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Full text of "Carteggio del conte Federico Confalonieri ed altri documenti spettanti alla sua biografia"

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SOCIETÀ PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO 
(sotto l'alto patronato di S. M. il Re) 



BIBLIOTECA SCIENTIFICA 



SERIE CARTEGGI 
VOL. Il 



Carteggio del Conte Federico Confalonieri 

ed altri documenti spettanti alla sua biografia 

pubblicato con annotazioni storiche a cura di 

Giuseppe Galla vresi 



COMMISSARIO RESPONSABILE PER LA PUBBLICAZIONE 

ALESSANDRO D'ANCONA 



Parte I 




MILANO 

TIPO - LITOGRAFIA RIPALTA 

Via Pisacane, N. 36 

- 1910 - 




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Il conte Federico Gonfalonieri 

<1a una fisionotrastia (Parigi 1810) appartenente al conte Gabrio Casati 



SOCIETÀ PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO 
(sotto l'alto patronato di S. M. il Re) 



BIBLIOTECA SCIENTIFICA 



SERIE CARTEGGI 
VOL. Il 



fe^o-i^ Cônf<:il"on/€r; 



Carteggio del Conte Federico Confalonieri 

ed altri documenti spettanti alla sua biografia^ 

pubblicato con annotazioni storiche a cura di 

Giuseppe Galla vresi 



COMMISSARIO RESPONSABILE PER LA PUBBLICAZIONE 

ALESSANDRO D'ANCONA 



Parte I 




MILANO 

TIPO - LITOGRAFIA RIPALTA 

Via Pisacane, N. 36 

- 1910 - 



v.l 



I diritti 

della proprietà letteraria sono riservati 

alla 

Società Nazionale per la Storia del Risoigimento Italiano 



AL 

CONTE ALESSANDRO CASATI 

FIDO E CARO AMICO 

COLLABORATORE INDARNO VAGHEGGIATO 

DEDICO 

QUESTA COLLEZIONE DI DOCUMENTI 

TESTIMONI dell'opera DEGLI EROICI SUOI Zìi 

FEDERICO E TERESA GONFALONIERI 



PREFAZIONE 



Sono ormai ben pochi i superstiti della generazione 
che, tra il 1841 ed il 1846, potè scorgere per le vie della 
città nativa il conte Federico Gonfalonieri. Non era più 
il bellissimo e fiero giovine, dallo sguardo imperioso, dal 
portamento eretto, che lo Scalvini tratteggia 

« . . . . quando lunghesso 
le vie della città, stringendo un vajo 
suo corridor, letizia diffondeva 
a dritta e a manca di gentil saluto » '. 

Gli anni, la prigione, i dolori acerbi avevano incanutito 
quel capo, gli ave\'ano tolto la sicura baldanza dell'at- 
teggiamento; pur vediamo il conte nei più recenti ritratti 
irrigidirsi in uno sforzo, quasi per non chinarsi e rigettare 
indietro la persona come in una parata di scherma. 
Ghecchè sperassero i poliziotti austriaci ed i lor confi- 
denti, il Gonfalonieri era sempre lì, pronto ad incrociare 
il ferro col nemico e, quando la morte lo colse sul monte 
S. Gottardo, aveva dato affidamenti ai giovini più caldi 
di patriottismo, ed il Mazzini sperava in lui. Gosì i nostri 
nonni, incontrando il rinomato cavalcatore, vanto un 
tempo dei corsi di Milano, che procedeva ormai a passo, 
vecchio e sfinito, per le contrade tranquille, si indugiavano 
talora a riflettere sulla fralezza degli umani destini, e, se 

1) G. Scalvini, Scritti, Firenze 1860, p 273. 



vin 



avevano in petto cuore d'italiano, accompagnavano il 
martire con uno sguardo di gratitudine reverente. Questa 
è la tradizione orale che ho ancor potuto raccogliere; 
ma purtroppo non parla sola. V è un'altra voce, che si 
leva dalle fosche pagine del Rovani, e stride obliqua- 
mente accennando ai rancori, alle ambizioni, ai rimorsi 
che il Gonfalonieri avrebbe pur accolto in quel suo animo, 
tempestoso per il cozzo delle più forti passioni. Le invi- 
diuzze ed anche i più giustificati risentimenti, seminati 
lungo la sua via da un uomo così insofferente, non pur 
di infingimenti, ma delle transazioni naturali, orgoglioso, 
altero, dotato di volontà ferrea e dominatrice forma ron 
mille rivoletti che corsero ad alimentare la corrente della 
calunnia. 

È tutta ed integralmente calunnia ? La fervorosa apo- 
logia del senatore D'Ancona \ suffragata dalle più fredde 
ricerche del Cusani ^, del Bontadini ^, del Lemmi "*, ha 
distrutto il fondamento della « maledetta voce » (come 
avrebbe detto il Manzoni, del Gonfalonieri caldo am- 
miratore) che mescolava Federico alla schiera dei Gam- 
barana, dei Ghislieri e dei Traversi, responsabili del 
turpe dramma del 20 aprile 1814. Più non si può ri- 
petere, compulsati gli atti dei processi, la fiaba crudele 
che imputava al Gonfalonieri, smanioso di farsi un pie- 
destallo, la gravissima condanna dei compagni, vittime 
del suo insensato sistema di difesa. Ma certo la lotta fu 
condotta dal Gonfalonieri e dagli amici suoi quasi alla 
cieca contro il despotismo napoleonico, pur di riescire 
liberi da quel peso, e senza quasi preoccuparsi né dei 

1) Alessandro D'Ancona, Federico Confalonieri, Milano 1398. 

2) Francesco Cusani, Storia di Milano, Milano 1873, voi. VII e Vili. 

3) Romualdo Bonfadini, Meeeo secolo di patriottismo, Milano 1886 pp. 104 e sèg. 

4) Francesco Lemmi, La restaurasione austriaca a Milano nel 1814, Bologna 1902- 



IX 



mezzi né delle conseguenze. Qualche ritocco bisogna pur 
recare alla leggendaria figura del Gonfalonieri, fermato 
dagli ammiratori nell'atteggiamento eroico e chiaroveg- 
gente che prende di fronte al principe di Metternich in 
una storica pagina delle Memorie^. Errori furon commessi 
dal grande patriotta nella sua politica antinapoleonica, 
nel partecipare solo a mezzo (anche per colpa di un 
seguito di malattie) alla rivoluzione piemontese del 21, 
sovratutto in un sistema di difesa che parve inconsapevole 
delle strettoie della procedura criminale. E si badi che 
della vita del Gonfalonieri, pur dopo il bel libro del 
d'Ancona e le larghe pubblicazioni di documenti che 
dobbiamo al Gasati ^, al Lemmi, al Luzio ^, al P. Rinieri ^ 
non furon quasi studiati che due o tre episodii salienti : 
l'attitudine sua al 20 aprile, quella di fronte al principe 
di Garignano, il processo e la prigionia. Tutto il rima- 
nente di quella vita operosa è sempre nell'ombra, dalla 
quale appena emergono, per un piccolo numero di stu- 
diosi, pochi tratti mal noti, quali i viaggi, le relazioni 
coi liberali siciliani, francesi ed inglesi, le iniziative per 
la riforma della pubblica istruzione. Ormai la ricerca 
delle fonti per la conoscenza di questa complessa figura di 
uomo di stato si imponeva, se la sfinge doveva in qualche 
misura rivelare il suo segreto. La Società Nazionale per 
la Storia del Risorgimento mi commise l'onorevolissimo 
incarico di adunare i carteggi del conte Federico e quegli 
altri documenti affini che valessero a sostituire la testi- 



li Federico Gonfalonieri, Memorie e lettere, pubblicate per cura di Gabrio Casati, 
Milano 1890. 

2) Alludo all'edizione testé citata delle Memorie e lettere del Gonfalonieri. 

3) Alessandro Luzio, Antonio Salvotti e i processi del ventuno, Roma 1901 e Nuovi 
documenti sul processo Gonfalonieri, Roma 1908. 

4) P. Ilario Rinieki, / costituti del conte Gonfalonieri e il principe di Garignano, To- 
rino 1902. 



monianza diretta dei contemporanei, a lumeggiare i varii 
aspetti di quella multiforme attività. 

I problemi attraenti ed angosciosi ai quali ho testé 
accennato mi appassionarono ; ma ho voluto vincere V in- 
vito a dedurre le conclusioni, appena abbozzate qua ' e 
Iti in queste pagine di prefazione, rigorosamente escluse 
dal programma del lavoro vero e proprio. Consapevole 
dell'importanza dell'argomento, più esattamente, lungi 
dall'esser sordo alle emozioni inseparabili da simile in- 
dagine, mi sono sforzato di non lasciarmi guidare da 
verun preconcetto, mirando solo alla doverosa ricerca 
della verità storica, oggettivamente considerata e chiarita. 
Il lettore giudicherà se la mano abbia fallito là ove per 
lo meno era ben prefisso lo scopo e determinati erano 
i criterii ; ma certo, in tema così arduo, non potevo 
dispensarmi da una sorta di professione di fede. 

La maggior parte delle lettere del Gonfalonieri an- 
teriori alla prigionia sembra essere irremissibilmente 
perduta. Il possederle, in un dato momento, poteva già 
essere un indizio pericoloso, il conservarle era un'audacia 
temeraria. Non de\e quindi far troppa meraviglia se fra 
le carte dei più antichi ed intimi amici di Federico, come 
il conte Carlo Luigi Rasini od anche dei suoi parenti 
Bigli, Burini, Brivio, io non abbia potuto rintracciare 
neppur una riga di suo pugno. 

L'archivio dei marchesi Crivelli, ove dovevano esser 
conservate le numerosissime lettere indirizzate dal Con- 
falonieri alla nonna paterna, contessa Anna Confalonieri 
Bigli (premorta alla sorella marchesa Crivelli-Bigli) fu 
anch'esso distrutto in un momento di panico, mentre 
infieriva minacciosa la repressione austriaca. 



XI 



Aiutivi politici e delicato riserbo devono aver sug- 
gerito al principe ed alla principessa Jablonowski, alla 
contessa Sofia Woyna, singolari amici e confidenti del 
Gonfalonieri, un'analoga decisione, giacché gli eredi, 
principe Stanislao Jablonowski, principessa Eleonora Lu- 
bomirska e conte Edoardo Palff}^ non rinvennero un sol 
foglio da lui scritto malgrado ricerche cortesemente com- 
piute nei loro domestici archivii. 

Intatto è invece nel palazzo Capponi di Firenze il 
prezioso fascio delle lettere indirizzate dal Gonfalonieri, 
a partire dal 1817, all'amico marchese Gino. La bene- 
volenza degli attuali proprietarii marchesi Gentile-Fari- 
nola mi permise di dare di questa parte del carteggio 
una riproduzione pressoché integrale, sì che potrà parer 
cosa nuova malgrado la pubblicazione che di alquante 
lettere fece il Carraresi nei volumi dell'epistolario del 
Capponi ^ 

Il compianto marchese senatore Luigi Ridolfi, figlio 
di Cosimo, aveva raccolto gli inserti riguardanti le scuole 
toscane di insegnamento reciproco e ne aveva fatto dono 
all'Accademia dei Geogofili. Li rinvenni nella sede di quel 
sodalizio e mi fu dato di trarne le lettere del nostro a 
Ferdinando Tartini Salvatici ed a Guglielmo Altoviti, che 
illustrano una delle più caratteristiche manifestazioni dello 
spirito novatore del Gonfalonieri. 

Al sicuro dalle perquisizioni poteron meglio salvarsi 
le lettere indirizzate ad amici sti-anieri ed a Coppet potei 
ritrovare le lettere allo Stael, in Inghilterra quelle a 
Lady Morgan, mentre da quest' isola sono pur ritornate 
a noi le altre al Foscolo, custodite attualmente nella 

1) Alessandro Carrares*, Lettere di Gino Capponi e di altri a lui, Firenze 1882-90. 



XII 



Labronica di Livorno. Si aggiungano, per non parlare 
ora che del periodo più antico al quale solo si riferisce 
questo primo volume, gli archivii Alemagna, Beccaria, 
Borromeo, Gonfalonieri, Jacini, Melzi d'Heryl, PaduUi, 
Trivulzio in Milano, la collezione Vieusseux in Firenze 
ed altre raccolte pubbliche e private nelle quali potei 
pur spigolare qualche contributo per il carteggio. 

Le fonti principali nondimeno, alle quali fu attinta 
la maggior parte delle lettere del conte Federico qui 
pubblicate, sono gli archivii privati dei due rami, pri- 
mogenito e cadetto, della patrizia famiglia Casati e le 
buste riguardanti i processi dei carbonari nell'archivio 
di stato milanese. Il conte Gabrio Gasati, autore della 
maggiore pubblicazione che sin qui si avesse dell'epi- 
stolario, mi concesse di esaminare tutti gli autografi, 
editi ed inediti, da lui posseduti, ed a tale sua grande 
liberalità si deve se la presente edizione potè abbracciare 
l'intera serie delle lettere del Gonfalonieri. 

Queste carte, custodite nell'archivio Gasati a Gologno 
monzese, provengono dall'eredità del conte Gabrio seniore, 
fratello primogenito della contessa Teresa. Egli acquistò 
dalla seconda moglie del Gonfalpnieri, contessa Sofia nata 
O' Ferrai (le cui nipoti mi furon pure assai liberali), 
buona parte dei carteggi a lei rimasti. 

Dal cadetto don Gamillo, devotissimo a sua volta 
alla sventurata sorella, ci furon serbate alquante altre 
lettere che stanno nell'archivio dei Gasati in Milano, 
apertomi dall' amichevole cortesia dei discendenti di 
don Gamillo. 

Le molte e voluminose buste consacrate, nella se- 
zione riservata dell'archivio di stato di Milano, ai processi 
dei carbonari contengono non poche lettere del Gonfa- 



XIII 



lonieri perquisite ai suoi supposti complici. Ottenute, 
col valido appoggio del barone Manno e del comm. Fumi, 
le necessarie autorizzazioni ministeriali, feci quell'ingente 
mole di documenti oggetto di metodiche ricerche, col- 
r intelligente concorso del cortesissimo archivista signor 
Giussani. 

Con tutto ciò l'epistolario del Gonfalonieri presentava 
lacune troppo vaste per poter offrire un'adeguata illustra- 
zione della sua vita e delle sue opere. Due sole lettere di lui 
ho potuto scovare anteriori alla caduta del regno d'Italia, 
mentre in quell'epoca della sua prima gioventù Federico 
formò il suo carattere, la sua coltura, annodò amicizie 
che lo accompagnaron per tutta la vita ed anche iniziò 
la sua carriera politica, scegliendo il suo posto di com- 
battente nelle fila dell'opposizione liberale al primo impero. 
Intraprese lunghi viaggi in Francia, nel Belgio, nell'O- 
landa, in Austria ed in Germania. Per tutti questi fatti 
manca la testimonianza delle lettere del Gonfalonieri. 
Fortunatamente si è potuta in parte compensare la perdita 
pubblicando le reciproche, cioè, oltre molti carteggi se- 
questrati al Gonfalonieri ed ora all'archivio di stato, le 
lettere indirizzate dalla contessa Teresa al marito durante 
i lunghi periodi d'assenza, da lei raccolte e serbate con 
cura gelosa, poi passate al fratello don Gamillo. Gon 
queste stavano molte altre lettere rice^'ute dalla contessa 
nel corso della sua vita coniugale da un gran numero 
di persone, a cominciare dai prossimi parenti e venendo 
al generale Bubna. Non ho esitato a spigolare fra questi 
carteggi, come in quelli della contessa coi suoi due amici 
friulani conte Gintio Frangipane e contessa Teresa di 
Valvason, per integrare la serie a mano a mano che se 
ne porgeva il destro. La collezione verrà pertanto ad 



essere costituita da tre diversi ordini di corrispondenze, 
distinte già al primo colpo d'occhio da una stampa diversa : 
1° — Lettere di Federico Gonfalonieri (stampate 
con caratteri grandi); 

2° — Lettere a Federico Gonfalonieri (in carat- 
teri mezzani); 

3° — Lettere di terzi, e segnatamente della 
contessa Teresa od a lei dirette, concernenti il Gonfa- 
lonieri (in caratteri piccoli). 

La pubblicazione del testo è in massima integrale. 
Si è dovuto, in qualche rarissimo caso, omettere un nome 
od una frase, per doverosi riguardi agli immediati a- 
scendenti di persone vi^'e. La lacuna 111 sempre segnalata 
e giustificata, sia quando fu imposta dalle accennate con- 
siderazioni, sia quando, assai più di frequente, parve 
ingombrante la pubblicazione di particolari privi di im- 
portanza storica e riguardanti affari di famiglia, diagnosi 
mediche et snnilia. 

Non ho creduto di poter omettere alquante lettere 
importanti che certo si debbon riconoscere di carattere 
intimo e la cui pubblicazione potrebbe spiacere a taluno. 
Si avverta che le indagini di parecchi degli studiosi che 
mi hanno preceduto hanno sollevato quasi tutti i veli e 
condotto le cose a tal punto che ormai mi si imponeva 
il compito di lumeggiare l' intero quadro, evitando er- 
ronei od esagerati giudizii prodotti da incomplete infor- 
mazioni. Quando queste forti ragioni non mi parvero 
suffragare la stampa di lettere intime e, dirò così, sen- 
timentali, ho reputato mio dovere, pur rinunciando a 
documenti psicologici interessanti, e talora preziosi per la 
storia del costume, di non andar oltre la pubblicazione 
delle lettere che fossero realmente rilevanti per la storia 



XV 



generale. Aggiunsi la cautela di indicare un^nome fem- 
minile con semplici iniziali. 

Tutta l'edizione fu condotta sugli autografi, indi- 
candosi via via la fonte, che fu di regola da me consultata 
personalmente. Solo per eccezione mi valsi di trascrizioni 
o collazioni favoritemi da persone sicure, quali il com- 
mendator Domenico Bianchini, il prof. Pietro Stromboli, 
il prof. Ghino Lazzeri, il marchese Luigi Frangipane, 
ring. Motta bibliotecario della Trivulziana, preziosi e 
gentilissimi collaboratori, ai quali m' è caro riattestare la 
maggior gratitudine. 

Qualche lieve, ma costante, modificazione nella grafia 
di talune lettere ed un più largo rimaneggiamento della 
punteggiatura mi parvero indispensabili per la retta in- 
telligenza e la spedita lettura del testo, tanto più trat- 
tandosi di epoca recente per la quale un mal vezzo od 
una negligenza ortografica non assumono l'importanza 
di forme caratteristiche del linguaggio. Mi provai, con 
molta circospezione, a ricostruire qualche passo qua e 
là strappato o ricoperto dalla ceralacca ed indicai queste 
mie ipotesi con parentesi quadre, adoperate pure nel 
caso di rarissime aggiunte che risultaron necessarie alla 
chiarezza del testo. I passi di dubbia lettura furon via 
via segnalati mediante punti interrogativi chiusi tra 
parentesi e susseguenti immediatamente la parola o la 
frase mal certa. 

Del pari che il testo, l'annotazione delle lettere fu 
oggetto delle maggiori cure. Ritenni conforme all'indole 
del lavoro un'illustrazione che, rifuggendo dagli apprez- 
zamenti suggeriti da motivi etici o tratti dalle contingenze 
della politica odierna, valesse a riporre il testo nelle 
condizioni di tempo e di luogo, nel mezzo in cui e per 



XVI 



cui fu scritto. Quindi abbondanti e precìse, più che fosse 
possibile, le note biografiche, insistendo per i personaggi 
più conosciuti sugli atti loro che li posero in maggior 
relazione col Gonfalonieri o col mondo nel quale egli 
visse. Da ciò deriva pure V opportunità di parchi raf- 
fronti coi documenti sincroni, dai quali potesse venir 
nuova luce al carteggio o che da questo ricevessero a 
lor volta il loro più genuino significato. 

Chiarito così il disegno ed il metodo del lavoro, 
converrà qui ancora richiamare, a vantaggio dei lettori 
che non li avessero familiari, i tratti principali della 
biografia del Gonfalonieri. 

Il conte Federico Gonfalonieri nacque a Milano nel 
1785 dal conte VitaHano, ciambellano austriaco, e dalla 
sua prima moglie, nata dei marchesi Gasnedi. La famiglia 
dei Gonfalonieri, che si riconnette ai conti d'Agliate, è 
fra le più antiche della Lombardia ed era tuttora in 
fiore alla fine del settecento, quando per eredità era stata 
investita del ricco fedecomesso degli Strattmann e sicura 
le arrideva la promessa d' un'altra pingue successione, 
quella dei Bigli. Apparteneva a quest'ultima famiglia la 
contessa Anna Gonfalonieri, nonna paterna di Federico, 
che gli tenne luogo di madre e lo predilesse in mille 
modi, ottenendo il ricambio del più devoto affetto. 

Il Gonfalonieri fu posto dal padre nel collegio dei 
nobili di Parma, ma, correndo i tempi burrascosi della 
Repubblica Cisalpina, le leggi oppressive e draconiane 
che vietavano di far educare i giovini fuori dello stato, 
costrinsero il conte Vitaliano a richiamare presso di sé 
Federico, che fu quindi collocato nel Longone, in Milano. 
Alessandro Manzoni era pure convittore in quel collegio. 



XYII 



affidato ai padri barnabiti, e terminò gli studi un anno 
prima di Federico. La grande dimestichezza fra il poeta 
ed il riformatore politico rimonta all'adolescenza passata 
nella medesima casa d'educazione e non si smentì mai, 
malgrado qualche differenza d'opinione ed una notevole 
disformità di carattere. Il Gonfalonieri, già vago delle 
novità e delle loro applicazioni pratiche, cominciò a se- 
guire con passione gli studi sull'elettricità che il Volta 
indirizzava allora appunto per vie così sicure e gloriose. 
È alle stampe un opuscolo ^ col quale giovanissimo si 
cimentò nella trattazione d'una materia così ardua e nuova. 
Federico Gonfalonieri, sotto gli auspicii della nonna 
Bigli, si sposò poco più che ventenne con donna Teresa 
Gasati, che il Foscolo in pagine severe, non seppe de- 
signare che come « giovinetta santa, e vaghissima ».^ Il 
principe Eugenio Beauharnais recrutava allora fra le più 
nobili famiglie del regno nascente i gentiluomini per la 
sua corte. L'invito suonava comando. Pure Federico, 
sdegnoso di quegli uffici, fors'anche già alieno da quel 
regime autoritario, ricusò la carica di scudiere. Gonsentì 
però che sua moglie divenisse dama della viceregina, 
alla quale essa s'aft'ezionò in breve sinceramente, tanta 
era la bontà dell'animo e la gentilezza de' modi in quella 
principessa. Più tardi Federico non parve scontento che 
un decreto dell' imperatore-re lo ascrivesse alla nuova 
nobiltà, conferendogli il titolo di conte. Gome marito di 
una dama, egli ^'eniva in qualche modo a far parte della 
corte e, checché si sia poi favoleggiato, la frequentava. 
Si recò, quasi al seguito del viceré, a Parigi, per le 



1) Dell'elettricità-trattato fisico sperimentale che si espone a difendere, ed a corre- 
dare d'opportune esperienze il signore Federico Gonfalonieri, Milano 1805. 

2) Ugo Foscolo, Lettera Apologetica in Prose politiche, Firenze 1850 pag. 564. 



XVIII 



nozze di Napoleone e Maria Luigia, fu ricevuto con 
particolare dimestichezza dall' imperatrice Giuseppina alla 
Malmaison e, al principio dell'estate del 1810, percorse 
il Belgio e l'Olanda. Nell'anno 1812 fece un altro gran 
viaggio e dimorò in Austria ed in Germania, paesi gra- 
vitanti allora, almeno ufficialmente, nell'orbita napoleonica. 
A Vienna il Gonfalonieri fu ricevuto come si conveniva al 
rampollo di famiglie devotissime alla casa regnante : forse 
la ripugnanza per il regime francese gli fece guardare con 
soverchio ottimismo il governo austriaco. Rincasò, sem- 
bra, affascinato già dalla chimera che sedusse i migliori: 
di una riscossa italiana, per la libertà e per V indipendenza, 
sotto l'egida degli Absburgo. La catastrofe della ritirata 
di Russia, il rincrudimento del despotismo militare che 
ne seguì in tutta la penisola devono a^'er mutato, pel 
Gonfalonieri come per altri moltissimi, i sogni in propositi. 
Gon tale disposizione di spirito egli attese la crisi 
imminente. In circostanze tuttora mal note, si accordò 
col conte iVlfonso Gastiglioni, capo onorevole di un partito, 
qual'era allora l'austriaco, che aveva nelle sue fila uomini 
pronti a tutto e dell'onore ben poco gelosi, e collaborò 
ai primi atti della rivoluzione milanese dell'aprile 1814: 
la petizione per domandare la riunione dei collegi elet- 
torali e la dimostrazione al palazzo del senato. Sorpreso 
ed inquieto al Aedere il tumulto deviare ^'erso un ver- 
gognoso massacro, si adoprò invano col cognato conte 
Antonio Burini per contenere la plebaglia inferocita. La 
nomina a membro della deputazione dei collegi alle Po- 
tenze Alleate sottrasse il Gonfalonieri alle conseguenze 
di quei fatti dolorosi, ma, quando rimpatriò dopo essersi 
invano adoprato per ottenere alla patria migliori destini, 
si trovò esposto agli attacchi degli eugeniani. La sua 



XIX 



risposta agli accusatori, franca espressione dei suoi senti- 
menti, gli procurò una prima persecuzione da parte del 
governo austriaco. Fu confinato in una sua villa del 
suburbio, per qualche tempo, nel 1815. Poi riprese a 
viaggiare, a Napoli, in Sicilia, a Ginevra, a Parigi, a 
Londra, frequentando la società degli uomini piìi noti per 
il loro liberalismo : Cesare Airoldi, il Lafa3'ette, il duca 
Vittore di Broglie, il Brougham. Al tempo stesso si ad- 
destra^'a nella conoscenza degli istituti e dei ritrovati 
che meglio gli sembravano atti all'importazione di qua 
delle Alpi, per rianimare i concittadini, elevarne il livello 
intellettuale e morale ed accrescere la prosperità della 
patria. Pertanto promosse la diffusione delle scuole d'in- 
segnamento reciproco, la fondazione d'un ateneo, d'una 
compagnia drammatica stabile, l'introduzione dell'illumi- 
nazione a gaz e della navigazione a vapore. A mano 
a mano che cresceva la fama del Gonfalonieri, che si 
moltiplicavano le sue utili iniziative, l'Austria aumentava 
le diffidenze e presto le ostilità verso di lui. I suoi disegni 
furono attraversati, inceppate le opere da lui iniziate, 
poi chiuse le scuole dapprima lodate e protette e negato 
ogni assenso agli altri suoi progetti. Si riduceva alla 
disperazione un uomo energico ed attivo, convincendolo 
dell'impossibilità di procedere nelle riforme coi tempe- 
ramenti suggeriti dal desiderio di non turbare la pace 
pubblica e di non dipartirsi dal terreno della legalità. 

Il Gonfalonieri conosceva ed ammirava da tempo 
uomini posti a capo delle sette, fra l'altro un ^'ecchio 
profugo italiano stabilito in Francia che fu dapprima 
supposto essere il Buonarroti, ma fu poi meglio per- 
sonificato nell'Angeloni. Non consta da documenti che 
si aggregasse ad altre che all' innocua massoneria inglese. 



XX 



ma certo la sua intimità coi carbonari, coi federati crebbe 
via via fino alla rivoluzione di Napoli ed a quella di Pie- 
monte. Di successi, almeno temporanei, di quest'ultima, il 
Gonfalonieri sembra esser stato per qualche tempo convin- 
tissimo, e già accarrezzava l'idea, se le truppe austriache 
avesser dovuto abbandonare Milano, di farsi moderatore 
dei più ardenti, garantendo l'ordine e divenendo arbitro 
fra i partiti. È noto che questi valentuomini eran giunti 
al punto di distribuire i portafogli in un ipotetico governo 
provvisorio. Colpito da una grave malattia, che risorgeva 
quando sembrava già vinta e che lo tenne molto tempo fra 
la vita e la morte, il Gonfalonieri dovette abbandonare a 
giovini imprudenti come il Pecchio la direzione di un moto, 
che si palesò assai più immaturo di quanto si fosse 
dapprima pensato. Quando Federico potè riprendere la 
vita attiva, la rivoluzione di Napoli era soffocata del 
pari che quella di Piemonte e la repressione cominciava. 
Per più di sei mesi vide gli amici ed i collaboratori 
cader nelle mani della polizia o costretti a fuggire in 
esilio. Gli ammonimenti si moltiplicavano: il Gontalonieri, 
che non conosceva il timore, rimase ad attendere, con 
atteggiamento fiero e quasi temerario, la sorte che gli 
sovrastava. Fu arrestato a mezzo dicembre nella sua 
casa in Milano, dopo un vano tentativo di fuga al mo- 
mento stesso in cui gli agenti del Bolza circondavano 
il palazzo. 

Da quel punto il grande processo intentato contro 
gli accusati di carboneria e di alto tradimento parve 
essenzialmente diretto contro di lui. Egli fu subito la 
vittima designata agli occhi degli inquirenti, sebbene per 
qualche tempo sembrasse nutrire molte illusioni. 



XXI 



Lo svolgimento del processo, che terminò colla 
condanna capitale del Gonfalonieri, è ancora imperfetta- 
mente conosciuto, giacché della maggior parte dei costituti 
non furon sin qui rintracciati che i riassunti; ma, per 
quanto se n' è potuto conoscere, non appare contestabile 
che il Gonfalonieri, sia pure per fallaci insinuazioni del 
consigliere de Menghin, abbia seguito un metodo di 
difesa senza valore agli occhi dei giudici e dell'inqui- 
rente, perspicace e zelantissimo, Antonio Salvotti. In 
sostanza, lungi dal negare ogni partecipazione alle sette 
ed alla rivoluzione piemontese, ammise d'aver avuto per 
le mani carte della federazione diretta a rovesciare il 
dominio austriaco e d'averle mostrate ad amici e si af- 
fidò alla dichiarazione, che può esser stata sincerissima 
ma non faceva veruna impressione in magistrati imbe- 
\'uti fin dei piìi stravaganti principii dell'assolutismo, non 
aver egli dato principio d'esecuzione al moto rivoluzio- 
nario in Lombardia, ritenendolo invece immaturo. Per 
meglio convincer di ciò gli accusatori, palesò loro la sua 
lettera al San Marzano che aveva inteso sconsigliare 
dalla scorreria oltre Ticino; ed anche in questo punto 
fu esatto, ma si illuse stranamente gli potesse giovare 
la confessione d'una corrispondenza con nemici in armi, 
crimine irremissibilmente punito da ogni legislazione 
antica e moderna, anche quando sia assolto dalla coscienza 
di un popolo che lotti per la sua libertà. 

Salvato, all' ultimo momento, dall' impiccagione, solo 
per la tenacia ammirevole di donna Teresa, devotissima 
al marito e nobilmente dimentica delle lunghe e varie 
traversìe della sua vita coniugale, il Gonfalonieri fu con- 
dannato a vita al carcere duro nella fortezza morava 
dello Spielberg. Il Galvano, da Milano a Brlinn, gli fu 



XXII 



prolungato ed a sbalzi addolcito dai calcoli del governo 
austriaco che sperava indurlo ad importanti rivelazioni, 
non tanto circa i rapporti col principe di Carignano, 
verso il quale il Gonfalonieri reputavasi sciolto d'ogni 
obbligo, quanto su tutto il lavorio dell'opposizione liberale. 
L'ira per la speranza delusa avvampò nell'animo di 
Francesco e dei suoi ministri, che assaporarono la ven- 
detta di torturare in mille guise il capo del partito costi- 
tuzionale italiano caduto in loro balia e ne aggravarono 
la prigionia coi più minuziosi e sorprendenti divieti, non 
rifuggendo dall'abuso del sacro ministero, sì che al Con- 
falonieri fu tolto perfino il conforto dei sacramenti della 
sua religione. 

Fu solo all'assunzione al trono del mite Ferdinando I 
che le porte dello Spielberg si apersero per il martire, 
ridotto ormai quasi un'ombra dalle sofferenze e privo 
della dolce e devota assistenza della sua Teresa, morta 
nel 1830. Fu deportato in America donde ritornò ben 
presto in Europa e ritrovò l'antica energia per protestare 
contro la calunniosa voce, sparsa ad arte dagli austriaci, 
che avesse violato la parola d'onore di non rivarcare 
l'Oceano, mentre in realtà solo a questo s'era dichiarato 
pronto, ad essere cioè riportato nel suo duro carcere 
quando all'Austria fosse riescito di riafferrarlo sul con- 
tinente europeo. La simpatia dei corifei dell' opinion 
pubblica, in primo luogo di Carlo di Montalembert, riaperse 
al Gonfalonieri la Francia, donde era stato espulso per 
una debolezza del Montalivet timoroso della corte di 
Vienna. Dimorò sovratutto nel mezzogiorno, ove ebbe 
giovamento dalle cure del dottor Lallemand ; ed in Francia 
accettò, dopo lunga esitazione, l'ofìerta di una gentile 
irlandese. Sofia O' Ferrai, che si proponeva di circondare 



XXIII 



la sua vecchiezza dolorante di cure affettuose. Il Metternich 
gli si era fatto più benigno e ne autorizzò il rimpatrio, 
dapprima per breve tempo, poi senza limiti ; non gli negò 
i passaporti per i lunghi viaggi che parvero sopire le 
gravi infermità retaggio del carcere. Queste s'aggravarono 
impro^'visamente alla fine del 1846, mentre il Gonfalo- 
nieri s'affrettava nell'inverno verso Milano, dicesi per 
attendere ad una polemica colla principessa di Belgioioso, 
certo per riprendere una parte attiva alla vita della 
nazione. Il Gonfalonieri morì a Hospenthal sulle giogaie 
del S. Gottardo il 10 dicembre ed i suoi funerali in 
Milano furono una grande manifestazione patriottica, 
annunciatrice di tempi migliori. 

Prima di terminare queste brevi pagine di prefazione, 
mi corre l'obbligo di avvertire che esse sono l'espressione 
dei miei personali convincimenti, il risultato delle mie 
ricerche e riflessioni intorno all'affannoso tema, ed io solo 
debbo portarne la responsabilità. L'edizione del carteggio 
è pure opera mia, ma, secondo le provvide disposizioni 
della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento, 
essa fu sottoposta alla revisione del commissario all'uopo 
designato, il senatore Alessandro d'Ancona, venerato 
maestro, i cui consigli m'hanno sorretto nell'ardua fatica 
e pel quale la mia gratitudine è viva e profonda. 

Milano, novembre 1909. 

Giuseppe Galla vresi 



CARTEGGIO 



I 

Archivio Storico del Comune - Milmio. Editai 

Il Conte Vitaliano Gonfalonieri^ 
All'Amministrazione Centrale dell'Olona 

Libertà Eguaglianza 

Amministrazione Centrate dell' Olona. 

In vigore della legge 24 brumif.", anno VI Repubb." ^, il sottoscritto notifica 
ritrovarsi nel Collegio di Parma* suo figlio Federico di anni 12 Spartito per 
colà ai principj dell'anno scolastico, previamente convenuto col collegio sud.° la 
dozzina per un anno. Per l'altra parte il ricorrente con quanto piacere vede che 
i figli della Patria sieno richiamati nel suo seno affine di avere presso della 
madre quella educazione e quell'istruzione Repubblicana che non è possibile 
assolutamente ottenere fuori della Repubblica; con altrettanto dispiacere conosce 
che il richiamare in oggi il figlio dal Collegio di Parma in tempo in cui non 
sono per anche ordinate ed organizzate le Scuole Repubblicane ^, non sarebbe 
che il richiamarlo all'ozio ed alla snervatezza. 

Ricorre adunque il cittadino Vitaliano Confalonieri di Milano a codesta 
Amministrazione Centrale, perchè accordi che il detto suo figlio Federico d'anni 12 
persista nel Collegio di Parma, fino al termine dell'anno scolastico, passato il 
quale si obbHga sotto la propria responsabilità di renderlo alla Patria. 

Salute e rispetto. 

Cittadino VITALIANO CoNFALONIERI di Milano. 



1) Pubblicata neW Arcfiivio Storico lombardo, anno XXXIV, fase. XIV, G. Gailavresi, 
Per una futura biografia di F. Confalonieri. 

2)11 conte Vitaliano Confalonieri (1760-1841), dei conte Eugenio e della contessa Anna Sigli, 
aveva sposato in prime rozze (1784) la marchesa Antonia Casnedi, madre di Federico, ed in 
seconde (1793) la marchesa Maria Litta Modignani. Nel 1796 era uno dei 60 decurioni di Milano. 

3) Le disposizioni draconiane di questa legge parificavano agli emigrati e punivano di 
confisca i padri o tutori che non richiamassero i figli, collocati in educazione in altre parti 
d'Italia, entro sei decadi. Li obbligavano pure ad immediata notifica, fatta dal padre di Fe- 
derico Confalonieri colla lettera presente. Vedasi il testo della legge in /?acco//'« delle leggi, 
proclami, ordini ed avvisi pubblicati in Milano ne II' anno VI repubblicano, Milano. 

4i La permanenza di Federico nel collegio dei nobili di Parma è pure attestata dal vo- 
lume Andrea Sabini, Collegii Parmensis Nobilium Convictorum Nomenclatura, Parma 1820. 
Cfr. pure G Capasso, // collegio dei nobili di Parma, Parma, 1901, ove però non si parla 
del Confalonieri. Più tardi (1801-02) questi fu collocato nel collegio Longone di Milano quando 
ancora vi si trovava Alessandro Manzoni, secondo appare dagli archivii, cortesemente apertimi, 
dei P.P. Barnabiti, che dirigevano allora quell'istituto. 

5) Federico Confalonieri era nato nel 1785, il 6 ottobr.-. 

6) Appena con legge del 30 frimale anno VI si erano invitati i cittadini a dar lumi al 
Direttorio sul sistema di pubblica istruzione che si doveva attuare nella repubblica. 



II 

Archivio Storico del Coimine - Milano. Edita. ^ 

Il Conte Vitaliano Gonfalonieri 
All'Amministrazione Centrale dell'Olona 

Libertà Egnagliania 

Amministrazione Centrale deìV Olona, 

Atteso il vostro decreto 22 Frimale sulla antecedente mia dichiarazione, e 
domanda relativa al figlio, ora esistente per li studi nel Collegio di Parma, mi 
restringo a dichiarare per esecuzione della legge 24 Brumale che il sud.° mio 
figlio rientrerà nel territorio di questa Repubblica tosto che saranno finiti li 
suoi studi. 

Salute e rispetto. 

Vitaliano Gonfalonieri. 



Ili 
Archivio Storico del Comune - Milano. Edita. ^ 

Il Conte Vitaliano Confalonieri 
All'Amministrazione Centrale dell'Olona 

Amministrazione Centrale deW Olona. 

In vigore della legge 30 Piovoso anno VI Repubblicano^ , io sottoscritto sono 
a dichiararvi, come già feci per la legge del 24 Brumale, a voi cittadini am- 
ministratori, trovarsi nel Collegio di Parma mio figlio Federico di anni 12 
all'effetto che vi impari la grammatica e non fu richiamato nella lusinga d'ottenere 
dalle autorità competenti la licenza che potesse terminare i suoi studii dichiarando 
che rientrerà nella Repubblica al tempo stabilito dalla legge 30 sud."- 

Vitaliano Gonfalonieri. 



1) Pubblicata neW Archivio storico lombardo, loc. cit., come la precedente. 

2) Pubblicata neXV Archivio storico lombardo, loc. cit., come le precedenti. 

3| La legge del 30 piovoso confermava e ribadiva più energicamente le prescrizioni e le 
minaccia della legge del 24 brumale precedente, che le amministrazioni dipartimentali erano 
accusate d'aver applicato con troppa rilassatezza. 



IV 

Archivio Storico del Coìiuiìie - Milatio. Edita. 

Il Conte Vitaliano Gonfalonieri al Commissario 
DEL Potere Esecutivo presso il Dipartimento dell'Olona 

Al Commissario del Potere Esecutivo presso il Dipartimento dell'Olona. 

II cittadino Vitaliano Gonfalonieri che sempre con ogni puntualità ha 
adempito a quanto le leggi gli hanno prescritto, certifica che in adempimento 
del proclama 30 Piovoso p. p. ha ricondotto il suo figlio Federico nel territorio 
Cisalpino sino dal giorno 27 Germinale, tempo nel quale non era ancora passata 
la prescrizione della legge. Ciò partecipa in adempimento di quanto con lettera 
9 Fiorile gli viene ingiunto da codesto dipartimento. 

Salute e rispetto. 

Milano, li 10 Fiorile anno VI Rep." 

Vitaliano Gonfalonieri. 



V 

Archivio Casati - Milano. ' lìiedita. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Casati ^ sua fidanzata, 
A Palazzuolo l 

Carissima Sposa 

Ricevo in questo punto la carissima vostra, e sentendo che 
chi me T ha portata fra un'ora riparte, con impazienza do di 
piglio alla penna per non lasciar sfuggire questa inaspettata 
occasione di nuovamente scrivervi. Se credete d'avermi preve- 
nuto nel!' inviarmi vostri caratteri, vi lusingate invano; in genere 
di premura, e d'affetto, sappiate che non mi lascerò mai da voi 
né prevenire, né superare ; il fatto ve n'avrà fatto fede, mentre 
appena forse chiuso il foglio che m'inviate vi sarà soprag- 
giunto il mio. 



1) Pubblicata neU'Archivio storico lombardo, loc. cit , come le precedenti. 

2) Teresa Casati era nata il 17 settembre 1787. 

3) A Palazzuolo Milanese (pieve di Desio) don Gaspare Casati, padre di donna Teresa, 
possedeva terre. Fu anzi per qualche tempo deputato all'estimo di quella comunità. 



— 6 — 

Che nei momenti che non so che fare dia qualche pensiero 
a voi, amabile Teresina, questa è una frase che m'offende. È così 
che mi credete, è questa l'idea che mi son meritato che formaste 
di me? Ma già, la vostra penna lo ha scritto, ma il vostro cuore né 
lo ha dettato, uè erane persuaso; sì non posso credere altrimenti. 

Fate i miei complimenti a vostro padre ' ed a vostra madre, ^ 
ed i saluti a tutto il rimanente della vostra famiglia. Amatemi, 
cara, ch'io v'amo con tutto l'affetto che voi meritate, e di cui 
è il mio cuore capace. Sono di Voi carissima Sposa 

Aff.mo Sposo 
Milano 15 Giugno 1806, Federico Gonfalonieri. 

P. S. — I miei maggiori rispetti allo stimatissimo Padre 
Abbate Origoni. ^ 



VI 

Archivio Casati - Milaìio. Inedita. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati, 

A Milano. 

Garissima Consorte "* 

Alle cinque e un quarto arrivammo felicemente a Robecco^ 
sempre però accompagnati da assai sensibile pioggia. Adesso è 
già la mezzanotte, e sapendo che domani vi è occasione, troppo mi è 
caro il scriverti per lasciarmi fuggire l'opportunità ^, 

1) Gaspare di Gabrio Casati (1756-1808), allevato nella Corte imperiale austriaca ove era 
paggio, fu poi capitano della milizia urbana milanese ed amministratore del patrio Ospitale 
jMaggiore. Vedi Felice Calvi, Famiglie notabili milanesi, Milano 1885, voi. i^, tav. xv della 
famiglia Casati. 

2; Non madre realmente, ma matrigna di donna Teresa era donna Luigia dei Capitani 
di Settata (1176-1852 , seconda moglie di don Gaspare, La prima, madre di Teresa e delle due 
altre sorelle. Carolina (maritata Sirtori) e Giuseppina maritata Durini), era stata donna 
Maria 11765-1793') del march. Francesco Orrigoni. 

3) Cugino della madre di Teresa Casati era Monsignor D. Carlo Orrigoni, canonico della 
R. I. Cappella della Scala. 

4) Il matrimonio era avvenuto il 14 ottobre 1806. 

5) A Robecco sul Naviglio, nella pieve di Corbetta, erano un grandioso palazzo e beni di 
casa Bigli, che la nonna di Federico recava ai Gonfalonieri 

6 Si omette un passo di carattere strettamente famigliare. 



7 — 



Mi son dimenticato di darti le Avventure di Saffo ^; guarda 
però sul tavolino coperto di tela incerata che vi è nella mia 
camera, e lo troverai; il libro devi conoscerlo perchè l'hai 
veduto. Fammi piacere a portarmi quando vieni fuori le satire 
d'Alfieri, esse le troverai in qualche tavolo della mia camera 
quando mai non fossero nei cassettini del tuo tavolino. Il libro 
devi conoscerlo esso pure, non è molto grande ed è coperto di 
carta rossa: al caso, dillo a mio fratello * che lo saprà riconoscere. 
Per entrare nella mia camera troverai la chiave dalla portinaia- 

3 

Basta, arrivederci mercoledì. T'abbraccio caramente, amami 

e credimi tutto tuo 

Aff.mo marito 
Robecco 3 Novembre 1806. Federico. 



VII 
Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri, 

AD Anversa ^ 

Parigi Venerdì 18 Maggio [1810]. 
Carissimo Federico 

Mercoledì sera è arrivato il Vice Re ^ mandato dall'Imperatore^ per far 
compagnia alla Vice Regina;''' egli portò nessuna nuova se non che l'im- 

1) Si tratta certamente del romanzo di Alessandro Verri, ristampato a Roma appunto 
in quell'anno, ed intorno al quale vedasi Giambattista Marchesi, Romanzieri e romansi 
italiani del settecento, Bergamo 1903, soprattutto pag 285 e seg. 

■2) Probabilmente Ansperto (1787-1811 , nato anch'egli dalle prime nozze del conte Vitaliano. 

3| Si omette un altro passo pure di argomento famigliare. 

4) Ad Anversa il 13 e 14 maggio si trovavano pure Napoleone I colla sposa, reduci da 
un giro nei dipartimenti testé annessi all'impero. 

5' Sui rapporti del Gonfalonieri col principe Eugenio-Napoleone Beauharnais (1781-1824), 
nominato dal suo imperiale patrigno nel 1805 viceré d'Italia, dev'essere raccolta la testimonian- 
za dello stesso conte Federico nell'opuscolo apologetico " Lettera ad un amico „ indirizzata 
nel 1815 al cognato conte Antonio Durini, ove è detto esplicitamente che gli fu offerta invano 
una carica nella corte vice-reale. Un ritratto, con intonazione favorevole, del P.pe Eugenio 
si può leggere nelle memorie di una testimone indipendente : M me de Rémusat, Mémoires, 
Paris, 1880, voi. I p.p. 150 e seg. Apologia ampia e documentata del viceré é poi l'opera voluminosa: 
A. DU Casse, Mémoires et correspondance politique et militaire du Prince Eugène, Paris 1 860. 

6) Il principe Eugenio aveva infatti accompagnato le L.L. M.M. fino al loro arrivo al ca- 
stello di Lacken il 16 maggio. 

7) Della vice-regina Amalia Augusta nata principessa di Baviera (1T88-1851I era dama, 



paratore gli disse ciie potremo partire quando egli sarà di ritorno a Parigi 
ma si ignora quando questo sarà. ^ Per Parigi si dice che partiremo prima 
delle feste. Dio voglia che ciò si effettui. Nessuna lettera per te di Milano, 
io ne ricevetti una della Sirtori, la quale era molto in pena e per il ra- 
gazzino al quale è ritornato il suo male, e per suo marito ^ al quale è 
ritornato il suo mal d'occhi cogli stessi sintomi di tre anni fa. Tutto Milano 
è in costernazione per l'abolizione totale dei corpi religiosi.^ Il nostro 
caro Cicchino * sta bene come pure tutti di casa. Ieri sono stata a Versailles 
come sai, colla Trotti ^, la Fè,^ un certo Cavriani Tedesco" ed un certo 
Naranzi,* ambe due conoscenti della Trotti. 

Tutte le nuove che potrò raccogliere mi farò premura di parteciparle 
al momento. Addio, mio caro Federico, abbia per me almeno una quarta 
parte dell'amore che ho per te e mi chiamerò contenta. 

Tua aff.ma Moglie 

T. CONFALONIERI, 



nominata con decreto dell'imperarore, la contessa Teresa Gonfalonieri Casati, e l'aveva seguita 
a Parigi quando il 12 marzo 1810 era partita da Milano col principe per assistere alle nozze 
di Napoleone con Maria Luigia. Per il concorso di tutti gli Italiani allora in auge a quelle 
feste parigine cfr. Tullio Dandolo, Ricordi, /assisi 1868 p.p. 129 e seg, 

1) Il Moniteur del 28 aprile, annunciando la partenza del corteggio imperiale il 27 mat- 
tina da Compiègne, aveva soggiunto che le L L. MM. " seront de retour à Paris dans la 
première quinzaine du mois de Mai „. Il viaggio invece si prolungò di altri quindici giorni. 

2) Don Giovanni Sirtori, marito di Carolina Casati, era un patrizio milanese, di famiglia 
già ascritta alla matricola nobiliare del 1278, commendatore dell'ordine di Malta. 

3) Napoleone I, con decreto datato da Compiègne il 25 aprile, aveva soppresso nel regno 
d'Italia tutti gli ordini religiosi, eccettuando solo quelli ospitalieri e le suore di carità. Si 
veda il Bollettino delle leggi del regno d'Italia, Milano, 1810 (p. I"), N. 77. 

4) Francesco, unico figlio di Federico e Teresa, naqueil 14 agosto 1807 e morì il 1» giugno 1813. 
5| La marchesa Antonietta Trotti nata contessa Schaffgotsch (1771-1837) aveva sposato 

nel 1795 il marchese Lorenzo Trotti-Bentivoglio 1 1759-18401, notissimo nella più alta aristo- 
crazia europea per le lunghe dimore fatte all'estero. Era dama della vice-regina, con titolo 
di contessa. 

6) La contessa Fé, moglie del conte Marc'Antonio, cavaliere della Corona ferrea, membro 
del collegio elettorale dei possidenti per il Mella, era dama di palazzo. Del Fé, già prefetto 
di Cremona, il Melzi aveva lodato il giudizio retto e saggio nelle note pei candidati al se- 
nato stampate in Melzi, Memorie-documenti, Milano, 1865, voi. I, pag. 568. 

7) Come è noto, un ramo della famiglia mantovana dei Cavriani si trasferi da tempo in 
Austria, ove nel seicento ottenne l'aggregazione a quel patriziato. Il ciambellano conte Ca- 
vriani si trova infatti nell'elenco delle persone presentate all'imperatore Napoleone il 15 aprile 
a Compiègne dall'ambasciatore d'Austria, principe Schwarzenberg. 

8) Potrebbe essere quel Costantino Naranzi juniore, di Zante e parente di Ugo Fo- 
scolo, a cui sono indirizzate appunto in quegli anni due lettere del poeta. Cfr. Ugo Fo- 
scolo, Epistolario (ed. Orlandini e Mayer), vol. I, Firenze 1852, N. 99 e 296. Fu console 
generale dell'impero russo in Venezia. 



— 9 — 

Vili 

Archivio Casati - Milano. lìiedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 
N. 3. 

Compiègne \ Lunedì 21 [maggio 1810]. 

Carissimo Federico, 
Ho ricevuto jeri sera la tua lettera datata da Gand; non puoi immaginarti 
il piacere che mi ha cagionato, e il desiderio che mi aumentò di riceverne 
il più spesso possibile; se devo giudicare dall'esattezza e amabilità con 
cui mi hai scritto questa, ho luogo a sperarne la continuazione, ti basta 
il sapere che mi fai il maggior regalo tenendomi informata delle tue nuove. 
Avendo ricevuto la tua lettera al circolo, e non potendo scrivere subito al 
signor Bignami^ e non essendovi occasione per Parigi che questa sera tardi, 
ciò che avrebbe portato troppo a lungo il spedirti la sua lettera, pregai 
Ciani ^ che si trovava qui, e che vedeva questa mattina il detto Bignami 
di pregarlo a mio nome di darmi la lettera che ti aveva promesso, ed egli 
me la porterà oggi che è invitato dall'Imperatrice* a pranzo, e la farò 
partire questa sera. Subito arrivata a Parigi manderò dal Fisionotrasta ^ 
a prendere i tuoi ritratti, e mi sarà carissimo d'averli vicini a me, e uno 
prenderà il suo luogo sul mio cuore, e lo contemplerò con vero piacere, 
essendo l'immagine dell'oggetto per cui solo vivo. Ho ricevuto oggi delle 
lettere per te, aprii quella di tuo fratello, il quale è giunto a Milano con 
tutta la comitiva, e non contiene niente d'interessante, fuori che dice che tua 

1) A Compiègne, ove l'imperatrice Maria Luigia, come già quarant'anni prima Maria An- 
tonietta, fu diretta al suo primo arrivo in Francia nel marzo, la contessa Teresa doveva essere, al 
seguito della vice-regina, ospite dell'imperatrice regnante, in attesa di passare, alla Malmaison, 
presso la povera Giuseppina, testé ripudiata. A Compiègne la coppia imperiale aveva dimorato 
nell'aprile, per tre settimane. 

2) Cario Bignami, cavaliere della Corona ferrea, era membro del consiglio generale del- 
l'Olona e del collegio elettorale dei commercianti per quel dipartimento. Era suocero della 
Maddalena, amata dal Foscolo. La sua casa bancaria era in stretti rapporti d'affari col 
governo napoleonico. 

3) Gaetano Ciani il78Û-186S), cavaliere della Corona ferrea, poi barone, era scudiere del vi- 
ceré. Fratello di Giacomo e di Filippo, notissimi patriotti, fu soprattutto uomo di mondo, di 
singolare avvenenza fisica, secondo appare dal busto che ne fece lo scultore Bartolini e che 
è ora presso il nipote del Ciani, senatore Carlo Prinetti. 

4) Non può trattarsi che dell'imperatrice Giuseppina, madre del viceré, giacché la nuova 
sovrana percorreva allora le Fiandre in un viaggio trionfale. Giuseppina s'era ridotta 
alla Malmaison, donde infatti è già datata la lettera seguente. Forse questa lettera fu co- 
minciata a Compiègne e chiusa alla Malmaison, il giorno in cui la corte vicereale si tra- 
sportò dall'una all'altra sede. 

5' Infatti copie di questo ritratto " dessiné et peint par Chrétien inventeur du physio- 
notrace, rue S. Honoré, en face l'oratoire, N. 152 à Paris „, si ritrovano presso le famiglie 
Casati e Gonfalonieri, e dalla prima fu concesso di riprodurre l'immagine posta in testa a 
presente volume. La fisionotrastia era una sorta d'incisione secondo una formula importata 
dall'Inghilterra. 



— 10 — 

madre * è stata a letto per alcuni giorni con della febbre, ma che ora sta bene. 
Spero che ci restituiremo presto a Parigi ; ti assicuro che questo 
soggiorno non è molto divertente, tanto più per me che non sto molto 
bene di salute né d'umore. Ti contraccambio i saluti della Trivulzi. ^ Addio 
mio tesoro, sono nell'impazienza di abbracciarti e di poterti ripetere a 
voce che ti amo e ti adorerò costantemente. 

Aff.ma Moglie 
T. C. C. 



IX 

Archìvio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 4. 

Malmaison ^ Lunedì sera 21 [maggio 1810]. 

Amatissimo Federico, 

Sabato notte è partito il Casati col Generale Fontanella ^ senza 
avermelo lui partecipato; egli disse a Cicogna^ che non avendo il passaporto 
nelle regole correva rischio d'essere assaltato, e che per conseguenza non 
voleva azzardarsi a partire col vetturale ^, col quale aveva fatto l' accordo 
di condurlo a Milano e che altronde avendo sentito dire che il Generale 

li Vorrà alludere alla matrigna di Federico, la contessa Maria Gonfalonieri nata Litta 
Modignani. 

2) La marchesa Beatrice Trivulzio, contessa del Regno Italico, (1780 1832), figlia del duca 
Alessandro Serbelloni e della duchessa Rosina nata Sinzendorf, era moglie del rinomato bi- 
bliofilo Gian Giacomo Trivulzio (1774-1831). Entrambi i coniugi erano addetti alla corte vice-reale. 

3) La Malmaison, tenuta che avrebbe avuto tal nome dalle incursioni normanne alle quali 
era esposta, dopo essere stato feudo dell'abbazia di S Dionigi e proprietà secolare dei Ba- 
rentin, famiglia di toga, fu acquistata la primavera del 1799 (anno VII) dalla "générale Bona- 
parte.,, Il glorioso marito venne ad abitarvi al ritorno dall'Egitto e vi fece fare grandi lavori 
all'epoca del Consolato. Vedansi intorno a questa residenza, al suo giardino ed alla sua 
biblioteca offerta "après le divorce, au désoeuvrement des gens de la Cour,, le belle pagine di 
Frédéric Masson, Joséphine impératrice et reine, Paris 1899 p. 299 e seg. 

4) Achille Fontanelli modenese (1775-1838) aveva preso parte alle guerre della Cisalpina 
e dell'Italiana e s'era segnalato alla battaglia di Raab. Era generale di divisione e stava 
per divenire, nel 1811, ministro della guerra del regno d'Italia, carica che conservò sino agli 
avvenimenti del 1814. Se ne ha la vita scritta dal Jacopetti nell'opera di G. Lombroso, Vita 
dei primari generali italiani che si distinsero nelle guerre napoleoniche dal i'jgó al i8ij, 
Milano 1843. C. Cantù, Della Indipendenza Italiana ■ Cronistoria, voi, I, Torino, 1872, 
pag. 429, loda l'amministrazione del Fontanelli durante la sua permanenza al ministero. 

5) Carlo Cicogna (1785-1857), dell'antica famiglia comitale, fatto barone da Napoleone, 
era ciambellano alla corte del viceré e cavaliere della Corona ferrea. 

6) Da Milano partiva per il Sempione, e di là per Parigi, una diligenza due volte la set- 
timana (martedì e sabato), e ne ritornava negli stessi giorni. 



— 11 — 

Fontanella partiva e che avrebbe condotto volentieri un uomo con se, 
pregava il detto Cicogna a scrivere due righe per pregarlo in suo favore, 
ciò ch'egli fece, dicendo che faceva un favore a lui ed obbligherebbe 
i coniugi Gonfalonieri: ciò che mi dispiacque sembrando che fosse per 
economia, e temendo pure che non fosse vero che volesse condurre con 
se un servitore, mentre aveva già un cameriere, e che lo abbia preso per 
pura gentilezza. Sabato pure è partito Clerici ^ avendo avuto una lettera 
che gli annunziò la vicina morte di suo Padre ^ Niente e poi niente di 
nuovo, gran miseria il non saper mai il suo destino, le tue lettere indi- 
rizzale pure a Parigi a l'Elise^ che me le mandano esattamente. Ti accludo 
la lettera del signor Bignami che Ciani mi portò in questo momento unita 
a una per me nella quale mi prega di salutarti. La Vice Regina ha ricevuto 
in questo punto una lettera dell'Imperatrice Maria Luigia, nella quale 
parla niente del suo ritorno ; per quanto mi pare dalle mezze parole sentite 
credo probabile che si passa nel ritorno da Monaco; una ragione che me 
lo fa credere si è che il Vice Re spedisce al Re^ un suo aiutante, forse per 
prevenirlo, non ne so però niente. 

Più presto ritornerai, scemerai dei giorni infelici a chi ti adora e gode 
di protestarsi con trasporto Aff.ma moglie 

T. C. C. 

v: A Monsieur 
Monsieur Frédéric Confalonieri 
Amsterdam 



X 

Archivio Casati - Milano. lìiedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 5. 

Malmaison Giovedì 24 maggio [1810]. 
Carissimo Federico, 

Dopo Gand non ricevetti più tue lettere, pensa quanto mi riesca duro 
lo stare tanti giorni senza avere tue nuove ; non vorrei che ciò dipendesse 

Il Giorgio Vitaliano Clerici (1781-1819) era uno scudiere del viceré. Napoleone lo nominò 
alla fine di quell'anno conte del regno. 

2) Francesco Maria Clerici, marito di Gaetana Melzi d'Eryl, morì infatti nel 1810. 

3) L'Eliseo, per un decreto imperiale, era stato donato a vita all'imperatrice Giuseppina. 
Nondimeno questo palazzo dovette ospitare, poiché Parigi rigurgitava allora di sovrani e di 
principi, il re di Sassonia e quello di Napoli. 

4) Massimiliano I Giuseppe, del ramo reale dei Wittelsbach (o dei duchi dei due Ponti), 
nato nel 1756, successe nel 1799 all'agnato Carlo Teodoro come elettore del palatinato di 
Baviera ed assunse nel 1806, sotto gii auspicii di Napoleone, il titolo di re. Mori nel 1825. 
La vice-regina d'Italia era la sua secondogenita, nata dalla prima sua moglie, Augusta di 
Assia-Darmstadt. Il re Massimiliano, sostenendo a lungo il ministro Montgelas che battè in 
breccia i privilegi della nobiltà e del clero, si atteggiò a sovrano riformatore. 



12 



dalla posta e che fossero andate smarrite le tue lettere, ti assicuro che 
in tal caso non ho mai declamato tanto contro il disordine delle poste 
quanto in questa occasione, defraudandomi del maggior di tutti i piaceri, 
qual'è quello di vedere che ti ricordi di me. Ricevo in questo punto una 
lettera della Sirtori, nella quale mi dà parte essere il suo ragazzino vicino 
a morte, e tutte le sue parole dipingono la desolazione, pensa quanto 
questo mi affligga, poiché conoscendo l'estrema sensibilità di Carolina temo 
che soffra anche lei nella salute; ancora una ragione di più che mi fa 
riescire insopportabile la mia assenza, poiché potrei trovandomi colà sol- 
levarla qualche poco. Nessunissima nuova. M.r Méjan * pretende che 
l'Imperatore sarà a Parigi prima del trenta del mese, ma non se ne sa 
niente di positivo, ti posso dire niente di quel che si dica per Parigi 
poiché essendo qui non si parla con anima di questo mondo, e non si sa 
nemmeno quando ci restituiremo a Parigi a motivo che l'Imperatrice- fa 
replicate istanze perchè si fermino qui. Ieri ho avuto il male di testa e 
febbre, però feci la vita della comunità, e mi contentai di partire un pò 
prima degli altri dal circolo ; oggi però sto meglio. Oggi ho ricevuto una 
lettera di tuo fratello del quattordici per te, nella quale mi dice d'aver 
parlato all'avvocato Majoni ^ per i vostri affari, che gli disse che entro la 
settimana sarebbero ultimati, ma che teme che sarà piccolo il taglio che 
si farà, scrive parimenti che si è presentato un certo signor Noli che fa 
gli affari di Frapolli "* per la possessione di Caravaggio persona cautissima... 



1) Stefano Méjan, nativo di Montpellier, aveva partecipato, agli inizi della rivoluzione 
francese, alla redazione de! Moniteur, attendendo con abilità alla preparazione dei resoconti 
dell'Assemblea Nazionale. Il giornalismo lo mise in relazione col Mirabeau, del quale fu 
intrinseco, come pure del Maret e del Frochot, prefetto della Senna dopo il colpo di stato 
del 18 brumaio. Il Consolato segnò per il Méjan il principio di un gran favore, che non 
sembra troppo meritato da chi era in relazione colle cancellerie di potenze nemiche della 
Francia, segnatamente colla Russia (Cfr. Léonce Pingaud, Un agent secret sous la revolution 
et l'empire - Le Comte d'Antraigues, Paris, 1894 pag. 116 e 226-27). Il Méjan divenne segretario 
generale della prefettura della Senna (vedasi Léon de Lanzac de Laborie, Paris sous Na- 
poléon - Consulat provisoire et Consulat à temps, Paris, 1905 pag. 39 e seg.) Nel 1805 
fu addetto alla persona del viceré Eugenio come segretario degli ordini, ed ebbe a Milano 
una gran posizione politica, della quale parve abusare, più per vanità e per leggerezza che 
per disonestà; era per altro assai prodigo e gli bisognarono aiuti del sovrano per pagare i suoi 
debiti. Naturalizzato cittadino del regno, sedette nel collegio elettorale dei possidenti del dipar- 
timento dell'Olona. Rimase fedele al suo principe nella sventura. Il La Folie nel " Catalogo de' 
nomi „ inserito nella sua ben nota opera: Federico Coraccini, Storia dell'amministrazione 
del regno d'Italia durante il dominio francese, Lugano i823, parla del Méjan, a pag. CIV-CV, 
con benevolenza che non esclude qualche rimprovero. 

2) Si tratta certo ancora dell'imperatrice ripudiata Giuseppina. 

3) E probabilmente l'avv. Valeriano Majoni, che era legato ai gruppi piìi retrivi della 
cittadinanza milane-e e che, al ritorno degli austriaci nel 1799, era stato membro della con- 
gregazione delegata. Durante il regno fu uno dei componenti il consiglio di disciplina degli 
avvocati esercenti presso la corte d'appello di Milano. Morì nel 1816 

4) Il cav. Carlo Francesco Frapponi (1749-1827) era banchiere, elettore del collegio de' 
commercianti e membro del consiglio generale dell'Olona. 

d) Seguono altri dettagli d'affari e di notizie famigliari. 



— 13 — 

La Mommina d'Adda' sarà forse morta a quest'ora, L'Imperatrice mi 
disse che voleva invitarti oggi a pranzo ma che aveva sentito che eri 
assente. Addio mia cara gioja credi all'amor costante col quale mi protesto 

aff.ma Moglie 

v: A Monsieur T. C. C. 

Monsieur Frédéric Gonfalonieri 
Amsterdam 



XI 

Aycìiivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri, 

AD Anversa 

N. 6. 

Malmaison il 26 [maggio 1810]. 
Carissimo Federico, 

Ho ricevuto in questo punto la tua lettera del 19, puoi immaginarti il 
piacere che mi ha fatto sentendovi le tue ottime nuove. Giacché non ti 
posso avere vicino godo che ti diverti, ma che lo facci colla massima economia 
di tempo. Ho un fascio di lettere per te ^ 

Ne ricevetti una di Roma figlio ^ per mezzo di Trivulzi Giacomo portata 
da un signore da Bruxelles che viene da Milano a Parigi per di- 
vertirsi, e che desidera fare la tua conoscenza. L'aprii non sapendo il 
contenuto per vedere se era necessario il mandartela. In una lettera di 
tuo fratello ricevuta in questo momento mi dice che tutti in casa hanno 
preso ragionevolmente il tuo viaggio d'Olanda, fuori che la M. G. ■* che se 
ne è allarmata, ma che ora è tranquillizzata, e che ha parlato a Calderarj^ 
per la vendita della carrozza di quattro e che farà il possibile per esitarla, 
e che per tenere segreta la cosa l'avrebbero mandata da un facochio. La 
povera Mommina d'Adda è morta; vi sono molti matrimonii che la scarsezza 
di tempo m'impedisce di accennarti, nulla però d'interessante. Martedì si 
aspetta l' Imperatore ^ speriamo di sapere qualche cosa del nostro destino. 
In casa stanno bene ed in'particolare il nostro caro Ciechino. Addio, sono 
di fretta ma di cuore Aff ma Moglie 

T. C. C. 

1) La marchesa Felicita d'Adda-Salvaterra nata Meda, detta " Mommina „ perchè moglie 
del M se Gerolamo, mori in Milano il 18 maggio 1810. 

2) Si omettono altre notizie d'affari domestici. 

3) Il march. D. Giulio Gregorio Orsini di Roma, figlio del march. D. Egidio, ch'era stato 
maggiordomo dell' Arcid. Beatrice. 

4) La contessa Anna Gonfalonieri nata Bigli, già "grande maîtresse,, delle LL. AA.RR. 
gli arciduchi prima della rivoluzione e dama della Croce Stellata, era nonna (mamma grande, 
in milanese) di Federico, oggetto della massima sua predilezione. Morì il 25 marzo 1819. 

5) Forse allude a Garlo Galderara, intorno al quale vedasi più avanti la nota 5 a pag. 23, 

6) Napoleone e l'Imperatrice Maria Luigia ritornarono il 1" giugno a S.t Gloud da un 
viaggio nei dipartimenti del Nord. 



— 14 — 

XII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

Lunedì sera 28 Maggio I8I0. 
Carissimo Federico, 

Eccoci ritornati in questo momento a Parigi dove sperai di trovare 
tue lettere e fui delusa. Vengo d'avere sentito in questo momento un 
discorso fatto tra i Principi e che mi fo premura di raccontarti ; vi fu sulle 
prime quistione dalla parte della Principessa di passare per Monaco, e il 
Principe addusse varie ragioni per le quali non conveniva andarci e tampoco 
di farvi andare le Principessine*, in seguito si parlò dell'epoca della nostra 
partenza, e il Principe disse decisamente che non si partiva prima del 25 
del mese venturo, non essendo prudente di mettersi in viaggio prima del 
compimento del quarto mese di gravidanza, che la settimana ventura 
ritorneremo facilmente a Malmaison per forse restarvi tutto il tempo che 
resteremo a Parigi ; pensa quanto devano queste novità accrescere il mio 
cattivo umore. Saranno domani quindici giorni che sei partito, mi lusingo 
così d'avere il contento di abbracciarti prima della fine di questa settimana; 
ti assicuro che lo desidero ardentemente. Ho scritto un'altra volta a tuo 
padre per dargli le tue nuove come mi pregava nella sua lettera; alla 
prima che riceverò di te, ne scriverò un'altra alla signora M. G. L'Im- 
peratrice ci regalò a tutti e due un scialle dei più ricchi 2, e che mi ha 
fatto gran piacere. Finisco per essere in tempo di mandare la lettera a 
Darnay, ' ti prego mio caro ad avere cura della tua salute col non stra- 
pazzarti troppo, e di ricordarti qualche volta di una moglie che ti ama 
di cuore e si dice tutta tua, aff.ma Moglie 

T. C. C. 

v: A Monsieur 

Monsieur Frédéric Gonfalonieri 

Bruxelles 

(nota di mano di Federico:) 

4 juin 1810 

1) Erano la principessa Giuseppina Massimiliana Eugenia Napoleona, principessa di Bo- 
logna, nata il 14 marzo 1807 (sposata il 19 giugno 1823 al duca di Sudermania, che fu poi 
il re Oscar di Svezia) e la sorellina principessa Ortensia Eugenia Napoleona, nata il 23 di- 
cembre 1808 (moglie, il 22 maggio 1826, del principe Federico di Hohenzollern-Hechingen). 

2) La voga dei scialli in tulle o mussola era già grande alla fine del settecento e si 
spendevano per essi somme enormi, come quel " shall fait d'une angleterre de Trois quarts 
de haut,, che sarebbe stato pagato 32.000 lire, secondo il Journal des Dames et des Modes 
del 3 giugno 1799. Cfr. Henri d'Alméras, La vie parisienne sous la Révolution et le Di- 
rectoire, Paris, 1909, pag. 396. 

3) Antonio Darnay, venuto in Italia col viceré come segretario di gabinetto, ebbe poi la 
carica di direttore generale delle poste del regno d'Italia. Vedasi intorno alla sua crescente 
impopolarità, Francesco Lemmi, La restaurasione austriaca a Milano nel 1814, Bologna 
1902, pagine 90-91. Come il Mèjan, il Darnay era uno dei proprietari del Corriere Milanese 
giornale, ove si fece primieramente conoscere il pubblicista Pezzi. 



— 15 



XIII 

Aì'cìiivio Casati - Milaìio. Inedita. 

La Signorina Sofia Von Sandizell ^ a Teresa 
Gonfalonieri Casati 

Milan le 28 May 1810. 
Ma chère amie 
Nous avons vu arriver M.r Fontaneili, Clerici 2, et on dit, que tant d'autres 
reviendront, et malgré cela nous sommes pas contentes, car tout ce monde nous 
répète, pour le retour de leurs A. A. nous ne savons rien, c'est désolant après 
de deux mois et demi, patience pour le retour de sa Majesté, nous craignons 
beaucoup, que la princesse ne fêtera pas son jour de naissance 3 ici. Madame de 
Vurmb ■* a pensé longtemps ce que les princesses pourraient donner pour ce 
jour à leur mère, et nous avons pensé qu'avec la complaisance que vous faites 
les commissions, elle vous charge d'acheter deux jolis bouquets de lleurs arti- 
ficielles^, d'une qualité bien fine, qu'ils ne fussent pas trop grands, de fleurs 
mélangées, ou d' une espèce de fleurs, selon la mode, et de les faire partir de 
suite par l'estafette 6, en cas que la princesse ne fut pas ici, il faudrait avoir le 
temps de les lui envo3'er à Paris; la petite caisse avec le chapeau n'est pas 
encore arrivée, nous vous recommandons aussi, de garder le secret à la princesse, 
pour la demande des bouquets. Le prince a eu la bonté de nous envoyer de la 
berkale anglaise magnifique. Les 3'eux de Madame de Vurmb vont bien, elle 
n'observe que quelques ménagements, nous avons des pluies affreuses, nous 
craignons que l'estafette d'aujourd' hui sera retardée. Adieu ma chère amie je 
suis pressée, mes compliments à ces dames, et vous prie de remettre cette lettre 
à M.r Marescalchi" qui la fera parvenir à ma soeur. 

Sophie. 



1) Sofia di Sandizell, dell'antica stirpa comitale bavarese, aveva seguito alla corte di 
Milano la sua principessa, andata sposa ad Eugenio de Beauharnais Rientrò in Germania 
colla vice-regina nel 1814 e vi mori nel 1357. Vane riescirono le pratiche, affidate alla cor- 
tesia del gentiluomo inglese W. C. Cartwright, nipote della Sandizell, per rintracciare le 
lettere dei Gonfalonieri alla dama bavarese. 

2) Erano infatti partiti il sabato 19 maggio da Parigi. Cfr. la lettera IX. 

3) La vice-regina era nata il 21 giugno 1788. 

4) M idame de VVurmb era " Dama d'Atour sopranumeraria „ della vice-regina, che 
accompagnò sin dal suo primo arrivo in Italia; vedasi lettera di Napoleone I alla principessa, 
del 5 febbraio 1805, in A. Du Gasse, Mémoires du prince Eugène t. II' Paris 1858 pag. 24. 

5) Sulla voga crescente dei fiori artificiali e del percalle, cfr. Paul Lacroix. Directoire, 
consulat et empire-moeurs et usages, lettres, sciences et arts, Paris, 1884, pag. 98 e seg. 

6) Sui corrieri del regno d'Italia (detti staffette quando viaggiavano a cavallo) vedansi 
curiosi particolari che fissano la tradizione orale, in Luigi Ratti, Corrieri e Poste in Lom- 
bardia, Milano, 1901, pag. 18 e seg. 

1) Il conte Ferdinando Marescalchi bolognese (1764-1815) era, come tutti sanno, ministro 
degli affari esteri del regno d'Italia, residente a Parigi presso Napoleone. 



— 16 — 

XIV 

Arcìiivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 8. 



Mio Caro, 



Parigi il 29 Maggio [1810]. 



Ricevo in questo punto una lettera di tua Madre, nella quale mi inchiuse 
una lettera che ti scrissi diretta a Anversa e che Darnay ha mandato a 
Milano. Te la mando a motivo che la scarsezza di tempo non mi permette 
di trascrivere quel che ivi ti dico. 

Questa mattina ho ricevuto la tua lettera del 24 datata dall'Aja; non 
puoi credere quanto valuti la tua amabilità nello scrivermi tanto sovente, 
ti assicuro che ne sono riconoscente al maggior segno, spero però che 
troverai il numero delle mie maggiore, sebbene la disgrazia abbia voluto 
che non ti sieno arrivate, mentre io feci tutte le diligenze per fartele avere 
sempre i giorni che mi hai indicati. La lettera che mi dici d'avermi scritto 
da Rotterdam non mi è pervenuta, ciò che mi dispiace moltissimo temendo 
che contenga qualche tuo ordine. Domani Fagnani ' mi manderà il ser- 
vitore di piazza che mi ha trovato e che spera sarà buono. Niente di 
nuovo né da Milano né da Parigi, e feci molte ricerche per saperne, ma 
inutilmente. Fin'ora non è arrivata Sua Maestà, ma si aspetta domani. 
Alemagna ^ e Maregnano ^ partono dopo domani per Milano, incaricherò 
il primo d'una lettera che consegnerà in casa, oggi scrissi alla signora M. G. 
Sento in questo momento dalla Trivulzi che sono otto giorni che Cicogna 

1) Il marchese Federico Fagnani, rinomato per i suoi viaggi, dei quali narrò le vicende in un 
volume che ebbe due diverse edizioni per le mutate condizioni politiche, era consigliere di 
stato del regno italico, membro del consiglio generale dell'Olona, cavaliere della Corona 
ferrea; ma diede il segnale della secessione dal partito napoleonico di quel gruppo di gio- 
vani che volgevano le loro speranze verso gli italici, pur avendo cariche in corte. Il Fa- 
gnani era infatti ciambellano, ed aveva avuto da Napoleone I il titolo di conte. Vedasi Co- 
RACCiNi, op. cit. pp. Lxxxiv-Lxxxv e 211. Il gran viaggio in Russia, che diede argomento alle 
Lettere scritte di Pietroburgo correndo gli anni 1810 e 1811 (la 2. edizione, sola completa, 
fu stampata a Milano nel 1815, co' tipi del Bernardoni), fu appunto intrapreso in quello 
stesso anno nel quale vediamo il Fagnani in Parigi, per le nozze imperiali. Il duca Litta, 
gran ciambellano, lo aveva efficacemente raccomandato al fratello conte Giulio, gran coppiere 
dello Czar. Lasciò, morendo molti anni dopo, una ricca biblioteca all'Ambrosiana. 

2) Il barone Carlo Alemagna, cavaliere della Corona ferrea, scudiere del principe Eu 
genio, che accompagnò nella campagna di Russia, e destinato a! servigio della vice-regina, 
era nato in Milano, secondogenito del conte Giuseppe, il 13 dicembre 1764 e mori nell'ottobre del 
1847. Cfr. A. A. di B. .Conte Alberto Alemagna) Cento giorni - Diario di una villeggiatura, 
Varese 1909, pag. 45-16, 214 e seg. 

3) Gian Giacomo Medici di Marignane (1775-1843), figlio del marchese Carlo Gaspare, 
R. Delegato della Città di Milano alla caduta del dominio austriaco, divenne nondimeno un 
familiare della nuova corte vicereale, nella quale, come l'Alemagna, era scudiere del principe 
destinato al servigio della principessa. 




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La contessa Tkresa Confai.onieki Casati 

la una fìsionotrastia (Parigi 1^10) appartenente al conte Gabrio Casali 



— 17 — 

è a letto ammalato e che si fa mistero del genere della malattia, ma che 
però ora sta meglio. Non puoi credere, mio caro, con che dispiacere ti 
abbia dato ieri la nuova d'essere prolungata la nostra dimora in questo 
paese per tutte le ragioni immaginabili, ma la più forte è il timore che, 
come mi dici nella tua lettera, prolunghi la tua assenza, che mi è già a 
quest'ora tanto insopportabile. Spero che avrai compassione di me e che 
non tarderai a darmi la consolazione di abbracciarti. Addio, mio caro, 
mostrami così il tuo amore e credimi eternamente 

Aff.ma Moglie 
T. C. C. 

v: A Monsieur 
Monsieur Frédéric Gonfalonieri 
Bruxelles 

(nota di mano di Federico.) 
4 juin 1810 



XV 

Archivio Casati - 3Iilaiio. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 



N. 9. 



Mio Caro, 



Parigi; il 31 Maggio [1810]. 



Dopo la tua lettera datata dell'Aja non ne ricevetti più, immaginati 
quanto mi dispiaccia questa privazione, non desiderando altro che di avere 
il più spesso possibile le tue nuove, temendo sempre qualche accidente 
funesto, conoscendo quanto sei azzardoso nei pericoli ; pensa che ti devi 
a una moglie che ti adora, e che la più piccola cosa che ti accadesse 
la metterebbe al colmo dell'afflizione. Spero che a quest'ora avrai ricevuto 
mie lettere, e che il fatto ti smentì l'idea che ti eri formato che fossi stata 
negligente nel fare una cosa che è la sola che mi può sollevare della tua 
per me troppo lunga assenza. L'Imperatore è aspettato domani o al più 
tardi dopo domani ; molti ciambellani, uno dei quali è Annoni \ hanno 
ottenuto dal principe di partire subito dopo l' arrivo di Sua Maestà ; 
quest'ultimo partirà la settimana ventura e mi darà l'indirizzo del fab- 
bricatore di bronzi. Nessunissima nuova; per noi non v'è speranza di 

1) Il conte Alessandro Annoni, (1770-1825), ciambellano, aveva rappresentato i possidenti 
del dipartimento dell'Olona alla Consulta di Lione. Era membro del collegio dei possidenti 
e del consiglio generale dell'Olona. Dal 1809 era insignito della commenda dell'ordine reale 
della Corona di ferro. 

2 



18 — 



partire prima del venti di Giugno, credo però, per quanto ho potuto rilevare, 
e per un discorso fatto dal Principe a Annoni, che non sarà più tardi. 
Dio lo voglia, che lo desidero vivamente. Fin'ora non ho mai potuto avere 
il servitore; Fagnani mi dice sempre la sera la mattina, e la mattina la 
sera, e non lo vedo a comparire; ciò che m'incomoda dovendo sempre 
pregare qualcheduno che faccia le cose per grazia. 

Ricevo in questo momento una lettera per te di tuo fratello del 25 corr. 
nella quale dà ottime nuove di tutta la famiglia e in particolare del nostro 
caro Ciechino. 

Il tempo mi manca per poterti scrivere più a lungo. Termino adunque 
col rinnovarti le proteste del mio sincero affetto, e abbracciandoti sono 

Tua aff.ma Moglie 
T. C. C. 

v: A Monsieur 

Monsieur Frédéric Confalonieri 

Bruxelles 
(nota di mano di Federico:) 
3 juin 1810 



XVI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 



N. 10. 



Parigi il 2 Giugno [1810]. 



Carissimo Federico 



Sentendo dalla tua lettera datata d'Amsterdam il tuo progetto di vedere 
il Nord dell'Olanda, e dubitando molto che quest'estensione di viaggio 
ritardi il tuo tanto desiderato ritorno, ti scrivo due giorni dopo del tempo 
che mi hai prefisso d'inviarti mie righe, per sollevarmi così in qualche 
modo se è possibile del dispiacere d'esserti lontana. Credimi, mio caro 
Federico, che è impossibile amarti di più di quel che t'amo, e vorrei poterti 
provare il mio amore in tutta la sua estensione; lasciami lusinga d'esserne 
corrisposta, e sarò felice. Ieri sera a dieci ore e mezzo sono arrivate le 
L.L. M.M. a S.t Cloud 2; nientissimo di nuovo, e noi non partiremo purtroppo 



1) Si omettono notizie d'affari privati. 

2) S.t Cloud, soggiorno favorito di Napoleone I sino dai tempi dei Consolato, aveva avuto 
gran parte nelle cerimonie di quella primavera. Il Cambacérès vi celebrò il matrimonio civile 
dell'Imperatore con Maria Luigia. 



19 



prima del 20 o 25 e non dopo, spero che ciò non influirà niente sul tuo 
pronto ritorno, altrimenti mi desolerei d'averti data questa nuova. Molti 
ciambellani hanno ottenuto di andare a Milano, il Principe mi disse che 
se qualcheduna delle dame chiamasse licenza di andarsene, le sarebbe 
permesso, purché non sien molte nello stesso tempo; egli mi ha incaricato 
di dirlo come cosa mia alla Trotti e alla Mocenigo, ^ precisamente le due 
che non sono le più smaniose e che mi risposero di non voler essere 
delle prime. Oh! quanto sarebbe stata diversa la mia risposta se fossi 
stata nel loro caso! Questa sera vi sarà da Marescalchi una bellissima 
festa da ballo 2, egli m'invitò molto gentilmente, ma io me ne sono scusata 
dicendo di dovere stare colla Principessa che alla lettera sarà sola, e che 
mi disse che doveva tenerle compagnia. Oggi ho ricevuto una lettera di 
tuo fratello nella quale dice essere terminati gli affari dell' Avvocato 
Majoni, ma che restano ancora due punti da discutere, non te li trascrivo 
essendo l'affare di due facciate ; niente però che esiga risposta, onde mi 
dispenso di parteciparteli per non far essere troppo voluminosa la lettera. 
Tutti in casa stanno bene, e il caro Ciechino andò a trovare Asperto ^ per 
dirgli di salutare Papà e Mammina; ti assicuro che non vedo l'ora di 
stringerlo fra le mie braccia. La Trivulzi ti saluta come pure i coniugi 
Annoni che partiranno facilmente martedì, e i coniugi Trivulzi * del Hotel 
Strasbourg. Baciccia Monticelli ^ conta di raggiungerti a Bruxelles e l'in- 
caricai di dirti mille cose. Ti abbraccio e sono tutta tua 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 

v: A Monsieur 
Monsieur Frédéric Gonfalonieri 
hotel de Bellevue 
Bruxelles 



1) La Mocenigo era dama di palazzo della vice-regina. Era questa gentildonna veneziana 
Lucietta Menimo, moglie del conte Alvise Mocenigo (1760-1815), del ramo di S. Samuele, un 
tempo savio agli ordini e podestà di Verona per la Serenissima, che Io spedì ambasciatore 
al Buonaparte, divenuto quindi prefetto e senatore nel regno italico. 

2) Vedasi, per il Marescalchi, la nota 7 a pag. 15. Intorno ai suoi sontuosi ricevimenti 
cfr. Comte de Rambuteau, Mémoires, Paris 1905 pag. 21 e 47. 

3) Cioè il fratello di Federico iCfr. la nota 2 a pag. 7). 

4) Allude con ogni probabilità al conte Girolamo Trivulzio, marito della Vittoria Ohe- 
rardini e padre della celebre principessa Cristina di Belgioioso Trivulzio, cavaliere della Co- 
rona di ferro dal 10 maggio 1806, creato pure da Napoleone I. conte del regno. 

5) Il cav. G. B. Monticelli-Strada (1782-1847), assistente al Consiglio di Stato, per le 
finanze. Fu dei firmatari della petizione per la riunione dei collegi elettorali, che costituì 
il preludio della rivoluzione del 1814. Si acconciò di buon grado al regime austriaco, durante 
il quale rappresentò Crema alla congregazione centrale. 



— 20 — 

XVII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 11. 

Parigi, il 4 Giugno [1810]. 
Carissimo Federico, 

Ho ricevuto le tue lettere numerizzate 7 e 8 e quest'ultima il giorno 
prima, atteso il sommo disordine che vi è alla posta; mandai l'acclusa 
lettera alla Trivulzi, la quale mi manderà oggi la risposta, ciò che farà 
ritardare la partenza di questa mia, poiché non la vedo comparire a quest'ora. 
Nientissimo di nuovo, si fa mistero di tutto e si può sapere niente, non 
mancai di domandare le nuove della città, e mi si dice che non ce ne 
sono. Quel che pare sicuro è che non si partirà prima del 23 o 25, ma 
non più tardi, dubito molto che attese le replicate istanze della Princi- 
pessa ce ne ritorneremo per Monaco, ma sappiamo niente di positivo ; pare 
impossibile come si fa mistero delle più piccole cose! Ieri sono stata come 
ti scrissi a S.t Cloud; non si pranzò però coli' Imperatore ', il dopo pranzo 
ci fece entrare e mi domandò come stava e se mi annojava a Parigi. Il 
Principe, e la Principessa gli hanno parlato e mi parvero soddisfatti della 
conferenza. Domani probabilmente anderemo a Malmaison per due o tre 
giorni, ciò che mi secca molto dovendone partire tutti i momenti e per i 
pranzi e per le feste. I coniugi Annoni, ai quali ho fatto i tuoi compli- 
menti, partono giovedì, e mi diedero l'indirizzo del fabbricatore di bronzi. 
Questa notte partono Allemagna con Soncini ^ e Gazoldo ^. 

Mio caro, se non ti è d'un gran sacrificio l'abbandonare i progetti 
che hai di continuare il tuo viaggio, pensa che rinunciandovi rechi il massimo 



1) Donna Teresa avrà pranzato coi ciambellani e le dame, dacché ormai Napoleone, 
riprendendo l'antica etichetta francese, non ammetteva quasi più nessuno alla sua tavola. 
Una delle rare privilegiate fu la contessa Potocka, che lasciò un simpatico quadro dei 
pranzo fatto a St. Cloud il 28 giugno 1810 nelle sue semplici e vivaci memorie. Vedi Contessa 
Potocka Tyskiewicz, Mémoires, Paris, 1897, pp. 274 e seg. 

2) Il conte Massimiliano Giovanni Stampa di Soncino, cavaliere della Corona di ferro e 
della Legion d'onore, membro del collegio dei possidenti e del consiglio generale dell'Olona, 
era maestro delle cerimonie alla corte vicereale ed introduttore degli ambasciatori. Come 
cerimoniere egli aveva atteso nel 1805, collaborando col francese Ségur, alla preparazione, 
riescila felicemente, della spettacolosa incoronazione di Napoleone, come re d'Italia. E a stampa 
una relazione di quel corteggio, firmata dai due maestri delle cerimonie, francese eitaliano.il 
Soncino, nato nel 1765, era dal 1791 ciambellano austriaco ed aveva avuto seggio nella Con- 
sulta di Lione e nel Corpo legislativo della repubblica italiana. Marito della principessa 
Carlotta Gonzaga, morì nel 1824. Cfr. P. Litta, Famiglie celebri d'Italia, voi. XI. 

3) Altro dei ciambellani vicereali. 



21 



de' piaceri rivedendoti ancora qui prima di partire a chi ti adora e si 
protesta inalterabilmente Tua aff.ma Moglie 

T. C. C. 

P. S. — Friuli 1 mi disse d'aver sentito che vuoi vendere il tuo brancard, 
e che lo comprerebbe volontieri, e che te lo condurrebbe a Milano nel 
caso che ti fosse comodo, onde ti prego di darmi pronto riscontro su di 
ciò e di accennarmi il prezzo che ne vorresti in caso che lo vogli vendere. 
Ricevo in questo momento una graziosa lettera di tuo padre nella quale 
niente di nuovo, e una per te di tuo fratello, il quale dice niente ne 
d'affari né di niente, fuori che è ripresa la febbre a tua madre. 

v: A Monsieur 
Monsieur Frédéric Gonfalonieri 
Poste restante 

Bruxelles 



XVIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri, 



N. 2. 



A Vienna. 

Milano il 5 Settembre 1812. 



Carissimo Federico, 
Mandai due volte anche questa mattina alla posta, e non trovai tue 
lettere; sono otto giorni che sei partito, e non concepisco come non ne 
abbia ancor ricevute, stante la promessa che mi hai fatta di scrivermi da 
Padova ; guai a te se ci hai mancato, non troverai tanto facilmente perdono. 
Dalla Thiene 2 ricevetti ieri tue nuove; ma non basta per me l'averle 
indirettamente, giacché i tuoi caratteri mi devono in qualche maniera tener 
luogo del piacere di vederti. Ciechino sta discretamente, cioè continua 
quel miglioramento di questi giorni passati, ma nulla di più. Tuo padre 
è partito Giovedì colla famiglia e mi disse ancora lui che sperava di 
vedermi a Carate ^; io gli risposi che ci anderò il mese d'Ottobre, giacché 
non posso assentarmi essendo di servizio questo mese, che sarei però 
andata alla Santa * ciò che è come essere in Corte attesa la vicinanza. La 

li Lodovico Friuli, ciambellano e barone del regno, si trasferi poi in Baviera. 

2) La contessa Thiene, moglie del senatore vicentino conte Leonardo, un tempo prefetto 
dell'Adige, era dama di palazzo. 

3) Villeggiatura avita dello suocero di donna Teresa, tuttora proprietà dei discendenti. 

4) Residenza campestre del conte Federico, presso Monza, anzi nel territorio di questo 
comune. Era proprietà personale della contessa Teresa, lasciatale dal nonno marchese Orrigoni 



— 22 — 

Principessa non anderà a Monza che alla fine della settimana ventura o 
al principio dell'altra, ciò che mi dispiace infinitamente, giacché questo mi 
accorcia il tempo di stare alla Santa, soggiorno che sai mi piace moltissimo. 
Questa mattina alle sei è partita l'Imperatrice *, senza vedere la Principessa 
per risparmiare gli ultimi addii. La giornata di ieri fu assai triste, poiché 
fu giornata di lagrime per tutte le parti. Gran regali (niente però per me 
né per la Porro; cioè io ho avuto un anello con due piccoli cuori in 
brillanti e un rubinetto nel mezzo 2, e mi disse dandomelo ye vous donne mon 
coeur et celui de la Vice-Reine). Le due dame assegnate all'Imperatrice, la 
Litta 3 e la Wiirnib, hanno avuto il suo ritratto contornato di dodici brillanti 
della grossezza sicuramente di quelli che io ho al ritratto dell'Imperatore; 
la Sandizell ha avuto un paio di braccialetti di piccole perle colle fermezze 
di smeraldo contornate di piccoli brillanti. Brebbia ^ Fossati ^ e Corradini ^ 
hanno avuto ciascheduno un anello composto di quattro brillanti d'una gran 
bellezza e grossezza. Non so che regalo abbia avuto Gagnola ^, il quale le 
ha fatto un disegno per un Palazzo da farsi a Malmaison; ho visto che 
gli ha dato un piccolo astuccio, ma non ho potuto vedere cosa ci fosse 
dentro. Tutti i camerieri hanno avuto delle bellissime spille in brillanti, 
il paggio ha avuto pure un bellissimo brillante montato in una spilla e 
una ripetizione. Tutte le bonnes delle Principessine hanno avuto dei 
bellissimi chali; impossibile é di far l'enumerazione di tutti i regali che 
l'Imperatrice ha fatti, essendo il numero immenso. Una lettera dell'Ar- 



1) L'Imperatrice Giuseppina era arrivata a Milano il 25 luglio ed era scesa alla Villa Reale 
ai Giardini, ove alloggiava la vice regina. Assisteva quindi il 31 luglio al parto della nuora. 
Partiva per Parigi il 5 settembre. Vedasi su quel viaggio il racconto vivace, ma a colori 
forse più foschi del vero, che ne fa F. Masson, Joséphine répudiée. Paris, 1901 pag. 274 e 
seg. Giuseppina viaggiava in incognito, come " Comtesse de Navarre „. 

2) Questo monile sembra sfuggire la gravità compassata che Io pseudo-classicismo im- 
pose ai gioielli del primo impero. Cfr. Arsène Alexandre, Histoire de l'art décoratif, Pa- 
ris, 1891, pag. 144. 

3) La marchesa Barbara Litta-Visconti-Arese (1757-1833), figlia del principe Alberico XII 
Barbiano di Belgioioso d'Este e della principessa Anna Ricciarda d'Este, aveva sposato -nel 
1775 il marchese Antonio Litta (1745-1820) Quando questi ottenne da Napoleone I. l'erezione 
del ducato come sua primogenitura familiare, anche la moglie, che era dama d'onore della 
vice-regina, assunse naturalmente il titolo di duchessa. 

4) I barone Giovanni Brebbia era ciambellano, destinato al servizio della vice-regina. 

5) Il barone Fossati era scudiero, destinato al servizio della vice-regina. 

6) Il barone Corradini, Ajutante Comandante, Officiale della Legion d'onore, era Marescial- 
lo degli alloggi addetto alla Prefettura di palazzo. 

7) Il celebre architetto Luigi Gagnola, della famiglia marchionale milanese, abitualmente 
chiamato ad applicare il suo gusto neo-classico alle costruzioni, più o meno effimere, occa- 
sionate dalle feste di quel regime: per l'incoronazione di Napoleone, per le nozze di lui, per 
quelle del vice-re, per la nascita del re di Roma, ecc. Il Gagnola era cavaliere della Corona 
ferrea, membro onorario dell'istituto reale e dell'accademia di belle arti, membro della com- 
missione d'ornato di Milano. 



— 23 — 

cicancelliere di Parigi ' al nostro ^ porta la presa di Smolenscko seguita il 
18 d'agosto^, essa dà però nessun dettaglio, ciò che aspettiamo dal primo 
Bulettino; la detta lettera dice però che vi è stato un affare brillante 
d'avanguardia al quale avrà avuto sicuramente parte il Vice-Re. Ecco 
tutte le nuove che so, patrie non ve ne sono. Il Cavaliere d'Adda ^ e Cal- 
derarj Carlino^ qui presenti ti salutano. Addio, mio caro, scrivimi spesso e 
molto spesso, persuaso che mi fai un vero regalo. Ti abbraccio di cuore 
e mi protesto 

aff.ma Moglie 

T. C. C. 



P. S. — Ho parlato finalmente con d'Harnay il quale mi ha promesso 
la massima diligenza nel farmi avere le tue lettere e nel spedirti le mie, 
e mi disse che quasi tutte le settimane vi è posta tre volte cioè: il lunedì 
(che è il giorno in dubbio) il mercoledì e il sabbato per la partenza*', io 
me ne prevalere sicuramente sempre ; spero che farai lo stesso ancora tu, 
giacché io sono gelosa di essere pagata della stessa moneta che io pago 
gli altri. Anche da Vienna partono quasi sempre tre corrieri la settimana '''. 



1) Arcicancelliere dell'impero francese, con grado d'altezza serenissima e titolo di duca 
di Parma, era il Carnbacèrès. G. Giacomo de Cambacèrès (1753-1824), magistrato sceso nel- 
l'arringo rivoluzionario, si studiò di contenere nel campo strettamente giuridico la sua par- 
tecipazione ai lavori della Convenzione, nella quale timidamente ma sinceramente combattè 
l'uccisione di Luigi XV'I ed ebbe molto potere alla reazione del termidoro. Secondo console 
con Bonaparte, arcicancelliere e presidente del senato, fu capo della reggenza nel 1814 e venne 
duramente colpito dalla seconda restaurazione. 

2) Francesco iVielzi (1753-1816) duca di Lodi, era il cancelliere guardasigilli del regno 
d'Italia. Intorno a lui, che fu il maggior uomo di stato italiano dei tempi napoleonici, vedasi 
la ricca compilazione consacratagli dal nipote: F. Melzi, Memorie- Documenti, Milano, 1865. 

3) Dopo un combattimento durato due giorni Napoleone rimase il 18 agosto padrone di 
Smolensko, estremo hmite orientale della Polonia, porta d'accesso della vera Russia, ove 
egli si lasciò attirare ciecamente dalla tattica dei suoi nemici. 

4) Febo d'Adda (1772-1836), consigliere di stato, nominato cavaliere della Corona di ferro 
l'8 ottobre 1809. Alla restaurazione austriaca conservò gli uffici e divenne fino vice-presi- 
dente del Governo di Lombardia. Fu, come è noto, allievo del Parini, che gli dedicò l'ode 
alla Musa. Sposò Leopolda dei principi Khevenhiiller, e fu padre del patriotta Carlo d'Adda. 

5) Il Calderara (1784-1860) era referendario di prima classe presso la Corte dei Conti 
ed aveva grado di assistente al consiglio di Stato in servizio straordinario. Fu gran 
benefattore dell'ospitale maggiore di Milano. (Cfr. Pietro Canetta, Elenco dei benefattori 
dell'ospedale maggiore di Milano, Milano. 1887. p.p. 35-36). Durante il dominio austriaco 
fu segretario e direttore degli uffici d' ordine presso la congregazione centrale, quella larva 
di rappresentanza che la Lombardia riesci ad ottenere dopo il 1814. 

è) V Almanacco reale per l'anno bisestile 1812, annuncia, a pag. 500, tutti e tre i 
corrieri sovraccennati " per Trieste, Germania e tutto il Nord „. 

7) Arrivavano a Milano sempre, secondo V Almanacco reale, \\ martedì, giovedì e sabato. 



26 



in circolo, Annoni, mi porta un biglietto, il quale conosco essere di 
Calderari, dicendomi che era di premura; non ti so esprimere l'atterri- 
mento in cui fui, immaginandomi sicuramente una disgrazia, o del Cicchino, 
o della M. G., ove si trovava Calderari ; dall'altra parte il non osare aprire 
un biglietto nel circolo, e osare nemmeno partire per non dar nell'occhio, 
ti assicuro cha non aveva piìi una goccia di sangue nelle vene. Annoni che 
si accorse del mio sommo turbamento mi propose di leggere il biglietto, 
non potendo capire nemmen lui cosa potesse essere questo affare urgente. 
Ma oh quanto fui indennizzata delle mie angustie e delle nere congetture 
che andavo facendo mentre Annoni leggeva il biglietto, quando venne 
dicendomi, ch'egli conteneva la nuova, che tu eri arrivato felicemente a 
Vienna venerdì sera, nuova che la Contessa Biglj ' mandò alla M. G. e che 
la prima teneva da Landriani, il quale l'aveva ricevuta da suo fratello 2; ti 
assicuro che una tal notizia mi fece passare più allegramente la sera, di 
quel che vi era disposta. Il Cicchino continua sempre lo stesso, niente 
di meglio né di peggio; si continua sempre lo stesso trattamento, e certo 
tutta la cura possibile. La M. G. sta bene, cercai in questi giorni di tenerle 
tutta la compagnia possibile. Tuo padre è stato l'altro giorno a Milano, 
e venne a pranzo dalla M. G. La Belgioioso ^ continua sempre lo stesso, 
oggi ha principiato a prendere la china. Domani anderà alla Santa il 
Cicchino, vi farò condurre a mano il tuo cavallo di sella, giacché mi hai 
detto che io poteva montarlo qualche volta ; la ragione ch€ mi determina 
a farlo venire, è che il mozzo di stalla non é guarito, e resterebbe nessuno 
in casa da tenerlo d'acconto. 

Quando sarò stata alla Santa ti ragguaglierò su i lavori che si saranno 
fatti dopo la tua partenza. Giromino Trivulzi si trova ammalato a Varese, 
e egli teme che possa essere l'artritide, però egli non ha febbre. A Monza 
avrò Martinengo juniore ^ Fossati e Frangipane ^ vedi che la brigata non 



1) La contessa Claudia Bigli nata Clerici (1736-1824), dama della croce stellata. 

2) Questo Landriani residente in Vienna era certo il cav. Marsilio della linea primoge- 
nita della grande casata lombarda, nato nel 1751, cultore e professore delle scienze fisiche 
delle quali fu insegnante in Austria, chiamatovi da quella corte. Fu ministro dell'impera- 
tore a Dresda ed all'Aja. Il Calvi, Famiglie notabili milanesi, cit. vol. HI, tav. V della fa- 
miglia Landriani, ne perde le traccie dopo il 1798. 

3) Maria Casati (1796-1814), sorella di Teresa, aveva sposato il 29 luglio 1812 il conte 
Antonio Barbiano di Belgioioso. 

4j II Conte Estore Martinengo (1763-1832-., ciambellano onorario destinato al servizio della 
Vice-regina, dev'essere, per questo suo ufficio, il Martinengo ricordato qui. Cfr. per questo 
patrizio bresciano già ufficiale prussiano, diplomatico della prima Cisalpina e del regno 
d'Italia, e infine senatore: G. M. Bonomi // castello di Cavernago e i conti Martinengo- 
Colleoni, Bergamo, 1884, pagine 465 e seg. 

5) Il Conte Cintio Frangipane, cavaliere d'onore della Regina, era pure membro del senato 
consulente, per nomina del 19 febbraio 1809. Egli era nato in Udine il 9 marzo 1765, dal 
marchese Nicolò e dalla contessa Laura di Maniago. Alla venuta dei francesi nel 1797 aveva 
presieduto la municipalità di Udine e, coll'annessione del Friuli al regno italico, erasi av- 
viato per la carriera delle prefetture, che lasciò quando fu chiamato al senato da Napoleone. 
Caduto questi, si ritrasse nell'avita residenza di Castel di Perpetto, ove dedito agli studi 
ed all'agricoltura, morì di 92 anni il 23 marzo 1857. 



— 21 — 

sarà molto divertente. Nessuna nuova del Principe dal 23 Agosto in poi ; 
morto all'armata Ghislieri i e il bel Cima^. Del resto nessuna nuova. Addio 
mio caro divertiti bene ma presto, poiché possa essere presto di ritorno, 
che non vedo l'ora di abbracciarti. Addio. aff.ma Moglie 

Teresa 

P. S. — M. G., Bigli ^, Castiglioni '', Guerrieri ^, Felber ^, d'Adda ma- 
rito e moglie ', i coniugi Annoni, le mie sorelle, finalmente tutti i nostri 
amici ti salutano. 

V: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Vienne 



XXII 

Archivio Casati - Milaìio. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 7. 

Monza, il 15 Settembre [1812] 
4 ore dopo mezzo giorno. 
Carissimo Federico, 
Eccomi giunta da pochi momenti in questa Real Villa ; la prima 
occupazione che prescelgo è quella di scriverti, essendo questa sicuramente 
la più aggradevole per me. Damai ebbe il gentil pensiero questa mattina 

1) Non figura il suo nome negli elenchi di A Martinien, Tableaux par corps et par 
batailles des officiers tués et blessés pendant les guerres de l'empire, Paris, per l'ottima 
ragione che Gerolamo Ghislieri, pianto come morto, era solo prigioniero e, rimpatriato nel 1814, 
visse sino al 1S44. 

2) Potrebbe identificarsi, supponendo un lieve errore dì trascrizione, col Cimba, del reg- 
gimento di granatieri, che appare morto in Russia. (Cfr. Martinien, op. cit., pag. 692). Due 
Cima, Giuseppe e Luigi, si segnalarono durante le guerre napoleoniche ed il primo mori ge- 
nerale a Torino, dopo il 1848, anno nel quale aveva ripreso servizio. 

3) Dovrebbe essere, se tuttora vivo, il conte Vitaliano Bigli, marito della contessa 
Claudia e fratello della Mamma Grande, pomposo e zelante patrizio, tutto dedito ai pubblici 
ufficii, finché durò l'antico regime, emigrato durante la Cisalpina. Fu l'ultimo rampollo maschio 
della sua stirpe. Cfr. F. Calvi, Famiglie notabili milanesi, cit., vol.I, tav. II della famiglia Bigli. 

4) Probabilmente il conte Alfonso Castiglioni, già deputato del consiglio gener le milanese 
a Vienna, fondatamente ritenuto il più illustre rappresentante degli uomini che rimpiangevano 
il regime austriaco, pur senza cospirare. Era consigliere generale dell'Olona. 

5) Probabilmente Camillo Guerrieri Gonzaga, morto nel novembre 1844. 

6) Alberico de Felber, che fu imprigionato poi col Gonfalonieri nel 1821, senza che nulla 
risultasse a suo carico nel processo. (Cfr. A. d'ANCONA, Federico Gonfalonieri, Milano, 1898, 
p. 110 nota). Era un amico giovanile del Gonfalonieri, del quale ricercai invano le carte, per- 
venute per eredità ai conti Patellani. Era sua la casa al N. 1168 in via del Morone, che vendette 
appunto in quegli anni ad Alessandro Manzoni, che vi rimase fin che visse, rendendola celebre. 

7) Probabilmente il cav Ferdinando d'Adda di Pandino e sua moglie Costanza nata 
Anguissola. 



— 26 — 

in circolo, Annoni, mi porta un biglietto, il quale conosco essere di 
Calderari, dicendomi che era di premura; non ti so esprimere l'atterri- 
mento in cui fui, immaginandomi sicuramente una disgrazia, o del Cicchino, 
o della M. G., ove si trovava Calderari ; dall'altra parte il non osare aprire 
un biglietto nel circolo, e osare nemmeno partire per non dar nell'occhio, 
ti assicuro cha non aveva più una goccia di sangue nelle vene. Annoni che 
si accorse del mio sommo turbamento mi propose di leggere il biglietto, 
non potendo capire nemmen lui cosa potesse essere questo affare urgente. 
Ma oh quanto fui indennizzata delle mie angustie e delle nere congetture 
che andavo facendo mentre Annoni leggeva il biglietto, quando venne 
dicendomi, ch'egli conteneva la nuova, che tu eri arrivato felicemente a 
Vienna venerdì sera, nuova che la Contessa Biglj ' mandò alla M. G. e che 
la prima teneva da Landriani, il quale l'aveva ricevuta da suo fratello 2; ti 
assicuro che una tal notizia mi fece passare più allegramente la sera, di 
quel che vi era disposta. Il Cicchino continua sempre lo stesso, niente 
di meglio né di peggio; si continua sempre lo stesso trattamento, e certo 
tutta la cura possibile. La M. G. sta bene, cercai in questi giorni di tenerle 
tutta la compagnia possibile. Tuo padre è stato l'altro giorno a Milano, 
e venne a pranzo dalla M. G. La Belgioioso^ continua sempre lo stesso, 
oggi ha principiato a prendere la china. Domani anderà alla Santa il 
Cicchino, vi farò condurre a mano il tuo cavallo di sella, giacché mi hai 
detto che io poteva montarlo qualche volta ; la ragione che mi determina 
a farlo venire, è che il mozzo di stalla non è guarito, e resterebbe nessuno 
in casa da tenerlo d'acconto. 

Quando sarò stata alla Santa ti ragguaglierò su i lavori che si saranno 
fatti dopo la tua partenza. Giromino Trivulzi si trova ammalato a Varese, 
e egli teme che possa essere l'artritide, però egli non ha febbre. A Monza 
avrò Martinengo juniore ^ Fossati e Frangipane ^ vedi che la brigata non 



1) La contessa Claudia Bigli nata Clerici (1736-1824), dama della croce stellata. 

2) Questo Landriani residente in Vienna era certo il cav. Marsilio della linea primoge- 
nita della grande casata lombarda, nato nel 1751, cultore e professore delle scienze fìsiche 
delle quali fu insegnante in Austria, chiamatovi da quella corte. Fu ministro dell'impera- 
tore a Dresda ed all'Aja. Il CXLVi, Famiglie notabili milanesi, cit. vol. Ill, tav. V della fa- 
miglia Landriani, ne perde le traccie dopo il 1798. 

3) Maria Casati (1796-1814), sorella di Teresa, aveva sposato il 29 luglio 1812 il conte 
Antonio Barbiano di Beigioioso. 

4j II Conte Estore Martinengo ,1763-1832', ciambellano onorario destinato al servizio della 
Vice-regina, dev'essere, per questo suo ufficio, il Martinengo ricordato qui. Cfr. per questo 
patrizio bresciano già ufficiale prussiano, diplomatico della prima Cisalpina e del regno 
d'Italia, e infine senatore: G. M. Bonomi // castello di Cavernago e i conti Martinengo- 
Colleoni, Bergamo, 1884, pagine 165 e seg. 

5) Il Conte Cintio Frangipane, cavaliere d'onore della Regina, era pure membro del senato 
consulente, per nomina del 19 febbraio 1809. Egli era nato in Udine il 9 marzo 1765, dal 
marchese Nicolò e dalla contessa Laura di Maniago. Alla venuta dei francesi nel 1797 aveva 
presieduto la municipalità di Udine e, coU'annessione del Friuli al regno italico, erasi av- 
viato per la carriera delle prefetture, che lasciò quando fu chiamato al senato da Napoleone. 
Caduto questi, si ritrasse nell'avita residenza di Castel di Perpetto, ove dedito agli studi 
ed all'agricoltura, morì di 92 anni il 23 marzo 1857. 



27 — 



sarà molto divertente. Nessuna nuova del Principe dal 23 Agosto in poi ; 
morto all'armata Ghislieri * e il bel Cima^. Del resto nessuna nuova. Addio 
mio caro divertiti bene ma presto, poiché possa essere presto di ritorno, 
che non vedo l'ora di abbracciarti. Addio. aff.ma Moglie 

Teresa 

P. S. — M. G., Bigli 3, Castiglioni^, Guerrieri^, Felber*^, d'Adda ma- 
rito e moglie ', i coniugi Annoni, le mie sorelle, finalmente tutti i nostri 
amici ti salutano. 

V: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Vienne 



XXII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 7. 

Monza, il 15 Settembre [1812] 
4 ore dopo mezzo giorno. 
Carissimo Federico, 
Eccomi giunta da pochi momenti in questa Real Villa ; la prima 
occupazione che prescelgo è quella di scriverti, essendo questa sicuramente 
la più aggradevole per me. Damai ebbe il gentil pensiero questa mattina 

1) Non figura il suo nome negli elenchi di A Martinien, Tableaux par corps et par 
batailles des officiers tués et blessés pendant les guerres de l'empire, Paris, per l'ottima 
ragione che Gerolamo Ghislieri, pianto come morto, era solo prigioniero e, rimpatriato nel 1814, 
visse sino al 1S44. 

2) Potrebbe identificarsi, supponendo un lieve errore di trascrizione, col Cimba, del reg- 
gimento di granatieri, che appare morto in Russia. (Cfr. Martinien, op. cit., pag. 692). Due 
Cima, Giuseppe e Luigi, si segnalarono durante le guerre napoleoniche ed il primo morì ge- 
nerale a Torino, dopo il 1848, anno nel quale aveva ripreso servizio. 

3) Dovrebbe essere, se tuttora vivo, il conte Vitaliano Bigi!, marito della contessa 
Claudia e fratello della Mamma Grande, pomposo e zelante patrizio, tutto dedito ai pubblici 
ufficii, finché durò l'antico regime, emigrato durante la Cisalpina. Fu l'ultimo rampollo maschio 
della sua stirpe. Cfr. F. Calvi, Famiglie notabili milanesi, cit., vol. I, tav. II della famiglia Bigli . 

4) Probabilmente il conte Alfonso Castiglioni, già deputato del consiglio gener- le milanese 
a Vienna, fondatamente ritenuto il più illustre rappresentante degli uomini che rimpiangevano 
il regime austriaco, pur senza cospirare. Era consigliere generale dell'Olona. 

5) Probabilmente Camillo Guerrieri Gonzaga, morto nel novembre 1844. 

6) Alberico de Felber, che fu imprigionato poi col Gonfalonieri nel 1821, senza che nulla 
risultasse a suo carico nel processo. (Cfr. A. d'Anconp., Federico Con/a/on/Vr/, Milano, 1898, 
p. HO nota). Era un amico giovanile del Gonfalonieri, del quale ricercai invano le carte, per- 
venute per eredità ai conti Patellani. Era sua la casa al N. 1168 in via del Morone, che vendette 
appunto in quegli anni ad Alessandro Manzoni, che vi rimase fin che visse, rendendola celebre. 

7) Probabilmente il cav. Ferdinando d'Adda di Pandino e sua moglie Costanza nata 
Anguissola. 



— 28 



di portarmi a Corte la tua lettera del 5 corrente, la quale non avrei ricevuto 
che molto tardi nella giornata, o domani. Ti assicuro che in quel momento 
gli avrei fatto un bacio per riconoscenza, tanto ella era grande; ciò che 
non farei mai in altro tempo, ancorché mi dovesse acquistar questo la 
gloria del Paradiso. Mandai subito (per mezzo d'un servitore di Corte) 
la tua lettera alla M. G., la quale sta bene. Tremo, mio caro, che ti abbia 
a piacer troppo il soggiorno di Vienna e che questo abbia a portarmi un 
danno che per me non v'ha il maggiore; scaccio questo pensiero, persuasa 
che non vorrai trafiggermi nuovamente il cuore col ritardare la tua venuta. 
Il nostro caro Ciechinetto, il quale si trova da questa mattina alla Santa, 
è sempre nello stesso stato, egli ti spedisce un bacio, io anderò a vederlo 

tutti i giorni 

. . .^ Il tuo Prina^ è venuto qui a vedermi ed è disperato degli ope- 
ra] ; i pittori esigono biancheria, posate d'argento, tondi di teraglia e infine 
una quantità di pretensioni, egli si è rifiutato a tutto questo, ma gli mi- 
nacciano sempre di lasciare il lavoro. I sbianchini hanno già presa la 
quantità di calce convenuta, ma essi vogliono continuare a prenderne mi- 
nacciando di lasciare il lavoro; io gli dissi che stesse duro, che se vole- 
vano la calce dovessero pagarla e che se volevano lasciare il lavoro 
lo lasciassero pure, ma che io non voleva dar loro niente di più del 
convenuto. Il Benzoni poi il quale dice d'avere degli ordini da te, comanda 
a bacchetta, egli ha ordinato che si facessero stabilire ^ i due gabinetti 
da basso, e ha fatto venire due muratori, di maniera che se ne trovano 
quattro, e due manuali. Ma siccome il Prina mi disse che tu gli avevi 
ordinato di diminuire i muratori invece di accrescerli, io gli ordinai di 
rimandarli bastandone ora due. Il Benzoni disse al Prina che tu gli avevi 
ordinato di far fare una selciatura attorno alla casa per impedire l'umido, 
ma siccome quest'ultimo mi disse che tu non ne hai parlato, ordinai che 
non se ne facesse niente senza un tuo ordine, che mi mandi qualora sia 
vero che lo vuoi, e dicendomi in qual maniera lo vuoi fatto. Così per 
certe porte a filo di muro nel gabinetto e sotto al portico, siccome tu 
non le hai ordinate, aspetto un tuo avviso per farle fare. Domani anderò 
alla Santa per vedere il Ciechino ed osservare nel medesimo tempo tutte 
queste cose. Il Benzoni mi disse che tu desideravi di far mettere abasso 
dei Campanini; ma siccome io non so dove vuoi farli andare ordinerò 
che si facciano solamente i buchi, e mettere i ferri tanto nella piccola 
sala di compagnia, e sala del pranzo, a canto al camino, essendo questa 
cosa essenziale da farsi prima che si dipinga; mi pare che basti il farli in 
queste due camere. Ho fatto dire ai stuccatori, se è possibile, che ritardino 
a venir fuori, per la ragione che è impossibile di dar loro da dormire in casa 



1) Seguono altre notizie minute sulla salute del bimbo, che si tralasciano. 

2) È probabilmente quel Francesco Prina della Santa, citato in atti dell'archivio della 
municipalità di Monza. Doveva esser l'agente del Gonfalonieri in quel villaggio. 

3) Probabilmente nel significato milanese, che vale intonacare. 



— 29 — 

e per servir loro cucina, ed utensili, essendo già tanti in casa, ed avendo 
già dovuto il Prina metterne due a dormire fuori di casa pagando 4 
soldi per notte. 

Un altro guaio assai forte è che tutta questa gente ruba tutta l'uva 
del giardino; il Prina ha bel gridare, e pestare, è lo stesso; ho racco- 
mandato al Prina che pensasse per la provisione, e far le razioni alla 
servitù; io gli diedi in iscritto tutto quello che deve fare, ciò che è 
secondo quello che fanno in casa a Carate, ed ho anche diminuito qualche 
cosa. Essendo guarito il mozzo di stalla, ho lasciato il tuo cavallino a 
Milano, ed ho mandato il cocchiere dal cavalerizzo per raccom.andargli 
di venire due volte la settimana a montarlo ; io poi gli scriverò per dirgli 
secondo i tuoi ordini di vedere di venderlo, e a quel prezzo che mi indichi; 
Frasconi ^ mi disse tempo fa che avrebbe veduto di farlo comperare alla 
Lumiares, ' ma siccome tu non mi avevi detto niente, e temendo dall'altra 
parte che mi facesse un qualche pasticcio, io gli dissi che avevo nessun'or- 
dine. La Principessa ha ricevuto oggi nuove del Principe del 25 Agosto, 
egli è sempre al di là di Smolensko ^, ma scrive niente di nuovo. La Prin- 
cipessa fu alquanto rattristata da una lettera che è venuta alla Sandizell 
da Monaco, la quale parla di una quantità di morti e feriti Bavaresi, e 
persone di distinzione cioè Generali, Colonelli ecc. * Mi sento una certa 
propensione per l'Arciduchessa Beatrice ^, e i Viennesi, per la ragione che 
ti fanno tante attenzioni, certo eh' è questo il mezzo di attaccarmi. Già 
avevo sentito parlare tante volte dell'amabilità di questa donna, e ho ben 
piacere che lo provi per esperienza. Le tue lettere non mi possono essere 
più care, ma mi sarebbero un piacere anche maggiore se bandisti una 
volta quel voi che dà una tinta tanto fredda alla lettera; credo che non 
durerai fatica, a compiacermi in questo, e darai a me così un vero piacere. 

Tutti i nostri amici ti salutano e cordialmente. Addio, mio caro, bisogna 
che ti lasci per la ragione che la Principessa mi chiama per il passeggio, 
addio, mio caro, ti abbraccio di cuore; ti assicuro che non vedo l'ora di farlo 
realmente aff.ma Moglie 

Teresa. 

A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 

Vienne 
(di mano di Federico:) ricevuta il giorno 23. 

1) Potrebbe essere quell'Alessandro Frasconi, che, prefetto del Piave dal 1808 al 1811, lo 
era ora del Rubicone. 

2) Donna Beatrice Orsini di Roma , sposata ai conte di Lumiares, di casa Falcò, morto 
il 30 gennaio 1814. La contessa gli sopravisse sino al 23 aprile 1861. 

3) Il 25 Agosto le truppe italiane varcarono il fiume Wop. 

4) I giorni 16, 17, 18 agosto 1812 avevano avuto luogo combattimenti a Polotsk, nei 
quali le truppe bavaresi soffersero grandi perdite e furono colpiti gravemente i loro due 
generali De Wrede e Deroy. 

5i Maria Beatrice (1750- 1829), ultima del ramo degli Este rimasto in Italia, era figlia dei 
duca di Modena Ercole III Rinaldo e di Maria Teresa Cibo duchessa ereditiera di Massa e 
Carrara. Aveva sposato l'Arciduca Ferdinando d'Austria, che aveva rappresentato a lungo 
l'imperatore in Lombardia ed era morto duca di Brisgovia. La contessa Confalonieri^ nonna 
di Federico, era stata grande-maîtresse di quest'arciduchessa. 



— 30 — 

XXIIl 

A r eluvio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 8. 

Monza il 18 settembre 1812. 

Carissimo Federico, 
11 nostro caro Ciechino è da due giorni, che cammina con maggior 
facilità, ha un bellissimo colorito e mi accorgo ch'egli va mettendosi in 
carne. Dio volesse, che proseguisse il miglioramento, e che potesse camminare 
solo, al tuo ritorno! ora egli vuole camminare con una sol mano, ma in 
questa maniera non cammina così sicuro come con due, egli non può fare 
ancora che dei piccoli tratti di strada. Stupisci! il povero Giromino Trivulzi 
morto jer l'altro senza che i medici, anche pochi momenti prima ch'egli 
morisse, si sieno accorti che fosse una malattia pericolosa. Egli aveva, 
come ti scrissi, dei dolori a tutte le giunture che si battezzavano artritide, e 
non ha mai avuto febbre. Due ore prima di morire gli è sortita la miliaja, 
ed è rientrata quasi subito; vedi come si può fidare del sapere dei medici, 
giacche egli ha sentito e quello di Varese e il suo proprio ch'egli ha fatto 
venire, e tutti e due sono sempre stati d'accordo. Egli non ha potuto far 
niente, poiché i medici non ce lo hanno permesso, atteso che non ci 
vedevano pericolo; la sola cosa che disse prima di morire ad Annoni è 
ch'egli desiderava d' essere sepolto nel sepolcro della famiglia Trivulzi, 
ciò che il Ministro gli ha accordato, quantunque non sia cosa che si possa 
concedere, mediante però ch'egli sia imbalsamato. La Vittoria, per quanto 
mi vien detto, si trova a Affori * con sua madre ^ e l'Annoni, non so ancora 
come ella stia, se molto abattuta o no, perchè non ho ancora avuto rela- 
zioni particolari. Ti assicuro che sono ancora stordita di questa nuova, 
la quale non si è saputa che da jeri sera; la Principessa vi prende un 
gran interesse ed è in pena della pena che proverà il Principe, poiché 
egli gli era amico. Passiamo a cose più allegre; Gifflenga^ nominato Ge- 

1) La villa d'Affori, dei marchesi Corbella, venuta per eredità ai d'Adda di Sale, era 
ritornata, alla morte di una d'Adda, sposata ad un Orsini di Roma ed improle, alla madre 
di lei, rimaritata Gherardini. 

2) Era una Litta Visconti Arese, vedova in prime nozze d'Adda di Sale, in seconde 
Gherardini. Vedi nota precedente. 

3) Alessandro Gifflenga (1774-1842) dall' esercito del re di Sardegna passò a quello 
napoleonico e vi si segnalò, raggiungendo, comesi vede, l'alto grado di generale. Reintegrato 
nel 1814 nel 'esercito sardo, in tempo per fare la campagna del Deltìnato, fu collocato a riposo 
alla reazione seguita ai moti del 1821, nei quali però si chiarì uomo temperatissinio e seguì 
l'indirizzo del generale de La Tour, per avventura con maggiori simpatie pei costituzionali. 
Cfr. M. DEGLI Alberti, Lettere inedite di Carlo Emanuele IV, Vittorio Emanuele l, Carlo Felice, 
Carlo Alberto, Torino, 1909, p.p. 149-150. Il Coraccini op. cit. p. XC loda le sue attitudini 
militari, apparse soprattutto quando comandò le truppe da sbarco a Lissa. Era aiutante di 
campo del viceré. 



31 — 



nerale poco dopo il suo arrivo all'armata per i suoi meriti anteriori. 
Belisomi • ha avuto la Legion d'Onore, Bataille - fatto cavaliere dello stesso 
ordine. Si dice che Batallia ^ stia molto male. La Belgiojoso sta meglio. 
Tutti in casa stanno bene. Del resto nessuna nuova. Tutti questi giorni 
sono andata alla Santa, vi sono andata a piedi e ritornata in carozza, 
per non far fare doppia strada ai cavalli. Frangipani è il mio servente, 
credo che avrò la tua approvazione, egli mi fece tante graziose istanze 
per accompagnarmi, che non ho potuto rifiutarmi. Il Pittore dipinge ora 
la sala del bigliardo, e la piccola camera di compagnia, non ti parlerò del 
disegno, giacche lo conosci, ma egli mi pare, per quello che si può vedere, 
essendo non molto avanzato, ch'egli sia ben eseguito; fin'ora egli non mi 
ha fatto nessuna domanda e non si è lagnato. I sbianchini hanno quasi 
finito le due prime camere verso il giardino, e mi pare che non ci sia 
male, io vado facendo loro delle gran raccomandazioni, essi sono venuti 
a Corte a vedere la camera a tenda militare, essi la faranno ma dicono 
che ella è cosa da pittore, e che il loro negozio è miserabile. . . . 

4 

Ora sono chiamata per il Déjeuné, non chiudo la lettera per vedere se ci son 
nuove, per scrivertele. Addio mio caro credimi innalterabilmente tutta tua 

aff.ma Moglie 
Teresa. 

Mezza notte. — Lacroi ^ fatto Comendatore della Legion d'Onore. 
Questa sera Frangipani ha avuto una lettera d'Alberto Litta^ nella quale 
gli dice che la Vittoria si trova alla desolazione, e ch'egli si trovava all'in- 
contro della figlia colla madre, il quale è stato terribile e che la Vittoria 
è quasi svenuta, e che è stato obbligato di condurla in camera. Addio. 

19 mattina. — Apro la mia lettera giacché jeri non è partito di qui il 
Corriere che doveva portarla a Milano, e parte invece questa mattina, ciò 



li II barone Bellisomi era scudiere del viceré. 

2) Il barone Bataille, capo-squadrone, era aiutante di campo del principe Eugenio. 

3) Infatti Gaetano Battaglia, capitano della prima compagnia delle guardie d'onore dal- 
l'organizzazione di queste nel 1805, era morto nell'agosto a Smolensk, per malattia. 

4) Si omettono particolari riguardanti l'azienda domestica della Santa. 

5) Il colonello barone de Lacroix era altro degli aiutanti di campo del viceré. 

6) Alberto Litta, fratello del duca, dell'ammiraglio e del cardinale, già consultore legale 
presso il governo di Lombardia sotto l'antico regime, a quest'epoca consigliere generale 
dell'Olona, era uomo d'ingegno, ma di scarsa attività e di scarsissima ambizione fcfr. il 
rapporto, che é forse del Bellegarde, negli Atti segreti dell'archivio di stato milanese rias- 
sunti da A. d'Ancona, Federico Con/alonieri cit.'). Divenne poi membro della reggenza nel 1814 
e diresse, in senso autonomista, la deputazione a Parigi della quale era pure il Gonfalo- 
nieri. Mori a 73 anni nel 1832, consigliere intimo attuale di stato. Gfr. [C.te Garraka-Spinelli] 
Elogio di S. E. il sig. conte Alberto Litta in Cassetta privilegiata di Milano del 17 gen- 
naio 1832. Alberto Litta é invece nominato solo incidentalmente, per le sue relazioni con 
artisti quali l'Appiani, e il Traballesi, nella biografia dell'ammiraglio Litta suo fratello: Giuseppe 
Greppi, Un gentiluomo milanese guerriero-diplomatico, Milano, 1896. 



— 32 — 

che è lo stesso non partendo la lettera che oggi, per dirti che ricevo in 
questo punto una lettera dell'Annoni d' Affori nella quale mi dice che la 
Vittoria è in uno stato che fa compassione. Credo che la Vittoria si sia 
trovata sola a Varese quando è morto suo marito; essa vi si è fermata 
tutta la notte ed è partita per quanto pare la mattina, sola colla sua ragaz- 
zina ' e la bonne. Il servitore è esatto al servizio e mostra della buona vo- 
lontà, ma ha sempre un'aria taciturna. Prima di partire per la campagna gli 
feci l'attestato ch'egli si trovava alla fine servizio, perchè potesse avere il 
certificato della Polizia; essa non ce lo ha dato dicendogli che è a tempo 
ad andarlo a prendere quando sarà di ritorno. Cristoforo fa bene il suo 
dovere. Domani anderò alla Santa e vi starò tutta la settimana. Ho scritto 
al cavalerizzo per raccomandargli il cavallo, e dirgli nello stesso tempo 
di vedere di venderlo, ma che mi renda avvertita prima di far contratto. 
Ti abbraccio. 

Lo scudiere Fossati vi saluta. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Vienne 



XXIV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 10. 

La Santa il 25 settembre [1812]. 

Carissimo Federico, 

Lunedì, alla mattina, ho avuto una visita dei Settala marito e moglie 2, 

e dei conjugi Ghisalberti ^ i quali si trovano a Lomagna, e m'incaricarono 

di salutarti; essi sono rimasti soddisfatti della casa. Lo stesso giorno invitai 

il pittore a pranzo; quando eravamo alla frutta, il servitore venne a dirmi 

che c'erano in corte molte signore, e signori; discendo immediatamente 

e mi trovo la Principessa, che passeggiando venne a trovarmi, ella aveva 

tutto il suo seguito; essa ha voluto veder tutto, è passata sotto i ponti, 

1) Questa bimba fu poi la celeberrima principessa Cristina di Belgioioso Trivulzio 
(1808-18711, intorno alla quale v'è un libro prevalentemente anedottico di R. Barbiera, La 
principessa di Belgioioso, Milano, 1902. Vedasi pure ora H. Remsen Whitehouse, Une prin- 
cesse révolutionnaire, Lausanne, 1907. 

2) Il conte Luigi de' Capitani di Settala, fratello della seconda moglie di don Gaspare 
Casati, poi gran cerimoniere del Regno Lombardo-Veneto, aveva sposato Carolina Anguissola, 
dama della Croce Stellata. 

3) Flaminio Ghisalberti, di nobile famiglia lodigiana, era marito d'una Anguissola, so- 
rella della contessa Settala. 



33 — 



ha voluto montar dissopra e vedere tutta la distribuzione delle camere, 
ha voluto sapere tutto ciò che si deve fare, ed è rimasta contentissima 
di tutto, e mi felicitò che finirò per avere una casa comoda e anche 
elegante; ha voluto vedere anche la mia camera del letto dove si è seduta 
(essendo questo l'unico luogo dove vi fossero sedie), ha domandato di 
vedere Ciechino ed è stata molto graziosa; tanto nel venire come nel- 
l'andare mi ha abbracciata e mi disse partendo, che dovessi andare da lei 
la sera, giacché mi vedeva sola; che non diceva questo per legarmi, 
ma puramente perchè sapessi che poteva andarci; alla sera dunque 
ci andai come mi pareva di dovere. Ieri non ci sono stata a motivo, che 
avevo male alla testa; già non potrei dire di stare veramente bene, non 
ho un incomodo positivo, ma non ho molta fame, e non dormo così bene 
la notte come il mio solito. Ti assicuro che non mi sarei mai aspettata 
una simile visita, tanto più che le ho detto tante volte, che essendo in 
fabbrica non avevo che la camera del letto, e che anche questa non era 
accomodata; fortunatamente che avevo messo tutti i miglior mobili in 
questa camera, e che avevo fatto levare i vecchi. Io le feci mille scuse di 
doverla ricevere così male, ed ella mi rispose che sapeva benissimo 
che era così, ma che aveva voluto venire espressamente. Siccome alla 
sera è un'affare di due ore di stare a Corte, non rimando a casa la 
carozza, ma ho detto al cocchiere, che parlasse col piqueur Sallier^ perchè 
gli permettesse di mettere la mia carozza al coperto, perchè i cavalli non 
stessero all'aria aperta; ed infatti ella va sotto un portico. Siccome alla 
sera vado a Monza, nel giorno non adopero i cavalli. Al dopo pranzo 
dello stesso lunedì mentre si trovava qui la Principessa è arrivata la 
Sirtori la quale era di passaggio per andare a Sirtori ^ per due o tre giorni, 
essa non ha voluto entrare, ed ha aspettato che la Principessa fosse 
partita. Ieri è stato a ritrovarmi Pasini, ed ha fatto colazione, pii!i tardi 
è venuto Frangipani. Tanto Pasini quanto Ja Sirtori trovano che il Cie- 
chino ha guadagnato, ed infatti cammina un po' meglio di quando sei partito. 
Già cerco di far purgare molto i settoni mediante l'uso dell'unguento 
Inglese. La Vittoria ha fatto procura per i suoi affari all'Avvocato Bataglia, ^ 
e Giacomino Trivulzi a Luigi Porro •*; alcuni me la dicono sollevata, ed 



1) Era veramente Sayler, di famiglia per gran tempo dedita al servizio reale nella villa 
di Monza. 

2; La villa avita di Sirtori, che per eredità della nuora di donna Carolina è ora passata 
in casa Besana, apparteneva ai Sirtori, antichi fe'idatari del luogo. Si trova in magnifica 
posizione, nell'alta Brianza. Donna Carolina Sirtori non doveva frequentare la corte vicereale, 
attese le opinioni retrive del marito. 

3i Antonio Battaglia era avvocato presso il consiglio di Stato. 

4) Luigi Porro (1780-1860), un tempo ufficiale nella legione lombarda, indi deputato di 
Como alla consulta di Lione, conte del regno ed elettore del dipartimento delLario, fu, subito dopo 
il General Pino, il secondo firmatario della famosa petizione del 19 aprile 1814 che, invocando la 
convocazione dei Collegi Elettorali, preludeva alla caduta del regime napoleonico. La sera stessa 
del 20 aprile, a giornata decisa, si recò con Giovanni Serbelloni nelle caserme, per guadagnare 



— 34 



altri molto afflitta. Ieri la Principessa ha avuto nuove del Principe in data 
del 2 corrente da Ghatsk i, nella quale dice che sta benissimo, che Trierre ' 
sta meglio, ma che Batailla il Colonello delle Guardie, stava malissimo, e 
che contavano di essere quanto prima a Mosca. Non si sa ancora se 
Alemagna sia arrivato, povero diavolo come gli va male la sua spedizione! 
Ieri hanno levato il ponte alla piccola sala di compagnia, già quella 
volta non finisce di piacermi, ci sono però quei paesetti ben toccati, ma 
ha fatto nel mezzo una rosa che casca in testa. Non fo che raccomandarmi 
perchè faccia bene la sala di mezzo e la sala a mangé e sopratutto che 
cerchi di alzarla. Nella detta sala v'era una gran minaccia che cascassero 

varj pezzi dell'intonacatura della volta • 

3 II matrimonio Litta'' si fa il 15 

ottobre. Circa lo stesso tempo si farà anche quello di Giulini ^ il quale 
me lo dicono biscotto; Monticelli^ ha fatto i regali alla sposa, i quali mi 
dicono molto belli, ma non so quando si farà il matrimonio. Si dice molto 
il matrimonio della Borromeo col Duchino Melzi. '^ La M. G. sta bene, 
so che ti ha scritto di proprio pugno. Tutti in casa stanno bene. La Bei- 
gioioso è guarita. La Viirb mi fa molte gentilezze. Cicogna parte i primi 
d'ottobre per Roma e Napoli, egli va in compagnia d'un Francese che 
non so chi sia, ma non so quanto tempo conti di stare assente. Mi pare 
di averti date tutte le nuove possibili, fatto l'esame di coscienza non ne 
trovo altre. Spero che sarai contento della mia esattezza nello scriverti ed 
anche della maniera dettagliata con cui lo fo, non voglio però che me lo 



le poche truppe rimastevi. (Cfr. [Principessa di Belgioioso Trivulzio', Studi intorno alla storia 
della Lombardia negli ultimi trent'anni e delle cagioni del difetto d'energia dei Lombardi. 
Parigi, 1847, pag. 76). Fu poi mandato dalla Reggenza al campo austriaco. Presto disamoratosi 
dei nuovi dominatori, fu tra i dirigenti del Conciliatore e uno dei collaboratori delle sva- 
riate iniziative del Gonfalonieri, ciò che lo gettò nel 1821 sulle vie dell'esilio. Tutti sanno 
che Silvio Pellico, precettore dei suoi figli, fu arrestato in casa sua. Scampato all'insegui- 
mento del Bolza ,Cfr D. Chiattone, La fuga del conte Porro in Bollettino Ufficiale del 
I Congresso di storia del Risorgimento, N. 1), nella primavera 1821, e condannato a morte 
in contumacia ed alla confisca, emigrò in Inghilterra, poi in Grecia, ove diede opera valida 
all'organizzazione di quel nuovo stato. Rimpatriò nel 1840. 

1) Fu a Ghatsk o Ghiat che Napoleone stava per lasciarsi convincere a sospendere la 
sua folle marcia verso 1' est, ma il ritorno del bel tempo, ridandogli una fiducia quasi su- 
perstiziosa, lo decise a riprendere l'avanzata, il 4 settembre. 

2) Il Barone Triaire, generale di brigata, era aiutante di campo del viceré. 

3) Tralascio altre relazioni minute dei lavori che si compievano nella villa della Santa, 

4) Pompeo LitSa Visconti Arese, ciambellano vicereale e cavaliere della Corona di ferro, 
sposava Elena, erede del principe Albani. 

5) Il conte Giorgio Giulini, di cui si dirà anche più innanzi, conduceva sposa Bea- 
trice Barbiano di Belgioioso, figlia del principe Rinaldo. 

6) Il Monticelli icfr. la nota 5 a pag. 19) sposò appunto allora la marchesina Anna Raimondi. 

7) Si tratta verosimilmente di Francesco Giovanni Melzi (1788-1832', nipote e figlio adotti- 
vo del 1° duca di Lodi che nel 1814, come capitano della guardia civica, difese coraggiosamente 
lo zio infermo minacciato dalla plebaglia. Sposò invece, e solo nel 1819, la Marchesina Maria 
Durazzo di Genova. 



— 35 



ascrivi a merito, giacché ti assicuro che non deporrei mai la penna tutte 
le volte che la prendo per scrivere alla sola persona che fo professione 
d'amare, e da cui spero la mia felicità. Addio, mio caro, a rivederti, ma 
presto per carità. D'Harnay usa tutte le gentilezze per farmi avere le tue 
lettere e mandarti le mie. 

aff.ma Moglie 
Teresa. 

v: A Monsieur 

Alonsieiir le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Vienne 



XXV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 13. 

Monza il 30 Settembre [1812]. 
Carissimo Federico, 

Lode al Cielo, che finalmente hai ricevuto le mie lettere; ti assicuro 
che ero inquieta, su questo punto, disperando quasi, di potere fartene 
avere. Tu stai bene, e ti diverti, e la tua povera Teresina è nella tristezza 
e in una solitudine perfetta; oggi partono assieme per la campagna la 
Sirtori e la Durini, onde io non potrò andare nemmeno al teatro la sera, 
non amando di trovarmi sola. Il mese e mezzo è portato ai due mesi e 
più! chi sa che non prolunghi ancora la tua assenza, già adesso non posso 
crederti più, e mi bisogna per credere, come a S. Tomaso, vedere e toccare. 
Il nostro Ciechino continua a stare come questi giorni passati, puoi esser 
sicuro sulla cura che ho di lui, e mi sono rifiutata per quest'oggetto 
di andare a Sirtori. Stupisco della sfrontatezza del Benzoni di spacciarsi 
come incombenzato da te per fare il contratto dei sbianchini, mentre tu 
mi dici di non avergli mai parlato su questo proposito, ti assicuro che ce 
ne dirò quattro ma di proposito, subito che sarò a Milano; puoi esser 
certo che non avrà un soldo da me. La stanza a tenda militare, i sbianchini 
hanno incombenzato il Sant'Agostino di farla, ma già ho detto, che non 
riconosco che il contratto dei sbianchini. In questi giorni, attese le pas- 
seggiate della Principessa, non ho potuto andare alla Santa, ed ho fatto 
venire qui invece il Ciechino alla mattina per medicarlo e vederlo, onde 
non ti posso ragguagliare sulle operazioni fatte in questi due giorni, ma 
ci anderò, e al primo ordinario te ne farò i dettaglj. Ho ancora nessuna 
esibizione per il cavallo di sella ; quando anderò a Milano solleciterò 



— 36 — 

nuovamente il Cavallerizzo perchè trovi di venderlo, e al prezzo che mi 
dici. Spero che la settimana ventura potrò far venir fuori i stuccatori, 
poiché andando io a Milano Lunedì mattina restano in libertà i letti della 
servitù per metterveli, e il pittore lascerà in libertà la sala di mezzo. A 
Milano poi sentirò quando saranno di ritorno a Carate tuo padre, e tua 
madre, e mi vi porterò per qualche giorno. Ieri sono stata colla Principessa 
a Affori, la scena fu assai commovente, lagrime di tutte le parti. La Vittoria 
era molto pallida, ed anche di cattivo colorito ed assai triste. Nessun 
dettaglio ancora della bataglia di Borodino. < Nessuna nuova della città 
giacché i miei corrispondenti hanno l'arte di scrivere molto, senza dir niente. 
La Vittoria ha poi incaricato Annoni per i suoi affari. Farò la tua am- 
basciata a Peppino Calderara^ se lo vedrò, giacché credo di non averlo visto 
che una sol volta dopo la tua partenza. Taverna ^, che si trova di servizio, 
ti saluta. Addio vogliami bene aff.ma Moglie 

Teresa. 

A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Çonfalonieri 
chez le Banquier Obicini e Fierb 
à Vienne 



XXVI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri, 

A Vienna. 

N. 16. 

Milano, il 7 Ottobre [1812]. 

Carissimo Federico, 

Ho ricevuto ieri per mezzo di d' Marnai la tua lettera del 26 settembre; 

essa mi ha fatto il massimo piacere e vorrei dire anche di più delle altre 

per la ragione che vi trovai delle espressioni di una maggior tenerezza: ciò 

che è quanto io desidero di più al mondo. Continua il miglioramento che ha 

avuto il Cicchino durante la sua dimora alla Santa, ma niente di più. Ho 

1) Nel combaitimento di Borodino, avvenuto il 7 settembre, l'esercito italiano ebbe gran 
parte. Il villaggio, disputato con una lotta cosi sanguinosa, fu preso dal viceré Eugenio. In 
quel giorno circa 100.000 uomini furon posti fuori di combattimento e, come è noto. Napo- 
leone ebbe aperta dinanzi a sé la via fatale di Mosca. Egli diede alla battaglia il nome 
altisonante della Moskowa e ne fece un titolo principesco per il maresciallo Ney. 

2) Don Giuseppe Calderara, fratello del referendario Carlo e del conte Ignazio (l'amico 
giovanile di Alessandro Manzonil morì, a 71 anni, nel 1855. 

3) Lo scudiere Gaetano Taverna (1777-18461, era uno di quelli destinati a prestar servi- 
zio presso la vice-regina. Fu poi deputato alla congregazione provinciale e direttore del- 
l'orfanotrofio maschile. Gli apparteneva la villa presso Torno, sul Lago Maggiore. 



— 37 — 

fatto avertire sino d'jer l'altro Monteggia* ma egli non è ancora venuto, 
onde non ti posso dire il suo parere, tutti però trovano che il migliora- 
mento è reale. Ieri sera è venuto a Milano tuo padre, ma ritorna in cam.- 
pagna domani, io gli ho mostrato il mio desiderio di mettermi in libertà 
per andare a passare qualche giorno con loro, ciò che farò subito che 
il ritratto sarà finito. Il Signor Scotti • che si era rifiutato positivamente 
sulle prime, si è arreso alle preghiere del contino Annoni verso il quale 
ha molte obbligazioni. Quest'ultimo ti saluta come pure sua moglie e 
e m'incarica di dirti che gli dispiace moltissimo di non poterti dare la 
lettera per il Conte di Fries ^ per la ragione che è niente legato con lui. 
La Mamma Grande anderà a Robecco, ma è sempre nella sua indecisione 
che le conosci per il giorno. Ho fatto chiamare il sig. Benzeni gli ho dato 
una buona strapazzata, ma egli sostiene che gli hai dato la comissione dei 
sbianchini. Non darò sicuramente a lui un soldo, ma ai sbianchini ci si 
hanno anticipate delle somme, ma mi riterrò sempre un terzo del pagamento. 
Ora non v'è alla Santa che quel muratore che hai ordinato al Prina di 
trattenere sino a tanto che siano finite tutte le operazioni necessarie. Il 
falegname ha finito le sue incombenze. Ho delle ragioni di lagnanze col 
Prina, che ho scoperte quando ho sgridato al Cristoforo e al cocchiere. 
Sono però minuzie delle quali te ne informerò al tuo ritorno. Nessuna 
nuova della grande Armata dopo quella dell'entrata in Mosca*. Si dice che 
Coleoni 5 sia morto, Soncino ^ non si trova. Tutte le domeniche sono 
rovesciate delle carozze, quella della Porro '^ nella quale c'era l'abate di 



1) G. Battista Monteggia (1762-1815), professore nel liceo di Brera, membro del reale 
istituto, fu chirurgo di grido a' suoi tempi : scrisse un'opera reputata: Istitusioni chirurgiche. 
È su tutte le bocche a Milano il sonetto fatto, quando gli fu inaugurata una lapide nell'Os- 
pedale Maggiore, dal grande poeta dialettale Carlo Porta. 

2) Lo Scotti fu un pittore, appartenente a ricca famiglia milanese, di qualche rinomanza 
al principio del secolo XIX. 

3) Certo un membro dell'antica casata svizzera, stabilitasi poi a Vienna, probabilmente 
il conte Maurizio (1777-1826). 

4) Il 19° bullettino del grand'esercito, datato da Mosca il 16 settembre, non comparve 
infatti, coi particolari dell'incendio, che nel Giornale italiano dell'S ottobre. 

5) Il conte Vincenzo Colleoni scampò dal massacro della Beresina valicando il fiume a 
cavallo. Era guardia d'onore dal 1805 e s'era già valorosamente battuto in Prussia ed in 
Ispagna. Riprese le armi tosto dopo la radunata dei superstiti che il principe Eugenio fece 
alla fine di quell'anno, e non abbandonò la vita militare, col grado di capitano, che alla ca- 
duta del regno. Morì nel 1855 (di colera) a Milano, ed il marchese Francesco Cusani ne 
scrisse una necrologia nella Gaszetta di Milano del 22 ottobre di quell'anno. 

6) Il marchese Massimiliano Stampa di Soncino 1 1790- 1834) figlio dell'introduttore degli 
ambasciatori, era guardia d'onore. Riinase prigioniero nella campagna di Russia e fu inter- 
nato a Saratoff, ove soccorse i compagni di cattività privi di mezzi. Quando alla restaura- 
zione divenne, per volere paterno, ciambellano alla corte austriaca, si astenne dall'assumerne 
le funzioni. 

7i Questa contessa Porro, moglie del conte Luigi, nata Serbelloni, alla quale il Breme 
era tutto dedicato, doveva morire di li a poco e dar origine alla fugace crisi religiosa dell'abate. 
Cfr. LÉON Gab. Pélissier, Le portefeuille de la comtesse d' Albany, Paris, 1902, pag 177. 
Può essere la stessa dama già ricordata nella lettera XVIII. 



— 38 



Brème ' e i Caluso, ^ essi si sono fatto niente, ma il servitore della Porro è stato 
malconcio, ed è in pericolo. L'Oppizzoni ^ è stata parimenti ribaltata e Roma 
ha una contusione all'occhio. I Comici Francesi sono stati gettati in un 
fosso. Domani si fa il matrimonio di Greppi "*. Domani anderò al Conser- 
vatorio colla Belgiojoso e suo marito. Oggi vado a pranzo dalla Bigli, e 
domani dalla d'Adda Costanza^, la quale ti dice mille cose e ti ringrazia 
che anche assente ti ricordi di lei. Il fratello di Viscardo Barbò ^ si è 
ammazzato. Vengo di parlare col Bolchese, al quale ho significato il tuo ordine 
per pagare le 8 mille lire a tuo padre; egli si è già inteso con lui ed entro 
questo mese glie le pagherà non toccando però niente i capitali Galieni e 
si servirà delle riscosse che deve fare dei fittabili. Oggi mi sono fatta 
pagare il mio vestiario, essendo in somma necessità di denaro per poter 
soddisfare alcune liste. I conjugi Taverna''^ vanno a Genova per diporto. 
La Vittoria sta meglio, essa dice che è per un anno solamente che starà 
con sua madre. Bataglia per quanto si dice ha lasciato niente a sua moglie ^ 
dicendo ch'ella è una signora da sé, essa fa delle dimostrazioni d'afflizione. 
La Mamma Grande, tuo Padre, Calderara, Pirlot, ^ Pasini e i cognati, co- 
gnate, ecc., ti salutano caramente. Ciechino ti abbraccia e ti raccomanda 
di essere presto di ritorno, la madre fa la stessa preghiera con un ardore 
senza pari, vieni adunque e presto nelle braccia della tua piccol famiglia 
la quale viverà sempre facendosi uno studio di renderti felice. Addio, mio 
sempre caro Federico, ti abbraccio e credimi con tutta verità tutta tua 

aff.ma Moglie 
Teresa. 



1) Ludovico Arborio Gattinara de Brenie (1181-1820), figlio del senatore che era stato 
Ministro dell'Interno, era Elemfisiniere Reale e Governatore della Casa dei Paggi; fu il 
portavoce in Italia di IVI. me de Staël della quale divenne intrinseco e, più che ogni altro dei 
componenti quel gruppo del primo romanticismo italiano, ebbe estese relazioni coi letterati 
d'oltr'Alpi. 

2) L'Abate Tommaso Valperga di Caluso, l'amico dell'Alfieri, era stato il maestro di 
Ludovico de Breme, che festeggiò in versi il suo arrivo a Milano. 

3) Verosimilmente la contessa Costanza Oppizzonl nata Litta ■ Modignani morta, di 73 
anni, nel 1841, cognata del cardinale. 

4) Don Antonio Greppi sposò il 12 ottobre 1812 la niarchesina Teresa Trotti. 

5) Vedasi la nota 7 a pag. 27. 

6) Doveva essere uno dei conti Barbò, patrizii milanesi, del ramo detto appunto di 
Guiscardo. 

7/ Probabilmente don Gaetano (v. nota 3 a pag 36), colla moglie donna Caterina nata Visconti. 

8) Questa vedova diseredata era la celebre Lucietta, figlia dell'elettore Carlo Francesco 
FrapoUi, cavaliere della Corona ferrea, (v. nota 4 a pag. 12) nata nel 1791, rimaritatasi nel 1813 
col gen. Fontanelli. II Chiarini ha narrato alla distesa gli amori del Foscolo con lei in Gli 
amori di Ugo Foscolo, parte I Bologna, 1892, ingannandosi però nel dire a pag. 271 che la 
morte del Battaglia fu nota tardi, contro la testimonianza di queste lettere. 

9) Dev'essere un sopranome, ad indicare, nel dialetto milanese, persona che baili o gi- 
ronzoli senza tregua. 



3Q 



XXVII 

Archivio Casati - Milano. Inedita, 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri, a 

Vienna 
N. 17. 

Milano il 10 Ottobre 1812. 
Carissimo Federico 

Solo un momento fa ricevetti la tua carissima del 28 Settembre; vedrai 
da questo ch'essa m'è stata ritardata un ordinario, non ne capisco la 
ragione giacché d' Marnai mi mostra molto zelo nel mandarmele, e per mezzo 
d'un suo servitore. Mi dispiace assai assai che vadi tutti i giorni ritar- 
dando la tua partenza per l'Ungheria, e che in ogni lettera che mi scrivi 
aumenti il tempo della sua durata; non vorrei che tutto questo avesse ad 
abolire a ritardare la tua venuta; se mi vuoi un pò di bene, il quale mi 
credo meritare in ragione del grande attaccamento che ho per te, spero 
che non mi darai questo dispiacere. Il Cicchino non progredisce di più, 
egli si mantiene nello stato che si trovava alia Santa. La mia salute è 
buona, ed ho maggior fame dei giorni passati. Giovedì sono stata a pranzo 
dalla d'Adda * (la quale ti saluta e ti dice che nel caso che non abbi proviste 
le sete per lei di lasciar pure di farne la compera); al dopo pranzo sono 
andata colla medesima ad Affori dalla Vittoria la quale ti saluta, io l'ho 
trovata un pò meglio d'umore di quando l'ho vista colla Principessa, ma 
decaduta assai di figura, voglio però attribuire molto al nero, che rende 
più pallidi, ma però è dimagrata. Oggi vado da lei a pranzo, essa mi ha 
fatto molte istanze. Solo mi dispiace che il tempo è assai cattivo, ed è 
tutta la settimana che dura così. Lunedì se il tempo lo permetterà anderò 
a Carate per due giorni, giacché tuo padre parte di là Mercoledì o Giovedì, 
ma se il tempo è cattivo spero che aggradiranno l'intenzione. Nell'andata 
a Carate passerò dalla Santa per vedere cosa si è fatto questa settimana, 
e se vanno bene le cose; il Prina mi ha scritto niente, onde non ti posso 
dare dettaglj. Ho fatto chiamare l'altr'jeri il Sant'Agostino, il quale si trovava 
a Milano, e gli ho messo del punto d'onore perché faccia qualche cosa nei 
gabinetti, ed egli me lo ha promesso. Viscardo Barbò ti prega di fargli 
la provista di alcuni duetti di violino di Kramer^ che devono essere 
sortiti e ti includo una nota di quelli che ha, perché non abbi a far du- 
plicati. La Mamma Grande m'incarica di dirti che il Marchese Praia 3 sta 

1) Cfr. la nota 7 a pag. 27. 

2| Allude, credo, a Giov. Battista Cramer, di Mannheim, figlio di Guglielmo (celebre di- 
rettore d'orchestra dell'Opera di Londra) autore di classiche suonate e virtuoso di gran fama 
a' suoi tempi. 

3) Deve trattarsi del marchese Glicerio Prato Landriani, figlio dell'ultima Landriani del 
ramo di Rovagnasco, già collega della contessa Gonfalonieri Digli alla corte arciducale, 
ove egli aveva grado di gentiluomo di camera. Cfr. Felice Calvi, Famiglie notabili mila- 
nesi, cit , voi. Ili, tav. XII della famiglia Landriani. 



— 40 — 

un po' meglio cioè dolora meno e ch'egli è stato molto sensibile alla 
tua memoria; la medesima ti prega, di farle la provista di alcuni mazzetti 
di penne rosse da scrivere che hanno una custodia della stessa penna, e 
che si vendono a Vienna. Includo anche una lettera della Contessa Biglj 
la quale è stata jeri da me, essa mi disse d'aver ricevuto una tua lettera, 
degna di essere stampata, che conosce nessuno che scriva così bene, insomma 
enchantée di te, la sua salute è buona ancora un pò sconcertata per la 
perdita del Padre Devechi;* essa ha sostituito Mascherana^, m.a ciò è un 
mistero. La Crivelli ^ la quale è ritornata jeri sera da Mantova ti saluta 
come pure Enea. Tutti gli amici ti dicono mille cose; ho mai potuto fare 
la tua comissione con Fagnani per la ragione che non l'ho mai visto, 
egli sta in casa quasi sempre per acciachi, ed ha una malattia la quale 
però è un mistero, che gl'impedisce d'andare in carozza. Nessuna nuova 
della grande Armata dopo quella dell'entrata in Mosca. Non si trova il 
testamento di Batallia e si crede che realmente non l'abbia fatto onde 
la povera moglie resta senza niente, suo padre le fece dire che dovesse 
andare in casa sua, che sarà trattata come lo era da suo marito. Questa 
notte sono partiti Pompeino Litta, Alfonso e Monsignore; il Matrimonio'* 
si farà prima della fine del mese, io ho avuto la partecipazione in istampa 
come della Casa del Re. Quello di Paolucci ^ si celebra il quindici. 

Nuove patrie non ve ne sono assolutamente no, giacché io cerco sempre 
e inutilmente di pescarne per scrivertene. Il servitore nuovo si porta bene, 
egli è attento al servizio. Ho fatto dire varie volte al Cavallerizzo di venire 
da me per due ragioni, una per raccomandargli di trovare di venderlo, e 
l'altra per dirgli di affaticare un pò meno il cavallo, giacché lo ha condotto 
a casa più d'una volta in schiuma, ma non è ancora venuto. La Costanzina 
e le mie sorelle Sirtori e Durini sono in campagna, onde io mi trovo sola. 
Calderara è molto assiduo, ma tu sai ch'egli è un po' pesante, onde mi 
riesce di nessuna risorsa. Pasini è a Cugiono coll'Annoni. Oggi ho dato 
la quarta seduta a Scotti, mi pare ch'egli abbia preso bene la mia fisio- 
nomia, spero di potertelo spedire alla fine dell'entrante settimana. Addio, 
addio a rivederti e presto. Sono di fretta ma sempre 

aff.ma Moglie 

Teresa, 

1) Il padre Felice De Vecchi parroco di S. Alessandro (1745-1812ì fu un barnabita ch'ebbe 
molta autorità a Milano in un piccol mondo di pie persone che avviò alla pratica della carità 
cristiana, organizzando fra quelle buone signore turni di visite agli infermi dell'ospedale, 
ottimo pensiero che certo non meritava d'esser deriso dal Porta col nomignolo di " Società 
del biscottino „. Il Cantù, Alessandro Mansoni - Reminiscense, Voi. I pag 30-31 muove 
con ragione questo rimprovero al poeta vernacolo, con altri meno fondati. 

2) D. Girolamo Mascherana era parroco di S. Giorgio al Palazzo. 

3) Fulvia Bigli, sorella della "Mamma Grande,,, aveva sposato nel 1759 il marchese Ti- 
berio Crivelli. 

4i II n ottobre Pompeo Litta, figlio di Alfonso (colonnello al servizio austriaco*, sposava 
Elena Albani. Vedasi la nota 4 a pag. 34. 

5) Credo si tratti del barone Luigi Paolucci, ciambellano vicereale, membro del consiglio 
generale del Rubicone, sposatosi appunto allora con Beatrice Albani. 



— 41 — 

XXVIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri, 

A Vienna. 
N. 18. 

Milano il 12 Ottobre [1812]. 

Carissimo Federico, 
Oh che tempo diabolico! sono otto giorni di quasi una continua 
pioggia, il giorno però che andai a Affori fu il più discreto di tutta la 
settimana giacché mi lasciò andare e ritornare senz'acqua. Oggi Lunedì 
giornata che avevo destinata d'andare a Carate, è la peggiore di tutte le 
passate, giacché è fin d'jeri sera che continua una pioggia dirottissima, onde 
a monte la mia gita e per sempre, non avendo io il tempo materiale di 
andarvi avendomi detto tuo padre che il 15 voleva essere a Verderio'. 
Oggi ho scritto una lettera a mia suocera da comunicarsi a tuo padre, nella 
quale le mostro la mia buona volontà d'andarvi, e le provo nello stesso 
tempo l'impossibilità d'eseguire questo progetto, per la ragione del Cie- 
chino al quale potrebbe essere nocevole l'umidità, onde spero saranno 
contenti di me, e che saranno convinti dell'impossibilità di andarvi prima» 
e per il servizio di Corte, e in seguito per il ritratto. 11 Cicchino sta bene 
d'umore, mangia bene, dorme a meraviglia e con una respirazione naturale, 
egli fa la lunghezza d'una stanza senza appoggio, ma si vede però che 
non é sicuro sulle gambe, i settoni purgano discretamente, e si aggiunge 
all'unguento inglese un pò di Cantarides per ottenere uno spurgo 
maggiore. Tanto Monteggia quanto Gianella^ trovano ch'egli ha guadagnato 
in forze, e il primo assicura che la malattia alla spina é niente aumentata, 
ma non ha però punto diminuito. Questa mattina la M. G. mi fece dire 
che essendo il tempo cattivo s'immaginava che non sarei partita, e che 
m'aspettava a pranzo, ma non mi fece dire niente riguardo alla sua salute; 
in questo punto Paolino portinaio mi disse che essendo andato dalla M. G. 
per un'ambasciata di Tiberio -^ gli hanno detto in anticamera che erano 
apresso a farle una cavata di sangue per precauzione, che in quel momento 
si trovava a letto, ma che non gli hanno detto di dirmelo, e che per con- 
seguenza facessi sembianza di non saperlo. Siccome la posta parte a 
momenti, non ti posso dare altre notizie, non avendo io voluto andarci 
prima del pranzo temendo di farle dispiacere. Ritengo però che non vo- 
lendo essa farlo sapere sarà cosa di niente, e che sarà quella solita cac- 
ciata di sangue che fa tutti gli anni. Jeri finalmente è stato da me il 



1) Altra villa di casa Gonfalonieri. 

2) V'eran due medici di tal nome allora in Milano, Francesco e Giacomo. 

3| Don Tiberio Gonfalonieri, fratello minore del conte Vitaliano, aveva sposato la mar- 
chesa Marianna Belcredi. Fu amministratore dell'ospitale maggiore di Milano. 



42 — 



Cavallerizzo i 

Oggi si è celebrato il matrimonio Greppi a Niguarda, per passare in 
seguito alla Maldura dove c'era grande invito, la Belgiojoso era del numero 
degli eletti. Ieri sera sono stata in teatro colla su nominata sorella, e fui 
ricondotta alla carozza da Calderarj Carlino, ella è la terza volta che ci 
vado dopo ritornata dalla Santa sempre colla stessa. Ieri la Principessa è 
stata a Milano per il Tedeum per la presa dell'ex Città di Mosca. ^ Le 
ultime notizie del Principe sono del 18 Settembre da Mosca, egli sta bene, 
come pure tutti i suoi, ma non parla di nuove di pace^ Nessuna nuova 
nemmeno del paese, il più gran novellista del paese, il Pirlot che si trova 
qui presente, mi dice di esserne sprovvisto. Ti faccio i suoi saluti, quelli 
di Peppino, il quale mi dice d'averti informato degli affari Origoni, e che 
ti ha scritto più volte. La M. G., la Bigli, Crivelli e tutti gli amici ti sa- 
lutano caramente. Addio mio caro, ama la tua Teresina che ti ama molto 
molto aff.ma Moglie 

Teresa. 



XXIX 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 19. 

Milano il 14 Ottobre [1812]. 
Carissimo Federico, 

Mercoledì andai, come ti scrissi, a pranzo dalla M. G. ; la trovai a letto 
tutt'agitata per la sua malattia, ma mi accorsi subito che era pura appren- 
sione. La mattina essa aveva fatto chiamare Gianella, e gli raccontò alcuni 
incomodi che sentiva, come una debolezza alle gambe, ed anche un pò 
di formicolamento, una pesantezza alla testa, ma nessun incomodo più 
rilevante; il medico le trovò il polso un pò forte e la consigliò a farsi 
cacciar sangue, ma le disse nello stesso tempo che avesse nessun timore, 
che non v'era nessuna minaccia, insomma di non pensarvi. Cosa ha capito 



1) Si omettono relazioni particolareggiate della contessa Teresa al marito circa la sua 
scuderia. 

2) Il Tedeum ebbe luogo nella cappella di Corte dopo la messa della domenica 11 ottobre 
alla presenza della Vice-Regina e della Corte. Vedi A. Commìdini, L'Italia 7iei cento anni del 
secolo XIX-i8oi-z82S, mia.no, 1900-1901 pag. 594. 

3) Il n le truppe italiane, entrate in Mosca due giorni prima, furon costrette ad escirne 
dall'incendio che d'ogni lato avvampava, attizzato dagli emissari del Rostopcliin. V. Ales- 
sandro Zanoli, Sulla milizia Cisalpino-italiana, Milano 1845, voi. II p 197. 



— 43 — 

lei? che invece erano tutti segnali d'accidente, che avrebbe fatto bene di 
pensare alle sue cose, e altre cose di questo genere. Infatti la sera mi 
vedo a comparire 11 preposto Pelegrino*, il quale informato di tutto assicurò 
la M. G. in termini positivi, che stava benissimo, e Gianella sopragiunto 
nello stesso tempo le disse che non solo stava bene, ma che è in caso di 

andare a Robecco quando vuole 

- Ho passato queste due sere da lei 

fino alle diec'ore ed in seguito, sono passata, colla Mariannina in teatro 3, 
e nel suo palco, ciò che ho dovuto fare per le tante istanze che mi ha 
fatte, alle quali si è aggiunta l'autorità della M. G. La Belcredi mi 
ha visto con piacere e avrebbe voluto che le promettessi di approfittare 
spesso della sua compagnia. Avendo il tempo cattivo ritardato la vendemmia 
a Robecco, la M. G. non ha per conseguenza fissato quando ci anderà, 
pare che si risolva con pena, e temo che non voglia starci che pochi 
giorni, me ne dispiace molto per me, ma ancora più per il Cicchino. Ho 
domandato a Gianella se l'aria di Robecco fosse a proposito per il Cicchino ; 
egli mi rispose che in questa stagione l'aria è la stessa in qualsiasi luogo. 
Feci la stessa domanda a Monteggia; egli mi rispose che lui preferirebbe 
l'aria della Santa. Ma ha però finito per concludere che in questa stagione 
v'è ben poca diversità. Jeri e oggi il Cicchino cammina con minore fa- 
cilità e pare un pò piii debole di questi giorni passati, ciò che attribuisco 
al cattivo tempo. La Thiene ti prega di provederle due dozzine di guanti 
di pelle di cane, ma tutti corti. Io mi raccomando per le mie comissioni, 
ti assicuro che mi dispiacerebbe che arrivasti colle mani vuote. I stucca- 
tori sono attualmente alla Santa, i pittori non hanno ancora finito come 
pure anche i sbianchini. 11 Prina mi ha mai scritto niente onde non ti 
posso dare dettaglj ; la prima giornata di buon tempo vi farò una sfuggita, 
così ti potrò ragguagliare di quanto avran fatto. Sento generalmente che 
la vendemia soffre molto con l'acqua di questi giorni, e che continua 
attualmente; me ne dispiace molto anche per la ragione, che quest'anno 
prometteva essere buonissima. Il Bolchese ha già scosso dai fittabili, 
alcune somme, che devono servire per pagare le lire 8 m. a tuo padre; 
il medesimo poi mi disse che era un pò imbarazzato per la compera di 
grano che gli hai comandato e che non ardiva di andare con coraggio, io 
gli dissi che sapeva niente di ciò, e che eseguissse su questo proposito i 
tuoi ordini. Ho ricevuto oggi una lettera di mia suocera in risposta a una 
mia, nella quale mi dice molte cose obliganti, e che le dispiace molto che 
non avessi potuto andare a Carate, e m'incarica de' suoi saluti per te, e 



1) Don Antonio Pellegrini era preposto parroco di S. Tomaso. 

2) Si omettono più minute notizie sulle condizioni di salute della nonna 

3) Si rappresentavano in quei giorni al teatro della Scala le due opere buffe " Le bestie 
in uomini „ del maestro Mosca, data la prima volta il 17 agosto, e " La pietra del paragone „ 
del Rossini, rappresentata primieramente il 26 settembre, ed entrambe applaudite. V. Pom- 
peo Cambiasi, La Scala, Milano, 1906 pp. 304-305. 



_ 44 — 

anche da parte di tuo padre. Oggi vado a pranzo dalla Bigli, la quale 
è tutta tua, e questa sera la passerò dalla M. G. dalla quale però 
anderò anche questa mattina, ciò che ho fatto anche jeri. A quest'ora 
dovresti essere di ritorno a Vienna, almeno se devo credere alle tue 
promesse di non impiegare nel tuo giro più di 15 giorni e per andare 
coerenti a queste dovresti pure a giorni pensare al tuo ritorno; mi fa 
troppo piacere il crederlo perchè ne dubiti, e spero che non deluderai la 
mia aspettazione. Maregnano ti saluta, e ti dice che i tuoi legni sono 
avanzati, e che egli sollecita gli operai. Taverna, Pirlot, i fratelli Calderara, 
le due coppie Durini e Belgiojoso, la M. G., la Biglj, Fornara l'Abate *, Lu- 
chino Visconti^ ecc. ti salutano. Morto il fratello di Visconti Massimo, 
quello che ha fatto quella gran fabbrica a Vimercate. Morto pure ieri Pensa 
del Demanio, ^ egli ha fatto una buona morte con tutti gli ajuti della 
Chiesa. Ieri mattina hanno trovato morto nel suo letto il Ministro per il 
Culto, ^ la sera avanti stava bene ed ha dato nessun indizio minaccioso. 
Si è aperto il suo testamento il quale contiene una quantità di legati; il 
più rilevante è quello di Donna Maria Montorfano il quale è la somma di 
L. 118000 Italiane. Peccato che non sei a Milano, poiché si venderanno 
tutti i suoi mobili, e effetti nei quali saranno compresi quei bei servizi di 
porcellana che ha portato di Parigi e ha adoperato nemeno una sol volta. 
Questa m.attina si devono fare i funerali di Pensa a S. Babila sua paro- 
chia colle solite cerimonie, ma non so chi debba fare 1' elogio funebre. 
Quelli del Ministro saranno ritardati, per gli apparati, e si crede che sarà 
sepolto in Duomo. 

Quando jeri mattina mi hanno contato la morte del Ministro ho detto 
me ne guarderò bene di parlarne alla M. G. atteso il genere della morte, 
e della quale era attualmente in timore, ma appena entro dalla porta che 
la medesima me ne parla, io la tasteggiai per scoprire di che canale teneva 
questa nuova, e trovai che è stato il zio che si è fatto premura di par- 
tecipargliela; egli è questo uno dei suoi soliti tratti di prudenza! Ieri 
abbiamo avuto il 21° Bulletino del Grande esercito, esso contiene dei dettagli, 
ma nessun nuovo fatto d'armi. Altre nuove non ne abbiamo, alcuni sperano 
la pace, ma altri non sono di questo parere. Nessuna nuova particolare 



1) Probabilmente sarà stato un membro della famiglia dei marchesi Fornara, patrizii 
milanesi. 

2) Allude forse a don Luca Visconti, della linea di Cassano Magnago, figlio di D. Giu- 
seppe e di donna Giovanna Sovico, canonico di S. Maria della Scala e morto nel 1820. 

3) Il conte Giuseppe Antonio Pensa, Direttore Generale del Demanio e dei Boschi, era 
pure membro del Consiglio degli Uditori, che col Consiglio Legislativo veniva a comporre 
il Consiglio di Stato. 

4) Era il conte Giovanni Bovara, sacerdote, nato a Malgrate il 30 settembre 1734, pro- 
fessore di istituzioni canoniche a Pavia dal 1769 al 1773, poi per molt'anni impiegato nei 
dicasteri governativi, ministro del culto dal 17 marzo 1S02, senatore dal 10 ottobre 1809. Gli 
apparteneva il palazzo sul corso di porta Orientale, poi Camozzi, indi Ponti, infine Dal Pozzo, 
ove fu alloggiato lo Stendhal, e di cui si dirà meglio a suo luogo. 



— 45 — 

né di Alemagna, né degli altri Ufficiali della Casa; si crede che Mario ' 
sia già partito, ma egli viene a piccole giornate. Altre nuove del paese 
non ve ne sono. Spero col primo ordinario mandarti il mio ritratto, il 
quale raccomanderò molto a d' Marnai, se non salta fuori prima qualche 
occasione particolare, a cui affidarlo. Cicchino saluta il suo caro Papà. 
Vieni adunque a ricevere i teneri abbracci della tua piccola famiglia la quale 
sente la tua mancanza, come un ammalato sente quella del medico. Addio, 
mio caro, addio 

aff.ma Moglie 

Teresa. 



XXX 

Archivio Casati - Cotogno Monse'^e Edita^. 

L'ABATE Lodovico de Breme a Federico Gonfalonieri 

Milano 16 Ottobre 1812. 
Dolcissimo! 

In due parole mi tolgo di dosso ogni colpa se pure sei inclinato 
a tanto solo di clemenza che ti faccia essere giusto. Ho passato una 
quindicina di giorni sui laghi coll'abate di Caluso, la impareggiabile 
sua nipotina^, e la famiglia Porro*. Durante quel giro non mi era comodo 
scrivere né ricevere lettere; la tua mi pervenne ch'io era fermo già, è 
vero, ma ogni commercio colla Capitale fu interrotto per la straordinaria 
pioggia, ed appena ora tornatovi t'indirizzo la presente colla maggiore 
effusione di cuore, e pieno di gratitudine per le recenti prove della tua 
amicizia, che oramai ha da durare gli anni d'entrambi e forse al di là, se 



1) II conte Saule Alari, barone del regno, nato nel 1770 dal conte Saule Agostino e da 
una contessa di Langosco, morto nel 1831, era scudiero del viceré e, come il collega Bellisomi, 
prestò servizio presso il principe come ufficiale d'ordinanza. Cfr. A. Zanoli, op cit. vol. II p. 207. 

2) Pubblicata in Federico Gonfalonieri, Lettere (pubblicate per cura di Gabrio Casati), 
Milano, 1890, p. 293. 

3) Certo l'Eufrasia di cui il Caluso parla nella lettera alla contessa d'Alhany, del 3 ot- 
tobre 1812, in LÉON G. Pélissier, Le portefeuille de la comtesse d'Albany, cit. p. 171. Aveva 
sposato il conte Valperga di Masino e se ne ha una lettera, del 1824, a p. 639 di Pélissier,. o/>. c/r. 

4) È curioso che l'abate de Breme non accenni al Monti, che doveva esser della comi- 
tiva, poiché il SO settembre 1812 aveva scritto da Milano alla figliuola Costanza: " il tempo 
stringe, dovendo a momenti partire pei laghi in compagnia di S. A. il principe di Saxe Weimar, 
cugino della nostra viceregina, del Conte di Edlin suo ciambellano, del Conte Valperga di 
Caluso, Monsignor de Breme e due dame di Corte „ Cfr. A Bertoldi e G. Mazzatinti, Lettere 
inedite e sparse di Vincenzo Monti, Torino 1896, voi. II, pag. 91. 



— 46 — 

dicono il vero i dottori ed i filosofi, e se non m'inganna il cuore. La tua 
presenza in Milano era dunque il punto d'appoggio di più esistenze; 
mancato tu, ecco mancar di vita giovani e vecchi, sposi, celibi, ministri, 
e che so io d'ogni classe e specie. 

Per quo peccavimiis per hoc et puniemur, e difatti il signor Gerolamo 
Trivulzio, che ognora si credea di limo olimpico composto, morì baciando 
la mano del suo unico domestico rimastogli ad assisterlo, e ciò, ti dico io, 
ad espiazione della patrizia boria onde avvampava. Ma è pur vero che 
ei credette baciar la mano della consorte, e questo riflesso rende la scena 
patetica assai, e vi mette non so che di compassionevole, che, cred'io, 
m'intenerisce. La bella vedova vive ritiratissima ad Affori colla madre e 
non riceve altro che i parenti suoi, o del defunto; gli amici della madre 
e della casa Trivulzio; le colleghe di corte; insomma qualche poche sole 
dozzine di persone al giorno. 

Oggi corre voce che la vedova Battaglia produce un suo figlio, e tale 
lo palesa, e il vuole chiamato a fruire della eredità del defunto; anche 
questa è di nuova specie. Che fai, che vedi, che ascolti, dissipatissimo 
Federico? Corre tosto il mese da che non ho reso omaggio alla tua Teresina; 
riparerò alla più presto a questo involontario digiuno dell'amabilissima di 
lei compagnia. Tu ti diverti, io sono oppresso da aridi affari che isteri- 
liscono corpo e mente. 

Si sente fin qui il puzzo dei cadaveri fumanti in Mosca; e vedo con 
piacere e stupore la tua città compassionare molto quel misero paese e 
la pietà dipingersi sui volti dei milanesi. Si fa dello zuccaro d'ogni cosa 
oggidì, ma del pane con cenere inzuppata di sangue non se ne farà. Oh! 
così potessero venir rintuzzati i Russi che già già agognano al mezzodì 
dell'Europa, ma non a costo di tante innocenti teste, che nulla intendono 
dell'ambizione dei governi e ninna parte vi prendono. 

Addio, funesto argomento. Il tuo 

L[ODOVICO]. 
V : A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri. 



XXXI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

Milano il 17 Ottobre [1812]. 
Caro Federico, 

La M. G. si chiama più contenta della testa, ma accusa sempre la 
debolezza alle gambe, e veramente mi sono accorta ancor' io ch'ella ha 
molto aumentato, ciò che è anche secondo i momenti, jeri per esempio è 



— 47 — 

stata una giornata migliore. Martedì o Mercoledì se non cambia pensiero 
partiremo per Robecco, ma non so quanto tempo essa conti fermarvisi. 
Cicchino sta bene e conserva il miglioramento ottenuto alla Santa, l'ho 
fatto vestire d'inverno dal sartore dei figli di Febo d'Adda che è il Mi- 
lefanti, il quale gli ha fatto i suoi abitini molto bene e credo che ne sarai 
contento. Il tuo cavallo di sella sta da questa mattina molto male, egli 
è stato preso tutto in un colpo dal Balordone, ho parlato col marescalco, 
egli mi disse che è malattia mortale che sono ben pochi quelli che gua- 
riscono, egli mi disse che in questi giorni ve ne sono stati molti attaccati 
dalla stessa malattia, ch'egli ha niente da rimproverare al cochiere, né al 
cavallerizzo, e che è una malattia che viene ai cavalli anche senza ado- 
perarli. 11 sig. Obicini che parte da me in questo momento mi disse che 
mi vuol mandar subito un suo amico il Conte Riva di Verona, persona 
molto intelligente di cavalli che ne ha fatto uno studio particolare, e che 
gli ha salvato uno suo in questi giorni, che andava a morire da un momento 
all'altro. Onde io l'aspetto come il Messia ti assicuro che sarei ben 

dispiaciente se avesti a perderlo ' 

Ieri sono stata alla Santa, il Pittore S'. Agostino ha finito, la volta della 
sala di mezzo mi piace niente, ella è niente alzata dell'Arte, e credo che 
non ti piacerà ; a un gabinettino quello verso il viale ha finto una tapezze- 
ria di carta delle andanti, all'altro una sol tinta. I stuccatori sono appresso 
alla sala di mezzo, i colori dello stucco sono belli ma non mi piace quel 
bastone rotto che fanno sul fondo verde color avonazzo, io ci ho 
detto qualche cosa ma essi mi hanno risposto che erano intesi con te e 
il pittore, mi dispiacerebbe che ciò non fosse vero poiché non v' è rimedio 
di cambiarli dopo. La stanza a tenda militare é riuscita benissimo, la 
camera da letto, alla quale hai fatto i due gabinetti, ci avevano fatto una 
bordura orribile e un bruttissimo colore, io ci ho detto che dovessero 
cangiarla, ciò che faranno. Tutti i serramenti fatti dal sig. Benzoni sono 
gonfiati e non si possono chiudere né aprirli una volta chiusi e tutte le 
spagnolette si rompono. In questi giorni di continua pioggia l'acqua é 
entrata nelle sale, e ci ha lasciato un pò d'umido, onde tanto il Prina 
quanto il tapezziere convengono che é meglio aspettare questa primavera 
a mettere in'opera le tapezzerie, e che in quest'inverno correrebbero rischio 
di guastarsi se fossero in'opera, onde io ho sospesa quest'operazione alla 
primavera. Il Prina poi ti aspetta con impazienza perché facci fare la 
selciatura dalla parte del giardino e abbassarlo anche lui qualche poco 
avanti alla casa per impedire che l'umido si metta nelle camere, ciò che 
sarebbe inevitabile diversamente. I canali ai corpetti laterali sono giudicati 
parimenti necessari. La Contessa Bigli ti prega di provvederle uno di quegli 
écran con piedestallo che si mettono avanti ai lumi. La Castiglioni^ ti saluta 

1) Si tralasciano indicazioni sulla cura fatta al cavallo. 

2) Probabilmente allude alla contessa Teresa Castiglioni, nata Castiglioni, moglie del se- 
natore conte Luigi madre di Beatrice, che sposò Carlo Luigi Rasini. 



— 48 — 

e ti prega di non partire senza una risposta alla lettera che ti ha dato. 
1er l'altro per il giorno di S. Teresa la Thiene mi ha mandato un bellis- 
simo Ecran ricamato da lei e montato in legno Pagliarino, e affatto nel 
genere dei mobili del gabinetto, so che la Trivulzi conta farmi parimenti 
un bel regalo, onde mi raccomando a te perchè provvedi qualche cosa di 
bello per queste due signore. Tanto questa lettera, quanto il ritratto che 
ti spedisco assieme, il signor Obicini si è incaricato di mandarteli in 
maniera sicura. La M. G. Momino Vitaiii, la Contessa Bigli e tutti quelli 
che hanno visto questo mio ritratto sono in collera col pittore, perchè 
dicono che mi ha fatto molto torto, e singolarmente più bruna e più vecchia; 
desidero che ti abbia a sembrare lo stesso giacché la mia sola ambizione 
è quella di piacerti unicamente. Ti assicuro che non ho mai fatto una 
spesa con maggior piacere di questa; desidero ch'essa abbia a destare in te 
sentimenti teneri per l'originale. Le ultime lettere del Principe sono del 
22 Settembre da Petro-Witzker -, egli sta benissimo ma nessun dettaglio 
per la città nessuna nuova, non mi estendo di più, per la ragione che il 
sig. Obicini mi ha fatto una somma premura di mandargli la lettera. Ricevi 
adunque mio caro i più teneri abbracci e credimi tutta tua 

aff.ma Moglie 
Teresa. 

P. S. — Ricevo in questo punto la tua lettera da Dresda, la quale ha 
fatto l'effetto che fa lo scudo colla testa di Medusa, che diavolo fai! di 
posta in posta ti vedo arrivare a Pietroburgo! T'assicuro che sono veramente 
in collera che fai le cose così senza dirmi niente, e non v'è che un pronto 
ritorno che possa farti perdonare. Vado a comunicare le tue nuove alla 
M. G., la quale si impazienterà del pari della lunganimità del tuo viaggio. 
Addio. 



A Monsieur Obicini e Fierb 
pour Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Vienne 



1) Don Gerolamo Vitali, della famiglia che fu aggregata nel 1759 al patriziato milanese- 

2) A Petro-Witzker o meglio Peterskov s'er:'no accampate truppe italiane dopo il terri- 
bile incendio di Mosca. 



— 49 — 

XXXII 
Aychivìo Frangipane - Castel di Perpetto (Udine) \ Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati 
AL Conte Cintio Frangipane 

Milano il 17 ottobre 1812. 
Sig. Conte, 

Sempre gentile in tutte le occasioni, ma Ella lo è stato singolarmente in 
questa di ricordarsi, sebbene assente, di far voti per la mia felicità; vorrei aver 
termini che esprimessero bastantemente la mia riconoscenza; quello che sta in 
mio potere, e che faccio con tutto il cuore si è di contraccambiarceli con tutta 
l'estensione. 

Martedì o Mercoledì se la salute della M. G. lo permetterà anderò con lei 
a Robecco ; non so quanto durerà la nostra assenza; io farò certo tutti gli sforzi 
possibili per prolungarla, essendo l'aria della campagna tanto per me quanto 
per il mio Cicchino un vero balsamo. 

Mi dispiace molto per la povera Principessa ch'ella abbia a sospirare tanto 
le nuove del Principe, e molto più mi duole che non vi sia discorso di pace. 
Principio a dubitare che essa abbia a seguire così presto come me ne sono 
sempre lusingata; e chi sa se il Principe sarà di ritorno questo inverno? Ho 
ricevuto oggi lettera di Federico da Dresda; lei vedrà quanto egli estenda il suo 
viaggio; è bensi vero che ha abbandonato, per quanto pare, il progetto dell'Unghe- 
ria, e che mi dice che non impiegherà maggior tempo di quello che si è prefisso 
ciò che io desidero vivamente. Cicchino continua bene. Sono coi sentimenti 
della più distinta stima 

T. Gonfalonieri. 



1) Per cortese comunicazione del marchese Luigi Frangipane che mi favorì copia di 
tutte queste lettere al suo antenato. 



— 50 — 

XXXIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 2L 

Milano il 19 Ottobre [1812]. 
Carissimo Federico, 

Il tuo cavallo sta un po' meglio, oggi si ha qualche speranza che si 

possa rimettere ' 

Ieri la M. G. accusava debolezza alle gambe ; realmente se ne accorge, ma 
ma non è però tutto quello che lei si figura. Dopo domani se il tempo 
sarà buono anderemo a Robecco, ma ne dubito assai che lo sia essendo 
ricominciata da due giorni la pioggia. Rasini, Fornari l'Abate, e forse anche 
Carlino Calderarj se potrà assentarsi dall'impiego, saranno di piede fermo. 
Felber non può venir subito atteso 1' Ufficio, ma ci verrà subito che 
potrà, Peppino Calderarj se potrà avere qualche giorno in libertà ci verrà. 

10 lascerò a Milano i cavalli per la ragione che è necessario il cocchiere 
per il cavallo di sella, altronde non si strapazzeranno; il Bolchese che 
viene a Milano tre volte la settimana ci baderà e osserverà che sieno 
mossi con diligenza un tre volte la settimana. Non so quanto ci fermeremo a 
Robecco, io ci anderò coi cavalli di fittabile e li rimanderò. Il Cicchino ha 
guadagnato qualche cosa anche in questi giorni ; egli fa attualmente la sca- 
la da se appoggiandosi d'una sol parte, fa il giro delle camere senz'appoggio 
però un poco brancolando, i settoni purgano moltissimo, e a Robecco se- 
condo il parere di Monteggia lo metterò nelle dette Tegascie ^ fermentate 

3 

11 giorno 29^ si faranno a S. Marco i funerali del Ministro per il Culto. 
Paradisi-'' farà l'orazione funebre'', e si faranno le cose con tutta la pompa, 
il cadavere è stato imbalsamato e si trova esposto nella propria casa ~, dove 

1) Si omettono altre notizie sulle condizioni del cavallo. 

2) Vinaccie, in milanese. 

3) Si omettono ragguagli concernenti l'azienda domestica. 

4) L'annuncio dei funerali fissati per il 29 era dato dal Giornale Italiano del 22 ottobre. 

5) Giovanni Paradisi (1760-1826), fìglio del poeta lirico Agostino, lasciò alla rivoluzione l'in- 
segnamento, al quale attendeva, per la politica la più attiva, a cominciare dalla Cispadana, di 
cui presiedette il consiglio dei sessanta, e venendo alla Cisalpina, che lo ebbe per un anno 
membro del Direttorio, all'Italiana, al Regno italico. Consigliere di Stato, direttore dei ponti 
e delle strade, era dal 1809 ascritto al senato, che presiedeva nel 1812 ed ove fu dei pochi 
devoti sino all'ultimo al regime napoleonico. Dopo la caduta di questo, lasciò Milano e riparò 
nella sua nativa Reggio. Veggansi, intorno al suo carattere ed alle piccole cagioni della sua 
impopolarità, i tratti curiosi della narrazione della principessa Belgioioso, op. cit. pag. 17. 

6) L'orazione funebre fu invece pronunciata dal senatore conte Federico Cavriani. 

7| Questa casa Bovara, elegante costruzione sul corso di Porta Orientale, ora di pro- 
prietà della marchesa Dal Pozzo, è celebre negli annali letterarii per il soggiorno che vi 
fece Enrico Beyle (.Stendhal). Questi, addetto all'intendenza militare francese, fu alloggiato 
nell'estate e nell'autunno del 1800, nel palazzo, che era allora residenza del Pétiet, ministro 
della repubblica francese presso la seconda Cisalpina. Cfr. Journal de Stendhal, (1801-1814) 
publié par Casimir Strvienski et François de Nion, Paris, 1888. p.p. 394-95. 



51 - 



si dicono sei messe tutti i giorni. L'orazione funebre di Pensa è stata fatta 
da Custodi ^, ella è bellissima e molto morale. Conchiuso da tre giorni il 
matrimonio di Benzoni il Vice Prefetto- colla figlia Salasco, innamorati come 
gatti, e tutta la famiglia in gioia, esso si fa presto. Un'altro matrimonio e 
di chi? non lo indovineresti in cent'anni, egli è quello di Monsignore 
Caciapiati^ colla Signora Barbavara vedova Borvasca dell'età di 31 anni e 
piuttosto bella, ma che ha assolutamente niente, lo sposo le costituisce la 
dote di 50 m. lire e le fa lo stato vedovile di 10 m. Nessuna nuova politica, 
mi è stato detto che il Principe ha domandato che gli si mandasse una 
carezzata di musicanti nel qual numero è Ronconi'*, si dice per Milano che 
Alarlo è morto ad Augusta, ma si sa niente di positivo e anzi si crede che 
sia una chiacchera. La Trivulzi mi ha regalato un bel braccialetto in pietre, 
che dicono amitié sincère. Se non costasse molto a far fare due chicchere con 
il mio ritratto cavato da quello che ti mando, mi piacerebbe ad averle essendo 
una cosa adattata per regalare in qualche occasione, ma se costa molto non 
pensaci a farmele fare. Anche jeri sera sono stata un momento in Teatro^ col 
la Mariannina, la quale mi ha fatte molte istanze avvalorate anche dalla M. G. ; 
quest'ultima passa la sera sempre in casa e noi vi ci fermiamo sino alle dieci, 
dieci e mezzo. Vado a fare una visita che mi sta sullo stomaco e questa si è alla 
Beatrice Trivulzio, la quale è ritornata da qualche giorno da Ornate, tu sai che 
non è con un grandissimo piacere che mi trovo nella compagnia di quelle gar- 
bate sorelle ^. Oggi vado a pranzo dalla M. G. dove mi troverò probabilmente 
tête à tête. Domani anderò dalla Bigli. Oggi c'è stato consiglio di famiglia in 
casa Gherardini, la Vittoria mi scrisse che è stata una cosa che l'ha commossa 
moltissimo ; a giudicare dall'esteriore si direbbe ch'ella ha sofferto molto 



1) Il barone Pietro Custodi (1771-1841i, segretario generale del ministero delle finanze, si con- 
sacrò, caduto il regno, e se si eccettui una breve missione a Parma, agli studi storici, accumulando 
incredibile dovizia di documenti. Fu munifico benefattore della biblioteca Ambrosiana ; un'altra 
parte delle sue carte pervenne alla nazionale parigina. Cfr. L. Auvrav, Inventaire de la 
collection Custodi conservée à la Bibliothèque nationale in Bulletin Italien, Tomi IV e V. 
L'Auvray premette all'inventario cenni biografici del Custodi. 

2) Marsiglio Benzoni, viceprefetto di Gallarate, era pure assistente al Consiglio di stato 
in servizio straordinario. 

3) Un Cacciapiatti (Giuseppe Luigi) è compreso nell'elenco degli abitanti di Milano nel 
18 5 " la di cui annua entrata oltrepassa le lire sessantamila „ che si trova nell'archivio di 
stato milanese e che fu redatto per le presentazioni da farsi a Napoleone I, quando fu inco- 
ronato re d'Italia. E' riportato in F. Calvi, // patrisiato milanese, Milano, 1875, p.p. 450 e 
seg. Il titolo di " Monsignore „, dato in queste lettere al Cacciapiatti, ha tutto l'aspetto di un 
sopranome, di cui si ha esempio anche ai no tri giorni e che trae origine dalla fama popo- 
lare che attribuiva ai canonici una vita agiata e senza impicci. 

4) Domenico Ronconi (1772-1839), primo tenore della cappella reale, maestro della Frez- 
zolini. Alla Scala debuttò nel 1808. 

5) Si rappresentavano quella sera alla Scala, oltre l'opera La pietra del paragone, che 
si ripeteva con successo dal 27 settembre in poi, i due balli Ercole all'inferno e // Signor 
Mus sardo. 

6) Sorelle della marchesa Trivulzio Serbelloni erano la contessa Crivelli, la Porro Lam- 
bertenghi e la De Capitani di Scalve. 



— 52 



essendo essa assai smunta di colore, e anche un pò dimagrata, ma da 
una conversazione particolare direi che non è così disperata della sua 
disgrazia, essa mi disse che non pensa a rimaritarsi, ciò che credevo bene 
senza che me lo dicesse, e che conta comperare una casa ove poter stare 
con sua madre, queste sono cose che dico a te e che ti guarderai di dire. 
Non hai idea dell'interessamento che la Principessa mostra per lei, come 
sarebbe quello d'un'amante. L'Annoni* sarà venuta oggi a Milano, ma credo 
per ritornare ancora a Cugiono^ almeno se il Contino lo potrà ottenere, 
essendo per lui un atto eroico quello di lasciare la sua amica, la quale 
dopo la sua vedovanza è venuta a Milano almeno due volte per confessarsi. 
Addio, addio, mi dispiace di non poter continuare queste mie chiacchere 
per la ragione che sono pressata dal tempo, spero però che sarai contento 
dell'esattezza e dettaglio col quale ti scrivo. Ti abbraccio caramente e mi 
protesto per la vita tutta tua 

aff.ma Moglie 

Teresa. 

Chargée d'Office N. 137 

A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
chez le Banquier Obicini e Fierb 
à Vienne 



XXXIV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 22. 



Carissimo Federico. 



Milano il 22 Ottobre [1812]. 



Differita fino a Venerdì la nostra andata a Robecco, il cattivo tempo 
che abbiamo avuto questi giorni passati ne è stata la cagione; ma quanto 
mi arrabbiai questa mattina, quando mi svegliai vedendo una giornata 
bellissima, e dovere stare inchiodata in città! chi sa se non vi saranno 
altre proroghe, tu conosci l'indecisione della M. G., e pare che abbia piacere 
che le si presentino pretesti di ritardare; ella dice sempre che ci va per me. 



1) La contessa Leopolda Annoni Cicogna (1787-1873), moglie del conte Alessandro, ri- 
sposata al generale russo Berg, tristemente famoso per la repressione della rivolta di Varsavia. 

2) A Cuggiono può tutt'ora ammirarsi la villa Annoni, costruita nel più puro stile del- 
l'impero, dal 1805 al 1809. Appartiene ora al conte Gian Pietro Cicogna Mozzoni (erede del 
ramo degli Annoni di Cerro) che mi fu largo d'ogni notizia concernente tutto quel gruppo di 
casate patrizie. 



— 53 — 

Le sono è vero molto riconoscente di questa compiacenza, ma non vorrei 
che lo dicesse tanto, per non persuadere gli altri, ch'io abbia un ascendente 
sopra di lei, che veramente non credo; ma già tu sai che sono le sue 
solite cose. La salute della M. G. è discreta, essa si lagna della debolezza 
alle gambe e agli occhi, e di sentire dei dolori come reumatici nella testa, 
ella è però di buon umore, ma quel che mi rincresce assai si è che si è 
stabilita in casa la sera, la mia speranza è che cangi sistema al ritorno 
dalla campagna; certo che non sarebbe molto divertente il dover passare 
le sere tutto l'inverno da lei; la Biglj le fa gran coraggio di sortire, ma 
non ci bada; io dico niente poiché sembrerebbe che avessi voglia di cac- 
ciarla fuori di casa per risparmiarmi la seccatura. Cicchino continua 
discretamente, ma temo che non potrò fargli il rimedio delle tegasce essendo 
quasi finiti i vini 

Dal sig. Obicini ho sentito che hai fatto acquisto di percallo Inglese, mi 
raccomando di destinarmene una parte essendo questo in questi tempi una 
cosa molto preziosa. ^ Il discorso del giorno e che è soggetto di continuo 
ridere è il matrimonio Cacciapiatti, matrimonio che lo sposo fa per dispetto 
per il fratello, e che la sposa fa costretta dai suoi parenti che la man- 
tengono per carità, e che sono ben contenti di affibiare ad un'altro ; la 
signora è poi romanesca e galante, povero Monsignore, ce la tocca come va! 
Il giorno del Consiglio di Famiglia la Trivulzi era molto abattuta e 
non ha potuto assistervi fino alla fine, il tutore surrogato è Monsignore 
Opizoni. ^ Giacomino Trivulzi ha le sue convulsioni radoppiate e fa pietà, 
la Beatrice non se ne imbarazza, lo pianta in casa e va la sera in teatro. 
L'altro giorno quando sono stata per farle una visita non l'ho trovata in 
casa, e ne sono stata ben contenta. Ieri sera sono stata a far visita alla 
contessa Giulini * visita che è stata decisa necessaria a farsi, una sera, dal 
sinedrio della M. G., per la ragione della parentela, e perchè Giulini ^ è 
stato da noi a parteciparlo; non è fissato ancora il giorno del matrimonio 



1) Si omettono passi riguardanti faccende domestiche. 
2| In conseguenza del blocco continentale. 

3) Monsignor Gaetano Opizzoni (1769-1849), dapprima canonico nel capitolo di S. M. 
della Scala, lo divenne presto della Metropolitana e vi fu assunto alla carica di arciprete, 
che tenne per lunghissimo tempo. Fu assai popolare nella cittadinanza per l'inesauribile sua 
carità, non smentita nel testamento, che beneficò assai il Duomo di Milano. Era fratello del 
celebre cardinale, ed uomo erudito ed austero. 

4) Era la contessa Anna Giulini, nata Dal Verme, nuora dello storico conte Giorgio, 
morta nel 1825. 

5) Giorgio Giulini (Cfr. lan. 5 a p. 34), che fu nel 1814 membro della reggenza ed era ri- 
tenuto austriacante. Certo si rassegnò a quel regime, sebbene verosimilmente, come tutti i 
colleghi, avesse aspirato ad un'autonomia assai maggiore. Fu buon giurista, e benemerito 
della sistemazione del Monte Lombardo-Veneto, l'istituto di debito pubblico succeduto al 
Monte Napoleone. Mori nel 1849. Vedasi la monografia della famiglia Giulini, del conte sena- 
tore Luigi Agostino Casati, inserita in F. Calvi, Famiglie notabili milanesi, Voi. I. 



— 54 — 

ma egli si fa presto. Il matrimonio Monticelli si fa martedì giorno 27. Le 
ultime nuove del Principe sono del 28 Settembre, esse sono da Mosca e 
buonissime. Ronconi, Banderali ' partono sicuramente per Mosca, la donna 
non l'hanno ancora trovata. Da Parigi ci va tutta la compagnia Imperiale 
Francese 2, altre nuove non ce ne sono, Allemagna^ sarà rimandato quando 
arriverà a Mosca Cavaletti*, Alario sarà attualmente in viaggio; Dessève^ 
e Bataille, sono ammalati, e credo che sieno stati mandati a Vilna. Questa 
dovrebbe essere l'ultima lettera che dovrei dirigere a Vienna, se 'tu fosti 
di parola, ma siccome tu non mi dici niente, io seguiterò a scriverti, ma 
non abusarti della mia pazienza col ritardare il tuo ritorno, sarebbe questo 
un dispiacere troppo grande che mi daresti; vieni adunque che sei aspettato 
con ansietà. Addio Addio 

aff.ma Moglie 
Teresa. 



P. S. — Includo una lettera di Breme. Il bel Ciani * parte a momenti 
per Roma e Napoli. 



Chargée d'Office N. 172. 
A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
chez le Banquier Obicini e Fierb 
à Vienne 



1) I) Banderali teneva a Milano scuola di canto. Divenne poi professore di canto al con- 
servatorio di Parigi, ove mori nel 1849. Era nato a Palazzolo nel 1789. 

2) Da Mosca è datato il decreto, tuttora in vigore, con cui Napoleone determinò i di- 
ritti ed i doveri dei soci della commedia francese, che sono poi gli attori. 

3) Infatti il barone Carlo Alemagna (Cfr. nota 2 a pag. 16', dopo aver seguito il viceré 
per un gran tratto nella disastrosa ritirata di Mosca ed aver prestato servizio, meglio che 
da scudiere, da aiutante di campo, fu spedito innanzi dal principe a recar sue notizie alla 
vice-regina. L'arrivo a Milano dell'Alemagna, per avventura il primo dei superstiti della Be- 
resina, dopo tanti pericoli e stenti, fu un vero avvenimento, e la sera in cui giunse si ad- 
densò presso la sua casa una folla ansiosa di ragguagli, secondo ricorda una precisa tra- 
dizione famigliare. 

4| Il barone Francesco Cavalletti, cavaliere della Corona ferrea e membro della legion 
d'onore, che aveva militato con fortuna in Ispagna, era pure scudiere. 
5) Vorrà dire De Sayve, della casa militare del Viceré. 
(•) Cioè Gaetano. Vedasi la nota 3 a pag. 9. 



— 55 — 

XXXV 

Archivio Casati - Milano. Inedita- 

Il Conte Carlo Luigi Rasim a Federico Gonfalonieri 

Amico Carissimo, 

Ecco la terza volta, che prendo la penna per scriverti. Un'altra volta 
aggiunsi alcune righe alla lettera di tua moglie e saranno ora 4 settimane 
ti scrissi una lettera ben lunga tutta di mia mano; ma i tuoi caratteri io 
non li ho visti. Veramente quando sei partito ne avevi tutta la bona 
intenzione, ma questa ha avuto Tistesso effetto dei voti dei marinai quando 
ritornano in porto. Non ostante te la passo bona, perchè almeno ti sei 
ricordato di me scrivendo a tua moglie. A questo proposito sappi (ma in 
tutta secretezza) che infinito [è] il numero di galanti che ella si è tirata d'in- 
torno dopo la tua partenza, se tu non ritorni presto temo che succedano 
dei guai. La presenza è assolutamente necessaria mentre forse sarai ancora 
a tempo a porci rimedio *. Addio, la mancanza di carta sopprime la mia 
vena di scrivere. Addio. Tuo amico 

Carlo Luigi Rasini. 



XXXVI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Il Conte Carlo Luigi Rasini a Federico Gonfalonieri 

Robecco 30 Ottobre, ore 1 1 '/g di sera. 
Amico Carissimo, 

La scorsa notte è stata per tua moglie un po' critica; come rileverai 
dalla sua lettera, che non ostante questo ella si è sforzata di scrivere entro 
quest'oggi. Ad un'ora dopo mezzanotte fu assalita da una forte convulsione, 
e con tensione di muscoli e dibattimento di denti; mandò a domandare 
r abate Fornara il quale avendola assicurata che questa cosa era prove- 
niente da abbondanza di sangue, come i polsi induriti chiaramente lo 
manifestavano, la tranquillizzò e le allontanò le funeste idee che questo 
improvviso accidente le aveva destate. Dopo le due la convulsione si 
calmò un poco, ma rimase inquieta tutta la notte. Questa mattina ben per 
tempo mandò a chiamare il dottore Albasini di Magenta, al quale avendo 



Il Questa letterina, che si chiude con minaccia scherzosa, è scritta sullo stesso foglio 
della lettera precedente, indirizzata dalla contessa Teresa al marito. 



— 56 



comunicato che sino da quando era a Milano Gianella le aveva suggerito 
di farsi cavar sangue, egli lo approvò moltissimo, e soggiunse che i polsi 
legati indicavano di farlo subito, e diffatti arrivato il chirurgo di Abbiate 
Grasso, che ella stessa in prevenzione aveva fatto avvertire gli fece aprire 
la vena in sua presenza, ed avendo visto il sangue molto acceso, fece 
accrescere la dose al numero di dieci once. Tutte queste operazioni s; 
fecero con tanta calma, che la Mamma Grande non se ne accorse niente 
e tua moglie essendosi levata all'ora solita comparve nella sala e le rac- 
contò ella stessa la cosa nel modo meno allarmante che fosse possibile, 
e difatti l'ha presa bene. Tutto quest'oggi si è sentita spossata come il 
poi credere, tanto più avendo perduta la notte, si è nutrita assai poco, ma 
questo non mi allarma, essendo il suo male provvenuto da troppa forza. 
Questa sera facendosi sempre coraggio ha voluto accingersi a far la 
partita di Tarocco*, ma fu costretta di tralasciarla e sentendosi gran bisogno 
di riposare è andata a letto assai per tempo lasciando ordine che per le ore 
undici e mezzo le portassero una leggiera minestrina. Io ne vengo in questo 
punto dalla sua camera, ho assistito alla sua picciol cena, ha dormito per 
un paio d'ore circa, ed in totale si sente meglio; si lagna però ancora 
d'un pò d'ingombramento di testa, che lo ha avuto molto di più in tutti 
questi giorni, onde voglio sperare che per domani sarà il tutto finito e che 
non saranvi altre conseguenze. Ti ho fatta questa dettagliata descrizione 
quantunque tua moglie ti abbia scritto, persuaso che ti debba interessare, 
giudicando di me stesso e tanto più se fossi nella tua circostanza. Questa 
mattina veramente Scarpazza mi aveva allarmato assai pel modo in cui 
mi raccontò la cosa, di modo che m'alzai tosto dal letto e vestendomi 
avevo già formato il mio progetto di correre a Milano per prendere 
Gianella non avendo molto bona idea dei medici forensi, ma entrando poi 
in camera di tua moglie mi tranquillizzai trovandola molto diversa da 
quello che mi ero immaginato, ed assicurandomi ella stessa che si sentiva 
molto meglio. La Mamma Grande non si turbò niente tutt'oggi, ed ha 
creduto la cosa come le fu raccontata; ma una pettegola d'una signora, 
che è venuta a passar la sera, ha trovato il modo di farle nascere tutte 
quelle apprensioni, quei timori, e quelle agitazioni che tu ti poi ben imma- 
ginare. Questa è la moglie del Consiglier Barzi^ che trovasi in villeggiatura 



1) Sul gioco del tarocco, o dei tarocchi, che pare originario dell'alta Italia, ove si con- 
servano esemplari delle carte apposite sin dal XV secolo, cfr. H. R. D'Allemagne, Les cartes 
à jouer, Vol. I, Paris, 1906, p.p. 179 e segg. Vedasi pure l'articolo del conte Emiliano di 
Parravicino, nel Burlington Magazine de! dicembre 1903. Nel tarocco ai quattro pali soliti: 
quadri, cuori, picche e fiori son sostituiti questi altri: denari, coppe, spade e bastoni; ogni 
palo ha, oltre i dieci semi, il re, la regina, il fante ed il cavallo. Inoltre sonvi 21 carte, che 
danno il nome al giuoco, ed una sui generis detta il matto. Questo giuoco, diffusissimo 
sino alla scorsa generazione in Lombardia, particolarmente fra i patrizi ed il clero, è ormai 
quasi dimenticato, sconfitto dall'esotico brigde. 

2) Giuseppe de Barzi, figlio di D. Natale, pattizio milanese, era giudice della Corte d'Ap- 
pello di Milano, nella sezione prima (per gli affari civili). 



a Robecco, la sua lingua è un molino a vento per ripeter sempre la stessa 
cosa, e non avendo molta fertilità di idee l'ha importunata tanto, discorrendo, 
domandando, suggerendo, volendo per forza ficcar il naso dove non ci 
doveva entrar per niente, di modo che appena che sono partiti i signori 
della Conversazione *, e la signora anche per grazia del Cielo, mi disse 
che era molto inquieta sulla salute di tua moglie, che ella le diceva di 
star bene quando non era, che domani mattina voleva parlare ella stessa 
col medico, e che assolutamente se c'era la menoma cosa dubbia voleva 
condurla a Milano. Questo dispiacerebbe molto a tua moglie. Qui conduce 
una vita un pò divagata ed attiva, in luogo che stando a Milano, dopo 
che le sue sorelle sono in campagna, non è nemmeno venuta una volta a 
teatro nel suo palco 2. Ma per bona sorte all'indomani tutti questi allarmi 
io spero saranno finiti. Tua moglie si lusinga di vederti dopo la metà di 
novembre siccome hai promesso, onde se tu fosti bravo non dovresti farti 
desiderare più a lungo. Ella ti nomina sovente, e rimarebbe troppo 
mortificata se avesse ad essere delusa. Tu sai abbastanza distinguere 
quanto ella sia per te. 

Ho avuta la tua lettera del 17 da Vienna, che mi ha portata Alario 
assieme colle tue ottime nove; mi ha fatto molto piacere il vedere che in 
mezzo alle tue immense distrazioni ti sei ricordato anche di me. Quanto 
volentieri ti avrei seguito ne' tuoi viaggi, e son persuasissimo che ne sarei 
stato assai contento; ma ci vogliono quattrini. Per verità che non ve ne sono 
di miglior spesi di questi; ma per farlo bisogna averli, [ciò] che non sarà 
mai il caso d'un figlio di figlio di famigliai Basta; io spero che prima di 
diventar vecchio mi soddisferò questa sfrenata voglia di girar per il mondo; 
ma quando? Non si sa. Se osservo la distanza e l'importanza dei paesi 
che hai visitato mi pare che la tua corsa sia stata un pò troppo estesa 
e perciò precipitata in confronto del tempo che ci hai impiegato, ma i 
viaggi di notte hanno forse accelerata la cosa giachè tu mi dici che non 
hai tralasciato niente d'importante. È già passata di molto la mezza 
notte ed io scrivo ancora, onde bisogna che per necessità ponga fine essendo 
tutto gelato a motivo della fredda stagione, quantunque non mi trovi 
alle miniere di Scemlitz*. Facendo i giusti calcoli questa mia ti troverà sulle 
mosse per il ritorno, e se farà esattamente le mie incombenze a lei affi- 
date, non permetterà che ritardi la partenza. Novità non te ne do, perchè 



li Conversazione era detto a Milano il ricevimento serale aperto quotidianamente agli 
amici di molte case patrizie od agiate. 

2) Doveva essere uno dei due palchi (4° e 5» in 1" fila a destra) che, nel censimento ori- 
ginario dei proprietari palchettisti del teatro della Scala (comunicatomi dal cortese segre- 
tario della delegazione di quel corpo, cav. Carlo Vanbianchi», spettavano a casa Bigli e che 
nel 1822 appartenevano alla contessa Gonfalonieri Bigli. Questa verosimilmente ne lasciava 
l'uso ai nipoti. 

3) Il padre di Carlo Luigi Rasini, conte, poi principe Rodolfo, mori nel 1828 ; il nonno, 
principe Firmino nel 1820. 

4) Probabilmente allude alle miniere aurifere di Schemmitz (in ungherese, Selmeez-bauya). 



58 — 



è impossibile prevenire l'esattezza di tua moglie nel scrivertele tutte. Addio, 
caro amico, amami e credimi sinceramente sempre lo stesso. Tuo 

aff.mo amico 
Carlo Luigi Rasini. 

P. S. — Prima che parta il Barchetto' sono a tempo a darti ancora le 
nove di tua moglie. Sono le ore otto del mattino, ho domandato di lei ed 
avendo inteso che era svegliata sono andato io stesso da lei ad infor- 
marmene. Ha passato una notte tranquilla dormendo quasi sempre e mi 
ha detto che si sente la testa libera, onde pare che tutto sia finito. Ella 
stessa mi incombenza di scriverti da sua parte che Ciechino ha avuto del 
calor febbrile tutta notte, e che ne aveva qualche idea anche ieri e che 
dubita che sia un po' di febbre reumatica. Questa mattina però verrà il 
medico e glie lo farà visitare e sentire da lui cosa sia realmente. In questi 
giorni ha piuttosto deteriorato di forze, e jeri specialmente non aveva 
nissuna volontà di passeggiare, e si reggeva con qualche stento, onde 
pare che le forze si sieno maggiormente diminuite coli' ingresso della 
febbre. Ho scritto a suo nome al dottor Gianella informandolo su questa 
cosa. Ti saluto di novo e chiudo il foglio. 

Chargée d'Office N. 294. 

A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
Vienne 



XXXVII 

Archivio Casati - Milatio. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Confalonieri 



N. 28. 



Robecco il 3 novembre 1812. 



Carissimo Federico, 

Oggi è il terzo giorno che Ciechino si trova senza febbre, e il secondo 
che si alza dal letto, per restare alzato tutta la giornata; jeri egli era molto 
debole, oggi egli cammina meglio, ma appoggiato a una mano, il medico mi 
assicura che in pochi giorni riacquisterà la forza che aveva questi giorni 
passati, essendo essa scomparsa puramente per ragione della febbre e me 
lo persuado, vedendo quanto egli abbia acquistato d'jeri ad oggi; Dio 
voglia che abbi a ritrovarlo bene alla tua venuta. La mia salute è discreta, 

1) La posta era trasmessa dalle barche che rimontavano sino a Milano il Naviglio grande. 



— 59 — 

e mediante la dieta, e dei purganti credo che risparmierò il secondo 
salasso. La M. G. sta bene, e mi pare benissimo, essa però non l'accorda, 
ma fatto è che oggi essa è venuta al ponte di Ticino ed ha girato e 
arrampicato per una quantità di tempo ; la medesima mi ha incaricata per 
te d'una comissione che mi fa il massimo dispiacere l'eseguire, e si è di 
dirti ch'essa è malcontenta delle cose che hai scritto a tuo padre riguardo 
i suoi affari di Vienna •, cosa voi farci! non parlarne giacche non v'è rimedio 
essendo la cosa fatta, e sapendo ch'essa non vuol concedere che sia stata 
fatta male, tu ne puoi ricavare nessun vantaggio, e non fai che esacerbare 
tuo padre, abbi pazienza, te ne scongiuro in ginocchioni, non parlarne più 
lascia che l'acqua vada al molino giacché non v'è mezzo di deviarla ; con- 
cedimi, caro Federico, questa grazia. Tuo padre è arrivato qui ieri per il 
pranzo, la M. G. lo ha bruscato un pò sulle prime per una certa lettera 
ch'egli le ha scritto di ringraziamento per l'invito di venire qui, ma tanto 
in prevenzione quanto di presente non vi sono attenzioni che non gli abbia 
usate. Noi andiamo a Milano dopo domani, ti assicuro che mi sento morire 
di dover lasciare la campagna con una stagione veramente deliziosa, io 
ho detto molte volte alla M. G. che mi trovo così bene, e che questi giorni 
mi sono passati senza accorgermene, per vedere se volesse prolungare 
un po' la dimora, ma inutilmente, ho incaricato Peppino Calderara come 
cosa che venisse da lui di dirle che sarebbe bene per il Cicchino che 
si fermasse ancora qualche giorno per lasciarlo rimettere, ma egli non ha 
ottenuto risposta favorevole. 

Ieri mattina è venuto qui il Bolchese, il quale mi ha detto ch'egli era 
stato con Calderara da d' Marnai per spedire i 400 Zecchini, che d' Marnai 
gli ha detto che se ne incaricherebbe subito qualora vi fosse la licenza 
del Ministro di Finanza, ^ senza la quale era impossibile che spedisse 
denari fuori Stato, essi sono stati tutti e due dal detto Ministro, ma non 
hanno potuto ottenere la bramata licenza. Ieri più tardi è venuto anche 
Peppino Calderari ed abbiamo conchiuso di scrivere una lettera al Signor 
Obicini, il quale doveva ritornare jeri dalla campagna (la quale [lettera] do- 
veva portare lo stesso Bolchese) nella quale io lo prego di vedere se ci fosse 
modo di spedirti la detta somma e che se ne volesse incaricar lui, e se 



1) Il conte Eugenio Confalonieri. avo paterno di Federico, era figlio di Margherita contessa 
di Strattmann, in grazia della quale pervenne ai Confalonieri il fedeco messo instituito nel 
1693 da Teodoro di Strattmann e che comprendeva la rinomata signoria di Orth sul Danubio 
(ora dell'Arciduca Salvatorei. 

2) Era, come tutti sanno, il novarese conte Giuseppe Prina, che doveva cader vittima 
della tragica giornata del 20 aprile 1814. Nato nel 1766, educato in Lombardia fra studi severi, 
magistrato dell'antico regime piemontese salito sino alla reggenza del dicastero delle finanze 
a' tempi di C. Emanuele IV, ed occupato in breve anche negli uffici dei nuovi governi re- 
pubblicani, era dal 1802 Ministro delle finanze a Milano. Le ricostituì, dando prova di mira- 
bile ingegno e di ferrea energia, ma facendosi bersaglio di una grande impopolarità, che 
quasi compiacevasi di sfidare. Vedansi su di lui gli scritti di S. Pellini, sovrattutto G. 
Prina Ministro delle finanze del Regno d'Italia, Novara, 1£00. 



60 



questo non fosse possibile di pagare a lui qui la detta somma e che lui 
pensi a fartela avere a Vienna, e che la spedizione non fosse fatta più 
tardi di domani 4 corrente ; nel caso poi che il sig. Obicini non potesse fa- 
vorirci in nessun modo, il Bolchese anderà o da Bignami, o da Carli^ o da 
Balabio^, infine da quello che si troverà il più onesto, e si farà dare da essi 
una lettera di cambio da pagarti in contanti a Vienna. Domani adunque 
o il denaro, o la cambiale ti sarà sicuramente spedita, giacché ho dato 
ordine preciso al Bolchese che non lasciasse sfuggire l'Ordinario di domani, 
ben inteso che se sarà obbligato d'appigliarsi al partito della cambiale, 
non sarà pagata qui la somma al banchiere che quando avrò avviso da te 
che hai ricevuta la somma. Puoi essere sicuro che se non sei stato servito 
prima non è certo per risparmio di passi, e di diligenze, tanto per parte 
di Calderara quanto per quella del Bolchese; vorrei essere stata ancor' io 
a Milano per vedere se fosse stato possibile di servirti più sollecitamente. 
Vedo mio caro che sarò obbligata d'appigliarmi al partito di pranzare in 
casa, per non esacerbare gli animi, giacché sono persuasa che se il facessi 
diversamente, ciò che sarebbe per circa quindici giorni, dato il tuo arrivo 
per circa la metà del corrente, sicuramente direbbero che è un'ordine che 
ho ricevuto da te, e ciò ti potrebbe essere ascritto a delitto, tu vedi che 
non è certo un divertimento per me, ma cosa vuoi? a questo mondo bisogna 
sacrificare alle volte e denari e se stesso per avere la pace ; spero adunque 
che questa mia determinazione otterrà la tua approvazione, ed essa è la 
sola che bramo avere in tutte le mie operazioni. Le mie sorelle sono di 
ritorno dalla campagna, onde io anderò con loro in teatro. La sposa 
Litta^ fa tutte le visite, ed è già stata dalla Bigli, essa è trovata gene- 
ralmente e bella e spiritosa, Pompeo è allegrissimo. Peppino Calderara, 
Fornari l'Abate e Berzio* ti salutano. Addio mio caro Federico, ricevi le 
proteste dell'amore il più costante 

aff.ma Moglie 
Teresa. 

Chargée d'office N. 331 

A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
chez le Banquier Obicini e Fierb 
à Vienne 



1) Tomaso Carli aveva banco in Milano, in contrada dei Meravigli al N. 2378. 

2) Allude alla notissima ditta dei banchieri Ballabio e Besana. 

3) Cioè l'Albani, pili volte ricordata. 

4) La famiglia Berzio figura fra quelle ammesse agli onori di corte nell'elenco generale, 
compilato nel 1776 (vedasi Calvi, // patriziato milanese, cit. pp. 471 e 475). 



— 61 — 

XXXVIII 

Arcìiivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 29. 

Robecco il 6 Novembre 1812. 
Carissimo Federico, 

Eccomi ancora lode al Cielo in Robecco, ciò che devo alle mie replicate 
istanze unite a quelle di Calderara presso la M. G., la quale mi disse che 
si fermerà qui fino a Lunedì o Martedì per vedere se la campagna può 
essere giovevole al Ciechino, il quale sta bene di salute ma è ancora 
debole sulle gambe, cioè egli fa qualche passo senza appoggio ma molto 

meno sicuro di quel che li facesse prima della febbre . 

1 

Felber è a letto a Milano con una febbre reumatica infiammatoria, ora egli 
sta meglio. Il Bolchese non mi ha riscontrato ancora di quel che abbia 
fatto, per spedirti o i denari o la cambiale, ma spero che questo silenzio 
indichi il felice esito della commissione; veramente avrei amato essere 
riscontrata per potermi tranquillizzare su questo proposito. Ho scritto al 
Prina perchè faccia fare la selciatura dalla parte del giardino mentre dura 
ancora il buon tempo, e perchè sia di giovamento per le prime acque; 
avrei amato poter andar sul luogo per dare le disposizioni più sicuramente, 
ma mi lusingo di avervi supplito per iscritto, avendo io per mezzo di 
Calderara Peppino fatto la descrizione quale deve essere fatta, insomma 
con quelle avvertenze che mi hai scritto. La sposa Litta ha un gran sucesso 
in Milano e in casa sua ne sono infatuati, Domenica essa è andata a Monza 
per essere presentata alla Principessa, e in quell'occasione essa ha veduto 
la Duchessa, 2 la sposa ha fatto l'atto di volerle baciare la mano, ma la 
Duchessa l' ha abbracciata, il Duca invece si è lasciato baciare la mano, e l' ha 
in seguito abbracciata. So niente cosa succeda degli sposi Giulini, mi dicono 
che la sposa è sempre in stupore per tutte le cose che le riescono nuove,^; 
la prima volta che essa è andata in carezza, essa ha messo le mani alle 
orecchie, e ha domandato se avrebbe sentito sempre quel rumore. Sono 
tre giorni che il Principe Albani^ è arrivato a Milano. Il padre Carlo non 



1) Si tralasciano notizie sulla salute dei vari membri della famiglia. 

2) La Duchessa Litta (cfr. la nota 3 a pag. 22) era dama d'onore della regina, il Duca 
Antonio, suo marito, era Gran Ciambellano, Grande Ufficiale della Corona, Gran Dignitario 
della Corona di ferro, Senatore del regno d'Italia. Questo primo duca Litta fu gentiluomo 
sontuoso fd ospitale. 

3) Quella giovane non era escita di collegio che per sposarsi. 

4) Il principe Carlo Albani, padre della giovane che andava sposa a Pompeo Litta ed 
era figlia di una Casati (Teresa), cavaliere del Toson d'Oro e ciambellano di S. M. aposto- 
lica. Era stato maggiordomo dell'arciduca Ferdinando. 



— 62 



è più per il triumvirato; esso è tutto dedito ed incantato della Nipotina; 
dalla Trivulzj ci è andato rarissime volte, e tu vedi che era l'occasione 
di tenerle compagnia; l'Annoni mi disse jeri che in tutti questi giorni 
ch'egli si trova a Milano non l'ha mai visto una sol volta; quella colla 
quale si porta ancora discretamente è con me, egli veniva quasi tutti i 
giorni a vedermi, e per prendere le mie commissioni, ma dopo la mia venuta 
a Robecco credo di potermi mettere nel numero delle altre, giacché egli 
non si è fermato qui che quattro giorni, la M. G. fece molte istanze perchè 
ritornasse; egli rispose che ciò non era possibile per ragione dell'impiego, 
ma, dopo tre giorni, egli è andato a Buffalora\ dove vi si è fermato per tre 
giorni, e ci ritorna anche domani, ti assicuro che è un vero frate per tutti 
i rapporti. Ieri sono stata a Cuggiono, questa sera tutta la compagnia viene 
qui a passare la sera, la M. G. si era un po' turbata apparentemente di 
questa visita, ma dopo ha fatto vedere che ciò le faceva piacere pensando 
per la distribuzione delle partite. Quest'anno abbiamo guadagnato per la 
nostra conversazione il Consigliere Barzi con sua moglie, la quale è una 
vera sabetfa^ in tutta l'estensione del termine, dalla sua bocca non sorte 
mai cosa sensata. Rasini si porta bene e con buonissime maniere, egli è 
veramente un buon diavolo, Berzio si porta parimenti bene, ma credo 
ch'egli parta domani, Fornara poi non ne indovina mai una colla M. G.; 
egli è però vero che non è molto gentile e che manca di quei riguardi 
che si devono avere, qual'è quello di lasciarsi mai vedere tutta la mattina, 
ed alla sera di ritirarsi subito che mettono i tavoli di Tarocco, e di non 
comparire più che sul tardi. La M. G. non manca di dargli delle tuffiate 
esaltando ad ogni tratto i meriti di Monsignor Prata, della sua amabilità 
e dell' utilità della sua persona. Se fosti di parola questa lettera non do- 
vrebbe ritrovarti a Vienna, ma siccome mai ho ricevuto lettera nella quale 
mi accenni la tua partenza di costi continuo a scriverti. Non chiudo la 

lettera ^ se posso pescare qualche nuova della comitiva 

Annoni, frattanto ti abbraccio. 

Mezza notte. — Niente di nuovo, fuori che i musici sono partiti lunedì, 
eccettuata la Marcolini'* la quale difficilmente potrà dispensarsi di alcune 
scritture preventive. La M. G. è stata gentilissima colla brigata Annoni del 
qual numero era la Contessa Cicogna^, essa ci ha fatto comparir all'improvviso 
dei buoni gelati d'ananas e in molta quantità, l'ananas ci è stato regalato 



1) Verosimilmente nella villa di casa Calderara. 

2) Sabetta nel vernacolo milanese vale chiaccherona, ficcanaso, non senza accenno ad 
indiscrezione e malizia. 

3) Lacuna prodotta dall'esser queste parole ricoperte dalla ceralacca. 

4) Maria Marcolini era una cantante ammiratissima a quei tempi. Per lei, che cantava 
nell'autunno del 1811 al teatro del Corso di Bologna, il giovane Rossini compose "L'equi- 
voco stravagante,,. Anche "La pietra del paragone,, (1812) e "L'Italiana in Algeri „ (1813) 
furono scritte per lei ; si ritirò dalle scene nel 1818. 

5) La Contessa Teresa Cicogna, nata Marliani, era madre della contessa Leopolda An- 
noni nata Cicogna. 



— 63 



dalla marchesa Magenta', la quale mi ha detto più volte di salutarti. Per 
eccitare in te un po' d' invidia ti dirò che in questi giorni ci ha fatto da 
pranzo il sig. Pedrino, e molto bene, per la ragione che la M. G. aveva 
già spedito a Milano il cuoco. L'Annoni mi ha invitata d'andare a Cug- 
giono dopo S. Eugenio, alla qual epoca si troverà anche la Vittoria (la 
quale è molto scaduta di figura, bisogna dire che pare abbia sofferto della 
morte di suo marito) io mi scusai adducendo la malattia del Cicchino, il 
quale domanda la mia assistenza; essa ha trovato giuste le mie ragioni. 
Addio mio caro. Amami e credimi 

aff.ma Moglie 

Teresa. 

Chargée d'Office N. 357. 
A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
chez le Banquier Obicini e Fierb à 
Vienne 



XXXIX 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 30. 

Robecco r 8 Novembre 1812. 
Carissimo Federico, 

Ho ricevuto ieri la tua carissima lettera del 24 e 28, la quale mi ha 
fatto un grandissimo piacere, essendone già da due ordinar] priva, ciò che 
mi ha dato delle inquietudini. Non mi parli niente di quando sia fissata 
la tua partenza da Vienna, cosa che mi fa temere possi ritardare la tua 
venuta, ciò che sarebbe per me un grandissimo dispiacere. Cicchino sta 
bene e pare che vada rimettendosi, e che fra pochi giorni egli sarà come 
prima della febbre. La M. G. sta bene. Martedì si parte assolutamente, ciò 
che mi fa vero dispiacere, approfitterò però della libertà che mi lasci d'andare 
alla Santa ove ci anderò alla fine di questa settimana, se S. Eugenio si 
celebra a Monza o lunedì venturo se si fa a Milano. Credo che condurrò 
nessuno con me, tu sai che non mi dispiace l'essere sola, altronde sono 
sempre inquieta che quella persona si possa annojare, e questo pensiero 
basta per amareggiare il piacere della compagna. Quanto mi dici circa il ca- 
vallo di sella non potrò eseguire niente, giacché questi giorni non sta bene. 



1) Donna Teresa Melzi, del conte Gaspare, aveva sposato il marchese Guido Magenta, 
patrizio milanese. 



— 64 — 

\ Fra- 
sconi è venuto a parlarmene, dicendo di averlo sentito in casa Lumiares , io 
ci ho dato un vada^; il cocchiere della Pestagallo ^ ne ha parlato a Peppino 
Calderara, ciò che mi fa credere che la cosa sia sparsa, e non so come 
questo sia sucesso. Andando io in campagna, e non potendo come tu sai, 
prevalermi della gente di mia suocera, ed avendo io bisogno del cocchiere, 
la M. G. mi ha detto di mandare il cavallo da lei, che il suo cocchiere ne 
avrà tutta la cura, purché io lo faccia curare dal nostro marescalco, io le 
ho detto che accettavo la sua proposizione, e spero che anche tu ne sarai 
contento; tu vedi che era impossibile il tacitare la sua malattia alla M. G. 
giacché in primo luogo essa sa tutto e poi non avrei saputo quale ragione 
darle per dovere lasciare a Milano il cocchiere coi cavalli. Siccome se io 
pranzassi in casa questi pochi giorni, e che non mi fermassi 7 giorni alla 
Santa dovrei pagare in casa, e ti sarei cosi una spesa doppia, la M. G. 
mi ha detto di andare da lei in questi giorni a pranzo, ed io proverò di 
questo Tranquillo, non so se la cosa sarà male interpretata, ma essa mi 
par giusta. Mercoledì giorno 4 ti è stata spedita la cambiale del banchiere 
Carli per le sei mille lire, spero ch'essa ti giungerà in tempo; non è stato 
fattibile di servirsi del mezzo d'Obicini il quale era assente ; dalla lettera 
del Bolchese rileverai a quai patti si è avuta, Peppino Calderara mi disse 
che sono regolari. Tutti gli operai sono partiti da alcuni giorni dalla Santa, 
ove si va facendo la selciatura dalla parte del giardino, vedrai al tuo 
ritorno che sarà necessario di far abassare un poco il giardino avanti alla 
casa, cioè il pezzo avanti il quale è più alto del Potage, e tal lavoro è 
vantaggioso a farlo l'inverno quando i villani hanno niente da fare. Non 
ti posso dar nuove di Corte, giacché io vedo nessuno che la frequenti, e 
Annoni sai che ci va poco quando non v'è il Principe, quello però che 
so è che Belisomi sarà quanto prima di ritorno, per la ragione che non 
si rimette dalla sua contusione, Alemagna spera di essere posto in libertà 
all'arrivo di Cavaletti, ma non si sa niente di positivo. Giovedì scorso la 
Contessa Biglj ha dato un pranzo al Principe Albani, e Giovedì venturo 
ne darà uno alla sposa Litta, al quale é invitato mio suocero, io non lo 
sono, forse perchè non sa che sarò a Milano. Ho mandato Tranquillo 
dal sig. Obicini per sapere qualche cosa rapporto alla spedizione del ritratto 



1) Continua così a parlare del cavallo malato. 

2) "Dare un vada,, è espressione dialettale, della quale sonvi esempi nel Porta, per in- 
dicare il liberarsi da importuni. 

3) Donna Camilla Pe.stagalli nata Calderara è una delle dame inscritte nell' Elenco Ge- 
nerale delle nobili signore ammesse nel 1776 agli onori della Regia Ducal Corte (cfr. Calvi, 
// patrieiato milanese cit- p. 493). Era la vedova di quel Don Giuseppe Pestagalli che il 
26 dicembre 1759 otteneva l'ammissione al patriziato milanese (Cfr. Calvi, op. cit., p. 43, e 
Giampiero Corti, Armoriale italiano in Giornale araldico-genealogico-diplomatico anno 
XXIII, p 293) e che lasciò, morendo nel 1807, un'ingente sostanza all'Ospedale Maggiore 
(cfr. Canetta, op. cit. pp. 145-146). I Pestagalli esercitavano, per diritto ereditario, l'ufficio di 
" contatore della mezz'annata „. 



— 65 
ma fin'ora non ho avuto risposta. . 



Questa sera doveva venir qui la compagnia Annoni, ma il cattivo tempo 
ce lo ha impedito, la M. G. era disposta a rinnovare il trattamento di ge- 
lati; credo che tanto una cosa, quanto 1' altra seguiranno domani. Peppino 
Calderara, Fornara ti salutano caramente, come pure anche la M. G. A 
rivederti mio caro, ma presto, ti assicuro che sono in procinto di perdere 
la pazienza aff.ma Moglie 

Teresa. 

Chargée d'Office N. 368. 

A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
chez le Banquier Obicini e Fierb 
à Vienne 



XL 

Archivio Casati - Milano. Inedita, 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

A Vienna. 
N. 3L 

Milano I'll Novembre [1812]. 
t^arissimo Federico, 

Ieri alle tre ore sono giunta a Milano, siccome io aveva una necessità 
d'andare al mio appartamento, mia suocera è venuta poco dopo a ritrovarmi, 
ed anche con modi graziosi, io le dissi che avevo intenzione d'andare da 
lei, ciò che feci poco dopo colla scusa di vedere i ragazzi ^^ io le dissi che 
non mi fermava a pranzo in casa, trattandosi che mi fermava solo tre o 
quattro giorni, alla qual cosa essa non rispose niente. Ciechino sta bene 
di salute, ma non ha ancora ricuperata la sua forza, egli cammina per 
alcuni tratti di strada solo ma con molta difficoltà; spero che l'aria 
della Santa gli farà bene, io conto d'andarvi sabbato se avrò niente che si 
opponga. La mia salute è buona, come pure anche quella della M. G, 
Felber è a letto con una gastrica che lo rende d'una somma debolezza, 
e la cosa è piuttosto seria. Ho visto questa mattina la Contessina d'Adda^, 
la quale è stata contentissima della tua lettera, essa è dimagratissima. 



1) Proseguono i particolari dell'azienda domestica. 

2) Allude certo ai suoi cognati, figli del secondo matrimonio di suo suocero: Carlo, di- 
venuto assai giovine direttore del ginnasio di S. Alessandro, Eugenio, che fu poi barnabita, 
e Luigi, che sposò la Vigoni e dal quale discendono i Confalonieri ora viventi. 

3j Con ogni probabilità si tratta sempre della d'Adda Anguissola. ^Cfr. la nota 7 a p. 27). 



— 66 



Questa mattina sono stata dalla Trivulzi Vittoria ; essa ha cattivissima cera, 
ma era di buon'umore. La sposa Litta ha innamorato tutta la casa per le 
sue maniere, e bellezza, ad eccezione della Duchessa, la quale le fa tutte le 
sgarberie. Domani vi sarà comedia a Monza per il giorno di S. Eugenio» ; 
non so nuove non avendo visto nessuno che appartenga alla Corte. Oggi 
il sig. Rizzardi ha fatto un pagamento di 30 m. lire, le quali saranno 
impiegate domani presso il sig. Galieni. Oggi vado a pranzo dalla M, G. 
domani anderò dalla d'Adda, se però non sono invitata per il pranzo della 
Biglj. Ieri sera sono stata in Teatro, e Pirlot è stato il mio servente. È 
dalle dieci della mattina che sono assediata di visite e seccature, le quali 
mi hanno impedito di scriverti, fuori che un quarto d'ora che ho passato 
dalla Vittoria, la quale mi ha fatto dire che voleva vedermi, ciò che mi ha 
così stretta dal tempo, essendo già le quattro ore passate, e dovendo la 
mia lettera essere alla posta per le 4 e 1/2» scrivo con una fretta 
somma, e sarà un miracolo se arrivi a leggermi. Addio mio caro ti abbraccio 
con tutto il cuore e mi protesto aff.ma Moglie 

Teresa. 



XLI • 

Archivio Frangipane - Castel di Per petto [Udine) Inedita. 
Teresa Gonfalonieri al Conte Cintio Frangipane 

Milano il 12 novembre [1812]. 
Sig Conte 

La mia gran malattia è stata di un sol giorno di durata e di nessunissima 
conseguenza. Il mio Ciechino ha avuto due giorni la febbre, ma grazie al cielo 
ora sta benissimo ; cioè egli è nello stato in cui si trovava alla Santa. Solo ieri 
l'altro siamo ritornati dalia campagna, nell'intenzione di andare in un'altra 
quanto prima, e subito che alcuni piccioli affari me lo permetteranno. Domenica 
sarò sicuramente a Monza, ella è una giornata che non vorrei mancare d'andarvi ^ 
e ciò lo riguardo come un preciso dovere. La ringrazio dell' interessamento 
che prende per la mia salute e vorrei avere occasione di dimostrargliene la 
mia riconoscenza. Sono di fretta ma con tutta la stima 

T. Gonfalonieri. 

v: A Monsieur le Comte Frangipane 
Sénateur et Chevalier d' Honneur ' 

de S. M. 1. et R. 

Monza 



1) Ricorre il 15 novembre. 

2) In tal giorno appunto ricorreva l'onomastico del viceré, come s'è detto. 



— 67 — 

XLII 

Archivio Casati - Milano. lìiedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 1. 

Monza,* il 27 Luglio 1813. 
Undici e mezza della sera. 
Carissimo Federico 

Eccomi, mio caro, esatta, a principiare il mio carteggio; veramente avrei 
dovuto aspettare domani per darti le ulteriori nuove, ma l'andata di domani 
mattina alle otto alla Feluca ^ mi avrebbe impossibilitato di scriverti per 
la ragione che il corriere^ partirà quando non ci saremo. Nessun invito 
per quel che credo, a questo déjeuné per la ragione che vi saranno an- 
che i ragazzi, è un déjeuné di famiglia. Tu sai che ora il Principe 
gusta infinitamente questi piaceri, egli è sempre colla sua cara metà tête 
à tête, di buonissimo umore, e si sentono sin di fuori a ridere, a godersela, 
che ne dici? Ho ricevuto la tua lettera, che mi hai scritto prima della tua 
partenza ; le nuove che ivi mi dai non sono state conosciute qui che oggi 
per la ragione semplicemente che esse erano sul giornale. La nomina ^ della 
Litta è la sola che mi abbia fatto piacere; avere una Terzaghi^ per collega! 
Ti assicuro che sono disperata ; ella è una di quelle persone che vivono 
di tracasserie, e per conseguenza detestabile. Le nomine mascoline poi 
non meritano l'incomodo di occuparsene gran che, che volendo scegliere 
bisogna cadere su Cicogna,^ tu vedi ch'egli è una bella pezza. Dai 
giornali sappiamo l'armistizio prolungato, il Congresso aperto" ecc., ma qui 
non se n'è fatta parola; ti assicuro che per darti delle nuove bisognerebbe 
che le inventassi, tanto siamo tenuti al giorno delle cose. Per Martedì 
si avrà una cantata e una festa da ballo, puoi giudicare quanta volontà 



1) La contessa Teresa era di servizio alla villa reale di Monza, ove i principi s'erano 
trasportati il 17 luglio, giungendovi dalle provincie venete. 

2) La villa Feluca, celebre per gli affreschi del Luini, era divenuta proprietà della corona. 

3) Questo corriere, fra Milano e Monza, che esiste tuttora con qualche mutamento recato 
dai tempi, aveva forse allora un particolare carattere di corriere della Corte. Ma non deve 
confondersi coi corrieri imperiali, trascorrenti velocemente al gran galoppo da l'una all'altra 
posta e dei quali parla L. Ratti, op. cit. 

4) Avevan avuto luogo alcune nuove nomine, che avevan chiamato a far parte della corte 
vicereale il duca Visconti come ciambellano, Giovanni Cicogna, Balabio e Erba come scudieri 
e le signore Albani, Greppi, Lechi, Litta e Terzaghi come dame di palazzo. Prestaron giu- 
ramento in .Milano il 1' Agosto v. A. Comandini, L'Italia nei cento anni del secolo XIX 
i8o^-i82S, Milano 1901-02, pag. 646. 

5) La marchesa Terzaghi nata Carcassola. 

6) Giovanni Cicogna Mozzoni, fratello cadetto di Carlo, morì nel 1S75 di 85 anni. 

7) Allude al congresso di Praga, che, come è noto, si chiuse, dopo abile schermaglia del 
Metternich colla defezione dell'Austria dall'alleanza con Napoleone I. 



68 - 



abbia di goderne * ; temo che quel giorno sarò insopportabile, tanto mi trovo 
indisposta contro questi divertimenti; tu sai se ora sta in mio potere di 
divertirmi. Ho ricevuto oggi una lettera di mia suocera nella quale mi 
dice che Carlino sta meglio; che vi sono dei gran torbidi nel matrimonio, 
e mi pare ch'essa dubiti assai dell'esito. Io mi conterrò colle mie sorelle 
nella maniera che mi dici, ciò che farò anche riguardo all'andare a Carate. 
Io sono qui staccata di tutto ciò che amo a questo mondo; tu sei andato 
in paesi dove non vorrei avesti a dimenticarti della tua povera Teresina; 
il solo pensiero mi fa scoppiare il cuore; non dimenticarti per carità di 
me, ricordati che la più piccola cosa che scopro, di quel tal genere che mi 
fa tanto orrore, può costarmi la vita; se essa non ti è indifferente tu sai 
il mezzo di renderla felice. Ho fatto la tua ambasciata alla Sandizell, essa 
mi disse che doveva appunto scrivere a suo cugino per dirgli che la Prin- 
cipessa si associa alla sua opera e crede anche il Principe, mi dispiace 
che potrai farti poco merito coU'autore, se le persone, alle quali potevi 
proporla, se ne provvedono per altro canale. La mia salute è sempre nello 

stesso stato 

^ Dammi le nuove più dettagliate che puoi 

della tua salute. Addio mio caro ti abbraccio aff.ma Moglie 

T. C. C. 



XLIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

Monza il 31 Luglio 1813. 
Carissimo Federico 

Oh quanto ti ringrazio della sollecitudine colla quale mi hai dato le tue 
nuove! certo che non potevi farmi un maggior piacere; spero che avrai 
proseguito nella stessa maniera il tuo viaggio, ciò che bramo di sapere 
con vera ansietà. Pisani ^ mi ha portato egli stesso la tua lettera, jer l'altro 
alla sera, ma io non lo vidi per la ragione ch'ero al famoso divertimento 
del bigliardo. Il Principe e la Principessa mi trattano con gentilezza, essi 

1) In quell'anno era morto il 1° giugno il bimbo di donna Teresa, (v. la nota 4, a pag. 8), 
che abbiamo veduto continuamente travagliato da gravi malattie. Non v'è proprio bisogno 
di riprendere, per spiegare la morte del fanciullo, la stolida voce che il padre lo avesse 
lasciato cadere palleggiandolo. 

2j Si omettono ulteriori ragguagli sulla salute della contessa Teresa. 

3) Il Conte Pietro Vittor Pisani (1760 1847) era ciambellano vicereale. Nato nel 1760 da 
Vittore e Teresa Della Vedova, sposò Caterina Maria Zurlo. Possedeva la celebre tela di Paolo 
Veronese: " La famiglia di Dario dinanzi ad Alessandro „, che il figlio di lui vendette poi alla 
National Gallery di Londra. 



— 69 — 

mi hanno detto ieri sera che, giacché non avevo mio. marito a Milano, mi 
poteva fermare con loro ancora per alcuni giorni, anche non essendo di 
servizio, che non mi dicevano questo per vincolarmi, ma che devo fare 
puramente quello che mi piace; tu vedi che non mi potevo rifiutare a 
questo grazioso invito; altronde, pur troppo ho niente che mi richiami a 
Milano, ed anzi in questo momento è per me il soggiorno il più penoso; 
non ci sei tu a rendermelo aggradevole. Siccome ho lasciato a Milano i 
brillanti, e tutto ciò che mi occorre per il giorno della Principessa*, e non 
sapendo dove siano i primi, altri che me, così bisogna che domani a sera 
dopo il Circolo me ne vada a Milano, dove starò il Lunedì, ed il Martedì 
mattina verrò sull'ora fresca a Monza, oppure Lunedì dopo il pranzo ; circa 
ai cavalli mi regolerò nel modo che mi hai indicato, non dubitarne ne avrò 
tutta la cura, povere bestiole, ci voglio bene! Il Principe mi ha regalato 
un Colie, coi suoi pendenti in perline fine, e grossa perla in oro, il quale 
è molto grazioso, ed è dell'ultima moda a Parigi, egli non è gran cosa circa 
al valore, ma sicuramente meglio questo che un vestito di Taffetas. Do- 
mani presteranno giuramento le Dame nuovamente nominate, ed i nuovi 
officiali della Casa. ^ Il battesimo non avrà luogo il giorno tre;^ per la 
ragione che la Principessina è ammalata d' un forte tenesmo, ora sta meglio, 
ma il medico disse ieri in segreto ch'ella è stata in pericolo, cosa che non ha 
mai esternato qui, e per conseguenza ti prego a non parlarne. Credo che 
avranno da destinare una Dama per portarla al battesimo, invece di M.e 
Vurmb giacché questa fa da madrina; non sarei malcontenta d'aver io questa 
destinazione, ma fin'ora non si è parlato di questa cosa. Nuove non ve ne sono 
a nostra notizia che quelle dei giornali, onde non occorre che te ne parli. La 
Mamma Grande è andata a Desio * Giovedì dopo pranzo, già essa non mi 
ha fatto dire niente. Carlino sta meglio, il matrimonio è molto inciampato, 
ma non rotto, non so però niente in dettaglio. In questo momento ricevo 
un'ambasciata della contessa Biglj la quale mi fa dire che giacché finisco 
domani il servizio mi pregava a passare da lei questi giorni, e ch'essa si 
ferma a Arcole fino a Giovedì, le feci fare i miei ringraziamenti e le 
addussi per iscusa l'invito avuto dai Principi, certo che senza questo ci 
sarei andata con piacere. Fagnani mi ha domandato le tue nuove, e ti 
saluta, egli lavora qualche volta colla mia navetta a fare ogiolini^, dalla 
destrezza colla quale li fa si vede che è stato esercitato in questo mestiere ; 



li L'onomastico della viceregina ricorreva il 3 agosto (martedii. In tale occasione si 
rappresentò nel teatrino di corte il Tempio di Imeneo dramma del Franceschinis, musica del 
maestro Ray (Cfr. Comandini, op. cit. p. 646). 

2) Vedi la nota 4 a pag. 67. 

3) Infatti Monsignor Codronchi, Grand' Elemosiniere, battezzò il 15 agosto soltanto la 
principessa Amalia Augusta Eugenia, nata l'anno precedente durante l'infausta campagna di 
Russia e sposata nel 1829 a D. Pedro I imperatore del Brasile. Morì nel 1873. 

4) Desio era un'altra villa di casa Gonfalonieri, ora proprietà delia contessa Giulia Bar- 
biano di Belgiojoso nata Gonfalonieri. 

6) Occhielli, in milanese. 



— 70 — 

duro molta fatica a tacere sulla scoperta che hai fatto a Vienna sul suo 

conto, ed a proposito di questo lavoro che dicono poi che le donne non 

lo sanno fare! La mia testa mi ha un po' incomodata e fisicamente, e 

moralmente 

I 

Suona l'ultimo segno della Messa, alla quale bisogna che intervenga, non 
mi resta che il tempo di dichiararmi con tutto il cuore 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Dipartimento della Brenta 

Padoue p. Abano - 



XLIV 

Archivio Casati - Milano. lìiedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

Monza il 7 Agosto 1813. 
7 ore del mattino. 
Carissimo Federico 

Abbiti cura, per carità, non te lo so raccomandare abbastanza ; è un'aria 
pestifera quella nella quale ti trovi, è quasi una cosa generale il riportarne 
una terzana qualora non si abbia un'estrema cura. La Duchessa Litta, 
Frangipane ed Alemagna hanno tutti la terzana, la prima assai forte, ti 
assicuro che tremo per te, conoscendo quanto poco badi alla tua salute, 
se ho una qualche influenza sul tuo cuore ascoltaini in questo. Ho ricevuto 
la tua lettera del 3; anche in questa mi ripeti che soffri dei tuoi dolori, 
questo mi dà a temere che sia anche di più di quel che mi dici, rassicu- 
rami al più presto su questo articolo e toglimi d'inquietudine. Non avendo 
il tempo di trascrivere la lettera di Giulini te la includo, vedrai pur troppo 
che l'affare non prende buona piega, ho pregato Giulini che nel caso che 
avesse ulteriori dettagh te li scriva direttamente per non ritardarteli, giacché 
potrebbe seguire mandandomeli qui e in ora che fosse già partita la stafetta^ 
Ho domandato al Bolchese per il sellino, egli mi disse che è rimasto 



1) Seguono altre notizie sulla sua salute. * 

2) In Abano il Gonfalonieri si ritrovò colla famiglia Mozzoni-Frasconi, che conservò sempre 
con lui grande amicizia. 

3) Staffette eran detti propriamente i corrieri che recavan le lettere viaggiando a cavallo 
contrapposte ai pedoni. Gfr. la nota 6 a pag. 15. 



'1 



presso di te. Fin'ora non ho avuto notizie come si sia condotto il coc- 
chiere in questione, subito che ne avrò te ne ragguaglierò. La M. G. alla 
quale faccio tenere esattamente le tue nuove, mi ha mandato il Scarpazza 
con una lettera, nella quale mi dice ch'essa si ferma a Desio sino al 
13 corr. e che mi vedrebbe con piacere qualora non mi fosse di incomodo. 
Lunedi mattina adunque partirò di qui per Desio per passarvi quei pochi 
giorni che rimangono, qualora non mi sia rinnovato l'invito di fermarmi 
qui, ciò che credo probabile, giacché l'altro giorno il Principe disse alla 
Durini me presente, nous vous ravissons votre soeur pour une semaine, 
nous avons dit une, parce qu'ainsi nous espérons en avoir deux; se però 
non mi dicono altro, io me ne andrò. Ho sentito a parlare all'orechio che 
il Principe parta al principio dell'entrante settimana, ' ma però non si 
vede e non si sa che si facciano preparativi, io poi non ti saprei dir altro 
giacché essendo qui non so nemmeno le notizie che corrono in città, ove 
sicuramente si saprà qualche cosa di più positivo. Altre nuove non ve ne 
sono a nostra cognizione, ti assicuro che non si parla mai di niente, ed 
avrei molta pena se ti dovessi dire di che cosa si parla. I Principi e 
M.*^ Wûrmb mi fanno molte gentilezze, quest'ultima ha voluto venire a 
vedere la Santa, la quale le è piaciuta assai, e l'ha assai vantata. Ho 
ricevuto una lettera di mia suocera, la quale dice che Carlino sta molto 
meglio, e che partono tutti entro l'entrante settimana per Carate, essa 
non mi fa nessun invito e non mancherò di regolarmi come mi hai indicato. 
Dell'affare della Ghita^ non se ne parla più, tanto tuo padre quanto tua 
madre ci hanno sofferto moltissimo. Mia suocera mi domanda con molta 
premura le tue nuove, e mi dice che tuo padre non ne ha ancora ricevute 
direttamente, pare che osservino questa cosa, te ne avverto per tua 
regola. Ieri il Principe ha dato a Alemagna e a Bellisomi la scatola col 
suo ritratto che loro aveva promesso. La mia salute è discreta, la mia 
testa però si fa sentire tutte le volte che cangia il tempo. Non ti parlerò 
del mio umore, ti puoi facilmente immaginare come può essere : il sonno 
è bandito da me, bisogna che per poter dormire qualche ora di seguito 
abbia la pazienza di coricarmi tardi, e la mattina mi alzo piuttosto di 
buon'ora. Gran fatalità la mia, che non abbia nemmeno questo tempo per 
riposare la mia immaginazione, la quale non vede, purtroppo, che delle 
cose assai tristi; non starebbe che a te a rendermi felice, ne sai il mezzo, 
ma purtroppo credo che non vuoi adottarlo. Dall'ora che ti scrivo capirai 
che si fa qualche cosa di diverso dal solito, e infatti si parte alle otto 



1) Parti infatti la Domenica mattina giorno 8 per Udine donde raggiunse l'esercito a 
confini illirici. 

2) Donna Ghita (cioè Margherita) Gonfalonieri sposò, a 18 anni, Don Giuseppe Medici 
di Seregno, e mori poco dopo (1815). Era sorellastra di Federico, essendo la maggiore dei 
figli nati a suo padre dalle seconde nozze con Donna Maria Litta-Modignani. 



72 



per un déjeuné alla Feluca, ove sono invitati il Ministro dell'Interno^ 
M."" Méjan padre, il Generale Vignolle ^ e tutto il servizio. La Principessa 
mi fa dire che non si aspetta altri che me. Addio, mio caro, ti abbraccio e 
credimi a fronte di tutte le prove 

aff.ma Moglie 
T. C. C 



P. S. — Ritorno in questo punto dalla Pelucca e, non essendo ancora 
partita la stafetta, apro la lettera per dirti che la Principessa mi ha detto 
di fermarmi qui anche questa settimana, persuasa che l'aria mi faccia bene, 
ma vedo che il vero motivo è per procurarmi una distrazione; non sta 
in suo potere il sollevarmi; l'unica persona che lo potrebbe fare, dandomi 
la certezza di essere veramente mio, ciò che è lo scopo dei miei desideri, 
mi fornisce all'incontro delle certe prove del contrario, ecco ciò che farà 
sempre la mia infelicità e per conseguenza inutile ogni sforzo per solle- 
varmi. Spedirò un uomo a Desio per avvertire che non ci vado, e scriverò 
al Bolchese che faccia movere i cavalli, ma che ci sia lui per vedere che 
non si affatichino troppo. Ti abbraccio di vero cuore ancora una volta, abbiti 
una somma cura. 



v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Dipartimento della Brenta 

Padoue p. Abano 



1) Dal 1809 era Ministro dell'Interno il conte Luigi Vaccari (1766-1819), modenese, magistrato 
prima del 1796 e rimasto sempre nei maggiori uffici dello Stato sino al 1814, quando s'adoprò 
invano, con fedeltà al principe, ma scarsa conoscenza delle condizioni dell'opinione pubblica, 
a conservare il trono ad Eugenio. 

2) Il generale Martino Vignolle (1763-1824), già ufficiale nell'esercito reale francese, prosegui 
la carriera nel repubblicano e rimase in Lombardia dopo la conquista del 1796 per organizzarvi 
l'esercito della Repubblica Cisalpina, prima come capo di Stato Maggiore, poi come Ministro 
della Guerra. Durante l'impero, fu capo di Stato Maggiore di Marmont e del principe Eugenio. 
Alla fm d'aprile del 1814 si adoprò invano per richiamare il Pino, tosto dopo il massacro del 
Prina, sulla via dell'onore (Du Casse, op. cit., to. X, Lettera del Generale Grenier al principe 
da Cremona il 24 aprile). Rientrò nella vita privata nel 1815. 



— 73 — 

XLV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 6. 

Monza il 9 Agosto 1813 
alla mattina. 
Carissimo Federico, 

Non ho ulteriori nuove da darti, dopo quelle che ti scrissi nella mia 
5^ lettera, riguardo all'affare Galieni; quest'ultimo si è portato qui sabbato 
per ottenere un'udienza dal Principe per reclamare contro il Ministro del 
Tesoro ' ed ottenere che fosse sospesa la vendita, già decretata dal detto 
Ministro, dei suoi fondi; il Principe non ascoltò la sua preghiera e non 
volle vederlo; ciò che mi dispiacque moltissimo giacché questo fa vedere 
che il Governo vuol agire contro di lui col massimo rigore ; non mancai di 
rendere subito avvertito di ciò Giulini perchè gli servisse di regola. Fi- 
nalmente ieri sera si è saputo anche qui che il Principe doveva partire, 
ne ha parlato egli stesso, e questa notte alle 3 e V2 se ne è andato 
accompagnato da Belisomi e Méjan figlio 2, egli va a Udine; alcuni pre- 
tendono che sia solamente una corsa per vedere le truppe e mettere il 
tutto in pronto nel caso che si faccia nuovamente la guerra, la pluralità 
però crede che questa guerra è imminente e che il Principe si porti alla 
Grande Armata, ed altri ch'egli comandi l'armata di questa parte, insomma 
tutti dicono il loro parere ma non si sa niente di certo. La povera Prin- 
cipessa è assai triste, e trovo ben naturale che lo deva essere, non c'è 
nessuno meglio di me che la possa compatire; essa si trova nuovamente 
incinta, credo niente più di un mese; ma ciò è un mistero, onde non ne 
parlare. Immaginati l'allegria che deve regnare qui, essa si confà colle mie 
disposizioni morali, giacché non v'ha niente che faccia piià rabbia che di 
vedere allegri gli altri, quando non si può esserlo loro. Una prova che 
non si era traspirata la partenza del Principe, si è che jeri sera è venuto 
nessuno al Circolo, e tu sai che in queste occasioni vengono tutti. Il giorno 
di S. Napoleone^ non si anderà a Milano, avremo qui il Tedeum, ed il 



1) Era allora Ministro del tesoro, per breve intervallo, fra i due ministeri del Veneri, il 
cremonese conte Ambrogio Birago, già posto a capo durante la Cisalpina dei due dicasteri 
della guerra e degli affari esteri e stato pure in quel torbido triennio membro del consiglio 
deijuniori ed inviata a Roma. Doveva cedere di nuovo nel novembre 1813 il portafoglio de^ 
tesoro al conte Veneri. 

2) Deve trattarsi del capo squadrone Méjan, aiutante di campo del viceré. 

3) La consueta festa pel genetliaco dell'imperatore si celebrò in Milano come se non 
incombessero cosi gravi minaccie all'impero. Grandi divertimenti pubblici ebber luogo in 
piazza d'armi ed all'arena. Cfr. Comandini, op. cit. p.p. 648-49. 



74 — 



battesimo della Principessina; non so cosa vi possa essere alla sera, e 
cosa si farà per questo battesimo, e nemmeno se sieno nominate delle 
Dame per quest'oggetto, sono tutti misterj impenetrabili, lo finisco la mia 
dimora in questa Real Villa il 22 corrente, spero che a quest'epoca sarà 
imminente il tuo ritorno, e Dio volesse che fosse già seguito. La Visconti ^ 
è partita per Parigi con Pierino Monticelli, ^ forse tu lo saprai, ma ciò non 
è giunto che jeri a mia notizia. Guidino Castiglioni^ conta d'andarvi anche 
lui. Oggi dovrei avere tue lettere, almeno lo spero. Sono le undic'ore, bi- 
sogna adunque che mi porti alla messa, non chiudo la lettera per vedere 
di rintracciare qualche nuova. Addio, frattanto, ti abbraccio di vero cuore, 
e sono 

aff.ma Moglie 

T, C. C. 

Il cocchiere si è portato bene l'ultima volta che è stato alla Santa, egli 
ha ben puliti i cavalli, e fatto il tutto con molta esattezza, tali sono le 
notizie avute dal Prina. Il Principe è partito con Vignolle, e le altre persone 
che ti ho detto, pare che si ritenga la guerra, e un indizio che la fa 
credere certa è l'andata alla grande armata del Re di Napoli ; egli è 
passato da Verona otto giorni fa *, ma ciò non l'abbiamo saputo che oggi. 
La Principessa ha fatto interpellare se la Fé viene per il battesimo, fin'ora 
non si ha risposta, se viene credo che sarà lei che porterà la Principessina 
al battesimo come la più anziana delle Dame di Palazzo, ciò non è però 
che una congettura. Ho ricevuto una lettera da mia suocera nella quale 
mi dice che partono per Carate mercoledì dopo pranzo, e poi mi dice 
spiace anche a me il partire senza veden>i, ma spero che vi vedremo 
colà, e questo ve lo dico anche a nome di mio Marito, ecco tutto l'invito 
che mi fanno, ti ho trascritto il paragrafo, perchè mi dici cosa devo fare; 
sarà però difficile che ci possa andare prima del tuo ritorno dovendomi 
io fermare qui, sino al 22; dimmi tu quel che credi debba fare. Tuo padre 
ha ricevuto la tua lettera, ed ha diretta la sua riposta ad Abano. Alemagna, 
la Duchessa e Frangipane sono abbandonati dalla febbre, ma Corradini 
e il servitore di Corradini l'hanno ancora. Abbiti cura per carità. La mia 
testa jeri ed oggi m'incomoda un tantino, ciò che è cagionato dal temporale 



1| Probabilmente allude alla moglie di Alfonso Visconti Aimi, Antonia Samper, di Vi- 
gevano, dama di palazzo nel regno d'Italia. 

2) Nessuno di tal nome appare negli alberi genealogici della ben nota famiglia patrizia 
dei Monticelli, per l'epoca di cui si tratta. 

3) Guidino Castiglioni Stampa, del ramo marchionale della vetusta casata, fu cavaliere 
di Malta e mori a 26 anni nel 1816. Era figlio della marchesa Paola Castiglioni-Litta (1751- 
1846), dama giustamente celebrata per il suo spirito e la sua cultura, cantata dal Parini, 
(La recita dei versi e // Dono). 

4) Veramente erano otto giorni che il re Gioacchino aveva lasciato la sua capitale, ma 
doveva esser appena passato per Verona, giacché il 7 era in Bologna. Cfr. A. Comandini, 
op. cit. pag. 646. 



75 — 



che minaccia. Addio, ama una volta esclusivamente quella che è sempre 
stata, e sarà eternamente tutta tua. Chi mai oserà dirti, che non potrai 
trovare le dolcezze dell'amore che con lei? se la vedessi, se il Cielo me 
la facessse owioscere, la scongiurerei di togliermi la vita colle sue mani, 
lasciarmi l'uomo da cui questa dipende. L'infame è ben mascherata ai 
miei occhi, la disprezzo più che il più vile verme della terra, e perchè 
non si ecciteranno anche in te questi sentimenti ? nessuno meglio di te può 
sapere quanto li meriti. Ma a che parlo, a qualfine! non ne parlerò più, no 
non fo che esacerbare il mio dolore, e il sangue fa in me una rivoluzione, 
tutte le volte che mi vengono questi pensieri, che non saprei rendere, e 
tu sarai indiff^ffite a tutto questo! 



v: A Atonsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Dipartimento della Brenta 

Abano p. Padoue 



XLVI 



Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La Duchessa Litta a Teresa Gonfalonieri Casati 

La Dama d'Onore 

Sabbato sera 20 novembre [1813]. 

La sua domanda è stata esaudita; ho il piacere di avvertirla che domani 
domenica 21 novembre ella è di servizio presso S. A. L la Vice Regina, sino 
alla fine del prossimo Dicembre, ella si cambierà colla contessa Visconti. ^ 

Ho il piacere di rinnovarle i miei sentimenti 

Duchessa Litta. 



V : A Madame 

Madame la Contesse Confalonieri 
Dame du palais de S. M. 

Chez Elle 



1) Vedi la nota 1 alla pagina precedente. 



— 76 



XLVII 

Archivio Frangipane - Castel di Perpeito (Udiìie). Inedita. 
Teresa Gonfalonieri Casati al Conte Cintio Frangipane 

Mille ringraziamenti per la bontà e per l'esattezza che mette nel parteciparmi 
la nuova'; certo che quest'ultima è assai consolante travedendo così più probabile 
e più pronta la pace; spero che quest'ultima nuova, la Regina di tutte, sarà il primo 
ella a parteciparmela; in quanto a quella d'oggi il suo biglietto non mi ha servito che 
di conferma, esso mi ha fornito però i dettagli dei quali ero ansiosa. Sappia 
che giusto in questo punto diceva : se la notizia fosse, Frangipane me ne 
avrebbe fatto sapere qualche cosa. 

La mia salute è discreta. Ringraziandola nuovamente della sua cordialità 
mi protesto con vera amicizia T. CoNFALONIERI. 

v: A Monsieur 

Le Comte Sénateur Frangipane 
Chevalier d' Honneur de S. M. I. 



XLVIII 

Archivio Frangipane - Castel di Perpetto (Udine). Inedita. 
Teresa Confalonieri Casati al Conte Cintio Frangipane 

Milano il 10 Aprile 1814. 

Ricevo in questo punto, vale a dire alle tre e un quarto dopo mezzo giorno, 
la sua lettera dell'otto corrente, l'unica, sola, solissima, che io abbia ricevuta 
dopo la di lei partenza 2. Bella maniera di scusare la di lei negligenza nel 
soddisfare a una promessa, che mi fece con tanta solennità, di darmi subito 
e frequente nuove della Principessa! ecco come s'incolpan gli altri per scaricar 
se medesimi! povero direttore delle Poste! quanti forse gli affibbiano delle 
colpe che non ha mai sognato d'avere! Le basti dunque il sapere, sig. Conte 
riveritissimo, ch'io poi non sono di tanta buona fede di credere tanto facil- 
mente a quattro chiacchere; la sola riparazione alla mancanza fatta potrà per- 
suadermi diversamente. 

La salute della nostra amata Principessa è sempre la stessa ! me ne duole 
assai conoscendo non essere questo suo stato abituale dei migliori, certo che 
la gravidanza vi ha moltissima parte, e mi lusingo per conseguenza, che dopo 
il parto si rimetterà. Mi continui adunque le di lei nuove e mi creda con vera 
amicizia. X. CONFALONIERI. 

V : A Monsieur 

Le Comte Sénateur Frangipane 
Chevalier d' Honneur de S. M. 

Mantoue 

1) Probabilmente questa lettera è del febbraio 1814, o del principio di marzo, quando 
l'esercito italiano riguadagnò terreno prima sul Mincio, poi sul Taro. 

2) La vice-regina, che il Frangipane, suo cavalier d'onore, aveva accompagnato, s'era 
chiusa nella fortezza di Mantova alla vigilia del parto, per essere accanto al principe. Lasciò 
Milano il 28 marzo. 



— 11 — 

XLIX 

Archivio Frangipaìie - Castel di Perpetto (Udine). Inedita 
Teresa Gonfalonieri Casati al Conte Cintio Frangipane 

Milano il 13 Aprile [1814]. 
La nostra Principessa partorì felicemente: questa nuova mi ha fatto gran 
piacere desiderando vivamente di vederla sbarazzata in un momento tanto 
fatale per le puerpere. ' Eccoci una quarta Principessa ; certo che avrei desiderato 
un Principe e perchè tale era il desiderio della nostra amata Principessa e 
singolarmente poi conoscendo quale sia maggiore l'imbarazzo ch'esse recano 
quando sono in età maritabile, ma in queste cose ci vuol pazienza; così fossero 
questi i soli guai della vita, ch'essa sarebbe molto più dolce e rincrescerebbe 
infinitamente più il doverla lasciare. Ricevetti ieri la sua lettera dell' undici la 
quale mi ha fatto piacere, dandomi essa le nuove della nostra Principessa, e 
di tutta l'Augusta Famiglia, le quali bramerei avere il più frequente possibile, 
lei sa quanto m'interessino. Quanto poi alle notizie politiche, caro Frangipane, 
non me ne dia di quella specie, non già ch'esse non possino interessarmi 
sommamente se vere, ma nel caso contrario esse non possono che rattristare 
maggiormente ; faccia adunque una scelta di nuove, che possano essere credute 
e me le faccia pervenire il più presto possibile ed avrò cosi due piaceri nel 
medesimo tempo, quello di avere di lei nuove e quest'altro che sicuramente 
stuzzica la curiosità anche nelle persone le meno ansiose di sapere ciò che 
succede a questo mondo. M'ero proposta di non parlarle di quella famosa 
lettera del trenta, ma siccome le donne hanno già la taccia di non sapere tacere 
ed altronde essendo persuasa che ancorché io derogassi dalle altre non potrei 
togliere la taccia che ci è data, voglio per conseguenza ancor io niente tacere. La 
sappia adunque, mio sig. Conte, ch'io mandai molte volte alla Posta, e che questa 
famosa lettera che si vuol scritta il trenta non arrivò qui che il dieci corrente ; 
mi dica lei ora dove e cosa posso aver ragione di credere, e mi troverà do- 
cilissima purché la cosa non sia in contrasto coi fatti. Per altro la sappia che 
la sola maniera di disarmarmi è il darmi con frequenza e sincerità le nuove della 
nostra Principessa; granché che si desidera senza che ci si accorci la vita 
desiderando che passino con velocità i mesi; io vorrei già vedere fuori di 
puerperio la Principessa ed avere cosi una maggior tranquillità sul suo conto. 
Mi accorgo di essere molto lunga, il Ciel voglia che lei non ci soggiunga 
noiosa. Mi creda intanto con vera amicizia 

v: A Monsieur T. CONFALONIERI. 

Le Comte Sénateur Frangipane 
Chevalier d' Honneur de S. M. I. et R. 

Mantoue 
(d'altra mano :' 
Ris, 20 detto 

1 II 13 notte la Viceregina aveva dato alla luce una bambina in Mantova, notizia toste 
annunciata ai milanesi coi colpi di cannone di rito. 



78 



Archivio Confaloiiieri - Castello di Caidate. Inedita. 

(Araldica - titoli e cariche - cart. V). 

Federico Gonfalonieri al signor Francesco Barchetta 

Milano li 24 aprile 1814. 

Il qui abbasso sottoscritto signor Conte^ Federico Gonfa- 
lonieri del vivente signor Vitaliano, abitante in Milano nella 
contrada del Monte di Pietà deputa colla presente valitura come 
un atto pubblico in suo procuratore il signor Francesco Barchetta 
del fu Giuseppe abitante nella contrada di S. Vincenzino a 
specialmente ed in procuratorio suo nome dare tutte quelle 
disposizioni che creda del caso circa l'amministrazione delle 
sostanze del signor costituente a divenire a qualunque con- 
venzione, temperamento, e transazione, a fare l'esigenza di 
qualsivoglia reddito, capitale, ed attività di spettanza del signor 
costituente da qualunque persona, Monte pubblico, comunità ed 
a rilasciare perciò qualsivoglia quitanza e liberazione, a prendere 
in sovvenzione qualunque somma, obbligare li suoi beni per 
qualunque causa, titolo, passare a qualunque cessione, o dato 
in paga, a comparire avanti li giudici di Pace per qualsivoglia 
oggetto, stare in giudizio tanto attivamente, che passivamente, 
eleggere periti, e compromissary ; prestare giuramenti e fare 
qualunque incombente avanti le autorità giudiziarie politiche ed 
amministrative, o passare a qualunque affittanza de' beni del 
signor costituente, a dare, e ricevere le denuncie di finita 
locazione ad accordare proroghe, a prestare l'assenso per la 
cancellazione d'ipotecarie iscrizioni e generalmente fare tutto 
quanto potrebbe fare lo stesso signor costituente allorché si 
richiedesse un più ampio e specifico mandato, dichiarandosi che 
il nominato signor procuratore potrà tare quanto sopra in quei 
modi e sotto quelle dichiarazioni e condizioni, e con quelle 



1) Con decreto del 1° luglio 1810, Federico Gonfalonieri era stato nominato, da Napo- 
leone I, conte del Regno d'Italia, mentre, a tenore delle leggi vigenti, non era più riconosciuto 
al padre suo l'avito titolo comitale. 



79 — 



formalità, e solennità ch'egli troverà più convenienti, come pure 
che trovasi autorizzato a poter anche sostituire uno, e più 
procuratori con simile e più limitato potere, e promettendo il 
signor costituente di avere per rato e fermo, e di eseguire 
tutto ciò che verrà promesso ed operato dal detto signor pro- 
curatore, rimossa ogni eccezione. Il presente mandato di procura 
si fa dal signor costituente attesa l'imminente sua partenza da 
questa città in estero stato, ^ e però cesserà tostochè egli sarà 
restituito a Milano. 

Conte Federico Gonfalonieri 
costituisco come sopra. 

Alessandro Frasconi ^ tui testimonio. 
Carlo Peiser fui testimonio. 

Le premesse soscrizioni sono state fatte alla mia presenza 
dalli sovrascritti Conte Federico Confalonieri, principale, signor 
Alessandro Frasconi e Carlo Peiser testimoni. 

In fede 

D.re Giuseppe Carozzi del fu Giacinto 

notaro residente in Milano. 



LI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

Milano il 26 aprile 1814. 
Mio caro 

Per mezzo dei due deputati che partono questa sera riceverai questo 
mio foglio; essi sono nell'intenzione di fare il viaggio con tutta celerità, 
e contano raggiungere voialtri a Lione, per me non credo che ciò possa 

1) Il Gonfalonieri, nominato la vigilia dai collegi elettorali membro della deputazione 
inviata alle Alte Potenze alleate, stava per partire, nella notte stessa, come appare dalla 
lettera per il Fauriel che il Manzoni affidava al cugino don Giacomo Beccaria, che parti pure 
subito col Confalonieri e fu il segretario della deputazione. Cfr. G. Sforza Epistolario di 
Alessandro Manzoni voi. I Milano, 1882 p. 132. 

2) Cfr. la nota 1 a pag. 29. 



succedere almeno riguardo a te che, credo esservi molto vicino a quest'ora. 
Sono nell'impazienza d'avere tue nuove, spero nella tua promessa di 
darmene subito che sarà possibile. Io manderò tutte le mie lettere a Giulini ', 
il quale te le farà tenere con maggiore sicurezza. Tutto è stato tranquillo 
dopo la tua partenza; per far partire i Francesi che sono entrati Domenica ^ 
è stato necessario dar loro la paga arretrata, ciò che montò alla somma 
di 100.000 franchi ; bisognerà fare altrettanto coi quattro mila che sono 
arrivati oggi. Ieri Ottolini^ e Castelbarco* sono andati incontro alle truppe 
Austriache per combinare per gli alloggi, e per far diminuire il numero dei 
soldati che devono arrivare, si spera che non si avranno alloggi militari 
nelle case. Oggi è arrivato qui il Generale Somariva^, egli ripartirà domani 
per ritornare poi dopodomani alla testa delle truppe Austriache. Ieri c'era 
un poco di malcontento nella truppa, la quale teme passare sotto al soldo 
della casa d'Austria, ed essere incorporata a quella potenza, lo sono stata 
invitata dalla Settala ad andare a vedere l'ingresso e non mi sono rifiutata 
perchè non si creda che sia di sentimento contrario. Mascherana^ m'incarica 
di dirti che hai fatto un'azione santa e buona, e che spera che saprai 
parlar forte per il nostro bene, e che era molto contento che fosti uno 
degli inviati. Tuo padre, e tua madre ti salutano come pure i nostri amici 
e parenti. Mia madre ti prega di provvederle un Cristo, od una Vergine 
sul velluto, come quello che hai portato alla Mamma Grande. 

Addio mio caro ricordati il più possibile di una persona che non 
respira che per te, e che ti sarà eternamente 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 



1) Il conte Giorgio Giulini era membro della Reggenza cfr. la nota 5 a pag. 53. 

2) Cioè il 24 Aprile. La contessa Teresa suffraga cosi la versione data dal Weil, Le Prince 
Eugene et Marat, T. IV " Paris 1902 p. 564, secondo la quale la divisione Royer sarebbe 
entrata in città, come pure le seguenti Quesnel e Fressinet. Secondo il Lemmi, cp, cit., 
p. 239, il solo Generale Grenier sarebbe venuto a Milano. 

3) Probabilmente Don Giulio Ottolini, già ciambellano di S. M. Apostolica. Era consi- 
gliere comunale di Milano. 

4) Pure consigliere comunale era il conte Cesare Castelbarco (1782-1860), membro inoltre 
della Congregazione di Carità di Milano. Vassallo dell'impero, per l'avita signoria di Loppio 
nel Trentino, era per tradizione devoto a casa d'Austria e si mantenne tale fino agli ultimi 
tempi. Fu gentiluomo all'antica, mecenate sino alla prodigalità. 

5) Annibale Sommariva, tenente maresciallo, era un patrizio lodigiano, da tempo al ser- 
vizio austriaco. Nato nel 1755, era entrato giovanissimo nell'esercito, regnando ancora l'impe- 
ratrice M. Teresa. Fece le campagne contro la Prussia, i Turclii, poi quelle dei Paesi Bassi 
e di Germania contro i repubblicani francesi. Ritornò in Italia alla rivincita delle truppe im- 
periali nel 1799, guadagnandosi sul campo di battaglia la croce di Maria Teresa. Ebbe im- 
portanti comandi nelle guerre del 1805, del 1809 e del 1813-14, nella quale ultima capitanò 
l'ala destra dell'esercito austriaco in Italia. Dopo la sua fortunata missione a Milano, fu ri- 
chiamato a Vienna e vi morì capitano della guardia del Corpo, nel 1829. 

6) Cfr. la nota 2 a pag. 40. 



— SI- 
LI! 
Archivio Casati - Milano. hiedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Confalonieut 



Milano Venerdì mattina 
del giorno 29 Aprile 1814. 



Carissimo Federico 



Ricevo in questo punto la tua carissima lettera scrittami da Torino» 
della quale ti ringrazio, ma ho il dispiacere di non potere leggerla 
tutta; le prime linee le capisco, le quali mi danno nuove di te e del tuo 
viaggio, il rimanente mi trovo impossibilitata a leggerlo; bisogna che abbi 
una penna ben cattiva, spero che la cangerai, essendomi troppo dispiacevole 
cosa quella di non poter leggere i tuoi cari caratteri; se mi vi davi qualche 
incombenza ti prego di scrivermela nuovamente. 

Scrivo questa lettera all'azzardo non sapendo quando possa partire, 
non essendo ancora ristabilita regolarmente la posta con Parigi. Giulini mi 
ha promesso di farmi sapere tutte le volte che partirà corriere, ed io 
manderò a lui la mia lettera. Ieri mattina per tempo ho dovuto sbarazzare 
il tuo magazzino ed ho messo il tutto nel tuo archivio. Tuo padre e tua 
madre sono smaniosi d' avere alloggi, malgrado l'obbligo che ha imposto 
Sommariva di dar loro tavola, e mantenerli di tutto; essi sono disposti a 
tenerli a tavola con noi; sin'ora le loro brame non sono esaudite. Ho 
pregato tuo padre che nel caso venissero alloggi con cavalli egli abbia 
la bontà di dar loro la scuderia separata, essendo cosa troppo pericolosa 
il lasciarli nella scuderia propria; egli mi disse di sì. Sommariva fece un 
proclama col quale conferma la Reggenza, e tutte le autorità governative. * 
Egli ha ricevuto le dignità militari nostre, e dimandò a Pisani cosa pensava 
la truppa delle cose presenti; egli gli rispose che essa palpitava di ti- 
more che dopo avere servito tanti anni, avessero ad essere considerati 
nulli questi loro servizi, e che avessero ad essere uniti a truppa stra- 
niera, e disciolta l'Italiana. Sommariva gli rispose che lui crede che non 
succederà niente di questo e che sembrerebbe impolitico il farlo. V'è un 
decreto del Governo Austriaco che ci dice, che non si è obbligati a ricevere 
la carta monetata, ma bensì le monete d'oro e d'argento quali saranno 
ragguagliate col valore della nostra moneta^. Sommariva è alloggiato al 



1) In questo proclama del 26 il Sommariva prendeva possesso della porzione del regno 
d'Italia non ancor occupata dalle truppe delle Alte Potenze Alleate, e lo faceva in nome 
delle medesime. 

2) Tali determinazioni del governo austriaco furon recate a notizia del pubblico con un 
proclama della reggenza in data del 28 aprile, fissante pure il ragguaglio della moneta austriaca 
all'italiana; cfr. i Protocolli della Reggensa, ora conservati nella biblioteca braidense di 
Milano. Verbale della seduta del 28 aprile . 



Ministero della Guerra, il Governo ha intimato l'ordine a M.'' Fontanelli i 
di sgombrare i due appartamenti, e di metterli alla disposizione del Generale ; 
essa voleva ritirarsi dalla casa, ma il consiglio dei suoi modenesi^ l'hanno 
determinata a fermarvisi ed anzi a darvi un gran pranzo al generale; 
non so se ti abbia detto ch'egli è qui come commissario Imperiale. Mer- 
coledì sono finalmente giunti Porro e Trecchi^ Quest'ultimo è venuto con 
un generale inglese, che è di rango immediatamente dopo Lord Bentink'', 
un segretario, e Giovannino Cusani^ in divisa di Guardia Nazionale di 
Genova che li accompagna. Tanto Lord Bentink quanto Bellegarde^, hanno 
consigliato i nostri due inviati di non portare la lettera al Re di Napoli; 
ciò che hanno fatto'; sono stati soddisfatti di tutto quello che si è fatto, 
e singolarmente d'aver ricorso a loro. Questo Generale inglese, il di cui 

1) Moglie di Fontanelli era la bella Lucietta Frapolli, vedova Battaglia, notissima agli 
studiosi di cose foscoliane. Vedi la nota 8.» pag. 38. 

2) Intorno alla sciagurata avversione campanilistica contro i modenesi, da cui spiace 
non veder immune la contessa, cfr. fL. ArmaroliI, Sulla rivolusione di Milano, memoria 
storica, Parigi, 1814, pag. 6 e A. D'Ancona, op. cit. pp. 20 e 21, ove, sulle traccie del Panizzi, 
son numerati tutti i modenesi che avean parte nel governo. 

3) Il barone Sigismondo Trechi (1780-18501, figlio dì D. Giacomo, ciambellano imperiale, 
e di D. Anna Meduyanski de Medres (del maresciallo barone Nicola, era cresciuto nell'inti- 
mità di due grandi poeti, Foscolo e Manzoni, e non s'era sino a quel punto occupato di 
politica, segnalandosi come " giovane noto per la sua eleganza, e la sua anglomania, e 
uomo certamente onorato e ingegnoso del pari, ma pure incapace, in quell'epoca almeno, 
di alcun grave pensiero „. ([Principessa di Belgioioso], op. cit. pag. 38-39). Fu poi implicato 
nei processi del 21, ed escitone senza grave condanna, visse a lungo all'estero, a Parigi ed 
a Londra, adoprandosi a render favorevoli alla causa italiana i maggiori uomini politici li- 
berali. Fu uomo di grandi passioni, ma non meritò tutti i biasimi dei quali lo copre il 
Cantò, Alessandro Manzoni. Reminiscenze. Milano, 1885, Voi II p.p. 10-11. 

4) Lord William Bentinck (1774-18391, cadetto della casa ducale di Portland, fu un prode 
generale che si battè in tutte le guerre contro la rivoluzione francese, nelle Indie e nella 
penisola Iberica. Nobile figura di gran signore liberale, in un tempo in cui i whigs eran 
depressi dal lungo prepotere dei tories, si vide attraversati i suoi disegni da Lord Castle- 
reaghe fu esposto alla taccia d'esser uomo infido, mentre era sincerissimo, entusiasta, forse 
alquanto impulsivo. In Sicilia riesci, appoggiando il partito costituzionale, a galvanizzare le 
vetuste franchigie, sebbene per breve tempo. Invece i suoi propositi di favorire i repubblicani 
genovesi e gli italici del regno d' Italia ebbero i più miserevoli risultati, soprattutto per la 
dedizione del Castlereagh al Metternich, ma anche per il tardivo affiatamento dei milanesi 
col generale britannico. 

5) Don Giovanni Cusani (1783-1840), figlio secondogenito di Cesare, aveva sposata a 
Genova D.» Eleonora dei marchesi Cattaneo, vedova Doria, e si era consacrato in quella 
città, sia pure fugacemente, agli affari. Fu padre della marchesa d'Adda Salvaterra che, rispo- 
satasi al patriotta conte Ottaviano Vimercati, si segnalò a Parigi nel gran mondo del se- 
condo impero. 

6) Enrico conte di Bellegarde (1760-1845) era un gentiluomo savoiardo entrato nell'eser- 
cito austriaco ove, segnalandosi nelle guerre contro i turchi ed i francesi, sali ai massimi 
gradi. Vedasi su di lui, che è del resto figura storica ben nota, K- von Smola, Das Leben 
des Feldmarschalls Heinrich Grafenvon Bellegarde, Wien, 1847. 

7) Al campo del re Gioacchino era stato inviato il conte Porro, ma, quando raggiunse 
il 23 mattina il quartier generale del Nugent, il patrizio milanese s'avvide che la missione 
sua sarebbe tornata sgradita alle Alte Potenze e si lasciò indurre ad accompagnarsi al Ser- 
belloni per recare al Bellegarde i messaggi dei milanesi. Si disse, per giustificare l'abban- 
dono del disegno, che Murat s'era ormai di troppo allontanato. 



— 83 — 

nome principia in M. ', ma che non mi ricordo bene del resto, è stato 
spedito qui per prendere dei concerti; egli è alloggiato da Giacomino 
Greppi 2, e partirà quanto prima. 

Ieri mattina sono entrate le truppe austriache con alla lor testa il 
Generale Neipperg ^ in gran tenuta. Tutta la nostra Guardia Civica guarniva 
lo stradale dalla Porta Romana, Malcantone, ^ Piazza del Duomo, Corsia dei 
Servi, Monte Napoleone, Croce Rossa, tre Monasteri, Brera, a casa Crivelli 
a San Marco, e Piazza del Castello; questa povera gente è stata sull'arme 
dalle 9 del mattino sino alle 7 del dopo pranzo. La Municipalità era stata 
avvisata, come pure il Comandante di Piazza^, di trovarsi al Dazio a 
mezzogiorno per riceverle e fare un complimento e non sono entrate che 
verso le 5; il Comandante di Piazza accompagnò per tutto lo stradale la 
truppa alla sinistra di Neipperg: grandi applausi dalle finestre, poco per 
verità dal popolo, ciò che si è attribuito alla stanchezza e spossatezza 
cagionata dal lungo aspettare; questa povera gente era in monta alle 8 del 
mattino. Alla Piazza d'Arme c'erano il Generale Pino^, Sommariva, il Ge- 
nerale inglese, tutti a cavallo che stavano aspettando a ricevere la truppa, 
ed hanno fatto una rassegna. Alla sera vi fu illuminazione per tutta la 
città brillantissima, la casa Scotti ne ha fatta una bellissima a lumini, 

Il Era il Tenente Generale Roberto Mac Parlane, che in quegli anni ebbe importanti in- 
carichi alla testa delle trumppe inglesi e ausiliarie. 

2) Non dovrebbe essere quel giovinetto di tal nome che morì nel 1816 a 19 anni, ma 
piuttosto l'altro Giacomo Greppi, fratello dello statista don Paolo, (Cfr. Giuseppe Greppi, 
La rivoluzione francese nel carteggio d'un osservatore italiano, Milano 1900-1904). Egli 
era consigliere comunale di Milano. Abitava il palazzo alla Cavalchina, attiguo a quello del 
duca di Lodi edora Soragna-Gonzaga. 

31 Adamo Alberto conte di Neipperg (n65-1829\ ufficiale degli ussari a 16 anni, fece 
con gran valore tutte le campagne di Fiandra contro la Repubblica Francese, della quale fu 
per un anno prigioniero, ritornando a combatterla sul Reno, poi in Italia (coll'Alvinzi ed il 
Wukassovic'; rimase nell'esercito austriaco di prima linea, salvo una missione diplomatica 
a Stoccolma, finché non gli toccò l'inglorioso compito di disamorare l'imperatrice M Luigia 
dal suo augusto sposo; ne divenne Cavaliere d'Onore e marito morganatico. 

4) li Malcantone era una via di Milano, corrispondente ad un tratto dell'attuale via 
Unione. Costituiva, colla contrada dei nobili, il prolungamento del corso di Porta Romana. 

5) Doveva essere il generale di brigata Bertolosy. 

6) Domenico Pino, milanese, ufficiale dell'esercito parmense prima della rivoluzione, 
emigrato poi in Isvizzera in circostanze mal note, divenne, agli albori della Cisalpina, capo- 
battaglione della quarta coorte della legione lombarda. Cosi cominciò la carriera del Pino nelle 
armate repubblicane. Superata con qualche esitazione la prova del pronunciamento del gen. 
La Hoz, il Pino rimase fedele alla Francia durante i disastri del 1799 e capitolò col gene- 
rale Monnier. Ardito soldato, prodigo però e disordinato, il Pino si segnalò nelle guerre na- 
poleoniche, soprattutto nella Pomerania ed in Ispagna ; ma non seppe difendere validamente 
l'inizia nell'autunno del 1813. L'ambizione e la mania di popolarità indussero, come è ormai 
posto in sodo, ma come i contemporanei faticarono a comprendere, il prode combattente a 
macchiare il suo onore militare, favorendo la rivoluzione milanese dell'aprile, ch'egli era 
chiamato per dovere d'ufficio a reprimere, e lasciando massacrare il ministro Prina. I frutti 
del disonore gli furono scarsi, giacché, entrato dapprima nella reggenza, fu subito posto in 
un canto dagli austriaci. Cfir. Silvio Pellini, // generale Pino e la morte del ministro 
Prina, Novara, 1905. 



84 



(il Cardinale Scotti i è arrivato questa mattina). Teatro illuminato a giorno, 
Sommariva, Neipperg, Strassoldo^e molti altri generali ed aiutanti erano 
nei palchettini di Corte ; tutto il teatro rimbombò di replicati evviva 
veramente partiti dal cuore quando sono comparsi, ed essi hanno ringra- 
ziato moltissimo. Altri applausi poi al comparire dell'inglese il quale era 
col suo segretario e Trecchi nel palco dove andava M.r de Lavoguyon; ^ 
egli pure ringraziò. La Reggenza ed i nostri generali sono andati a far 
visita ai generali tedeschi dai quali sono stati bene accolti, e poscia 
dall'inglese; anche Kevenhiiller^ ed il Conte Alfonso Castiglioni sono 

1) Giovanni Filippo Gallarati Scotti, nato nel 1745, cardinale nel 1?01, è uno dei quattro 
cardinali neri (della Somaglia, Gallarati-Scotti, Litta e Opizzoni>, che il patriziato milanese, 
sempre fiero della sua indipendenza dal potere regio, può vantarsi di avere opposto al dila- 
gare del despotisiuo napoleonico, allora all'apogeo. Oggetto coi colleghi della più violenta 
collera dell'imperatore, il cardinale Scotti fu confinato nella fortezza di Mézières, accanto al 
della Somaglia. Liberato quando Napoleone s'illuse, nel 1813, d'aver strappato al Papa le 
volute concessioni, il cardinale Scotti fu di nuovo relegato l'anno seguente a Tolone, e que- 
sta volta solo. Cfr. C. Geoffroy de Grandmaison, Les cardinaux noirs in Revue des que- 
stions historiques, t. 55, p.p. 510 e seg , articolo ampliato nel volume: C. GeoffkOY de 
Grandmaison, Napoléon et les cardinaux noirs, Paris, 1895. 

2) Non può essere il conte Giulio Cesare, notissimo generale austriaco, che prendeva 
parte poco tempo prima alla marcia degli alleati su Parigi, bensì il conte Giulio Giuseppe 
(1771-1830', venuto tosto a Milano, come addetto al commissario plenipotenziario., rimastovi 
(dopo brevi missioni a Parma ed a Bologna) in qualità di direttore delle poste, e, dal 1318, 
di presidente del governo di Lombardia II Monti, in una lettera al marchese G. Giacomo 
Trivulzio, si lagna dell'ingerenza dello Strassoldo nella Biblioteca Italiana. Cfr. A. BtR- 
TOLDi e G. Mazzatinti, Lettere inedite e sparse di V. Monti cit., v. II, pag. 411. 

3) Del conte de la Vauguyon, Paolo de Quelen, emigrato francese al servizio spa- 
gnuolo, rimpatriato con un salvacondotto nel 1805, divenuto ufficiale nell'esercito napoleo- 
nico, aiutante di Murat, e, col favore della regina Carolina, generale di divisione nell'e- 
sercito napoletano, si può leggere un ritratto poco attraente in Louis Madelin, La Rome de 
Napoléon, Paris 1906, p.p. 638-639. II Madelin ha narrato con vivacità come quel degenere 
rampollo di nobili avi tradisse il suo paese per divenire, il 9 gennaio 1814, governatore 
dello Stato romano in nome del Murat. La storia milanese, nella quale quest'avventuriero 
di gran lignaggio fa irruzione ripetutamente e misteriosamente, ricorda i soggiorni fatti 
nella capitale del regno dal La Vauguyon, che vi dimorò nel 1811, nel 1812, fors'anche nel 
1813, frequentando il teatro della Scala ed atteggiandosi, dopo i successi presso la regina 
Carolina di Napoli, ad insidiatore della virtù di Teresa Gonfalonieri. Il Masson, Napoléon 
et sa famille, T. VII, p. 195, ha segnalato gli intrighi di costui, certo per conto di Murat che lo 
esperimentava in missioni inconfessabili, prima di affidargli l'ingloriosa conquista di Roma. 
Cfr. pure ciò che dice il Weil, Le prince Eugene et Murat, cit., t. H, p. 52 degli abbocca- 
menti che il La Vauguyon ebbe nel novembre 1813 col Fouché, innanzi e indietro anch'egli 
sulle strade delia penisola mentre si maturava la defezione di Murat. Anche la circostanza 
dell'esser stati gli inviati inglesi ospiti nel palco affittato dall'emissario muratiano è rivela- 
trice dell'intimità stabilitasi d'un tratto a Genova fra il La Vauguyon ed il Bentinck, se 
dobbiam credere ad un rapporto del conte di Mier al principe di Metternich (da Napoli il 20 
maggio 1814), ove appare un inverosimile accordo fra gli italici muratisti e quelli anglofili, 
concluso dal Pino e dal La Vauguyon (cfr. Weil, Joachim Murat, roi de Naples - La der- 
nière année de règne, Paris, 1909, t. I pp. 60-61. 

4) Il conte Emanuele Kevenhuller, nato nel 1751, venuto a Milano al seguito dell'arciduca 
Ferdinando, verso il 1770, e consultore di governo nell'antico regime, sposò nel 1773 una 
contessa Mezzabarba, ereditiera pavese, e divenne milanese d'adozione, soprattutto dopo che 
ebbe sposate le figlie a due patrizj milanesi, il duca Carlo Visconti Modrone ed il marchese 
Febo d'Adda. Fu insignito del toson d'oro. Mori nel 1847. 



85 — 



andati a fare queste visite. Sommariva e l'inglese hanno fatto visita alla 
Borromeo ^ Neippergè stato quasi tutta sera, e con Tourn*, nel palco della 
Beatrice Trivulzia, dove c'era la Decapitaneo.^ Si dice che questa truppa 
giunta ieri parta per il Piemonte fra due giorni; Domenica ne verrà 
dell'altra, e si dice col Generale Bellegarde. Nei generali ed ufficiali giunti 
ieri vi sono una quantità di Principi, Conti, Baroni, i cui nomi non mi 
sono rimasti in testa, ma c'è sicuramente un Principe Esterhazy; * ti 
assicuro che è un vero piacere il vedere rasserenati alcuni volti, che non 
lo erano da tanto tempo; quelli che dovevano essere tristi cercavano di [non] 
farsene accorgere. Indicibile il seguito di servitori e cavalli che hanno 
questi signori, Neipperg, il quale è alloggiato in casa Serbelloni della 
Duchessa vedova, ha con sé 117 cavalli, e un numero corrispondente di 
servitori. L'Annoni ha in casa un generale di brigata con molti cavalli, ella 
è venuta ieri sera in teatro, ed aveva in palco questo generale; ella non 
intende ragione sul conto delle persone che hanno avuto parte nello 
sviluppo delle cose, essa non ci parla, e non ci fa che degli sgarbi; io 
non l'ho vista, quantunque io ci sia stata, e ne ho piacere, perchè prevedevo 
di dover attaccar lite. Già saprai i membri della Reggenza^; essi sono il 
Senatore Peregalli ^, Senatore Longhi ', Muggiasca^ di Como, e Tona di 



1) Deve trattarsi della contessa Maria Elisabetta Borromeo, nata Cusani, già vedova 
del conte Antonio Borromeo e rimaritatasi col cugino conte Giberto (1751-18371, eletto ap- 
punto allora membro della reggenza. 

2) Dev'essere quel capitano che il Neipperg aveva mandato il 28 marzo come parlamentario 
nelle linee francesi, per recare lettere alla vicereglna, e che si era abboccato col colonnello 
Tascher. (Cfr. Weil, Le prince Eugène et Marat, cit., t. IV, pag. 439). 

3) La De Capitani era una Serbelloni, sorella della marchesa Beatrice Trivulzio, vissuta 
sino al 1854. Per non parlare delle accuse evidentemente esagerate del libello: Le lamenta- 
sioni, ossiano le quattro notti del generale Pino, Italia 1815 è designata da C. Botta, Storia 
d'Italia dal i'jSq al 1814, libro XXVII, come una delle più ardenti fautrici della rivoluzione 
che doveva ricondurre a Milano gii austriaci. 

4) Dev'esser veramente quel conte Vincenzo Esterhazy von Galantha il7S8-1839) che, 
dopo aver fatto le campagne del 1805, del \KQ, del 1813, era stato nell'inverno, coi suoi 
ussari, all'avanguardia della brigata Starhemberg, meritando, colle sue cariche impetuose ed 
efficaci, la promozione a maggiore degli ulani. Raggiunse il grado di maggior generale. Ve- 
dasene un cenno biografico in Weil, op. cit., t. II, p.p. 498-99. 

5! Cioè quelli aggiunti dai Collegi Elettorali, in rappresentanza dei dipartimenti. Essi 
furono sette e non quattro, essendo stati scelti, oltre i nominati dalla contessa: il marchese 
Sommariva ifratello del maresciallo', il conte Verteva del Serio ed il Tarsis dell'Agogna 
Cfr. M. Fabi, Milano e il ministro Prina, Novara, 1860, p.p. 80-81. 

6) Il senatore Peregalli era un valtellinese, dal Melzi, Memorie-Documenti, cit., vol. I, 
p. 557, dipinto come creatura del Guicciardi. 

7) Del senatore conte Lucrezio Longo, bresciano, il collega Carlo Verri, presidente della 
reggenza, parla molto severamente nella Reiasione sugli avvenimenti di Milano, p. 506-5C7 
(dell'edizione Casati). 

8) Giacomo Muggiasca era membro del collegio elettorale dei possidenti per il diparti- 
mento del Lario. Divenne consigliere di governo all'organizzazione del Lombardo-Veneto, 
consacrandosi, come già nella reggenza, alle questioni di finanza. 



— 86 — 

Bergamo •. Abolita la Segreteria di Stato ; Strigelli ^ occupa il posto del nostro 
Pallavicini ^ il quale ha voluto rinunziare assolutamente. Aboliti i due 
Ministri che si trovano a Parigi. I Collegi Elettorali si occupano di vari 
progetti che non spettano a loro, ed i ponenti che parlano sempre sono 
Ruga ^ ed altri capi simili. Il militare è molto malcontento e non si è visto 
un ufficiale ad andare incontro, nemmeno per curiosità, alle truppe giunte 
ieri; fa che si risolva presto qualche cosa che ne abbiamo bisogno, lo 
stato d'anarchia non è fatto per i milanesi, ne siamo già stanchi. La nostra 
Reggenza è un poco imbarazzata in certe cose: figurati che non si è saputo 
che alle due ore che le truppe passavano di casa nostra ed hanno man- 
dato a quell'ora l'ordine di mettere i tappeti fuori dalle finestre; noi altri 
eravamo fuori di casa fin da mezzogiorno, io era per vederli in casa 
Calderara^ mia suocera altrove, di maniera che la mia donna ha messo 
fuori dalle finestre delle sucide tende da letto, e non c'era nemmeno 
un'anima ai balconi. La Visconti" ti prega di comperarle 6 sedie ricamate 
sul cannevas a vasi pieni di fiori, e non a corbeilles nel genere delle mie, 
e ti prega di farti dare la seta bianca per fare il fondo; cerca del Père 
de Famille, e digli che siano simili alle ultime che ha spedito a M.** Wurmb. 
La Visconti poi dice che, nel caso che ti sia del più piccolo incomodo a 
portarle con te, di spedirgliele per qualche mezzo non tanto costoso. Tuo 
padre, tua madre e gli amici ti salutano caramente, non ti do quelli della 
Mamma Grande la quale mi ha mai parlato di te ed è di un umore con 
me non tanto gustoso, ciò che data da Domenica. Addio mio caro, vogliami 
bene, e sia persuaso d'esser sinceramente amato dalla tua 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 
Il nome del Generale Inglese si chiama Mack Ferland. 

1) Non Tona ma Tonni fu quel nuovo membro della reggenza, che era del resto membro 
del collegio elettorale dei dotti pel dipartimento del Mincio. Luigi Tonni abitava però a 
Milano, sedendo fra i giudici della Corte di Cassazione. 

2) Il conte Antonio Strigelli, commendatore della Corona di ferro, consigliere di stato in 
servizio straordinario, era segretario di stato, carica alla quale fu assunto quando Napo- 
leone sventò la trama del Méjan, che per farsi sgabello del segretariato all'esercizio di un 
più ampio potere politico, era riescito a far nominare al ministero dell'interno il Vaccari, 
predecessore dello Strigelli. Cfr. Coràccini, op. cit., p p 173-174. 

3) Il barone Giuseppe Pallavicini era presidente del consiglio degli uditori, parte del 
Consiglio di stato. Prefetto un tempo del Rubicone (1805-809, e del Serio (1809-811), aveva 
dapprima accettato, la mattina del 21 aprile 1814, la segreteria della reggenza, ma, rifiuta- 
tosi a collaborare collo Strigelli (confermato dalla medesima reggenza quale segretario di 
stato), si dimise di lì a pochi giorni. 11 Pallavicini era uno degli italici, che stavano attorno 
al Confalonieri, e, coi due colleghi del consiglio di stato Fagnani e Giovio, aveva firmato la 
petizione del 19 aprile- 

4) L'avv. Sigismondo Ruga, che, con Francesco Visconti ed il famigerato Sommariva, 
aveva così indegnamente governato la seconda Cisalpina ed era stato a ragione posto in un 
canto negli anni seguenti, era pur sempre membro del Collegio Elettorale dei dotti. 

5i Era la casa posta sull'angolo che fa il corso colla via Rugabella, ove sono ora le scuole. 
6J Allude, con ogni verosimiglianza, a donna Antonia Visconti Aimi. Cfr. la nota 1 a pag. 74. 



— 87 - 

LUI 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Casati 

Parigi li 30 aprile 1814. 

Eccomi in Parigi io e il mio buon compagno ^ felicemente, 
in perfetta salute, senza avere a dolerci del benché minimo 
inconveniente di viaggio, e non arrivati che questa mattina 
perchè dall' immenso afflusso delle diverse nazioni alla capitale 
di Francia, infinitamente ritardati alle poste. Ciò ti basti sotto 
il rapporto de' dettagli ordinar] di qualunque viaggio, poiché 
la mia immaginazione colpita dalla stranezza di stranissime cose 
non saprebbe entrare in nessuno di essi senza credere di gittare 
il tempo e le parole. 

Credeva di conoscer bastantemente la vecchia Parigi, ma 
la nuova confesso che mi è una città affatto sconosciuta; Te- 
deschi, Prussiani, Bavari, Sassoni, Russi, e nazioni altre infinite 
formano in Parigi la forza di cento mila uomini. Se togli le 
favelle, e la bigariire degli abiti, son tutti fratelli, ed una sola 
nazione quanto all'unione. Se guardi tutte le pattuglie sono 
composte promiscuamente da essi. Sulla destra dei campi Elisi 
accampano i granatieri tedeschi, sulla sinistra i cosacchi della 
guardia, all' Etoile la guardia Russa, e così discorrendo; ma 
con questi campi incantati, tutto il bel mondo di Parigi vi 
passeggia giornalmente, ed il concorso a questi luoghi non è 
divenuto che più brillante. Ma i Cosacchi, ma i Tartari, ma i 
Baschiri divenuti petits maîtres di Parigi, ah questo è uno 
spettacolo assolutamente nuovo e strano. Tu li vedresti per tutti 
gli angoli di Parigi, come uno sciame di pecchie, invadere i restau- 
rants, le arcate del Palais Royal, etc. etc., ma non già in qualità 
di predoni come li abbiamo noi conosciuti ^, ma sotto forme, e 

1) V. Federico Gonfalonieri, Lettere, Milano, 1890, pag. 3 

2) Don Giacomo Beccaria, il cugino di Alessandro Manzoni, che, segretario allora della 
deputazione, lo fu poi del Governo di Lombardia, salendo in seguito al grado di consigliere. 
Ebbe il dipartimento dell'istruzione. Cfr. C. Cantù, Alessandro Monsoni - Reminiscense 
cit., voi. II, pag. 123. Nel regno italico era assistente al Consiglio di stato in servizio ordi- 
nario, presso il Gran Giudice e le sezioni di legislazione e di culto. 

3) Allude evidentemente all'invasione dei cosacchi, guidati dal Suworoff nel 1199 alla 
conquista della Lombardia e che lasciarono pessima memoria delle loro gesta selvagge. 



con modi tartarescamente galanti, pagando enormemente il tutto, 
vogliosi di tutto, mangiando cinque o sei volte al giorno, sedendoti 
allato con dei visacci calmucchi composti per quanto da essi puossi 
in forme europee, portando pendenti da una specie di tracolla 
sovrapposta ai loro abiti natii mille colifichès e bijoux d'ogni 
sorta, di cui s'arricchirono nella breve loro marcia dall'Oca infino 
alla Senna, e che portano come trofei di loro imprese. Con 
questi fa un mirabile contrasto il fiore della gioventù del nord 
che compone la guardia di Alessandro, la cui bellezza è rilevata 
dalla ricchezza ed eleganza de' loro uniformi^. I vecchi soldati 
di Federico, ed i nuovi non degeneri dagli antichi prendono 
un dignitoso posto fra questi, e colle forme più semplici, portano 
in fronte l'espressione delle vittorie di Reims di Laoìi e di 
Vincennes. Alessandro alloggia all'Elise Bourbon- ove noi fummo. 
Due tratti su di lui: egli è nutrito d'idee filantropiche, aspira 
al merito di eroe liberatore e rigeneratore de' popoli. La sua 
giovanile fantasia si esalta dietro questa liberale idea; il Ciel 
faccia che i mezzi che porrà a questa grande opera non tradiscano 
le sue pompose intenzioni. L' Imperatore d'Austria alloggia nella 
Rue S.t Honoré^ poco discosto dall' Imperatore Alessandro, la sua 



1) Tutte le testimonianze concordano nell'osservare la maschia prestanza di quei giovani 
alti e robusti che componevano le due divisioni della guardia imperiale russa e che entra- 
vano a Parigi, dopo una giurnata di battaglia accanita e due anni di guerra, in così lindo 
assetto come dopo una rivista a Pietroburgo. Cfr. Viscount Castlereagh, Correspondence, 
despatches and other papers, London, 1S53, third series, vol. I; Henry Houssaye, 1814, 
Paris, 1896 (24» ed.) 

2) Il Palazzo dell'Eliseo (cfr. la nota 3 a pag. Ill era stato scelto come domicilio dello 
czar prima ancora che questi entrasse in Parigi, secondo appare dalle istruzioni date dal 
generale Sacken al conte di Rochechouart, emigrato fiancese al servizio russo nominato co- 
mandante della piazza di Parigi. (Cfr. Comte de Rochechouart, Souvenirs sur la revolu- 
tion, l'empire et la restauration, Paris 1889, p. 326». Ma, mentre si preparavano gli alloggi, 
Alessandro accettò l'ospitalità offertagli dal principe di Talleyrand, nel cui palazzo ebber 
luogo g!i storici dibattiti che condussero i sovrani alleati a rifiutare ogni trattativa con 
Napoleone (cfr. Chancelier PaSquier, Mémoires \:'"^ p.'-' t. Il», Paris 1893 p. 256). Il P." de 
Talleyrand, Mémoires, vol. II, Paris, 1891, p.p. 62-63, racconta che Io czar scese dapprima in 
casa sua e non all'Eliseo, perchè aveva ragione di non credersi sicuro in quest'ultima resi- 
denza. Una comunicazione del conte di Nesselrode al de Bacourt, che preparò per la stampa 
i manoscritti del Talleyrand e che la inserì in una nota (Mémoires cit. vol. II, p. 163) pre- 
cisa questa versione. 

3i L'imperatore Francesco d'Austria entrò il 15 aprile in Parigi con grande apparato, 
biasimato in quelle circostanze dal Pasquier, op. cit. 1.*" p.'° t. II», p.p. 361-62, e, dopo aver 
passato le truppe in rivista, fu accompagnato dal conte d'Artois, luogotenente generale del 
regno, all'alloggio preparatogli nel Faubourg S.t Honoré, nel palazzo della principessa Borghese. 



— 89 



testa e le sue qualità sono abbastanza conosciute. Molte cose potrei 
dirti sul pronostico delle cose politiche, ma la scarsezza del 
tempo, e l'immaturità de' pronostici medesimi me lo impediscono. 
Ti chiuderò il tutto in una parola nel dirti che tutta la macchina 
politica d' Europa è in movimento, ed in trambusto, che poche 
sono le basi solidamente adottate, che varj sono gli elementi 
che entrano nel calcolo delle A. A. P. P. e diversi fra loro, 
che il momento è scabroso e diverrà fra poco decisivo. L'en- 
trata di Lviigi XVIII in Parigi Tarassi probabilmente giovedì 
giorno 5 maggio, egli trovasi ora a Compiègne-^. Il gran movi- 
mento politico or ora avvenuto in Francia se è mirabile per 
la celerità, non lo è egualmente dal canto della maturità, alla 
quale gli manca assai per pervenire. Mille cose mi resterebbero 
ancora a dirti, ma le occupazioni da cui son circondato sono 
infinite ; è sera e non ho ancor pranzato. Fontanelli ^ agisce 
pazzamente, se ne pentirà. Bertoletti^ fa l'ammalato. Salutami 
tutti. Amami ch'io t'amo teneramente. 

F. Gonfalonieri. 

V : A Madame 

Madame la Comtesse Thérèse Gonfalonieri 
Rue dei 3 Monasteri 

à Milan. 



1) Cfr. su Compiègne la nota I a pag. 9. Dal soggiorno imperiale del 1810, il castello 
era stato quasi completamente rinnovato. L'architetto Bertault aveva sostituito, ai piccoli e 
graziosi appartamenti costruiti dal Gabriel per i Borboni, i grandi saloni d'una residenza 
sontuosa. Il 31 marzo 1814 il castello era scampato ad un attacco dei prussiani. 

2) Il generale Fontanelli (Cfr. nota 4 a pag. 10), era stato chiamato da Milano, ove 
reggeva il ministero della guerra, a Mantova con dispaccio vicereale del 15 aprile, riportato 
da M. H. Weil, Le prince Eugène et Marat, cit. Tomo IV, p p. 530 e 579. Il principe, che 
aveva dapprima pensato di far designare dal senato il Fontanelli come uno dei deputati 
alle potenze, si adoprò per mandarlo almeno come rappresentante dell'esercito, ciò che gli 
riesci. Il Fontanelli parti il 20 col collega Bertoletti per Monaco e Parigi ed agì energica- 
mente, esponendosi alle rappresaglie degli anti-eugeniani. 

3) Il generale barone Antonio Bertoletti, secondo inviato dell'esercito italiano alle Alte 
Potenze, era comandante la fortezza di Peschiera, al qual proposito si veda la curiosa voce 
raccolta, con opportuna titubanza, dal De Cast-<o, Principio di secolo - Storia della caduta 
del Regno Italico, Milano 1897 pag. 33, che la trae da Giuseppe Martini, Storia d'Italia 
continuata da quella del Botta dal 1814 al 1822, Capolago, 1851, pag. 84, su una sospettata 
cessione di Peschiera. Milanese, arrolatosi negli eserciti repubblicani sin dall'estate del 1796, il 
Bertoletti li segui nella loro marcia per tutta la penisola e fin in Egitto. Partecipò anche alla 
campagna del 1800, si trovò al campo di Boulogne-sur-mer. Fu poi costantemente in Ispagna 
ove, nel 1811, comandò una brigata e difese coraggiosamente la piazza di Tarragona. Non era 
rimpatriato che nel 1814. Nell'esercito austriaco potè raggiungere l'altissimo grado di feldzeug- 
meister. Organizzò nel 1838 la guardia d'onore italiana dell'imperatore Ferdinando e mori nel 1846. 



— 90 — 

LIV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 



Milano il 31 Aprile 1814. 



Carissimo Federico 



Riceverai due lettere compresa questa, in quest'ordinario, ma ho 
ricevuta una pièce troppo interessante perchè non te la spedisca. Mandai 
questa mane alla posta come di solito, e vi trovai una lettera proveniente 
da Mantova coll'indirizzo alla Signora Contessa Confalonieri, Milano; quelli 
della posta esitarono un poco a mandarmela perchè mancante del nome, 
ma pure l'ebbi. L'adresse è d'un carattere a me sconosciuto, e non vi trovai 
entro che il Proclama del Principe agli Italiani ' che ti includo, senza 
neppur una linea; mi venne il sospetto che potesse essere carattere del 
Principe, la mostrai a Rasini il quale mi disse che gli pare che abbia molta 
analogia; per me sono quasi convinta che sia lui medesimo che me l'ha 
mandato, e che sperasse forse d'intenerire i cuori con questa bella pezza. 
Mi fu detto oggi che il Principe, la Principessa, e tutta la famiglia siano 
partiti anche da Verona ^^ dove vi ci si trovavano da Martedì per andare 
in Baviera; la povera Principessa, per quanto dissero Locateli!^ e il Parroco 
Uzzi* di Corte, si trova abbattutissima; la Duchessa pare che l'accompagni 
in Baviera, ma Frangipane e Corradini rimarranno con lei. Io non ricevetti 
più lettera da nessuno, ed io pure non scrissi loro mai, so che anche 
molte altre ch'erano in carteggio colla Sandizell non le hanno più scritto 
per la stessa ragione. Non so se ti abbia detto che è partita due giorni 
fa una deputazione per Bellegarde composta da Fagnani, Giovannino ^ Ser- 



1) E' certo il proclama ai " popoli del regno d'Italia „ emanato da Mantova il 26 aprile 
e che si può leggere presso G. de Castro, op. cit. p.p. 169-170. E' un documento che, con- 
siderato serenamente dopo tanti anni, appare sincero, nobile e talora commovente. Pure 
moveva a sdegno gli italici che, per la dedizione assoluta del viceré a Napoleone, ormai 
quasi universalmente detestato in Italia, avevano definitivamente perduto ogni fiducia in 
lui. Questo proclama era conosciuto privatamente, da alcuni sin dal 29 aprile. Vedasi la 
lettera di D. Gaetano Melzi al M." G.G. Trivulzio in G. Gallavresi, Per una futura biografia 
di F. Confalonieri, cit., pag. 442. 

2) Intorno alla partenza del viceré colla famiglia, scortato un tratto d Ila duchessa 
Litta e dal ciambellano Friuli, vedansi i tocchi vivaci della Principessa Belgioioso Tri- 
vuLZio, op. cit., p.p. 89-90 ed il racconto di Alessandro Zanoli, op. cit , voi. II, pag. 131. 

3j II cav. Giacomo Locatelli era il protomedico della Corte vicereale 

4) L'abate Andrea Utz era mastro delle cerimonie della cappella reale. 

5) A Giovannino Serbelloni è indirizzata una lettera di Ugo Foscolo, del 27 settembre 
1813, nota nella storia letteraria come una spec e di sintesi della sua teoria dell'amore. Ve- 
dila in Opere edite e postume di Ugo Foscolo, appendice a cura di Giuseppe Chiarini, Fi- 
renze, 1S90, pag. 165. Questo conte Giovanni Battista Serbelloni (1784- 1854) era figlio del 
duca Alessandro e della duchessa Rosina nata Sinzendorf. 



— 91 — 

belloni, Ottolini, ed un quarto che non so.' Non si sa per qual ragione 
siano andati; essi non sono ancora di ritorno. Oggi v'ha un po' di fer- 
mento, si temono i Francesi che sono arrestati, e che si dice hanno avuto 
l'ordine di non progredire, spero che ciò non sia; il Generale Merme^ ha 
fatto il diavolo a Vigevano e a Novara esigendo contribuzioni e minac- 
ciando del sacco se non si pagava. Credo però che la Reggenza sia arrivata 
a tempo a mettervi rimedio. I corpi Elettorali fermentano molto, sarebbe 
bene che si reprimesse il loro potere. La nostra truppa ha pure l'aria 
non troppo soddisfatta; si crede sia ciò prodotto dall'incertezza della loro 
sorte. Neipperg non è in casa Serbelloni, ma in casa Litta. In questi giorni 
devono passare da Milano e suoi contorni 24 mila uomini di truppa 
austriaca, si aspetta pure Bellegarde. Il mio cocchiere mi fece dire se 
doveva far cancellare l'arma^ sul mio carrozzino e mi portò per ragione 
che lo facevano tutti gli altri, io gli dissi che non ci pensavo nemmeno, 
che ciò significava niente, che non c'era una legge che proibisse questo, 
e che altronde ella era poco visibile; oggi lo feci attaccare per la prima 
volta, mi pare però che ci guardassero, ma non ho sentito che si dicesse 
qualchecosa. Oggi ho dato l'ultima seduta al pittore Scotti, e mi pare 
che il ritratto abbia preso una maggiore assomiglianza; subito che sarà 
finito te lo spedirò. Questa sera anderò in teatro per la seconda volta 
dopo che sei partito, per ragione della Sirtori, la quale ci verrà ancora lei. 
Il Barchetta non sarà in libertà per venire a Valmadrera * che dopo il 6 o 
il 10, ti assicuro che muoio di voglia di godere un po' d'aria libera, ma 
il pensiero di avere più tardi la tua lettera mi tiene un poco in sospeso. 
11 Barchetta mi tormenta per andarci trovandola cosa molto necessaria; 
ho poi un altro timore qual' è quello degli alloggi ; basta vedremo allora 
quello che si potrà decidere; il parto della Durini è un altro ostacolo: il 
Barchetta è molto diligente ed è premuroso per i tuoi affari, egli agisce 
veramente con cuore. Addio, mio tesoro, sia persuaso che non v'ha momento 
in cui non mi ricordi di te. Tua aff.ma Moglie 

T. C. C. 

1) Veramente il Serbelloni era stato mandato al quartier generale austriaco sin dal 21 
aprile. Forse quella missione fu tenuta segreta, per timore di un ritorno offensivo dei 
francesi. Cfr. F. Lemmi, op. cit , pag. 208 e seg. Stranissimo è che se ne sia scordato il se- 
natore Verri presidente della reggenza, che doveva conoscere lo sviluppo di quei negoziati 
ben meglio della contessa Teresa, eppure si domandava, nella Reiasione cit., come fosse 
accaduto l'appello al Bellegarde. Il 26 un nuovo incarico fu dato al Serbelloni, considerato 
rappresentante della guardia civica di cui era maggiore, aggiungendogli il Fagnani, inviato 
della reggenza, il generale Rougier per le truppe, Don Giulio Ottolini per il municipio. Mentre 
la prima missione erasi recata ad invocar l'aiuto delle potenze (contro la plebaglia ed anchecontro 
una riscossa eugeniana , questa nuova, proposta dal Pino in seguito alla convenzione del 
23 aprile, doveva " sentir quali siano le intenzioni di quel generale (il Bellegarde), offrendogli nello 
stesso tempo il rispettoso omaggio dei sentimenti della Reggenza,,. (Protocolli della Reggensa). 

2) Deve trattarsi del generale Mermet, comandante la divisione di cavalleria dell'esercito 
francese d'Italia. 

3) Di contessa del regno italico. 

4) Villa della contessa Teresa, ora Gavazzi, nei dintorni di Lecco. 



— 92 



LV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teeesa Gonfalonieri Casati 
A Federico Gonfalonieri, a Parigi 

Milano il 2 Maggio 1814 
Lunedì dopo il pranzo. 
Caro Federico 

Partendo da Milano e recandosi a Parigi il Generale Rembour ', Treccili 
mi ha fatto dire di mandare qualunque cosa avessi per Parigi a lui, che me 
l'avrebbe fatta partire con questo mezzo; se fosse stato finito il mio ritratto 
mi sarei prevalsa di quest'occasione per mandartelo, ma non m'è stato 
possibile d'averlo; spero però che te lo potrò spedire col primo corriere. 
Sabato sera sono ritornati da Verona i nostri quattro deputati, i quali si 
sono trovati da Bellegarde nel momento che il Principe vi si era portato 
per far visita 2; il Generale Ruggeri^ che ne era uno ha avuto una conferenza 
di tre ore col Principe. Fagnani si è portato subito da me per avere tue 
nuove, ma ebbi il dispiacere di non trovarmi in casa, poiché avrei potuto 
sapere qualche cosa da lui. Oggi c'è stata l'ultima seduta dei Corpi Elet- 
torali, e ne hanno tutti ben piacere. '' Continua il fermento dei diversi 
partiti non già per il Vice Re, ma sulla qualità del Sovrano che dovremo 
avere, sull'estensione dello Stato, il quale è fomentato dai militari, i quali 
sono molto malcontenti, e dai Modenesi e Reggiani ; abbiamo bisogno di 
necessità che sia decisa al più presto la nostra sorte. Al teatro domina 
il partito degli Inglesi, e quando arrivano in un palco senza distinzione 
né tampoco illuminato, tutta la platea loro fa grandissimi applausi, e 
quando arrivano gli altri nei palchettini di Corte si fanno applausi, ma 
minori. La Guardia Civica, la quale principia a fare delle buffonate, sta 
organizzando un corpo di cavalleria, e Serbelloni ne é il Colonnello, ma 
quello che è peggio ancora fanno un indirizzo a Lord Bentink per do- 
mandare nuovamente l'indipendenza e ne faranno un altro a Sommariva, 
dietro riflessi a loro fatti che non bisognava indisporre quest'ultimo, 

1) Il generale barone Reinbourg coin.indava nell'ultima guerra una brigata di cavalleria. 
E' a lui che il generale Severoli, ferito mentre guidava coraggiosamente le truppe alla bat- 
taglia di Reggio (7 marzo 1814), dovette rimettere il comando. 

2) Intorno a queste visite scambiate fra il principe Eugenio ed il Bellegarde il 27 ed il 
28 aprile, vedasi ciò che annotava, imbronciato per la cordialità di quegli abboccamenti, 
Clemente von Hiigel nel suo diario. Cfr. F. Lemmi, Un diario del barone von Hiigel du- 
rante la campagna d'Italia del 1814, Firenze, 1901, pag. 49. 

3) Dev'essere identificato col barene Gillo Rougier, generale di brigata dell'esercito ita- 
italiano, detto Ruggeri in alcune altre fonti, fra l'altro dal Coràccini, op. cit., p cxxiii, che 
lo dice " buon ufficiale „. 

4) Giunto il commissario imperiale Sommariva, i collegi elettorali, dopo averlo ossequiato 
coli' inviargli una loro delegazione, sospesero i loro lavori. Cfr. Giovanni de Castro, o/>. c/Y , 
p.p. 181-82. 



93 



domandando la stessa cosa; alla testa di questa nuova cosa è il Colon- 
nello Visconti' e Bossi Benigno-, il quale è furente; una quantità di 
persone di sano criterio hanno cercato di dissuadere questi signori e di 
rappresentar loro tutta la sconvenienza di questo passo, avendo già noi 
altri una Deputazione alle Alte Potenze Alleate, ma tutte le ragioni furono 
inutili. Genova fiorisce tutti i giorni ed è tripudiante di avere ricuperata 
la sua antica libertà e costituzione^. Ieri sera è arrivato M."" de Lavoguyon, 
il quale riparte subito per Genova, Parigi e Londra con missione del 
suo Re; pare che non sia vera la sommossa di Napoli^ ed il Re si trova 
a Bologna. Non si sa quando arrivi Bellegarde, temo che non abbia molti 
applausi. Noi non abbiamo alloggi, cosa a quanto mi pare che contraria 
un poco il desiderio che si aveva d'averne. Camillo Guerrieri mi ha pre- 
sentato in palco il Conte di Lamberg ungarese capitano degli Ulani, 
Pompeo Litta mi presenterà il Conte Esterhazy ed un altro Conte di cui 
non m.i ricordo il nome, aiutanti di Neipperg. Trecchi mi presentò l'aiutante 
del generale inglese, tutta gente^che parla bene l'italiano ed il francese, 
molto bene educati. Oggi Kewenhuller dà un gran pranzo a tutti i signori 
più grandi che si trovano a Milano. Si dice che il generale Bellegarde 
conduce seco sotto il suo impero il Ministro dell'Interno Vaccari; ti do- 
mando come si debba soffrire con tranquillità di vedere ancora fra noi uno 
di quella maledetta razza =. 

Altre notizie patrie non ve ne sono, almeno a mia cognizione; sia 
persuaso che mi do tutto il moto per rintracciarle, per potere soddisfare 
alle tue brame, spero che sarai contento di me, anzi temo qualchevolta 
di estendermi un po' troppo sopra cosa non tanto significante, ma lo faccio 
dietro al desiderio che mi hai mostrato d'essere informato di tutto. E per 
me certo ch'ella è cosa molto dolce di potermi così trattenere più a lungo 
con te, mio caro, che amo veramente di cuore. 

1) Annibale Visconti, colonnello della Guardia Civica. 

2) Intorno al Marchese Benigno Bossi (1788-18701, che doveva essere uno degli ultimi 
superstiti di quella generazione, cfi . G. de Castro, / ricordi auto-biografici inediti del 
Marchese Benigno Bossi in Archivio Storico Lombardo, XVII, I connotati del Bossi sono 
allegati, quali evidentemente li fornì la polizia milanese, ad un rapporto ted sco ■6-1-1822) dello 
Strassoldo al Sedlnitzkj', che il conte Badeni comunicò ài conte Nigra e la cui traduzione è 
inserita in A. d'Ancona, op cit-, pag 273. Il Bossi, profugo per lunghi anni in Is vizzera, ritornò a 
Milano nel 1S48 e fu allora inviato dal governo provvisorio a Londra, in missione diplomatica. 

3) Sulla ripercussione che ebbe quest'effimera restaurazione degli ordinamenti liberi in 
Genova, sotto l'egida degli inglesi, si da risvegliare le più vivaci speranze negli italici d'ul- 
tra parti d'Italia, cfr. Bar. von Helfert, La caduta della dominazione francese nell'alta 
Italia e la congiura militare bresciano • milanese nel 1814, (trad. Cusani-Confalonieri , Bo- 
logna, 1894, p.p 85 e seg. 

4) La voce di tali moti è forse da riconnettersi coi tentativi di un pronunciamento de- 
gli ufficiali napoletani, per chiedere una costituzione; essi non ottennero però, come s'era dap- 
prima pensato, l'appoggio di Lord William Bentinck. Cfr. Fieldmarshall Arthur Duke of Wel 
LiNGTON, Supplementary despatches, correspondence and memoranda, London, 1862, vol. IX. 

5| Questo avvampare di odii municipali, dei quali si fa eco fin la mite contessa, mostra 
ancora una volta quanto tempo e quali vicende fosser necessarii a maturare sensi di civile 
fratellanza fra gli italiani. Cfr. la nota 2 a pag. 82. 



94 



Il fattore della Santa mi spedisce un espresso per avvertirmi che oggi 
e domani passano da Monza due colonne di 9 mila uomini ciascuna, ed 
in seguito un'altra più piccola di truppe Austriache, le quali saranno 
divise nei comuni vicini e corre l'obbligo di dare da mangiare all'ufficia- 
lità. V'ha però per questo una tariffa secondo il loro grado, il quale 
mantenimento verrà indennizzato nella prossima rata di carichi prediali. Io 
dunque ordinai al fattore, che desse agli ufficiali tutte le camere disopra 
che non sono state accomodate, e compresa anche la nostra se ciò abbi- 
sogna, levatine i nostri letti, e che desse loro i letti delle donne, e gli 
altri più scadenti, e che cercasse d'escludere i buoni; ordine di tener 
chiuso l'appartamento a pian terreno, e tutta la cappuccina disopra. Circa 
al mantenimento gli dissi, o di dar loro i denari secondo la tariffa, o se 
volevano essere trattati, di mandare a prendere all'osteria il pranzo per 
il detto prezzo, essendo cosa più economica che il farlo fare in casa, ciò 
che m' è stato consigliato anche dal Barchetta. Il Cielo ce la mandi buona 
che non ci guastino niente! Se fosse stata cosa conveniente ci sarei andata 
io stessa per tenerli d'occhio; il Barchetta è stato spedito da mia madre 
a Cologno per lo stesso oggetto. Non avendo più luogo da scrivere finisco; 
non mi resta altro da dirti che ti prego ricordarti di me che ti amo tanto, 
e di scrivermi più spesso possibile. Tua 

aff.ma Moglie. 

Rasini, Calderara, Allemagna e tutti gli amici ti salutano. 



Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita \ 

Il Conte Carlo Luigi Rasini 
A Federico Confalonieri, a Parigi 

Milano 2 maggio 1814. 
Amico carissimo, 

Sento che parte il generale Rambour per Parigi, che si dice che 
venga costì per far la causa dei militari francesi, che sono impiegati al 
servizio dell'armata d'Italia, presso il ministero della guerra di Francia. 
Ti scrivo due righe non avendo tempo di fare di più per metterti in 
qualche modo al fatto dello spirito che domina in oggi nel nostro paese, 
riservandomi poi a darti più distinti ragguagli colla prima occasione. Mio 
caro amico, necessita istantaneamente che venga pronunciata la nostra 
sorte al più presto che sia fattibile, altrimenti vanno a succedere dei grandi 

1) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere, cit., pag. 295, attribuendola erroneamente al de 
Felber. 



— 95 — 

guai. Il partito della cabala ha trovato un altro mezzo termine per sostenersi, 
e cerca con lunsinghiere apparenze di suscitare nuovi torbidi e di semi- 
nare dissensioni, affine di poter in qualche modo assicurare la sua esistenza. 
Per nostra disgrazia siamo ancora inondati da tutta quella canaglia, senza 
l'allontanamento della quale non avremo piìi pace. 11 generale Bellegarde 
colla sua nuova convenzione del giorno 23' si è obbligato a mantenere in 
attività l'impianto del governo come si trovava, e di non far cambiamento 
alcuno sino alla decisione della nostra sorte, e quindi eccoci tolto il mezzo 
per liberarcene. Ora non potendo più mettere in campo né il partito di 
Napoleone, né quello di Eugenio, come proscritti per sempre, vanno 
esaltando le menti colle idee d'un regno grande indipendente, retto da 
un capo costituzionale, ed obliando che la nazione, rappresentata dai corpi 
elettorali, ha già presentato le sue suppliche alle Alte Potenze Alleate per 
mezzo della nostra deputazione, si formano complotti, si destano partiti 
e si riscaldano le menti di tutti gli individui che li ascoltano. Voi sapete 
che qui si trova il generale Inglese Mackferlan mandato da Lord Bentink 
per esplorare le circostanze del paese in conseguenza della missione di 
Trecchi; ora dunque, immaginandosi che questo possa assai, nel mentre che 
non ha qui spiegato veste alcuna, si è suscitato un gran partito in favor 
suo, di modo che ogni volta che si presenta al teatro si fanno replicati 
applausi marcatamente distinti, nel mentre che se ne fa nessuno a Som- 
mariva, il quale ha spiegato la veste di commissario imperiale per prender 
possesso di tutti questi paesi a nome di tutte le potenze alleate, il che 
diventa chiaramente un disprezzo; non bastando questo, si é immaginato 
anche di andare a prendere delle firme di m.olti individui, tra i quali si 
trovano la maggior parte degli ufficiali della guardia civica, per fare un 
indirizzo in suo nome a questo inglese onde manifestargli la domanda 
di un regno indipendente. ^ Sui caffè, nei luoghi pubblici si contrasta, si 
disputa, nascono mille alterchi sopra questo argomento, e se non viene 
un pronto rimedio, la cosa vuol finir male, giacché la polizia che, contro 



1) Secondo il diario del barone von Hiigel, il Bellegarde motivò la domanda al principe 
Eugenio della convenzione (che vediamo qui inesattamente interpretataf colla necessità di far 
finire i tumulti nell'interno del regno coll'occupazione austriaca. Ciò mostra ancora una volta, 
se ve ne fosse bisogno, che tale invasione fu prodotto diretto della rivoluzione del 20 aprile. 
Già la Principessa Belgioioso Trivulzio, op. cit., pag. 87 e seg., aveva compreso come il viceré 
non avesse ormai più veste per rifiutare la convenzione, giacché la clausola sospensiva stipulata 
a Schiarino-Rizzino supponeva il consenso degli italiani ad averlo per re, visibilmente mancato, 
e, come francese, egli doveva seguire le istruzioni del governo provvisorio parigino. 

2) Dev'essere l'indirizzo presentato il 30 aprile al Mac Parlane dagli ufficiali della Guardia 
Civica. Fu redatto, a richiesta del colonnello Annibale Visconti e dei capi-battaglione Carcano, 
Filippo Ciani e Crivelli, da Ugo Foscolo. L'originale è ora a Londra, nel Public Record Office 
(Foreign Office, Italian States 6r), testo pubblicato nell'/ìrf/imo Storico Lombardo, a. xxxvi: 
G. Gallavresi, La rivolusione lombarda del 1814 e la politica inglese, mentre dalla minuta 
del Foscolo è tratta l'edizione deli'Orlandini in Ugo Foscolo, Prose politiche, Firenze 1850 
p.p. 73 e seguenti. 



il parer universale, si è voluta lasciar in mano al sig. Luini ^, invece di 
sedare questi tumulti li fomenta e li anima. Il tutto proviene come non 
posso cessare di ripeterlo da quella immensa turba di canaglia che ci 
circonda ancora, che prevedendo che con un piccolo stato non vi sarebbe 
pili luogo per loro, cerca di fomentare delle idee gigantesche, secondo il 
sistema delle quali essa avrebbe ancora campo a primeggiare. Si stampano 
persino de' libelli ove sono dichiarate tutte le loro pretese e la polizia ne 
permette il libero smercio, onde tu vedi in che mani ci troviamo. La nostra 
Reggenza è troppo debole e non ha che le mezze misure, le quali in 
queste circostanze non valgono. Avrei molte altre cose a dirti, ma mi 
riserbo al primo corriere. Invidio la tua sorte di trovarti a Parigi in 
un'epoca tanto straordinaria. I buoni cittadini hanno tutta la fiducia 
negli individui che si trovano presso le Alte Potenze per il bene del 
proprio paese, ed altro non desiderano che la destinazione nostra sia 
manifestata sollecitamente, onde poter sortire dallo stato di dissensione in 
cui si trova il nostro paese. Addio, conservami la tua amicizia e prevaliti 
di me se mi credi in qualche cosa capace. 

[Carlo Luigi Rasini]. 



LVIl 



Archivio di Stato di Milano - Proc. dei Carbonari - Busta 26 
Fessa DLI N. 14. Inedita. 

Il barone Giuseppe Pallavicini a Federico Gonfalonieri 

Milano li 2 Maggio 1814. 
Amico Carissimo, 

Ho promesso d'annojarti con qualche mia lettera, e mantengo la parola. 
Io mi sono posto in libertà, e ragione efficacissima mi ha indotto a pregare 
la Reggenza di dispensarmi dall'incarico affidatomi, ma se mi sono allon- 
tanato dall' ufficio, non mi sono allontanato dalla buona causa. Amo di 
cuore la mia Patria, e desidero la quiete, e la solida prosperità del mio 
Paese. 

1) Il conte Giacomo Luini, uno dei reduci dalle casematte di Cattare, era stato primo 
presidente della corte di giustizia civile e criminale a Milano. Nel 1811 successe a France- 
sco Mosca nella direzione generale di polizia. Sul suo atteggiamento nel 1814, che parve 
poco sicuro (forse per le sue simpatie muratiane), cfr. Melzi d'Eril, Memorie-Documenti' 
cit., vol. II, pag. 416 e Lemmi, La Restaurasione, etc., cit. pag. 105. 



J. A CONTESSA ["KkESA CoNFALt)NIERI CaSATJ 
da un 'juadretto ad olio (Milano 1814?) 

-îppartt^nente .lì',, , .,n<H.-ca j.^j^a Casali Neuroni 



voluta i 
I, ii< .1 lomenta e >■. ,i. ...... 

H ripeterlo da quella imn^ 
.. i^oiïûii alinea, che prevede; 
•••■;': luogo per loro, cerca di 

'. delle quali essa avrebbe ancora campo a prin 
. .,..!0 de' libelli ove sono dichiarate tutte le loro p» 
permette il libero smercio, onde tu vedi in che mani . 
Reegenza è troppo debole e non ha che le mezze sri;: ;r;, i- quaw ' 
;!csre cir'^ostan^o rion valgono. Avrei molte nltre cose a dirti, ma n 



; genza d .rmi dair incarico attiaatomi, ma se mi so; 

.. ;., ,u dall' ufn.:., :,.i. ini s^^»' > .n . ■' .^ (o dalla buona catf-' 
uijore la mia Patria, e desiti :■ la solida prospe: 



— 97 — 

Lo stato è tranquillo, ma chi lo contempla con occhio attento può 
accorgersi che germoglia qualche seme di dissidio. Uno stuolo numeroso 
d'impiegati nulla aventi, che credevano eterna la cessata forma di Regno 
si sono qua stabiliti, ed accasati. Questi ora più non sanno se potranno 
rimanere, o se dovranno partire; essi stanno in forse di perdere il pane, 
e un tal timore li rende ragionevolmente inquieti. 

Varj possidenti memori degli anni precedenti alla rivoluzione francese 
desiderano la prisca sorte; altri guidati da un sentimento nazionale ago- 
gnano l'indipendenza. I militari temono sciolta l'armata, ed intercisa la lor 
carriera. Questo contrasto di passioni, e di desiderj potrebbe nuocere alla 
buona armonia. Un modo di prevenire una gran parte dei temibili incon- 
venienti sarebbe quello di congedare con qualche gratificazione quegli 
impiegati sopra indicati che non appartengono al Regno inviandoli alle lor 
case, ma, siccome s'ignora quale configurazione geografica possa avere 
il Regno stesso, così molti di loro non si possono attualmente riguardare 
come forestieri; da ciò ne deriva che tutti rimangono in uno stato d'in- 
certezza, che suol sempre produrre lo sviluppo di contrarie affezioni. Il 
teatro di Milano ne fa fede. Al comparire degli ufficiali tedeschi si applaude, 
ma si applaude ancor più al comparire degli ufficiali inglesi nella lor loggia. 
Allo stesso generale inglese Makferlane dispiace questa parzialità, che lo 
pone, come egli disse, in una situazione gênante. Al generale Sommariva 
può dispiacere per un altro verso. Intanto i mal intenzionati potrebbero 
approfittare delle diverse opinioni dei cittadini per dividere il paese in 
fazioncelle. Tu vedi dunque quanto importerebbe che fosse presto decisa 
la nostra sorte, perchè allora ognuno si rassegna al proprio destino ed 
impiega misure placide e regolari per la conservazione del suo ben essere. 
Se tu leggi con indulgente attenzione questo mio foglio, troverai forse che 
non è affatto estraneo all'indole della tua missione. Ho avuto intenzione 
di persuaderti che quanto più presto le Alte Potenze Alleate pronunzieranno 
il nostro destino, tanto più presto rimarranno nel lor nascere soffocati i 
germi delle interne dissensioni. 

Intanto scrivimi, amami, e credimi 

Tuo aff.mo amico 
Giuseppe Pallavicini. 



v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 

à Paris 
(nota di Federico;) reçu le 10 à 7 heures du soir. 



— 98 — 

LVIII 

Archivio Casati - Cotogno Monsese Edita *. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Parigi il 3 maggio 1814. 
Carissima moglie 

Ormai da quattro giorni in Parigi, non fummo raggiunti 
che dai due commercianti ^; il rimanente della deputazione non 
è ancor comparso. Ciò mi spiace sommamente : la loro presenza 
è assolutamente necessaria al più presto. La marcia delle 
cose rende urgenti delle determinazioni istantanee ; io ho 
fatto tutto quello che non poteva compromettere la mia re- 
sponsabilità, e che poteva essere preliminare alle loro opera- 
zioni, ma nell'estrema delicatezza di nostra posizione nulla mi 
è permesso d' intraprendere più oltre. Eccoti alcuni risultati 
del già operato, ed eccoti frattanto alcune notizie, di cui farai 
quell'uso che prudentemente crederai colle diverse persone. 
Fontanelli che ci aveva preceduto di due giorni nulla aveva 
lasciato di intentato dal suo canto. Munito di lettere del prin- 
cipe Eugenio, e della corte di Baviera, si era presentato all'im- 
peratore d'Austria, ad Alessandro, al re di Prussia, ed ai mem- 
bri tutti del Governo francese. La già imperatrice Giuseppina 
appoggiava con ogni sorta di mosse e di tentativi la causa 
del figlio. Essa non pareva la più disperata, dacché certa ma- 
gnanimità di cui fa pompa volentieri l' Imperatore Alessandro 
sembrava interessarlo per chi aveva preso 1' onorata devise 
di fidélité et honneur. Il nostro arrivo, e quello quasi con- 



1) V. F. CoNFALoSiERi, Lettere, cit. pag. 5. 

2) L'ordine dei commercianti, o per meglio dire il collegio elettorale, fu rappresentato 
nella deputazione da Giacomo Ciani e da Pietro Ballabio. Il primo era fratello dello scu- 
diere Gaetano, assai più eminente di lui nella vita politica italiana, e già doveva contar parecchio 
innanzi la caduta del regno, se I'Armaroli, op. cit. pag. 13, lo nomina, fra pochissimi, ad 
indicare il carattere delle sottoscrizioni apposte alla fatale petizione del 19 aprile. Pietro 
Ballabio, altro di quei firmatari, era capo-battaglione della guardia civica. Lodovico Giovio, 
Memoria intorno all'opuscolo intitolato sulla rivoluzione di Milano (in Pellini, // gene- 
ral Pino cit. ed in G. Gallavresi, / ricordi ed il carteggio del conte Ludovico Giovio, 
Periodico della Società Storica Comense, XVII, 1908), loda altamente il Ballabio per quanto 
avrebbe operato il 20 aprile, proteggendo coi suoi militi l'escita dei senatori dal palazzo, 
quando questo fu invaso dai tumultuanti. 



— 99 — 

temporaneo di Gifflenga \ fece conoscere l' impossibilità di più 
continuare ad erigere un edificio su di una base che veniva 
ad essere stata sì vigorosamente minata. Il generale Fontanelli 
dal linguaggio il più deciso ed energico che teneva in prima, 
spinto sino all'i mpudenza di dire, che in ogni evento trenta- * 
cinque mila baionette italiane avrebbero sostenuto sulla linea 
del Mincio il voto nazionale pel principe, cominciò a bas- 
sare ^ esprimendosi che la sua missione era finita, ch'egli aveva 
servito con zelo il principe, ma che ora la sua ubbidienza era 
dovuta alla nazione, etc. La sua imminente partenza ci assicurerà 
più che le sue proteste. Non feci motto di Bertoletti, perchè 
dal primo giorno si pose a letto. 

Sventata ormai definitivamente la cabala sopra Milano, si 
briga ora dai suoi partigiani, fra quali figura Aldini ^, per fargli 
avere le legazioni; la riuscita n' è la più improbabile. Gli ultimi 
avvenimenti di Milano, ed il suo proclama di Mantova hanno 
raccolto sulla sua testa il ridicolo e l' indignazione della più 
parte dei gabinetti. Oggi è arrivato Tascher^; pare che il prin- 
cipe stesso arriverà quanto prima ad arringare in persona la 
causa pro domo sua ^ 

Le principali mie cure in questi giorni furono dirette a 
portarmi più avanti nella conoscenza del gran trattato europeo, 
che si sta ora discutendo. Vi hanno delle basi adottate, delle 



1) Cfr. Weil, Le prince Eugene et Marat, cit. t. IV p. 490. 

2) Forse francesismo da " baisser „. 

3) Antonio Aldini (1755-1826), ministro segretario di stato del regno d'Italia risiedente 
a Parigi. Per la biografia di questo celebre statista bolognese, è di capitale importanza l'o- 
pera, rimasta pur troppo incompiuta, del nipote di lui Antonio Zanolini, Antonio Aldini ed 
i suoi tempi, Firenze, 1864-67. 

4) Il conte Tascher de la Pagerie, capo-squadrone, cugino dell'imperatrice Giuseppina, e 
quindi del viceré, apparteneva alla casa militare di quest'ultimo in qualità di aiutante di 
campo. Accompagnò, il principe in Baviera, secondo racconta, con ricordi personali, il 
M.'o F. CusANi, op. cit., vol. VI, p.p. 301-02. Cfr. Du Casse, op. cit., t. X p.p. 281-82. 

5) Arrivò il 9 maggio, col Méjan, ma si recò direttamente alia Malmaison, abboccandosi 
nei giorni seguenti collo czar, con Luigi XVIII e col re di Prussia. Il Marescalchi informava 
minutamente di ciò la reggenza nelle sue lettere del 10 e dell'll al cav. Borghi, incaricato 
del portafoglio degli esteri. In quella del 9 dice pure : " la Deputazione si conduce, non si 
può dir meglio, e si è acquistata a quest'ora la considerazione dell'intero corpo diplomatico, 
il quale dapprima incerto del giudizio che ne aveva a formare, ora è unisono a suo ri- 
guardo „. (Corrispondenza coll'impero francese, Parigi, 1814, nell'archivio di stato di Mi- 
lano). Cfr. pure la lettera del principe Eugenio alla moglie, del 9 maggio, in Du Casse, 
op. cit., t. X, p.p. 288-289. 



— 100 — 

altre ancor flottanti nella massima incertezza. In genere, la 
Francia non pagherà mai caro abbastanza un trono già con- 
quistato, e regalato. La Russia avrà i suoi ingrandimenti nel 
nord. L'Austria sarà rimessa sul piede dei possessi del 1789, 
ed ancor più. Il Belgio tedesco e francese sarà riunito all'Olanda. 
La preponderanza della casa d'Austria in Italia sarà massima; 
Piemonte, Toscana, stati Estensi, la più parte degli stati Papali 
ritorneranno ai loro antichi padroni. Parma e Piacenza a Maria 
Luigia, ereditarie nel figlio. Il Veneziano e la Lombardia sono 
assolutamente devoluti all'Austria ; possa questa corona esser po- 
sta sulla testa di un principe da se ed i nostri voti avranno 
esito, ma l'orizzonte su di ciò mi fa tremare. Tutto si metterà 
da noi in opera, ma le baionette non sono con noi! Fortunatamente 
la conoscenza con Razumofski, ^ Scw^arzenberg ^, Humboldt ^, 
Dalberg *, e varj altri conduttori della cosa, dai quali lui anche 
privatamente perfettamente ricevuto^ mi ha fornito mezzo di 
conoscere la carta dove dobbiamo navigare ne' suoi dettagli, 
ed insinuare loro riservatamente quanto può servire alla mi- 
glior riuscita di nostra causa. 

1) Il conte, poi principe Andrea Razumofski era stato lungamente ambasciatore di Russia 
a Vienna e vi ritornò come uno dei plenipotenziarii del suo governo al celebre congresso, 
Gran signore spendereccio, non sembra essersi occupato troppo degli affari. Ebbe il gran 
merito di proteggere efficacemente il Beethoven. Morì nel 1836, dopo essersi convertito, 
dallo scisma greco, al cattolicismo. Cfr. su di lui Der ÌViener Congress, Wien, 1S98. 

2) Il principe Filippo di Schwarzenberg era il comandante le truppe austriache che entra- 
rono in Parigi alla fine di marzo, colle russe e colle prussiane. Nato a Vienna nel 1775. 
veterano delle guerre contro la Turchia e la Francia, ambasciatore a Parigi, ove perdette la 
moglie tragicamente per l'incendio scoppiato mentre dava un ballo all'imperatore, capo del- 
l'esercito ausiliario austriaco nella campagna di Russia (ove secondò fiaccamente Napoleone), 
fini la gloriosa carriera come presidente del Supremo Consiglio aulico di guerra e morì nel 1820. 

3) Guglielmo di Humboldt (1767-1835 , filologo e statista, era allora in Parigi, accompa- 
gnandovi il re Federico Guglielmo. Dev'esser egli il ministro di Prussia a cui si riferisce 
il racconto, cosi istruttivo, della Principessa di Beloioioso, op. cit., pag. 96, riguardante il 
discorso che avrebbe tenuto coi deputati lombardi a Parigi : 

" Mostrossi — cosi scrive — premuroso per loro, ed abboccossi più volte con uno di 
essi, il conte Alberto Litta, uomo di grande ingegno e di squisitissimo gusto : Io vorrei pure 
aiutarvi, diceva un giorno quel ministro al Litta, e parecchi de' miei colleghi vorrebbero essi 
pure assicurare alla bella vostra contrada una certa quale indipendenza. Ma eccovi tutto i 
nodo della faccenda: potete voi tenere in arme, per poche settimane ancora, trenta o che 
mila uomini? Con questo puntello è facile che ottenghiate l'intento; ma senza di esso, non 
pensateci nemmeno „. 

4) Il duca Emerico Giuseppe di Dalberg (1773-1333), devotissimo al principe di Talley- 
rand, era allora membro del governo provvisorio sorto in Parigi sotto l'egida del celebre 
statista. Un ritratto, a colori lusinghieri, di questo gran signore tedesco, per qualche 
tempo acquisito alla causa francese e molto conosciuto in Italia dopo il suo matrimonio 
colla marchesina Brignole, si legge in B."» Sers, Mémoires, Paris, 1906, p.p. 72 e seg. 



101 



Oso ancora esser certo che saremo da più parti pos'^ente- 
inettte assecondati, ma egli è fatale il non poter esprimere che 
voti e non aver iniziative né basi a trattativa ! Oggi è la so- 
lenne entrata del Re, egli è un giorno d'ebbrezza. Un Borbone 
dopo 29 anni seder su quel trono di Francia, che al suo pre- 
decessore erasi fatto cambiare coli' échafaiid ! Avvenimenti 
strani, lezioni indelebili ! Il tuo Federico. 

Saluti a tutti gli amici, dì loro che l'amor patrio mi scalda 
il petto; non ho ancor fatto un passo per Parigi se non in 
carrozza per correre ove il bisogno lo richiedeva, non ho ancor 
visto uno spettacolo, ma almeno sieno i miei voti coronati ! Po- 
trai far vedere la mia lettera ai più intimi amici; non dimen- 
ticare Fagnani, Porro, e Trechi se sono a Milano. 

Sono ancora affatto digiuno di nuove de' miei, nessuna 
lettera mi è giunta. Fa in casa i miei doveri con tutti, amami 
e credimi veramente tuo. 

In questo punto il principe di Metternich ^ con un privato 
biglietto mi prega di passare da lui dopo l'entrata del Re; i 
nostri destini stanno molto in sua mano. 

Ogni cosa farà Piero Sayler per la vendita dei miei cavalli 
sarà ben fatta, raccomandaglieli caldamente. Arrivano in questo 
momento Trivulzio e Sommi '^. Ricevo pure delle lettere da 
Milano per mezzo del corriere Cadet, Rilevo da esse che siete 
in grandi errori sui movimenti politici. Vi parlo su di ciò con 
tutta la certezza. V inganna chi vi dà tante belle speranze. 
Tenetevi in guardia contro le risposte favorevoli di chi, obbli- 
gando la propria parola, nulla obbliga per le sue potenze. 

J) Clemente principe di Metternich (1773-1859) fu l'arbitro della politica estera dell'Au- 
stria durante una lunghissima serie d'anni. Si potranno consultare su di lui, sia il libro di 
Ch. de Mazade, Le règne diplomatique de M. de Metternich, Paris, 1889, sia i monumentali 
Mémoires, documents et écrits divers, Paris, 1880-1884, che il figlio del principe, Riccardo, 
fece pubblicare dal Klinckowstrom. Il Metternich era dal 1809 ministro degli esteri della mo- 
narchia. Egli stava per lasciare Parigi ed il ministro italiano Tassoni scriveva da Berna al 
cav. Borghi che il 7 maggio era già passato dal paese di Vaud " recandosi in Italia „ (Cor- 
rispondenza colla Confederazione Elvetica, 1814, Cart. 465 - nell'archivio di Stato di Milano). 

2) Serafino Sommi, altro dei deputati eletti dai collegi elettorali, era un gentiluomo cre- 
monese. Nato nel 1778 dal decurione Gerolamo e da Costanza Mainoldi Gallarati, era già 
stato deputato della città nativa a Napoleone nel 1805 ed aveva fatto parte del corpo legisla- 
tivo del regno. Fu dei rappresentanti di Cremona anche nella prestazione del giuramento di 
fedeltà all'Austria. Fu deputato nobile di Cremona nella congregazione centrale e si adattò 
di buon grado al rinnovato regime austriaco. Mori nel 1857. Cfr. M.se Guido Sommi Pice- 
NARDi, La famiglia Sommi 1893, tav. XV, 



-102 — 

LIX 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita V 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Casati 

Parigi lì 4 maggio 1814. 
Carissima moglie 

Ho ricevuto delle notizie da Milano, ma non già delle tue. 
Milano è nell' inganno, egli è ben doloroso il doverne sortire 
quando l'inganno è dolce. Noi siamo venduti, sorte ben fatale 
per chi ha fatto scannare cento mila vittime in sostegno di 
tutt'altra causa che la propria. Un mese prima eravamo ancora 
in tempo per fare qualche passo alla nostra politica esistenza ; 
ora non ci resta che ad implorarla ^ Ci verrà essa accordata? 
L'Austria è l'arbitra, la padrona assoluta dei nostri destini. 
Ecco cangiato lo scopo di nostra missione. Non trattasi più di 
domandare alle AA. PP. costituzione liberale, indipendenza, 
regno ecc. ecc., trattasi di implorare ciò che un padrone ci 
vorrà accordare ! ! 

Ieri ebbe luogo l'entrata di Luigi XVIII. Grande avveni- 
mento ! Vidi la più parte degli spettatori o indifferenti, o mal 
ferrenti. Stordita Nazione, ha bisogno di esser condotta colla 
catena, e col flagello ! Ventiquattro anni di disastri non l'hanno 
ancora resa alla ragione. Ma l'orgoglio, ma la vanità francese 
è bassa. Il mio servitore ottiene più colla sua barbara non in- 
tesa favella, che non s' otterrebbe con le vie più energiche di 
persuasione. Si obbedisce tremando a chi parla una lingua 
straniera; non sta questo avvantaggio per 1' Italiana; ahi che 
non è a lei serbato che l'obbedire e non già il farsi obbedire! 



1) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere cit , pag. 8. 

2) Infatti il 1» maggio Lord Bentinck aveva scritto da Genova a Lord Castlereagh " to 
the Milanese who ask me for support, I can well say why did you not rise sooner, why 
did you put it off till a time when the war being over, your act can be of no use to the Allies 
or to yourselves unless they please to espouse your cause? „ (G. Gallavresi, La rivolu- 
zione lombarda del 1814 e la politica inglese in Arch, storico lombardo a. XXXVI p. 140). 



— 103 — 

Vidi Wellington \ Castlereagh ^, l' imperator delle Russie, Co- 
stantino ^ Blticher^ , Schvarzenberg, e mille altri ad una parata 
ch'ebbe luogo stamane? Quali oggetti, quante idee per la mia 
immaginazione ? Gli inglesi vengono a stormi, domani sono in- 
vitato ad un gran ballo che dà Sir Charles Stewart ^ per i fe- 
lici avvenimenti occorsi ; vi sarà raccolto quanto havvi di mar- 
cante in Parigi. Fa vedere agli amici ciò che ti scrivo in 
scambio di poter scrivere loro come farei se avessi un mo- 

1) Arturo Wellesley, poi duca di Wellington {1814), nato da nobilissima stirpe il primo 
maggio 1779, si segnalò dapprima nelle guerre della rivoluzione e nelle Indie, ma conquistò 
la sua gran fama col far vacillare le aquile napoleoniche in una serie di combattimenti pro- 
seguita per sei anni nella penisola iberica, dalla quale riesci, col favore degli abitanti, a 
scacciare i francesi. Vincitore col Bliìcher a Waterloo, rientrò trionfante in Parigi dopo i 
100 giorni e rimase in Francia alla testa dell'esercito d'occupazione. La sua attitudine, nelle 
lotte parlamentari inglesi alle quali prese gran parte, dal 1815 alla sua morte avvenuta 
il 14 settembre 1852, fu di un conservatore convinto, mitigatosi da ultimo per opera del 
Peel. Sono pubblicate monumentali collezioni di suoi dispacci, ordini, lettere: Duke of Wel- 
lington, Despatches from zjgg to i8i8, compiled by Col. Garwood, London, 1834-39 e A. 
Duke of Wellington, Supplementary despatches, correspondence and memoranda, edited 
by his son, London, 1858-79. Cfr. pure Sir Herbert Maxwell, The life of Welligton, Lon- 
don, 1889. 

2) Roberto Stewart, marchese di Londonderry, visconte Castlereagh (1769-1822), fu, come 
è noto, alla testa del ministero inglese degli affari esteri, implacabile avversario di Napo- 
leone L Ancor giovane divenne l'uomo più importante del parlamento irlandese, di cui pro- 
mosse con ogni mezzo l'aggregazione a quello inglese, ottenuta coll'unione dei due regni ed 
accomunata nel pensiero di Lord Castlereagh ad una mitigazione nella secolare persecuzione 
dei cattolici dell'isola. Dal 1801 in poi si consacrò particolarmente alla politica estera e fu mini- 
stro con Addington (1802), con Pitt (1804), col duca di Portland (1807), pel dicastero dell'In- 
dia e della guerra, ma tenendo già in mano le fila delle lotte contro l'impero francese. La- 
sciato un poco in un canto dal suo partito (tory) dopo l'insuccesso della spedizione di Wa- 
Icheren da lui voluta e preparata, fu dal 1812 alla sua morte segretario degli affari esteri e 
leader della maggioranza della camera dei comuni. La campagna diplomatica, che fu con- 
dotta tenacemente dagli inglesi per suscitare d'ogni parte imbarazzi a Napoleone, è in gran 
parte opera del Castlereagh, che, quando la vide, nel dicembre 1813, prossima al successo, 
si trasportò sul continente esercitando la sua energica azione al fianco degli eserciti com- 
battenti, Purtroppo egli non esitò ad abbandonare, per attinger la meta, quella parte dei 
disegni antinapoleonici dei quali s'era meno direttamente occupato, cioè i piani di riscossa 
nazionale pei quali il Bentinck s'era in qualche misura accordato cogli italici. Questi po- 
teron proclamarsi traditi dal Castlereagh. Cfr. A. Auson, Lives of Lord Castlereagh and 
Sir Charles Stewart, Edinburgh, 1851. 

3) Il granduca Costantino (1779-1831) era fratello dello czar Alessandro I. 

4) Il principe di Bliìcher (1742-1819), dopo aver guerreggiato lungamente contro la Fran- 
cia, capitanò, alla riscossa prussiana del 1813, le truppe regie. Fu il principale antagonista 
di Napoleone nella celebre campagna di Francia (1814| e ne riesci vincitore, dopo alquante 
sconfitte, aprendosi la via di Parigi. Tutti sanno qual parte il Bliìcher abbia avuto nella 
giornata decisiva di Waterloo. 

5) Sir Charles Stewart (divenuto poi il 3° marchese di Londonderry), nato nel 1778, morto 
nel 1854, fratellastro di Lord Castlereagh, era stato in tutta quella guerra plenipotenziario in- 
glese presso il quartier generale degli alleati. Fu poi ambasciatore a Vienna alla fine d'a- 
gosto 1814, rappresentò l'Inghilterra ai congressi di Vienna. Troppau, Lubiana e Verona, e 
si affermò come parlamentare rigidamente tory. 



— 104 — 

mento di tempo. Di loro che non meriterò certo i loro rim- 
proveri, che o vivremo felici insieme, o piangeremo il nostro 
danno, ma non la nostra colpa. Fa per mia parte tutto ciò che 
si deve alla famiglia, e credimi con sentito e tenero amore 

F. Gonfalonieri. 

P.S. — Litta, Somaglia ^ e Fé non sono ancor giunti. 



LX 

Archivio Casati • Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 5. 

Milano il 6 Maggio 1814. 
Carissimo Federico 
La tua carissima lettera scrittami da Lione mi ha veramente colmata 
di gioia, dandomi essa buone nuove della tua salute, e la certezza che 
hai fatto buon viaggio sino a quell'epoca; essendo la metà più pericolosa, 
spero che sarai arrivato felicemente a Parigi, e secondo i miei calcoli 
dovrei ricevere una tua lettera datata da quella superba città questa sera 
o al più tardi domani mattina; spero che non rimarrò delusa, e desidero 
che me la continui coll'esattezza che hai avuto in viaggio. Alla Santa 
sono stati alloggiati in casa per tre giorni un comandante maggiore, due 
capitani, un ufficiale, 12 persone di servizio e 35 cavalli; sono andati 
tutti a mangiare per nostro conto all'osteria, ma non hanno rilasciato i 
buoni, com'era di dovere, ed anzi avendoli richiesti due volte il fattore 
all'ufficiale superiore, è stato minacciato del bastone, hanno voluto entrare 
nell'appartamento terreno, ma non hanno guastato nulla, e pare che non 
abbiano fatto altri danni, almeno per quanto ho potuto rilevare da una 
lettera scrittami dal Prina; il medesimo teme d'avere altri alloggi avendo 
inteso dire che deve arrivare una forte colonna a Monza uno di questi 
giorni. La Durini ha partorito felicemente questa mattina un maschio ^ in 

un momento ^ 

La Mamma Grande mi tratta meglio ed anzi mi ha invitata ad an- 
dare da lei a pranzo tutte le volte che voglio, io ne approfitterò qual- 

U II conte Gian Luca della Somaglia, presidente del consiglio comunale di Milano, altro 
dei deputati. Come dirigente le deliberazioni del Consiglio Comunale, ebbe la sua parte di 
responsabilità nella chiamata del Bellegarde, che fu decisa da quel corpo, atterrito dai tu- 
multi che sembravan dare Milano in mano alla plebaglia. (Lemmi, op. cit., pa.g. 211). 

2) Questo maschio fu il conte Carlo, che continuò la famiglia e la cui discendenza pos- 
siede tuttora il palazzo avito in Milano in via Durini. 

3) Si omettono notizie particolareggiate sulla salute della contessa Durini. 



— los- 
che volta, ma non molto per non fare mormorare in casa; la medesima 
ti saluta, come pure tuo padre, tua madre e tutti gli amici, i quali, mi 
domandano sempre tue nuove e m'impongono di dirti mille cose. Mia suocera 
ti prega, qualora non ti sia d'incomodo, di provvedere un abito di seta 
per l'estate per la Ghita e due sciali d'estate leggeri, esclusa per conse- 
guenza la lana, uno per lei ed uno per la Ghita; vedo, mio caro, che vai 
ad essere seccato terribilmente a forza di commissioni, onde ti prego 
qualora t'incomodi l'eseguire tutte le mie di tralasciarle, essendo mio unico 
desiderio quello di esserti il meno possibile importuna. 

Al teatro non si applaudisce né i Tedeschi né gli Inglesi, ma non 
è cessato però il fermento si crede che si ringrazierà la Guardia Civica, ' 
essa é una misura necessaria, essendo i suoi individui quelli che fermen- 
tano di pili. La nostra truppa che si trova a Cremona sotto gli ordini del 
Generale Zucchi, ^ si conduce orribilmente; parlano di rivoluzione, di morte 
agli ex-nobili, ai preti, a tutti gli aristocratici ; anche qui a Milano s'intendono 
simili propositi, mi si dice in questo punto che questa notte sono state 
arrestate varie persone di quelle che fanno il capo popolo, fra i quali si 
dice Foscolo^. Anche la truppa che si trova a Bergamo^ non é tranquilla, 
ed anzi ha dichiarato che non vuole trovarsi coi tedeschi. Il Generale 
Pino si diverte a fare delle promozioni, egli ha nominato generale Lecchi ^, 
marito della bella Spagnuola'', ed ha avanzato di grado Foscolo. Oggi parte 
il generale Neipperg colla sua truppa per il Piemonte; essi vengono 
chiamati dal generale Grenier per frenare i paesani che ne vogliono, e 
commettono degli eccessi contro i Francesi ; tutti gli ufficiali sono dolenti 
di dovere partire da Milano. La Duchessa Litta sarà quanto prima di 
ritorno da Verona, essa non ha seguitato la Principessa, neppure Caprara ''', 

1) Nella guardia civica, e particolarmente fra gli ufficiali, avevano gli italici i loro piìi 
aperti fautori. Cfr. la lettera LVI. 

2) Il Generale di divisione Barone Zucchi era testé ancora governatore di Mantova 
ed in tale qualità era stato il 16 aprile uno dei firmatari della convenzione di Schiarino 
Rizzino. Se ne hanno a stampa le Memorie, Milano, 1861, pubblicate per cura di Nicomede 
Bianchi. Oltre che le traversie che l'autore ebbe a soffrire in progresso di tempo per la per- 
secuzione austriaca, vi son narrati i curiosi negoziati col generale napoletano Carascosa di 
cui il Principe Eugenio incaricò lo Zucchi. Napoleone aveva di lui gran stima (Cfr. Weil. 
Le Prince Eugene etc. cit. t. Ill, p. 86). 

3) Questa notizia è priva di fondamento, com'ebbe tosto a riconoscere la contessa Gon- 
falonieri in una lettera seguente. 

41 Intorno ai torbidi di Bergamo cfr. G. Gallavresi, Testimonianse tratte dalle carte 
Giovio pei fatti del 1814 in Bollettino ufficiale del i" Congresso storico del Risorgimento 
italiano, 1906, N 3. 

5) Angelo Lechi (1769-1850) era fratello dei generali Giuseppe e Teodoro, veterano delle 
guerre del 1797-99, poi segnalatosi in Ispagna. 

6) Carmelita Lechi, nata O' Loghlin (1795-1882) stabilita a Milano e divenuta buona amica 
della contessa Teresa. 

7) Il conte Carlo Caprara era grande scudiere del regno d'Italia; nipote del cardinale, 
seppe cattivarsi l'indulgente favore del monarca, che venne in aiuto del suo patrimonio 
dissestato Era stato caldo repubblicano nel triennio e membro della consulta di Lione. Alla 
reazione del 1799, sofferse la deportazione in Ungheria. Cfr. F. Apostoli, Le lettere sinniensi, 
ristampate dal d'ANCONA, Roma 1906, inserendovi un cenno biografico dei deportati. 



106 



e Corradini, i quali si trovano già a Milano, ed anzi il primo è rimesso 
nelle sue funzioni di Gran Scudiere, e si dice che Bellegarde ha mandato 
un ordine di non toccare tutto ciò che è compreso nell'appannaggio 
del Principe, né la cassa della Corona, e si dice che tutti seguiteranno 
ad essere pagati*. Bellegarde, il quale arriverà probabilmente domenica, 
alloggerà alla Villa Buonaparte, dietro (a quanto dicesi) istanza del Principe, 
lo non ho avuto più lettera dalla Sandizell né da Frangipane, la prima 
mi ha fatto dire mille cose a voce dalla Lecchi, sono quasi determinata 
di scriverle; domanderò a buon conto prima cosa fanno la Nava^ la Visconti 
e la Trotti. Dantouare ^ ha lasciato il Principe ed é andato in Francia, 
Trierre voleva lasciarlo ancora lui, e Bataille é determinato di abbando- 
nare il servizio; gran disinganno, si vede alle prove cosa sono le persone! 
La povera Principessa é d'una desolazione veramente profonda, essa mi 
fa vera pena. 

Addio, mio caro, bisogna che ti lasci per mandare in tempo la mia 
lettera alla Reggenza. Amami mio caro quanto ti amo e credimi che sarò 
sempre aff.ma Moglie 

T. C. C. 

v: A Monsieur 

Le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Paris 



LXI 

Archivio di Stato di Milano - Processi dei Carbonari 

Busta XXVI peBBa DLI N. 15. Inedita. 

Il barone Giuseppe Pallavicini a Federico Gonfalonieri 

Milano li 7 Maggio 1814. 
Amico Carissimo 

Forse non ti sarà grave che io continui a darti qualche notizia di 
ciò che in addietro si chiamava spirito pubblico. Non cessano d'operare 
le private passioncelle, ma senza strepito. Mi si assicura che havvi molta 



1) Cfr. Protocolli della reggenza. 

2) La contessa Nava era dama di palazzo della viceregina. 

3) Il conte d'Anthouard, generale di divisione, era primo ajutante di campo del viceré. 
Intorno alla sua troppo rapida partenza da Mantova, vedasi Du Casse, op. cit. T. X. 
p.p. 180 e seg., e, con conclusioni assai più favorevoli al d'Anthouard, gli importanti articoli 
di Frédéric Masson nel Carnet de la Sabretache N. 161 a 164. Il d'Anthoiiard proseguì la 
sua carriera militare durante la restaurazione che gli fu singolarmente propizia. 



— 107 — 

diserzione fra le guardie d'onore, ed i veliti specialmente. In generale 
nell'armata italiana si teme l'incorporazione nelle truppe tedesche. Ivi i 
soldi degli ufficiali sono inferiori, ed ecco forse uno de' motivi che rende 
la nostra ufficialità poco propensa alla supposta unione. Si declama contro 
il principe Eugenio, dal quale i nostri soldati si credono essere stati ven- 
duti*. Domani si aspetta il generale Bellegarde a Milano. Sventurata- 
mente il pubblico milanese non è di lui ben prevenuto, unicamente per 
la ragione d'essere rimasto lungamente inoperoso all'Adige con un'armata 
colla quale credesi che avrebbe dovuto efficacemente operare alcuni mesi 
prima. Una quantità di truppa tedesca traversa in molte direzioni il ter- 
ritorio milanese diretta per Novara. Le case di campagna ne sono piene 
nei contorni di Milano, specialmente dalla parte di Monza. Un tale ag- 
gravio dà qualche motivo di lamento. Le truppe però serbano una lodevole 
disciplina. Anche in Milano gli ufficiali tedeschi d'alloggio nelle case 
private danno motivo di lodarsi della savia loro condotta. Tuttavia la città 
amerebbe meglio pagare qualche cosa in denaro per essere libera dagli 
alloggi tanto più che esiste un decreto fino dai tempi della Repubblica 
Italiana che rendeva Milano indenne dal peso degli alloggi. La Reggenza 
avrebbe potuto farlo presente al commissario imperiale gen.'« Sommariva. 

La Reggenza ha fatte alcune promozioni provvisorie nell'esercito. Ciò 
ha dato cagione a molti discorsi, e ragionamenti, non sempre favorevoli 
alla medesima. 

Tutti sono ansiosissimi di sapere qualche notizia della sorte del 
nostro paese. Se puoi darmene qualche cenno, non lasciare di scrivermi. 
Salutami ad uno ad uno tutti i membri della Deputazione. 

Amami, e credimi. 

Tuo aff.mo amico 
Giuseppe Pallavicini. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Paris. 



1) Assai più dei lagni de' deputati fcfr. lett. LIX) appaion fondati questi delle truppe che 
avevano qualche diritto d'attendersi dal principe maggior considerazione per il loro avvenire, 
quando egli stipulò la seconda convenzione col Bellegarde. 



— 108 —, 

LXII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

Milano 8 Maggio 1814. 
Carissimo Federico, 

Mandai mille volte in questi giorni alla posta, nella speranza di trovarvi 
tue lettere da Parigi, ma ne fui delusa, e ciò mi dà dell'inquietudine sul 
tuo conto; non m'inquieterei se non fosse giunto il corriere, e ne attri- 
buirei la colpa alla di lui lentezza, ma il corriere è giunto. Mandai da 
Beccaria^ per sapere se aveva avuto nuove del cugino, e nemmeno lui 
ne ha ricevute; spero che una tua lettera mi leverà presto d'inquietudine, 
poiché ti assicuro che questa mia posizione è ben penosa. Ho avuto a 
Milano per Santa Croce ^ la nutrice del nostro povero Ciecchino; pensa 
quale sensazione ella ha fatto sul mio animo nel vederla! Piansi come se 
fosse il primo giorno che l'avessi perduto, e quella buona donna lo 
pianse pure amaramente, le feci delle attenzioni, e le dissi per incorag- 
giarla che l'avrei vista volentieri tutte le volte che le piacesse di venire 
a Milano, persuasa d'interpretare anche la tua intenzione. Avendo risentito 
un po' di dolori alla testa ed avendo un po' di calore in viso, il dottore 
Gianella mi fece mettere un vescicante al braccio, lo misi dalla stessa 
parte dell'altra volta, e sulla stessa macchia per non moltiplicarle, lo terrò 
per alcuni giorni, e poi lo lascerò finire; quando sarai di ritorno, ciò che 
spero sia presto, non vi sarà più niente. Finora sono sempre andata al 
teatro, la maggior parte accompagnata da Pasini, il quale dice di avere 
dei diritti sopra di me che gli hai dati tu prima di partire; certo è ch'egli 
mi è molto utile. Calderara mi ha accompagnata pure una qualche volta, 
ma è tuttora affaccendato alla verificazione della Cassa ^, ti assicuro che 
mette nausea. La Durini sta benissimo, ed anche il ragazzino si è ben 
rimesso, e pare che non abbia voglia d'andare in Paradiso; ora passerò 
la sera dalla puerpera, fuori di questi primi giorni, poiché essendole 
necessaria la quiete, le facciamo maggiore servizio a non fermarvici la sera. 
Il Conte di Chenfeld^, ed il Conte Esterhazy, i quali mi erano stati presen- 



1) Il marchese Giulio Beccaria, morto nel 1858, era lo zio del Manzoni, che faceva allora 
parte del collegio elettorale dei possidenti, e fu fido collaboratore del Gonfalonieri nelle sue 
iniziative d'indole sociale. Ne parla diffusamente G. Cantù, Alessandro Mansoni cit., vol. II, 
p.p. 108 a 110. 

2) La festa dell'invenzione della Santa Groce ha luogo il 3 maggio e per essa soglion 
tuttora concorrere in gran numero i villici a Milano. 

3) Don Carlo Galderara era stato incaricato di una verifica del tesoro della Gorona. 
(Cfr. Protocolli della Reggenza). 

4) Può identificarsi con quel conte di SchOnfeld dell'antica stirpe sassone che il Met- 
ternich aveva mandato da Ghaumont nel marzo al quartier generale del Bellegarde come la- 
tore di dispacci gelosissimi. iGfr. Weil, Le prince Eugène, cit., t. IV, p. 356). 



— 109 — 

tati, come ti ho scritto, sono partiti col loro generale Neipperg per il 
Piemonte; ora non ho altri pafani^ in palco fuori del Conte di Lamberg, 
ufficiale degli Ulani, il quale mi è stato presentato da Camillo*; egli è un 
buon giovine e parla bene l'italiano ed il francese; non puoi credere 
quanto si trovino bene a Milano questi signori, e sono desolati quando si 
tratta di partire. Oggi arriva il maresciallo Bellegarde; indicibile è il 
numero di ufficiali, servi e cavalli che conduce seco, i quali devono essere 
alloggiati tutti nei contorni della Villa, e lui vuole alloggiare in questo 
palazzo tutto solo; ti assicuro che il pubblico non è ben disposto in favore 
di questo signore, e trovo che non ha torto. Si fanno dei gran reclami 
per gli alloggi, realmente la maggior parte ha ragione, poiché, se si dovessero 
dare gli alloggi solo a chi ha dell'abitazione superflua, non vi sarebbe di 
che alloggiare cento ufficiali; figurati che ve ne sono più di 800, con un 
treno immenso di cavalli e domestici; ti basti per averne un'idea che mia 
madre ne ha uno con tre servitori e tre cavalli. Mamma Grande e la 
Contessa Bigli non ne hanno, ma credo ce ne manderanno entro oggi, noi 
pure ne aspettiamiO uno con 4 cavalli e due servi e saremo obbligati 
d'averlo a tavola, e mantenerlo di tutto; ci si danno dei buoni i quali 
devono essere scontati sui carichi, — ma essi sono un nulla in confronto 
di quel che costano. Immenso è il numero dei Cardinali che sono passati 
per Milano, almeno 14, fra i quali Pacca, ^ il quale è alloggiato in casa 
Crivelli, ed ho dovuto fargli una visita; tutte le Sante sono state in un 
moto perpetuo. Abbassato il sig. Luini direttore della Polizia, il quale 
sarà fatto Consigliere di Cassazione, e dato il portafoglio a un certo 
Sormani^, il quale è già stato anticamente alla Polizia, ed ora era alla 
Corte d'Appello. Si dice che venga a Milano Lord Bentink. ^ 

9 Maggio. — Ieri sera vi fu teatro illuminato a giorno, ed illuminazione 
per tutta la città, e ciò per l'arrivo del maresciallo Bellegarde, egli fu 
molto applaudito tanto in teatro quanto a casa sua ^, immensa era la folla 



1) Cioè tedeschi, in milanese. 

2) Quasi certamente allude a Camillo Guerrieri. 

3) Bartolomeo Pacca di Benevento (1756-1844), cardinale dal 1801, era stato incarcerato 
nel forte di Fenestrelle ed ultimamente confinato da Napoleone I ad Uzès, che potè lasciare 
solo il 22 aprile 1814. Di questo prelato, fido ministro di Pio VII, tuttora notissimo anche 
per il celebre editto contro l'esportazione dei tesori artistici, si hanno a stampa le Memorie 
storiche. Il P. Ilario RiNitRi ha poi pubblicato la preziosa Corrispondenza inedita dei car- 
dinali Consalvi e Pacca nel tempo del congresso di Vienna, Torino, 1903. 

4) Carlo Sormani era infatti giudice della corte d'appello [di Milano, nella sezione se- 
conda, per gli affari correzionali e d'alto criminale. 

5) Il barone von Hiigel annotava ironicamente nel suo diario, il 12 maggio, mentre Mi- 
lano attendeva ansiosa l'arrivo del Bentinck : " C'est le Messie que l'on attend, qui doit ré- 
tablir le royaume de Dieu en Italie „. (F. Lemmi, Un diario del barone von Hiigel, cit., p. 53). 

6) Questa testimonianza coincide con 1' altra del barone von Hugel (F. Lemmi, op. cit., 
pag. 52): " Le maréchal le soir a paru au théâtre de la Scala qui était illuminé; des vifs, 
applaudissements l'ont reçu et l'ont accompagné lorsque il est parti „. 



no — 



che si era portata alla Villa, tutti erano padroni di entrare e di girare: 
cosa che è molto piaciuta al pubblico. Non è vero che si siano fatti molti 
arresti, come ti scrissi in un'altra mia; la Reggenza ha mandato in Toscana 
Ugo Foscolo con una piccola commissione, e ciò ad oggetto di allontanarlo 
da Milano \ M.r de Lavoguyon se n'è ritornato da Genova a quel che pare 
colle pive nel sacco; egli racconta d'aver avuto una lunga conferenza con 
Lord Bentink; quel che è certo è che non va più a Parigi né a Londra; 
io non lo incontrai che nel sortire dal teatro e pare grazie al Cielo 
che m'abbia dimenticata; non so se si debba fermare, o se vada a rag- 
giungere il suo Re, il quale pare sia in agonia, certo che io non ci darei 
un soldo per questo regno. La Burini ha oggi un po' di dolori, voglio 
sperare che non saranno di conseguenza. 

Oh la bella cosa! ricevo in questo punto la tua lettera scrittami da 
Parigi: non puoi credere quanto essa mi rallegri. Tu stai bene, hai fatto 
un ottimo viaggio, ecco quanto mi teneva tanto a cuore di sapere. Ti 
ringrazio della puntualità colla quale mi scrivi, certo che non puoi farmi 
cosa più grata. I dettagli che mi dai m'interessano pure moltissimo, e ti 
prego di continuarmeli. Ti mando due lettere di Pallavicini, ed una di 
Vienna. Tuo padre, tua madre, M. G. e tutti gli amici ti salutano 
caramente; Rasini, Brème, Porro e Pallavicini vogliono essere nominati 
particolarmente ; Brème aspetta una tua lettera, non puoi credere quante 
persone mi domandano di te. Oggi vado dalla Bigli a pranzo, sono già 
le quattro, bisogna che finisca. 

Addio, mio caro, ricordati che ti amo davvero, e molto, e che esigo in 
contraccambio che mi paghi della stessa moneta. Ti abbraccio. Addio mio 
carissimo aff.ma Moglie 

T. C. 



LXIII 

Archivio Casati - Cologno Monsese. Edita. ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Casati 

Parigi li 8 maggio [1814]. 
Carissima moglie, 
Ecco esaurito tutto ciò che ci incombeva. Venimmo a do- 
mandare l'esistenza, e l'indipendenza di un paese, dopo ch'esso 

1) Il Foscolo scrisse di questa sua missione, appena ritornato! ed appunto per tener 
testa alle voci che trovavan credito presso l' opinione pubblica, che gli era largamente 
ostile, in due lettere del 20 maggio, indirizzata una " al sig. direttore generale di polizia „ , 
l'altra " al conte Verri, presidente della Reggenza ,. Si vedano entrambe in Ugo Foscolo, 
Prose politiche, Firenze, 1850, p.p. 75-79. 

2) Pubblicato in F. Gonfalonieri, Lettere cit. p. 9. 



— m 



era già stato venduto. Non m' ingannai punto nei pronostici 
che t'accennai nelle mie prime lettere; tardi siam giunti, e ciò 
per inesplicabile imbecillità di chi ordì la propria e la nostra 
rovina. Ebbimo ieri udienza dall' Imperatore d' Austria. « Voi 
« m'appartenete per diritto di cessione, e per diritto di conquista; 
« vi amo come miei buoni sudditi, e come tali niente mi starà più a 
« cuore del vostro bene » ecco le prime parole con cui l'impera- 
tore ci aprì r udienza. Nulla ci fu di lusingante, e di paterno 
che non ci abbia detto in più di mezz' ora di amichevole con- 
ferenza, ma egli parlava da padrone, né vi era luogo a patti. 
Ecco dunque lo scopo di nostra missione mancato non già per 
colpa nostra, ma per colpa delle circostanze. «Almeno la Fer- 
« rea Corona brilli sul vostro capo, . o Sire, unitamente alle 
« altre, ma dalle altre staccata». «Io non ho progetti ambi- 
« ziosi... M' occuperò di quest' idea.... Desidero assai farvi con- 
« tenti.... Regno Italico no, perchè io non spingo le mie mire 
« a quel che dev'essere d'altri. » « Ebbene il nome di Regno 
« Longobardico avrebbe confini meno vasti, e più combina col 
« vero. L' istoria passata ha reso illustre questo nome ; la fu- 
« tura potrà forse ancor meglio rilevarne il decoro ». « Ci pen- 
« seremo. Ci occuperemo di questo progetto, ci piace, ma biso- 
« gna combinarlo colle altre potenze ». «■ Maestà, Milano, ad onta 
« del sistema oppressivo sotto cui giaceva, ha brillato come 
« capitale di un vasto regno ; varj nuovi utili stabilimenti sono 
« sorti, tutto ha preso vigore e vita; sarebbe triste che ad onta 
€ del paterno governo austriaco questi vantaggi avessero a ces- 
« sare ». « Lo veggo avete bisogno di una corte. Vi manderò 
« un Arciduca che vi governerà in mio nome, egli deve essere 
« ammogliato, terrà una corte, il vostro paese non languirà ». « Noi 
« abbiamo un'armata, essa si è sempre distinta, si è meritata la 
« stima de' suoi nemici, merita di essere particolarmente pro- 
« tetta ». « Sì, essa merita tutta la stima, mi servirà spero con 
« zelo, farà corpo da sé ». « Abbiamo dei prigionieri in Inghilterra, 
« in Spagna, in Russia, che ci tendono le mani per la loro 
« liberazione ». « Sì, ne parlerò alle rispettive potenze, essi non 
« tarderanno ad essere posti in libertà ». « Abbiamo dei preziosi 
« monumenti rapitici dalla forza, la bella Italia culla delle arti ne 



— 112 — 

« sollecita la restituzione ». « Ah, ah! se fossimo qui come nemici 
« potremmo dar la legge che ci piacesse; ma or siamo in Parigi 
« come alleati, come protettori di questo trono; è cosa delicata lo 
« spogliar la nazione di ciò che possiede, non sarebbe cosa troppo 
« generosa ; non di meno vedremo, presentate una nota degli 
« oggetti stativi tolti ". 

Eccoti l'un di presso il résumé tutto della nostra conferenza^. 
Elleno sono belle parole, son dolci leggi, ma sempre leggi, ma 
sempre parole ! 

Le altre potenze coalizzate, cui ci dirigemmo, ci hanno 
risposto che ci dirigessimo all'Austria; da ciò fu demarcata la 
nostra impossibilità a nulla agire in alcun senso relativo alla 
nostra missione. Eccoti dunque ciò che di meglio si credette 
poter fare nelle circostanze. 

Spediamo questa sera un corriere rendendo conto dell'ope- 
rato, e dichiarando finita la nostra missione, se altre istruzioni 
non credono di doverci dare. Questa lettera è riservata a te 
ed a' migliori miei amici, e più stretti parenti, perchè in essa 
trovansi più cose che abbiam creduto di sopprimere nell'istesso 
rapporto ufficiale alla reggenza. L' Imperatore ci ha detto che 
desidera valersi di noi per varj lumi che desidera. Noi gli 
abbiamo fatto sentire che la Deputazione non poteva allontanarsi 
dallo scopo per cui era stata mandata senza avere nuove istru- 
zioni. "^ Procura di ben intendere la pessima scrittura con cui, 
attese le angustie di tempo, ti ho scritto, ed abbracciandoti, 
sono il tuo affezionatissimo 

[Federico]. 



1) Questa relazione del Gonfalonieri deve essere confrontata col rapporto ufficiale del- 
l'udienza imperiale del 7 ampiamente riassunto da E. Verga, La deputazione dei collegi 
elettorali del regno d'Italia a Parigi nel 1814 in Arch- Storico lombardo anno XXXI fase. II, 
p.p. 318-320. 

2) Per altro il Litta presentò il 9 maggio, soddisfacendo alla richiesta del sovrano, un elenco 
di persone competenti per ogni ramo dell'amministrazione. Cfr. Verga, art. cit p.p. 320-21. 



— 113 — 

LXIV 
Archìvio Frangipane - Castel di Perpetto (Udine). Inedita. 
Teresa Gonfalonieri Casati al Conte Cintio Frangipane 

Milano 9 Maggio 1814. 
Dal Signor Vice Prefetto di Gradisca* ricevetti i cioccolattini che ella si è 
compiaciuta di mandarmi, essi mi hanno fatto piacere, provandomi che si è 
pur ricordata di me ; certo poi che in quanto alla cosa non meritava la pena 
di risovvenirsene; ho sentito dal medesimo ch'ella mi ha scritto tre lettere, ed 
è con dispiacere che la posso assicurare di non averne ricevuta nessuna, e 
sicuramente non avrei mancato di risponderle, essendo cosa che mi fa troppo 
piacere il mantenere questo nostro carteggio, il quale mi procurerà le di lei nuove. 
Ricevo in questo punto nuove di Federico ; egli fece il suo viaggio in cinque 
giorni, e non ha incontrato il più piccolo inconveniente; egli m'impone di 
salutare gli amici : non dubito che lei ne sia compreso nel numero, onde la 
prego di aggradirli. Pregandola di continuarmi le di lei nuove, mi protesto con 
vera stima ed amicizia 

Teresa Gonfalonieri. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Cintio Frangipane 
Verona 



LXV 
Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Confalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 7. 

Milano ni Maggio 1814. 
Carissimo Federico 

Portandosi a Parigi Giulio Ottolini e Gasparino Visconti, il primo mi 
fece dire gentilmente che si sarebbe incaricato di tutto quello che avrei 
voluto, onde io ne approfitto col massimo piacere per mandarti il mio 
ritratto, il quale vorrei facesse l'effetto di richiamarti più spesso l'originale 
quale vorrebbe fosse sempre presente alla tua immaginazione, come lo 
sei tu alla mia. Veramente non saprei s'egli abbia acquistato o perduto 
nell'essere accomodato, te ne lascio il giudizio. Sono varj giorni che 
mi trovo incomodata di nausee di stomaco, e d'inappetenza; il Dottore 
Gianella mi dà della quassia, con della salsapariglia, ma fin ora essa non 
mi ha giovato, non so a che attribuire questo incomodo, non avendo mai 

1) Doveva essere Giacomo Jacotti. Gradisca, nel regno d'Italia, apparteneva al diparti- 
mento del Passeriano, che abbracciava l'intero Friuli. 



— 114 — 

sofferto simili cose: oh fosse almeno un segnale di qualche cosa che bramo 
tanto! 

Tuo padre ha avuto due giorni un po' di febbre di costipazione, ma oggi 
si trova libero e anzi si alzerà; tutti gli altri di casa stanno bene e ti 
salutano caramente, e davvero con effusione di cuore. La Durini sta bene, 
e spero che continuerà così, il ragazzo pure si è rimesso. Lunedì, altro 
non occorrendo, farò la mia corsa a Valmadrera, ma per solo 4 giorni tutto 
compreso, per la ragione che mia madre ha bisogno del Barchetta per il 
passaggio delle truppe. A Valmadrera ho avuto in casa più di 300 soldati, 
Colonnello e due Ufficiali; si è dovuto somministrare ai primi grano turco, 
vino e legna, ed i secondi mantenerli del tutto. Alla Santa credo che non 
vi sia stato un secondo passaggio di soldati, almeno il fattore non mi ha 
scritto niente; per la mia corsa in campagna mi servirò dei cavalli di 
fittabile, essendo una corsa troppo breve, e per conseguenza un po' forte 

per i cavalli di casa ^ 

Noi non abbiamo avuto finora alloggi, neppure M. G. Tiberio ha il suo 
Ulano, del quale è contentissimo, e Marianna se n'è fatto un servente 
per andare a cavallo. Ieri Rasini m'ha presentato il Conte di Turkeim, 
ufficiale degli Ulani, ed ufficiale d'ordinanza di Bellegarde^, e questa sera 
Trecchi mi presenterà il generale inglese Vilson ^ ; questi signori non 
avranno il bene di godere molto della mia compagnia per la ragione che 
la settimana ventura principieremo a passare le sere dalla Durini. La M. G. 
vuole che Marianna conduca a pranzo da lei il suo Ulano. M.r de Lavoguyon 
mi ha dato la caccia una mattina ed una sera alla sua maniera solita come 
sai; non l'ho visto più, credo che sia partito per raggiungere il suo Re. 
M.r de Turkeim mi disse d'avere parlato coli' ufficiale tedesco che ha 



1) Prosegue nel passo omesso ad indugiarsi nei particolari che la lusingavano invano 
di poter avere un altro figliolo, in luogo del povero Cecchino. 

2) Si omettono altre notizie concernenti la scuderia ed in genere tutta l'azienda domestica. 

3) Forse si tratta di un conte di Thiirheim, dell'antica stirpe aveva. 

4) Sir Robert Thomas Wilson (1777-1849), nemico d'antica data di Napoleone, che se 
l'era trovato di fronte in Egitto ed in Palestina, era un ardente whig, che scandalizzava 
colle sue professioni di fede liberali il quartier generale del Bellegarde, al quale era addetto 
(Cfr. Lemmi, Un diario del barone von Hiigel, etc. cit. p.p. 23-24). Le sue lettere dal campo 
al Castlereagh, custodite nell'archivio del Foreign Office a Londra, sono ottimo commento 
di tutti gli avvenimenti del 1814. Le successive gesta del Wilson, che fece fuggire il La- 
vallette condannato a morte durante la cosidetta terreur blanche e prese clamorosamente 
le difese della regina Carolina d'Inghilterra nel famoso processo, accentuarono il suo 
atteggiamento di oppositore della santa alleanza, già in germe nella sua condotta a Milano 
nel 1314, favorevolissima, ma ahimè platonicamente, alle aspirazioni degli italici Cfr. General 
Sir Robert Wilson, Private diary of travels personal service and public events during 
mission and employment with the European armies in the campaignes of i8i2, 1813, 1814, 
from the invasion of Russia to the capture of Paris, edited by his nephew and son in 
law, the reverend Herbert Randolph, London, 1862. 



— 115 — 

scortato il Vice Re nel Tirolo, e che gli raccontò che il Vice Re, avendo 
sentito che se ne voleva alla sua persona, si è vestito da ufficiale dei 
Cacciatori Tirolesi, e che avendo lui medesimo interrogato i paesani se 
aspettavano il Principe Vice Re ha avuto la consolazione di sentirsi ri- 
spondere che tutti erano in quest'aspettazione, che c'erano delle imboscate, 
e che sicuramente egli non sarebbe arrivato vivo ad Inspruck: figurati 
che palpiti a sentirsi fare simili complimenti. Il sig. Zanoli ' è levato dal 
suo impiego egli hanno sostituito Paolucci; questa scelta non va a genio 
della maggior parte. Non so se ti abbia scritto che hanno fatto Direttore 
delle Poste D." Giuseppe Corti, che va in casa Crivelli, e che è già stato 
in quest'impiego anticamente. Generale è il malcontento per tutte le 
mezze misure che si prendono, e per la poca uniformità d'ordini che 
sono emanati dalle diverse autorità che comandano in questo momento. 
Bellegarde ha ricevuto una deputazione del Senato composta da Guic- 
ciardi^, Paradisi e Veneri^; essi erano in abito da Senatori*; questi buffoni 
hanno mandato ier l'altro a tutti gl'individui del Senato la lettera d'avviso 
che non si sarebbe fatta la seduta del 10. Da Ottolini e Visconti avrai 
tutte le notizie del paese ben dettagliate e meglio che non le possa saper 
io. Oggi vado a pranzo dalla Bigli; essa mi tormenta realmente coi suoi 
replicati inviti. La Duchessa Litta è giunta ier l'altro a Milano; subito che 
saprò che veda gente e che ci vadano le altre, io le farò pure la mia 
visita; essa è, per quanto ho sentito, di molto malumore ^ i Thiene sono 

1) Il Barone Alessandro Zanoli, commissario ordinatore, segretario generale del ministero 
della guerra, fu poi storico accurato degli eserciti italiani dell'epoca napoleonica. Vedasene 
un'affettuosa biografia in Achille Mauri, Scritti biografici, Firenze, 1878. 

2) Diego Guicciardi, gentiluomo valtellinese, fu uno degli uomini più attivi, influenti e 
discussi di quel tempo. Nato nel 1756, presto investito di alti uffici nella valle nativa ancor 
sotto il dominio delle leghe grigie, inviato dai compaesani a Vienna, poi a Bonaparte, mi- 
nistro della polizia e dell'interno nella Cisalpina, continuò ad essere in prima fila durante 
l'Italiana e negli inizii del regno. Dal 1805 al 1809 resse la direzione generale di polizia, de- 
streggiandosi troppo per poter essere considerato da Napoleone I come uomo tutto suo. In- 
fatti nel senato fu, aUa crisi del 1814, il primo a lavorare per la causa dell'Austria, od al- 
meno di un principe austriaco. Servi fedelmente i nuovi padroni, divenne vice-presidente 
del governo di Lombardia e morì nel 1837. 

3) Antonio Veneri (1741-1820), ministro del tesoro, presiedeva ultimamente il senato. Già 
riputato come amministratore durante l'antico regime, seguitò a consacrarsi alle materie di 
finanza nei consigli della Cispadana e della Cisalpina. Resse il ministero del tesoro della 
repubblica italiana e del regno. È noto con qual debole mano questo probo magistrato, sem- 
pre accantonatosi nelle sue tecniche attribuzioni, abbia diretto le ultime fatali sedute del 
senato. Cfr. Armargli, op. cit., p.p. 14-15. 

4) Non pare possa alludere ad altra cosa che alla "Nota delli Conti Veneri,presidente, e Guic- 
ciardi cancelliere del Senato Consulente del regno d'Italia „ presentata al Maresciallo Sommariva 
(non Bellegarde) e pubblicata in L. Armargli, Sulla rivoluzione di Milano, cit., pag. 53. Fu 
sottoscritta da 20 senatori che, chi sa come, il De Castro, op. cit., pag. 208, scambia per 
uomini " di parte austriaca „ , sdoppiando la manifestazione in due, (cfr. op. cit. pag. 187). 

5) Il duca e la duchessa Litta, come gli Annoni, rimasero particolarmente devoti al 
principe Eugenio, che invece la maggior parte degli appartenenti alla corte vicereale abbando- 
narono attratti dal miraggio delle speranze italiche. I Litta fecero anzi più tardi un viaggio 
ad Eichstadt, per vedere i principi. 



— 116 — 

partiti e si può dire fuggiti da Milano senza saputa di nessuno, ed avendo 
vuotata interamente la casa; si crede che ciò sia per la grande quantità 
di debiti *. Ieri si è ucciso da sé l'oste all'Orso, non si sa per che ragione; 
egli era dell'età di 62 anni. Tutti gli amici e i parenti ti salutano e ti 
raccomandano la nostra causa. 

Addio, mio caro, amami e credimi aff.ma Moglie 



LXVI 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita. ' 

Il Conte Carlo Luigi Basini a Federico Gonfalonieri 

Milano 11 Maggio 1814. 
Amico carissimo 

I nostri affari non van bene, la cabala e l'intrigo sono ancora all'ordine 
del giorno, la Reggenza non corrisponde alle nostre aspettative, quei 
personaggi, i quali furono utili anzi necessari al principio per sostenere 
il partito della buona causa, onde arrivare a rovesciare gli attentati, che 
si facevano alla futura destinazione del nostro paese, non lo sono più 
ora egualmente. Due sono le voci, che preponderano nella Reggenza. Il 
generale Pino per tutto quello che ha rapporto militare, ed il senatore 
Verri per tutto il rimanente ; gli altri non hanno coraggio di esporre i loro 
sentimenti, e, quantunque la maggior parte di buone intenzioni, non pon- 
gono argine a quanto dai primi si decide. 11 sistema delle mezze misure, 
che non può inai produrre il menomo vantaggio, è il sistema che vi è 
principalmente adottato; tutto si lascia al piede che si è trovato, gli 
impiegati di qualunque sorta si confermano nel loro posto, e quindi ecco 
di nuovo in trionfo quella sentina di gente che rovina il nostro paese; 
tu sai che era collocato sulle nostre spalle tutto il rifiuto dei dipartimenti, 
che erano stati dapprima invasi, e noi, quarta parte del territorio che 
prima componeva questo Regno, continuiamo a dar pane a tutti, com- 
plessivamente a tutta l'armata italiana, per ben due terzi di forastieri 
composta. Dirò di più, anzi il sig. general Pino, che ha un'infinità di 
creature, che hanno avuto con lui la stessa origine, approfittando della 



1) Il senatore Thiene era ancora a Milano il 29 aprile, poiché controfirmò anch'egli la 
nota di protesta presentata dal Veneri e dal Guicciardi. Era il Thiene devotissimo al prin- 
cipe, ed il Verri, nella più volte citata Relazione racconta come faticasse a tutelarlo dagli 
insulti della plebaglia, vecchio com'era, all'invasione del palazzo del senato. La contessa 
Thiene avrebbe assistito impotente da una finestra al peggior scatenamento del tumulto del 
20 aprile. Il Foscolo (Lettera apologetica) ne invoca la testimonianza, a riprova dei suoi 
vani sforzi per rattenere l'impeto di quei traviati. 

2) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere cit. p. 297. 



117 



sua preponderanza nella reggenza, ha fatto una gran quantità di promo- 
zioni nell'armata: generali di divisione, generali di brigata, colonnelli, 
capi battaglioni, capi squadroni, ed altri gradi, in un momento che l'armata 
italiana deve essere diminuita per necessità. Che direste poi se io aggiun- 
gessi, che gran parte di questi sono gente che non possono appartenere 
al nostro stato in qualunque ordine di cose sia pervenire? Il sig. generale 
Dembowski ' riformato fino dal passato governo, fu rimesso di nuovo in 
carica con il suo onorario; il sig. Foscolo, abbastanza conosciuto per non 
dargli l'epiteto che si merita, fu fatto capo battaglione, e così molti altri 
di questo calibro. Ora vedete che razza di gente protegge il sig. generale 
Pino. Il senatore Verri non si oppone niente a tutto questo, né dà alcuna 
provvida disposizione per il rimanente; onde la reggenza invece di oc- 
cuparsi a riformare gli abusi ed i disordini del cessato governo, per poter 
in tal modo alleggerire i pesi dello stato, lasciando che tutto corra sul 
piede antico, non trovasi in grado di far la benché minima diminuzione 
delle imposte fissate già dal cessato governo, né per adesso, né in seguito, 
ed è invece oppressa da un'immensità di petizioni di gente che cercano 
impieghi civili e militari. Tutto il mondo gridava contro il direttore di 
polizia 2, si sapeva che si erano fatti dei processi degli avvenimenti del 
giorno 20^, si sapeva che esso suscitava i partiti di cui ti parlai 
già nell'ultima mia, i quali riscaldavano le teste e spargevano nuovi torbidi 
in paese; non si potè a meno che di venire alla determinazione di can- 
giarne il direttore; ma qual mezzo termine si è preso? Il sig. Luini, per 
essere allontanato dalla polizia, la reggenza lo ha creato giudice di cas- 
sazione; posto che poteva convenire a qualunque altro benemerito dello 
stato. Il sig. Foscolo era capo promotore del partito che inquietava tutto 
il paese; egli stesso aveva steso l'indirizzo per il generale inglese Mac Ferlan, 
nel mentre che tutto il corpo elettorale, cioè la nazione, ne aveva diretto 



1) Era il marito della Matilde Viscontini, tanto amata dallo Stendhal. G. B.Dembowskij 
nato nel 1770 in Polonia, ufficiale della legione polacca sin da' tempi della Cisalpina, capo 
di stato maggiore della divisione italiana nel regno di Napoli (1803), naturalizzato italiano 
nel 1806, aveva sposato nel 1807 la Viscontini. Servi poi in Ispagna e raggiunse il grado di 
generale di brigata, ma nel 1813 fu tolto dai quadri attivi dell'esercito. La sua riammissione 
del 1814, quando ebbe realmente un comando a Bergamo, non fu ratificata dal governo au- 
striaco. Cfr. Arthur Chuquet, Stendhal- Beyle, Paris 1902, p. 528. 

2) Anche D. Gaetano Melzi scriveva il 29 aprile al Trivulzio, altro inviato a Parigi 

" Luini continua nelle sue funzioni, e ciò dispiace (fatta astrazione delle sue qualità), pel 
principio che non trovasi decente, che chi faceva la polizia per un governo odiato, lo faccia 
tuttora „. (G. Gallavkesi, Per una futura biografia di F. Gonfalonieri, in Arch, storico 
lombardo, a. xxxiv p. 441). Probabilmente il Pino esitava a sbarazzarsi di chi eragli stato 
complice cosi arrendevole il 20 aprile, quando si chiuse in casa Borromeo lasciando fare la 
rivoluzione, e ciò dopo aver inspirato una fallace sicurezza al duca di Lodi. (Cfr. C. Verri 
Relazione cit.). 

3| Eran stati, in ossequio alla legge, tosto iniziati dall'attuario Lomazzi per ordine del 
prefetto di polizia Villa; ma il Pino, obbedendo alle ingiunzioni, delle quali si fa ecoilRasini, 
mise ogni cosa in tacere. Cfr. Lemmi, op. cit. pag. 133 e seguenti. 



— 118 — 

uno alle Alte Potenze Alleate, presentato a queste dalla nostra deputazione. 
Egli fu visto predicare nei quartieri della guardia civica, per riscaldare 
le teste, per veder se suscitando nuovi disordini poteva riacquistare quel- 
l'influenza che in qualunque ordine di cose sarebbe andato a perdere, 
e quindi trovarsi un appoggio nel mentre che doveva essere proscritto; 
tutti i buoni cittadini insomma che avendo digià esposti al tribunale 
supremo i loro desiderj attendono in pace la decisione, si lagnavano di 
lui a tutta ragione; si riconobbe infine la necessità di allontanarlo; ma 
quale è la misura che si adotta? Gli si da un'incombenza di andare in 
Toscana, spesato di viaggio e mantenuto, per persuadere i disertori, 
che si dicono fuggiti dall'isola d'Elba, per non trovarsi colà col nuovo 
abitatore di quei paesi, a portarsi ai loro corpi '. Ora vedete se si può 
dare uno stato di debolezza e di avvilimento maggiore del nostro attuale 
governo, ed immaginatevi come le cose possono andare in seguito, con un 
tal sistema adottato, se la decisione della nostra destinazione deve ancora 
attendersi per lungo tempo, come pare che si possa rilevare dalla tua 
prima lettera da Parigi del 30. A proposito di questo ho gran piacere di 
aver sentito buone tue nuove, ed invidio la tua sorte di trovarti costì in 
questa occasione. Ti ho voluto informare del nostro stato attuale di cose 
onde ti possa servir di cognizione mentre tu fai la causa del nostro paese, 
e son sicuro con molto calore. Pare che Bellegarde, che è arrivato domenica, 
abbia intenzione fra pochi giorni di rimettere un nuovo ordine di cose; 
si assicura che ha disapprovato tutti gli arbitrii che si è preso il sig. ge- 
nerale Pino. Onde speriamo che le cose possino andar meglio, e che si 
ricreda dagli spropositi fatti colla convenzione del 23 passato fatta con 
Beauharnais. 1 sig. Guicciardi, Veneri e Paradisi si sono voluti presentare 
a Bellegarde come deputazione del Senato. Egli non li ha ricevuti come 
tali, si sono in seguito fatti annunciare come individui, ed allora furono 
ammessi. Hanno avuto il coraggio di domandare un locale per far seduta 
ordinaria ieri giorno 10 del mese, ed egli glielo ha negato. Questa bella 
spedizione era stata combinata dopo varie sedute notturne fatte da Melzi. 
Possono esser più vili? Tuo affezionatissimo amico 



Carlo Luigi Rasini. 



v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
à Paris 



1) Nel battaglione di stanza aU'Elba eransi incorporati, fin dal 1812, i renitenti ed i di- 
sertori scovati nei varii dipartimenti del regno. (Cfr. Comandini, op. cit., pag. 600). 



— 119 — 

LXVII 

Archivio Casati - Cotogno Monzese. Edita '. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Casati 

Parigi lì 13 maggio 1814. 
Carissima moglie, 

Dopo la tua lettera ricevuta per mezzo del corriere in 
data del 30 sono affatto privo di tue nuove, nell'atto che ne ri- 
cevetti di molti altri miei corrispondenti in data del 2 e del 3, 
le une per mezzo particolare, le altre in un dispaccio della Reg- 
genza, datato esso pure del 3. Ciò ti serva di norma per non 
trascurare le occasioni in cui scrive la Reggenza, e per diri- 
gere le altre lettere che manderai alla posta colla adresse che 
troverai qui abbasso. Ti prego di darti cura dirigendoti a Sailer 
particolarmente e ad Alemagna di farmi vendere la cavalla tua, 
e la grigia secondo già m' intesi con Sayler stesso, che sarà 
l'arbitro dei prezzi. Bramerei ancora che mi facessi vendere 
il garick, il cui prezzo è tra i 60 ed i 70 Luigi fornito di tutto 
ma senza finimenti ; e con questi di 15 Luigi di più. Non tra- 
scurerai ancora qualora si presentasse occasione di vendermi 
il daumont inglese, il cui prezzo sarà 45 o 50 Luigi, senza però 
il coperto davanti che appartiene all'altro carrettino. Procura 
di effettuarmi tutte queste commissioni, e di rendermene infor- 
mato prontamente dell'esecuzione. Raccomanda a Sayler calda- 
mente la mia cavallina baja, ed assolutamente non sia da altri 
montata che da lui. Procura che il Barchetta vada nelle nostre 
differenti campagne il più spesso che può a sorvegliare i fat- 
tori, ed a mettere le cose in buon stato. A quest'oggetto non 
lasciarlo mai mancare di cavalli di fittabile quando ne abbiso- 
gna. Dirai al Bolchesi che venda assolutamente per quel che si può 
quei tali oggetti che sa, e che si trovano nella camera che mi 
serviva da magazzeno; avvertendo però che se gli vien di fare 
un buon prezzo, ne ritenga per uso mio 50; se il prezzo sarà 
cattivo, me ne ritenga 100. Avvertirai pure il Barchetta che nel 
tempo che il Bolchesi fa seta a Zelo, vada a fargli qualche 

1) Vedi F. Gonfalonieri, Lettere, cit., pag. 11. 



— 120 — 

sorpresa, per vedere se le cose vanno in regola, e se non vi 

ha promiscuità dannosa al padrone ^ Insomma, ti raccomando 

tutti i miei affari caldamente, e tu raccomandali agli altri, 
affinchè ciascuno vi cooperi col maggior zelo; ma delle cose 
mie abbastanza per ora, parliamo d'altro. 

La nostra situazione costà è estremamente singolare, e 
scabrosa. Abbiamo avuto tre volte udienza dall' imperatore 
d'Austria, prima in corpo poi individualmente. Secondo il suo 
discorso sembrerebbe affatto eluso lo scopo di nostra missione, 
mentre egli con tutta la benignità possibile ci parla come a 
sudditi suoi, mostra occuparsi infinitamente del nostro futuro 
bene, ed a questo oggetto ci domanda lumi, e nozioni d' ogni 
genere. Molte conferenze ancor su questi oggetti ebbimo col 
Principe di Metternich. Ma noi nell'atto che facciamo sentire 
per ogni evento tutti i bisogni del nostro paese, non perdiamo 
di vista lo scopo principale di nostra missione e ad esso ci 
adoperiamo con tutto il calore del sentimento patrio, il quale 
per altro non è in tutti egualmente energico. I nostri destini 
che sembravano interamente fissati, dietro il cozzo dei lottanti 
partiti sembra abbiano a subire qualche variazione. Ad ogni 
modo la mia massima è: poco sperare, ma nulla trascurare. 
Stiano gli italiani uniti, non presentino che un sol voto, si di- 
mentichino quel fatale e malinteso patriottismo di città, per 
non servire che al patriottismo di Nazione; pronuncino pure 
i loro sensi altamente, energicamente, e li facciano giungere 
fin qua, e la loro causa non è affatto disperata. Ma quei per- 
fidi mantovani ! ^ I vili, gli stolidi eh' essi sono ! Dì a Camillo ^ 
che se non si smantovanizza lo casso dal ruolo dei miei amici. 
Comunica questi sensi a tutti i miei buoni amici Pallavicini, 
Fagnani, Porro, Felber, Rasini, Giulini, ecc. ecc., e dì loro che 
bene oprar non è mai tardo. 



1) Si tralasciano altre istruzioni concernenti affari privati. 

2) Probabilmente il Gonfalonieri, che le amare delusioni di quei giorni non avevan ria- 
micato al partito napoleonico, insorge contro le simpatie per questo manifestate dagli uffi- 
ciali raccolti in Mantova ed ostili alla reggenza. Cfr. Relazione di Teodoro Lechi, in Cubani, 
op cit.,vo\ VII e Principessa di Belgioioso, op. cit., p.p. 93-94. 

3) Camillo Guerrieri Gonzaga, di famiglia mantovana. Cfr. la nota 5 a pag. 27. 



— 121 — 

Il principe Eugenio è costà da quattro giorni, esso ritornerà 
a Monaco ben presto. La Malntaison arringa la sua causa 
con tutti i possibili mezzi di seduzione presso 1' Imperatore 
Alessandro ^: non è però molto avvanzata né in molto buon 
stato. Parlasi di dargli Vizburgo, ma nulla ancora vi ha per 
lui di certo. Fontanelli e Bertoletti sono qui tutt' ora, di nulla 
fummo muniti pel loro richiamo; per quanto inutili possano es- 
sere i loro sforzi, non suona mai bene la loro presenza. Le 
cose di Francia sono in grande combustione; questa affaticata 
nazione non può né vuole gustar riposo ! Fa i miei doveri con 
tutti in casa, amami quanto io t' amo, e ti -abbraccio caramente. 

F. C. 

[P.S.] 
À Monsieur Frédéric Gonfalonieri 
chez M.^ Rougemont de Lowemberg 
rue Berger N. 9 

V : A Madame 

Madame la Comtesse Thérèse Contalonieri 
à Milan 



LXVIII 

Archivio di stato - Milano - Processo dei Carbonari. - busta 61 
N. MCCCXLVIII. Edita"". 

Il Conte Luigi Porro Lambertenghi a 
Federico Gonfalonieri 

Carissimo amico 

Straccio una lettera perchè la vostra comunicatami dalla contessina 
vostra mi vi ci obbliga, onde dirvi le mie idee — bravo amico, vedo che 
proprio è l'amor del nostro paese, che vi anima, e me ne congratulo, e 
consolo — mio caro, non tutti quei che abbiamo posto alla testa qui fanno 
lo stesso — infelici, non sanno, che Italia nostra si è sempre perduta per 
lo spirito individuale. 



1) Il favore da Alessandro I. non mai ritirato ad Eugenio fu principal motivo della sua 
avversione per tutto ciò che si riallacciasse alla rivoluzione milanese dell' aprile. Cfr. F. Cusani, 
op. cit., Vol. VII, pag. 73, sovrattutto la nota 1. Il Du Casse, op. cit., t. X p.p. 287 e seg., ri- 
porta alcune lettere scritte in quei giorni dallo czar al principe Eugenio. 

2) Pubblicata da C. Cantù // conciliatore e i carbonari, Milano, 1878, p. 4. 



122 — 



Continuate l'opera vostra e non vi sgomentate. Io credo, che nostra 
indipendenza sia un oggetto che interessar possa le menti di que' ministri 
austriaci, che son proprio grandi — nella mia gita a Verona, e da Nugent' 
mi avvidi che l'Austria non era certa d'aver questi paesi, e massime a 
Verona fui molto incoraggilo di cercare per Re Francesco d'Este, " e mi 
dissero che il consiglier Baldacci^ poteva favorire le nostre idee. 

La considerazione che sottoposi a Bellegarde, e Nugent, che un bel 
regno di molto ardor nazionale dotato, retto da un principe austriaco, 
e che rendeva grande il nostro paese per l'unione del modenese, e la 
speranza del Piemonte, era per la casa d'Austria una più grande risorsa 
che delle provincie, che per lo piìi sono addormentate dall'amministrazione 
indolente de' governatori oltramontani, e senza propri interessi. 

La forza di un bel regno unito per gli interessi, e legami di famiglia 
coll'Austria, e che in occasione di guerra le avrebbe potuto dare 30, o 
40 mila baionette eccellenti, ed essere vero antemurale alla Francia, valeva 
ben pili che la lombarda provincia, che a stento dava due reggimenti. 



1) Il generale Lavai Nugent comandava allora le truppe austriache a sud del Po. Nato nel 
1777 in Irlanda da antichissima schiatta dell'isola, entrò, come molti gentiluomini cattolici dei 
regni brittanici, al servizio austriaco (1794) e partecipò valorosamente alle campagne del 
1799, 1800, 1805, 1809 condotte dalle truppe imperiali in Italia contro la Francia. Fu pro- 
mosso generale all'indomani della battaglia di Essling. Durante il periodo dell'effimera al- 
leanza franco-austriaca, ebbe gran parte nelle misteriose e feconde trame che, aiutate dal 
gabinetto inglese, minarono la potenza napoleonica appoggiando i sentimenti nazionali degli 
slavi, degli spagnuoli e degli italiani. Nessun generale austriaco fu più addentro del Nugent nei 
negoziati cogli italici. Forte delle informazioni che gli mostravano le popolazioni ormai in- 
sofferenti del giogo francese , il Nugent alla ripresa delle ostilità entrò audacemente in 
Croazia e vide disertare in massa ed accorrer sotto le sue bandiere i reggimenti organiz- 
zati dai francesi in quelle provincie illiriche. Congiuntosi agli inglesi nel Quarnero, isolò 
tosto la Dalmazia francese, sollevò l'Istria, mirabilmente secondato dal suo luogotenente 
capitano Lazarich, diede nuove prove del suo ardimento nel lasciarsi separare dal grosso 
delle truppe austriache e più tardi, presa anche Trieste, nell'attuare finalmente il tanto va- 
gheggiato sbarco sulle coste italiane, presso la foce del Po. I proclami del Nugent, una 
volta consolidatosi nel Polesine, sono sempre atti concepiti ed eseguiti nella lìnea di con- 
dotta della progettata alleanza degli italici cogli anglo-austriaci. Tutti sanno che la scon- 
fessione data dal Castlereagh al Bentinck (parallela a quella, meno clamorosa, dal Metternich 
inflitta al Nugent) rovinarono un edifìcio, che scorgiamo ancora in piedi alla metà di maggio 
1814, quando il Porro scriveva questa lettera. Occorre soggiungere che il Nugent non parve 
troppo dolente dell'abbandono di un programma, nel quale doveva essersi accalorato solo per 
sostituire l'egemonia austriaca alla francese in Italia. Si battè dunque colla consueta energia 
contro il Murat nel 1815, pervenne di grado in grado sino al comando generale delle truppe 
dell'interno |1843) e collaborò, già vecchio, alla riscossa dell'assolutismo austriaco in Italia 
ed in Ungheria (1848-1849). Mori, dopo la catastrofe del 1859, in Croazia. Aveva sposato una 
dama italiana, Giovanna dei duchi Riario Sforza. 

3) Il disegno di porre sul trono d'Italia l'arciduca Francesco era antico, e vagheggiato 
tuttora, sia da generali austriaci come il Nugent, sia dalla maggior parte degli italici. 

4) Il consigliere di stato austriaco Baldacci era un corso che aveva votato al suo con 
terraneo Napoleone un odio implacabile. Cfr. M. H. Weil, Le prince Eugene et Murat, cit. 
t. I, pag. 415. 



— 123 — 

Queste considerazioni piacquero ', ed io ti assicuro, che evvi il progetto 
in sul tappeto di unire anche il Genovesato a noi. Bisogna poi far piacere 
a Metternich anche il riflesso, che se loro non daranno a noi un governo, 
come aggrada al paese, gli stranieri un giorno o l'altro approfitteranno 
di queste disposizioni, e la nostra conquista sarà così facile come lo fu 
nel 1796. — Pensa a noi — non parlo delle nostre interne cabale de' 
senatori, che furono sventate, né dell'ambizione di qualche d'uno fra noi^ 
— sono cose nulle in confronto dei grandi oggetti che ci devono interessare. 

Allorché noi avremo fatto il possibile, non avremo colpa verso il nostro 
paese — quello che ti raccomando è che si faccia un quadro di quanto 
abbiamo sofferto fino al giorno 20 aprile per la cattiva lega di chi ci ha 
governati, e che quella cattiva caterva di persone sia déracinée totalement. 

Amami tanto, che ti amo, ed assai, e di cuore. Aff.mo 

Porro. 
13 maggio 1814. 
Fontanelli è levato. ^ 



LXIX 

Archivio Casati - Cotogno Monsese. Edita *. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Parigi li 14 Maggio 1814. 
Carissima moglie 

Due righe per accluderti le presenti lettere, giacché dif- 
fusamente già ti ho scritto ieri. Nessuna lettera ancora da te 
oltre il 30 aprile, mentre tutti noi ed io stesso ne ricevetti ieri 
del 5. Non so spiegare questo accidente se non supponendoti 
in campagna. Poni ogni cura nell'adempimento delle commissioni 



1) Quest'affermazione era meno campata in aria di ciò che si potrebbe credere ora, con- 
siderando lo sviluppo degli avvenimenti, se Clemente von Hiigel scriveva il 9 maggio nel suo 
diario, da Milano: " Toute la population de Milan a pris une cocarde blanche et rouge, et 
forme le parti de l'indépendance du Milanais et veut qu'il ne soit pas réuni à un grand état. 
En leur donnant un prince de notre maison, toutes les difficultés s'aplaniraient, et en y réu- 
nissant !a Savoye et le Piémont qui ne veulent pas de leur Roi actuel, on formerait un état 
intermédiaire, qui pourrait nous être de la plus grande utilité „. iLemmi, Un diario del barone 
von Hiigel cit. p. 52). 

2) Allude, con ogtii probabilità, al Pino. 

3) Il Fontanelli fu privato della carica di ministro della guerra con disinvolta determina- 
zione della Reggenza in data del 10 maggio. C.fr. Lemmi, La restaurasione, cit., p.p. 260-261 
e 423-424. 

4) Vedi F. Gonfalonieri, Lettere, cit , pag. 14. 



— 124 — 

che ti do nell'ultima lettera scrittati ieri. Ricapita le accluse 
lettere a chi sono dirette. Dammi tutte le nuove, e tutti i dettagli 
di ciò che si passa a Milano. Salutami tutti di casa, e specialmente 
la mamma grande; mille cose alla zia Bigli. Saluti a tua madre, 
alle tue sorelle, ed a' miei buoni amici. Il deputato Fé è final- 
mente giunto l'altr'ieri portandomi una tua rancidissima lettera 
del 26. Esso per timore di pericolo, risoltosi a saltar fuori di legno, 
si fece una forte contusione alla testa, che lo trattenne molti 
giorni ammalato in vicinanza di Chalons'; ora trovasi però bene. 
Amami ch'io t'amo veramente di cuore, e credimi tutto tuo 

Federico. 



LXX 



Archivio di Stato di Milano - Processi dei Carbonari - busta 61 
P. MCCCXLVIII. Edita'' 

Il Conte Luigi Porro L. a Federico Confalonieri 

14 Maggio 1814. 
Carissimo amico 

A monte tutto quanto vi scrissi ieri. La vostra, e quella di Gia- 
como^ dell' 8 ha cambiato la scena. L'amor per il nostro paese non deve 
stancar voi, né mancar di suggerire quelle idee, che nel momento possono 
esserci utili. 

Siamo dunque austriaci? Siamolo almeno come lo sono le Provincie, 
e regni ungaresi e boemi, a parte dei loro privilegi, diritti della nobiltà, 
esclusione di esteri alle cariche nazionali che fossero per essere addette 
al nostro regno, se vi sarà dato d'ottenerlo. Ella è una considerazione 
grande, che più l'Austria favorirà questi popoli, e ne avrà soccorsi ne' 
bisogni. La unione di tutti i dipartimenti veneti, e nostri all'Austria 
presenta un insieme di quasi 3 milioni di abitanti — questi possono a 

1) Probabilmente Châlons-sur-Marne a 173 chilometri da Parigi. 

2) Pubblicata da C. Cantù, // conciliatore, etc., cit. p. 6. 

3) Don Giacomo Beccaria. Cfr. la nota 2 a p. 87. 



125 



guisa degli ungari avere una capitale, degli s/ûf/ composti di nobiltà', e la 
nobiltà concorrere allo splendore del trono austriaco — il fare diversa- 
mente è l'averci per sudditi de' sudditi — credo che l'Austria in questo 
momento in cui le potenze del nord sono sì forti debba anch'essa aumentare 
la sua potenza reale — gli italiani saranno suoi, se pareggiati ne' diritti 
agli altri sudditi — insomma cercare sia nei dettagli d'amministrazione, 
sia nella scelta delle persone, che devono comporre il governo e quella 
futura corte che vi sarà, che la scelta cada sopra i migliori nostri, di 
maggiori lumi — eccovi un gran servigio che ancor potete rendere al 
nostro paese — noi abbiamo bisogno che esista sempre un centro qui, 
anche de' paesi ex veneti, ed in certo modo sarà allora ciò che fu ne' 
mesi scorsi colla Francia, ed avremo fatto ancora un passo dell'essere 
governati da un principe distinto ed ottimo, invece d'un tiranno,di aver 
degli ottimi cittadini alla testa, invece di quei vili, che ci vendevano ad ogni 
momento. Addio, caro amico, amatemi, e credetemi a tutta prova 

aff.mo 
Porro. 
Vi scrivo dal tavolo di vostra moglie. 



LXXI 

Archivio Casati • Milano, Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 8. 

Milano il 14 Maggio 1814 
alla mattina. 
Carissimo Federico, 

Tre lettere in una volta! ti assicuro che ne sono ebbra di gioia, 
ricevetti ieri la tua lettera del 3, del 8, e per ultima quella del 4; non mi 
vi parli della tua salute, voglio sperare ch'ella sia buona, non tralasciare 
però di parlarmene d'ora in avanti, essa m'interessa troppo perchè soffra 
che osservi sopra di ciò un lungo silenzio. Eccoci dunque schiavi ! e servi 
per sempre! cosa ci ha mai servito la nostra energia, quando eravamo 

I) Quale meschino principio d'attuazione abbia poi avuto questo disegno colla rappre- 
sentanza concessa agli estimati nobili nella Congregazione centrale (tutt'altra cosa da un 
forte corpo nobiliare atto ad erigersi baluardo dell'indipendenza nazionale contro gli arbitrii 
viennesi I si può vedere presso Helfert, Kaiser Franz von Oesterreich und die Stiiftung 
des Lombardo-venetianischen Konigreichs, Innsbruck 1901 p. 226. Anche i deputati avevano 
insistito presso l'imperatore ed i ministri Metternich e Stadion per ottenere stati analoghi 
a quelli dell'Austria e della Boemia. Cfr. E. Verga, La Deputazione etc, cit. pp. 330 e seg. 



— 126 — 

già venduti! Ho mostrato le tue lettere a Trecchi, Porro, Fagnani, Felber, 
Pasini, tuo padre, tua madre e M. G. ed a mio cognato Durini, ^ e non feci 
parola su quanto mi scrivi cogli altri, sembrandomi cosa troppo gelosa 
di mostrarsene intesi ; ti assicuro che tutto quello che si saprà non verrà 
certo dalla parte mia. Alberto Litta ha scritto il tutto alla Castiglioni^, la 
quale colla solita sua prudenza lesse la lettera per intiero a tutti quelli 
che le capitavano. Tutti i su nominati amici fremono della triste sorte 
che ci tocca, ma non ci resta che di fremere in segreto. Noi abbiamo 
una quantità somma di militari in paese, ed anzi in questi giorni vanno 
impadronendosi di tutti i posti della città e dei dazi inclusivi; l'avvenire 
che si travede non deve essere certo brillante per noi ; ah se non vieni 
presto io muoio di noia, e insieme di rabbia, non lasciarti tentare di dif 
ferire la tua venuta.... e pensa che sei necessario per l'esistenza di chi 
ti ama davvero. Continua tuttora la mia nausea allo stomaco, e l'impos- 
sibilità di stare un po' a lungo in ginocchio in Chiesa, tutti sintomi che 
ho avuto nella mia gravidanza, e mi succede pure in questi giorni ciò 
che mi accadeva allora, cioè di stare meglio quando è molto tempo che 
non ho mangiato, o che mangio poco. Dio voglia che la cosa si scio- 
glia secondo il mio desiderio! Tu sai quanto lo bramo; dimmi, per mia 
consolazione, che ne saresti contento ancora tu. Secondo i miei calcoli, 
se realmente sussistesse gravidanza, sarebbe già quasi decorso un mese. 
Ho significato al Barchetta la tua commissione, cioè di tenersi al giorno 
di denaro, egli anderà da Frecavalli per cercare di riscuotere la somma 
di cui ti è debitore; il medesimo è in dubbio dietro questo tuo ordine di 
dare per intiero a tuo padre la somma delle L. 30.000, che ha riscosse, 
per ritenerne una qualche parte disposta ad ogni tua richiesta. Io gli dissi 
che se aveva altre scadenze imminenti era meglio non toccare il capitale, 
ma che in caso diverso facesse ciò che la sua prudenza gli suggerisce, 
persuaso che sarà approvato da te. Ho parlato col Prina ; i soldati che 
sono stati stazionati alla Santa hanno recato nessun danno alla casa, ed 
alla mobiglia, essi hanno però voluto essere trattati a loro modo. Lunedì, 
dopo domani, vado col Barchetta a Valmadrera per ritornare giovedì o 
al più tardi venerdì ; non ci posso stare di più, a motivo che il Barchetta 
ha tante cose che lo trattengono necessariamente a Milano; altronde non 
ne ho io pure una gran voglia, poiché la lontananza mi ritarda di molto 
le tue lettere. Io passo la sera dalla Durini, ciò che farò per tutto il tempo 
che rimarrà in casa; il lasciare il teatro in questi momenti, nei quali v'hanno 
tutti i giorni tante nuove da raccogliere, è un sacrificio per me, altronde 



1) Il podestà di Milano, conte Antonio Durini (1770-1850), al quale è indirizzata la Let- 
tera ad un amico. Cfr. G. B. Marchesi, // podestà di Milano conte Antonio Durini in 
Arch. Stor. lomb., a. ,xxx, pag. 138 e seg., ove è tratteggiata, sui documenti dell'archivio 
famigliare dei Durini, la figura di questo onesto e laborioso amministratore. 

2) Verosimilmente la sorella del Litta, marchesa Paola Castiglioni, della quale già si è 
discorso nella nota 3 della pag. 74. 



— 127 — 

la posizione tanto lontana dal centro della Durini fa che v'ha nessuno, 
e così si vive al bujo di una quantità di cose; i nostri comuni amici si 
portano però benissimo a mio riguardo, vengono spesso a visitarmi ed è 
da loro che sento tutte le nuove che ti scrivo. Non puoi credere con quale 
interessamento mi si domanda di te, e qual fiducia ripongano nella tua 
persona. Tuo padre, tua madre e M. G. ti salutano cordialmente ; 
quest'ultima m'incarica di dirti che non risponde oggi alla tua lettera, la 
quale ha molto aggradita, ma che lo farà quanto prima. Ti includo una 
lettera di Felber ed un'altra di Porro su un piccolo foglio di carta, ciò 
ch'egli fece espressamente per non ingrossare il plico. Saranno 10 giorni 
che ho fatto baruffa coi coniugi Sirtori, su articolo militare; realmente 
una cosa che non meritava, ma tu sai quanto quegli esseri sieno impossibili, 
ma fecimo la pace la stessa sera; il giorno in seguito poi si sono attaccati 
sullo stesso punto i Sirtori ed i Durini ; la cosa è andata molto più al di 
là che con me, sono stati alcuni giorni senza vedersi, ed anche il giorno 
che la Durini ha partorito, la Sirtori non è andata che alla sera tardi ; 
don Tenorio* è stato alcuni giorni senza andarvi, c'è poi stato, ma alla 
sera non ci viene; gran flemma che ci vuole con simile gente! La Visconti 
ti prega a non dimenticare la sua commissione delle sedie. Addio, mio caro, 
dimmi che mi ami davvero che sarò contenta aff.ma Moglie 

Teresa. 



LXXII 



Archivio di Stato di Milaìio - Processi dei Carbonari 

Busta XXVI - Fessa DLI - N. 5. Inedita. 

Alberico de Felber a Federico Gonfalonieri 

Milano 14 Maggio 1814. 
Carissimo Federico 

Dalla tua degnissima consorte mi fu graziosamente comunicata la nostra 
sorte, la quale, sebbene diversa da quella reclamata dal voto della Nazione, 
non mi giunse però inaspettata, dacché dovendo l'Italia ritornare a un 
dipresso allo statu quo, non poteva il nostro paese avere che un piccolo 
sovrano, e più probabilmente essere ridato alla Casa d'Austria in compenso 
della rinuncia di altri suoi antichi possessi 2. Assai per tanto mi spiacque 

1) Questa allusione a Don Giovanni Tenorio, personaggio mozartiano, credo vada a col- 
pire Don Giovanni Sirtori, cognato di donna Teresa ed intorno al quale vedasi le note 2 a 
pag. 8 e 2 a pag. 33. 

2) II de Felber si fa interprete di un'opinione diffusa e che ha molte probabilità di essere 
esatta, sebbene il Principe di Metternich, Mémoires, Paris 1880, P. I, p.p. 214-215 si vanti 
d'aver propugnato, come ministro dirigente la politica estera dell'Austria, l'abbandono degli 
antichi possessi ereditarli dei Paesi bassi e della Brisgovia senza chieder compensi, solo 
mirando ad ottenere un equilibrio che garantisse una lunga pace. 



128 



che tante ed illuminate persone tanto interessate per la prosperità, e lo 
splendore della propria patria, siano state prescelte a trattare una causa 
già decisa: ciò non di meno giova sperare che i fatti debbano corrispon- 
dere alle consolanti risposte dell'Imperatore Francesco, che sembra guidato 
da buone intenzioni a nostro riguardo. 

Ad ogni modo però era necessario che il destino del nostro paese, 
qualunque dovesse essere, fosse deciso, onde potere senza ritardo pro- 
cedere a quelle misure e riforme, che si rendono indispensabili per far 
cessare delle spese per noi insopportabili e per allontanare quelli che ci 
volevano, e che tuttora ci vorrebbero, rovinati. 

Sento, con soddisfazione, che l'Imperatore d'Austria siasi dichiarato 
di voler valersi dei vostri lumi e cognizioni, giacché vi si presenta così 
piti facilmente l'occasione di procurare il nostro miglior essere. 

Sebbene non dubiti, che tu sarai pienamente informato di tutto ciò che 
succede fra noi, non ommetto però di farti alcuni brevi cenni sul nostro 
stato attuale. 

Il maresciallo Bellegarde è stato (più da ministro che da soldato) com- 
pitissimo ed ha usato delle più lusinghiere espressioni con tutte le auto- 
rità civili e militari, che si sono a lui presentate. 

Ciò non per tanto credo che sia tuttora un problema se ai nuovi venuti 
siano più accetti i fautori del Principe Eugenio, o quelli che hanno con- 
tribuito alla rivoluzione del giorno 20 aprile. Frattanto noi abbiamo non 
meno di 50 mila uomini soltanto di truppe straniere da mantenere con 
nostro grave ed insopportabile dispendio: ad alcuni corpi della Guardia 
Reale, che sono qui arrivati non fu loro permesso di entrare che di notte: 
le truppe austriache vanno colla massima circospezione e gelosia occupando 
tutti i posti che in addietro erano occupati dalle truppe Italiane. 

Questi ed altri fatti che per brevità ommetto di narrarti, non possono 
essere riguardati come preludj di un felice avvenire, né un Italiano che 
abbia un'anima veramente italiana può essere indifferente spettatore. 
Appoggiato però ai sentimenti già espressi dall'Imperatore, non meno che 
alle incessanti sollecitudini della nostra Deputazione, voglio ancora lusin- 
garmi che, se i nostri voti non possono essere pienamente compiuti, non 
saranno del tutto rigettati. Qualora (come temo) dovesse essermi ritardato 
il piacere di rivederti (giacché avrai forse già pensato a cogliere quest'oc- 
casione per fare qualche viaggio marittimo) ti prego a scrivermi tue nuove, 
e vostre, e sul destino più positivo della nostra Patria. 

Conservami la tua cara amicizia e credimi 

il tuo aff.mo amico 
De Felber. 

v: AirOrnatissimo Signore 

Il Signor Conte Federico Gonfalonieri 
Parigi 



— 129 — 

LXXIII 

Archivio Casati- Cologno Monzese. Edita^. 

L'ABATE Lodovico de Breme a Federico Gonfalonieri 

Milano, 16 maggio 1814. 
Amico dolcissimo! 

Non solo ho ricevuto la deliziosa tua, ma la contessina che mi fa 
giustizia e mi ha per uno di quei tuoi amici più fervorosi cui concedesti 
lettura di quelle a lei dirette, me n'ha data piena e gentil comunicazione, 
onde sono completamente informato dell'esito che sortirono le patriottiche 
vostre mosse. 

Esito davvero troppo inferiore alla nobiltà delle vostre e specialmente 
delle tue liberali speranze, ma quale pure si poteva prevedere, attese quelle 
misere, meschine, grette ed inumane ragioni diplomatiche, di gabinetto, 
di equilibrio, di compensi e di qualsivoglia simile politicheria, tutte pro- 
cedenti dal riverito sofisma per cui tre o quattro famiglie s' hanno da 
credere arbitre legittime e proprietarie delle cento mila migliaia d'altre onde 
è composta la società degli uomini, la gran famiglia civile. 

Nulla meno lasciali fare, il genio de' tempi è piìi indomabile che tutte 
le congiurate armi del mondo. Vedrai tu forse ancora, ma vedranno certo 
i figli tuoi, cadere e rovinare tutto cotesto edifizio artifiziale, nato dal 
gran contrasto di pochi lumi e di molta ignoranza ne' secoli andati. II 
giorno d'oggi, che sembra essere l'epoca del rassodamento delle vecchie 
ragioni monarchiche, è forse invece la vigilia d'una benigna generalissima 
eruzione, non più giacobinesca né ladronesca, ma bensì prodotta dal forte 
ed ognora crescente volere di tutti, e dalla ovunque diffusa luce del buon 
senso e della ragione adulta. La nazion maestra agogna allo scopo, direi 
quasi sovrumano, di ben tosto maturare e far toccar segno a questo voto, 
cui partecipano oggimai persino l'artigiano e l'agricoltore. Ei non son già 
chimere di ornati dicitori, né di atrabigliari filosofi; sono frutti di esperienza, 
sono luminosi prodotti di quanto ha saputo combinare di più savio e di 
più praticabile quel governo miracoloso, mente ed occhio dell'incivilito 
mondo. L'Inghilterra doveva voler primamente la caduta del mostruoso 
colosso, che torreggiava solo sul continente, ed a riuscirvi fece cospirare 
con meravigliosa armonia tutti quei signori che ora parteggiano fra loro 
l'Europa. Dopo terminata la essenziale e fondamentale impresa, è, parmi, 
evidente, che nulla di più grande, né più a lei vantaggioso resta da operare, 
che costituire gli stati in maniera che la volontà generale, ossia l'espressione 
del bisogno generale, divenga legge ovunque; perchè tosto vedrassi esser 
legge allora il commercio e tutto ciò che a facilitarlo tende; legge quella 
libera circolazione di gente e di cose, che ha da mantenere e da stabilire 
ognora più la preponderanza di quegl' isolani; legge insomma una certa 

1) In F. Gonfalonieri, Lettere, cit., pag. 300. 



— 130 — 

libertà individuale che, senza nulla togliere al dominio della morale e della 
religione, svincolerà i popoli da que' ceppi, che rendono impossibile il 
progressivo perfezionamento della specie umana, in cui consiste però ad 
evidenza una gran parte dell'ambizione di quella non fanatica ma fervo- 
rosa nazione, i cui individui ti sembrano Marpesia Cautes.(?) Intanto voi 
tutti, degnissimi organi dei nostri comitìenti, avete diritto a molta bene- 
merenza loro, per ciò che sapeste suggerire al padrone di compatibile colla 
sua immediata ed assoluta sovranità. Non so intendere però come vi siate 
potuti ricusare dal portare ai di lui ministri quei consigli e quei lumi 
che si volcano ricever da voi, e ciò sul riflesso che non s'estendea fin lì 
la missione vostra, e ch'ella era anzi già terminata: ma, dal momento 
ch'egli vi si è manifestato qual vostro sire, la estensione o restrizione 
dei vostri doveri e del ministero vostro, parmi che non dipenda più in 
verun modo dalla rappresentanza nazionale che v'inviò, ma sì ed unica- 
mente dal sire stesso, di cui siete già umilissimi sudditi, e strumenti! 

A noi piemontesi si fa qui in Milano forte rimprovero della nostra 
prontezza nel tributare omaggio al ricomposto Trono Sabaudo e ci si appone 
a delitto l'amor nostro verso la madre patria. Oh! bella, e quale smania 
prende ora ai milanesi di attaccarci ad essi, mentre non si cessava mai 
fin qui di chiamarci forestieri e di ricordarci all'uopo che slam piemontesi, 
perchè appunto dell'Agogna?... Che se, per non verosimile avvenimento, la 
casa d'Austria riuscisse a stendere le piante sue fin alla Sesia, e i pro- 
tettori del costante, fido ed inseducibile Re di Sardegna acconsentissero 
a vederlo fatto monco di quelle ben sue parti, ora che non v' ha piìi fondo 
in commercio onde compensamelo; allora ci vedrebbero i milanesi molto 
più devoti alle leggi loro che forse non meritò il loro contegno verso i 
novaresi e lomellini; ed i milanesi, sicuri del non poter più ricalcitrare con- 
tro il destino, tornerebbero a far le viste di averci, per grande bontà loro e 
favore, accolti a miglior sorte.... Federico mio, nobilissimo amico, qui si 
è troppo municipali nel governare, e troppo anzi intemperanti e colossali 
nei desiderj. Vorrebbero tutta l'Italia qui soggetta, e poi quando si viene 
a' fatti, codesta Italia non s'estende quasi oltre il Borgo degli ortolani S 

Caro, caro, desidero vivamente il tuo ritorno; m'accorgo nella tua as- 
senza ch'io ti sono passionatamente stretto di cuore. Te lo giuro, non 
cesserà mai più d'essere cosi. Fa acquisto costì per conto mio di quei 
libri che ti sembrassero veramente rilevanti per la loro novità e qualità. 
Acquistami le opere tutte di Parny, ~ principe dei lirici moderni in Francia. 

1) Sobborgo antichissimo di Milano, posto a settentrione della città. 

2) Evaristo Desforges de Parny (.1753-1814). E' noto che questo lirico elegante, dalla 
composizione delle poesie giovanili, alle quali l'amore per una creola aveva conferito qualche 
dignità di sentimento, era passato alla redazione di poemi impastati di empietà e di lussu- 
ria, quali la "guerre des Dieux", che solo un tempo come quello del Direttorio potè lodare 
sfacciatamente. La scelta di queste letture fa poco onore alla serietà dell'abate de Brame. 
Si osservi però che la morte, allora recentissima, del Parny aveva richiamato nuovamente 
l'attenzione sul suo nome. L'edizione delle opere complete era stata fatta, sotto gli occhi 
dell'autore, nel 1808, in cinque volumi. Cfr. Sainte Beuve, Portraits contemporains, T. IV, 
Paris, 1889, p.p. 423 e seg. 



131 — 



Se t'incontri nello storico delle letterature nostre, Ginguené, ' salutalo 
molto in nome mio e se mai tu vedessi Mad. di Stael dille che v'ha tale 
animo Italiano, amico tuo tamquam frater, che a morir soddisfatto ha 
bisogno d'averla conosciuta personalmente-, e che non si sapea dar pace 
che in un secolo di tanti lumi, ella dovesse star muta e così lungi dalla 
società che più le va debitrice.... credi pure che in fatto di letteratura fi- 
losofica quella donna è proprio V homme de son siècle. Te lo proverò, se 
già no'l credi. 
Addio il 

Tuo Lodovico, 



LXXIV 

Archivio Jacini - Milano. Edita ^. 

Federico Gonfalonieri al Senatore Conte Carlo Verri 
Preg.mo Sig. Conte 

Nel rapporto che si subordina alla Reggenza per mezzo 
di codesto corriere viene genericamente enunciato, che la De- 
putazione si ripromette d'aver nulla lasciato d'intentato che 
potesse condurla all'adempimento del voto di sua Nazione, ed 
allo scopo unico di sua missione; ma sendole troppo a cuore 
che la convinzione più intima di chi l'ha fatta depositaria de' 
propri voti vada accoppiata con quanto ho l'onore di asserire, 
crede opportuno, che con riservatissima confidenziale nota io 
la renda informato di quanto si è all'intento operato. 

Già il tenore della prima udienza avuta dall' Imperator 
d'Austria, già gli abboccamenti ottenuti col Principe di Met- 
ternich, la niuna risposta data dalle altre Potenze alla Nota loro 



1) Il Ginguené (1748-1816) era stato uomo politico a' tempi della repubblica, fra l'altro 
ambasciatore a Torino e membro del Tribunato, ma era ed è sovratutto noto per la sua 
" Histoire littéraire d'Italie „. 

2) Appare da questo passo che la relazione personale fra il de Breme e la Stael non 
risale oltre il viaggio di questa a Milano nel 1815, quando vide anche il Gonfalonieri. Cfr. 
Due Victor de Broglie, Souvenirs, Paris 1886, voi. I, pag. 353 e seg.,oveil duca si scan- 
dalizza dell'attitudine troppo poco ecclesiastica dell'abate de Breme. 

3) Questa è la prima edizione condotta sull'autografo definitivo. Copie : Archivio Casati, 
Cologno Monzese, pubblicata in Lettere per cura di Gabrio Casati, Milano, 1890, pag. 16. 
— Accademia Labronica, Livorno, pubblicata in Ugo Foscolo, Prose politiche, Firenze, 
1850 e Fabi, Milano e il ministro Prina, Novara, 1860, pag. 170. — Museo Britannico, 
Londra, 36456, carte Hobhouse. 



— 132 — 

indirizzata \ non che le notizie varie, e da diverse parti pro- 
venienti che eransi dalla Deputazione avuto cura di raccogliere, 
avevano dato abbastanza argomento per credere che il nostro 
paese fosse stato ceduto in piena proprietà all'Austria. Nondi- 
meno, penetrati dall'idea che sarebbe stata in noi grave colpa, 
il non adoperare i più validi sforzi infine ch'ogni speranza non 
ci fosse affatto interclusa, abbiamo creduto di nostro preciso 
dovere di continuare con vigore nelle nostre operazioni. 

Esplorata già la Russia con ripetute confidenziali e private 
aperture, fatte coi Signori di Nesselrode, ^ e Pozzo di Borgo ^, 
nulla aveami offerto di incoraggiante la nostra causa. Delle 
particolari conversazioni col Signor Barone d'Humboldt non 
avevano punto per parte della Prussia meglio affidate le nostre 
speranze (che anzi contentissima quella potenza di quanto le 

1) In questo senso si potrebbe ben dire col Fabi, op. cit., pag. 84, che la deputazione 
" fece un Inutile viaggio, perocché le alte potenze alleate non riconobbero nella Reggenza 
un governo regolare ed accettato nella diplomazia d'Europa, e quindi non ne ammisero gli 
ambasciatori „. Cfr. però ciò che il Marescalchi scriveva da Parigi e fu più sopra riportato, 
del favore incontrato dagli inviati milanesi. 

2) Il Conte di Nesselrode (1780-18621 era ormai i! capo del ministero russo degli affari 
esteri, per altro sempre docile all'impulso dell'onnipotente sovrano. Carlo di Nesselrode, di 
nobile schiatta tedesca trapiantata in Livonia, era già ufficiale alla morte della gran Cate- 
rina, e fu aiutante di campo dello czar Paolo. Passato in diplomazia, raggiunse rapidamente 
il posto importante di consigliere dell'ambasciata russa a Parigi, ove patrocinò tin quando 
fu possibile il programma dell'alleanza fra le due monarchie. Docile al volere dello czar, il 
Nesselrode aveva lavorato dal 1S12 alla complessa e fortunata campagna diplomatica anti- 
francese che fu parallela a quella militare. I protocolli di Kalisch, di Reichenbach, di Toe. 
plitz, di Chaumont e di Vienna portano la sua firma. Fu a capo della cancelleria russa fino 
al 1856, quando gli successe il Gortchakof. 

3) Il conte Carlo Andrea Pozzo di Borgo (1764-1842), della casata corsa nimicissima dei 
Bonaparte, diplomatico al servizio russo. Aveva studiato a Pisa, poi, rientrato nell'isola 
nativa, era stato devoto partigiano ed ammiratore di Pasquale Paoli, quando fu eletto a 
rappresentare la Corsica nell'assemblea legislativa francese, ove difese la monarchia co- 
stituzionale e meritò l'onore della persecuzione da parte dei terroristi. Ricoveratosi in Cor- 
sica, presso il Paoli, allora a capo del governo locale protetto dall'Inghilterra, collaborò 
ad organizzare la resistenza alla convenzione. Quando i francesi ripresero la Corsica, il 
Pozzo andò ramingo, e trovò un'occupazione onorevole nella diplomazia russa. L'estendersi 
dell'onnipotenza napoleonica lo cacciò da Pietroburgo, poi da Vienna, si che per il lungo giro 
dell'Oriente che solo rimaneva libero dopo il 1809, dovette rifugiarsi in Inghilterra. Artefice della 
pace rinnovata fra Londra e Pietroburgo, il Pozzo di Borgo aveva nel 1814 un'influenza 
preponderante, che adoperò in favore del consolidamento in Francia della monarchia co- 
stituzionale dei Borboni. Rimase a Parigi come ambasciatore di Russia, ma ributtato dalla 
politica reazionaria di Carlo X prese ad appoggiare (secondo è stato anche testé raccontato, 
con intonazione romantica, da M.me de Boigne) la nuova dinastia orleanese. Ciò forse con- 
tribuì a farlo traslocare dall'ambasciata di Parigi a quella di Londra, che tenne per breve 
tempo. Intorno all'opera decisiva del Pozzo negli avvenimenti del 1814, vedasi la testimo- 
nianza autorevole del Chancelier Pasquier, Mémoires, cit., tomo II, parte I. Cfr. pure 
C. Charles Pozzo di Borgo, Correspondance diplomatique du comte Posso di Borgo, 
ambassadeur de Russie en France, et du comte de Nesselrode, Paris, 1890-1897. 



— 133 — 

vien ceduto in Germania, gì' ingrandimenti dell'Austria in Italia 
sono da lei veduti con miglior occhio che altrove). I discorsi, 
e la condotta dei Generali ed Inviati Inglesi in Italia, resaci 
particolarmente nota col Dispaccio del 9 corrente, speditoci per 
mezzo di corriere, pareva, ed era tale infatti da dover fissare 
particolarmente la nostra attenzione sulle disposizioni del Ga- 
binetto Britannico. E ad onta che le notizie preventivamente 
assunte non ci inspirassero gran motivo di fidanza in Esso, 
credemmo di dovere con questo Gabinetto, unica ancora che 
ormai ci rimaneva, intavolare la più diretta ed attiva comuni- 
cazione. A tale effetto credette la Deputazione d'incaricar me 
di dirigermi specialmente per essa, ed in nome suo ai Nobili 
Lordi Castlereag, ed Abberdeen*; la quale commissione essendo 
stata adempiuta, mi pregio di porlene sott'occhio in epilogo il 
principale contenuto. 

Proposta. — Nobile Lord, La Deputazione del Regno d'Italia 
alle Alte Potenze Coalizzate, della quale ho 1' onore di essere 
membro, ha ricevuto dei dispacci da quel Governo Provvisorio, 
pe' quali viene informata che Lord Wilson, il Generale Mackfar- 
lane, e Lord Bentinck istesso diedero le migliori lusinghe al 
nostro Paese dell'Alta protezione dell'Inghilterra pel sosteni- 
mento del voto Nazionale, e di più asseriscono essere il nostro 
Paese occupato in nome, e per interesse di tutte le potenze 
coalizzate. Nel medesimo tempo poi veniamo informati che 
l'Austria si conduce fra noi quasi da assoluta padrona, inva- 



li Giorgio Hamilton Gordon, IV conte di Aberdeen (1784-1860), segnalatosi giovanis- 
simo come archeologo e filelleno più che come pari rappresentativo di Scozia (di partito 
tory), era ambasciatore d'Inghilterra a Vienna dall'autunno 1813, cioè dall'adesione del- 
l'Austria alla coalizione anti-napoleonica. Rappresentò pertanto l'Inghilterra nei negoziati di 
Châtillon e di Parigi. Dopo alquanti anni di ritorno alla prediletta esistenza di gran si- 
gnore erudito ed agricoltore, doveva l'Aberdeen nel 1828 prendere in mano la direzione 
della politica estera inglese, indirizzandola, sebbene membro d'un gabinetto tory, in senso 
favorevole alla libertà in Grecia ed in Portogallo. In un successivo suo ritorno al ministero 
degli esteri, lord Aberdeen instaurò la politica dell'amichevole intesa colla Francia, go- 
vernata allora dal suo amico Guizot. A poco a poco l'Aberdeen, il cui contrasto coUa 
figura politica del Castlereagh ê stridente, divenne capo deU'ala sinistra dei conservatori 
inglesi, già guidata dal Peel, ed assunse la presidenza del gabinetto (1852), trovandosi in- 
dotto, dopo aver tanto patrocinatola conservazione della pace, a partecipare alla guerra di 
Crimea, le cui vicissitudini produssero la definitiva caduta di questo schietto e disinteres- 
sato patriotta. 



— iâ4 — 

dendo i poteri civili, e militari *; ci si suppone inoltre costà, che 
sia il nostro paese già dato definitivamente in podestà del- 
l'Austria. Credo pertanto di dover domandare in nome della 
Deputazione, e di mia Nazione : se e fino a qual punto possiamo 
coìitare sull'alta protezione che ci si fa sperare per parte dell'In- 
ghilterra. 

Risposta. — Io credo che il primo dovere di un Gabinetto 
onesto, ed illuminato, sia non ingannare gli individui né le 
Nazioni; io vi ingannerei se promettessi appoggio per questa 
parte. Debbo francamente confessarvi che i nostri militari tengono 
molte volte una direzione, ed un linguaggio non analogo a quello 
del nostro Gabinetto; pongono forse essi l'onor Nazionale nello 
spacciar protezione, io ritengo che stia nel provvedere al miglior 
interesse delle Nazioni. 

Proposta. — Ebbene il miglior interesse di nostra Nazione 
esige e domanda un Re, e questo Re sia egli pure dell'Augusta 
Casa d'Austria che i nostri voti saranno più universalmente 
compiti, una esistenza indipendente dagli altri stati, ed una 
Costituzione, e vogliam dire Rappresentanza Nazionale. 

Risposta. — Da tutte le parti d'Europa sorgono Costitu- 
zioni; Spagna, Francia, Olanda, Polonia, Norvegia, ed altre 
domandano costituzioni, né so se ciò sia per il loro meglio; non 
vorrei che delle nuove lezioni che si pagano troppo caramente 
facessero queste Nazioni troppo tardi accorte del loro danno. 

Proposta. — Ma l'Inghilterra ci porge pure un illustre ed 
invidiabile esempio dell'utilità d'una saggia costituzione. 

Risposta. — Sì; noi fummo abbastanza fortunati per fondare, 
e conservare questa difficil opera; ma non tutti i Popoli, non 
tutti i suoli sono fatti per prosperare sotto il medesimo sistema. 
Noi non abbiamo la massima di Bonaparte che voleva indossare 
il suo Codice alle più disparate popolazioni. Della falsità di 
questo principio abbiamo ora recente esperienza in Sicilia; la 
nostra Costituzione non potè prendere in quel Paese, conviene 

1) Intorno a questa rapida e sicura affermazione del potere militare austriaco, compiuta 
dal Sommariva tostochè giunse in Milano, vedasi Lemmi, La restaurasione, etc., cit., pa- 
gine 266 e seg. Si giunse ben presto al conflitto, nel quale la reggenza ebbe la peggio, se- 
condo appare dagli stessi protocolli del 6 maggio (vedi A. d'Ancona, op. cit-, p.p. 205-208,. 



- 135 



che la cangiamo. L'Austria poi è un Governo contro cui i 
sudditi hanno meno bisogno di barricarsi, che non contr'ogni 
altro; nella storia di quella casa sino a' nostri tempi non si 
vedono traccie di abuso di potere, o di forza; non mancò mai 
per eccesso di queste cose, talvolta piuttosto per difetto. Io vi 
parlo lealmente; vi darei tutto il braccio, e tutta l'assistenza 
se credessi che vi sovrastasse un giogo di ferro come quello 
della Francia al quale venite d'essere sottratti; contro di essa 
m'aveste in altri tempi domandato ajuto, avrei procurato che 
vi fosse prestato validamente; vi dirò più, quando si è trattato 
(all'epoca del Trattato di Praga) col cessato Imperatore di far 
distaccare il Regno d'Italia in favore di sua famiglia \ la prima 
base per la quale insistetti fu che vi fosse data una Costitu- 
zione la più atta ad inceppare l'abuso del potere; ma dal paterno 
governo dell'Austria, nulla, vi ripeto, avete a temere per questa 
parte. Non vi dissimulo ciò che penso; credo che i vostri in- 
teressi siano bastantemente al coperto, senza insistere per una 
Costituzione, che quando è inutile è quasi sempre dannosa. 

Proposta. — Ma non dissimulerò io del pari a Milord che 
il nostro Paese, oppresso dal passato ferreo giogo, non vorrei 
che nel nuovo ordine di cose dovesse richiamare, per sua fatai 
sorte, con piacere la passata esistenza. 

Risposta. — E come ciò? 

Proposta. — Il nostro paese, se non ha gustato mai il bene 
d'una esistenza politica e Nazionale, è da vent'anni che corre 
dietro a quest'idolo de' suoi voti; la sola speranza ed il solo nome 
di quest'esistenza gli hanno fatto fare sagrifìcj d'ogni genere; 
ma questi sagrificj stessi, questo impiego, o piuttosto abuso de 
suoi mezzi e delle sue forze l'hanno portato ad un grado 
di energia, di vigore, di consistenza che non aveva mai 
toccato. ^ 



1) L'imperatore Napoleone s'era effettivamente dichiarato disposto, nell'estate e nell'au- 
tunno del 1813, a separare le due corone di Francia e d'Italia, cingendo della prima il 
capo del principe Eugenio. Vedasi, per tutte queste trattative che non ebbero poi esito : 
Albert Sorel, L'Europe et la révolution française, Vili partie, Paris, 1904. 

2) Questa confessione, in bocca di così accanito avversario del regime napoleonico, non 
solo è preziosa come riprova dei vantaggi recati da quel governo al nostro paese, ma pa- 
lesa anche la sincerità e perspicacia del Gonfalonieri. 



136 



Settanta mille uomini nel medesimo tempo stavano armati 
in campo a farsi scannare per causa affatto estranea alla 
nostra, e nondimeno al loro coraggio e bravura gli inimici stessi 
resero omaggio, i rami tutti d'ogni amministrazione presero 
vigore, e vita che non avevano mai avuta; sorsero pubblici sta- 
bilimenti, si fornì alle maggiori comodità della vita, si molti- 
plicarono i luoghi di pubblico divertimento; tanto l'energia ed 
una specie di vitalità Nazionale sostenevano questa macchina 
contro i progressi d'una miseria reale, che andava ogni giorno 
aumentando mercè le devastatrici ordinazioni di quel governo; 
insomma io vorrei. Lord, ch'ella sentisse bene la verità di quello 
che ho l'onore di asserirle; che non siamo più quelli di vent'anni 
fa né ci è possibile di ridivenirlo se non rinunciando a delle 
abitudini, a dei sentimenti troppo cari ad una Nazione, che ha 
voglia, mezzi, ed energia per essere tale. Ma, se noi non siamo 
più quelli che godevamo in allora contenti e tranquilli del pa- 
terno governo austriaco, non vorrei troppo azzardare nell'asserire 
che temo che il governo austriaco anch'esso non sia forse più 
quello d'allora; per lo meno egli è certo che il gran flagello 
della carta monetata, di una carta che anche nel corso di una 
prospera guerra come questa, va ogni giorno più abbassando 
di valore, non può che avere ben funestamente influito su di 
una monarchia che da tanto tempo ne è inondata, e non può 
che ben funestamente influire su di uno stato, che le venga 
aggregato, il quale ha esso pure tante ferite da cicatrizzare. 
Finalmente la storia di tutto questo passato secolo ne mostra, 
quanto male l'Austria abbia potuto garantire il nostro suolo 
dalle invasioni Transalpine, che anzi sembra aver sempre pre- 
scelto il nostro fertile terreno a servirle di campo di battaglia. 
Non sfuggirà di più alla di lei sagacità che tutti i paesi hanno 
dei limiti di natura, di lingua, e di abitudini che ne prescrivono 
il confine, i limiti che non abbiam che troppo visto quanto sia 
pericoloso e violento il sorpassare. Nessun suolo è più dell'Italia 
diviso dalla Germania, per barriere di natura, per diversità di 
favella, per opposizione d'indole, di carattere, e di abitudini. 
Eccole, Lord, i sacri motivi della sana parte di mia nazione, che 
le fan riguardare come una calamità, non già il governo austriaco. 



137 



ma l'aggregazione a questa potenza in qualità di provincia col 
sagrificio della propria esistenza politica V 

Non son già queste brame ed idee figlie di calda, o mal 
regolata fantasia, ma il prodotto dell'esperienza, della conoscenza 
che ogni uno è obbligato ad avere del proprio paese, e di un 
freddo esame, ed imparziale. 

Nel decorso di quest'esposizione parve il Lord sentire for- 
temente la verità, e la solidità delle enunciate cose, e, dopo 
avere domandate varie nozioni, ed essersi trattenuto lunga- 
mente di diversi dettagli inerenti alla cosa, concluse col dirmi: 

Alla mia Nazione interessa molto la sorte felice del vostro 
Paese; io son certo che l'Austria farà ogni suo possibile per 
contribuirvi efficacemente; essa ha sicuramente delle intenzioni 
liberali, in questo senso, io vi darò tutta la mia mano. Io , ve 
lo ripeto, non voglio tradirvi, nulla farò, né posso fare in di- 
rezione opposta all'Austria, tutto farò per mettervi d'accordo, 
per mettervi bene con essa; ed il consiglio che vi posso 
dare si è che voi altri pure facciate altrettanto. 

Eccole, Signor Conte, la traccia, e il risultato di una con. 
versazione che durò oltre tre quarti d'ora. L'abboccamento con 
Lord Abberdeen assai più breve perchè l'affare era meno di 
spettanza sua, non diverge punto da queste idee. La lealtà, e 
la schiettezza con cui furono esaminati questi principj dai più 
illustri negoziatori d'Europa, pare non ci lasci più luogo a 
dubitare su di nostra destinazione, e pare ci tracci la strada^ 
che conviene d'ora innanzi calcare. Dall'operato sin qui, spero 
che rileverà di leggieri, che nulla possiamo rimproverarci, 
riguardo all'esaurimento di nostra missione, né in faccia a noi 
stessi, né in faccia a chi ha posto sua fiducia in noi. Cessato 
lo scopo di nostra missione crediamo dover anche cessare da 
ogni ulteriore operazione, aspettando istruzioni dalla Reg- 
genza, nel caso si credesse utile di dirigere la nostra opera 



1) Coincide quasi alla lettera col rapporto inviato il 9 maggio da Sir Robert Wilson ap- 
pena giunto a Milano col quartier generale del Bellegarde, a Lord Castlereagh : " A pro- 
vincial system will be accompanied with by uneasy rule and assure a final desesperate 
struggle „. (Public Record Office, London - Foreign Office: Austria log). 



— iss- 
ai conseguimento di qualche altro scopo che le circostanze at- 
tuali possono suggerire come vantaggioso alla nostra cara 
Patria. 

Sono col più profondo rispetto di Lei Signor Conte 
Parigi li 18 maggio 1814. 

Devot.mo Servitore 
Federico Gonfalonieri. 



[Postilla, che pare di mano del Verri] : 

Di questa lettera il Signor Conte è pregato a volere fare 
quel prudente uso che nella sua saviezza crederà opportuno per 
illuminare sulla condotta della deputazione e per non compro- 
mettere in ogni evento la medesima e chi scrive. 



LXXV 

Archivio Casati - Cologno Monsese. Edita '. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Parigi li 18 maggio 1814. 
Carissima moglie, 
Parte quest'oggi un corriere; esso sarà apportatore di tristi 
nuove per chi ama veramente la propria patria; si consolino 
quelli che nella nullità, e nella tranquilla esistenza individuale 
pongono ogni lor desiderio. Tutto da noi si è posto in opera 
per non tradire la fiducia che avevan posto in noi, nulla abbiamo 
a rimproverarci, non abbiamo che a dolerci del nostro destino. 
Per arringare la causa d' una nazione voglionsi baionette, non 
deputazioni. Io non posso scriverti di più su quello che si è da 
noi operato. Ti potrai portare tu stessa in persona dal conte 
Verri, e potrai pregarlo in mio nome di affidarti per qualche 
momento la lettera che a lui diressi; da essa rileverai lo stato 



1) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere, cit. pag. 15. 



— 139 — 

delle cose. Potrai colla massima riserva farla anche vedere a 
qualche de' miei più intimi amici che tu conosci, ma usane con 
somma prudenza, e non lasciarla per ogni modo sortire un 
istante dalle tue mani; la cosa è troppo gelosa. Per mezzo di que- 
sto medesimo corriere ho ricevute tue lettere e molte altre per 
mezzo della posta; evita quelle della posta di metterle chargées 
mentre è cosa affatto inutile, e non fa che ritardarle. Sono stato 
l'altra sera ad una festa del principe di Schvarzemberg, io solo 
fra' miei colleghi ho avuto il vantaggio d'esservi invitato, attesa 
la sua conoscenza. Eranvi tutti i sovrani, eravi tutto quello che 
di grande e di bello dà l'Europa intera. Lady Burghersh, ' 
lady Lanstecal (?) nipote di Castlereagh, portavano la palma di bel- 
lezza fra tutte le parigine. A monte le vostre mode; si è fatta 
un'intera rivoluzione sopratutto nella testa delle donne; dall'al- 
tissimo si è caduti perfettamente al basso. Fra gli uomini pure 
vi sarà molta rivoluzione di moda. Ma qual frivolezza parlar 
di mode in mezzo a sì alte cose che ci circondano! Godo del 
felice parto di tua sorella, farai ad essa ed a tutti i miei saluti. 
M'incaricherò, se sarà possibile, delle commissioni tutte. Avanti 
jeri mi trovai nell'anticamera di Lord Castlereagh faccia a faccia 
e solo a solo col principe Eugenio, femmo assieme qualche tempo 
d'anticamera. Sostenni, spero, la dignità di mia rappresentanza, 
egli certo trovavasi più di me imbarazzato. Salutami tutti di 
casa, e specialmente la M. G., presenta mille cose per parte 
mia alla zia Bigli, dille che ho pranzato uno di questi giorni 
dalla Visconti * la quale è nel suo solito stato, che oggi pranzo 



1) Lady Priscilla Wellesley Pole, figlia del fratello del Duca di Wellington, Lord William 
Maryborough, aveva sposato Lord Burghersh (1784-1859), che divenne poi il Conte di West- 
moreland, aiutante di campo del Wellington. Vedasi la pubblicazione della figlia di Lady 
Burghersh, Lady Rose Weigall: Correspondence of Lady Burghersh with the Duke of Wel- 
lington, London 1903. Il Burghersh abitò a lungo a Firenze, colla moglie, come ministro 
d'Inghilterra. 

2) Questa Visconti, nata Carcano e già vedova Sopransi, era di nuovo vedova del Fran- 
cesco Visconti, triumviro nella seconda Cisalpina, ed aveva seguito in Francia il Berthier, 
che si era Innamorato di lei. Abbondano le testimonianze sul suo soggiorno parigino e sul 
posto che aveva saputo conquistarsi nella più alta società. Vedansi fra l'aUro, Pélissier, 
Le portefeuille de la comtesse d' Albany, cit.; Madame de Cazenove d'Arlens, Journal, 
Paris 1903; Edouard Herriot, Madame Récamier et ses amis, t. I, Paris 1904, pag. 97. 



— Mo- 
dal principe di Neuchatel ^ al quale ho presentato i suoi compli- 
menti, che ho visto Guastalla, il quale mi ha incaricato di do- 
mandarle i suoi ordini. Non ho più tempo, mi duole di dover 
chiudere sì presto, amami, mia cara, e credimi veramente tuo 

aff.mo 
Federico. 

P. S. — Ti mando un fazzolettino inglese che è di molta 
moda. 



LXXVI 
Archivio Padulli - Cabiate. Inedita. 

Federico Gonfalonieri a Don Giulio Padulli ^ 

Parigi li 18 maggio 1814. 
Amico mio dolcissimo. 

Il sacrificio di mia patria è compito ; e dovevamo venire 
sin qui per essere noi spettatori del nostro danno, e del nostro 
lutto. Non fummo almeno spettatori, né indifferenti, né inoperosi; 
ma baionette vi vogliono, amico mio, non deputazioni per ar- 
ringare la causa d'una nazione. Tutto si è posto in opera per 
ricondurre alla nostra patria giorni più felici; ella li avrà tranquilli, 
almeno giova sperarlo. Se brami delle più particolari notizie 
sull'operato, dirigiti a mia moglie, essa è autorizzata a comu- 
nicare agli amici ciò che sarebbe imprudente fosse messo al 
pubblico. Ieri mi trovai da Lord Castelreagh a far anticamera 
solo a solo col Principe Eugenio; la mia posizione non era 
certo più imbarazzante della sua, spero di non aver compromesso 



1) Era, come tutti sanno, Luigi Alessandro Berthier (1753-1815). Dopo aver partecipato 
alle guerre della rivoluzione, che lo condussero nel 1796 a Milano, divenne maresciallo di 
Francia, principe di Neufchâtel e di Wagram. Nel 1814 s' era lealmente convertito alla mo- 
narchia costituzionale. Pari di Francia, seguì Luigi XVIII nei cento giorni e mori tragica- 
mente a Bamberga. 

2) Don Giulio Padulli era assistente al Consiglio di Stato in servizio ordinario. Sposò 
donna Marianna della Somaglia, nipote del conte Mellerio, membro della reggenza. Divenne 
poi intrinseco dell'ab. Rosmini. Cfr. G Bonola, Carteggio fra A. Manzoni e A. Rosmini, 
Milano, 1900. 



— 141 — 

la dignità di mia rappresentanza. La Francia avrà a momenti 
sottoscritta la pace; le sono accordati limiti più estesi che non 
aveva sotto l'ultimo Re; vi ha della magnanimità in questa 
sua condotta; la Russia ne ha il principal merito. Alessandro 
è un giovane nudrito alla scuola del suo precettore La Harpe ^ 
d'idee liberali, vuole il bene con tutta la buona fede, è disgrazia 
che non sia sempre felice nella scelta de' mezzi. Vi è molto 
malcontento in questo paese, vi furono anche in questi giorni 
delle piccole sommosse in Parigi. Quest'imbecille nazione non 
sa quel che si voglia, essa ha bisogno di esser condotta con verga 
di ferro; il Re conosce questa verità, e tiene una condotta 
dignitosa. Il più singolare si è che non solo è scontento il partito 
di Bonaparte, ma che lo è molto più l'antico realista. Gli emigrati 
non trovano mai che il Re faccia abbastanza per essi, e rumo- 
reggiano pazzamente. È rimarcabile ciò che disse il Re a questo 
proposito. « Est-ce que je suis le roi des émigrés ? Je le suis, 
et je le veux être de tous les français ». Se gli affari di mia 
patria fossero sortiti a miglior fine sarei pienamente contento 
del mio soggiorno in Parigi. Ho visto Parigi in una situazione 
affatto nuova: ho passato in rivista le più grandi e le più belle 
armate che da molto tempo siano comparse sulla faccia del- 
l'Europa; ho conosciuto, e posso dire che fui in contatto cogli 
uomini più marcanti dell'Europa. V'è bene in ciò di che esser 
soddisfatto, ma il sagrificio di mia patria mi sta ognor fisso 
nel cuore, ed ogni cosa mi amareggia. Avrò almeno la conso- 
lazione di ritornare a' miei amici puro, e senza rimprovero né 
in taccia a me, né in faccia a loro ; tu sei fra questo numero 

uno dei più cari, amami quanto io t'amo. 

Aff.mo amico 

V : A Monsieur F. CONFALONIERI. 

Monsieur Jules Padulli 
à Milan 

D Federico Cesare de La Harpe (1754-1338), nato nel paese di Vaud quando questo era 
sottoposto al dominio oppressivo del cantone di Berna, si giovò della sua condizione di 
precettore dei granduchi Alessandro e Costantino per propugnare efficacemente al tempo d«lla 
restaurazione la causa della patria terra, ciò che non gli era altrettando riescilo al tempo dell'e- 
gemonia francese in Isvizzera. Si stabili, dopo il successo ottenuto al congresso di Vienna, 
a Losanna, capitale del nuovo cantone, ove lo conobbe il duca Vittore de Broglie, che 
scrisse un bel ritratto, rispettoso e non adulatore, di questo liberale violento quanto sin- 
cero ed entusiasta. Cfr. Due de Broglie, Souvenirs cit., vol. I, p.p. 363-64. Intorno all'opera 
del La Harpe come educatore dello czar vedasi: Le gouverneur d'un prince - Frédéric Cé- 
sar de La Harpe et Alexandre L" de Russie, Lausanne, 1902. . 



— 142 — 

LXXVII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 9. 



Milano il 21 Maggio 1814 
alla mattina 



Carissimo Federico 



Eccomi di ritorno dalla mia gita di Valmadrera; sperai ritrovare tue 
lettere, ma fui delusa; sono 9 giorni che non ne ricevo, l'ultima è quella 
deirs, v'ha un disordine nella posta che non si ricevono le lettere, che 
non abbino nove o dieci giorni di data, cosa che mi dà vera pena, essendo 
mia unica consolazione quella di ricevere tuoi caratteri. Io poi non ti 
scrissi durante la mia assenza per la ragione che non v'è mai stata oc- 
casione per Milano, a motivo della festa che vi fu a metà della settimana. 
Il Barchetta ha trovato che Valmadrera ha bisogno d'essere visitata spesso ; 
il medesimo m'incarica di dirti che ha fatto l'affitto della Salera, eccet- 
tuati quei pezzi di terreno che hai determinato di ritenere in casa. La 
campagna soffre molto il freddo, e la nebbia, ciò che danneggia tutti i 
raccolti. Raccomandai replicatamente i tuoi cavalli a Salier, egli m'assi- 
curò che si adopera per venderli, ma mi disse non essere il momento molto 
favorevole a motivo della gran quantità di cavalli che hanno condotti i 
Tedeschi. Ho fatto dare per mezzo di mia madre la sentenza alla Maria, 
essa ne fu desolata e non se l'aspettava, le lascio però tutto il tempo di 
provvedersi. In quanto poi all'altra che devo prendere, non mi affretto a 
cercarla per vedere che mi capiti quella che possa essere assolutamente 
a proposito per noi, e se mai ella mi capiterà mi arbitrerò a prenderla 
ancorché tu non l'abbi vista, perchè non mi fugga dalle mani. Il viaggio 
di Genova, per vedere la flotta Inglese, è di moda in questo momento ; 
innumerevoli sono le persone che sono partite di ambo i sessi e età. I 
due Allemagna sono pure partiti con Belcredi* egli Airoldi ; Rasini partì 
jeri colla Greppi Lecchi 2, Porro colla sposa Borromeo ^ Milano è sempre 
in fermento, si fanno dei discorsi sediziosi in pubblico caffè, e nel caffè 
de' Servi c'è stato della gente che ha osato mettere fuori un cartello 
con scritto sopra viva Napoleone, e la corona Imperiale ; i più facinorosi 
sono forastieri. Avrai sentito che gli ufficiali dei Veliti, spalleggiati dai loro 
Capi, si sono portati da Bellegarde per dichiarare che intendevano voler 

1) Doveva essere uno dei patrizi pavesi della famiglia marchionale, alla quale apparte- 
neva la moglie di D. Tiberio Gonfalonieri. 

2: Luigia Lechi aveva sposato il 25 gennaio 1813 don Paolo Greppi. 

3) IVlaria d'Adda (dei marchesi di Pandino) si era appena sposata (il 23 aprile 1814) al 
conte Vitaliano Borromeo. 



— 143 — 

susistere in Corpo, e che non si trovava un individuo che volesse abban- 
donare il servizio. Bellegarde rispose loro che aveva delle notizie in 
contrario, e li congedò con delle buone parole. I soldati venuti a sapere 
ciò che avevano fatto i loro ufficiali se ne risentirono, rimasero levati 
tutta la notte, forzarono la mattina le guardie, e si portarono in corpo da 
Bellegarde per reclamare contro ciò che avevano fatto i loro capi; il 
Maresciallo ricevette una deputazione, non avendo voluto sentirli in corpo, 
e promise loro d'esaminare le loro domande, e fece sottoscrivere tutti quelli 
che desiderano la loro dimissione. È stata fatta una commissione militare 
composta da Mazzucchelli ', Narboni-, di un'altro italiano di cui non mi 
ricordo il nome, e di Villata ^ come presidente per esaminare le petizioni 
e delitti dei militari ■*; la scelta di questi personaggi non ha incontrato molto 
il genio generale. Paradisi è in stretta amicizia col Barone Rossetti^, il quale 
sai ha qui un gran potere. Strassoldo si vede parlare in platea con 
M.r Eriche'' ed altri soggetti della stessa tempra; Caprara, Fenaroli", ed altri 
simili personaggi frequentano moltissimo tutti questi signori grandi, e 
pare non sieno mal sentiti. 

Insomma, mio caro, fa che il nostro destino sia deciso ben presto e 
che sia organizzato il nuovo sistema su delle basi ben solide, e fa che 
le persone che devono avere influenza siano di un genere da rendere 
felice questo paese; ti assicuro che la nostra attuale esistenza è veramente 



1) Il conte Luigi Mazzucchelli, discendente dal rinomato storico della letteratura, era 
nel 1814 generale di brigata, dopo aver partecipato alle campagne contro i prussiani, gli 
spagnuoli, e da ultimo gli austriaci. Vedasi sui suoi sentimenti antieugeniani, Principessa 
Belgioioso, op. cit.. pag. 46. 

2) Il Narboni era colonnello dei dragoni della regina. 

3) Giovanni Villata, milanese, nato nel 1777, ufficiale negli eserciti austriaci nel 1796, era pas- 
sato poi nelle truppe Cisalpine; fu addetto allo stato maggiore del Lahoz.del Buonaparte, del 
Principe Eugenio e fece le campagne di Pomerania, di Catalogna e di Russia. Generale dal 
1810, rimase in servizio anche dopo l'annessione della Lombardia all'Austria, e comandò 
nel 1815 una brigata che entrò nell'Alsazia. 

4) Questa commissione, che mirava evidentemente ad un'epurazione dell'esercito ita- 
liano, aveva come programma ostensibile il ricercare i colpevoli di infrazioni disciplinari. 
Cfr. Barone von Helfert, La caduta della dominasione francese, etc , cit., ove non 
sono indicati come commissarii che il Mazzucchelli ed il Villata, senz'accennare all'esi- 
stenza di altri membri. 

51 II barone Bernardo Rossetti von Rosenegg, era vice-presidente del governo di Galizia, 
quando fu mandato in Lombardia per coadiuvare il Bellegarde. Più tardi supplì il Saurau, 
allorché questi dovette lasciare temporaneamente il governo di Milano per recarsi a Napoli. 

6) Dev'esser quel medesimo conte de Eriche nella cui casa fu dapprima precettore il 
Pellico. Il giovinetto Odoardo Briche, educato appunto da Silvio, si uccise a 17 anni, e 

si asserì in seguito alla lettura delle " Ultime lettere di Jacopo Ortis „. Cfr. P. Ilario 
RiNiERi, Della vita e delle opere di Silvio Pellico, voi. I, Torino, 1898, sovrattutto pagine 
298-303; F. Ravello, Le mie prigioni, con studio biografico e note storiche, p. XXII. È 
forse lo stesso Briche, che pare amico della Pasta, citato in una lettera del Beyle. Vedasi 
A. Paoupe e P. A. Chéramv, Correspondance de Stendhal, Paris, 19(8, voi. Ili, p. 11. 

7) Il conte Fenaroli, bresciano, già membro della consulta di Lione, era gran maggior- 
domo della casa del re. 



144 — 



infelice, non si può durare molto a lungo con questa diversità di opinioni, 
è una vera casa di pazzi. I Veneziani hanno scacciato, in una maniera 
non troppo gentile, il loro Patriarca, ' gli hanno imposto di sortire dalla 
città entro 24 ore, e gli toccò in un giorno di festa solenne di sentire da 
un canonico, il quale era incaricato del discorso, una diatriba contro di lui; 
egli si ritirò in disordine, ma nello stesso tempo gli presentarono un ordine 
sottoscritto da tutti i canonici di andarsene al più presto. Le imposte 
continuano sullo stesso piede, non v'ha luogo a diminuirle atteso le spese 
immense che portano le truppe stazionate in questo paese, e che non 
pensano, a quel che pare, ad andarsene. Forse ometterò molte nuove, ma 
non ho ancora parlato con quelle tali fonti sicure dalle quali si possono 
avere; tu sai qual criterio esista presso la maggior parte in questo genere; 
essi arrivano qualche volta ad inquietarmi sul serio. Tutti di casa stanno 
bene, e ti salutano caramente, la Durini sta bene, ma la sua Luigina ^ ha 
un ristagno a una guancia. Monteggia è determinato di farle un taglio, 
ciò che agita molto la madre. 

Oh la bella cosa! ricevo in questo punto una tua lettera in data del 
13, te ne ringrazio, mio caro, scrivimi sempre, te ne prego, con frequenza, 
e con tutti i dettagli, prima quelli che ti riguardano, e poi i politici, i quali 
interessano tanto i nostri amici, già s'intende quelli ai quali è tua inten- 
zione che siano comunicati. Mi spiace il sentire che non hai ricevuto le 
mie lettere che ti scrissi in data del 2, 6, 8, 11; io mandai tutte le mie 
lettere a Giulini perchè te le facesse avere colla massima sicurezza e 
prestezza; ho messo il numero a tutte le mie lettere perchè vedrai così 
se qualcuna ne va persa, ho quasi timore che siano trattenute alla Posta, 
a motivo delle nuove che contengono; erano acchiuse in alcune di queste 
mie delle lettere di diversi tuoi amici, mi spiacerebbe assai che non ar- 
rivassero per tutte le ragioni, ma singolarmente per timore che potesti 
dubitare che ciò dipendesse per una mia inesattezza o trascuratezza; vorrei 
che fosti persuaso non aver io piacere più dolce di quello di scriverti. 
Subito che vedrò il Barchetta ed il Bolchese farò le tue commissioni, non 
dubitare del calore che cercherò d'ispirare a tutti e due per i tuoi affari. 
Farò chiamare nuovamente Pierre Salyer per raccomandargli la vendita dei 
tuoi cavalli, subito che arriverà Alemagna, ciò che sarà entro quattro 
giorni, gli parlerò per la vendita del Carick e del Carrettino, credo che 
sarà cosa difficile, atteso che ve ne sono molti che si spropriano di 
legni. Cicogna vuol vendere pure il suo Carick; quest'ultimo conta andare 
presto a Parigi, e a Londra. Sia certo che non trascurerò, ed anzi im- 
piegherò il maggior zelo, perchè siano messi in buon ordine i tuoi affari, 
manderò spesso il Barchetta a far delle gite; sia certo che i tuoi affari 

1) Era Monsignor Bonsignori senatore del Regno Italico, devotissimo a Napoieone, che lo 
aveva trasferito dal vescovado di Faenza a quella sede patriarcale, senza l'assenso ponti- 
ficio, sicché il Bonsignori fu poi considerato intruso e dovette ritornare a Faenza. 

2J Donna Luigia Durini sposò poi, nel 1832, don Giuseppe Greppi. 



— 145 — 

mi stanno più a cuore clie i miei proprj,' solo vorrei che venisti tu stesso, 
a badarci al piìi presto; l'idea che possa essere protratto il tuo ritorno 
mi fa vera pena, bisogna che cerchi allontanarla il più possibile dalla mia 
immaginazione per passare le giornate il meno triste possibile, infine tu 
sei necessario per la mia esistenza. Subito che avrò effettuata qualche tua 
commissione, ne sarai avvertito con prontezza. 

Ti includo una lettera d'Alemagna che ha lasciato prima della sua 
partenza ed un'altra di Padulli. 

Amami mio caro e credimi con tutta la sincerità possibile 

aff.ma moglie 
T. C. C. 



LXXVIII 



Archivio di Stato di Milano - Pyocessi dei Carbonari 

Busta XXVI - Fessa DLI N. 11. Inedita. 

Don Giulio Padulli a Federico Gonfalonieri 

di Milano, addì 21 maggio 1814. 
Mio dolcissimo amico 

Eccoci in alto mare sospinti in qua e in là da' flutti, ed, ismarrita la 
bussola, non sappiamo dove indirizzare la nave. Un grido innalziamo di 
comune accordo : AlV Indipendenza. Il pilota vi s' incammina a tutto po- 
tere, ma un soffio di vento fa girare il legno, e ci toglie persino la 
speranza di afferrare così beata regione. Quindi nelle picciole anime 
della ciurma s'ammorza questo fuoco così avventurosamente attizzato, e 
schiave dei proprj interessi già già s'acconciano di buon grado all'umile 
destino, che par ci attenda. È vero che un picciol numero lotta contro 
la fortuna del burrascoso oceano colla costanza, coll'industria e co' ta- 
lenti, ed hanno ravvivate le speranze : deh possano i vostri generosi 
sforzi riuscire al desiderato fine ! Oh caro Federico, in un'altra mia t'ac- 
cennai le pazzie di molti ; ora ti ricordo la crudele incertezza, in cui flut- 
tuano le nostre idee. Settanta mila bachi da seta ^ tra nazionali e fore- 
stieri levati della quarta rosicano senza pietà ogni maniera di foglia. 
Alcuni male avvisati fomentano l'infingardaggine de' nostri a non trava- 
gliare intorno al bozzolo ; ma ad isbrancarsi, ed alla spicciolata dissemi- 
narsi nelle varie parti del regno. Lasciamo le metafore. Gli officiali odiano 
i nuovi ospiti, né sanno lavorare alla grand'opera con dignità, accortezza 

1) Allude evidentemente alle truppe. 

10 



— 146 — 

e pazienza; ed i soldati, altri indispettiti, altri vaghi di riposo e chi tre- 
mebondo della bastonifera disciplina tedesca, si levano a gran rumore, e 
vorrebbero ire alle case loro. Una commissione militare fu istituita per 
far argine a questo movimento concitato. La Reggenza nelle più cose si 
governa con prudenza ed energia, ed ha sminuiti i mali dipendenti dalla 
gran copia di soldati da pagare. Io ho la fortuna di vedere gl'individui 
forse più riputati della medesima ; ma ti fo certo che generosi sono i 
principii ed accorti i modi, de' quali si valgono. Non entro molto nei par- 
ticolari, perchè, e per la diligenza de' tuoi amici e per ragione delle tue 
incombenze, sei posto al fatto d'ogni cosa. Se ti stanno a cuore tutti gli 
Italiani di buona fede, egli è un titolo di più da aggiungersi a quelli 
dell'amicizia perchè tu non abbi ad iscordarti di me. È pur la dolce cosa 
colla schietta conversazione di buoni amici rammorbidire l'anima di quel- 
l'asprezza, che pur fanno contrarre il conversar fralle corti, e quella be- 
nedetta Ragion di Stato. 

Ti raccomando caldamente il dipartimento dell' Agogna *, già antica 
possessione del milanese, e a noi tanto necessaria sotto il doppio aspetto 
politico ed economico. Affido la presente alla Contessina, perchè ti per- 
venga sicuramente. Abbimi in conto di 

aff.mo amico 
G. Padulli. 

A Monsieur 
Monsieur le Comte Gonfalonieri 
à Paris 



LXXIX 

Archivio Casati - Cotogno Monsese. Edita"^. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Parigi li 22 maggio 1814. 
Carissima moglie 
Il corriere Verri, arrivato il 18, ci ha portati dei dispacci 
della Reggenza, e delle lettere particolari del 13; fra queste non 
ne ebbi di tue, probabilmente perchè non sarai stata avvisata 
della partenza del corriere, ma di ciò desidererei che Giulini 
ti tenesse alquanto più esattamente intormata. Quest'oggi pur fì- 

1) Sui vani tentativi di conservare al regno il novarese, cfr. E. Verga, op. cit., in Ar- 
chivio St. lomb., a. XXXI, fase, II p.p 323-25 

2) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere, cit. p. 23. 



— 147 — 

nalmente saremo a mezzogiorno ricevuti dall'Imperatore delle 
Russie; si erano a ciò frapposti i più grandi ostacoli, noi in- 
sistemmo, non già perchè qualcosa ci resti a sperare da lui, 
ma perchè tutto fosse da noi adempito l'incarico di nostra 
missione. Coli' udienza d'oggi è quindi la nostra missione esaurita; 
nulla a noi più resta a fare colle potenze coalizzate, e nulla ad 
esse a fare con noi. Se quindi il nostro governo non crede di 
darci altra incombenza verso l'Austria, in mano della quale sola 
sta la nostra sorte, il nostro ritorno potrà essere ben vicino. 

Rapporto ai nostri futuri destini eccoti quanto direttamente, od 
indirettamente, l'Imperatore ci ha lasciato trapelare. La corona del 
nostro regno sarà riunita sul suo capo, e porterà il nome di Longo- 
barda. Quali saranno i confini del nostro regno giace ancora nell'o- 
Toscurità; una prevenzione che ha l'imperatore che i veneziani non 
amino d'essere riuniti con noi, ci fa temere ad onta dei nostri maggiori 
sforzi, sull'aggregazione di questo paese a noi tanto necessaria. 
Della riunione né di Bologna, né dell'Agogna non giova lusin- 
garsene. Genova è già irrevocabilmente unita al Piemonte ^ Ciò vi 
darà campo a meglio giudicare delle buffonate de' vostri Inglesi, 
ed a persuadervi che il voto dei popoli non è certo il più 
consultato in questo europeo partage. Il nostro regno avrà 
un'amministrazione separata, ed un arciduca, con moglie, terrà 
corte in Milano. L'ordine della Corona di ferro rimarrà, ma 
verrà cangiata la decorazione.^ Infine l'Imperatore ci fece ben 
sentire replicatamente che il nostro paese gli appartiene in 
piena proprietà, ch'egli non è disposto a privarsene in favore 
di chicchessia; che vuole e si occupa di fare il nostro bene, 
ma che vuol farlo lui spontaneamente; ci ha inoltre rassicurati 



1) Sebbene Genova sia considerata tuttora vacante n^iV Instruction pour les ambas- 
sadeurs du roi [di Francia] au Congrès, che è dell'agosto 1814 e si può leggere in 
P.CE DE Talleyrand, Mémoires, cit., t. II, qualunque disegno che non prendesse per base 
l'annessione della Liguria al Piemonte era ormai chimerico. Cfr. E, Verga, art. cit. in Arch^ 
Stor. Lombardo, a. XXXI, fase. II, p.p. 222-23 e G. Galla vresi, Le prince de Talleyrand et 
les affaires d'Italie au Congrès de Vienne, in Revue d'histoire diplomatique, XVIII année, 
N.» 3, p.p. 350 e seg. 

2) L'ordine della Corona di ferro era stato istituito dal terzo statuto costituzionale a 
numero fisso, successivamente aumentato dopo la riunione del Veneto. La decorazione recava 
la corona ferrea colla testa di Napoleone e le parole da lui pronunciate all'incoronazione nel 
Duomo di Milano: " Dio me l'ha data, guai a chi la toccherà „. Cancelliere dell'ordine, del 
quale Napoleone era gran maestro, era il Marescalchi. 



— 148 — 

di una sua visita graziosa per quest'autunno unitamente all'Im- 
peratrice. 

Eccoti in ischizzo la carta dei nostri futuri destini, e della 
futura nostra esistenza; tvado eain dispiitationibus eoruni. 

Il Principe Eugenio è fatto maresciallo di Francia; egli 
insistendo in un principato ricusa questo grado; nulla ancora 
gli è destinato in proprietà. La pace colla Francia sta per fir- 
marsi a momenti, essa avrà ancor più che non aveva sotto 
Luigi XVI. L'imperatore Alessandro ed il Re di Prussia par- 
tono per Londra il giorno 25. L'Imperatore d'Austria non tarderà 
molto a restituirsi a Vienna; colà ultimerassi poi il trattato 
della pace europea. Marescalchi è nominato commissario impe- 
riale per Maria Luigia negli stati di Parma e di Piacenza. 

M'informerai sollecitamente se hai effettuate alcune delle 
vendite di cui ti diedi commissione. Mi dimenticai tra esse di 
parlarti di quella del carrozzino simile a quello che tu adoperi, 
la cui vendita m'interessa più d'ogni altro. Farai ogni possibile 
per venderlo meglio, ma a caso disperato potrai darlo anche 
per 100 luigi, farai capo secondo il solito da Alemagna, e da 
qualche sensale onesto, se pur ve ne hanno, che Alemagna stesso 
ti potrà proporre, ma non dal nominato Lanzi. Fa gradire i 
miei complimenti a tutti di casa, ed in ispecie a chi tu sai. 
Salutami le tue sorelle e gli amici. Abbracciandoti caramente 
sono il tuo aff.mo 

Federico. 



Supplemento. Giorno 23 a ore 4 dopo mezzogiorno. 

Ieri siamo stati ricevuti dall' Imperatore Alessandro. Ci 
furono usate molte distinzioni nel cerimoniale del ricevimento, 
ma ci si annunciò che eravamo ricevuti come illustri italiani, 
non già come deputazione. L'imperatore fu con noi garbato, ma 
piuttosto breve e laconico onde impedirci affatto d'entrare in 
materia. Litta ed io abbiamo preso due volte la parola, ma egli 
politamente ce la troncò dicendoci delle cose graziose e con- 
cludendo qu' il espérait que notre pays serait content et qu'on 
avait prit des arrangements pour assurer notre bonheur, fini 



— 149 — 

col dirci qu'il était fort content de s'être procuré par cette 
occasion le plaisir de faire notre connaissance individuelle. 

Tutto il tenore di ciò non fa che confermarmi nelle idee 
che già t'indicai. Ieri mi trovai con Mèjan a pranzo dal principe 
di Neuchatel (che trovasi fortemente attaccato dalla gotta); 
parlammo molto del nostro paese, e procurai accademicamente 
di fargli inghiottire delle sacrosante verità, che verranno tra- 
smesse a chi si deve. Tra le altre cose mi disse che il principe 
Eugenio était beaucoup affecté de n'avoir vu personne de la 
deputation italienne ches lui. Gli risposi che una deputazione 
dovendo rispondere di se alla propria nazione, e non potendo 
agire individualmente era troppo gelosa la sua posizione per 
doversi dispensare da una visita di semplice urbanità! Ti mando 
i scialli presi per mia madre e per la Ghita giusta la commis- 
sione; bramerei incontrassero il loro gusto, uno costa franchi 50, 
l'altro, cioè il giallo, franchi 55. Ti mando pure le sedie per la 
Visconti e le dirai che fui io stesso a sceglierle dietro il poco 
mio gusto onde avere il vantaggio di servirla meno male. V'ho 
unita la seta e gli aghi per ricamare. Aspetto a provvedere 
le tue cose alla fine per vedere che si sviluppino bene le mode 
inglesi le quali anderanno a fare una grande rivoluzione. 

Ho ricevuto la tua ultima lettera del 14. Non dubitare di 
mia salute, essa è eccellente. Bramerei fosse tale anche la tua 
e mi duole il sentire che non sia perietta. Rapporto al dubbio 
che hai, sia persuasa che quello che fa piacere a te lo fa pure 
anche a me. Tienmi su di ciò informato. Ti confesserò, mia cara, 
che se la nostra dissoluzione arriverà, come parmi, presto, io 
non saprei resistere alla tentazione di fare una volata in In- 
ghilterra. Quest'idea già non ti riuscirà nuova, e l'avrai per te 
stessa immaginata. Alberto Litta e Somaglia conterebbero 
d'essere della partita. Non parla per altro a persona di questo 
progetto, che è peranco immaturo, e perdonami un'assenza che 
renderà più lunga la mia stazione d'ora innanzi presso di te. 
Addio, mia cara, ti abbraccio caramente. 



v: A Madame 

Madame la Contesse Thérèse Gonfalonieri 
à Milan 



— 150 — 
LXXX 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XXV - Fessa D. N. 7. Inedita. 

Federico Gonfalonieri a Alberico de Felber 

Parigi li 23 Maggio 1814. 
Carissimo amico 

Ho ricevuto jeri la tua carissima in data del 14 corrente. 
Purtroppo, ad onta di alcuni lampi di speranza che in qualche 
momento balenarono, non mi son punto ingannato sin dalla prima 
mia lettera che avrai veduta, sul pronostico delle cose. Il cat- 
tivo esito di nostra missione ci farà forse tacciare a Milano dai 
meno veggenti, id est dalla pluralità, di qualche colpa. Posso 
accertarti, mio buon amico, con tutta la franchezza, che non 
abbiamo su di ciò rimprovero a farci e che, quantunque sin dai 
primordi abbiamo veduta la faccenda spedita, seguitammo non- 
dimeno la nostra carriera con tutta quell'energia e vigore che 
avremmo posto se le più belle speranze ci avessero animati; 
nulla infine in tutti i generi, posso accertarti, fu da noi ommesso, 
o trascurato. Basta, il sagrifìcio sarà fra breve consumato, vi 
ha la vittima, vi ha il sagrifìcatore, mancano ancora da fissarsi 
le cerimonie: sono esse per altro una parte molto importante 
e, se non possono alterare, possono almeno molto modificare la 
cosa. Non ti scrivo altre nuove né altri dettaglj, perchè alla 
solita fonte \ ove possono attingere tutti i miei amici, potrai 
procurarteli. Voglimi bene, mentre le dolcezze dell'amicizia 
sono in ogni tempo uno de' maggiori conforti, e credimi lealmente 

tutto tuo aff.mo amico F. C. 

v: A Monsieur 

Monsieur Albéric de Felber 
à Milan 

1) Cioè presso la contessa Teresa. 



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LXXXI 

Archivio Casati - Milano. Inedita' 

Teresa Confalanieri Casati a Federico Gonfalonieri 



N. 10. 



Milano il 24 Maggio [1814]. 



Mio carissimo Federico, 
Tre delle tue lettere quasi contemporaneamente! Ti assicuro che mi 
hanno recato un vero conforto. Letta la tua del 18 mi portai dal Conte Verri 
per pregarlo in tuo nome di affidarmi la lettera che gli hai scritta, non lo 
ritrovai; arrivata a casa gli scrissi un grazioso biglietto pregandolo di 
questo favore, egli venne in persona a portarmela, e me la lasciò pre- 
gandomi ad usarne colla massima prudenza. Io aveva raccolti gli amici 
Fagnani, Trechi, Felber, Padulli, Calderara Carlino, il quale si trovò per 
accidente non avendo io piacere a comunicare le cose a chi non se ne 
interessa; dopo avere esatto una solenne promessa che non ne facessero 
il pili piccolo uso, se ne fece la lettura. Oh mio caro fui rapita di te, e 
tutti ammirarono le tue risposte e la maniera colla quale le esponi nella 
tua lettera. Verri stesso mi disse: « questa conferenza fa molto onore a 
suo marito, gliene farò le mie congratulazioni in iscritto ». Pensa, mio caro, 
qual dispiacere io provo di non potere saltare al tuo collo ed esprimerti 
così i sentimenti del mio animo. Quanto mi duole che tanti sforzi e tanta 
attività non abbiano ad essere coronati dall'esito felice che bramavamo; 
cosa vuoi ? il più gran numero sono contentissimi della sorte che ci tocca, 
ed anche di una peggiore purché si stia sotto il Governo Pattano i; arrivano 
all'impudenza di chiamare buffoni i nostri deputati e tutti quelli che amando 
la loro patria bramerebbero un destino migliore. Quello che ti replico, 
d'accordo col parere di molte savie persone, si è che abbiamo vero bisogno 
di sapere presto, e definitivamente, il nostro destino, e che tutto sia al piìi 
presto stabilito; troppo è il fermento che v'ha in Milano, i militari fanno 
tutti i giorni delle risse e che finiscono tragicamente. 1er l'altro Domenica 
attraversando in carrozza la piazza del Castello vidi sparare un fucile, ed 
in seguito una quantità di popolo, e militari italiani e tedeschi che si 
correvano appresso colle sciabole sguainate; io non mi mossi per osser- 
vare, ma Calderara vide un tamburino tedesco ferire orribilmente un soldato 
della Guardia Reale, e molti altri soldati tedeschi appostati con basso il 
fucile che stavano aspettando dei nostri, io voltai strada, ma udii due altri 
colpi di fucile, il risultato è stato di un morto ed alcuni feriti; il soggetto 
della rissa fu quel giuoco, specie di Biribis che i tedeschi hanno, col quale 
tentano far denaro ; non passa quasi giorno senza che si senta qualche 
schiaffo dato via o ricevuto, od altri insulti d'ogni specie, tutte queste 

Il Cioè austriaco. Cfr. la nota 1 a pag. 109. 



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belle cose a mio parere ci procurano il vantaggio d'avere una forza ar- 
mata in paese così eccedente, che non si può sopportare, e pel mantenimento 
della quale non si sa piìi quali mezzi adoperare. Oh Dio mio, quale triste 
situazione è mai la nostra in questo momento! non v'ha nemmeno la 
consolazione di poter dire il proprio parere, attesa la diversità d'opinione; 
io non ne posso più; se non avessi quei pochi nostri comuni amici coi 
quali mi sfogo a parlare, credo che perderei quasi l' uso della favella. Al 
povero Pallavicini hanno fatto un nuovo smacco: la Reggenza voleva 
nominarlo Prefetto di Milano in sostituzione di Caccia', ma Verri ha 
voluto Minoja^, pare che si studj di allontanare le persone che hanno una 
certa fermezza. Ti ringrazio, mio carissimo, del schal che mi hai mandato, 
egli mi fa gran piacere poiché mi prova che hai pensato alla tua povera 
Teresina; egli è molto grazioso, e diventerà il mio sc/îû/ prediletto. Eccoti 
una nuova seccatura, la Durini amerebbe andasti dal sartore M.r Léger ^\ il 
quale deve avere la misura di suo marito, e gli facesti fare un Frac, un 
pajo di calzoni ed un gilè come si usa oggi giorno, avvertendo che tanto 
il taglio quanto il colore non sia troppo esagerato, o marcato, e vorrebbe 
che lo portasti con te; ella mi disse poi che nel caso che la sua com- 
missione ti recasse troppo disturbo, essa ti prega di ometterla. Io non mi 
compero la più piccola cosa, giacché tu mi dici che sono tanto cangiate 
le mode ed aspetto da te dei renseignements e dei modelli. Credo che il 
Bolchese avrà già esitato a quest'ora tutta quella roba; sono molti giorni 
che non si vede, ma da quanto mi disse il Barchetta, essa deve essere 
venduta e crede che il prezzo sia di 10 lire per pezzetta; si sarebbero 
vendute anche di più, se non si fossero trovate macchiate; nel caso che 
ve ne sia rimasta una qualche porzione la farò ritenere per tuo uso come 
mi dici. Nessuna nuova né per i cavalli, né per il carick e carrettino. Alla 
Santa ti è toccata una requisizione di 6 pagliaricci, 6 coperte e 12 lenzuoli; 
ti assicuro che quanto prima non avremo letto da dormire. A Valmadrera 
continue requisizioni, e d'ogni genere. Ho fatto le tue commissioni colla 
M. G. e zia Bigli, esse sono state bene accette, veramente bene; cerca 

1) Il Conte Gaudenzio Caccia di Romentino, barone del regno italico, era stato, col fa- 
vore del Melzi, prefetto del Panaro nel 1802, della Brenta nel 1306 ed era dal 1809 prefetto 
dell'Olona quando avvenne la rivoluzione del 1814. Sedeva in pari tempo nel consiglio di 
stato. Fu poi primo segretario di stato per le finanze nel regno di Sardegna, e mori 
nel 1834. 

2) Giovanni Minoja (1763-1832), lodigiano, era stato investito di magistrature già alla 
fine denOO, e nel 1800 era altro degli amministratori del Comune di Milano. Dal 1802 al 1813 
occupò la carica importante di segretario generale della prefettura dell'Olona, ciò che a dir 
il vero motivava fortemente, attenendosi ai criterii puramente amministrativi, la designa- 
zione fatta dal Verri e criticata dalla contessa. Nell'ultimo anno del regno fu prefetto del 
Panaro. Cfr. Tomaso Casini, Ministri, prefetti e diplomatici italiani di Napoleone in Revue 
napoléonienne, II année, vol. I, p. 314, ove però non è fatto cenno di quest'ultima carica di 
cui il Minoja fu investito, dicendosi solo che andò a riposo nel 1816. 

3) Non so se possa identificarsi col Lejeune, sarto personale di Napoleone I verso la 
fine dell'impero. Cfr. Henri d'Alméras, La vie parisienne sous le Consulat et l'Empire, 
Paris, pag. 426. 



153- 



di scrivere frequente alla prima, mi pare che lo esiga e desideri. Oh il 
colpo maestro che hai fatto col far visita al padre Fontana!' Tutte le 
Sante sono per te, avendo egli fatto loro una quantità d'elogi della tua 
persona; io ci vado oggi colla zia Bigli, la quale è entusiasmata di te. 
Ho ricapitate tutte le lettere, esse sono ricevute con trasporto. Ieri sera 
ho disertato da mia sorella per andare al teatro per vedervi un'opera per 
me nuova, ed andata in scena due sere fa^. Alla fine di questo mese 
perdiamo M.® Miller, essa va a Napoli ; m'aspetto sentire anche la partenza 
di Trechi, il quale ne è ancora entusiasmato. Mi sono dimenticata di dirti 
che scrissi saranno 10 o 12 giorni alla Sandizell, finsi d'averle scritto altre 
volte ed in questa le dissi che sentii con piacere aver niente sofferto Sua 
Altezza del viaggio, che tutto quello [che] riguardava lei m' interesserà sempre, 
e chiusi col pregarla a darmi qualche volta le di lei nuove e di tutta la 
famiglia; non so se abbia fatto bene, aspetto il sentirlo da te, ma mi 
pesava sul cuore il passare per ingrata per le tante gentilezze che questa 
principessa mi ha fatte, e ciò è stato lo sprone che mi determinò a scrivere. 
Non ho avuto più nuove della Thiene dopo la sua direi fuga da Milano; 
sento che sono assolutamente ruinati, ed in una maniera sporca e non tanto 
onesta. Oggi parte la Settala tutta sola per Venezia, ove va a prendere la madre ^ 
per andare assieme a Vienna, la di lei assenza sarà di tre o quattro mesi. 
Tutti se ne vanno chi per una parte chi per l'altra, ed io resto qui, ve- 
ramente a marcire; ho sempre bramato viaggiare ma come di presente mai! 
Ti assicuro che Milano ha nessuna attrattiva per me: tu non ci sei! I 
Sirtori non sono molto bene con me; si sono accorti che non porto mai 
nuove, questo mistero li picca infinitamente, penso che, giusto loro, sono 
le persone alle quali sarebbe più pericoloso l'affidare qualche cosa, fanno 
i sostenuti, ed io li lascio nel loro brodo. 

Fornara, Marchese Fagnani, i Calderara, Trecchi, Padulli, Camillo, 
Frasconi, insomma tutti gli amici ti salutano. Addio, mio caro, tu sai quanto 
t'amo, inutili sono le nuove proteste. 

Ti abbraccio veramente con ardore. 

Addio. aff.ma Moglie 

T. C. C. 



1) Il padre Francesco Fontana, generale dei barnabiti, perseguitato dal governo fran- 
cese per la sua devozione al pontefice. 

2) Il 21 maggio 1814 fu rappresentata infatti alla Scala questa nuova opera: Attila, del 
maestro Pavesi. 

3) La marchesa Anguissola Busca. 



154 



LXXXII 

Archivio di Stato di Milano - Proc. dei Carbonari - Busta 26 
Fessa DLI N. 12. Edita. ' 

Il Senatore Conte Carlo Verri a Federico Gonfalonieri 

(d altra mano:) 

Pregiatissimo Signore 

Ho ricevuto la pregiatissima sua del 18 corrente ; e non avendo avuto jeri 
un momento di tempo, contava questa mattina di riscontrarla. Ma giungen- 
domi ora una lettera del Maresciallo Bellegarde, colla quale, prevenendomi 
che va ad essere pubblicata' la di lui nomina in Commissario Plenipoten- 
ziario di S. M. l'Imperatore d'Austria negli stati d'Italia, m'invita a recarmi 
da lui onde prendere gli opportuni concerti per l'esecuzione della Sovrana 
determinazione, sono impossibilitato ad assecondare questo mio desiderio, 
e debbo limitarmi a farle i miei più vivi ringraziamenti per gli interessanti 
dettagli che ella si è compiaciuta di comunicarmi, ed a manifestarle la 
soddisfazione grandissima che io ebbi leggendo la di lei lettera, il conte- 
nuto della quale sempre più mi conferma nell'alta opinione ch'io già 
avea concepita del di lei cuore, e dei di lei talenti. Mi pregio, sig. Conte, 
di ripeterle le assicurazioni della distinta mia stima, e considerazione. 

Milano, 25 maggio 1814. 

Carlo Verri. 

(autografo:) 

Mi è grave assai il non poter scrivere, ed esprimere il molto che 
sento, e che ho nell'animo. All'ottimo Litta amicizia somma, e scuse mie. 



Verri. 



v: Al Signor Conte Federico Gonfalonieri 

Parigi 



1) Pubblicata in Archivio storico lombardo a. XXXIV G. Galla vresi, Per una futura 
biografia di Federico Gonfalonieri, p. 453. 

2) Fu il primo avviso ricomparso a Milano coll'intestazione dell'aquila bicipite. Vedi 
Lemmi, La restaurasione, etc., cit., p. 276. 



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LXXXIII 
Archivio Casati - Cologno Monsese. Edita. ^ 

L'abate Ludovico de Breme a Federico Gonfalonieri 

Ti saluto, caro, dolce e valoroso mio Federigo. Ieri fui dalla contessina; 
molte cose udii ed alcune lessi di te, che tutte, per ciò che ti riguardano 
e per la parte che v' hai tu, mi andarono a sangue. Quella tua conferenza 
con Castlereagh ti mostra quello che sei e ch'io ti conobbi appena ci 
avvicinammo l'uno all'altro. Oh vedi se ti giudicò e ti valutò bene chi 
all'alto e liberale onore ti destinava di acculattar una sella a fianco del suo 
cocchio.- Ti porto invidia per quell'incontro che hai avuto nell'anticamera 
del Lord; ecco bizzarie, rovescj, contrasti, mattezze di fortuna, da consolare 
un po' gli animi intaccati dal morbo filosofico. Per questi non v'hanno più 
momenti felici tranne quelli in cui succedono di simili scene. 

Non ti puoi figurare in quanto abbattimento d'animo io mi trovo. Non 
basta che il mio intrattabile e immedicabile cuore mi faccia così cara 
costare la vita; mille imbrogli e sconcerti e contraddizioni per parte delle 
cose e degli uomini, dico in famiglia, per effetto degli avvenimenti, e de' 
traslocamenti che si hanno da conseguitare, mi riducono a quello stato in 
cui uno non sa più che si debba volere né ove tendere né a quale riso- 
luzione appigliarsi, e tutto gli pare egualmente doloroso ciò che solo è 
possibile, ed impossibile ciò che solo lo potrebbe in qualche parte almeno 
felicitare. Naturato a tutte gustare le delizie della simpatia e della più 
vincolata amicizia, di siffatta mia tempra, tu '1 sai, caro, non traggo che 
motivi di cordoglio e di pianto. Il povero cuore é ridotto a brani, e ciò 
sai pure. Ora ci avremo anche da scongiungere tu ed io l'un dall'altro; a te 
s'apre un campo di nobile attività sotto agli occhi de' tuoi concittadini e de' 
tuoi cari; a me tocca di rientrare nella patria che mi fu madre, è vero, ma 
dove cercherò invano quei che già mi fur sì preziosi e più non sono. Ivi 
tutto lo scopo mio sarà di trarre giorni privati, e riposati almeno. Ecco 
intanto un altro distacco, di cui, (te ne fa fede l'indole dell'animo mio) 

non mi saprò mai consolare che tu ti sei fatto da me amare assai 

assai, e il posto tuo nel mio cuore è tuo così, che ninno mai troverà la 

strada da giungere ad usurpartelo Ma scusa tutto codesto infinito 

piagnisteo seu pium vis hoc, seu hoc muliebre vocari: confiteor misero molle 
cor esse mihi. Quale frastuono ti deve sembrare in mezzo alle tue diplomatiche 
funzioni, e inebriato altronde dalle miracolose scene che ti succedono 
sott'occhio, il mio geremiaco stile. 



1) Pubblicata in Federico Confalonieui, Lettere, cit, pag. 303. 

2) Allude evidentemente alla carica offerta un tempo al Gonfalonieri — e da lui rifiutata — 
di scudiero del principe Eugenio. Cfr. la nota 5 a p. 7. 



— 156 — 

Ho dato le mie dimissioni alla reggenza, da cui ho ricevuto in risposta 
una lettera onorificentissima, con preghiera d'attendere ancora al lavoro 
finché non siasi venuto ad una qualche risoluzione per la casa de' paggi. 
Davvero se il qualunque governo, che ha da esser quivi, mi affidasse un 

impiego tale che me ne tornasse un pochino di onorevole indipendenza 

Già m'intendi; non sarei lungi dall'accettarlo; siffattamente sono ora in- 
vaghito della sola stabilità, e tanto inevitabile e dura cosa sembrami il 
dover incominciare a Torino un pubblico noviziato. Oh ! quanto a giovarmi 
tu, mi piacerebbe che tu fosti ad un tempo qua e costi ; giacché vedo per 
una parte quanto mi sarebbe necessario teco consigliarmi de re et de modo 
e quanto mi frutterebbe l'esserti così ben avanti collocato tu stesso nella 
stima di questi barbassori, coi quali ora famigliarmente tratti ogni giorno, 
e i quali hanno in mano il manubrio della gran ruota dei favori. Ma vedi 
meschinità ! sempre torno a parlarti di meuccio. 

Oggi il signor Conquistatore, ha preso le redini in mano, togliendole 
da quelle di Verri e della Reggenza, sebbene di codesta faccia le viste 
ancora di non esser lui che il primo. Figurati quanti visi d'arrabiati s'in- 
contrano ! 

Addio saluta i tuoi colleghi Trivulzio e Somaglia. Il tutto tuttissimo tuo 

Ludovico. 
26 maggio 1814. 

V : A Monsieur 

Monsieur Le Comte Frédéric Gonfalonieri 

membre de la deputation italienne auprès de S. M. l'Empereur, Roi, etc. 

à Paris 



LXXXIV 



Archivio di Stato di Milano - Processi dei Carbonari. 

Busta XXVI - Fessa DLI - N. 13. Inedita.^ 

Il Conte Senatore Carlo Verri a Federico Confalonieri 

Milano 26 maggio 1814. 
Amico carissimo. 

Come mai è possibile l'usare fra noi i termini, e le frasi di rispetto, 
quando siamo formati all'amicizia per uniformità di sentimento? Voi li 
avete usati per eccesso di modestia, ed io non so in questo particolare 
imitarvi, né temo siate per farmene carico, giacché a ciò mi determina la 
vera, ed affettuosa stima che sento per l'ottima vostra persona. Né so 

1) Un frammento però, cioè quasi tutto il 2° capoverso, fu pubblicato da D. Chiattone, Nuovi 
documenti su Federico Confalonieri per le sue reiasioni intime e patriottiche prima del 
processo, in Archivio Storico lombardo, a. XXXIII, voi. V, p. 51. 



— 157 — 

ritrovare altro fondamento in voi per trattarmi in cerimonia, se non quello 
dell'età in me, e della somma modestia in voi. Permettetemi adunque, che 
vi scriva da vero amico, quale bramo di essere considerato. 

Troppo scriverei, se volessi dirvi ed esprimervi tutti i sentimenti 
che ha in me eccitati la lettura dell'interessante vostra lettera a me diretta, 
tanto relativamente agli affari quanto all'intelligenza ed all'ottimo modo 
col quale li avete trattati nella nota conferenza. Dalla vostra signora Con- 
sorte avrete già probabilmente avuto qualche cenno intorno ai sentimenti 
che a Lei ho espressi, ed io mi riservo a dirvi delle cose assai al vostro 
ritorno in Patria, per esprimervi il molto che sento. Volentieri vi avrei 
risposto subito, ma non mi è stato possibile. Veniamo a noi. 

Coir ultima lettera della Reggenza avrete ricevuto il proclama di S. E. 
il sig. conte di Bellegarde, dichiarato Plenipotenziario, e Presidente della 
Reggenza. Quest'ultima qualità mi pone in situazione diversa, da quella 
nella quale io era, e cangia naturalmente il corso degli affari. Sua Eccel- 
lenza non potendo sempre presiedere, lascia che io faccia l'ufficio di 
Presidente ordinario; ma io ho creduto di dovermi limitare alle cose più 
necessarie, e del momento; né bramo di porre la mia firma, giacché nel- 
l'attuale stato di cose non è possibile evitare il ritardo delle spedizioni: 
ritardo che il pubblico attribuirebbe a me vedendo la firma mia. Voi ben 
scorgete che anche le relazioni politiche fra me e la Deputazione cessano 
di loro natura: ed io credo di parteciparvi tutto questo privatamente, pre- 
gandovi comunicarlo ai rispettabili vostri compagni. 

Avrete ricevuti i lascia passare stesi nel modo bramato, cioè individuali, 
e dipenderà intieramente dalla Deputazione il ritornare, quando la stessa 
crederà opportuno. Ieri però in seduta presieduta dal signor conte di 
Bellegarde è stato determinato, che due individui della Deputazione ri- 
jnanghino in Parigi per concertarsi col signor conte Marescalchi, e col 
signor Ministro Aldini per i conti, e per gli effetti che siano di ragione 
dello Stato; su di che vi sarà scritto officialmente. 

Voleva scrivere a lungo, ma questa breve mia lettera è stata conti- 
nuamente interrotta da varie persone, e cose, in modo tale, che non so 
quasi cosa mi scriva; e l'ora è tarda per la partenza del corriere. Scriverò 
due righe anche a Litta, se potrò. Vi prego di fare mille saluti e ringra- 
ziamenti a tutti della Deputazione. Mi spiace assai il non potermi trattenere 
quanto bramerei con voi. Non ho espressioni per dirvi quanti e quali siano 
i sentimenti di stima, e di affetto che vi professo. Questi saranno materia 
di dialogo quando sarete rimpatriato. 

Il V." amico 
Carlo Verri. 

P. S. — Dimenticava dirvi, che S. E. il signor conte di Bellegarde 
dimostra le migliori intenzioni per il bene di questo paese e per mante- 
nere tutti gli stabilimenti di lustro, e di utilità. Obbligantissime poi sono 
le sue maniere, ed in quanto a me non posso personalmente che essergliene 
sommamente grato. 



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LXXXV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 11. 



Milano il 27 Maggio 1814. 



Carissimo Federico 



Ieri il maresciallo Bellegarde prese possesso formalmente di questo 
paese in nome di S. M. l'Imperatore d'Austria, confermò provvisoriamente 
la Reggenza, ma se ne conservò la Presidenza. Egli fece precedere un 
proclama, nel quale dichiara aboliti i corpi del Senato, Consiglio di Stato, 
e Collegi Elettorali; si crede che i membri dei due primi corpi percepiranno 
il loro soldo del mese scorso, e del presente, come se la loro aboli- 
zione non avesse luogo che da questo momento. Tutti gli affari devono 
essere portati al maresciallo prima d'essere decisi, tutto insomma dipenderà 
da lui. Ordine ai Ministeri di ridurre ai due terzi gl'impiegati, e questi 
con un terzo meno di soldo. Aumentati i prezzi dei tabacchi e sali, e 
rimessi i dazj di consumo nello stato che si trovavano nel 96. Due giorni 
sono è succeduto un nuovo combattimento fra tre italiani, e due tedeschi, 
nella contrada delle Capre in una casa di m . . . . , ed è rimasto ferito 
mortalmente un tedesco, simili risse accadono giornalmente. Tutti i Fiac- 
cami perfettamente contenti della nostra sorte, ed anzi se si ricercasse il 
loro voto, egli sarebbe di rimanere Provincia, squallida squallidissima 
purché si abbia per capo Cecchino'^, e non si sgomentano neppure al pericolo 
di vedersi riempiti sino alla gola di carta, che Dio non voglia! Da ieri 
si dice come cosa certissima che noi formeremo Regno sotto alla deno- 
minazione di Longobardo, quest'idea non è accolta generalmente con 
quell'entusiasmo col quale la prendono i veri amanti della Patria, i quali, 
come tu lo sai bene, non sono il maggior numero. Sappi che Ciani ^ ha 
scritto a suo fratello la conferenza che hai avuto con Lord Castiereagh ; 
quest'ultimo la palesa senza mistero, io però non me ne sono mostrata 
intesa, e nemmeno la forza potrebbe determinarmi a parlare d'una cosa, 
che tu mi abbi confidato sotto segreto. I tuoi colleghi non vanno molto 
cauti su quello che scrivono, ed i loro corrispondenti usano nello stesso modo. 
Milano è d'uno squallore orribile, nemmeno una mezza festa per il cam- 
biamento di cose, mentre nelle città di provincia e, singolarmente a Pavia, 
hanno fatto gran cose; per me ne sono contenta, giacché, non essendoci 
tu, non mi curo di niente ed anzi non ci andrei con piacere; per me 

1) E' una variante dell'espressione: materialoni, con cui dai loro avversari eran desi- 
gnati i partigiani dell'Austria, preoccupati solo del quieto vivere. Cfr. De Castro, Principio 
di secolo, etc., cit., pag. 58 e Lemmi, La restaurazione, etc., cit., pag. 115. 

2) Allude evidentemente all'imperatore Francesco. 

3) Giacomo Ciani, altro dei deputati a Parig. Cfr. la nota 2 a pag. 98. 



159 — 



l'essere sola, sola come non lo fui quando eri a Vienna, è un peso insop- 
portabile, con te anderei in fine del mondo, sola nemmeno a Pavia, fuori 
che si trattasse per raggiungerti, in questo caso anche a Londra. 1er l'altro, 
mentre io credevo quel tal signore ' a Napoli vicino al suo Re, ricevo 
una sua lettera con un'adresse fatta in italiano ed un carattere contrafatto, 
egli mi vi diceva le solite cose, e mi scongiurava d'ascoltarlo. Ieri ne 
ricevetti un'altra, facendomi dire che aspettava risposta, io non la disug- 
gellai, ed involsi le due lettere in una sol carta e gliele rimandai; non 
ne seppi altro e non lo vidi mai ; vero però è che non sono nemmeno andata 
in questi ultimi giorni a S. Francesco espressamente per evitare d'incontrarlo. 
Tuo padre è andato in campagna, tua madre si porta bene con me, ma, 
cosa vuoi? io non ne posso più della noja e della malinconia; quel trovarmi 
sola sola è per me una cosa alla quale non mi posso assuefare, avessi 
almeno quella povera creaturina.... la sua perdita mi riesce sempre più 
dura; ti assicuro che quando mi trovo sola mi colan ben spesso delle lagrime, 
e l'avere un contorno di nessun sollievo, ed anzi il più pesante possibile! 
La M. G. ha un alloggio in casa, che non sa parlare altra lingua fuori che 
la tedesca, essa lo fa pranzare con lei, e ne è innamorata, essa cerca 
d'aver gente anche i giorni che pranza ordinariamente sola, per procurare 
un qualche agrément a questo suo ospite; io mi sono offerta d'andarvi 
tutte le volte che, ne ha bisogno, e glielo replicai più volte; questa mat- 
tina essa è venuta da me per vedere come stava della mia tosse, essa 
però non è cordialissima con me; non so da che dipenda, forse perchè 
non le fo molta corte, mi tengo sul solito metodo di visite ed anche 
qualcheduna di più, ma avendo la Durini in casa, non posso poi fare 
di più, fuori che di dividermi in pezzi : figurati che non sono an- 
data che tre sole volte al Corso. Sono due giorni che ho visto il Padre 
Fontana, egli mi parlò molto di te, figurati con quanto piacere egli fu 
ascoltato. Il Marchesino Casati - venne da me per pregarmi di spedirti 
al più presto una stampa a nome dello zio Agostino ', io ritardai alcuni 
giorni sperando che partisse un corriere, e risparmiarti cosi il conto della 
posta, ma essendo stata molto pressata, mi trovo obbligata a mandartela 
subito. Casati non sa perchè lo zio Agostino te la mandi, egli suppone 
ch'egli ti abbia scritto direttamente; non si può gettare gli occhi su questa 

1) Il conte di La Vauguyon. Cfr. la nota 3 a pag 84. 

2) Il marchese Francesco Casati (1764-1837), ultimo del suo ramo, fu gran benefattore 
dell'ospitale maggiore di Milano. Fra lui e suo padre il marchese Apollonio, nei più brutti giorni 
dell'invasione francese, quando i patrizii furono incarcerati a S.ta Margherita, avvenne una 
gara generosa e memoranda. Cfr. F. Calvi, Famiglie notabili milanesi, cit., t. X della fa- 
miglia Casati. 

3) Il conte Agostino Casati nacque a Milano nel 1739 e morì nel 1820, a Roma, ove si 
era ricoverato fuggendo nel 1796 l'invasione francese. Era un gentiluomo interamente de- 
voto all'antico regime; fu l'ultimo abate del collegio milanese dei nobili giureconsulti e pro- 
testò quando il Bonaparte lo sciolse. Vedasi sul terribile accidente di cui rimase vittima sua 
moglie, donna Margherita nata Gambarana morta nel 1819, M. degli Alberti, Lettere inedite, 
etc., cit., p. 127. 



— 160 — 

stampa senza morire dal ridere, mi duole che abbi questa seccatura, certo 
che t'importunerà colle sue lettere, e fortunato sarai, se arriverai a capirle. 
Dei tuoi affari nessuna risposta, non vidi da molti giorni il Bolchese, 
vorrei poterti dare su di tutti le migliori nuove. Sono due giorni che la 
Durini si trova incomodata da dolore allo stomaco e vomito, conseguenza 
di freddo; la stagione che abbiamo avuto fin'ora è stata veramente orribile 
e molto dannosa alla campagna. Addio, mio caro, fammi sperare d'essere 
presto di ritorno che ne sarò contenta. Amami, mio caro, come ne sei 
amato. Addio. Tua aff.ma Moglie 

T. C. C. 

Dammi riscontro d'aver ricevuto questa mia con tutte le lettere e stampe. 



LXXXVI 

Archivio Casati - Colo g no Monsese. Edita \ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Casati 

Parigi li 28 maggio 1814. 
Carissima moglie 

Avant' ieri l'Imperatore ci fece dire per mezzo del principe 
di Mettermeli, che avanti la sua partenza, la quale è fissata 
per il giorno 31, domandassimo un'udienza. Ciò da noi fattosi 
fummo ammessi ieri alle ore cinque pomeridiane. 

Eccoti in résumé il risultato di questa conferenza che 
durò oltre tre quarti d'ora. 

L'Imperatore. — Io fra poco abbandonerò Parigi per 
restituirmi a Vienna; desidero per ciò vedervi perchè voi al 
vostro ritorno possiate portare in patria l'assicurazione del mio 
interesse per la prosperità del vostro paese, e calmare così gli 
spiriti irregolarmente esaltati da alcuni inglesi male edotti della 
mente del loro governo. Conto molto sopra di voi; voi potrete 
dire come penso; non desidero che di conoscere ciò che conviene 
al bene dei miei sudditi per farne subito la mia occupazione. 

Risposta, — Maestà, noi saremo con soddisfazione gli in- 
terpreti di sentimenti sì benigni, ma quali sono le speranze 
positive che in nome di vostra Maestà possiamo dare al nostro 
paese ? 

1) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere, cit., pag. 26. 



161 



Imperatore. — Quello che già vi dissi altre volte ve lo 
confermo, farò quello che posso: io amo non promettere molto, 
ma mantenere. 

Risposta. — Si ricapitularono le nostre primiere domande 
per l'amministrazione separata, per la corona Longobardica, per 
una rappresentanza nazionale presso il sovrano, per la maggiore 
estensione de' limiti, e per la necessaria aggregazione del Ve- 
neziano. 

Imperatore. — Rispose alle prime cose affermativamente. 
Quanto a' limiti io non voglio l'altrui, questa è la mia massima 
fondamentale : il novarese per ciò appartiene al Re di Sardegna, 
e la Valtellina^ pure entra nei medesimi principj. Quanto allo 
stato veneto, io son padre egualmente di tutti i miei sudditi, 
non posso per accontentar gli uni scontentar gli altri; sentirò 
il loro desiderio, e consulterò il loro interesse ragionevole. 

Raccomandammo quindi le nostre buone truppe italiane 
facendogli sentire che l'aggregazione colle tedesche sarebbe in- 
compatibile. Domandammo l'intangibilità de' beni nazionali, la 
restituzione degli oggetti d'arte, il pronto ritorno dei prigio- 
nieri sì presso la Russia che presso l'Inghilterra e la Spagna, 
il coprimento finalmente delle sedi vescovili da tanto tempo 
vacanti. 

A queste domande rispose : Stimo assai le vostre truppe ; 
esse esisteranno unite in reggimenti italiani, i loro antichi ser- 
vizj saranno valutati, ma bisogna che siano devote, ed abban- 
donino un certo spirito sedizioso onde mi si scrive che sono 
animate, altrimenti dovrò ricorrere a degli altri mezzi. I beni 
nazionali sono intangibili. Io ho riconosciuto Napoleone per 
legittimo sovrano, devo riconoscere quindi legittimi gli atti da 
lui concepiti. 



1) I deputati avevano appena consegnato al principe di Metternich una petizione di val- 
tellinesi deprecantivi la riunione ai Grigioni. Lo scopo al quale tendevano quei supplicanti 
fu alla fine raggiunto, ma solo dopo un'aggrovigliata serie di trattative. Lo czar non avrebbe 
consentito all'Austria quell'arricchimento a' danni degli svizzeri da lui protetti, che in com- 
penso di pressioni esercitate dal gabinetto di Vienna sugli oligarchi bernesi. (Cfr. A. Duke 
OF Wellington, Supplementary despatches, etc., vol. IX). Una rapida soluzione non si ot- 
tenne del resto che all' indomani del ritorno di Napoleone dall' Elba, che spinse i monarchi 
e diplomatici adunati a Vienna a non lasciar trascinare le uestioni connesse coll'assetto 
dell'Italia. 

11 



— 162 — 

Prenderò i debiti concerti col Papa per assicurare la vostra 
coscienza. I vostri prigionieri li ho già tutti domandati alle 
rispettive potenze, essi ritorneranno, ma vi vorrà del tempo, 
perchè sono molto lontani. I vostri capi d'opera dell'arte vorrei 
che fossero restituiti. Ma è un affare delicato. Basta, non vogliono 
aver l'aria di restituirli pubblicamente, ma spero di ottenere la 
restituzione di molti, quelli massimamente che non sono esposti 
nelle gallerie del Louvre. 

Rapporto a quelli che mi dite di proprietà speciale della 
casa Borromeo \ quelli poi non soffrono alcun dubbio, lo devono 
essere assolutamente. 

Deputazione. — Facciamo presente inoltre la sistemazione 
del Monte Napoleone, e domandiamo lo scarico delle dotazioni 
che si stipularono da pagarsi alla Francia, trattato assoluta- 
mente ingiusto e lesivo- 

Imperatore. — Ho già provveduto ai rapporti colla 
Francia, e le sue dotazioni le ho nel trattato adossate a lei 
stessa. Quanto alla rimanente sistemazione ^, è cosa da prendersi 
adagio, sentirò le persone illuminate del vostro paese, e procurerò 
una sistemazione utile ed equa. 

Deputazione. — Domandiamo ancora a Vostra Maestà che 
si mostra animata di sì paterni sentimenti per noi, che ci per- 
metta di mandare persona vicina a V. M. allorché tratterassi 
dell'organizzazione del nostro paese, affine di poter meglio rap- 
presentare a Vostra Maestà i nostri particolari bisogni. 

Imperatore. — Sì, anzi lo voglio. Io non voglio far niente 
senza sentirvi e consultarvi; quando saremo a tempo manderete 
persone probe ed illuminate dei cui lumi io possa giovarmi. 
Insomma io farò ciò che potrò per accontentarvi, ma domando 
a voi che siate docili e tranquilli. 

Si insistè sopra l'eccessivo aggravio delle truppe che erano 
a nostro carico, e sopra il totale esaurimento in cui trovasi il paese. 



1) Fra questi, con un'interpretazione estensiva, si compresero i tesori rapiti alla bi- 
blioteca ambrosiana fondata dal cardinal Federico Borromeo. Fors'anche per questo l'Am- 
brosiana fu la più fortunata, nelle restituzioni, fra gli enti pubblici spogliati nel 1796. Cfr. 
Verga, art. cit., pag. 329. 

2) Intorno alla successiva sistemazione del Monte Napoleone vedasi Helfert, Kaiser 
Frans, etc., cit. p.p. 451-53. Il conte Giulini, reggente, ebbe gran parte in tale lavoro. 



— 163 — 

A ciò rispose che le truppe si sarebbero ben tosto dissi- 
pate su tutta la superficie dell'Italia, la più parte della quale 
era data a lui da guardare. Che fin'ora le truppe sue erano 
state da noi sul piede di guerra, ma che ben tosto avrebbe 
mandato gli ordini perchè vi stessero come presso gli altri 
suoi sudditi, cioè a sue proprie spese. Al che aggiunse, ben 
vedete che non mi conviene a tenere molte truppe nel vostro 
paese, perchè bisogna che le paghi e le mantenga con del buon 
denaro effettivo. 

Questo incidente del denaro effettivo ci schiuse opportu- 
namente l'adito all'ultima nostra istanza perchè fosse bandita 
dal nostro paese la carta monetata, mentre questo discorso 
prova ad evidenza l'intenzione dell'Imperatore di non lasciar- 
vela circolare, ossia di non obbligare a riceverla come buon 
denaro. 

Si parlò per ultimo delle gravezze, dei dazi, dell'estimo, 
della libera navigazione del Po, della libera esportazione dei 
generi, ecc. Sopra tutti questi articoli esternò le idee più sod- 
disfacenti, e le intenzioni più liberali. 

Eccoti la somma delle principali cose di cui si trattò, ma 
impossibile sarebbe il ridirti tutto, mentre si può asserire che 
non fuvvi quasi ramo che non siasi passato in rivista, ora 
discutendo, ora opponendo, e talvolta ancora alquanto celiando. 
A tutto ciò era dato luogo dall'estrema affabilità di quel sovrano. 

Dopo tutto ciò, un riflesso solo del mio debbo aggiungere, 
ch'egli è certo che intenzioni più rette di quelle dell'Imperatore 
non è possibile averle, che restasi perciò a desiderare scelta 
egualmente felice di mezzi, ed in allora la nostra causa potrà 
aver buon esito. Fatalmente l'esempio del passato non ci lascia 
essere interamente tranquilli su di questo punto. 

Ieri assistetti ad un'altra festa di Sir Charles Stewart. ^ 



1) Intorno ai balli dati allora da questo fratellastro di Lord Castlereagh ai sovrani riu- 
niti in Parigi ed ai varii gruppi dell'alta società francese che sembravano per un momento 
affratellati, leggasi la descrizione di Madame de Chastenay, Mémoires, Paris, 1897, t. II, 
p.p. 361-362, ove essa, non facile agli entusiasmi, usa espressioni come le seguenti: " vrai- 
ment l'âge d'or politique a pu sembler realise pendant trois semaines ou à peu près „ e 
più innanzi: " J'y vis une réunion qui ne saurait se renouveler, surtout avec l'esprit qui 
réellement y présidait alors „. Cfr. la lettera LIX e la nota 5 a p. 103. 



— 164 — 

Eravi tutto ciò che di più bello e di più brillante raccogliesi 
ora in Parigi. 

Questa mattina fu per me una mattina ben triste e lugubre 
fui invitato insieme a Litta ad assistere alle esequie ed all'en- 
terrement dell'infelice generale Sopransi/ Aveva pranzato insieme 
con questo amabile giovane quattro giorni fa dal principe di 
Neuchatel, ed egli stava benissimo. Fu il giorno appresso assalito 
da un leggero embolon al collo, ch'egli mi disse, quando lo vidi 
la sera, che erano glandole alquanto enfiate. Il giorno dopo si 
sviluppò con un bubbone il tifo pestilenziale noso-comiale, ed 
ieri mattina era morto. Questo avvenimento mi ha profondamente 
funestato. Ne farai parte alla zia Bigli, la quale son certo ne 
resterà altrettanto commossa. Egli aveva 27 anni. 

La mia salute continua ad esser più perfetta che mai. Non 
so rinunciare al progetto di fare una sfuggita in Inghilterra ; 
essa sarà breve, e l'eseguirò al partire che farà la massima parte 
della Deputazione * per Milano. 

Ho ricevuto quest'oggi due lettere dal conte d'Acri tuo 
zio; indovina il motivo.... Perchè essendo io inviato alle Potenze 
Coalizzate voglia incaricarmi di far possentemente valere presso 
di esse i suoi antichi diritti al Principato d'Acri, e a dei pos- 
sessi nella Crimea^ Gli rispondo, come puoi credere, con dei vada, 
e ti trasmetto la lettera che farai indilatamente tenere a Ca- 
satino, onde col più pronto messo gliela spedisca. 

Mando un abito per te, uno per la Ghita, secondo la com- 
missione, quest'ultimo costa 55 franchi. Il tuo è di genere che 
si può impunemente lavare e rilavare. Il tuo chal non è pos- 
sibile d'esitarlo, perchè è troppo scadente sì pel colore, che per 
essere bruciato in un luogo, e molto usato per tutto. Ti manderò 
i cappellini per l'ultima cosa; se hai altre commissioni dammele 
tosto, altrimenti non arriverò in tempo. Avrai a quest'ora ri- 
cevuto i due scialli, i canevas per la Visconti ed i guanti per 
te e la Sirtori, mandati per mezzo dell' ultimo corriere. Fa imie i 



1) Forse un figlio del primo matrimonio della Visconti-Carcano. v. la nota 2 a pag. 139. 

2) In realtà solo il Ciani ed il Beccaria rimpatriarono direttamente. Vedremo il Litta, il 
Della Somaglia ed il Balabio imitare il Gonfalonieri nel viaggio oltre la Manica. Il Trivulzio 
ed il Sommi si recarono nei Paesi Bassi. 

3) Cfr., per queste rivendicazioni, Calvi, Famiglie notabili milanesi, cit. vol IV, Tav. X 
della famiglia Casati. 



— 165 — 

saluti a tutti di casa, alle tue sorelle, ed a Durini in particolare 
e agli amici tutti ecc. ecc., ed abbracciandoti caramente e di 
tutto cuore sono il tuo Federico. 

P.S. — Ti mando un opuscoletto sortito contro Caulaincourt^, 
come accusato dell'arresto del duca d'Enghien } Egli è interessante 
per alcuni aneddoti, e da esso rileverai che qui si scrive libe- 
ramente la verità. L'infame Caulaincourt fu cagione di una scena 
molto singolare arrivata uno di questi giorni, e che si pretende 
abbia occasionato la grave malattia, dalla quale va ora rinve- 
nendo il conte d'Artois. L'Imperatore Alessandro, sempre comico 
nelle sue idee cavallarescamente esaltate, si era proposto come 
assai amico di Caulaincourt di riconciliarlo colla famiglia de' 
Borboni e di cancellare la macchia ond'era notato col farlo trovare 
un giorno da lui a pranzo col conte d'Artois^, e colla sua interposi- 
zione far così seguire la riconciliazione. Il conte d'Artois alla vista 
dell'assassino del giovane principe si sentì talmente commosso, 
che essendosi con indicibile sforzo dovuto contenere per tutta la 
tavola ne sofferse tale attacco nella salute, che ammalò il giorno, 
appresso di una pericolosa iterizia. Ita la cronaca di Parigi. 

Non so più cosa mi abbia scritto, né voglio rileggermi perchè 
mi costerebbe troppo tempo. Prima di leggerla ad altri imposses- 
sati bene della lettera, mentre temo essa sia scritta inarabico. Abbi 
per altro in ciò una prova del piacere che provo a scriverti. 

v: A Madame 

Madame Thérèse Gonfalonieri 

1) Il marchese di Caulaincourt, duca di Vicenza (1773-18271, generale, aiutante di campo 
e gran scudiere di Napoleone I, era stato primieramente inviato allo czar Alessandro I quando 
salì al trono, poi era rimasto come ambasciatore francese a Pietroburgo dal 1807 al 1811. 
Aveva rappresentato la Francia come ministro degli esteri ai congressi di Praga e di Châ- 
tillon ed era stato allato a Napoleone paladino inascoltato della causa della pace, lascian- 
dosi trascinare in tale suo atteggiamento anche ad atti poco corretti nei suoi rapporti colla 
Russia, che egli sembrò talora scordarsi di trattare con una potenza in guerra colla sua 
patria. Ridivenne ministro degli affari esteri durante i 100 giorni. 

2) Per ciò che riguarda l'accusa più volte rinnovata della responsabilità che avrebbe 
potuto incombere al Caulaincourt per aver partecipato all'assassinio del duca d'Enghien, 
per avventura la più grave onta di tutto il regime napoleonico, è opportuno richiamare la 
testimonianza del Chateaubriand, Mémoires d'outre tombe, (ed. Birè) t. II, p. 449, che riconosce, 
malgrado la sua poca parzialità per il Caulaincourt, che questi non può d'altro essere imputato 
che dell'aver " execute l'ordre d'arrestation „. Anche il Fauriel, meglio informato d'ogni altro 
su quel periodo, non fa neppure il nome del Caulaincourt, là ove ricerca i motivi ed i re- 
sponsabili dell'assassinio. Cfr. C, Fauriel, Les derniers jours du consulat, Paris, 1886, t. III_ 

3i Veramente si trattava d'un banchetto dato in occasione dell'arrivo del conte d'Artois. 
Vi assistettero i sovrani presenti a Parigi, il principe di Talleyrand, Pasquier, Mole ed il 
Caulaincourt. Quest'ultimo fu invitato per espresso desiderio dello czar, che rimase offeso 
delia freddezza manifestata dal luogotenente generale del regno. Cfr. J. Ladreit de Lachar- 
RiÈRE, Les cahiers de Madame de Chateaubriand, Paris, 1909, p. 108. 



— 166 — 

LXXXVII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 12. 

Milano il 29 Maggio [1814]. 
Carissimo Federico 

Ricevetti ieri sera per mezzo del corriere Verri la tua lettera del 22, 
e 23, ricapitai le accluse. Il tuo progetto d'andare in Inghilterra mi fa il 
massimo dispiacere, poiché mi ritarda il momento di vederti e prolunga la 
mia infelice esistenza; egli non mi riesci però inaspettato, tenendomelo già 
per sicuro dietro alle intenzioni che mi hai esternato tante volte; io non 
osai però accennarti questo mio timore, temendo di potere influire sulla 
tua risoluzione, e non aver cosi ad incolpare me stessa; scrivimi di rag- 
giungerti e mi vedi arrivare subito, e colla prestezza d'un corriere. Questa 
mattina il corriere Verri venne in persona per darmi le tue nuove, e mi 
portò i pacchi di guanti, i quali vanno benissimo, ed i schal, che ho con- 
segnati a mia suocera, essa te ne ringrazia; non ricevetti le sedie della 
Visconti. Le pezze di Nanquin sono vendute tutte qualche cosa al disopra 
delle 9 lire, esse erano quasi tutte macchiate d'acqua di mare, ed anche 
qualcuna un po' rosicata, ciò che impedì di venderle a maggior prezzo. 
Non è peranco arrivato Allemagna; subito che sarà giunto cercheremo di 
effettuare la vendita di cui mi parli. Dirò al Barchetta la tua intenzione 
riguardo il capitale Litta; esso sarà impiegato per intiero, giacché non se ne 
sarebbe ritenuta una porzione che per ogni tua richiesta; giacché non ti 
abbisogna danaro, per noi certo non ci abbisogna. Ora ti parlerò di ma- 
trimonj, la figlia Erba sposa un Bergamasco di cui non so il nome, 
egli è a quanto mi fu detto un partito meschino. La figlia Busti si marita 
pure con un certo FrapoUi assistente al Consiglio di Stato ^ ; egli é un 
ottimo giovane, ma di piccole finanze. La mia salute é discreta, sto meglio 
del miojstomaco, non vorrei che non avessero a verificarsi le mie speranze, 

2 

Ai 30. - La figlia Erba sposa il Conte Locatelli di Bergamo - uno dei mi- 
gliori partiti di Bergamo, ecco quanto ho saputo ieri sera. Si dice che Verri agi- 
sce sempre consigliato da Melzi, ed un indizio forte sono le quasi quotidiane 
visite che gli fa. Pino va pure spessissimo da Melzi, cosa che fa mormorare ^. Si 
dice chei Veliti saranno a momenti disciolti, come pure la guardia prefettizia: 
i primi potranno a quanto si dice passare in altri reggimenti col grado di 

1) Cesare Frapolli era assistente al Consiglio di stato per le sezioni dell'interno e delle 
finanze. 

2) Si tralasciano particolari sulla salute della contessa. 

3) Circa i rapporti, sempre cordiali, malgrado le gravi divergenze degli ultimi d'aprile» 
fra il Melzi ed il Verri, vedasi nei: Rendiconti del R. Istituto Lombardo, serie II, voi. XL : 
G. Gallavkesi, Ricerche intorno alla rivolusione milanese del 1814. 



— 167 — 

sergente, o tenente, i soldati semplici, non so poi niente rapporto agli 
ufficiali. Altre nuove non ve ne sono, quantunque io cerchi di rintracciare 
tutto quello che si sa. La Contessa Bigli ti prega di dire a quel suo 
negoziante Guastalla di provvederle qualche boette di Rapè di Parigi del 
migliore, ma che non sia molto forte, e ti prega di portarglielo a Milano. 
Frasconi padre ti saluta e ti ricorda quello che ti ha detto, il figlio aspetta 
una tua risposta. Tutti gli amici ti salutano caramente, come pure tuo 
padre, madre, e M. G e le mie sorelle. La Sirtori ti ringrazia dei guanti, i 
quali vanno benissimo. Io non ti voglio ancora dare commissioni per 
l'Inghilterra sperando che decampi dal progetto di fare questo viaggio; 
amerei piuttosto venisti incaricato di qualche cosa o ti dessero una qualche 
carica, poiché ciò ti obbligherebbe a venire subito e ti stabilirebbe per 
sempre vicino a me, ciò ch'io bramo vivamente, e sopra d'ogni altra cosa. 
Addio, mio caro, amami e ricordati spesso della tua povera e triste Teresina. 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
chez M.r Rougemont de Lowemberg 
Rue Bergère N. 9 

Paris 



LXXXVIII 
Archivio Casati - Cotogno Monsese. Edita ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Casati 

Parigi li 30 maggio 1814. 

Carissima moglie 

Ho ricevuto solamente quest'oggi la tua lettera del 21. 
Tutte le altre tue di cui mi parli le ho ricevute, ma con po- 
sticipazione, e disordine sommo. A quest'ora per altro le poste 
spero sieno rimesse in miglior ordine. Quando non ti servi del 
mezzo della reggenza, mandale a D. Giuseppe Corti con rac- 
comandazione a lui particolare, ma, prevenendolo però eh' è 
affatto inutile, ed anzi dannoso, che le metta alla posta chargées. 

1) Pubblicata in F. Confalonieri, Lettere, cit., p. 31. 



— 168 — 

Ieri mattina ad un'ora dopo mezzogiorno è morta l'Impe- 
ratrice Giuseppina ^ di un tifo pestilenziale ch'era qualche cosa 
di analogo con il tifo detto le charbon, di cui mori il povero 
Sopransi. Il giorno 26 ebbe da lei a pranzo l'Imperatore Ales- 
sandro, la sera si mise a letto un poco indisposta, il 29 morì. 
Il Principe e la Regina Ortensia'', che l'hanno assistita sino 
all'ultimo momento, sono entrambi partiti per S.t Loo. 

Questa malattia si giudica contagiosa, ed è delle più 
spaventose tra la schiera de' morbi; Iddio ci liberi ch'ella prenda 
piede. Negli ospedali militari muoiono molta gente di questa 
malattia, e tre medici sono ultimamente morti di quelli che li 
assistevano; fra i particolari i due sopracitati sembrano sin'ora 
gli unici esempj. Domani mattina avrà luogo una famosa sfida 
fra Lord Catcart ministro, ed uno dei primi uomini di stato del- 
l'Inghilterra, ^ e Lord Plumel colonnello degli usseri reali. 
Quest'ultimo ha mandato al primo un cartello di disfida per 
vendicare un grave oltraggio fatto da questi al pudore di una 
sua sorella. L'oltraggio che è il massimo che si possa portare 
ad una ragazza è il soggetto pubblico della disfida, la quale 
sarà alla pistola, ed a tutto sangue. Tutto Parigi ne attende 
l'esito con interesse. 

Domattina saravvi una gran rivista di tutte le truppe de' 
coalizzati che si trovano in Parigi, e ne' contorni; essa monterà 
a più di 70 mille uomini, e s'estenderà tutto il lungo della strada 
dei Champs Elises sino verso S.t Cloud; sarà essa fatta da tutti 
i sovrani in persona. Dopo la rivista la più parte di queste 
truppe sfileranno per le diverse parti d'Europa che loro son 
patria. Il giorno 1 avrà luogo l'apertura del Corpo Legislativo. 
Il Re ne aprirà le sedute con un discorso, del quale si attende 

1) Risiedeva, come è noto, alla Malmaison. Cfr. la nota 3 a pag. 10. 

2) La regina Ortensia, sorella del principe Eugenio, nata il 10 aprile 1733 dal visconte 
Alessandro de Beauharnais e da Giuseppina, adottata da Napoleone 1°, sposata il 3 gennaio 
1802 al fratello di questi Luigi, poi re d'Olanda 1I8O6-I8IO), divenne, per interposizione dello 
czar presso Luigi XVIII, alla catastrofe dei Napoleonidi, la duci^essa di St. Leu. Andò ra- 
minga e mori nel 1837, senza poter vedere il fig>io salire al trono imperiale francese col 
nome di Napoleone III. Com'è noto, era a quest'epoca già da qualche anno legata al conte 
di Flahaut e ne aveva già avuto un bimbo, che divenne il duca di Morny 

3) Lord Cathcart (1755-l'-43), dopo aver percorsa la carriera militare, era allora amba- 
sciatore inglese presso l'Imperatore Alessandro I e doveva essere uno dei plenipotenziari del 
suo governo al Congresso di Vienna. 



— 169 — 

con impazienza il contenuto ^ La pace è firmata; si crede che 
si attenda a farne la prima pubblicazione al Corpo Legislativo ^. 
La Francia ha tanto fatto che ha ottenuto che le sia aggregata 
una parte della Savoia; eccola nuovamente padrona dell'Italia! 
Fra il giorno 2 e 3 tutti i Sovrani partiranno per le varie loro 
destinazioni. Abbi cura dei miei affari; procura le mie vendite, 
salutami in casa, e gli amici tutti; voglimi bene, e credimi 
tutto tuo Federico, 



-V : A Madame 

JMadame Thérèse Gonfalonieri 

Rue de* Tre Monasteri N. 1595 
à Milan 



LXXXIX 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 13. 



Milano il 1 Giugno 1814. 



Carissimo Federico 



Oggi la nostra povera guardia cessa d'esistere^, figurati il malcontento 
che deve necessariamente animare questa povera gente, la quale deve 
figurarsi non aver mai esistito, e bisogna riguardino semplicemente come 
un sogno le loro campagne di Spagna, Germania, Russia ecc. 1 nazionali 
potranno entrare col loro grado nelle compagnie che si formeranno, ma i 
poveri forestieri devono accontentarsi d'una lettera di raccomandazione 
per il loro sovrano; libero a tutti domandare il loro congedo per ritornare 
a casa; mi fu detto che dei Veliti non si trovarono che cinque individui 

1) Su tutto questo periodo preparatorio in cui fu redatta la " charte „ ed i vari gruppi 
monarchici lottarono per darle un significato più o meno reciso nel senso dell'instaura- 
zione d'un governo parlamentare, cfr C.te Ferrano, Mémoires, Paris, 1897, specialmente il 
cap. IX. 

2) Era stato conservato infatti il Corpo legislativo quale esisteva alla caduta dell'impero 
e che, sebbene emanante da un regime dispotico, aveva dato prova d'indipendenza nell'ul- 
tima sua sessione. Su questo consesso, la cui educazione politica era scarsa, poiché la co-' 
stituzione imperiale lo privava del diritto di libera discussione, vedansi le osservazioni del 
barone Pkosper de Barante, La vie politique de Royer-Collard, t. I, Paris, 1878. (Ili ed.), 
pag. 142. 

3) Vedasi, circa le ragioni del provvedimento, Cusani, op. cit., vol. VII, p. 240. 



— 170 — 

disposti a prendere una nuova divisa. Mi fu detto ieri sera per cosa certa 
che fu offerto al general Pino di prendere il titolo di Tenente Maresciallo, 
grado che corrisponde a quello di Generale di Divisione; egli se ne chiamò 
offeso non volle accettarlo, e se ne andò in campagna ^ A Mazzuchellì ^ 
offersero pure questo grado; egli l'accettò ben volentieri. Il povero Pisani 
mi pare assai malcontento, figurati qual piacere sia l' immaginarsi per unica 
risorsa l'entrare nel formidabile esercito del Duca di Modena, per chi ha 
fatto parte della più formidabile armata che abbia mai esistito, e l' idea 
consolante di morire col medesimo grado che si aveva quando si è entrati; 
povera gente, mi sento vera compassione. Ho visto Brunetti, ^ egli è ben 
malcontento della sua sorte, e di aver finito per sempre una carriera dalla 
quale si prometteva il più bell'avvenire. Le imposte non furono ancora 
diminuite d'un sol denaro, ed anzi abbiamo la graziosa prospettiva, ch'esse 
abbino a continuare ancora per qualche tempo sullo stesso piede; immensa 
è la sortita cagionata dalla stazione delle truppe in questo paese; il Podestà 
non sa più come provvedere al loro vitto giornaliero, gli appaltatori 
non vogliono continuare, stante che non essendovi denaro in cassa per 
soddisfarli, non si sentono di continuare le loro somministrazioni; quel che 
è duro, e che realmente non se ne capisce la ragione, si è che dal mo" 
mento dell'ingresso di queste truppe esse hanno sempre avuto razione 
doppia, ed essendo questa razione molto superiore al loro bisogno gior- 
naliero, essi ne fanno un mercato, e noi abbiamo così il piacere di vedere 
dilapidare i nostri denari. 

In campagna continuano gli alloggi militari, e requisizioni di letti; temo 
che alla Santa avremo altra truppa. Gagnola* ritorna dalla Valtellina per 
la parte di Lecco. Oggi il Barchetta è andato alla Santa per vedere i bigatti. 
Frecavalli è di ritorno da Genova, cercherò d'esigere la somma ch'egli ti 
deve. Nessuna nuova per la vendita dei cavalli, e legni ; ho saputo che 
Alemagna, unitamente a Salyer ha comperato più di 30 cavalli, e che li 
hanno già venduti; ora capisco perchè non si sia trovato di vendere i tuoi. 
Il prezzo dei cavalli è bassissimo atteso il gran numero che hanno con- 
dotto i Tedeschi, si prendono dei bei cavalli per 40 luigi, il cavaliere Cicogna 
ne ha comperato uno bello per questo prezzo. Il curato Villa si trova in 
casa di Tiberio per farvi l'operazione della cataratta. Io non vidi mai 



1) Varie e sontuose erano le ville del generale Pino e di sua moglie donna Vittoria Pe- 
iuso, vedova del marchese Bartolomeo Calderara. La più celebre è la villa al Garrovo, a 
nord di Cernobbio, sul lago di Como, dal Pino poi venduta alla principessa di Galles, che 
le impose il nome, sempre rimastole, di Villa d' Este. 

2) Nell'esercito italiano aveva grado di general di brigata. Cfr. la nota 1 a pag. 143. 

31 II cav. Vincenzo Brunetti era consigliere di stato e direttore generale del Censo. Po- 
trebbe anche trattarsi di Lazzaro Brunetti, assistente al consiglio di stato in servizio straor- 
dinario e segretario presso la legazione italiana alla R Corte ài Napoli, tanto più che daj 
Protocolli della Reggenza risulta (verbale del 24 maggio) che gli furono liquidati com- 
pensi " a tacitazione „ e come se cessasse di essere pubblico funzionario. 

4) Forse l'architetto marchese Cagnol.i. Cfr. La nota Tap. 22. 



171 



l'Annoni ; sono stata tre volte da lei, e lei due da me, ma però in ora da 
non trovarmi e credo ciò combinato con Carlino Calderara; so che essa 
ha detto che non veniva da me, perchè non credesse il mondo, ch'essa 
cercasse qualche cosa, essendo determinatissima di non prendere la più 
piccola parte per la Corte che verrà, e s' informò s' io pure ero scatenata 
contro i Principi; povera testa, essa mi fa compassione; innumerevoli sono 
le liti ch'essa ha fatte colla madre, e fratelli. Carlino Calderara si porta 
veramente malissimo con me, lo vedo assai di rado, e quando pure viene 
egli è di mal' umore, insomma egli è tutto per l'Annoni, non trova il tempo 
che per andare da lei, non s'interessa di niente, ed in ispecie delle cose 
del giorno, non mi disse mai una sol parola in tua lode, mentre molte altre 
persone, leggendo le tue lettere, me ne fecero molte, insomma egli è per 
me un essere impossibile; egli sente infinitamente la perdita vicina del 
suo soldo come uno dei maggiori pagnotanti ', cerca sempre mettere nel- 
l'aspetto più nero le cose ecc. Pasini mi è molto utile, egli non è ancora 
ritornato in grazia dell'Annoni. Oggi v'è un gran pranzo da Caprara, al 
quale sono invitati molti generali Tedeschi, ho visto l'invito di Alemagna, egli 
è concepito « il Gran Scudiere allo Scudiere Alemagna », buffonate, se non è 
autorizzato a darsi questo titolo, e cosa da far rabbia se veramente con- 
tinua nella sua vera carica. Egli per mezzo della Botta ^ (antica fiamma 
di Bellegarde, la quale si rianima di nuovo) si è messo nelle buone grazie 
del Maresciallo e di tutti questi signori. 

Tutti gli amici ti salutano caramente come pure la M. G., tuo padre 
e tua madre, e la Contessa Bigli. Addio, mio tesoro, amami come ti amo, 
che ne sarò contenta, e conservati fedele alla tua povera e triste Teresina. 

La tua 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 



1) Epitetivo dispregiativo col quale si designavano dai milanesi gli impiegati napoleo- 
nici, ritenuti troppo numerosi, ed accusati, anche perchè in forte proporzione non lombardi, 
di vivere alle spalle delle ricche popo'azioni transpadane ormai cedenti sotto il peso delle, 
gravosissime imposte. 

2) La marchesa Clementina Botta, nata Arconati, morta ottantenne nel 1827. 



— 172 — 

XC 

Archivio Casati - Milano. Edita ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Parigi li 3 giugno 1814. 
Carissima moglie 

Fui alcuni giorni senza tue lettere, forse la tua andata 
a Valmadrera ne fu la cagione. I due Imperatori hanno abban- 
donato ieri Parigi, l'uno facendo vela per l'Inghilterra, l'altro 
per Vienna '^. Noi stiamo aspettando ogni giorno la nostra disso- 
luzione, non avendo più nulla a che fare in questo paese; tosto 
che i nostri Signori ce ne manderanno l'ordine già da noi 
sollecitato, la più parte della deputazione rimpatrierà tostamente. 

La pace fu firmata già tre giorni sono ^, e ne furon pubblicate 
le condizioni jeri. Dalle linee di demarcazione potrete rilevare 
che la Francia ha avuto ancor bel giuoco *, Tutto il rimanente 
del pasticcio europeo si manipolerà tra due mesi a Vienna. 

Ieri ebbe luogo V enterrement dell'Imperatrice Giuseppina; 
vi volle tutto lo sforzo dei suoi diplomatici per trattenere l'Im- 
peratore Alessandro dall'intervenirvi^. Il principe Eugenio, e la 



1) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere, cit. p. 33. 

2) L'imperatore Francesco d'Austria aveva declinato l'invito del principe reggente d'In- 
ghilterra, dicendosi costretto a rientrare nei suoi stati. Egli incaricò il Metternich di far le 
le sue scuse, ed infatti il ministro rappresentò il sovrano nei solenni ricevimenti di Londra, 
che lasciò alla metà di luglio, ciò che rende molto problematica l'asserzione del marchese 
Tassoni sopra riferita (nota 1 pag. 101), di una corsa del Metternich verso il Sud, nel maggio 1814. 
Cfr. P.CE DE Metternich, Mémoires, cit., t- I, p. 201. 

3) La pace porta infatti la data del 30 maggio. Di quindici milioni d'abitanti ch'erano 
stati aggregati alla Francia al momento dell'apogeo dell'impero napoleonico, 450 mila le 
eran conservati all'infuori dei limiti della monarchia ereditaria dei Borboni. Vedansi su que- 
sti patti le osservazioni del Chancelier Pasquier, op. cit., p I, t. II, p.p. 434-436. 

4) Questo giudizio del Gonfalonieri coincide coU'opinione generalmente diffusa allora in 
tutta Europa, eccettuata la Francia che, sebbene vinta, si riteneva ingiustamente colpita 
colla perdita de' suoi cosidetti " limiti naturali „. Gosi almeno pensava la maggior parte 
dei suoi abitanti, avvezzi a pretendere all'egemonia su tutto il continente. Cfr. su queste 
impressioni opposte, C. A. Fyffe, A history of modem Europe, London, 1900, p.p. 361-63. 

5) I particolari dei sontuosi funerali, predisposti dai figli in modo da non urtare le su- 
scettibilità dei Borboni appena reduci, sono narrati, con molta .precisione, ma con un piz- 
zico di malizia, da F. Masson, Joséphine répudiée, cit., p.p. 361-69. Il Masson scrive che la 
guardia imperiale russa scortò il feretro in alta tenuta e che il generale Sacken rappre- 
sentò lo czar, ma non accenna ai propositi dello czar di intervenire personalmente. 



173 



ex Regina d' Olanda ' sono alquanto ammalati. L'asse lasciato dalla 
lor madre ammonta a 18 milioni ; non so in qual proporzione 
siano lasciati eredi; non le si è trovato di debito che un milione 
seicento mille lire ^ Il principe Eugenio con ciò che ha e con 
quello che gli sarà dato andrà ad essere uno dei più ricchi 
proprietarj, mais malheureusement il y a apparence quHl ne sera 
plus question ni des deux battents * ;// de principautés. 

Mi occupo di far eseguire in porcellana il tuo ritratto. Per 
la scatola di Camillo vuol essere cosa assai difficile il servirlo. 
Fa i miei complimenti a tutti di casa, e mille saluti agli amici. 
Dì a Cicogna eh' è una vergogna che non m'abbia scritto dai 
beato ozio di Milano, che m'aspettavo veramente di .vederlo 
raggiungerci da un momento all'altro, che il non aver ciò fatto 
mi è un terribile indizio che è diventato vecchio, ma già due 
anni di più nella nostra età fanno una gran differenza. Ti ab- 
braccio caramente e sono 

Federico. 



P. S, - Mettere l'inclusa lettera con ogni diligenza alla 
posta per Firenze. 



Il La regina Ortensia, ormai duchessa di S. Leu, rimasta, sovrattutto perla mano pro- 
tettrice stesale dallo czar, al riparo della reazione antinapoleonica, si preoccupava di evi- 
tare il risorgere d'ogni minaccia. Vìveva in un piccolo gruppo di fidi, da convalescente: 
nell'estate andò a curarsi a Plombières, col Flahaut. Cfr. B.on de Maricourt, Madame de 
Souza et sa famille, Paris, 1907, p.p. 304-305. 

2) Queste valutazioni, eco dalle voci che dovevano correre per Parigi, sono assai esa- 
gerate, improntate cioè ad eccessivo ottimismo. La successione dell'imperatrice produsse, 
al termine delle liquidazioni, due milioni per i figli del P.pe Eugenio e due per la regina 
Ortensia. Cfr. .Masson, op- cit., p. 394. 

3) Questa frase sembra voler alludere alle prerogative sovrane, di cui rimaneva privo il 
Beauharnais, e per le quali si spalancavano i due battenti delle porte per lasciar più ampio 
l'adito al re. 



— 174 — 

XCl 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 14. 

Milano il 4 Giugno 1814. 

Mio caro Federico 

Ricevetti ieri mattina la tua lettera del 28, essa mi ha fatto grandissimo 
piacere essendo ch'eran già decorsi otto giorni senza ricevere tue nuove. 
Ti sono veramente grata degli interessanti dettagli che mi vi dai, certo 
che mi fa il massimo piacere d'essere tenuta al giorno di cose che tanto 
debbono influire sulla nostra futura esistenza; i nostri comuni amici Fa- 
gnani, Trecchi, Breme, Felber, Rasini e Padulli sono ammessi alla comu- 
nicazione delle tue lettere, e sentono tutta l'importanza della cosa. 
Comunicai pure le nuove a tuo padre, madre e M. G., i quali le bevono con 
vera ansietà, comunicai pure alla zia Biglj la morte di Sopransi; quanto 
alle nuove politiche non le faccio mai una vera comunicazione, non essendo 
persona, per quanto mi pare, a cui si possano comunicare impunemente, 
stante la sua difficoltà a capirle. Ho ricevuto i due abiti, il mio, e quello 
della Ghita; essi sono veramente belli, d'ottimo gusto, e te ne ringrazio 
infinitamente, certo che non si può essere più abili di te per le commissioni. 
Ricevetti pure le sedie della Visconti; esse sono veramente belle, sono 
incontrate molto alla bella Dea, e te ne fa i'suoi ringraziamenti, lo pre- 
parai così con qualche parola i tuoi parenti per la tua gita in Inghilterra, 
è già da molto tempo che se la tengono per sicura, non diedi però la 
nuova formale, per la ragione che tu non ne hai parlato nella tua lettera 
a tuo padre; per carità, ti prego che essa sia breve. Se hai tempo di 
pensarvi, e che la mia commissione non abbia a farti prolungare d' un'ora 
la tua dimora in Inghilterra, ti pregherei di provvedermi una Chatouille di 
viaggio, che non sia molto voluminosa, e che contenga il calamajo, spol- 
verino, sito ampio per mettere la carta da scrivere, due scatole chiuse per 
pomata, o zuccaro, una posata completa, un cucchiajo più piccolo, bicchiere, 
forbici, temperino, canna d'apis, almeno un paio di flacons, pettini per 
pettinare i capelli, come si usano nelle tavolette, un piccolo cuscino per le 
spille, ecc.; tutta la piazza che rimarrà desidererei non ci fossero molte 
divisioni, essendo più comodo per farvi stare più roba. 

La Sartirana * la quale è andata a Torino per respirare l'aria nativa e piena 
di speranza ch'essa le dovesse giovare, ora suo marito scrive che sta ma- 
il La moglie del conte Filippo di Sartirana, l'amico del Foscolo, annegato poi tragicamente. 



— 175 — 

lissimo, e che va a mancare quanto prima. L'Ammiraglio Litta ' scrisse la 
morte seguita il mese d'Agosto dell'anno scorso del povero Carlino Guer- 
rieri; Camillo ne è molto afflitto. Alla metà d'Agosto saranno aboliti i 
giuochi, e Ricci rimane per conseguenza sciolto dall' impresa. Somaglia fa 
gran briga per averla, e non sarà permessa che la bassetta e solo in tempo 
dello spettacolo. 

Abbiamo in casa un ufficiale con moglie, i quali però mangiano da sé 
e non ci danno fastidio. Alla Santa sono andati l'altro giorno in casa tua 
d'alloggio quattro ufficiali, non so ancora come si siano condotti. Con 
dispiacere bisogna che ti dica che fin'ora non si è potuto effettuare nessuna 
vendita, non si trova gente che voglia comperare, e sopratutto che voglia 

pagare il prezzo che meritano tutti gli oggetti in vendita 2 

Il giorno due di questo mese ^ fu per me ben triste, esso mi rammentò la 
giornata la più fatale che m'abbia mai avuto in vita mia. Mia madre mi è 
stata molto utile, in tal giorno; vorrei imparare da lei, ma non ci riesco. 

Milano non fornisce niente di nuovo, in questi ultimi giorni; le truppe 
principiano a sfilare per la Germania, ma un po' lentamente. Caprara, 
come ti scrissi, diede un pranzo per Bellegarde, Klenau, * Somariva, e 
Rossetti; tutti questi signori uno dopo l'altro si sono scusati, il povero 
Caprara fu un po' mortificato, ho sentito questa mattina che ora finisce di 
percepire il suo soldo, che cerca subaffittare il suo appartamento, e che ne 
cerca uno piccolo per lui.^ La M. G., tua madre, zia Bigli, mie sorelle, 
Durini e tutti gli amici ti salutano e m'incaricano di dirti mille cose in 
loro nome. 

È venuto a Milano Tinti (?) spero per fermarsi qualche tempo; egli 
ti saluta caramente. Addio, mio caro, ed amatissimo Federico, e ti prego 
credere all'amore sincero che sente per te la tua 

aff.ma Teresina. 
v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Morands Hôtel 

Duke Street 
Manchester Square '' 

1) Intorno al bali Giulio Litta Visconti Arese, ammiraglio al servizio russo, marito del- 
l'erede di Potemkine, vedasi il libro, già citato, del Senatore conte Giuseppe Greppi, Un 
gentiluomo milanese guerriero-diplomatico, Milano 1896. 

2) Nel passo omesso la contessa Teresa da al marito indicazioni particolareggiate intorno 
alle condizioni fisiche che le fanno temere svanita la speranza d'aver un altro figliolo. 

3) Ricorreva il primo anniversario della morte del piccolo Cecchino. 

4) Il conte Klenau era un generale austriaco di cavalleria. Nel 1814 aveva grado di 
FeldmarschaU-leutnant e, tosto dopo la seconda convenzione col Principe Eugenio, il Belle- 
garde lo aveva posto a capo del corpo d'esercito comprendente le divisioni Fenner, Marziani e 
Radivojevic. 11 28 aprile il medesimo Klenau aveva il comando delle 4 divisioni che entra- 
vano inPiemonte (Cfr. Weil, Le prince Eugene et Murai cit, T. IV p.p. 575, 581, 534-851. 

5) Il Caprara rientrò poi nella nativa Bo logna, ove non fu lasciato tranquillo, essendo 
stato segnalato al'Austria come cospiratore. (Cfr. Weil, Joachim Murât, cit., t. I, p p. 357-59 

6) Indirizzo rifatto a Parigi. 



— 176 — 

XCII 

Archivio Casati - Cotogno Monzese. Edita. ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Parigi li 6 Giugno 1814. 
Carissima Moglie 

Partendo Marescalchi ^ per la sua destinazione di Parma,^ 
ed avendomi esso richiesto di qualche lettera perchè possa far 
per questo mezzo la tua conoscenza presentandola in persona *, 
lo munisco di questa ad formant m,entre son persuaso che ti 
giungerà più tardi delle altre ^. Egli è un eccellente galantuomo, 
ed abbiamo da lui ricevute mille gentilezze ^ ricevilo quindi 
bene, e senza cerimonie. Sotto la data d'oggi ti scrivo un'altra 
lettera la quale ti giungerà piìi presto, e porterà quelle poche 
nuove che abbiamo alla giornata. Ti abbraccio e sono di cuore 

Il tuo aff.mo 
Federico. 



1) Pubblicala in F. Gonfalonieri, Lettere cit. pag. 34. 

2) Cfr., sullo stato d'animo antinapoleonico del Marescalchi a quest'epoca, ciò che spiegala 
concordia coi deputati milanesi, quanto ne scrive il Weil, Joachim Murât roi de Naples • 
cit., T. II p. 28, ove però il Weil esagera dicendo il Marescalchi " désormais tout dévoué 
à l'Autriche „ perchè lo scorge inquieto, nell'autunno 1814, degli emissari! che vanno e ven- 
gono dall'Elba. 

3) Il Marescalchi, commissario delle Alte potenze nei ducati di Parma, Piacenza e Gua- 
stalla, prese possesso della carica, in Parma, il 27 giugno 1814, ed il 30 emanò un proclama 
a quelle popolazioni. 

4) Relazioni personali, sia pure superficiali e mondane, dovevano esser già esistite tra 
la contessa Gonfalonieri ed il Marescalchi all'epoca delle feste per le nozze imperiali. Gfr. piii 
indietro la lettera XVI. 

5| Arrivò il 19 od il 20 giugno, giacché fra le ultime carte del Ministero degli affari 
esteri del regno d'Italia, conservate nell'archivio di stato di Milano (Ministero degli affari esteri, 
II divisione - Gorrispondenza coll'impero francese, 1814, N. 568), si trova, in minuta, la se- 
guente letterina : 

20 juin 1814. , 

"Le comte Marescalchi aussitôt son arrivée à Milan s'empresse d'offrir les expression 
de sa haute considération à S. E. Mons. le Feld Maréchal Commissaire plénipotentiaire, et le 
prie de vouloir bien lui marquer à quelle heure il pourra avoir l'honneur de le voir demain „. 
Ancien Hôtel des relations extérieures 
Borgonuovo. 
6) Intorno all'aiuto veramente efficace prestato dal Marescalchi alla deputazione, cfr. 
E. Verga, art. cit-, p. 318. 



— 177 — 

xeni 

Archivio Casati - Cologìio Monzese. Edita. ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Casati 

Parigi li 7 Giugno 1814. 
Carissima moglie 

Tutto è rientrato in questa gran capitale nel riposo, e nella 
tranquillità, quella però compatibile con Parigi, che non è tale 
a dir vero che pel confronto coll'estremo tumulto di questi 
tempi passati. Tutti gli- Imperatori, Re, Principi, e quasi tutte 
le truppe straniere sono partite. Il Re ha aperto l'altr'jeri la 
gran seduta del corpo legislativo con molta dignità^, e loro ha 
affibiato la costituzione in forma di comunicazione non di con- 
sulta^, quindi bon gre mal gre se la inghiottiranno. Vi è ancora 
per altro molto malcontento, dei movimenti sediziosi serpono 
clandestinamente in qua e in là^: il giorno medesimo dell'a- 
pertura circolava nell'aula del Corpo legislativo un appello in 
istampa contro l'accettazione della costituzione"; ma, se il Re 
mostrerà fermezza, nulla questo popolo imberbe saprà intra- 
prendere di positivo. I giornali t'avranno instruite sopra i 



1) Pubblicato in F. Gonfalonieri, Lettere cit. p. 34. 

2| Il 4 giugno, nel pomeriggio, Luigi XVIII indirizzò, nel palazzo Borbone, sede del corpo 
legislativo, ai membri di questo ed ai senatori destinati a far parte della nuova camera dei 
pari, un discorso che fu generalmente giudicato dignitoso ed opportuno, secondo pare anche 
al Gonfalonieri. Gfr. Duvergier de Hauranne, Histoire du gouvernement parlamentaire en 
France, t. II, Paris, 1857, p.p. 171 e seg. Del resto fino Hyppolite Garnot, Mémoires sur 
Lazare Camot, t. II, Paris, 1907, p. 365, non è trattenuto dalla sua avversione ai Borboni 
nel riconoscere che Luigi XVIII " maniait le langage officiel avec dignité et fermeté „. 

3| Gontrariamente alla pretesa del senato, che, in compenso dell'opera sua nel dare il 
colpo di grazia al regime napoleonico, aveva voluto imporre una costituzione al sovrano, 
questi la largi come atto spontaneo. Tale significato fu chiarito dal preambolo della " Charte „. 
Gfr. Ernest Daudet, Histoire de la Restauration, Paris, 1882, p. 34; De Barante, La vie 
politique de Royer-Collard, cit., t I, p 137. 

4) Le resistenze più o meno aperte alla restaurazione sono registrate con ampiezza, e con 
evidente compiacenza, da Henky Houssaye - 1814 - cit., pp. 636 a 615. 

5) Vi fu veramente qualche pericolo che il malcontento di taluni, per l'aver tolto alla co- 
stituzione ogni carattere di patto bilaterale, si manifestasse apertamente, e solo a fatica si 
potè indurre il Durbach, rappresentante il dipartimento della Mosella e monarchico della vi- 
gilia, a non farne oggetto di una solenne protesta. Gfr. Duvergier de Hauranne, cit., t. II, 
p.p. 184-85. Pure la stampa inglese \Edimburgh Review) giudicò poco corretta una mutazione 
cosi essenziale delle condizioni colle quali il senato aveva chiamato il re che aveva ri- 
sposto all'appello. 

12 



178- 



fondamenti di questa costituzione^ e sopra la formazione dell'alta 
camera de' pari in sostituzione del Senato. Con questa abile 
manovra tutti i senatori non nominati Pari rimangono nel loro 
primitivo nulla, ascendono questi a circa 18 e sono quelli più 
contaminati da macchie '. Ma abbastanza delle cose politiche per 
ora, veniamo a noi. 

Ecco le nostre funzioni finite ; col giorno di domani ci 
dichiariamo disciolti. Il desiderio di presto rimpatriare, e quello 
principalmente di riabbracciarti fa che non perderò un momento 
di tempo per ispedire la mia gita d'Inghilterra, la quale tu pure 
son persuaso che sanamente giudicando troverai ragionevole, e 
dalle circostanze imperiosamente voluta. La mia partenza sarà 
quindi probabilmente il giorno 10. Vengonvi pure Somaglia e 
Litta, mi combinerò facilmente con uno di questi due. Prometto 
alla M. G., nella lettera che le scrivo, che per S.t Anna 
sarò a festeggiare il suo nome. Tu frattanto tienti sollevata di 
spirito, va in campagna se ti aggrada, fa in somma quel meglio 
che credi pel tuo fisico e morale. Se non è ancor venduta la 
tua cavalla, puoi profittarne per andare a cavallo con Pierino 
Sayler. Procura la vendita degli oggetti di cui ti ho incaricato; 
procura che il Barchetta faccia delle frequenti gite in campagna 
ad organizzare le cose della Santa, e di Valmadrera. Denari 
per ora non ne ho bisogno, mentre me ne son già fatto fornire 
costà, ed essi mi basteranno, ed ho tempo sino al ritorno mio 
a renderli. Di' alla Durini che la sua commissione per il marito 
sarà eseguita e se mi sarà possibile gliela trasmetterò con uno 
dei reduci. Salutami tutti e tutte, dirigimi d'ora innanzi le 
lettere a Londra. Per maggior sicurezza le potrai mandare alla 



1) I principii fondamentali di questa costituzione, contenuti nella dichiarazione reale di 
S.t Ouen, furono svolti col lavoro di una commissione, intorno alla quale si vedano se- 
gnatamente Comte Ferrano, Mémoires, cit., eh. XIX. 

2) Furono esclusi, oltre i senatori che perdevano, col trattato del 30 maggio, la nazio- 
nalità francese, i membri della convenzione che avevan votato la morte di Luigi XVI (regi- 
cidi) e qualche statista di opinioni avanzate, come Garat, Lambrechts, Roederer. L'ostracismo 
ai regicidi, che ora sembra naturale, sorprese i colpiti ed una larga parte dell'opinione pub- 
blica francese, giacché, non solo le colpe della rivoluzione eran ritenute avvolte in una sorta 
di prescrizione, ma v'eran pur stati dei negoziati fra i capi dei monarchici parigini ed i se- 
natori " votants „, precedenti all'atto di decadenza di Napoleone. Cfr. [Madame Cavaignac] 
Mémoires d'une inconnue, Paris. 1894, p.p. 363-64 e G. Welvert, Lendemains révolution- 
naires, Paris, p.p. XVII e seg. 



— 179 — 

casa Ciani \ che le metterà sotto coperta del suo corrispondente. 
Non privarmi delle lettere degli amici, né diminuisci il nu- 
mero delle tue, ma procura di metterle sotto al minor volume 
per vista economica. Mi ragguaglierai come fu ricevuta in casa 
questa mia gita. Ti scriverò ancora da Parijii. Ti abbraccio 
frattanto caramente, e sono il tuo 

Aff.mo Federico. 



XCIV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 15. 

Milano rs Giugno 1814. 
Carissimo Federico, 

La morte inaspettata della povera Imperatrice Giuseppina mi ha som- 
mamente funestata, povera donna ! ora che poteva fare una vita tranquilla, 
e godere pacificamente quanto le avevano lasciato, ciò che non era poca 
cosa, dover morire e in un'età certamente fresca; ti assicuro che mi sento 
una vera compassione della sua sorte. Le disgrazie non devono mai a Milano 
limitarsi a un sol individuo; si dice dunque che anche il Principe Eugenio 
è molto ammalato e che la Regina Ortensia sta malissimo, e che sono morti 
una quantità di domestici; vorrebbero provare con ciò non essere semplice 
la causa della malattia degli uni, e della morte della prima. Settala si caccia 
da tutti questi signori per intrigare, ed ottenere che le cose siano rimesse 
tutte come lo erano nel 96, si maneggiò moltissimo perchè fossero con- 
siderati gli antichi Ciambellani, ed infatti essi sono stati invitati tutti, 
per ordine di Bellegarde, di andare a formare parte del corteggio della 
processione del Corpus Domini. Il maresciallo ci anderà parimenti con 
tutto lo stato maggiore, sono pure invitati i Consiglieri intimi di Stato. Tuo 
padre ha avuto l'invito, ed anderà alla processione in abito di spada, e 
colla chiave di ciambellano; non puoi credere quanto questi signori siano 
fieri di ricomparire sulla scena. Settala in ispecie vende protezione; le 
persone fanatiche trovano tutto bene, ma quelle che vedono le cose 
spassionatamente non sanno capire con che diritto il sig. Bellegarde ri- 
conosca questi signori Ciambellani senza che vi sia un decreto dell' Im- 

1) Carlo Ciani aveva banca a Milano, nella contrada dei Meravigli. 



— 180 — 

peratore che li richiami. Una cosa poi che fa i pugni si è che mi vien 
detto che noi dell'ultima Corte riscuoteremo il soldo anche del mese di 
maggio, senza dichiarazione ch'egli sia l'ultimo; ho incaricato persona perchè 
verifichi la cosa e perchè riscuota se v'ha luogo, trovando cosa inutile il 
regalarglieli. Indicibili sono le incoerenze che si vedono succedere; si 
fece il decreto per l'espulsione dei forestieri, cosa tanto desiderata e 
necessaria. Lo crederesti? Tutti i giorni si concedono naturalizzazioni, e a 
degli individui della feccia di birbanti; continuano negli impieghi, ed il 
Capo Sezione del Ministero della Guerra è un forestiere', ed è trovato 
una persona necessaria, e deve per conseguenza continuare nel suo impiego. 
Calderara è membro di una commissione, per esaminare i prestiti delle 
Comuni, non se ne aspetta un buon esito. Nessuna nuova della Principessa; 
io non ebbi risposta dalla Sandizell e nessuno ne ha ricevuto. Il Principe 
Borghese - si trova qui da qualche tempo con sua cugina la Duchessa 
Lante ^ egli si ferma qui fino a tanto che siano organizzati gli affari di 
Roma. I nostri militari non sono ancora intieramente tranquilli; [a] tutti i 
soldati semplici della Guardia, i quali, vedendosi messi al soldo della linea, 
hanno domandato il loro congedo, non c'è stato peranco concesso. 

A quest'ora tu sarai partito! io ti seguo col cuore e coli' immagina- 
zione, come ti seguo dappertutto; ella è pur triste cosa il doversi contentare 
di questo, io che vorrei seguirti sempre, e che non avendo altri legami, lo 
potrei fare più d'ogni altra; ti assicuro mi costa infinitamente il vedermi 
così spesso divisa da te, ed il trovarmi nell'isolamento totale nel quale tu 
sai che io sono; ritorna il piìi presto possibile ed in buona salute, cerca 
di conservarla perfetta e di non fare una vita troppo strapazzata; non mi 
hai mai parlato del tuo occhio, dimmi, te ne scongiuro, qualche cosa sopra 
• di questo rapporto, ti assicuro, che l'ignoranza nella quale mi lasci dello 
stato di tua salute mi fa essere doppiamente triste. Frecavalli ti saluta, egli 
ha pagato una somma, ma non credo che sia saldato con ciò il tuo credito ; 
ma, siccome tu non mi hai indicato precisamente la somma di cui andava 
debitore, io non posso dire niente. Il Barchetta ti saluta e ti dice che 
circa al livello Casnati la Comune che ne è in possesso non vuole rila- 
sciare nessuna carta, e dicendo che il Vice-Re non aveva diritto di disporre 



1) Allude forse al capo di divisione della segreteria generale di quel ministero, Tomaso 
Dumorey, direttore de' viveri. 

2) Il principe Camillo Borghese, dopo aver concluso il 27 aprile col generale Vittorio 
de la Tour e col colonnello Neumann una convenzione per l'evacua/:ione delle provincie alle 
quali era preposto, aveva ceduto il comando al generale Clemente de la Roncière ed aveva 
chiesto, ed ottenuto da Bellegarde, il passaporto per Roma. Cfr. Weil, Le prince Eugene et Mu- 
rât, cit., t. IV p.p. 576-77 e t. V p. 162. 

3) La duchessa Lante s'era mostrata, durante l'occupazione imperiale, fra le più arren- 
devoli delle dame romane ed aveva osato, con pochissime, accettare un invito ad un balio 
che Marziale Daru, intendente della Corona, aveva avuto il cattivo gusto di dare nei giardini 
del Quirinale, il 6 luglio ISll, anniversario del ratto di Pio VII. Cfr. Madelin, La Rome de 
Napoléon, cit., p. 427. 



— 181 — 

dei suoi fondi, il medesimo ha però trassentito che non si perderà niente. 
Tutti gli amici e parenti ti salutano. Addio, mio tesoro, vogliami bene 
e credimi veramente di cuore 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 

Calderara, sempre nunzio di tristi cose, mi dice esservi a Parigi un'e- 
pidemia ; per carità, fuggi, io non posso rimanere tranquilla sino a tanto 
che ti sappia fuori, dammi le tue nuove il più spesso possibile; ci mancava 
anche questa nuova per rendere ancora più triste la tua Teresina. 

V : A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
chez M.r de Rougemont de Lowemberg 
Rue Bergère N. 9 

Paris 



xcv 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XXVI - Fessa DLl N. 9. Inedita. 

Il Conte Carlo Luigi Basini a Federico Gonfalonieri 

Milano 8 giugno [1814]. 
Amico Carissimo 

Due volte ti avevo scritto dandoti distinto ragguaglio di quanto suc- 
cedeva tra noi. Forse dunque una delle mie lettere non ti è giunta, e sarà 
probabilmente la prima. Non avendo poi mai ricevuto tue righe, e sapendo 
inoltre che tutto il mondo ti scriveva, ho supposto che dovessi essere 
affacendatissimo, e quindi ho sospeso la mia posta per non moltiplicarti 
le lettere, ripetendo forse quello, che pure gli altri ti avrebbero scritto. 
Quanto alle mie nove, ed a' miei saluti, tua moglie ne era sempre incom- 
benzata. Avrai rilevato nelle mie lettere quanto io ero malcontento 
della nostra Reggenza, e tutto il mondo ne è lo stesso anche attualmente; e 
tutto il mondo grida [chiedendosi] come mai, non essendosi potuto ottenere 
il bel piano, che si era formato a tavolino, ma che, come da noi si suol 
dire, era fatto senza l' oste, vedendo definitivamente stabilita la sorte 
del nostro paese, e non essendovi più altro rimedio, i nostri Signori 
Reggenti (mi voglio intendere quelli che hanno l'influenza, e ne sono 
despoti, come Verri e Pino) non abbiano preso il loro partito procurando 



— 182 — 

di fare il maggior bene al paese possibile, dando dimostrazioni, e rap- 
presentando quello che a noi maggiormente si conveniva. Col loro contegno 
invece non hanno contribuito che a far prendere sinistre idee sul nostro 
paese ai signori austriaci, i quali si lagnano apertamente di non esser ben 
visti in paese, ed il contegno inquieto della truppa italiana istigata dagli 
ufficiali li conferma maggiormente in tale opinione, e son persuasi che 
sia necessario che rimanga continuamente fra di noi un grosso corpo di 
armata per contribuire alla pubblica tranquillità; ed ecco quindi il motivo 
per cui siamo tutt'all' intorno circondati da tanta truppa. Sino alla prima 
udienza avuta dalla nostra deputazione presso l'Imperatore d'Austria, il 
bel piano poteva fare illusione; ma dopo questa ed il contegno degli altri 
sovrani e ministri diventava una vera chimera, giacché in qualunque forma 
sia noi dovevamo esser sudditi dell'Austria. Era ben meglio dunque, 
qualunque fossero state le opinioni da prima, farsene d'una necessità 
virtù, e far credere con dimostrazioni, e coi fatti, al nostro sovrano la 
nostra soddisfazione per divenire suoi sudditi e quindi, rammentandogli la 
nostra condizione prima del 96, cercare d'ottenere da lui un sistema, che 
a quell'epoca felice, il piìi che fosse possibile, si avvicinasse. Così la pen- 
sano tutti i buoni cittadini, che non hanno la testa riscaldata da idee belle 
in teoria, ma, per la nostra situazione di cose, impossibili a risolversi in 
pratica, tanto più che, nel mentre desideriamo di formare una Nazione, 
siamo l'uno dell'altro nemici ed invidiosi; come noi dei bolognesi, i 
veneziani di noi\ i reggiani ed i modenesi egualmente, e così via discorrendo. 
La Signora Reggenza anche dopo decisa la nostra sorte non voleva darsene 
per intesa, e tutte le sue mire era[no] di conservare il piede del passato 
governo. Bellegarde, ora che ne ha preso la presidenza, vi ha messo in parte 
rimedio, ma non ha abbastanza energia per sventare tutte le cabale della 
canaglia forestiera e di chi la protegge. Egli ha date delle disposizioni 
forti per i forastieri 2; ma hanno saputo metterci delle clausole che ne 
salva[no] una quantità, e si vogliono ammettere al beneficio della cittadi- 
nanza nostra degli individui rifiuto del loro paese, e che non hanno altro 
merito che quello d'esser stati qui 10 anni a mangiare alle nostre spalle, 
facendoci sempre il maggior male possibile; si vogliono accordare grati- 
ficazioni, pensioni a quelli che sono costretti ad andarsene, e non si è 
pensato a domandare almeno di far concorrere in simili spese quei paesi 
per l'amministrazione anche de' quali vi era un esercito di impiegati d'ogni 
arma nella capitale. Se volessi continuare collo stesso stile non finirei mai 
più. I veri e reali interessi del paese sono stati fino ad ora trascurati. E 
sono pure i nostri stessi concittadini che sono alla testa degli affari ! Le 
mezze misure in un cambiamento generale di cose non servono che a 

1") Sulla rivalità fra veneziani e milanesi ha un capitolo, arricchito con citazioni di 
poesie popolari, il De Castro, op. cit., p. 311 e seg. 

2) Infatti fu decretato che, col primo giugno, fossero dimessi gli impiegati originarli di 
paesi non dipendenti dalla casa d'Austria. Cfr. Lemmi, La rcstaurasione, cit., p. 301. 



— 183 — 

render tutto il mondo malcontento; bisognava distrugger tutto per poter 
fabbricare solidamente; e non cercare di sostenere invece quanto con un 
novo ordine di cose non po' assolutamente sussistere: e chi poteva meglio 
farlo che gente del paese, che deve esser al fatto di quanto è stato sino 
ad ora la nostra rovina? Ma lasciamo là politica, giacché le cose per il 
mio gridare non si cambiano, e veniamo al nostro particolare. Se tu credi 
di avermi eccitata l'invidia colla tua lettera del 28, ti sei bene ingannato; 
ma come, mi dirai, tu non ti saresti trovato con piacere a Parigi in 
quest'epoca? non ti nascerebbe la voglia di varcare lo stretto in questa 
circostanza? sei un automa? cose cosi straordinarie non ti scuotono? 
Sarò un automa, non di sentimento, ma di fatti. Pensi tu che se non ci 
fosse stata quella picciolissima difficoltà del quantum interest avrei aspettato 
le tue descrizioni per farmene nascere la voglia? Tutta l'importanza della 
cosa era ben penetrata nella mia testa sino nella sua origine, ed io for- 
nito di mezzi ti avrei anzi da lungo tempo preceduto; ma sai cosa diceva 
la volpe quando non poteva saziarsi dell'uva che scorgeva. Tu sai come 
vanno ordinariamente le cose di questo mondo : chi desidera non può fare, 
e chi può fare non desidera, onde io non posso a meno che guardare con 
meraviglia tanti nostri paneroni' che lasciano che il giorno si succeda alla 
notte e la notte [si succeda] al giorno, una stagione dopo l'altra, senza che 
sappiano staccarsi dal campanile del Duomo, per condurre una vita meno 
monotona ed assai più interessante, come è quella di vedere negli altri 
paesi quanto non si scorgerà mai nel proprio, determinazione di cui ne 
resta aggradevole la rimembranza anche nella vecchiaia, quando anche 
con i mezzi è solamente compatibile se manca la volontà. Ma se non posso 
fare dei passi di gigante non trascuro però quelli della formica, se l'oc- 
casione mi si presenta opportuna. Ho fatto io pure i miei viaggi e dal 
piacere che ne provo nei piccioli mi è facile l'argomentare quanto godrei 
nei grandi. La gran flotta inglese arrivata a Genova dopo la capitolazione 
mi ha fatto nascere il desiderio di vederla, non che quel paese interamente 
per me nuovo. Moltissimi milanesi eransi digià colà recati per lo stesso 
oggetto; si formavano ogni momento delle compagnie, ed io pure feci parte 
d'una, e mi portai colà il 20 dello scorso mese. La situazione felice di 
quella città non può a meno che interessare chi la vede per la prima 
volta, ma il colpo d'occhio del porto ripieno di una quantità di navi che 
avevano sbarcati più di 15 mille uomini con cavalleria, ed artiglieria, scortate 
da una flotta di circa 15 navi da guerra tra grandi e picciole, tra quali 
3 vascelli a tre ponti, ed il gran Caledonia montato dall'ammiraglio Pelew-, 



1) Cioè milanesi, detti mangiatori di panna che abbonda nelle grasse praterie che cin- 
gon la loro città, pure citata talora quale " Paneropoli „. 

2) Il viceammiraglio Sir Edward Pellew comandava la flotta inglese nel Mediterraneo. 
Egli aveva recato dalla Spagna al Bentinck le navi che gli occorrevano per trasportare le 
sue truppe ed aveva partecipato il 17 aprile all'attacco di Genova. Nato a Dover nel 1757 
d'una famiglia di Cornovaglia, vero lupo di mare, aveva fatto le sue prove durante la guerra 



184 



guarnito di 130 pezzi, e molti altri vascelli e fregate, era uno spettacolo 
dei più belli che mai si potessero vedere. Sono stato alla festa di Bentinck, 
ma, o gl'inglesi che stanno nelle acque del Mediterraneo sono di una 
nuova specie, o la tua descrizione della festa di Lord Stewart risente un 
po' del partito di quella Nazione in molte cose assolutamente inarrivabile. 
La sala era zeppa di ufficialità inglese, gente la più rozza e la più incivile, 
che mai si sia veduta in società. Non parlano altra lingua che la propria, 
non si occupano che di scherzare e di ridere sguajatamente tra di loro, 
senza usare il menomo riguardo alle signore, stando sdraiati sulle sedie, 
mentre queste erano in piedi senza posto, stando ritti in piedi colle spalle 
ed il p voltati a quelle sedute, senza smoversi se alcuna di loro desi- 
derava vedere, o passare per andare altrove, ballando come facchini, dando 
calci ed urti a diritta ed a sinistra senza discrezione alcuna: chi non ha visto 
poi l'assalto al souper non ha visto ancora niente. Il cielo mi conservi la vista 
per altri oggetti, che le amabili inglesine! Vere scimmie in strano modo 
vestite. È vero che non erano molte, onde sospendo di giudicare della 
totalità come ho potuto fare a largo campo dei sir, e dei milord, i di cui 
abiti non potevano esser più ridicoli. Quanto al lusso, all'eleganza del 
trattamento, alla disposizione della sala non abbiamo sicuramente niente 
da imparare, anzi ardisco dire che non hanno idea delle nostre feste, (con 
permesso di Lord Bentinck). Sono stato ad un'altra festa sul vascello, e 
quella, nel suo genere, era graziosa: vi erano più di 60 signore e la sala 
preparata sul cassero era grandissima; era stranamente disposta colle 
bandiere di diverse nazioni. Il trattamento era di vini e liquori di ogni 
genere. Cosa strana da notarsi, che gli ufficiali formanti parte dell'equipaggio 
del vascello erano obbligantissimi, quelli invitati conservavano i loro soliti 
modi. Bisogna forse che non usino atti civili che in casa propria. Mi di- 
menticavo di darti un cenno della situazione dei genovesi riguardo alle 
belle promesse di Lord Bentinck. Essi sono ancora nello stato primario di 
indecisione, ma quello che è certo si è che gli inglesi li spogliano intera- 
mente di tutto per il valore di 40 milioni di franchi portando via tutto 
quello che è arsenale e marina, e vendendo quello che non fa per loro, 

d'America. Fu uno degli eroi di quelle spedizioni delie navi armate in corsa che, dalla di- 
chiarazione di guerra del 1792, fra l'Inghilterra e la Francia, resero in pratica impossibile il 
commercio marittimo di quest'ultima. E incredibile il numero di vascelli francesi che cad- 
dero nelle mani di questo rude ed ardito marinaio, che incrociava perpetuamente al largo 
delle coste nemiche, non trattenuto dalle tempeste e dall'aver spesso a bordo ciurme indi- 
sciplinate. Nel 1803 riesci a tener bloccata la flotta francese nella baia del Ferrei, nel 1804 
fu nominato comandante della squadra delle Indie, nel 1810 fu posto a capo di quella del 
mare del Nord, infine nel 1811 di quella del Mediterraneo. Era dunque investito di tal ca- 
rica quando lo vide a Genova il Rasini: da pochi giorni era stato ascritto alla camera dei 
lords come barone Exmouth. Fu poi nominato visconte, quando nel 1816 bombardò Algeri ed 
ottenne, con sole 5 navi, il rilascio di 3000 cristiani condotti in schiavitù da quei barbare- 
reschi. La città di Londra lo nominò allora cittadino onorario e gli offrì una spada ingem- 
mata. Morì nel 1833, dopo esser stato assunto alla carica suprema di ammiraglio delle 
flotte del rea:no unito. 



185 — 



e spogliando il porto e la città dei mezzi più necessarii di difesa, col bel 
mezzo termine che la città di Genova è loro conquista. E si sono date 
tante teste balorde tra di noi di dare ascolto alle loro chiacchere! Addio, 
per non aver più carta. 

Tuo amico Rasini. 



v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
à Paris 



XCVI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 16. 

Milano il 9 Giugno [1814], 
Carissimo Federico, 

Ricevo in questo momento la tua lettera del 30, ma oh Dio ! qual tem- 
pesta ha suscitato in tutte le mie facoltà! non so quel che mi faccia; tu 
mi accerti esservi un'epidemia tanto terribile in Parigi, e non mi parli 
niente che pensi ad abbandonarlo! Oh, mio caro, io non sarò mai tranquilla 
sino a tanto che ti veda coi miei occhi e ti abbia nelle mie braccia; vorrei 
avere tue nuove tutte le ore, io non posso aver pace lontana date: ci 
mancava, per mettere il colmo alle mie inquietudini ed alla mia tristezza, 
l'incertezza la più crudele che possa avere sullo stato di tua salute. Le 
tue lettere mi fanno gran piacere certamente, e ne ho bisogno, ma 
esse non mi tranquillizzano; esse impiegano otto giorni a venire, e ciò 
basta per lasciar sempre sospeso il mio animo; vieni, mio caro, tu sei 
necessario alla mia esistenza, si, lo sei assolutamente. Io ti scrivo per 
sfogare il mio cuore, il quale ti assicuro è in uno stato da far pietà; le 
mie lagrime bagnano questo foglio; oh quante ne versai durante questa 
tua assenza! Questa lettera non partirà che dopo domani, non la chiuderò 
che quel giorno, ma m'era assolutamente impossibile ritardare sino a 
quell'epoca a scriverti, non ho altra soddisfazione fuori di questa, essa è 
la sola che ora mi rimane. Oh, mio caro, quanto è mai cangiante il cuore 
umano! sono ancora sdegnata e tutta sconvolta, per la notizia che mi fu 
data ieri sera; Belgiojoso, il quale fece tante smanie per la morte di sua 



moglie ', e continuò sempre, tutto questo tempo, a far stranezze ridicole, 
ed alla maniera che già conosci, egli conchiuse jeri il suo matrimonio colla 
figlia Palavicini a S.t Calosso-. Lonati^ fu il mediatore, si sono già visti e 
piaciuti, essa porta 140 mille lire in dote; non m'è stato ancora partecipato; 
non so, mio caro, che contenance potrò avere quando mi si farà la par- 
tecipazione; se volesse risparmiare la pena di presentarmi questa sua 
futura moglie gliene professerei vera obbligazione: maritarsi dopo nem- 
meno 4 mesi di vedovanza! ella è una vera indecenza, figurati che sono 
già 2 mesi che si è intavolato questo trattato. Ora ti lascio per andare 
dalla M. G. per farvi sera; non so esprimerti quanto mi costi il dovervi 
andare, dovendomi far violenza perchè non partecipi alle mie inquietudini. 
Addio, mio tesoro. 

A 10. — Fui sturbata, mio caro, tutta la notte, ciò che mi procurò il 
male di testa per questa mattina: dammi per carità ben sovente le tue 
nuove. Sono già alcuni giorni che si hanno alla Santa in casa nostra 4 
ufficiali e loro seguito, e non si sa quando dovranno partire; essi sono 
tranquilli, si sono accontentati delle camere che ho loro assegnate, e 
non sono mai entrati nell'appartamento terreno, ma vogliono mangiar bene 
e la spesa è considerevole. I bigatti vanno male tanto alla Santa quanto 
a Valmadrera, ella è una cosa generale, si spera però che avranno un 
buon prezzo. Lunedì mando a Valmadrera il Barchetta per tre o quattro 
giorni; voleva andarci ancor'io, ma l'ansietà di avere tue nuove fa che 
rinunci a questo progetto. Oggi verrà il conte Pesenti di Bergamo per 
vedere la cavalla transilvana ; Alemagna spera che si possa far negozio, 
lo desidero, ma è una vera miseria, non si trova a vendere niente in questo 
momento, tutto è caduto di prezzo. Oggi vi fu accademia al Conservatorio, 
vi intervenne Bellegarde ed anzi fu ordinata da lui, fu mandato l'invito a 
tutte le antiche Dame^, tutte le Dame di casa l'hanno avuto, io non l'ebbi; 
ti prometto che non ho fatto un passo perchè mi fosse mandato. Dome- 
nica vi sarà in Duomo un solenne Te Deum per la Pace ^, Bellegarde vi 
interverrà in tutta formalità, tutti i Ciambellani antichi*' vi sono invitati. 



1) Doveva essere la giovane sorella di donna Teresa, morta in quell'inverno a soli 19 anni- 
li vedovo conte Antonio di Belgioioso, che le sopravisse sino al 1854, si risposò nell'agosto 
del 1814 colla marchesina Teresa Pallavicino-Trivulzio, sorella del marchese Giorgio proces- 
sato nel 1821. 

2) Cioè San Calocero, chiesa nelle cui vicinanze era la casa avita dei Pallavicino-Trivulzio. 
3| Forse il marchese Antonio Lunati, marito di quella marchesa Camilla Lunati, nata 

Besozzi-Figliodoni, che fece, morendo nel 1854, così cospicui lasciti alle opere pie. 

4i Allude alle " dame di corte „ che, secondo l'etichetta in vigore sino al 1796, avevano 
altro trattamento dalle " dame „ o signore di famiglia nobile, ed avevano un'anticamera 
speciale. (Cfr. F. Calvi, // patrisiato milanese, cit., p. 304). 

5) Con queste feste, che abbracciarono tutta la domenica 12 giugno e furon preannunciate 
la sera del sabato dallo scampanio di tutte le chiese di Milano, si intendeva solennizzare la 
pace conclusa in Parigi il 30 maggio. 

6) Vedasi l'elenco dei ciambellani dell'antico regime superstiti alla fondazione del regno 
Lombardo-Veneto in Helfert, La caduta, etc., cit., pag. 149 (in nota). 



— 187 — 

come pure la Nobiltà tutta, vecchia, e nuova; Settala è quegli che manipola 
il tutto: egli è troppo contento perchè abbia a campare, almeno se si deve 
credere al proverbio. Mi si dice che alla sera vi sarà teatro illuminato e 
che Bellegarde anderà nel gran palco di Corte. Si dice pure che Bellegarde 
possa dare una festa: se sarò invitata ci anderò, altrimenti non farò la 
viltà di procurarmi l'invito, altronde io non ne ho voglia. La Mamma 
Grande ti saluta, essa s'interessa pure infinitamente per te, ma bramerebbe 
pure sentirti partito da Parigi. Finito il servimento di Fossati ' colla Ma- 
riannina, credo che l'Ulano ne abbia una gran parte, il povero Giorgio 
moriva di gelosia. La Durini ha finito il suo puerperio, ora vado in teatro 
accompagnata, ora da Calderara, ed ora da Rasini. Thurn viene nel mio 
palco, e mi ha domandato tue nuove. Le truppe sfilano lentamente, assai 
lentamente; si deve mettere un'imposta per supplire alle spese ch'esse 
hanno cagionate, figurati quanta gente strillerà; certo ch'ella è cosa un po' 
dura, il vedersi aggravare mentre si sperava d'essere sollevati. Per carità, 
una pronta organizzazione, ma che ci si mandi una persona atta, tutti co- 
mandano, tutti parlano, sono ascoltati, e non si accorgono che la maggior 
parte parlano per spirito di partito; quelli dell'antico governo non vor- 
rebbero nulla, e nessuno di quelli che hanno avuto parte nel nuovo, ciò 
che è ingiusto, ed alcuni dei nuovi, i quali non dovrebbero necessariamente 
avere più la più piccola influenza, fanno tanto che s'introducono di bel 
nuovo. 

La d'Adda Gagnola ^ ti prega di provvederle 12 fazzoletti di scorza di 
colore, inglesi, per il naso, ma ti raccomanda che siano veramente belli. Ti 
accludo due lettere. Tuo padre, madre, zia Bigli, e tutti gli amici ti salutano. 
Ricordati il più spesso possibile della tua 

aff.ma Teresina. 



XCVII 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita. ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Parigi li 11 giugno 1814. 
Carissima Moglie, 
Ho ricevuto molte tue lettere del 29 e 30. Credimi che mi 
è grave il ritardarmi il piacere di riabbracciarti; ma d'altronde 
t'assicuro che in buon calcolo è un'economia di tempo che ti 

1) Forse Don Giorgio Fossati, novarese. 

2) La marchesa Margherita d'Adda Gagnola. 

3) Pubblicata in Federico Gonfalonieri, Lettere cit. p. 36. 



— 188 — 

faccio di mia lontananza, perchè in nessun' epoca il viaggio 
d'Inghilterra potrebbe allontanarmi da te per più breve spazio 
che in quest'occasione che mi vi trovo già alle porte. Domani 
sarà la mia partenza, la quale secondo t'aveva scritto doveva 
già aver avuto luogo, se non fosse stata ritardata da una com- 
missione onde fui incaricato dal Generale Bellegarde rapporto 
alle carte esistenti presso ai nostri ora cessati ministri costà. 
Io precedo gli altri, cioè Litta e Somaglia, poiché essi amano 
rimanere ancora alcun poco a Parigi, ed io, oltre che desidero 
non perder tempo inutilmente, non voglio assolutamente mancare 
la gran battaglia navale di 30 vascelli di linea che avrà luogo 
a Portsmouth nella prossima settimana alla presenza dei sovrani. 
Questo è uno di que' spettacoli che non accadono facilmente 
nell'intero corso di nostra vita, e che sarei desolato di mancare. 
Non ti inquietare se avrai qualche lacuna di lettere dopo 
codesta, perchè, potendo darsi, secondo le nuove che avrò per 
istrada, che vada direttamente a Portsmouth, non sarà probabile 
che ti scriva che da Londra. Domani tutta la deputazione si 
scioglie. Fé è già partito, Triulzi e Sommi partono domani per 
l'Olanda, e per la Svizzera ; non saranno a Milano che dopo un 
mese. Balabio va in Inghilterra con Fontanelli. Ciani, e Beccaria 
partono per Milano, e ti porteranno mie lettere, ed alcune cose 
per te. Farai loro ottimo accoglimento, mentre mi sono stati 
veramente amabilissimi compagni. In questo punto Stadion ^ mi 
fa dire che passi da lui, non so cosa egli possa volere; ciò 
m'obbliga a finire prima di quel che vorrei poiché mi è vera- 
mente dolce il trattenermi teco. Ti abbraccio, mia cara, e ti 
riabbraccio. Il tuo 

Federico. 



1) Il conte Giovanni di Stadion (1763-1824), della grande famiglia sveva mediatizzata, era 
uno dei maggiori uomini politici della monarchia austriaca. Un tempo ambasciatore a Berlino 
ed a Pietroburgo (ove aveva negoziato la 3' coalizione', tenne in mano le fila del ritorno 
dell'Austria, prima e durante il congresso di Praga, nel campo degli avversarli di Napoleone. 
Da costoro lo Stadion era considerato più fido del Metternich. Ancora alla fine di quell'anno, 
il conte di Jaucourt, reggente il ministero degli esteri francese, scriverà al Talleyrand che si 
tratta di rimpiazzare il Metternich collo Stadion, ritenuto più serio e più deciso. V. Corre- 
spondance du comte de Jaucourt avec le prince de Talleyrand pendant le congrès de 
Vienne, Paris, 1905, p. 131. 



— 1S9 — 

XCVIII 

Arcìiivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 17. 

Milano il 15 Giugno 1814. 
Carissimo Federico, 

Dopo la tua lettera del tre non ebbi più nessuna lettera; questa pri- 
vazione mi è tanto più sensibile in questo momento per ragione dell'in- 
quietudine nella quale sono sulla tua salute; davvero, mio caro, ch'io sento 
tutti i tormenti prodotti dalla lontananza. La Beatrice' ha ricevuto ieri una 
quantità di lettere di suo marito, la più recente è del 5, ma egli non parla 
che di lui ed i suoi compagni sono interamente dimenticati. Sono partiti 
dalla Santa gli alloggi militari, ma temo che ce ne anderanno degli altri. 
Fin'ora nessuna nuova per la cavalla grigia, ma si spera di far negozio. 
Tutti i tuoi affari vanno regolarmente, il Barchetta se ne occupa quoti- 
dianamente e con zelo. I nostri ufficiali Italiani sono ancora in fermento ; 
l'incertezza nella quale sono sul loro destino avvenire fa sì che sono 
sempre irrequieti-. Le truppe tedesche sfilano per la Germania; davvero 
che auguriamo loro di tutto cuore il buon viaggio! Figurati che il loro 
mantenimento ci costava più di 600 mila franchi al mese, tu vedi che non 
è una piccola cosa, data la miseria nella quale eravamo prima. Tutta 
l'ufficialità tedesca^ si lagna che non ci sono state delle feste, mentre \\ 
tutte le altre città ne hanno avute, e credono nel loro intimo senso che 
noi siamo francesi di cuore; veramente trovo che non hanno torto di la- 
gnarsi, ed avressimo dovuto dare una qualche dimostrazione di gioia. 
Domenica si è cantato in Duomo il Te Deum per la Pace, e Bellegarde 
fece un proclam.a^ nel quale dichiara che prende possesso del Milanese, 
Bresciano, Mantovano, Bergamasco, Comasco in nome di S. M. ; in tal 
giorno girarono continuamente per la città delle pattuglie; questo atto di 
diffidenza non è veramente piaciuto alla sana parte di Milano. Si parla 
di scegliere una deputazione per mandare a Vienna, per l'organizzazione 
di questo paese; temo che Settala ne sarà del numero, cesa che mi di- 
spiacerebbe infinitamente; le di lui idee non sono molto giuste ed è uno 



1) La marchesa Trivulzio. Vedi la nota 2 a pag. 10. 

2| Il marchese F. Cusani, nella sua Storia di Milano, cit , voi. VII, p 239, analizza con 
serenità, nei suoi elementi e nelle sue fasi, questo malcontento delle truppe italiane. 

3( In opposizione all'accoglienza fredda che trovarono, dopo i primi effimeri ed equivoci 
entusiasmi, gli ufficiali tedeschi avevano avuto istruzione di fare il possibile per affiatarsi 
colle alte classi e penetrare nella loro società. Vedasi G. De Castro, / ricordi autobio- 
grafici inediti del marchese Benigno Bossi, cit. p. 912. 

4) Il proclama è riprodotto, in un fac-simile a due terzi dell'originale, in Comandini, op. 
cit., p.p. 732 33. 



— 190 — 

di quelli infolarmati ' perchè tutto sia messo sul piede del 96; non puoi 
credere quanto egli strisci e cerchi d' introdursi dappertutto. L'illumina- 
zione che si è fatta per Milano dai cittadini per la pace non è stata molto 
brillante, e gli applausi al teatro quando giunse Bellegarde alquanto mo- 
derati; non puoi credere quanto il partito francese abbia ancora di seguaci, 
essi sono pieni di speranze ^. È venuto, credo da Vienna, un ordine che i 
maggiori soldi saranno 18 mila franchi, e tutti gli altri modellati in pro- 
porzione. 

Tutti di casa stanno bene, come pure tutti i'parenti ed amici, i quali 
ti salutano caramente. 

Addio, mio caro, amami e credimi veramente di cuore tutta tua 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 



XCIX 

Archivio Casati - Cologno Monzese Edita ^. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Londra li lo giugno 1814, 
Carissima Moglie 

Eccomi a datarti mie lettere da una novella capitale. 
Vi giunsi jeri a metà della giornata dopo un prosperosissimo 
viaggio, e nella miglior salute. Nulla ti dirò ancora di codesta 
città, poiché 24 ore non bastano neppure per ardire di farne 
qualche cenno; parlerotti del mio viaggio. Lunedì giorno 13 del 
corrente partii in posta da Parigi e per la strada di Roan mi 
recai a Dieppe, amando così di diversificare cammino nell'andata, 
e nel ritorno, che sarà per Calais. A Dieppe fui trattenuto per 
2 ore onde aspettare che facesse vento propizio per mettere a 
la vela per Brighton. A 10 ore della sera del giorno 13 col 
favore della marea sortii dal porto a bordo di un eccellente 



1) Milanesismo per " accalorati „. 

2)Cfr , su questo risorgere delle simpatie per il dominio francese, Lemmi, La restaurazione 
etc. cit p.p. 278-79. 

3) Pubblicata in F. Confalonieki, Lettere cit. p. 37. 



— 191 — 

cutter che andava a quella volta. Durante la notte il vento ci 
lavori assai debolmente onde femmo poco viaggio, ma verso le 
8 ore del mattino ebbimo ciò che da' marinai si chiama un coup 
de toìinerre accompagnato da dirotta pioggia e tempesta, che 
mise il mare in un'amabilissima burrasca. Il vento divenne vio- 
lentissimo, e ci fece far un tragitto di 32 leghe in poche ore. 
Giunto il 14 assai tardi a Brighton, vi rimasi sino alla mattina 
del 15 per scorrer quella prima anglica città che mi si presen- 
tava, la quale è una delle più amene, per la località, che sienvi 
in Inghilterra. Ordinati quindi a 10 ore i cavalli da posta, mi 
vidi comparire un elegantissimo carrozzino con superbi cavalli 
sciolti, ed un brillante postiglioncino che li guidava, ove entrai 
con due inglesi di cui aveva fatto conoscenza nella mia breve 
navigazione. Volando così di posta in posta a traverso ad un 
amenissimo paese, ci trovammo in 6 ore di tempo a Londra. 
Costà discendo ad un buon hotel, pranzo coi miei bravi 
inglesi che mi furono in viaggio della maggior risorsa, poi ci 
si annuncia che a sera^ si attendevano i sovrani reduci da una 
gita fatta ad Oxford ; andiamo al loro incontro ; tutte le vie per 
cui dovevano passare erano brillantemente illuminate, mezza 
Londra era sortita ad incontrarli'^; li vediamo arrivare, quindi 
ci si annuncia che fra un'ora devono recarsi ad un ballo dal 
Duca di Manchester^. Colà ci avviamo, ed energicamente boxando 
(cioè facendo a pugni) fra l'immensa folla, sempre spalleggiato 
e diretto in questa manovra da' miei due compagni, penetriamo 
accanto alla gran porta d'entrata del palazzo. Più di 400 eleganti 
vetture di Londra sfilano davanti a noi, arriva quindi la car- 



1| Secondo il Giornale Italiano del 2 luglio, lo czar non giunse da Oxford a Londra 
che dopo mezzanotte e si recò ad un ballo che avrebbe avuto luogo nel palazzo della con- 
tessa di Jersey (e non del duca di Manchester come dirà più sotto il Gonfalonieri) e vi si 
sarebbe trattenuto dalle 3 alle 6 del mattino. Lo czar ed il re Guglielmo eran stati ricevuti 
all'università di Oxford come dottori in legge honoris causa. 

2) Sull'entusiasmo suscitato in Inghilterra dalla visita dei sovrani esteri, considerata 
quasi un solenne riconoscimento dei servizi resi dall'estrema resistenza di quegli isolani a 
Napoleone, cfr. Brodkick and Fothekingham, The history of England from Addington's 
administration to the close of William IV's reign, London, 1906, p.p. 147-148. 

3) Questo quinto duca di Manchester, delia stirpe dei Montagu, era succeduto al padre nel 
1788 nella paria britannica e mori nel 1843. Fu investito di cariche onorifiche, quali il go- 
verno della Giamaica e la luogotenenza dell'Huntingdonshire. 



— 192 — 

rozza del Principe Reggente ^ che viene dal popolo solennemente 
fischiata, arriva, alquanto dopo, quella della Principessa di Galles 
ed il popolo l'applaude con mille grida^, le si getta attorno, le 
apre le portiere, ed in modo assai strano le attesta il suo en- 
tusiasmo. Io era stupito, i miei inglesi tranquillamente m'assi- 
curavano che questo era il modo ordinario con cui il popolo 
manifestava liberamente il suo modo di pensare. Oh fortunata 
ed invidiabile quella nazione cui è dato di poter così esternare 
il proprio sentimento! Passata così interessantemente la sera, 
me ne ritornai a casa facendo dei riflessi di confronto non troppo 
lieti. Fin'ora trovomi solo de' miei colleghi costà, ma credo che 
Balabio conti di farvi una sfuggita. Litta e Somaglia poi, temendo 
il concorso e lo strepito di questi giorni, attendono mia lettera 
in Francia (?) per determinarsi tosto che annunci loro esser 
giunta la calma. La gran battaglia navale a Portsmouth [fu] diffe- 
rita al giorno 22; ciò m'accomoda assai perchè avrò così tempo 
di recarmivi con comodo. Son pieno di lettere di raccomanda- 
zione ai principali personaggi d'Inghilterra, di cui per amabilità 
m'hanno voluto caricare varie conoscenze che feci a Parigi nel 
corpo diplomatico. Non ho ancora cominciato a presentarle, mentre 
amo rimanere alcuni giorni clandestino per meglio orizzontarmi. 
Queste lettere, benché dall' un canto mi procureranno varie sec- 
cature, mi saranno per altro assai utili per conoscere addentro 
il paese, cosa alla quale tengo sommamente. Avrai a quest'ora 
ampiamente ricevuto mie nuove dagli arrivati. Procura delle 
varie lettere che m'avranno dirette di farne un plico solo che 



1) Giorgio Federico Augusto d'Este, principe di Galles (1762-1830), era dal 1" gennaio 1811 
reggente durante la vecchiaia del padre il re Giorgio III, caduto in uno stato di completa 
demenza. Sulla sua impopolarità in questi giorni, può leggersi la testimonianza del Creevey. 
che era per altro deputato whig : " He lives only by protection of his visitors he is caught 
alone, nothing can equal the execrations of the people who recognise him „ (Lettera di 
M' Creevey a M" Creevey, il U giugno 1814 in Sik Herbert Maxwell, The Creevey papers, 
vol. I, London 1904, p. 196). Si aggiunga, a completare il quadro, che i rapporti personali 
fra lo czar ed il principe di Galles che l'ospitava eran cattivi, secondo appare dal racconto 
del Metternich, che era allora a Londra e viveva accanto ai Sovrani (cfr. Metternich, Mé- 
moires, cit. t. I p. 324). 

2) Analogo incidente è riferito dal Journal (ics Débats (da cui Io riporta il Giornale 
Italiano del 29 giugno 1814) come accaduto I'll giugno. In tale sera lo czar, il re di 
Prussia ed il principe reggente, recatisi all'opera, furono applauditi, ma nuovi e più nutriti 
applausi echeggiarono poco appresso quando entrò in un palco la principessa di Galles. 



193 



mi manderai due volte la settimana, rendendolo del minor volume 
possibile, perchè la posta costa assai. Salutami tutti in casa, 
ricordami agli amici, ed abbracciandoti sono il tuo 

Federico. 

v: A Madame 

Madame la Comtesse Thérèse Gonfalonieri 
Italie à Milan 



Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 18. 

Milano il 18 Giugno 1814. 
Carissimo Federico, 

L'inquietudine nella quale sono per la tua salute fa sì che sento con 
piacere la tua partenza da Parigi, e mi fa riescire meno amara la tua andata 
in Inghilterra; io non poteva essere tranquilla sino a tanto che ti sapeva 
in mezzo al pericolo di prendere una malattia tanto terribile. Tutti questi 
giorni mi si voleva far credere che questa terribile malattia non era sparsa 
per la città, ma Calderara m'immerse jeri sera nuovamente nelle mie 
agitazioni; egli mi citò una lettera della Mocenigo, nella quale dice che il 
morbo si estende anche ai cittadini, e che dèi suo quartiere ce n'erano molti 
infetti, e che i medici disperano di trovare il rimedio a proposito, per cui tutti 
devono perire. Per carità, mio tesoro, prendi tutt'altra strada nel tuo ritorno 
ed evita di passare per Parigi: te ne scongiuro, se posso qualche cosa sul tuo 
cuore, ascoltami, per carità; è colle lagrime agli occhi che te ne prego. 
La tua lontananza è per me una cosa alla quale non posso assuefarmi, mi 
sei troppo caro perchè ciò sia altrimenti, non volermi dunque infelice del 
tutto col lasciarmi nell'inquietudine la più crudele che possa avere, qual' è 
quella dell'incertezza della tua salute. Tuo padre e tua madre trovano 
ragionevole la tua andata in Inghilterra, la M. G., che avevo già 
preparata, perchè non le riuscisse inaspettato il colpo, trovava questo 
viaggio non del tutto irragionevole, ma l'altro giorno, quando ricevette la 
tua lettera, fu d'un umore il più nero che si possa immaginare, e mi disse 
con quel tuono che tu le conosci, cheti scrivessi ch'Ella non rispondeva 
alla tua lettera per evitarti la spesa della posta la quale s'immagina abbia 
ad essere molto forte, non volendo essa esserti d'aggravio ; io le risposi che 

13 



.. — 194 ~ 

ti avrei detto che non ti rispondeva per non affaticare i suoi occhi, e che 
sapeva essere questo il tuo desiderio, bramando infinitamente che li con- 
servasse ; ella riprese a dirmi la stessa cosa, ed io presso poco le 
diedi la stessa risposta, io mi misi in serietà, e tenni un contegno sostenuto 
tutta la sera; ella poi cercò d'indirizzarmi varie volte la parola, forse per 
emendare la sua scortesia. 

Pesenti ha fatto un'offerta tanto meschina per la tua cavalla grigia che 
Salyer ha rifiutato, ma siccome ella gli piace molto, si spera che si possa 
far negozio. Crivelli Ferdinando' si applicherebbe al carrozzino, essogli 
piace, ma tu sai quanto sia irresoluto, onde fin'ora non v'ha luogo a sperar 
niente. Riguardo al rimanente, nessuna nuova. Approfitterò del tuo permesso 
per andare a cavallo, con Piero - e col cocchiere, ma ciò non diminuirà 
la nostra premura per la vendita della cavalla. Gianella mi aveva detto 
pili volte di fare del moto a cavallo per la mia salute, la quale ha bisogno 
di essere assai migliorata. Alla Santa v'hanno quasi sempre alloggi per- 
manenti, ciò che costa assai assai, si spera che saremo indennizzati; le 
gaiette vanno male, se ne faranno poche libbre, il Barchetta non è contento 
del sistema che hanno i paesani per i bigatti, e della poca premura che 
ne hanno. Il rimanente dei tuoi affari è in corrente, il Barchetta se ne 
occupa molto. 

Bellegarde parte domani per Torino per fare un omaggio al Re ", e 
sarà quanto prima di ritorno, nulla v'ha, mio caro, di nuovo, assolutamente 
niente. Manderò le mie lettere alla casa Ciani perchè le abbi così piìi 
sicure. Addio, mio caro, amami come ti amo, e credimi, veramente 

aff.ma Moglie. 



v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres 



1) Il conte Ferdinando Crivelli Pickler, delia famiglia che poi aggiunse per eredità il 
nome di Serbelloni, noto come austriacante. 

2) Sayler. 

3) Già alla fine d'aprile una nave da guerra inglese era andata a Cagliari per ricondurre 
il re V. Emanuele I negli stati ereditarli di Casa Savoia in terraferma. 



195 



CI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 19. 



Carissimo Federico, 



Milano il 20 Giugno 1814. 



Oh mio caro! qual consolazione provai nel vedere i tuoi compagni 
Ciani e Beccaria! Essi mi hanno dato le tue nuove con tutto il dettaglio 
che ho voluto; credo che sia rinata in me la povera e."* Alemagna, tanto le 
mie domande si succedevano rapidamente. Ricevetti da Ciani il panno, il 
chat, le stampe, la musica e i tre abiti di seta, tutto va bene e d'ottimo 
gusto, veramente graziosi; quanto agli abiti, aspetterò a sceglierne per me 
quando sarai di ritorno ; non so dirti, mio caro, quanto ti sia grata per la 
pena che ti sei dato d'eseguire le mie commissioni ed è una soddisfazione 
per me il vedere che ti sei occupato di me, ti assicuro che io non ambisco 
che di esserti presente. Ho ordinato al Barchetta di pagare la somma di 
cui sei debitore a Beccaria, bisognerà cercare il denaro poiché in cassa 
non v'ha una somma bastante. Fin'ora non si è potuta effettuare nessuna 
vendita, ti assicuro che non è per mancanza di diligenze, ma puramente 
per le circostanze del momento ; tanto i cavalli quanto i legni sono deca- 
duti infinitamente di prezzo. Per quest'anno bisogna rinunciare al raccolto 
delle gaiette, esso va malissimo, alla Santa ne farai poche libbre; i generi 
sono ad un vilissimo prezzo, per cui non si è potuto vendere niente, fuori 
che una certa quantità di vino, il quale, essendo in procinto di guastarsi, si 
è dovuto vendere per una miseria. Io non anderò in campagna, per non 
aumentarti le spese, giacché te n' hanno portato una considerevole gli 
alloggi militari. Ho principiato a cavalcare, e cerco di applicarmi perchè 
mi trovi al tuo ritorno bene a cavallo, faccio dei giri in luoghi solitari, 
non amando io di mostrarmi in luoghi frequentati senza di te. Alcune volte 
vado in carrettino con Rasini, Calderara e Felber; il caldo si è fatto sen- 
tire questi scorsi giorni. Alla sera vado al teatro accompagnata dai 
medesimi serventi. Ieri è venuto il Duchino di Monteleone *, il quale mi ha 
portato le due tazze di porcellana (le quali sono bellissime e ben eseguito 
il ritratto); egli venne in persona a portarmele, ma io ero a Messa e non 
ho potuto vederlo essendo egli partito al momento. La M. G. dopo che 
ha ricevuto la tua lettera è di un umore intrattabile, fui ieri a pranzo da 
lei, non v'ha risposta dura che non m'abbia data, come pure agli altri 
commensali; essa ha sentito malissimo che sei partito solo, ed avrebbe 
voluto che ti fossi unito o con Somaglia, o con Litta. L' imposta prediale 
è stata diminuita. Si parla di mandare una Deputazione a Vienna per 

1) Dovrebbe essere un Erba-Odescalchi, del ramo primogenito, probabilmente Don Ales- 
sandro (1791-1872). 



— 196 — 

complimentare l'Imperatore, ed un'altra per trattare della nostra organiz- 
zazione, ma fin'ora non si è fatto niente. Nuove nessuna, ti assicuro che 
si vive un giorno dopo l'altro come tanti automi. Si stanno organizzando 
tre Reggimenti Italiani ' e si concedono molti congedi. Fontanelli è qui 
ritornato da due giorni, egli è stato da Bellegarde, ma s'ignora come sia 
stato ricevuto, e la sera viene in teatro col palco illuminato. 

Sertoli^ ti prega dì comperargli l'opera Inglese in due volumi Smith, 
The (?) of Morals Sentiments London 1801 - in ottavo. Tua madre, la Ghita, 
la zia Bigli, il dottore Gianella qui presenti, e tutti gli amici ti salutano. 

La mia salute è migliorata in questi ultimi giorni, l'attribuisco ad un 
rimedio di mia invenzione, cioè di bagnarmi varie volte al giorno la bocca 
dello stomaco con dell'acqua di Colonia; spero che anche il maggior moto 
mi gioverà. Ti prego di scrivermi il più spesso possibile, non v'hanno 
denari che spenda con maggior piacere che quelli per la posta. Addio, 
mio caro, vogliami bene e credimi veramente di cuore la tua 

affezionatissima 
Teresina. 

{d'altra mano.) 
I buoni umori di V[ostra] M. G. si diffondono sopra di tutta la com- 
pagnia non esclusa la Contessina, ed in ispecialità sopra di me. Addio. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres 



Cil 

Arcllivio Casati - Cologne Monzese. Edita. ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Casati 

Portsmouth li 22 giugno [1814] 
Mezzanotte. 
Carissima Moglie 

Dalla data di questa lettera comprenderai ed il luogo ove 
mi trovo ed il motivo. Abbandonai jeri Londra per portarmi 
costà, che n'è distante 80 miglia, per assistere al combattimento 

1) In realtà colla sola fanteria dell'esercito italiano si costituirono 4 reggimenti, detti 
Wimpfen, Merville, Prohaska, Paar, dal nome del proprietario, oltre quattro battaglioni di 
cacciatori ed un reggimento di cavalleria leggera (Nostiz). 

2) Forse don Cesare Sertoli, alto magistrato, che era primo presidente della Corte di 
Giustizia in Trento, cavaliere della Corona ferrea. Nel nativo dipartimento dell'Adda, era 
ascritto al collegio elettorale dei possidenti ed al consiglio generale. 

3) Pubblicata in F. Confalonieri. Lettere, cit., p. 39. 



197 



navale che avrà luogo domani alla presenza dei Sovrani. Fui 
quest'oggi a visitare tutta la linea dei vascelli; essi sono col- 
locati in eguali distanze in semicerchio lungo tutto questo 
vastissimo porto. Formano due linee, nella prima soao le fregate, 
nella seconda i vascelli di tre ponti, in tutto ammontano a 53 
vascelli compreso l'ammiraglio. Tu vedi che una simile flotta 
tutta composta di vascelli di linea non si vide forse giammai 
riunita in porto europeo, molto meno poi manovrare. Questa 
sera all'arrivo dell'Imperatore delle Russie tutti i vascelli fecero 
in poppa un fuoco di Bengala, e tirarono ciascheduno due bor- 
date: siccome i vascelli sono da 80 a 90 cannoni e le fregate 
da 30 a 40, puoi quindi calcolar per media proporzionale colpi 
3780 in 10 minuti di tempo. 

Sono costà in compagnia di tre inglesi con cui sono venuto, 
e sto continuamente la giornata; ciò mi va molto a genio, mentre 
così conosco meglio e mi famigliarizzo coi loro costumi e coi 
loro usi, trattone che con quello del bere; sono però de' più 
moderati, il dopo pranzo non hanno che una piccola iniziativa 
di ubbriachezza. Il popolo inglese è smanioso per Blticher e 
Platof \ li chiamano alla finestra 5, 6 volte il giorno ; se sortono 
a piedi od in carrozza si precipitano sui loro passi. Delle donne 
li circondano, li abbracciano, prendon loro le mani, e non di rado 
le ritirano con qualche grazioso anello che loro vien posto in 
dito con de' motti, e delle divise le più amabili, senza sapere 
da qual gentil mano lor vengano. 

Ma abbastanza ti ho parlato di Portsmouth, e molto mi 
resterà ancora a parlarti della giornata di domani. Due parole 
di Londra. Tutto è interessante in quella città, ed originale. 
Questi pochi passati giorni furono riempiti di cose uniche a 
vedersi, e che questa occasione sola poteva fornire. Il corteggio 
de' sovrani il giorno della pubblicazione della pace ^, la loro 



li II famoso hetman dei cosacchi del Don, che cosi gravi danni aveva recato all'eser- 
cito napoleonico nella ritirata dalla Russia e che le truppe del principe Eugenio avevan do- 
vuto respingere quando il cosacco colle sue orde incalzava la retroguardia. 

2i Questo corteggio si iniziò al palazzo di S. James, ove fu letto il proclama annun- 
ciante la pace, poi si incamminò verso Templebar, ove trovò le porte chiuse, ma, al suono 
triplicato delle trombe, i magistrati della city fecero largo secondo l'uso. I sovrani esteri 
non ebber parte in tale cerimonia, tutta nazionale, e per avventura il Gonfalonieri fa una 
confusione col corteo formatosi in occasione della visita fatta alla city dai medesimi mo- 
narchi, invitativi a solenne banchetto. 



— 198 — 

andata al banchetto della città^ e l'illuminazione di tutta Londra, 
sono scene di cui è difficile farsene un' idea. Nel corteggio eranvi 
30 carrozze magnifiche ad 8 cavalli cadauna, e cavalli inglesi : 
tu sai cosa vuol dire per un conoscitore. Ma tutto cede alla 
rivista ch'ebbe luogo l'altro ieri mattina nelFOc-Park ", specie di 
vastissimo giardino inglese, di 30 mila uomini, di cui 8 mila di 
cavalleria tutta reduce da due giorni dalla Spagna con tutti i 
generali che si sono in quella guerra distinti, trattone Wellington^ 
pel cui ricevimento si preparano a giorni delle altre feste; io, 
piuttosto fortunato in questo genere di cose, ebbi un incontro 
che mi procurò il vantaggio di scorrer tutta la rivista in un 
calèche del seguito della corte colla principessa Goloska. Ho 
ricevuto a Londra l'ultima tua lettera in data del 3, come ne 
ricevetti di Verri in data del 5. Al mio ritorno ti porterò un 
abitino da cavallo che riescirà affatto nuovo ed elegante, t'ac- 
certo che vorrei nulla aver comperato altrove, tanta è la tenta- 
zione delle belle cose costà. Dirai a mia madre che a Londra 
avrei potuto servirla di scialli assai meglio, ma che a Parigi ora 
come sai non si portano che scialli di lana ; non fu possibile 
trovar nulla di meglio. Scrivo a Sayler perchè acceleri in ogni 
modo possibile la vendita dei due cavalli indicatigli e del ca- 
rozzino che tu non adoperi, ed a questo effetto gli suggerisco 
jdi mandare questi oggetti a Torino se assolutamente non si 
trova da esitarli a Milano. Torino avendo una corte giunta di 
fresco, si troverà su questo proposito in situazione inversa di 
Milano. Per due motivi mi è estremamente necessaria questa 



1) In tale circostanza, presenti a Guildhall lo czar colla duchessa d'Oldemburgo, il re di 
Prussia coi figli ed il principe di Mecklemburgo, i magistrati civici lessero un indirizzo, il 
principe reggente pronunciò un discorso e molti brindisi furon fatti, intramezzati dal canto 
del " Rule Britannia „. 

2) L'Oak-Park, di cui parla qui il Gonfalonieri, non dev'essere altra cosa dall'Hyde-Park, 
nel quale il 20 giugno ebbe luogo lo sfilamento delle truppe dinanzi al principe reggente, 
allo czar ed al re di Prussia. 

3) Il duca di Wellington, il 22 giugno, partiva appena da Parigi, ove era stato nominato amba- 
sciatore inglese, e doveva quindi ritornare nell'agosto, cinto di un'aureola di glorie militari 
che non giungeva per altro sino a renderlo accetto al popolo francese, consapevole tuttora 
delle sconfitte ricevute dal vincitore di Spagna. Cfr. Pierre Rain, L'Europe et la restaura- 
tion des Bourbons. Paris 19CS, pp. 86 e seg. In una lettera del 20 giugno, sempre da Parigi, 
il Wellington, scrive a Sir Henry Wellesey " I go England to-morrow „ (Duke of Wellington, 
Supplementary Despatches cit. v. IX, p. 145|. 



199- 



vendita, per far pjosto cioè in stalla, e per far denaro, mentre 
non saprò resistere alla tentazione di condurre un cavallo di 
questa sublime specie. Attendo tue lettere con impazienza. Sa- 
lutami particolarmente tutti di casa, le tue sorelle e gli amici 
tutti, ai quali dirai che vogliano esser contenti de' saluti per 
richiamarmi alla memoria, mentre per provvedere alla loro 
economia non li molesterò così facilmente con mie lettere. Ti 
abbraccio mia cara e sono tutto tuo 

Federico C. 

P. S. — A scanso di equivoci dirai a Sayler che i due 
cavalli da vendere sono sempre la grigia e la tua. 

v: A Madame 

Madame la Comtesse Thérèse Gonfalonieri 
à Milan 
Ro[yau]me de France pour l'Italie 



cm 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XXVI - Fessa DLI N. 4. Inedita. 

Alberico de Felber a Federico Gonfalonieri 

Amico Carissimo 

Ho ricevuto la carissima tua dei 23 Maggio p. scorso, e ti sono infi- 
nitamente tenuto della memoria che di me conservi. 

Dalle ultime nuove avute da costì ho sentito con dispiacere la con- 
tagiosa malattia che si è sviluppata. Desidero pertanto che per la tua 
salvezza, non meno, che per la tranquillità della contessina tua consorte, 
della tua famiglia, e de' tuoi amici tu possa affrettare la tua partenza, i 

Alessandro Pajni neil' incaricarmi di porgerti i suoi più distinti saluti 
mi ha consegnata la lettera che qui ti acchiudo, affinchè col tuo mezzo 
possa sicuramente giungere al suo destino. 

Continua ad amarmi come io sarò mai sempre 

11 tuo aff.mo e leale amico 
De Felber. 

V : A Monsieur 

Monsieur le Comte Federique Gonfalonieri 
à Paris 

1) Questo biglietto non reca data, ma i timori espressivi per l'epidemia parigina, per- 
mettono di concludere che dev'essere pervenuta al Gonfalonieri nei primi tempi del suo sog- 
giorno in Inghilterra. 



— 200 — 

CIV p 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 



N. 20. 



Milano il 25 giugno 1814. 



Carissimo Federico 
Dopo le nuove portatemi dai tuoi colleghi sul tuo conto, non ne ebbi 
altre; capisco ch'egli è impossibile altrimenti, ma il desiderio di averne ad 
ogni ora mi fa riescire insopportabile questo digiuno. Tu sarai nuovamente 
immerso nei divertimenti e nelle delizie; ricordati almeno in mezzo a questi 
della tua povera Teresina, la quale conduce una vita veramente triste. 
Venduta la tua cavalla transilvana al conte Pesenti di Bergamo, Sayler mi 
disse che gli avevi lasciato la facoltà di venderla per 80 Luigi, ma che, dato 
il momento svantaggioso nel quale siamo, egli ha creduto d'arbitrarsi di 
cinque e l'ha venduta per 75 Luigi, dando ognuno le mancie al proprio 
cocchiere, e di piiì si è dovuto dare la briglia e il morso. Alemagna avrebbe 
ceduto anche di più se Pierino non avesse tenuto fermo. 1er l'altro la tua 
cavalla inglese è stata montata da Piero, non so se l'abbia fatta affocare 
troppo o se ha preso un colpo d'aria nel venire a casa, il risultato si è 
che si è ammalata, le hanno cavato sangue, ma oggi sta meglio. Il Mon- 
delino trova che non è una malattia seria. Sono varj giorni ch'io non 
monto a cavallo a motivo del cattivo tempo; la mia cavalla ha guadagnato, 
il suo trotto è meno incomodo. Il galoppo mi affatica molto, di modo che 
non mi ci applico. 1er l'altro ho fatto il prezzo delle gaiette di Valmadrera, 
cioè L. 3.176 di sicuro e il rapporto, a Giovannino Sirtori e a don Pietro 
Origo 1; per quelle dellla Santa non si è ancora fatto niente. La figlia Cam- 
biagO' è attaccata dalla stessa malattia dei di lei fratelli, e pare non vi sia 
lusinga di guarigione, povera ragazza, mi fa veramente pena! essa conosce 
perfettamente la sua situazione. Morto il conte Besozzi^ in seguito a una 
malattia di alcuni giorni, non so se sia molto compianto dai suoi parenti. 
Si assicura che Bellegarde è nominato Governatore di Milano, se ne aspetta 
la pubblicazione. Poveri noi, questo non ci fa sperare che la nostra città 
abbia ad essere in fiore! non vorrei che tutte le promesse avessero a 
verificarsi nello stesso modo! è impossibile essere in maggior squallore ; 
ti basti per averne un'idea, ch'io non ebbi mai occasione d'incontrarmi 
con nessuna delle mie colleghe e delle altre signore che venivano a Corte, 
fuori di quelle colle quali sono legata con qualche amicizia. Settala vuole 
influire in tutto, egli vorrebbe ristabilire tutto nel piede del 96 come sa- 
li Forse della famiglia dei conti Origo, patrizii milanesi. 

2) Gaetana Cambiaghi, della famiglia patrizia dei Cambiaghi-Visconti, morì diciottenne 
il 14 ottobre di quell'anno. 

3i Probabilmente allude al conte Antonio, ultimo del suo ramo (aggregato nel 1734 al 
patriziato milanese;. Possedeva un palazzo presso S. Marco, ora Cramer. 



— 201 — 

rebbe Dottori di Collegi \ Consigli, ecc.; la sua influenza mi fa temer molto 
essendo uno di quelli che sente maggiore acrimonia con quelli che hanno 
avuto parte nel governo passato; egli è, t'assicuro, d'una fierezza insolente, 
buon per me che non lo vedo mai. Sua moglie sta divertendosi a Vienna, 
e non tralascerà dal canto suo di perorare la causa del marito. La M. Q- 
è del suo umore agro che ha preso dopo la tua lettera, jeri però è 
stata con me bastantemente gentile, essa non mi ha però detto di salutarti 
né domandato se avevo tue nuove. Mediante la perorazione di Tiberio si 
è riaccomodato il servimento di Fossati, l'Ulano se n'è ito. 

La Sirtori è frenetica per gli ufficiali Tedeschi, e suo marito lo è al 
segno che vorrebbe vedersene uno a letto assieme, tutti e due vorrebbero 
vedere il palco pieno, essa fa loro delle avances al di là di quelle che sono 
prescritte dall'urbanità, e trascura i nostri; io che considero che gli ultimi 
sono quelli che mi rimarranno sempre cerco di supplire e non ambisco 
d'impatanarmi di troppo, sia però certo che uso tutti i riguardi con quelli 
che mi furono presentati. Il contino Meda^, mi ha presentato il barone 
Schimcl Ruik, il quale è qui per essere impiegato nel Civile ; è una 
persona che ha delle buone maniere; egli è stato a pranzo dalla contessa 
Biglj. Mi dispiace che, non essendoci tu, io non posso fare a questi miei 
presentati la più piccola gentilezza, fuorché di averli in palco, e in palco 
con tre donne non è un gran trattamento ! poiché non possono fermarvisi 
molto. Belgiojoso si era disgustato con noi altre, mi scrisse una lettera, io 
gli risposi e con questo è finito tutto, non so quando si celebri il suo ma- 
trimonio. La mo[glie] di Galeotto" ha fatto un maschio*. 

In questo momento hanno fatto un secondo salasso alla cavalla Inglese, 
il Mondelino trova però la malattia regolare. Ieri v'é stata la Fiera di 
Monza, so che v'era molta gente malgrado il cattivo tempo, ma non ho 
ancora avuto nessun dettaglio. Annoiata di soffrire continuamente di sto- 
maco e di prendere dei rimedj ordinatimi dal Peruca, feci domandare 
Ruggeri il quale ha trovato la ricetta Peruchesca veramente bestiale, egli 
mi ha sostituito altre cose, e mi disse che in seguito mi farà prendere delle 
acque minerali artefatte, non potendo io andare sul luogo a prenderle, 
egli ha deciso che il mio incomodo é prodotto d'una forte debolezza allo 
stomaco. La carta finisce, bisogna che ti lasci. Addio, mio caro, amami e 
credimi costantemente 

la tua aff.ma Teresina. 

A Monsieur 
.Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 

Londres 

1) Il collegio dei nobili giureconsulti, durato sino alla rivoluzione francese, se era rigi' 
damente riservato al patriziato, contribuiva efficacemente ad invogliarlo allo studio ed alia 
pratica del diritto ed al maneggio dei pubblici affari. 

2) Il conte Giuseppe Meda fu l'ultimo di sua stirpe. 

3) Il conte Galeotto Barbiano di Belgioioso, fratello maggiore di Antonio, aveva sposato 
l'anno precedente donna Claudia Brivio. 

4) Questo bimbo fu il conte Giuseppe di Belgioioso, morto nel 1895, che nel ISIS fu 
condotto ostaggio dal Radetzky quando le cinque giornate lo ebber costretto ad abbando- 
nare Milano. 



— 202 — 

cv 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 2L 

Milano il 28 Giugno [1814]. 
Carissimo Federico, 

Ancora nessuna lettera dopo la tua partenza da Parigi, ti assicuro 
che ora sono impaziente. Ti prego di darmi nuove distinte della tua per- 
sona, e singolarmente dei tuoi occhi; ti pregai di ciò in un'altra mia, 
ma non mi hai risposto su quest'articolo, puoi ben credere essere questo 
quello che mi interessa di più di sapere. La mia salute, dopo che prendo 
i rimedj prescritti da Ruggeri, ha piuttosto migliorato; veroèperò che bisogna 
abbia molta cura nel scegliere i cibi più facili alla digestione ; la priva- 
zione della frutta e della verdura costa un po' alla mia ghiottoneria. La 
cavalla inglese è guarita, e fra due giorni sarà montata secondo il solito. 
Niente di nuovo né per la mia cavalla né per i legni, non puoi credere 
quanti legni vi siano da vendere, e per buonissimo ed anzi vilissimo 
prezzo, ciò che rende difficile l'esitare i tuoi ; in quanto ai cavalli non si 
vogliono che cavalli dei tedeschi, un rozzo in una stalla di un colonnello, 
ufficiale, ecc., è preferito ai più bei cavalli della città. Porro ne ha com- 
perato uno da Klenau per 80 luigi, e mi dicono che non vale certo quei 
denari ; Monticelli, servente della Julie, Crivelli ', ne ha comperato uno per 
60 luigi, e non vale 40, e così di molti altri. 

Ieri Mellerio - ha dato un pranzo al Gergnetto a cui erano invitati 
tutti i membri della reggenza, e dei generali tedeschi ; Bellegarde non lo 
ha onorato della sua presenza. Si assicura che Bellegarde è fatto gover- 
natore in fisso di questo Stato, sino a tanto che il figlio secondogenito 
dell'imperatore sia giunto all'età di prender moglie. Ecco quanto sono at- 

1) La contessa Julie Crivelli, moglie del conte Ferdinando, era nata Serbelloni. 

2) II conte Giacomo Mellerio, consigliere generale dell'Olona e membro della congrega- 
zione di carità di Milano, era stato chiamato a far parte della reggenza, in seno alla quale 
rappresentava per avventura l'elemento più favorevole all'Austria. Nato a Domodossola nel 
1777, erede dello zio conte Giovanni Battista e della pingue sostanza della famiglia, affer- 
matasi, nel sec. XVIII, fra le prime dei finanzieri, il Mellerio s'era occupato con molto zelo 
d'opere di carità e di religione, oltre che d'affari amministrativi, fino alla caduta del regno. 
Fu delegato dei concittadini a Vienna, nel 1814, e s'adoperò sinceramente per ridonar loro 
le istituzioni del tempo di Maria Teresa, sovrattutto le immunità giudiziarie e fiscali (Helfert, 
Kaiser Franz, cit. pp. 31, 34 etcì. Divenne vice-presidente del governo di Lombardia e fu, in 
un breve intervallo, a capo dello stato, ma l'Austria, che lo accarezzava apparentemente, 
gli negò la sperata influenza nella sistemazione definitiva, ponendolo a dirigere la cancelleria 
morava, carica che egli tosto depose. Fu uomo retto, intelligente, munifico, sviato per lungo 
tempo dalla sua chimera della restaurazione dell'antico regime, che lo fece fraintendere dai 
concittadini, restii del resto a seguire gli ideali religiosi di questo piissimo gentiluomo. Ot- 
tenne però la stima del Manzoni e del Rosmini, che l'amarono assai, sovrattutto il secondo. 
(Cfr. Cantò, Alessandro Manzoni, cit. vol. I, p. 316 e Bonola, op. cit., pp. 213 a 215). Mori, 
quasi dimenticato, nel 1847. Vedasi pure su di lui J, Mellerio, La famille Mellerio, Paris 1893. 



— 203 — 

fendibili le promesse dell'iinperatore di non lasciar languire questo paese... 
abbiamo una prospettiva non certo brillante, bisognerà rivolger la testa 
e cercare le delizie nella vita campestre e in quanto la natura ci sommi- 
nistra. Poveri noi ! A Genova è stata spiegata la bandiera inglese ; non 
si sa ancora cosa succederà di quella città. Il generale Vilson è partito 
l'altro giorno per non ritornar più, eccoci liberati di questi pagliacci in- 
glesi ; egli faceva la corte alla Julie Crivelli, La Sirtori partirà verso la 
fine del mese venturo per Genova per prendervi i bagni, essa conduce 
seco anche la Mariettina', nel suo ritorno essa passerà per Torino (credo 
che si presenterà a quella Corte) ed Alessandria. Indicibili sono le stra- 
nezze che fa il re di Piemonte : egli parte in tutto dalla sua massima 
d'aver dormito tutti questi anni, e non riconosce per conseguenza che le 
persone che erano impiegate 20 anni fa, e saluta come tenente, alfiere, ecc. 
dei generali che sono passati gradatamente per la trafila ordinaria, e 
così di tutti. Mi è stato assicurato ch'egli ha rimesso le primogeniture, 
ecco Cicogna in possesso dei suoi antichi diritti-; egli però non me ne ha 
parlato ; il medesimo parte tutti i giorni per Londra, ma fin'ora non si 
sa ancora se positivamente vada, credo che questo ritardo sia attribuibile 
al non aver trovato un compagno per andare insieme ; egli si lagna di 
te perchè non l'hai avvertito che andavi a Londra, e non gli hai scritto 
di raggiungerlo a Parigi, dicendo essere questo il concerto passato fra 
voi altri due; credo che il vedersi rifiutato abbia alquanto piccato il suo 
amor proprio. Il Consiglio Comunale ha deciso nella sua seduta d'ieri di 
mandare due individui a Vienna per complimentare l'imperatore ; Belle- 
garde approvò questo progetto, ma prima di mandarli vuole interpellare 
l'imperatore e, venendo la risposta per il sì, si passerà alla scelta degli 
individui, la quale sarà fatta dal medesimo consiglio. Settala briga molto, 
si paventa che riesca ad esser scelto, egli è un vero pazzo : figurati 
che insta perchè ci si conceda un giubileo di sei mesi, durante i quali 
abbino ad essere chiusi i teatri. Si assicura che il teatro non subirà cam- 
biamenti per tutto quest'anno, ma al nuovo anno cessano i giuochi ed 
avremo per conseguenza uno spettacolo meschino. Si parla di metterlo sul 
piede antico e di rinnovare in ridotto la società come esisteva nel 96; si 
parla pure di rimettere il Casino^; non è però ancora fissato niente. 



1) Donna Maria Sirtori, nipote della contessa Teresa, sposò poi don Antonio Zineroni, 
(1801-1827[. 

2) I Cicogna avevan beni feudali a Terdobbiate nel Novarese. 

3) Sembra alludere al " Casino dei Nobili „, società esistente già alla fine del settecento 
al coperto dei Filini, allato al Duomo. Il Gambarana, socio superstite nel 1814, si adoprò 
in prima linea per far risorgere il casino e parve darvi uno spiccato carattere reazionario, 
attenuatosi quando presero ad occuparsene gentiluomini di temperate opinioni, quali il conte 
Giberto Borromeo e l'architetto Gagnola. Quest'ultimo fu l'autore dell'editlcio eretto presso 
il Teatro della Scala e sin qui rispettato pur nel cieco e febbrile rinnovamento edilizio. I 
giovani patrizi, attratti anche dalla somiglianza coi clubs inglesi, entrarono nel casino e 
furon sul punto di farne un centro d'opposizione al governo, guidati appunto in quelle scher- 



— 204 — 

Giulini Giorgio soffre molto nella salute, e da molto tempo; egli non 
cessa perciò di essere il facchino della reggenza. Monsignore Prata sta 
peggio dei suoi incomodi. La contessina d'Adda ti prega di provvederle 
18 fazzoletti di scorza di colore, dei belli, io ti ho parlato in un'altra mia 
di questa commissione, e ti parlavo solo di 12. 

La M. G. è riapacificata, essa mi ha parlato di te con interesse; stai 
fresco se le manchi di parola ; in quanto a me non mi esternerò in pa- 
role, farò dei fatti, prendo la posta e vengo a raggiungerti, io non 
posso stare maggior tempo sola, senza di te. 

Giovedì la M. G. finisce la sua conversazione, almeno per quest" e- 
state, ti assicuro che non ne sono dolente. Tuo padre, tua madre, zia 
Bigli e tutti g!i amici ti salutano, ricordati che sei in dovere di restituirti 
a loro ed in ispecie a me ; abbiamo tutti un vero bisogno di vederti. 

Addio, mio caro, è mezz'ora dopo la mezzanotte del giorno 29, la 
mia signora Carolina sbadiglia, e mi fa memoria esser l'ora d'andare a 
letto, certo ch'io non me ne accorgevo. Addio, mio caro, addio, vogliami 
bene e davvero. La tua aff.ma 

Teresina. 

Tua madre ti prega di provvederle due forbici inglesi. 

V : A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres 



evi 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita ^ 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Londra li 29 giugno 1814. 
Carissima moglie 

Se fosti mai tentata di lagnarti della scarsezza di mie 
lettere, non ne darai colpa a me, qualora saprai che quattro 
giorni della settimana non parte da costà posta per l'estero, e 
che le lettere che si ricevono nelle provincie vengono d'assai 
ritardate perchè sono tutte mandate prima a Londra. Io pure 

maglie dal Confalonieri, secondo vedremo. Nell'archivio della Società dell'Unione, che sot- 
tentrò in certo modo al casino, il nob. Ivan Ritter, uno degli attuali direttori, non potè rintrac- 
ciare, malgrado le ricerche cortesemente fatte in mio favore, nessun documento riguardante, 
ilConfalonieri.Cfr. per l'origine del casino, Cusani, op cit.,T. VII, pp. 265-67 e G De Castro, 
/ ricordi autobiografici inediti del marchese Benigno Bossi, cit. pp. 914 e seg. 
1) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere cit. p. 41. 



205- 



sono da quasi due settimane senza tue lettere, non avendone 
costà ricevute che una tua in data del 5 corrente ed una di 
Verri in data del 6. Voglio per altro attribuire ciò al solito 
ritardo che si frappone d'ordinario in paese nuovo, sino che 
l'avviamento non è stabilito. Per continuarti il giornale del 
mio viaggio, eccoti i ragguagli di Portsmouth. Il giorno 23, 
non 52 come ti scrissi, ma 62 fiamme di guerra inalberarono 
stendardo di battaglia ad 11 ore del mattino. I sovrani si re- 
carono a bordo àeW Imprenable^ vascello ammiraglio di 130, ed 
io passai a bordo della Rodney, vascello di 120. Il duca di 
Chiarenza ^ comandava sul nostro vascello. All'arrivo dei so- 
vrani tutta r artiglieria salutò tre volte i monarchi ; tutti gli 
equipaggi erano montati sugli alberi e sulle antenne secondo 
lo stile del gran cerimoniale ; il colpo d'occhio non aveva pari. 
Serviti prima d'ogni cosa d'una squisita colazione, ad un'ora 
dopo mezzogiorno si salpò l'ancora, e tutta la flotta mise alla 
vela. La giornata era delle più belle, il vento piuttosto forte 
e cangiante si prestava mirabilmente a tutte le manovre. In 
un istante, tenendosi allineata in tre ben ordinati ranghi, la 
flotta sortì dalla rada e prese largo in mare. Le manovre al- 
lora cominciarono. Non posso dartene una migliore idea che 
col dirti che avresti veduto quelle enormi macchine muoversi, 
e manovrare in mare con l'istessa precisione e complicazione 
di movimenti, con cui si fan manovrare i battaglioni di eccel- 
lente truppa in terra. Dopo queste prodigiose manovre si di- 
visero i vascelli in due fazioni, ed incominciò un vivo combat- 
timento. Tutti gli artificj, tutti i mezzi di guerra furono posti 
in opera in questa simulata battaglia : fuoco di bordata, fuoco 
di linea, presa di sopravvento, arrembaggio, etc., tutto si spiegò 
con celerità ed abilità tutta propria di questi padroni de' mari. 
Finito questo spettacolo, ecco staccarsi otto fregate, sfilare di- 
gnitosamente avanti la linea, dare e ricevere il saluto, e far vela 
all' istante per portare una guerra non simulata in America ^ 



1) Il futuro re Guglielmo IV (1765-1837), allora ammiraglio di tutta la flotta inglese. 

2i La guerra fra gli Stati Uniti d'America e l'Inghilterra durava dal 1S12. Finite le grandi 
campagne in Europa, il governo britannico mandava allora reggimenti di veterani al di là 
dell'oceano, coi quali fu invaso Io stato di New York e fu incendiata la città stessa di Wa- 
shington; ma il risultato finale ottenuto non fu gran cosa, e la pace, firii'ata il 24 dicembre 
1814, consacrò lo statu quo. 



206- 



Al passaggio di esse tutti i vascelli al suono delle loro bande 
intuonarono il loro grand'inno: Oìi! Britannia regina delle acque. 
L'effetto di questo grandioso assieme di cose non è descrivi- 
bile. A 7 ore del dopo pranzo si rientrò felicemente in porto, 
dopo una giornata che sarà delle più memorabili di mia vita. 
Il giorno susseguente ebbi il vantaggio di essere ammesso 
coi sovrani alla visita dell'arsenale. Tutti i travagli di quel- 
l'immenso locale furono in quest'occasione posti nel loro più 
gran movimento. Quindi fucine, macchine, fusioni di cannoni, 
di ancore, etc., tutto fu col più bell'ordine sottoposto alla mia 
ammirazione. Il duca di Wellington, di ritorno per la prima 
volta in Inghilterra dopo 7 anni di imprese, sbarcò in quel 
porto ' e fu con trasporto accolto dal drappello de' sovrani. 
Nulla ti dirò ne delle illuminazioni eh' ebbero luogo la sera 
né di altri divertimenti che dopo questo non hanno più un 
posto abbastanza interessante ad occupare. Il giorno 25 fui di 
ritorno a Londra. Wellington comparve quella sera per la 
prima volta al teatro*. Si sospese l'opera, tutto il teatro si 
levò in piedi e fece echeggiare la sala di acclamazioni inaudite. 
Si fece intuonare dagli attori l'inno nazionale : " Ecco l'Eroe 

che viene ", e tutti gli spettatori lo cantarono ""^ a 

coro. Mezz'ora durò questo entusiasmo. L'eroe commosso fug- 
giva da un palco all'altro per sottrarsi all'entusiasmo, ma in 
ogni luogo era scoperto e forzato a mostrarsi. Io esultava ed 
aveva le lagrime agli occhi in mezzo a questa commovente scena. 
Aspetto a giorni Litta e Somaglia. Balabio parte domani. La 
mia salute è perfetta. Saluti a tutti i parenti, e gli amici. Amami, 
mia cara, eh' io son tutto tuo . Aff.mo marito 

Federico. 

v: A Madame 

Madame la Comtesse Thérèse Gonfalonieri 
à Milan 
Italie 



1) Il duca di Wellington sbarcò invece a Dover, ricevuto dalle squadre con salve d'o- 
nore e dalla folla accorsa alla riva con grandi applausi. 

2) Ciò avvenne infatti il sabato 24 giugno. Il palco del nipote del duca, Wellesley-Pole , 
dal quale il gran capitano assistette allo spettacolo, era incorniciato di ghirlande d'alloro. 
Furon cantati e suonati gli inni " Ecco l'eroe che viene „ e " Dio salvi il re „, fra il plauso 
dei presenti. 

3) V'è uno strappo nella lettera. 



207 



CVII 
Archivio Casati - Cologno Monsese. Edita. 

Federico Gonfalonieri a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Londra li 30 giugno 1814. 
Carissima moglie 

Il latore di questa lettera sarà Balabio, dal quale riceverai 
verbalmente mie nuove, onde non mi dilungherò questa volta 
a scriverti. Il soggiorno di Londra m'interessa, e mi riesce 
gradito, t'accerto, più di qualsivoglia altro luogo abbia percorso 
ne' miei viaggi. M'aspettava, dietro ciò che tutto il mondo ne 
dice, di soggiornare e partire da Londra affatto straniero alla 
società ed ai signori inglesi. Debbo invece dirti che giammai 
in alcun paese ebbi un accoglimento più lusinghiero che costà- 
Le migliori case de' principali signori di Londra mi sono aperte, 
e vi sono ricevuto con un interesse che non mi sarei aspettato; 
quasi tutti i giorni posso pranzare fuori di casa, o sono invitato 
per la sera ad una Société. Ho già molti inviti per la campagna, 
insomma temo che fra poco avrò in questo genere a lagnarmi 
delV embarras des richesses. Non bisogna però illudersi sul motivo 
di un sì grazioso accoglimento : lo devo a delle eccellenti lettere 
commendatizie ricevute, e molto ancora alla posizione politica 
delle cose '; il partito dell'opposizione mi coltiva principalmente 
per de' motivi illusorii "\ a quel che credo, ma che ridondano 
frattanto a mio vantaggio. Nulla ho ancora in pronto costì da 
poterti mandare. Salutami cordialmente tutti. Determina asso- 
lutamente la vendita degli oggetti che sai, mandandoli anche a 
Torino se così conviene per meglio smerciarli; su di che potrai 
prendere i debiti concerti con Sayler. Ti abbraccio caramente 
e sono il tuo Federico. 

1) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere, cit. p. 44. 

2) Sulla portata politica di questa dimora del Gonfalonieri a Londra il governo austriaco 
nutriva grandi inquietudini ed il 12 agosto si scriveva da Vienna al Bellegarde di star 
sull'attenti. Gfr. A. d'Ancona, op. cit. pp. 42 e seg. e M. H. Weii., Joachim Murat, cit., t. I, 
pp. 308 e 368. 

3) Il Gonfalonieri sembra voler alludere alla speranza di un appoggio dei liberali italiani 
(per il momento in realtà ridotti all'impotenzal, che l'opposizione Whig nutriva, nella sua 
lunga e vana guerra contro il ministero Liverpool-Castlereagh. Ma ormai la politica dei tor}' 
riportava i maggiori successi e tutte le probabilità dei loro avversari riposavano sullo scan- 
dalo della condotta privata del principe reggente, tale da sollevargli contro, come aveva con- 
statato de visu il Gonfalonieri, l'opinione pubblica del suo regno. Invece gli affari d'Italia 
mal noti per causa della lontananza non appassionavano alcuno a Londra. 



— 208 — 

CVIII 
Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 22. 

Milano il 1° Luglio 1814. 

Carissimo Federico, 

Eccomi ancora senza tue nuove dopo la tua partenza da Parigi, non 
so a che cosa attribuire questo ritardo; esso non mi pare attribuibile al 
viaggio, poiché la distanza è tanto piccola da Parigi a Londra, ed ora le 
comunicazioni sono così ben ristabilite fra i due paesi: ti assicuro che 
ciò mi mette in pena; non vorrei che ciò fosse prodotto da qualche avve- 
nimento sinistro, che il Cielo me ne liberi! sia diligente nel darmi tue nuove 
te ne scongiuro, non levarmi la sola soddisfazione che m'abbia, ti assicuro 
che essa è veramente la sola. Tuo padre è andato in campagna per 5 o 
6 giorni coi ragazzi, mi è toccata per conseguenza la sorte di pranzare 
tutti questi giorni tête à tête con mia suocera. Figurati quanto i miei 
spiriti si sono esalati in questi lunghi entretiens, essi sono fatti per chi è 
d'un naturale tanto allegro, come il mio, e che si sente disposto per sua 
natura a sollazzi di questo genere. La mia salute jeri ed oggi potrebbe 
essere migliore, la mia medicina, il vero talisman per i miei mali è a molte 
leghe; credo che non ti sarà difficile l'indovinare chi sia questa persona 
necessaria essenzialmente alla mia felicità. 

La Thiene non viene più a Milano, essa ha mandato la sua cameriera 
per levare da casa nostra la sua guardaroba, e mi ha scritto una lettera 
molto obbligante, per farmi scusa degli incomodi che mi ha dati; credo che 
i loro affari siano accomodati mediante un'obbligazione della madre. La 
Maria è andata ieri a servire la marchesa Gherardini ', io ho cooperato 
perchè fosse presa, ed anche mia suocera per mezzo del Gaetanino: sono 
ben contenta d'esserci riescita, essa è una nicchia fatta espressamente per 
lei, chi sa che ci riesca ad avere il salario in vita ? Io non mi sono ancora 
provvista, ne ho molte in vista, ma il pensiero di accomodarmi bene, e per 
lungo tempo, fa sì che vada molto cauta prima di decidermi; vorrei che la 
scelta possa ottenere la tua approvazione. Il rimanente della gente di ser- 
vizio si conduce bene, il cocchiere fa bene il suo dovere, egli ha molta 
cura dei cavalli, i quali stanno tutti bene. 

A Zelo è già principiata la filanda; per quest'anno non avrai un gran 
utile per la ragione che si è comperata la gaietta a caro prezzo. La cam- 
pagna soffre infinitamente della cattiva stagione, di modo che tutti i raccolti 
saranno scarsi, ella è veramente un'annata terribile; forti sono state le 

1) Cfr. le note 1 e 2 a pag. 30. 



— 209 — 

spese occasionate dal passaggio delle truppe, forti le imposte, e l'introito 
assai meschino. Non v'ha rimedio di poter vendere i legni, non si trovano 
compratori ; non faccio che raccomandarlo ad Alemagna e Salyer, i quali mi 
sembrano interessati. 

Rasini va sul Lago di Como per una settimana e poscia in Toscana 
con sua sorella la Paveri'; ecco un servente di meno per me e che mi sarà 
vera mancanza, giacché egli si presta moltissimo e con molta premura. 

Non ho notizie politiche da comunicarti: la lentezza, colla quale si opera, 
non dà luogo a nessun avvenimento importante. 

Mi dimenticavo di dirti che si assicura sieno nominati Tenenti Mare- 
scialli Fontanelli, Bertoletti e Zucchi; quel che è certo è che il primo si 
mostra con tutta l'impudenza, ha sempre il suo palco illuminato, ed il 
giorno della Fiera di Monza, ne sembrava il padrone. - 

La Ghittina è un vero sasso, non migliora niente, suo marito non se 
ne occupa e mia suocera mormora assai del suo amabile genero. 

Credo che Cicogna parta per Londra la settimana ventura; egli si 
fermerà due giorni a Parigi, egli mi ha promesso di venire a prendere i 
miei ordini, e se conta fare veramente in fretta il viaggio gli darò una 
lettera per te. 

Il Padre Fontana ti saluta, come pure i tuoi parenti ed amici. 

Amami, mio caro, e credimi veramente di cuore 

aff.ma Moglie. 



CIX 

Archivio Casati - Colaggio jìlojisese. Edita. ^ 

Il Conte Carlo Luigi Rasini a Federico Gonfalonieri 

Milano li 2 luglio 1814. 
Amico carissimo 

Questa mia ti viene a ritrovare in mezzo ai grandi clamori di quella 
città, che ben a ragione si può dire che dà leggi a tutto il mondo. Scom- 
metto che non hai nemmen tempo di leggerla; ma non importa, non mi 

1) La marchesa Paveri nata Rasini. 

2) Il Fontanelli fu infatti collo Zucchi nominato Tenente feldmaresciallo ed è certo che 
l'i mperatore Francesco s'era formata un'opinione di lui molto favorevole, sin dal primo incontro 
in Parigi. Cfr. Von Helfert, Kaiser Frans I von Oesterreichs und die stiftung des Lom- 
bardo-Venetianischen Konigreichs, cit. p.p. 148-49. Circa i sospetti che serbavano sul suo 
conto i capi della polizia, vedasi però Lemmi, op. cit. p. 439. Nondimeno egli fu sempre trat- 
tato con riguardi dal governo austriaco; e quando morì a Milano, ove s'era ritirato a vita 
privata, nel 1837, il Radetzky presiedette ai suoi funerali. Cfr. C. V. Wurzbach, Biographi- 
sches Lexicon des Kaiserthums Oesterreichs, III" teil p. 286. 

3) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere cit. pag. 305. 

14 



210 



voglio per questo perder di coraggio. Forse anche in mezzo ad infinito 
numero di oggetti che devono necessariamente eccitare la tua ammirazione, 
troverai pur qualche momento d'ozio; sia pur questo consacrato agli amici. 
Spero bene che tu avrai motivo di formarti altra idea degli inglesi di quella 
che siamo costretti di prender noi da quelli che hanno toccato il suolo 
d'Italia'. Fino ad ora, per grazia del cielo, non si è adottato né la loro 
tournure né il loro contegno, altrimenti noi andressimo più facilmente 
accostandoci ai costumi dei rozzi selvaggi. Abbiamo ora a Milano un 
ajutante di Lord Bentinck, che si diverte [a] venire al corso portato da uno 
scarno mulo, ridendo sul naso a chiunque lo guarda per istupore; chi sa 
che in seguito non ci tocchi a vedere anche di peggio? Ma tu, che a quest'ora 
ne avrai conosciuti di ben diversi, presterai fede difficilmente a queste 
cose. Al tuo ritorno cento bocche te le ripeteranno, per ora non se ne 
discorra più a lungo. A proposito del tuo ritorno, tu hai bene annunciato 
che questo sarà per festeggiare S. Anna, ma sicuramente con ferma riso- 
luzione di non eseguire un simile progetto; non importa, ma queste sono 
sempre cose che producono il loro effetto, ed un bel complimento fatto a 
tempo può lusingare anche l'età matura-. Chi riflette ai diversi oggetti 
interessanti, che devono necessariamente offrire in gran numero quei paesi 
ed alla tua voglia di vedere e conoscer tutto con fondamento e dettaglia- 
tamente, comprende abbastanza che tu non te l'immagini nemmeno, ma 
che essendo una cosa che in se stessa è sempre obbligante, basta il dirla 
anche senza intenzione di farla. Io mi formo sempre bei progetti nella 
testa, ma non so quando potrò venire in circostanze di poterli eseguire; 
ma egli è certo che una volta che mi venga fatto di venire in quei paesi, 
come prima di ritornar terra potrà forse avvenire, non voglio vederli sem- 
plicemente alla sfuggita, ma voglio ivi fermarmi quanto più mi sarà possibile, 
come credo che tu farai. Ma però, piano un poco, mi dirai tu stesso, il tuo 
caso è ben diverso dal mio; e la cosa é difatti cosi, e ben hai ragione. 
Io sono scapolo e tale forse morirò, ma tu hai dei dolci nodi. Se io pure 
una volta finisco per discapolarmi 2, e che mi tocchi una bella amabile e brava 
compagna pari alla tua, la quale non può essere bene se é costretta a star da te 
disgiunta, addio belle idee avanti [manifestate]; ma per me non potrò certo 
starle lungamente lontano, e, se diventato marito mi dura ancora la voglia 
di girare il mondo, me la condurrò meco onde sia ella pure a parte di 
quello eh' io godrò. Già da qualche tempo tua moglie non è bene, soffre 
assai di stomaco e di nervi, ma quello che mi fa maggiormente paura è 
la melanconia che la predomina, e che pur si sforza di tener nascosta. Io 



1) Dell'opinione che s'aveva in questi mesi intorno agli inglesi in Italia, e particolar- 
mente del giudizio che ne avea fatto dal canto suo, discorre il Foscolo nella ben nota 
Lettera apolegetica vUgo Foscolo, Prose poUtiche, cit., p.p. 571 e seg.). 

2) Allude alla contessa Gonfalonieri Bigli, che si chiamava appunto Anna. 

3) Sposò poi infatti donna Beatrice Castiglioni, figlia del senatore conte Luigi. Cfr. la 
nota 1 a pag. 47. 



211 



l'ho più volte incoraggiata a far del moto ed a cercare di distrarsi, ma non 
sono le mie parole né quelle di chicchessia che la possono persuadere, e 
lo stesso sforzo che ella fa per rendersene superiore le cagiona maggior 
sconcerto alla salute. Ed in realtà nella sua situazione sono tali i riguardi 
che ella deve usare in casa, e fuori di casa, onde nissuno abbia a che dire, 
che trovandosi costretta a condurre una vita continuamente in agguato non 
può aver voglia di prendersi il menomo sollazzo, quantunque la sua saviezza 
abbastanza, da tutti conosciuta, dovrebbe garantirla da qualunque diceria. 
Io farò facilmente un viaggio in Toscana, spero però prima di aver tue 
nuove e ti scriverò avanti di eseguirlo. Conservami la tua amicizia, e credimi 
che in qualunque circostanza non mancherò di provarti quei veri senti- 
menti che mi fanno sottoscrivere 

tuo aff.mo amico Carlo Luigi Rasini. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
à Londres 



ex 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 23. 

Milano il 6 Luglio 1814. 
Carissimo Federico, 

Ancora nessuna tua lettera dopo la tua partenza da Parigi ; ti assicuro 
che questa mancanza mi tiene in somma agitazione; sia esatto per carità 
nello scrivermi, te lo ripeto, le tue lettere sono la sola risorsa che m'abbia. 
1er l'altro sono andata a Vimercate dall' abate Serpenti* il quale ci ha dato 
un pranzo a tutte tre le sorelle ; tanto nell'andare, quanto nel ritorno 
sono passata espressamente dalla Santa, per vedere di far eseguire un 
ordine che ho carpito alla Reggenza, di esenzione d'alloggi per la tua 
casa. Figurati che ci avevano destinato il colonnello Vandoni^, con moglie, 
figli, servi, cavalli e quattro ufficiali; volevano tutta la casa in libertà ed 
anche molte somministrazioni alle quali non si è tenuti, e che hanno nessun 



1) Il conte Angelo Serponti, cavaliere di S. Stefano di Toscana, possedeva una villa a Vi- 
mercate. 

2) Il Vandoni, cavaliere della Corona ferrea, comandava il 4° reggimento di fanteria 
leggiera. 



212 



diritto di pretendere ; io mi sono arrabbiata moltissimo e tanto feci che 
in fine riescii a liberarmene. 

Tutto il ricavo delle gaiette della Santa monta a circa trecento lire 
di Milano, e a Valmadrera se ne fece la metà, ed anche meno degli 
altri anni. 

A Zelo è già principiata la filanda, e le cose sono state trovate in 
regola da! Barchetta, il quale ne è ritornato questa mattina. 

Morto il marchese Serafini', suocero della Serafini-; io ho dovuto met- 
termi in lutto attesa la parentela che il medesimo aveva colla casa Casnedi. 
Bianchetti ^ ti saluta, egli è partito jeri con Agucchi * per Vienna. Dicono 
che ci vanno per diporto, ma generalmente si crede che sieno in depu- 
tazione per domandare d'essere riuniti all'impero d'Austria, piuttosto 
d'essere aggregati al Governo Papalino ''. 

Cicogna parte domani o dopo per Londra ; egli conta fermarsi tre o 
quattro giorni a Parigi, io gli darò una lettera per te, la quale però sono 
persuasa ti giungerà tardi, e vorrei pure giungesse a Londra quando ne 
fosti già partito, giacché avrei cosi la speranza di presto abbracciarti. Belle- 
garde, spaventato della somma che si doveva dare al signor Ricci per 
l'indenizzazione della fabbrica del teatro, ha decretato che l'impresa con- 
tinuerà coi giuochi come si trova attualmente per tutto quest'anno; si 
penserà in seguito ad una nuova impresa. 

Le truppe italiane, che si stanno organizzando a Como, hanno gettato 
a terra le loro coccarde, ci hanno sputato sopra, ed hanno gridato Viva 
Napoleone; non so quali misure sieno state prese in seguito a questo 
disordine : anche a Brescia è seguita una cosa consìmile. 

Settala è veramente pazzo, non v'ha progetto bestiale ch'egli non 
metta sul tappeto, figurati ch'egli vorrebbe fosse qui stabilita l'Inquisi- 
zione; egli racconta gran cose di sua moglie, la quale secondo lui riceve 
molte distinzioni a Vienna, tanto dalla Corte dell'Imperatore quanto dal- 
l'Arciduchessa Beatrice. L'imperatrice Maria Luigia si fa detestare a 



1) Il marchese Serafini, marito di donna Antonia Casnedi, zia della madre di Federico. 

2) La nuora del marchese Serafini era donna Francesca, nata Litta Modignani. 

31 II conte Cesare Bianchetti, barone del regno italico, ciambellano vicereale. Fu podestà 
di Bologna e fu amico del Foscolo, che parve farne gran conto, se si giudica da una lettera 
appunto di questi tempi pubblicata in Bollettino ufficiale del 1° Congresso di Storia del Ri- 
sorgimento, N. 4. Per le sue relazioni col Canova, vedansi Vittorio Malamani, Un'amicizia di 
Antonio Canova - Lettere di lui al conte Leopoldo Cicognara, Città di Castello, 1890, pa- 
gine 79, 80, 85, ed anche Vittorio Malamani, Memorie del conte Leopoldo Cicognara, Ve- 
nezia, 1880, voi. II, p.p. ni e seg. 

4| Alessandro Agucchi, bolognese, già membro del Consiglio degli uditori, poi del Consiglio 
legislativo, prefetto dell'Alto Adige nel 1810, lo era dal 1811 del dipartimento di Passeriano. 

5) Er^ verissimo, e l'Austria lasciava fare volontieri. Inoltre, i conti Fava Ghislieri e 
Squarzoni, che si recavano a Vienna per sostenere la tesi opposta, implorando cioè la re- 
stituzione delle legazioni, donde eran nativi, al papa, furono impediti di proseguire per gran 
tempo ed anche incarcerati. Cfr. P. I. Rinieki, Corrispondema inedita dei cardinali Con- 
salvi e Pacca, cit., p.p. 66, 77, 103, 1S3, e Lemmi, op. cit., p. 446. 



— 213 — 

Vienna, essa non parla che di suo marito, non parla che il francese, e 
non riconosce niente di tedesco; essa parte a momenti per i bagni d'Esse ^ 
in Savoia. Ieri mi è stato raccontato per certo essere arrivato un ordine 
dell'Imperatore di trattenere le truppe che dovevano partire per l'Austria; 
si dice che sia perchè alia sua venuta in Italia vi voglia trovare un nu- 
mero di truppe per fargli scorta quale lo esige la sua persona, ma se ne 
ignora la vera ragione; chi sa che sia forse per il Re di Napoli? 

Beccaria ti saluta, e mi disse che mi porterà le cento e più lire di 
cui tu sei creditore. 

La M. G. è d'un umore orribile, credo che ciò sia in parte prodotto 
dal non avere tue nuove; quel che è singolare è che ha l'aria di pren- 
dersela con me, come io ne avessi colpa. Tutti gli amici ti salutano, la 
contessa Bigi] in particolare. 

Dammi, ti prego, tue nuove il piìi spesso possibile e credimi veramente 
di cuore e per sempre 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres. 



CXI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 24. 

Milano il 9 Luglio 1814. 
Carissimo Federico, 

Sono oggi tre settimane ch'io non ricevo tue lettere, ti assicuro che 
ciò mi tiene in somma agitazione, indicibile è la pena che mi cagiona 
questa mancanza, la puoi desumere dall'amore che tu sai nutro per te ; 
non faccio che domandare ora all'uno ora all' altro se si hanno nuove 
di Londra ed in ispecie di te, ma non rintracciai mai una risposta con- 
solante, sembra che non giungano le lettere da Londra. Nessuna nuova 
per i tuoi affari ; è stato qualcheduno per vedere la mia cavalla, ma, sic- 
come non volevano oltrepassare i 40 Luigi, Salyer non ha creduto di 
doverla vendere per questo prezzo. In quanto alle carrozze nessuno aspira 

1) Cioè Ai.\-Les-Bains, ove doveva affermarsi il poco glorioso impero del conte Neypperg 
sul cuore e sui sensi di quella giovine imperatrice. 



— 214- 



a farne l'acquisto, è una vera miseria! Ti assicuro che ciò mi inquieta, 
desiderando sommamente di dare evasione alle tue commissioni, giacché 

tu hai fatto tanto amabilmente le mie. I due fratelli L sono stati 

arrestati a Vienna e sequestrate tutte le loro carte; non se ne sa il vero 
motivo, ma si crede generalmente che sia per delle cedole false. 1er Taltro 
giunse da Vienna Ghislieri ', egli andò a smontare da Bellegarde, si dice 
ch'egli sia fatto Presidente del Magistrato; Alfonso Castiglioni, con un 
altro di cui non mi ricordo il nome, avranno, per quanto si dice, una carica 
importante. Barbò - intendente generale delle Finanze, e Bellegarde Ajo 
del figlio secondogenito dell'imperatore, il quale avrebbe qui la sua educa- 
zione. Tutte queste nuove sono cose che si dicono, ma non si sa niente 
di positivo. Non so se t'abbia scritto che Custodi^, quello che si è meritato 
l'odio universale, è stato rimesso nel suo posto alla Finanza, ciò che ha 
scandalizzato tutti. Credo partiranno domani per Londra Cicogna e Cri- 
vellino^. Veh! che bella coppia! Io darò probabilmente al primo una lettera 
per te, quantunque io sia persuasa che ti giungerà tardi. Berrà partirà 
pure entro la settimana ventura con un negoziante, è un patto ch'egli 
mise nello scritto nuziale di fare il viaggio di Londra subito che l'avrebbe 
potuto, ma senza la moglie ^ la quale è gravida. La Settala è trovata a 



1) È questi il famoso marchese Filippo Carlo Ghislieri, vittima ed implacabile nemico del re- 
gime napoleonico, autore della poco corretta consegna ai russi nel 1806 di Cattaro. Cfr. P- Pisani, 
La Dalmatie de i'jg'j à î8ij, Paris, 1903. Quell'episcdio appartiene alla storia generale ed 
è ben noto; ma, quantunque sia assai meno conosciuta, tutta la restante carriera del Ghi- 
slieri desta vivo interesse, se non simpatia. Tenacissimo nella sua devozione alla casa 
d'Austria, il Ghislieri le sacrificò gli averi, arrischiò per essa la libertà e la vita, sino a 
far talora getto di ciò che più doveva premere ad un gentiluomo par suo, l'integrità del suo 
onore. Nato nel 1765 dal marchese Francesco Pio e da Leonarda Cospi, impiegato nella di- 
plomazia austriaca già sotto l'antico regime, segnalatosi accanto al padre suo per l'entu- 
siasmo con cui partecipò alla reazione del 1799-1800, vide le sostanze avite sequestrate e 
dilapidate e, dopo la sua condotta in Dalmazia, sofferse pure prigionia. Il Cusani, op- cit , 
voi. VII, p. 76, il De Castro, Principio di secolo, cit., p. 58, il Lemmi, La restaurasione, 
cit., p.p. 116-117 hanno parlato della parte ch'ebbe, secondo l'opinione universale, nell'ap- 
parecchiare il ritorno degli austriaci nel 1814, ma molti punti rimangono e rimarranno 
oscuri. Solo potei accertare, sulle traccia del Cusani ed esaminati i residui dell'archivio dei 
Ghislieri (ora del cortesissimo conte Rinaldi-Ghislieri) l'intrinsichezza in cui Filippo viveva 
a Milano nel 1813 e 1814 col conte Alfonso Castiglioni. Della prigionia e della creduta morte del 
figlio Gerolamo già ho parlato a pag. 27. Già nell'aprile 1814 il marchese Filippo era a Verona ed 
offriva i suoi servigi al Bellegarde, ch'era riluttante ad accettarli (cfr. Weil, Joachim Marat, 
cit., t. I, p. 530). Lo zelo spinse presto il Ghislieri ad assumersi i più gravosi e repugnanti 
incarichi, come quello di inquisitore nel processo perla congiura militare del 1814 (cfr. P.ssa 
DI Belgioioso, Studi, cit., p.p. 123 e seg.l. Aggiungerò come ultimo, e sorprendente, tratto 
di quest'abbozzo biografico, che il marchese Filippo era fortemente indiziato come massone. 
(Cfr. P. RiNiEsi, // Congresso di Vienna e la Santa Sede, Roma, 1904, p.p. 447-48). Morì 
nel 1817. 

2) Il conte Francesco Barbò, cavaliere della Corona ferrea, era, durante il regno italico, 
direttore generale dell'imposta indiretta e consigliere di stato. 

3) Cfr. la nota 1 a pag. 51. 

4) Doveva essere una Frapolli, sorella della Lucietta Battaglia (poi Fontanelli). 

5) Forse don Gaetano Crivelli Mesmer. 



— 215 — 

Vienna una bellezza, ciò mi dà un'idea del gusto potano ; l'Imperatore le 
ha detto che essa ritornerà in Italia con lui. 

La sera io vado a teatro accompagnata da Calderara, ora che non 
v'è Pasini per darsi la muta. Fagnani è un secolo che non Io vedo, credo 
che abbia una nuova pratica. Parravicini' è sempre in campagna, sua 
moglie non sta bene. Guicciardi non lo vidi più dopo la famosa giornata 
del 20, e quando lo trovo mi saluta sobriamente, egli vuol vendere la casa 
e se ne va in Valtellina ; egli non è mai stato dalla Beatrice. Brème è 
andato a Torino per alcuni giorni. Porro lo vedo anche di troppo, egli 
mi fa molte visite in casa, e lo vedo tutte le sere in teatro ; sarà difetto 
del mio gusto, ma la sua conversazione non mi diverte molto, ed anzi 
mi è un po' pesante, egli è sempre pieno di progetti, ma finisce per mai 
realizzarne uno solo. Tutti gli altri amici li vedo sempre, e tutti quanti 
ti salutano caramente. 

Addio, mio caro, vogliami bene e credimi inalterabilmente la tua 

aff.™^ Teresina. 



v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres. 



CXII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Alberico de Felber a Federico Gonfalonieri 

Mi trovo dalla contessina, tua degnissima consorte, mentre sta scri- 
vendoti la presente-, e quindi non ho mancato di cogliere quest'occasione 
per assicurarti della mia amicizia e per pregarti a volermi continuare la 
tua e per parteciparti le seguenti frottole che corrono in giornata. 



1) Può darsi voglia alludere al conte Raffaele Paravicini, valtellinese, già prefetto del- 
l'Agogna, ispettore generale della pubblica beneficenza, consigliere di stato. Sua moglie era 
stata una delle prime dame di palazzo, nominata in occasione dell'incoronazione di Giusep- 
pina a regina d'Italia. Sono a stampa amichevoli lettere scambiate fra il Paravicini e il 
Prina, in Archivio Storico Lombardo, a. XXXI : G. Gallavresi, Frammenti dell'epistolario 
del conte Giuseppe Prina. 

2) Queste righe sono scritte sullo stesso foglio della lettera CXI. 



— 216 — 

Si dice che il Re di Napoli abbia colle sue truppe occupato le alture 
della Romagna, per prevenire un'invasione per parte dei coalizzati '. Si dice 
altresì che l'Inghilterra, d'accordo con alcuna delle altre potenze coalizzate, 
voglia un Regno indipendente in Italia, la di cui capitale deve essere la 
vostra Patria, ed il Sovrano il figlio secondogenito di Francesco P. L'af- 
fare dovrà essere trattato al Congresso di Vienna 2. Mancando la carta, mi 
protesto il tuo amico 

De Felber. 



CXIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 25. 

Milano il 10 Luglio 1814. 
Carissimo Federico, 

Ricevo in questo punto la tua lettera del 16; non puoi credere quanto 
essa abbia rallegrato il mio spirito, ne avevo un vero bisogno. Da Ciani 
ho avuto nuove più recenti della tua persona, cioè del 21 ; il di lui cor- 



1) Alla medesima data del 9 luglio il Lebzeltern, ministro d'Austria presso il papa, se- 
gnalava al Metternicli gli armamenti del re Gioacchino. La notizia veniva però da Rieti. 
(Weil, Joachim Murata cit., t. I, p. 207). Il re aveva lasciato le Romagne dalla fin d'aprile, 
e le sue truppe, in forza di una convenzione stipulata dal suo ministro degli esteri, duca 
di Gallo col conte di Mier, diplomatico austriaco accreditato presso il re, s'eran ritirate 
nelle Marche già nella prima metà di maggio. (Pietro Colletta, Storia del reame di Na- 
poli dal 11)4 sino al 182s, Capolago. 1834, t. IH, p.p. 233-34 ; Carlo Filangieri, Ricordi, ri- 
portati in Duchessa Ravaschieri Filangieri, // generale Carlo Filangieri, Milano, 1902, 
p.p. 81-82; Weil, op. cit., t. I, p p. 9-10). 

2) Secondo la tesi accolta dal Weil, op. cit., t. I, p.p. 15-16 e 91-92, la questione dei 
dominii austriaci in Italia sarebbe stata risolta sin dalle stipulazioni di Praga (luglio 1813). 
Il Weil, al seguito di alquanti altri storici che avevano però esaminato sommariamente il 
problema, ritiene autentica la " Protestation adressée au nom de Sa Majesté I. et R. au 
cabinet de S.* James par S. A. le prince de Metternich, ministre des affaires étrangères, à 
S. E. Lord Castlereagh, secrétaire d'État d'Angleterre - Paris, le 26 mai 1814 „, riportata, 
sulla fede d'una copia dell'archivio torinese, da Nicomede Bianchi, Storia documentata 
della diplomazia europea in Italia dall'anno 1814 all'anno 1861, Torino, 1865, v. I, p. 334. 
Ma a me, dopo aver spogliato, per cortese concessione del governo di S. M. britannica, le 
carte più segrete del Foreign Office, pare, come al Fvffe, op. cit., p. 362 (che compì la me- 
desima indagine nella stessa sede), che quella protesta non deve aver avuto luogo, mentre 
è smentita dai documenti sincroni e da un cumulo di contraddizioni, non foss'altro dal- 
l'azione del Nugent e del Baldacci. Anche il Sokel, o/). cit., Vili." partie, eh. II, pag. 162, 
ed il P. R1NIERI, // Congresso di Vienna e la Santa Sede, cit., appendice p. 656, rele- 
gano fra gli apocrifi la protesta del maggio 1814 e, naturalmente, il preteso trattato se- 
greto del 17 luglio 1813. D'altra parte, è già apparso da questo carteggio del Gonfalonieri, 
che Lord Castlereagh non dava proprio motivo al Metternich di protestare. 



217 



rispondente di Londra gli dice d'averti visto in buona salute, ma non si 
estende in dettagli. Incredibile è il disordine che v'ha nelle poste, e so- 
pratutto per quella di Londra: 24 giorni ci ha impiegato la tua lettera ad 
arrivare ; voglio lusingarmi che le altre mi giungeranno più puntualmente. 
Non ti dò le mie nuove ; Cicogna, il quale sarà apportatore di questa mia, 

te le darà verbalmente ' 

Ti accludo due lettere, le quali sono state rimandate da Parigi. Ti prego di 
scrivermi il più frequente che puoi, sia certo di recarmi così una delle 
maggiori soddisfazioni. 

Tutti di casa stanno bene, ho lor comunicato le tue nuove, gli amici 
tutti ti salutano caramente, e tu credimi di vero cuore e per la vita mia 

aff.ma Moglie 
T. C. C. 



CXIV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 26. 

Milano il 13 luglio 1814. 
Carissimo Federico, 

Dopo la tua lettera del 16 non ebbi più tuoi caratteri, ciò che attri- 
buisco all'immenso disordine che v'ha nelle poste, non potendo attribuirlo 
a tua negligenza nello scrivermi, giacché mi hai sempre dato tue nuove 
con esattezza; si, mio caro, sono contenta di te sopra questo rapporto, e 
arrabbiata veramente coi direttori delle poste, i quali mi defraudano del- 
l' unico e solo compenso che m'abbia per la tua assenza. Ti do parte, in 
una lettera che ho dato a Cicogna, che ho preso la donna di grosso; questa 
mi è stata proposta da mia madre come un tesoro, e veramente adattata 
per noi; altresì ti dico pure che ho dovuto fare accomodare la bastardella la 
quale minacciava di lasciarmi in istrada da un momento all'altro. Nessuna 
nuova per le vendite che mi hai ordinate; monto a cavallo tre volte la 
settimana con Pierino Salyer, il quale dice essere contento di me, tremo che 
alla tua venuta, dopo che avrai visto le signore inglesi a cavallo, mi vi 
trovi male ; ma basta, mi troverai docile a perdere le abitudini contratte, 



Il Si omettono notizie particolareggiate delle faccende di casa che la contessa Teresa dà 
qui al marito. 



— 218 — 

per prendere le nuove che mi puoi dare, e come mai non prenderle se mi 
son date da te?.... Sono assai contenta della mia cavalla, essa ha guada- 
gnato moltissimo, il suo trotto è molto più comodo, ed il galoppo discreto. 
La contessa Bigli ti saluta, e ti prega di portarle da Londra una bottiglia 
di Liquore di corno di cervo succinaio, ciò che si trova eccellente in quel 
paese, ma assai caro; siccome ella è cosa eccellente per le convulsioni ti 
prego di portarne una bottiglia anche per me. L' abate Serponti ti prega 
di portagli un paio di rasoj inglesi. Vorrei mi portasti pure del buon Té, il 
quale non si trova da noi che cattivissimo. Il marchese Ghislieri ha avuto 
la carica di Consigliere di Conferenza presso il governatore di Milano*, 
fin'ora non ha spiegato carattere. Pino è partito per Vienna, si crede che 
ci sia andato per suo conto senza nessuna missione, * se ne ignora però 
la vera ragione. Sabato partirà Berrà, al quale darò una lettera per te, 
credo che egli farà il viaggio in fretta. A giorni principierò a prendere 
le acque di Recoaro, le quali spero gioveranno a rimettere il mio stomaco, 
Ruggeri ne è persuaso; in questi giorni la mia salute è migliore, il caldo 
che abbiamo da quattro giorni mi abbatte un po'. Tutti di casa stanno bene» 
ti assicuro che la M. G. s'interessa molto di te, quantunque non voglia 
mostrarlo per poter disapprovare tutto, secondo il suo solito. La Ghita è 
sempre più stupida, suo marito non se ne occupa come se fossero sposi 
di 20 anni. I tuoi fratelli, tre sassi, non si sviluppano niente. La Sirtori 
parte la settimana ventura per Genova, spero che i bagni le gioveranno 
molto per quell'umore acre che ha nel sangue. Il Barchetta ti saluta e ti 
assicura che i tuoi affari vanno regolarmente, ma i raccolti saranno tutti 
assai meschini. Porro mi assedia colle sue visite; ti assicuro che mi annoia 
alquanto. Gli amici ti salutano, tutti vogliono essere nominati particolar- 
mente, ma, siccome tutti dicono lo stesso, tralascio di farlo per brevità. 
Guicciardi ^ è andato in Toscana. Addio, mio caro, vogliami bene ma bene 
davvero, e credimi costantemente la tua affezionatissima 



Teresina. 



v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
à Londres 



1) II Ghislieri fu pure chiamato a far parte dell'I. R. " Central-Organisirungs-Hof-Com- 
mission „, alla quale spettò l'ordinamento delle provincie conquistate o riprese dall'Austria. 
Cfr. Helfert, Kaiser Franz, cit., p. 20. 

2) Ottenne il grado di Tenente Feldmaresciallo, ma non in servizio attivo. 

3) Doveva ben presto essere inviato dai suoi compaesani a Vienna, giacché in fin d'a- 
gosto il Consiglio del dipartimento dell'Adda, aveva prescelto il Guicciardi e Girolamo 
Stampa di Chiavenna a caldeggiare l'aggregazione della Valtellina alla Lombardia, missione 
che,ben condotta dal Guicciardi, ebbe ottimo esito e salvò agli italiani quella provincia, se- 
condo è distesamente narrato in Giuseppe Romegialli, Storia della Valtellina e delle già 
contee di Bormio e Chiavenna, voi. IV, Sondrio, 1844, p.p. 38 e seg., e Giovanni Visconti 
Venosta, Ricordi di gioventù, Milano, 1904, p.p. 34 e seg. 



Milano il 14 Luglio 1814. 



— 219 — 

cxv 

Archivio Casati - Mil aito. Inedita 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 27. 

Carissimo Federico, 
Ricevetti questa mattina la tua lettera in data del 29 giugno, puoi immagi- 
narti il piacere che essa mi ha recato, dandomi essa le tue nuove; ma non mi 
vi parli di ritorno... chi sa quando ti risolverai a rimpatriare ; tu te la godi 
a meraviglia, e intanto la tua Teresina muore di tristezza : ti assicuro che 
la mia situazione mi riesce sempre piìi insopportabile, non posso reggere 
più a lungo nello stato in cui mi trovo! il trovarmi isolata interamente, 
ed il non avere con chi aprire il mio cuore, è per me la cosa la pili insop- 
portabile. Quando eri a Vienna, avevo pure il mio Cecchino, il mio cuore 
si sfogava pure con quella povera creaturina, che divideva i miei affetti, 
ed il ravvisare in lui l'immagine del padre, mi dava pure una sorta di 
consolazione, nella tua assenza ; ma ora mi ritrovo sola sola coi miei pen- 
sieri, i quali ti assicuro sono d'un genere ben triste, e mi trovo felice 
quando posso diminuire l'oppressione del mio cuore colle lagrime : ti 
assicuro che ne verso molte, e questa lettera ne è inaffiata. Non credermi, 
mio caro, indiscreta; sì, godo che ti diverti, non voglio esserti troppo a 
carico, ma oh Dio io non posso vivere separata da chi amo con vero 
trasporto, ho un vero bisogno d'amare e di poterlo dire a chi è l'oggetto 
del mio amore, e di sentirmi pure ripetere d'essere riamata; dimmi che 
m'ami davvero e che sei veramente mio, e porterai così un alleviamento 
alle mie pene. Non ti parlo di nuove, non ne so e credo realmente non 
ve ne sia: altronde ti accludo delle lettere che ti istruiranno su quel poco 
che si può sapere. Berrà il quale ti apporterà questa lettera t'istruirà ver- 
balmente di tutto. Ho comunicato la tua lettera alla M. G. e a tuo padre 
e madre, essi mi hanno incaricato di salutarti, gli amici poi ti salutano 
caramente, e mi domandano tutti con vero interessamento le tue nuove. 
Ieri vidi Brème di ritorno da Torino, egli mi fece una lunga visita, la sua 
conversazione fu sentimentalissima, mi disse una quantità di belle cose, 
e mi domandò il permesso di venire un qualche giorno per leggermi alcune 
pagine d'un opera che ha fatto, e che esita a dare alle stampe; mi guarderò 
bene che le sue visite siano troppo frequenti per impedirle, non avendo 
io voglia di fare la triste fine della povera signora che ha frequentata '; 
se tu hai piacere di liberarti della tua Teresina, dimmelo, che allora coltiverò 
anzi le di lui visite. Non ho nuove da darti circa alle vendite che mi hai 
ordinate, me ne dispiace, ma credimi che non è per mancanza di diligenza. 
Addio, mio caro, vogliami bene, e credimi inalterabilmente la tua 

aff.ma Teresina. 

1) La contessa Porro, che era stata nei primi anni collega della contessa Teresa alla 
corte vicereale. Cfr. la nota lap. 37. 



— 220 — 

CXVI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 
N. 28. 

Milano il 20 Luglio 1814. 
Carissimo Federico, 

Ricevetti da Ballabio (il quale è arrivato il giorno 17) una tua lettera 
e le tue nuove dettagliatamente; io lo ricevetti a braccia aperte, e come 
il Messia; f ecimo una lunga chiaccherata, ma rilevai che il medesimo è 
molto malcontento di Londra, ciò che voglio attribuire alla scossa 
(quantunque sia stato breve il soggiorno) che ne avrà sentito la sua borsa. 
Ho ricevuto pure la tua lettera del 5, avrei veramente amato mi desti un 
qualche cenno sul tuo ritorno; ma vedo che tu te la godi, che non pensi 
molto a chi sospira la tua venuta. 

L'operazione del curato Villa non è totalmente riuscita, bisognerà 
ritorni quest'autunno. La Sirtori parte domani per Genova. La M. G. ti saluta 
e dice che non ti scrive per la ragione che ciò lefporta incomodo. Si dice 
Calcagnini sposo colla figlia Belgiojoso sorella della Giulini', e d'Adda 
del Borgo del Gesù- con un'altra figlia Pallavicini. Mia madre ti prega 
di portarle un paia di rasoj, e due forbici, una lunga e l'altra piìi piccola. 
Ti rinnovo la commissione della contessa Bigli di portarle una bottiglia 
di Liquore di corno di cervo succinato, cosa che si trova perfettissima in 
Inghilterra, e ne vorrei una bottiglietta anche per me, essendo cosa ottima 
per le convulsioni. 

Eccoti quanto ricevetti in diverse occasioni : sciaietto di percal rosso, 
guanti per me e per la Sirtori, due abiti, uno di seta cruda per me ed 
un altro di stoffa per la Ghita ; due sciai di Madrasso, uno per la Ghita 
e l'altro per mia suocera, sei sedie ricamate per la Visconti, colla seta e 
aghi, due tazze di porcellana col mio ritratto, sciai di lana per me o panno, 
tre tagli d'abito in seta, caricature, musica e disegni per pettine. Quello 
di cui posso assicurarti [è] che tutti questi oggetti sono pienamente a 
mio genio e te ne ringrazio infinitamente. 

È venuta da Vienna la nomina di quattro Tenenti Marescialli, i quali 
sono Pino, Mazuchelli, Zucchi e Palombini^ e di sei Generali Maggiori, 



1) Questa diceria doveva essere infondata, giacché le due sorelle della contessa Giulini 
Barbiano di Belgioioso (figlie del principe Rinaldo Alberico) sposarono l'una il conte IWassì- 
miliano Stampa marchese di Soncino, l'altra il conte Carlo Melzi d' Eril. 

2) Il marchese Gioacchino d'Adda Salvaterra (1794-1829), autore d'un'illustrazione in folio 
del patrio duomo, sposò infatti il 10 novembre 1814 la marchesina Elisabetta Pallavicino 
Trivulzio (1797-1826). 

3) Il Palombini era generale di divisione nell'esercito italico. Egli era stato a lungo oc- 
cupato nelle guerre di Spagna, finché lo richiamarono nel 1813 per affidargli un comando 



221 — 

cioè Rugerri, Vilatta, S.t Andrea', Paino, Bertoletti, e Paolucci; non si sa 
niente cosa contino fare di Fontanelli, egli però si mostra sempre in pub- 
blico, ha il suo palco illuminato, e sembra che sia assicurato di qualche 
cosa di buono. 

I nostri ufficiali italiani sono tuttora turbolenti, non vogliono asso- 
gettarsi al nuovo governo, vanno gridando « Viva Napoleone ;> ed a Brescia 
si sono battuti coi tedeschi, ne sono rimasti morti tre, ora si stan facendo 
i processi. Bellegarde è sempre per prendere la cosa dolcemente, ma i 
nostri medesimi italiani gridano morte, vendetta, rigori, contro questa 
povera gente, la quale sicuramente è mossa la maggior parte dalla dispera- 
zione di aver gettato gli anni della loro gioventù inutilmente; ti assicuro 
che, se Bellegarde dovesse ascoltare questi sicarj, avressimo molte vittime, 
ma egli è impastato di dolcezza. Rossetti Vice Presidente della Reggenza! 
Tu vedi che i nostri signori milanesi non vi rimangono che per essere 
subalterni, poiché ora dipenderà più niente da loro; per me certo non vi 
rimarrei 2. L'imposta di questo mese è d'un sol centesimo •■. Per ora alla 
Santa sei libero d'alloggi, ma tutte le terre vicine ne sono piene. Tutti i 
tuoi affari vanno regolarmente, ma quanto alle vendite niente di nuovo, 
ho parlato con Salyer per mandarle a Torino, ed egli mi disse che scri- 
veva subito per sapere se v'era possibilità di poterle esitare, poiché in 
caso contrario si getterebbero le spese; in quanto alla mia cavalla niente 
di nuovo, ti assicuro che ora in Milano non si spende un soldo, e tutti 
i signori generali non fanno spese, per la ragione che si servono delle 
carrozze di Corte. 

Tutti i parenti e gli amici ti salutano caramente, e tu credi all'amore 
inviolabile col quale mi protesto la tua 



Aff.ma Teresina. 



V : A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres. 



alla frontiera illirica. Napoleone, nel colloquio da lui avuto all'isola d'Elba col conte Anto- 
nio Litta-Biumi, di cui si hanno alquante relazioni, si sarebbe meravigliato d'udire che il 
Palombini avesse accettato d'entrare nell'esercito austriaco. Cfr. Weil, Joachim Murât, cit., 
t. II, p. 565. 

1) II barone Pietro Sant'Andrea. Cfr. Helfert, Kaiser Franz, etc., cit , p. 183. 

2| Cfr., per questo graduale affermarsi del predominio degli austriaci nelle pubbliche 
amministrazioni, [P.=" di Belgiojoso], Studi cit. pp. 105 a 107. 

3) Il Giornale Italiano del 13 luglio 1814 reca infatti una determinazione del Commis- 
sario plenipotenziario, controfirmata, per la reggenza, dallo Strigelli e datata il 16 luglio, il 
cui primo articolo suona cosi: " L'imposta prediale, da pagarsi dai censiti pel giorno dieci 
del futuro mese d'agosto, è fissata ad un centesimo per ogni scudo d'estimo censuario „. 



— 222 

CXVIÏ 

Archivio Casati - Milano. Inedita 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 29. 

Milano il 23 Luglio 1814. 
Carissimo Federico, 

Ieri sono successe molte soppressioni, cioè tolto il budget dell'Appa- 
naggio della Corona, licenziati per conseguenza tutta la Capella, l'Ufficio 
di elemosineria (onde il Bellisomi ' rimane senza soldo), l'Ufficio del gran 
scudiere e del gran maggiordomo, e tutta la servitù, quale fu trattenuta 
sino a quest'epoca. La casa dei paggi va a sciogliersi colla fine dell'anno 
scolastico. Soppresso il Ministero della guerra ; la sezione della marina 
trasportata a Venezia ; rimarrà qui la commissione centrale alla cui testa 
vi sarà quel co.... di Somariva. Soppresso il Ministero dell'estero, sop- 
presso l'Ufficio dei titoli, ed il povero segretario - sentirà m'immagino as- 
sai la perdita del suo beneficio. Si è domandata a tutti i dicasteri la 
nota degli impiegati forastieri, e v'ha un decreto di S. M. I. che caratte- 
rizza come forastieri gl'individui di quei paesi; che hanno riguardato i 
nostri come tali, cioè i veneziani, i bolognesi, ecc. Tu vedi così tolta 
ogni speranza dell'aggregazione di questi paesi ; il prospetto dell'avve- 
nire è al certo assai brillante ! Si dice che il quartiere generale si tra- 
sferirà a Bologna, pare che il maresciallo Bellegarde sarà sempre il co- 
mandante in capo di quest'armata, e che rimarrà qui Rossetti ; la carica 
che gli è stata conferita (pochi giorni sono) di Vice Presidente della 
Reggenza lo fa credere. Me ne dispiace assai ; il cambio non sarà certo 
vantaggioso per noi, egli è ben lontano d'avere il carattere di modera- 
zione del maresciallo, so anzi ch'egli è assai duro ; mi è stato raccontato 
che, avendo Rossetti fatto un rapporto a Bellegarde, nel quale egli si 
estendeva molto sull'inutilità di tanti impiegati, e disse che la metà ba- 
sterebbe per il servizio di S. M., Bellegarde gli rispose : Sì, la metà ba- 
sterebbe per il servizio di Sua Maestà, ma S. M. è necessaria all'altra metà. 

Il tenente maresciallo Flécher, che alloggia in casa Bigli^ (il quale è ri- 
tenuto per la più gran bestia di tutta l'armata, ma che la contessa Bigli 

1) Ferdinando Bellisomi era segretario della Grand'EIemosineria. Su queste soppressioni 
v'è tutto un'incarto all'archivio di Stato di Milano {Comm. plenip. imp. Bellegarde g • Corona]. 

2) Don Giovanni Borgazzi, assistente al consiglio di stato, intorno al quale vedasi il ri- 
tratto che ne fece il nipote Giovanni Visconti Venosta, Ricordi di gioventù, cit., p. 133. Divenne 
segretario particolare del conte Mellerio, vicepresidente del governo di Lombardia, e lo accom- 
pagnò a Vienna nel 1817. Cfr. la cronaca del Mantovani, riportata dal Cubani, op. cit., 
t. VII pag. 336. 

3) Il palazzo dei Bigli, in Borgonuovo, ora della contessa Venino-Perego, fu poi resi- 
denza della contessa Giulietta Samoyloff-Pahlen, gran dama russa stabilita a Milano e no- 
tissima a' suoi tempi. 



— 223 — 

trova un tesoro), mi disse che l' imperatore verrà a Milano per la fine 
d'agosto, e che egli teneva questa nuova da persona assai vicina a Belle- 
garde, e che la cosa è sicura ; ho cercato di verificarla, ma non mi è 
stata confermata ; subito che saprò qualche cosa di positivo te lo scriverò. 
Dio facesse che fosse vera, poiché avrei così lusinga di vederti affrettare 
il tuo ritorno ! Tanto Alemagna quanto Salyer si sono informati se con- 
veniva mandare i legni che vuoi vendere a Torino, ma hanno saputo che 
ne ridondano, che vi sono in vendita quelli del principe Borghese, e che 
tutti i particolari ne sono provvisti ; piuttosto sarebbe meglio Modena, 
ed ho pregato gli stessi individui d'informarsi, di scrivere, e di vedere 
se mandandoli colà vi possa essere una certezza d'esitarli per non get- 
tare le spese inutilmente. È venuta al servizio tre giorni fa la donna 
nuova, per quanto mi pare essa non mi conviene, e sono persuasa ti spa- 
venterà, e poi è stato occultato che la medesima ha da molti mesi un 
dolore nel braccio destro che le rende difficile l'eseguire le sue incom- 
benze; fortunatamente che le ho cantato chiaro che la prendevo in prova, 
e che glie l'ho fatto dire anche da mia madre, e poi mi avevano detto che 
non aveva i 40 anni, ed ho saputo che ne ha almeno 45 ; questo è un 
regalo che mi è stato fatto dalla d'Adda Settala', la quale però si è servita 
del canale di mia madre. Tutti di casa stanno bene e ti salutano, come 
pure gli amici tutti. Addio, mio caro, vogliami bene, e pensa, te ne scon- 
giuro, a presto rimpatriare. 

La tua aff.ma 
Teresina. 



A Monsieur 
Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres 



1) La marchesa Teresa d'Adda Saivaterra, nata Settala, morta settantenne nel 1848. 



— 224 — 

CXVIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 30. 

Milano il 27 Luglio 1814. 

Carissimo Federico, 

Ho ricevuto per mezzo di M.r Marchai* la tua lettera del 12; non 
saprei esprimerti con parole la gioia che provai quando egli mi fu an- 
nunziato, come proveniente da Londra, poco mancò che gli andassi incontro 
per abbracciarlo; gli feci una quantità d'interrogazioni sul tuo conto, egli 
mi disse che sei ingrassato, ciò che mi pare alquanto difficile, attesa la 
vita strapazzata che hai fatta questi mesi. 

11 povero uomo ha trovato sua moglie moribonda, e forse a quest' ora 
sarà morta ; fui sorpresa della velocità colla quale egli è venuto, giacché 
egli arrivò a Milano il 25. Ieri si solennizzò S.t Anna, fui dalla M. G. a 
pranzo, vi fu pure invitato tuo padre; ti potrei rimproverare la tua man- 
canza di trovarti a Milano per tal giorno, giacché lo avevi promesso for- 
malmente, ma non ti voglio dire niente, lascio che te lo rimproveri da te, 
se però sei suscettibile di sentir rimorsi. 11 mese d'agosto va in campagna 
tutta la famiglia, io rimarrò qui sola sola; quantunque essa non mi sia d'una 
gran risorsa, l'idea di trovarmi del tutto isolata mi fa pena, e mi fa sempre 
una nuova sensazione, quantunque vi dovrei essere pur troppo avvezza 
Si dice per sicuro essere soppressi con decreto imperiale tutti i ministeri 
e tutti gli uffici costituzionali : tu vedi che sotto questa categoria vi sono 
quasi tutti gli uffici; si pretende che si rimetta l'organizzazione del 86, 
e che non vi sarà qui che un Consiglio di Governo, che questi consiglieri 
si divideranno i varj rami d'amministrazione, ed avranno ognuno il loro 
Barò particolare. Arrivano tutti i giorni delle persone mandate da Vienna 
per organizzare questo paese, e mi pare che vi sia tutta l'apparenza che 
si sederanno qui per sempre ; lascio a te il fare le riflessioni, quali sicura- 



1) Probabilmente quel G. B. Marchai, compromesso nella congiura anti-austriaca di pochi 
mesi dopo. L'Helfert, La caduta, cit., p. 221, lo dice lorenese, venuto in Italia come me- 
dico militare e rimastovi come negoziante di cavalli, ciò che spiega benissimo ch'egli viag- 
giasse continuamente e che fosse in relazione col Gonfalonieri. Egli si lasciò infinocchiare 
da quel losco avventuriero che era l'Esquiron de S. Agnan, spacciatosi inviato da Luigi XVIII 
per ridare alla Francia l'egemonia in Italia, in realtà utilizzato dalla polizia austriaca, mal- 
grado le riluttanze del Bellegarde al quale certe infamie ripugnavano, come agente provoca- 
tore. Fu il Marchai quegli che presentò, con molta leggerezza, nel novembre 1814, il S. Agnan al 
Rasori, donde venne che tanti valentuomini furono irremediabilmente compromessi. Il Mar- 
chai fu egli pure imprigionato la notte del 4 dicembre. Secondo la P.ssa di Belgioioso, 
Studi, cit., p. 117, il Marchai potè sfogarsi alquanti anni dopo sul S. Agnan, incontrato per 
caso a Parigi, bastonandolo di santa ragione. E perfino l'aulico Helfert, op. cit., sembra 
ammettere, dal modo con cui racconta l'episodio, che quelle bastonate furon date a dovere. 



225 



mente ti si presenteranno a prima vista. 1er l'altro hanno fucilato tre uffi- 
ciali italiani per delitti commessi a Brescia, come già ti scrissi un'altra volta, 
e si pretende che siano state trovate loro delle lettere contrarie al Go- 
verno. Ciani è tutto sorpreso di sentire che non ti sieno giunte le mie 
lettere, egli non ne capisce la ragione, manderò questa a Bignami a Parigi, 
e m'immagino ti arriverà più presto. Prendo le acque di Recoaro, ma 
fin'ora non ne sento l'effetto, ci vuole del tempo per questo. La M. G. mi 
domanda sempre le tue nuove con vero interesse, tuo padre e madre ti 
salutano come pure gli amici. Addio, mio caro, vogliami bene ma bene 
davvero, ricordati che ciò è necessario alla mia esistenza, se però essa 
t'interessa abbastanza per conservarla. Ti abbraccio con vera tenerezza. 
Addio. 

[T. C. C.]. 



CXIX 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 31. 

Milano il 30 Luglio 1814. 
Carissimo Federico, 

1er l'altro si dispensarono 700 lettere di congedo agli ufficiali che 
appartengono ai paesi di potenze estere, e di quelli che non sono sotto 
il dominio di Bellegarde, ciò che ci fa disperare di vedere ingrandire il 
nostro statino. Sciolti tutti i ministeri, e tutti gl'impiegati in libertà; vi sa- 
ranno delle commissioni per ciascun ramo d'amministrazione, i quali sicura- 
mente non assorbiranno un gran numero d'impiegati: ecco una sentina 
di gente la quale non può essere assolutamente contenta della sua posizione. 
11 sistema dell' 86 è quello che viene adottato, non avremo cosi la più 
piccola rappresentanza nazionale, quale pure si aveva nel 96, * vi sarà un 
Consiglio di Governo, questi consiglieri prepareranno i loro lavori, ma tutto 
dipenderà da Vienna; tutti i giorn iarrivano organizzatori, i quali mi pare si 
sedono per rimanere fermi al loro posto. Non ti posso dare nuove posi- 
tive su altri rapporti, tutto è ancora flottante. Niente di nuovo riguardo 



1) Come ben comprese la contessa Teresa, l'Austria non ridiede affatto alla Lombardia 
il regime di larga autonomia al quale l'invasione francese aveva posto termine, bensì instaurò 
un governo assoluto, simile tutt'al più a quello effimero imposto da Giuseppe II ai nostri 
avi riluttanti. 

15 



— 226 — 

ai tuoi affari, essi sono in corrente; quanto alle vendite non si è potuto 
effettuarne nessuna, non puoi credere il moto che mi sono data, come pure 
Alemagna ed in ispecie Pierre Salyer; t'assicuro ch'egli è impossibile di 
essere più diligente e sollecito di lui, bada costantemente alla stalla, ed 
è impegnatissimo perchè si effettui una qualche vendita; anzi egli bra- 
merebbe sapere se sei stato contento della vendita della cavalla transil- 
vana, il compratore non ne è molto contento; v'è stato della gente, come 
tu sai che succede sempre, che gli hanno detto il più gran male. Vado tre 
quattro volte la settimana a cavallo, sempre con Piero, faccio delle buone 
trottate, ciò che mi fa bene, sento assolutamente un vantaggio i giorni che 
faccio questo esercizio. Ruggeri vorrebbe che ci andassi tutti i giorni, ed 
anche due volte al giorno, ciò che è assolutamente impossibile eseguire; 
il caldo assai forte che fa da molti giorni mi toglie quasi la voglia di 
cavalcare; quantunque questa sia la sola solissima cosa, che faccio con 
piacere, essa non riesce a sgombrare dalla mia povera testa i tristi pen- 
sieri che l'occupano incessantemente. Prendo le acque di Recoaro, questi 
scorsi giorni mi sono sentita assai male, tutte cose però di nervi e di 
stomaco, mi trascinai però fuori di casa; tutti suggeriscono rimedj, ma non 
ve n'ha nessuno che sia in poter loro di somministrarmi, il mio fisico è 
troppo dominato dal morale perchè l'arte medica vi possa mettere rimedio; 
tu sai, mio caro, chi è il solo talisman dei miei mali, tu solo puoi metterci 
fine, sì, tu solo, mio caro, ma chi sa se ci pensi !... e quando pure ti risol- 
verai a venire nelle mie braccia, della persona che sicuramente ti adora 
più che qualsiasi essere creato? tu sei per me subito subito dopo il Crea- 
tore. Oggi ebbi una visita di due ore di Brème, egli mi lesse molte 
pagine della sua opera Esquisse sur les Moeurs du siècle, ti assicuro che 
mi sono trovata assai imbarazzata, ma una dichiarazione, che gli feci prima, 
della mia nessuna attitudine a giudicare di tali cose, mi ha in gran parte 
allegerito l'imbarazzo; egli si mostrò assai contento di me, non so se ci 
si possa credere; egli ti saluta, egli ti si protesta vero amico; l'aspettazione 
di vedere qui M.'' de Stael lo mette già in orgasmo'. Porro è ancora a 
Torino, non mi par vero di essere sollevata dalle sue visite giornaliere. 
Rasini partì ieri per la Toscana, e ti saluta. Fagnani non si vede più, 
pranzai con lui però jeri dalla Bigli,(la quale ti saluta cordialmente). Trecchi 
è al solito; non ti parlo degli altri amici, essi conducono sempre la loro 
vita ordinaria. Donna Teresa Clari va a morire da un'ora all'altra di con- 
sunzione. La figlia Cambiaghi ' s'incammina a gran passi per l'eternità, 
vuoi sentirvi arrivata quanto prima anche la tua Teresina se non ti sol- 
leciti di rianimarla colla tua presenza; sì, mio caro, essa mi è necessaria, 
credo di non essere indiscreta di esigerla dopo quattro mesi di assenza. 

1) Per quest'attesa della Stael ed in genere per tutte le relazioni ch'essa ebbe coll'abate 
de Brenie, cfr. Guido Muoni, Ludovico de Breme e le prime polemiche intorno a Madama 
di Stàel ed al romanticismo in Italia, Milano, 1902. 

2) Cfr. la nota 2 a p. 200. 



— 227- 

Tuo padre e madre e M. G. ti salutano, e stanno benissimo. Addio, mio 
caro, vogliami bene e credimi costantemente e di vero cuore 

la tua aff.ma Teresina. 

P. S. — Siccome dò molto incomodo a Salyer per le mie cavalcate, le 
quali durano sempre molto piij d'un ora, mi pare, se tu lo credi a proposito, 
che bisognerà gli faccia un qualche regalino oltre il pagamento delle lezioni; 
lascio a te, se trovi che ciò sia giusto, il provvedere qualche cosa che sia 
adattato per lui. 



v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres 



cxx. 

ArcJiivio Casati - Milaìio. Inedita^ 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri. 

N. 32. 

Milano il [31] Luglio 1814. 
Carissimo Federico, 

Sono 9 giorni che non ho tue nuove, mi pare che ciò sia un secolo. 
La settimana ventura va in campagna la famiglia, prima a Verderio poi 
a Carate; mi hanno fatto la grazia d'invitarmi in tutti e due i luoghi, ma 
credo che mi riserverò d'andare a Carate, ove starò meno male giacché a 
Verderio non ho un' anima della mia. La settimana ventura anderò forse 
a Valmadrera per degli affari che esigono la mia presenza; se bastasse 
quella del Barchetta mi esentuerei dall'andare a prendere del caldo, che 
ora abbiamo assai forte e che dura da tanto tempo: a Brera è stato ai 25 
gradi e sembra che vada aumentando. La contessa Bigli mi ha invitato 
d'andare a Niguarda; se mi farà nuove istanze vi anderò per due o tre 
giorni, o anche più, secondo vedrò di essere aggradita. La M. G. mi fa 
delle gentilezze molte, e s'interessa molto per me, ma singolarmente di 
te; essa t'ama davvero. Il povero monsignore Prata sta malissimo, egli non 
vede più nessuno, nemmeno la M. G. Donna Teresa Clari Calderarj è morta. 
La moglie di Pallavicini nata Monticelli' sta poco bene, ed il genere della 

1) Donna Giulia Monticelli, sorella di G. Battista (vedasi la nota 5 a pag. 19), aveva 
sposato il marchese Giuseppe Pallavicini. Questi Pallavicini abitavano a Milano in via Cerva. 



— 228 — 

sua malattia dà molto a temere. La figlia Gherardi è fuggita da suo padre 
per la ragione che quest'ultimo non voleva dare il suo assenso per il 
matrimonio che la medesima voleva contrarre col figlio della bella di Vac- 
cari;ora tutto è spianato, e quanto prima si farà il matrimonio. La moglie 
del generale Demboschi ' è fuggita da suo marito, si dice per i cattivi 
trattamenti che il medesimo le faceva subire. 

I membri della Reggenza si sono distribuite le incombenze ed hanno 
tutti un segretario, uno scrittore, ed un aprentis. Giulini l'interno, Bazetta^ 
e Peregalli la giustizia. Toni il culto. Verri pubblica istruzione, accademia 
reale, biblioteche ecc., Mellerio tesoro e demanio, Muggiasca le miniere, 
Borromeo^ pubblica beneficenza, Longo alla finanza, non ti so più dire 
degli altri; tutti gl'impiegati che questi signori hanno sono di quelli che 
lo erano già prima. Beccaria è fatto concepista degli affari del Ministero di 
Giustizia e segretario della Pubblica Beneficenza sotto Borromeo. Sono 
alcuni giorni che la Sirtori è partita per Genova, è stata obbligata di so- 
spendere i bagni per la ragione che essendovi stata il primo giorno troppo 
tempo ne ha sofferto; ora non mi resta che la Durini in palco, la quale 
tu sai mi è di risorsa per la ragione che suo marito si trattiene, e mi 
aiuta a trattenere la società. Io vado quasi sempre in teatro con Calde- 
rara, egli è il solo servente che mi è rimasto. Rasini mi ha piantata bar- 
baramente per il suo viaggio in Toscana. La d'Adda Kevenhuller ha par- 
torito un'altra volta; mi pare che potrebbe finirla, e lasciare quest'incom- 

1) E questa la celeberrima baronessa Matilde Dembowski Viscontini, (cfr. la nota 1 a p. 1 17), 
oggetto della più alta e forte passione che abbia provato Enrico Beyle da lei punto ricam- 
biata. Forse alla fuga di cui parla la contessa Teresa, devono riconnettersi in qualche mi- 
sura i motivi di quella situazione adombrata nel passo piuttosto sibillino dello Stendhal, 
Souvenirs d'égotisme, Paris, 1892 (ed. Stryvenski), p. 5, ove dice che la Dembowoski " était 
hautement deshonorée „. E' vero che la sua vita sembra esser stata devastata da! pas- 
saggio tempestoso di una passione del Foscolo, infausto e crudele amante. Cfr. G. Chiarini, 
Gli amori di Ugo Foscolo, cit. parte I pp. 250 e seg. 

2) Il barone Giovanni Bazzetta (1753-1827 , magistrato che aveva percorso tutta la car- 
riera giudiziaria, raggiungendo il grado di consigliere di cassazione. Dopo lo scioglimento 
della Reggenza, il Bazzetta fu nominato consigliere di governo, e divenne anzi vice-presi- 
dente del governo di Lombardia Presiedette pure la commissione liquidatrice del debito 
pubblico italiano. Cfr. Alessandro Gianltti, Trentaquattro anni di cronistoria milanese, 
IVlilano, 1903. p. 69. 

3) Il conte Giberto Borromeo (1751-1837), che, come investito del feudo imperiale di Mac- 
cagno, avea diritto a titolo principesco, e teneva sue milizie nella rocca, s'era addestrato sin 
dalla prima gioventù nel maneggio dei pubblici affari: fu membro del consiglio generale mi- 
lanese nel 1776, dei XII di Provvisione nel 1773. Arrestato dai giacobini francesi nel 1796 e 
deportato a Nizza, ritornò, durante il regime napoleonico, ad aver luogo eminente nelle ma- 
gistrature civiche. Fu ai comizii di Lione, sedette nel Consiglio generale dell'Olona, fu in- 
viato da Milano all'imperatore per congratularsi della nascita del re di Roma. Era uno dei 
primi nominati a far parte della Reggenza. Ebbe le maggiori cariche alla restaurazione. 
Ciambellano già dal tempo di Maria Teresa, fu nominato consigliere intimo, grande scudiero 
del Lombardo-Veneto, poi gran maggiordomo (1819). Cavaliere del Toson d'oro e della S.S. 
Annunziata, fu spesso ambasciatore a re e papi e rappresentò il sovrano in battesimi e 
nozze di principi. Cfr. Calvi, Famiglie notabili milanesi, cit., voL II, t. XIV, delle famiglie 
Vitaliani e Borromei. 



229 



benza a chi desidererebbe tanto d'averne.... Questa mia, se si dovessero 
ascoltare le tue promesse, non ti dovrebbe ritrovare a Londra. Dio voglia 
che ciò sia, ma non lo spero, sono troppo convinta che non ti posso cre- 
dere quando mi parli di ritorno. Siccome ho sentito dai tuoi compagni 
che ripasserai per Parigi, ti prego provvedermi dei cordonets en couleurs 
per fare delle borse, ciò che troverai dal Père de Famille ; ora qui non 
se ne trova. 

I tuoi parenti, e amici ti salutano, e tu credi all'amore inviolabile che 
mi farà sempre essere tutta tua 

la tua aff.ma Teresina. 



CXXI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 33. 

Milano il 6 agosto 1814. 
Carissimo Federico 

Dopo la tua lettera avuta per mezzo di M.*" Marchai non ne ebbi altre, 
non so dirti abbastanza quanto mi sia dura questa privazione, lo puoi 
misurare dall'amore che sai nutro per te. Oggi ricevetti una cassa da 
Parigi speditami dalla Mocenigo, ma senza una sua lettera, la quale con- 
tiene le 10 paia scarpe, due paia stivalini, il mio abito di Bajadère, il quale è 
benissimo tinto, e n.° 3 capellini i quali sono belli, ma due sono troppo 

stretti per la mia testa ' 

Quanto ti son grata, mio caro, della premura colla quale hai eseguito le 
mie commissioni ; vorrei poterti fare presto i miei ringraziamenti di viva 
voce. 

Martedì la famiglia parte per Verderio ed io anderò a Valmadrera col 
Barchetta per 4 o 5 giorni, ritornerò a Milano, e poscia anderò a Ni- 
guarda per due o tre giorni, non me ne posso dispensare giacché la 
zia mi ha fatto molte istanze. Dovrò poi andare in seguito a Carate, vedo 
che è impossibile l'esentuarmene ; a Verderio non ci vado certo, non ho 
bisogno di rattristarmi, ciò che mi succederebbe in sommo grado, non 
avendo un'anima di conoscenza. Conducono pure in campagna il maestro 
dei tuoi fratelli. Si è cangiato il cuoco, ma a mio parere si é caduti dalla 

1) Si omettono altri particolari riguardanti gli invii fatti dal conte Federico a sua moglie. 



— 230 — 

padella nella bragia. Il credenziere è molto ammalato, temo ch'essa sia 
la sua ultima malattia. 

I giornali parlano della venuta dell'Imperatore a Milano per la fine 
di questo mese; i fogli tedeschi, e lettere particolari ne parlano come d'una 
cosa sicura: quel che è certo però si è, che fin'ora non si fanno prepa- 
rativi; vero è però che si dice che la Reggenza abbandonerà la Corte e 
che le assegneranno al più presto un altro locale, e che Bellegarde ab- 
bandoni la Villa Bonaparte per andare nel Palazzo degli Affari Esteri'. 

Soppressi tutti i Ministeri come già ti scrissi, ed anche la Camera de' 
Conti, 32 tedeschi sono impiegati nei diversi ufficj, senza che sieno com- 
presi in questo numero gli organizzatori piiì alti: ve n'ha uno per ogni 
ramo d'amministrazione. Organizzato e con tranquillità il corpo dei gen- 
darmi. I nostri generali che sono stati nominati per il servizio austriaco 
hanno già vestita la divisa tedesca, senza la più piccola distinzione na- 
zionale. Bertoletti fu fischiato passando dal Caffè de' Servi. Sembra che 
lo spirito turbolento dei nostri militari sia un po' sopito, ma a che serve 
ora a fare il gradasso? dobbiamo essere servi, ecco la nostra sorte, il 
Cielo ce la diede, e bisogna uniformarsi ai suoi destini. Altre nuove non 
ve ne sono : Rossetti comanda assolutamente in materia civile e più che 
il maresciallo. La mia salute da quattro giorni è migliorata, ciò che at- 
tribuisco alle acque: mi pare che mi giovino assai. Non posso dire altret- 
tanto del mio morale, egli non è suscettibile d'essere sollevato, sino a tanto 
che tu non vieni nelle mie braccia. Tutti di casa stanno bene e ti salu- 
tano, ciò che fanno tutti i tuoi amici, e con vera cordialità. 

Niente di nuovo, mio caro, per le vendite, ella è cosa assolutamente 
impossibile di esitare un qualche cosa, nessuno compera, credo che ciò 
provenga dall'avere nessuno danaro, e ti assicuro che quest'anno bisogna 
contentarsi d'andare vicino al muro: i raccolti sono tutti meschini. 

Pierre Salyer ti saluta, desidera sapere se sei stato contento delia 
vendita della cavalla grigia, e ti prega d'essere sicuro della sua premura 
per effettuare le altre vendite ; realmente egli si dà molto moto, e fa le 
cose con vero interessamento. 

Se vedessi quanto è squallido Milano in questo momento! non v'ha il 
più piccolo moto, ed anzi una maggior parte dei signori sono in campagna, 
ciò che rende triste anche il nostro povero teatro. Addio, mio caro, ri- 
cordati che hai a Milano una persona che sospira ardentemente la tua 
venuta, e che non può essere felice e contenta lontana da te. Addio, mio 
caro. Addio, 

la tua aff.ma Teresina. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres 



1) Era in via Borgonuovo N. 1532, e vi aveva sede la seconda divisione del ministero, 
retta dal senatore conte Testi; la prima era a Parigi. 



— 231 — 

CXXII 
Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 34. 



Milano il 14 agosto 1814. 



Carissimo Federico 



Eccomi di ritorno dalla mia gita di Valmadrera, dove non trovai che 
guai; figurati che non posso ricavare bastantemente per supplire ai miei 
pesi, bisognerà fare un debito per questo; i paesani sono tutti sulle mie 
spalle da mantenere, insomma v'ha vera miseria, ciò che dipende anche 
dall'organizzazione attuale: bisognerà fare delle riforme. Passai pure nel 
ritorno dalla Santa, dove trovai la stessa miseria. Ricevetti colà la tua 
lettera in data del 15, e 19 Luglio; quantunque questa mi portasse una data 
così vecchia, essa mi ha però alquanto rallegrata stante che erano 18 giorni 
che me ne trovavo priva. Sento con piacere essere la tua salute buona, 
solo mi rammarica sentire il tuo occhio quale sei partito; consulta, te ne 
scongiuro, qualche bravo oculista. Non so se debba rallegrarmi per quanto 
mi dici rapporto all'accoglienza che ricevi in questo paese, quantunque io 
sia sempre portata a desiderarti, e a compiacermi di tutto quello che ti 
può far piacere. Ecco chi doveva ritornare per S. Anna, egli non partirà 
che alla fine d'agosto, e chi sa per rimpatriare quando! Il Cielo me la 
mandi buona, vedo che poco ho a fidarmi nelle tue promesse. Mi fo una 
festa anticipata di godere la campagna con te, essa formerà allora la mia 
delizia. Quanto al viaggio di Roma e Napoli, puoi credere che ne abbraccio 
con trasporto il progetto, e mi troverai sempre pronta a seguirti anche 
nelle contrade le più remote. Ho fatto le tue felicitazioni alla M. G., ma 
ho lasciato nella penna l'ambasciata, essa t'ama troppo perchè io potessi 
dirle qualche cosa di duro in tuo nome, sia sicuro che il suo cattivo umore 
dipende perchè ti ama molto e non vorrebbe stare senza di te; essa si è 
alquanto inquietata nel sentire differita la tua venuta; figurati la mia 
posizione quanto essa sia dura, dovendo io persuadere in favor tuo lei, 
mentre è una cosa che pesa tanto sul mio cuore il non doverti vedere 
così presto. Sono contenta del sentirti soddisfatto della vendita della 
cavalla grigia, non si tralascian mezzi per effettuare le vendite degli altri 
oggetti, ma è una cosa difficile. In quanto però al Carick ho qualche lu- 
singa di poterlo vendere; cercherò pure la vendita degli abiti. Sono assai 
contenta del cocchiere, e dell'Agostino in ispecie, egli mi serve discreta- 
mente da cuoco, e bene da credenza, e benissimo per il rimanente; il 
cielo faccia ch'egli seguiti così, egli mi serve più di due, gli ho regalato 
in benemerenza un oriuolo. Ora mi trovo qui tutta sola, ciò che accresce 



232 



certo umor triste che si è impadronito di me: non è già che la famiglia 
mi sia di molto sollievo, no certo, ma l'idea d'un perfetto isolamento 
opprime il mio cuore. Domani è il giorno 15 ', tu sai qual triste rimembranza 
mi desta un tal giorno, ti assicuro che mi sento tutta compresa come se 
fosse il primo giorno. Vado tutti i giorni a pranzo dalla M. G.; povera 
donna, essa mi fa tutte le attenzioni possibili, ciò che guadagna infinitamente 
e fa dimenticare l'incomodo che questo mi porta: parliamo molto di te, 
tu sai che ciò basta per rendermi qualunque conversazione gradita. 

Differisco a chiudere questa lettera, stante che, non avendo ancor visto 
nessuno dei miei novellisti, mi trovo priva affatto di nuove. 

Oggi si pretende che l'Imperatore sarà a Milano prima della fine del 
mese, ma tutte le persone sensate non prestano fede a tale nuova. 

Il giorno 7 corrente il Santo Padre ha pubblicato un Breve, col quale 
rimette la Società dei Gesuiti in tutti gli Stati -, altro di nuovo non v'ha; il 
Pancione, al quale vado fare una visitina, mi impedisce di allungarmi di 
pili, oltre di che la posta parte prima del mezzogiorno. Addio, mio caro, 
vogliami bene, e credimi con vera tenerezza 

la tua Teresina. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Londres 



CXXIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 35. 

Milano il 17 agosto 1814. 
Carissimo Federico, 

Oh che gioia! Due tue lettere ad un tempo, quella scrittami da Li- 
verpool, e quella del 2 corrente; le espressioni che esse contengono hanno 
rallegrato sommamente il mio cuore ; il non essere sola in amare è per 
me la massima delle consolazioni: tu mi dici d'essere mio, sì, mio caro, io 
non ambisco ad altro sulla terra. Non mi parli in queste tue lettere del 
tuo ritorno, cosa che ha messo dell'inquietudine nel mio animo, e dello 
scontento nella M. G : essa è stata però contentissima che abbi viaggiato 
con Somaglia. Oggi Piero Salyer ha venduto il tuo Carick fornito di tutto, 
compreso finimenti, per 70 luigi, egli palpita pel timore tu sii malcontento 

1) Era l'anniversario della nascita del suo povero bimbo. 

2) Questa disposizione generale, che annullava la bolla di papa Cl<;mente XIV, era stata 
preceduta da provvedimenti particolari che avevan permesso alla Compagnia di sopravvi- 
vere e di ricostituirsi. 



233 



del prezzo, voleva facessi io il contratto per scaricarsi delia responsabilità, 
ma, siccome io credo sia più atto per far negozj, essendo cosa facile ad 
imporne alle donne che non si intendono del costo di simili cose, e del- 
le ruses per contrattare, io non accettai l'impegno; altronde si aveva a 
che fare con una testa dura qual'è quella di Crivelli Ferdinando, il quale non 
cede certo al bel sesso; egli lo ha comperato per Bianchetti, il quale è già 
di ritorno da Vienna; altronde se non si lasciava a questo prezzo pren- 
devano indubitatamente quello di Cicogna, forse anche a meno; e ve ne 
sono degli altri in vendita; scrivi dunque qualche cosa su di questo pro- 
posito. Per gli altri oggetti niente di nuovo, non v'ha la più piccola ricerca 
di simili cose. 

Sabato si convoca il Consiglio Comunale per scegliere gli individui 
per la Deputazione che deve andare a Vienna, la quale vien accettata 
dall'Imperatore'; Settala briga maledettamente, spero nel Cielo che non ci 
riuscirà; la di lui moglie gli scrive da Vienna che l'Imperatore l'ha assi- 
curata che avrà un buon posto, io gli desidero una carica onorifichissima 
e lucrosissima, ma che non abbia per carità la più piccola influenza sopra 
di noi. Non è vero che venga questo mese l'Imperatore; pare che ciò sarà 
in novembre. In casa di Settala ^ è scoppiato jeri il fulmine, ma non ci ha 
recato gran male. Morta la povera Sartirana, non so cosa succeda del 
marito, il quale le ha fatto un'assistenza mirabile. La Parravicini Monticelli 
sta poco bene, essa non guarirà del suo male, e finirà come la povera 
Sartirana. La moglie'di Carlone Somaglia^ sta male d'una malattia all'utero, 
come pure la Contessa di Castelbarco^ però hanno ancora qualche tempo 
da vivere. I giovani Castelbarco ^ sono andati a Vienna per affari. Il ma- 
trimonio di Belgiojoso colla Palavicini a S.t Calosso si farà il 26 del corrente 
mese, a noi sorelle non ce Io ha partecipato, tanto meglio. La d'Adda 
Kevenhiiller ha nuovamente partorito, come pure la Padulli Lurani^, a mo- 



1) Ogni città capoluogo di dipartimento potè pure mandar deputati, designandosi libe- 
ramente dal consiglio comunale due candidati per ciascun posto, fra i quali il Bellegarde 
fece la scelta definitiva. Furon così potuti eliminare senza chiasso uomini screditati, quali 
a Bergamo l'Adelasio, ex direttore della Cisalpina in fama di spia e di scroccone ed ora 
camuffatosi da bigotto. Cfr. per quest'episodio, in cui il Bellegarde, come sempre, si oppose 
agli energumeni, dell'estrema ala dei retrivi, Giuseppe Locatelli, Marco Alessandri, diret- 
tore cisalpino Bergamo, 1902, p.p. 58 e seg. 

2) La casa avita dei Settala nel Poslaghetto era già stata venduta; il conte Luigi ne 
aveva comperata un'altra appena fuori dei portoni di P. Nuova, presso l'antica chiesa di 
S. Bartolomeo. 

31 II conte Carlo Cavazzi della Somaglia aveva sposata donna Barbara V'aini, vedova 
Salazar. 

4) La contessa di Castelbarco, moglie del conte Cesare (vedi la nota 4 a pag. 80), era 
una Freganeschi di Cremona. 

5) Cioè il conte Carlo Castelbarco e la moglie contessa Maria nata Litta Visconti Arese, 
morta nel 1815. 

6| La contessina iMarianna Lurani aveva sposato don Giuseppe Padulli. 



— 234 — 

menti saranno imitate dalla sposa Visconti', e dall' Alli-: della Costanzina 
pare non se ne parli più. La mia salute pare migliori molto sotto la cura 
delle acque, le quali continuerò ancora per qualche tempo. 

Domani mattina vado a Niguarda per tre o quattro giorni; bisogna 
mi prepari a recitare rosarj ed a sentire varie messe; prevedo che non 
mi divertirò molto. 

Addio, mio caro, è un'ora dopo mezza notte, mi sento le ossa così rotte 
e che mi duolgono, onde bisogna che mi metta a letto, la signora Caro- 
lina poi credo lo brami vivamente. 

Addio, mio tesoro, i miei saluti ai nostri compatrioti che si trovano 
costì, e tu ricevi quelli dei parenti ed amici. 

la tua aff.ma Teresina. 



Arrivato Giacomino Trivulzio in ottima salute, arrivati pure dalla 
Spagna un figlio della sorella del povero Lumiares, con un ziastro, per 
vedere gli affari. La sorella si è dichiarata voler eseguire a puntino il 
testamento di suo fratello ; tratto di generosità non molto comune. Arrivato 
dalla^Russia il figlio di Stampa Soncino ^, ed il figlio del dottore Strambio, * 
e dalla Spagna Ugolini, il quale è stato prigioniere degli spagnuoli tre anni, 
e gli hanno fatto soffrire l'impossibile; egli è un partitante accerrimo del 
passato ordine di cose. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
Londres 



1) La marchesa Vittoria Trivulzio Gherardini s'era rimaritata al marchese Visconti d'A- 
ragona Il figlio marchese Alberto, che fu l'ultimo di quel ramo dei Visconti, nacque appunto 
nel 1814. 

2) Probabilmente la marchesa Ala Ponzone. 
3| Cfr. la nota 6 a pag. 37. 

4) Il dottor Gaetano Strambio era allora preposto alla direzione dell'ospitale maggiore 
di Milano. 



— 235 — 

CXXIV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 37. 

Milano il 26 agosto 1814. 
Carissimo Federico, 

Ricevetti solo ieri le due tue lettere del 4 e 6 corrente ; è con vera 
gioia che ti sento in perfetta salute e che pensi a presto rimpatriare; sì, 
mio caro, io t'aspetto con vera impazienza e a braccia aperte; io mi sono 
fissata in testa quando possa essere presso a poco l'epoca del tuo 
arrivo, sarà una gran pena per me se mi troverò delusa. Subito che vedrò 
il Bolchese gli parlerò per la seta, i tuoi affari sono in corrente, i fittabili 
però stentano un po' a pagare, quantunque il Barchetta non tralasci di 
stimolarli. Io diressi l'ultima mia a Parigi a M."" de Rougemont facendolo 
pregare di informarsi se eri a Parigi, oppure se ci dovevi arrivare presto, 
altrimenti di spedirla a Londra come le altre, io ti dò in quella delle 
commissioni, cioè d'un Flauto con tutte le chiavi et avec coulisse^; si voleva 
che fosse assolutamente Inglese, che fosse della massima bontà, insomma 
della migliore qualità. È Pierre Salyer che mi ha data questa commissione, 
credo ch'egli debba servire per suo fratello; se non hai ricevuta questa 
commissione mentre eri a Londra, non occorre più parlarne. 

L'abate Fornara vorrebbe B. zza 15 di Levantina- nera, la quale deve 
servire per un abito per la sua padrona di casa ; se t'incomoda eseguire la 
commissione, mostra di non averla ricevuta, per me basta l'avertela scritta. 
Vorrei poi mi provvedesti per me una boccettina di vinaigre des quatre 
voleurs, della massima forza possibile ; credo che il migliore si trovi chez 
Cadet Apothicaire de S. M., e dei cordonets di colori diversi, purché vi sieno 
almeno sei ascettine per ogni colore; essi devono servire per fare delle 
borse, credo che il Père de Famille sia ben provvisto in questo genere. 
Io ti vo moltiplicando le seccature, non vorrei che m'avesti a tacciare 
d'indiscreta, ma quel che è peggio si è che temo abbi a provare cosa 
voglia dire la moneta lunga; sono una povera diavola senza denari e bi- 
sognerà faccia un debito per supplire ai pesi dell'eredità, Valmadrera mi 
è quest'anno passiva di molto ; oh ci vuol pazienza, fossero queste tutte 



li Gli inglesi s'eran valsi sino al settecento d'un flauto speciale, detto flauto a becco, 
ma ormai anche fra quegli isolani s'era diffuso, recato dai tedeschi, i! flauto moderno oriz- 
zontale- 

2) A Milano era detta levantina u.ia stoffa di seta forte, che pure i francesi chiamano 
" levantine ... 



— 236 — 

le mie disgrazie! ti prometto che non avrei male di stomaco, ed il sistema 
nervoso ne sarebbe punto alterato. In questi giorni ho assai sofferto dei 
miei dolori, oggi però sto bene, credo che le tue lettere abbiano alquanto 
contribuito a questo miglioramento; ho fatto osservazione succedere co- 
stantemente alterarsi subito il mio fisico, quando il mio morale si trova 
abbattuto, e così vice versa. Oh, mio caro, siami sempre vicino, e mostrami 
d'amarmi realmente, e sono sicura guarire radicalmente dei miei mali! 

Morto il povero Monsignore Prata, la M. G. non mostrò quella sen- 
sibilità che avrei creduto : vero è ch'erano mesi che si vedeva tracollare, 
ed avanzarsi a gran passi alla sua fine, onde essa ha avuto tempo di farne 
il sacrificio preventivamente. Vado ogni giorno dalla M. G. a pranzo, essa 
mi vede molto volentieri, cerca alle volte di disapprovarti, ma si persuade 
subito in contrario; ti assicuro che non vi vuole molta eloquenza, essati 
ama davvero, però aspettati di non essere ben ricevuto il primo momento, 
tu sai che ciò entra nel suo sistema, ma t'accerto che un momento dopo 
fatta la sua pantomina, essa sarà tutta tua; mi pare d'amare di piìi la 
M. G. dopo che ho scorto l'amore ch'essa ha per te. 

La moglie di Pallavicini si mette assai male, essa non guarisce certo, 
Pallavicini non l'abbandona mai. La Castelbarco suocera sta alquanto male, 
essa ha ben poco tempo di vita. La Gherardini sembra si metta ugualmente 
male, essa ha sempre la febbre, ed i suoi umori. 

Ieri, giorno onomastico dell'Imperatrice, si sono distribuiti dal Mare- 
sciallo i premj a Brera, colla solita formalità ', il medesimo diede un buon 
pranzo ad alcuno dei nostri Nobili fra i quali Porro (il quale è alquanto 
arrabbiato di non essere stato neppure nominato fra le molte persone 
proposte per andare a Vienna, egli striscia come sai ha sempre fatto sotto 
l'altro governo); alla sera vi fu Teatro illuminato', ove intervenne po- 
chissima gente, forse a motivo del cattivissimo tempo che ci continua da 
alcuni giorni. Bellegarde ha scelto dai quattro nominati dal Consiglio Co- 
munale per andare a Vienna, i quali sono Alfonso Castiglioni, Mellerio, 
Durini e Adrini, i due primi; essi devono essere a Vienna per il 15 di 
Settembre. La settimana ventura anderò a Carate per rimanervi sei o sette 
giorni, ti sarà facile l'immaginarti che è per dei riflessi che faccio questa 
gita, non già per elezione. Tutti gli amici, fra i quali vuol essere assolu- 



1) Il CoMANDiNi, op. cit. p.p. 744-746 riproduce alcune delle opere premiate. Ricorreva 
l'onomastico dell'imperatrice M. Ludovica (il 25 è la festa di S. Luigi re di Francia) e la 
" pubblica sessiofie della Cesarea Regia Accademia delle Belle Arti „ fu presieduta dal Bel- 
legarde, circondato dalla reggenza, dalle autorità civili e militari e da molto pubblico. Ve- 
dasi la breve relazione ufficiale nel Giornale Italiano del 27 agosto e nel Corriere delle 
Dame dello stesso giorno. I discorsi erano stati pronunciati dall'abate Zanoja segretario 
dell'Accademia e dal pr. Giuseppe Longhi, il grande incisore 

2) Si rappresentava in quella sera, al teatro della Scala, l'opera buffa : " Il Turco in 
Italia „ del Rossini, ed i balli : " Ifigenia in Tauride „ e la " Casa disabitata „. La serata era 
a vantaggio del Pio Istituto Filarmonico. 



23'; 



tamente specificato Rosmin; ', ti salutano caramente, tutti quanti sono 
impazienti di vederli di ritorno, essi si propongono di fare delle lunghe 
chiaccherate. Il padre Carlo mi assedia colle sue gentilezze, ti assicuro che 
alla lunga egli è assai pesante, ma, siccome ne ho di grazia, bisogna aver 
pazienza, quello poi che mi annoia mortalmente è Porro, Brème mi fa delle 
visite piuttosto frequenti. Sartirana è inconsolabile per la morte della moglie, 
egli sta quasi sempre a Balsamo- colla sua famiglia, la Visconti ha mo- 
strato ben poca sensibilità in quest'occasione. 

Sabbato seguirà il scioglimento dei Paggi, Brème ne è tutto comareso. 
Addio, mio caro, vogliami veramente bene, e pensa ch'egli è 1' unico mezzo 
per rendere felice la tua 

Teresina. 



Decreto di S. M. che conserva l'ordine della Corona Ferrea, si crea 
lui capo dell'ordine, permette a quelli che ne sono decorati di portare la 
decorazione qual' era, riservandosi di farvi quelle variazioni che crederà, 
Don Angiolo Devecchi sta malissimo, sembra che per questa volta non 
tornerà indietro. Il marchese Airoldi^ ha però fatto un altro procuratore nel 
caso che questi abbia a mancare: il detto marchese ha condotto con sé i 
figli, attualmente sono ancora a Genova, ma quanto prima faranno vela per 
la Sicilia e per rimanervi. 

È venuta a Milano la Principessa Albani^ chiamata dalla malattia mortale 
del signor Piaggia, per vedere i suoi affari, essa è stata a far visita alla M. G. 
la quale ne fu assai contenta. 



V : A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Paris 



It Probabilmente, il cav. Carlo Rosmini, storico e letterato, cugino del filosofo. Nato 
a Rovereto nel 1759, aveva fatto le sue prime prove nelle lettere sotto gli auspici del con- 
terraneo dementino Vannetti e s'era particolarmente dedicato a studi biografici, prima in- 
torno a classici antichi come Ovidio e Seneca, poi, con maggior novità, intorno ad umanisti 
quali Vittorino da Feltre, il Guarino, il Filelfo. Negli ultimi anni del regno italico, il Ro- 
smini viveva stabilmente a Milano, in grande intimità coi Trivulzio, a lui liberali dei loro 
tesori artistici e letteraria Egli preparava appunto una vita del magno Trivulzio, stampata 
nel 1815, in attesa di pubblicare la prima parte della Storia di Milano, alla quale attendeva 
ancora quando mori nel 1827. Era membro onorario dell'Istituto reale. V. Coraccini, op. 
cit., p. CXXII 

2) Villa degli Arborio di Brème, presso Monza. 

3) Il marchese Giuseppe Airoldi, proprietario d'uno splendido palazzo in via San Paolo 
secondo il d'Ancona, Carteggio di Michele Amari, Torino, 1907, voi. Ili, p. 7, questo ramo 
degli Airoldi, trapiantato in Sicilia, era imparentato co' Gonfalonieri. 

4) La principessa Albani era una Casati, donna Teresa, del conte Ferdinando, sposata 
nel 1783, morta nel 1824. 



— 238 — 

cxxv 

Archivio Casati - Milano. Inedita, 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 38. 

Milano il 30 Agosto 1814. 
Carissimo Federico, 

Oh che gioia! ricevetti in questo punto la tua lettera scrittami da 
Edimburgo ; sono sorpresa come essa mi sia giunta così presto, essa ha 
alquanto rallegrato il mio spirito, il saperti in giro è per me un continuo 
palpito, tu sarai di ritorno a Londra per il 28 corrente; dunque dovresti 
essere a Milano prima della metà di settembre, se però ti picchi una 
volta d'adempire le tue promesse, cioè di fare il viaggio con tutta celerità; 
sì, mio tesoro, te ne prego, ritorna al più presto, la tua lontananza è per 
me una cosa insopportabile! Domani mattina partirò per Carate ove mi 
fermerò sei o sette giorni al più, i divertimenti devono essere presi con 
parsimonia. Non ti parlo della mia salute, non ne sono contenta da alcuni 
giorni in qua. Ieri è sortito il decreto del Governo in nome di S. M. che 
proibisce le adunanze dei Franchi Muratori sotto a delle pene piuttosto 
rigorose. ' Mi viene assicurato esservi un decreto di Sua Maestà che as- 
sicura il soldo a tutti gl'impiegati che esistevano, sino all'organizzazione 
generale. A Frasconi figlio è stata assegnata una pensione di 2100 lire di 
Milano, non credo che ne sia molto contento. Morto il povero D. Angelo De- 
Vecchi, la procura del marchese Airoldi è stata data al ragioniere Tordorò^. 

Oggi sono stata a Brera all'Esposizione, ove v'ha il ritratto di Ta'verna 
a cavallo vestito da scudiere ^, e due d'AIario, uno vestito da scudiere a 
cavallo, in mezzo all'incendio di Mosca, e l'altro in grande in trace su un 
cavallo bianco-*; v'ha pure il ritratto della Miller tutta nuda, dei due fratelli 
minori Sayler a cavallo, e molti altri bei quadri. In genere di bassi rilievi 
v'hanno delle cose bellissime ed anche in disegno. V'andai con Calderara, 
ma vi trovai delle conoscenze, in ispecie Trecchi, il quale volle farmi ri- 
marcare il ritratto della sua Venere. Passerà forse un qualche ordinario 
senza che ti scriva; tu sai che i cavallanti partono ordinariamente in giorni 
opposti alle giornate di posta, ed è inutile preparare una lettera dei 
giorni prima; altronde non ti posso dare di colà nuove, quelle poi della 
mia salute non te le voglio dare più, devi venire in persona a prenderle, 
egli è ormai tempo. Ti faccio i saluti della M. G. di tutti i parenti, e di 
tutti gli amici, e tu ricevi, mio caro, le proteste dell'amore il più sincero, 
quale vorrei sentisti tu per me. Oh quanto sarei felice! Addio mio caro. 

1) Cfr., sulle condizioni delle loggie massoniche quando furon colpite da questo decreto 
del 26 agosto 1814, G. de Castro, Principio di secolo, cit. p.p. 198 e seg. Il Governo austriaco 
aveva preso subito a sorvegliare strettamente le loggie fin dalla prima rioccupazione delle 
provincia venete nell'inverno. Vedasi p. es. Lelio Ottolenghi, Padova e il dipartimento del 
Brenta dal i8i} al i8if, Verona 1909 p.p. 164 e seg. 

2) Probabilmente si tratta di Luigi Tordorò, capo della contabilità al Ministero del Tesoro. 

3) Don Gaetano Taverna. Cfr. la nota 3 a pag. 36. 

4) Questi quadri sono tuttora conservaci dal conte Alfonso Visconti di Saliceto, fiiglia- 
stro dell'Alari, nella sua villa di Cernusco al Naviglio. Il primo ritratto, ch'è il migliore, è 
dell'Adam, l'altro del Bertolini. 



— 239 — 

CXXVl 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 39. 

Milano il 7 Settembre 1814. 
Carissimo Federico, 

Non mi possedo dalla consolazione ; appena giunta da Carate mi furono 
rimesse le tue lettere del 18 e 23 giunte nel medesimo tempo. La speranza 
ed anzi certezza che mi dai di presto abbracciarti rianima le mie forze, mi 
pare che i miei malanni svaniranno totalmente nel momento che ti ab- 
braccerò, oh, mio caro, egli sarà certo uno dei più belli della mia vita. 
Rimasi a Carate, comprese le giornate dell'andata e del ritorno, 7 giorni, 
non ho molto a vantarmi dell'accoglienza fattami da tua madre; tuo padre 
è stato molto più gentile, e mi parve si risentisse più volte della poca 
garbatezza della sua cara metà; i primi giorni che vi fui la mia salute fu 
un pò alterata dal cangiamento d'aria, ma in seguito mi trovai molto meglio, 
e se avessi trovato della cordialità e m'avessero detto non in mezzo ai 
denti, come hanno fatto, di fermarmi un po' più, mi vi sarei trattenuta. 
Mi faccio una vera festa di godere la campagna con te, egli è un progetto 
che abbraccio con trasporto. 

1er l'altro partirono i deputati per Vienna; Castiglioni condusse seco 
il figlio maggiore; ' per Crema andò il nostro Monticelli, egli non condusse 
la moglie, attesa la sua nessuna disinvoltura, e inattitudine per gustare 
dei piaceri del viaggiare. La spesa che porterà quest'andata è a carico 
dei dipartimenti rispettivi. 

Rasata la casa del povero Prina, se ne fa una piazza, ciò che rende 
questo sito uno dei più belli di Milano; del rimanente della casa di Prina, 
che è in retta linea col Censo, se ne fa una casetta con una facciata ana- 
loga a questa. Si parla del matrimonio della figlia Borromeo col Barone 
Sardagna% persona impiegata nella Cancelleria di Bellegarde, dell'età di 



1) Il conte Carlo Ottavio Castiglioni, riputato archeologo. Fu un collaboratore del celebre 
cardinale Maj nella pubblicazione dei palimpsesti ambrosiani: si consacrò pure agli studii 
orientalistici e scrisse un trattato sulle monete cufiche. Gli fu eretta una statua a Milano 
nel cortile del palazzo di Brera. 

2) Del trentino barone G. B. Sardagna, allora aiutante del Bellegarde, poi consigliere di 
legazione ed addetto al governo della Lombardia anche più tardi, a' tempi del Saurau, 
I'Helfert, Kaiser Franz etc. cit. p. 225 loda lo zelo e l'attività. Il Sardagna, nato nel 1760, 
era già nel 1779 cadetto di fanteria ed aveva nel 1814 grado di maggiore. Dall'anno precedente 
era uno dei principali funzionarli del quartter generale del Bellegarde. Nelle guerre contro i 
francesi, alle quali aveva preso parte, s'era dimostrato ufficiale coraggiosissimo. Egli s'era 
già battuto, quando la contessa Confalonieri lo vide a Milano, in ben 16 campagne. Il Sar- 
dagna non sposò affatto la contessina Borromeo, bensì la sua compaesana Maria Antonia 
Todeschi d'Echfeld. 



— 240 — 

35 anni, non si sa se sia d'un gran casato ma pare di no ' ; quei chie è certo 
si è che rimane tutta la sera nel palco Borromeo, quantunque egli abbia 
tante altre conoscenze. Frecavalli Prospero è partito per Vienna per suo 
diporto. Ieri ho ritrovato in casa un alloggio, mi si dice ch'egli è un 
bell'usserino, finora non l'ho visto, bramerei non mi favorisse di sua visita; 
questi signori riescono ordinariamente un po' incomoducci, sono sospettosi 
quanto mai e bisogna per conseguenza essere c[auti] nella conversazione, 
ciò che impone una certa g[êne] che non riesce aggradevole. Mia suocera ti 
prega di provvedere dei cordonets di varj colori per fare delle borse, ce ne 
vogliono sei per ogni colore, essi debbono servire per la Ghita. I tuoi 
affari vanno regolarmente, i miei soli sono alquanto imbrogliati; il sig. Croce 
mi pressa sommamente per avere delle somme quali io non le posso dare, 
stante che io non posso riscuotere dai miei debitori i capitali dei quali mi 
vorrei servire, e bisognerebbe ne prendessi sulla Goba, ed anche per questo 
v'hanno delle difficoltà non potendo io per varie ragioni [come] che non 
so fare degli istromenti, insomma ti assicuro che mi trovo assai imbarazzata: 
ho poi la consolazione che quest'anno Valmadrera mi è d'assai passiva, 
per cui bisognerà faccia dei debiti per soddisfare ai miei obblighi. Ci 
vuol pazienza ; nemmeno la stagione mi ha voluto favorire. 

Ti faccio i saluti della M. G., tuo padre, madre, Seregni, fratelli, amici 
ecc. Addio, mio caro, assicurami che mi vorrai sempre bene, ciò è quanto 
il mio cuore desidera con tutto l'ardore. Ti abbraccio e sono la tua 

aff.ma Teresina. 



v. A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Confalonieri 
Paris 



1) In realtà i Sardagna, senz'essere una casata storica che potesse rivaleggiare coi Bor- 
romeo, erano una nobile famiglia trentina, che già prima della metà del secolo XVI era 
riconosciuta patrizia in Trento. Se ne veda la genealogia in Wurzbach, op. cit., 28"theil, 
Wien 1874 p. 243. 



— 241 — 

CXXVIT 
Biblioteca Braidense - Milano A F XII F 14-121 Edita. » 

Federico Gonfalonieri a Don Giacomo Beccaria. 

Londra li 9 settembre 1814. 
Carissimo Amico, 

Eccomi alla sesta, secondo tu mi scrivi, delle tue lettere, 
di cui io non ne ricevetti che quattro, ed a cui non ne risposi 
che una. Devo ben io lagnarmi della posta che mi ha defrau- 
dato così di due tue carissime, ma non voglio che tu ti lagni 
di me che così scarsamente abbia corrisposto alla tua gentile 
sollecitudine ed amicizia. Credo pertanto che mi sarà bastante 
scusa il farti osservare ch'è da un mese che corro come un 
cervo i tre Regni Brittanici visitando la campagna, le città,, le 
capitali, ed avendo percorso due mille cinquecento miglia di 
paesi. Eccomi ora da quattro giorni reduce in Londra ove non 
soggiornerò che altri tre o quattro, e quindi passando per Pa- 
rigi sarò fra breve in patria. Nulla ti dirò ne di Londra né 
del mio giro, perchè, e troppo avrei a dirti, e presto, nel 
nostro ozio patrio, avrò campo di farlo verbalmente. Nulla 
pure posso dirti o seminulla di notizie politiche, poiché tutto 
è calma e nube, e tutto si tratterà, si accorderà, o si scompi- 
glierà al trattato di Vienna. Le commissioni dell'amabile tuo 
cugino, ^ al quale farai mille cordiali saluti da mia parte, sa- 
ranno da me eseguite con tutta la cura possibile; sarà bene 
però che gli osservi, che dalle nozioni assunte rilevo che vi 
harmo tra le medaglie ricercate molte di oro di grandissimo 
prezzo; non essendo in tempo quindi d'attendere su di ciò una 
risposta a mia norma, mi limiterò delle più costose a portar- 
gliene la nota. Tienmi in serbo, mio caro amico, qualche dose 
del tuo buon umore, del tuo spirito ; esso mi sarà troppo ne- 
cessario per interrompere piacevolmente la pacifica calma, e 
la soporifica monotonia con cui, a quel che vedo, è preparata 



1) Pubblicata mW Archivio Storico Lombardo, a XXXIV da G. Gallavresi, Per una 
futura biografia di F. Conf aionie ri, p. 456. 

2) Con ogni probabilità il marchese Giulio Beccaria; cfr- la n. 1 a p. 108 

16 



242 



a ricevermi la mia cara patria. Salutami gli amici tutti che 
serbati memoria di me; di' a Balabio che si disponga a bat- 
tersi meco, giacché io vengo campione di questo bel paese, di 
cui so eh' egli ha deturpato la lama e l'onore ^ ; vogliami bene 
e credimi cordialmente 

tutto tuo aff.mo amico 
Federico Gonfalonieri. 

à Monsieur 
Monsieur Jacques Beccaria 
à Milan 



CXXVIII 

AycJiivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 40. 

Milano il 9 Settembre 1814. 

Carissimo Federico, 

Sono nella lusinga che questa mia non ti ritrovi a Parigi, e sarò ben 
contenta se avrò gettati inutilmente i miei caratteri ; si, mio caro, vorrei 
averti già nelle mie braccia, è impossibile essere aspettato con maggior 
impazienza di quello che lo sei tu. La poca caparra, che ho della buona 
fede che metti nelle tue promesse, è quella che mi spinge a scriverti, quantun- 
que meriteresti ch'io ti castigassi col non darti più sentore di vita, ma già 
m'accorgo che la mia bontà proveniente dal debole ch'io sento per te, è 
troppo grande; bisognerebbe che sapessi sgridare con forza, e che mi 
mettessi un bel giorno i calzoni per poterlo fare con maggiore autorità, 
ma sono di quelle cose che, se non succedono sulle prime, è impossibile 
impossessarsi dopo. Ah no, mio caro, io te li cedo per sempre, voglio aver 
gonna, e portarla in tutta l'estensione del termine, troppo mi è dolce l'essere 
a te subordinata, sembrami che i tuoi comandi non siano che un'interpre- 
tazione della mia volontà. 

L'Ussaro che abbiamo in casa è il conte di Goutenhov- il quale ti cono- 
sce, e mi disse d'aver pranzato più volte con tea Vienna; egli mi fa delle 

1) Cfr. la lett. CXVI. 

2) Dev'essere quel conte di Coudenhove, dell'antica famiglia comitale del Brabante, che 
fu inviato dal Bellegarde presso il papa. Cfr. Weil, Joachim Murât etc. cit. p. 21, 



243 — 



visite, viene la sera in palco, ma non gli faccio altre attenzioni ; la paura 
ch'esse abbiano ad essere mal interpretate dai maligni, mi rende forse 
anche troppo poco cortese, ma spero non lo troverai male; la combinazione 
d'essere sola in casa (quantunque tuo padre si trovi pure da qualche giorno 
a Milano) rende la mia posizione delicata. Mio suocero è contentissimo 
di questo alloggio, egli vorrebbe che rimanesse qui tutto l'anno .... 

'■ tanto sono persuasi, o per dir meglio 

infolarmati, tanto i padri come i mariti, per questi pattani ; la M. G. mi 
dice sempre di tenerlo da conto e di non lasciarlo fuggire, gli hanno dato 
dei bei mobili : ti assicuro ch'ella è cosa da morire dal ridere. La mia 
salute da alcuni giorni in qua è alquanto migliorata, credo che la speranza 
(e vorrei persuadermi che fosse certezza) di presto rivederti ci contribuisca 
non poco; continuo le acque di Recoaro, le quali mi hanno certo fatto molto 
vantaggio. Guicciardi è stato prescelto dal suo dipartimento per andare 
a Vienna a complimentare l'Imperatore-, pare incredibile come quest'uomo 
riesca ad insinuarsi nuovamente^. Nuove non ve ne sono, non ne siamo 
mai stati tanto sprovvisti. Rasini è ancora in Toscana, ma entro questo 
mese egli sarà di ritorno. Il padre Carlo è quasi mio servente in piedi, 
egli si divide con un'arte mirabile fra l'Annoni e me; quest'ultima non ha 
più ripresa quell'amicizia per me che aveva prima, essa mi guarda con 
un'occhio sospetto, suo marito però mi fa le sue visite come prima, egli 
è molto più ragionevole. Ho fatto la tua ambasciata a Beccaria, egli ti 
saluta caramente. Ciani è un secolo che non l'ho visto, non so per che 
ragione, poiché io mi sono studiata di riceverlo colla maggiore cordialità. 
Ieri si è riaperto il Foppone dell'Ospedale dove si doveva fare il Panteon 
con molta solennità ■•, credo che si riapriranno molte chiese, e che si rin- 



1) Si omettono espressioni troppo vivaci strappate alla contessa dall' infatuamento di 
suo suocero per i tedeschi. 

2) Fra i compiti ostensibili delia deputazione valtellinese, scelta d'intesa col Bellegarde 
e colla reggenza, secondo appare da carte riservate dell'archivio di Stato di Milano {Comm. 
Plen. Imp. Bellegarde 28 ■ Poterne Sovrane), era infatti quello di " umiliare a S. M. i sen- 
timenti di devozione di que' popoli „. In realtà la missione affidata dal consiglio generale 
del dipartimento dell'Adda al conte Diego Guicciardi, ed al suo collega di Chiavenna, Ge- 
rolamo Stampa, fu ben altrimenti importante. Il Guicciardi in modo particolare attese a con- 
vincere i diplomatici adunati a Vienna dell'inopportunità del loro primitivo disegno di ridare 
ai Grigioni la Valtellina. Fu uno dei pochissimi casi in cui quel consesso fu indotto ad 
ascoltare la voce dei popoli. Cfr. le note 1 a pag. 161 e 3 a pag. 218. 

3) La sorpresa della contessa appare poco giustificata, giacche il Guicciardi (cfr. la 
nota 2 a p.ll5). le cui simpatie per l'Austria erano antiche, ne era stato visibilmente inspi- 
rato in tutta la sua condotta, sia quando discusse in senato le proposte del duca di Lodi, 
sia quando non compì la missione affidatagli di presentare alle Alte Potenze i voti di quel 
corpo e rincasò con molta precipitazione. Se v'era un uomo del regime napoleonico che po- 
tesse attendersi di non seguirne le avverse fortune, quello era il Guicciardi. 

4) Infatti rs settembre fu riaperta al culto la chiesa del Foppone intitolata all'arcangelo 
S. Michele. Cfr. Comandini, op. cit., p. 750. 



244 



noveranno le religioni come è già seguito a Roma^; il padre abate Molossi ^ 
vi è chiamato, egli partirà a quella volta alla metà d'ottobre. I tuoi amici 
ti salutano, come pure la M. G. e tuo padre, e tu, mio caro, ricordati il 
pili spesso possibile di quella che vive e viverà sempre quale è sempre 
stata tutta tua 

[T. C. C.]. 
v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Hôtel Bourbon - rue de la Paix 
Paris 
(Bignami in persona lascia due lettere)- 



CXXIX 

At'chivio Casati - Milano. lìiedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 



N. 42. 



Milano il 17 Settembre 1814. 



Carissimo Federico, 
Dopo la tua lettera del 23 Agosto non ne ebbi più altra; ti assicuro 
che ciò mi cagiona molta inquietudine; egli è vero che altre volte sono 
stata molto tempo senza ricevere tue lettere, ma ora il sapere che dovevi 
fare dei tragitti di mare mi tiene in una grande agitazione. Bacerò e 
ribacerò le mille volte la tua prima lettera che mi avrai scritta di ritorno 
sul continente: oh, mio caro, qual tormento è l'amare con tanto ardore come 
io ti amo! La più piccola cosa mette in tempesta questo povero cuore. 
Alle volte mi abbandono alla dolce idea di presto abbracciarti, e ciò mi 
dà un buon umore e un'allegria, la quale non è di molta durata, poiché su- 
bentrano ben presto i miei tristi pensieri; ti assicuro che chi mi osservasse 
da vicino, e che non ne conoscesse la ragione, finirebbe per battezzarmi 
come pazza. Oh qual gioia proverò nel rivederti ! certo che egli sarà uno 
dei più bei momenti della mia vita. Spero che vedrò di ritorno questa mia 
lettera, voglio sperare che anche le altre che ti ho scritte negli ultimi 
ordinar] avranno la stessa sorte. Ieri andai a cavallo, e Pierre montava la 
tua Inglese, la quale ha trottato a meraviglia. Ferdinando Crivelli ambirebbe 

1) Vorrà alludere agli ordini religiosi, che si ricostituivano e riprendevano i loro abiti 
caratteristici. Infatti il Giornale italiano di due giorni innanzi (7 settembre 1814) aveva 
annunciato che i padri Fatebenefratelli ed i Barnabiti avevano riassunto pochi di prima 
l'abito religioso. 

2) Doveva essere un membro della famiglia di tal nome, patrizia di Casalmaggiore. 

3) Queste parole sono aggiunte alla soprascritta. 



24Ô 



di farne l'acquisto. Niente di nuovo nò per la cavalla nò per il carrozzino, 
ed il Daumont inglese; egli è impossibile di vendere qualche cosa in questo 
momento. Domani arriverà la Sirtori, mi si assicura che ha riportato van- 
taggio dei bagni. Luigi Brivio' partirà lunedi per Vienna, con l'avvocato 
Agnelli, i quali ci vanno per diporto; essi hanno durato fatica ad avere il 
passaporto, si fanno per questo delle grandi difficoltà. 

È arrivata a Milano la Contessa Turn" col Cavaliere d'Elei^, la 
quale, appena vide i suoi parenti, che dichiarò loro d'essere maritata da 
cinque anni col detto Cavaliere ; ella è la prima volta che parla del suo 
matrimonio "*, sua sorella la Serbelloni ■' lo ignorava. Non ho altre nuove 
da darti, ne siamo perfettamente al bujo, oramai non si sa di che parlare 
in società. I tuoi parenti stanno bene, la M. G. ti saluta caramente. 
Oh quanto essa ti ama ! Ti assicuro che, per questa ragione, io amo lei 
come una mia madre. Gli amici ti salutano, non te li nomino, troppo sa- 
rebbe lunga l'enumerazione. 

Addio, mio caro, amami davvero colla uguale intensità colla quale sei 
amato dalla 

tua aff.ma Teresina. 

1) Luigi Giacomo Brivio (1783-1835), di Cesare, già podestà di Milano, e di Isabella Dii- 
rini, era cresciuto negli uffici del regno italico. Addetto dal 1805 al ministero dell' interno, 
era dal 1808 assistente al Consiglio di stato, dal 1812 referendario di prima classe alla Corte 
dei conti. Era stato incaricato con don Carlo Calderara, il 22 aprile 1814, della verifica delle 
casse lasciate dal precedente governo icfr. la nota Sa pag. lOS'. L'abolizione della Corte dei 
conti aveva restituito il Brivio, dal 1° agosto, alla vita privata. La abbandonò di nuovo 
temporaneamente, collaborando, collo zelo consueto, alla commissione straordinaria di liqui- 
dazione dei crediti verso il governo francese. Il reggente Bazzotta presiedeva quella commis- 
sione e don Giacomo Beccaria ne era segretario. Cfr. Calvi, Famiglie notabili milanesi, 
cit., vol. IV, famiglia Brivio, t. XIV. 

2) Maria Anna, nata nel 1758 dal conte Venceslao Giovanni Eustachio di Sinzendorf (1724-17731 
e dalla contessa Maria Anna Harrach (1725-1799), era vedova dal 1790 del conte Giorgio Thurn. 

3) Era tutt'uno con quell'Angelo Pannocchieschi conte d'Elei (1754-1824), cavaliere gero- 
solimitano, gentiluomo dilettante di letteratura e poeta satirico, diversamente giudicato: mal- 
menato dall'Alfieri ed invece detto dal Capponi: " dotto assai, d'ingegno non volgare in cose 
di lettere „ (Lettera a Giovanni Morelli, del 7 marzo 1844 in Alessandro Carraresi, /.fZ/ére 
di Gino Capponi e di altri a lui, v. II, Firenze 1883, p. 151 1. Il conte di Velo dal canto suo 
ne aveva parlato distesamente al Capponi in lettere del 1818. (A. Carraresi, op. cit., v. V, 
p p. 134, 138, 139). 11 conte d'Elei, morto a Vienna, legò nondimeno alla Laurenziana la sua 
magnifica biblioteca di incunaboli. Vedasi pure G. B. Niccolini, Memorie su la vita e le 
sue opere di A. d'Elei, Milano, 1841. 

4) Questo matrimonio diede occasione alla contessa d'Albany d'attentare alla fama del 
bibliofilo con espressioni salaci e maligne. Vedi C. Antona Traversi e D. Bianchini, Lettere 
inedite di Luisa Stolberg contessa d'Albany a Ugo Foscolo, Roma 1887 p.p. 129-131. La 
contessa aveva vecchi rancori da sfogare contro il d'Elei, bollato già dall'Alfieri in un noto 
epigramma. Cfr. V. Alfieri, // Misogallo, le satire e gli epigrammi editi ed inediti per 
cura di R. Renier, Firenze 1884 p.p. LXXIV e seg. e 279; e Pélissier, Le portefeuille de la 
comtesse d'Albany, cit. p.p. 355 e 430. 

5) Rosina di Sinzendorf ^1754-1837), sorella maggiore della contessa Thurn aveva sposato 
il duca Alessandro Serbelloni (1777-1826). I suoi discendenti in linea femminina ereditarono 
i beni fidecomissarii di quella vetusta casata germanica dei Sinzendorf, staccatasi verso il 
mille dal ceppo guelfo dei duchi di Baviera e mediatizzata allo scioglimento dell'Impero. 



— 246 — 

cxxx 

Archivio Casati - Milano. Inedita, 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 43. 

Milano il 21 Settembre 1814. 

Carissimo Federico, 
Dopo quindici giorni di continue angustie sul tuo conto, essendo rimasta 
tutto questo tempo senza avere tue nuove, ricevetti finalmente la tua lettera 
in data del 5 scrittami da Londra ; il mio cuore fu alquanto sollevato nel 
sentirti in salute, e che tutti i tuoi viaggi si siano passati senza disgrazie; 
confido nel Cielo che te li farà proseguire colla stessa felicità. Oramai 
mi hai voluto convincere che non devo assolutamente contare né sulle tue 
promesse, e nemmeno, (ciò che è ancora più) sui tuoi giuramenti. Nella 
tua lettera scrittami dall'Irlanda, in data del 23 agosto, mi vi davi parola 
sacra d'onore, ed anche solenne giuramento che saresti stato a Milano per 
il 20 corrente e che prendevi questo termine per prenderne uno lungo; io fui così 
sciocca da credervi, mi esaltai tutti questi giorni sul piacere di abbracciarti, e 
fui ieri mattina a cavallo sino a Rhò per incontrarti, immaginandomi che verrai 
dal Sempione. Tu vedi se posso essere molto contenta del tuo modo 
d'agire; tu paghi un tanto amore, e quale io credo difficilmente può avere pari 
e sicuramente nessuno che lo superi in intensità e costanza, con un'indif- 
ferenza che ti fa passare tanti mesi lontano, senza che ti affretti di venire 
a ravvivare quella che ha assolutamente bisogno della tua presenza; ma 
a che servono queste mie lagnanze? sono sicura che esse non ti faranno 
cangiare in nulla ai tuoi progetti, onde è meglio che mi taccia. 

Ho portato la tua lettera alla M. G., la quale le ha fatto molto piacere 
essendo essa pure assai inquieta sul tuo conto; la medesima ti saluta, e 
non ti risponde per non affaticare i suoi occhi. Tutti di casa stanno bene, 
essi sono però ancora in campagna, e vi rimarranno ancora qualche tempo. 

Sicuro il matrimonio della Serafini col Conte Venturi' di Parma, il quale 
le ha fatto dei bei patti. La Vittoria Visconti ^ ha dato alla luce un maschio 
felicissimamente. Ieri sera hanno arrestato alla villa Buonaparte 7 ladri i 
quali erano entrati nell'appartamento del maresciallo Bellegarde per rubare, 
ma uno di questi ladri avendo levato la lettera d' impunità ne diede avviso 
prima alla polizia per cui si è eseguito l'arresto con tutta facilità : il ma- 
resciallo s'impaurì assai. 

Spiacemi il sentire che non sii stato contento della vendita del Carik, 
ma ti assicuro che volendolo vendere era impossibile di fare un miglior 
negozio, stante che ve n'erano degli altri a miglior prezzo. 

1) Ventura e non Venturi è il nome della famiglia comitale parmense alla quale vero- 
similmente vuole alludere la contessa Teresa. 

2) Dev'esser la vedova Trivulzio rimaritata Visconti d'Aragona. Cfr. la n. 4 a pag. 19. 



— 247 — 

Non è mai stato fattibile l'effettuare la vendita del carrozzino né 
della mia cavalla ; ho qualche speranza per il Daumont Inglese, ma nien- 
tissimo di certo, cioè, Guido Castiglioni è venuto a vederlo, gli piace ma 
non sa decidersi. Lord Fitzgerald' si trova qui da alcuni giorni, egli è 
venuto espressamente per vedere la Castiglioni 2. La moglie di Pallavicini 
guarisce, è il professore Rachetti che ne ha tutto il merito. I tuoi amici ti 
salutano caramente, ma essi sono assai indiscreti con me poiché si fanno 
lecito di ridermi appresso tutte le volte che parlo d'aspettarti, bisogna che 
mi goda cosi il male e le beffe. Addio, mio caro, ama pure una volta, e 
con pari amore, quella che sarà tutta la vita la tua affezionatissima 

Teresina. 
v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Paris 



CXXXI 

Aì'clìivio Casati - Milano. lìiedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

N. 44. 

Milano il 23 Settembre 1814. 
Carissimo Federico, 

Eccomi di nuovo a scriverti e ti assicuro che lo faccio con rabbia, 
essendo già tanto tempo che supplisco in questo modo tanto imperfetto 

al piacere di fare la conversazione di viva voce con te ; ti assicuro 

che ne sono oramai stanca, e che non posso più sopportare di vedere 
prenderti giuoco della mia credulità. Sono oramai cinque mesi che sei 
partito da Milano; a te sembrano ore, ma a me, povera disgraziata, sono 
cinque secoli, e ne sento tutto il peso; t'assicuro che, se il mondo conoscesse 
l'infelicità della mia esistenza quando mi trovo lontano da te, ecciterei la 
compassione anche degli animi meno sensibili; ma a che serve raccontarti 
queste cose? È per tua voglia che debbo soffrire, vorrei poterne incolpare 
il destino, e forse la cosa mi sembrerebbe meno dura. 



1) Era probabilmente un cadetto della casa ducale di Leinster. I Fitzgerald, noti nella 
paria irlandese sin dal principio del XIII" secolo, furono insigniti nel settecento del titolo 
di duchi di Leinster. 

2) Probabilmente la marchesa Paola Castiglioni Litta, le cui relazioni erano estesissime 
in tutta l'Europa. Vedi la n. 3 a p. 74. 



— 248 — 

Oggi hanno sacramentato la figlia Canibiago, essa non ha che pochi 
giorni di vita, come pure la Manetta Vitali nata Aresi \ e la figlia Balsami' 
sorella della Ruggeri. Morto il povero don Carlo Ronzoni. Oggi la Sirtori 
è andata ad abitare nella nuova casa, cioè in casa Anelli, io ne sono assai 
contenta; non mi pai vero di non essere più obbligata a por piede in quella 
orribile contrada di S. Vito ^, ella è d'altronde assai più vicina. Sento 
generalmente che i Sirtori vanno in ruina, che hanno dei debiti, non so 
cosa farei perchè ci mettessero riparo, ma tu sai che con don Giovannino 
non si può parlare ; t'assicuro che questa cosa mi dà molto fastidio. 

Il maresciallo Bellegarde lascia la villa Bonaparte per andare ad abitare 
l'ex Ministero della Guerra. Non ti posso dare nuove, non ve n'ha di 
nessuna sorta, oramai non si sa di che parlare. Ieri è arrivato Berrà; puoi 
ben credere l'invidia che sentii del piacere che avrà avuto sua moglie di 
riabbracciarlo; egli ha fatto il suo viaggio speditamente, e certo ch'ella 
ha più ragione di me di lodarsi della diligenza del proprio marito. Tuo 
padre (il quale è venuto a Milano espressamente per vederti, credendo di 
poter credere alle tue promesse) ti saluta, e riparte per ritornare poi a 
Milano quando ti vi saprà; lo sa il Cielo quando! 

La M. G., i parenti e gli amici tutti, fra i quali Brème, ti salutano. Porro 
per grazia del Cielo è a Torino da alcuni giorni, egli mi riesce assai pesante; 
egli vi è andato per ottenere dal Re una piazza nei paggi per suo figlio, 
egli è impossibile d'essere più strisciante di lui. Ti prego di ringraziare 
Bignami per gl'incomodi che si dà per le mie lettere. Addio, mio caro, ri- 
cordati d'essere amato e desiderato da quella che ti sarà per tutta la vita 

aff.ma Moglie. 

V : A Monsieur 

Monsieur le Comte Frécéric Confalonieri 
Paris. 



1) Questa Arese aveva sposato don Carlo Vitali. 

2| Probabilmente apparteneva alla famiglia patrizia dei marchesi Balsamo. 
3) La]^contrada di S Vito, presso il ponte di Porta Ticinese, trovasi infatti in un quartiere 
di Milano eccentrico e di cattiva fama. 



— 249 — 

CXXXII 

Aì'clìivio Casati - Cotogno Monsese. Edita ^ 

Ugo Foscolo a Federico Gonfalonieri 

{di mano di Silvio Pellico)" : 
Signor mio 

Da più giorni mi viene ridetto ch'Ella parli poco discretamente di me^ 
S'altri abusa del nome di Lei per avvalorare la propria malignità, è bene 
ch'Ella ne sia avvertita: ma se, come mi vien riferito, Ella mi attribuisce 
il progetto ^ di rinnegare i miei principi e di prostituire la mia penna, Ella, 
Signor mio, ha il torto; inganna sé medesimo e gli altri. Non ch'io mi 
degni di scolparmi d'una accusa = smentita da tutti i miei scritti e da tutte 
le azioni della mia vita; intendo bensì di farmi rispettare da que' tanti 
che non potendo proteggere il proprio onore, si costituiscono mentitori ^ 
per assalire l'altrui. Spetta a Lei, Signor mio, di far disdire la persona 
che le appone sì bassa calunnia"; ed io la nominerò; perchè siffatti tristi 
vanno confusi e puniti. 

Diversamente io mi vedrò costretto a parlare a Lei, mio Signore, in 
guisa ch'Ella, o si ricreda, o mi faccia tacere per sempre. Frattanto spero 

l) Pubblicata in Ugo Foscolo, Opere edite e postume - Appendice a cura di Giuseppe 
Chiarini, Firenze 1890, sulla copia che il comm. Bianchini trasse dalla Labronica. 

21 Intorno all'intrinsichezza ch'era a' quei giorni fra il Foscolo ed il Pellico, divenuto 
quasi segretario del poeta, cfr. P. I. Rinieri, Della vita e delle opere di Silvio Pellico, 
cit. vol. I p.p. 26 e seg. 

3) Il Foscolo stava allora trattando col maresciallo Bellegarde, uomo leale e, come è 
risaputo, inclinato a favorire gli spiriti liberali, per la fondazione d'un nuovo giornale da 
pubblicarsi a Milano. (Cfr. Helfest, Kaiser Franz, cit. p.p. 560-64 e A. Luzio, // processo 
Pellico-Maroncelli, Milano 1903, p. 566j. Quegli abboccamenti fra il commissario imperiale 
ed il poeta furon sinistramente interpretati. (Cfr. G. Pecchio, Vita di Ugo Foscolo. 
Milano 1851, p.p. 130-131"); e maligne voci amareggiarono il Foscolo e prima lo spinsero 
a provocare così il Gonfalonieri, poi, sotto la pressione della richiesta d'un giuramento 
militare che sembrava inevitabile, lo decisero al disperato e davvero eroico partito di fuggire 
in perpetuo esilio. Lo stato d'animo del poeta quando scrisse questa lettera è da lui illustrato 
in due periodi della lettera " al signor conte di Fiquelmont generale maggiore negli eserciti 
di S. M. Cesarea Austriaca „ (Ugo Foscolo, Prose politiche, cit. pp. 102-103): " Tutti a 
ogni modo ridissero, e tenevano per evidentissimo fatto, e giuravano ch'io veniva tutti i 
giorni a vendere le mie opinioni, la mia penna, l'anima mia a Lei ed al nuovo governo. A 
smentire pubblicamente sì falsa calunnia, ella e Milano tutta vide ch'io ne domandai con 
lai mia spada ragione a tal uomo che, per Io stato in cui la fortuna lo ha collocato, e per 
età, e per natali, non poteva far credere a' vili ch'io volessi soverchiarlo d'ardire. „ Cfr. sulla 
vertenza, oltre la nota del Bianchini, inserita dal Chiarini, loc. cit., quanto ne scrisse il 
Chiattone, art. cit., p.p. 56 e seg. 

4) Nella minuta, consultata per me cortesemente nella Labronica dal prof. Ghino Lazzeri, 
in luogo di queste tre ultime parole sta questa sola più categorica: "accusa,.. 

5| " taccia „ nella minuta. 

6) "calunniatori,, nella minuta. 

7) La minuta reca " la fece autore di questa accusa „. 



— 250 — 

che questa lettera non le possa rincrescere'; la ho scritta con la generosa 
franchezza che presumo anche in Lei. 

4 marzo, 1815. 

(di mano del Foscolo. J Ugo Foscolo. 

Al Signore Conte Federico Confalonieri 
a Milano 



CXXXIII 

Archivio Casati - Cologiio Monsese (miìiìita). Edita. ^ 

Federico Gonfalonieri ad Ugo Foscolo 
Mio Signore, 
D'ogni mio detto e fatto Ella mi troverà mai sempre pronto 
a riconoscerne la proprietà, ed a sostenerne l'accordo colle mie 
opinioni. Quando Ella mi parla di calunnia non esito a rigettarla 
francamente da me come non mia, lasciandone la proprietà a 
colui cui si spetta. ^ Ella mi faccia questi conoscere, e non isde- 
gnerò scendere insino al vile che me V ha attribuita ^ a tutela 
del mio onore, il quale faccio consistere del pari nel ^ difendere 
ciò che mi appartiene come nello respingere da me ciò che 
appartiene ad altri. S'Ella avesse creduto di ommettere la frase 
« di far me ricredere, o di far io lei tacere per sempre » la 
giusta sua domanda m'avrebbe volentieri ^ condotto a più ampia 
spiegazione; ma deve Ella sapere che tutto ciò che sente di 
minaccia serra il mio animo a' sentimenti' « di quella generosa 
franchezza» nella quale mi glorio di^ non essere^ a nissuno 
secondo. Federico Confalonieri. 

[5 marzo 1815, ore 4 pomeridiane]. ^° 

1) Variante nella minuta: "spero frattanto che non le rincrescerà questa lettera „. 

2) Pubblicata colla precedente. 

3) La lezione data dal Bianchini Ice. cit., tratta dall'originale della Labronica, reca: " a 
chi si spetta „. 

4) Il Confalonieri corresse nella lettera inviata: " che l'ha tessuta „. 

5) Il rimanente della frase fu cosi mutato nella redazione definitiva: " nel sostenere il 
mio, come nello smentire il non mio ,. 

6) La parola fu tralasciata nella copia. . 

7) Variante del testo definitivo " il mio cuore agli impulsi ,. 

8) Variante: " che non potrà mai rincrescere a chi si gloria ,. 

9) Il testo della Labronica ha qui: " in ciò „. 

10) La data è apposta solo sull'originale livornese. 



— 251 — 

CXXXI\' 

Biblioteca Labronica - Livorno. Edita ^• 

Ugo Foscolo a Federico Gonfalonieri 

Signor mio, 

Poiché Ella, se ho ben letto la sua risposta, mi lascia l'arbitrio di ridurre 
a minimi termini la questione, compiacerò volentieri a' suoi desideri ed 
a' miei. 

O è vero ch'Ella mi ha creduto capace d'una bassezza, e lo ha detto ; 
o mi fu riferito falso. 

Nel primo caso, ne io sarei uomo da perorare giustificazioni, né pare 
che Ella vorrebbe disdirsi: cosi non potremmo allegare se non se ragioni 
vaghe che lascerebbero pendente la lite in mio danno, da che ad ogni 
modo io sarei stato tacciato da lei di bassezza senza risentirmene. La 
lite dunque richiede un tribunale che decida sommariamente, e due arbitri. 
Io per mia parte, quando ella non promovesse difficoltà, che io rispet- 
terei, nominerò il Conte di Sartirana-; e sono sicuro che sarà da me gradita 
la persona, la quale verrà scelta da lei. Bensi le raccomando il secreto. 
Vociferandosi lo stato a cui si riduce la nostra contesa, si correrebbe 
pericoli da una parte, e si provocherebbe da un'altra parte il ridicolo; Ella 
conosce il suo paese, e m'intende. 

Nel secondo caso toccherebbe a me di palesarle la persona che le 
appone discorsi maligni ch'ella non ha mai fatto. Il tempo smentirà in breve 
questa, come ha prestamente smentito tant'altre calunnie divulgate contro 
di me: ma quanto a lei, Signor mio, s'Ella non confonde chi abusa del 
suo nome, s'acquisterà l'opinione d'essere uno di quei tanti che spiano gli 
altrui demeriti e denigrano la fama degli uomini onesti, per farsi largo 
nel mondo, alimentando la malignità degli sciocchi. Ella invece mi pare 
nato a farsi stimare per doti più signorili e più vere. 

6 Marzo 1815. 

Ugo Foscolo. 



1) Pubblicata in Opere edite e postume di Ugo Foscolo, appendice a cura di Giuseppe 
Chiarini, Firenze 1890 pag. 181. Non mi fu possibile rintracciare l'originale nell'archivio 
Casati e dovetti contentarmi di dare quel testo che dalla minuta trasse il Bianchini per la 
citata edizione, 

2) Dell'intrinsichezza ch'eravi allora fra il Foscolo ed il conte di Sartirana è prova anche 
la lettera indirizzata al conte dal Foscolo poco prima e stampata appunto nelle Opere edite 
e postume cit., pag. 177 dell'Appendice. 



— 252 — 

cxxxv 

Arcìiivio Casati - Cologiio Monzese (minuta). Edita \ 

Federico Confaloinieri a Ugo Foscolo 

INIio Signore 

Io non veggo che fra me e lei esista cagione di lite ^, né 
penso sia mestieri di tvibiiìiali o di arbitri ^. Si compiaccia 
farmi conoscere, o per voce, od in iscritto, i motivi veri o 
supposti di lagnanza eh' Ella crede aver meco, e tengo certo mi 
troverà sempre fermo diffenditore dell'onor mio, né giammai 
denigratore dell'altrui. 

Parmi .quindi lo stato della quistione esiga che venga 
questa ridotta ai termini suoi concreti, pria che ai minimi, e per 
più chiaramente spiegarmi, ella ha contratto il dovere di farmi 
noto cosa mi si attribuisce, e da chi. Credo poi farla avvertita, 
che il desiderio del silenzio da lei mostratomi, non è da me * 
secondabile, mentre avendo trovato presso più persone la cosa 
da lei divulgata, non ho stimato doverne io tacere. 

Federico Gonfalonieri. 

[Il conte di Sartirana è uno degli ottimi miei amici] ^ 



CXXXV I 

Aì'c/ìivio Casati - Cotogno Monsese. Edita ^. 

Ugo Foscolo a Federico (Gonfalonieri 

Verrei da Lei s'Ella non avesse famiglia; e, quando non Le piacesse 
d'assegnarmi un luogo terzo, La pregherei di avvertirmi in che ora dovrei 
aspettarla in casa mia dov'io sono affatto solo, ed ho servitù forestiera. 

1) Pubblicata nell'Appendice del Chiarini, op. cit., sul testo definitivo della Labronica. 

2) " causa „ dice il testo della Labronica. 

3) Queste tre ultime parole son cadute nell'ultima redazione. 

4) Il Gonfalonieri aggiunse qui: " pienamente „. 
.5) Il poscritto manca nella minuta. 

6) Pubblicata nell'Appendice cit., sulla minuta che è nelle carte foscoliane della Labronica. 



— 253 ~ 

Dipenderò ad ogni modo da Lei; e basta che verso le 6 me ne faccia 
motto in qualclie maniera alla solita ' botteghetta di caffè -. Da me la cosa 
non fu divulgata presso più persone: ne ho fatto bensì alcun cenno a 
una sola, a cui so eh' Ella ne ha parlato in un palchetto domenica ^. 

Ugo Foscolo. 
7 Febbraio * i 1815J. 

v: A Monsieur 

Monsieur le Comte Frédéric Gonfalonieri 
Milan 



CXXXVII 

ColleBione del Seìintore d'Aiicoìia. Edita'^. 

Federico Gonfalonieri a Ugo Foscolo 
[Sig. Preg.] ^ 

Non panni che il nostro abboccamento, in qualsivoglia luogo 
debba aver effetto, abbia bisogno di tanta circospezione. 

Benché nemico mortale delle pubblicità d'ogni genere non 
vedo motiv^o di scandalo che taluno, per avventura, vegga due 
galantuomini andar a casa l'un dell'altro od intrattenersi assieme. 
Ad ogni modo io passo d'ordinario tutta la mattina in casa, ed 
ella mi vede sovente la sera nella platea del teatro od al Caffè; 



1) Questa bottega, ove il Foscolo soleva andare e dare appuntamenti, può essere !a 
stessa designata in un biglietto allo Stella di quindici giorni innanzi, là ove " il sottoscritto... 
prega il signore Stella di venire a pigliare il caffè domattina al secondo piano di casa 
nuova Cattaneo, dirimpetto al Monte Napoleone, all'imboccatura della via del Senato.,, 
iUgo Foscolo, Epistolario, raccolto e ordinato da F. S. Orlandini e da E. Maver, Firenze 
1853, V. II p. 103). 

2) Questo periodo era prima redatto cosi: " Ad ogni modo disponga; basta che la me 
ne faccia motto alla solita botteghina di caffé prima delle sei d'oggi „. 

3) Segue nel testo labronico: " né si tratta di nascondere il principio della'contesa, nota 
ad ogni uomo, e che moki, anco i meno attenti, hanno potuto osservare; si tratta bensì di 
tenere secreti i modi di finirla, i quali potrebbero venire impediti „. 

4) La data, evidentemente erronea, dev'esser corretta in " 7 Marzo „. 

5) La pubblicò, colle precedenti, il Chiarini loc. cit., sull'originale della Labronica. Questo 
testo, della collezione d'Ancona, dev'esser la minuta, che manca infatti all'archivio Casati. 

6) Manca nel testo d'Ancona. 



■254 — 



quando poi a lei piacesse un'epoca ^ più indicata, passerò questa 
sera alle 8 Vìi nulla impedendomelo, dal caffè nuovamente aperto, 
detto dell'accademia '^. 

Federico Gonfalonieri ^. 



CXXXVIII 

Arclììvio Melsi d' Heryl - Milano. Edita ^. 

Federico Gonfalonieri al duca di Lodi " 

Signor Duca. 

Se cara è ad un'onest'uomo la difesa della propria fama® 
presso ogni genere di persone, preziosa poi diviene presso quelle 
il cui autorevole giudizio suol essere giustamente norma all'altrui. 
Ma a questa considerazione di convenienza, un'altra permetta 
che ne aggiunga profondamente sentita di cuore, quella cioè 
di comparire coli' illibata veste dell'uomo onesto, e dell'amator 
sincero del proprio paese in faccia a quegli, che alla qualità 
di alto uomo di stato accoppiò le altre due, in ogni tempo, nel 



1) La lezione Labronica dà: " ora „. 

21 Le ultime tre parole, nel testo della Labronica, son sostituite dal periodetto: "S'Ella 
vi si troverà, potremo parlarci, altrimenti ad altra occasione „. 

3) Chi volesse conoscere lo svolgimento della vertenza incresciosa, legga ciò che ne scrisse 
ìIChiaitone, art- cit. p.p. 56 e seg., giovandosi d'una lettera dell'abate de Breme al Pellico 
e d'un'altra del Foscolo aU'Hobhouse. Pare che il duello, voluto un momento dal poeta per 
dare una clamorosa smentita alle voci di suoi accordi col governo austriaco, non abbia 
avuto luogo dopoché il Gonfalonieri ebbe dichiarato d'aver solo ripetuto " quanto aveva 
udito dire a molti altri „. Quanto alla consistenza del pubblico rumore, cfr. F. Gilbert de 
WiNCKELS, Vita di Ugo Foscolo, Verona 1892, voi. Il p.p. 289 e seg. Il Foscolo non ricusò 
di entrare in trattative col Bellegarde, col Ficquelmont e collo Schóffer, ma si curò di sal- 
vaguardare la sua indipendenza e mandò a monte ogni cosa pur di non prestare giuramento 
militare allo straniero. Si veda del resto ciò che fu già narrato a pag. 249 nota 3. 

4) Pubblicata in F. Melzi, Memorie - documenti, cit. p. 667 e in R. Bonfadini, Mezzo 
secolo di patriottismo, Milano 1886. 

5) Sui rapporti fra il Gonfalonieri ed il Melzi cfr. G. Gallavresi, Per una futura bio- 
grafia di Federico Gonfalonieri, cit. p.p. 434 e seg. 

6) La lettera accompagnava l'omaggio della Lettera ad un amico, stampata dal Gonfa- 
lonieri, in risposta alle accuse dell'Armaroli, colla data, " 15 marzo 1815 „. La lettera, che 
non potè trovar luogo qui non avendo altro d'epistolare che l'apparenza, fu opportunamente 
ristampata dal conte Gabrio Casati in F. Gonfalonieri, Memorie, Milano 1890 p.p. 253 e seg. 



voo 



modo più luminoso. Se scarsezza di lumi mi fece andar errato,^ 
appajono almeno le mie intenzioni pure innanzi a Lei, ed il 
voto del miglior nostro concittadino mi sarà compenso, in ogni 
caso, all'ingiustizia altrui. Sono con que' sentimenti che ninno 
le professa più sinceri di alta stima e di devozione vera. 



Di Lei Sig. Duca 



Dev.mo ed osseq.mo Servitore 
Federico Gonfalonieri. 



CXXXLX 

Arc/iivio Melsi d' Hevyl - Milano (minuta). Edita"^. 

Il duca di Lodi a Federico Gonfalonieri 

Milano 31 Marzo 1815. 
Sig. Conte Gonfalonieri, 

Ho ricevuto la lettera apologetica ch'ella si è compiaciuta mandarmi. 
Fu sempre mio vivo desiderio che gli avvenimenti egualmente vergognosi 
che funesti per la nostra Patria rimanessero sepolti in eterno oblio. Ma 
dappoiché uomini più che imprudenti ^ ne richiamano la memoria con im- 
putazioni personali azzardate, trovo ben giusto che chi ne è indebitamente 
gravato alzi la voce per isdossarsene. Ella lo ha fatto con pari dignità 
che saviezza ed io La ringrazio della compiacenza che mi procura nel 
veder dissipate accuse che comunque per me dubbie mi erano penose 
aggravando persona fra le principali del paese, di cui importa che la fama 
sia intatta onde i talenti possano esserne utili. Nel momento in cui siamo 
importa sopratutto di riunire gli sforzi degli onesti cittadini a temperare 
le animosità. Le ire non si infiammano senza grave danno della pubblica 
e privata causa. La discordia non è conciliabile con nessuna speranza di 
bene. Non si deve usurpare il dominio del tempo, perchè non è mai senza 
compromettere l'avvenire. Ho l'onore di riverirla colla più distinta consi- 
derazione. Dev.o servitore 

[Il Duca di Lodi]. 

Il Con queste nobili parole il Gonfalonieri appare già consapevole di tutto ciò che d'av- 
ventato e di pericoloso aveva avuto in sé l'atteggiamento degli italici nel partecipare così 
ciecamente alla trama diretta a far cadere il regime napoleonico. Cfr., per la ricerca e la 
limitazione delle responsabilità che possono aver indotto il conte a questa sorta di mea 
culpa, A. D'Ancona, Federico Çonf aionie ri cit., p.p 6 e seg.; Chiatione, Nuovi documenti 
su Federico Gonfalonieri etc., cit.; LEMMr, La restaurazione austriaca cit- p.p. 184 e seg. e 
G. Gallavresi, Per una futura biografìa di Federico Confalonieri, cit. p.p. 431 e seg. 
senza parlare degli scritti meno recenti. 

2) Pubblicata colla precedente. 

3) E evidente l'allusione all'autore della „ memoria storica " Sulla rivoluzione di Milano, 
cit., che è ormai sicuramente identificato dal Casini, La rivolusione di Milano nell'aprile 
i8i1, nel senatore Leopoldo Armaroli. 



— 256 — 

CXL 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Inedita. 

Il marchese Orsini di Roma' a Federico Gonfalonieri 

e. A. 

Sento che è sortito uno scritto confutante le assurde infami calunnie 

che un libello scellerato, impostore, e bugiardo, ha osato spargere sul conto 

vostro. Io non vogHo esser l'ultimo ad averlo 2, e perciò mi dirigo a voi 

perchè me lo mandiate, giacché varj buoni unitamente lo desiderano col 

vostro amico 

Roma figlio. 

v: Al Sig. 

Conte Federico Gonfalonieri 
S. S. M. 



CXLI 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita^. 

Il Commissario Pagani* a Federico Gonfalonieri 

R. Cesarea Prefettura provvisoria di Polizia N.** 100 P. S. 

del dipartimento d'Olona 

Milano li 14 aprile 1815. 

L'incaricato dell'amministrazione della Polizia 

Al Signor Conte Federico Confalonieri 

L'introduzione e la diffusione in questo stato dell'opuscolo intitolato 
— Lettera ad un amico — ch'Ella si è permesso in onta ai regolamenti 
di stampa e libreria, e più per lo spirito di partito che vi domina, furono 
ravvisati titoli di censura dal Governo, che ha quindi deciso dover Ella, 
Sig.r Conte, ritirarsi tosto in una delle di lei case di campagna, sempre 
però negli stati di Sua Maestà, lasciandone a Lei la scelta, da approvarsi 
dal Governo medesimo, e ove Ella dovrà fermarsi sino a nuova disposizione. 

Nel parteciparle quindi, Sig.r Conte, tale superiore decisione, la prego 
di farmi quanto più presto è possibile conoscere in quale villeggiatura 
Ella intende di trasferirsi, onde io possa farne sollecito rapporto al Go- 
verno stesso. 

Pagani per Strassoldo. 

1) Cfr. la nota 3 a pag. 13. 

2) Vedansi, circa i giudizii dei contemporanei (Pellico, Pellegrino Rossi, avvocato Ma- 
rocco) riguardanti l'efficacia della replica di Federico Confalonieri alle accuse dell'Armaroli, 
Chiattone, art. cit. e Gallavkesi, Per una futura biografia etc., cit. 

3| Pubblicata in F. Confalonieri, Lettere cit. 

4) Intorno a Giulio Pagani, commissario di polizia, vedasi Helfert, Kaiser Franz etc. 
cit. p.p. 199 e 497. 



— 257 — 

CXLII 

Biblioteca Brnidense, Milano - AF-XIII 14-121. Edita \ 

Federico Gonfalonieri a Don Giacomo Beccaria 

Carissimo amico, 

Da una settimana trovomi oramai nel duro mio esigilo, 
e l'amico Gambolino non è ancor venuto a spargere il balsamo 
dell'amicizia sull'avversità di mia sorte. Forse mi ha in luogo 
di appestato il cui contagio sia da sfuggirsi? Forse le viete (sic) 
diplomatico-politiche ti son di ritegno ? E via, caccia in bando 
simili meticolosità di coscienza, e vieni domani a mangiar 
carne da me buon Cattolico Romano, nell'atto che voi scismatici 
Ambrosiani* siete obbligati a cibarvi di pesce. Vieni col cugino 
tuo carissimo ^ e con qualch'altro amico, se ve ne ha, che ancor 
ricordisi di me. Fa di vedere Giacomino Ciani e digli che lo 
attendo domani esso pure. Salutami gli accademici ed il vale- 
tudinario Presidente. Non mi mancate, cugini carissimi, a qua- 
lunque ora sarete i ben'arrivati. Credimi intanto tutto tuo 

aff.mo amico 
Federico Confalonieri. 

La Santa, martedì li 9 maggio [1815]. 



V : A Monsieur 
Monsieur Jacques Beccaria 

Casa Beccaria Contrada di Brera à Milan. 



1) Pubblicata in G. Gallavresi, Per una futura biografia etc., cit. in Archivio Storico 
Lombardo a. XXXIV p. 459. 

2) La Santa, frazione di Monza, segue, come tale città, il rito romano a differenza del 
rimanente dell'archidiocesi milanese. 

3) Certo allude al marchese Giulio Beccaria. Cfr. la nota 1 a pag. 108. 

n 



— 258 — 

CXLIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

LA CONTESSA DI ThIENE ' A TERESA CONFALONIERI CASATI 
Mia amabile amica, 

Tutte le felicità possibili ti desidera ardentemente il mio cuore in ogni 
istante della tua vita, e particolarmente nell'occasione del tuo giorno di festa, 
che sarà dopodimani. In quest'occasione più che in ogni altra sono dolente 
d'esserti lontana - mi lusingo che aggradirai la sincerità dei miei sentimenti. 
e con essi una piccola memoria, che ti sarà in mio nome presentata, o al ritorno 
del Signor Romani 2, o di qualunque altro che mi si presentasse prima. 

Oltre la dispiacenza d'essere lontane, abbiamo anche quella delle difficoltà 
infinite che s' incontrano per fare spedizioni. 

Apparteniamo tutti allo stesso padrone, ma al Mincio vi è un confine che 
paga dazio con tutto il rigore, e per ciò si dura fatica a trovar persone che 
vogliano incaricarsi di portar effetti. Dal conte Velo ^ ebbi i tuoi saluti e le 
tue nuove che intesi con sommo piacere buone. 

Aggradisci, mia buona amica, gli omaggi di mio marito, e del Carcano ■*, 
e le nuove proteste del tenero mio attaccamento. 

La tua aff.ma amica 
S. DI Thiene. 

Vicenza, 13 ottobre 1815, 



Il Cfr. le note 2 a p. 21 e 1 a p. 1 16. 

2) Forse Felice Romani genovese [1788-1865], poeta rinomato sovratutto per i molti libretti 
d'opera da lui composti. (Cfr. Emilia Romani Branca, Felice Romani ed i più reputati ma- 
estri di musica del suo tempo, Milano, 1882). Egli aveva molti amici a Vicenza e spesso 
vi soggiornava. 

3) Probabilmente il conte Girolamo Egidio di Velo (di Girolamo Giuseppe e di Ottavia 
Negri), nato il 12 settembre 1792, morto il 10 febbraio 1831, gentiluomo vicentino, intrinseco 
di Gino Capponi, che ne scrisse un cenno necrologico n&W Antologia, voi. XLVI (ristampato 
in Gino Capponi, Scritti editi e inediti, Firenze 1877, voi. I p.p. 470 e seg.) e lo chiamava 
" Sette Comuni „, alludendo ai suoi beni d'Asiago. Alquante lettere a lui indirizzate sono in 
A. Carraresi, Lettere di Gino Capponi e di altri a lui, Firenze 1882 (voi. I) e 1887 (ve). V). 
11 Velo era stato, vivo, forse il più gran signore di Vicenza, vero mecenate, amantissimo delle 
arti, sia antiche, come provava cogli scavi da lui promossi e sussidiati, sia moderne, che 
in ogni modo incoraggiava. Era studioso delle discipline agrarie ed in genere delle economiche, 
riformatore convinto, ma tutt'altro che rivoluzionario, affine pertanto al Capponi che l'ebbe 
costante compagno dei suoi viaggi. In morte, il Velo si segnalò per un munifico testamento, 
giustamente celebrato dal Capponi, poiché favoriva in molte guise l'incremento della sua 
città, avuto particolar riguardo al progresso degli studi, e divideva la pingue sostanza avita 
fra quattro giovani agnati della sua famiglia, sollevandoli da meschino stato a ricchezza ed 
apparecchiandoli a ben profittarne. 

Vane riescirono le ricerche di lettere del Gonfalonieri nell'archivio dei di Velo in Vicenza, 
ove pur potei rovistare per cortese liberalità della contessa di Velo-Clementi. 

4| Probabilmente Lodovico Carcano-Volpe, ultimo della sua stirpe, di antica nobiltà 
vicentina. 



— 259 — 

CXLIV 
Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati 

ALLA CONTESSA TERESA DI VaLVASON BoNIN ' 

Milano il 6 marzo 1816. 
Mia dolce amica, 

Ho ricevuto, mia cara, la tua lettera nella quale era rinchiusa quella di tuo 
marito diretta agli eredi del povero Viscardo Barbò - 

Noi abbiamo avuto un carnevale piuttosto brillante, ebbimo molti balli 
dai Ministri, dalla società dei nobili ^ e dal commercio ■*; la corte non ne diede 
alcuno. Abbiamo a Milano molti forastieri ed in ispecie molti veneziani: oh 
quanto avrei desiderato che fosti tu pure venuta a Milano ! Ora la Corte verrà 
a farti una visita. Sento che l'Imperatore si fermerà a Udine alcuni giorni; 
alcune persone del seguito, ed in ispecie il gran scudiere, mi hanno domandato 
delle notizie sulla città, e se vi conosceva delle signore amabili e belle ; tu 
puoi ben pensare, che ti nominai la prima, e mi fermai lì; credo che, quando 
si ha il piacere di conoscerti, è impossibile di trovare società più gradita della 
tua; per cui aspettati delle visite di questi signori, dei quali alcuni sono discre- 
tamente amabili, e gentili, altri un pò" pesantotti. Ti prego dei miei compli- 
menti a tuo marito e tu ricevi un tenero abbraccio dalla 

tua aff.ma amica 
LA Gonfalonieri. 



1) La contessa Teresa di Valvason, nata Bonin (di Carlo, patrizio veneto) aveva sposato 
il conte Erasmo di Valvason (1782-1823), della nobilissima famiglia diramata dal vetusto 
ceppo friulano dei signori di Cuccagna, feudatari ab antiquo del patriarcato d'Aquileja. Era 
dama di palazzo nel regno italico. 

2t V. la nota 6 a pag. 38. Tralascio particolari riguardanti l'eredità del defunto. 

3) Il ballo, col quale il Casino dei nobili inaugurò i suoi locali presso il teatro della 
Scala, ebbe luogo, in onore dei sovrani, la sera del 14 febbraio 1816. Cfr. Cubani, Storia 
di Milano, cit. vol. VII p. 267. Il de Castro, Principio di Secolo, cit. p.p. 192-93, raccoglie 
i commenti della poesia vernacola alla festa del Casino. 

4) I commercianti avevano offerto il 31 gennaio 1816 una grande festa alle L.L. M.M., 
che vi si recarono coi duchi di .Modena. Cfr. Comandini, op. cit., p. 870. 



— 2b0 — 

CXLV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati alla contessa di Valyason 

Milano il 23 marzo 1816. 
Cara amica 

Ti includo una lettera del signor Don Giuseppe Barbò ', fratello del defunto 
Viscardo, ed erede della di lui sostanza. Egli ha consegnati a mio marito gli 
articoli che ti indica nella di lui lettera, i quali articoli riteniamo presso di 
noi, e stiamo attendendo gli ordini di tuo marito per saper cosa egli conti 
di fare. Milano è ritornato nel suo solito squallore ; fuori che il teatro non 
v'hanno altre risorse, essendo partiti la Corte e tutti i ministri. Sento che le 
Loro Maestà 2 contano rimanere alcuni giorni a Udine ^, ma ciò non sarà per 
quel che pare che dopo il giorno di Pasqua; credo che alcuni dei signori 
della Corte cercheranno di vederti, per la ragione che sanno essere tu una 
persona molto amabile e bella. 

Ti prego di dirmi cosa succeda di Frangipane, non ne ebbi mai notizia da 
tanto tempo, fagli i miei complimenti e digli che la mia amicizia non è venuta 
meno, quantunque egli mi abbia trattata tanto male, e che io sono, e sarò 
sempre la stessa, per i miei amici. Ti prego, mia dolce amica, di darmi le tue 
nuove, e di fare i miei complimenti a tuo marito, il mio è ai tuoi piedi. Rin- 
novando le proteste del più vivo attaccamento, ti abbraccio con tutto il cuore 
e mi protesto 

amica aff.ma 
Teresa Gonfalonieri. 



1| Questo Barbò, del ramo di Guiscardo, sposò poi donna Camilla Resta. 
2| L'Imperatore Francesco era in quel giorno in Verona, ove la sera del 23 vi fu 
appunto una grande illuminazione in suo onore. Cfr. Comandini, op. cit. p. 884. 
3) Il passaggio della corte imperiale per Udine, il 13 aprile, fu rapidissimo. 



— 261 — 

CXLVI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati alla contessa di Valvason 

Milano il 22 aprile 1816. 
Amica carissima 

Riscontro immediatamente la tua carissima lettera del dieci corrente, la 
quale non ricevetti che jeri. Ti sono infinitamente grata, mia dolce amica, per 
le cose gentili che mi vi dici, e desidererei, ti assicuro, di potermi appropriare, 
ben meritati, gli elogi che mi fai, ma ti assicuro che l'amicizia che hai per 
me, e la tua indulgenza ti fanno travedere delle cose che purtroppo non esistono. 
Ti compiango di vero cuore per l'inquietudine che provi per la grave malattia 
del tuo povero padre ; forza è, mia cara, il chiamare in soccorso tutta la tua 
virtù, e tutta la tua fortezza d'animo per rassegnarsi ai decreti del Cielo, il quale 
vuole insegnarci a non porre le nostre affezioni nelle cose di qua giù, e pensa 
che raggiungeremo in Cielo, e per sempre, le persone che la mano onnipos- 
sente ci ha tolte. Io ti tengo un linguaggio ^, mia cara, qual purtroppo non ha 
la dovuta forza sopra di me ; sì, io sono assai debole, e ti assicuro che sento 
immensamente l'attaccamento alle persone che m'interessano, e certo che l'idea 
di perderle mi rattrista più che il pensiero del mio ultimo fine, ma tu non 
devi imparare ad essere forte dalla tua amica, sì, io lo sono assai poco, ma 

tu al contrario hai dato prove d'una virtù maschia -. Oh quanto 

sarei felice se ti potessi vedere ! sarebbe allora che ci comunicheressimo tutte 
le nostre cose ! ed è un gran sollievo, il versare il proprio cuore in quello di 
un'amica. Ti prego, mia cara, di abbruciare questo mio foglio ^ desidero che 
nessuno conosca quanto ti dico. 

Di' a tuo marito che i suoi quadri saranno conservati in mia casa sino a 
tanto che egli mi dia altri ordini, che ho avuto moltissimo piacere di servirlo, 
e che non mi deve nessun ringraziamento, essendo bastantemente ricompensata 
dal piacere che provo in essergli utile. 

Ti prego, mia cara, di scrivermi frequente, e di darmi dei dettagli sulla 
dimora dell' Imperatore costì, e di dirmi, se hai ricevuto i miei saluti da qualche 
persona della Corte. Addio, mia cara, vogliami bene, e credimi costantemente 

amica aff.ma 
T. Gonfalonieri. 

1) Questi accenti pii sembrano nuovi sulle labbra della contessa, che abbiamo veduto 
canzonare le pratiche divote della zia Bigli; probabilmente il crescente disagio della sua 
vita coniugale non sarà stato senza effetto nel volgere l'animo di Teresa Gonfalonieri verso 
pensieri e sentimenti religiosi. Si osservi intanto su quali fragili basi sia eretto tutto l'edi- 
ficio delle divagazioni psicologiche del compianto Chiattone art. cit- Egli fa responsabile la 
principessa Jablonowska dell'abbandono in cui il Gonfalonieri lasciava ormai la moglie, mentre 
quella triste condizione di cose era preesistente (come appare da questa lettera e p. es. dalla 
lett. XLV) e la vera rivale della povera Teresa era una dama milanese, già sua collega alla 
Gorte vicereale. 

2) Seguono parole cancellate accuratamente. 

3) In ossequio al desiderio dell'amica, la contessa di Valvason deve aver fatto la can- 
cellatura poco sopra indicata. 



— 262 — 

CXLVII 

Archivio Casati ■ Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati alla Contessa di Valyason 

e. a. Milano il 19 maggio 1816. 

Ora che è decisa la mia partenza per il mezzo giorno dell'Italia ', mi af- 
fretto di parteciparlo alla mia cara amica, e pregarti nel medesimo tempo di 
darmi le tue commissioni per quelle parti, e di darmi qualche volta le tue 
nuove. Il giorno 25, altro non accadendo, è il giorno destinato per la mia 
partenza ; ora vado a Firenze, dove passerò il mese di giugno ; il luglio e 
l'agosto li passerò a Napoli; il settembre a Roma, e poscia rimpatrierò, l 
quadri di tuo marito, e le altre tue cose, saranno ben custodite qui in casa 
anche durante la nostra assenza. Ti prego, mia dolce amica, di volermi bene, 
e di pensare qualche volta alla tua amica, la quale t'ama tanto, ed ammira 
sommamente le tue belle doti. Desidero che la tua salute, e quella delle per- 
sone della tua famiglia, sia buona, e ti prego di fare ogni sforzo per miglio- 
rare la tua. Non dimenticare i miei complimenti a tuo marito, ed abbraccian- 
doti di vero cuore mi protesto per la vita 

la tua aff.ma amica 

La Gonfalonieri. 



CXLVIII 

Archivio Alcniagna - Barasso fConioJ. Edita^. 

Federico Confalonieri al Barone Carlo Alemagna 

2.° Bollettino - Firenze li 16 giugno 1816. 

Carissimo amico, 

Ho ricevuto qui la tua lettera in risposta alla mia datata 
da Piacenza. 

Eccoti il seguito del mio viaggio. Due giorni di fermata 
a Parma, ove fummo a pranzo da Maria Luigia, ed al teatro 

1) Già s'era messa in moto la polizia, ed il conte di Saurau, governatore della Lom- 
bardia, nell'atto stesso che indirizzava il Confalonieri al ministro austriaco in Napoli, prin- 
cipe Jablonowski, apparecchiavasi a sorvegliarlo segretamente. Cfr. A. d' Ancona, Federic» 
Confalonieri cit., p. p. 209 e seg. 

2) Pubblicata in: A. A. di B. [conte Alberto Alemagna], Cento giorni — Diario di 
una villeggiatura, cit. p. 214. 



263 



la sera con lei, la prima volta che a causa del lutto compariva 
al teatro. Applausi sterminati, ed amore universale, essa è 
imbellita, molto discorsiva e d' un'amabilità prevenente. Un 
giorno a Modena, vi viddi Vaccari, e qualche altro nostro 
ci-devant ; Corte assente. Tre giorni a Bologna; Bianchetti, 
Sampieri \ Agucchi, Marescalchi il giovane ^ fecero a gara a 
farceli passare piacevolmente. Fin qui furono sempre i miei 
cavalli che sotto un'acqua dirotta a 30 e 40 miglia al giorno 
mi trascinarono; a Bologna misi in marcia il mio convoglio 
il giorno avanti, ed in posta feci il passaggio dei disastrosissimi 
Appennini ed arrivai il giorno 5 a Firenze. I miei cavalli, cosa 
che pare a me stesso prodigiosa, sono così tondi, e lucidi, come 
al sortir dalla stalla di Milano. 

La cavallina, come aveva preveduto, si è compitamente 
raddrizzata per istrada, il Faraone ha fatto un servizio da 
toro portando egli solo il Garik. A Bologna mi servii dei 
cavalli da sella, e qui il giorno appresso al mio arrivo mi 
servii di tutti e quattro. I miei legni fanno correre tutta Firenze, 
il Principe Borghese^ mi ha offerto ciò ch'io voglio del Calèche, 
e, sul mio rifiuto di privarmene, vuole che gliene faccia fare un 
simile a Milano. Esso è arrivato così intatto come al sortir 
dalla rimessa, e sì che il passaggio degli Appennini fatto in 
14 ore gli diede una ben dura prova. Saranno i Milanesi, ossia 
que' tali, soddisfatti ? no, si morderanno le dita ed io ne rido 
ora come ne rideva prima quando mi compativano; ho voluto 
io stesso darne la consolante nuova a Cicogna. A Firenze ci 



li II marchese Luigi Sampieri, ben noto gentiluomo bolognese e grande amatore di 
musica e di quadri; visse poi molto anche in Francia. Sposò Anna de Gregorio, nipote del 
cardinale. Il Sampieri vendette al principe Eugenio buona parte delle tele che componevano 
la sua insigne galleria e forse in tale occasione, recatosi a Milano negli anni 1810-11, conobbe 
i Gonfalonieri, secondo mi suggerisce il conte Nerio Malvezzi de' Medici, che, come il marchese 
René Talon, discendente del Sampieri, mi favorì notizie intorno a quest'amico del Gonfalonieri. 
Vane tornarono però le lusinghe di rintracciare fra le carte del Sampieri le lettere del conte 
Federico. 

2) Dev'esser il figliuolo del conte Ferdinando Marescalchi (ex ministro degli esteri del 
regno d'Italia) Carlo (1784-1868), marito di una Brignole e già ciambellano del principe Eugenio. 

3) Il principe Gamillo Borghese s'era ritirato a Firenze, con mediocre soddisfazione 
della polizia granducale. 



— 264 — 

troviamo assai bene^ e ci fermeremo tutto il mese; qui dirigimi 
pertanto le tue lettere. Amami intanto e credimi 

aff.mo tuo amico 
Federico Gonfalonieri. 

P. S. - Dammi gazzettino esatto di ciò che si fa e si dice 
a Milano, e di tutti i pettegolezzi di quella pettegolissima mia 
patria. Procurami la vendita del tilbury all'indicato prezzo di 
luigi 50 circa. 

V : A Monsieur 

Monsieur le Baron Charles Alemagna 
à Milan. 



CXLIX 

Archivio Casati - Milaìio Inedita. 

La Principessa Carolina Jablonowska Woyna"^ 
A Teresa Gonfalonieri Casati 

Je veux profiter de votre aimable intention d' hier, chère comtesse, et je 
prends la liberté de vous proposer de vous mener ce soir à l' opéra et à l'a- 
cadémie; je serais désolée que vous vi y alliez pas par la crainte de n'y 
rencontrer personne de votre connaissance - on m' en voudrait trop de priver 
la bal de votre présence. - Je serai à votre porte à neuf heures et demie. 
Toute à vous. Caroline J. 

Mardi Matin ') 

V : Madame la Comtesse Confalonieri 

Albergo Reale 

1) L'abate de Brème aveva indirizzato il conte e la contessa Confalonieri alla contessa 
d'Albany. La commendatizia (14 maggio 1816), rintracciata fra le carte di quest'ultima fu 
pubblicata da C Antona Traversi e D. Bianchini, Lettere inedite di Luisa Stolberg contessa 
d'Albany a Ugo Foscolo e dell'abate Luigi de Brente alla contessa d'Albany, cit. p. 203. 

2) La principessa Carolina Jablonowska, nata contessa Woyna (1786-1840), era la mo- 
glie del principe Luigi (1784-1864), ministro di S. M. Apostolica presso la corte napoletana. 
Il Jablonowski, di antica nobiltà polacca che aveva avuto la dignità di principe del S. R. Impero, 
dopo che l'hetman Stanislao s'era segnalato alla liberazione di Vienna dai Turchi, era nato 
nel 1784 dal principe Mattia e dalla contessa Maria Anna Szepticka. Il 13 maggio 1815 era 
stato accreditato a Napoli ; ma, solo dopo qualche difficoltà col marchese Circello, ministro 
degli esteri, che ne temeva gli ardori giovanili e fors'anche le tendenze liberali, potè rag- 
giunger la sede. (Cfr. A. d'Ancona, Federico Confalonieri, cit. p. 209 in nota). Perdette la 
carica fra le agitazioni napoletane del 1820-21. Nel 1848 riapparve sulla scena politica della 
monarchia fra i patriotti galiziani (Cfr. Ferdinand Strobl von Ravelsberg, Metternich 
und seine zeit I" b. p.p. 385-86). Poco dopo quel biennio cosi fortunoso per l'impero, 
stampò lo scritto Das monarchische Prinaip und die Volksvertretung, Wien 1851. Il Jablo- 
nowski era un misto di grandi qualità e di debolezze ancor più grandi, in primo luogo il 
giuoco che lo screditò e rovinò e fu la tortura di quella povera famiglia. Cfr. il severo 
giudizio del Lucchesini in una lettera alla d'Albany, in Pélissier, op. cit. p.p. 479-80. 

3) Deve trattarsi dei primi tempi della relazione fra i Confalonieri e gli Jablonowski, 
probabilmente dell'estate 1816. 



— 265 — 

CL 

Archivio Casati - Milano Inedita. 

La Contessa Ludolf ^ a Teresa Gonfalonieri Casati 

Chère Comtesse, 

L'archèvèque de Tarante " m'a chargé de vous proposer la course a Por- 
tici pour demain jeudi - cela vous convient-il ? En cas qu'oui, nous viendrons 
vous prendre à 1 1 heures et demie - il y a un siècle que je n'ai eu le bonheur 
de vous voir. Toute à vous. 

Thécla de Ludolf. 

Ce mercredi matin 

V : Madame la Comtesse Confalonieri 



CLI 

Arciiivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 



Napoli il 4 Settembre 1816. 



Caro Federico, 



Sei stato ben sfortunato per il tuo viaggio, fui molto agitata a motivo 
del cattivo tempo che ha fatto, ma una feluca, che ritornò in porto mal- 
concia, ci tranquillizzò sulla sorte del Pacchetto; sono impaziente di sentirti 
arrivato, il telegrafo ne darà il segnale, ma temo che le nubi impediscano 
a questo d'agire. Il cavaliere Barone s'incarica di far partire questa lettera 
per mezzo di un brigantino da guerra, il quale parte oggi per portarsi 

1) Tecla di Weissenhof, figlia adottiva della P.ssa Barbara-Dorotea Czartoryska (nata 
Jablonowska), s'era sposata appunto nel 1816, mentre era ospite alla legazione d'Austria in 
Napoli, al conte Giuseppe Costantino Ludolf, (1787-1875) designato ministro napoletano a 
Costantinopoli. Della giovine " charmante „ parla il Maréchal de Castellane, Journal, 
Paris, 1895, t. I, chap. II. Intorno al marito vedasi G. Gallavresi, Un ambassadeur italien 
sous l'ancien régime in Revue d'histoire diplomatique, 1905, N. 4 e 1906 N. 1. 

2~> Era Giuseppe Capecelatro (1744-1836), nominato nel 1778 arcivescovo di Taranto, im- 
prigionato nel 1799 ; durante il regno del Murat consigliere di Stato, ministro dell'interno, primo 
elemosiniere della regina. Cadde in disgrazia alla restaurazione e fu privato dell'ammini- 
strazione dell'archidiocesi. Cfr. A. Criscuolo, Eboli ed Eboliche, Trani e E. O. Mastrojanni, // 
R- Istituto d' Incoraggiamento di Napoli, iSo6-igc6, Napoli, 1907 pag. 24 (ove si ha pure 
un ritratto dell'arcivescovo). 



— 266 — 

con sollecitudine a Palermo, ed accettai questo mezzo come più speditivo 
della posta. Coli' ultimo ordinario non ho ricevuto lettere, ve n'erano per te, 
le quali ti compiego. Sabato fui a pranzo dagli Jablonowski in pura fa- 
miglia; ieri fui dalla principessa Castelfranco', la quale mi ha invitata per 
tutti i martedì, ed oggi vado da Spiegel 2. Feci molte delle visite che mi hai 
dato in nota, ed oggi le finirò. Ieri sono partiti i Jablonowski, e questa 
mattina la principessa mi fece dire che non può vedersi a S.t Jorio 3, e che 
mi aspetta senza fallo questa sera; v'anderò a cavallo con Giovannino 
Cusani ^, col quale fui ieri sera al teatro nel palco Jablonowski. 

Domenica è stata pubblicata la dissoluzione del consiglio di guerra, 
e Nugent dichiarato organizzatore generale delle truppe nel regno di 
Napoli coi più ampli poteri. Questa nuova ha fatto gran dispiacere ai 
napoletani, ed ha sdegnato tuttii tedeschi; essi sono furiosi, e ne sparlano 
senza mistero. Domani sono invitata dall'arcivescovo di Taranto a vedere 
il suo casino di Portici, la Ludolf verrà a prendermi. 

Sono arrivati i cavalli di Larderia ^, ma non possono essere sbarcati 
attesa la quarantena, e quelle povere bestie che hanno fatto il loro 
viaggio sul cassero esposti a tutte le intemperie soffrono moltissimo e 
finiranno per essere rozze. 

Sabato ti scriverò ancora a Palermo. Addio, mio caro, abbi cura della 
tua salute, voglimi bene e credimi per la vita 

la tua aff.ma 
Teresa. 



1) La principessa di Castelfranco, nata principessa Stolberg, abitava in Napoli a Chiaja, 
secondo risulta da una lettera della contessa d' Albany al Foscolo in C, Antona Traversi 
e D. Bianchini, op. cit. p. 43. Intorno a questa sorella della d'Albany abbondano i riferi- 
menti in PÉLissiER, Le portefenille cit. Carolina Augusta di Stolberg (1775-1829) non aveva 
sposato il Castelfranco che in seconde nozze, mentre era già vedova del duca di Berwick. 

2) Lo Spiegel, generale austriaco, era stato testé di guarnigione a Milano ed aveva 
seduto, per designazione del Bellegarde, fra i giudici della commissione speciale, nominata 
per esaminare il processo dei congiurati militari del 1814. 

3) Villaggio presso Portici. 

4) Cfr. la nota 5 a pag. 82. 

5) Il proprietario di questi cavalli potrebbe essere quel principe di Larderia, Michele 
Platamone, che sembra aver vissuto pure a Milano, dacché il medesimo compare fra i 
membri temporanei ntW Elenco dei membri componenti la società dell'unione in Milano - 
20 febbraio 184s- Quel Platamone fu l'ultimo investito del principato di Larderia, delia 
contea di S. Antonino, delle baronie di Cipolla e di Imposa, delle signorie di Buscaglia, 
Roccapalumba, Recattivo e d'altre ancora, tutte riconosciute coU'investitura del 16 marzt» 
1803, del pari che la " signoria di onze 51 annuali sopra i porti e caricatori del regno di 
Sicilia „ (cfr. Elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della Sicilia, Roma 
1902 p.p. 91-92). Ai Platamone spettava pure il principato di Rosolini, del quale Michele fu 
l'ultimo investito e che era una paria del regno. 



— 267 — 

CLII 

ArcJiivio Casati - Milano. Inedita. 

IL CONTE DI GaLLEMBERG ^ A TERESA CONFALONIERI 

Mardi matin. 
Bonjour, aimable contesse ; madame Rega vient de m'écrire qu'elle ne peut 
nous recevoir ce matin, mais que demain à la même heure elle nous attend 
sans faute. Je suis furieux, mais qu'y faire ? S'armer de patience. J'ai écrit 
aussi à madame Ludolf afin qu'il n'y ait point de confusion; à 7 heures je serai 
chez vous, pour présenter mes hommages à votre auguste personne ; en 
attendant veuillez me croire votre tout dévoué serviteur 

. „ ^ Gallemberg. 

V : a Madame 

Madame la Comtesse Gonfalonieri 
Chez elle 
Subito, subito, subito. 



CLIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

Napoli I'll Settembre 1816. 
Caro Federico, 
Oggi ti scrivo e a Palermo, e a Messina, secondo me lo hai consigliato; 
desidero però che non ricevi che quella diretta in quest'ultima città, 
poiché ciò mi assicurerebbe che non prolungherai il tuo viaggio. Aspetto 
con impazienza la giornata di posta per avere una tua lettera, ed alcune 
persone, ed in ispecie la principessa Jablonowski, sperano che mi darai 
qualche dettaglio della maniera che hai passato il tuo tempo sul paquebot ed 
in ispecie dei dettagli sulla Pallavicini 2. Il principe viene quasi tutti i giorni 
in città, viene a vedermi e l'altro giorno mi condusse a pranzo a S. Jorio, 
dove pure vado quasi ogni sera, e tanto il principe che la principessa mi 
mostrano molto aggradimento. Questi ti salutano, come pure Sofia^, la contessa 
madre ^ e molti altri di questi signori. Oggi sono partiti i coniugi Cicognara^ 

1) Potrebbe identificarsi con quel conte di Gallemberg (1783-1839) compositore di balli, 
che sposò la contessina Giulietta Guicciardi, amata da! Beethoven. Questi era stato suo 
maestro di musica e le dedicò la seconda sonata in ut diesis minore. 

2| Infatti le informazioni della politica borbonica, segnalate da Francesco Guardione, 
Documenti inediti su due viaggi in Sicilia del conte Federico Gonfalonieri in Rivista del 
Risorgimento, voi. I, parlano di un conte Pallavicini, compagno di viaggio del Gonfalonieri. 

3) Sofia Woyna, sorella della principessa Jablonowski, poi addetta alla corte del viceré 
Ranieri a Milano, tuttora ricordata per le sue grandi qualità. La principessa Barbara Czar- 
toryska, in una lettera comunicatami dalla veneranda contessa Pianell-I.udolf, ne abbozzava 
un ritratto morale : " beaucoup d'esprit, beaucoup de talents, pas l'ombre de prétention, ni 
d'envie de se faire valoir, cherchant toujours à se rendre agréable aux autres, sans jamais 
penser à elle même ,,. 

4| La contessa Woyna era Teresa Tecla Czaplic ed aveva sposato il C." Francesco Sa- 
verio Woyna, già inviato di Polonia a Vienna (1788-1794). 

5) 11 conte Leopoldo Cicognara, noto storico delle arti, era apppunto a Napoli di quei 
giorni, secondo appare anche da una lettera indirizzatagli dal Canova. Vedila in V. Ma- 
LAMANi, Un'amicizia di Antonio Canova, cit. p.p. 68-69. 



— 26.S — 

ma quello che mi dispiace assai è che il giorno 20 parte anche 
Cusani per Genova, ed oggi egli è andato alla sua campagna per quattro 
giorni; per me certo sarà una gran mancanza, poiché egli mi era assai 
comodo ed intieramente ai miei comandi. Ho fatto con lui sabato la corsa 
di Pompei, Castellamare, la quale riuscì molto piacevole, e non ne soffersi 
perchè fatta con molto comodo. È qui arrivato da Milano il duchino 
Serradifalco ', il quale anderà colla prima occasione a Palermo; egli avrebbe 
amato di trovarviti, non mi portò né roba né lettere. Non hai perso gran 
cosa perdendo la festa di Pie di Grotta, fui arrabbiata di essermi data 
molta pena per vederla. Ricevetti una lettera della contessa Bigli, la 
quale mi dice molte tenerezze per te, nessuna lettera che mi dia nuove, 
onde, mio caro, non aspettarne. Milady Burghersh ha perso il suo figlio 2, 
essa fu per sette ore fuori di se, e per farla rinvenire hanno dovuto mostrarle 
il figlio morto; essa si ritirò in campagna e dichiara di non volere ritornare 
più in città. 1 Speziale^ sono andati pure in campagna con la famiglia, M.'' Ess 
parte per l'Inghilterra, e la società Jablonowski si dilegua come la neve 
al sole : il Principe non ha l'aria di divertirsi molto dei piaceri della cam- 
pagna, e la Principessa pure. Jeri é principiata la novena di S.t Gennaro; 
per 17 giorni siamo senza teatro. Domani vado a pranzo da Mocenigo *, 
dove vi sarà la famiglia Jablonowski, oggi vado da Spiegel, ieri dalla 
Castelfranco, faccio insomma // cavalier del dente; sono veramente grata 
per la somma cortesia che usano meco; ma finiscono un po' per storpiarmi. 
Addio, mio caro, finisco questa lettera per scriverti l'altra per Palermo. 
Abbracciandoti teneramente, mi protesto la tua affina Teresa. 

1) Probabilmente allude al duca di Serradifalco, Domenico Lo Paso Pietrasanta 11783-1863), 
pari del regno di Sicilia. Egli aveva sempre avuto relazioni nell'Italia settentrionale, e par- 
ticolarmente a Milano ov'era stato educato. Del gentiluomo di parte liberale, zelante nei pubblici 
uffici, illustratore dei monumenti patrii, gran signore, v'è un breve cenno biografico in A. 
d'Ancona, Carteggio di Michele Amari, voi. I, cit., p. 157. 

2) Questo bimbo, suo primogenito, Arturo Fane (tlglioccio del duca di Wellington) era nato 
a Firenze nel febbraio. Madame de Staël mostrò ancora una volta le qualità di cuore che 
riscattavano in lei i difetti, circondando questa povera madre desolata delle più efficaci conso- 
lazioni e ricevendola tosto dopo a Coppet. Cfr. Lady Rose Weigall, Correspondence of Lady 
Burghersh with the Duke of Wellington, cit. p.p. 14 a 16. 

3) Forse deve leggersi Speciale, e sarebbe famiglia siciliana, di cui un ramo ebbe il 
titolo di duca di Valverde Bologna. 

4) Il conte Giorgio Mocenigo, della storica famiglia di patrizii veneti, apparteneva alla 
diplomazia russa. Era stato un tempo ministro di quella corte a Firenze. Fu poi inviato a 
Corfu per reggervi, in nome dello czar, le isole Jonie. Lo czar lo nominò, mentr'era gover- 
natore a Riga, suo ministro a Napoli alla restaurazione di re Ferdinando ; anzi, lo aveva 
già accreditato presso quel sovrano verso la fine del 1814, riconoscendo nuovamente il re 
come « re delle due Sicilie », circostanza che fu a ragione interpretata come una prova delle 
tendenze anti-muratiane della cancelleria russa. (Cfr. P. I. Rinieri, Corrispondenza inedita 
dei cardinali Consalvi e Pacca, cit. p.p. 90-91). Il Mocenigo era nel 1821 ministro russo a 
Torino e si adoprò invano, molto nobilmente, per conciliare col re Carlo Felice la Giunta 
costituzionale, ma, mentre questa, per opera dei più esaltati, rifiutò la mediazione, il re si 
sarebbe a sua volta adontato di quelle trattative con ribelli avviate da un ministro accre- 
ditato presso di lui. Cfr. D. Persero, Gli ultimi reali di Savoia del ramo primogenito ed 
il principe di Carignano, Torino e Zerboni di Sposetti-Rovini, Reiasione sulla repressione 
dei moti del 21 e sulla occupazione austriaca in Piemonte, Roma 1907, p. 207. 



— 269 — 

CLIV 
Archroio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

r> t: A ■ Napoli il 20 Settembre 1816. 

Caro Federico ^ 

Ricevetti jeri le due tue lettere in data 14, e 16; esse mi hanno fatto 
grandissimo piacere per la ragione che mi assicurano che il tuo viaggio 
non sarà più lungo di quello che hai divisato da principio. Riceverai 
questa lettera per mezzo del Comandante Barone, il quale va a Tunisi, e 
passando a Messina conta fermarvisi qualche ora per vedere la di lui 
madre; ti includo due lettere provenienti da Milano portatemi dal sig. Rossi, 
il quale mi consegnò pure un pacchetto di denaro per te; la mia roba 
arriverà colla di lui famiglia, la quale sarà qui fra quindici giorni. Gran 
nuova inaspettata! Mia madre è partita da Milano con Gabrio per recarsi 
a Roma, non so quale sia la ragione che l'ha a ciò determinata, e quali 
siano i di lei progetti; io seppi dalle mie sorelle e non già da lei questa 
nuova. Mi si scrive da Milano che si sono messi in piazza più di cento 
impiegati, ciò che fa assai strillare. 

La figlia di Pallavicini Poscianino si marita col giovane Cardenas ' di 
Valenza, altre nuove non ti posso dare della nostra patria; ho ricevuto 
pure un pacco delle tue lettere. Ho consegnato a Sofia la tua lettera, essa 
divenne écarlate, e non volle aprirla che dopo il pranzo, io le dissi che 
te lo avrei scritto, e la fecimo molto impazzire. Il Principe e la Principessa 
ti salutano, quest'ultima ha dato alla sorella le sue commissioni per te; 
essa si lagna dell'aria di S.t Jorio, ed il Principe pure; egli ha ogni sera 
la febbre, egli però viene quasi ogni giorno in città e non manca mai di 
visitare la pupilla; l'altro tutore- ti saluta, egli è partito jeri per Genova; 
mi spiace assai la di lui partenza, egli mi era molto comodo. Micheroux^ 
e Gallemberg, i miei costanti compagni di viaggio per S.t Jorio, ti salutano. 
Feci tutte le visite che mi hai prescritte ; il figlio della duchessa di Cassano 
è caduto da un curricolo, e si è rotto una costa. 

Ho ricevuto lettera da tua madre, essa mi dice che tutta la famiglia 
sta bene, e che conta d'andare presto in campagna. 

Ti raccomando nuovamente di non venire dalla parte della Calabria ^ 
e di essere prudente nel tuo viaggio, per conservarti per chi ti ama e ti 
sarà eternamente aff.ma Moglie. 

1) Il conte Lorenzo di Cardenas, morto senatore del regno d'Italia, intorno alle cui rela- 
zioni col Gonfalonieri, che coadiuvò nelle iniziative per la riforma dell'insegnamento popolare, 
cfr. Chiattone, art. cit., sposò nel 1817 la marchesina Antonietta Parravicini di Persia. 

2) Dev'essere D. Gio\anni Cusani, la cui figliastra Livia d'Oria sposò a Napoli Francesco 
Serra, principe di Gerace. 

3) Antonio Micheroux, impiegato dai Borboni di Napoli in servizi! diplomatici oltre che 
militari aveva avuto gran parte negli eventi del 1799 (Cfr. B. Maresca, // cav. A. Micheroux 
nella rcasione napoletana dell'anno 2799, in Archivio Storico per le Provincie napoletane, 
voi. XVIII, XIX ed anche XXIV. Ma forse si tratta qui del figlio, amico dello Stendhal (Cfr. 
Stendhal, Souvenirs d'égotisme, Paris 1893, p.p, 84-85). 

4) Invece il Gonfalonieri ritornò a Napoli percorrendo appunto le Calabrie, secondo è 
narrato in F. Gonfalonieri, Memorie, cit. p.p. 94-95. 



— 270 — 

CLV 

Archivio Casati - Milano. Inedita, 

Il Principe di Luperano ' a Teresa Gonfalonieri Casati 

Madame, 
J'ai l'honneur de vous envoyer les 3 billets ^, en vous priant de vouloir 
bien vous trouver à l'Eglise avant onze heures, afin d'être bien placée. 

Agréez, je vous prie, l'assurance de ma considération la plus distinguée. 

Prinxe Luperano. 

Mardi matin [septembre 1816J. 

v: Madame 

Madame la Comtesse de Gonfalonieri 
S.la Lucia 
Naples. 



CLVI 

Archivio Casati - 3/i/ano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Gasati a Federico Gonfalonieri 

Napoli il 25 Settembre 1816. 
Caro Federico, 

Solo jer l'altro ricevetti la tua lettera dell' 8, la quale ne conteneva 
una lunghissima di Salvo^, scritta nel genere del panegirico del papagallo; 
ne feci la lettura alla nostra società, la quale se ne diverti. Il principe e 
la principessa ne ricevettero pure, e ne resero pure noto il contenuto alla 
brigata; il primo conta di rispondergli una lettera secca, perchè non gli 
venga in testa di mostrarla, come egli desidererebbe di poter fare; e la 
seconda non gli risponderà: siccome io non sono ministressa, penso di 
rispondergli credendolo un dovere d'educazione ; certo è che cercherò di 
farlo in modo di non legare una corrispondenza continuata; cosa ne pensi 
tu? Ricevetti coli' ultimo ordinario molte lettere da Milano, fra le quali 
una di tuo padre, il quale mi scrive come segretario della M. G., ambi ti 
salutano e mi dicono che tutta la famiglia sta bene, ad eccezione di mia 
suocera la quale ha avuto un po' di febbre, ma di nessuna conseguenza. 
Mia madre è partita da Milano il 12 con Gabrio mio fratello e Gabrio 

1) Il titolo di principe di Luperano spettava ai Muscettola, donde passò per via di fem- 
mine ai Caracciolo. 

2 Probabilmente per assistere al miracolo di S. Gennaro. 

3) Il marchese Salvo di Pietraganzilli, autore di un libro che ebbe qualche voga : Lord 
Byron en Italie et en Grèce, Londres 1825. La Contessa Anna Potocka, Voyage d'Italie 
(ed. Stryienski), Paris 1899 p.p. 134-35, lo giudica a sua volta " ennuyeux et prétentieux „. 



— 271 — 

Piola ^ essi fanno il viaggio per vettura, ed il 27 contano di essere a 
Roma ; non so ancora cosa abbia potuto determinare mia madre a questo 
viaggio, se si fermerà lungamente a Roma, e se verrà a Napoli. La regina 
di Sardegna è passata da Milano, vi cangiò i cavalli e continuò il suo 
viaggio per Modena, ove è andata per vedere la madre, la quale ne partirà 
a momenti per restituirsi a Vienna. Si aspetta a Milano l'arciduca Ranieri, 
il quale sta girando fra le montagne di Lecco. Ho ricevuto lettera di Porro; 
egli mi dice di non aver abbandonato il progetto di venire qui, che partiva 
da Milano il 22 coi ragazzi e Pellico - per la Toscana, ma non mi dice altro; 
eccoti, mio caro, tutte le nuove di Milano, di questo paese non ve n'ha; 
è sortito ier l'altro il nuovo piano di guerra fatto da Nugent; il quale si 
pretende essere piix dispendioso d'un terzo. 

In questi giorni ebbimo molta pioggia, ciò che mi ha qualche volta impedito 
d'andare a S.t Jorio: tutti gli individui di quell'amabile famiglia mi dicono 
sempre di salutarti, il principe e la principessa vogliono essere nominati 
particolarmente. La Manco ^ non va piìi in quella casa a S.t Jorio, ma credo 
che anderà a Portici, dove si trasporta tutto il mondo brillante. Domani 
ricomincia il teatro, spero che la principessa vi verrà, e che ci rispar- 
mierà così qualche corsa, che però faccio molto volontieri, poiché me ne 
mostra una vera riconoscenza. Fui con Haugwitz^ a vedere il miracolo di 
S. Gennaro, ella è una cosa singolare, e certo non si può dire che il 
prete vi contribuisca. Addio, mio caro, questa è l'ultima lettera che ti 
scrivo, spero di presto abbracciarti, lo faccio intanto in idea. 

La tua aff.ma Teresa. 



CLVII 

Archivio Casati - Milano. Inedita 

Teresa Gonfalonieri Casati a Federico Gonfalonieri 

Napoli, il 28 Settembre 1816. 
Caro Federico, 

Sono passati due ordinarj senza che abbia ricevuto tue lettere; dopo 
quella del 16 non ne ebbi altre, spero che ciò dipenda dalle combinazioni 
del viaggio, come già mi hai prevenuta, e che la tua salute sarà sempre 

1) Don Gabrio Piola Daverio, patrizio milanese, insigne matematico, morto nel 1850 a 56 
anni. Era figlio di una Casati. < 

2) Silvio Pellico era, come tutti sanno, precettore de' figli del conte Luigi Porro. 

3) Era forse una dama della Famiglia siciliana dei Mango, marchesi di Castelgerardo e 
baroni di Castellazzo. 

4) Il conte Eugenio Guglielmo Haugwitz, di famiglia di Slesia nota dal duecento, era dal 
1815 comandante la piazza di Napoli. Nato a Briinn nel 1777, entrò nell'esercito austriaco 
già nel 1793 e si battè in tutte le guerre degli anni seguenti, segnalandosi particolarmente 
in quella del 1809, allorché fu fatto colonnello sul campo di battaglia. Era maggior generale 
quand'ebbe gran parte nella vittoria di Lipsia. Prima che terminasse quella campagna del 



— 272 — 

buona. Nessuna nuova coli' ultimo ordinarlo, ricevetti una lettera di tuo 
padre quale segretario della Mamma Grande, nella quale mi dice essere 
ambi inquieti per non avere ricevuto ancora nuove del tuo arrivo a Pa- 
lermo quantunque io mi sia data premura di dargliene. Sicuro il matrimonio 
del nostro Imperatore colla sorella della fu Vice-regina, quella che fu 
ripudiata dal principe di Wurtemberg; il matrimonio avrà luogo il mese 
di novembre. Quanto sarà contento il principe Eugenio di divenire co- 
gnato dell'Imperatore! Egli è un essere fortunato. Una delle figlie dell'Im- 
peratore si marita col figlio del re di Portogallo. Succedono dei cambiamenti 
di cariche alla Corte; il conte di Wrbna sarà grand-maître, Madame La- 
sanski grande maitresse. Non mi ricordo chi gran ciambellano ecc. ecc. 
Troverai al tuo ritorno la principessa Jablonowski di male umore, molto 

triste, ed ancora meno amante della società ^ Essa non vuol vedere 

gente a pranzo, sente più che mai le antipatie, avrebbe bisogno d'avere 
una persona che avesse dell'impero sopra di lei per costringerla ad averne 
un po' sopra se stessa; jeri, essa venne in città, stette con me lungamente 
ed andammo da alcuni mercanti, oggi anderò con lei al teatro. I Spiegel, 
afflitti come se si trattasse della perdita d' un figlio, piangono il loro cane 
smarrito, e da alcuni giorni non ebbero persone a pranzo, ciò che mi fa 
piacere lasciandomi così delle giornate libere. Ieri vi fu gran manovra delle 
truppe austriache comandate dal Generale Nugent, io vi volevo andare a 
cavallo, ma fortunatamente non Io feci; mi sarei rotto il collo, avendo il 
cocchiere fatto ferrare dei quattro piedi il Saverne: Curioni lo montò e 
appena fuori dalla porta il cavallo cadde, egli saltò ma si fece male [a] una 
mano, però montò di bel nuovo a cavallo, gli si gonfiò la mano, ma spero 
che sarà niente di conseguenza. Io non montai che una sol volta a cavallo 
con Curioni e Gerace, ma dopo, per evitare d'andare con d'Aspre ^ e Diego 
Pignatelli^, i quali mi hanno tormentata d'andare con loro, vi rinunciai per 
fare la pace a tutti. Jablonowski si è esibito replicatamente ad accompa- 
gnarmi, ma, essendo egli in campagna, gli riuscirebbe troppo incomodo, 
e non ardii, per conseguenza, d'approfittare della sua esibizione. Il prin- 
cipe, la principessa. Sofia, la contessa Woina, i Mocenigo, Micheroux ecc. ecc. 
tutti ti salutano. Addio, mio caro, ti abbraccio e protesto per la vita la tua 

aff.ma Teresa. 

v: A Monsieur 

Le Comte Frédéric Confalonieri 
Messine 

1813, l'Haugwitz aveva ottenuta la croce dell'ordine militare di M. Teresa, ambitissimo se- 
gnacolo di grande valore personale. Fece ancora la campagna di Francia, nonché quelle del 
1815 contro Murat e del 1821 contro i costituzionali napoletani. Dopo entrambe queste ultime 
spedizioni rimase a Napoli alla testa delle truppe austriache di occupazione. Andò a riposo 
nel 1829, come tenente feldmaresciallo. 

1) Si omettono particolari sulle condizioni di salute della principessa Jablonowska 

2) Costantino barone d'Aspre (1789-1850), generale austriaco che prese parte a quasi tutte 
le spedizioni in Italia, dal 1815 al 1849. 

3) Deve trattarsi del principe Pignatelli di Monteleone, ciambellano del principe Leopoldo 
delle due Sicilie. 



— 273 — 

CLVIII 

Ar eluvio Casati - Milano. Inedita. 

Lady Shelley ' a Teresa Gonfalonieri Casati 

Est-ce que j'oserais vous proposer, si vous avez la perspective d'un diner 
solitaire, de nous joindre à cinq heures sans faire de toilette ? Vous me feriez 
le plus grand plaisir. 

Avez vous envie de monter à cheval pendant l'absence de votre mari ? 

Nous proposons une petite promenade sur les montagnes vers une heure, 
puisqu'il fait si beau temps. 

Votre dévouée 

F. Shelley. 

v: La Comtesse 

Gonfalonieri. 



CLÏX 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita"^. 

L'abate Ludovico de Brème a Federico Gonfalonieri 

Coppet, Cantone di Vaud, 28 Settembre 1816. 
Dolcissimo mio Ferrigo 

A monte le querele: non gettiamo il tempo a convincerci de' nostri 
rispettivi torti, se ne abbiamo: gravi essi sieno o lievi: l'amicizia è sempre 
più sollecita di obliarli che di tenerne conto fiscalmente: di gravi altronde 
non ne possono intervenire mai fra noi, e tutto è possibile, cred'io, tranne 
l'indebolimento della nostra vicendevole adesione. 

Dopo la morte, dolorosissima per me, della nostra madre ^ non mi sono 
pili fermato in Milano che pochi giorni. Per quanto fosse da lungo mi- 
nacciato questo colpo, la perdita è riuscita immensa al cuor mio, e non 
so abituarmi all'idea di non aver più madre. Quello sguardo suo diretto 
su di me per trentacinqu'anni esercitava pure una dolce influenza a mal- 
grado ch'ei m'abbia potuto sembrare alcune volte importuno; era pur 
sempre uno sguardo materno; era quello pur sempre d'una persona tutta 
mia ed ora sento vieppiù ch'io sono di nessuno al mondo. Me ne venni 
qui tratto dalle incessanti istanze e dai cordiali inviti di tutta questa amabile 

1) Si tratta forse della moglie di Sir John Shelley. 

2) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere, cit. p. 308. 

3) La marchesa de Breme nata Dal Pozzo dei principi delia Cisterna. 



— 274 — 

e mirabile famiglia': ed ora ne riparto dopo un mese e mezzo di soggiorno, 
colmo di gratitudine per ognuno d'essi, e rapito dalla dolcezza dell'intimità 
loro, in cui sono appieno entrato e stabilito. Di tutto hanno fatto perch'io 
venissi con essi a Parigi, quindi tornassi in compagnia loro a Coppet nella 
ventura primavera, poi in Italia, poi facessi parte delle loro peregrinazioni 
in Sicilia e in Grecia e in Palestina. Non ho creduto di dover aderire alla 
intiera invitazione; ma tutto si dispone bensì perch'io, unitomi a quella 
cara brigata nel suo passaggio per Milano, ne segua quindi tutti i passi 
e venga insieme a toccare la tomba di Ajace, e quella di Creusa e quella 
del Nazareno. Intanto mi ho goduto qui a rassegna una gran parte d'Eu- 
ropa; perchè è indicibile quanti distinti personaggi d'ogni paese hanno 
visitato in quest'anno il delizioso temano, e Coppet in ispecie, e quanti 
abitino tuttora le magiche rive di Cologny, di Sécheron, di Rolles, la 
Boissiere, Gentou -, e tuttodì si rinnovano e recano qui le più rilevanti 
e le più segrete notizie d'ogni presente o prevedibile vicenda di stati e 
di fazioni. Coppet è come il porto dove affluiscono le persone e le cose 
le più interessanti. Non passa giorno che i più insigni personaggi di 
Londra, o di Parigi e d'altrove non siano i nostri commensali. Figurati ciò 
che ha da esser una mensa quale ebbimo, a cagion d'esempio, ieri, cir- 
condata a destra e a sinistra dalla miracolosa Staël, dal celebre Dumont^ 
editore ed illustratore di Bentham ■*; Bonstetten ^, l'autore del Viaggio nel 
Lazio, del Saggio su l' imaginazione, e di diverse opere eccellenti sul 
Perfezionamento sociale. Il primo poeta d'Inghilterra Milord Byron*^, che, 
sia detto fra parentesi, ha una lettera di Lady Holland '^ per te Lewis ^ 

1) Fu quello l'ultimo soggiorno di Madame de Staël al castello di Coppet. Vedasi, sulle 
condizioni fisiche e morali della Staël in quei mesi, E. Herriot, Madame Récamier et ses 
amis, cit. t. H p.p. 20-21, e Paul Gautier, Mathieu de Montmorency et Madame de Staël, 
d'après les lettres de M. de Montmorency à M.me Necker de Saussure, Paris 190 p.p. 287-88. 

2) Deve probabilmente trattarsi di Genthod, che si pronuncia come Gentou ed è a breve 
distanza da Ginevra, uno degli ultimi villaggi prima di entrare nel paese di Vaud Al Creux 
de Genthod è la villa che fu del celebre scienziato, H. B. de Saussure, tuttora dei suoi 
discendenti. In ogni tempo grande fu l' intimità fra codesti castellani e quelli di Coppet. 

3) Stefano Dumont, ginevrino (1759-1828), ministro protestante, a lungo esule in Russia, 
in Francia, in Inghilterra, ove conobbe il Bentham, era rimpatriato nel 1814 e divenne membro 
del consiglio sovrano del Cantone di Ginevra. Si osservi, come esempio della voga del 
Dumont in quel tempo che il 1" settembre 1816 lo Stendhal lo additava al Dupin ainé 
(Paupe et Chékamy, Correspondance de Stendhal, cit. t. II p. 4). 

4) La voga del giureconsulto e filosofo utilitarista inglese Geremia Bentham (17481832) 
era a' quei giorni grandissima, e provocò, come ognun sa, un poderoso contrattacco del Manzoni, 
in appendice alla Morale cattolica, circa il " sistema che fonda la morale sull'utilità „. 

5) Il patrizio bernese Carlo Vittorio de Bonstetten (1745-1833) era uno dei duci dell'opinione 
pubblica in Isvizzera. Filosofo eccletico, economista, geniale poligrafo, lasciò dei preziosi 
Souvenirs. Cfr. il giudizio di B. Constant, Journal intime (ed. Melegari) Paris 1895, p. 57. 

6) Lord Byron si apparecchiava a passare in Italia ed a farvi lunga dimora. 

7) Questa dama, Elisabetta Vassall (1770-1845), moglie del 3" Lord Holland (1773-1840), 
radunava nella celebre dimora dei Fox a Londra (Holland House) lo stato maggiore del 
partito liberale del Regno unito ed anche delle altre nazioni. 

8) Matteo Gregorio Lewis (1773-1818), poeta inglese, avea ottenuto non invidiabil fama col suo 
" Monaco „, che fu proibito nella prima edizione per la sua indecenza. Nel 1817 venne col 
Byron in Italia. 



275 — 



l'autore del Moine di cui ti ho procurato la lettura; il celebre protagonista, 
e duce dell'opposizione, il vincitore delV incom-taxe, il promotore della 
spedizione contro ad Algeri, insomma l'impavido e gloriosissimo Brougham ' ; 
M/ de Jaucourt^, plenipotenziario con Talleyrand al Congresso di Vienna, 
pari di Francia ; M.'" de S.t Aulaire ^ ragguardevole membro dell'altra camera ; 
Alessio di Noailles^ giovane deputato di .... ; l'energumeno, visio- 
nario mistico Langalerie ^; Lady Hamilton <'; la principessa Jablonowska; la 
bellissima S.t Aulaire"; le più belle ancora sorelle Spalding^, ecc. ecc. Fra 
tutti questi ho stretto una indissolubile amicizia con Dumont e Bonstetten; 
Brougham è uomo che ammiro assai; credo che lo amerò pure, ma aspetto 
a dichiararlo assolutamente dopo l'esperienza del viaggio che intraprendo 
domani con lui, a richiesta sua, ed il cui termine sarà Milano. Quand' io 
credeva ch'ei mi vi precedesse, non avendo ricevuto lettere tue, né sapendo 
cosa alcuna de' fatti tuoi, ad ogni buon conto io lo aveva munito d'una 

1) La fama europea del grande statista ed oratore inglese, uno dei fondatori dell' £■ 
dimburgh Review, paladino della principessa di Galles e della riforma parlamentare, Enrico 
Brougham (1778-1868), più tardi ascritto alla camera dei pari, dura ancor oggi. 

2) Arnaldo Francesco de Jaucourt (1757-1852), di antica schiatta della Sciampagna con- 
vertita al protestantesimo, aveva ancor conosciuto, giovine accarezzato alla corte del 
principe di Condé e colonnelle a ventiquattro anni, la vita gioconda dell'antico regime- Le 
sue opinioni, di temperato liberalismo, s'eran pure già formate, in Francia e in Inghilterra, 
alla scuola del Malhesherbes, del Necker, del Fox; fu pertanto in prima linea nel 1789 e 
fu eletto supplente agli stati generali, presidente dell'amministrazione dipartimentale di 
Senna e Marna, membro coraggioso della destra dell'assemblea legislativa. Imprigionato il 
10 agosto, non sfuggì ai massacri di settembre che grazie all'intervento di Madame de 
Staël. Si ricoverò in Inghilterra, nel gruppo di esuli liberali che si riunivano a Juniper Hall, 
la tenuta ospitale del gentiluomo inglese Locke, poi, per evitare l'iscrizione sull'elenco degli 
emigrati, rientrò temerariamente in Francia nel 1793 e fu costretto a fuggire di nuovo tra- 
vestito ed a vivere in Isvizzera lavorando come garzone droghiere. Rimpatriato dopo la 
caduta di Robespierre, fu successivamente ascritto al tribunato, che presiedette, al senato^ 
al governo provvisorio del 1814, alla paria. Ebbe il portafoglio degli esteri interinalmente 
durante il congresso di Vienna, al quale aveva dovuto recarsi il Talleyrand, amico intimo 
del Jaucourt. Cfr. Correspond ance du comte de Jaucourt ministre intérinaire des affaires 
étrangères avec le prince de Talleyrand pendant le congrès de Vienne, cit. 

3) Il conte Luigi Beaupoil de S.t Aulaire (1778-1854), scampato a fatica fra mille stenti 
alle prove del terrore evitando sempre di emigrare (come ebbe egli stesso a narrare in 
ricordi stampati fuori commercio: Portraits de famille, Périgneux 1879) prese presto 
un'attitudine recisa di gentiluomo liberale, che fu posta in maggior luce dalle circostanze 
che accompagnarono la restaurazione e dall'aver egli dato la figlia primogenita in isposa al 
ministro Decazes, favorito di Luigi XVIII, inviso ai reazionari! per aver tentato una ri- 
conciliazione, piuttosto empirica ma certo salutare, dei Borboni colla Francia moderna. 
Dapprima ciambellano e prefetto napoleonico, quindi deputato, il conte de S.t Aulaire divenne 
poi pari di Francia, ambasciatore del re Luigi Filippo a Roma, a Vienna ed a Londra. 
Cfr. Bar. Prosper de Baranute, Etudes historiques et biographiques, Paris 1857. 

4) Il conte Alessio de Noailles (1783-1835), dapprima rassegnato al regime napoleonico 
se n'era clamorosamente staccato diffondendo la bolla papale che scomunicava Napoleone. 
Era stato, allato al Talleyrand, plenipotenziario di Luigi XVIII al Congresso di Vienna. 
Nella Camera bassa, ai giorni della restaurazione, era ritenuto porta vece della Congrégation, 
associazione politico-religiosa di cui era stato uno dei fondatori. 

5) Lady Anna Hamilton, seconda figlia del 9° duca di Hamilton, era addetta alla Prin- 
cipessa di Galles. Cfr. H. Maxwell, The Creevey papers cit., t. I p 302. 

6) Questa seconda moglie del conte di S.t Aulaire era nata du Roure. La prima, madre 
della duchessa Decazes, era M.Ue de Soyecourt, ricca ereditiera di Picardia. 

7) Cfr. per il soggiorno a Coppet di questo geremiaco ed eloquente patriarca degli 
illuminati, Due de Bkoglie, Souvenirs cit. I, p.p. ?67 e seg. 

8) La moglie di Lord Brougham fu Mrs. Spalding, nata Eden. 



— 276 — 

mia lettera per te; nei miei molti colloqui con lui era stata frequente 
menzione del mio amico, eh' io persisto a stimare per animo forte e intra- 
prendente, e molto desio lo pungeva di conoscerti ed abboccarsi teco: ma 
veggo ora con dispiacere che sa Iddio quando, o se mai, avverrà che 
v'incontriate. Quando ci rivedremo avrai campo, spero, di osservare che il 
mio viaggetto non è stato tempo perduto: intanto mi limito a dirti che i 
marmi, i colli, i laghi, questi costumi, la libertà vera, la diffusione mira- 
colosa de' lumi in tutte le classi, l'eleganza e la cultura dei modi, la fer- 
mentazione delle idee, la tendenza incessante verso ogni perfezionamento, 
insomma la vita elettrica di queste anime, mi hanno reso altiero delle 
dottrine che professo, come sai, inviolabilmente e dei sensi che nudro, e 
ch'io nudriva già laggiù negli antipodi di questi paesi, ed anco spesso di 
qualche ... Lo scritto mio * è uscito alla luce prima della mia partenza. 
Lo scopo mio, ch'era di sconcertare i tristi e ipocriti zelatori della così 
detta gloria letteraria d'Italia, e di smascherare le insulse dottrine dei fetidi 
pedanti, ha ottenuto quell'effetto appieno, e come ben m'aspettava, ed anzi 
di tutto cuore bramava, ha destato un sussurro sguajato e ridicolissimo in 
quel turpe vespaio: ma dopo alcune espressioni di grossolano risentimento 
ad un tratto sono rimasti corti, come si dice, né hanno avuto tanta abilità da 
oppormi neppure un'apparente ragione per combattere le mie proposizioni; 
bensì il pidocchioso sfangator di Parnaso, l'annasatore delle nWime figuranti"^, 
colpito amaramente da più tratti del mio Discorso si è villanamente di bel 
nuovo scagliato contro Madame di Staël. Ora gli si sta stampando la seconda 
frustata a sangue, ed è opera questa, tutta grazie e tutta sale, del mio 
Borsieri^. Credo che abbia ragione Carpani '' che va dicendo ai risentiti 
Giani, e Borghi, e Bellini, e ai pedanti ch'egli incontra, signori miei, avete 
un bel ringhiare e sputar nero, i romantici, per ora, l hanno vinta. Ti prego 
mandarci in Milano la tua amabile società polonese, onde ne godiamo 
rispettosamente e platonicamente anche noi, e acciò Ella venendovi determini 
così il tuo pronto ritorno. Addio, anima cara; ti prego rendere accetti i 
miei cordiali omaggi alla tua ottima consorte. Madame di Staël e Albertina'^ 
ti salutano con tutta amicizia. Addio. n tuo Ludovico. 

1) Il Discorso intomo all'ingiustizia di alcuni giudisii letterarii italiani. Cfr. G. Muoni, 
op. cit. p.p. 8 e seg. 

2) Forse il Pezzi, direttore della Gazzetta di Milano o, piuttosto, il conte Trussardo Caleppio. 

3) Pietro Bursieri (1786-1852), giovane di forte ingegno, era stato addetto al ministero 
della giustizia durante il regno italico, poi, venuta la restaurazione, protocollista al tribunale 
di Milano. S'era manifestato dapprima dei propensi al ritorno degli austriaci, che cantò 
in versi riesumati dal Cantù, // Conciliatore e i carbonari, cit. p. 41, ed aveva avu'o rapporti 
coll'Acerbi, alla fondazione della Biblioteca italiana (v. P. I. Rinieri, Della vita e delle opere di 
S. Pellico, voi. I p.p. 143-44i, ma si gettò presto a capofitto nelle polemica letteraria contro 
i classici e scivolò nella politica, che Io espose ai rigori del governo austriaco. Cfr Edmondo 
Clekici, // " Conciliatore „ periodico milanese, Pisa, 1903, p p. 16-17. Il Breme allude qui 
alle Avventure letterarie di un giorno, opuscolo anonimo del Borsieri. 

4) Forse Giuseppe Carpani, autore delle Haydine, saccheggiato e burlato dallo Stendhal. 
Cfr. Casimir Stryienski, Soirées du Stendhal club, l."' série, Paris, 1904, p. 4 e seg. 

5) La figlia di madame de Staël, che aveva sposato pochi mesi prima il duca Vittore de 
Broglie, pari di Francia, molto addentro a quell'epoca nell'opposizione al governo della 
restaurazione, temperatosi via via e divenuto in processo di tempo ministro del re Luigi- 
Filippo. Lettere della duchessa Albertina donna che attinse una rara elevazione intel- 
lettuale e morale, furon pubblicate dal figlio: Lettres de la Duchesse de Broglie, Paris, 1896. 



— 277 — 

CLX 

Archivio Casati - Milano Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati 

ALLA CONTESSA DI VaLVASON BoNIN 

Napoli il 1 8bre 1816. 
Mia cara, 

Egli è un secolo che mi trovo priva delle tue nuove, permettimi adunque, 
mia cara, che mi richiami alla tua memoria. Come va la salute? la tua famigliuola 
è essa bene ? come vanno le cose tue ? ti ricordi qualche volta di un'amica che 
ti ama tanto, e che sempre sempre ti ha presente ? Rispondimi, ti prego, dettaglia- 
tamente su questi articoli ; essi interessano tutti il mio cuore. La mia salute è 
discretamente buona, mi trovo aggradevolmente in questa città, ove mi fermerò 
sicuramente tutto il mese, e forse anche più, ciò dipende puramente da mio 
marito ; vedrò con quali disposizioni egli verrà dalla Sicilia, dove è andato 
per esaminare in dettaglio quel paese, tanto interessante per i souvenirs che 
si conservano degli antichi, e gloriosi tempi della nostra beli' Italia. 

Sono assai contenta del mio viaggio, mi sono assai ben trovata in tutti 
i paesi, e trovai molta cortesia. 

Ti prego di dire mille cose a Frangipane, digli che vorrei non mi avesse 
interamente dimenticata. A tuo marito i miei complimenti. 

Rinnovandoti la protesta del più vero e costante attaccamento, mi di- 
chiaro per la vita 

La tua aff.ma amica 

LA Gonfalonieri. 



CLXI 

Archivio di Stato di Milano - Processi dei Carbonari 

Busta XX - p. CLXIX N. 391 7^. Inedita. 

La Contessa Sofia Woyna a Federico Gonfalonieri 

J'espère que le billet de ma soeur vous convaincra que vous avez eu 
tort de ne pas lui remettre vous même cette pyramide qui lui fait tant, 
tant de plaisir. Les ailes de chauve-souris planent elles encore au dessus 
de votre tête? à revoir ce soir, mais avec un front plus serein que celui 
d'hier, c'est le voeu de mon coeur. 

Sophie Woyna. 



— 278 — 

CLXII 

Archivio di Stato di Milano - Processi dei Carbonari 

Busta XX, p. CLXIX. Inedita. 

La Principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

[Napoli 1816]. 

Quoique vous n'ayez pas voulu me traiter aussi bien que ma soeur et 
me remettre vous même ce souvenir de votre voyage, je ne veux point 
lui céder le plaisir de vous remercier de ma part, et il faut bien que vous 
me permettiez de le faire moi-même. Je vous sais grè de ne m'avoir 
point oubliée sur le sommet de l'Etna', cela promets pour les pays où vous 
n'aurez pas d'aussi belles choses à admirer — veuillez dire à votre femme 
que je n'ai point de projets, que je suis furieuse contre le mauvais temps, 
que je reste au coin de mon feu à me désoler d'une journée qui finira 
par un thé chez Douglas - — à revoir 

Caroline Jablonowska. 

v: Comte Frédéric Gonfalonieri 



CLXIIl 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Il marchese Salvo di Pietraganzilli 
A Teresa Gonfalonieri Gasati 

Palerme 11 8bre 1816. 
Madame la Comtesse 

Je connais un mari très galant et très empressé de courir au grand galop 
toutes les côtes de Sicile, visiter le tombeau du vieux Anchyse, voir l'ancienne 
Zancle, l'Etna, Catane, la patrie d'Archymède, la demeure des anciens tyrans 

1) Sull'Etna il Gonfalonieri, col suo compagno di viaggio " il brigadiere Mancini della 
nobile guardia lombarda „, dev'essere salito in uno dei primissimi giorni d'ottobre, 
ddcchi il marchase Nunzio Ottaviano Borgia, capitano giustiziere, scriveva da Siracusa 
il 30 settembre all' avv. fiscale del Tribunale palermitano, D. Antonio Mastropaolo: „ che 
eri li detti signori sono stati ad osservare l' antichità sparse in queste campagne e 
che oggi G dimane partiranno per la volta di Gatania ad osservare l'Etna. „ (Francesco 
GuARDioNE art. cit. p. 971). 

2i Poiché questi Douglas, secondo si vedrà, erano quei medesimi che il Breme aveva 
conosciuto mentr'era ospite di M.me de Stael, potrebbe trattarsi di quel gentiluomo inglese che 
s'era pensato un momento (1813) fosse per chieder la mano della futura duchessa di Broglia. 
Cfr. Paul Usteri et Eugène Ritter, Lettres inédites de M.me de Stdel à Henri Meister, 
Paris 1903, p. 258. Lady Douglas Glanbervie, moglie del lord luogotenente d'Irlanda, era 
figlia di Lord North (vedi Pèlissier, Le portefeuille etc. cit. p. 372) e trovavasi appunto allora 
in Italia 



— 279 — 

d'Orthige, passer ensuite dans les montagnes de Brutium, parcourir la Lucanie 
pour se trouver le jour 14 de ce mois auprès de sa chère moitié, jour de sa 
fête. Il en a fait part à ses amis, et au moment même, où je vois ce cher 
Comte Frédéric ouvrir la porte d'un grand salon pour fêter le nom de Thérèse, 
je m'empresse de lui faire parvenir cette lettre, pour la présenter à vous. 
Madame, avec les souhaits de ce véritable bonheur qui doit être votre partage. 
S'il voulait satisfaire les désirs de son ami, il vous présenterait aussi de ma 
part un petit bouquet de fleurs. Si j'étais présent je les apporterais moi-même 
au temple où vous présidez, après les avoir cueillies aux champs où l'on chante 
les hymnes à l'amitié. 

Votre mari vous aura sans doute raconté nos projets de vo3'^age ; le 
Duc d'Albe ' y tient beaucoup, et m'en parle souvent. Je me prépare déjà à 
voyager comme suite du nouveau marié, avec permission et privilège. 

Grondez, Madame la Comtesse, ce beau M.*" de Micheroux très-délicat 
pour sa santé, très indélicat pour ses amis. 

Il ne m'a pas honoré de sa réponse. Serait-elle arrivé quelque comtesse 
de Vienne ? Se serait-il rendu infidèle? Mais non, je ne crois pas qu'il serait 
capable de sortir en hiver pour faire la cour, tant il aurait peur de se refroidir, 
c'est pourquoi il logeait avec etc., etc. 

Sans à propos, comment se porte la pauvre princesse Jablonowska ? Qui 
l'aurait dit qu'un S. Jorio devait la traiter si mal ? Quel est donc l'avantage 
d'être dévote si l'on n'est pas bien avec les saints? Pardon, M" la comtesse, 
j'oubliais que j'entrais dans la Théologie et que, si je continuais, je n'en 
sortirais pas sans être battu par vos lumières. 

I c^ri Geracini^ che fanno? Crescono in bellezza? Mais je m'arrête, crainte 
de devenir mauvaise langue, et je borne mes prières à présenter mes compli- 
ments et mes respects à toute la famille Apostolica Cesarea, et à Micheroux, 
si vous le croyez digne. Laissez-moi toujours une petite, petite place dans 
votre souvenir, et honorez-moi de vos nouvelles, tant que je serai l'enfant 
gâté de mes parens. 

Agréez, M^ame, les assurances de ma considération la plus distinguée 
avec laquelle j'ai l'honneur d'être 

votre serviteur 
I. h. Salvo. 
V : A Madame 

Madame la Comtesse de Gonfalonieri 
Naples. 



1) Forse è quel medesimo ch'era riescito a farsi ammettere, parteggiando per la corte, 
fra i pari del regno di Sicilia, come conte di Modica, essendo parente lontano dell'ultimo 
investito. Cfr. N. Palmieri, Saggio storico-politico sulla costitusione del regno di Sicilia, 
Losanna 1847 pp. 277 e seg. 

2) Con ogni probabilità Francesco Serra, marchese di Gioja e principe di Gerace, e la 
sua giovine moglie Maria Orietta Lamba d'Oria, figlia d'un primo matrimonio di quell'Eleo- 
nora Lomellini che sposò poi il M.se Giovanni Cusanì. V. la nota 2 a pag. 269. 



— 280 — 

CLXIV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La signorina Von Sandizell 
A Teresa Gonfalonieri Casati 

Munich le 19 N[ovembre 1816]. 
Ma chère amie ! 

Il y a bien longtemps que je voulais vous écrire; mais, vous sachant à 
Rome, je craignais que ma lettre ne vous parviendrait pas; maintenant que je 
sais que M.r Re ' retourne a Rome je m'empresse de vous donner de nos nouvelles 
par lui, car vous ne devez pas douter, ma chère amie, de l'amitié que nous 
avons toujours conservée pour vous, et dont nous savons très bien que vous [la] 
partagez aussi envers nous; votre séjour à Rome doit être fort agréable, et de 
vous y trouver avec Mad. Annoni vous fera certainement plaisir. 

Son Altesse 2 à qui j'ai dit que je vous écrivais me charge de vous faire 
ses compliments. Son Altesse a été incommodée il y a quelques semaines, mais 
heureusement elle se porte très bien maintenant, de même la petite famille qui 
a extrêmement grandi et dont tous jouissent d'une santé parfaite. Le prince 
est absent pour quelques jours, il est allé voir Madame sa soeur à Constance ^. 

Madame de Vurmb désire aussi être rappelée à votre souvenir, sa santé 
est bien bonne; vous ne vous apercevez guère de l'hiver a Rome, ici nous 
avons déjà une neige épouvantable. J'espère, ma chère amie, que vous me 
donnerez de vos nouvelles; ma lettre est portée à Milan par le Comte Sartirana •*, 
qui y passera qualques semaines, ce qui le rend on ne peut plus heureux. Recevez, 
ma chère amie, l'assurance de l'amitié bien sincère que je vous ai vouée. 

Sophie S. 
Vous serez bien aimable de me rappeler au souvenir de J^.r Gonfalonieri. 

v: A Madame 
la Comtesse Gonfalonieri 
à Rome 



1) Antonio Re, che era pure consigliere di stato, aveva, durante il regno italico, esercitato 
le funzioni di intendente dell'appannaggio del principe viceré. Un breve cenno, tutt'altro che 
benevolo, ne è fatto nel catalogo biografico inserito in Coraccini, op. cit., p. CXX. Secondo 
il Coraccini, il Re era un protetto del duca di Lodi, che gli diede in moglie la sua nipote 
Paola Melzi. 

2) La principessa Augusta Amalia, testé viceregina d'Italia. 

3) La regina Ortensia aveva allora scelto per sua residenza il castello di Arenenberg, 
sul lago di Costanza. 

4) Il conte di Sartirana era ministro sardo presso la corte di Baviera. 



— 281 — 

CLXV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

Teresa Gonfalonieri Casati 

ALLA CONTESSA DI VaLVASON BONIN 

Napoli il 19 Novembre 1816. 
C. A. 

Permettimi, mia cara, che mi richiami alla tua memoria, quantunque io abbia 
giusta ragione di credermi da te dimenticata. Ti scrissi più volte da che partii 
da Milano e mai non ebbi riscontro da te, privazione che, ti assicuro, è assai 
sensibile al mio cuore il quale sente sempre una grande amicizia per te. Come 
te la passi, mia dolce amica? Come va la salute, e quella de' tuoi figli? Ve 
n'è egli in istrada qualche altro? Parlami molto molto di te, tutto ciò che ti 
riguarda eccita il mio più vivo interesse. 

L'apertura del teatro di San Carlo, la quale si farà con grande strepito', e 
la seduzione del clima tanto più dolce del nostro, ci ha determinati a rimanere 
in questa capitale sino alla fine del carnevale. Il genere di vita che conduco, 
molto tranquillo e monotono, si confà assai bene col mio genio ; ho la fortuna 
di essere in una società di forestieri molto gentile ed amabile, la quale è certo 
la sola risorsa che vi sia in questo paese, non essendo possibile di legare cogli 
abitanti i quali sono niente socievoli, e non sono anche in istato di tenere 
società, tanto le loro finanze sono ruinate. Sono piuttosto contenta della mia 
salute, quantunque un po' dimagrita, ma ciò è un effetto dell'aria del mare che 
suole fare a chi non v'è abituato; i miei nervi sono sempre lo stesso. 

Vado a poco a poco vedendo le cose interessanti di questo paese, ed i 
contorni ; egli è impossibile di ritrovare qualche cosa che assomigli a questa 
bella estremità della nostra Italia; la natura fu qui molto prodiga col materiale, 
ma ha lasciato molto da desiderare dal lato degli abitatori ; non ti faccio de- 
scrizioni, non potrebbero avere un interesse per te, stante che questo paese è 
stato tanto decantato. 

Donami, mia cara, le nuove della tua patria, e di Venezia, e delle mie 
conoscenze. Vogliami bene e credimi eternamente la tua aff.ma amica 



La Gonfalonieri. 



v: A Madame 

La Comtesse Thérèse de Valvasone née Benin 
Udine 



1) Il teatro S. Carlo, ricostruito dopo l'incendio, fu riaperto solennemente la domenica 
12 gennaio 1817 coll'intervento del re. Cfr. Comandini, op. cit. p.p. 930-933, ove sono pure 
riprodotti disegni e medaglie spettanti alla ricostruzione, ed ove è detto che ben quattromila 
forestieri rimasero a Napoli ad attendere il grande avvenimento artistico-mondano. 



282 



CLXVI 

Archivio Casati - Cotogno Moìisese. Edita^, 

L'abate Ludovico de Breme 
A Federico Gonfalonieri, a Napoli 

Carissimo, 

Porro scrive a Pellico che ti si può dire poco men che stabilito 
costì e che hai tutte le ragioni di fermarviti ; cotanto vi si sta bene. Oh! 
bella! Figuriamoci se non sappiamo che cos'è quella terra. Un bel golfo: 
qualche rara eruzioncella di quel poene ignivomo, che riverbera allora i 
suoi chiarori nel Sebeto : del resto donne sulfuree, che parlano tutte 
insieme, che non si dissudiciano mai ; che menano braccie e gambe per 
sussidio di eloquenza ; e poi maccaroni, lazzaroni, pagliette, duchi e 
principi dispaccamondi, e va e vieni e torna su e giù pel corso di To- 
ledo. Un teatro dove ti fischiano Vigano ^ dove ti portano a cielo Henry 3, 
e poi maccaroni e lazzaroni. Politica calabrese ; letteratura fra il pedante 
e lo sguajato ; molti inglesi è vero ; ma più assai maccaroni e lazzaroni 
e Borboni e di quelle rime insomma che adopera qui a furia il miracoloso 
improvvisatore Sgricci *, di cui, se per transennam vuoi sapere il vero, ti dico 
che non udii mai né il più intrepido ignorante, né il più volgare ingegno, né 

il men poetico dicitore e Milano gongola, e Bologna rimane estatica. 

Ma lode al vero poi, Milano non é così sciocca come dai fogli pubblici 
potrebbe apparire. Una fazione di stolidi e di pedanti s'è presa il carico 
di screditarla e vorrebbe far credere che Sgricci vi è tenuto per uno 
spirito eletto ; mentre l'opinion pubblica è anzi tutta sdegno contro le 
sue millanterie, e i suoi protettori. 

Mi sono sdebitato con voi, signori lombardi. Madama d'Albany avendo 
lasciato a me di consigliarla d'intorno all'uso ch'ella poteva fare della 
biblioteca d'Alfieri, sono riuscito a persuaderla che la negasse a Firenze 
ed a Torino, e la donasse per testamento alla biblioteca di Brera, cioè 
ai milanesi, saltern ut resipiscant ■'.... ho, ho, ecco finalmente una tua lettera. 

1) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere, cit. p. 319. 

2) Salvatore Vigano, celebre coreografo, nato a Napoli nel 1769 di famiglia emiliana, era 
stato dapprima applaudito ballerino, accoppiando tratto tratto a quell'arte effimera l'altra 
maggiore del comporre trame per balli, come già aveva fatto suo padre. Ma, stabilitosi a 
Milano, dopo lungo viaggiare all'estero, ed addetto nel 1812 al teatro della Scala, si applicò 
tutto alla riforma della pantomina, valendosi di grandi masse e adombrando concetti gene- 
rali, temi letterarii e storici. Compose moltissimi balli, sempre cercando il nuovo, fino alla 
sua morte avvenuta nel 1821. Cfr Carlo Ritorni, Commentarii della vita e delle opere 
coreodrammatiche di Salvatore Vigano, Milano 1838. 

Sì Coreografo rivale del Vigano, a lui assai inferiore. 

4) Tommaso Sgricci (1788-1836), improvvisatore toscano che suscitò entusiasmo a' suoi 
giorni. (Cfr. Carraresi, Lettere di G. Capponi etc cit. vol. V p.p. 130 e 139). 

5) Cfr. Lettere inedite di Luigia Stolberg etc., cit ; a pag. 227 è la lettera colla quale 
il de Breme diede alla contessa il consiglio, purtroppo non seguito da lei, né per Milano 
né per altra città italiana, di donare alla Braidense i libri di Vittorio Alfieri. 



— 283 — 

Contino mio, osservi Ella ch'io già le scriveva prima che sapessi d'averle 
a rispondere. Dissipatissimo degli uomini ! se non avevi da chiedermi 
quei libri, m'avresti tu scritto ? No ; noi credo ; né per la fretta con cui 
è scritta quella lettera, crederlo posso. Comunque sia, rispondo. Di libri 
da interessar certi eletti cuori ed eletti spiriti non ne tengo ora di recenti, 
né so che ne corra pel mondo. D'altro non si scrive che di carte costitu- 
zionali, di camera, di monarchia colla carta e senza carta ' e simili bazze- 
cole che son parole invece di fatti. Bensì dal mio viaggio di Svizzera ho 
riportato un'opera in cinque tometti, la più rugosa nel genere suo, la più 
attica ch'io mi conosca, e a chiamarla romanzo si corre il rischio di con- 
fonderla con mille migliaia di libri troppo a quella inferiori. Essa é di 
quel fecondo Augusto de la Fontaine- cui si debbon altre cose eccellenti: 
ma l'eccellentissima é questa: il titolo n'é Tableaux de famille. No, l'amore, 
la virtù e la verità non ebbero mai più seducente linguaggio né più 
candido ; il lettore si sente di mano in mano fluire nel cuore (s'ei lo ha 
integro) una dolcezza, e via via gli grandeggia il desiderio di assomigliare 
ai più buoni, ai più giusti, ai più limpidi animi che possano esistere e 
ch'egli si vede qua passargli dinanzi. Tutto é semplice, tutto è consueto, 
tutto è ovvio, naturalissimo, eppure quella famiglia, quegli animi, quei 
segreti pensieri, sono il fiore del bello e del buono. Ti prevengo che non 
v'ha minima scossa in quella lettura, non funestume e né manco bizzarria 
di fortuna, ma v'ha meglio di ciò: caratteri, passione intima, le seduzioni 
del piacere e lo splendor dell'onestà insieme. A questi cinque tometti 
unisco il recente François premier di Madame Gotty^. Quei tempi eroici, 
quella poetica civiltà, quel sublime culto al più sublime concetto della 
divinità, la donna, vi sono tratteggiati con fedeltà storica, coi colori di 
quell'entusiasmo d'allora, e con una tintuccia di quella sensualità che stilla 
sempre dalla mano femminea. Finalmente abbiti Caliste, fedelissimo ritratto 
dei costumi svizzeri attuali nella classe più ingentilita, o vogliam dire più 
artifiziale. Per ora non ti so mandar altro. Giegler * é sprovvedutissimo : 
tu mi spaventi coH'enumerazione di tutto ciò che già può essere noto a 
codesta preziosissima personcina, e fai ch'io non oso mandar fin là una 
biblioteca inutile. Les Tableaux de famille li avrà forse già letti : allora 
leggili tu, e credi a me, non avrai perduto il tuo tempo. Se li trovi un 
po' maneggiati ciò ti provi che spesse letture si son fatte di quell'esem- 
plare e da ciò argomenta l'interessamento che hanno inspirato a me ed 
a chi ne ho raccomandato la lettura. Scellerato ! andare in Sicilia, tornarne, 

mandarne ragguagli a un D'A a un P e non a me ! Che vuoi con 

ciò ch'io pensi della tua discrezione in fatto d'intima corrispondenza? - 
Il mio Sartirana é di ritorno oggi dalla ghiacciale Monaco - Madama di 

1) Mi pare evidente l'allusione all'opuscolo del Chateaubriand: La monarchie selon la 
charte, che attirò al grande letterato lo sdegno del re e del ministero Richelieu. 

2) Augusto Lafontaine (1759-1831), di famiglia ugonotta rifugiata in Germania, scrisse 
molti romanzi in lingua tedesca. 

3) Augustine Gottis, autrice di romanzi storici. 

4) Libraio a Milano. 



— 284 — 

Stâel leverà or ora un miracoloso grido in Europa ^ Inetti italiani, la fronte 
in terra, ammirate, imparate, o imparate almeno a tacere e a venerare 
quei sommi ingegni. Abbiamo assistito quindici anni alle scene di Napo- 
leone, e bisogna che venga una donna, a farnelo conoscere per la prima, 
a ritrarnelo al vivo. Oh ! Federigo, leggerai, e vedrai opera di scalpello 
immortale. Perdonami ; io sono penetrato dal più divoto disprezzo per 
tutto ciò che si pensa, dice e stampa dall'Alpi Cozie agli Abbruzzi. 

Addio, addio. 

Il tuo Ludovico. 



CLXVII 

Archivio Casati - Cologno Moiisese, Edita ^. 

L'abate Ludovico de Breme a Federico Gonfalonieri 

20 Febbraio 1817. 
Dolcissimo 

Sono ammalato da lunga pezza. Ho passato una quindicina di giorni 
col mio Padre nel suo castello di Sartirana. La ninna analogia con quel 
suo modo di vivere, di ragionare, di portare i tempi e le circostanze, mi 
ha dato al cuore una tale stretta, che i quindici mi sembrarono più lunghi 
che i cento dell'ottocento quindici ai Borboni. 

Le tue lettere e i cenni tuoi poetici, politici, statistici mi hanno fatto 
pregustare quella piena di soddisfazioni che il tuo ritorno mi promette. 
L'udirti mi varrà di prefazione al viaggio che farò io stesso in coteste 
contrade, verosimilmente nel venturo inverno in compagnia di Corinna, 
e del mio sviscerato amico, l'autore deW Essai sur V imagination, l'aureo 
Bonstetten. Di lui ti parlerò con comodo e ti farò anche vedere, oltre l'opere 
stampate, alcuni preziosi manoscritti testé ricevuti, di cui egli brama ch'io 
sia l'editore. Mi compiaccio che t'abbiano raggiunto i Douglas e i Lans- 
down ^ Dici pur bene, etereo personaggio è quella Lady Sara; a Lady 
Louisa poi, le sta così bene quella sviscerata tenerezza per la Douglas, che 
non si può dare una più bella armonia. Amo assai quelle creature e le 
contemplo divotamente. Mi penso che tu abbia capito siccome non aveva 
lasciato ignorare a quelle due coppie la nostra vicendevole intimità e la 
mia appassionata amicizia per te. Federigo mio, ne farò altrettanto sin nel 

1) Madame de Stâel stava redigendo le Considérations sur la revolution française. 

2) Pubblicata in F. Gonfalonieri, Lettere cit p. 314. 

3) Il 3" marchese di Lansdowne, Henry Petty-Fitz-Maurice (1780-1863',, ministro con Fox, 
Canning, Grey, Melbourne, Russell e Aberdeen, era un vecchio amico di madame de Staël, 
da lui ospitata nell'autunno del 1813. Cfr . Usteri et Ritter, op. cit., p. 264 e P. Gautier, 
Madame de Staël et Napoléon, Paris 1903 p. 342. Il Duca de Broglie, Souvenirs, cit., I, 
p. 365 lo proclama " le modèle du grand seigneur Whig „. 



— 285 — 

mondo di là, nel quale ti precederò di gran pezza. Pregoti che tu faccia 
pervenire l'acchiusa alia signora marchesa di Lansdown, a cui deggio 
risposta, e che temo di non raggiungere, perch'ella non è forse più in 
Napoli. Te la raccomando vivamente, acciò non vada perduta, e le giunga 
sollecitamente. A malgrado della mia vita travagliata e della fievole salute, 
non mi pare di perdere affatto il mio tempo. Avevi a dire, spero, che non 
l'ho né venduto, né timidamente impiegato. Oh! la indipendenza che mi 
sono serbata vorrei che avesse a costar caro a più d'un felice impostore, 
e d'uno scimunito prepotente. La tua Milano va impozzangherandosi e 
infradiciandosi, ch'é un gusto. 11 non p/us u/fra della sapienza governativa 
per ciò che riguarda lo spirito pubblico, sta nel far guerra a qualunque 
verità speculativa che potrebbe divenire pratica col tempo. Le batterie 
sono dunque appuntate contro i pensatori e servite ed attivate da una 
ciurma di apostati nostri. Questi dan mano a denigrare le più fulgide ri- 
putazioni sì morali che letterarie. Anelli ', verbi gratia, è il poeta buffone 
della Polizia e mette in canzone e in turpe spettacolo sulle scene del 
teatro Re quei letterati nostri o forastieri che si ha in vista di rendere 
odiosi al pubblico. Le damine di Milano, i signori Pittagorici, tutta la in- 
numerevole mandra dei Lovelace, soliti ad ingombrare, come fé noto, il 
vestibolo del teatro della Scala, accorrono al teatro Re e batton le palme, 
e si consolano della loro crassa e nauseosa ignorantaggine, con quella 
berlina data a chi li offusca e fa loro invidia. Davvero, Federigo caro, 
questo paese cessa ormai di meritare quelle lodi, cui erasi finora serbato 
alcun diritto. La viltà, la malvagità, la corruzione della massa sociale crescono 
a dismisura. Le donne, le donne cadono in tal sozzezza che mi pare di 
assistere a una celebrazione di Saturnali. Che rabbia le divora, a che 
sdegno le muove la coltura, la delicatezza, l'ingentilimento che alcuni 
vorrebbero promuovere! Vorrei che il mio cuore fosse uno specchio, onde 
vi si raffigurassero tali quali le veggio io. Forse lo spavento e la vergogna le 
suggerirebbero allora di rimbiondirsi un pochino l'anima e di riprender volo. 
Non dubito punto della rara gentilezza di quella personcina ^ a cui 
prodighi la tua amicizia, e fors'anche più: Ella mi sembra fin d'ora una 
eletta creatura: che tu non sei tale da porre in basso oggetto il cuor tuo. 
Oramai delle buone e belle ne abbiamo pure incontrate tu ed io nel 
cammin della vita: ma se le cose umane sono ordite in modo che non si 
possa stringere con esse durevoli e pacifici legami, cerchiamo quind' in- 
nanzi in fondo a noi medesimi, e deriviamo da noi medesimi i possibili 
abbellimenti dell'esistenza. Si può e si deve conculcare i pregiudizi altrui, 
quando ciò riesca una buona volta per tutte. Ma se si ha da ricominciar 
ogni giorno la battaglia, e giungere alla tomba tra gli urli e le fischiate, 

1) Il professor Angelo Anelli nelle Cronache di Pmdo assaliva i romantici, mentre la pa- 
ternità delle commedie satiriche ai loro danni sembra spettare a certo Paganini. Cfr. E. Clerici, 
op. cit., p.p. 153-154 ed anche Cokaccini, op. cit., pag. LXIII. 

2) Allude certo alla principessa Carolina Jablonowska. 



— 286 — 

non so se sia più né da savio né da gentil animo di risolvervisi. Bensì non 
ti nascondo che mi vo studiando se fia possibile di appigliarmi a quel 
primo partito, e di oltrepassare, a pugni e calci, la gran calca, e uscirne 
per sempre. 

La possentissima Staël mi scrive da Parigi le più amabili lettere del 
mondo. S'ella non muterà titolo, l'opra che vedrà presto la luce avrà quello 
Des causes et des effets de la Revolution ; il ritratto di Napoleone è tal cosa, 
che disgraderà tutti gli scrittori avvenire. Addio, amami, ch'io sono il 

Tuo Ludovico. 
Ho mandato per altra via la lettera alla marchesa di Lansdown. 



CLXVIII 



Archivio di Sfato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XX - P. CLXIX N. 378. Edita \ 

La principessa Carolina Jablonowska 
A Federico Gonfalonieri 

Naples, Lundi 24 2 [Février 1817]. 

Votre dernière lettre m'inquiète et me fait de la peine — Vous m'avez 
toujours accusée d'être mystérieuse, c'est bien à vous qui vous couvrez 
des voiles les plus épais à me faire ce reproche — N'êtes vous pas au 
fait de tout ce qui me regarde, et ne suis-je pas dans une ignorance 
complète sur votre position? Vous me dites que mon amitié vous est plus 
nécessaire que jamais, que vous marchez sul filo d'una spada et que, si 
je vous retire mon appui, vous tomberez infailliblement. Vous me priez de 
ne pas vous abandonner, et sûrement je ne vous abandonnerai pas, 
sourtout si je puis vous préserver d'une chute, mais ancore faut il vous 
expliquer. Vous me faites espérer que vous me parlerez plus clairement 
un jour, mais cela ne me suffit pas. — Ce jour pourrait arriver trop tard, 
et comment voulez-vous que je continue à vous écrire si je ne sais seu- 
lement pas ce qui vous occupe et ce qui vous rend aussi malheureux que 
vous paraissez l'être? Vous parlez de confiance; de vous à moi je n'en 
ai jamais eu la moindre preuve, mais, puisque nous sommes convenus de 

1) La maggior parte di questa lettera fu pubblicata dal Chiattone, art. cit. p. 69 e seg. 

2) Questo numero, che nell'originale non può leggersi se non 25, va verosimilmente cor- 
retto in: 24, giacche il 25 febbraio 1817 cadeva in martedì e questa lettera è evidentemente 
dei primi giorni susseguenti alla partenza dei Gonfalonieri per Roma, avvenuta all'apertura 
della quaresima. 



— 287 — 

nous dire tout ce que nous pensons, et puisque qu'il est prouvé qu'on 
écrit bien des choses que l'on ne saurait se dire, ce sera moi qui romperai 
le silence et qui vous communiquerai ma façon de penser avec cette candeur, 
à la quelle vous en avez appellee si souvent — Vous m'avez plus d' une 
fois parlé de certain aveu que vous deviez me faire, de certains éclaircis- 
sements que vous vouliez me donner sur votre caractère — J'y ai réfléchi 
depuis et je ne crois pas être aussi loin de vous avoir deviné que vous 
le croyez peut être. Ces chagrins et ces amertumes dont vous vous plaignez, 
vous ne les avez pas trouvés à Rome '.vous les avez emportés d'ici, vous 
les portez partout. Vous ne me persuaderez pas qu'ils proviennent d'une 
cause étrangère, vous les trouvez dans votre intérieur, en un mot dans 
une union à ce que vous dites mal assortie. Vous m'intéressiez trop tous 
les deux pour que j'aye pu vous voir pendant huit mois sans vous 
observer. — J'ai bien vite pénétré un secret qui ne se cache pas aux yeux 
d'une amitié clairvoyante; mais, comme ni l'un ni l'autre vous ne m'en 
avez jamais parlé, j'ai craint de rompre un silence que vous vouliez, à 
ce qu'il parait, garder tous les deux. Cependant, à la distance où nous 
sommes, dans l'incertitude de l'époque qui nous réunira, bien des embarras 
disparaissent, on franchit bien des obstacles, et l'idée de pouvoir peut-être 
vous être utile on adoucir votre sort par les conseils de l'amitié la plus 
sincère et la plus vive, je dirai même par ceux de l'expérience, me fait 
passer par dessus ma réserve naturelle pour pénétrer malgré vous dans 
votre confiance. Vous connaissez parfaitement ma position à l'égard de Louis, 
mais je ne connais pas du tout la vôtre à l'égard de votre femme. Vous 
ne m'avez jamais parlé d'elle qu'en termes généraux, qui ne m'ont appris 
que ce que je voyais déjà, que vous l'aviez épousée sans amour et qu'elle 
vous était à peu près indifférente. — Mais, dites moi, est-ce là une raison 
de vous trouver tout à fait malheureux? L'absence de l'amour en ménage^ 
surtout quand il n'a jamais existé, est une privation mais n'est pas un 
malheur. Je pourrais là-dessus me citer pour exemple; moi qui suis tombée 
de si haut, je suis quelque fois triste, mécontente, mais je ne suis pourtant 
pas malheureuse — Quand on a le droit de s'estimer peut on trouver son 
sort si intimement à plaindre? Quand une femme n'a à reprocher à son 
mari que des légèretés et des infidélités, très affligeantes sans doute, mais 
qui en blessant son coeur ne diminuent pourtant pas l'opinion qu'elle a 
du caractère de ce mari, quand ce mari comme vous a le bonheur si rare 
d'avoir une femme irréprochable, à la quelle tout le monde rend justice 
et qui joint à toutes ses qualités solides des agréments personnels, est on 
donc si malheureux? Vous allez m'accuser encore de prendre le parti des 
femmes, mais je vous assure que je ne suis pas injuste à l'égard de votre 
sexe. Je lui accorde bien des privilèges que vous même ne pensiez pas 

1) Delle inquietudini destate nella sospettosa polizia, pontificia ed austriaca, da questo 
soggiorno romano del Gonfalonieri ha pubblicato i documenti il D'Ancona, Federico Con- 
falonieri, cit. p.p. 209 e seg. 



— 288 — 

à réclamer. Rappelez vous là dessus des conversations que nous avons eu 
ensemble. Votre femme m'intéresse et m'intéresse particulièrement; elle 
vous aime encore, et n'est-elle pas par là même assez à plaindre? Ne 
trouvez-vous pas le sort d'une femme, qui ne peut étouffer un sentiment 
qui n'est pas partagé, assez cruel? Vous autres maris vous avez la force, le 
pouvoir entre vos mains, vous faites de nous ce que vous voulez, mais, si 
nous vous sommes indifférentes, adoucissez notre position par des soins 
et des attentions, qui ne remplacent pas l'affection certainement, mais qui 
au moins en rendent la privation moins sensible. Si vous aviez une femme 
tracassière, jalouse, contrariante, qui vous rendit votre intérieur désagréable, 
je vous conseillerai de la fuir; mais vous en avez une douce, bonne, em- 
pressée à vous plaire, à qui seulement vous ne voulez pas en donner 
l'occasion. Si sa société ne vous convient pas, vous avez assez de moyens 
de chercher des ressources au dehors. — Rappelez vous combien de fois 
vous avez pris le parti de Louis contre moi et, je l'avoue, avec raison. 
Rappelez vous que vous m'avez dit que la tâche de me rendre heureuse était 
bien difficile, ne pourrai-je pas employer contre vous vos propres argu- 
ments ? Tout ce que je vous demande est de recevoir mes conseils, comme 
j'ai toujours reçu le vôtres, de ne pas me taxer d'une indiscrétion curieuse, 
qui se mêle de ce qui ne la regarde pas. Vous savez s'il est dans mon 
caractère de m' ingérer dans les affaires d'autrui, si au contraire ce n'est 
pas de ma part la plus grande preuve d'amitié et d'intérêt, une preuve 
que je n'ai peut être donné à personne, de vaincre ma timidité naturelle 
pour pénétrer, malgré vous, dans vos secrets. Il est possible que je me 
sois trompée, non pas sur la cause de vos chagrins, mais sur leur nature. 
Éclairez moi sur ce qui vous touche d'aussi près et sur ce qui m'intéresse 
vivement. Je vous demande une confiance sans bornes, entière, telle que 
vous me la devez. Vous savez que le manque de franchise et de sincérité 
est le seul tort que je trouve impardonnable. Ouvrez moi votre coeur tout 
entier, parlez moi de vos sujets de plaintes, de vos torts, ne craignez pas 
de me donner mauvaise opinion de vous ou de votre femme, en m'avouant 
tout ce que vous pouvez avoir mutuellement à vous pardonner. — Vous 
connaissez aussi toutes mes imperfections, je ne vous les ai pas tenues 
secrètes, et pourquoi crandriez vous ma sévérité? Suis-je meilleure que 
mille autres et ai-je le droit d'être plus difficile? Vous ne perdrez rien 
à mon amitié en vous accusant; même, si vous étiez coupable, vous ga- 
gnerez beaucoup dans ma confiance. Tout ce que vous me direz à votre 
avantage ou même à votre détriment augmentera mon amitié et mon 
estime pour vous. Je ne veux pas vous parer de perfections imaginaires, 
je ne veux pas vous accuser de torts dont vous êtes peut être innocent. 
Je veux vous connaître tel que vous êtes et vous connaître par vous même ; 
n'est-ce pas là une des plus grandes preuves de confiance que je puisse 
vous donner? Mais c'est en même temps un des ces appels à la bonne 
foi aux quels vous avez prétendu souvent qu'on ne pouvait resister, 



— 289 — 

mais qui vous effrayaient quelque fois. Vous m'avez demandé une épreuve, 
la voilà, vous êtes siar d'en sortir avec gloire pourvu que vous ne nie 
déguisiez rien. Vous serez peut être étonné du courage avec le quel je 
vous parle aujourd'hui, il ne me ressemble guère il est vrai, mais c'est la 
peine véritable que m'a fait votre dernière lettre, la perplexité dans la 
quelle elle m'a jetée qui m'ont enhardie. C'est cette idée que vous me 
connaissez, que peut être dans peu je n'existerai plus que dans votre 
souvenir et que je voudrais pouvoir vous être utile à tous les deux avant 
l'époque qui mettra entre nous des barrières bien plus insurmontables que 
celle de l'absence, c'est la crainte que sans le vouloir je n'aie augmenté 
vos chagrins par la comparaison que vous avez fait de moi, embellie de 
toutes les erreurs de votre imagination, avec votre femme, qui, je le 
répète, vaut mieux, beaucoup mieux que moi, ce sont tous ces sentiments 
réunis, qui me donnent un élan dont je ne me croyais pas capable. Vous 
m'avez demandé une lettre bien longue, la voici, vous m'avez dit que je 
ne pourrai jamais vous affliger qu'en vous retirant mon amitié ; je vous 
offre encore un moyen de l'augmenter. Vous voulez, à ce que vous dites, 
vous rendre encore plus digne de la mériter que vous ne l'êtes à présent, 
cela ne dépend que de vous en me répondant avec une franchise sans 
bornes. — Toute déraisonnable que vous me croyez et que vous m'aviez 
trouvée peut-être sur mes propres intérêts, je pourrai pourtant vous donner 
des conseils sur les vôtres. — Ils partiront au moins de la source la plus 
pure, et d'un désir bien vif que le bonheur, comme vous voulez bien 
l'appeler, de m'avoir rencontrée sur votre chemin, tourne à votre profit, 
et quand tout cela ne serait pas, et quand je ne pourrais en rien remédier 
aux chagrins qui vous accablent, ne sera-ce pas une consolation pour vous, 
que de les voir partagés, par l'amitié la più sincère, et d'être sûr que toutes 
vos plaintes et toutes vos afflictions exciteront en moi le plus vif intérêt? 
Je vous quitte de crainte d'abuser de votre patience et de prendre sur des 
moments que vous pourriez mieux employer. Je ne vous parle pas de moi 
aujourd'hui; c'est un sujet trop rabattu et que vous connaissez trop à fond, 
c'est à vous à présent à subir l'examen auquel j'ai été exposée pendant 
huit mois. Vous avez l'avantage d'y répondre par écrit et certainement 
vous trouverez en moi toute l'indulgence et l'intérêt sur lesquels j'ai 
compté et je compterai toujours de votre part. 

Caroline. 



Répondez au plus tôt — 11 y aura bientôt une semaine que je n'ai 
eu de vos nouvelles. 



— 290 — 

CLXIX 

Archivio di Stato di Milano - Busta XX Fessa CLXIX. 

N. 384. Inedita \ 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Ce mardi [?]2 [Février 1817]. 

J'ai trouvé dans mon écritoire les quatre vers que vous y avez laissés 
pour moi, ils m'ont fait un sensible plaisir comme tout ce qui me vient 
de votre part. — Conservez moi votre amitié aussi pure et aussi inaltérable 
qu'elle l'a été depuis les huit mois que je vous connais; de mériter le 
véritable intérêt d'un homme aussi distingué que vous ne peut que sati- 
sfaire mon coeur et flatter je ne dirai pas mon amour propre mais l'opinion 
que je puis avoir de moi-même. — Vous m'avez demandé si Louis lisait 
les lettres que je reçois, je vous ai dit que non, parce qu'il a en moi une 
confiance sans bornes, mais cette question de votre part m'inquiète, non 
pas que je vous croye aucune intention qui ne soit pas d'accord avec ce 
que j' ai connu de vous depuis que nous nous parlons avec confiance 
mais vous m'avez dit que l'on écrivait souvent ce que l'on n'osait pas dire, 
j'en suis convaincue moi même et c'est ce qui me donne le courage de vous 
parler comme je vais le faire. Je vous conjure d'être irréprochable dans vos 
lettres comme vous l'avez été dans toutes vos actions et dans tous vos di- 
scours, ne détruisez pas ma sécurité, ne troublez pas la douceur qui fait le 
charme de notre relation, ne blessez pas cette pureté que vous voulez bien 
m' attribuer, qui s'allarme d'un rien, cela est vrai, et qui ne peut supporter 
de se faire un reproche, ne me privez pas de la consolation de pouvoir 
penser à vous et compter sur vous comme sur un des meilleurs amis que 
i'aye dans le monde. Vous me comprendrez j'en suis siire, vous ne me 
donnerez pas tort j'ose le croire, et vous ne m'en voudrez pas de vous 
avoir ouvert mon coeur — vous me demandez de la confiance, je crois 
vous en avoir donné une grande preuve — n'interprétez pas mal ce que 
je vous dis, mon intention n'est siàrement pas de vous faire de la peine, 
bien au contraire, mais je veux me rassurer moi même — vous n'avez 
jamais mérité que je vous afflige et si je l'ai fait involontairement pardonnez- 
le-moi. Je vous quitte pour écrire à votre femme et lui faire le détail de 
ma journée d'hier — je n'ai pas besoin de vous dire combien vous me 
manquez. Comment trouvez vous la devise, que j'ai écrite dans votre 
portefeuille ? je l'ai trouvée dans un excellent auteur. 

Caroline J. 

1) La prima metà di questa lettera fu però pubblicata dal Chiattone, art. cit., in Arch. 
Stor. Lomb. a. XXXIII p.p. 73-74. 

2) La data non fu potuta sufficientemente precisare, ma deve sempre trattarsi del prin- 
cipio della quaresima. 



— 291 — 

CLXX 

Archivio di Stato di Milano - Busta XX - Pes. CLXIX 

Fase X - N. 385. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Lundi ce 3 [mars 1817]. 

J'ai lu et relu votre lettre, vous me faites tant de peine, vous m'in- 
quiétez tant que je suis hors d'état de vous donner un conseil. Je crains 
de prendre sur moi la moindre responsabilité puisque mes avis pourraient 
ne pas être sans quelque poids auprès de vous — vous allez bien vous 
étonner quand je vous dirai qu'une des choses que j'aurais désiré le plus 
eut été de pouvoir montrer votre lettre à Louis. Vous savez que vous 
m'avez trouvée souvent extraordinaire, eh bien, prenez cette idée pour 
une de mes extravagances. Or je vous assure cependant qu'elle n'est pas 
aussi folle que vous le croirez d'abord. Pour de la confiance dans le 
caractère de Louis, j'en ai une illimitée. Il est impossible d'être plus délicat, 
plus scrupuleux sur tout ce qui regarde l'honneur et en même temps de 
voir plus clair dans tout ce qui n'intéresse pas ses passions ^ — pourquoi 
ne lui parlerais-je pas de vous? Pourquoi ne vous connaîtrait-il pas sous 
un jour qui ne peut vous faire aucun tort? Ne craignez pas qu'il juge 
votre ménage d'après le nôtre ; il n'a jamais fait de comparaison de 
notre situation avec celle de personne. Si vous ne me permettez pas de lui 
montrer votre lettre, permettez moi au moins de lui parler de vous — Ce 
ne sera pas la première fois que vous aurez été le sujet de nos entretiens 
mais je veux dans cette circostance y être autorisée. Louis n'a pas été 
plus aveugle que moi sur votre situation, mais il n'en a pas parlé par- 
ce qu'on ne se mêle point volontiers de choses pareilles quand on n'y 
est point appelé — Ne vous a-t-il pas parlé de moi avec une confiance 
entière? Et peut être à sa place et envers vous cette confiance eut elle 
été extraordinaire de la part de tout autre — nous ne pouvons pas nous 
dissimuler que nos situations réciproques, et nos rapports mutuels ne soient 
pour le moins fort étranges — Vous n'accuserez pas Louis de partialité 
à l'égard de l'un de vous au préjudice de l'autre, il a beaucoup d'amitié 
pour votre femme, mais peut-être plus d' inclination pour vous — vous 
lui avez plu dès les commencements — il pourrait peut-être vous donner 
quelques conseils plus sages que les miens — il est plus à portée de juger 
des rapports d'un homme que moi et il a beaucoup d'expérience du monde 
— et que craindriez vous de lui dévoiler un secret que tout le monde 
saura dans quelques mois, si enfin vous vous décidez à vous séparer de 

1) Il gioco e le donne trascinarono il principe Jablonowski ad atti che lo screditarono 
profondamente ed amareggiarono la vita della principessa. Cfr. la nota 2 a pag. 264. 



— 292 — 

votre femme? — vous voyez que je ne veux rien faire sans votre aveu, 
cela me paraîtrait une trahison et j'en serais incapable envers qui que ce 
soit au monde, encore moins envers vous - mais ne me refusez pas, je 
connais mieux Louis que vous ne le connaissez, je sais ce qu'il pense de 
vous tous les deux. Fiez vous en à mon amitié qui ne craindrait rien tant 
siirement que de vous livrer et de vous compromettre — et n'ai-je pas 
toutes les raisons possibles pour désirer que Louis ait de vous la même 
opinion que moi? Peut être trouverez vous que je deviens trop exigeante, 
cela se peut, vous m'avez souvent reproché le contraire quand nous étions 
ensemble, mais vous savez si je m'intéresse à vous, et à ce titre ne devez 
vous pas tout me pardonner? Je vous assure que vous avez sur la con- 
science d'avoir troublé ma tranqullité de plus d'une manière depuis votre 
départ, vous m'en devez quelque dédommagement. La continuelle préoc- 
cupation dans laquelle j'ai été depuis que nous nous écrivons m'a à la 
vérité distrait de votre absence, mais elle ne m'a point fait de bien à ma 
santé. Répondez moi sans trop tarder, je vous en prie, je ne me fais 
point scrupule de prendre sur vos amusements, car vous pouvez écrire 
la nuit, ce sera une occasion de veiller — J'espère que vous avez assez 
de confiance en Louis et assez bonne opinion de lui pour croire qu'il ne 
vous compromettrait pas plus que moi auprès de votre femme. Vous 
trahir serait l'action la plus noire, nous n'en sommes pas capables ni l'un 
ni l'autre. Encore une fois refléchissez mûrement, avant de vous décider 
sur ce que je vous demande et telle que soit votre décision promettez moi 
de ne point m'en vouloir — Peut-être craignez vous mes lettres autant 
que vous aimiez nos conversations, cela me ferait beaucoup de peine, mais 
je ne vous ai pas donné mon amitié et mon intérêt à demi, de quoi voulez 
vous que je vous parle si non de ce qui me tient autant à coeur que 
votre sor4: et votre avenir? Ne me reprenez pas le nom d'ange consola- 
teur que vous avez bien voulu me donner, et puissai-je vous être aussi 
utile que je le désire! Mai fatale comme vous me le dites dans une de 
vos lettres. 

Caroline J. 



— 293 — 
CLXXI 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

B. XX - P. CLXIX - N. 398. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Ce mardi. 

Je viens de recevoir votre lettre et d'en achever la lecture, la poste 
va partir et je n'ai pas le temps d'y répondre, je veux cependant vous 
écrire quelques mots pour vous remercier de votre confiance pleine et 
entière, elle m'a touchée, elle m'a fait plaisir, elle ne m'éloigne point de 
vous, au contraire, plus je vous vois à plaindre moins je penserai à vous 
abandonner -- Vous êtes malheureux tous les deux, vous n'êtes point 
coupables — Comment pouvez vous croire que jamais je fasse semblant 
devant votre femme de savoir ce que vous m'avez dit? d'abord elle ne m'a 
jamais parlé de vous, je vous l'assure, et comme vous dites bien on ne peut 
pas avoir la confiance d'un mari et d'une femme — Ce que je vous en ai dit 
ne venait que de moi et de l'intérêt que je prends à vous deux — à elle 
comme femme, à cause de l'amitié qu'elle m'a témoigné et des torts que 
je croyais pouvoir me reprocher envers elle — Mais vous savez que pour 
ce qui est de la conformité de caractère et d'idées il n'y en a point 
entre nous — Je ne lui ai non plus jamais parlé de moi, c'est vous seul 
en qui j'ai eu cette confiance. — Je ne me suis mêlée ni ne me mêlerai de 
rien entre vous, j'ai seulement voulu voir si je pouvais peut — être en 
pénétrant dans votre confiance contribuer au bonheur de tous les deux. 
— Écrivez-moi bientôt, écrivez moi souvent, ne prenez aucun parti décisif, 
celui là vous reste toujours, laissez moi le temps de la réflexion, je vous 
assure que je suis aussi bouleversée que vous — parlez moi en detail de 
votre situation, vous pouvez bien voir par mes lettres à votre femme qu'il 
n'y a pas et qu'il n'y a jamais eu la moindre communication entre nous 
sur ce sujet — ma lettre est sûrement bien incohérente mais la vôtre m'a 
tellement embrouillé les idées que je ne sais pas trop ce que je vous écris. 

Ayez seulement de la douceur et de la patience avant de prendre ce 
grand parti qui me fait trembler'. — Comptez toujours sur mon amitié, le 
voeu de mon coeur est de pouvoir vous la continuer jusqu'au tombeau. 

Caroline. 



1) Verosimilmente il proposito, maturato da Federico durante il soggiorno di Roma, di 
dividersi da sua moglie. 



— 294 - 

CLXXII 

Archivio di Stato di Milano - Proc. dei carbonari 

B. XX p. CLXIX N. 421. Inedita. 

La Principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples -Lundi ce 17 [Mars 1817]. 

Nos lettres se sont croisées, je vous avais deviné, pressenti; je voulais 
prévenir le moment qui devait m 'ouvrir les yeux, vous avez raison, c'est se 
manquer de bonne foi à soi même, j'avais tort peut être mais je me 
berçais d'illusions qui me faisaient trouver le calme et le repos où je ne 
les trouverai plus. Ma lettre vous aura causé des inquiétudes inutiles après 
celle que vous veniez de m' écrire, telle impression qu'ai fait sur moi la 
vôtre ne me croyez pas offensée, la franchise et la délicatesse de vos 
expressions ne peut mériter aucun ressentiment. Gardez ma lettre comme 
un préservatif pour l'avenir, si elle est venue trop tard qu'elle ne soit 
pas au moins tout à fait inutile. Retranchez de votre amitié tout ce qui 
pourrait en altérer la pureté. L'éloignement est une barrière pour quelque 
tems; mais voulez vous qu'elle soit éternelle? Comptez vous réellement 
mettre des années, comme vouz avez la cruauté de me le dire, entre le moment 
de notre séparation et celui qui doit nous réunir? Ne me privez pas du 
secours de votre amitié, elle m'est devenue nécessaire, ma confiance en 
vous est un besoin, ne l'effarouchez pas. N'empoisonnez pas des jouissances 
qui ont été si pures jusqu'à présent et dans lesquelles j'ai trouvé des con- 
solations si puissantes à tous mes chagrins. Soyez toujours mon ami, ne 
changez pas à mon égard, je vous promets une amitié une confiance et 
une estime sans bornes, n'est ce pas tout ce que je puis vous donner? 
Si jamais vous me forciez à vous retirer ces sentiments vous me rendriez 
malheureuse. Justifiez les, méritez les de plus en plus, si je m'étais 
trompée en vous je ne croirais plus à personne dans le monde. Ecrivez moi 
souvent avec confiance et avec détails, mais que vos lettres soient comme 
vos entretiens, n'abusez pas de l'avantage que peut vous donner l'élo- 
ignement. Communiquez moi tous vos projets, promettez moi de ne rien 
entreprendre sans m'en prévenir, vous avez un goût pour l'extraordinaire 
qui m' effraye-Vous voulez savoir ce que je fais et la vie que je mène, 
elle est bien triste, bien isolée, bien monotone. Jusqu'à présent je n'ai 
presque vu personne, je ne suis jamais sortie le soir, le salon vert est 
un désert, vons ne me reconnaîtriez plus, à peine j'arrive à minuit et 
demie tant je suis fatiguée et accablée, tout est insipide et ennuyeux à 
l'entour de moi. Je ne suis bien que seule ou avec mes enfans, mes livres 
et mon piano. Je me promène quelquefois, avec Louis; son bon coeur 
fait qu'il a pitié de mon isolement et de ma tristesse. Il m'a dispensé 
jusqu'à présent de voir beaucoup de monde, cependant ce soir je suis 
menacée des Anglais et demain il dinent tous chez nous, j'espère pour 



— 295 — 

la dernière fois. Galleniberg soupire et vous regrette, il me plaint et partage 
mon ennui. St. Clair* dort, Mentz^ ne dit mot, Krasinski^ s'occupe des 
oranges. Les Pourtalès* me cultivent assez, ce sont encore les seules per- 
sonnes que je voye avec quelque plaisir, mais ils perdent à un examen 
trop rigoureux, pour le soutenir il faut des ressources qu'ils n'ont pas. 
Votre esprit et votre conversation m'ont dégoûté de tout le reste. Je lis 
Massillon, je tâche de devenir meilleure, hélas jusqu'à present je ne le 
puis, le moral perd ses forces et le physique succombe, car vous sa- 
vez que chez moi la santé ne tient qu'à la disposition de l'esprit. La 
P.sse Czartoryska^ me touche per un intérêt véritable; elle m'a prié de la 
rappeler à votre souvenir. Je ne dis pas à Maman et à Sophie jusqu'à 
quel point je suis triste car je crains de les affliger mais il n'est que 
trop vrai que je suis dans un état digne de pitié. Quant à vous, coeur 
de roche, qui nous avez abandonné pour de vilaines pierres moins dures 
que vous, je ne crains point de vous faire trop de peine en vous parlant 
de moi. Au reste vous avez bien fait, il fallait une fois prendre ce ter- 
rible parti, j'avais moi même besoin de recueillement pour me préparer 
au grand événement qui m'attend, aussi ne croyez pas que je vous en 
veuille, je ne le dis que pour vous tourmenter. Quant à la devise je l'ai 
adoptée et je prétends qu'elle soit aussi la vôtre, si vous changez au 
moins il n'y aura pas de ma faute, mais n'espérez pas que je croye la 
chose possible, — cela me ferait trop de mal — Faites mes amitiés à votre 
femme, j'ai pour elle tous les sentimens d'estime et d'admiration qu'elle 
mérite, elle est bien bien bonne, et si je croyais jamais avoir pu lui faire 
de la peine, j'en serais inconsolable, mais non, je ne me le reproche 
point, elle a fait son possible pour m' assurer toujours du contraire. Je ne vous 
remercie pas des soins que vous avez eu de maman et de Sophie, je les 
trouve naturels; à votre place j'en aurais fait autant, ce que vous me dites 
sur votre séparation avec elles et la peine qu'elle vous a fait m'a bien 
touchée — Je vous remercie aussi pour votre letre de Terracine, elle m'a 
fait grand plaisir - Je vous renvois pour les nouvelles plus communes à 
Maman et Sophie — Écrivez moi bientôt et prouvez moi toujours che la 
lontananza e il vario tempo non cangia un core. Caroline J. 

1)11 Marchese di Saint Clair era un emigrato francese chiamato ad alti uffici nella corte 
delle due Sicilie; dapprima era stato preposto alle guardie reali, poi addetto al principe 
Leopoldo. Cf. sulla sua influenza una lettera del Gen. Stuart a Lord Liverpool (Messina 18 
Aprile I8IO1 Londra, fVar Office I, 308 eRAVASCHiERi, Il generale CarloFilangieri cit. pp. 98-99. 

2) Il Mentz doveva essere addetto alla legazione austriaca a Napoli, da quel che ne dice 
il M.se Giuseppe Pucci in una lettera al Capponi (Carraresi, op. cit. Vol. V. p. 272), 

3) Questo Krasinski, certo dell' illustre famiglia comitale di Polonia, non pare possa 
identificarsi col conte Vincenzo, generale napoleonico e più tardi maresciallo della dieta polacca 
nel 1818 (Cfr. Coni essa Potocka Tyskiewicz, Mémoires cit. pp. 354-56 e 392). Potrebbe 
piuttosto trattarsi del conte Isidoro o del conte Ilario 

4) Il conte Federico (Fritz) de Pourtalés (1779-1861), valoroso ufficiale napoleonico, poi 
funzionario prussiano, e la sua giovane sposa, Luisa de Castellane in93-1881) già dama 
dell'imperatrice Giuseppina. S'eran sposati nel 1811. 

5) La principessa Barbara Czartoryska nata Jablonovvska (1760 1845), di cui spesso parla 
l'archeologo Millingen nelle sue lettere da Roma alla contessa d'Albany; cf. Pélissier 
op, cit., p.p. 163, 168, 182. Negli ultimi anni s'era allogata presso un convento d'orsoline. 



— 296 — 

CLXXIII 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta LXII - Fessa C - N. 60. Inedita. 

Il principe Luigi Jablonowski a Federico Gonfalonieri 

Naples, 11 Avril 1817. 

Votre lettre, cher Gonfalonieri, est venue dans un moment où j'étais 
encore en proye aux plus cruelles inquiétudes surla santé de Caroline: 
Dieu merci elles ont entièrement cessé. C'est par là que je commence pour 
vous rassurer, et je passe au récit de sa maladie. Elle se plaignait depuis 
quelque temps d'un rhumatisme qui la fesait souffrir, mais qu'elle né- 
gligeait selon sa louable inquiétude: enfin des remèdes internes et externes 
avaient diminué le mal, lorsqu'elle s'avisa de sortir en voiture ouverte par un 
vent froid qu'a régné ici pendant les derniers jours. Le lundi de Pâques 
je m'étais retiré de meilleure heure étant malade moi même et je l'avais 
laissée au milieu de sa cour; le lendemain matin on me dit qu'elle n'a 
pas dormi toute la nuit, qu'elle a fait chercher Schônberg, qui a décidé 
qu'il faut la saigner: je cours chez elle, je la trouve avec tous les symptômes 
d'une pleurésie: un point de côté qui lui arrache des cris et des gémis- 
sements continuels, de la fièvre, une toux de nerfs: j'envoye chercher 
l'accoucheur Civita qui opine pour la saignée, on lui tire deux onces de 
sang de la main: le soir, les douleurs n'ayant pas diminué, on lui appliqua 
trois sangsues sur le côté souffrant, elle dormit un peu la nuit, avant hier 
la fièvre et la toux cessèrent, mais les douleurs continuèrent encore: elle 
dormit cependant assez bien. Hier tous le mauvais symptômes disparurent, 
la douleur diminua considérablement, et aujourd'hui la malade va quitter 
le lit. Voilà, mon cher Confalonieri, un récit exact de cette indisposition qui 
pendant vingt quatre heures surtout m'a donné les plus vives inquiétudes: 
je me flatte que Caroline s'est aperçue de la vérité de ce que vous lui 
disiez sur mes sentiments à son égard, et qu'elle s'est convaincue que 
tous les quart d'heure passés, présens et à venir ne peuvent porter la 
moindre atteinte à ce fonds de tendresse que je lui porte et qu'elle retrouve 
toujours et dans toutes les occasions. Si je l'avais vue dans cet état,- la 
première année de mon mariage, dans toute l'effervescence de ma passion 
pour elle, j'aurais perdu la tête, j'aurais peut être témoigné plus de douleur, 
mais mon coeur n'aurait pas été plus affecté qu'il ne l'a été à présent. 
Je voudrais qu'elle fût convaincue de cette vérité autant qu'elle devrait 
l'être et elle serait bien plus heureuse qu'elle n'est, car certainement tout 
ce qu'il y a de bon dans mon coeur est à elle et pour elle, et ce que je 
distribue en quarts d'heure vaut si peu la peine d'être regretté que dès 
que j'aperçois qu'une femme est bien distinguée, et mérite plus qu'un 
quart d'heure, je change entièrement de manière d'être et je suis tenté 
de lui demander pardon de m'être montré autre que je ne suis. Cela m'est 



— 297 



arrivé plus d' une fois, vous aurez même pu l'observer, et en dernier lieu 
cette métamorphose a frappé Lady Jersey ^ que j'ai voulu détromper sur 
mon compte avant son départ, et qui a été fort étonnée de me voir substituer 
le langage d' un hom.me raisonnable à ce jargon qui est quelquefois si 
brillant dans un salon, auquel la langue française prête tant et que je 
suis presque honteux de manier avec quelque avantage. Mais voilà le 
malheur d'être en place : avant d'être Ministre, je préférais les conversations 
sérieuses à toute autre : depuis que je le suis, je crains trop la franchise 
de mon caractère et la chaleur de mon sang, et j'aime mieux dire des 
riens que risquer de parler contre ma conviction ou contre mes devoirs. 
Mais je vois que je ne parle dans tout ceci que de moi seul; cela vous 
prouve combien je compte sur votre amitié. Naples est désert: depuis trois 
jours je ne suis sorti que pour quelques moments et je n'ai vu personne. 
Vous allez voir d'Aspre qui va en courrier à Vienne et qui vous don- 
nera de nos nouvelles. Mardi prochain Caroline vous écrira elle même, 
en attendant elle me charge de vous faire mille amitiés à vous et à 
votre aimable épouse, à laquelle je demande bien, bien pardon de n'avoir 
pas répondu à son aimable et amical billet: mais entre l'arrivée de Wal- 
moden ^, ses présentations, les diners donnés pour lui, et la maladie de 

1) Sara Sofia, contessa di Jersey (moglie del 5» Lord Jersey), che ebbe una larga in- 
fluenza politica in senso liberale, era allora in Italia. Mme de Stâel l'aveva raccomandata 
alla C.ssa d'AIbany, con un biglietto riprodotto in Pélissier, op. cit. p. 661, come " la plus 
jolie et l'une des plus agréables personnes de l'Angleterre „. Il Brougham l'aveva trovata 
a Roma nell'inverno 1816-1817 e si doleva, in una lettera al Creevey, dei danno che sarebbe 
venuto ai whigs dalla lunga assenza della dama che cosi efficacemente ne patrocinava gli 
interessi nel gran mondo inglese. Cfr. Maxwell, Creevey papers, cit. t. I, p.p. 259-60. II 
Maxwell, op. ait t. I, p. 296, riproduce il bel ritratto di Lady Jersey dipinto da Sir Thomas 
Lawrence. Questa gran dama, oltre che col Brougham, col Wellington e col Palmerston, fu 
in intrinsechezza col Talleyrand e lettere ch'egli le scrisse furon pubblicate in Comtesse 
DE Mirabeau, Le Prince de Talleyrand et la maison d'Orléans, Paris 1890, p.p 151, 193, 
255. Negli ultimi anni Lady Jersey era divenuta assai meno favorevole ai whigs, ed è forse 
questa una delle ragioni per le quali essa è così maltrattata da Lord Grey e dalla principessa 
di Lieven nel loro carteggio. (Vedi Guy le Strange, Correspondence of Princess Lieven 
and Earl Grey, London 1890, p. es. vol. I p 260, vol II (p.p. 233-34 e vol. III. p.p. 45 e 56). 

2) 11 generale austriaco Wallmoden, gentiluomo valorosissimo, che esercitò inoltre una 
sorta di reame sui salotti cosmopoliti per mezzo secolo. Nato a Vienna nel 1769 di antica 
schiatta sassone, Luigi Giorgio Wallmoden-Gimborn, dopo aver servito negli eserciti anno- 
verese e prussiano, passò agli stipendi austriaci alla pace di Basilea, volendo proseguire 
a guerreggiare contro la Francia rivoluzionaria. Ebbe pure incarichi diplomatici dal governo 
austriaco e fece rapida carriera, essendosi particolarmente segnalato nella campagna del 
1809; alla fine di questa ebbe come tenente maresciallo il coniando di una divisione. Insof- 
ferente dell'alleanza franco-austriaca, ottenne dall'imperatore Francesco di poter passare al ser- 
vizio russo. In tale qualità ed anche come generale di un corpo anglo-russo, organizzò la guer- 
riglia nella Germania del Nord sui fianchi dell'esercito napoleonico. Finita la campagna 
del 1814 colla vittoria degli alleati, il Wallmoden riprese il suo posto nell'esercito austriaco. 
Nel 1815 negoziò, come commissario austriaco, l'armistizio imposto ai francesi dalla disfatta 
di Waterloo (Cfr. F. M. Duke of Wellington, Supplem. Despatches, cit. vol X p.p. 639 e 652). 
Fu collocato nell'autunno 1816 alla testa delle truppe d'occupazione del Regno di Napoli. 
Vi ritornò col Frimont a capo della sua divisione nel 1821 e vi riebbe il comando delle forze 



298 



Caroline je n'ai pas eu le temps de respirer; j'espère qu'elle me pardon- 
nera; en attendant, ingrat, vous voyez que mes loisirs ne sont pas tous 
dédiés au beau sexe, puisque je prends sur mon sommeil pour vous écrire 
le bavardage que je termine en vous embrassant et en vous assurant de 
ma sincère amitié. 

Jablonowski. 



CLXXIV 



Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XX - Fessa CLXIX. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 13 d'avril [1817]. 

J'ai reçu votre lettre aujourd'hui: et je m'empresse d'y répondre, car 
dans mon état de santé je ne puis rien remettre au lendemain. J'aurais 
désiré sans doute que vous eussiez accédé à ma demande, vous ne l'avez 
pas voulu, cela m'a fait beaucoup de peine. Mes intentions étaient pures, 
mes motifs raisonnables, votre refus ne me le paraît pas autant. Pourquoi 
craignez vous donc de perdre dans la bonne opinion de Louis si vous 
n'avez pas perdu dans la mienne? Je ne puis vous donner aucun conseil ; 
la situation est trop délicate, je ne m'en sens ni les moyens ni le courage, 
d'ailleurs il paraît que votre parti est pris irrévocablement, agissez d'après 
vos idées et vos sentiments. Tâchez de sauver les apparences pour tous 
les deux, je ne doute pas que votre conduite ne soit honorable, et je 
désire qu'elle ne me fasse revenir en rien sur l'opinion peut être exaltée 
que j'ai toujours eu de votre caractère et de vos sentiments. Je n'ai pas 
besoin d'un grand effort de confiance pour vous expliquer comment vous 
avez troublé ma tranquillité de plus d'une manière. Vous le savez du reste, 
et cette question est inutile. Cependant je vous répondrai avec ma franchise 
accoutumée. La lettre que j'ai reçu de vous après votre départ et que j'ai 
inutilement cherché à prévenir, la situation embarassante dans la quelle 



austrìache, passando poi in Sicilia per ristabilirvi il potere assoluto dei Borboni. Il suo 
tatto non fu certo soverchio per render meno gravoso l'intervento alle popolazioni riluttanti. 
Analoghe doti furon poste in luce dalle alte cariche militari che il Wallmoden ebbe nel 
Lombardo-Veneto per molti anni. Egli avrebbe voluto attirare nel campo dei fautori dell'Au- 
stria patriotti come lo Zucchi (Cfr. L. Fagan, Lettere ad Antonio Paniezi di uomini illu- 
stri e di amici italiani, Firenze 1880, p. 106) Non lasciò l'esercito attivo che dopo la cam- 
pagna del 1848 e mori nel 1862. 



— 299 — 

je me suis trouvée lorsque vous m'avez demandé un conseil, et un conseil 
de quelle importance! le doute dans lequel je serai toujours que je n'aye 
involontairement ajouté à vos chagrins et à vos mécontentements do- 
mestiques, n'y a-t-il pas là de quoi inquiéter une conscience encore beaucoup 
moins délicate que la mienne? Je me fais des reproches, je ne suis pas 
d'accord avec moi même, je ne puis que vous être inutile et peut être 
je vous ai été ou vous serai encore nuisible, il y a dans tout cela plus 
d'étoffe qu'il n'en faut pour me tourmenter. Vous qui me connaissez si 
bien deviez pour le moins trouver la chose très naturelle. Je ne vous 
parlerai plus de vous puisque vous ne le voulez pas et que ce serait 
inutile, mais je ne puis guère vous parler de moi même, je suis trop 
souffrante, trop abattue, d'ailleurs vous prétendez que je lis et relis mes 
lettres et je trouve au contraire que je ne les ai pas assez relues. Ma 
santé ne va pas bien, j'ai été sérieusement malade ces jours — ci, Louis 
m'a soignée avec une tendresse qui m'a beaucoup touchée, en vérité il 
m'aime plus que je ne le mérite et je trouve que je ne suis pas pour lui 
un être à regretter. Il passe beaucoup de son temps avec moi et me fait 
la lecture; dans les moments oii je suis seule je lis encore, c'est ma seule 
distraction. Depuis deux jours je vois le ristretto le soir, mais seulement 
jus'à dix heures et demie car on ne veut pas que je veille. Gallemberg 
et les Pourtalès m'ont témoigné beaucoup d'intérêt dans cette occasion, 
mais, comme vous savez que je ne crains rien tant que les sacrifices, je 
trouve toujours qu'ils en font beaucoup trop — Maman et Sophie 
seront frappées de mon changement ^ Adieu, j'ai vraiment du mérite 
à vous écrire vu [que] cela ne me vaut rien; continuez moi toujours 
votre amitié, quant à la mienne vous savez que vous ne pourriez la perder 
ou même la diminuer que par votre propre faute. Louis vous a écrit ces 
jours-ci; j'ai été tout étonnée de voir une lettre de vous en français. Mille 
choses à votre femme. 



CLXXV 

Archivio Casati - Milano. Inedita, 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 17 avril [1817]. 
Votre lettre m'a bien touchée, chère Madame Gonfalonieri, je voulais aussi 
vous écrire à peine arrivée, mais je n'en ai pas trouvé le temps et c'est d'Aspre 
que j'ai chargé de vous dire que ma soeur était entièrement remise. J'avais 
reçu une si violente secousse le jour de mon départ qu'il m'a été impossible 
de vous dire adieu ; je n'en avais plus la force, j'ai voulu aussi par là vous 

1) La contessa Sofia Woyna e sua madre erano allora a Roma coi Gonfalonieri. 



— 300 — 

épargner un moment pénible, je dis pénible parce il vous aurait rappelé celui 
de votre séparation d'avec Caroline, je n'ai pas assez d'amour propre pour me 
flatter que vous me regrettiez pour moi et, si vous m'accordez un souvenir en 
pensant au salon vert, c'est tout ce que je vous demande et tout ce que j'ose 
espérer. Notre vo3rage a été heureux, je n'en voyais cependant pas la fin, je 
sentais que j'étais maussade et que je devais être insupportable à la bande 
joyeuse qui ne partageait pas mes inquiétudes. Je ne pouvais prendre sur moi 
de dire un mot; à mesure que j'approchais de Naples mes angoisses augmentaient; 
je vis cependant la pierre sur la quelle nous écrivîmes à Caroline à Mira avec 
ce mélange de plaisir et de peine que l'on éprouve toujours en fixant les 
objets qui nous retracent le souvenir de nos amis. J'ai trouvée Caroline dans 
son salon entourée de sa cour; comme je m'attendais à la trouver très faible 
et très défaite, je n'ai point été frappée de sa mine quoique elle ait un peu maigri; 
elle est bien aujourd'hui, elle ne dine pas encore à notre table mais dans sa 
chambre à coucher toute seule, elle se couche avant minuit, voilà la réforme 
à laquelle elle est condamnée depuis sa dernière indisposition. S.t Clair, Gal- 
lemberg sont toujours les fidèles, \e freddo interno^ n'était pas venu de quelques 
jours, mais dès qu'il a appris notre arrivée il nous a fait une visite. Il part 
dimanche pour sa terre où il compte rester un mois, puis il va à Milan, il m'a 
parlé de vous avec beaucoup d'intérêt. Les Pourtalès sont aussi les piliers du 
salon vert devenu à présent assez désert. J'ai été aujourd' hui me promener 
avec Caroline et puis j'ai du faire le Cicerone de Thérèse 2, je l'ai menée à 
S.t Charles; la salle l'a beaucoup frappée, mais le spettacle était au dessous de 
la critique. L'Opéra et le ballet étaient nouveaux, mais tellement mauvais que 
j'en étais fâchée pour Thérèse. Je vous écris au retour de S.t Charles, n'ayant 
pas pu trouver un autre moment dans la journée; il faut se mettre un peu en 
mouvement pour la petite ; comme Caroline ne peut rien faire pour elle c'est 
moi qui dois me sacrifier. Elle n'a pas eu beaucoup de succès ici. L'Opetaniec^ 
la trouve très jolie mais il dit qu'il il faut qu'elle fasse encore bien des ma- 
ladies avant de pouvoir lui plaire, vous savez qu'il n'aime pas les joues roses, 
et que l'on n'est jamais assez faible ni assez pâle pour lui. Louis n'est pas non 
plus extasié de sa beauté. Voici, chère madame Confalonieri, tout ce que je 
puis vous dire aujourd'hui ; je veux écrire un petit mot à votre mari, je serais 
au désespoir s'il croyait que je lui en veux de m'avoir un peu alarmée. Je lui 
porte trop d'amitié pour pouvoir me fâcher contre lui. Il nous a reconduit deux 
postes, c'était bien bon à lui. Adieu, chère et bonne madame Confalonieri, 
conservez moi une petite place dans votre coeur, je la mérite par tout l'atta- 
chement que je vous porte. 

Sophie. 
Cusani est absent pour quatre ou cinq jours encore, dès qu'il arrivera je 
lui remettrai votre lettre ; j'ai donnée l'autre à la princesse Czartoryska. 

1) Questo pseudonimo potrebbe forse riferirsi al conte Haugwitz. V. la nota 4 ap. 271. 

2) Forse la principessa Teresa Jablonowska, canonichessa del capitolo austriaco di Sa- 
voia, dama assai colta. La sorella della contessa Woyna madre s'era invero già sposata a 
sua volta nella casata principesca dei Jablonowski. 

3) Dev'essere un sopranome polacco e sembra designare il conte di Gallemberg, appas- 
sionato per la musica. Opetaniec in polacco vale invasato. 



301 



CLXXVI 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari. 

Busta XX - P. CLXIX - Fase. X - N. 3S0. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 20 d'avril [1817]. 

Mon intention n'a jamais été de vous affliger profondément et encore 
moins irréparablement comme vous le dites, mais j'étais peinée, je l'avoue, de 
votre peu de confiance en moi, je vous l'ai peut-être témoigné un peu trop 
vivement, j'en suis fâchée puisque cela vous a fait de la peine — je ne 
vois pas qu'il y ait un si grand mal à vous dire que vous ne pourrez 
perdre mon amitié que par votre propre faute, il me paraît au contraire 
que c'est vous assurer de ne la perdre jamais tant que vous y mettrez 
du prix, c'est vous mettre à l'abri de tout caprice de ma part, de ces 
changements que vous craigniez tant — puis-je vous offenser en vous 
laissant l'arbitre de notre position réciproque? En vérité vous m'avez bien 
mal comprise — vous me faites encore un reproche de ne pas vous parler 
de moi tant que je suis abattue et souffrante, mais d'abord je suis très peu 
en état d'écrire parce que cela me fatigue beaucoup trop, et mon physique 
influe tellement sur le moral dans ce moment-ci que je suis triste, inquiète, 
sans savoir pourquoi, et en vérité je saurais aussi peu vous expliquer 
mes sentiments et mes idées que je sais m'en rendre compte à moi même. 
— Ce serait bien à vous qui jouissez de toutes vos facultés morales et 
que rien ne fatigue à faire à present les frais de notre correspondance — 
Si je vous réponds brièvement et d'une manière qui ne vous satisfasse 
point, ne m'en voulez pas, je suis plus à plaindre qu'à blâmer. L'arrivée 
de toute ma famille ' avec leur tenants et aboutissants a un peu changé 
mes habitudes tranquilles et monotones, au reste je ne les vois que le 
soir, où j'ai l'air si fatiguée de tout ce qui se passe autour de moi que 
je leur fais pitié. Les nouvelles connaisances auront une singulière idée 
de moi, et en vérité je fais un sacrifice d'amour propre en m'exposant à 
eux telle que je suis à présent. Mais il faut bien combattre cet ennemi 
l'amour propre j'entends, surtout dans un moment où toutes mes idées 
doivent prendre une tournure plus sérieuse. Dans la société je suis à peu 
près un automate, et je paralyse même ceux qui m'entourent, vous con- 
cevez combien de se sentir en cet état est décourageant. Je demande à 
Dieu du courage, j'en manque souvent. Je n'ai pas même la ressource de 
la promenade car il fait toujours très froid et le mouvement de la voiture ■ 
m' incomode beaucoup. Tout en vous disant que je ne parlerai pas de 

1) La zia e la cugina venute da Roma a Napoli colla contessa Sofia. 



— 302 — 

moi je me suis laissée entraîner, c'est un sujet bien ennuyeux pour le 
moment, et je vous en demande pardon — Quant à vous, corrigez vous 
un peu de votre susceptibilité, vous savez que je vous la reprochais ici, 
ce n'est pas que je trouve mauvais que vous sentiez vivement, au con- 
traire c'est une de vos bonnes qualités, mais c'est plutôt de la rancune 
dont je voulais parler, vous en conservez quelque fois un peu trop long- 
temps — Gallemberg ne vous a pas encore répondu, je crois, je l'en ai 
grondé l'autre jour, il est d'une paresse inoiiie pour écrire. Je pense ne 
pas mériter le même reproche — je n'ai pas mis l'adresse de votre logement 
sur ma dernière lettre. Vous l'avez rêvé. 

Caroline J. 



CLXXVII 
Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La Contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 26 [avril 1817]. 
Que vous êtes bonne, chère Madame Confalonieri, de m'avoir écrit au retour 
de votre course d'Albano, je suis bien sensible à toutes les preuves d'amitié que 
vous me donnez, c'est me gâter que de m'écrire deux lettres par semaine. Vous 
êtes donc encore toujours en courses à voir des antiquités qui pour vous sont 
sans intérêt et où vous n'allez que par respect humain, je serai bien aise pour 
vous quand tout cela sera fini et que vous prendrez le chemin de votre patrie. 
Votre coeur y trouvera des consolations dont il semble avoir besoin - mais 
comment ferez vous pour passer cette route si dangereuse par les maladies qui 
y régnent? Ne vous exposez pas trop avec votre insouciance de la vie, vous 
pourriez bien négliger de prendre les précautions nécessaires et cela m'inquiète 
beaucoup. Au reste nous sommes ici au milieu d'une maladie bien contagieuse, 
depuis mon départ il est mort vingt deux mille personnes, on ne fait rien 
pour arrêter cette épidémie qui est réellement bien effrayante. Le mauvais 
temps qu'il fait ici a empêché Thérèse de commencer ses courses, j'ai été l'autre 
soir à l'Académie bien à mon corps défendant, mais il fallait y introduire ma 
cousine qui dansa la première valse avec Louis; moi j'avais l'air de sa duègne, 
car je ne dansais pas et restais tristement sur une chaise ; le bal était peu 
nombreux mais Thérèse qui s'amuse facilement en fut contente, aujourd'hui 
Louis la méne chez les Talbot i, je me suis dispensée de cette soirée pour rester 
avee Caroline qui n'a vu que le ristretto. Elle a été fatiguée ces jours ci des 

])La contessa Woyna può alludere a que» Talbot, discendenti dai celebri parlamentari inglesi 
del trecento, che si stabiliron pressoché in Italia, attrattivi anche dalla loro singolare devo- 
zione alla S. Sede. Lord John Talbot, di cui trattasi probabilmente, aveva sposato una 
cugina, della sua stessa schiatta. Alla morte dello zio Lord Charles ( 1827) ereditò la paria 
dei conti di Shrewsbury (i quali vengon primi in rango fra i conti di Inghilterra e d'Irlanda) 
e grandi sostanze, che profuse in opere di religione e di carità. Sebbene partecipasse ai 
dibattiti della Camera dei Lords, questo 16° conte di Shrewsbury ritornava sempre volon- 



— 303 — 

diners que Louis a donnés, elle n'a paru qu'après le diner, cependant cela l'a 
gênée — Cicogna était du nombre des convives, Caroline l'a trouvé mieux qu'elle 
ne s'y attendait. La perle des jeunes gens arrivés dernièrement c'est Pahlen ' 
mais il vient rarement quoique on compte le mettre sur la liste du ristretto ; 
le Chevalier des alpcs (je ne sais pas si vous reconnaîtrez Fritz Pourtalès à ce 
nouveau titre) a été dernièrement à Ischia avec sa femme qui l'y a vraiment 
forcé; c'était une grande partie dont je devais être, mais dont je me suis excusée. 
Toute la société a eu le mal de mer à l'exception de Fritz Pourtalès et des 2 
Walmoden.2 Krasinski était à demi mort. Madame James^ est restée évanouie 
pendant très longtemps. M.r Ramdohr^ faisait mille farces et les messieurs bien 
portants couraient d'une dame à l'autre pour leur tenir la tête — le freddo 
interno est parti il est venu le matin prendre congé de nous. — Adieu, chère 
bonne Madame Gonfalonieri, c'est la dernière lettre que je vous adresse à Rome. 
Comme votre mari est absent, je ne lui répondrai que le courrier prochain — 
Si Apponyi ^ est encore à Rome recommandez lui les paquets que j'ai laissé 
chez lui — Je vous embrasse de tout mon coeur. 

tieri a Roma, ove aveva accasato la figliola maggiore Lady Mary, divenuta principessa 
d'Oria, e la secondogenita, Lady Gwendolen, che per troppo breve tempo fu sposa al principe 
di Sulmona, D. Marc'Antonio Borghese. Il rimpianto di questa bellissima ed ottima dama 
non è ancor estinto in Roma. Cfr. Matilde Fiorilli, Guendalina Talbot Borghese, Milano 
1906 ed anche D Silvagni, La corte e la società romana nei secoli XVIII e XIX, Roma 
1885 voi. IIL Lord John Shrewsbury morì nel 1852. 

1) Verosimilmente il conte Nicola Pahlen, presto divenuto intrinseco del Gonfalonieri. 
Nato nel 1790, quintogenito del celebre conte Pietro ch'ebbe gran parte nel dramma del marzo 
1801, aveva seguito il fratello Federico nelle lontane ambascerie di Washington e di Rio 
Janeiro. Nel 1815 il conte Federico fu nominato ministro russo a Monaco di Baviera ed il 
conte Nicola cominciò la sua vita raminga nelle capitali europee, ove strinse amicizia con 
molti uomini politici. A partire dal 1820 si stabili in Inghilterra, ove era cosi universalmente 
stimato, che, quando durante la guerra anglo-russa del 1856 vi fu chi fece un'interpellanza 
alla Camera sul suo soggiorno a Londra, si ebbe un vero plebiscito in suo favore. Nel 1848 
s' era trovato a Parigi, abitando all'ambasciata russa senza farne parte, quando avvenne 
la rivoluzione di febbraio, secondo narra la P.^^" de Sayn Wittgenstein, Souvenirs, Paris 
1907. p. 59. Visse spesso in gioventù a Milano, ove dimorava sua nipote la C.ssa Giulietta 
SamoyloffPahlen e fu in grande dimestichezza colla P.ssa Cristina di Belgioioso Trivulzio. 
Morì a Cannes nel 1886. Vane riescirono le ricerche fatte presso il compianto conte Leonida 
Pahlen e presso il conte Pahlen, ministro dello Czar all'Aia, per rintracciare lettere del Gon- 
falonieri a questo suo corrispondente russo 

2) Il secondo Wallmoden dev'essere il conte Carlo, fratellastro del generale (1792-1879), 
pervenuto più tardi a sua volta ai massimi gradi della carriera militare austriaca. 

3)ForseM.«.IamesdePortalès,n.de Palêzieu.x-Falconnet, moglie d'un fratello del conte Fritz. 

4) Il barone Ramdohr (1757-1822), autore di libri d'estetica molto discussi, e giurista di 
qualche valore, era ministro di Prussia a Napoli. Madame de Stâel ne parla in una lettera 
a Meister del 5 ottobre 1811. (Cfr. P. Usteri e E. Ritter, o/>- cit., p. 221. Un giudice così 
autorevole come il Villers indicava il Ramdohr, con Guglielmo di Humboldt, l'Jacobi, lo 
Stapfer fra gli iniziatori di Madame de Stael alla cultura tedesca. Cfr. Louis Wittmer, 
Charles de Villers, Genève 1908, p. 179. 

5 Probabilmente il diplomatico austriaco, conte Antonio Apponyi (1782-1852), allora 
accreditato presso la S. Sede, poi a lungo ambasciatore a Parigi. Aneddoti sul soggiorno 
dell'Apponyi a Roma sono piacevolmente narrati dalla Baronne du Montet, Souvenirs, 
Paris 1904, p.p. 424-25. Il Gonfalonieri doveva, molti anni dopo, aver rapporti coll'Apponyi 
che, ambasciatore a Parigi, facevasi interprete presso gli esuli dei voleri del suo governo. Cfr. 
L. Faoan, op. cit. p. 122 e A. D'Ancona, F. Gonfalonieri, cit. p. 466. 



— 304 — 

CLXxvni 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 28 avril [1817]. 
Votre lettre, chère Thérèse, m'a fait un sensible plaisir; les expressions 
amicales qu'elle contient m'ont été droit au coeur. Vous avez beau dire, je ne 
puis me juger autrement que je ne fais, mais tant mieux si vous me voyez 
avec des yeux prévenus, votre imagination supplée à tout ce qui me manque 
et j'obtiens votre amitié. Vous voyez que je ne vous donne plus de titre, vous 
me l'avez défendu et c'est avec plaisir que j'obéis. Vous me reprochez de ne 
pas vous écrire des lettres assez détaillées, j'aimerais bien à vous satisfaire sur 
ce point, mais Naples et le Salon vert sont devenus si maussades qu'il n'y a 
rien à en dire. Le carême de S.t Janvier est venu à travers tous les amuse- 
ments et a fait cesser spectacles, bals, académies etc. La maison de Caroline est 
fermée à tous ceux qui ne sont pas du ristretto, à onze heures on part et 
même les quelques heures que l'on est ensemble, ne se passent plus à causer 
mais à faire des compotes et à jouer des waltz. A mesure que Caroline ap- 
proche du terme de sa grossesse elle devient plus triste et vous savez que 
quand la maîtresse de la maison n'j' met pas du sien toute la société devient 
maussade. Les Pourtalès sont depuis trois jours à Caprée, le mari était désolé 
de cette partie mais il est tellement soumis aux volontés de sa petite despote 
de femme qu' il n'a pas osé s'opposer à un arrangement qu'elle avait fait; depuis 
qu'ils sont partis il y a toujours eu de la pluie; M. me Fritz est tellement un 
enfant gâté qu'elle est presque brouillée avec moi parce que j'ai osé lui réfuser 
de l'accompagner, elle n'a voulu entrer dans aucune de mes raisons qui pourtant 
étaient bien bonnes, il me serait impossible de quitter Caroline dans ce moment 
et surtout pour une partie de plaisir. L'autorité que cette jeune femme exerce 
sur son mari lui fait beauconp de tort à elle, et donne un ridicule à M.r. Fritz, 
l'autre soir il avait vraiment l'air d'une victime qu'on allait sacrifier — Gal- 
lemberg est furieux contre elle parce qu'elle a pris un petit ton dédaigneux 
avec lui — Thérèse fait de grands progrès dans le coeur de l'opetaniec, depuis 
qu' il l'a entendue jouer du clavecin il en raffole. Louis est assez fier de produire 
sa jolie cousine à Naples mais elle n'a pas encore eu son quart d' heure il y 
a dans ce moment une disette de femmes. Madame Munisse est encore ici, sa 
soeur est tombée malade et je n'entends plus parler de départ. Voilà, chère 
Thérèse, tout ce que je puis vous dire d'ici, nous sommes tous tristes, ma pauvre 
petite cousine commence même à gagner notre mal, elle rit beaucoup moins. 
Adieu, si votre mari est déjà de retour faites lui bien mes amitiés. Caroline me 
charge de vous dire que vous devez lui pardonner si ses lettres sont un peu 
courtes à present parce que d'écrire beaucoup de suite la fatigue, mais qu'elle 
espère que cela ne vous découragera pas, car elle tient beaucoup à vos lettres 
et que vous l'avez déjà habituée à en recevoir souvent, ainsi que cela lui 
manquerait essentiellement. 

Sophie. 



— 305 — 

CLXXIX 

Archivio Casati - Milajio. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 9 [Mai 1817]. 
Je vous écris ces quelques lignes à tout hasard puisque vous me le de- 
mandez, mais je suis presque sûre que vous aurez déjà dépassé Ancone quand 
cette lettre y parviendra. Vous voulez avoir des nouvelles de Caroline et je 
m'empresse de vous en donner — Elle n'est pas encore accouchée....*; restant 
toujours dans sa chambre, elle se livre à toutes les idées les plus mélancoliques 
et aux plus tristes prévoyances. Louis la soigne beaucoup et lui a déjà lu je 
ne sais combien de romans, c'est la seule chose qui la distrait. — Adieu, chèie 
Thérèse, je vous écrirai mardi à Milan; mille tendresses de ma part à votre mari, 
je compte aussi lui écrire mardi. 

Sophie. 



CLXXX 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Gasati 

Vendredi ce 16 Mai [1817]. 
C'est dans ce moment que Caroline vient de recevoir le charmant éventail 
que vous lui avez envoyé et pour lequel elle me charge de vous remercier 
infiniment, elle trouve l'idée des turquoises charmante et a été bien sensible 
à cette attention de votre part; je ne conçois pas pourquoi M.r Archinto^qui 
est ici depuis huit jours n'a pas plutôt remis ce paquet à Caroline, il a encore 
les lettres chez lui et je ne sais jusqu'à quand il les gardera ! La santé de Caroline 
est étonnante, elle n'a pas même eu la fièvre de lait; Dieu la conserve toujours 
comme elle est à présent, c'est tout ce que je désire, elle est toute une autre 
personne, d'une gaité d'un bonheur que vous ne la reconnaîtriez pas — Le 



1) Si tralasciano particolari sulla salute della principessa, che riempiono alcune altre 
lettere della contessa S. Woyna spettanti a questo tempo e non incluse nella pubblicazione 
appunto perchè d'argomento puramente familiare. Da una delle lettere omesse si rileva che 
la bimba della principessa Jablonowska nacque il 12 maggio 1817 

2'' Il conte Giuseppe Archinto, della patrizia, famiglia milanese, vissuto sino al 1861, la 
cui propensione al fasto condusse a rovina quell'illustre casata. Vecchio, s'era vieppiù 
stretto al governo autriaco, che lo ricompensò con molti onori, come l'ambasceria nel Belgio 
per chieder la mano dell'infelice principessa Carlotta per l'arciduca Massimiliano D. Gio- 
vanni Visconti Venosta, Ricordi, cit. p.p. 413-14, ha parole severe, ma esatte sulle velleità 
politiche senili dell'Archinto. 

20 



— 306 — 

prince Leopold ' et l'Archiduchesse tiendront l'enfant aux fonts de baptême; la petite 
aura le nom de Marie Clémentine ; comme il est d'étiquette que Caroline reçoive 
toute la cour après le baptême, elle a demandé qu' il n'ait lieu qu'après les 9 jours. 
Je ne vois personne que Gallemberg. Louis, maman et moi sommes toute 
la journée chez Caroline, la bande joyeuse profite des derniers quinze jours de 
son séjour à Naples pour faire des courses; ils viennent de Poestum^; Thérèse, 
ma tante en sont folles, le temps les a favorisées et elles ont vu Vietri et la 
Cava un peu mieux que nous; Thérèse trouve moyen de danser souvent, plaisir 
que je ne lui envie pas par cette chaleur. Adieu, chère bonne Thérèse, que 
J'aime bien tendrement. Mille amitiés de ma part à votre mari. 

Sophie. 



CLXXXI 
Archivio Casati - Milaiio. Inedita. 

La CONTESSA Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

2 juin [1817]. 
Vous êtes sûrement fâchée contre moi, chère Thérèse, parce que vous 
imaginez que je mets de la négligence dans notre correspondance, mais je vous 
assure que je ne suis point coupable, mon temps est partagé entre Caroline et 
ma cousine que Ton fête beaucoup ici, et je n'ai vraiment pas un moment à 
moi, un gros paquet de lettres que j'ai reçu de Vienne et auquel il a fallu 
répondre m'a empêché de vous écrire mardi passé comme je me l'étais proposé. 
Avez vous eu de nos nouvelles à Ancone? Je vous y ai adressée une lettre. — 
J'aime beaucoup que vous me conseillez d'aller à Terni à mon retour, vous 
avez donc oublié que je vous ai parlé plus d'une fois de cette magnifique 
cascade, et avec le plus grand enthousiasme; peu de sites en Italie ont produit 
sur moi un aussi grand effet, j'étais muette de surprise et d'admiration devant 
ce tableau imposant, les impressions douces et délicieuses qu'on reçoit dans un 
beau pays semblent gravées dans le coeur, elles ne s'effacent plus. Combien la 
nature a de pouvoir sur les êtres sensibles ! elle seule peut les consoler, elle 
seule dissipe les orages qui menacent le malheureux, tout cède à l'empire qu'elle 
exerce — c'est ce que j'ai éprouvé plus d'une fois dans la vie; jamais le monde, 
jamais les fêtes les plus brillantes n'ont pu me distraire quand j'avais de la 
peine, mais j'ai toujours trouvé des consolations dans les beautés de la 
nature. Je me suis lancée dans le monde, cette semaine, bien malgré moi. 

1) Leopoldo, principe di Salerno, secondogenito del re Ferdinando, era a Vienna nel 1815 
(Cfr. Prince de Talleyrand, Mémoires, cit. Ill, p.p. 179-81) ed ottenne dagli austriaci, dopo 
la loro vittoria sul Murat, la riconsegna del regno di Napoli iCfr. Giuseppe La Farina, 
Storia d'Italia dal 1815 al 1850, Torino 1852, V. I, p. 112). Sposò nel 1816 Maria Clemen- 
tina, arciduchessa d'Austria, " petite, bianche, excessivement delicate „. (Baronne du Montet^ 
Souvenirs, cit. p. 150). Il Marchese de Saint Clair aveva accompagnato il principe a 
Vienna come gran maestro della sua casa. 

2) La gita a Pesto, ultimo limite del territorio napoletano frequentato dagli stranieri, 
era già nel programma dei viaggiatori più coscienziosi. Cfr. il racconto che ne fece pochi 
anni dopo Saverio de Maistre in una lettera alla viscontessa de Marcellus in Xavier de 
Maistre, Oeuvres inédites (ed. E. Réaume) Paris ÌSH, t. I, p. 155. 



— 307 



mais je n'ai pu faire autrement; j'ai été à une Académie et à deux bals, 
avouez que cela ne me ressemble pas. — Genisseo a donné une fête ma- 
gnifique pour Madame Partanna 1, l'illumination du jardin était réellement 
bien belle, tout était dirigé avec un goût extrême et un luxe inoui, c'est le 
décorateur Nicolino qui a été chargé de tous les arrangements; au bal toutes 
les dames ont trouvé des bouquets de fleurs fraîches. — On ne se croyait 
pas du tout chez le gros Genisseo tant cette fête avait un air de fraîcheur — 
Le général Walmoden a donné aussi un bal de 180 personnes, j'accompagnais 
ma cousine à ces deux fêtes, mais, comme elle reste partout à extinction, je l'ai 
quittée et me suis envolée à une heure raisonnable. Le monde n'a aucun attrait 
pour moi, je prétends que pour l'aimer il faut avoir un intérêt du coeur: comme 
je n'y trouve rie», il me parait insipide et m'inspire la tristesse. Caroline vous 
écrit elle même aujourd'hui, ainsi je ne vous parle point d'elle; sa santé est fort 
bonne, son humeur le serait aussi si la société dans la quelle elle vit lui con- 
venait davantage. En hommes nous avons fait l'acquisition d'un anglais que 
je connais de Vienne, mais qui pour Caroline est une nouvelle connaissance; 
c'est M.r IVarrander,^ celui qui a eu la tête si montée pour la duchesse de Sagan ^ 
— Il est très bien et sera sûrement du ristretto. M.r Borell envoyé de Hollande,* 
qui est une bien bonne et ancienne connaissance à nous, vient d'arriver; 
d'Aspre est de retour depuis hier. Quand ces messieurs et les deux Walmoden 
se réunissent le soir chez nous, je me crois tout à fait à Vienne. Mais eux 
tous ne remplacent pas pour nous le cher ménage Confalonieri, dont l'absence 
se fera toujours sentir dans le cercle de leurs amis. Louis me charge d'un 
million de compliments pour vous deux; il a tant à faire, tant à écrire qu'il 
lui est impossible de vous écrire à vous, il a du expédier un courrier. Vous 
savez que ce jour là il est fort occupé. Caroline vient de me dire dans le 
moment qu'elle ne vous écrira que mardi prochain, parce qu'elle doit encore 
ménager ses yeux; mais que vous qui n'avez aucune bonne excuse auriez bien 
du lui donner de vos nouvelles; voila trois semaines que nous n'en avons eu 
— Adieu, je vous embrasse de tout mon coeur 

Sophie. 

1) La principessa di Partanna (1770-1826), moglie morganatica del re Ferdinando delle 
due Sicilie, che le donò il ducato di Floridia. 

2) I Warrender sono una famiglia di baronetti scozzesi. 

3) Deve alludere alla figlia maggiore dell'ultimo duca di Curlandia, Caterina Guglielmina, 
che era allora la titolare del titolo ducale di Sagan, poi passato alla sua celebre sorella 
duchessa di Dino. Aveva sposato in prime nozze il principe Luigi di Rohan, figlio del prin- 
cipe di Guéménée, matrimonio di dispetto per la rottura del fidanzamento col principe Luigi 
Ferdinando di Prussia, secondo è narrato dalla Duchesse de Dino, Souvenirs publiés par 
sa petite fille le comtesse Jean de Castellane, Paris 1907, pp. 114 e seg. M.me de Boigne, 
Mémoires, cit. t. I, p.p. 227-28, la descrive agli inizii del primo impero: " elle était belle, 
avait l'air très distingué, et les façons de la meilleure compagnie, elle excellait dans le 
talent des femmes du Nord d'allier une vie très désordonnée avec des formes nobles et 
décentes „. Cfr. C.te A. de L\ Garde Chambonas, Souvenirs du Congrès de Vienne publiés 
par le C.te Fleury, Paris 1901, pp. 38, 87, 112, 147. 

4) Il " de Boreel „ era ministro residente d'Olanda alla corte di Napoli (Almanack de 
Gotha par l'année i8i8). 



— 308 — 



CLXXXII 



Arcìiivio di Stato di Milano. Inedita. 

Busta XX - Fessa CLXIX - Fase. X - N. 3S3. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 8 de juin 1817. 

Votre lettre est arrivée fort à propos pour calmer mon juste cour- 
roux. Je commençais à trouver un peu étrange de n'avoir point reçu de 
vos nouvelles ni de celles de votre femme depuis cinq semaines ; vos 
lettres de la route ne me sont point parvenues. Vous êtes très heureux 
de pouvoir vous rabattre sur l'inexactitude des postes, mais à présent 
que vous êtes établis à Milan, que vous n'avez plus rien de nouveau à 
voir, point de courses intéressantes à faire, point d'ennuyeuses antiquités 
à admirer, il ne vous reste d'autre parti à prendre que celui de vous 
occuper avec un peu de suite de vos amis absents et de leur donner 
souvent de vos nouvelles. Parlez - moi surtout de votre intérieur ; après 
tout ce que vous m'avez dit sur un sujet qui m'intéresse aussi vivement, 
vous ne pouvez pas me laisser dans une ignorance complète sur vos 
démarches : puisse le Ciel vous inspirer dans les résolutions que vous 
prendrez et vous faire retrouver à tous les deux un bonheur que vous 
méritez à tous égards et que je ne cesserai de désirer du fond de mon 
coeur ; ne vous moquez point des rêves de mon imagination, je suis 
naturellement portée à voir tout en noir et dans mon état de santé mes 
pressentiments n'avaient rien d'étonnant, il l'est bien davantage que je 
me sois si bien tirée d'affaire. Allez me disputer après cela qu'on ne 
trouve point de consolations, point de force, point de courage dans la 
religion; je n'en ai jamais autant senti le besoin et le secours que dans 
cette dernière époque qui ne s'effacera j'espère jamais de mon souvenir. 
Louis a été parfaitement bon pour moi dans celle-ci comme dans toutes 
les grandes occasions; j'ai vu à n'en pouvoir douter que j'occupe toujours 
la même place dans son coeur; pourquoi faut-il qu'avec cette convinction 
je m'afflige et me blesse souvent de ce qui devrait me paraître si peu de 
chose ? J'ai beau prendre les partis les plus sages, faire les meilleures réfle- 
xions, un rien me bouleverse et renverse un édifice de raison que j'élève 
avec tant de peine. Vous dites que Naples vous a gâté pour les autres séjours, 
cela se peut mais vous ne le reconnaîtriez plus à présent - presque point 
d'étrangers, le salon vert aussi ennuyeux que vous vouliez le trouver agréable 

- plus de ristretto, plus de veilles, à dix heures au plus tard je me retire, 
la maison est sur un pied de convalescence qui vous déplairait beaucoup 

- le fidèle Opetaniec remplit les devoirs de sa place. Mais je vous assure 
que c'est un vrai sacrifice à present, aussi suis-je loin de l'exiger mais 
c'est un engagement qu'il a pris avec lui même et auquel il aurait honte 



— 309 — 

de manquer - nous parlons des temps passés, nous faisons de la musique, 
nous nous mettons l'esprit à la torture pour tirer parti des habitués du 
moment, mais cela ne prend pas. Dans quinze jours je reprendrai mon train 
de vie habituel, mais la petite liste ne sera pas trop bien fournie. Il nous 
est arrivé de Vienne un M.r Borell que vouz aurez peut-être connu, 
il vient souvent, mais jusqu'à présent je ne lui ai rien trouvé de plus 
que ce qu'il faut pour être un aimable de salon. Un M.r Warrender, un 
anglais qui a passé plus de deux ans à Vienne, me parait assez bien 
mais je l'ais encore trop peu vu pour en bien juger, il est moins anglais 
que tous les autres, cela me dispose en sa faveur. Le frère du Général 
Walmoden ' est fort bien, il a de l'esprit, de l'originalité, du naturel, et 
un fonds d'idées que l'on n'acquiert que dans le nord de l'Allemagne et 
que j'aime tant à rencontrer dans le midi - vous voici à peu près au fait 
des hommes de notre société, tout cela est du nouveau pour vous, vous 
voyez qu'on a bien de la peine à suivre de loin le fil de nos habitudes. 
Les anglaises donnent des bals, on y meurt de chaud, Louis n'y va qu'à 
son corps défendant, c'est vous dire assez qu'il ne sont pas très fashio- 
nables- - le spectacle est très mauvais, enfin, je vous assure, vous ne recon- 
naîtriez pas Naples, ce Naples si brillant cet hiver; au reste il me parait 
tout à fait drôle de vous en donner des nouvelles, moi qui n'ai été 
nulle part depuis près de trois mois. Parlez moi de Milan et de la vie 
que vous y menez, adoptez un peu le genre des détails. Comment avez 
vous retrouvé votre grand-mère, vous gàte-t-elle toujours, avez vous revu 
Porro, n'a - t - il pas oublié le salon vert, s'endort il encore dans votre 
loge? Quant à vous qui ne dormez jamais, vous aurez toujours le temps 
d'écrire au moins la nuit quand même vos journées seraient très occupées. 
Ma lettre est assez longue pour une convalescente et peut-être l'est elle 
trop pour vous qui la lirez, il est temps de la terminer - j'ai encore la 
tête un peu faible, et mes facultés intellectuelles sont dans cet état d'abat- 
tement qui suit les secousses morales et la maladie ; aussi je vous de- 
mande pardon d'avance de l'insipidité de cette épitre, cette fois ci c'est 
bien pourtant en robe de chambre que je parais devant vous. Pendant 
que je vous écris, maman a pris ma place à un grand diner que nous 
donnons à l'ambassadeur d'Espagne^. Je le verrai lui et tutti quanti au 
sortir de table, il faut rassembler mes forces pour cette occasion. Croyez 
à ma bien sincère amitié et écrivez moi bientôt. 

C. J. 

1) V. la nota 2 a pag. 3C3. 

2) È in questi anni, quando si vide l'Italia invasa dagli inglesi a lungo trattenuti da un 
ventennio di guerre, che M.me du Montet scriveva delle " parures bizares des Anglaises en 
Italie,,, in tono poco lusinghiero: " elles s'y paraient de plumes de faisans et de broderies 
en ailes de mouche: elles portaient habituellement des spencers et des robes écarlates comme 
les cardinaux „. (Baronne du Montet, Souvenirs, cit., p. 181). Cfr. il giudizio del Rasini a p. 184. 

3) Il marchese di Labrador era allora accreditato presso il re Ferdinando. Pietro Gomes 
Havelo, marchese di Labrador, nato a Valenza d'Alcantara, era stato ministro di Spagna a 
Firenze prima della rivoluzione e aveva accompagnato Ferdinando VII a Bayona. Fu inter- 



— 310 — 

CLXXXIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita- 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 10 juin [1817]. 

Caroline vous écrit aujourd'hui, chère Thérèse, ainsi ma lettre vous devient 
inutile et sera sans intérêt pour vous; je l'abrégerai donc mais comment 
pourrais-je ne pas vous remercier de votre lettre de Milan? Depuis Ancone je 
n'avais pas eu de vos nouvelles et, comme vous m'aviez promis de m'écrire 
encore une fois de la route, j'étais tout à fait inquiète de votre silence. — Vous 
voilà donc de retour dans votre patrie, entourée de parents et d'amis, je sais 
combien vous attachez de prix aux affections du coeur et je jouis avec vous 
de ces moments délicieux que vous devez avoir à présent, que vous êtes revenue 
dans votre famille après une si longue absence. Que le retour est beau ! Ce- 
pendant la joie de se retrouver n'est pas aussi grande que la douleur de se 
quitter, et c'est à quoi on passe sa vie. — Ah ! quand je pense à ce qui m'attend 
dans peu, mon coeur se serre. Je ne vous demande pas de ne pas oublier vos 
amis de Naples en retrouvant ceux qui ont des plus anciens droits sur votre 
coeur, ce serait faire un outrage à votre angélique caractère, je compte toujours 
sur votre intérêt, et ne crains pas même l'absence — Continuez à m'écrire 
souvent et parlez moi beaucoup de vous, de la manière dont vos heures sont 
distribuées, des personnes que vous voyez, rien de ce qui vous regarde ne 
peut m' être indifférent. Adieu, chère et bonne Thérèse, que j'aime bien ten- 
drement. Faites bien mes amitiés à votre mari. 

Sophie. 

a propos, j'ai eu un grand chagrin l'autre jour, vous savez que je portais 
toujours la petite croix en topaze et turquoises que vous m'avez donnée, l'anneau 
était mal fait, s'est ouvert et la croix est tombée. On a marché dessus, c'est 
avec peine que j'ai retrouvé quelques pierres, je l'ai faite remonter par Roman, 
mais elle est beaucoup plus petite, cela m'a beaucoup affligée. — Si j'étais 
superstitieuse, j'aurais pu en tirer une triste conséquence. 

v: Madame la Comtesse Tliérèse Gonfalonieri 

à Milan 
Contrada de' tre monasteri N. 1595 

nato in Francia e, ritornati tempi migliori per il suo sovrano, lo rappresentò al 
congresso di Vienna, gravitando nell'orbita del Talleyrand. (Cfr. Der Wiener Congress, 
cit., p. 48). Dopo l'ambasciata di Napoli, occupò quella assai più importante di Roma, ove 
fu un momento collega di Chateaubriand, che ne schizzò un ritratto a tinte dubbie: " homme 
fidèle, parle peu, se promène seul, pense beaucoup, ou ne pense point, ce que je ne sais 
démêler „ (Mémoires d'outre-tombe, cit., éd. Biré, t. V p. 27). E più innanzi (ibidem p. 142) 
lo dice " homme solitaire et caché, que je soupçonne léger sous l'apparence de la gravité „. 
Fu più tardi partigiano di D. Carlos, essendo vissuto sino al 1850. (Prince de Metternich, 
Mémoires, cit. t. VII, p.p. 25, 44, 45). L'anno precedente alla sua morte, stampò a Parigi dei 
Mélanges sur la vie publique et privée du Marquis de Labrador. 



— 311 — 

CLXXXIV 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 17 juin [1817]. 
Vous me faites des reproches de ce que je vous écris trop rarement et 
cependant je n'ai jamais manqué un mardi; peut être que mes lettres ne vous 
parviennent pas. — Je ne puis pas vous pardonner, chère Thérèse, de ce que 
vous me croyez refroidie pour vous, connaissez vous donc si mal mon coeur 
pour imaginer que l'absence a le pouvoir de me faire oublier ceux que j'ai 
aimés une fois? Non, tous mes sentiments sont profonds et inaltérables — le 
genre de vie que nous menons à présent est absolument une vie de campagne, 
notre maison est bien changée depuis que vous nous avez quittés, nous voyons 
peu de monde, les Walmoden, Borell, Warrender et V Opdmiiec, c'est tout; 
pour avoir une plus grande société il faudrait recevoir la colonie anglaise, mais 
c'est de quoi nous ne nous soucions pas. Ma soeur se promène tous les jours, 
et à onze heures on se retire; quelle différence de l'année passée, ces bons 
moments là ne reviendront plus! Et il faut s'en tenir à m.dL devise: ài memorie 
nutrirsi e non di speme. La semaine prochaine ma soeur pourra aller au théâtre, 
ce sera une grande ressource pour elle et un bon prétexte pour veiller, elle ne 
s'amuse pas à présent mais le régime qu'elle observe lui fait beaucoup de bien, 
je trouve qu'elle engraisse et se renforce. Les promenades au clair de la lune 
seront interdites, la villa est fermée de nuit et on dit que quand les troupes 
autrichiennes seront parties on ne pourra jamais sortirle soir; vous n'avez pas 
d'idée de ce qu'est devenu Naples, on attaque le monde même en plein jour. — 
La bande joyeuse nous a quitté il y a huit jours, Thérèse aimait beaucoup 
Naples à la fin de son séjour, quant à mon cousin ' il s'est déclaré pour Rome, 
Krasinski avait le coeur si gros en partant que ses yeux se remplirent de 
larmes; ce qu'il y a de plus étonnant c'est qu'il ne regrettait Naples que pour 
Naples, car il n'avait ici aucune incHnation. Adieu, chère bonne Thérèse, aimez 
moi et donnez m'en une preuve en ne doutant plus jamais de mon attachement; 
bien des tendres compliments de ma part à votre ingrat mari qui ne fait jamais 
mention de moi dans ses lettres. — Il }' a en général un siècle qu'il ne nous 
a plus donné signe de vie. SOPHIE. 

Caroline vous prie de remettre cette lettre au freddo interno^ c'est une 
réponse à celle qu'il lui a écrite. 

1) Questo cugino dev'essere il principe Massimiliano Jablonowski 11785-1846), figlio 
maggiore del 2" matrimonio del principe Antonio (1732-1799| con Tecla di Czaplic, sorella 
della C.ssa Woyna madre. Dal primo matrimonio eran nati la principessa Czartoryska- 
Jablonowska, più volte ricordata, la C.ssa Tecla Potocka ed un principe Stanislao Paolo 
Jablonowski, che fu marito di una principessa Jablonowska-Walewska, nota a Parigi durante 
il primo impero e forse quella che il Breme trovò a Coppet (vedasi più indietro a pag. 275). 
Il principe Massimiliano Jablonowski aveva sposato la principessa Teresa Lubomirska e 
di essa quanto della cognata canonichessa Teresa (v. la n. 2 a p. 300) potrebbe trattarsi 
in queste lettere. 



— 312 — 

CLXXXV 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XX - Pezza CLXIX - N. 382. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 23 de juin [1817]. 

Vous vous plaignez de ne pas recevoir de mes nouvelles et selon 
l'usage établi je n'aurais pas du vous écrire avant aujourd'hui que finit 
ma quarantaine, mais comme on ne compte pas avec ses amis, je vous 
fais grâce de cette formalité et à vous dire vrai je n'ai pas voulu m' imposer 
une privation de plus, en me refusant le plaisir de renouer notre corre- 
spondance. Pourquoi voulez vous que l'amitié que je vous ai témoignée 
soit une illusion? Si elle est fondée sur des bases solides, et c'est à vous 
d'en juger, elle est très réelle et ne changera pas, à moins que vous ne 
le vouliez. — Je vous l'ai dit plus d'une fois et je le répéterai toujours, je 
n'ai jamais changé pour ceux qui n'avoient point démérité à mes yeux, 
après cela vous savez jusqu'où va ma sévérité à certains égards. Vous 

me demandez quel est mon genre de vie, pis qu'a bien ennuyeux, quels 

sont mes projets; je ne suis pas dans le cas d'en faire, je resterai non 
seulement à Naples mais à Chiaja, à moins que ma santé ne me force à 
changer de place. — Cela pourrait arriver facilement, car ma poitrine 
commence à reprendre son train habituel — ce climat m'a fait un mal irré- 
parable, je l'ai toujours dit et je suis persuadée que la suite le prouvera. A 
présent je lis, j'écris, je fais de la musique, je me promène, j'ai fermé ma porte 
aux ennuyeux et je reçois une soi-disante petite liste qui n'est point celle 
des élus. — Capponi! est revenu de Sicile 2, je l'ai revu avec plaisir, il 
est enchanté de Naples en été et très fâché de devoir partir. — Cusanî 
a fait une apparition, il est devenu tout à fait campagnard, j'ai passé une 
demi journée avec lui, nous nous sommes rappelé nos promenades au 
clair de lune, et tous nos plaisirs de l'année dernière jusqu'à S.t Jorio 
d'odieuse mémoire. — Il m'a avoué que je lui avais inspiré une telle me- 
lanconie la dernière fois qu'il m'avait vue, qu'il n'en pouvait plus. — Sophie 
m'a montré hier une bien longue lettre de vous; je ne puis pas me vanter 



1) Il marchese Gino Capponi, patriotta, storico, statista noto e caro agli italiani, cb'erasi 
recato a Napoli al principio dell'anno e vi deve aver incontrato il Gonfalonieri, col quale 
fece la gita al monte Cassino. Cfr. Marco Tabarrini, Gino Capponi, i suoi tempi, i suoi 
studi, i suoi amici, Firenze 1879, p. 32. 

2) Il 21 maggio il Capponi era tuttora a Messina, donde scriveva all'abate Zanoni (Cfr. 
Carraresi, Lettere di Gino Capponi etc. cit. vol. I p. 17). Fu il 24 maggio che si staccò dal 
Velo, recatosi per mare a Napoli, e prosegui tutto solo per la Calabria e la Puglia. Del 
viaggio, ardito per que' tempi, e terminato coll'arrivo in Napoli il 16 giugno, parla distesa- 
mente il Tabarrini, op. cit. p.p. 44 e seg. 



— 313 — 

d'en recevoir souvent de pareilles; en fait de préférence vous m'accordez 
celle de m'écrire le moins que possible. — Ne croyez pas que je sois une 
personne tellement sublunaire que vous ne puissiez me parler des évé- 
nements habituels de la vie. — J'aime beaucoup la poésie, mais il faut de 
la prose quelque fois, et je vous assure que la vôtre m'amuse et m'in- 
téresse. — Je suis bien aise de voir que vous teniez tant à vos souvenirs 
de Naples et que vous ayez du plaisir à revoir les personnes que vous 
y avez connues. — L'ottimo prince de Wurtemberg' est encore à Rome, je 
partage votre goût pour sa société et le sien pour la vôtre. Votre entrevue 
avec Pozzo- m'a fait rire, je crois qu'il aurait été le dernier homme dans 
le monde que vous auriez désiré rencontrer. Quant aux entraves que le 
gouvernement met à votre fureur de voyager je ne saurais que m'en réjouir; 
je vous en demande pardon, mais vous savez que cette fureur m'a toujours 
impatienté contre vous et que je la regarde comme un de vos plus grands 
défauts. J'aime beaucoup mieux votre séjour à la campagne qu'un voyage 
en Am.érique ou aux Indes quand même je devrais être privée de lettres 
dignes de l'impression, comme celle que vous écrivites à Sophie de Sicile. — 
Parlez moi agriculture, économie rurale, j'en ferai mon profit pour ma 
retraite avenir et quand vous viendrez voir mes cheveux blancs en Po- 
logne vous serez tout surpris de l'ordre admirable que j'aurais établi dans 
mes terres. C'est alors aussi que je vous raconterai des choses qui vous 
surprendront beaucoup et dont vous rirez de bon coeur parce vous serez 
raisonnable, il ne sera plus question de zta glowa^. — Au reste vous devez 
déjà avoir fait des progrés dans le chemin de la sagesse, car vous ne vous 
servez plus de votre devise polonaise, je veux bien que vous y renonciez 
tout à fait, car je me suis souvent reproché le plaisir avec lequel vous l'aviez 
adoptée. — Si vous la gardez, promettez moi au moins d'agir toujours en 
opposition avec elle, ce sera un mérite d'un genre nouveau et digne de 
vous. Maman est très touchée de votre souvenir et vous regrette bien sin- 
cèrement. Clémentine* annonce des inclinations merveilleuses pour veiller, 
on m'accuse de lui avoir appris à ne pas dormir. — Si avec cela elle aime 
la lune, il ne manquera rien à sa perfection. — Louis ne vous écrit pas parce 
qu'il vous veut du bien, mais vous savez que ses amis sont en apparence 

1) Probabilmente il principe Paolo di Wurtemberg (1785-1852), fratello del re allora re- 
gnante Guglielmo I (1781-1864), marito della principessa Caterina Carlotta di Sassonia 
Hildburghausen (1787-1847). Questo principe tedesco, che dimorava volentieri a Roma, era 
in voce di liberale e la polizia austriaca sembra essersi servita del suo nome per tirar nella 
pania i suoi avversarii, al tempo dell'ignobile macchinazione imbastita nel 1821 col sedi- 
cente duca di Framarino. Cfr. Alessandro Luzio, Nuovi documenti sul processo Confalo- 
nieri, Roma 190S, p p. 98 e seg. Si parlò un momento di questo principe per la corona del 
Belgio fCfr. lettera del principe di Talleyrand a Madame Adelaide, del 14 dicembre 1830, in 
Prince de Talleyrand, Mémoires cit., vol. Ill p. 467). Poco appresso egli aspirò al 
trono di Grecia (Prince de Talleyrand, ibidem, voi. IV, pp. 34, 149, 352, 395, 426). 

2) II conte Pozzo di Borgo (Cfr. le n. 3 a p. 132i fu inviato in quel tempo a Napoli dallo 
czar in missione straordinaria (Cfr. Vicomte André Maggiolo, Posso di Borgo, Paris 1890, 
p. 247). 

3) Frase polacca che vale: " testa balzana „. , 

4) Questa bimba della principessa mori in tenera età. 



314 — 



les personnes qu'il traite le moins bien, mais vous le connaissez et vous 
ne prendrez pas le change. 

Ludolf père est arrivé, Thécla- est accouchée fort heureusement d'une 
fille qu'elle a appelé Blanda; vous qui savez tout dites moi de quel pays 
et de quel siècle est ce nom. — Adieu, corrigez vous de votre paresse. 

Caroline J. 



CLXXXVI 

ArcJiivio di Stato di Milano. Inedita. 

Processo dei Carbonari B. XX p. CLXIX N. 411. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 3 de juillet 1817. 
Vous avez trop de pénétration pour que j'essaye jamais de vous rien 
cacher. D'ailleurs je ne crains pas que vous lisiez au fond de mon coeur. 
Vous m'accusez d'avoir trouvé vos sentiments coupables, de me les être 
reprochés et de m'en être proposé la réforme. Je n'en disconviendrai pas 
tout à fait et je payerai votre franchise de retour. Il est vrai que j'ai 
changé de ton dans mes lettres parce que les expressions de quelques 
unes des vôtres m'ont paru s'éloigner des bornes de cette amitié que 
j'avais cru et désiré vous inspirer. Je ne me cacherai pas d'avoir été flattée 
et contente de votre suffrage, d'avoir ambitionné de mériter toute votre 
estime, d'avoir été heureuse de trouver en vous un ami solide, mais je 
ne voulais rien de plus. Vous savez qu'une intention impure n'a jamais 
souillé mon coeur, que je tiens non pas tant à l'opinion du monde qui 
juge toujours si mal, mais à la mienne propre, que je détesterai l'homme 
qui pourrait me rendre coupable des moindres torts envers la délicatesse 
de mes principes. Ne vous étonnez donc pas si j'ai voulu, comme vous 
dites, réformer des sentimens qui ne me paraissaient pas être de cette 
nature peu commune, mais qui de vous à moi devaient être naturels. Je 

1) Il conte Guglielmo Ludolf, padre del conte Giuseppe Costantino (cfr. la nota 1 a 
p. 265), era stato sino allora ministro di Napoli a Costantinopoli ove era riescito a supe- 
rare le gravi difficoltà del periodo d'egemonia francese. (Cfr. Général Baron de Dedem de 
Gelder, Mémoires, Paris 1900, p. 40). Fu poi accreditato a Londra, donde neppure la rivo- 
luzione del 1820-21 sembra averlo rimosso. (Cfr. Pélissiek, Le Portefeuille, cit. p. 496). Nel 
1834 levò rumore una visita ctie, solo dei membri di quel corpo diplomatico, il Ludolf fece 
al pretendente D. Carlos. (Cfr. Pi^ince de Talleyrand, Mémoires, cit. vol. V, p. 441), 

2) La contessa Ludolf. V. la nota 1 a pag. 165. 



315 



vous en voulais de détruire mes illusions et de m'obliger à me mettre 
en garde contre la franchise de mon amitié, qui se montrait à vous toute 
entière. Elle m'a parue si naturelle que je n'en ai rien caché a Louis, parce 
qu'il me connaît trop pour prendre le change sur la nature de mes sen- 
timents, et que de vous regretter, de trouver que votre absence faisait 
un grand vide dans mon existence, ne pouvait ni l'étonner ni lui déplaire. 
Votre dernière lettre m'a rassurée sous plusieurs rapports et m'a fait 
plaisir. Pourvu quel vous aimiez en moi cette vertu et cette pureté insé- 
parables de mon existence, je serai contente. Vous faites de moi un por- 
trait beaucoup trop flatteur, mais, puisque vous croyez avoir trouvé un 
idéal, que vos sentiments pour lui n'ayent rien de terrestre. C'est à ce 
prix seulement que je puis en accepter l'hommage avec le plaisir vraiment 
innocent, que j'ai trouvé et que je trouverai toujours a être distinguée par 
un homme comme vous. Je vous dirai plus, l'amitié que j'ai pour vous est 
inséparable de l'intérêt bien réel que je porte à votre femme. Je craignais 
d'avoir à me reprocher envers elle des torts involontaires, mais puisque vous 
m'avez assurée du contraire, je trouve une grande douceur et une grande 
sécurité dans les témoignages de son affection. Je crois que si elle pou- 
vait lire au fond de mon coeur elle n'y trouverait rien qu'elle ne puisse 
parfaitement sanctionner - aussi, loin que les expressions de son amitié 
me troublent ou m'inquiètent, j'en jouis avec la conviction de les mériter. 
Mon bonheur eut été de pouvoir contribuer au vôtre, je n'y ai pas réussi, 
je ne chercherai plus à m'en mêler mais croyez que je n'en suis pas moins 
intéressée à tout ce qui vous regarde. Vos bons procédés, puisqu'il ne 
s'agit plus d'autre chose, pour votre femme doivent augmenter l'estime 
que j'ai pour vous. Votre position est difficile, mais je veux aussi qu'une 
personne, que j'ai jugée digne de toute mon amitié, soit autant et plus 
que moi un idéal. Ne craignez rien, vous parviendrez toujours à la hau- 
teur à la quelle vous m'avez placée, pourvu que vous le vouliez bien. 
Vous avez raison de dire que de toutes les phrases que vous avez copié 
de ma lettre dans la votre il n'y en a pas une qui soit sincère: vous voyez 
que j'ai la franchise d'avouer mes torts, mais pourquoi ne voulez-vous que 
je vous cherche quérelle quelque fois? Je ne veux pas qu'un parfait con- 
tentement vous assoupisse tout à fait - cependaut je vous dirai cette fois 
ci en dédommagement, que je ne trouve ni Naples ni le salon vert bien 
attrayants dans ce moment ci - et je crains d'autant moins de vous l'avouer 
que Maman partage ce sentiment et que nous n'allons pas une fois à Strada 
nuova qu'elle ne croye entendre les pas de votre cheval et vous voir arriver. 
Pour en revenir à votre lettre, je suis bien contente qu'elle m'ait rendu 
ma sécurité, si toutefois vous n'avez pas abusé de ma crédulité pour me 
remettre à l'aise. Vous allez crier à l'injustice ; ce n'est pas que je me 
défie de vous, je vous crois toujours, j'ai besoin de vous croire, cepen- 
dant ce caractère italien, cette grande pénétration, cette grande finesse, 
m'effrayent quelquefois. Vous avez tout ce qu'il faut pour être éminem- 
ment bon ou éminemment mauvais. On ne peut pas avoir à vous pardon- 



— 316 — 

nez de légers torts, car ceux là ne sont pas dans votre nature, c'est ce 
qui me fait penser que si vous me trompiez ce ne serait pas à demi. Ne 
croyez pas cependant que j'admette la chose comme possible, rien que 
d'en avoir le moindre soupçon me ferait trop de mal. Au reste vous voyez, 
par la franchise et la candeur avec la quelle je vous réponds, si j'ai ou 
non de la confiance en vous. J'attends, avec impatience, la continuation 
de votre lettre; vous auriez pu la prolonger sans craindre d'abuser de 
ma patience. Je ne fermerai celle ci que Mardi prochain, peut être d'ici 
là aurai-je quelque chose à y ajouter. 

Ce 7. Le courrier d'hier ne m'a rien apporté ainsi ma lettre en restera 
là. Vous me demandez trois fois pardon à la fin de la vôtre, je crois que 
vous verrez par le ton de celle-ci que je ne vous en veux point, ne 
cherchez pas seulement à y mettre un autre sens que celui dans lequel 
je l'ai écrite. Vous verrez que mes sentiments, mes idées et mes princi- 
pes sont toujours les mêmes, et que je dois vous estimer beaucoup pour 
vous parler à coeur ouvert comme je fais. Ne cherchez pas auprès de 
moi une autre place que celle que vous occupez. 

Il n'y en a point de meilleure ni d'autre, il ne dépend que de vous 
de conserver celle ci toujours. 

Caroline Jablonowska. 



CLXXXVII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 8 Juillet [1817]. 

La vie que nous menons à présent n'est pas fertile en événements, et par 
conséquent n'offre rien qui puisse vous intéresser, il faut que je compte sur 
vous comme je le fais pour oser vous écrire des lettres comme celles que vous 
recevez de moi depuis quelque temps. Nous sommes ici comme dans un château, 
nous bornant à la société qu'il contient. C'est à présent que le ristretto aurait 
eu beau jeu, il ne vient plus d'importuns et nous aurions pu profiter bien à 
notre aise de votre aimable société et de celle de votre bon mari. La matinée 
nous sommes chacune chez nous, je prends des eaux ferrugineuses, ce qui 
fait que je dois me promener plus d'une heure, je me lève de grand matin, je 
traverse la villa cinq ou six fois et puis je rentre dans mon cabinet verdelet et 
où je reste jusqu'à ce que la cloche ne m'annonce le diner. — Je dessine plus que 



— 317 — 

jamais *, j'ai à présent un bon maître de paysage et vais commencer à peindre 
à l'huile; je lis beaucoup surtout de l'italien, que j'aime, par préférence. — Caroline 
passe également sa matinée dans le cabinet vert où elle écrit et lit jusqu'au 
diner, après diner nous causons un peu, nous allons nous promener en calèche, 
puis un peu à pied à la Villa et avant minuit nous nous retirons, n'est ce pas 
là une vie de patriarche? Caroline engraisse à vue d'oeil, jamais depuis qu'elle 
est à Naples je ne l'ai vue aussi bien, cet embonpoint l'a fort embellie. — 
Gallemberg est pourtant fort raisonnable, il gémit de ce que les soirées finis- 
sent de si bonne heure, d'ailleurs il se conduit bien et n'est plus jamais grondé. 
— Caroline a pris Cicogna en affection, c'est un très bon enfant, très obligeant 
et qui ne gêne en rien. M.'' Crivelli ^ est venu hier chez nous pour la première 
fois, il a fort bonne tournure. Nous n'avons pu encore juger de son amabilité, 
enfin ce qui nous arrive de mieux c'est toujours de Milan. Ne prenez pas cela 
pour un compliment, c'est la pure vérité. Les italiens les plus distingués sont 
les milanais. Envoyez nous en le plus que vous pouvez. Arrivez vous même, ce 
serait le mieux. Votre mari peut compter pour dix pour l'agrément qu'il offre 
à la société, il nous a bien gâtés, je vous assure que je ne trouve plus que 
personne cause bien depuis qu'il nous a quittés. Adieu, chère bonne Thérèse 
que j'aime bien tendrement; je vous charge de mes amitiés pour M.'" Confalonieri. 

Sophie. 



CLXXXVIII 

ArcJiivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XX - Fessa CLXIX - N. 388. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 15 de Juillet [1817]. 
Votre lettre du 30 de Juin que j'ai seulement reçu hier m'a fait un 
plaisir que je ne saurais vous exprimer. - Vous avez eu tort de me priver 
si longtemps de nouvelles que vous saviez devoir m'être si agréables — 
Le ton de vos lettres et votre projet de campagne m'avaient fait deviner 
que vous vous étiez rapproché de votre femme, mais d'en avoir l'assurance 
positive de vous même, de voir que mes voeux les plus chers étaient 
remplis, m'a comblé de joie. — Je ne vous cacherai pas que cet état de 
crise dans lequel vous étiez à Rome m'a causé les plus vives alarmes. — 
De vous donner un conseil m'eut été impossible, j'aurais cru prendre sur 

1) La contessa Sofia disegnava e dipingeva con passione. Riproduciamo qui un suo qua- 
dretto, ora a Firenze in casa Parinola, che ritrae la principessa» Carolina Jablonowska nel suo 
salottino di Malezyce. 

2) Forse D. Gaetano Crivelli Mesmer (cfr. a p. 214) oppure il conte Ferdinando Crivelli 
Pichler (v. la n. 1 a pag. 194). 



— 318 — 

moi la responsabilité de votre bonheur à tous les deux. — Je craignais 
de vous écrire, je redoutais l'influence que je pouvais avoir sur vous, je 
croyais empirer le mal, tout le plaisir que je trouvais dans mon intimité 
avec vous deux était empoisonné. — J'aurais désiré ne vous avoir jamais 
connu. — Vous m'avez délivré d'un poids énorme en me disant que vous 
pouviez être ensemble à présent comme avant questi ultimi tempi di esa- 
cerbazione. — Fasse le Ciel. qu'ils ne reviennent plus et que vous retrouviez 
un bonheur qui est encore à votre portée et auquel il ne dépend que 
de vous d'atteindre. — Appliquez vous un peu plus à que' tranquilli e ra- 
gionati calcoli della realtà, ne vous laissez pas aller à cette imagination si 
vive qui vous fait courir après une perfection que vous ne pouvez pas 
rencontrer. — Vous ferez toujours de votre femme ce que vous voudrez, 
elle vous a aimé, elle vous aime encore, et cet amour, fondé sur l'estime, 
le devoir et que la vertu autorise, ne s'éteint jamais entièrement. Vous 
autres maris vous êtes comme les souverains, il vous en coûterait si peu 
pour vous faire aimer, mais vous ne savez pas vous y prendre.— Vous ne 
concevez pas ce que peut sur une femme délicate et sensible un procédé 
un peu amical et combien la confiance que vous lui témoignez l'ennoblit 
à ses propres yeux et la rend capable de tout sacrifice pour s'en montrer 
encore plus digne. — Vous croyez que votre confiance peut être trop 
entière, vous a nui dans mon opinion, — rassurez vous sur ce point, je 
vous ai vu malheureux, je vous ai plaint, je vous aurais peut être blâmé, mais 
vous m'avez épargné ce chagrin, je vous en sais gré, je vous approuve, je 
vous en estime davantage, je jouis de ne m'être point trompée en vous. — 
Que voulez vous de plus? — Non, jamais je ne vous refuserai mes conseils 
car vous ne pouvez me les demander que pour votre bien, jamais mon amitié 
ne cessera de s'intéresser à votre avenir, jamais les sacrifices que vous ferez 
à vos devoirs ne seront perdus pour moi. Le Ciel qui connaît la pureté de 
mes intentions m'a exaucée quand je l'ai prié de vous ramener l'un vers 
l'autre, secondez ses vues et ne vous découragez pas. — A présent que 
j'ai répondu à l'article de votre lettre qui m'intéressait davantage je vous 
remercierai de m'avoir mis au fait de la vie que vous menez à Valmadrera 
— c'est la première fois que vous entrez dans quelque détail. — Elle est 
digne de zta glowa comme vous dites fort bien, mais de zta glowa dans 
le bon genre. — Vous savez que j'ai mis des bornes à la latitude que vous 
vous croyiez permise. Vos montagnes, vos arbres, me font envie, cette 
nature sauvage me plait mieux que les côtes riantes de la Méditerranée.— 
Combien les environs de Naples me paraissent monotones et insipides! 
Je trouve que, faute de ces émotions que produisent les sites agrestes et 
même effrayants, le caractère perd ici de sa force et de son élasticité. — 
On se sent dépérir moralement, on n'est plus capable de rien. — Ma vie 
est aussi prosaïque que la vôtre [ne] l'est pas. — Strada nuova, la villa, Capo 
di monte, quelque fois le spectacle, voilà de quoi se compose mon exi- 
stence. — Je ne m'ennuie jamais aux heures consacrées à la solitude, 
mais celles que l'habitude et l'usage ont vouées à la société se traînent 



— 319 — 

avec peine.— Causer à notre manière, il n'en est plus question; Sophie 
et moi nous nous disions hier que nous commençons à devenir stupides. 
— Il est sur que l'on rencontre bien rarement dans la vie des personnes qui 
conviennent parfaitement — de celles qui ne conviennent pas du tout, le 
monde en est plein. — Vos promenades au clair de lune, votre société 
choisie tout cela m'enchanterait. — J'espère bien avoir un des premiers 
exemplaires du roman de votre ami, ne me faites pas au moins la honte 
de croire que je ne le comprenne parfaitement. Quand je n'aurais que 
l'apprentissage de votre correspondance il me suffirait; l'italien des autres 
est à tout à fait à ma disposition, il n'y a que le mien qui me manque 
très souvent. — Pourquoi ne restez vous pas plus longtemps dans cette 
campagne qui me parait vous convenir si bien? la vie de ville n'est pas 
faite pour vous, vous y êtes, quoique moins que les autres, trop assujetti 
à la règle commune. — Ces têtes à têtes avec la lune au sommet des Alpes 
sont bien plus dignes de vous. — N'écrivez vous rien, n'êtes vous pas 
inspiré? Vous étiez, disiez vous, trop dissipé à Naples pour vous occuper 
sérieusement, vous n'avez plus la même excuse. — A propos d'écrire, je 
vous avouerai franchement puisque vous me le demandez que votre écriture 
depuis que vous respirez l'air natale est devenue plus lombarde que jamais.— 
Si, sans que cela vous serve d'excuse pour abréger vos lettres, vous pouviez 
la rendre un peu plus lisible cela me ferait plaisir, je parviens bien après 
tout à vous déchiffrer et à vous deviner, mais ce n'est pas sans peine — 
Avez vous quelques reproches à faire à mes pieds de mouche? il me paraît 
cependant que j'ai fait de grands progrès dans la lisibilité, si c'est un mot 
nouveau qu'il ne vous choque pas, de mes caractères. Vous me grondez 
pour les phrases banales, je vais vous rendre la pareille, vous me parlez 
des limites del permesso, del discreto ; permettez moi de vous dire que 
cela n'a pas le sens comun. Mes lettres sont plus longues et plus fréquentes 
que les vôtres, celle ci est la quatrième après la reprise. — Je n'ai rien 
dit de votre part à Louis pour la très bonne raison qu'il est à Florence 
avec le prince de Metternich* au lieu d'être ici auprès de sa chère moitié 
et que vous êtes plus à portée de lui que moi. — Je lui ai écrit que mon 
quart d' heure me manque beaucoup et cela est vrai. — L'Opetaniec re- 
marquait l'autre jour que tous mes fidèles m'ont abandonnée, mon mari 
aussi et qu'il n'y a que lui qui reste toujours. Il survit à tout le monde, 
mais il en est un peu las, le grand calme l'assoupit, il en est à regretter 
l'heureux temps où il était malheureux,— J'admire la fragilité du freddo 
interno. Maman me charge toujours de bien des amitiés pour vous. M'en 
voudrez vous de ma dernière lettre? Si vous êtes éminemment bon, je 
n'ai rien à craindre. — Croyez à mon amitié, elle est bien vraie et bien 
sincère. Caroline J, 

1) In occasione di questo soggiorno fiorentino il principe di Metternich vide la contessa 
d'Albany, come appare dalla corrispondenza di lei. Cfr. Pélissier, o/>. cit., p. 346. L'onni- 
potente cancelliere s'era recato in Toscana per scortare l'arciduchessa Leopoldina, sposa del 



— 320 — 

CLXXXIX 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 15 Juilliet [1817]. 

Votre dernière lettre écrite de la campagne m'a fait bien grand plaisir, 
chère Thérèse, je vois que vous vous y trouvez bien, et que vous jouissez de 
ce calme si nécessaire au bonheur. Je vous envie vos beaux arbres et surtout 
la vue sur le lac de Cônie, je m'imagine que rien n'est plus romantique que 
vos lacs et je serais désolée s'il fallait que je renonçasse à les voir à mon 
retour. Vous avez beau dire, le nord de l'Italie vaut mieux que le midi, le manque 
d'arbres est pourtant une grande privation et une grande beauté de moins. 
Caroline soupire tous les jours quand il faut se promener car il n'y a que 
Strada nuova, qu'elle a pris en guignon, ou Capo di monte, qui est fort hu- 
mide, où on puisse aller quand on ne veut pas s'absenter tout le jour. — Nous 
ne ferons point de courses et il nous parait que ce ne peut-être ce même Naples 
de l'année passée, qui nous offrait tant d'agréments et que nous admirions tant. 
Il dolce ckiaror della luna ne nous invite même plus à nous promener une 
partie de la nuit comme nous faisions l'année passée. Rien n'est plus comme 
alors, mais je ne me plains pas du présent, je ne regrette que vous deux, 
d'ailleurs je suis contente, je n'ai jamais été mondaine et la solitude me convient; 
je suis avec Caroline, avec ses enfants, dans ce cercle qui seul peut me rendre 
heureuse, je voudrais même arrêter le temps, il s'écoule trop vite pour moi qui 
n'ai plus que tout au plus neuf mois à passer ici et qui vois toujours dans 
l'avenir cette séparation cruelle que je ne sais comment mon coeur soutiendra. 
Heureusement que Caroline se remet à vue d'oeil, elle ne tousse plus, l'escalier 
ne la fatigue plus tant, elle engraisse et embellit chaque jour. Parlez lui d'un 
certain chapeau de paille bien coquet qu'elle a avec une touffe de violettes et 
de pensées, dites lui que sa renommée est parvenue jusqu'à vous. — Elle est 
bien élégante dans ce moment, mais c'est peine perdue cette année-ci. — Vous 
savez que Louis est parti jeudi pour Florence, il reviendra dans une quinzaine 
de jours; le prince de Metternich l'a fait chercher et il nous a quittées du jour 
au lendemain. 

Adieu, chère Thérèse, je vous quitte, car j'ai beacoup à faire aujourd'hui. 

Bien des tendresses à votre mari, auquel je compte écrire incessament, 
j'aimerais bien qu'il m'envoyât quelques livres italiens, s'il en a l'occasion, mais 
bien sérieux, d'ailleurs je m'en rapporte à lui. 

Sophie. 



futuro imperatore del Brasile, che una squadra portoghese era venuta a cercare a Livorno : 
intanto egli tenne quell'estate ai bagni di Lucca una specie di corte. Generali e diplomatici 
vi si alternarono ad audiendum verbum. Cfr. Prince de Metternich, Mémoires, cit. t. Ill, 
p.p. 22 e seg. In una lettera del 17 luglio il principe di Metternich parla appunto dell'arrivo 
del Jablonowski C/oc. cit. p. 36j. 




La PKixciPESSA Carolina JabloxN^owska ^\'ovxA 

da un acquerello (1821?) opera della contessa Sofia Woyna 
proprietà del muchese Folco Gentile Parinola 



i li .Juiiàel j i Sl'i 



calme si ^ 



lue vous vous y ti 

m bonheur. Je vous cavie . o? ccijix arbres <?t s:-.!".<)u! 
rc. je TTiMmng'rie que rkn n'est plus romantique que 

^s voir à mon 



US commi 
.;l<.r qi.e vous 
-olitudc ■.■!■; p cor, 
ie qui sen'. 



'as neuf mois 



L^.cii Ces ter;.:: 
aimerais bien qu' 



'ivres italiens, s'il en a l'occasion, mais 



..ro imperatore de; squadra portoghese et 

b.r.v.'^ cii '. di Lucca una sp>;-'e 

•;iium verbitm. Cfr. Prince •; 
1e' 17 ''.'ç'iio i! principe di a 

//OMOJa/.l AKUOHAJ Aéi^HHljy.lHH A 
, 1. -V .in,2 Baaslnoo fiHab B-i9qo (9 tS8Il olOi^upo^ nu et 
Bloniifi^ alilnaO ooloT ssorioifim lab Blsinqonq 



— 321 — 

cxc 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XX - Fessa CLXIX - N. 389. . Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 26 de Juillet [1817]. 

Votre lettre du quatorze est d'une taille raisonnable, vous espériez 
que je la trouvasse trop longue, point du tout, à peine l'est elle assez, je 
plains votre paresse car je ne lui laisse point d'excuse. — Je n'ai pas eu 
besoin de votre second appel à ma bonne foi pour répondre franchement 
à toutes vos questions; vous voyez que je l'ai fait tout de suite, sans me 
laisser le temps d'y trop réfléchir, cela doit vous convaincre d'autant plus 
de ma sincérité si toutefois vous en pouviez douter encore. — Il me paraît 
que sous ce rapport là vous n'avez rien à me reprocher, peut être même 
ai-je été souvent au delà de ce que vous auriez pu désirer. — Malgré tous 
vos arguments tirés de S.t Paul vous ne me persuaderez pas que vous 
ayez bien fait de reprendre une devise que je vous avais donnée, à ce que 
vous dites, par inspiration, mais à ce que je trouve, beaucoup trop pré- 
cipitemment et sans vous connaître. Le sort plus juste vous en avait privé 
au moment où vous alliez abjurer vos erreurs; pourquoi la reprendre? 
Quoiqu'il en soit, respectez cette conscience timorée ou scrupuleuse ou 
comme vous voudrez l'appeler, et laissez moi la douce persuasion que 
je ne vous inspire jamais que de bonnes résolutions. — Que cette 
amitié à laquelle vous paraissez attacher tant de prix et sur laquelle 
je vous permets de compter, soit votre sauvegarde, et je n'aurais rien 
à me reprocher. — Vous voulez que je vous donne des listes (?) pour 
vos lettres, je le ferai quand l'occasion s'en présentera et que je voudrais 
m' instruire sur tel ou tel sujet, en attendant tirez-les de votre propre 
fonds; il est trop riche et vous connaissez trop mes goûts pour être jamais 
dans l'embarras, — c'est m' imposer une grande responsabilité que de 
vouloir que je vous dirige et que je vous donne de conseils; je ne sais 
pas d'où vous prenez que je soie une si bonne tête et que j'aye tant de 
raison, mais puisque vous croyez pouvoir vous y fier et que j'ai moi une 
grande opinion de vos lumières, j'accepte votre proposition, d'autant plus 
volontiers que vous me la faites plus à propos que vous ne pensez. — Ce 
qui me manque du côté de l'expérience pour vous guider, l'intérêt que je 
vous porte y suppléera. — En attendant que je puisse m'expliquer plus 
clairement, continuez vos occupations habituelles, ne faites point de projets 
pour l'avenir. D'où prenez vous que je vous aye promis de vous dire le 
nom del mortale sur le compte duquel vous me paraissez être tout à fait 
dans l'erreur? La promesse vous ne l'avez jamais eue, je vous ai remis 

21 



— 322 — 

à un jour que vous devez attendre avec patience et qui est plus éloigné 
que jamais, — Oui nos habitudes sont bien changées: on vit au jour le 
jour, on est bien aise d'en attraper la fin. Gallemberg se passionne pour 
la botanique et moi pour l'ouvrage. Le travail des mains sert à reposer 
l'esprit, je rêve sans être oisive, cela me convient. — Je suis occupée, 
quand nous sommes en petit comité et que la conversation languit, et cela 
m'empêche de m'ennuyer. — J'ai beaucoup lu depuis votre départ, bien 
des choses inutiles pendant ma maladie et ma convalescence, des livres 
plus sérieux depuis. Le dernier chant du Childe Herold de Lord Byron 
m'a augmenté mon enthousiasme pour cet homme que l'on devrait détester '. 
Qu' il serait intéressant s'il sentait ce qu'il dit, et comment peut-on écrire 
comme lui quand'on ne sent pas! j'en suis outrée; — cela prouve jusqu'à 
quel point faire et dire sont deux choses. — La perte de M.me de Staël 
est irréparable, on peut en parler comme si elle n'était plus, car ses fa- 
cultés morales sont anéanties. ~ Vous avez bien raison de l'appeler // 5a- 
cerdote più adepto dei misteri dell' uman cuore: — personne ne l'a mieux 
connu qu'elle, c'est pourquoi aussi personne n'intéresse davantage. — Sa 
mort morale est un beau sujet de réflexion ; n'est-ce pas un motif de 
plus de mettre, au dessus de toutes les autres, les qualités impérissables 
du coeur? Cet esprit si justement admiré a été détruit en un instant et 
la voilà au niveau, ou même au dessous de tant de créatures qui ne s'éle- 
vaient pas même jusqu'à la comprendre; — nous sommes malheureusement 
plus machines que nous ne voulons nous l'avouer, et c'est pourquoi vous 
avez grand tort de vous dépiter contre votre imperturbable santé que vous 
devriez regarder comme un bienfait du Ciel. — Quand cesserez vous de 
blasphémer contre cette Providence qui vous a voulu tant de bien? Votre 
ingratitude m'effraye. — Je vous prie de vous en corriger. — c'est très 
sérieusement que je vous en prie. — Vous me demandez mon avis sur 
Cicogna; — c'est un bon garçon qui a de la drôlerie dans l'esprit et le 
désir de plaire; — vous savez qu'on dit qu'il faut en savoir gré; — il tient 



1) Cfr., per il giudizio, non sempre così indipendente corne questo della principessa, che 
si andavan formando sul Byron in quel torno di tempo i lettori delia penisola ed anche quelli 
che ne sentenziavano con ben scarsa informazione, i due studii di Guido Muoni, La fama 
del Byron ed il byronismo in Italia Milano 1903 e La leggenda del Byron in Italia, Milano 
1907. Sul Byrcn in Italia, oltie il già citato volume del Salvo e lo studio dello Stendhal 
Lord Byron en Italie (vedilo in Stendhal, Racine et Shakespeare Paris), v'è un libro re- 
cente: Anna B. Me. Mahan, With Byron in Italy, London 1907. La reputazione morale del 
Byron era poi in ragione inversa di quella letteraria e Lord Malmesbury non esagera di- 
cendo che a tempo della sua gioventù, il poeta " was spoken of as the personification of 
Satan in sin and beauty „ (Earl of Mal.mesbury-, Memoirs of an ex-minister, London 1884, 
vol. I, p 20). 

2) M.me de Staël morì il 14 luglio 1817. Sebbene colpita da paralisi nel febbraio ad un 
ballo del ministro Decazes, aveva conservato l'intelligenza, checché ne dica la principessa 
Jablonowska, e non s'era privata del piacere di conversare cogli amici e di scriver loro. 
Cfr. Due DE Broglie, Souvenirs, cit. I, pp. 377 e seg. ; E. Herriot, op. cit. p.p. 24 e seg. 



— 323 — 

fort bien sa place dans un salon, et je crois qu'on en vient au bout de 
deux jours avec lui au degré d'intimité où l'on en reste toute sa vie. — 
Rien au delà. — Quant à Archinto je ne conçois pas que vous croyez 
que j'aye une opinion sur lui. — Nous nous sommes vu deux fois et cela 
nous a suffit pour nous prouver que nous n'en viendrons jamais même à 
une simple connaissance. — Franchement c'est de tous vos Milanais celui 
qui m'a plus le moins pour ne pas dire davantage. Je ne crains pas de 
vous l'avouer, car vous connaissez assez ma partialité pour vos compatriotes 
pour ne pas m'accuser d'injustice à leur égard. — Au reste ne me trahissez 
pas. — Quand vous rencontrerez des Polonais qui vous déplairont je vous 
permets de me le dire. — Louis est de retour depuis plusieurs jours, en- 
chanté de sa course, touché des bontés du Prince Mett[ernich], de son 
amitié, de sa confiance, il n'y a rien de changé pour nous, nous restons 
dans cette situation brillante, flatteuse, honorable, enviée et qui me déplait. 
— C'est une folie à moi, je le sens, car je ne dois pas désirer autre chose, 
je ne peux pas désirer mieux; et vous me croyez si raisonnable? J'ai 
comuniqué à Louis votre intention amicale d'aller le surprendre à Florence, 
il en a été très touché et aurait été charmé de vous voir. — On l'a grondé 
de ne m'avoir pas amenée avec lui, j'aurais eu du plaisir à faire cette 
course; mais il a craint pour moi la fatigue et le chaud. — Vous me con- 
seillez la Cava c'est un changement d'air total qu'il me faudrait, comme 
je ne puis pas l'espérer, je mène par contre la vie la plus sédentaire, la 
plus monotone possible; tout ce qui me distrait de mes occupations m'est 
insupportable, je voudrais quasi ne pas sortir de ma chambre. — M. me de 
Gallemberg' qui est arrivée hier a apporté une tragédie allemande qui fait 
fureur à Vienne et qui est bien plus noire que la Schubrr (?). — Je me fais 
une fête de la lire. — Dites-moi comment vous avez fait pour ne pas vous 
rapprocher de mon amie incognita, l'anglaise de Gènes. Elle a passe 
quelques semaines à Rome pendant que vous y étiez et aurait tant désiré 
voir quelqu'un qui m'eut bien connu. — Elle m'écrit que je suis et serai 
toujours une énigme pour tout le monde. — Je ne crois pas cependant l'être 
pour vous, qui devineriez toutes les énigmes du monde et qui d'ailleurs 
me connaissez, je crois, très bien. — Je ne vous fais plus l'injure de vous 
demander pardon de la longueur de ma lettre, mais je pourrais me vanter 
de vous écrire plus souvent que vous ne m'écrivez. — Vous faites semblant 
de vouloir que je vous encourage à continuer la correspondance avec 
activité, je ne crois pas vous avoir jamais découragé, au contraire; je vous 
donne d'ailleurs le bon exemple c'est à vous à en profiter. — Maman 
me charge toujours de mille choses pour vous, vous lui manquez doublement 
pour elle et pour moi. 

Caroline J. 



1) La Guicciardi; cfr. la nota 1 a pag. 267. 



— 324 — 

CXCI 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 29 [Juillet 1817]. 

Nous avons reçu hier les chapelets de' Lorette que vous nous avez envoyées; 
je vous remercie beaucoup, chère Thérèse, pour le mien, il me fait bien grand 
plaisir; dîtes aussi à M.r Confalonieri que j'ai reçu également hier les livres 
dont il avait chargé Bertoldi et que je lui écrirai un de ces jours pour l'en 
remercier. — Je suis une espèce d'invalide, depuis vingt jours j'ai une erysipèh 
à la jambe qui outre, qu'elle me fait souffrir, m'empêche de sortir, j'ai été quinze 
jours sans mettre le nez dehors et suis sortie aujourd'hui pour la première fois 
en honneur et gloire de VOpetaniec, dont c'est aujourd'hui la fête, et auquel le 
marquis S.t Clair a donné un charmant diner dans sa maison de Portici qui 
est un vrai bijou ; on était gai, le maitre de la maison prévenant et bon comme 
toujours, et cette journée m'a rappelé le 'bon temps passé. Caroline était contente, 
de bien belle humeur, et la petite fête réussit fort bien, les enfants eurent un 
grand goûter et chacun s'en retourna satisfait ; il y eut un convive que 
vous ne connaissez pas, c' est M.r de Marialva ', l'ambassadeur de Portugal, 
c'est un homme charmant, aimable sans prétention, beaucoup d'esprit, des manières 
douces ; il a fait notre conquête à tous, malheureusement il part dans quelques 
jours et ne nous laisse que le regret d'avoir fait sa connaissance, puisque nous 
n'avons pu la cultiver. M.r Navaro^ qui est avec lui_n'est plus jeune non plus, 
mais c'est également un homme bien distingué. — Après leur départ nous 
retomberons dans notre solitude ; pour abréger la journée ou plutôt la soirée 
nous dinons à présent à six heures. 

1) Il marchese di Marialva, Don Pedro Vito Marialva y Menezes (17651823), di antica 
ed illustre famiglia, era stato ambasciatore del Portogallo al congresso di Vienna, accanto 
al Palme]^, che avrebbe soverchiato nello sviluppo degli affari (Cfr. Der Wiener Congress, 
cit. p.p. 48-49). Prima di recarvisi aveva trattato a Parigi di diversi negozii col conte di 
Jaucourt, che ne parla spesso nelle sue lettere al Talleyrand e come di persona assen- 
nata Cfr. Correspondance du comte de Jaucourt avec le prince de Talleyrand, cit. p.p. 31, 
54, 68, 71, 104, 194. In quest'anno 1817 il marchese di Marialva, inviato a Vienna, aveva 
dato grandi feste per il matrimonio di D. Pedro coU'arciduchessa Leopoldina iCfr. Baronne 
DU MoNTET, op. cit., p.p. 166 e seg.). Dal 1820 al 1823 il marchese di Marialva resse l'am- 
basciata portoghese a Parigi. Secondo Madame de Boigne, Mémoires, cit., t. Ill, p. 223, 
egli sarebbe morto in conseguenza dello spavento provato quando Don Miguel, figlio del re 
Giovanni VI ed in lotta col padre, lo assalì con un coltello per farsi dar del denaro. {Cfr. 
P.' DE Metternich, op. cit., t. Ill, p. 41). Questo fatto sarebbe assai piìi grave se le voci 
raccolte dal Mar. de Castellane, Journal, Paris 1895, t. II p. 139, avessero qualche base. 

2) Un " Monsieur de Navaro „ era col principe di Metternich ai bagni di Lucca il 2 
agosto, ciò che ha dell'inverosimile, data la distanza, si che potrebbe trattarsi di un altro 
diplomatico portoghese, forse membro della stessa casata. Ambasciatore di Portogallo a 
Vienna negli anni seguenti era il cavaliere Navarro d'Andrade, per avventura il medesimo 
di cui qui si ragiona. 



— 325 — 

Caroline monte à cheval avant diner, Louis l'accompagne toujours, Charles' 
quelque fois; je trouve que cet exercice fait beaucoup de bien à Caroline ; elle 
est d'une toute autre humeur depuis ces promenades. 

Le soir, quand nous sommes entre nous, nous nous amusons à raconter des 
histoires de revenants, elles sont quelque fois si effrayantes que je n'en dors pas. 
Gallemberg laisse aller son imagination et débite mille folies. — Je crois que 
nous passerons l'hiver tout aussi solitairement que l'été, on n'entend parler 
d'aucun étranger qui doive arriver ici, Rassumofski qui était décidé à venir est 
retenu à Vienne par l'accident qu'il a eu à Carlsbad, où en tombant de cheval 
il se cassala jambe. — Vous savez à propos d'accident celui arrivé au pauvre prince 
Stahremberg2, il fit une chute de son balcon 3, se fit un troua la tête, s'enfonça 
une côte et se cassa le bras en deux endroits. Il ne pourra plus faire le joli 
coeur à présent. — Adieu, chère Thérèse, je me fais conscience de vous écrire 
de si sottes lettres et c'est pourquoi je les abrège. — Mille tendresses de ma 
part à votre mari. — Mes compliments à madame Annoni, Porro et Haugwitz. 

Sophie. 



1) Questo giovine principe Carlo Jablonowsky, che fu poi I. R. Ciambellano e Gran Ma- 
resciallo dei regni uniti di Galizia e Lodomiria, era nato ne! 1S07. 

2ì II principe Luigi Giuseppe Starhemberg dell'antichissima famiglia patri-cia, una delle 
12 originarie, dette apostoliche, dell'Austria, fu diplomatico (da non confondersi col generale 
conte Gundecarol. Era allora ministro austriaco presso la corte di Torino, che, sebbene vi fosse 
molto in favore, giudicava liberamente nei suoi rapporti ; cfr. Helfert, Kaiser Frans cit. 
p.p. 327 e 447. Nato nel 1762 a Parigi ove suo padre era ambasciatore d'Austria e tenuto a 
battesimo dal re Luigi XV, era già inviato nel 1790 a Caterina II per annunciare l'assunzione 
al trono di Leopoldo IL Fu poi accreditato per molti anni presso il gabinetto britannico fino 
alla rottura del 1810 fra Austria ed Inghilterra. A Londra lo Starhemberg aperse volonteroso 
la sua casa a tutti gli avversari! e alle vittime della rivoluzione francese e del sistema na- 
poleonico, esponendosi cosi alle rappresaglie di Napoleo.ne sui suoi beni quando gli eserciti 
francesi invasero l'Austria, giacché la leggenda dell'occupazione napoleonica di Vienna com- 
piuta sonza torcer un capello può appena trovar luogo nelle lettere di un poeta come il de 
Musset (Alfred de Musset, Correspondance, (ed. Séché) Paris 1907, pag. 169j. La missione 
di fiducia alla corte torinese, apparentemente inadeguata al grado del provetto ambascia- 
tore, non doveva essere che una tappa verso la sede di Madrid, ove invece non si recò per 
le sopravvenute complicazioni del 1820-21. Lo Starhemberg, per le relazioni nell'alta società 
cosmopolita, per la vasta coltura, per le tendenze dello spinto e del tenore di vita che lo 
rivelavano tuttora uomo del settecento, potè essere additato continuatore del famoso prin- 
cipe di Ligne (Wukzbach, op. cit., vol 37, p. 211). Il Sismondi lo stimava assai, ritenen- 
dolo „ point étranger au.x idées libérales „ (Saint René Taillandier, Lettres inédites de J. 
C. L. de Sismondi. de M. de Bonstetten, de Madame de Stâel et de Madame de Scusa à 
Madame la comtesse d'Albany, Paris 1853, pag. 248. .Morì nel 1833. 

3, Nell'avito castello di Eferding . 



— 326 — 

CXCII 

Archivio Gentile Parinola - Carteggi Capponi - Fireiise. Edita \ 

Federico Gonfalonieri al marchese Gino Capponi 

Milano, li 30 luglio 1817. 
Amico carissimo, 

Cominciava a credere che nella nostra corrispondenza vi si 
mischiasse dell' ubia, poiché dopo la vostra prima lettera datata 
da Palermo non m'era venuto fatto d'aver più notizia alcuna 
né di voi né del vostro viaggio. Dolcissima mi é riuscita la 
vostra lettera del 14 luglio, benché per motivo d'assenza da me 
ricevuta -con qualche ritardo. Essa mi rassicurò non solo del 
disperante dubbio del vostro oblio, ma mi fornì ancora argo- 
mento a dolce lusinga che la nostra amicizia, benché novellamente 
gettata, lo sarà nondimeno solidamente e perennemente. Io tengo 
in conto d' uno de' piìi preziosi vantaggi della vita di viaggiatore, 
quello di potere per le moltiplicate conoscenze estendere il 
limite delle persone ira le quali scegliersi gli amici. La cono- 
scenza vostra, lasciate eh' io vel dica francamente, e per le 
vostre pregievoli qualità, e per certo simpatico rapporto di voglie 
e di idee, è nello scarso numero di quelle che stimo mia somma 
ventura l'essermi procurato. Fate, ve ne prego, ch'essa non 
rimanga sterile dei conforti e delle risorse amichevoli, impe- 
gnandoci a reciproca corrispondenza, in attenzione di tempi 
migliori che ci riuniscano. Ma questi tempi non si potrebbero 
essi avvicinare ? Non potreste effettuare fra il volger dell'estate 
ed il cominciar dell'autunno una gita in queste abbastanza racco- 
mandabili pianure insubri ? Io sarò il vostro duca, percorreremo i 
colli ed i laghi assieme; uìosoferevao, politicheremo, ci allegreremo 
e piangeremo assieme. Voi ne avevate il progetto; perché non l'ef- 
fettuerete? Le attrattive della patria già aveste tempo di gustare 
dopo il vostro ritorno; i doveri di figlio hanno un limite; se 
quel furfantello d'amore non si mischia in questo alïare non 

1) Pubblicata in A. Carraresi, Lettere di Gino Capponi e di altri a lui cit , voi. V p. 122. 



— 327 — 

vedo alcuna buona ragione che possa stornarvi da un'incursione 
nel nord. Negli ozii, non beati, ma soporifici del mio paese ho 
maturato un progettino di viaggio per l'anno venturo, esso 
dovrebbe quadrare coi vostri desiderj e colle vostre viste, venite, 
e ve ne farò comunicazione: il farlo assieme sarebbe per me 
un ideale di piacevolezza e d'interesse; ma non vorrei perciò 
ch'avesse sempre a restare nella schiera degli ideali. Datemi 
dettagliatamente vostre nuove, del vostro metodo di vita, delle 
vostre occupazioni, delle risorse della vostra bella patria; del- 
l'influenza che vi esercitarono i principi, i ministri e le flotte^. 
Di me nulla posso dirvi perchè dormo; fosse almeno un sonno 
com'è quello degli animali a sangue freddo, che potrei contare 
nella metà dell'anno di vita, ma i narcotici con cui qui si agisce 
sulle nostre fibre non perdono la loro azione che alle grandi 
distanze; e perchè non ci sottraiamo alla loro benefica influenza, 
ci si impedisce poi il sortire! Datemi qualche lume sulla di- 
sgrazia del giovane Spanocchi'^ sulla cui catastrofe non ho mai 
potuto avere un criterio esatto. Ditemi anche qualche cosa, 
s' è a vostra notizia, sulle cause della ritirata del mentore del 
Granduchino, il marchese Araldi'. Amatemi, scrivetemi, coman- 
datemi, e venite, che sarete il benvenuto. 

Vostro vero ed aff.mo amico 
Federico Gonfalonieri. 

P. S. — Mia moglie vi ricambia cordialmente i saluti. Da- 
temi nuove di Jablonowski e dell'esito de' suoi affari diplomatici. 



V : A' Monsieur 

Monsieur le Marquis Gino Capponi 

Chambellan de S. A. le G. Due de Toscane 
à Florence 



1) Mi pare evidente l'allusione alla venuta del principe di Metternich in Toscana. 

2) Certo un gentiluomo senese, forse quel Leopoldo, tenente colonnello, segnalato dalla 
polizia austriaca come di passaggio a Venezia nel novembre 1S15. (Cfr. Helfert, Kaiser 
Franz, cit. p. 585i. Uno Spanocchi era governatore di Livorno, un altro, il barone Federico, 
era addetto alla I. R. Delegazione provinciale di Milano 

3) L'Araldi era zio del principe ereditario Leopoldo fin dal ritorno dei lorenesi in To- 
scana, nel 1814. Cfr. Giuseppe Conti, Firenze vecchia, Firenze 1S99, pag. 99. 



— 328 — 

CXCIII 

Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 4 Août [1817]. 

Je ne reçois que reproches de votre part et cependant je ne suis pas coupable, 
je réponds à chacune de vos lettres, mais elles ne vous satisfont pas, car elles 
sont insipides et uniformes comme la vie que nous menons. Vous ne reconnaîtriez 
ni Naples, ni ses habitants cet été. Croiriez-vous que nous n'avons pas fait une 
seule promenade au clair de lune, que nous ne sortons qu'à neuf heures du 
soir pour faire tristement deux fois la Villa à pieds, et qu'il n'j' a plus même 
l'ombre d' un ristretto ? Aussi nous sommes tous si mélancoliques que c'est 
à faire peur. Nous regrettons infiniment les autrichiens; quand ceux là seront 
partis, il faudra encore trembler pour sa sécurité ; depuis que le nombre en 
est diminué il se passe des histoires de brigandages qui font frémir pour 
l'avenir. Je désirerais un peu de distraction à Caroline, elle en a vraiment besoin 
et je crains qu'elle ne perde et son embonpoint et sa santé si elle s'aban- 
donne à la mélancolie, comme elle le fait depuis quelque temps. Venez cet hiver, 
rien n'est impossible, vous et votre mari qui voyagez avec tant de facilité devez 
regarder ce voyage comme une simple course. Maman et moi restons décidément 
à Naples cet hiver et partons décidément au printemps ; nous partirions alors 
tous ensemble, irions jusqu'à Milan, ferions la course des lacs ensemble et 
au moins notre congé serait-il moins cruel. Songez-}' et qui sait ? peut être 
exécuterez vous un projet qui nous rendrait tous si heureux. 

Adieu, chère et bonne Thérèse, je ne vous écris que deux mots aujourd'hui, 
mais vous me le pardonneriez si vous saviez à combien de lettres je dois encore 
répondre. Dites à votre mari que sans reproche je lui fais dire qu'il me doit 
aussi une réponse depuis des siècles. 

Sophie. 



— 329 — 
CXCIV 

Archivio Casati - Cologno Monzese. Edita. * 

L'abate Ludovico de Breme 
A Federico Gonfalonieri, a Milano 

Ginevra 6 Agosto 1817. 
Federigo mio! 

Albertina è un un angiolo clie ha ereditato per me tutta la nobile 
e intima affezione della illustre sua genitrice : avrà ereditato anche di 
tutta la mia gratitudine: ma anche Augusto 2, anche quell'insigne uomo di 
Broglie, mi hanno indissolubilmente intrinsecato a sé e alla famiglia loro 
colla indicibile effusione di cuore e colla illimitata confidenza che mi 
hanno mostrato e mostrano. Già si parla di volermi seco e qua e a Parigi 
e in quest'anno e nei seguenti. Qualcosa ne risulterà ; intanto figurati lo 
strazio del mio cuore nel riporre il piede in quel castello ch'io lasciai 
radiante di festività, e di ogni splendore: dove la vita era così tutta sublime, 
attiva e la più elettrica e la più squisita che certo fosse mai altrove. Fui 
fatto sedere a mensa nel luogo suo^: tutto è puntualmente e stessissima- 
mente serbato ciò che si usava, vivente lei; ond'è che l'immaginazione 
è dovunque investita della sua presenza e persona. Oh! qual perdita! qual 
vuoto uguale fu mai lasciato per morte di chi che fosse? Gli sciocchi sono 
cresciuti a dismisura dal dì che quell'astro si è spento: i tiranni d'ogni 
maniera si sono sentiti rinvigorire: lo scettro dell'opinione non è più in 
mano a nessuno: ella ed ella sola ne era in possesso. Quella donna la 
cui vita fu un tessuto di buone e generose azioni, l'ha coronata coll'ot- 
tenere dal Re la grazia assoluta ad un protestante condannato alla ga- 
lera in perpetuità. — Dieci giorni prima di morire ella dichiarò il suo 



Il Pubblicata in Federico Gonfalonieri, Lettere, cit. p. 317. 

2i Augusto de Stael (n90-!827), figlio primogenito della celebrata baronessa, seppe con- 
servare, anche all'ombra soverchiante di una figura come quella di sua madre, la propria 
spiccata fisionomia, segnalandosi come gentiluomo liberale, addottrinato nelle scienze fisiche 
ed economiche, campione zelantissimo dell'abolizione della tratta dei negri. Attese a pubbli- 
care accuratamente le opere della madre, pietoso ufficio compiuto per lui stesso dopo la 
morte dalla sorella D.'^» de Broglie. Sulla passione di Augusto de Stael per M. me Récamier, 
vedasi Herriot, op. cit., t. I eh. IX. Benjamin Constant parla pure dello Stael, con scarsa 
imparzialità, p. es. Journal intime, cit. p. 138. Lettere di Augusto al Meister ed a Guglielmo 
Schlegel sono stampate in Usteri e Ritter, op. cit. 

3) Di Madame de Stael. 



330 



matrimonio col sig. di Rocca' e l'esistenza d'un figlio legittimo-, che ora 
abbiamo qui con noi, e che Albertina ed il marito suo ed il fratello amano 
teneramente e trattano con indicibile delicatezza. Questo bambolo è fatto 
erede di un bell'e buon milione di capitale, convertito in parte già in al- 
trettanti beni fondi nella Toscana. Rocca vi si va a stabilire quanto prima, 
ed a morire dico io, tanto egli è rifinito e fuori d'ogni speranza. La massa 
restante dell'eredità ascende a due altri milioni e mezzo e forse a tre 
interi. Con ciò nessuno ha da querelarsi. Che cosa io farò, noi so peranco: 
tei dirò: il mio attuale soggiorno è diviso fra Coppet e Ginevra. V'ha di 
molti forastieri: piovono inviti a pranzo e a circoli serali in campagna e 
in città; nulla m'è piia molesto: qui la magica natura mi terrebbe luogo 
d'ogni cosa, ma non è possibile star da solo con sé, e si corre il rischio 
di passare per un profugo dalla patria che non osa mostrarsi in pubblico. 
L'edizione del mio libro ^ procede piìi lentamente ch'io non credeva. Nul- 
lameno spero di potertene spedire una prima copia, dal venti al venti- 
cinque. Qui è piaciuto assai quel tenore, ai pochi cui n'ho comunicato degli 
squarci. La vita è qui molto sostanziosa ed intellettuale per me: nella 
prima metà del giorno, me la passo con Bonstetten, con Sismondi* e con 

1) John Rocca, ufficiale degli ussari, giovine bello e valoroso (Cfr. Saint René Taillandier, 
Lettres inédites de J. C. L. de Sismondi, de M. de Bonstetten, etc. cit. p. 347), aveva co- 
nosciuto M."!» de Stael nel 1810 e le aveva manifestato cosi ardente amore da indurla a spo- 
sarlo, sebbene segretamente (Due de Broglif, Souvenirs, cit. I p.p. 384-85). Pertanto questo 
matrimonio aveva l'aspetto di un concubinato, e, come è noto, la polizia napoleonica, sovra- 
tutto quando nacque un bimbo, il 17 aprile 1812, ebbe cura di diffondere le voci più maligne, 
seguendo l'esempio del Capelle, allora prefetto di Ginevra ed autore, sembra, di un mordace 
epigramma. Cfr. P. Gautier, Mathieu de Moìitmorency et Madame de Stàel, cit. p.p. 259 
e seg. Quest'amore quasi senile per il Rocca è fatto per dar ragione a chi afferma che Ma- 
dame de Stael „ n'aurait rêvé nul bonheur au delà de l'amour dans le mariage „ (Joachim 
Mhrlsnt, Sénancour, Paris 1907, pag. 153). Quando M. me de Stâel era agli ultimi suoi giorni il 
Rocca era pure minato da male insanabile, figura spettrale che s'aggirava nella camera 
della morente, secondo ha narrato il Chateaubriand, Mémoires d'outre tombe, cit. t. IV, 
p. 462, in una pagina evocatrice della lugubre scena. È alle stampe un libro di A. I. de 
Rocca, Mémoires sur la guerre des français en Espagne, Londres 1814. 

2) Questo Alfonso Rocca sposò poi M.lle de Rambuteau, figlia del celebre prefetto della 
Senna. Secondo il M al de Castellane, Journal, cit. t. Ill, p.p. 167 e 213, egli non era 
punto erede dell'intelligenza della madre. 

3l II Cantù, // Conciliatore e i Carbonari, cit. p. 83, elencando le opere dell'abate de 
Breme, non ne cita alcuna stampata nel 1817, ma deve trattarsi del " Grand commentaire sur 
un petit article „ stampato a Parigi nel 18.7. (Cfr. E. Clerici, // Conciliatore, cit., p. 19). 

4) Universalmente noto è tuttora G. Carlo Simonde de Sismondi (1773-1342), di famiglia 
italiana emigrata oltr'Alpe dopo aver abbracciata la riforma, sbattuta di nuovo qua e là 
dalla rivoluzione francese, alla quale quegli austeri calvinisti dell'antico stampo eran natu- 
ralmente avversi. Seguace della scuola liberista d'economia politica, autore di rinomate 
storie delle repubbliche italiane e dei francesi, improntate piuttosto al liberalismo filosofico 
e politico dell' autore che ai principii della critica moderna, questo singolare italo-ginevrino 
può essere strettamente riconnesso al cenacolo di Coppet, di cui risenti l'azione, a partire 
dai primi anni del secolo XIX. Nel 1815 il Sismondi, come Benjamin Constant, fu sedotto 
dalle velleità liberali di Napoleone e si consacrò a conciliargli, con scritti d'occasione, il 
favore dell'opinione pubblica. Il Chateaubriand, Mémoires d'outre tombe, cit. t. IV, p. 7, bat- 
tezza d'ingenua quell'attitudine. Cfr. la pubblicazione di P. Villari, Sotes de Sismondi sur 



— 331 — 

Pictet'. Talvolta Pictet riunisce in crocchio i comuni amici, tutti uomini, 
in casa sua a sera, e allora è una delizia; abbiamo qua il celebre Decan- 
dolles'. Addio, dolcissimo e leale amico. Ti prego di vivere il più felice 
che puoi anche per amor mio. Mille affettuosi saluti alla tua Teresina e 
ricordati ch'io sono a tutta prova 

il tuo Ludovico. 



CXCV 



Arcliivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XX - Fessa CLXIX - N. 412. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Federico Gonfalonieri 



Ce 18 Août 1817. 

Je n'aurais pas attendu pour vous écrire votre lettre du quatre de ce 
mois, si, accablée par le chagrin plus encore que par l'air étouffant et le 
soleil brillant de Naples, je ne me sentais incapable de mettre deux idées 
ensemble. Vous savez combien j'aime ma soeur, son bonheur a fait seul 
le mien, je n'ai eu de jouissances dans la vie que par elle, songez à ce 
que je dois souffrir en voyant qu'elle se mine intérieurement et en pensant 



l'Empire et les cent jours in Revue historique, 1879. Inatteso è lo schizzo del Sismondi 
uomo di mondo che si trova in Madame de Chastenay, Mémoires, cit. t. II, p. 448. Dal me- 
desimo punto di vista, e meno benevolmente, lo giudica il M.ai de Castellane, Journal, 
cit. t. II. p. 150. Non si scordino il già citato volume del Saint René Taillandier, Lettres 
inédites de J. C. L. de Sismondi etc., cit., ove è un' introduzione su " Sismondi et sa cor- 
respondance „ e gli articoli del Sainte Beuve, Nouveaux Lundis (ed. Levy), Paris 1883, t. VI, 
p.p. 24 e seg. Probabihnente il Confalonieri ed il Sismondi corrisposero fra loro per lettera, 
ma purtroppo le indagini fatte non diedero buon frutto. 

1") Probabilmente Carlo Pictet de Rochemont (1753-1824i, ufficiale al servizio del re di 
Francia durante l'antico regime, consacratosi all'agricoltura durante la rivoluzione e l'im- 
pero. Alla restaurazione compì importanti missioni diplomatiche nell'interesse della sua 
Ginevra, che rappresentò al Congresso di Vienna. 

2) Piramo de Candolle (1778-1841), ginevrino, discendente da rifugiati francesi, fu sommo 
botanico, autore di opere fondamentali quali la Flore française, la Théorie élémentaire de 
la botanique ed i saggi del disegnato e non compiuto Regni vegetabilis systema naturale. 
Dopo aver passato negli istituti scientifici francesi gran parte della sua vita operosa, il de 
Candolle, rettore dell'Università di Montpellier, nel 1815 fu esposto agli attacchi delia rea- 
zione e si restituì a Ginevra, ove fu fondata per lui una cattedra di Storia naturale. 



— 332 — 

aux effets qu'une douleur cachée mais vivement sentie peut produire sur 
une constitution délicate comme la sienne. — Je n'ose m'arrêter à cette 
idée trop inquiétante et trop cruelle et je voudrais payer de ma vie cette 
tranquillité de coeur qu'elle a perdue. — Caroline hélas! ne retrouve plus 
en Louis cet amour qui était sa vie, et cette tendresse dont elle ne peut 
se passer; quand comme elle on a été l'idole de son mari, peut on voir de 
sang froid qu'on est négligée? et les égards, les procédés l'amitié, même 
peuvent ils remplacer ce sentiment qui, parce qu'il est exclusif , a tant de 
charmes pour la personne qui l'a fait naître ? Je me ferais une conscience de 
vous entretenir sur ce sujet si je ne savais que votre oeil pénétrant, et votre 
coeur, qui juge si bien des passions des hommes, s'étaient aperçus depuis 
longtemps, du froid qui existe d'une part et du ressentiment qu' il y a de 
l'autre; je crains bien que tant qu'ils seront à Naples la bonne intelligence 
ne reviendra pas; l'objet qui a semé la division, est ici, ne part plus, et 
semble se plaire dans son ouvrage. Ah! comment existent ils des êtres 
qui ne se font point conscience d'acheter, au prix du bonheur d'un autre, 
un triomphe d'amour propre, ou un caprice du moment? Malheureusement 
Naples n'offre cette année aucune distraction à laquelle Caroline puisse 
se livrer, nous sommes toujours seules, et alors chacune de nous est 
tourmentée par le chagrin de l'autre, et il règne, pendant des heures, un 
silence que personne n'ose rompre. Gallemberg se conduit bien, malgré 
l'atmosphère d'ennui et de peines qui nous entoure; il vient constamment; 
sa femme (entre nous soit dit) est fort commune, je me la représentais bien 
mieux qu'elle n'est, c'est absolument une grande enfant, pour les manières 
et la tournure, elle a la réputation d'avoir beaucoup d'esprit, mais nous 
sommes encore à le chercher, pour le caractère, je la crois fort bonne; la 
fille ainée est charmante, c'est déjà une petite personne toute formée! 
Sa tournure est bien jolie, elle danse comme un ange et ses grands 
yeux noirs feront un jour du dégât. — L' Opetaniec V aime beaucoup. — 
Le Marquis est arrivé aujourd'hui, c'est au moins une consolation dans 
notre solitude; pour ne pas nous apercevoir du grand vide qu'a laissé 
dans notre société le ménage Confalonieri, ce cher ménage après le- 
quel nous soupirons chaque jour, nous avons quitté le salon vert, et 
sommes établis dans le salon blanc autour d'une table ronde sous 
la lampe; Gallemberg ne quitte presque jamais le clavecini et tâche de 
nous distraire en appelant sa muse à son secours, Caroline et moi 
brodons en tapisserie, Louis baîUe et ne dit mot, Menz est silencieux car 
il n'a avec qui disputer. Maman fait de tristes réflexions dans un fauteuil: 
voilà le tableau de nos soirées, avouez qu'il n'est pas engageant et qu'il 
faudrait un ami comme vous pour supporter l'ennui de notre ristretto. Je 
vois que vous de votre côté n'êtes pas non plus parfaitement content. Hélas! 
l'hiver dernier nous a tous gâtés, et c'est ainsi qu'on passe sa vie à 
regretter le passé sans jamais jouir du présent. — Vous en faites trop pour 
nos compatriotes, vous ne devez pas ainsi user vos forces, conservez en 



— 333 — 

pour nous, quand nous viendrons; pauvre princesse W.^ — Vous aviez 
déjà touché son coeur romanesque ici, que deviendrat-il, si vous faites avec 
elle le voyage des îles? Je m'attends pour le moins à un second roman 
polonais qui fera le pendant de Malvina^ et qui s2ra entitulé zta glowa 
Quand la princesse sera à Milan, parlez nous en détail d'elle et de la 
langoureuse et intéressante Cécile; rapportez nous quelques unes des 
conversations sentimentales qiieVous ne pouvez manquer d'avoir avec elle. 
— Vous êtes trop bon de songer à m'envoyer des poètes italiens, je ne 
vous demande ni le Tasse ni le Dante ni Pétrarque, les ayant lus et 
ayant leurs ouvrages, je voudrais quelque poésie de mérite, moins connue, 
et ensuite un petit abrégé de la vie des peintres, si telle chose existe; 
Vasari est trop^volumineux pour une voyageuse, j'ai les tragédies d'Alfieri, 
mais pas ses sonetti; vous m'obligerez beaucoup en me les envoyant. A 
propos je viens de relire pour la seconde fois les Veglie di Tasso, dites 
moi votre sentiment sur ce petit ouvrage, plusieures personnes prétendent 
qu' il n'est pas de lui et moi je suis tentée de croire que ces personnes 
se trompent, il y a tant de force dans les expressions, tant de sentiment, 
on voit que ce sont les plaintes d'un homme passionné et malheureux, 
mais je ne suis pas en état de prononcer et attends votre décision. Adieu, 
aimable zta glov^a, je suis touchée de votre lettre et vous prie de m'écrire 
plus souvent; brûlez la mienne et que tout ce que je vous ai dit de 
Caroline reste entre nous, n'en parlez à personne et ne faites pas semblant 
dans vos lettres à ma soeur de savoir qu'elle est si abattue: —j'espère 
que ce tems ne durera pas. — Adieu encore une fois, mille tendresses de 
ma part à votre femme. — Maman me charge de la rappeler à votre 
amitié. 

Sophie. 

Vous me demandez de vous indiquer un moyen de comunication de 
Milan ici, mais malheureusement je n'en connais aucun. 



1) Allude alla principessa Maria di Wurtemberg (1768 1854i, figlia del principe Adamo 
Casimiro Czartoryski, sorella del principe Adamo Giorgio, nomi chiarissimi nella storia del 
patriottismo polacco. La madre fu la celebre principessa Isabella Czartoryska nata Fleming, 
tanto ammirata dal duca di Lauzun (Cfr. G. Maughas, Le due de Lauzun et la cour intime 
de Louis XV, Paris 1873'. A sua volta la principessa Maria fu ardente paladina della libertà 
della Polonia e ruppe ogni rapporto col marito e col figlio quando preser le armi, al servizio 
russo, contro i polacchi. Intorno alle opere letterarie della principessa di Wurtemberg, cfr. 
H. NiTSCHMANN, Geschichte der polnischen litteratur, Leipzig 1882, p. 421. 

2) Il noto romanzo di M.me Cottin (1768-1807) vien subito in mente, ma deve trattarsi 
invece dello scritto di ugual titolo della sopracitata principessa di Wurtemberg, edito in po- 
lacco e tosto tradotto in francese. 



— 334 — 

CXCVI 

Archivio di Stato di Milaìio - Processo dei Carbonari 

Busta XX - Fessa CLXIX - N. 400. Inedita 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 



Naples ce 21 d'aôut [1817]. 

Je n'ai pas le temps de vous écrire aujourd'hui. Je veux seulement 
accuser la réception de la vôtre en date du 24 de Juillet que j'ai reçu ce 
matin, c'est à dire à un mois de date à peu près. — La dernière était du 
14 de Juillet et je l'ai reçue il y a précisément quatre semaines. Qu'est-ce 
que cela veut dire? Je n'y entends rien, tâchez de deviner le mot de 
l'énigme. — Votre femme ne reçoit pas non plus de mes nouvelles. Je 
vous ai écrit à vous 3 longuissimes lettres, c' est une fatalité, toutes 
les autres parviennent régulièrement. 

J'ai eu celle de Krasinski de Corne Ml y a à peu près quinze jours. 
Numérotez les vôtres à l'avenir. — et ne soyez pas paresseux, car il 
pourrait bien y avoir un peu de votre faute dans tout cela. — Adieu, je 
ne puis pas vous en dire davantage aujourd'hui, débrouillez tout cela. Mille 
amitiés à votre femme. Maman vous dit bien des choses. 

[Caroline J.] 



1) 11 Krasinski, trasferitosi così da Napoli in Lombardia, potrebbe forse essere anch'egli 
adombrato dallo pseudonimo " freddo interno „ che sembra meglio riferirsi all'Haugwitz. 



— 335 — 

CXCVII 
Arcliivio di Stato di Milano - Processo dei Carboìiari 

Busta XXV - Fessa D - A^. 5. lìiedita. 

Federico Gonfalonieri a Alberico de Felber 

Amico Carissimo, Milano li 23 Agosto 1817. 

Quest'oggi ricevetti per mezzo di tua madre la tua carissima 
del 20 corrente e ad essa tostamente rispondo nella speranza 
di ancora coglierti nel tuo inameno soggiorno. Non so dirti 
quanto grato ti sia della preferenza che mi desti fra i tuoi amici 
nello scrivermi e nel darmi le tue desiderate nuove; ed invero, 
se l'esserti amico di cuore e l' interessarsi a te vivamente me- 
ritano una preferenza, oso reclamarla di buon diritto. Mi duole 
che le nuove di tua salute non sieno quali tu e noi le vorremmo. 
Non ti ripeterò ciò di cui già a nausea t'avranno assordato, cioè 
che gli effetti delle acque si sentono dopo; belli e buoni conforti, 
avranno ragione, ma il povero sofferente crede quando comincia 
a sentir sollievo. Io a dirti il vero confiderei più nel genere 
di vita un po' piti attivo e distratto a cui vorrei che ti dedi- 
cassi, che in qualunque altro medico rimedio. Intanto mi faccio 
una festa del tuo vicino arrivo, e voglio sperare che un buon 
autunno, alquanto variato e divertito, ti sarà giovevole. Benigno 
Bossi, a parer mio forse più malato di te, e non avendo quasi 
forze da reggersi in piedi, è partito solo per il viaggio di 
Svizzera \ ed io stesso, benché non abbia taccia di peccar di 
prudenza, trovava imprudente questa sua impresa; voglio nondi- 
meno sperare che se potrà superare i principj la cosa gli riescirà 
a buon fine. Calderara ^ continua nel suo periodo di lunga fan- 
ciullaggine. Egli è un peccato, alcuni piccoli difetti eclissano 
in lui tante buone e solide qualità e lo rendono per la società 
affatto perduto. Domani saranno resi i tuoi saluti a tutta la 
brigata domenicale. Abbiati cura, vogliami bene, e credi alla 

mia antica ed indelebile amicizia. 

aff.mo e vero amico 

^^ Federico Gonfalonieri, 

1) Una lettera del Bossi al de Felber, datata da Ginevra il 10 settembre e conservata 
nella stessa busta dell'archivio di stato, dà notizie di questo viaggio, nel corso del quale 
il Bossi si presentò al vecchio e celebre conte Gorani con una commendatizia dell'amico 
suo de Felber, nipote del conte. Cfr. su questo viaggio del Bossi, G. de Castro / ricordi 
autobiografici inediti del marchese Benigno Bossi, cit. p. 913. 

2) Probabilmente D. Carlo. Cfr. la nota 5 a pag. 23. 



— 336 — 

CXCVIII 

Arcliivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna 
A Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 25 [aòut 1817]. 

Je vois par votre lettre que, quoique vous en disiez, vous vous amusez bien 
à Milan, et surtout mieux que nous à Naples; ne regrettez pas ce séjour, il est 
bien triste cette année, ma soeur et moi nous [nous] transportons toujours au 
temps passé, hier un an il y a eu le diner chez Genisseo, et le petit bal que 
Caroline donna pour Louis, aujourd'hui un an il y eut la grande fête chez le 
roi: vous rappelez-vous la pluie qui nous surprit dans les jardins d'Armide, et 
notre établissement dans le petit cabinet à côté de la salle^^de bal. Nous y étions si 
confortables, si retirés au milieu de cette foule et de ce cahos; tous ces souvenirs 
sont autant de crève -coeur pour nous. Croiriez vous que Gallemberg est toute 
notre consolation? et qu'à présent il gémit avec nous chaque fois qu'il est question 
de vous deux, ce qui arrive sans cesse ? Je ne puis assez faire, l'éloge de la 
conduite de l'Opetaniec, sa fidélité est réellement à toute épreuve, il ne nous 
abandonne jamais; le marquis S.t Clair vient tous les soirs et ne dort plus, 
c'est le monde renversé. ^ Que dites vous de notre partie à la Cava ? C'est le 
seul joli projet que nous ayons fait de l'année, et aussi la première course; mais 
elle ne sera pas gaie comme celle du 7-8-9 Novembre. 

On donne à présent un ballet dont le sujet est l'histoire de Barbe-bleue, mais 
on a trasporto la scène en Chine. — Je n'ai rien vu de comparable pour la 
richesse et la beauté des costumes et des décorations. — Les napolitains se 
distinguent à cheval, il y a plus de trente hommes qui passent au grand 
galop un pont placé au milieu de la scène, c'est effrayant au possible; la Conti ^ 
fait des siennes, elle a un courage de dragon à cheval, aussi l'applaudit-on à 
tout rompre. 

Adieu, chère bonne Thérèse, Caroline et l'Opetaniec vous écrivent aujourd'hui, 
ainsi ma lettre ne sera d'aucun intérêt pour vous. Mille tendres comphmens à 
votre mari, je lui ai écrit dernièrement. 

Sophie. 



1) Maria Conti, ballerina nata a Milano nel 1790, che, dopo aver ottenuto grandi applausi 
a Milano ed a Torino (ove il principe Camillo Borghese se ne invaghi), erasi trasferita al 
S. Carlo di Napoli"; quivi pure la snellezza e la vivacità le conquistarono il favore di quel pubblico. 
Cfr. Francesco Regli, Disionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodram- 
matici, tragici e comici, maestri, concertisti, coreografi, mimi, ballerini, scenografi, 
giornalisti, impresari etc., che fiorirono in Italia dal i8oo al i860, Torino 1860, p.p. 137-38. 



— 337 — 

CXCIX 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XX - p. CLXIX N. 401. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 28 d'aout 1817. 
Enfin j'ai reçu aujourd'hui une lettre de vous en date du pre- 
mier du courant, je veux y répondre tout de suite pour vous faire a- 
mende honorable et vous tirer de l'inquiétude où tous mes reproches 
vous auront jeté. — Mais, dites moi, pourquoi me parviennent elles si 
irrégulièrement et si tard? Je m'y perds. — Je n'accuse plus votre paresse 
mais à quoi dois-je m'en prendre? J'ai été quelque tems sans vous écrire 
parce qu'en vérité je ne savais à quoi attribuer un silence si étonnant, 
après mes trois dernières lettres surtout. — Celle ci m'a tout à fait dé- 
sarmé et vous justifie complètement, mais l'irrégularité de votre corre- 
spondance n'en est pas moins inexplicable. — Vous avez eu cette fois-ci 
le bon esprit de me comprendre et de m'approuver, je vous en sais très 
bon gré, je craignais quelque mésentendu comme il y en a eu quelquefois 
entre nous. — Si vous ne cherchiez jamais dans mes phrases que le sens 
que je veux y mettre, vous me retrouveriez toujours la même, dans toutes 
les occasions. — J'ai été hier à la Cava. — Cela va vous jeter dans le 
passé. — Je vous vois d'ici vous livrer à bien des réflexions. — La course 
d'hier fut bien différente de la nôtre. — Nous étions sept, c'est un nombre 
mystique, mais cependant rien de mystique dans tout cela. — On partit à 
cinq heures du matin pour pouvoir diner à Portici chez le Marquis, au 
retour. — Louis était dans sa calèche avec Gallemberg, Maman avec l'en- 
voyé de Hollande, S.t Clair avec Sophie et moi, vous croirez qu'il vous a 
remplacé, non, mais il avait une place comme vous avec nous deux. — 
Nous nous rappelions Sophie et moi toutes les petites circonstances de 
notre voyage de l'année dernière; — à la Cava on changea d'équipages, 
— des corriceli remplacèrent nos calèches. — Je montais dans celui de 
S.t Clair, à qui Gallemberg était bien fâché de devoir toujours me céder. 
L'abbé 2 nous reçut avec joie, il croyait que je trouverai le site plus beau 
dans cette saison qu'au mois de novembre, point du tout, ces montagnes 
sauvages ne gagnent pas à être éclairées par le soleil du mois d'aôut, 
notre pluie leur allait beaucoup mieux. — Louis fut tout à fait désappointé, 
il croyait d'après ma description la Cava beaucoup plus belle ^. — A vous 

1) M. De Boreel. 

2) Sopra il villaggio di Cava dei Tirreni sorge l'abbazia benedettina della S. Trinità, 
consacrata a mezzo il secolo XI dal papa Urbano II. 

3) Cfr. il capitolo " Dans les montagnes de la Cava „ in Madame Augustus Craven née 
LA Ferronavs, Souvenirs d'Angleterre et d'Italie, Paris 1899, p.p. 371 e seg. 

22 



— 338 — 

dire le vrai je le croyais aussi; — tirez en les conclusions que vous voudrez, 
je n'ai pas même le tems de rabattre votre caquet, comme on dit vul- 
gairement car je vous écris cette lettre très à la hâte. — J'ai été interrompue 
par Louis qui est venu me consulter sur une affaire très sérieuse, et 
à présent par Geniseo qui vient d'arriver de Vienne et qui raconte 
une histoire fort tragique d'un courrier dévalisé, postillons massacrés 
etc. etc. Je crois que ce même courrier dévalisé portait une lettre de 
moi à votre femme avec une incluse de Gallemberg. — Adieu, adieu, é- 
crivez-moi souvent, longuement et comptez sur mon amitié invariable. Je 
vous écrirai la semaine prochaine à tête reposée. 

Caroline J. 

J'ai revu nos noms dans le grand livre des Archives. — Vous auriez 
mérité une lettre bien longue, mais je n'ai pas le tems. 



ce 

Archivio di Stato di Milaìio - Processo dei Carbonari 

Busta XX - Pezza CLXIX - N. 399. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

Naples ce 4 de septembre [1817]. 

J'ai encore reçu deux de vos lettres par le dernier courrier, me voici 
tout à fait au courant, je vous acquitte complètement de tout reproche, 
et je suis bien aise que vous voyiez par vous même que le mieux est 
l'ennemi du bien. — Si vous aviez tout bonnement envoyé vos lettres à la 
poste comme fait tout le monde, vous n'auriez pas été près d'un mois 
sans recevoir de mes nouvelles. — J'étais tout aussi désorientée que vous. 
Vous m'avouerez au moins que la circonstance était assez extraordinaire 
pour me couper la parole. — Vous me demandez l'explication des oracles 
de la Sibille, mais pour qui me prenez vous pour croire que je ne saurais 
pas vous tenir en suspens? Vous savez que le mystère est mon essence, 
que je m'explique rarement tout-à fait, et que d'ailleurs vous valez bien la 
peine que l'on vous tourmente un peu. — D'ailleurs je vous assure en toute 
vérité que le voile qui couvre l'avenir doit rester impénétrable, peut être 
le sera-t-il jamais — Vous craignez beaucoup les épreuves, à ce qu'il me 
parait, puisque la moindre contradiction vous épouvante si fort. En atten- 
dant ne vous creusez point l'esprit, prenez que je n'ai rien dit. — Vous 



— 339 — 

croyez que le travail des mains en tant qu'il encourage les rêveries de mon 
imagination ne me vaut rien, et vous avez raison, aussi depuis quelque 
tems je ne travaille plus que quand Louis me fait la lecture, c'est à dire 
depuis 10 '/2 jusqu'à midi tous les jours ou bien le soir en petit comité. 
Charles a aussi quelquefois sa part de mes matinées, il veut aussi me lire 
et me faire travailler et trouve alors que nous faisons un si bon petit ménage. 

— Je vous assure qu'on peut passer une ou deux heures très agréablement 
avec lui, il a de l'esprit et des aperçus très fins pour un enfant de son 
âge. — Savez vous que la manière dont vous lisez et relisez mes lettres 
m'embarasse? comment voulez-vous qu'elles soutiennent un examen aussi 
rigoureux ? vous êtes trop bon juge, quoique très indulgent, pour que je 
ne vous craigne pas et même beaucoup. — d'ailleurs mes facultés intel- 
ectuelles baissent tous les jours, je m'en plaignais encore dernièrement 
à Louis, je ne sais presque plus parler, bientôt je ne saurais plus écrire, 

— Mon organisation morale est très faible et a eu de fortes secousses 
dont elle ne se relèvera plus. — Je vous assure aussi que la société que 
nous voyons à présent n'est pas faite pour me tenir en haleine. — Louis 
est dans ce moment le seul homme qui puisse me convenir; comme je 
crois être dans notre intérieur la seule femme qui lui plaise, convaincus 
de cette vérité nous nous mettons en frais quelquefois l'un pour l'autre, 
et nous oublions parfois que nous sommes un vieux ménage. — vous savez 
qu'en fait de ménage vous m'avez souvent avoué que vous n'en aviez 
jamais vu un comme le nôtre. En effet il est monté sur un pied tout 
à fait extraordinaire; si le diable boiteux se promenait encore sur les toits, 
il pourrait faire sur nous des observations très neuves et très piquantes. 

— Je prétends que personne, sans vous excepter vous même, malgré votre 
finesse, votre pénétration et toutes vos autres qualités italiennes, ne peut 
se faire une idée exacte de la manière dont nous sommes ensemble. — Je 
vous vois vous récrier à cette expression de qualités italiennes, mais je 
vous assure que je la prends dans le meilleurs sens; pourquoi vous dé- 
fendez vous d'avoir de l'esprit, de la vivacité, un tact très prompt? il ne 
tient qu'à vous d'en faire un bon usage. — Ne vous appliquez pas à per- 
fectionner votre écriture, ce serait trop ennuyeux et je ne veux pas dé- 
penser votre patience en détail, je la reserve pour les grandes occasions, 
je crois que vous en avez eu besoin plus d'une fois avec moi et il vous 
en faut encore beaucoup pour l'avenir. Votre écriture n'est pas des meil- 
leures, mais je la déchiffre cependant sans trop de peine et, quoique vous 
en disiez il ne me parait pas que je vous prêche d'exemple. — Votre femme 
recevra ma lettre avec l'incluse de Gallemberg, car le courrier dévalisé a 
conservé les lettres particulières; Gallemberg prétend que c'est lui qui 
l'a jettato avec sa boucle de cheveux et il est enchanté d'avoir trouvé un 
moyen si simple de se défaire des personnes qui lui font ombrage. — Toutes 
vos réflexions sur son goût pour la botanique sont arrivées trop tard; 
comme toutes les passions trop vives; celle là a été de courte durée, — il 
a repris sa musique, ce qui lui va beaucoup mieux, nous en faisons deux 



— 340 — 

fois la semaine le matin. S.t Clair a eu la complaisance de me prêter son 
piano et le petit salon blanc est devenu le temple de la musique.— Les 
vendredis sont consacrés à Filangieri ' à commencer de demain; nous donnons 
dans les arts, comme vous voyez — Vous êtes bien heureux d'avoir échappé 
à cette fureur musicale qui vous aurait beaucoup ennuyé. — La moitié de 
de rOpetaniec - s'est casée, elle ne savait trop comment nous prendre à 
son arrivée, il n'y a rien d'embarassant comme l'intimité d'un mari dans 
une maison que l'on connaît un peu; les premiers moments on fut gêné, 
mais tout est rentré dans l'ordre à présent, il vient comme toujours et 
elle une fois tous les huit ou dix jours. — S.t Clair est tout éveillé, il a 
repris ses anciennes habitudes, plus il se voit nécessaire et plus il se prête 
à tout; on ne peut pas le voir beaucoup sans s'attacher à son extrême 
bonté. — Orloff^ est revenu d'Ischia toujours aimable pour moi, je vous 
en parle parce que vous m'accusiez toujours d'un petit faible pour lui. — 
D'ailleurs nous voyons très peu de monde, le départ des autrichiens a 
fait un grand vide dans notre maison. — Il n'y a point d'étrangers, les 
gens du pays ne nous fréquentent guère, de façon que nous sommes 
presque toujours en tout petit comité. — On ne veille pas, on se lève de 
bonne heure, on s'occupe jusqu'au diner, on se promène après, voilà la 
vie que nous menons. — Je ne fréquente pas trop le spectacle, les opéras 
sont mauvais et les ballets m'ennuient. — On en donne un cependant 
qui a le mérite de faire mourir de peur, c'est quelque chose. — Le sujet 
est le vieux conte de Barbe-bleue transporté à la Chine, je ne sais pas 

1^ Il celebre generale Carlo Filangieri, che era grande conoscitore e dilettante di musica. 
Cfr, Duchessa Ravaschieri, op. cit. p. 97. Carlo Filangieri (1784-1867) era figlio primogenito 
del sommo giurista Gaetano e di Carolina Frendel, colta dama austriaca, venuta a Napoli 
educatrice delle figlie di Maria Carolina. Accorso quindicenne sotto le bandiere della Repub- 
blica francese, fu dal 1° Console collocato nel Pritaneo ed avviato alla carriera delle armi 
che seguì valorosamente fino al 1806 nell'esercito napoleonico, poi in quello del re Giuseppe 
e del Murat, infine nell'esercito napoletano, conservato, a denti stretti, da Ferdinando I. 
Destituito da quest'ultimo sovrano dopo i moti del 1820-21, si consacrò con scarsa fortuna 
alle industrie. Reintegrato nel suo grado da Ferdinando II, il Filangieri gli fu cosi devoto 
da riconquistargli nel 1849 la Sicilia. Non ottenne però le vagheggiate riforme e rientrò 
nella vita privata, che lasciò un ultima volta nel 1859 come primo ministro di Francesco II. 

2) Cioè la C.ssa de Gallemberg-Guicciardi. Cfr. la nota 1 a pag. 267. 

3) Il conte Gregorio Orloff (1777-1326), figlio del conte Vladimiro, presidente dell'acca- 
demia delle scienze di Pietroburgo, sebbene fosse chiamato ad alte cariche in patria come quella 
di senatore, visse molto a lungo in occidente e segnatamente in Italia, ove conobbe fra gli 
altri il Canova, il Capponi e il marchese Giuseppe Pucci. Gli si devono notissimi Mémoires 
historiques, politiques et littéraires sur le royaume de Naples scritti in collaborazione 
coll'Amaury-Duval ed inoltre un Essai sur l'histoire de la musique en Italie, Paris 1821, 
ed un altro Essai sur l'histoire de la peinture en Italie, Paris 1823. . Tradusse in italiano, 
oltre che in francese, le favole del Kryloff. Per questa traduzione l'Orloff riesci ad avere 
la collaborazione del Monti, che voltò in italiano tre favole. Cfr. A. Bertoldi e G. Mazza- 
tinti, Lettere inedite e sparse di Vincenzo Monti etc., cit. vol. II, p. 369 ed anche p.p. 370-71, 
ove si ha un'esauriente nota degli editori. L'Orloff dimorò a Napoli negli anni 1816-17 
adunando i materiali per i citati Mémoires historiques. (Cfr. von Helfert, Maria Ka- 
rolina von Oesterreich Kónigin von Neapel und SiciliewAnklagen und Vertheidigung 
Wien 1884 p.p. 263-64). 



— ail — 

pourquoi. — La Cavallerie napolitaine y fait des merveilles, et la Conti 
monte à cheval comme une amazone, elle fait deux fois le tour de la 
scène au galop, les autres parcourent le théâtre dans toutes les directions 
et passent sur un pont auquel on met le feu, cela fait trembler. — Je 
vous quitte pour écrire au général Czaplic \ vous ne vous doutez pas 
que ce soit un de mes correspondants, je sais le peu de cas que vous en 
avez fait, je conviens qu'il ne peut pas plaire à première vue et qu'il est 
même difficile de le comprendre, — mais c'est une bien belle âme, un 
coeur très distingué sous une enveloppe commune, — Il passera par Milan 
oil il s'attend à recevoir de mes nouvelles. 

C. Jablonowska. 

J'espère que vos lettres ne mettront plus 3 semaines à me parvenir. 
Vous êtes bien heureux que M. e de Staël ait pensé à vous écrire dans 
ses derniers momens. 



CCI 
Archivio Casati - Milano. Inedita. 

La contessa Sofia Woyna a Teresa Gonfalonieri Casati 

Ce 15 Septembre [1817]. 

Il y a longtemps, chère Thérèse, que je n'ai reçu de vos nouvelles mais 
je ne vous en fais point de reproches. Vous êtes à la campagne où on a tou- 
jours milles petites occupations qui remplissent la journée; l'idée de vous savoir 
contente et heureuse est bien douce pour mon coeur, qui forme toujours des 
voeux pour votre bien être à tous deux; nous vivons à Naples comme à la 
campagne, car nous ne voj^ons personne, mais nous n'avons pas l'avantage de 
la promenade; la chaleur qu'il fait, depuis trois mois, et cette poussière affreuse 
qu'on ne peut éviter en sortant de chez soi, ôtent toute envie de faire des courses. 
Caroline monte à cheval toutes les après diners, et moi, je sors le plus souvent 
à pied avec les enfants. — Un jour ressemble à l'autre; je tâche au moins de 
profiter de mes matinées, je me suis tout à fait adonnée à la peinture à l'huile, 
et espère faire quelque progrès ; c'est à mon avis le seul genre, tout le reste 
n'est pourtant que harbouillage; je trouve la peinture à l'huile beaucoup 



1) Lo Czaplic era un polacco al servizio russo, di quelli che si aflìdarono, come il 
principe Adamo Czartoryski, ad Alessandro I. Entrò nel 1813 ne' granducato di Varsavia alla 
testa dell'avanguardia russa, adoprandosi a guadagnare i compatriotti alla causa degli av- 
versarli di Napoleone. Cfr. Contessa Potocka Tyskievicz, Mémoires, cit. p. 346. 



— 342 — 

moins difficile que l'aquarelle et elle fait le double de l'effet. Je copie dans ce 
moment un grand tableau représentant un peintre dans une taverne, qui, 
n'ayant pas eu de quoi payer son diner, fait le portrait de la jolie hôtesse; 
ce petit tableau est fort gracieux, j'ai en général beaucoup travaillé depuis 
votre départ. — Le soir Louis et S.t Clair jouent au trictrac, Caroline, maman, 
madame Gallemberg et moi faisons quelque ovrage, les enfants jouent aux dames, 
et Menz et Gallemberg se boudent; savez vous que depuis quatre mois ils ne 
se sont plus parlé? Quand on n'est que six personnes dans un salon, vous 
m'avouerez que ce n'est pas fort agréable que deux d'entre elles se fassent la 
mine. Leur inimitié provient d'une dispute qu'ils eurent au sujet de 5mo ', et 
dans laquelle ils n'épagnérent pas les épithètes. Je vous envois, chère Thérèse, 
cette feuille de papier de musique en vous demandant une immense faveur. Si 
vous trouvez à Milan un petit cahier du même je voudrais vous prier de 
l'envoyer à Caraffa^; il perdit le cahier que je lui avais donné et lors de son 
départ d'ici on ne pouvait trouver du papier pareil. — Je tiens absolument à 
V avoir dans ma collection, qui augmente chaque jour; Rossini a aussi composé 
un air pour moi. 

Je vous ai déjà écrit le malheur qui m'est arrivé avec la petite croix que 
vous m'avez donnée, elle a été écrasée en tombant dans la rue; j'ai pu retrouver 
une partie des pierres et je l'ai faite remonter, mais elle est devenue bien petite; 
pourvu que ce ne soit pas un mauvais pronostique, et que je ne perde rien 
dans votre affection, je me consolerai, mais il me faudra du temps. Vous 
savez que tout ce qui arrive aux turquoises est de mauvais augure. — Adieu, 
chère Thérèse, je vous embrasse de tout coeur. 

Sophie. 



1) Non pare possa già trattarsi del violinista C. A. de Beriot, marito della Malibran.nato 
nel 1802. 

2) Michele Carafa, gentiluomo napoletano (1785-1872), fu allievo del Cherubini e cominciò 
ben presto a comporre opere dal canto suo, ma le armi lo stornarono per qualche tempo 
dalla musica. Fu scudiero del re Gioacchino e lo accompagnò nella campagna di Russia, 
Rimpatriato, riprese a scrivere opere, prima a Napoli, poi, a partire dal 1827, a Parigi, ove 
divenne professore di composizione al Conservatorio e membro dell'istituto. Ottenne fama 
europea, sovratutto col Masaniello. Il Carafa fu amicisssimo di Vincenzo Bellini e fu dei 
pochi che lo avvicinarono in Puteaux negli ultimi giorni di sua vita (Francesco Florimo 
Memorie e lettere, Firenze 1882, p.p 59, 62, 65). Anche del Rossini fu intrinseco ed una 
lettera a lui diretta è stampata in G. Mazzatinti e F. e G. Manis, Lettere di G. Rossini, Fi- 
renze 1902, p. 335). Il Beyle conosceva molto il Carafa e ne discorre a lungo in una lettera 
del 20 novembre 1823 (Paupe et Chéramv, op. cit., t. II, pp. 312 e seg.l. È del maestro 
Caraffa che verosimilmente si ragiona nella lettera del Mamiani al Libri del 26 novembre 1846 
(Terenzio IW.xMiANr, Lettere dall'Esilio (ediz. Viterbo), Roma 1899 Voi. II, p. 83). 



— S43 — 

CCI! 

Archivio di Stato di Milano - Processo dei Carbonari 

Busta XX - Fessa CLXIX - N. 429. Inedita. 

La principessa Carolina Jablonowska Woyna 
A Federico Gonfalonieri 

N. 17. 

Ce 21 de Septembre — Naples 1817. 

Si vous n'étiez pas un chevalier blessé, qui mérite compassion, recon- 
naissance et gronderie je ne vous écrirai pas aujourd' hui, pour ne pas vous 
gâter en vous envoyant une lettre tous les huits jours — mais cette fois 
ci c'est une exception;— ne vous imaginez pas au moins que j'approuve 
vos crâneries, et que je ne vous gronde très sérieusement de courir seul 
à toutes les heures de la nuit dans un pays qui, ne vous en déplaise, 
quoiqu'il soit le vôtre est infesté de brigands. — Vous êtes enchanté d'avoir 
eu une aventure et moi pas du tout, car pour votre courage il est hors 
de doute, votre présomption aussi, et ceci ne servira qu'à l'augmenter. — 
Vous vous êtes trop vanté je vous l'ai toujours dit et dans cette occasion 
ci vous avez été plus heureux que sage. — Mais, puisque vous me demandez 
mon avis dans cette circostance, je vous dirai que je trouve que vous 
devez d'abord être bien reconnaissant à Dieu de vous avoir préservé d' un 
plus grand malheur et que vous ne devez pas à l'avenir compter avec une 
assurance vraiment presqu' impie sur un bonheur dont vous vous rendez 
indigne, si vous ne savez pas en reconnaître la véritable source. — A 
présent que je vous ai sermone, je vous remercie de m'avoir écrit un 
volume avec un bras malade, c'est un effort digne duquatorzième siècle; 
mais dans ce genre là rien de votre part ne m'étonne, c'est pourquoi aussi 
je vous prie de ne pas chercher à m'étonner, ce serait une peine inutile, 
— vous n'avez que trop le goût des choses extraordinaires : ce n'est pas 
à celles là qu'il faut vous porter, et je crains d'avoir laissé quelquefois 
un cours trop libre à mon imagination devant vous et de ne vous avoir 
pas calmé comme j'aurais du; — ne lâchez pas la bride, à votre témérité, 
elle ne va que trop loin, et je vous vois tout disposé à vous y livrer encore 
davantage, n'en faites rien je vous en prie. — Votre description de la 
fête champêtre à laquelle vous avez assisté m'a transporté dans vos belles 
campagnes, celles d'ici n'y ressemblent guères et toutes les comparaisons 
que je fais ne sont pas à l'avantage de Naples. — Je suis bien aise 
que vous preniez le goût de cette vie pastorale, que vous menez à Val- 
madrera; il faut pour le bien de l'âme comme pour celui du corps quitter 
la ville quelquefois. — Je ne suis pas ce précepte, mais c'est bien malgré 
moi. — Je vous assure que la Chiaja me parait une prison; j'aurais grand 
besoin de changer de place, mais où aller? Je ne suis pas hors de chez 



— 344 — 

moi deux heures dans la journée, c'est bien peu, mais rien m'engage à 
sortir, ni les personnes que je pourrais rencontrer, ni les promenades qui 
sont à ma portée. —Vous voulez savoir quelle est l'affaire sérieuse qui a 
interrompu ma lettre, mais comme c'était une affaire à Louis je n'ai pas 
le droit d'en disposer; d'ailleurs, comme tout ce qui est dans le lointain 
diminue, je la trouve à present de peu de conséquence. — Je savais le chan- 
gement de M. me de W[iirtenberg] mais je ne croyais pas qu'il fut assez frap- 
pant pour que vous le remarquiez d'abord. — Je l'envie, elle trouvera à 
présent ce bonheur, qu'elle n'a encore jamais rencontré. — Parlez moi 
d'elle encore, elle m'intéresse. — J'aurais bien voulu vous écouter aux 
portes, ne vous a-t-elle pas un peu sermone? Savez vous que Qallemberg 
nous a donné de vives inquiétudes ce matin? il est malade depuis quelques 
jours, il a eu des saignemens de nez affreux au point de perdre plusieurs 
livres de sang dans une journée; Schônberg nous a dit que son état n'était 
point sans danger, il va un peu mieux ce soir. — Voilà trois joursq u'il 
n'est pas venu chez nous, cela n'était point encore arrivé. — Si vous en- 
tendez parler de spectres, de sentinelles qui font feu, de sonnettes qui ne 
sonnent plus, de minuit, de la villa et de notre maison, dites toujours que 
c'est une histoire très effrayante et assez vraie, elle court la ville de Naples, 
je m'amuse à la répandre et j'espère qu'elle vous parviendra et alors vous 
en aurez l'explication.— En attendant je vous dirai que M. me deRamdohr ^, 
qui m'aime toujours beaucoup et qui me trouvait aujourd'hui un air très 
méchant, a pensé périr l'autre jour en revenant de Sorrento par une bour- 
rasque terrible; comme la voce pubblica avait fait honneur de ce danger à 
M.me Koller^ je lui ai promis de dire et d'écrire à tout le monde que 
c'était elle qui avait manqué de faire naufrage ; — La pauvre femme au 
moins n'aura pas été si malade sans en retirer quelque célébrité. — Comme 
je m'occupe de votre éducation, je vous conseille de lire une histoire de 
Pologne écrite en Italien par un nommé Roselli; vous devez connaître 
notre pays avant de venir m'y voir. Vous ne sauriez croire combien ce 
livre italien avec tous ces noms Polonais m'amuse; — il dit beaucoup de 
choses vraies, mais il nous traite quelquefois trop mal; je vous prie de nous 



)) Dev'essere la moglie del ministro di Prussia. Cfr. la nota 4 a p. 303. 

2) Probabilmente la moglie del barone Francesco Koller. II Keller, generale austriaco, 
era stato uno dei commissari che accompagnarono Napoleone I all'isola d'Elba dopo il 
trattato di Fontainebleau ed intervenne efficacemente per proteggerlo contro le plebi del 
mezzogiorno della Francia eccitate contro di lui. Il Koller si sarebbe acquistata la stima e 
la