 1.° corto e tozzo e un po' strozzato verso il
mezzo, ma non effettivamente doppio.
Nelle femmine di Culex, fig. 8, 10, 19, 20, 21, i palpi, sia
integri, sia trattati con soluzione di potassa e nudati dalle
squamette e dai peli sempre abbastanza bene si presentano
ora a quattro ora a tre articoli: . quattro, fig. 20 e 21, se alla
estremità del palpo esiste un articolino alquanto rudimentale
e spesso coll'apparenza di un bernoccolo un po' nascosto tra
le setole e le squamette dell'estremità stessa, per quanto sem-
pre facilmente ponibile in evidenza; tre, fig. 19, se questo
75
articolino non esiste ( 1) ; a dir vero la articolazione tra il primo
e il secondo articolo, specie in alcuni casi, non è così netta
Fig. 19. — Palpo mascel-
lare destro della femmina
di C. pipiens. Consta di tre
articoli, ed in x si vede lo
strozzamento mediano del
1.° articolo, m la estremitÃ
prossimale della mascella;
a il pezzo chitinico inter-
no, basale alla mascella e
alpalpo.(DaFicalbi, 1896).
_,. 80
Circa — — .
Fig. 20. — Palpo sini-
stro di femmina di C. ne-
morosus. Consta di quat-
tro articoli, dei quali 1' e-
stremo è piccolino. Il 1.°, o
basale presenta uno stroz-
zamento a metà . Peli e
• 80
squamette omessi.— —.
Fig. 21. — Palpo sini-
stro di maschio e di fem-
mina di C. spathìpalpis.
Tolte setole e squamette.
Ingrandito. Il palpo fem-
minile (il corto) consta di
quattro articoli. Nel palpo
maschile vedesi in a la ar-
ticolazione poco netta che
divide articolo 1." da 2.°, in
b l'articolazione poco net-
ta, che divide articolo 2. u
da 3", in e lo strozzamen-
to mediano del 1.° artico-
lo. (Da Ficalbi, 1896).
come le altre, tuttavia lo è sempre di più che negli individui
di Anopheles e nei maschi di Culex e in certi casi lo è tanto
(fig. 19 e 20) da non permettere dubbi sulla sua vera natura
(1) La quistione della presenza o dell'assenza di questo articolino in vari casi
concreti mi ha fatto perdere del tempo assai ; trattando con soluzione di potassa i
palpi di certi esemplari secchi, p. es. di 0. ìmpudicus, talvolta mi appariva all'apice
un bernoccolino minutissimo, che altre volte non vedevo; sono venuto nella convin-
— 76 —
di giuntura certa e reale; una considerazione merita l'articolo
prossimale : esso, al solito, mostra uno strozzamento circa nella
sua metà , il quale, ove si considerasse come una articolazione,
verrebbe a rendere i palpi a 5 o a 4 articoli; io, però, non
computo come giuntura il ristringimento accennato e considero
unico, tutto che strozzato, l'articolo basale. — Onde riassu-
mendo: Palpi della femmina di Culex 4-articolati o 3-articolati
secondo che all'estremo palpale esiste o non esiste un artico-
letto piccolo; l'articolo basale, tozzo e strozzato verso il mezzo,
ma non effettivamente doppio.
Nei maschi di Culex, fig. 21, 22 e 23, i palpi si compor-
tano come nei maschi di Anopheles ; e per ciò valgano per
questi le cose, che a proposito di quelli dissi, e che così si
riassumono: — Palpi del maschio di Culex 5-articolati, i due ar-
ticoli estremi (5.° e 4.°) con articolazioni perfette, gli altri tre
(3.°, 2.° e 1.°) separati tra loro da articolazioni meno nette,
che però sono rese più accentuate da minore pigmentazione
della chitina, da lieve interruzione del rivestimento di peli e
squamette, o da coincidenza di macchie ornamentali; l'articolo
basale o 1.° corto e tozzo e un po'strozzato verso il mezzo, ma
non effettivamente doppio.
Paragonando i palpi descritti tra di essi, non è difficile
capire che quelli della femmina di Anopheles, del maschio di
questo stesso genere e del maschio di Culex si corrispondono
articolo per articolo, e nelle giunture relative, delle quali la
seconda è nei maschi poco perfetta, ma è perfetta nella fem-
mina di Anopheles, dando così modo ad una buona interpreta-
zione generale; i palpi della femmina di Culex col loro 1.° ar-
ticolo o basale (un po'strozzato) corrispondono al 1.° di tutti
gli altri, e siccome in essa femmina la divisione di questo
articolo dagli altri è, specie in certi casi, indubbia e reale,
così dà modo per una buona interpretazione generale dell'ar-
zione che si tratti di una escrescenza, che si forma pel gonfiamento interno dovuto
alla potassa, non del vero e proprio 4." articolino, che si palesa altrimenti alla ispe-
zione, e come evidentissima cosa.
— 77
ticolo stesso; col loro 2.° articolo i palpi della femmina di
Culex corrispondono (mi pare) al 2.° e al 3.° insieme degli
altri, avendo intanto così un articolo di meno; col 3.° articolo
corrispondono al
4.° degli altri e
col 4.° al 5.°, se
però hanno que-
sto 4.° stesso, che
in talune specie
manca e allora il
palpo ha due ar-
ticoli di meno.
Altra qui-
stione è quella
della lunghezza
dei palpi e degli
articoli e della
conformazione
loro. Sarò breve.
I palpi delle fem-
mine di Culex so-
Fig. 22. — La proboscide
no Sempre Corti, e un palpo di maschio di C.
. £ Q -i r\\ annidatila e la loro base di at-
(ng. o e 1(J), per tacoo sotto n c ii peo . Vedesi
quanto un po-
chetto meno o
un pochetto più,
e non arrivano
mai neppure alla
quarta parte della proboscide; hanno per ciò articoli relativa-
mente corti, e specie sono tali il 1.° e il 2.°; il 3.° è più lungo
e può uguagliare e superare il 1.° e il 2.° uniti insieme; il
4.° quando esiste, come si sa, è a guisa di un piccolo arti-
colino, che sta sulla estremità del 3.° articolo; i palpi delle
femmine di Culex sono a grossezza piuttosto uniforme, per
quanto alla estremità generalmente si mostrino, o per confor-
Fig. 23 — La proboscide
il palpo 5-articolato, più lungo e un palpo di Q. sjìathipalpis
della proboscide di metà del- maschio e la loro base di at-
l'ultimo articolo, di forma eia- tacco sotto il clipeo. Vedesi
vata ; vedesi negli ultimi tre il palpo 5-articolato, più corto
articoli irto di prolisse setole, della proboscide, di forma cla-
che gli danno aspetto di pen- vata. Tolti peli e squamet-
n ■• -il 25 A 25
nello, ossia penicillare. — . te.——.
— 78 —
inazione del 3.° articolo o per ricchezza di rivestimento, un
pochetto più slargati; il 3.° articolo ha estremità tronca e un
po' incavata se esiste l'articolino 4.° o piccolo (fig. 20 e 21),
ha estremità più o meno acutamente arrotondata (fig. 19), se
il 4.° articolino non esiste. Nei maschi di Culex (fig. 22 e 23)
â– e in ambo i sessi di Anopheles (fig. 14 e 15) i palpi sono lun-
ghi, quasi quanto la proboscide in taluni casi, e in molti altri
più di essa; gli articoli sono tutti relativamente, e fuor che
il basale o 1.°, che, come si sa, è corto e tozzo, allungati: il
più lungo è il 3.°, che negli individui di Anopheles, specie fe-
minei, può arrivare a uguagliare o anche sorpassare il 4.° e
il 5.° uniti insieme, ma nei maschi di Culex, sebbene sia il
più lungo di tutti, è più corto della somma dei due suac-
cennati presi insieme; i palpi nelle femmine di Anopheles,
(fig. 14, 16, 17, 18), sono a grossezza uniforme e terminano col
loro ultimo articolo piuttosto assottigliato all'estremo, nei ma-
schi di questo genere, (fig. 15 e 16), terminano con due arti-
coli grossi e divari e sono perciò clavati circa nel loro terzo
terminale; nei maschi di Culex ora terminano assottigliati,
(fig. 24) essendo nel resto di grossezza uniforme, ora sono meno
o più clavati (fig. 22, 23).
Il torace, globoso e gobbo, dei cui pezzi non è qui il caso
di fare la anatomia, dorsalmente ci presenta in special modo
quel grosso pezzo, il mesonoto, che vien detto lo scudo dor-
sale; il quale nelle specie del gen. Culex è grossamente vil-
loso per il rivestimento di quelle peculiari squamette, che giÃ
menzionai, (oltre le quali sporgono inoltre ispidi peli striati),
squamette, che possono essere di vario colore e dar luogo a
disegni ornamentali (ornamentazioni del dorso del torace, fig. 38)
nelle specie del gen. Anopheles se è peloso-setoloso, cioè con
peli piccoli e grossi, non ha per io più il vello di squamette,
che nel gen. Culex, e lascia meglio vedere il fondo. Lunghe
setole dirette indietro sporgono oltre l' orlo posteriore del
dorso del torace, al disopra dello scudetto, che è glabro. I lati
del torace, oltre a essere pelosi, presentano nelle specie del
— 79 -
gen. Culex, dei cumuli di squamette,
che danno luogo a macchie ornamen-
tali, le quali si estendono [altresì
sulle anche.
Sul torace sono impiantate le ali,
(fig. 25, 26, 27), le quali sono quelle
del paio anteriore (del mesotorace),
quelle del paio posteriore essendo
ridotte a bilanceri. In connessione
alle ali delle culicide mancano le
squame ossia le tegole, che si trovano
presso la base di attacco delle ali in
altri Ditteri.
Le ali delle culicide sono traspa-
renti, ma sempre però un po'torbide,
e ciò dipende da numerosi peli, che
ne sorgono, e sopra a tutto da nume-
rose squamette, che sono attaccate sul
decorso di tutte le nervature e poi
su tutto il margine apicale e poste-
riore dell' ala, il quale rendono così
del tutto ciliato. Le squamette delle
nervature possono in corrispondenza
di certi punti dell' ala accumularsi
tanto da dar luogo (fig. 27) a macchie
alari: nel Culex annulatus, in esem-
plari ben sviluppati e perfetti, le
macchie sono cinque e sono situate:
la prima alla prima biforcazione an-
teriore delle nervature ove si origina
la nervatura, che diverrà lo scapo
della forchetta anteriore e questa
macchia segue un pochetto la nerva-
tura, la seconda alla venula trasversa,
che riunisce gli scapi, delle due for-
F
.
.
UZ
Fig. 24. — Palpo sinistro, in-
grandito, di maschio di C. pipiens.
Questa figura ha lo scopo di mo-
strare la forma affilata del palpo.
— Il palpo è 5-articolato, ma le
articolazioni poco nette sono qui
tanto indecise che quella tra 2.° e
3.° articolo nella figura neppur
si scorge; il rivestimento di squa-
mette e peli-setole è solo in parte
accennato. (Da Ficalbi, 1896).
— 80
chette e la nervatura interposta e questa macchia spesso ap-
pare biloba ed anche triloba, la terza, sempre pallida, alla grossa
forca posteriore, la quarta e la quinta al punto di confluenza
dei ramulij di
ciascuna delle
due forchette ;
queste le mac-
chie tipiche
.. „ . . ,, ,„ quando sono be-
Fig. 25. — Ala di femmina di C annulatus, nudata delle t.
squamette e por ciò anche delle macchie. (Da Ficalbi, 1896). ne sviluppate ,
circa ì • ma talvolta que-
sta o quella si affievoliscono tanto da scomparire e allora se
ne vedono in numero minore: così in altri esemplari di Cui ex
annulatus la terza mac-
chia, o della grossa for-
ca, può mancare e allora
ne appaiono solo quat-
tro; generalmente quat-
tro sole, per questa stessa
ragione, appaiono nel-
Fig. 26.
Ala di femmina di C. pipiens. Con 1
V AnonhplpS davioei" in a ^ sono indicate le nervature, primitive o secon-
darie, che mettono capo al margine alare ; con I a
altri Casi, COme, per es., XI le cellette marginali; con li, olii le cellette in-
t •- ì /-y 7„ M „~~ terne. — Peli e squamette omessi. (Da Ficalbi, 1896).
per lo più nel Culex sj)a- .12
thipalpis, tre sole veg-
gonsene, cioè la prima, la seconda e la terza delle sopra enu-
merate, e talvolta, come in taluni maschi di questa stessa spe-
cie, due sole, cioè la prima
e la seconda. Le squamette
del margine apicale e poste-
riore dell'ala sono disposte
in tre ordini: il primo e il
secondo composti di squa-
mette ovali, lun ghe (fig. 7),
di più quelle del primo, meno quelle del secondo, peduncolate,
appuntate, erette, il terzo ordine composto di squamette allun-
Fig. 27. — Ala di culicide per mostrare .
la ubicazione delle macchie alari quando
sono quattro (come p. es. in An. claviger).
12
(Da Ficalbi, 1896;. Circa -f.
— 81 —
gate, pedunculate, ma tronche alla estremità libera, e con po-
sizione obliqua. Le squamette delle ali possono essere o tutte
senza colore speciale e solo brunicce, o alcune colorite e ciò
sia in talune specie di Anopheles (per es. A. pictus), sia in
talune di Culex (p. es. C. Richiardii).
L'ala delle zanzare è presso che tutta di un pezzo, perchè
l'incisione ascellare (vedi figure) è, oltre che poco profonda,
così vicina alla base, che mal si può fare la distinzione tra lobo
e lobulo alare, l'ala essendo tutta lobo (1).
Le nervature ossia le venature alari sono come indicano le
figure; e, senza voler entrare in nessuna delle così dette dot-
trine delle nervature, le ridescrivo con le parole del mio la-
voro del 1896. Delle nervature le più sono a direzione longi-
tudinale, o, per quanto un po'obliqua, presso che longitudinale,
altre poche e piccolissime a direzione trasversa. Delle longi-
tudinali al bordo delle ali delle zanzare fanno capo, tra prin-
cipali e subordinate, 10 nervature, più una molto pallida, che
sovente appena si vede, mentre alcuno conta per nervatura
anche un'altra linea, più indecisa ancora, la quale è l'ultima
di tutte; io indico le nervature (fig. 26) coi numeri dall'I al 10,
dando alla nervatura pallida un numero di ripetizione, 9 1 , e
indicando pur con un numero di ripetizione, IO 1 , l'ultima nerva-
tura indecisa. Delle nervature alcune (1 e 10) provengono di-
rettamente indivise dalla radice dell'ala, altre da divisione
di venature primitive. Le nervaturine trasverse sono poche e
le figure le indicano senza che io debba descriverle. Le nerva-
ture tra loro e col margine circoscrivono delle aree o celle,
che indico per comodo, senza voler entrare in teorie, coi nu-
meri romani : due sono celle interne (I 1 e II 1 ) tutte circoscritte
da venature, undici sono celle marginali (I a XI) circoscritte
da nervature e dal margine alare. Alla cella IV e alla VII
corrispondono due nervature, che si diramano da una nerva-
(1) In Ditterologia v'è confusione sui termini lobulo, alula, squama, tegttla, etc.
Vedi Osten Sacken, in Beri. Ent. Zeitschr. 1896.
Art no. VA' XI. 6
— 82
tura unica : hanno, per
ciò, apparenza di forca:
sono le piccole forche o
le forchette delle ali, una
anteriore, in corrispon-
denza di IV, e una po-
steriore, in corrispon-
denza di VII, e in esse
si distingue lo scapo, e
si computa per scapo la
lunghezza dalla nerva-
turina trasversa all'ini-
zio della biforcazione, e
i due ramuli. Alcuno
chiama grossa forca o
forca quella corrispon-
dente alla cella IX.
La disposizione ac-
cennata delle nervature
ha, in confronto degli
altri nemoceri, per es.
le tipule, che hanno cella
centrale, delle caratteri-
stiche proprie; si riscon-
tra, però, anche in ta-
luni altri, come p. es.
le coretrine, ma queste
per diversi altri carat-
teri ben si differenziano
dalle culicide.
Le ali delle zanzare
vivo e nello stato
Fig. 28. — Arto del 3.° paio di femmina di Culex
pipiens. Ingrandito. — a anca o coxa. — tr trocan- nel
tere. — /femore. — ti tibia. — ta tarso, di cui 1, -i • _ • ±_
a a a -â– â– *â– i a- â– i, ix- .di riposo sono tenute
2, 3, 4 e o i cinque articoli, di cui l'ultimo unguico- A
lato: vedesi bene la loro lunghezza proporzionale, soprapposte e parallele
e proporzionale agli altri articoli dell'arto. (Da Fi-
calbi,
lungo il dorso dell' ad-
— 83 —
dome (fig. 2) che ricuoprono, sorpassandone la estremità gene-
ralmente nella femmina, ma non generalmente nei maschi.
I bilanceri, o ali del secondo paio, non hanno nulla di spe-
ciale: risultano di una parte rotondeggiante o capocchia e di
un pedunculo sottile là ove si inserisce alla capocchia, e slar-
gato alla base. Non presentano né squamette, ne peli svilup-
pati, ma sono ricoperti da un sottile tomento.
Gli arti (fig. 28), detti altresì gambe (in senso generico,
poiché in senso jjarticolare la gamba è una parte loro) o
zampe, considerati nel loro complesso sono sottili o filiformi,
lunghi e così gracili e gracilmente attaccati al corpo che si
staccano e si rompono al più leggero contatto. L'animale li
tiene torno torno distesi quando vola, quando si posa gene-
ralmente li adopera solo in parte, valendosi di quelli delle due
prime paia e tenendo svolazzanti quelli del terzo paio, che
agita in aria, si direbbe in segno di soddisfazione, quando punge.
Quelli del 1.° paio sono i più corti, un po' più lunghi di essi
sono quelli del 2.°, e più lunghi di tutti quelli del paio 3.°.
Sono interamente ricoperti di squamette chitiniche, che for-
mano sopra di essi un fitto rivestimento dall'anca in giù; le
squamette danno luogo a varie ornamentazioni colorite degli
arti, come brizzolature, orlature, anellature; oltre che squa-
mette, gli arti presentano spinule e peli sul loro decorso, sottili
e setolosi, i quali specialmente sorgono verso gli estremi degli
articoli.
Gli arti risultano (fig. 28) di un' anca o coxa assai corta,
attaccata immobilmente al torace; di un piccolo trocantere, in-
terposto tra anca e femore; di un femore o coscia, che è di
notevole lunghezza, ma sottile; di una tibia o gamba; che è
sempre un poco più lunga del femore; e poi eli un insieme di
cinque articoli, che costituisce il tarso o il piede: l'insieme del
tarso è assai lungo, assai più del femore e della tibia uniti
insieme: dei cinque articoli, di cui il tarso risulta, il 1.° o il
prossimale è il più lungo e supera la lunghezza stessa della
tibia, gli altri sono via via più corti di esso, ed il òf or il
84
Fig. 29. — Apparecchio ungueo-
scansorio terminale dei tarsi dell'arto
anteriore destro di femmina, 1, e di
maschio, 2, di €'■pipiens. Ingrandito.
Vedesi il paio delle unghie (additate
nella femmina, unidentate nel ma-
schio e disuguali in grandezza), il
paio dei pulvilli, e l'empodio plumi-
forme in mezzo ad essi. (Da Ficalbi,
1896).
distale è un pezzo molto corto: a quest'ultimo articolo, (fig. 29),
si attaccano un paio di unghie unciformi, un paio di pulvilli e
un empodio plumiforme, parti che
costituiscono 1' apparecchio scan-
sorio.
Interessanti sono le unghie o
gli artigli, ossia, come anche si
dicono, gli uncini ungueali o tar-
sali. Essi, come ho detto, sono in
numero di due ad ogni arto e si
attaccano alla estremità dell' ul-
timo articolo tarsale; sono uncini
chitinici più o meno curvi ed acuti,
irti, specie verso la base e dorsal-
mente, di rigidi peluzzi. Un'unghia
può essere semplice o denticolata:
è semplice, (fig. 29, 1, e 30), quando non presenta nessun dente
subordinato, è denticolata, (fig. 29, 2), quando da essa sorge
qualche subordinato dente (uno
o due), che dà ad essa l'aspetto
di essere bifida o trifida; i den-
ticoli sorgono in generale alla
metà o alla base dell'unghia, sor-
gono sempre dalla parte esterna
sua e sono alquanto diretti in
fuori. Le unghie in confronto
tra loro (vedi numerose figure
più innanzi) possono essere u-
guali, oppure differire nello
stesso arto: così vi sono arti, in
cui le due unghie sono uguali
o presso che uguali, per esem-
pio o ambedue semplici o am-
bedue denticolate, vi sono arti,
suguali, o che siano l'una dentata e l'altra semplice, o ambedue
Fig. 30. — Unghie ingrandite del 1.°
paio di arti della femmina del C. spathì-
palpis : sono unghie uguali, adentate.
(Da Ficalbi, 1896).
in cui le due unghie sono di-
— 85 —
dentate, ma disuguali per numero di denti, o per dimensioni
generali; un arto, cioè, può essere ora arto equiungulato, ora
arto inequiungulato . Negli arti inequiungulati l'unghia più gran-
de, o l'unghia bidentata, è sempre anteriore. In uno stesso in-
dividuo gli arti per rispetto alle loro unghie, ora possono es-
sere presso che tutti eguali tra loro, per esempio tutti equiun-
gulati ad unghie semplici (molte femminei, ed allora si hanno
individui equiungidati; ora invece gli arti possono essere per
rispetto alle loro unghie differenti tra loro, per esempio il 1.°
e il 2.° paio ad unghie Indentate, il 3." equiungulato a un-
ghie semplici (vari maschi), ed allora si hanno individui ine-
quiangidati.
Il modo di essere delle unghie nell'insieme degli arti di un
individuo può chiamarsi maniera dell'unghiatura, la quale è
un carattere molto costante, che, come ridirò, può ben utiliz-
zarsi nella speciografia. E può utilizzarsi anche con notazioni
o formole {notazioni dei denticoli ungueali di ciascuna specie),
che spiegherò nel seguente capitolo (vedi).
I pulvilli sono due organi in forma di cuscinetti, di forma
globosa, irti di peli e di setole assai lunghi* e sono situati
alla base di attacco di ciascheduna unghia, la cui base stessa
comprendono. U empodio è un organo impari, che si attacca
in una intaccatura ventrale dell'estremità dell'ultimo articolo
tarsale, ed è costituito di un corpo chitinico olivare, e da un
prolungamento, che da esso si eleva, partito in numerose se-
tole (empodio plumiforme), che si situano nel mezzo ai due
pulvilli e alle due unghie. Pulvilli e empodio costituiscono un
apparecchio peloso-setoloso, che permette alle zanzare di posare
sull'acqua.
Ij addome (fig. 38. T) è nelle Culicidae sottile e allungato,
in generale presso a poco conico, con la base in relazione al
torace e l'apice alla parte opposta. Si attacca al torace con
piena base e non è peduncolato, però al punto di attacco è
un pochetto più sottile.
Un poco può variare nella sua sagoma generale secondo le
— 86 —
specie: ora è più. cilindrico, o anche più rigonfiato verso il
terzo posteriore, ora più decisamente conico; bisogna, però,
tener conto che è molto mobile in sé, e anche nello stesso in-
dividuo, per ciò può variare un poco la sua sagoma; tut-
tavia, ripeto, due tipi di sagoma addominale, nel sesso femmi-
nile, uno più cilindrico, uno più conico, si possono nelle varie
specie sufficientemente distinguere.
L'addome (vedi figura 38, 1) consta di 8 anelli o se-
gmenti: il primo o prossimale è corto, gli altri più lunghi,
l'ultimo è pure un po'corto ed è il più sottile di tutti : ad esso
fa seguito l'apparecchio o l'armatura sessuale esterna. Ciascun
segmento, come è noto negli insetti, consta di una metà dor-
sale, il tergite, e di una metà ventrale, lo sternite, ben chiti-
nizzate, e di un tratto a destra e a sinistra con cuticula chi-
tinica sottile, che le riunisce, comune a tutti gli anelli, il quale
costituisce i fianchi membranosi dell'addome, che possono af-
fondarsi più o meno a guisa di solchi laterali.
Ricco di produzioni cubiculari rilevate è l'addome delle
zanzare. Nelle specie del gen. Culex la sua superfìcie dorsale
(cioè tutti i tergiti) è rivestita di squamette, e così, fuori che
qualche caso, come il maschio del Culex impudicus, la sua su-
perficie ventrale, ossia gli sterniti; inoltre da queste superfici
sporgono numerosi peli, alcuni più sottili e corti, altri più.
lunghi e grossi, dei quali alcuni raggiungenti il grado di
vere setole, che specialmente abbondano verso i fianchi, e
più nei maschi, che nelle femmine; i fianchi membranosi
dell' addome sono nudi ; le squamette generalmente sono di
più che un colore e danno luogo alle ornamentazioni colo-
rite dell'addome delle specie di Culex, ornamentazioni con-
sistenti in brizzolature, in macchie segmentali, e più che tutto
in bande o fascie più scure e più chiare, le quali special-
mente riseggono sui tergiti. Nelle specie del gen. Anopheìes
l'addome dorsalmente e ventralmente è bensì peloso e setoloso,
ma tuttavia nudo di squamette. per cui si scorge il colore
del fondo.
— 87 —
All' ultimo anello addominale fa seguito 1' armatura o
Y apparecchio sessuale esteriore, peculiarmente sviluppato nel
maschio.
Non intendo qui (vedi Westhoff, etc.)
entrare in descrizioni e in discussioni
omologiche, e in denominazioni di parti,
cose, che saranno tema di speciale lavoro.
Mi limito a dire, (fig. 31), che l'ap-
parecchio consta di due grossi lobi al
di là dell' 8.° segmento, ad estremitÃ
rotondeggiante, grandemente irsuti di
setole, i quali per essere distaccati l'uno
dall'altro fanno apparire come forcuto
il termine dell'addome, e di altre parti
più piccole, che hanno rapporti di con-
tinuità , di contiguità , o di vicinanza
___> • ■• t Fig. 31. — Schizzo dei con-
maggiore o minore con essi, le quali torni delle principali parti(
cose tutte per la costanza di conforma- che si vedono osservando di
lato e di sopra l'apparecchio
ZlOne, Che presentano in ciascuna Spe- sessuale esteriore del maschio
eie, e invece j>er le diversità , che mo- del °' hortensis - j'
strano da specie a specie, possono servire come interessanti
caratteri di distinzione specifica (1).
Nelle culicide si hanno vari caratteri esteriori di dimorfismo
sessuale, ossia di differenza tra il maschio e la femmina. Il ma-
schio, a sviluppo larvale uguale, cioè nelle stesse condizioni di
tempo, di ambiente, di nutrimento, etc, è per lo più (non sempre)
più piccolo della femmina, nel senso di almeno più sottile, ma
sovente è altresì più corto. È più peloso-setoloso, specialmente
all'addome, ma inquanto alle squamette può averne in minore
quantità che la femmina, per es. sulle ali, che allora appaiono
più ialine e, nelle specie a ali macchiate, con macchie meno
evidenti (talvolta perfino nulle), o per es., sulla faccia ventrale
(1) A quanta meditazione induce il problema della formazione filogenica di parti a
funzione apparentemente tanto simile come l'apparecchio sessuale maschile (e anche
le unghie), e invece a confoi'mazione tanto diversa in specie del tutto affini!
dell'addome, che {Culex impudicus) può essere nuda; circa alla
disposizione delle squamette colorate, talvolta nell'addome si
hanno lievi differenze tra il maschio e la femmina, e il ma-
schio può avere addome più ornamentato. Si hanno anche tra
i due sessi differenze nelle unghiature degli arti, i maschi
presentando generalmente unghie più denticolate. Ma le dif-
ferenze maggiori sono nelle parti cefaliche. Quivi, se nessuna
notevole differenza presentano nei due sessi gli occhi, qualche
differenza si ha nei pezzi del pungiglione della proboscide, e
notevoli differenze nei palpi (mascellari) e nelle antenne; i
palpi (a prescindere dal gen. Aèdes, dove le diversità non
sono rimarcabili), nel gen. Culex sono corti nella femmina,
lunghi nel maschio, in cui possono inoltre essere pelosi e se-
tolosi tanto da avere aspetto piumoso; nel gen. Anopheles per
quanto anche la femmina abbia palpi lunghi, pure quelli dei
maschi per conformazioni di articoli, olivari all'estremo pal-
pale, per ricchezza di peli e setole, per portamento generale,
differiscono (cfr. fig. 14 e 15) da quelli femminili; le antenne
(fig. 11, 12, 14, 15) oltre a differire per numero di articoli
(15 nel maschio, 14 nella femmina), per aspetto di essi, tra
i quali il basale rotondo è più grosso nei maschi, differiscono
pel fatto della lunghezza e della ricchezza dei verticilli delle
setole, che li fanno essere solo pelose nella femmina, invece
piumose nei maschi, in modo che soltanto per questo carattere
possono a prima vista distinguersi i due sessi.
Le culicide hanno larve eucefale, rotundicipiti, acquatiche,
ninfe acquatiche, semoventi.
CAPITOLO III.
I caratteri da adottarsi per distinguere le specie
e suddividere il gruppo delle Culicidae,
Le Culicidae sono insetti, le cui specie sono di regola suffi-
cientemente distinte e possono essere, per ciò, sufficientemente
— 89 —
e non difficilmente distinguibili. Tuttavia le somiglianze com-
plessive sono molte e le differenze possono essere tutt' altro
che spiccate, ma invece nascoste, minute e modeste ed appa-
rire più dal complesso dei vari caratteri che solo da qualcuno o
da pochi. Deriva da ciò che, perchè sia possibile di distinguere
ossia di conoscere le specie e sia possibile di dare modo ad altri
di riconoscerle, è necessario che si scelgano caratteri buoni o
capaci di dire realmente qualche cosa, e si cerchi di stabilire
le caratterizzazioni con descrizioni metodiche, coordinate nelle
lo~o parti e quanto è necessario particolareggiate.
Dipende dal fatto che non risposero a queste condizioni
che la massima parte delle caratterizzazioni dei vecchi natu-
ralisti, e anche di qualcuno non tanto vecchio, non danno nes-
suna garanzia che l' autore abbia veramente distinto specie
reali, e dipende dal fatto stesso che in ogni modo esse oggi
non servono a nulla o solo a ben poco, e non ci permettono
di riconoscere con sicurezza le specie, che esse avrebbero vo-
luto istituire.
Vediamo di renderci in breve ragione della maniera, come,
secondo me, si devono scegliere i caratteri in quel modo che
diano possibilità di conoscere e riconoscere le specie delle Cu-
Hcidae.
Comincio per premettere che vari pretesi caratteri registrati
dai vecchi, vogliono essere lasciati, come inutile cosa, in di-
sparte: la proboscide porretta e lunga quanto la metà del
corpo, le ali ciliate, il dorso del torace villoso, l'addome cin-
golato, età , sono cose ovvie a tutte o a moltissime specie e
che non dicono nulla come caratteri.
Anche taluni tratti organizzativi comuni alle specie di un
genere non possono adottarsi come caratteri: che se io por-
tassi avanti come carattere j)eculiare di qualche Anopheles il
dorso del torace privo di squamette e solo peloso-setoloso, non
darei in realtà una differenza, essendo la cosa a varie specie
di Anopheles comune.
Vi sono poi altri caratteri, di più recente uso, è vero, ma
— 90 —
pure o di troppo difficile apprezzamento o non del tutto rigo-
rosi, i quali anche devono essere lasciati in disparte: tali, per
esempio, ho dovuto convincermi che, almeno dal punto di vi-
sta pratico, sono le dimensioni relative delle forchette alari e
delle loro parti (ramuli e scapo) in confronto tra 1' una for-
chetta e 1' altra e tra loro.
Occorrono caratteri realmente speciali e rigorosamente ap-
prezzabili; e questi allora io raggruppo in due categorie:
l. a , quella dei caratteri formali, ossia tratti dalla forma, dai
rapporti reciproci, etc. di speciali parti; 2. a , quella dei carat-
teri di colorazione ossia tratti dalle ornamentazioni colorite,
ma elevate, per così dire, a dignità di caratteri formali, come
spiegherò.
Di questi caratteri, la importanza di quelli della prima
categoria, non ha bisogno di essere dimostrata.
Quelli della seconda categoria, ossia tratti dalle ornamenta-
zioni colorite, furono i caratteri, dei quali più che altro si val-
sero i vecchi, e Meigen non si servì di altri ; inquanto al loro
valore, dico che ove si usino senza criterio e senza metodo e
si pretenda farne la base di brevi caratterizzazioni, ne hanno
punto o pochissimo, e non si può nascondere che i vecchi per
lo più li usarono assai male; ma usati razionalmente e con me-
todo, e in descrizioni quanto è necessario particolareggiate,
anch' essi, che, come riscrissi altrove, non si può negare che
in certo modo e in largo senso rappresentino caratteri anato-
mici, hanno la loro grande importanza e sono e resteranno
sempre una delle buone basi nelle distinzioni specifiche delle
Culicidae; ma ripeto, se ne deve fare uso razionale, e uno
dei buoni metodi per utilizzarli sarà quello, come mi sono rie-
spresso, di avvicinarli più che è possibile ai caratteri formali;
ciò potrà conseguirsi tenendo conto non soltanto della qualitÃ
della tinta in se, che allora capisco che significheranno poco,
ma della assenza o della presenza in date parti di date orna-
mentazioni colorite, riconosciute di natura non accidentale, ma
costanti e peculiari, della disposizione di date ornamentazioni
— 91 —
per rispetto alle parti e tra loro, e così via: e allora (fig. 38)
nessuno potrà negare importanza di buon carattere al fatto di
un torace non ornato o ornato di peculiari e costanti disegni
bianchi, al fatto di tarsi non anellati o peculiarmente anellati
di anelli bianchi costanti per numero e per sede, al fatto di
un addome, che non ha o ha fascie scure e bianche nei seg-
menti, al fatto di un addome con fascie, in cui le fascie bian-
che siano alla parte prossimale o basale dei segmenti e per
ciò precedano le scure, o siano alla parte distale o al lembo
posteriore dei segmenti stessi, e per ciò seguano le scure; e
così via dicendo; questi sono caratteri di colorazione, lo ri-
peto, quasi direi elevati a dignità di caratteri formali e sono
ben altra cosa da quelli, che pretendevano di rappresentare
qualche cosa dicendo « torace sordidamente testaceo ».
Vengo ora a specificare particolarmente i caratteri delle
due categorie ammesse.
Non contemplerò che i caratteri, che propriamente mi sono
apparsi notevoli, pratici ed efficaci; tralascerò altri, che pur
potrebbe venir fatto, o che venne fatto a qualcuno, di adot-
tare, ma che mi sembrano o meno notevoli, o meno pratici ed
efficaci. Non pretendo, jDerò, di negare che ulteriori studi pos-
sano additare qualche altro carattere, oltre quelli da me ac-
cennati, utile e pratico.
La l. a categoria, come dissi, comprende i caratteri formali
ossia tratti dalla forma, dai rapporti reciproci etc, di speciali
parti. Essi sono quelli, che vengo paratamente a dire.
1. Un primo carattere, che non si può trascurare, è quello
della grossezza (dimensione) degli individui della specie.
2. Carattere importante è quello della lunghezza dei palpi
per rispetto a quella della proboscide. Vedremo che per questo
carattere si distinguono i tre generi delle Culicidae, ma anche
nell'ambito di un solo genere esso ha interesse: la lunghezza
dei palpi del maschio di Culex per rispetto a quella della pro-
boscide è interessante carattere, ed ecco, per es., che se i più
dei maschi di Culex hanno palpi notevolmente più lunghi della
— 92 —
proboscide, (fig. 32), il maschio del Culex elegans li presenta
appena più lunghi della proboscide, e il maschio di Culex
spathipalpis (fig. 33) li presenta un poco più corti: ne sto
a rimarcare se
fatti di questo
genere siano ca-
ratteristici.
3. Altro
carattere è quel-
lo della forma
dei palpi del ma-
schio in riguardo
alla loro estre-
mità (assottiglia-
ti, o invece meno
o più clavati) ; i
palpi maschili,
cioè, ora alla e-
stremità si assot-
tigliano (fig. 34)
e quasi talvolta
Fig. 32. — La proboscide
SI appuntano, Ora e un palpo di maschio di
invece
Fig. 33 — La proboscide
annulatus e la loro base di at-
tacco sotto il clipeo. Vedesi
crossare de^li ar- il P a lp° 5-articolato, più lungo e un palpo di C spathipalpis
della proboscide di metà del- maschio e la loro base di at-
tlCOll estremi, SI l'ultimo articolo, di forma eia- tacco sotto il clipeo. Vedesi
vata ; vedesi negli ultimi tre il palpo 5-articolato, più corto
articoli irto di prolisse setole, della proboscide, di forma cla-
per ìn-
mgrossano e
prendono OÌÙ O cne S^ danno aspetto di pen- vata. Tolti peli e squamet-
~ 1 __ 9C 9^
nello, ossia penicillare.
te.
meno accentua-
tamente aspetto di clave (fig. 16, 21, 32, 33); il che pure è assai
caratteristico, e nessuno confonderebbe un palpo di maschio di
Culex pipiens, o di hortensis, con uno di Culex annulatus o sp>a-
thipalpis.
4. Un carattere, che per quanto talvolta non valutabile
nelle sue differenze e nei suoi gradi che con paragoni sott' oc-
chio, può avere la sua importanza, è quello dello stato di pe-
— 93 —
losità dei palpi del maschio; e così
ora li trovi quasi nulla pelosi, come
quelli del Culex elegans, ora li trovi
invece ricchi di peli-setole prolisse,
le quali formano ciuffi, a pennello più
o meno abbondante (palpi penicillari,
come quelli del C. annulatus, fig. 32,
o palpi subpenicillari), o le quali, per
essere assai disposte tutto attorno,
danno al palpo, come nel C. pipiens,
aspetto piumoso (palpi piumosi).
5. Eccellente carattere è quello
della forma della estremità dei palpi
della femmina (di Culex) e della as-
senza od esistenza ivi dell' articolino
distale, che già descrissi (fig. 35 e 36);
si capisce, senza bisogno di ulteriori
considerazioni, la importanza di que-
sto fatto.
6. Carattere, che in qualche
caso, del resto raro, può valere, è
quello rappresentato dalla forma delle
coscie; e così, per es., V Anopheles
pietas, come ben notò Loew, ha i fe-
mori, ossia le coscie, anteriori un
poco ingrossati alla base (fig. 37), il
che non hanno altre specie di Ano-
pheles.
7. Carattere, che può avere im-
portanza, è quello dello stato e na-
tura del rivestimento dell'addome; giÃ
ci permette, e lo ridissi, di differen-
ziare Culex da Anopheles; ma nel-
l'ambito di Culex può trovare api)li-
cazione, e, per es., il maschio di
Fig. 34. — Palpo sinistro, in-
grandito, di maschio di C. pipiens.
Questa figura ha lo scopo di mo-
strare Informa affilata del palpo.
— Il palpo è 5-articolato, ma le
articolazioni poco nette sono qui
tanto indecise che quella tra 2.° e
3.° articolo nella figura neppur
si scorge: il rivestimento di squa-
mette e peli-setole è solo in parte
accennato. (Da Ficalbi, 1896).
— 94 —
Culex impudicus ha caratteristicamente la faccia ventrale del-
l' addome nuda di squamette, ma solo pelosa.
8. Interessantissimo carattere è quello della maniera
della unghiatura negli arti dei due sessi, sul quale richiamò
1' attenzione dei dit-
terologi Lynch Arri-
bà lzaga ; e che io, col
presente lavoro, sono
il primo ad usare me-
todicamente specie
per specie; già dissi
che cosa intendere si
deve per maniera del-
la unghiatura , né
Fig. 35. — Palpo mascel-
lare destro della femmina
di C. pipìens. Consta di tre
articoli, ed in x si vede lo
strozzamento mediano del
1.° articolo, m la estremitÃ
prossimale della mascella;
a il pezzo chitinico inter-
no, basale alla mascella e
- al palpo. (Da Ficalbi, 1896).
„. 80
Circa — .
Fig. 36. — Palpo sini-
stro di femmina di C. ne-
morosus. Consta di quat-
tro articoli, dei quali 1' e-
stremo è piccolino. Il 1.°, o
basale presenta uno stroz-
zamento a metà . Peli e
. 80
squamette omessi.— .
Fig. 37. — Forma delle co-
scie del 1.° paio di arti nella
femmina di A. jitctus, 1, e di
A. claviger, 2. Le coscie del-
V A. pictus sono ingrossate nel
loro terzo prossimale. — In-
grandite.
credo necessario estendermi qui a dimostrare il significato e
1' importanza di questo carattere (vedi numerose figure più
avanti). — Dico, invece, un'altra cosa: si vide che le unghie
ora sono prive sul loro corpo di denticoli (unghie adentate)
ora invece possiedono denticoli in numero di uno o due (un-
ghie dentate o denticolate, le quali sono o unidentate o biden-
tate); orbene, secondo l'assenza, o secondo la presenza in va-
— 95 —
rio numero, dei denticoli delle unghie, si possono stabilire
delle formule o notazioni dei denticoli ungueali di ciascuna
specie, le quali possono a colpo mostrare un carattere non
privo di importanza. Così il maschio del C. elegans, che pos-
siede la seguente maniera di unghiatura « nel 1.° paio di
arti l'una delle unghie unidentata e più grossa, 1' altra aden-
tata o più piccola, nel 2.° paio ambo adentate per quanto una
assai più grande dell'altra; nel 3.° paio ambo adentate e
eguali », avrà la formola o la notazione seguente: 1.0 - 0.0 - 0.0;
la femmina del C. pipiens, che possiede la seguente maniera
di unghiatura « in tutte e tre le paia di arti unghie adentate
uguali fra loro », avrà la notazione seguente : 0.0-0.0-0.0; il
maschio del C. penicillaris, che possiede la seguente maniera
di unghiatura « nel 1.° paio di arti l'una delle unghie biden-
tata e più grande, l'altra unidentata e più piccola, nel 2.° idem;
nel 3.° ambo unidentate e eguali », avrà la formula seguente:
2.1-2.1 - 1.1. In queste notazioni i tre gruppi di due cifre rap-
presentano gli arti delle tre paia, e in ciascun gruppo la cifra
prima l' unghia più grossa, la seconda la più piccola, inoltre
la cifra esprime la mancanza di denticoli, la cifra 1 o 2 la
presenza di uno o due denticoli. Si potrebbe anche esprimere
le dimensioni comparative delle unghie facendo differenti o
uguali in grandezza le cifre dei gruppetti; e allora la fem-
mina del C. pipiens avrà la notazione: 0.0-0.0-0.0; e il ma-
schio del C. penicillaris 2.i -2.1-1.1; e questa sarebbe la nota-
zione dei denticoli e delle relative dimensioni ungueali di ciascuna
specie.
9. Infine altro interessantissimo carattere (del quale giÃ
annunziai l'importanza nel mio lavoro del 1896) è quello della
forma degli organi sessuali esterni maschili, forma, che varia
secondo le specie non solo in diversi particolari, ma nella sa-
goma stessa dei due grossi lobi, come dimostrano numerose
figure più avanti. Questo carattere ha il solo difetto che non
si presta alle descrizioni, ma richiede assolutamente le figure;
in ogni modo lo speciografo, che voglia distinguere, identifi-
— 96 —
care, paragonare, insomma studiare specie, deve sempre ad
esso far ricorso nelle sue osservazioni, anche che non ne parli
nelle descrizioni.
Degli enumerati caratteri formali alcuni sono apprezzabili
negli esemplari integri, generalmente purché freschi e non
raggrinzati e scontorti per essiccamento: e tali sono i carat-
teri dei n. 1, 2, 3, 4, e, fino a un certo punto, anche quello
del 6; se gli esemplari non sono freschi, vogliono essere, per-
chè i caratteri accennati si possano valutare, rammolliti (con
acqua calda, con soluzioni di potassa) e esaminati in liquido,
come per es. in glicerina; altri degli enumerati caratteri per
essere ben apprezzati rendono necessario che si stacchino le
parti, e generalmente, e specie nel secco, si trattino con solu-
zione di potassa, e tali sono quelli dei n. 5, talvolta 6, e 8 e 9.
Per 1' apprezzamento di taluni degli accennati caratteri può
bastare la ispezione con una lente a mano, per quanto non
troppo debole, ma per 1' apprezzamento di altri, come quelli
dei n. 5, 8 e 9, è necessario V uso del microscopio.
La 2." categoria, come dissi, comprende i caratteri di colo-
razione ossia tratti dalle ornamentazioni colorite, ma, per così
dire, elevate a dignità di caratteri formali. Accennai già che
cosa intendo esprimere con ciò (vedi fìg. 38). Essi sono quelli,
che vengo paratamente a dire.
1. Un carattere è dato dal tono e dalla disposizione delle
Unte, considerate più che tutto nel rispetto del tono (1), nella
proboscide ; ed ecco, per es., che se essa per lo più è bruna e
unicolore, invece nel Culex Richiardii assai caratteristicamente
è in complesso chiara con apice nero.
2. Un altro carattere è questo: colore dei palpi femmi-
nili e specialmente maschili, disposizione in essi delle tinte e co-
stituzione di brizzolature, macchie, anellature; queste cose, e
specie le macchie e le anellature, possono essere eccellenti ca-
ratteri; che infatti di più caratteristico dei palpi maschili di
(1) Dico a bella posta tono (chiaro, scuro) e non qualità della tinta o del colore.
97 —
Culex spathipalpis, che hanno color brunonero con quattro ele-
ganti e piccole anellature bianche, e di quelli di Culex Ri-
chiardii di color gial-
lo ceciato chiaro con
quattro evidenti a-
nellature nere?
3. Un caratte-
re di non grande en-
tità , ma che tuttavia
può non essere privo
di interesse, è quello
del tono generale di
colore delle antenne,
specie maschili, e di
quello delle ornamen-
tazioni delV articolo
basale o del torulo,
e dell'articolo succes-
sivo. Fig. 38. — Rappresentazione di alcune ornamenta-
ci * -ii i zioni colorite. — 1 Tronco di Culex, in cui si vede il
dorso del torace senza ornamentazioni e il dorso del-
tere è questo : tono di l'addome con bande chiare e scure (disegnate solo in
alcuni tergiti), alterne, essendo le scure posteriori alle
COlOre a eli a nuca, chiare nei tergiti (come in C. pipiens). — 2 Addome di
Compreso il bordo OCU- CuleX ' in CUÌ Si vede U dorSO add ° mi °ale con bande
* scure e chiare alterne, (disegnate solo in alcuni ter-
lare, e Specialmente g^ì< essendo le scure anteriori alle chiare nei seg-
menti (come in C. hortensis). — 3 Addome di Culex, in
cui si vede il dorso senza bande, ma (come in C. albo-
punctatus) scuro e con macchie laterali chiare in cia-
scun tergite (in realtà disegnate solo in alcuni). —
4 Dorso del torace di Culex con ornamentazioni, che
qui sono scure su fondo chiaro, ma che in generale in-
vece sono al contrario (come in C. elegans). — 5 Una
Seguente: tono del CO- &lbo-anellatura tarsale, che in un caso occupa solo la
7 ^7 7 J J base di un articolo (come in C. elegans), in un altro in-
lOre ael aorSO dei tO' teressa due articoli contigui (come in C. penicillaris).
race, e specialmente ~ Tutt0 in s randit °-
assenza o presenza ivi di ornamentazioni colorite, e natura e
aspetto di esse (fig. 38). Il torace delle Culicidae sul suo dorso
può essere ora in complesso unicolore, per quanto con la lente
si veggano peli di colore diverso, ma la cui tinta si fonde, ora
Anno XXXI. 7
presenza o assenza
di ornamentazioni.
5. Carattere in-
teressantissimo è il
— 98 —
ornamentato: nelle specie di Anopheles le strie ornamentali di-
pendono da peli e dal fondo; nelle specie di Culex dalle pe-
culiari squamette del vello toracico; un esempio di dorso del
torace, in cui le ornamentazioni sono arrivate a alto grado
di sviluppo, possiamo avere dal Culex elega ns; altre zanzare
seguono, meno o più ridotto, questo tipo di ornamentazione,
in cui in complesso si hanno linee e segni ornamentali chiari
su fondo scuro.
6. Un carattere, che può avere una certa importanza, è
anche questo: colori ornamentali dei lati del torace e talvolta
della sua parte anterov entrale. Squamette di vario colore spol-
verano i lati del torace nelle specie di Culex, e talvolta con
qualche differenza, almeno di colorito, tra specie e specie; an-
che la parte anteroventrale del torace può presentare qualche
ornamentazione, e, per es., è caratteristica la macchia argentea
a T. che ivi mostra il Culex elega ns. Anche le specie di Ano-
pheles possono avere macchie, da peli, alquanto caratteristiche,
sui lati del torace e ne dà esempio VAnopkeles pictus.
7. Importante carattere consiste nella presenza o assenza
di brizzolature di curio color? e specialmente di macchie per
accumulo di squamette nelle ali. Se le più delle zanzare presen-
tano senz' altro ali più o meno fosche per presenza di squa-
mette scure o nere, alcune presentano nelle ali squamette di
vario colore Culex liichiardii. Anopheles pictus), che rendono
brizzolate le ali, altre presentano macchie per cumuli densi di
squame:
9 Carattere importantissimo è quello, che accenno: As-
senza di ornamentazioni colorite sugli arti, ossia arti, almeno
articolo per articolo, unicolori : o arti con ornamentazioni colo-
rite, delle quali interessanti le anellature ) per la loro situa-
zione generale secondo i rari pezzi dell'arto, per il loro numero
e la loro grandezza, e per la loro ubicazione nell'ambito degli
articoli singoli (fìg. 38). Notevoli variazioni si hanno in questi
particolari. Vi sono specie, in cu: gli arti, se togli i femori
un po' più chiari alla loro radice, sono tutti dello stesso colore;
— 99 —
ve ne sono altre, in cui a cominciare dalle anche (come il
Culex elegans), per arrivare agli articoli dei tarsi, presentano
ornamentazioni; e queste possono essere macchie delle anche,
brizzolature e striature del femore e della tibia, e anche di
qualche articolo tarsale, punto chiaro dei ginocchi (che, a dir
vero, esiste quasi sempre ed è poco caratteristico), anellature
delle varie parti dell'arto, ossia del femore, della tibia, degli
articoli dei tarsi; e queste anellature, sempre interessanti, pos-
sono essere di varia estensione e ubicazione negli articoli del-
l'arto, ora prossimali, ora distali nell'articolo, ora ciascuna per
ciascuna interessanti un solo articolo, ora due contigui, ora
essere in un dato numero, ora in un altro, etc. Così, per esem-
pio, fermandomi un po' più particolarmente alle anellature
chiare o alle aìboanellature dei tarsi, dico che in taluni casi
esse possono affatto mancare e allora i tarsi diconsi unicolori
(ne albonotati, ne alboannulati), in altri casi possono esistere,
e se si mostrano come minutissimi anelli diconsi albonotature, e
i tarsi chiamansi albonotati ; se si mostrano come vere anella-
ture meno o più ampie, chiamansi aìboanellature p. d. e i tarsi
appellansi alboannulati; le aìboanellature tarsali poi, ora inte-
ressano un solo articolo, o che riseggano nel suo corpo, o, più
comunemente, alla sua base (parte prossimale), ora interessano
due contigui articoli, e risiedono sulla estremità dell'uno o
sulla base dell'altro, comprendendo in mezzo la giuntura; ora
si vedono su tutti gli articoli tarsali, ora invece sono su al-
cuni solamente. Tutti fatti, che il carattere di colorazione per-
mettono quasi di elevare a dignità di cosa formale.
9. Altro carattere interessantissimo è quello, che dico:
assenza di ornamentazioni colorite sulla superficie dorsale o
sulla ventrale dell' addome o in ambedue, ossia addome in parte
o in tutto unicolore; o presenza in esso di ornamentazioni co-
lorite, siano macchie, siano fascie, e colorito, e forma, e dispo-
sizione relativa all'ambito dei segmenti e tra di esse, delle or-
namentazioni (fig. 38). Talune specie, infatti, hanno almeno da
una faccia, e sopra alle due interessa la dorsale, addome di
— 100 —
un solo colore, senza macchie o fascie; molte altre presentano
macchie laterali nei segmenti, di vario colore, forma e gran-
dezza; altre presentano macchie mediane; molte altre mo-
strano, sole o oltre le macchie laterali, bande o fascie chiare
e scure (con tinta di varia qualità ), che si alternano nei seg-
menti, ora la fascia scura essendo anteriore, ora posteriore
alla chiara in ciascun segmento; e tutte queste cose e le loro
combinazioni costituiscono caratteristiche degne di ogni con-
siderazione.
Quelli accennati sono i caratteri, che distinguono le specie
delle culicide e sono sufficienti a qualunque distinzione.
Siccome io ho registrato le più notevoli delle possibili dif-
ferenze, così tra i caratteri accennati sono compresi anche
quelli che, ove ad essi si dia maggiore importanza, nel che ha
massima parte l'apprezzamento personale, servono per creare e
distinguere i generi. Vedremo che, nell'apprezzamento, che io
seguo, il carattere fondamentale, che può valere per fare i
generi, è rappresentato, come propose Meigen, dalla lunghezza
dei palpi per rispetto a quella della proboscide, e tenendo conto
dei due sessi ; ma di ciò ad altro capitolo.
Ora faccio termine a questo. Lo faccio dicendo che con i
caratteri, che io ho enumerato, si può differenziare e conoscere,
si può riconoscere, e si può convenientemente descrivere qua-
lunque specie; e di essi io mi servirò ordinatamente, metodi-
camente e uniformemente, cioè sempre nel medesimo modo,
nelle mie descrizioni, le quali, se forse avranno a prima vista
il difetto di essere prolisse, mi lusingo che in sostanza avranno
il merito di non lasciare adito ad equivoci od incertezze.
CAPITOLO IV.
Qualche annotazione dietologica.
Che io mi mettessi a rifare particolarmente la dietologia
delle Culicidae sarebbe cosa del tutto oziosa. Mi fermerò solo
— 101 —
qua e là a qualche particolare, che mi sembri degno di essere
o come nuovo accennato, o riportato da qalche recente lavoro,
o confermato.
Le uova del gen. Culex sono disposte in quei gruppi a na-
vicella o barchetta, che sono ormai generalmente noti e che
constano di un numero d'uova, che va da circa 200 ad oltre
300. Invece le uova del gen. Anopheles sono disposte in altro
modo, come ha detto per primo il Grassi: « Questo culicide
{Anopheles claviger) deposita le uova in parecchi nastrini gal-
leggianti di tre, quattro, venti uova, e non costituisce la ben
nota barchetta del Culex pipiens ». E VA. bifurcatus. aggiunge,
dispone le uova quasi aggruppate a stelle. Tutte esattissime
cose. Le uova sono, cosi, più isolate e isolabili tra loro e,
per i movimenti dei l'acqua, per la forza del vento, più diffu-
sibili di quelle di Culex.
Il tempo, che può passare dalla deposizione delle uova allo
sbocciamento dalla ninfa della immagine volante, è indicato
dalla osservazione seguente: Il dì 14 Maggio 1899 in Messina
presi una navicella d'uova di Culex pipiens poco dopo emessa;
di lì a due giorni, il 16 Maggio, nacquero tutte in una volta
le larvettine; le posi in un vaso d'acqua con molto nutrimento
(alghe in macerazione), e il dì 25, cioè 11 giorni dopo la emis-
sione delle uova, e 9 dopo la nascita delle larve, osservai le
prime ninfe; il dì 27, cioè 13 giorni dopo la emissione delle
uova e 11 dopo la nascita delle larve, uscirono le prime im-
magini, che erano maschi; il dì appresso uscì la prima fem-
mina, cioè 14 giorni dopo la emissione delle uova e 12 dopo
la nascita delle larve; ma in prevalenza si svolsero prima i
maschi e poi le femmine; il 31 Maggio, 17.° giorno dopo la
emissione delle uova e 15.° dopo la nascita delle larve, tutte
le immagini, o presso che tutte, eransi svolte.
Dunque in zanzare del gen. Culex in 13 a 17 giorni si
può avere lo sviluppo dall'uovo all'immagine; mi pare di poter
ritenere che la immagine dopo una quindicina di giorni nella
buona stagione possa emettere le sue uova; aggiungendo que-
— 102 —
sti 15 giorni ai 17, si ha che in 32 giorni dall'uovo si può
arrivare all'altro uovo, ossia avere il ciclo completo di una
generazione.
Circa alle zanzare del gen. Anopheles, riporto le parole di
Grassi: Le uova à 'Anopheles claviger in una camera a temp.
di 20° a 25° impiegarono circa 30 giorni a diventare insetti
perfetti; questi dopo altri 20 giorni depositarono le uova. —
Posto che in due giorni siano nate le larvettine, per una ge-
nerazione occorsero almeno 52 giorni. Credo poter ritenere (os-
servazioni fatte iu Luglio a Messina, ove ebbi sviluppo di
larve in 20 giorni e anche meno) che questo tempo può anche
essere più breve (Celli parla infatti di 40 o 45 giorni), e che
una generazione si possa anche avere in 40 giorni.
Si è visto sopra che anche in 32 giorni {Culex) si può avere,
nella stagione buona, il ciclo di una generazione.
Nella buona stagione stessa, per ciò, e nelle annate favo-
revoli, da Aprile a tutto Settembre, che sono 183 giorni, si
possono comodamente avere dalle quattro alle cinque gene-
razioni di zanzare.
Sulla base delle quattro generazioni si può tentare un cal-
colo teorico degli individui, che una femmina svernata, vir-
tualmente potrà dare nel corso di una buona stagione (da
Aprile a Settembre).
Supponiamo che la femmina deponga solo 200 uova; ecco
che dalla madre capostipite della stagione nasceranno 200 im-
magini della prima generazione ; di queste, computando i
sessi in ugual numero, cento saranno femmine, che daranno
(100 X 200 = 20.000) ventimila immagini della seconda gene-
razione; di queste diecimila saranno femmine, che daranno
(10.000 X 200 = 2.000.000) due milioni di immagini della terza
generazione; di queste pure un milione saranno femmine, che
daranno (1.000.000 X 200 = 200.000.000) duecento milioni di
immagini della quarta generazione. Che se poi se ne ammet-
tesse una quinta, si anderebbe a venti miliardi della quinta
generazione!
103 —
Questi, è ovvio, sono calcoli puramente teorici, che non
tengono conto della grande distruzione, che per numerosi
agenti naturali avviene di uova, di larve, di ninfe; la effettiva
moltiplicazione, come per gli insetti in generale, è legata inti-
mamente alle condizioni dell' habitat, le quali possono avere,
anche con variazioni in apparenza insignificanti, portata gran-
dissima. Dimostrano, però, la energica virtualità moltiplica-
tiva delle zanzare, e sono da tenersi in conto nei lodevolis-
simi tentativi, che benemeriti ricercatori fanno per la distru-
zione delle zanzare (1). Possono poi contribuire a spiegare un
fatto, che tante volte ho osservato: cercando nell'inverno, cer-
cando anche al cominciar della primavera e certe volte cer-
cando per una annata intera (e ciò ho già accennato e riac-
cennerò) può venir fatto di non trovare un individuo di una
data specie a pagarlo un occhio: giornate intere ho scrutato
certe volte i boschi, in cui in precedenti annate avevo trovato
certe specie, e sono dovuto tornare a casa assolutamente a
mani vuote : mesi dopo, la annata dopo, il bosco era pieno.
Le larve vivono nelle acque dolci e ferme. Già dissi, tut-
tavia, e lo confermo, che le larve (ho osservato quelle eli Cu-
lex pipiens) possono talvolta anche vedersi vivere in acque
discretamente correnti e tali da poter trascinare questi insetti,
se essi non si comportassero in modo opportuno, sia nel nuo-
tare, sia nel prendere appoggio a corpi stabili, per non essere
trasportati. Nel mio lavoro del 1896 e pure in una nota dello
stesso anno, in base a una zanzara, che allora stimai specie
nuova {Culex salinus, che ora considero, come ridirò, semplice
varietà del C. nemorosus), dissi che le larve di Culex possono
vivere in acque salate e con grado di salsedine maggiore di
quello del mare. Celli, però, ultimamente, in base a suoi espe-
rimenti, ha asserito che se in acque poco salate (miscela di 1
su 2 di acqua di mare in acqua dolce) le larve possono vi-
vere, in acque più salate (1 su 1, 2 su 1, o in acqua di mare)
(1) Vedi le interessanti ricerche di Celli e Casagrandi, 1899.
— 104 —
finiscono per morire. Siccome quelli di Celli sono esperimenti
bene condotti, così io prima di tutto sono andato ricercando
in base a che emisi i miei asserti: e dico che si trattava di
larve trovate in pozzanghere della salina piccola di Cagliari,
la di cui acqua conobbi essere salata direttamente assaggian-
dola (1): per sapere, però, il grado della salsedine mi rivolsi
ad un chimico (cui portai un saggio d'acqua), e mi dispiace-
rebbe (anche per lui) se egli, dandomi cifre esagerate, mi
avesse fatto cadere in una inesattezza. Ho tentato controllare
nell'ambiente naturale (pel quale solo parlai e che certo pre-
senta differenze con gli esperimenti di laboratorio) (2), i miei
asserti, ma per ora (e seguiterò le ricerche) non mi è stato
ancora possibile arrivare a conclusioni.
Le larve e le ninfe sono acquatiche e hanno bisogno del-
l'acqua per il loro svolgimento. Tuttavia Celli, studiando la
loro resistenza, ha scritto che le larve in terreno anche sen-
z'acqua, purché bagnato, possono sopravvivere per dei giorni;
ha anche scritto che le ninfe, una volta formatesi, anche se
poste all'asciutto, si sviluppano benissimo in immagini : a me,
però, almeno a temperatura estiva, l'esperimento non è riu-
scito e le ninfe sono morte per essiccamento.
Le larve delle culicide nell'acqua preferiscono sempre i
luoghi ombreggiati, o almeno esse si mettono all'ombra delle
erbe, delle sponde, etc. Quelle di Culex possono sovente ve-
dersi unite in brigate: e ciò è da credere dipenda perchè le
uova sono unite tutte insieme e tutte insieme ne nascono le
larve, ma potrebbe anche dipendere da speciale istinto; si tro-
vano, però, facilmente anche larve di Culex isolate. Le larve
di Anopheìes di regola sono isolate, certo perchè più isolate
e isolabili sono le uova, e per mettere insieme un certo nu-
mero delle larve stesse, talvolta occorre pescare a lungo: presso
(1) Che fosse almeno salmastra, niun dubbio. Anche Grassi ha trovato larve in
acque salmastre.
(2) E Celli giustamente si chiede se per le larve potrebbe avverarsi un progres-
sivo, graduale adattamento a vivere in acque salate.
— 105 —
le sponde piuttosto ripide è luogo ove volentieri si raccolgono
le larve di Anopheles, e quelle di Anopheles bifurcatus delle
vasche dei giardini stanno quasi tutte presso le sponde.
La qualità dell'acqua, nella quale vivono le larve, varia
moltissimo. Vi sono larve, come quelle di Anopheles, le quali
(come scrissi fin dal 1896 e come hanno confermato Grassi e
Celli) non vivono mai naturalmente in acque troppo sporche
o putrescenti; vogliono, bensì, acque morte o quasi morte, ma
piuttosto chiare e con vegetazione viva, quali le acque di pa-
lude e di risaia; vi sono altre larve, come quelle di Culex
spathipalpis, che vivono o possono vivere naturalmente in
acque sporche e torbidissime; ve ne sono altre poi, che, come
quelle di Culex jpipiens, trovi nelle varie acque, da quelle di
risaia, a quelle dei maceri, a quelle delle più putride pozzan-
ghere, a quelle solfìdriche, quali le acque albule di Tivoli
(Celli). Per le cose accennate, anche la quantità d'acqua, in
cui naturalmente possono vedersi vivere le larve, per dirlo
così in base ai casi tipici, varia, dai grandi paludi e le
risaie dell' Anopheles clavtger, alle piccole pozzanghere, ai
vasi delle case, alle vasche dell' acqua benedetta delle Chie-
se, etc. del Culex pipiens e del Culex elcgans. Non si dice
che le prime non possano vivere in piccole masse d'acqua,
che anzi, e lo ridirò, lo possono; ma a patto che tali piccole
masse acquee conservino il carattere di qualità , che sopra ho
accennato.
Mentre durante la buona stagione si succedono le genera-
zioni delle zanzare, al finire della stagione propizia cessa la
riproduzione e comincia lo svernamento. Svernano le femmine
già , come dissi nel mio lavoro del 1896 e come Grassi ha
confermato, fecondate; sverna anche qualche maschio, ma
raro e in certe specie rarissimo tanto che Grassi dice non
aver trovati maschi di Anopheles ibernanti. I quartieri d'in-
verno sono vari e variano per le diverse specie; in complesso
posso ripetere quello, che scrissi nel 1896 : le zanzare si na-
scondono per svernare nei boschi sotto ai rami, o nei tronchi
— 106 —
cavi, si nascondono nei cespugli, o nelle grotte o negli edi-
fìci umani, cioè nelle case e nelle capanne, nelle cantine, nelle
stalle, nelle chiese e quivi passano 1' inverno immobili, e ho
visto zanzare rimanere dei mesi allo stesso posto; taluna però,
come giustamente dice Celli, di quando in quando può muo-
versi e pungere. Ho notato che in Sardegna e specialmente
in Sicilia vi sono zanzare, e non di una specie sola, che più
o meno pungono per tutto l'anno, e andando in pieno inverno
p. es. a Marsala si è tormentati dalle zanzare. Così è nei paesi
tropicali, ove le zanzare non danno tregua in nessuna epoca
dell'anno.
Andando alle immagini, comincio per riconfermare che nes-
suna zanzara, per quanto abbia abitudini diurne, è amante
della troppa luce, del troppo vivido sole. Vi sono, tuttavia,
prette zanzare diurne, come il Culex élegans, le più delle
specie essendo crepuscolari e notturne. Dante per accennare
il principiar della notte scrisse il bel verso « Come la mosca
cede alla zanzara »; l'ora d'oro infatti, e lo ridissi., delle zan-
zare è il momento, in cui annotta: voi andate sulle sponde di
uno stagno di giorno e potete non trovare nessun vestigio
di zanzara: fin che il giorno è chiaro, nulla: il sole cala, e nulla
ancora; non vi perdete di coraggio: ecco che il giorno ormai
in buona parte ha ceduto alla notte e la luce si fa debole e
incerta, ed ecco le zanzare, ed ecco che la cattura comincia,
come comincia il martirio.
Di giorno le zanzare stanno nascoste nei luoghi oscuri,
come ridissi, e riparati dalla troppa luce: nei boschi ombrosi,
nelle siepi, nei burroni e nei fossati ombreggiati da vegeta-
zione, tra gli arboscelli, le canne, le erbe delle paludi e delle
risaie, nelle grotte, sotto le volte oscure dei ponti, nelle can-
tine accessibili, nelle stalle, nelle' abitazioni. E, come ridirò
queste o quelle preferiscono, come talune zanzare boscaiole
che difficilmente troveresti altrove, questi o quelli di tali na
scondigli. Nei luoghi oscuri, lo ripeto, anche le specie not
turne possono di giorno industriarsi a pungere e molestare
— 107 —
Per il regime alimentare distinsi già altra volta le zan-
zare in ematofaglie e fìtofaghe. Grassi mi diceva aver egli
opinione che al caso tutte le specie siano ematofaghe; e di
fatto ho visto pungere animali qualche zanzara, che ritenevo
fitofaga. Allora si potrebbe (credo) dire che spinte dal bisogno
o dalla opportunità le zanzare sono ematofaghe o fìtofaghe,
ma per natura loro ve ne sono, che preferiscono essere ema-
tofaghe, ed altre, forse le meno, fìtofaghe.
Circa ai maschi poi non si può negare che in generale
sono fitofagi ed ho visto il maschio del Culex albopunctatus
indubbiamente suggere certi speciali fiori; peraltro v'è, come
feci già sapere altra volta (1), qualche maschio accanitamente
ematofago, (che meglio mette in evidenza il carattere degli
altri), il quale, come quello del Culex elegan*, attacca l'uomo,
e l'osservatore può catturarselo addosso. Certe specie poi ve-
risimilmente sono (le femmine) litofaghe in certi periodi, ema-
tofaghe in altri, il che ritiene anche il Celli.
Quando, per rispetto alla loro esistenza, cominciano a suc-
chiare le zanzare ematofaghe? Vi sono specie, che pungono
appena la immagine (del tutto verginale) si è svolta dalla ninfa,
e Grassi pel primo lo ha detto per V Anopheles clavigera cosa che
io posso pienamente confermare, essendo più di una volta riu-
scito a farmi pungere da immagini dell' Anopheles suddetto
appena sbocciate dalla ninfa. Vi sono specie, che non pungono
proprio subito, ma poco dopo: così per citare un esempio, presa
una femmina di Culex elegans natami in laboratorio e con una
campanina postala sul dorso della mia mano, notai che nel
primo giorno non volle affatto pungere, nel secondo fece un
piccolo tentativo, che mi causò un piccolo ponfo, ma subito
cessò, nel terzo si attaccò e si riempì completamente di sangue,
procurandomi un ponfo pruriginosissimo, che mi durò alcuni
giorni. Vi sono poi specie, che non si decidono a pungere
(l) Tuttavia anche in articoli recenti (e anche nella Zoologia medica del Mingaz-
zini) si tace questo fatto, e si ripete la vecchia asserzione solo le femmine pungere.
— 108 —
che dopo un periodo di maturazione di taluni giorni, e così
i] Culex pipiens, di cui ridirò (parlando anche della quistione
del C. j hgtophagus), e forse aspettano, come accennai in una
mia noterella, di essere fecondate. — E da credere, poi, che le
zanzare ematofaghe non pungano sempre, ma che vi siano dei
periodi, in cui non lo fanno, e io sono stato varie volte in
Maggio presso i margi di Ortira in quel di Messina, ove erano
molti individui di Culex Richiardii^ senza che tuttavia essi mi
pungessero mai.
Quante volte succhian sangue le zanzare ematofaghe? In-
teressante quistione, già per alcune specie risolta da Grassi.
— Non è da escludere, che vi siano specie o individui, che pun-
gono una volta sola, e Grassi dice che forse il Culex penicilla-
ris si contenta di un solo pasto di sangue, come può darsi che
di un solo pasto di sangue si debbano contentare molti indi-
vidui. Ma certo altre specie, e Grassi lo ha dimostrato p. es.
per quelle di Anopheles, pungono più di una volta. La fem-
mina di Culex elegans, che sopra ho detto, la quale al secondo
giorno di vita immaginale tentò pungere e al terzo punse
e si satollò, digerì, emettendo fecce, per i tre giorni succes-
sivi e al quarto giorno dopo puntomi, si riattaccò di nuovo
al dorso della mia mano e si riempì di nuovo di sangue, che
aveva dopo quattro giorni in grande parte digerito, quando
mi fuggì via.
Di quale natura è Vhabitat in largo senso delle varie zan-
zare e come possono queste classarsi per rispetto ad esso?
Vediamo.
Prima di tutto ripeto che le culicide sono insetti, le cui
specie abbondano al piano e, di regola, e per quanto qual-
che specie possa alquanto elevarsi, non molto salgono i monti.
Poi ripeto che sopra a tutto abbondano nei luoghi con acque,
scarseggiano o mancano del tutto in quelli senz' acque, o
solo, come i monti, con acque correnti.
Nei luoghi con acqua bisogna distinguere quelli con acque
aventi il carattere di acque palustri con vegetazione viva
— 109 —
(come paludi, così dette valli, risaie, etc), quelli con orti,
giardini, boschetti, nei quali sono vasche d'acqua, perenne e
assai chiara, ma quasi ferma e con un po' di vegetazione
viva, quelli aventi solo acque avventizie, poco estese e fram-
mentate, comunque sporche, quali in genere le acque dei
fossati di scolo, delle pozze, etc. etc. Queste sono tre ma-
niere generali e assai interessanti di habitat, suscettibili, come
vedremo, di farci distinguere tre gruppi dietologici di zanzare.
Come, dunque, classeremo le culicide sotto tali rispetti
dietologici ?
Lynch Arribà lzaga (1891) secondo, come egli scrisse, i loro
abiti e costumi, distribuì le Culicidae nella maniera seguente:
I. Domestiche: e vi ascrisse i generi Culex e Taeniorhynchus.
IL Campestri: e vi ascrisse i generi Ochlerotatus, Heteronycha
e Janthinosoma.
III. Palustri: e vi ascrisse i generi Anopheles, Aedes e Ura-
notaenia.
IV. Silvicole: e vi ascrisse i generi Sabethes, Psorophora e Me-
garhinus.
Certo questa distinzione è interessante e degna di consi-
derazione; ma, a mio credere, ha due difetti ; il primo, di con-
templare solo complessivamente i generi, mentre una distin-
zione simile vuol essere fatta particolarmente per le specie, il
secondo, di essere fatta in base a criteri dietologici troppo
promiscui, cioè, per esempio, insieme larvali e immaginali,
mentre io ritengo che è necessario distinguere.
Io tenterò una duplice distinzione dietologica: una, che
considero di maggiore importanza, in base alla vera natura
dell'habitat delle larve; una, che reputo meno importante e più
artificiosa, in base alle stazioni, almeno preferite, delle im-
magini.
Cominciando per dar cenno di questa seconda, della distin-
zione, cioè, delle zanzare in base alle stazioni, almeno prefe-
rite ed almeno in momenti, come quello del succhiare, molto
importanti per l'insetto, delle immagini, dico che non ho dif-
— 110 —
fìcoltà ad accettare il raggruppamento di Lynch Arribà lzaga,
ma intendendolo in modo del tutto ristretto e preciso, come
si capisce da ciò, che ho premesso, e cambiando, per non creare
sinonimie, il termine palustri con quello fruticicole. — Si pos-
sono, allora, chiamare domestiche le zanzare, che entrano nelle
abitazioni umane per pungere o che possono entrarvi anche
per svernare: tipo il Ctdex pipiens, ma anche altre, come il
Culex elegans, e perfino alcune di quelle, che per natura del-
V habitat delle larve sono genuinamente palustri, come YAno-
pheles claviger e, fino a un certo segno, il Culex Richiardii.
Si possono chiamare campestri o ortensi le zanzare, che per lo
più se ne stanno nella vegetazione ortense, come il Culex
hortensis, Yannulatus, lo spathipalpis, Yi?npudicus. Dire si pos-
sono fruticicole, ossia amanti dei cespugli e delle macchie, le
zanzare, che molto si trattengono nella vegetazione fruticosa o
suffruticosa delle paludi e delle loro vicinanze, e tali il Culex
penicillaris, fino a un certo segno il C. Richiardii e il nemo-
rosus, poi il Culex modestus e qualche altra. Possonsi appel-
lare silvicole o boscaiole quelle zanzare, che a qualunque altro
soggiorno preferiscono quello delle selve ombrose, come in
generale il Culex nemorosus, Yornatus, Yalbopunctatus, YAno-
pheles bifurcatus, e fino a un certo segno il C. Richiardii, il
modestus, etc. Si capisce, e si scorge anche dalle cose che ho
detto, che si tratta di distinzioni, che non hanno nulla di as-
soluto e di reciso, mentre talune specie possono variamente
classarsi; ma però esprimono anche del vero.
In base alla natura à éiY habitat delle larve, ed ecco real-
mente il carattere dietologico interessante, io distinguo le no-
stre zanzare in palustri, subpalustri, e foveali.
Chiamo palustri le zanzare, le di cui larve hanno bisogno
per vivere di acque palustri e naturalmente non vivono che
in esse. Il tipo di tale ambiente ci è dato da acque ferme o
quasi ferme, sì maceranti qualche sostanza vegetale morta, ma
in complesso chiare e con vegetazione viva (vegetazione pa-
lustre, fatta di canne palustri, giunchi, ninfee, crescione, spe-
— Ili —
ciali alghe come le conferve, etc; o vegetazione di risaia)]
queste acque possono ora essere in grandi estensioni, ora però
anche in piccole e piccolissime, senza perdere la natura loro,
e conosco qualche luogo, in cui una raccolta d'acqua di pochi
metri quadri di superficie, ma a carattere palustre genuino,
può allevare le larve delle zanzare palustri (e essere focolaio
di malaria!). Le zanzare palustri (non si confonda zanzara pa-
lustre con malarica, vedi più innanzi) sono molte. In Italia
possiamo prendere come tipo V Anoplieles claviger, ma anche
il Culex penicillaris, il Culex RicMardii, il Culex modestus
sono specie palustri.
Chiamo subpalustri, ossia quasi palustri, le zanzare, le di
cui larve hanno bisogno per vivere di acque bensì (per quanto
maceranti qualche sostanza vegetale morta e per quanto presso
che ferme) non putrescenti e in complesso piuttosto chiare e
con un po' di vegetazione viva, ma senza che realmente abbiano
carattere di paludi o risaie, etc, tutto limitandosi a piccole
raccolte, come per esempio vasche di giardini, laghetti di bo-
schetti anche signorili, e via dicendo. Varie sono le zanzare
subpalustri. In Italia si può prendere come tipo 1' Anopheles
bifurcatus, del quale nelle vasche di parchi e di vari giardini,
anche botanici, per esempio ultimamente di quello di Messina,
ho trovato abbondanti le larve; ma vi sono altre specie, come
il Culex nemorosus, il Culex ornatus, il Culex albopunctatus,
il Culex annulatus, il Culex hortensis, il Culex impudicus, che
io tutte considero specie subj)alustri.
Chiamo foveali, cioè di fosso e si potrebbero anche dire
di pozzanghera, le zanzare, le di cui larve vivono in acque
comunque ristrette, avventizie, sporche, subputrescenti, o an-
che putrescenti, come quelle dei fossati di scolo, delle pozzan-
ghere, dei vasi abbandonati, dei maceratoi da canape, etc.
Queste zanzare non sono forse le più abbondanti per specie,
ma possono esserlo per individui, oltre di che sono molto diffuse
nei vari paesi.
In Italia possiamo prendere come tipo il comune Culex
— 112 —
pipiens, ma anche il Culex spathìpalpis, e il Culex elegans
sono della categoria.
Stabilite queste categorie, è necessario subito sapere che
se le zanzare palustri non si riproducono mai fuori del loro
ambiente, in modo che mai troverete una larva di Anopheles
claviger nelle luride pozzanghere o in un maceratoio, ove pos-
sono pullulare le larve di Culex pipiens, e in modo che larve
di tale specie neppur mai io ho finora trovato negli ambienti
subpalustri; e se le zanzare subpalustri mai si adattano all'am-
biente delle foveali, in modo che mai una larva di Anopheles
Òìfurcatus ho nelle pozzanghere del Culex pipiens trovato; può
invece accadere che le specie subpalustri si trovino nell'am-
biente palustre, e così nelle paludi ho trovato larve di Culex
impudicus e annulatus, e le foveali nell'ambiente subpalustre
o anche palustre, e così pescando nelle paludi ho sovente tro-
vato qualche larva, del resto sparsa, di Culex pipiens, che è la
zanzara universale per eccellenza.
Quella riportata, secondo che crederei, è forse la più pro-
pria delle distinzioni dietologiche, che possano farsi delle no-
stre culicide.
Le zanzare non si allontanano di regola gran che dal loro
luogo di nascita (1). Sia pure che si tratti di immagini dome-
stiche, campestri, fruticicole, silvicole, si può in genere esser
certi che le loro larve non hanno menato vita molto distante;
ed ecco, p. es., che le specie, per la natura delle larve, palu-
stri, anche se hanno immagini di natura domestica o silvicola,
solo nelle case o nelle selve in vicinanza delle paludi si tro-
veranno. È noto in molte città che certi quartieri, che sono
in vicinanza di acque ferme, sono tormentati dalle zanzare,
altri sono del tutto immuni.
Le zanzare non volano molto in alto, onde gli ultimi piani
delle case, come dice anche Grassi, sono meno invasi. Però
(1) Gli anofeli possono, secondo Grassi, talvolta allontanarsi anche di parecchi
chilometri, però in pianura e se non trovano ostacoli.
— 113 —
questo specialmente se tira vento, perchè con la calma un po'
si attentano salire; Erodoto diceva che gli egizi, che abitavano
i luoghi paludosi, salivano a dormire sulle torri, giacche le
zanzare a cagione dei venti non possono volare in alto. Ed il
vento è poco amato dalle zanzare, che, quando troppo spira,
non osano girovagare; talvolta, però, esso le rapisce, e luo-
ghi liberi da questi insetti possono esserne invasi per cagione
del vento, che è una delle cause di diffusione delle zanzare.
Le zanzare sono intimamente legate alle condizioni del-
Yhabitat, e al variare di esse varia la intensità e il tono della
fauna culicidica di una regione. Bastano a dimostrarlo le sem-
plici differenze di una stagione di una annata, ad esempio
la primavera, per rispetto alla stessa stagione di un'altra an-
nata. Nella bella e grande foresta di Tombolo in quel di Pisa
in una precedente annata nei mesi di Luglio e Agosto io avevo
trovato abbondante il Culex albopunctatus e l' ortiatus : in un
seguente anno negli stessi mesi invano ne ho cercato un
esemplare.
Qual'è la stagione delle zanzare? Per stagione delle zan-
zare io intendo quella, in cui esse sono attive, volano, pun-
gono, si riproducono.
Nei paesi tropicali, purché provvisti di acque, si può dire
che è tutto l'anno, o oscilla in alcuni un po', almeno per la
quantità , secondo la stagione dell'asciuttore o delle piogge.
Mano mano che si procede ai paesi temperati e freddi la sta-
gione delle zanzare va sempre più circoscrivendosi attorno al
periodo estivo.
Veniamo all'Italia. Prima di tutto dico che in Italia il pe-
riodo precipuo, in cui nelle acque si trovano larve di zanzare,
è la primavera, l'estate e anche l'autunno; di certe specie,
tuttavia, di Culex si trovano le larve anche in inverno ed io
già scrissi di avere trovato in pieno inverno larve di C. spa-
thipalpis; le ho trovate poi anche di qualche altra specie;
Celli scrive di aver trovato larve di Culex per tutto un in-
verno mite. Grassi, che prima aveva asserito di non avere tro-
Anno XXXI. 8
— 114 —
vato in nessuna parte d'Italia larve di Anopheles nel mese di
Gennaio, ha detto in altra nota: Dopoché mi sono accorto della
difficoltà di trovare le larve, ho sospettato che possano trovarsi
anche nei mesi invernali, molto più che d'inverno accade di
tanto in tanto di trovare degli anofeli colle uova mature.
La questione è sapere se il trovar larve coincide con vera
attività riproduttiva della specie, o se invece si tratta di larve
ritardatario a sviluppo invernale lento. Forse in certe regioni
è vera la seconda cosa, ma per altre riterrei indubbio che sia
vera la prima. In Italia io direi, cioè, che la stagione delle
zanzare in certe parti meridionali e almeno per certe specie,
dura tutto l'anno; in altre parti è meno o più limitata. Ma
questa della stagione delle zanzare con le sue continuità e le
sue interruzioni, i suoi alti e i suoi bassi, è una quistione,
che vuol essere meglio studiata, e vuol esserlo specie per spe-
cie, poiché certo esistono delle differenze.
A proposito di annotazioni dietologiche, vi sarebbe da dire
anche dei rapporti tra zanzare e peculiari malattie; ma non
è qui il caso che io me ne occupi; mi limito prima di tutto
a ricordare le relazioni tra zanzare e filariasi, poi e special-
mente a menzionare quelle tra zanzare e infezione malarica.
Su questa quistione è superfluo ormai che io segnali al
lettore le brillanti scoperte e i meriti grandi del nostro
Grassi.
Secondo le ricerche di Grassi, le zanzare italiane malariche,
cioè capaci di essere uno degli ospiti dell'emosporidio della
malaria umana e di inocularne i germi, sarebbero quelle del
gen. Anopheles, con a capo il comune Anopheles claviger. Ed
ora si capisce bene la differenza tra zanzara palustre e zanzara
malarica: palustri sono le zanzare secondo V habitat larvale,
malariche sono secondo che capaci di trasmettere la malattia
malarica: le zanzare malariche sono palustri, ma le palustri
non sono tutte, per rispetto all'uomo, malariche.
115
CAPITOLO V.
Classazione e descrizione di un complesso di 20 specie italiane
della famiglia delle Culicidae.
1. — Sguardo storico-bibliografico. — Generalità sulla divisione
della famiglia.
Il primo autore nel periodo recente, ossia da Linneo in
poi, che si sia intrattenuto in Italia su zanzare, è stato, per
tacere di Roffredi, che non si occupò di speciografia, il Rossi,
il quale nel tomo secondo della sua Fauna etnisca (1790) (1)
istituì una specie col nome di Culex rusticus.
Quando si consideri la regione italiana in largo senso, si
trova poi il Germar, che descrisse (1817) (1) un Culex dome-
sticus per la Dalmazia, del resto rienumerato poi per l'Italia
da Rondani, e il Leach (1825) (1), e il Risso (1826) (1), che
descrissero tre specie nuove rinvenute in quel di Nizza, le
quali chiamarono Culex meridionalis, Culex nicaeensis e Culex
musicus.
Nel 1827 Robineau Desvoidy istituì un Culex siculus da
esemplari avuti di Sicilia (1).
Tutte queste specie, però, furono molto male caratterizzate
e la loro identificazione riesce oggi cosa impossibile o diffici-
lissima.
Eccoci a Rondani. Questo chiaro e benemerito ditterologo
italiano nel suo Prodromus (1856) (1) ammise per l'Italia i tre
generi delle Culicidae europee Anopheles, Culex, Aedes; ma
non disse nulla delle specie, e sebbene ammettesse il gen. Aedes
per l'Italia, non disse affatto che egli ve lo avesse effettiva-
mente trovato.
(1) Vedi citazione in ultimo.
— 116 —
Fu nel 1872 (1) che parlò di specie, e cioè delle» specie
italiane del gerì. Culex, che conosceva, e ne ammise 12, delle
quali 6 (C. domesticus, pipiens, nemorosus, calopus, rusticus,
cui fece identico il dorsalis di Meigen, annulatus) conosciute
già , e 6 (articulatus, albopunctatus, penicillaris, pulcritarsis,
pulcripalpis, spathipalpis) istituite ex novo. Poiché la accennata
nota di E-ondani è la prima, per quanto breve, pubblicazione,
che si sia occupata ex professo in Italia di zanzare, così credo
utile ed opportuno di riportarla: la traduco dal latino e do ai
capoversi una disposizione un po'più sinottica di quello, che
non abbia fatto Rondani, ma non la altero o modifico in nulla
e alle specie lascio la paternità loro attribuita da Rondani;
eccola dunque:
Specie italiane del yenere Culex Liti.
A. Ali non bruno-macchiate (senza macchie brune).
B. Tarsi non manifestamente alboannulati.
C. Segmenti dell' addome brunoscuri con bordo posteriore chiaro
(albido).
1. Culex domesticus Gena.
C. Segmenti dell'addome con base pallida o con fascia chiara (al-
lùda) e con bordo posteriore più o meno brunoscuro ; oppure
tutti nereggianti, macchiati o no di bianco ai lati.
D. Segmenti dell'addome con base pallida o con fascia chiara
(albida), con margine posteriore largamente bruno o ne-
reggiante.
E. Scapo della forchetta anteriore delle ali molto più breve
di quello della forchetta posteriore.
2. Culex pipiens Lin.
E'. Scapo della forchetta anteriore di lunghezza presso che
eguale a quello della forchetta posteriore.
F. Articoli dei tarsi non biancheggianti alla base nep-
pure angustamente. — Palpi del maschio con base de-
gli articoli non manifestamente più pallida.
3. Culex nemorosus Mgn.
(1) Vedi citazione in ultimo.
— 117 —
F'. Articoli dei tarsi angustamente, ma distintamente
biancheggianti alla base. — Palpi del maschio con
base degli articoli manifestamente più pallida.
4. Culex articulatus A T .
D'. Segmenti dell'addome tutti nereggianti, albomaculati o no
ai lati.
E. Forchette delle ali con ramuli assai più lunghi del pro-
prio scapo. — I mediocri peli dei palpi del maschio non
disposti in pennelli. 5. Culex albopunctatus A T .
E'. Forchette delle ali con ramuli manifestamente più brevi
del proprio scapo. — I palpi del maschio forniti di lunghi
peli tripenicillati (disposti in tre pennelli).
6. Culex penicillaris N.
B\ Tarsi almeno i posteriori distintamente alboannulati.
C. Tarsi alboanniilati soltanto alla base degli articoli.
7. Culex calcpus Bffg.
C. Gli articoli dei tarsi alboannulati alla base e all' apice (o Pa-
nel latura occupante la estremità di due articoli contigui).
D. Addome cinto di fascie alterne chiare (albide) e nereggianti.
E. Tutti i tarsi ampiamente e distintamente alboannulati.
— Palpi del maschio con tutti gli articoli, anche l'api-
cale breve, nereggianti con base chiara (albida).
8. Culex pulcritarsis A.
E'. Soltanto i tarsi posteriori ampiamente e distintamente
alboannulati, gli anteriori appena con un punto bian-
conotati. — Palpi del maschio con l' articolo apicale
breve tutto bianchissimo, i precedenti nereggianti con
base chiara (albida). 9. Culex pulcripalpis N.
~D\ Addome oscuro gialliccio con dorso dei singoli segmenti
nereggiante bimacolato.
10. Culex rusticus Rossi,
dorsalis Mgn.
.Ali brunomacchiate (con macchie brune).
B. Tarsi con articoli ampiamente e distintamente biancheggianti alla
base; metatarso annuiate di chiaro (albido) in mezzo. — Palpi del
maschio non dilatati all'apice in una spatola un po' slargata.
11. Culex annulatus Mgn.
B'. Tarsi con articoli angustamente chiari (subalbidi) alla base; meta-
tarso non annullato nel mezzo. — Palpi del maschio dilatati al-
l'apice in una spatola un po'slargata.
12. Culex spathipalpis A.
- 118 —
Non si può davvero dire che le caratterizzazioni siano molto
esaurienti e che la tabella di Rondani sia tale da rendere ovvio
il lavoro ulteriore, ma insomma non manca di essere interes-
sante.
Dopo Rondani, tacendo di qualche autore, che enumerò
per qualche parte d'Italia qualche specie nota di zanzara, come,
per es., Bettoni, 1884, che ne enumerò due per la fauna bre-
sciana, come Bezzi, 1892 (1), che ne enumerò cinque per la
fauna della provincia di Pavia (e cioè Anopheles maculipennis,
Anopheles nigripes, Culex articulatus, C. pipiens, C. nemovo-
sus), si viene, circa a zanzare, alle mie pubblicazioni del 1889
al 1896 (2): io pubblicai diverse note, nelle quali istituii al-
cune specie nuove {Culex hortensis, Richiardìi, modestus, ele-
gans, phìtophagus, ìmpudicus, salinus), o ne descrissi meglio
altre (C. spathìpalpis e penicillaris), e pubblicai poi (1896) la
Revisione sistematica della famiglia delle Culicidae europee,
dove sempre menzionai le specie, che mi erano allora note del-
l'Italia, e cercai descriverle con esattezza e con estensione, me-
glio che potei, sufficiente.
Dopo il mio scritto del 1896 e fino a questo momento, che
io sappia un solo autore ha pubblicato speciografìcamente sulle
zanzare italiane, Grassi, nei lavori in fine a questo libro citati.
Questo egregio zoologo, come poi meglio dirò, oltre ad
avere toccato della questione dell' A. nigripes, ad avere dal-
l' Anopheles pietas separato un suo A. pseudopictus, ha anche
istituito un'altra specie nuova, VA. superpictus, e inoltre ha
istituito una specie nuova di Culex, il C. malariae.
Inoltre poi (secondo che mi si comunica mentre sono per
stamparsi i fogli di questo scritto) uno scolaro di Grassi —
G. Noè — è prossimo a pubblicare alcune contribuzioni alla
conoscenza delle zanzare (3), nelle quali, oltre a parlare di
(1) Vedi citazione in ultimo.
(2) In « Bollettino della Soc. entom. italiana ".
(3) Vedi citazione in ultimo.
- 119 —
qualche specie già edita, istituisce due specie nuove, che de-
nomina Culex Ficalbii e C. mimeticus (1).
Da tutte le cose dette e allo stato attuale della letteratura
zoologica si vede che in Italia sono stati effettivamente am-
messi due generi delle Culicidae, il gen. Anopheles e il gen. Cu-
lex; Rondani cita anche il gen. Aedes, ma nominalmente e
non dice di avervelo in effetto trovato; si vede poi che le
specie ammesse dagli autori per l'Italia (istituite ex novo o
gik conosciute per altri paesi) sono quelle sotto indicate.
CATALOGO DELLE SPECIE ITALIANE DELLE CUUC/DAE
SECONDO LO STATO ATTUALE DELLA LETTERATURA ZOOLOGICA.
Gen. Anopheles, Mg. (1818).
1. — Anopheles bifurcatus, L. (1758).
2. — A. clavìger, Fabr. (1805); maculipennis, Mg. (1818).
3. — A. nigripes, Staeger (1839).
4. — A. pictus, Loew, (1845).
5. — A. pseudopictus, Grassi (1899).
6. — A. superpictas, Grassi (1899).
Gen. Culex, L. (1735).
7. — Culex pipiens, L. (1758).
8. — C. annulatus, Schrank (1776).
9. — C. rusticus, Eossi (1790).
10. — C, domesticus, Germar (1817).
11. — C. calopus, Meigen (1818).
12. — C. nemorosus, Meigen (1818).
13. — ? C. meridionalis, Leach (1825).
14. — ? C. nicaeensis, Leach (1825).
15. — ?C. musicus, Leach (1825).
16. — ?C. siculus, Rob. Desv. (1827).
(1) Questa già è stata annunziata di nome da Grassi in uno dei suoi lavori.
— 120 —
17. — C. dorsalis, Meigen (1830).
18. — C. articulatus, Rondarli (1872).
19. — C. albopunctatus, Rondarli (1872).
20. — C. penicillaris , Rondani (1872).
21. — C. pulcritarsìs, Rondani (1872).
22. — C. pulcripaljris, Rondani (1872).
23. — C. spathipalpis, Rondani (1872).
24. — C. hortensis, Ficalbi (1889).
25. — C. Bichiardii, Ficalbi (1889).
26. — C. modestus, Ficalbi (1889).
27. — C. elegans, Ficalbi (1889).
28. — C. phithophagus, Ficalbi (1890).
29. — C. impudicus, Ficalbi (1890).
30. — C. salinus, Ficalbi (1896).
31. — C. malariae, Grassi (1898).
32. — C. Ficalbii, Noè (1899).
33. — C. mimeticHs, Noè (1899;.
Trattasi, come si vede, di 33 specie. Ma devo subito dire,
che alcune sono cosa soltanto nominale, e a quelle che reputo
le più nominali di tutte, io ho posto innanzi un punto inter-
rogativo, ed altre non sono in realtà vere entità specifiche
proprie, ma, come varietà o come ripetizioni, devono rientrare
in precedenti specie, delle quali sono sinonimo (1).
Volendo ora entrare più particolarmente nella speciografia,
dobbiamo chiederci: Come si può suddividere la famiglia delle
Culicjdae?
Tutte le culicide, che conosceva, Linneo poneva nel genere
Culex da lui istituito nel 1735. E così si fece da Fabricius e
da altri fino alla grande opera di Meigen.
Il Meigen (2), che divideva i Ditteri prima in due grandi
scompartimenti (Proboscideae e Eproboscideae) e poi il primo
(1) Tali, vedremo, anche due delle mie, il phitophagus, che ora so essere pijiietis,
e il salinus. che ora faccio rientrare nel nemorosus.
(2) Vedi citazione in ultimo.
- 121 —
scompartimento in due sottoscompartimenti, dei quali il primo
comprendeva per lui una famiglia sola, la prima (Milcken o
Tipulariae) , in cui stabiliva diversi raggruppamenti, uno dei
quali dei Culiciformes, ■— scindeva i suoi Culiciformes in due
gruppi secondo la proboscide lunga o corta, e nel primo po-
neva, per quanto senza nome speciale, ma primo di tutti isti-
tuendo di fatto il gruppo, le zanzare.
Ma ecco ora l'importante: egli le partiva in tre generi: di
questi, uno era il solito genere linneano Culex, un altro il ge-
nere Anopheles, che Meigen istituì a spese del genere Culex,
un terzo il genere Aedes, che egli istituì per una forma non
linneana, ma scopertasi dopo.
Così il gruppo delle zanzare fu scisso da Meigen in tre ge-
neri. E i caratteri, che ad essi attribuiva, nella tabella di di-
visione generale dei Ditteri indicò così:
1. Gattung. Culex: Taster des Mannchens langer als die
Fiìhler, bei dera Weibchen sehr kurz.
2. Gattung. Anopheles: Taster bei beiden Geschlechtern
1 anger als die Fiìhler.
3. Gattung. Aedes: Taster bei beiden Geschlechtern kiir-
zer als die Fiìhler.
Invece là dove descrisse paratamente le specie, indicò in
questo modo:
Gen. Culex: Antennae porrectae, filiformes, 14-articu-
latae, maris plumosae, feminae pilosae. Palpi porre-
cti, 5-articulati, maris proboscide longiores, feminae
brevissimi. Proboscis porrecta, longitudine thoracis.
Alae squamatae, incumbentes.
Gen. Anopheles: Antennae porrectae, filiformes, 14-arti-
culatae, maris plumosae, feminae pilosae. Palpi por-
recti, 5-articulati, longitudine proboscidis. Proboscis
porrecta, longitudine thoracis. Alae squamatae, in-
cumbentes.
— 122 —
Gen. Aèdes: Antennae porrectae, fìliformes; 14-articula-
tae, maris plumosae, feminae pilosae. Proboscis por-
recta, longitudine thoracis. Palpi brevissimi. Alae
squamatae, incumbentes.
Dopo Meigen tutti ammisero i tre generi della Culicidae,
che egli aveva adottato (il linneano Culex, e i due propri di
Meigen), e per 1' Europa nessun altro genere fu mai più isti-
tuito.
Ne furono, però, istituiti altri per specie esotiche, e così (a
tacere di un preteso genere Plettusa, che istituì Philippi pel
Chili nel 1865, ma che poi si vide essere stato erroneamente
attribuito a un tipulide), Robineau Desvoidy nel 1827 non
solo accettò i tre generi anteriormente ammessi, Culex, Ano-
pheles, Aèdes, ma ne istituì, per zanzare esotiche, altri tre,
Sabethes, Megarhinus, Psorophora, e Lynch Arribà lzaga nel 1891,
oltre ad accettare tutti i precedenti, Culex, Anopheles, Aèdes,
Megarhinus (egli scrive, come hanno pur fatto altri, Megarhina),
Sabethes, Psorophora, ne istituì, per zanzare sudamericane, altri
cinque, Heterongcha, Ochlerotatus, Taeniorhynchus, Janthino-
soma, Ur anota enìa.
Io scindo le Culicidae europee in tre generi: il gen. Ano-
pheles di Meigen, 1818, il gen. Culex di Linneo, 1735, e il
gen. Aèdes pure di Meigen (benché egli vi scriva dietro
Hoffmsgg), 1818. Altra divisione della famiglia fuori di que-
sta, che è ormai quella consacrata dagli autori, come riscrissi,
io non mi crederei autorizzato di fare, almeno per le specie
italiane e europee, che conosco.
Questa scissione faccio in base alla caratterizzazione se-
guente:
1. Palpi in ambo i sessi circa lun-
ghi quanto la proboscide. ... l.° Gen. Anopheles.
2. Palpi nel solo maschio circa lun-
ghi quanto la proboscide o più
— 123 —
lunghi, ma nella femmina molto
più corti 2." Gen. Culex
3. Palpi in ambo i sessi molto più
corti della proboscide 3.° Gen. Aèdes.
Per l' Italia, per ora almeno, non possono ammettersi che
i due generi Anopheles e Culex, poiché Aèdes non è stato an-
cora effettivamente trovato.
Allora, tutto ciò stabilito, vengo a parlare dei due generi
e a descrivere quelle specie italiane, che ben conosco, dei ge-
neri stessi.
2. — Il genere Anopheles per rispetto alle specie italiane.
Caratterizzazione.
Gen. Anopheles, Meigen (1818).
{Culex, L.; Fabr.; Schrank; Gmelin; Villers; Meigen 1804).
Oltre gli attributi- convenienti a questo genere, che furono
accennati alla caratterizzazione generale, il genere stesso ha
in confronto dell'altro, Culex, i caratteri principali, che si ven-
gono a enumerare. Palpi in ambo i sessi circa lungi quanto la
proboscide. Palpi (1)» della femmina 5-articolati, i tre articoli
estremi (5.°, 4.° e 3.°) con articolazioni perfette, gli altri due
(2.° e 1.°) separati tra loro da una articolazicne meno netta,
che però è resa più accentuata da minore jngmentazione della
chitina e da lieve interruzione del rivestimento di peli e squa-
mette del palpo; l'articolo basale o 1.° corto e tozzo e stroz-
zato un po' verso il mezzo, ma non effettivamente doppio. Palpi
del maschio 5-articolati, i due articoli estremi (5.° e 4.°) con
(1) Circa aUa computazione del numero degli articoli dei palpi, e circa alle lievi
differenze, che in proposito possono apparire tra il lavoro del 1896 e il presente, vedi
ciò che dissi in una precedente parte di questo scritto.
— 124 —
articolazioni perfette (l'ultima grandemente costipata), gli altri
tre (S.°, 2.° e 1.°) separati tra loro da articolazioni meno nette,
che però sono rese più accentuate da minore pigmentazione
della chitina e da lieve interruzione del rivestimento di peli
e squamette del palpo, l'articolo basale o 1.° corto e tozzo, e
un po' strozzato verso il mezzo, ma non effettivamente doppio;
sono insensibilmente più corti della proboscide, di forma cla-
vata, subpenicillari. Primo articolo o basale (tornio) delle an-
tenne in generale nudo (fatta qualche eccezione, A. pictus) di
squamette. Nuca senza il vello che in Culex, ma più setolosa
e specialmente più ricca di squame a lunga racchetta, che for-
mano una ispida e fitta chioma nucale, dalla quale sporge un
lungo acuminato ciuffetto diretto in avanti; non cornice di
peluria chiara intorno agli occhi. Dorso del torace peloso-seto-
loso, ma (fatta un po' d' eccezione per una specie, A. super-
pictus), senza il vello di squamette, che in Culex; lati del
torace senza accumuli di squamette. Un' unghia composta,
tridentata (in cui l'uno dei denti rappresenta l'altra unghia),
ma unica, al primo paio di arti del maschio (1), che ha la
seguente notazione denticoloungueale 3 - 0.0 - 0.0. Nella fem-
mina la notazione stessa è 0.0 - 0.0 ■0.0. Addome dorsalmente
e ventralmente bensì peloso e setoloso, ma tuttavia nudo
di squamette, per il che si scorge il colore del fondo. Uova
non in un cumulo a barchetta, ma in parecchi cumuli, ge-
neralmente a nastrino, talvolta a stella. Larve differenti da
quelle di Culex nella forma della testa, delle setole laterali
dei segmenti del corpo, delle appendici della estremità dell'ad-
dome, dove non si ha il lungo tubo respiratorio, che in Cu-
lex, etc. ; differenti inoltre per possedere singolare movimento
rotatorio della testa, e per la stazione nell' acqua, le larve di
Anopheles tenendosi, quando sono in quiete, perfettamente oriz-
zontali e galleggianti al pelo di essa. Specie palustri o subpa-
(1) Mi riferisco alle tre specie, di cui il maschio mi è noto. Per la femmina con-
templo le quattro specie italiane.
— 125 —
lustri. Femmine ematofaghe (1), maschi fitofagi; le immagini
sono prevalentemente boscaiole in alcune specie, ma in altre
vengono numerose nelle abitazioni umane ad assalire l'uomo
e gli animali domestici (2).
Quali sono le specie, che si descriveranno.
Fin dal 1896 io ammettevo per l'Italia tre specie di Ano-
pheles, cioè claviger, pictus, bifurcatus, che con VA. nigripes,
considerato specie a se ed ammesso anche da qualcun'altro, sa-
rebbero state quattro; Grassi poi denominò altre due specie,
superpictus, pseudopictus; per il che allo stato attuale della let-
teratura zoologica, in Italia sarebbero state, se non ammesse
tutte contemporaneamente dai singoli Autori, mentovate sei
specie di Anopheles.
Ma in realtà alla critica dei fatti il numero delle realmente
esistenti si riduce a quattro: e ciò per la ragione che VA. ni-
gripes rientra nel bifurcatus, e dell' ^4. pictus e dello pseudopic-
tus o si ammette 1' uno o si ammette 1' altro. Le quali cose
vengo rapidamente a spiegare.
Circa alla questione dell' A. nigripes ho ormai per sicura la
mia vecchia opinione che esso non sia altro che varietà indi-
viduale accidentale di A. bifurcatus, e lieto che anche Grassi
abbia adottato, e appoggiato colle sue osservazioni, questo modo
di vedere, passo oltre.
Sull'altra quistione dico qualche, per quanto breve, parola
di più.
Grassi inquanto a specie di Anopheles a ali, tarsi e palpi
variopinti ritiene (e accenno ciò senza riportare in proposito
tatto lo svolgimento delle idee dell'Autore dalle prime comu-
nicazioni in poi) che in Italia esista una forma variopinta pic-
cola, che egli ha trovato nell' Italia meridionale, e che consi-
(1) Io ho sempre ammesso, anche per prova, questo fatto; solo ritenni, a torto, più
fitofagi che ematofagi gli anofeli.
(2) La dietologia degli anofeli è stata magistralmente delineata da Grassi.
— 126 —
dera (con piena ragione) specie nuova e chiama A. superpictus;
e inoltre una forma grande, che è molto più diffusa della
precedente. Ora è essa 1' A. pictus di Loew, come io ritenni
nel 1896, o una forma sì molto affine, ma distinta? Grassi la
considera, per quanto molto vicina, distinta e la chiama A.
pseudopictus ; e in ogni modo vicinissima dev' essere. Ma poi-
ché Glassi giustamente mi fa notare che qualche piccolo diva-
rio tra la descrizione, molto particolareggiata, di Loew e la
forma italiana esiste, così, pur ritenendo che la decisione in
ultimo appello, se valutai bene io nel 1896 o valuta bene Grassi
attualmente, sia ancora da pronunziare, e dando cenno nel ti-
tolo della specie dell' esistenza di questa questione, io adotto
ora qui, in attesa che il sagace professore di Roma (che si è
riserbato tornare sulle specie di Anopheles italiane e descri-
verle particolareggiatamente) ritocchi della cosa, 1' apprezza-
mento e la denominazione di Grassi.
Per tutte le cose accennate, le specie di Anopheles, che io
ammetto attualmente per l'Italia sono quattro e sono queste
quattro: A. pseudopictus, A. superpictus, A. claviger e A. bi-
furcatus.
Divisione del genere.
Il gen. Anopheles, è molto omogeneo e perciò non si presta,
almeno in riguardo alle specie italiane e posso dire europee, a
essere partito in suddivisioni di una certa entità , come, per
esempio, in veri e propri sottogeneri. Lo dividerò, per ciò,
col solo intento di arrivare alle specie.
E questo, per le specie italiane e europee conosciute, farò
in base ai caratteri seguenti e nel modo, che sotto:
Tabella di divisione analitica del genere Anopheles in riguardo alle specie italiane.
I. — Femori del 1.° paio nei due sessi ingrossati, ossia
rigonfiati, nel loro terzo prossimale.
1. — Anopheles pseudopictus.
— 127 —
II. — Femori del 1.° paio non ingrossati nel loro terzo
prossimale.
1. — Palpi femminili brunoneri anellati di bianco,
cioè con tre anellature.
2. — Anopheles superpictus.
2. — Palpi femminili brunoneri o neri, unicolori
(senza anellature).
A. — Ali macchiate per accumulo di squamette.
3. — Anopheles claviger (vel
maculipennis).
B. — Ali non macchiate.
4. — Anopheles bifurcatus.
Una divisione in tutto basata sulle ornamentazioni può essere la
seguente :
I. Ali macchiate.
1. Palpi femminili brunoneri o neri anellati di bianco.
A. Ali (molto colorite) con parte marginale anteriore di color nero
interrotto da tre macchiette biondolionate, la prima piccolina e
non arrivante a toccare il margine, la seconda e la terza più
grosse e arrivanti fino all'estremo margine, per cui il nero è
diviso in tre tratti o macchie nere, la prima, o prossimale, e la
seconda, insieme occupanti oltre la metà del margine, non ben
separate, ma congiungentisi in sopra della macchiolina, che la
delimita, la terza occupante il terzo distale del margine, e ben
delimitata; al di là di questa e della macchia chiara, che la
delimita, una quarta macchiolina nera quasi estrema o apicale;
delle tre anellature dei palpi l'ultima (almeno nel più dei casi)
non tocca la punta, che è come un punticino bianchiccio per
conto suo, separato dall'ultima anellatura per un tratto nero.
1. — Anopheles pseudopiclus.
B. Ali (non molto colorite) con parte marginale anteriore di color
nero interrotto da tre macchie chiare toccanti il margine, per
cui il nero è diviso in quattro tratti o macchie presso che
eguali; delle tre anellature dei palpi l'ultima occupa tutta la
punta palpale, che è ampiamente bianca.
2. — Anopheles superpictus.
— 128 —
2. Paljn femminili brunoneri o neri unicolori (non anellati di bianco).
3. — Anopheles claviger (vel
maculipennis).
II. — Ali non mucchiate.
4. — Anopheles bt'furcatus.
Descrizione delle specie.
Vengo ora a descrivere partitamente le quattro specie ac-
cennate del genere Anopheles. Ciò farò col dare prima un
breve concetto sommario di esse, poi col dare particolareggiate
notizie, comprendenti la descrizione della specie, note dietolo-
giche, e opportune osservazioni o considerazioni, che accennino
a qualche dato storico-bibliografico, che spieghino come intendo
le sinonimie delle specie e in base a quali ragioni, etc, etc.
1. — Anopheles pseiidopietiis, Grassi (1899) (1).
[A. pictus, Ficalbi, 1896. — An aequales ambo (A. pictus, Ficalbi, et A. pseu-
dopictus, Grassi) A. pieto, Loew, 1815, ?].
I. — Concetto sommario.
Femori del 1.° paio nei due sessi ingrossati, ossia rigonfiati,
nel loro terzo prossimale. — Ali molto colorite e in complesso
scure, macchiate di color giallo lionato chiaro e di brunonero
o nero per accumulo di squamette di questi colori: la parte
marginale anteriore, o esterna, alare di color nero interrotto
da tre macchie biondolionate, la prima piccolina e non arrivante
a toccare il margine, la seconda, e la terza più grosse e arri-
vanti fino all' estremo margine, per cui il nero è diviso in tre
tratti o macchie nere, la prima., o prossimale, e la seconda, in-
(1) Avviso che sovente nel corso del lavoro ho parlato di A. 2>ictus ; ma ho sem-
pre inteso di riferirmi alla specie qui concretamente descritta.
— 129 —
sieme occupanti oltre la metà del margine, non ben separate,
ma congiungentisi in sopra della macchiolina, che le delimita
la terza occupante il terzo distale del margine, e ben delimi-
tata; al di là di questa e della macchia chiara, che la deli-
mita, mia quarta macchiolina nera quasi estrema o apicale.
— Palpi della femmina brunoscuri o brunoneri con tre piccole,
ma evidenti, anellature quasi bianche, oltre di che con esilmente
bianca o bianchiccia la estrema punta, ma (almeno nel più dei
casi) con separazione tra V ultima anellatura e questa macchio-
lina apicale.
II. — Notizie particolareggiate.
1- — Descrizione.
. Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide:
gli esemplari normalmente sviluppati di ambo i sessi sono lunghi milli-
metri 9 a 10, ma se ne trovano anche dei più corti ossia di millimetri 7
a 8; gli esemplari maschili sono in genere più chiari dei femminili.
Testa. — Proboscide più o meno oscuramente bruna: ricca di squa-
mette, tra le quali visibilmente più lunghe delle altre quelle, che corri-
spondono, ventralmente, alla parte basale o prossimale della proboscide.
Palpi. Nel maschio i palpi sono circa della lunghezza della proboscide (1)-
per forma sono clavati; sono subpenicillari e il ciuffo delle setole è in-
terno e sorge in parte dalla estremità dell'antipenultimo, ma più che tutto
dal penultimo articolo, ed è di colore biondo cangiante; alla base sembrano
ingrossati per esistere quivi delle squamette più lunghe e più sporgenti
delle altre, che dalla base dei palpi si estendono, gradatamente riducen-
dosi, per tutto, ó quasi, il 2.° articolo; per colorito i palpi maschili, visti
di sopra, con forte lente, oppure al microscopio a luce diretta, appaiono
bruni o brunicci con spolveratura bianchiccia da cima a fondo e se mai
(l) Il computo della lunghezza dei palpi per rispetto a quella della proboscide
negli individui di Anopheles, e anche nei maschi di Culex a palpi relativamente corti,
vuol essere fatta nel fresco, perchè trattando il secco con soluzione di potassa (come
è necessario per vedere le cose) le giunture degli articoli dei palpi si rilasciano un
poco, e i palpi possono, un pocolino, più o meno allungarsi, e nei maschi di Anophe,-
les, in cui la proboscide in realtà supera appena appena i palpi, può invece apparire
l'opposto.
Anno XXXI. 9
— 130 —
un po'più addensata alla punta e appena appena alla base del penultimo
articolo ove esso forma la giuntura coll'antipenultimo: hanno biondo can-
giante, come ho ridetto, il ciuffo di setole, che li rende subpenicillari, e,
visti con semplice lente, presentano una anellatura gialliccio-bianca circa
alla unione del primo col secondo loro terzo, ossia in corrispondenza della
giuntura (imperfetta) del 2.° col 3.° articolo, anellatura, che specialmente
si vede sui fondi bianchi, ma che il microscopio dimostra essere causata
da interruzione del rivestimento di squamette, e da minore pigmentazione
in quel punto della chitina. Nella femmina i palpi si possono dire lunghi
quanto la proboscide, per quanto essa insensibilmente li sorpassi con
l'estremo apice ; alla base sembrano ingrossati per essere quivi delle squa-
mette più lunghe e più sporgenti delle altre, che dalla base dei palpi si
estendono, gradatamente riducendosi, per tutto, o quasi, il 2." articolo;
per colorito i palpi femminili sono bruno-oscuri o bruno-neri e presentano
tre piccole, ma evidenti anellature quasi bianche in corrispondenza delle
giunture antipenultima, penultima e ultima, oltre di che presentano come
esile macchiolina bianca o bianchiccia (ma con separazione, fatta da tinta
bruna, tra l'ultima anellatura e questa macchiolina) l'estrema punta. —
Antenne: nel maschio hanno le piumosità biondo-brunicce, ma sono secondo
le incidenze di luce cangianti con riflessi giallastri; nella femmina oltre
a vedersi delle squamettine bianchicce sul torulo, veggonsi squame bian-
chicce lungo lo scapo, che ha pure bianchiccio il suo rivestimento di fine
peluria: le setole dei verticilli hanno colore gialliccio chiaro. — Nuca: ai
lati e in sotto le squamette della chioma nucale (che non è così lunga,
sebbene evidente, come in altre specie di
Anopheles) sono di color cannella, più
o meno bruno, ma nel mezzo, ossia nella
parte dorsale mediana, le produzioni ri-
Fig. 39. - Ala di A. pseudopictus levate sono biancheggianti e costitui-
rci, Fioalbi 1896), femmina. Veg- scono uua macchia di colore bianco-avo-
gonsi le macchie nere da accumuli , . . . .. .
,. io rio (che puu vedersi in parte divisa m
di squamette. — — • A
due lobi o due metà , destra e sinistra,
da una lineetta mediana anteroposteriore bruna), macchia, che si porta as-
sottigliandosi in avanti e con le sue squamette setoliformi allungate si
proietta come un ciuffetto acuminato tra gli occhi e tra gli articoli basali
delle antenne.
Torace. — Dorso: bensì peloso, ma privo, come di regola in Anophe-
les, del caratteristico vello, che nel gen. Cidex; appare di color bigio-topo
o meglio bigio-cenere, gialliccio, e presenta linee di color brunocioccolata,
listate di bigio bianchiccio, anteroposteriori, delle quali una è centrale e
occupa il dorso del torace da cima a fondo: due altre (o, più sottilmente,
— 131 —
quattro altre) sono laterali e stanno nella metà posteriore del dorso al-
l'una e all'altra parte della mediana, della quale sono più corte. — Lati
del torace glabri, bigi, macchiati di bianco-gialliccio. — Ali: in complesso
scure e anche a occhio nudo si vede che sono maculate di chiaro e di
scuro, e l'esame con una semplice lente ci dimostra che le macchie chiare
(di color giallo-lionato chiaro) e le scure (brunonere o nere) sono dovute
a squamette, che abbondano lungo i margini e le nervature. Descrivo
brevemente le macchie, che ho rappresentato con la fig. 39. La parte
marginale anteriore dell'ala presso che dalla base fino alla punta è di
color brunonero o nero, interrotto da tre macchiette di color giallolionato
chiaro: la prima (cominciando dalla parte basale dell'ala) piccolina, li-
neare, sita subito dopo il primo terzo dell'ala e non arrivante a toccare
il margine, la seconda e la terza, l'una circa alla congiunzione tra il se-
condo e il terzo terzo e l'altra verso la parte terminale dell'ala, ben visi-
bili e più grosse e arrivanti fino all'estremo margine; per queste macchie
il nero è diviso in tre tratti, che costituiscono tre macchie nere: la prima,
o prossimale, e la seconda, insieme occupanti oltre la metà del margine,
non ben sep irate, ma congiungentisi in sopra della macchiolina, che lo
delimita, la terza, che occupa il terzo distale del margine alare, ben de-
limitata dalle due macchie chiare più grandi; al di là della macchia
chiara marginale distale, il margine alare presenta una quarta distinta,
ma piccolina, macchiolina nera, che è quasi estrema o apicale; l'area del-
l'ala ha le nervature coperte di tratti alterni di squamette giallolionate
e nere, per cui si costituiscono minute macchioline nere, che si possono
computare a circa 9 e di esse è da notarsene una, trasversa e un po' in-
clinata indietro, in corrispondenza delle nervature trasverse site alla base
degli scapi delle forchette, che è unita più o meno intimamente alla
seconda macchia marginale, di cui sembra una dipendenza; il margine
alare apicale e posteriore è irto delle solite squamette, che nelle Culici-
dae, e queste sono nere salvo che in due punti, cioè per un piccolo tratto
proprio in corrispondenza dell'apice alare al di là della estrema o apicale
macchietta nera, che ho detto, e per un piccolo tratto sito un po' prima
del terzo distale del margine posteriore, e in questi tratti sono giallolio-
nate bianchicce, costituendo ciascun tratto una macchiolina marginale di
questo colore. Nei maschi generalmente le ali sono più povere di squa-
mette e più chiare, e delle macchie marginali la prossimale verso la sua
base sbiadisce e così fanno molte delle macchiette interne ossia dell'area
dell'ala.
Arti. — In complesso più o meno brunicci. — Anche pelose, bige, con
macchiette chiare. — Femori. Quelli del 1.° paio di arti sono (fig. 40), in ambo
i sessi, caratteristicamente ingrossati ossia rigonfiati nel loro terzo pros-
— 132
simale al di là della estremità di attacco, che è sottile come di consueto ;
una sottilissima orlatura presso che bianca si vede in corrispondenza del
loro attacco alle anche, alla quale, specie superiormente, succede una pic-
cola area assai scura, pel resto inferiormente
giallicci e di sopra con più abbondante rivesti-
mento nericcio, che li rende più scuri. — Tibie
e tarsi di color bruniccio, le tibie un po' più
chiare, e i tarsi invece più scuri; minuta anel-
1 atura bianchiccia, visibile appena a occhio
nudo, si nota in corrispondenza della giuntura
della tibia col 1." articolo dei tarsi; poi se ne
notano sui tarsi, cosi : al 1." e al 2." paio di
arti tre sottili alboanellature site alla giun-
tura del 1." art. col 2.°, del 2.° col 3.» e del 3.»
„ , n _, , „ col 4.°, le anellature occupando specialmente
Fig. 40. — Forma delle co- l L
scie del l.° paio di arti della 1' estremo distale del pezzo prossimale delle
femmina di A. pictus, l, e di gj un t ure ; al 3.» paio pure tre, due sottili si-
A. claviger, 2. Le coscie del- . â– ,â– ,.-,.. , . i
VA. pictus sono ingrossate nel mih alle P rime due de S h altrl artl > la terza
loro terzo prossimale. — In- molto più grande, perchè dalla estremità del
granente. g „ ar fci co i s j estende oltre e prende tutto il 4.°
o penultimo, che è, così, totalmente bianchiccio. La maniera della unghia-
tura è la seguente: nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede una
sola grande unghia, tridentata, cioè con due
denti alla base, e uno verso il mezzo della sua
lunghezza (fig. 41): uno dei denti basilari ve-
risimilmente rappresenta l' altra unghia, per
cui l'unghia tridentata del 1.° paio è di natura
composta; il 2.° e il 3 ° paio hanno unghie aden-
tate, uguali paio per paio e quelle del 3.° un
pocolino più corte di quelle del 2." paio; nella
femmina (fig. 42) si ha che le unghie di tutte e tre le paia di arti sono
adentate, ambedue uguali in ciascun arto e un
po' decrescenti per grandezza dal 1." al 3." paio.
Addome. — È ricco di peli di color giallo
d'ottone, ma, come sempre nel gen. Anopheles,
la sua superficie dorsale e la ventrale sono prive
di squamette e per ciò di vere ornamentazioni
, n TT ,. , , , „ colorite; la superficie dorsale è in complesso bi-
Fig. 42. — Unghie del 1.° ,
paio di arti della femmina del- giobruua molto oscura, specie nella femmina,
VA. pseudopictus.—. tuttavia per il diverso colore del fondo può dare
parvenza, specie nella femmina, di bande chiare e scure, essendo le chiare
Fig. 41. — Unghia unica,
tridentata del 1." paio di
arti del maschio di A. pseu-
225
dopictus. — —,
133 —
anteriori alle scure nei tergiti; nel maschio la tinta scura torma piuttosto
un triangolo con base indietro, mentre la chiara è ad ambo i lati del
ti'iangolo stesso; la superficie ventrale ha,
in generale, i segmenti gialliccio-chiari
alla base, brunoscuri verso il bordo di-
stale. Ma tutto ciò ha, come carattere, poca
importanza. — Forma dell' apparecchio
sessuale esteriore maschile: rappresentata in
schizzo nei contorni delle principali parti
viste di sopra dalla fig. 43; il grado di
sviluppo degli aculei, che si vedono pres-
so la base tra i due grossi lobi, combi-
nato con la posizione più prossimale o
più distale della setola aculeifbrme, che
sorge dal bordo interno di ciascun grosso
lobo, fanno distinguere, come mostra sen-
z' altro uno sguardo alle figure, le tre
specie di Anopheles.
Fig. 43. — Contorni delle
principali parti dell' apparecchio
sessuale esteriore maschile, visto
di sopra, dell'ai, pseudopictus (pie-
tus, Ficai bi 1896).-^- (1).
2. — Note dietolocjiclie.
Ij'Anopheles qui descritto è specie, che io credo che si estenda per
tutta Italia; e la ho catturata in Calabria, così come nella Maremma to-
scana (bosco e palude di Pian d'Alma presso Castiglion della Pescaia), nel
bosco di Tombolo presso Pisa, e nelle così dette valli del territorio di
Cervia (Provincia di Ravenna); Grassi l'ha trovata nell'Italia meridionale
(Grassano, Torre Cerchiara), in provincia di Ravenna, in quel di Pavia, etc.
Sebbene specie diffusa, non è ovunque così abbondante di individui
come, p. es., VA. claviyer, tuttavia in certi luoghi (e in certe condizioni
di stagione) può esserlo anche di più, e nelle valli cervesi suddette e nel
prossimo territorio del Savio, ne ho avuti quanti individui ho voluto.
Varie volte mi sono recato a far raccolta presso le valli: il momento,
(1) Una volta per sempre avviso (e prego il lettore a tener nota) che le figure de-
gli apparecchi sessuali maschili vogliono esser sapute leggere; cioè non si devono con-
fondere le differenze di posizione, di maggiore o minore fuorisporgenza delle parti, etc.
con le vere differenze di conformazione. Le figure sono state eseguite alla camera
chiara di Abbe, ma i grossi lobi ora sono più ora meno divaricati, ora più ora meno
fuoriuscenti dagli ultimi anelli addominali, da questi, a lor volta più o meno tra
loro allontanati, sono ora più ora meno fuoriuscenti altre parti, etc; per ciò diffe-
renze di aspetto nelle figure, che l'intelligente lettore certo non confonderà con vere
sostanziali differenze di conformazione di parti.
— 134 —
in cui mi presi addosso più individui fu al principiar della notte, quando
già il buio incomincia ad avere il sopravvento sul giorno.
Due volte mi sono verso la metà di Agosto recato al ponte del Savio
(tra Cervia e Ravenna), ove è un casolare con osteria: ivi, circa verso la
mezzanotte, ho catturato una quantità grandissima di esemplari, molti dei
quali turgidi di sangue, e ho notato che VAnopheles pseudopictus rappre-
sentava circa il 90 per 100 e solo il 10 per 100 era rappresentato dall'4.
claviger- i più degli individui io presi non nell'atto di pungere, ma invece
posati sul muro esterno del casolare, cosi come, forse in aspettativa, si
posano pure altre zanzare ove è gente, e qualcuno (due esemplari) presi
anche dentro le stanze a pianterreno (che erano del tutto aperte), pure
posati al muro. Un'altra volta col Medico condotto di Cervia (che andava
a visitare dei malarici) mi recai a un casello ferroviario sempre presso
la località suddetta, circa alle ore 10 di notte: anche là trovai i soliti
anofeli come ho detto sopra, e un individuo presi nella camera del can-
toniere posato al muro.
Per tutto ciò riterrei che questi anofeli escono presso che tutti insieme
dalle valli all'annottare e si spargono ove sono persone: avviene, per ciò,
che è all' annottare che specialmente si è aggrediti da essi ; ma riterrei
che una volta arrivati ove è gente, essi là si trattengano nelle ore della
notte forse fino a che non si sono pasciuti.
I maschi sono più rari a trovarsi e li ho trovati fra i cespugli bassi
dei boschi presso alle paludi. VA. pseudopictus è specie, che per Vhabitat
delle larve deve dirsi palustre, per quello preferito dalle immagini, è
prevalentemente boscaiola ossia silvicola, ma qualche individuo, come ho
detto, io ho preso a stazione domestica. La femmina è, come si capisce da
quel che ho detto poco sopra, molto avida di sangue e aggredisce l'uomo;
nei boschi ombrosi lo aggredisce anche durante il giorno.
3. — Osservazioni.
Il Loew nel 1846 istituì sopra esemplari maschili catturati nella costa
dell'Asia minore, che è di fronte all'isola di Rodi, un A. pictu.8. Nel 1896
io trovai in Italia degli esemplari (femminili), che riportai a quella specie
e li descrissi minutamente.
Grassi ha ritenuto che il mio pictus non sia precisamente il pietas di
Loew e lo ha chiamato pseudopictus.
Per le ragioni e nel modo, che ho detto già in qualche pagina ad-
dietro, ho adottato qui VA. pseudopictus.
— 135 —
2. — Anoplieles superpictus, Grassi (1S99).
I. — Concetto sommario.
Femori del 1.° paio non ingrossati, ossia non rigonfiati, nel
loro terzo prossimale. — Ali poco colorite e in complesso piut-
tosto chiare, macchiate di color biondogiallo e di brunonero o
nero: la parte marginale anteriore (o esterna) alare di color
nero interrotto da tre macchie biondo-gialle toccanti il margine,
per cui il nero è diviso in quattro tratti o macchie allungate
non tanto disuguali in grandezza. — Palpi femminili brunoneri
anellati di bianco con tre anellature, delle quali l'ultima occupa
tutta la estremità palpale, cioè l'ultima giuntura e tutto l'ultimo
articolo.
IL — Notizie particolareggiate ( $ ).
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,
circa millimetri 7 o 8 (esemplari femminili).
Testa. — Proboscide brunonera, ma chiara (bianchiccia) alla parte
terminale. — Palpi (femminili): si possono dire lunghi quanto la probo-
scide; alla base non appaiono così ingrossati per presenza di lunghe squa-
mette come in altre specie (p. es., come in A. pseudopictus): per colorito sono
brunoneri con tre anellature bianche, una alla giuntura del 2.° col 3." ar-
ticolo, una a quella del 3." col 4.°, e la terza che occupa la giuntura del
4." col 5." e si estende a tutto l'ultimo articolo fino alla punta in modo
da rendere tutta bianca la estremità palpale. — Antenne bruniccio-chiare.
— Nuca nera sui lati, bianca nella regione dorsale mediana, dalla quale
si proietta in avanti un ciuffetto bianco, più o meno bipartito.
Torace. — Dorso più bruno ai lati, ornamentato verso il mezzo di
bianco per presenza di squamette di questo colore. — Lati del torace
grigi. — Ali in complesso chiare, ma macchiate di nero e di color bianco-
paglia, in modo, come mostra la fig. 43, che la parte marginale anteriore
(o esterna) delPala ha quattro macchie nere allungate alternate con al-
tre di color bianco-paglia, inoltre una macchiolina nera può vedersi sul
— 136 —
margine anteriore presso la base : delle quattro macchie nere lo due pros-
simali sono le più grandi, la terza è di mezzana grandezza, e la distale
la più piccola; sulle nervature sono più che
altro squamettine di color biancopaglierino,
ma in alcuni tratti ne esistono delle nere in
modo da generare varie lineette nere sul de-
Fig. 43. — Ala à i A. super-
pietas, femmina. Veggcmsi le corso delle nervature; il margine posteriore
macchie nere da accumuli di (o interno) dell'ala è irto delle solite squa-
squamette. — . mette a foglia d'olivo, le quali per alcuni
tratti del margine sono nere, per altri di color bianco-paglia.
Arti. — Anche grigio-giallicce. — Femori. Quelli del 1." paio non
ingrossati nel terzo prossimale come in Anopheles pictus. Per colorito i
femori sono bruii icci con punto di attacco alle anche chiaro. Ginocchi
come punticino bianchiccio. — Tibie e tarsi brunoneri con esile anellatura
bianchiccia ossia esilmente albonotati) alla giuntura delle tibie col 1." nr-
ticolo dei tarsi e degli altri articoli tra loro,
le esili anellature occupando specialmente
ì' estremo distale del pezzo prossimale delle
giunture: per le cose dette, con la lente veg-
gonsi cinque anellaturine bianchiccie, delle
.. , .. n . „ _,. Fig. 44. — Unghie del 1.°
quali 1. più grande e quella tra tibie e tarsi. paio d , arti dtlla (emmirM del .
La maniera delia unghiatura, della femmina va. superpìctois. — .
(fig. 44 , coinè nelle altre specie di Anophefes,
è tale che le unghie di tutte e tre le paia di arti sono adentate, ambedue
uguali in ciascun arto e un po'decrescenti per grandezza dal 1." al 3." paio.
Addome. — È molto peloso, ma senza squamette nella sua superficie
dorsale <â– ventrale ed ha color complessivo bruniccio-gialliccio con bordo
distale dei segmenti abbrunato.
2. — Note clietolocjictie.
Grassi ha trovato questa specie nell'Italia meridionale, e nell'Italia
meridionale (in Calabria; ne ho trovato un esemplare femminile (l'unico,
che ho catturato) anch'io. È specie, credo, di quelle, che per V habitat delle
larve sono da chiamarsi palustri. La femmina è ematofaga.
3. — Osservazioni.
tata istituita, secondo che ho accennato, da Grassi,
'■he per ora ne ha dato solo brevi cenni: ma. Grassi stesso si è riserbato
descriverla più minutamente in altri lavori.
— 137 —
È specie, che conosco per un esemplare feminoo mio e per uno. pur(
femminile, favoritomi da Grassi. Non conosco il maschio.
3. — Anoplieles claviger, Fabr. (1805): maciilipemiis, Meig.
(1818), et Auct. poster.
\Cuhx bifnrcatus, Meigen, 1804; C. daviger, Fabr., 1805; Anoph. macu-
Jipennis, Meig., 1818, et Auct. post.; ? Anoph. grisescens, Stephens, 1828].
I. — Concetto sommario.
Femori del l.° paio non ingrossati nel loro terzo prossi-
male. — Ali macchiate di brunonero o nero per accumulo di
squamette, che formano quattro macchiette nere non marginali,
ma interne. — Palpi della femmina bruno-neri o neri, uni-
colori (senza, albo-aneli ature).
IL — ^Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide:
millimetri 7 '/., a 10; il maschio è sempre un po' più sottile della femmina.
Testa. — Proboscide: è bruno-scura o bruno-nera sopra e sotto; nel
maschio al punto di attacco della oliva terminale si nota una sottile anel-
latura gialliccia. — Palpi. Nel maschio i palpi sono insensibilmente più
corti della proboscide; per forma sono decisamente clavati; sono subpeni-
cillari e un discretamente bene costituito ciuffo di setole sorge dal penul-
timo articolo sul suo margine interno; sono bruno-neri sopra e sotto, ma
il ciuffo delle setole sopra accennato è piuttosto biondiccio. Nella femmina i
palpi si possono dire lunghi come la proboscide, per quanto essa insensibil-
mente li sorpassi con l'estremo apice; sono bruno-scuri o bruno-neri sopra
e sotto. — Antenne: nel maschio hanno le piumosità brunicce, ma con ri-
flessi giallastri; nella femmina sono bruno-scure con riflessi bruno-gial-
licci. — Nuca bruna, perchè brune sono le lunghe squamette della chioma
nucale, che sorgono dal fondo grigio-plumbeo, ma sulla linea dorsale me-
diana le produzioni rilevate sono di color bianco-paglia e costituiscono
— 138 —
una macchia di color bianco-paglia, anteroposteriore, che dalla parte di
dietro della nuca, ov'è alquanto slargata, si porta assottigliandosi in avanti
e con le sue squamette setoliformi allungate si proietta come un ciuffetto
acuminato tra gli occhi e tra gli articoli basali delle antenne.
Torace. — Dorso: peloso, ma privo del vello, che in Culex, sul mezzo
è come un' area (bipartita da una linea mediana più scura, che in avanti
ha ai lati peluzzi chiari in continuazione della macchia nucale) con fondo
di color bigio-plumbeo, sul quale sono peli di color giallo-ottone; questa
area è limitata da due bande (una a destra e una a sinistra) dorsali, piut-
tosto glabre, evidentissime, e che si estendono quanto è lungo il torace,
avendo la loro maggiore larghezza a metà , — di colore bruno-cioccolata o
bruno ruggine. — Lati del torace glabri, di colore bruno-rossiccio o bigio-
bruno, più chiaro delle due bande descritte. — Ali: per colore, complessi-
vamente brune, specie nella femmina, ma il bruno è sovente un po' bru-
no-gialliccio; sulle nervature e sui margini sono ricchissime di squamette
nere, ma all'apice dell'ala le squamette marginali si fanno di color gial-
lolionato, costituendo quivi una macchiolina di questo colore; speciali
accumuli di squamette nere, poi, rendono le uli macchiate, le macchie nei
buoni esemplari essendo quattro, la prima allungata, alla prima biforca-
zione anteriore ove si origina la nervatura, che diverrà lo scapo della for-
chetta anteriore, la seconda, talvolta visibilmente biloba, alla venula tra-
sversi], che riunisce gli scapi delle due forchette e la nervatura interpo-
sta, la terza e la quarta al punto di confluenza dei ramuli in ciascuna
delle due forchette.
Arti. — Ora sono più bruno-giallicci, ora più bruno-neri, od anche neri;
descrivo i bruno-neri. — Le anche sono sempre bigio-giallicce, glabre. — I
femori sono bruno-neri o neri di sopra, appena un poco più chiari di sotto;
in corrispondenza della articolazione dell'estremo punto distale del fe-
more con la tibia vedesi una sottile, ma evidente orlatura di color bianco-
paglia, che, appena appena con partecipazione anche della tibia, fa appa-
rire come una macchiolina di questo colore i ginocchi di tutte e tre le
paia; questo carattere può anche un po' vedersi negli arti di tipo più
chiaro. — Le tìbie sono bruno-nere o nere, una piccolissima orlatura di
color gialliccio-paglia, cui prende parte anche il 1.» articolo dei tarsi, si
vede alla giuntura loro coi tarsi. — I farsi sono bruno-neri o neri. La
maniera della unghiatura dell' Anopheles claviger : che concorda perfetta-
mente con quella delle altre specie, è come la descrissi per 1' Anopheles
pseudop ictus (1) e come indicano le fig. 45 e 46.
(1) Quello dei denti basilari dell'unica unghia tridentata del 1.° paio, il quale ve-
rosimilmente rappresenta l'altra unghia, nel fare e rimuovere il preparato un poco
— 139 —
Addome. — E ricco di peli di color giallo-ottone, ma, come sempre nel
gen. Aìioplieles, la sua superficie dorsale e la ventrale sono prive di s'jua-
Fig. 45.
Unghie delle tre paia dagli
225
arti del maschio dell'ai, claviger.
Fig. 46. — Unghie del 1.°
paio d'arti della femmina del-
225
VA. claviger.—- .
mette e per ciò di vere ornamentazioni colorite; sono in complesso come
le accennai per V Anopheles pseudopidus. — Forma dell'apparecchio sessuale
esterno maschile: rappresentata in schizzo
nei contorni delle parti, che si vedono osser-
vando 1' apparecchio dal di sopra, dalla
fig. 47 ; come ridissi, il grado di .sviluppo
degli aculei, che si vedono verso la base
dell' apparecchio tra i due grossi lobi, com-
binato con la posizione più prossimale o più
distale della setola aculeiforme, che sorge dal
bordo interno di ciascun grosso lobo, fanno
distinguere le tre specie di Anopheles; così
1' Anopheles claviger differisce dal pseudo-
pictus, tra altro, per le dimensioni degli acu-
lei, sebbene la setola aculeiforme abbia po-
sizione simile.
Fig. 47. — Contorni del-
le principali parti dell' ap-
parecchio sessuale esterno
maschile, visto di sopra, di
A. claviger.
50
2. — Note dietolocfictxe.
Li'' Anopheles claviger è specie diffusa in tutta Europa: Zetterstedt lo
cita per la Scandinavia, Stephens e Walker per l' Inghilterra, Meigen ed
altri per la Germania, Schiner per 1' Austria, Gimmerthal per la Russia.
Gli esemplari, che ho avuto io di fuori, anche dal nord della Germania,
concordano con la nostra specie. L' ho trovato in tutta Italia e nelle sue
isole. E la più comune e abbondante delle nostre specie di Anopheles.
troppo forte, si può staccare e far credere a presenza di due unghie effettivamente
libere, una piccolina adentata, che in realtà è il dente staccatosi, una grossa Inden-
tata ; così disegnai per sbaglio nel mio lavoro del 1896, figurando la unghiatura del-
l' Anopheles claviger.
— 140 —
"Grassi ha tratteggiato benissimo i costumi di questa specie (sia delle
larve come delle immagini), la più rea nei delitti dell'infezione malarica.
Li' Anopheles claviger per Vhabitat delle sue larve è specie eminentemente
palustre, che, come già dissi fin dal 1896, vuole acque bensi ferme o quasi
ferme, ma non putrescenti e sporche, e invece piuttosto limpide, quali pre-
cisamente sono le acque di palude, di risaia, età , le quali hanno vegeta-
zione viva. Le larve vivono sparsamente in queste acque. Talvolta poca
estensione d'acqua basta per ospitare le larve e lasciar sviluppare V Ano-
pheles claviger anche in quantità , ma purché abbia gli accennati caratteri.
Nei luoghi di piano, ricchi di tali acque, V Anopheles claviger può svilup-
parsi in sterminato numero.
Gli insetti alati, ossia le immagini, man mano che si sviluppano, restano
nascosti tra la vegetazione palustre. Poi al far della notte e alla notte se ne
volano spargendosi nei luoghi circonvicini; di giorno in generale se ne
stanno quieti e nascosti e scelgono nella buona stagione come loro rico-
veri diurni i boschi, le siepi, più volentieri le grotte, le volte oscure dei
ponti, le stalle, i pollai, e specialmente le abitazioni umane, per il che la
immagine si può dire allo stesso tempo silvicola, campestre e special-
mente domestica, ma non esce di regola dalle località , dai paesi in largo
senso palustri (dalle località dette altrimenti malariche), ed ecco che se a
Cervia trovo sovente Anopheìes claviger in casa mia, a Siena non ve ne ho
mai trovato uno; al far della notte e alla notte questo animaletto esce
dai suoi nascondigli, per assalire l'uomo e gli animali a sangue caldo; se
esso è all'aria aperta e all'aria aperta trova le sue vittime, subito le as-
sale; se no, penetra nelle abitazioni umane, penetra nelle stalle, si stacca
dai suoi cantucci di riposo, se già in questi luoghi si trova, e compie i
suoi misfatti. Nei siti un po' oscuri sugge, ove gli si presenti l'occasione,
senza complimenti anche di giorno. L'ho veduto in casa sopra alle frutta
suggere liquidi vegetali; e l'ho veduto perfino posato su immondezze
nelle latrine. Nella cattiva stagione le femmine fecondate delle ultime
generazioni svernano nei luoghi riparati e, come dice Grassi, più che
altro nelle abitazioni umane; circa ai maschi Grassi dice non averne tro-
vato nessuno in inverno, difatti sono mancanti o rari.
3. — Osservazioni.
Questa specie in generale si trova denominata Anopheles maeulipennis
e attribuita a Meigen, 1818. Io però nel mio lavoro del 1896 (vedilo a
pag. 44 e 81) cercai dimostrare che la prima denominazione veramente sua
propria avuta da questa specie fu quella di Culex claviger datale da Fa-
— 141 —
bricius nel 1805, e che oggi deve farcela dire: Anopheles claviger, Fabricius
(1805); e cercai dimostrare contemporaneamente come dalle confuse deno-
minazioni date nel 1804: da Meigen alle specie di Anopheles, che sono ora
claviger e bifurcaius ì e per la denominazione posteriore di maculipennis,
nascessero per le specie istesse varie sinonimie, come indico nel titolo. Sic-
come, però, circa la ragione, per cui ho preferito la denominazione clavi-
ger a quella maculipennis, ho avuto qualche interrogazione, così credo
bene di rispiegare genuinamente la cosa.
Meigen nel suo lavoro del 1804 (1) nel gen. Culex, tra altre specie,
parte nuove, parte adottate da altri, parte buone, pai'te cattive, istituì un
Culex claviger per il carattere « palpis maris claviformibus », ma del
quale però disse « Die Fliigel sind ungeflekt » ; adottò poi dai prece-
denti autori un CuUx bifurcatus, ma ad esso assegnò il carattere « Alis
punctis quinque fuscis ». Ora facilmente si capisce che il Culex claviger
(e lo mostra sia la descrizione come la buona figura, che Meigen ne diede)
altro non era che il Culex bifurcatus di Linneo, mentre quello da Meigen
detto bifurcatus e caratterizzato dalle macchie alari non era tale specie,
ma altra distinta specie inedita. Difatto nell' opera del 1818-38 Meigen
riconosce gli equivoci, in cui cadde, e il suo Culex claviger del 1804 pone
nella sinonimia di quello, che ora chiama Anopheles bifurcatus, mentre il
suo Culex bifurcatus del 1804 ora chiama Anopheles maculipennis e in si-
nonimia mette Culex bifurcatus, Meigen, 1804.
Ma, prima che Meigen scrivesse la sua grande opera e si correggesse,
Fabricius nel 1805 scrisse il Systema Antliatorum ; ora ecco che cosa ac-
cadde: in quest'opera egli enumerò un Culex claviger: secondo che pare,
aveva intenzione di riferirsi al C. claviger di Meigen (tanto vero che
Meigen nel 1818 nella sinonimia di Anopheles bifurcatus oltre a riportare
il suo C. claviger del 1804, riporta anche il C. claviger di Fabricius
del 1805), ma è da ritenersi che sbagliò, e descrisse invece quello, che
Meigen aveva chiamato nel 1804 C. bifurcatus e che poi nel 1818 disse
Anopheles maculipennis. Infatti Fabricius così descrisse il Culex claviger:
« Fuscus, alis albis; punctis duobus fuscis. Habitat in pratis sylvaticis
Doni. Meigen. Statura et magnitudo praecedentium. Thorax sublineatus ».
Da un carattere espresso in questa descrizione, cioè punctis duobus fuscis
nelle ali, io ho tratto la persuasione che si tratti della specie a ali mac-
chiate; è vero che le macchie in realtà non sono due, sibbene quattro,
ma ciò può spiegarsi ritenendo che Fabricius avesse in mano esemplari
scadenti, nei quali le macchie piccole non si scorgevano.
Se allora questa mia persuasione è (corno non ho dubbio, poiché anofeli
(1) Vedi citazione in ultimo.
— 142 —
a ali macchiate allora non se ne conoscevano altri) giusta, chiaro emerge
che il primo nome specifico, non ancora legittimamente occupato, avuto
dall' Anopheles maculipennis di Meigen, fu quello di daviger fai Culex, poi
Anopheles bifurcatus, era stato applicato male a proposito), datogli da Fa-
bricius, ed ecco perchè io ho scritto il nome di questa specie cosi: Ano-
pheles daviger, Fabricius, 1805.
3. — Anopheles bifurcatus, L. (1758).
[Culex bifurcatus, L., 1758; C. trifureatus, Fabr., 1792-94; C. daviger,
Meigen, 1804; Anopheles villosus, Robineau Desvoidy. 1827; Anopheles pi um-
beus, Stephens ex Haliday, 1828; Anopheles nigripes, Staeger, 1839J.
I. — Concetto sommario.
Femori del 1° paio non ingrossati nel loro terzo prossimale.
— Ali senza gli accumuli di squamette, producenti le macchiette
nere. — Palpi della femmina bruno-neri o neri, unicolori (senza
anellature chiare).
IL — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide:
mm. 7 a 9, e talvolta fino quasi a 10; il maschio è un po' jmi sottile della
femmina. — Esistono individui molto più piccoli dei normali accennati
e generalmente sono anche più nero-bruni; gli individui più grossi spesso
sono un poco più pendenti in gialliccio.
Testa. — Proboscide nera o almeno molto bruna sopra e sotto. — Palpi.
Nel maschio i palpi sono appena, ma evidentemente più corti della pro-
boscide; per forma sono decisamente davati; sono subpenicillari e un di-
scretamente bene costituito ciuffo di setole sorge dal penultimo articolo
sul suo margine interno; sono totalmente bruno-neri o neri sopra e sotto.
Nella femmina i palpi si possono dire lunghi come la proboscide, per
quanto essa insensibilmente li sorpassi con l'estremo apice; sono neri o
almeno molto bruni sopra e sotto. — Antenne: nel maschio hanno le più-
— 143 —
mosità bruno-nere o nere; nella femmina sono bruno-nere, ma possono
presentare anche riflessi un poco bruno-giallicci. — Nuca bruna, perchè
brune sono le lunghe squamette della chioma nucale, che sorgono dal
fondo grigio-plumbeo, ma sulla linea doi*sale mediana le produzioni rile-
vate sono di color bianco-paglia, e costituiscono una macchia di color
bianco-paglia anteroposteriore, che dalla parte di dietro della nuca, ov' è
alquanto slargata, si porta assottigliandosi in avanti e con le sue squa-
mette setoliformi allungate si proietta come un ciuffetto acuminato tra
gli occhi e tra gli articoli basali delle antenne.
Torace. — Dorso: peloso, ma privo del vello che in Culex, sul
mezzo è come un' area (bipartita da una linea mediana più scura, che in
avanti ha ai lati peluzzi chiari, che formano continuazione della macchia
bianca nucale) con fondo di color bigio-plumbeo, sul quale sono peli di
color giallo-ottone ; quest' area è limitata da due bande (una a destra e
una a sinistra) dorsali, piuttosto glabre, evidentissime, e che si estendono
quanto è lungo il torace, avendo la loro maggiore larghezza a metà , — di
color bruno-cioccolata. I lati del torace sono glabri, di colore bigio, più
chiaro delle due bande descritte. — Ali: per colore sono in complesso bru-
ne, ossia assai fuliginose, non macchiate.
Arti. — Anche bigio-gialliccie, glabre. — Femori, fuor che presso la
radice, o parte prossimale, ove, specie di sotto, si schiariscono un poco,
sono bruno-neri o neri sopra e sotto; i ginocchi per quasi impercettibile
orlatura chiara degli estremi contigui del femore e della tibia possono
apparire (specie visti su fondo nero) come quasi impercettibile punto gial-
liccio. — Tibie nere; una impercettibile orlaturina chiara, cui prende
parte anche il 1° articolo dei tarsi, può vedersi con la lente (specie su
fondo nero) alla giuntura loro coi tarsi. — Tarsi: sono con articoli total-
mente neri. La maniera della unghiatura à eWAno-
pheles bifurcatus, che concorda perfettamente con
quella delle altre specie, è come la descrissi per
V Anopheles pseudopictus : vedi per l'unghia triden-
tata del 1.° paio del maschio la fig. 48.
Addome. — È ricco di peli di color giallo
d' ottone, ma, come sempre nel gen. Anopheles,
la sua superficie dorsale e la ventrale sono prive
di squamette e per ciò di vere ornamentazioni , Fl e- ^ 8 - — Un g hi a tri-
dentata del 1.° paio d'arti
colorite; sono in complesso come le accennai per del maschio di A. bifurca-
V Anopheles pseudopictus. — Forma dell'apparecchio tus < ™. sta di sopra in scor-
sessuale esterno maschile: rappresentata in schizzo C10 ' ~'
nei contorni delle parti, che si vedono osservando l'apparecchio dal disopra,
dalla fig. 49; VA. bifurcatus differisce dall'ai, cfai-yer, per avere (come mo-
— 144 —
stra subito il paragone delle figure) maggiore sviluppo degli aculei, che
si vedono verso la base dell'apparecchio tra i due grossi lobi, e per avere
con posizione più distale la setola aculeiforme, che sorge dal bordo in-
terno di ciaschedun grosso lobo, posizione più distale, che lo fa differire
anche dallM. psudopictus.
2. — Note dietolocjicrie.
L' Anopheles bifurcatus è specie ad area di diffusione assai vasta, che va
dal nord di Europa alla Italia meridionale, Sardegna e Sicilia comprese:
Zetterstedt la cita per la Lapponia, e gli altri Ditterologi via via per gli
altri paesi d'Europa dall'Inghilterra alla Russia. Come ho detto, si trova
nelle varie regioni continentali e peninsulari
italiane e nelle isole, ove io l'ho trovato in di-
verse località ; ma non è mai in grande quan-
tità , come può esserlo 1' Anopheles claviger.
L' 'Anopheles bifurcatus per Vliabitat delle sue
larve è specie che (sebbene possa mostrare
le larve stesse viventi in acque decisamente
palustri, e ne ho avute in quest' anno da
Fig. 49. - Contorni delle varie regionì palustri della provincia di
principali parti dell' apparec-
chio sessuale esteriore ma- Messina, insieme a larve di Anopheles cla-
schile, visto di sopra, di A. viger) deve dirsi tuttavia subpalustre come
Mfurcatus. — . quella, le di cui larve vivono volentieri in
acque bensì non di pozzangbera e non putrescenti , e invece piuttosto
limpide e con vegetazione viva, però non veramente palustri: così anche
quest' anno ne ho trovate nelle vasche dell'orto botanico di Messina
come già ne trovai in vasche di giardini a Siena, e ne ho trovate in
una vasca del bosco del Camaro nei monti, che Messina circondano. Na-
turalmente anche le immagini si trovano in questi siti e ne ho catturate
in Messina, nel giardino pubblico a Siena e nel bosco del Camaro. Per
abitudine la immagine considero prevalentemente silvicola, ma l'ho presa
anche nelle grotte, sotto gli archi oscuri dei ponti e talvolta nelle abita-
zioni umane. Presso ai boschi può sovrabbondare sulle altre specie: così
verso la metà di Luglio in territorio di Gioia Tauro postomi all'annottare
presso il bosco di località Camilla, ma in luogo scoperto, catturai moltis-
simi individui di Anopheles, ed erano presso che tutti di bifurcatus. — A
Pisa, in certi locali del Laboratorio zoologico, nel quale provenivano dal-
l'attiguo orto botanico, li ho visti svernare. — È specie ematofaga, come le
altre. Varie volte fui punto (Ylalle femmine) anche di giorno specialmente
nei boschi.
— 145 —
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da Linneo, che sotto nome di Culex bifurca-
tus la rammenta prima ancora di avere propriamente adottato la nomencla-
tura binomia, come nelle prime edizioni del Systema Naturae. Fu universal-
mente accettata, per quanto Fabricius e nella prima sua opera Meigen non
la denominassero opportunamente, introducendo delle sinonimie. Dal 1818
si chiama, con Meigen, Anopheles bifurcatus. Dopo questa epoca furono
da qualche autore stabilite pretese specie, che un esame ulteriore ha di-
mostrato o dimostra essere da riferirsi, come sinonimie, &\V Anopheles bi-
furcatus, e lo vengo ad accennare. — Robineau Desvoidy nel 1827 istituì
un Anopheles villosus, che solo differirebbe dal bifurcatus per essere più
villoso e più grande; già nel 1896, pur accettando la specie, dissi non
poter nascondere di essere in gran sospetto che in fondo si trattasse di
Anopheles bifurcatus; ho avuto quest'anno in molti allevamenti di larve,
che ho fatto, individui grossi e chiari di Anopheles bifurcatus (e ciò senza
dubbio di inganno), con bei maschi grandi e per ciò evidentemente pelosi,
che mi hanno convinto VAn. villosus di R. D. altro non essere, come so-
spettavo, che An. bifurcatus, e così, annullando la specie, tra i sinonimi
di quest'ultima la pongo. — Stephens nel 1828 istituì un Anopheles plum-
beus; ma che questo non fosse specie a sé e dovesse rientrare tra i sino-
nimi del bifurcatus avevo già ammesso fin dal 1896. — Staeger nel 1839
istituì un Anopheles nigripes; questo fu accettato da distinti Dittevologi,
ed elencato in diversi lavori ; io, però, fin dal 1896, pur accettandolo, ne feci
una certa critica e mi dimandai se, invece che specie a sé, V Anopheles
nigripes in altro non consistesse che in individui piccoli e molto scuri di
An. bifurcatus, che in molte occasioni avevo osservato. Ricerche ulteriori
mi hanno tolto ogni ultimo dubbio, e vedo con piacere che Grassi, il quale
da prima aveva accettato la specie come entità a sé, ultimamente, come
riaccennai, ha appoggiato la mia opinione che VAn. nigripes non sia che
una semplice varietà del bifurcatus; io ho fatto, come ho detto anche
sopra, molti allevamenti di larve: ho veduto che secondo varie condizioni,
specie di nutrimento, larve evidentemente simili si sviluppano ora in
immagini più grosse e chiare, ora più piccole e nere, ora in immagini
aventi dimensioni e colorito intermedio, e tutte, esaminate nei caratteri
essenziali, completamente concordano; non vi è dubbio, adunque, che
V Anopheles nigripes di Staeger, sebbene come varietà puramente indivi-
duale esista, in realtà non è che An. bifurcatus, e sono obbligato ad annul-
lare la specie, mettendone tra i sinonimi di An. bifurcatus il nome.
Anno XXXI. 10
— 146 —
3. — Il genere Ciilex per rispetto alle specie italiane.
Caratterizzazione.
Gen. Culex, L. (1735).
Oltre gli attributi convenienti a questo genere, che furono
accennati alla caratterizzazione generale, il genere stesso ha in
confronto dell'altro, Anopheles, i caratteri principali, che si
vengono ad accennare. Palpi nel solo maschio circa lunghi
quanto la proboscide o più lunghi, ma nella femmina molto
più corti. Palpi della femmina 4-articolati o 3-articolati se-
condo che all'estremo palpale esiste o non esiste un corto ar-
ticolino; l'articolo basale tozzo e strozzato verso il mezzo, ma
non effettivamente doppio. Palpi del maschio 5-articolati, i
due articoli estremi (5.° e 4.°) con articolazioni perfette, gli
altri tre (3.°, 2.° e 1.°) separati tra loro da articolazioni meno
nette, che però sono rese più accentuate da minore pigmenta-
zione della chitina, da lieve interruzione del rivestimento di
peli e squamette, o da coincidenza di macchie ornamentali;
l'articolo basale o 1.° corto e tozzo, e un po' strozzato verso
il mezzo, ma non effettivamente doppio; sono ora un pochetto
più corti della proboscide, ora appena ed ora notevolmente più
lunghi di essa; di forma ora affilata, ora meno o più clavata;
ora non penicillari, ora subpenicillari, ora penicillari, ora tal-
volta piuttosto con aspetto piumoso. Primo articolo o basale
(tonilo) delle antenne orlato di squamette. Nuca ricoperta da
un grossolano vello di squamette foliiformi, sottili, appuntate
e ricurve, dal quale sporgono peli setolosi e squamette a lunga
racchetta, meno o più abbondanti, ma generalmente non costi-
tuenti una chioma nucale così sviluppata come in Anopheles;
intorno agli occhi il vello nucale forma una cornice chiara.
Dorso del torace con grossolano vello come la nuca, le di cui
— 147 -
squamette possono essere eli vario colore e dar luogo a disegni
ornamentali; lati del torace con accumuli di squamette costi-
tuenti spolverature e macchie. Al primo paio di arti, come a
tutti gli altri, due unghie distinte, variamente conformate. Ad-
dome dorsalmente rivestito di squamette e così, fuori di qual-
che eccezione, ventralmente. Uova riunite in un unico cumulo
a barchetta o a navicella. Larve con sviluppato tubo respira-
torio posteriore; nell'acqua, quando sono in quiete, stanno pen-
denti all' ingiù con posizione un po' obliqua, e il tubo respi-
ratorio posteriore tocca il pelo dell'acqua. Le specie del gen.
Culex sono altre palustri, altre subpalustri, altre foveali. Delle
femmine le più sono ematofaghe sempre, alcune forse però pre-
feriscono, o almeno se ne accontentano facilmente, il regime
fitofago ; dei maschi qualcuno certamente ematofago, ma i più
fìtofagi (ve ne sono indubbiamente dei fiorali). Le immagini
sono altre domestiche, altre fruticicole, altre bosnaiole, e al-
cune di abitudini promiscue.
Quali sono le specie, che si descriveranno.
Dichiaro subito che io in questo lavoro non descrivo che
le specie, delle quali ho potuto avere, per possederne esem-
plari, diretta conoscenza, e per ciò di quelle, che pur furono
ammesse per l' Italia, passo sotto silenzio qualcuna, che non
potei direttamente conoscere.
Come ho accennato precedentemente, le specie del gen. Cu-
lex, che, allo stato della letteratura zoologica, e mentre scrivo,
sono ammesse per l'Italia, sommano al numero di 27.
Ma, mentre esse non sono al certo tutte le esistenti, di esse
alcune ingombrano l'elenco inutilmente.
Una parte, infatti, come ridissi, è da credersi siano sol-
tanto specie nominali.
Un'altra parte, e ciò è anche importante, ho riconosciuto
che non sono entità a loro, ma devono riferirsi a specie pre-
— 148 —
cedentemente descritte, e per ciò sparire come tali dai catalo-
ghi e entrare nelle sinonimie di altre specie.
Le specie, che così ho distrutte, sono le seguenti: il C. ar-
ticulatus di Rondani, che riporto al vexans di Meigen, il mio
C. salinus, che metto come semplice varietà del nemorosus di
Meigen, il mio C. phytophagus, che riporto al pipiens di Lin-
neo; e di tatto questo darò le dovute spiegazioni nel descri-
vere le forme.
In compenso descrivo per l'Italia altre specie, che non erano'
fin qui state numerate pel nostro paese.
Da tutto ciò viene che le specie del gen. Culex, che io de-
scrivo in questo lavoro sono 16 e cioè, per ordine di loro sco-
perta: 1. C. pipiens; 2. annulatus; 3. nemorosus; 4. ornatus;
5. cantans; 6. vexans; 7. glaphyropterus; 8. albopunctatus ;
9. peniciìlaris ; 10. pulcritarsis ; 11. spathipalpis; 12. hortensis;
13. Richiardii; 14. modestus; 15. elegans; 16. impudicus. — Di
un' altra [C. pulcripalpis) do un breve accenno, in ultimo, pur
senza averla computata nelle 20 zanzare, che ho detto descrivere.
E riporto pure le parole scritte da Grassi sul suo C. malariae.
Divisione del genere.
Il gen. Culex, che intanto molti Autori non hanno diviso
affatto fuor che in specie, e così faceva Meigen, da altri Autori
è stato bensì scisso in qualche scompartimento, ma non con la
pretesa di stabilire veri gruppi naturali, del valore p. es. di
sottogeneri, sibbene solo allo scopo di disporre le specie in
modo da ritrovarle un po' meno difficilmente. Così taluni dei
vecchi (e vedi, p. es., Zetterstedt) raggrupparono le specie in
quelle a tarsi unicolori e quelle a tarsi alboannulati; altri le
suddivisero (e vedi, p. es., Walker) prima in quelle a tarsi
alboannulati e quelle a tarsi non alboannulati, poi le prime in
quelle a ali macchiate e quelle a ali senza macchie, e le se-
conde in quelle a ginocchi albo-macchiati e quelle a ginocchi non
albo macchiati; ne cito altri esempì. Io stesso nel mio lavoro
— 149 —
del 1896, per le ragioni, che allora dissi, e promettendo altri
metodi per quando avessi avuto le mani libere, seguii nel rag-
gruppare le specie i vecchi sistemi.
Colui, che, sebbene con pretensione un po'più lata (come
similmente aveva avuto, ma con risultati meno felici, Robineau
Desvoidy nel 1827), che non scindere un genere (come spie-
gherò), in fatto scisse il gen. Culex, e pel primo fece ciò di-
versamente da quello, che si era sempre praticato, fu Lynch
Arribà lzaga, nel suo lavoro delle Culicidae argentine (1891).
L'intento di questo benemerito Ditterologo (troppo presto
rapito alla Scienza) certo fu quello di scindere la famiglia in
ulteriori generi oltre quelli, che si ammettevano fino a quel-
l'epoca e tra vecchi e nuovi egli la divise infatti, come ridissi
più indietro, nientemeno che in 11 (1. Megarhina, Rob. Des-
voidy; 2. Anopheles, Meigen; 3. Sabethes, R. D.; 4. Culex, L. ;
5. Heteronycha, novum; 6. Psorop/wra, R. D.; 7. Ochlerotatus,
n.; 8. Taeniorhynchus, n.; 9. Janthinosoma, n. ; 10. Aèdes, Mei-
gen; 11. Uranotaenia, n.). Ma che furono queste divisioni? Io
sono sempre dell'opinione del 1896: mentre in ogni modo non
sono entità , che spicchino e siano distinte per vere caratteri-
stiche ognora rigorosamente peculiari, e ognora di tale impor-
tanza da giustificare un genere, stringi, stringi esse si riportano
in fondo ai soliti tre generi, che sono realmente caratteristici :
infatti gli 11 generi sono distinti in tre gruppi: un primo
(come scrissi nel 1896) caratterizzato dai palpi in ambo i sessi
circa lunghi quanto la proboscide, e in esso Arribà lzaga pone
i generi Megarhina e Anopheles ; un secondo caratterizzato dai
palpi del maschio circa lunghi quanto la proboscide o più lun-
ghi, e in esso Arribà lzaga pone i generi Sabethes, Culex, He-
teronycha, Psorophora, Ochlerotatus, Taeniorhynchus, Janthino-
soma; un terzo caratterizzato dai palpi in ambo i sessi bre-
vissimi, di poco sorpassanti la base della proboscide, e in
esso Arribà lzaga pone i generi Aèdes e Uranotaenia; dal che
si vede che siamo in faccia ai tre vecchi gruppi Anopheles,
Culex, Aèdes suddivisi; e, secondo il mio personale apprezza-
— 150 —
mento, suddivisi, e non sempre felicemente, tutt'al più in sot-
togeneri.
Ecco che ho spiegato quello, che dicevo: Lynch Arribà l-
zaga in fondo suddivise generi e tra questi anche il genere
Culex.
Come, allora, lo suddivise? Lo vengo ad indicare. — Il
gruppo, che in fondo è il gen. Culex, Lynch Arribà lzaga ca-
ratterizzò cosi: « Palpi del maschio più lunghi che la probo-
scide, più o meno densamente e lungamente piumosi, nella
femmina brevissimi, non raggiungenti la metà della probo-
scide, squamati, parcamente tomentosi ». Poi lo divise per
prima cosa in due scompartimenti, uno col problematico
gen. Sabethes ereditato senza conoscerlo da Robineau Desvoidy,
uno con tutti gli altri generi. E questo scisse così:
a. Palpi del maschio sottili, grado grado attenuati verso l'apice, incur-
vati in alto, in modo moderato densamente, e lungamente piumosi,
nella femmina ora con i 4 primi articoli brevi, obconici, con l'ultimo
abbastanza grande quasi egualmente lungo ai precedenti congiunti
insieme, ora con i 3 primi articoli brevi, il 4." allungato, obconico,
l'ultimo minutissimo conico. Addome del maschio non da ambo i lati
villoso-lanoso.
a. Unghie della femmina 'uguali, del maschio ineguali assai forte-
mente arcuate, semplici Culex.
/3. Unghie del maschio inferiormente armate di acuto denticulo,
quelle degli arti anteriori e medi ineguali, cioè l' una assai
grande, l'altra distintamente minore; nella femmina uguali, un
poco allungate, munite inferiormente di denticulo acuto.
Heteronyoha.
b. Palpi del maschio un po'ingrossati verso l'apice gradatamente; il più
spesso paralleli alla proboscide, diritti; densamente e lungamente piu-
mosi un po'a guisa di pennello; nella femmina coi tre primi articoli
brevi, il 4.° allungato, obconico o lineare più lungo dei tre precedenti
congiunti insieme, l'ultimo minutissimo, quasi nascosto sotto le squa-
mette. Addome del maschio da ambo i lati lungamente villoso-lanoso.
a. Unghie in ambo i sessi fesse, ossia disotto unidenticolate o bi-
denticolate.
— 151 —
I. Unghie fesse nella femmina, quasi bifide, o, nel maschio, infe-
riormente lungamente Indentate. Le tibie degli arti posteriori
leggermente compresse, verso l'apice un poco ingrossate, assai
densamente e brevemente irte di squamette e di piccole spine.
Palpi della femmina quasi uguali alla lunghezza della quarta
parte della proboscide, col penultimo articolo lineare compresso
da ambo i lati, assai densamente tomentoso, dei precedenti tre
presi insieme più lungo di una volta e mezzo, ma non più
grosso, l'ultimo minutissimo, ovato, subrenitorme; nel maschio
palpi più lunghi della proboscide di una volta e mezzo, coi
primi articoli lineari, cogli apicali più grossi dei due prece-
denti, lievemente piumosi. Corpo nero o testaceo.
Psorophura.
II. Unghie inferiormente circa a metà munite di un acuto den-
tello. Palpi della femmina brevi, eguagliatiti appena la sesta o
settima parte della lunghezza della proboscide, col 4." articolo
più lungo dei precedenti, coll'ultimo minutissimo e tenue; palpi
del maschio ingrossati verso l'apice, densamente e lungamente
piumosi, subpenicillati quasi come in Taeniorhynchus. Corpo
spesso cinereo, o variegato d'oro Ochlerotatus.
/3. Unghie del maschio denticolate, della femmina unghie semplici.
I. Unghie del maschio inferiormente armate di un valido dente;
nella femmina ineguali, semplici modicamente allungate, poco
arcuate. Palpi del maschio non troppo sottili, ingrossati verso
l'apice, densamente e lungamente piumosi, subpenicillati, coi tre
primi articoli piuttosto retti subparalleli alla proboscide, ma i
due apicali più lievemente divergenti in fuori; palpi della fem-
mina con i tre primi articoli brevi, il 4.° allungato obconico,
più lungo dei tre precedenti presi insieme, l'ultimo minutis-
simo, conico, appena visibile e quasi occultato dalle squamette.
Taeniorhynchus.
II. Unghie inferiormente in ambo i sessi unidentate. Palpi nella
femmina con il 4.° articolo breve e obconico, col o.° oblungo,
più lungo e più grosso dei precedenti; palpi nel maschio quasi
come in Taeniorhynchus, ma meno piumosi e più sottili. Corpo
nero-violaceo, o violaceo, macchiato d'argento o d'oro.
Janlltinosoma.
— 152 —
Ecco, così, sei generi cavati dal vecchio gen. Cidex (1), i
quali, come ho detto, io, pur con le mie riserve, apprezzo tut-
t' al più quali sottogeneri.
Dividerò io, adunque, il gen. Culex in base ai generi subor-
dinati, considerandoli sottogeneri, di Lynch Arribà lzaga?
Non mi pare di poterlo fare, non persuadendomi troppo
quelle divisioni, ne trovandole ovunque giuste; io trovo in
esse mescolati caratteri insignificanti (addome del maschio più
o meno peloso, palpi incurvati o paralleli alla proboscide, etc.)
a caratteri di un certo valore, trovo caratteri esatti, ma anche
di quelli, che mi pare riposino su errore di osservazione (come
il computamento del numero, e per ciò dell' ordine, etc, degli
articoli dei palpi femminili), trovo scompartimenti grandi (co-
me a e b, in cui tutto si riduce a questo: a, palpi maschili
affilati, b, palpi maschili clavati) caratterizzati meno dei pic-
coli, trovo poi scompartimenti, in cui, se non ho preso abba-
glio nel leggere il lavoro originale, sono contradizioni (e così
in b, j3 è detto « unghie del maschio denticolate, della fem-
mina semplici », e sotto a Janthinosoma è detto « unghie in
ambo i sessi incidentate »); tutte cose, ripeto, che mi impedi-
scono di accettare puramente e semplicemente le divisioni di
Arribà lzaga.
Ma da esse prenderò un concetto nuovo e buono, che ve-
ramente vi si trova: il carattere ungueale come base di sud-
divisioni, cui aggiungerò un carattere, che mi pare anche più
importante, e che ho messo in rilievo in altra parte del libro,
il numero, in 4 o in 3, degli articoli dei palpi feminei.
E vengo allora a me. Premetto che per le divisioni mag-
giori del genere, cioè per quelle di primo, secondo e terzo or-
dine, mi varrò solo di veri caratteri morfologici, per le altre
di caratteri tratti, (ma col significato, che già indietro accen-
(1) Il gen. Culex di Arribà lzaga è caratterizzato da unghie semplici (adentate)
in ambo i sessi. In questo concetto il venerando C. i>ipiens di Linneo, il cui maschio
ha unghie denticolate, non sarebbe più (esso, che fu la prima specie, su cui il ge-
nere fu fondato) un Culex, mentre pure il genere continuerebbe a sussistere !
— 153 —
nai), dalle ornamentazioni. Ciò accennato, dico che le mie di-
visioni farò nel modo, che vengo a delineare.
Prima dividerò il genere in due scompartimenti, di primo
ordine, che mi pare (1) si potrebbero anche considerare sotto-
generi (ad essi mi astengo ora dal dare una denominazione),
e ciò farò in base alla presenza o all'assenza nei palpi femi-
nei di un evidente e distinto 4.° articolino.
Ciascuno di questi scompartimenti suddividerò poi, prima
in base alla unghiatura della femmina, e avrò così le parti-
zioni di secondo ordine, poi in base a quella del maschio, ed
avrò le partizioni di terzo ordine. E tanto le une come le
altre sono divisioni di un certo valore, ma io non do ad esse
significato speciale e le considero ora qui solamente quali
scissioni per avvicinarsi alle specie. Le partizioni di terzo or-
dine suddividerò in base a caratteri di minor rilievo, ma
sempre, potendo, morfologici o morfologicamente intesi, anche
se tratti dalle ornamentazioni, e arriverò in questo modo alle
specie.
Ed ecco, per ciò e per concludere, la
Tabella di divisione analitica del genere Cu/ex in riguardo a un gruppo di specie italiane.
I. — Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente
articolo (4.°) posato sulla estremità dell' articolo
lungo (3.°).
1. — Unghie delle tre paia di arti della femmina ambo
denticolate (unidenticolate ; 1.1-1.1-1.1).
A. ■— Unghie del 1.° e del 2.° paio di arti del maschio,
l'una bidenticolata e l'altra unidenticolata, del
3.° paio ambedue unidenticolate (2.1-2.1-1.1).
a. — Tarsi di ambo i sessi albo-annulati, con anel-
(1) Non mi nascondo che mi baso sopra un numero limitato di specie.
— 154 —
lature indubbie, ma non spiccanti molto sul
fondo, e così fatte che ciascuna interessa
le estremità contigue di due articoli e com-
prende in mezzo la articolazione.
1. — Culex penicillaris.
b. — ■Tarsi di ambo i sessi non albo-annulati, ma
unicolori bruno-scuri o bruno-neri.
2. ■— Culex ornatus.
B. — Unghie di tutte e tre le paia di arti del maschio
ambo unidenticolate (1.1-1.1-1.1).
a. — Tarsi di ambo i sessi albo-annulati, con ampie
(almeno al 3.° paio di arti) albo-anellature,
e site sulla parte basale o prossimale degli
articoli.
3. — Culex cantans.
ò. — Tarsi di ambo i sessi albonotati, con albo-
notature (ossia anellaturine esili o sottili,
anche al 3.° paio di arti) site sulla base ossia
sulla estremità prossimale degli articoli.
4. — Culex vexans.
e. — Tarsi di ambo ì sessi né albo-annulati, ne albo-
notati, ma unicolori, bruno-scuri o bruno-
neri.
5. — Culex nemorosus.
■— Unghie delle due prime paia di arti della femmina
ambo denticolate (unidenticolate), dell' ultimo
paio ambo adenticolate (1.1-1.1-0.0).
A. — Unghie del 1.° e del 2.° (?) paio di arti del ma-
schio l'ima bidenticolata, l'altra unidenticolata,
del 3.° paio ambo adenticolate (2.1-[2.1?]-0.0).
6. — Culex pulcritarsis.
B. — Unghie delle due prime paia di arti del maschio
ambo unidenticolate, dell'ultimo paio ambo
adenticolate (1.1-1.1-0.0).
7. — Culex albopunctatus.
— 155 —
3. — Unghie delle tre paia di arti della femmina ambo
adenticolate (0.0-0.0-0.0).
A. — Unghie del 1.° e del 2.° paio di arti del maschio
l'ima bidenticolata, l'altra unidenticolata, quelle
del 3.° paio ambo adenticolate (2.1-2.1-0.0).
a. — Palpi del maschio più lunghi della proboscide.
Dorso del torace di ambo i sessi senza spe-
ciali ornamentazioni, o tutt' al più con strie
longitudinali più chiare sul fondo scuro,
a. — Tarsi in ambo i sessi albo-annulati.
8. — Cui ex annulatus.
S. — Tarsi in ambo i sessi non albo-annulati, ma
unicolori bruno-scuri.
9. — Culex glaphyropterus.
b. — Palpi del maschio più corti della proboscide,
che li supera di una lunghezza eguale a
quella della metà del loro ultimo articolo.
Dorso del torace in ambo i sessi con orna-
mentazioni bianche in disegno elegante, e
tarsi albo-annulati.
10. — Culex spathipalpis.
B. — Unghie del 1.° e del 2.° paio di arti del maschio
l'ima bidenticolata e l'altra adenticolata, quelle
del 3.° paio ambo adenticolate (2.0-2.0-0.0).
11. — Culex Richiardii.
II. — Palpi della femmina non aventi un piccolo, ma evidente
articolo (4.°), che li termini, ma terminanti con
1' articolo lungo (3.°).
1. — Unghie delle due prime paia di arti della femmina
ambo denticolate (unidenticolate), dell' ultimo
paio ambo adenticolate (1.1-1.1-0.0); unghie del
1.° paio del maschio l'una brevemente unidenti-
colata, l'altra adenticolata, del 2.° e del 3.° paio
ambo adenticolate (1.0-0.0-0.0).
12. — Culex elegans.
— 156 —
2. — Unghie delle tre paia di arti della femmina ambo
adenticolate (0.0-0.0-0.0).
A. — Unghie delle due prime paia di arti del maschio
ambo unidenticolate, dell' ultimo paio ambo
adenticolate (1.1-1.1-0.0).
a. — Dorso dell'addome in ambo i sessi con bande
alterne chiare e scure, essendo le chiare an-
teriori alle scure nei tergiti. Palpi del ma-
schio piumosi; e apparecchio sessuale este-
riore con grossi lobi allungati, moderata-
mente setolosi.
13. — Cidex pipiens.
b. — Dorso dell' addome in ambo i sessi di color
bruno-nero (nericcio), quasi uniforme, in
modo che per quanto i tergiti presentino
ad ambo i lati tinta giallochiara a guisa di
macchietta triangolare, non esistono bande
o fascie. Palpi del maschio nulla piumosi,
ne penicillari, ma nudi di pelosità ; e appa-
recchio sessuale esteriore con grossi lobi al-
lungati, moderatamente setolosi.
14. — Cuìex modestus.
e. — Dorso dell' addome in ambo i sessi mostrante
tergiti neri o presso che neri con estremo
orlo distale listato di bianco, pel quale si
generano sottilissimi cingoli bianchi della
parte posteriore di ciascun tergite, i quali
nella femmina si espandono, in cinque dei
tergiti, ai lati a guisa di macchietta trian-
golare. Palpi del maschio poco pelososeto-
losi (non veramente neppur subpenicillari o
subpiumosi); e apparecchio sessuale este-
riore maschile con grossi lobi cordiformi e
tozzi, aventi ciuffo di foltissime setole nella
loro parte esterna e basale.
15. — Culex impudicus.
— 157 —
B. — Unghie delle due prime paia di arti del maschio,
l'ima unidenticolata e l'altra adenticolata, del-
l' ultimo paio ambo adenticolate (1.0-1.0-0.0).
Dorso dell'addome in ambo i sessi con bande
chiare e scure, essendo le chiare posteriori alle
scure nei tergiti.
16. — Culex hortensis.
Una maniera di scindere il gen. Culex (in rapporto alle specie de-
scritte in questo lavoro) col sistema delle ornamentazioni, non per fare
dei sottogruppi di qualche importanza nella classificazione naturale, ma
al solo intento di arrivare alle specie, cioè una chiave per arrivare alle
specie sulla base dei caratteri di ornamentazione, può essere come indica
la tabella seguente: avverto che in essa lascio alle specie il numero, che
avevano nella tabella precedente; avverto inoltre che aggiungo una 17. a spe-
cie (C. pulcripalpis), che non contemplai nella precedente tabella, perchè,
per scarsità di esemplari, non potei conoscerne tutti i caratteri formali
necessari pev porla nella tabella precedente stessa.
I. Tarsi alboannulati.
1. L'alboanellatura risiede tutta sopra un solo articolo (fatta eccezione
di qualche caso di macchie mediane, risiede sopra la base o la
parte prossimale degli articoli).
A. Dorso del torace con ornamentazioni bianche disposte in disegno
elegante.
a. Ai tarsi del 3.° paio di arti quattro piccole anellature bianche,
il quinto articolo nero. Ali macchiate.
10. Cui ex spathipalpis.
h. Ai tarsi del 3.° paio di arti cinque anellature bianche, delle
quali una rende l'ultimo articolo tutto bianco. Ali non
macchiate. 12. Culex elegans.
B. Dorso del torace senza speciali ornamentazioni bianche.
o. Il 1.° articolo dei tarsi con alboanellatura alla base e con
un' alboanellatura anche nel mezzo.
e. Dorso dell'addome con bande chiare e scure alterne, es-
sendo le chiare più strette delle scure e anteriori nei
tergiti. Ali macchiate. 8. Culex annulatus.
/?. Dorso dell'addome, per quanto i tergiti mostrino ad
ambo i lati una macchietta giallobianca, senza bande
ciliare e scure. Ali non macchiate.
11. Culex Riclv'ardii.
— 158 —
b. Il 1.° articolo dei tarsi chiaro alla base, ma in nessun punto
veramente alboannulato. Dorso dell'addome con bande ciliare
e scure alterne, essendo le chiare anteriori alle scure e espanse
assai ai lati dei tergiti in una macchia triangolare a vertice
indietro. Ali non macchiate. 3. Culex cantans.
2. L'alboanellatura interessa le estremità contigue di due articoli e
comprende in mezzo la articolazione.
A. Alboanellature tarsali indubbie, ma non molto spiccanti sul fondo.
Palpi maschili non alboannulati. 1. Culex penicillaris.
B. Anellature tarsali ben spiccanti sul fondo. Palpi maschili con
tre alboanellature.
a. Sebbene le alboanellature tarsali siano più che altro ben svi-
luppate per numero e grandezza nel 3.° paio di arti, pure
anche gli altri arti mostransi bene alboannullati. Ultimo
articolo dei palpi maschili non bianco, ma solo con alboa-
nellatura alla base. 6. Culex pulerilarsis.
b. Le alboanellature tarsali sono apprezzabili solo al 3.° paio di
arti, gii altri articoli essendo tutt' al più appena albonotati.
La terza alboanellatura dei palpi maschili occupa tutto l'ul-
timo articolo, che è totalmente bianco.
17. Culex pulcrtpalpis.
IL Tarsi albonotati, cioè solo con esili anellaturine (site sulla base, ossia
sulla estremità prossimale degli articoli).
4. Culex vexans.
III. Tarsi né alboannulati, né albonotati, ma unicolori bruni (1).
1. Dorso dell'addome con decise bande chiare e scure alterne.
A. Le bande chiare sono anteriori alle scure nei tergiti.
a. Ali oscurate in tre o quattro punti per accumulo di squa-
mette, che generano, per quanto assai poco spiccate, tre o
quattro macchiette. 9. Culex glaphyropterus.
b. Nessuna traccia di macchie alari.
a. Dorso dell'addome con le bande chiare (bianco-avorio),
espanse ad ambo le parti laterali dei tergiti in una
macchia triangolare più chiara ben sviluppata. (Un-
ghie del 1.° paio di arti della femmina ambo uniden-
ticolate, del maschio l'ima bidenticolata, l'altra uni-
denticolata) (2). 2. Culex ornatus.
(1) Queste zanzare con le sole ornamentazioni si differenziano poco bene.
(2) Per le tre specie 2, 13 e 5 ho aggiunto anche il carattere delle unghie del 1.°
paio di arti, perchè colle sole ornamentazioni la differenziazione riesce un po' dif-
ficile.
— 159 —
[ì. Dorso dell'addome con le bande chiare (bianco-bionde)
espanse un poco (mediocremente) ad ambo i lati dei
tergiti in una specie di macchiolina. (Unghie del 1.°
paio di arti della femmina ambo adentate).
13. Culex pipiens.
y. Dorso dell'addome con le bande chiare (bianche o bian-
copaglierine) espanse pochissimo ad ambo i lati dei
tergiti. (Unghie del 1.» paio di arti della femmina
ambo unidenticolate, del maschio pure unidenticolate).
5. Culex nemorosus.
B. Le bande chiare sono posteriori alle scure nei tergiti.
16. Culex liortensis.
2. Dorso dell'addome nero con estremo orlo distale dei tergiti listato
di bianco, che genera sottili cingoli bianchi posteriori in ciascun
tergite. 15. Culex impudicus.
3. Dorso dell'addome senza bande chiare e scure alterne, per quanto
i tergiti possano presentare ad ambo i lati tinta più chiara.
A. Dorso dell'addome di color brunonero (nericcio); i tergiti ad
ambo i lati presentanti tinta giallochiara a guisa di mac-
chietta triangolare. (Unghie del 1.° paio della femmina ambo
adenticolate). 14. Culex modestus.
B. Dorso dell' addome di color brunonero o nero, e ogni tergite,
eccetto l'ultimo, presentante ad ambo i lati una bella macchia
di color bianco-avorio o bianco, triangolare, a vertice indietro.
(Unghie del 1.° paio di arti della femmina ambo unidenti-
colate). 7. Culex albopunctatus.
Descrizione delle specie.
Passo ora a descrivere particolarmente le specie, che già ho
accennato: e ciò faccio prima col dare di ciascuna di esse un
concetto sommario, che ne riassuma i caratteri di forma e di
ornamentazione fondamentali per riconoscerla e distinguerla,
poi col dare quelle notizie particolareggiate, che ne comple-
tino sotto i vari riguardi la conoscenza. Oso credere che non
sia possibile il dubbio, comunque io la denomini, della forma
concreta che descrivo.
— 160 —
1. — Ciilex: penicilla ris, Rondani (1872), Ficalbi (1896).
I. — CoXCETTO SOMMAEIO.
Palpi della femmina aventi un piccolo ì ma evidente articolo (4.°)
posato sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione den-
ticoloungueale della femmina 1.1-1.1-1.1, del maschio 2.1-2.1-1.1.
— Tarsi di ambo i sessi alboannulati, con anellature indubbie,
ma non spiccanti inolio sul fondo, e così fatte che ciascuna in-
teressa le estremità contigue di due articoli e comprende in
mezzo la articolazione. — Palpi maschili non veramente albo-
annulati. — Dorso del torace generalmente con due strie lon-
gitudinali ornamentali di color bianco-avorio su fondo di color
giallo-ottone. — Ali non macchiate. — Dorso delV addome in
fondo con bande biancheggianti e nereggianti, essendo le prime
anteriori alle seconde, ma poiché le bande chiare tra loro si
uniscono agli estremi lati e si uniscono per un prolungamento
dorsale mediano, ogni tergite appare come avente a destra e
a sinistra una grossa macchia trapezoide nereggiante, su fondo
chiaro.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Sono un poco variabili; lunghezza totale del corpo,
compresa la proboscide, nel maschio 7 a 8 millimetri e talvolta anche 9;
nella femmina generalmente 8 a 8 '/> millimetri, ma talvolta alcune pic-
cole femmine hanno 5 millimetri, ed altre grosse 9.
Testa. — Proboscide: è nei due sessi gialliccia nei due terzi prossi-
mali, brunonera nel terzo distale o apicale; la estrema parte prossimale,
ossia la radice, situata sotto i palpi, può vedersi brunonera ove questi
siano remossi. — Palpi. Nel maschio i palpi sono più lunghi della probo-
scide di circa metà dell'ultimo articolo; per forma sono del tipo clavato,
ma moderatamente; sono penicillari nel loro terzo terminale, e cioè con
— 161 —
lunghi e fitti peli setolosi impiantati sulla estremità dell'antipenultimo,
sul penultimo e sull'ultimo articolo; per colorito sono nel seguente modo
(visti di sopra): vere e decise anellature, come in altre zanzare, non pre-
sentano: alla estrema base sono bruni, poi viene un tratto di color gial-
lastro-paglia, cui segue una specie di anellatura brunoscura, dopo di
questa l'antipenultimo articolo è di color giallastro-paglia fino a tutto il
suo terzo medio, poi questo colore passa al brunonero più o meno de-
ciso per numerose brizzolature brunonere sul fondo di color giallo-paglie-
rino, e di color brunonero sono i due ultimi articoli, che tuttavia alla
loro base possono presentare una minuta indecisa anellatura biancastra,
più accentuamente brunoneri sono i palpi alla estremità : i peli-setole del
pennello sono di color biondo, più o meno bruno. Nella femmina i palpi
posseggono un 4° articolino a bernoccolo, che riposa sulla estremità del 3."
articolo lungo; per colorito i palpi femminili sono brunoscuri o brunoneri
con estremità guernita di color bianco-paglia. — Antenne femminili brune,
maschili con piumosità abbondantissima, in complesso di color biondo;
l'articolo basale (tonilo) in ambo i sessi ornato con squamette di color
biancopaglierino. — Nuca: nella varietà più semplicemente colorita è di
color bianco giallastro d'ottone, nella varietà meglio colorita è di color
bianco-avorio nel mezzo, nericcio-bionda sui lati ; i contorni degli occhi
sono come una cornice di color bianco-avorio.
Torace. — Dorso. Si ha una varietà con dorso del torace più ele-
gante, una meno elegante; il dorso stesso nel mezzo si presenta di colore
giallastro quasi d'ottone d'aspetto opaco e tomentoso, in generale, ma non
sempre, su questo fondo si mostrano due strie antero-posteriori di color
bianco-avorio, che occupano da cima a fondo il dorso del torace (ed ecco
che secondo che queste ornamentazioni sono più o meno sviluppate ed
evidenti, si hanno le due varietà , che ho detto), nelle parti laterali del
dorso del torace, poi, cioè a livello del punto di attacco delle ali, il colore
fondamentale giallo-ottone si fa più bruno-oscuro-rossiccio, e questa colo-
razione forma come due estreme bande laterali anteroposteriori, che dal
punto di attacco delle ali vengono in avanti. — Lati del torace con mac-
chiette e spolverature quasi bianche. — Ali: in complesso danno un po'in
gialliccio, e non sono macchiate.
Arti. — Anche: hanno squamette di color gialliccio-paglia. — Femori:
inferiormente sono di color gialliccio-paglia: superiormente hanno questo
colore alla radice e fondamentalmente anche nel resto, ma quivi presen-
tano anche brizzolature bruno-scure, che in taluni individui essendo più
abbondanti fanno apparire scura la parte superiore dei femori; in ogni
caso nella parte distale si ha una piccola anellatura bruno-nera, alla
quale succede, proprio nell'estremità del femore, una orlatura sottile
Anno XXXI. 11
162
bianco-paglia, che in unione ad altra simile dell'estremità prossimale della
tibia, fa apparire come xm punticino presso che bianco il ginocchio. — >
Tibie: hanno fondo gialliccio-bruno, ma posseggono punteggiature e pe-
luzzi bruno-neri più o meno numerosi e possono apparir quindi o più
giallicce o più nericce; sono però, sempre, più scure dei femori; nella
parte distale esiste un addensamento del color bruno-nero, che costituisce
una specie di anellatura, alla quale, proprio nella estremità , succede un
anello minuto di color bianco-paglia. — Tarsi. Sono bruni, ma non neri,
anzi qualche volta bruno-giallicci; quelli del terzo paio di arti alboan-
nulati, ma in generale poco palesemente ad occhio nudo, e le anellature
sono di color bianco-paglia, o giallo-paglia; gli altri appena orlati nelle
giunture di questo colore; le anellature (per quanto di esistenza indubbia)
sono poco palesi perchè il loro colore non spicca molto sul fondo, oltre
di che sono anche un poco più anguste che in altre zanzare; le ora dette
anellature (del 3." paio di arti) sono disposte nel seguente modo: gli arti-
coli 1.°, 2.", 3.° dei tarsi hanno piccola anellatura del colore suaccennato
alla estremità prossimale e alla distale, il 4.° solo alla prossimale e nulla
o quasi nulla alla distale, il 5.°, almeno spesso, è tutto di color bianco-
paglia o giallo-paglia; deriva da ciò che oltre un piccolo anello alla
articolazione tra la tibia e il 1.° articolo, le articolazioni del 1.° col 2.°,
del 2.° col 3.", del 3.° col 4.° articolo presentansi ornate di anellature,
alla costituzione delle quali prendono parte due articoli; certe volte si
vede che nel mezzo della anellatura, proprio in corrispondenza della arti-
colazione, esiste un verticillo di quasi impercettibili peluzzi neri. La ma-
niera della unghiatura (fig. 50 e 51) è in questa zanzara la seguente: nel
Fig. 51. — Unghie del
primo paio di arti della
femmina del 0. penicilla-
Fig. 50. — Unghie delle tre paia degli arti
del maschio del C. penicillaris. -r— .
maschio si ha òhe il 1.° paio di arti possiede 1' una delle unghie Inden-
tata e più grande, l'altra unidentata e più piccola, il 2.° paio possiede pure
l'ima delle unghie bidentata e più lunga e grande (il dente basale di
— 163 —
questa unghia è piuttosto corto), e più lunga anche della maggiore del
1." paio, l'altra unidentata e più piccola; il 3.° paio ha unghie unidentate,
uguali tra loro, e più piccole di tutte; nella femmina si ha chele unghie
di tutte e tre le paia di arti sono unidentate, uguali tra loro paio per paio,
e uguali, o presso che uguali, nelle tre paia.
Addome. — Superfìcie dorsale. Per chiarezza, la descrivo prima nella
femmina, poi nel maschio. Nella femmina le cose sono nel seguente modo:
Il primo e il secondo tergite sono di color bianco-paglia, poi il dorso del-
l'addome mostra tinta biancheggiante e nereggiante così disposte: la tinta
biancheggiante, e precisamente di colorito giallo-paglia e in certi indivi-
dui bianco-avorio, in primo luogo, limitata dalla nereggiante, forma delle
specie di bande trasverse un po'a mezzaluna con concavità indietro, le
quali occupano la radice o la parte prossimale di ciascun tergite, ma un
pocolino invadendo anche l'estremo lembo distale del tergite precedente,
e le quali inoltre nel mezzo del segmento si prolungano in u:;a stretta
linea longitudinale, che va a unirsi alla banda chiara susseguente, con
separazione così della tinta brunonera di destra da quella di sinistra: la
tinta brunonera si estende fino ai lati occupando una buona parte del
dorso del tergite: la tinta biancheggiante poi, in secondo luogo, forma a
destra e a sinistra di ogni tergite
una macchietta allungata anteropo-
steriormente,(e di queste macchiette
veggonsene cinque o sei per lato).
precisamente di color bianco-paglia,
bianco-avorio o bianco, e sempre
più chiaro del mediano sul tergite,
macchietta, che limita lateralmente
la tinta bruno-nera ; per le cose de-
scritte si comprende che il colore
brunonero è circondato da ogni par-
te dalla tinta biancheggiante, e si
può anche dire, per ciò, che ogni
tergite su fondo biancheggiante ha
a destra e a sinistra una grossa
macchia trapezoide brunonera: di
queste macchie veggonsene sei cop-
pie, e quelle delle ultime due coppie e specie dell' ultima sono piccole,
perchè sui respettivi tergiti prevale la tinta biancheggiante. Nel ma-
schio pure, mentre il tergite, che si scorge alla radice dell'addome, è
bianco, negli altri si ha tinta nereggiante (bruno-nera o nera) e biancheg-
giante (nei maschi quasi sempre bianca-avorio), disposte in disegni con-
Fig. 52. — Contorni delle principali
parti dell'apparecchio sessuale maschile
esteriore visto di sopra e di sotto del O.
penìcillaris (di Cervia). Le setole sono di-
segnate solo, e soltanto in parte, nell'ap-
parecchio visto per di sopra. — .
— 164 —
tigui: in fondo la disposizione è come nella femmina, ma nel maschio le
macchie Dianche e le nere sono più triangolari: in esso la tinta bianca-
avorio, oltre a formare una sottile banda trasversa alla base dei tergiti e
una sottile linea anteroposteriore sul dorso loro, ai lati forma due aree
triangolari a base anteriore e vertice posteriore, la tinta brunonera o nera,
invece, viene a costituire due macchie dorsali, una a destra e una a si-
nistra in ciascun tergite, indipendenti tra loro, perchè isolate dalla tinta
di color bianco-avorio, e ciascuna avente forma di triangolo con base sul
bordo distale del segmento e vertice anteriore; di queste macchie veg-
gonsi sei coppie, l'ultimo segmento ha solo una macchiolina mediana. —
Superficie ventrale. E di colore bianco-avorio e ciaschedun segmento pre-
senta nel mezzo una sottilissima macchiolina anteroposteriore nera e ai
lati (i più dei segmenti, ma non tutti), in corrispondenza della parte di-
stale, una macchiolina del medesimo colore. — Forma dell'apparecchio ses-
suale esterno maschi! >: rappresentata in schizzo nei contorni delle princi-
pali parti viste di sopra e di sotto dalla fig. 52.
2. — Note dietolocjicrie.
Questa specie si trova uelle diverse regioni palustri dell' Italia, dal-
l' Italia settentrionale (Grassi l'ha trovata, per citare un luogo, a Rovel-
lasca, io nel Ferrarese), all' Italia di mezzo (io l'ho trovata nella provin-
cia di Ravenna e nelle Maremme toccane, Grassi nelle romane), all'Italia
meridionale (io 1' ho trovata nelle paludi di Pesto e in Calabria), alla Sar-
degna (ove l'ho trovata abbondante nel Cagliaritano), alla Sicilia (ove
prima Grassi e poi io l'abbiamo trovata al lago di Lentini); e in talune
di queste regioni e in certe stagioni (come nel Luglio di quest' anno
nelle paludi di Pesto) può essere in numero stragrande di individui. Si
trova anche in altre parti di Europa.
Le immagini sono fruticicole e silvicole, e mai fino ad ora le ho tro-
vate nelle case.
Per V habitat delle larve questa è specie da dirsi palustre, e nelle
acque palustri ho trovato larve e ninfe, e ne ho trovate anche in acque
palustri salmastre.
E specie a femmina eminentemente ematofaga, che attacca, anche di
giorno tra i cespugli delle paludi, tra i boschetti di tamerici, e nei boschi,
1' uomo e i mammiferi, e addosso ai cani, ai cavalli, ai buoi possono cat-
turarsi con tutta facilità femmine pregne di sangue; al far della notte e
alla notte non lascia requie a colui, che si reca nei luoghi, ove abbonda.
165 —
Osservazioni.
La denominazione Culex penicìllaris ho preso dalla nota di Rondani
del 1872 sulle specie italiane del gen. Culex.
Di questa specie esistono due varietà : una più ben colorita, special-
mente alla nuca e al torace, una più modesta; qualche piccola differenza
tra le due si trova anche in talune delle setole dell' apparecchio sessuale
maschile; ma tuttavia mi pare indubbio che si tratti di specie unica.
Questa zanzara mi ha dato molto da pensare per la sua precisa iden-
tificazione e denominazione, come spiego.
Fu in una nota del 1896 e poi nel mio lavoro complessivo pure del
1896 che adottai per essa la denominazione Culex penicìllaris, stabilita giÃ
da Rondani per una sua zanzara. La cosa andò nel modo e per la ragio-
ne, che vengo genuinamente a dire.
Avevo raccolto molte di queste zanzare e mi industriavo identificarle.
Secondo le descrizioni di Schiner, vedevo che avrei dovuto dirle « Culex
dorsalis, Meigen », ma al contrario la descrizione originale di Meigen non
mi pareva che al tutto mi autorizzasse (e mi spiegherò) a ciò fare. Ri-
corsi ai paragoni con la collezione Rondani e in essa (o perchè Rondani
abbia sbagliato, o perchè siano avvenute delle confusioni dopo) notai
che la mia zanzara con qualche femmina della varietà ben colorita figu-
rava come Culex dorsalis, Meigen, = Rustious, Rossi, con qualche altro
cattivo esemplare come Culex pulcripalpis, Rondani, con un maschio molto
sbiadito figurava come Culex penicìllaris, Rondani. Non si può- dire che
questi paragoni fossero tali da chiarire molto le mie idee. Tuttavia, posto,
come ho detto sopra, che non ero ben convinto di adottare le vedute di
Schiner del C. dorsalis, posto che neppure mi persuadeva la identifica-
zione, anche più complicata e racchiudente altra quistione (come accen-
nerò), che di alcuni esemplari della collezione del Rondani vedevo fatta
col C. dorsalis, riportato a sua volta da Rondani al C. rusticus di Rossi,
(taccio degli esemplari posti come C. pulcripalpis), e trovato invece che la
mia zanzara figurava anche con un nome non compromesso, Culex peni'
cillaris, adottai questo. Vi era invero uno scoglio: Rondani nella sua nota
sulle specie italiane del gen. Culex, il Culex penicillaris pone tra quelle,
che egli dice con tarsi non manifestamente aìboannulati, mentre la mia zan-
zara aveva tarsi aìboannulati, ma pensai che, siccome per lo più le anel-
lature tarsali spiccano in questa specie molto poco sul fondo, esse fossei'O
a Rondani sfuggite o non ne avesse tenuto conto negli esemplari sbiaditi
da lui detti Culex penicìllaris, e adottai questa denominazione.
Feci bene? La sentenza a qualche zoologo, che vorrà rioccuparsi della
cosa. Io spiego le ragioni, per le quali feci come ho accennato.
— 166 —
La descrizione di Schiller avrebbe voluto che io riferissi la mia zan-
zara al Culex dorsalis, Meigen; e che essa corrisponda al C. dorsalis dì
Schiner non v' è dubbio, come mi hanno dimostrato esemplari mandatimi
dal Museo di Vienna colla denominazione dorsalis e col cartellino « Schi-
ner »; ma la zanzara di Schiller, e quindi la mia, sono il vero C. dorsali»
di Meigen? Potrebbe darsi. Ma devo far notare che Meigen pel suo dor-
salis dice: « tarsi bruni, tutti gli articoli bianchi alla loro radice », e in-
vece nella zanzara in quistione, e lo ammette ancho Schiner, gli articoli
sono alboannulati alla radice e alla terminazione, ossia alla base e all' apice;
Meigen poi scrive « addome portante le medesime macchie dorsali, nere,
come nel C. punctatus, però di queste sono distinte solo le quattro paia
anteriori, le ultime due paia sbiadite », e invece nella zanzara in qui-
stione le macchie sono non meno di sei paia, e non come nel C. punctatas
di forma (nella femmina) triangolare; e lascio di dire del dorso del tora-
ce, che in realtà neppure concorda con la descrizione di Meigen. Ecco per-
chè allo stato delle cose non mi credei autorizzato a seguire Schiner e
chiamare C. dorsalis la mia zanzara.
La collezione Rondani mi avrebbe anche suggerito di chiamare la mia
zanzara C. rusticus, riferendola a una specie di Rossi del 17!)0, V. rusticus,
al quale il Rondani riunì come sinonimo il dorsalis; ma, oltre di nuovo
la quistione del dorsalis, vidi che qui sorgeva quella del rusticus (a pro-
posito di ciò leggi qualche cenno nel mio lavoro del 1896), cui Rondani
assegna tarsi alboannulati alla base e all' apice degli articoli, mentre
Rossi dice solo « pedes fusci », e neppure mi credei autorizzato a seguire
questa identificazione.
Perchè seguii la denominazione di C penicillaris pur mentre Rondani
al penicillaris non assegna tarsi alboannulati, ho spiegato. Devo anche ri-
conoscere che nella mia zanzara le proporzioni degli scapi e dei ramuli
delle forchette alari non sono come dice Rondani ; ma anche per ciò come
potevo aver assoluta sicurezza che egli misurò bene?
Ho spiegato le mie ragioni. Ma, intendiamoci bene, io sono ben lungi
dal ritenere che esse siano risolutive. Ritengo, invece, che la mia identi-
ficazione, in base a qualche ulteriore studio, potrebbe anche essere mo-
dificata.
E allora ove, per esempio, stando sempre fermo il concetto che in
realtà Rondani nel 1872 si riferì col suo penicillaris alla zanzara qui de-
scritta, si riconoscesse che essa non forma ex se è, ma deve invece farsi
identica al dorsalis di Schiner e questo a quello di Meigen, mentre il ru-
sticus è altra cosa, la zanzara stessa dovrà chiamarsi « Culex dorsalis,
Meigen, 1830 », e ad esso dovrà considerarsi identico il C. dorsalis, Schi-
ller, 1801, mentre il C. penicillaris, Rondani, 1872, e il C. penicillaris, Ei-
— 167 —
calbi. 1896, 1899, dovrà sparire come entità propria e entrare in si-
nonimia.
Ove invece, per altro esempio, si riconoscesse che il vero Culex peni-
ciìlaris di Rondani è una cosa a sé diversa dalla zanzara qui descritta,
la quale solamente in causa di smarrimento della vera specie e di disor-
dini avvenuti nella collezione, in qualche esemplare si buscò il cartellino
dell'altra specie, e si riconoscesse che la zanzara qui descritta realmente
è il rusiicus di Rossi, 1790, e che il dorsulis di Meigen e di Schiner tra
loro e con questo coincidono, la zanzara stessa dovrà chiamarsi « Culex
rustieus, Rossi, 1790 », e dovranno sparire come entità a loro e entrare in
sinonimia il C. dorsalis, Meigen, 1839, il C. domalis, Schiner, 18G4, il
C. penùillaris, Ficalbi, 189G, 1899. Amante come sono, delle semplificazioni,
auguro che nuovi studi facciano trionfare quest' ultimo modo di conside-
rare le cose. Io, però, non mi sono fin qui creduto autorizzato di adottarlo.
2. — Culex ornai us. Meigen (1818).
(C. equìnus, Mgn., 1804).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo
(4.°) posato sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione
denticolounguealedella femmina 1.1-1.1-1.1, delmaschio2.1-2.1-l.ì.
— Tarsi di ambo i sessi non alboannulati, ne albonotati, ma-
unicolori brunoscuri o brunoneri. — Dorso del torace senza spe-
ciali ornamentazioni. — Ali non macelliate. — Dorso dell' ad-
dome con bande chiare e scure alterne, essendo le chiare ante-
riori alle scure nei tergiti ed espanse ad ambo le parti laterali
loro in una macchia triangolare più chiara ben sviluppata.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,
millimetri 8 a 11.
Testa. — Proboscide brunonera o nera. — Palpi. Nel maschio i palpi
sono più lunghi della proboscide di circa l'ultimo articolo; per forma sono
del tipo clavato, ma moderatamente; sono penicillari o subpenicillari nel
— 168 —
loro terzo terminale; per colorito sono bruni o brunoneri e i tre ultimi
articoli sono più chiari alla base: il penicillo è prevalentemente biondiccio.
Nella femmina i palpi posseggono un deciso 4." articolino a bernoccolo,
di forma olivare, che riposa sulla estremità del 3.° articolo lungo; per co-
lorito i palpi femminili sono brunoneri o neri. — Antenne brunonere; le
piumosità del maschio un po'più chiare; il 1.° articolo o basale (tonilo)
ornamentato di squamette di color bianco-paglia. — Nuca: in prevalenza
di color giallo-paglia; tra gli occhi e nei contorni degli occhi la peluria
è di color bianco-paglia quasi bianco.
Torace. — Dorso: il vello è di color giallo-ottone più bigio nella
pai'te media del dorso, più giallo paglierino nelle parti laterali. — Lati
del torace su fondo bruno si presentano spolverati di macchie di color
bianco-avorio, che si estende pure sulle anche e specie su quelle del 1.°
paio. — Ali: non macchiate; in complesso presentano un colorito alquanto
giallastro bruno.
Arti. — Anche: sono esternamente di fondo bruno, ma abbondante-
mente spolverate di squamette di color bianco-avorio o bianco-paglia, delle
quali le anche del 1.° paio sono totalmente coperte anteriormente. — Fe-
mori di tutte e tre le paia di arti sono di color giallo-nocciuola di sotto,
di sopra sono di questo stesso colore, ma un po'più oscurato mano mano
che dal principio del secondo quarto si procede verso la estremità distale;
l'ultimo tratto dei femori (ultimo quinto circa) è bruno sopra e sotto, e
l'estremo punto distale ha una esilissima orlatura di color giallopaglie-
rino, un po'meglio apprezzabile negli arti del 3.° paio, che rende come un
esilissimo punto chiaro i ginocchi, ma quasi solo apprezzabile con la leiite.
— Tibie e tarsi di colore uniformemente brunoscuro o brunonero (non
alboannulati). La maniera della unghiatura in questa zanzara è la seguente
(fig. 53 e 54): nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede l'una delle
unghie bidentata e più grande e il dente inferiore di questa è proprio
sulla continuazione della base dell' unghia, 1' altra unidentata e più pic-
cola; il 2.° paio possiede pure l'una delle unghie bidentata e notevolmente
più lunga e grande e anche maggiore della più grossa del 1." paio, l'altra
unidentata e più piccola; il 3.° paio ha unghie unidentate, uguali tra loro
e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e tre
le paia di arti sono unidentate, uguali fra loro paio per paio e presso che
uguali (le ultime un pochette più piccole) nelle tre paia.
Addome. — Superficie dorsale. I tergiti sono di un color bruno-garo-
fano quasi nero, ma ciascuno di essi alla radice sua, ossia alla sua parte
prossimale o anteriore presenta una banda di color giallo-paglia o bianco-
avorio, la quale, sottile ossia stretta in corrispondenza del mezzo del dorso,
alle parti laterali si espande in una macchia triangolare più chiara, che
— 169 —
giunge col vertice fino quasi al margine posteriore del tergite ; deriva da
ciò che la tinta bruna dei segmenti ha forma trapezoide con lato minore
in avanti e maggiore in dietro; l'addome stesso, visto di sopra, appare
per quello che ho detto, fasciato, con bande grandi posteriori brune e bande
strette anteriori biancopaglierine, e di più presenta macchie triangolari
laterali, dipendenza delle bande chiare. — Superficie ventrale. È unifor-
memente coperta di squamette di color bianco-paglia o bianco-avorio.
Fig. 53. — Unghie delle tre paia di arti del maschio
di C. ornatus (esemplare del Museo di Vienna). — .
Fig. 54. — Unghie del
primo paio di arti della
femmina del C. ornatus (di
Tonana). -r— â–
Ptfote dietologictie.
Ho trovato abbondante questa zanzara nella pineta, che occupa il li-
torale di Bocca d'Arno, e la ho trovata numerosa nei boschi di Tombolo
e San Rossore, che alla suddetta pineta sono contigui. Non potei trovare
che femmine, e ciò fu nel Luglio di qualche anno indietro. Mi sono di
nuovo recato negli ultimi di Luglio di questo anno nelle stesse localitÃ
per procurare di catturare anche i maschi, e non ho trovato traccia né di
maschi, né di femmine.
È specie che per le abitudini delle immagini direi silvicola o bosca-
iola, e cosi pure la dice Meigen; per V habitat delle larve mi sembra di
quelle da considerarsi palustri.
Si trova anche in altre parti di Europa, ed io ne ebbi già qualche
esemplare secco (femminile); ho avuto un 'maschio da Vienna, che come
indicazione di località porta « Ragusa ».
E specie con femmine avidissime di sangue, che mi molestarono non
poco nelle mie escursioni nelle località , che sopra ho accennato.
— 170 —
3. — Osservazioni.
È specie istituita da Meigen nel 1818; ma nel 1804 questo autore la
conosceva già e solo impropriamente la chiamò, con un nome già compro-
messo da Linneo, Culex equinus, denominazione, che deve andare nella si-
nonimia.
Gli esemplari femminili da me catturati in Italia io ho determinato:
1.°, in base alla descrizione di Meigen; 2.°, in base alla descrizione di
Schiner; 3.", in base ai confronti fatti con un esemplare già determinato
con questo nome favoritomi dal Museo di Vienna. Devo però far notare
che la descrizione di Meigen al bianco di questa zanzara dà carattere di
bianco genuino ed anche niveo, e quella di Schiner addirittura di bianco-
argenteo, mentre i miei esemplari, e quello ricevuto da Vienna, presen-
tano il loro bianco col carattere di bianco-paglia o bianco-avorio; ma mi
pare di aver notato che anche in altre zanzare di stessa specie si pos-
sono avere di queste differenze.
In quanto a esemplari maschili, il solo, che ho potuto avere (e sul
quale mi sono basato per le caratterizzazioni riferentisi al maschil sesso,
che ho dato nella descrizione), mi è stato favorito dal Museo di Vienna,
già determinato; devo solo far notare che questo maschio, forse per essere
da molto tempo in collezione, e di fatto ha i palpi un po'spelacchiati, non
presenta il carattere assegnato da Meigen « Taster des Miinnchens....
schwarzbraun mit (Irei vjeissschillernden Flecken ».
3. • — Culex. eantans, Meigen (1818).
{Culex maculatila, Meigen, 1804; 1818).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente arti-
colo (4.°) posato sulla estremità - dell' articolo lungo (3.°). —
Notazione denticoloungueale della femmina 1.1-1.1-1.1, del ma-
stino 1.1-1.1-1.1. — Tarsi di ambo i sessi albo annidati, con
ampie {almeno al 3.° paio di arti) alboanellature, interessanti
un solo articolo ciascuna, e site sulla parte basale o prossimale
— 171 —
dei respettivi articoli; ma il primo articolo chiaro alla base,
però in nessun punto veramente alboannulato. — Dorso del
torace senza speciali ornamentazioni. — Ali non macchiate.
■— Dorso dell'addome con bande bianche o biancopaglierine e
bruno-scure alterne, essendo le prime anteriori alle seconde e
assai espanse sui lati dei tergiti verso l'indietro in una macchia
triangolare, cioè in complesso bicuspidali indietro.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo compresa la proboscide
millimetri 8 a 10, e anche 11.
Testa. ■— Proboscide bruna, specie nella parte distale, ma un po' più
chiara verso il mezzo. — Paljri. Nel maschio sono più lunghi della pro-
boscide di pressoché l'ultimo articolo; per forma sono del tipo clavato;
sono penicillari e il penicillo sorge dalla parte terminale dell' antipenul-
timo articolo, del penultimo e un po' dalla base dell'ultimo; per colorito
sono bruni, ma hanno anche squamette di color giallo-paglia e bianco-pa-
glia, che formano chiazze o macchie, (ma non vere anellature), delle quali
veggonsi due di color giallo-paglia sull' antipenultimo articolo e una di
color bianco-paglia o bianco, piccola, alla base del penultimo e dell' ulti-
mo; il penicillo ha color bruno-nero con reflessi biondi. Nella femmina i
palpi posseggono un evidente corto 4." articolo, digitiforme, non grosso,
ma relativamente più lungo che in certe altre specie: riposa sulla estre-
mità tronca del 3." articolo lungo; per colorito i palpi feminei sono bruni
con qualche brizzolatura di color bianco-paglia o giallo-paglia. — Antenne
femminili gialliccio-brune, brune le piumosità di quelle del maschio, ma
con riflessi biondicci. — Nuca, di color bianco-paglia, con cornice degli
occhi bianca.
Torace. — Dorso: con vello di color avana-chiaro nella zona media-
na, di color bianco-paglia ai lati di questa, e di nuovo di color avana-
chiaro più in fuori ossia a livello dell'attacco delle ali. — Lati con
macchie di squamette di color bianco -paglia. — Ali non macchiate, bru-
niccio-giallicce brizzolate.
Arti. — Anche bigio-gialle con macchie di squamette di colore bianco-
paglia. — Femori: alla radice in totalità di color bianco-giallo o giallo-
— 172 —
paglia, e così di questo colore di sotto; di sopra brunicci brizzolati
di chiaro: un pochetto più bruni, anche di sotto, prima del ginocchio,
e al ginocchio esilmente chiari, ma senza che il ginocchio stesso ap-
parisca il punto visibilmente chiaro, che in altre zanzare. — Tibie: di
color bruniccio poco intenso, brizzolato di chiaro, per tutta la loro lun-
ghezza, bruno-nere verso e alla estremità distale. — Tarsi: il 1." articolo
è chiaro alla base, ma non veramente alboannulato, ed è bruno-scuro alla
parto distale; gli altri articoli sono bruno-scuri alboannulati alla base,
così: nel 3.° paio di arti il 2.°, il 3.°, il 4.° e anche il 5.°, ma assai meno,
presentano alla base una ampia anellatura bianca, e per ciò di queste
anellature scorgonsi quattro; nel 2.° e nel 1.° paio di arti le anellature
degli articoli estremi vanno così riducendosi che in realtà di anellature
visibili nel 2.° hannosene tre, e nel 1.° due solamente. La maniera della
unghiatura in questa zanzara è la seguente (fìg. 55 e 56): nel maschio si
Fig. 56. — Unghie del
primo paio di arti della
femmina del C. cantans.
220
Fig. 55. — Unghie dello tre paia di arti del ma-
schio di C. cantans. — — .
ha che tutte e tre le paia degli arti presentano ambedue le unghie uni-
dentate, ma per la relativa grandezza nel 1.° e specialmente nel 2." paio
sono molto disuguali, 1' unghia anteriore essendo più piccola e più corta,
nel 3.°-" paio sono per grandezza uguali tra loro e più piccole che negli
altri arti; nella femmina si ha che tutte e tre le paia degli arti presen-
tano, come il maschio, le unghie unidentate, le quali tuttavia per la rela-
tiva grandezza sono uguali paio per paio e presso che eguali nelle tre
paia di arti, quelle dell' ultimo essendo tuttavia un po' più piccole.
Addome. — Superficie dorsale. I miei esemplari si erano un poco gua-
stati, ma mi sembra di poter ripetere come nel 189(3 che la superficie dor-
sale dell' addome è bruno-scura con bande bianche, o bianco-paglierine,
anteriori nei segmenti, espanse sui lati verso l' indietro, cioè in complesso
bicuspidali indietro. — Superficie ventrale: di color bianco-paglia.
173
— Note dietologiclae.
Questa specie è stata dai vari autori (Meigen, Schiner, Stephens,
Walker, Zettersteclt, Siebke, Grimmerthal) elencata per i principali paesi
di Europa. Nel bosco della Fontana presso Mantova io ho catturato un
esemplare, che mi è parso di dover riferire a questa specie.
E specie che per la stazione preferita dalle immagini deve dirsi sil-
vicola, e boscaiola la chiama anche Meigen. Per V habitat delle larve non
avrei dubbio che sia specie palustre. La femmina è ematofaga.
3. — Osservazioni.
Meigen nel 1804 istituì un C. maculatus, così caratterizzandolo « Tho-
race fusco lineis quatuor longitudinalibus nigris; abdomine fusco alboque
annidato; palpis albomaculatis ; pedibus fuscis, femoribus luteis. (Mas) ».
Nel 1818 riammise il C. ma>:ulatus con uguale caratterizzazione. E intanto,
pure nel 1818, istituì un C. eanlans in base a esemplari feminei. Nel 1830,
però, dichiarò aver riconosciuto che il C. maculatus è il maschio del can-
tans, e così corresse: « C. maculatus è il maschio del cantans; i piedi sono
bianco-annulati; l'addome è giallo-ruggine, con anelli bruni ».
A regola, per ciò, mi pare che il cantans dovrebbe chiamarsi « C. ma-
culatus, Meigen, 1804, 1818 »; ma siccome non ho modo ora di indagare se
questa denominazione era già compromessa, così lascio cantans.
La descrizione di Meigen del 1818, del C. cantans, fu discreta, e ac-
compagnata da figura. Schiner ridescrisse la specie nel 1864.
La mia descrizione, oltre che siili' esemplare italiano, è più che tutta
latta su esemplari forestieri e secchi, ma discretamente conservati.
4. — Culex: vexans, Meigen (1830).
(Culex artieulatus, Rondani, 1872).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo
(4.°) posto sulla estremità delV articolo lungo (3.°). — Nota-
zione denticolo-ungueale della femmina 1.1-1.1-1.1, del ma-
— 174 —
schio 1.1-1.1-1.1. — Tarsi di ambo i sessi albonotati, con
albonotature (ossia anéllaturine esili o sottili, e tali anche nel
3.° paio di arti) site sulla base ossia sulla estremità prossi-
male degli articoli. — Dorso del torace senza speciali orna-
mentazioni. — Ali non macchiate. — Dorso dell' addome con
bande alterne chiare e scure, essendo le chiare anteriori alle
scure nei tergiti, e a guisa di macchia bianca trasversalmente
allungata, che non arriva a raggiungere completamente i lati,
più sottile nel mezzo e per ciò biloba.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,
millimetri 7 a 8.
Testa. — Proboscide: bruno-nericcia circa nel quarto distale più gial-
lo-chiara nel resto, fuor cbe il punto di attacco, che si rifa scuro. — Palpi.
Nel maschio i palpi sono più lunghi della proboscide di oltre metà del-
l' ultimo articolo; joer forma sono del tipo clavato, ma appena appena,
in modo da albeggiare il tipo affilato; sono }3resso che subpenicillari e
i non molti peli setolosi seggono specialmente sul penultimo articolo; per
colorito sono bruno-nericci, ma verso la loro base gli articoli presentano
tinta più chiara. Nella femmina i palpi posseggono un deciso 4.° artico-
lino a bernoccolo, di forma subrotondeggiante, che riposa sulla estremitÃ
del 3.° articolo lungo; per colorito i palpi feminei sono unicolori bruno-
neri con punta chiara. — Antenne della femmina brunicce, nel maschio
bruniccio-bionde; il torulo ornato di squamette giallo-bianche. — Nuca di
color giallo-pagliei'ino chiaro, con contorni degli occhi a guisa di cornice
più bianca.
Torace. — Dorso senza ornamentazioni, con vello di color giallo-pa-
glia aurato. — Lati su fondo bruniccio presentano macchie bianche da ac-
cumuli di squamette. — Ali in complesso un po' gialliccio-brunicce; viste
con la lente, tra le squamette nere,- che le rivestono, ne presentano di
quelle di color giallo-paglia, che cagionano brizzolature di questo colore.
Arti. — Anche: su fondo bruniccio presentano macchie di squamette
bianche come quelle dei lati del torace. — Femori: alla radice in totalitÃ
di color bianco-paglia, di sotto di questo colore in tutto il resto della loro
estensione fuor che la estrema punta distale, di sopra bruno-neri fuor della
175
suddetta radice, alla estremità distale in totalità di color bruno-nero, cui
succede una orlaturina di color bianco-paglia, che fa apparire, con parte-
cipazione della tibia, di questo colore i ginocchi, quando specialmente si
osservino con la lente. — Tibie: molto spinose, brunonere. — Tarsi: assai
spinosi nel 1.° articolo: brunoneri, ma il 1.", il 2.°, il 3." e il 4." articolo
hanno una sottile anellaturina bianca alla base (solamente), per cui si co-
stituiscono quattro albonotature, visibili specialmente nel 3.° paio di arti,
i quali talvolta possono presentare traccia anche di una quinta. La ma-
niera della unghiatura in questa zanzara è la seguente (fig. 57): nel ma-
schio si ha che tutte e tre
le paia degli arti presenta-
no ambedue le unghie uni-
dentate, ma per la relativa
grandezza nel 1." e special-
mente nel 2.° paio sono
molto disuguali, l'ima delle
unghie essendo più piccola
e più corta, nel 3.° sono
per grandezza uguali tra
loro e più piccole che negli
altri arti; nella femmina si
ha che tutte e tre le paia degli arti presentano, come il maschio, le unghie
unidentate, le quali, tuttavia, per la relativa grandezza sono uguali paio
per paio e presso che eguali nelle tre
paia di arti, quelle dell' ultimo essendo
tuttavia un po' più piccole.
Addome. — Superficie dorsale. I ter-
giti sono bruno-neri, ma alla base pre-
sentano una macchia bianca trasversal-
mente allungata e più sottile nel mezzo
(e per ciò biloba), che dà luogo a una
stretta banda trasversa, che però non
arriva a raggiungere completamente i
lati, e di queste bande veggonsene ge-
neralmente cinque, il primo tergite e i
due ultimi non possedendola; ai lati dei
Fig. 57. — Ungine delle tre paia d'arti del ma-
schio e del primo paio della femmina del O. vaxans
di Meigen (articulatus di Mondani). — .
Fig. 58. — J Contorni delle prin-
cipali parti dell'apparecchio sessuale
maschile esteriore, visto di sopra,
del C. vexans, Meigen (articulatus di
Mondani); delle setole sono disegnate tergiti dove cessa la sottile band CQ _
solo alcune. — V Contorni dell' ap-
parecchio femminile, -f-. mincia una macchia bianca triangolare
a vertice indietro, e pure di queste mac-
chie scorgonsi generalmente cinque per lato, o sei, se ne vede anche una
ultima, picco-lina. ■— Superficie ventrale: i segmenti sono di color bianco-
— 176 —
paglia, ma questo colore è diviso in due aree laterali da una lineetta
bruna mediana e da color bruno, che si trova sull' orlo del segmento. —
Forma dell' 1 apparechio sessuale maschile rappresentata in schizzo nei con-
torni delle principali parti viste di sopra dalla fig. 58. Al lato dell' appa-
recchio maschile, nella stessa fig. 58, ho posto anche l' apparecchio della
estremità dell' addome femminile (visto di sopra), il quale in questa specie
è assai rimarcabile.
1. — IVote dietolocjielne.
Questa zanzara da Meigen è stata trovata in Germania, da Schiller in
Austria; Gimmerthal l'avrebbe trovata in Russia e Zetterstedt nella
Scandinavia.
Io ho trovato la zanzara stessa in varie regioni palustri d' Italia e
in taluni boscbi contigui a regioni palustri. Cosi la ho trovata in Cala-
bria, la ho trovata nelle paludi di Pesto, nella Maremma toscana, nella
pineta di Viareggio, etc.
Per la stazione delle immagini è da dirsi specie più che tutto fru-
ticicola, ma anche silvicola; per l' habitat delle larve è specie palustre.
La femmina è, ematofaga e ne ho catturati esemplari mentre tenta-
vano pungermi.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da Meigen nel L830, e a dir vero non fu
molto sufficientemente caratterizzata; la descrisse un po' meglio, sebbene
sempre brevemente, Schiller nel 18G4; e cosi Meigen come Schiller in
esemplari feminei.
Allorché io catturai in esemplari freschi, ben conservati e ben stu-
diabili, la zanzara qui descritta, due cose non tardai a notare, cioè che essa
aveva "concordanze così colla descrizione del Culex vexans di Meigen, come
con quella del C. articulatus di Rondani, 1872; avendo potuto istituire
paragoni con esemplari secchi, denominati C. vexans, che chiesi e ottenni
dal Museo di Vienna, e avendo pur paragoni istituito cogli esemplari
secchi, che ancora restano nella collezione lasciata dal benemerito Ditte-
rologo italiano, constatai che i miei individui concordavano cogli uni e
cogli altri.
Dietro questa constatazione, non potevo avere più dubbio : il C. arti-
culatus di Rondani è il C. vexans di Meigen, e la zanzara qui descritta,
cui sul primo propendevo a dar nome di articulatus, deve al C. vexans di
— 177 —
Meigen essere riferita, entrando la denominazione di Rondani in sino-
nimia.
5. — Culex ìiemorosus, Meigen (1818).
(C. reptans, Mgn. 1804; C. fasnatus. Mgn. 1804; C. sijlvaticus, Mgn. 1818;
C. salìnus, Ficalbi 1896).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente arti-
colo (4.°) posto sulla estremità delV articolo lungo (3.°). — No-
tazione denticolo-ungueale della femmina 1.1-1.1-1.1, del ma-
schio 1.1-1.1-1.1. — Tarsi di ambo i sessi né albo-annulati, né
albo-notati, ma unicolori, bruno-scuri o bruno-neri. — Dorso del
torace senza speciali ornamentazioni. — Ali non macchiate. —
Dorso delV addome con bande chiare (bianche o bianco-paglie-
rine) e scure, (nere) alterne, essendo le chiare anteriori alle scure
nei tergiti e pochissimo espanse ad ambo i lati dei tergiti stessi.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo compresa la proboscide,
il maschio di solito 6 a 7 millimetri, talvolta fino a 10 millimetri, la fem-
mina di solito 7 a 8 millimetri, talvolta fino a 11 millimetri.
Testa. — Proboscide: nei due sessi è nera sopra e sotto, ma in ge-
nerale ha qualche brizzolatura color di cece o giallo paglierino. — Palpi.
Nel maschio i palpi sono appena appena più lunghi della proboscide; per
forma sono del tipo clavato, tuttavia sono clavati moderatamente; nella
seconda loro metà sono penicillari, cioè sulla fine dell'antipenultimo, sul
penultimo e sull'ultimo articolo sono impiantati numerosi peli-setole, dei
quali i più lunghi (che occupano specialmente la fine dell'antipenultimo
e il penultimo articolo) sono diretti in fuori; per colore sono in complesso
brunoneri sopra e sotto, ma mentre gli articoli possono presentare qual-
che brizzolatura chiara, i peli-setole possono presentare riflesso gialliccio»
I palpi della femmina posseggono un articolino (4.°), terminale, a bernoc-
colo rotondeggiante, che riposa sulla estremità , che è tronca, dell'articolo
lungo, che ora è il penultimo; per colorito sono neri con qualche rara briz-
zolatura color di cece, che talvolta rende di questo colore la punta. — An-
tenne: sono bruii onere e presentano macchia di color cece sull'articolo ba-
cino XXXI. 12
— 178 —
sale (torulo) per presenza ivi di squamette di questo colore. — Nuca di
colore avana; i contorni degli occhi come una cornice di color cece.
Torace. — Dorso: è di colore avana scuro nel mezzo un po' più chiaro
lateralmente, senza speciali ornamentazioni. — Lati del torace-: presen-
tano macchie di squamette di color bianco-paglia quasi del tutto bianco.
— Ali: non macchiate; con la lente stille nervature e specie sul margine
anteriore si vedono squamette di color cece od avana chiaro miste alle nere.
Arti. — Anche: sono macchiate di color bianco-paglia per il continuarsi
su esse delle spolverature dei lati del torace. — Femori- alla radice e di sotto,
eccetto che l'ultimo quarto o quinto distale, sono di color bianco-paglia,
di sopra, eccetto la radice suddetta, e in totalità nell'ultimo quarto o quinto
distale sono brizzolati di color giallo-cece e di nero, con prevalenza del
nero verso la estremità , ove il nero stesso si addensa prima del ginocchio:
i ginocchi stessi appaiono come un punticino di color bianco-paglia per
sottile anellatura dell'estremo distale del femore. — Tibie: vedute in com-
plesso appaiono brune, ma con la lente si scorge come presentino un misto
di brizzolature nere e color cece, con prevalenza delle nere di sopra e delle
chiare di sotto; talvolta avvertesi con la lente una impercettibile orlatura
chiara tra l'estremo delle tibie e i tarsi. — l'arsi (non annulati) : appaiono
più bruni delle tibie, ma anche essi su fondo bruno-nero presentatisi briz-
zolati di color ceciato, oppure di bianco-paglia. La maniera della unghiatura
è in questa zanzara la seguente (fìg. 59 e 60): nel maschio si ha che tutte
Eig. 00. — Unghie del
primo paio di arti della
femmina del 0. nemoro-
sus (var. salinas di Sar-
225
degna).—-.
Fig. 59. — Unghie delle tre paia di arti del maschio l
225
del C. nemorosus (var. salinus di Sardegna). f— .
e tre le paia degli arti presentano ambedue le unghie unidentate, ma per
la relativa grandezza nel 1.° e specialmente nel 2.° paio sono molto disu-
guali, 1' unghia anteriore essendo più corta e più piccola della posteriore,
nel 3.° sono per grandezza uguali e più piccole che negli altri; nella fem-
mina si ha che tutte e tre le paia degli arti presentano, come il maschio,
179 —
le unghie unidentate, le quali tuttavia per la relativa grandezza sono
uguali paio per paio e presso che nelle tre paia di arti.
Addome. — Superficie dorsale: è con bande chiare e scure alterne,
essendo le bande chiare anteriori nei segmenti e più strette delle scure;
in questo modo: i tergiti sono di colore bianco-paglia, sovente quasi
del tutto bianco, nel quarto anteriore o basale, sono di color nero (più,
femmina, o meno, maschio, brizzolato di color-nocciola o color di cece) nei
loro tre quarti posteriori. — Superficie ventrale dell'addome: è di colore
bianco-paglia, ma il 3.", 4.°, 5.", 6.° e 7.» segmento presentano lateralmente,
ossia a destra e a sinistra una macchiolina nera (sovente preceduta da un
imbianchimento genuino di forma triangolare della tinta bianco-paglia del
fondo), e così di tali macchie
veggonsene generalmente
cinque per ogni lato della
superficie ventrale: oltre le
accennate macchie laterali
gli stessi segmenti presen-
tano una macchiolina im-
pari nel mezzo; nel maschio
le macchioline nere laterali
e la macchiolina impari me-
diana sono più sviluppate
che nella femmina, e talvol-
ta le macchie laterali arri-
vano a toccarsi lungo il bor-
do posteriore dei segmenti,
che così rendono nero; nel
secco generalmente per il coartarsi dell'addome le macchiette laterali non
appariscono. — Forma dell' apparecchio sessuale esterno maschile: esso è molto
sviluppato e complicato nelle sue parti; è rappresentato in schizzo nei
contorni delle principali parti viste di sopra e di sotto dalle fig. 61 e 62.
Fig. 61 e 62. — Contorni delle principali parti
dell' apparecchio sessuale maschile esteriore, visto
di sopra e di sotto, del C. nemorosus, var. salinus
di Sardegna. Nella fig. 61 vedesi a lato staccata e
distesa di piatto la appendice unciformo basale.
Nella fig. 62 le setole sono del tutto omesse. -.
2. — Note dietolocfiolie.
Il Culex nemorosus è specie, la di cui presenza è stata accennata in
quasi tutti i paesi di Europa. Meigen la descrisse per la Gei-mania, Gim-
merthal la citò per la Russia, Stephens e Walker la citarono per l'Inghil-
terra, Siebke per la Norvegia, Zetterstedt per la Scandinavia in generale
e per la Lapponia, per l'Italia la rammentò già il Rondani. — Meigen la
dice specie non rara nei boschi ombrosi, e fu per ciò che dette ad -essa il
nome, che porta. Schiner per l'Austria la dice specie molto comune.
In Italia si trova nelle diverse regioni. — Io la ho trovata anche in
— 180 —
Sardegna comune in varie località della provincia di Cagliari, acquitrinose
e palustri, come la regione dello stagno di Cagliari, come il territorio di
Capoterra e di Pula; e non in boschi, sibbene in luoghi aperti ricchi solo
di bassi cespugli, che notai costituire il suo soggiorno, nei quali sono fre-
quenti i maschi e dai quali la femmina si muove per aggredire l'uomo e
i mammiferi. Notai in Sardegna che le larve di questa specie, oltre che
in acque dolci, possono svilupparsi in acque salate, (vedi in proposito la
avvertenza, che ho fatto più indietro, in precedente capitolo) e appunto
per ciò la varietà sarda, che allora stimai specie a sé, dissi Culex salinu*.
La femmina è avidamente succhiatrice di sangue, e assale anche di
giorno, ma specialmente sull'imbrunire. Non ho mai constatato che si in-
troduca nelle case. Mai fui punto dai maschi.
3. — Osservazioni
Questa specie era già nota a Meigen nel 1804: nella sua opera pub-
blicata a quell'epoca egli istituì, ma con denominazioni già compromesse,
un C. repfans e un C. fasci atus. Nel 1818 le due specie riunì in una sotto
il nome di C. nemorosus. Ma nel 1818 istituì anche un C. sylvaticus, che
però nel 1830 dichiarò altro non essere che una varietà del C. nemorosus.
Per ciò si stabilii'ono intanto tre sinonimie.
La descrizione di Meigen (del 1818) fu la seguente: « Thorace rufo
fusco-vittato; abdomine fusco albo-annulato; genubus puncto niveo. Fronte
giallo-rossa, con margini degli occhi bianchi. Torace giallobruno con due
linee longitudinali brunonere. Addome brunonero con anelli bianchi. Co-
scie giallochiare con apice bruno, con punti argentei-spiccanti ai ginocchi;
gambe e piedi brunoneri. Bilanceri giallopallidi. Ali bruno-squamate.
Antenne del maschio con peli bruni, che alla. punta sono bianchi spic-
canti. Palpi neri. In estate nei boschi ombrosi non raro. 3 linee ». —
Questa descrizione mette in rilievo un carattere, che anche Schiner regi-
strò: quello dei ginocchi bianco-argentei; ma io devo dire che non solo
non negli esemplari italiani e in alcuni esemplari ricevuti di Germania
e determinati come Culex nemorosus, ma neppure in esemplari inviatimi
dal Museo di Vienna e portanti il nome di Schiner ho visto i ginocchi di
color brillante bianco-argenteo, ma solo di color bianco-giallo. Non mi
resta, per ciò, che ritenere che esistano varietà , il cui bianco è argen-
teo, e varietà , il cui bianco è paglierino.
Nel 1896 io istituii un Culex salinus in base a esemplari di Sardegna;
mi ero bensì accorto che la forma era vicina al C. nemorosus, ma la non
esistenza di qualche carattere, come quello dei ginocchi argentei, nei miei
esemplari mi aveva persuaso a non stabilire identificazione e creare invece
una specie nuova. Ricevuti, però, esemplari di fuori e specie quelli del
— 181 —
Museo di Vienna (col nome di Schiner) e, oltre all'aver veduto che i
ginocchi non sono argentei, fatto di essi e dei miei studio e comparazione
in base ai caratteri morfologici, che ho adottato in questo lavoro, ho
compreso che delle due si deve fare una specie sola, e il mio Culex sali-
nus entra così tra i sinonimi di Culex nemurosus.
Il C. salinus rimane, però, come indubbia varietà [Culex nemorosus,
Meigen, 1818, var. salinus, Ficalbi, 1896): oltre ad alcuni caratteri di mi-
nor conto, nel salinus i lobi a spazzola dell'apparecchio sessuale esteriore
maschile hanno aculei più corti e meno fitti che nel .vero nemorosus.
6. — Culex pulcritarsis, Rondani (1872).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina, aventi un piccolo, ma evidente arti-
colo (A:. ) posto sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Nota-
zione denticoloungueale della femmina 1.1-1.1-0.0, del maschio
2.1-[2.1?]-0.0 — Tarsi di ambo i sessi albo annullati, con anel-
lature ben spiccanti sul fondo e così fatte, che ciascuna inte-
ressa le estremità contigue di due articoli e comprende in mezzo
la articolazione; sebbene le alboanellature tarsali siano più che
altro ben sviluppate per numero e grandezza nel 3.° paio di
arti, pure anche gli altri arti mostrami bene alboannulati. —
Palpi maschili con tre alboanellature (l'ultimo loro articolo
bensì alboannulato alla base, ma non tutto bianco). — Dorso
del torace con vello di color giallo-ottone o giallo-oro, senza
speciali ornamentazioni. — Ali non macchiate. — Dorso del-
l'addome con bande alterne chiare (di color bianco paglierino)
e scuro (bruno-cioccolata), essendo le chiare anteriori alle scure
nei tergiti e molto più sottili, e espanse ai lati in una macchia
bianca triangolare con apice indietro.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,
millimetri 7 a 8.
Testa. — Proboscide: in complesso bruna, più. accentuatamente alla
— 182 —
estremità che nel resto. — Palpi. Nel maschio sono un pocolino più lunghi
della proboscide, che superano con la estremità dell' ultimo articolo ; per
forma sono di tipo clavato moderato; s*ono subpenicillari; per colorito
sono bruni, ma presentano una alboanellatura alla base degli articoli ul-
timo, penultimo e antipenultimo, che l'ha esilissima; le setole del mode-
rato peni cillo sono di color bruno -marrone; nell'ultimo articolo esiste una
pelosità apicale chiara. Nella femmina i palpi posseggono un articolino
olivare (4.°), che riposa sulla estremità tronca dell'articolo lungo (3.°);
per colorito sono brunoscuri con apice bianco e bianchiccio. — Antenne:
nella femmina sono brunonere, nel maschio hanno le piumosità bruno-
marrone con riflessi biondi; sul tonilo sono squamette biancheggianti.
— Nuca di color giallo-ottone chiaro; i contorni degli occhi sono come
cornice bianchiccia.
Torace. — Dorso con vello di color giallo-ottone o giallo-oro senza
speciali ornamentazioni. — Lati spolverati di macchie bianche o bian-
chicce. — Ali brunicce, senza macchie, ma con qualche brizzolaturina chiara.
Arti. — Anche brunogialle, con spolverature bianchicce. — Femori.
Alla radice in tufo e pel resto, fuor che la parte distale, in sotto giallo-
bianchi; di sopra, fuor che alla radice suddetta, brunoscuri un po' briz-
zolati di chiaro; la parte estrema distale tutta brunoscura; e ad essa
succede un ginocchio, che è visibilmente come un punto biancheggiante
(di color bianco-paglia). — Tibie brunonere, ma il loro apice (estremo
distale) con esile orlatura di color biancopaglierino, che unendosi alla
anellatura basale del 1.° articolo dei tarsi, contribuisce a costituire la
prima anellatura tarsale. — Tarsi. Brunoneri, ma alboannullati, e le al-
boanellature (di color bianco o bianco appena paglierino) interessano due
articoli contigui (la base dell' uno e 1' apice dell' altro e comprendono in
mezzo la giuntura); le alboanullature sono cinque, ma solo nel terzo paio
di arti sono tutte ben sviluppate, negli altri due la penultima è sottilis-
sima: la prima posa sulla base (parte prossimale) del 1." articolo dei
tarsi, ma, come ho detto sopra, interessa anche l'apice della tibia, la se-
conda, la terza e la quarta posano sulle giunture seconda, terza e quarta
interessando due articoli nel modo, che ho detto, e la quarta è esilissima
negli arti del primo e del secondo paio, la quinta si estende fino ad oc-
cupare tutto il 5.° articolo tarsale, che è completamente bianco. La ma*
niera della unghiatura è nel C. pulcritarsis la seguente: Nel maschio si
ha che il primo paio di arti ha l'ima delle unghie più lunga e grossa e
bidentata, l'altra più piccola e unidentata, il secondo paio (se non sono
stato ingannato da uno scambio di preparati, che mancanza di ulteriore
materiale mi ha impedito di controllare) ha le unghie come il primo paio,
il terzo paio ha ambo le unghie adentate, uguali tra loro e più piccole
— 183 —
di tutte; nella femmina si ha che il primo e il secondo paio di arti hanno
unghie ambo unidentate e uguali paio per paio, il terzo paio le ha ambo
adentate, uguali tra loro e un po' più piccole di quelle degli altri arti.
Addome. — Superficie dorsale: ha bande alterne chiare (di color bianco
paglierino) e scure (bruno-cioccolata), essendo le chiare anteriori alle
scure nei tergiti e molto più sottili: esse ai lati si espandono in una
macchia bianca triangolare con apice indietro. — Superficie ventrale: di
color prevalentemente biancheggiante.
2. — Note dietolocj-iolie.
E specie per ora trovata solo in Italia. — Io ho trovato questa zan-
zara (in pochi esemplari) in boschi della Maremma toscana e in alcune
parti della pineta di Viareggio. — Per le abitudini della immagine la
considero silvicola. Per l'habitat delle larve credo che sia palustre o
piuttosto, considerando che l'ho trovata in parti della pineta di Viareg-
gio ove non è vera palude, subpalustre. La femmina è ematofaga.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da Rondani nel 1872. Dopo, nessuno più
ne ha parlato in base a osservazioni proprie
Io ho potuto raccogliere pochi esemplari di questa specie. La mia
identificazione ho fatto prima in base ai caratteri degli esemplari con-
frontati con la descrizione (del resto molto monca) di Rondani, e poi in
base a paragoni con esemplari autentici (sebbene non molto perfetti e
istruttivi) lasciati dall'Autore, dei quali mi sono anche valso per la de-
scrizione. Della esattezza della mia identificazione ormai non ho dubbio,
e mi pare che ora la specie sia sufficientemente caratterizzata.
7. — Culex. al I ><»]>! me t ut us, Rondani (1872).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo
(4.°) posto sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione
denticoloungueale della femmina 1.1-1. 1-0.0, del maschio 1.1-1.1-0.0.
— 184 —
— Tarsi di ambo i sessi né alboannulati, né albonotati, ma uni-
colori, brunoneri o neri. — Dorso del torace avente parte di
â– mezzo nera lineata da sottile stria mediana anteroposteriore di
color bianco-avorio, posteriormente dividentesi, e parti laterali
come due belle fascie di color giallo-paglierino aurato. — Ali
non macchiate. — Dorso dell'addome di color brunonero o nero,
e ogni tergite, eccetto l'ultimo, presentante ad ambo i lati una
macchia triangolare bianca.
IL — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale, compresa la proboscide, del maschio
6 a 8 millimetri, della femmina 7 a 9 e anche 10; tra i maschi mi pare
che predominino gli individui piccoli e sottili.
Testa. — Proboscide nera. — Palpi. Nel maschio, sono un pocolino
più corti della proboscide e per forma sono da dirsi del tipo affilato, per
quanto non così decisamente come, p. es., nel C. pipiens; non sono peni-
ciliari e nemmeno subpenicillari, tuttavia qualche discreto pelo setoloso
sorge specialmente dal penultimo articolo; per colorito sono neri. Nella
femmina i palpi posseggono un quarto articolino terminale, molto piccolo
e conico (in forma di ghianda); per colorito sono neri — Antenne bruno-
nere, con articolo basale (torulo) ornato di squamette di color bianco-pa-
glia. — Naca: ha vello di color bianco-avorio dorato, con due areole nere
ai lati della linea mediana; esiste una discreta chioma nucale formata di
lunghe squamette di color giallo-paglia; i contorni degli occhi (occhi, che
sono presso che neri) sono come una cornice bianca.
Torace. — Dorso: ha la parte di mezzo nera, lineata da sottile stria
mediana anteroposteriore di color bianco-avorio, la quale, negli esemplari
ben coloriti, posteriormente si biforca, mentre la biforcazione abbraccia
un punto di color bianco d'avorio, ed è abbracciata ai lati da due corte
lineette di questo stesso colore; ha poi le parti laterali (a livello dell'at-
tacco delle ali) come due belle fascie (una per lato) di color giallo-paglia
aurato, che fanno spiccare la porzione mediana nera. Le descritte orna-
mentazioni nel secco facilmente cadono e il dorso del torace appare nero,
glabro. — Lati del torace e sua parte anteriore con macchie bianche, quasi
brillanti, fatte da accumuli di squamette, e che si estendono anche sulla
faccia esterna delle anche. — AH: non macchiate; bruno-nericce.
— 185 —
Arti. — Anche: su fondo bruniccio hanno le macchie di squamette
bianche, che già furono accennate. — Femori: alla radice o parte prossi-
male in tufo, e di sotto fino a tutti i due terzi prossimali di color bianco-
paglia, nel resto (sopra e sotto) neri, ma la estremità distale orlata evi-
dentemente di bianco; ginocchi, quindi, come evidentissima (anche o oc-
chio nudo) macchia di color bianco o bianco-paglia; la macchia dei ginocchi
del 3." paio è la più evidente. — Tibie brunonere o nere. — Tarsi bruno-
neri o neri. La maniera della unghiatura è in questa zanzara la seguente
(fig. 63 e 64): Nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede le due
Fig. 64. — Unghie delle tre paia
degli arti della femmina del C. albo-
9 25
Fig. 63. — Unghie delle tre paia punctatus. z —~.
degli arti del maschio del C. albo-
. , 225
punctatus. -i-.
unghie unidentate, l'una più grande e più lunga, l'altra più piccola e più
corta, il 2.° paio possiede pure ambedue le unghie unidentate e pure
l'una più grande (lunga circa quanto la maggiore del 1.° paio) e più lunga,
l'altra più piccola e più corta, il 3." paio
possiede unghie adentate, uguali tra loro e
più piccole di tutte; nella femmina si ha che
il 1." e il 2." paio di arti hanno unghie uni-
dentate e uguali tra loro paio per paio oltre
che a un dipresso quelle del 1.° con quelle del
2.°, il 3.° paio ha unghie adentate, uguali tra
loro e più piccole delle altre.
Addome. — Superficie dorsale. I tergiti
presentanti di color nero o brunonero e cia-
scuno (eccetto l'ultimo) ha due macchie (una
a destra, una a sinistra) bianche o di color
bianco-avorio, triangolari con vertice indie-
tro, le quali, così, in totale appaiono in nu-
mero di 7 paia, quelle del primo paio essendo piccole, rotondeggianti e
molto laterali; nel maschio quelle dell'ultimo paio sono riunite in una.
— Superficie ventrale. I segmenti sono pure neri e sei di essi hanno due
Fig. 65. — Contorni delle
principali parti dell' apparec-
chio sessuale esteriore ma-
schile, visto di sopra, del C.
albopunctatus. — — .
— 186 —
macchie (una per lato) bianche o di color bianco-avorio, triangolari, le
quali, così, in totale appaiono in numero di 6 paia, o di 5 nel maschio.
Nella femmina le macchie ventrali di ciascun paio possono, in certi seg-
menti, arrivare col loro angolo interno a toccarsi, simulando una banda.
Quando l'addome è contratto le macchie dorsali e quelle ventrali vengono
in contatto; e nel secco le ventrali sono in parte mascherate dalla por-
zione dorsale dell'addome piegata sulla ventrale. — Forma dell'apparecchio
sessuale maschile esterno: rappresentata in schizzo nei contorni delle parti
principali come si vedono dal di sopra dalla fig. 65.
2. — Note d-ietologiclae.
Ho trovato questa zanzara in vari boschi del nostro paese; in Toscana
la ho trovata nel bosco di Pian d'Alma (vicino al palude omonimo) presso
Castiglion della Pescaia, nei boschi di Gavorrano, nel bosco di Tombolo
in quel di Pisa, e nel bosco del giardin di Boboli in Firenze; la imma-
gine, per ciò, ossia per le sue abitudini, è da dirsi silvicola. Ma per
V habitat delle larve questa zanzara è da dirsi subpalustre; l'avrei detta
addirittura palustre se non l'avessi trovata in Firenze, ove le larve cer-
tamente devono essersi sviluppate nelle vasche del giardino e del bosco
di Boboli.
È specie a femmine avide di sangue, che nei boschi ombrosi assalgono
in pieno giorno. I maschi sono innocui e fitofagi : mi era difficile tro-
varne, quando (nel bosco di Pian d'Alma) ne vidi uno sopra un fiore:
osservatolo attentamente, notai che era intento a succhiare ; esaminando
poi nel bosco simili fiori, potei facilmente ottenere vari altri maschi.
3. — Osservazioni.
Tra le specie della letteratura se ne trovano (per 1' Europa) tre, 1©
quali hanno il carattere di possedere macchie laterali bianche nei segmenti
del resto bruni o neri dell'addome, e sono il Culex lateralis di Meigen,
1818, il C. stioticus pure di Meigen, 1838, e il C. albopunctatus di Eon-
dani, 1872.
In confronto della zanzara da me qui descritta, la seconda, o il C. sti-
eticus, che Meigen dice somigliare al C. ornatus, avere dorso del torace
grigiobruno con lati color di ruggine, avere le macchie addominali così
fatte che nei primi tergiti sono a guisa di bande, mi è sembrata senz'altro
da eliminare.
— 187 —
Restano le altre due. C. lateralis. Meigen, e G. albopunctatus, Ron-
dani. Non nascondo che sono stato molto indeciso se la mia zanzara (po-
sto che ho escluso il caso di farne una specie nuova) dovessi identificare
con la specie di Meigen o invece con la specie di Rondani; poiché la se-
conda di queste due specie, o il C. albopunctatus, è dalla prima cosi insuf-
ficientemente differenziata, che nel 1896 potei scrìvere: « È specie mal
definita, e dimando se non sia forse il C. lateralis di Meigen ». Tuttavia,
visto che i caratteri della mia zanzara e la descrizione di Meigen qual-
che piccola difformità presenterebbero (Meigen dice il torace avere il dorso
bianco-bigio con due linee nere l'avvicinate, ed avere i lati nericci, e per
l'addome Meigen parla di punti piuttosto che di macchie), mi sono deciso
a identificarla col Culex albopunctatus (di Rondani), con la breve caratte-
rizzazione del quale concorda e col quale ha comune la patria.
8. Culex: amiulatus, Schrank (1776).
(?'? C. variegatus, Schrank, 1781; C. affinis, Sthephens, 1825).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo (4.°)
posto sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione denti-
coloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del maschio 2.1-2.1-0.0.
— Palpi del maschio più lunghi della proboscide. — Dorso del
torace di ambo i sessi senza speciali ornamentazioni o tutt'al
più con un paio di indecise strie longitudinali più chiare listate
di bruno, sul fondo gialliccio-castagno scuro del dorso. — Tarsi
alboannulati con anellature interessanti un solo articolo ciascuna
e site alla base degli articoli, il 1.° articolo con alboanellatura
alla base e una anche nel mezzo. — Ali macchiate. — Dorso
dell' addome con bande chiare e scure alterne, essendo le chiare
più strette delle scure e anteriori nei tergiti.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del maschio, compresa la proboscide
9 a 14 millimetri, della femmina 10 a 14; il maschio è più sottile.
188 —
Testa. — Proboscide: è di color giallo lionato, più o meno brizzolato
di nero; le brizzolature alla base sono tanto fitte, da rendere bruna la
base stessa, e così si fanno più fitte verso la estremità , che pur rendono
bruna, e la oliva può apparire nera. — Palpi. Nel maschio i palpi (fìg. 66)
sono più lunghi della proboscide di metÃ
dell'ultimo articolo; per forma sono del
tipo clavato, tuttavia sono clavati modera-
tamente; nella seconda loro metà sono pe-
llicolari, e i peli-setole occupano special-
mente la seconda metà dell'antipenultimo
articolo, ove sono come un ciuiìò brunonero
diretto infuori, il penultimo articolo e l'ul-
timo specialmente alla sua radice, e in
questi due sono alcuni brunoneri, altri
biondo-gialli e questi ultimi in corrispon-
denza delle anellature bianclie dei palpi; i
palpi maschili hanno colore fondamentale
brunonero o nero e nei buoni esemplari
presentano 4 anellature chiare: una bianca
in corrispondenza della radice, tre di color
bianco-paglia o giallo-paglia, delle quali
una alla strozzatura, che forma la divi-
sione tra secondo e terzo articolo, una alla
giuntura del terzo col quarto, e una alla
base dell' ultimo (quinto) articolo. I palpi
della femmina hanno l'articolo lungo, che
in essi è il penultimo, a estremità tronca,
sulla quale riposa un ultimo articolino (4.")
a bernoccolo rotondeggiante in sopra, ma
schiacciato e con base piatta; per colorito
sono neri con macchia bianco-paglia a metÃ
e con altra evidente macchiolina bianca al-
l'apice. — Antenne: hanno l'articolo primo
o basale (torulo) con orlatura di squamette di color bianco-paglia; le piu-
mosità antennali del maschio sono nere in tutta la metà apicale, bionde
alla base ove si attaccano allo scapo, che è pur biondo, ma con piccoli
anelli neri ; le antenne femminili sono brune, ma lo scapo ha minime anel-
lature bianchicce. — Nuca su fondo bruno, appare di colore bianchiccio,
il quale è accentuato intorno agli occhi, ove forma una cornice evidente.
Torace. — Dorso: di color gialliccio-castagno più o meno scuro: sem-
pre è più scuro sul mezzo che sui lati (a livello dell'attacco delle ali), e
Fig. 66. — La proboscide e un
palpo di maschio di C. annulatus e
la loro base di attacco sotto il cli-
peo. Vedesi il palpo 5-articolato,
più lungo della proboscide di me-
tà dell'ultimo articolo, di forma
clavata; vedesi negli ultimi tre
articoli irto di prolisse setole, che
gli danno aspetto di pennello, os-
sia penicillare. — ■•
— 189 —
indietro; su questo fondo possono scorgersi indecise strie longitudinali e
generalmente due chiare, più o meno listate di bruno, nella sua metà po-
steriore; tuttavia mai hannosi quelle decise ornamentazioni del dorso del
torace, che in altre zanzare. — Lati del torace: presentanti macchiati di
color bianco-paglia per squamette di questa tinta. — Ali: sulle nervature
e sui margini sono ricchissime di squamette nere, sul margine anteriore
e sulle prime due nervature alcune squamette bianche sono mescolate
alle nere e danno luogo a brizzolature; speciali accumuli di squamette
nere rendono le ali macchiate; le macchie in esemplari ben sviluppati e
perfetti sono cinque e sono situate alle consuete ubicazioni; in alcuni
esemplari la terza macchia, o della grossa forca, può mancare e allora
appaiono solo quattro macchie.
Arti. — Anche: sono scuro-giallicce con spolverature di color giallo-
paglia. — Femori sono di sopra neri, con minute brizzolature di color
bianco-paglia o con una anellatura bianci situata circa nel quinto infe-
riore della lunghezza del femore; di sotto i femori sono di colore bianco-
paglia fino alla anellatura totale del quinto inferiore, dopo la quale sono
in totalità neri, cioè sopra e sotto; il punto estremo distale di tutti i fe-
mori ha minuta orlatura bianco-paglia, che, con partecipazione dell'estremo
prossimale della tibia, fa apparire come un punto bianco, visibile anche a
occhio nudo, tutti i ginocchi. — Tibie: sono nere, con brizzolature bianco-
paglia; di sotto o meglio internamente le tibie hanno sottile margine lon-
gitudinale di color bianco-paglia, margine che (dopo essersi nelle tibie del
terzo paio di arti dilatato in una specie di indecisa anellatura) si dilegua
nell'ultima porzione della tibia, che è in totale nera; alla estremità di-
stale (così, secondo che ho accennato dicendo dei ginocchi, come alla pros-
simale) le tibie hanno minuta anellatura bianca, che prende parte a co-
stituire il primo anello bianco dei tarsi. — Tarsi: sono neri con anelli
bianchi (o appena di color bianco-paglia) in numero di 4 (generalmente) nelle
due prime paia, di 5 nel terzo paio di arti, e situati nel seguente modo:
il 1." articolo ha piccola anellatura bianca alla sua estremità prossimale
che, unita alla piccola anellatura della estremità distale della tibia, forma
il 1." anello bianco dei tarsi, che è in complesso piccolo o sottile; il 1."
articolo poi ha una anellatura bianca al suo mezzo, «die costituisce il 2."
anello; il 2.» e 3." articolo hanno alla base, ossia alla loro parte prossi-
male una anellatura bianca e così si costituiscono il 3.° e il 4." anello; il
4." articolo, generalmente nero nelle prime due paia di arti, che per ciò
hanno soli quattro anelli, ha piccola anellatura bianca alla sua base negli
arti del terzo paio, ed ecco in essi un 5.° anello bianco; l'ultimo articolo
in tutti i tarsi è nero. La maniera della unghiatura è nel Culex annula-
tus la seguente (fig. 67 e 68): nel maschio si ha che il primo e il secondo
190
paio di arti possiedono l'una delle unghie Indentata e più grande, l'altra
unidentata e più piccola, il terzo paio ha unghie adentate e uguali tra
loro e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e
tre le paia di arti sono adentate, ambedue uguali in ciascun arto e un
po' decrescenti per grandezza dal 1." al 3." paio degli arti.
Fig. 67. — Ughie delle tre paia degli arti del
maschio del C. annulatus. — .
Fig. 68. — Unghie del primo
paio degli arti della femmina del
r, i i 220
C. annulatus. ——.
Addome. — Superficie dorsale: è con bande chiare e scure alterne es-
sendo le bande chiare anteriori nei segmenti e molto più strette delle
scure; in questo modo: i tergiti sono neri, ma alla loro parte anteriore
(o basale, o prossimale), presentano una sottile, ma evidentissima banda
bianca (che occupa circa '/ 4 del segmento), la quale sui lati si espande un
po' indietro a spese della tinta nera, che
l'orma la grossa banda scura del tergi te;
delle bande bianche dorsali sono evidenti
per lo più 6; il 2.° segmento presenta la
tinta nera percorsa e tagliata in mezzo da
una linea longitudinale, o anteroposterio-
re, bianca, che fu già accennata da Fabri-
cius con queste parole: Primum segmentum
(in realtà è il secondo) linea dorsali alba. —
Superficie ventrale: presentasi così: i seg-
menti sono nel mezzo di color giallo-paglia.
ma a destra e a sinistra presentano una
macchia nera, preceduta da una bianca;
delle macchie laterali vedonsene bene 5
o 6. Nel maschio le macchie nere laterali
dei segmenti (sterniti) mostrano bene torma presso che triangolare, e ben
veggonsi specialmente nel 4.°, 5.°, 6.° e 7.° segmento, e spesso anche nel
3.°; il color giallo paglia o lionato del resto del segmento presenta general-
Fig. 69. — Contorni delle prin-
cipali parti dell' apparecchio ses-
suale maschile, visto di sopra del
C. annulatus. — .
— 191 —
mente brizzolature nere. — Forma dell'apparecchio sessuale esterno maschile:
rappresentata in schizzo nei contorni delle parti, che si vedono osservando
l'apparecchio dal di sopra, dalla fig. 69.
2. — Notizie dietolocjictie.
Il Culex annulatus è specie diffusa in tutta Europa: Zetterstedt la
cita per la Lapponia, e per la Scandinavia in genere, Siebke per la Nor-
vegia, Stephens e Walker per l' Inghilterra, Gimmerthal per la Russia,
Schiner per 1' Austria, Meigen per la Germania, Macquart per la Francia
Robineau Desvoidy la dice frequens in tota Europa.
In Italia si trova ovunque, sia nell' Italia continentale, come in Si-
cilia e in Sardegna. Ho catturato le sue larve sia in acque genuinamente
palustri, insieme a larve di specie palustri come 1' Anopheles claviger, sia
in acque più circoscritte di orti e giardini.
E specie che per le abitudini prevalenti della immagine direi orti-
cola; per 1' habitat delle larve la dico subpalustre, per quanto talvolta le
larve si trovino in acque non tanto pulite.
Io non ho mai osservato che gli individui di questa specie pungano
l'uomo; ma l'ha osservato Grassi.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da Schrank nel 1776 con questa descrizio-
ne: « Culex ninger, abdomine cingulis quinque albis, pedibus albo-annula-
tis. Ha la grossezza della comune zanzara, semplici, non fronzute an-
tenne. Il colore è come nella comune zanzara, ma un poco più scuro.
Sopra 1' addome si trovano cinque bande bianche. I piedi, specialmente i
posteriori, sono ornati alternativamente di anelli neri e bianchi. Le ali
sono più scure che nella comune zanzara e hanno solamente alcuni punti
neri. La patria è Linz ». Per quanto questa descrizione sia assai som-
maria, si riferisce a caratteri (bande bianche dell' addome, anellature tar-
sali e specialmente punteggiature delle ali), che non possono lasciare in-
certezze. Il Culex annulatus è, dunque, specie di Schrank. Tuttavia il solo
Schiner fu nel giusto riconoscendo questa paternità . Tutti gli altri, a co-
minciare da Villers e da Meigen, attribuiscono queste specie a Fabricus
(Rondani 1' attribuì a Meigen), il quale, sì, nel 1787, dette anch' egli una
chiara e sufficiente, per quanto sommaria, descrizione, ma, sebbene egli
non abbia citato Schrank, io non ho dubbio che ebbe tra mano la stessa
— 192 —
specie già da quell' autore descritta, e per ciò (seguendo Schiner j a Schrank
la specie stessa attribuisco.
Schrank nel 1781 descrisse anche, assai malamente, un Culex varie-
gatus, che Schiner considerò sinonimo del C. annulatus, e così farò io, ma
con due punti interrogativi. Stephens poi nel 1825 descrisse per l'Inghil-
terra un Culex affinis, che io concordo con Walker nel ritenere sinonimo
dell' annulatus. Così il C. annulatus ha (per lo meno) due sinonimie.
9. — Culex: glapltyrouterus, Schiner (1864).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente arti-
colo (4.°) posto sulla estremità dell' articolo lungo (3.°). — No-
tazione denticolo-ungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del maschia
2.1-2.1-0.0. — Palpi del maschio più lunghi della proboscide.
— Dorso del torace di ambo i sessi senza decise ornamenta-
zioni o tutt' al più con strie longitudinali di color giallo-oro sul
fondo bruno-marrone. — Tarsi non albo-annulati, né albo-notati,
ma unicolori bruno-scuri. — Ali oscurate in tre o quattro punti
per accumulo di squamette, che generano, per quanto poco spic-
cate, tre o quattro macchiette. — Dorso dell' addome con bande
chiare e scure, essendo la banda chiara (biaìico-paglierina) sot-
tile e anteriore nel tergite alla tinta scura (bruno-nera).
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo compresa la proboscide
millimetri 9 a 12.
Testa. — Proboscide bruno-nera o bruno-nericcia, un po' più chiara,
per lo più nel maschio, nella parte prossimale. — Palpi. Nel maschio sono
più lunghi della proboscide della parte terminale dell'ultimo articolo;
per forma sono del tipo clavato, ma moderatamente; sono un pochino pe-
loso-setolosi specie nell' antipenultimo e nel penultimo articolo, ma non
— 193 —
tali da potersi dire penicillari e neppure subpenicillari; per colorito sono
nero-brunicci, un po' più chiari alla base e senza ornamentazioni. Nella
femmina i palpi posseggono un evidente corto 4." articolo, di forma conica,
che riposa sulla estremità tronca e un po' incavata del 3." articolo lungo;
per colorito sono bruno-nericci. — Antenne femminili bruno-nere, le piu-
mosità di quelle del maschio gialliccio-brune, torulo gialliccio. — Nuca
con vello di color gialliccio-paglia.
Torace. — Dorso: il vello in parte è di color bruno-marrone, in
parte di color giallo-oro e questo genera delle strie ornamentali non
tanto decise, ma discretamente apprezzabili: queste strie sono le seguenti :
una mediana dorsale anteroposteriore, due, 1' una a destra 1' altra a sini-
stra di questa, che decorrono parallele o quasi alla prima; oltre di ciò il
vello è di color giallo-oro anche all' innanzi dell'attacco delle ali; e pel
resto è, come ho detto, di color bruno-marrone diviso per le accennate
strie come in quattro aree. — Lati: so.no di color bigio-giallo con mac-
chie di squamette bianche o bianchicce. — Ali brunicce; le squamette
nere si accumulano un po' di più in certi punti creando indecisi accenni
di macchie, le quali (negli esemplari esaminati da me) non sono però mai
cosi distinte e decise come in altre zanzare (quali A. claviger, C. annulatus);
in generale se ne vedono tre, che risiedono ai soliti siti (vedi C. annula-
tus), mancando quella della grossa forca e della forchetta anteriore; nella
femmina sono più visibili che nel maschio.
Arti. — Anche giallicce con qualche macchia di squamette bianche o
bianchicce. — Femori: alla radice in totalità di color giallo-paglia, di
sotto di questo colore in tutto il resto della loro estensione fuor che la
estrema parte distale, di sopra bruno-neri fuor della suddetta radice, alla
estremità distale in totalità di color bruno-nero, cui succede una anella-
turina di color giallo paglia, che rende come un punto di questo colore
i ginocchi anche osservati a occhio nudo. — Tibie bruno-nericcie con
1' estremità con esilissima orlatura di color giallo-paglia. — Tarsi bruno-
neri unicolori (non albo-annulatij. La maniera, della unghiatura in questa
zanzara è la seguente (fig. 70): nel maschio si ha che il 1.° e il 2." paio di
arti possiedono l'una delle unghie Indentata e più grande, 1' altra uniden-
tata e più piccola, il 3.° paio ha unghie ambo adentate, uguali tra loro e
più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e tre le
paia di arti sono adentate, ambedue uguali in ciascun arto e un po' decre-
scenti per grandezza dal primo all' ultimo paio degli arti.
Addome. — Superficie dorsale: bruno-nericcia o bruno-nera con in
ogni tergite una sottile banda di color bianco-paglia basale o anteriore
nel tergite alla tinta scura; nell' ultimo tergite il bianco predomina. — Su-
perficie ventrale: di color bianco-paglia. — Forma dell' apparecchio sessuale
Anno XXXI. 13
194 —
esterno maschile: rappresentata in schizzo nei contorni delle principali parti
viste di sopra dalla fig. 71.
Fig. 70. — Unghie delle tre paia degli arti del
maschio e del primo paio della femmina del C. ala-
220
phyropterus. ——.
Fig. 71. — Contorni delle prin-
cipali parti dell'apparecchio ses-
suale maschile esteriore, visto di
50
sopra, di C. glaphyropierus. — — .
2. — Note dietolocjictie.
Conosco presso che niente della dietologia di questa specie, che è
tutta da fare. Schiner trovò la specie in Austria. Io la ho descritta in
questo lavoro perchè tra certe zanzare di Dalmazia, che potei vedere,
credei riconoscerla. Se sia specie palustre, o subpalustre, o foveale io
ignoro, ed è forse subpalustre.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da Schiner nel 1864. La mia descrizione è
fatta su esemplari secchi, ma però buoni. La identificazione poi è indub-
bia, inquanto che ho avuto in mano esemplari autentici favoritimi dal
Museo di Vienna. Credo quindi che gli estremi di questa specie siano
ormai ben fìssati con la mia descrizione.
10. — Ciilex spathipalpis, Rondani (1872), Ficalbi (1889).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente arti-
colo (4.°) posto stilla estremità delV articolo lungo (3.°). — No-
— 195 —
fazione dentìcolo-ungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del maschio
2.1-2.1-0.0. — Palpi del maschio più corti della proboscide, che
li supera di una lunghezza eguale a quella della metà del loro
ultimo articolo. — Dorso del torace in ambo i sessi con orna-
mentazioni bianche in disegno elegante. — Tarsi albo-onnulati
con anellature interessanti un solo articolo ciascuna e site alla
base degli articoli; ai tarsi del 3.° paio di arti le anellature
bianche sono quattro, il quinto articolo nero. — Ali macchiate.
— Dorso dell' addome con bande chiare e scure alterne, es-
sendo le chiare anteriori nei segmenti e più strette delle scure.
IL — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del maschio compresa la proboscide
9 a 13 millimetri, della femmina 11 a 15; ,il maschio è più sottile della
femmina.
Testa. — Proboscide: nei due sessi è nera. — Palpi. Nel maschio
(fig. 72) sono un poco più corti della proboscide, che li supera di una lun-
ghezza eguale a quella della metà del loro ultimo articolo; per forma sono
del tipo clavato genuino con ultimo articolo molto olivare; sono pochissimo
pelosi; per colore sono brunoneri con quattro eleganti e piccole anellature
bianche. I palpi della femmina posseggono un articolino (4.°) terminale,
a bernoccoletto rotondeggiante, che riposa sulla estremità , che è tronca,
dell'articolo lungo, che ora è il penultimo; per colorito sono così: hanno
brevissima radice nera, nel resto sono neri brizzolati di bianco, il quale
forma una anellatura più o meno evidente presso a poco a metà , all'apice
hanno macchiolina bianca. — Antenne: sono brunoscure o brunonere, con
orlatura di squamette bianche sull'articolo basale (tonilo), e con colorito
bianco, pure per squamette, sul 2.", ed anche sul 3." articolo, specie inter-
namente. — Nuca: è nericcia, con due linee bianche superiori, anteropo-
steriori, molto ravvicinate; i contorni degli occhi sono come una cornice
di color bianco.
Torace. — Dorso: è di fondo bruno-rossiccio di terra d'ombra, piut-
tosto chiaro e più che nel C. annulatus, ha aspetto vellutato e presenta
peli setolosi sui lati e specialmente nel margine posteriore al disopra dello
— 196
scudetto, e questi peli setolosi sono di color giallo-ottone; su questa tinta
fondamentale sono delle definite ornamentazioni bianche (fig. 38, 4). e cioè:
a) una stria bianca mediana dorsale, che occupa da cima quasi a fondo il
torace e che posteriormente è più sottile che anteriormente e generalmente
~. si divide in due; b) due fregi bianchi laterali
(uno a destra, uno a sinistra), che nella prima
metà del torace sono a guisa di mezzaluna
con cavità rivolta indentro, e nella seconda
metà sono come una linea retta più sottile,
più dorsale sul torace e diretta indietro, la
quale continua la mezzaluna e giunge fino,
o quasi, al bordo posteriore del torace; e) una
macchia per ognuno dei lati, bianca, lineare,
sita al davanti e in sopra dell'attacco di cia-
scuna ala; d) una orlatura di squamette bian-
che, principalmente raccolte in tre gruppetti,
del margine posteriore del dorso del torace,
al di sopra dello scudetto glabro. La parte an-
teriore ventrale del torace presenta delle mac-
chie pettorali bianche riunite tra loro a V con
apice ventrale. — Lati del torace: presentano
macchiette e spolverature bianche, che si esten-
dono pure sulla faccia esterna delle anche. —
Ali: il margine anteriore è orlato di bianco;
le ali poi, per cumuli di squamette nere, sono
macelliate; delle macchie, assai minute, veg-
gonsene generalmente tre: ma talvolta tino
cinque; nel maschio per lo più solo le due
prime vedonsi e la terza è appena o nulla ac-
cennata.
Arti. — Anche: sono di color nocciola
percorse esternamente da una macchia bianca;
le macchie delle anche del 1." paio più che esterne sono anteriori e si-
tuate sotto e indietro delle macchie pettorali a V del torace, ed esse pure
colla loro unione formano una specie di V, ad apice troncato e ventrale:
questo V inferiore comprende entro sé il superiore. — Femori: tutti i
femori nella loro porzione prossimale o in corrispondenza della radice,
specie e un po' di più inferiormente, sono gialliccio-bianchi: nel resto
sono longitudinalmente striati di bianco e di nero, in modo da aversi
due strie nere e due bianche: le strie nere appaiono bellamente brizzolate
di bianco e le brizzolature bianche si fanno più numerose e confluenti
Vig. TI. — La proboscide
e un palpo di 0. spathipalpis
maschio e la loro base di at-
tacco sotto il clipeo. Vedesi il
palpo 5-articolato, più corto
della proboscide, di forma cla-
vata. Tolti peli e squamet-
197
prima della terminazione del femore, in modo da costituire una piccola
anellatura bianca situata circa nel quinto inferiore di questo; l'estremitÃ
distale di tutti i femori ha minuta orlatura bianca, che, unita ad altra
orlatura bianca, dell'estremo prossimale della tibia, fa apparire come un
punto bianco tutti i ginocchi. — Tibie: sono longitudinalmente striate di
bianco e di nero, e le linee biancbe brizzolate bellamente di nero: alla
estremità prossimale le tibie, come di sopra ho detto, sono sottilmente or-
lato di bianco; alla estremità distale quasi si può dire che non lo sono,
almeno nel più dei casi. — Tarsi: il 1." articolo è longitudinalmente striato
e brizzolato come le tibie, ma con prevalenza del color nero; con estre-
mità prossimale (soltanto) evidentemente, ma piuttosto angustamente,
anellata di bianco; negli arti del terzo paio il 2.", 3." e 4." articolo neri
con anellatura basale ossia prossimale bianca, piccolissima nel 4.", più
ampia, ma sempre piccola, passando dal 2.° al 3. u ; il 5.° articolo nero.
Quindi ai tarsi del terzo paio di arti appaiono 4 piccole anellature bian-
che: negli altri arti tre sole
anellature,
sono in generale le
essendo neri il 4." o il 5." arti-
colo. La maniera della unghia-
tura, è nel Cu/ex spalhipalpis
come nel C. annui atas, cioè la
seguente (fig. 73 e 30): nel ma-
schio si ha che il 1." e il 2.°
paio di arti possiedono 1' una
delle unghie Indentata e più
grande, l'altra unidentata e
più piccola, il 3." paio ha un-
ghie adentate e uguali tra lo-
ro e più piccole di tutte; nella
femmina si ha che le unghie
di tutte e tre le paia di arti
sono adentate, ambedue uguali
in ciascun arto, e un po' decre-
scenti per grandezza dal 1."
al 3." paio degli arti.
Addome. — Superficie dorsale: in complesso è con bande chiare e scure
alterne, essendo le chiare anteriori nei segmenti alle scure, più strette di
esse, e di color bianco, le scure essendo molto grandi e di colore nocciola
e nero mescolati. Più particolarmente, la superficie dorsale dell'addome in
esemplari ben costituiti e perfetti si presenta nel modo, che vengo a dire
distintamente per la femmina e poi maschio. Nella femmina dorsalmente
Fig. 73. — Unghie delle tre paia degli arti
del maschio del C. spathipnlpis. Ingrandite.
198
i segmenti presentano una piccola fascia bianca nella loro parte anteriore
o prossimale, e questo color bianco può estendersi anche a destra e a si-
nistra del segmento, producendo quivi una sottile macchiolina od orlatura
bianca a guisa di lineetta longitudinale; nel 2.° segmento la fascia bianca
è triangolare, con vertice in addietro; eccetto la piccola fascia basale bianca
ora detta, i segmenti nel resto hanno un fondo di color nocciuola un po' ten-
dente al giallognolo; questa tinta poi è in parte brizzolata di nero, in modo
da dare, secondo che le squamette nere sono mancanti, o più o meno rac-
colte e confluenti, vaga idea di macchie dorsali più o meno evidenti : così
nel 3.°, 4.° e 5.» segmento in mezzo si ha un' area di color-nocciuola puro,
Fig. 74 e 75. — Contorni delle principali parti dell'apparecchio sessuale esteriore
maschile di C. spathipalpix, visto di sopra e di lato. — ■.
spesso pressoché di forma triangolare a vertice in avanti, ai lati di questa
due macchie più scure dipendenti da accumulo di numerose brizzolature
nere, e più infuori ancora il segmento è di color-nocciuola moderatamente
brizzolato di nero; nel 6.° e 7." segmento le brizzolature nere e il color-
nocciuola sono più mescolati, senza accennar*e generalmente a macchie di-
stinte: l'8.° segmento è generalmente bianco, eccetto l'apice. Nel maschio
dorsalmente i segmenti hanno il quarto anteriore e prossimale bianco ed
in mezzo una macchia triangolare più o meno evidente di color-nocciuola
un po' tendente al giallognolo, con vertice in avanti; è specialmente ben
visibile nei segmenti mediani; il resto dei segmenti è nero con brizzola-
ture di color-nocciuola; deve notarsi peraltro che nell'ultimo segmento
prevale la fascia bianca ad ogni altra colorazione. — Superficie ix ni) ale
dell'addome: è nel seguente modo: nella femmina i segmenti presentansi
grandemente coperti di squamette bianche, ai lati, però, possono essere un
poco macchiati di scuro per presenza di squamette di color-nocciuola e
nere; nel maschio la tinta fondamentale dei segmenti è costituita da un
color bianco-avorio (in qualche punto tendente appena al celeste) e alle
parti laterali i segmenti, specie il 4.°, il 5." e il 6." presentar possono qual-
che piccola traccia di macchia nera, e così nel mezzo, ma si tratta di
— 199 —
macchioline poco nette. — Forma dell'apparecchio sessuale esterno maschile:
rappresentata in schizzo nei contorni delle principali parti viste di sopi-a
e di lato dalle fie;. 74 e 75.
2. — Note dietolocjicrie.
Questa specie per ora non è stata menzionata che in Italia. Io la co-
nosco per tutte le parti d'Italia comprese le sue grandi isole.
E specie che per le abitudini prevalenti della immagine io credo si
possa dire orticola.
Le sue larve ho trovato in acque di varie specie ; ma prevalentemente
in acque di pozze e fossati sempre per lo più molto sporche e sovente
sporchissime e subputrescenti. La dichiaro, quindi, per V habitat delle larve,
specie foveale.
Le sue lunghe e grandi larve io ho trovato nelle acque in tutte le
stagioni, compreso il pieno inverno.
Mai mi sono accorto che punga e deve essere specie, almeno preva-
lentemente, fitofaga. La ho trovata svernante in stanze di giardini e an-
che a pian terreno nelle case.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituta da Rondani nel 1872. Ma la prima partico-
lareggiata descrizione fu data da me nel 18S9.
11. — Culex Richiardiì, Ficalbi (1889).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina aventi un piccolo, ma evidente articolo
(4.°) posto sulla estremità dell'articolo lungo (3.°). — Notazione
denticoloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del mascliio2.0-2.0-0.0.
— Tarsi in ambo i sessi alboannulati, con alboanellature inte-
ressanti un solo articolo e site alla base degli articoli, il 1.° ar-
ticolo con alboanellatura alla base e un'altra anche nel mezzo.
— Dorso del torace senza speciali ornamentazioni. — Ali non
macchiate. — Dorso dell'addome, per quanto i tergiti mostrino
ad ambo i lati una macchietta giallobianca, senza bande chiare
e scure.
— 200
II. JNOTIZIE PARTICOLAREGGIATE.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,
millimetri 7 a 10.
Testa. — Proboscide. La parte apicale, ossia circa il terzo distale, è
nero, quindi viene un tratto chiaro, cioè giallo-cece con brizzolature nere,
queste poi più (maschio) o meno (femmina) addensandosi verso la radice,
la rendono bruna o nera per maggiore o minore tratto; questo aspetto
complessivo, così, della proboscide, che si mostra con parte apicale nera
sorretta da una, per quanto più o meno lunga, porzione chiara, è assai
caratteristico. — Palpi. Nel maschio i palpi sono più lunghi della probo-
scide di tutto l'ultimo loro articolo; per forma sono del tipo clavato, ma
molto moderatamente; nella seconda loro metà sono un pochette penicil-
lari per peli setolosi brunoneri impiantati sugli ultimi due articoli e spe-
cialmente sul penultimo; per colorito, visti di sopra, si presentano così:
sono fondamenta'mente di color giallo ceciato chiaro, e presentano quat-
tro caratteristiche anellature nere, una dopo la base, due intermedie, una
terminale all'estremità dell'ultimo articolo, in modo che la punta dei palpi
è nera. Nella femmina i palpi posseggono un 4." articolo terminale ovoide,
che riposa, sulla estremità tronca del penultimo: è l'articolo a bernoccolo
di altre zanzare, ma qui piuttosto ben sviluppato; per colorito i palpi
femminili sono neri con forti brizzolature di colore giallo-cece, special-
mente al punto di unione degli articoli e alla estremità , che può essere
di questo colore, ma non sono tali da potersi dire annullati. — Antenne:
sono brunonere, e l'articolo basale (tonilo) è macchiato di squamette bian-
castre. — Nuca di color giallo-bianchiccio con i peli setolosi e le squa-
mette a lunga racchetta di color nero; contorni degli occhi come una cor-
nice biancastra.
Torace. — Dorso: senza ornamentazioni speciali e definite; veduto in
complesso ha colorito di terra d'ombra bruciata, più sottilmente osservato,
il vello appare di color giallo dorato e i peli lunghi e setolosi, che ne
sporgono, sono brunoneri; due file di questi formano due indecise strie
brune longitudinali, dorsali. — Lati del torace con macchiette e spolve-
rature di color giallo-ceciato piuttosto bianco. — Ali molto torbide; stra-
ricche di squamette nere, tra le quali sono squamette di color giallo-cece,
che danno luogo a brizzolature di questo colore.
— 201 —
Arti. — Anche, giallicce con squamette di color giallo-cece e alcune
nere o nericce. — Femori. Di sopra su fondo gialliccio presentansi tal-
mente punteggiati di nero da mostrare in prevalenza questo colore, che
forma un anello preterminale completamente nero, prima dell'estremo di-
stale ; di sotto prevalentemente di color giallo quasi ceciato con qualche
punteggiatura nera: anche di sotto vedesi bene l'anello preterininale nero
già ricordato; dopo il suddetto anello l'estremo distale del femore mostra
una sottile anellatura quasi bianca, che dà aspetto di punto bianco al gi-
nocchio. — Tibie. Su fondo giallo-ceciato presentano numerosissime pun-
teggiature nere, che spesso fanno ad esse prendere in prevalenza questo
colore; hanno un anello nero affatto preterminale e l'estremo punto distale
ha anello sottilissimo di color giallo-bianco. — Tarsi. Neri anellati di
color giallo ceciato chiaro a piccolo anello, e con anello del medesimo
colore a metà ; 2.", 3." e 4." articolo con ampio anello di color giallo ceciato
chiaro alla hase o parte prossimale (soltanto), e il resto nero; il 5." arti-
colo è nero e presenta anello gialloceciato sufficientemente evidente solo
nel 3.° paio di arti. La maniera della unghiatura è nel C. Richiardii la
seguente (fìg. 76 e 77): nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede
Fig. 77. — Unghie del
primo paio di arti della
femmina del C. Eieliiar-
,.. 220
Fig.
76. — Unghie delle tre paia degli arti del
220
maschio del C. Richiardii di Sicilia.
l'ima delle unghie bidenticolata e più grande, l'altra adentata e più pic-
cola, il 2.° paio pure possiede l'una delle unghie Indentata e più grande,
l'altra adentata e più piccola, e la grande è notevolmente più lunga della
bidentata del 1." paio di arti, il 3." paio ha unghie adentate, uguali tra
loro, e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e
tre le paia di arti sono adentate, nel 2.° e nel 3.° paio uguali tra loro, nel 2.°
presso che uguali (una un poco più lunga), decrescenti dal 1.° al 3." paio.
à ddomk. — Superficie dorsale. Complessivamente vista è nera, in
- 202 —
modo che non è a parlarsi di fascie o bande, e il nero presenta qualche
brizzolatura di color giallo-cece, sui lati dei tergiti inoltre si hanno pic-
cole areole o macchiette giallo-bianche, meno visibili nel maschio e più
nella femmina, che ne mostra 6 per lato. — Superficie ventrale: di colore
giallo-cece con brizzolature. — Forma dell'apparecchio sessuale esterno ma-
schile: rappresentata in schizzo nei contorni delle principali parti, che si
vedono osservando l'apparecchio dal di sopra e dal di sotto, dalla fig. 78.
Fig. 78. — Contorni delle principali parti dell'apparecchio sessuale esteriore ma-
schile del C. Eichìardii, visto di sopra, a, e di sotto, b; in e vedesi l'appendice a
sciabola del grosso loho isolata e posata sul piano. — •
2. — Note d.ietolocjicrie.
Questa specie per ora non è stata menzionata ebe in Italia. — In
Italia si sa ora che è molto diffusa; io la conoscevo già per talune regioni
dell'Italia media (Romagna, ove l'avevo trovata nelle pinete, presso le valli
e le paludi, che sono tra Ravenna e Cervia; Toscana, ove l'avevo rinve-
nuta nel bosco di Tombolo in quel di Pisa), quando Grassi ne parlò per
Colico nell'alta Italia e per Lentini in Sicilia, facendo vedere come questa
specie si estenda all'Italia tutta; ed io l'ho non solo ritrovata in Sicilia
(a Lentini, pi-esso il lago; in contrada di Ortira in quel di Messina presso
diversi piccoli margi, che sono stagni dolci a vegetazione palustre, residuo
di larghi stagni bonificati; etc); ma l'ho rinvenuta poi in altre regioni,
come la Calabria, la Maremma toscana, etc.
È specie che per le abitudini prevalenti della immagine può dirsi ora
fruticicola, ora silvicola, ma entra anche nelle case, cioè talvolta la si
vede come zanzara domestica.
Uhahitat delle sue larve è genuinamente l'ambiente palustre, né esse
vivono altrove: io le ho trovate nei margi di Ortira nel messinese; trat-
— 203 —
tasi, per ciò, di genuina specie palustre, che dalle regioni palustri non t>I
allontana mai.
Nelle regioni palustri stesse può il C. Bichiardii essere strabocchevol-
mente abbondante: tale in Luglio l'ho trovato presso il lago (biviere) di
Lentini in Sicilia, e presso i laghi di Acola e Pescara nel territorio di
Rosarno in Calabria: in ambo queste località i cespugli dei luoghi ombreg-
giati ne erano pieni (sia di maschi come di femmine) e alla sei a non ci
potevamo riparare dagli assalti di questa zanzara, che emulava le altre nel
tormentarci.
Mentre la femmina è eminentemente ematofaga, mai mi accadde di
essere punto da maschi.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da me nel 1889, ed è di fatto specie ben
distinta e caratteristica.
12. — Culex: elegans, Ficalbi (1889).
I. Concetto sommario.
Palpi della femmina non aventi a terminarli un piccolo, ma
evidente, articolo (4.°), ma terminanti con l'articolo lungo (3.°).
— Notazione denticoloungueale della femmina 1.1-1.1-0.0, del
maschio 1.0-0.0-0.0. — Tarsi alboannulati, con alboanellature
interessanti un solo articolo e basali: ai tarsi del 3.° paio di
arti cinque anellature bianche, delle quali una rende V ultimo
articolo tutto bianco. — Dorso del torace con ornamentazioni
bianche e argentee disposte in disegno elegante. — Ali non mac-
chiate. - - Dorso dell 'addome brunonero o nero, molto ornato di
bianco e argenteo, con bande bianche mediane e macchie argen-
tee laterali.
II. — Notizie particolareggiate
1. -- Descrizione.
Dimensioni. — Nelle dimensioni sue questa specie di zanzara presenta
delle variazioni: la lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,
— 204 —
nel maschio oscilla tra millimetri 4 '/., e 7, nella femmina tra millimetri 6
e 8'/ 2 ; i piccoli individui, specie i maschili, oltre che corti, sono sottilis-
simi e si hanno veri maschi pigmei.
Testa. — Proboscide, nera. — Palpi. Nel maschio i palpi sono appena
più lunghi della proboscide, che superano con 1' estremità appuntita del-
l' ultimo articolo; per forma sono del tipo appuntito; quasi nulla pelosi,
terminano con un minuto ciuffetto di tre o quattro rigide setoline dirette
in avanti; per colorito sono neri con quattro evidentissime macchie nivee
corrispondenti alle articolazioni, e di esse le due prossimali più ampie delle
â– due distali. Nella femmina i palpi constano di tre soli articoli e non posseg-
gono articolino terminale a bernoccolo (4.°); per colorito i palpi femminili
sono con liltimo articolo bianco-niveo egli altri neri: una presso che im-
percettibile macchiolina bianca può vedersi a metà della parte nera dei
palpi. Sul clipeo nero si hanno, nella sola femmina, almeno nei più dei
casi, due minute macchie ravvicinate bianco-argentee, che, non facendo at-
tenzione, potrebbe venir fatto di attribuire alla base dei palpi. — Antenne:
sono nere e hanno il loro 1." articolo o basale (torulo), che pure è nero,
ornato di una elegante macchia bianco-argentea, di apparenza bipartita.
— Nuca. È nera con qualche brizzolatura di color-nocciola, e presenta sei
linee bianchissime antero-posteriori, due mediane e molto ravvicinate, che
si continuano in una sola tra gli occhi e due laterali, cioè due a destra
e due a sinistra, 1' una più bassa dell' altra, tanto che la inferiore è quasi
ventrale. I contorni degli occhi sono come una sottile cornice bian-
chissima.
Torace. — Dorso: è di color bruno-nero nel maschio, bigio-gialliccio
più o meno scuro nella femmina, e le sue setole sporgenti sono nere; sulla
accennata tinta fondamentale sono delle definite ornamentazioni (fig. 38, 4)
sul tipo di quelle del C. spathipalpis. e cioè: a) una doppia stria bianca
(o appena bianco-gialla ) mediana dorsale, che occupa da cima quasi a fondo
il torace e che circa nel quarto posteriore del dorso del torace stesso cessa
come tale ed è continuata da tre macchiette più bianche, una mediana,
due laterali, che spesso simulano un V ad apice in avanti; b) due fregi
bianco-nivei o bianco-argentei (secondo le incidenze di luce) laterali, cioè
uno a destra e uno a sinistra, che nella prima metà del torace sono a
guisa di mezzaluna con concavità rivolta in dentro, e nella seconda metÃ
sono come una linea retta più sottile, più .dorsale sul torace e diretta in
dietro, la quale continua la mezzaluna e giunge fino, o quasi, al bordo
posteriore del torace; e) una macchia bianco-argentea, più o meno suddi-
visa e con posizione presso che verticale d' alto in basso, per ognuno dei
lati, in avanti dell'attacco di ciascuna ala; d) una orlatura bianco-argen-
tea, quadripartita, del margine posteriore del dorso del torace, al disopra
— 205 —
dello scudetto glabro. La parte anteriore ventrale del torace presenta due
macchie pettorali bianco-argentee riunite tra loro a V con apice ventrale.
— Lati del torace: su l'ondo bigio presentano varie macchie di color bian-
co-argenteo smagliante. — Ali fuliginose, senza macchie, con squamette
tutte nere.
Arti. — Anche bigio-brune, percorse esternamente da una macchia
bianco-argentea; la macchia delle anche del 1." paio più che esterna è an-
teriore e situata sotto e indietro delle macchie antero-ventrali del torace.
— Femori: in corrispondenza della radico, ossia nella parte prossimale, sono
in totalità di colore bianchiccio-paglia, nel resto hanno quattro strie lon-
gitudinali, due bianche e due nere, più o meno bene distinte, nella parte
distale sono in totalità neri, e al nero succede alla estremità un anello
bianco-niveo, che fa apparire tutti e tre i ginocchi, anche a occhio nudo,
come un punto bianchissimo, e sotto certe incidenze di luce, argenteo. —
Tibie nere. — Tarsi neri anellati di bianco vivo nel seguente modo: quelli
delle due prime paia di arti presentano anellati di bianco alla base (so-
lamente, cioè senza che l'anellatura interessi due articoli contigui) gli
articoli 1." e 2.", gli altri articoli non sono anellati; i tarsi*"del 3.° paio
presentano il L", il 2.", il 3." e il 4." articolo annulato alla base (sola-
mente) ed il 5." articolo del tutto bianco: l'anello bianco del 4." articolo
occupa i due terzi di esso. La maniera della unghiatura è nel C. elegans la
seguente (fig. 79 e 80): nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede
<? /7
Fig. 80. — Unghie delle tre paia,
degli arti della femmina del 0. ele-
gans. -—-
Fig. 79. — Unghie delle tre paia l
degli arti del maschio del C. ele-
â– >â– >'
gans. -r—
Tana delle unghie unidentata (poco) e più grande, l'altra adentata e più
piccola, il 2." paio le due unghie adentate, ma l'una assai più grande e
più curva dell'altra, il 3." paio ha unghie adentate, uguali tra loro e più
piccole di tutte; nella femmina si ha che il 1." paio di arti ha unghie
ambo unidentate, uguali, il 2.» paio ha pure unghie unidentate e presso
(■he uguali, e un pocolino più piccole di quelle del 1.°, il 3." paio ha
unghie adontate, uguali tra loro e più piccole delle altre.
— 206 —
Addome. — Superficie dorsale brunonera o nera con ornamentazioni
bianche disposte nel seguente modo: a) il 1.° tergite di color bianco-paglia,
e alla base (parte prossimale) del 2.°, 3.°, 4.°, 5 " e 6." tergite una macchia
lineare nivea disposta in senso trasverso, che in fondo è una banda, ma
non arriva a occupare da parte a parte tatto il segmento; siccome la prima
di queste macchie confondesi con la tinta bianco-paglia del 1." sottile ter-
gite, così il dorso dell'addome delle accennate piccole bande mostra il nu-
mero di cinque, e il 7.° e l'8.° tergite non le hanno; nella femmina, oltre
le cose accennate, si può vedere che il margine posteriore di ogni seg-
mento è orlato appena di color bianco-paglia, che si espande un poco in
corrispondenza della terminazione laterale del tergite; b) ad ambo i lati
dei tergiti una bella macchia di color bianco-argenteo smagliante, in modo
che si hanno otto macchie per parte nel maschio, sette nella femmina, per-
chè in essa l'ultimo (8.°) tergite ne è privo;
di queste macchie la prima coppia, o del ter-
gite 1.°, è un po' «in basso e non si vede
bene di sopra, l'ultima coppia, sia nel ma-
schio come nella femmina, è del tutto dor-
sale nel tergite. — Superficie ventrale. I pri-
mi tre o quattro segmenti più o meno, al-
meno nel mezzo (perchè ai lati esiste presso
che sempre un po' di color brunonei-o) di co-
lor bianco-paglia, gli altri neri; alla base
del 4.°, 5.° e 6.°, e talvolta di qualcun al-
tro dei precedenti o seguenti, in mezzo
una macchia, o un' area, bianco-argentea, allungata in senso trasversale,
più piccola più si procede ai segmenti posteriori; ad ambo i lati dei seg-
menti (steriliti) 3.°, 4.", 5.°, 6.° e 7.° una macchiolina bianco-argentea, e di
queste macchioline, per ciò, cinque per lato. Nell'addome poco disteso visto
di lato le macchie laterali superiori e le inferiori (dei tergiti e degli ster-
niti) si ravvicinano e formano una serie doppia a destra e una a sinistra
di macchie argentee, il che vedesi nella zanzara seccata. — Forma del-
l'apparecchio sessuale esterno maschile: rappresentata in schizzo nei contorni
delle principali parti, che si vedono osservando l'apparecchio dal di sopra
e dal di sotto, dalla fig. 81; accenno che in questa specie è caratteristica
l'area aculeo-setolosa, che si vede nella parte inferiore interna di ciasche-
dun grosso lobo.
Fig. 81. — Contorni delle
principiali parti dell'apparec-
chio sessuale maschile este-
riore, visto di sopra e di sotto,
del C. élegans. — .
2. — Note clietolocjierie.
Questa specie per ora non è stata menzionata che in Italia. In Italia
è molto diffusa, (senza mai essere troppo numerosa, in paragone ad altre
— 207 —
zanzare, per individui), nel versante mediterraneo; io l'ho presa in Sici-
lia, in Sardegna, in Calabria, a Napoli, in varie città della Toscana, come
Firenze, Pisa, Livorno, l'ho presa a Spezia. Si deve elevare poco dal livello
del mare, e già a Siena non si trova più affatto. Nel versante adriatico
non l'ho trovata; ma non posso dire che non vi sia.
È specie che ha varie interessanti caratteristiche dietologiche. Intanto
è diurna, ed a colui che se ne sta studiando al tavolino o lavorando al
microscopio, può dare moltissima noia, perchè le sue punture sono molto
acute ed i ponti, che ne susseguono, pruriginosissimi e persistenti per
vari giorni. Poi ha i maschi ematofagi e accanitamente pungenti non
meno delle femmine. Se per le abitudini delle immagini questa zanzara
è domestica, per V habitat delle larve è di quelle, che dissi foveali. Le sue
larve si sviluppano anche in piccole quantità di acqua, per quanto sporca
e presso che putrescente. Le ho viste svilupparsi in un piccolo vaso ove
si gettavano rifiuti in laboratorio. Le ho prese anche in conche d' acqua
piene di foglie maceranti nel giardino botanico di Pisa (1889). Le imma-
gini, dopo svoltesi, non tardano molto, come fanno quelle d'altre specie,
ad assalire e pungere. Questa zanzara si vede da Maggio a Settembre.
3. — Osservazioni.
■Questa specie fu istituita da me nel 1889, e la istituii perchè rigoro-
samente non la potei identificare con nessuna di quelle, che prima di me
erano state descritte. Ma ripeterò qui quello, che scrissi nel 1896: Mi chiesi
sempre — (invero senza sperare risposta) — se per avventura questa spe-
cie non fosse il C. calopus di Meigen; mi credei costretto a farne una
sj^ecie separata da quella, perchè Meigen pel- suo C. calopus (in causa di
cattivi esemplari ?) dice che il dorso del torace è con strie nere, mentre
nel mio C. elegans esso è evidentemente e bellamente ornato di argento.
13. — Culex pipicns, Linn. (1758).
[C. vulgaris, C. alpinus, L. olim; C. ciliari?, L. 1767; C. rufus, Mgn. 1818;
C. phytophagus, Ficalbi, 1889].
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina non aventi a terminarli un piccolo, ma
evidente, articolo (4.°), ma terminanti con l'articolo lungo (3.°).
— Notazione denticolo-ungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del
— 208 —
maschio 1.1-1.1-0.0. — Palpi del maschio piumosi. — Tarsi di
ambo i sessi ne alboannulati, ne albonotati, ma unicolori bru-
noneri. — Dorso del torace senza speciali ornamentazioni. — Ali
non macchiate. — Dorso dell'addome con bande chiare {bianco-
bionde) e scure (bruno-marrone) alterne, essendo le chiare ante-
riori alle scure nei tergiti, e espanse un poco (mediocremente)
ad ambo i lati dei tergiti stessi in una specie di macchiolina.
Apparecchio sessuale esteriore maschile con grossi lobi allungati,
moderatamente setolosi.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale, compresa la proboscide, del ma-
schio li a s. della femmina 7 a 8 millimetri; il maschio è sempre più
sottile.
TesTA. — Proboscide : di color bruno-cioccolata, o, negli individui più
scuri, bruno-nera sopra e sotto, un po' più chiara nella porzione basale.
— Palpi. Nel maschio sono assai più lunghi della proboscide, che supe-
rano con la estremità del penultimo e con tutto l'ultimo articolo; per
forma sono del tipo affilato; sono assai ricchi di setole lunghe e sottili,
che li fanno essere piuttosto piumosi che penicillari; per colorito vanno
dal color biondo bruno al color bruno nero, e inferiormente mostrano più
o meno bene due o tre macchioline bianchicce in corrispondenza delle
giunture degli articoli. Nella femmina i palpi constano di tre soli articoli
e non posseggono articolino terminale a bernoccolo (4°); per colorito sono
brunoneri, talvolta con qualche pelosità bianchiccia all'apice. — Antenne:
l'articolo basale o tonilo è ornato di squamette biondicce; la piumositÃ
del maschio va dal color biondo-scuro al bruno-nero ; nella femmina sono
bruno-nere. — Nuca: il colorito del vello nucale secondo gli individui va
da un color giallo-paglia a un color biondo-bruno o bruno-avana; da esso
sporgono setole e lunghe squamette brune; i contorni degli occbi sono
come una cornice di color giallo-paglia.
Torace. — Dorso di un colorito che va dal biondo-ruggine, al color
avana-S'uro; dal vello, come generalmente, sorgono numerose setoluzze
dorate. — Lati: hanno spolverature di squamette bionde o bianchiccie.
— Ali: non macchiate, di colore fuliginoso ora un po'biondo, ora del tutto
scuro.
— 209 —
Arti. — Anche: biondogià llicce con macchie di squamette bianchicce.
— Femori: giallo-bianchi di sotto, brunoneri di sopra, il color bruno-nero
è totale verso la estremità distale e a quest'area totalmente bruna fa se-
guito una orlatura chiara ('giallo-bianca) più o meno evidente, che fa più
o meno bene apparire come punto chiaro i ginocchi. — Tibie: bruno-nere,
con estremità distale con minima anellatura chiara visibile più o meno
bene. — Tarsi uniformemente brunoneri. La maniera della unghiatura è
nel CitJe.r pipiens la seguente (fig. 82): Nel maschio si ha che il 1." paio di
Fig. 82. — Unghie delle tre paia
degli arti del maschio del O. pi-
225
piens. — — .
Fig. 88. — Contorni delle prin-
cipali parti dell'apparecchio sessuale
esteriore maschile, visto di sopra, di
• • 50
G. pipiens. — .
arti possiede le due unghie unidentate, 1' una più lunga e dentata verso
la metà , l'altra più piccola e dentata alla base, il 2." paio possiede pure am-
bedue le unghie unidentate e l'una più piccola e dentata verso la base,
l'altra assai più grande (lunga un poco più della maggiore del 1." paio)
e dentata verso la metà , il terzo paio possiede unghie adentate, uguali
tra loro e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte
e tre le paia di arti sono adentate uguali fra loro paio per paio e quelle
del 3." più piccole di tutte.
Addome. — Superficie dorsale: presenta bande alterne di colore bruno-
cioccolata o bruno-marrone più o meno nereggianti e di colore bianco-
paglia o giallo-biondo, essendo le bande chiare anteriori nei tergiti e più
strette delle scure; le chiare si espandono un poco ai lati in una specie
di macchiolina, che del resto non è un qualche cosa ex se, dipendendo
dalle bande. — Superficie ventrale: è di color giallo-paglia o giallo-biondo;
negli individui scuri i segmenti presentano nel mezzo e sui lati piccola
macchiolina brunonera. — Forma dell' 'apparecchio sessuale esterno maschile:
rappresentata in schizzo nei contorni delle parti principali come si ve-
dono dal di sopra dalla fig. 83.
2. — Note clietolocjiclae.
Questa zanzara, se sono giuste tutte le identificazioni fatte, si estende
a tutta 1' Europa ed anche oltre. È la zanzara volgare, che ci letifica i
Anno XXXT. 14
— 210 —
sonni. In Italia non v' è paese, in cui inanelli, in alcuni poi, e sono quelli
di piano più facilmente abbondanti d'acque, costituisce un vero flagello.
È specie, le cui larve hanno un habitat universale: le puoi trovare (ma in
non grande quantità ) ad habitat palustre, e le ho pescate nelle paludi delle
varie parti d' Italia, nelle risaie, nelle valli, come ad habitat sub-palustre;
esse, però, specialmente e di gran lunga più che in altro modo, sono ad
habitat foveale: i fossati, le raccolte temporanee d'acqua piovana, le rac-
colte di acque di scolo, le pozzanghere le più piccole e le più sporche,
le acque solfidriche, i maceri del lino e della canapa, le acque benedette
delle Chiese, le acque di vasi abbandonati nelle case, etc, sono l'ambiente
preferito per lo sviluppo delle larve del Culex pipiens, il quale, così, trovi
abbondante nei luoghi di piano, (ma non veramente palustri e malarici,
che non sono i preferiti), ove possono sostare le acque.
La immagine per le abitudini sue è eminentemente domestica, masi
trova anche nei boschi, nei burroni ombreggiati, etc, e quivi, pei- quanto
in genere sia di abitudini notturne, tenta pungere anche di giorno. E la
femmina quella che punge, e mai fui punto da maschi. Non punge appena
svoltasi come immagine, ma dopo un certo tempo, per dirlo così, di ma-
turazione: mi pare aver notato che, per maturare, soggiorna nelle siepi,
e nei cespugli e nei boschetti degli orti e dei giardini, che possono essere
siti ove questi insetti si raccolgono in quantità , per spiccare il volo alla
sera verso le abitazioni dell'uomo.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da Linneo, che prima di adottare la nomen-
clatura binomia la disse Culex vuh/aris, enumerandola per la Lapponia.
Poi la chiamò pipiens, e Meigen estese questo nome alla zanzara comune
ematofaga europea, quale la trovava in Germania; per tutta l'Europa, ed
anche per paesi fuori di Europa, fu ammessa poi dai vari autori questa
specie. Se questa identificazione tra la zanzara nordica detta pipiens da
Linneo e la zanzara comune ematofaga del resto di Europa sia giusta (il
che qualcuno non credè) già mi chiesi nel mio lavoro del 1896 (vedilo a
pag. 57, 71, 279); non sono ancora in grado di risolvere la quistione, ma
ora comincio a credere che per lo meno le differenze non siano grandi.
Di questa specie si hanno varietà individuali differenti per grandezza
e specialmente per tono di colore. Sotto questo riguardo del tono di co-
lore, si hanno individui notevolmente bruni e se ne hanno dei notevol-
mente biondi; questi hanno le bande addominali scure assai più chiare
che negli individui bruni, più chiaro il dorso del torace e di sotto sono
— 211 —
biondi da cima a fondo. Ma, secondo die ho notato, può esservi un altro
fatto: appena le immagini si svolgono sono sovente del tipo bruno, poi
invecchiando schiariscono, e siccome, come ho ridetto, non pungono su-
bito, così quando pungono sono generalmente più bionde.
Questi fatti, e cioè in primo luogo che gli individui di Cu/ex pipieus
appena svoltisi non pungono subito, tanto che io potevo stare in stanze,
ove se ne svolgevano in abbondanza, ed anche soggiornavano per un certo
tempo, senza mai avere una puntura, e in secondo luogo che gli indivi-
dui, che pungono, per lo più sono più biondi (il lettore per persuadersene
catturi ed esamini esemplari delle zanzare notturne di Pisa), fecero sì che
io ammettessi (nel mio lavoro del 1896 e anche prima) due specie: il Cu-
lex pipiens, pungente e generalmente biondo, e una nuova specie, cioè il
Culex phitophagus, non pungente l'uomo, e più scuro. Fu Grassi (il quale
sul primo era stato del mio parere), che mi espresse 1' opinione che si
trattasse di una specie unica, la di cui immagine non pungeva che dopo
un periodo di maturazione. Ristudiata la cosa, sono venuto nell'ordine di
idee di Grassi, e considero ormai il mio Culex phitophagus non come .spe-
cie a sé, ma come una sinonimia dell'unica specie Culex pipiens.
â– Nel mio lavoro del 1896 posi la domanda se per avventura il Culex
ciliars di Linneo (rufus di Meigen) non sia che una varietà individuale
più piccola e, aggiungo ora, molto bionda, del C. pipiens. Questa quistione
per me è risolta, dopo che vari esemplari di zanzara inviatimi di fuori
come C. ciliaris, e gli stessi esemplari favoritimi con questo nome e col
cartellino « Schiner * dal Museo di Vienna, all'esame mi si sono dimostrati
â– come appartenenti alla solita specie C. pipiens.
14. — Culex modestus, Ficalbi (1889).
I. — Concetto sommario.
Palpi della femmina non aventi a terminarli un piccolo, ma
evidente articolo (4.°), ma terminanti con l'articolo lungo (3.' ' i.
— Notazione denticoloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del
maschio 1.1-1.1-0.0. — Palpi del maschio nulla piumosi, ne pe-
nicillari, ma nudi di peli e setole. — Tarsi in ambo i sessi ne
alboannulati, né albonotati, ma unicolori brunoneri o neri. —
Dorso del torace senza speciali ornamentazioni. — Ali non mac-
— 212 —
chiate. — Dorso dell'addome senza bande chiare e scure alterne,
ma di color brunonero {nericcio), i tergiti ad ambo i lati pre-
sentando tinta giallo-chiara a guisa di macchietta triangolare.
— Apparecchio sessuale esteriore maschile con grossi lobi allun-
gati, moderatamente setolosi.
II. — Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale, compresa la proboscide, della fem-
mina 6 a 7 millimetri, del maschio 5 a 7; il maschio è sottilissimo, con
addome spargente notevolmente oltre le ali.
Testa. — Proboscide nera o brunonera. — Palpi. Nel maschio sono assai
più lunghi della proboscide, che superano con circa tutto l'ultimo articolo;
per forma sono del tipo affilato; non sono affatto penicillari, ina si può
dir nudi di setole, il che fa subito distinguere questi maschi da quelli del
Ciile.v pipieris, anche piccolini; per colorito sono brunoneri. Nella femmina
i palpi constano di tre soli articoli e non posseggono articolino terminale
a bernoccolo (4 °); per colorito sono neri o brunoneri. — Antenne -con ar-
ticolo basale gialliccio, macchiato di brunonero; nel maschio la piumositÃ
è piuttosto rada, bruna; nella femmina sono brunonere o nere. — Nuca
di color bruno; intorno agli occhi forma una cornice più. chiara.
Torace. — Dorso brunoscuro, specie an ter ioi'm ente, mentre più in-
dietro la sua tinta tende un po' al giallorossiccio. — Lati giallastri. —
Ali: non macchiate, brunonericcie.
Arti. — Anche giallastro-chiare con qualche pelo e squametta ne-
ricci; nelle anche del primo paio nella loro faccia anteriore le squamette
nericce sono più abbondanti. — Femori: inferiormente sono di color
giallo chiaro, quasi color paglia, per tutta la loro estensione : solo presso
l'estremo distale può aversi una quasi impercettibile macchia nera; supe-
riormente sono neri, ma l'estremo distale ha sottilissima orlatura di co-
lor bianchiccio. — Tibie nere o brunonere. — Tarsi brunoneri o neri. La
maniera della unghiatura è nel Culex modestus la seguente (tìg. 85): Nel ma-
schio si ha che il 1." paio di arti possiede le due unghie unidentate, l'una
più lunga e dentata oltre la metà , l'altra più piccola e dentata alla base;
il 2." paio possiede pure ambedue le unghie unidentate e l'una più lunga
(lunga quanto la maggiore del 1.° paio) e dentata verso la metà , l'altra
più piccola e dentata verso la base; il 3." paio possiede unghie adentate.
— 213 —
uguali tra loro, e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie
di tutte e tre le paia di arti sono adentate, uguali fra loro paio per paio
e quelle del 3." più piccole di tutte.
Addome. — Superficie dorsale di color hrunonoro (nericcio) quasi uni-
forme, solo con qualche rara brizzolatura giallastra, ma senza bande o
fasce; sui lati i tergiti presentano tinta giallochiara a guisa di macchietta
triangolare. — Superficie ventraie di color giallastro uniforme; nella fem-
mina può vedersi una macchiolina nera alla base dell' ultimo segmento.
— Forma dell'apparecchio sessuale esterno maschile: rappresentata in schizzo
nei contorni delle principali parti, come si vede dal di sopra, dalla fig. 85.
Fig. 84. — Unghie delle tre paia de-
gli -arti del maschio e del primo paio
225
della femmina di C. modestus. -^— .
Fig. 85. — Contorni delle
principali parti dell'appa-
recchio sessuale maschile,
visto di sopra, del C. mo-
flestiis.— —.
i. — Note dietologicrie.
Io fin dal 1889 istituii questa specie per l' Italia e non so se altri
l'abbia poi trovata fuori. In Italia la conosco per i luoghi ricchi di risaie e
così dette valli della provincia di Ravenna, ove la scoprii; la ho trovata
poi in Toscana nel bosco di Tombolo .in quel di Pisa; quindi in Calabria
nel territorio di Gioia Tauro (località Camilla, ove è bel bosco e palude);
infine in Sicilia presso il lago (Biviere) di Lentini, ove non solo catturai
varie femmine nell'atto che mi pungevano, ma nei cespugli di un luogo
alberato presso il lago (località chiamata Carnagio, proprietà Trabia) cat-
turai anche alcuni maschi, che fino a quel momento mi erano scono-
sciuti. Maschi poi ho avuto nell'Agosto di quest'anno da larve pescate
nello valli di Cervia. Questa specie, per ciò, è comune a regioni palustri
dell' Italia media e torse anche alta, della meridionale e della insulare. È
specie che per V habitat delle larve deve chiamarsi palustre. La immagine
per le abitudini sue la direi campestre e silvicola; mai la trovai nelle
abitazioni. La femmina di questa piccola zanzara è molto avida di san-
gue; nei boschi ombrosi (come in quello di Tombolo) aggredisce anche di
giorno; nei luoghi aperti al far della notte e alla notte: così io grandi
— 214 —
catture ne ho fatte ponendomi al calar della notte nella vicinanza delle
risaie e delle valli, che sono tra Cervia e Ravenna.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da me nel 1889 su soli esemplari femmi-
nili; qui ho completato la descrizione anche in base agli esemplari ma-
schili, che ora, come ho detto, ho conosciuto. Ho avuto talvolta dei dubbi
che il mio Culex modestas non fosse realmente una specie propria, ma si
trattasse del Caler fusoulus di Zetterstedt (1850). Però ora che ho visto i
maschi, mi pare che questi dubbi possano allontanarsi: infatti Zetterstedt
ammette pel maschio del suo fusculus palpi appena più lunghi della pro-
boscide e con i due ultimi articoli alquanto dilatati, per cui avrebbe sti-
mato la specie un Anopheles se non lo avesse messo sulla buona via la
femmina coi suoi palpi brevi come nelle altre specie di Culex; ora il ma-
schio del mio modestus ha palpi assai più lunghi della proboscide e non
dilatati, ma affilati e per nulla dell'aspetto di quelli di Anopheles.
Questa piccola zanzara, in complesso brunoscura dorsalmente, giallo-
chiara ventralmente, è distinta e caratteristica specie.
lo. — Culex im|>ii<liciis. Ficalbi (1890).
I. — - Concetto sommario.
Palpi della femmina non aventi a terminarli un piccolo, ma
evidente articolo (4.°), ma terminanti con l'articolo lungo (3°).
■— Notazione denticoloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del
maschio 1.1-1.1-0.0. — Palpi del maschio poco pelosi-setolosi {non
veramente neppur subpenicillari o subpiumosi). — Tarsi in ambo
i sessi né albo annidati, ne albonotati, ma unicolori brunoneri o
neri. — Dorso del torace senza speciali ornamentazioni. — Ali
non macchiate. — Dorso dell'addome mostrante tergiti neri o
presso che neri con estremo orlo- distale listato di bianco, pel
quale si generano sottilissimi cingoli bianchi della parte poste-
riore di ciascun tergite, i quali nella femmina si espandono, in
cinque tergiti, ai lati a guisa di macchietta triangolare bianca.
— Apparecchio sessuale esteriore maschile con grossi lobi cordi-
— 215 —
formi e tozzi, aventi ciuffo di foltissime setole nella loro parte
esterna e basale.
II. — Notizie particolareggiate.
2. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,
G ','., a 7 millimetri il maschio e la femmina, ma il maschio è più sottile.
Testa. — Probosude brunonera onera.— Palpi. Nel maschio i palpi
sono più lunghi della proboscide di tutto l'ultimo articolo e della estre-
mità del penultimo; per forma sono del tipo affilato, poco peloso-setolosi
(non penicillari); per colorito sono brunoneri o neri; gli ultimi due arti-
coli possono appena apjDena mostrarsi più schiariti alla base. Nella fem-
mina i palpi constano di tre soli articoli e non posseggono 4." articolino
terminale (1); per colorito i palpi femminili sono brunoneri o neri. — An-
tenne brunonere, con articolo basale (tornio) ornato di squamette bianche
<i presso che bianche. — Nwa bigia chiara; i contorni degli occhi come
una cornice di color biancogiallo.
Torace. — Dorso di color higiogialliccio più o meno bruno, più
chiaro verso i lati a livello dell'attacco delle ali ; può mostrare due più o
meno bene accennate sottili strie longitudinali di color gialliccio-ottone.
— Lati del torace con macchiette e spolverature bianche. — Ali piuttosto
fnliginose, specie nella femmina.
Arti. — Anche con macchiette di squamette bianche. — Femori: di
sopra di color bruno nero, alla radice in totalità e di sotto per un buon
tratto di colore bianchiccio-piombo (esemplari di Sardegna) o bianco-
paglierino (esemplari di Sicilia), ma verso la punta abbrunati, e i ginoc-
chi come esilissimo punto bianco. — Tibie brunonere o nere. — Tarsi bru-
noneri o neri. La maniera de la unghiatura è in questa zanzara la seguente
(fig. 86): Nel maschio si ha che il 1." paio di arti possiede ambedue le un-
ghie unidentate, ma Tuba più grossa e dentata nella seconda metà , l'al-
tra più piccola e dentata alla base; il 2." paio possiede pure ambedue le
unghie unidentate e l'una più piccola e dentata alla base, l'altra lunga il
doppio (e lunga quanto la grossa del 1." paio) e dentata quasi alla fine della
prima metà ; il 3." paio possiede unghie adentate, uguali tra loro, e più
piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e tre le paia
(1) A proposito della presenza o dell'assenza di questo articolino, vedi una nota,
che ho posto nel Cap. II.
di arti sono adentate, uguali fra lor
piccole di tutte.
- 216 —
paio per paio e quelle del 3.
più
Fig. 86. — Unghie delle tre paia, de-
gli arti del maschio e del primo paio
della femmina (in basso) del C. impudi-
cus (di Sicilia), -r— .
Fig. 87. — Contorni delle principali
parti dell'apparecchio sessuale maschile,
visto di sopra e di sotto, del 0. impudfcus
Idi Sicilia). Neil' apparecchio visto di
sotto sono omesse le lunghe setole del
grosso lobo (1). — r-.
Addome. — Siqìerficie dorsale: i tergiti sono neri o presso che neri
con estremo orlo distale listato di bianco, il qual colore genera sottilis-
sime bande bianche sul dorso dell'addome; queste nella femmina si espan-
dono ai lati a guisa di macchietta triangolare, e di tali macchiette scor-
gosene bene cinque. — Superficie ventrale: è ricca di peli bruni, ma nel
maschio manca, eccetto che nell'ultimo e nei primi due. segmenti rivestiti
di squamette di color biancheggiante, di squamette, e si vede per ciò il
colore bigio bruno fondamentale dell'addome; nella femmina i segmenti
sono di color biancheggiante pur rivestito di squamette e ai lati presen-
tano, verso la loro base, una macchiolina nera. — Forma dell'apparecchio
sessuale esterno maschile: rappresentata in schizzo, nei contorni delle prin-
cipali parti, dalla fig. 87, che mostra i contorni stessi visti di sopra e di
sotto; caratteristico, oltre la forma dei grossi lobi, il ciuffo di fitte setole
della parte esterna e basale dei lobi stessi.
2. — Note dietolocjicrie.
Questa specie per ora non è stata menzionata che da me per l'Italia.
La scuoprii in Sardegna (sassarese) ottenendola da larve. Ma in quest'anno
(1) Avviso qui (se pur ve ne è bisogno) che anche in altre figure di apparecchi
maschili, sebbene non l'abbia detto, ho omesso del tutto il rivestimento delle setole;
avviso anche che quando negli apparecchi le setole stesse ho disegnato, non ho in-
teso metterne in realtà tante quante sono nel vero, ma darne solo una indicazione
relativa.
— 217 —
ho avuto la fortuna di ritrovarla in Sicilia, sia ottenendola da larve in
abbondanza, sia catturandola come insetto perfetto. In Sicilia ne ho tro-
vate molte larve in acque palustri della contrada Casino, in Municipio di
Monforte S. Giorgio, poco lungi da Spadafora; poi in acque palustri presso
Falcone; poi in contrada Ortira in quel di Messina in alcuni marni con
acqua e vegetazione di palude, presso i quali catturai anche le immagini.
Fuori della Sardegna e della Sicilia per ora non 1' ho catturata in nes-
sun'altra regione italiana.
Le immagini le ho prese tra i cespugli erbosi presso i margi, onde la
dirci più che tutto ortense.
L' ha bi'tat delle larve è costituito da acque subpalustri e palustri:
scrivevo nel 1890: Le larve di questa specie di zanzara vivono in acque
ferme dei giardini o dei fossi, non putride, ma con sostanze vegetali in
macerazione. E infatti trovai le larve nel giardino delle sette fontane presso
Sassari, nelle vasche e nei fossati erbosi del giardino stesso, ricco di
acqua. In Sicilia, come ho detto, le ho trovate in acque palustri. Consi-
dero questa specie, per ciò, come zanzara subpalustre.
Non sono mai stato punto, neppure presso i margi, dagli individui
di questa specie.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da me nel 1890, ed è forma assai caratte-
ristica.
16. — Culex liortensis, Ficalbi (1889).
I. — Concetto sommaeio.
Palpi della femmina noti aventi a terminarli un piccolo ma
evidente articolo (4.°), ma terminanti con un articolo lungo (3.";.
— Notazione denticoloungueale della femmina 0.0-0.0-0.0, del
maschio 1.0-1.0-0.0. — Tarsi di ambo i sessi ne alboannulati,
ne albonotati, ma unicolori turchinoneri. — Dorso del torace
senza speciali ornamentazioni. — Ali non macchiate. — Dorso
dell' addome con bande chiare {bianche) e scure {nere), essendo
le chiare più strette delle nere e posteriori ad esse nei tergiti.
218
IL
Notizie particolareggiate.
1. — Descrizione.
Dimensioni. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,,
millimetri 5 a 8.
Testa. — Proboscide turchinonera, appena più chiara all' apice. —
Palpi. Nel maschio i palpi sono un poco più lunghi della proboscide, che
sorpassano con circa la metà del breve ultimo articolo; per forma sono
del tipo affilato; poco peloso-setolosi (non penicillari); per colorito sono
turchinoneri, con un'area chiara, che succede alla base nera ed accenna
ad una anellatura bianca (tendente nel fresco appena al celeste). Nella
femmina i palpi constano di tre soli articoli e non possegono il 4." arti-
colino a bernoccolo; per colorito sono turchino-neri con anello mediano di
color bianco (appena tendente nel fresco al celeste). — Antenne di color
bigio-turchino quasi nero, con articolo basale (tonilo) con macchia anu-
lare di squamette di color bianco (tendente in celestino). — Nuca bian-
chicciogialla; i contorni degli occhi come una cornice quasi bianca.
Torace. — Dorso di color bigio-topo pendente in gialliccio. - Lati
con macchiette e spo verature bianche (tendenti appena al celestino). —
AH non macchiate, nericce.
Arti. — Anche con macchiette di squamette di color bianchiccio (ap-
pena tendente al celestino). — Femori. Alla radice in totalità e di sotto
per un buon tratto di color bianco
luteo, parte di sopra, fuor che la ac-
cennata radice, di color turchino-
nero, che occupa in totalità la parte
estrema distale, alla cui punta si ha
una piccola anellatura bianca, che
fa apparire come un punto bianco,,
visibile anche ad occhio nudo, i gi-
nocchi. — Tibie turchinonere con e-
stremità distale a guisa di piccola
anellatura bianca. — Tarsi del tutto
turchinoneri. La maniera delia un-
ghiatura è nel C. hortensis la seguente (fig. 88): Nel maschio si ha che il 1.°
paio di arti possiede l'una delle unghie unidentata e più grande, l'altra
adentata e più piccola, il 2." paio possiede pure l'una delle unghie adon-
tata e più piccola, l'altra unidentata e più grande, della grandezza di
Fig. 88. — Unghie delle tre paia di
arti del maschio e del primo paio della
225
femmina (in alto) del C. hortensis.—- .
219
quella del 1." paio, il 3." paio ha ambo le ungine adentate, uguali tra
loro e più piccole di tutte; nella femmina si ha che le unghie di tutte e
tre le paia degli arti sono adentate, uguali fra loro paio per paio e quelle
del 3.° più piccole di tutte.
Addome. — Superficie dorsale. Presenta
bande nere e bianche, essendo la banda bianca
più stretta e posteriore alla nera in ciascun
tergite, il che è assai caratteristico; nel secondo
segmento la fascia bianca è piuttosto triango-
lare con vertice proiettantesi in avanti, e così
accade talvolta anche in qualcuno dei segmenti
susseguenti, specie nella femmina. — Superfi-
cie ventrale. Cias-
cun segmento fonda-
mentalmente bian-
co (tendente appena
al celeste nelfresco),
con macchiolina
nera a destra e a si-
Fig. 90. - Contorni delle nistl-a > nel maschio
principali parti dell'apparse- dal 3." al 7." seg-
chio sessuale maschile di C.
hortensis, visto di sotto. A in-
grandimento un po' più pic-
colo che nella figura 89.
Fig. 89. — Schizzo dei con-
torni delle principali parti,
che si vedono osservando di
mento, mentre 1' 8." lato e di sopra v appareoohio
sessuale esteriore del maschio
ha macchie con-
70
fluenti, che lo ren- del a hortensis.—.
dono nero, nella femmina dal 4." al 7." e le macchioline sono appena ac-
cennate. — Far ni a dell 'apparecchio sessuale esterno maschile: rappresentata
in schizzo nei contorni delle principali parti dalle fig. 89 e 90, che mostrano
i contorni stessi dell'apparecchio visto di sopra, di sotto e di lato.
2. — Note clietologicrie.
Questa specie per ora non è stata menzionata che da me per l'Italia.
La conosco sia per l'Italia settentrionale (anche Grassi l'ha trovata a
Olgiate in quel di Como), come per la media, come per la meridionale
(Calabria), come per la Italia insulare, avendola trovata in Sardegna e in
Sicilia.
La ho ottenuta per lo più da larve prese nelle vasche dei giardini, e
i giardini botanici (di Pisa, di Firenze, di Siena, di Messina) me ne hanno
sempre fornito. La ho ottenuta anche da larve prese in acque palustri
(in contrada Casino poco lungi da Spadafora in provincia di Messina);
— 220 —
mai ho trovato le larve in acque sporche; onde per 1' habitat delle larve
stesse la dico specie subpalustre.
Le immagini ho trovato talvolta in boschi, ma più che tutto nei ce-
spugli dei giardini, e le dico ortensi.
Mai io fui punto da individui di questa specie; ma Grassi ha notato
â– che talvolta, ma raramente, punge.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da me nel 1889; e la presenza in essa di
bande dorsali addominali bianche posteriori alle nere nei tergiti è un
buon carattere per riconoscerla a bella prima; né può essere confusa col
C. domesticus di Germar (forse Rondani ve la confuse), che è altra specie
â– e, tra altro, ha ben diverse abitudini.
Con ciò che precede ho descritto le 16 specie italiane di
Culex (che unite alle 4 di Anopheles, fanno 20 specie), da me
ben conosciute, e delle quali ho avuto in mano esemplari, che
ho potuto studiare.
Ma conosco eziandio un po' un' altra specie, il C. pulcripal-
pis, che ho anche, col numero 17, intercalato in una delle ta-
belle di divisione analitica del gruppo, e di questa pure do
qualche breve notizia.
17. — Culex |>nl<'i'i|>:tlg»is. Rondani (1872).
I. — Concetto sommario.
Tarsi alboannulati, le alboanellature interessano due articoli
contigui e non si scorgono che al terzo paio di arti, negli altri
vedendosi tutt' al più delle minute albonotature; la alboo nella-
tura distale del terzo \:aio di arti occupa e rende biancheggiante
tutto l'ultimo articolo tarsale. — Palpi maschili con tre aìboanel-
lature, delle quali la distale occupa e rende bianco tutto l'ultimo
articolo. — Ali non macchiate. — Dorso deW addome con bande
alterne bianche e brune, essendo le bianche anteriori alle brune
— 221 —
nei tergiti, più strette di esse, e espanse un po' ai lati in una
macchia bianca.
IL Qualche notizia un po' più particolareggiata.
1. — Descrizione (o )
Dimrnsionj. — Lunghezza totale del corpo, compresa la proboscide,.
mill. 7 a 8.
Tksta. — Proboscide: gialliccio-bruniccia. — Palpi (del maschio): sono
della lunghezza (o presso che) della proboscide; non si possono dire di
forma clavata, ma neppure appuntata; sono presso che sprovvisti di peli-
setole (?); per colorito sono bruni o brunicci con tre evidenti anellature
bianche, la prima alla base dell'antipenultimo articolo, la seconda alla
base del penultimo, e la terza occupante totalmente l'ultimo, che così è
tutto bianco. — Antenne con piumosità di color marrone con riflessi
biondi, il tornio ornato di Squamette bianche. — Nuca di color giallo-ot-
tone (?).
Torack. — Dorso: con vello di color giallo-ottone (?). — Lati grigi
con spolverature bianche.
Arti. — Anche gialliccie con spolverature biancheggianti. — Femori:
alla radice in Ulto e per il resto in sotto, fuor che la parte distale, giallo-
bianchi; di sopra, fuor che alla radice suddetta, brunicci-scuri un po' briz-
zolati di chiaro; la parte estrema distale tutta brunescura; e ad essa suc-
cede un ginocchio, che è visibilmente come un punto bianco. — Tibie
brunonere, ma il loro apice (estremo distale) con esile orlatura bianca, che
si unisce alla orlatura basale del 1." articolo dei tarsi. — Tarsi brunoneri:
in tutti esiste una alboanellaturina alla base del 1." articolo, che si uni-
sce con la orlatura bianca della tibia e interessa la giuntura, però gli
altri articoli nel 1.° e nel 2." paio di arti non sono visibilmente annulati,
essendo tutt' al più albonotati, se pure la albonotatura si vede sempre, sono
invece alboannulati nel 3.° paio, ove si hanno altre quattro alboanellature,
e compresa la già descritta cinque, le quali interessano due articoli (base
dell'uno e ajjice dell'altro) comprendendo in mezzo la giuntura, e l'ultima
alboanellatura occupa tutto l'ultimo articolo, che così è totalmente bian-
cheggiante.
Addome. — Superficie dorsale: Ha bande alterne chiare (bianche) e
scure (di color bruno-cioccolata), essendo le chiare anteriori alle scure nei
tergiti e un poco più strette: esse si espandono un po' ai lati in macchia
bianca.
— 222 —
2. — IVote dietolocjicrie.
Questa specie per ora è stata soltanto accennata da Rondani per
l'Italia. — La sua dietologia è tutta da fare.
3. — Osservazioni.
Questa specie fu istituita da Rondani nel 1872 e nessuno ne La di
poi più parlato. — Io ho compilato la descrizione, che sopra, in base agli
esemplari maschili (non molto buoni, e perciò, come ridissi nel 1896, poco
istruttivi), che si trovano nella collezione del Rondani. Tuttavia mi pare
aver dato (con un po' di pazienza) cpaalche carattere, che può far distin-
guere la specie.
Così ho descritto 21 specie di culicide. Fuori di queste, io
fino ad ora non ho avuto in mano altra forma di zanzara ita-
liana.
Voglio ora, sebbene io non conosca la specie, riportare ciò,
-che scrisse Grassi del Culex malariae, quando tale specie isti-
tuì con brevi parole nel 1898:
«....Ho trovato una specie di zanzara, che ritengo non
anoor descritta in modo riconoscibile, e che denomino, per le
condizioni di luogo, in cui l'ho trovata, Culex malariae; è ca-
ratterizzata: 1.°, dai tarsi cogli articoli alboannulati alla base,
ma gli anelli bianchi sono assai stretti, visibili però distinta-
mente ad occhio nudo nel terzo paio di zampe; 2.°, dai ginoc-
chi bianchi; 3.°, dai tergiti addominali brnnoneri col margine
anteriore bianco; 4.°, dal torace con pelurie di color oro scuro
•con ornamentazioni bianche laterali; 5.°, dalla parte del capo
retro-oculare di color bianco; 6.°, dai palpi del maschio avel-
lati di bianco; questa specie, comunissima a Maccarese, non
è stata da me ritrovata con sicurezza fuori della campagna
romana e dei boschi del Ticino. (A suo tempo ne darò una
descrizione completa; qui noterò soltanto che la specie in di-
scorso si avvicina al C. vexans di Meigen, ma che alcuni ca-
ratteri la distinguono nettamente). »
223 —
AGGIUNTA AL CAPITOLO V.
Durante la stampa dei presenti fogli mi sono state favo-
rite le bozze di stampa di uno scritto di prossima pubblica-
zione di G. Noè, che ho appena accennato già indietro.
Trattasi di un lavoro, che trovo accurato e ben fatto, e,
non essendovi stato tempo e modo, fuori di quel piccolo cenno,
che ne feci, di tenerne conto più indietro, ne faccio menzione
in questa aggiunta.
In esso si parla di quattro specie di zanzare già edite, e
cioè del C. malariae, del pulcritarsìs, dell' albopunctatus e del
nemorosus, e si descrivono particolareggiatamente in base ai
caratteri ornamentali (1); a proposito del C. nemorosus il Noè,
fatte delle giuste e opportune considerazioni d'indole generale,
riporta a questa specie, come varietà , il mio C. salinus, modo
di vedere questo, come ciò che precede dimostra, che io pure
(e già ormai da qualche tempo) avevo adottato. Inquanto al
C. malariae ecco la descrizione sommaria datane dal Noè nelle
sue bozze:
Culex malariae, Grassi (1898). — Palpi del maschio vaga-
mente annidati . Ali non macchiate. Scapo anteriore (delle for-
chette alari) più breve dello scapo posteriore. Tarsi alboannu-
lati solo alla base, ma gli anelli, bianchi, sono assai ristretti,
visibili però distintamente ad occhio nudo nel terzo paio. Ad-
dome nero con bande chiare pressoché bicuspidali, anteriori
nei segmenti. — E una specie molto piccola, non superando
la lunghezza di 7 mm. compresa la proboscide. — Le localitÃ
dove essa fu rinvenuta in grande abbondanza sono le seguenti:
(1) Tre specie, delle quattro, già io pure ho qui descritto e con le cose dette da
me sono complessivamente d'accordo quelle dette dal Noè; le quali, non per questo,
perdono il carattere di utili contribuzioni intese a chiarire speciali forme.
— 224 —
boschi del Ticino, campagna romana, paludi pontine, Basili-
cata, Calabria, Sardegna. — L'essere stata trovata sempre con
grande frequenza nelle regioni malariche le valse il nome da-
tole dall'Autore (1).
In questo lavoro si descrivono poi due specie nuove, G. Fi-
calbii e C. mimeticus; di esse riporto la descrizione sommaria
datane dal Noè nelle sue bozze:
Culex Ficalbii, Noè (1899). — Ali debolmente, ma eviden-
temente macchiate per accumulo di squamette; tarsi alboan-
nulati con anelli evidenti solo alla base degli articoli; ginoc-
chi chiari; femori, a differenza del C. annulatus e del C. spa-
thipalpis, senza anello nel terzo distale. — E una specie molto
grossa, potendo raggiungere le dimensioni del C. annulatus
(lunghezza media da 10 a 12 mm.). Fin' ora fu trovata sola-
mente a Maccarese ed a Porto (2).
Culex mimeticus, Noè (1899). -— 5 . Ali variopinte: il mar-
gine anteriore, nero, è interrotto da tre linee giallopaglierine,
che ad intervalli presso che uguali si seguono sino alla punta
dell'ala. Femori del 2.° paio ingrossati alla base, tarsi alboan-
nulati con anelli basali negli articoli; manca l'anellatura tra
il 4.° ed il 5.° articolo; addome con bande chiare anteriori nei
segmenti. — È una specie piccola, raggiungendo la lunghezza
di appena 5 o 6 mm. — Sin' ora fu trovata solamente a Gras-
sano in Basilicata ai primi di Giugno, nella stessa localitÃ
dove furono sempre catturati gli individui dell'ai nopheles super-
pictus. — Le ali del C. mimeticus sono quelle, che giustificano
il nome dato a questa specie, inquantochè a prima vista si
possono scambiare per le ali delVAnopheles superpictus.
(1 Xoto che la descrizione particolareggiata di questa forma, che anche Grassi
dice esser vicina al C. vexans di Meigen, mostra che la forma stessa ha grandi ras-
somiglianze con la zanzara, che precedentemente io ho descritta come C. vexans.
(2 Ringrazio l'Autore della dedica fattami di questa specie.
225 —
CAPITOLO VI.
Un brevissimo cenno generale sulla corologia delle zanzare italiane.
Le singole distribuzioni secondo i vari luoghi delle specie
ho accennato specie per specie, quando di esse ho dato la
descrizione.
Vediamo ora brevissimamente quello, che, dopo le cose
dette, si può riassumere in modo generale circa la distribu-
zione topografica in Italia delle specie descritte.
Il primo fatto, che risulta, è che la fauna culicidica d'Ita-
lia appare, ove si consideri complessivamente per le grandi re-
gioni italiane, per esempio Italia alta, media, bassa, Sardegna,
Sicilia, molto omogenea. Più si accrescono le conoscenze sulle
specie e più si vede che le specie stesse hanno una distribu-
zione geografica assai lata, in modo che la medesima specie
può passare dal Piemonte alla Toscana, alla Calabria, alla
Sardegna, alla Sicilia. Davvero non si potrebbe dividere l'Ita-
lia in regioni in base alle sue zanzare, perchè, lo ripeto, la
fauna culicidica italiana appare omogenea assai.
Ciò appare, l'ho detto, ad uno sguardo complessivo per
grandi regioni. Ma se più particolarmente si scrutano le cose,
si scorge un fatto, che è veramente l'interessante: le specie
stesse possono trovarsi, sì, nelle varie regioni, possono, sì,
passare dal Piemonte alla Toscana, alla Calabria, alla Sarde-
gna, alla Sicilia; ma ad un patto: che V habitat particolare
sia eguale.
Onde ecco quello, che, per usare alla buona questa espres-
sione, mi parrebbe, in fatto, il principio generale della coro-
logia delle nostre zanzare: gli habitat uguali hanno in Italia
Anno XXXI. 15
— 2-26 —
uguale, o presso che tale, la fauna culicidica, a qualunque
regione appartengano, continentale, peninsulare, insulare.
Questo è il fatto generale. In esso, peraltro, vi ha una va-
ria modificazione particolare o subordinata. E vero che habitat
uguali hanno uguali zanzare, cioè in uguali habitat si possono,
su per giù, raccogliere le medesime specie; tuttavia varia la
abbondanza dell'una specie per rispetto all'altra secondo i vari
luoghi.
Onde questo principio subordinato: gli habitat uguali hanno
bensì presso che zanzare uguali, ma la specie o le specie pre-
dominanti possono variare un po' secondo le varie regioni.
Fermo restando tutto ciò, si hanno inoltre in qualche spe-
cie alcune limitazioni di diffusione, anche ad habitat eguali,
per cui esse sono proprie di qualche regione.
Tutto ciò stabilito, vediamo di accennarlo meglio in base
a qualche fatto concreto.
Ho detto che la fauna culicidica, ove si considerino le grandi
regioni italiane (grandi regioni, che qui artificialmente e solo
per comodo distinguo in: Italia alta, media, bassa, Sardegna,
Sicilia) in uno sguardo complessivo, appare assai omogenea.
Ecco, infatti, quello, che resulta a me, e che non è certo
tutto: — nell'Italia alta si notano: Anopheles pseudopictus,
A. cìaviger, A. bifurcatus; Culex penicillaris, cantans, vexans,
nemorosus, ornatus, albopunctatus, annulatus, glaphyropterus?,
spathipalpis, Richiardii, pipiens, hortensis; — nell'Italia media:
A. pseudopictus, A. cìaviger, A. bifurcatus; C. penicillaris, orna-
tus, vexans, pulcritarsis, pulcripalpis, nemorosus, albopunctatus,
annulatus, spathipalpis, Richiardii, elegans, pipiens, modestus,
hortensis; — nell'Italia bassa: A. pseudopictus, A. superpictus,
A. cìaviger, A. bifurcatus ; C. penicillaris, vexans, pulcritarsis,
nemorosus, albopunctatus, annulatus, spathipalpis, Richiardii,
elegans, pipiens, modestus, hortensis; — in Sardegna: A. cìa-
viger, A. bifurcatus ; C. penicillaris, credo vexans, nemorosus, an-
nulatus, spathipalpis, elegans, pipiens, impudicus, hortensis; —
in Sicilia: A. cìaviger, A. bifurcatus; C. penicillaris, annida-
— 227 —
tus, spathipalpis, Richiardii, elegans, pipiens, modestus, impu-
dicus, hortensis. — Tutto ciò è eloquente di per se stesso,
quando specialmente si consideri che rappresenta solo imper-
fettamente il vero stato delle cose.
Ma, ho detto, se più particolarmente si scrutano le cose, si
scorge un fatto, che è veramente l'interessante: le specie
stesse possono trovarsi, sì, nelle varie regioni, ma a patto che
1' habitat particolare sia eguale, cioè sono in realtà gli habitat
eguali, che hanno uguale, o presso che uguale, la fauna culi-
cidica.
Io distinsi gli habitat in tre maniere: foveale, subpalustre,
palustre, e sarebbe inutile che mi rispiegassi.
E certo che 1' habitat foveale è il più sparso, quasi direi
si può trovare ovunque. Ed ecco che le specie a larve foveali
sono le più diffuse. Il G. pipiens, lo sjjathipaljris, anche V an-
nulatus, che può essere un po' foveale, 1' elegans, hanno larga
diffusione. Il C. pipiens si trova notoriamente in tutta Italia,
e può dirsi in ogni cantuccio d'Italia, al piano e ai monti; il
C. spathipalpis, sebbene specie meno ricca di individui, io ho
trovato in Italia tutta, in Piemonte, in Lombardia, nella Ita-
lia centrale, nella meridionale, in Sardegna, in Sicilia, in paesi
di piano e in paesi di monte. Presso a poco si dica della dif-
fusione del C. annui atus. Anche il C. elegans, sebbene siano
da fare due rimarchi, che farò poi, su questa specie, ha dif-
fusione grandissima, dalla Liguria alla Calabria, alla Sarde-
gna, alla Sicilia.
Anche l' habitat subpalustre è molto diffuso, non solo in
luoghi di piano, per quanto non palustri, ma anche di monte;
e così sono diffuse per tutte le particolari regioni d' Italia le
specie subpalustri. Non parliamo del diffuso C. annulatus, il
quale è tuttavia anche un pochetto foveale. Pigliamo altre due
specie, il C. hortensis e 1' A. bifurcatus : io le ho trovate, posso
dire, in tutte le più speciali parti d'Italia, che ho visitato,
così a Torino come a Messina, così a Siena e a Pisa come a
Sassari e a Cagliari. Nel qual proposito faccio notare che un
— 228 —
ben custodito, signorile, verdeggiante boschetto nella sua va-
sca con le ninfee, nel suo minuscolo laghetto può avere un
eccellente habitat subpalustre, non dico allevante l'innocuo
C. hortensis, ma il temibile A. bifurcatus, le di cui larve io in
tali luoghi varie volte ho catturato, e le di cui punture lì
presso ho subito, e a proposito di ciò portar voglio ad esem-
pio il pubblico giardino della Lizza a Siena, e l'orto botanico
di Messina e di Pisa.
Viene poi 1' habitat palustre. Questo è peculiare, ne v' è
bisogno eh' io spieghi che cosa è palude : ricordo solo che si
possono avere paludi in miniatura, capaci di mantenere le loro
specie palustri (tipici i minuscoli inargi di Ortira in quel di
Messina) e di essere focolaio di malaria. La fauna culicidica
palustre è degna di considerazione, e in questo proposito se-
gnalo come interessantissima la nota di Grassi del 1898, e altre
contribuzioni di questo autore. — Si può subito asserire che le
diverse regioni italiane, secondo che hanno o non hanno paludi,
differiscono nella loro fauna culicidica, ed ecco che certo la
provincia di Grosseto o la regione di Lentini differisce dalla
riviera ligure, mentre tutte quelle, che hanno paludi, grande-
mente concordano, siano nella Lombardia come in Sicilia. Ec-
cone qualche esempio: nelle paludi e nelle valli, e nei luoghi
circonvicini, della provincia di Ravenna (p. es. tra Cervia e il
Savio) ho raccolto le seguenti specie: A. claviger, A. psendo-
pictus, C. penicillalis, Richiardii, modestus: al lago (Biviere) di
Lentini ho raccolto A. claviger, C. penicillaris, Richiardii, mo-
destus, e non posso affatto escludere che esista Y A. pseudo-
pictus; nel bosco di Tombolo in provincia di Pisa, presso ai
paduli, ho raccolto A. claviger, A. pseudopictus, C. penicillaris,
Richiardii, modestus, vexans; varie delle accennate specie ho
raccolto nel palude di Pesto in -provincia di Salerno.
Con tutte le quali cose mi pare di avere dimostrato abba-
stanza la tesi, che avevo enunciato.
Aggiungo che le due facies faunistiche foveale e palustre
mostrano avere una certa incompatibilità tra di esse. Certo
— 229 —
non si deve esagerare questo fatto, perchè anche nei luoghi
eminentemente palustri (Lentini, Rosarno, Cervia, dintorni di
Mantova, etc.) mi sono sempre buscato qualche puntura di C. pi-
piens, e colui, che passi una notte alla stazione ferroviaria di
Grosseto, o anche in Cervia, potrà giudicare; ma, insomma, le
località palustri sono sotto il dominio delle palustri zanzare, che
ad esse danno carattere, e non sono preferite, ne molto abitate
dalle specie foveali (certo le larve delle une e delle altre di
queste zanzare devono nutrirsi un po' differentemente), specie
foveali, che invece prosperano a loro beli' agio nei luoghi di
piano umidi, ma non palustri (e danno ad essi carattere), i
quali dal Piemonte e dal Veneto fino ad Augusta e a Marsala
in Sicilia concordano tutti nell' esser pieni, per esempio, della
zanzara volgare, il fastidiosissimo C. pìpìens.
Dissi anche esistere un principio subordinato, per cui si ha
che gli habitat eguali hanno bensì fauna culicidica uguale, ma
la specie o le specie predominanti possono variare un po' se-
condo le varie regioni.
Ecco infatti che nelle valli tra Cervia e il Savio predomina
(almeno in certi periodi) VA. pseudopictus, invece al lago di
Lentini sovrabbonda VA. claviger, e del gen. Culex ecco che
se nelle paludi ravennati, nelle maremme toscane, nella pa-
lude di Pesto sovrabbonda il C. penicillaris, a Gioia Tauro,
a Rosarno (laghi di Acola e Pescara) e in altri luoghi della
Calabria, al lago di Lentini, nei margi di Ortira, sovrabbonda
il C. Richiardii.
Dissi, infine, che si hanno in qualche specie alcune limita-
zioni di diffusione, anche ad habitat eguali. Così, per esempio,
due rimarchi sono da fare pel C. elegans: il primo, che que-
sta zanzara, genuina specie foveale, si estende, sì, molto in
senso orizzontale e va dalla Liguria alla Sardegna e alla Si-
cilia, ma non si eleva in altezza e non si allontana troppo
dalle regioni litoranee, e già a Siena più non si trova; il se-
condo, che se 1' ho trovata sempre nel litorale tirrenico, non
1' ho trovata, e per ciò almeno deve essere più rara, su quello
— 230 —
adriatico. — Altre presentano dei salti nella loro diffusione:
così il C. impudicus, il quale, per quanto abbia cercato, per
ora non ho trovato che in Sardegna e in Sicilia. Anche il
C. vexans, che ho trovato in luoghi palustri di varie parti
d'Italia, non ho trovato affatto nelle località paludose tra Ra-
venna e Cervia. — Ma non si può escludere che questi salti,
almeno talvolta, siano più. apparenti che reali e appaiano più
per rarità e per discontinuità di apparizione degli individui
della specie, che per vera mancanza. — E faccio qui fine a
queste più che brevissime generalità corologiche.
231
CITAZIONI BIBLIOGRAFICHE
In questo lavoro sono parchissimo di citazioni bibliografiche. Per la massima
parte della bibliografia culicidologica rimando al mio lavoro del 1896; qui cito solo
qualche fondamentale lavoro vecchio, al quale mi sono riferito indietro, e alcuni la-
vori recenti. Ma avviso il lettore che dovrà riempire a sua cura qualche lacuna.
I lavori vecchi, che mi limito a citare, sono i seguenti:
Linnaei C. Systema Naturae, etc. — Ed. l. a , Lugduni Batavorum, 173"). — Ed. 10. a , re-
formata, Holmiae, 1758 (iterum edita, Lipsiae, 1894). — Ed. 12. a , reformata (pro-
pria ed.), Holmiae, 1766-68: Insecta Diptera in T. I, P. II, Holmiae, 17Ã’7.
Eossi P. Fauna etnisca. T. II. Liburni, 1790.
Meigen J. W. Klassificazion und Beschreibung der europà ischen Zweifliigligen Insekten.
Erster Bd. Braunschweig, 1801. In questa sua opera Moigen non divise che in
generi, e per tutto le zanzare, che enumerò, adottò l'unico gen. C'ulex.
Germìr E. F. Reise nach Dalmatien und in das Gebiet von Ragusa. Leipzig, 1817.
Meigen J. W. Syst. Beschreibung der békannten europ. zweifiiigeligen Insekten. Th. 1-7.
Aachen-Hamm, 1818-1838. Di zanzare si parla in parte l. a . 1818; 6. a , 1830; 7. a . 1838.
Leach W. E. Descriptions of thirteen species of formica, and three species of Culex,
found in the environs of Nice. u The Zoological Journal », N. VII. London, Octo-
ber, 1825.
Risso A. Histoire Natii r eli e des principales productions de l'Europe meridionale, etc.
Tome, V. Paris, 1826.
Robineau Desvoidy J. B. Essai sur la tribù des Qulicides. u Mem. de la Soc. d'Hist.
nat. de Paris. » Tome troisième, III. e livraison. Paris, 1827.
Rondasi C. Dipterologiae italicae Prodromus. Voi. I. Parmae, 1856.
Schiner R. .1. Fauna Austriaca. Die Fliegen (Diptera). Th. II. Wien, 1861.
Dei lavori speciografici recenti cito i seguenti:
Rondani C. Sulle specie italiane del gen. Culex L. u Boll, della Soc. entom. italiana ».
Anno IV. Firenze, 1872.
Ficalbi E. Notizie sulle zanzare italiane. « Boll, della Soc. Entom. italiana ». Varie
note dall'anno 1889 all'anno 1896.
Arribà lzaga Lynch F. Dipterologia argentina. C'ulicidae. Revista del Museo de La
Piata. La Piata, 1891.
Bezzi M. Contribuzione alla Fauna ditterologica della Provincia di Pavia. Parte II.
u Bollett. della Soc. entom. italiana ». Anno 24. Firenze, 1892.
Ficalbi E. Revisione sistematica della famiglia delle u C'ulicidae » europee. Firenze, 1896.
Noè G. Contribuzione allo studio dei Culicidi. « Bollett. della Soc. entom. italiana ».
Anno XXXI. Firenze, 1899. (Di prossima pubblicazione).
— 232 —
Inquanto ai recentissimi lavori sulla quistione tra zanzare e malaria, per taluni
dei quali si sono anche avute contribuzioni interessanti alle conoscenze speciogra-
flche e specialmente dietologiche sulle Culicidae, cito i seguenti :
Grassi B. Varie e notevoli pubblicazioni. La prima è stata: Rapporti tra malaria e
peculiari insetti [zanzaroni e zanzare palustri, u Atti della R. Acc. dei Lincei, Ren-
diconti della CI. di Se. fisiche ». Anno 1898, semestre II, voi. VII, fase. 7. Roma,
1898. Inoltre: u Policlinico », Voi. V-M, Roma, 1898. L'ultima è: Le recenti sco-
perte sulla malaria esposte in forma popolare, u Rivista di Se. biologiche ». Anno I,
fase. 7. Milano, 1899. In mezzo a qiieste (1' ultima delle quali è solo ultima per
ora) sono interposte varie note, tra le quali cito: La malaria projiagata per mezzo
di peculiari insetti, u Rendic. R. Acc. Lincei, CI. di Se. fisiche », Anno 1898, se-
mestre 2.°, voi. VII, f. 9. Roma, 1898. Rapporti tra la malaria e gli artropodi.
u Rend. R. Acc. Lincei. » Anno 1898, sem. II, voi. VII, fase. 11, Roma, 1898.
Ancora sulla malaria, u Rend. R. Acc. Lincei ». Anno 1899, semestre I, Voi. Vili,
fase. 12, Roma 1899.
Guassi, Bignaxi, Bastianelli. Varie pubblicazioni delle quali cito: Coltivazione delle
semiiune malariche dell'uomo nell'u Anopheles claviger ». u Rend. R. Acc. Lincei, u
Anno 1898, semestre II, voi. VII, Roma, 1898. Ulteriori ricerche sul ciclo dei pa-
rassiti malarici umani nel corpo del zanzarone, u Rend. R. Acc. Lincei. ». Anno
1899, semestre I, Voi. Vili, fase. 1, Roma, 1899. Resoconto degli studi fatti sulla
malaria durante il mese di Gennaio. « Rend. R. Acc. Lincei. Anno 1889, Voi. Vili,
2.° sem., fase. 3. Roma, 1899. Ulteriori ricerche sulla malaria, u Rend. R. Ac-
cad. Lincei », Anno 1899, Voi. Vili, 1.° seni., fase. 9. Roma, 1899. Sulla coltiva-
zione dei parassiti malarici dell'uomo nel corpo delle zanzare, a Annali d' Igiene
sperimentale ». Roma, 1*99.
Bignani e Bastianelli. Sulla tcoltivazione del parassita della terzana primaverile nel-
l'u Anopheles claviger ». R. Acc. medica di Roma, 1899.
Celli e Casagkandi. Per la distruzione delle zanzare, contributo allo studio delle so-
stanze zanzaricide. Roma, 1899.
Celli A. La malaria secondo le nuove ricerche. Roma, Agosto 1899.
Vedi inoltre, specie per i primi passi (più che altro teorici) della dottrina dei
rapporti tra zanzare e malaria, gli scritti di Lavekax, Maxson, Koch, Mendini, Bi-
gnami, Ross, che non sto a particolarmente citare.
233
INDICE DELLE MATERIE
PREFAZIONE Paf/. 46
Cap. I. — Raccolta e conservazione delle Calicidae. » 49
Oap. II. — - Caratterizzazione generale delle Culicidae. » 58
Cap. III. — I caratteri da adottarsi per distinguere le
specie e suddividere il gruppo Culicidae. . » 88
Cap. IV. — Qualche annotazione dietologica .... » ìoo
Cap. V. — Classazione e descrizione di un complesso
di 20 specie italiane della famiglia delle
Culicidae » 115
1. — Sguardo storico-bibliografico. — Generalità sulla divi-
sione della famiglia » 115
2. — Il genere Anopheles per rispetto alle specie italiane . » 123
Caratterizzazione » 123
Quali sono le specie, che si descriveranno . . » 125
Divisione del genere » 126
Descrizione delle specie » 128
3. — Il genere Culex per rispetto alle specie italiane » 146
Caratterizzazione » 146
Quali sono le specie, che si descriveranno . . » 147
Divisione del genere » 148
Descrittane delle specie » 159
Aggiunta al Cap. V » 223
Cap. VI. — Un brevissimo cenno generale sulla coro-
logia delle zanzare italiane » 225
234
INDICE ALFABETICO DELLE SPECIE DESCRITTE
Genere Anopheles.
bifurcatus, pag. 142.
claviger, p. 137.
[grisescens], p. 137.
[maculipennisj, p. 137.
[nigripes], p. 142.
[pietas], p. 128.
[plumbeus], p. 142.
pseadopictas, p. 128.
superpictus, p. 135.
-;], p. 142.
[villosus]
Genere Culex.
[affinis], p. 187.
albopunctatus, p. 183.
[alpinus], p. 207.
annulatus, p. 187.
[articulatusj, p. 173.
cantans, p. 170.
[oiliaris], p. 207.
elegans, p. 203.
[equinus], p. 167.
[fasciatusj, p. 177.
Ficalbii, p. 224.
glaphyropteras, p. 192.
hortensis, p. 217.
impadicns, p. 214.
malariae, p. 222 e 223.
[macalatus], p. 170.
mimeticus, p. 224.
iDodestus, p. 211.
nemorosus, p. 177.
ornatas, p. 167.
penicillaris, p. 160.
[phytopliagusj, p. 207.
pipiens, p. 207.
palcripalpis, p. 220.
pulcritarsis, p. 181.
[reptans], p. 177.
Ricbiardii, p. 199.
Irufusj, p. 207.
Liuiuùj, y. fluì.
[salinus], p. 177.
sjjathipalpis, p. 194.
[sylvaticus], p. 177.
[variegatus], p. 187.
vexans, p. 173.
[vulgaris], p. 207.
235
CONTRIBUZIONE
ALLO STUDIO DEI CULICIDI
Nota di GIOVANNI NOÈ, studente in Scienze Naturali
Fra il ricco materiale raccolto dal prof. Grassi nelle sue
escursioni scientifiche per i luoghi malarici, furono rinvenute
alcune specie di Culex, le quali, o per la loro mal definita po-
sizione sistematica, o perchè affatto ignote, meritano di essere
minutamente descritte, vista l'importanza che va di giorno in
giorno acquistando la conoscenza di questi ditteri, in relazione
alla malaria degli animali.
Per ora mi limito alla parte puramente descrittiva e ad
alcune aggiunte all'opera pregevolissima del Ficalbi, sperando
che questo contributo riesca di una qualche utilità al Ficalbi
stesso per il completamento del suo lavoro sull'argomento.
Già fin dall'anno scorso, il prof. B. Grassi, in una sua nota
preliminare, tenne parola di una specie, difficile allora da de-
terminare con sicurezza; cito qui il brano in discorso « Nei
luoghi non malarici però trovasi ieri altra specie di zanzare
{usiamo il termine in senso lato). Sono grosse e rassomigliano
al C. elegans, ma se ne distinguono facilmente perchè raggiun-
gono una grandezza maggiore e perchè non hanno i tarsi al-
boannulati (anellati di bianco). Queste zanzare sono frequenti
nei boschi di Rovellasca e dei dintorni, luoghi immuni da ma-
— 236 —
larici » e più oltre: « Io l'ho riscontrata nei boschi del Ticino
in punti certamente malarici; non l'ho riscontrata però negli
altri luoghi malarici da me visitati ».
Quest'anno, fin dall'apparire della primavera, si verificò la
presenza della suaccennata specie anche a Maccarese ed in
altre località della Campagna romana; si venne perciò alla
conclusione che essa sia molto diffusa nella penisola; sin' ora
fu trovata unicamente nelle regioni boschive, fatta completa
astrazione dalla salubrità o meno de' luoghi.
In quanto alla determinazione della specie, devo confessare
che le difficoltà , che l'avevano impedita l'anno scorso, non
sono ancora state completamente superate con certezza; e ciò
malgrado le più accurate e diligenti osservazioni. Si riteneva
dapprima, da esemplari secchi e mal conservati dell'anno scorso,
che si trattasse del C. lateralis, Meigen, perchè, da quel poco
che si poteva rilevare da essi, sembrava che i caratteri con-
cordassero con quelli della specie tedesca.
Ma quest'anno dopo la scoperta delle specie in parola a
Maccarese ed altrove, come ho già detto, il sospetto cadde e si
escluse la prima intepretazione. Pensai allora che si trattasse
del C. albopunctatus, Rondani, inquantochè la nota forma pre-
sentava delle particolarità che coincidevano perfettamente con
quelle rese note dalla brevissima descrizione del Rondani.
Tuttavia, esiste nella nostra specie un carattere che non è
stato rilevato dal Rondani ed è questo: che gli sterni dei
segmenti addominali sono bianchi e formano, colle macchie
laterali, una linea trasversale in ogni segmento, continua
quando l'addome non è gonfio di sangue, divisa in tre mac-
chioline, quando le pleure vengono distese dal turgore del-
l'addome. Questo fatto era tale da indurci senz'altro a creare
una nuova specie, se un certo qual senso di prudenza non ci
avesse consigliato ad attendere ed a rimandare la decisione a
tempo più opportuno.
Un altro fatto intervenne poi a modificare nuovamente le
mie idee ed è che, avendo esaminato, in questi ultimi tempi,
- 237 —
alcuni Culex presi a Swetzingen, presso Heidelberg, non sono
riuscito a rinvenire alcuna differenza tra la forma nordica e
quella del mezzogiorno; di modo che, tenendo anche conto della
grande variazione nelle dimensioni, a cui va soggetta una stessa
specie d'i zanzara anche nella medesima località , siamo ritornati
alla prima ipotesi, che si tratti cioè del C. lateralis di Mei-
gen, ed abbiamo concluso col confermare il sospetto del Fi-
calbi che il C. albopunctatus di Rondani non sia in realtà che
il C. lateralis di Meigen. Per questo motivo, darò la descrizione
di questa specie sotto i due nomi, senza però escludere del tutto
che si possa trattare di una forma nuova.
In ogni modo, sia essa il C. albopunctatus di Rondani
(sin. C. lateralis, Meigen) od un altro Culex, si tratta di una
specie ben definita e molto diffusa. Altre specie sin'ora poco
note e mal descritte ci sono occorse in grande abbondanza e
tali da permetterci una descrizione minuta ed una sicura si-
stemazione di esse; sono il G. pulchritarsis, Rondani, ed il
C. nemorosus, Meigen. A queste specie vanno aggiunte il C. ma-
lariche, Grassi, trovato dal prof. Grassi nello scorso anno e due
altre specie fin' ora sconosciute, di cui una ci piace di dedicare
al Ficalbi, che si è reso tanto benemerito della ditterologia
italiana, ed un'altra proponiamo di chiamare C. mimeticus per
le ragioni che diremo in seguito.
Per la nomenclatura e per l'ordine seguiremo il Ficalbi;
è duopo però che aggiungiamo alcune denominazioni nuove,
rese necessarie dalla descrizione delle ali del C. mimeticus.
Chiameremo lunula dell'ala l'incavatura pressoché semilu-
nare del margine, che si estende dalla nervatura 8 alla ner-
vatura 9 e qualche volta più in là , verso la base dell'ala.
La lunula comprende completamente il margine esterno
della cella IX.
Frangia dell'ala è quella triplice serie di squamette che
cinge, a mo' di merletto, il margine apicale e posteriore del-
l'ala stessa.
Y. (ipsilon) dell' ala sono le biforcazioni degli scapi, coni-
— 238 —
prendendovi l'estremità distale dello scapo e le estremità pros-
simali dei ramuli.
In quanto alla distribuzione sistematica delle forme nuove,
seguiremo, anche in questo caso, lo schema ideato dal Ficalbi,
secondo il quale le specie suaccennate sarebbero così collocate:
Ali con macchie per
ac umulo di situa-
mene
Ali con macchie non
per accumulo di
squamette . . .
Tarsi alboannullati.
Tarsi non alboannullati
C. annulatus
C. spathipalpis
C. FlCALBII
C. MIMETICUS.
Tarsi alboannul-
lati
Tarsi alboan-
nullati alla so-
la base degli
articoli.
Ornamenta-
zioni bianco
nivee.
Ornamenta-
zioni di color
bianco avo-
rio o bianco
giallo.
0. calopus
C. elegans
C. leounoupi
C. vittatus
C. MALARIAE
Al non macchiate
Tarsi alboan- .
nullati alla ba- '
se ed all'apice /
degli articoli.
Tarsi non alboannullati
Riepilogando, le specie eli cui noi dobbiamo ora parlare
sono
G. Ficaìbii, Noè, (1899).
G. mimeticus, Noè, (1899).
C. malariae, Grassi, (1898).
G. pulchritarsis, Eondani, (1872).
C. albopunctatus, Rondani, (1872).
G. nemorosus, Meigen, (1818).
Culex Ficaìbii, Noè, (1899).
Ali debolmente ma evidentemente macchiate per accumulo di
squamette; tarsi alboannulati con anelli evidenti solo alla base
degli articoli; ginocchi chiari; femori a differenza del C. an-
nulatus e del C. spathipalpis senza anello nel terzo distale.
Cominciamo dalla testa. La proboscide della femmina è bruna
con numerose squame giallo-brune, quella del maschio è preva-
— 239 —
lentemente giallo-bruna con estremità bruna. / palpi della
femmina hanno i primi due articoli giallo-bruni; il secondo
però, all'articolazione, è decisamente bruno, e dal lato ventrale
presenta, nella stessa località , una macchiolina bianca, data
dall'accumulo di squamette dello stesso colore; il terzo arti-
colo è bruniccio ; a questi se ne aggiunge un altro, brevissimo,
di color bianchiccio. I palpi del maschio, fatti a penicillo, sono
più lunghi della proboscide di tutto l'ultimo articolo; il primo
articolo, lunghissimo, ha un fondo giallo bruniccio col terzo
distale bruno; nel mezzo spicca una piccola anellatura bruno-
scura ben definita; un'altra, mal delimitata è visibile a poca
distanza dalla radice; il secondo ed il terzo articolo sono bruni
coll'estremità prossimale giallo-bruna, di modo che le artico-
lazioni appaiono di questo colore. Antenne brune nella fem-
mina, bruno-chiare nel maschio; tanto nell'uno, quanto nel-
l'altro il primo articolo è giallo aranciato. Gli occhi sono di
color verde metallico, con contorni giallo-pallidi. La nuca è co-
perta di fitte setoline di color giallo-oro chiaro; nel mezzo
però si nota una linea antero-posteriore nera e, lateralmente
ad essa, proprio dietro gli occhi due macchioline nere.
Passiamo al torace. Veduto dorsalmente, il torace presenta
una fìtta peluria giallo-ottone, sopra un fondo isabellino-
scuro, nel quale sono distinguibili delle mal definite macchie
più cupe (di color pressoché rosso mattone) specialmente ai
la^i. Posteriormente però, immediatamente al di sopra dello
scudetto, spicca una macchiolina ovale di color nocciuola;
il margine posteriore del torace è provvisto di lunghe setole
giallo-brune. Scudetto glabro colore isabellino. Lateralmente il
torace presenta, sopra un fondo isabellino-chiaro, delle mac-
chiette giallo-paglierine; guardato inferiormente, si scorge una
fina peluria chiara; nella parte anteriore presenta due mac-
chioline brune disposte una per lato e congiunte da una linea
trasversa di colore leggermente più chiaro.
Negli arti, le anche sono bruniccie anteriormente, molto
chiare posteriormente; trocanteri chiari con punto nero. I fé-
— 240 —
mori superiormente sono bruni, chiari inferiormente; l'estre-
mità distale presenta un anello di color bianco-giallastro ;
questo anello, insieme a quello dell'estremo prossimale della
tibia fa apparire il ginocchio come punto giallo-chiaro. Le
tibie sono bruno-nere; alle due estremità presentano un cer-
chietto giallo-avorio splendente. Tanto i femori, quanto le tibie
sono provvisti di lunghe setole giallo-brune.
I tarsi sono bruni con anelli, basali negli articoli, molto
evidenti di color bianco-giallo splendente.
Le ali sono bruniccie, con nervature ricche di squamette;
sono evidenti, per quanto poco marcate, cinque macchioline
nere formate per accumulo di squame. Naturalmente le macchio-
line sono molto meno distinte nel maschio. I ramali sono molto
più lunghi dello scapo; lo scapo della forchetta anteriore è più
breve di quello della forchetta posteriore. Nel maschio però la
differenza di lunghezza ora accennata per gli scapi non è
molto evidente. Bilanceri chiari nel peduncolo, bruni nella
capocchia.
U addome, molto peloso nel maschio, è, dorsalmente, bruno-
chiaro con bande giallo-paglia, anteriori nei segmenti ; la-
teralmente, presenta delle macchioline triangolari dello stesso
colore; i forcipi sono evidenti solo nel maschio, in cui hanno
dimensioni ragguardevoli. Inferiormente l'addome è bianco-
sporco; in ciascun segmento si nota una macchia cenerognola
a V, col vertice diretto anteriormente; dette macchie sono
listate di bruno.
È una specie molto grossa, potendo raggiungere le dimen-
sioni del C. annulatus perciò le assegneremo una lunghezza
media da 10 a 12 mm.
Fin'ora fu trovata solamente a Maccarese ed a Porto.
Culex mimeticus, Noè, (1899).
Ali variopinte ; il margine anteriore, nero, è interrotto da
tre linee giallo paglierine, che, ad intervalli pressoché uguali,
— 241 —
si seguono sino alla punta dell'ala. Femori del 2.° paio ingros-
sati alla base, tarsi albannulati con anelli basali negli arti-
coli; manca l'anellatura tra il 4.° ed il o.° articolo; addome
con bande chiare anteriori nei segmenti.
Descrivo solo la femmina non possedendo ancora il ma-
schio.
Intanto è bene notare come le ali del C. mimeticus siano
quelle che giustificano il nome dato a questa specie, in-
quantochè, a prima vista, si possono scambiare per le ali
dell' Anopheles superpictus, Grassi; altre poi sono le somiglianze
tra le due specie, talché l'inganno è tutt'altro che difficile.
Ma di ciò parlerò in altro luogo; per ora mi limito alla
descrizione.
Cominciando dalla testa si nota che la proboscide è nera
e presenta un largo anello giallo-chiaro alla porzione pros-
simale della seconda metà ; Votiva, molto piccola e quasi in-
distinta, è acuminata.
Le antenne sono nere; il primo articolo, superiormente,
è giallo-fulvo; i palpi, neri, hanno l'estremità distale come
punto chiaro. Gli occhi sono marginati di una fina peluria
gialla-chiara; la nuca, sopra un fondo nero, presenta nel mezzo
una fìtta peluria giallognola, la quale però va lateralmente
diventando rara fino a scomparire, cosicché dietro agli occhi
appare una macchia nerastra.
Il torace, veduto dorsalmente, è bruno-cioccolata coperto
da peluzzi giallo-rossicci. Nel mezzo sono visibili due linee
brune ravvicinate, le quali dal margine anteriore del torace
tendono a raggiungere il margine posteriore. Lateralmente
a queste, esistono due altre striscie (una per parte) che, in-
cominciando dalla metà del dorso, arrivano fino al margine
posteriore del torace. Ai lati, questo, sopra un fondo bruno,
presenta alcune macchiette bianco argentee.
Lo scudetto, glabro, è bruno; inferiormente il torace è
chiaro, con mal definite ornamentazioni bionco-sporche.
Anno XXXI. 36
— 242 —
Veniamo alle ali; le nervature longitudinali primarie sono
dieci come in tutte le altre specie; tre sono le nervature pal-
lide, le quali, in questa specie sono molto diafane e tendono
a scomparire. In complesso si osserva che le nervature brevi
si riducono assai; così la 1 non ha diretta provenienza dalla
base dell'ala, ma si stacca dalla 2 ad una certa distanza dalla
radice di questa, talché è poco distinta; le nervature trasver-
sali poi sono pochissimo evidenti. I ramiili delle forchette sono
molto più lunghi dei rispettivi scapi. La tinta fondamentale
dell'ala è nericcia, causa l'abbondanza delle squame che rico-
prono le nervature, e va diventando più carica verso il mar-
gine anteriore, dove le nervature marginali 1 e 2 formano
una linea nera.
Questa linea viene interrotta, ad un terzo della base del-
l'ala da tre segmenti di un bel color giallo-paglierino, che si
seguono, ad intervalli, sino alla punta dell'ala; il primo di
essi (incominciando dal più interno) occupa le nervature mar-
ginali ed 1, ed arriva sino alla 2, senza però interessarla;
il secondo, più lungo e più largo del precedente, comprende,
oltre la marginale e la i, anche il tratto corrispondente
della 2 ; la terza è situata quasi all'estremità , nella curva ante-
riore dell'ala; essa occupa un tratto che comprende la nerva-
tura marginale, l'estremità della 2 e la porzione distale della
nervatura 3, la quale però, alla sua estremità , presenta un
brevissimo tratto nero. Altre macchie gialle, ma sempre più
chiare a mano a mano che si passa al margine posteriore
dell'ala, occupano i seguenti tratti: 1' Y della forchetta ante-
riore; la nervatura 5, eccettuati i due estremi che sono neri;
1' Y della forchetta posteriore; la nervatura 8, tranne gli
estremi, che sono neri; l'estremità distale della nervatura 9;
finalmente la frangia della lunula, dove la colorazione è di-
ventata quasi bianca. Si comprende da questa descrizione, che
una fascia irregolare attraversa l'ala con una tendenza evi-
dentissima ad incurvarsi in direzione della base dell'ala stessa.
La nervatura 10 poi si presenta di color giallo-chiaro nella
— 243 —
prima metà . Altre squame dello stesso colore si trovano sparse
qua e là .
I bilanceri sono chiari nel peduncolo, brunicci nella ca-
pocchia.
Veniamo agli arti. Le anche sono chiare con punteggiatura
nera. I femori del primo e del secondo paio di zampe sono
neri superiormente ed anteriormente, bianchicci inferiormente
e posteriormente; i femori del terzo paio sono totalmente bian-
chi per più di due terzi ; solo, superiormente, si trova accen-
nata una linea sfumata oscura; l'estremità distale dei femori
è provvista di un sottile orletto bianco-gialliccio che fa ap-
parire i ginocchi come punto bianco. Il nero dei femori, ve-
duto contro la luce, mostra degli elegantissimi riflessi blua-
stri. I femori del secondo paio sono alquanto rigonfiati alla
base.
Le tibie hanno una colorazione nericcio-chiara, specialmente
dalla parte ventrale, decisamente nera però verso l'estremitÃ
distale, dove sono provviste di un' orlatura bianco-gialliccia.
I tarsi sono alboannulati in modo evidentissimo, e le anella-
ture, bianco-argentee, sono limitate alla base degli articoli;
però, alla seconda e terza anellatura partecipano con tenuissima
orlatura anche il primo ed il secondo articolo.
Fra il quarto ed il quinto articolo non è visibile alcun
anello; l'estremità distale del quinto articolo è leggermente
gialla.
U addome è bruniccio superiormente con bande bianco-ar-
gentee anteriori nei segmenti.
Le fascie, nel mezzo, sono semilunari, colla convessità ri-
volta all'indietro; inferiormente l'addome presenta un color
uniforme giallo-chiaro.
È una specie piccola, raggiungendo la lunghezza di appena
5, o 6 mm.
Sin' ora fu trovata solamente a Grassano in Basilicata ai
primi di Giugno, nella stessa località dove furono sempre cat-
turati gli Anoplxeles superpictus.
— 244 —
Culex malariae, Grassi, (1898).
Palpi del maschio vagamente annulati. Ali non macchiate.
Scapo anteriore più breve dello scapo posteriore. Tarsi alboan-
nulati solo alla base, ma gli anelli, bianchi, sono assai ristretti,
visibili però distintamente ad occhio nudo nel terzo paio. Addome
nero con bande chiare pressoché bicuspidali anteriori nei seg-
menti.
Cominciamo dalla testa. La proboscide è bruno-nera, con
tinta decisamente nera all'estremità ; V oliva terminale è molto
appuntita. I palpi della femmina sono neri con estremità bianco-
nivee; sono pure evidenti colla lente due anellature bianco-
gialle alle articolazioni dei segmenti; i palpi del maschio su-
perano, di quasi tutto l'ultimo articolo, la proboscide. Il primo
articolo, lunghissimo, va ingrossandosi all'estremità distale; il
suo colore è nero, però nel mezzo spicca una piccola anella-
tura bianco-avorio; il secondo ed il terzo articolo, pure neri,
possiedono alla base un anello bianco-argenteo; il secondo pre-
senta un ciuffo abbondante di peli bruno-neri abbastanza lun-
ghi; più brevi e più rari sono quelli del terzo articolo.
Le antenne sono nere nella femmina, bruno-nere nel ma-
schio; il primo articolo basale, rotondo, è, nella parte che guarda
la linea mediana della fronte, nero e cosparso di squamette
bianco-nivee che spiccano elegantemente sul fondo; nella parte
esterna invece è giallo-aranciato chiaro. Il clipeo è nero, però
si notano, specialmente nella femmina, due macchie diffuse
bianco-argentee; i margini laterali sono di color giallo-aran-
ciato chiaro. Gli occhi sono di color verde metallico con con-
torni di setoline giallo-paglia. La nuca, nera, è ricoperta di
una fina peluria paglierina, la quale però lascia distinguere
chiaramente una linea mediana antero-posteriore nera e due
macchioline dello stesso colore dietro gli occhi.
— 245 —
Passiamo al torace. Veduto superiormente, il torace pre-
senta, sopra un fondo bruno-nero, dei numerosissimi peluzzi
di color oro-scuro; ai margini laterali e posteriori la colora-
zione però si fa più chiara, anzi, al disopra dello scudetto;
nella linea mediana, si nota un' areola più o meno circolare
coperta di peli giallo-paglia.
Nel mezzo del torace attraverso la peluria si scorgono due
linee longitudinali ravvicinate poco distinte, le quali, partendo
dal margine anteriore, arrivano sino all'areola gialla; altre
macchie più oscure si intravvedono sul fondo; però, ed è bene
che lo dica per sempre, quando il torace di questa e di altre
specie di zanzare è intatto, cioè ricoperto dalla peluria, le
macchie e gli ornamenti che non siano dati da particolari
colorazioni di questa, non appaiono chiaramente trovandosi
sulla superficie chitinosa del torace; per questo motivo mi
accadde spesso di non essere riuscito a riscontrare, sopra esem-
plari freschi, la presenza di caratteri che erano stati avvertiti
e minutamente descritti da altri autori, per lo più antichi (1).
Ai lati, il torace, sopra un fondo bruno-cioccolata, presenta
delle macchie in parte giallo-paglierine ed in parte bianco-
ni vee, formate per accumulo di squame; queste macchie sono
disposte in maniera da dar luogo a tre linee irregolari che
dai margini del dorso si dirigono alle anche.
Inferiormente, il torace è coperto da una fitta peluria
giallo-paglierina; nella parte anteriore si nota una linea me-
diana antero-posteriore bruniccia, ai lati della quale spiccano
due macchioline dello stesso colore, congiunte da una spicca-
tissima curva, con convessità rivolta ventralmente, di modo
che si ha una figura che assomiglia in certo qual modo alla
lettera greca ty. Lo scudetto è di color bruno-cioccolata con
una linea mediana longitudinale più scura.
(1) Il metodo di raccolta inaugurato dal prof. B. Grassi e di cui questi ha giÃ
tenuto parola in una sua nota, ci ha permesso di possedere esemplari intatti delle
specie qui descritte, il che non poteva in alcun modo ottenersi usando i mezzi in vi-
gore per altri generi di ditteri.
— 246 —
Le ali sono fuligginose per la ricchezza di squamette nere
sulle nervature; forchetta anteriore con ramuli più lunghi dello
scapo; questo poi è più breve dello scapo della forchetta po-
steriore.
Gli arti hanno le anche di color giallo-paglierino; i femori
e le tibie sono dorsalmente neri, inferiormente bianco-giallicci;
però i femori del . terzo paio di zampe sono chiari, per una
buona metà , anche dorsalmente; all'estremità distale i femori
presentano un orletto bianco, che fa spiccare in modo elegan-
tissimo i ginocchi. I tarsi sono annulati, con anellature bianche
splendide alla base degli articoli; esse sono assai strette; vi-
sibili però distintamente ad occhio nudo nel terzo paio di
zampe; nel primo e nel secondo paio basta una lente a pic-
colissimo ingrandimento per renderle visibili ; spesso sono tali
anche ad occhio nudo.
~U addome è nero con bande chiare anteriori nei segmenti ;
queste bande presentano in corrispondenza alla linea mediana
dorsale una piccola intaccatura che divide le fascie in due
lobi; lateralmente, i segmenti addominali sono provvisti di
grosse macchie bianche, una per parte. Queste macchie vanno
interpretate come dilatazioni delle bande dorsali alle quali
spesso sono attaccate. Dal lato ventrale l'addome ha un fondo
di color giallo-paglierino; tutti gli sterni, eccettuato il primo,
presentano lateralmente, sul margine posteriore, due macchio-
line nere; nel mezzo, e nella prima metà , spicca una linea
longitudinale pure nera la quale, posteriormente, si biforca in
due rami che si uniscono alle macchie laterali; di modo che,
gli sterni mostrano una specie di ipsilon con apertura rivolta
posteriormente. In esemplari meno ornati spesso mancano i due
rami, cosicché allora sono evidenti solo tre macchioline, una
nel mezzo, le altre laterali sul margine posteriore; in questi
stessi individui le macchioline e la linea suddetta mancano an-
che nel secondo e molte volte anche nel terzo segmento. L'ul-
timo articolo, brevissimo e coniforme è quasi tutto nero.
U addome del maschio presenta, come al solito, lunghi peli
— 247 —
laterali di color giallo-ottone ; è necessario aggiungere che nel
maschio le fascio dorsali tendono un poco al gialliccio.
È una specie molto piccola non superando la lunghezza
di 7 mm. compresa la proboscide. È molto diffusa nei luoghi
paludosi ; l'esser stata trovata sempre con grande frequenza
nelle regioni malariche le valse il nome datole dall'autore.
Le località dove essa fu rinvenuta in grande abbondanza
sono le seguenti: Boschi del Ticino; Campagna romana; Paludi
pontine; Basilicata; Calabria; Sardegna; luoghi nei quali vive
dal maggio al novembre. Mi era nato il sospetto che questa
specie fosse da riferirsi al G. calopus, Meigen; però mi pare
che la descrizione sommaria di Meigen debba escluderlo e che
il C. malariae, Grassi, sia specie ben distinta da quella. Del
resto, vedi più innanzi le considerazioni sulla difficoltà di
pronunciare un giudizio.
Culex pulchritarsis, Eondani, (1872).
Ali non macchiate ; tutti i tarsi ampiamente e distintamente
alboannulati e la anéllatura prende la base dell'un articolo e
V apice dell'' altro; addome con bande alterne brune e bianchiccie;
palpi del maschio con ultimo articolo nereggiante, con la base
bianchiccia.
Non mi sembra che questi caratteri siano tali da servire
a distinguere con sicurezza il C. pulchritarsis dal C. penicil-
laris, tanto più che vi sono di quest'ultima specie delle va-
rietà che si potrebbero facilmente confondere col primo. Infatti
io posseggo esemplari di C. penicillaris, in cui le anellature
tarsali sono di un bianco quasi argenteo come nel pulchri-
tarsis, ed evidenti anche nelle prime due paia di zampe; in
cui il colore fondamentale è quasi completamente nero, e
manca la linea longitudinale sul dorso dell'addome.
Si comprende da ciò che la confusione è, qualche volta,
tutt'altro che difficile. Però, come ha notato anche il Ficalbi,
— 248 —
si tratta di due specie ben distinte; per non ingenerare con-
fusione propongo che si aggiungano a quelli suaccennati i
seguenti caratteri differenziali.
Ali fuligginose che arrivano, quando sono chiuse, sino al-
l'estremità dell'addome, o che di poco la sorpassano; bande del-
l'addome non estese al margine distale dei segmenti, ne semi-
lunari.
Le bande dell'addome sono propriamente quelle che per-
mettono di formulare con sicurezza il carattere differenziale tra
le due specie; vi ho aggiunto anche quello delle ali, perchè
nella quasi totalità dei casi, ho osservato che l'estremità del-
l'addome sporge, nel C. penicillaris, dal limite segnato dalle
ali chiuse, dimodoché la zanzara in parola, quando è ferina
presenta un aspetto singolarissimo.
Nulla posso dire ancora dei maschi jjerchè si sono fin' ora
sottratti ad ogni più accurata ricerca; tanto più che il C. pul-
chritarsis, per quanto assai diffuso, non è, nelle località dove
fu trovato, molto abbondantemente rappresentato.
La nostra descrizione si riferisce adunque unicamente alla
femmina.
La testa ha proboscide nera con oliva ben sviluppata. I
palpi, pure neri hanno l'estremità distale bianco-nivea; spesso
è pure evidente un anello dello stesso colore, alla base del se-
condo articolo. Le antenne sono nere; il primo articolo, ton-
deggiante, è, nella sua parte superiore, coperto da squame
giallo-paglierine. Gli occhi sono di color verde metallico ed
hanno contorni costituiti da una fina peluria bianco-avorio.
La nuca è nera coperta di setoline gialliccie; queste, molto fitte
sulla linea mediana, formano una stretta fascia antero-poste-
riore di un bel color giallo-oro; lateralmente a questa si scor-
gono molto bene due larghe e diffuse macchie nere, le quali
vengono così ad essere collocate dietro gli occhi; ancora più
esternamente, sempre dietro gli occhi, si trovano altre due
macchie più piccole, pure nere.
— 249 —
Passiamo al torace. Debbo qui far notare che esistono anche
per questa specie due varietà , una meno ornata dell' altra.
Nella prima, il colore del torace, visto al di sopra, è quasi
uniformemente giallo-oro con mal definite strie longitudinali
giallo-paglierine. Nella seconda invece le ornamentazioni sono
più eleganti ; e, precisamente, nel mezzo esistono, non sempre
ben visibili, due sottilissime linee longitudinali di color giallo-
paglia, ravvicinate tanto fra di loro da sembrare, ad un esame
poco attento, un'unica striscia; esse partono dal margine an-
teriore ed arrivano sino alla metà della lunghezza del torace,
dove si arrestano dinanzi ad un' areola ovale, bruno-nero nel
mezzo, ma con margini costituiti da peluria giallo-paglierina.
Lateralmente alle due linee suddette il dorso del torace è co-
perto da una peluria giallo-rossiccia, nella quale sono visibili,
nella prima metà , due macchie diffuse più oscure; dietro que-
ste macchie, un poco al di sopra dell'impianto delle ali, spic-
cano, qualche volta non troppo bene, due macchioline giallo-
paglierine, dietro le quali la colorazione del fondo si fa ancor
più cupa. Spesso sembra che le due macchie diffuse oscure
della prima metà del torace, continuino posteriormente in due
linee dello stesso colore. Tutto all'intorno del dorso del torace
gira una sottile listerella giallo-paglierina, la quale, dopo di
aver orlato il margine anteriore, si ripiega, da ogni parte, ai
lati del torace e non risale che in corrispondenza alle due
macchioline giallo-paglia dell'impianto delle ali. Di qui la
striscia si dirige all'indietro a cingere il margine posteriore,
da cui lascia sporgere delle setole lunghe e sottili gialliccie.
Ai lati, il torace è ricco di spolverature bianco-nivee; infe-
riormente è tutto coperto da squame giallo-paglierine ; nella
parte anteriore, si notano due macchioline laterali bruniccie
congiunte da una linea incurvata verso gli arti.
Lo scudetto è glabro e di color bruno-cioccolata.
Veniamo agli arti. Le anche sono anteriormente nere con nu-
merose squame bianche; i femori sono neri superiormente, bian-
chi inferiormente; quelli del 3.° paio sono bianchi per una buona
— 250 —
metà anche superiormente eccettuata una sottile striscia neric-
cia, che ne j)ercorre la costa superiore. L'estremità distale dei
femori presenta un orletto di color bianco, che fa apparire come
punto bianco assai vivo i ginocchi; le tibie sono pure nere e
provviste all'estremità distale di un orletto bianco; i tarsi sono
neri anellati ampiamente, e gli anelli, bianco-nivei, sono costi-
tuiti dall'estremità distale degli articoli e dall'estremità pros-
simale degli articoli successivi. L'ultimo articolo è completa-
mente bianco. Spesso il primo paio di zampe possiede tarsi
alboannulati solo alla base degli articoli.
Le ali sono fuligginose per l'accumulo di squamette nere
sulle nervature; però tra queste squame se ne distinguono colla
lente, altre di color giallo assai chiaro. Scapi delle due for-
chette uguali; ramuli della forchetta anteriore più lunghi dello
scapo ; ramuli della forchetta posteriore pressoché uguali in
lunghezza allo scapo. Bilanceri chiari nel peduncolo, legger-
mente brunicci nella capocchia.
Uaddome è nero dorsalmente con bande giallo-paglierine,
anteriori nei segmenti. Qualche volta queste bande sono intere;
per lo più però le bande hanno tre intaccature; una nel mezzo
piccola e due laterali più profonde vicino ai margini dei ter-
giti; dimodoché la banda si presenta sotto questo aspetto: due
lobi mediani quasi confusi insieme e due lobi laterali più
spiccati, più dilatati ed allungati all'indietro, aventi l'aspetto
di macchiette. Ventralmente le bande chiare hanno la preva-
lenza su quelle nere; queste però nel mezzo penetrano a mo'di
cuneo nelle bande qhiare formando una specie di V pieno con
vertice rivolto anteriormente. Le dimensioni, piuttosto costanti,
si aggirano sugli 8 mm. compresa la proboscide .
E specie boschiva piuttosto diffusa; Rondani la cita per
l'Emilia; il dottor Michele Gatti, di questo gabinetto, ne cat-
turò alcuni esemplari nei dintorni di Teramo. Fu trovata an-
che a Maccarese ed in altri luoghi della campagna romana ;
non è rara nelle Paludi Pontine; in Roma stessa si possono
raccogliere esemplari di questa specie, sotto al boschetto del-
— 251 —
l'Orto botanico ai piedi del Gianieolo. Come ho già detto, non
è però così numerosa come è diffusa.
Culex albopunctatus, Rondani (1872)
Sin. Culex lateralis, Meigen (1818).
Ali non macchiate ; ramuli assai più lunghi dello scapo :
tarsi non alboannulati ma con ginocchi di un bianco niveo; ad-
dome senza bande chiare e scure, ma con segmenti macchiati
di bianco ai lati.
Incominciando come al solito dalla testa, notiamo che la
proboscide, lunga circa la metà del corpo, è completamente
nera (1), tanto nella femmina quanto nel maschio. I palpi della
femmina pure neri; quelli del maschio, appena lunghi quanto
la proboscide, neri col ciuffo del secondo articolo poco svilup-
pato e rari peli al terzo articolo. Clipeo nero con brinatura
plumbea sul fondo, divisa in due macchiette da una mal defi-
nita linea longitudinale nera. Antenne nere in ambedue i sessi;
il primo articolo è superiormente di color giallo-aranciato chiaro.
Gli occhi sono di color nero con riflessi rosso molto cupo; l'orla-
tura è costituita da setoline bianco-paglierine; le due orlature si
spingono in avanti a formare la linea di separazione degli occhi.
La nuca è nera e coperta da fìtte setoline giallo-paglia ante-
riormente, giallo-oro posteriormente; da essa parte un ciuffo di
lunghe setole giallo-paglierine, che si protende al di sopra
della linea di separazione degli occhi ; dietro questi spicca una
macchietta nera.
Veniamo al torace. Veduto superiormente, il torace presenta
una fitta villosità di color giallo-oro chiaro ; però verso la parte
posteriore del torace, vicino all'inserzione delle ali, i peli sono,
generalmente di color giallo tendente al rossiccio. Nel mezzo
(1) Il nero di questa zanzara si può, con molta approssimazione, paragonare al
colore dell'inchiostro, coi riflessi particolari a questo.
— 252 —
il torace è percorso da una larga fascia longitudinale nera.
Essa è, alla sua volta, percorsa da una sottile linea giallo-oro
che la divide in due fascie; in corrispondenza alla metà del
torace, la linea dorata si biforca ed i rami vengono congiunti,
al margine posteriore del torace immediatamente al di sopra
dello scudetto, da un tratto trasversale; questo ed i rami limi-
tano un'area pressoché ovale nera nel fondo ma coperta par-
zialmente dalle setole dorate provenienti dai rami. Ai lati
della grossa fascia longitudinale nera si notano due altre linee
dello stesso colore, che, incominciando dalla metà del torace,
arrivano sino al margine posteriore di questi, esse sono sepa-
rate dalla grossa faccia per mezzo di due sottili linee giallo-
dorate. Il margine posteriore del torace è fornito di lunghe se-
tole giallo-rossiccie. Lo scudetto, glatro, è nero. Lateralmente,
il torace presenta una colorazione fondamentale nero-inchiostro,
sulla quale spiccano elegantemente delle macchie bianco-nivee;
di queste, nella generalità dei casi, se ne vedono quattro, quasi
sotto l'inserzione delle ali, disposte come se fossero ai vertici
di un quadrato, disposizione che rende spesso evidente la fi-
gura geometrica accennata per la parziale fusione di alcune
tra le macchie. Altre macchie bianco-nivee sono sparse qua e là . -
Al di sotto, il torace è coperto da squame bianco nivee ; però
nella parte anteriore si osserva una linea mediana anteropo-
steriore nera, alla quale affluiscono due altre linee oblique, che
danno luogo ad un V con vertice ventrale.
Negli arti le anche sono chiare anteriormente, nere con
molte squame bianco-nivee posteriormente; i femori, inferior-
mente sono bianco-giallicci; superiormente, quelli del primo e
secondo paio sono, eccettuata la radice che è bianco-gialliccia,
nericci con colorazione più intensa verso il terzo distale, quelli
del terzo paio bianco-gialli per una buona metà . In corrispon-
denza all'articolazione, i femori presentano un'orlatura bianco-
nivea che fa apparire i ginocchi come punto bianco assai vivo.
Nel resto, le zampe sono affatto nere.
Le ali. affumicate, sono rese ancor più oscure dalla rie-
— 253 -
chezza di squame nelle nervature, le quali essendo molto avvi-
cinate verso il margine anteriore, danno luogo, in corrispon-
denza a questa porzione dell'ala ad una colorazione più intensa.
Ramuli molto più lunghi degli scapi in ambedue le forchette.
Lo Scudetto, glabro, è nero.
Bilance ri chiari con estremità nera. L'addome è nero in-
chiostro con setole di color giallo-bruno al margine posteriore
dei segmenti; le setole nel maschio sono, in paragone ad altre
specie, più rade e più corte. I segmenti hanno ai lati delle
eleganti macchie bianco nivee di forma pressoché triangolare.
E notevole che le macchie, e specialmente negli ultimi tergiti,
tendono a distendersi sulla parte dorsale; anzi nel maschio av-
viene che le macchie dell'ultimo segmento si avvicinano tanto
sul dorso da dar luogo apparentemente ad un anello bianco; però
guardando colla lente si scorge la linea di separazione fra le
due macchie. Oltre a queste, altre macchie esistono sugli sterni,
dove assumono la forma di una banda bianco-nivea anteriore
e più grande della nera; questa però penetra nel mezzo, a mo'di
cuneo nella banda chiara che appare così profondamente bicu-
spidale. Le macchie sternali formano in ogni segmento, con
quelle laterali una banda trasversale, continua quando l'addome
è vuoto, spezzata in tre macchioline quando le pleure vengono
distese dal turgore dell'addome.
Forcipi del maschio molto grossi e sporgenti, coperti di seto-
le, le quali sono più lunghe verso l'interno che verso l'esterno.
Le dimensioni variano moltissimo in questa zanzara, come
abbiamo già osservato al principio di questa nota; tantoché
da un minimum di 5 mm. possono arrivare ad un marximum
di 9 mm. e 10 mm.
E specie diffusissima ovunque, limitata però ai luoghi bo-
schivi ed umidi dove punge di giorno ed al crejmscolo, ciò
che del resto fanno anche tutte le altre specie che conducono
vita boschiva.
È notevole l'ardimento con cui assale in relazione alla sua
robustezza.
— 254 —
Possediamo esemplari di questa specie catturati a Rovel-
lasca (Provincia di Como), nei boschi del Ticino; nelle localitÃ
palustri dell'Italia media ed inferiore si può asserire quasi in
modo assoluto che vi si trovi costantemente. Così è numero-
sissima nella Campagna Romana, nelle paludi pontine, nella
Calabria ecc. Gli individui settentrionali sono generalmente
più piccoli.
Meigen la cita per l' Austria, Stephens per 1' Inghilterra,
Gimmerthal per la Russia, Rondani per l'Italia e più partico-
larmente per l'Emilia.
Aggiungiamo che anche in Roma all'Orto Botanico, si rac-
colgono numerosi C. albopunctatus di dimensioni svariatissime.
Altri esemplari, di medie dimensioni, furono catturati dal
prof. Grassi a Swetzingen, presso Heidelberg.
Ora dovremmo passare alla descrizione del Culex nemorosus,
Meigen, senonchè la difficoltà di risolvere la questione sulla
sua determinazione ci costringe a permettere alcune conside-
razioni.
Nella famiglia dei Culicidi, in particolar modo nel genere
Culex, il disordine e la confusione, in cui essa si trova da tempo
antico non sono pur troppo ancora dissipate completamente,
quantunque il Ficalbi, in questi ultimi anni, abbia recato sul-
l'argomento, non poca luce. Le cause del disordine vanno, in
parte, ricercate nella grande diffusione dei Culicidi, la quale
dà luogo spesso a tali variazioni di tinta e di proporzioni, da
indurre fà cilmente ad innalzare al grado di specie delle forme
che devonsi interpretare unicamente come varietà ; in parte
ancora nella difficoltà della buona conservazione delle antiche
raccolte, ciò che sottrae gli studiosi alle verifiche ed alle in-
dagini opportune. Però, tenute nella dovuta considerazione le
difficoltà accennate, la confusione deriva per lo più dalle descri-
— 255 —
zioni monche, le quali, come ognuno sa, costituiscono il patri-
monio lasciatoci dalla maggior parte degli antichi sistematici.
Esse potevano bastare quando il numero delle specie era
assai limitato; ma, a mano a mano che cresceva l'elenco delle
forme, andava aumentando di pari passo l'incertezza sulla loro
determinazione, rendendosi così possibile la creazione di un
numero considerevole di nuove specie, le quali, ad un esame
più accurato, verranno certamente eliminate. Il Meigen, per
esempio, le cui specie si accettano generalmente senza discus-
sione, ha lasciato di esse descrizioni così insufficienti, che
difficilmente servono a togliere d'imbarazzo lo studioso che si
dà ad un tal genere di ricerche; e, come il Meigen, non si
regolarono diversamente i ditterologi contemporanei o di poco
posteriori, i quali anzi hanno spesso aggravato la confusione.
E per questo motivo che a proposito del C. lateralis, Meigen,
e del C. malariae, Grassi, non son potuto venire a conclu-
sioni assolute, quantunque credo che difficilmente il mio giu-
dizio potrà essere modificato.
Del resto, io credo fermamente che, se si vuol fare luce
completa su tale argomento, sia necessario controllare sul posto
le specie menzionate dai loro autori, e siccome il maggior
numero di esse fu scoperto al Nord, specialmente in Germa-
nia, affermo in modo assoluto che senza un lungo soggiorno
e senza accurate ricerche fatte in questo paese non si potrÃ
mai avere un'idea esatta delle numerose specie di Culicidi.
*
Non altrimenti che per il C. malariae, Grassi e per il
C. lateralis, Meig. è intervenuto a me per il C. nemorosus,
Meigen. Dirò anzitutto a quale forma ritengo di riferire la
specie di Meigen.
Nella scorsa primavera, procedendosi in Maccarese ad espe-
rimento sull' infezione o meno delle zanzare da parte di uo-
— 256 —
mini malarici, fa notata la presenza di una specie di Culex,
rappresentata in proporzioni numeriche abbastanza considere-
voli, che ini sembrò fin'ora sconosciuta, e che mi accingevo
perciò a descrivere; senonchè, dopo ulteriori investigazioni,
fui tratto alla convinzione che si trattasse del C. nemorosus,
Meigen. Dirò poi le ragioni che mi hanno condotto a que-
sta conclusione. Esemplari della medesima specie ebbi dalla
Lombardia, dalle paludi di Ravenna, da varie località della
Campagna romana, dalle paludi Pontine, da Sibari, da Meta-
ponto e da molte altre località , talché mi convinsi esser que-
sta una forma molto diffusa e molto numerosamente rap-
presentata. Fino allora non conoscevo ancora tutte le mono-
grafie del Ficalbi sui Culicidi, perchè non tutte poterono esser
riunite nel suo libro sulla Revisione sistematica della famiglia
delle Culicidae Europee. Più tardi però, trovai sul Bollettino
della Società Entomologica Italiana del 31 Ottobre 1896, la
descrizione, fatta dal Ficalbi, di una nuova specie di zanzara,
il Culex salinus, la quale mi colpì per le rassomiglianze che
presentava colla nostra di Maccarese.
Mi procurai allora esemplari di quella forma, facendomeli
spedire da Cagliari, ne' cui dintorni il Ficalbi l'aveva trovata
e mi convinsi essere il Culex salinus non altro che una va-
rietà più bruna della nostra specie continentale. Questo fatto
è importantissimo perchè mi induce ad estendere al C. sali-
nus le conclusioni alle quali ero venuto per la nostra specie;
che il C. salinus sia una varietà della forma continentale è
indubitato e lo si comprenderà dalle lievi differenze che farò
rilevare alla fine di questa nota; come tale, è riferibile al
C. nemorosus. Resta a dimostrare che la specie continentale è
realmente il C. nemorosus, ciò che farò tra poco. Prima vo-
glio far notare, a prova di quanto dissi poco fa, l'estrema fa-
cilità con cui le descrizioni degli antichi autori, incomplete e
basate unicamente su caratteri artificiali, ci posson trarre in
inganno. Non vi sarebbe alcuno il quale, osservando il C. sa-
linus di Cagliari non direbbe trattarsi di specie nuova; d'altra
— 257 —
parte io credo che nessuno potrebbe, coll'intermezzo della forma
continentale, negare che il C. salinus è sinonimo di C. nemo-
rosus, dato, come è mia ferma convinzione che la nostra
specie continentale debba riferirsi a quella di Meigen. Veniamo
finalmente alla dimostrazione accennata.
Citerò, per rendere più chiara la cosa, quello che ne dicono
il Meigen, il Macquart ed il Rondani.
Il Meigen così descrive il C. nemorosus.
« Culex nemorosus. — Torace rufo fusco-vittato ; abdomine
fusco albo-annidato ; genubus ptmcto niveo. — Fronte giallo-rossa
con margini degli ocelli bianchi. Torace giallo-bruno con due
linee longitudinali bruno-nere; addome bruno nero con anelli
bianchi. Coscie giallo-chiare con apice bruno, con punti argentei
spiccanti ai ginocchi; gambe e piedi bruno-neri; bilanceri giallo-
pallidi. Ali bruno squamate. Antenne del maschio con peli bruni,
che alla punta sono bianchi spiccanti; palpi neri. In estate nei
boschi ombrosi non raro. 3-L. » (1).
Come si vede, i caratteri dati dal Meigen sono piuttosto
vaghi; inoltre il carattere delle antenne del maschio deve ri-
ferirsi, più che ad altro, ad un effetto di luce. Anch'io, dap-
prima ritenevo che le antenne del maschio fossero bianche
all'estremità , ma ho dovuto poi ricredermi. Del resto, questo
carattere fu trascurato dai ditterologi posteriori, per cui credo
opportuno non tenerne alcun conto. In quanto alle due linee
longitudinali brune del torace, ormai sappiamo come sia un
carattere molto incostante, dacché abbiamo spesso osservato
(1) Tolto dal libro del Ficalbi: a Revisione sistematica della famiglia delle Culi-
cidae europea -.
Anno XXXT. 17
— 258 —
come di una specie esistano quasi sempre due varietà una più
ornata dell'altra.
Non altrimenti si verifica nella nostra forma continentale.
Dico questo perchè nel C. salinus le strie longitudinali dorsali
non sono evidenti o lo sono pochissimo, certamente per la
ragione che il colore fondamentale è più bruno che nella va-
rietà continentale. In complesso posso dire che i caratteri ri-
feriti dal Meigen, per quanto di secondaria importanza per
la massima parte, concordano colla forma in parola.
Come ognuno vede però, chi per la determinazione del
C. nemorosus si appoggiasse unicamente alla descrizione di
Meigen potrebbe trovarsi in grande imbarazzo, perchè essa
non esclude che gli stessi caratteri si possano un giorno rife-
rire ad una specie nuova. Così accadde a me, e sarei stato
tratto in inganno, se un carattere rilevato unanimemente dai
ditterologi posteriori non mi avesse rimesso sulla buona via.
Vediamo infatti quello che dice il Macquart:
« Cidex nemorosus, Meig. ià emblable au C. pipiens. Pal-
pes d'un brun clair. Borei des yeux blanc. Thorax à deux ban-
des brunes. Abdomen brun annelé de blanc. Pétiole de la pre-
mière cellule sous-mar ghiaie des ailes plus long. Assez rare. Le
C. sylvaticus, Meig. en est une variété. Long. 3 - 3 1 j i lig. ».
E più tardi il Rondani:
« C. nemorosus. — Scapus furcae venosae anterioris longi-
tudine subaequalis scapo furcae posterioris.
Articuli tarsorum non neque anguste ad basini albicantes.
Palpi maris articulorum basi non manifeste palUdiore ».
Anche queste descrizioni sono insufficienti, come ognun
vede, però risano un altro carà ttere che io ritengo decisivo,
quello delle ali; in sostanza risulta che i ramuli delle due
forchette sono pressoché della stessa lunghezza. E vero che
questo carattere non è esclusivo della specie in parola, ma,
aggiunto agli altri, serve a dare alla definizione del C. nemo-
— 259 —
rosus maggior consistenza e sicurezza. Ora la nostra forma con-
tinentale e la varietà di Cagliari concordano anche in questo
col C. nemorosus, motivo per cui, tenuto conto di tutti i ca-
ratteri comuni accennati, mi sembra bene di concludere che la
specie nostra e quella del Ficalbi, se non sono rappresentanti
tipici sono certamente varietà del C. nemorosus di Meigen.
Non fu estraneo alla mia decisione il fatto costante di aver
sempre riscontrato la specie in parola unicamente nei boschi,
circostanza questa certamente di minima importanza oggidì,
ma che ne doveva avere una non lieve ai tempi di Meigen,
quando il numero di Culex conosciuto era ancora esiguo. Non
so se sarò riuscito a dimostrare la sinonimia del C. nemoro-
sus e del C. salinus (considerando questo come una varietÃ
poco numerosa della specie molto più diffusa del continente) è
certo però che la descrizione del Meigen e quelle successive
conducono logicamente a questa conclusione. Del resto, nei Ou-
licidi le varietà sono forse più numerose di quello che si crede
perchè le differenze fornite unicamente dall'intensità dei colori
non hanno certamente l'efficacia di veri caratteri specifici, ma
debbonsi probabilmente interpretare come variazioni dovute
nient'altro che alla grande diffusione di questi Ditteri, ed alle
condizioni speciali degli ambienti diversissimi in cui vivono.
Da quanto è stato detto, appare chiaro che i caratteri del
C. nemorosus possono esser fissati da quelli dati dal Ficalbi
per il suo C. salinus, eliminandone ciò che si riferisce troppo
particolarmente a quest'ultimo, che, come sappiamo, non è
altro che una varietà piuttosto limitata. Per cui proponiamo,
per il C. nemorosus i seguenti caratteri distintivi.
Culex nemorosus.
Palpi bruni in ambedue i sessi; nel maschio possono essere
lunghi come la proboscide o sorpassarla di tutto l'ultimo arti-
colo. Proboscide nera. Torace varia dal color giallo oro al color
— 260 —
bruno garofano; si distinguono spesso due strisele longitudinali
brune; raramente se ne osservano quattro; non di rado però
mancano totalmente. Ali fuligginose con numerose squame giallo
paglia, o giallo ceciato nella varietà più bruna. Scapi delle due
forchette pressoché uguali; così pure dicasi dei ramuli. Arti con
tibie e tarsi brunicci; ginocchi come punto bianco più o meno
vivo; tarsi non albo annidati; addome con bande bianco paglia
anteriori nei segmenti.
Non ci resta ora che far risultare le piccole differenze che
corrono tra il C. salinus e la corrispondente specie conti-
nentale.
Come ho già detto altrove, la colorazione generale nell'ul-
tima è più pallida, per cui, pur mantenendosi le gradazioni
indicate dal Ficalbi, le singole ornamentazioni riescono un po'
più sbiadite. Nel maschio la cosa non è sempre, quanto ai
palpi, come la notò il Ficalbi; infatti tanto nella specie iso-
lana, quanto in quella continentale, i palpi possono essere lun-
ghi appena come la proboscide o sorpassarla di quasi tutto
l'ultimo articolo. In quanto al resto devo rilevare, sempre in
base a quanto ho detto or ora che la nuca e il torace hanno
nella nostra specie una peluria di color giallo oro, più chiaro
nella nuca che sul torace; su questo sono qualche volta di-
stinguibili due linee longitudinali più cupe; raramente se ne
vedono quattro; spesso non se ne vedono affatto. Le brizzo-
lature delle ali, dei tarsi e dell'addome sono, nella specie con-
tinentale, più chiare e più rare (1).
* *
Era già in corso di stampa la presente nota, quando uscì
1' atteso lavoro del Ficalbi sulla nuova sistematica dei Culicidi.
Questo diligente autore, prendendo in esame dei caratteri più
(1) Mentre davo alle stampe la presente nota scrissi al Ficalbi a quali risultati
ero giunto circa il suo C. salinus. Ne ebbi in risposta ebe a questa conclusione era
pervenuto egli pure, e già da molto tempo.
— 261 —
naturali di quelli fin ora considerati, è riuscito a determi-
nare 16 specie di Culex, sulla cui certezza non è più possibile
ormai sollevare alcun dubbio. A ragione egli ritiene che i
caratteri offerti dalla maniera dell' unghiatura e dalla pre-
senza od assenza del 4.° articolo nei palpi della femmina, ab-
biano una grande importanza; io credo anzi che essi servi-
ranno addirittura a portare piena luce nell' argomento ed a
sgombrare il campo da tutta quella folla
di specie, poco riconoscibili, che furono
istituite sulla base di caratteri affatto se-
condarli. Detto ciò, ritengo opportuno
completare, per quanto mi è ora possibile,
la descrizione del C. Ficalbii.
Culex Ficalbii — La maniera del-
l' unghiatura è la seguente: nel maschio,
il 1.° e 2.° paio di arti sono inequiun-
gulati ; 1' unghia anteriore è bidentata, la
posteriore è unidentata; il 3.° paio è
equiungulato ad unghie semplici. Nella
femmina le tre paia di arti sono equiun-
Contorni delle princi-
gulati ad unghie semplici. Debbo aggiun- pali T* doll ' a PP areccl f
° & X && "■sessuale maschile, visto
gere che questa specie di zanzara deve cli s °P ra dcl c - Fìcaibu,
rassomigliare al C. glaphyropterus Schiner, ° b ' ^ R ' Yj ' Beck '
eccezione fatta naturalmente per i tarsi che nel C. Ficalbii
sono alboannulati e che la distinguono da quello. La descri-
zione sommaria del C. Ficalbii sarà dunque la seguente.
Culex Ficalbii
Palpi della femmina aventi un 4.° articolo, evidente, per
quanto brevissimo. Notazione denticolo ungueale della fem-
mina 0.0-0.0-0.0, del maschio 2.1-2.1-0.0. Palpi del maschio
più lunghi della proboscide. Ginocchi chiari; femori, a diffe-
— 262 —
renza del C. annulatus e del C. spathipalpis, senza anello nel
terzo distale. Tarsi alboannulati. Ali debolmente ma evidente-
mente macchiate per accumulo di squamette.
Culex mimeticus — Di questa specie non posso pur troppo
completare la descrizione essendo privo del maschio e di esem-
plari freschi. Spero però di farlo al più presto. Intanto dirò
che la notazione denticolo ungueale della femmina è la se-
guente: 0.0-0.0-0.0.
In quanto al C. malariae, Grassi, allo stato attuale delle
cose questo mi consta: che il C. vexans descritto dal Ficalbi
è certamente il C. malariae, Grassi; che però non ritengo an-
cora giustificata la sinonimia della specie descritta dal Ficalbi
con quella del Meigen. La cosa -merita di esser meglio appro-
fondita.
263
FORMICHE DI MADAGASCAR
raccolte dal Sig. A. MOCQUERYS
NEI PRESSI DELLA BAIA DI ANTONGIL (1897-1898)
determinate e descritte da C. EMERY
Le raccolte fatte dal sig. Mocquer}^ comprendono 5'2 specie
e varietà determinate delle quali 17 sono nuove. Due di esse
costituiscono il nuovo genere Eutetramorium. Mi sembra par-
ticolarmente interessante la scoperta di due specie del genere
Platythyrea che ha numerosi rappresentanti nell'Africa conti-
nentale, mentre non era noto finora in Madagascar. Questo
fatto, insieme col rinvenimento di specie (ancora inedite) di
Sìmopone e di Prenolepìs sul continente africano, viene in
appoggio alla mia tesi che la fauna malgascia è essenzialmente
una fauna africana arcaica. 11 solo genere di formiche che Ma-
dagascar abbia in comune con l'India, mentre manca in Africa,
è il genere Mystrium; ma le quattro specie malgascie formano
un gruppo compatto, ben differente dalla specie birmana, ri-
trovata poi dal Modigliani in Sumatra. Però un nuovo lega-
me con la fauna indo-australiana è fornito dalla Belonopelta
Darwini, specie descritta dal Forel sopra un esemplare d' Au-
stralia, e che ritrovasi appena debolmente modificata in Bir-
mania e a Madagascar. Ma questi legami sono insignificanti
rispetto a quelli molto più importanti che uniscono Madaga-
scar all' Africa. E l'Africa stessa con i suoi Dorylus e Aenictns,
le sue Polyrhachis, Oecophylla e Myrmicaria, offre nella sua
— 264 —
fauna ben più caratteri indiani che non ne abbia la fauna
oramai relativamente meglio conosciuta di Madagascar.
Cerapachys Mayri For.
Oltre a parecchi £5 , trovo nella raccolta due <$ che credo
dover attribuire al genere ed alla specie e che passo a de-
scrivere.
cf . Capo rotondeggiante, con occhi e ocelli grandi e spor-
genti; mandibole trigone senza denti, con margine interno con-
cavo ; clipeo brevissimo ; lamine frontali poco sinuose, conver-
genti indietro, prolungate fino a metà circa della lunghezza
degli occhi; nel mezzo della fronte una carena longitudinale.
Scapo delle antenne breve e grosso, prolungato quanto le la-
mine frontali; 2.° articolo piccolissimo, ì seguenti tutti ben
più lunghi che grossi. Torace robusto, pronoto scoperto, con
angoli anteriori distinti e margine posteriore, sporgente al di-
sopra del livello del mesonoto, questo con solchi parassidiali
profondi ; epinoto troncato posteriormente. Il peziolo è supe-
riormente convesso, non marginato, con la massima larghezza
verso i 3 / 4 posteriori, debolmente ristretto innanzi, fortemente
indietro; postpeziolo (1) ovale allungato, più ristretto innanzi
che indietro; di sotto ha, in avanti, una sporgenza lamellare
trasversa ; il segmento seguente ricopre circa la metà del re-
sto dell' addome. Organo copulatore nascosto, lamina subge-
nitale forcuta a punte acute. Nelle ali, le celle cubitali sono
tutte aperte, perchè manca la trasversa cubitale, e la base del
ramo cubitale anteriore è staccata dal tronco della vena; cella
radiale aperta, discoidale chiusa ; pterostigma largo e corto.
Nero, lucido, con antenne e tarsi ferruginei. Il capo è fit-
tamente coperto di grossi punti alquanto confluenti. Sul tora-
ce, si notano dei punti foveiformi piligeri, più grossi e molto
confluenti sull' epinoto che apparisce grossolanamente retico-
(1) Designo con questo nome, già adoperato da altri iruenotterologi, quel segmento
che, nei Mirmicini, e in molti Dorilini e Ponerini, è ben distinto dai seguenti e co-
stituisce un 2.° segmento del peduncolo addominale.
— 265 —
lato-rugoso: la faccia declive come troncata, marginata, sottil-
mente rugosa. Sono pure reticolati i fianchi del peziolo, men-
tre, sul dorso, i punti si fanno più piccoli e discreti, e lasciano
nel mezzo uno spazio liscio. Il postpeziolo ha pochi grossi punti
sui fianchi, mentre di sopra e sul resto dell'addome, i peli na-
scono da punti molto minuti. Peli bianchicci, numerosi; pube-
sceriza lunga e copiosa sul postpeziolo e sul gastro. Zampe pe-
lose. Le ali sono giallognole con le vene bruno chiaro e il
pterostigma scuro. L. 10 mm.
Mystrium mysticum Rog. 1862 $ .
M. mysticum For. in Grandidier 1891 5 (nec. <-f , nec For.
Ann. Soc. ent. Belg. 36, 1892 g).
AL mysticum Forel. ibid. 43. 1899 p. 304 g $ tf.
Da una disc assi one epistolare col Prof. Forel è risultato
che i numerosi esemplari 5 ? e cf raccolti dal sig. Mocquerys
devono appartenere al vero M. mysticum di cui la sola $ fu
descritta dal Roger, e ridescritta dal Forel sui tipi stessi di Ro-
ger, nella grande opera di Grandidier. Invece, le g dell' Inte-
rina e il (f riferiti dallo stesso Forel al M. mysticum apparten-
gono a specie differenti. Una nota sull'argomento è stata ulti-
mamente pubblicata dal Forel in Ann. Soc. ent. Belgique.
Egli chiama col nuovo nome di M. Rog eri la g da lui er-
roneamente attribuita al M. mysticum, esprimendo pure il dub-
bio ch'essa possa essere specificamente identica a M. Stadel-
marini For.
A parità di grandezza, la g del M. mysticum è meno tozza
del M. Rogeri, il torace meno ristretto nel mezzo, il peziolo
largo nella sua parte posteriore. Nella g min. gli angoli an-
teriori del capo, benché poco sporgenti, formano piccoli denti
acuti. I peli della g min. sono molto meno grossi e meno squa-
miformi che nel M. Rogeri; le antenne sono più lunghe e sot-
tili, gli articoli 4-7 distintamente più lunghi che grossi, men-
tre sono lunghi quanto sono grossi nel M. Rogeri g min. Il
— 266 —
polimorfismo delle y è più accentuato nel M. mysticum che nel
M. Rogeri; la £ massima ha i peli acuti, niente claviformi;
condizioni intermedie si hanno nelle 'g 5 di media statura, ma
a questo riguardo, evvi una variabilità molto notevole e i peli
sono, ora più grossi, ora più sottili, anche in esemplari della
medesima grandezza.
Varia pure un poco il peziolo, però senza raggiungere mai
la larghezza che ha nel M. Rogeri. Le mandibole sono fatte
come nel M. Rogeri; nell'unico esemplare di questa specie che
ho d'innanzi, la superficie esterna delle mandibole è tutta opaca
e finamente striata. In alcuni M. mysticum è parimente striata,
ma meno sottilmente ed è un poco meno opaca; in altri, la stria-
tura è scomparsa sulla parte apicale di quella superficie, che
è lucida, con punti piligeri. Anche questa differenza non ha
relazione definita con la statura. Il clipeo ha denti più piccoli
e più numerosi che nel M. Rogeri. In alcune £ molto grandi,
il postpeziolo ha, oltre la punteggiatura, alcune rughe longitu-
dinali.
L., con le mandibole, 6 '/ 2 — 9 3 / 4 mm. ; senza le mandibole
5 V 2 — 8 mm.
Nella $ , il clipeo e le antenne sono come nella £ ; i peli
acuti in nessun modo claviformi; il peziolo è più largo, il post-
peziolo ha rughe arcuate. L., con le mandibole, 13 mm.
Il cf differisce dalla forma descritta dal Forel, come ^
del M. mysticum, per la statura alquanto maggiore e la scul-
tura dell'addome: il peziolo è scolpito di fossette meno pro-
fondo che quelle del torace, con tubercolo piligero poco distinto;
sui due segmenti seguenti, queste fossette sono superficiali, col
solo margine anteriore distinto, mentre posteriormente il loro
fondo si continua con la superficie punteggiata e alquanto lu-
cida del segmento. Una strozzatura ben distinta dietro il post-
peziolo.
I genitali possono essere ritirati dentro l'addome. L. 7 — 8mm.
267
M. Oberthiiri Fol-
li Sig. Mocquerys ha raccolto ima £ di questa specie e un
cf che credo dovere riferire alla medesima. Differisce dal </
di M. mysticum per i punti seguenti: la grandezza minore, il
torace più largo, le antenne molto più corte, col 2.° articolo
(1.° del funicolo) brevissimo, più corto che largo, lo scapo che
non raggiunge il livello dell'ocello impari, le ali più chiare e
particolarmente la scultura. Le fossette piligere sono più sti-
pate che nel M. mysticum sul capo e sul torace; su tutti i
segmenti dorsali e ventrali dell'addome, serbano l'aspetto di
buchi tondi e profondi, opachi, mentre nel M. mysticum sono
ridotti su questa parte del corpo a infossature superficiali, ap-
pena sensibili sui segmenti posteriori. Il clipeo, fittamente co-
perto di fossette, ha il margine distintamente dentellato. L'ad-
dome è strozzato dietro ciascun segmento. Sul torace, le linee
parassidiali sono marcate.
L. 7 min. Antenne circa 3 mm. (nel M. mysticum </, le
antenne misurano oltre 4 mm.).
Ponera (Bothroponera) Perroti For.
Dei molti esemplari che ho d'innanzi a me, parecchi offrono
tutti i caratteri della forma descritta dal Forel col nome di
razza admista, altri, per le sagoma dell'epinoto e per la sutura
meso-metanotale più o meno marcata, offrono, a mio parere,
condizioni intermedie fra quella forma e il tipo della specie.
Il valore di quelle differenze mi sembra perciò molto piccolo,
ed io propendo perciò a considerare la forma admista come
semplice varietà .
P. (Bothor.) Wasmanni For.
Le raccolte Mocquerys contengono $ $ isolate di Bothro-
ponera che non posso riferire con certezza alle forme note di £ .
— 268 —
Ponera punctatissima Rog. subsp. jugata For.
Belonopelta Darwini For. var. madecassa n. var. (1).
. 9 Quasi identica al tipo australiano. Dal confronto che il
Sig. Forel ha fatto col suo esemplare originale, risulta che la
forma di Madagascar ne differisce per la lunghezza un poco
maggiore, il colore più scuro e la faccia anteriore del peziolo
alquanto meno incavata sul profilo. Colore giallo ferruggineo,
con la parte dorsale della testa e porzione del torace più scuri,
le mandibole, antenne, zampe e peziolo più chiari. L. 5 1 j 3 — 5 %
mm.; capo e torace 2 3 / 4 mm.
Platythyrea bicuspis n. sp.
5 Colore bruno piceo, opaca, con le mandibole, flagello,
tarsi e estremità dell'addome ferrugginei, con la solita pube
scenza pruinosa. Dai grossi punti nascono brevissimi peli ritti
bianchicci; pochi peli più lunghi ed obliqui verso l'estremitÃ
dell'addome e al margine delle mandibole. Il capo è allungato,
con i lati arcuati, egualmente ristretto innanzi e indietro, tron-
cato posteriormente. Le mandibole sono appena lucide, fina-
mente punteggiate, armate di piccoli denti ineguali, quelli più
vicini all'apice più grandi. Il margine del clipeo è arcuato,
lateralmente sinuato; la sutura che limita la sua punta verso
le lamine frontali è distinta. Gli occhi sono situati poco in-
nanzi della metà dei lati; sono grandi, convessi e pelosi. Lo
scapo delle antenne oltrepassa l'occipite di una lunghezza
eguale circa al 1.° articolo del flagello; tutti gli articoli del
flagello sono più lunghi che grossi, il 2.° quasi tre volte lungo
quanto è grosso. Oltre la scultura fondamentale, il capo ha
(1) Var. indica n. var. Q. Appena un poco più lunga e più robusta; peziolo con-
cavo in avanti come nel tipo, ma un poco più massiccio che nella var. madecassa;
colore molto più chiaro, giallo rossiccio, col mesonoto alquanto bruniccio. L. 5 '/« mm.
capo e torace quasi 3 mm.
Alta Birmania (Doherty), un esemplare.
— 269 —
punti sparsi che sono più grossi dietro gli occhi. Sul torace,
la sutura meso-metanotale è quasi invisibile, la meta-epinotale
più o meno distinta, il profilo del "meso-metanoto debolmente,
concavo; la faccia declive dell'epinoto limitata lateralmente da
carene ottuse, ciascuna delle quali si termina in alto con un
dente smussato; punti impressi si trovano soltanto sui fianchi
e sull'epinoto. Il peziolo è compresso, più di una volta e
mezzo lungo quanto è largo; alto quasi quanto è lungo; al
suo estremo postero-dorsale, si prolunga in due punte forti,
smussate, separate da un incavo ad arco di circa un terzo
di circonferenza; alla faccia inferiore, ha una carena longitu-
dinale laminare: la sua superficie è segnata di punti regolar-
mente spaziati; simili punti, ma più piccoli, stanno sul post-
peziolo, altri ancora più minuti sul segmento seguente; questo
è allungato, circa di metà più lungo del precedente e note-
volmente più lungo che largo. Le anche posteriori sono inermi.
L. 9 '/, — 10 mm.
. <$ . Colore, pubescenza e peli pressoché come nella g .
Il contorno posteriore del capo, fino al punto più largo, che
trovasi verso il terzo anteriore degli occhi, è semicircolare.
Gli occhi sono reniformi, pelosi, ed occupano turca la metÃ
della lunghezza del capo; in avanti, raggiungono il margine
posteriore del clipeo. Le mandibole sono trigone, con minuti
denti. L'orlo del clipeo è bisinuato, coperto di pubescenza gialla.
Nelle antenne, il 2.° segmento è brevissimo, il 3." più lungo
del seguente. Scultura del capo come nella £ ; il pronoto ha
numerosi, grossi punti foveiformi; il mesonoto ha brevi solchi
parassidiali; l'epinoto è troncato posteriormente, con la super-
ficie declive sottilmente rugosa per traverso, le facce laterali
molto scabre. Il peziolo forma un nodo ovale, allungato, de-
bolmente incavato al margine posteriore e segnato di grossi
punti o piccole fossette, più numerosi sui fianchi; simili punti,
ma più piccoli e radi si vedono sul 2.° segmento, ancora più
minuti sul 3.° Le ali sono affumicate, più scure verso il mar-
gine anteriore, le coste brune, lo stigma qnasi nero. L. 8 mm.
— 270 —
P. Mocquerysi n. sp.
Q . Nero piceo, con le mandibole, il clipeo, le antenne, le
zampe e l'estremo dell'addome più o meno ferruginei, i femori
picei nel mezzo; pubescenza pruinosa solita; dai punti non
sporgono peli ritti visibili. Il capo è subquadrato, appena più
lungo che largo, con i lati debolmente arcuati, il margine po-
steriore troncato o appena incavato; gli occhi sono piatti,
situati molto innanzi, talché il loro margine posteriore sta in
avanti della metà dei lati del capo, e il margine anteriore
dista dall'inserzione delle mandibole meno che il diametro
stesso dell'occhio. Il margine anteriore del clipeo è debolmente
arcuato; la sutura che segna il suo contorno posteriore quasi
indistinta; il disco formato dalle lamine frontali è molto largo,
poco ristretto indietro, sicché le inserzioni delle antenne di-
stano fra loro più che dai margini laterali del capo. I punti
sparsi del capo sono più grandi sulle parti laterali, dove di-
vengono fossette rotonde, dal fondo lucido. Le mandibole hanno
il margine esterno convesso alla base, poi distintamente si-
nuato, la superficie opaca, punteggiata, su fondo sottilissima-
mente striato, il margine interno minutamente dentellato. Lo
scapo delle antenne oltrepassa di poco l'occipite; i primi arti-
coli del flagello sono di lunghezza quasi uniforme, il 2.° non
più lungo del 3.° poco più lungo che grosso, i penultimi lun-
ghi circa quanto sono grossi. Il pronoto è poco più largo del
resto del torace, più stretto indietro; i fianchi dei segmenti
posteriori sono quasi paralleli, la sutura pro-mesonotale sola
distinta sul dorso; l'epinoto è incavato posteriormente, con due
denti sporgenti, compressi, ritondati all'apice. Scultura del to-
race come quella del capo ; sul dorso, i punti sparsi sono mi-
nuti; non prendono forma di fossette, fuorché sui fianchi e su
tutto l'epinoto, meno la faccia declive incavata. Il peziolo è
poco più lungo che alto, di un terzo circa più lungo che largo,
rotondato sopra e innanzi, troncato indietro e prolungato in
tre sporgenze ottuse: una impari mediana, più larga e riton-
— 271 —
data all'apice, due laterali meno grosse; il peziolo e il post-
peziolo hanno punti sparsi piuttosto numerosi, ma molto più
piccoli di quelli che si trovano sul capo e sui fianchi del to-
race. Il segmento seguente che ricopre buona parte dell'ad-
dome ha soltanto punti minuti e poco appariscenti. Le anche
posteriori sono armate di una punta ottusa. L. 7 — 7 l j 2 mm.
La $ , di cui ho un solo esemplare non molto ben con-
servato, è un poco più grande e più robusta della £ , con ocelli
distinti e con scultura più rude. L. 8 '/ 2 min.
Specie caratterizzata delle anche armate e dalla posizione
degli occhi collocati molto in avanti; caratteri questi che ha
comuni ad altre forme inedite dell'Africa occidentale.
Leptogenys falcigera Rog.
L. gracilis n. sp.
£> La forma generale del corpo e delle sue parti rassomi-
glia a quella della L. incisa For. e particolarmente della
subsp. suarensis Emery, con cui ha comuni le mandibole molto
strette, più strette che nel tipo e nella var. imerinensis For,
(credo che quest'ultima debbasi considerare come sottospecie
ben distinta). Il capo è fatto come nelle forme di quella spe-
cie, però il clipeo è meno sporgente ed ha contorno poligonale,
con un angolo mediano ottuso e due angoli laterali ottusissimi,
tutti e tre smussati. Le mandìbole lineari sono fortemente cur-
vate presso la base, debolmente nel resto, terminate da punta
semplice. Nella forma imerinensis , il pronoto è più largo del
resto 'del torace e più o meno globoso, il torace fortemente ri-
stretto dietro il pronoto; nella suarensis e nella nuova specie,
questo allargamento del pronoto e il conseguente strozzamento
sono assai poco marcati; particolarmente nella nuova specie, i
lati del torace sono subparalleli, il protorace appena più largo
dell' epinoto e separato del metatorace per un debole ristrin-
gimento; il mesonoto è piccolo e trasverso. Peziolo e gastro
sono conformati come nella L. incisa e sue sottospecie. La
scultura consiste, come nella L. incisa, di una punteggia-
— 272 —
tura fondamentale ineguale, che sulle guance e sul clìpeo
si trasforma in striatura sottile, e di una punteggiatura pili-
gera sparsa, sovrapposta all'altra. Sul capo che è opaco, la pun-
teggiatura fondamentale è fitta e forte, quella piligera assume
la forma di punti più grossi degli altri; sul torace, questi punti
divengono fossette più profonde, larghe, irregolarmente dispo-
ste, di rado confluenti; rughe irregolari si osservano sulle pleure
del mesotorace e metatorace; sul dorso del torace, la punteg-
giatura fondamentale è debolissima, e la superficie del tegu-
mento alquanto lucida. La faccia declive dell'epinoto ha un'area
triangolare priva di grossi punti, seguita in basso da alcune
rughe trasverse e limitata lateralmente da cresta sottile e scabra.
Sul peziolo, le fossette si fanno ancora più forti che sul to-
race e la punteggiatura fondamentale è debolissima. È ancora
più debole sui segmenti seguenti che sono lucidi, con punti
piligeri molto più piccoli che sul torace: a partire dal 3.° se-
gmento, questi si fanno più radi e poi spariscono. Colore nero,
con l'apice delle mandibole e delle antenne, i trocanteri e i
tarsi rossicci. L. 6 — 6 ì j 2 mm.
L. incisa, var. antongilensis n. var.
^ In questa forma, le mandibole hanno, come nel tipo>
un piccolo dente subapicale, ma
(come mi scrive il prof. Forel
cui ho comunicato un esemplare)
essa differisce dal tipo stesso
per le mandibole più larghe, il
capo più allungato e il clipeo
più sporgente, con margine pel-
lucido. Del resto simile al tipo.
Lcptogenus incisa, For. var. antongilen- Di cllie (f (f di LeptOgenyS,
sis, Emery. M Parte anteriore del corpo. ,. . -, , . -..-
* raccolti dal Sig. Mocquerys,
l'uno mi pare riferibile alla L. incisa, l'altro, per la forma
del peziolo, alla L. angusta For.
— 273 —
Champsomyrmex Coquereli Rog. var. minor n. vai.
La £ differisce costantemente dalla forma che io consi-
dero come tipica, per la grandezza minore che varia da 1-1 a
15 mm. (con le mandibole), mentre nel tipo è di 16 '/a — 17.
Le mandibole hanno un minor numero di denti marginali
(situati dietro i 3 grandi denti apicali) il terzo di quei denti tro-
vasi circa alla metà della lunghezza della mandibola, mentre
nel tipo sta evidentemente innanzi alla metà .
Tra gli esemplari di questa varietà , ne ho trovato uno che
considero come una 2 di tipo ergatogino; il suo capo è for-
nito di tre ocelli ed è più allargato innanzi che nelle £ > con
le mandibole e le antenne più corte. Il torace è più largo,
poco ristretto dietro il pronoto; il mesonoto lascia riconoscere
uno scutello distinto, e il postscutello liscio e lucido è sejmrato
dall'epinoto. La punta del peziolo è meno lunga; l'addome vo-
luminoso. L. 14 '/a rt-m.; diametro massimo dell' addome (nel-
1' esemplare secco) 2 ] />-
Sima Grandidieri For.
Esemplari in generale grandi, ma riferibili al tipo della
specie.
S. Sahlbergi For. var. inflata n. var.
y Struttura del capo e torace come nel tipo della specie;
il clipeo con cinque denti molto ottusi, talvolta in parte indi-
stinti, due dei quali (i submediali) più marcati. Carattere della
varietà è la forma del peziolo, il cui nodo è più rigonfiato e,
sul profilo, apparisce più alto e molto più convesso alla fac-
cia ventrale che non sia nel tipo. Ho esaminato parecchi esem-
plari fra loro identici.
Anno XX XL 1S
— 274 —
Atopomyrmex Alluaudi Emery.
A. Foreli n. sp.
£ È molto affine all' A. Steinheilì For. dal quale differisce
(secondo quello che mi scrive il Forel che ha confrontato i
miei esemplari col suo tipo) per i caratteri seguenti:
Neil' A. Steinheiliy le lamine frontali si prolungano indietro
in una cresta acuta che raggiunge gli angoli posteriori del
capo; nella nuova specie, dall'estremo posteriore delle lamine
frontali agli angoli del capo, corre un cercine o spigolo smus-
sato che non interrompe le rughe longitudinali. Queste sono
più grossolane nella nuova specie e tutte dirette longitudi-
Atopomyrmex Foreli, Emery H
nalmente, anche sulla faccia occipitale; nell' A. Steinheiliy le
rughe della fronte si prolungano indietro, divergendo in
modo che. sull'occipite, divengono quasi trasverse, correndo
parallele allo spigolo che unisce l'estremo delle lamine frontali
agli angoli del capo. Le rughe del pronoto sono più distinta-
mente ondulate, più grossolane, meno numerose (12-14 da un
margine all'altro, dietro il dente degli angoli anteriori). L'in-
cisura del dorso del torace che separa il mesonoto dell'epinoto,
e il cui fondo è occupato del metanoto, è più profonda nella
nuova specie (v. la fig.). Il nodo del peziolo è meno profonda-
mente inciso. Tutto il gastro è finamente punteggiato e subo-
paco, mentre è lucido posteriormente nell'^4. Ste.inheili. L. 5 —
5 :; , mm.
? cf . Attribuisco al genere Atopotiìi/rmex, e con dubbio alla
specie A. Foreli alcuni esemplari del maschio che passo a
— 275 —
descrivere. — Il capo è breve, con occhi enormi, più che emi-
sferici, ritondato posteriormente, col foro occipitale largo e
marginato, prolungato innanzi agli occhi in una sorta di muso.
Le mandibole sono large, trigone, con 6 denti acuti, dei quali
l'apicale più lungo. Clipeo grande, convesso, arcuato innanzi.
Atopomyrmex Foreli? q
Le lamine frontali sigmoidi si prolungano fino agli ocelli late-
rali. Le antenne sono di 13 articoli, lo scapo lungo quanto
i tre articoli seguenti insieme ; il 2.° articolo brevissimo, gli
altri tutti più lunghi che grossi, l' ultimo più lungo degli
altri; non v' è clava distinta. Nel torace, il pronoto è sco-
perto, il mesonoto poco convesso d'innanzi, segnato di linee
parassidiali da prima convergenti e poi parallele, che separano
due aree laterali da un' area mediana, la quale termina poste-
riormente con un paio di appendici di grandezza variabile, so-
vrastanti allo scutello; postscutello ed epinoto sono piccoli,
questo inerme. Il peziolo è subcilindrico, allungato, depresso;
il postpeziolo ovale, depresso: il gastro ovale, più che metÃ
ricoperto dal segmento basale. I genitali sono minuti e nasco-
sti, i penicilli sporgenti. Nell'ala anteriore, la cella radiale è
chiusa, una sola cubitale è chiusa, il tronco cubitale si bi-
forca dopo l'unione con la costa trasversa ; una grande cella
— 276 —
discoidale. Le zampe medie sono molto piccole rispetto alle
anteriori e posteriori.
Nero, antenne brune, mandibole e zampe bruno testaceo;
lucido, peloso; mandibole striate, clipeo carenato, con alcune
rughe longitudinali; capo irregolarmente rugoso ; torace con
rughe longitudinali; veduto di sopra, pare ristretto innanzi alle
stigme che sono sporgenti; postpeziolo alquanto più lungo che
largo; gastro con brevi rughe longitudinali alla base. L. 6 —
6 1 j 3 mm.; ali giallognole con pterostigma bruno.
I caratteri qui descritti provano l'affinità del genere Ato-
pomyrrpex con Podomyrma.
Aphaenogaster oculata n. sp.
$ Ferrugineo-testacea, con le antenne, le zampe e il gastro
più chiari; opaca col gastro lucido; irta di numerosi e sottili
peli. — -Il capo è subquadrato, con gli angoli ritondati; gli
occhi grandissimi occupano più della terza parte dei lati del
capo, distano dal suo margine posteriore circa quanto è lungo
il loro diametro longitudinale, la loro estremità anteriore è
molto vicina all'articolazione delle mandibole. Clipeo e area
frontale sono lisci e lucidissimi, questa profondamente impressa
e indistintamente separata dal clipeo. Le mandibole liscie e
lucide hanno due grossi denti apicali, cui seguono altri den-
ticelli minuti. Tutto il capo è coperto di rughe reticolate,
il fondo delle maglie formato da esse finamente punteggiato.
Lo scapo delle antenne oltrepassa l'occipite per un terzo circa
della sua lunghezza, il flagello è sottilissimo, con i 3 ultimi
articoli distintamente più lunghi degli altri, ma appena ingros-
sati. Il torace ha la stessa scultura del capo, salvo la faccia
declive dell'epinoto che è liscia e lucidissima. Lo scutello
sta nello stesso piano del disco del mesonoto; sul profilo, la
parte posteriore dello scutello, il post-scutello e l'epinoto di-
scendono, quasi con inclinazione uniforme, fino all'articolazione
del peziolo ; le spine sono robuste, compresse, debolmente cur-
— 277 —
vate in basso. Sul profilo, il peziolo apparisce cuneiforme, con
la sua massima altezza presso l'estremo posteriore, assottigliato
in avanti e fornito inferiormente di una minutissima spina
verso il quarto anteriore; veduto di sopra, si mostra meno di
due volte lungo quanto è largo in avanti, dilatato verso il
terzo posteriore; il post-peziolo è rotondeggiante, di un quarto
circa più largo del peziolo; entrambi sono finamente punteg-
giati e subopachi. Le zampe sono lunghe e non molto sottili, i
femori alquanto ingrossati nel mezzo. Le ali sono ialine col
pterostigma e le coste gialli. L. 5 '/ 4 mm.; scapo 1.4, femore
post. 1. 5.
Un solo esemplare.
Ischnomyrmex gonacantha n. sp.
£ Ferrugineo scuro, le zampe e il torace più chiari, il
capo più scuro, l'addome generalmente piceo, lucido; copio-
samente fornita di brevi peli obliqui, bianchicci. Il capo è
Ischnomyrmex gonacanta, Emery y
ovale e va ristringendosi dagli occhi indietro, prolungandosi
in un collo molto pronunziato, dilatato al margine posteriore;
le mandibole sono armate di circa 10 denti e sottilmente
striate; il clipeo è lucido, convesso, sinuato nel mezzo del suo
margine anteriore; la fronte e le guance fino al livello degli
— 278 —
occhi sono alquanto rugose, il vertice levigato con punti pili-
feri, il collo ha forti rughe longitudinali; le antenne sono
lunghe e gracili. Sul profilo del torace, si nota una depres-
sione a sella tra pronoto e mesonoto, e una inarcata incisura
dietro il mesonoto; il pronoto è in buona parte liscio e lucido,
mesonoto e pleure rugosi ; sul dorso dell'epinoto, le rughe sono
più sottili e regolarmente trasverse; esso è armato di spine
oblique, acute, poco meno lunghe della sua faccia basale, più
lunghe della faccia discendente che è liscia e lucida. Il peziolo
è come piegato verso i due terzi della sua parte stretta, alla
quale segue un nodo stretto e poco elevato, punteggiato è
sub-opaco nel suo declivio posteriore, il resto essendo liscio e
lucido; il post-peziolo è più largo, ma non di molto, poco meno
di due volte lungo quanto è largo, ristretto in avanti; il ga-
stro è quasi tutto coperto dal segmento basale. Le zampe sono
lunghissime, i femori sono armati ciascuno di un paio di pic-
cole spine all'estremità distale. L. 8 — 9 1 j g mra.
In un esemplare massimo, misuro le dimensioni seguenti:
capo, con le mandibole 2. 9, scapo 3. 3, femore post. 4. 5, tibia
4, tarso 5.
Rassomiglia a I. Swammerdami, ma è più grande, più gra-
cile, col capo più allungato e il collo molto più pronunziato.
Le spine dell'epinoto sono più lunghe, peziolo e post-peziolo
più stretti e allungati ; le spine dei femori sembrano proprie
di questa specie.
Forse bisognerà attribuire all'/, gonacantha un ^ di Nossi
Bé {ricevuto dal Sig. Léveillé) che differisce da quello di
7. Swammerdami per la forma più snella, il collo del capo
più lungo e stretto, le antenne e zampe più gracili e un rudi-
mento di denti all'epinoto.
Pheldole grallatrix n. sp.
V- Bruno di pece, con le mandibole, le anche e i trocanteri
e tarsi più o meno rossicci, la clava delle antenne testacee;
peli ritti lunghi, sottili, poco numerosi. Il capo è più lungo
— 279 —
che largo, coi lati quasi retti, appena convergenti in avanti,
profondamente inciso posteriormente; una profonda linea im-
pressa si prolunga dall'occipite fino al vertice; la superficie
del capo è opaca, finamente punteggiata, con rughe elevate,
sottili, longitudinali, ineguali che vanno indebolendosi indie-
tro, e si dileguano siili' occipite il quale ha, invece, grossi
punti o fossette ovali piligere; intorno all'inserzione delle an-
tenne, si estende la fossa antennale, segnata di fitte strie arcuate,
e prolungata indietro quanto le lamine frontali ; queste sono
corte e non raggiungono il livello dell'occhio, ma si continuano
ciascuna con una delle rughe longitudinali del capo. Il clipeo
è lucido, inciso nel mezzo; le mandibole liscie e lucide, con
due denti all'apice. Lo scapo delle antenne non raggiunge
l'estremità delle bozze occipitali, ma oltrepassa il livello del
fondo dell'incisura dell'occipite; il flagello è sottile e la clava
appena ispessita. Il pronoto ha su ciascun lato una gobba ri-
fondata; sul profilo, il mesonoto sporge al disopra del livello
del pronoto e offre indietro un cercine scutellare elevato. L'epi-
noto ha due spine robuste, diritte, acute, poco meno lunghe
della faccia declive; tutto il torace è debolmente lucido, un
poco cerulescente, con deboli rughe sui fianchi. Il peziolo è
allungato e porta un modo poco elevato, subsquamiforme, con
margine ottuso ; il post-peziolo si prolunga in ciascun lato con
breve spina, ed è fittamente punteggiato e opaco nella sua
parte posteriore; la porzione articolare del segmento basale
del gastro è microscopicamente striata pei; traverso e manda a
certe incidenze di luce riflessi iridescenti; la superficie dorsale
del gastro è sottilissimamente reticolata, cerulescente, sparsa
di tubercoletti piligeri. Le zampe sono molto lunghe e sottili,
il femore posteriore misura quasi 3 mm. — - L. 5 2 / 2 mm.
§5 i Castagno scuro, le zampe e il flagello rossicci, lucida,
con peli ritti numerosi. Capo ovale, ristretto a cono indietro
e prolungato in un collo dilatato ad imbuto al suo margine
posteriore, la fossa antennale con strie arcuate; del resto le-
vigato e lucido. Torace snello, con impressione marcata sul
— 280 —
profilo tra pronoto e mesonoto; faccia basale dell'epinoto rial-
zata al disopra del livello dell'estremo posteriore del mesonoto;
il dorso di questo quasi dritto ; le spine sono verticali, lunghe
più della faccia discendente dell'epinoto, debolmente curvate
in avanti, acutissime; i fianchi dell'epinoto offrono vestigia di
punteggiatura. Il peziolo è fatto come nel soldato, ma più gra-
cile; il post-peziolo è allungato, quasi dup volte lungo quanto è
largo, assottigliato in avanti, coi lati arcuati, senza angoli; i
punti piligeri del gastro non sono rialzati. Antenne e zampe
straordinariamente lunghe L. 4 mm.; femore posteriore 2. 5, ti-
bia -f- tarso 4, scapo 1. 9.
Questa specie è facilmente riconoscibile dalle zampe e an-
tenne lunghissime; fra tutte le specie note di Madagascar, è
la sola in cui il capo della £ sia prolungato indietro a guisa
di collo come negli Ischnomyrmex.
Ph. O'Swaldi For.
Varia molto nella grandezza e nel colore più o meno scuro;
però non mi è parso che gli esemplari di Antongil meritas-
sero di costituire varietà distinte.
Ph. nemoralis For.
Ph. megacephala F.
Monomorium Pharaonis L.
Eutcti'aiiioi'iuiii n.
«=>•
£ . Clipeo breve, col margine anteriore prolungato a punta
nel mezzo, col margine posteriore rialzato in forma di cercine
ottuso, innanzi alla fossa antennale. Mandibole trigone, con
margine dentato. Lamine frontali più corte dello scapo. An-
tenne grosse, di 12 articoli, articoli 3-9 brevi, trasversi, i 3 ul-
timi più lunghi, ma appena più grossi, formano una clava
— 281 —
poco distinta. Pronoto non marginato, fuso col mesonoto, zampe
con speroni semplici.
Nella $ , il torace non è molto robusto e il pronoto è sco-
perto. Del resto simile alla g . Ali ignote.
La struttura del capo ricorda il genere Tetramorium, però
mi parve più conveniente istituire un genere nuovo, anziché
considerare questo gruppo come sottogenere di Tetramorium.
È particolarmente caratteristica la struttura delle antenne che
ricorda il genere Podomyrma; anche l'aspetto generale richiama
alla mente questo genere.
Eutetramorium Mocquerysi n. sp.
5 Picea, con le mandibole e le zampe più o meno ferru-
gineo scuro, opaca, col gastro lucidissimo. 11 capo è poco più
Eutetramorium Mocquerysi Emery tt . Profilo del torace e peziolo; parte anteriore
del capo maggiormente ingrandita.
lungo che largo, gli angoli posteriori ritondati, l'occipite tron-
cato. Il clipeo è piano, longitudinalmente striato, col margine
anteriore debolmente arcuato e prolungato nel mezzo in un
piccolo lobo triangolare sul quale corre una breve carena. Le
lamine frontali non raggiungono il livello del margine ante-
riore dell'occhio; il loro margine ricopre l'articolazione del-
— 282 —
l'antenna, ma è rialzato in avanti, in modo che lo scapo possa
essere diretto innanzi. Gli occhi di mezzana grandezza e poco
convessi sono situati circa nel mezzo dei lati del capo. La
scultura del capo offre solchi longitudinali grossolani (9 da
una lamina frontale all'altra); quei solchi si dividono dicoto-
micamente sul vertice; sull'occipite e sui lati del capo, si ri-
solvono in fossette staccate; gl'intervalli dei solchi sono più
o meno striolati, il loro fondo ha minuti punti, dai quali sor-
gono minutissimi peluzzi e alcuni lunghi peli. Le mandibole
non sono molto larghe, hanno il margine esterno curvato
alla base e all' apice, quasi diritto o anche debolmente sinuato
nel mezzo, il margine masticatorio ha 7-8 denti irregolari.
Lo scapo delle antenne è punteggiato, opaco, fornito di co-
piosa e breve pubescenza; è molto robusto e oltrepassa di
poco la metà della distanza tra il margine posteriore dell'oc-
chio e l'occipite; gli articoli 2-4 del flagello sono fortemente
trasversi, i seguenti gradatamente un po' meno, i due primi
della clava poco meno grossi che lunghi, l'ultimo circa di metÃ
più lungo del precedente. Il pronoto è sub-globoso, separato
dal mesonoto per una depressione leggera, ma senza sutura
riconoscibile; una profonda incisura, il cui fondo è costituito
dal metanoto separa il mesonoto dall' epinoto; il dorso di questo
è subrettilineo nel profilo, e termina con le spine oblique, di-
ritte, lunghe quanto la faccia declive. La scultura del prome-
souoto è simile a quella dell'occipite; sull'epinoto e sui fianchi,
predominano rughe sottili, irregolari e le fossette sono più
piccole. Peziolo e post-peziolo sono sottilmente striati, con pic-
cole fossette. Il peziolo consta di una parte anteriore cilindrica
e di un nodo emisferico, poco più largo di essa; il post peziolo
è subgloboso, un poco più ristretto innanzi che indietro, quasi
di metà più largo del peziolo. Il gastro è lucido, con pochi, mi-
nuti punti sparsi, dai quali sorgono piccoli peli aderenti, ed
è quasi tutto coperto dal segmento basale. Le zampe sono
robuste, opache, sottilmente punteggiate, e fornite, come lo
scapo, di copiosa pubescenza rossiccia L. 6 % — 9 */ g mm.
283 —
E. Monticellii. n. sp.
g . In questa specie, la scultura del capo mostra nella fronte
solchi più numerosi e meno regolari che nell' E. Mocqurryst
(14 — 15 tra le lamine frontali), separati da rughe più sottili
le quali si prolungano fino sull'occipite, lasciando però scor-
gere, in quella parte, delle fossette nel fondo dei solchi; sulle
parti laterali, le rughe confluiscono, formando una rete, le cui
maglie costituiscono fossette ovali; questa scultura è sovrappo-
sta ad una striatura fina e irregolare; i peli di pubescenza, sor-
genti dal fondo dei solchi, sono molto più lunghi, obliqui, acuti,
sporgenti fuori elei solchi stes-d. Il capo è un poco più allun-
gato, largamente troncato o alquanto incavato indietro, le
lamine frontali sono più lunghe, e al loro lato si osserva un
accenno di fosse antennali poco profonde e poco meno lunghe
dello scapo; le mandibole sono un poco più strette, ed hanno
verso l'apice, tre denti acuti, dietro i quali 2 — 3 altri più ot-
tusi. Le antenne sono più corte e più grosse, gli articoli 3 — 9
tutti fortemente trasversi; i 3 articoli della clava di lunghezza
quasi eguale, e lunghi ciascuno circa quanto i tre precedenti
la clava presi insieme. Il torace è molto meno robusto, il pro-
noto convesso, ma non globoso, senza depressione che lo di-
vida dal mesonoto; l' incisione tra mesonoto e epinoto meno
profonda, l'epinoto più stretto e più basso, con spine piccole,
più corte della metà della faccia declive. La scultura e pube-
scenza del promesonoto è simile a quella dei lati del capo, con
tendenza alla formazione di rughe trasverse sul dorso, oblique
sui fianchi. La stessa scultura, ma minuta, regna siili' epinoto,
come pure sul peziolo e sul postpeziolo; sulla parte posteriore
del dorso dell'epinoto e sulla faccia declive di esso, alcune
grosse rughe trasverse. Il peziolo è fatto come nell'i?. Mocque-
rysì, ma più stretto, il postpeziolo è subconico nella parte an-
teriore, ritondato di dietro. Il gastro lucidissimo ha punti sparsi
dai quali sorgono numerosi peli obliqui, acuti. Scultura e peli
delle zampe come nella specie precedente. L. 7 mm.
— 284 —
Un solo esemplare. La specie è dedicata al prof. F. S.
Monticelli.
In una 5 che attribuisco alla medesima specie, le antenne
sono ancora più grosse, coi 2 primi segmenti della clava più
corti, le spine dell'epinoto sono rappresentate da grossi denti,
il peziolo è più robusto, col profilo del nodo più alto e alquanto
angoloso, il postpeziolo più globoso ; scultura come nella £ .
L. 9 mm.
Tetramorium Tosii n. sp.
<£ . Nera, mandibole, flagello e zampe bruni, tarsi più chiari,
lucida, con forte scultura, corpo con peli ritti, lunghi e fini,
scapo e zampe con pubescenza breve, obliqua. Il capo è poco
più lungo che largo, coi lati debolmente arcuati, il margine
occipitale largamente incava-
to, con gli angoli marcati, gli
occhi piccoli, ma molto spor-
genti, emisferici, situati in-
nanzi la metà della lunghezza
Tetramorium Tosii, Emerv. j 1 t j'u i .c
del capo. Le mandibole fina-
mente striate hanno due grossi denti all'apice e il resto del mar-
gine appena crenulato. Il clipeo è tricarenato nella sua parte
mediana. Le lamine frontali si prolungano indietro ciascuna
in una ruga o carena sottile: tra 1' una e 1' altra, si trovano
3 rughe che sono il prolungamento delle carene del clipeo,
e nei loro intervalli, più indietro, sorgono 2 — 4 altre rughe
longitudinali ; tutte queste rughe si estendono fino in vici-
nanza del foro occipitale, dove divengono più o meno irrego-
lari e, ramificandosi, possono anche anastomizzarsi fra loro a
forma di rete, che si continua con una rete di rughe la quale
copre i lati del capo e la sua faccia inferiore. Lo scapo rag-
giunge quasi il margine occipitale, gli articoli 4 — 9 sono ap-
pena più larghi che lunghi. Il dorso del torace non è margi-
nato lateralmente, è quasi continuo sul profilo e non ha su-
ture distinte; veduto di sopra, è poco più di due volto lungo
— 285 —
quanto è largo; il pronoto più largo delle altre parti, con mar-
gine anteriore distinto e angoli anteriori marcati, non smussati;
le spine dell'epinoto sono lunghissime e sottili, debolmente cur-
vate, in alcuni esemplari sono lunghe quanto la faccia basale
dell'epinoto; ai lati dell' articolazione del peziolo trovasi un
grosso dente triangolare. Tutto il torace è grossolanamente e
irregolarmente rugoso, salvo un' area quasi liscia sul pronoto
e la faccia declive dell' epinoto tra le spine che è levigata e
lucida. Veduto di sopra, il peziolo è claviforme, il suo rigon-
fiamento posteriore largo quanto il post-peziolo che apparisce
rotondeggiante. Veduto di fianco, il peziolo si mostra composto
di una parte anteriore sottile e di un nodo lungo quasi quanto
la parte anteriore; il contorno ventrale è concavo, per cui tutto
il peziolo apparisce come curvato; con minuto dente inferiore
in avanti. Peziolo e postpeziolo sono subopachi, per sottile pun-
teggiatura, alla quale si associano alcuni solchi sulle parti la-
terali. Il gastro è lucido, con minuti punti piligeri. L. 3 2 .,
— 4 ^3 mm.
La forma del peziolo è molto caratteristica per questa
specie e le impartisce una certa rassomiglianza col Xipho-
myrmex Andrei. For. Dedico la specie al dott. A Tosi di
Rimini.
T. guineense F.
Xiphomyrmex Severini Emery.
Gli esemplari g della Baia di Antongil sono più piccoli
di quelli eli Diego Suares (3 1 L — 3 3 / 4 ) mm), e con scultura
alquanto più debole, particolarmente sul torace; ma queste
differenze, data la variabilità grande che si osserva in altre
specie, non mi sembra giustificare 1' istituzione di una varietà .
X. Humbloti For.
Molte 5 e parecchie $ . Nella $ , il dorso del mesonoto
e lo scutello sono striati longitudinalmente: le spine dell' epi-
— 288 —
soto poco più grosse, il nodo del peziolo e il postpeziolo no-
tevolmente più larghi che nella £ . L. 3 2 / 3 ìnm.
Cromatogaster Ranavalonae For.
C. Emmae For.
Cataulacus (Otomyrmex) Oberthueri Emery.
Questa specie offre una certa variabilità nella scultura del
capo, del torace e del peziolo, le cui rughe sono ora più forti,
ora più deboli, ora quasi regolarmente longitudinali», ora in-
vece molto irregolari. Negli esemplari della Baia di Antongil,
il gastro offre vestigia di sottili rughe longitudinali.
C. (Otom.) Wasmanni For.
In questa specie la disposizione delle strie del peziolo va-
ria molto. Su 5 esemplari £ , non trovo in nessuno la dispo-
sizione descritta dal Forel, cioè strie tras verse sui dorso, lon-
gitudinali sui fianchi; in uno, le strie del dorso sono quasi tra-
sverse, ma poco regolari e alquanto oblique, in un altro sono
asimmetriche, in due sono longitudinali, con tendenza a for-
mare un vortice in ciascun lato; nel quinto, i vortici sono più
marcati e, dal margine di ciascuno di essi, s'innalza un pic-
colo tubercolo acuto che corrisponde al dente esistente in altre
specie di Cataulacus.
Cataulacus porcatus n. sp.
£ . Nera, tutta opaca, parte delle tibie, tarsi e antenne più
o meno ferruginei, pochi e brevissimi peli claviformi sul
tronco e sulle zampe. Capo, torace, peziolo e postpeziolo sono
segnati di solchi longitudinali, separati da rughe grosse, for-
temente ondulate; se ne contano 12 — 13 all'estremo posteriore
del mesonoto; quelle del capo sono meno grosse di quelle del
torace, esse si fanno più sottili in avanti, e alcune di esse con-
vergono verso un punto della linea mediana situato al livello
del margine anteriore degli occhi; le rughe sono sottili e lon-
— 287 —
gitudinali sul clipeo, il quale è piano, con stretta incisura al
suo margine anteriore. 11 capo è largo circa quanto è lungo,
coi lati arcuati, alquanto ristretto in avanti, con un dente
acuto innanzi all'occhio e due minuti denti molto ottusi a cia-
scuno degli angoli posteriori; il margine occipitale è sinuato
o ottuso nel mezzo; la faccia dorsale del capo è fortemente
convessa, per cui gli occhi grandi e depressi sono quasi laterali,
e le scrobi sono fortemente deflesse nella loro parte posteriore.
Il torace è marginato, la sutura pro-mesonotale affatto nulla,
la meso-metanotale segnata come debole solco che non inter-
rompe le rughe: il complesso del pronoto -j- mesonoto è poco
più largo che lungo; il pronoto offre a ciascuno dei suoi angoli
anteriori due denti quasi rettangolari, separati da un' incisura ;
dietro di essi, il margine laterale è debolmente sinuato; segue una
sporgenza larga e rifondata, che termina al limite tra pronoto
e mesonoto; il margine laterale di quest'ultimo finisce con un
dente che un' incisura separa dal meta-epinoto, il quale è for-
nito di brevi spine. Il peziolo è largo circa quanto è lungo; nel
mezzo dei suoi lati ha superiormente un piccolo dente, dietro il
quale si va ristringendo fino all' articolazione col segmento se-
guente; inferiormente, è fornito di dente diretto innanzi, dila-
tato alla estremità ; il postpeziolo è largo quanto il peziolo e
quasi della stessa forma, se non che i suoi denti laterali sono
collocati più vicino all'estremo anteriore, e la parte posteriore
è più fortemente ristretta. Il gastro è ovale, fittamente punteg-
giato e percorso da sottili rughe longitudinali ondulate. L. S 1 ^
— 4 l / 4 ; due esemplari; è da notarsi che nel più piccolo di essi,
le rughe sono meno ondulate.
Nella $ , i solchi e le rughe sono più grossi, più ondulati
che nella £ , particolarmente sul capo, dove hanno sul vertice
un decorso irregolare. Gli ocelli minuti sono nascosti in fondo
ai solchi. Le spine dell'epinoto sono più corte, depresse, tron-
cate. Il peziolo è più largo che lungo, il gastro è allungato,
con lati paralleli, e le sottili rughe longitudinali sono distinte
soltanto nel terzo anteriore. L. 5 l L mm.
__ 288 —
Sembra affine al C. regularis For.. ma differisce dalla de-
scrizione, principalmente per le rughe ondulate e per la su-
tura promesonotale indistinta.
C. tenuis n. sp.
$ . Nera, subopaca, scapo, tibie e tarsi ferruginei, medio-
cremente sparsa di peli ottusi, subclavati sul capo e sul torace.
Il capo è notevolmente allungato, almeno di un quarto più
lungo che largo, troncato indietro, con la massima larghezza
agli angoli posteriori che sono acuti e sporgenti; il margine
laterale non ha altro dente, fuorché quello che trovasi innanzi
all'occhio; gli occhi sono depressi, relativamente piccoli ed oc-
cupano meno di un terzo dei lati del capo. Il clipeo è inciso
in avanti nel mezzo e sinuato lateralmente, longitudinalmente
striato; le sue strie si prolungano sulla fronte, ma, più indie-
tro, le rughe che le separano si fanno più grossolane e irre-
golari, si ramificano e si anastomizzano, formando una rete
grossolana di maglie più o meno confluenti. La medesima rete
si osserva sul pronoto, il quale offre angoli anteriori distinti,
ma ottusi e un margine laterale denticolato; mesonoto e scu-
tello sono sottilmente e irregolarmente rugosi in senso preva-
lentemente longitudinale; le pleure e l'epinoto hanno rughe
più forti, quelle del dorso dell'epinoto convergono verso le
spine brevi, dentiformi, sono trasverse sulla faccia declive. Il
peziolo è più lungo che largo, senza denti laterali, striato
trasversalmente ad arco sul dorso, longitudinalmente sui fian-
chi ; il post-peziolo è poco più largo del peziolo, più largo che
lungo alquanto ristretto indietro, trasversalmente striato; pe-
ziolo e post-peziolo hanno ciascuno di sotto, in avanti, un
dente ottuso. Il gastro è ovale, allungato, finamente rugoso-
striato. I femori sono rugoso-punteggiati, opachi. L. 5 mm.
Un solo esemplare. Rassomiglia alquanto al C. Ebrardi For.
per la scultura del capo, ma è ben distinto, principalmente
per la forma allungata del capo stesso, il cui margine laterale
non è denticolato.
— 289 —
Prenolepis amblyops For.
Il cf non era ancora conosciuto. Giallo testaceo, gastro
bruniccio ; irto di setole brune, sottili e acuminate. Capo ri-
tondato, con l'orlo posteriore più largamente arcuato, angoli
posteriori ritondati. Il diametro
longitudinale dell'occhio è un po'
maggiore della distanza che se-
parerebbe il suo estremo poste-
riore dall'angolo del capo, suppo-
sto acuminato. Lo scapo oltrepassa
l'occipite di metà circa della sua
lunghezza. La Struttura dei geni- Prenolepis ambhjops For. Armatura
tali ricorda P.Humbloti For. (secon- s enitale maschile.
do la figura di Forel) e forse ancora più P. Sikorae For. Lo
stipite è massiccio, incavato all'apice, la lacinia è più breve
della volsella, con due ordini di tubercoli alla estremità , la vol-
sella è larga, obliquamente troncata e fornita di quattro ordini
di tubercoli. L. 2 — 2 x j 5 mm. E molto più grande del (f di P.
Sikorae, più piccolo e più chiaro di quello della P. Humbloti.
Camponotus Mocquerysi n. sp.
£ . Nera, con riflesso cerulescente, flagello testaceo, mandi-
bole, trocanteri e tarsi più o meno ferruginei. La scultura del
capo e del torace consta di un reti-
colato superficiale finissimo, con
tendenza a formare sottili rughe
trasversali, irregolari; pubescenza
, . -e scarsissima, corno con pochi lun-
Uamponotus Mocquerysi Emery. o^™».!.».».*» "5 ^ ^^ j^
profilo del torace e prezioio. ghissimi peli. Capo trapezoide, con
gli angoli ritondati, debolmente incavato di dietro nei più
grandi esemplari, coi lati alquanto arcuati, occhi un poco
dietro la metà dei lati del capo; clipeo indistintamente ca-
renato, sporgente ad arco, con incisura nel mezzo; mandi-
bole con 7 denti e margine esterno fortemente convesso, li-
scie, con punti sparsi; lo scapo oltrepassa notevolmente l'oc-
Anno XXXI. 19
— 290 —
cipite, anche nei più grandi esemplari, ed è fornito di breve
pubescenza obliquamente eretta. Il dorso del torace è molto
ottusamente marginato, debolmente impresso nella sutura pro-
mesonotale, più fortemente dietro il mesonoto; veduto di sopra,
il disco del pronoto forma quasi 2 / 3 di circonferenza; dietro di
esso, il torace va ristringendosi insensibilmente indietro; faccia
basale e declive dell'epinoto formano sul profilo una curva con-
tinua. La squama è proclive, non larga, ritondata di sopra, più
grossa che la sua altezza anteriore, meno che la sua altezza
posteriore, un poco depressa posteriormente. Il gastro è lucido,
finamente striato per traverso. Pochi lunghi peli alla faccia
inferiore dei femori, tibie con pubescenza obliqua, scarsa e fi-
nissima. L. 6 ^2 — 8 l / 2 mm. Capo della £ massima (con le man-
dibole) 2. 7 X 2. 5, della £ minima 1.8X1- 3.
Si avvicina al C. putatus For., ma ne differisce per la
struttura del torace e il colore scuro.
C. putatus For.
£ . Un solo esemplare che differisce dal tipo per l'epinoto
meno elevato e alquanto depresso superiormente.
C. Christi For. var. ferruginea n. var.
5 . Colore rosso ferrugineo, col capo e l'estremità dell'ad-
dome picei.
C. quadrimaculatus For. var. opaca n. var.
£> . Colore e forma della var. immaculata, le curvature del
torace un poco più accentuate che in quella forma, ma molto
meno che nella subsp. sellarìs. La scultura è più fitta e forte
che nelle altre varietà , per cui il capo è in massima parte
opaco e il torace sub-opaco.
Le raccolte del Sig. Mocquerys comprendono pure esem-
plari dei C. cervicalis Rog., Hildebrandti For., Dufouri For.,
Hova For., Radamae For., Christi For. (typ), robustus Rog.,
Edmondi E. André con la var. Ernesti For. e Grandidieri For.
291
CONTRIBUZIONE
ALLA FAUNI TRENTINA DEI COLEOTTERI
del Dott. S. BETTOLINI
(Continuazione e fine: vedi Bullettino anno XXX, p. 355).
SECONDO SUPPLEMENTO.
Mentre il primo Supplemento era in corso di stampa, pa-
recchi egregi entomologi mi favorirono interessanti notizie su
specie raccolte, nel 1899, nel Trentino, fra queste, alcune af-
fatto nuove. A. queste aggiungo altre poche specie del Trentino
in parte rese già note da Halbherr, e a me sfuggite nel com-
pilar il mio lavoro.
Le cito seguendo l'ordine sistematico:
9. Thectura (Taxicera) polita Rosh. — Nella valle di Fiemme (Ecch).
7. Platystethus alutaceus Thomas. — In Brione, Vallunga e Valdiriva,
comune (Halb.).
* Oxytelus laqueatus Marsh. — In montagna negli escrementi dei bovini,
comune (Halb.).
* Anthobium anale vai . longulum Kiesw. — Altissimo di Nago in M.
Baldo, Scanuppia al Becco di Filadonna e sul Cornetto di Bondone,
non raro (Halb.).
Bryaxis haematica var. rufescens Rttr. — Al Palù di Volano, in
luglio, assieme alla specie (Halb.).
51. Aphodius consobrinus Dan. n. sp. (ined.). — Sul Col Santo (Daniel);
appartiene al gruppo dell'A. Biliraecki.
— 292 —
52. A. amblyodon Dan. n. sp. (ined.). — Diffuso nelle alpi orientali (Daniel).
Va collocato fra A. montanus e montivagus.
* Anthaxia millefolii F. — Il signor Germano Decarli la catturò in
Val d'Adige.
2. Baripithes scydmaenoides Seidl. — Abbondante iti Vallarsa (Daniel).
7. Liosoma n. sp. Dan. (ined.). In Vallarsa (Daniel).
Ra\ niondia Aubé.
1. irregularis Dodero i litt. n. sp. — L'amico Agostino Dodero mi par-
tecipava da Lavarone, in data 16 agosto a. e, di aver fatta colala
fortunata scoperta di una specie certamente nuova appartenente a
questo genere; e con lettera 1 Ottobre a. e. da Sturla, che si ri-
serva di pubblicarne la descrizione. In vista della particolare scul-
tura delle elitre ha assegnato ad essa « in collectione » il nome
suindicato.
Anthonomus rosarum Dan. — Venne riscontrato dall' autore anche
nelle Giudicane.
Pliaenotlierion Frivaldsky.
1 . fasciculatum Reitter. — Il Dott. C. Daniel lo rinvenne in Vallarsa.
8. Hylastes brunneus Er. — Tirolo meridionale (Reitter) Trentino?
Colle specie suelencate ii « Riassunto » presenta un Totale di Gè-
neri 965, Specie 4045, Varietà 351.
N. B. — Da rettificare nel 1.° Supplemento Abaxater leggi Abax ater.
— 293
INDICE
Abax, 30, 358.
Abdera, '228.
Abraeus, 157.
Acalles, 273.
Acalyptus, 282.
Acanthocinus, 318.
Acbeniuin. 93.
Acilius, 51.
Acmaeodera, 176, 372.
Acmaeops, 305.
Acritus, 157.
Acrodon, 29.
Acrulia, 106.
Actobius. 88.
Acylophorus, 83.
Ad'alia. 349, 387.
Adelocera, 181.
Adimonia. 33S.
Adonia, 348, 387.
Adoxus, 330.
Adrastns, 191.
Aègosoma, 303.
Agabus, 49, 359.
Àgapanthia, 320, 384.
Agaricbocbara, 362.
Agatbidium, 122, 366.
Agelastica, 337.
Aglenus, 145.
Agonum, 39, 359.
Agrilus, 177, 373.
Agriotes, 189, 374.
Airaphilus, 146.
Aleochara, 66, 360.
Aleuonota, 69.
Alexia. 128, 367.
Allecula, 224, 376.
Allosterna, 308.
Alophus, 263.
Alphitobius, 223, 376.
Alphitophagus, 221.
Amalus, 276.
Amara, 27, 358.
Amaurorrhinus, 271.
Ammoecins, 164.
Amphibolus, 210.
Ampbicbroum, 105.
Amphicyllis, 122.
Ampbiotis, bis.
Anaestetbis, 320.
Anaglyptus, 316.
Anaspis, 232. .
Anatis, 350.
Ancylochira, 174.
Ancyroiliorus, 102.
Anisarthron, 312, 383.
Anisodactvlus, 23.
Anisoplia,' 169, 372.
Anisorrbynchuy, 264.
Anisosticta, 348.
Anisotoma, 120, 365.
Anobium, 211.
Anomala, 169, 372.
Anoncodes, 239.
Anophlus, 269.
Anoxia, 371.
Antbaxia, 175, 372.
Antherophagus, 129,
367.
Antbicus, 238, 377.
Anthobium, 106, 391.
Antbocomus, 203.
Antbolinns, 202.
Anthonomns, 280, 381.
Antbophagus, 103.
Antbrenns, 150.
Antbribus. 294.
Anthipna,166, 371.
Antispbodrus, 36.
Anate 216
Aphodius, 100, 370, 91, 92.
Aplithona, 343, 386.
Apion, 288, 382.
Apistus. 143.
Apoderns. 292.
Apotomus, 22.
Argopus, 34G.
Aromia, 314.
Arpedium, 105.
Arthrolips, 367.
Asolerà . 240.
Asemum. 311.
Asida, 219.
Aspidipborus, 214.
Astilbirs, 68.
Astrapaeus, 85.
Astynomus, 318.
Atemeles, 67.
Atenohus, 158.
Athous, 186, 373.
Atom aria, 130, 368.
Attagenus, 149. :ifi!».
Atteìabns, 292.
Anlonium, 144.
Autalia, 64, 360.
Axinotarsus, 203.
Badister, 22.
Bagous, 270, 380.
Balaniniis, 280, 381.
Balanobins, 280.
Baptolinns, 91.
Baris, 278.
Barynotus, 258.
Barypithes, .255, 392.
Bathyscia, 116, 365.
Batopbila, 343.
Batrisus, 109.
Bembidion, 13, 357.
Berginus, 135.
Berosus, 55.
Betarmon, 183. 373.
Bibloporns, Ilo.
Bidessus, 46, 359.
Blaps, 218.
Blecbrus, 43.
Bledius, 99.
— 294
Bolboceras, 165.
Boletobius, 81, 362.
Bolitochara, 64, 360.
Bolitophagus, 221.
Borboropora, 70.
Bostrycbus Geoffr. 216.
Bostrychus Fabr. 301.
Botbrideres, 145.
Bracbonyx, 269.
Brachycerus, 259, 378.
Brachyda, 78, 383.
Brachyderes, 256.
Brachynus, 44.
Brachypterus, 136.
Brachysoinus, 255.
Brachyta, 305.
Bradi ytarsus, 294.
Brachytemnus, 272.
Bradybatus, 281.
Bradycellus, 26, 358.
Bradytus, 30.
Broscosoma, 19.
Broscus, 19.
Brucbus Geoffr. 209.
Brucbus Lin. 295, 382.
Bryaxis, 110, 391.
Brychius, 45
Bubas. 370.
Buprestis, 174.
Byrrhus, 151. 369.
Bytbinus, 111, 363.
Byturus, 147.
Caccobius, 159.
Calandra. 279.
Calathus, 38.
Callicerus, 69.
Callidium, 313.
Callimus, 310.
Callistus, 21.
Calodera. 69. 361.
Calopus, 239.
Calosoma, 5, 355.
Calvptomerus, 123.
Camptorrhynus, 273.
Campvlus, 191.
Cantharis, 198-, 374.
Capbi us, 88.
Capno,! is, 172. 372.
Carabus, 9, 356.
Cardiopborus, 184. 373.
Carida, 228.
( Jarphoborus, 297.
Carpopliilus, 136, 368.
Cartodere, 132.
(assida, 346, 387.
Cathartus, 147.
Catopomorplius, 116.
Catops, 117, 365.
Cebrio, 192.
Celia, 29.
Centrotoma, 109, 363.
Cephennium, 114, 364.
Cerambyx, 310, 383.
Cercus, 135, 368.
Cercyon, 59.
Cerocoma, 334.
Ceropliytum, 180.
Ceruclius, 138.
Cerylon, 145.
Cetonia, 171, 372.
Ceutorhynchideus, 276,
381.
Ceutorbynclms, 277,
381.
Cbaetartbria, 58.
Chaetocnema, 341.
Cbaetocarabus, 7.
Chalcoides, 340.
Clialcophora, 172.
Cbaropus, 201.
Chennium, 109.
Cbilocorus, 352.
Chilopora, 70.
Cblaenius, 21.
Cblorophanus, 258.
Choleva. 117.
Cboragus, 294.
Chrvsantbia, 242.
Chrysobotbrys, 176.
Chrvsocarabus, 8.
( hrvsochus, 331.
Cbrysomela, 332, 385.
Cicindela, 4, 355.
Cicones, 144.
Cilea, 79.
Cioiras, 286, 382.
Cis, 216.
Cistela. Geoffr. 152.
Cistela Fabr. 225.
Clambus, 123.
Claviger, 113.
Cleonus, 259, 378.
Clerus, 206.
Clibanarius, 40,
Clvpeastei-, 125.
Clvtanthus, 316, 383.
Clvtra. 325.
Clytus', 315.
Cnemidotus, 45, 359.
Cneorrbinns, 258.
Coccidula, 353.
Coccinella, 349, 387.
Coccotrypes, 302.
Codiosoma, 271.
Coelambus, 47.
Coeliode:i, 274, 380.
Coelostoma, 59.
Coenocara, 214, 375.
Colenis, 365.
Colobicus, 144.
Colon, 118, 365.
Colotes, 302.
Colydium, 144.
Colymbetes, 51.
Cononinms, 132, 36>>.
Conopalpus, 230.
Conosoma, 81.
Conurus, 81.
Copelatus, 50.
Copris, 159.
Copropbilus, 102.
Coptocephala, 326.
Coraebus, 177, 372.
Corticaria, 133, 368
Corticeus, 222.
Cortodera, 306.
Corylopbns, 125.
Corvini tites, 187,
Corvi letes, 207, 375.
Corvpbium, 105.
Coryssomerus, 278.
Cossonus, 271.
Cotaster, 265.
Coxelus, 143.
Cratomerus, 175.
Crenìpbilus, 56.
Creophilus, 85.
Crepidodera, 339. 385.
Criocepbalus, 311, 383.
Crioceris, 324.
Cryphalus, 300, 382.
Crypticus, 219.
Cryptobium, 92.
Crvptocepbalns, 326,
' 384.
Cryptobypnus, 183.
Crvptophagus, 129, 367.
Crvptopliihis, 368.
Cryptopleurum, 60, 360.
Cryptorrhynehus, 273.
Crypturgus, 299.
Cteniopus, 227.
Ctenistes, 109.
Cnrimus, 151.
Cybister, 52.
Cybocephalus, 123,366.
Cycbramus, 141.
Cychrus, 5, 355.
Cvclonotum, 5!».
Cylindromorphus, 179.
— 295
Cyllidium, 58.
Cymbiodita, 57.
Cyrnyndis, 42.
Cynegetis, 348.
Cyphon, 192.
Cyrtoclytus, 316.
Cyrtonotus, 30.
Cyrtoplastus, 366.
Cyrtotriplax, 127.
Cyrtusa. 121.
Cytilus, 152.
Dacne, 127.
Danacaea, 206, 371.
Dascillus, 192.
Dasvcerus, 133.
Dasytes, 204, 374.
Deleaster, 103.
Deliphrum, 104.
Demetrias, 42.
Dendarus, 219.
Dendroctonus, 297.
Dendrophagus, 146.
Dendrophilus, 155.
Denops, 206, 371.
Denticollis, 191.
Dermestes, 14S.
Deroci'epis, 339.
Deronectes, 47. 359.
Deroplia, 319, 384.
Diachromus, 23.
Dianous, 96
Diaperis, 221.
Dibolia, 345, 387.
Dicerca, 173
Dichotraebelns, 262,
378,
Dictyopterus, 194.
Dilacra, 71.
Dilas, 309.
Dima, 189.
Dinarda, 67.
Dinoderus, 216.
Dinopsis, 78.
Diodesma, 143.
Diodyrrhyncbus, 293/
Diplocoelus, 128.
Dii'rliagus, 18!).
Dito ma, 144.
Dolichus. 38.
Dolopius 190.
Domene, 94.
Donacia, 323.
Dorcadion, 317, 383.
Dorcatoma, 214.
Dorcatypns, 317.
Dorcus", 157.
Dorvtomus, 268, 380
Drapetes, 180.
Drasterius. 181, 373.
Drilus, 201.
Dromius, 42.
Drvocoetes, 307.
Dryophilus, 210.
Dryops, 61.
Dryopbthorus, 270.
Drypta, 44.
Dyschirius, 20.
Dytiscus, 51.
Dytoma, 144.
Ebaeus, 202.
Echoceras, 222.
Ectinus, 189.
Elapbrus, 12.
Elater, 182, 373.
Elateroides, 208.
Eledona, 221.
Elleschus, 282.
Elmis, 62.
Emenadi a, 377.
Emus, 85.
Endornvchus, 128.
Engis, 127.
Enicmus, 132.
Ennearthron, 217.
Enoplium. 375.
Epliisteimis, 131.
Epicauta, 235, 377.
Epicometis, 170.
Epilachna, 347.
Episernus, 210.
Epitrix, 340.
Epuraea, 136. 368.
Ererùotes, 272. 380.
Ergates, 303.
Erirhintis, 268.
Ernobius, 212.
Eros, 194.
Ei-yx, 224.
Esolus, 63.
Eua.stbetus, 98. 363.
Eubria, 193
Eucinetus, 193, 374.
Eucnemis, 180.
Euconnus, 115, 364.
Euglenes, 236, 377.
Eumicrus, 116, 365.
Eumolpus, 330.
Euplectus, Il 3, 364
Europhilus, 40.
Eurythyrea, 174.
Euvyporus, 362.
Eusomus, 256.
Eutliia. 114.
Exilia,'310.
Exocentrus, 319.
Exochomus, 352.
Falagria, 70, 361.
Eormicomus, 238.
«aleruca, 338, 385.
Galerucolla, 338.
Gastrallus, 210.
Gastroidea, 331.
Gastrophysa, 331.
Gaurotes, 306.
Geodromicus, 104.
Georyssus, G'ó.
Geotrupes, 165, 271.
Gibbium, 208.
Gnathoceras, 222.
Gnatboncus, 156, 370,
Gnorimus, 172.
Gnipeta, 71.
(bui ioctena, 335.
Gonocepbalum, 220.
Gonodera, 225. :J7<i.
Gracilia, 310.
Grani moptera, 308.
Grapboderes, 51.
Grypidius, 267.
Gymnetron, 285.
Gyranoplotirus, 159.
Gynandropbtlialma,
326
(iyrinus, 52, 359.
Gyropbaena, 77.
Habrocerus, 79, 3<>2.
Hadratoma, 149.
Haliplus, 54.
Hallomenns, 228.
Halosimns, 235.
Haltica, 342, 386.
Halyzia, 351, 387.
Haplidia, 167.
Haplocnemia, 320.
Haplocnemus, 205.
Haploderus, 101.
Haploglossa, 65.
Harpalus, 24, 358.
Hedobia, 212.
Helocbares, 57.
Helodes Lati: 192.
Helodes Paj/l: 335.
Helopliorus. 54.
Helops, 223, 376.
Henicocerus, 53, 359.
Henicopns, 204.
— 296 —
Henoticus, 129.
Hermeophaga, 386.
Herophila, 317.
Hesperophanes, 311,
383.
Hesperus, 88.
Hetaevius, 155, 370
Hetevhelus, 125.
Heterocerus, 62, 360.
Heterothops, 83
Hippodamia, 348.
Hippuviphila, 340.
Hister, 153. 369.
Hispa, 346.
Holoparamecus, 130,
368.
Homalisus, 193.
Homalium, 105.
Homaloplia, 167, 371.
Homi» Iota, 71. 361.
Homaeusa, 361.
Hoplia. 166, 371.
Hoplosia, 319.
Hydaticus, 51, 359.
Hydnobius, 120.
Hydraena, 54, 359.
Hydrobius, 56.
Hydrocharis. 5(i.
llvdrochus, 53.
Hydrocyphon, 193.
Hydronomus, 270.
Hydropliilus, 55, 359.
Hydroporus, 47, 359.
Hydrotassa, 335.
Hydrous, 56.
Hydrovatus, 46.
Hygronoma, 7(5.
Hylastes, 296.
Hvlocoetus. 208.
Hylesinus, 298.
Hyliota, 369
Hylobius, 263.
Hvlotrupes. 314.
Hylurgus, 297.
Hymenalia. 225,
Hypebaeus, 21 12,
Hypera. 266, 380.
Hyperaspis, 352.
Hyphydrus. 4(1.
Hypnoidus, 183.
Hypnophila, 341, 385.
Hypoborus, 300, 382.
Hypocoelus, 181.
Hypocyptus, 79. 362.
Hypophloeus, 222.
Ilvl,ius. 50. 359.
Ilyobates, 69, 361.
Ipidia, 138.
Ips, 141
Ischinodes, 183.
Iscbnoglossa, 65.
Iulistus, 205.
Kis.sophagus, 297.
Labidostomis, 325.
Laccobius, 57, 359.
Laccophilus, 46.
Ijachnaea, 325.
Lacon, 181.
Laemophlaeus, 146.
Laemostenes, 37, 358.
Laena, 223,
Lagarus, 36.
Lagria, 227.
Lamia, 317.
Lampi'a. 173.
Lamprorrhiza, 195,374.
Lamprosoma, 330.
Lampyris, 194.
Laricobius. 208.
Larinus, 261, 378.
Lasia, 347.
Lasioderma, 213.
Latelmis, 62.
Latbridius, 132.
Latbvimaeum, 104.
Lathrobium, 93, 363.
Lathropus, 369.
Latipalpis, 173.
Lobi a, 41.
Leirides, 29.
Leistotrophus. 85.
Leistus, 11, 357.
Lem a, 324.
Leptacinus, 92.
Leptura, 30(5. 383.
Leptusà , 64, 360.
Lepyrus, 263.
Lettera, 104. 363,
Leucoscelis, 170.
Leucoparyphus, 79.
Lianoe, 32, 358.
Lichenum. 220.
Licinus, 22. .357.
Limili e us, 60, 61.
Limnius, 62.
Limnobaris, 279.
Limnobius. 58
Limobius. 380.
Lina, 336.
Liodes, 121.
Lionvcbus. 43.
Lioploeus, 258.
Liopus, 318.
Liosoma, 265, 392.
Liosomus, 265.
Liparus, 264, 379.
Lissodema, 242.
Ijitargus, 134.
Ijitocbaris, 93.
Lixus, 260, 378.
Ijocbmaea, 338.
Lomecbusa, 67.
Longitarsus, 344, 386.
Loricaster, 123.
Lorocera, 20.
Lucanus, 157.
Luciola, 195.
Ludi us, Esch. 187, 384.
Ludius Lati: 189.
Luperus, 337.
Lyctus, 215.
Lygistopterus. 194.
Lymexilon, 208, 375.
Lyprus, 270.
Lytta, 235.
Machaevites. 111.
Magdalis. 287, 382.
Malachius, 203, 374.
Malacosoma, 337.
Maltbinus, 199. 374
Malthode.s, 200, 374.
Mantura, ."> 1 1 .
Masoreus, 41.
Mecinus, 285.
MeLynotarsus, 237, 377.
Medon, 93, 363.
Megacronus, 82.
Megadontus, 7. 356.
Megapeiithes, 373
Megartbrus, 108.
Megasternum, (in.
Megatoma, 141».
Meira, 251.
Melancarabus, 8.
Melandi-ya, 229.
Melanophila. 174.
Melanophtbalma, 133.
Melanotus, 185.
Melasis, 180.
Melasoma. 336.
Meleus, 264.
Meh-ethos. 138, 368.
Meloe, 233.
Melolontha, 168, 371.
Menepbilus, 223.
Me.sites, 271, 380. _
Mesocarabus, 8, 356.
'297
Mesocoelopus, '214.
Mesosa, 320.
Metabletus, 43.
Metacantharis, 198.
Metallites. 2B3.
Miarus, 286.
Miccotrogus, 283.
Mici-ambe, 130.
Micraspis, 350
Microglossa. G5.
Micropeplus, 135, 368.
Microrbagus. 180.
Microzoum, 220.
Millidium, 124
Minyops, 262.
Mi scoderà , 19
Mniophila, 345.
Molops. 32. 358.
Molorchus, 309.
Molytes. 264
Monohammus, 318
Mononvchus. 274
Monotòma, 147. 369.
Mordella, 230. 376
Mordellistena,231.376.
Morimus, 317. 383.
Morychus, 152.
Mycetaea, 128.
Mvcetina, 127.
Mycetochara, 226, 376.
Mycetophagus, 134
Mycetoporus, 82, 362
Mycterus, 243.
Mylabris, 234.
Mylacus, 251.
Myllaena, 78.
Myrmecoxenus, 128
Myrmedonia, 68. 361.
Mvrmetes, 156.
Mysia, 350.
RTanophyes, 287. 382.
Nebria, 18, 357
Necrobia, 207, 375.
Necrodes, 120.
Necrophilus, 118, 365.
Necrophorus, 120. 365.
Necydalis, 309
Nemosoma, 142.
Nepachis, 202.
Nephanes, 366.
Neuraphes, 114, 364.
Niptus, 209, 375.
Nìtidula, 137.
Nosodendron. 151.
Nosodes. 142.
Notaris, 268, 380.
Noterus, 46.
Notiophilus, 12.
Notothecta, 65.
Notoxus, 237.
Oberea, 322.
Obrium, 310.
Ocalea, 69.
Ocbina, 213.
Ocliodaeus, 370.
Ochrosis, 340. 385.
Ochthebius, 53, 359.
Oehtenomus, 239, 377.
Octotemnus, 218.
Ocypus, 86, 36 : .
Ocyusa. 77.
Odocantha. 44.
Odantaeus, 165.
Oedemeva, 241. :i77
Oenas. : 35.
Olibrus, 126, 367.
Oligomerus, 211.
Oligota, 72, 362.
Olisthopus, 41.
Olophrum, 101.
Omias, 255.
Omophlus, 227.
Omophron. 12
Omosiphora, 136
Omosita. 137
On cornerà , 241
Oniticellus, 160
Onthophagus, 159, 370.
Onthophilus, 156, 370.
Oodes, 21.
Oomorphus. 330
Opatrum, 220.
Opilo, 206, 375
Ophonus, 23. 358.
Orcbesia, 228, 376
Orchestes, 283.
Orectochilus, 52,
Oreina. 333. 385
Orescius, 2?
Orestia, 341. 385.
Orìnocaralms. li. 356
Orobitis, 278
Orpliilus. 150
Orsodacne, 322, 384
Orthocerus, 143
Ortboperus, 125
Oryctes, 170.
Osmoderma, 171.
Osphya, 230.
Ostoma, 142.
Othius, 363.
Otiorbvnchus.243. 3Ì < .
Oxymii'us, 304,
Oxynoptilus. 16.
Oxyomus, 164
( Ixypoda, 76, 362.
Oxvporus. 99
Oxytelus,' 100.
Oxytbyrea, 170.
Pacbnephorus, 330.
Pacbybracbys, 329. 384.
Pacbyta, 305.
Pacbytychius, 268.
Paederus, 95
Palorus. 222.
Panagaeus, 20.
Paramecosoma, 130.
Parmena, 316.
Parnus, (il
Pai'omalus, 155.
Patrobus, 18.
Pediacus, 145.
Pedilopborus, 152.
Pedinus, 219.
Pelocbares, 60.
Peltis. 142'
Peltbodytes, !â– ">
Pentaphyllus, 222
Peiitodon, 170.
Percosia, 30
Perileptus, 17.
Peritelus, 251
Phaedon, 336.
Phaenops, 174
Phaenotherion, 392.
Pbalicrus. 126.
Philontbus. 88. 363.
Philus, 112
Phloeocharis, 108
Phloeophagus, 271.
Phloeopbtborus. 299.
Phloeopora, 76, 362
Pbloeosimi>. 298, 382
Pbloeotribus, 299.
Phosphaemis. 195.
Phosphuga, 118.
Phratora, 335
Pbilbvdrus. 56, 359.
Phyllobius, 252
Phyllobrctica, 337.
Phyllodecta, 335, 385.
Phyllopertha, 169.
Phyllotreta, 343. 386.
Phvmatodes, 312.
Phytobius, 276, 381.
Phytodecta, 335. 3s5,
Phytoecia, 321. 384.
Pidonia, 'â– '> Q
298
Pissodes, 267.
Pityogenes, 300, 383.
Pityopbthorus, 3C0.
Placusa, 85
Plagiodera, 336.
Plagiogonus 164.
Plagionotus, 315.
Platambus, 49.
Plateumaris, 323, 384.
Platus, 24.
Platycerus, 157
Platvchrus, 6.
Platvcis, 194.
Platydema 221.
Platyderus, 37
Platynaspis, 352, 387.
Platynus, 39, 358.
Platyola, 65.
Platypus, 303
Platyrrhinus, 293.
Platystethus, 100. 391
Platysoma, 153.
Platytarsus. 255.
Plectes, 6, 356.
Plectroscelis, 341
Plegaderus, 156, 370.
Plinthus, 264, 379.
Pocadius, 140.
Podabrus, 196.
Podagrica, 339.
Podonta, 227.
Poecilonota, 173
Poecilus, 35.
Pogonochaerus, 3 19.
Pogonus, 18,
Polydrusus, 253, 378.
Polygraphus, 298.
Polyphylla, 168.
PoophagiTS, 278.
Potami nus, 62
Potamopbilus, <>2.
Prasocuris, 335.
Pria, 138.
Priobitim, 210, 275.
Prionocjpbon, 193.
Prionus, 303.
Procerus, 356.
Proerustes, 6, 356
Prognatha, 108.
Pronomaea, 78.
Prostomis, 145.
Protinus, 108
Psammodius, 164.
Psammoecns, 146.
Pselaplms, 112.
Pseudophonus. 24.
Psoa, 215, 376.
Pbylliodes, 311, 386.
Ptenidium, 124, 366.
Pterosticbus, 32, 358.
Ptilinus, -213.
Ptiliolum. 3 6.
Ptilium, Ì24, 366.
Ptinella, 125
Ptinus, 209, 375.
Ptosima, 176, 372.
Purpuricenus. 315, 383.
Pygidia, 199 '
Pyrochroa, 236.
Pyropterus, 194.
Pvrrhidium, 313.
Pytho, 242.
auedius, 83, 362.
Ramplius, 285
Rantus, 50
Raymondia, 392.
Rhagium, 304, 383.
Rhagonyclia, 198.
Rhamnusium, 31 4,383.
Rhinocyllus, 262.
Rhinomacer, 293.
Rhinoncus, 275
Rhinosimus, 243
Rhipiphorus. 233
Rhizobius, 353.
Rhizopbagus, 141
Rbizotrogus, 167, 371
Rhopalodontus, 217.
Rliopalopus, 311
Bhynchaenus. 283,381.
Rbynchites, 291, 382.
Rhyncolus, 272
Bbyssemus, 164
Rhytidosumus, 275.
Riolus, 62.
Rosalia, 314.
Rybaxis, 111.
Sacium, 125
Salpingus, 242
Saperda, 320, 384.
S.ipìiarius, 311.
Saprinus, 155. 369,
Sarrotrium, Ibi
Scapbidema, 221
Scaphidium, 125
Scaphisoma, 126.
Scapbium. 367.
Soarabaeus. 158, 370.
Scaurus, 218
Schistoglossa, 7(i.
Sciaphilus, 251. 378.
Scirtes, 193.
Scleropbaedon, 336.
Scleropterus. 275, 380.
Scolytus, 299, 382.
Scopaeus,' 94
Scraptia, 230.
Scydinaeniis. 115, 364.
Scymnus, 353, 387.
Semanotus, 313.
Semiadalia, 348, 287.
Serica, 167.
Sericoderus, 125.
Sericosomus, 190.
Sericus, 190.
Serropalpus, 229.
Siagonum, 108, 363.
Sibmia, 283.
Silaria, 232.
Silesis, 191.
Silpha, 118.
Silusa, 64.
Silvani!*. 146.
Simbiotes, 367.
Simplocaria, 153
Sinodendron, 15.
Sinoxylon, 215.
Sisvp]m.s, 158.
Sitaris, 236
Sitona, 256, 378.
Smicronyx, 269.
Soronia, 138.
Spermopbagus, 296.
Spliaeridium, 58.
Spbaerites, 120.
Sphaerius, 124.
Spbaeroderma, 345.
Spbenopborus,279, 3^1.
Sphenoptera, 176, 372.
Sphinginus, 202.
Sphodrus, 36
Spondviis, 303.
Staphvlinus, 86, 363.
Steatoderus, 189, 374.
Stenolophus, 26.
Stenopterus, 309.
Stenostola, 321, 384.
Stenus, 96, 363.
Stemi.sa, 64.
Stillms, 127, 367.
Stilicus, 94
Stomis, 36.
Strangalia, 307.
Strapbosomus, 255.
Stylosomus. 330.
Subcoccinella, 347.
Sunius. 95
Synaptus. 190.
Syncalvpta, 151, 369.
— 299
Synchita, 141
Synchitodés, 144.
Syntomium. 108.
Synuchus, 88.
Tacili nu.s. 79.
Tachyporus, 80.
Tachypus. 13.
Tachys, 16.
Tachyusa, 70.
Tanymecus, 259.
Tanysphyrus, 270.
Tanythrix, 31.
Taphria, 38
Taphorhynchus, 30 L.
Tarsostenus. 207
Telephorus. 196.
Telmatophilus, 129.
Temnocbila. 142.
Tenebrie, 223.
Tenebrioides. 142.
Teredus, 145
Tetratoma, 228.
Tetropium, 312.
Tetrops, 321.
Thalycra. 140, 369
Thamiaraea, 65, 360.
Thectura. 75.
Thiasophila, 65.
Thinobius, 102.
Tbroscus, 179. 373.
Thylacites, 378.
Thymalus, 113
Tillus, 206.
Timarcha, 31 il
Tiresias. 150.
Titubaea, 884.
Tomicus, 301.
Tomoxia, 230.
Toxotus. 305, 3s;5
Trachode.s, 265.
Trachvphloeus, 257.
378.
Trachys, 179, 373.
T rugoso ni a, 304.
Trechus. 17. 857.
Tribolium, 222, 376.
Tricliius. 172
Trichoceble, 205
Trichodes, 207, 375.
Trichonyx, 113.
Trichophva. <!».
Trichopteryx, 124, 366.
Trimium. 113.
Trinodes, 150
Triodonta. 166. 371.
Tri pia x. 127
Triti. ma. 127. 131. 368,
Troglops, 201.
Troglorrhynchus, 251,
^378.
Trogoderma, 149, 369.
Trogophloeus. 101, 363.
Trogosita, 142. 369.
Tropideres, 2!i3. •
Tropinota, 170.
Tropiphorus, 262. 378.
Trox, 166.
Trychopteryx, 124.
Tryphilus, 134.
Tychius, 282, 381.
Tychus, ll'J.
Typhaea, 135.
Tyrus, 109.
Uloma, 223.
Urodon, 294, 382.
Valgus, 172.
Veli ej us, 83.
Xanthochroa, 239. 377.
Xantholinus. 92
Xestobium, 212
Xyleborus, 302.
Xyletinus. 213.
X vi ita. 229.
Xylobius, 181.
Xylocleptes, 301
Xylopertha, 216.
Xvlophilus. 236.
Xyloterufe, 802, 383.
Xvlotrechus. 315
Zabrus, 27.
Zeugopbora, 324.
Zilora, 229.
Zonitis, 235
Zonabris, 234.
300
MUNTE ALLA FAUNA BRENT1D0L0GICA Ul CELElìES
Angelo Senna
Poco dopo la pubblicazione della mia : Note sur les Bren-
thides de Célèbes recueillis par Mr. Fruhstorfer (1), nella quale
eravi la descrizione di alcune specie nuove e l'elenco di quelle
fino allora trovate nell'isola anzidetta, ho ricevuto due lettere
da parte di E. Bergrotli di Tammerfors e del Dr. K. M. Heller
di Dresda riguardanti la mancanza nella mia lista di alcune
specie di Brentidi indicate di Celebes e precisamente dalla
Miolispa bicanaliculata Schauf., M. semivelata Schauf. e Orycho-
des femoratus Schauf. (2) alle quali il Dr. Heller aggiungeva
il Megacerus pulchellus Kirsch (3).
In privato ho subito risposto agli egregi naturalisti; ma
siccome il medesimo appunto potrebbe essermi giustamente
fatto da altri, stimo opportuno dire pubblicamente la mia opi-
nione sulle specie citate, tanto più che il Dr. Heller mi porge
gradita occasione di riprendere lo studio dei Brentidi della
fauna di Celebes inviandomi alcune specie raccolte dai signori
Sarasin, Fruhstorfer e Ribbe.
La Miolispa bicanaliculata Schauf. e la M. semivelata Schauf.
non sono buone specie, non avendo il Sig. Schauf u ss ricono-
(1) Ann. Soc. Entom. Belgique, tome XLT, 1897, pag. 237.
(2) Horae Soc. Entom. Eossicae, voi. XIX, 1885, pag. 23-24.
(3) Mittheil. a. d. k. Zool. Mas. zu Dresden, voi. I, 1875, pag. 49.
— 301 —
sciato il genere in questione; la sua M. semicelata non è altro
che il Trachelizus bisulcatus Lund, di ciò ho potuto convin-
cermi mediante esame d'un esemplare confrontato col tipo che
ebbi gentilmente in dono dal Sig. Camillo Schaufuss attuale
direttore del Museo Ludwig Salvator di Dresda. La M. bicana-
liculata Schauf. è secondo me la stessa specie di Trachelizus
di Lund e la differenza che l'autore ha indicata confrontan-
dola colla M. semivelata « 1 streifen der Flùgendecken oline
Punkte » è dovuta alle piccole dimensioni dell'esemplare de-
scritto. La stessa caratteristica si riscontra infatti nei piccoli
esemplari di Trachelizus bisulcatus Lund. (1).
L'Orychodes femoratus è pure dello stesso Schaufuss il quale
così lo descrive: 0. diachrammati (sic) similis sed femoribus
sanguineis, antice apiceque nigro-piceis, apice rcinus constri-
ctis: 9 femoribus post mediani partem acute spiculatis » ed
aggiunge che la colorazione è più chiara e « mehr kirschroth ».
Questa specie è per me molto dubbia perchè la colorazione
dei femori si riscontra identica anche nell' 0. digramma Boisd.
e d'altra parte la creazione d'una « var. femoribus medio antice
posticeque obscuris » proposta dallo stesso Schaufuss dimostra
che si tratta d'un carattere tutt' altro che costante. Resta la con-
formazione dei femori stessi che parimente riscontro esaminando
una ricca serie di 0. digramma Boisd. Occorre rammentare che
quest'ultima specie essendo comune e molto diffusa ci offre
alcune varianti notevoli, quali la spina postoculare più o
meno sviluppata ed acuminata, le linee elitrali più o meno
numerose e lunghe, ma anche esse sono collegate da numerose
forme di passaggio e perciò entrano nei limiti della variabi-
lità d'una specie. In conseguenza mi sembra che la validità di
(1) Il Sig. Schaufuss non avendo riconosciuto il gen. Miolispa si è probabilmente
ingannato anche riguardo la M. striata descritta nella stessa nota delle precedenti.
Io non la conosco de visu ma dalla descrizione posso escluderla dal genere. E per
questo motivo che pubblicando nel 1897 la mia M. australiana dissi ch'era la prima
descritta del continente australiano. (Ann. Soc. Entom. de Belgique XLI , 1897,
pag 228).
— 302 —
questa specie meriti conferma stante 1' insufficienza dei carat-
teri distintivi.
Resta infine V Ectocemus (Afegacerus) pulchellus Kirsch che
il Dr. Heller m'indica di Celebes, località che mi era ignota
perchè il Kirsch avea descritta questa specie delle Mollicene (1)
e in seguito l'avea indicata di Ansus (N. Guinea) (2). Per la
gentilezza del collega Dr. Heller, ho potuto esaminare il tipo
di questa specie e sono convinto che essa debba riportarsi all'i?.
decemmaculatus Montr. per la mancanza di qualsiasi carattere
distintivo. Il Sig. Kirsch descrisse VE. pulchellus senza cono-
scere probabilmente la specie di Montrouzier, che infatti non
cita, mentre fa i dovuti confronti con E. pubescens Kirsch, il
quale sebbene specie affine è ciononostante ben diversa. Il
Dr. Heller poi, avendo esaminato parecchi esemplari di E. de-
cemmaculatus Montr. presi a Toli-Toli (N. Celebes) dal signor
Fruhstorfer mi scrive eh' essi sono identici a E. pulchellus
Kirsch, il che convalida la mia affermazione. UE. decemma-
culatus Montr. deve perciò essere aggiunto alla fauna cele-
bica invece dell'i?, pulchellus specie da distruggersi. Oltre la
località citata nel nord Celebes la specie abita anche la parte
sud a Bonthain dove fu raccolta dal Ribbe (Mus. Dresda).
Il materiale comunicatomi dal Dr. Heller contiene le specie
seguenti :
CYPHAG0GU3 SARA3INI n.
Parum robustus, niger, nitidus, pilis conspicue longis alteris
brevioribus copiose indutus. Capite elong ato, laeviter obeonico,
lateribus regulariter obliquis, supra convexo, punctato; rostro
circiter capiti* longitudine, a basi usque pone antennas grada-
tili) angustiore, supra fere laevi; prorostro subbrevi, rapide di-
latato; antennis compressis, articulis 4.°-8.° irregulariter moni-
(1) Mittheil. a. ci. k. Zool. Museiim za Dresden, 1 Heft, pag. 49 (nota) 1875.
[â– 2 L. e. IT. Heft, 1S77.
— 303 —
liformibus, 9.° et 10.° majoribus, apicali obtuse acuminato,
breviore duobus praecedentibus unitis. Prof/torace elongato, pun-
ctato-piloso, lateribus posticis modice recurvis, cono regulari,
antrorsum acuminato, haud elevatiore quam dorso, antice obli-
que declivi. Elytrìs prothorace panilo longioribus, liumeris
callosis, lateribus parallelis, in tertio apicali angustatis, apice
rotundatis, supra juxta suturavi striatis, striis leviter punctida-
tis, lateribus punctato-sulcatis, interstitiis angustia, subcarinatis,
leviter punctulatis. Tibiis anticis intus curvatim ampliatis, pe-
dunculo femorum posticorum integro, metatarso posteriore elon-
gato. Corpore infra nigro nitido, processu prosterni basi fovea-
lato, metasterno apici impresso, medio obsoletissime canaliculato,
lateribus punctidato, abdomine basi convexo, laevi.
Long. 11 mill.
Hab. Masarang (N. Celebes).
Questa nuova specie che dedico rispettosamente ai Dott. Sa-
rasin fa parte di quel gruppo di Cyphagogus aventi il meta-
tarso posteriore allungato. Il C. Sar asini è notevole pei peli
abbondanti che rivestono il corpo: di essi alcuni sono lunghi,
fini, brunastri, altri più corti, più fini, morbidi e di color bian-
castro. Quantunque la pelosità del tegumento sia carattere nor-
male nelle specie di questo genere, quella ora descritta lo
presenta in modo cospicuo e più notevole che nelle altre.
La scultura delle elitre rammenta piuttosto la specie delle
Mollicene e della Papuasia che quelle sondaiche. Limitandomi
al confronto colle specie finora descritte dello stesso gruppo,
il C. Sarasini distingnesi dal C. signipes Lewis (1) per le eli-
tre che non sono cancellate, dal C. Eichltorni Kirsch (2) pei
lati del capo diritti e non debolmente ricurvi, infine dal C.
tabacicola Senna (3) pel corpo più robusto, pel prorostro più
corto, pel protorace a lati arrotondati posteriormente.
(1) Journ. Linuean Soc. XVII, p. 297, pi. XII, fig. 2, 3, 4.
(2) Mittheil. Museum Dresden, 1, p. 45.
(3) Bull. Soo. Entoin. Ital. XXV, III, 1893, p. 294, tav. II, flg. 1, la, U>.
— 304 —
Cerobates sumatranus Senna.
Bull. Soc. Entom. Ital. XXV, III, 1893, p. 306 (19) tav. Ili,
fig. 1.
Notes Leyden Museum XVII, 1896, p. 223.
Un esemplare di Bonthain raccolto da Kibbe (Mus. Dresda).
Questa specie fu descritta di Sumatra su individui importati
in Europa col tabacco secco; in seguito la indicai di Timor
(Mus. Tring.).
Trachelizus rufovittatus Perroud.
Ann. Soc. Linnéenne de Lyon 1853, p. 419 (sub. Ceocejjhalus).
Un maschio di Tombugu (W. Celebes) raccolto da H. Kuhn
(Mus. di Dresda).
Orychodes cinnamomi Herbst.
Fiissl. Archi v. IV, 1783, p. 76, tav. 24, fig. 20 li. i.
Il Dott. Heller mi ha inviato un es. $ di Bonthain (Sud
Celebes) raccolto da Ribbe e determinato come 0. digramma
Boisd. Io lo riferisco alla specie di Herbst per quanto esso
differisca alquanto dai topotipi. L' 0. cinnamomi Herbst è del
resto molto diffuso e un poco variabile, i numerosi passaggi
che -si riscontrano rendono difficile una separazione soddisfa-
cente delle varietà .
PSEUDORYCHODES HELLERI n.
§ . Crassiusculus, brunneo-ruber nitidus, elytris castaneo-
saturatis, apice rufescente, lineis flavis ornatis. Capite paulo
breviore quam latiore, basi truncato, angulis posticis rectis, su-
— 305 —
pra convexo, silicato, oculis majusculis, prominulis ; metarostro
conico, silicato, marginibus suiti elevatis, prorostro longiori, fi-
liformi, leviter curvato; antennis filiformibus, articulis 4°-10.°
cylindricis, anticis leviter longioribus, breviter pilosis, apicali
elong aio conico, fere aeque longo duobus praecedentibus unitis.
Prothorace subbrevi, robusto, antice attenuato, margine brunne-
scente, lateribus posticis regulariter rotundato-ampliatis, dorso
laevi, convexo, nitido. Elytris duplo prothoracis longitudine
aequantibus, illoque latioribus, humeris rotundatis, lateribus sub-
parallelis pone medium gradatim angustioribus, apice leviter
emarginato, utrinque dentato, dorso panilo depressis, lateribus
convexis, juxta suturam striaio-punctatis , lateribus punctato-sul-
catis, interstitio 2.° depresso, sequentibus convexis, elevatis, an-
gustioribus, interstiiiis lineas flavas gerentibus irregularibus, in
interstitio 5.° linea mediocri in tertio apicali, in 4.° et 8.° al-
tera longiore a basi usque ad tertium apicalem prolungata, in
5° puncto vel lineola basali et denique in 9.° linea brevi api-
cem versus sita. Pedibus sai robustis, femoribus omnibus denta-
tisi corpore infra brunneo-rubro nitido, capite et metarostro
utrinque linea e punctis nonnullis composita instructis, meta-
sterno apici impresso, abdomine basi convexo.
Long. 12-13 rnill.
Hab. Masarang (Nord Celebes).
Di queste specie mi sono note due sole femmine, quelle
prese dai Dott. Sarasin nel loro viaggio a Celebes; ma per ana-
logia con altre specie, credo di non ingannarmi riferendo al
maschio i caratteri seguenti: occhi più prominenti, rostro gra-
cile, quadrangolare alla base, un poco allargato all'apice; pro-
torace alquanto più lungo e più ristretto davanti.
Fra le specie di Pseudorychodes, questa nuova che è dedi-
cata al collega Heller, facilmente distinguesi per la brillante
colorazione; il protorace rossastro contrasta notevolmente colle
elitre brune ed elegantemente adorne di linee gialle a bordi
finamente dentellati; la disposizione poi delle linee stesse è
Anno XXXI. 20
— 306 —
peculiare alla nuova specie. La gracilità del rostro avvicina la
nuova specie a Ps. insignis (Lewis) (1), Ps. tenuirostris Senna (2),
Ps. Fruhstorferi Senna (3), Ps. Ritsemae Senna (4) e Ps. pili-
ferus (Senna) (5) mentre l'allontana dai Ps. lineolatus Kirsch (6)
e Ps. crassus Senna (7) nei quali due ultimi il rostro è largo
e robusto. Per distinguerla poi dalle 5 specie dello stesso gruppo
suaccennate sono sufficenti i caratteri che seguono: Testa un
poco più lunga, elitre ottusamente dentate all'angolo apicale
esterno; colorazione differente, disposizione e lunghezza delle
linee elitrali pure diversa.
Schizotrachelus metallicus Senna.
Ann. Soc. Entom. Belgique, XLI, 1897, p. 240.
Ho descritto questa specie come avente i tegumenti d'un
nero violaceo a riflessi metallici: devo ora aggiungere ch'essi
possono anche essere d'un nero piceo uniforme il che osservo
in un esemplare di 30 inm. pure di Celebes e che nel resto
concorda perfettamente col tipo. L'esemplare in questione ap-
partiene al Mus. di Tring.
SCHIZOTRACHELUS CELEBICUS n.
Elongatus, rubro-ferrugineus nitidus, élytrorum macula tran-
sversa, post mediana, prothoracis margine antico nigricantibus.
Capite parvo, fere aeque longo ac maxima latitudine, basi angu-
stiare quam pone oculos, angulis posticis haud prominulis, dorso
convexo, laevissimo, fronte foveolata; metarostro elong aio, antice
(1) Journ. Linnean Soc. XVII, 1883, p. 301, pi. XII, fig. 12.
(2) Ann. Soc. Entom. Belgique, XXXVIII, 1894. p. 376.
(3) Notes Leyden Museum, XVII, 1895, p. 53.
(4) Idem. XIII, 1891. p. 161
(5) Idem. XIV. 1892, p. 177.
(6) Mittheil. Museum Dresden, 1, 1875, p. 49.
(7) Ann. Soc. Entom. Belgique, 1. e. p. 378.
— 307 —
longe attenuato, supra convexo, dorso et lateribus laevissimo,
prorostro longitudine siibaequali metarostro, apice dilatato, basi
haud sulcato; antennis brevibus, crassiusculis, subclavatis, scapo
elongato, clavato, articulis 3.°-8.° transversis, 9.° latiore quam
longiore, 10.° quadrato, apicali elong aio-conico . Prothorace elon-
gato, antice attenuato, dorso profunde silicato, lateribus laevis-
simis. Elgtris elongatis, lateribus siibparallelis usque pone me-
dium, apice appendiculo caudiformi deplanato, postice haud at-
tenuato auctis; supra juxta suturam utrinque bistriatis, disco
obsoletissime substriato-punctulatis. Femoribus pedunculato-clava-
tis, tibiis rnodice compressis, tarsis brevibus, depressis. Corpore
infra nitidissimo, capite et metarostro laevibus, glabris, meso-
rostro et prorostro in medio carinatis; metasterno convexo, laevi,
abdomine basi sulcato. $ dijeH metarostro breviore, prorostro
longiore, filiformi, elytrorum apice margine explanato-rotundato.
Long. 13-22 mill.
Hab. Bua Kraeng a 5000 piedi ; Lompa Battali a 3000 piedi ;
(Sud Celebes).
Questa specie è stata trovata dal Sig. Fruhstorfer e fa
parte delle collez. del Mus. di Triug.
Il posto eh' essa occupa è nel primo gruppo stabilito da
Lacordaire, vicino allo S. consobrinus Lac. (1) a motivo del
rostro liscio e della fronte foveolata, ma è ancor più affine
allo 8. intermedius Senna (2) dal quale differisce principal-
mente per la testa più ristretta alla base, meno tubercolata
posteriormente e senza gli angoli esterni prominenti ; essa è
inoltre liscia al disopra. Le elitre sono meno ristrette all'apice
e provviste d' un' appendice caudiforme, arrotondata all' in-
dietro ma non tanto attenuata come nello S. intermedius
Senna.
(1) Genera des Colèopt. VII, 1866, p. 456 (note).
(2) Ann. Mus. Civ. Stor. nat. Genova, ser. 2. a , voi. XII (XXXII) 1392, p. 481 (53).
308 —
SCHIZOTRACHELUS ANGULATICEPS n.
Elongatus, subgracilis, niger nitidus, capite pattilo longiore
quam latiore, basi in medio profunde -ìateribus leviter inciso,
angulis posticis (desuper visis) acutis, prominulis, retrum vertis;
supra convexo, fronte foveolata. Metarostro elong ato-conico, ìa-
teribus rectis, supra sidcato, sidco basin versus laeviore; proro-
stro quam praecedente vix longiore, apici modice dilatato, supra
et ìateribus suleato. Antennis gracilibus, subclavatis, articulis
4°-8." submonili formibus, apicalibus majoribus, perfoliatis, 9.° et
10.° basi apiceque truncatis lateribusque curvatis, 11. ovaio-
conico, conspicue acuminato. Prothorace elongato, antrorsum
gradativi attenuato, dorso fortiter lateque suleato, ìateribus po-
sticis punctatis. Eli/tris elongatis, ìateribus parallelis, in tertio
apicali attenuatis, apici margine crasso, elevato, postice obtuse
acuminato, in medio profunde inciso instructis; supra juxta su-
turarti bisidcatis, externe striato punctatis. Femoribus clavatis,
tibiis posticis modice compressis , tarsis brevibus, Corpore infra
nitido, capite et metarostro in medio sulcatis, sulco squamosi-
tate repleto; metasterno apici impresso, abdomine basi suleato,
segmentibus utrinque squamosis, 4.° valde abbreviato, margine
postico curvato, segmento apicali area squamosa, antrorsum un-
gulata notato. 5 differì capite breviore, frontis foveola in sul-
cum rostri continuata, metarostro breviore, prorostro filiformi,
antennarum articulis 4. v -8.° brevioribus, prothorace breviore, an-
tice magis attenuato, ìateribus posticis magis dilatatis, elytris
apice haud productis, breviter marginato-truncatis, abdomine basi
obsoletissime impresso, segmento 4° longiore et margine postico
subrecto, segmento apicali punctidato, ìateribus sicui praeceden-
tibus margine squamoso instructo.
Long. J 13, $ 12 mill.
Hab. Masarang (Nord Oelebes).
— 309 —
Questa specie interessante fu raccolta dai Dottori Sarasin
e appartiene al secondo gruppo di Lacordaire (1) quantunque
sia ben distinta per la conformazione delle elitre all' apice e
per quella dell'addome del maschio.
Prodector Fruhstorferi Senna.
Ann. Soc. Entom. Belgique, XLI, 1897, p. 241
Le dimensioni che ho dato di questa specie sono quelle
degli esemplari inviatimi dal Sig. Fruhstorfer, ma il Dr. Hel-
ler mi scrive d'aver esaminato dei maschi nelle collez. del Mus.
di Tring nei quali la lunghezza totale era di ben 60 mm.
Non credo inutile riportare a guisa di riassunto la lista
delle specie che finora mi sono note di Celebes.
1. Cyphagogus Sarasini n. Masarang (N. Celebes).
2. Hoplopisthius celebensis, Kolbe, Bonthain (Sud Celebes).
3. Cerobates tristriatus (Lund) Celebes.
4. » sumatranus Senna, Bonthain (Sud Celebes).
5. Miolìspa tuberculatipennis Senna, Lompa Battau, Bua Kraeng (Sud Ce-
lebes).
6. » dìscors Senna, Toli Toli (Nord Celebes).
7. » intermedia Senna » »
8. Trachelizus bisulcatus (Lund) {Miolìspa semivelata et bicanaliculata, Schauf.)
Macassar (Sud Celebes).
9. » rufuvittatus (Perroud), Tombugu (Ovest Celebes).
10. Pì'uphtlialmus planipennis Pascoe, Celebes.
11. » tritolar Pow. Celebes.
12. » longirostris (Gy Ih.) Celebes.
13. Baryrrhynchus Deyrollei Pow. Celebes.
14. ? Ory;hodes femoratus Schauf, Macassar (Sud Celebes).
(1) Opera cit. p. 456 (nota).
— 310 —
15. Oryohodes cinnamomi (Herbst) Bonthain (Sud Celebes).
16. Pseudorychudes Helleri n. Masarang (Nord Celebes).
17. Ectocemus lOmactdatus Monti-. (Megacerus pulchellus Kirsch) Toli Toli
(Nord Celebes), Bonthain (Sud Celebes).
1S. Hormoaerus reticulatus (Lund) Celebes.
19. » annulipes Schauf. Macassar (Sud Celebes).
20. Schizotrachelus metallicus Senna, Lompa Battau (Sud Celebes).
21. » celebkus n. Bua Kraeng, Lompa Battau (Sud Celebes).
22. » anyulaticeps n. Masarang (Nord Celebes).
23. Prodector laminatus Pascoe (^ Achrìonota setiyera Senna) Menado (Ce-
lebes).
24. » Fruhstorferi Senna, Bua Kraeng (Sud Celebes).
25. Heteroplites celebicus Senna, Lompa Battau, Bua Kraeng (Sud Celebes).
Per completare nei limiti delle nostre conoscenze d'oggidì,
l'elenco dei Brentidi di Celebes occorre rammentare che nella
nota di L. v. Heyden: Inserta der KiikenthaV schen Forschungs-
reise in den Molukken ecc. (1) trovansi indicate due specie di
Leptorhynchus (Ithystenus) di Minahassa (Nord Celebes) che di-
sgraziatamente non furono determinate dal Sig. von Schonfeld
che ebbe in esame i Brentidi del viaggio in questione. Io poi
devo aggiungere che fra le specie raccolte dai Dottori Sarasin
e a me inviati per lo studio figura una Miolispa di Pie v. Bon-
thain (Sud Celebes) la quale è probabilmente nuova, ma aspetto
miglior occasione per descriverla non avendone esaminata che
una sola femmina. Essa è vicina alla M. tuberculatipennis Senna
ma ben distinta per la testa più allungata, per gli articoli an-
tennali più fortemente obeonici, per il protorace più corto e
rigonfio posteriormente e infine per le elitre che son punteg-
giato-solcate lungo la sutura e ai lati e per gli interstizi stretti
e carenati. La colorazione è d'un' nero brillante e sul terzo in-
(1) Abhandl. der Senckenbergischen Naturforsch. Gesellsch., Band XXIII, Heft
IV, 1897.
• — 311 —
terstizio, un poco al disotto della base, vedesi una piccola linea
obsoleta di color rossastro.
Infine gli stessi Dottori Sarasin hanno riportato da Masa-
rang (Nord Oelebes) una femmina di Prodector di specie affine
al P. Fruhstorferi, ma colla testa in proporzione più allungata,
il corpo più stretto, gli articoli 9° e 10° delle antenne più lun-
ghi e più gracili. Probabilmente trattasi d'una nuova specie
ma è necessario l'esame di altri esemplari per potersi pro-
nunciare sul valore delle differenze in confronto del P. Fruh-
storferi.
Firenze, R. Museo di Storia Naturale, Novembre 1899.
INDICE DELLE MATERIE
CONTENUTE NEL VOLUME DELL' ANNO TRENTUNESIMO
Lionello Petri. — I muscoli delle ali nei ditteri e negli ime-
notteri (con tav.) Pag^ 3
E. Ficalbi. — Venti specie di Zanzare (Oulieidae) italiane clas-
sate e descritte e indicate secondo la loro distribuzione co-
rologica (con fig.) » 46
Giovanni Noè. — Contribuzione allo studio dei culicidi (con fig.) » 235
C. Emery. — Formiche del Madagascar raccolte dal Sig. A. Moc-
querys nei pressi della Baia di Antongil 1897-98 (con fig.) . » 263
S. Bertolini. — Contribuzione alla Fauna trentina dei coleot-
teri (Continuazione e fine) » 291
Angelo Senna. — Aggiunte alla Fauna brentidologica di Ce-
lebes » 300
y
BULLETTINO
SOCIETÀ ENTOMOLOGICI ITALIANI
ANNO TRENTUNESIMO
Trimestre I, II, III e IV.
(Dal Gennaio al Dicembre 1899)
^
FIEENZE
TIPOGRAFIA M. RICCI, VIA SAN GALLO, 31
a spese degli Editori
1899
(Pubblicato il 31 Dicembre 1899).
INDICE
DELLE HATEKIE CONTENUTE IN QUESTO FASCICOLO
Lionello Petri. — I muscoli delle ali nei ditteri e negli ime-
notteri (con tav.) Pag. 3
E. Ficalbi. — Venti specie di Zanzare (Culieidae) italiane clas-
sate e descritte e indicate secondo la loro distribuzione co-
rologica (con fìg.) » 46
Giovanni Noè. — Contribuzione allo studio dei culicidi (con fìg.) » 235
C. Emery. — Formiche del Madagascar raccolte dal Sig. A. Moc-
querys nei pressi della Baia di Antongil 1897-98 (con fìg.) . » 263
S. Bertolini. — Contribuzione alla Fauna trentina dei coleot-
teri {Continuazione e fine) » 291
Angelo Senna. — Aggiunte alla Fauna brentidologica di Ce-
lebes > 300
ESTRATTO DALLO STATUTO
La Società Entomologica Italiana, fondata nel 1869, si compone di un
numero illimitato di Soci : gli italiani e gli stranieri possono egualmente
appartenervi.
I Soci sono di due categorie: Soci effettivi e Soci studenti. I primi
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