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Full text of "Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma"

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S. P. Q. R. 
BULLETTINO 

DELLA 

COMMISSIONE ARCHEOLOGICA 

MUNICIPALK 



Novembre 1872 ' -2 ? ■ •' 




ROMA 

COI TIPI DBL SALVIUCGI 



DigitizedbyGoOgIC 



I 



V, 



19o627 



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PREFAZIONE 



Lia Giunta Municipale di Roma, uel congresso del giorno 
24 magi^io 1872, secoodo il voto già espresso dal Con- 
siglio nella seduta del 24 Aprile, istituiva una Commis- 
sione Archeologica, cui fosse trasmesso l'esercizio dei di- 
ritti e dei doveri, che al Comune incombono verso i 
monumenti della città, e del suo territorio; e chiamava 
all'onore di comporla i Consiglieri Comunali Sigg. cav. 
Angusto Castellani, march. Francesco Nohili-Vitelleschi, e 
coinm. Pietro Rosa, e gli archeologi sigg. Barone Pietro 
Ercole Visconti, comm. Giovanni Battista de Rossi , eonte 
Virginio Vespignani architetto, cav. Cario Ludovico Visconti, 
e ingegnere Rodolfo Lanciani, al quale ultimo venne poi 
attribuito l'ufficio di seeretario. 

Il campo aperto alla attività della nuova Commis- 
sione era altrettanto vasto, quanto importante : poiché il 
Comune , nelle convenzioni stipulate con le varie società 
edificatrici de' nuovi quartieri , essendosi riservato ove la 
assoluta, ove la palliale proprietà degli antichi monumenti, 
ore la semplice sorveglianza delle scoperte, conveniva prov- 
vedere urgentemente al disegno delle icnografie degli edi- 
fici; alla loro conservazione, qualora ne fossero giudicati 
degni; al trasporto ed al collocamento ne' palazzi capitolini 
dt'gli antichi oggetti estratti dalle escavazioni; all'amplia- 
ineoto dei musei; alla fondazione di nuove raccolte cera- 



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5U iikier*5=i della sckna ft>a gaelli della edilità. 

F:d-> dalle prime soe tìntati la C:-aT.:>si-Mfr deter- 
mìoara di dire alle stampi^ dd B-iIiernc*> bhisì]<>, affine 
di tktA^t ra^->De del sao operat.>. tao;-> alla Ba^islntara 
'■'>3>uDa!e, <rhe di si noSile iiffi<:-> l'areTa ioTe^tìta. quinto 
ai <»s^ittadÌDÌ. ed ai rult<>rì d^sìì stadi arThe-Moski, che 
m^ùOWf ron rira attenzione 1 risriliaar-nt! >le'!e nooTe 
se«:.p^rt*. S: staMIÌTa che in fc-si faiu pol-Kkarione sa- 
reblwry breTemente e5ifj?te e desCTitte le scoperte mede- 
sime, e tuttwriù fhe nel proCTesso degli slerri sembrasse atto 
a spander lare salla istoria e top: grafia dt^lta nttà. ar- 
redandosi all'uopo le notizie di esatti dìs^?iu e di co- 
menti : e che tÌ sarebbero altresì annunziati gli acqnìsti 
fatti, ed i doni ricemti per aamentorne i tesori d'arte e 
d'erudizione già raccolti nei musei Capii'>Iini. L'abbon- 
danza della materia, che puv prevedersi grandissima, sug- 
geriva alla Commissione il eoosìglìo, di attenersi stretta- 
mente alla esposizione dei fatti: eritando per quanto far 
si potessse, qualunque discussione scientifica, e dando luogo 
innanzi tutto alle scoperte avvenute per iniziativa del Co- 
mune, ed in area di giurisdizione municipale. Che se 
tali scoperte fossero per mostrare Dna qnalche correlazione 
con altri ritrovamenti, avvenuti fuori degli accennati lìmiti, 
allora anche di questi avrebbe a farsi menzione , affine 
di raggiungere nel miglior modo un altro scopo propostosi 
egualmente dalla Commissione, quello , cioè, di illustrare 
la storia, e la topografia della eterna città. Del resto , 
l'esemplare del suo Bullettino , eh' essa già presenta al 
pubblico in questo primo fascicolo, la scusa dairestondersi 
ultorionnente sul modo che si è divisato di tenere in 
compilarlo. 

Palazzo dei Conservatori 20 Novembre 1872. . 



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DELLE SCOPERTE AVVENUTE 

ireL HOOVO QUARTIERE DETTO DEL CASTRO PRETORIO 

NELLA ESTATE DEL 1872 



1. Costraendosi un braccio di ferroTÌa attraverso il co3Ì 
detto monte della Giuslisia, e Vaggere serviano, onde collegare 
la stazione centrale col nuovo quartiere denominato del Ùistro 
Pì-etorio, sono stati scoperti avanzi di antichi edifici , di bella 
opera laterizia, identici con quelli rinvenuti a breve distanza, 
e distrutti Degli anni 1863, e 1869 '. Alcune pareti conserva- 
vano lo zoccolo rivestito di sottili lastre di marmi colorati, ed 
aveano affreschi nella parte superiore, divìsi in grandi riquadri 
a fondo scuro, con figurine nel centro. Dalle macerie si estras- 
sero due mattoni coi sigilli seguenti : 
fcircolare ' 
DOLIÀBE 
PILICISMPVBLICI 
DoHare Feticìs. Marci Publicii : forse inedito. 
CcircotareJ 
A D ■ L ■ S ■ DOIi • DELIO ■ P^tN • "E 
APRONIAXO 
COS 
Aniceti Domiline Lucillae seitii , doliare de Licinianis . Poe- 
tino et Aproniano consulibus. Anno 123 '. 



> Cr. Ann. lat. 18TI, )i. 6 
- Cf. Marini An. (il7. 



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6 BULLETTIKO DELLA GOHH18S10NB 

Questa data dimostra, che le rovine distrutte mediante il 
taglio della ferrovia appartengono all'ìstesso edificio già descritto 
nel Bull, dell' Ist. Arch. (1870 p. 48 sg.), nel qnale Is data istessa 
si rinvenne ripetuta non meno di tredici volte. 

Giunta poi 1' escavazione presso l' angolo della piazza del 
Macao , si discoperse il muro di sostruzione dell' a^ere Ser- 
viano, composto, non dei consueti parallelepipedi di tufa gial- 
lastro , e peperino ' , ma di piccoli massi di tufa lamellare 
. cinereo, eguali a quelli visibili nel tratto delle mura serviane 
esistente entro il perimetro della villa già Barberini, ora Spi- 
thoever '. Questa specie particolare di tufa era tratta da una 
cava scoperta il dì 7 febraio 1872 nella vigna prima Gigli ', poi 
Cancan), ed ora posseduta dal sig. Àvv. Querini, posta a sinistra 
della via fiburtina, a un kil. di distanza dalla città, sul viot- 
tolo detto di valle cupa , che dalla porta s. Lorenzo conduce 
all'angolo s. e, del castro Pretorio. Cotesta cava, runica a cielo 
aperto rinvenuta finora nel suburbano, consìsteva in cinque gal- 
lerie parallele, larghe, in media, m. 5,00, profonde m. 1,50, e 
aperte attraverso il banco di tufa, mediante la continua sottra- 
zione dei massi. Alcuni di questi, già perfettamente squadrati, 
erano sparsi qua, e la per le gallerìe: altri eran distaccati, ove 
per due, ove per tre soli lati: di altri finalmente eransi ap- 
pena tracciate le dimensioni nella parete della roccia. Siffatti 
lavori devono essere contemporanei alla costruzione del pros- 
simo aggere - il solo monumento superstite costruito in parte 
con quel materiale -; e furon probabilmente abbandonati dopo 
l'apertura di nuove e migliori cave *. 



' Ann. Ist. 1871, p. 61. 

' Ibid. p. 57. 

> Vedi la pianta del Nolli. 

* La Commissione possiede i disegni completi della cara di vigna 
Qnerini, che ritrae in proporzioni minori la famosa miniera di granito di 
Et. Kaiarah nell" alto Egitto , il Tpàit»i. òpof di Tolomeo , e Strabone. 
cf. Wilkinaon Handàook eie. Hnrraj London 1867, p. 263. 



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IBCHEOLOaiCA MUNICIPALE. 7 

Straordinaria è la quantità dei metalli lavorati rinvenuti 
nel taglio della ferrovia, acquistati ora, la maggior parte, per 
conto della Commissione , onde arricchirne la sala dei bronzi , 
cbe dovrà quanto prima inaugurarsi nel palazzo de' Conservatori. 
Ci limitiamo ad accennare: una stupenda testa di Fauno - una 
coppia di piedi coturnati - un vaso in forma di piede, con co- 
perchio affidato ad una catenella - una figurina virile giacente - 
un'ansa di tazza con busto a rilievo di ignoto personaggio, adorno 
degli attributi d' Ercole - un busto muliebre, cbe doveva ornare 
la «stremila dell'asta di una lettiga - due sostegni, forse dì lam- 
pade, con teste di ippopotamo - un vaso di metallo sottile, e 
corroso, del diametro di m. 0,45 - parecchi morsi di cavallo - una 
serie di pesi foggiati a tronco di cono, in modo da racchiu- 
dersi l'un dentro l'altro - coltelli ripiegantìsi entro manichi d'osso 
d'avorio; anni ed utensili diversi, medaglioni, monete ec. Og- 
getto di maggior valore è una statuina di Venere Anadiomène, 
iu palombino, del medesimo tipo di quella notissima del Brac' 
ciò nuovo al museo Vaticano, e di non comune bellezza. Essa 
dalla barbarie degli operai fu spezzata in tre partì, che vennero 
dipoi ricongiunte in modo perfetto '. 

3. Cavandosi le fondamenta di nuovi fabbricati nell'area 
della villa, prima Rondinini , poi Capranica , presso la odierna 
via di porta s. Lorenzo , sì scuoprì una rovina dì edìfizìo co- 
struito con frammenti dì più antiche strutture , che pu6 asso- 
migliarsi ad una vastisa'.ma sala, con due absidi semicircolari 
ne' lati, ed una nicchia quadrata nel fondo. La detta ruina era 
spoglia di qualsiasi ornamento, ma nel rimuovere le terre si rin- 
vennero monete dì Agrìppa, Nerone, Traiano, e Gallieno: un 
frammento di mano colossale ; un grazioso peduccio dì marmo 
formato da una gentile figurina di sfinge alata, con collana di 



* Questi oggetti fnroDo riaveDUti piinu dello atabiliiiiento della Com- 
nwssiune mnnicipftld. 



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q BULLEimO DELL\ COSIIISSIOKE 

jwrle, globuli, attorno le spalle: se n' estrusero ancora qae- 
sti mattoni bollati: 

{circciare 

OPVS DOL EX FIG TOXSEIANIS 

LALLIBVFI 

- St«lla a sette raggi - Opus doliare ex figtinù Tonneianis Ludi 

Alt» Rufi. Queste Tornaci appartenev ano a Flavia Seia Isaurìca ', 

e Flario Apro , forse queir istesso che fn console nel 130 *. 

Alcuni embrici di Seia Isaurìca recano U data del 134 *. 

circ'/lare 

C • OPPINATALIS 

OPVS DOLIABE EX PRAEDIS DMN 

AVG 

ciot' lìoiniiii fiKSlri Auf/usli 

'circolare 

op. DOL EX FIGUX ■ CAES N 

C ■ CALPMNEST 

cf. Pabr. Vn, 83, 84. Spreti Mus. Class, p. 235. Opus dottare 

ex figlinis Caesaris nostri. Cai Caipetani Mnesteri. 

Al disotto del muro di cinta della prossima strada di 
s. Lorenzo si rìncenne il selciato di una antica via, il cui pro- 
seguimento fu poi discoperto il giorno 26 settembre, a m. 200 di 
distanza , verso ponente ; avendosi in tal guisa un' ottima base 
per la restituzione della topografia di questa parte delia città. 
Poco lontano dal punto indicato, nei giorni 6 e 19 scosto, 
si estmssero dalie terre due frammenti dì una istessa iscri- 
zione , in travertino , che ricomposti formano una lastra di 
m. 0,54X0,31X0,09. Vi si legge in caratteri d'antica forma: 
MINVCIA ■ N - F 
MAIOR ■ SALVE 

■ Harioi. Hs. 1271 a. 

' cf. Borghesi ;. Oeuvres III. 102. 

= CLimpini: .(■ rvr. ;■■,!. V!, 3 Fabrctti VII. lU. 



:db/G00«^Ic 



ARCBBOLOGICA MUNICIPALE. . 9 

Minucia, Numerii filia, Maior, salve. 11 prenome Numerìo è ab- 
bastanza raro neirepigrafia: ma ne abbiamo esempi specialmente 
in lapidi e graffiti pompeiani ', e fu talvolta scritto anche col 
dittongo arcaico Noumerius *. Le salutazioni have, ovvero salve, 
nelle iscrizioni anteriori all'età imperiale, quale sembra essere 
la nostra, occorrono talvolta semplici', talaltra accompagnate 
dalla parola d'addio, vale *. 

Presso la lapide di Minucia Maggiore , nel giorno 8 del- 
ristesso mese, apparvero due casse sepolcrali, a contatto Tana 
con r altra , composte di otto lastroni di travertino , sei dei 
quali ne' lati , e due orizontali per copertura. La lunghezza 
complessiva dei due loculi era di m. 1,80, la larghezza di m. 1,75, 
l'altezza di m. 0,60. Non h difficile che ad uno di essi abbia 
appartenuto il titoletto di Mìnncia, come sembrano indicare 
la prossimità della scoperta, l'identità della materia, e la man- 
canza di qualsivoglia altro distintivo ne" due sepolcri '. 

3. Aprendosi alcuni nuovi vani di porte attraverso i muri 
del casino di detta vigna Capranica, venne in luce una basetta 
di forma trapezoidale, impiegata come materiale da costruzione, 
con l'epigrafe : 

LIBER PV-S 
AEL ■ VALES {sic ' 
cioè: lÀbero patri: voto suseepto, ovvero soluto Aelius V(iie[n]s: 
ed un frammento di lapide cristiana con queste lettere mala- 
mente incise: 

SEBIVI C 

ARCISI 

Distaccandosi poi dal muro un bassorilievo moderno, rappre- 
sentante una danza bacchica , si scoprì che la parte inferiore 

' OroUi I, p. ili. C. r. L. IV, 1872. cf. Pabratti 30, US. 

* cf. Mommaen C. I-.L. I. !>6. 

* Gori r, 369, 118. Mommaen I. N, 326. 

' C. I L. I, 94. Suarati Corf. Val. 9140. 4. 

' Bi<:oT<]i>>mu che in queste vicinanze esisteva il CAMPV8 VIMINALIS 
SVB.^GER. '.IH* a<;i;.'J-e,. forse una vasta nocrupoli Cf. Vrlicki Cwt. lup. p. 6-B. 



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10 BULLETTIMO DKLLl COMMISSIONE 

del medesimo era stata scolpita dietro una lastra di marmo , 
provegnente per certo dal sepolcreto degli equUi singolari, presso 
Tot Pignattara, e contenente, fra i dne otfì bassorilieri, que- 
sta iscrizione: 

[H cavaliere adagialo sul leUo'] 
D ■ M 
AVE ■ PELICI 
^Q ■ SING • AVG TVR 
VLPI • VICTORIS 
NAT - CANONEPAS 
v.A-XXVIlI-MIL-A-X 
AVB • VEBAX ■ VIX rsicj 
AMICO ■ OPTIMO ■ P ■ C 
[Cavallo bardato^ 
Dts Manibus . Aurelio Felici, equiti singulari Augusti, turmae 
Ulpii Vicloris, natione Canonefas. \y'u\i\annis XXVIIi, mili- 
tavit annis X. Awelius Verax Amico optimo faciendum curavU. 
L* erudizione principale di questo marmo consiste nell'in- 
dicazione della patria del defunto equìte singolare. I Gannine- 

fatì gens origine, lingua, virtute pai- Batavis ' abitarano 

le dune inospitali del mare del nord, nelle vicinanze di Luyden *, 
ed entrarono ben presto al servigio dei Bomani, siccome ausiliarì. 
Uno squadrone di cavalleria dei Canninefati militaTa fino dal- 
l'anno 28 nella Germania inferiore, sotto il propretore L. Apro- 
nio * , e le loro coorti ausiliarie presero parte alla rivolta di 
Civile *, combattendo fieramente i Bomani per terra e per mare *. 
Due soli monumenti epigrafici ricordano l'ala prima Cannune- 
fatum, cioè, l'iscrizione volsiniese di M. Giulio Candido , che 
r Orelli a torto ebbe per sospetta " , ed un diploma militare 

t Tacìt. H. IV, 15. 
i Lugdunitm BaiODorum, 
> TKÌt. Ann. IV, 73. 
* Id. ibid. 19. 
» li ibid. 32,79. 

. .. ,. ^ Q^ gg 



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ARCHEOLOGICA HUN1C1PALE. Il 

dell'anno 74, dato dall' Arneth ', dal CardÌDali * ec; ma niun 
indizio avoTamo che quei barbari turbulenti fossero stati chia- 
mati a servire nella guardia d'onore de' Cesari. La formola 
EQ ' SINO ' AVO senza 1' aggiunta del Hostri , orvero Domini 
Mostri dimostra , secondo i crìterii stabiliti dal eh. Henzen 
nella sua monografia di questa milìzia ^, che il nostro marmo 
non % posteriore al regno degli Antonini ; osservazione confer- 
mata anche dal nome Aurelio dei due cavalieri, e dallo stile 
dei basairìlieTi. 

■4^ Sul confine tra le antiche proprietà Gapranica e Gra- 
zioli *, alla profondità di m. 2,00, si cavi) fuori dalle terre di 
scarico , il giorno 27 Agosto , una testa marmorea , grande al 
vero, ritraente l'efBgie di un personaggio incognito, calvo ed 
imberbe. Il ritratto è lavorato con maestria , ed è in buono 
sfato di voDservazione, mancando soltanto l'estremità del naso, 
per tacere di qualche altro leggerissimo danno. Dovea essere 
incastrata in una statua. 

In altra escavazione, presso il casino detto del Macao, già 
dei pp. Gesuiti, si trovò nel giorno medesimo un torso dì sta- 
tua muliebre ignuda, poco minor del vero, che dee probabilmente 
riforirsi ad uno dei tipi ben conosciuti della Venere Anadio- 
mène. Non manca di morbidezza, e di eleganza questa scultura, 
posta già forse ad ornamento di una fontana, o d'un bagno. È a 
notarsi che la parte inferiore del torso non è troncata a caso, 
ah in modo irregolare, ma rastremata ad arte, in guisa da po- 
tersi innestare entro le pieghe del panneggio, che dovea velare 
le gambe. 



' MiUlàrdipl. ni, IV p. 29. 

* Dipi. VI. 

» Ann. Itut. 1850, p. 29. 

* L» nomenclatura deUe tìc del nnoTo qautiere non etKndo ancor 
deflaiU , ci i d' Dopo rìGirìre le nostre woperte alle antiche diriaioni di 
qaet nolo. 



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la BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 

0. Nei lavori di ampliazione ed abbassamento della vìa 
di p. s. Lorenzo, a m. 120 di distanza dalla piazza del Maecao 
il giorno 10 settembre si scnoprì un interessante pavimento a 
musaico policromo, della cui parte superstite diamo il disegno 
nella tav. I, n. 1, corredato della sua scala metrica, la quale ne 
dimostra la proporzione. Bappresenta una porzione della pianta di 
un edifizio da b^no, disposto intorno ad una linea curva, forse 
una ellissi, dove sembra essere stata una vasta piscina. L'esat- 
tezza della riproduzione cromoUtografica ci dispensa dal dare 
una particolareggiata descrizione di questa icnografia, la quale 
ne offre la medesima disposizione di luoghi esattamente ripetuta 
in ambedue le parti, che a modo di triangoli, con un lato cur- 
vilineo, abbracciano lo spatio centrale. Le suddette due brac- 
cia dell'editizio son quasi le sole parti, che della pianta di esso 
ci ba conservato il nostro musaico. Vi si osservano alcune pi- 
scine tramezzate da camere, o celle, di varie forme, che doveaoo 
servire agli usi accessori del bagno. Kel pavimento di queste, 
ed anche in fondo ai bacini, sono segnati, di color giallo o ver- 
miglio, alcuni numeri romani, che talvolta soli, e tal' altra ac- 
coppiati, vanno dal Y fino al XIU, con esclusione del VI. Senza 
procedere ordinatamente, si ripetono in ambedue le ali del fab- 
bricato, come appresso: 

XI. V 

XII VII 

XIII X 
Vili 

V 
in un brano distaccato, che appartenne alla parte centrale, sono 
i numeri ; 

Vini VII 

Trattandosi dì luogo situato nelle dipendenze del castro , 

e ponendosi mente al fatto ben noto, che le coorti pretorie e le 

urbane , dopo i tempi di Yitellio e di Vespasiano , erano in 

tutto quattordici, vale a dire, dieci pretorie e quattro v/rbane. 



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AECHBOLOQICA UUHlClPALE. 13 

e veniano distiate mediante la serie dei corrispondenti nameri 
ordinali dairuuo al quattordici - ^endo seguito le tirbane alle 
pretorie ' - nasce facilmente it pensiero, che quei numeri della 
pianta si abbiano a riferire alle coorti suddette. La parto di- 
stratta del musaico potrebbe aver contenuto i numeri che man- 
cano alla serie, ddb I, IT, III, IV, VI. Sembrerebbe, secondo 
la proposta congettura, che la nostra icnografia foase quella di 
un bagno comune alle coorti del pretorio ed alle urbane, le 
quali ultime perciò si avrebbero a credere alloggiate parimente 
nel castro: intorno a che non abbiamo finora alcuna notizia. 
Nell'edificio di cui si tratta le singole coorti avrebbero dunque 
arato dei luoghi propri e distinti, tanto pel bi^no, quanto per 
le altre comodità necessarie, di spogliarsi, di sudare, di ungersi, 
di darsi le polveri. E ad evitare qualunque disordine ai sarebbe, 
mediante ì numeri corrispondenti, contrassegnata la pertinenza 
dei luoghi. 

Ad una tale spiegazione, che, del resto, noi diamo soltanto 
come una congettura non affatto improbabile , si potrebbe op- 
porre , che la XIII coorte wbana era stabilmente di guarni- 
gione a Lione *, e che perciò essa non dovrebbe figurare in- 
sieme colle milizie che stanziavano in Roma. La difficoltà non 
è gravissima : perchè, sebbene la massa di quella coorte fosse, 
generalmente, a Lione, tuttavìa essa avrà sempre avuto un certo 
numero di soldati, e specialmente i suoi veterani, che l'avranno 
rappresentata qui in Roma. 

Notiamo infine, che la coorte VI pretoria, il cui numero 
non sarebbe nel musaico, aeppure non esisteva nella parte dì- 
strutta, ebbe un tempo la sua stazione in Tivoli ' ; e che della 
coorte XI, di cui non mancherebbe il riscontro, non si posse* 
deva alcun monumento epigrafico prima dell'anno decorso , a1> 



' Maquardt /fenrf. der rSm. ali. Ili p.SSì. 
' Homnisen Annali <tell'hl. di f;rriip. Ardi •. 
» Orell. 1655. 



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u 



BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 



lorquando il cippo del veronese Lucio Tenazio Valente fu rin- 
venuto nella proprietà Menotti, presso il nuovo gasometro, sulla 
via flaminia; ed a noi qui piace di riportarla, essendo essa 
Suora pubblicata soltanto il periodico non archeologico. 



L-TENATIV8 

L-F- PVB 

VALENS 

DOMO VERONA 

E Q V E S 
COH ■ XI - PB ■ 
VIXIT-ANXXXI 
MILITAVIT 

AN-xin 

HIC-SITVS-EST 



O. Il giorno 19 Agosto, cavandosi le fondamenta di un 
villino spettante a S- M. il Be , presso l'angolo s. della villa 
Torlonia, alla profondità di m. 1,44, si rinvenne il seguente 
frammento di latercolo militare , contenente , cioè , un elenco 
di soldati, inciso in lastra irregolare di m.0,30 X. 0,58 X 0,07: 



CCS 



....s 


NVCE 


....N 


DYltE 




cos 


....S 


SOLA 


....8 


NEP 


....8 


SORi 




CONS 


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1VL1V8 

MAONrSSVS.... 

L . IVLIVS . VICTOHIN CILL... 
FVSCUXO BT SILANO COS 

C AVBELIVSMAXI)I>SOOROP18S. 

C VALERI fJHAXIH . QERHNIC.P 
/ TERESTl 
CRISPINO ET AELIAN 008 
(}.MEVAKn'S,HARCEL.MVTI 
C1UBIVSCI.EMENT1A VISENT 
FVSCIASO ET SILANO C0< 
C AVKBLITS CELSIS . DYRR 
C . lALIVS.VALERIAN . UYRR 



CI.., 



7 AT.... 
CRISPINO ET.... 
M.ENB3TALI.... 
L.CORNELI'SK.... 
PVSCIANO BT 81L.... 
L . SEaPRONl"^ P.... 
C.CORNELIVS.A.... 
C.1V0AR1V3'. CL.... 
C.CABLIVB.FOBT... 
VICTOR.., 



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AECHEOLOaiCA HCNICIPALE. 15 

Siccome attestano ì consolati di Crispino ed Eliano, di Fasciano 
e Silano, spetta il presente latercolo ai tempi di Commodo, e 
precisamente agli anni 187 e 188 dell'era Yolgare. Si avrà 
certamente a riferire alle milizie del pretorio. Merita qnalche 
attenzione questo frammento, non tanto a cf^one del nesso di 
V ed S, che vi h usato frequentemente, e che ci sembra nuovo 
nelle iscrizioni ,'quanto perchè nella indicazione delle patrie dei 
soldati ci occorrono almeno due paesi , che in altre lapidi, per 
quanto sappiamo, non erano ancora comparsi. Nella prima co- 
lonna, oltre le tre abbreviature COS., relative ai consolati delta 
parte mancante, abbiamo ì nomi della cìttÀ di Nocera, Durazzo, 
Nola, Nepi, Sora, Cosenza, Eraclea. Ma nella colonna dì mezzo, 
eh' t la pih conservata , troviamo Durazzo , Visento , Modena, 
Coropasso , Germanicopoli , e forse anche Cilla. - Avvertiamo 
che da noi s'interpreta per Germanicopoli il compendio GKBM- 
NIC'F, con cui viene indicata la patria del milite C. Aurelio 
Massimo. 

Coropasso era una città dell' Asia Minore, nella Licaonìa, 
Fecondo Strabone ' , situata ai confini della Cappadocia. Nel 
marmo è scritto veramente COBOPISS', ma ciò a causa di un 
idiotismo che non è nuovo, avendosi, per esempio, nelle lapidi 
provitvs e probitus per probatus, vocitus per vocatus. - Quanto 
a Germanicopoli, piii città di questo nome ci mettono innanzi 
i geografi; noi peraltro pensiamo che al milite 0. Valerio Mas- 
simo debba assegnarsi per patria la Germanicopoli dell'Asia 
Minore, ricordata da Fliaio *, posta ad occidente della Bitinia, 
ai confini dell'Ellesponto. E queste sono le due città delle quali 
dicenuno, non aversi forse memoria in altre iscrizioni • Quanto 
a Cilla, che probabilmente sì leggeva nella terza linea di que- 
sta colonna di mezzo , e che sarebbe la patria di L. Giulio 
Yittori&o, noi non v'insistiamo sopra pih del dovere, avendo 



' Geogr. ed. Meineke, 5 
s S. H. V, 32. 



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16 BULLBTTINO SELLA COUUISSIONE 

la frattnra del marmo interrotto la parola in quel pnoto. Si 
avverta soltanto che la doppia L sembra escludere la Cilicia 
dalla restituzione. Notiamo frattanto , che due città dell' Asia 
ed uua dell'Africa portarono il nome di Cilla; e che fuvvi anche 
nell'Affrica stessa un'altro paese chiamai) Cillaba , secondo 
Plinio '. 

Riflettendo che qui si tratta di milizie del pretorio parrik 
improprio di trovarvi incorporati degli uomini oaii in altri 
paesi che non fossero l'Italia, la Spagna, la Uacedonia ed il 
Norìco, Provincie colte ed informate ai Romani costumi, dalle 
quali soltanto, secondochè attesta Dion Cassio, si reclutavano i pre- 
toriani , prima dei tempi di Settimio Severo *. Se non che è 
stato già avvertito dai dotti, che qualora in lapidi di pretoriani 
s'incontrino dei soldati di altre provìncie da quelle testé citate, 
debbano essi riputarsi nativi di colonia, o municipio insignito 
del dritto della cittadinanza romana *. 

Un altro frammento di latercolo fu estratto dal medesimo 
sito, ma spettante ad altra tavola di marmo, e non contenente 
che le poche e tronche parole che qui riportiamo: 

-NVS ■ P 

S ■ SCAB- ■• 



S ■ MOGIO 

PHILOP 
«TRA-- 

E qui daremo luogo anche a quest'altro, discoperto il gior- 
no 26 settembre, facendosi il cavo per la cloaca innanzi la casa, 
die forma angolo tra la via Paolina e la piazza di 9. Maria 



I BmzeD Le HartinieTe, Le Grand Dictionn. Geogr. a. v. 

! iiisi. txav 2. 

> Henzen Moimm. Uei pretoriani, negli Ann. dell' Isti t. 1864 p, 19. 



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ABCHEOLOaiCA MUNICIPALE. 



Mt^iore; caca spettante a Monsignore Pericoli. È inciso in la- 
stra scorniciata di m. 0,40x0,34x0,09. 



...ALBEITS 
...BNALIVB 
...EBCEKNA 
...AELI V B 
...CLATDITB 
. T0LCACIT8 
. ATILIT8 



NBPO 

ni 

TERV 

PVDEN 

HAXIHT 

QVIBTVS 

ITBTISVd 

PEOBT 

(JTINTJAKTS 

SEBGNl 



ASIATICO II 

q . FABITS 

L . TALBR1V8 

TVB C . TALBEI7S 

■ . ATIBIV6 

VERO 



8P P 

8P P 



SATTIY3 
. ABL1T8 
. ABLITS 



COB q.PAEATELLITS 



ASIATICO 



88VBEV8 





VBSIKVB 


PO 


VALEN 8 


BO 


PATEKNTS 


BB 


IH 




LABEBUN 


AN 


TAL8BUN 


PHI 


PR0CVLV8 


..FB.... 


PATU,IN78 











I due consolati dì questo frammento , ciob il secondo di 
Valerio Asiatico ed ì] terzo dì Annio Vero, riferiscono agli anni 
dell' era volgare 125 e 126, durante il regno dì Adriano. Le 



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18 BULLETTJNO DELLA COMMISSIONE 

abbreviature sp* , cor- , ttb' , premesse ad alcuni dei nomi di 
soldati, denotano, com'è notissimo, uffici militari, e debbono spie- 
garsi speeulator, cornicen, tubieen. 

Bimosse quindi le terre di scarico, fra cui eranai raccolti 
i due primi latercoli, si scoprì una pìccola sala rettangolare coi 
muri di telajo grossi m. 0,50, lastricata nell'interno con tavole 
di marmo di varie dimensioni. Essa misurava in lunghezza 
m. 5,00, sopra 3,00 di larghezza ; e conservava nel centro un 
basamento laterizio di m. 1,40 di diametro , e m. 0,70 di al- 
tezza. L'uso a cui era stato destinato un tal basamento apparve 
in sonito, per la scoperta avvenuta a poca distanza di una 
lazza rotonda monolitica di marmo bianco, alquanto guasta in 
una parte del labro, di metri 2,22 di diametro. Nel centro lia 
un disco modinato a rilievo, con foro pel zampillo dell'acqua. 

Dell'edificio, donde si trassero siffatti monumenti, nulla 
possiamo giudicare, troppo piccola essendone la superficie sco- 
perta. Un solo bollo fu cavato dalle sue rovine , e reca la 
data del 123. 

i'circolarej 

PAETINOETAPBONIA COS 

EXFFVRQABVCAE 

cioè : Paelino et Aproniano consulibus, ex figlinis Furianis Q. 

Aburnii Caediciani. Cf. Marini: Arv. p. 609. 

Frattanto, a m. 35 dì distanza dalla sala ove giaceva la tazza, 
cavandosi le fondamenta di alcune scuderie, si rinvennero altre 
mine dell' istessa epoca, e di egual costruzione , formanti una 
serie di camere rettangolari, sotto cui correva una vasta cloaca 
coperta di tegoloni anepigrafi, disposti a capanna. Tutte lo sale 
aveano pavimenti a musaico bianco e nero, o verde e nero; ma 
due soli di questi erano in istato di sufficiente conservazione. 
Alla tav. I, n. 2 diamo il disegno del più interessante dei due. 

Esso è circondato da un orlo a scacchi verdi e bianchi 
alternatamente: e per la sua interna divisione a caselle potrebbe 
forse, a prima vista, venire assomigliato ad una vasta tavola 



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ABCHEOLOaiCA MUNICIPALE. 19 

tusoria - osservandosi tal6ata simili tavole incastrate nei pa- 
rimenti di edifizt militari ' - se a tntt' altro uso non lo pa- 
lesasse destinato la iscrizione , che a lettere pur di musaico , 
vi è segnata nel campo; le cui sigle ed abbreviature noi risol- 
riamo nel moda seguente: 

Lucius tYIAus YlRilis 

Ex Evokato 

Genio Genturiae Yecit 
la quale iscrizione ci dimostra, che abbiamo a fare col pavi- 
mento di un sacello dedicato al Genio di una centuria, o com- 
post» di soldati. È chiaro die a tempo antico la situazione 
stessa del sacello in mezzo al luogo occupato da quella tal 
centuria, cui apparteneva, dispensava chi dettò quell'epigrafe dal 
dare di essa centuria una pìU precisa indicazione. 

Circa le sigle e note di questa lapide avvertiremo, che la 
interpretazione Ex Evocato h autorizzata specialmente dalla 
iscrizione , pure romana , di un Faonio Paterno , che del pai-i 
si professa EX EVOKAT' senz'altro aggiugnere '; mentre non 
manca un Aurelio Massimo, che figura semplicemente come ex 
praefecto di una legione ' ; per tacere di alcuno, che al titolo 
di ea> evokato ne premette un altro, come veteranus ex evokato. 
• Biporteremo qui anche un frammento di lapide militare , 

quantunque rinvenuto, circa il medesimo tempo, presso il casa- 
mento che fa cantone tra via della Scrofa e piazza Nieosia. 
Vi 8Ì nota, oltre i vari uffici di tesserarius, optio, beneficiartus 
praefecti , evocaius Aug., anche il ricordo del corpo degli 
Statores, abbastanza raro nei marmi: 

hi TESSER ■ OPTIO 

NIE ■ BENEPIC ■ PR 

EVOC ■ AVO ■ 7 CO 

G ■ ET ■ STATORV 

' Ci. -Inji, hisl. 1»57 p. 308. e ia(W p. 188. 
- OwU. 1983. 



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20 BOLLETTINO DELLA COMMISSIONE 

Un secondo musaico, rÌDvenuto nella sala attigna al sacello 
suddetto, apparve diviso in molti riquadri di varia grandezza 
mediante fascie ornate di greche, o meandri, e contenenti cia- 
scuno una scena diversa. Per mala sorte questo musaico era stato 
ristaurato in modo estremamente rozzo e barbaro nel III o IV se- 
colo, ove con opera signina, ove con altro musaico grossolano, di 
modo che due soli riquadri, uno grande ed uno piccolo, pot«rono 
essere disegnati, e poscia cavati fuori e trasportati al palazzo 
de' Conservatori. Offre il primo due colombe abbeverantesi ad 
una tazza, o cratere ansato; ma l'altro esprimeva una scena con 
più combattimenti di gladiatori, della quale soltanto una parte 
si h potuta salvare. È in questa rappresentato l' esito di una 
pugna di due hoplomachi, ossia gladiatori armati di tutto punto, 
in mezzo dei quali comparisce il lanista , munito della sua 
verga, per far cessare l'attacco. Uno de' due campioni è stato 
vinto, ed ebbe licenza di ritirarsi; quindi presso lui sta scritto 
MlSsuf, cioè cfyngedato: il significato della qua! formola nelle 
cose gladiatorie era già indicato abbastanza dalla nota iscrizione 
dì un Fiamma, gladiatore della classe dei secvtores '; mentre ora 
la nostra rappresentanza viene ad accertar di vantaggio quella 
spiegazione; giacché nella figura, cui è apposta quella leggenda, 
si scorge assai bene lo spossato atteggiamento del vinto, parago- 
nandolo in ispecie alla pronta movenza del vincitore. Nel nostro 
musaico le due figure del lanista e iell'oplomaco vincitore sonò 
assai ben conservate ; ma quella del vinto è grandemente alterata 
dal grossolano ristauro, ed a stento se ne ravvisa la qualità del- 
rarmators. Il quadro è lungo m. 1,13x0,87. 

B. A. L. 

C. L T. 



' Crea 2571 et 2581. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 



ANTICHI MONUMENTI 
ENTR&Tl DI RECENTE NEL MUSEO GAPITOUNO 



Siam» lieti di annunziare, che il museo capitolino si è re- 
centemente arricchito di quattro oggetti di antica scultura, tutti 
di gran pregio, quantunque per diverso riguardo , e taluno di 
rarità singolare. 

Tre dì questi, usciti novellamente del suolo, son tuttora 
inediti: ond'è cbe molto a proposito trovano essi luogo nelle 
pigine del nostro Bullettino. Circa il quarto, già divulgato, sarà 
abbastanza di accennarlo, rimandando alla pubblicazione, cb'è 
a mano degli eruditi, coloro che desiderassero averne piU estesa 
informazione. 

I. 

Statna di Ercole Maciullo. 

(Tav. II) 

La presente statua , insieme con quella della Terra , che 
daremo appresso, fu discoperta nella decorsa primavera al Campo 
Verano. Notabili furono le circostanze della scoperta, originata 
dal proseguimento dei lavori municipali nel publico cimitero. 
Perocché ambedue le statue si trovarono per entro ad un luogo 
antico, in gran parte conservato, cinto da muri, quale di buona 
opera reticolata, quale di grossi pezzi di peperino collegati con 
cemento, e rivestito grossamente di stucco. Il luogo ò tuttora 
visibile al di là del gran portico, appiè di quella roccia cavata 
anticamente in ambulacri e loculi sepolcrali, che fionteggla la 
destra fiancata della chiesa, occupante 11 centro del vasto e 



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22 BULLETTIKO DELLA COMUISSIONE 

magnifico cimitero. Circa la forma primitiva del sito , che si 
presenta come irregolare, poco o nulla possiamo dire, perchè 
r escavazione non ne fu mal compiuta, né ricavata la piaata. 
Incliniamo a credere, che potesse appartenere alla residenza dì 
un qualche antico sodalizio religioso , o semplicemente fune- 
ratizio ; sembrandone di ravvisarvi quali^he similitudine colla 
schola e eoi luoghi attenenti del collegio dei dendrofori in 
Ostia '; ed essendo noto, che gli edifizf e le attenenze di cotesti 
collegi erano frequentemente decorati di statue ed immagini di 
numi , donate per voto, o per altri motivi, da coloro che vi 
erano incorporati. Ma valga ciò soltanto per una semplice 
congettura. 

L'un oggetto e l'altro fu fatto trasportare in Campidoglio, 
ristaurare di stucco in qualche lieve danno sofferto, e collocare 
acccnciamente nel museo, per cura del consigliere municipale, 
e membro di questa Commissione archeologica, sig. cav. Augu- 
sto Castellani. 

La statua di che si tratta , scolpita in marmo lunense , è 
grande al vero, per la proporzione di uu fanciullo, misurando 
m. 1,12, compresa la pianta. Rappresenta il figlio di Alcmena 
e di Giove in età fanciullesca, V Hercules pusiUus di Marziale '; 
quello stesso, di cui già possiede il salone del museo uno stu- 
pendo esemplare, nella statua colossale dì basalto verde scoperta 
sull'Aventino. Il nume bambino vi figura, per un artistico pro- 
cronismo, sotto il tipo dì Ercole Vincitore , cioè , in attitu- 
dine di riposo , e recando in mano lo poma degli Esperidi , 
riguardate comunemente siccome l'ultima sua fatica '. Il cuojo 
leonino, 

che sembra 
Ruvido troppo a sì tenere membra 
gli cuopre la testa e il dorso , e mediante le spoglie delle 

' C. L. VìMODtì Annali delllsl. di Curr. Archeoi 1868 p. 362. 

! Lih. lU ep. il. 

^ Preller rSm. inylìuìl. p. 657. 



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4RCHB0I.OGICA MUNICIPALE. 23 

zampe anteriori gli si annoda sul petto. Con partito che ricorda 
ti famoso Ercole di Lisippo , il piccolo Alcide, sostenuto sotto 
l'ascella sinistra dalla elava capovolta, inchina su quell'appog- 
gio la parte superiore della persona. Gol sinistro braccio al- 
quanto proteso, egli è in atto di porgere i pomi fatali, mentre 
il braccio dritto ripiegato si appoggia sull' anca , rilevata dal 
grazioso curvarsi del torace nel senso opposto. Nel volto puerile, 
che già fa trasparire le fattezze dell'eroe, h stampato un sorriso 
pieno d'ingenuità e d' allegria, ch'h l'espressione della contentezza 
che prova il fanciullo al sentirsi in possesso di quei terribili 
arnesi. 

Accresce il pregio di questa bella scultura l'attributo del- 
l'arco , raro nelle statue di Alcide , che posto nel suo fodero , 
insieme con >ili strali, gli pende sul manco lato della persona. 
Questo fodero, ro^oSiTxq, detto anche yapvté^ dai greci, e con/- 
tu5 dai latini, era proprio specialmente dei popoli di razza scitica, 

In quibus est nemo qui non coryton et arcum 
Telaque vipereo lurida felle gerat 

(Ovid. Trist. V. 7. 15) 

ed io questo caso allude ad una circostanza del mito erculeo, 
accennata da poeti e mitograS meno antichi ', cioè, che il gio- 
vinetto fosse stato nel saettare ammaestrato dagli sciti, peritis- 
simi di queir arte. Lo stesso arco , munito egualmente della 
sua custodia, si attribuisce ad Ercole anche in altri suoi mo- 
numenti ; per esempio , un bassorilievo del museo pio-cle- 
mentino, che riempiva il timpano di un tempietto , o sacello , 
dedicato a quel nume nel territorio tiburtino *; ed un'antica 
gemma, edita dal Winckelmann, rappresentante Filottete ferito, 
colle armi di Alcide *. 



' Lfcophr. Alexand. v. 56 ; Theocrit. Idyli. XIII 7. 56 ; cf. Preller 
grieeh mylhol. II p. 136. 

* E. (J. Visconti miw. pio-clem. IV tav. 43. 

* HiUin Galirit Mylhol. pi. CXV n. 603. 



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TEE3AEVATSI ■ 5- 
A-HOETEX£IT?-..T:Er*:-:>IAE FIAE 
ET-OJN^ESVATEI.n-ilEAE-P-P - 
ó-jc Turrat Mxn «imi. -ì .,4ì.,"k.* 5»,'-.ìt.wì.* tV^aj' iT«i# /m<v 



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- ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 25 

L'edicola, di forma quadrangolare, è di opera muratoria, 
ma nella parte anteriore viene ornata da stipiti e corniciamenti di 
manne. Ha un' altezza totale di m. 1,50: l'apertura della nicchia 
o cella, è di m. 0,91x0,73; a questa era chiusa da un caucel- 
letto di ferro, di cui restano i cardini afBssi agli stipiti. La statuet- 
ta assisa, che vi sta dentro, h alta, compresa la pianta, m.0,82,64. 
Fu ritrovata al suo posto nel luogo superiormente ricordato 
del Campo Verano , addo39ata ad un antico muro reticolato , 
dell'altezza di circa un metro e mezzo, guemito del suo eap- 
pello, il che dimostra che rimaneva all'aperto. È stata collocata 
nel cortile del museo, a dritta della fonte ornata della statua 
colossale dell'Oceano, detta comunemente Mm-forio '. 

La epigrafia latina ci olferiva qualche rara dedicazione alla 
madre Terra '; ed una base in forma cubica di altra statuetta 
di questa diviniti , indicata pure dalla sua iscrizione , fu dia- 
seppellita in Ostia nel 1867, fra le ruine del collegio dei den- 
drophori '; ma la statua piii non esisteva. Al titolo di madre 
che le citate lapidi danno alla Terra , si ravvicini quello di 
genUrice attribuitole da un' iscrizione afiricana * e quello dì 
parens, con cui l'udremo or ora invocata in una lapide sepolcrale. 

L'immagine simbolica della Terra, quanto è ovvia in bas- 
sorilievi, altrettanto è rara in istatue. Nei bassorilievi dei sar- 
cofagi e delle corazze imperiali h d' ordinario rappresentata 
seminuda e giacente, col cornucopia, o col toro, o coi putti, 
od altri analoghi emblemi. Talfiata emerge dal suolo proten- 
dendo colle braccia un fanciullo. Si confrontino ancora, per le 



' Per ese^ire il trasporto della stutna e dei mirmi della nicchia A 
dovè demolire la parta costnifa di maro. Questa però per cura del pre- 
lodato sig. ni. Castellani, è stata rifatta con perfetta iinitaiione dell'an- 
tica atrattora: e dopo intuaacata dì stucco è &tata dipinta del medesimo 
colore rosso copo di bucchero, che sì era veduto nell'altra. 

"■ Grut. XXVI, 6; Henien OreU. 5720, 57E1. 

■ C. L. Visconti Anruai delihlil. di Curriip. ArcheoL 1*868 p. 973. 

» Béoier Imcr. de l'AIgirie, n. 2531. 



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26 BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 

varietà degli attributi, i tipi delle monete di Adriano e di Com- 
modo colla leggenda: Tellus stabilita '. Il Zoega credè rico- 
noscerla in una statuetta giacente della villa Albani *. In modo 
pili semplice la esprimono , un greco bassorilievo del Museo 
Veronese ^ nna pittura murale ostiense ' ed, a senso del Gerhard, 
alcune figurine di terracotta ^ Ma la madre Terra figurata in 
sembianza di dignitosa matrona, sedente su nobil trono, come 
si vedono le statue di Cibele, e talvolta anche quelle di Cerere, 
è monumento cbe la scultura dell'epoca romana non ci aveva 
finora ofierto , per quanto sappiamo ; ed è perciò gran ventura . 
pel museo municipale d' esser venuto in possesso di così raro 
cimelio. 

La dea ch'era un'allegoria del grembo fecondo della terra, 
cbe riceve le sementi e le matura ; la dea che simboleggiava 
l'origine e l'incremento delle cose, e ch'ebbe perciò, quasi per 
eccellenza, il tìtolo di madre e di genitrice, è qui rappresen- 
tata sedente , per adombrare la immobile natura della massa 
terrestre. Ella h vestita di tunica e peplo, stretto ai fianchi da . 
un nastro; ed ha l'occipite coperto dall'ampio velo matronale, 
che le scende sugli omeri e si ripiega sulle ginocchia. Come in 
altri suoi monumenti, essa porta sul crine una corona di spi- 
ghe , il pili prezioso suo dono, e il piìi grato alimento della 
umana famìglia; 

gratae post mnnus aristae 
Contingunt homini veterìs fastidia quercus 

(Juvenal. Sat. XIV v. 140) 
Appoggia il braccio sinistro ad un lungo scettro , eh' è una 
specie di ferula , o canna , sormontata dal balau^io . cioè dal 

1 Cohen mid: imp. TI n. 1150; m n. 421 et. PI. II n. 423. 
i Bassiriliaii ant. I pa^;. 85, not. 13. 
' pag. LI n. 9 

t Annali dell'In, di Carrisp. Archeol 1866 tav. XSVin n. 3. 

' AnmUi sìiddelli 1835 p, 43. Per tutte le immagiui ed il simbolismo 
della Terra, *o Gea, si veda in genere la dette memoria dello Stork de 
Telluri dea, capo III. 



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ARCHEOLOQICà UDNICIPALE. 27 

fiore del melogranato , consueto emblema della fecondità. La 
mano dritta, che mancava alla statua, tì h stata supplita colia 
patera , proprio attributo di deità propizia e benefica. I suoi 
piedi riposano sopra d'un suppedaneo. 

È assai verisimile che la presente statua, in cui dobbiamo 
lodare anche lo stile e la bontà del lavoro, ci ritragga il tipo 
di un simulacro della Terra venerato in qualche tempio di Ro- 
ma ; e forse in quello notissimo eh' ebbe la dea nelle Carine, 
del quale fece voto, durante la guerra contro ì Ficenti, il con- 
sole Publio Sempronio Sofo, nell'anno di Roma 484, di cui ci 
ba serbato ricordo anche il catalogo regionario V 

Dicemmo pili sopra, che nell'antico edifizio, entro cui fu- 
rono discoperti l'Ercole e la Terra, noi incliniamo a riconoscere 
le mine di un collegio religioso e funeratizio. Ad una tal con- 
gettura non si opporrebbe punto l'indole delle due divinità, i cui 
simulacri ornavano quel sacro recinto. Ercole infatti, come vin- 
citore del Cerbero e redivivo dagli inferi, sembrava promettere ai 
defunti una seconda e pih felice esistenza: mentre ad accennare 
le strette relazioni della Madre Terra coi Mani, basta rammen- 
tare ch'essa, secondo Varrone, gentes omnes peperit oc resumit 
denuo * ; che insieme coi numi inferni si suoleva invocarla '; 
e che a lei dai superstiti si raccomandavano i trapassali, siccome 
attesta, per esempio, una iscrizione, disseppellita lungo la via 
labicana, presso Tor de' Schiavi, nel 1861, che noi qui ripor- 
tiamo perche inedita, e notabile per vari riguardi : 
TERRA • PARENS • TIBI ■ FORTVNATAE ■ COMMISIMVS 
OSSA/iJVAE ■ TANGIS ■ MATRES ■ PROXVMITATE 
Tv6s / NVLLVM ■ ONVS ■ DJCVMBAS • SPEBET • ET ■ VMBRA • CINIS 
la disposizione delle linee nel marmo è la medesima che noi 

< Becker Hand. I p. 534. 

: Ung. Ut. V, C4. 

* Cosi Aurelio Vittore (Caet. 33) narrando la morte di OaIIìcho; qwtm 
irrueiu vulgui pari clamoi-e Terram Malrem Deosqve Infero* prtearttw,- 
tede* impiat uli 0<Utieno darmi. 



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28 BULLETTINO DELLA COUHISSIONE 

abbiamo dato. Trattasi di ud centone di verai, presi da un 
qualche formolario dì carmi funebri, e male adattati, come in 
altre occasioni. Il primo verso abbonda di un piede. Tolti dal pri- 
mo pentametro gli errori dello scalpellino si legga l'epitafio così: 

Terra parens tibi Fortunatae commisinms ossa, 
Quae tangis Manes proxumitate tuos. 
Nullum onits incumbas, sperei et wnbra cinis '. 

gli accenti sono ben collocati, tranne quello della parola sperei, 
che dovei stare invece sulla prima aillaba. 



Piede colossale in marmo eoo calce» tirrenico. 

Questo nobile oggetto d'arte, frammento di una statua co- 
lossale di eccellente lavoro, fu disseppellito nel mese di maggio 
sull'appia, presso la chieba di s. Cesario. Nel prossimo numero 
del Bullettino ne daremo , insieme coi disegni , una succinta 
dichiarazione. Avvertiamo frattanto, che per. cura del prelodato 
sig. cav. Castellani è stato collocato nella sala del museo detta 
del Vaso. 

IV. 

Bassorilievo mltriaco con iscrizione. 

Questo bassorilievo mitriaco, lungo m. 1,71 x0,28fu rinve- 
nuto nel 1862, in via di Borgo S. Àgata, in una casa sputante 
sig. Luigi Chiocca, ora defunto. Vi è rappresentato Mitra, in 



' In qaest'ultimo verso par dubbiu se debba inter-darsi umbra per lo 
spìrito della defunta {tfteret umbra el cinis); ovvero se siaEÌ soppressa la tn 
dell'accusativo, per amor del metro (el cinis sperei umbrarn/: qnesto secondo 
senso par più probabile, e più in relazione colla prima parte del verso. 



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ARCHEOLOGICA UUHICIPALE. 29 

fondo alla mistica grotta , in atto di offrire il consueto sacri- 
fizio del toro. Esibisce peraltro il monumento due singolaris- 
sime particolarità; cioè, che presso la figura del persico nume 
sorge la pianta sacra del cipresso, come simbolo solare; e cbe 
uno dei raggi, che coronano il busto del sole,, scolpito nell'alto a 
dritta, secondo il costume, si prolunga Su quasi ad investire il 
sacrificante. È accresciuto il pregio e l'erudizione grande di questo 
rìlievo dalla iscrizione, incisa nell' orlo superiore del marmo , 
che contiene la dedicazione, fatta in nome di un Placido Mar- 
cellino e di un Qunta, insigniti ambedue del titolo di leoni, 
ch'era, com'^ noto, uno dei gradi della iniziazione mitriaca. 

La prima notìzia della insigne scoperta fu data dal eh. 
sig. Dott. Brunn nel Bullettino dell'Istituto di Corrispondenza 
Archeologica ' ; e noi stessi, due anni dopo, ne demmo una pììi 
estesa illustrazione, corredata della incisione del rilievo, negli 
Amiali dell' Istituto suddetto '. Essendo di recente stato prò- 
posto a questa Commissione archeologica dì farne 1' acquisto , 
non esitò essa ad arricchire il museo capitolino di un monu- 
mento, che accresce alquanto il dominio della scienza, in ordine 
ù simboli ed alle mistiche rappresentanze di un culto a\ gran- 
demente diffiiso in Occidente, al declinare dell'antico politeismo 
romano. 

È stato collocato , per ora , nel piccolo cortile , ornato di 
antichi rilievi e di busti, che si trova at primo ripiano della 
scala del palazzo dei Conservatori. 

C. L. V. 



I Agoalo 18«2 n. Vili. 
> 18M pag. 177-183. 



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BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 



DELLA GOMUISSIONE 
£ DONI RICEVUTI 



1. La Commissione ba regolarmente fondato il medagliere 
capitolino, destinandolo io particolar guisa ad illustrare la sto- 
ria numismatica della città di Soma. Il cav. A. Castellani ba 
volato graziosamente arricchirlo di oltre a quattromila monete 
imperiali , proTegnenti dalle escavazioni di Porto. Altra rag- 
guardevole seritì di 133 pezzi di aes grave, e 293 monete con- 
solari d'argento, è stata acquistata per conto della Commissione. 

2. Dalla cortesia di privati cittadini sono stati offerti in 
dono al Comune i seguenti monumenti: 

aj Un baesorìlievo in marmo parìe, rappresentante una 
graziosa prospettiva architettonica, con nicchie ornate di colonne 
ioniche, e sormontate da timpani alternatamente curvilinei, e 
triangolari. Negli spazi, che dovean contenere rappresentanze 
figurate, il marmo è grezzo. - Dono del sig. D. Costami -. 

bj Un cippo, già dei giardini Campana, contenente que- 
sta iscrizione: 

fdue colombe beccanti ad un vasoj 
TN APPICÙI 
CTPATOKAEI 
HAACTHI AeHNAICOI 
APPIA APT6MICIA 
ANAPI TIMIOTATw 
K\I6AYTHl6nOie« 

cioè : Tv. 'Appca 2T/S5tróxX£( , nXwJrij dovala , 'K'^pta. 

Cnaeo ÀnHo Catodi, plastae atheniensi, Arria Artemisia viro 
honoraiissimo et sibi fecU • Dono del medesiìtw -. 



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ARCHEOLOaiCA HUNICIPALB. 31 

cj Un frammento dì epigrafe , a grandi e belle lettere, 
del seguente tenore: 

L ' STERTINIYS ' L ' L ' GA 

L ' STERTINIYS 'L'I' NV 

STEKTINIA • L ' L • IRENA 

- DoTw del medesimo - 

dj Un titoletto sepolcrale, dell' anreo secolo , ancor ru- 
bricato, che reca; 

D M 

FLAYIAB ■ TYCHE 

PLAYIAES ■ CAPITOLINAES 

YERNAB ■ BLASTYS 

OONLIBERTAE • SYAE 

B • M ■ FEOIT 

Y ■ A ■ XX 

- Dtmo del medesimo - 

ej Una base di candelabro marmoreo, di bizzarra inven- 
zione, ornata dì foglie d'acanto dì buona scultura, fra le quali 
s'ascondono varii animaletti, siccome lucertole, farfalle, ranocchi, 
e lumache - Dono del medesimo -. 

fj Una iscrizione , già degli orti Capranica , al castro 
Pretorio, ove leggesi: 

D ■ M 
EEXPECTINYS ■ RESPECrri 
ANV3 • N ■ NORIOVS ■ T ■ DI 
OSCORl • Q • Y • AX ■ XXX 
STIP • XII ■ OYBANTAE .'sic,- 
/■RONTINIO ■ PRONTO 
ne ■ ERES (sic/ ■ IPSIVS 

IHis manibvs - Respectinìis Respectianus, natione Noricus, tur- 
mae Dioscori, qui vixU annis XXX; stipend, XII, curante Fron- 
tinio Frontone kerede ipsius. - Dono della società dì Credito Im- 
mobiliare, rappresentata dall'lng. sìg. Faustino Anderloui. 



db,Googlc 



32 BUUETTINO DELLA COMMISSIONE 

gj Altra epigrafe, provegnente dal luogo indicato , con 
questa memoria; 

D ■ M 
FLATUE ■ SEVERINAE ■ QVAE ■ YIX 
AN N ■ XVII • M- un • DVII ■ T- PLAVIVS • lA 
, NTARIVSETAEUA-SBVEKAAVOL-M 
ETAELIA-SEVERAAVOLSOHOBETFOKTV 
NATVS ■ • N"- FILIAE ■ DVLCISSIMAE 
FEOEBVNT • ET ■ SIBI • ET ■ SVIS • LIBKSTIS 
IIBERTABVSQVE • P0STEK13QE0BVM 
HMD-M- A 

DUs nvtnibvs - Fìaviae Sevm-inae , quae vixU annis XVII, 
mensibus IV, diebus VII, Titus Flavius Januanus, et Aelia 
Severa Augusti liherta,'mateT, et Aelia Severa Augusti liberta, 
sorcfr, et Fortunatus.Caesaris nostri, fUiae dulcissimae fecerunt, 
et sibi , et mis libertis iibertabusque posterisque eorum. Huie 
mormmeruo dolus malus abesto. 
Dono della medesima. 

E. A. L. 



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> I 



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Te7.iv: 



i^CALPVR.NlVS?!SO 
ìM • SALLVI VS 
j ?R-AEB, 
ÌAMAMK-SC-APRlVATlS 
' pVBLICATECVmA 
lUBIKMP TA*! -TERM 1 NAVER 



iPAVLl-lllI-PONT-MAX 
I IVSSV 

iCVIVS-BENEFlCIO 
■MAIORVM-MONVMEN 
' TA-SERyANTVR.-VT 
j ANTIQVVM-LOCVM 
' INDICETVBl-NVPER. 
j EFfOSSVS-FVERAT- 
; BRECTVS-EST 
! AN- SAI.- M ■ D ■ m 
', AB-VR.BE-C0ND1TA ' 
I oooo • C C C 1 X : 



liii^ab'GoOi^lc 




db,Googlc 



Dicembre 1872 — Febbrajo 1873 



PODI COLOSSALE IN KARMO CON SANDALO TIRRENICO 
(T«t. I) 



D franuaento di piede colossale egregiameate scolpito in 
manno greco , di cui diamo i disegni alla Tav. I , fu dissep- 
pellito nel mese di Giugno del 1872, mediante un'escavaziona 
aperta dinanzi all'antichissima chiesa di s. Cesario suIl'Appia, 
situata presso il punto , in che da quella si parte la Latina , 
divergendo a sinistra. L' escaTazione fu fatta sei mezzo della 
piazzetta , che si frappone tia la ria e la fronte della chiesa , 
alla distcoza di metri 2. 40 dalla soglia di questa. Alla pro- 
fondità di m. 2. 65 dal piano attuale sì discopersero alcuni an- 
tichi muri , che sembravano aver formato una cella quadrata ; 
al di dentro dei quali giaceva il pezzo di scultura pur dianzi 
accennato. Frammiste alle terre si trovarono parecchie ossa 
umane, ed alcuni poligoni dì selce spettanti, come sembra, al 
pavimento dell' Appia, ma da quello rimossi. Bi nosciutasi la 
inutilità d'indagini tilteriorì, venne ricolmata l'escavaztone : la 
quale non pot^ dirsi priva di frutto, pusciachè ne avea reso il 
raro monumento che preodiamo brevemente ad esporre *. 



< AvrertiDiino uel bscicolo ftutwrìore del noitro Ballettino, cbe qneito 
monumento, per cnn del consigliere comunale, e membro di qnest» Com- 
mÌMÌODe ucheologics, aig. »t. Augnato Castellani, è atato htto aecoDcU- 
mente collocare nella «ala del moaeo capitolino detta del Voto , o (MI* 
Ooiomb*. 



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34 BULLETTINO DELLA COHUISSIOIIE 

II frammento di cui si tratta , misurato dal sandalo , h 
lungo m. 0. 26, largo m. 0. 37 : porta la proporzione che, se 
il piede fosse stato intero , avrebbe avuto una lunghezza di 
circa m. 0. 86. Ma quello che pur ora nomammo un fram- 
mento avremmo piuttosto dovuto chiamare una parte anteriore 
di piede colossale : perocché 1' altra parte non ne fu tolta via 
per la frattura del marmo, ma solo vi manca, perche il piede 
in origine fu scolpito così tronco e dimezzato. Non ha quasi 
dubbio che qui si tratti di una' di quelle statue, che gli antichi 
chiamarono ócxpóhSa, cio^, aventi le sole estremila di pietra , 
di marmo , laddove tutto ìl resto era lavorato in legno , od 
in bronzo dorato. Statue cosiffatte si vuole che da prima des- 
sero orìgine alla nobitissìma scultura criselefantina, ciob a dire, 
formata di oro e di avorio ; e che dipoi servissero , in certo 
modo, a contraffarla '. A cotesto genere di scultura appartenne 
il colosso di Marte, fatto in Alìcamasso da Leccare , contem- 
poraneo di Scopa, e suo compagno nei lavori del Mausoleo *; 
e la statua di Gesonia , consorte di Tito tiranno ; veduta da 
Trebellio Pollione nel tempio di Venere in Boma *. La cosa 
parrà tanto piti certa, qualora si osservi, che nella nostra metà 
di piede la parte di dietro non h neppur terminata, e diminuisce 
fuori di proporzione; ìl che palesa, che fin da quel punto il 
piede stesso era già nascosto sotto la veste , ed inserito nella 
materia, che formava il panneggio della figura. 

Nell'alto zoccolo dei calzari , onde il piede h munito , si 
ravvisa immediatamente il sandalo tirrenico , di cui abbiamo 
da Polluce ' la descrizione seguente : Tqp/iqytXft. tó xécr:v(iei 



' Quntrèméie de Quincy , le Jupìler Olympien., V.' pait. , p&ngr. Ili, 
pag. 331 sgg. 

I Martit fanum habens slaCuam colossi, quain àt:i>,iìa-, dicunt , no- 
bili manu Uocharit faetam. Vìtniv. II, f , 11 — Cf. B'mnn Gtsch. der 
gritek. KùntU. p. I. p&g. 388. 

* Cttjuj statuam in tempio Veneris atViue videmus acrotitham , led 
auratam. Treb, Poli. Trig. Tyr. 32. 

• Ononw VII legm. 92. 



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ARCBEOLOGICA MUNICIPALE. 85 

lùÀtvsv nzpxióxrvXov. ci il ìfi^vt^ ir.i'/^j<js:. 5a:vìó).t9v ysip 
^. CuTedqv! d'auTS 0ì(Jlflf5 T))V 'ASqvjó'. — tirrenici: suoto 
di legTW di giMttro dita : nastri indwati : perocché era un 
sandalo. Fidia ne calsÒ Minerva. La grossezza di quattro dita 
attestata da quel paaso di Polluce 9i raffronta benissimo, avuto 
riguardo alla proporzione , con quella della suola del nostro 
calzare. Nel piano di esso esistono alcuni fori, che son chiarissimo 
indizio dei nastri di metallo indorato — gli (,u«vté; ini/fivaat 
di Polluce — che fermati per via di chiodetti, mostravano di 
assicurare lo zoccolo intomo al collo del piede. Sappiamo che, 
come il calzare fu arnese piuttosto virile che femineo , così 
per r opposto 1' uso del sandalo piuttosto alle donne che agli 
uomini appartenne. Nei musei di Boma hanno, per esempio, il 
sandalo tirrenico^ la Pallade dì villa Lndovisi, e la bella statua 
detta della Pudicizia, nel Braccio Nuovo del museo Vaticano '. 

Oltrecch^ il sandalo è, in genere, arnese muliebre, a figura 
di donna accennano eziandio nel nostro marmo, e le forme de- 
licate del piede, e la circostanza testé rilevata, che questo per 
piìi della metà veniva coperto da una veste talare. Trattavaai duo- 
qne probabilmente di una deità muliebre : stante che a deità 
debba richiamarci la colossal proporzione, di conserto con que^ì 
emblemi, di cui la grossezza del sandalo ò tutta intomo vaga- 
mente istoriata. 

Ci attesta Plinio , che in quelli della Minerva del Parte- 
none avea Fidia effigiato pugne di Centauri e di Lapitì *. 
Va tanto esempio venne imitato dall'autore del simulacro che 
ricerchiamo; il quale dintorno al grosso dello zoccolo ha espresso 
con gentilissimo intaglio dei soggetti marini. Noi li diamo nella 



1 n saailftlo elevato fu anche ornato teatrale e principalmente delU 
tngedia. Quindi i che ne vediamo sovente calzata U mnaa tragica. N«l 
MTCobgo rappresentante le Mase con Pallade, scoperto in qncNti mederimi 
gioni alla vigna Casali anll'Appia, la flgon di Melpomene ha sandali, che 
non all'altetta di quattro dita, ma coTrìsponderebbero a quella di otto. 

» KaL Hùl. XIXVI V, 4. 



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SG BULLETTINO DELLA COHHISSIOKE 

nostra Tavola svolti alla distesa in una fascia, che per l'angustia . 
dello spazio sì ò divisa in due parti, -^ La composizione inco- 
miitcia a sinistra con due delfini, che si affrontano a fior d'acqua. 
Segue UD Tritone imberbe, di grosse bttezze, il quale col braccio 
dritto abbassato stringe una verga, mentre col sinistro solleva 
e porta una specie dì vaglio carico di pesci. Sulla guizzante 
sua coda sta seduto un Amorino , o Geoietto alato, che regge 
colla destra una fiaccola accesa, e colla sinistra un oggetto, che 
si direbbe una corona disciolta, la quale egli tiene pe'due capi 
di quella. Nuota dì conserva col Tiìtone un altro delfino. Fra 
questo gruppo e il seguente sorvola sulle acque agitate un 
secondo Amorino, munito egualmente di fiice e di corona. Viene 
appresso un Trìtone barbato, colle chiome acconciate all'antico 
uso greco: questi colla dritta tìeoe ed appoggia su la spalla 
un governale, colla sinistra impugna una verga; la sua coda 
h cavalcata da un terzo Genietto, che reggendosi col braccio 
sinistro , solleva coli' altro una bacchetta. Il gruppo seguente 
ritrae un Amorino, che quasi boccone aut un delfino vibra un 
colpo di fuseina, o tridente , contro di un piccolo pesce , per 
farlo sua preda : colla sinistra tiene anch'egli un serto disciolto 
simile agli altri. L'azione di questo Amorino h io espressa 
relazione col vaglio del pesce i;be porta il primo Tritone. Chiude 
la schiera un terzo Tritone barbato, che dk fiato ad un lungo 
buccino , mentre colla sinistra sorregge un remo inalberato : 
sulle spire della sua coda siede tranquillamente un quinto Amo- 
rino, appoggiandosi col braccio destro ad una verghetta; e frat- 
tanto si volge a riguardare un delfino, che solca il mare tenendo 
dietro al Tritone. — Se la scena è intesa, come sembra, a rappre- 
sentare una pesca, fatta da questi biformi abitatori del mare, può 
dirsi che le verghe tenute in mano da due Tritoni e due Amorini 
servano per battere le acque , onde attirare i pesci e metterli 
in confusione; e che al medesimo effetto, sebbene per via di- 
versa, tendano il rombo della chiocciola , e lo splendore delle 
fiaccole in mezzo alle tenebre della notte. — Egli è il vero 



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ARCHEOI/)G]CA UUNICIPALE. 37 

die di Amorini volanti , con le fiaccole o senza , io mezzo a 
festose comitive di Nereidi e di Tritoni , altri esempi ci som- 
miniatrano le fronti dei sarcofagi, senza che quivi abbiano quel 
significato, cui si potrebbero trarre nella nostra rappresentanza. 

Comunque si sia, in questi gentili rilievi b veramente di 
greco sapore la grazia e veoustii della composizione, la purità 
del disegno, la morbidezza dell'intaglio. Né pub recar meravi- 
glia il vedere con tanta accuratezza condotta una parto acces- 
SOria così mionta , qualor si rifletta , che i piedi del colosso 
erano la parte appunto, che pih da vicino si offeriva allo sguardo, 
se taluno appressavasi per osservarne attentamente il lavoro, 
Noi ci lusinghiamo di non errare attribuendo qnesto frammento 
ad un'opera insigne dell'antica toreutica, uscita dì mano di un 
greco maestro dell'età posteriore ad Alessandro, dell'epoca dello 
sUIe compito ed elegante. 

Frattanto, se il piede fu parte del simulacro di nna dea, 
e se i marini emblemi che lo distinguono è forza che siano 
allusivi all'indole del soggetto rappresentato, ne viene di con- 
seguenza, che noi dobbiamo pensare ad nna tal deità, che avesse 
imperio sul mare, o attenenza con quello. E qui si ofirirebbe 
subito alla mente l'idea, per esempio, di Venere , se alle im- 
magini di questa dea, d'ordinario ignude, o seminude, non pa- 
resse men convenevole quel severo genere di calzatura. Non 
fennandoci quindi su tale idea, e avendo l'occhio ad una cir- 
costanza di topografia , che or ora esporremo , ci ò venuto in 
peosìero , che qui si tratti di una statua d' Iside : divinità di 
OH culto assai diffuso per l'orbe romano fin dai primi tempi 
del reggimento imperiale; e divini^, che ai vetusti egizf es- 
sendo stata simbolo del principio femiueo delta natura, e perciò 
anche dell'umido elemento, era, come tale, riconosciuta potente 
sul fiume Nilo e sul mare, e riguardata qual protettrice dei 
commerct e della navigazione '; ond' è che ì suoi templi , se- 

■ Pnllor Km. MylhoL fg. 784. 



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38 BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 

condo il precetto di Titruvio, si aveano a fabbricare n^U em- 
[tor! '. Nou è questo il luogo di ricordare le varie ricende, cni 
la superstizione d'Iside- e di Serapide, insinuatasi in Boma fin 
dai tempi di Siila, andò soggetta, innanzi di potervisi stabilire 
con tutti gli onori; il che succedette circa il tempo dei Flavi. 
Basta allo scopo nostro di rammentare, che dì questa dea sì 
grandemente onorata, in ispecie dalle donne galanti, esistevano 
in Boma delle statue colossali ; qual' era quella cni spetta il 
gna tronco situato nella piazza di s. Marco, e noto popolarmente 
sotto il nome di Madama Lucrezia ; e quell' altra di cui fece 
parte la gran testa velata, e distinta dal fior di loto , che sta 
collocata nel museo Ghiaramonti *. 

Ma dicemmo esservi un riscontro topografico, il quale viene 
ad aggiugnere alquanto di peso alla nostra congettura. Espo- 
nemmo in princìpio esattamente il luogo della scoperta di questo 
marmo, che fu a dritta dell'Appia, dinanzi alla chiesa di s. Cesario. 
Cotesta chiesa non dista che di un centinaio di metri all'incirca 
dalle terme Àntoniniane, per la vicinanza delle cu! grandi ruine 
fu chiamata nel medio evo s. Cesareo in Palatio ' ; ed è perciò 
che, al pari di esse terme , dovea quel sito essere incorporato 
colla XII Begione, Piscina Publica, la quale avendo principio 
al di là del Circo Massimo (via di porta s. Paolo) , e proce- 
dendo lunghesso la dritta dell' Appia , dovea , per ottenere il 
suo perìmetro di piedi dodicimila, arrivare non molto langi dal 
luogo, dove sorse poscia la porta Appia del recinto imperiale *. 
Ora il catalogo Begionarìo ci offre appunto a pìccola distanza 
dalle terme di Caracalla una Iside Atenodoria *; vale a dire, 

1 Vitrav. de arehilect. lib. I cap. Vm. 

* Museo Chiaramonli I, 1. Nel muaeo è segnata col n. 657. 

' Cancellieri, de Secret vet. basU. vatic. 11. pag. 1074. 

t La circonferenza di 12.000 piedi , assegnati dal Catalogo a qnesta 
Tegiooe, corrisponde al giro di circa due miglia e mezza. 

' Regio XII. Piscina Publica , eonlinel : aream railicariam. victm no- 
vam. Furtunam tnaininotam. liidein alhenodoriam. aedem Bonae Deae tub- 

ìoxanae. clivum Delitti. Tliermas Antonimi cet. Urliclis Cod. Urb. Bom. 

topogr. pag. 17. 



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ABCHBOLOOICA UUMICIPALB. 39 

DOn forse an tempio o sacello d'Iside, come pensava il Canina, 
ma piuttosto ana statua monumentale dì quella dea , siccome 
piacque al Nardini ': nel modo istesso che semplici simulacri 
erano eziandio, e il Genius Populi Homani, e l'Apollo caelispex, 
e la Fortuna mammosa, e YHeroìUes cubans , ed alcuni lUtrì 
di quel catalogo. Ka fosse tempio o statua , ciò poco rìlova , ' 
porche resti fermo, che sulla dritta dell'Àppia, alquanto al di là 
delle terme di Garacalla, esisteva un monumento sacro ad Iside 
Atenodoria *: del quale si ha forse indizio anche nella iscri- 
zione di una ìsiaca sacerdotessa, che nel secolo XVI fu disco- 
perta fra la chiesa di s. Sisto e le terme suddette *. G\ò posto, 
ne accorderà volentieri ognuno , che una tal circostanza renda 
la nostra supposizione assai piU simile al vero, che prima non 
fosse. 

Il dotto Nardini fu di parere , che il cognome di Atono- 
dorìa venisse a quella stataa dall' essere stata fatta per mano 
del celebre statuario Atenodoro, della scuola di Bodt, che in- 
sieme col padre Agesandro e col fratello Polidoro condusse U 
maraviglioso gruppo del Laocooiite ^ La sua erudita congettura 
non venne ammessa dal Preller ; secondo il qnale detta deno- 
minazione avrebbe avuto origine dal nome di colui , che fece 
innalzare quel sacro monumento " : il che poi si trova meno 
in accordo colla sua opinione, che tal monumento sìa da riferire 
all'epoca delle grandi fabbriche di Garacalla in quella contrada. 
Nondimeno , con buona pace del Preller , a noi piìi arride la 

1 Roma ani. lil pag. 279, edii. del 1819. 

* Didamo alquanto al di là dtìle terme, vkle a dire piii verso la porta 
•. SebaitìaDu, perchè qoesto è l'ordioeche eegoe il cataloga. Esso inoltn 
mettendo sulla liaistra delle terme la casa di Chitone , cbe stava pretso 
a. Balbina, h manifesto che dee necessariamente porre aotla dritta di quelle 
Vltide Atenodoria. 

' Gnit. LXIVni, 15. 

* Plio. Hat. Hit!. XXXVT, 5, 4. — Nardini loe. cil. Erra pendtro il 
Naidini confondendo qneeto Atenodoro col nativo di Arcadia, e scolare di 
Polieleto. 

« DU Rtgionen pag. 19tì. 



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40 BULLETTINO SELLA COUUISSIOKB 

sentenza del Nardini ; poiché non ha aria di verisimile che da 
un privato affatto incognito, e di condizione che, a gindicame 
dal nome grecanico , ei avrebbe a dir libertina , prendesse la 
denominazione un pnblico monumento sacro dì Boma: né di 
cib si rinviene altro esempio nel catalogo Regionario. Laddove 
la bella foma del rodio maestro fa volentieri ammettere il sup- 
posto, che col nome di Ini si fosse distìnto quel simulacro, per 
indicarlo come lavoro di nobil mano e di altissimo pregio. A 
noi piace dunque, che Vlsis Athenodoria s' intenda , non come 
ì'Isium IkteUinum di Trebellio Follione ', o come, per esem- 
pio, la Diana Ptanciana di una ben nota iscrizione del museo 
vaticano '; ma sibbene come il lupiter Ptiidiacus di Properzio* 
e di Marziale ', e come la Venus Praxitelia di Plinio *. 

Ha pub egli supporsi che l'Àtenodoro di Bodi avesse la- 
vorato ana statua d'Iside f Nulla vi si oppone, a giudizio no- 
stro , quand' anche la gran lite sulla età dei tre artefici del 
Laocoonte si voglia risoluta, contro il parere di Ennio Quirino 
Visconti , nella sentenza emessa dal Welcker * e adottata dal 
Brunn ', secondo la quale apparterrebbe quell' opera ai tempi 
del fiorire della scuola rodia, che si fa prender le mosse dal- 
l' epoca dei snccessori di Alessandro , e terminare innanzi che 
si aprisse per Boma 1' età imperiale. Imperciocché si ha con- 
tezza che il colto d'Iside e Serapide, e delle altre deità fxire- 
dre, eorto in Alessandria con forme di pretto ellenismo, si dif- 
fase rapidamente, fin dal tempo dei primi Tolomei, per le coste 
dell' Asia Minore e propagossi per tutta quanta la Qrecia * ; 



i Trig. tyr. 25. 
3 0»U. 2888. 
» m, 7, 15. 

• vm, 5S, 3. 

• xxsn, 5, 4. 

B BuUell. deU-btil. di C. A., 1849, pag. 2-16, 25-32, H-iS. d. ali. 
Denk t»gg. 322 agg., 330 sgg., 501 agg. 

'' Geseh. d. grÌKh. Kùntl. I pag. 473 »gg, 

• PrellsT rdm. Mythol. pag. 726. 



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ABCHEOLOQICA MtlMIClPALB. 41 

dove, a cagione delle peregrine attrattive della saa simbolica, 
della Gommunione de'siioi misteri, e delle credute attribuzioni 
di qae'numì sul commercio e sulla navigazione, fu accolto ap- 
presso que' popoli col piii caldo favore. Qual meraviglia dun- 
que, che ad un artefice di detta scuola, allor fiorentissima, si 
offrìsae il deatro di adoperare l'arte e l'ingegno suo in produrre 
r effigie di alcuna di quelle divinità, venute allora cotanto in 
roga t Non è in cil> per fermo pili meraviglia di quello che sa- 
rebbe nel fatto, che un tal simulacro fosse da Bodi trasportato 
a Roma ; nel modo istesso, che qua venne da Bodi , a cagion 
d'esempio, il nobilissimo gruppo, detto ora del toro Famesiano, 
opera di Taurisco ', il quale stette prima negli orti di Asinio 
Follione, insieme con altri insigni lavori della scuola medesima; 
e passò dipoi a decorare le terme di Oaracatla , luogo tanto 
Ticino all'Iside Atenodorìa, ed a quello dove intervenne la sco- 
perta del nostro piede. 

Non ostante che gli accennati riscontri ne paiano degni 
di coneiderazione, con tuttoci?» non possiamo affermare che questo 
marmo propriamente appartenga alla statua d'Iside, che noi re- 
putiamo lavoro d'Atenodoro di Bodi. Basta a noi dì aver fotte 
avvertire agli eruditi che , se le marine rappresentanze inta- 
gliata nel sandalo si acconciano alla natura ed al carattere 
d'Iside; se il laogo del ritrovamento coincide con quello, che 
all'Iside Atenodoria assiegna il catalogo B^ionarìo; U puresia 
poi dello stile e la eleganza dell' artificio tali ne sembrano in 
questa greca scultura, che dall'indole e dal fare di qnella scuola 
non si mostrino certamente disformi. 

C. L. T. 



' Plin. XXIVl, 5, 4. 



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HULLETTINO DELLA C0HH1SS10HB 



SEPOLCRI DEL SEGOLO OTTAVO 

SGOFBaTI PRESSO LA CHIESA DI S. LORENZO IN L0GIHA 

(*av. II, m, IV) 



Nel Luglio e nell'Agosto del test^ decorso anno 1872, ri- 
parando le fondamenta diel palazzo Piano alla sinistra del portico 
della chiesa dì s. Lorenzo in Lucina, i manovali s'imbatterono 
in una serie di sepolcri profondi circa metri tre sotto il piano 
odierno; altri costruiti di lastre figuline e marmoree in parte 
scrìtte, altri foggiati a sarcof^ di romana scultura dell'età 
imperiale. La Commissione archeologica municipale rende pub- 
bliche grazie al sìg. Duca di Fiano , che d'ogni cortesia le è 
stato largo nell'agevolarle l'esame e la pubblicazione di siffatto 
grappo dì sepolcrali monumenti. Dei quali ecco la descrizione. 

Primo e prossimo all'area della piazza fu scoperto un mar- 
moreo sarcofago lungo metri 2, 14, largo m. 0, 62, alto m. 0, 60; 
la cui fronte h adoma di sculture a basso rilievo ass^ conser- 
vate, ma di arte mediocre del tempo in circa degli ultimi An- 
tonini. Da un foculo effigiato nel mezzo pendono due encarpi 
retti alle due estremità da altrettanti putti alati. Nel campo 
vuoto sopra i due pendenti encarpi sono disposte quattro ma- 
schere sceniche, che essendo state scalte ad alto rilievo ed in- 
ternamente vuote hanno sofferto danni non lievi. Nei lati minori 
campeggiano due clipei , uno per lato. L' arca era coperta da 
lastra marmorea anepigrafa; eutro giaceva uno scheletro di 
grande statura supino da ponente a levante; dal detrito del- 
l'avello fu raccolto un picccolo pezzo di vetro piano non figurato. 

Contiguo a questo, verso l'interno dell'edificio, era collocato 
un secondo sarcofago di forma ellìttica lungo m. 3, 05 , alto 



D.git.zedb/GoOglC 



ÌRCBEOLOQIC& MUNICIPALE. 43 

m. 0, 64, largo m. 0, 65, baccellato a spire nella parte ante- 
riore. Nel centro delle spire è effigiata una piccola botte ; nelle 
testate laterali un leone per parte abbatte ed uccide un cervo. 
11 corpo d" ambedue i leoni è ricinto da una legatura ; circo- 
stanza notabile, che toglie o scema al gruppo il valore simbolico 
di siB&tti contrasti fra gli animali deboli e i forti, e sembra 
ridurlo a positiva reminiscenza degli spettacoli anfiteatralì. Il 
bacino dell'arca servì dapprima ad una fontana; come h dimo- 
strato dal foro aperto all' uscita dell' acqua nel fondo. Poi fu 
adoperato ad uso sepolcrale; la Commissione non Io vide chiuso 
ed intatto; dalle interrogazioni fatte ai primi testimoni della 
scoperta si è raccolto, che anche quivi e nei sepolcri seguenti 
gli scheletri erano volti ad oriente; noto rito dell'antica cri- 
stiana sepoltura. 

Terza, sempre più intema e parallela ai sarcofagi, era un'arca 
composta di lastre marmoree e figuline, che la Commissione 
trovò disfatta. Testimoni concordi certificano, nelle due pareti 
maggiori dell'arca essere state viste le lastre scritte, che pub- 
blichiamo in fototipìa nella tavola IH n. 1, 2. Le lettere erano 
volte all'interno del sepolcro. In quarto luogo dopo quest'arca 
infranti e commisti alla terra furono trovati i minuti frantumi, 
che diligentemente ricomposti ci hanno dato la metrica epigrafe 
fotograta nella tavola II. Fin innanzi non procedette lo sterro 
e la scoperta. 

I frammenti epigrafici, che si veggono nelle tavole II, 2 ; 
IV, 1, 2 furono raccolti tra le macerie di questi sepolcri. 

Narrato il fatto, viene che se ne renda brevemente ragione 
ed interpretazione storica ed archeologica. Che la serie dei rin- 
venuti sepolcri spetti ai portici ed alle essedre della contigua 
antichissima basilica di s. Lorenzo in Lucina ò cosa manifesta; 
e vano sarebbe l'affaticarsi a persuaderlo. Né pub destare ma- 
raviglia, che sarcofagi d'arte pro&ca sieno stati adoperati agli 
Dsi di cotesto sepolcreto. È notissimo , che nei secoli lontani 
dalle lotte del paganesimo col cristianesimo non si ebbe scni- 



D.git.zedb/GoOglC 



41 BDLLBTTIMO DILLA COHHISSIONE 

polo veruno di .trarre partito dalle opere anche figurate dell'arte 
greca e romana ad omamento od utilità degli edifici e dei mo- 
numenti cristiani. Del rimanente le decorazioni e le scene scalte 
sui due sarcofagi sopra descritti appartengono al genere ed alle 
classi di quelle, che anche i fedeli dei primi secoli non ripu- 
diarono quando scelsero e adoperarono avelli già preparati nelle 
officine degli scultori pagani. Tutto cil» è ovvio e quasi direi 
elementare. Piìi degno dì attenta ricerca è il tempo, al quale 
spetta cotesta serie di sepolcii. Lo seiogHmento del problema 
dipende dall' esame delle iscrizioni. Ha queste non sono state 
trovate al loro posto. Le due intere della tavola III , collocate 
come materiale da costruzione, erano state tolte a piìi antichi 
sepolcri; del quale abuso di spogliare e disfare le tombe an- 
teriori in servigio delle posteriori, di costruire arche sepolcrali 
cristiane colle lastre di epitaffi parimente cristiani l' agro To- 
nino ci ha mostrato esempi fino dal secolo quinto e dal sesto *. 
L'esperienza m'insegna, cbe le epigrafi proprie dei sepolcri sco- 
perti a s. Lorenzo in Lucina debbono essere state distese sul 
pavimento, sotto il quale quelli giacevano ; nel modo medesimo 
che nelle odierne chiese e loro portici fino ai nostri giorni sì 
è fatto. Dal quale pavimento sembra caduta una lastra di por- 
fido trovata tra le macerie nello scavo , di che parliamo. La 
lunga iscrizione metrica infranta e sminuzzata, ci6 nondimeno 
quasi tutta ricuperata, parmi anch'essa precipitata dal lastrico 
predetto del portico o dell' essedra; e la data sua del secolo 
ottavo ninna ragione ci suggerisce di sospettare, che non spetti 
al luogo ed al sepolcreto, donde ò tornata alla luce. Esaminia- 
mola adunque prima d'ogni altra. 

La nota cronol<^ca delle idi di Marzo e dell' indisione 
sesta TEUPore Domini Nostri HADBIANI PÀFAE senza l'e^- 
teto junioris o seoundi ci insegna, che l'epitafio i del tempo 
di Adriano papa primo di cotesto nome e del 783 , nel quale 

> V. Boll, d'atck criat. m. 186S p. 83, 84. 



:db/GOO«^IC 



AKCHEOLOniCA MCNICIPAI.E. 45 

solo sotto quel pontificato cadde la sesta indizione. Ia paleo- 
grafia della pietra bene s'addice al secolo ottavo. L'elogio me- 
trico parla di un Paolo ; ma dello stato o dignità di Ini, della 
soa vita in tante parole nnlla ci dice. Osservando perii sottil- 
mente l'epigrafe notai, che mentre è evidente l'acrostico PAYLYS 
nelle prime lettere dei primi sei versi, l'acrostico contìnua nelle 
ultime lettere di qaei versi medesimi. Imperocché le finali dei 
▼ersi qointo e sesto , sole superstiti , sono distaccate ciascuna 
dalla parola alla qnale appartiene, per stare in linea della co- 
lonna di lettere dell' acrostico : nel settimo verso in luogo di 
lettera la colonna è chinsa da una foglinzza indizio di termine. 
L'nltime parole dei versi predetti sono le seguenti : 

TINCA T 
AVL A 

L'acrostico adunque terminava in TA; e su questo dato h 
d'uopo costruire i nostri ragionamenti per giungere a sapere 
ehi mai fìi il FATLYS, alla cui memoria h dedicata l'epigrafe 
dell'anno 783. 

Nella storia di papa Adriano I molta menzione si fo di 
Paolo cognominato Afiarta, nella pontificia anla decorato della 
dignità di su^erista , grande fautore del re Desiderio e dei Lon- 
gobardi ; che processato in Bavenna e confesso dell' assassinio 
di Sergio secondicerio , quivi fu ucciso nel -772 '. Benché co- 
stai sia morto in Bavenna e non in Boma, nel 772 e non nel 783, 
pure seduce a prima giunta il pensiero , che dì lui forse ci 
parli il carme testé discoperto. Imperocché la nota sua crono- 
logica 1) della deposizione non della morte; e Paolo Afiarta 
perde la vita contro il volere del pontefice, che voleva salvarlo 
confinandolo esule a Costantinopoli; talché le spoglie mortali 
d'uomo si illustre e ì cui amici e congiunti in Boma furono 

' T. Ub. pontif. in Hadriano I ed. YigaoU T. H p. 1<8 o tegg- 



db/GoogIc 



46 BULLETTINO DELLA COMMISSrONE 

certamente molti e potenti poterono essere irasfetilie da Uaveuna 
8 Roma consenziente Adriano. Cosi nel medesimo secolo ottavo 
U corpo dì Ambrogio primicerio dei notarì sei anni dopo la 
morte di lai fa portato dalle sponde del Rodano al Vaticano, 
e per cura dei figliuoli e domestici restituita alla patria '. 
L'ipotesi non male risponde al testo dell' elogio ; che in sette 
versi esaurisce tatte le formole della preghiera e dei voti pel 
defonto e studiosamente evita di parlarci dei fotti suoi; a lai 
chiedendo solo mercè e perdono, ed alludendo forse alla tempe- 
stosa sua vita e morte in esilio là ove dice del suo finale riposo 
ed esilio dal mondo: pauso sepuUus ego I^ulus praesentibus exvi. 
Da siffatte ossetvazioni nasce spontanea la proposta di cercare 
nella seconda colonna dell'acrostico , le cui ultime lettere sa- 
perstiti sono TA, o il cognome del predetto Paolo AFIARTA, 
la dignità di lai STPEBISTA. Quest' ultimo vocabolo pertt 
in ninna guisa put> essere circoscritto entro i confini della citata 
colonna; e rimane solo a vedere, se in essa possiamo allogare 
il supplemento ayforTA. L'attento esame dell' epigrafe dilegua 
tatta la seducente apparenza delle osservazioni ed ipotesi sopra 
acccennate. 

Il cognome AFIARTA essendo composto di sette lettere 
avrebbe occupato tutta la serie delle finali dei sette versi ; men- 
tre al contrario l'acrostico e la sua sillaba ultima TA terminano 
nel verso sesto. Né giova ricorrere al sospetto di alcuna irre- 
golarità, per la quale due lettere siano state unite nel mede- 
simo verso. Il secondo esametro dico senza dubbio veruno : 
ALTA PATERE POLI PAC ILLI CVLMINA CHRtste; l'acro- 
stico adunque quivi ha la vocale E, estranea al cognome pro- 
posto. Dobbiamo cercare un vocabolo di sei lettere, delle quali 
la seconda sia E , la quinta e sesta sieno TA : ovvero conti- 
nuando la lettura dell' acrostico dalla colonna prima nella se- 
conda congiungere il F iniziale del verso settimo colle sei lettere 

* T, Borio. Boma BotL p. 106. 



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ABCHKOLOGICà MUNICIPALE. 47 

finali dei sei esametri, escluso it settimo, posto fuori dell'acro- 
gtico. Nella seconda ipotesi avremo un vocabolo di sette lettere; 
quattro certe, tre da supplire: 



N% il latino antico né il medievale mi suggeriscono sifi^tta 
parola; mentre nella prima ipotesi ovvio i il supplemento 

L 

S 

V 

I 

T 



Leggo adunque nell'acrostico PAVLVS LEVITA: e le lettere 
F. L. iniziale e finale dell' nltimo esametro riassumono (comò 
sagacemente m' ha fatto notare il eh. collega G. L. Visconti) 
U descritto acrostico PoiWus lievita. Che i diaconi non solo nei 
versi ma anche nelle prose dei secoli sesto e seguenti sieno 
etati appellati levitae, h cosa notissima a chinnqne ha mediocre 
perizia della cristiana letteratura. U diacono Paolo sepolto in 
Boma nel 783 ò facilmente quello , che sottoscrisse al sinodo 
romftno del 743 '. 

Trovato il supplemento e la lettura dell' acrostico , resta 
che suppliamo le poche lacune del carme. Il sopra lodato C. 

• Omea. «d. Cokti T. vm p. 289. 



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48 BULI,BTTISO DKI-I-A COMMISStOKE 

II. Visconti, che appena cominciati a Bcoptire i frammenti con 
perita mano li ricompose, e rilloetce collega Big. Barone Pietro 
Ercole Visconti s'accinsero all'impresa di cotesto snpplemento, 
quando essa- era men' facile che oggi non pare ; molti pezzi es- 
sendo tornati alla luce dopo tentata la restituzione del carme. 
I novelli troTamenti confermarono le felici congetture ; ed ecco 
il testo , quale dopo breve discussione epistolare dal seniore 
Visconti fu stabilito e da me accettato. 



TJLRCEVRAECORFAYLOBÀ^ClORPÌiìUXniSPRASSy L 

ALTA PATERE POLI FACILUCVLMINACHE/5r E 

VIVAT IN AETEBIO FELIX PEB SECLA SSSÀ T V 

L7CE FR7ATTB OVANS BfiONO LAETETVE OLYMP P 

VITA SEQTATVE E7M MOBTIS SIC 7INCVLA VINCA T 

8BBEPEB IN AETERNA CAELESTI FLOREAT ATL A 

PAVSO SBPVLTVS EGO PAVLVS PRAESENTIB: EXVL jS 

L'nnioa frase, che ìn cotesto supplemento pub parere strana e 
degna di un seicentista, h quella del piimo verso; là ove Dio 
k invocato sanetomm maxime praesul. Il Visconti dapprima 
tentò quivi altro modo di restituzione ; il quale però non dava 
la L finale voluta dall' acrostico. Accettato poscia come certo 
l'acrosMco PAVLVS LEVITA, non trovò altro vocabolo acconcio 
all' uopo che il praesiU. Forse chi abbia ozio di cercare nei 
poeti cristiani anteriori al mille troverà esempì simili o affini 
alla frase proposta. Del rimanente la dura legge dell'acrostico, 
che ha tiranneggiato il meschino verseggiatore , dà ragione 
sufficiente della singolare frase da lui prescelta. Chiudo l'illo- 
strazione del metrico epitafio del diacono Paolo notandone la 
rarità; perocché dei secoli ottavo e nono, e massime dei tempi 
e con la data del pontificato di papa Adriano, pochissime epi- 
grafi sepolcrali sono in Boma superstiti. Nella chiesa di s. Lo- 
renzo in Lucina Aldo il giovane vide l' epitafio d'una illustra 



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ARCHEOLOniCA SUMCIPALG. 49 

matrona morta ani 984 ', e fiammenli varii dei secoli ìa circa 
nono e decimo. Non è adunque onoro , che qnivi si trovino 
monnmenti e vestigia di nobili sepolcri dell'alto medio evo. 

Assai più antichi sono i frammenti tav. II| 2, IV, 1 , 2, 
rinvenuti sciolti e misti alla terra presso le arche sepolcrali. 
Nel m^giore (tAv. IV, 2) si legga: 



vìtU annos plus miNVS XXII BECBPTVS IN PACE 

a 

.Nella seconda linea era segnato il di della morte indicata colle 
parole reeeptus in pace- Questa formola ò dello stile e del sapore 
della cristiana epigrafia dei secoli terzo e quarto ; le lettere sono 
di qaest'altimo secolo o del quinto. Al quale spetta altresì l'epi- 
tafio , i cai frantumi offre la tavola citata a. 1. Anche quivi 
il nome del defonto era segnato nella linea prima, come c'in- 
segna il residuo LVS QVI VIXIT; ma nella seconda un 

altro nome discerno in genitivo, lEONIS. Seguiva la sigla DEP, 
deposiUa *. Le regole della cristiana epigrafia ci danno fidanza 
ad atTermare, che quel nome in genitivo dopo le note degli anni 
della vita del defunto h la data consolare dell'anno della morte 
di lui. La quale data benché soglia essere soggiunta a quella 
del giorno della deposizione, pure talvolta la precede *. Il con- 
solato da supplire nell' epitafio h certamente uno dei cinque 
dell'imperatore Leone, che tenne i fasci negli anni 458 , 462, 
466, 471, 473; o quello del giuniore Leone console nel 474. 
Imperocché a Leone llsaurìco ed a Leone IV bizantini augnati 



> Cod. TBt. 5241 p. 265: Doni, Iruer. XX, .56. 

* Nel disporre i frammenti per la Tototipia è aUto porto faori del 
debito laogo il brìciolo di m&rma , che n vede isolato in principio a dee 
enera roveMiato in senso opposto e so^ianto nella seconda linea alle let- 
tere 0NI8, empiendo qniri la lacuna e dando intera la sigla DBP. Ai dae 
brìcioli posti in oltimo laogo non ai pob trovare il debito porto; e spet- 
tano alla parte mancante dell'epitafio. 

» V. Iiuer. elvriil. T. I n. 533. 



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50 BULLBTTrNO DELLA. COMMISSIONE 

del secolo ottavo per molte ragioni noD dobbiamo pensare ; nò 
in quel tempo la formala cronologica sarebbe stata consulatu 
domini nostri Leonis , ma imperante d. n. Leone etc. Non h 
chiaro quale sia 1' anno preciso del mutilo epitafio fatto con- 
mlatu d. n. LEONIS. La sigla DEP immediatamente seguente 
dimostra , che niuna cifra designante il numero dei consolati 
quivi fa scritta. Adunque se non vorremo sospettare, che con- 
tro le regole il numero sia stato negletto, ci appiglieremo agli 
anni 458 o 474 , nei quali l'uno e l'altro Leone per la prima 
volta furono consoli. Ma le leggi ipatiche esigono, che il gia- 
niore Leone sia dal seniore distinto coli' appellativo junior; 
e che Majoriano imperatore d' Occidente collega del seniore 
Leone nel primo consolato sia nominato insieme con lui, ed in 
secondo luogo '. Percib 1' anno 458 fu designato colla for- 
mola consutaiu dd. nn. Leonis et Majoriani , il 474 d. n. 
Leonis junioris. Le lettere residue nell'epitafio, che esaminiamo, 
né runa uè l'altra formola ci danno completa : e la negligenza 
di chi lo dettò od incise ne lascia l'anno iocerto e vagante dal 
458 al 474 ed anche al 475, ovunque la cronologia nota nn 
consolato o un post-consolato del seniore o del giuniore Leone. 
Goteste epigrafi del secolo quinto a mio giudizio non spet- 
tano al sepolcreto , dalle cui rovine le abbiamo raccolte; ma 
furono tolte ai suburbani cimiteri, ed alle loro chiese, quando 
da queste alla città tante traslazioni furono fatte volgendo ì 
secoli ottavo e seguenti. La ragione dell' enunciato giudizio è 
nella legge romana vietante la sepoltura entro la cinta della 
città; legge , che sebbene talvolta e in casi speciali violata , 
manteneva però il suo vigore nel secolo predetto. Ed in fatti le 
due iscrizioni rappresentate nella tavola UI, in circa contempo- 
ranee ai frammenti sopra illustrati, per buona ventura sono state 
viste al loro posto ; e stavano quivi come materiali da costru- 
zione tolti a piii antichi sepolcri. Il discorso ci chiama ad osa- 

» V. Inscr. christ. T. I p. 348, 349. 



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ABCBBOLOaiCA IIOHICIPILE. 51 

minarle; ed il fatto osservato , che esse non sono indìgene ci 
aìnterà nel ragionare d'un punto oscuro della loro interpreta- 
zione. 

La prima dice: hic jacet Rigina (Begina) qu{a)e vixU 
annui (annoa) pi{us) m{inus) XVII d{e)p(osita) XVII kaliendas) 
Oct{obres). Sopra le lettere nell'alto e quasi nel mezzo dell'epi- 
tafio regna la croce monogrammatica f, che prevalse nei sepol- 
crali monumenti di Boma dal secolo quarto cadente alla prima 
mela del quinto. ÀJ quale periodo di tempo la paleografia e lo 
stile dell'iscrizione e la formota del suo esordio hic jacet esat- 
tamente convengono. Di poco dissimile ma alquanto pili rozza 
paleografia, e di maggiore semplicità nella epigrafica formola 
b l'altra iscrizione, che stimo contemporanea non dirò degli anni 
ma almeno del secolo in circa della compagna. Nel farci a leg- 
gerla però una serie di sigle non mai vista finora e dì ignota 
interpretazione ci trattiene e tormenta. L' epitaflo ò dì due 
conjngi Fl(avius) GauderUius ed Honorata. Dì costei h segnata 
la sepoltura colle sigle DFT N SGFT deposita nonis septem- 
bribw. Del primo sembrerebbe segnata parimente la deposizione, 
sa le simili sigle D. P. T. si potessero isolare dalle precedenti, 
e se nelle seguenti apparisse la data del mese. In quella vece 
però ci si para dinanzi una serie di lettere punteggiate , che 
rifiuta l'interpretazione suggerita dal contesto dell' epitafio. Le 
predette lettere sono V. D. P. T. L. D. Mi è stato proposto di 
ìuterpretarle vir digrms presbyter titulo Lucinae devotus^ con> 
gettora suggerita dalla supposizione , che 1' epitafio spetti al 
sepolcreto del titolo di Lucina, ove h stato trovato. Ma le os- 
servazioni sopra da me fotte distruggono ìl fondamento di questa 
supposizione; né accettabile è la formola ingegnosamente im- 
maginata. Essa non ha analogia con le solenni e legitime ap- 
pellarìoni delle ecclesiastiche persone e dignità nei secoli quinto 
e sesto : e le s^le V. D. soggiunte ad un proprio nome hanno 
la loro eerta e stabile significazione vir devotw o devotissiimu. 
Dtvotùtimi furono appellati per legge i proteetoret , cioè le 



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52 BULLETTINO DELL* C0HHI3SI0ME 

guardie del corpo dell'imperatore: la quale appellazione diste- 
samente leggiamo e nella legge del 416 registrata net codice 
teodosiano sotto il titolo de domestieis et protectoribus ', ed in 
un'epigrafe del 371 scoperta ai nostri giorni nell'Arabia dal 
eh. Waddington *. Laonde l'appellazione propria dei militi prò- 
tectoret e d'altri palatini esclude al tutto, che Flavio Gaudenzio 
sia stato prete ; e il P. seguente al T. D. ci invita a leggere quivi 
Protector. Ma che faremo delle altre sigle T. L. D. ? Il nodo ò 
difficile ; ed assai in tomo ad esso ho pensato. Sono peri» lieto 
dì poterlo affermare disciolto. I protectores ebbero siffatto nome 
dal loro ufficio protegendi latus de) prìncipe. Laonde la formola 
intera ed orìginarìa designante la loro milizia è protectores di- 
virU lateris Augusti '. Ecco adunque il significato idoneissimo 
delle sigle L. D. lateris divini: e poiché nel secolo quinto in 
molte simili formolo a dt'utnum fu sostituito domirticum, nella 
nostra epigrafe leggo pih volentieri Lateris Dominici. Nb mi 
dà noia il T. frapposto fra P. (protector) ed L. D. (lateris do- 
minici). Come nella seconda linea fu scritto sillabicamente D.P.T. 
DéPosfla; così unisco in una voce P. T. e leggo ProTector. Lim- 
pida ed, a mio avviso, sicura è la trovata interpretazione delle 
non pili viste sigle V. D, P. T. L. D., «ir devotissinws protector 
lateris dominici. 

Non chiuderò questo discorso senza avere detto almeno 
una parola intorno al nobilissimo frammento effigiato nella ta- 
vola II n. 2. Esso ci offre il tipo esatto e caratteristico della 
calligrafia damasiana; delle lettere, cioè, che il calligrafo Furio 
Dionisio Filocalo delineo sni marmi in servigio del papa Da- 
maso e dei metrici elogi dei martiri e delle altre storiche epi- 



' Cod. Tkeod. VI, 24, 9. 

I Mommsen, Corp. inter. lai. T. m n. 88. Questo Tolame del Corptu 
non è aocom pubblicato. 
* OreUi, Imcr. n. 1869. 



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ASCBEOLOaiCA MHIflCIPALE. 53 

• 

grafi da quel pontefice poste ad eterna memoria nei pìU insigni 
moDamenti di Boma cristiana *. Le poche lettere residne nel 
firammento teatb scoperto basterebbero a forcone riconoscere l'in- 
tero testo, se questo fosse del numero dei registrati e trascritti 
nogti aoticbi codici da coloro, che visitarono e videro ì nostri 
sacri mooamenti prima delle barbariche devastazioni dei secoli 
ottavo e seguenti. ^ per quanto io abbia cercato nei codici 
editi ed inediti di qoei vetusti collettori di carmi epigrafici , 
non ho trovato quello , di che una reliquia oggi ci rende il 
portico della basilica di s. Lorenzo in Lucina. Esso ci moltiplica 
gli indizi del grande numero dì epigrafi fatte dal papa Damaso, 
di che non abbiamo esemplare veruno. Cosi in questi giorni 
medesimi altri frantami d'un'altro damasiano ignoto carme ter- 
nano in luce dalle rovine del Celio. L'intera raccolta di cotesto 
epigrafi alla storia ed all'archeologia cristiana sarebbe di pregio 
ed s^nUt inestimabili: ma i laceri avanzi , di che veniamo di- 
cendo tesoro, troppo sovente sono, come il prcbente , meschini 
e sminuzzati tanto da ai anche fornirci un nome, ana parola. 
Fa d'uopo porli in serbo, augurandoci che le future scoperte ce 
ne diano il complemento desiderato. 

0. B. D. R. 



» Y. Borni sott. T. I p. 120; n p. 196. 



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BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 



DIPLOMA PONTIFICIO INCISO IN MAKMO 
(T«v. IV n. 3) 



Nel Settembre dello scorso anno rimossa dall'angolo delle 
vìe del Babuino e dei Qreci oua lapide quivi posta dalla pre- 
fettura delle strade, apparve nel rovescio della pietra l' antica 
epigrafe rappresentata nella tav. lY n, 3. È questa tagliata per 
lungo e ci dà la met& d' un diploma pontificio, che comincia 
GBEGOBIVS EPS {eptscopus) SEEVVj servorum Dei spettante 
alla basilica dei ss. Qiovanni e Paolo, nominata nella linea 3. 
Il documento h di molta importanza per la storia dell'agro 
romano, del quale designa cogli antichi nomi un novero di fondi ; 
ed ofiVe allo studio degli archeologi un raro caso e problema 
epigrafico, la cui soluzione interessa anche i pontificii regesti 
con tanta lode restituiti dallo JaS%. 

Per compendiare si lungo ed arìdo tema in poche parole, 
dico tosto senza preamboli, che di cotesto diploma già posse- 
devamo un altro esemplare, anch'esso marmoreo. Il quale é affisso 
alle pareti della chiesa dei ss. Giovanni e Paolo sul Celio, in- 
ciso con lettere antiche in due tavole di marmo *. Il confronto 
dell'uno coir altro esemplare dimostra, che il testé rinvenuto è 
imperfetto e non fu mai finito ; e che lo scalpellino tralascib il 
suo lavoro appena cominciato il novero dei fondi, che era il 
capo principale e sostanziale del tosto commessogli a perpetuare 
sulla pietra. Nelle ultime due linee della pietra predetta leg- 
giamo F. (fwìdum) MVCIANVm, P. COSCONEm, P. PTO... 

ipraetoriolum) via oppia. MlL. XIII P. PBOCUS, SETL. II 

E. TIRaiNIS, poi la scrittura cessa. Nell'esemplare intero sopra 



1 Galletti, Inter, infimi aevi t, I p. 7, 8. II Borgia ne ha divnlgato 
ID ottimo disegno inciso in rame (Storia di Telletrì p. 187). 



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ABCHSOLOGICA MUNICIPALE. 55 

acceimato seguono i nomi e le topografiche note d'altri quat- 
tordici fondi e la chiusa del diploma di loro conierma e san-' 
lione in favore della basilica, che li possedeva. Perchè d'epi- 
grafe tanto prolissa un doppio esemplare? Perchè l'uno intero, 
l'altro imperfetto? Quale h la loro età, ed a quale dei Gregorìi 
pontefici dee essere attribuito il diploma? Ecco i quesiti, cui 
mi proverl» di soddisfare in brevi parole. 

n lungo lavoro già fatto in tredici linee sulla pietra, la 
cui metà ora viene alla luce, non fu sospeso e rifiutato per 
alcun vizio o difetto inemendabile, di che lo scalpellino si fosse 
avveduto o fosse stato ripreso. Paragonando le lettere superstiti 
nella predetta metà colle tavole intere conservate sul Celio, tro- 
viamo il testo non solo esente da qualsivoglia lacuna, ma cor- 
rettissimo ed anzi pih esatto nell' esemplare imperfetto che nel 
suo gemello. Inoltre i nomi dei fondi nel primo sono annove- 
rati in caso accusativo, come esige il contesto del diploma; nel 
secondo in caso retto, turbata la costruzione grammaticale. Ed 
appunto questa anomalia è il capo del filo, che ci condurrà fe- 
licemente all'uscita nel labirinto dei quesiti propostici dall'esame 
di cotesto storiche epigrafi. 

Osservando con attento occhio le due tavole intere, che 
chiamerò celimontane, ho chiaramente veduto la seconda, ove 
leggiamo il novero dei fondi, essere d'altra mano e di assai pili 
antico tempo della prima: ove è inciso l'esordio del pontificio 
diploma. Tero è, che nella seconda sotto il catalogo dei fondi 
continua e termina il diploma; ma le parole e le clansule di 
questo sono incise con quelle medesime lettere e sigle, che os- 
servo nella tavola prima ed assai diverse sono dal sistema dì 
sigle e di scrittura osservato nell'incisione del catalogo. In 
somma il catalogo marmoreo esistè da principio indipendente^ 
mmte dal diploma, al quale fu poi incorporato. In fatti il ca- 
talogo dei fondi ha un titolo proprio scrìtto in lettere disposte 
perpendicolarmente a colonna : NOTITIA FTNDOBVM VfBlS 
•UTVU HVIVS. 



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56 BULLETTIKO DELLA COUHISSIONE 

I fondi sono quivi registrati in nominativo e con distese 
indicazioni topografiche, mentre il contesto del diploma esige 
l'accusatiTo, che veramente troviamo adoperato nel marmo teatè 
scoperto, ove inoltre le note topografiche sono assai abbreviate. 
L' ultimo fondo però nel catalogo celimontano è in accnsatiro: 

FTÌI. CASA.CELLENSÈ VIA APU ML. SUI. 

Qnest' anomalia conferma le mie osservazioni. Le lettere ci- 
tate sono della mano che incise il diploma, non di quella che 
incise la NOTITIA PVNDORVM ; ciò che esse dicono sta fuori 
del debito luogo, i fondi dell'Appia essendo tutti insieme regi- 
strati in principio del catalogo ; ove bene è scritto APPIA, non 
APIA, errore del tardo interpolatore. L'autore primo della 
NOTITIA FVNDORVM ha segnato il suo nome a destra di 
ohi guarda in una colonna di lettere, simile a quella del titolo 
scritto a sinistra. Egli è CONSTANTINVS SEEWS SERVO- 
BYM dei. Adunque un Costantino, che poi cercheremo chi sta, 
ordinò incise il catalogo marmoreo dei fondi posseduti dalla 
basilica celimontana. Un Gregorio papa poi confermò con so- 
lenne diploma quella dote, arricchita del fondo Casacellense. 
L' intero diploma, nel cui contesto era l'enumerazione dei fondi, 
fu cominciato ad incidere in pietra ; ma poi mutato consiglio 
piacque piuttosto aggiungere ed incorporare il diploma del papa 
Gregorio all'antica ed originale NOTITIA PVNDOKVM di Co- 
stantino.' Così l'opera dallo scalpellino già eseguita per quasi 
due terzi fa intralasciata ; la pietra rifiutata servi ad altri usi, 
ed una metà ora ne toma alla luce dalla via del Babuino, l'altra 
chi sa dove h nascosta. 

Sciolto felicemente il problema epigrafico, viene innanzi lo 
storico e cronologico. Chi ò il (Costantino, chi il Gregorio nomi- 
nati in cotesti documenti ? Quale è la cronologia delle pietre, 
sulle quali essi farono incisi ? Prima della novella scoperta l'opi- 
nione comune era, che ìl magno Gr^orio sia l'aatore del dì- 



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ÀSCBEOLOOICA MUNICIPALE. 57 

ploma, e che il papa Costantino (a. 708-715) lo abbia confer- 
mato e fatto incidere in marmo *. Solo forse il Saarez inciden- 
temente citando i due marmi celimontani li attribuì non al 
primo, ma al secondo Gregorio '. Il diploma però essendo diretto 
Deusdedit Cardinali et Johanni archipresbytero tituti ss. Johan- 
nis et PiìuU, ni al primo né al secondo ah ad alcun altro Qre- 
gorio dell' ettaro secolo può essere ragionevolmente assegnato. 
Imperocché in quei tempi a ciascun titolo non era preposto un 
cardinale e sotto questo un arciprete : l'arciprete essendo anzi 
allora il prìmo dei preti cardinali. Di arcipreti inferiori ai preti 
cardinali non conosco in Boma esempì anteriori in circa al se- 
colo decimo. Con la quale osservazione concorda la paleografia 
ed il sistema delle sigle in ambedue gli esemplari dell'incerto 
gregoriano diploma. La scrittura al dell' esemplare marmoreo 
eelimontano, come dell'imperfetto testé rinvenuto, h di stile piut- 
tosto posteriore, che anteriore al mille ; ed ai tempi del settimo 
Gregorio egregiamente conviene. I.dne esemplari però sono di 
artefici e mani diverse ; nel sistema delle sigle concordi, nelle 
forme delle lettere al luanto dissimili. Primo forse è l' imper- 
fetto, il cui testo h piU accurato ; secondo l' intero eelimontano 
migliore in quanto a calligrafia, ma di gravi errori maculato. 
Tipo assai pili antico hanno le lettere e segnatamente U 
sigle della primitiva notitia fundorum, il cui autore fu Con- 
stantinus servus servorum Dei. Le quali lettere e sigle non 
solo agli inizìi dell' ottavo secolo possono essere attribuite, ma 
eziandio al settimo o al sesto ed all'età del magno Gregorio. 
Né in quel Costantino dobbiamo necessariamente riconoscere il 
papa degli anni 708-715. Egli non premette il tìtolo episcopus 



' V. Uartinelli, Roma ex elhn. saera p. 278 ; Fabrettl, I/ucr. domeil. 
p. 416, S88 ; BìancbJoi, AiuuI. t. I praef. § 49 ; BoadÌDÌni, De "■ Joanne 
ci Paulo p. 78 e 107 ; Idem, De baiilica i. CUn. p. 243 ; Borgia, Storia di 
t'elUlri p. 137 ; Galletti, hucr. infimi aevi t I y. 7, S; Uarlni ap. Mai 
Srript. vet. t. V p. 211, 212. 

- PrMnetlet antiqua p. 20. 



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58 BULLBTTINO DELLA C0HH1S3IONE 

alla formola servvs servorum Dei ; la quale anche dopo il ma- 
gno Gregorio, cbe ne adottò l'uso per sé ed i successori, con> 
tinuò ad essere talvolta adoperata da persone d' ogni classe e 
condizione. Così un semplice orefice del secolo incirca decimo, 
QG {Gregoriiis) AYRIFES, aggiunse al titolo di sua professione 
l'umile formola SEBBVS DE SERBVS DEI '; ove il DE SEB- 
BVS h pretto genitivo volgare. Adunque il solo servus servorwn 
Dei non basta a significare la papale dignità del Costantino, che 
scrisse il suo nome lateralmente alla notitia fundorwm della 
basilica celimontana. Anzi quel modo di segnare il nome meglio 
ad un artefice o ad un notajo s'addice, che ad un sommo pon- 
tefice. Quel modo medesimo tenne il celebre calligrafo Fnrio 
Dionisio Filocalo, scrivendo sui marmi delle epigrafi damasiane 
ì suoi nomi in serie di lettere verticalmente disposte a colonne *. 
Conchiudo, che il Costantino autore od incisore sul marmo del 
ricco censo di fondi suburbani posseduti dal titolo dei ss. Qio< 
vanni e Paolo è persona a noi ignota di età incerta ; cui ar- 
gomentando dalla paleografia e dallo stile del monumento asse- 
gneremo in circa il periodo corso dal declinare del sesto secolo 
agli inizii dell' ottavo. Il Gregorio papa poi, che quel censo con- 
fermò, dee essere cercato circa il mille e il mille e cento ; ed 
è probabilmente il settimo, celeberrimo vindice dell'ecclesiastica 
libertà. 

Molti punti di questo rapido discorso pìb accennato ho che 
provato, per amore di brevità. Spero che gli eruditi non me l'at- 
tribuiranno a colpa, parendomi avere detto quanto basta alla 
dichiarazione sostanziale del tema. 

G. B..D.B. 



1 r. M^, Script, vel. t. V p. 6 n. 1, 2. 

: V. Berna aatt. t. I pog. 120, t. II pag. 199. 



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ABCBEOLOQICA HTtHICIPUA. 



BASB DI GAlfDBLASRO.. 
(Tav. Y) 



Di questo candelabro, trovato sul principio del decorso anno 
presso r angolo delle nuove vie nel Quartiere delle Terme, de- 
nominate di Firenze e di Modena, pubblichiamo la sola base 
od ara ; quantunque dello stelo stato ad essa sovrapposto siansi 
rinvenute tante parti da renderne facile e sicuro il ristauro. 
Mantengono queste l'ordine quasi generalmente seguito in tali 
ntensin. Sono, cioè, de' balausti divisi fra loro da piattelli spor- 
genti e messi l'ano sull'altro per ascendere sino al sommo 
dello scapo. Circondano tali balausti rilevate foglie d'acanto di 
finissimo intaglio. 

La base, che nell' unita tavola sì vede rappresentata, h 
triangolare. Ha il raro pregio d'una conservazione quasi perfetta. 
Ia figura a bassorilievo, che sta in ciascuna delle fronti del- 
l' ara, non ha avuto ristauro alcuno. Ma cib che rende unica 
questa base è la parte ad essa sottostante, come quella che ha 
forma ed altezza non prima vedute in monumenti dì questa 
specie. Dei quali notava l'espositore del museo pio-clementino, 
appunto sul particolare dell'ara che ne forma la base — l'ara 
sembra sospesa sopra tre zampe di fiera, la qual fo^a di so- 
stegni ò nelle antiche suppellettili frequentissima e nei cande- 
labri universale *. Or da questa universalità affatto s'allontana 
k base che osserviamo. Imperciocché invece d' esser retta da 
quelle zampe di fiera, ha in ciascuno degli angoli una Chimèra, 
che presenta un più solido sostegno e accresce la composizione 
d'accurato e ricco lavoro. Nella tavola sta delineata la parte 
principale dì questa sottobase. Non h però da tacersi, essere le 

' H. P. C. to. V. % e. r. 



ili.eJb.GoOt^IC 



60 BULLETTIMO DELLA C0HHIS8I0MB 

Chimère variate l'una dall' altra, con quella libertà che l'arte 
antica usava come propria, massimamente nelle cose d' ornato. 
Nelle quali bastavale che le principali linee si venissero a con- 
frontare da fra loro, lasciando poi alla vaghezza dell' invenzione, 
e talvolta al capriccio ancora dell' artefice, che liberamente po- 
tesse soddisfarsi a suo modo : donde provenne quella ricchezza 
di svariate forme e queir ingegnosa leggiadria di fregi, che 
giustamente in tali opere ammiriamo. 

Vediamo in questa Chimère esser però mantenuta qnella 
forma che fu ad esse assegnata dall'arte, della quale sono pro- 
pria creazione. È la testa un misto di pantera e di capra, ade- 
rente quasi ad un petto rigonfio, a fianco del quale si spiccano 
le ali alzate e nella estruuitil leggermente ricnrvate all'inden- 
tro ; ciò che ritengono dal primitivo tipo d'un tempo, nel quale 
a quella foggia sempre le ali si terminavano, e ne abbiamo 
veduti in bronzo e in dipinture di vasi dell'arte arcaica nume- 
rosissimi esempi, in seguita delle continue scoperte fatte Del- 
l' etrusche necropoli. Finisce la Chimèra in piede di leone, reao 
però piìi robusto con alterarne la naturale proporzione, dando 
alla larghezza quello che si toglieva all'altezza. 

Né singolare meno o men nuovo ò il modo, che nella stessa 
sottfibase si tenne a collegare coteate Chimère in fra loro, acciò 
non rimanesse quel vuoto, che generalmente nel pesamento dei 
candelabri si vede. Venne a tale effetto messa fra l' una Chi- 
mèra e l'altra una testa virile di fronte, cosi che in parte dalle 
ali di esse si rimane adombrata. Di fì'anca e larga maniera 
condotte sonC tali teste, e senza troppo alterare l'armonia del- 
l' insieme, ha in ogni lato ciascuna certa varietà sua propria, 
secondo quel modo di veder l'arte, che poco di sopra ci avvenne 
di notare. Àgli sparsi e lunghi capelli, alle frondi, che frasta- 
gliate a modo d'acanto, per imitare l'andamento delle squamme, 
dalle guancie giìi pel mento discendono allattandosi in due 
ordini, ben si ravvisa espressa in ciascuna di queste teste una 
delle numerose deità minori, delle quali la fantasia degli arte- 



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ÌHCHBOLOSICA HCmCIPALE. 91 

fid, emalando quella dei poeti,' popolato aveva i vasti spazf del 
mare. Nod h insolito d'incontrarne di simiglianti nell'opere 
d' ogni maniera dell' arte antica, ed io qui ricordo come le pììi 
eleganti che io mi vedessi, le quattro di finiaaimo musaico a 
colorì, di proporzione d'assai maggiore del vero, messe ^li an- 
goli del quadro principale d'un pavimento di tale opera, trovato 
neir anno 1826 fuori della porta Fortese nella vigna Degli Ef- 
fetti, tenuta allora dai Sarazzasi, e illustrato da ma in quel- 
l'anno medesimo '. 

Ia tre divinità, rappresentate come dicemmo di bassorì- 
lievo, tma in ciascun lato dell'ara, sono riprodotte da illustri 
tipi dell'arte. Ai quali guardavano sempre gli artefici secondari 
chiamati a riprodurre le notissime e non mai alterabili sem- 
bianze dei numi ; restando così contenti di mostrar solo la bontà 
dell' eseguire quello che stabilito era e confermato dal consenso 
e dall'ammirazione delle precedenti età; anzi congiungendo ben 
spesso a tale abilità certa ritenutezza, o quasi reverenza per 
rantico m^istero, che, a chi sappia ravvisarla, palesa la pre- 
senza d' un idea prevalente e maggiore, come appunto avviene 
in queste figure. 

Qiove, che tiene la fìronte principale, h rappresentato in 
latta la maestà propria del supremo regnatore dell' Olimpo. 
Tale i poi la grandezza del fulmine che stringe nella destra, 
che Io si direbbe fulguratore e fulmineo, com' h chiamato in 
una iscrizione di Vienna nel Delfinato *. 
lOVI 
PVLGVBl 
FVLMINI 

S'appoggia colla sinistra mano allo scettro, attribato tanto 
proprio di lai, che bene a ragione E. Q. Visconti Io restituiva 
alla sua immagine scolpita sol candelabro trovato in Otricoli, 



* Alli della ponlif. Àeeademia Romana d'Archeologia tomo m, a C 659. 
> Amati, Giom. Aread. toL CLXXZ » e 95, OreU. 6839. 



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62 BALLETTINO DELLA COMMISSIONE 

escludendo la laucia, erroueauiente datagli nell'iacisione di quel 
monumento, ch'egli illastrsTa '. A.1 grande e reggio carattere 
corrisponde la foggia dell'ampio ammanto, del quale ò ricoperto 
nell' inferiore metà della persona, e che con bel partito dì pieghe 
ricade dall'omero sinistro e dal braccio al quale s' avvolge. 

A Giove è data compagna la piU grata delle dee, la Speranza. 
Ne illustrai già con ispecialì ricerche l' immagine e il culto *. 
Qui la veggiamo nel solenne suo atto di sollevare colla si- 
nistra mano il lembo dell'ampia sua veste per rendersi pili 
spedita al camino ; mentre colla destra mano graziosamente pre- 
senta un germoglio od un fiore, emblema della lusinga colla 
quale si & strada ne' petti umani, offerendo ogni brama nel- 
l'avvenire appE^ta, come i nel fiore la promessa del frutto e 
quella della vegetazione nel germoglio. La dea è in questo bas- 
sorilievo quale sui tipi delle medf^lie , nelle incisioni della 
gliptìca e nelle sculture, una delle pìh leggiadre immagini e 
delle meglio esprìmenti il concetto, che incontri di vedere nel- 
l'opere dell'arte antica. Immagine che già tenni e tengo ancora 
esser tutta dell' italica scuola, giacche punto non divido l'opi- 
nione di coloro che scrissero — avere ad essa servito di fondo 
l'antico tipo d'una Venere de'giardinì — *; mentre sin dai pih 
remoti tempi d'un arte primigenia ne troviamo fra noi le im- 
magini stabilite nel culto e costanti nell'arte. 

Sol terzo lato dell' ara si vede la figura d' Ercole. Ha la 
clava suir omero destro, e la sinistra non solo coperta, ma in- 
volta nella pelle del leone. Singijjare è poi l'atto del guardare 
all' indietro di se, assai vivamente espresso nella testa volta 
quasi forzatamente in tale azione, mentre è inteso a seguir il 
camino aUontanandosi. Le quali cose tutte non lasciano pensare 



' M. P. e. a e, 22. 

' Atti d' Archeologi» S. C. tomo IV, & e. 303 e aeg. 

* Freller ràmitche mylhohgie a e. 656. Si coafronti Gerhard , Fenu- 
tidoU, BerUno 1845, 0. HOller Handbuch, a e 669, e. 3. Anturi {hlFMit. 
di C A. 1869, pag. 104-129. 



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IBCHBOLOBICA UUKICIPALE. 63 

ch'egli si Tolessfl rappresentare accinto ad affrontare alcana delle 
belve o dei mostri, oggetto delle memorande sne prove ; e lascia 
pensare invece come guardi all' indietro di se pure allontanan- 
dosi : cosa che si direbbe discordarsi dal carattere proprio di 
questo eroe, se non alludesse ad alcuna delle altre idee pro- 
prie del suo culto e delle religioni de' popoli. Perchè non si 
potendo credere accinto a combattere chi s'allontana dal campo, 
ed essendo fuori d'ogni concetto di quella sua maravigliosa 
fortezza il preocuparsi di chi potesse seguirlo, a cho accenne- 
rebbe il volgere lo sguardo all' indietro ; resta che all'insolito 
modo di figurare il figlio d'Alcmena, sì dia spiegazione pure 
non solita. 

Considerando bene la maniera colla quale il braccio e la 
mano sono coperti dalla spoglia nemea, e ponendo pur mente 
alla posizione d'esso braccio, eh' è di sostenere alcuna cosa, e 
di vantaggio osservando pure l'aggrupparsi di quella pelle, quasi 
sollevandosi per cosa che dentro di essa sia avvolta; si ver- 
rebbe in pensiero, tale occultamento essersi voluto specialmente 
dinotare nella scultura. Ma qui pure la cosa non sì concorda 
coi notissimi esempi d'ogni maniera di monumenti e dì testi- 
monianze di mitologi, che sempre mostrano Ercole facendo pa- 
lesi i segni delle sue famose vittorie. 

Non avendo sicura guida nh sicuro confronto a stabilire 
aò che si volesse propriamente, effigiando di tal maniera l'eroe, 
resta aperto il focile e libero corso delle conghietture. Alle 
quali fu sempre mìo avviso che s'abbia a por fireno, per non 
biscorrere, come spesso avviene, dal vero nel verosimile, e da 
questo nel &)so. Fercil» non mi fermo, se non quanto basta ad 
accennarlo, nel pensiero, che si fosse voluto esprimere con quel- 
l'atto e con quel modo d'avvolger la pelle, la custodia de' te- 
sori, e d'ogni preziosa e pregiata cosa, che sotterra fosse na- 
scosta, alla deità d' Ercole attribuita ; tanto da assegnare a 
speciale £avore di lui quanto se ne scoprisse : onde dicevasi av- 
venire — amico Heroale: Hercule deairo. Quell'atto del rivolgersi 



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64 BOLLETTINO DELLA COMMISSIONE 

mostrerebbe alloia la cura e l'ansietiL di cbi asconda cosa di gran 
modo pregiata ; e queir occaltarla dimostrato dall' aggrupparsi 
della pelle leonina avrebbe suo motivo. E tanto basti di questo. 

Non ricercherò per quale cagione fosser messe insieme sni 
lati di quest'ara le descritte divìnitii. Gi6 che in altri cande- 
labri si h già veduto dimostra abbastanza, essere state le unioni 
diverse e moventi da diverse elioni, di località, di devozione 
particolare, o di culto. Qui l'arte ha trovato ne' diversi carat- 
teri de' numi che aveva a rappresentare, un felice contrasto 
d' espressione e di forme, ritraendo in Qiove la somma maestà, 
in Ercole la somma forza, nella Speranza la somma leggiadrìa. 
Laonde sarà quest'opera uon meno cara agli archeologi che agli 
artefici, che vedranno in essa un nuovo e bell'esempio del ma- 
gistero antico. 

Dopo quanto scrissero a dichiarazione de' candelabri Gae- 
tano Marìni ', gli Accademici Ercolanesi ', E. Q. Visconti ' e 
L. A. Millin *; non resta quasi cosa ad aggiungersi ad illu- 
strazione di essi. 

Solamente non deve tacersi, che la scoperta dei marmi del 
Monumento degli Ateiì, ha, dopo quegV illusb-i lavori, sommi- 
nistrato un confronto sommamente opportuno a definire la pro> 
pria forma delle faci, delle arulae, o acerrae, de' candelabri 
lucernali, e di quelli propriamente detti : cose, a dir vero, non 
sempre chiaramente distinte sin qui , anzi tal volta confuse fra 
loro. Sono infatti ne' bassorilievi di quel Monumento, rappre- 
sentati insieme e nel respettivo uso quo' diversi utensili, così 
che la idea,' che s'iia a formare d'ognuno di essi, h messa fuor 
d'ogni dubbiezza. Per quello, che specialmente riguarda il nostro 
proposito, ai candelabri, cioè, della solita forma di quelli mag- 



' Oioniale di Pisa t. HI, art. V. 
- Aotichità d' EreoUiio t. VUI, candelabri e Incerne. 
> M. P. C. to. IV., daUa ta». I rU' VUI, t V. dalU Ut. 1 
t. VU, dklU tav. XXXVU aUa XI e H. B. 
' Hon. inedìt. voi. 2 tav X. 



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ARCBE0I.0H1CA MUNICIPALE 65 

gioii e marmorei, è ad essi assegnato il luogo uell' iutercoluDiiio 
d'an tempio e nel reatibolo della casa; luoghi l'uno e l'altro 
indicati già e conveniente alla mole e alla materia di essi '. 

Sarà qnindi sempre piii manifesto, che tali candelabri erano 
strettamente legati all' architettura ed al culto, tenendo perciò 
quell'altezza, quelle forme, e spesso, come nel nostro caso av- 
viene e già a' era verificato in altri, qnolla squisitezza di fregi 
« quella varietà dì divinità che hanno nell' ara, che serve ad 
essi di base; quantunque presso gli antichi scrittori si trovi 
usato il nome di candelabro anche per gli utensìli di minor 
pregio e di semplicissima materia, ritenutane l'appellazione dalla 
prima origine di essi, avanti che l'arte si recasse a tanta ma- 
gnificenza di concetto e a tanta perfezione di opera. Tale ebbe 
ad essere quello del quale h detto da Marziale : 
Eue vides lignum, serves nisi lumina, fiet 
De candelabro magna lucerna tUn *, 

Cosiffatti candelabri di legno ebbero ad essere usati nelle 
BOlenni illuminazioni, secondo che si pratica ancora, per elevare 
e per servir di sostegno alla fiaccola (facula) sovrapposta. Né 
diversi m'i avviso esser stati quelli delle Sebaciaria, o grandi 
luminare a sevo. Della qual voce s' é arricchito il tesoro della 
lingua latina, secondo il significato assegnatole da me quando 
prima comparve, {Stazione della Coorte VII de' Vigili 1867 
ed. 2, a e. 25) registrandola nell'accuratissimo suo Dizionario 
latino il eh. D. Vincenzo de Yit e confermandole ancora quel 
significato con nuovi confronti de'classici, che sono proprt della 
profonde ricerche di si erudito filologo K 

La base che abbiamo così dichiarato si vede collocata nel 
museo capitolino nella camera detta delle Colombe. 

P. E. V. 



■ Bmnn, Mon. dtgU, AUrii Annali dell' Istit. aTclieoI., ni. XZXI, 

t«v. VI a vn. 

1 Ep. XLIV, lib. XIV. 

* Teggui *U> voce Sebaciaria. 



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BULLBTTINO DELLA COMMISSIONE 



BELLE SCOPERTE PRINCIPALI AVVENUTE NEI COLLI 

VDONALE, ED ESOCILINO 

(TaT. VI, Vn.) 



9^. ' Sall'estremità della nuora ria ToriTw, dalla parte op- 
posta alla rotonda di a. Bernardo, costruendosi una casa spet- 
tante al sig. ing. Yismara , fa scoperta nn' altra porzione di 
quell'edificio, dì cui fu data la deseriiione nel Bull. deU' Istit. 
Areh. dell'anno 1869 *, allorché le rovine vennero per la prima 
volta ricerche ed esaminate , per cura dell' antico proprietario 
del luogo. Gongiungendo ora le icnografie rilevate nell'una e 
neir altra occasione, si vedrà che l' edificio sembra ritrarre U 
forma di una vasta casa privata, con un peristilio e cortile cen- 
trale , dal quale i sotterranei traevan luce per mezzo dì feri- 
toie. L'asse dell'edificio è parallelo a quello delle attiguo terme 
diocleziane ; del qnal fatto è difficile render ragione, essendo il 
primo di gran limga anteriore alle seconde. I tegoli rinvenuti 
nelle escavazioni del 1869 recavano il terzo consolato di Ser- 
viano, e quello di Nigro e Camerino (anni d. C. 134, 138) : e 
con tali date s'accordano le figuline teste raccolte dal sig. Yi- 
smara, nel demolire la copertura di una piccola chiavica; sette 
delle quali portano il consolato suddetto di Nigro e Camerino 
(a. 138). Dae altri tegoli hanno qnesto sigillo forse inedito: 

("circolarej 
TCANIDÈNIATIMETriU 

Innanzi il prospetto dell'edifìcio, rivolto alle terme diocleziane, 
correva una via regolarmente selciata a grandi poligoni, della 

1 et. Bull, della Comm. Arcb. Hnaic. n. 1 pag. 1 sg. 



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ARCHEOLOaiCA MUNICIPALE. . 67 

quale si troTarono aranzì per l'estensione dì oltre a 70 metri. 
La profondila dell'antico lastricato sotto quello della ria Torino 
è di circa m. 1,40; e la sua direzione forma con qfiella della 
nuova via nn angolo molt« acato, in modo da toccare l'estre- 
mità della corra esteriore dell'emiciclo delle terme. 

Fra gli ometti raccolti in queste escavazioni ricordiamo: 
tre anfore alte m. 1, 05, mia delle quali con coperchio — nn 
pilastro di pavonazzetto scanalato, ed alto m. 1, 30 — una sta- 
tnina di deitìi muliebre sedente , ed acefala — ed un bellis- 
simo &egio in terracotta, con ovolo intagliato sotto e sopra, e 
testa leonina nel centro ad alto rilievo. 

&. L'antica strada scoperta sotto la via Torino non h la 
sola di cui sien apparse traccio nel nuovo quartiere delle Terme. 
Un altra fu discoperta sul volgere del decorso anno non motto 
lontano dalla via Strozti. Essa dall'altipiano del Viminale sembra 
dirìgersi verso la porta omonima del recinto di Servio, e certa- 
mente verso la porta Chiusa delle mura anreliane, ed attraversa 
la via Napoli a m. 39 di disianza dalla via Strozzi, e la via Torino 
a soli m. 12 dal punto indicato '. 

Un terzo pavimento siliceo si rinvenne presso l'angolo delle 
vie di s. M. Maggiore e Nazionale, nelle fondamenta del palazzo 
Tenerani , alla profondità di m. 12, sotto il piano stradate. 
Poco lontano apparve una cloaca di buona opera laterizia, nella 
quale corre anche oggidì una ricca vena d'acqua con istraordi- 
narìa violenza. 

Un quarto lastricato finalmente sì discopri lungo la vìa del 
Quirinale, cavandosi il suolo per la distribuzione dell'acqua Mar- 
cia. Le traode della strada si seguivano per la distanza di oltre 
a 400 m. conservando una profondità media di m. 1, 50 circa 
sotto il suolo moderno. Innanzi la chiesa di s. Carlo alle Quat- 
tro Fontane apparvero alquanti cunei, e la chiave di un arco, 
edificato parte con travertini, parte con massi di marmo. Non 

i a. Ann. IruL 1871, p. 65. 



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68 BUl.LETTINO TtF.LI.A COMUISSIOKE 

ò improbabile che il pavimento sopra descritto appartengasi VI- 
CVS POETAE COLLINAE , mentovato nella Gruteriana 128, 3. 

O. Nel costruire la cloaca nel tratto della via Firenze , 
compreso fra le vie Modena e Nazionale, si scoprirono avanzi 
di un edificio privato , spettante al secolo terzo. Oltre ad una 
porzione di scala coi gradini di tufa, si rinvennero muri deco- 
rati di afi'rescbi di poco valore — due rccchi di colonna di 
giallo del diametro di m. 0, 60 — il tronco ed altre parti di una 
bella copia del Fauno di Prassitele, in marmo pentelico, impiegati 
come materiale da costruzione nel vivo d'un muro dell'estrema 
decadenza. Poco e nulla manca per ricomporre l'intera figura : 
ma la testa che , insieme ad un pezzo della gamba era stata 
rinvenuta a poca distanza dal torso , fu dagli operai sottratta, 
né Suo ad ora ò riuscito di ricuperarla '. 

In un bollo raccolto presso la scala mentovata leggongi 
queste sigle : 

f Gir colare: leti. incav.J 
OPPSBPDOM 

che dal Marini nel suo manoscritto sulle figuline * sono Inter* 
pretate : officina summarum rationum : fecU Domititts. Questo 
embrice ò certamente de'tempi dìoclezianei. 

Proseguendosi la escavazione, verso tramontana, si scoprì 
fira le terre di scarico un nobile candelabro marmoreo, col fusto 
rotto in pezzi. I bassorilievi che ornano le facce del piedistallo 
triangolare , sono editi e dichiarati nel presente fascicolo dei 
nostro Bullettino. N^ella istessa occasione furono rinvenuti due 
busti di buona scultura e conservazione perfetta. Rappresenta 



* Qoestì troT&menti avT«noero prima dello stabilimenti) della Com- 
misBÌoDe. 

s N. 1191. 



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IBCHEOLOGICA UUNICIPALE. 69 

il primo il ritratto grande al vero di od personaggio ignoto, 
calvo e barbato : il secondo è an' erma di Bacco , coronata di 
edera, e coi capelli femminilmente acconciati, grande due terzi 
del naturale. 

Le antiche costruzioni scoperte presso la vìa Modena erano 
attraversate da un muraglione posteriore costruito in gran parte 
con frammenti di marmo. Biuniti insieme i diversi frammenti, 
si riconobbe che appartenevano almeno a quattro statue diverse, 
barbaramente mutilate, e guaste in modo che torna impossi- 
bile il ricomporle anche in parte. 

n Fauno , il candelabro, i busti, ed i frammenti pih im- 
portanti sono stati in questi ultimi giorni trasportati nei musei 
Capitolini, per cura della Commissione '. 

IO. mèi febbraio del decorso anno furono eseguite alcune 
esplorazioni nel tratto della via Venezia ( nuovo quartiere del 
Viminale) che corre lungo il lato 0. del fienile, ridotto ora ad 
opificio di metalli. In tale occasione furono restituite alla luce 
quattro camere, spettanti ad una elegante abitazione privata, ad- 
dossate in modo regolare , e ad angolo retto contro il mura- 
glione laterìzio su cui sorge l'accennato fienile. La prima stanza, 
di m. 4, 37 x 3, 95, area il pavimento di fino mosaico bianco 
con lista nera attorno il perìmetro : la seconda , di ugual di- 
mensione, mostrava il musaico nero con fascia bianca, e scac- 
chettì pur bianchi a regolari intervalli: il terzo pavimento ap- 
parve diviso in rìqnadrì geometrìe! alternatamente bianchi, rossi 
e nerì: la quarta camera finalmente conteneva le traccie di 
una scala per ascendere ai piani superìori. 



■ Il giorno 21 Febraio uvaodosi il snolo neirangolo formato dalla via 
Ifapoli e Saiionale nell'area appartenente al sìg. Nevin, alla profonditÀ dì 
m. 4, aono stati scoperti i seguenti og^'ttì. — Una statua luoliebie, Te- 
■tiU di tonica e manto mancante della testa , ed alta fino alle Bpatle 
m. 1.72. — QoattTo rocchi di semicolonDe scanalate di pavonatsello. — Da 
capitello coriniio, alto ni. 0.52 e molte cornici e lastre di marmi, e brec- 
de orientali. 



:db/GOO«^IC 



70 BDLLITTINO DELLA COUUISSIONB 

La fronte di queste celle verso ponente, conservara l'into- 
naco dipinto a fondo rosso, diviso da elegantissime architetture 
a fondo nero; fra le colonnine dell'ordine inferiore eran ritratte 
figure muliebri velate, mentre negli intercolunni Buperiorì ve- 
devansi candeliere sorreggenti uccelli dipinti a colorì vaghi e 
vivissimi. 

La casa deve esser stata costruita, o almen restaurata nel- 
l'anno 123 , come può dedursi dalle seguenti marche figuline, 
rinvenute nel corso delle escavaziooi 



f quadrato: l^. inc.J 
APBON Et. paain. cos 
POMPVit. ea. pr. 
AlfNIVEW. quira. 



Ayroniano et Poetino consalibus , Pùmpeii Vitalis, «r praedù 
Armi V&ri QuirUanenstìms. 

("quadrato : lett. ine.J 
APBO ET PA£. cos 
WEroulis 

AproTtiano et Aretino coTisulibits, Herw>li3. 

Cquadrato: lett. %nc.J 
Apr. ET PAECOS 
&CVNDI. 

8alI%tonaco di ima delle pareti sì lessero questi nomi graffiti, 
dei quali non diemo il facsimile, attesa la tenue loro impor- 
tanza: 

CnTONlS VIBEN SATVEIVS 



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AKCHEOLOGICA UUNICIFILE. 71 

Gebmù, Virentis, Saturmt. Finalmente un' ansa di anfora re- 
cava il sigillo 

HO 

Pkoebi: e nel fondo d'un -vaso aretino ai lesse 

PCLOPRO 

11. n giorno 9 ottobre, cavandofii le fondamenta di una 
casa spettante al sìg. Deputato Frascara, sul lato 3. della vìa 
Naiionale, quasi dirimpetto la chiesa di s. Vitale, si rinvenne 
a considerevole profondità il seguente frammento di iscrizione 
sepolcrale : 

/'Cavaliere con servo addestrarOe il eavallo.J 

D. M. 

M. AVBELIO . VBBUNO 

EQVO . PVBUCO 

ÀEUl . TKRFSILATS . ET CHAJtlXE 

pjnn • pnssTM 

DOs manibvs, Jforco Aurelio Veriano £qw>publico, Àelii Terpsi- 
laut et Charixenis fiio piissimo ' 



< Pochi giorni inaonii U scoperta di qaesto Htoletto, nn altro se ne 
rinTenne nelle fondaiioni delU naova casa spettante al aig. Principe Bar- 
berini, porta inll'angolo della TÌa di s. Niccolò da Toleotino.'La aimigUanu 
del cognome Yeriam, ci invita a riferirne qui il testo: 

SEX COCCEIO 

VEBIANO XVB 

PBOCPA 

le parole ebe assono il cognome Veriano sono goffamente incise da nano 
diTcna; forae ai riferìscoao ad tua VXOB PBOCLA. 



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72 BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 

È DOto come l'ordÌDO degli equites equo publico (così chia- 
mati a differenza degli equites equo privato, perchè ricevevaco 
dallo stato Vaes equestre, somma di 10000 assi per la com- 
pera del cavallo , 1' aes hordearium , annua sOTrenzione di 
2000 assi pel ano mantenimento) dopo un Inngo periodo di de- 
cadenza fu fatto rifiorire dalle provvide disposizioni di Angusto ', 
conservate almeno fin verso la metà del secolo III, come lo at- 
testano innumerevoli monumenti *. Il medesimo Augusto rimise 
in vigore la cerimonia detta equitum transvectio, cui si riferisce 
il bassorilievo scolpito a capo della nostra iscrizione, e che con- 
sisteva in una cavalcata solenne, che l'ordine equestre Eaceva agli 
idi di luglio dal tempio dell'Onore e della Virtii, fuori la porta 
Capena, fino al Campidoglio, secondo l' istituzione di Q. Fabio 
Massimo Bulliano, censore dell'anno 304 a. C. *. 

Presso i! titoletto di Aurelio Veriano si rinvenne nna sta- 
tuetta muliebre sedente ed acefala, alta m. 0, 40, con cornu- 
copia nella sinistra. 

13. Kel taglio della via parallela alla Nazionale sottoposta 
alla scarpata del Viminale, furono scoperte costruzioni di opera 
laterizia, incerta e retieoUUa, alquanti cunicoli cavati nella roc- 
cia del monte, rottami di utensili diversi, monete del IV , e 
Y" secolo, una lucerna in terra cotta col sigillo 

AELI YES 

molti mattoni timbrati , «d un bellissimo frammento di tazza 
di stile italo-greco. 



1 et Snet. Ang. 28. 

* cf. Orellì — Henzen, passim — Harqoardt; hisl. Equilum Roman. 
Berlino 1840 — Zoinpt: Ueber dU rómiichen liitur, ceU Berlino 1840. — 
Uadvig: Opute. aeadem. iom. I. 

» cf. Dion. Halic. VI, 13 — Livio IX, 4G — Tal. Mass. U, 2, 9 — 
Aur. Vitt. Ili, 82. 



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ABCHlfOrX)OIC& MUNICIPALE. 73 

13.Lapairtedel nuovo quartiere deH'Esqailino attualmente 
in costruzione i quella compresa fra la stazione centrale, e la 
basilica liberiana, nel senso transrersale; e nel senso longitu- 
dinale &a la ria Strozzi e la chiesa di a. Eusebio. Prima di 
narrare brevemente le scoperte avvenute entro gli accennati lì- 
miti , dobbiamo far parola di alcuni trovamenti fatti in altre 
partì dell'Eìsquilino. 

Costruendosi ana chiavicbeita nel tratto della vìa del Co- 
losseo, compresa fra la chiesuola di a. M. della Neve, e l'an- 
golo della via della Polveriera, si scoprì a pochi decimetri di 
profondità il selciato di una antica strada, per la lunghezza di 
oltre a 50 metri. Su questo selciato giaceva una base di co- 
lonna del diametro di m. 0. 45 con toro, scozia, e gola ricca- 
mente int^Iiati. 

Id seguito di tale scoperta ai eseguirono alcune indagini 
nella pìccola area sterrata , con ingresso al d.* 21. Le rovine 
quivi scoperte sembrarono appartenere ad una cappella cristiana 
del TI' Tlt secolo, alla quale ascendevasi per mezzo di scala 
coi gradini rivestiti di lastre dì marmo. 

Oiunti i lavori di escavazione per la detta cloaca fin verso 
la metà della via della Polveriera, e precisamente incontro al 
D." 30 del nuovo fabbricato dei pp. Maroniti , si rinvenne a 
m. 5, 00 di profondità nno scaglione dì marmo ornato di rozze 
modinatore, contenente questa iscrizione: 



VIBTTTE . MAXIMO 

PIETATE . PRÀECIPVO 

DN. CONSTANTIO . VICTORI 

aCTEIVMFATOSI . SBMPERAVE (sic) 



Questa iscrizione, destinata forse ad esser collocata nel vicino 
portico di Livia in onore di Costanzo secondo, deve esser stata 



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74 BULLBTTINO DBLLA COHHISSIONS 

rifiatata, sia per la pessima incisione, sia per la cattÌTa qoaiità 
del marmo, sia per l'errore dell' AVE in luogo di AVO: ed i 
percib che Ti manca il nome del dedicante. 

14^ Nell'abbassamento del snolo innanzi l' ex-monastero di 
8. Antonio, che ora ra rìdncendosi ad uso di ospedale militare, 
si rinvenne fino dal 5 ottobre del decorso anno U lastricato di 
una antica strada parallela al prospetto dell' accennato mona- 
stero. Il tratto fino ad ora scoperto è lungo circa 60 m. , la 
- sua larghezza varia dai 4 ai 6 metri ; e la profondità media 
sotto il piano moderno raggiunge appena i m. 1, 75. Questa 
tenue diversità di livello , fì^ U suolo antico ed il moderno , 
che si verìfica in tutto il tratto del colle su cui soi^e la ba- 
silica liberiana , ha deluse le speranze di trovamenti che i 
grandi lavorì municipali ivi intrapresi avean destato fra ì cul- 
tori della* archeologia. Tranne alcuni buoni pavimenti in mu- 
saico in marmo, già rimossi e depositati al museo capitolino 
per cura della Commissione, poco o nulla si ò rinvenuto atto 
ad illustrare la topografia di questa contrada nobilissima del- 
l'antica città; la maggior parte delle rovina spettando a cristiani 
edìficiì dipendenti dalle vicine chiese di s. Maria, di s. Pras- 
aede, di s. Andrea post praesepe ecc. 

Tutto intiero il prospetto del monastero di s. Antonio (en- 
tro il cui recinto esistono gli avanzi dell'aula famosa di Qiunio 
Basso console nel 317, con tanta dottrina illustrati recentemente 
dal Sig. Comm. De Bossi ') appoggia sopra una costruzione rozza 
ed irregolare di massi di tufo verdastro tratti da piti antico 
edificio. Di questo invero sonosi rinvenute traccie formanti un an- 
golo acuto con la &oute del monastero; ma essendo anch'esse com- 
poste in parte d'opera quad/rata in parte d'ojwa ItUerisia sembrano 
alla lor volta sorte con le spoglie di monumenti anteriori *. 



' Ball. Arch. crist. U/ serie anno II n." 1 e. 1. 

' Qaettf materiali proTengono probabilmente dal proasi mo aggere 



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ABCHEOLOOICA HUNICIPALB. 75 

Fra le torre ai raccolsero i seguenti frammenti dì lapidi. 
.... TBEDITV I: I: I: 

.... lORVM Sabini sen; 
.... etsabinianifitt.... 

.... AE IVSTINAE Pl .... 

In qaesta iscrizione i segni III non sembrando aversi a 
riferire ad nna triere o trireme, crediamo che it dettato possa 
restituirsene all' incirca così: 

[prò salute — e\t reditntrium— {aelTjioimn. Sabini Ben[torw3 
[patris] et Sabinianl filici et aeH?'\w Jostinae ei[us]. 

Per confronto della nota numerica in luogo della parola 
trivm alleghiamo la data II * 3ILANIS COS {duolms Silanis 
amsulibus) di nna iscrizione di Buda {Orell. Henz. 5749); data 
che umilmente espressa comparve anche in ima fistola del ca- 
stro pretorio. 

Un secondo frammento dice: 



E..... 
PBC.... 
SUOLI CONu .... 

BATI0NI3 * CHABT 

CLATDIAE ■ EO 

CLAVDIAB ■ CO 

lIbBBTIs ' LlBBBTABVaQ ... 
AIDinCITH ' ADPLIC... 



Sembra che ri si tratti di nna BATIC GHABTABTU , 
ignota, per quanto sembra, all'epigrafia. 

n giorno 8 novembre si raccolse qaest' altro avauo di la- 
pide sepolcrale. 



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76 BOLLETTINO DELLA COMMISSIONE 
AVO ... 

lib. oB ADMISSIONE • fie- 
ri Ì«SSIT • SIBI • LIBEIttts 
ItfcerRTABVSQVE suis poster 
ISQVB ■ BORVm 

n giorno 25 del mese iatesso si raccolse fìra le terre ana 
parte dì bassorilievo rappreseataate un cavaliere in atto di vi- 
brare la lancia contro nn cignale. È scolpito nella grossezza 
di una base contenente un latercolo militare della seconda metà 
del 2° secolo, di cui rimangono questi nomi : 

AVBEL ■ VI..., 
AVBEL A\.... 
COCOEIVS TI.... 
oVBEL ■ M... 

AVBEL • 

IVLIVS ■ 

AVRiL '";* V.... 

VALER ■ M.... 

' IVLIVS ■ B.... 

AVRBL • 

AVBEL 

SABIN ■ .... 



Presso l'angolo del monastero prossimo alla basilica libe- 
riana si scoprì nn muragliene costruito di grandi parallelepipedi 
di peperino, e la convessità dell'abside di un edificio cristiano 
del VII" od Vili' secolo. iN'ello spazio interposto si rinvennero 
ossa ornane fì-ammiste a rottami di tazze e vasi sottili ed ele- 
ganti; due teste muliebri di diSereotl grandezze, nn pezzo di 
panneggio, alcune lucerne, il tutto in terracotta: nn bollo di 
mattone che dice: 



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ABCHEOLOOIC& UDNICIPALB. 77 

(circolare) 

... PBTTTTINl SENTSin.... 

ANNIO VEBO ET BGG 

COS 

(ei) praediis Viti TuUvii Sentii &rf(riani) — Annio Vero et 

Sggio—ConnUibus: e questo frammento di lapide: 

DM 
....niCOIVGI QVI 
titoT-ANNIS-P-ML- 
et ■ PAVUNAe fili' . E ■ (sic) 
iiuae raXIT • ANNIS P ■ M • V ■ 

TAM CoIVQKJVAi» 

FECIT 

Finalmente nei giorni 15 e 18 Febbraio , qoaai incontro 
la porta della chiesa Tenne alla Ince questo titoletto: 

D M 

SEX ' CEBTIO ' SEX 
F ' FEUCIS8IM0 
MILITA VIT • in ■ COH 
V ■ PB • 7 -.SEBENI 
TIX • ANN • St 
MILITAVIT ■ ANN 
VT- BENE • MEBEN 
POSVIT ■ HEBES 

Oiit Monibus: Seaito Cervio Sextii fitto Felicissimo: militavit 
in cohorte quinta praetoria, centuria Sereni, viait armis XXV: 
mtìitaoit annis VI: benemerenti posuU heres. 

All'istessa guardia de' Pretoriani appartiene il soldato cbe 
dedicò a Giove la piccola ara, rìnrenata neU' indicato sito, dì 
cui rimangono queste linee 



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BULLETTINO DELLA COMUISSIONB 

lOVI - OPT ■ MAXIMO 
AVEELIVS ■ MVCATRA. 
MIL ■ COH ■ I PB • P V 



lovi oplimo masBìmo Aitrelms Stucaira miles cc^ortU primae 

praetoriae jnae vindicis Snll' interpretazione 

delle sigle F ' V veggaai fra le altre il diploma militare dei 
dae Filippi dato dal Maffei m. v. 325, e dalt'Henzea 6859. 

10. La prima zona del nuore quartiere dell'Esquìlino, i cni 
limiti abbiamo determinato disopra, è in massima parte compresa 
entro il recinto dell'antica villa Foretti, residenza prediletta del 
pontefice Sisto V. Il cav. Domenico Fontana nello scritto inti- 
tolato « della trasportazione dell' obelisco vaticano , e delle fa- 
briche di nostì^o signore Papa Sisto V: Soma 1590; scritto di- 
stribuito per ordine dell' iatesso Pontefice agli ambasciatori 
stranieri *, narra di aver fatto ^uaftare tutte le antiche rovine, 
esistenti nella villa, specialmente dalla parte delle terme dìo- 
cleziane. Tale indicazione è opportuna a spiegare la povertà 
relativa dei trovamenti avvenuti nel ridurre gli orti Foretti a 
quartiere abitabile. Affine di esporre con ordine quanto ci sembra 
meritevole di nota nell'attuale stadio dei lavori, percorreremo 
una ad una le tre nuove strade longitudinali del quartiere, le 
quali, mancando tuttavia di denominazione ufficiate, sono indi- 
cate dai picche a", b',„ a', 6'.., o* (>*,... ecc. 

Incominciando dalla linea dei picchetti zero, che i pand- 
leta e prossima al maro dì cinta della stazione centrale, e pre- 
cisamente dal picchetto b", il giorno 6 nov. si scoprì il pavi- 
mento di un' antica strada, la quale dirigevasi verso la fronte 
della stasone, e verso il sito probabile della porta Viminale. 
A destra ed a sinistra era fiancheggiata da costruzioni ItOeritie 
fìra le quali abbiamo in seguito rinvenuti tre rocchi di colonne di 

^ et. Hflbner-Tie de Sixte-Qoint-T. n pag. 138 sg. 



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ABCHEOLOQICA HUNICEFALB. 79 

bigio morato, di m. 0.35 di diametro, naa base attica, tuttora 
morata in opera, del diametro di m. 0.60, nn torsetto muliebre 
di mediocre scoltnra, e molte lucerne fittili anepigrafi. 

Presso il picchetto e" si rinrennero nella terza settimana 
di novembre: nn bozzetto di statua in terra-cotta , lavorato a 
stecco -vn gruppo di belle lucerne di ugual forma col bollo 
COMYi^S, e FO„HFEi — altro piatto di lucerna, spettante alla 
classe di quelle cbe mandavansi in dono ne' saturnali — molti 
pezzi di Tasi aretini coi timbri ALVPI — CELERI — C'M R— 
NIGEB — PCL-PB— AVILLI— MABPOR— LEASAVG— 
C' V^ con le sigle EV graffite nella parte esteriore — C*GL*SA 
con te sigle graffite APIC (Arista). 

Tra 1 picchetti e" e d" si raccolsero fra gli scarichi, alla 
profondità media di m. 2,50, un capitello corìnzio di buone pro- 
porzioni alto m. 0,45 — un frammento di fregio in terra cotta 
con bassorilievo rappresentante un Fauno con paniere di frutta 
e fiorì — nn pregevole Ermeracle in marmo, intatto, che verrìl 
divulgato nel prossimo numero del BuUettino — e moltissime 
figuline scritte che sarebbe superfluo qui riportare perchè pro- 
vegnenti da scarichi. 

IO. Dobbiamo ora illustrare gli avanzi dell'abitazione pri- 
vata, la cui icnografia ò data nella tav. VI*, discoperti presso il pic- 
chetto cP, ed esaminati quasi per intiero a spese della Com- 
missione nel decorso dicembre. 

La disposizione architettonica di questa casa, o almeno della 
parte finora scoperta, ò molto irregolare , e toma quindi diffi- 
cile riconoscere la destinazione dei vanì luoghi a tenore delle 
regole vitruviaue. 

Il poriichetto - n. 1 - era decorato di colonne doriche, A'opera 
ìalerisia rivestita di stucco, e prendeva luce dall'atrio - n. 3 -. 
Gli intercolumi son chiusi da parapetto alto m. 0.80, ad ec- 
cetione di quello centrale , dicontro al quale rimangono al 
posto alcuni scalini , che condncevano ad altre camere , ora 
scomparse. 



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80 BULLETTINO DELLA COMUISSION£ 

All'estremila del portico, verso tramontana, si rluTeiuie un'al- 
tra scaletta di quattro gradi discendente ad una vasta s^ 
rettangolare , con pavimento di musaico bianco , intrecciato di 
^ce nere, come meglio apparisce dalla icnografìa. Nel ceatro 
della parete ad oriente evvi una elegante fontana col bacino 
incrostato di lastre marmoree, mentre le pareti e la voltìcella 
della nicchia son rivestite di (ortart dipinti in azzurro. I^e pa- 
reti, di color rosso fino all'altezza di m. 2., mostrano nel breve 
tratto superiore il nascimento di architetture di buona maniera. 
Non ostante la esistenza della fontana , questa sala deve es- 
Eore stata coperta , e ne porge indizio la mancanza di qualun- 
que inclinazione nel pavimento , atta a facilitare lo scolo delle 
acque. Essa inoltre fu decorata di una statua di Fauno gio- 
vanetto , grande al vero, la quale seiiza presentare uno straor- 
dinario v^ore artistico , ò però modellata con estrema fran- 
chezza e TÌvacitJi. Ne abbiamo finora rinvenuto la testa, coro- 
nata di ramoscelli e pomi di pino, con traccio dì policromia, 
ed un frammento di gamba. 

L'atrio -n. 3- ha il piano di musaico grossolano, contor* 
nato da una &scia marmorea, ed è attraversato dalla chiavì- 
chetta contenente il condotto di piombo che alimentava la fon- 
tana. Nel punto corrispondente sotto il chiusino si lesse nel 
condotto la seguente iscrizione: 

L OCTAVIVS FELIX CV \ 

dalla quale sappiamo che il proprietario della casa, L. Ottavio. 
Felice {Clarissimus Vir) , personaggio per quanto ne sembra 
sconosciuto, apparteneva all'ordine senatorio. 

La parete che diride l'atrio dall' attigua sala - n. 4 - con- 
servava tracce di afl&eschi rappresentanti palmizii, ed uccelli; 
sull'intonaco si lesse grafita tre volte la parola BOMA : il prìn- 
cipio di un alfabeto , in lettere epigrafiche : la frase VTI ME 
AHI (ovvio idiotismo per tUi me ames) accompagnata da segni 



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ABCHEOLOQICA MUNICIPALE. 81 

priapici : pili, altre sigle di difficile interpretazione, le quali tra-, 
sportale su tela, insieme agli altri graffiti, dal nostro ispettore 
Sig. Arieti, sono ora conservate negli ufficii della Commissione. 
Kel vano seguente - distinto col n. 3 - dobbiamo notare sol- 
tanto r eccellente disegno e la perfetta conservazione di una 
metà circa del suo pavimento marmoreo , composto delle piU 
belle macchie di pavonazzetto, africano, giallo, alabastro, e 
portasanta. Bimosso questo pavimento per dar pass^gìo alla 
chiavica della nuova via, si scoprì al di sotto un pozzuolo scavato 
nel terreno vergine , e ripieno di rottami di utensili diversi, e 
e di tacerne, due delle quali col bollo - AT -, e - LOLI - un' ansa 
di anfora col bollo - DOS-; alcupi balsamarii di vetro; e parec- 
chi frammenti di vasi aretini con le seguenti marche di fabrica: 



L ■ RASIN PISo _ CL • S — ^ — C ■ CLOS — C ■ HO — 
SPP 

C ■ C \ft ■ — T • MVNA — C ■ MVB — GAVI — C PIL 



Dietro l'abside di questa sala, corrisponde un camerino ret- 
tangolare - n. 5 -, con pavimento di musaico ben conservato. 
Al disotto di esso v'è Vipocausto, dal qualo diramavansi calo- 
riferì in terra cotta attorno le pareti. Le mura poi erano rive- 
stite d'intonaco dipinto a grandi riquadri con figurine, ed uccelli 
net centro. Nessun bollo di mattone essendo stato rinvenuto in 
opera, ed i muri istessì essendo costruiti in diEferenti maniere 
è difficile definire l'epoca nella quale fu costruita 1' abitazione 
esquilina di L. Ottavio Felice. Nondimeno lo stile dell' archi- 
tettura in generale, dei musaici , degli affreschi, e dei graffiti 
in particolare ci invitano ad ascriverla alla prima metà del se- 
colo 3." 

IT. Proseguendosi lo sterro della nuova strada tra i picchetti 
tP ed e", si rinvenne il giorno 25 novembre una piccola stanza 
triangolare con molti do/ti o Tettine dì terra cotta, a metà in- 
fissi nel pavimento d'opera signina a somiglianza degli horrea. 



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82 BtJLLBTTlNO DELLA COIIHISSIOHE 

.0 mt^azzini annoDarìi. Id questa stanza si raccolsero parecchi 
mattoni timbrati, alcuni spilli d'osso ed arorìo, tre lucerne ane- 
pigrafi, nn piccolo busto che sembra ritrarre le sembianze di 
Sofocle, ed un frammento di cinerario contenente questa iscrizione. 

D m. 

A • CAECILto 
NEBIANo 
L ■ IVLIVS EVHO 
DVS ■ PATRO ■ B ■ M ■ P ■ 

Finalmente essendo giunta l'escavazione al picchetto e°, si 
scoprirono i polìgoni di una antica strada, che sembra discen- 
dere versio il vico Patricio; e gli avanzi di un edificio di modeste 
proporzioni, il quale dai monumenti epigrafici ivi raccolti pnò 
giudicarsi aver appartenuto ad un collegio forse gladiatorio, del- 
l'era commodiana. Rimettiamo al prossimo fascicolo del Bal- 
lettino la illustrazione di questi monumenti , lo stadio attuale 
dei lavori non avendo permesso tuttavia di esplorare il sito con 
quella diligenza che richiede il merito insigne dell' accennata 
scoperta. ' 

1@.I1 livello delta seconda strada, distìnta coi picchetti 1 
è di circa 4 metri superiore a quello dell' antica villa FeretU; 
e per conseguenza la sua costruzione non ha dato luogo a tro- 
vamenti che meritino speciale dichiarazione. Però i cavi dì fon- 
damento delle nuove fabbriche, poste sul lato meridionale della 
strada tra i picchetti e' e d\ hanno restituito avanzi dì un ricco 



* Composta qnasi U stampa di questo Ballettino, è venata alla lact 
un' importante iscrizione dei tempi aagastei, la quale rivela il nome sco- 
Doscioto della strada cni abbiamo accennato nel testo. Ci manca ora Io 
spaiio per pabbliearb. Parimente ci asteniamo dal divulgare an insipi« 
latcTcolo militare , rinvenuto dal demolire il maro di cinta degli orti Pe- 
retti, al picchetto E I, perchè è probabile che nella prosecaiione dei lavori 
pouona rinvenirsene le porti tuttavìa mancanti. 



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ABCHEOLOOIGA MUNICIPALE. 83 

e nobile moonmento, sulla cui deatinaziODe b difficile finora pro- 
nondare no giudizio. Oli oggetti quivi rinT^Duti sono: 

a) Uua colonna di breccia detta di Sette Basi, lunga m. 3.40, 
del diametro all'imoscapo di m. 0.40. 

b) Altra colonna di bigio lumachellato lunga m. 3:47, del 
diametro e. a. di m. 0.50. 

e) Un capitello corìnzio, a foglie di nlivo, mancante di un 
solo caulicolo, alto m. 0.65. 

d) Altro capitello composito, ricco di ornati, ma di siile al- 
quanto inferiore, alto m.0.60. 

e) Un piedistallo in marmo con gola piana sotto e sopra, di 
m. 0.90 X 0.90 X 9.70. 

/) Tre grandi mensoloni in marmo, due dei quali di me- 
tri 0.97 X 0.20 X 0.32; il terzo di m. 0.80 x 0.22 X 22. 
I listelli, le gole, i tondini, e le volute sono intagliati con molta 
arte e perfezione. 

g) Un pattino in marmo formante parte di un gruppo - un 
vasetto di bronzo rotto in pili pezzi - nn mortaio di marmo an- 
sato - un bacino di terra cotta , sul cui labro è impresso due 
volte an sigillo, forse inedito, in questa forma. 

OEESCEN 

((w-ao) 
GAL • FAVOR 

Crescentis, Calpetani Favoris (servi): alquanti dolii ed an- 
fore: figuline scritte, monete, spilli ecc. 

La profondità media dello strato da cui si estrassero gli 
accenaati oggetti è almeno 10 metri inferiore al piano del nuovo 
quartiere. Tale sfavorevole condizione del suolo, unita alla ne- 
cessità di non opporre soverchi ostacoli all'avanzamento delle 
nuove costruzioni, hanno impedito fino ad ora alla Conmiissione 
di proseguire le indagini necessarie per riconoscere la forma e 
la destinazione del monumento, da cui provengono sì nobili avanzi. 



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84 BULLETTINO DELLA COKKISSIONE 

IO. Nelle vicinanze del picchetto e ', laddove incomincia 
l'elevazione dell'aggere Serviaao si ò rinvenuto un muraglione co- 
lossale d'opera reticoUUa, con legamenti d'opera laterizia, pa- 
rallelo alla direzione dell'aggere istesso. Contro detto muraglione 
appoggiano alcune celle quadrate , molto profonde , e poste -in 
comunicazione l'una con l'altra per mezzo di archetti, a simi- 
gtianza delle piscine o conserve d' acqua. Vi ai raccolsero mol- 
tissime anfore, una delle quali con l'epigrafe - FYBLICI „ IVSTI 
dipinta in minio; e circa 20 lucerne col bollo - BASSA - dì forma 
assai rozza e strana, ad eccezione di una sola, che mostra nel 
piatto la figura di Gibele sedente tra due lìoni. Le accennate 
costruzioni di op^a reticolata , hanno forse relazione con un 
acquedotto edificato nell' istessa maniera, e che h stato da noi 
rintracciato per la lunghezza di circa duecento metri. Lo speco 
corre parallelo all'aggere nell' interno della città serviana, alla 
profondità di oltre a 16 m. sotto il piano del nuovo quartiere; 
ed b, come si disse, per intero costruito in opera reticoUUa. Di 
tratto in tratto è posto in comunicazione col suolo superiore 
mediante pozzi quadrati , o lumina , di m. 0. 90 x 0. 90 di 
luce , chiusi alla bocca per mezzo di un lastrone di travertino 
con foro nel centro, ove circolare, ove quadrato. 

Benché nessuno dei cippi che suolevano collocarsi a lato 
dei puteì, sia apparso nel corso delle escavazioni, h quasi certo 
che lo speco appartiene al rivo intramuraneo dell'unto vetus, di 
cnì un tratto considerevole fu scoperto ed esplorato nel dicem- 
bre 1860 nell'area della vicina stazione centrale. Yeggasene la 
descrizione publicata nel Bull, dell' Ist., Gennaio 1861, e nella 
Civ. Catt. dell'anno istesao, Seìie IV. v. VI. p. 735 seg. I due 
cippi rinvenuti in tale occasione sono ora conservati al Palazzo 
de'Cesari, presso la B. Sopraintendenza delle Antichità. 



1 cf. C. L. Visconti : Bull. Imi. 1861, Gennaio, e 1869 p. 213 Bg. — 
BaTgftn, e Pinder Ann. Itut. 1862 p. 126 ag. — Lanciani 0uU. /ru(. 1871 
p. 59 «g. — Civiltà Ciitt. Serie IV. v. XI. p. 733 sg. 



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AECHEOLOGICi MUinClPALE. 85 

SO. BimBDgono ora a descrìversi le scoperte avvenute nel 
taglio della terza strada, nel punto ove attraversa 1' aggere di 
Serrìo. 

Le rovine quivi scoperte sembrano appartenere ad una abi- 
tazione privata, costruita, come tante altre, a metà circa del 
terrapieno interno dell'aggere, ed abitate fino ad un perìodo di 
estrema decadenza. Oltre ai consueti utensili in terracotta, ed 
osso vi si raccolsero parecchi oggetti di bronzo ; fra ì quali giova 
citare : un disco con Fauno cavalcante una capra che egli sem- 
bra percuotere col tirso • un piccolo pavone - un vaso, forse elea- 
rìo, di vetro alto m. 0.30 , con coperchio ed elegantissima fa- 
sciatura di bronzo, sospesa ad una catenella a quattro bracci - 
un altro raso tu forma di oenochoe rotto in piU pezzi - e molte 
monete di primo bronzo , alcuna delle quali con rovesci mo- 
numentali. 

In qnest' aitimi giorni (15 Febraio), da un cavo aperto sul 
lato meridionale di questa medesima strada si h tratta un erma 
di Bacco barbato e ternato, secondo 1' ovvio suo tipo arcaico, 
grande oltre il vero, nella quale la perfezione della scoltura, e 
della conservazione supplisce al poco valore della rappresentanza. 

31. La zona di terreno , occupata fino dall' anno 1860 
dalla stazione centrale delle ferrovie , h attraversata di^onal- 
meute dall'aggere di Servio Tullio, del quale conviene distinguere 
tre partì : cioÀ 1° , la sostmzione di opera quadrata costruita 
parto di peperini (gli àfu^tatot Xi9c( di Dionigi dì Alicamasso), 
parto dì massi di tufa: 2° la fossa estoriore larga incirca 40 
m., e profonda, per testimonianza del citato Dionigi, m. 8. 88: 
3° il torrapìeno intomo, innalzato coi matoriali tratti dalla esca- 
razione delta foasa '. Inoltre tanto sull'orlo di detta fossa, quanto 
a piedi della scarpata dell'aggere correvano due strade paral- 
lele , il col pavimento fu scoperto piii volte , e distrutto nel- 
l'anno 1870. 

Allorché, nei primi secoli dell'impero la colossale forljfi- 
cazione serviana divenne pressoché inutile alla difesa della città, 



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8(3 BULLETTINO DELLA COUUISSIONE 

il cui potere area raggiunto i limiti dell' universo conosciuto, 
alcune fabbriche private furono addossate all'aggere, sia nell'area, 
artificialmente riempiuta della fossa esteriore , sia nella zona 
occupata dal terrapieno interno. Le prime apparvero costruite 
nell'anno 123, e restaurate poscia nel quinquennio 132-137 ': 
le seconde spettano in massima parte al periodo degli Antonini. 
Oltre ad un grande ninfeo adomo di statue ed altre insigni 
memorie, ai rinvenne nello sterro del cosidetto Monte della Giu- 
stisia, una vasta abitazione privata, alta almeno tre piani, posti 
in commuBlcazione con una scala di travertino, di un solo ram- 
pante. Tutti questi edifici erano limitati a ponente dalla strada 
mentovata dì sopra, che dovea certamente congiungere la porta 
Viminale con l'Gaquilina. 

Sul principio del decorso dicembre, proseguendosi le esca- 
razioni al di là della strada, si restituirono alla luce avanzi di 
un altra abitazione privata del 3° secolo , quali abbiam fatto 
delineate nella tav. TU.* Non altrimenti che per la casa esqui- 
lina di L. Ottavio Felice , descritta nei paragrafi antecedenti , 
anche per questa h malagevole definire la destinazione dei vani 
luoghi. Forse lo spazio libero innanzi la sala - n. 2 - fu occupato 
dall' atrio, dal quale avevasi accesso ^li appartamenti interni 
per mezzo delle fauces, o corridoio - n. 4. - Le pareti dì questo 
corridoio eran dipinte a fresco con estrema semplicità , e così 
pure quelle delle camere indicate coi numeri 5, la prima delle 
quali conservava tracce di nobilissimo pavimento marmoreo. 
In queste celle sì raccolsero bellissime lucerne fittili, una delle 
quali con rilievo rappresentante l'interno dì un porto marittimo 
difeso a sinistra da una scogliera, mentre nel fondo sì distin- 
guono i monumenti delta città disposta a guisa di anfiteatro. 
La scena k animata da marinai , i quali coperti il capo dalla 



• cf. Bua. d. Init. 1670 p. 48. 



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ARCHEOLOQICA MUNICIPALE. 87 

coKSìa ' e seduti, o sul molo o entro battelli, attendono alla 
pesca servendosi della rete, e dell'amo. 

Sul mezzo della parete orientale del corridoio corrisponde 
la scala di comunicazione intema coi piani superiori , il cui 
andito terreno - n. 6 - ba l'intonaco rosso ricco di numerosi graf- 
fiti, difficili a dicifrare in seguito dell'erosione dell' intonaco , 
prodotta dall'umiditìl del suolo. Vi si lessero i nomi 

INGIINVS [sic) BYLAS 



Ingenuvs , Hylas , e fra le gomene di una nave oneraria la 
parola 

eVTVHXC {sic) 

tÙTvxrff fortunato. 

La camera seguente • n. 3 • ha le pareti goffamente dipìnte 
ad imitazione di breccie , e marmi peregrini , sulle quali ri- 
mangono evidentissime le traccio del fuoco che distrusse l'edi- 
ficio. Siffatto incendio ebbe certamente l'origine dai piani su- 
periori : poiché i pavimenti delle stanze terrene e la parte bassa 
delle pareti, lungi dall' essere calcinati dal fuoco, conservavano 
intatto il coloro e la forma primitiva: senoncbè rovinata l'im- 
palcatura dei piani superiori , le stanze terrene erano state 
riempite per l'altezza di circa un metro dalle macerie, le quali 
continuando poi ad abbruciare nella superficie, annerirono col 
filmo la parte alta delle pareti. Una prova evidente della furia 
rapidissima dell' incendio si ha, non solo dalla scoperta dello 
B4Aeletro dì im uomo di età matura oppresso dalla rovina men- 



> Sappiamo da Pianto (Hit. IV. 4, 41) ch« questo cappello era pro- 
prio della gente di mare. 



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88 nCLLETTINO DELLA COMUISSIONE 

tre forse cercava fuggirne l'imminente pericolo, ma specialmente 
dalla ricchissima suppellettile in bronzo rinvenuta nell'attigaa 
sala - n, 3 - (forse il tablinum), ove é facile supporre fosse ac- 
cumulata tumultuariamente , nella speranza di sottrarla alle- 
fiamme devastatrici. 

Oli oggetti principali raccolti in questa camera , ( ornata 
di pavimento in mosaico, che ha nel centro le figure di una 
Menade e di un Faunetto) sono i seguenti : 

— Statuina di un Lare con corno nella sinistra, e patera 
nella destra; alta, senza la base, m. 0; 40. 

— Un catino del diametro di m. 0: 50 foggiato a somi- 
glianza di una conchiglia. 

— Una sedia plicatUe con ossatura di ferro , piedini di 
bronzo, e busti a tutto rilievo terminanti le due aste orizzontali. 

— Frammenti di tre o quattro sedie consimili. 

— Moltissimi pezzi di un mobile che potrebbe giudicarsi 
una sedia. Esso era sostenuto da due cariatidi raffiguranti Bacco 
barbato : ed aveva gli appoggi, o bracciuoli laterali, ornati di 
teste dì pantera e busti di fanciulli. Tutte le superficie piane 
del mobile sono elegantemente cesellate. 

— Molti vasi di mekllo e lucerne a uno e a due becchi, 
di forme e conservazioni diverse. 

— Parecchi resti di bilancio, una delle quali col peso rap- 
prasentante il busto di Mercurio. 

— Altro bustino di guerriero galeato, col braccio ripiegato 
sul petto. 

— Una straordinaria quantità di altri frammenti diversi, 
borchie, piastrine, anelli, catenine ecc., molti dei quali utili 
certamente a completare gli utensili descritti, non appena potrìi 
tentarsene il restauro. 

Fra le varie terrecotte raccolte nel corso delle escavazioni, 
al cui splendido risultato hanno largamente contribuito le cure 
della Commissione Municipale , ci limitiamo ad accennare un 
vaso atramentario, o calamaio, con due fori circolari divisi da 



db/GoOgIc 



ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 89 

un gruppo di fulmiai; al di sotto leggasi entro una tabella 
inaata 

(sic) 
JASAVav 

forse Publius Asius. Augustalis. 

Nei primi giorni del corrente anno, proseguendosi le in- 
dagini al di là del braccio di ferrovia che congiunge la sta- 
rione centrale col nuovo quartiere del Castro Pretorio, sì rin- 
venne una specie di lavatoio con bacini dì terra cotta, uno dei 
qnali contenente avanzi di drappi in lana, di reti dì canape, e 
tessuti di paglia ; e alquanto piii discosto una collana di pasta 
solidamente dorata, avente nel centro dischi dì smalto ornati 
di croci equilatere. Siffatti trovamenti ne porgono novella con- 
ferma della rapidità dell' incendio che distrusse l' abitazione , 
ma per mala sorte nuli' altro sappiamo circa il nome del suo 
proprietario e circa il periodo in cui ne avvenne l'estrema ro- 
vina. Forse maggior lume potremo trarre dalle ulteriori sco- 
perte, le quali ci apprenderanno pure, come giova sperare, qual 
sia r ÀEDIFICIVM mentovato nella seguente iscrizione che 
diamo in facsimile appiedi della tavola sesta. 

AEDEM . ABAMQVE 

I. 0. M. 

ET SILVANO . SANCTO 

CETEEISQVE . DIIS 

QVOBVM IN TVTELA . AB 

DIFICIVM . EST QVOD 

A SOLO . PECERVNT 

L. VALERIVS . PELICISSIMS 

C. GBISINIVS . SILONIA 

C. VETINA . QVINTVS 

C. LVCILIVS . AVGVSTAUS 

POSSBSSORES 



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90 BDLLBTTIKO DELLA COHHISSIONS 

Aedem aramque Jovi Optimo Maximo, et Silvano sancto , ce- 
terisque diis quorum in tutela aedifieium est, quod a solo fé- 
cerunt Lucius Valerius Felicissimus, Caius Grisinius Silonia- 
nus, Caius Velina Quintus, Lucius Lucilius Augustalis , pos- 



Quest'ara fu rinrenota uell' interno della istessa AEDBS 
cui allude l'epigrafe, posta a breve distanza dalla casa di cui 
abbiam dato l'icnografia. 

3%d. Pubblichiamo finalmente la seguente iscrizione rin- 
TOnuta innanzi il prospetto della stazione, provegnente forse da 
uno dei vicini sepolcreti del Viminale 

D. M. 

AYKSILVINO 

NATIONEMOES 

lAINPCIVITATB 

OESCIQVIVIXIT 

AN.XXXII.M.II.D.V. 

AVBSEVERVSPBÀ 

TRI.B.M.P. 

Diis ManUnis: Aurelio Stivino, natione Maestà Inferiore, citntate 
Oesci, qui vixit annis IXXII, mensiìrus II, diebus V, Aurelius 
Severus frati'i bene merenti fecit. 

La colonia TJlpia Oesce (Oreszovitz) è sovente mentovata 
nei marmi del basso Danubio, fra i quali giova citare la base 
colossale di Turnu , conservata ora a Bukarest , ed illustrata 
nel Bull. Inst. 1848 p. 157 '. 

B. A. L. 



> et. Orellì - Heoien 5280, e il III voi. del C. I. L. 



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ABCHBOLOaiCA UUNICIFALE. 



ATTI DELLA COHHKSIONE E DONI KICBVUTI. 



1." La Commissione ha' impreso ed ha quasi condotto a 
temÌDe le trattative per l'acqaisto e la demolizioDe di una casa 
spettante al sig. Lazzaro Modigliani, la quale nasconde un tratto 
hnportante del portico di Ottavia, a sinistra de'propilei. 

2." A spese della, medesima sono stati ricavati i disegni 
d^li affreschi del Secolo XVI, che decoravano la casa del sig. 
march. FeUegrini, situata lungo la salita delle tre File, e de- 
molita recentemente: sono state anche distaccate dai mori e 
tnsportst« su tela le parti principali di dette pitture. 

3." Si i fatto luogo alle ispezioni e alle prattiche necessa- 
rie onde al Comune preparare la via per l'acquisto dell'insigne 
aed^liere già Albani, aumentato poi dal march. Campana, e 
da lunghi anni conservato presso il Monte di Pietk. 

3." Ha acquistato le scolture, iscrizioni, ed i bolli di mat- 
toDe rinvenuti dal defunto Avv. Luigi Guidi nel tenimento di 
Centocelle, circa il IV miglio della via Labicana. Si avi^ cnra 
di pubblicare nel nostro BuUettino quelli fra tali monumenti, 
che si troveranno degni di venire a notìzia degli eraditi. 

5." Ha ricevuto in dono, per l'intromessa cortese del sig. 
Celonello Calandrelli , Ispettore edilizio municipale , zelantis* 
mo delle patrie memorie, i seguenti oggetti antichi: 

(a) Cippo in marmo, con timpano ornato di due grifi 
tflrontati , con te zampe appoggiate ad un candelabro che li 
diride, alto m. 0. 92 x 0. 50. Questo cippo, provegnente dal 



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92 BULLBTTIN'O DELLA COMMISSIONE 

sepolcreto dei Yolusii sull'appia, contiene la seguente iscrizione 
gìil divulgata ': 

DlS ■ MANIBVS 

VOLVSUE • OLTMPIADIS 

MLTOINIVS ■ ETTYOHVS 

QTI ■ DISPENSAVIT 

■ TOLVSIO ■ TORQVATO 

LVOI ■ PILIO 

OONIVGI • SANCTISSIMAE 

ET • FIDELISSIMAE 

EECn ■ ET ■ SIBI 

Il Volnsio Torquato di cui M. Licinio Eutico fu ragioniere 
era probabilmente congiunto del polioDÌmo console del 157 , 
cui la sagacia del eh. De Kossi ha felicemente restituito l'in- 
franto e sparso titolo sepolcrale {BìUlett. di Arch. Crist. Ann. 111. 
n. IV, pag. 150) — Dono del sig, Vet-desi — 

(b) Cippo simile, provegnente forse dall' istesso luogo, 
con la soguenta iscrizione: 

D • VETVKITS 

AMPLIATVS 

EEOIT 

PVPELIAE • PVSO 

CAE ■ CONIVai 

BENEMEBENTI 

si legga ; Decimus V^urius ampliatus fedì Puj/eUùte Fa- 
scae, etc. — Dono dei medesimo — 

(e) Grande masso di marmo bianco ornato di fiisci con- 
solari ad alto rilievo, scoperto nel settembre decorso nelle fon- 

' Orell. 62as. 



Digiliz=db,G00glC 



ABCHEOLOaiCA HDNICIPALE. 93 

damenta di una Duova casa posta in vìa di a. Giovanni n. 72; 
lungo m. 1,53 x 0: 56 x 0: 5. — Dono del medesimo — 

(d) Iscrizione incisa in marmo biaoco scorniciato , di 
m. 1; 26 x 0,28 x 0; 27, del seguente tenore. 



PEO . SAXTTE I TI • CLAVDI ■ CAESASIS ■ AVO • GEBMA- 
NICI • PONT • MAX -TBIB -FOT Tir- CCS -ìlil | IMP-XV! 
P ■ P ■ CENSOBIS B(JL'lffl^;J LIBEEOBVMQVE IJ TEI": 
I EX VOTO • SVSCEPTO C ■ IVLIVS • SEX • P ■ COB 
POSTVMVS ■ PEAEP ■ AEG>PTI {sic) | TI • CLAVDl 
CABSAEI3 ■ AVG ■ GEEMANICI • EX ■ AVBI ■ P - XVÌ 



Sì legga e si supplisca : Pro salute Tiberii Ùaudii Caesaris 
Augusti Germanici, pontificis maximi, tribìiniciae potestaUs VII 
eonsulis I Y, imperatoris X V, Patris patriae, censoris; et luliae 
Messallinae Attgitstae , liberorumqtte eorum ; ex voto susceph 
Caivs lulius, Sexti filius, Cornelia (trìbu) Postumus, praefe- 
ctus Aegypti Tiberii Claudii Caesaris Atigusti Germanici , ex 
orni pondo XVI. Monumento insigne per la storia della pre- 
téttara dell' Egitto, già noto ai tesori epigrafici (Grut. 113, 1, 
OreU. 709) ed illastrato dal Labus nella dotta sua dissertazione 
n*i PrefeUi dell'EgiUo {pag. 7 sgg.) Il donano di oro del peso 
di 16 libbre fu posto, secondo ì calcoli del Labos, nell'anno 
di Boma 800, dell'era volgare 47. È manifesto che dalla iscri- 
tione era stato abraso il nome di Messalina, dopo L'infamia e 
la morte di lei. — Dono del sig. Ferrari — 

(e) Sette frammenti di iscrizioni, molto laceri, una testa 
muliebre in marmo, ventuno frammenti di ornati e bassorilievi 
in marmo, e un condotto di piombo con l'epigrafe 

.... IVS POLYBIVS PEC. IIIX 
rìiiTenDti nella fondamenta del nuovo palazzo della Cassa di 



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94 BULLETTINO DELLA COUUISSIOME 

risparmio in Piazza di Sciarra — Oli ha illustrati il sottoscritto 
nel Bull. d. Inst. 1869 p. 225 sg. ' — Dono del sig. Duca Massimi. 
(/) N." 3,300 moneto di bronzo imperiali del secoli 
III" e IV. — Dono del sig. Cav. A. Capelloni. 

iff) Una pregevole collezione di circa 150 rilievi in 
terracotta, tratti gran parte da lucerne e tazze aretine. — Dono 
del medesimo. 

Cinerario in marmo, con coperchio (forse non suo) in cai 
è scritto 

I NAEVIAE • DL ■ 

SELENIONI I 

Naeviae, Naeviae libertae Selenioni 

(Dono del sig. Giorgio Spiridion) 

Cippetto in marmo alto m. 0: 36 x 0,18 con la segnento 
iscrizione 

D M 
C CALPVBNIVS 
AMBROSIVS AVI 
DIAE MARCEL 
UNAE CONIVGI 
DVLCISSIMAE 
ET AVIDIA ATTI 
CA FILIA HATBt 
DVLCISSIMAE 
FBCERVNT. 
(Dono del medesimo) 
Dito di bronzo di statua colossale, rinvenato nella fonda- 
menta del palazzo Ferraioli in Piazza Colonna. — Dono dei 
sigg. Marchesi Ferrajoli. 

R. A. L. 



' et. Flamiaio Tacca - Mem. 20 -: Caoina: Indie, topogr. p. 220: 
Fea, Mitcell. I ^ 353. 



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&BCHB0L0G1CA UUNIC]?ALB. 



RETrriFICAZIONE 



Nel primo EucìcdIo del nostro Ballettino (pag. 30] diedi la greca 
iicriiione di Gneo Arrio Stratocle, secondo nna copia non del tattio esatta, 
e prima di aver veduto il monamento originale. Hi corre quindi l'obligo 
di rettificarla , dando nn migliore apografo di qneato marmo , dal qnale 
impariamo il nome di ano Bcoltore atenieM , ignoto finora alla etoiia 
dell'arte, che lavorò certamente in Roma ai tempi dell'impero. L'iscri- 
lione dice : 

TN APPIOÙI 
CTPATOKAei 
nAACTHI AeHNAIoI 
APPI A APTe MICIA 
ANAPI TIMI6)TAT... 
KAI GATTHI enOI..., 



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Varzo - Aprile 1873. 



ERMEBAGLE. 

(T«y. I) 



Non è forse altra deità, fra quante ebbero culto nel paga- 
nesiuio, della quale abbiano gli archeologi cosi diffusamente e 
cos) spesso parlcto, come di questa d* Ercole. Tante furono le 
occasioni che ad essi ne offersero i monumenti d'ogni arte sino 
a noi pervenuti, ora rappresentandone le immagini, ora le ce- 
lebratissime imprese. 

Le nuove scoperte vanno sempre piìi accrescendo quell'in- 
sieme si vasto. Donde non solò si manifesta ognor maggiormente 
qaaoto ebbero ad operare le arti per soddisfare alle continue 
domande d' un culto diffuso per tanti secoli fra tutte le genti; 
ma sembra rivelarsi ancora una certa predilezione , che fosse 
negli artefici stessi in trattare questo argomento. E veramente 
non n'era altro veruno che tanto venisse a favorir il concetto della 
nuova scuola di Grecia, intesa tutta all'espressione del sommo 
grande e del sommo bello, quanto questo dell' eroe vissuto fra 
gli nomini nel glorioso contrasto d'eccelse ed utili imprese, sinché, 
auspice Minerva, pervenne all' eterne sedi d' Olimpo, &tto par- 
tecipe degli onori divini. 

Si presentava per ci!) in Ercole il successivo sviluppo della 
figura nmana, innalzata alla sua piii nobile espressione e poteva 
r arte seguirlo dalla prima infanzia alla matura virilità: dalla 
cuna, in cui strangolava i serpenti, alla deificazione in sull'Età, 



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BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 



E ben ne fece essa profitto, creando, secondo le diverse età di 
questo eroe , un modello della forza unita alla bellezza , che 
a' elevava come per gradi alla perfetta sublimità dello stile: dal 
gruppo, che lo da a vedere bambino nel museo di Campidoglio, 
al torso di Belvedere maraviglia del Vaticano! 

Fra i grandi nomi e gì' insignì lavori di Lisippo, di Gli- 
cone, d'Apollonio, quante altre fatiche d'egregi artefici vennero 
a prender luogo, sviluppando con mirabili opere e con leggia- 
dre invenzioni questa maravigliosa epopea dell' arte ! ' 

Senza uscire di questa nostra pubblicazione possiamo ad- 
dnrne gli esempi. Una bella statua d' Ercole fanciullo venne 
messa in luce col primo volumetto del presente buUettino *; 
una singolare immagine d' Ercole a bassorilievo, scolpita sulla 
base d' un candelabro venne edita nel secondo '; e adesso s'ag- 
giunge quest' erme , che rappresenta il nume stesso nel fiorir 
primo dell' adolescenza. 

Questo simulacro grande al vero fu scoperto nel dicembre 
dell'anno 1871, suU' Esquilino a non molta distanza del nuovo 
muro di cinta della Stazione della vìa ferrata. Giaceva a non molta 
profondità e non aveva d' attorno avanzi d' edifizio veruno. La 
conservazione, eh' è delle più perfette, e la mole stessa del 
marmo escludono il pensiero, che fosse quivi stato portato d'al- 
tro luogo per l'innalzamento del suolo a mezzo dell'ingiunta 
di terre, che dicono scarico. 



< Le pittare de' vasi denominati etruBcbi, formano esse sole, dopo le 
scoperte de' Dostrì tempi, ona serie ammirabile, dai principi stessi dell'arte 
al più florido SDO stato. Essendo fnori di dnbìo che i pittori dì tali atoTÌ- 
glie ne prenderano gli eaemplarì da celebri latori, ne abbiamo conseirata, 
fra le negligenze e le omissioni delk giamaliera pratica e le alteraiioni 
di mani secondane, nn idea sempre grande e sempre grandemente ntile a 
chi sappia elevarsi da queste deboli riproduzioni all'altoExa degli archetipi. 

» Tav. II. 

• la». V. 



1 



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ARC9BOL0GICA HDNICIPALB. 99 

La scultura, visibilmente imitata da esemplare piìi antico, 
appartiene alla meno comune classe degli ermi. Dico di quelli, 
elle in tutta la superiore parte della figura sono vere statue, 
venendo solo dopo i fianchi ad innestarsi nel pilastro quadrato 
col quale si compie la giusta altezza della persona '. Sulla fronte 
del quadrato medesimo una linea di non molta profondità, ac- 
cenna al dividersi delle gambe, che certo ben si potevano, ma 
che DOD si vollero scolpire. 

Cosiffatta maniera di simulacri si vendica un luogo suo 
proprio nella scultura antica. Da che tiene veramente il mezzo 
tra l'erme propriamente detto e la statua perfetta; meno al- 
l'erme e più assai alla statua avvicinandosi. Ed in vero, come 
notissimo h, non si vede scolpito nell' erme se non solo il capo 
e poca parte del petto , dopo il quale subito incomincia il 
pilastro quadrato. Ma in questi tutto h scolpito a simigUanza 
del vero sino al mezzo della figura : la forma quadrata , prò-' 
pria dell'erme, è sostituita solamente all'inferiore metà. Per 
la quale tanto notabile differenza si vorrebbe credere aversi ne- 
gli ermi , scolpiti solo del capo, una idea del primo passo del- 
l'arte, nel quale si fossero fermati; e aversi in vece negli altri 
una dimostrazione del passo secondo , oltre al quale sarebbe 
stato facile a progredire nel poco che rimaneva, ove l'una e 
l'altra forma degli ermi non si fosse poi mantenuta in quel pri- 
mitivo suo stato per ragioni non dipendenti dall' arte. Imperoc- 
ché non punto malagevole è il conoscere come ancora nei tempi 
pih floridi di essa si fosse a bello studio mantenut.o, con poca 
con nessuna alterazione, il primo sembiante e la propria 
figura degli ermi, addoperandovì quella cura, donde provenne 
l'arcaismo d'imitazione. H quale trovandosi principalmente ad- 
doperato nel rappresentare le deità rustiche, o viali, o terminali, 

■ Una Ula proporaioDe ri riconosce in tatti gli ermi non alterati da 
moderao rìstanro, siccome bo potnto asdconnueae io stano , ovserrandoli 
W*iiiiuei. 



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100 BOLLETTINO DELLA COMMISSIONE 

ben si. ravvisa che il principale motivo di nou alterare quella 
forma fosse per non offendere gli uomini men portati a muta- 
zione e pili tenaci dei vecchi culti, che sono sempre stati quelli 
della campagna e del volgo, avvezzi per lungo uso a veder di 
quel più antico modo effigiate le deità a loro familiari. 

Serbarono dunque per questo motivo gli ermi la forma che 
in essi si ravvisa, mantenendola dal primitivo ^iavov; e fu per 
fermo senza quella sottigliezza di pensieri , messavi posterior- 
mente d'attorno, volendo attribuire ad essa forma alto significato 
ed arcano, Nfe credere io, come un chiaro scrittore, una maniera, 
tante evidentemente uscita dal ptiro caso, essersi adottata a rap- 
presentare le divinità, perche, come la base cubica ò la piìi 
ferma ed inalterabile, cosi si volesse con essa indicare la fer- 
mezza e l'imperturbabile natura delle divinità '. Ed ho pure 
stimato ingegnoso meglio che vero quel che Macrobio espose 
quanto all'occulta allusione degli errai, trovandovi un senso ar- 
cano, e' qnell' unica rappresentanza del capo, che in essi si vede, 

riferendo al sole « mundi caput et eius vim in sola 

ìiicTUe consistere, cuius sedes in capite est » *. 

Si vede in quest'erme andar Ercole ricoperto della pelle 
del lione. La quale tutto ne vela il capo e si annoda suU' in- 
nanzi del petto. I denti della belva formano al disopra della 
fronte una specie di diadema. Ove nella figura l'allegoria non 
prevalesse alla precisa determinazione degli attributi, secondo 
a me pare evidente, si potrebbe dire essersi qui rappresentato 
non già la spoglia del leone nemeo, ma si l'altra del citeroneo, 
che essendo stato ucciso dall' eroe nella sua adolescenza , sa- 
rebbe piìi conveniente agli anni ne' quali h rappresentato ; ma 
non h da fermarsi in questo. 



< Sebastiano Ciampi, Paosaoio, note al Capo XXIV, psg. 66, a e, 357, 
ed. milanese 1836, voi. 1. 

* Salurn. Ijb. 1, cap. XIX. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. ' .-V.-' , 101 

Nel volto SÌ vede una espressione di salute e>;'4Ì .-forza : 
*gratus in ore vigor», colla quale s'accompagna uif.'SÒrHso, 
che spesso ebbe ad esser nelle immagini di Ercole , Dotando- 
appunto di luì Marziale, che solito fosse di rìdere « risìt, nant- .- 
(jue solet '. Ci6 che quel poeta non potè dire, se non riferendosi 
all'espressione pili frequentemente assegnata ai simulacri d'una 
tale divinità, che in Boma si vedevano. 

Era ai poeti ben spesso presente la bellezza dei monumenti 
dell'arte e allusero frequentemente alla perfezione di que'la- 
voti. Cosi Ovidio, per dare idea della venustà di Cillaro la de- 
finiva « artificum laudatis proxima signis » '. 

L' intiera figura h espressa in atto di riposo. Il braccio 
destro, passando all' indietro della persona s'appoggia lieve- 
mente sul fianco. La mano è vuota. È l'altro bi-accìo ravvolto 
in parte nella pelle del leone. La sinistra mano tiene la clava, 
che posta in essa assume la qualità dì semplice attributo. È 
poi così singolare il modo col quale sì vede tenere la clava 
stessa, da non potersi credere che cosi si facesse senza alcuna 
propria cagione. Viene in fatti racchiusa l'estremità di quel- 
l'anna nelle sole quattro dita, che la cingono. Il pollice, del 
quale h proprio ufficio il mantener chiuso il pugno ^ k alzato 
in ani fianco che preme con vigore. Questo atto aveva un co- 
nosciatissimo significato presso gli antichi. Plinio lasciò scritto 
« PoUices, cum faveamus. premere , etiam proverbio iube- 



■ Lib. IX. Epig. 45. 

* Het. XII, V. 397. Non à saprebbe ainmirare abbaaUnu il gusta e 
il dùcerni mento, che gli antichi antori mostrano in tali ÌDcontri giudicando 
deU« cose dell'arte. Si noti in qncsto coso moJesimo quanta O'idia esalti 
e qouito ingegnosamente la perfciiane dell'antica scultura, diccmla ; le forme 
del bellissimo Cillaro, non ngoftlì, né simili; ma solamente appresaantisi ■ 
qnelle lodate di egregi simiikcrì ! 

' Hic antem diiritns (pallei) factus est ut cnnriiidkt pni^um mannn. 
Albert. Magn. 1. .-animai, tract. 2, cap. 12, § digiti. 



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102 .'■.■/•. "BULLSTTINO DELLA COMMISSIONE 

miM^-.'V.jS prima, aveva detto Orazio « Fautor taroqite tuum 
laì^}>it' pollice lv4um > '. E per contrario segnali) Prudenzio 

''i) fanesto significato del pollice, dove parlando dei gladiatori 

-.to' notava qnal segno di desiderata loro morte. 

pectusque jacentis 
Virgo modesta jubet converso pollice rumpi *. 

Vorrei dunque credere, che quel pollice così rappresentato 
avesse f^li occhi degli antichi il significato di denotare in que- 
sto simulacro V Ercole Conservatore. Onorandolo in tal modo 
Botto invocazione che si trova essergli stata attribuita , e che 
si legge ripetuta nelle iscrìzioui e nelle stesse medaglie tanto 
da rendere inutile il citarne gli esempi. La quale idea dì con- 
servare riferir si poteva alle persone come alte cose, e si con- 
veniva quindi perfettamente al proprio oggetto dell' erma. Del 
quale io giudico, che fosse stato posto o come termine tn alcun 
campo, come dio tutelare presso alcuna via, o come speciale 
tutela d'innanzi ad alcuna casa, o tempio: luoghi tutti che si 
converrebbero al modo come fu tale Krme trovato, e non si al- 
lontanerebbero dagli esempì che abbiamo dei collocamenti pro< 
irii di divinità così rappresentate. 

P. E. V. 



* xivni, 2. 

1 Sp. ad loUiìtnu 

■ Cantra Symmach. 2, '. 



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ABCHEOLOaiCA . HUNICIPALE. 



FRAMMENTI DI COLOSSALE CORNICE 
RINVENUTI SOL VIMINALE. 



Kel Bullettino pubblicato nel mese di novembre 1872 i 
Btgg. cav. Carlo Lodovico Visconti e Rodolfo Lanciani, rìfereodo 
te scoperto avvenute sol Viminale, nel nuovo quartiere detto del 
Castro Pretorio, descrìssero la sostnizìone dell' aggere aerviano 
disterrata fin dall' estate antecedente, indicandone con precisione 
la giacitura. Dì cotesta sostruzione può vederai, molto in pic- 
colo, la pianta nella Tav. II del presente Bullettino, alla Hg. I, 
lett. A. Prosegnendosi a cavare in vicinanza, per le nuove edi- 
ficationi, nell'autunno dell'anno suddetto venne fuorì un altro 
avanzo ii^aW aggere, che nella citata fig.I rappresentiamo sotto 
la lett. B. : ma la piti rilevante scoperta, fra le molte che ivi 
si fecero in tale occasione, fu quella dì alcune reliquie di grossi 
muri eli opera laterisia. e di massi di travertino in costruzione; 
come pure di parecchi enormi frammenti di marmo, alcuni dei 
quali spettavano alla cornice di un ordine di vaste proporzioni, 
altri al vivo di uno stilobate , e allo stilobate stesso : massi e 
costruzioni che giacevano alla profondità di circa metrì cinque, 
presso l'angolo esterno del muro, che cìnge l'area della fabbrica 
del Macao, {v. fig. 1. leti. C). 

Il maggiore degli accennati frammenti dì cornice, scolpito 
ad angolo sporgente e con taglio obliquo, il che denota la sua 
commessura con altro masso ad angolo rientrante, è luogo m. 2; 35, 
la^o m. 1: 60, atto m. 1: 35. Le sua modinature consìstono in gola 
dritta, di cui può stabilirsi soltanto l'altezza, essendo rotta anche 
nell'intaglio; in listello; fmarola intagliata; goccìolatojo con bac- 



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104 BOLLETTINO DELLA COHUISSIONE 

celli; gola rovescia con foglie frappate; modigliooi scolpiti. Della 
fronte, con foglie nel barile ed aquila che stringe cogli artigli il 
fulmine di Giove, e nei due lati con ornato a volute e rose ; ovolo 
intagliato ; liatello è dentelli insieme legati con archetti ed oc- 
chielli; gola rovescia con foglie di acauto disposte a guisa di 
fave e campanelle ; finalmente ìn altra gola ornata con foglie 
COSI dette a apicchio d'aglio. Lo spazio orizzontale fra i modi- 
glioni è ornato di lacunari con rosoni a foglie di acanto; e 
quello verticale da nascimenti con encarpi , egualmente inta- 
gliati a foglie dì acanto: il tutto come vedesi delineato alle 
figg. 2* 3* e 4' della Tavola annessa. 

La scultura di cotesta cornice minutamente descritta i 
condotta col pili artificioso e sfoggiato meccanismo che veder 
8i possa, le parti incavate, sì negli ovoli e sì nei dentelli e la- 
cunari, palesano che le difficoltà del lavoro vennero felicemente 
superate da mano pratica e sicura: e parimente l'intaglio de- 
gli ornati si trova eseguito con molta bravura di scalpello, spe- 
cialmente in tutta la porzione della cornice eh' è occupata dai 
modiglioni e dalla gola rovescia sotto i dentelli, nelle quali 
parti si vede adoperato il trapano assai parcamente: laddove 
nelle altre due gole simiti il lavoro comparisce piuttosto rozzo 
e trascurato. 

Considerando il complesso delle modanature della nostra 
cornice, in cui non h membro che non sia intagliato e distinto 
profusamente di ornati ; e confrontando il lavoro e lo stile di 
questa col lavoro e collo stile di altri antichi monumenti ar- 
chitettonici di epoca certa, ci sembra che ì frammenti di cni 
si tratta possano credersi appartenuti ad un sontuoso ediSzio 
eretto, o verso la fine del secondo secolo dell'era nostra, o du- 
rante la prima met^ del secolo terzo. 

Oltre il frammento da noi descritto, tre altri ne tornarono 
in luce a piccola distanza da quello ; due dei quali , riuniti 
col primo — siccomo vedesi fatto in disegno, alla fig. 2* lett. E. F. 



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ARCHEOLOGICA HDNICIPALB. 105 

della nostra Tavola — danno una di quelle forme originate da 
cornici sovrapposte a colonne isolate, le quali risaltino da una 
parete. Ora si noti che un tal partito architettonico ci occorre di 
preferenza negli archi trionfali ed onorari, nei quali siffatte co- 
IdDoe risaltate , oltre al renderne piìi ricca la decorazione, ser- 
Tiiano poi anche a sostenere all'altezza dell' attico delle sta- 
tue di prigionieri , od altri simili emblemi , allusivi al fatto 
che ne avea motivato l' innalzamento. Così la stessa conforma- 
lione di questi marmi potrebbe suggerire l'idea, che a monu- 
mento di tal genere abbiano appartenuto i grandiosi avanzi di 
che ragioniamo: idea che viene in qualche modo convalidata dal 
fatto pìh sopra accennato, che sul medesimo luogo fu dissep- 
pellito un altro gran masso di marmo, di forma rettangolare e dì 
tali dimensioni, che avrebbe potuto e^iattamente costituire il 
vivo dello stilobate sottoposto ad una colonna isolata e risaltata; 
come anche un terzo masso, scolpito con modanature, le quali si 
Sarebbero adattate alla base dello stilobate stesso. 

Vediamo intanto se la nostra congettura, fondata per ora 
unicamente sulle foi'me architettoniche, possa venire alcun poco 
autorizzata, da qualche opportuno riscontro archeologico. Fu co- 
muD9 sentenza degli archeologi dei secoli XY e XVI, che circa 
questo luogo esistesse un arco di trionfo, dedicato in onore del- 
l' imperatore Gordiano. Egli è il vero che siffatta notizia sem- 
bra derivare da fonte non del tutto sicura , cioè, dal famoso 
Pomponio Leto, il quale nel suo libro de vetustate Urbis scrive 
così : intra hanc portam (tiburtiuam) et vimijialem erat porta 
quae vocabatitr porta inter aggeres, qnae nunc est clausa, ubi 
via erat satis munita intrinsecua. E regione hujus portae eì'at 
arcus Gordiani imperatorìs '. Dove facciamo avvertire, che per 
gli antiquari di quel tempo, i quali generalmente confoodeano 

' Ula yag. 130, del laro libro che ha per titolo de Roma prisca et 
nova tktrii auclora proul in tequtnli .pagella remerò al. : stampato in Boma 

del r.9a. 



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106 BOLLETTINO DELLA COlCHISSIOirB 

le porte delle mura di Servio Tullio con quelle delle mnrs im- 
periali, porta viminale era la nomentana, o di S. Agnese, che 
dopo la riedificazione fattane da papa Fio IV ebbe il nome di 
pia ; e che perciò la porta da essi chiamata inter aggeres — da- 
gli argini di Servio e di Tarquinio — stendo in mezzo fra la no- 
mentana e la tiburtina, o di s. Lorenzo, viene ad essere di ne- 
cessità quella porta onorìana della cinta di Aureliano che dicesi 
comunemente porta Oiiusa, perchè realmente fuori di uso e 
chiosa fin dai tempi almeno di Pomponio Leto '. L' arco di 
Gordiano adunque, secondo la notizia tramandatane dal romano 
antiquario , sarebbe sorto di rincontro alla porta Chiusa testé 
ìodicata, lungo una via che partendo dalla medesima ai dirigea 
verso l'interno della città. Ma che una tale situazione si raf- 
fronti benissimo col luogo in che avvenne la scoperta di que- 
sti marmi, ci lusinghiamo che ne lo accordi volentieri ognuno 
che gitti un'occhiata sull'annessa Tavola, in cui, alla fig. 4 
lett. H, è segnato il sito della porta Chiusa , allato al rìcinto 
del castro pretorio; e da cui può vedersi coma una via che 
muovesse da detta porta verso 1' interno della città, incontre- 
rebbe a breve distanza quel luogo, d'onde furono estratti dal 
suolo i nostri frammenti. È manifesto che la via di cui parla 
Pomponio è quella antica, la quale dalla porta Viminale della 
cinta di Servio andava direttamente alla porta ora chiusa delle 
mura imperiali. 

Vediamo peraltro se possa starsi al detto di Pomponio 
Leto, uomo certamente dottissimo pe' suoi tempi, ma la cui fede 
h alquanto dubbia, siccome interpolatore del catalogo regiona- 
rio. Per buona sorte in questo caso cib ch'egli afferma vien confer- 
mato dalla testimonianza di altri eruditi, sulla cui autorità non 
pub cadere il menomo sospetto, i quali parecchi anni dopo la 
morte del Leto, cioè nella prima quarta parte del secolo XVT, 

' Pomponio Leto morì nel 1497. 



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ABCBBOLOQICA HUNICJFALE. 107 

DOD solo co' propri occhi osservarono gli avanzi dell'arco mede- 
Simo, ma videro ancora toglierne i marmi, che ne formavano il 
rivestimento, per essere adoperati da Bramante Lazzari nella fab- 
brica del cardinal di s. Giorgo — cosi chiamavasi allora comune- 
mente il cardinale Baffaele Biario — cio^ nel magnifico suo palazzo 
presso Campo di Fiore.detto ora dalla Cancelleria Apostolica. Fran- 
cesco Albertino infatti nel pregevole suo libro sull'antica Boma, 
ch'è nn discorso tutto indirizzato a papa Giulio II, nel capitolo 
che tratta degli archi di trionfo, dà questa notizia al pontefice: 
Est arctis marmoreus Gordiani imperatoris apud poiiam in- 
ter aggeres non longe a Viminale porta; vestigia cujus dispo- 
liata visuntur ; cujus mormora lievererulissimus Raph. s, Geor. 
dtliitU ad suas aedes confìciendas '. Chi vorrebbe credere che 
l'Albertino, in una cosa di fatto, andasse a contar fandonie a 
papa Giulio II? ìHh diversa da questa o meno autorevole si è 
li testimonianza del rinomato Andrea Fulvio, che nel trattato 
iulle antichità di Boma pubblicato nel 1527 , nel libro II al 
foglio VI scrive : Subit porta interaggeres paucis admodum 
noto quoniam dausa et in nullo usu est, dieta quod irUer ag- 
geres Tarquinii condita sit in campo viminali qui hodie ab 
incolis dicitur vivarium. Est autem porta media inter p. s. Agne- 
tii et s. Laurentii in loco praecipUi sita , ubi extrinsecus a 
Intere statim occurrU locus planus instar magnae areae qua- 
drata forma parietibus circumseptus et dicebatur Castrum ct*- 

ttodiae *. Intra hancportam fuU oHm satis munita oc 

ulebris via , in qua erot arcus Gordiani imperatóri?. Ed al- 
quanto pih sotto, al foglio XXI : Constat enìm in hoc regione 
fuisse olim arcum tìiumphalem unius tantum Gordiani imp. 
in aggeribus Tarquinii. Cujus quidem marmora e profunda tei- 



' Nel libra piò sopra citato della Roma prisca el nova, a carte XLIII. 
* NoD accade notare che questo è 11 Caslm Pretorio allato del quale 
troTiù la porta Chinaa. Si veda la nostra pianta. 



id b/ vjOl^^^^^ 



108 BULLETTIN'O DELLA GOUHISSIONE 

Iure eruta ' converii vidimus in ornamenta templi oc palaUi 
s. Laurentii in Damaso — Bastino a noi questa due autorevoli 
testimoDianze oculari, e lasciamo iudietro quelle di altri au- 
tori poco posteriori, come il Marliauo *, Lucio Fauno * ed altri 
susseguenti, che probabilmente non fecero che trascrivere nei 
loro libri le surriferite notizie. 

Mettiamo da parte la quistione, se l'arco fosse o no di Gor- 
diano. Ma che nel sito dì cui si tratta durassero ancora. Dei 
secoli XV e XVI, gli avanzi di un arco antico; e die ì marmi 
del suo rivestimento servissero per la fabbrica del palazzo Ria- 
rio, ciò ne sembra assicurato con tanta certezza, che sarebbe, 
secondo noi, un far torto al buon senso ed all' autorità umani 
il dubitarne. E siccome, dall' una parte, il luogo da quegli an- 
tiquari accennato — vale a dire, una via che partendo dalla porta 
Chiusa indirizzavasi verso l'argine serviano — coincide tfttima- 
mente con quello dove fu fatta la recente scoperta : e siccome, 
dall'altra parte, la natura dei nostri marmi sembra appunto 
richiamare le forme di un arco trionfale, così ne lusinghiamo 
di aver reso abbastanza probabile la sentenza, che di tal genere 
fosse quel monumento , onde provengono le marmoree decora- 
zioni da noi prese brevemente ad illustrare. 

Circa r appropriazione di queir arco fatta a Gordiano, che 
deriva, come sembra, da Pomponio Leto, noi non vogliamo n^ 
difenderla né impugnaria. Quanto alto stile degli ornati ed al 
lavoro, questi potrebbero certamente convenire ai t«mpi di quel- 
r Augusto. E del terzo Gordiano ci attesta realmente Capito- 
lino, che dal senato gli fu decretato il trionfo contro dei Persi, 
e la quadriga tratta dagli elefanti ^ Né sarebbe meraviglia che 



' Vedasi qaanto bene ciò si raffronti colla profonditi di cinque metri 
a che furono diaseppelliti ^li avanzi di cui trattiamo. 
V Urbi! Rotnae lypographia, pag. 90. 
3 DelU Antichità di Roma, lib. IV. pag. 111. 
* Hill. Aug. ScripU. ed. Casanb. 1603, pag. 240. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 109 

l'arco gli fosse stato eretto nello Ticinannzedel castro pretorio, 
sia perchè di colà dovesse muovere la pompa del trionfo, sia in 
memoria del grande affetto che le milizie del pretorio portarono da 
prima a quel giovine Angusto, siccome ci attesta il sullodato bio- 
grafo; sia infine pei qualche altra ragione che al presente ci rimane 
ignota. Ad ogni modo, poterono gli antiquari dei secoli XV e 
XTI aver veduta l' iscrizione, o parte dell' iscrizione già inse- 
rita in queir arco, ed avervi letto il nome di Gordiano, come 
ai persuade il Nardini '. Comunque sia, una tal ricerca non h 
di nostro istituto, e noi l'abbandoniamo volentieri apiìi versati 
di noi nei topografici studi. 

Corrispondendo adunque, siccome dicemmo, le forme dei 
nostri frammenti ad uno dei partiti architettonici molto usitatì 
negli archi di trionfo; ed essendovi non dubbia memoria che 
nn arco di questo genere sorgesse anticamente circa il sito 
donde ì marmi vennero dissotterrati, ci è sembrata cosa non 
del tutto fuori di luogo, ni onninamente arbitraria, lo studiare al- 
qn&nto ed il rappresentare anche in disegno sull'annessa Tavola 
le forme e le dimensioni che il monumento avrebbe dovuto avere, 
desumendole dalla natura, dalle proporzioni, e dai particolari 
dei pochi membri superstiti: indizi certamente scarsi, ma tut- 
tavia significanti abbastanza in virtii dei precetti e delle norme 
poco variabili dell' arte antica. 

Secondo le piìi comuni proporzioni assegnate alle varie 
parti dell'ordine corinzio — cui appartengono i manui di che si 
tratta — l'altezza di tutto il coronamento, cioè di architrave fre- 
gio e cornice, corrisponde a due diametri e mezzo della colonna; 
e quella della cornice a quattro decimi dell' altezza suddetta; 
cosicché la cornice rinvenuta, essendo alta m. 1: 300, non avuta 
ragione della inclinazione, l'altezza totale del coronamento ver- 
rebbe ad essere di m. 3:656; ed alla colonna spetterebbe il 

' ftjiijj Aiuiea edii. del Deromani^ voi. II pag. 50. 



igi^^^BoglC 



110 BOLLETTINO DELLA COUUISSIOHB 

considerevole diametro di m. 1: 46. Partendo da questi dati, ed 
avuto riguardo alle debite proporzioni in tutte le altre partì, 
si è delineato alla fig. 6 della Tavola il prospetto dell'arco, a 
similitudine di altri nobili monumenti romani della medesima 
specie. 

' Termineremo con avvertire, cbe insieme coi frammenti archi- 
tettonici venne in luce dalla medesima escavazione anche un 
brano di antica iscrizione , che abbiamo fatto disegnare alla 
fig. 7. Vi si legge: 



AVGVST... 
CASTRO.... 



la forma delle'lettere si addice al secolo III dell' imperio; ma 
l'iscrizione non sembra grande abbastanza per poterla credere ap- 
partenuta a monumento di questa mole. Non h improbabile cbe 
l'epigrafe, quando era intera, contenesse in questa parte i nomi 
di alcuna delle varie imperatrici, che dopo Faustina giuniore 
e Giulia Pia ebbero il titolo di matei- Auguri et castromm, 
semplicemente di mater castrorum. secondo le circostanze, per 
aver preso parte coi loro consorti, o tigli, alle militari spedi- 
zioni, ed aver seguitato gli accampamenti, 

T. V. 



D.gitizedb/GoOglC 



ARCHEOLOGICA HDNICIPALB. 



BASSORIUEVO HITRIÀCO SCOPERTO AL CABfPUIOOLIO 
E TAZZA HITRUCA. 

(T«T. ni) 

Non ha dubbio che la storia del culto di Mitra presso i 
romaDi abbia avuto ai tempi nostri un incremento considerevole, 
laolo per gli studi del Lajard, dello Hammer, del Windishmann, 
del Botb, del Beufey , del Pott e di altri , che pììi accurata- 
mente ne ricercarono le origini e la simbolica negli antichi 
libri sacri dei persi e dogli indiani ', quanto ancora per varie 
ÌDsigni scoperte di monumenti, avvenute non solo in Roma, e 
nelle sue vicinanze, ma puranche in lontani paesi, ed in iapecie 
nelle provincie germaniche, dove il culto mitriaco, per fatto delle 
l^oni quivi stanziate e delle militari colonie , fu grandemente 
propagato e diffuso. Fra le più recenti delle quali scoperte 
meritano al certo ricordo, presso noi, quella del mitrèo di Ostia, 
btta nel 1861 e da me stesso illustrata *, e l'altra del mitrèo 
di S. Clemente in Boma , disseppellito nel 1868 e dichiarato 
da) mio illustre collega, sig. commend. 0- B. De Bossi*; ed 
in Germania quella della gran tavola mìtriaca rinvenuta nel 
1861 ad Osterburken , nel paese di Baden , pubblicato dal 
dal eh. prof. Stark *, ed ora esistente in Earlsruhe, in quella 
granducale raccolta di antichità. Di cotesti tre monomenti il 



' Dd» erudita indicazione della letteratoTa concernente le coae mitrìa- 
cbe ri ha Della memoria tedesca del eh. prof. Staik intitolata : Oue mi'frn 
itiia gmnduealt raccolta di aniichilà di KarUnhe, inurita nella pnbblica- 
lìone che ha per titolo : Patiekrifì tur HIV Venaiìunluns deuttclier PM- 
UoJofen und Schulmànntr ecc. Heidelberg 1865, pag. 38-39. 

= NegU Annali deWItUL di CorHsp. Areluol. 1864 pag. 147-183. 

> BulUtt. di Àreheol. CriiL, teconda serie, ao. 1 nnin. IT p. 153-168. 

^ Nello Kritto indicato alla noi* d. 1. 



db/GoO' 



Gc)OQk^ 



112 BCtLETTlNO DELLA COMMISSIONE 

primo ed il secondo hanno eervito piuttosto a fame meglio co- 
noscere la forma ed alcune rituali particolarità dei santuari mi- 
triaci ; mentre il terzo, contenendo una serie ricchissima di rap- 
presentanze e di scene allusive ai gradi della iniziazione ed 
alle dottrine arcane dei misteri, è riuscito maggiormente gio- 
vevole ad ampliare alquanto le nostre cognizioni sni riti e sulla 
simbolica , mediante cui quelle dottrine si esprimevano agl'ini- 
ziati. 

Che quesb) estesissimo culto mistico avesse in Roma sta- 
bilito uno de'snoi pib antichi spelèi entro le viscere di quella 
parte del monte capitolino, che sostiene la chiesa di a. Maria 
in Aracoeli , è cosa di cui da più di tre secoli si aveva con- 
tezza, per memoria lasciatane da Flaminio Vacca, il quale vide 
co'propri occhi quel sotterraneo '. Ed ecco che i recenti lavori 
di sterro e demolizione , occorsi pel rinnovamento della salita 
detta delle tre File, ci han rivelato che di uno speco mitriaco, 
sebbene assai minore di quello , non era priva neanche l'altra 
eminenza del monte cb'è dominata dal palazzo Caffarelli, e su 
cui sorgeva una volta il pih riverito santuario di Roma antica, 
il triplice tempio delle tre deità capitoline. 

Demolendosi lungo la salita testé accennata la casa già 
appartenuta ai marchesi Pellegrini , la quale per tradizione 
si credeva di Michelangelo, si rinvenne che in una scala posta 
in fondo al giardino , laddove detta casa confinava colle pro- 
prietà prussiane * , un antico marmo scolpito era stato adope- 
rat~ ad uso di scalino per modo, che la parte contenente il ri- 



1 Memorie a. 19. Il sacrario mitrìacD era stato certamente stabilito 
Delle antiche latomie capitoline; sulle quali si vegga anche il Donati {Soma 
prisca et nova lib. Il pag. 179). Vi si entrava dalla parte del carcere Ma- 
mertino. Nel secolo XIV era chiamato lo perso (De Boasi 1. e. p. 158 d. 5). 
Per altro moDn mento mitriaco scoperto snl Campidoglio si coafroati ciò che 
nota il sig. Laociani nell'articolo inserito in questo foecicolo. 

- Nella Tav. IV, che serre ad illustrare la relaiione del eh. Lanciani. 
il punto in cui avvenne la scoperta di cui si tratta i segnato col o. 3. 



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ABCHBOLOQICA HUNICIP&LE. 113 

lìevo era volta in sotto e murata. Demolita che fu la scala e 
ricuperato quel marmo, si vide che la sua parte figurata rap- 
presentava il dio Mitra , in atto di offerire il consueto sacri- 
Giii) del mistico toro. La suddetta scala era appoggiata alla 
roccia capitolina — che attualmente rimane visibile in quella ri- 
volta della nuova salita — e nella roccia medesima esisteva 
nna grotta, riempita di terra, la quale non sembrb molto am- 
pia, ma che per mala sorte , prima dì esser bene esplorata 
venne ricoperta , essendo non poco inferiore di livello al 
piano della strada. Frattanto la coincideoza della grotta col- 
r indicato bassorilievo fece di leggeri pensare ad un mitriaco 
spelèo. È cosa nota infatti , e da me stesso altrove toccata , 
che gli spelèi mitriaci non erano sempre di quella forma 
quadrilunga e regolare che si osserva, per esempio, nei mitrèi 
di Heddernheim, in quello d'Ostia, e in quello di s. Clemente: 
'na talvolta erano, o vere grotte, o latti a imitazione di vere 
grotte e cavati a belhi posta nel sasso '. A questa seconda 
specie di mitrèi, è da credere che appartenesse lo speco capi- 
tolino di cui si ragiona. Il quale che fosse di assai mediocre 
impiezza può ricavarsi dalle misure stesse del bassorilievo, che 
iTendo una lunghezza di soli m. 0. 85 ed un'altezza dì m. 0. 66, 
mostra chiaramente ch'era fatto per adattarsi a luogo piuttosto 
ingosto. Né toma difficile il comprendere, o almeno l'imnik^- 
■ursi, come ivi fosse stato fatto questo pìccolo mìtrèo. Perocché 
già sapevamo , e nella occasione dì recenti lavori sì è potuto 
meglio riconoscere, che quasi tutta l'erta del Campidoglio verso 
del Campo Marzio, ai tempi almeno dell'impero, era stata occu- 
pata da private abitazioni, addossate anche arbitrariamente alla 
roccia alle mura in guisa, da togliere l'uso e la vista delle 
difese naturali o artificiali del monte *. Accenna Tacito ai 

> Ann. deUliUt. di C. A. 1864, pag. 153 cf. De Rosrì 1. e p. 155. 
* Si confronti dò che dica in proposito il aig. LaociaDÌ in qneeto 
Bnllettiaa. 



idb/GoO, 



^-\ 



114 BDLLETTINO DELLA C0IOI13SI0NE 

gravi iDCODvenienti , che da siffatto stato di cose derivavano, 
descrìvendo l'assalto dato al Campidoglio dai parì,igiani di Vi- 
telìio : perocché , egli scrive , non era possibile impedire che 
coloro salissero sull'alto, arrampicandosi per le case contigue, le 
quali portate a grande altezza , siccome avviene in tempi di 
lunga pace , sgu^liavano il piano del Campidoglio '. Una 
dunque di tali abitazioni sarà stata appoggiata , o almen vi- 
cina alla rupe capitolina nel luogo dove si è fatta la descritta 
scoperta; e così a colai che l'abitava e n'era il proprietario, 
nel terzo o quarto secolo dell'imperio, sarà venuta l'idea, o di 
profittare di una grotta ivi esistente, o di cavarne una a bello 
studio, se questa prima non v' era, onde formarsi tm sacrano 
domestico, per l'esercizio del culto mìtriaco. 

Passiamo ora ad osservare il nostro rilievo, dì cui diamo 
una esatta riproduzione nella TavJUI n. 1. Il nume uccisor 
del toro, vestito all'uso frigio ed asiatico, è figurato, secondo 
il consueto, in fondo alla grotta mistica, simbolo della terra, 
la cui volta petrosa è interrotta nell'alto, per una specie di 
- centinatura &tta, forse modernamente, nel marmo. Al di sopra 
dell'antro, a drìtta di questo, è il busto del Sole ornato di 
nimbo e di corona radiata; a sinistra è quello della Luna, coi 
capelli cinti da un nastro, cui sporgono dietro gli omeri le 
coma lunarì. Sulla volta stessa dello speco , dalla parte del 
Sole, sta posato il corvo, che quasi mai si scompagna da Mitra 
in questo figuramento allegorico. Il nume aacrìficante ci si offre 
nell'atto solenne di premere col sinistro ginocchio il toro già at- 
terrato e morente, mentre col braccio dritto armato di coltello, 
la cui guaina gli pende sul fianco, ha già portato alla vittima 
il colpo mortale sopra la spalla; e mentre ad un tempo cpl 
braccio sinistro la tien presa fortemente per le narici. Nell'atto 



' Sec Hsti poleratU leartdentet per eonjuncla aedificia f uie, ut in multa 
in Mum edita totum Capiti^u aeguabant. TaciL Hist. III. 71. 



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ABCHBOLDQICA IIOIIICIPAI.B. 115 

stesso di consumare il saoriGzio rivolge Mitra il volto e solleva 
lo ^Durdo a dritta, verso la immagine del Sole '. La coda del 
toro tenoina , come sempre o quasi sempre , in un mazzolino 
di spiche; il che già palesa abbastanza la qualità simbolica di 
cotesto animale. Un cane ed un serpente si avvicinano bramosi 
alla ferita per lambite il sangue che in copia ne sgorga ; e 
frattanto uno scorpione stringe fra le sue branche le parti ge- 
oitali del toro già prossimo a morte. A dritta e a sinistra di 
questo gruppo stanno, su due basi o pogginoli, due ministri mi- 
triaci, che vestiti egualmente all'uso frigio, e tenendo in positura 
simmetrica l'una gamba incrocicchiata sull'altra, reggono, quello 
a dritta, una foce sollevata, una face abbassata quello a sinistra. 

La composizione e gli accessori del descrìtto rilievo poco 
nulla sì scostano dalle moltissime altre rappresentanze , che 
d son note, del Mitra tauroctono. Lo stile peraltro ed il hivoro 
n% piuttosto buono che mediocre; talché il monumento potrebbe 
assegnarsi allo scorcio del secondo secolo , ovvero alla prima 
metà del secolo terzo dell'era volgare. 

È abbastanza noto il significato allegorico, e specialmente 
il fisiologico di questa sì ovvia rappresentanza, ch'è quello del 
del sole dardeggiante sul principio umido gli ardenti suoi raggi, 
nmboleggiati dal pugnale di Mitra, che penetra nel sangue del 
toro. Tuttavia noi lo rianderemo di volo, traducendo una parte 
di quella rapida sposizione, che ne dà il eh. prof. Stark, a modo di 
corollario dell'erudito suo scritto superiormente allegato ' intomo 
alle insigdi due tavole mitriache di Meuenheim e di Osterburken 
( pag. 42-44 ). « La scena della grotta > egli scrìve < la presa 

■ Per qouto io mi Mppia niano ba oswrvtto che qneito atto in certo 
Modo è Mlenoe , «ieeome mttestuio preMochè tatti ì rilievi mitriftci. Il ra- 
riaimo monamento mitmco dÌMoperto alta Saborra , ed ora del Canipido- 
gfio, d offre la dicoetanza che mentre il ntune immolanda il toro fi rivolfe 
■1 Sole, questo prolonga imo de' no! raggi teno it iacrifloante. T. Armai. 
dMUtU. \9M Tav. d'agg. N. 

* V. nota B. 1. 



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116 BULIATTINO DELLA COKKISSIOMS 

e la uccisione del toro , è nn' allegoria dell' eroe solare , che 
nell'annuo giro del sole, eternamente giovine, pone un termine 
alla potenza lunare — da cui dipende la vicenda dei mesi e 
con essa il nascere ed il mancare di ogni vita , tanto umana, 
quanto animale, o vegetabile ; da cui proviene ancora la se- 
menza di tutti gli esseri dotati di senso — anzi con doloroso 
sforzo la uccide, per vedere da quella morte pullular nuova vita 
e sorgere un anno novello. Il toro quindi h simbolo della luna; 
le spighe uscenti dalla sua code adombrano la fertilità del- 
l'anno ; i due ministri portatori delle faci esprimono gli equi- 
nozi di primavera e di autunno, quando il sole s'innalza e si 
abbassa sul nostro emisfero ; lo scorpione che abbranca gli or- 
gani generativi del toro rappresenta il segno zodiacale del tardo 
autunno, della morente natura , direttamente opposto a quello 
del toro come costellazione della primavera ; il cane, e in atto 
dì far guardia, o lambente il sangue, è allegoria di Sirio, il 
custode del cielo, la costellazione del caldo divoratore, l'antico 
misuratore del tempo, e, mediante le sne epagomene, regolatore 
dell'anno solare. Anche il leone, il serpente, il cratere ' ed il 
corvo, che dall'alto guarda in giìi obliquamente, hanno riferi- 
menti astronomici ; sono dessi congiunti da mitologico legame 
siccome simboli che rappresentano l'ultima estate colla piena 
escrescenza del Nilo. Sotto a queste forme astronomiche intro- 
dotte pili tardi , sotto a queste ben note appropriazioni poste- 
riori del simboli traspariscono t vetusti concetti persiani del 
primitivo toro moriente; * del cane come benefico custode della 



' Il simbolo del leone e qn«lIo del cratere mancano nel nostro, ma sono 
assai fteqnenti in altri bsssorìlievi mitigaci. 

* Di questo toro primitivo , o cosmogonico , simbolo del priocìpio la- 
nare, ci attestano alcuni passi dei libri sacri dei persi, ch'esso morendo dio 
vita all'uomo, a tatte le specie degli animali, agli alberi, alle piante, a tutti 
ì beni della terra, e segnatamente a cinqnantacinqae specie di granì, le qoali 
uscirono dalla sua coda. — Lajard Mtmùire titr deux basnlieft miArUuiues 
qui ont iU decouverlt en Transylvaiiit. Paris 1840 pag. 18. 



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ARCHEOLOGICA UDNICIPALE. 117 

greggia, come scorta delle anime e Beppellitore dei corpi ; dello 
scorpione come animale di Abriman, nepico delle creazioni di 
Aoramasda; del corvo come volatile del dio della Ince — Il 
sangue scorrente del toro , che sgorga in sorgenti di vita, è 
analogo alla stagione delle piogge invernali, la quale rìmena la 
primavera. » 

Per altri allegorici significati dì questa ovvia rappresen- 
tanza, massime in ordine al dogma fondamentale della dottrina 
dei misteri, ch'era quello dell'ascensione e della discesa delle 
anime per le due porte del cielo, cioè, il sole e la luna, si cod- 
snlti specialmente cit> che ne ha disputato il Lajard nelle dot- 
tissime sue ricerche sul culto e sui misteri di Mitra '. 

La publicazione di questo marmo capitolino, esistente 
presso la Commissione Archeologica, ne porge occasione dì 
divulgare anche un altro monumento mitrìaeo, che per ogni 
riguardo merita di esser portato a notizia degli eruditi. 
Questo è una tazza , delle antiche fabbriche aretine dì ar- 
gilla rossa , di cui al n. 2 della nostra Tavola diamo la ve- 
duta della parte interna di prospetto, alla grandezza della metà 
del vero; ed al d. 3 la forma della tazza medesima in piccola 
proporzione. Appartenne il monumento al testé defunto cav. 
Giambattista Guidi , da cui avemmo cortesemente il permesso 
dì &rlo disegnare per questo Bullettino, e che ci disse averlo 
rinvenuto alcuni anni or sono a Civita Lavinia, insieme con 
altri frammenti di stoviglie consìmili e impresse colle stesse 
figure. Nel fondo, all'esterno, non vi è alcun nome ah segno 
dì fabbrica. Ed h singolare che i rilievi, in luogo di ornare la 
parte estema , siano stampati nell' intemo del vaso. Lo stile 
dei medesimi accenna chiaramente i tempi della decadenza, ma 

> Oltie lo scrìtto del Lajard citato nella nata precedente bì vegga 
rUtro: Kouvtiles obiervatiotu tur U grand bat-relUf miUiriaque du Mute» 
rairaj de Paris. Parìa 1828 ; ed anctie: Msmaire tur un bat-ntief mUluia- 
que qui a Uè dieouvert à Fùnrw {Itire). 



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118 BOLtBTTINO DELLA C0UUISSI0N2 

ritiene sempre alquant'O di quella rigidezza che distingne e ca- 
ratterizza il fare etrusco nell'arte. La qual circoatanza, di con- 
Rnrto colle osservazioni che fra poco foremo Bui modo come vi h 
trattato il vestirò di Mitra, ne condurrebbe a sospettare, cbe que- 
sto monumento debbasì attribuire a tempi piti antichi di quelli 
cni spettano d'ordinario gli altri monumenti romani di questo 
culto. 

Tre diverse rappresentanze ne offre l'interno della tazza, 
tutte e tre allusive al culto ed ai misteri mitrìaci. La prima 
h quella del nume tauroctono; e questa per due particolarità 
singolari si distingue da tutte le altre di egaal soggetto. In 
primo luogo, per la ricca foggia degli abiti di Mitra, che spie- 
gano tutto il lusso del frigio ed asiatico vestire : perocché tanto 
il suo berretto, quanto la tunica disposta a sottili pieghe verticali, 
con alta e ricca cintura, e le brache o anassìridi, negli orli e 
nei lembi vengono distinti da quegli artificiosi ricami, pei quali 
ì frigi specialmente furono di tanta eccellenza, che dierooo il 
nome a cotesto genere di ricercata manifattura. ' Il nume in 
così festoso abbigliamento ritrae non poco delle figure degli 
antichi ra sassanidi, che ne offrono alcune gemme ed alcune 
monete ; e si distingue fra tutte le altre rappresentanze di 
Mitra presso i romani. In secondo luogo è notabile il oo- 
stro gruppo per l' assenta totale di quei simbolici animali 
testé osservati nel rilievo capitolino , che mai o quasi 
mai sogliono mancare dintorno al toro ferito. Ed invero in 
mezzo ai numerosissimi monumenti di questo cnlto adunanti 
nell'atlante del Lajatd, * non v'ha che una lucerna di terra 
cotta, edita prima del Passeri , in cui 1' allegorico gruppo sìa 



1 Si sa che phrygiones farono detti i rìcamatorì , e veiUs phrygianae 
le vesti int«s9Qte di oro, o bottilmente ticanute coU'ago. 

- Nell'opera che ha per titolo ; Inlroduclion à l'itude du etUU p*Mic 
et du mollerà de Milhra en Orient ti m Oceident. Planches. 1847. Qaeeto 
volome contiene una corta inttodazione, e manca di testo. 



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ARCHEOLOQICA UUNICIP&LE. 119 

limitato ai due soli soggetti principali della vittiina e del 
BMrificatite. ' À Benso nostro peraltro non si vuole attribuire 
OD qualche recondito significato ad una varianza pressoché iso- 
lata; ma sarà pìii prudente il crederla introdotta in questi due 
fittili monumenti solo ad effetto di compendiare, in certo modo, 
li composizione del gruppo, riducendola al due soli elementi 
strettamente necessari pel simbolo. 

A quello di Mitra si oppone nella nostra coppa un altro 
gruppo dì QQ giovine, vestito anch'egli di abito frigio, o per- 
siano — men ricco peraltro, e privo del candys o mantello — 
il quale avendo afferrato un toro per le due zampe posteriori, 
e reggendosi queste fortemente sopra le spalle, cammina a fa- 
tica, traendo a ritroso il toro, cui non rimane che l' uso delle 
dae zampe anteriori. Questa scena allegorica si è già incontrata 
tu di altri cinque bassorilievi mitriaci, * e varie spiegazioni 
soDOle state date dagli eruditi : il che dimostra quanto sia ma- 
lagevole il ritrovare la vera. Tuttavia il monumento , che me- 
glio forse degli altri può servire ad illustrarla, si è il rilievo 
già in princìpio allegato di Neuenbeìm ; perchè nei quadretti 
lateiali di questo il gruppo del giovine che trascina il toro — 
si vegga nella nostra Tav. sotto il n. 4. — trova riscontro in 
altre scene consimili, nelle quali non h di variato che l'azione 
rispettiva e la positura delle due figure. Il eh. Stark h di pa- 
rere, che quelle quattro sceife alludano, o alle quattro fasi lu- 
nari, veramente alle quattro stagioni dell'anno. ' A noi par- 
rebbe piit probabile questa seconda ipotesi: perocché ci sembra di 



' Passeri Luccrn. firUI. pug. 75. 76, f;ib. KO. — LajarJ. op. cU. pL C. 
Vi nrebbe anche □□ medaglione di Gordian Fio, edito dal Tignoli, che lo 
■teso Lajard d^ alla tav. CII; ma in qnesto ìl soggetto È trattato in modo 
lui dinno dalla solitA forma del Mitra taaroctono. Cosiccliè la lacerna 
del Faaseii ■pah aversi p«l Bolo confronto che in sifiìttta partìcolaTìtÀ trovi 
il nostro monumento. 

' Ujard pi. XC, XCII, XCHI, XCIV, XCVI. 

' Lw. cìt p. 23, 24: 44, 



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120 BDLLBTTIN'O DKLL& COHHISSIONE 

scorgere nel giovine frìgio un rappresentante del sole che varùi- 
mente esercita la sua influenza sulla luna, simboleggiata dal toro, 
adombrando in siffatta guisa la varietà delle stagioni. La figura, 
per esempio, del giovine che tira il toro a ritroso potrebbe si- 
gnificare la stagione di autunno, in cui la forza del sole, sner- 
vata dalle pioggie, non trionfa che a stento dol contrario prin- 
cipio umido, che gli antichi riponevano nella luna. Siccome poi 
la simbolica del mitriacismo, nel tempo stesso che spiega i fe- 
. nomeni naturali, si presta eziandio, il pih delle volte, a simbo- 
leggiare le cose arcane dei misteri, è percib avviso di qualche 
dotto che il medesimo gruppo riferisca a filosofiche dottrine, 
ai cimenti ed ai gradi della iniziazione: e ad una tale inter- 
pretazione può servire di appoggio la circostanza, che talfiata, 
come in questa coppa, il gruppo in quistìone sì trova isolato, 
in mezzo ad altre scene, che palesemente riferiscono alla ini- 
ziazione. Comunque si fosse, a noi non è dato che accennar 
qneste cose, poiché lo svolgerle appieno non sarebbe di questo 
luogo, ed esigerebbe che si chiamassero a confronto e si pro- 
ducessero tutti gli altri monumenti, che variamente ritraggono 
questa scena allegorica. Avvertiamo soltanto, che se il mede- 
simo gruppo realmente fu simbolo di uno dei gradi che avevano 
a percorrere i candidati di Mitra , ne conseguita per giusta 
illazione, che la nostra tazza dovesse appunto servire per quella 
classe d'iniziati, che' al corrispondente gradino della scala mi- 
stica erano pervenuti *. 

Ai due già descritti gruppi della nostra coppa si frappone 
la figura di un leone, che incede colla testa abbassata. Il leone 
è notissimo simbolo mitriaco e solare: soventi volte lo trovia- 
mo assistere al sacrifizio del toro ; e sappiamo eh' ei dava il 



t Dì qaesto dmbolo tratta di pioposito il L^srd Mim. tur deux batrtl. 



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ABCHEOLOOICA HUHICIPALE. 121 

nome ad uno dei gradi della inizazione, il quale, secondo l'or- 
dine in che vengono recitati da S. Gerolamo, sarebbe il quarto 
dei tette. ' Che piii ? Mitra stesso nella sua forma pili arcana 
prende una figura leontocefela. Non ò dunque meraviglia di ve- 
dere il leone effigiato in una stoviglia, cbe certamente fu arnese 
addetto a quei riti. 

Ha per qual uso nel culto di cui si tratta servivano que- 
ste coppe? Per ispiegarlo non sarebbe forse inopportuno il ram- 
memorare le querimonie fatte dai padri della Chiesa pei sa- 
cramenti cristiani , ed in ispecie l'eucaristia , malamente pro- 
fonati nei misteri di Mitra. Ma sarà piìi a proposito il ricor- 
dare ciò che il eh. De Bossi, nel dichiarare lo spelèo di s. Cle- 
mente, ci ba fatto avvertire, ossia che in un raro bassorilievo 
mitrìaco del Tirolo, ritraente la serie dei riti e delle pruove che 
dovea percorrere il cacdìdato dei misteri, la scena finale della 
iniziazione è per l'appunto un convito.* L'illustre atcbeologo 
ha felicemente congetturato, che a simili religiosi banchetti po- 
tessero servire qne' due grandi scaglioni laterali , che trovansi 
nello spelèo celimontano; siccome non mancano in qualunque 
altro di regolare struttura. 

Al confronto da lui allegato noi aggiugniamo qnello del 
gran rilievo dì Osterburken, già menzionato più volte, in cui 
medesimamente si osserva la scena del convito; sebbene in 



' « Spdaatm MiOvrae et omnta pùrUntOM tìmulacra quibia eorax, gry- 
pktti, mila, leo, pertei, heliodromtu, pattr inìtianlur lubosrtit, fregil, exw- 
n'L > (Epist. CVII ad Laetom) : cf. Henien BMU. dell' Intl. 1868 pag. 97, 98 
— I rìlìeTi laterali del grim bMaorìlieTo di Otterbarken , che san sette dì 
ninnerò, accepoaDo chiaramente ad altrettanti gradi d'inìtiaiiane. Coal pare 
nna tavoLa mitrìaca del Tirolo; ed il ben noto rilievo in Tetro gii del moaeo 
OUrìerì, io cui ne] Inogo dei sette quadretti si hanno sette corone (Lajard 
pf. LSXXVUI , xeni). H» torto dnnqne il eh. Staik di crederli otto, 
loe. dt pag. 44. 

- fiuUtU. di ÀrcluoL (Vf«t.teeonda selle, anno prime n. tVpag. 1S3. 



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122 BULLETONO DELLA COlOnSSIONE 

questo nOD tenga U pììi alto luogo, ma l' ìnfimo in quella se- 
ne di sette quadretti, che rappresentano i sette gradini dei mi- 
steri. ' E la tazza che divalghiamo, rarissimo cimelio nel suo ge- 
nere, rende per fermo una bella e inaspettata testimonianza del- 
l'uso rituale o solenne dei mìtriaci banchetti. 



^ Stftrk toc. eil. tav. n. 



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ABCHEOLOQICA HTTNICIPALI. 



UN SINGOLARE SIGILLO FIGULINO 



Nel nuovo quartiere dell' Esquilino è stato rinvenuto il pri- 
vato edificio d'un collegio, probabilmente di gladiatori dei tempi 
di Commodo; intomo al quale in nno dei venturi fascicoli del 
nostro Ballettino dari> accurate notizie. Quivi nel di 23 di Marzo 
del corrente anno fu rinvenuta una lastra di terra cotta con 
impronta sigillare tanto strantt e d'indole tanto diversa dalle 
Dote fonnole di quella classe d'epigrafi, che la stimo degna del- 
l'onore d'un breve commento. Bello è interpretare e dichiarare 
storici monumenti ed illustri opere d'arte; ma non meno del 
sDO valore fa prova l'archeologia, quando da minute quisquilie 
e da cimelii d'infimo grado sa trarre scintille di Ince, e notìzie 
inaspettate. Ecco il disegno dell'ìmuronta, intorno alla quale in- 
tendo parlare : 



SECVLO CONSTANTIAKO. PROVISIOLIMENà. 



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124 BULLSTTIMO DELLA COHUISSIOMB 

Qui tatto è straoiBsimo. Le date nei romaoi sigilli dei figali 
SODO, còme il legitimo uso chiedeva , consolari. I nomi degli 
imperatori nelle opere doliari sogliono essere segnati piuttosto 
a titolo di dominio, che di memoria cronologica ; e fa d'uopo 
discendere ai tempi dei re Qoti per trovate sulle tegole la data 
solenne: regnante domino nostro TTieoderieo, od Mhalarico, bono 
Romae *. Giammai ìd si&tte epigrafi , eccetto quella sola dì 
che ragioniamo , si le^e la data del secolo; né in altri mo- 
numenti appare la singolarissima formola saeculo Constaritia- 
no. Non meno nuova, benché meno strana, è la voce provisio; 
che sembra qui sostituita nel luogo dei vocaboli ratio , statio 
adoperati nei sigilli dei figuli per indicare l'ufficio, la ragionerìa, 
delle officine doliari. Ma oscurissimo a prima giunta è il senso 
delle seguenti lettere LIMENÀ; anch'esse, come tutto il rima- 
nente, inaudite nell'immensa famiglia dei bolli figulini. Un tanto 
complesso di novità entro il breve giro di quattro parole me- 
rita che ne cerchiamo la ragione e l'interpretazione. 

Benché oggi per la prima volta ci imbattiamo in un esem- 
plare interissimo dell'impronta di questo sigillo, pure un altro 
esemplare, ma difettoso, della medesima impronta fa visto in 
Boma dal Fabretti, che lo trascrisse cosi: 

SECVLO CONSTANTIANO 
PISONIS 

Il PISONIS della seconda linea i evidentemente cattiva let- 
tura delle lettere' FBOVIS ..., nell'esemplare visto del Fabretti 
tanto male impresse, che delle seguenti quell'esperto epigrafista 
non potè deciferarne veruna. Egli avverte, che le lettere della 
linea superiore erano circa octagonum dispositae; come nel no- 
stro perfetto esemplare parimente osserviamo. Il Marini nella 

' V. BnU. d'arch. critt. 1871 p. 78, 79. 



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ÀBCHBOIOOICA IfDMICIPi.LE. 125 

inedita raccolta delle ÌBCrìziODÌ dollari registrò il citato fabret- 
tiano sigillo sotto il numero 1122; ni di sì raro capo di quella 
raccolta possedette o vide mai campione veruno. Laonde scrisse: 

< è ben disgrazia, che siaci questa ( epigrafe ) peivenuta cosi 

< mancante; che d cosa rarissima e singolare > \ Le sole parole, 
che nel fabrettiano esemplare davano senso, cioè la formola saeculo 
Constantiano, il Marini commentò così. < Si volle alludere forse 

> alla felicità del secolo del gran Costantino , celebrata anche 

> Delle medaglie colla epigrafe SÀEGVLI FEUGITÀS, e sì sa 

• che i principi e i loro cortigiani hanno sempre esaltata la 

> felicità dei lor tempi; di che vedasi il Bitter nelle note alle 

• novelle di Teodosio (cod. Tkeod. T. VII p. 3). Quindi una 

• iscrizione del Fabretti (cap. IX d. 499) comincia: PBO BEA- 
. TITVDINE TEMPOBVM DD. NN. CONSTANTI. ET. CON- 

• STANTI3; e in una del Muratori (464, 4) si legge GBA- 

> TUS AGENTBS BEATITVDINI TEMP0BI3 , in cui erasì 

• riparato un acquedotto *. Ottimi sono questi confronti; e piii 
.stringente è quello di una lapide tiburtina, posta a nome del 
senatAe popolo romano BEATISSIMO SAECVLO DOMINOBVM 
NOSTEOBVM CONSTANTI ET CONSTANTIS AVGVSTO- 
BVH *. Ha ciò non chiarisce la ragione della fonnola di 
DuoTO conio saeoulo Constantiano , singolare nelle umili im- 
prooto figuline; dalle quali ogni pompa di sifi'atte frasi innanzi 
al periodo della gotica dominazione fu esclusa. La seconda linea 
del costanziano sigillo, il quale oggi per la prima volta ci si 
rivela, potrà aprirci l'ascosa intelligenza dell'enigma proposto. 

iVoumo e provisor sono voci adoperate nelle epigrafi ono- 
rarie dei magistrati, massime provinciali, e dei patroni munici- 
pali , per lodarne le provvidenze in fovore delle province o 
citU alle loro core affidate. I Casinati dedicando la statua di 



■ Huini, ber. dollari, op. ma. (nella biU. Vaticana) p. i 

■ Mantori, nei. inicr. 463, 9. 



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i 



126 BULLBTTINO DELLA COUHIS8I0KE 

C. Faccio Felice loro patrono e curatore ai chiamarono ejta 
provisione semper felicìler gubernati '. Ed \\ corpus susceplo- 
rum Ostiensium aive ft»rtwensti*m (dei rÌceTÌtorì, cioè, dei tri- 
buti annonarii dovuti alla cittEi di Boma, che per mare veniTuio 
a Porto e indi pel Tevere all' emporio romano ) eresse una 
statua a Memmiu Vitrasio Orfito tre volte prefetto di Boma 
sotto Costanzo e Giuliano imperatori, ob ejus, temporibus dif- 
ficiUimis, egregias oc salvAares provisiones *. iVovtsor ordvnÀi, 
civitatis, provi/nciae sono cote formole di sifiatta classe d'epi- 
grafi , illustrate dal Borghesi e dal Minervinì *. Il vocabolo 
adunque provisio del nuovo sigillo chiama la menzione d'un 
magistrato, o d'un ufficiale affettante i modi dei m^slratL 

E veramente le lettere LIUENÀ d'una sola interpretazione 
sono capaci, LIMENArcAoe. La greca voce \timiap/i}5 , il cui 
ovvio Benso equivale a capitano del porto, fu di uso legittimo 
anche in latino : e due volte È registrata nei frammenti degli 
antichi romani giureconsulti raccolti nelle Pandette ^; una negli 
imperiali rescritti raccolti nel codice giustinianeo ^. Si i dubi- 
tato intorno al vero officio dì cotesti limeruurchae. Imperocché 
il giureconsulto Paolo li nomina insieme agli stazionarli: Ummar- 
cAoe et stattoruo'ti fugitivos deprehensos recte in custodiam reti- 
nenl '. Laonde taluni li hanno stimati del genere medesimo dei 
militi stationarii; e piuttosto guardie, che prefetti dei porti '. 
Ma gli imperatori Diocleziano e Massimiano adoperano la frase 
limenarcham creare * ; la quale sì addice meglio ad un pre- 
fetto , poniamo pure infimo , che ad un semplice milite. E se 

• V. Minerrini, Boli. areh. nap. 2 ser. T. Il p. 74. 

^ Y. Mnratori 1. e. 720, 2. Cf. Do Vit, Lexicon v. Provisio. 

• V. Bo^hesi, Oeuvres eompUles T. TU p. 412 ; Minerriiii nel Boli 
aich. nap. ser. l T. T p. 66. 

t Big. XI, 4, 4; L, 4, 18. 

s Cod. Just. VII, 16, 38. 

6 Dig. VI, 4, 4. 

' V. Bocking, Solitia digmL Oeeid. p. 191.' 

• Cod. lust. 1. e 



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ìbcheologica mrKiciFAtB. - 127 

per Io passato intorao al senso di cotesta appellazione poteva 
disputarsi, o^i il dubbio et dilegna dinanzi al novello mona- 
mento ; l' nnico che nomini un Umerwroka. La provisio lime' 
turehae manifestamente allude alle funzioni d' un officiale capo 
del porb) ; quale il medesimo greco vocabolo lo definisce. E 
Tendente ìnterpretuione è confermata dal confronto tra cotesto 
fflgillo figulino e le parole di Arcadio Carisio ginreconanlto. Li- 
menarchae vel cv/ratores ad exstruenda vel refidenda aedifida 
pabliea óve palatia sive navalia vel mansiones destinantw '. 
n sigillo figulino c'insegna, che alle provisiones del limenarca 
erano affidati anche edifici: e ci guida a discemere tra le molte 
specie di edifici annoverate dal giureconsulto nelle parole alle- 
gate quella , che egli intese riferire ai limenarehae, i navali 
(novalta). 

Che l'emporio tiberino in Boma abbia avuto un limenar- 
da , né lo sapevamo , né sarà forse stimato probabile anche 
dopo l' odierna scoperta. Io lascio intatto questo dubbio : ed 
iir interpretazione del novello monumento mi basta osservare, 
quanto inverìsimile sarebbe l'attribuire al supposto limenaroha 
dell'emporio tiberino il pomposo sigillo, di che r^iooo. In Boma 
egh poteva essere appena un officiale o minietro d'infimo grado 
eotto k dipendenza del prefetto dell' annona ; il quale fino a 
Porto «stendeva la sua autorità, tanto però eclissata da quella 
del suo superiore immediato il prefetto di Boma , che Boezio 
esclamò : nunc ea praefectura fanntmaej qvAd abiectius V Né 
cotesta prefettura nel secolo quarto era assai piti illustre, che 
all'età di Boezio. Del rimanente uà i m^istrati maggiori né 
gU officiali inferiori in Boma improntarono i loro nomi o la 
menzione del loro grado Bulle figuline di pubblica ragione della 
cittiL E in quelle del principe si segnavano le sigle della toUo 



' Off. L, 4, 18. 

* Boethiu, De coiuol. phitot. m, 4. 



idb/Gocwfr 



128 SIII.LBTnNO DBLU COHHIBSIONE 

statio palrimoni, non del rationalis. Tutta adunque la for- 
mola del sigillo del limenarcha ci consiglia a cercarne la pa- 
tria fuori di Roma. Dobbiamo trovare una città marittima , ove 
il limenarcha Bopraintendesse a prowisioni di qualche impor- 
tanza, ed ove della singolarissima adulatoria 'data saeculo Con- 
stoTitiano si possa rendere epeciale ragione. 

Non dee sembrarci improbabile , che il suolo romano ci 
dia tegole d'officine non romane. Nel 1870 dalle macerie del- 
l'emporio venne in luce una tegola con l' impronta di lettere 
greche; esempio novissimo nel Lazio, ove i sigilli dei fìgoli 
sono tutti latini. Esaminatene con opportuni confronti le sigle, 
dimostrai quella tegola essere d'origine asiatica e propriamente 
della Siria ' ; ed il eh. F. Bruzza con la sagace dottrina , che 
ad illustrazione dei menomi fatti sa con rara arte adoperare , 
rese pieno conto della lontana trasmigrazione di si povero ma- 
nufotto venuto per mare dall'Asia a Porto, da Porto a Roma 
pel Tevere. * Anche del tegolo fatto per provisione d'un lime- 
narca uno dei soli due esemplari fino ad oggi trovati in Boma 
viene dalle ripe del Tevere. Il Pabretti (I. e.) ne registra il 
luogo della scoperta colle parole seguenti: ad dexteram Tibe- 
ris ripam super novum navale. Né per rintracciare la patria 
di cotesti mattoni e della loro officina dovremo peregrinare per 
i porti delle isole e delle lontane coste dell'Europa, dell'Asia 
dell'Africa. Facciamo sosta, appena salito il corso del Tevere 
alla prima stazione marittima, a quello che in Boma è chiamato 
il Porto per antonomasia. 

Esso aveva due bacini , quello dì Claudio e quello di Tra- 
iano * ; e perciò selle lapidi troviamo menzione del procurator 
portus utriusque '. Per lungo tempo il pmius uterque, ì suoi 

' V. Ball, d'arch. criat. a. 1870 p. 7 e aegg. 
1 7. Boll delllnst di corrìsp. areh. ». 1872 pig. 185 e aegg. 
' V. Lanciani, Annali deU'Inat. di corrisp. arch. 1868 p. 157, 163, 
" Or«Uì, D. 1888,. 3178, 6S23. 



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ARCHEOLOGICA HUNICIPALB. 129 

nu^aizini, quanti quivi abitavano, i corpi di operai portuenH 
che servivano alla gigantesca vita dì quell'emporio attivissimo 
non furono di)^unti da Ostia nh dall'amministrazione municipale 
dell'ostiense colonia'. Ma il Porttts uterque nel corso dei se- 
coli imperiali venne ogni dì pììi acquistando importanza propria 
e distinta da quella dì Ostia *. Ai tempi in circa di Costantino 
il procurator porPus utriiiS'jvs divenne Comes portttum; dalla 
qnale dignità regolarmente si ascendeva al governo d' una pro- 
vincia '. I Cristiani portuensi fecero chiesa a parte da quella 
degli Ostiensi; ed il loro vescovo nel 317 intervenne al sinodo 
di Arles e si sottoscrìsse de loco qui est in Portu Romae *. 
Nelle preziose notizie però circa la portuense topografia, che 
apprendiamo dai papiracei diplomi del 1018 e del 1049 *, tro- 
viamo la menzione della civitas Constantiniana in Porto, la cui 
cinta di mura è anche oggi riconoscibile '. Adunque il loous 
^ est in Porta Romae fu da Costantino o dai figliuoli di lui 
elevato al grado di città; o almeno cinto di mura e in tale 
forma ampliato, che al suo principale quartiere rimase il nome 
di ciffUeis ConstaiUiniana. Laonde senz'ire in cerca di lontani 
porti, ecco nel vicinissimo a Booaa ed all'emporio tiberino con- 
diiioni speciali, che spiegano la pomposa formola d'una quasi 
èra nuova, saeculo Constantiano, adoperata nel sigillo delle figu- 
line provviste da un limenarca. Corutantianum potè dirsi il 
taecìUttm in lelazicne al nome del maggior Costantino; il quale 
fu così chiamato dall'Augusto Costanzo suo padre. Constantia- 
niwi potò dirsi per rispetto ai figliuoli dì Costantino, Costanzo 
e Costante , che forse continuarono e compierono l' opera pa- 



> V. il mio Bull, di crìst. Mch. 1866 p. 39, 63. 

t Vedi l. e. pag 40-42. 

■ V. HeDien, Bnll. dell'Inst. di cotrisp. arch. a. 

• ConeUia ed. Mansi T. II p. 477. 

' T. Hanoi, Papiri n. XLII, XLIX. 

' V. Nibby, Analisi della »rta dei dintorni di I 



oo«^ le 



130 BULLETTINO DELLA COHHI5S10KE 

terna ; e il cui secolo i Tiburtuii nell'epigrafe sopra citata pro- 
clamarono beatissimo. Se dall' importanza del Porto romano , 
massime nel secolo quarto , argomenteremo le pretese del buo 
limeiiarca, uou ei farà mera?iglia l'affettazione che spira dalla 
formola del singolare storico sigillo: 

SBCVLO CONSTANTIANO PEOVISIO LIMENArcAo*. 

G. B. D. B. 



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ARCHEOLOGICA UUNICIPALE. 



SIHOOLAKE EPIGRÀTE 
DI FISTOLA PLUUBEA ACQDARU. 



Poichb nell'articolo precedente bo trattato il modesto tema 
dell' interpretazione d' una singolare impronta figalina, cade in 
acconcio che segniti dettante alquante parole intomo all' epi- 
grafe singolare d'una fìstola acquarla di piombo; la quale darà ma- 
terìa a discussione di non lieve importanza epigrafica e storica. 
Anche questa è tornata in luce dagli scavi dell'Esquilìno nel- 
l'area della villa già Negroni, oggi Massimo, tra le t«rme 
^oclezìane e la basilica di S. Maria Maggiore. 



1/ lettere sono impresse , come h consueto in cotesti tubi , a 
rilievo; ma per mala sorte l'epigrafe non è intera, mancandone 
il principio. Essa termina nella cifra numerale XII in lettere 
fmaggiorì delle precedenti: le quali cifre indicavano il modulo, 
ossia la capacità, della fistola '. La nostra era duodenaria, che 



■ T. Hftrini nel Giornale dei letterati di Pisa T. TI pag. 54, e nelle 
Ikt. A]ban« p. 35. 



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132 BULLETTINO DELL& COHU18SI0NB 

doveva dirsi anche duodenum; imperocché le fìstole ds Plinio 
chiamate denariae ' Vitrnvio appella dewum, e cosi altre quin- 
denum, octonum, \ Delle quali appellazioni il lodato Vitrnvio 
così definisce il significato: ex latitudine lamnarum, quol di- 
gitos habuerini antcquam in rcdtmdationem (lectemtur, magni- 
tudinum ita nomina conciptunt /ìstutae: namtjue qìiae lamna 
fuerit digitorum quinquaginta , cum fi'étvia perficietur ex ea 
lamna vocabihtr quinquagenaria , similiterque relìquae '. 
Ma intorno a ciò si legga Frontino, de aquaeductibus Urbis 
Roìnae e. 24 e seguenti ; il quale avverte che della fistola 
diiodeaarìa l'uso non era frequente (e. 32), anzi nel e. 44 la 
dice al tutto disusai; fistula duodenaria in usu non est. Laonde 
rara cosa è cotesto campione d'una fìstola di siffatta capacità, 
nh se n'era fino ad ora trovato il simile. Il tubo plumbeo i 
stato rinvenuto aperto , pesto e mancante di molta part« della 
sua periferia; talché non possiamo verificame la misura né con- 
frontarla colla impressa cifra duodenaria e colle norme regi- 
strate da Frontino. 

Le predetto note numerali sono di buone forme romane; 
e tali anche sono le lettere dell' epigrafe , poco diverse da 
quelle dei tubi di piombo dei secoli imperiali. Ma il nome 
lOKANNE segnato in quelle lettere le assegna a bassa età; 
ai tempi cioè degli ultimi imperatori d'Occidente e dei re 
ostrogoti. La parte superstite dell' epigrafe dice .... lOHANNE 
ve TRIB {viro clarissimo tribuno). Innanzi al lOHANNE di- 
scerno le tracce imperfette della sigla FL (Flavio), tanto usitata 
a guisa di prenome appunto quando comune divenne nel mondo 
romano il cognome Johannes. V asta visibile avanti la nota 
FL appartiene alla parte dell'epigrafe, che è interamente perita. 



I PUn. Hitt. nat. XXSI, i 
» Vitrnv. De arch. Vm, ( 
' Vitro». 1. e. 



dbvGoogIc 



ABCHEOLOOICA HUNICIFALB. 133 

Cootentìamoci di esaminare il senso ed il valore delle lettere su- 
perstiti: Flavio lolianne viro ctarissimo tribuno. 

Oltre la rarità somma di siffatte fistole letterate dei secoli 
qaioto e sesto, m'iovita a parlare della novella scoperta la sin- 
golare formola della recitata epigrafe. Nei tabi acquarli di piombo 
molte volte sono ricordati viri clarissimi, cloHssimae feminae 
ed altri nobili personaggi dì gradi diversi ; ma sempre come 
proprìetarii dell' acqua. Un esempio se ne ha nel tubo edito in 
cotesto Bullettino a pag. 80, ove si legge L OCTAVITS FE- 
LIX CV { clarissimus va- ). Piìi comune fe il modo di segnare 
cotesti nomi di proprìetarii in genitivo. Qui però il caso abla- 
tivo chiama la formola (yurante. Nelle tante centinaja di fistole 
acqaarìe letterate, che oggi conosciamo, (della quale classe una 
ricchissima e piena raccolta ha preparato il eh. sig. coDim. Carlo 
Descemet) giammai sono nominati come curatori dell'opera per- 
sonaggi chiarissimi. I euratores aquarum, officio consolare, sdo- 
garono scrivere ì loro nomi nelle umili epigrafi plumbee de- 
stinate alle tenebre dei sotterranei cunicoli ; e lasciarono que- 
Et' onore ai loro procuratori, istituiti da Claudio , liberti della 
casa augusta '. La menzione di costoro snoie farsi colla formola 
SYB CYBA. del tale o tale procuratore ; talvolta col semplice 
SVB accompagnato dal nome del procuratore in ablativo. Tal- 
rolta anche ci avviene di leggere nomi in ablativo seguiti dal 
vocabolo VILICO. I vilici o villici dell'officio delie acque fu- 
rono ministri di condizione servile *, addetti alla cura ed am- 
ministrazione dei singoli acquedotti ; laonde troviamo in una 
lapide uno Sporus Caesaris nostri tervus, vilicus aqpae ClaU' 
dia€ *. Facile è rendere ragione del costume di imprimere ì 
nomi dei liberti e dei servi procuratori e villici delle acquo huIIc 



* Fraatiniu, tk aquaedwl. e. 105. 
» V. Fftbtetti, /ntcr. p. », 38. 

* Spon, Mite. iTud. anliij. p. 2%'>. 



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134 BULLBTTINO DELLA COUUISSIOMB 

fistole plumbee. Ài procaratorì ÌQCombeTa la cura di esamìoare 
e segnare il modulo delle fistole; ai villici di collocarle '. Bene 
sta adunque, che i nomi di siffatti ufficiali si legano sui tubi 
plambei acquarìi in ablativo o in genitivo retti dalla formoli 
SYB UVKÀ: e cresce la maraviglia della soatìtuEione d'uuinr 
clarissimus nel luogo d'un liberto o d'un servo. 

Lo scioglimento del nodo e il merito del novello monu- 
mento è nella sigla TBIB (tribimo), che dirà per quale titolo 
cotesto lohatvnes vir clarissimus segnò il suo nome a guisa di 
curatore o procuratore sopra le fistole acquarle. Non sodo molti 
anni che sì è scoperto il primo indizio d' alcuna attinenza tra 
la procura delle acque e l' appellazione tribunus. Kella lapide 
ttburtina di Tito Sabidio Massimo, tornata ai nostri giorni alla 
luce, apparve l'inaudito titolo tribunus aquarum *. Interrogato 
il Borghesi rispose , la nuova fonnola parergli appellazione 
d'ufBcio non municipale ma romano. E congetturò che sotto 
essa si nasconda l' antico proourator aquarum ; il quale apre* 
giando il modesto vocabolo procwcUor, cornane a tanti privati 
ministri , abbia voluto usurpare appellazione pili decorosa ; 
come altri procuratori consta aver fatto. Il vocabolo tribunus 
dai tribuni della plebe e militari a poco a poco passb ad uffi- 
ciali aulici e civili: e notissimi sono i tribuni palatini. Oppor- 
tuno al caso presente i V esempio del procurator voluptatum, 
che divenne poi praepositus, poi tribunus voluptatum. Così il 
Borghesi, protestando queste essere semplici congetture intorno 
a punto oscurissimo '. 

All'Henzeu il triburms aquarwn parve officio municipale 
tibnrtino *; ma 1" opinione del Borghesi oggi sembrerà confer- 
mata dalla romana fistola acquarla , che nomina appunto un 



■ FrontÌD. De aquaeducl. e. 105, 112. 

- Viola, Tivoli Del decennio dalla deviazione del fiume Aniene p. 7. 

* Borgheni, Oeuiiret T. VII p. 577, 578. 

* Orelli-Heuzcn, Indiru p. 162. 



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IBCHBOLOQICA HUKtCIPALE. 135 

tribnno in luogo dell'antico procuratore. Pamondìmeno la cosa 
esige piìl attesta consideraziODe. D trib%tmt$ aquarum dell'epi- 
gnfe tìbiirtdna i dei tempi in circa degli ultimi Antonini; e assai 
dopo quell' età sotto l' impero di Diocleziano troriamo tuttora 
vigente nell' ofBcio delle acqae di Boma 1' antica appellazione 
pncvrator aquarutn '. Cotesto procuratore era ur egregius , 
titolo competente i^li officiali d' ordine libertino ed equestre : 
mentre il tribunus della fistola acqaarìa è nn tnV darissimus. 
ABche il tribunus aqnarwn della lapide fibartiDa non oltre- 
fmò gli onori manicipali. Né la r^ooe adnoqae dei tempi 
ni quella del grado permettono , che ntTriciniamo il tribuno 
delle acque tiburtino al tribuno nomo chiarissimo del novello 
moDuineDto. 

Fiìi verosimile sarebbe coogettarare, che cotesto lohannes 
vif darissimus tribumM sia stato ajatante (adjutor) del sa- 
premo magistrato cnratore consolare delle acque. Sappiamo da 
FrootÌDO, che Augnato istituendo quel sommo curatore gli die 
due adjutores di grado senatorio; i quali per abuso di curatori 
negligenti o imperiti dell'alto ntBciu divennero arbitri e pre- 
cettori della i;ara dell' acqce *. Dell' arroganza di costoro danno 
eloquente indizio due cippi nel 1869 rinvenuti sul medesimo 
colle esquilino, donde oggi viene alla luce il plumbeo tubo let- 
terato; i quali dal eh. collega C. L. Visconti furono egregia- 
mente illustrati '. Quivi i due adjutores usurpano il titolo di 
eiàratores. ed al vero curator aquarwn sodo parificati. Ha que- 
sta osservazione non soddisfo i postulati del proposto problema. 
Noi dobbiamo trovare sulla fistola aquarìa la menzione d' nn 
oSciale Bostituito nel luogo dell' antico procwatar liberto di 
Angusto; cui competeva la cura di verificare il modulo della 



■ P*br«tti, /mt. m. h\6. 

* FnntinQi. De aquaed. e. 2. 

* T. BnlL dcU'Itt di eamip. arcb. l^OO p. 219. 220. 



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136 ' BULLETTINO DELLA COUUISSIOHE 

fistola, e che perciò su quella imprìmeTa talvolta U suo nome 
ed il sigillo dell' approvazione. 

La piena dichiarazione doli' oscuro quesito dipende dal si- 
stema gerarcliico degli officiali dell' impero ; che si venne mu- 
tando e trasformando ai tempi di Diocleziauo, di CostantiDO e 
dei seguenti imperatori; trasformazione in molte parti avvolta 
fra dense tenebre, e che.dovrebbe essere tutta sistematicamente 
esaminata. Alla quale ponendo mente, diviene agevole l'iaten- 
dere, che non per privata ambizione ed usurpazione gli antichi 
procuratori, per Io piìi liberti della casa augusta, mutarono la 
modesta appellazione del loro grado procuratorio in quello di 
preposìti e di tribuni ; ma che le loro funzioni furono elevate 
di grado e dignità ed afKdate non piU a liberti nb ad uomini 
egregii, ma a perfettissimi ed a chiarissimi. Cosi il procurator 
volitptatum, preposto alla ratio e statio voluptatum \ tanto legiti- 
mamente divenne frt6unu5 voluptatum , che nei secoli quinto e 
sesto ebbe anche il grado di vir elaHssimus \ Ed assai mag- 
giore fu il salto fatto dai procuratori del patrimonio del prìn- 
cipe ; dei quali il Mommsen ci ha sagacemente insegnat-o come 
a poco, a poco suddivisi e cresciuti di dignità, nel quarto se- 
colo divennero sommi officiali della corte, illustri, e comites re- 
ì-um privdtia-um e sacrarum largitionum *. Non continuo 
quest' enumerazione, a molto meno m' accingerò a toccare delle 
r^ioni politiche di sì radicale mutamento nella gerarchia de* 
gli officiali dell' impero ; che nou voglio a proposito d'un lacero 
avanzo di tubo plumbeo fare un discorso indefinito. Quanto ho 



■ V. Uarinì, Arr. p. 95. 

» V. Cod. Tkeod. XT, 7, 13. Il Gori, Inter. Elr. T. m p. 334 in nn 
epitaflo che comiacia HIC - - HAXIMINT8 V - C ' T R - B ■- lesse TRibunui 
Soluplalum: ma quÌTÌ sì paò leggere TRiBunus , e perciò di quest'esem- 
pio non mj valgo. L' Oderìci, Uisserl. p. 208, equivocò citando un FL Vts- 
BÌmo nomo chiarissimo come tribunus voluplatum, mentre egli A il console 
del 523 (V. Inscr. <Arùl. T. I p. 448 . 449). Cf. Marini, Papiri p. S02. 

' V, ÌSiimiason, neih Nvovir Itiei/u ddl' Iti. di earriìp. arcA. p. 318 e se^. 



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ABCHEOLoaiCA HUNICIFALE. 137 

accennato basta alla soluzione del problema; ed a farci inlen- 
d«re, che il lohannes vir clarissìmus tribimus , nominato ael 
luogo dell' antico procwrator aquarum in nna fìstola del se- 
colo qninto o del sesto, non è punto anomalia; e ch'egli 
mente sostenne col nome e il grado di tribuno ìa nobii 
procura delle acque ; ed a luì, come al trUmnus volupta 
legittimamente competè il titolo e 1' onore del clarissima 

G. B. D. B 



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BULLETTISO DBLLA COHUISSIONE 



SCOPERTE ALLA SAUTA DETTA DELLE TRE PILE. 



I lavori intrapresi recentemente, e non ancora condotti a 
termine, pel rinnovamento del clivo capitolino detto delle Tre 
Pile hanno dato occasione ad alcuni; scoperte topografiche, delle 
quali ci proponiamo dare in questo articolo una breve notizia. 

II giorno 5 novembre 1872, cavandosi a mezzo della pen- 
dice settentrionale del monte, per le fondamenta del maro di 
sostruzione, compreso fra la seconda e la terza rivolta della 
nuova strada, tornarono in luce due tratti dì muraglione edifi- 
cato con grandi massi rettangolari di tufa, disposti alternati- 
vamente in uno stmto nel senso della lunghezza, nell' altro in 
quello della larghezza. Il primo tratto h alto m. 2. 36, largo 
m. 1.00, e contiene cinque ordini di pietre: il secondo i atto 
m. 3.25 e largo m. 2.15 e ne novera sette, alti ciascuno due piedi 
romani, cioè m. 0. 59. L' ano e l'altro poi sono incassati nella 
roccia naturale del monte, in modo che rimangono visibili sol- 
tanto per mezzo di due pozzuoli, il primo - n.l - di m.2.15x 1.00 
il secondo - n. 2 - di m.l.OOX 0.90. Questi pozzuoli furono cavati 
evidentemente per facilitare la discesa ed il collocamento in opera 
dei massi delle fondamenta ; e la profondità che queste raggiun- 
gono sotto il livello del suolo indica che il muro superiore do- 
veva sorgere a grande altezza, e resistere ad una considerevole 
pressione. Abbiamo in&tti notato, che demolendosi le fabbriche 
dei secoli XVI o XVII, onde dar luogo alla nuova strada, si rin- 
vennero molti parallelepipedi di tufa impiegati nel vivo de' muri 
maestri; ed è ovvio il supporre che fossero tratti dalla aostru- 



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&BCHE0L0G1CA HCNICIFALB. 139 

lione istessa di cui sono apparse le fondamenta, la quale nei 
secoli indicati dovea raggiungere un'altezza molto maggiore. 

La giacitura di questo avanzo e l'esame della sua costru- 
liooe ci danno bastevole indizio per riconoscerlo siccome ap- 
[Hrtenent« alle mura urbane, costruite nel periodo reale, e pre- 
eÌBamente alle primitive difeso del Campidoglio, quasi coeve 
alla fondazione della città, (cf. Dionis L. II e. 12 ; Tacit. 
Ann. 24, 12; Nibbj mura di Roma p. 29). In fatti, per quanto 
Domerose sieno state lo riedificazioni delle mura che difende- 
vano il Campidoglio , dopo che fu per la prima volta munito 
dalla parte del Campo Marzio, esse debbono riferirsi alla parte 
Gaperi«re e non alle fondamenta, le quali, trovandosi intiera- 
mente racchiuse dalla roccia, erano perciò difese da qualun- 
que danno. 

Molte sono le memorie conservateci dai recenti topografi 
snir andamento delle mura attorno il Campidoglio, e impor- 
tanti pure sono gli avanzi che ne rimangono. Il Tacca nella 
sna mem. 65 narra che sul < Tarpeio dalia banda della chiesa 
tiella Consolazione fabricandovi Muzio de Leis e Agrippa Mace 
vi irovaron nella costa dei monte motit /rammenti, tìMe opere 
di quadro, che etan dirupati da queW alteiza >. Il Bartoli 
poi (Pea Misceli, v. I, p. 253) scrive che « nel palazzo de'Caf- 
farelli.... dalla parte che riguarda la piazza Montanara, si è 
per ordine delli padroni del luogo disfatta quantità grande di 
mura smisurate, di grossezza di qìiosi 25 palmi (m. 5, 57), 
deUe quali si sono sert^iti nel fare alcune fahriche in Monte 
Coprino » . 

Di qneste mura smisurate esiste anche oggi un avanzo, 
all' angolo n. o dell' area sterrata posta innanzi il palazzo Caf- 
brelli , e pub agevolmente osservarsi dal victAo della rupe 
Tarpeia innanzi il monastero di Tor di Specchi, (cf Ann. Inst. 
1871, p. 49 sg.). La ma larghezza, per quanto h dato giudi- 
carne a sì grande distanza, si avvicina a quella indicata dal Bar- 



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140 BULLErmio della cohhi&sione 

toli , e l'altezza può incirca calcolarsi di m. 2.00. Ma il Fi' 
coroni, che l' esaminò in istato di conservazione molto migliore, 
ne da il disegno alla pag. 42 bis delle sue vestigia di R. A.: 
dal quale apparisce che verso la metà del secolo passato vi si 
contavano non meno di 11 ordini sovrapposti ìi massi, mentre 
ora ne rimangono a pena cinque. 

A torto però il Nìbby attribuisce alle mura capitoline gli 
avanzi di opera quadrata visibili in ttn oscuro corridoio dietro 
il palazzo Caffarelli a manie Caprino ava § una fontana da 
lavare e che egli descrive a questo modo illustrando il dise- 
gno dì W. Geli: Le pietre, sona di.... peperino : il muro che 

resta, è una parte di cortina con un fianco di torre quadrata, 
che insieme non fanno più di trenta piediin lunghesso: l'al- 
tezza a di circa cinque in sei piedi, ess ndo il rimanente in- 
gombro da moderni scarichi di ceneri ed altre sozzure, e tialla 
fabrica, che vi è appoggiata (Nibby : Mwa di Roma p. 107.}. 

Ora, in seguito delle scoperte avvenute nel giardino poste- 
riore del palazzo Cafferelli 1' anno 1865, e dì cui il eh. Senator 
Boaa ha dato disegni ed illustrazione negli Annali dell' fst. di 
queir anno (p. 372 sg.) , si è riconosciuto che ìt mun^lione 
del Nibby (paralleb, e vicinissimo alla parete di fondo -della 
1' sala della pinacoteca Capitolina) non h che una parte di quel- 
r immensa platea o piattaforma che dir 'si voglia, la quale si 
estende su tutta 1' area dell' indicato giardino. Questa struttun 
visibile per la massima parte anche oggidì, composta di massi 
di tufa granulare cinereo, estremamente friabile, collocati gli 
uni sugli altri senza cemento, allo scopo di adeguare il terreno 
irregolare del monte, è stata attribuita alla sostrnzione del tem- 
pio di Oiove Ottimo Massimo da coloro che, nell'ardua questione 
sulla giacitura rispettiva del Capitoliwm e dell'aro: preferiscono 
con ragione collocare quest' ultima sulla sommità occupata dalla 
chiesa di s. Maria in Àracoeli. Ma è opportuno osservare che 
r orientazione della vetustissima platea del giardino Ca&reUi 



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ABCHBOLOGICA HUMICIPALE. 141 

è tuie, che il suo asse mE^giore volge all' 0. SO. mentre Dio- 
nisio ci attesta chiaramente che la fronte del tempio guardava 
il Sad. {Rpò; fU7i}jj.^piscv). 

Proseguendo il nostro giro attorno la collina da sinistra 
a destra, dopo 1' avanzo delle mura esistente all' angolo che 
domina il vicolo della rupe Tarpeia, dobbiamo mentovarne un 
altro tratto assai rilevante, nascosto ora compiutamente dalle 
scuderie del palazzo CafFarellì , ma che il Ficoroni asserisce 
misnrare p. 114 in lunghezza (m. 25, 42) e p. 13 (m. 2,89) 
in altezza '. E qui cade in acconcio osservare che tutti 
i recìnti de! moderni giardini , sottoposti al sasso capitolino 
dalla parte rivolta al Tevere ed alla chiesa di 3. Maria della 
Consolazione , sono quasi per intero formati di frammenti di 
pietre quadrate , identiche a quelle che rimangono sul posto ; 
con la quale osservazione congiungendo le notizie del Vacca e 
del Bartoli, ricordate di sopra, si vede quale inesausta miniera 
di materiale da costruzione abbìan fornito ne'eecoli decorsi alle 
moderne fabrìche le gigantesche sostmzioni del Campidoglio, 
e con quanta ragione Livio le proclamasse opus vel in hoc ma- 
gmlicentia urbis conspiciendum {h. VI, 4 - cf. Plio. N. N. XXXVI, 
24, 25. 

Con gli avanzi delle mura descrìtti Jal Ficoroni , e che 
dicemmo nascosti dalle scuderìe del Palazzo Calbrelli, ben fi 
collega il tratto di mnro rìnvenuto nel novembre decorno. La 
linea della fortificazione era piantata sn d' nna TÌMega artificiale 
della rupe, a due terzi circa della sua altezza; intomo a che av- 
erte il Bartoli che slimando i Romani il hto^n, ot»'ero montir, 
come cosa sacrotanla, non ardivano di mvlargli farina, ma 
KÌo fare neW orlo aeUa rupe tanto di piano qwirUo tm-vittti 
di imo aUe prime piètre. AI disotto della rilega, o fondazioDi 
del muro, la rupe en scalpellata ferticalineale come pab Ted«rMÌ 

■ cC HoBtapiau Mìnhifi. Jhu. Oi,.. I p «. 



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142 BOLLETTINO DELLA COHUISSIOMS 

anche oggidì nell' angolo del monte sovrastante al monìstero di 
Torre de Specchi; Del cortile di una pìccola casa in via dellt 
Pedacchia n. 15, ed in generale ovunque le moderne costruzioni 
non la nascondano ; onde bene a ragione Dionigi ci descrive le 
mura urbane siccome poste ini Xc^t;.... nai nirpat? ÒJtoTéftct^ 
(IX, 68). n Montagnani ci parla di due altri tratti delle mura 
eseguiti in pietra albana, e visibili uno nel convento (dell' Ara- 
coeli), l'aUro dalia parte delia Pedacchia (Jfus. Cap. I, p. 10): 
ma ora, o sono stati distrutti, o sono sfuggiti alle nostre dili- 
genti ricerche in modo che non possiamo determinarbe la po- 
sizione. Per conseguenza, a compiere la descrizione degli avanzi 
delle mura attorno al Campidoglio non ci rimane che mentovare 
il tratto importantissimo delle medesime, scoperto l'anno 1862 
nell' abbassare la via di Marforio fra i n. 81 ed 81 E (cf. 
B. 1 1870, p- 113) ; nel qual sito certamente dovrà collocarsi 
la porta Batumena. 

Dal complesso delle accennate notizie, e specialmente dal 
rinvenimento delle mura avvenuto nel decorso novembre, si vede 
quanto erronea sia 1' opinione di coloro che vogliono collocare 
una delle porte del Campidoglio nel lato che guarda il Campo 
Marzio, cioè presso a poco nel punto corrispondente alla mo- 
derna cordonata (cf. Bull. Inst. 1868 p. 67 ). L'esame dei testi 
degli antichi scrittori basta a dimostrare, che i tre accessi del 
Campidoglio, cioè il clivo capitolino, ìl clivo dell'asilo, ed i 
cento gradi della rupe Tarpeia, avean tutti origine nell' intemo 
della città serviana (cf. Livio III, 7 : V, 26, 27, 28 : - Dionisio 
X, 474- Tacito: Hist. Ili, 71, 72); e che queir altura fu ap- 
punto prescelta a cittadella e difesa della città, perchè dalla 
parte del Tevere, e del Campo Marzio presentava ostacoli pres- 
soché insormontabili, resi vieppiìi gravi dallo scalpellamento ar- 
tificiale del sasso. II Campidoglio rimase in questo stato, vale 
a dire inaccessibile dalla parte del Campo Marzio, fino all'anno 
1848, quando fu costruita la scalinata dell' Aracoeli, cui si ag- 



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ARCHBOLOUICl HCtlCtPAtJ. 143 

^oDse in seguito la cordonata nel 1£>36 , e la via praticabile 
li arri ael 1692. (cL ^ale : Porte tettmtr. di Servio : Boma 
1834: p. 4). 

Appellati alle mura orbiche si rioTeimero nelle oltime 
eseavazioDÌ alcuni muri di (^>era laterisia spettanti ad edifizio 
prìtato, con tracce di parimenti di opera tpieata. Nel mezzo 
di una delle pareti apparve un piedistallo con base intagliata 
io mattone, e quivi presso si neeolsero - un capitello corintio 
a ft^Ue d'acqua di buona seoltim — nn'antefissa in marmo, or- 
nata di fave e baccelli — nn peno dì fregio in tmraeotta con 
fogliami e zampe dì cavallo - e questi nuttom tìmbrati: 



(àreotan) 

opta, do L - ITU - THBODOM ' og. B Fv 

&i ■ e» ■ P - WJmASIC - V ' 

(eavaUo in eona) 



opu» doluire L. /utii TK^Afjti f^Mtii ronfni : fiydn/if Sfibrine, 
expraediis Flavii Titiani dariuitii tiri (■:(!, Bo'.i. 574 - Mnrat. 
498. 5 - Fabr. VII, 250) 

(etneofor^ 

KXFBEDISC-Mt AK>LLMtl8 

FACETM&GrtO 

ifotma) 

b pratdHt CèiUmltt AfdUnarit fatH Ktfmo (d Bold.532- 
HnaL 497. 14; 499l 32 - Fabr. TU, 248). 



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144 mcziMrtzfr. •cn^ cw»Ma ?aj 

BI nCLKB TCVtUSIS - „¥I 
OFDOLLUJiSTn 

( Ar^j F 

(i^. r embrice trvnU a Tonunada mI 1817 eoa 1* epigrafe 
fjput dottare ex figUnis Tonneianit Seiae bouhcae ImcU AUU 
Ru/L 

{cirerAare) 
0PV3 - DOL ■ EX - PBH aurdi ■ anio 
nini ■ ATG K POST LIC 

(cf. Fabr. VII, 297 - Boli 560 - Marat. 500, 9 - Mém. Acad. 
hucr. et Belles Lettre* X, 460 - Spreti n. 2, 153). 

{drcoUu-e) 
OPVS • DOLIAB e ■ ew ■ praedis 
AEHlLIAEf ' Severae S 
{delfino) 

(cf. Fabrfltti Vn. 11 - Spreti U, 2, 238). 

(circolare) 
OP ■ SOP MAIICI 

officina sofforiana Marcii. 

Tutti questi bolli, ad eccezione dell' ultimo, spettano all' epoca 
dei primi Antonini, ed anche lo stile delle costruzioni accenna 
evidentemente alla seconda metìi del secondo secolo dell'im- 
pero : né dee far meraviglia di vederle attraversare e ricuoprire 
lo mura istesse della città, poiché Dionigi d' Alicamasso fino 



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ABCHEOLOOICA MUNICIPALE. 145 

dall'età aognstea indicava il recinto orbano siccome intiera- 
mente nascosto dalle fabrìche posteriori: ivaivpitav ita tò; 
7:tpiia{i0avóuaag ecvrò no^Xv/éStv oìtciffus {IV. 13). Il pome- 
rio capitolino peraltro, siccome risulta delle numerose rovine esi- 
stenti lungo il lato rivolto al campo Marzio, deve essere slato 
invaso dalle costruzioni private soltanto verso la metà del se- 
condo secolo dell' imperio. Se non fosse il timore di eccedere i li- 
miti che abbiam prefissi a questa breve notizia, sarebbe molto 
ntile di dare un rapido cenno delle principali fra queste sto- 
riche rovine , pochissimo note e che le case poste sul lato 
Sad delle vìe Giulio Romano, e di Tor de' Specchi celano inte- 
ramente alla vista. Basti il dire che 1' antico edifìzio compreso 
nell'area della casa in via Giulio Romano a." 48, e n. n. 51-53 
presso la chiesa della B. Rita, sorge tuttavia all' altezza di circa 
12 metri sull'attuale suolo della città. Quivi incontro, riedifi- 
caDdosì nella primavera dell' anno 1871 la casa che forma angolo 
con la piazza dell' Aracoeli, fra i num. 55 e 56 sì scoprì alla 
profoodiUi di 6 m. incirca, il pavimento dell' antica strada che 
dorea congiungere le porte Carmentale e Batumena : scoperta 
di grando importanza perchè ci permette di fissare con certezza 
non solo l'ampiezza dell'antico pomerio, ma puranche la eie- 
vitione delle mora del Gampidc^lìo, sul piano del campo Marzio. 
Altri considerevoli avanzi esistono sotto la casa distinta coi nu- 
meri 21 e 22, ed altri sono visibili nelle cantine della casa Janetti 
a piedi del clivo delle Tre Pile, di cui diamo la icnografia nalla 
nostra tavola al n. 5. La parte tuttavia accessibile comprende 
mi ampia sala rettangolare, coperta a volta, con le pareti di ot- 
tima opera laterizia: e con una zona di grandi mensoloni di 
travertino che ricorre presso il nascimento della volta. Il Mon- 
tagnani, nell'opera citata di sopra, alla p. 37 n. 1, narra che 
nel lare le fondamenta della torre di Paolo HI presso il con- 
vento dell' Aracoeli furono ritrovate delle camere amate con 
eoUmne di marmi fnesiosi, statue ed altre cose di somma con- 



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I4i8 UnZCTTTSà E<^ZJ ODB^BaOSZ 

JHbrcjMV. A tatti am watt pai le w i f gte imaiie I' uno 
1819, aH^clf' B decAlir»» le tassai* tfftfp^ iHa gr^ 
inala d«!2a (ìi«n 4i Ane<<«Ii . d&Hi poite del Cunpìdoglio, 
per n£vae le i'-sAar.-tTi. E Fea 4.*9CnTe qaegli iTiim siecome 
apfoneaesr: ad un y-sr^Kto fìi fide aJdjiSiaio iUta parte eOe 
rif^t dd nvi'le 'i'HiO^.- -Ìi piriiMYJi «fi graisolano mtaaìca 
vaifnmkt da ma-yr,i^-i\e szaintzioni. e da mun di buona cor- 
tina a vari piar,*, d-it i'ìuo otTc^o dtOa taUa. Gli embrici 
ru^TUio la iiix d-rlì'azso 133. ia mi ebbero i ùsci Ibero e 
Seenni (et Fea Fasti p. 133, 114). 

Dal compless'} d^Ce c^nn* esposte fin qm sparisce, che 
le mnia del Campìdogho soggìaeqaero nell'epoca imperiale al- 
lìsteasa sorte che subirono unte altre parti del recìnto urbano, 
distrutte, o almeno danneggiate da privati edifici in modo da 
render dìlSeOe U rintracciarne l'andamento primiero. Tanto pììl 
degna di considerazione rìeace quindi la scoperta ayTenota al 
elÌTO delle Tre Pile, la quale ci permette di &re un nuovo passo 
in Dna ricerca, di coi fino da oltre a 18 secoli, Dionigi d'Alì- 
camasso area riconosciuto l'estrema difficoltà- 

Teliendo ora a parlare degli <^etti di ignota proregnenza 
raccolti nelle ultime escarazioni , ricorderemo un primo luogo 
come il giorno 2 Gennaio 1873, demolendosi una piccola scala 
che dall' angolo più remoto del giardino Pellegrini conducera 
ad nn piccolo sotterraneo (vedi ta?. IT, n. 3), ai rinvenne una 
tavola di marmo dì m. 0.85 x 0.66 morata per uso di scalino, e che 
nella faccia interna conteneva un bassorilievo mitrìaco in ottimo 
stato di conservazione. Di questo monumento k data particolare 
dicbìarazione nel presente foscicolo del BuUettìno, onde ne fac- 
ciamo menzione soltanto per ciò che si attiene alla topografia 
generale del Campidoglio. La scaletta, da cai proviene il baa- 
sorìlievo, appoggiava sulla vìva rupe del monte, la quale — 
per una singolare circostanza — quivi appunto era cavata, non 
sappiamo se ad arte , o naturalmente , in modo da presentare 



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ABCHE0L06ICA MUNICIPALE. 147 

quasi l'ingresso di lina grotta, o apelèo. Nondimeno è raal^e- 
vole definire se trattisi realmente di nn ipogeo mitriaco, mentre 
tntt'intiers la massa del Campidoglio è attraversata per ogni senso 
da cunicoli e grotte ; e d'altra parte la scultura pnb essere stata 
qairì' trasportata da qualche altro Inogo addetto a quel culto. 
E poiché questo monumento ce ne porge l'occasione, vogliamo 
notare, che lo spelèo descritto dal Vacca , ed il nostro basso- 
rilievo non sono le sole memorie che ci rimangono del culto 
mitriaco sul Campidoglio. Il F. Casimiro da Berna nella mo- 
nografia sul cenobio delI'Aracoeli (IV. 71), descrivendo la cap- 
pella di S. Matteo, riferisce come in quel luogo era giù un 
adito, per cui da essa diseendevasi nella piazza del Cam- 
jndoglio ; e che avaiUi alla porta fo pi*re , come scrisse il 
Boissardo nella topografia di Roma p. 24 , sopra il Cimitero 
che v'era erettqj stava ttn obelisco di medioQ-e altezza ' of- 
tuUo di geroglifici egiziani, nella base del quale , per atte- 
ttalo del Mazochio flscriz. p. XXI. n. \ ì leggevast questa 
iscriiione: * 

DEO ■ CAVTE 
FLAVIVS • ANTISTIANVS 
V ■ E ■ DE • DECEM ■ PEIMIS 
PATEB ■ PATBVM 

Soll'identità del dio Cavtes o Cautus con Mitra sole, di- 
mostrata primieramente da una epigrafe di Friedberg presso 
Steiner (/. Dan. et Rhen. 1 n. 195) e ultimamente da un marmo 
discoperto nel mitreo di S. Clemente, veggasi il Labus ed il 
De Bossi (^nn. Inst. 1846 p. 268 sg. e H. Bresc. p. 40. De 
Bossi BrUl. di Àrched. Orist. Ser. I anno 3 n. 3.) 



' DoDftto dal Senato Bomano a Ciriaco Hattei nel 1582: {et. Eiiker 
m, p. 317). 

* Hanugoni Cose GentUtscke p. 364. 



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148 BULLETTIKO DELLA COMMISSIONE 

D giorno 9 novembre, cafandosi il suolo sotto il muro 
<ii sostruzione delle stalle annesse al palazzo Caffarelli , alla 
profondità di m. 1,20 sotto U livello dell'antico giardino sì 
scoprì un belIisBÌmo torso di statua di giovanetto ignudo alto 
m. 0,73. Manca della testa, dell* avambraccio destro, e della 
parte inferiore delle gambe. Ma la spalla sinistra è velata da un 
pallio leggero che ricade indietro sulle reni, e il braccio sini- 
stro i ripiegato all'indictro in modo che il polso viene ad ap- 
poggiare sull'anca, con movenza non diversa da quella del noto 
Paride borghesiano. Tra ì frammenti d' iscrizioni, la maggior 
parte sepolcrali, rinvenuti fra le terre di scarico, citiamo i se- 
guenti : 

,03 

A6NTAG 

VG>NAN1CG)N 

fi)pneAeNHie60CA6 

HN AAKPr6)NnP0TA«K) 

incisa con piccolissimi caratteri sa d'una targa ansata. 

(uccello con fiore) 

DlS ■ MANIBVS 

AELIAB ■ VENVSTaE 



VS 

HBDVLIO 

Finalmente nello spazio interposto fra le mura urbane , e il 
fianco della casa Jannetti, presso la seconda rivolta della nuova 
strada, si raccolsero alcuni frammenti architettonici contenenti 
l'architrave, il fregio , la cornice ed i lacunari degli interco- 



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ilBCHEOLOaiCA HDKICIPALE 149 

Ianni di un ignoto monumento, intagliati con arte ed accura- 
tezza non comune. Questi frammenti precipitarono certamente 
dall'altipiano superiore del monte; ma è difficile rintracciare il 
monumento da cui provengono. Se la posizione che il Canina, 
nella sua pianta della parte media di Roma antica , ha asse- 
gnata al tempio di Cìiove Custode è esatta, soltanto a quest'edi- 
fizio potrebbero riferirsi le architettture trovate a piedi della 
rupe: benché la loro proporzione poco convenga ad un templum 
ingens qual'era quello di Giove Custode (cf. Tacit. hist. UT, 74, 
Sf«t. Dom. 5). Bicordiamo inoltre che fra il Museo odierno ed 
il palazzo de' Conservatori esisteva anche VAedes Veiovis posta 
da Vitruvio inter d«os Iticos {IV. 8, 4, Fast. Pren. Non Mart.: 
Ovid. Fast, ni 429 - Prop. IV. 8. 31) , e da Gellio inter ar- 
cem et Capitolium (v. 12). 

La scoperta di quei marmi architettonici ci porge novello 
argomento per persuaderci che, dopo le vicende avverse di tanti 
secoli, le quali hanno intieramente cangiato l'aspetto del Cam- 
pidoglio, se vogliamo rinvenire le vestigia de'suoi monumenti 
non è già sulla cima del colle che dovremo dirìgere le nostre 
ricerche, ma sibbene nella sottoposta pianura ove diruparoDO 
dall'alto infiniti frammenti. 

Il Vacca nella sua memoria 64* , dopo aver narrato la 
scoperta avvenuta nell'area occupata ora dalla proprietà Cafb- 
lelli di colossali pilastri e capitelli in marmo, aggiunge: non 
si trovarono ni comicvmi né aUri segni di detto Teit^iio: 
ond' io fo giudizio che per essere tanto accosto aUa ripa di 
detto monte (Capitolino) si siano dirupati da loro slessi '. E 
del Mirabili abbiamo: neU'atmo 1780 nel fabbricarsi la casa 
in via Montanara n. 13, allora appmienente alla casa Lante, 
vi furono rifrovoft j;ran pes%i di cornicioni di marmo lavorati 



> Coi mumi descritti ikl Vmc» furono acolpite d> TinceDM de Bossi 
tgtl« le lUtne della Cappella Ceù in 8. H. della Pace. 



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150 BOLLBTTILO DELL! COMMISSIONE 

perfettamente, e nel fregio erano ornati di festoni avvinti a 
teschi di bue ; questi gran cornicioni neppure fwono dise- 
gnati ; e si servirono per altro uso di questi gran marini, 
che forse avranno appartenuto atto stesso edificio citato dal 
Vacca {i. e. v. I. p. 6 n. 1). 

Noi crediamo ch« l'fldilìcio cui accennano i citati scrittori 
altro non sìa che il templum maiìis quod respicit super ele- 
phantum ' mentovato in un placito dell'Antipapa Anacleto (cf. 
Corrado Memor. dì S. M. in Portico p. 26 nota) indicazione 
che non ci rammentiamo sia stata bastantemente apprezzata da 
coloro che investigarono la posizione rispettiva dell' Ars e del 
Capitolium. Evidentemente questo templum maius, non è altro 
che il templum lovis et Monetae che i Mirabilia pongono super 
porticum Crinorum, cioè nella cima del monta, sovrastante alla 
piazza Montanara, (cf. Mirabilia: ed. Partheg p. 18 , 9) e del 
quale il Marliano descrive le fund/tmenta siccome poste in ea 
parte (montis) quae ad theatmm Marcelli vergit: ad ouius ra- 
diees, prope aediculam d. Andreae in Vinciis nuncupatam arUe 
annos XX (1524) inventa est porta marmorea, ab eaipte gradus 
ad ipsam arcem ferenies. (II. B. topogr. 11, 5). 

B. L. 



> Il Doto Blefanle Erbario posto diti Catftloghi fra il furo olitorio ed 
il Boulo. 



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AKCBBOLOQICA HDNICIPALB. 



Annunziamo con viva soddisfazione che la nobile sedia an- 
tica, ornata di sculture in bronzo e riccamente intarsiata di 
allento, di cui ragiona il eh. sig. dott. Helbig nell' adunanza 
solenne dell' Istituto di Corrispondenza Archeologica , dei Id 
aprile, già acquistata e con bel magistero ricomposta dal sig. 
cav. Angusto Castellani, consigliere mnnicipale e membro di que- 
sta Commissione, per magnanimo atto del medesimo è passata 
a decorare il museo Capitolino , e venne collocata nella sala 
detta degi' imperatori. 

B. L. 



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Maggio - Agosto 1873. 



DEC JI LAPIDARIE CAPITOLINE 



DECADE PRIMA 



PARTE PRIMA 



Mi i sembrato che senza utilità non sarebbe, se aadassi 
pubblicando per decadi quelle antiche iscrizioni, delle quali si 
Tiene accrescendo la collezione lapidaria del Campidoglio; sia 
che si debbano alle nuove scoperte, sia che d'altro modo ad essa 
si trovino aggiunte. S'avrà cosi insieme riunito un numero d'epi- 
grafi d'ogni maniera, che, separatamente stampate, tornerebbero 
d'un uso men facile a coloro, che coltivano od amano il nobile 
studio delle antichità. Ai quali invero sono sempre stato inteso 
a giovare quanto piìi e quanto meglio io potessi, non dico col- 
l'opera dell'ingegno; ma ben certamente coU'assidua cura da me 
posta, fin che n'ebbi autorità, acciò tanti monumenti rivedessero la 
luce e fossero, sin dalla prima scoperta, liberamente esposti a 
ciascuno che far ne volesse profitto per le proprie ricerche; e 
adesso , nelle mutate mie sorti , attendendo , per quanto ò in 
me , che venga diffusa la notizia di quelli ritrovamenti , che 
presentati sono dal caso, o dovuti sono all'industria di coloro, 
che nel classico nostro suolo ne fanno ricerca. 



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154 BULLETTINO DELLA COHHISSIONB 

N.« 1. ' 

L ■ TITINIV3 ■ MAG 

VlCICOLVlMIN ■ APOLL 

SACRVM 

È questa iscrizione scolpite nel travertino con caratteri che si 
convengono al tempo d'Augusto *. 

Antica molto in Roma era la gente Titinia , della quale 
questo Titinio porta il nome , taciuto il cognome suo proprio 
secondo l'uso del suo tempo. Fu divisa in patrizia e in plebea. 
Le memorie di essa si hanno conservate nei monumenti piii 
assai che negli scrittori. In un asse sestantarìo e negli spezzati 
di quello, si legge il nome di Marco Titinio , stato sopra la 
zecca intomo al secolo quinto di Roma. Fu egli forse il primo, 
che non per sole lettere iniziali, o per sigle, o per segni, come 
più spesso erasi fatto sino allora; ma intiero ponesse il suo 
nome nella pubblica moneta , qualunque fosse stata la causa, 
ch'egli ebbe a farsi autore di tale novità: ciò che non mancò 
di notare l'accuratissimo Borghesi '. Foco dopo la dittatura di 
Fabio Massimo era in ufBcio di raonetiere Caio Titinio. Quando 
l'asse era già ridotto al peso d'un oncia , si trova segnato del 
nome d'un altro Marco Titinio, che si deve perciò riconoscere 
come diverso da quello precedente, secondo la giusta osserva- 



* Si vegga il n. 1 della tavola 1. 

* È langa m. 065, larga m. 019. Fu trovata in opera , non però nel 
proprio e prìmitiTO suo luogo, nel margine d'ano spiraglio d'antico acqne- 
dotto, che fu fonie quello dcU'Aniene vecchio, ed è d'opera reticolata. Il pre- 
ciso laogo coTrìspi>nde a quella parte del Viminale, che wgae 1' audameoto 
dell'aggera di Servio entro la villa Massimo, snll'angolo 8. 0. del muro che 
circonda la nnova Stazione della ferrovia. 

* Dee. naiuìiiDi. XVII, oss. 6. 



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ABCHEOL061CA MUNICIPALE. 155 

liooe del Biccio ', collocandolo poco oltre il mezzo del secolo 
settimo di Boma ; correndo il quale per la legge Papìria, venne 
abbassato il valore dell'asse dall'una alla mezza oncia *. 

Fra i Titìnii poi, che in bel numero ci ricorda la lapidaria, i 
da rammentare quel Caio, ch'essendo edile della plebe, segnalò la 
sua magistratura con un tratto, che viene opportuno di far co- 
noscere, giacché dimostra la severa cura che s'aveva in Roma 
per la salubrità delle carni da vendersi al popolo. Egli dun- 
que < mulctavit lanios quod camem vendidìssent populo non 
inspectam, de pecunia mulctatica cella extructa ad Telluris La- 
vemae '. L' avvenimento appartiene all' anno 580 di Boma. 
L'uso che Titinio fece della multa imposta ai macellai, spen> 
dendola in religioso e pubblico ornamento della città, è quello 
che far si soleva del denaro di tale provenienza. Documento 
nobilissimo del civil senno de' romani. Da che s'allontanava così 
dal fisco l'odio dì quelle condanne e si manteneva continua la 
memoria del giusto rigore usato, a ritegno ed esempio degli 
avvenire. Infelice accrescimento al pubblico tesoro è il denaro 
esecrato , che si carpisce dal popolo colla perpetua insidia eli 
multe, create ad industria per accrescere le imposizioni, e fa- 
cendo cosi germogliare da esse nuove gravezze a danno degli 
oppressi ! 

Dopo questo Titinio , edile della plebe , sono ancor de- 
gDÌ di memoria, per illustrazione di tale gente, Lucio Titinio, 
tribuno militare * e Marco Titinio, Maestro de'Cavalieri ', l'uno 



' Mon. fam. rora. a e. 222. 

* Il Borgbesi tenne quella legge eaaei stata promulgata da Papirio 
Carbone, trìbano della plebe nei fiSO, il Cavedoiii la ToUe inTcce emanata 
dal console del 669, o dal trìbunu della \iiche del 665. Qnalanqae delle due 
Materne Toglìa BegDir^i, rìiaane seinpn. vero il tempo agognato klla moneta 
di H. Titinio. 

» Morat, Inscr. DCX, 1. 

* Momnuea, Insor. lat. antiqaisa. II 354 e II 35S. 
» Id. 452. 



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158 BULLETTINO DELLA COUUISSIONE 

E vi alluse Orazio, di esso Augusto cantando : 

Ts (quisquis) multa prece, te prosequitur mero 
Diffuso pateris; et Laribns tunm 
Miscet nomen '. 

Questo voler imporsi quasi un terzo nume al culto di 
Roma tutta; questo andar congiunto alla molta prece, alle 
libazioni e all'invocazione de' Lari , fu cagione cbe Àogosto 
mutasse audacemente le antiche religioni compitali e creasse 
con altri modi di sacre pratiche i Ticomagistri. I quali perchè 
meglio al suo concetto s'unissero, volle ch'entrassero in ufficio 
il giorno delle calende d'Agosto , acciò di una tal festa popo- 
lare s'onorasse il mese del sno nome e fosse come sua queìla 
letizia universale di Roma. Io quella occasione sappiamo essersi 
ornati i simulacri de'Lari, e per fermo ancora quello suo proprio, 
colle corone di fiori esiivi ', che ben certamente non si sarebbero 
scelti senza d'un tale motivo, essendo allora in tale stagione pih rari 
ancora, che oggi non sono. Si rinnovarono ancora, affidandogli ai Vi- 
comagistri, i giuochi compitalizi, stati da luogo tempo intermessi, 
e s'assegnò loro per onorarli, che in tale solennità usassero la 
toga pretesta, e che incedessero accompagnati da due littori *. 
Questa larga base all' affettata sua divinità poneva Augusto 
l'anno settecentoquarantasette di Roma. Come e quanto rapida- 
mente e con quale progressivo accrescimento sì diffondesse poi 
quel nuovo culto in tutto l'Impero, è troppo noto dalle istorie 
e dimostrato dal monumenti, perchè io qui abbia a ripeterlo'. 

' Caini, lib. IV. 

; Svet. in Aag. e. XXXI, 

' Dion. LV, n. 8. 

* Singolare è in tale proposito il framinunto di Calendario pubblicato 
da E. Q. Visconti. Cutalogo de' marmi scritti di Jenkins, Roma Folgoni 1787, 
che presenta il nof^imcnto delle feste di tempr) in tempo eseguite ad onore 
della casa Augusta. V\'ggasi al n. 8. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 150 

Solamente non voglio tacere : esser quindi sorta, secondo a me 
pare, la religiosa unità dell'impero, che, lasciato esistere qual- 
sifosse culto, univa però ad esso 1' altro dell' imperiali deità, 
idoleggiate prima nell' invocazione diretta, e ìd fine nell' altra 
della Domus divina, che ebbe i suoi cuUores ', e tanto divenne 
universale e sì nota, da bastare le sole iniziali: I. H. D. D. 
perchè, come delle notissime cose , intendesse ciascuno , anche 
nelle piìi remote contrade del mondo romano, quel che con una 
tale intitolazione sii volesse *. Pervertivasi così il paganesimo 
col giornaliero oltraggio de' suoi numi, e perciò bene datare si 
deve da Angusto e dal divo Giulio il principio d'una decadenza, 
che inevitabilmente doveva precipitarlo alla fine, dopo averlo 
sopra uua base sì falsa tramutato dal proprio suo essere. 

Mostrò il Marini di non aver ben chiaro (sono le sue pro- 
prie parole ) : se la carica dei Vicomi^istrì fosse annua , se 
quinquennale , se a vita *. Ma che a vita non fosse i fuori 
d'ogni dubbio, trovandosi in lapidi, che egli stesso adduce, 
notata nella medesima persona la rinnovazione dell' officio. 
UAG. ITEEum e MÀGtsfór TKYUium. Né h qnlnquennalità 
è probabile, perchè alle cariche di tale durata si trova ag- 
giunta la nota di essa , e si sarebbero i capi de 'vici non sem- 
plicemente detti Magistri ; ma detti invece Magistri quin- 
qwnnales. Beata dunque che fossero annuali , come assolu- 
tamente furono, anche per l'annualità della festa delle calende 
d'agosto che accompagnava il loro ingresso in ufficio. La quale 
altrimenti ne sarebbe mancata , contro al pensiero e all'in- 
tento dell'istitutore, che toccato abbiamo di sopra. E pare 
a me che non vi ripugni in modo alcuno la atessa testimonianza 
di Svetonio, dove al nostro proposito narrava d'Augusto: «Spa- 



' Grot. 238, 12, 246. », Fabrctti. I. 0. r. VI. ft7. 
= Può vedcni quanto scri:<su in iin>|iti>il(i il Marini 
> Lett cìt. 



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160 BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 

tiiun nrbis in regiones vicosque diviBit , instituitque ut illas 
annui magistratua sortito tuerentur, has Uagistrì e plebe cuìds- 
que viciniae electi ' », senibrandomi , che ben lasci intendere 
l'annualità dell'uno ufficio come dell'altro. Anche il Liruti stimò 
che i vicomagìstrì durassero solo un anno in ufficio*, e quella 
opinione ha sostegno in molte testimonianze epigrafiche , che 
assegnano l'anno di ciascun Yicotnagistro * e ne ricordano la 



Quantunque fossero cotesti capi delle contrade specialmente 
addetti alle ceremonie de' Lari e alle solennità dei ludi com- 
pitalizi , si trova pure che onorassero talvolta altre divinità, 
come appunto L.Titinio ricorda in questa iscrizione d'aver fatto 
d'Apollo, alcuna cosa a lui consacrando: ÀPOLLmt SAGBVH. 

0Ì07a qui ricordare, essersi dopo la vittoria aziaca gran- 
demente promosso in Roma e in tutto il romano impero il 
culto d' Apollo , dall'autori^ e dall' esempio di Augusto. Fio- 
riscono ancora nelle carte de' più insigni poeti dì quel tempo 
le magnifiche lodi del tempio, che a quel nume con sontuosis- 
sima opera faceva sorgere sul Palatino. Ma quello che Ovidio 
ne scrisse supera in questo il credibile, eh' egli non si perita 
di chiamare Augusto il terzo dio con esso Apollo e con Vesta. 
L'una la piti sacrosanta deità de' romani, l'altro uno degl'iddi 
maggiori del p^anesimo. In verità agli uomini, che vivevano 
convinti di loro religione, doveva sembrar mostruosa adulazione 
e insieme somma empietà, che altri dicesse : 

Phoebus habet partem, Vestae pars altera cessìt ; 
Qoae superest illis, tertius ipse tenes. 



: domuR < aeternos tres habet una deos * 



' In Aag. XXX. 

' Op. voi. IV. a. e. 302. tì-; Julia Car,, 

» Jordan. 1. e. pag. 321. 

i Fast. IV. V. lui. 



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ARCB£0(.001CA HUmCIPALE. 161 

Come poi insieme s'onorassero Apollo ed Augusto ci vien pale- 
sato anche dalle iscrizioni. Voglio che mi basti di ricordare 
quella dedicata 

APOLLINI • GENIOQTE ■ AVGVSTI ■ CAESABIS 

La quale si legge nel puteale sacro, illustrato dal dotto Pac- 
ciandì '. 

Ben possiamo dunque credere, che l'onore reso ad Apollo 
dal Vicomagistro Lucio Titino, non fosse senza pensiero di ren- 
dersi grato ad Augusto, al quale h da credere, dovesse egli d'es< 
sere nell'onorevole suo ufficio. 

Sesta ora a vedersi di quale vico fosse esso stato a capo. 
L'epigrafe segna: COL VImIN., cioè: COUw VIMINaiw. Yico 
da aggiungersi agli altri di Roma dei quali abbiamo notizia, 
e che le ricerche topografiche, alle quali non h di questo luogo 
il dar seguito , varranno forse a designare in modo preciso 
nell'icnografia dell'antica cittii. 

Leggeremo dunque la epìgrafe così: 

Lucius TITINIVS MAGi5(cr VICI COUis VIMINo/tó 
APOLLifli SACEVM. 

N." 2. ' 

G-TAB- 

COH • U 

ET ■ L ■ BAI 

ADVENTOR 

F 



' Paten.i sacer agri boDonien^is cummeotario itlaatratoa Roroae 1761. 
Fa il tnonnmento tTovato l'anno 1756 in Hicaretolo so qnd di Bologria a 

fi cuinerv.1 lul mui.u Jvll" Università di quelU illostre citli. 



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162 BCLLETTIMO DELLA COMMISSIONE 

Si legge sopra una base rotonda, assai rastremata '. È di 
quel marmo, che i moderai cbiamaDO bigio, e gli antichi dia* 
sero milesìo: nome che venne confermato dalle scoperte del- 
l'Emporio *. 

Quando l' iscrizione, che vediamo su questa base, colvm^ 
l'avrebber detta gli antichi, s'abbia ad intendere secondo l'ana- 
logia di talune altre epigrafi, l'avremo supplita e spiegata al 
modo seguente: 



Genio. TABuforti 
COHoriis. II. 

ET . lucii . BA.I 

ADYENTOB 

Feci*. 



> È klt> m. 0,39, ed ha in basa m. 02. Provieoo da luogo incerto. Fa 
acquistata dalla Commissione archeologica maaicipale. 

* n Nibby Antichità di Boma lib. XII, Roma, Hercarì e Boba- 
glia 1830, Tol. 1 , trattando de' marmi osati dagli antichi a e. 48, avengii 
ricordato il manna milesio a proposito di qaello , che ora tìcq comonemente 
detto bigio, con nome deannto dal colore che ha proprio. Quella idea sola- 
mente enanciata ricordando la testimoni ania di Plinio (XXXYI, e. XIU), 
venne poi a ricever chiarezza e conferma dall' iscrizione, trovata all' Emporio, 
e segnata appnnto sopra an niasso di bigio. Da che io tengo per vera la 
lettura della compendiata epigrafe, sapplendota : Ex ralìone martnorvm iti- 
letiorum. Dove, né voglio dissiraalare, né debbo, che dissente in questo da 
me l'illostre mio amico P. Luigi Bruna, barnabita, il quale troppo hcil- 
mente fu tratto a condannare gli esempi d'altre designazioni analoghe dalla 
non sempre sicnra scorta dei dabbi altmi. Colgo poi piii che volentieri l'oc- 
casione di ricordare ed encomiare il lavoro del dotta valentuomo — Sulle 
iscrizioni degli antichi marmi grezzi , — stampato da lai negli annali del 
Ballettino di corr. arcbeol. dell' anno 1870. Nessano può invero più di me 
render testimonianza delle indefesse e squisite ricerche del Bmiza so tale 
argomento, avendolo avoto giornaliero e costante osservatore per anni delle 
scoperte dell'Emporio, e riconoscendo le belle erndiiioni e gli cpportnnì 
confh>nti, colli quali ha illnatrato an argomento avvolto in tanta oscuriti 



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ARCHEOLOGICA UOKICIPALB. 163 

Fraì « GenioTum millia multa » ', che per tutto erano 
Teneratì dai pagani, soliti ad assegnare a ciascun luogo il prò- 
prìo suo Genio: 

GENIO ■ LOCI • 

entrerà in numero ancora questo di una militare coorte , con- 
giuntamente all' altro personale , eh' è qui nominato con esso. 
Qual cosa poi cosi dedicata fosse al genio della seconda 
coorte e dedicata insieme al genio di Ludo Bao, non h facile 
il determinarlo. Le basi della foggia di questa trovandosi, cosi 
negli scavi fra gli antichi avanzi, come nelle indicazioni che se 
ne hanno in altro modo, esser già state destinate ad usi molto di- 
versi. Per non allontanarmi dalle memorie militari, com'è quella 
presente ; anzi per non allontanarmi pur forse dalle memorie pro- 
prie di questa coorte seconda, ricorderò di preferenza una epigrafe 
spettante alla seconda coorte de' Vigili, trovata sull'Esquilino 
ove ebbe essa la sua stazione ', e conservata adesso fra quelle 
del museo capitolino '. In essa si legge : 



' PniiL contra Symro. lib. II. 

- Anche in Ostii, bdIIa pUiza, che s'apriva 4opo In porti d'ingrewo 
«Ila città, trovai all'antico suo Inogo un'ara dedicata sppanto : 

GENIO 
LOCI 

Qatll'ara e qaell' iseriiione traevano lo sgnardo dì tatti i vititatori della 
rediviva colonia romana. Ne fa ricordo anche l'illastre sig. Benlé: Fonilles 
et decoovertes, resamées et dìxcut^ea en rne de Itiiatoire de l'art Tom. 1, 
Oik« et Italie. Paris 1873, ■pag. 383. sec. edit > Era stata di me laaciata 
dove venne scoperta e dove rimasta era da secoli. Tornato in Ostia nel cor- 
rente anno, ho vedato l'ara apeiiata e giacente al saolo in frammenti!!! 

■ Teggaai il dotto commentario sn : Le ttaiioni delle VII Coorti de'Vi- 
gili nella città di Roma, del eh. Sig. Comm. 0. B. De Boisi. Annali del- 
Vloat. dì Corrìsp. Archeol. 1858; a e. 278 e eeg. 

* Fa trovata nel pontiBcato di Clemente XII, fondatore del moeeo di 
Campidoglio : in Exqnìlìis, i^aa itnr a a. Jnlìani coenobio ad aedem aanctae 
Crucis in Jernsalem. Mon. vet. memoria F. Ficoronii reperta pag. 131. 



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lo4 BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 

ORA.TEBÀM ■ CVM ■ COLVMELLA 

ALTABIVM ■ CVM ■ COLMELLA ■ MARMOREA 

ORBICVLVM ■ CVM ■ COLVMELLA ■ ' 

Lasciato dunque di voler sapere ciò che a questa nostra 
fosse sovrapposto, vediamo piuttosto se aver si potesse qualche 
lume sulla coorte seconda, al Genio della quale se n'era fatta 
l'offerta. E sembra che in effetto avere si possa, ritenendola come 
coorte de' vigili, e ritenendo che ciò si conoscesse tanto chiara- 
mente pel luogo dove si trovava collocata la epigrafe, da ren- 
dere inutile, in cosi poco spazio, l'aggiungerne la designazione. 

Era il tabulano cosa piìi specialmente, se dir non si voglia 
unicamente propria di tale milizia *, per consen'arvi non solo 
le relazioni degli incendt, che per certo ebbe a farsi; ma quella 
ancora della notturna sorveglianza della città esercitata pure dai 
vigili. Donde sori^e una presunzione che favorisce l'ipotesi. Anche 
il ben raro gentilizio di Raus s'incontra fra i Vigili '. Da che il 
centurione di tal nome della coorte III, che troviamo ricordato 
nel marmo di C. Calvìo Sabino, poteva esser prima stinto ta- 
bulano di quella seconda, come qui lo avremmo a conoscere. 

Ma in sì breve e tanto compendiata iscrizione, piii angusti 
si rendono i limiti della congettura, entro a'quali b da mante- 
nere quanto su dì essa ho scritto. 



I Kellennan, Vi^l. rom. ìatttc. duo (ulimont. pag. 28, n. 10. 

: Id. 1, 4, 56. 

' Id. pa«. 40, :;. 61. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 165 

N.' 3. ' 

S ■ D ■ D ■ EX ■ VOTO 
CAMABAM ■ ET 
PABETES ■ SVIS 
IMPENDIS ■ A-NOVO 
VBSTIBIT ■ CBBSCENTIAN 
ACTOB ■ OSPITI 
C ■ P 

È scolpita in marmo bianco con lettere di non buoua forma *. 

Il voto fn fotto a Silvano, tanto significando quel gruppo 
di lettere puntate. S. D, D. Le quali possono essere egualmente 
bene supplite, se in esse si legga : Stavano Dono Datum , o 
'iilvano Datwn 'Dicatvm , o Stavano Deo Domestico. Da cbe 
tutte queste formolo di dedicazione si trova essere state usate 
nei marmi. Onorarono i pagani la deità di Silvano, come tute- 
lare, Dell'atrio o presso la porta delle abitazioni ; ed eia quel 
culto memoria delle pifa antiche religioni e delli pifa antichi 
tempi, quando subito oltre la porta delle umane dimore stava 
la campagna ed il bosco. 

Il raro musaico parìetario, cbe trovai in Ostia all' ingresso 
di nobile casa, ne ha presentato a colori la imagine di Silvano 
accompagnata di tutti gli attributi e de'simboli e degli acces- 
sori, che l'arte, servendo al religioso concetto, aveva reso propri 
£ quel nume *. 

I Si vtgga il nomerò S. delU nniU tavoU. 

* t Uiga m. 0: 41, per m. 0: 31. Fn rìtrovatA nella tìU* Hasaimo. 
dtl Uto cbe (ronteggia la vìa Stroiiì i a non molta distanis dell'emiciclo 
iàlt tome dìocleiiane, cbe (k adcno parte della caaa di pana. 

' £ ade»o nel moMo lateraoenM in quella parte, eh* è tutta fonnata 
di monamenti da me troTati in Ostia, Lasriaì ani laogo nn bassorìlieTO in 
terra cotta , infltao nella parete d' altn easa, non molto lontana da quella 



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166 BOLLETTINO DELLA COMMISSIONE 

Nell'anno 1869 si' trovò n^li scavi dell'Emporìo no tito- 
letto votivo dedicato a Silvano. Il nome di esso h indicato 
colla sola lettera iniziale. Alla quale ne seguono due altre, 
esprimenti l'appellativo e la dedica. Essa ò tale : 

{sic) 
S • S • S ■ ALTPVS . EPPH 
R0DITV8 D D 

Quel nume ò qui detto santo, da che pel sicuro confì'onto 
delle iscrizioni, nelle quali h intieramente scritto, ciò che ba- 
8t5 qui aver segnato colle iniziali, abbiamo a supplirvi: ^vano 
Sancto Sacrwn '. 

Ma l'appellazione di santo, se fu la pili comune, non fa 
però la sola colla quale Silvano fosse invocato. Un frammento di 
Dolabella ne rende palesi talune delle più solenni: fra le quali 
si trova pure quella di Domestico , che abbiamo accennato dì 
sopra potersi convenire alla dedicazione dell' epigrafe , che 
andiamo dichiarando. Quell'antico scrittore, propostasi la di- 
manda: Omnis possesst'o qttare Silvanum colit ? Ne dà in ri- 
sposta : Quia primus in terram lapidem finalem posuit. Nam 
omnis possessio tres Silvanos habet. Unus dicUur DomesHcus, 

ricordata di sopra. Una A pregevole memoria è stata poi guasta e intolta 
nel comnoe abbandono degli altri edifici ostiensi, cbe avevo rimesso in luce, 
segaendo nn metodo approvato, anzi encomiato ancora, dai dotti d'ogni na- 
zione. Frai qoali a cagion d'onore mi pregio di ricordare il sig. BeoM. Qneato 
ogregio astore nella ana opera , ricordata di sopra , ne scrìsse ; M. Vùoonli 
s'efforee de rendre Ostie un lieu dair, éloquent, attrayanl pour la eruditi. 
La IraTìiChées ioni mpacCiei, ou ne dispareiieni qw par l'a/fel d'tm debla- 
yatntnt compiei ; il y a tei point li bien esplori , et si net , qa'on te croU 
dani un quarlier de Pompei. C'eil Vimpression qu'on iprouve turtout en 
arrivant. La vote antique qui mine à la ville et se convertii en rue, rappelle 
un« entrée de Pompei et Ut wie dei lombeaux. Tol. 1. pag. 283. Ho recato 
qaeste parole di tanto ottimo gindice di tali cose, non già perchè fossero 
a me di lode; ma perchè tornassero in meritato biasimo di chi ha tatto 
lasciato detarpare, manomettere, disperdere; specialmente nella bella e coa- 
servatissima via , della qoale il valentissimo scrittore francese ricorda il 
bell'upetto ed i monamenti. 

< Beinea. Ins. aat class. 1. n. CI, pag. 318. Uarìni Arvali 71, 250 b. 



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ABCHSOLOGICA HUNICIPAIE. 167 

possefsioni consecrattis \ E segue trattando degli altri nomi 
attrìbaiti ad easo Silvano, che non sono al nostro attuale pro- 
posito. Abbiamo quindi chiarezza e sull' origine dell' invoca- 
zione del Silvano Domestico, che potè ben essere quella se- 
gnata nel presente marmo , e sulla causa per la quale si das- 
sero ad un tal nume denominazioni derivanti da possessioni, 
come si trova esser stato fatto nell'ara, pubblicata dal eh. P. 
Garracci, d. G. d. O. frai monumenti del territorio beneventano 
da lui raccolti ed illnstrati *, eh' h tale: 

SILVANO 

CAESESIANENSI 

TE0PHIMV3 

ACT 

EX VOTO 

E si vedrà ancora per qual cagione , ciò che in questa 
stessa ara troviamo e si verifica nell'epigrafe che andiamo di- 
chiarando , tanto onorata fosse dagli Actores questa divinità; 
e lo fosse pure dagli amministratori, Procuratores, di vasti po- 
deri insieme riuniti {massae); frai quali rammento il Doroteo 
dell'aretta ostiense, eh' è tale*: 

SILVANO 
SANO ■ 8 AC 
DOBOTHE 
VS • AVG . 
LIB • PBOC 
MASSAE 
MABIAN 
SD-D 

' Gaam. vet. [«g. 302. 

- Dissertaiioni archealogiche di Ttrio fti^mento , Roma tip. dalle 
Belle Irii, 1761, a e. 116. Al dottu nomo dobbiun pnre U tnemorìt del 
Silvano yeturiano, in lapide copiata daini nella chiesa semidirata di S. Mft- 
ria di FaUerì. iUd. a e. 5). 

* Fa iltnstrtita dal mio nipote C. L. Visconti inueme ad altre lapidi 
OTtieoai net tomo XUI del Oioro. ircad. n. 1. a e. 78 e *eg. 



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168 BOLLETTINO DELLA COMMISSIONE 

Spesso ci rimane ignoto cosa essi a quel nnme dedicassero. Il 
Crescenzìano però del nostro marmo, dichiarò in esso la cagione 
di quello eh' ci fece, e dichiarò insieme cosa propriamente fa- 
cesse : EX . VOTO . OAMABAM . ET . PARETES . SVIS . 
IMPENDIS . A . NOVO . VESTIBIT. Non so se volesse egli 
indicare così: avere solamente coperto d'intonaco la volta eie 
pareti, che, scrivendo come si parlava, invece di parietes, disse 
paretes, com'è poi restato nel nostro volgare ; o se nel suo pen- 
siero vestire parietes significasse l'aver fatto qualche cosa di 
piti, che non era un semplice intonacarle. So che Cicerone, 
chiamò vestite le mura interne di un tempio, per l'ornamento 
de'quadri, che v'erano stati disposti : kis autem tabulis irUe- 
riores templi pari^es vestiebaìitur '. 

Quanto sll'OrGto C. P., clarissimv,s puer, del quale Gre- 
aceoziano era servus Actor, potrebbe ben esser quello medesi- 
mo , che nell' anno 270 tenne il consolato insieme ad Antio- 
chiano, chiamato per la seconda volta a tale onore supremo *. 

N." 4. ' 

D M. 

TAE • CI ■ AE • CA ■ 
PI ■ TO ■ LI ■ NAE ■ 
SCAN - TI • VS ■ 
FE-LIX • CO-IV- 
Gì ■ BE • NE ■ MEE ■ 

T ■ EC VIT 

LO- CVM-DONA' 

STI ■ MI ■ NIVS- 

HI ■ LA • BVS 

■ In Verr. VI. e. 55. 

' Ovfll. 3EHe. 

' Si vegga il n. A. dell' u^iitu t;ivuLi. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 169 

È scolpita in marmo bianco, con lettere di forma noD buona; 
ma beo raro è il trovare in ud titolo così breve e appartenuto a se- 
polcro, tanta singolarità, quanta ne scorgiamo in quello presente '. 

La famiglia Taecia, non aveva memoriQ, se non solo presso 
il Fabretti *. È pure osservabile , quantunque non raramente 
s'abliia in epìgrafi antiche, il. cognome di Capitolina, che, a mio 
credere, sarà da riconoscere per uno di quelli, che i pagani eb- 
bero in uso di dare a memoria di chi fosse nato in alcuna 
delle maggiori loro solennità. 

Si deve al Fabretti, per quanto io mi sappia, d'averlo per il 
primo avvertito, &cendoci così palese nelle iscrizioni quell'antico 
costume *. Dopo lui ne toccò pure alcuna cosa II Marini , che 
non lasciò senza darle alcun lume quasi parte alcuna della la- 
pidaria '. Non intendo però come, nb air uno, nh all' altro di 
que' dottissimi uomini, venisse ricordato il cognome di Capito^ 
lino, che vediamo esser stato in uso , così degli uomini come 
delle donne, io tante testimonianze delle iscrizioni romane. Pure 
Don v'ebbero in Boms feste piìi celebri di quelle del Oampi- 
doglio^ e dopo Domiziano la solennità de 'Certami Capitolini* isti- 



' AIU ni. 0; 22, Urga m. 0: li. InoeTto è ti Ido^ del rìtrovainento. 
Nt feci io stesso l'acquisto, si per la singolarità dei nomi, « sì pel cogno- 
me Capilolina ; non che per In puntuaiionu sillabico, proponencloinì di du- 
narla alla Colleiione lapidaria del Carapidoglio . come sabito feci , olléren- 
dola a tale ^D'etto alla Commissione archeologica municipale. 

- I. D. pag. 93. n. 200. 

" Op. dt. pag, 513. 

« Arrati 139 a. 

^ Una delle più singolari memoriv relative a tali certami , è qnella 
At abbiamo veduto dìscaoprire iielLi demolizione dell'antica purta Salaria, 
e diede occasione alla pnbblicaiione del libro intitolato : Il sepolcro del 
fanciullo Quinto Snlpicio Haitsimo, scoperto nella strattnra della porta Sa- 
laria, delineato dal conte Virginio Vespignanl , con dichiarazione del mo- 
Ddinento e interpretazione del greco poemetto estemporaneo e d^li epi- 
graami, pel cav. Carlo Lodovico Visconti. Roma coi tipi della Propaganda 
1S71. n pTegeToIiuimo monumento si trova adesso nel naseo capitolino, 
nella s«conda sala a pianterreno, dopo qnella dei bromi. 

1-2 



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17u nn. r.KiTivo hkij.a coJiMiShioxe 

tuiti da lui, apprestò nuova occasione ad assumere da bì splen- 
dida festa il cognome. E ciò ebbe ad essere fatto per quella 
Flavia Capitolina, alla quale Biasio pose il titolo del sepolcro: 
FLAVIAES . CAPITOLINAES, ch> adesso nella Collezione la- 
pidaria del Campidoglio '. 

Fra la sesta e la settima linea delia presente epigrafe 
sono alcune aggiunte di minor carattere. Oli antichi marmi 
scritti ne pre^Jentano talvolta l'esempio *. Non è hen certo se 
in questa lapide il dettato si completasse così, o cosi s'emendasse. 
Porse la prima cosa è piìi vera della seconda. Non essendo assolu- 
tamente necessario di staccare la prima sillaba sti, dalla linea set- 
tima per unirla al D<ma di quella precedente, e farne quello 
strano costrutto ; Donasti Minius Hilarus. Anzi terrei , che il 
nome del donatore possa ben leggersi Stin-inius, contratta per 
popolar vezzo da Septiminius, e scritto qui secondo che veniva 
pronunziato : nome che originato di'l numerale Septimus, prese 
tutte le forme , e ci aveva già dato il cognome SepUminus, 
nel noto prefetto dì Boma Fabio Cilone ', in Lucio Licinio 
console *, e in altre persone ^ 

L'uso del puntuare per sillabe è seguito, come in questa 
così in altra pietra sepolcrale, che per tal cagione ho ad essa 
riunito, ed è la seguente, pure capitolina. 



I Vtggasi ([Tiesto Boll, a e. 31, dove è sUmputii. 
- Mi piace riocrdare uno dti più slngulari , che si trov» nella iscri- 
zione onoraria , che viJi in Corneto presso i signori conti Bruschi Falgari 
« fu dai Tarquiniesi gui dedicala a Lucio Dasumio Tullio Ttitcù. In essk per 
completare ì'oriio honorum, fu lateralmente aggiunto in due linee di pic- 
colo carattere : 

GOMITI 
AVOVSTI 

■■ Grut 407. I. -lOd. 9. IO. 
' Id. 1026. 8. 

i Id. 383. 8. 70d. 10, 108;(, IO. Mariti lfH7. 5. Amati, inserì);. dfl"-:efTt 
e liberti delU R.-nto V.iln-iii, «ii.ini. .iro.id. toin. L. n. 20. 



:db/GOO«^IC 



lRCHE0r/)01C.V ML'NICIPAl.E. 171 

N.' 5. ' 

D M 

NI ■ LVS ■ FRA 
■TER ■ A ■ RAE ■ 
THV • SAE 
• B ■ M ■ 
■ FÉ ■ CIT ■ 

È scolpita sopra una lastra dì marmo bianco ', io lettore 
di non bella forma. 

I nomi di Nilo e d'Aretusa indicano di per se la condi- 
lione servile , così di quello che fece porre la lapide , come 
dell'altra alla quale fu posta. 

Fra le molte singolari osservazioni lapidarie, delle quali il 
F. Lupi arricchì la sua illustrazione dell' epitafio di S. Severa, 
avvi ancora, al paragrafo X di tale erudito suo libro , quella 
della interpunzione : ad singulas ferme syllabas '. Ne riconosce 
egli l'antichità e ne dimostra la durata fino ai tempi pili bassi. 

Quello però, eh' è di maggior momento, si trova nella cer- 
tezza del non essersi, con un dettato per modo interrotto, pen- 
sato a voler significare il dolore; come taluno propose, dicendo: 
una tale interpunzione esser forse stata introdotta nelle lapidi 
sepolcrali : ad exprimendum moerorem , tjUeriectis pausis. 
Perchè produsse il Lupi e una iscrizione votiva cosi interpunta, 
e una iscrizione ad onore dell' imperatore Gordiano Pio, segnata 



• Si Tegg» neirunita tavola il n.* 'i. 

- Alta m. 0: 35 p«r m. 0: 25. ProTknc dagli £ravi tatti presso la 
m lablcaoB nella tt.'nuta di Centoculla dall'avvocato Pier Luigi Gnidi, ora 
dehnto. Fo acqnistat» p^r cura della Coramisiione archeologica rannicipale. 

' Epit. S.Suverac, Panonoi 1734, pag. 67. 



:db/G00«^Ic 



\72 HVr.LETTIXO lIEr.LA COMJIISSION'E 

al modo stesso ; l' una e 1' altra lontanissime da ogni idea di 
mestizia'. V'ebbe però certamente una intenzione, della quale 
non siamo chiari ancora, ma che potremo fovse un giorno giu- 
dicare e conoscere. Per fermo all'arbitrio del quadratario non 
- può essersi lasciato tanto. Un tal metodo di segnar le parole 
seguito in epigrafi di somma gravità , o di somma eleganza, 
dovrebbe renderne persuasi. 

La pili lunga e insieme la meglio composta iscrizione, che 
mi sovvenga aver veduto' divìsa con una interpunzione siffatta, 
è quella ostiense stampata dall'Amati '. La gludìcb egli ; dei 
buoni tempi dell'impero: e non sarà chi voglia pronunziare in 
contrario, leggendo in essa: 



Àcerbam DUis rapuit infantem domus, 
Nondum repletam valde dulci lumine; 
l*ulcram, decoram; quasi delicium caelitum. 



Se quella domus Ditis, che tante belle cose rapiva, stata 
fosse presente all'editore d'una lapide di Tiklen in Africa, 
avrebbe facilmente riconosciuto, eh' era dì buona poesia, e non 
ne avrebbe fatto scomparire l'eleganza e il concetto, leggendola 
al modo seguente '. 



e votiva, jtru i(u or reUitu, è del moaea Eircherìana. 
L'altra, che meriterebbe d'esser aupplìta e illnfitraU, ciò che il Lapi dcd 
fece, fa copiata da lai presso gli Olivetani dì S.Francesca Romana, dov'era 
senza meno venata da alcaiio de' celebri luoghi d' attorno. Tedi op. dt 
pag. 68 e 73. 

- Iscriz. scoperte recentemente in Roma in Ostia etc. Gior. Àrcad. 
tom. XXXIX, n. 18. 

> Becaeil dea naticea et memuireB de U Saciété arehéologique de b 
piurince iv Coslanti^ic. Cjst.i'itine 1863 \A. 13, pa^. 499. Inscr. de Ti- 
klen a. 6. 



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ABCHEOLOGICA MUNICIPALI!. 173 

His ce iocis Flofi requiescant ossa sepuUa. Aetatìs prima 
taiserando funere rapto Oiis (il y a là uue barre en trop, du 
reste je préfère d'après le «ens , diebiis , ou une abréviation 
quelconqiie de ce mot) ad infernas sedes lucesque piwum. 
Qaem docta studiis, ornarat diva Tkalia: qui pì-ope vicenos bis 
iam suppleverat annos , nii Lachesis brevia rìtpisset stamina 
fvso. Proh Dolor! Vi nulli decreta rumpei'e fas est parcaruni 
diva dwos que evadere casus. 

II tratto trasversale , che si tenne soverchio , era ben 
quello, che dava alla parola la sna vera lettura: DITIS, e con 
essa il concetto, che, mutandola in Diis, e poi, (non s' intende 
troppo perchè) in dies , fa veramente cangiato dalla notte al 
giorno. Questa fu la prima menda. La seconda fu il sopprimere 
ancora il tratto trasversalmente posto sulla I nella lìnea decima, 
leggendo VI in luogo di VT. Con queste ben poche avvertenze 
ebbi interamente restituito i versi e il concetto dell'africana 
iscrizione. La quale sì vendica così un bel luogo nell'antolt^ia 
lapidaria, essendo di questo tenore: 



Bisce locìs Fiori requiescunt ossa sepulta, 
Astate in prima miserando funere raptì 
Dìtis ad infernas sedes lucosque piorum; 
Quem docta studìis ornarat diva Thatia, 
Qui prope vicenos bis laro suppleverat annos, 
Ni Lachesis brevia rnpisset stamina fuso. 
Proh dolor! ut nulli decreta rumpere fas est 
Parcarum diva, durosque evadere casus! 



Noi dobbiamo molta riconoscenza allo indefesse ricerche 
della Società Archeologica di Costantina, die ha riunito sì ricca 
soppellettile a profitto ed accrescimento degli studi delle an- 



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174 BCLLemxo della commissione 

ticliiUi; ed è appanto per readernetestimanianza, che abbiamo 
preso cura di restitnire a questi rersì la bootà propria dell'ori- 
ginale dettato; e se s'incontrano al quarto, sesto, settimo e 
ottavo verso eerte licenze faorì prosodia, egli è, come molti 
esempi dimostrano . che se ne teoevan franchi ben spesso gli 
autori di queste poesie epigrafiche. I quali non posero mente 
gran fatto se fossero le sillabe lunghe ove il metro richiedeva 
le brevi ; o se fossero brevi, erme sono nel nostro caso, quelle 
che avrebbero dovuto esser lunghe, quando corresse a loro modo 
con apparente armonia la misura del verso. 

P. E. V. 



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ARCBEOLOGICA UlNlCirAI.k'. 



GRANDE SAKCOFAGO CON RAPPRESENTANZA 
DELLA CACCIA CALEOONIA 



Il sarcofago marmoreo di vasta mole e di perfetta con- 
servazione, di cui diamo riproduzioui litografiche alla tav. II 
e in, fu disseppellito nel decorso inverno tra Tivoli e Vicovaro, 
alla distanza di sette miglia dalla prima, sulle sponde dell'Anie- 
ne, in una rivolta del fiume distante circa metri 70 dalla mo- 
derna via provinciale. Stava collocato entro di un'antica cella 
molto ristretta, sulla cui volta si conferva il pavimento di mu- 
saici a colori di un piano superiore. Coteste rovine son così poco 
elevate sul pelo dell'acqua, che ad ogni piccola escrescenza de! 
finme ne rimangono invase. Non è probabile che tal fosse, 
rispetto al fiume, la primitiva situazione di questo nobile se- 
polcro; ma dovea trovarsi piuttosto adiacente alla via Valeria , 
la quale non è dubbio che tenesse presso a poco l'andamento 
della odierna provinciale , lunghesso la ripa destra dell'Aniene. 
Pab darsi che il fiume precipitoso abbia ivi, come in qualche 
altra parte, distornato alquanto il suo corso, in guisa da inva- 
dere almen restringere il luogo, per cui passava l'antica 
strada suddetta. Ovvero, ponendo pure che il monumento avesse 
guardato verso il corso dell'Aliene, converrà dire che la ero- 
sione delle acque in quella rivolla abbia consunto il tratto di 
suolo, the ilovea separai l'editì/io ilal i-iglio della ripa. 



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I7« BrLLETTiSO DBLLA COmilSSIOKE 

Ia TÌdnuiza d«l sepolcro all'antica Varia Ea congettoraTe 
die aiipartenease ad no qualche bcoltoso abitante di qaella noo 
ignobil città, prima degli Eqai e poi de' Latini , pili tardi in- 
corporala da Adriano colla proftocia denominata Valeria; e 
della cni gagliarda '.iota di mora sussistono ancora, presso Vi- 
covaro, Testìge a$~ai raggoardevolL D defunto , anzi i due de- 
funti — poiché bisoma è l' urna — stavano probabilmente se- 
polti sol lembo eitremo di un qualche loro podere. Infatti 
a poca distanza dal sepolcro si rìnTenne, fra gli avanzi di una 
piscina, un brano di antico condotto di piombo, di piccola ca- 
pacità, portante qoe^u iscrizione, in caratteri di cattiva forma: 



t 
cioè: Karcus Fvtvìus Evhemems fecit. Ha questo non essendo 

che il nome del fòbbricator della fistola, non può darne veruno 
indizio sull'antica pertinenza del luogo. La fonna tondeggiante 
della lettera V, che osservammo nella recata epìgrafe , ci fa 
credere che quel condotto non debba essere ulteriore al se- 
colo ni dell'era nostra. Vedremo che anche il lavoro del sar- 
cofago si deve attribuire ai medesimi tempi. 

Il terreno in cui fu trovato l' insigne monumento appar- 
tiene a Vincenzo Otfati, sindaco dì Vicovaro: e dal medesimo 
il Comune di Boma lo ebbe in consegna, per trattarne dipoi 
l'acquisto, onde arricchirne il museo capitolino, che già nel ben 
noto sarcofago, detto impropriamente dì Severo Alessandro e di 
Mammea, possiede il piìi bell'esemplare che si abbia di coleste 
grandi arche bisome, venute appunto alla moda circa il se- 
colo III, e destinate d'ordinario a contenere le salme di due 
coniugi , che come in vita cosi dopo morte amarono di non 
essere scompagnati. 



db/GoogIc 



ABCHEOLOQICA MDHICIPALB. 177 

Per cura del cav. Augusto Castellaui è stato frattanto col- 
locato nella sala terreua del museo, attigua a quella dove al 
presente si conservano i bronzi. 

Il sarcofago ò lungo m. 2. 55 , alto , senza il coperchio , 
m. 2. 02, largo m. 1. 36. Compreso il coperchio e le figure 
scolpitevi sopra, misura in altezza m. 2. 02. L'altra grande urna 
capitolina teste ricordata eccede questa, in lunghezza di soli 
cent. 40, in altezza di cent. 32. In gnisachè il nuovo sarcofago 
h certamente uno dei maggiori che si conoscano. 

Scolpito in marmo lunense , ha nella fronte altorilievi , e 
nelle due testate rilieri assai bassi e non ben terminati, men- 
tre nella parte posteriore il marmo h appena dirozzato. Dello 
stesso genere di marmo è pure il coperchio , ma di qualità 
molto inferiore, e di un color turchiniccio. Anche lo stile della 
scultura è piii basso e scadente, e dà a conoscere che non venne 
eseguito dalla mano medesima che lavorò i rilievi della fronte 
dell'urna, i quali sono bensì condotti con disegno non molto 
corretto, ma tuttavia non sema una certa bravura di scalpello. 
Inoltre le misure del coperchio non corrispondono esattamente 
a quelle dell'arca, ma riescono alquanto piìi piccole del dovere. 
Egli h cosa evidente che i due oggetti non erano stati fìitti 
r uno per l' altro. Tuttavia , siccome il sarcofago fu ritrovato 
ancor chiuso dal suo coperchio , così non può dubitarsi che 
fosse nel modo medesimo posto in opera dagli antichi. 

La parte anteriore del monumento, istoriata con figure alte 
':irca un metro, rappresenta la caccia caledonia, spedizione fa- 
uosa, cui si narra prendessero parte quasi tutti gli eroi mitici 
dtlla Grecia '. Le vicende di questa caccia contro il fiero cin- 
ghiale dall'ira di Diana suscitato in Etolia, e la tragica storia 



' Ha 4ue>ti> mito, salU littlentnra che lo concerne, e stiih antiche 
"liere d' arte che vi rìfeHscnno . st veggn 1^ dissertaiione del eh. Kekalc 
li- [abtihi !ideagr:;i. B-rìiiiu ISSI. 



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178 BULLEITINO DELLA COHUISSIONE 

di Meleagro che ne fu l' eroe, storia variamente narrata, quinci 
dagli epici e da Sofocle, quindi da Prìnico e da Euripide, fu- 
rono tra i soggetti favoriti dell'arte antica, ed in ispecie degli 
scultori dei romani sarcofagi , che nei fatti degli eroi della 
favola cercavano sovente un'allusione al genio ed alla sorte dei 
defunti, cui potevano servire quell'uriie. Fu giU infatti accen- 
nato da E. Q. Visconti ' ed è ammesso generalmente dagli eru- 
diti, che le rappresentanze sculte sui sarcofagi il piìi delle volte 
non erano scelte a capriccio, ma con intendimento che avessero 
un significato adatto alle circostanze. Cosi per esempio, quanto 
al mito caledonio, la morte prematura di Meleagro, e la salma 
dell'eroe distesa sul funebre letto sembrava argomento oppor- 
tuno per r avello di un giovine , mancato di vita sul primo 
fiore degli anni: mentre la scena anteriore della cacoia del 
cinghiale potea benissimo adombrare il trasporto che avesse avuto 
il defunto per quel nobile e periglioso esercizio *. 

Nello illustrare un' altra urna del nostro museo , espri- 
mente del pari la eaccia di Meleagro , il eh. sig. dott. Helbig 
ci ha dato un elenco dei sarcofagi, o frammenti di sarcofagi, 
esistenti in Koraa od altrove , che ritraggono la stessa scena 
principale del mito caledonio '. Fra interi ed infranti non son 
meno di 20. Sette de' meglio conservati ne sono qua in Boma. 
e due di questi nel museo capitolino *. Ma il monumento di 
che ragioniamo, per la sua composizione, si distingue da tutti 
gli altri di egual soggetto, tranne uno pisano che or ora io- 



' .Vus. Pivcl,jm. V. |K 34. 

* Petersen, Sepolcro scuperlu sulla via Ialina: negli Annali deU'lit. di 
Corrisp. Archeol. 1860, p. 362. 

» Annali delVhlil. di Currisp. Àrdi. 1863, |). 81. 82. 

< L' UDO a quello testé accennalo , edito dal eh. Helbig, e sta neliH 
aula terrena, do)Ki quella iu cui fu cuUocuto di recente il munumeiitu i:iie 
illustriomu. L'ultro, inedito, di lavoro che sembra impeifettu, »ta nell'atrìu 
del luaseu, u ilrilf.u el ò ^.-^.'.aU. ,;„[ wim. 20 {Beì'-lirAh. ,1 r Stvll Ibi». 
S-1, p. 144) 



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ARCHEOLOGICA UUNICIPALB. 179 

dicheremo. Perocché negli altri, allato al soggetto principale 
si ha sempre uno , o più gruppi episodici , sulla cui spiega- 
zione si è variamente opinato dai dotti '. Nel nostro marmo 
tutti i personaggi che vi sono ritratti sono intesi unicamente 
a combattere la belva devastatrice delle etotie contrade. E inol- 
tre, negli altri sarcofagi. la caccia medesima sembra rappre- 
senUita in un periodo dell'azione già piU avanzato, tssaeu- 
dori, per esempio, Anceo, od altro cacciatore ferito, come del 
pari si vedea nella scultura di Scopa ritraente questa caccia, 
sul frontone del tempio di Minerva Alea in Tegea *; dal quale 
archetipo insigne non è credibile che almeno qualclfe remini- 
scenza non sia derivata nei rilievi delle urne romane. Il nuovo 
sarcofago del Campidoglio rappresenta piuttosto, come sembra, 
il primo momento dell'azione , il primo scontro degli croi col 
cinghiale, quando ancora niuno di essi ne avea sperimentato le 
mortali offese. Nel Camposanto dì Pisa esiste peraltro un'arca 
sepolcrale, bisoma anche quella, e dello stesso argomento, i 
cai rilievi offrono la medesima composizione che osserveremo 
nel nostro; ad eccezione di una figura che vi troveremo va- 
riata \ Questo monumento — che il eh. Helbig ha dimenticato 
di annoverare fra quelli riferibili alla caccia caledonia — for- 
nisce novello esempio di quella libertà e larghezza, di cui si 
valeano gli artefici nell'imitare un esemplare comune. SiBatte 
circostanze tanno del nostro marmo un monumento, cui fra 
gli altri di egual soggetto deve attribuirsi un luogo segnalato 
e distinto. 

Veniamo ora a descriverne la composizione, la quale tanto 
p6r l'armoniosa simmetria dell' insieme , quanto per la vivezza 



• BrtQD Ant. JUarmorw. p. 23; J»hn Butlell. dtU' Itlil. 1846, p. 181; 
iAaìe 1 1. p. 47-53; Hdbig. 1. e. p. 83-89. 

» PwKM. VIU. 45. 4. 

' LarioJo Haceolla di sarcof, e olire tetilL del Camposanto di Pìm 
Ut. LXXXVI. .XI. Nel Cumposanto d'ì ucbe od tXtto (110) citato dall'Helbig. 



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180 BULLETTINO DELLA COUIIISSIONE 

e varietà delle singole figure, 3Ì palesa quale imitazione di ud 
originale, alla bontà del quale non sarebbe certamente arrivato 
il mediocre scultore che lavorò questo marmo. Egli è infatti da 
credere, che un soggetto mitologico tanto famoso fosse stato 
trattato da valenti artefici in diversi modi, e nelle varie fasi 
in cui' si svolse l'azione. Ond' è che gli scultori delle urne 
romane avranno potuto attingere i loro concetti da differenti 
modelli. 

Il gran cinghiale muove, secondo il consueto, da dritta a 
sinistra , assalito da due cani , l' uno dei quali lo attacca di 
fronte, mentre l' altro da un lato cerca di addentatali un orec- 
chio. Nel mezzo della scena campeggia la figura di Mele^ro, 
che vestito di sola clamide, affibbiata sull'omero dritto e rav- 
volta intomo al braccio sinistro , spingendo a due mani con 
grande sforzo l'asta poderosa, ne conficca la punta fra le tem- 
pie della belva '. A sinistra di Meleagro combatte Atalanta, che 
similissima a Diana e nel vestire e nella movenza, tiene l'arco 
colla sinistra, e la dritta solleva al di sopra della spalla verso 
il turcasso , per cavarne una freccia '. Il desciitto gruppo del 
cinghiale, di Atlanta e di Meleagro, che con pìccole diversità 
si ripete nella massima parte dei sarcofagi ritraenti qnesk cac- 
cia, può sospettarsi composto sulle tracce dell'originale dì Scopa; 



* Si è osservato, che la poaiiione dell' eroe, simile in tutti i bastorì- 
lievi, ù confoTina a quanto Senofonte prescrive al cacciatore nell'affrontare 
il cinghiale {Kynegeik. X. 11): che, cio^ ■ debba afferrar la lancia cella 
mano sinistra innanzi, e la dritta indietro, perchè la sinistra serre a dirì- 
gere, e la dritta a vibrare il colpo ; e che cosi corrisponda alla mano gini- 
stra il pie sinistro avanzato, ed alla dritta il pie dritto tenuto in dietro 

^ Atalanta i, in certa guisa, la Diana arcadica (Preller griech. mylh. 
Il p. 206). Ha in nessnn monumento le assomiglia tanto , quanto nel 
Doitro. Il modo come qui è vestita, cotta sopravveste strettamente rav- 
volta e cinta intomo alla persona, ricorda un tipo coasoeto nelle statue di 
Diana; come p. e. quella dell'atrio del museo Capitolino (n. 20) ed nn'altra 
del museo Chiaramouti (n. 122); per tacer delle moltp eh'? sono delineate 
nel Clsrac elitre de seulpliirj. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 181 

tanto più che la descrizione datane da Pansania sembra vi si 
adatti abbastanza '. 

A dritta di Meleagro combatte un eroe barbato, di robusta 
persona e di fiero aspetto, che vestito di tunica e clamide, cai- 
iato di stivali, endromidi, solleva col braccio sinistro un pic- 
colo scudo rotondo, e col dritto una pietra, cbe sta per isca- 
gliare coatro il cinghiale. Lo scudo ch'egli imbraccia ne per- 
mette di congetturare, ette l'antico artefice abbia voluto in questa 
figura rappresentar Telamone. Giacché nei frammenti del Me- 
leagro di Euripide, ricordandosi l'abito e l'armi usate da que- 
gli eroi , si attribuisce al genitore di Ajace il piccolo scudo , 
cioè la pelta *. 

Tikafiàj tSè )((njaovv ÒEtév niknjg ìnt 
jtpi^hìiiA 9)jp3S, ^ótpvat tt'ìarsip-v nópa 
> 2alaiùva xssftùv Tiarpiiv tijv Eiic^RfXov. 

Ora se la bipenne , attribuita ad Anceo dallo stesso Euripide 
e da altri , ha servito , per esempio , a far ravvisare il perso- 
naggio di lui nel sarcof^o dello stesso argomento, che si con- 



• rtireiii/iiFOU il xaiià ftiaot itàXxara rii ii{ , nì fii> i^tii Atb- 
X»T<| x»ì Wikiayfot mi Oqcriùc xai TtAsfW x, T. \. PaOUQ. TIII. 

4S. 1. ■ Falla circa il metso Ut beivi , ita , da una parie (cioè a dritU) 
Atalanla. e Màeagra e Teieo e Telamone ...... Si ouem che I' oidiofl 

coTmpande, perchè dopo il cinghiale n tu subito, a dritt*, pnma AtalanU 
e poi HelugTo, come li nùmiDa PauMnia. — Ha Scopa avea htto la flen 
circa il meuo-, il che non ai potè otservare dagli acaltori delle urne, pei- 
chi ad eari importava di dare il posto di onora alla persona di Heleagro. — 
Del raeto nn gruppo NmilÌMÌino di Atalanta, Heleagro, e cinghiale lo ab- 
biamo ripetuto, sebbene in persone dì faucinlli, in nn cinerario dato dal 
CaTiceppi, {Kaeeolla di antiche ilaliie ec. IH. 12) che dee trovarai in In- 
Sfailterra. Ond' è che anche qqeito monumento inerita di eatere ricordato fta 
qncllì del mito caladonio, 

- MeUagr. fr. 554 (Naock). SigniBca il passo : TeUumna tulio teudo, 
difaa contro la baloa , {avea) un' aquila doro e di' grappoli tu coroni la 
ifjli. onorando lua patrùi, la pain\iinota Stamina. 



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182 BULLETTlSn DELLA COMMISSIONE 

serT& nel palazzo Doria, ' anche il piccolo scudo assegnato dal 
gran tifico a Telamone saHt dì non lieve indizio per &ine ap- 
propriare il suo nome alla figura di che ragioniamo. S'intenda 
peraltro — avvertiamo col eh. Helbig ' — non voler noi asserire, 
che lo scultore di quest' urna conoscesse propriamente il valore 
di quell'attributo, come determinativo del personaggio; potendo 
egli averlo imitato da più antico esemplare, anche senza cono- 
scerne il concetto originale. — Anche nell'opera di Scopa Te- 
lamone era, come nel nostro marmo, situato a destra relativa- 
mente al cinghiale ; ma dìvidealo da Meleagro la persona di 
Teseo*. Nel vaso Pranfoia questi due principali eroi dell'im- 
presa, indicati dai loro nomi, combattono allato ; ma quivi am- 
bedue sono armati di lancia '. 

Come la figura di Meleagro vien posta in mezzo <la quella 
di Atalanta e dalla supposta di Telamone , così il gruppo di 
questi tre h fiancheggiato dai due Dioscuri , i quali montati 
sui loro cavalli galoppano in senso opposto, servendo, con in- 
gegnoso partito, alla simmetrìa della co ru posizione. I due Tin- 
daridì che variamente figurano in altre urne *, sono qui rico- 
noscibili soltanto ai loro destrieri, alla imberbe giovinezza, 
alla simiglianza delle persone. Non portano il pileo consueto; 



• Jahn Bulktl. deWIsl. 1846, pag. 131. 

- 1. e. pag. 89. 

' Vedi sopra il tosto di Pausania alla p^. 181 n. 1. 

» Mon. dell' Istit. toL IV. tav. LIV. LV. 

' Ci sembra che le circostanza del mito caledonio, e la freqnente pre- 
senza dei dae gemetli nelle altre rappreseti tanze di quella caccia, ci sQt«rì»ÌDO 
abbastanza a ravvisarli ancbe nel nostro marmo, quantunque non vi %arìna 
nel modo più consacto. — I Dioscnri nel sarcofago del palazio Doria >oa 
designati soltanto dal pileo (Brann 1. e. tav. II. 6 ) In uno della tìIU di 
Pratolino presso Firenze (Gorì inscr. etr. UI. 36) e nel secondo del Campo- 
santo di Fisa (Lasìnio kìàI. del Camposanto 110) tianno, oltre il pileo, an- 
che i destrieri, ma non li montano. In nn sarco&go di Spalatro (Lama paiaz. 
di Dioeles. XI. 1) ed in nno infranto del museo di Parigi (Clarae mutét de 
leuipL pL 198. n. 206) i Dioscnri sono a cavallo come nel nostro. 



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ARCHEni.O(ilC\ JITNICICALR. 18^ 

vestono tnoiche e clamidi; ai piedi h&nno aiti calzari. I loro 
oralli Ron bardati con pelli di fiere. Nella scultura di Scopa 
i due gemelli trovavansi medesimamente l'uno a dritta e l'altro 
a sinistra; a dritta Polluce, Castore a sinistra '. Chiamando 
anche noi Polluce quello che cavalca a dritta, relativamente al 
cinghiale, osserviamo eh' ei cerca, facendo gran forza colle redini, 
di trattenere e di rivolgere il cavallo, che spaventalo all'aspetto 
della belva si h dato alla fuga. Ca'^tore all'opposto, che trovasi 
sopra il cinghiale, spinge l'asta dirett^imente dall'alto in basso 
per ferirlo sul dorso. Dell'asta non si conserva che uu piccolo 
pezzo aderente alla mano. Il vuoto che sarebbe rimasto sotto il 
cavallo di Polluce è riempito da un grnppo composto di un grosso 
cane in atto dì afferrare una lepre; e questo gruppo serve a 
ribattere in qualche modo quello del cinghiale e dei cani, cor- 
rispondente sotto il cavallo dell' altro Dioscuro. — Nel più 
volte citato sarcofago pisano, che ha tanta similitudine col no- 
stro, l'artefice ha introdotto una varietà, che certamente non b 
a vantaggio dell' equilibrio della composizione. In luogo del 
secondo eroe a cp.vallo, che si allontana dal cinghiale, egli vi 
ha fatto un altro cacciatore pedestre, che imbi accia duo scudo. 
Questa circostanza, e l'essere ivi le figure tutte imberbi, sono 
pressoché i soli punti, nei quali l' uno dei rilievi sì diparte 
dall' altro. 

La perfetta simmetria dì questa coniposizione termina alle 
dae estremità con altre due figure di cacciatori, poco dissimili, 
qaanto alla persoua ed al vestire, da quella che abbiamo giu- 
dicato dì Telamone, ma diversamente armate; perocché l'uno 
e l'altro stringe una spada. Quello a dritta del riguardante , 
alzato fin sopra la testa il braccio dritto, h in atto di calare 
un fendente sul cinghiale che gli sta presso; mentre colla si- 
nistra regge un lembo della sua clamide. L'altro che età dalla 



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184 HCLLBTIINO DELLA COUMISSIONE 

' banda opposta, e più lungi dall' azione , tien dritto il ferro, 
come pronto all'offesa. Non osiamo assegnare con fiducia un 
nome a questi due personaggi ; ma diremo tuttavia , che sup- 
ponendo essere A.i)ceo — per la sua vicinanza al cinghiale, da 
cui fu ferito — quel cacciatore che vibra il colpo di spada ', 
potremmo nell'altra riconoscere Toxeo, lo zio materno di Melea- 
grò, e suo nemico frappoco ; tanto piìi che questa figura sem- 
bra veramente riguardare con piglio bieco il felice ardire di Ata- 
lanta e di Meleagro. Ma su tal congettura non intendiamo in- 
sistere piii del dovere. 

Concludiamo con osservare che il nostro rilievo, all'infuori 
del gruppo sempre poco variato di Meleagro, Atalanta, e del cin- 
ghiale, in tutto il resto presenta una composizione, che da quella 
degli altri sarcofagi di consimile argomento, tranne Ìl solo pisano, 
si dilunga d'assai: composizione certamente assai bella, e uscita 
dalle mani di qualche insigne scultore; i pregi della quale 
vengono diminuiti si, ma non del tutto offuscati dal disei- 
gno non troppo corretto dell' artefice imitatore, che probabil- 
mente avi^ scolpito questo gran marmo durante la seconda metà 
del teno secolo imperiale. — AJlorquando noi visitammo il 
monumento, poco dopo ch'era stato disseppellito , vi notammo 
varie tracce di doratura, massimamente nei capelli di Atalanta, 
le quali ora sono del tutto scomparse. È verisimile che l'urna 
fosse in origine stata dipìnta : ma oramai, essendo rimasta per 
molti secoli esposta, non solo all'umidità della terra , ma so- 
vente anche ai danni dell'acqua , vi si ricercherebbero invano 
le vestige della policromia. 

Nelle due testate del sarcofago (tav. Ili) sono scolpiti dei 



' In qn&lche sarcofago, p. e. nel panflliano, in uno dei pisani e nel ca- 
pitolino, la figura di Anceo ferito è all' incirca nella medesima situaiione di 
questa che abbiamo descritta. Ed anche nella composizione di Scopa sì 
trovava presso il cinghiale a sinistra ; mn quivi era ferito , e sost^nnto da 
Epoco. 



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ARCHEOLOGICA UUMCIPAI.E. 185 

soletti allnsivi alla caccia in genere , ma che non hanno al- 
dina stretta e necessaria connessione col mito istoriato nella 
fronte. Rozzo assai n' è il lavoro, e molto hasso il rilievo, se- 
condo che accennammo in princìpio. Nella testata a dritta di 
chi guarda si veggono, come d'ordinario , due uomini tunicati 
e barbati, che camminano portando sulle spalle una gran rete di 
corda ravvoltolata, uua rete di quelle che si tendevano basse nella 
selva, per farvi incappar le fiere, incalzate dai cavalieri e dai cani; 
siccome vedesi espressamente in alcuni altri sarcofagi con rap- 
presentanze di cacce '. Questi due uomini si appoggiano colla 
mano destra a quei pali denominati a)(a>^!S£?, che servivano 
per appuntare ed assicurar la rete al suo posto. Dietro le due 
figure sorgono due alberi che sembrano di alloro: vi si veg- 
gono inoltre, un cervo in corsa ed un altro atterrato , come 
pure un cane in atto di addentare una lepre, od un coniglio. 

L'altra testata ci offre un episodio di caccia assai com- 
plicato. Vi si vede nel mezzo un cacciatore barbato sul punto 
di cader da cavallo , assalito ad un tempo da un leone e da 
una leonessa. Nell'atto di cadere il cacciatore riesce ad immer- 
gere un pugnale nel cuore del leone , facendone riuscire la 
punta sopra la spalla sinistra. Tre cani si avventano contro le 
due belve, mentre un'altra fiera di lungo pelo , che potrebbe 
itembrare un orso, si vede accovacciato app;è del cavallo. Due 
cacciatori più giovani ed imberbi accorrono, pure a cavallo, in 
difesa del loro compagno ; ed uno di questi i in atto di trarre 
una pietra sopra il leone. Dinanzi a questi due sembra fug- 
gire un cervo, o caprio di gran corpo. Anche qui sono alberi 
per indicare il luogo aperto e silvestre. 

Veniamo finalmente al coperchio. Osservammo già che 



' Per wempio nel coperchio di ano del cortile d«l mnse* capitoliao 
(d. 13); ed in on altro nellit skln oontinn n qaella do*' è «Uto dw*m il 
utcofago di Vicovaro. 



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186 RUU,ETT1N0 DELLA COMMISSIONE 

questo i inferiore all'urna, sì per la qualità del marmo come 
per quella del lavoro. È in forma di letto convivale munito 
della sua sponda. Vi stanno sopra adagiate due figure, un uomo 
ed una donna — probabilmente due coniugi — nella consueta 
positura dei discuinbenti, cioè, colla persona alquanto sollevata 
sul cubito sinistro. Sono ambedue vestiti di una tunica leg- 
gera ; quella della donna sotto il seno è stretta alla vita da 
un nastro o cordone. Ambedue lianno una sopravveste gittata 
sull'omero manco; e nella figura muliebre un lembo di quella, 
avvolto dintorno al braccio dello stesso lato, ricade in pieghe 
accartocciate suU' orlo anteriore del letto. I loro volti sono 
imperfetti a tal segno, che poco o nulla si scerne delle loro 
fattezze. Niuno ignora che cotesta era una pratica assai comune 
degli scultori delle urne mortuali : i quali avendo a tenerne 
allestito un certo numero per la vendita, e non sapendo a cui 
sarebbero toccate, costumavano di non terminare i volti nelle 
immagini dei defunti, ma riserbavansi a compierli dopo l'acqui- 
sto dell' urna , colle sembianze di chi doveva esservi sepolto. 
Accadeva peraltro il piti delle volte, siccome notava E. Q. Vi- 
sconti ', che comperato il sarcofago e postovi dentro l'estinto, 
piti non si pensava a farne terminare la effìgie. E questo ap- 
punto intervenne alle due figure teste descritte. Tuttavia vi si 
ravvisa abbastanza l'acconciatura dei capelli della donna, che 
ricorda la moda del terzo secolo imperiale ; e perciò collima 
cogli altri indizi piU sopra accennati , per farne attribuire a 
quell'epoca il lavoro del monumento. 

Ln figura virile col braccio dritto cìnge gli omeri della 
compagna, ed ha nella sinistra un volume mezzo svolto, tenen- 
dolo po' due capi, che rimangono ancora in parte arrotolati. Il 
Winckelmann, in una delle suo lotteie, parlando dei manoscritti 



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AUCHliuLOUICA UL'NICII'ALK. 187 

dì ErcoIsDO , avea notato che gli antichi Tolumi , tanto dalla 
estremità superiore quanto dall' iuferiore, doreano essere avvolti 
ad una cannuccia: e fondava una tal congettura sopra due 
antiche pitture di Ercolano, che rappresentano volumi avvolti 
ai due capi , aperti e svolti nel mezzo ; modo che certamente 
riusciva molto piìi comodo per ispiegare e leggere lo scritto '. 
Oud'è che l'argomento, o tìtolo dei volumi vi si trovava ripor- 
tato e da capo e dappiede. L'osservazione di quel sommo ar- 
clieologo vien confermata eziandio da parecchi monumenti di 
cultura; fra i quali ci limiteremo ad allegare, oltre il presente dì 
cui ci occupiamo, anche il sepolcro del fanciullo poeta Quinto 
3ulpicio Massimo, da noi stessi illustrato, in compagnia dell'esi- 
mio collega conte Virginio Yespignani *; la statuetta sedente 
del grammatico greco. Marco Mettio Epafrodito , esistente fra 
il primo ed il secondo ripiano della scala nobile del palazzo 
Altieri '; ed il sarcofago pisano piii volte ricordato come simile 
al nostro, in cui la figura virile tiene medesimamente un volume 
con ambo i capi ravvolti. 

Ia donna si tiene dinanzi e suona un it<tramento musi- 
cale, in cui riconoscerà ognuno il liuto, o la mandòla; ossia 
UD istrumento da corda, formato di un lungo manico, affisso 
ad un corpo sonoro di forma sopra piana e sotto rotonda. 
3if&tto istrumeuto, quantunque per la sua indole e per la fa- 
coltà che ofire di variarne i suoni col premere ed accorciar 



> Winckelmann Sluria dell'urie cJiz. Fea voi. IH. pvg. 190 — Si cuii- 
froati una nota del Lubu^ alle ilLssL-rC^i^ìani del Morcelli tulio icrivere ile- 
•m antifhi (pag. 17 n. 8), 

- ti t'polrro drl ftinciidlu Qumlo Snl^kia Jlamino . tf! Uno agone 
aiiAlolino ÌTVoronala fra. i pudi givi, rerenkmenle scoperto nelle ilrullurt 
delia porla Salaria; delineato dal conle l'irgiitio l'tspignani, con dichiara- 
liane del monuincnlo e inUrprelasionc dd greco poemetto etleinporaneo e degli 
rpigranuni . pel cao. Carlo Lodovico Visconti. — Homa Uj~l pri tipi d-lla 
Propaganda (eoo due tavulc 'crumolitograflchi.'). 
Gml. Gii. J. 



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188 BULLETTIVO DELLA COUMISSIOSE 

delle corde , accenni ad un grado già molto elevato dell' artt 
mosicale, con tuttociò sappiamo ch'era noto all'Oriente fino da 
remotissimi tempi , siccome ci attesta la sua fignra che tro- 
viamo esattamente eRigiata nei monumenti dell'Egitto ' e del- 
l'Assiria *. Ai periti delle lettere orientali lasciamo il ricercare 
qual fosse il primitivo suo nome, e quali le modificazioni coi 
qnel vocabolo andò soggetto nel passare in altre lingue ed altri 
paesi; ricerca da cui dipende in gran parte la storia dell'istru- 
inento medesimo appresso le nazioni dell'antichità ^ Noi limi- 
tiamoci a gittare un'occhiata sui monumenti greci e romani; 
e vedremo che il nostro, se non è al tutto l'unico, è per certo 
ODO dei sommamente rari, che ne presentino con sicurezza la 
forma dell' istrumento suddetto. La qual circostanza dà a que- 
sto coperchio dell'arca un pregio, che di per se non avrebbe, facen- 
dolo atto ad illustrare gli antichi costumi, e la storia dell'arte 
musica presso i romani. 

Noi possiamo allegare in confronto del nostro marmo gli 
altri seguenti monumenti di scultura. Un bassorilievo del museo 
del Louvre, dal Baoiil Rochette riferito alla storia di Oreste, 



' Wiiiekiisonn Mannert und cwloiiu of the anc. Aegypl. voi. II. 
p^. 297 egg. Pel nostro scopo basta di citare questo manuale , senza ricor- 
rere alle grandi opere sui monumenti ilell'Egitlo. Avvertiamo tntlAvia che 
nell'opera del Lepsiaa [l>:)ikimler aus Arjjypl. und Aelhiop. P. III. t. VII 
tav. 236) questo istrumento flgor.i in monamento appartenente alla dìni' 
stia XX, che fu circa 1200 anni avanti V tra volgare. 

- Si vegga p. e. Engel Tlie masic of lite nujsl an:. naliont. London 
1864 p. 54. e aeg. - t'eti.s /fti/. gén. ck ta muiique. Paria 1869 p. 312. 

t 11 eh. amico nostro, sig. caiionico D. Enrico Fabiani, ha in prooto 
no dotto lavoro sagli anticlii strumenti musici, di cnì è memoria nelle n- 
cre carte, e particolarmente su questo di cui trattiamo, ch'egli tiene' eraere 
■tato dagli antichi popoli denotato coi nomi di nefd. nebel, ì%&\a. nabliuni. 
Egli vi ha fatto sopra eruditissime note , che si è compiacioto di comma- 
nicarci. La rara e ben conosciuta sua perizia negli stadi biblici ed orien- 
tali ci fu desiderare di veder presto dato in luce siffatto lavoro : al che 
darebbe certamente rjpportnna 0Pca«iine l.i scoperta del monnmento che 
TenÌ4nio illu^itrand'i. 



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ARCHEOr.OGlCA MUNICIPALE. 189 

eoD figura maliebre che tiene uà arnese , il quale alla forma 
del liuto , della chitarra sì avvicina moltissimo '. Un altro 
dello stesso museo, in cui sono scolpite due giovani suonatricì, 
l'una delle quali regge, e l'altra suona nn istrumento di strut- 
tura consimile * Un grande sarcofago della catcdrale di Agri- 
gento, istoriato colla favola d'Ippolito e Fedra; in una delle 
cui testate si vede Fedra, seduta in compagnia di due ancelle, 
che toccano pure una specie di liuto '. La parte anteriore di 
uo sarcofago nel museo britannico , rappresentante un convito 
allegorico di Amore e Psiche, dove una giovinetta, pure colle 
ali di farfalla, siede appiè del triclinio e suona un istrumento 
della stessa forma '. Nel museo latetanense l'erudito sarcof^o 
del milite Quinto Cecilie Valliano, nella cui fronte è rappre- 
sentata una defunta adagiata sul letto convivale, da giovinette 
e da fanciulli ministri servita dì lauta cena , che viene alle- 
grata dai concenti di altra giovinetta, seduta appiè del letto, 
con Dna chitarra sulle ginocchia ^. Un frammento di altro sar- 
co&go albano con una scena della stessa natura, ed una figura 
muliebre col medesimo arnese *. Finalmente un rilievo del pa- 
lazzo Cliustinianì ritraente pure un convito allegorico , in cui 
non manca la donna assisa e toccante l' istrumento pììi volte 
indicato *. La descrìtta figura che sovente ci occorre nelle scene 

1 CUrac Musir ,{.■ leulpl. \,l IVX ii. (i26: d. lUmiì Kocheltt Mun. 
iiud. pi. XXU. u. 2. 

'■ Clarac 1. e. pi. 202 u. 261. 

> ArckoA. Zeilung 1847 tav. VI. 

> MiUiD Gal. Myth pi. XLV. ii. 1<>U. 

* «ikrracci Mu». Laler. tav. XXX. cf. Btìndorff uud Schutin; (ite ani. 
Bildw. det lai. Mas. pag. 240. 

' Zoega Biisijinl. II tar. 112. Quivi acct-mia il Zoega, che il BUn> 
rhiai, nella sua ilUtirtaUono luyli aniieki jlrumenli nuuicaii oe riporta due 
(TtT. ly. D. 6 D. 8) simili a qaella scolpito nel ano frammento ; uno dei 
quali ricavato da un baiBorìlieTo del palano Spada, l'altro dall'atlante 
hmodano. lo non ho potato consaltara la loddetta opera d«] Bianchini. 

' Qaerto riltero h collocato nell'androne del palni^o ''nlla poria a 
dritta che mette all'abitaiioDe del paniere. 



:db/G00«^Ic 



IflO BULLETTINO DBLU COMMISSIONE 

di cotesto genere, ritrae sonz'altro una di quelle .schiave asia- 
tiche ed orientali', avute carissime dal romani nei tempi di 
mollezza e di lusso; le quali col suono , il canto, e la danza 
cresceano il diletto e la giocondità dei conviti. 

L'alemann Joan, nell'erudito suo scritto sulle corde armoniche 
degli antichi, ha notato che nei rilievi esaminati da Ini — egli 
non conoscea tutti quelli che noi abbiamo citato — la donna 
suonante il liuto non si serve della mano sinistra all'uopo di 
premere ed aceorciure le corde, onde produrre quella estesa 
varietà di suoni, che forma il pregio principale di questo istru- 
mento: ne inferisce quindi che gli antichi greci e romani non 
conoscere un cosiffatto sistema ' Noi non osiamo risolvere così 
dì leggeri una tal quistione. Diciamo tuttavia, che se in alcuni 
dei rilievi allegati la figura muliebre sembra veramente suo- 
nare il liuto nel modo istesso come si suonerebbe una lira, in altri 
poi essa tiene in guisa le dita sul manico dello stesso liuto, 
che ben si ravvisa a quell'atto, ch'essa adopera la sinistra per 
modificare i fuoni delt'istnimento. E di tal genere sono almeno 
questi tre : il rilievo parigino colle due suonatrici; il sarcofago 
lateranense di Gecilio Yalliano; e la figura della defunta scol- 
pita sulla grande arca di cui favelliamo. 

La massima p?.rte dei monumenti teste accennati , appar- 
tengono senza dubbio al terzo secolo dell' imperio. Il che è da 
porsi a calcolo per la storia di detto {strumento appresso i 
romani. Non già , forse . che allora soltanto incominciasse in 
Boma a propagarsi l'uso di quel musico arnese, che straniere 
donne vi avranno molto prima recato : ma forse non prima di 
quel tempo gli artefici , quantunque il conoscessero , avranno 
osato di effigiare il barbaro istrumento, sostituendolo alla clas- 
sica lira. 

' Jan de /tdibus Graecorum pag. 40. — Il medesima Jan sembra cb« 

citi nn altro esempio dell' istr amento in quistione, allegando la tafoU dfl 
R. Museo di Tarlili'), lett. K. n. 120. Noi non abbiamo potato Tederlo, 



D.qitizedbvGoOglC 



ARCHEOLOGICA MrXTCIPAI.K, 101 

Nell'atto che la donna tocca il liuto volge la testa e tiene 
intento lo sguardo verso del suo consorte, tantoché si direbbe 
ch'ella sia intesa ad, accompagnare col suono il canto di lui. 
La qnal circostanza, di conserto col volume ch'ei tiene in 
mano, e colla maschera comica retta dal puttino presso la 
sponda inferiore del letto,^dà luogo alla plausibile congettura, 
che il defunto si fosse dilettato di poesia teatrale. Ora da cih 
stesso emei^erebbe nuovo indizio, che il coperchio in origine 
non fosse fatto per l'arca funebre cui poscia servi. Conciossiachè 
le rappresentanze della fronte del sarcofago farebbero supporre 
nell'estinto tutt' altre inclinazioni, dalle pacifiche ed erudite, che 
gli attribuiscono i simboli del coperchio. 

All'estremith superiore della sponda del letto sta «fflgiatfl 
un altro puttino, che tenendo le gambe incrocicchiate si appog- 
gia oziosamente col sinistro cubiti ad un pogginolo, cui è so- 
vrapposto un cuscino. Il fanciullo rivolge la testa'verso le due 
figure adagiate, quasi per meglio ascoltarne l'armonioso con- 
cento. Un cane accovacciato ai suoi piedi scherza con uno dei 
fiocchi che pendono dal cuscino. — Questo puttino non i, 
come sembra esser l'altro, una figura simbolica, ma vi è ri* 
tratto probabilmente un piccolo figlio, od altro fanciullo amato 
dai due sepolti nell'urna. 

Terminiamo con far voti perchè il Comune affretti l'acqui- 
sto di un monumento, di cui ci lusinghiamo avere abbastanza 
dimostrato il merito e le singolarità; e che per ogni riguardo 
f d^nisaìmo del museo capitolino. 

L. V. 



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BUI.LETTIKO DELLA COMMISSIOSK 



SARCOFAGO CON RAPPRESENTANZA DI NEREIDI E TRITONI 
(Tav. IV). 



I grandi lavori municipali del pubblico cimitero al campo 
Verano hanno di prosaìmo disseppellito questo secondo sarco- 
fago, di cui diamo una riproduzione eliotipica alla tav. IV. 
Fu rinvenuto presso il lato occidentale del gran quadriportico, 
a destra della basilica di s. Lorenzo, appiè della collina ridotta 
in ameno e verdeggiante sepolcreto, entro le cui viscere si 
svolgono gli anditi del sotterraneo cimitero di Ciriaca. In una 
col sarco^o tornarono in luce anche un gran numero d'iscri- 
zioni, frammenti d'iscrizioni sepolcrali cristiane, della forma 
e grandezza di quelle che si faceano pe' cimiteri edificati so- 
pra terra, dopo il trionfo del cristianesimo. Alcuni di cotesti 
marmi portavano date consolari, spettanti ai secoli IV., Y. e VI. 
dell'era volgare. 

II nostro chiarissimo collega, sig. comm. Q. B. De Bossi, 
nel suo celebrato Bullettino di Archeolofjia Cri^iana ci ha fatto 
conoscere, che presso il luogo suddetto esisteva anticamente 
una chiesa di s. Stefano, in cui si veneravano je reliquie di 
un ignoto s. Leone vescovo e martire; e ci ha ricordato, che 
quivi del 1857 furono discoperti gli avanzi di un oratorio t 
tre absidi, simìglìante a quello che sorge nel cimitero di Cal- 
listo '. Dintorno a cotesto oratorio si ritrovarono anche allora 

' BtiUelt. ai airh. iriil. .\n. V. ii. tì. i«ig. 8!. 88. 



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ARCHEOLOOICA MUNICIPALE. 193 

molti epitaffi di eepolcrì non sotterranei , e, fra gli attrì, due 
frammenti di qaello del medenimo s. Leone. Ora poi, che mediante 
i recanti lavori di sterro, nuove scoperte si sono aggiunte alle 
antiche , daranno queste per certo grata occasione al prelodato 
illastre scrittore dì ripigliar nelle mani l'argomento del vetusto 
oratorio, e del cristiano sepolcreto attenente a quello; di cui non 
ha dnbhio che facesse parte anche il sarcofago da noi preso ad 
esporre. Perfettamente conservato, ma privo del coperchio, ha 
questo una luoghezza di m. 2. 10, con una larghezza di m. 0. 72 
ed un' altezza dì m. 0. 65. 

La rappresentanza dì Nereìdi e dì Tritoni, scolpita nella 
fronte dell'urna, è pertinente al ciclo mitico marino, e quindi 
ci richiama a monumento pagano. E per l'opposto la saluta- 
zione, incisa nel clipeo sostenuto dai due Tritoni : 

PBOMOTE 
HABEAS 

t 

cioè : Promote haveas . seguita dalla croce di forma latina, 
coir estremità foggiate a coda di rondine, non lascia luogo a 
dubitare, che nel presente avello sia stato deposto un cristiano. 
Il che nondimeno assai di le^eri si spiega, n^ inchiude contrad- 
dizione dì sorta. Giacché il lavoro del sarcofago non h per avven- 
tura posteriore alla fine del secondosecolo imperiale; mentre i 
caratteri , e l'indole della iscrìzioue , e la croce appostavi , oe 
&nno attribuir l'epitaffio ai primordi del secolo quinto. L'ana 
dunque, scolpita lungo tempo ìmianzi da un artefice pagano, 
servì dipoi ad accogliere i mortali avanzi di un seguace dì 
Cristo. 

Né già é meravìglia il trovare un fedele sepolto in sar- 
cobgo istoriato di simboli gentileschi. E qui ci accade ricorrere 
di nuovo alla somma autorità del medesimo illustre collega 



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194 BULLBTTINO DELLA COMMISSIONE 

pnr dianzi encomiato, il quale insegna, che ì cristiani tollera- 
vano alcuni simboli p^ani, tanto nei dipinti cemeteriali, qnanto 
eziandìo nelle sculture, ch'essi sceglievano ed acquistavano nelle 
gentilesche officine — quale probabilmente fu il caso del no- 
stro sarcofago — ; e che fra coteste immagini prediligevano 
quelle del ciclo marino, ad alcuna delle quali prestarono anche 
talvolta un senso simbolico e battesimale. Se ne veggano le 
autorità presso il lodato scrittore '. A noi basta di citare dal 
suo Bullettino il raro cimelio di un antico vaso tunisino di 
piombo, destinato a contenere l'acqua benedetta, nel quale fra 
diverse immagini sacre si trova inserita una Nereide cavalcante 
un mostro marino *. 

Nel mezzo dell'urna sta il clipeo cella recata iscrizione. 
Probabilmente in origine vi era scolpita dentro la protome del 
defunto , che dipoi sarà stata rasa per sostituirvi 1' epitaffio: 
mentre i cartelli, o titoli, per le iscrizioni erano il piii delle 
volte quadrati ed ansati. Il clìpeo è messo in mezzo da due 
Centauri marini che lo reggono: per di sotto h appoggiato ad una 
bella maschera dell'Oceano, ornata, secondo il costume, delle 
branche ricurve del granchio marino. La maschera è fatta in 
modo veramente artifizioso : perocché i suoi capelli ondeggianti e 
r umida sua barba si confondono coi flutti del mare agitato , 
in mezzo a cui si ritrova. I due Centauri sono imberbi , di 
piene e robuste forme, dì procaci fattezze, con lunghi capelli che 
loro piovono sulle spalle, col petto e le gote irsuti di squame. 
Quello a dritta del riguardante tiene colla sinistra un buccino, 
e volge la testa verso la Nereide, che siede sul nascimento della 
sua coda, la cai estremità si avvolge salendo in vigorose spire. 
La Nereide suddetta , colla sola metà inferiore della persona 



' Roma sotlerran. t. 11 pag. S57 segg.; BaUtll. di Arch. Crù An. V. 
n. VI. pag. 81. 88. 

: Ballett. 1. ^.. tHV. dopo la pag. B'2. 



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ARCBE0IX)G1CA MUNICIPALE. 195 

Telata da un manto, solleva colla sinistra uno specchio, utensìle 
di Venere, della quale è proprio anche il cinto, che la strìnge 
sottu le mammelle. Il Tritone opposto tiene colla destra un'an- 
cora. La Oceanitid'e assisa sulla sua coda, panneggiata in modo 
simile all'altra, regge colta dritta una lira, sulla quale si appog- 
gia: essa, oltre il cinto di Venere, ne porta anche 1' armilla od 
il braccialetto. Le Nereidi usano qui gli ornamenti della ma- 
rina Venere , cui sono per natura congiunte, e di cui formano 
il leggiadro corteggio '. La descritta figura inchina alquanto 
la testa sul petto , con espressione di mestizia. Rammenteremo 
fra hreve, come che il coro di questi esseri marini abbia una 
qualche analogia con quello dei seguaci dì Bacco : perciò ne 
ritraggono talvolta l' ilarità, o l'entusiasmo , la fierezza, o la 
malinconia. Dopo il grappo a dritta segue quello di una Ne- 
reide ignuda , che vivamente abbraccia un toro marino, lascian- 
dosi da luì trasportare. Questo gruppo elegante sì ritrova 
non solo in altri consimili rilievi, ma eziandio in qualche 
gemma incisa, e proviene certamente da originale assai noto, 
se non forse dai marmi nobilissimi di Scopa, nel sacello dì 
Oneo Domizìo al Circo Flaminio *. Fra questa Nereide e la 
precedente vela un Amrrìno, tenendo con ambe le mani una 
corona disciolta. Dalla parte opposta termina la composizione 
col gruppo formato da un Centauro, che regge colla destra 
nn' ancora, e la sinistra appoggia sulle spalle della Nereide 
sedutagli sulla schiena. Questa, ornala di un pallio, ma senza 
esseme coperta, sorregge con ambe le braccia, e si porta verso 
il seno OD piccolo bambino, coll'atto amoroso di una madre, n 
di nna nutrice : ed è , come vedremo , la figura più rilevante 
di tutta la scena. ììaìÌ6 onde del mare emergono qua e la pnt- 



■ Mtll1«r Hand. » 402. 1. 3. — cf Ovid. .WXim. 
: Plin. nai. Uhi. XXXVI. S. 3<i. 



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196 BULLETTINO DELLA COHUISSION'E 

tini o G^nietti, natanti, o portati da delfini. — La compoaizìone 
del bassorilievo si appresenta in modo assai vago ed artificioso: 
la esecuzione, come il piii delle volte in cotesto genere di mo- 
numenti, riesce di merito a gran pezza inferiore. 

L'iina e l'altra testata dal sarcofago, di lavoro piìi negletto, 
rappresenta nn ippocampo, o cavallo marino, su cui sta in piedi 
un Genietto, che lo governa colle redini. Avvertasi che que- 
sto si h passato le redini intorno alla vita, per meglio reggersi 
nell'impeto della corsa, com'era costume dei cocchieri del circo. 

Nereidi e Tritoni, che in festose comitive traversano il 
mare, sono di quelle immagini, che piìi frequentemente ci oc- 
corrono sui romani sarcofagi. Il funebre significato di siffatte 
rappresentanze fu già dottamente rintracciato dal senator Buo- 
narroti ; il quale spiegava, che quelle vezzose Oceanitidi erano 
credute scorgere alla dimora delle beati , alle isole Fortnnate, 
le anime di coloro, le cui virtU eransi meritata la ricompensa 
di quel felice soggiorno '. La sua sentenza , ben sostenuta da 
concetti mìtici , veniva adottata dagli archeologi che lo segui- 
rono , e segnatamente da Ennio Quirino Visconti, il quale del 
proprio vi ingiunse l'osservazione, che tali scene marine offrono 
alquanto il carattere del tiaso di Bacco '. Recentemente si è 
mosso qualche dubbio intorno alla giustezza ditale interpretazio- 
ne. Si è domandato, cioè, dove siano le immagini delle anime 
che vengono trasportate. Si e obbiettato ancora, che l'atto del 
trasportare non vi sia chiaramente espresso: poiché molto sovente 
il marino coro è divìso ìn due gruppi, che procedono con dire- 
zione opposta verso un centro comune. In somma, senza negare 
assolutamente che l'idea del trasporto delle anime potesse in 
qualche modo venirvi adombrata, sì ò ripetuto, che quelle sceoe 
presentano piuttosto una compagnia di beati analoga al tiaso dì 

■ Qttervai. sui medaglioni ec.. pag. 44. e 114. 

' Mm. Pio dem. IV, lav. XXXIII. pag. 209 (ed. rail.) 



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ARCHBOLOGICA MUNICIPALE. 197 

Bacco — anche per le relazioni di questo nume coli' amido 
elemento — e si è amato meglio vedervi un'allegoria dei diletti 
della vita futura '. 

A noi per vero dire non soddisfa interamente una tal con- 
clu3ii>ne ; sembrandone che l'idea del passaggio delle anime sia 
sempre la predominante in questo argomento. Concios?iachè roen* 
tre, da una parte, indubitata è la tradizione, che il soggiorno 
dei beati stabiliva in luogo bagnato dai fluttti dell'Oceano, e 
mentre nella Oceanitide Teti, conduttrice del coro delle Nereidi, 
la quale vi reca l'anima dell'estinto suo figlio , si ha come il 
prototipo di un cosifiìitto trasporto *; dall'altra parte, la insta- 
bilità del mare, e l'azione di traversarlo, che fenno evidente- 
mente le figlie di Nereo , portate da Tritoni ed altri mostri 
biformi, molto meglio si adatta ad esprimere un tragitto, uno 
stato dì passaggio e di moto , che uno di quiete e di riposo , 
qual'era quello che goder doveano in quelle isole divise dal 
mondo gli spiriti dei beati. Né giova molto il dire, che non 
vi siano espresse le anime degli estinti: giacché, ammettendo 
anche questo, sarà sempre vero, che la sola immagine di quei 
. demoni marini, e del loro viaggio attraverso gli spazi dell'oli* 
doso elemento, era piìi che sufficiente a risvegliare quelle idee 
ohe formavano , siccome (inora si è creduto, il concetto fune- 
bre della rappresentanza. Del resto, che l'idea del passaggio 
dell'anima atti'averso il mare sia quella che domina nei soggetti 
sepolcrali di questa natui-a, ci sembra che ne lo abbiano con- 
fermato , sebbene indirettamente , anche le figure della volta 
ornata di bianchi e finissimi stucchi, la quale si ò conservata 
in uno dei ben noti sepolcri, scoperti del 1857 sulla via Lati- 



■ P«t«nen . Sfpolctv iroptrlo sulla vìa Latina, Ann. dell'Ist. di C. A. 
1860 p. 296 sgg. 

- Homer. tl<tii.i-t. ÌY. v. r.fi.T; Pind. fHifmpioni': II. tntistr. IV, ». 6. 
apwl. IV. I. 56-J. 



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198 BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 

na : ancorché intorno al loro significato senta diversamente — 
cioè , secondo ì concetti poco sopra accennati — il eh. esposi- 
tore di quei monumenti '. Quella volta è tutta distinta di me- 
daglioni , lunette: in quella del mezzo è ritratta l'ombra 
dell'estinto, involta nel panno mortuale, portata da un grifo vo- 
lante; le altre ventidne, che le fanno corteggio, ci offrono altret- 
tante Nereidi , adagiate su mostri marini di varie e bizzarre 
forme; ad eccezione di sei lunette, presso l'estremità, in cui sì 
hanno coppie di Fauni e Baccanti librati nell'aria *. Ora l'anima 
che disciolta dal corpo viaggia sull'alato grifone a noi sembra 
esprimere un concetto funebre perfettamente analogo a quello 
delle Nereidi - vogliamo dire, che aÌ tratta sempre del pas- 
saggio dell'anima nelle isole de' beati, al di là dell'Oceano. 
Noi dobbiamo infatti ricordare, che secondo una mitica tradi- 
zione serbataci da Eschilo nel Prometeo, e piìi espressamente 
dichiavata dal suo antico scoliaste, il grifo i animale di Ocea- 
no, che portato da lui trasvola sui liquidi piani dell'ampio suo 
regno ^ Questo a noi pare il concetto mitico, la cui tradizione 
avrà determinato l'artefice, che lavorò in quel sepolcro, ad effigiarvi 
nella volta Io spirita del defunto portato dal grifo e circondata 
dalle Nereidi, le quali servono :i spiegare con maggior chiarezza 



■ Vedi lu nota precedente. 

•^ Monum. ddlhtil. di C. A. vul. Vul. tav. XLUI. 
> Aeschyl. Pìvtneth. ed. Hermann v. 286 - 89; v. 396 - 98. Alla Crase 
di Bachilo : alutit «Tifu-jui-n; luecello (Ulte rapide ali) l'aatìco scoliaste fa 

questa nota : tÓv ms^'j'YUxyj oiuròt ròurov, ^ouv tAv ypCuei. — ffri ^p^vo^ 
yag TdfairmXóu! ò;i^(Ìt«i a'tltiatof /questo uccello dalie vdoci ali, cioè il 
grifo — poiché sul grifo dì quattro gambe cavalca tJccanoj E di nuovo più 
sotto, alle parole: Tir^ao-nX^,' oluvo; (uccello di quattro gambej espone in 
persona di Oceano : i yàp TirpaaxiXi; siuvd;, 4youv i ^pii^', ù iVop^où/'ai. 
SiatóirTii T>)> BiiaXtn iSàt rai cuSipo; (> toÌ; DÌmioif irripoì; i. t. A. Ipef- 

ciocché il volatile di quattro gmnbc, cioè il grifo, die io cavalci), solca la piana 
via dell'etra colle proprie sue penne ce.) Dindorff S'hotia gratta tom. Ili- 
p. 206 V. -280; pag. 2l9. v, S96. 



db/GoogIc 



ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 19!) 

il sigDÌScatiO del gruppo principale ' . E v'è luogo a sospettare, 
i-he in questa medesima tradizione , anziché nella idea della 
custodia del :iepolcro , si abbia a ricercar la ragione della pre- 
senza tanto frequente di questi fantastici animali nei rilieTÌ 
delle testate de' sarcofagi , e talvolta anche nelle fronti di quelli, 
delle piccole urne destinate ad accogliere gli avanzi dei corpi 
bruciati. 

Resterebbe a vedere, se sia il vero che le anime degli 
estinti non si trovino mai effigiate nelle sculture delle arche 
mortnali, che ritraggono Nereidi e Tritoni. Avvertimmo già, che 
a noi cib non pare assolutamente necessario per la espressione 
dell'idea funebre. E non ostante, che alcune volte anche una 
tale immagine vi sia stata introdotta, sembra che il nostro 
sarcofago ce lo attesti per modo , da non lasciar quasi luogo 
a dubbiezza veruna. Giacché, noi dimandiamo, che cosa signi- 
fica quel bambino, così amorosamente portato dalla Nereide, 



< So bene che i] Welcker , contro 1* autorità dell'iiiitìco Koliute di 
EmUIo , e contro il Zoeifa ( Abhand. p. 46 ) ed altri Torrebbe stabilire, 
(he l'aniinale da Esrbilo attribnito ni Oceano fosse noa il ^ifo, mail ca- 
Villo alato. ^Ann. deli'lilil. di C. A. 1830 p. 71). Ha in questo particolare 
VopÌDioDe di quel dottìsairoa ci sembra che non sia da w^ire. Perocché 
b dcDomi nazione di volalile dalle prati ali, qaanto si addice al grifone, 
oh' è piò nccello che qaadnipede, 'altrettanto sembrerà metafora troppo ai- 
dita per denotare un Pegaso ; maaaimamente quando ei rifletta alla peni- 
rtenit di Oceano in chiamare uccello quell' animale ; perocché, mentre alla 
mia comparsa in iscena lo nomina uccello ilalle rapide ali, qnando poi n'eice 
la dice [<ula(i7« di quattro ganìbe: Is, qa&ì ripctitìone mostra che non trattasi 
di cavillo alato. Né conclude molto la difficoltà fatta dal Welcker diceudo, 
cbe più avanti nella tragedia i grifi si dicono abitare presso il finmc della 
rìccbeiia , e perciò in vicinanza dei monti Rìfel : laddove Oceano, dice 
il Welcker, ricondnce la sna cavalcatura nelle proprie stalle, cioi, in Inogo 
marino. Oceano , presso Escbilo , dice del grifone : às-foio; Si tir — 
fft.Siiiì; ly ^iti.oiTi lof.-}.!!»-' yofj : cioè che l'animate volentìarì ai 
farebbe adagiato nelle )>raprìe , nelle consuete sue stalle ; non potendosi 
dalla parob ouiìo,- inferire, che quelle fossero come le stalle dameatiche 
di Oceano, e che si trovassero nel mare. SÌ vegga sotto detta parola il 
ii.'<si'-o di Enrico l^tefiino (2 edii.) dove ^ cita quella frase di BKhìlo, 



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200 BULLETTINO DELLA COMMlSSiONB 

e quasi cullato nelle sue braccia , se quello non è il simbolo 
dell'anima di un estinto, trapassante alle regioni estreme del 
mondo , alla felice dimora delle ombre dei buoni ? Chi non 
vede la differenza che passa fra quel fanciuUetto, ed i pottini 
Gemetti, nuotanti o sorvolanti sulle acque, che ci presenta 
questo sarcofago, al pari di molti altri, e che ci occorrono tal- 
volta anche in marini soggetti non funebri, e di tutt'altro signi- 
ficato ' ? Si dirà forse, quello poter essere uno dei puttini ac- 
compagnanti la marina comitiva, cui la Nereide per vezzo sì 
sia tolta in braccio e tengasi stretto al seno. Ma una tale 
spiegazione sembrerà troppo ricercata, e perciò stesso non troppo 
probabile: oltreché si vuole anche avvertire, che mentre gli 
altri puttini hanno le ali , quello solo n' è privo. A noi cer- 
tamente la cosa si appresenta in aspetto molto più verisi- 
mile , nel senso che abbiamo indicato : e forse colla scorta dì 
questo monumento noi potremo anche in qualche altro ravvisare, 
sotto la immagine di un fanciullo, il simbolo dell'anima traspor- 
tata dalle belle figlie di Nereo: come, per esempio, in un sar- 
cofago vaticano, quel puttino senz'alt seduto sull'omero di un 
Tritone e da lui sostenuta *. Sottoponiamo peraltro in tatto e 
per tutto siffatte nostre osservazioni al giudizio autorevole degli 
eruditi; e terminiamo congratulandoci, che il presente sarcofi^o, 
notabile, come per altri riguardi, losì anche per quello di una 
quasi perfetta conservazione, sìajvenuto ad aumentar le ricchezze 
del museo capitolino; dove per cura del cav. Augusto Castel- 
lani è stato collocato nell'atrio, dirimpetto alla fontana ornata 
della statua colossale dell'Oceano. 

C. L. V. 



I Si vedo, pet esempio, nel ifcondo foscicolo del oostro BoUettiot 
tav. I, in cui è ritratto il piede colossale con sandalo tirrenico. 
- E. Q, Visconti Mut. lìioclein. IV, Inv. .'ì:t. 



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DDE HONUKENTI DEL CULTO DELLA FORTUNA 
SUL QUIRINALE 



I grandi lavori di sterro, cui danno occasione le costru- 
zioni del nuovo quartiere denominato del Castro Pretorio, hanno 
prodotto nna nioltitndine di scoperte , rilevanti principalmente 
in ordine all'antica topografia di quella contrada; le quali, secondo 
l'istituto di questa Commissione archeo1og:ica, vengono con ogni 
accnratezsa descrìtte, e, dovunque occorra, delineate, per essere 
di mano in mano riportate nella pianta generale dell' antica 
città. Kon è a dire quanto gli stud! topografici siano per 
vanta^iare dei nuovi lumi acquistati; e come la pianta mede- 
sima, cotanto arricchita di vestìge non prima conosciute , sia 



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■>t)2 BULLEITISO DELLA COMMISSIONE 

per rinscire di gran Innga piti estesa e meglio fondata di 
quante fino al presente abbian veduto la luce. Lasciando per- 
tanto al eh. segretario della Commissione, ora assente da Roma, 
la cura dì esporre in altro Biillettino , con quella lucidità e 
quella erudiiioue cbe gli son proprie, le scoperte recentemente 
avvenute nel quartiere suddetto, io voglie per ora soltanto an- 
ticipare agli eruditi le notizie del ritrovamento ivi occorso di due 
marmi votivi dedicati alla Fortuna ; monumenti , e notabili di 
per se stessi, ed ai quali accresce valore il riscontro che offrono, 
per mio giudìzio, ad antiche memorie, concernenti il culto di 
quella àe?, sul colle che da Quirino ebbe il nome. 

Cavandosi dunque e costruendosi , per cura municipale, 
lungo la via di Porta s, Lorenzo , una vasta fogna pel devia- 
mento dell' acqua Felice ; giunti che furono i lavori suU' antica 
piazza del Macao, e precisamente presso l'angolo della villa 
Massimo, — luogo assai prossimo al sito della porta Viminale 
dell'argine di Servio Tullio — ebbero ad incontrare molti an- 
tichi mnri paralleli, di buona opera laterizia , aventi una di- 
rezione pressoché verticale, rispetto all'argine, nel quale anzi 
mostravano d'internarsi, mediante il loro prolungamento '. Gotali 
strutture h da credere che appartenessero ad abitazioni addossate 
all'argine suddetto dal Iato esterno della città; nel modo istesso 
che altre case, appoggiatevi dal lato interno, erano già da parecchi 
anni state scoperte , le cui ruìue, già in parte descritte e pu- 
blicate, possono tuttavia, in parte, vedersi sotto la fiancata occi- 
dentale della nuova Stazione. In mezzo a questi antichi avanzi 
furono trovati, uel mese di Luglio, i due monumenti de' quali 
intendo favellare: ci!) sono, una statua muliebre , grande circa 
il vero, cogli attributi della Fortuna * ; ed un'ara con iscrizione 



' Tatù 1« circostanze topugnfiche si potranno Tacilmenle rìcooosMre 
oalla pianta, con cai il eh. Lanciaai accompagnerà la su» relaiìoDe. 

* Sì vfgga la incisione collocata in fronte di questo artìcolo. - La 
ttatoa, compreiM U pianta i-d il plinto, luisara in alteiza in. 1.86. 



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ABCHBOLOOICA MUNICIPALE. 208 

Totira, dedicata alla stessa divinità'. Ambedue gli oggetti sono, 
per ora , conservati nella Collezione particolare della Commis- 
sione archeologica. 

La statua suddetta, scolpita in marmo greco, tu rinvenuta 
infranta, ma in modo, che si è potuta con facilità ricommettere, 
mancandovi solo qualche pexzo men rilevante, come, parie del 
cornucopia, e del timone appog(;iato sul globo; consueti em- 
blemi dì quella dea, ohe simboleggiuva il Destino propizio. La 
dea vi è ritratta secondo quel tipo , direi quasi , formale 
e solenne, che in ogni genere dì antichità figurate frequente- 
mente ci occorre ; ma di cui possediamo forse il piii galante 
modello nella Fortuna ostiense del Braccio Nuovo al museo 
vaticano. Non ^ accurato il lavoro della scultura , ma pur lo 
stile n'è facile; ed in ispecle la testa, che esprìme il ritratto 
di una donna, prossima all'età matura, accusa 1' opera di nn 
franco scalpello. Nel plinto della statua e incisa riscrìzione : 

FORTVNAE ■ SACRVM 
CLAVDUE • IVSTAE 

donde si ricava, che in questo simulacro una tal matrona, per 
nome Claudia Giusta, È rappresentata sotto il personaggio al- 
legorico della Fortuna. L'acconciatura dei capelli fo conoscere 
ch'ella visse circa i tempi di Trajano, o del suo successore. 

Non è di mestieri accennare, che la Fortuna, in tal guisa 
identiBcata e confusa con Claudia Giusta, rappresenta i) buon 
Genio , piuttosto la Tutela , la femìnea deità protettrice 
della stessa matrona *. Ci erano già note, nell'istesso ordine di 
allegorici numi, e la Fortuna Tulliana, e la Torquaziana, e la Pla- 



' Se ne yegga it [acsimite nella incisione appiè del prewnte aiticolo. 
L'ara è alta m. 0.60, Ur^ ro. 0.36. 

= Preller róm mylhol. p. 5J7. d. Marcelli !>■■ Sh/h iiurt: l p. 35. 



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204 BUlXETTrKO BELLA COMMISSIONE 

via, e qualche altra: ma di qneste, se non erro, potrebbe sospettarsi, 
che non di ima sola persona, ma fossero deità tutelari di un intero 
casato. Il nostro marmo ci offfu un Genio assolutamente indi- 
viduale, la Fortuna di Claudia Giusta, rivestila della persona e 
delle sembiante di costei. Pare a me che di un tal concetto 
assai bel confronto ci fornisca la epigrafia, col marmo di Oudy 
Sofra ili Etioiiia, che onora la Buona Fortuna di una regina di 
Meroe: BONA ■ FORTVNA. ■ DOMINAE ■ REGINAE '. Merita 
dunque, anche per tal riguardo, il nuovo monumento capitolino 
una qualche attenzione. 

L'altro marmo, estratto dal medesimo luogo, si direbbe 
una base , se non venisse chiamato ara dalla iscrizione incisa 
nella sua parte anteriore, la quale, in caratteri che accennano 
all'età degli Antonini, è concepita cosi : 

C ■ IVLIVS 

GEKMANVS- 

VETER-AVG-N- 



et -ivl- germana 

fili a • eorvm- 

foetvnae- 

pbemigeni 

aeabam.-ex- 

voto-posverv 

nT-nvmin 

ElVS ■ XNB • EIVS • 



.:f. H'.-iiwii- Orali i. 



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Altl-HKOI.O(iK'A ÌIVNlCirAf.K. 2'l'> 

cioè: Caius lulius Germanus^ veteranus Augusti nostri, et Au' 
relia Grata, et lulia Germana, 'filia eorum, Foitunae Prtmi- 
geniae aram ex voto posuerunl numini ejus , imperio ejws 
privato '. Si tratta dunque dì un ara dedicata alla Fortuna, col 
ben noto auo titolo prenestino di Primigenia , col quale venia 
invocata anche la Fortuna Pulilica del popolo romano *. 

Ora la coincidenza in un luogo di due monumenti votivi 
della Fortuna è , di per se stesso , indizio molto notabile per 
&me congetturare, che quivi, o almeno in vicinanza, fosse an- 
ticamente un tempio, o sacello, della stessa divinità. Che se con- 
sultiamo le memorie topografiche, riferibili a quella parte di Roma 
antica, vedremo una cosiffatta congettura venir quasi in grado 
di ben fondata opioione. Imparasi da Yìtruvio , che in prossi- 
mità della porta Collina esistea una contrada denominata delle 
tre Fortune, a cagione dì tre templi che vi erano della mede- 
sima dea. Dice il veronese architetto, che l'esemplare del tem- 
pio in antis aveasì in quello dei tre , che rimanea piìi vicino 



■ Nrir abb revinta rj IN(t. ili-lU |ionultimi liiie:i ^ì \t.\ c<.T(.iiii«iiti.' uii.i 
«lab del quodratario, cbe avn-bbì Joviiln si-rivcre IMI'. Nui i\bbi:im>) iii- 
l«rpit!tata imperio ciiit {t'iittaiM) /iriv it-i. •.■ìoi. corni; s>' la frase uiiuivab-i-' 
a qneat* altra : iin/iirin miininit ìi'siui {iirnt r,Vin.4), uvvit.i *I alpini. i 
delle altre ben note di cgiial natura: sLindu <|iii T epiteto prifMus in ^'icnl- 
ficato di proprius, ión.- ; il che iwn mi so sìa da tuìlerare. Putrebbe aiichL' 
dani, che li avesse ad intt^rpretaru: iiiijieiui'o fiiis (IdIÌì Germani; /jr/tWo. 
cioè a spese p.irticolari del podro di famiglia : ina ei6 ini sembra menu 
probabile , perchè il pronome sarebbe troppo diviso dal nome del primo dei 
dedicanti , al qnale solo avrebbe a riferirsi. Cumanttuc iiia . l'uso fatta in 
questa ìscrìzioDC delta voce privalut non v secondo la migliore l.itinità: di- 
cendosi bene, p, e., toh priv<Uu. iiKiiitia sua. (Orut. LIX. 10) Che ne qui 
non si trattasse di due monumenti, che con malta probabilità devono at- 
tribairsi ad nn tempio , siccome poco appresso vedremo , si otTrirebba alla 
mente anche la interpretaiionc imiimo /iiis (naniinis), jin'ci/o (W'^)- deno- 
taadoai, dai, cbe il Inogo, in cui Y ogs-'tto fa dedicata , era proprietà dei 
dedicaoti. 

: Preller r-'m yiì'jlh. p. 356. 



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2fm ì-:-:.e:t:'.> &£li» »iim:~siose 

alla porta Collisa '. Di tMesà tre tenptì d» ae rìeoida Ovidio 
o«i Flati, r uso coB3«enb> ai 5 di Aprile *, l' altro ai 25 di 
Mag^o', ambedae aiU Fvrtino, ••)::<> llDTOcazioDe di Pablica. 
Cbe tDttaTÌit la Fortor^j. In ce-:- dmeno dei tre templi del Qai- 
rìnale, oitiiie al ù:-'.j di Pcbli.-a qnello di PrìxDigenia, ce lo 
att'Sta il ealen-ldri'> ■rs-iuilia* ', -ii cooterto col venosìno *; e 
qoestA era il Ump':» d^ìrJ:-> ai 25 dì Ma^o; tempio votato 
dal console P. Sempronio Svfo , nel decimoqaìnto anno della 
guerra di Annibale ; e dopo no ddccnnio , cioè nel &58 della 
dttà, dedicato dal de^niriro Qainto Marcio Ralla *. — Dell'altro 
tempio , eoDsecrato ai 5 dì Aprile, si ha dal caleDdarìo preoe- 
Btioo, ch'era parimente in onore della Fortuna Pablica, e soi^ea 
nelli parte del Quirinale men lontana dai quartieri centrali 
della città. Così almeoo sembra da intendersi la iadicazione in 
eolie citeriore , di coi seniSfi Verno Fiacco nel determinarne 
la posinone '. Crederai che alcano «lei tre sacri edifizi fosse 



■ ffujut aulr.n (.leJis i)] antU) ej.'n,Àtr tU jiÌ Uri fbrluiuu: rxlri- 
buM. ijuod eli pritxiiii^ /.'irlaiit C-^Uruiiii, Aci-hit, III. 2. ed. ^rhn. 
: Qui dici, qwm'tan, l'i-rala eil r:iU Ouifi,,: 
Ihv Furtuni .!■- P„HÌ--i. wrii> tril. 

Fast. IV. V. 37:.. 
' S* U pnfJem/ , p"i/ui' F,rluitJ iiol.ulix 

Publira. rui le.iijilniiì Iure teiitirnl-^ italum. 

Fast. V. T. 729. 
' Segna .(ueato ai 25 di Jh^^io: FOKTlfX PVBUC ■ PK ■ IN COLL 
( Furlunae Publiciie Pròn'ij- iiia' . in Cullr f Foggiai fallar, aniti n>m. cet. 
pig. 109. 

» Onesto nota al medesimo giorni : FOBTVX ■ PRDI - IN COL 
{thrlunae Priinigeniae in C-jlle). Fuegini I. e. p. 108. Ricordiamo, pei «hi è 
men pratico della romana topografia , cbe il Quirìnalii . il Vimioale ni il 
Pincio non ai diceano inontei, ma coUen e cbo il Qulrioule specialmente de- 
notavati per antonomasia col sola nome di ùillit. 

'• Aedem Furlunae Primìgeniae in colle Quirinali dedicami Q. Marciut 
liiUa, duumvir ad iil ipium cretlut. vooeral eain decerti annii onte, Punico 
belili. P. Semi>ronius .<k)plw, iM-iiO'Tat iilem cem-ir. T. Li*. Hi«t XXXIV. 53. 
' NON • N ■ LVDI FORTVNAE PVBLICAE CITEBIO ... IN COLLE. 
Nunit (Aprilib). nffii-'di.i. Unii Furlunae Publir-w i-ilfrinr-- in Colle). Faggini 
1. e. p. 108. ci. Berti'r llan'l. dei: iviit. tdl. l. JSO. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE, 20" 

stato costrutto in orìgine da re Servio Tullio, gran devoto della 
Fortuna , grande fabbricatore dì suoi templi ', e autore del- 
l' ingrandimento di Roma, per via dell'aggiunta del Quirinale 
e del Viminale. 

Abbiamo veduto che il veterano Gajo Giulio Germano, 
consecraodo alla Fortuna quell'ara , diede alla dea il tìtolo di 
Primigenia. Cotesto può essere un buon indizio per farne supporre 
che il tempio — ne' cui portici, o nella cui area sacra saranno 
stati posti quegli oggetti votivi — fosse quello ed'ficato in prin- 
cìpio del console Sofo. Crescerebbe ancora la verìsimiglianza. 
di un tal supposto, se il luogo della scoperta corrispondesse 
veramente sul Quirinale, dove Livio stabilisce, e dove i vecchi 
calendari confermano quel tempio della Fortuna Primigenia. 
Perchè , sebbene i due marmi non sembrino trovati nell' edi- 
fizio, al quale spettavano, con tuUocib non sarà da credere che 
siano stati allontanati molto dalla sede loro. 

n luogo della scoperta giace, siccome indicammo piìi sopra, 
lungo la via detta di porta s. Lorenzo, presso l'angolo di villa 
Massimo, alla distanra di soli metri 60 dell'antico rìcinto delle 
terme dì Diocleziano, le quali erano della VI regione augu- 
stèa, detta Alta Semita, che abbracciava i) Quirinale con parte 
del Viminale. Una tanta vicinanza alle terme basta per iata- 
bìlire, che il luogo fosse compreso in detta regione; perocché 
questa DOD fioia già colle terme suddette, ma dopo quelle conte- 
neva eziandio alcuni altri edifizi, che probabilmente stavano sul 
Viminale, cioè, la stazione delie coorte terza dei Vìgili , le dieci 
tabeme, il luogo denominato delle galUm bianche *. Colla qual 
cosa collimerebbe anche la circostanza , che la bella iscrizione 



' Platareh. Qutetl. rom. q. 73. 

2 Regio VI. Alta Semita. Continet. Tetnpiiim Sjlutin pt .Serapii. Flo- 
ram. Capitolinin antiqunm. Therinaa CtìnBtantiniana». Statuani Maniori. Tem- 
plnm Dei Qairini. Hortos Salluatianos. Oentem Flabiam. Thcrma» Diorle- 
tianu. Cuh-trtes III vigìlum. X tabt'Tiijis. Ualiinas alb.is. 



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208 UriXETTIN'O DK1,I,A COMMISSIOXK 

dei tempi augustei, cui dobbiamo la notìzia di un incus coUis 
Yiminalis , edita ed illnstrata in qaesto medesimo BuUeltino 
dal mio zio, Barone Viscontì, è stata rinvenuta almeno 200 metri 
piìi oltre di questo punto, più verso l'Esquilino, presso l'angolo 
S. 0. della Stazione : il che parrebbe indicare, che quel sito 
fosse ancora dentro il Viminale, contro a ciò che piU comnne- 
mente dai topografi si stabilisce. Ma di ciò si vedrà bene 
quando tutto il complesso delle scoperte sarà riportato Della 
pianta di Boma. Guardiamo intanto , se il luogo dì cai sì 
tratta , siccome cadea nella sesta regione , così ancora siavi 
apparenza , che fosse luogo del Quirinale , anziché del Vi- 
minale. A. me pare dì sì , ed eccone la ragione. Sembra evi- 
dente, che la linea dì divisione fra i due colli , nello Epazìo 
compreso fra l'aggere dì Servio e la cìnta di Aureliano, fosse 
costituita da quella strada, che partendo dalla porta Viminale 
dell'aggere stesso, andava direttamente alla così detta porta Chiosa 
delle mura imperiali ': strada che gli antiquari dei secoli XV 
e ZVI videro ancora in uno stato di sufficiente conservazione, 
secondo che et fan di prossimo ricordato il eh. collega , conte 
Viiginio Vespignani, illustrando ìn questo BuUettino i grandi 
frammenti architettonici, da lui tanto acconciamente attribuiti 
ad un sontuoso arco dì trionfo , il quale dovea sorgere sulla 
medesima vìa '. Chi tal via seguitasse, venendo di verso il sito 
della porta Viminale ^ e camminando verso la porta Chiusa, ave» 



' Si vegga p. e. nell' flll.int<.' <I«) ICiepcrt la pianU di Roma antica 
dal tempo di Augusto ad Aureliano ed Onorio (Tab. IX). 

-.Si T«gga il fascicola precfideutL' del nostro Ballettino ( Febbnyo' 
Aprile 1873) pag. 107. 

* S* intende bene che noi riconosciamo U lituaiione della porta Vi- 
minale uel meizo dvll'aggere di Servio, dove la pane l'accurato Straboae, • 
dove la rogliono importantissime circostanze locali: e Don già pia veno il 
Sud, laddove l'i^ere è tagliato dalla fetrovia, come vorrebbe coUocaria, 
contro ogni ti^ionc arcbeotugica, il ^ì^. commend. Pietro Rosa (Annali dd- 



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AECHEOI-OGICA MUNICIPALE. 200 

il Qairìnale a sinistra, a dritta il Viminale , e precisamente la 
parte di quest' ultimo, che chiamavasi campus Viminatis sub 
aggere, ed era incorporata colla regione V. Esquilina. Ora il 
luogo dove i due monumenti furono trovati, luogo molto vicino 
al aito della porta Viminale, verrebbe a corrispondere sulla sini- 
stra di detta via, via ora scomparsa, ma del cui prolungamento 
era certissimo indizio lo sbieco della gran piscina delle terme 
di Diocleziano, recentemente disfatta. Per conseguenza, noi pos- 
siamo con piena ragione attribuire quegli oggetti alla topografia 
del Qairìnale , cui anche le storiche memorie cospirano a ri- 
vendicarli. 

Si avverta bene peraltro, che qualora ì due marmi votivi 
fossero in realtà pertinenti al tempio della Fortuna Poblìca 
Primigenia del Quirinale, siccome v'è luogo a sospettare che 
siano, noi avremmo sempre a ricordarci, che gli abbiamo rin- 
venuti alquanto fuori di posto, e lungi alcun poco dall'ediSzio, 
nel quale in origine stavano collocati. Nel luogo ÌDff,tti dove 
giaceano, traccia di tempio non h ancora comparsa; e di più, 
noi gli abbiamo trovati appiè dell' aggere dalla parte esterna; 
laddove qnel tempio, costruito, siccome vedemmo, circa la metà 
del VI secolo di Boma, potea star vicino alle mura quanto si 
voglia, ma non h da supporre che stesse al di fuori della città: 
e ciò, secondo i vetusti Bituali, anche per l'indole della divinità 
che vi era onorata. 

Comunque sia, auguriamoci che si possa quantoprima al* 
largare il disterro del luogo in quistione , talché ne sia dato 



l'hlitiUo di C. A. 1862 p. 132). Il eh, Lanciikni, nelU bulli sua monagrafla 
«nlle tnara e porte di ScrTlo, mostrd egrcgiuinente tutte le ragioni che mi- 
liUno in fjvor della prima o più fondata opini.ine, verso U quale anch'egli 
Doa potea non esaerc inclinato: mi poi ai Us^-ia alqiunto angustiare da un 
passo di Frontino, ch'egli non ha ragione di prendere in »enso troppo let- 
terale. (.-1(1. ddl'hl. iva i-. 63-06) 



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210 BtILLETTINO DELLA COJ(SI1S.SIONK 

riconoscerlo meglio , e forse anco abbatterci alle mine del 
sacro edilìzio , di cui questi due monumenti sembrano rive- 
larci la esistenza, in prossimità della porta Viraioale. Quanto 
a me , lasciando le ulteriori e ptìi accurate indagini al eh. 
Lanciani, mi ristringo a far notare . che dalle scoperte di che 
ho fatto cenno, parmi venga , non pur confermata 1' esistenza 
dell'antica contrada del Quirinale denominata dalle Tre Fortune, 
ma ne venga puranche indicata la estensione con qualche pro- 
babilità. Dovea , ae non erro , occupare a un dipresso quel 
tratto dell' altipiano del colle , su cui molto piìi tardi ven- 
nero edificate le magnifiche terme di Diocleziano. Peroc- 
ché r uno dei templi mentovato da Vitruvio era vicinissimo 
alla porta Collina ; e questo, che noi congetturiamo, sarebbe 
vicinissimo alla porta Viminale; cosicché fra l'uno e l'altro cor- 
rerebbe una distanza presuntiva di metri 500. La contrada delle 
Tre Fortune sarebbe stata dunque all' incirca della medesima 
estensione, eh' ebbe quella detta della Speranza Vecchia, lun- 
ghesso il tratto superiore degli archi celimontani della Claudia. 
I topografi romani hanno vaiiamente, ma sempre con leg- 
gero fondamente, disposto sul Quirinale ì tre templi della For- 
tuna '. Intorno ad essi la sola opinione , che mi sembrò pro- 
babile , si è quella del Bunsen ', che credette aversi a ricono- 
scere il tempio della dea piìi prossimo alla porta Collina in 
uno , le cui ruine furono scoperte al tempo di Santi Bartoli, 
entro una vigna poco al di là dell'orto d»lla Vittoria, e vennero 
poco dopo distrutte '. 



' Canina Imticaz. topogr. di Roma ani. 1850 p. 186. 195. 

- Beschreib der Stadi Rom. 111-2. p. 378. 

» » Più avanti (dell'orto dei frati della Vittoria) verso porta Pia, non 
mi ricordo in qlial vigna, mi raccontò 1' eminentissino Massimi , che vidde 
cavare le vestigia di an bellissimo tempio ; la metà del quale era sopra 
terra ; e nel suo tempo fa disfatto, ove vi furono trovate colonne e in.imiì 
nobilissimi. (Bartoli inem. n. 38). 



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ABCHEOLOfllCA MUNICIPALE. 



2U 



Terminerò con ricordare, ctie qualclie altro 'monumento 
TOtivo della Fortuna può ayerci conservato le tracce del culto 
di questa sul colle di Quirino. Tal' è per avventura la ben nota 
ara capitolina , dedicata alla dea in occasione di un qualche 
viaggio , colla formola satvos ire salvos venire ' ; ed un' altra 
della Fortuna Augusta, col tìtolo di Bespiciente': già esistenti 
ambedue nei giardini del Cardinal di Carpi, sul Quirinale. 

C. L. V. 



I Grnt. LXXII. 4. 
- Id. I.XXIX. 1. 



C'IVLIVi 

GIF.MANV5 
vmUAVG-N 
DAVRGRATTA- 
IT-IVI 6RMANA 
riLIA-IOWM' 
rORTVNAi- 
PRfMlGlNI 
hlhXM: EX 
VOTO-POSW 
NTNVMIN 1 
HVS-INB-flVJ 
PRIVATO- 



Digiliz=db,G00glC 



BtlLl.ETriNO DELLA COWMISSIOXK 



AVANZI DI TEUPIO INCERTO DELU IX REGIOSE DI AOGCSTO 



Allorquando per cura dell' AmmiDÌstrazioue del Monte di 
Pietà, nel mese di Aprile del presente anno, si facea costruire 
nn' ampia fogna nella via degli Specchi \ nel cavo della me- 
desima, alla profondità di metri cinque, in direzione obliqua 
rispetto all' indicata via, si rinvenne porzione di un fusto di 
colonna di marmo greco, del diametro di m. 1. 15, ornata di 
scanalature e baccelli. La lunghezza della parte visìbile — tro- 
vandosi la colonna impegnata nel muro della casa distinta col 
n. 9 — superava ì due metri. Circa gli ultimi giorni dello stesso 
mese fu discoperto, sempre in quella vicinanza, un frammento 
di egual fusto di colonna, per la sola metà del diametro. 

La qualità del marmo e le dimensioni di questi pezzi di 
colonne corrispondeano colla qualità e le misure di alcune aU 
tre colonne mozze, avanzi di antico monumento già noto, che 
trovansi tuttora al loro posto originale, nei sotterranei delle 
case, le quali costituiscono l' isola fra la suddetta via degli Spec- 
chi, e la via e piazza detta di s. Salvatore in Campo. Stimai 
perciò opportuno di riassumere qualche ricerca intorno al me- 
Dumento testé accennato, che trovasi riportato nelle piante più 
recenti di Boma antica. 



' La via degli Specchi è posta fra piaiza Bianca e ìi\ piana del Manta 
ai Piota. 



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AiiunEOLoaic.v mukicipalk. 213 

Fu questo rinvenuto del 1837 dal Big. Vincenzo Baltard, 
architetto, pensionato dell'Accademia francese, il quale ne diede 
communicazione al Canina'. Nella pianta che il Canina disse avere 
avuto dal medesimo seiiopritoie, erano segnate cinqiie'colonne in 
linea, disposte a stretti intervalli, corrispondenti sotto il muro die 
divide lo caso marcate coi nnmeri civici 9 e 10 ; piìi una sesia, 
corrispondente sotto 1' angolo formato dal muro divisorio della 
C[isa sulta via degli Specchi, n. 13, o dall'altro che costituisce 
il prospetto posteriore dellu chiesa di s. Salvatole in Campo. 
Era opinione del Baltard, che tali avanzi fossero da attribuire 
al portico di Gneo Ottavio vincitore di Perseo {poìiicus odovìo, 
diversa dal porticus Octaviae), il qual portico si sa che stava 
nella regione del circo Flaminio, poco lungi dal teatro di Pom- 
peo. La situazione vi avrebbe corrisposto ahljastan2a bene: ma 
il Canina fece saviamente osservare, che una tal congettura ve- 
niva esclusa affatto in virtù dell'insegnamento di Titruvio, il 
quale prescrive, che gì' intercolunni dei templi debbono essere 
angusti, e lai^hissimì quelli dei portici : ora ìl monumento di 
che si tratta essendo assolutamente ■picnostilo, ragion voleva 
che non un portico vi si riconoscesse, ma un tempio. 

Il Canina dunque cogli accennati elementi delinei) un tem- 
pio esastilo picnostilo — eh' è quanto dire di sei colonne sulla 
fronte, ed a stretti intervalli — e di undici colonne nelle ali, 
facendo ad esse ali servire, tanto le cinque colonne giacenti 
sulla medesima linea, quanto l'altra situata presso l'angolo 
della chiesa. Da tale disposizione di cose risalti) un rettangolo 
avente nei Iati quasi doppia lunghezza che nella fronte; il qual 
rettangolo veniva ad occupare, non solo la larghezza di tutta 
r isola costituita dalle case e dalla chiesa, fra la via degli Spec- 
chi, e la via e piazza di a. Salvatore, ma ben anche l'area delle 



.Inniili iteli' hlil. ili C'jrri.<i>. Airlfil. It^-^f p. 1 sgg. 



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214 BULLETTINO DELLA COMMISSIONE 

stesse vie, con porzione delle case che le fiancheggiano '. Nel- 
r opera posteriore sugli edifizi di Roma antica delinei il me- 
desimo nella stessa giacitura il suo tempio, e sulla direzione 
delle cinque colonne esistenti stabilì un lato del muro dalla 
cella ; diede peraltro non pib undici, ma dieci colonne alle 
fiancate del tempio '. 

Per ciò che riguarda la denominazione del monumento, lo 
stesso Canina, dopo passati in rassegna ì vari templi, che le an- 
tiche notizie assegnano alle vicinanze del circo Flaminio ed 
alla regione IX di Augusto — entro il perimetro della qual re- 
gione cade indubitatamente il luogo di cui si parla — si decise 
a riconoscere noi descritti avanzi il tempio di Marte, edificato 
da Bruto Callaico, coi disegni dell' architetto Ermodoro da Sa- 
lamina; nel quale ammiravasì il colosso di Marte assiso, lavoro 
insigne di Scopa *. Questa opinione del Canina, da lui emessa 
fin dal 1838, e mantenuta nelle opere posteriori , fu seguita 
dall' Urlichs nella tedesca descrizione di Roma *. 

Non essendo io interamente soddisfatto della giacitura e 
della forma data dal Canina al monumento in quistione, risol- 
vei di fare pili diligente indagine sulle sue partì superstiti, 
ricercandone anche ogni più minuto particolare, per cavarne lumi 
a ristabilire in modo più ragionevole, e piìi conforme all'eco- 
nomia architettonica, la primitiva disposizione del tempio. 

Gli avanzi dunque delle cinque colonne — quattro delle 
quali visibili nella intera loro perileria, ed una soltanto per la 
metà — trovansi nei sotterranei delle case distinte coi n; 9 e 



' Ann. dell' hlil. loc. cit. Tav. d' ngg. A. B. — Si osBervi nella i 
atra Uv. V. la Bg. 1. 

' Canina AnUeM edif. di Roma. Monnm. voi. lì ta*. VI. — Si veg 
nella nostra tav. T la flg. 2. 

' Pragm. GornelH Nep. apud Prìscian. Vili. 4 pag. 370 ed. Kr. — 
PUn Ifitt. HUl. XXXVI, 5. n. 26. 

* Betchreib. der slaiU Ram. Ili - 3. p. 30 sg. 



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ARCHEOLOOICà HOMCIPALE. 215 

IO. e precisamente sotto il muro, che l'una casa divide dall'al- 
tra '. S' innalzano questo sopra quattro gradini, tuttora in opera, 
piantati su massa di muro di tale altezza, da poterne ammet- 
tere altri due *. Nei muri laterali poi dell' accennato sotterra- 
oeo si osserva inserita una parto di architrave, con una soffitta 
del medesimo *. Ninna traccia ho potuto rinvenire della colonna 
indicata dal Baltard nell' angolo della chiesa dì 3. Salvatore; 
né dei muri della cella del tempio, nel modo come gli ha de- 
lineati il Canina. G tuttavia vedendosi, come sulle cinque co- 
lonne fu costruito i) muro divisorio delle due case, e sull' altra 
colonna supsrstite fu appoggiato il muro di detta chiesa, era 
Ja aspettarsi, con probabilità anche maggiore, che pur gli al- 
tri muri delle case si troverebbero fabbricati in corrispondenza 
con quelli antichi della cella del tempio, se questo veramente 
avesse avuto quella disposizione, che fu ideata dal prelodato 
Canina. 

Uosso da tali riflessioni, sono venuto nella determinazione 
di variare al tutto la giacitura del tempio, e di far servire le 
cinque colonne in linea, non già alle ali, come finora si ò fatto, 
ma sibbene alla fronte , cio^ al pronao del tempio medesimo, 
stabilendo che quella indicata dal Baltard , nell' angolo della 
chiesa mentovata piìi volte, rappresenti la sesta colonna dell' ala 
destra del portico. Nella quale idea mi hanno vieppili confer- 
mato due considerazioni di non lieve momento. In primo luogo, 
lo avere io 'rovato la coincidenza, di una parte dei muri della 
cella, del prospetto posteriore, e delle ultime quattro colonne 
dell' ala destra del tempio , colla direzione del fianco sinistro, 
col muro di fondo, e cogl' interni risalti alla chiesa di s. Sal- 



' V«dasi nella nostra tav. VI la figura dello s 
' V,di tav. 7. fift. A. 
' Vedi tav. V. Bg. Ò e li. 



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216 UUl-LETTIN» 1IE1.1.A COlllllSSlOXE 

vatore '. In secondo luogo la circostanza, che la forma rettaa- 
golare dell' isola fabbricata, fra la via degli Specchi e quella 
di s. Salvatole, può dar luogo benissimo alla figura di un tem- 
pio esastilo e picnostilo , con nove colonne nelle ali , numero 
impari sempre usitato dagli antichi nei portici laterali dei tempii. 
Pareami quindi che il mio modo di vedere venisse bastevol- 
mente autorizzato dalle circostanie locali, cui sempre si vuole 
aver l' occhio in siffatto genere di ricerche. 

Nella tav. VI, ho delineato, colle debite proporzioni, la 
elevazione della fronte del tempio, e la sua sezione longi- 
tudinale. Gli architetti vi noteranno il difetto, che a colonne 
ornate di scanalature e baccelli , e quindi , secondo le buone 
regole, appartenenti all'ordine jonico, o corinzio, siano sot- 
toposto basi dì maniera dorica: irregolarità che sembrerebbe 
accennare a tempi men felici dell'arte. Del resto, quanta alle 
proporzioni, mi han servito di norma, e le parti superstiti del 
monumento, ed i precetti di Vitrnvio.in ordine ai templi esa- 
stili con colonnati picnostili. 

Assai pih incerta, e meno di mio istituto si h la ricerca 
intomo all'antica denominazione del tempio, vale a dire intorno 
alla deità, cui era dedicato : e ciò , tanto perchè molti nobili 
templi sorgeano in vicinanza del Circo Flaminio; quanto ancora 
perchè gli avanti di quello, che abbiamo descritto, non ci pre- 
sontano alcuna figura , alcun emblema sacro , che possa darci 
qualche lume intorno alla natura della divinità , che in esso 
tempio avea culto. 

Il Canina , siccome notammo , vi ravvisava il tempio di 
Marte, edificato da Bruto Callaico. Di questo dice Cornelio Ne- 
pote *, eh' era situato in circo Flaminio; il che può eignificare 



■ Si veda la tav. V fig. 3, dove ho delineato la pianta d«I tempiu, 
indo la mia restitadone, in corrispondenza coi Inoghì odierni. 
- Si veda alla pag. 2H h nota 3, 



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ABCHBOLOaiCA HUNICIFALE. 217 

benÌBSÌmo, che fosse il tempio compreso dentro la IX regione , 
di Augusto , che dal circo suddetto prendeva il nome. Plinio 
peraltro attesta, che stava apud circufn eundem: e questa frase 
non può applicarsi alla intera regione, come l'altra, ma con- 
vieue riferirla propriamente all' edilizio del circo '. Ora le no- 
stre ruioe sono distaoti almeno 200 metri dalla testata del 
circo — gli avan7.i della quale si conservano nel cortile del pa- 
lazzo già Mattel, ora I>ongbÌ, n piazza Paganica — e perciò alle 
mine medesime non crederei che potesse convenientemente ap- 
plicarsi la espressione del romano enciclopedista. 

Recent«mente il Beber ha mostrato qualche inclinazione a 
ravvisarvi il famoso tempio di Bellona, presso del quale era la 
piccola piazza della coluìrma bellica , ed uno dei tre edifizi 
detti senacoli, fatti per le occasioni, clie dovesse il Senato adu- 
narsi fuori del pomerio *. Ma contro ad una tal congettura , 
oltre la soverchia distanza del circo Flaminio, poco innanzi no- 
tata, milita eziandio un' altra forte ragione, ed è questa. Ovidio 
dice, che la piazzetta della colonna bellica, situata dietro il 
tempio di Bellona, riguardava l' estremità del circo suddetto *. 
Ora la parte estrema del circo Flaminio, vale a dire la parte 
Innata — poiché la part« opposta dei earceres , detta anche 
oppidvm, formava il principio, ossia !a testata del circo — la 
parte lunata, dico, si trovava verso le radici del monte Capi- 
tolino. So bene che intomo a questo punto variamente sentono 
ì topografi pili accreditati : ma presso me è di grandissimo peso 



< Diurni scrìvo die d«ttu U-inpiu slava iiel Cuinpu Hariiu {/liti. LVI. 
ii): il che non farebbe diIGDoltit . perchè il sito di cai pftrliamo ita Tera- 
iDeDt« io qaelU parto del Campo Manie . che si diceva Campo Minore: e 
chiaro indiiio ne abbiamo anche nella prossima cbieaa di s. Saltatore detta 
in Campo. 

• Die rvitun Roms pag. 225. 
' PrtMpùnt a tergo iitmmum brevit area rirrian; 
Et/ l'Ai' lem p'irvnr ;>'ir("i mlumna nolat. 

Ovid. Fmi. VI. 2r>. 

!:■ 



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218 BULLETTISO DfiLLA COMMISSIONE 

la testimoniiiDza del celebre Andrea Fulvio, che sui prìncip! del 
secolo XVI C08Ì sericea di quel monumento, quando questo era 
tuttavia in piedi per buona parte : lonffitudo eius Circi ab ae- 
dibus nunc D. Petri Margani et S. Salvatore in pensili, usque 
ad aedes D. Ludovici Matthei Jwtìa Calcaranum, nam id loco 
nomen a coquenda calce inditum , vói caput Circi. Latitudo 
uero inler lurrim nunc Cetranguli, et apotheeas obscwas '. 
Ora che quel dotto antiquario , testimone oculare , chiamasse 
capo , ossia testata del circo la sua estremità curvilinea , non 
mi sembra fn alcun modo probabile. ÀI che si aggiugne, che 
cotesto ruine del circo, situate presso la odierna piazza Paga- 
nica , durante il medio evo si chiamavano castellum Aureum, 
siccome risulta da una bolla di Celestino III del 1192 *. Ma 
la denominazione di castello ognun vede quanto bene si addica 
all'estremità superiore del circo, la quale, a cagione special- 
mente delle sue torri, presentava una qualche similitudine con 
una cinta di mura fortificata; ond'è che dai romani cbiamavasi 
anche oppiditm. Se dunque la testata del circo stava nel luogo 
suddetto, non potrebbe mai il tempio di cui ragioniamo essere 
quello di Bellona, perche questo dovea trovarsi dalla parte op- 
posta, verso la lunata estremità inferiore ^ 



' Anliquil. Urbii per Andr. Fulviuin cet Romae 1527 fol. LV. — Le 
ca^ già dei Haigani erano, e durano ancura sulla piazza di qa«ato Dom« ; 
e torre del cilrangoto, volgannetite del melaogolo, fa detta quella atteueDt« 
alle medeaime case dei Mnigani. sccoudo 1' ubo ed il privilegit) dei nobili : 
torie che ancora interiasima esUt« galla pijzia Uargaoti. II pal&izo di Lo- 
doiico M&ttei, siccome più sopra notai Del testo, i qaella cbe or si dice 
dei Longhi, a piazza Paganica ; nel coi cortile, a dritta di chi entra, si 
veggono inserite noi mori inodenii le antiche atmttnre del circo Flaminio, 
unici avanti che ne rimangano TÌsibili e sopra terra, e perciò preiiosÌB»tDÌ. 
Lo apotliteae obicwae tutti sanno aversi a riconoscere nella via della Bot- 
teghe Oscure, così denominata nei tempi di mezzo della serie delle Mitiche 
tabeme stabilite nei portici di quella fiancata del circo. 

» Goll. Buil. Bdsll. Val. t. I pag. 74. 

' Lh opinione che stabilisce le carceri del lirco Flaminio jiresiio la 



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ARCHEOLOaiCA MUNICIPALE. 219 

Ma s* egli è facile di combattere, in questa ricerca, le 
opÌDÌoni altrui, egli ò molto difiBcile dì proporne una che possa 
con qualche fiducia venire accettata dagli eruditi. Molti erano, 
siccome piìi sopra indicava, i templi che sorgeano in vicinanza 
di questo circo. Oltre i dne poco fa presi a considerare, vi eia 
quello della Fortuna Equestre ; uno dì Diana ed uno di Giu- 
none Regina ; vi erano inoltre quelli di Nettuno, di Castore, 
di Vulcano '. Dirb di ciascuno brevissimamente, onde, chi vuole, 
ponga in bilancia le ragioni che favoriscono, o cbe avversano 
l'idea di attribuire ad alcuno dì quelli gli avanzi del monn* 
mento, che abbiam sottoposto a novella disamina. 

n tempio della Fortuna Equestre — ossìa della militar for- 
tuna dei cavalieri romani — edificato nel 571 della città *, si 
pone da Vitruvio ad thealrum lapideum ' cioè presso il teatro 
di Pompeo. La situazione risponderebbe assai bene, perchè le 
nostre ruine non distano che di metri circa 80 da quelle del 
teatro suddetto. Ma Vitruvio dice, nello stesso luogo, che detto 
tempio avea intercolunni di due diametri. Ciò non sì avvera nel 
nostro, che gli ha molto minori. Tuttavia non è da disperare ; 
perchè un fatto narrato da Tacito , mostra che circa i primi 
tempi dell' imperio quel tempio, distrutto forse da un incendio, 
piìi non esisteva *. D'altra parte non sembra afi'atto da credere, 
che un tempio, sotto quella Invocazione della Fortuna, unico 
in Boma, non venisse piìi riedificato. Ad una tale ricostruzione 
potrebbe dunque attribuirsi il nostro monumento: tanto pìii 
che il suo stile, per quella irregolarità superiormente avvertita, 
accennerebbe a tempi non floridissimi dell'arte. 

piana Paganìca. sosteonta da valoutissinii topografi, come il Nardini ed il 
Nibbj è oggidì anche generalmente U più scgaita : e con qnwU dispoiiiions 
si trova delineato qael circo nella pianta di Boni:) antica del Eiepert. 

< Becker Hand. der róm. Ali. l. pag. 618. 

J T. Lìt. Hirt. XL, 40. «. 

■ Ar^hil. lib. m cap. IT. 

' Tsdt. Ann. UT. 71. 



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220 BULLETimO DELLA COMMISSIOKF. 

Dei templi di Diana e di Giunone Begina, ricordati da 
Tito Livio * e da Oialio Ossequente ', non si ha più memoria 
dopo l'anno di Roma 597. D'altra parte la struttura del mo- 
numento in quistione spetta senza fallo all'età imperiale. Vero 
h che potrebbero essere stati rifatti; ma in questo caso forse 
se ne avrebbe il ricordo ; massime trattandosi di un monumento 
di mole e magnificenza considerevole. 

Il tempio di Castore e quello di Nettuno, sendo sacri a 
deità protettrici dei cavalli e del circo, crederei che fossero stati 
vicinissimi al circo medesimo: e perciò difficilmente si potranno 
riconoscere nell'edifizio di che trattiamo, il quale ne dista al- 
meno 200 metri. Ci attesta Titruvio che aa<Hìe il circo Mas- 
simo ebbe il suo tempio di Castore ': il che prova sempre piii, 
che questi templi di deità equestri si costruivano nelle atte- 
nenze dei circhi. Di quello poi di Nettuno, celebre pei marmi 
di Scopa, vediamo da Plinio che dicevasi anc))e sacello di Gneo 
Domizio *, dal noma di chi 1' avea fabbricato. Ma sacello non 
avrebbe mai potuto dirsi il nostro edifizio, eh' è an tempio di 
riguardevole grandezza. 

Del tempio di Vulcano abbiamo ricordo dal calendario Ca- 
pranicense, e forse anche da Livio '. Quel calendario ci attesta 
che quivi ai 23 dì Agosto si celebravano le feste wlcanali. 
Questo palesa che dovea essere un tempio considerevole, e forse 
il mt^giore che avesse in Roma Vulcano. 

Da questa breve rassegna dei templi situati anticamente 
nelle vicinanze del circo Flaminio, la cui memoria si ò conser- 
vata fino a noi, risulta, se mal non mi appoi^o, che al mo- 
numento nostro potrebbe piti &cilmente accomodarsi una dì 



> Hi»t. IL, 1,2. 

* Prodig. 75. 

3 Archit. IV, 7. 

* N. H. XXSVl, .5. 26. 

» Hist. XXXIV, in. 



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ABCHKOF.O(UC!.V MIIKICIPAI.K, - 221 

queste due denominazioDi : o tempio della Fortuna Equestre, o 
tempio di Vulcano. — Ma chi vorrebbe assicurarci che ne sia 
pervenuta In notìzia di tutti quanti ì sacri edifìzT, che decora- 
vano 11D giorno quel sontuoso quartiere di Roma? 

Auguriamoci che nuove ricerche, o meglio, la demolizione 
«Ielle meschine case costrutte su que' nobili avanzi, ne portino 
a discuoprire, se non qualche iscrizione, almeno qualche sìm- 
boìico ornamento dell' architettura del tempio, oode si abbia 
plausibile indizio intorno alla divinità che vi era onorata. 

V. V. 



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A 



VYERTIMENTO 



Gli atti della C3ominÌBSione Archeologica Mu- 
nicipale, e i doaì ricevuti, durante il quadrimestre 
Maggio — Agosto, si troveranno r^iatrati, secondo 
il consueto, nel futuro feiacicolo di questo Bollet- 
tino, il quale sarà riferibile ai bimestre Settembre — 
Ottobre, e che si darà opera di fare uscire in luce 
con qualche sollecitudine. 



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Settembre - Ottobre 1873. 



DELLE SCOPERTE PRINGIPAU 
ATTENUTE NEI COLLI OOIRINALE E TIKINALE 



(T». I, II) 



23, Nella piaola topografica che accompagna questa re- 
lazione, al n. 1, è indicato il luogo del rinvenimento delle me- 
morie sacre alla Fortuna Primigenia, cosi bene illustrate dal 
eh. G. L. Visconti nell' antecedente numero del Bullettino *. 
Foco nulla ci rimane da aggiungere intorno cosiffiitto impor- 
tante trovamento: gioverà piuttosto richiamare alla memoria 
alcune considerazioni sulla topografia generale di questa parte 
della città, cui non poca luce arrecano i monumenti testé sco- 
perti del culto della Fortuna. 

Il eh. Visconti, nell' articolo lodato di sopra, prendendo ar- 
gomento dalla vicinanza del luogo della scoperta alle terme di 
Diocleziiuio. le quali erano della VI regione augustea, detta 
jUta Semita, racchiude il tempio della Fortuna primigenia nel 
perimetro di detta regione VI, perocché , aggiunge < questa 
non flnia già con le terme suddette, ma dopo quelle contenea 
alcunf altri edifizii, che probabilmente stavano sul Viminale, cioè 
la stazione d'ella coorte terza de' vigili, le dieci tabeme, il luogo 
denominato delle galline bianche ». 

1 p. 301 8g. 



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224 BCLLBTTINO DELLA COUIISSIOMK 

Nella monografia sulle mnra semane inserita negli an- 
nali dell' IstiHito di Corrisp. Arch. ' ho dimostrato , o cercato 
dimostrare, che Augusto nel dividere la città in XIV regioni, 
tolse per base 1' andamento delle mura, o almeno del pomerio 
serviano , in modo , clie tale andamento segna, ove il limite 
estremo di una regione, ove il confine fra due o pili regioni 
adjacenti. Tale considerazione ci reca un valido soccorso per de- 
terminare con precisione il perìmetro della VI regione , e del 
colle Viminale, e la posizione relativa del tempio della Fortuna. 

REGIO VI ALTOSEMITA 

continet 
Temptum Salusti (Salutis) 

et Serapis 
Floram 

CapUolium arui^um 
theì-mas Constantinianas 
statuam Marrvuri 
templuvn dei Quirini 
hortos sallitstianos 
gentem Fiabiam 
thermas Diocletiafias 
cohort. Ili vigilum 
X tahernas 
gallinas aUias * 

È noto che i cataloghi ci porgono bensì l' indicazione dei 
monumenti posti sui confini delle varie regioni, ma che talon 
ne alterano a loro talento 1' ordine topografico successivo. Ben- 
ché tale irregolari^ sembri verificarsi ancho nel caso dì cui 
trattiamo, nuUameno le notizie «satte che abbiamo intomo la 

■ Anno 1871 p. 48 Bg. 

^ ef. Topognphie dei Stadt Rota, von H. Jordan II, p. £49. 



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ABCHBOLOOICA MUNICIPALE. 225 

giacitnra della mi^^gior parte degli edifizii citati, ci permettono 
di fissare con saflìciente approssimazione i limiti della regione 
a qnesto modo. 

Air Ovest, e al Nord, le mura dei teche circoscrivono la 
pendice del colle Quirinale: all'Est 1' aggere serviano ; al Sud 
1' antica via, la qaale dal fondo della valle di Quirino sale in 
linea diretta alla porta Viminale di Servio, ed alla porta Chiusa 
del recinto imperiale (Vedi Tar. L). Determiniamo con mag- 
gior precisione 1' andamento di sifiUtta linea di confìne. 

Il primo avanzo delle mura serviane sul Quirinale ci ap- 
parisce entro il recinto della villa Colonna, e può vedersi di- 
segnato e descritto dal Brann negli Annali dell' Istituto pili 
sopra lodato '. Il secondo fu rinvenuto nel volger dell' anno 1866 
costruendosi il secondo tratto nella nuova salita del Quirinale, 
a m. 36, 80 di distanza dall' angolo delle stalle del Bernini *. 
Il 3** ed il 4" tornarono alla luce nel decorso mese di agosto, 
gettandosi le fondamenta delle regie scuderie in quella parte 
dei giardini del Quirinale, che volge verso la piazza del Lava- 
tore. Di quest' importantissimi avanzi darò fra brove speciale 
illuatrazione e disegni, trattandosi di scoperta da annoverarsi 
fra le piii insigni avvenute in quest'ultimi anni. 

Segue il quinto avanzo delle mura serviane scoperto al 
tempo del Bartoli sfogandosi il terreno attorno al primo piano del 
palasso Barberini ': quindi altre vestigia dal medesimo erudito 
vedute e decritto negli orti di s. Susanna e di s. m. delUi 
Vittoria '; e finalmente le belle soatruzioni visibili anche oggidì 
Dell' interno della villa già Barberbi ora Haas, nascoste per 
la massima parte da muramenti di epoca assai posteriore, de- 
stinati a sorreggere 1' altipiano del colle. 

* AniuU 1862 p. 834. 
^ L e 1871 p. 64. 

* Htm. sp. Fn. Hitcell. p. 230 t. 10. 

* 87 ibid. p. 250. 



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226 BOLLETTINO DELLA COUHISSIONE 

Questi sette caposaldi o testimoni, sparsi ad intervalli qaasì 
uguali su di una linea lunga appena 2000 m., ci permettono di 
disegnare l' andamento delle mura con geometrica precisione. 
Che servissero poi di linea di confine dalla regione TI alta se- 
mita dal lato di tramontana, lo dimostra, non solo l' altimetria 
del suolo di detta regione, e 1' opportunità che presentavano ad 
Augusto per istabilire la sua divisione sa dati fissi: ma anche 
la giacitura degli edifici indicati dal Curiosum, quali p. e. il 
Campidoglio vecchio, i templi di Quirino, Serapide, e Flora, 
gli orti Ballustiani, il sacrario della gente Flavia. 

Incominciando dal tempio di Quirino, e dal Campidoglio 
vecchio, ricordo come sotto il pontificato di Urbano THI , io 
occasione dei lavori eseguiti per lo stabilimento dei giardini 
del Quirinale, tornarono alla luce nell' anno 1626, tre votive 
iscrizioni, sacre a Marte Quirino e &iove Vincitore, date al Gn- 
dio dal Bicquio, e dall* insigne collettore inserite nel suo ma- 
noscritto (Vedi 0. I. L. V. I. n. 41 , 630 638). Parimente 
neir anno 1637 sfogandosi il terreno attorno il palazzo Bar- 
bini ', sotto la direzione del Bernini , altre due iscrìsiooi 
si rinvennero dedicate dai Laodiceni e dagli Efesini al po- 
polo romano sahUis ergo, le quali con molta ragione furono 
attribuite dal Mommsen al Ckipitolittm vetus '. Ora siccome allo 
stesso Campidoglio vecchio h forza attribuire la memoria di Giove 
Vincitore scoperta entro il giardino Quirinale, cosi senza tema 
di errare , collochiamo quel vetusto monumento nel tratto del 
colle, che dal mezzo incirca del detto giardino giunge fino al 
palazzo Barberini, ed il tempio di Marte Quirino nella zona 
del Quirinale che volge piìi d' appresso al real palazzo. Egli i 
inoltre sommamente probabile, che le mura della vetusta cit- 
tadella formassero al tempo istesso le mora della città, non al- 
trimenti che avveniva sul monte Capitolino ; e che la porta Sa- 

' Ved. Bartoli mem. cit. 

2 Godio Ms3. 447. 1, 447. 2 - C. I. L. v. I. 587, 588. 



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ABCHSOLOGICA HUNICIFALE. 227 

Intars avesse in questi luoghi una giacitura sìmìgliante a quella 
della porta Batumena : che fossero, cio^, amendue poste nel luogo 
ove le mura urbane si dipartivano dalla cittadella '. 

Templum Salutis et Serapis — Floram ■ Paolo Diacono * 
dice clie la porta Salutare fu così appellata ab aede salutis 
(ptae ei proxima fuit. Benché non sia certo che la moderna 
salita delle quattro Fontane corrisponda esattamente al cliviwm 

■ In vero dod potremmo deplorare abbastanza la estrema penuria delle 
notiiie conservateci dai topognA intorno i risaltamenti delle grandi esca- 
Tationi eseguite lungo la pendice nord del Quirinale nel primo trenteoDio 
del XVII secolo : escavaiioni che ne cangiarono totalmente I' aspetto, ren- 
dendo acclive e facile quella costa che prima si iuDalzava qoasi perpendi- 
cotarmeote a grande altezza '. Non mi sembra quindi inopportoDo dì inserire 
qoi alcuni raggnagli che ho raccolto nel manoscritto Barberiniano XXX, 136, 
coDteuente schede del Torrigio e del bibliotecario Carlo Morose. 

Oum elfoderelur humus, dice U Torrigio al foglio ](i9 r, ad ainpUan- 
dum Paialium Barberinum Anno P. M. a Chrislo nato M. D. CIXVIIl, reper- 
tum al tubi plumbei fYagmenlum cum imcriplione Spnrij Haiimi ; quia et 
pictura cryptica perantiqua, cuiusmodi lolebant in Balntit depingi vel ex 
SymmatAo , quam Bmin. Cardinalit Pranciscus Barberinus conitrvari jw- 
*it '. Sunc vero eum reperta sit tUia pan tubi plumbei in qua legilur ex- 
pressum i . i . ei officina AGNELLI 14 ». 

Coniicio fuisst omnimf ibi Biànea, tic in sia» Ceciliae Seca muntur ad 
hue tubi plumbei per quùs aqua deducebalur * in balnea, et in ilae Praxe- 
dit tubus exlabat cui erat iiueuiplum Caea. Nerrae Traiani Aug. Geim. 
Dacici cura Phileros et Heradas ei ano fec. Qmn et in agro jVbano ad Ca- 
sfrum Gendulphi in Esami Principis Praenetlini horlo tubo plumbeo eral 
Anno 1657 inciswn Imp. Cassar. Domitiani Ang. sub cura Aljpii Proc. Fec. 
Ety " '^ choa et Heru, quod olim tupplebam. Sune vero quandoqmdtm 

alb. 
ubi txlal Paialium Barberinum erat otim CAPITOLIVM VETTS .... conieelura 
nua magi) fuicilur ibi exliUtie ■ bainea, el nolam iUam ij . a . Procurato- 
rem Balntorwn detignasse sieul in atiit. 
* ed. Moller p. 327. 

1 11*1 ««>nii» U ro(U ■olio 11 nnmo ■udipitda d«rt» a«l elÌTo ddli (iitln Po»- 
tM* iuuil 11 B. ST, » «pp«Ki il molo Tordao, oa>> U «opidlD» lutnl* d») collo to- 
•(«■■U nn mpo MU do» ootiiu*. ■ idII m. 0, il U profoiditt «otto il pUao «odono. 

I 8* U BOBorio BOB Biì hlliws il dlooRBo B« i eoBMmto Bol codlM aiboBO on d«IU 
BftUoUe* Ji WiBdtoT, intitolilo It inAf** PUlvrt mtmtrit mailU imOt rtàUu di B«ma ite. 
Vodl MiltkeiUB|*B thtt SuBBlufOB Utmi HudioieliBB|<D mnh ABtikoa V»R Dr. Uatt 

if r<h. lerg p. ss. 

S ef. lf«nacoBl Cm Otml. r SS». 



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228 BDLLBTnNO DELLA COMMISSIONE 

salutis mentovato dal libro Pontificale juxta templum Mamuri ' 
pure è concorde opìnamento degli archeologi, che la porta deb- 
hasi collocare presso il palazzo Barberini, ed io credo piìi dap- 
presso al vicolo sterraio che non alle quattro Fontane, posto 
che il Càpitolium raggiungesse in parte ì limiti del giardino 
annesso al palazzo. Porse U clivium salvtìs del libro pontificale 
è identico col divus proxirmis a Fiora sitsus versus Captìo- 
Hum vetus di Yarrone *. Ma la vicinanza del tempio dì Flora 
al Campidoglio h testificata eziandio dal noto distico di llarzìale: 

Sed tiburtinae swn proximus accola pilae , 
Qua videi Antiqttwm rustica Flora Jovetn *: 

e da Vitrurio sappiamo, che Io spazio interposto fra detto tempia 
e qnel di Quirino era occupato dalle officine dei fabricatori di 
minio *, le cui vestigia ò fama sien apparse allorché costruivasi 
il palazzo Albani *. 

Statuam Marmiri ■ liortos Sallusttanos. Nel citato passo del 
libro Pontificale, alla donazione fatta da Innocenzo l" (401-417) 
della casa in clivium salutis si ingiunge : balneum in eodem 
loco juxta templum Maimiri , e ... domos Ehneriti in clivto ifo- 
morri ir^a ìirbem. Negli atti di s. Susanna, presso il Sano, 
r omonimo titolo ò collocato Rotnae in regione sexta apud vi- 
cum Mamuni ante sallustri forum •: dunque il vico, e la sta- 
tua di Marnarlo debbono collocarsi nell'immediata vicinanza della 
chiesa di s. Susanna, luogo noto fino dal secolo V" sotto il ti- 
tolo AD DTAS DOMOS, e di cui ha recentemente ragionato 



< cf. Urlicha Cod lop. 2l7 Preller: die Heg. 134. 

s L. L. V. 158. 

« Epigr. V. 22. 4. 

» Arch. VII. 9. 

» Battoli meni. 80 Venuti E. A. I, i. 

• Actii SS. IV. die XI mg. p. 603 -cf. Ann. Inst. 1871 p. 1 



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ABCHBOLOGICA HCHICIPALE. 229 

con somma dottrina ed erudizione il eh. comm. de Bossi ' 
Perciò che spetta poi ai giardini di Sallastio , h certo che si 
estendevano ben al dì la del recinto serviano: ma non credo 
improbabile che il loro ingresso principale, Sallusti forum, come 
Io chiaman gli Atti citati, fosse nell' interno della città, e cer- ' 
tamente in prossimità alla chiesa di s. Susanna. 

Genlem Flabiam. Questa indicazione dei cataloghi dee pro- 
babilmente riferirsi alla casa posta regione Urbis sexta ad ma- 
lum Pimicum ... quam postea (Domitianns) in temjttum gentis 
fìaviae convertU '. Ora nelle fondamenta del nuovo palazzo del 
minìatero delle finanze, presso l' angolo del recinto serviano, ove 
apparvero avanzi della porta Collina, h tornata alla luce una 
tosta colossale di Tito Flavio Vespasiano; scoperta che ci per- 
mette assegnare il posto definitivo della Gens Ftabia, e del luogo 
detto ad maluìn Punicum nella topografia della sesta regione. 

Dell' aggere serviano, delle terme Diocleziane, o della loro 
vicinanza atl'aggere etesso non occorre parlare; ma non pos- 
siamo ommettere di far menzione della scoperta insigne della 
porta collina , e dell' omonimo TICVS ' avvenuta recentemente 
Del perìmetro del nuovo ministero delle finanze, scoperta con- 
fermata vieppiii dall'iscrizione 

BICOLEIO ■ V ■ L ■ HONORE 
DONOM DEDET MERETO 

rìtrorata a breve distanza, essendo noto che il tempio dell'Onore 
sorgea da presso alla porta Collina, ha. B. Sopraintendenza delle 
antichità, alla cui sorveglianza son sottoposte quelle escava- 
lioni non tarderà, speriamo, a render di pubblica ragione que- 
sti importanti trovamenti, tanto pili che t fama esseme omai 
scomparsa ogni traccia snl luogo. 

t fiuU. Arch. CrUt. strie II anno I p. 9e. 
- Sret Domit. 1. 
» Gtot 128. 3. 



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230 BULLBTTINO DELLA C0UHI3SI0ME 

Bimane ora a determinare il confine delta legìono Terso il 
mezzogiorno, che affermai di sopra esser costituito da una iinii, 
la quale partendo dalla valle detta di Quirino, fra le rovine it- 
trìbuite al così detto lavacro di Agrippina, ed il tìtolo di Yestìni 
(s. Vitale), si dirige in linea retta verso la porta ChiuBa del 
recinto Aureliano. L' asse di cotesta strada è determinato geo- 
metricamente dal lato sud della piscina delle terme Diocleziave, 
distrutta per dar luogo alla stazione delle ferrovia, ma della 
quale ci rimane la recente memoria, ed infiniti documenti '. 

Prolungando la linea del fianco inclinata della Boue di Terme 
e della strada che vi passava appiedi *. essa ra ad incontrare 
direttamente la porta chiusa del recinto Aureliano ; di pih ogni 
qualvolta le recenti escavazioni hanno attraversato sifiatta linea, 
tanto al n. che al s. della BoUe, ne i sempre tornato in loce il 
pavimento basaltino in ottimo stato di conservazione. Lo sì rin- 
venne nell'anno 1871 costruendosi le fogne delle vie NapoU, 

' Fra qneeti pkcemt citare b segnente inedita descrizioQe del Ligo- 
Tio, perche, non ostante la pessima fama dell' astore, offre tatti i canteri 
dell' aatenticità ed è confermata da cento altre aatorevolissime testimo- 

«... Consema o recettacolo d' acqua che hog^dl si chiama la Botto 
di Terme. Ella é conseraa d'acqaa fatta perii eemitio delle Terme dì D)i>- 
cletiano et Massimiano imperadorì. Et pigliaua l'acqua dall' acquedotto dell* 
Uartia, ó aer del fonte nouo Antouiano; per cioche ambìdni cotal aqoedoUi 
aengoDo a passar da qaindi. Faron arorzati gli architetti a dar questa fama 
ad essa conseraa per causa della strada chb ti passaua appiedi, et dal- 
l' altra banda la toccanaao le dette Terme. Ha dentro quarantasei piLutri 
quadrati quali sostengon le aolte che la cuopreno , ciascuno é grosso per 
ogni ueno quattro piedi antichi , et alti XIII p. senza il giro delle uelte 
la distanza che é dal un' pilastro al' altro le ho pojte sulla pianta istessa ' 
et tra 1' un pilastro e 1' altro ... sono lami che piglia dalla nolta; Oltra a 
i quali ha dintro moltri altri lami.... et é molto superba di grandeiiaper 
ciò che 4 Inugha trecento sei p. con lì mori i quali son grosai cinque p> '■ 

- Vedi la nota. 

Cndo Inglilt diToIfue U plinti Ligtiìuii percht nmi dlSarìaM paU diUt •!'■* 

*QaHli diitu» mi »n» d«ir IO* niKtlon • '> pMI UT ■^■. aan'illni diU^' 
I Kn. LlraHuo ulli bilil. di Oittr». Cdd. Cuoi. 13 S t- Bl T. 



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ABCHBOLOGICA HUMGIPALE. 231 

Firenat e T'orino, nello spazio compreso fra la via Nazionale e 
la via Strozzi ', come già fu anniiDciato in questo Bullettino *. 
È nuovamente tornato alla luce il giorno 22 settembre presso 
la sala circolare all' angolo 3. E. delle terme, che ora serve di 
vestibolo alle prigioni. Ma l'avanzo il piìi importante dì que- 
sta grande vìa rettilìnea ^ quello scoperto il giorno 15 ottobre 
nel punto segnato ia pianta col d. (2) presso il sito presuntivo 
del tempio della Fortuna Primigenia , ed a soli m. 28 di di- 
stanza dall' aggere serviano. Sifbtta scoperta risolve definitiva- 
mente a mìo avviso la controversia intomo il sito della porta 
Viminale la quale, a tenore di quanto abbiamo esposto fin qui, 
dovrà collocarsi nel punto ove la strada attraversa l'aggere men- 
tovato. Fra questo punto e le mora aareliane ninna traccia ò 
finora comparsa del suo pavimento: abbiamo soltanto raccolto 
alcune iscrizioni, e frammenti di iscrizioni spettanti ai sepolcri, 
e colomba! disposti lungo 1 lati della strada *. 

Tengo ora a dichiarare le ragioni che mi invitano a rico- 
noscere in questa via il confine meridionale della sesta regione. 
Siccome tutti ì documenti di certa posizione menzionati ne' ca- 
taloghi appartengono ai confinì 0. N. E. è ragionevole il sup- 
porre che gli altri, la cui giacitura è men certa, segnassero 
il confine da questo lato. Delle X iaherne sappiamo che non 
cran lontane dalla chiesa di s. Agata alla Subura ': per citi 
che spetta al luogo detto ad Gallinas Albas , da una Epìstola 
di 8. Gregorio Magno ci h noto soltanto, che era della IT re- 
gione ecclesiastica urbana, cioè del Quirinale °: ina il sito oc- 



I ÀDD. Inst. 1871 p. 6S. 

* Anno 1873 p. 67. 

* Oltre &1 titolo dì IfinacU, dlvtilgato nel t* ftscicolo del BnllflttiDo 
ne Abbiamo raccolto altri lungo questa stiacU. Abbiamo inoltre rinvenuto 
tra antichminie arcbe anepigraB , biniate da lastroni di tn& loiiamente 

Mi. 

* Tedi r Albertino, il Harliano, e In pianta dd BnlUini. 

* a. De Bosai 1. e. p. IH. 



idb/Goo«^Ie 



232 BDLLETTIMO DELLA COHHISSIONE 

cupato dalla stazione della coorte III dei vigili ò tuttavia sco- 
nosciato. N^ondimeno Biccome, salvo quest' ultima eccezione, tutti 
gli altri edifizi appartengono esclusivamente al Quirinale, così 
io credo poter afiérmare con sicnrezza, che il Viminale non era 
certamente compreso nella regione VI alta semita , ma parte 
nella regione V Esguiliae (p. e. il Campus Viminalis) parte 
nella regione IV Templum Pacis: siccome poi doveva quasi 
toccare il recinto delle terme Diocleziane, avendo dato il nome 
air attigna porta dell' aggere, cosi mi sembra non andar molto 
lungi dal vero confermando che la strada piìi volte citata se- 
gni il limite meridionale della sesta regione. 

Il Canina nella sua indicas. topogr. di R. A. ' raddop- 
piando a suo talento la superficie della regione medesima , tì 
comprende non solo i tre tempi della Fortuna ma fin anche il 
Castro de Pretoriani; monumenti che i Cataloghi sono ben lungi 
dal mentovale * . E siffatta ommissione h giusta, e ragione- 
vole, posto che r aggere serviano le servisse di confine, lasciando 
i tempi della Fortuna ed il campo interamente al difuori della 
città. 

Dai ragionamenti esposti in questo lungo par^rafo giuo- 
giamo alle seguenti conclusioni. 

1. Tutti 1 monumenti della regione VI, la coi posizione 
ci % nota, sono compresi entro il perìmetro da noi assegnatole; 
ni mancano validi argomenti per comprendervi eziandio gli al- 
tri edifizi di giacitura men certa. 

2. La linea dì confine tra il Viminale ed il Quirinale 
sembra determinata dalla grande strada, che dalla valle dì s. Vi- 
tale va alla porta Chiusa del recinto Aureliano , il cui lastri- 
cato ò tornato alla luce in cinque luoghi diversi. Esaminando 



> ed. .1850 p. 194. 

* Alcuni codici della Notizia contengooo bensì l' indicaiione Catin 
Praetoria, ma il UommseD la ciede Qoa glossa. Tedi la Topographit itr 
Sladl ttom del eh. Jordan p. 649. 



db/GoogIc 



ASGHEOLOQICA HUNICIFALE. 233 

la pianta che ^ccompagDa questa relazione bì vede, che non solo 
le fabrìche minori della zona ad Tres Fortunas , e la piscina 
delle Terme, ma che lo stesso campo de Pretorìani sono orien- 
tati Ruir asse di questa strada, ciò che ne dimostra la grande 
importanza. Per ciò che spetta alla sua deDominazione, sappiamo 
soltanto dall'Anonimo dì Einsiedlen, e dal libro Pontificale ' 
che il titfllo di Vestina, e le case adiacenti trovavansi in vico 
loTigo, ed ognun vede quanto siffatta denominazione converrebbe 
alla nostra via. Ma 1' analogia con gli altri vici che mettean 
capo alle porte Serviane e che tutti da esse traevano il nome, 
ci invita a preferire la denominazione di VIGVS POBTÀE 
VEMINALIS , come già avevamo i vici portae CoUinae , fhe- 
viae, Rudtuculanae etc. *. 

3. La posizione della porta Collins h detcrminata dalle 
scoperte avvenute nell' area del nuovo Ministero delle Finanze: 
quella della porta Viminale dall' intersezione della Strada sad- 
detta coir aggere Serviane. 

4. La zona estramuranea detta ad Tres Fortwnas , si 
estende dalla porta Collina alla Viminale, la qnale ultima se- 
gna altresì il limite sett«utrìonale dell' altra zona estramuranea 
detta Campus Viminalis . subager *. 

5. Agli avanzi già noti del recinto orbano dei re dob- 
biamo ora aggiungerne altri quattro, due dei quali tornati alla 



• AnoD. Eina. Del Cod. topogr. U. R. dell' Drlichs - Lib. pont. in Jan. I 
p. 64 «d. Bbnch. 

- cf. Jordan : nuove memor. dell' fitit. p. 216 sq. - Hermes, 3, 415. 

' Colloco qnesta zona ad tra Forluruu al dìfaorì delle mura per molto 
ragioni : 1* perchè i tempi non sono mentoTati nei cataloghi, il che non 
larebbe Torso sTTcnato w avessero coitiBpoKto ani confine interno delU re- 
gione. 2* perchè la lona interna della porta colitnft ot' era il Mcrario della 
gente Flavia chkinavasi ad Malum Punieum. 4* ferehè le memorie di uno 
dei tre tempi sono apparw al di ftiori dell' ag^re. 4' perchè non mancano 
confronti con altri tempi di deità beneBcbe poeti al dlfiiori del recinto 
nrhaoo. 



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234 BULLBTTINO DBLU COKKISSIONE 

loce entro i giardini del Quirìnalp, due altri presso le terme 
di Diocleziano '. 

2'^. I lavori di costruzione del nuovo quartiere, resti- 
tuendo alla luce qua e la monumenti risguardanti i militari 
che avean stanza nell' attiguo castro, ci hanno insegnato, come 
il suolo occupato dai pretoriani comprendesse non solo il castro 
propriamente detto , ma tutta la zona compresa fra le porte 
Collina e Viminale che abhiam supposto denominarsi ad tres Fot- 
tUTias. In questo paragrafo mi propongo raccogliere le anzi- 
dette memorie. . 

Il eh. Conte Yespìgnani, nel 3° numero del Bnllettino, bs 
eruditamente illustrato gli avanzi di un arco trionfale, scoperti 
sul volgere del decorso anno nel mezzo della via Gaeta fra le 
proprietà Grant, e Servadio *. Le seguenti notizie, che non hanno 
potuto trovar luogo nel lodato articolo, arrecheranno nuova luce 
a cosi importante scoperta. 

Il primo frammento di colossale cornice fu scoperto il giorod 
21 ottobre in seguito dì una frana accidentale del suolo: le in- 
vestigazioni eseguite posteriormente, a cura ed a spese della 
Commissione, ne restituirono altri sette della lunghezza com- 
plessiva di m. 8. 20 misurata al gocciolatore. Insieme a detti 
frammenti architettonici si raccolsero molti avanzi di altorilieri 
in marmo , rappresentanti trofei d' armi , e vessilli , e fatti di 
guerra , con figure alte almeno due terzi dal vero. La esecu- 
zione ne è molto trascurata, e ben sì addice tanto alla posizione 
ovvia dei rilievi figurati in tal genere di edifizi, quanto all'età 
del monumento assegnatagli dal eh. Yespìgnani. Sembra inol- 
tre che il fastigio dell' arco fosse ornato da una statua o gruppo 



1 A confemia di quanto ho ragionftto Ad qui piacemì citare It pn* 
geTolissima e receote pniìlicaiiou del eh. prof. Jordan di Ettnigsberg iati- 
toUta Topographie der Stadi Romin AiterUium, Zwàter Band. B«rìin\t1\ 
p. 121. sg. 

2 Vedi tav. In." 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 235 

colossale in marmo, a giudicarne dalla proporzione di una mano 
rinvenuta fra le macerie: le quali restituirono inoltre • una testa 
laureata che sembra ritrarre i lineamenti dell' imperatore Gal- 
lieno - r estremità snperiore di un insegna, sttjmtfm, dì coorte 
contenente un busto imperiale nel centro di una corona d' al- 
loro - ed alcuni laceri avanzi di lettere spettanti ad iscrizioni 
monumentali. 

Le indagini eseguite dalla Commissione attorno il laogo 
del trovamento fino a considerevoli profondiiÀ hanno bensì re- 
stituito alcuni muri di buona epoca e di gigantesche propor- 
zioDÌ , come pure l' abside di un ignoto edlfizìo , ed una 
chiavicfaetta costruita sotto i primi Antonini , ma non una 
sola pietra tn situ, che possa supporsi aver appartenuto al- 
l' arco trìon&le ed al suo basamento. E qui h utile no- 
tare, che i massi del cornicione e le scoltnre giacevano non 
già suir antico piano del quartiere, ma sibbene ad una pro- 
fondità media di m. 2 sotto 1' odierno livello del suolo , os- 
sia sul terrapieno prodotto dalle rovine e ds^li scarichi dei se- 
coli piti a noi vicini. In secondo luogo quei massi giacevano 
in posizione regolare, quale certo non avrebbero avuto se fos- 
sero precipitati dall' alto : che anzi alcuni apparvero regolar- 
mente deposti su conci o baggioli di pietra, al modo istesso col 
quale i nostri scalpellini collocano i massi da sottoporsi alla 
sega. Sifiìttte circostanze ci invitano a credere, che gli avanzi 
dell' arco del Gordiano sien stati quivi trasportati, a distanza 
piti meno grande dal luogo del loro primo trovamento. Ora 
i concorde testimonianza dei topografi de' secoli XV e XVI, 
citata dal eh. Vespignani, e sopratutto del Pomponio Leto, e 
dell' Albertino ' che I' arco sorgesse sulla grande vìa da noi 
descrìtta nell' antecedente paragrafo , la quale dista dalla vìa 



* Pomp. Leto: de Roma prisca et nova p. 130 - Alb«rtino: de Roma 
prùctt «t DOT» XLI1I. 



idb/G00«^Ie 



236 BOLLETTINO DELLA COUUISSIONE 

Gaeta dì circa 150 metri ; testimoDiaiiz& confermata dall' ana* 
Ioga posizione degli archi di Druse , Domiziano , M. Aurelio, 
Graziane etc., snlle vie Appia , Flaminia e Trionfale. Ora sic- 
come ci h noto che il Bramante Lazzari spc^lib 1' arco de' suoi 
marmi per adornarne il palazzo del cardinal di S. Giorgio, che 
noi diciamo della Cancelleria, h ovvio il sapporre che gli «*- 
tefici avesser prescelto un luogo non molto discosto per sotto- 
porre alla sega non solo i marmi architettonici , ma anche i 
bassorilievi e le iscrizioni affine di risparmiare il trasporto alli 
Cancelleria delle parti non opportune alla nuova destinazione; 
ed ecco il perchè ne abbiamo ora rinvenuto si gran copia negh 
sterri della via Gaeta '. 

Fra le iscrizioni da noi raccolte nelle nostre ricerche sulla 
via Gaeta, ma a profondità molto piìi considerevole degli Kmaì 
dell' arco, merita speciale menzione una dell' imperatore Dio- 
cleziano , che sembra spettante all' anno 291 , incisa in lastra 
Bcomiciata grossa m. 0. 03, con lettere alte m. 0. 07, di coi 
rimangono queste sole lettere: 



< L' arco di Gordiano non i il solo antico monmneDto spogliato « di- 
stratto dal Bramante per impiegarne i marmi noli' abellimento del palitu 
del card. Siano. Dietro la chiesa di i. Eosebio anuniravansi nel secolo IT 
alcune importanti rovine, chiamate grosritsime dal Biondo ' Mk e rwdu 
dal Oamncci ^^ , e da questi topografi con istrana trasposiiione di hcglu 
attribnite alle terme di Gordiano ' che Capitolino pone sulla na Pren*- 
stina *. Il Bramante Gpogliaudole delle cobnne e dei marmi , e fois'ani» 
dei pìii vili materiali da costrazione ne fece scomparire ogni traccia '. Non 
e egli probabile che la distrazione contemporanea del non lontano arco di 
Gordiano , giunta confnsamente a notizia dei topografi, li abbia tratti in 
errore, facendo loro attribnire a qoell' Angnsto rovine di coi ignoriamo tot- 
tora 1' origine e la destinazione f 



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ABGHBOLOQICA HUKICIPALB. 237 

MIBÀE , VIETVTIS , ET 

PIETATIS , POSTISSIMO 

TAL.DIOCLETIANO.PIO 

INVICTO,AVS^ONTIPICI,MA .... 
TBIB , P0TE3T , TBII , IMP , VII .... 
COS 

Essa fu ripetuta due volte: ma del secondo esemplare ri- 
mangono queste sole lettere: 

vai • dtociETIANO , pio .... 

invitto , AVG , pontifici -ma 

trib ■ poTESTAT , viiii • imp- vii 
eos 

Quivi d' appresso giacevano questi avanzi di un latercolo 
militare: 



....AN D SESD 

AV 

D HADBIAN 

7 marni 

....MIN.D APVL 

■ IVLVICTC... 
. .aiNVS D ■ NAISS 

ATEN 

....PVS . D . SESD 

FVB 



...S . D . PIATTIAN 
. ALD . D SEBO 



Digiliz=db,G00glC 



BOLLETTINO DELLA COHMISSIONB 



MVS-dlVLI 

NI 

EFESIO YS DPOMP 

AVE-DIADVMBNVS D 

AVB- HABCELUTS D POUF 

AVE- DEC0BÀTV8 ■ D MVBS • 

COHn-PEAET ■ 

7 ■ MARTINI ■ 

ATR-MYCAPOB D BEBOE 

EV-KAVRMARCVS ■ DAPOL- 

7 CELERINI- 

AVR-MVCIANVSDPHIL- 
ATR-HESTRIAN DSEBDIC 

EwK • AVEMARCIANVS D-PHIL ■ 



fflVRMVCATre 

7 - SILVANI- 
AVEIDSEVEBIAN-D—. 
AVB-TISCAB ■ DISC-. 



COH ■ ni ■ PBAET 



7 VALEBUNI 

AVB-AVLVPOE-D 

in. -VEBINTS -D-P- 
AVB-VRSINVS -M... 
AVBVICTOBINVS ■ D-P- 
AVR-SYRVS- D-¥~. 

AVBDE8IDERIVS Dt... 
AYE-MVCAPOE DP- 
VLPIVS-MAXIMYS DM.- 
AVB ■ THABS A DVE. 
Svok AVE ■ AVEBUVS-DPH- 



. a LEXAN der . 
. p VNDEN s. . . 
. a LEXAMDGB . 



Il pregio principale di questo latercolo consiste Dell' indi- 
cazione della milizia cni appartenevano coloro che contribnirono 
per r erezione del moDumeato : vi sono cioè nominate la H* e IH' 
coorti pretorie e quattro diverse centurie, tre delle quali dell&C 
ed una della terza. Dei gregari! tre sono EVOKati cioè gli An- 
relii Marcio, Harciano ed Aurelio. Per cib che spetta all' età del 



db/GoogIc 



ABGHBOLOaiCA UUNICIPALE. 239 

monamento, nalla possiamo affermare con sicurezza ; ma il pre- 
nome Aurelio, comune a diciotto su veotuno de' nostri preto- 
riani, ci invita ad ascrivere il latercolo ai tempi di Severo 
Alessandro, o più probabilmente a quelli dì Claudio Gotico, epo- 
che nelle quali era invalso l'uso di reclutare i pretoriani quasi 
esclusivamente dalle provincie bagnate dal Danubio inferiore, 
e specialmente dalla Paononia e dalle due Mesie, mentre 
prima tale distinzione era concessa ai soli abitanti dell' Italia 
della Sp^na della Macedonia, e del Norìco '. Le cittì indicate 
nel!' epigrafe sono : 

SEKDICa Sardica, la città natale di Uasùmiano, posta 
snì confini della Mesìa inferiore, presso le solventi dell' Oesco, 
e la capitale piìi recente della Dacia interiore. 

HADBIANopoIù, nota città di Tracia, al confluente del Tooso 
con l'Ebro. 

AFYIita. Non ò certo comune questa designazione della 
provincia, in luogo della cìttÀ natale del pretoriano Massimino. 
Ma, a meno che non voglia ritenersi per an errore del quadra- 
tarìo in luogo di APOLZonia, non ricordo alcun' antica città cui 
convengano quelle iniziali, 

KAISSuj, città insigne della Mesia Superiore, patria di 
Constantino, nota per la vittoria che Olaadio Gotico vi riportò 
sui barbari transdanubiani nel 269 *. 

PLAVTIANopofù città, per quanto ne sembra, totalmente 
sconosciuta \ Ebbe certamente il nome da Folvio Plauziano, ge- 
nero di Settimio Severo, in memoria forse di qualche sua vit- 
toria sulla fazione di Pescennio Nigro. 

IVLI Queste ioiiiali possono convenire alla IVLIO- 

BRIGA HoU'Ibero, EX GENTE GANTABBOBVM PBOTIN- 

■ cf. Benun A. I. 1864 p. 19. 
t et. TioImU. Foa Ooud. 6. 

1 Non è imptokabila che il Tolnnifl 111 del Girput I. L dod woom 
giolito 4lle Doatn mani contenga qoalche notiiia intorno qoeato Inogo. 

17 



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240 Bcuximo DiLU conussion 

CIM^Ì HISPAMA(f) CITEBlOB(ù) del C. L L H, 4 192 - alla 

Gordiu • eoTM di Bttiaia, timk JuUopolis vocatur ': alla /u- 
liopoUs (qnae) dtw miUid poMum dò Alexandria abett *: ot- 
Tero pia probabilmenU z Tarso dì CUicia, che dopo le guerre 
cirìli ebbe da Cesare fl Dome dì Ginlìopoli *. 

POytPeiopotis, l'antica Soloe di Cilìeia, così deDominata 
dopo le vittorie dì Pompeo sni pirati. 

TFEPHNOS. Hypaepa è città di Lidia tra i monti Dracon 
e MessogU, sopra quo degli affluenti del Caistro, nella pianura 
detta Camput CiWianva. Non è improbabile cbe l' ignonuiza 
dello scalpellino abbia sostnìto 1' H all'È nel latercolo, se pare 
non voglia ritenersi il nome scritto alla grecanica. Oli Ipepeni 
sono posti da Plinio fra quei popoli mediterranei, cbe frequea- 
tavano lo scalo di Efeso *. 

MVBSa, residenza del governatore romano della Fannonia 
inferiore sul Dravus, detta Elia da Adriano , cbe la ridusse a 
colonia. 

BEBOEa. Tre città ebbero qnesto nome : Aleppo dì Siria; 
una di Macedonia soli' Hatiacmon, conquistata dai romani dopo 
la battaglia di Fidna ; ed una dì Tracia, detta poscia Irenop<^i, 
alla quale ^ipartiene forse il nostro Aurelio Uucapor. 

APOIionia. È difficile definire qnale delle tante Apollonie 
sia la patria di Aurelio Marcio, se l' assira, la calcidense, U 
cirenaica, l' illirica, ovvero la tracia, antica colonia mìlesisca, 
cbe ora diciamo SiieboU. 

Della patria di Aurelio Iscarìo iiella seconda colonna non 
abbiamo che le ìnizian ISC .... le qnali possono convenire alla 
Isca Silvrum (Caerleon residenza della II legione augusta) ov- 
vero alla Isca Damnoniorum (Exeter, Oomwall). 



' PUn. V. 40. 

* Id. VI. 86. 

* cH Bevftn. Manual of aneient Geography p. L31. 

* V. 81. 



:db/G00«^Ic 



ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 241 

Il latercolo , di cui abbiamo illustrato i frammenti , non 
altrimenti che 1' epigrafe di Diocleziano citata di sopra, essendo 
incisi sopra una lastra marmorea sottile, furono certamente af- 
fissi alla parete di un incognito monumento. Ma le traccie che 
ne rimangono, e che sì reggon delineate nella tav. II al n." 2 
potrebbero non senza ragione attribuirsi ad un tempio esastilo 
perìttero, poiché i due muri paralleli, grossi oltre un metro, i 
quali penetrano sotto la proprietà Serradio, sembrano aver bo- 
steDuto il lato destro della cella , e la corrispondente fiancata 
del peristilio: mentre il gigantesco maraglione, che volge ad 
angolo retto verso Oriente, potrebbe tenersi pel fondamento della 
fronte della cella medesima. Aggiungasi che innanzi a que- 
sta supposta fronte abbiam veduto traccie di un' ampia area, 
lastricata di grandi travertini , quale appunto sappiamo esi- 
stere innanzi il Pantheon, il tempio di Giulio Cesare , quello 
della Diana Nemorense, non ha guari tornato in luce etc. *. 
Siffatte aree sacre eran generalmente chiuse da un peribolo or- 
nato over con portici,, ove con absidi e nicchie, ed a an simile 
peribolo vorremmo attribnire la piccola abside corrispondente 
sul lato meridionale del tempio : ma è inutile insistere su va- 
ghe supposizioni. Aggiungo soltanto, che fra 1' abside e l'oppo- 
sto muraglione corre un condotto di piombo di considerevole ca- 
pacità, racchiusa da una ehiavichetta, la cui demolizione ci ha 
restituiti i seguenti bolli : 

(circolare) 

OPVS DOLIABE EX PRABM 

EX P PVBL FKC ZOSIM ANVEK 
(vittoria eon palma e corona) 
cpìts doliare,ex praediis Aemiliaes Severaes, ex figlmis jmblHia- 
nis, fedi Zosimw Annii Veri. 



> T«di B. I. 1871. 58. 



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242 BULLBTTINO DELLA COXHISSIONB 

(circolare) 
OPVS DOUARB EX PEAED FAVSTIN.... 
.... AVN IV 

che deve supplirai: opus doliare ex praediis Faustinae AugaHae 
nostrae, ex figlinis faìtnianis IvXii Prisd '. 

{circotare) 
EX PB^D PAVSTOPDOL ■ ACAL 



CRESCENTE QVAB+A 4 I 

Ex praediis Faustinianis opus doliare a Calpetano Cre- 
scente II Kellennan lesse le ultime sigle QV - B-h. ' A: il 

Borghesi Q - V * R . L ■ A , supplendo QVaBfo 'Lkpide . 

{cinxAarey 
TRP ■ V ■ N ■ EXF • SEXT 

forse Tiii Aousti Pa/mphili *. 

Trascriviamo finalmente queste due marche aretine : la prin» 
racchiusa entro targa quadrata, la seconda graffila snl fondo 
del vaso: 

HILAK FULIX 

A ■ FEST A 

cioè Felix: e questi due frammeoti di iscrizione imperiale, in- 
cisi a grandi e belle lettere : 



. poRTHiC . 



I cf. Fabr: VU. 217 — Spreti : U, S, 236 — Lucidi Arida, 119- 
1 cf. Harini, Àrv. 319. 



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ABCHSOLOQICA MVHICIPALE. 243 

2S, Abbiamo detto di sopra, che il suolo occupato dai 
Pretoriani si esteodea su gran parte della zona detta ad Tres FoT' 
tunas, fondando tale opinamento sulle scoperte di edifizi a loro 
spettanti, avvenute ne) perìmetro della zona summentovata. Ri- 
corderanno i lettori del Bullettino la pianta in musaico di un 
bagno comune alle coorti pretorìe ed urbane, scoperta presso 
il vicus, che ho chiamato portae viminalis, « l'edicola dedicata 
al genio della Centuria da L. Giulio, tornata alla luce nelle 
fondamenta del villino di S. M. il Be ; trovamenti descrìtti nel 
Bullettino del novembre 1872. Ai pretoriani quindi siamo invitati 
attribuire lo sterquilinio rinvenuto ne' sotterranei della prima 
casa a destra della via Magenta, luogo indicato in pianta al n." 2, 
e in maggior proporzione illustrato nella tav. II, al n.° 3. 

Noi sappiamo che nelle case roniane.la latrina era sovente 
annessa alla cucina, forse per risparmiare la spesa dì una doppia 
cloaca '. Marziale *, e Seneca * alludono alla cura che ne avean 
gli schiavi domestici, e frequente menzione troviamo negli scrit- 
tori delle seliae familiaricae. ovvero pertusae, delle matulae. 
malelliones, lasanae, scaphiae, le quali talvolta eran di prezioso 
metallo, e fin anco di murra *. Ma V ampiezza dello sterquilìnio 
scoperto sulla via Magenta mal s'addice alle modeste propor- 
tioni di una casa privata, come dimostra altresì il confronta dì 
consimili luoghi esistenti tuttavia a Pompei, ad Ostia, al Pa- 
lazzo de' Cesari, ed alla casa aurea di Nerone, sotto 1' essedra 
delle terme di Tito. Quindi è che vorremmo attribuirlo piut- 
tosto ad un edificio abitato dai pretoriani, a meno che non vo- 
glia ritenersi per una di quelle latrine pubbliche, foricae, di 



• cf. Becker: Gallus 265 - Colam. X, 85 - Tarro L L v. 118 - Sret: 
Hb. 58 - PUat Xurc. IT, 3 

» m, 82: VI, 89, XIV, 119. 

» Ep. 67. 

■ cf. Pani. Dite. 123 Lampr. IMiog. S2. 



db/GoogIc 



244 BULLETTINO DRLLA COUHISSIONB 

cai parlano Paolo ' e Giovenale '. Q'uesf ultima supposiiiODe 
sarebbe convalidata dall' immediata vicinanza della strada in- 
dicata in pianta alla tav. II n, 3;. strada che partendo ad an- 
golo retto dal vicus portae Vimifialis si dirìge parallelamente 
all' ^gere serviano verso la via Nomentana: ma non h Mrto che 
avesse comnnicazione diretta con la latrina. 

Importantisaima h la scoperta di questa strada parallela 
all'aggere di Servio, perchfe paragonata con altre scoperte av venato 
nell'interno della Stazione, e da me dichiarate nei voi. del 1871 
degli Annali dell' Instituto, dimostra, che questa strada segue 
r andamento dell' intera fortificazione, alla distanza media di 
m. 50 incirca, segnando cosi 1' estensione del pomerio, o almeno 
della grande fossa esteriore, che Dionigi descrive larga ^ ?p^' 
X^TaT») pih che 100 piedi, e profonda trenta *. Neil' anno 1868 
fondandosi il mnro divisorio tra la villa Negroni e la Stazione, 
alla distanza di oltre a mezzo kilometro dalla via Magenta, ai 
rinvenne Io stesso selciato, lontano dall'aggere m. 35 circa; quiodi 
il giorno 21 febraio 1871 tornò nuovamente alla luce, all' estre- 
mità del capannone detto del trasporto della capitale, coi poli- 
goni tutti solcati dall' attrito delle ruote; e noi stessi 1' abbiam 
più volte ritrovato negli sterri dell' Eaquilìno. Ecco quindi un 
altra grande linea fondamentale per la topografia di questa part^ 
della città, alla conoscenza della quale tanto vantaggio arrecano 
gli odierni lavori municipali. 

ÀI disotto dello sterquilinio descritto in qnesto paragrafo 
rinvenimmo un laberinto intricato di cloache, le quali tutte 
mettean capo ad un ampio ricettacolo coperto a volta, ma ap- 
parentemente senza alcu^ia via di uscita. Non esiterei pertanto 
a riconoscervi una antica applicazione del sistema detto de' poni 
neri, sistema che la continua minaccia di epidemie consiglie- 

> Digeft. XXII, 1, 17.. 
- m, 38. 
' IX. 68. 



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ABCHEOLOOICA HUNICIFALE. 245 

rebbe applicare immediatameote alla moderna cìttii. Egli è forse 
in siffiitti ricettacoli che gittavansi a marcire i cadaveri degli in- 
felici, uceiai ne' turbamenti popolari, ovvero vittime dì secreto 
assassinio : 

Quemlibet occidwa populariter: inde reversi 
Conàucunt foricas '. 

I tegoli bipedali, murati a capanna nella volta delle cloa- 
che, recavano i bolli seguenti : 

(circ(Aare . 2 copie) 

C ■ COMINI • PROCVLI 

EX ■ PBE ■ DOMLVCIL 

Palwi e tridente 

{circolare . 2 copie) 
EX PR ^ T P AMPLIAT 

fi praeàiis Titi Flavii Ampliati. 

(circolare . 2 copie) 
METILI PEOCLA^I NEG . 

Hetilii Proeliani negotiatoris. Da un bollo inedito del Marini * 
sappiamo che Metìlio era figulo di Zosimo servo di Ànnio Vero, 
e lavorava nelle fornaci propeziane. 

{circolare) 
EX PREDIO HORTESI PAV .... 



I Oioven. L e. 
: Uta. 1053. 



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246 BULLBTTINO DELLA COUHISSIONB 

Il complemento di questo sigillo, si ha prasso il Fabretti ' 
a questo modo : EX PRÉDIO HORTESI PAVLT jl NI NEG 
METILI FROCL: e da un altro sigillo presso il Boldetti ed 
il Muratori * sappiamo che le fornaci propeziane, meotovate di 
sopra, trovavansi nelle terre dello stesso M. Cassio Ortensio Fan- 
lino, il pretore urbano della gruterìana XLVII, 4. '. 

SO. Al n." 1° della stessa tavola publico l' icnografia del 
luogo della scoperta dei monumenti della Fortuna Primigenia, già 
illustrati dal eh. C.L. Visconti nell' antecedente numero del Bol- 
lettino. 

Costruendosi sotto la direzione del eh. ingegnere Vesco- 
vali la nuova galleria pel deviamento dell' acquedotto Fe- 
lice, oltre ai monumonti suddetti, si rinvennero avanzi di abi- 
tazioni private, poste a destra ed a sinistra della grande strada, 
che conginnge la porta Viminale con la porta Chiusa. Sì&tte 
fabriche, a simiglianza di taote altre da me altravolta de- 



i 241. 

s Bold. 573 - Murai. 4984. 

^ Un periadico della città ha mosso reccnt^menteuprelAgnanie con- 
tro la CommisBione Manicìpale, per aver tollerato la demoliiione dell» 
Kterqnìlinio, qaui che si trattasse di cosa otfatto naora, al nuratcoimente 
delift qnalo BTrebbe dovuto eacrificarsi anche la costraiione della casa di 
ina Magenta. 

La CommiBStone municipale non manca giammai di esercitare la ni 
azione conserratrice allorché trattasi di no raonnmeato, il qnale o per li 
sua singolarità artistica o scientifica, o per le sae attinenie storiche o to- 
pografiche, h giudicato d^no di esser coneerrato sol posto. Ma altorcU 
siffatte eendiiioni non sono tali da giiietiflcare la sospensione o modifica- 
zione degli odierni lavori edilizi!, la Commissione si limita a rilevare ic- 
cnrati disegni di quanto è destinato n eco mpari re, ovvero ad esser nnon- 
mentesepollo: o, prendendo consiglio dalle circostanze locali, provvede lUi 
rimozione di qnelle parti, il oni esame pnò tornar utile alla scienza archeologici. 

Ciò appunto è avvenuto per lo sterquilinio del castro pretorio. 1 li- 
strOnì di travertino verticali ed orizontali, e le mensole che li sorreggevano 
sono stati accuratamente rimossi, per ditr luogo alla fondazione del mura 
maestro della nuova casa; e la disposizione del luogo ò fedelmente delineati 
nella tavola che illastra questi relazione. 



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ABCHEOLOQICA UUHICIPALE. 247 

scrìtta ', furono costrnite suH' artificiale riempimento della foasa 
esteriore dell' aggere Servìano, la quale come è detto di sopra, 
doveva estendersi press' a poco fino alla via parallela scoperta 
presso lo sterquilinio. L' epoca della loro costruzione rimonta 
agli inizii del II<* secolo dell' era volgare ; e dì ciò, (oltre al- 
l' analogia con le rovine delle fabbriche scoperte neli' intemo 
della vicina Stazione, costrnite Dell' anno 123 e restaurate Del 
quinquennio 132-137), Èin fede anche i seguenti bolli figulini, 
provegnenti dalla demolizione delle mura: 

{quadrato: lettere a rilivoo) 

1 PHOEBI 

.... POSIDVIANOM 

Questo bollo è certamente dell' anno 123, come Io dimostra 
il confronto col seguente, rinvenuto circa il 1 751 in un colom- 
baio nel tenimento di grotta PatloUa, dato dal Giornale lette- 
rario di Ikma, dal Zaccagui e dal Fea *: FLAVII - PHOEBI ■ 
EX ■ FIO ■ PL POSIDII II VUE • NOM* P ■ ET ■ APRO || C03 - 
Contemporanei son pure i seguenti: 

{quadrato lett. incavate) 



APRETP. 
SALABEX . 



forse Aproniano et Poetino consuiibus. Salaria ex praediis 
desaris nostri *. 

{quadrato) 

. . . T COS ■ PPB 
.... GGTTT 

i Tedi Ann. Inst. 1871 p. 60 eg. - B, I. 1869 p- 225 sg. n. XX7. 
: Q. 1. di R. 1751, p. 315. Zucagnì: Storia Utt. /lai. p. 677- Pea: 
FuU 105. 

- Marini 1. e. 337. 



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248 BULLETTINO DELLA COUUISSIONE 

Le tre sigle della prima linea indicane le iniziali del fignlo: 
vedi p. e. il bollo di Cornelio Malleolo APRETPAETCOSEXP j 
COBMALLSAL PPB presso il Fabretti '. 
{quadrato) 



Salaria ex praedìis..-. 



^qxajAS 



((Utadrato) 



. ET PAETIN . . . 
, . . MPVITEXPB 
. . RIQVINT 



eiofe Aproniano ET PAETINo consuliints PoìiPei VITalis EX 
PBoedm Anna uè RI QTINT anensibus \ 

In una delle camere piìi d'appresso alla strada si rinfenne 
la parte superiore , o cattilo di una mola di grano *, nel cai 
labro sono incise alcune sigle, che sembrano sfuggire a qua- 
lunque interpretazione '. 

Dicbiarate così le scoperte principali relative agli edifizii 
posti al difuori della porta Viminale, dovrei ora ragionare della 
porta stessa, degli avanzi dell'aggere, e deil'aquedotto che gli 
corre da lato, ma di tutto ciò mi propongo parlare io una se- 
parata monografia sul recinto urbano, di cui le nostre escavi- 
zioni restituiscono quotidianamente preziosissime traccie. Con- 
cbiudo pertanto questo paragrafo con l'osservazione segneote. 
Il Tempio della fortuna Primigenia è collocato nella pianta del 



» vn. 106. 

: Fea Schede p. 84. 
« cf. Digg. 33, 7, 18 §. 5. 

* Qaesto catillo è depositato ora nel cortile del Moaeo Capitolino , i 
deatra della fontana. 



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ÀBCHEOLOaiCA HUNICIPALE. 249 

Bafalini nel luogo istesso, dal quale sono testò tornati in luce 
i monumeuti dichiarati nel Bullettino antecedente. Siffatta circo- 
stanza non h certamente fortuita: e torna naalagevole il supporre 
che il Bnfalini abbia colto nel segno con precisione quasi mate- 
matica, valendosi soltanto di tradizioni locali, ovvero delle vaghe 
indicazioni dei classici. Credo quindi, che circa la metà del XVT 
secolo, allorché il Bufalini compì il suo importante lavoro, esistes- 
sero sopra terra avanzi monumentali ed epigrafici del tempio, di 
non dubbio significato, dèi quali sarebbe disparsa per sempre ogni 
memoria, se gli odierni trovamenti non avessero recata piena con- 
ferma alle indicazioni lasciate da quel topografo. 

37'. Al momento di dare alle stampe questo articolo sono 
avvenate alcune scoperte che mi affretto a divulgare, sia per la 
luce inaspettata the arrecano alla topografia della TI' regione, sia 
perchè si collegano strettamente alle ricerche istituite di sopra. 

Tra i monumenti dellMUa semUa, la cui posizione è tuttavia 
incerta, ho annoverato la stazione della coorte III' de' Vigili, che 
troviamo pur registrata nei Cataloghi. Né il Eellermann nella sua 
ben nota monografia sn quella milizia, ah i) eh. Comm. de Bossi 
nella memoria sulle sette loro stazioni urbane, inserita nel volu* 
me XXXIV degli armali dell' Imlitvio, si accinsero a tale deter- 
minazione, la terra avendone sin qui invidiato i monumenti e 
mancando con cib qualunque dato per istituire una benché pro- 
babile disquisizione '. 

Forse il monumento tanto desiderato da quegli insigni ar- 
cheologi è quello che ora divulgo , scoperto il giorno 26 cor- 
rente presso l'angolo N. E del recinto delle terme di Diocle- 
ziano , a m. 38 di distanza dall'aggere serviano. Cavandosi il 
terreno per la nuova gallerìa dell'acqua Felice, alla profondità 
di m. 4.50 sotto il piano stradale, si scoprì la seguente iscri- 
zione monumentale , incisa in lastra di marmo, alta m. 1. 30, 

> cf. De Bossi 1. e. p. 23. 



idb/GoOQle 



250 BULLETTINO DELLA COHICISSIONE 

larga m. 1. 39, grossa m. 0. 06. Le lettere conservano io parte 
la primitiva rubricazione. 

IMP • CAES ■ DIVI ■ M • ANTONINI ■ PlI GEBM atùci 
SARM FILIO DIVI COMMODI FBATEI • DIVI ANTonifM 
PII NEPOT DIVI HADRIANI PRONEP ■ DIVI TRAtoni 
PARTHIC ABNEPOT DIVI NBEVAE ADNEpofi 
L SEPTIMIO SEVERO PIO PERTINAci ■ aug 
ABAB ADIAB PARTHICO - MAX • POETisfimo 
FELICISSIMO PONT MAX • TRIB ■ p(?(«( • w 

IMP - XI ■ COS n PBOOos ■ p ■ p 

OB MAXIMAM ERGA SE J) ìi Y mque • suam 

CAELESTEM INDVLGENTtom 

T FLAVIVS T F PGM MAO 

PBAEF Vlgilum 

Imperatori Coesori, divi Xhrct Antonini pii jennontct 
Sarmatici fUio: divi Commodi frotri: divi Antonini 
pii nepoU: divi Hadrioni pronepoti: divi Traiani 
paiihici abnepoti: divi Nervae adnepoti, 
Lucio Septimio Severo Pio Pertinaci aitgusto 
Arabico, adit^enico, partkico maadmo, fortissimo 
felicissimo, pontifici maximo, tribunicia poteskUe ¥1 
Imperatori XI, consuli II, proconsuU, patri patriae 
ob maximam erga se domumque suam 

caelestem indulgentiam 
Titus Flavius Titi filius Pon^tina Mag 

praefec^as vigilum. 

Ninna difficoltìt pa6 cadere sui Bapplementì da me propo- 
sti, e quindi sarebbe superfluo il giustificarli uno ad uno. La 
Dota della podestà tribunizia, corrispondente ai secondi fasci di 
Severo (anno 193), è stata supplita col confronto dei faetì consO' 



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ARCHEOLOQICA HUNICIFALE. 



251 



lari delle monete, e particolarmente dell'epigrafe sitifense presso 
l'Henzen tappi, orell. a. 5492. Questa epigrafe, una seconda 
della viUa Magna ad An^oi, data dalla Dionigi ' e qualche al- 
tra che non vale la pena di rìcordars ci danno identica qaesta 
genealogia da S«Tero affettata. 

Bimane ora ad inrestigare, se la scoperta di questo manno 
possa no servirci di documento per determinare il sito oc- 
cupato dagli allo^iamenti della III* coorte. 

Premetto, che sebbene 1' epigrafe siasi rinvenuta giacente 
al saolo , e rotta in 18 pezzi , pure ha un valore topografico 
locale non dubbio. I frammenti giacevano in posizione non molto 
diversa dalla regolare: le lettere conservano in parte 1' antica 
rubricazione: e gli spigoli delle rotture sono acuti e taglienti 
in modo, che certamente non ebbero a soffrire alcun attrito. 
Inoltre ninno benché mìnimo £rnsto manca nella parte saper- 
stìte, ed è ovvio il supporre che la parte mancante debba tat 
tavia celarsi a breve distanza. 

Ma qni sorge una improvvisa difBcoltà. U monumento h 
stato rinvenuto nell'interno della sala rettangolare posta all'an- 
golo N. E del recinto delle terme , distinta nella pianta del 
Palladio col n. 1, e da lui chiamata appartamento dei cuftodi 
de" Bagni : giaceva inoltre appiedi di un basamanto di m. 
1.00 X 0.5Ó X 1.20 di opera kUerisia, che potrebbe di leg- 
gieri ìm^inarsi aver sostenuto nna statua di Severo , se non 
fosse intollerabile ed assurdo il supporre il T. Flavio contem- 
poraneo all'erezione delle Terme. Dovremo dunque credere che 
l'epigrafe sia colà precipitata da un vicino edifizio f 

È ben vero che &a le terme e l'aggere abbiamo rinvenute 
imponenti costrmioni che ben converrebbero ad una stazione 
di vigili : ma esse son divise dalle terme per mezzo dì una 



' Viaggio etc. taf. 82 tstso. 



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2o2 BULLETTINO DELLA COHUISSIONE 

stradft larga m. 4. 80 il cui lastricato k tcttaTia in ottimo ststo 
di cooservazione. Ad onta di così gravi difficoltà, non credo che 
la odieroa scoperta debba dichiararai priva di qualunque valore 
topografico. È bensì arduo lo spiegare per qualche ignota ci- 
gione quel marmo sia precipato nella sala angolare delle ter- 
me, alle quali é di tanti anni anteriore, ma al tempo istesso 
non v' ha dubbio che il marmo appartiene ad uno dei vicini 
edifizii esistente fra le terme e 1' aggere , come dimostrano le 
particolarità della scoperta descritte di sopra. Ciò posto l'epi- 
grafe di T. Flavio fu dedicata, o nella sua casa privata, onero 
in edificio occupato dalla milizia di cui si qualìfica prefetto. 
La prima supposizione sembra avvalorata dalla frase o& 
maximam .erga se domitmque suam caelestem indvigentùm; 
e dalla difficoltà di spiegare perchii il comandante sapremo 
delle 7 coorti , abbia Innalzato quel titolo onorario nella sta- 
zione della III' coorte piuttosto che nelle altre. Ma per con- 
inverso, considerando che le mura circostanti sono talmente po- 
tenti e grandiose, che mal converrebbero ad una abitazione 
privata: che in questa parte dell'alfa semita esisteva indobia- 
mente la stazione della lU coorte : che siffatte stazioni erano 
per consueto circo potias et mwos dispositae ': che una stessa 
coorte vigilava su due regioni contigue: e finalmente che gli 
alloggiamenti dei Tìgili furono con inusitata m&gnìficenza o ri- 
costruiti , ampliati da Severo e Caracalla ' ; chi oserebbe 
asserir fortuita la esistenza, e la scoperta io tal luogo del marmo 
di T. Flavio, a sì breve distanza dalle mura urbane, dalla porta 
viminale, e dal confine fra la IV e la TI regione ? 

Quant« alla preferenza data dal prefetto alla stazione del- 
la III coorte, piuttosto che alle altre, h pur ?eTO che le iscri- 



• Dì;. 15. 1. 
: cf. D« Rosai g 



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ÀBCHEOLOOIGA. HUNICIPILB. 253 

zioni prefettizie a noi conosciute spettano quasi esclusÌTamente 
alla stazione della I, che sembra aver corrisposto sotto l'impero 
a ciò che noi diciamo qiiartiere generale. Uà come il prefetto 
elodie Catullo si associò col sottopretto nella dedicazione del 
sacrario di Giove Dolicheno presso la seconda coorte, che avea 
stanza snU'Esquilino * non potè anche il nostro Tito Flavio in- 
nalzare un monumento a sue spese presso la coorte terza? 

Noi dobbiamo pertanto esser lieti dì questa scoperta, la 
quale se non risolve in modo definitivo il problema, arreca ad 
ogni modo un indizio non dispregevole per la retta collocazione 
degli alloggiamenti della III coorte. 

Ud secondo importante trovamento è avvenuto il giorno 25 
Novembre. Nella escavazione che si eseguisce a mezzo della via 
Castelfidardo per la nuova fogna, ed a m. 80 circa di distanza dal- 
l'asse della vìa Venti Settembre, sì è rinvenuto il lastricato della 
via Domentana, la quale uscendo dalla porta Collina, scoperta 
a quanto dicesi nell'area del Ministero delle Finanze, si dirige 
Terso la porta omonima del recinto imperiale. Noi rinnuoviamo 
caldissimi voti, perchè la Beai Sopraintendenza voglia render di 
pubblica ragione i trovamenti avvenuti nel luogo indicato, spe- 
cialmeote per eie che riguarda le icnografie, le quali congiunte 
a quelle rilevate dalla Commissione restituirebbero quasi del 
latto in essere l'antica regione. 

Annuncio in ultimo luogo come il giorno 1 dicembre, 
essendo giunti i lavori di rinnovazione del clivo delle Quattro 
Fontane innanzi il palazzetto spettante all' Eccma Casa Barbe- 
rini, distinto coi civici numeri 25-27 , e precisamente a m. 2 
di distanza dallo stipite destro della porta n. 27, sono apparsi 
a fior di terra avanzi delle mura di Servio. Non è dnopo di 
spender molte parole per dimostrare l'importanza di questo tro- 



' cf. Fìcotodì Labico p. 33 sg. 



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2S4 BOLLETTINO DELLA COHHISBIONE 

nuneuto, nh mi iomerabbe possibile il Ètrlo senza eccedere il 
limite prefisso & qnest'artìcolo. lUmetto pertanto alla monogra- 
fia annunciata dì sopra la descrizione esatta di questi naori 
venerabili aranzì, dai qnali molta luce pat> trarsi per ci!> che 
riguarda l'obicazione della porta Salutare. 

(Continua) 



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ARCHEOr.0QICA UONICIPilE. 



FRONTE DI SABCOPiGO CON TRITONI NEREIDI E NAVI 
SD ALTKI^FDNEfiKI HONUMENTI CON RAPPRESENTANZA DI NATI. 



La froote spezzata di ama sepolcrale, della quale diamo 
il disegno alla tav. Ili di questu quinto fascicolo del nostro 
Bullettino, è venuta in luce dalle medesime escavazioni del- 
l'agro Terano, donde fu estratto ancora il raro e ben conser- 
vato sarcofago, di poco diverso argomento, da noi publicato nel 
fascicolo precedente '. Anche il presente monumento proviene, 
cioè, dal cristiano sepolcreto annesso all'oratorio di s. Stefano, 
qniri esistente negli antichi tempi della Chiesa. Soffrì questo 
marmo assai piii dura sorte che l'altro, ed è por gran ventura 
che ce ne siano pervenuti questi laceri avanzi, avvegnaché il pre- 
gio della erudizione grandemente lo raccomanda : questo anzi, 
non meno dell' altro, potrà servire a spandere nuova luce sul 
funebre significato di siffatte marine rappreseDtanze, cotanto 
frequenti presso i romani, e prima dì loro usate anche dagli 
etruschi, nei rilievi dell' urne cinerarie e delle casse mortualì. 

L'intero sarcofago misurava una lunghezza di m, 1. 15- 
Sebbene qualche piccola parte uè manchi alle due estremi^, tut- 



■ Bulleti: dMt Cumm. Anheol. Municip., Haggio-Agoato 1874 p. 192 
tgg. ta». IV. 



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256 BDLLETTINO DELLA COHHISSIOKB 

tavia ai cooosce dalle sue proporzioni, che dovea racchiudere la 
salma di un giovinetto. E un giovinetto appunto esprime ciò che 
rimane della protome del defunto nel clìpeo scolpito nel meno 
della fronte dell' urna, che figurava come sostenuto da due Trì- 
toni, Centauri marini, l'uno dei quali è maueante. La eiSgie 
del defunto tiene colla sinistra un volume, arnese ed emblema 
degli studi suoi giovanili. Sul dorso dei due Tritoni sostenitori 
del disco siedevano due Nereidi, nella metà inferiore della per- 
sona coperte dal manto, e reggenti con ambo le mani i lembi 
di un velo, che gonfiato dal vento si dispiega in arco sulle loro 
teste: consueto emblema di deità dell'aria, o del mare. Nelle 
figure dei Tritoni vi ha di notabile e dì men solito due grandi 
pinne, che avendo nascimento poco al dì sopra delle zampe ao- 
teriori, servono a guisa di remi, per accrescere la forza e ren- 
dere pih agevoli i movimenti del nuoto. Questi due gruppi sono 
messi in mezzo da due altri consimili, colla varietà, che i Trì- 
toni sono imberbi, e che l'uno e l'altro regge un lungo boc- 
cino, mentre col braccio che rimane libero cinge la Nereide 
assisti! sulla schiena. Quel che rimane dì campo fra un gruppo 
e r altro è riempito dalle code trisulche dei semìferi mostri, 
le quali si snodano e sì sollevano pel flagellare le acque. 

Nulla fin qui vi sarebbe di nuovo e di erudito nella com- 
posizione di questi rilievi, che per la mediocrità dello stile non 
possono reputarsi anteriori al secolo III dell' era nostra: mi 
quel che ci rimane a descrivere, costituisce veramente il pre- 
gio singolare del nostro marmo. Dinanzi alla marina comitiva 
passano sulle onde agitate quattro navicelle, o schlfetti, enbo 
ciascuno dei quali siede, tutto inteso a vogare, un giovinetto, 
vestito di una semplice tnnichetta disciota. Le quattro uri- 
celle — una delle quali è scomparsa per la frattura del mar- 
mo — muovono, ad egoali intervalli, da dritta a sinistra, ve- 
nendo così ad occupare nella parte inferiore tutta quanta b 
lui^hezza dell' ama. 



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ARCHEOLOGICA. UUHICIPALE. 257 

Non sono freqnenti, ma neaDChe rarisaìme sui monumenti 
sepolcrali Io immagini delle navi. Una pittura pompeiana 
ha dato testé occasione ai eh. prof. Jordan di riprendere 
nelle mani la quistione intomo al significato di detto sim- 
bolo , già piit volte messa in campo dagli eruditi '. Alle già 
conosciute ha egli aggiunto nuove testimonianze classiche, dal 
complesso delle quali sempre meglio ricavasi, come nei con- 
cetti de' filosofi e dei poeti l'umano, vivere sia stato sovente 
assomigliato ad tina navigazione : 6 il termine della vita alla 
entrata della nave nel porto *. Né da tale allegorìa abborrirono 
i cristiani ; che anzi, con piii elevato pensiero, nella mistica nave 
adombrarono essi la Chiesa, e la navigazione delle anime con- 
dotte da quella verso il porto di salute : mentre nel faro, che 
non di rado figura nei loro epitaffi, simboleggiarono il porto 
medesimo, ed il felice termine del tragitto attraverso il pelago 
della vita terrestre *. Quanto ai monumenti pagani, si tiene co- 
munemente, che le navi espressevi — ove, o per la iscrizione, 
per alcuna particolar circostanza, non si ravvisi che alludono 
alla professione del defunto , e al commercio da lui esercitato 
Bui mare * — siano emblemi, se corrono a vele spiegate, della 
prosperità della vita ; se stanno con vele ammainate, dell'arrivo 
in porto, eh' è quanto dir del riposo e della tranquillità della 
morte * Il quale ultimo significato si offre più che mai evi- 

' Raoul Bach«tte Mem. de l'inslil. de Prance t. XIII pag. 217 s^. ; 
Otb) Jahn Archàol. Zeìt. 1861 pag. 154 s^. ; k. Hicbaelis BxMttl. dtifhtU. 
di Corrìsp. Arehsol. 1858 p. 134 sg. 

- Annali deW fst. di C. A. 1872, pag. 20 sgg. 

' De Bossi, Roma Sotterranea t. II p, 320 flg. ; Bidlelt. di Artheol. Cnt(. 
Ad. VI D. I pag. 10 ag. 

* Tali SODO, per esempio, Ì inontimenti segnati coi n. 7 ed 8 neìU 
ferie cbe or ora daremo. Delia stesao genere è U interestaote pittura di 
un teputcro ostiense, da me pnblicata negli Annoti dell'ht. di C. A. 1866 
p. 323 sg,, lav. d' agg. I. n. 2. 

' 0. Jahn 1. e. ; Michaelia 1. e. — Di rilievi aepolcrali romani, con 
rappreientanie di navi, mi sono noti ì aogneoti , Don tenendo calcolo dei 
cristiani ; 



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258 BDLLBTTINO DELLA COMMISSIONE 

dente, semprechè siavi eBpresaameDte ritratto U porto , od il 
faro. 

Ora, nel nostro sarcofago le quattro navicelle non sono er- 
tamente allusive alla professione del defunto, sia perchè questa 
è un fanciullo e fu dedito, come sembra, agli studi, sia perchè 
que'burchielli non possono per alcun modo confondersi colle nari 
da trafSco. Uà neauche possono credersi un'allegorìa del corso della 
vita mortale, perchfe un tal concetto molto improprio sarebbe, trat- 
tandosi di giovinetto, morto assai prima che avesse potuto cella 
sua corta esistenza sperimentare quella varietà di casi e quelle vi- 
cende, per cui la umana vita era acconciamente paragonata ad una 



1. Cinerario nel Camposanto di Pisa, con nave ■ Tele ammaiiute, Ktb 
da dae patti. (Laainio Raenolta di tarcof. t altri man. di seull. dà Cbm- 
poianlo di Pisa taT. 146 n. 47). 

2. Fronte di sarcofago oel mosco del Lonrre, oet coi meno è il elipm 
colle protome dì nna giuTinetta, sostenato da dne Geni: sotto il clipeo, \t 
dae figaro adagiato dì Oceano e di Tclbs , e nel mezzo di ene nna uri- 
cella portante od nomo barbata, che remigando mooie da dritta a dniitn. 
(Clarac Musfe df: seulpl. II pi. 192 m. 780). 

3. Fronte di sarcofago del gioTinetto Giulio Filocìrìo , nel palmo 
Vaccari in Boma. Yi è rappresentato an porto con quattro nari, sulla quii 
Eono pattini , Amorini e Psiche. È il piii insigne monumento di qseato 
genere, ed è ancora inedito, sebbene nt abbia favellato il Kaoni Rocbette 
{.Vem. de r Irut. R. de Prance 1838 p. 222), ed altri. Noi ne diamo nii 
esatto disegno alla nostra tav. IV. n. 1. 

4. Bfonumento di Nevoleja Tiche e di Hunaiio Fausto, in Pompei - 
Nel lato sinistro vi è scolpita nna nave, le cui vele vengono ammainate da 
tre uomini e da due fancinlli , mentre nn quinto personaggio sembra pre- 
siedere alla manovra. (Milliu descripl. dei lombeaui ec. tom. IV-YII pag. 90 
^g. ; Pinati Mui. Borbon. voi. XV tav. LI-LIIIi Breton Pomp. S5 iggA 
ed altri: cf. Jordan I. e. p. 22 sg.). 

5. Frammento di sarcofago net moseo di Napoli, net cortile per cui 
si arriva al Toro Farnese, incastrato nel maro, sotto il n. 155. Appartenne 
ad una Donùtia lleroflia el. mem. femina; e a destra del cartello vi è la 
rappresentanza di ana nave governata da un fanciullo pilota, meatn no 
altro faociallo sta ammanando le Tele. (Hichaelìs 1. e. p. 135; Honuiien 
Inseripl. Ncapol. lat. n. 6797). Qaesto marmo esisteva prima presso fivma 
inanacaGBmstica vicino alla basilica di S. Sebastiano, e fu fatto cunoKere 
dall' Amaduni {Anecd. lill. t. UI. p. 470). 



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ABCSBOLOaiCA HCMCIP&LE. 259 

navigazione E poi, perchè mai, essendo uno il defunto, quattro 
sarebbero i fancinlli, che vogano sulle acque ? Molto meno si 
potrà pensare, che qua si tratti della entrata nel porto e della 
meta della allegorica navigazione ; perche nel linguaggio del- 
]' arte bì costumava di esprimere siffatta idea, o per via delle 
vele ammainate, o mediante la immagine del porto, o del faro; 
circostanze che qui mancano totalmente. Senzachè, la gran forza 
di remi che fanno concordemente i quattro piccoli nocchieri, 
tendendo verso una meta comune, esprime tutt' altro che la idea 
dell'arrivo; mentre la sìmaltanea presenza dei Trìtoni e delle 



6. Parte anteriore di saieotago nella loggia tcoperta dal miiHo Ta- 
ticano. È dÌTÌ9a in più compartimenti , nei quali sono espresse varie ac- 
cende e Tali stati dell' emana vita. Nel primo compartimento a siniatra 
dell' ordine soperiore ti vede an nomo, che siedo al ^veino di nna nave 
con vele ammainate. Qacsto carioso moanmcnto è edito ed illoatrato dal 
Jahn neir Arehàot Zeil. 1361 p. 154 tav. 145 n. 2. 

7. Uonnmento di nn P. Ramaio Chresto scoperto in Capna. Ti è scol- 
pita la immagine di una nave, che certamente allada al mestiere di ruiiii- 
gator, esercitato Haì defunto, siccome attesta la iscrisione. {BuUetl. Napol. 
nnota serie, I p. 88; OreUi-Henzen n. 7041). 

8. Lapide, o parte anteriore di ossnario, nel mnseo dì Arles. Vi è 
rappresentata nna barca in acqna , con remi pendenti e lenia alcuno che 
h governi. Appartenne Ìl monumento ad nn Q. ÙeliuiNeo (HIUìd Voyage daru 
le midi de la France t. Ili p. 573 ali. p). LXI n. 8). - Lo stesio Hillin nel- 
l' op. cit. dà il cippo di nn Olancia, con greco epigramma citato nell' Antol. 
(appeud. n. 140" ed. Jaoobs p. 210), nel coi lato sinistro è scolpita noa nave. 
Ma questo non è monamento romano. Altrettanto dicasi di ano de] mnseo 
veronese spettante ad nn tfarcello, con greca iscrizione, in cni parimente è 
incisa la figura di una nave (Maffei Mut. Ver. LUI. 4). 

9. Sarcofago esistente nel giardino del palazzo Colonna in Roma. Vi 
i ritratta nn pilota assiso sopis nna nave con vele anunainate , carica di 
anfore o dolii : presso il timone siede Anfitrìte : più innanzi vi è simboleg- 
giato anche il viaggia terrestre, mediante un biroto su coi siede, reggendo 
i cavalli, il medesimo personaggio assiso primo nella nave; sulla strada è 
adagiata la figura di Tullas. Nelle due testate, dalla parte verso b nave, ì 
Ignrato un faro, dalla parte verso il carro, una colonna milliaria. (Brauu 
Ant. Marmorw. Dee. I tav. X). 

10. Frammento di sarcofago nel museo lateraneuse. Vi è rappresentata 
nna nave con vele ammainate, che condotta da due Geni è in proisimità 



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260 BCLLETTINO DELLA COHHISSIOKE 

Nereidi sembra indicare che l'azione sia piuttosto in alto mare, 
di quello che in vicinanza del lido, e alla vista del porto. Fi- 
nalmente, la presenza istessa di quelle marine deità esclude af- 
fatto il pensiero, che possa trattarsi del trastullo di remigare, 
onde gì fosse dilettato il defunto, in compagnia di garzoncelli 
suoi pari. 

Fare a mo che per ispiegare i soggetti di questo rìlieva 
in modo che piii al vero accosti, egli si debba ricerrere al ben 
noto concetto delle isole fortunate, regno tranquillo di Satnmo, 
fl dimora dei buoni dopo la morte : della qnal mitica tradizione 



di m ttn. (Gamieci Hut. Lai. Ut. XXXI. 6.: Schoene and BendoTff Bil- 
dHffkf lift tal . JTtii. p)kS- 339 n. 463). 

II Put« dì surofi^ di fonu* oTtJe, ia Borni nel Vvseo Ciutn- 
monti. n," 678, Ti è Tappi¥s«Dtato db porto con tre navi gonniile da Geal 
o dft )>attì. QdmIo moDDmeDto è iiMdito. e noi ne diamo do disegna alla 
Ut. IV n. 2. 

Vi. &tiy-ol'^.> Kist«iiU in Coma, nel cortile del paluio della R. F. 
dì s. Pìi'tio. in TÌa dì Arao.><'li n. 1. È simile n«Ua compoatione a qaello 
drl mn«>M dì Panirì. fh« abbiama ìnlifato Mito il b. 2. colla differiDU, 
rhe la aatc p-tsta m le dae fiirsre ^iv^nti di Tellns e dì Oteaua è retta 
da ine «ìenS alati. As.'he ^=k:o è ìn^l:*^. e noi lo pabbtidiiamo alla 
UT. IV. »,* S. 

.KiKÌ-"C^Ji2a.' i^U Sfn* at;^bp c-i"*li altri, sebbene il primo non s*ni- 
kri seT^-l.-rs'.c e ,c-; a;;TÌ 1:: r.a fiir.» <z-^-^7ti dì srollara. 

IS U*ss,^r;'.:,f ■• fra i cr.tiafTtì Mi-T-;a=ì. f^efato dagli espositori 
|VT «r, <5-;^->4:.' J. ".* ui;:» ^: GiI.Tta ( F>'.;r£»->- Vi h Tede nn Centanw 
ifn-;*;';,- i-V,f jvrta :-» N'.r;-,-;-* T-r^Tti.^ ^-i-sUu b; tìe^i-tto entro di dna ni- 
xiv.;U , V ■■.. ¥ 1^ :n, I-.T. i, 

!*. Tna In-TTì» pì ;» ti.! F.ìt: 1: iti k 'V'» V.', esprinientennaiitie 

■nsTv 5a »,".». i.---;-f t- s.-r; Zi" 'j:t tZ" Ciiit;.: aa altro è da prora 
(NM lii: v.if.- !--•*,■ Ti 7-.1 ( ì: '.<'• .U -■: JL:t:n e snlT alto dì qneU» 
«.-.jf T' -rr .: -j, ,-. ,».; 1. i,,'; ;ì Lt T,.r.ì ■ ti- r ìar* il igeile deirai- 

v.,A ,r^-. :. ^ K ::-...■■ « ., ■■- ?. i::. ";ar. xn^ 

"\ V 11 ;:>,■- —J- ;-, ■■!■» L T.--1-:-! ;■-":■ rtr» è: tocrU ComnìnioBe 
V •tft<'~i<f È. cf 7>.>:' .-.■•i Tr.% r.!'-.-,v-a ti Ttfwcn.'TB. La i>EbficbereinD io 



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A.KCHBOLOQICA UUHlCIPiLE. 261 

è tutta pieua 1' aotichità, e ce ne ha tramandato numerose e 
solenni testimonianze ': 

Mos manet Oceanus circurnvagus: arva, beata 

petamus arva, divites et insulas, 
reddit ubi cererem tellus inarata quotannis, 

et imputata floret osque vinea. 

quindi h che il Buonarroti ed Ennio Quirino Visconti nelle 
immagini di Nereidi e Ttitoni, scolpite sulle casse mortuall, 
scorsero un' allusione al tragitto del mare, che far doveano le 
anime disciolte dai corpi: e quindi anche noi, sulle orme di 
que' due sommi, nelle quattro navicelle governate dai quattro 
fanciulli reggiamo un' allegorìa manifesta del passaggio delle 
ombre dei bnoni nell'isole dei beati; passaggio che nel nostro 
marmo vien favoreggiato dalla presenza delle Nereidi, fra le cui 
attribuzioni si noverava pur quella di comparire in vista ami- 
chevole ai naviganti e di accorrere in loro ajuto contro i fu- 
rori dell' indomito elemento *. II vedere le anime umane efBgiate 



" Homer Odyst. IT. v. 663: Hesiod. Op. et dies v. 170; Piod. Olym- 
pionic. II Mtistr. IV v. 6, apod. IV t. 563; Fiat. Gorg. LIX ed. Stillb. 
p. 308.; Laciki). Ver. hiit. II. 6 ; licris. Irìopee li t. 7. 9; Horal. Epod. 
XVI, 41 agg.; ed ftltrì. Cf. Gataker. ad Anlonin X, 8 p. 295; Celiar. Gto- 
griiph. ani. IV p. 141 et 16.5; gì' interpreti di 0[atio ai luogo indicato, 
e qnalli di Plinio^ ad N. H. U, 92 ; VI 8. — Qal ricordiamo la ben note 
pittaTa,già del sepolcro dei Haacni, in coi G. Q. Visconti ha rarTÌsata Sa- 
tomo in atto di licoTcre in quelle isole nn' anima condoitari da Mercarìo 
{Stpolero dei Katoni tav. Vni; Mia.Pioclem. TI tar. II). Così anche una hella 
gemma del Borioni, edita dal Venuti {CaUeflan.antiquìt. rom. taT. 43 p. 32), 
in coi si Tede ona Psiche navigante sopra nn barchiello tratto da dne del- 
fini: (Oggetto acconci amento spiegato dal Venati per la peregrinazione del- 
l' anime alle isole Fortunate. Lo stesso archeologo diede analoga spiega- 
tion« ad altra gemma della stessa raccolta, in cni ai vedono Genietti nft- 
Tiganti «opta una conchiglia (L e. taf. 40 p. 29); e ad altra che rappre- 
senta pare Amorini cui un'anfora serre di nave (Gi'orn, dei Jel(. 1747 p.l57). 

■ Freller Griech. Mylhol. I p. 345. 



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262 BUUBTTIHO DELLA COHUISSIOKB 

in forma di fanciulli, o Genietti, non è cosa nuova nei mono- 
menti dell' arte, anche di un' epoca assai remota * : e quanto 
al navigare di esse, per giugnere al sito della loro destinazione, 
basta ricordare la palude stigia e la famosa barca di Caronte, 
cosi accomodata alla sola leggerezza delle ombre, cb' ella croc- 
chiò e fece acqua, come prima vi scese, colla eua poderosa per- 
sona, il figliuolo di Anchise. Oi sovvenga inoltre, cbe tra le 
funebri acclamazioni v'era pur quella di ETnAOI (bene naviga) 
la quale certamente, non al breve tragitto della palude iDferDalf, 
ma sembra da riferirsi alla postuma peregrinazione delle ìsole 
fortunate '. 

Di cotesta antichissima credenza religiosa ai hanno dun- 
que, secondo il uostro parere, due novelle testimonianze moou- 
mentali nei due sarcofagi, dì gentilesco lavoro, recentemente 
disseppelliti nel cristiano sepolcreto dell' Agro Verano. II primo 
dei quali, edito nel BuUettino precedente, ci rappresenta ranima 
del defunto, sotto forma di un puttino, traversante il mare, in 
moiio al coro delle OceaDìtidi, sulle braccia amorose di una di 
queste: mentre nell'altro, che qui publichiamo, si trova usa 
pib espressa rappresentania della decantata navigazione delle 



' G nolo chi? tn le Tuie fijrme cbt prende T auìmt tiiDtns nelle pit- 
tura J.'ì T:)"!, non ^ ìnfì\'.p<':ite ^a-lb Jì aa pattino, a Genietto alato [ÈUte 
iviM-tyr, 1 jk *!', Si ri.MrJi »:;corjL ihi n-.lU così ittU tomba delle ArpU 
ili ,1 l'I. Su. ,i,:,>:ì v,;,'#tri wi'ìs.vaa i.-Ui acime la fomu di fancialle. (F«l- 
lows ^■^ ^.w:.tl i- ' ,{ii,v", l'i L[ -li p. ITO. e t»v. ancesa): gìacihi haera- 
.lÌTi.«. -^-.t^ .IÌ!U.v.;r*:,. il i:r..=::, eh* ivi = :r. è ii (vanre alle figlie di Pw 

* Uam: -V. r, .\ j. r .. i-.r-*-, H:5^ 1. i^e;-t* i^riiione maratoiiiDi 
4Ì .\t'.,» wi > stiU !Ì,v-Ì*-» c.C',i ci::T->:=yi D;-ia» Ersilia Caetani, con- 
t,>4-i» \ .-y f.t'.'.i. '.i ,-ì; ijt.rj tT-l::-. -; i.-;r: is::::ri(* di qoanti U mbo- 
#iV!i.v i; s.; ;!,".■ r^i::5,- it j>.*;.' lì :- .'. _(■■ ■ ': ' J:-ii t. e termiMeol- 
V»vv:;^u;.' -.• n:\.i . l.- Ì,> r>.rii:, il ll^-:=i c^lle /«r. Mb. mao- 
xvi»?^.' ì* »*;:,• a>.-',;s;i!;.v, ,-i; *■■-.-,-;;-*::.• *^ Binili fdnebrì (pag. 9S)- 
V'.!;* i>*-t-,i;,-f o',. 1 :J Vit-i-.-i-;;;.- V -. - - ■:■. -..■ ij;.-h;delDiiiull* 



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ABCHBOLOOICA UDNtCIPA.LE. 263 

ombre dei baoni a quelle estreme favolose regioni, sotto l'al- 
legoria dei quattro gioviuetti, che dinanzi alla festosa compagnia 
dei biformi Tritoni e delle figlie di Nereo, passano coi loro bur* 
ehielli , vogando a gran lena verso un' incognita meta. Se io 
non mi sono ingannato nello intendere in siffatta guisa i soggetti 
di questi due marmi, ne viene di conseguenza, che alle imma- 
gini di quelle deità marine sui funebri monumenti si debba al 
tutto confermare quel significato, che il Buonarroti ed il mio Il- 
lustre antenato avevano alle medesime felicemente attribuito. 

Ora passiamo a dare un breve cenno di quegli altri mo- 
numenti funebri con rappresentanze di navi, che noi qui pa- 
blichlamo per la prima volta, per comodo degli eruditi. Primo 
dei quali h la fronte di sarcofago del palazzo Vaccari, in via 
degli Angeli Custodi, n^SS che diamo in disegno alla tav.IY n. 1, 
non senza il cortese consenso dell' esimio possessore del palazzo 
e del monumento,monsÌg. Antonio Vaccari.Ignota è la provegnenza 
questo insigne rilievo, esprimente il termine della vita, sotto 
r allegoria delle navi che arrivano in porto. Cominciando a si- 
nistra del riguardante, si ha in primo luogo un palmizio, del 
quale per certo é da tener conto , siccome simbolo del paese. 
Io credo che 1* artefice abbia avuto l' intenzione di rappresen- 
tare il porto di Alessandria col famoso suo faro ; sebben l'ab- 
bia fatto anzi a capriccio , e secondo alcune idee generali, 
che cercando imitare la vera forma di quel vasto e nobi- 
lissimo emporio '. Viene appresso un grande edifizio quadran- 



* Non ho potato vedere cib che h& detto di qnesto notabile mo- 
Damento il Ttaont Rocbette net luogo BoperìonDente indicato. Il mìo eh: 
ini)co,8Ìg. Rodolfo LancÌiiDÌ,ne bi ragionato nelle sue interessanti ricerche 
topogradche KUlla città di Porto {Ann. delf Iti. di C. A. 1868 p. H4-195). 
Egli ha penuto che il porto ritratta in qnesto m^irmo fosse qnella ostiense 
di Claudio. Io Btimo invece che sia quello di Alessandria; e ciO per le ra- 
gioni che di volo recherb nel testo, it^iango qni, non esser vero esatta- 
mente ciò che afienna il Lanciani che, cioè, il faro in tatti i mannmentl 



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264 BULLETTtNO DELLA COMMISSIONE 

golare , con tetto & fastigio , nel cui frontone h scolpila una 
mezzaluna; il che lo dicbiara con molta probabilità per 
un tempio d'Iside. Detto tempio ò circondato da ud portico 
archeggiato , non di colonne , ma di pilastri. Niuno ignora 
come Iside, deità protettrice della narigazfone, avesse templi 
e culto speciale negli empori e nei porti, e segnatamente in 
quello di Alessandria. Diviso da piccolo intervallo , segue nn 
edifizio rotondo, di proporzioni assai svelte, costruito di opera 
quadrata, avente nell' alto due fenestre, terminato da telo con 
suo pinnacolo. Se cotesto non ò un tempio rotondo, o un grande 
sepolcro, rappresentato in quella maniera compendiosa ed ar- 
bitraria, di cui gli antichi rilievi ci somministrano esempi ', 
può credersi una torre per le osservazioni, od altre occorrenze 
del porto. Trovasi dipoi un gran portico, di tre arcate nella fronte, 
edificato parimente di pietre quadrate, sull' alto del quale sono 
collocate, por ornamento aithitettonico , due statue di Trìtoni 
che soffiano entro lunghi buccini, o conchiglie. Questo dee rap- 
presentare ì navalia, ossieno i cantieri per la fabbrica e le ri- 
parazioni dello navi. Dopo breve spazio si vede sorgere un'alta 
colonna, sormontata da capitello di forma corinzia, ma ornato, 
come sembra, di foglie di palma, secondo l'egizio stile: circo- 
stanza, la quale, insieme coli' albero di palma, col tempio d'Iside, 
e con altra particolarità,che or ora faremo Dotare,pu6 ìndurrea cre- 
dere che si abbia a fare col porto di Alessandria. ÀI di là della 

romani abbia coEtan lem ente la medesima funua; il che, secondo lai, farebbe 
penMre, che si tratti sempre di qaello dì Claudio ; perocché nel frammento 
lateraneoae, che noi abbiamo descntto Botto il n°10, il faro è formato di 
cinqoe piani, e non di quattro, com' era V ostiense : e nel sarcofago da noi 
indicato sotto il n^ 10 la saa fonna è diversa da quella più comoaemente 
ositata. Inoltre devesi ricordare, che il prototipo dei fari, il furo per anto- 
nomasia, era qaello di Alessandria: e che perciò, come da qaesto si tolse il 
modello pei la stnittora del faro ostiense , così anche il medesimo do- 
Trebbe arer fornito all'arte il tipo dell'idea allegoiica. 

' Si vegga, per esempio, la cfSgie del Colosseo nel ben noto rilievo 
fanebie degli Àterii (Ann. d. Iitit. d. C. A. 1850, Hon. voLV.,i TUIj. 



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ARCHEOLOGICA UTINICIFALB. 265 

colonna si allarga la bocca del porto.la quale all'estremità opposta 
i munita di un gran faro di quattro piani, sulla cui sommiti arde 
la fiamma, per segnale dei naviganti. Entro il vano che rappre- 
senta l' imboccatura suddetta, e in vicinanza del faro, è inta- 
gliata in no clipeo la protome del defunto, eh' è un giovinetto 
di otto anni, siccome apprendesi dalla iscrizione, incisa in un 
cartello sottoposto al ritratto: 



D M 
IVLCO ■ PILOKTRIO 
FILIO ■ BENE ■ MERENTI 
DVLCISSIMO-Q-B-ANN- 
VII ■ D ■ V ■ IVLIVS FILOKT 
BIVS ■ PATER • PECIT 

Nella protome del fanciullo si troverà singolare l'acconciatura dei 
capelli; perocché mentre generalmente li porta raccorci, ha poi sul- 
l'orecchio destro una lunga ciocca, la quale gli pende da un 
lato. Una' sifi'atta particolarità riduce a mente un uso molto 
commune presso gli antichi egiziani, qual era quello di radere 
ai fanciulli i capelli, lasciandone solo una qualche ciocca intonsa 
e pendente : costumanza cui si uniformavano, non pure i privati, 
ma eziandio i giovinetti reali ';ond'èche talvolta quel bioccolo di 
capelli è dato eziandio per distintivo alle immagini di Àrpocrate*. 
Farmi non improbabile, che quella strana acconciatura del faU' 
Giulio Filocirio dia segno in lui della origine egiziana; trat- 
tandosi di popolo sempre cosi tenace delle vecchie usanze na- 
zionali. Il che essendo, niuno vorrà negare che una tal circo- 
stanza aggiunga non lieve peso alla nostra opinione, che il porto 

* Wilhinaon Manners and euslonuof the aite, cgypiians, ìli f.S50 e 360. 
- Così, per esempio, ì rappresentato Arpoc»te in an' antica gemma, 
ehe io stesa» possiedo. 



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266 BULLETTIKO DELLA COHHISSIOHB 

cui r artefice intese ritrarre nel sepolcro del giovinetto.Bia quella 
di Alessandria, il cui faro annoveravasi fra le sette maraviglie 
del mondo. 

Entro a questo porto sono quattro navicelle, due delle quali 
portano pattini o Genietti, le altre due Amorini e Psiche. Non 
ha dubbio che il senso allegorico di cotesta rappresentanza ài, 
V arrivo dell'anima in porto, cioè, la sua liberazione dai corporei 
legami che la tengono avvinta. Qui, come in tanti altri monumenti 
funebri, segnatamente di fanciulli, i puttini e Qenietti e le Psiche 
bambine imitano scherzosamente i fatti degli uomini adulti. La 
prima navicella , a sinistra del riguardante , ò guidata coi 
remi da un Amorino, il quale volge la testa indietro, come 
per contemplare il tratto di mare percorso. Presso la prora 
sta seduta una Psiche: questa tieue colla sinistra il vasello 
{pyxis, urnula), che secondo la favola da Apulejo narrata essa 
ha dovuto dimandare a Proserpina, onde recarlo a Venere; essa 
peraltro lo ha scoperchiato, contro il divieto , e sta perciò in 
attitudine di dolore per la commessa imprudenza. Fra questa 
nave e la seguente va nuotando un pattino. L' altra nave i 
montata da nn fanciullo senz'ali, che armato di tina fascina 
tridente, ò in atto di vibrarlo per inforcare uno scado lu- 
nato, ossia pelta, che va galleggiando sulle acque : da poppa 
siede un Amorino che coli' una mano regge, e coli' altra per- 
cnote un timpano. La nave che va innanzi, fornita dì albero 
con antenna e vela ammainata, porta anche questa un Amorioo 
e una Psiche ; quello h inteso a gittare , o a tirar fuori del- 
l' acqua una rete da pescare : quella, seduta a prora, d^ il segnale 
dell' arrivo suonando due tìbie , l' una retta e l' altra incurva, 
simili a quelle usitate nel culto frigio, e perciò divenute em- 
blema del medesimo culto. Se cotesta circostanza, di concerto col 
timpano battuto dall' Amorino , accenni ad una iniziazione del 
fanciullo in quei riti, non oserei definirlo. Presso a quesU 
nave vola in alto un grosso uccello , in dirittura del Uio. & 



db/GoogIc 



ABCHEOLOOICA UUMICIPALE. 267 

cotesto un . adombramento dell' anima del fancinllo ; o sempli- 
cemente un animale a lui già caro, e perciò effigiato nella sua 
tomba ? Lascio parimente ad altri il congetturarlo. Una quarta 
navicella è nascosta in parte dal cartello della iscrizione di Fi- 
locirio: vi sta sopra un Genietto, che peiìcando coli' amo ha 
fatto preda di un grosso pesce. — La qualità del lavoro sembra 
attribuire questo interessante monumento alla fine del secondo, 
alla prima metà del secolo terzo dell' èra nostra. 

Alla medesima tar., n" 2, diamo la testata di un sarcofago 
di forma curvilinea — se ne vegga la pianta al n" 2', — esi- 
stente nel maseo Ghiaramonti , al Vaticano, sotto il n. 978. 
Hansa tutto il rimanente dell' urna. Ti è rappresentato l' ar- 
rivo in porto di tre navi , governate anche queste da Ge- 
nietti e uncinili. Si osserri che nella nave del mezzo la som- 
mità dell'albero finisce in un anello, attraverso il quale passa 
ona gomena: questa parte non h antica, e dovea esser fatta in 
altro inodo, poiché tutto quel pezzo di marmo, rotto in figura trian- 
golare, ne! quale % acolpita la punta dell' albero, e che va fino 
air orlo del sarcofago, h dì moderno ristauro. Nella terza nave 
siede a poppa un fanciullo, la cui figura è infranta in qualche 
parte; dall' atto delle braccia e della testa sembra che desse 
fiato ad una conchiglia , o ad una tibia , per dare il segnale 
dell' arrivo. L' altro Qenietto è dubbio se afi'errì colla sinistra 
nn ramo, od altra cosa, per tirare la nave a proda; ovvero se 
con quel ramo, o verga che sia, voglia battere nn delfino che 
sì appressa alla nave. Altri due Oenietti giungono di conserva, 
r uno nuotando , e 1' altro cavalcando un delfino. Il porto h 
rappresentato da un edifiiio costruito di pietra quadrate, con 
fastigio nella fronte, e tre piccole fenestre nel Iato ; in una delle 
quali comparisce un volto, forse d' altro puttino, che figura come 
se dall'interno del luogo slesse a riguardare ci!> che avviene 
sulle acque. L'edìfiiio è messo in mezzo da due alberi di palma. — 



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BULLETTINO DELLA COHHISSIONB 



ISCRIZIONE TOPOaKAVIGi 
RINVEiniTA PRESSO LA GOLOIfltA NEL TERRITORIO LifilG&HO. 



Il museo capitolino ha testé acquistato un' antica iscrizione 
di ai^omento topografico , che fu trovato nel 1864 presso la 
Colonna nel territorio labicano; e tosto data alle stampe dal- 
r Helbig nel Bnllettìno dell' Istituto dì corrispondenza archeo- 
logica (a. cit. p. SS) con annotazioni del Henzen, cui nell'anno 
segaente il Mommsen fece una giunta (Bull. cit. a. 1865 p. 266). 
Basterà dire, che ambedue gli illnatri epigrafisti della dotta Ger- 
mania hanno, a mio avviao, piii o meno franteso il senso del- 
l' iscrizione, perchè sia palese quanto degna essa sìa di nuovo 
esame e di commeato in questi fogli. Segue il disegno della 
pietra, alta centim. 36, larga 20; scritta con rozzi e male in- 
cìsi caratteri, del tipo che predomina nelle iscrizioni del secolo 
in circa quarto. 



AfSPECV 
ly DIANE 
V S Qj CIE 

iMENTfA 
NOf.pf^O 

F/A oo 



Farà meraviglia in iscrizione di sì bassa età l'arcaico AP per 
AB; del quale non si conoscevano esempio dei tempi dell' impero'. 



' V. Fabretti, Glossar. Hai. t. AF. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 271 

Ma san h questa la prima volta, che delle antichissime forme 
latine e degli italici dialetti anteromani troviamo le vestigia 
tenaci nei monumenti del latino rustico e delle pronunzie vol- 
gari di secoli al quarto anche posteriori. L' Henzen lesse il 
testo e lo tradusse in ortografia comune e lingua regolare così: 
ab specillo Dianae usque ad CleineTUianum P{ompeii?, ftmi- 
ponii) Proelini passus plus minus mille. Il Mommsen poi ne 
variò la lezione nel modo seguente : AF 8PECV LVDIANE 
VSQVc F«ndo CLEMENTIANO ?ublii PEOCLINIi etc. L' epi- 
grafe i evidentemente terminale o mensurale d' uno spazio di 
terra. Ma di quale spazio, pubHco o privato ; e se privato, chi ne 
era il proprietario ? Secondo ambedue le lezioni, si computano 
mille passi ab speculo Dianae o specu Ludianae al fondo Cle- 
menzìano d' un Pompeo o Pomponio Predino o d'un Publio 
Proclinio. Non si dice di chi fosse lo spazio intermedio. Per- 
chè nominare con tanta cura i due confinanti e non il fondo 
principale? Che se d'uno dei duo fondi nella pietra nominati 
fosse la misura di mille passi, come intenderemo di quale dei 
due? Non cos\ sogliono essere formolate si&tte iscrizioni poste 
a pubblica e chiara testimonianza dei limiti o della misura di 
ciascuna proprietà. Ecco un inedito esempio di epìgrafe oblunga 
e rozza , come la nostra, indicante la misura d' un immenso 
verziere ': 

VEBDIARI 

CIECVIT 
HABETPE 
DES 00 G L 
EPPICIT 

V 
PASSVS 
QoCL 

■ L'ho trovata nelle schede di Amati cod. vat. 9740, tra le iscrìtianì 
da Ini redole in Roma o nel snbarhano, sema ìndìciiione del laogo. 



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272 BfI.LETTIVO DELLA COMUISSIOKE 

VertUarii ' circuitus habet pedes mille centum quinqaagi'itìta, 
e^cit quinquies pattuì mille cenium quinquaginla. Il piede 
romano equivaleva a cinque passi : le due somme dei piedi e d« 
passi raccolte misurando il circnito di sì ampia villa furono re- 
gistrate sul luogo ed incise in pietra con fonnola, che non da» 
campo ad ombra di dubbio o di equìvoco. Strano modo di com- 
putare parimente a passi la misura d' uno spazio h quella della 
formota seguente ; ove però non % punto equìvoco a qoale spa- 
zio a computo si riferisca: pOBTICVS ■ TRIVMPHI • ITV ET 
RBDITV • OCTIES • SEMIS ■ EPFICIT • PASSVSoo». Final- 
mente per dare un esempio di spazio, la cui larghezza è misn- 
rata in mezzo a due punti determinati, come nella lapide della 
Colonna, citerò la seguenliO assai antica epigrafe prenestisa *: 
PVBLICVM EST-LONGV-F-CXLVIII S LATVM'AF-MVBO 
AD L ■ TONDEI ■ YOSSV • P ■ XVI (publimm est kmjwmete., 
latum af (aO) muro ad ImcÌÌ Tondei vorsum (yerjwm) ft- 
des XVI). Le quali osservazioni ci guidano a riconoscere, che 
dopo i due estremi termini topografici af speculudiane (commi' 
que questi vocaboli sieno da dividere, di che poi tratteremo) 
ìisque (ad) fitndo Clementiano (fundum Clementiamm}, dee 
venite l' indicazione del luogo pubblico o privato, la cui mi- 
aura i di passi plìis minus mille. In fatti le lettere P. Prodini 
non vogliono essere costruite col precedente fwndo ClemetUioiio; 
e nb I^jmpeii o Pomponii Proclini, uh Publii Proclinii interpre- 
tate. Non Pompeii o Pomponii; chfeilsolop è inetto e giam- 
mai h stato adoperato a quest' ufBcio ; valendo esso pel pT^- 
aome Publius, e nel caso d' un gentilìzio non potendosi distinguere 
quale dei tanti, che cominciano dal P, si vorrebbe con quella 

I Viridiariwn si scrisse anche per sincope uirdtariuiii; qpi è wrdi*- 
n'um, testimonio dell' anticii origine dal ktiiio rastico del Foiptre veriùrr- 
Noto è lo scambio del di col : nc'lle vetuste pronaniie (*. BulL d'iicb. 
crist. 1872 p. 102). 

■ Ordii - Henien n. C600. 

' L. e. n. 6001. 



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AncHEOLOGlCA UliNlCIPALE. 2T(i 

sola lettera significare. Non Publii Pi-oclinii; PnxUnua essenio 
notissimo cognome, ProcUnius ignoto gentilizio ; e' l' nso di no- 
minare la persona col prenome e col gentilizio disconvenendo alla 
bassa età della nostra iscrizione. La vera lettura giusta i ra- 
ziocinii sopra svolti è, a mio giudizio, Vedalura FBOCLINI 
PASSus Vlus ìiinus co ; e m' accìngo a dichiararla. 

Il vocabolo pedatura h notissimo nell' uso agrimensorio 
e nel militare ; non solo presso gli scrittori, ma eziandio nei mo- 
numenti epigrafici '. Pur tuttavia potrà sembrare strano e poco 
probabile, che quel vocabolo sia stato adoperato così assoluta- 
mente col nome del possessore in genitivo ; e significato per la 
sola lettera P, come equivalente ad area o fundus, ager, villa, 
viridiarium. Abbiamo però un testimonio eloquente dell' uso as- 
soluto della voce predetta, anche fatta astrazione dalla misura 
dell' area espressa per cifre, nella seguente pietra trovata 1* a. 1859 
a Druicburgh in Inghilterra *: 

PEDATVBA 
. VINDO 
MOBVCI 

E che questo non sia un esempio isolato nò nso singolare dei tcto 
divisi orbe Britanni, lo insegna la simile epigrafe subnrbana 
del secolo in circa quarto, spettante al sito della villa dei Quin- 
tilii suir Appìa; nella quale, come ho testé dichiarato, si dee 
leggere PEDATVBA SVSTI Vtri Perfectissimi , piuttosto che 
V Verticae ', Del rimanente lo lettere V ' P sieno qaivi cifre 



< Veget. iJttremrii.. II[, 8: Hyginus Groinftt,0««u(ra)ne(. (cf. Graev. 
Tha. antiq. liom. T. X p. 1021, 1034 e segg.). NolU. dignil. OrUnl. e. XXXVl 
«]. BOcking p. 453: Brembacb, Corpus inirr. Rhtn. n. 837, 1548: Orelli 
n. 4379, 4570. 

= Hocbner, C. /. £. T. Vn n. 948. 

3 Bull. iV arch. crisi. 1873 p. 04, 95. 



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274 BULLETTINO DELLA COHHISSIOKE 

sgrimeitaorìe o sigle di titolo onorifico, il confironto e 

della pedatura Sìnti colla qaasi contemporanea pedatitra iVo- 

clini punto non perde ne mata di sno valore. 

L' intelligenza del senso preciso del Tocaiwlo peétiuTa, 
così assolutamente adoperato in luogo di area o di ager ed 
a proposito di private proprietà, facilmente si raccoglie dagli 
scrittori del medio evo '; ed anche da testamenti dei secoli se- 
sto e settimo, vicinissimi all' età delle nostre iscrizioni.* Qnìrì 
piti volte in formole legali espressamente è scritto : vituimpt- 
datura, vineae pedatwra : uh questo è modo del latino barbi- 
rico. Notissimo 6 il capta ex testamento in favore degli aagu- 
stali dì Petilia in Calabria, insigne documento dei buoni tempi 
imperiali, nel quale si legge: ttdopraestarireipublkae Pela- 
Unorum d a republica Petelinorum ayrpori Augv^aliwn es 
praedis ceterìs mets palum ridicam omnibus annis suffieiens 
pedalurae vineae quam Augustalibus legavi \ In somma di dop- 
pio senso fu il vocabolo pedatura: significante spazio misurato i 
numero dì piedi, e terreno pedata, cioè, pedaminibus, pedameiìtis 
ad vites fuldendas instructus. Il secondò senso volgendo al basso 
la latinità tanto prevalse, che pedatura divenne quasi sinonìina 
dì viTiea. E l'iscrizione, che illustro, segna la misura del terreno 
vignato di Frodino ; la cui estensione fu di ben mille passi, tra 11 
fundus Clementianus e lo Speoulum DiaTWe o lo specus la- 
dianae, come volle leggere il Mommsen. Discutiamo or& questa 
variante, che per gli studiosi della topografia classica del no- 
stro suburbano ed in specie del territorio labìcano è dì non 
lieve importanza. E le premesse osservazioni ci aiuteranno a scio- 
gliere il dubbio. 



' V. Da Gange, Glots. nud. latin. ?. Pedatura. 

* Tedi ìt testamento di a. Remigio morto nel 532 ap. Flodoaid. Ihd. 
Retri. I, 18, 23; ed an papiro di Parigi del secolo VII, ap.-Habilloi).A4V^ 
dipUm. p. 10, 92; Ann. Bened. T. I p. 576; -Marini, Papiri p. 117. 

* HommscD, /. R. N. n. 79. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 275 

Air immaginare lo strano nome Ludianae e lo specus Im' 
dianae, cbe lo ha generato, è stata CE^ione alcun indizio di cnlto 
mìtrìaco, e perciò di spelèo, trovato insieme alla pietra della 
pedatùra Pi-oclini. Darb la notizia del fatto colle parole del 
eli. Helbig. < Nella vigna di Luigi Dominicis situata fra la 

> Colonna e la strada corriera sono stati scoperti avanzi antichi.., 

* e questi fanno chiaramente vedere, che nell' anzidetta sito sia 

> una volta stato un tempio di Mitra. Oltre molti pezzi di co- 

> lonne svelte e canellate vi osservai, la destra metà d'un rilievo 

> mitriaco, alto 0, 63 m. e di cattivo lavoro, la di cui rappre- 

> sentanza non offre alcun nnovo motivo. Come al solito il dio 

> h voltato a destra, afferrando colla sinistra il muso del toro, 

> del quale però è conservata la sola parte anteriore. Nel de* 

> stro angolo superiore in una striscia emiciclia h raffigurata 

* una testa femminile ornata della semiluna; sotto la parte an- 

> teriore del taro un uomo in abito frigio alzando ambedue le 

> mani verso Mitra. Fu trovata nello stesso sito l' inferiore parte 

* d'un bacino rotondo del diametro di 0, 59 metri ed ornato di 

* rilievi di fiorì e di figure umane, delle quali perb sono con- 
» servati i piedi soli. Nondimeno si riconosce chiaramente essere 

> esso stato di lavoro migliore e pib antico del rilievo mitriaco >. 
Continua il relatore narrando la scoperta, nel medesimo luogo, 
dell' iscrizione, che h tema al presente discorso. 

Il frammento mitriaco sopra descritto è sufficiente indizio 
dell'esistenza d'un sacrario di Mitra, circa il luogo predetto. 
Non perciò tutti al Mitr^ attribuiremo gli avanzi marmorei, 
di che quel luogo h cosperso. Quivi fu una grandiosa villa del- 
l'età romana imperiale; ed il nostro collega sig. B. Li.nciani, 
che da me pregato è ito ad esplorarne le vestigia, me ne dà 
la reiasione seguente. < Il luogo della scoperta fu certamente 

* una villa sontaosamente decorata: vi si possono riconoscere 

> due grandi terrazze poste a diversa altezza, con la fronte lunga 

> più di 100 metri, rivolta verso la sottoposta pianara. La prima 



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276 BULLETTIKO DELLA COMMISSIONE 

» terrazza costruita d' opera incerta di selce h decorata di granii 
» nicchioni, il cui diametro misura m. 4,00. La seconda sembra 
» sostruita da una piscina, le cai mura presentano identica co- 

> struzione. Nel terreno vignato circostante, oltre ad una grande 
» quantità di materiali laterizi, esistono colonne scanalate, bi- 

> samentì intagliati, e frammenti di canali da tetto, il tutto in 

> marmo. Questa villa confina con un'antica via romana, il 

> cui pavimento può rintracciarsi per l'estensione di pareccbie 
» miglia. Abbandona la labicana (?) antica in vicinanza dell'oste- 
» ria della Colonna : e girando orizzontalmente attorno la col- 
* lina posta al Nord di quella pib elevata, su cui sorge la Co- 
» lonna, si dirige attraverso i pomarii ed i vigneti verso Monte 
» Compatri». Segue uno schizzo icnografico del luogo: ed il 
punto segnato À è quello, ove con altri marmi giaceva l'iscri- 
zione della pedatura I^oclini. 



o 



La descritta villa o fu contigua al fondo Clemenziano no- 
minato neir iscrizione; o ne fu essa medesima la parte piìi 
nobile. Imperocché fv,ndi appellatione omne aedifiàum et omnii 
ag&r corUin^ur...; locus sine aedificio in tn-be, area; f"" 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 277 

autem, ager appellatur: idemque ager cvm aedificio fundus 
dicitw '. Vero &, che il fundus ClemerUianus potrebbe essere il 
termine topografico opposto; talché viceversa in questa villa 
fosse da cercare lo specus Ludianae. Ma che h mai cotesto 
speeus Ludianae ? Ijudiana h cogoome, per quanto so, ignoto: 
« ninna relazione ha col cqUo di Uitra , ad nn cui spe- 
lèo si vorrebbe riferirlo. Per converso se cercheremo il sito 
designato dalle lettere SPECVLVDIA.NE nel punto in li- 
nea diretta opposto a quello della villa, che supponiamo es- 
sere parte del fondo Clemenziano , non molto oltre i mille 
passi segnati nell'epigrafe c'imbatteremo in nn lago d'acqua 
quasi palustre. Le ane sponde girano appena un terzo di miglio: 
ed esso h stato per lungo tempo creduto il famoso lago Begillo; 
presso il quale t Bomani sconfissero Tarqùìnio ed i suoi alleati 
Latini e posero in sicuro la libertà della loro repubblica. Il 
Nibby pel primo tolse a cotesto meschino laghetto 1' usurpato 
nobilissimo nome, e lo lasciò anonimo *. Noi non ci svieremo 
ora dietro al Begillo, che snidato dal lago della Colonna va 
errando per luoghi diversi del tnsculano territorio: altri po- 
nendolo a Pantano secco sotto Frascati, altri allago della Cava 
nella valle dell' Àlgido. Fermi al punto del nostro tema, ago- 
volmente riconosceremo l' ignoto nome od almeno una perifVasi 
appellativa del lago labicano nelle lettere di controversa inter- 
punzione, delle quali ora 'disputo. 

Si legga coll'Henzen e secondo il naturale invito della 
lingua latina AF SPECVLV DUNE ab Speculo Dianae, ed 
avremo appunto l'appellazione di un lago. Esplicite sono le pa- 
role di Servio nel commento a Virgilio {Aeneid. VII, 516), te- 
stificanti il lago di Nomi per ertone del famoso tempio di Diana, 
che lo dominava, essere etato chiamato Speoulum Dianae. La 



' Florentìii. Dig. I, 16, 211. 

* Nibbj, AnaL dell» carta dei dintorni di Uoma T. II p. 166. 



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278 BULLBTTINO DELLA COMMISSIONE 

novella iscrizione conferma il detto del grammatico; e ci ìmegna, 
che ad imitazione del santuario e lago nemorense anche sol lago 
Ubicano fu eretto un tempio a Diana ; ed al bacino lacustre 
per quell' imitazione medesima fu dato il poetico nome Speotitum 
Dianae. 

Lo spazio interposto tra il lago della Colonna ed il pnato i, 
ove fu trovata la pietra della pedatura Proclini , h di circa 
mille cinquecento passi; computati però dal Lanciani approssi- 
mativamente, non misurati con matematica precisione. La pie- 
tra giaceva tra marmi, sculture, basi, colonne; essa doveva es- 
sere stata mossa dalla sede sua primitiva ; non potendo coDvenire 
al sontuoso edifìcio, nelle cui rovine era involto, il modesto sasso 
agrimensorio registrante i mille passi della pedatura. Quel sasso 
dee essere restituito alla linea di confine tra il fondo Clemen- 
zìano, sottoposto alla villa, e la pedatura Proclini; la quale alla 
sua volta da quel punto si distese fìno allo Speeulum Dianae 
od air area pubblica e sacra delle sue sponde. Così la misoni 
di passi plus mintis mille corrisponde ai suoi giusti confini. 

Se molte iscrizioui dì questa specie tornassero in luce, la 
nomenclatura classica delle terre latine ne avrebbe ^ande in- 
cremento: ma esse sono rarissime, e perciò non st'mo soveicbio 
l'onore fatto al rozzo sasso del mio qualunque commento. 

G. B. D. B. 



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ARCHEOLOGICA UUNICIPALE. 



DECADI LAPIDAKIE CAPITOLISE 



DBCADB PRIMA 



PASTE SECONDA 



FORTVNAB 
BAL- VEEVL 
C-H0STILIV3 
AGATHOPVS 
D • D 



È scolpita in un cippo di marmo bianco '. 

Pietro Ifatranga, di greche e di latine lettere abbastanxa 
ornato, desideri) ancora dì prender Inogo fra gli archeologi. A 
tale effetto s'era dato infra le altre, alla ricerca di lapidi ao- 
tiche, le quali copiava quanto potesse meglio, mandandole poi 
a Bartolommeo Borghesi per avere da lui la dichiarazione di 
ogDÌ cosa, che gli paresse intrigata od oscura; cil» che accade- 
ragli fìicilmente. 



* Alto tn. 0,80, largo ra. 0,27 . Proviene dalla vigna già degli Altieri 
aoll'llUqtiiliiio, denouinata Caia landa. 



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2S0 BULLEITIKO DELLA COIIMISSIONB 

Età il Bollitesi di grande e meritata autorità in tatto che 
spettasse alla classica erudizione, e piii specialmente nella epi- 
grafia e nella nnmismatica. Ridottosi a stanza in San Hanno, 
da quella residenza difiondeva per tatto la utilità degli stad! 
ai quali s'era dedicato con una profondità e vastità di ricerche 
Teramento marafigliose. Facile nel corrispondere alle richieste, 
era frequentemente interrogato, e si dere a siffatta sua incli- 
nazione, che moIt« sue osserrazioni siano rimaste alla scienza. 
Perchè non pochi furono coloro ai quali sorrìse l' idea di ren- 
der palese, che si trovavono in corrispondenza con nom tale, 
quasi cti> fosse per loro stessi una cagione da innalzarli nella 
pubblica opinione. Il Matranga si trovò presto fra questi. 

Areya egli lett« nell'aprile dell'anno 1849 l'iscrizione di 
cui parliamo, che unitamente ad altre fa data alle stampe nel Bal- 
lettino di Corrispondenza Archeologica dell'anno ISSO *, accompa- 
gnata dell'annotazione seguente. «Quando comunicai l'iàcriiione 
al sig. conto Boi^hesi, esposi l' imbaTazzo che davami la lezione 
rOBTTNAB; indi, poco credendo agli occhi mìei, che piìi Tolte 
la contemplarono, ri condussi il sig. dottore Henzen, la coi 
oculata ispezione trovò che non mi ero punto ingannato. Dopo 
ciò si couTenne nel parere, che dovette sbi^liare lo scarpellino. 
In&tU il eh. Borghesi così scriveami ai 9 luglio del 1849. — 
Se il marmo realmente presenta fobtvhab, converrà dire: che 
sia uno dei soliti sbagli dello scalpellino. Ma non saprei con- 
cepire una spiegazione abbastanza r^onavole della riga sos' 
sequente , se non supponendo che iri sia indicato il luogo in 
cui era collocato il simulacro di questa Foriona, da cui consegnen- 
temente prendesse il nome. Se abbiamo la foktcna hobkbobtii 
(Orelli 1871) . . . . , potrà aversi ancora la Fortuna Balinti 
e Balineontm. E se la descriptio Urbis Romae c'insegna: clie 
le XIV regioni della città avevano circa T-T^XX bagni ^t 

> A e. 183, n. 11. 



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ARCnEOLOGlCA HUKICIPiLE. 281 

cadaujia, ^nal difficoltà che uno di essi potesse chiamarsi Bal- 
neum Verulanum, o Verulani t — Sin qui il Matranga rife- 
reodo i pensieri del Borghesi , che QOn solamente in questa 
occasione , ma in altre ancora dimostri) d'aver per molto fre- 
quenti gli errori lasciati sui marmi dagli artefici, che in essi 
scolpirono le iscrizioni. Ed in vero non pure esprime l'idea mede- 
sima, ma la svolge ancora e gìnstifica, se reggasi quanto in altra 
occasione aveva scritto snllo stesso proposito a Gaetano De Mi- 
nicis molti anni innanzi. Giacché, 3 rìmovere l'iuTerisimiglianza 
che fossero quegli errori stati sofferti nella scultura delle lapidi, 
affermava: essere in antico stati corretti, variando collo stucco 
le lettere e così riducendole a quella forma che dovevano avere. 
€ E tali correzioni collo stucco (sono le sue parole), furono più 
comuni di quello che generalmente si pensi, e visitando le la- 
pidi, che fresche dagli scavi venivano portate ai magazzini del 
Vescovali di Roma, h occorso, non una volta sola, che, nel ri- 
pulirle eh' ei faceva, siasi staccata sotto le sue mani la lezione 
vera e siane rimasta la falsa >. E aggiunge poi, < che una gran 
parte delle difficoltà lapidarie proviene da cib > '. 

S'era dunque fermato il Borghesi in questa idea: che 
arendo il qnadratarìo scolpito una B , dove aveva invece ad es- 
sere fatta una E, avesse poi emendato collo stucco quel suo 
errore, tanto che l' epigrafe così emendata, a chi la leggeva in 
antico, presentasse, non già il FOBTVNAB , che adesso in quella 
si trova ; ma il F0BT7NÀE , che nel suo concetto vi si doveva 
correttamente vedere; ed h in questo modo che scioglie la dif- 
ficoltà, presentatagli dal Uatranga ed accettata da lui. Ha in- 
torno a modo siffatto di risolvere le difficoltà epigrafiche, aveva 
già egli medesimo pronunziato sentenza molto opportuna, scri- 
vendo all'illustre sno amico Salvatore Betti, che mi è caro di 



' De Hìnìcìs, Memoria sopra il teatri ed altri monamenti dell'Antica 
Fa]«TÌa nel Piceno. Annali dell' Istit. arch. voi. SI, a e. 3 Kg. 



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PROSPETTO DEL TEMPIO- 



SEZIONE LOMGITUDINALE 




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Novembre - Dacembre 1873. 



AVVERTIMENTO 



Il presente fascicolo dal Bollettino della C3oin- 
missione archeologica municipale, ultimo per l'an- 
no 1873, è (juasi esclusivamente destinato ad esi- 
bire una indicazione di tutti gli antichi oggetti, che 
nel corso dell' anno suddetto e nello scorcio del 
precedente, furono estratti dal suolo, in occasione 
degli estesi lavori di sterro promossi dalle fabbri- 
che dei nuovi quartieri ; e che per cura delia pre- 
lodata Commisaione sono stati raccolti e vengono 
conservati. Ai quali si aggiunsero altri non ixKshi, 
dovuti alla lodevole cortesìa ed al disinteresse di 
private ixjrsonc, cui piacque di ampliare coi loro 
doni le archeologiche ricchezze del Comune di Ro- 
ma. Alquanti de' riacquistati monumenti sono già 
divulgati nelle piigine di questo Bullcltino : ma 
troppo maggiore ò l'altra parte che resta ancora 
a pubblicarsi, e che si ha in animo di recare di 
mano in mano a notizia dei dotti, e di chiunque 
si diletta della classica antichiti'i. Servano intanto 



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286 - BDLLETTINO -DELLA. COBIUISSIONE 

i presenti elenchi a mostrare, come in compendio, 
la rilevanza ed il numero delle scoperte antiqixarie, 
che il suolo inesausto di Roma, in così breve spazio 
di tempo, ha potuto somministrare nelle sole aree 
municipali. Chiunque vorrà percorrerli, si avvedrà 
di leggeri, quajito sia il fatto dalla Commissione, 
per qiiesto solo riguardo, durante il primo anno 
di sua esistenza ed attività. Imperocché se tutti i 
monumenti di cui si tratta, rinettati all' uopo e ri- 
sarciti, venissero acconciamente disposti e presen- 
tati al pubblico, si avrebbe in quelli un cosi ricco 
e svEUrtato complesso di cose antiche, anzi tale un 
museo, che farebbe onore a qualsivoglia colta e 
gentile città. 



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ARCBEOI.OGICA MUN'ICIPALE. 



ELENCO 



degli oggetti di arte antica, scoperti e conservati 

per cara della Commissione Archeologica Honicìpale, 

dal Giugno 1872 al Dicembre 1873. 



SEZIONE FBIMÀ 



PITTURA 



I. 

Intonachi dipinti 

1. Tbxfebs rappresentaDti divinità. Lari, animali diversi, 
maschere sceniche ecc. N ° 12. 

2. Frsschi distaccati a spese della Commissione dalla casa 
detta di Michelangelo, alla salita delle Tre Pile, e collocati nella 
pinacoteca capitolina, N." S. 

3. OsHATi diversi tappresentanti ghirlande di fiorì e frutta, 
prospettive architettoniche, paesaggi ecc. N.* 12. 

U. 

MusEùci 

1. Pianta di edilìzio da bagno, in musaici a colori, già il> 
lustrata nel Ballettino (Nov. 1872. Tav. I). — Castro Pretorio. 
Via di porta s. Lorenzo. 



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288 BOLLETTINO DELLA COUMISSIONB 

2. Pavimento del sacello dì un Genio di centuria militare, 
con iscrizione: a tasselli bianchi e verdi (Bullett. ìb. tur. 2) 

3. Gbuppo di tre gladiatori, a musaici bianchi e neri — 
Castro Pretorio. Tillino di Sua Maestri. 

4. Mosaico id. con mascherone, e fascia ornata di greca — 
Castro Pretorio. Villa già Grazioli. 

5. Mosaico id. rappresentante Nereidi e pesci — Esquìlino. 
Via Cavour. 

6. Mosaico id. con uccelli e meandri — Esquiliao. ViaFrìn- 
cipo Amadeo. 

7. Mosaico id. rappresentante una figura virile — Piazza di' 
s. Chiara. 

8. Pavimento id. rappresentante Trìtoni Nereidi e mostri 
marini — Castro Pretorio. Via di Porta s. Lorenzo. 

9. Mosaico id. rappresentante un gladiatore combattente con 
un leone — Castro Pretorio. Via Gaeta. 

I suddetti musaici figurati sono stati distaccati e traspor- 
,tati su n." 28 tavole, della superfìcie di circa 30 tn. q. 

10. Musaici ad ornati policromi. Tavole 4. 

11. Musaici ad ornati lineari, in nero su fondo bianco. Ta- 
vole D." 27. 

12. Mosaici a figure geometriche, policromi. Tavole n." 3. 

13. SiuiLi ad ornati neri in campo bianco. Tavole □." 46. 
Si riportano qui anche ì due seguenti articoli, sebbene pro- 
priamente non appartenenti alla medesima classe. 

14. Pavimento commesso di marmi colorati (^ithoslro^tmj. 
Tavole n.<* 34. 

15. Frammenti di pavimento intarsiato di marmi fini {opus 
sectile). Tav. n." 2. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 



SEZIONE SECONDA 



SCULTURA 



I. 

statue 

1. Genio di Giove. Statua acefala e mancante dei piedi, con 
egida snlla spalla sinistra e cornncopia, di accurato lavoro — 
Esquilino. Vigna Altieri. 

2. EscuLAPio. Statua del tipo consueto, minor del vero man- 
cante della testa e del braccio dritto — Castro Pretorio. Vìa 
Malghera. 

3. Altra siuile, mancante della testa — Ivi. 

4. Altra dì egual soggetto, dì buona scultura, mancante dei 
soli piedi — Esquilino. Fondamenta dì alcune terme private 
presso la vìa Merulana. , 

5. Minerva. Statua mancante del braccio destro e della mano 
sinistra — Esc|UÌlìno. Viale Principessa Margherita. 

6. Altra simile, maggior del vero, in vari frammenti da ri- 
comporsi — Esquiliao. Fondamenta dì ignoto edificio nella villa 
Caserta. 

7. Altra sihile, grande un quarto del vero, acefala — Esqui- 
lino. Fondamenta di alcune terme private presso la vìa Merulana. 

8. Venere Frosebpina. Statua minor del vero, acefala e man- 
cante di parte del braccio destro e della mano sinistra — 
Esquilino. 

9. Vbnebb ignuda. Torso di ottimo lavoro, alquanto minor 
del vero — Castro Pretorio. Via Gaeta. 



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290 BrLLBTTIXO DELLl C0]Ì]|[3S10:<B 

10. Altea simili — Celio. Via CelimontaDL 
li. Tekebe isiDiOHESE, iD atto di acconeursi i capelli, dfl 
tipo di qnella ben cognita del Braccio Nuoto al Maseo Ta- 
tìcaso. Statoina di elegante laroro e di perfetta conseirazione — 
Tìminale. Piaiza de) Maccao. 

12. Altea simile, minor del vero, mancante della testa e delle 
braccia — Ejqnilino. Fondamenta di alcane terme private presso 
la Tia Mernlana. 

13. Venere in atto di asciugarsi. Statua ace&ila, grande dd 
terzo del vero — Esquilino. Via Memlana. 

14. Venere anidiohbne, in atto, come sembra, di profnnivtii, 
col manto rannodato sai fianchi , dì tipo simile a qnella del 
Museo Chiaramonti n.° 352. Conserva tracce della [loUcromia— 
Esquilino. Fondamenta dì alcune terme prirate presso la m 
Uemlana. 

15. Tee statue della stessa dea, minori del vero, mancanti di 
alcane parti — Iri. 

16. Statuiva mnliebre panneggiata, minor del rero.Manca della 
testa e del braccio sinistro. II braccio dritto h appoggiato ad 
Dna etele. Forse una Venere Froserpina — Viminale. Via 
Strozzi, casa Piacentini. 

17-20 Statua giovanile acefala minor del vero. L'attributo dalla 
tartaruga ai suoi piedi ed il tronco di palma sembrano dichia- 
rarla per an Mercurio. Appartenne certamente alla decorazione 
dì una fontana, siccome dimostra la fistola dì metallo inserita 
e tuttavia esistente in bocca alla tartaruga — Colla descrìtta 
forono rinvenute tre altre Statue giovanili, delle stesse propor- 
zioni, state forse dì ornamento al medesimo luogo ; una delle 
quali sembra esprimere un Faunetto danzante; un'altra potè 
essere di un Bacco giovane: mentre la terza rappresenta un 
Fauno, colle spalle ricoperte dalla nebride. 

21. Mercurio. Statua minor del vero, col caduceo nel braccia 
sinistro. È acefala, e manca del braccio dritto e dì parte di nna 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 291 

gamba — Esqailino. Fondamenta di alcune terme private presso 
la via Merolana. 

22. La Madre Terra. Statuetta sedente dentro una edicola, 
con iscrizione dedicatoria nella fronte — Campo Yerano. (Bull., 
novembre 1872. Tav. IH). 

23. Bacco qiovane. Statua minor del vero, di buona scultura, 
mancante della testa e delle estremilii— Esqailino. Via Merulana. 

24. Bacco. Torso di statuetta, grande un terzo del vero. 

25. Il Faqno di Pbassitele. Buona riproduzione di quel ce- 
lebre originale. È mancante delle braccia , dei piedi e della 
testa — Viminale. Via Modena. 

26. Silvano. Statuetta minor del vero, acefala, mancante dei 
piedi e del braccio dritto — Quirinale. Presso la mostra del- 
r acqua Felice. 

27. Altra sihile, grande uu quinto del vero. 

28. Altra in tutto simile — Esquilino. Presso la chiesa di 
s. Antonio. 

29. Statua minor del vero, rappresentante una dea seminuda, 
ornata di stefane, o corona, con manto che le scende dalla testa 
sugli omeri. Manca delle braccia e dei piedi — Esquilino. 
Presso la chiesa di s. Antonio. 

30. La Fortuna. Statua grande al vero, che aveva la testa 
riportata — Esquilino. Piazza di s. Maria M^giore. 

31. Claudia Giusta. Statua muliebre con gli attributi della 
Fortuna, ed iscrizione nel plinto — Viminale. Piazza del Maccao. 
(Bull. p. 201). 

32. La Speranza. Statua minore alquanto del vero, del tipo 
consueto, e di buon lavoro, di stile imitante strettamente l'ar- 
caico. Manca della tedila, di un braccio e dei piedi — Vimi- 
nale. Vicolo dei Oiancaleoni. 

33. Escolb fanciullo con 1' arco scitico. Statua minor del 
vero, di lodata scultura e di perfetta conserrazione — Campo 
Verano. (Bull, novembre 1872. T. IL). 



idb/GoO«^Ie 



292 BCLLETTIKO DELLA COMMISSIONE 

34. Ercole imberbe. Statua di buona ecaltara, dal mesio in 
giìi terminante in fusto, a guisa di erma — fìsquilino. Piaua 
Cavour. (Bull, mano-aprile 1873. T. I.). 

35. ElRCOLE in atto di combattere, in movenza molto slanciata, 
tenendo il sinistro braccio proteso, forse colla spoglia leonina 
per difesa, ed il destro sollevato con la clava. Statua maggior 
del vero, di ottima scultura, mancante delle sole mani. È pro- 
babile che facesse gruppo con altre statue, rappresentanti il tracio 
Diomede con le sue cavalle; essendosi insieme colla medesima 
rinvenuti vari frammenti dei saddetti animali. È una delle più 
notabili cose disseppellite coi lavori municipali — Esqnilino. 
Fondamenta di ignoto edifizio nella villa Caserta. 

36. Ebcolb combattente col leone. Piccolo gruppo in marmo. 
Mancano ad Ercole la testa ed i piedi — Viminale. Via Na- 
zionale. 

37. Atleta. Statua maggior del vero, di ottimo scalpello greco 
e di quasi perfetta conserraziooe — Territorio Veliterno. Insigne 
acquisto Gitto per cura e conto della Conmiissione. 

38. Altea simile — Ivi. 

39. Altea simile , mancante delle braccia e dì parte delle 
gambe — Ivi. 

40. Efebo, o giovine atleta, in atto come sembra di ungersi; 
statua di buon lavoro, alquanto nùnor del vero, mancante della 
testa e di una parte del braccio destra — Esqnilino. Rana 
di s. Maria Maggiore. 

41. Giovine vestito di succinta tunica, con lembo aperto 
sulla spalla destra. Statua acefala, minore alquanto del vero, 
cbe sembra di un gifinaste, o xislarco. La gamba destra è 
appoggiata ad un tronco di palma dipinto in rosso. Ia figura 
conserva tracce di policromìa e doratura — Esqnilino. Foa* 
damenla di alcune terme private presso la ria Memlana. 

42. Oecppo di Genietto abbracciante un leone, in quattro 
peizi da ricongiiuigersi — Ivi. 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 293 

43-44. Due statue Tirili e giovanili, ignude, acefale— Gsqui- 
lino. Ivi. 

45. ToBSO virile, giovaoile, grande ni vero, di ottima scul- 
tura, forse di un Paride — Campidoglio. Salita delle Tre Pile. 
(Ball. p. 148). 

46. Statua muliebre, minor del vero, ornata di stefane e man- 
cante delle braccia — Esquilino. Fondamenta di alcune terme 
private presso la via Merulana. 

47. Statua acefala, maggior del vero, dì soggetto probabil- 
mente imperiale, rappresentato all' eroica. È in pili frammenti da 
ricommettersi — Esquilino. Fondamenta di edifizio incerto 
nella villa Caserta. 

48. Obatobe. Statua togata, maggior del vero, collo scrigno 
dei volumi ai piedi, di perfetta conservazione — Viminale. In- 
contro la chiesa di s. Paolo Primo Eremita, 

49. Bambino scherzante con un cagnoletto, ritratto al vero 
con somma naturalezza, e perfetta imitazione delle forme in- 
fantili. Statua grande al vero , mancante del braccio sinistro 
e dei piedi — Esquilino. Piazza di s. Maria Maggiore, tarme 
di Nerazio Ceriate. 

50. Statua di giovinetto , sedente , ace&la e priva del- 
l' estremità, che probabilmente dovea far gruppo con la prece- 
dent* — Ivi. 

51. Statuetta acefala di fanciullo, ravvolto nella pretesta— Ivi. 

52. Cariatide. Statuetta di marmo frigio, mancante dei piedi— 
Esquilino. Piazza Cavour. 

53-55. Tre piccole cabiatidi in rosso antico, finamente scol- 
pite, di stile imitante 1' arcaico. Sono a doppia faccia, ed hanno 
gli occhi riportati di smalto. Due delle medesime sono acefale — 
Esquilino. Terme di Nerazio Ceriate. 

56-57. Altbb due simili, acefale, in marmo bianco — Esqni- 
lino. Muro di cinta della villa Caserta. 

58. Cbbta, grande la meUi del vero, mancante della sola testa, 



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294 BCLLETTINO DELLA COMMISSIONE 

di buona scultura: sul plinto esiste un piede femineo caltato 
di sandalo. Sembra che facesse gruppo con una statua di Dima— 
Esqailino. Via Principe Umberto. 

59. Piede colossale con calceo tirrenico, di egregia Bcultara, 
istoriato di marine rappresentanze — Via Appia. Incontro li 
chiesa dì s. Cesareo. (Bull. febb. 1873. T. I). 

II. 
Biisti è teste 

1. QiOYE. Testa minor del vero — Esquilioo. 

2. Giunone. Testa maggior del vero, di severo stile — Esqui- 
lino, nelle fondamenta di incerto ediflzio, nella villa già Caserta. 

3. A.LTBA di egual soggetto, minor del vero — Ivi. 

4. GscDLAPio, con palliolo ravvolto sul capo. Testa mag- 
gior del vero, di ottimo stile, appartenuta ad una statua del 
tipo ben noto di quella già albana (Mìllin. Gal. Myth. XXXL 95). 
Se ne sono rinvenuti anche altri frammenti — Esquilino. Fon- 
damenta dì incerto edìfizio nella villa .già Caserta. 

5. Diana. Testa al vero — Acquistata dalla Commissione. 

6. MiNEBVÀ. Testa grande al vero — Esquilino. Villa F<i- 
lombara. 

7. Venerb. Testa al vero, con occhi riportati — Acquistata 
dalla Commissione. 

8. Altea simile, minor del vero — Esquilino. Fondamenta di 
alcune terme private presso la via Herulana. 

9 Altra simile — Ivi. 

10. Altea di egual soggetto, minor del vero — Esquilino. 
Villa Palombara. 

11. DiOKiso,o Bacco babbato. Erma del tipo arcaico consuete 
Esquilino. Bagni di Nerazio Cenale. 

12. Altro simile maggior del vero ^ Esquiliro. Fondamenta 
di alcune terme private presso la via Merulana. 



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ABCHEOLOGICA MUNTCIPAI.E. 295 

13. Bacco ihbebbe, coronato di edera. Erma — Acquistato 
dalla Commissione. 

14. Erma bicipite dì soggetto bacchico, di buouo stile — 
Viminale. Via Nazionale. 

15.ALTBA di egual aoggetio — Esquilino. ViaPrincipe Umberto. 

16. Fauko giovine, coronato di pino. Testa minor del vero — 
Esquìlino. Villa Palombara. 

17. Altra SIMILE, con tracce di policromia — Elsquilino. Casa 
di Ottavio Felice. (Bull. p. 80). 

18. Arianna, o Baccante, coronata di pampini. Testa minore 
alquanto del vero — Acquistata dalla Commissione. 

19. Baccante. Testa minor del vero — Esquilino. Liingo la 
via di porta s. Lorenzo, in luogo anticamente occupato dagli 
orti Tauriani, siccome risulta da cippo ivi scoperto. 

20. Altba di egual soggetto, ma colossale, mancante dì una 
parte del volto — Ivi, 

21. Iside. Testa minor del vero — Acquistata dalla Commissione- 
22^ Atti. Testa al vero, conservati ssima, e con residui di do- 
ratura — Acquistata dalla Commissione. 

23. Erma atletica di buono stile, perfettamente conservata. 
Esquilino. Muro dì cinta della villa già Caserta, sulla ria 
Herulana. 

24. Testa muliebre, minor del vero, ornata dì ste^e — 
Esquilino. Villa Palombara. 

25-32. Teste ideali incerte. N." 8. 

33. Sofocle. Busto di pìccole proporzioni — Esquilino. Piazza 
CaTonr. 

34. Adriano. Busto loricato, maggior del vero, di buon la- 
voro, e perfetta conservazione — Esquilino. Orti Tauriani. 

35. BosTO di giovine donna, forse imperiale, notabile per la 
bellezza del lavoro,e la perfetta conservazione. L'acconciatura dei 
capelli, somiglia alquanto a quella dì Faustina giuniore — Esqui- 
lino. Piazza Vittorio Emanuele. 



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r 



396 BULLETTINO DELLA C0MU1SSI0NE 

36. Busto maggior del vero, di persooaggio forse imperiale, 
con poca barba riccia intorno alle guance e sotto il mento. La 
stile del lavoro fa attribuirlo al se.'olo quarto — Ivi. 

37. Ebha d'ignoto personaggio romano, in età senile, imberbe: 
pnb appartenere al primo secolo imperiale. Vi si loda lo stile 
e la perfetta conaervazione — Ivi. 

38. Babbabo. Testa di piccole proporzioni — Ivi. 

39- Altea di egual soggetto, maggior del vero, assai notabile 
per un berretto ornato di bende all' uso orientale — Ivi. 

40. PuTTiHO. Testa minor del vero dì egregio lavoro — Bsqni- 
lino. Bagni di Nerazio Ceriale. 

41. Busto senile, esprimente il ritratto di perspnaggio ro- 
mano incognito, calvo ed imberbe, scolpito con grande artificio 
e bella imitazione della natura — Castro Pretorio. Palano 
Berretta. 

42. Busto acefalo, maggior del vero, ornato del lato alvo— 
Esquilino. Presso la cbieaa di e. Antonio. 

43. Busto acefalo, muliebre, di bello stile — Esquilino. Vigna 
Altieri, 

44-70. Teste esprimenti ritratti incogniti n." 27, fra le quali 
una in peperino, ed alcune assai notabili per la bontà dellavoro ed 
il carattere della fisonomia. Prevengono da vari luoghi e segni- 
tamente dalla 1* zona del nuovo quartiere dell' Esquilino. 



Sarcofagi e bassorilievi 

1. Sabcofaoo bisoko, di vasta mole e perfetta conservazione, 
con altirilievì rappresentanti la caccia Caledonia. Due figure te- 
cumbenti, 1' una virile e l' altra muliebre, sono scolpite nel suo 
coperchio — Vicovaro. Ora nel Museo Capitolino. (Bull, m^io- 
agosto 1873. T. II. IH). 

2. Sargofaqo di perfetta conservazione, con rappreseatanie 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 297 

di Nereidi e Tritoni — Campo Verano. Ora nel Museo Capito- 
lino. {Bull, maggio-agosto 1873 T. IV). 

3. Sarcofago striato, dì perfetta conservazione, con le figure 
dei due defunti negli angoli — Campo Verano. Ora nel Mnseo 
Capitolino. 

4. Sarcofago striato, con le figure dì due defunti agli an- 
goli; nel mezzo, figura di un poeta greco sedente, con volume 
svolto nelle mani: una figura muliebre, probabilmente una Musa, 
gli sta ritta dinnanzi: — Dono del sig. Costaozi. 

5. Sarcofago con alti rilievi , rappresentanti i Gent delle 
quattro stagioni, espressi da pattini grandi al vero; agli angoli 
teste di leoni — .Palazzo Franchi, già Della Valle. Piazza di 
8. Andrea della Valle. — Questo e i due seguenti sono stati 
acquistati dalla Commissione. 

6. Sarcofago rappresentante pugne di Greci con Amazzoni. 
Kelle testate, episodio dello stesso mito — Ivi. 

7. Fbauhento di sarcofago colossale, rappresentante un poeta, 
posto in mezzo da due Muse — Ivi. 

8. Fronte di sarcofago, con Nereidi, Tritoni e puttini entro 
navi — Campo Verano. (Bull, settembre-ottobre 1873. T. III). 

9. Grande cratere dionisiaco, di egregia scultura, con la 
parte inferiore baccellata, ed anse ornate di maschere sileniche. 
La parte superiore h scolpita di alti rilievi rappresentanti un 
baccanale. Il vaso h in più frammenti da potersi ricommettere— 
Esquilìno. Orti Tauriani, pib sopra indicati. 

10. Altro di proporzioni alquanto minori, pur istoriato nella 
parte superiore, con figure di stile imitante 1' arcaico. Ne man- 
cano molti frammenti — Ivi. 

11. Cratere, intagliato di foglie di acanto — Esqnilino. Fon- 
damenta di alcune terme private presso la via Merulana. 

12. Grande rilievo mitbiaco, in travertino, rinvenuto presso la 
Subura. È di somma rarità per varie notabili circostanze nella 
rappresentanza del sacrifizio , e per la iscrizione ond' i corre- 



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298 BVLLETTIXO DELLA COMUISSIONE 

dato. Fu già pubblicato negli anaali dell' Istit. di Corrisp. Ar- 
cheologica, 1864, tar. d'Agg. N. — Acquisto della Commissione. 

13. Basso rilievo rappresentante il sacrificio mitriaco — Cam- 
pidoglio. Salita delle Tre Pile. (Bull, marzo-aprile 1873. T. IH). 

14. Piede triangoukb dì candelabro, con le figure di Giove, 
Ercole e la Speranza di Iodata scultura — Viminale. Via Na- 
zionale. (Bull, febbrajo 1873. T. V). Ora nel musco Capitolino. 

15. 16. Dde TRAPEZOFORI, Sostegni di mense, vagamente in- 
tagliati , con iscrizione molto erudita, spettante al propretore 
NumicioPica.pubblicata negli Annali suddetti 1873 p. 130-140 — 
Esquiiino. Via Strozzi. 

17. Frammento di scudo con battaglie di Amazzoni; probabil- 
mente appartenuto ad una atatna di Minerva — Esquiiino. Vi» 
Merulana. 

18. Ba3B di candelabbo, di bizarra invenzione, ornato di fo- 
glie di acanto, fra le quali si ascondono vari animaletti, sic- 
come lucertole, farfalle, ranocchi etc. — Dono del sig. Coatanzi. 

IV. 

Gemme incise 

1. Cauhbo ih onice, di mìll. 43x58. mancante di circa una 
terza parte. Vi orano rappresentate due figure fino a tutto il 
busto ; in quella che rimane si ravvisa il ritratto di una donna 
Augusta, probabilmente Sabina, colla testa velata e coronata 
di alloro e di papaveri, forse in sembianza e cogli attributi della 
madre Terra, o di Cerere. Squisito i il lavoro di questo inta- 
glio, in cui l'artefice si è con molta industria servito dello strato 
bianco delle gemma per fare alla figura il manto, le vesti, ed 
un vezzo di perle al collo — Esquiiino. 

2. Okicg di forma ellittica, del diametro di milL 22 X 14. 
Vi h rappresentato, nello strato bianco, un Genietto alato, di la- 
voro piuttosto rozzo — Ivi. 



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ARCHBOLOaiCA HUNICIPALB. 209 

3. ÀGATA FASCIATA, di forma ovale, del diametro di mill. 9x15. 
Vi h rappresentata, di mediocre lavoro , una figura muliebre 
ignuda, che regge una coppa, probabilmente una Ebe — Castro 
Pretorio. 

4. Sardonica di forma ovale del diametro di mìll. 12x10. 
Ti k figurato un caprajo, coronato lì pino, iu atto di mu- 
guere una capra sotto di una pianta. Mediocre intuglio, ma gra- 
zioso concetto — Eaquilino. 

5. Diaspro Hossò, di forma ovale, del diametro di mill. 10x14. 
Cacciatore armato di pedo, su cavallo in corsa: presso il ca- 
vallo, un lepre fuggente — Ivi. 

6. ÀKBLLO di argento ossidato, in cui è incastonata una pic- 
cola corniola. Vi h incisa una mano, col pollice e l' indice con- 
giunti, e le altre dita spiegate, cioè col gesto oratorio — Ivi. 

7. SCABABEO di agata bianca — Ivi. 

8. Anello di ferro, con diaspro verde incastonato. Vi è acol- 
pito rozzamente un caduceo, circondata di caratteri gnostici —Ivi. 

9. Mbtà di qk cahheo di onice, del diametro di mill. 30x26. 
Ti SODO espressi due cavalli in corsa, appartenuti probabilmente 
ad una biga — Ivi. 

10. FBAHHBino di cammeo di onice, del diametro di mil- 
limetri 20x15. Busto di Minerva mancante della testa— Ivi. 

11. Fbauhento di magnifica tazza di agata intagliata di bac- 
celli — Ivi. 



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300 BULLBTTINO D&LLA COUUlSSlONd 

SEZIONE nuk 

BRONZI E MONETE 
I. 

Bronzi 

1. Labe, Statuetta di egregio lavoro, vestito, secondo il con- 
sueto, di tunica succinta, col rithon e la coppa: ebbe gli oc- 
cbi riportati d' argento, ed al pregio dell' arte unisce quello di 
una perfetta conservazione, mancando solo del plinto. È alta 
cent. 37 — Viminale. 

2. FiouRA di giovine ignudo, in positura semìgiacente, sopra 
una base rettangolare di m. 0, 07 K 0, 04. — Viminale. 

3. Giovine ignudo, che col dorso rivolto verso il suolo si 
solleva sulle braccia e sulle gambe, in attitudine sforzata. Do- 
veva servire per ansa di nn coperchio. Figurina dì m. 0, 08. — 
Viminale. 

4-5. Due figure esprimenti, come sembra, Plutone e Froser- 
pina. Insistono sopra un ornato, che facea parte del fornimenlo 
di qualche mobile: sono alte m. 0, 14. — Esquiltno. 

6. La Fobtuna, ornata dei consueti attributi, col modio sul 
capo. Figurina alta m. 0, 08. — Ivi. 

.7 Dito di una statua colossale, trovato presso la colonna 
Antonina. Lungo m, 0, 12 — Dono dei sìgg. Marchesi Fer- 
rajoli (ora esistente nel Museo Capitolino). 

8. Fbahuento di spoglia leonina, appartenuta probabilmente 
ad una statua di Ercole. 

9. Busto oìlbato dì eroe greco, in atto di tirar la spada; 



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ARCBBOLOaiCA MUNICIPALE. 301 

forse Achille irritato coatro di Agameanone , com' è descritto 
da Omero nel I" dell' Iliade. Era destinato ad ornare l' estre- 
mità dell'asta, forse di una lettiga. È alto m. 0, 17. — Viminate. 

10. Busto di aENio. destinato a guarnire l'estremità dell'asta 
di una lettiga. È alto m. 0, 14. — Ivi. 

11. Altro siuile, rappresentante una dea ornata di stefane. 
Alto m. 0, 14. — Ivi. 

12. Testina huliebkb ornata di stefane, forse una Giunone. 
Alta mill. 10. — Esquilino. 

13. Ahhone. Testina di mill. 40. Fu rinvenuta nel fondo di un 
dolio, presso la chiesa di s. Antonio. — Esquilino. 

14. Maschbka bacchica. Ornamento dell'ansa di un vaso. 
Alta mill. 50. — Esquilino. 

15. Caprone, di perfetta conservazione e di accorato lavoro 
in stile arcaico. Alto mill. 150, — Castro Pretorio. Villa già 
Capranica. 

16. Toro accovacciato, osservabile per la bontà dello stile. 
Alto mill. 110. — Viminale. 

17. Altro pili piccolo, in atto da camminare, sferzandosi colla 
coda. Mancano le estreuiità delle gambe. Alta mill. 60. — Vi- 
minale. 

18. Cane posato sulle zampe posteriori, io atto di &r guar- 
dia, servito per ansa di un coperchio. Alto miil. 40. — Esquilino. 

19. Gallo, già servito per manico di vaso. Alto mill. 50. — 
Ivi. 

20. Altro simile in piedi. Alto mill. 40. — Ivi. 

21. Pavone sul coperchio di un vasellino. Alto mill. 80. — 
Ivi. 

22. Grande lucerna biugne, col corpo distinto di baccelli 
ed altri ornati, e con residui di tarsia d'argento. Diametro 
m. 0, 12 — Viminale. 

23. Altra simile, senza ornati, a un solo becco e con ma- 
nico, di perfetta conservasione. — Viminate. 



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302 BCLLETTINO DELLA COMMISSIONI! 

24. Altra simile, con ansa terminante in testa di cavallo, dì 
elegante lavoro. Diametro m. 0, 22. — Ivi. 

25. Altra simile, con ansa ricurva, ornata all' estremità di 
una maschera bacchica. Lunga mill. 160. — Ivi. 

26. Altra simile , sospesa a triplice catenella. Diametro 
mill. 90.— Ivi. 

27. Altra simile, con doppia ansa a traforo. Lunga mill. 150.— 
Ivi. 

28. Altra simile, rotonda, priva di ansa, da porsi su licno- 
. foro. Diani. mill. 70. — Ivi. 

29. Altra piccolissima, con sua catenella. Diam. mill. 70. — 
Esqnìlìno. Presso la chiesa di s. Antonio. 

30. Altra simile, di buona conservazione, ma di roizo li- 
vore. Diam. mill. 70. — Ivi. 

31. Base di candelabro a tre piedi, di buono stile e perfetti 
conservazione. Alto mill. 170. — Esquilino. Bagni di Neraiio 
Ceriale. 

32. Grande face, atta m. 1, 30 il cui fusto è composto di 
tre caulicoli, entranti l'uno nell'altro, e termina in punta aca- 
minata, per essere conficcata nel suolo. Nell'estremitii superiore 
finisce in globo imitante la forma della fiamma, vuoto Del- 
l' intemo, per contenere la materia combustibile, che alimen- 
tava il lucignolo. Oggetto pregevole e singolare, acquistato per 
cura e conto della Commissione — Trastevere. Piazza di Moste 
di Fiori. 

33. Braccio di candelabro, di elegante lavoro, terminato da 
un licnoforo, in forma di un calice di fiore. Lungo mill. 300.— 
E.squilino. Via Prìncipe Umberto. 

34. Grande coppa, in forma di conchiglia, con suo piedt. 
Diam. m. 0, 22. — Ivi. 

35. Grande tazza di bronzo, con piede elegantemente bac- 
celiato, posante su doppio plinto. L' orlo del vaso è ornato da 
cordone e da ovolo. Diam. raill. 280 alta mill. 170. — Ivi. 



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ARCHEOLOGICA UUNICIPALE. 3U3 

36. Obanse lebete senza, ornati, con labro arrovesciato. 
Diam. m. 0, 48 — Castro Pretorio. Piazza del Maccao. 

37. Tboghia {patina, Xsnós) del diametro di m. 0, 33. — Vi- 
minale. 

38. Tazza uassiccu, senza ornato. Diametro mìU. 100. — 
Esquilino. 

39. Casseruola, mancante di una parte del manico. Diametro 
mill. 100. — Edquilino. 

40. Ukcbolo, di baona con3er?azÌone, alto cent. 21. — Vi- 
minale. 

41. A.LTB0 SIMILE. — Ivi. 

42. TiuiATEBio, piccolo focolare, di forma quadrata, posto 
su quattro zampe leonine, con suo copercbìo traforato, rotondo, 
mill. 170 X 170. — Ivi. 

43. Vaso uassiccio, di forma cilindrica, col labro ornato di 
meandro. Diametrb mill. 100. Alto mill. 70. — Esquilino. 

44. Ansa di grande vaso, avente al nascimento un busto di 
Fauno ad alto rilievo, lungo mill. 3J0. — Castro pretorio. 

45. Labbro di un vaso del diametro di mill. 91, composto 
di una fascia, ornato di collarino, e copercbio con cerniera, or- 
nata di teata incerta a tutto rilievo. — Ivi. 

46. Calamaio, in forma di piede munito di sandalo, di elegante 
lavoro. Superiormente h chiuso del suo coperchio, già ritenuto 
da una catenella, alto mtU. 60. — Viminale. 

47. Vaso vitreo, da olio o da profumo, di quelli che costa* 
mavasi dì portare al bagno. È difeso intomo da varie fascette 
di bronzo, ed ha 1' orifizio rivestito egualmente dì bronzo, e mu- 
nito di coperchio assicurato con catenella. Baro e notabile og- 
getto. Alto e. 18. — Esquilino. 

48. Stbiqilb di buona conservazione, trovato insieme col 
precedente. 

49. Disco di lamina con rilievo a sbalzo, rappresentante un 
caprone cavalcato da un Faunetto munito di tirso: l'orlo del disco 



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; zriLA ownsaon 



tt- ' ;",■;. l'I. 

S"'- r::T-CA inisra «sjV-i. — Ea^ivflìBo. 

Jl. PiaTt: ii :Ci2.rli.?c2 far» della tripli» eueaella cai 
»n *:'r,-i*:. Dj=. siili C".'. — In. 

ìt-lr. C'.s'^Ti ns ii VJ^iOTA, di mio dumetn, foggùti > 
rr;^ir> i; ■?:-■:, **'7.' t-'-^* ix:-:». in mMo da entrare pngm- 
iTia=*i"^ ì't^j Mll'ila^. — Viniimle., 

-v7-5>, Tii?::cm Pii:.a r:is» di pera, con appiccagnolo.- In. 

6'V:;2. Tii Hnn.1. -il f.rau sferica schiacciata. — Itì 

63, Ss;:*. biìellìo, ri:caaiJEt« ornato dì sealtan di broiui}, 
t tar?Ì£ di argento, di s-:igÌ5::o lavoro e qoaai perfetta coiwr- 
Taii-.ce. Alio o. 0, 16, lauro m. 1. 10, largo m. 0, 43. Dì qoe- 
•'^t r.z^:'-ìn mt-camento. j-a^^ato ad arhcchìreil moseo C^itoUiK), 
per gnz::~o atto d-;1 sig. car. Angusto Castellani, si darà li 
ii'.3=trar;;B0 era esatti disegni nel Eascìcolo del Ballettino At- 
•rh*:;':r.-^o Muci-ripile, spettante ai primi mesi dell'anno 1874. 

64. TiKi rezzi DI OKSiTo, di ricco ed eccellente laToro, eoo 
arsie d'arzento, appartenati al fomimento dì un'antica sontnou 
lettiga. Ti sono bellissime maschere di pnttì e teste di tigri — 
Viminale. 

65-£6. DtE ESVE BACCHICHE, con tntto il loro fosto, appartenenti 
al riTestimeoto delle stanghe della lettiga saddetta — I?i. 

67. Oblvito , spettante alta stessa letUga , composto delU 
[•arte anteriore di nn ippopotamo uscente da nn canlicolo. Nel 
petto dell' ippopotamo è un' anello con nncino, per sospendere 
le cortine della lettiga e forri passare t cordoni. L'oggetto 
era anticamente inserito in no 'asta di legno. Lango mìll. 200. — 
Timinale. 

68. Altbo perfettamente simile. 

69. Molti pezzi di bronzi e di ferramenti, appartenuti a di- 
versi letti e lettighe: in tutto circa cento pezzi. — Ivi. 

70. Obnato spettante al piede dì una sedia. — Iri. 



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ABCHEOLOOICA KUNICIPALE. 305 

71. Globo, vuoto nell' interno, destinato per pomo, o fini- 
mento di nn mobile. Alto mìll. 117. — Ivi. 

72. Grossa ghianda massiccia, servita ad nso di archipen- 
dolo. Diam. mill. 50 lunga mill. 120. — Ivi. 

73. EsTBEMiTÀ, viera dì un giavellotto. Lunga mill. 100. — 
Esquilino. 

74. Punta di venabalo, o giavellotto. Lunga mill. 300. — • Ivi. 

75. Cassa di serratura, di forma cilindrica. Dlam. mill. 60. — 
Ivi. 

76. Altra siuile. Diam. mill. 80. — Ivi. 

77. Altra simile, di perfetta conservazione. Diam. mìlt. 86. — 

78. Metì di una grande cerniera, o cardine di porta , mas- 
siccio. Lnogo mill. 140. — Terme Dioclezlane. 

79. Piastra appartenuta ad una vite di scarico. Diam. mìll. 
120. — Esquilino. 

80. Boccaglio di una fontana. Diam. mill. 30, lungo mill. 
100. — Ivi. 

81. Altro simile. — Ivi. 

82. Molte fibule di varie grandezze, con loro ardiglioni. — 
Ivi. 

83-86. Quattro morsi da cavallo di varie forme, e variamente 
ornati. — Viminale. 

87. Sprone armato con semplice punta. — Esquilino. 

88. Ornamento incesto, con nascimento e volute di stile 
greco. Alto mill. 140. — Esquilino. 

89. TiNTiNNABULO alto mìll. 80. — Ivi. 

II. 

Monete 

1. PEzn di aes grave romano N." 133 

2. Monete romane di argento, dell'epoca repubblicana 

ed imperiale > 298 



jOOgle 



S06 BCLLBinSo DELLA COMWSSIOKE 



3. UOSni DDTKULE ÌB OFD JJ i 

4. ìlormx booule ù fcron», dì tntte le forme . MM 

5. M:xm fti-fi»:# ^ 20 

riT fZT* '.tZi C::=:iààione sì sta compilaodo un catalc^o 

■£i_»n.:^ a.:* =,::-■;«: e smmdo in seguito riportate nel Bai- 
ji-^zzi'-. TL-iM ci^..*. -^i fumano meritevoli di speciale pub- 



SGIOM) QUARTA 



TERRECOTTE 

- ^^~* ~'^ i ì: r::.ìine. Alta m. 0, 25 — Esqailino. 
i Ti^Ti il > a-?, ii bccQo stile, serrita già di bocca dì ca- 
ELi l^rx IL. •)^ tv — C^tro Pretorio. 
i. r»3 asrrra es^ri-nentì ritratti, di bellissimo lavoro — 

t Ainu rlsvste una faccia in caricatora, con qualche simi- 
f :ua::a aà xxt Kimniia. Alta m. 0, 07 — Ivi. 
5-^. Drs pLwle maschere — Ivi. 
7". rssTi ài Cavallo. Lunga m. 0, 15 — Ivi. 
;i. F:£3« toTiTo, lungo m. 0, 12 — Castro Pretorio. 



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ARCHEOLOaiCA MUNICIPALE. 307 

serva anche nel nudo tracce di policromia. Alto m. 0, 27 — Ca- 
stro Pretorio. 

IS.Maschese in frammeDti.n." 10- Frovegnentì da vari quartieri. 

14. Parte dì antefissa, con testa di dea coronata. Alta ni. 0,20— 
Edquilìno. 

15. Antefissa con testa muliebre. Alta m.0, 15 — Ivi. 

16. Antepissa egregiamente lavorata con lo stecco. Ti è rap- 
presentato un busto dì un Qenio uscente da un caulicolo. Albi 
m. 0,18— Ivi. 

17. Fregio rappresentante Baccanti occupati nei lavori della 
vendemmia. Lungo m. 0, 38 — Ivi. 

18. Basetta con rappresentanza di una testa di Medusa alata 
e coperta di berretto frìgio. È alta m. 0, 14 — Bsqnilino. 

19. Altra simile, con Nereide sopra di un toro marino. Vi si 
osservano tracce di policromìa. Alta m. 0, 14 — Ivi. 

20. Altra simìi*', con maschera in mozzo a vari ornamenti. 
Alta m. 0, 14 — Ivi. 

2t-d0, Frauuenti di antefisse n." 70. 
91-117. Frammenti dì cornici n.* 27. 

118. Grande lucerna in forma di testa di bue, dì eccellente fab' 
brìca e perfetta conservazione. Lunga m. 0, 24 — Viminale. 

119. Altra in tutto simile — Ivi. 

120. Altra bilicne delle fabbriche di Arezzo, con embleaii mi- 
litari. Lunga m. 0, 22 — Castro Pretorio. 

121. Altra, mancante di un becco e dell'ansa. Nel mezzo, sol- 
dato ignudo, tenente il cavallo pel freno. Al disotto, marchio della 
fabbrica: RAEGEA. Lunga m. 0, 11 — Viminale. 

122. Altra con rappresentanza dì un porto cìnto dì edifizl,entro 
del quale, navicella con pescatore, ed altro pescatore presso una 
scogliera, in atto di tirar fuori dell'acqua la rete. Raro e no- 
tabile soggetto. Lunga m. 0, 15 — Ivi. 

123. Altra simile di perfetta conservazione. Ti sono ritratti 
alcuni commestibili e vari arnesi domestici. Lunga m. 0, 14 — Ivi. 



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SILU COHHISSIOHB 



. TOH futtro teste di profilo, in due. coppie, l' ou 
. -: niii'Oa uL' a::». A dritta Iside e .Serapide, a sinistra Iside « 
.w" •■rziB. ^Bfi^no raro. Al disotto marchio della fabbha: 
71.,acr^ Hiaea dell' ansa e del becco. Langa m. 0, IO — 

'jiZ. A1.1U aretina, piccolissima, di perfetta £abbricaùone. Al 
ui-.To Barehio: COMVNIS. Lnnga m. 0, 06 — Ivi. 

l'2à- Gu5DE lacerna, in forma di borraccia pastorale; il laà- 
m-Ia arden sn l' orifizio della medesima. Diametro m. 0, 19 — 
Vuninals. 

127. AxTXAdi forma ccmone. Vi è rappresentala Cibele asaisa 
in tn>na, fiancheggiata dsi due leoni. Lunga m. 0, 12 — Esqnilìno. 

I2S. Ar . T g^ , con basio di profilo, che sembra di Elio Cesare. 
L'in^ m. 0. I<] — Castro Pretorio. 

129. Alzsa «oa nena fi^ra barbata di fronte. Al disotto 
nBT^mo ieìLi Siàóriu-a: £XOFPB. Lunga m. 0, 12 — Ivi 

:.;ii. liriA — -r :.ii:i -.-i if^ie iè\ Salvatore, fiancheggiato di 
ine Burnii, ir^sr* u pt*ìi n i*T* ed nn dragone. Rara. Lnnga 

1.;L > -^v !jj..-2i'. ' a t^'i a:;')ce»gnolo nel' mezzo per es- 
«-!• -iTTSt ì i K-Lk i-iirlBi * di perfetta conservazione. 

■ -^ j, — r_ 5 j:.:- ìl ivTjenisiima fabbrica aretina — Ivi. 
.: ;. Ir -zin e- ---J e. aenij'ììri ornati, ovvero di soggetti 
-•■. - :L:-r z.- — >Li~ I-C rKTiiir.tae n," 1124. 

^ "" ■ 1 • ■ 7"-. ti=l^ r'oiscf^ forma n." 6. 



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ABGHEOLOQICA HUNICIPALE. S^d 

dall'altra quella di Diana, dinanzi alle quali, combattimenti di 
cacciatori con fiere — Esquilino. 

139. DOLii N." 14 — Esquilino. 

140. Ahfobs intiere N." 85 — Dai Tari quartieri. Molte delle 
medesime si distinguono per bolli, e iscrizioni a pennello. 

141. Teca caumabia di forma ovale, con doppio foro per conte- 
nere due vasellìni. Nel mezzo vi è impresso un fulmine. ÀI disotto, 
marchio di fabbrica entro cartello |~ dASAVcV 'I-Lunga 
m. 0, 17 — Esquilino. 

142. ÀLTSA di forma rotonda. Diametro m. 0, 09 ~ Celio. 

143. AXTRA simile, con vernice iridata — Ivi. 



SEZIONE QUINTA 



FRAMMENTI ARCHITETTONICI 
ED ISCRIZIONI 



Frammenti architettonici 

1. CotONNiNA di verde antico dì m. 1, 30 x 0,30 — Celio. 

2. Colonna di pavonazzetlo scanalata di m, 3, 46 x 0, 40 — Ivi. 

3. AtTRA liscia di m. 3, 30 x 0, 40 — Esquilino. 

4. Altra di settebasi di m. 3, 07 x 0, 40 — Ivi. 

5. Altea di affricano di m. 3. 30 X 0, 35 — Ivi. 

6. Altea di granito orientale di m. 2, 40 x 0, 20 ~ Castro 
Pretorio, 

7. Altra di bigio di m. 2, 65 x 0, 33 — Celio. 

8. Altra in tnttu simile — Ivi. 



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910 BULLETTIKO DELLA COMUISSIOHE 

9. Altra di cìpoUino, di m. 1, 72 x 0, 20 — Celio. 

10. Altra simile, di m. 2, 30 x 0, 40 — Esquìlioo. 

11. Altra di marmo bianco, di m. 4, 07 x 0, 50 — Ifi. 

12. Altra in tutto simile — Ivi. 

13. Bocchi di colonne, di alabastro, breccia di Egitto, diaspro 
di Sicilia, giallo antico, settebasi, fior di persico ec. N." 69 — 
Provegnenti dai vari quartieri. 

14. Capitelli di toarmo, di diversi ordini e grandezze, n." 38— 
Medesima provegnenza. 

15. Basi di colonne, n." 32 — Medesima provegnenza. 

16. Fbauuenti di grandi cornicioni a." 18, alenai dei quali 
pubblicati nel Bullett. — Medesima provegnenza. 

17. Frammenti di cornici, fre^ ed ornati, N.» 76 — Mede- 
sima provegnenza. 

18. Blocchi di marmi colorati, metri cubi 57 — Medesima 
provegnenza. 

19. Lastre di marmi colorati, met. quad. 258 — Hedesima 
provegnenza. 

II. 

Iscrizioni 



A) saa^e 

1. Base dedicata a Bacco, da Aelìus Valens (Castro Pretorio. 
Villa già Capranica. Bull. p. 9). 

2. Edicola dedicata alla Madre Terra da A. llortensius Cetdo 
(Campo Verano - Bull. p. 24). 

3. Base dedicata a Giove 0. M. da Aurelius Dolatra, gre- 
gario della I coorte pretoria (Piazza di s. Antonio. Bull. I. p. 78). 

4. Base dedicata a Oiove 0. M., a Silvano, ed altri numi 
da L Valerius Felicissimus, €. Grìsìnius SUonianus, C. Velina 



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ARCHEOLOGICA MUNICIPALE. 31 1 

Quijifus, C. ImcUìus Avgustalis. (Stazioae centrale delle ferrovie - 
Bull. p. 89). 

5. StBLS dedicata al Genio del tabulano della seconda Coorte, 
forse dei Vigili — (Provegneuza incerta: Bull. p. 62). 

6. Epiqbafb votiva a Silvaoo , dedicata da CresceTttianus, 
intendente di Orfitus, ci. puer. (Viminale. Via Strozzi - Bull. 
p. 168). 

7. IsCBiziONE nel plinto di una statua della Fortuna, il cui 
volto esprime un ritratto : Claudia Jutia. (Piazza del Maccao. 
Ball. p. 201). 

8. Ba3B dedicata alla Fortuna Primigenia da C. Julius Ger- 
manus, Aurelia Grata e Julia Germana (Ivi. - Bull. p. 204). 

9. Base dedicata alla Fortuna de; ìtagai Verulani da C. Ho- 
itilius Agatopus (Bsquilino, Vigna Altieri, detta Casa Tonda. - 
BuÌI. p. 279). 

10. Pavimento a musaici dedicato al Genio di una centuria 
de' pretoriani da L, Juliì*s (Castro Pretorio. Villino di S. H. • 
Bull. p. 19). 

11. IscBiziONE di un bassorilievo mitriaco, posto da Ptaeidui 
M(u-cellinus e da Gunta, ambedue insigniti del titolo dì leoni 
mitrìaci. (Via di s. Agata. - Bull. p. 29). 

B) onorarie, e votive 

12. Epigbafe dedicata all'imperatore Claudio ed alla sua fa- 
miglia da C. Julius Posthumus, prefetto dell'Egitto. (Bull. p.98). 

13. Piccola base dedicata all' imperatrice Panstina da Fe- 
lice liberto dì Augusto. (Esquilino - Viale pr. Margherita). 

14. Iscrizione in onore di Settimio Severo, posta da un 7*. 
Ptavius... prefetto de vigili. (Terme Diocleziane. - Bull. p. 250). 

15 Fbauubnto di grande iscrizione, dedicata forse a GìuIìh 
Pia. (Castro Pretorio . Via Gaeta -Bull. p. 110). 

16. Due iscbizioni in onore di Diocleziano. (Ivi. - Bull. p. 237). 



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312 BULLE TTIKO PELLA COUHISSIONE 

17. Base dedicata a Costanzo II" (Via della PoWeriera. - 
BuU. p. 73). 

18. Colonnetta, colla iscrizione: 1Atv[^av}Ìpov /ipas; i^iu/ii. (Ce- 
lio - Via de' Querceti). 

19. Colonnetta baccellata, recante il nome di Ostorius {Sca- 
pulaì) (Ivi. Via Capo d'Affrica). 

20. IscBiziONi su due trapezoforì, già ricordati nell'elenco dei 
bassorilievi, dedicati dalla provincia Asia a Namicius Hca 
CaesioTWs, questore. Le iscrizioni suddette sono state pnblicate 
dal eh. Prof. Henzen negli Annali dell' Ist. di C. A. 1873 
p. 130-140. (Bsquilino • Via Strozzi). 

21. Colonhktta che già sostenne una imm^ine, od altro do- 
narlo, posto al Qeaio del Tabularlo di una coorte (forse dei Vi- 
gili) e di un L Raus. (Provegnenza incerta - Bull. p. 162). 

22. EnsBAFB votiva prò ttu et redUu di alcuni Mii Sahini. 
(Esquilino • Piazza s. Antonio. * Bull. p. 75). 

C) milUari 

23. Frauuento di latercolo militare, recante la data degli 
anni 187-188. (Castro Pretorio - Villino di S. M.- Bull. p. U). 

24. Altbo simile. (Ivi - p. 16). 

25. Altbo simile, con la data degli anni 125, 126. (Piazza 
di S. M. M^giore, angolo di via Paolina. - Bull. p. 17). 

26. Altro simile, (Esquilino: piazza s. Antonio - Bull. p. 76). 

27. Altbo simile (Viminale: Stazione della ferrovia). 

28. Tre feauhenti di latercolo militare, spettanti a quattro 
diverse centurie della II e HI coorte pretoria (Castro Pretorio. 
Via Qaeta - Bull. p. 237 sg.). 

29. Due simili, con iscrizione dedicatoria a M. Aurelio. (Ca- 
stro Pretorio - Via Milazzo). 

30. Obande base, spezzata in piii che cento frammenti, con- 
tenente, per due lati, latercoli militari, e nel terzo l' iscrizione 



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ARCHEOLOGICA USKICIPALG. 813 

dedicatoria. (Esquilino - foDdamenta di an ignoto edifìcio degli 
orti Taurìanì). 

31. Titolo sgfolcrale dell' equite singolare Aurelius Felix 
(Castro Pretorio - Casino già Capranica - Bull. p. 10). 

32. ÀLTSO di Aurelius Silvinus, milite pretoriano (Viminale. 
Stazione delle ferrovie - Bull. p. 90). 

33. Alteo di M. Yalerius Servandits, pretoriano. (Edquilino 
via Cavour). 

34. Altro di nn Cervius Felicissimus, della V coorte pre- 
toria. [Esquilino: piazza s. Antoaio - Bull. p. 77). 

35. Altro di nn tesserarius, optio, beneficiarius praefecti, 
evokatus Augusti del corpo degli Slatores. (Piazza Nìcosia - 
Bull. p. 19). 

36. Iscrizione votiva prò reditu Ai va P. Àllius Campidoctor. 
(Esquilino: via Cavour). 

37. Punto con epigrafe dedicatoria di Aureltits Dolatra pre- 
torìano. (Esquilino - Piazza di S. M. Maggiore). 

38. Tavola luboru col nome di un Hieronymus della mi- 
lizia de' Vigili. (Piazza Montanara). 



D) monumentali 

39. Cippo dell' acquedotto dell' Anio velare. (EsquUìno : via 
Pr. Umberto). 

40. Fraxkbnto di decreto imperiale, del secolo quarto o quinto, 
sulla distribuzione dette acque in Roma. (Celio: via de' Querceti). 

41. Basb di statua con la memoria della sua traslocazione 
per opera di Flavio Tisiano prefetto delia Città. (Ivi). 

42. Iscrizione relativa al vico del co^ Viminale. (Esquilino: 
viale principessa Margherita • Bull. p. 154). 

43. Iscrizione relativa ai confini di un predio net territorio 
Labicano. (La Colonna • Bull. p. 270). 



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314 BLLLETTI-KO DELU COUHISSIONE 

44. DuB cipn detennìnantì ì confioi degli orti Tburùini e 
Catidarii. (Esqnilino: ria dì porta a. Lorenzo). 

45. IscBiziONB relativa ai bagni di Nerasio Ceriate. (E^quì* 
tino: piazza S. M. Maggiore). 

46. Plikto simile col nome di Prasaitele. (Tia Montanara). 

47. Altbo di statna con residuo di greca iscrizione, ehe ne 
attrìbnisce il lavoro ad un artista di Afrodisia. (Esqnilino: fon- 
damenta dì alcune terme private salta via Merulana). 

48. FiSTOU acquaria col nome di Erius CoUmicut. (Cutro 
Pretorio). 

49. Altba dì FUivius lohannes tribuno delle acque. (G^jqaì- 
lino. • Bull. p. 131). 

50 Altea di M. Fulvius Evhemervs. {Vicovaro -Bull. p. 176). 

51. Altra di Mia Procula. (Terme Dìocleiìane). 

52. Altea di lulia Vitalis. (Bsquilìno). 

53. Altra dì IiUius Pi>lybius. (Fondamenta del nuovo palazzo 
della Cassa di Bisparmio). 

54. Altea di L Odaviiu Felia:. (EUquilino : Viale pr. Hai- 
gherita - Bull. p. 80). 

55. Altea dì Silius Decianus e Memmius Rufus. (Fondamenta ' 
del nuovo palazzo della Gassa di Bisparmio). 

56. Iscrizione relativa all' erezione di un ludo gladiatorio 
col suo spoliarium. (Esqailiuo - Piazza 3. M. Maggiore). 

57. Piccola bas£ cui nome di un magister dì coUegio, forse 
gladiatorio. (Esquilino - Viale pr. Margtierita). 



E) di arnesi ed utensili 

58. BoTELUMA di piombo con nomi dì gladiatori. (Esquilìno. 
Via Napoleone III). 

59. Manico di coltello con nome dì un auriga , e del suo 
cavallo. (Castro Pretorio: via dì Porta 3. Lorenzo). 



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àBCHBOLOaiCi HUNICIPALK. 



F) sepolcrali pagane 



60. Titolo sepolcrale di L Agathemerus Hymenaeus. (Ca- 
Btro Pretorio: Via Milazzo). 

61. Titolo sepolcrale di un fanciullo Agrippa. (Via Labi- 
cana: fondo Centocelle). 

62. Cippo di Aqailia f^mphila. (Esquilino: ria pr. Eugenio). 

63. Altro con greca iscrizione di Cajo Arrio Stratocle, scul- 
tore ateniese. (FroTegnenza incerta • Boll. p. 38). 

64. Titolo sepolcrale di una Arettaa. {Via Labicana: fondo 
Centocelle). 

65. Altro di una JU^enais.' (Ivi). 

66. Altro di Antimtn-us Blattus. (Fondamenta del nuoTO pa- 
lazzo della Cassa di Bisparmio). 

67. Altro di Aurelius Antigonus. (Ivi). 

68. Altro di Awelius Verianus cavaliere romano. (Vìa Na- 
zionale: palazzo Frascara • Bull. p. 71). 

69. Cippo di Avidia Marcellina. (Provegnenza incerta - Bull, 
p. 94). 

70. Altro di Avidius Quadratus. (Esquilino. Via Cavour). 

71. Titolo sepolcrale di unai4Uùi. (Esquilino: piazza B.Antonio). 

72. Altro di Calpumius RepetUinvs. (Esquilino. Via pr. 
Eugenio). 

73. Altro di CaeeUius Nerianus (Ivi: viale pr. Margherita - 
Bull. p. 82). 

74. Altro di alcuni liberti della &mìglia Ctaudia. (Esqui- 
lino: piazza s. Antonio - Bull. p. 75). 

75. Altro di Claudia miete. (Esquilino: via pr. Umberto). 

76. Altro di Cbcc«tuf Verianus. (Piazza Barberini-Bull. p. 71). 
77: Altro di un Chrysostomus. (Via Labicana - fondo Cen- 
tocelle). 

78. Altro di .Sia Venxtsta. (Salita delle Tre Pile - Bull. p. 148). 



:db/GOO«^IC 



816 BULLETTIKO BELLA COMMISSIONE 

79. Altro di Fe^orius Halus. (Boquilino: via pr. Eugenio). 

80. Altro di Flavia Tyche. (Frovegneoza incerta - Bull. p. 30). 

81. Altro di Flavia Severina. (Castro Pretorio: villa già 
Gapranica - Bull. p. 31). 

82. CiNEB&sio di una Cavia. (Vìa Labicana: fondo Centocelle). 

83. Titolo sepolcrale di un Longinus. (Esqnilino). 

84. Altro di Miriucia Maior. (Castro Pretorio - Bull. p. 8). 

85. CiKEBA&io di liaevia Selenio. (Provegnenza incerta. BulL 
p. 94). 

86. Titolo sepolcrale dì A. Novius. (Castro Pretorio). 

87. Altro di una PauUiTia. (Esqnilino: piazza s. Antonio - 
Bull. p. 77). 

88. Altro di Primigenia Fonice. (Esquilino). 

89. Altro di Pupetta Pusca. (Provegnenza incerta - Ball. p. 92). 

90. Altro di Bexpectinus Rexpeclianus. (Castro Pretorio: 
villa già Capranica • Bull. p. 31). 

91. Altro di liberti della famiglia Stertima. (Provegnenu 
incerta - Bull. p. 31). 

92. Altro di Teda Capitotiivi. (Bull. p. 168). 

93. Altro di Folusia Olympia. (Ball. p. 72). 

94. Altro di C. Vergitius Pylades. (Castro Pretorio). 



Q) ciistiane 

95. Fbamkento di donazione fatta da Gregorio VII a favore 
della chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. (Vicolo de' Greci - 
Bull. p. 54). 

96. SieiLto di Adriano I.* (Celio: via de' Querceti). 

97. Altro di Onorio I." (Esquilino - via Heralana). 

98. Due frammenti di epigrafe metrica Damaaiana. (Celio - 
via de' Querceti). 

99. Altro simile. (Fondamenta del palazzo Fiano). 



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ARCHEbLOOtCA UUKICIPALE. 317 

100. Iscrizione metrica sepolcrale dì un Paolo, levita. {Wi.- 
Bull. p. 42-53). 

101. Titolo sepolckale di una Regina. (Ivi. -Bull. p. 42-53). 

102. Altro di Flavius Gaudentms,ei Honorata. (Ivi.- Ball, 
p. 42-53). 

103. Sarcofago di un Promotus con rappresentanza di Ne 
reidi e Tritoni. (Campo Verano. -Bull. p. 193). 

104. Titolo sepolcrale greco di un Bpitteto (Celio - via 
de' Qoerceti). 

H) frammenti 

105. Fbahhenti di iscrizioni pagane n." 92. 

106. SiHiLi dì iscrizioni Cristiane funebri, provegnenti dagli 
antichi sepolcreti del Campo Verano n. 266. 

107. Simili, provegnenti dalle escavazioni del Celio presso la 
chiesa dei SS. Quattro n." 11. 



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318 

(N.B. Nei seguenti quadri si 


ripete 


SE2 

SiappoUc 

la indicazione di 




OGGETTI 


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Abbeverato! 

Accette . . . . ' 

AfiHI 

Aghi crixali 

AjtEl,lI 

Akfore 

Aksb 

Armille 

Arpioni 

Asce 

Aste di bilancia 

Balocchi 

Backaruolg 


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34 

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Bicchieri 

Bilance 

Biselli 

Boccioli 

Boccali 


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jià descritti Tiegli elenchi degli oggetti di arte antica). 



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OSSE&VAZIONI 


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1 

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* 


Dae di essi con pietra Ìarì9a.e 
molti con chiftTe. 

Molte deUe quali con iscridone 

Il loo^ del trovamento ed il tin- ' 
gaUre artificio di questo bi«elUo sa- 
ranno dichiarati nel venturo faiclcolo 
del Bultettioo. 



Digliz=db,G00glC 



BORCHIB 

Bottiglie . . . . 
Bottoni 

GlUXAJ 

GlLDiJX 

Caipanelm. . . . 
Caxdeubki. . . . 
Cassbrdole. . . . 
Cariasi di portr. 
Catini. 

GlTILLO DI uriNi 
CiZZUOLI 

Ceppi 

Cerchi 

Cerniere pi a^i^E 

rHUYl 

Chiìtistblli . . . 

ChIOPI B CiPCLI . 

Cbutirde .... 

COLUSI 

coltelllxi. . . . 
Coltellacci . . . 



26 



14 
1 
1 

3 



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1 

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Uuo dei quali eoa iscrìiione. 












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Con iBcrìiìona, 












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i OGGETTI 


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Compassi 

Conche 

Coppe 

Coperchi diversi 




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1 
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Dadi 

DOLII 

Faci ' . . . 


Falci 

Fibule 

FlLAMENTA d' ORO 

FlSTULE A<{VARIE 

Forchette 

Freni di cavaui 

Gladii 

Laib 

Lance 

Lucchetti 

Lucerne 

Lumini 

Macinelli da colori .... 
Manichi di specchi 


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28 

» 

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n 



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1150 

7 



Circa gnmmi 15. 

Multa delle quii Krìtte. 

Ogpgetto notabile per U siu ra- 
ritÀ , di modello rimile a qailche 
cQcchiajo troTAto ìd Pompei e ad al- 
tra forchetta già diueppellita nl- 



Qaasi tntlj della forma di od 
pollice ripiegato. 



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SuppeUc- 



OGGETTI 



I a I ^ I g I g 



HlSJCm DI TISI ED iSrOKE. 
MlSICHI DI COLTELLINI. . . . 

SIlKMTTE 

MiSTELU 

HlBTELLISE 

MlTTOSI 

Molle 

MOETU 

Olle 

Or-mti di fisiie.\ti .... 

Pilette 

Palle 

PlTBBE 

Pentole 

Pettisi 

Pesi 

Putti pi biliscii 

PlÀSTKB DI SEKBITUBà' . . . 
PlGSlTTB 

Pinzette 

Pcttì di gutellotto . . . 
Reti 



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Tutti col EigiUo di Ikbbric». 



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Ktippollel 



OGGETTI 


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1 


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Boschi 

Sbirri 

scobbllb 

Scuri 

' Secchie 

Sbbrìturb b corresti . . . 
SlOCCOUTOJ 

Spitolb 

Specchi 

Spilli 

Sprosi 

Stili 

Stbwili 

Strumenti cbibcroici .... 

Stcoji 

SceOELLI 

Tìtoli lusorib 

TeOOLB ID IXBRICl 

TlSSERI 


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Frunmeiiti. | 

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Ciro 50 fnniiiiitl. i 
Con iscrizioni. 



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BULLETTINO DELLA COMUISSIONB 



ATTI DELLA GOMHISSIONE E DORI RICEVUTI 
(dal mese di Aprile 1873) 



A fine di conservare gelosamente la memoria dì qualunque 
anche minimo avanzo delle antiche costruzioni , cde tornano 
di giorno in giorno alla luce , la Commissione archeologica ha 
fatto rilevare, nella proporzione di 1 a 400, le piante dei quar- 
tieri del Castro Pretorio, doir Esquilino, del Viminale, del Celio 
e del Testaccio. In cotesto tavole vengono rapportata con somma 
cura le quotidiane scoperte ; di guisa che la costruzione dei 
nuovi quartieri, se in qualche parte dovrà danneggiare gli an- 
tichi avanzi, renderà peraltro possibile la compiuta restituzione 
dell' antica topografia dì quei luoghi. 

Queste piante generali sono accompagnate dalle icnografie, 
sezioni, ed alzati dei singoli monumenti, le quali sommano fi- 
nora a 94. 

Si viene ad un tempo conducendo innanzi la statistica 
monumentale della città, proseguendosi le ricerche sul Bione 
Bipa, dopo essersi compito il catalogo dei monumenti ed og- 
getti di arte esistenti nel rione CampitelU. La Commissione 
medesima provvede eziandio che si dia opera alla compilazione 
dei cataloghi dei musei capitolini, ed alla statistica dei monu- 
menti già spettanti a case religiose soppresse, onde per qua- 
lunque circostanza mm abbiano a soffrir detrimento alcuno tutti 
gli oggetti d'arte, di antichità, che possono in quelle trovarsi. 



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ARCHEOLOaiuA MUNICIPALE. 331 

La Commissione ha ricevuto i doni BCgiienti : 
Fronte di sahcofaqo baccellato, già descritta alla p. 297 — 

Dono del sig. Domenico Costanzì. 

Fbahmento di musaico bianco e nero, rappresentante una 

figura virile — Dono della Congregazione di Carità. 
Fbaichento d'isckizione in bronzo, del seguente tenore: 

ATELLICIN.... 

■ C TVSCILI 

T FABIOI 

P ■ PINABI.... 
TE 



Dodo del sìg. cav. prof. Gamurrìni. 

Titolo sepolcbale di Tecla Capitolina — Dono del sig. Ba* 
rone Visconti. (Bnll. p. 168.) 

TJka ricchissima ed unica collezione composta di circa mille 
manichi di anfore, con marchi di fabbriche diverse, provegnentì 
dai depositi del monte Testaccio — Dono d'illustre archeologo. 

Altba copiosa e notabile collezione di oggetti dì età prero- 
mana, trovati nella provincia di Reggio nell' Emilia, contenente 
numerosi e singolari monumenti dell' età del bronzo, del ferro 
e della pietra — Dono del sìg. prof. Gaetano Chierici, diret- 
tore del Museo di storia patria di Beggio dell' Emilia 



// Segretario 
B. Lanciani 



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CL-LLETTIKO DELLA COMMISEIOSE 



AVVERTIMENTO 



I fascicoli del Butlelttno per V aaao 1873 si 
compongono di circa 300 pagine di teslo {com- 
presovi (juello relativo all'ultimo bimestre del 72) 
e di 27 tavole, valutando per due ogni tavola 
doppia. La Commissione archeologica municipale, 
quantunque non intenda contrarre vemn impe- 
gno intorno alla maf^iore o minor pienezza delle 
sue annuali pubblicazioni, con tuttociò stima oi>- 
portuno di avvertire, essere sua intenzione, che il 
numero dei fogli di stampa e delle tavole sia per 
c^ni anno, se sarà possibile, presso a poco il mede- 
simo che ha formato il complesso dei suddetti fa- 
scicoli spettanti al 1873. 



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ARCHEOLOGICA UrSIClPAl-E. 



INDICE GENERALE 



delle materie contenute nei primi sei flEucicoU del Bolleltlno 
della. Commissione archeologica Municipale. 



Prefazione pag. 3-4 

Delle scoperte avvenute nel nvovo quartiere detto 
del Castro Pretorio nelV estate 1872 - (uno Tav.) 
sigg. Rodolfo Lanciani, cai; Carlo IiODOVICO 
Visconti » 5-20 

Antichi monumenti entrali di recente nel Museo 
Capitolino - [dve Jav.) si$. cav. Cablo IjO- 
Dovico Visconti » 21-29 

Alti della Commissione e doni ricevuti • sig. Bo- 

DOLFO Lanciani » 30-32 

Piede colossale in marmo con sandalo Tirrenico. 

{una Tav.) - sig.cav. Carlo Lodovico Visconti. » . 33-41 

Sepolcri del secolo ottavo rinvenuti presso la chiesa 
di s. Ijorenzo in Lucina - {tre Tav.) sig. 
comm. Giovanni Battista De Bossi » 42-53 

Diploma pontificio inciso in marmo - (una Tav.) 

n." 3 - sig. comm. Giovanni Battista De Rossi. » 54-58 

Base di candelabro - {una Tav.) sig. Barone Pietro 

Ercole Visconti » 59-65 

Delle scoperte principali avvenute nei colli Vimi- 
nale ed Ésquilino ■ {due Tav.) sig. BoDOtFO 
Lanciani • 66-90 



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1134 BULLETTINO DELLA COUXISSIONE 

Mi della Commissione e doni ricemUi - sig. Ro- 
dolfo LiNCiANi , pag. 91-95 

Ermeracle - {uno Tav.) sig. Barone Pietro Ercole 

Visconti » 9J-102 

Frammenti di colossale cornice, Hnvenuti sul Vimi- 
nale -(due Tav.) sig. conte corhm. ViRaiKiO Ve- 
SPIONANI » 103-110 

bassorilievo mitria<^ scoperto al Campidoglio, e tazza 
mitriaca - {una Tav.) sig. cav. Carlo Lodovico 
Visconti » 111-122 

Un singolare sigillo figulino - sig. comm. Giotakni 

Battista De Bossi (con incisione in legno). . » 123-130 

Singolare epigrafe di fi^ola plumbea acquoì-ia - 
sig. comm. Giovanni Battista Db Rossi (con 
incisione in legno) • 131-137 

Scoperte alla salita delle Tre Pile - (una Tav.) 

sig. Rodolfo Lanciasi ...'....» 138-150 

Decadi lapidarie capitoline. Decade prima. Parte 
prima (una Tav.) sig. Baroiìe Pietro Ercole 
Visconti » 153-174 

Grantie sarcofago con rappresetUanza della caccia 
Cateilonia - (due Tav.) sig. cav. Carlo Lo- 
dovico Visconti > 175-191 

Sarcofiìiìo, con rappresentanza di Xereidi e 7n(om- 

(uno Tiìv.) sig. cav. Carlo Looonco Visconti » 192-200 

Due uwiìumi'iìli dii culto drìla Fortuna sul Quiri- 
naU - sig. cav. Carlo Lt.>i>onco Visconti (con 
incisione in Icjno) » 201 211 

.4t\ni:ì di Tempio incetio della /S regione di Au' 
gusto - {duf Tav.) sig. conte cor.im. Virginio Vb- 
SPitìSAXi . . ■ » 212-221 

Dc'.ie sci'pcne princ!-f\:!i avvenite nei cChU Quiri- 
ti.J.V e Viinincle - {.ìt,e T.iv.\ si\ Bodolto 
Lanciasi » 223-254 

FìViìe i/i s;ir.v''.i_,v A -i Tìi.ni. S<"'iriJi e navi, ed 
<:«■•( fune-} -i fi,'tn,-;;-r;;i c:n rjpp-eserjanza 
tfì «,ifi - y.'.i^ T.:v.) s.,:. e.ìv. Casio Lodo- 
vico V:<o>>Nn » 2*5-269 



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AKCHliOLOnlCA UUKICIPALE. 335 

iscrizione topografica rinvenuta presso la Colonna 
nel territorio Labicano - sig. comm. Giovankì 
Battista Db Bossi (con due incisioni in legno) » 270-278 

Decadi lapidarie capitoline. Decade prima. Parte 

secotuia ■ sig. Barone Pietro Ercole Visconti » 279-283 

Avvertimento ■ . . » 285-286 

Elenco degli oggetti di arte antica, scoperti e con- 
servati per cura delta Commissione Archedogica 
Municipale dal Giugno 1872 ai Dicembre 1873. 

Sezione I. Pittura 287-288 

Sezione II. ScuUura • . . . 288-299 

Sezione III. Bronzi e monde » 300-506 

Sezione IV. Teirecotte » 306-309 

Sezione V, Frammenti architettonici ed iscri- 
zioni » 309-317 

Sezione VI. Suppellettiti ed utensili ...-.» 318-329 

Atti d:Ua Commissione e doni ricevuti » 330 331 



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