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Full text of "Carteggio inedito d'artisti dei secoli XIV, XV, XVI."

LIBRARY 

;hain Young University 




GIFT OF 



DeLamar Jensen 



THE LIBRARY 
BRIGHAM YOUNG UNIV 
PROVO, UTAH 



DOCUME!\TI 



DI 



STORIA ITALIANA 




7«>ÌTn^ST^'**'^ 



Ristampa fototipica: 

BOTTEGA d'ERASMO 
Via Gaudenzio Ferrari, 9 

TORINO 

1961 




CARTEGGIO 



INEDITO 

DEI SEGOLI XIV. XV. XVI. 

PUBBLICATO ED ILLUSTRATO CON DOCUMENTI PURE INEDITI 
CON FAC-SIMILE 

TOMO IL 

iSo* — 1557. 




I93IE Ossian 

PRESSO GIUSEPPE MOLIMI 
M. DCCC. XL. 



THE LlBRATTf 
BRIGHAM YOUNG UNIVERSH 



IPlBSìI^^aiKD^lS 



V^himique sia d'avviso che solto il nome d'una 
Storia delle Belle Arti non solamente intender si 
debba dei nomi e dei fatti tra loro connessi per 
ordine cronologico, ma una delle forme, sotto 
le quali lo spirito generale d' un popolo si mani- 
festa nel suo nascere , progredire e decadere, con- 
verrà meco che dagli Italiani e dai Tedeschi in- 
fuori non v' ha popolo fra i moderni , che vantar 
possa una storia delle belle arti. Artisti celebri, 
talenti che farebbero onore a qualunque paese , 
s' incontrano tanto in Inghilterra quanto in Fran- 
cia ed in Spagna, ma d'uno sviluppo storico delle 
loro arti, ed in conseguenza di ciò, di scuole dif- 
ferenti, si cerca invano traccia alcuna presso 
queste nazioni. 

Fino al principio del secolo XVI, fino a quel- 
1' epoca che i medesimi vincoli di religione e di 
politica legavano la Germania e V Italia , la sto- 
ria dell' una andava strettamente unita a quella 
dell' altra, I lumi più splendidi riflettevano da 
questa unione sulle arti tanto tedesche quanto 
italiane, benché la fonte, donde esse in Germania 
derivavano, fosse, a parer mio, lo spirito piuttosto 



II 

religioso , scientifico e per così dire indagatore , 
il quale fu sempre ereditario in questo popo- 
lo, raentrechè in Italia per sorgente aveano la 
natura genuina del popolo , cioè quella individua- 
lità artistica , che caratterizza l' Italiano. Altro con 
ciò non ho voluto indicare fuorché la differenza 
che passava fra lo spirito delle due nazioni, senza 
pretendere che gli artisti della Germania non fos- 
sero grandi al par degli italiani. Non v' ha dubbio 
che a produrre opere come gli Apostoli di Al- 
berto Durerò e la Passione di Sebastiano Bach si 
richiedeva genio uguale a quello che creò ^ììAJjfre^ 
schi di Raffaello e la Messa del papa Marcello 
del Palestrina, ma inutile questione, per non 
dir indegna d'uno storico sarebbe, il voler decidere 
chi fra questi sommi fosse il più grande: a me basta 
ora l'aver accennato lo spirito, il quale secondo la 
differente indole di ambedue i popoli , doveva nel 
produrre cotali opere in essi preponderare. 

Non fu di certo il caso, ma T intima lor natura, 
che obbligò i Tedeschi a non ravvisare nelle arti 
V ultimo scopo ad essi riservato : dopo essersi nel 
principio del secolo XVI divisi dagli Italiani , co- 
minciò per loro una nuova e più sj)lendida era, 
quella cioè del pensiero, della filosofia, mentre- 
che r Italia, percorsi i differenti stadii delle arti , 
compito avea la sna carriera storica. In Gei-mania 
la storia delle arti ha essenzialmente per base la 
filosofia , in Italia tutta la storia è , mi si permetta 



Ili 



questa parola, artistica. Non v'è gioia nella 
sua corona che tanto risplenda, o che sia tanto 
itah'ana , quanto quella delle arti. 

Da questa individualità ariislioa nasceva in Ita- 
lia come per interna necessità la forma di governo, 
che nel medio evo le più delle città godevano, for- 
ma non solamente favorevole allo sviluppo delle 
arti, ma assolutamente la sola, per cui e sotto cui 
esse formarsi poteano. Doveva dunque colla storia 
delle diverse repubbliche quella delle arti andare 
strettamente unita : l' immensa differenza di stile 
che esiste fra i bassirilievi di Fidia e le meda- 
glie del tempo di Alessandro Magno, distin- 
gue pure le porte del Ghiberti dalle tavole del 
Bronzino. 

Scegliendo e pubblicando questa collezione di 
documenti artistici, ho dato sempre la preferenza 
a quelle lettere , le quali nello stesso tempo che 
esse formano i materiali per una storia delle arti, 
servire possono a chiarire maggiormente 1* unità , 
la quale fra le arti e fra la storia politica ha ne- 
cessariamente in ogni tempo esistito. Non furono 
dunque le notizie biografiche sole che ebbi in mi- 
ra , ma più di qualunque altra cosa le intraprese 
artistiche in generale e la vita interna delle arti. 

Da questo mio scopo si deduce naturalmente 
che quella epoca , in cui siamo per entrare , in 
vece di magnanimi decreti delle repubbliche, 
di slanci straordinari delle corporazioni , di 



IT 

splendide gare Ira famiglie clliadinesche , ci pre- 
senta da una parte gli ultimi sforzi de' cadenti 
municipii, dall'altra l'amore ancor puro delle arti, 
dal quale mosse \e Jami glie illustri ^ eredi allora 
de' tempi andati , aprivano agli artisti un nuovo 
asilo. Gli sforzi per mantenere una forma di go- 
verno, della quale già si era estinta la storica i'n- 
portanza , si palesano nelle lettere dirette dalla 
repubblica fiorentina a tanti architetti militari, e 
nei servigi segnalati resi alla patria in critiche cir- 
costanze da uomini , quali erano un Leonardo da 
Vinci ed un Michelagnolo . L' entusiasmo per il 
bello, cercato allora più per essere bello che per 
servire allo sfogo del sentimento religioso, si spiega 
nel modo il più candido nelle lettere di Isabella 
Gonzaga. Ma per quanto 1* entusiasmo sia eredi- 
tario per qualche tempo in una famiglia , esso a 
cagion della sua propria natura altro non può es- 
sere se non passeggiero : i tempi cambiarono , e 
contuttoché i discendenti di Lorenzo il INIagnifico 
non abiurassero mai del tutto quei sentimenii e- 
levati che li distinguono da quelli che vennero do- 
po , in loro il gusto per le opere belle sottentrò 
all' entusiasmo , finche al gusto medesimo fu for- 
za di cedere il luogo ai bisogni del lusso e della 
moda, A Clemente VII si deve ancora la prima 
idea del Giudizio universale di Michelagnolo j a 
Cosimo I appartiene - — Giorgio Vasari — ■. 



Intorno a quel poeta che tiene il suo posto fra 
Omero e Goethe — s' intende che io parlo di 
Dante — -aggiugnerò qui due documenti preziosi, 
i quali si rapportano al di lui ritratto nel Duomo 
di Firenze , il più antico ed autentico che finora 
si conosce. Può esso servire di supplemento alle 
altre notizie inedite di Dante, del Petrarca e del 
Boccaccio, che nel primo Volume si contengono. 

MCcccLxv. 3o Gennaio 

— Alloghorouo (gli Operai) a Domenicho di 
Michelino y dipintore, présente, conseniiente et 
conducente, una fighura in forma a ghuisa del 
poeta Dante , la quale debbe fare dipinta et co- 
lorire di buoni colori a oro mescolalo coli orna- 
menti , come apare per modello dato per Alexo 
Baldovinetti y dipintore , la quale debbe dipin- 
gere insuno no (sic) telo di panno lino, et achon- 
ciare a ogni sue spese , la quale sia neluogo ove 
è la capella che è in santa P«Iaria del Fiore: della 
quale debbe avere per suo maestero lib. C , et de- 
bita fare per tempo et termine di mesi sei. E di 
poi sarà fatta detta fighura, per gli operai, che 
pe' tempi saranno, si debba fare vedere — se 
merita el pregio di dette lire cento. ( Stanzia^ 
menti dell' Opera ) 

19 Giugno 

Intexo una alloghagione fatta a Domenico di 



VI 



Michelino, dipintore , d'una fighura a forma del 
poeta Dante, per porre nella chiesa di santa Ma- 
ria del Fiore in quello luogho, dove è anchora 
una fìghura di detto poeta , la quale li fu allo- 
ghata eie, et veduto et intexo detta fìghura essere 
conpiuta et fornita in perfectione, et pììj che per- 
feclione assai, secondo il modello allui dato etc, 
et perchè el danaro et premio di essa fìghura si 
possa paghare senza ungnuna eception, sé fatto 
stimare delta fìghura per Alexo detto el Neri 
di Bicci, tutta a dua dipintori, eletti e deputati 
a fare detta stima eie. , e veduto et intexo il ra- 
porto fatto per detti di detta fìghura — , la verità 
è questa che detto Domenicho à fatto detta fìghura 
secondo deto modello — , et à agunto fori di detto 
modello molte cose , le quali non ne aveva a fa- 
re , che sono di grande difìchultà e fuori di detto 
disengno, le quali a fatte per adornezza e belezza 
di delta fìghura e dipintura, che a lui sono stale 
di grande tedio , spesa e difìcoltà. E veduto et 
considerato tutte le predette cose — , deliberarono 
se gli possa dare lire venti a dette lire loo. E ve- 
duto anchora e consideralo che assai più fu stì^ 
mata per detti stimatori che al pregio gli fu al- 
loghata j — dilchiono che sì gli dia — . in tutto 
la somma et quantità di lire i55. ( l. e. ) 

Benché, fln'alla tela, ogni minuta particolarità 
di questo quadro, ed in specie la maniera come 



VII 

è dipinta la toga rossa, iadichino il quattrocento 
avanzato , e benché a non confondere lo stile di 
esso con quello del secolo XIV, non ci volesse 
di certo gran cognizione dell' arte, è prevalsa non 
ostante fino a' dì nostri T opinione che questo la- 
voro fosse di Andrea Orgagna o di Bernardo suo 
fratello *. L'abate Pollini , solito di vedere con uq 
criterio sì giusto ove non aveva la mente preoccu- 
pata , vi ha voluto riconoscere 1' opera , la quale 
secondo un nnanoscritto della Riccardiana vi fu 
messa sul principio del secolo XV da maestro 
Antonio, frate di S. Francesco e allora pubblico 
sposiiore di Dante a Firenze, contuttoché in luogo 
de' tredici versi italiani, che si leggevano sotto la 
dipintura del detto maestro , la nostra tela abbia 
tre distici latini, e prestinti non solamente la cu- 
pola, ma anche la lanterna come^affatto termi- 
nate. Per mezzo de'nostri documenti cadono ora 
tutte queste supposizioni : d' un ritratto di Dante 
fatto dall' Orgagna , non abbiamo veruna notizia 
autentica, sicché il quadro antico, al quale come 
ancora esistente i nostri documenti alludono, è 
secondo tutta la probabilità quello del maestro 
Antonio. Domenico di Michelino , dì\ cui que- 
sta pittura é forse l' unica opera sicura, era se- 
condo il Vasari discepolo di Fra Giovanni da Fie- 
sole . 



* La miqliore stampa 4i questo quadro si [trova nella " Metropolitana 
Fioreatina " (presso G. Molini 1820) Tav. 37. 



Ylll 

Nei Regesta ' del primo Volume ho dato sotto 
il dì 1 1 Febr. mcccxxvi il contenuto d'una scoper- 
ta, cioè tanto quanto bastava per far conoscere 
che almeno venti anni prim? dell'epoca stabilita 
ai Fiorentini erano già noti i cannoni e le pallet- 
te. L' importanza di questo documento fa sì che 
io mi propongo di riportarlo qui nel suo intero 
originale. 

'* Itera possint dicti domìni prìores artium et 
vexillifer iustitie una oum dicto officio duodecim 
honorum virorum, eisque liceat nominare, eligere 
et deputare unum vel duos magistros in offiiiales 
et prò offitialibus ad fatiendtim et fieri fatiendum 
prò ipso comuni pilas seu palloctas ferreas et ca- 
nones de mettallo prò ipsis canoni bus et palottis, 
habendis et operandis per ipsos magistros et 
offitiales et alias personas in defensione comunis 
fior, et castrorum et terrarum, quae prò ipso 
comuni tenentur, et in danpnum et preiuditium 
inimicorum, prò ilio tempore et termino et cura 
illis offìtio et salario, eisdem per comune fior, et 
de ipsius comunis pecunia per camerarium camere 
dicti comunis solvendo illis temporibus et termi- 
nis et cura ea immunltate et co modo et forma, et 
cum illis pactis et condictionibus, quibus ipsis 
prioribus et vexillifero et dicto oflìtìo xii honorum 
virorum placuerit " (Arcli.d. Rif.Provis. filza 
23 e, 65^. 



Pabblicando la lettera di Francesco di Giorgio^ 
N. cxx , mancante da qaalch'e tempo nell'Archi- 
vio di Siena , fui costretto a servirmi d' una copia 
del Romagnoli, nella quale, già lo indicai, qualche 
lezione mi sembrava dubbia. Ora mi trovo in gra- 
do di poter dare anche la copia fedele di questa 
lettera , 1' originale di cui è pervenuto nelle mani 
d' un culto Sanese, La riproduco volentieri, ben- 
ché differisca in pochissimi luoghi dalla copia del 
Romagnoli , perchè amo credere che la memoria 
di queir artista viverà per il futures più nelle 
lettere di questa raccolta che nelle opere da lui 
lasciate. 



3> 



Spectabilissimi domini officiales Balie patres 
et domini mei precìpui post humilem comenda- 
tionem. 

Questo dì ahore diciotto siamo arrivati ad chian- 
ciano, et non havendo noiitia del commissario 
fiorentino , subbito scrivemo -et mandarao uno 
fante ad montepul ciano, et dirizzamo letre al 
Podestà, el quale imedìate rispose che là non era 
arrivato commissario , et che , come venisse, sene 
darebbe notitia. Et esaminando interim con questi 
homini lo stato di questa lite , habbiamo preso 
ghaitivo concepto daccordo alcuno : etintercetera 
la casa fata per li Montepulcianesi, e di poi guasta 
per li Glìiancianesi , è quasi rifacta, et habia- 
mo di certo che vi sonno muraiuole circa sedici, 



et evvi continuo fanti et ancho homini darme ad 

guardia : et per uno figliuolo di giovanni britii, 

chehiersera aberghò ad montepulciano, habbiamo 

che là ad montepulciano sì dice che murano per 

vedere quello fanno questi homini, et per gio- 

gnarli ; et molte altre cose intendiamo ad simile 

effecto , per le quali siniende mala dìspositione 

delli adversarii et del li superiori loro, et per non 

stare qua ad perdare tempo, ce parso di tutto 

advisare V. S. , et che , non venendo altrimenti 

questo commissario fiorentino, vedremo da noi 

fare eì modello, et ritornarne a le signorie vostre, 

a le quali ci raccoramandiamo. que bene valeant* 

Ex Cianciano die xvi ottobr. 1487 

Raccommandiamo éi Fante a le signorie vostre. 

V. D. devoti filii 

Francischus Georgìi | r^^^- •• », 
^.,. . r x. • } Commissaru, 
rilicuciQS lohannis ) 

Questo è quel che ho da dire intórno al primo 
Volume : qualche altra aggiunta , per la maggior 
parte frutto di più recenti ricerche , si troverà 
alla fine di questo Tomo , ove pure correggerò 
quei pochi sbagli di slampa , i quali in lettere 
autografe d' artisti impossibii cosa era di evitare 
totalmente. 

Il medesimo sistema che si è osservato nel 
pubblicare i documenti del primo Volume , è 
stato seguito in questo^ soltanto nelle intitolazioni 
(come già lo feci nei Re^esta) i millesimi sono 



XI 

stati ridotti alla cronologia moderoa , e ciò 
per comodo dei lettori e a scanso di errori . 
S* intende che i documenti stessi conservano il 
numero dell'anno che essi portano nel loro origi- 
nale. 

De'tre oquattro esempkri di Fac^simile, pres- 
soché di ciascun artista, e specialmente di quelli del 
secolo XV, che ho potato raccogliere non solo a Fi- 
renze, ma per molti e ripetuti viaggi nelle diOTerenii 
città d'Italia, fu sempre dato quello che porta V im- 
pronta deiroriginalità, sia che. esso abbia V indica- 
zione d'essere di m«7io/7ro/7r/rt, sia che esso cora- 
bloi cogli altri che del medesimo artista posseggo. 
La conoscenza àe Facsìmile^ se non è cosa di 
mera curiosità, va strettamente unita agli altri studi 
diplomatici, e siccome il vero conoscitore delle arti 
traccierà nella prima metà del secolo xv senza 
difficoltà le variazioni dello stile, che di decennio 
in decennio si manifestano, così pure l'occhio pra- 
tico degli studi paleografici ravvisei'à con sicurezza 
il cambiamento de* caratteri^ che di epoca in epo- 
ca si sviluppa. Dubito che questa pratica, an- 
ch'essa artistica, si pos^a acquistare senza aver 
fatto studi scrii delle lingue classiche ; ma non 
dubito punto che più in questo ramo delle scien- 
ze che in qualunque altro valgano quelle note pa- 
role: moiiumentorum qui unum vidit, nullum 
viditj qui millia vidit , unum vidit. 

In luogo di ripetere il Fac-simile di Raffaello 



già pubblicato vàrie volte, preferisco di nianife- 
slare qui il desiderio che l' Italia , iraitaado i Fio- 
rentini, che ora colle 28 statue de* cele br: To- 
scani pagano un sì segnalalo tributo ai meriti de' 
loro antenati, inalzasse un monumento alla di lui 
memoria , e ciò nel paese che lo vidde nascere. 
Il nome deir Urbinate appartiene non che all'Ita- 
lia , air Europa intera ; per adempire degna- 
mente un sì sacro dovere , potrebbe e dovreb- 
be ritalia, rinnovando i tempi del Ghiber- 
ti e del Brunellesco, aprire un concorso agli 
artisti si nazionali che stranieri. Facciamo voti 
che , in confronto delle città di Germania e di 
Francia, le quali in questo modo si ricordano di 
Goethe j di Schiller , di Alberto Durerò , di Mo- 
lière e d'altri, che, dico, anche per gii Italiani non 
sia lontano quel giorno, in cui veggasi dedicalo al- 
la memoria diRaflfaelIo un monumento in Urbino. 
Fregio la line di questa prefazione col nome del 
Signor cav. Ramirez di Montaho^ presidente 
dell' I. e R. Accademia delle Belle Arti, per mani- 
festargli di ogni gent'dezza che egli si è compia- 
ciuto di usarmi, non solo i miei piìi vivi ringra- 
ziamenti , ma nel medesimo tempo quei di tanti 
altri Oltramontani, per i quali la cortesia di que- 
sto Signore sarà per sempre inseparabile dalla ri- 
membranza di Firenze. 

Firenze nel Maggio 1 840 

Gjte 



^tatitti SieW ^vu W muovi 



N. 



el cominciamento, nel mezzo et nella fine dì dire 
et fare nostro ordine sia nel nome de lo onipotente 
Idio et de la sua Madre Vergine Madonna a S. Maria 
amen. 

Imperciochè noi siamo per la gratia di Dio manife- 
statori agli uomini grossi, che non sanno lettera, de le 
cose miracolose, operate per virtù et in virtù de la 
santa fede, et la fede nostra principalmente è fondata 
m adorare et credare uno Idio in Temili, et in Idio 
et inOnila potentia, et infinita sapientia, et infinito a- 
more et clemenlia; et neuna cosa, quanto sia minima, 
può aver cominciamento o fine senza queste tre cose, 
cioè senza potere, et senza sapere et senza con amore 
volere; et perciochè in Dio è sommamente ogni per- 
fetione, acciochè in questo nostro, quantunque si sia, 
piccolo affare noi abbiamo alcuna sofGcientia di buon 
principio et di buon fine in ogni nostro detto et fatto, 
desiderosamente chiameremo del aiuto de la divina gra- 
tia, et cominciaremo titolando ad onore del nome e nel 
nome de la Santissima Ternità. Et perchè le cose spirituali 

• Codice della biblioteca pubblica di Siena segnalo C. II. 12, di carie 
112 in tutto, con numerazione moderna. La piìi antica parte, in pergame- 
na e scritta in varii tempi e da diverse mani , comprende carte 43 ; a 
carie 44 comincia la copia di carattere moderno ed in carta ordinaria. Le 
approvazioni principiano dall' anno 1355 e giungono fino al 1665. 

1 



3 STATUTI DELL ARTE 

debbono essere e sono eccellentemente innanzi, et pre- 
liosissimamenle sopra le temporali, cominciaremo a dire 
come si faccia la festa nostra del venerabile et glorioso 
Missere S. Luca , el quale fu non solamente fìguratore 
della statura et de la portatura de la gloriosa Vergine 
Maria , ma fu seriptore de la sua santissima vita et de 
suo' santissimi costumi , unde onorata V arte nostra. 

GAP. 1 

Del guardare là festa di S. Luca e di portare lo cero 

Ordiniamo che la festa del Beato S. Luca , capo et 
guida dell'arte de'Dipintori, sia solennemente guardata 
et onorata in questo modo , cioè : che '1 dì de la sua 
festa sia tenuto ciaschuno dipintore, siccome maestri, 
e lavoranti ad anno, o a mese, o a dì, o a lavorio, 
di portare un cero a la detta festa a le sue proprie spe- 
se ; e che si portino due doppieri , e quali soffertjano 
per quel modo che si parrà al università dell' arte, se- 
condo che vederanno la dispositione de' tempi j et che 
il rcctore sia tenuto octo dì dinanzi a la festa far una 
raccolta generale di quello che si à daffare intorno al 
opera de la festa ; et se avvenisse che niuno dipintore 
non fusse cogli altri a portare el cero, el quale non 
avesse legitima scbusa , si paghi al camerlengo x s., e 
nondimeno porti a la chiesa di S. Luca uno cero di li- 
bra. Anche ordiniamo che tutte le feste, comandate da 
la Sca. Chiesa , da ciaschuno sieno guardate e general- 
mente tutte quelle che fussero comandate per li consoli 
dela mercantia; e chi contrafacesse sia punito e conpden- 
nato per ciaschuna volta in x s. 

GAP. II 

Chonie el rectore sia tenuto di fare richiedere 
quegli de l'arte per ale/nino parente morto di quegli 

del' arte 
Àncho ordiniamo che qualunque persona congiunta 



de' pittori SANESl 



a quelli de 1' arte de' dipintori passasse di questa vila, 
sicorae o padre^ o madre, o moglie , o figliuolo, o fra- 
tallo carnale, overo cugino , o nipote carnale , o vero 
cugino dal lato del padre , che il rectore sia tenuto di 
fare richiedare per suo messo gli uomini de 1' arte, cioè 
uno o due per buttiga, sicome richierrà la disposizio- 
ne del morto ; et qualunque non anderà al detto mor- 
to, non avendo legitìma scusa, sia punito et condan- 
nato di Y s. 

GAP. m 

Chome debbiano essere uno rectore et uno camarlengho 

e tre consiglieri 

Anche ordiniamo che sia et esser debia uno rectore 
et uno camerlengo e tre consiglieri, et dilégarsi * in 
questo modo , cioè : chel rectore vechio faccia convo- 
care gli huomini dell' arte , e quando saranno raunati 
nela racolta generale, sì si debbano fare sei brevi, ne* 
quali ne sieno tre scrìpti e tre none scripti; e puoi 
seleggano sei buoni huomini , e prendano ciaschuno 
uno di questi due brevi, e quali brevi sieno pieghati sì 
che non si possa vedere qual sia scripto o no ; e quelli 
tre brevi scripti che verranno a tre di questi sei huo- 
mini , quelli tre stiano da parte senza parlare a perso- 
na; e ch'el rectore sia tenuto di farli giurare di, fare la 
nuova electione de' sopradetti ofCciali , et migliori et 
più sofficienti che conosciaranno per la detta arte; e 
sien tenuti e detti electori deleggiaro due de la detta 
arte, e quali sieno sindachi a udire quante et quali pe- 
titioni fussero portate dinanzi dalloro degli officiali ve- 
chi, le quali petitioni fussero di cose fatte ingiusta- 
mente contra color che si sentissero gravati dalloro; e 
detti sindachi così delti, alloro sia licito dudire ed in- 
tendere e di conosciare ogni e ciaschuno eccesso comes- 
so per gli officiagli vecchi; e secondo conoscìarianno 

* Sic i probabilmente errore del copista in vece di tfelegiarsi. 



é^ STATUTI DELL* ARTE 

con deliberato consiglio, possano e alloro sia licito 
condampnare e asolvere secondo che la colpa richerrà. 

GAP. IV 

Di fare racolta fra xv dì nel entrata del offitio 

del rectore 

Aucho ordiniamo chel nuovo rectore sia tenuto infra 
XV dì al entramento del suo officio fare una racolta 
generale, et ine si proponga el rectore in presentia di 
lutti se neuna cosa sia daffare , la quale sia in bei^e e 
in salute dell' arte; et allora, fatta la proposta, sia li- 
cito a ciascheduno levarsi ritto , e ine dire quello che 
gli parrà ; e se dirà cosa che paia a la raccolta di met- 
tarla a partito , si mettarà sì veramente che mentre che 
quel cotale che dirà, o che suo detto si partirà, neuno 
altro ardisca di dire alcuna cosa se prima non è fatto 
el partito a bossoli et a pallette; agiugnendo che sei 
rectore non farà infra xv dì la racolta generale, cagia 
in pena per ogni volta in xl s. 

GAP. V 

Come l'arte abbia uno messo 

Ancho ordiniamo cheli' arte abbia uno messo per fare 
imbasciate, inchieste e comandamenti, et abbia per suo 
Jsalario per vi mesi v s. ; e chel messo debba toUere 
dele richieste de' richiami due denari, e se andasse di 
fuore dell'arte, .ne possa tollare quattro denari. 

GAP. VI 

Che neuno presuma di tollere lavorio Vuno a V altro 

Ancho ordiniamo che niuno dipintore di figure o d'arme 
o di mura, o iavorente, che stesse co neuno di questi 
dipintori, ardisca overo presuma di tollare neuno la- 
vorio Tuno al altro, del quale lavorio si fosse ricevuta 
tenuta, oche n'apparisse scripta over© testimonianza, 



de' pittori 8ANESI 



senza espressa lieentia di colui, che prima avesse co- 
minciato o vero fermato cotale lavorio, accettata ogne 
legiplima scusa la quale producesse colui che fosse ac- 
cusalo d'avere tolto tale lavorio; e chi contrafacesse a 
le predette cose sia punito et condenato in x libr. , 
sempre reguardato la conditione e la qualità del fatto. 

GAP. VII 

Che colui che si richiama d' alcuno paghi detta 

quantità 

Ancho ordiniamo che qualunque persona si richiamasse 
dalcbuno , che quel cotale che si richiama , paghi per 
decima in fino alla quantità di vinti soldi uno danari 
per ciascheduno soldo, e da xx s. in su paghi xii danari 
per livra ; e quando si facesse comandamento senza 
mettare in livro, si paghi vi denari; e quando si mette 
in libro , xii denari ; e se bisognasse esaminare testi- 
moni, si paghi per ogni testimone disaminato xii den. 

GAP. Vili 

Di non lavorare e' dì de le feste e de le guardie 

segrete 

Ancho ordiniamo che neun depintore possa né debba 
lavorare e dì de le feste comandate da la Sca. Ghiesa , 
né qualunque festa fusse comandata da' consoli della 
mercantia. E però ordiniamo chel réctore sia tenuto 
nell'entramento del suo officio ordinare uno o vero più, 
come sarà di suo piacere, che sia over sieno guardie 
segrete che accusino chi lavorasse; e chel rectore sia 
tenuto di farli giurare di non acusare neuno per odio 
o per malvoglienza, ma puramente debbano fare el lo- 
ro officio ; e chel nome de le guardie alpostutto sieno 
segreti, sempre inteso et dichiarato chel rectore possa 
dare lieentia di lavorare a chi la dimandasse giustamente 
e discretamente, raguardando sempre la disposinone 
de' tempi et de' lavorìi, sempre inteso che nel lavorio 
di comune non bisogni lieentia. 



STATUTI DELL* ARTE 



GAP. IX 

Che qualunque forestieri volesse lavorare paghi 

uno fiorino 

Ancho ordiniamo che qualunque dipintore forestiere 
Torrà venire affare l'arte nela città di Siena , che inanzi 
che cominci a lavorare paghi e pagar debbia all' uni- 
versità de' dipintori , ricevendo el camarlengo per la 
delta arie, uno fiorino d'oro, e cliel detto forestiere 
debba dare buona e soficienle ricolla infino a la quan- 
tità di XXV lire, e che niuno dipintore debba né possa 
tenere neuno forestiere allavorare, se prima non à pa- 
gato el dritto del' arte e data la ricolta; se già quel colai 
dipintore non li volesse dare la ricolta, sia tenuto cia- 
schuno pectore al entramento del ofìcio far comandare 
a lutti e maestri de le bultighe e de le mura , che non 
debbano tenere niuno dipintore forestiere se prima non 
à data la ricolta, e pagato il dritto all'arte; e chi con- 
trafacesse a le predette cose, sia punito e condennato 
in XI s. 

GAP. X 

Che colui che si richiama dalchuno di que' del' arte 
debba dare ricolta 

Ancho ordiniamo che qualunque persona di fuori del 
arte (sic) * dalchuno depintore, che al detto dipintore 
sia licito di dimandare una ricolta a colui che si richiama 
di lui, acciò che, se quel cotale che si richiama avesse affa- 
re neuna cosa al dipentore, chel rectore possa stringere 
la ricolta, e la detta ricolta debba essere dell'arte de' de- 
pintori ; e incontanente chel rectore vede chel dipin- 
tore dimanda la ricolta, si debba incontenente diman- 
dare f comandare per sacramento al detto dipintore , 
se egli debba avere neuna cosa da colui che si richiama 
di lui ; e se trova chcd elli debba avere , sigli comanda 

* Manca: cfu ti richiama. 



DE PlTTORf SANESl *J 

di potere adimandare la ricolta, e se trova che non 
debba avere neuna cosa, * allora el rectore sia tenuto 
dì tenere spressa ragione a colui che si richiama del 
dipentore. 

GAP. XI 
Di ponere alcuna imposta e della sua quantità 

Ancho ordiniamo, acciò che sabbiano denari pelli bi- 
sogni dell'arte, che ogni rectore sia tenuto di ponare 
o di far ponare una imposta a ciascheduno dell'arte 
de' dipentori; si veramente che non si possa ponare 
da due s. in su, maflìno a questa quantità, e da ine 
in giù per livra e per soldo come parrà a li ponitori , 
e cheli 'arte abbia una cassetta, ne la quale si mettano 
e stieno e denari che perverranno a le mani del carajtr- 
lengo; e ne la detta cassetta stia el breve, el libro 
d' entrate e descité e de' richiami , acciò che richiami , 
denari elle loro cose dell'arte stieno e si rendano salve. 

GAP. xn 

Di non mettere uno oro per uno altro o uno 
colore per altro 

Ancho ordiniamo che nullo del arte de' dipentori ar- 
disca o ver presuma di mettare ne' lavorii che facesse 
altro orò o ariento o colori che avesse promesso, sì 
come orò di metà per oro fino, e stagno per ariento, 
azzurro de la Magna per azurro oltramariho, biadetto 
overo indico per azzurro , terra rossa o minio per ci- 
nabro ; e chi contrafacesse per le predette cose sia 
punito et condannato per ogni volta in x libr. 

GAP. XIII 

Di non revelare né palesare alchutia cosa ragionata 

Anche ordiniamo, acciò che nullo ardisca di rivelare 

• E 90 età reo, dice il Padre della Valle spiegando male queyto pas- 
M, come mi sembra, il rectore era tenuto di tenere eie. 



8 STATUTI dell' ARTE 

o palese fare alcbuna cosa , la quale fusse ragionata overo 
posta in segreto per lo rectore del università de' dipen- 
lori , cbe quel colale sottoposto che revelasse neuna 
delle predette cose, sia in prima privato d'ogni e cia- 
scuno offitio che onor portasse ne la detta arte per 
tempo di due annij non dimeno paghi al camarlengo 
dell'arte v libr. 

GAP. XIV 

Che nenno offttiale possa eleggere rectore a se 
prossimo o consanguineo 

Ancho ordiniamo , acciò che la electione degli oficia- 
gli proceda con ordine di ragione, e sia privata d'ogne 
spetialità, che coloro che saranno affare la nuova eie- 
elione degli oficiali , non possano né debbano elegiare 
neuno de'detti officiali el quale sia congiunto de' detti 
declori , sì come fratello carnale overo fratello cugino, 
o cognato carnale overo cugino, over compagno in 
butliga ; e chi contrafacesse paghi per ogni volta xx s. 

GAP. XV 

Che neuno ardisca di lusìnghare o sottrare alchuno 

lavorente altrui 

Ancho ordiniamo che neuno dipintore ardisca overo 
presuma da tentare , overo lusingare, o sottrarre neuno 
lavorente, el quale fusse posto con uno dipintore ad 
anno o a mese, per volerlo Collere a quel cotale con 
cui fusse posto per qualunque ragione sia , se già non 
fusse di volontà di colui che tenesse al {sic) detto la- 
Torente, come per colui chel sottraesse, e cagia in quella 
medesima pena quando la colpa venisse dallui \ però chi 
contrafacesse paghi xxv lire. 



DE* PITTORI SAIfESl 



GAP. XVI 



Che neuno debbia dire parole che ("ussero vergogna 

del rectore 

Aìicho ordiniamo che conciò sia cosa che onesto sia di 
rendere onore al rectore e agli altri offitiali, neuno 
ardisca dì sparlare con parole villane e disoneste , le quali 
parole potessero tornare in vergogna o in vitupero del 
rectore et de' suoi ofiBtiali, e spetialmente quando fussero 
dette in atto d'offitio; echi contra facesse sia punito et 
condannato per ogni volta in xx s, e più e meno , con- 
siderato la conditione de la persona e la qualità del fatto. 

GAP. XVII 

Chel rectore debbia mettere pace 

Àncbo ordiniamo che y se avvenisse che neuno de la 
detta arte avesse alchuna mala voglienza l'uno coll'al- 
tro o per parole o per fatti , che incontanente chel re- 
ctore saprà che li detti sottoposti abiano insieme briga 
o controversa neuna , gli deba a suo potere riduciare a 
pace e a concordia ,• e sia tenuto e rectore almeno una 
volta nel tempo del suo offitio mandare per tutti quelli 
del arte ad uno ad uno ^ e tenere segreta esaminaziooe 
se sanno se neuno del arte stesse male l'uno co l'al- 
tro, e se troverà infra neuno briga o mala voglienza , 
sì li riduca a pace e a unità quanto gli sia possibile. 

GAP. XVIII 

Chel rectore nunzi la fine del suo offitio debbia 
ricogliere ogni bando 

Ancho ordiniamo che ogni pectore enanzì la One dei- 
loro officio deba avere riscosso ogni bando e condan- 
nagione che avesse fatto nel tempo del suo officio, sem- 
pre inteso e dichiaralo clie non sinienda per coloro che 
fussero condapnati a certo termine, el quale termine 



IO STATUTI dell' ARTE 



si distendesse oltre al tempo che dura l' officio • quello 
rectore che avesse fatta la detta condannagione ; e se 
avenisse per molte e varie cagioni le dette condanpna- 
gioni non potesse avere riscosse nela fine del tempo suo, 
che per autorità e balìa del presente ordinamento abbia 
a potere riscuotare termine quindici dì, con quella po- 
testà e balìa che aveva quando era nel sopradetto of- 
ficio : e chi contrafacesse paghi per pena xx s. 

GAP. XIX 

Che neuno cantar leng ho possa condempnare o tollar 
pena se non secondo li statuti 

Ancho ordiniamo che neuno camarlengo possa né deb- 
ba per neuno richiamo overo quistione, che fosse di- 
nanzi dallui , distendarsi oltre a quello che parlano e 
nostri statuti, cioè dele pene e bandi e decime, che si 
debbono pagare secondo la forma de' nostri capitoli, sen- 
za la volontà del rectore e del suo consiglio \ e chi con- 
trafacesse y paghi prò pena xx s. 

GAP. XX 

Che neuno debba contradire al messo del rectore 

Ancho ordiniamo, acciò chel rectore sia ubidito e 
temuto, che neuno de la detta arte, el quale fosse pi- 
gnorato per lo rectore, non debia né ardisca di con- 
tradire al suo messo, che volesse toUare alcuno pegno; 
e chi per così fatto spregiasse el comandamento del re- 
ctore, sia punito et condennato per ciascheduna volta 
in X s. 

GAP. XXI 

Chel rectore possa fare raunare ricolta abbisogni 

Ancho ordiniamo chel rectore possa fare racolta quando 

* "Vi manca an di. 



DE PITTORI SANESl II 

gli piace, secondo che vedrà che bisogni richieranno; 
e chi coùtrafacesse per cholui che non ubidisse pa- 
ghi X s. 

GAP. XXII 

Chel rectore col suo consiglio debbiano elegere due 
pia e quali possano corregere el breve 

Àncho ordiniamo chel rectore debba e sia tenuto 
inanzi la 6ne del suo officio elegiare due over tre buo- 
ni huomini de la detta arte de' migliori e de* più savi 
che saranno nel arte; e quali huomini così eletti si deb- 
bano recare el breve per le mani , e mirino se lo pare 
dacresciare o di renovare alcuna cosa al detto breve , e 
alloro sia licito di fare statuti di nuovo, come conoscìa- 
ranno che sìeno utili e necessarii ; e chel rectore faccia 
ricordare per suo messo agli uomini dell'arte se vo- 
gliono dare neuna petitione a' detti officiali , e ogni cosa 
che provederanno si riducano in iscriptura, e dìenla in 
mano del rectore, el detto rectore faccia renuovare la 
racolta generale, acceptato che non vi sieno e fanciulli, 
e ine si legano per li detti statutari gli ordini che avran- 
no fatti, et anco ogni petitione che Io fusse data, e 
poi che saranno così lette sì si partiranno ad una ad 
una, e quello che si prendarà e s'aprovarrà per le due 
parti o più de la ricolta sì si scriva solenemente nel 
breve cogli altri ordinamenti; e quando erectore a le pre- 
dette cose fusse negligente, sia punito in x s. per cias- 
cheuna volta. 

GAP. xxni 

De la pena di colui che si spergiurasse 

Ancho ordiniamo che qualunque dipintore farà al- 
chuno saramento, el quale gli fosse fatto fare pe lo re- 
ctore o per lo camerlengo, e quel cotale saramento gli 
fosse riprovato con soGcieute prova, che quel cotale sia 
punito in LX s. 



12 STATUTI dell' ARTE 

GAP, XXIV 
Che neuno possa rifiutare alcuno offitio 

Ancho ordiniamo che neuno dipintore possa ne debia 
rifiutare neuno offitio che gli fusse dato overo conce- 
duto per l'università del arte, acceptato che non avesse 
Yocatione^ acciocbè le fatighe 6 li onori del arte sieno 
participati a ciascheduno; e chi contrafacesse sia punito 
in V lire. 

GAP. XXV 

Di portare el cero -a la festa di S. Lucha 

Ancho ordiniamo , aggiongendo al capitolo che parla 
de la festa di S. Luca, cioè di portare el cero , che non 
sia neuno che possa né debia scamozzare el cero che por- 
ta a la festa , conciosia cosa che non sìa onesto ne ono- 
re del Santo ; e però chi contrafifarà al capitolo sia pu- 
nito in X s. 

CAP. XXVI 

Chel rectore possa reridere ragione de' sottoposti 

del arte 

Ancho ordiniamo chel rectore overo el signore de 
la detta arte possa et a lui sia licito di servare e dì 
rendere ragione de' suoi sottoposti , et cognoscere sum- 
mariamente in ogni tempo de le dipincture e de V uo- 
pare e de' facti del arte a chiunque domandasse, et an- 
cora de r altre cose che si dimandassero per alcbuno di- 
pintore ad alcbuno dipintore dinanzi a rectore che decto 
ene 

CAP. XXVII 

Che ciascheduno offitiale renda ragione de la sua 

signoria 

Ancho ordiniamo che rectore overo signore, et il ca- 
merlengo et ciascheduno ufìciale della decta arte renda 



DE* PITTORI SAWESl l3 

la ragione della aniinistratione e della signoria sua, e 
di tucte quelle cose, le quali ane facte nel tempo del 
suo oficio , agli ufficiali electi spetialmente acciò; e qua- 
gli, uficiali sieno et essere debino tre, et elegansi quan- 
do se elegge el nuovo rectore overo signore della decta 
arte. Et i decti tre ufficiali overo sindici debiano asin- 
dicare gli uffitiali vechi, et cercare et invenire chonie 
anno facto loficio loro, et se sono stati neglegenti et 
pigri, e truo vino essi overo alcuno di loro avere pec- 
cato overo commesso alcuna cosa contra a la forma 
degli statuti e degli ordinamenti della sopradecta arte, 
overo abiano facto contra loro giramento * o loro uf- 
ficio, puniscano e condannino e detti tre ufficiali per 
qualunque truovano copevole ciascuno in xl s. et in 
raagiore et in minore quantità , come a loro parrà , 
considerata la qualità del peccato; et questo recitino 
nella racolta ; la quale sì si faccia a loro volontà et 
richiesta; et le predecte cose si debiano fare e compire 
infra xv dì doppo V escimento del vechio rectore et 
chamarlengbo. 

GAP. XXVIII 

De la pena di colorcrche sono richiesti et non 
coinparischono 

Ancho ordiniamo che, se alcuno che sìarinchesto (^sic) 
non verrà a V ora ordinata a la racolta , o non com- 
parirà dinanzi al rectore o al signore de la decta arte, 
paghi incontanente di facto v s., già se non stesse con 
parola del rectore o del signore; la qual parola et li- 
centia non debia dare se non per iusta chagione. 

GAP. XXIX 

Di chi tollesse alchuna buttiga a pigione a suo 

proprio nome 

Ancho è ordinato che neuno tolgba o faccia torre a 

* Sic, ia vece di g/iuramento. 



l4 STATUTI dell' arte 

pigione alcuna buttigha a suo proprio nome, et segli 
à compagno uno overo più, tolghala a pigione per se 
et per li compagni o compagno ; et chi contrafacesse 
sia punito per cias. . . . fsic: ciascuna volta j in v lire, 
già se non fossero in concordia o fusse per pacto in 
fra loro. 

GAP. XXX 

Che neuno tenga alchuno gignore se non ha giurato 

a la detta arte 

Ancho è ordinato che neuno tengha alchuno gignore 
overo discepolo o vero alcuno altro a imparare o a fa- 
re r arte de li depintori in buttigha overo altrui, già se 
non fusse sottoposto et abbia iurato a la decta arte et 
a la università, et se non à dato quello, che ne lo 
statuto de la decta arte si contiene. 

GAP. XXXI 

Che neuno debbia fare contro V arte o contro 

V università 

Ancho è ordinato che neuno faccia o dica o cornetta 
o sia ardito di comectere o di fare coraectere contro 
l'arte et università predecta, o contro 1' onore et lo 
bene et lo stato de la decta arte et de la università 
predecta ; et chi contra facesse sì che cesi apaia mani- 
festo a pectore , al camerlengo et a' consiglieri de la 
decta arte o al università predecta o a le due parti di 
loro , sia punito et condempnato per ciascheduna volta 
in XL s» 

GAP. XXXII 

Che ciascheduno sia tenuto denunziare chi contra 
facesse alli statuti 

Ancho è ordinato che ciascheuno sia tenuto per giu- 
ramento di dinuntiare chi cometesse o contrafaceisse alli 
statuti della predecta arte, et chi acusarà o dìnunptiarà, 



DE* PITTORI SANESI l5 

iibia la metà della condempnagione che si farà di quel 
colale accusato o denunziato, e sia li tenuto credenza. 

GAP. XXXIII 

Di guardare le pasque e le ville di S. Maria 

Ancho è ordinato che qualunque hora el rectoreoel* 
messo da parte del dicto rectore conamandasse el sabato 
o le vigilie di S. Maria o le pasque , che neuno lavori in 
tal dì quando li fusse comandato , come dectoene, et 
debia lassare ogni lavorio , già se nou fusse con parola 
del rectore j e chi contrafacesse paghi per ogni volta v s. 

GAP. XXXIV 

Robrica delle feste comandate de la S, Chiesa 

Qui di sotto sirano scripte tutte le feste le quali sono 
commandate per la S. Ghiesa di Roma , et anco ci sono 
agiunte certe feste che sono comandate per gli consoli , 
le quali noi siamo tenuti di guardare secondò e nostri 
stantiamenti et ordini. 

Feste del mese di Genaio L'Ascensione del nostro Signore 

La Circumcisiooe di Crislo 5> Insto 
La Epiphania di > risto Del mese di Giugno 

S. Agnesa Vergine S. Bernabe 

La conversone dì S. Paulo $. Giovanni Bapt. 

Del mese di Febraio S. Pietro et S. Paulo 
La Puri6cazione di S. Maria Del mese di Luglio 

S. Biagio Yescbovo S. Margarita Y. 

La Cathedra di S. Pietro S. Maria Magdalena 

S. Matya Apostolo S. lacomc et S. Cristofaro 
Del mese di Marzo Del mese dajigosto 

S. Gregorio Papa S. Pietro in Yincula 

L'Anunptiatione, di S. Maria S. Domenico Coniess. 

S. Ambrogio di S. S. Lorenzo Martire 

£1 Venardì S. Lassumtione di S. Maria 

Del mese dF Aprila S. Bartolomeo Apostolo 

S. Marcho Evangelista S. Agostino 

S. Pietro Martire la Decollationedi S. Giovanni Bapt. 

Del mese di Maggio Del mrsr. di Settembre 

S. lacomo et S. Phylippo La Natività di S. Maria 

La Enveuzione di S. Croce La Exaltatione di S. Croce 

S. lobanni Porla latina S. Matteo Apostolo 

S. Michele Angelo S. Michele Arcamgelo Principe 



i6 



STATUTI DELL ARTE 



Del mete do Tobre 
S- Franccscho 
S. Luca Evangrlisla 
S. undici milia Vergini el S.Ursule 
S. Simone el luda 

Del mese di Nooembre 
La ftsta ili Tucti e Santi 

5. Salvatore del universo seculo 

6. Martino Vescovo 
S. Clemente Papa 

S. Catlierioa Vergine 
S. Andrea Apostolo 



S. Pietro Alessandrino Papa 
Del mcss di Dicembre 
S. Amsano Martire 
S. Nicolò Vescovo 
S. Lucia Vergine 
S> Thotue Apostolo 
La S. Nati vitale del Nostro Signore 
S. Stefano Martire 
S. Giovaoui Apostolo 
S. Innocenti 
S. Silve>(ro Papa 



GAP. XXXV 

Di chiunque facesse cantra 7 breve 

Ancho è ordinato che rectore sia tenuto di cercare 
come a lui meglio parrà, se alcuno della decta arte fa, 
overo avesse facto, overo farà contra el breve overo 
statuto della decta arte, o vero contra el suo iuramento;e 
si (sicj provato fusse contra le predecte cose avere facto, 
paghi quello cotale che contrafacesse per ciaschuna volta 
al camarlengo della arte, ricevendo per la decta arte, 
X s. e più o meno ala volontà del rectore, considerata 
la conditione della persona e la qualità del facto. 

GAP. XXXVI 

Chel rectore debbia procedere contra chi facesse 
contra lo breve 

Ancho è ordinato, e aiunto è che e rectore della decta 
arte debia provedere contra ogni e ciascuno della detta 
arte che contrafacesse overo commettessero alcuna cosa 
contra Io statuto , overo che non fussero ubidienti al 
rectore overo al signore , per accusamenlo overo per 
ioquisitione overo per alcuno altro modo, servati o non 
servati le solleimità della ragione. 



DE PITTORI SAMESl I7 

GAP. XXXVII 

Della pena di chi offendesse l'arte 

Ancho è ordinato che se alcuno offendesse l'arie overo 
l'università de'dipentori in deto o in facto, et denun* 
tiiìlo fusse a rectore, sia tenuto quel medesimo rectore 
di cercare e punire chi contrafacesse secondo la forma 
de lo statuto dela decta arte, et essi nela publìca con- 
vocatione e racolta dinuntiare e divetare e manifestare. 

GAP. xxxvin 

Della pena di colui che non pagasse la sua 
condannagione 

Ancho è ordinato che se alchuno dipentore sarà con- 
dannato overo punito dà rectore overo dal signore, e non 
pag^asse la sua condannagione infra termine allui asse- 
gnato dal rectore sopradeclo, ovvero none «ibidisse al 
rectore della decta arte et del università predella, co- 
mandisi a lutti quanti gli altri dipenlori che col detto 
divietato non abbiano a fare, ne esso riceplino, nò con 
lui participino in alcuno modo. 

GAP. XXXIX 

Come sciascheduno debbia dare et prestare aiuto 
e lavoro al rectore 

Ancho è statuto e ordinato che ciascheduno della delta 
arte sia tenuto di fare e di prestare e di dare aiuto et 
consiglio et favore al rectore overo al signore della decta 
arte in mandare fsicj esecutione gli statuti et gli or- 
dinamenti della decta arte, et in acrescere et mantene- 
re et tractare et fare gli onori et Tutilitadi della sopra- 
decta arte , et in ogni et ciascheduna cosa, la quale 
sapartenesse overo si potesse apartenere- al suo uficio 
per alchuna chagione, o in alcuno modo a la sua vo- 
iontade et richiesta. 

T. IL 2 



iS STATUTI CeLL' ARTE 

GAP. XL 

Che ciascheduno sia tenuto di tenere in credentid 
ogni segreto imposto per lo rectore 

Ancbo è ordinato che ciascheduno della decta arte sia 
tenuto di tenere in segreto ogni credentia che gli fusse 
inposta dal rectore della decta arte a legua overo per 
iscriptura o per io inesso del facto dell' airte de'dipen- 
toci y et altrui in alcuno modo o per alcuna cagione non 
manifestare sotto pena di xx s. et più et meno a la vo- 
lontà del rectore ; considerata la conditione della per- 
sona et la qualità del facto. 

GAP. XLI 

Chi facesse cosà che pertenga a danno o vergogna 
e de la sua pena 

Àncho è ordinalo et statuito cbe> se avenisse che al- 
cuno della decta arte Tacesse o dicesse alcuna chosa 
t'he paia al rectore et ai suoi consiglieri che torni o per- 
tenga a ddnipno o disonore della decta arte, overo 
centra lo honore e lo statuto dell' arte.predecta^ sia 
punito et condempnato per lo decto rectore quello 
cbotale che contrafacesse per ciascheduna volta in x s. 
et in raagiore et minóre quantità a la volontà del decto 
reòtbre, considerata la conditione della persona et la qua- 
lità del fact04 

In nomine dòmini amen. Anno domini milleno trecentesimo 
quinquagesimo quinto indictione non& die decimo nono mensis 
Februarii 

Corretta et approbata fuerunt omnia suprascripta statata 
per sapientissimum et eloquentissimum dominum dominum 
IVicholaum de Morrano de Mulina, excellentissimum legum 
docto'-era , iudicem appeliationum , et niaiorem sindicum co- 
munis Senenóìs, et officialem mercantie» et alios sapientes ele- 
ctos ad predicta per dominos duodecim defensores et guberna- 
tores reipublice et coraunis Senensis secundum formàm statu- 
torum comunis Senensis, cassante» omnia statata quae contra 



DG PITTORI SANESI I9 

honorem et statura comunis Senensis in aliquo loquerentur, et 
mandantes quod nuUus utatur aliquo statuto raso vel. . . sub 
poena in statutis comunis Senensis contenta. 

Ego Syraon quondam domini Rastauri de Rastauris de Mu- 
lina, imperiali auctoritate notarios , et nunc notarius et uffi- 
cialis dicti domini Kichi, praedictis approbatis interfui, et de 
mandalo ipsius domini Richi publice me subscripsi et publicavi. 

GAP. XLU 

Di fare stima et pagare la taxa e in che modo 

Anoho è ordinato et statuito per l' arte de' dipentori 
che niuno possi stimare ninno lavoro sènza licentia del 
rectore, et che non possi fare stima se non è del arte 
de' dipentori , e che niuno possi stimare se prima coloro, 
che vogliano far fare alcuna stima , non pagano al re- 
ctore del arte la taxa d'otto per lira al recto re da qua- 
ranta lire in giù, et da quaranta in su soldi quaran- 
ta, et la metà de la stima sia del arte, et l'altra delli 
stimatori. Et chi contrafa a tucto el soprascritto capi- 
tolo, caggia in pena di v lire per volta. 

Vi è poi scritto così in carattere corrente : Manca 
una carta, dove forse era l'approvazione di detti statuti 
fatta da' signori Nove , e fatta levare da' Dodici. 

GAP. XLIII 

Che il kamarlengo ubidisca el rectore e in che modo 

Ancho ordinato è che, se il camerlengo non mette 
ad esecuzione quello che lo rectore gli imporrà o coman- 
derà, acciochè non sia negligente né timido, che '1 gli 
abbia un messo buono e sofìciente di fare ogni amba- 
sciata e richiesta , e se il camerlengo fosse pigro caggia 
in pena buona e grossa per ogni volta che contrafacesse, 
cioè in pena di xv s. per ogni* volta. 



30 STATUTI DELL* A&TB 

GAP. XLIV 

Che lo pectore possi fare racolta e del modo 

Àncho ci pare di fare una adgìunta al capitolo che 
parla chel rectore possa fare racolta quando li piace, 
cioè che non possa fare raccolta in minore numero che 
di dieci conselglieri, sempre inleso in quello numero e 
conseglieri del rectore et de li detti dieci conselglieri, o 
da ine in suso sieno et essere debbiano d' ogni mestiere, 
cioè delle figure e deir arme o delie mura per igiiale 
parte quanto piiì si pò; et lo rectore che in ciò fosse 
negligente, caggia in pena per ogni volta di xxv s. 

GAP. XLV 

Di portare el cero per la festa di S. Lucha 

Ancbo ci pare che al capitolo che parla della festa dì 
Santo Luca, cioè di portare el cero, che non ostante che 
èl rettore facci la raccolta octo dì innanzi la festa, non 
dimeno faccia comandare a ciaschuno per se. che porti 
el cero, però che non è mai che tutti sieno a la racolta ^ 
e però ci pare di farne questa adgiunta. Et se noi fa , 
caggia in pena di xx soldi. 

GAP. XLVI 

Della electione del rectore e Kamarlengo. 

Ancho agiugnedo fsic)9\ capitolo che parla della ele- 
ctione del rettore, che come e tre electori anno a fare el 
rettore, così facciano et fare debano electione di tre 
buoni huomini , li quali sieno li migliori et li pm soffi- 
cienti ch'eglino conosceranno in tutta l'arte; et che 
questi tre così eletti si debbiano scruttinare nella rac- 
colta generale a voci segrete. Et colui delli decti tre che 
aveva le più voci , sia et esser debbia rectore della de- 
cta arte ; et se avcnisse che due de' decti tre avessero le 



DE* PITTORI SANESl 21 

voci Uguali , ebollii che sarà di più tempo rimanga re- 
ctore. Et decto scruti! nio sia tenuto per lo pectore vec- 
cbio, sì veramente che Io rettore vecchio con suoi con- 
seglieri dieno in prima le loro voci , acciochè al dietro 
non potessero fare rectore al loro senno, perochè per 
una voce più o meno potrebbero fare e disfare cbui 
ellino volessero; sì veramente che quelli che saranno 
sopra decta electione possano fare et fare debbano el ca- 
marlengo et li consiglieri dell' arte et sindichi, come 
prima facevano. Et lo rectore vecchio et suo consiglieri 
giurino nelle mani del camerlingo di tenere lo scruti- 
nio bene et lealmente sanza usare alcbuna malizia, di 
non dicere le voci a chui saranno date; et quando el 
rectore questo non facesse , Gaggia in pena di soldi xxxx. 

In nomine domini anno railleno trecentesimo LVII indici. 
VI die XX roensis Februar. 

Correda ed approbata fuerunt supradicta statuta et brevia 
per nobilem et sapientera virum dominum Lodovicum de Spo- 
leto, iudicem appellationum, et maiorem sindicum comunìs Se- 
nensis, et dominos officiales mercantie, et alios sapientès ele- 
rtos ad predicta per duodecim dominos gubernatores et defen- 
sores reipublicae comunis Senensis ; cassantes et irritantes omnia 
statula et brevia, quae conlra honorem status et libertatis co- 
munis Senensis in aliquo loquerentiir. Non intendentes perhanc 
approbafionem derogare aliquibus statutis vel reformationibus 
faciis velfaciendis comunis Senensis; volenles per hanc dero- 
gationem non derogetur iurisdictioni vel statuto alicuiiis officia- 
lis comunis Senensis, vel iurisdictioni vel statuto officialium mer- 
cantiae, quam haberent de consuetudine vel de iure* et mandan- 
tes quod nullus utatur aliquo statuto casso vel abrogato sub pena 
in statutis comunis Senensis contenta. 

Ego Franciscus Arrighetti de Trevio, imperiali auctoritate 
notarius, et nunc notarìus et officialis dìcli domini Syndici, pre- 
dictae approbationi interfuii et de mandato ipsius domini Syn- 
dici me subscripsi rogatus. 

Seguono poi altre due approvazioni , una dell' ulti- 
mo Febbraio 1359, e l' altra del\'ò&\. 



2 a STATUTI dell' ART* 

GAP. XLVn 

Come si faccia V offerta per la festa di S. Andrea 
de Ghallerani alla Misericordia 

Ancho providero el ordinaro che I' università del arte 
de' dipeiitori oj^nanno imperpetuo pag^hi overo spenda 
per la festa di S. Andrea de Ghallerani quattro libre di 
danari , le quagli si debbano ponare e stribuire accias- 
cheuno per livra e per soldo, chome toccha e come par- 
rà al imponitori de' detti denari, sì veramente che le 
dacie quatro libre si convertano in ceri e nel prezzo 
di due doppieri , sì come parrà e piacciarà a la detta 
wniversilà de' dipentori , sempre inteso e dischiarato 
che la detta festa e oDerta si faccia e fare si debba alla 
chiesa de la Misericordia de la città di Siena, e che ogni 
e ciascheuno dipentore sia tenuto e debba sotto pena 
di dieci soldi per uno essare a portare el ciero, come 
gli toccava a la delta festa. 

Seguono di poi cinque approvazioni, la prima del 
1 5 Febbraio 1 361 , la seconda del 51 Febbraio 1 362, 
la terza del 27 Febbraio \^6i, la quarta del 'ii Feb' 
braio 1365^ la quinta del 16 Maggio 1384. 

GAP. XLVin 

Al nome dell' onipotente idio e de la sua benedetta 
madre vergine Madona Sancta Maria e di tutti 5ancti 
e Sancte de la corte celeste e spetialmente del beato 
Luca evangelista , capo e guida del università de' dipen- 
tori, el quale dipense e figurò la immagine de la Ver- 
gine Maria, madre del figliuolo di Dio. 

Ordiniamo che la festa del venerabile Sancto Luca 
sia da ciascheuno dipentore solempnemente guardata 
dentro e di fuore de la cictà che fusse, e che per la 
sua festa ciascheuno dipentore , cioè maestri, lavorenti 
che stieno ad anno, o a mese, overo a dì, o allavorio, 
portino e portar debbano uno cero a le loro proprie 



DE* PITTORI SANESl 23 

spese. E se avvenisse che alcuno fusse fuore de la cìctà , 
cioè nel contado di Siena, che allora in quello caso el 
suo compag-no overo maestro sia-tenuto di mandare 
uno cero a là decla festa per quel cotale che non fusse 
a Siena , sempre raguardata la conditioné de la persona 
e la qualità del facto : e che la festa si debba fare ce- 
lebrare e onorare in perpetuo nella chiesa di S. Maria 
de la Miserjcordja da Siena , sicome fu deliberato ne la 
generale raccolta dell' università de' dipenlori , facto ci 
partito infra loro a lupini bianchi e neri, e vento oltre 
alle due parti de le boci, facta la sopradecta delibera- 
tione , ne la casa de la Misericordia da Siena a dì xxx 

d' Agosto MCCCLXVIl. 

GAP. XLIX 

Che nessuno parli contro Icl dieta deliberatione 

di fèsta 

Ancho ordiniamo che neuno dipentore ardisca overo 
presuma ineuna racolta overo di fuore da racolta ragion 
nare, arengare overo consegliare contra la sopradecta 
deliberatione, facta per la decla università; e se neuno 
contrafacesse a le predette cose paghi e pagar debba a| 
camarlengho della decta arte x libre^ e nondimeno quel 
cotale che contra facesse , non possa avere né offitio 
né benefitio nel arte da ine a x anni prossimi che verr 
ranno. ♦ 

CAP.l, 

Che niun forastiero possi fare niuna trabalderia 

Àncho, acciocché neuno forestiere possa fare alcuna 
trabalderia o alchuna archimia, ordiniamo , cbesse nella 
cìctà di Siena yenisse alcuno forestiere , e in lessa cictà 

* Nel margine di questo capitolo si le^e: qtusts titolo fu aggiunto in 
tempi più moderni. 



24 STATUTI dell' A.RTE 

con alcuno maestro lavorrà o ad anno o a mese o a 
dì o allavorio, che s\ tosto come corainciarà allavorare, 
cliel suo niiiestro dia sicortà all' arte per lui di venti e 
cinque livre di denari Senesi , o veramente pigliando 
lavorio in suo capo. * 

GAP. LI 

Se niun forestiero facesse botiga 

Anco ordiniamo che se alcuno forestiere nella città 
di Siena facesse bocligha, con alcun altro dipentore s'a- 
conpagnasse^ chel decto forestiere paghi al camarlengho 
del arte cinque lire di denari, o veramente pigliando 
lavorio in suo capo. ** 

GAP. LII 

Che nessun facci insegjie da taverne 

Anco ordiniamo che neun dipentore possa ne debba 
fare alcuna insegna da taverna, se none el camerlengo 
del arte in questo modo , cioè chellansegna non si pos- 
sa vendare più che octo denari , elluna metà di detti 
denari sia ed esser debba dell' università del arte , e 1' 
altra metà sia del camerlengo j e sei camarlengho non 
volesse fare le decte insegne , che esso possa farle fare 
a cui più gli piacerà per quello medesimo prezzo. *** 

In nomine domini amen. Anno domini milleno GCCLXVII 
imliciione V die XXVI Februarii 

Gorrecta el approbata fuerunt dieta statata et ordinamenta 
per nobilem et egregium dominum Angelum de Fulgineo, le- 
gum doctorem , iudicem appellalionum, et maiorem sindicum 
comunis Senensis, et per sapientes offitiales mercantie eiusdem 

• Accanto 6Ì legge ; questa rubrica o tìtolo sì riconosce aggiunto in tempi 
più moderni 

** Rubrica aggiunta. 
•*• Titolo aggiunto. 



db' pittori SANESI 35 

rivìtatis, nec non per ofBciales electos per ofTicium doniitiorum 
Duodecim. Cas&antur et irritantur etc. etc. 
Et ego Ioannes quondam Puccii de Camerino etc. 

Segue di poi altra approvazione del 1370. 

GAP. Lin 

Che la festa di S. Luca sia celebrata et honorata 
da' dipentori nella chiesa de lo spedale di S. Maria 
de la Scala di Siena 

Al nome del omnipotente Dio e de la sua madre Ma- 
donna S. Maria et de lo benedetto Missere S. Luca Evan- 
gelista, guida et difensore, capo et padrone dell'arte de 
li dipentori, et di tutti li Sancti et Saucte dela corte d<?l 
cielo. Amen. 

Certi savi huomini del arte de'dipentori, electi et chia- 
mati insieme col rectore de la detta arte ne la generale 
raccolta de'dipentori, insieme ragunati per dare ordine 
dove per ennanzi si debba honorare la festa di Beato S, 
Luca Evangelista per 1' arte detta , per vigore de la Ba- 
lìa alloro data nella generale raccolta , derogato, in pri- 
ma solennemente ogni statuto che in contrario parlasse, 
come appare nel libro del camerlengo, furono in con- 
cordia et deliberarono che nel nome dì dio da qiiirici 
innanzi per lo rectore et tutti li sottoposti a la detta 
arte de' dipentori sohonori la festa del detto S. Luca in- 
nela chiesa de lo spedale di S. Maria de la Scala , con 
quelli modi, con quella cera et con quelle condictioni 
et a quella pena, che sohonorava la detta festa da quinci 
adietro nella chiesa di Sca. Maria de la Misericordia. 
Siche ognuno dipentore , maestri et lavorenti et loro 
maestri fsicj et compagni sieno tenuti et debbano nel 
dì del Beato Misser Sancto Luca a portare lo cero a la 
festa a Io spedale Santa Maria de la Scala ad accompa- 
gnare el suo rettore, come doveva portare et accom- 
pagnare a lo spedale de la misericordia. Et questo statuto 



26 STATUTI DELL* ARTE 

vaglia et tenga non ostante alcuno altro statuto, che 
in contrario parlasse. 

Jn dei nomine Amen. Anno domini ab ìnrarnatione eiusdem 
milleno trerentesimo septuagesimo nono indictione tenia temr 
pore domini Urbani divina providentia Papae VI die ultimo 
mensis IVovembris 

Correcta et approbata fuerunt supradicta statuta et ordina- 
menta per nobilem et egregium iegum dortorem, dominum lo- 
hann«m condam Domini Bernardini de Lapis de Bononia, ho- 
norabilem iudicem etc. 

Ego lohannes lacobi de Bacilio publicus imperiali auctorila'e 
fiotarius etc, 

GAP. UV 

Che ciascuno sia tenuto a portare il cero per la 
festa di S, Lucila 

Àncho ordiniamo, acciochè la festa di Messer S, Lu-» 
cha si faccia orevole e bella, che ciascuno dipentore, 
el quale è assiena o presso a quattro miglia, debba in 
persona rechare uno cero di lira , e aconpagnare il re- 
ctore infino che tornalo nell'arte^ entendasi in questo 
modo che maestri de le butighe overo de le mura de- 
bano portare un cero di libra, e gharzoni debano por- 
lare un cero di meza libra , e chi non fusse sano overo 
chi fusse nel contado di Siena, mandi uno cero per lo 
sopradetto modo; echi acciò contrafacesse pnghi al arte 
cinque lire , sì veramente che la mìtà torni al arte , e 
r altra agli uficiali della merchantia. 

GAP. LV 

Di non fare alcuna cosa a Zondadari contra forma 

di Statuto 

Anche ordiniamo che neuno sottoposto del arte de* 
dipentorì possa uè debba prestare o Teùdare a ueuno 



de' pittori SANESl 2^ 

zondacìaìo o loro garzone neuna massarizia atta a dipi- 
gniare, ne pennegli ne colore mordente, né designare 
alcuna cosa in carta overo in zondado , se non di colui 
di chui fusse, overo assuo factore, ne nieuno acto che 
tornasse in danno del arte , o in vergognia ; e chi con* 
trafacesse al decto capitolo sia punito e condannato in 
dieci lire, sì veramente che la metà torni al arte, e 
l'altra agli ufficiali de la mercantia, e che rettore sia 
tenuto a fargli pagare , e che ciaschuno possa accusare 
e rectore che contrafacesse, e ahi la quarta parte del 
bando , el suo nome sia tenuto segreto. 

GAP. LVI 

Di ehi dicesse villania o parole ingiuriose al rectore 

Ancho ordiniamo agiognendo al capitolo che parla di 
chi dicesse vilaniaal rectore,, che qualunque sottoposto 
dessa arte dicesse al rectore , mentre che in oficio , al- 
cuna vilania .o parole che li tornassero in vergognia 
overo minacciatone, paghi per ciascuna volta 'cinque 
lire al camarlengho ricevendo per 1' arte , sì veramente 
che la metà torni al ^rte, et altra agli ufìciab de la 
mercantia. 

GAP. LVII 

Di chi tollesse alcuno lavorio che fosse tolto per 

altro dipeniore 

Ancho ordiniamo agiognendo al capitolo che parla 
di non tollare lavorio luno al altro , che chi tolesse al- 
cuno lavorio, el quale avesse tolto affare alchuno sot- 
toposto, del quale si fusse ricivuta tenuta, o che na- 
parisse scritta overo testimonianza ; e chi acciò contra- 
facesse sia punito in xxvr lire a pagare al camarlengho del 
arte , si veramente che la metà torni al arte , e 1' altra 
agli uficiali dela mercantia, e nondimeno renda il detto 
lavorio a cholui che prima laveva tolto ; e questo non 



28 STATUTI dell' ARTE 

sintenda facendolo con parola di chi prima avesse tolto 
tale lavorio. E se rectore fusse nigrigente a fare pagare 
la sopradetta pena , che a la fine del suo uficio sia stre- 
cto dal nuovo rectore a pagare essa pena per simile 
modo. 

GAP. Lvm 

Come il chamerlengho sia tenuto a rendare la sua 
ragione infra xf dì 

Ancho ordiniamo, acciochè l'arte ahi el suo dovere, 
che ciascuno Chamerlengo che pei tempi sarà , sia te- 
nuto a rendare la sua ragione infra quindici dì a lescita 
del suo uficio, e a segnare al camarlengho nuovo ogni 
mobile e pegni e massarizie del arte, e che la sua ra- 
gione si legha ala prima racolta che rectore nuovo farà ; 
e se non rende intra '1 dicto tempo la ragione e le cose 
del arte, sintenda essare condannato a pagare al arte 
quaranta soldi ; e sei rectore fusse nigrigente a fare pa- 
gare la sopradecta pena , chagia in pena a pagare al arte 
cinque lire , sì veramente che la metà torni al arte, e 
l'altra agli uficìali de la mercantia. 

Ancho fu proveduto nel consiglio de' xxxvi del uni- 
versità de la mercantia de la città di Siena a dì xxviii 
d'aprile mccccii che al presente breve s'aggiunga el ca- 
pitolo qui sotto scritto, del quale questo è el tenore. 

GAP. LIX 

Di non comprare le cose sospette di essere furate 

e della sua pena 

Volendo provedere che difetti non si comcttano e 
massimamente furti, fu proveduto et ordinato in esso 
Consilio che neuna persona sottoposta al presente breve 
compri per se o per altrui né faccia comprare alcu- 
na cosa, come sono vestimenta , ferramenta, panna- 
menta e uopera di lino^ oro e ariento da alcuna persona 



DB PITTOAl SANBSl 



29 



sospetta, h quale si potesse presumare tal cosa essere 
Tenuta a le mani sue non licitamente ne lealmeute, né 
etiandio essere comprata meno che debitamente, ala 
pena di perdare tal cosa comprata, edessare condanna- 
to tale compratore in altrettanto quanto vale tale cosa 
comprata j et el camarlengo del arte sia tenuto mettare 
ad sua entrata tale condennàgione, e rettore cosi fac- 
cia fare oservare, a la pena del doppio se in tale cose 
fussero negligenti ad mandare ad executione, che ciascu- 
no possa dinuntiare et accusare , et suo nome sia tenu- 
to secreto. 

Vi è scritto in piedi sotto rogito di Salerno di Gian- 
nino che i detti capitoli e statuti furono approvati 
il 10 Maggio 1402. 

ji fol. 20, senza che vi sia scritto altro j vi soruì no- 
tati i nomi, come appresso : 



Lippo di Vanni 
la conio di Frate Mino 
Lucha di Thome 
Chrislofano di Cbosona 
Fede di Calduccio 
Giuvanni di Sera 
Pietru di S. Dota 
Paulo di Maestro Neri 
Angaolo di Naldiiccio 
Bartalo del Maestro Fred! 
lacomo di Gino Àrrigki 
Andrea di Vanni 
Nicbolo di Eonachorso 
Chele di Vanni 
Francesco di Vanni 
Ghabriello di Saracino 
Lorenzo di Vaobì 
Piero di Bacharello 
Giusaffà di Filippo 
Nuccio di Neruccio 
Meo di Piero 
Nanni di S. Franciescho 
Angnolino di Gentile 
Laudo di Stefano 
Pauoic* di Giovanni 
Franciescho di Vanni 
Neri di FraacÌ£Scho dì Neri 



Galgano del Maestro Minaccio 

Biagio di Ghoro 

Cbristofano del Maestro Biadocdo 

Francesco di Piero 

Nello Betti 

lacomo di Bindo 

Francesco «li Neri 

Niccholo del Maestro Yannuccio 

Francio di Yannuccio 

Andrea di Franciescho 

Pauolo di Yiva 

Andrea di Tarino 

Tomaso di Niccholuccio 

Piero di Donato 

Domeniclio di fiuonachorso 

Andrea di Ghuido 

Franciescho dì Oimmano 

Giovanni del Maestro Lippo 

Brandino di S. Cieia 

lacomo di. Giovanni 

Gbuìdo ,di Domenico 

Taddeo di Bartalo 

lahomo dì Lupo 

Francesco di Antonio 

Nichelo d'Ambrogio 

Maestro ladiomo del Vetro 

lacomo di Piero 



3o 

l'.iiiolo di Giovanni 
^tc^illO di lacomo 
Simone di Giovanni 
Mochata di . . . 



STATUTI DELL AllTlS 



Nicholo di Magioo 
Kanni di Giovanni 
Tadeio di Franciescho 
Giovanni 



A fui. 21 fac. 2 seguono l'approvazioni de^ detti 
statuti^ e sono del 15 Aprile \ 'li ^ del 20 Marzo 
1375, del 24 Aprile 1382^ rfe/ 138 . . . ., de/ 1385, 
e del 12 Ottobre dello stesso 1385^ del 14 Giugno 
1389, del 1 Aprile 1394, del 6 Febbraio dello stesso 
1 394 ( 1 395 ). E di poi immediatamente segue a fol, 
23 p. 2 il ruolo che e appresso 



laconiD di Frate Mino 

Lucba di Tome 

Fede di Naiduccio 

Cbristofano di Maestro Bindoccio 

hiccbolo di Maestro Vaunucciu 

Francio di Yannaccio 

Gabriello di Saracino 

Chele di Vanni 

GiusafTà di Filippo 

Franciescho di Vanni 

Piero di Baccbarello 

Lorenzo di Vanni 

Meio di Pero 

Giovanni di lacomo 

Landò di Stefano 

Patiolo di Giovanni Fd 

Franciescho di Vannuccio Marlini 

tadeio di fiartaJo 

Andrea di Barlalo 

Checrho di Manno 

Ghuido di Domenico Tanlucci 

Maestro lacomo di Chastello 

Nuccio di Neruccio 

Domenicho di Buonacorso 

Simone di Giovanni 

Andrea dèi Borra 

iSarlalo di Maestro Fredi 

Agniolo di Naiduccio 

Andrea di Vanni 

Bartolomei di Nucine 

Piero di franciescho di Piero 

Tadeio di Franciescho 



Giianìoo di Giovanni 

Bindino di lacomo 

Martino di Maestro Aguslino 

Nicbolo d'Ambruogio detto Maestro 

Beltramo 
Matteio di Piero di Baccbarello 
Ivo di Pietro 
Piero di lachomo Pieri 
Cet:cho di Tomasso 
Nanni di Lorenzo 
Buio di ... 
Guisa di Fruosino 
Boccio di Mariano 
lachìno di Gbuidu 
Giuliano di Bartalomeio detto 6u- 

riano 
Lazaro di Lonardo di Uorvieto 
Bogio dì Tinello 
Bogio di Charluccio 
Charlo d'Ambrogio Merciaro e Mei 

dipentore 
Mochata di Contro 
Sano d'Agnolo di Naiduccio 
Filippo di Franciescho di Piero 
Niccholo di Magino 
Nanni di Giovanni Ser Cecchi 
Giovanni di . . . 
Benedetto di Bindo Zoppo 
Giovanni di lacomo 
Cristofano di Malestro Bindocci 
Pauoló di Giovanni Fei 
Landò di Stefano 



• « Questi dipioM il ritratto di Madonna Laura"; la noia confonde il 
nominato pittore con Simone ài Martino. 



DB PITTORI SANESl 



Si 



fihiiMo dì DÒmenicbo Fantudci 

Cheixo di Maooo 

Tadeo di Barlaio Barbiere 

Andrea di Bartalo òe\ Maestro Fred! 

Nanni dì Giuanni S. Cecchi 

Tadeo dì Fraacesco Ghonta . . . 

Marlioo di Maestro Augiutino 

Vetorio di Dominicho 

Martino di Bartalomeio 

Uuisà di . . . 

lacltoino di Ghuido 

Biadino di Gialli 

. . . Todesco 

Daniele di Lonardo 

Gualtieri di Pisa 

Vellorio di Domeniche Sargiaiù 

(^ cioè sargiaio) 
Francesco di Agniolo 
Cristofaao di Benedetto 
Martino di Barlalomeo 



Giorgio d'Aadreia di Battalo 
Mariano Ai Biodino 
Giovanni di Biodioo 
Giorgio di Checcho di Luclia 
Bogio di Cbarllucdo 
Nicholo di Guardi Forticioio 
lachomo di Giovanni 
lachomo di Pepo 
Anlogùio di Andreoccio di Bendo 
Vannino da Perugia 
Laziaro di Lunardo da Orvieto * 
Daniello di Lunardo d^tto Danese " 
Benedetto di Biado di Valdorcia 
Franciscbo d'Agniolo 
Gualtieri di Giovanni dell' Uoigraoa 
Nicholo di Naido da Norccia 
Massaiuo da Pisa 

Salvestro. di Domenicho da Valtoli- 
na (tfic) 



* GiàjiomìhàtO di sopra 

** Di sopra è notato : Daniele di Lonardo; sembra il tnedesimo. 

A fo. 26 : Apresso di qui saranno iscritti tuti e di- 
pentori che si trovarono nel arte nel M CCCC XXFIIl 



Andrea di Bartalo di Predi 
Landò di Stefano 
Gussà di Fruosino 
Martiùo di Bartalomeio 
Piero di lacomo Pieri 
Giovanni di Pauolo 
Lazaro di Lona'rdó 
Christofaoo dì Benedetto 
Kanì dì Giovanni S. Ciechi 
lachomo dì Glimdo 
Fruosino di Nofrió 
Vicho di Lucha 

Pietro di Giovanni d'Ambruogio 
lacbonro di Muìo da Magiano 
Daniello di Lnoardo 
Antonio di Maestro Simone 



Stefano di Giovan 
Sanno di Pietro 
Antonio di Grasso 
Ghuallieri dì Giovani 
Antonio di Filippo da Pistoia 
Adamo di Àrciaosso 
Micho di Pietro Michì 
Nani di Pietro da Kavaciano 
Simone di Sàlv&utro 
Mìcbolo di Giovani Ventare 
Lorenzo di Piero 
Antonio di S. Nado 
Domenico di Bartalo d'Asciano 
I^astaggio di Guaspare orafo 
Lonardo dì Nanni Barbiere 
Domenicho di Crislófano 



Una parte di questo Statuto fu stampata nel primo 
tomo delle Lettere Senesi ; riproducendolo presente- 
mente nel suo intero originale, ho cercato di darlo 
colla massima accuratezza, '-- L'arte dai Pittorici 
Siena era sottoposta al corpo dei Merxìatanti, 



3a 

Statuti TitXV UvU W muovi 
dFioventitti 

ttU'Unno £^tttxxxix. 



.1 nome di Dio omnipotente et della beata vergine 
Maria et di messere santo Giovanni Batista et di niesser 
santo Zenobio confessore et di madonna santa Picpara- 
ta vergine et del glorioso niesser santo Lucha evange- 
lista, padre et principio et fondamento di questa com- 
pagnia et fraternilade, et di tutti santi et sante di pa- 
radiso , et ad onore et a riverentia della santa madre 
Ecclesia, et di messere Io papa et di suoi fratri cardi- 
nali , et di messere lo veschovo di Firenze et del suo 
choricato, et a fructo et consolatione dellanime di tucti 
coloro che sono et saranno di questa compagnia et fra- 
terni là. 

Questi chapitoli et ordinamenti della compagnia del 
glorioso messere santo Luca evangelista , che fanno et 
ordinano quelli deli ìarte de' dipintori di Firenze a sua 
laude et a sua reverenzia et a consolatione dell'anime 
nostre. Et fu trovata et cominciata nelli anni domini 
( Mccc ) xxxvnii a dì xvii dottobre la vigilia del glorioso 
nostro advocato inesser santo Luca evangelista. Questi 
capituli et ordinamenti furono trovati et fatti da buoni 



STATUTI de' pittori FIOREKTirfl 33 

et discreti huomijii dell' arte de' dipintori dì Firenze^ 
al tempo di 

Lapo Cucci dipintore \ 

Vanni Cinuzzi dipintore f Capitani della detta 

Corsino Bonaiuti dipintore i cbompagnia 

Pasquino Cenni dipintore ) 

Segna darignano dipintore \ 

Bernardo Daddi dipintore ( Chonsiglieri della 

Iacopo di Chasentino dipintore l detta compagnia 

Chonsiglio Gherardì dipintore 7 

Domenico Pucci dipintore ) Kanierlingbi della 

Piero Giovannini dipintore } detta compagnia 

Conciò sia cosa che nostro intendimento sia^ mentre 
cbe semo in questo peregrinaggio pericoloso da argo- 
mentare, davere lo beato messer santo Luca evangelista 
per nostro spetiale advocato dinanzi alla maiestà divi- 
na et dinanzi alla gloriosa vergine Maria, cbe sono spec- 
cbio di purità, si convengono servigiali puri et netti di 
peccbato ; ordiniamo ke tutti quelli ke vengbono o 
verranno a scriversi a questa compagnia buomlni o don- 
ne sieno chontriti et cbonfessi de' loro peccati , o alme- 
no chon intendimento di confessarsi il più tosto cbe po- 
trà acconciamente; et ke i Capitani o i kamerlinghi cbelli 
scriveranno, si annuntino loro ciò e beni ke questa com- 
pagnia fa, Et qualunque fìa ricevuto a questa, compagnia 
sia tenuto di dire ogni dì cinque^ pater noster cum cin- 
que ave Maria : et se per dimenticanza o vero per alcu- 
na altra sollicitudine non li dicesse ogni dì, possali dire 
il dì seguente , o quando sene raccorderà. 

Et acciò ke dovutamente si possa conservare al ser- 
vigio del beato messere sancto Lucba evangelista , sisi 
debbia spessamente confessare , et cbomunichare al- 
meno una volta l'anno, se puote fare licitamente. 

Et sia manifesto a tucti ke nostro intendimento si è 
ke questi capituli non leghino niuna persona a colpa, 
T. U. 3 



34 STATUTI dell' ARTfi 

macciascuno adoperi quello buono ke puote o sa se-< 
condo ke Dio ella sua Madre el beato messere santo 
Luca gliele concede per grazia. 

Ordiniamo ke questa compagnia abbia quattro Capi- 
tani et quattro Consiglieri et due kamerlinghi , come 
scripto è di sopra j i quali Chapitani et Chàmerlinghì 
sieno et esser debbiano sempre dell' arte de* dipintori, 
buoni, diritti et leali. E Consiglieri possano essere dell' 
arte et fuori della detta arte, come a loro piacesse; e 
ke i capitani vecchi colloro consiglio innumero di xvi 
si debbiano raunare nella chiesa di Santa Maria Nuova 
la prima domenicha dottobre et la prima domenìcha da* 
prile, et ordinatamente debbano eleggere e nominare 
octo buomini dellarte, et i quattro ke più boci anno 
dì loro rimangbano et debbano essere Capitani. Et i 
detti Chapitani ivi chiamati debano eleggere quactro 
consiglieri , ciaschuno il suo, siccome alloro parrà o 
piacerà , et due kamerlinghi , et debano intrare imaofi- 
cio in kal. dì novembre , e bastino sei mesi innofìcio 
et in kal. di maggio j et abbiano divieto che da ivi a 
uno anno non possano né debbiano avere ninno officio 
Della detta compagnia. 

Et ke i detti kamerlinghi vecchi debbiano et siano 
tenuti di rendere ragione a'Cbapìtani nuovi, chenterran- 
no , de' sei mesi channo tenuto il conto deli' entrata 
et dell' uscita ; et se avesseno fatte spese non licite et 
dovute, ke i detti Chapitani gli debano fare rimettere di 
suo nella detta compagnia, et senogli rimettesse, cbel 
debbiano radere dellibro della detta compagnia, et piiì 
non vi sia. 

Ordiniamo ke ongnì prima domenica del mese vi 
debbiano essere i Capitani e Chàmerlinghì e que' della 
compagnia , et porre il desco fuori , e scrivere quelli 
ke vorranno entrare alla detta compagnia, e fare pagha- 
re soldi tre per anno agi' huomini, et soldi due alle 
donne, e raccordare chi ae a pagare che paghi. 

Anchora ordiniamo acciò chella nostra compagnia sìa 



de' pittori PIORENTIICI 35 

ben sollecitnta di buoni et discreti buomini, cbe dove 
lufficio de' Capitani, Consiglieri e Chamarlingbi durava- 
no semesi, e pò si recbarono aun anno , cbe sopra delti 
ufici si chnvino di quattro mesi in quattro mesi , che 
viene la tratta tre volte. 

La prima tratta si faccia adì diciotto dottobre, la 
mattina e lanno della festa del glorioso mess, sancto Lu- 
ca , nostro avocato , e cominci di primo di novembre. 

La seconda tracta si faccia la prima donienica di feb« 
braio, e comincino luficio di primo di marzo. 

La terza tracta si faccia la prima domenica di giungno, 
et comincino luficio di primo di Lulglio , i quali Capi- 
tani, Consiglieri e Camarlinghi dalla finita dalloro ufìcìo 
a un anno non possano né debbano nella compagnia 
avere alcuno uficio. 

Fu questo capitolo fatto et ordinato negli anni di 
Christo MCCCLXxxvi di diciotto dottobre il dì della festa 
del glorioso Appostolo mess. sancto Luca vangelista , 
nostro protectore , per venticinque savi e discreti huo- 
mini dellarte de' dipintori della detta compagnia. 

A honore e riverenza di Dio è della sua pretiosa ma- 
dre vergene Maria e del beato messer sancto Lucba evan- 
gelista , nostro protectore dinanzi a Dio , e capo di 
questa compagnia. I capitani che furono nel mille tre- 
cento novanta cinque nella fine del loro ufficio del mese 
d' Ottobre colloro consiglio e altri buomini della com- 
pagnia di numero di xxiiii ordinarono cbe ongni anno 
il dì di sancta Maria Magdalena, che adì xxii di Lu- 
glio, si faccia uno rinovale nella cappella di messer 
sancto Lucba, e che i Capitani^ che sieno pe' tempi, deb- 
bano pagare e far pagare a ognuno chi può ovuolo 
soldi due per uno, e che da questi danari si debbano 
dare a' preti e pagare la cera, che al detto rinovale 
si ponesse , come parrà a' detti Capitani che alotta sa- 
ranno, e che tutti quegli che al detto rinovale se ri- 
trovaranno , stieano divotamente con silenzio a pregare 
i Dio per tutti i morti fedeli cristiani passati di questa 



3G STATUTI DELt* ARTE 

yita ,e massimamente per quegli di questa compagnia, 
i quali fussono in purgatorio, che i Dio gli conduca a 
beni di vita eterna. Amen. 



In Christi nomine anien. Anno incarnationis citisdem mille- 
simo quadringentesimo quarto indirlionetertia decima, die teriio 
decimo mensis februarìi actumFlorentie in episcopali curia Flo- 
rentia, presentibus ser Anlhonio lacobi et ser Petro Francisci 
Tieri, INolariis episcopalis curie Fioreniine, testibus ad infra» 
scripta habitis, voratis et rogatis, venerabilis vir dominus la- 
cobus de Caniplo Aricus utriusque iur s doctor, reverendi fn 
Christo Patris et dom. dom. lacobi Dei et aposlolicae sedis gra- 
tia episcopi Fiorentini vicarius generalis, visis suprascriptis ca- 
pitulis et eorum quolibet et eis particulariter examinatis et IC" 
ctis et demum repertis iuxtis, ydoneis et congruis ad predicta 
capitala, ordinamenta et statuta diete solietatis ser Luce ap- 
probavìt et adfìrmaVit, ac mandavitpèr seet suos inofiìcio suc' 
cessores contra dieta ordinamenta et quodlìbet eorum non veni- 
re debere, sed prò approbatis et confirmatis aiiloritate qua fun- 
gitur haberi voluit et mandavit, et dictam soiielatera ydoneam, 
bonam et sufficientem simililer comprobavit. 

£go Laurentius olim ser Angeli Bandini de Florentia, no- 
tarius publicus aique imperiali auctoritale index ordinarius et 
nane notarius episcopalis curie Fiorentine predictis dum age- 
bantur interfui et ea rogaius scripsi etc. 
Arrigo Cenni Popolo di S. Lorenzo * 
Andrea del Passano Pop. S. Michele Berteldi i363 
Andrea Ristori Pop. di S. Brancazio MCCCLiii 
Agnolo di Vanni Pop, S. Piero Maior mccclviii 
Agnolo del Maestro Giovanni pop. S. Paolo i334 
Amadore ISaldi Pop. S. Paolo mcccxlvi 
Agnolo Micheli Pop. S. Iacopo 

AodreaCioni Pop. S. Michele Bisdomini, OrgagniaMCCCLXVin 
Alesso Andrea Pop. S. Reparata mcccxlI 
Ammannaiino Manetti Pop. S. Reparala i34i 
Albizzino Manetti Pop. S. Reparata mcccxli 

• QuestoTruolo^fu dato alla luce dal canonico Moreni.; ho creduto di 
doverìo unire allo~ statuto, a cui ajipartiene. 



DE PITTORI FIORENTINI 3? 

Andrea Davanti, Sellaio, MCCCXLiiii 

Allegretto Mucci mcccxlvi 

Antonio d'Andrea Tafi lacccxLviii 

Andrea Ferri Pop. S. Reparata m«.CcXlVIi 

Andrea Vanni Pop. S. Pietro wcccLi 

Andrea Bonaiuti Pop. S. M, Novella mccclxxmìi 

Ser Arrigo Guidi Pop. di S Michel Visdomini 

Ser Andrea Prete di S. Caterina MCCCxLVi 

Agostino di Ristoro Dip'miore MCCCLvi;!i 

Andrea di Nulo Pop. S. Maria a Verzaia i/itS 

Maestro Ambruogio Pop. S. Liperata mccclXxiii 

Ainbruogio di Baldese Dipintore MCCCCXXiiii 

Andrea di Puccino Dipintore MCCCi.xvir 

Andrea di Giov. Pop. S. Felicità Mccccviiu 

And. di Currado P. S. Ambr. MCCCLXXvnii 

Antonio di Francesco Dipintore MCCCGVii 

Andrea di Pagolo orafo MCCCLXxvilii 

Agnolo Lotto Setaiuolo mccclxxxiiii 

Antonio di Puccio Mccglxxv 

Ant. dì Michele Dipintore mccclxXXviii 

Antj di Cambino Pop. di S. Lorenzo mccccxiv 

Ant. di Giov, Pop. S. Cristofano Mccccxini 

Ant. di Iacopo Dipintore Ischiacina Mccccxv 

Agnolo di Taddeo Dipintore mccclxxxvìi 

Antonio di Lorenio che fa i cieri mccclxxxxi 

Albizzo di Iacopo Dipintore MCCCLXXXXI 

Agnolo di Baldino Dipintore Mcccciili 

Andrea d'AlessO Battiloro Mccccv 

Agnolo di Lippo ohe fa e vetri 

Antonio d*Alesso Battiloro MCCCpviill 

Arcangielo di Cola MCCCCXXI 

Antonio di Iacopo Lorini mccgcxxiui 

Andrea di Domenico Forzerinaio mccccxxi 

Andrea di 3tagio Forzerinaio Mccccxviiii 

Andi*ea di Giusto Dipintore 

Agnolo di Giovanni 

Antonio dell'Ammannato 

Ant. di Bartolommeo Portigiano Mccccxxiiii 

Angiolino di Niccolò Tedesco Mccccxxiiii 

Ambruogio di Nofri 4 S. Lorenzo laccccxxiiti 



38 5TATUT1 dell' ARTE 

Atessand. di Niccolò degli Alberti Mccccxxiiii 

Antonio d'Andrea Corselli Mccccxxiiii 

Antonio di Giovanni 

Ant. di Giul. alla Piazza del Grano Mccccxxim 

Ant. di Bartolomineu a* Uicci MCCCCxxllll 

Antonio d'Intarlato MCCCCxxiiii 

Agnolo di Giusto alia Badia MccccXxilti 

Antonio di Francesco detto (]ooco mccccxmiu 

Andrea dì Piero Sarto MCCCCxxini 

Ant. di Domen. Tomaquinci Mccccxxiiii 

Ser Alesso di Matteo di Fello Notaio 

Anton, di Tommaso detto Mazingo 

Amerigo di Giovanni Antinori 

Antonio Cristofano di Giovanni Nolfi 

Antonio di Stefano Battiloro Mccccxxxv 

Antonio di Giovanni Dipintore Pop. S, Ambruogio Mccccxxxvi 

Antonio di Dino Dipinture mccccxxxx 

Antonio di Iacopo di Ser Francesco mcccc xlìi 

Appollonio di Gio.,Pop. S. F. Mccc^xxxiu 

Andrea di Matteo Dipintore mccccxlih 

Alesso di Baldovinetto Dipintore mccccxlvim 

Andrea di Giovanni Dipintore di Sargìe 

Antonio di Francesco di Boldro 

Antonio di Bartolommco 

Antonio di Mariano Battiloro 

Antonio di Bartolommeo Sargiaio 

Arcangiolo di Iacopo Dipintore 

Antonio di Michele Buti in Borgognissantt 

Antonio di Arcangiolo di Giaiiano Dipintore iSsS 

Antonio di Domenico Dipintore MDXXy 

Andrea d'Agnolo del Sarto Dipintore MDxxv 

Andrea di Giovanni del Fornaio Dipintóre mdxxv 

Antonio di Iacopo Gallo Dipintore mdxxy 

Andrea di Donato Tromba Dipintore mdxxv 

Andrea di Salvi Bambi Dipintore «isxxv 

Ani. di Stefano del Battiloro Dipintore mdxxv 

Andrea di . . . da Brescia Dipintore mdxxv 

Andrea d'Afessandro Sargiaio mdXXV 

Antonio di Gian Simone Dipintore mdxxv 

Agnolo di Cristofano Dipintore mdxxv 

Angiolo di Cosimo chiamato il Bronzino 



de' PiTTOlU PlOREimifl 39 

Nota 

I Pittori Fiorentini facevano parte dell'arte de' Medici 
e Speziali. In confronto collo Statuto Senese sorprende 
nello Statuto Fiorentino la mancanza di ordine e di 
sistema. Sembra che tutti gli Statuti delle arti belle 
fossero stesi con più cura a Siena che non lo furono a 
Firenze. Il Padre della Valle pubblica anche uno squar- 
cio dello Statuto dei Scultori j il quale dev'essere an- 
tichissimo (Lettere Senesi Tom. I. p. 280); cosa si» 
mile non mi fu dato di ritrovare a .Firenze, 

Aggiungo allo Statuto Fiorentino , pubblicato per la 
prima volta nella edizione fiorentina del Baldinucci 
del 1767, e riprodotto poi nella edizione del Piacenza, 
ciò che d' inedito si riferisce ad esso nello Statuto del- 
l'Arte de' Medici e Speziali, esistente nell'Archivio del 
Magistrato Supremo. Il codice è in pergamena; lepri- 
me due rubriche sono dell'anno 1335:, ciò che segue 
dopo, dell'anno 1406. 

Rubr. LXXIX 

A che sieno tenuti e dipintori 

Conciosia cosa che socto larmadure da cavagli di 
cuoio o di ferro gluomini si difendino i; fidino le loro 
persone e vita, e di fuori della città di Firenze sieno 
portati e portensi alla città di Firenze armadure di cuoio 
debili e vili e falsamente facte , sotto la fiducia delle 
quali gluomini spesse volte perdono la persona e la 
vita ; statuito e ordinato è che larmadure da cavallo di 
cuoio si faccino e far si debbino di coiame di bue, di 
vacche, di toro di bufolo, come di consuetudine nella, 
città di Firenze sopradetta, e non di nunaltro cuoio, 
overo daltre bestie o dalcun altra bestia. E che ninno 
dipintore o alcunaltra persona dell'arte predetta, niu- 
naltra persona possa, ardisca o presumala tenere© far 
tenere nelle loro botteghe armadure da cavallo fact^ 



4o STATUTI dell' ARTE 

conlra la forma predetta nella città di Firenze o fuori 
della ciità di Firenze , né esse dipingere o far dipi- 
gnere, né fscte contro la forma predetta raconciare o 
far aconciare, sotto la pena di lire cinque di f. p. per 
ogni armadura e tante volte; elarmadura sintenda testie- 
ra per se, fianchali per se, pectorali per se. E non dimeno 
tali armadure così contra la predetta forma facte sar- 
dino e ardere si debbirto. La pena dell'ardere abbia 
luogo neir armadure facte contra la forma predetta che 
si trovasseno nelle botteghe e appresso alcuno dipintore 
e alcun altra persona della detta arte. 

Rubr. LXXX 

Delle questioni che vengono per la dipintura 

de^ dipintori 

Statuito e ordinato è che se alcuno dipintore dipignerà 
alcuna sala, camera, palco o sporto o muro o alcun 
altro luogo, e del pagamento della detta dipintura 
fusse questione trai dipintore e colui che avesse facto 
fare tale dipintura; e consoli della detta arte possino, 
sieno tenutie debbino eleggere uno o più dipintori, quali 
o quanti vorranno, e quali dipintori possino tale que- 
stione dicidere et terminare in extiniare e dichiarare 
quello che si convenga a tale dipintore di tale dipintura, 
e facta la loro dichiarazione così si debba per loro ob- 
servare e fare ; e che consoli overo il notaro della 
detta arte innanzi a tale dichiarazione da doversi cosi 
far per loro, faccino che della quantità, la quale si 
domandasse di tale dipintura, si paghi al camarlengho 
dell'arte den. vnw per ogni lira. E facta la dichiarazione 
pei: essi dipintori così electi , ci camarlengo delia detta 
arte di tale diricto mieta a entrata sua e della detta 
arte la metà, e laltra metà dia a'detti dipintori così 
elccti ; e chi contrafacesse in lire v di f. p. e tante 
pe' consoli della delta arte sia coudenpnato. 



DE* PITTORI FIORENTINI 4^ 

MCCCCVI. 

Consideranti che da gran tempo in qua a honore e 
riverenza dello omnipolente idio e del signore lesu 
Christo e del Beato Luca Evangelista per la università 
de' dipintori della città di firenze creata e ordinata fu 
et è una conpagnia e congregatione, nella quale è 
usata ragunarsi una volta ogni mese nella casa dello 
spedale di Sca. Maria Nuova di firenze , et quivi in una 
cappella facta e bedificata sottol nome e vocabulo di 
Sco. Luca fare celebrare quel di messe e divini uffici 
in bonore di dio e di Sco. Luca e di tucta la celestial 
corte, e per salute dell'anime degli uomini e persone 
della detta conpagnia morti e delle persone nel diete , 
spedale confluenti, e in quello per lo dirieto morti e 
sepelliti, et che sempre per lo passato per essi huo- 
mini e persone di detta conpagnia da lungo tenpo ia 
qua fu quivi usato nel dì deputato venire e con rive- 
renza, e, come osservanza di riligiorie, esservi e pre- 
sente starvi , «^ a' capitani della detta conpagnia ubbi- 
dire e stare soggetti e ubbidire aloro comandameu* 
ti e monilfoni, è pagare volentieri e puramente quel- 
lo che per loro o per loro constitutioni era ordina 
to in bonore di dio e del decto Beato Santo Luca, e 
in aumento di essa conpagnia ; la qual cosa al presen- 
te meno sollecitamente e attentamente si fa per loro 
ali* usanza degli antichi dipintori , che quivi furono ; la 
qual cosa viene in dispersione della detta conpagnia 
©degli uomini e pèrsone dessa, e ancora della pre- 
detta arte e università, e maximamente in dispiaci- 
mento dell' altissimo signor nostro lesu Christo , la 
qual cosa è potissima ;• e volenti intorno a questo pre- 
vedere acciò che per lo tenpo advenire si segbuiii le 
vestie de' passati nelle buone opera tioni, per vigore 
déllpro ufflcio etc, et oblenuto il partito etc. prev» 
videro, statuirono e ordinato è che per lavenìre ogni 
dipintore della detta città , nella detta arte come di- 
pintore matricolato, ò che per Taveniré si matricolerà 



4 a STATUTI dell' IRTE 

e non dimeno del numero di detta conpagnia, e an- 
cora tucti e ciascunaltri buomini e persone della detta 
conpag^nia, o che per lavenire saranno della predetta 
conpagnia o congregatione , e ancora tucti e ciascunal- 
tri buomini e persone di detta conpagnia _, o ohe per la- 
venire saranno della conpagnia e congregatione predetta, 
dummodo non dimeno sieno matricolati e descripti 
fragli altri matricolati della detta arte , quantunque sieno 
daltro menbro che del membro de' dipintori, debbino 
e sieno tenuti e obligati una volta o due ogni mese 
ire al decto luogo a vedere celebrare e divini uffici, overo 
a fare oblatione e laltre cose quivi usate e necessarie, 
e a ubbidire e comandamenti de' loro capitani , e quivi 
stare e essere presente , secondo che è disposto e ordi- 
nato per le constitutioni della conpagnia, sotto la pena 
dell'arbitrio dell'ufficio del decto capitano da essergli 
lolla , dummodo la pena predetta non passi la quantità 
di denari dodici per ogni volta che non fussono pre- 
senti alla celebratione del divino ufficio predetto, overo 
in ubbidire i comandamenti de' detti capitani fussono 
negligenti e tardi , a essi tali che non saranno pre- 
senti, o non ubbidiranno e comandamenti loro, non 
aventi excusatione legiptima; della quale dicbiaratione 
sì stia e star vollono alla dichiarazione de' detti capitani. 

Ancora che i detti Capitani possino come alloro parrà 
che si convengha e essere di necessità, constrignere 
tutti e ciascuni e de' predetti a pagare ogni anno alla 
detta conpagnia e in subsidio e aumentum delia detta 
conpagnia soldi dieci e per insino nella quantità di s. 
X di f. p. e non più j non dimeno dove vcderanno es-* 
sere de necessità , come detto è , acciò che le cose che 
sono usate di fare nella detta conpagnia si possino man- 
dare a executione. 

Ancora provviddero e comandorno che se alcuno 
de'predetti della detta conpagnia cioè fusse in tal modo 
inpedito che non potesse pagare per lavenire le coso 
aliui comandate pe' detti capitani, overaajente la pena 



de' pittori FlORENTUri 4^ 

nella quale fosse incorso per la ìnobbedientia e inhone* 
sta sua, e messi overo famigli della detta arte sieno 
tenuti e debbino a ogni richiesta de' detti capitani o 
delle due parti di loro essi pignorare, e dalloro pe- 
gnio torre, acciò che paghino le predette cose, sotto 
la pena di soldi xx di f. p. per ogni volta da essere 
alloro tolta , e alloro delloro salario doversi ritenere e 
alla detta arte aplicare. 



patrobant itti MttttxlU 

Il primo volume di questi Statuti, esìstenti neir ar- 
chivio della città di Padova, ora non si ritrova piùj 
le rubriche del secondo sono le seguenti:* 

I* • • » • 

2. De statutis 

O» • • • • 

4. De officio Gastaldiorum 

5. De officio Massarii 

6. De officio Notarii 

7. De officio Decani 

8. De officio fratalee nostre et liberiate sua 

9. De processionibus faciendis 
10. De festivitatibus celebrandis 

W. De iufìrmis visitandis et succurrendis 
12. De mortuis sepeliendis 

* Codice in pergamena di fogli dn({uanta tre; le approvazioni e correzioni 
vanno fino al secolo XVIIL Molti nomi de' pittori furono dati da Monsi- 
gnor Moschini nella sua opera: " Della Origine eie della pittura di Padova^ " 
io vi aggiungerò presentemeute il nome di qualche pittore Tedesco. 



44 STATUTI DELL* ARTE 

13. De ilÌHminariis et elimosinis 

14. De laborantibus et discentibus 

15. De niagistris et laboreriis suìs. 

Questi capitoli mi sembrarono 1 più imperlanti : 

Nemo pingere imagines seu figuras aut coffinos vel 
coriis tergones aut scuta tegere seu aliud quiocunque, 
quod ad pingendi artem pertineat, exercere vel modo 
aliquo facere audeat in padua vel in paduano districtu, 
sive sit civis sive sii forénsis et vagabundus ultra de- 
cem dies, nisisit homo peritus in arte nostra, etscriptus 
in matricula fratalee nostre. 

— Scribi volens in nostra fratalea teneatur, prius- 
quam matriculetur t— solvere prò introita — ; si erit 
magister in arte nostra, et stationem tenere ac prò se 
laborare velit , solvat libr. 5. Si erit homo peritus in arte, 
sed stationem per se tenere non velit — libr. 3, Si 
aiitem erit discipulus adiscens artem nostrani, solvat 
libr. 2. Si vero erit filius seu frater aut nepos ex fratre 
vel (ìlio nalus aiicuius magistri artis nostrae — sold . 
20. Qui autem sunt natione forenses solvant duplum. 

Ad guberandam frataleam nostrani eligantur singulis 
quatuor mensibus per deceni dies ante finem veterani 
officialium — • officiales quinque, videlicet gastaldiones 
duo, massarius unus, nòtarius unus et decanus unus. 

Nullus minor annis 30, possit esse gastaldio vel mas- 
sarius fratalee nostre. 

Ne aliquis centra honorem fratalee nostre comittat 
Siliquani falsitatem, tenantur — gastaldiones nostri quoli^ 
bei mense erigere daos magistros bonos et fideles de 
arte nostra ad penam libr, 40, qiù debeant diligcnter 
perquirere — per staliones et domos omnium ti sin- 
gulorum niagistrorum artis nostrae si falsificatur ali- 
quod laborerium et coffinos putridos et marcidos. 

Infirnius quilibet scriptus in nostra matricula , si erit 
pauper et iacebit in ledo , nec habebit uxorem vel alium 



de' pittori PADOTAiri 4^ 

qui eum visitet nec succurrat, sibi debeat per nostnim 
frataleam visitar! et subveniri ampre dei etc. 

Nuli US magister de fralalea nostra debeat conducere aut 
modo aliquo tenere aliqueni discipulum discentem ad 
standum et habitandum cum eo in domo sua causa 
docendi artem noslram ad minorem termihum quam 
trium annoruni. Et ad tollendam fraudem statuimus, 
— quod — debeat manu notarli pubblici scribi facere 
publicum instrumentum. 

Nullus -r- debeat vendere -^ alicui revendiculo non 
scripto in fratalea nostra etc. Si acciderit quod aliquis 
pauper magister de fratalea nostra haberet aliqua labo* 
reria de arte nostra , quae vendere precio competenti 
non posset —, possit talis magister pauper notificare 
massario nostro necessitatera suara, et offerre vendere 
velie quae habet laboreria fratalee nostfae seu cuicun- 
que magistro de arte nostra. Et tunc noster massarius , 
si nuUus alius de nostra fratalea emere volet, debeat 
ea die vel sequenti facere extimari dieta laboreria per 
duos bonos magistros artis nostre ; qua extimatione fa- 
cta, debeat massarius noster accipere dieta laboreria pre- 
ciò quo extimata erunt. 

Nullus pictor possit —- dare ad Vendendum codìnos 
pictos, cultrlnas, coffinetos, duplerias, ancbonas de li- 
gno vel ad stampam factas, vel ad penellum pietas, 
aut simìlia pietà alicui persone, quae non sit descripta 
in nostra fratalea. 

Nullus magister seu laborans vel discìpulus artis no- 
strae debeat per se vel alium incoriare vel ineboriari 
facere aliquem targonum, pavesum, rotellam vel seu* 
tum de pellìbus seu cartis capretinis. Sed inchorlet et 
ineboriari faciet solummodo de eborio equino seu asi- 
nino vel mulatino aut porcino ', et a parte interiori in'> 
cboriet de eborio pecorino. 

Laborerium aliquod cuiuscumque conditionis precii 
etc, pertinens ad nostrani arteni , debeat nemo portare 



46 STATUTI de' pittori PADOVANI 

de alieno dìstrictu ad cÌTitàtem vel distrìctum padue 
causa vendendi. 

I pittori Tedeschi , de' quali feci cenno , trovo regi, 
strati in questa maniera : 

Nicholaus tbeotonichus dìscìpulus magistri franzi- 
scho * pictor de sca. malgarita. 

Sogelmo de fiandra de maligna per lavorente de bar- 
tolomio chofanaro. 

Martin da chollogna dalé magna a dì 1 7 decbr. 1 485. 

Magistro rigo todescbo intrato in te la frara per 
magistro. 

* Squarcioae. 



CARTEGGIO 



EC. 



d' artisti 



eaitcggio l>»^tt(0tt 



N. I 



JLJa Balìa di Firenze a Antonio Francesco Scala ca« 
pitano di Borgo S. Sepolcro. Da Firenze 19 Novem- 
bre i5oo e Archìvio delle Riformagioni di Firenze, 
Lettere di Balìa filza 94) 

Antonfrancesco Schala Gapilaneo bargi ; die 1 9 Nov. 1 500 

Noi mandiamo costà Maestro Giuliano da S. Gallo 
perchè veggha et examini conte si possino reparare 
quelle parte di cotesto luogbo , delle quali noi pariamo 
techo particularmente avanti la partita tua di qua. — Di 
quanto vi risolverete darai adviso; et lui sene potrà 
tornare ben informato per referirne a boccba, acciocbè 
quanto più presto si potrà , sì metta mano allopera di- 
segnata. 

Nota 

Eidera 29 Novemb.: Questo dì per Giuliano da Sto. 
Gallo babbiamo ricevuto la tua de'26. àcci piaciuto in- 
tendere la diligentia sé usata per te circa il disegniare 
quello si potessi fare de' ripari in fortificatione di co- 
testa nostra città ; et parlato con Giuliano , et visto il 
disegnio faremo et matura et optima deliberatione 

(I.C.). 

T. a. * 



5o CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N." II 

La medesima allo stesso. Da Firenze 7 Dicembre 
i5oo CL c.}^ 

Antonio' Francesco de Scalis Capitaneo Burgì 7 
Decbr. 1500. 

Per questa tua del 2 del presente restiamo advisati 
del desiderio, che hanno cotesti nostri huomini, che si 
metta ad effecto il disegno facto per Giuliano da S. 
Gallo, il quale molto diligentemente ha examinato tutto 
che si possa fare; et siamo in animo indubitatamente 
persequire a quanto da lui ne siamo consigliati , et se- 
condo intendiamo ricerchare il bisogno della terra. Ma 
vedendo li tempi della qualità che sono^ non ci pare 
che si possa di presente mettere mano ad trassinare cal- 
cine, ma solamente si potrebbe fare qualche votamen- 
to di fossi , o abbassamento di mura^ o voltare d^aqua^ 
come è intra li suoi disegni. 

N.* m 

La Signoria di Firenze a Neri Acciaiuoli podestà 
di Empoli. Da Firenze io Maggio i Boi (Archivio 
e. Lettere della Signoria Jilza 108 intitolata "Re- 
gistro di lettere ad ufflziali della repubblica i5oo 
— i5oi"). 

Nerio Acciaioli potestati emporii x Maii 1501 

Noi havemo concesso a Simone Ferrucci e Giuliano 
da S. Gallo che levassino di costì nostre artiglerie^ et 
le conducessino verso il mugello. Ma bavendosi di poi 
monstro quello che è successo essere piiì appropos/to 
restino costì ^ voliamo facci intendere ec. ec. 

Nota 

Pàtens 
Priores ec. ec. Singulis atque universis Rectoribus, 



CARTEGGIO EO. D* ARTISTI 5l 

oflìcìalibuS; conimissariis ac nostrae reipl. subditìs quibus- 
cumque Salutem. Confidando nelle virtù et buone qua- 
lità di Galiano da Sangallo , della presente estensore, 
volendo noi condurre certi pezzi d' artigleria del chrmo. 
Re di Francia per il^ nostro dominio — , lo habbiamo 
electo in nostro commissario a decto effeclo. Onde vo- 
liamo et expressamente comandiamo cbe circha del con- 
ducere delle artiglerie •— , essendo voi et ciascuno di 
voi richiesto ^allui , d* buominì , buoi , guastatori , ca- 
vi, ferramenti, et d' ogni altro adiuto, gle li prestiate 
et prestar facciate, non altrimenti che si noi proprii 
particularmente vi comandassimo. 

Ex Palatio nro. xu lunii 1501 (l. c.J. 

La lettera della Balìa a Simone Ferrucci e Giulia- 
no .da S. Gallo è questa : " 10 Maggio 1501 . Simoni 
de Ferrncciis, luliano Sto. Gallo. Questa mattina si 
scripse al potestà è commissario di costi che facessi 
fermar voi di lavorar costì sopra le artiglerie, et che 
le fermessi, e non conducessi più avanti. Hora inten- 
dendo come le genti del valentinese sono più presso 
non stimavano, e perchè non vovrefmo domandando- 
cela in presta , haverglila ad concedere, né denegare, 
vi commettiamo — con ogni celerità et prestezza di 
sotterarle, metterle in qualche altro luogho secre- 
to — ; e se per più securtà vi paressi da metterla in 
arno, lo farete ** fi. e. lettere della Balìa filza 96 J. 

Seguono poi altre due lettere a Neri degli Àcciaiuoli. 

"11 Maggio 1501 : Nerio de Acciaiuolis potestati et 
Simoni de Feruccis Commissario 
— • Giuliano da S. Ghallo ritorna in costà, mandato 
da noi per conto delle artiglerie, al quale baviamo da- 
to libera permisione ne faccia quanto e' giudicha sia 
bene per salvarle : siche fategli prestare tucti quelli fa- 
vori vi ricerchassi " C l. e, filza 97 J. 



2 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

"11 Maggio 1501 Nerio de Acciaiuolis Polestati Èm- 
porii: — perchè noi intendiamo essere necessario costì 
di uno scarpellino, ti mandiamo dolo , al quale farai 
fare pallottole secondo V ordine di Giuliano da Sto< 
Gallo *' (l. e. ). 

N.o IV 

Pier Tosinghi e Lorenzo de' Medici ambascia lori 
in Francia alla Balia di Firenze. Da Lione 22 Giu- 
gno i5oi (Archivio e. Lettere alla Balìa filza 65 J* 

Pier Francesco Tosinghi .") Oratores apud Cri- 
Lorenzo de Medicis ) stianissimum . 

22 Giugno 1501. El maricial de Gie mostra essere 
affezionato alla Città, et chon grande istanzia ci ha 
preghalo che noi schrivamo alla Signoria Vostra chellui 
desiderebbc che segli facessi gittare una fìghura di bron- 
zo duno davitte, chome quello che nella chorte della 
Signoria Vra. * , che lui pagherà la spesa ; ma chredo 
bene chello dicba chon animo gnene sia fatto uno 
presente . 

Nota 

Già in altre circostanze il Monsignore di Nemours 
aveva manifestato il suo amore per oggetti d' arte» 
Scrive la Signoria il di 10 Novembre 1499 agli amba- 
sciatori fiorentini a Milano: 

" Le teste che si sono ordinate per il Marecial di Gies 
sono nove, septe di marmo e due di bronzo, tra quali 

* " Ricercato da Pier Soderini , suo graude amico , gittò di bronzo una 
statua grande al naturale , che fu mandata in Francia , e similmente un 
David col Colia sotto ( dofc ? ). Quel che si vede nel mezzo della corte 
del Palazzo de' Signori , è di mano di Donatello. " - Condivi. - . ,La sta- 
tua di Donatello si trova ora nella galleria degli Uflizi , stanza de' bronzi 
uiodemi. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 53 

dicono essere quella di Carlo Magno. Le facciamo ras^ 
sellare et incassare, et seguirassene da poi quello clie 
voi cene scrivete (Ardi, e. Lettere della Signoria 
filza 103;. 

N." V 

Isabella marchesa di Mantova al cardinal d' Este, 
Da Mantova 3o Giugno i5o2 f Spogli del Signor 
G. ArrivabeneJ. 

Domino Cardinali Estensi 

Rme, in Christo pater et Ille. Dne. Frater honoran- 
dissime. Lo Signor Duca de Urbino, mio cognato, 
aveva in casa sua una Venere antiqua de marmo pic- 
cola , et così uno Cupido , quale gli donò altre volle 
lo Illmo. Sr. Duca de Romagna. Son certa che questi 
insieme cum le altre cose siano pervenute in mano 
del predecto Sr. Duca de Romagna in la mutatione del 
Stalo de Urbino. Io che ho posto gran cura in reco- 
gliere cose antique per onorare el mio studio , desi- 
deraria grandemente averli ; ne mi pare inconveniente 
pensiere , intendendo che la E. S. non se delecta molto 
de antiquità , et che per questo facilmente ne compia- 
cerà altri. Ma perchè io non ho domestichezza cum lei 
di sorte che senza mezzo possi assicurarmi de ricer- 
carla de simile piacere, me parso de usare de la aucto-r 
rità di V. S. Rma., pregandola et dimandandoli di gratia 
che la vogli et cum litere et cum messo richiedere in 
dono dicti Venere et Cupido cum tale efficatia che lei 
et me siamo compiaciuti; et serò ben contenta, pa- 
rendo così a V. S. Rmà. , che la dimonstri volerli per 
me, et chio gli abbi falla grandissima instantia, et 
mandato questo cavallaro a posta , come facio j che 
per un' apiacere et gratia non poterla ricevere \d ma- 
giore da S. E. et V. S. Rma. , alla quale mi raccoman- 
do. Mantue 30 lunii 1502 

Isabella Marchionissa Mantue 



54 CA&TEGGIO EC. h' A&TISTt. 

Nota 

Questa lettera, a cui pressoché simile esiste un'altra 
diretta a Lodovico Balneo, ci fissa l'epoca del Cupido 
di Michela f/nolo _, creduto antico , come si vede , dalla 
marchesa Isabella. Ma che ella si accorse presto dello 
sbaglio, mostra un'altra lettera di lei al marchese Fran- 
cesco del 22 Luglio 1502: " Non scrivo de la belleza de 
la Venere, perchè credo che V. S. l'habbi veduta, ma 
il Cupido per cosa moderna non ha pari" ( È originale 
ìiella biblioteca pubblica di Mantova J, 

N/ VI 

La Balia di Firenze, a Girolamo Pilli. Da Firenze 
3 Giugno i5o2 C Arch. e. Lettere della Balia filza 
102, segnata: "Lettere dettate da N. Machiavelli" J, 

Hieronymo de Pillis Comissario Liburni 

— Restiamo ben admirati che ha vendo noi mandato 
con la pagha de' 28 d'aprile passato la pagha di luca 
dei Caprino , Ingegnere da Septignano , et essendosene 
venuto quello di molti innanzi , et per questo non lie- 
ne havendo paghàti , che tu non cene babbi scripto nul- 
la che ti sieno rimasti tali danari in mano ec. ec. 3 
ianii 1502. 

N/ vn 

La Signoria di Firenze agli Ambasciatori Fioren- 
tini in Francia. Da Firenze 2 Luglio i5oi f Arch, 
e. Lettere della Signoria filza 107). 

Oratoribus apud christianìssimum Regem 2 lui. 15Ó1 

Noi abbiamo cercato di chi possa gittare una figura 

di Davit, come voi rìcerchate per il Maricìal di Gies, 

e ci è boggi charestia di simili buoni maestri; pure non 

si mancherà di ogni diligentia. 



CARTEGGIO EC. W ARTISTI 55 

** n Marescial deGie, " cosi rispose il Tosinghi alla Balìa 
il 17 Luglio, " ogni dì mi solecita che io richorda alla 
Signoria vra. el desiderio suo di quello davitte, e mostra 
desiderarlo assai " fi. e. Lettere alla Balìa ', filza 66). 

Nota 

Questa figura fu allogata a Michelagnolo il di 12 
d'Agosto 1 502 : •" Locaverunt ( i Signori ) Michelagnolo 
Ludovici Bonaroti de Florentia et scultori presenti ad 
facienduni unam Bguram unius Davit alti brachiis duo- 
bus et uno quarto alterius brachii incircha bronzi, in- 
fra tempus sex mensium proxime futurorum, prò ea 
mercede qua declarabìtur post perfectam dictam figurara 
per duos amicos córamunes etc. , cum hoc quod dicti 
Magnifici teneantur ad presens dare dicto Michelangelo 
totani materiani et ulterius fior. 50 largos auri in au- 
rum prò parte mercedis predictè. Et quam figuram di- 
cti Magnifici domìni dixerunt se:,ve!lefacere fieri prò 
donando illam Marischali de Gie.etc. , et postquam finita 
fuerit figura predicta eidem Michelangelo solvere re- 
liquam mercedem {Deliberazioni della Signoria di 
detto annoj, 

N." Vffl 

La Balia di Firenze a Antonio Tebalducci e Ala- 
manno Salviaiti. Da Firenze 17 Ottobre i5o2 ( Arch. 
e. Lettere della Balìa Jilza loi segnata: "Lettere 
dettate da N. Machiavelli "J. 

Comissariisaretii^j"/^^!;;^^^^^^ 17 0ttob. 1502 

Magnifici ec. ec. la principal cagion di questa nostra è 
per commettervi, avanti che parte di costì Giuliano da 
S. Gallo per ritornarsene in qua , voi li comandiate si 
transferisca Una al H^r^o a Giovanni Ridolpby, il quale 



56 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

più volte ci ha ricerco di un simile huomo per dise- 
gnare in quello luogo certe difese et reparationi; et con 
questa sarà una lettera nostra al prefato Giovanni, la 
quale al partir di Giuliano voi li darete, perchè contie- 
ne laudata sua là, e perchè cagione. 

Nota. 

Si riferiscono a questa lettera le due seguenti (/. e): 

" Comissariis aretii Antonio Thebalduccio etc. 12 Ot- 
tobre 1502: Di questa sarà aportatore luliano da San- 
gallo, del quale voi costì vi possiate valere per inge- 
gniere in tutto quello vi scadessi ; e lui ha ad obedire 
a voi in ogni cosa; habbiamoli dato qui fiorini 6 d'oro 
per conto del suo salario : valete. " 

Ai medesimi 13 Ottobre" Habbiamo questa sera ri- 
cevuta una vostra di dì XII; e per rendere particular- 
mente vi si dice, come habbiamo expedito Giuliano dà 
sangallo, e di Luca del Caprina non ci essere potuti 
servire per non lo bavere mai trovato qua. Servitevi di 
costui di quanto e' saprà* 

N.* IX. 

Antonio Tebalducci alla Signoria di Firenze. Da 
Borgo S. Sepolcro 19 Ottobre i5o2 (Arch. e. Let^ 
tere alla Signoria filza 54). 

È originale 

Dal Borgho 19 Ottob. 1502 

Questo dì è stato qui Giuliano da S. Gallo insieme col 
quale sono ito veggendo il bisogno di questa Roccha , 
et delle mura, et delle porte; et da lui a boccha V. S. 
meglio intenderanno tutto , che lui dice altra volta es- 
serci stato, et baver costì el disegno di tutto. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 5'J 

Nota 

Poco tempo dopo fu diretta la seguente lettera alla n 
Balìa da Giovanni Rodolfi e Niccolò Sacchetti; 



'.* 150|. 25 



lann. Johannes Rodulphus,^ 

Gapitaneus ^ Gommissarii 

Nicolaus Sacchettisj potestas,} 

— Sì scrivessi a V, S. che rjmandassino qui , quanto più 
presto meglo , Giuliano da S. Gallo cum quel modello 
che lui fece (per il Cassero Jj quando ci era Alaman- 
no Salviati ; in sul quale fu disputato et discusso da lo- 
ro et hmitato et acconcio molte cose, quali parevano 
loro a proposito, et rincoravasi il prefato Governatore, 
sendo di nuovo in su decto modello tutti insieme cum 
decto Giuliano et etiam cum maestro Antonio daOrie- 
ve, che ne ha facto un altro : il quale sarebbe bene fus-. 
se anchora qui di risolversi a fare, cum mancho spesa 
si potrà, andando drieto a quel che è facto, una cosa 
forte et utile et honorevole per le S. V. j però quelle 
quanto più presto possano mandino tutto. d'Arezzo» 
( Arch. e. Lettere alla Balìa filza 67 J. 

N." X. 

Alamanno Salviati alla Signora di Firenze. Da 
Arezzo 21 Ottobre i5o2 (Ardi, e. filza e), 
È originale 

21 d'Ottobr. 1502 

Sarà di questa apportatore Giuliano da S. Ghallo, il 
quale insieme colla S, del ghovernatore — hanno ri- 
tracto di quel tanto si può fare per mectere questo 
chassero in forteza ; il quale il decto Giuliano ne por- 
terà alla S. V, el disegnio . Quelle sene risolvino, quanto 
prima meglio , perchè quelle hanno affare di^engnio di 
bavere a mantenere questo luogbo, o con una expu- 
gnabile fortezza. 



58 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Nota 

Tanto questa lettera , quanto quella N.° IX, vengono 
spiegale dalle lettere antecedenti di questa filza; 

" Il Comissario Antonio Tebalducci in Arezo 14 
Ottob. 1502. È arrivato qui questa sera Giuliano da S. 
Gallo , quale è suto per questo Chassero , et domani 
si mecterà alla opera sua : et. quel tanto dicba lui , et 
questi vostri conductori et noi ci risolvereno , lo ripor- 
terà alle S. V., in modo che farà vedere collo occhio; 
et quelle sene risolveranno secondo che allora parrà. " 

Alamanno Salviati alla Signoria. "17 Ottob 1 502. Qui 
è venuto Giuliano da S. Ghallo per archittectore , et 
della Ciptadella va e disegniando e misurando tanto ^ 
che io Alamanno dubito che non mecta tante cose in* 
nanzi a S. V. alla tornata sua^ che non facciamo delle 
usate nostre, che non si faccia né Tassai, né il pocho. 
— Giuliano sarà costì, et vi farà tochare con mano. " 

II medesimo alla stessa: "19 Ottobr. 1502. Intendia- 
mo per la di V. S. de' 1 7 ( lettera Fili di questa colle- 
zione ) , desiderano Giuliano da S, Gallo si transferisca 
fino al borgo, quale questa mattina è partito per là, et 
el ritorno suo doverà essere domani; et di qui sar^ 
spacciato el medesmo dì, et sene verrà costì cum la 
resolutione facta di* questo cassero et cittadella, et etian- 
dio di questa terra di San chimenti " . 

N." XI 

Gli Ambasciatori fiorentini in Francia France- 
sco Soderini e Luigi della Stufa , alla Balia di Fi- 
renze. Dal Castello di Loches i4 Decembre i5oa 
( Arch. d, Rif. y Lettere alla Balìa filza 70 j. 
È originale 

Francescus de Soderinis episcopus Volterranus et A- 
loysius dalh Stufa etc. oratores 14. Dicbr. 1502. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 5g 

Ricordiamo a V. S. far solllcitare la figura del Mare- 
sciai di Gie^ il quale la desidera assai, et mostrasi tanto 
affectionato che meriterebbe molto più. 

Nota 

" Die ultima Decembris 1502 oratoribus in Gallia — 
La figlerà del Maricial di Gies si sollecita ogni dì ^ e 
si è pagata la maggior parte del costo ; ma, come voi 
sapete, dalle cose de' pictori et sculptori si può mal 
promettere cosa certa j però non vi diciamo quando hab- 
bia ad essere facta. Sòlliciterassi con maggior instan- 
tia, et si farà ogni diligentia di expedirla presto " -r 
e lettere di Bàlia, filza 105 J . 

" Eisdem 28 lann. "iSOl ( l. e, ) Ia figura del Ma- 
ricial non si intermette punto; né anche si cessa di 
pensare in che modo si babbi ad satisfare alli heredi 
di Beaumonté. " Questa lettera, sembra la risposta ad 
una lettera degli ambasciatori del 13 Gennaio, i quali 
avevano scritto " la figura del Mariscial de Gies, pur- 
ché si facci, per uno mese più o meno non darà noia; 
purché non sia dimentichata ,. come questo Signore ha 
dubitato più duna volta " fi, e. Lettere alla Balìa j fil- 
za 66 J, 

" Oratores 12 Aprii, 1503. Il Marescial de Gie non 
può più desiderare la sua figura, et poiché la spesa 
là condocta dóve intendiamo essere suta tante, volte 
promessa, V. S. sene faccino honore mentre che può 
essere grato el dono " ( l. e, filza 72 . Lettere alla 
BalìaJ, 

N.« XII 

La Balìa di Firenze agli Ambiasela tori fiorentini 
in Francia. Da Firenze 3d Aprile i5o3 T-^rch. e. 
Lettere della Balìa filza io5j. 

Oratoribus in Gallia 30 Aprii. 1503 

La figura del Maricial di Gie sarà fornita a S« 



6o CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Giovanni, se il Maestro Mo. C Michelagnolo J ci terrà 
fermo la promessa sua, la quale non è molto certa, 
atteso e cervelli di simile genti; et perchè havessi ca- 
gione di sollecitarla , hieri seìi data nuovi danari. Bi- 
sognerà che si pensi ad condurla dilà da' monti, perché 
è charico di più dun mulo, et bisogna carreggiarla per 
terra et condurla per mare . Se Sua Signoria havessi 
commodità di questo ultimo, ne adviserete ; et haven- 
dosi ad carreggiare per terra , noi non vorremo havere 
ad pigliar charico di farlo infìno dilà da' monti. Pen- 
sate et ordinate con dextreza qualche modo, che sene 
babbi men briga che si può. 

Nota 

Gli Ambasciatori alla Balìa 19 Giugno 1503. " -^ El 
Marescial di Gie, che bora è Duca di Nimers, per ba- 
vere preso per donna una sorella di quel Signore -^ 
che morì nel Reame, .— ha ordinato qui a grandio loren- 
tino, mercante di questa terra, per la prima commodità 
li facci levare la figura sua da livorno; però V. S. la 
faccino expedire presto e condurla là, che vi rispiar- 
merete et spesa et brigha (" Lettere alla Balìa , ///- 
za IZJ, 

Le Balìa a Alessandro Nasi 19 lui. 1503: " La figura 
del Maricial di Ges — si sollecita, ma non si può per 
la natura del Ihuomo et la qualità della cosa expedirla 
in pochi dì. Una volta il Maricini di Ges la può met- 
tere ad entrata , et credere che per noi non mancha 
di sollicitare il condurla al fine " (Leti, della Balìa 
filza 106;. 

" In Macone. 25 Agosto 1503, Alexander Nasius ora- 
tor. — Ogni dì el decto Nemors mi priegha voglia scri^ 
vervi si dia fine alla figura sua. V. S. la faranno avan- 
zare per ogni respecto *' (Leti, alla Balìa filza 15 J. 

" Monsignore di Nemors , scrive Niccolò Valori, in 
quel tempo ambasciatore i» Francia , il 23 Febb. 1 50 3 , 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI Gì 

ricorda el suo Davit, e mostra desiderarlo assai , e vor- 
rebbe che una volla si conducessi allivorno. Le V. S. 
si degneranno dirmi quello che io li babbi a risponde- 
re " ( Lett. alla Balìa, filza % J. 

•" Idem 1 Aprii 1504 -^ Lo amico del Davit solle- 
citava et non senza cagione: vassene alli stati sua, et 
ancora che e' sia un pezo che io ne babbi notitia , non 
hho prima voluto dare advìso che io lo vegha, che do- 
mattina parte " — { t, e. J* 

N. xm 

La medesima ai Comraessari del campo cohtra Pisa. 
Da Firenze 26 Giugno i5o3 ( Arch . e. Lettere 
della Balìa filza 1 07 ). 

Die 26 lunii 1 503 Commissariis in castris contra Pi- 
sanos. 

E' sarà exhibitore della presente M.* Luca del Caprina, 
il quale noi mandiamo costà per conto della verrucola . 
Havetelo ad voi , et examinerete quello sia necessario 
a tale opera; et delle cose che vi bisogneranno Vi in- 
gegnerete valervene di costà di più che vi sarà possi- 
bile, per dare manco briga a noi — . 

Et però vi ingegnerete non si perda punto di tempo, 
et parendovi el sopradicto Luca ad proposito ad con- 
duiTe tale opera, come si dice, non celo rimandiate 
indrieto , ma subito commincerete ad lavorare , dando a 
noi delle cose che vi mancassino notitia particularissima. 

Nota 

" Eisdem die XII lunii 1 503. In risposta alla vostra 
di hiersera data ad bore 24, vi diciamo quanto ad Giu- 
liano da sanghallo et alla rassegna per cotesta gente—, 
che domani di buona bora si manderà l'uno e l'altro. ** 

" Eisdem XIII lunii 1503 . Giuliano da S. Gallo non 
sendo in termine da potersene valere, non vi si manda. 



Ga CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

bisogna facciate con cotesti maestri vi troviate costà il 
meglio potete (filza e, ). " 

" luliano de Lapis Commissario Vici, 10 Oltob. 1503. 
Exhibjtore della presente sark Lorenzo da monteaguto ^ 
il quale noi habbiamo electo in luogo di Maestro Luca 
del Caprina , per dare perfectione alla opera della ver- 
rucca " (filza 110). 

N.» XIV 

Francesco Guidacci alla Balla di Firenze. Dal Cam- 
po contra Pisa 24 Luglio i5o3 (Ardi. e. Lettere alla 
Balìa). 

È originale 

Ex Castris Franciscus Ghuìduccins 24 lui. 1503 
— Appresso fu qui hieri con una di V. Signoria A- 
lexandro degli Albizi insieme con Leonardo da Vinci 
et certi altri, et veduto el disegno insieme conel gho- 
vernatore, doppo molte discussioni et dubii conclusesi 
che lopera fussi molto ^d proposito, o sì veramente arno 
volgersi qui, o restarvi con un canale, che — almeno 
vieterebbe che le colline da nimici non potrebbono es- 
sere offese j come tucto referiranno lóro a bocha a V. S. 

N.' XV 

La Balia di Firenze a Giuliano de' Lapi. Da Firenze 
i3 Gennaio i5o3 (Arch. e. Lettere della Balìa 
filza 109 ) 

luliano de Lapis ì ^3 ia„„. ^503 

Comissario Cascmae ) 
E sì trova qui uno Andrea dal monte a Sto» Sa- 
vino , scultore, quale ha lavorato certe Ogure di marmo 
per Genova ; et per condurre decte figure , che saranno 
dua, a luogo destinato, ha obtenuto salvocondotto da'Pi- 
sani , per mezzo de' Genovesi , di poter condurre dccte 



CARTEGGIO EC. ì)' ARTISTI G3 

figure in Pisa , donde saranno di poi levate da' genore- 
si , per una scafa di Fiorentini con huomini 8 dal por- 
lo ad signa. — 

Nota 

I Dieci di Balìa danno l'ordine a Giuliano de' Lapi 
di lasciar passare le suddette statue, le quali, rappre- 
sentanti un S. Giovanni Battista ed una Madonna col 
suo Figlio , si vedono ancora nella cappella di S. Gio- 
vanni Battista nel Duomo di Genova. Il Vasari parla 
" d'un Cristo e. d'una nostra Donna, ovvero S. Gio- 
vanni^ lavorati secondo lui a Genova, 

[N,' XVI 

La Balìa di Firenze a Niccolo Zati. Da Firenze a8 
Marzo i5o4 ( ^rch. e. Lettere della Balia filza no). 

Nicolao de Zatis commissario Gastricari 
28 Mart. 1504 

Viene costi Antonio da S. Gallo per mandato da' Ca- 
pitani di parte per conto delle muraglia che si disegna 
fare ih cotesta forteza. Allo adrivare suo farai chel in- 
tenda tutto, et che vegga quello si può fare; adciò 
che alla tornata sua venga bene instruìto di tutto , et 
ne possa fare modello , et ritornare in costà, et mecte- 
re in opera quello sarà indicato di farsi. Così li farai 
vedere li fossi si fanno adovandola, adciò che possa 
instruire et indrizare anchora quella opera. 



64 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N.« XVII 

Antonino Giacominì commessario contro la città di 
Pisa alla Balìa di Firenze. 7 Giugno i5o4 f Arch. e. 
Lettere alla Signoria y filza S'] , intitolata: ** Minuta- 
rio di Antonio Giacomini comessario contra la città 
di Pisa i5o4 " ). 

Alli Signori X a dì 7 Giugno 1504 

Questo medesimo di per Antonio da S. Gallo sotta 
brevità se scripto a V. S. , et hier sera similmente per 
via di Cascina, perchè non si rispose a quello che quel- 
le ne ricercaveno, per haver Io hauto un poco di febre; 
né si mancò però di consultarne cum tucti questi Si- 
gnori et Condoclieri, quali unitamente, salvo el S. go- 
vernatore, si resolseno in uno medesimo iuditio. — 
Di questo — senestruito antouìo da S . Gallo et cum 
disegno, talmente V. S. potranno gustar tucto. 

Nota 

Del medesimo Sono le seguenti lettere di data ante- 
riore ( l. e. ) 

" 2 Giugno 1504 — Questa mattina venne Antonio 
da S. Gallo, quale sé dipoi mandato a Librafacta col 
S. Governatore per pigliare appuntamento come s'hab- 
bia aconciar Librafacta". 

" 3 Giugno 1504. ■ — Questo giorno di nuovo é stato 
Antonio da S. Gallo a Librafacta, quale ha bene revisto 
et considerato ; et niente di manco non é risoluto in- 
sieme col S. Governatore come s'habbia a fortificare 
oltre a quello era. — Sarà con questa uno disegno co- 
me sta librafacta di mano d' Antonio da S. Gallo. " 
(^ vi manca il disegno J 

" 7 Giugno 1504. Venne, come sanno V. S. , An- 
tonio da S. Gallo per vedere Librafacta, dove è sta- 
to 3 o 4 volte ad examinare quello sì possi fare in dco. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 05 

loco per forza depso, el tucto ha consultalo insieme con 
S. Governatore. Tornando in costà farà la via della 
verrucola, per vedere se vi manca nulla. " 

Nel medesimo tempo Alessandro Vaza ni credette ne- 
cessaria la presenza di Antonio da S. Gallo a Marradi , co- 
me lo vediamo da questa lettera: "Ex Marradio die vi 
lulìi 1504 — Ma ben desidererei, come ad li anteces- 
sori vostri ne scripsi, che a vostre S. piacessi, come le 
preterite dettono initio , di mandarmi Antonio da San- 
gallo ad vedere le occorrentie della prefata roccha " 
( Lettere alla Balìa , filza 81 ). 

N.' XVIII 

Antonio Tebalducci alla Balìa di Firenze. Dal Cam- 
po presso Colignola ii Giugno i5o4 Yvj/rc^ . e. Let- 
tere alla Balìa filza 80 J. 

È originale 

Ex Castris apud Colignolam die xi lunii 1504 Anto- 
nius Thebalduccius. 

— Doverranno di poi V. S, haver hauuto ad se j4n- 
tonio da S. Gallo j del quale haranno ritraete el pa- 
rere del S. Governatore et di questi altri Signori circa 
al pigliar la posta per tenere strecti li inimici, et fare 
el bastione di Stagno, et sicurare la strada di Livorno; 
quali tutte cose se si hanno a fare, non si vorrebbe 
perder tempo , maxime di fare el bastione , rispecto 
all'aria trista. 

Nota 

' — " El perchè, rispose la Balìa il 12 Giugno, noi 
non siamo anchora stati con antonio da sangallo per 
volere lui prima fare certo disegno del paese, non ti 
possiamo scrivere alcuna cosa né del bastione né del 
modo del proceder vostro " f Lettere della Balìa 
filza 113). 

7. u. S 



6G CARTEGGIO EC. d' ARTJSTl 

EJdem 23 lulii 1504. " Sarà aportatore di questa 
Filippo da seplignano, scalpellino, con altri 4 suoi 
pari, cbe sono per adoprarsi nella verrucola et in lih- 
brafacta — ( l. c.J. 

Nel " Registro di lettere d'Antonio Giacomini , Com- 
missario in Campo contro la Città di Pisa 1505 ", trovo 
nominati i seguenti scarpellini, venuti da Firenze a dì 29 
d'Agosto: "Bernardino d'antonio capomaestro , Orfeo 
di lodovico, Filippo d'andrea da settignano, Giovanni 
di piero d'agnolo, Girolamo di piero d'agnolo, Fresino 
chiment.i, Giolino di Ciolo, lacomo di bartolo, Ago- 
stino di stoldo, Baptista di Simone di luigi, Bernardo 
di lacomo , Bruno di lacomo , Giusto di bastiano , Ra- 
phaello di macteo, Girolamo d'Antonio di pippo, Ba- 
ptista di Girolamo, Meo di cbimenti, Rapbaello di bruo- 
gio, Iacopo di macteo, Giovanni di piero, Domenico di 
macteo, Cbimenti d'antonio, Niccolò di Giovanni, An- 
drea di bertino , Francesco di maso. " (^Lettere alla Si" 
giwria j filza 61 "), 

N. XIX 

Federico Calandra a Francesco Gonzaga marchese 
di Mantova. Da Mantova 22 Agosto i5o4 (Spogli del 
Signor G. Arrivatene ). 

È originale 

Illmo. Signor mio. Io ho facto cavare la colubrina fora 
del pozo, et per fare il debito mio mi è parso notificare 
a V. E. come ella sta . Io gli ho ritrovato dui defedi, li 
quali non credo siano causati per malizia de alcuno, ma 
per ignorantia: uno di difecti si è, che io la ho retro- 
vata scaveza de sotto dalla cornice; de questo io non 
scio a chi dare la colpa, se non che essendo zetata de 
fresco che gli era Alexio, et tutti quelli che me visteno 
zelare, essendo ancora il metallo tenero, raaistro Con- 
stant ino volse rompere il melalo che gli era supra li su- 
spiri, et gli dete cum una levira flievaPJ; et io me 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 6^ 

turbai cum lui , benché io credo che lui lo facesse a fin 
de bene, pure io credo che quella sia stata la causa; ma 
a quello io gli provvedere rezetandoli una cornice, e la 
Colubrina non se ascurtarà se non tanto come è grossa 
la balota. L'altro difecto si è che quando loro misero il 
maschio nella forma , benché io gli era continuamente , 
ma non potea andare a vedere il fatto mio, ma sempre 
gli racordava che guardasseno ad incassarlo insto, et loro 
me disseno averlo incassato iuslissimo; ma alla bocca vi 
è un dito più da uno canto che dell'altro, per quello io 
credo che ella sia de pezo, perchè io scio chp de die- 
tro non pò essere che il maschio non sia in niez- 
zo: vero è che ella non è così bella da vedere come se- 
ria se ella fusse iusta , ma anche a quello me basteria 
lo animo de provedere. Io scio che la E. V. me ha per 
escusato per la sincerità mia , et io son certo se fusse 
sano non accaderia danno a quella, né vergogna a me. 
Mantue 22 Agusti 1504 

Fidelis Servitor 
Federicus Calandra 

( Direzione J Airillmo. et Exmo, Sigr. mio observan- 
dissimo il Signor Marchese di Mantova 

N.' XX 

Fioramonte Brognolo alla Signora Isabella mar- 
chesa di Mantova. Da Homa 17 Gennaio i5o5 CSpo- 
§li del Signor G. ArrivabeneJ. 

È originale 

— De quello Mapamondo et segni celesti che sono di- 
pinti in due spere solide in la libraria del Papa , de' quali 
V. E. ne vorria exem piare , ho ordinato che sia facla 
per uno bono pictore de palatio, el quale mi dice che ce 
anderà qualche tempo , per essere cosa ingeniosa : io non 
ce mancherò de sollecitudine, et de provvedere alla 



68 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

spexa necessaria ; et quani prinium sia facto, lo manderò 
per messo fidato. 

Rome die 17 lanuarii 1505 

E. V. Illme. Dominationis 
Servitor Floramontus Brognolus 

N." XXI 

Pietro Perugino alla medesima . Da Firenze i4 
Giugno i5o5 e Spogli del Sig, G. /drrivabene J. 
È originale 

Illris. et Excelsa Dna. Dna. Colma. Per Zorzo presente, 
mandato da Vra. Excelsa Sigria. , bo ricevuto li ottanta 
Ducali promessimi per premio del presente quadro, in 
el quale ho usate quelle diligenze bo creduto bastino 
a soddisfacimento di V. Excelsa Sigria. e del mio o- 
nore, il quale sempre ho preposto a ogni utilità . E 
umile supplico Iddio che lui dia grazia cbio abbia fat- 
ta cosa grata a V. Eccelsa Sigria. , perchè ho maximo 
desiderio e di servirvi e di compiacervi in ciò che 
per me si possa; et così pure sempre mi offerisco a 
Vra. Eccelsa Sigria. come buono servitore e amico. 
El quadro ho fatto a tempera, perchè così ha fatto 
Messer Andrea Mantegna, secondo mi è stato rife- 
rito . Se altro posso fare per V. Ecesa. Sigria. sono para- 
to , e a V. S. umile mi racomando. Cristo feliciter vi 
conservi. Fatta alli 14 de lunìo 1505 pel Vro. umilissi- 
mo servitore 

Pietro Perusino 
pictore in Firenze 
("Direzione) lUri. et Excelse Dne. Dne. Helisabetb de 
Gonzaga Marchioni Mantue dignissime Dne. sue obser- 
vandissìme. Mantue 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI Gq 

Nota 
Lo stile di questa lettera è migliore di quello delle al- 
tre lettere di Pietro finora conosciute. A coloro che con 
ragioni così dette interne hanno voluto discolparlo dalla 
taccia d'incredulo ed avaro, riescirà grato il nostro do- 
cumento ; ma che Pietro pronunziasse con coscienza le 
parole" mio onore ho sempre preposto a ogni utilità, " 
non gli crederà mai chi conosce le di lui opere sparse 
per tutta l'Italia.Il passo retrogrado, sensibile in esse già 
prima dell' anno 1500, diventa manifesto dopo il 1505. 
Con ciò peraltro non s'intende dire che egli di quando 
in quando non facesse qualche lavoro, se noa eguale al 
suo miglior tempo , almeno degno di esso ; ma opere co- 
me la Pietà nel palazzo Pitti ( 1 495 ) , come la tavola 
di Cremona (1494) e come 1' affresco nel convento di 
S. M. Maddalena de' Pazzi non riescirono più al pen- 
nello di Pietro. E come poteva essere altrimenti? Il qua- 
dro rammentato nella nostra lettera cade, per quanto 
sembra, fra il vasto affresco esistente a Città della Pieve, 
e queir altro intonaco non meno spazioso di Panicale, 
de' quali il primo sul principio del Marzo 1504 non era 
ancora cominciato, mentre che il secondo, segnato col- 
r anno 1505, un'anno dopo già dovea essere terminato. 
.~ Che egli nell'anno 1505 dimorasse a Firenze, e man- 
dasse un quadro alla marchesa di Mantova^ ignorano gli 
scrittori Perugini, 

Essendo estremamente rare le notizie autentiche che 
riguardano la vita di Pietro , aggiungo qui questo im- 
portante documento che io devo alla gentilezza del 
Sig. Abate Cadorìn: esso si riferisce alla sala del Gran 
Consiglio a Venezia. 

1494 die 1 4 Augusti 

I Magnifici Signori M. Fantin Marcello et compagni, 
dignissimi Provedidori al Sai , de comandamento del 
Sermo, principe hano fato marchado, et sono rima- 
sti dacordo cum maistro piero peroxini depentor, el 



70 CARTEGGIO EC. D ARTlSTT 

qual ha tolto a depenzer tiela sala de gran conscio uno 
campo tra una fenestra et l'altra in ver san Zorzi, tra 
el qual campo et el campo de la historia de la charitadé 
è uno altro campo over quadrò, il qual campo ha tol- 
to a depenzer, zioè da una fenestra a Taltra, et sono 
tre volti compidi e mezo; nel qual die depenzer i tanti 
doxi quanti achaderà, et quela historia quando il papa 
scampò da roma et la bataia àeguida di soto, havendo 
a compir quela lossa acbaderà in curia di le.fenestre 
oltra la raitade. 

Ittem el ditto maistro piero sarà obbligado far tuor 
in desegno lopera e al presente , et quella darà ai pre- 
fati magnifici Signori provedadori, essendo obligado 
far essa historia piue presto miorar che altramente deli 
altri lavori facti ne la ditta sala, si come si conviene 
a quello degno luogo, dovendo far ditta opera più 
richa dela prima, a Tutte soe spexe doro, arzento, 
azuro et colori , et de tute quele cosse apertien a l'ar ■ 
te del depenlor; et li magnifici Sri. provedidori li fa- 
rano far el telier de legnami et de telle da depenzer 
suxo , et i soleri et altri inzegni azò depenzer possi. 
Harà ditto maistro per suo pagamento del ditto lavor 
cbum li muodi dichiaradi di sopra ducati quatrocento 
doro, zoè due. 400, fazendo da cima fino abasso sopra 
il bancho tuti queli lavori meio parerà star bene, né 
raenor fatura di quela è al presente. II qual pagamento 
suo harà dalo offitio del sai de tempo in tempo, sì come 
sarà necessario et eh' esso maistro lavorerà (Archivio 
generale a Venezia libro notatorio N, 3. 1493 — 
1503, rf e. i;. 

Gli altri pittori che lavoravano nella Sala del Gran 
Consiglio sono registrati in questo modo: 

1495. 23 Dicbr. 

Parte del Consiglio de' X per determinare il pagamen- 
to dei lavoratori e depentori nel Palazzo Ducale. 
Depentori de la Salj de gran conscio: 
Maistro Zuan Bellirij depentor in gran conseio^ 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 'Jl 

comenza adì 25 mazo I492^à ducati 5 al mexe, alano 
ducati 60. 

Maistro Aliùxe Fiuarlìij depentor in gran conscio, 
comenza a dì 24 Mazo 1 492 à ducati 5 al mexe, da esser 
prontadi del suo lavor per termination di Signori: à 
lano ducati 60 . 

Christofalo da parma depentor, comenza a dì pri- 
mo marzo 1 489, à ducati 3 al mexe , li fu cresudo a 
dì 8 octubrio 1493 ducati 8, alano ducati 44. 

Latantio da rimano (RiminiJ haveva due. 40 a lano, 
li fu cresudo a dì 8 octubrio ducati 8, che sono a lano 
ducati 48. 

Marco Martian depentor in palazo, el suo laurier 
a dì 10 zener 1492, à ducati 24 a lano. 

Fizenzo da treviso fo tolto a dì 24 Marzo 1495 à 
ducati 3 al mexe, che sono a lano ducati 36. 

Francesco Bissuol depentor, comenza el suo salario 
a dì 5 novembrio 1 492 à ducati 2 al mexe , a lano 24. 

Feria Fante depentor, comenza adi 15 Zener 1492 
à ducati 6 a lano. 

Mathio dicto macco fante depentor comenza a di pri- 
mo maggio 1492 à lano ducati 6» 

N.* xxn 

Il Bembo alla medesima. Da Venezia i Gennaio 
i5o5 ( Spogli del Signor G. Ar riv abene J, 
È originale 

Il Bellino , col quale sono stato questi giorni , è ot- 
timamente disposto a servire V. E. ogni volta che le 
siano mandate le misure o telaro. La invenzione, che 
mi scrive V. S. che io truovi al disegno, bisognerà che 
r accomodi alla fantasia dì lui chel ha a fare, il quale 
ha piacere che molto signati termini non si diano al 
suo stile , uso , come dice , di sempre vagare a sua 
voglia nelle pitture, che quanto in lui possano soddis- 
fare a chi le mira. Tutta volta si procaccierà V upo et 



'J2 CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

l'altro. Oltre a ciò, perchè la molta mia devozione e 
servitù verso V. E. mi dà ardire di così fare , pre- 
gherò la sua buona mercè di cosa che molto mi è a 
cuore, con tanta speranza d'essere ora da lei exaudito, 
quanto io sempre tengo desiderio di servirla. Con Mes- 
ser Francesco Cornelio , fratello del Rmo. Cardinale, 
io servo et stretto parentado et molto cara et familiar 
domestichezza, non meno che se io li fusse carnai fra- 
tello. Aggiungasi a questo molte sue singolarissime par- 
ti, che fanno che io infinitamente lo onoro, et deside- 
ro di piacerli. Esso già buon tempo, siccome vaghissi- 
mo delle rare cose, il che sogliono essere per lo più 
tutti li spiriti elevati e gentili, convenne con Messer 
Andrea Mantegna che li depingesse alcuni telari per 
prezzo di ducati 150 , et diedeneli per caparra 25, aven- 
doli prima mandate le misure, et ben veduto per Mes- 
ser Andrea 1' opera che ci andava. Ora mi si dice che 
esso Messer Andrea ricusa di voler più fare detta ope- 
ra per quel prezzo, e ne dimanda molto più. Il che è pa- 
ruto a messer Francesco la più nuova cosa del mon- 
do, et pare a chiunque la ode dire; massimamente a- 
vendo Messer Francesco lettere di Messer Andrea, per 
1q quali Esso particolarmente conferma il patto detto 
di sopra tra loro. Allega Messer Andrea chel opera rie- 
sce maggiore che Esso non istimava, et però ne vuo- 
le più mercede . 11 perchè priego et supplico V. S. , 
se la mia servitù è in alcun conto appresso di lei , 
che V. S. persuada Messer Andrea ad attendere alla fe- 
de data a Messer Francesco , et a dar principio alla 
tolta impresa delle sue pitture,- massimamente richie- 
dendosi alhii più, che a veruno altro, il mantenere 
delle promesse , che è chiamato il Mantegna dal mon- 
do ; acciochè altrimenle facendo non sia seco medesimo 
discordante, essendo e non essendo Mantegna ad un tem- 
po. Non fa Messer Francesco più caso di cento o du- 
ccnto fiorini di quello che meritisi poco oro, (per la 
Dio mercè ne è assai abbondevole per un suo pari ) ma 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 73 

ben fa ca?o che stima dì non essere burlato e beffato, 
e , perchè V. S. creda che così sia , è contento , fornita 
che sia l'opera, se essa merita maggior premio, far in 
modo che Messer Andrea non potrà chiamarlo villano, 
et vuole starne al giudizio di V. S. , et che essa lo con- 
danni tutto quello che a Lei parerà et piacerà : ma che 
ora, fatto già molti mesi il mercato et accettata la caparra 
esso dica : " non voglio più così , ma voglio così ; non 
credea che v'andasse tanta opera" , veda per dio Messer 
Andrea che queste cose non siano di più incarico a se, 
che di danno a Messer Francesco , il quale non desi- 
dera le sue pitture, se non perchè grandissimo caso 
fa di lui. Non dubbita Messer Francesco di non otte- 
nere questa grazia da V. E. per intercession mia , isti- 
mando e che io possa molto maggior cosa con Lei , e 
che Messer Andrea nessuna le debba o possa negare. 
Carissimo adunque mi sarà che V. S, si degni fare in 
maniera che Messer Francesco si confermi nella esti- 
mazione , che esso fa che io non sia fuori della buona 
grazia di V. Illma. Signoria, che certo lo riceverò in 
luogo di grandissimo benefìzio. Spero etiandio che la 
cortesia et gentileza di Messer Andrea , dalle quali due 
virtù esso non suole essere lontano giammai, faranno 
che V. S. averà in questo poca fatica. Non dimeno le 
prometto che tutto quello che.V. S. gioverà alla riso- 
luzione delle pitture di Messer Francesco con Messer 
Andrea , esso Messer Francesco rimetterà di qua a gio- 
vamento della expedizione di quelle di V. S, con Mes- 
ser Zuan Bellino , col quale esso suole potere assai j 
oltre che esso et io ne resteremo obligatì a V. Il Ima. 
Sigria. alla cui buona grazia el uno e l'altro basciamo 
la mano. In Venezia 1 di Gennaio 1505 

Servo di V, S. Illma. 
Pietro Bembo 
(Direzione J Alla Illma. Sigra, la Sigra. Marchesana 
di Mantoii 



^4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Nota 

Il quadro qui rammentato credo che sia quello, che 
alla morte di Andrea Manteg'na fu trovato non finito 
(vedi Lettere Pittorichevol. FUI Lettera \1). Doglianze 
che gli artisti mancassero di parola, non sono rare in que- 
sta raccolta; su tal proposito è sommamente curiosa una 
lettera del Cardinal Papiense, stampata nelle Memorie 
per le Belle Arti Tom. IV, ma dimenticata poi tra le 
Lettere Pittoriche. È perciò che noi la riproduciamo, 
benché vi manchi il nome del pittore. " Spectabilis Vir 
amice noster car. Salutem. Se per ogni bugia vi cha- 
schasse un dente , è già buon pezzo che vi sarebbe bi- 
sognato tornare un titolo de uno mese. Sapete quante 
volte me havete promesso farme il quadro della Madonna, 
e mai ne havete facto cosa alchuna. Non siamo mal pa- 
gatori, né anche avari laudatori delle opere vostre. Né 
anche sappiamo qual sia la cagione di tal tardità. Pre-> 
ghiamo adoncque vi sia dì piacere mettervi mano più 
presto potete et farci una cosa exceliente, degna di 
voi et delli occhi nostri , che sapete veghono assai ben 
lume, bene che sieno piccoli. Ancora ve ne restere- 
mo assai obbligati, et faremo vi in più luoghi honore 
del vostro ingegno. Bene valete . Rome XXVII la- 
nuar. 1444 " 

N.* xxin 

La Balia di Firenze a Antonio Da S. Gallo. Da Firen- 
ze i3 Giugno i5o5 ( Arch.c. Lettere della Balìa fil- 
za 11^, segnata :" Lettere dettate da Niccolo Machia- 
velli " ). 

Antonio da sanghallo die XIII iunii 1505 

Se Io apportatore della presente ti truova in arezo. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI ^5 

manderai subito T alligata ad nicholò Zati^ e aspecte- 
i*ai decto nicbolò in detta città darezo; perchè volia- 
mo che insieme colui tu riveggha tuclo quello che man- 
cha e che bisogna per fortificare quella forteza darezo , 
et di ogni cosa particularmente cene dia poi adviso. Et 
quando la presente lettera ti trovassi fuora, ti tran- 
sferirai subito in tale luogo, lasciando indietro ogni altra 
cosa; et arrivato sarai in arezo , manderai T alligata ad 
detto nicholo Zati^ per fare lefifecto sopra scripto, vale. 

Nota 

Niccolo Zati rispose il dì 1 5 Giugno ( l. e. Lettere 
alla Balìa j Filza 86) : " Nìcolaus de Zatis commiss, ex 
cortonio die 15 lunii 1505. — Ho di poi una di V. S. 
del 13: et per quella V. S. mi comectono mi transferi- 
sca subito ad arezzo per essere con el Capitano et ^n- 
t'Orno da Sanghalló per disegnare sopra la expeditione 
della forteza; domani, piacendo a dio cavalcare. " — 

Un mese dopo, il 27 Luglio, Antonio da S. Gallo fu 
mandato al vicario di S. Giovanni Alessandro Scarlat- 
ti. " Ci è parso, scrivono i Dieci, mandarvi Antonio 
da sanghalló architectore, el quale insieme con epso teco 
examini quelli luoghi in valdabra (sic), che laparerà 
dal sito fussi più necessario munirli; e tu secondo e 
disegni e consigli suoi tingegnerai fortificarli " ( l. e, 
filza 113 ;. 

Neil' Agosto Antonio andò in Maremma, come sap- 
piamo da questa lettera^ diretta ad Antonio Giacomini: 
" XVI Augusti 1505. Noi mandiamo costi Antonio da 
sangallo ad ciò tene vaglia per condurre el ponte e lai- 
tre cose, che si hanno ad fare di sirhile natura per la ex- 
pugnatione di pisa'^^* e, filza 117 j. 



'j6 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N% XXIV 

Il Bembo alla Signora Isabella marchesa di Man- 
tova. Da Venezia 37 Agosto i5o5 ( Spogli del Signor 
Giuseppe arrivatene ), 

È originale 

Rendo aV. Illma. Sigria. molte grazie delle salutazio- 
ni fattemi per Messer«Zuan Francesco Valero da sua par- 
te, che mi dimostrano quello che sopra ogni altro dono 
mi è caro , cioè che V. S. si ricorda che io le sono buon 
servo . Non mi sono scordato che a V. S. promisi dì 
procurare a mio potere, che Zuan Bellino pigliasse la 
impresa d'un Quadro per il camerino di V. S. , alla quale 
cosa m' ha aiutato molto Messer Paolo Zoppo , osser- 
vandissimo del nome di V. S. , et caro amico del Bel- 
lino. In somma gli avemo datto tanta battaglia che il 
castello al tutto credo si renderà. Il che acciò che sia 
più compiutamente , V. S. gli scriva una calda lettera 
sopra ciò, astringendolo a compiacerla , et mandila in 
mano mia , che sono certo non sarà scritta in vano. Io 
sono stato così occupato, poiché io da V. S. mi dispar- 
tì, che non le posso mandare cosa nuova alcuna. El per- 
chè V. S. si degnerà perdonarmi , se questa lettera le 
viene ora così nuda. Alla cui buona grazia baso la mano. 
Alla mia onorandissima Madama Alda Boiarda mi racco- 
mando, et pregola alle volte a V. E. farmi raccomandato. 

In Venezia 27 Agosto 1505 

Servo di V. S. Illraa. 
Pietro Bembo 

e Direzione J Alla Illma. Sigra. Marchesana di Man- 
tova. 



t 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 77 

N/ XXV 

Francesco Paiidolfini alla Balia di Firenze. Da Pa- 
rigi 27 Settembre \SoS- {Arch. d. Mif. di Firenze ^ 
Lettere alla Signoria, Jilza 5^ j segnata" Registrum 
litterarum Francisci petriphilippi pandulphini ora* 
toris ad Ludovicum Crm. Regem francorum ). 

Dominis Decemviris 

Die XXVn Settemb. 1505 

Magnifici Domini. Per lultima mia de'xxv scripsi al- 
le S. V, quanto fino albora moccorrea ; et per le pre- 
senti quelle intenderanno quello che dì poi noccorre^ 
maxime circa questi pagamenti , e quali al continuo so- 
no sollecitati extraordinariamente. Io per satisfare in- 
teramente al debito mio ne scriverò la verità a punto , 
et le S. V. prudentissime ne faranno fare costì quel ri- 
servo che si conviene ; perchè pel respecto de' molti 
Italiani j -che si trovono qui, molte cose da Roma, dì co- 
sti et per tucto , ritornorio in qua. Adme par che que- 
sta cosa non che adiutata ma sia pinta qualche poco 
da Roano , ma grandemente da Rùbertet, per alchuni 
indJtli, che le S. V. intenderanno; et ne ho sempre 
dubitato, visto che ciaschuno di loro men ha più volte 
parlato, et molto vivamente, et in tempo chio trovava 
in questa Maestà una gran morbideza ; et al presente 
mi davo ad intendere che, persuaso il Re, fussi asset- 
tato ogni còsa , et mingannavo forte , perchè el re non 
vuole briga alchuna, et si lascia in ogni cosa da altri 
ghovernare, et cum 4 parole, dove sia occasione , altri 
lo volta al suo modo. Questa Maestà bora, come io li 
parlo, entra sempre in questo ragionamento, et ne 
comincia a parlare molto vivamente , et mi è suto ri- 
ferito che a questa mattina usò a dire et alla presentia 
di molti: " Io voglio il mio argento da'S. Fioreatìni 
«t da Pandolpho ad ogni modo, et ho commesfio a 



^8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Ciamonte mandi per questo uno huomo a firenze " ; 
diche ad me non ha ne' ragionamenti baauti seco dicto 
cosa alcbuna. Io per le occorrentie mi sono intractenuto 
uno huomo di Rubertet , adoprato dallui nelle sue expe- 
ditioni, et per experientia si vede ne può disporre as- 
sai; col quale a questi giorni parlando a caso della "paga 
etc, lo pregai che ricordassi a Piobertet etc, monstran- 
do la fede eie . Il sopradecto mi ha decto : io ho ri- 
cordato a rubertet le cose vostre, et vi voglio apun- 
to far intendere là sua resposta , la quale fu questa : Io 
non praticai mai e maggiori ignoranti et più ingrati che 
sono e S. fiorentini. In questa corte fuori dellegalo 
et di me, non è altri che guardi in viso uno italiano ; 
Io so bene le punte che io ho tenuto, et quello ho facto 
in beneficio loro, et come sono state di poi ricono- 
sciute lopére mia. Io hebbi questo, monstrando uno 
anello havea in dito, nella ribellione darezo, et ho ha- 
uulo, al tempo di Niccolò uno bacinuzo dargento. Que- 
sti denari, diche e* sono debitori, non è per lo stato 
di questo Re; et non era gran cosa aspeclare duo fiere, 
che non si potendo perdere non portava molto . Ma 
eli pagheranno ad ogni modo, che sono gente da pi- 
gliare poche brige per loro , per essere ingrati et scono- 
scenti. Io duro la fatióa vedete , et non ho emolu- 
mento alchuno dal Re, né mai hebbi altro dallui, poi- 
chio lo servo , che duo conPiscationi di poche centinaia 
di ^. Volete voi vedere la ingratitudine loro? e' non 
hanno mai usato a questa Maestà, o pure alla figlia un 
minimo segno di gratitudine; et non hanno mai saputo 
guadagnare il legato, o farsi uno amico in questa corte. 
Vero è che sono stati fideli amici , ma sono cose pas- 
sate, colle quali cen hanno rotto horamai il capo. Guar- 
date che amici sono: havevon facto far per il mare- 
sciai de gie un davit, et visto che è caduto della 
gratia di questa Maestà, ìion gliel hanno mandato ; 
che molta pia commcndatione harebbono hauuta che 
prima , monstrando non andare cum la fortuna. Non 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 79 

SÌ maraviglino poi che non babbi no fino a qui rihavuto 
Pisa. Al presente harebbono havute tante gente d'arme 
quanto havessino volute; se havessino scripto a Ciaraonte, 
et con lui usato qnalcbe termine etc. Lo ambas«:iadore , 
poiché ha parlato ad noi, si è persuaso circa questi 
danari potere disporre senza noi il Re, e vedrà la expe- 
rientia. Lasciatelo pure bora venire ; noi siamo dacordo 
cum Spagna, et come li oratori saran qui, harano a 
stipulare; et lo ambasciadore per le cose di Pisa et 
Joro ci sarà adosso : et vedrà se il Re , o vero il legato 
et io bara astipulare la cosa. Et sono buomini da pi- 
gliare poche brighe per loro, et non hanno mai sa- 
puto gho vernare in questa corte: che mille a lanno 
harebbon facto più fructo che lucto quello hanno speso 
fino a qui et pagato a questa maestà. Et tucto nasce 
dalla strecteza del gonfaloniere etc. etc; cum molte 
altre parole simili. Et lamico mio poi soggiunse : e non 
sare'gran facto pensassi dì guadagnarvi ìllegato, et che 
rubertet per potervene valere vi costassi lanno ferma- 
mente 400 o 500 A, che vi farebbono tanto fructo 
che maravtglieresti. 

N.' XXVI 

Il Bembo alla Signora Isabella marchesa di Man- 
tova. Da Venezia 20 Novembre i5o5 (Spogli e). 
È originale 

Ritornato dalla Marca , dove sono stato alquanti di , 
ho ritrovato lettere di Vra. Ili, Sigria. in risposta delle 
mie già vecchie d'intorno alla pittura di Bellino. Et 
oltre aciò ho inteso che la diligentia di Messer Paolo 
Zoppo e Messer Lorenzo da Pavia, buoni servitori di 
V, S., ha operato in mia vece quanto bisognava. Sono 
però stato oggi con esso Messer Zuan Bellino , et ho 
veduto così essere: che ha deliberato al tutto di sod- 
disfare al desiderio di V. S. , et faralio, sono certo, 
diligentissimamente. Aspetta solo la risposta da V« S. 



8o CARTEGGIO EC. D* ARTISTI.^ 

delle misure e della luce e delle altre cose scrittele so- 
pra ciò. Alla cui etc. etc. 
Venezia 20 Kovemb. 1505 

Servo di V. S. lUraa. 
Pietro Bembo 
f Direzione) Alla Illma. Sigra. et Patrona mia la Si- 
gra. Marchesana di Mantova 

Nota 

Per ordine della marchesa Isabella e del duca Fran- 
cesco scrisse B. Capilupi queste due lettere a Giovanni 
Bellini : 

Dno. Ioanni Bellino pictori 

Mess. Ioanne. Quanto sia il desiderio nostro de ba- 
vere uno quadro dipinto ad bistoria de man vostra , 
da metter nel nostro studio presso quelli del Manti- 
nea vostro cognato, facilmente potete bavere intesoli 
tempi passati che ve ne babbiamo facta istanlia ; ma per 
le molte occupationi non havete potuto ; et contentan- 
dosi del voler vostro acceptassimo il presepio in cam- 
bio dell' bistoria che prima ne havete promesso di fare, 
il quale molto ne piacque , tenendolo così caro come 
pictura che babbiamo . Ma essendo stato qua li mesi 
passati il mag. Pietro Bembo, et inteso lo sumo desi- 
derio nostro , nel quale continuamente siamo , ne dette 
animo et speranza de poterlo conseguir , allegando che 
eravate expedito da alcune opere che vi tenevano oc- 
cupato, et che cognoscendo la dolce natura vostra de 
servire ognuno , maxime le persone di autorità , ne po- 
teva promettere di farne soddisfatti. Da 1' bora che fa- 
cessimo questi ragionamenti in suma sin qui, siamo 
stati vexati da febre , che non havemo potuto attendere 
à simili cose: bora che siamo in miglior termine, ne 
è parso scrivervi questa nostra con pregarvi che voliate 
disponervi a dipingere uno quadro che lasceremo a voi 
il carico di far la inventiva poetica, quando non vi 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 8l 

contentaste che noi ve la dessimo ; che ultra il cortese 
et honorevole pagamento ve ne senliressimo obbligo 
imortale; quando vi contentaste di farlo, la misura del 
telario et dinari per capare etc. 
Mantue xix Ottob. mdy 

B. Gapilupus 

Io Bellino piclori 

Mess. Ioanne. restamo troppo satisfacti che vo' siate 
disposto di farne il quadro, del quale vi habbiamo nuo- 
vamente scripto, continuando in lo intenso desiderio de 
haverlo di mano vostra; et cosa più grata non'potres- 
Simo di presente bavere. Faremmo adunque metter le 
misure all'ordine secondo il loco, dove andava ( an- 
darà ? J V opera ; et in questo maggio aspetteremo il 
Magnifico M. Pietro Bembo , che ritorni da Venezia, ac- 
ciochè ivi, che ha viste le altre inventìon che sono nello 
studio vostro , possi ritrovar la ìnventìone di quelle che 
sverete a far ; et allora ve manderemo al ( el ?) conve- 
nevole. Interini conservatevi. 

Mantue 6 Novemb. 1505 

B. Gapilupus 
( Il P. Pungileoni nel Giornale Arcadica Fbl- 
50 p, 289 , 290. ; 

N.» xxvn 

Antonio Filicaia alla Balia di Firenze. Da Livorno 
3o Marzo i5oG ( Arch. e. Lettere alla Balìa filza 88). 
È originale 

Àntonius Filicaia, Comissarius generalis ex liborno die 
30Martii 1506 

— Antonio da S. Gallo è partito questo giorno , et 
sene viene alla volta di costì col disegno che ha facto 
per la muraglia et forti ficatio ne di questo luogho; el 
quale è di qualità , che se il temporale et le altre cose 
che vi hanno a corrispondere, vi si accomoderanno, 

T. IL 6 



Sa CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

sarebbe secondo che meriterebbe un luogho di questa na- 
tura. Le V. S. lo vedranno et intenderanno il dicto An- 
tonio, et di poi delibereranno secondo giudicheranno sia 
bene. 

Nota 

Pochi giorni prima la Balìa gli -aveva scritte le let- 
tere seguenti: 

" Eidem. 1 4 Mart. 1 506 Antonio da S. Gallo partì 
hieri: viene per la via di Volterra, però sarà un pocho 
tardi. Allo arrivar suo risolveretevi insieme di tutto el 
bisogno " (l. e. Lettere della Balìa filza 117). 

" Eidem 28 Mart. 1506. Alla tua di 23 risponderemo 
brievemente, riserbandosi a farlo poiché hareme visto 
el modello, et udito Antonio da S. Gallo " (l. c.J. 

N.° xxvra 

Il Bembo alla Signora Isabella marchesa di Man- 
tova. Da A^euezia i3 Maggio i5oG ("Spogli c.J. 
È originale. 

In quest'ora ricevute riverentemente le lettere di V. 
S. Illma. ho inteso il desiderio suo de aver il vaso de 
Agata, et la sommersion di Faraone, che furono del 
Vianello. Sarò con Messer Tadeo Albano e Messer Lo- 
renzo de Pavia, et occorrendo il bisogno m'ingegnerò 
soddisfare a Y. E., secondo il mio debito che io tengo. 
Quanto al Bellino, non rimarrò ubbidir a V. S. Ben mi 
doglio ancor io della peste Mantovana, la quale mi 
tolse questa Pasqua; che io fui a Mantova poter fare 
a V. S. riverenza, che fu la principal causa della mia 
via. Baccio a V. S. la mano 

Venezia 13 Maggio 1506 

Di V. S. Illma. 
Servo Pietro Bembo 

(Direzione) Alla Illma. Sigra. la Sigra. Marchesana 
di Mantua in Sacbetta 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 83 

n: XXIX 

Lettera di Pier Soderini. Da Firenze i5oG ( /érch. 
e. Lettere della Si gnoria filza lai, Minute di Pier 
Soderini). 

È mancante dell' indrizzo e della data, ma secondo 
Verdine delle lettere di questa filza cade fra il ni 
e il XXII di Luglio, 

Michelagnolo iscultore è in modo impaurito ♦, che 
non obstante il breve di N. S. .sarebbe necessario che 
il Rmo. di pavia facesse una lettera, soscripta di mano 
])ropria a noi , et ci promettessi la sicurtà sua et in- 
lesione; et noi habbiamo adoperato et operiamo con 
tucti mezzi da farlo ritornare, certificando la S. V. che 
si non si va dolcemente, se anderà via di qui, come già 
ha voluto fare due volte. 

Nota 

Si parla dunque d'un solo Breve, quello cioè pub- 
blicato fra le Lettere Pittoriche, Tom. 3. N. 195; degli 
altri due non ho trovato menzione alcuna in queste 
lettere. Non mi fa punto maraviglia che anche la Lei' 
tera di Michelagnolo , la quale, benché notata nel Ca- 
talogo de' Manoscritti della Magliabechiana, rimasii ine- 
dita fin che nel 1834 fu data alla luce ed illustrata dal 
Professore Ciampi, parli di tre Brevi. Vi sono delle 
altre cose in quello scritto, che mal combinano con 
fatti somministratici da documenti originali. Benché vi 
si dica : " in queste cose eh' io scrivo , solo posso erra-* 
re /le' tempi dal prima al poi , ogni altra cosa è vera, 
meglio eh' ìq non scrivo ", afTermasi p. e. non dimeno 
" che Papa Giulio lo (Michelagnolo^ tenne due anni 
a fare il papa di bronzo " ; in meno di sedici mesi , 

* Si badi a questa espressione ; è l' intimo amico del Duonarroii che nou 
dobita di supporlo impaurito. 



64 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

come proveranno le lettere che noi daremo in segirf- 
to, fu modellata e gettata la detta statua. Mi sembra 
pure che aggiunte, quali sono: " in questo tempo Agi- 
nensis mandò M. Francesco Palavisini, eh' è oggi il 
vescovo d'Aleria ", o: " veggiendo questo — Medici, 
che stava a Firenze, che fue poi Clemente ", o: " con- 
dussili in sulla piazza di Santo Pietro, dove Jiavevo 
le stanze dreto a Santa Catherina "*% ed in fine il 
passo accennato: " dipoi mi tenne a Bologna due anni 
a fare il Papa di bronzo,. cAe fu disfatto ", non sta- 
rebbero- troppo bene in bocca di Michelagnolo , essendo 
inutili al suo scopo e, secondo tutta la probabilità, note 
a Monsignor medesimo. Quanto a quel lungo racconto 
che egli fa della sua fuga da Roma e di tuttociò, che ne fu 
la conseguenza , si crede quasi di rileggere quel che ne 
hanno detto il Vasari ed il Condivi , come pure il pas- 
so, che tratta della somma falsificata nel contratto, 
della casa e de'.cattivi vicini, si assomiglia tanto alla 
narrazione del Condivi , che esso ben ne potrebbe es« 
sere la fonte. 

N.* XXX 

Il medesimo al Cardinale di Volterra. Da Firenze 
a8 Luglio i5oG {Ardi. e. filza e). 

Cardinali volaterrano 
— Habbiamo havulo a noi Michelagnolo, et non man- 
chato di diligentia alcuna per persuaderli di venire di co- 
stà; et in somma T habbiamo trovato — ad non se vole- 
re fidare, perchè la S. V. non ne promette cosa alcuna 
certa. — Noi andremo continuando , et essendo lui pure 
vario, lo porremo ricondurre. Ma, come è detto, non ne 
prometterà cosa certa , perchè ci diflldiamo di poterlo 
mutare, xxvin lulij. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 85 

N'. XXXI 

La Signoria di Firenze al Cardinale di Pavia. Da 
Firenze 3i Agosto i5o6 f Arch. e. Lettere della 
Si gnoriajilza 11^ )* 

Cardinali Papiensi ) a rnz* 
die 31 Augusti ) 

Rmo. etc. Mìchelagnolo Buonarroti, sculptore , Cit- 
tadino nostro , et amato grandemente da noi, sarà exhi- 
bitore dèlia presente, quale viene alla Santità di nro. 
Signore persuaso da noi, li quali, poiché havemo el suo 
breve, habbiamo piiì volte facto opera per questo ef- 
fecto, et di qui è nato che non sé prima significato al- 
tro alla Sua Beatitudine , perchè volevamo che lui pri- 
ma si apresentassi a quella. Viene con bono animoj et 
noi preghiamo efficacemente la S. V. Rma. prima di 
raccomandarlo alla Santità del Papa, poi di favorirlo 
in tutto quello che li sarà necessario , significandoli che 
per uno piacere non potremo ricevere el maggiore, né 
bavere più grato ogni benefìcio o commodo, che sarà 
conferito in lui, perchè lo amiamo sommamente, et 
li desideriamo ogni bene. 

Nota 

Dalle lettere, che seguono in appresso, apparisce che 
questa non fu consegnata . Ci volevano ancora più di 
due mesi perchè a Michelagnolo bastasse l'animo di pre- 
sentarsi al Papa. 



86 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N/ XXXII 

lafretlus Kardi alia Signoria di Firenze. Da Milano 
19 Agosto i5oG ( Ardi. e. Lettere alla Signoria fil- 
za 62 ). 

È originale 

Excelsi domini honorandi. Havendo facto intendere 
a Io Illmo. monsignore el gran maestro et locantenente 
regio generale di qua li monti * , maestro leonardo, *• 
fiorentino vro., esserli per ogni modo -necessario se ne 
vada al presente de le Excellentie .V. per debito ha a 
quelle come loro subdito, et ultra questo per satisfa- 
ctione del luramento et cautione , in li quali se è obli- 
gato, el prefato Illus. monsignore, el quale per certo 
pocho tempo ha bisogno de lopera di esso raaesJro leo- 
nardo, et molto desidera li sia concesso almancho per 
tuto «1 proximo mese de Septembre , vi scrive sopra 
questo le lettere, quale vedranno le V. Extie. per alli- 
gale. Et pregha quelle li voglano in questo compiacere. 
Et cognoscendo io 1' aftectione ha ei prefato Illmo. 
mons. in questa cosa, mi è parso anchora volerne scri- 
vere qualche poco a le prefate Extie. V. , significandoli 
che in questo farano cossa gratissima al prefato mon- 
signor Illmo. , de la quale glene bavera obligo gran- 
dissimo, concedendo chel prefato maestro Leonardo 
possa stare in queste parte per el dicto tempo, et che 
per questo non incorra pena alcuna , a la quale sia o- 
bligato. Et subito passato dicto termine se trovarà sen- 
za fallo alcuno dale V. Extie, per satisfare a quelle in 
ogni cosa, come è debito et conveniente. 

Vaieant le prefate V. E., ale quali me ricomando et 

* Carlo d'Anriboise Signor di Chauniont, " le quel, " sono parole di Me- 
zenj," par soti iiutice et par sa prudenrc eslant cmirtois aiixgentilshom- 
incg et dcbonaire aii peiiple, mais trc« cxact cu toutes choses 

• * Leonardo da Vinci. 



CARTEGGIO EC. h* AUTISTI 87 

ofTerisco ad ogpi loro piacere. Ex Mediolano die xviiu 
August.'l 5(X6. Se degnano V. Srie. dare subito risposta 
al prefato Illrno. Monsignor et a me^ et ne faranno 
piacere singuIarissimo« 

e firmato ) Deditissimus lafredus Kardi. 

N/ xxxni 

Il Ciamonte alla Signoria di Firenze. Da Milano i8 
Agosto 1 5o6 e Arch^ e. filza e. ). 
È originale 

Excelsi Domini honorandi. Perchè haverao bisogno an- 
cora de maestro Leonardo per fornire certa opera, che 
]i habiamo facto principiare, ne farà gran piacere le ex. 
vre. , et così le pregamo fare, de prolungare lo tempo 
che hano dato ad esso mro. Leonardo per dì, non obstan- 
te la promessa per lui facta , afin chel possa dimorare 
ad milano -, et in dìcto tempo fornire certa nostra ope- 
ra. Alle quali etc.,etc. datum Mediolani 18 Augusti 1506. 
( firmato ) le tout vre. 
d' Amboyze 
Regius citra montes locumtenens gene- 
ràlìs Mag. Magr. et Maresciall. Frane. 

N*. XXXIV 

Pier Soderini a lafredus Kardi. Da Firenze 9 Otto- 
bre i5o6 (Arch»c. Minute di P, Soderini filza lai ). 

Anchora ciscusa la S. V. in concordar un dì Leonar- 
do da Vinci , il quale non si è portato conìe doveva con 
questa republica; perchè ha preso buona soma di de- 
naro e dato un piccolo principio a una opera grande do- 
veva fare, et per amore della S. V» si è conportato già 



88 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

da dclìrtore ^ ? )• Desideriamo non essere ricerchi di 
più, perchè lopera ha ad satisfare allo universale, et noi 
non possiamo senza nostro carìcho farle più sostene- 
re alla S. V. 

9 Olbr. 1506 

Nota 

L' opera grande è " la storia di Niccolò Piccinino , 
allogatagli da Piero Sederini per ornare le pareti della 
gran sala del consiglio fatta di nuovo. "Essendo di som- 
ma importanza ogni minuta particolarità che riguardi 
tal' opera e tal uomo, darò qui appresso quello che intor- 
no a ciò ho potuto ritrovare. — 

28 Febr. 1504 A Benedicto di Lucha Buchi , legna- 
iuolo. , lire 29 per fare el ponte con la schala et con 
tucti gli ... . necessari et sue apartenenze , fatto al 
lionardo da vinci nella sala del pnpa per disegnare el 
cartone. 

Maestro Antonio di giovanni, muratore, lir. 16 s, 10 
per opera bavere rachoncio tucti e tecti di Sta. Maria 
Novella, cioè della sala etc,, et per fare uno uscio della 
camera di Lionardo , che va al dicto cartone etc. 

Lionardo di S. Piero da Vinci dipintore lire 1 40 prò 
parte di sua opera. 

30 luni 1 504. A Lionardo di S. Piero da Vinci , di- 
pintore, fiorini 45 larghi d' oro in oro per sua prò visio- 
ne di mesi Ire, a ragione di fiorini 15 larghi inoro el 
mese, cominciati a dì primo d'aprile 1504, et finiti per 
tucto dì 30 di giugno 1504, pagati sopra el cartone et 
dipintura à affare^ come al dicto giornale e. 47 ; in tutto 
lire 315. 

30 Agosto 1504. A Francesco et Pulinari, spetiali, 1, 
10, sono per libre 28 di bìaclia alcxandrina a sol, 6 la 
libra , el .per libre 36 di biancbetta soda a s. 12 la libra, 
et libre 2 di gesso, ebbe Lionardo da Vinci per dipi- 
gnere. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 89 

31 Ottob. 1 504 A Lionardo di S. Piero da Vinci, di- 
pintore, lire 210 per sue provisione di mesi due, cioè 
giugno et luglio 1504, 

31 Dicbr. 1504. Rede di Marcho del Forese e com- 
pagni, mereiai, per più bulicete et nostri per impannare 
la finestra dove lavora Lionardo da Vinci — 3, 11. 8. 

28 Febr. 1504 (1505) Nuntiato, dipintore, per 4 ruo- 
te per fare il carro a Lionardo da Vincio overo ponte 
lire 7. 

Giovanni d' Andrea, piffero, per bavere fatto fare el 
ponte a Lionardo da vinci lire 79. 11 

30 Aprii. 1505, Lorenzo di Marcbo , manovale, per 
opera nella sala del consiglio alla pictura fa Leonardo 
da Vinci lire 1, 2. 6. 

Francesco et S, Piero Pinadoro, spetiali , per libr. 260 
di gesso da murare et per libre 89 oncie 8 di pere gre-- 
cbe per la pictura, a s. 3 la libra, et per libre 343 di gesso 
volterrano, a s. 5 la libra, et libre 11 oncie 4 d' olio di 
lino sema a s. 4 la libra, et per libre 20 di biacha ale- 
xandrina a s. 4, d. 8 la libra, et per libre 2 oncie 10 • 
di spugna viiiiziana a s. 25 la libra j ebbe ogni cosa Lio- 
nardo da vinci per dieta pictura. 

A Lionardo di S, Piero da Vinci, pnghati per lui a 
Mariotto Ghalilei, camerlengo in dogana, per ghabel- 
la duno suo fardello di sue veste fatto venire da Ko- 
ma. — 18. 9. 8. 

Rede di Lorenzo Pieri, carlolaro, 3 quaderni di fogli 
bolognesi reali per la pictura dati a Lionardo da Vinci, 
a s. 11 el quaderno. 

Raffaello d'Antonio di Biagio, dipintore, per opera 14 
lavorò alla pittura di Lionardo da Vinci nella sala del 
consiglio — lir. 14. 

Alla pictura della sala grande per più colori ,et va- 
selle, conprati a Lionardo da Vinci, et fiorini 5 d*oro 
pagbati a Ferrando spagnolo, dipintore , et a Tbomaso 
che macina e colori dati — lire 59. 13. 

Lionardo di S. Piero da Vincio, dipintore, fior. 50 per 
parte di sua fatichà per far la pictura — lire 350 



90 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI. 

30 Agosto 1505. A.Ferraiìdo Spàgniiolo , dipintore, 
per dipii^nerc con Lionardo da Vinci nella sala del consi- 
glio fiorini 5 larghi, e a 

Tomaso di Giovanni Masinì, suo garzone, per maci- 
nare e colori , fiorini 1 in oro — lire 42. 

Francesco et Lorenzo Ruspoli, linaiuoli, per braccia 
27 di tela grossa, et per fare spalliere al ponte di Lio'^ 
nardo da Vinci nella sala del Consiglio eto. 

Pnllinari Simone del Gharbo, spetiale, per oncie 11 
d'olio di noce, dato a Lionardo da Vinci, a s. 1 loncia, 
et per oncie 1 di biaccha , et per libre 4 once 6 di ce- 
ra biancha per incerare le diete finestre inpannate, et 
per libre 60 di gesso — 5, 14. 

30 Aprile 1513. A Francesco di Chappello, legna- 
iuolo, lire 8. 12 per braccia 43 dasse etc. per armare 
intorno le fighitre dtpiìite nella sala grande della guar- 
dia di maiio di Lionardo da Vinci, per dìTenderle che là 
non sieno guast**. // lavoro dunque era cominciato e 
durava già varii anni, 

Stanzianìenti degli Operai del Palazzo e della Sa- 
la del Consiglio j Arch. e. filza 21 ^. 

N.* XXXV 

La signora Lsabella niarcbesa di Mantova al mar- 
cliese Francesco. Da Mantova 20 Ottobre i5o6 ( Spo- 
gli e). 

È originale 

Come sii portato il capello de Feltro , qual se fa se- 
condo che ha ordinato Bernardino derArmaria, subito 
lo farò coprire de voluto, ed recamare al mio modo, 
perchè sii più bello, gallanie'^-che si può: la Ecc. V. fa- 
rà che abbi presto le perle, che aveva la Duchessa de 
Urbino. Francesco Mantigna ha principiato ad aconzare 
la camera dipinta^ el Ghisulpho fa coprire el corredore; 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 9! 

lì dipintori sono andati a Venezia per incontrare la 
Italia. 

Nota 

La camera dipinta -era nel castello , come apparisce 
dalle lettere xi e xiii del Volume viii delle Lettere Pit- 
toriche. 

N.' XXXVI 

Il Cardinale di Pavia alla Signoria di Firenze. Da 
Bologna 21 Novembre i5o6 ( Arch, e. Lettere ^la 
Signoria filza Guy 

È originale 

Illustrissimi atque Exmi. Domini» honorandi 
Perchè la santità de Nostra Signore desidera assai la 
venuta qui de maestro Michelangilo, sculptore fiorenti- 
no, per volere fare alcune opere qui in Bologna, pre- 
gamo V, Excellentie vogliano mandarlo qui da Sua Bea- 
titudine quanto più presto possibile j che veramente 
faranno cosa molto grata ad quella, et anthora noi lo 
receperemo in piacer singular de V. III. S. — Quae fe- 
liciter valeant, et quibus nos ex corde ofTerimus. Bo- 
nonie die xxi Novemb. 1506 
Di V. Ili. Domini 

Tanquam Frater F. Cardinalis Papiensis 

N.' XXXVII 

Pier Sederini al Cardinale di Volterra. Da Firenze 
ity Novembre r5o6 (Jrch. e. Lettere della Signoria 
filza 121 , Minute di P. Soderini), 

Cardinali Valaterrano 

Lo apportatore sarà Micbelagnolo , scultore, il quale 
si manda per compiacere e satisfare alla Santità di nro» 



92 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Signore. Noi certifichiamo la S. V. lui essere bravo 
giovane, et nel mestieri suo l'unico in Italia, Torse 
cliani in universo. Non possiamo piiì strectamente rac- 
comandarlo: lui è di modo che colle buone parole et 
colla carezza, se li fanno, farà ogni cosa; bisogna 
nionstrar^li amore, et farli favore, et lui farà cose che 
si maraviglierà chi le vedrà. Significando alla S. V. 
che ha principiato una storia per il pubblico che sarà 
cosa admiranda, et così XII * apostoli di braccia 4 j 
in V r uno , che sarà opera egregia. Iterum alla S. V. 
quelo più possiamo lo raccomandiamo, die xxvii No- 
vemb. 1506 
Michclagnolo dicto viene in sulla fede nostra. ** 

Nota 

" Cardinali Soderino die 24 Novemb. 1506 — Mi- 
cbelangnolo cingegneremo per ogni via et per ogni 
modo inpegnarlo, se sarà possibile, et per altra rescri- 
verò resolutamente , perchè habbiamo la vostra in que- 
sto punto ^' (Minute di Pier Sìderini l. e. fdza 121 ). 

La storia^ che sarà cosa admirandaj era la guerra 
di Pisa, allogatagli dal medesimo gonfaloniere P. So- 
derini, " acciochè egli facesse a concorrenza di Lio- 
nardo l'altra facciata della sala nuova. " Anche intorno 
a questa famosa opera darò ora ciò che ho raccolto: 

31 Ottobre 1504. Bartolomeo di Sandro, cartolaio, lire 
7 per 1 4 quaderni di foglie reali bolognesi per il car- 
tone di Michelagnolo , come a dicto giornale. 

Bernardo di Salvadore, cartolaio, lire 5 per mectere 
hisicme el cartone di Michelagnolo. 

31 Dicbr. 1504. Francesco et Pulinan di Simone di 
Salamone del garbo , spellali, per libr. x di cera biancha 

• Notizia affatto nuova ; finora si conosceva soltanto una di queste sta- 
tue , quella cioè di S. Matteo , abbozzata e di recente traq>ortata nella 
Accademia delle Belle Arti. Vedi intorno a questi xn Apostoli l'Ap^/endice. 

* * Ne questa lettera ne la seguente indicano che Michelagnolo fosse 
rìmaodato con titolo di ambasciatore. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI qS 

e spugne e trementine peri incerare finestre et pef il 
cartone di Michelagnolo , et a Lionardo da Vinci li- 
re 10. 6. 

Piero d'Antonio, che impasta le carte, per opera et 
aiutare impastare el cartone che fa Michelagnolo — 2, 10. 

Antonio di lacomo et compagni, spetiali, per libre a 
di zanobia a s. 1 d. 8 la libra., et, libre 44 dì nero a 
s. 1 d. 4 la libra, et libra x di gesso, e per uno ca- 
tino di legno et per vernice et bolio et altre cose per 
fare stucho etc.^ spese minute fatte per il cartone fa 
Michelagnolo. 

28 Febr. 1505. Michelagnolo di Lodovico di Lionardo 
di Buonarroti Simonì per sua faticba a buon di dipi- 
gnere el cartone, come al dicto giornale e. 29 — lire 280. 

30 Agosto 1505. Piero di Zanobi, funaiuolo, per 3 
panchonelle dabeto auti per mectere suvi il cartone di 
Michelagnolo in ballatoio — 14. 7. (Stanziamenti e) 

N/ xxxvni 

La Signoria di Firenze al Cardinale di Pavia. Da 
Firenze 27 Novembre i5o6 f Jrch. e. Lettere della 
Signoria jfilza 119)* 

Cardinali Papiensi ) Arr^e 
die 27 Novemb. ) ^^"^ 
Rmo. Volentieri et con buono animo, come si con- 
viene a noi in tutti li desideri! della Santità dì Nostro 
Signore, habbiamo persuaso a Michelagnolo , scultore, 
che subito si transferisca costà , et lui medesimo sarà 
exhibitore della presente; et per compiacerne a S. Bea- 
titudine non ci siamo curati che luì ponga daparte al- 
cune opere publiche, che haveva in mano per ordine 
nostro . Non voliamo mancare di raccomandarlo quanta 
più ci è possibile alla S. V. Rma. , pregando quella che 
per amore nostro li voglia faretutti favori che lei' potrà 
appresso alla Santità di K. S. : perche oltre allo esser 



94 CARTEGGIO EC. ìì* AB.T1ST1 

collocato in lui ogni beneficio per la bontà et suQìcien- 
tia sua in quella arte^ noi anchora ne haremo piacere 
et obligo grandissimo con Quella. 

N". XXXK 

Il Ciamonte alla Signoria di Firenze. Da Milano i6 
Dicembre i5o6 {Arch. e. Lettere alla Signora Jil" 
za 62 ). 

È originale 

Magnifici et Excelsi viri tanquara fratres bonorandi. 
Le opere egregie, quale ha lassato in Italia, et maxi- 
me in questa città, Magistro Leonardo de vinci, vo- 
stro cittadino, hanno portato inclinatione a tutti, che le 
hanno veduto, de amarlo singularmente, ancora che non 
l'havessino mai veduto. Et noi volerao confessare es- 
sere nel numero de quelli, che l'amavamo prima che 
mai per presentia lo cognoscesscmo. Ma doppoi che qua 
l'havemo manegiato, et cum experientia provato le vir- 
tute varie sue, vedemo veramente che el nome suo , 
celebrato per pictura^ è obscuro a quello che merita- 
ria essere laudato in le altre parte, che sono in lui de 
grandissime virtute; et volemo confessare che in le pro- 
ve facte da lui de qualche cosa che li havemo doman- 
dato , de Desegni et architettura, et altre cose perti- 
nente alla condictione nostra , ha^atisfacto cum tale mo- 
do, che non solo siamo restati satisfacti de lui , ma ne 
havemo preheso admiratione. Per il che essendo stato 
el piacere vostro de lassarcelo questi dì passati. per gra- 
litìcatione nostra , quando non vi ringraciassimo venen- 
do lui in patria , ce pareria non satisfare a animo gra- 
to. Et però vi ne ringratiamo quanto più possemo ; et se 
uno homo de tanta virtute convene ricommendarlo al- 
)i suoi j ve lo ricommendiamo quanto piiì possemo y et 
ve certificamo cbe mai da voi gli poterà essere facto 
cosa ; o in augumento de li beni et commodi suoi , o 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI gS 

de lo honore suo, che insieme cum lui non siamo i>cr 
hayerne singularissimo apiacere , et ancora alle Magni- 
ficentie V. oblilo, alle quale se oH'erimo eie. tic. Me- 
diolani xvi Decbr. 1506 

e firmata ) D' Amboyze 

N.- XL 

Francesco Pandolfini alla medesima. Da Blois 1 2 
Gennaio i5o7 ( Arch. d. Rìf, di Firenze , filza 62 
Lettere alla Signoria J, 
È originale 

1506 die xn lanuarii 
Exsis^ Dnis. D. et Prioribus 

Magnifici et Excelsi Domini eie. Io ho scripto alla 
giornata et al presente scrivo a'Sjgn. x di tutte le occur- 
rentie secondo il consueto ; et però per questa altro non 
ne dirò. Et la presente solo per fare intendere alla Ex, S. 
V, come , essendo stamattina alla presentia del Christia- 
nissimo,Sua Maestà mi chiamò, dicendo: "E'bisognache 
e vri. Signori mi servino. Scrivete loro che io desidero 
servirmi di Maestro Lionardo ^ loro Pictore, quale si 
trova a milano, desiderando che mi faccia alcune cosej 
et vedete che quelli Signori lo gravino et li comandino 
che mi serva subito , et che non si parta da milano 
fino al mio venire. Lui è bono Maestro, et io desidero 
bavere alcune cose di mano sue ("sic ) ; et~ scrivete in 
modo a firenze che sortisca questo effecto, et la fate 
subito, mandandomi la lettera " (quale sarà la presente, 
che comparirà per via di milano). Io resposi a sua Mtà, 
che trovandosi Lionardo ad milano, le S. V. li comande- 
rebbonoche ubidissi sua Mia., benché, essendo in casa sua, 
lei medesima non li potrebbe mancho comandare di quel- 
le, et che essendo ritornato costà, le S. V. liele mande- 
rebbono a milano ad omni sua richiesta. Sua Mtà: non 
potrebbe più desiderarlo (sicj. Et tutto questo è nato 



96 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

da un piccol quadro, suto condoclo ultimamente di 
qua di mano sua; quale è suto tenuto cosa molto excel- 
Jente. Io nel parlare domandai S. Mtà . che opere de- 
siderava da lui ? Et mi rispose : Certe tavolette di nra. 
donna et altro, secondo che mi verrà alla fantasia; Et 
forse anche li farò ritrarre me medesimo. Io nel parlare 
cum sua Mtà. per pjù scaricbo di V. S. in omni evento, 
discorrendo seco la perfectione insiemi cum le altre 
qualità sue , Sua Mtà. , subiungendomi che n'haveva 
iiotitia, mi domandò se lo conosceva? et respondendoli 
io che mi era amicissimo, mi subiunse: Scriveteli voi 
subito un verso che non parta da milano , intanto che 
vri. S. li scrivino da firenze etc. Et per questa cagio- 
ne Io ho facto un verso al sopradecto Lionardo , fac- 
cendoli intendere il buono animo di questa Mtà., et con- 
fortandolo ad essere savio etc. Le Excelse S. V, per 
satisfare al gran desiderio di questa Mtà. si sforzeran- 
no che decto eflecto segua ; et io al presente farò senza 
dire altro etc. etc. Blesis. 

Nota 

Che Lionardo già fin dall'anno 1606 si recasse in 
Francia per servire aire Lodovico xii, come asserisce 
TÀmoretti , è confutato da questa lettera. 

N." XLI 

Il Giaraonte alla medesima. Da Milano i5 Agosto 
i5o7 ( Arah.c.Jilza 63 ). 

Excelsi Domini. Vene lì maestro Leonardo vinci, pit- 
tore 4el Christianissimo PtC, * al quale cum grandissima 
dificultà havemo dato licentia per essere obligato fa- 
re una tavola ad essa Mtà. Chma. , volendo determinare 

* Molto prima dunque dell' anno 150O Lionardo ebbe il titdio di pit- 
tore del re. 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI g-J 

certe sue difTerentie vertiscano C sic ) tra luly et cer- 
ti soi fratelli per una heredità gli faa lassato uno suo zio. 
Perilcbè ad ciò possa presto ritornar ad finire limpresa 
comenzata esso Mro, Leonardo, pregamo le V. Ex. vo- 
ltano expedirlo presto et che ora sua causa sia expe- 
dita, prestandoli omne adiuto et favore iusto; et le Ex. 
Vr. faranno piacere alla Mia. Cbma. et ad noi , alla qua- 
le etc. Datum a Milano 15 Augusti 1507. 

C firmata ) Le tout votre 
D' Araboyze 
Regius etc. etc, 

N." xm 

Pier Soderini a Alberigo Malaspina marcliese di 
Massa. Da Firen/.e io Maggio i5o8 ( Arch. e. Lettere 
alla Signoria , Minute di Pier Sederini filza 137 ). 

Marchioni Albericbo die x Maji 1508 

Quello Marmo , se si può sanza molto sconcio di Y. 
S., ci sarebbe grato ci conservassi, che ne vorremo fare 
fare una statua che stessi in sulla piazza di questa Città, 
et per questo ne verrebbe la V. S, a gratificare a tucto 
questo populo. 

Nota 

" Màrchionì Albericbo 4 Septemb. Per Rapbaello da 
Reggio intendiamo quanto V. S, de<;idera la reraotione 
di quello marmo. Micbelagnolo scultore per buona sor-^ 
te , che così voliamo dire , non è stato mai di qua , fa 
intendere che ci sarà in breve, et io subito allo arrivo 
suo lo manderò di costà con ordine lo digrossi , et lo 
reduca in quello modo si possi levare et condurre più 
facilmente " ^ /. e. J. 

Il marchese Alberigo , rammentato per incidenza dal 
Manni ove parla a lungo d'un altro Alberigo della me- 
desima famiglia, e falsamente creduto agente del duca 

T. u. 7 



98 CABTEGGIO EC. D* ARTISTI 

d'Urbino pel contralto fatto con Michelagnolo al tempo 
di Clemente vi;, diventò da amico che egli era, gran 
nemico di Michelagnolo, senza che questo ne avesse 
colpa. Che cosa fosse la statua " destinata per la piazza 
di Firenze " , resta ancora a sapersi ; suppongo peral- 
tro che il Soderini intenda parlare del " marmo alto 
braccia nove e raezo, e largo cinque braccia dappiè, 
nel quale Michelagnolo Buonarroti aveva fatto pensiero 
di far un gigante in persona d' Ercole che uccidesse 
Cacco, per metterlo in piazza ". Vasari aggiunge che 
questo marmo era stato cavato a Carrara fino al tempo 
di Leone x ; prova la seguente Deliberazione che venti 
anni dopo la Signoria di Firenze non aveva ancora ab* 
bandonato l'idea di darlo a Michelagnolo. 

" XXII Aug. 1528. Prefati excelsi dominici vexillifer 
simul adunati, desiderando che du no certo marmo, che 
si truova allora allopera , facto vanire circa tre anni sona 
da Carrara per farne la Imagine et figura di Cacco, et 
constiluirla in luogo publico per ornamento della Città, 
se ne facci qualche bella statua, et però si lavori da 
buomo exceliente in tale mestiero , et cognoscendo la 
peritia et scientia inaudita, così nella Scultura come nel 
la pictura, dello egregio et unico exemplo di qiialun 
che di decte dua virtà^ Michelagjiiolo Buonarroti, lo- 
ro dilectissimo cittadino, deliberorno per loro solem- 
ne partito, et observato quello che per loro signorie si 
doveva observare, chel decto marmo, non obstante che 
pel passato fussi stalo allogato ad altri, si debba da- 
re et concedere, et così per il dicto partito dectono 
e concedono el prefalo marmo al prenominalo Miche- 
lagniolo Bonarroti, el quale ne debba cavare e farvi 
drente una figura insieme o congiunta con altra, che 
et come parrà et piacerà a Micbelagniolo decto, per col- 
locarla in quel luogo e modo che per questa Signoria 
sarà deliberatole! qual Michelagnolo per di qui a ogni- 
santi proximó advenire. debba a sua beneplacito en- 
trare in opera in decto marmo , et continuare fino alla 



CARTEGGIO BC. d' ARTISTI ^9 

perfecllone di lai figura ". {Deliberazioni della Signo» 
ria 1527. 1528, fìLza 192). 

N." XLIII 

La Balla di Firenze a Antonio da S. Gallo. Da Fi- 
renze 11 Magg^io i5u8 ( Jrch. e. Lettere della Balìa 
Jilza 122). 

Antonio da Sto. Gallo in Campo, 
XI Maii 1508 
Ner tempo clie staranno le genti nostre in prima in 
vai di serchio , di poi dallaltra banda, ristringnerati un 
dì col Signor M. Antonio, etconferite insieme dove 
si potessi fare una bastia sobto libra facta che stessi bene , 
et che spexa sarebbe, et chosì alta badia a sirnsovino, 
per potere a questi 2 luoghi , o in uno di essi , tenere 
più strecti e nimici nostri; et vedi innanzi tu parta di 
farne buon ritracto. 

N.' XUV 

Risposta di Antonio da S. Gallo alla Balìa. Dal 
Campo iu Val di Serchio 17 Maggio i5o8 {Arch e. 
Lettere alla Balìa Jilza qS). 

È autografa 

Magnifici Domini Decem domini mei observandis- 
sìmi etc. Per fare risposta a una di V. S. de dì xi del 
presente, sono stato col Signor Marchantonio, et doppo 
molti ragionamenti facti fra noi non ci pare che sia a 
proposilo fare ninna di queste Bastie , cioè a Librafacta 
et anchora alla Badia a Sco. Savino. Ma siamo chaval- 
cati insieme tucto el lungharno dalla banda di vai di ser- 
chio et insino alla torre, si disse che tra in sulla foce; 
Et perchè qui è uno luogho levato da terra circa Brac- 
cia sei, et quivi ci fermeremo a fare la Bastia el ponte. 
Quando saremo dalla banda di costà, dove è la torre ^ 



lOO CARTEGGIO EC. D ARTISTI 

vedremo et exaraineremo più interamente il luogbo , 
et di tanto si darà adviso a V. S. , alle quali del continuo 
mi racbomandO; le quale iddio feliciti. 

In campo in vai di Serchio a dì 1 7 di Maggio 1 508 

Servitor Antonio da Sangallo 

f Direzione ) Magnificis Dominis Decemyiris liberta- 
tls et balie — Fiorentine ^-* observandissimis 

Nota 

" Niccolaus Capponeus, commissarius generalis ex ca- 
stris florentinis 1 7 maii 1 508. Quanto al disengnio 'di 
librafacta , et quello cbe acbadessi fare per fortificarlla, 
domani andrò sino là con il Sr. marchantonio et an^ 
tonio da S. Ghallo ; et exaraineremo quello che sia daf^ 
fare , et ne darò avviso " — C Lettore alla Balìa , 
piza e), 

N.* XLV 

Il medesimo alla stessa. Dal Campo in Val di Ser- 
chio i8 Maggio i5o8 ( l. e. filza e). 
È autografa 

Magci. Dni. Decem D. mei obsermi. etc. bierì bebbi 
una di V. S. de' xv del presente , Alla quale farò un 
pocho di risposta: Et come sono expedito et resoluto 
di qua, che stimo sarà fra dì x o xii incircba, anderò 
alla volta di Fucecchio, et qui sarò col proveditore et 
con gli huomini del paese pratichi ; et examinato cbe 
bareno tutto el Bisognio di questo lagbo, a bocba re- 
ferirò a V. S. Alle quale del Continuo mi racboraando. 
In cbastris in valle sercbì xviii maii 1508 

Servitor Antonio de sangballo 

JNota 

Il 26 di Mag^gio scrisse I^iccolò Capponi : " Antonio da 



CAllTECiGlO EC. d' AtlTlStl lOI 

S. Ghallo sene Terrà domactìna, e dallui intenderanno 
quello bisognia fare a librafacta per potervi tenere più 
numero di Chavalli *' fi» e.)» 

N." XLVI 

Pier Sederini a Giovanni Ridolfi. Da Firenze 3o 
Giugno i5o8 ( Jrch, e. Minute di Pier Soderini 
filza 12'j ). 

Ioanni de Rìdolfis die xxx lunii 1508 

— Il Davit, del quale scrivete perle vostre, sì truo- 
va imperfecto per essere stato levato da qui mich. la- 
gnolo, scultore, per uno breve del sommo pontefice, 
per fare certa sua opera a Roma ; né anchora lo pos- 
siamo ritrarre di là per non essergli permesso ; et così 
nel modo si trova dicto davit, non è per satisfare a 
persona . Resta rozzo, e vi è anchora per fare su qual- 
che tempo. Quando epso Michelagnolo sarà di qiia , ci 
forzeremo farli dare la sua perfectione, acciò sene possa 
si poi fare quelo sarà iudicato bene. Bene valete. Ex 
Palatio Fior, die 30 lunii 1508 

Petrus de Soderinis 
Vexillifer lustitie perpetuus 

lì lavoro del Davidde era stato sospeso da qualche 
anno. Michelagnolo trovava occupazione in lavori di 
maggior importanza, mentre che Monsignore di Nemours 
era caduto di grazia del suo principe. Parla di ciò la qui 
appresso lettera interessante dell' ambasciatore Fran- 
cesco PandolCni. " La causa del Mariscial di Gie, le- 
vala dal parlamento di parigi et redotta ad tolosa , era 
suta da quel parlamento iudìcata in questo modo , che 
luficiu del mariscial sintenda suspeso per v anni futu- 
ri, et per dicto tempo come privato non Ip possa e- 
xercitare, privato del governo dangulem^ benché al 



JOa CARTEGGIO EC. d' AATISTl 



presente non lo exercitassi , ci del ghovemo del Castello 
d.-imbuosa, del Castello dangieri, et di certe altre terre 
forti et importanti , di qnalunche pensione del Re , et 
della condocta delle cento lancie ; et condennalo in pa- 
recchi mijrliaia dr franchi per paghe morte non tenute. 
— 18 Febb. 1507 " f Lettere alla Signoria, filza 59 
segnata " Begistrum ìitterariim Francisci petriphi- 
lippi Pandulphini oratoris ad Ludovicum Christia- 
nissimum Regem francórum " ). Fu il tesoriere Ru- 
bertet, che dopo, per mezzo degli ambasciatori Fioren- 
tini, fece istanza sopra istanza per venire in possesso 
del suddetto lavoro. Prova di ciò sono le lettere se- 
guenti : 

" lohanni de ridulQs xxiin Augusti 1 508. — Il Davit si 
farà finire a Michelagnolo , et ci harà ad essere per di qui 
ad ognisanti. — Finito sarà si manderà di costà con uno 
mulo, potendolo (\ortare, senon si condurrà a livomo; — 
et se S. Signoria si contenta a haverlo così imperfetto , 
come adviserete , et noi lo invieremo subito o a cotesta 
volta per terra, quando uno mulo lo possa condurre, 
o a livorno, et vi adviseremo " ^Minute di Pier So- 
derivi, filza 127 ). 

" Eidem xi Septbr. 1 508. — Fassi fornito il Davit 
fra il tempo scripto per altra, et sarà bene per voi re- 
scrivnte una lettera alla Signoria, perchè proceda con 
lordine che è ragionevole " (/. c.J. 

*" Amico Cuidam xxu Septbr. 1 508. — Il Davit si la- 
vora tucta volta , et cingegneremo per ogni modo che 
a tucti i Santi si trovi a livorno. Harà da peso dalle 
700 libre in circa, et però excede il portare da uno 
mulo " fi. c.J. 

lohanni de Ridolfis xiiii Oclbr. 1508. — " Il Davit 
si fa rinetlare , et con difiTicuUà si è trovalo chi sappi 
fìnirlo, che pur vi è da fare qualche septìmana. Se sarà 
possibile expedirlo avanti ogni Santi, si ne farà dili- 
genlia; se non, non passerà in veruno modo mezzo 
novembre che sarà expcUito: così potete largamente 



CAKTEGOIO ce. d' ABTIST! Io3 

assecurare; et se manderà alla volta del ponte adbera 
per condurlo a livorno. Pesa dalle 700 * alle 800 li- 
bre y et però bisognerà mandarlo dal ponte adbera in 
là con 2 carri, ilchè sarà difficile j pure sene farà di- 
ligentia " fL c,J. 

N/ XLVn 

Il medesimo a Giovanni Antonio di Montelupo. Da 
Firenze 2 Luglio i5o8 f Arch. e. Lettere della Si' 
gnorìa filza 127, Minute di Pier Sederini J. 

lonnni Antonio de Montelupo die 2 luli 1508 

Et bora vi è stato Antonio da S. Gallo ; non perde 

un' bora di tempo , percbè tu sai che in Septembre in 

là costì non si può più murare. 

Nota 

Eidem x lunii 1 508. " Doverai bavere ricevuto ducati 
60 — percbè possi con ogni celerità sollecitare di dare 
fine a cotesta opera: et però, se non bastino li scar- 
pellini che vi sono , pigliami delli altri , et sollecita 
per ogni modo oportuno ; perchè bisogna rispecto a 
tempo che cercarò, che cotesto luogho almancho del 
guscio babbia la sua intera perfectione " C^. e). 

K, XLYIII 

Il medesimo a Giuliano Salviati. Da Firenze a4 ^^~ 
glio i5o8 (Ardi. e. filza e, J. 

luliano de Salviatis 24 lui. 1508 

Sarà latore della presento ^l.' Antonio da S. Gallo ^ 

• Sembra un sbaglio di nuraeroi il Sederini dice in seguito che '' la fi- 
gura del pontefice a Bologna non era al paragone di quesU " j «appiaTuo 
dal BotUri che la statua a Bologna pe&ava libbre 17500. 



I04 CIATEGGIO £C. d' A.&T1STI 

se a pia netto è ordine di murare^ Telo manderete j se 
QOii; niandarctelo in qua più presto si può. 

JVota 

*' II medesimo a Mo. Antonio da S. Gallo 16 Giugno 
1508: Che si expediscba presto di qui, et di poi vada al 
borgho, et di più a marradi; et di più è necessario si 
transferiscba alla verrucola, perchè insino non vi dà 
giù, non si mura " (l, e. ). 

Il medesimo a Giuliano Sai viali 24 Giugno 1508: "An- 
tonio da Sco. Gallo sin viene di costà, come forse si 
potrà, di presente à necessario 8 o x dì alla muraglia 
di Arezzo et del borgho; poi pigliarà la volta di co- 
stà " (L e). 

N/ XLIX 

JLettera del Medesimo. Da Firenze i4 Settembre 
i5o8 e Arch. e. /. c.J. 
JiJanca l' indrizzo 

Nomine dominorum, die xnii Septbr. 1508 
Tu fusti mandato costì per seguire lavoro che ti fussi 
dato d' antonio da S. Gallo circa largine che si ha ad 
fare; et noi intendiamo che tu seguiti una altra opinione 
tua o di altro che sia, la quale da chi l'ha veduta non 
è iudicata al proposito di quello si desiderava; et però 
vogliamo al bavere di questa, che tu in tucto et per 
tucto seguiti quello ordine, che ti darà Ant. da S. Gal- 
lo , apportatore di questa. 



CARTEGGIO BC. d' ARTISTI lo5 



N/ L 

Giovanni Ridolfi alla Signoria di Firenze. Da Lou- 
viers 24 Settembre i5o8 {Arch, e. Lettere alla Hi- 
gnoria filza 6^J. 

È originale 

Magnifici et Excelsi Domini D. mei observandissimi. 
Per exeguìre quanto V. Ex. S. mi commettono per una 
Joro de' 5 del presente, sono stato cumMons. Rubertet, il 
quale, inteso tutto, si tiene benìssimo satisfacto di quelle, 
et le ringratia et raccomandasi a epse. Dipoi mi ricerchò 
strectamerite chio pregassi V. Ex. S. si degnassino per 
loro gratia largirli * quel Davit^ che già si fece costì ad 
instantia dei Mareschal di Ges, mostrando desiderarle 
grandemente per metterlo a Bles , in uno Cortile dune 
suo palazo murato di nuovo , et che lo riceverà in pia- 
cere. Io conforto quelle a compiacernelo . Si- può dire 
V. Ex. S. non habbino appresso a questa Maestà altro 
favore cbe il suo; et se non fosse lui, le cose loro sa- 
rebbano hoggi anchora in peggio termine non sono. Da 
Loviers xxiiii Septbr. 1508. 

Servitor lobnnnes Rodulpbus 
orator. 

Aòta 

'* Magnifici etc. Alli x del presente rìcevemo la di 
V. Ex. Sig. di xxvn del passato. Inteso' il tenore di 
epsa, siamo stati con il tbesauriere Robertet, et fattoli 
intendere come presto sarà fornito il Davit, et fini- 
to cbe sarà V. Ex. Signorie lo faranno condurre a 
Livorno. El che li è sulo grato et molto accepto. Et 
dice, ordinerà a Pie Ianni lo levi, per collocarlo in 
nella corte della sua casa di Bles in sur una colonna di 

* Ora dunque assidera di arerlo in dono. 



loG CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

nirtrmo , et di intorno mettere le arme della Repubblica 

di V. Ex., Signoria. Parigi xiii Novembre 1508. 

Johannes Rodulfus ) ^^^^^^^^ 
Alexander Nasius ) 
(l, cj 

' ** Ioanni de ridolfis 26 Ottobre 1508 — Il Davit sarà 
éxpedito fra 8 dì ^ et si vedrà mandarlo a Cascina , et 
dapoi a Livorno. Et sarà grande dillìcultà condurlo da 
Cascina a Livorno, perchè bisogna vada per carro, et 

il paese è male sicuro et le strade ropte: pure vi si 
farà condurre se si dovessi farlo portare alli homini ". 
{Minute di Pier Soderini, filza 127). 

" Eidem iv Novemb. 1508.11 Davit è presso che finito, 
et fra nii o vi giorni al più sinvierà »1 ponte andera 
C^icJ per condurlo a livorno " (^L e). 

*' Oraloribus in Gallia vi Novemb. 150^. Il Davit nel 
nome di Dio in questa mattina è incassato , et andato 
a! porto a signa, et di qui a Cascina per farlo passare 
a Livorno, dove si condurrà con didlcullà per la causa 
altra volta scripta " (l, e, J. 

" Niccolo de Capponibus xxi Novemb. 1508. — - Vi fu 
scrìpto in giorni passati per li exc. Signori che voi , 
•con più prestezza si potessi, vedessi di mandare il Da- 
vit a livorno, perchè motto è sollecitato da chilo de- 
sidera; et però se nollo ha vele mandato, vedete di 
farlo subito come prima si può, perchè ogni volta che 
sarà a livorno, noi siamo discarichi apresso a chi lo de- 
sidera, et però usateci diligentia, et mi darete ad vi- 
so " f /. c.J. 

" Oratores 26 Decembr. 1 508 — Del David mostrò 
( Robertetjhnvere nolilia per altra via, fussi levalo da 
Livorno, et che era bella cosa: diche né tanto allegro 
del mondo " — ^ Lettere alla Signoria ^. filza 65 , 
segnata " Minutario di lettere di Giov. Ridolfi et 
jilessandro Nasi in Francia 26 Dicetr. 1508 — 7 
^priL "509) ". 



CARTEGGIO EC. p ARTISTI lO^ 

N-Ll 

Pier Soderìni a Alberigo Malaspina marchese di Mus- 
sa. Da Firenze i6 Dicembre i5o8 (" Arch, e. Minute 
di Pier Soderìni filza 127 ). 

— E non si è mandato ad fare bozzare il marmo , 
perchè la S. di Nostro Signore non ha mai permesso a 
maestro Micbelagnolo, nostro cittadino^ che si tran- 
sferischa per insino qui solamente per 25 giorni. Et 
non essendo bomo in Italia apto ad expedire una ope- 
ra di CQtesla qualità, è necessario cbe lui solo, et non 
altri, là vengha ad vedere et dirizzarla, percbè ogni 
altro non sapendo la fantasia sua lo potrebbe guastare ^ 
et però perfino a tanto cbe lui non viene , che si spera 
pure habbia ad essere presto^ non possiamo satisfare a 
Doi , né alla V. S. 

Nota 

Del medesimo Soder/ni è Io squarcio di questa lette- 
ra, diretta allo stesso Malaspina: 

" Et poiché ha havuto tanta patientia, sia contenta che 
noi possiamo far fare a, questo maestro michelagnplo una 
statua di sorte che non bara vergogna dalle antique, et il 
marmo sarà ben pigatò 7 (l» e). 



loS CAftTEtìCTO E6. d' ARTlSìft 

N.' LII 

Il medesimo agli Ambasciatori Fiorentini in Fran- 
cia. Da Firenze 4 Gennaio iSog ( Jrch. e. Lettere 
della Signoria Jilza 1 15 ). 

Noi ci maravigliamo che Giovanni Girolami babbi 
parlato di una cosa, della quale non babbi bavuto ra- 
gionamento con epso noi, circa il fornimento del Da- 
vit, perchè qui non si è mai disegnato di farli alcuno 
fornimento, et bisogna ad voler fargli il fornimen- 
to haverlo di presentia , et fare tucto colle misure ; 
et noi qui non habbiamo le cave de' marmi , et quel- 
le Colonne che sono poste in] uso del palazzo non 
sarebbe conveniente tocchare ( che si griderebbe al cie- 
lo et iustamente ) *. Ma si vorrebbe che S. Signoria ri- 
cercassi dal Marchese di Massa due o 3 pezzi di mar- 
mo, et gente gli el condiirebbono a Marsilia, et di qui 
facilmente vecrebbono a Lione et a Bles. Et mollo ci 
maravigliamo di Giovanni Girolami o di Nicolas, per- 
chè qui non si è pensato mai a fornimento alcuno, né 
ci sono marmi apti a ciò. Ma volendo S. Signoria go- 
dere presto, bisognerebbe fare fare di legname, et di 
poi collo animo posato farli fare uno fornimento con> 
veniente, che è una cosa Regia. La figura del pontefi- 
ce a Bologna ** li costa de' ducati 3000 , e non è al 
paragone di questa. Se qui fussino le materie, come 
non ci sono, si potrebbe dire quello che non si può. 
Tractate bora voi questa materia in quello modo che vi 

* n passo fra () ncll' orij^inale e in cifra 

• * Mu-hclai;iiolo partì da Firenze per Bologna sul Gne di Novembre 150(ì; 
la statua di papa Giulio fu messa ai suo posto il di 18 Febbraio 1508, 
cosi che una tal' opera in meno ancora di sedici mesi fu modclkita e get- 
tata. Il Gliiranlacci dice che ella pesiMibbre 17000, e che Michelagnolo eb- 
be per mercede ducati 1000 d'oro. " Dizeno, " cosi la cronaca di Tonima- 
•ino Lanccllotto " pesare 20 niiara di libre, ed erage una gran quantità d' 
magistri, et diremo essege costata piìi d' dodizi milia ducatL " — 



CAKI'EGGIO EC. D AATISTI IO9 

pare che vi sia la conservatione del publico et del pri-» 
vato. 

Nota 

Intorno al medesimo oggetto risposero poi gli Am- 
basciatori: 

^' Oratores etc. 3 Febbr . 1 509. Circa il fornimento 
del Davit non occorre dire altro, perchè non sene di 
poi ragionato " (Lettere alla Signoria filza 65, Minu- 
tario di lettere di Giov.Rldolfi etAless,Nasi ec. ec. ). 

N.» LUI 

La Balìa di Firenze ai Commissari di Pisa. Da Fi- 
renze 27 Agosto iSoQ ( Àrdi. e. Lettere della Balìa 
^dza 129 ). 

Comissariis Pisis 27 Aug. 1509 

Circa la muraglia a noi pare che ordini al Sangallo 
che lasci in cittadella vechia una o due cazuole al 
più, che attendino ad finire, et le altre tutte riduca 
alla nuova , che è quella che importa ; et di più che 
una volta facci che costì sia iraunato una munitìone 
grossa dì calcina, mattoni et rena, in modo che vi sia 
da fare per 40 niaestri , che per il lavoro non babbi ad 
mancare loro che fare j et subito ch'e noi haremo adviso 
di tale munitione, subito si farà uno sforzo grande di 
maestri et di danari, di natura che lopra andrà con 
presteza grande. 

Nòta 

Frequenti sono le lettere di quest* epoca , dirette a 
Niccolò Capponi. 

22 Maggio 1 508. Examinerete quello sia da fare — 
ad condurre ad perfectione tale allogiamento, adciò che 
Antonio da S. Gallo torni instructo et informato par- 
ticularmente di questa cosa ( l. e* filza 123 j. 



I IO CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 



21 Febbraio 1509. Stamane parte di qui Antonio da 
S. Gallo, Antouio da Certaldo, con assai ministri per 
fare el ponte; sollicìleranno per tutti versi di apres- 
tar lopera etc. —-Tu intenderai da Antonio da Sangal- 
Io et Antonio da Certaldo quello si sia ragionato qui 
con loro, e quali examinato che baranno el fondo 
damo e la largbeza, dove lo vogliono fare etc. C l, 
e. filza 125 ), 

9 Luglio 1509. Antonio da S. Gallo adrivò hieri 
con la vostra del 6, et con li modelli della Cittadella. 
Per anchora non sene deliberato cosa alcuna ( l. e. 
filza 129). 

14 Luglio 1509. Antonio da S. Gallo ad questa bora 
debbe essere comparso ,* però non bisogna dirne altro 
(Le). 

3 Agosto 1509. Antonio da S. Gallo non è ancbora 
comparso. Alla giunta sua lo udiremo , et ci sarà grato 
intendere particularmente in cbe termine sieno coleste 
muraglie ; et voi comandiamo del sollecitarle, et visi- 
tarle spesso {^ l. c.J. 

13 Agosto 1509. Sarà di questa aportatore Giuliano 
da S. Gallo, arcbylectore, qual viene costì con alcuni 
maestri per conto della muraglia. Voliamo che per tutti 
modi possibili tu solliciti et lui , come capo, et gli al- 
tri tutti , in modo cbe la cosa si expedisca con più ce- 
lerità sia possibile — . (Lettere della Balìa j filza 1 30). 
Merita d' essere conservata una nota curiosissima, la 
quale si trova alla fine della filza 126: " Bini isti libri 
l'eliciter fìniunt, recuperatis videlicet Pisis longa obsi- 
dione et fame. Quod factum est cura , labore atque sol- 
lerlia cum magnificorum decem , tum vel maxime 11* 
Imi. vexilliferi justitie perpetui primi . Qui quidem ad 
id redactus fuerat, ut prae solicitudme, prae anxietate, 
praeque vigilanza Pisas ipsas recuperandi , ncque noct u 
ncque interdiu nequiret quiescere , quique, nisi ad vo- 
tum res sucessi§set, excedere e vivis viteque recusare 
[ quod aHirmare ausim ) cogeretur. Verura concedente 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI J I I 



Domino elus intemeratae virginis precibus , hac die viu 
lunii 1509 in venerdì, ingressi Civitatem Pisarum Fio- 
rentini Pisis quam letissime potiti sunt. Quod felix 
faustumque sit fiorentino populo! Meque te, lector, id 
fugiat a litteris D. Decera fuisse hoc temporis lUasium 
Bonaccursi, ipsumque dictasse quicquid bisce libris con- 
tinetur, suaque manu quasi per totum scripsisse. Ego 
vero Augustinus , unus ex minimis adiutoribus in caor 
celleria, in rei meraoriam hoc_scriptum mea manu re- 
liqui — . " 

n: uv 

Pier Sederini a Giuliano da S. Gallo. Da Firenze 1 1 
Settembre iSog ( Arch.c. Lettere della Signoria fil- 
za 127, Minute di Pier Sederini ). 

luliano da S. Gallo nomine d. Antonii. xj Septbr, 
150y 

— Io ho lecto la Vra, alla Signoria del gonfaloniere, 
della quale ho preso piacere intendendo che voi solle- 
citate forte cotesta opera . — S. Signoria vorrebbe ^- 
che voi faceste laltra parte del muro , et lo tiraste su 
al pari di questo altro con quella più prestezza che si 
può;— il però fate ogni diligentia di condurre tucto 
il muro di verso il porto alla Spina a laltezza di quel- 
la altra parte. — 

Io vi ho ricordare che oggi le mura delle fortezze 
si fanno basse, et e fossi larghi e profondi, e però 
habbiate locchio ad non inalzare tanto che si babbino 
poi le mura abassare ; che sarebbe cosa bruta et a voi 
dì gran vergogna. — 



113 CARTEGGIO EG. D* AaTlSTl 



N.' LV 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze ao Settembre 
iSog ( /. e. ). 

luliano da S. Gallo 20 Septb . 1 509 nomine Àntonii 
— Maravigliaij che voi non habbiate ancora messo 
mano a tirare su il muro di verso il porto alla Spina, 
et così ancbora la faccia del muro che guarda verso 
il ponte alla spina et Arno; perchè tirando su queste 
due faccie, si vedrà che voi una volta tirarete su il gu«. 
scio della Cittadella, e restarete in forteza ; et però si 
vorrebbe, quanto più presto -si potessi , tirare su decte 
due ale di muro per trovarsi in fortezza. La brigata du- 
bita che voi non aitiate su troppo il muro verso la 
porta a S. Marcho» 

Nota. 

Eidem 26 Septbr. Io ho lecto le vre. alla Signoria 
del Gonfaloniere, et allo usato ne ha preso gran pia- 
cere. Li è stato declo che voi siate stato a Liicha più 
giorni ad twe non so che disegno , ilchè li ha dato 
molestia; parli che per niente non vi dobbiate parti- 
re. — Il sollecitare quelle 3 ale di mure, dove sono 
le "f* nel disegno mandato, piace molto a S. Signoria, 
et parli 1' habbiate inteso bene ; così bisog-na murate la 
porta che mette in sul ponte alla spina et 1' altra por- 
la da entrare, et con sollecitudine tirare su, perchè il 
tempo sene \sl -— f l. e. ). 



CARTEGGIO EC. o' ARTISTI I 1 3 

N. LVI 

Libera Man legna • a Francesco Gonzaga marchese 
di Mantova. DaMantova 19 Ottobre iSoq (Spogli c.j. 
È originale 

lllmo. et Exmo. Sigr. mìo Observandissimo . Alli 
giorni passati Vra. Illm.i. Sigria. mi fece assegnare a 
Bonie di miei figlioli per il suo Magnifico Gapitaneo de 
lustizìa la tenuta delli beni di Francesco M.integna, 
mio cognato, et in contracambio per il spettabile Fattor 
di quella fu tolto la tenuta della Possessione del Bo- 
sco a nome di Vra. Illnu. Sigria., bencbè dapol fusse 
dato commissione al predetto Gapitaneo, cbe non pro- 
cedesse più oltre fin tanto che V. E. faceva altra deli- 
berazione, in modo che io et li mìei figlioli siamo rimasti 
privi et expulsi si dcIli beni di Francesco per quella 
assìgnatì , come della possessione era di mio marito , 
et tanto più che , avendo io venduto le legne del dicto 
bosco, et recepulo parie del pretio per satisfare tal de- 
bito della captura di esso mio marito, il predetto doo. 
factore obvia a tagliare diete legne; et così dalli com- 
pratori mi è mosso lite, et mi ritrovo a mali termini. 
Per ilchè umiliter supplico la V. Illma. Sigria, voglia 
dignarsi comettere et che a' miei figlioli sia relaxato 
quanto da quella li è stato assignato , aut li sia resti- 
tuito la sua possessione et beni ereditarli, come è di 
ragione; et spera nella clementia sua quale pur ha 
promisso non abbandonarli ; et' così la supplico di gra- 
zia singularissima , et a quella cum le braccìe in croce 
prostrata a terra et me et li figlioli miei raccomando. 
E. D. V. 

Fidelis servitrix 
Libera Mantinea. 19 Octobris 1509 
(Direzione) lllmo. et Eccmo. Dno. Dno. Marchioni 
Mantue Dno. singularissimo 

* Moglie di Lodovico Mantegna, morto iatorao a quell'epoca; vedi lettera 70 
T. IL 8 



Il4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Nota 

\ raggiri dì Fracensco Mantegna por impadronirsi di 
un podere di ragione del suo nipote Andrea anelarono 
a vuoto. 

" Franciscus Marchio Mantuae 

Cum superioribus annis donaverimus m. dno. Andreas 
Mantineae, olim civi et familiari nostro dilecto, pos- 
sessionem unam »... quae possessio^ facta divisione 
inter Franciscum et Ludovicum, eiusdem Andreae fillos, 
in portionem obvenit d. Lodovico, qui illam usque ad 
eius mortera quiete possedit. Quo vita functo, relieto 
tamen Andrea infante eius filio et haerede universali , 
praedictus Franciscus forte ratus possessionem istam, 
ut ferebat, esse iuris episcopatus Mantuae, suo vel alieno 
fretus concilio spe illam lucrifaciendi, ut mortalium ali- 
quando est cupiditas improba, ad reverendissimum hunc 
electum huius episcopatus accessit, ac de illa taniquam 
feudali et devoluto nomine proprio, excluso ipso Lu- 
dovici haerede, obtinuit investituram j quod cura ad no- 
stram notitiam pervenisset . . . confirmamus donatio- 
nem alias per nos factani p. q. d. Andreae avo prae- 
dicti pupilli, salvo omni iure episcopatus, si quod est. 
— 24 Aprii. 1511 " (Pungileoni Giornale Arcadico 
r. 48 p. 345. ). 

N.° LVII 

La Balia di Firenze a Alamanno Salviate Da Fi- 
renze 2 Gennaio i5io ( Arch, e. Lettere ddlu Balla 
filza i3o). 

Alamanno Salviate 
2 lana. 1510 

Giuliano da S. Gallo è stato dinanzi al magistrato, 
e monstroci certo modello facto della porta ad S. Mar- 
co con parte della cittadella j et veduto et examinalo 



CARTEGGIO EC. d' AR<n8TI 1 1 5 

tutto , ci siamo resoluti che per hora si attenda ad ti- 
rare su, et finire el muro principiato che serra la Cit- 
tadella f et così ad dare perfectione alle case de' pro-> 
visionati, ad ciò vi si possi alloggiare drento la guar- 
dia cornmodamente. Del disegno della porta sopradi- 
età ci siamo accordati che tu insieme coi podestà et 
consoli et con cotesti Sri. Gonductieri , pratichi di si- 
mili cose, lo exaraìniate, et tirando su in sul vechio 
pensiate tutti quelli modi , per li quali decta torre della 
porta stia meglio ^ et sia più ad proposito per la se- 
curìtà sua et della Gitladella. 

•— la provìsione ti porta Giuliano da S. Gallo sopra- 
decto* 

Nota 

** Eidem 13 Februar. 1510. Giuliano da Sangallo ci ha 
monstro e disegni di quello havete conferito costì circa 
alla Giptadella, li quali ci satisfanno , stimando che tut- 
to habbiate resoluto costì d'accordo et con quelli re- 
specti che sono necèssarii " (l. e), 

N.- LVin 

Giovanni de' Piccolomini arcivescovo dì Siena a Pier 
Francesco deTiccolomini. Da Torri id Settembre i5io 
È autografa • 

Pier francesco: è venuto da me el pacbierotto ado- 
mandarmi denari per conto dela Cappella , et molto sé 
lamentato. Voi sapete che più volte v'ho dicto che ero 
contento per la parte mia che sefì desse denari di quel- 
li di piandalma, et così ... al presente; Sì che expe- 
diretelo, che ie non vorrei che chi. ha ad bavere si 
lamentasse ; et non credo mai vedere quel dì che io esca 
del fastidio di questa Cappella. 

* Postdata dal Signor & Porri a Sieiu , a cui ti deve questa aopia. 



I l6 CIATEGGIO EC. d' ARTISTI 

Item di quella compra cbe facemo da le beredi di 
Morello, non sé facta mai conclusione: voreì expedir- 
Ia , e non so si ra.phaele è costà j se poteste , harei 
charo che si facesse con]:o , per vedere se noi siamo 
debitori o creditori: non altro. Ex Turri Die xvni 
Septb. MDX. 

Io. Piccolh.» Archìepiscopus senensis 

(Direzione) Magco. Viro Dno. Petro frane. Pico. 
Germano Carmo. 

Jfota 

A tergo di carattere del secolo xvii è notato : 
** 1497 Traduttione in volgare del Contralto da fron- 
te etc. intorno alla costitutione d'una Cappella in Duo- 
mo sotto titolo della Decollazione di S. Giovonni Bat- 
tista etc. ** 

Non so se la nostra lettera alluda agli affreschi della 
cappella di S. Giovanni Battista nel Duomo di Siena , 
i quali si attribuiscono al Pinturicchio . La dimora di 
questo pittore a Siena improntò un carattere partico- 
lare ai cinquecentisti sanesi.Di questo lavoro del Pacchia- 
rotto tacciono gli Storici. 

N." LIX 

La Balia di Firenze a Giovanni Battista Bartolìni. 
Da Firenze 28 Dicembre i5io f /drch, e. Lettere 
della Balìa filza i3o ). 

Ioanni bnptìste bartolino 
28 Debr. 1510 

— Non vogliamo perhora replicare a quella parte del- 
la preallegata tua che risponde a questo , volen do te- 
ner sospesa fino ad tanto siamo ben chiari in che ter- 
mini si truovi boggi cotesta fortezza j perchè scrivendo 



CAllTBCeiO EC. d' AaTiSTI tl'J 

ta nel discorso, facto da te, che perduta la terra è per* 
diita anchora quella , et havendo inteso lungamente Giti' 
liane da sangallo^ el parlare del quale è diverso da 
questo, ci ha questa parola 'recato per nelli animi no- 
stri suspitione e perplexità grande, parendoci che la im- 
porti troppo. — Et però desiderosi di chiarirvene -» 
mandiamo costì Niccolò Machiavelli etc. etc 

Nota 

Già dal 18 Agosto 1508 scrisse la Balìa a Niccolò 
Machiavelli y mandandogli 500 ducati " adciochè dal 
canto nostro non sì manchi di cosa alcuna. Resta hora 
ricordarti el sollecitare per quelle ragioni e rispecti che 
ti sono benissimo noti , et di piò fare tutto quello che 
si ha ad fare securalamente ; — tu se* prudente, et per 
bavere el secreto di tutte le cose, non è necessario di- 
scorrerti altrimenti el desiderio nostro in questo caso**. 
— E poi il di 26 Agosto " al Commissario si scrive 
lungamente quanto ci occorre; havendoti ad essere 
comune non si replicherà altrimente ** — (/. c.filza\2Z). 

N.- LX 

La medesima allo stesso. Da Firenze 5 Gennaio 
i5i I (l. e. filza 6. ). 

Ioanni baptiste bartolino 
die T lanuar. 1510 
Niccolò Machiavelli è tornato, e ci ha dato particnlar 
raguaglio della Cittadella , in che termine la si tniova, 
che debilezze vi sono, et che rimedii per al presente 
occorrebbono j et esendoci parsi e ricordi , per lui facti 
secondo convenisti costà con cotesti condoctieri, ne- 
cessarii a tirarli avanti, subito volemo a più satisfa- 
ctione della cosa parlarne ancora con Giuliano et An- 
tonio da Snudilo,' e quali, uditi e raporti di Nicolò , 
coufessorono anche loro essere necessario fare simili 



I l3 CARTEGGIO EC. i>' ARTISTI 

provedimenli; et per questo siamo rimasti che domat> 
lina di buona bora parlino per costì, et sanza met- 
tere punte di tempo in mezo , faccino tucto quello che 
di sotto si dirà, che è in isffecto quanto Niccolò con- 
Tenne teco al partire di costì , cioè che per assicurare 
la porta della cittadella che esce in sul ponte a spina j 
voliamosi Tacci bombardiere nella torre a spina che fe- 
riscono a decta porta, et tanto basse quanto supportono 
e lecti delle case de'provig'ionati, che sono in su decto 
ponte. Et quando per farle più basse, si potessi un poco 
sbassare decte case, sarebbe tanto meglio. Farai an- 
cora fare sopra decta porta piombato! , mettendovi be- 
chatelli , sopra quali si gettino volticciuole' a dicto ef- 
fecto y di qualità che sopra dieta porta sia come una 
guardia fasciata intorno intorbo da potervi stare a de- 
fendere con e piombato! dieta porta . Eraci ànchora 
occorso quanto a questa difesa, il che tu farai, et non 
farai secondo visi vegha dentro dificultà, o^he sia in- 
dicato bene da cotesti condoclicri, di tagliar quella parte 
del ponte a spina che s'appicha con la porta della cit- 
tadella, et. farvi un ponte levatoio che si levassi verso 
dicla porta; il che ci parrebbe cosa molto forte per as- 
sicurarla, quando voi indicassi costà ch<e al presente si 
]>otessi fare. Voliamo ancora si facci per assicurare quella 
fortezza che ha ad essere di verso il ponte a spina , et 
per far forte quella faccetta del muro, lunga br. 48 che 
guarda verso lungarno, un palco sopra quello spatio che 
è tra la porta di mezo e la porta che guarda verso la 
porta ad san marco, che è uno spntio di br. 31 per 
lunghezza et b. xii i per larghezza , il quale palco sia 
alto dal piano della terra b. 6 in circa , acciò che si 
possa di poi riempire di terra tanto che sachosti allori© 
del muro di sopra a tanto spatio , che vi rimanga para- 
petto ragionevole a potere guardare lartiglerie che si 
metteranno, et li huomini che vi stessine; et sia il 
palco sì gagliardo di travi che possa reggiere diete 



CARTEGGIO K<S. D* AUTISTI IIQ 

dHìglerie e dccti homini. Apresso voliamo si faccia una 
saracinesca, che si cali da dicto palcho, et chiugha la 
porla dì nicio che al presente non si serra ; et lucie 
queste cose decte voliamo si faccino subito , sanza met- 
tere punto di tempo in mezo : in che userai diligentia. 
Farai anchora, quando non si sia facto infino qui, che 
Consoli della Cittadella tenghino di dì sempre al manco 
tre persone sopra muri di decla forteza che sappicha 
col ponte a spina, perchè essendo prima parte d'epsa 
(?) a Pisani et a ogniuno, volFamo che vi stieno co- 
storo a vellettare che nessuno salissi sanza essere ve- 
duto. Puossi ancora, faclé le sopradelte cose o parte 
si fanno, comminciare ad fare il fosso appiè di decto 
muro di 48 br. che guarda verso ellungarno, el quale 
fosso perhora serviva per guardia di decto luogo, et 
dipoi servirà per fondamento del puntone, che secondo 
il modello vi si debba fare, E questo è quanto ti si ha 
dire per assicurare la parte verso il ponte a spina de- 
cto. El quanto alla parie di verso la porta ad S. mar- 
cho, et ad assicurarsi di quelli muri, che per la diver- 
: ila deil'alteza loro fanno scala ad chi volessi salire ad 
occupare decta forteza, vogliamo che per bora prohibisca 
il murar circa xx b. di quello muro nuovo, che si mura 
di verso la porta nuova, cioè tucto quello spatio che 
viene dallorechie del puntone fino al muro della ter- 
ra; il quale spatio stia così, tanto che puntoni et re- 
sto del muro huovo sia hi guardia; perchè poi, messi 
che fieno in guardia, si potrà tirar su ad un tracio; et 
perchè si possa stare ad offendere sicuramente chi vo- 
lesse salire su per decti muri, voliamo si faccia un cor- 
ridoio di legname dentro al muro di rivellino tanto 
basso , che vi rimanga conveniente parapetto ad chi vi 
starà su. Et così voliamo si faccia un palco dentro al 
muro della torre quanto tiene lo spatio et largheza di 
decla torre , lasciando medesimamente conveniente pa- 
rapetto. '— Quanto al muro che rovina, da Giuliano et 
Antonio da Sangallo intenderai i rimedi!^ et vi provederete 



laO CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

secondo che sia necessità^ e che sopportono e presenti 
tempi. 

Niccolò alhora ci ha referito in quanta deboleza si 
trovi la cittadella vechia ; et havendone parlato con Giu- 
liano da Sangallo, et parendoci el rimedio che vi mette 
innanzi lungo e di spesa, ci è solo occorso in que- 
sta parte vedere di alleggierire detta cittadella Teo- 
chia di tucté quelle cose, che fussino di molta impor- 
tanza quando venissino in mano de' Pisani j et però se 
in decta cittadella si truova artigleria di più portata^ 
metterala in cittadella nuova. 

Nota 

Il lavoro suddetto sembrava di somma importanza alla 
Balìa; scórsa appena una settimana scrisse di nuovo 
allo stesso: 

" Eidem 13 lann, 1511. — Del cavare e fossi di den- 
tro della cittadella nuova et del fare tutte le altre cose , 
vi ricordati dela nostra del 5 , portatati da Giuliano da 
S. Gallo. Anchora non si dirà altro , stimando al certo 
che di già sia cominciato ad mectere in acto quella 
parte che è più necessaria: solo ti ricordaremo fare ti- 
rare innanzi con ogni possibile celerità tutte quelle cose, 
per le quali si avanzi tempo ad ridurre quello luogo in 
forteza, che in questo consiste el tutto " (/, e. filza 129). 

Quattro giorni dopo Antonio S. Gallo ebbe dalla Balìa 
la lettera seguente (/. e» filza c.^;" Antonio da S. Gal- 
lo architectori etc ect. die 17 lannuarii 1511. La pre- 
sente è per significarti, come noi habbiamo bisognio 
ti transferisca fino qui al magistrato nostro; et però, 
expedito che sarai di costì, che non ci dà briga uno 
di o dua, ne verrai ad ogni modo ". 



CA&TEGGIO EC. d' ARTISTI 121 



N,« LXI 

Alessandro Nasi alla Signoria di Firenze. Da Pisa 
7 Marzo i5i I (yérch. e. Lettere alla Signorìa filza 71 
segnata "Registro di lettere interne e esterne, mis- 
sive e responsive i5io-i5ii '*). 

Die 7 Martiì 1510 a' Magnifici Signori x 
Comparse biersera Giuliano da S. Gballo, et haven- 
donii portato una di V. Signoria de' 3, questa mattina 
feci chiamare in cittadella nuova el Magco. podestà et 
li spli. consoli , non solamente per esaminare quella 
parte ne ha proposto Giuliano per rimèdio- del muro 
già smosso, quam per risolvere dove sia da murare 
giornalmente quel tanto si spende per ridurre di mano 
in mano in più sicurtà la forteza, senza alterare el mo- 
dello suo. Et però, conferito prima tutti noi insieme el 
modo del procedere, admettemmo di poi tutti li con- 
doctierì et consoli et altri homeni di V. S., usi a con- 
dorre et piantare artiglerie . Et proposto loro luna et 
l'altra cosa , si ordinò che ciaschuno pensassi, per tro- 
varci di nuovo tutti insieme domenica o lunedì, et di- 
sputare alla pancba loppinioni et ragioni ne saranno al- 
legate, per risolverci poi a quello reputaremo più a 
proposilo di V. S. Et perchè meglio potessino examì- 
nare tutto circa alla proposta nostra, faccemmo narrare 
a Giuliano ^ quello tanto ne occorreva a lui, chosì dello 
afondare le scafe con quelli altri sua disegni, chome 
del secondo capo di murare, dove et chomè quelle si 
possino di giorno in giorno rendere più sicure dì 
quel loco. 

Nota 

^ Giuliano da Sangallo , " così scrisse la Balìa il di % 
Marzo 1511 ad Alessandro Nasi ", questa sera è stato al 

* Fra i disegni di Gialiano da S. Gallo , esistenti nella Biblioteca di 
Siena, te nt trova uno per la cittadella nuova di Pisa. 



1 22 CàKTECClO EC. D* ARTISTI 

mag-islrato nostro, et fraìe altre cose ci ha dicto él rili- 
|p:lioi'c rimedio, che di presente si possa fare al muro 
della ciUadelIa nuova che ruina, è affondarvi dua scafe, 
et asseltarvele in quello modo che lui tidi-à. Et per- 
chè noi non possiamo giudicare di qua una simile cosa, 
però lo babbiamo rimesso ad te, adulò ti facci inten- 
dere (ulto, et parendoti cosa utile et ad proposito, si 
metta in acto (l. e, lettere di Balìa filza 130). 

N." LXII 

II medesimo alla stessa. Da Pisa 1 1 Marzo i5i i ( l. 
e. filza e). 

Die XI Martii 1511 

— Subito ne responderanno , — si farà ogni opera 
che per Giuliano da S. Gliallo si conduca lopera. Uni- 
tamente anchora si risolvono che il riparo, propone 
Giuliano, d'affondare le seaphe per mantenere el muro 
smosso , non sia d'affare, perchè dicono sta in maniera 
che facendo V. Sria. una faleza chome è questa, sia — 
fare minare el muro predetto, et rifarlo di nuovo: e 
però consigliono questa si riserbi per fare li rimedi di 
voltare arno verso la porta alle spiaggie. Et perchè ho* 
ramai siamo fuora del verno , et ragionevolmente a 
quello tempo, che Giuliano bartbbe finita lopera, non 
si porta pericolo più delle piene, pare in tutto spesa 
j^ittata. — El Qne di Giuliano fu di chavare el muro 
del pericolo di questo verno, del quale siamo fuora. 

Nota 

Trascorse appena un mese, quando una disgrazia ac- 
caduta a Livorno addossò un altro lavoro a Giuliano da 
S. (iallo. È per tal cagione che la Balìa il 4 d'Aprile 
Ioli ai Consoli di mare dirige la lettera seguente: 

" Consulibus maris 4 Aprile 1511. El Capitano di 
Livorno per sue lettere del passato ci fa intendere come 



CARTEGGIO EC. h* ARTISTI 1 33 

la fortuna di mare ad questi dì ha rotto circa 5 br. di 
muro del porto da alto Gno al bastone dalla banda del 
jnare ad mezzo il muro, et haverne fesso et inclinato 
cii'ca a XII braccia , et facto tale mossa , che porta pe- 
rìcolo alla prima libecciata non facci un grande danno. 
Pertanto andando una o dua di voi ad Livorno, come 
vi si comniisse, merrete con voi Giuliano da S. Ghallo 
per porre mente anchora ad questo, et ordinare di ri- 
pararvi con più brevità et manco spesa che si può ; •— 
manderete loro dietro subito il prefato Giuliano " fi. e. 
filza 130). 

K." I xni 

Il medesimo alla Balia di Firenze. Da Pisa i8 Mar- 
zo i5ii ( /. e. Lettere alia Bàlia filza io3J. 
È originale 

Alexander de Nasis Capitaneus et Commissarius ex 
pisis 18 .Marti 1510 

— Hiermattina conferì' con Magnìfico podestà et li 
spli. Consoli la risposta di V. S. circa alla resolutìone 
facta di qua sopra la fabrica della forteza nuova, et con- 
sultato insieme quanto si possa spendere el mese, di- 
cono lì Consoli alfermo saranno ducati 1000, et non 
pili quello che potranno dare alla muraglia. Da altro 
canto Giuliano da Sto. Ghallo, quale prese tempo fino 
a questa sera a examinare la spesa del puntone della 
spina et quella del puntone di S. Marco , per una no- 
ta, mi ba portata in questo punto, mostra, che per 2 
puntoni bisognerà 8000 ducati, cioè 4000 per ciaschu- 
no puntone, et' per il votare de' fossi di drento del 
puntone dì S. Marco al puntone alla spina ducati 1800, 
et per dìscostare arno dal muro che mina, et volgerlo 
verso alla porta alle piaggie ducati 700 , le quali tre 
cose sono non che utile ma necessarie a farle con più 
prestezza fia possibile. V. S. adunque bavcndo inteso 
tutto, possono farne vero iudicìo. 



Ia4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

El ponte siè ordinato si tengha serrato , et non si 
frequenta più ; et Giuliano lasciarà el tagliare del pon- 
te , et fornita certa porta , dove baveva a essere el pon- 
te levatoio^ non vi si farà più spesa. 

N." LXIV 

Risposta della Balia a Alessandro Nasi. Da Firenze 
ao Marzo i5i i CI. e. Lettere della Balìa filza i3o ), 

Àlexandro Nasio Capitaneo Pisarum 
XX Martii 1510 
Per Ardingo Cavallaro ricevemmo hieri la tua de* 1 8 
responsiva alla nostra de' \5 , con la notitia di Giulia- 
no da S. Gallo di quello che costeranno e dua punto- 
ni, il volare de' fossi, et il pignone per voltare arno 
verso la porta alle piaggie. Non achade molto che re- 
plicare, senon che sendo resoluti ancora voi di costà 
che il puntone del ponte alla spina sia il più necessa- 
rio et più utile, et perciò si li debba dare principio co- 
me prima si può , ancora noi concorriamo nella mede 
sima sententia. Come il tempo lo patirà, vi farai me- 
tere mano , seguitando di finire per bora e dua pùn- 
ctoni che sono fuor della porla a S. Marco. Piaceci che 
il ponte della spina sia serrato perle ragione decte per 
altra , et non vi si facci piò spese. 

Nota 

** Alex, de Nasis xxxi Martii 1 51 1 . — Hieri furono da 
me Giuliano da S. Ghallo et el proveditore di Cittadella 
nuova , et mi conferirono come per ordine di chi ha ca- 
rica dell'entrate della Dogana era suto loro dimostro che 
ella diminuiva in modo , che bisognava scemare e mae- 
stri et opere alla muraglia "(Le, j. 



CARTEGGIO EC. o' ARTISTI I a5 

N.« LXV 

Alessandro Nasi alla Balìa. Da Pisa i5 Aprile i5u 
( L e. Lettere alla Balìa filza 107). 
jè originale 

Alex, de Nasis XV Aprii. 1511 

— Giuliano da Sto. Ghallo ne viene in costà secon« 
do dice per qualche sua faccenda ; del quale Y. S. po- 
tranno intendere particularmente quanto oggi si sia exe> 
guito in Cittadella. 

Li tempi sono andati et vanno di sorte, che per qual- 
che seltimana dicono essere impossibile fondarvi saa- 
za extraordinaria spesa et magiore assai non bisognerà 
per lordinario , dovendo ragionevolmente fra 15 dì o 3 
settimane al più lungo ^ se già la cornice che fa Giulia- 
no da Sto. Ghallo di conci non ritiene adrieto lopera, 
essere e 2 puntoni forniti nella loro merlatura di tut- 
to. — V. S. da Giulcano potranno intendere el tutto, 
portandone seco el disegno. 

Nota 

" È fra noi ( così scrisse Alessandro Nasi il mede- 
simo giorno alla Signoria ) di commune concordia re- 
soluto che inmediate si mette mano , et si faccia el fon- 
damento del puntone di S. Marco , et si reduca al pia- 
no della terra per poterli dare la sua perfectione in que- 
sta vernata; et come prima si può fondare, et con ogni 
celerità possibile tirarò el puntone della spina, sopra 
alla forma del quale si è parlato e disputato et ultima- 
mente resoluto chome vuole stare. V. S. da Giuliano 
potranno intendere el tutto, portandone seco il dise- 
gno, quello dell'una chosa et dellaltra ", ( Lettere alla 
Signoria filza 71 ). 

" XI Maggio 1511. — Giuliano da Sanghallo tornò 4 
dì sono, et, secondo me ha riferito, con la resoluzione 



1 a6 CARTEGGIO EC. D* lETISTl 

di V. S. di abbassare ]a torre della spina, et di fondare el 
terzo puntone di Sco. Marco ; et di poi , quando lacque 
sieno basse, mettersi con tutto lo sforzo suo a quello 
puntone della spina etc. etc. C l. e. J. 

IT. LXVI 

La Balla di Firenze a Alessandro Tifasi . Da Firenze 
i5 Maggio i5i I (/.e. Lettere della Balìa filza i3o ). 

Alexandro Nasio 15 Maggio 1511 

— Alla parte che tu dì che Giuliano da Sangallo ti ba 
decto baver comissione da noi di abassar la torre alla 
spina^ ti diciamo che da noi non babbi mai tal comissio- 
ne; perchè havendola data, te Io harenimo facto intende- 
re, come pare ragionevole; né anche troviamo che ne 
habbia havuto commissione da altri, et però ci miravi- 
gliamo di lui. 

N*. LXVII 

Alessandro Nasi alla Signoria di Firenze. Da Pisa 
a6 Maggio i5i i ^/. e. Lettere alla Signoria filza ^i). 

XXVI Mail 1511 

— Hieri fumo in cittadella el Magnifico podestà , li 
Spli. consoli et io, et insieme col Sre. lacomo questa Uri 
Capi. Fu veduto dove saria necessario tagliare la torre 
della spina, non volendo che di quel luogho si possa 
battere la Cittadella ; perchè essendo mossi da quel luo- 
gho fine attaglierla , verrà a restare tanta nave , che in- 
fatto saria come levarla tutta. Ordinai a Giuliano ne fa- 
cessi uno disegno o uno modello di legname , et bau- 
utolo si manderà, a causa V. S. intendino meglio do- 
ve sarìa necessaria taglieria^ che chosì considerino apun* 
to etc. etc 



CAUt'EGCIO EC. D ARTISTI 13^ 

N.« LXVIll 

La Balìa di Firenze a Andrea Niccolini. Da Firenze 
i3 Giugno i5ii e li e. Lettere della Balìa filza i35 ). 

Andree de Nìcolinis 
Gapitaneo Aretii die 13 Iiinii 1511 
La presente è per significarti come noi voliamo fac- 
ci intendere a Atitofilo da Sangallo che si transfe risca 
subito al Poggio Imperiale; perchè havendo ordinato vi 
si rasettino alcune cose , non vorremo si facessi nien- 
te contro a quello che è disegnato, per non io ha ver ad 
rifare due volte con maggior spesa; siche farai vadia su- 
bito , lasciando costì buono ordine per quello poco so- 
prastarà là, che non vi ha da fare altro che inonstra- 
re quanto debbono fare in corroboraiione di quello luogo. 

N.' LXIX 

La medesima a Alessandro Nasi. Da Firenze 28 Giu- 
gno 1 5 1 1 ( /. e. Lettere della Balìa filza 1 36 ). 

Alexandro Nasio die 28 lunii 1511 
Sarà della presente apportatore Giuliano da Sangallo, 
quale è stato davanti ad noi, et lungamente ha parla- 
to de' casi della forteza;-la quale noi desideriamo siri- 
duca alla sua perfectione piiì presto si può, et per que- 
sto conto siè stantiato mille ducati, per tirare inanzi e 
dua puntoni disegnati, cioè quello di S. Marco, et quello 
del ponte alla spina. Userai la tua solita dilìgentia che 
non si perda tempo, et che el punton della spina, co- 
me più ad proposito et necessario^ si tiri innanzi avan« 
li ogni altra cosa. 

Nota 

" Die dieta consulibus Maris. — Dolendoci con Giu- 
liano da S . Gallo che ci era stato referito la materia , 
che vi si adopera, non essere di qualità da far fructo , 



I a8 CARTEGGIO EC. d' aeusti 

rcspecto alle calcine triste et raactoni mal colti, ci di- 
ce non essere suo difecto, ma di chi ha tal cura; però 
le spectabilità vostra vi haranno advertentìaetc. f /, c.J, 

N/ LXX 

Elisabetta duchessa d'Urbino a Frane. Gonzaga 
march, di Mantova. Da Urbino i Agosto i5ii (Spo- 
gli c.J. 

È originale 

Illme. et Exme. Dne. Dne. Frater observandissime^ 
Avendo non volgarmente amato già Messer Andrea 
Mantegna per esser stato uomo di quella qualità che 
sa V. E., et etiam devotissimo di casa nostra, veramente 
l'amore che li portava in vita , none per morte termi- 
nato, ma anche se estende in Francesco q. suo figlio- 
lo, al quale tanto sono piìi inclinata ad aver maggior 
alTezione , quanto so al presente quello esser unico. 
Unde intendendo lui esser statò enormemente derepto 
per corruplione et malignità d'Arbitri in certa divisio- 
ne de' beni comuni infra epso et Lodovico, q. suo fra- 
tello, predefuncto , et sapendo la deceplione et fraude 
essere in tucto aliena et difforme dalla natura di Vra. 
predecla Eccellenza, non posso fare per 11 antedicti re- 
specti et etiam per la equità et iustizia , che affectuosa- 
mente non lo ricomandi ad quella , la quale ex corde 
prego voglia dar ordine che dieta divisione se abbia ad 
rivedere da homini integri, non suspecti, acciò che 
ogni iniquità li fusse se adequi ; che ultra sia opera pia 
et insta, io el reciperò ad piacere non mediocre di V. 
lllraa. Sigria. , in la bona grazia della quale sempre et 
ex animo me raccomando. 

Urbino 1 Aug. 1511 

Obsequen. Soror Helysabeth 
Feltria de Gonzaga 
( Direzione ) Illmo. Principi ac Eccmo. Dno. Dno. 
Fratri Observandissimo Dno. Marchioni Mantue S. R. E. 
Confaloniero 



CARTEGGIO EC. D* AUTISTI I39 

^.• Lxxi 

La medesima a Giorgio Risaliti. Da Firenze ^3 
Agosto i5ii ( l. c.Jilza iZ6 ). 

Giorgio de Risalitis 

Capitane© Burgi Sci, Sepulcrì die 23 Augusti 1511 
Sarà di questa exhibitore Maestro Luca di costì, o 
suo mandato , il quale ci ha ricerco di favore in una sua 
causa . Non ti possiamo dire altro senonchè potendolo 
aiutare, non ti partendo punto dalla iustitia, ci sarà 
caro. Bene vale. 

Nota 

" La Signoria di Firenze ai Frati di S. Francesco a 
Borgo S. Sepolcro. Da Firenze 4. Ottobre 1511. ^^rc/t. e. 
Lettere della Signoria filza 127, Minute di P. Sode- 
rini ). 

Venerabili patri magistro Santi de Assisio, Ministro 
provinciae Sci. Frnncisci, et Fratribus et conventui burci 
S. Sepuhri. 4 Octbr. 1511 

Vcnerabilis presertim. Habbiamo ricevuto la Vostra 
de' 21 di Septbr., per la quale babbiamo inteso quanto 
ne scrivete circa alle querele di Maestro Luca, la quale 
cosa ci dispiace essendo così , et non vorremo che al- 
cuno usassi il nome e favore nostro se non nelle cose 
iuste et honoste. È vero che noi et e nostri amano Mae- 
stro Luca , come homo de scientia , et per lui ci affa- 
ticheremo quando accadessi per beneficarlo in quello 
che fussi conveniente et a noi et a lui, et non altri- 
menti. " 

" Antonio de Masis Gapitaneo Durgi 
S. Sepulcri. 2 Martiì 1512. 

E comparsa la tua de'xxvii, et Maestro Luca siè pre- 
sentato al magistrato nostro, et babbiamo ricevuto le 
due scripte sua ne allibi. Né {^erbora ci occorre dire 

7. U. 9 



l3o CARTEGGIO Ee. D* ARTISTI 

altro senoD coniendarti assai della diligentia ^ sendo 
cotesto luogo della importantia che liè " (l. e. Lettere 
della Balia fUsa 1 36 ). 

" Eidem 3 Martii 1512 

Scrivemoti hiersera brevemente , dandoti adviso della 
ricevuta della tua de* 27 , et dello esser comparso qui 
Maestro Luca dal Borgo , il quale noi habbiamo di poi 
examinato lungamente et sopra la lettera che tolse al 
fante che mandava ad Castello, et sopra ogni altra cosa , 
et in somma si va ìustificando q^uanto può ; et circa la 
lettera tolta , dice che lo fece come disperato di non 
poter mandare una lettera fuora , rispecto a quello abate , 
che è costì suo adversario. Et però noi vorremo che 
in questa cosa tu. andassi ricercando tucti Ji inditii et 
riscontri se nessuno vene , et per li quali - si potessi 
coniecturare di che natura ella sia , et di tucti ci dessi 
particulare adviso per poterne deliberare più iustifica- 
mente . Vale *' fi. e. ). 

Non avendo risposto il capitano del Borgo Ano al di 
6 d'Aprile, rimanda la Balìa maestro Luca, acciò la 
causa sua sia giudicata dal detto Antonio Masi. Maestro 
Luca peraltro sembr? essere Fra Luca Pacioli di Borgo 
S. Sepolcro, ingiustamente trattato dal Vasari da in- 
grato e plagiario del di luì maestro Pietro della Fran- 
cesca, Non apparisce chiaramente dalle nostre lettere 
di che cosa fosse incolpato maestro Luca,- il quale 
già fin dall'anno 1504 era noto alla Signoria di Firenze 
" per più corpi geometrici cioè di geometria donnti alla 
Signoria e pagati il 30 d'Aprile con lire 52. 9 " (Arclu 
e. Deliberazioni e stanziamenti degli Operai del Pa- 
lazzo etc. filza 21 ), 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI l3l 

N.» Lxxn 

La Balìa di Firenze a Piero Guicciardini. Da Firen- 
ze 26 Agosto i5ii ( Arch* e. Lettere della Balia 
filza i36). 

Piero Guicciardini ) 2^ ^yj^„ -15-14 

Comessario dì monte pulciano ) °* 

Sarà di questo apportatore Antonio' da S. Gallo, quale 
noi mandiamo costì ad ciò sia teco et li monstri co« 
testa forteza, et senza dimostratione veggiate quello 
fossi da fare per fortificazione di epsa. Et vedjito et 
examinato bene tutto insieme, lo rimanderai in qua, 
bene informato di quello sarete rimasti daccordo , con 
fare ne porti ima boza o vero modello. 

N." Lxxm- 

La medesima allo stesso. Da Firenze io Settembre 
i5ii (l. Q. filza c.J. 

Piero Guicciardini ) op n, 4/jii 

Commessario di montepulciano ) ^ P * 
Habbiamodue tue, una del 4 et laltra delli 8; et quanto 
alla prima si repliciaerà brevemente, perchè circa alla 
forteza bavendo inteso quanto scrivi, et udito lungHuiem 
te Antonio da sangallo , per bora non diremo altro , et 
andremo pensando di mectere in opra quello, che sarà 
più ad proposito et ad beneficio di epsa : et conveniamo 
nella opinione tua che avanti ogni altra cosa sia più 
utile fare una torre dove era el bastione, per assicu- 
randosi di quello passo , per le ragioni che ne alleghi 
prudentemente; et però ci andreno pensando «t acco- 
modando per bora ad questo. 

Nota 

•" Laurentio Martello capitaneo de Montepulciano 13 



iSs CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

lann. 1512, Circa a' casi della forteza, noi haremo avan- 
ti Mo . Antonio da Sangallo, come ricordi; et da lui 
cinformeremo di tutto quello sarà da fare , et dele chose 
chieste per epsa " (l. e, . 

" Eidem 15 lann. 1512. Noi havamo disegnato bavere 
inanzi Antonio da Sangallo per conto de' ricordi datici 
da te di cotesta forteza; et essendo malato, non si è 
potuto fare ; ma considerato che il levare la terra dinsu 
fossi , non sta senon per giovare , eie parso commet- 
terti che lo facci. " 

" Come V, S. (cosi scrive alla Balìa Lorenzo Mar- 
telli il 5 Gennaio 1512, dopo aver consigliato come 
cosa utile il rifare la fortezza) se ne potriano informa- 
re da Antonio da S. Gallo, quale dicono che fu qui; 
et di nuovo saria molto a proposito che V, S. lo ri- 
mandassino con ordine di fare simili cose , che sarà di 
pocba spesa " (/, e. filza 106}. 

N.° LXXIV 

Pier Sederini a Giacomo Dini. Da Firenze 1 6 Set- 
tembre i5ii {l. e. Lettere della Signoria filza 127, 
Minute di P> Soderini). 

lacobo de dinis generali comissario liburni xvi 
Sept.1511 

Noi vi mandiamo costì lo Grasso, architeptor et scar- 
pellino, che à buono iuditio etpraticho, perchè vegha 
dove si ha ad fare il getto dinanzi al porticciuolo, et 
così donde si havrà ad cavare le pietre per condurre ad 
fare il getto. Fateli monstrare tucto, — fateli carezze, 
perchè è homo da bene, et condurrà con se 6 o 8 scar- 
pelliniy quelli che bisognassino per fare cavare le pie- 
tre per il getto. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI l33 

N.« LXXV 

La Balìa di Firenze ai Consoli di mare. Da Firenze 
27 Febbraio i5i 2 (^/. e. Lettere della BaXìafilza i35). 

Consulibus Maris die 27 Febr. 1511 

Giuliano da S. Gallo , capo di cotesta fabrica della 
ciptadella, ci fa intendere li nostri. Exc. Sri, haverli per 
loro deliberatione ordinato una provisione di ducati 12 
el mese, ^ et che voi, non obsta n te questo, non gnene 
volete dare più che octo ; et sendo ricorso ad noi, ci 
è parso scrivervi la presente, et significarvi come poi 
haremo charo intendere la causa che vi muove ad de- 
liberare così. 

N». LXXVI 

Alessandro Nasi alla Balia di Firenze. Da Pisa 3i 
Marzo i5i2 (Le. Lettere alla Balìa filza 106). 
È originale 

Alex, de Nasis Capitaneus et Commissarius ex Pisis 
31 Martii 1512 

— Hicri furono da me Giuliano da Sto. Ghallo et el 
prò veditore della Cittadella nuova, et mi conferirono 
chome per ordine di chi ha cura della entrata della do- 
ghana era suto loro dimostro chella diminuiva in modo 
che bisognava scemar maestri et opere alla muraglia; 
alche non possendo io rispondere altro se non che la 
intentionc delle Signorie V. saria lo avanzzarsi nello edi- 
ficare con ogni celerilà, ma che di costì per tale conto 
non haveva a venire danari, però sendo necessitati a 
levare maestri et scemare spesa, advertissino farlo delle 
persone più disutile, con pensare al utile publico et 
non alla commodilà de' privati.' 



l34 CARTEGGIO RC. oVàRTlSTl 

N." Lxxvn 

La Balia a Giacomo Giachi e Pietro Benini. Da Fi- 
renze II Agosto* i5i3 ( l. e. Lettere della Balìa filza 
»37). 

lacobo CiachioCapitaiieo ) y^,„^^^, ^ ^5^2 
et Petto de Benino Potestati ) ° 

Sarà di questo apportatore Maestro Lionardo, mu- 
ratore, quale ^ stato al magistrato nostro con alcuni 
disegni di cotesta cittadella, et con molte ragioni ci 
ha mostro essersi facti in cotesta fabrica alcuni errori , 
et secondo lui non di poca importantia, le quali con 
poca spesa dice si polrebbono assettare et ridurre ad 
buon termine; et però lo habbiamo indirìto ad voi. 

Nota 

lì primo d'Agosto fu scritto dalla medesima ai Con- 
soli di mare " E' siè dato ordine costì per commissio- 
ne nostra di levar via del tucto la torre della spina '' 
{ l. C,J. 

N*. LXXVin 

Giovenco della Stufa alla Balìa. Da Poggihonsi 3i 
Gennaio i5i3{h e. Lettere alla Balìa filza iii ). 
È originale 

Giovenche della Stufa Commissario , Cittadella podii 
Imperialis 13 lann. 1512 

— Mi resta aEfare intendere a V, S. , chome queste 
dua torre, che sono chopertte^ antonio da sangballo ta« 
gliò li tetti sì rasente che piove per tutto , e laqua per 
non aver il suo scholation tiene in chollo, di modo che 
infradiciono le travi e li merli. 



CARl-EGGIO EC. t>' AUTISTI l35 

JVota 

ti medesimo aveva già scritto il 5 Ottobre 1512. " Im- 
portarebbe -^ di far fare una cbaselliua diseperato dal- 
la muraglia per mettervi la polvere , come di già si di- 
segDiò per maestro Antonio da Sanghallo^ architettore 
di detto luogho " ( l, e, filza 116 ). 

H*. liXXIX 

La Balia al Capitano e Gommessario di Pisa. Da Fi* 
renze ii Maggio i5i3 (/. e. filza 187 ). 

Gapitaneo et Gommissario Pisarum xi Mali 1513 
Giè facto intendere che il ponte ad mare di cotesta 
città ha bisogno di reparationi, et chà bisogno pro- 
vederne di proximo per non incorrere in maggior spe- 
sa et danno. — Onde voliamo che alla ricevuta sia apres- 
so decto ponte, et insieme colli spli. consoli di cotesta 
città, ha vendo con voi architectori et maestri del me- 
stiero, examiniatela spesa di tal reparatione et il tem* 
pò che si metterà in condurla '— . 

W, LXXX 

Baldassarre Tarini a Lorenzo de'Medici. Da Roma 
12 Marzo i5i4 {Ardu Mediceo j famìglia privata 
Lettere filza crii segnata *' Lettere di Baldassarre 
Turini da P escia, spedito nel iSi/\ a Roma ^ scritte 
a Lorenzo De* Medici ** J* 

È originale 

Romae die xn Mart. bora nix noctis 1514 
— Mo. Bramante morì hiermattina; et fra Mariano 
nro. ha hauuto il loco suo. — Il compagno di mo. bra- 
mante anchora lui è fra le pezze^e se lui morisse etc. etc. 



j36 carteggio ec. d*ari'isti 

Nota 

Il mcdesiino allo stesso. " 30 Moggio. Macteo stroz- 
zicri questa mattina è stato facto coadiutore di fra ma- 
riano et fra Bernardo al piombo con provìsione di x du- 
cali doro il mese , per fino che ne more uno j che ades- 
so sono tutti dui malati " ( l. e, J. 

Il " loco suo *' è l'uffizio del Piombo ; per Fra Ma- 
riano Petti dipìnse Fra Bartolommeo i due quadri rap- 
presentanti S. Pietro e S. Paolo , ora esistenti nel pa- 
lazzo Quirinale. 

N." LXXXI 

Giovanni da Brescia al Doge di Venezia. Da Vene- 
zia 20 Aprile i5i4 ( Estratto dal Notatorio della Si- 
gnorìadi Venezia nell* Archivio Generale dal Signor 
Abate Cadorin J. 

MDXIV die 20 Aprilis 
Sèrroo. Principe 
Humiliter et cum ogni debita reverentia supplica la 
subtù. vostra el fìdelissimo suo servitor Zuan da Brexa 
depentor: cum sit che lui supplicante, essendo studio- 
so di la virtù, habi fatto uno descgno, et quello fatto 
intagliar in legno a suo nome, nella qual opera ha con- 
sumato molto tempo cum sua gran fatica et spesa, 
per essere opera excellente, et tutto ha fatto volen- 
tiera per esser desideroso dehonor, et poi mediante 
le fatiche sue et industrie poter consequìr qualche uti- 
lità et emolumento di ditta sua opera , la qual' è la histo- 
ria di Traiano Imperator; et ha vendo voluto lui sup- 
plicante far qualche esperìentia de ditta sua opera et 
veder comereuscìva , ne ha fatto stampare parte de quel- 
la cum intention poi de far la stampar lucia. Et per- 
chè in eflecto lo disegno et opera predicta è bella et 
degna, è sta immediatamente tolta da alcuni al^riy et 
hanno comenzato voler quella stampar i la qujal cosa 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI iZj 

scria contra ogni debito de lustitia et a grave mio dan- 
no^ che, have'ndo io stentato et fadigatomé longo tem* 
pò in far detta opera, che altri dovesse senza sua fa- 
diga cOnsequ ir guadagno de le fadice et sudori miei;qua- 
re Sermo. Prìncipe io Zuan soprnditto recorro a piedi 
di quella, supplicandola si degni far probibir che niuno 
per alcun modo possi né debi stampar ditta mia ope- 
ra , ma concedermi che io solo possi quella finir et poi 
stampar et vender a mio nome solamente per anni x, 
sotto pena di ducati 5 per opera a chi stampasse over 
fese stampar ditta opera, da esser applicada la mila a 
lo accusator, et l'altra mità ali* officio che farà V exe- 
cution, la qual sia commessa a qualunque officio di que- 
sta cita. Et questa domanda sia di gratia spetial acciò 
le fatige non habia fatto in vano , et che possi conser 
guir qualche utilità in recompensation del tempo et spe- 
se ho consumato et fatto per ridur a' perfection ditta 
opera: cui excellentissime Oominationi genibus flexis mi 
a ricomando. 

Nota 

Vi è notato: Quod fiat ut petitur. — Aggiungo a que- 
sta lettera interessante un altro documento veneziano, 
il quale si riferisce al famoso pittore Giorgione. Lo de- 
vo anch'esso alla gentilezza del Signor Abate Gadoria 

" 1508. 11 Decbr. 

Ser Lazaro Bastian, ser Vettor Scarpaza et ser Vettor de 
Mathio per nominati da ser Zuan Bellin depentor, con- 
stituidi alla presentia dei Magnifici Signori mess. Garo- 
so da chà da Pexaro, mess. Zuan Zentani, mess. Ma- 
ria Gritti et mess. Aluise Sanudo , provedidori al sai , co- 
me deputati electi dipintori a vedere quello puoi valer 
la pìctura facta sopra la faza davauti del fondego de' To- 
deschi, et facta per maistro Zorzi da G'istel f rancho; 
et durati d'achordo dixero a giuditio et parer suo 



1 38 CARTEGGIO BC. d' ARTISTI 

meritar el ditto maestro per dieta pictura ducati cento et 
cinquanta in tucto. 

Die dieta 
Col consenso del prefalo maistro Zorzi gli furono da- 
ti ducati 130. " 

N*. LXXXII 

Lorenzo de* Medici a Baldassarre Turini. Da Firen- 
ze i3 Maggio i5i4 (Ardi, di Riformagioni y Stati' 
za III Armadio XII N° 43 filza segnata '* Minute 
di Lettere della/amiglia Medicea " ), 

JD. fialdassarri 

die 13 Maji 1514 
— Sarà con questo un maza di lettere a Bartolomeo " 
scultore , quale li presenterete in propria mano , et li 
farete tucti quelli aiuti et favori che li bisognieranno 
in mio nome in ogni loco et con qualunche persona 
per quello tale che lui vi ricercherà, quale desidero ven- 
ga qua, acciò possa presto inviarsi per diquà; et biso- 
gnandoli per condursi danari altro, ne lo provederete 
quando per se non possa, o ne ha vessi di bisogno. Fa- 
te che non resti una volta per cosa nessuna che non 
venghi, perchè ho bisogno di valermi di lui. 

Nota 

Rispose Baldassare Turini il 25 di Maggio; "Le lette- 
re ad bartolomeo sculptore si sono date bene, et.facto- 
li intendere quanto V. S, ne scrive. Occorrendoli cosa 
alchuna, non mancherò di quello che si potrà; et fa- 
rò ricercho da lui. (Lettere di Bald. Turini fUza e, J^ 

* Baccio Baadiaelli 



CARTE(^10 EC. D* ARTISTI iBg 

N°. LXXXIH 

Giuliano de' Medici a Lorenzo de* Medici. Da Roma 
i5i4 } senza indicazione del mese, ma del i3 Maggio 
( Arch, Mediceo famìglia privata filza cviii ). 

È originale 

Magce. dne. et Nepos hon. luliano et Antonio da S. Gal- 
lo per Io ingegno et per la fede loro sono stati sem- 
pre grati ala casa nra.; et al presente si trovano al ser- 
vitio di N. S., hanno mi facto intendere che sono molto 
oppressati dalo arbitrio di 4 due. , che ha la posta lo- 
ro nel quartiere di S. Giovanni nel Gonfalon delle Chia- 
vi. Perchè io so che la S. V. favorisce tucti li homi- 
ni virtuosi, la prego per amor mio" e- per rispecto lo- 
ro operi che sieno alleggeriti di questo peso più cLt 
sia possibile etc. etc. Rom. xiii. 1514 

lulianus de Medicis 

f Direzione) Laurentio nepoti raagco. dom. 

N.- LXXXIV 

Filippo Strozzi a Giovanni di Poppi, Da Roma Set- 
tembre iS\^(/érch. Medìceo, famiglia privata. 
Lettere filza cvin ), 

È originale 

— Direte anchora al Magnifico che sua madre è la 
più fortunata donna mai fusse, che li danari che la dà 
per dio li fruttono più perchè se li prestassi a usura ; 
et questo perchè murando a certe monache una canti- 
na vi hanno trovate sino a questo di circa a 5 figure 
sì belle quanto ne sian altre in roma. Sono di marmo 
'di statura mancho che naturale, et sono tutti chi mor-« 
ti et chi feriti , pure separati. Evi chi tiene che sian la 
historia delli horatii et curiatii; non ne scrivo più par- 
ticulari perchè in breve spero el Magnifico li abbia a 
vedere, e li piaceranno. 



I 4o CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N/ LXXXV 

Arduino Arriguzzi agli Operai di S. Petronio a Bo- 
logna. S. A. ma segnata coll'anno i5i4 (Arch. della 
Fabbrica di S. Petronio II fascicolo B). 

È autografa 

Avendome dato li signiori oflGciali de la fabricha de 
mcsiere san petronio una carta, scrita duno che no- 
na auto tanto ardire abia voluto si saprà il suo nome, 
che suole ali virtuosi esere laude che la sua fama sia 
nota; e, considerato tale scritta, non trovo se non in- 
vidia e tardamento delopra, che non come homo de 
ingegnio, ma maldicente à scritto senza raxone alchuna. 

Inprima dice che li miei modeli forno repudiati, che 
non erano al proposito de la fazata dal lato di fuori 
sogondo li loro parere , senza mostrare condixione al- 
chuna. Dicho che quello ò fato nove inpedisse la fazada 
dì fuora , perchè non ò pasado la groseza del muro , 
e di fuori se pò fare che ornamento si vole, e sono 
poste con bona raxionc a! debito luocho, e voglio con 
bone prove mostrare, E da quel dì fino adeso che se 
sono mese inopra queste pilastrade, li è stato inlervalo 
di molti mesi a lavorare dite prede, e mai se moso al- 
chuni di questi spiriti gentili a mostrare le sue virtiì 
con disegni e modelli di tera, geso o legno, de li quali 
non vera spexa de cinque soldi solo; sé moso con la lin- 
gua e pena e con li denti a morderme, come invidioso 
e pieno di vencno; al quale intendo con ogni prova 
viituoxa mostrare, che solo per maligniare e rilardare 
lopera so moso ; e però dice chel povero san petronio 
di continuo si lacera e tormenta, e ben dice el vero 
per esere colpa de li suoi pari maldicenti. 

E dice che un omo nato m una pioola vila non abia 
mai più ardire venire nanzi al suo conspeto; dicho che 
nove sufTciente tal loquace a parlare de mostro dome- 
nego da varignana^ che è quelo de chel dice^ perchè 



CARl'EGGIO EC. D* ASTISTI l4l 

nel arte dele scolture è nuaierato fra li buoni, e 
quasi perfecto a laude de la nostra patria, donde lui 
si chiama Domenicho da Bolognia. Ei dice che più avanti 
non se proceda , e chel fato se debia levare via per mol- 
ti errori. Dicho che li erori sono in la sua lingua, e 
intendo mostrare con vere raxone. Del minuire le pi- 
lastrade , come se minuise le porte , le quale non sono 
la mità de la grande, li poria dare el tacere per rispo- 
sta; ma pure voglio dire che esendo la fazada luta grosa 
a un modo,, le pilastrade , che li vano sotto, voleno es- 
sere tucte a una mixura, zoè sotto el dito muro dela 
fazada , perchel sminuire va ne la parte de fuora e non 
dentro . Lui dice chel corpo de sanpetronìo siè come la 
faza delomo, che ogni altra parte li debe avere rispeto. 
Dicho esere vero, che esendo la fazada longa centp se- 
santa pie e alta cento vinti, che le porte li voleno con- 
cordare. Dicho che la porta grande è alta pie venti quatro 
e larga pie dodexe, zoè el suo vacuo, e le porte picho- 
le ò fato fare, sono oto pie larghe e sedexe. poi alte, 
che in proporzione pare sia el terzo mancho, ma in 
la superficie non sono la mità de la grande. A me è 
parsq conveniente tale mixurà , e però lo fato, e in- 
tendo stare ala prova con luì. 

£1 dire che le non sono in mezo fra li dui pilastri, 
questo è solo perchè lui non conose chel sia vero; lui 
medeximo lo scrive, che sele foseno in mezo , anchora 
non stanano bene, e che le voriano esere più dentro o 
più fuori, e non dice donde, perchè non lo sa. Dice an- 
chora che naseno in tera come un palo secho; li rispon- 
do che bene à scrito de laltre buxìe, e che le naseno 
suxo la sua banzola o pieza, come fa la grande, e que- 
sto è in luogo che se vede; e poi torna un'altra volta a di- 
re chel vachua non è in proportione : li ò risposto di 
sopra; e anchora dice che ne doveria disfare una, e far 
l'altra di legnio o con telare de tela depinta. Questa parte 
è tanto piena de ignorantia che lo non li voglio respon- 
dere; che sei non conosce, non safatichi dir male. E 



142 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

dice che mol ti che dormeno se svegliarano ; dicho cbel 
dice el vero : da che se comenzò a metere dite pilastrade 
in opra, se è svegliato tanti ingegni e tanti architetori, 
chio non aria creduto ne fose tanti in'tuto el mondo, e 
dogni sorte, preti, frati, arlexani , contadini, maestri di 
scola, niandandori, scudelitrì, fuxari, facbini e fino a 
queli dalaqua mostrano architetori, e diceno el suo pare- 
re: per questo non mi vene maraviglio che fa laca in pia- 
za, chi la vole alta, e chi basa ; e queste sono state tute 
parole, e auchora nove sta alchuno che sia venuto a spa- 
rangone con modeli o desegni, li quali as[)eto con de- 
siderio : e più dice che qualche uno benché facese male 
a mi saria lume. Io renontio questa parte; poi dice con 
reservatione delonore, quando generalmente à dicto pezo 
che là posudo de mi ; e non lié bastado la lengua, che 
ancora adoprato la pena: a la prova laspeto. 
Io arduino de domenego 
deli ariguzi ò scrito di mia mano. 

Nota 

Il modello fatto dall'Arduino nel 1514 per la chiesa 
di S. Petronio conservasi ancora nella Fabbrica di essa 
a Bologna. 

N/ LXXXVI 

Tiziano al Doge di Venezia. Da Venezia , probabil- 
mente del Gennaio i5i5 (Spoglio dei libri del Colle- 
gio di Venezia del Signor Abate Cadorin). 

Ha vendo inteso, Serenissimo Principe, io Titian, servi- 
tor de la Stà.Vostra, quella haver deliberato dar sopra di 
se a depenzer quelli tellari sono di gran Conscio, et io 
che desidero che si veda de mano mia untellaro de 
la sorte et artifitio, et questo che da anni do el prin- 
cipiavo, et non è el piiì difficile et laborioso ia tutta 



C4RTEGGI0 EC. d' ARTISTI l43 

quella Salla. Da me me obligo di compirlo , come si 
die, a tute mio spese, né voglio altro pagamento avan- 
ti tracto, salvo ducati diexe de colori solamente , et 
onze tre de quel azuro se altro va esser nell'offitio del 
Sai j et che. di mio. conto si pagi un de quelli zoveni 
me servirà, che son due. 4 ogni mese solamente, che 
mi me obbligo pagar di mia borsa uno altro,- et far 
ogni altra spesa , che intrirà di più in la pictura ; fa- 
cendomi la Sub.» V. prometter all'officio del Sai, che 
finita detta opera habia per mio pagaménto la me- 
tà di quello altre volte fu promesso al Perusin, che do- 
vea depenzer el detto teller , che sono due. 400 , che 
lui non volse farla cum ducati ottocento, et che al tem« 
pò habia la mia spectativa dela Senseria in fontego de' 
Tbedeschi , come fu deliberato nel!' illustrissimo conseio 
a dì 28 I^ovembrio 1514. 

Nota 

Morto Giovanni Bellini il di 29 Novembre 1516, fu 
dato a Tiziano il benefìzio della Sanseria al Fondaco de' 
Tedeschi di 120 ducati Tanno, come si rileva da un 
decreto del senato del 23 Giugno 1537 pubblicato dal 
Signor Abate Cadorjn. Secondo quel che dice il Tiziano in 
questa lettera sembra che Pietro Perugino non si stas- 
se al contratto , col quale gli furono fissati 400 ducati; 
può darsi che la repubblica Veneta in conseguenza delle 
sue smisurate pretese ( Tiziano parla di 800 ducati ) , lo 
licenziasse, e che egli per tal cagione trovasse il tempo 
di fare nel 1 494 un quadro per la scuola di S. Giovanni 
Battista a Venezia ed up altro per la chiesa di S. Ago- 
stino in Cremona. 

Per decreto del 28 Gennaio 1515 il Collegio appro- 
vò la supplica di Tiziano: "1515. 28 ianuarii in Collegio. 

Che per execution de la deliberation facta ultima- 
mente nel conseio de' pregadi sia acceptado «1 partito 
et obligation sopra in omnibus, salvo che dove dice 



1 44 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

qualrocenlo, dica ducati trecento de pagamento, et che 
di conto suo sia pagato ducati tre al mese ad un suo 
garson come el domanda , et non habi più di ducati die- 
xe de colori et le onze tre de azuro , non preiudican- 
do però per questi alla expectaliva della Sansaria a lui 
concessa per el conscio nostro de'x, in caso che hoc 
interim le venisse a vacare , com'è iusto e convienente. 

Antonius Mogarolus Ducalis 
Notarius " 
( Estratto : dai Libri del Collegio di Fe?ieziaJ 

N.» LXXXVII 

Lettera di Dela Fontanlediere. Senza indicazione 
di luogo, di anno e di data, ma probabilmente del 
1 5 1 5 ( Arch. e. fìl%a no, segnata *' i 5 1 4 , 1 5 1 5 dal 
Re francesco et altri francesi al S, Lorenzo Duca 
d' Urbino " ) 

È originale: la firma e la direzione sono autografe 

Tllma. Madonna mia observandma. Volendo presto 
tornare in Francia, et desideroso grandemente portarli 
cose degne et più excelienti che excogilare si possa, 
per parap-onare tutte le donne et retracti lì portati da 
tutto lo universo mondo ; vista la presentia de V. Illma. 
Signoria, mi nacque una subita imagi natione con gran- 
dissima allegreza de supplicare a Quella, perobtenere 
lo intento mio, si degni non per amor o mio merito , 
né per servitio che li possa fare, ma per sua incom- 
prehensibilissima bumanità et benignità prestare al Di- 
pintore el tempo di possere fare di Quella el disegno 
et retracto. Et non volendo usare prosumptione , ma 
da vero gentilhomo et de V. 111. S. fedele Servitore, 
supplico quella si degni essere conlenta con la solita 
sua gentilezza non denegar mi questa gratia, conce- 
dendo ei tempo al prefato dipintore. A me se quella 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 1 45 

domanderà, haveià et comandando sarà obedita . Et alla 
bona graiìa di V. III. S. bumìlmenle di continuo mi 
recomando et offero. Di V. IH. S. 

humilis servilor 
della fontanlediere. * 
( Direzione ) A Illma. et unica ma. madama obser- 
Tandissìma 

Nota 

A chi fosse diretta questa lettera non saprei dire. 
Non prima del 1518 Lorenzo sposò Maddalena figlia di 
Giovanni de la Tour di Boulogne e d* Auvergne e di 
Giovanna di Bourbon; se la lettera è destinata a lei, 
non può appartenere a questa filza. Sarebbe anche in tal 
caso probabilmente scritta in francese. 

N." LXXXVIII 

Goro Gheri a Lorenzo de* Medici duca d'Urbino. Da 
Firenze 6 Novembre i5i7 

Desidererei che la Exa. Vostra facesse fare la improra- 
pta sua schizzata in carta col carbone, che sia in pro- 
filo -come ha a stare nella moneta, perchè quella che è 
qui di Vostra Exa. è in faccia, donde non si ritrarreb- 
be così bene, et non staria bene che la testa di Vostra 
Exa. non fosse ben naturale. Però quella veda che Raf« 
faello da Urbino, o altro chi le pare, la facci, et man- 
dicela, che si .farà in un tracto. A Koma 6 Novembre 
1517. 

Nota 

Questa lettera e le seguenti , favoritemi gentilmen- 
te dal Signor marchese Gino Capponi, sono tolte da 
un " copialettere assai voluminoso di Goro Gheri da Pi- 
stoia, il quale in quel tempo dirigeva il governo di Fi- 
renze. " Il duca d'Urbino era a Roma. 

* Essendo il nome dubbio^ uè daremo il fac simile, 

T. II. iO 



l46 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N". LXXXIX 

Lorenzo de' Medici Duca d'Urbino a Baldassarre Tu- 
rini. Da Firenze 4 Febbraio i5i8 C l. e. J. 

El ritratto njio, che fa Raflaello d'Urbino, e le cose che 
fa Michelino, quando saranno expedite, le manderete 
come advisate. 

" Eidem. 5 Febbraio 1518 

Circa el ritratto intendo quanto dite che è finito , et 
è bello et molto mi piace ; quando sarà tempo mandar- 
lo , lo manderete " f l, e. ). 

Ignorasi ove esista ora il ritratto qui mentovato. 

N.» XC 

Goro Gheri a Baldassare Turini, Da Firenze a5 
Febbraio i5i8 f l. e, J. 

Circa quel Marcantonio di Ser Niccolò da Urbino > 
che raccomandò Raffaello, ne parlerò con la Exa. del 
Duca, e poi vi risponderò. Credo che sia in prigione 
per bavere a questi dì passati voluto mezzo sollevare 
il populo a benelizio di Francesco Maria. 

Nota 

Eidem 25 Marzo 1518. 

Alla Exa. del Duca adviserò quello advisate della di- 
ligenzia che vi à Raffaello da Urbino in lavorare quelle 
%ure, che ha ordine da S. Exa.; il che so che sarà 
molto grato a S. Exa. * intendere. 

Eidem. 11 Aprile 1518 

La Ex. del Duca ricorda, come avete visto per la 

* Il Duca cn in Fnnm 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI l47 

sua , che si solliciti Baffaello da Urbino a finire più 
presto che può quelle opere che fa per S. Ex. ; et così 
vi ricordo che spesso glielo facciate ricordare. 
Eidem 15 Aprile 1518 

Intendo anco quanto dite de Sto. Michele et nostra 
Donna * che fa Raffaello da Urbino ; che sarà cesa mol- 
to grata alla Exa. del Duca intendere. 
Eidem 8. Maggio 1518 

El lavoro di Raffaello da Urbino crediamo saria bene 
mandarlo per mare fino in Provenza, come advisaté, 
perchè anderebbe più comodamente , et con manco 
spesa et fastidiò; che di lì poi ordineremo quello che 
se ne babbi ad fare. 
Eidem 17 Maggio 1518 

Circa le pìcture intendo che Nostro Signore vuole che 
radino per terra; faccisi quello che piace a Sua Sanlllà. 
Vedete reccordare a Raffaello che le acconci et facci io 
modo che per la via non si guastassino, maxime se 
piovesse. 

Eidem 3 Giugno 1 518 

Circa li quadri et picture che ha facto Raffaello da 
Urbino, intendo quanto advisaté, che non accade dir 
altro; havete facto bene a dirizzargli alli Barthalini a 
Lione, dove troveramio ordine quello haranno a fare, 

N." XCl 

Il medesimo a Lorenzo de*Medici duca d'Urbino 
(in Francia). Da Firenze 3 Giugno i5i8 (l. c.J^ 

Le picture che ha facto Raffaello da Urbino sono a 
firenzej domattina si partiranno li mulatieri che le por- 
tano. Raffaello ha mandato con quelle un suo garzone. 

• Tanto il S. Michele , quanto la Madonna, segnata : Baphael Urbinas p. 
1518 , si conservano ancora nella Galleria di Parifn. Distroggono queste 
lettere 1' aneddoto, che Raflaello, largamente ricompensato da Francesco | 
per il quadro di S. Michele, avesse mandalo l'altra sua oj)era in segno 
di gratiludiue. 



I 48 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Eidem 19 Giugno 1518 

Le figure sono partite per a Lione, le quali abbiamo 
indirizzate a' Barlbalini. 

N.- XCII 

Il medesimo a Benedetto Buondelmonte ambascia- 
tore a Roma. Da Firenze 28 Dicembre i5iS fi. c.J. 

Circa quello cbe scrivete di Michelagnolo scultore, 
ordinerò a' Consoli quanto advisate ; et se lui mi avesse 
fatto intender questo , non bisognava che desse questa 
briga a Monsignor Reverendissimo. 

A Messer Vieri a Pietrasanta scrivo che fornisca el 
detto Michelagnolo in quello che gli è necessario, ben- 
ché lo abbia già fatto due o tre altre volte. 

N. XCIH 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 6 Aprile i5i9 
r l' e- )* 

Intendo quanto dite per parte di Monsignor Reveren- 
dissimo di Io. Francesco scultore; dite a S, Sria. Revma. 
che la cosa si expedirà presto , e che infin quando la 
S. S. Rma. era qua, io ordinai ai Consoli che exami- 
nassero ben questa cosa con persone intelligenti, ac- 
ciò se ne potesse pigliar bona deliberatione ; et così si 
è facto e si farà: ora vi dico ben questo che Io. Fran- 
cesco circa al prezzo s'inganna assai. 

Nota 

Del fatto qui rammentato parla a lungo il Vasari. 
Giovanni Francesco è Giovan Francesco Rustici; il Mon- 
signor è il cardinale Giulio de' Medici. '* Ma quello che 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 1 49 

fu peggio , dice il Vasari , queir opera ( le tre figure di 
bronzo sulla porta del Battisterio ) che non meritava 
meno di due mila scudi , gli fu stimala dal magistrato 
cinquecento, che anco non gli furono mai pagati in- 
teramente , ma solamente quattro cento per mezzo di 
Giulio cardinale de' Medici." 21 Giugno 1511, così tro- 
vo negli Spogli dello Strozzi , si scoprirono quelle 3 fi- 
gure di bronzo sopra la porta di S. Giovanni verso l'O- 
pera , d' onde si levarono quelle di marmo antiche. 

W.« XQV 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 7 Aprile iSiQ 
e l. e. J. 

Circa al benefizio d'Urbino che la Éxa. del Duca 
voleva dare al suo Cappellano , intendo quanto che 
Monsignor Datario dice che il fratello di Raffaello d'Ur- 
bino vi ha il regresso; noi non sapevamo punto che 
questo fusse il medesimo benefizio di quello del fra- 
tello * di detto Raffaello, el che scriverò a Urbino che 
sia dato il possesso al detto Raffaello, come aveva facto 
parecchi di fa, perchè la Exa. del Duca a Raffaello e alle 
cose sue farla molto maggior benefìzio che questo non è. 

N.» XGV 

La Signoria di Firenze a Antonio del Monte cardina- 
le di S. Prassede.Da Firenze 17 Noirembre iSig (^Arch. 
d. Ri/. Lettere della Signoria yjìlza 88 segnata "Mi- 
nute et Lettere Interne e Esterne 1492-1527 "). 

Rmo. Cardin. Praxedis die xvii Nov. 1519 

— ** Quanto ci importi perla sicurtà di quella terra 

* Fratello per parte del padre, non della madre; ne tace il P. Pungi- 
leonL 

* * Senza interesse per l'oggetto nostro è il principio della lettera, il quale 
si è tralasciato. 



l5o CABTEGGJO EC. D* ARTISTI 

lo edificio et palatio che fa fabricare V. S. li.."» in eliclo 
luogo. Perchè atteso alla grandezza dello edificio et al 
sito Move è posto, conosciamo manifestamente che li 
tei'razani, non obstante che di loro non reggiamo se- 
Don buon segni di fidali subditi, non hanno luogo 
dove più facilmente possino ridursi in una novità et 
in un tumulto per offendere le nostre guardie, et de- 
fendere loro medesimi, che nel vostro palazo. 

V, S. R. ha disegnato cum dicto palazo coniungere 
un portone delle mura, et per via di lumaca passare 
a suo piacere dal uno ad laltro. Questo, come è dicto, 
per il commodo della persona sua non ci dispiacereb- 
be, perchè noi non habbiamo sì fidata forza che noi non 
rimettessimo volentieri in sua mano; ma ci par bene 
che una tal commodità porgha in ogni tempo una 
grand' occasione a chi volessi malignare di poter far 
tuniullo. 

La preghiamo non voglia dar cagione di mettere que- 
sta Città in qualche futura necessità. 

Nota 

Eideni xxii Decbr. 1519. — Et quanto a quello suo 
edificio di Montepulciano, noi useremo confidentemen- 
te la licenlia che V. S. Exma. ne permette, cioè man- 
dnremo qualche homo intelligente et practico di simili 
cose ( l. e. ), 

Come " cosa di buonissima grazia lavorata e finita " 
Tanta il Vasari questo palazzo, non saprei con qual fon- 
damento. Fra le tante opere di Antonio da S. Gallo 
questa fabbrica di Montepulciano va riputala una del- 
le più deboli j meno ardito del solito, anzi pressoché 
timido si mostra Antonio in essa. Coli' altro così detto 
palazzo pretorio è stato confuso il sunnominato pa- 
lazzo nelle note al Vasari ( edizione Passigli ). 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI l5l 

N.» XCVI 

Angelo Germanello a Federigo Gonzaga marchese 
di Mantova. Da Roma ii Aprile iSao ( Spogli e. ). 
È originale 

La nocte del venerdì sancto venendo il sabbato mo- 
rette Raffael da Urbino j eccellentissimo Pictore , et ve- 
ramente è stata gran iactura per essere homo raro in 
lo suo exercitio. 

N." XCVII 

Francesco di Giuliano da Sangallo a Francesco de- 
gli Albizzi. Da Firenze i4 Maggio i520 fArch, Med. 
l, c.Jilza 1 19 ). 

È afitografa , ma lacera negV indicati passi* 

In brieve visi farà carmo. francesco liringraziametìti 

— avere voi iscripto al macagnino della mia parte, «— 
agora Voi mi serb;ite i] tucto; Et più ho inteso come 

— avete a esere in brieve quagù, di tucto ho gran pia- 
cere, et parrai milanni di revidervi per qualche buono 
momento. Et altro non mi achade sinon che a voi mi 
racomando a voi f sic J. lesu Christo vi conservi: fa- 
cta xm di maggio 1520. 

( Direzione ) Spli. Viro franco, degli albizzi Hno. suo 
in roma 

N." XGVIII 

Paolo Giovio a Mario Equicola. Da Firenze 28 Ago- 
sto i52i e Spogli e.)» 
È originale 

Doctissime atque officiosissime Mari 

Incessit iampridem animo meo libido baud illaudabi- 
lis cubiculum Mercuriale atque Palladium exornandi no- 
vissimis clarorum in litteris virorum iraaginibus, ut bo- 
ni mortales eorum exemplo ad virtutes aemuiatione 



l5a CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

glorie accenderentur. Proinde singulis tabellis, dignissi- 
morum artiOcum ingenio depinctis, pluriniaseorum im- 
magines non sine labore collegi , et in primis Fontani, 
RJfrandule, Politiani, Ficini, Hermolai, Sabellici, Achil- 
lini multorumque aliorum, ut Dantes, Petravcbae , Bo- 
caccii, Aretini, Baptiste Alberti, Pogii, Argiropili, Sà- 
vonarolle, Marulli et similium. Restai ut viventium,ut 
cepi, aliquas conquiram , et deffunctorum nonnullas , 
siculi Fratris Baptistae Carmelitani ; huius vebm effi- 
giem veram meo nomine pingi ab erudita manu iu- 
beres in linteo sesquipedali ; ncque me repositurum li- 
beralitati tue calculum profiteor, c^uum omnia raea ad 
te luique similes ingenua quadam comessione perti- 
neant. Vale. Ex mediìs legati Vri. lepidissimisepulis, 
quura instaret pocillator egregius. Ex Florentia 28 Au- 
gusti 1521. 

Servus Tuus Paulus lovius 
( Direzione ) Doctissimo viro Dno. Mario Equico- 
lae Patrono meo optimo Muntue 

n: xgix 

Ercole Seccadinari agli Operai di S. Petronio a Bo- 
iagna. S. A., ma del i52i , come vi è segnalo da ma- 
no più recente ( Jrch. della Fabbrica di S.Petronio 
II. C. Fascicolo B. ). 

È autografa 

Magnifìchi Sri. Vostre signorie me ano fato choman- 
dare cbe io debba andare a re vedere li desegni cbé à 
falò baldesera da siena sopra la fabricba de santo petro- 
nio, e che ve debia dar el parer mio in scripto sopra 
ciò. Non posendo negarve tal chosa,per essere sem- 
pre in questo et in ogni altra ochurentia a vostre Si- 
gnorie servitore, son chontento e qusì dicho: li de- 
segni cbe à fato dito baldesera, sechondo che lui me 
dice, V. Srie. liane dato ampia potestà che lui li facia 



CARTEGGIO EC, 1>* ARTISTI l55 

a modo suo ^ e che smenuischa e achresca a questo edi- 
ficio tanto ; quanto a lui pare e piace: esendoli stalo 
data tal libertà etc. Io dicho che li soi desegnii so- 
no belisimi e magni, e che in verità non se pò ne- 
gar che lui non sia uno homo dabene, et grandissi- 
mo dessignatore , Ma sei none verità che li sia slato 
data lai libertà, Io dicho dhe questi desegni sechondo 
el parer mio non son al proposilo de santo petronio 
a iudicio de tuli li architetti de bolognia, perchè non 
ano conformità con la forma deso edifìcio ; e qusì acha- 
dendo Io ragionevolmente farò constare a luti li ho- 
mini che hano intelligentia di tale professione, che 
qusì è. 

Avendo el dito baldesera curii ogni deligencia sua 
afatichato lo ingegnio suo tanto, quanto a lui è sta- 
to possibile, per far cose a satisfatione de V. Srie. 
per dita fabricha, anchora che non fusse lopere sue a 
tal proposito, merita da le signorie Vre. eser premiato 
tanto, quanto comporta le sue fatiche, e ÌTar che lui 
ve dia li dili desegni a preso de Vre, Srie,, aciò che 
queleli posano parlar sopra, chomo da mente , e farne 
la volontà sua : questo me par el dover de tal cosa ; 
se le signorie Vre, voriano saper altro da me, sonai 
chomando de quele sempre etc. 

Di V, Srie. hercuie sechadìnar. 

Nota 

Esiste ancora nella Fabbrica di S. Petronio il bellissimo 
disegno di B. Peruzzi , fatto a penna,, rappresentante la 
facciata di stile così detto gotico. Vi aggiunse il celebre 
architetto di propria mano: "questo pilastro secondo que- 
sto schizzo non affronta quello di drento è secondo la 
misura che io portai da bologna a roma. — questo pilastro 
affronta giustamente quello drento, e per questo linter- 
valli di mezoson pili streti li segnati M. Questo pilastro 
angulare starla meglio et farla manco spesa che laltro, et 



l54 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

meglio concorda con lopera . — tucti li basamenti facti 
servano , observando questo bordine , et questo a me 
baldassarre pare secondo tali principii meglio modo cbe 
fare si possa ^ solò bisogna riraovere quell'cbe non sono 
al fila deli altri, e fare tucti uniformi. " — xii di Luia 
1522, ( così il Giornale 1520 - 1527 C. lxiii 1. e.) 
lire 18 a baldisera da siena per fare uno modello o de- 
segnio dela facada , porte et dela tribuna dela giexia — 
lire 18. 

Ercole Seccadinari, anch'esso architetto di S. Petro- 
nio , fu confermato come tale per Breve di Clemente 
vn il 29 di Marzo 1529, ed ammesso dagli ufiziali il 
17 Dicembre 1530. Scorso appena un anno rinunziò a 
tal onore il 3o Dicembre 1531. 

N.» C 

Felice di Sora a Francesco Maria duca d'Urbino. 
Da Mantova i6 Giugno i523 {Arch. d' Urbino unito 
uW^rch. Mediceo Classe prima Jilza ccxli). 

È autografa 

M. Baldasarre da Castiglione ha portato da Roma 
un modello d'un giardino e d' una habitatione in epso, 
disegno di Michelangelo, e coloro chel hanno visto 
quando se mostro ad Madama, me hanno decto esse- 
re una bellissima cosa, et edifitio di grandissimo in- 
genio e di grande delectatione , et il Sgr. Marchese 
bavere decto volerlo far fare in Marmorolo, che non 
è laudato da molti per venire un bellissimo Theatro 
da representare a spesa di circa ventimilia ducati, per 
la quale se existima se habia ad mettere a mente per 
qualche di. 

(Direzione) All' lllmo. et Exo. Sigr. lo Sgr. Duca 
de Urbino Prefecto di Roma de la Exc. Rep. fiorenti- 
na Capilanio onor et bene unico 



CARTEGGIO EC. d' AUTISTI l55 

N/ CI 

Alessandro Gabbioneta a Isabella marchesa di Man- 
tova. Da Roma i a Agosto iSaZ (Spogli e). 

È originale. 

Illma. et Exma. Madama Sigra. et Patrona mia. Con 
questa sera alligato el disegno dela tavola Marmorea 
avuta dal Papa , la quale è parte de un pilo antiquo, 
che fu retrovatò altre volte in Transtevere ; e intendo 
che l'altra parte del dicto pilo era in molti fragmenti. 
Voglio far diligentia in veddere se li potesse avere, per- 
chè in quelli fragmenti è ii rapto de Proserpina. Ho 
fatto incassare la ditta tavola expettando la sorte di on 
buon mulatiere che la possi portare. Alla buonagrazia 
di V. E. mi raccomando. 

Rome 12 Aug. 1523 

Urail. servitor Alexander Gabbioneta 
Archidiaconus Mantuanus 

e DirezioneJ Illme. et Exme. D. D. Isabelle Marchio- 
nissae Mantue 

N.° cn 

Federigo marchese di Mantova a Baldassare Casti- 
glione. Da Mantova 29 Agosto i524 (Spogli e). 

Lo Abbadino ne ha ditto che lulio * pictor desidera 
venir a Noi j et Noi ne avemo il maggior desiderio del 
mondo, perchè avemo animo di servirne del suo no- 
bilissimo ingegno et in la pictura et in la architectu- 
ra , et però volemo fate ogni opera per condurlo con 
voi ; et havemo lassato star di far alcune cose a Mar- 
"mirolo, finche habbiamo il parere et consiglio suo. Et 
però venga senza fallo, acciò che quella nostra fabrica 

* Giulio Romano. 



l5G CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

non resti imperfetta et pendente. Da Mantova 29 Ago- 
sto 1524. 
C Direzione) Dno. Baldassari Corniti Castilioneo 

Nota 

A questa lettera rispose il Castiglione il di 5 di Set- 
tembre: 

— Io non manco di fare ogni instanza a Giulio 
depinlore perchè venga meco a Mantua , e spero in ogni 
modo dì condurlo , perchè lui ne ha grandissimo desi- 
derio, e non aspetta altro che esser satisfatto della sala 
depinta del papa , * la quale è riuscita molto bella f Let- 
tere di B. Castiglione T. 1 /?. 145 ). 

N.' cm 

Supplica di Giacomo Pacchiarotto alla Signoria di 
Siena, Da Siena i525 { Jrch, delle Bif or magioni di 
Siena Scritture concistoriali Jilza 34 ). 

È originale 

Dinanzi da voi Magnifici et Ex. Signori et Capitano di 
populo 

Maestro lacomo di Bartolomeo Pachiarotti dìpentore , 
vostro minimo et servidore, con debita reverentia ex- 
pone come lui si truova caricho di fameglia et disutile 
videlicet con sei fìgluole femmine, che vene due da 
marito, et con poche substantie et pochissimi guada- 
gni, né vede modo ad potere substentare dieta sua po- 
vera fameglia del vieto et Vestito alla povertà sua con- 
veniente ; unde ricorre alle vre. Signorie Magnifiche, 
Quelle humiliter suplicando che si degnino per li loro 
oppurtuni consegli provedere et deliberare che ad esso 
Maestro lacomo sia per gratia data et concessa la Gabella 

* La sala di Costantino. — E noto che poco dopo riesci al Castiglione 
di coudurre Giulio Romano -a Mantova. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 15*] 

della vostra piaza , libera et francha da ogni Tassa , cioè 
la Gabella di grano , vino et Biadi che in quella si ven- 
dano per anni sei, servate le fedi ragionevoli. Ilchè otte- 
nendo , come spera , sarà uno principio di dote di una 
di dette sue fìgluole, et reputarassela ad gratia singu* 
larissinia dala V. M. S. , alle quali humile si rachomanda, 
le quali lo altissimo Dio ad vota feliciter etc. 

JVota 

Non so se il Pacchiarotto vedesse un esito felice di que- 
sta sua supplica; l'approvazione d* un altra del 1526 po- 
trebbe provarne il contrario . " Audita petitione , qua 
Pacchiarottus dipentor petebat sibi prò elemosina do na- 
ri scuti XII, in quibus est debitor prò prestantiis, moti 
iustis causis deliberaverunt et confirmaverunt et quod 
fiat et exequatur in omnibus et per omnia etc. C Deli- 
berazioni della Balìa T. 84 e. 45 ). 

N/ CIV 

Vannoccio Birjnguccio a Bartolo di Girolamo. Da 
Roma 25 Maggio iSaG ( Ardi. e. Scritlure concisto- 
riali iV. 34 ). 

É autografa 

Bartolomeo mio Carissimo. Ieri te scrissi et non me 
satisfeci; per l' apresente te replicarò meglio quanto de- 
sidero , et questo è che ho affittato el mio orto a messer 
Aschanio di lacomo Bertini per uno anno. 

Et perchè vorria che vi potesse habitare comodamen- 
te, et ancbo per mia satisfatione, desidero che si facci 
quel palcho dela sala. Et parimente vorria ohe fodaraste 
quelle travi, perchè sono sottili, diligentemente con 
tavole de oppio o di pino, come paresse a voi, bene com- 
messe, et di poi colle molli isfilate, che yi sonno, ini 



l58 CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 

faceste fare uno palcho di mattoni arrotati in tucta bel- 
lezza. In suli spigoli dele travi vorria una cornicetta ri- 
Tercia, che ornasse la trave; le bossole vorria belle et 
bene dipente, et se pavolo havesse qualche bella sorte 
di mensole, si comprasero da lui, et che in tucto et 
per tucto faceste fare uno palcho a vostro modo in tucta 
bellezza. 

Ancora vorria che faceste fare usci et fenestre per tucto 
dove bisognassero, cioè li corpi, per possere serrare, 
et che tucti li ferramenti da serrare o da altro lor- 
dinaste voi a giannone che le facesse a vostro modo. 

El sopradetto aschanio ha ordine di pagare ogni vo- 
stra, manifactura et tucte quelle cose che bisognasero 
conprare, si che non vi ritirate in dietro di lavorare© 
far lavorare; et vi prego per amor mio non vi rincre- 
scha questa fadiga, che sendo (?) arrivare un di in 
qualche cosa, ve la riconpensarò. 

Se ala cucina in scali e usci, che vi sonno, acadesse 
uno credentione, fatelo in quello modo che pare a voi. 

Di lettiere o de altre massaritie provegghisi lui a suo 
piacere. 

Voi dovete bavere poco mancho che tucto el legna- 
me che conprai da Francesco placiti, servite vene in li 
sopra delti lavori, et il resto salvate j che piacendo a 
dio voglio che facìamo li palchi dele camere come ra- 
gionamo. fate piacere deli prezzi di quanto farete, per- 
chè glie li ho aflare boni al conto del Ceto con tucte 
le altre spese in sieme. 

In roma al di xxv di maggio 1526 

Vro. Vannoccio Biringucio 

(^Direzione ) Al mio Carmo. Barto. di Girolamo dela 
Massa alias Barto. Brenci mo. di legname In Siena. 

Vannoccio jli Paolo di Vannoccio VannocciBiringucci 
è l'autore della Pirotechnia, stampala a Venezia nel 1540. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI iSp 

A lui è diretta una bella lettera di Claudio Tolomei in 
data del 5 Aprile 1536. 

N.* CV 

G. B. Pelori alla Signoria di Siena. Da Genova 3i 
Agosto iSaG ( Tizio P'ol. X p. 354- 355^ manoscrit' 
to ìiella Biblioteca di Siena *J. 

Pollicetur Cesarea Maiestas cum prefatis Nunllis bis 
IIls. Dominis quod medio Septembris erit InTans cum 
peditibus viginti milibus Almanis et quatuordecim mi- 
libus equitibus armature levis prò Mediolano. Commola 
quidem est omnis secta Imperiaiis in Almania et Hispa- 
nia magna cum ira atque impetu con tra Federatos. Pre- 
parationem ingentem sua Cesarea Maiestas facit mulla- 
rum . pecuniarum et gentium. Deus adiuvet pauperem 
Italiam ! Erunt ista cito et absque dubio. Itaque sint V. D. 
optimae voluntatis , et faciant provisiones bonas, nani 
cito, citO; cito recompensabuntur. Ex lanua 31 Augusti 
1526. 

Nota 

Giovan Batista di Mariano di Pasquino del Pel oro o 
Pelori, del quale avremmo ancora a parlare m seguito, 
fu caratterizato dal Vasari come uomo instabile ; ma in 
ciò ebbe comune la sorte e la colpa con tanti altri arti- 
sti di gran vaglia e di cuore più grande, i quali, nati 
a tempo dell'indipendenza, rivolgevano piiì volentieri 
Io sguardo al passato cbe all'avvenire, da cui poco si pro- 
mettevano niente. 

* Una copia di qucst' open etitte nell' Arch. Mediceo 



l6o CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N.- evi 

Patente della Balia di Firenze in favore di Antonio 
da S. Gallo. Firenze 3 Settembre iSa^ ( Arch. della 
Riformagionì di Firenze Lettere di Balìa filza ì^"] )• 

Patente in persona M. Antonii de 
Sto. Gballo architectore die 3 Sept. 1527 
Decem viri etc. etc. Andando per negocii del magi- 
strato nro. ad Castrocaro M." Antonio di .... da San- 
ghallo, nostro architectore, estensore delle presente, 
et conBdati nella experientia sua, li habbiamo commisso 
quanto ci occorre; però voliamo et comandiamo a cia- 
schuno che nel suo transito lo ricevino, et li diano 
stanzia, strame, et legne gratis , et delle altre cose ne- 
cessarie per li suoi danari; et inspetie al commissario 
et rectore di Castrocaro che lo faccia provedere in quello 
luogo di stanza , come di sopra, carezaudolo et facen- 
doli tutti li favori et commodi possibili ; et cosici sarà 
grato. Però non ne mancharete per quanto stimate la 
gratia, et temete la nostra indignatione. 

N/CVII 

La Balìa d» Firenze a Piero di Banco da Verrazano. 
Da Firenze ^4 Dicembre 1527 ( l. e. filza i4C> ). 

Al Commissario di Montepulciano Piero di 
Bancho da Vtrrazano. 24 Decebr. 15'J7 
Sarà della presente exhibìtore Giovanfrancesco di Lo- 
renzo, • architectore et ingegnere, huomo suffitiente 
nel exercitio suo. Al quale habbiamo commesso venghi 
costì per vedere cotesta fortezza , et rassettare di tutto 
quello chebavessi di bisógno. Così et vogliamo che veg- 
gba il ponte di valiano se fussi necessario farli repara- 
tione alchuna. Et tene servirai 

* Giovaa Francesco da S. Gallo fratello di Bastiano detto Aristotile. 



CARTEGGIO £C. D* JlrRTlSTI l6| 

Nota 

" V. S., " cosi scrisse il detto commessano alln Bnlìa il 
29 Gennaio 1528, " faccino di ha ver alloro Giovanfran- 
cesco da Sanghallo, maestro ingegner di V. S., al quale 
facemmo ricercha ci mandassi per ordine di V. S. uno 
maestro ingegner di legname, el quale dessi e disegni 
et operassi il fare del ponte " ( L e. Lettera alla Ba- 
lìa filza 122j è originale), 

N." CVIU 

Fraiicesco Galilei alla Balia. Da Livorno 7 Febbraio 
iSaS (/. e. filza 122). 
È originale 

Franciscus Galileus , Capìtaneus et Conimissanus Li- 
burni 7 feb. 1527 

— Ho la di V. S. delli 3 del presente insieme Gio- 
van Francesco Architettore, el quale ha visto la forteza, 
del quale V. S. saranno raguagliate di quello più volte 
ne ho scripto a quelle ; — ricordo a quelle se è speso 
in questa forteza 2000 ducati, et non prò vedendo 
forse uno dì cene potremo pentire per non vedere, 
perchè è di grandissima ìnportanza. 

N." CIX 

Giacomo Morelli alla medesima Da Cortona 5 Giù» 
gno iSaS (h e. filza i32). 
È originale 

lac. Morelli Coni. Cortona v Giugn. 1 528 
•— Io sono stalo nella roccha, e parmi che di necessità 
bisogna alzare dua torrioni che sono comminciati, per- 
chè stando così tengano in gran pericolo la fortezza, 
e mollo peggio che se non vi fussino. Quando le S. V. 
ha vessino mandato Giovaufrancesco da S. Gallo, come 
T. //. ^, 



161 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

ne scripsi a quelle, lo farei venire in sin qui, e farei 
fare un disegno nel modo sbavessì ad far dicti tor- 
rioni, perchè non veggo cene sia ne disegno, ne mo- 
dello, né ordine alchuno, et poi mi ingegnerei alme- 
no di farli tirare tanto alto che si mettessino in difesa, 

N/ ex 

Marco Bellacci alla medesima. Da Pisa 13 Luglio 
ìSaS fi. e. filza e). 
È originale 

Marcus Bellaccius Pisis xii lui. 1528 

— Siamo stati insieme la Sria. del podestà e consoli 
Giovanni Quaratesi et Io per la reparatione chil fiume 
damo non impedisca la ciptndella; et hauto a noi in- 
sieme et di per se Giov, francesco da S, Gallo, Capo- 
maestro de' capitani di parte, siamo resoluti che dello 
Giof. venga in firenze, el quale a boccha referirà apie- 
no a V. S. , et a' capitani di parte quanto occorre di 
fare circa ad ciò etc. etc, 

N," CXI 

Federigo Gonzaga marchese di Mantova a Giulio 
Romano. Da Marmirolo 18 Luglio i528 {Spogli e). 

A lulio Pipi 
Spettàbile. Avendo inteso per la Vra. il desiderio della 
Illma. Madonna, nostra Madre onorandissima , che lì 
serviamo per far quelli camerini di Maestro Baptista, 
volemo che facciate intendere a S, Extia. che, ancorché 
sarà grandissima incomodità a noi per la nostra fahrica 
per tanti Maestri eLavorenti che sono sopra essa, che sta- 
ranno indarno con nostra gran spesa, siamo contenti che 
per ditta septimana esso Maestro Baptista vadi a servirla: 
ma pregate in nostro nome S. E. che non lo voglia 
tener piij di essa septimana , che me seria troppo grande 



C\RTEGGlO EC. D* ARTISTI l63 

incomodo et spesa vana. Bene valete. Marmiroli 18 
lulii 1528. 

Il Marchese di Mantova 

N." CXII 

Il medesimo allo stesso. Da Marmirolo ^5 Luglio 
i528 (Spogli c.J» 

lulio Pipi nomano Pictori 

lulio. Perchè intendemo che niuno pictor lavora alle 
camere nostre dei Palazzo del Te, pensamo che non 
si Uniranno né per tutto Agosto, come ne avete pro- 
messo, né per settembre, né per Ottobre; et ancar 
ci siamo spassati che ci siate mancato di tanti ter- 
mini che avete preso a finirle, ne avedemo che ancor 
quest'altro termine pigliato andarà molto inanti con 
poca satisfactione nostra. Però vi diremo che se le vo- 
lete finire al termine promissone, che li facciate lavo- 
rar diligentemente; quando che non lo vogliate fare, 
provederemo de altri pictori che le finiranno . Bene 
valete. 

Marmiroli 25 lulii 1528 

Il Marchese di Mantova 

N.* CXIU 

Bartolomeo Mancini alla Balìa di Firenze. Da Pistoia 
22 Settembre i528 ( Arch. e. L cjìlza i34)» 
È originale 

Bartolomeus de Mancinis capitaneus et comissarius 
Pistoni, 22 Sept. 1528 

— Hiersera al tardi arrivò qui Giofranco. da Sangallo> 
mandato da V. S. , et questa mattina siamo stati insieme 
a visitare gli ripari di questa ciptà,, quali si trovano 
in disordine grande; et per meglio raguaglia re V. S. 
dello Giof. è risoluto venire a quelle, et di poi ritor- 
nare etc. eie. 



lG4 CARTEGGIO EC. h* ARTISTI 

Nota 

Pochi giorni dopo Giovanfrancesco da S. Gallo si re- 
cò a Pisa. 

Pisa XXIX Seltbr. 1528, Iacopo Morelli Com. General. 

Eglhè arrivato qui Giofranco. da S. Gallo, con il qiia< 
le andrò riveggendo molte cose di questa Ciptadella , 
et quelle si potranno fare' con non molla spesa, l'ordi- 
nerò — ; tutto si farà secondo suo parer (^l. c*J, 

N.' CXIV 

La Balia a Niccolò FaLrini. Da Firenze 27 Settem- 
bre iSaS (l. e. Lettere della Balìa filza i53). 

A Nicolò Fabrini Podestà et Commissario di 

S. Gimignano xxvi Settb. 1528 
Furono dinanzi al magistrato nostro gli ambasciadori 
di colesta Communità, et exposono il desiderio di quel- 
la circa al rassettare que' luoghi delle mura—; diche 
non volendo noi starne a iuditio loro, habbiamo man- 
dato costi Giovfrancesco da S. Gallo, apportatore del 
presenti, col quale examinerai molto bene tutto quel- 
lo che bisogna fare, faciendo dogni cosa capace colesti 
huomini. Et preso resolutione, gli conforterai a dare 
perfectione all' opera — . 

Nota 

6 Decemb. 1 528. Nicolaus de Fabrinis ex Sto. Gemi- 
gnano. 

— Egliè stato qui Giovanfrancesco da S. Ghaìlo con una 
lettera di V. Sria. , et, come per la di vre. Siie. , ha 
visto intorno alle mure chaslellane di fuora e di dreto, 
et dove le mura crono rocte si sono in parte restau- 
rate , et infra pochi giorni saranno a perfectione racon- 
cie. Et circha al fortifichare la terra, decto Giofro. et 
io appresso ci pare che sia una spesa assai grande, come 
da lui V. S. saranno raguagliate ; et questa comunità 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI lG5 

si truova male in ordine allo spendio , et in quello che 
e' potranno promectono sforzarsi in tutto quello, che 
potranno, per fortificarla; ma per ora si iudicono inha- 
bili ^l. e. lettere alla Balia filza 136). 

n: cxv 

Antonio Guidotti alla Balìa. Da Prato i Ottobre 
iSaS (L e. Lettere alla Balìa filza i3G). 
È originale 

Antonius de Guidottis potestas et comissarrus ex Pra- 
to 1/ Ottb. 1528 

In questo punto bo la di V. S. per le mani di Mo. 
Francesco da Sangallo, mandato da quelle, et domat- 
tina col nome di Dio si darà principio a fondare enuo- 
vì Bastioni, et arrassestare e mancamenti de' vecchi. 

jyota 

La lettera, alla quale sì riferisce questa risposta di 
Antonio Guidotti, è la seconda fra le due seguenti della 
Balla: 

Antonio Guìdocto Comissario Prati die 18 Septbr. 1528 

Habbiamo ricevuto la tua di 18, et per quella inteso 
el desiderio tuo. Mandiamoti per tanto Mo. Francesco 
da S. Gallo, dell'opera del quale ti varrai in cotesti 
ripari (/. e. Lettere della Balìa filza 1 53 ). 

Ad Antonio Guidotti Potestà et Comissario di Pra- 
to, 30 Septbr. 1528 

Della presente sarà aporca tore Francesco da S. Gallo 
Architectore, dell'opera del quale ti varrai in rassettare 
et fortificare li ripari di cotesta terra. — Operrai che il 
detto Mo. Francesco sia satisfacto in modo di sua fa* 
ticba che shabbi a lodare di cotesta comunità (l. e. 
filza 152J. 



^ » 



l6(T CAnTEtìGIÒ EC. t> ARTISTI 

Ni' CXVI 

Il medesimo alla stessa. Da Prato 6 Ottobre iSaS 
r /. e. ). 

J^ originale 

Antonius de Guidottis ex terra prati potestas et cp- 
raissarius 8 Ottob. 1528 

Io ho una di V. S. et per quella intendo e iusti de- 
siderii di quelle , et per darvi notitia di quello sé facto 
e disegnato fino a questo dì per far forte questo luogo 
per ordine di mo. francesco da sanghallo , vostro man- 
dato. Et prima trovando tucte le torre tagliate fino al 
piano delle mura, salvo dua, che una è Apichato colla 
fortezza, e laltra è discosto nella medesima faccia circa 
br. 1 50, le quali sono molto alte; et considerando el pre- 
fato Mo. Francesco laltezza di decte torri et la pocha 
grossezza loro, li parse ordinare che decte torre si scha- 
pezassino al piano delle mura, come laltre, dicendo 
che ogni volta che le fussino battute, che la materia 
riempirebbe talmente e fossi , che le difese dessi fossi 
sare' persa , che nemici potrebbono facilmente offendere 
quella banda col salire, et collo ascondersi drieto a de- 
cta materia. Il che fu molto capacie a me et a molti altri 
buomìni della terra che sì trovorno presenti ; et subito 
decti buomini , deputati a questo ministerio, presono il 
decto M.° Francesco et scharpellini, et cominciorno a 
dare ordine di farle tagliare come cosa che satisfaceva 
alloro; tamen per ancora non sé dato principio alcuno 
di tagliarne, et quando a V. S. piaccia che si soprasegha, 
o che sopra di ciò si faccia più matura examina , si farà 
tanto quanto quelle ne commetteranno etc. etc. 

Nota 

Risposta della Balìa : 

A Antonio Guidotti Commissario dì Prato 9 Ottob. 1 528 

La vostra delli vni del presente ci ha mollo satisfatto^ 



CARTÉGGIO EC. t>' ARTISTI I67 

perchè per essa si conosce quanto sia necessario scapez- 
zare et taglàre le due torri, che ne scrivi, cioè quella 
che appiccata con là fortezza et ^* altra, che è poco disco- 
sto nella medesima faccia. Et se bene noi ci persuadiamo 
che insieme con Mo. Francesco da S. Gallo et altri huo- 
mini pratichi si sia havuto maturo et savio consiglio, 
non di meno ci sarà gratissimo che di nuovo si consi- 
deri la rovina di decte torri ^ e si è in tutto et per 
tutto necessario per la salute di cotesta terra ( l, e. 
Lettere della Balta filza 152 ). 

N." cxvn 

Bartolomeo Mancini alla stessa. Da Pistoia 9 Ottobre 

1528 ( i. e. y 

È originale 

Bartolomeus de Mancinìs capitaneus et comissarius 
ex pistorio die 9 Octbr. 1528 

^— Arrivò qui mo. francesco da sangallo , exhibitore 
della di V. S. che del 30 del passato, per commissione 
della quale subito feci intendere alJi magnifici sigri. di 
questa ciptà la venuta di detto mo. francesco et quanto 
era il desiderio di V. S.; per il che feciono sopra ciò pra- 
ticha , et questo giorno, ragunato il consiglio, hanno 
vinto tre milia ducati per ispenderli in far li ripari et 
ordini ne darà detto mo. francesco , quale per anchora 
non è risoluto come e dove li voglia fabricarejma non 
passa domani che con più ciptadini electi dalla comunità 
con maturo ordine et consiglio si fermerà, et lunedì 
prossimo col nome di dio si darà principio. 

JVota 

28 Otlob. 1528. Rieri per le mani di mo, francesco da 
sanghallo ricepetti la di. V. S. del 24 del presente ; in ri- 
sposta della quale non mi occorre altro senon che signi- 
ficar a quella , come il principio dato alli ripari di questa 
città si seguita f l. e. J» 



l68 CARTEGGIO EC. d' AATISTI 

N.* Gxvm 

La Balìa al Buca di- Ferrara. Da Firenze 12 Ottobre 
i528 e /. e. Lettere della Balìa filza iSa ). 

Al Doca di Ferrara die xu Ottob. 1528 
Quanto e ci fiisse grato che la Extia. V., da noi ri- 
chiesta di servirci dell'opera di Ms. Sebastiano *, suo ar- 
chUeclore, per la fortlGcatione di questa Città, tanto vo- 
lentieri cene compiacessi , et quanto di poi le virtù sue 
ne habbino salisfacto a questo universale , più presto 
desiderremo coi facti che con parole mostrarlo, et rin- 
gratiarne particolarmente la Extia. V. Niente di manco, 
non possendo noi satisfare a questo et molti altri obli- 
ghi che teniamo con quella , siamo certissimi che ella 
accepterà in luogo di tale satisfactione la nostra buona 
volontà et animo, sì come habbiamo hauto sempre verso 
di lei. Et al prefato Ms. Sebastiano, il quale desidera et 
per la età et forse per timore, di questa o qualche al- 
tro suo sinistro ritornarsene, siamo stati contenti, non 
ostante che il desiderio nostro saria stato, per dare prin- 
cipio a questa opera, ritenerlo qualche giorno più , che 
senza rispetto alcuno pigli tutte quelle contmodità che 
tornino in benefitiò suo ; verso del quale se noi non ha- 
vessimo facte quelle dimostrationi che si converrebbono 
alle qualità sue, ci offeriamo sempre satisfare interamen- 
te quanto per noi si fussi mancato. Et a V. Ex. etc. 

N.* CXIX 

Giacomo Morelli alla Balia. Da Pisa 39 Ottobre iSaS 
/. e. Lettere alla Balìa filzdi i3G ). 
È originale 

lac. Morelli comissario 29 Ottob. 1528 di Pisa 

— Et per bora non voglio ragionar se non della torre 

* Sebastiano Serlio. 



CARTEGGIO fiC. d' PATISTI iG^ 

nuova et del rivellino di quella, dove andai martedì, 
et menai meco v o vi di questi bombardieri delli mi- 
gliori ci sono, per exarainar nel modo fussi da rassettar 
dicto rivellino. Et mi persuadevo haverlo ad acconciar nel 
modo haveva lasciato ordine qui Giof. da S. Gallo; ma 
in sul facto vi ho trovato tanti infconvenienti e tanto dis- 
ordine potria nascer per aconciarlo secondo dicto ordi- 
ne , che mi son resoluto in tutto non Io voler fare. Et 
le cause son tante et tali, che credo absolutamente, se 
Giof, ci fussi , lo farei ridire. Harei desiderato , che es- 
sendo purè cosa di tanto momento et tanto necessaria 
da assettarlo a ogni modo, et non vorrei da altra ban- 
da esser tenuto prosumptuoso, et bavere voluto inten- 
dere più chel dicto Giofrancesco. Ànchora che tutti que- 
sti bombardieri convenghino della opinione mia, et, a 
modo nessuno non saccordano a quella di Giofr., harei 
charo che le S. V. mi adiutassino risolvere tal caso , e 
comandarmi un huomo con il quale si possa conferir 
le difficultà et le ragioni etc. etc^ 

Nota 

La Balìa a Iacopo Morelli Coniissario di Pisa, 14 Set- 
tembr. 1 528 

Non potendo venire Giov, Francesco Da S. Gallo ti 
mandammo Amadio, col quale ti sarai risoluto del modo 
che bisogna tenere circa a rassettare il rivellino della 
torre a mare ^/. e. Lettere della Balìa filza 1 53 ), 

Eidem 8 Octbr. 1528. — Noi babbiamo electo et deputa- 
to in luogo di Mo. lacom.o Battiglini suto Ingegnere nella 
nuova di costì, Mo. Raffaello Campelli, muratore et le- 
gnaiuolo, el quale di presente si truova indetta citta- 
della e l, e. filza 152 J. 

lacomo Morelli comessario generale di pisa alli 4 di 
ottob. 1528 

— Eglhe è vero che li he suto a me lo Mro. Phy lippe 
di lacomo da pontremoli , il quale mi he suto assai Io- 
dato per questo exercitio dello Ingegnieri j et io per far 



170 CARTEGGIO EC. D* ARflSTt 

experientia di Ini Iho mandai questa mattina alla torre 
nuova di livorno ad veder quello rivellino, il qual he 
necessario rassettar, et li ho ordinato mi facci un poco 
di desegno , il qual'mecliante andrò veggiendo il iudi- 
cio suo , et acozatolo con quello m' ha lassato Giof. da 
S. Gallo, — et vedrò si lui si va punto spichando con 
lo ingegno suo da questi modi ordinarii — fL e. Let" 
tcre alla Balìa filza 136). 
Idem 16 Novemb, 1528 

Hieri — fumo consegnate le di V. S^ delli xnii , che 
conmettono et accelerano lo assetto del rivellino della 
torre di mare, che per essere io ini termine che non 
posso intendere , resolvere , ne conmettere , hieri ri- 
messi con mia a V. è. Amadio ingegnieri ( L e). 

Idem XXI Novemb. — Anchora che ci sia stato Ama- 
dio, ingegnieri, et habbi facti sua disegni dame non vi- 
sti , perchè mi pare vàdi sopra le cime delli arbori, 
voglio che. V. S. lascino il charicho di decto assetto al 
tutto sopra di me, che spero et confido render detto 
luogho sicuro con non molta spesa sopra fior. 100 — , 
senza stropio di alcun altro disegno fi. c.J. 
La Balìa a lacomo Morelli 28 Novemb. 1528 
Habbiamo elccto in luogo di Maestro Girolamo Di- 
mitri, ingegniere, Amadio della presente exhibitore , 
con scudi quattro il mese fi. e. Lettere della Balìa 
filza 1 52 ). 

N/ CXX 

La Balia a Antonio Guidotti. Da Firenze i3 Novem- 
bre i528 fi. e. Lettere alla Balìa Jilza iSa ). 

Ad Antonio Guidetti Commissario a Prato 

XIII Nov. 1528 

Lo Exhibitore della presente sarà Ms. Sebastiano, homo 

del lllmo. S. Duca di Ferrara, dell'opera del quale ci 

siamo serviti a beneficio publico ; et volendo lui tran- 

$fcrirsi costì prima che parta per alla volta di Ferrara, 



CARTEGGIO EC. D* AUTISTI I7 I 

desideriamo si faccia ogni dimostratione verso di lui ; 
€t ricercandoti di voler vedere la Cintola (iella Madonna , 
operrai li sia concesso. Et così tintjegnerai di gratificarli 
in tutte le cose che dallui sarai ricerco, et in modo 
si tengha satisfacto dì noi, perchè così meritano le sue 
buoDe qualità. 

H/ CXXI 

Baldassarre Peruzzi alla Signoria di Siena. Da Siena 
28 Novembre iSaS ( Arch. e. di Siena scritture con' 
cisioriali filza 3 1 ). 

È autografa 

Magci, Siguri. Conser. questa è la spesa e misura del 
ponte da rifarsi sopra del fiume orcìa al bagno avignone 
secondo la misura datomi; cioè: di voto braccia xxiii 
e largo ba. x, trovo che alzando le pile overo spalle 
di decto ponte braccia uii^da ogni banda, e grosse ba. 
vin , e lo arco, e volta longa reguagliata br. xxvi , e 
larga b. 10, e grossa bracia due, col parapeto alto 
b. 1 y4, longo per due bande ba. circa a xc, grosso 3/^, 
facino insieme canne cxiu; che , computato la opera del 
scarpello, ludico ducati tre per Canna, che fa la som- 
ma di due. cccxx.; et a fede del vero Io baldasse pe- 
rutio de Siena , e architectore di vre. Sre. JVÌagce. , ò 
facta la presente di mia propria mano, questo dì xxiii 
di novemb. mdxxviii. 

Idem baldassar mano propria 

Nota 

È unita a questo foglio una petizione della Compagnia 
di S. Giovanni Battista, la quale dopo aver scelto col 
consiglio " dell'excellente maestro Ballhasare architectore 
un posto per fabbricarvi la nuova chiesa dell' immacu- 
lata conceptione di quella pura e dolce Madre Maria , 
cioè dove siede la chiesa di Sungiovaoni ^ fral muro 



173 CARTEOGIO EC. D* ARTISTI 

rastolìano antiquo e nuovo in follonica " j supplica gli 
Ufiziali di Balia di agevolarne questa intenzione. 

N/ cxxn 

Amadio d'Alberto alla Balia di Firenze. Da Pisa l 
Dicembre 1028 ( Arch. e. Lettere alla Balìa filza 
i36). 

È autografa 

Mag-nirici Dni. D.etc. Giunto che, far in pì$a e apre- 
scntatomi a ia Sria. del Commissario lacomp Morelli, 
mi fé' vedere il disordine del arno, el quale mi parsse 
di tanto grande importanza quanto sia possibile, di mo- 
do che considerato il danno e il rodere grande che a 
questa piena à fatto , giudichiamo che non paserebe due 
altre piene che farebe un dano di qualche migliaio di 
dùcati; et ragionando con ditto Signor Commiss.irio cir- 
clia il rimedio di detto arno, abiamo consultano di fare 
nna paladtta che pigli da langhoro , dove era la cassa 
matta , che giuncha insino al diritto del portone, e ve- 
nire nn poco innanzi per pigliare più dolce laqua sia 
possibile; di poi soterare certi albori a traversso sopra 
al portone a la casa bianca per interonpere laqua, e 
gitarla nclisola fra la porta alepiagie e san michele, et 
dipoi a traversare certi altri albori a la bocca del fosso 
nuovo per intraronpere lisola tra la lama, che da la 
cassa bianca e masso degli albizi, e salvare la svolta di 
san michele, perchè non sabi agitare ne la palafitta 
della Citadella ; et tutto V. S. vederano per questo poco 
di schizo fatto succintamente che con la presente vi 
mando. Non dirò altro, salvo che suplico V. S. che aven- 
dossi a far niente, quelle non indugino, perchè cono- 
sco essere di magiore inportanza che cossa che sia, ri- 
spetto che se venisse un'altra piena, alaventura sarebbe 
pili dificile al riparare con magiore spendio. 

Apresso ò raglonattó con la Signoria del Commis- 
sario della torre nuova di mare j olio trovatto con quello 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI ì'jZ 

animo che a mia tornata ragionay con le S. V. , e 
pjirnii labi pressa per bona via, perchè fa bcnisimo 
dita opera: et alle S. V. umilmente mi racomando, 
et bene valete. Di pisa il dì primo di dicembre 1528. 

per il servitore di V. S. 

Amadio dalberto Ingengniere 

Nota 

Fra le lettere della Balìa contiene la Glza 1 31 segnata 
1509-1528 varie cose interessanti, delle quali noterò 
ciò che riguarda lo scopo mio. 

Ultima lulii 1525 
Alla comunità di Monte Pulciano , che si manda An- 
tonio da S. Gallo et Lorenzo del Tozo, et che non 
piglino resolutione senza relatione. 

23 Augusti 1525 
Deliberato per la relatione di Maestro Antonio da Sto. 
Gallo et Giovanni' dalla parte chel fiume di Sto. Mar- 
ch© di M. Pulciano si metta secundo il iudilio dato di 
XX del presente, el quale si manda ^ et tanto si scriva 
ad quel comuue et al Capitano, 

10 Aprii. 1526 
Deputato Niccolò Machiavelli a andar ad roma a No- 
stro Signore per portare el disegno facto per le mura 
della ciptà da Pietro Navarra et dal Signor Vitello, cioè 
per 15 giorni et non. più, cominciando el dì partirà 
di firenze. 

Ultimo Septbr. 1 528 
Amadio d'Alberto et ) ^ondocti per ingegneri a prò- 
Agnolo suo figlio ^ ^'"'^"^ ^ ^^ per una lor pa- 
° ) ga , a XII paghe Tanno. 

6 Octbr. 1528 
Elessono in luogo di Maestro lacomo Battaglino, In- 
gegnere nella città di pisa, che è morto, Raffaello Ciani- 
pelli muratore et legnaiuolo. 

27 Novemb. 1528 
Essendo morto Maestro Girolamo Dimiln , Ingegnere 



1^4 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

nella nuova di pisa^ volendo diminuir le spese al co- 
mune più che si può , et maxime perchè per expe- 
ricntia si è veduto che detti Ingegneri in molti modi 
dannificano el comune, pigliando tutti qiielli giorni che 
si trovono in opera et in su lavori publici lir. 3 per se 
et per uno garzone, ancora che poco o nulla lavorino ; 
confidandosi nella suOQtientia di Amadio d'Alberto da 
firenze, ingegnere et nostro provisionato, aggiuntogli 
alla provisione sua ^ 4 el mese , lo deputorno per lor 
solenne partito in luogo del detto maestro Girolamo 
dimistri fsicjj con obligo che tante volte quante bi- 
sognerà et gli sarà comandato dal magistrato predi- 
cto, si debba transferire in tutti quelli luoghi del do- 
minio fiorentino, dovè sia necessario, a tutte sue spe- 
se, non potendo pigliar cosa alcuna per sua opera et 
fatica oltre alla provisiqne detta. 

Maestro Antonio da Meldola et l a" i-f visione fiorini 
Maestro Domenico di Maldolese j ^ P^^ ^^^ j^^ ^^^^^ 

N." CXXIII 

La Balìa a Bartolino Mancini. Da Firenze 5 Dicem- 
bre i52S ( Le. Lettere della Balìa filza i52 ). 

Al Capitano et Commissario di Pistoia Bartolino Man- 
cini 5 Decbr. 1528 

Lapportato re delle presenti è Francesco da S. Gallo, 
huomo di quelle buone qualità che tu sai , e ne ritor- 
na a seguitare lopera incominciata , alla quale noi desi- 
deriamo che si dia perfeclione. Et perchè egli è ragio- 
nevole che chi safFatica, maxime in una còsa che por- 
ta la salute di cotesta città, sia ristorato secondo i me- 
riti suoi , desideriamo assai che il detto Francesco sia 
satisfatto. Et perciò ti commettiamo che ad ogni modo 
gli fare (sic) una provisione conveniente alle virtù 
sua, et essendosi pagato costì altre volte altri ingegnie- 
ri et architectori per simile opere, vedrai quello che sia 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 1^5 

loro stato dato, et examinando le qualità di ciascuno, 
farai constituire a! detto quella provisione che secondo 
detto examine giudecherai convenirsi alla virtù et in- 
dustria ; et quanto è detto non mancherai di exeguire 
con quella prestezza che noi desideriamo. 

Nota 

Bartholomeus de Mancinis capitaneus et com. ex pi- 
storio die 3 Decbr. 1528 

— Per doppie lettere ho hauto commissione dà V. 
S. di fortificare questa ciptà secondo lordine et dise- 
gnio di Francesco da S, Gallo ingegneri f L e. Lettere 
alla Balìa filza 136 ), 

N.' CXXIV 

Baccio Bandinelli a Niccolò Capponi. Da Roma io 
Dicembre i5:s8 (/. e. Lettere alla Signoria Jllza 88 J. 
È autografa 

A dì 20 di Decemb. 1528 

M.fao gonfaloniere umilmente nele vostre brada ri- 
horo, home favorevole a tute le hose giuste, ulimamen- 
te he di hostì mi parti' V.^ magnificienzia a batista de- 
la pala e a me ci promese oviare a una ingiusta vila- 
nia me voluto fare dalioperai di santa maria del fiore, 
e quali a tenpo he ne fu piero salviati e tadeo tadei 
maiogorno tute le storie e figure dariento andavano ne 
la hrocie, home apare ne' loro libri, perchè in firenze 
non era hi fusi per quele figure, chome desideroso dela 
grolia de la cita ventrai, e fecine parehie istorie , e a 
honto di ciò ebi ariento e danari : or fermandosi deta 
opera altri operai rivogliano dame el dato ariento e da- 
nari, cierto questa è una ingiuria non fu mai fata a ne- 
suno artiste, perchè ò a dar loro opera e non danari; 
diche mi minaciano mi vogliano entrare in tenuta in 
su beni, cierto non merita questo lopera ò fato loro. 



176 CARTECCTO EC. 1)' ARTISTI 

SO piace a hila vvdula; chosì mi sforzerò senpre pere 
quanto porta le mie fatiche fare onore a la cUà. prego 
V. Sria. faccia intendere a rafaello Giugni , he tuto fa, 
he pigli da me opera a ogni loro hoinodo ; he danari 
nono, e a vostra magnitìcien^a umilmente mi raboman» 
do e Dìo vi mantenga sano. 

Servìtor vostro bacio isbultore 
in roma. 

Nota 

** Era , '* così racconta il Vasari nella vita di Baccio ", 
Micbelagnolo orefice padre di Baccio, il quale avendo 
in vita preso a fare con ordine del papa per gli operai 
di S. Maria del Fiore una croce grandissima d'argento 
tutta piena di storie di basso rilievo della passione di 
Cristo, della quale croce Baccio aveva fatto le figure 
e storie di cera per formarle d* argento, l'aveva Mi- 
cbelagnolo morendo lasciata imperfetta ; ed avendola 
])accio in mano con molte libbre d' argento , cercava 
che Sua Santità desse a finire questa croce a Francesco 
dal Prato che era andato seco a Bologna. Dove il Papa,, 
considerando che Baccio voleva non solo ritrarsi delle 
fatture dèi padre, ma avanzare nelle fatiche di France- 
sco qunlche cosa, ordinò a Baccio che l'argento e le 
storie abbozzate e le finite si dessero agli operai, e si 
saldasse il conto , e che gli operai fondessero tutto l'ar- 
gento di detta croce per servirsene ne' bisogni della 
chiesa stata spogliata de' suoi ornamenti nel tempo 
dell' assedio ; ed a Baccio fece dare fiorini cento d' oro 
etc. " Trovo nei libri dell' Opera del Duomo che già 
il Settembre 1514 "si dà a fare una croce grande d* ar- 
gento senza piedi a Micbelagnolo Viviani e Antonio Sal- 
vi orefici. " Ora parlando di B. Baudinelli, mi giova 
riportare qui il seguente squarcio delle Memorie Fio- 
rentine inedite del cav. Settimani intorno al gruppo 
colossale di questo artista. 



CARTEGGJU BC. D AttTiSTI t']'] 

** Addì primo Maggio 15H4, avendo fatto Baccio di 
Michelagnolo, orafo Fiorentino, nella Opera di S. Ma- 
ria del Fiore una Statua d' Ercole che ammazza Cacco, 
e stando detta Statua così ritta e Qnita in detta Opera, 
fu tirata in tre giorni su per travetti a forza d* argano 
in Piazza, ed in detto dì fu veduta ritta e collocata in 
sul canto delle scalee del Palazzo di verso la loggia 4e* 
Signori. Il Marmo, di cui fu fatta detta Statua, fu uno 
de' più belli che mai venisse in Firenze, ma all'incon- 
tro il peggio lavorato, a giudizio degli homini Intelli- 
genti di Scultura " • — 

N». CXXV 

La Balia a Giuliano Ciati. Da Firenze 4 Gennaio 
i529 C l. e. Lettere della Balla filza i52). 
À Giuliano Ciati mandatario 
4 Gennaio 1528 

La causa perchè si manda in diligentia il presente 
Corriere con la inclusa al Illmo. S. Duca d* Urbino è 
perchè per epso noi richieggiamo sua Exlia. che ci ve- 
gli subito compiacere dì mandare qui el magnifico no- 
stro Pierfrancesco da Urbino , Ingegniere excelleutissi- 
mo , dellopera del quale desideriamo di presente per 
qualche giorno valerci. Et perchè noi vorremo che luì 
venisse ad ogni modo et con ogni prestezza posàibilé, 
però tu con quelle parole iudicherai a proposito , operrai 
col prefato S. che cene compiaccia, diche ci farà piace- 
re singularissimo j et in questo non mancherai di fare 
con sua Ex. ogni officio possibile. Di poi seguiterai col 
nome di Dio il tuo viaggio . Adviserai quanto priiiia 
potrai^ se il dicto ingegniere è per venire. 



T.IL 12 



178 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N». CXXVI 

Rosso Buondelraonti alla Balia. Da Borgo S. Sepolcro 
31 Gennaio 1529 fi. e. Lettere alla Balìa filza 128). 
£ originale 

Rosso de Buondelmonti Gapìtaneus et Gommissarius 
Seti. Sepolcri xxi lann. 1528 

— Sera arrivato Giovanfrancesco da Sangallo , dal 
quale V. S. saranno sute raguagliate in che essere si 
trovi questa Ciptà, et per ogni evento saria bene fussi 
asettata in termine da potersi quardare. 

Nota 

Idem 2 Martii 1528 

V. S. opereranno con S. Gapitani di parte che man- 
dino qua Giovanfrancesco da ^angallo, loro arcliitecto- 
re , per dare perfectione a quello già si era comincialo 
senza lui C l, e. ), 

N*. cxxvn 

Isabella Gonzaga marchesa di Mantova a Sebastia- 
no Luciani detto del Piombo. Da Mantova 2 Marzo 
i52g (Spogli e. J, 

Magistro Sebastiano Luciano Pictori 
Mro. Sebastiano. Avemo visto quanto ci avete scrit- 
to in resposta della lettera che vi serissimo li giorni 
passati circa le nostre medaglie ; et intesa la delibera- 
tione che avete fatta de transferirvi a Roma fra pochi 
giorni , • ni avemo sentito gran piacere, perchè andando 
li parmi de potere sperare di averle presto, come seria 

• Le parole : " la deliberatione che avete fiatta de transferii'vi a Roma " 
sembrano indicate un primo viario a Roma ; fu secondo il Vasari Ago- 
stino Chigi che lo condusse a Roma molti 'anni prima. 



CARTEGGIO £C. D* ARTISTI 1 79 

nostro desiderio. Et però quando sarete là, ci piacerà 
che le consegnate in numero al Magnifico nostro Oratore 
residente presso la Santità di N. S. , perchè egli ha com- 
missione da mi di accettarle , et mandarcile per la più 
secura et expedita via che li occorrerà. Et in questo ci 
farete cosa singularmente grata; et alli vostri commo- 
di ne oQerimo sempre. 
Mantue 2 Martii 1529 

Isabella Marchionissa 
Mantue 

Nota 

Il marchese Federigo alla saddetta Marchesa: 

" Ricevessimo questi dì passati le medaglie che per 
Pandolfo alla partita nostra da Roma furono comissi in 
le mani del maestro Sebastiano pletore, et per ricono- 
scerle più da voi che da Esso Pandulfo , qual senza l'au- 
torità nostra non averla la facultà de metterle insieme, 
vi ringraziamo molto perchè 1' avemo avuto carissimo. 
18 Maggio 1529 'V^. e. )• 

Fra le lettere del marchese Federigo ne esiste ancora 
un* altra del 1 Maggio 1524, la quale a Sebastiano del 
Piombo si riferisce: 

" Vorresimo anche che ne facesti fare a Sebastianello 
veneziano, pittore, un quadro di pittura a vostro mo- 
do: non siano cose de Sancti, ma qualche pitture va- 
ghe et belle da vedere; non solamente a Maestro Se- 
bastianello , ma a qualche altro exceliente pittore , un 
quadro per cadauno, de quella grandezza che pare a voi: 
vero è che non li vorressimo troppo grandi, né anche 
troppo piccoli, bene valete. 

( Ex lUteris marchionis Federici ) 



l8o CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N." CXXVUl 

Niccolò Fabrini alla Balìa. Da S. Gimignano 3 Mar- 
zo i529 (^' ^' Lettere alla Balìa Jilza 128 ), 
È originate 

Niccolò di Zenobi Fabrini potestà di S. Gimignano 
3 Martii 1528 

— Preterea ricordo a V. S. come li antecessori di V. 
S. raandorno Giovan Francesco da Sangallo, vostro in- 
gegnieri, a veder certi bastioni et mura della terra di 
Sto. Gimignano quali erano ruinati j — io non scritto 
prima, percbè credevo a quel tempo essere uscito , per 
tanto V. S. potranno intendere da dicto Giovanfran^ 
ce^co di quanto sia bisogno. 

N.- CXXIX 

Istruzione a Amadio d'Alberto. Firenze 3 Aprile 
l529 (l. c. Lettere della Balìa Jilza i5i ). 

3 AprHe 1529 
— Inslruclione a Maestro Amadio Dalberto, Tngegniere, 
mandalo a Livorno. 

Maestro Amadio tu ti transferirai a Livorno con cele- 
rità, et col aiuto del Capitano et Commissario di quel 
luogo farai rimurar con uno mezo braccio di muro el 
di drentodi dua canonnieri sono in cittadella di Livorno 
verso la marina , in buona forma, et farai sbassare la tor- 
re è fuori di dieta Cittadella, dieta la guelfa, di sorte 
non faccia cavaliere a quella , et similmente la torre ve- 
chia di drieto alla dogana; et nel tuo andare condurrai 
teco dua colubrine, etc. etc. et ancora farai rimondar 
diligentemente la Citerna eie. etc. 



CA&TECGIO EC. d' AATtATI l8l 

w. cxxx 

La Balìa a Amadio d'Alberto. Da Firenze 8 Aprile 
1629 C L e. filza i55 ). 

A Maestro Amadio Dalberto allorto a Signa 
8 dVAprile 29 
Amadio noi intendiamo per una tua come li scafaguoli 
Voglono essere pagati della loro fatica per condurre le 
artiglerie, come ti sì commesse; pensavamo li rimet- 
tessi ai magistrato fatto la opera, et alhora sarieno stati 
pagati. Non dimanco , havendo quelli pure bisogno della 
lor satisfactione costì, ti comeltiamo li satisfaccia delli 
L 30 portati al Capitanò di Livorno, et di quello pa- 
gherai loro ne darai conto al Capitano detto prima, et 
di poi al magistrato nostro. £t sollecita quanto ti sé 
commesso. 

N.° CXXXl 

Amadio d'Alberto alla Balìa. Da Pisa 11 Aprile iSz^ 
{L e. Lettere filza i38). 
È autografa 

— Domani si melerà mano a tagliare la tore gnel 
fa a livorno, e farassi ongni cossa con diligentia e con 
risparmio del denacho . non si è miso prima mano a 
tagliare , perchè maestro goro con essua maestri si so- 
no partitti per una condanagione, che à fatto loro el 
capitano di livorno ; e quali non vi vogliono capitare 
ìnfino che non esce, per non avere qualche male ds 
Ini. Domani che saremo a di 12 daprile, cornicerò 
fsic ) con maestro raffaello a tagliare e fare quello che 
le V. S. mano conmesso, non altro, a le S. V. mi raco- 
mando. 

In pisa a di xi Aprile 1529 

Apresso che cassi della paliciata della torre , parmì 
molto utile el farla, non tanto rispeto a me, quanto 



l8a CARTEGGIO EC. l>' AUTISTI* 

a tuli gli omini che ano ingengno dicono che è necesaria 
ci farla; fassi con 300 pini ,' costerà 150 ducati, e Tarassi 
in 3 o 4 seti ma ne il più lungo, le S. V. ne diano aviso 
di quello che sa fare circa a tal cosa. 

Amadio dalberto 



N.» CXXXII 

II medesimo alla stessa. Da Pisa 1 4 Aprile i539( /. 
e, filza, e). 
È autografa 

Magci. dni. etc. -^ Sono slato ala torre di mare ed 
ò visto el muro fatto j che sta bene ; ma ano fatto el 
fondamento a seco e postovi su panconi- di modo che 
adesso vengano le meregiate et maxime le libeciate/e 
baleno nel fondamento a seco, et a la tornata cavano 
tluta volta dele pietre, di modo cbe glie di necesità fare 
quelo ordine che aveva comincialo maestro goro , non 
volendo cbe quel sé fatto in fino a qui sia una cossa 
gittata via; et volendo farlo, lo farò con tal modo che 
sarà manca spesa che a farlo come prima era cominciata, 
perchè ne fato qualche parte e sta bene^ e sarà poca 
cossa il finire. 

Circa dela paliciata che sera ordinata di farla 80 o 100 
braccia, dicocsere una cossa buona, e chi dice altrimenti 
non sene intende ; perchè le fortezze senssa fosso non 
vagliono nulla : cossi sta questa cossa, sarà di poca spes- 
sa , e sarà una cosa perfetisima. 

Apresso sono slato a questi commissari di pisa et dì 
livorho, e domandando aiuto el favore a queste cosse, mi 
dicono che io mostri loro la patente; io dico non averla, 
e mi risponderto che non ano letere né nulla, et che 
non sano quel che io sia, a la! cossa prego V. S. che 
iscrivino loro, e al sì mi facino una patente, che io possi 
mostrare quel tanto che quelle mi mandano qua a fare. 
Io giunsi a lìvorno fra lascila e ìhtrata del Capitano , e 



CARTEGGO EC. D* ARTISTI l83 

enon volse che io li consengnassi denari, perchè dico 
che le S. V. non glìano ditto nulla, e che lui non vole 
ìntrare in quelle inpresse che non li sono sute inposte ; 
ma quando mi saranno inposte, io le farò diligente- 
mente, olii dati in mano di salvadore quaralessi, pro- 
veditore, infino tanto che sahino a spendere, o che da 
V. S. se ne faci altra dispositione a chi là a spendere. 
Io spengo 50 mogie di calcina in pisa, perchè averlla 
a spengnerla lagiù gosterebe più laqua che la calcina et 
la ^eturaj in ongni modo si paga a mandarla spenta 
come asciuta. 

El contto delle spese fatte larete, condotto che io 
arò el pezzo della artigleria grossa a livorno ; spero in 
dio che^oggi velo condurrò , e questo tutto è stato per 
non avere patente, che ò auto a stentare a trcJvare buoi. 
Non altro, a Vre. Srie, mi rachomando , e bene valete, 
iu cittadella di pìsa a dì 14 daprile 1529. 

per lo vostro Ingengnere Amadio 

N.' cxxxni 

Il medesimo alla stessa. Da Pisa i8 Aprile i52g(l. e). 
È autografa 

Mag. S, X. questa per dirvi chome Io ò datto princi- 
pio alle chose chomesse per V. S., e prima sé chomincato 
a tagliare la torre, detta la ghuelfa,e per tutto dì 26 
di questo mese penso sia in terra. 

E più fo a intendere a V. S. chtlla torre chiamata 
la vechia, drieto alla doghana, avevo messo mano a 
schoprire il tetto per disfarla, e nò choperto la sesta 
parte ; e perchè mi pareva si gi tassi via e denari senza 
proposito a taglialla, el che considerando non faceva 
danno alla citadella, però fermai il tagliare di quella, 
e mi pare sare'più utile rifare uno chavaliere nella cit- 
tadella, che gà vera j e per avere e sassi ella terra è stato 
disfatto, e fatto questo, altri chavalieri che fusino fatti 



l84 CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 

^r la lefra oallrove, non posono noiaré quello , per- 
chè questo sarà soperiore a tulli, e cìiori quella spesa 
si sarc' fatta a disfare quella torre drieto alla doghana, 
si chondurrà ditto cbavaliere. In pisa 18 Aprile 1529. 

Amadio dalberto 

N.- CXXXIV 

Ceccotlo Tosinglii alla medesima. Da Pisa a8 Aprile 
1529 (L e. filza e). 
E originale 

Ceccotto Tosinghi Commissario generale, Pisa 28 Apri- 
le 1529 

— Doveracci arrivare Amadio , in questo mezzo sor- 
dìnarà il legname per exequire tal opera; — quanto 
alla Cittadella vecchia per non ci essere anchora com- 
parso Amadio, non sono stato in causa; alla sua arri- 
vata speculeremo, et della resolutione nostra daremo 
particulare adviso a V. Srie. Alle quali ricordo che simili 
partiti sono gravi e importanti, perchè il riparare e for- 
titicare i luoghi voi' passare per mano di homini expe* 
rimentali ; perchè essendo facto da homini non intelli- 
genti sono molto più a beneficio delli inimici, che ad 
reparatione, e però indicherei esser molto opportuno 
che a tal reparatione le S. V. spingessino per fin qua 
Michelagnolo j che si venissi ad stare 4 giorni meco: 
che davanti la partita mia li ne parlai, e ne ritrassi che 
facilmente li si farebbe pigliare tale assunto, e anchora 
profilerebbe alla palicciata del rivellino de la torre nuo- 
va di livoruo, e ad tutte l'altre cose che si dovessin 
lare in dicto loco. 

Nota 

29 Aprile 1529 la Balìa a Ceccotlo Tosinghi 

— Amadio sarà apporiatore delie presente , col qaale 



CARl'EGGIO EC. b* ARTISTI l85 

potrai consultare quello sia da fare circa alla fortifica* 
tione della città vecchia. Noi ancbora crediamo che sa* 
ria molto approposito che Mic/ielagnolo si transferisse 
costì per qualche giorno. Et faremo ogni opera ( se lo 
potremo a ciò indurre ) • perchè venga C L e. Lei» 
tere della Balia filza 1 55 ), 

Alexander de Segnis , Capitaneus et Commissarius. Pi- 
6is 30 Aprii. 1529. — Circa el rincalzo da farsi el 
muro del rivelliiio della nuova (sic) di mare per 
anchora non se cominciato ; perchè fra due giorni 
manderò Maestro Goro, ingegnierì , quale è stato sopra 
detta muriaglìa^ e raguaglierà di tutto V. S. , sì eliam 
darà notitia a quella circha el riparo di arno della cipta- 
della, per parermi homo su^tiente et pratichoY^ /. 0. 
Lettere alla Balìa filza 1J8 ). 

Sotto il medesimo dì Tosinghi ripete la supplica che 
gli sia mandato Micbelagnolo. Dice avere sotto mano 
queste tre cose: la riparazione della fortezza vecchia, 
la paliccìata di livorno, et la fiumara " che si vede ma- 
nifesto bavere ad far in breve tempo grandissimo dan- 
no alla Cittadella " ( L e, J. 

N.° CXXXV 

Il medesimo alla stessa . Da Pisa 3 Maggio iSa^ 

C l' c« J« 
È originale 

Ceccotto Tosinghi Commissario Generale 
— Di poi siano stati in loco proprio alla fiumara, 
dove questi intelligenti fanno iudicio habbia ad essere 
di supremo proficto il presto reparar al beneficio di Cit- 
tadella, ma con varie opinione, sì come per altra sé 
dicto ; et per la presente li ricorderò, che, si cosa al- 
cuna si trova incerta e fallace, il promettersi el ina* 
neggio delle fiumare è fallacissimo, reducendomi a me- 
moria, sicome per altre mie medesimamente bo dicto, 

* Il peno fia ( ) è cancelhlo. 



l86 CARTRCGIO EC. D* ARTISTI 

quando in le guerre pisane si deliberò volger arno, e Vt 
auclori Io proiiiiseno riuscibile in loro opinione et arte, 
sortì contrario eOeoto: però direi che sendo opera tanto 
iiiportante, fiissi di necessità far venire homini in tal 
disciplina periti, e a paragone di quelli hanno V. S, 
lai impresa maturamente consultare, a fine che tanto 
fjrossa et importante spesa non resti vana et inutile. 
Ritraggo che doppo molte discrepanti opinione de li 
anledicti speculatori, il vero sia questo, che tal impre- 
sa non vole dilatione di tempo, et che non soccorren- 
dola presto, si antivede la eminente sua ruina. Amadio 
e Goro sono uniformi in tal sententia, che al rincontro 
de' denti, facti al tempo di Carlo Federighi, sia da far 
un fosso , dove" per antiquo si vede essere passato Arno, 
e conferirsi con dicto fosso per insino allo incontro di 
san Baitholomeo a Putignano , e dicto fosso habbia ad 
esser br, 2500 di longhezza , et br. 30 per larghezza 
in cima , et in fondo 25, con una riga in mezzo, la 
quale per essere di terreno volatile seri' habbia ad ire 
per la piena d' arnoj e prosumono che con certezza 
s* habbia ad voltar sotto gli archi de' ponti, scostandosi 
dal puntone di Cittadella; e dicto Amadio assevera ha- 
verne conferto con Michetagriolo j et esso haverlo con- 
probato . bora V. S. ne saranno in discussione col dco . 
Mchelangelo , et del rctracto si degneranno darne advi- 
so. Benché a me molto più parrebbe opportuno che 
quelle lo spingessino fin qua, come per altre mie ho 
dicto, per essere questa una inpresa da non fidarle in 
sulle spalle delli antedicti nostri ministri, molto deboli 
al mio ludicio. La spesa ( secondo la intentione deli 
antedicti ) ascende -alla summa di ducati 5200 , si come 
V. S. vedranno per il conto facto con il disegno d'Ama- 
dio et Coro, quale li si manda per il presente; Gio- 
Tanfrancesco di Sangallo, quale fu presente in causa con 
el Capitano di parje, è totalmente alieno dal ludicio 
deli dua sopradici i, e tiene molto più riuscibile far l'im- 
presa più da busso, sì come quelle vedranno in sul 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI I87 

disegno facto per mano di Amadio e Goro, e esso pre 
sentialmenté nele raguagliarà più a pieno, dovendosi 
transferire costì in fra breve. Questa mattina siano sta- 
ti alla Cittadella vecchia , e inteso e pareri di tutti que- 
sti nostri ministri, de' quali si ritrahe che lopinione di 
Goro e Amadio è che in primis si debba resarcir il pa- 
lazzotto, el piano del quale è gagliardissimo, e il vano 
oltra le grossezze dele mura è braccia 27 per un verso, 
per r altro br. 25, da farvi ogni gagliardo cavaliere che 
signoreggi e la terra e la campagna e defenda il ponte, 
e indica esser a proposito fare un terrapieno nel rivel- 
lino del arno che viene dal palazzotto , e la guelfa, per 
scoprire la piaggia di stanpace e porta a mare, che for« 
tificherebbe lune e laltro molto franchainente etc. etc. 
Pisis 3 Maii 1529. 

Scordavami dire a V. S. d' un difetto dì non pò :a im- 
portanza, al quale si presto non si riparrà, generarà 
malissimo effetto: e questo è chel fundamento de le 
d^ie Pile di Ponte a mare, quale già li o vero 15 an- 
ni fu rifondato , sono di nuovo sì riscalzate, che si con 
celerità non si rifondano upaltra volta^ sene andranno 
in ruina ; e quello che bora si farebbe con poca spesa , 
tardi si rifarebbe con grandissima^ e forse non mai piiì : 
mandone a posta un disegno, acciò quelle possino me- 
glio considerar Io instante pericolo . 

Nota 

Idem 2 Maggio 1529 

Per Amadio tengo una di V. S. del xxix circa la re- 
paratione dela fiumara a beneficio della Cittadella, hieri 
fummo in causa con dicto Amadio , Giovanfrancesco da 
S. Gallo et alcuni altri del paese assai intelligenti , quali 
Dio voglia che sien tanto che basti. E per essere non 
molto ben risoluti , questo giorno .vogliamo di nuovo 
ìncomenzar ad speculare sì della cittadella vecchia e li- 
vorno, come de la fiumara, dandone di tutto parlicu- 
lar ad viso a V. S. (L c.J, 



l88 CAttTEGGtO EC. T>* ARTlSTf 

N.' CXXXVI 

RalTaelIo Girolami alla medesima. Da Arezzo 4 Maig- 
gio i529 (l. G. filza i4o). 
È originale 

Raphael de Girolaniis Commissarius Arretii 4 Mag- 
gio 1529 

— Trovo che Baccio Bigio ha facto uno disegno, 
che a volerlo seg-uitare è necessario spendervi di molli 
danari, et Giova n fra ncesco capomaestro, successore di 
diclo Baccio , secundo ho inteso da qualchuno ultiriia- 
m*inie che fu qua, disse che non voleva seguitare dicto 
disegno ; talmente che io sono resoluto non andar più 
avanti sino ad tanto che dicto Giovanfrancesco vengba 
qui , p^ fare le cose più fondate. 

K» CXXXVII 

Ceccolto Tosingliì alla medesima. Da Pisa 6 Mag- 
gio i529 ( l. e. filza i36 ). 
È originale 

Ceccotto Tosinghi vi Maggio 1529 

— Fui a livorno insienie con questi nostri quali heb- 
bi in causa propria , e trovoli di varie opinioni , in fra 
le qmli si conclude con universale concorrenza che sia 
di mera necessità rifiancare e tirar su la volta del pun- 
tone della catena in la fortezza con dua parapecti, quali 
al presente sono di terra e ruinono. 

Al tempo di Galletto fu disfacto un cavaliere che era 
in mezzo la fortezza; non si conclude si s'habbia da 
rifare o no: Giovanfrancesco è in opinione di sì. Mae- 
stro Gero e Amadio dicon di no, bora quelle haranno 
costì in breve il dicto g. francese©, e più apieno se in- 
formeranno del tutto. 

In la causa di Jivorno alcuni hmno biasimato il dis- 
far la guelfa, ad alcuai è piaciuto} non dimeno la 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 189 

comune opinione è che per franchezza della C4Ìtladel la !i- 
voruo si fortificassi, e così la g^uelfa serebbe slata ben 
integra come prima; e asseriscono che si farebbe eoo 
poca spesa una fortezza inexpugnabile. 

In quanto la torre nova Amadio e Maestro Goro con- 
corrono che bisogni far la cassa di puntoni di legname 
intorno al rivellino, empiendola di gbiara grossa, eoa 
la palicciata di fuora, la quale in tutto con il votare 
dellaqqua ascenderà alla spesa di ducati 1000. Giovan- 
francesco dice dieta cassa esser superflua , et che trop- 
po bene bastariano li puntoni facti, che ritenessino li 
sassi accostati per appoggio del rivellino con li spugno- 
si a piede , e che serebbono sufficienti a far laqqua sal- 
sa non potesse rodere il muro , e che la palicciata sa- 
rebbe di poco inpedimento, o sì o no che si facessi, 
come ho dicto sarebbe necessaria Ja presenfia di Mlche- 
lagnolo e daltri , e sopralutto volendo dar effecto alltì 
cose predicte serebbe di excessiva necessità, che V. S. 
provedessino d'un homo qualiQcato che presentìalmente 
fussi in sul opera, e che fussi homo di fede e ieal na- 
tura, de' quali a V. S. nonne mancheranno. 

Nota 

I beni dei ribelli servivano nel secolo xv a fortifi- 
care Pisa; ciò prova la lettera seguente che io tolgo 
dall'opera del Duomo (^ Deliberazioni 1436.^1444). 

Omnibus et singulis Rectoribus et Offitialibus civila- 
tis et comitatus Pisarum. — kmi. coacives nostri. Come 
vi può essere noto e' fa più tempo pe' consigli oportuni 
di firenzeci furono dati tutti henì de^ ribelli della Città 
e contado di Pisa per due forteze , ci furono e sono 
state date a fare, luna sulla porta del parlaselo di Pisa, 
elaltra nel caste! di vicho pisano; e bisognando ritro- 
vare molti di delti beni e fructi dessi ^ stati fraudati 
in gran danpno della nostra opera, per detta chagioné 
abbiamo eletto Bartolomeo d'Antonio, vocalo Bartolo-* 
meo xli Meatto da marti j nostro fattore e comissario> 



190 CA&TEGGIO EC. D* ARTISTI 

a ritrovare tutti beni di detti rubelli, e incorporargli per 
la nostra opera e allogbarli a lavorare per quel modo 
a lui parrà desti beni si tragrgba frutto, e oltra ciò a 
rischuotere in nome di detta opera ongni quantità di 
denari e fructi e rendite fi son tradì de beni de' rubelli 
del contado di Pisa, che si truovono nel vicariato di 
Lari . e acciò potere, per la presente gli abbiamo dato 
e diamo pieno mandato, e per tanto vi preghiamo vi 
piaccia in quelle cose lui richiederà per parte del no- 
stro oGcio , che sia intorno a questo eEKjcto , gli diate 
e prestate il vostro aiuto, consiglio e favore, portan- 
dovi intorno acciò per modo meritate degna commen- 
datione. florentie in loco nostre residentie die xxvi 
Aprilis Mccccxxxvii. 

Operari opere S. Marie del fiore de flor. 
A tergo. Universis et singulis vicariis, potestatibus, 
rectoribus et oHitialibus comitat. Pisarum Kmis. nris. 
conci vìbus 

N/ cxxxvm 

Il medesimo alla stessa. Da Pisa 12 Maggio i52^ 
(/. e). 
È originale 

Ccccotto Tosinghi xii Maggio 1529 

Di poi ho scritto la alligata mia a V. S., me stato 
messo per le mani un frate, quale, per quanto inten- 
do, è homo in tal professione peritissimo, e benché nou 
sia stato mai trovato in discussione con quest'altri nostri 
ingegnèri , e- solo habbia conferita la opinione sua co» 
Me , credo satisfarà mirabilmente a V. S, , alle quale io 
operrerò mandare un suo disegno, sì della fiumara come 
del ponte. Per il quale insieme coii li altri delti nostri in- 
gegneri le si potranno meglio risolvere. Ma sopra tutte 
laltre cose mi ha illuminato d'una, della quale io son ri- 
inasto capacissimo^ e questii è, che quando la raparatione 
delle pile del ponte a mare si dismetta » non si risolve 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 1^1 

quanto dicto ponte possa star di non minare, temen- 
do più presto della brevità che altrimenti, e conclifde 
che si per sorte dieta ruina seguissi, el fiume sarebbe 
tanto impedito da saxi, che barcha alcbuna , o piccola o 
grande, non vi potrebbe più passar, e causerebbe un 
extremissimo preiiidicio a questa città ; né si potreb- 
bono trar del fiume dicti saxi e rifabricar dicto poule 
senza tedio e doppia spesa. 

N.' CXXXIX 

Il medesimo alla stessa. Da Pisa 2g Maggio i539 
( l. e. )» 
È originale 

Ceccotto Tosingbi 29 Maggio 1529 

Questa notte ho ricevuta una per la che veggo la de- 
liberatione facta circa la repara tione della fiumara, e ve- 
ramente n'ho preso piacer assai j che stavo slupefato 
che una impresa tanto importante e necessaria si la- 
sciassi imperfecta. 

Nota 

Idem 13 Maggio ( l, e.) 

Per l'ultima di V. S. quelle mi significano come per 
buon rispecto si dismetta ogni impresa , e solo si exe- 
guisca la reparatione delle pile del ponte a Mare. Per 
il che questo giorno con questi nostri ingegneri siano 
istatì ad specular dicto ponte, per risolverci in quel 
miglior 9 più expedito modo che alloro ne occorre. 



J93 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N.* CXL 

Isal^ella Gonzaga «larchesa di Mantova a Francesco 
Gonzaga. Da Mantova 3i Maggio 1629 ( Spogli c.J. 

Domino Francisco Gonzagae 
Roniae oratori 

Magfnifice etc. Carlo Ghisio, nostro tesorero, deve aver 
cominciata con voi la comissione che li dessimo avan* 
ti la sua partita da Manina, di parlare con Maestro Raf- 
faele da Urbino de due Ggure che comprassimo da lui 
per scuti 44 d'oro in oro, le quali per non pverle ri- 
trovate antique, com'egli ce l'avea comprobate, una 
gli fu restituita per noi, l'altra si dette a Messer An- 
gelo Germanello, per esser guasta, da farla racconciare, 
et ancor, per quanto esso tesorero ne ha scripto, si 
trova in le roani di un fratello di esso Messer Angelo 
a Narni , et potrasi rihavere ad ogni requisition nostra: 
per averne , come avete dicto, maestro RnfTaello man- 
cato , lo avemo fatto, ricercare ora che ne restituisca li 
dinari nostri , che avendo già una dele figurine in le 
mani , provederemo ancora che 1' altra , quale si ritro- 
va a Narni, gli sarà restituita. Ma il riporto che mi 
ha fatto il tesorero par che sii che maestro Rallaele 
recusa di restituire li denari nostri sotto alcune excuse 
frivole et poco colorate , et la figurina eh' era rimasta 
presso lui averla persa con 1' altre sue robbe al sacco 
di Roma; et perchè ne persuademo ch'el tesorero, do- 
po la lettera che ne ha scripta circa questa materia, 
bavera fatto qualche pratica di più con il dicto mae- 
stro Raffaele, che poi non sarà stata exeguila per non 
aver potuto fermarsi in Roma, et desideriamo di non 
restar così delusa, non vi sarà grave , quando a la ri- 
cevuta di questa nostra el tesorero fusse partito, di 
assumere questo carico per amor nostro ^ et tentare 
con lutti li modi che vi pareranno expedieuti , perchè 



CARTEtiGlU EC. D* ARTfSTI i^i 

si rehabbino li nostri dinari , et si faccino haver a! 
spesìale fbe è lì a Roma , al quale li havemo depulati 
a conto del debito baveino con liii per robbe cbe s? 
ebbero dalla spesiaria sua; et quando non trovaste 
modo da poterli exigere, operate almeno che habbla- 
mo le figurine, ch'el star in perdita del tutto ne pa- 
rerla cosa iniqua et inhonesta. 

Appresso si trova presso raesser Ottaviano, fratello 
del Rmo. de Cesis, una nostra tavola ^ come il teso^- 
rero deve havervene parlato. Siate contento ancora di 
operare cbe la ne sii restituita; et quando m esser Ot- 
taviano la volesse neg^are, che non credemo, el spe- 
ciale predicto, che è stato quello che ne l'ha sco|ier- 
ta , ve ne potrà dar tal lume et chiarezza che con 
bon fondamento la potrete dimandare , né egli volen- 
do la i)otrà negare ; né restarete di parlare col predi- 
cto Rmo. suo fratello, quando conosceste ch'el fusse 
necessario, perchè la fede che havemo in la bontà di 
sua Rma. signoria ne fa sperare che con lèi non par- 
larete invano. 

Mantuae 31 may 1529 

Quando maestro Raffaele volesse persistere in la opi- 
nione sua che le figurine sue fussero antique , potre- 
te addurli per teslimonii maestro Giacomo Sansuina 
scuiptore, Giovanni Battista Colomba antiquario, et un 
Lorenzo scultore, quali havendo vedute le decté figo- 
rtne le indicorno per moderne, et sono hiiomini dì 
tale peritia in questa arte cbe al loro iuditìo si può 
prestar ampia fede. 

Isabella marchionissa Mantuae 



T. IL 13 



194 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N/ CXU 

CeccottoTosinglii alla Balia. Da Pisa 5 Giugno iSag 
fL e. filza c.J, 
È originale 

Ceccotto Tosingbi 5 luni 1529 

Per la presente mi occorre dire a V. S. chome hier- 
sera arrivò qui Michelangelo Buonarotij che mi fu fa- 
cto intendere era aloggiato al hosteriaj mandai per le- 
varlo che venisse a stare meco, che pareva si conve- 
nisse per honor suo et mio, il che non hebbi forza. Fu 
ad me dopo cena , et disse essere slato tucta la gior- 
nata in su la speculatione della fiumara , et non li oc- 
corre intorno acciò altro dire, che costì habbi altra vol- 
ta decto a y. S. Et questa mattina sé partito per a 
]ivomo ; et dilì sene verrà a cotesta volta. Quali lo 
barauno innanzi, et del ritracto ne deliberanno secon- 
do la loro solita prudcntia. 

Nota 

A Gecbotto Tosingbi generale commissario in pisa 
17 Giugno 1529 

Siamo stati con Michelangelo , et finalmente habbia- 
mo determinato in che modo si habbi a riparare alla 
fiumara ; et fra due giorni verrà. Armadio col Colom- 
bino, et porterà lordine di quello che si habbia a fare 
(Lettere della Balìa filza 151 ). 

Già quattro giorni prima, il dì 13 Giugno, gli ave- 
vano scritto: Tutto giorno siamo con Michelagnolo 
et altri, e presto ne faremo conclusione et significhe- 
remo il tutto* 

Eidem 19 Giugno 1529 ( l. e. ). 

Delli presenti sarà aportator Mario Mellini, deputa- 
to da' Capitani di parte guelfa sopra la reparatione d'ar- 
no; vengono con seco Amadio et il Colombino, infor- 
zuati della mente di Michelagnolo. Da' quali intenderai 



CARTEGGIO EC. o' ARTISTI l^ 

il disegno suo, et quello metterai ad effeclo con più 
prestanza ti sarà possibile. 

N.' CXLH 

Isabella Gonzaga marchesa di Mantova a Francesco 
Gonzaga. Da Mantova 27 Giugno iSaQ C Spogli e. }. 

Domino Francisco Gonzagae 
Magnifice etc. Per il reporto de Carlo Gbiso, nostro 
tesorero, havemo inteso quello che per voi et lui è 
slato operato per la recuperatione de quella nostra ta- 
vola et figurine; et circa la risposta havutasi dal Kmo. 
Cesis nel restituire la tavola, parne di comprendere 
che la intentione di sua Signorìa Rma . sii di metterla 
in lite, il che è alieno in tutto dal' animo et pensiero 
nostro: et quando non vogli consentire a le prove che 
si sono fatte, et che di novo si ponno far dal caulo 
nostro per quello fratello del marmorario che ci la ven- 
dette, et come la tavola dopo il sacco di Roma rima- 
se più di un anno avanti la bottega di esso marmora- 
rio, non curamo che più gli ne sii messo parola. 

A la parte di maestro Raffaele, che si excusa di a- 
ver persa la figurina nostra insieme con le altre cose 
sue, el voglìi pur insistere che la dieta figurina fusse 
antiqua, indicamo eh' el disegno suo sii de' farne restar 
priva de la figurina et de li dinari , il che saria una 
scortesia grande et disonesta. Però sarete contento de 
dirli, che quando non possa farne bavere la figurina 
per essersi persa, com'egli dice, et che da quelli che 
la viddero a principio che la comparassimo , presente 
messer Angelo Maximo, fu indicata con l'altra che ha 
il fratello del Germanelloper moderna, né se trovi ancor 
haver el modo de restituirsi li denari nostri, sii contento 
per el contracambio darne quella medaglia grande, che 
oe piaceva, cum altre cose appresso e(]uivalenti , che pur 
la dieta medaglia sii la vera ci non allra^ se chi.'imercaci 



196 CARTEGGIO EC. o' ARTISTI 

SAtisfotta di fui : quaì se in caso lo trovaste perti- 
nace in la fantasia sua, et né curasse di far el debito 
suo né ad un mudo né all'altro, parne che in tutto 
se li ponga silentio , et che più non sene parli : et voi 
non restarete di pigliar cura per rihaver la figurina che 
ha il Germanello; et mandarcila quando bavrete la co- 
i^odità di un messo fedele et sicuro, insieme cum li 
dui vasi di terra che vi sono stati fatti consignare per 
monsignor Rmo. Palmieri, et che da noi sono molto 
desideratL II medemó vi deve hàver scripto el tesorero 
nostro per la comissione che li ne havemo data. Non 
di meno noi ancora ve lo havemo voluto notificare per 
maggior declaratione del' animo nostro, et bene valete. 
Mantuae 27 iunii 1529 

Isabella 

N". CXLIII 

GeccottoTosinghi alla Balia. Da Pisa 9 Luglio iSag 
{ U c./ìlza ì/\2 ), 
È originale 

Ceccotto Tosinghi Pisa 9 lui. 1529 

— Questa sera è ritornato Amadio, che, come a 
quelle dissi, lo mandai a speculare circa la reparatione 
di livorno, e vedere quanto di buono si possa fare in- 
torno acciò. Ha formata la pianta di dicto luogo , et 
ine parso che domattina vengBa alla volta delle S. V. 

Nota 

Idem 1 lui. 1529 (l. e). 

Per la reparatione della terra sé ordinato che a Ama- 
dio non manchi cosa alcuna, qua'e ha tirato le corde 
et messo in acto il disegno; et domatioa col nome di 
dio si comincerà il riparo. ' 

Al mastio della torre è necessario levare e merli, e 
forvi il parapetto j il quale farei di bastione. 



CABTEGGIO EC. O' AUTISTI IQ-J 

Idem rx August. 1529 (/. e, filza 144). 
In questo punto ho lettere da Livorno , et intendo 
Amadio essere amulato. 

La Balia a Cecccotto Tosingbi ) 

Commissario J- di pisa xx Loglio 1529 

Iacopo Corsi Capitano ) 

Non molti giorni sono ci fu nuova che limperadore 
et il Piìpa hanno fatto accordo et parentado ; perchè 
sua Gaesarea Mtà. dà per donna ad Alexandro, nipote 
del Papa, la sua figlia bastarda con dote di XX mila du- 
cati di entrata. Et tra gli altri capitoli intendiamo essere 
che li Medici habbino ad essere ripiessi in Firenze eoo 
la jiiedesima auctorità et forze che havevano innanzi 
al sHCco di Boma. Qui non si manca di diligentia al- 
cuna per la difesa nostra, et habbiamo fatto resolutione 
di curarci grossa man per resistere a questi impeti 
de' nemici nostri ('l. e. Lettere della Balìa j filza 155 ), 

N.«> CXLIV 

La Signoria di Firenze a Galeotto Giugni. Da Fi- 
renze 28 Luglio 1.529 f Jrck. e. Lettere della Sigatf- 
ria filza 169 segnata " Registri di Lettere Esterne 
e agli Ambasciadori *' J» 

Domino Galeotto lunio oratori Ferrariae 

die xxviii Giulio 
Magnilìce Orator eie. Noi mandiamo costi il nostro 
chiarissimo Michelagnolo Buonarroti, homo (come vie 
nolo) rarissimo, per alcune occurentie, come da- lui 
potrete di bocca intendere. Desideriamo assai che ella 
sia costì riconosciuto per persona ad noi veramente 
grata, et secondo meritano le sue vlrtiì accarezzato: 
et per tanto vi commettiamo che voi facciate costi noto 
ìnchè existimatione sia detto Michelagnolo apresso di 
noi, et lo introduciate alla excellentia del Duca, et 
diate tucli quelli favori che vi fieno possibili, operando 



198 CARTEGGIO tt. l>* ARTlSTt 

che li sia mostro lucie quelle cose che gli fieno ne- 
cessarie intendere o vedere, secondo che da lui ne 
sarete ricerco, ad causa che possa più commodaraente 
exequire le nostre commissioni, et che possa ritornar- 
sene bene instructo di quanto gli fia di bisogno. Ilchè 
cedendo in beneficio della Città , quanto più è possi- 
bile vi raccomandiamo la sua satisfactione. Bene vale. 

Nota 

Sarà di questa apportatore Michelangiolo Buonarroti , 
il quale è mandato costì dai Nove della milizia per ve- 
dere cotesti modi di pontificare * , che ha tenuti la Ex:- 
cellentia del duca; appresso al quale gli farete tutti li 
favori possibili , siccome meritano le sue virtù e l'in- 
teresso della città, a beneficio della quale costà si tran- 
sferisce. 28 Luglio 1529 — ( Lettere della Balìa filza 
155). 

" 28 Luglio. AI duca di Ferrara lettere credentiali 
in Michelagnolo Buonarroti che li presti fede, et lo ve- 
gha et oda volentieri per amor della magnifica " — 
(Lettere della Balìa filza 155). 

N." CXLV 

Galeotto Giugni alla Balla. Da Ferrara 2 Agosto 
i529 (Le. Lettere dilla Balìa Jilza i43 ). 
jÈ originale 

Galeoctus lunius Doctor et Orator. Ex Ferrarla 
die II Sextilìs 1529. 
Magnifici Domini observandìssimi. Questa sera per 
Michelagnolo Buonaruoti ho la di V. S. con una delli 
excelsi Signori nostri, et quanto alla parte di Miche- 
lagnolo farò con ogni diligentia tucto quello che & me 



* Molte lettere della mcdesbna filza, in margine alle quali è apposto 
an breve sommario , sono state posterìonoeute interlineate. 



CARTEGGIO EC. o' AATl^Tl 199 

si Spederà y adcià possa tornare con quella instructìone 
che V. S. desiderano. Bene mi è dolsuto che non l'ho 
possuto gravar tanto che sia volsiito restar mecho, si 
per l' honor suo et mio , sì auchora per amor dì V. S. 
Però quelle mi excuseranno, non essendo restato da me. 
Appresso post scripta . questa mattina che siamo alli 
4 sono stato con Michelagnolo intorno a . questa ciptà 
a vedere la muraglia ; satisfalli assai. Dipoi siamo stati 
con la Excellentia dei Duca ^ quale ne ha visto el pre- 
fato Michelagnolo tanto volentieri, quanto dir si pos- 
sa : et è rimasto andar secho boggi in persona per mo- 
strarli tucto. 

N.*^ CXLVI 

La Bàlia a Galeotto Giugni. Da Firenze 8 Agosto 
15^9 ( l. e. Lettere della Balta Jìha i56 ), 

A Messere Galeotto Giugni ) g . , 3^ 

oratori a Ferrara ) ©^ ^^ ■»* ^^ 

-— Le cortesie che T Excellentia del Duca ha usato 
verso Michelagnolo mostrandogli personalmente tutte 
coteste fortificationi et ripari per benefitio della Città 
nostra , ci sono state molto grate j et in nome nostro 
ne la ringratiarete. 

Aspettasi con desiderio il dicto Michelagnolo rispet- 
to alla fortificatione di questa terra, quale con gran- 
dissimo numero di bomini et grandissima celerità si 
seguita sanza haver rispetto a giorni festivi. Il che non 
mancherete di fare intendere all' Excellentia del Duca^ 
pensando che gli doverrà essere grato, bevendoci tan- 
te volte ricordato che con sollicitudine si faccia tale o- 
pera. 



200 CàRiEGOlO EC. t) ARTISTI 

N." CXLVIl 

Galeotto Giugni alla Baila. Da Firenze 9 Agosto 
i5ag e l. e. Lettere alla Balìa filza e. ). 
È originale 

Questa mattina scripsi a longho rispondendo alle di V. 
S. dclii 4 del presente^ in le quali obmissì come la Ex- 
cellentia del S. Ducba mi haveva decto che volentieri 
vederia uno ritracto del sito della Giptà con li luoghi 
cìrconvienli et più apti ad offenderla, et così dove quelle 
si aforlificano^ aciò che non Io vedendo infacto, lo veg- 
gia fighurato, et ne possa ^ accadendo, sopra di ciò dirvi 
la opinìod sua. 

Nota alle lettere 144, 145, 146, 147 

Questo primo viaggio a Ferrara, fatto da Michela- 
gnolo con licenza della repubblica , è ben diverso da 
queU'allro, al quale egli circa due mesi dopo si vidde 
costretto. Di sommo interesse è ciò che Micheingnolo 
medesimo nelle Lettere del Susini intorno alla cagione 
di esso ci ragguaglia. Mancando questo passo lìel cudice 
palalinu, ed in conseguenza di ciò nella edizione di Pi- 
«a, lo riporto qui servendomi dei codici N. 47 e 43, 
Classe XXV della Magliabechiana. " Nicolò Capponi, così 
a Susini nella lettera del 31 Gennaio 1549, mai non 
volse che si fortificasse il monte dì S. Miniato, e Mi* 
cbelagnole , che è uomo veritierissimo , dice che durò 
grandissima fatica a persuaderlo agl'altri principali, ma 
Nicolò mai potette persuaderlo : pure cominciò nel mo- 
do che sapete pon quella stoppa, e Nicolò gli toglieva 
l'opere, e mandavale in un altro luogo; e quund'ei fu 
fatto de'Nove * , lo mandarono due o tre volte fuora ; 

* Una «Ielle diflìcoltà che incontrò Michelagnolo essendo de' Nove di mi- 
lizia tocca il Busini nella lei tera del 2 Marzo 1549: " L'invidia può qual- 
cosa nelle repubbliche , e massime dove sono assii nobili, come era nella 
nostra, che sdegnavano, non eh' altro, di vedere uno de' Carducci gonfa- 
kniiere, Mithtt Agnolo de Nove, 



CAUTEGGIO EG. D* ARtlSTI !10I 



e quand'ei tornava, trpvaya sempre il monte sfornito, 
et egli gridava e per la reputazion sua e per il magi» 
strato che egli aveva. Si ricominciava tanto cjie alla ve- 
nuta dell'esercito si potesse tenere. Gred' io per questo 
e altri suoi modi che Nicolò fusse persuaso che lo sta- 
to si muterebbe, non in tirannide,^ ma in stato di po- 
chi,, come desideravano quasi tutti ì ricchi, parte per 
ambizione, parte per sciocchezza, come Piero Salviati 
et il ffiitello , parte per dependenza , come Ristoro e 
Pier Vettori; e soggiunge che egli da quel tempo in là 
non volle mai bene a Nicolò né' egli a, lui "• 

Che Michelagnolo fu niundato fuori due o tre volte, 
viene confermato dalle lettere della nostra raccolta: del 
viaggio a Ferrara torna poi il Busini nella lettera del 
16 Febbraio 1549 a parlare coi) più precisione, " Mi- 
chelagnolo, così egli, dice che non volendone Nicolò 
Capponi, né messer Baldassarri che s'aQbrticasseil mon- 
te, et avendo persuasi tutti , da Nicolò in fuori, che era 
benissimo facto, anzi non si poteva -tener Firenze per 
un dì , essendo il mpnte tanto sotto le mura ; et aven- 
do cominciato quel suo bastione con la stoppa lungo 
lungo, il quale invero non stava a perfezione, e lui io 
confessava, parve a' Dieci mandarlo a Ferrara a veder 
quella muraglia tanto nominata ^ e così andò " etc, etc. 

N/ CXLVIII 

La Balìa a Lorenzo Soderini, Da Firenze 4 Agosto 
i529 e /. e. Lettere della Balìa filza i55 ). 

Laurentio de Soderinìs Commissario Prati 
die 4 Àug. 1529 
L' Àmbasciadori di cotesta communilà sono stali al 
magistrato nostro, con li quali habiamo parlato lunga- 
mente circa il fortificore cotesta terra secondo il dise- 
gno di Lorenzo Slrozi, e finalmente siamo restati dac- 
corUo che vi si debbi metter aiano ; et bannoci promesso 



aoa C4«tRGClO ÉC. »' ARTISTI 

che, cotesta conmunità sopporterà lei tutta la spesa 
che ocGorresse ad questo elfecto : et acciochè tal forti- 
ficatione si facci secondo il disegno di decto Lorenzo, 
stè commesso a Giovanbat'.sta Chiari, uno di quelli in- 
gegnieri che venne costì con epso Lorenzo , che si tran- 
sferisca in cotesta terra; il quale sarà con homini, de' 
quali intendiamo esservene qualcuno bene intendente 
di simil cose, desideriam bene che, bavendo noi biso- 
gno del decto Giovanbatista qui , et in altri luoghi , che 
ti ingegni rimandarlo il più presto sarà possibile. 

Nota 

Laurentius Soderinus Potestas et Gommissarius. Ex 
Prato 2 Septbr. 1529 

Agniolo da magdjo ( sic J , ingegniere, arrivò que- 
sta mattina, del quale mi servirò, et subitolo riman' 
derò a V. S, , et meglio era maestro Baldassarre ', non 
dimeno non esendo stato possibile, bareno patienza 
( l. e, lettere alla Balìa filza 145 ). 

Idem V Septbr. 1529 

Lo exibitor della presente sarà Àgnolo dì Amadio, in» 
gegniere, del quale mi son servito di quello è stato 
di bisogno , come da lui intenderanno le S. V. ; e vera- 
mente la venuta sua è stata utilìssinia, perchè ha ag- 
giunto qualche cosa di buono alli disegni mia , e qua- 
li si metteranno in opera quando si possa, e per bora 
non accade più oltra servirsi di lui ; ma quando si dia 
principio sarà necessario haverlo un giorno solo, che 
con suo buono ingegnio questi altri maestri faranno 
megliore opera ^ l. e. J. 

N." CXLIX 

Isabella Gonzaga marchesa di Mantova a Francesco 
Gonzaga. Da Mantova 12 Agosto iSag ^Spogli e. ), 

Domino Francisco Gonzagae 
Magnifice eques etc. Havemo ricevuto la lettera vostra 



CARTEGGIO EC. d' ARDISTI ao3 

de' 3 del presente, et per esser conosciuta la bona 
opera per voi fatta così presso monsignor Rmo. de 
Gesis, come maestro Raffaele , et quanto seria il desi- 
derio vostro di vedermi satisfatta nel desiderio che te- 
nimo di aver quella tavola et le due figurine nostre, 
circa il che non ne estenderemo molto, perchè per una 
che vi scrisse il Tridapale nostro segretario li dì pas- 
cati, et che credemo a questora sii divenuta nelle vo- 
stre mani, avrete inteso chiaramente l'intentione no- 
stra in questo caso j sol vi confirmarerao quel che 
già vi serissimo per una nostra, che cum il predicto 
fimo, non intendemo né volemo litigare, perchè da S. 
Signoria Rma, vogliamo cum amorevolezza la cosa no- 
stra senza usar con lei termini rigorosi et alieni da la 
veverentia che sempre volemo haverli. 

Circa le diffìcultà che usa il predicto Maestro Raflaele 
cum cantar tanto la miseria, come fa, parne che Tin- 
iention sua sii di non volerne satisfare a modo alcu- 
no, né sapemo come possa iustificar la, scusa sua de 
non potermi contentare; perchè sapemo che quando 
venne la furia de'Colonnesi, ne fece intendere d'aver 
salvata la medaglia antiqua insieme cum le altre cose 
sue care fuori di Roma , il che ne fa pensare et es- 
serne cèrta , che, s' el sarà stato accorto in salvarle in 
quel remore , molto più sarà stato dilìgente in questo 
nel sacco di Roma et furia di Spagnuoli; et se altra- 
mente dicesse, non siamo per darli credentia così fa< 
cilmente, ma stiamo nell' opinione nostra cV el sii in 
facultà sua de poterne dar la medaglia , che havemo 
desiderato da Ini , volendola dare. Così voi sarete con* 
tento farline instantia , et certificarlo che più tosto vo- 
lemo restar senza ricompensa de le nostre figurine , che 
Laveria de cose triste et vulgari. Bene valete. 
Mantue 12 Augusti 1529 

Isabella 



aoi CARTEGGIO EG. o' ARTISTI 

N/ CL 

Amadio d' Alberto alla Balìa. Da Livorno a Sel- 
lenibre iSag C l. e. Lettere alla Balìa filza i45 ). 
È autografa 

Magci. S. X. Ad Ji 2 di settenbre 1 529. questa per far- 
vi intendere chome di poi chio mi parti' di cbostì pro- 
messi alle S. V. dav^ere fatto e ripari di Livorno fra 20 
giorni, de' quali nono potuto seghuire tale effetto , ^r- 
tliè nono auto quello mi fu promesso affare tale opera ; 
perche nono auto omini, che taghuagliato in tutto que- 
sto tempo nono mai pasato 50 o 60 il dì. pensi V. S, 
a fare 402 b.» di riparo, e grosso braccia Ì1, ci vale- 
va il mancho 200 omini il gorno a volere cbio \i man- 
tenessi quelo chio vi promessi; però priegho V. S. che 
avendolo chondotto in ghuardia , arei charo clie V. S, 
Si servisino di me altrove, perchè qui non sa se non 
a fare il parapetto, e lasero uno quello finirà benisimo, 
perchè qui è pocbo provediraento da finillo sì di Jen- 
gniame e sì danti e dopere, e parmi che facendo chosì 
sarà chosa lungha; però priegho V. S. che si serva di 
me dove salii a fare più fazione, che sono desideroso 
fare chose che piaccino a V. S. etc, étc. 

Servitore d; V. S. araadio in Livorno 

N.- GLI 

Isabella Gonzaga marchesa di Mantova a Francesco 
Gonzaga. Da Mantova 4Settembre i529 (Spogli c.J. 

Domino Francisco Gonzagae 
Magnifice etc. Circa la tavola, che ne tiene monsi- 
gnor Rmo. de Cesis, pare che piii non ne habbiate a 
parlare, perchè cognoscemo manifestamente non babbi 
volontà di darla. Ne piacerà ben che con maestro Raf- 
faele non mancale di fare ogni opera che ne ricompensi 
de la figurina nostra, che comprendemo non voglia o 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 2o5 

non possa restituirne. Habbiarao almeno qnèìla mcrfs»- 
glia antiqua, de la quale per altre nostre vi bavemo scfi- 
pto , perchè non sa perno con che honestà Maestro Raf- 
faele ce la possi negare. Et bene valete. 
Mantuae 4 septembr. Ioag 

Isabella 

N.» CUI 

Niccolò Lapi e Girolamo Morelli alla Balìa. Da Pi- 
stoia 6 Settembre iSag (/. c.Jìlza e,)- 
È originale 

Niccolò Lapi capitaneus et ) commìssarii. Pistoia 6 

Girolamo Morelli. ; Septbr, 1529 

— Desidereremo V.S.x;i mandassi per qualche di Mae- 
stro Amadio ingegneri , quale intendiamo dover haviT 
finito ogni assetto a Livorno, con la intelligenlìa del 
quale potremo far condurre queste opere cominciate — 

Nota 

Petrus Adoardiis lachinoctus^ generalis Commissa- 
rius, Liburni ix Sepebr. 1529 

Occorre che intendiamo cho da Pistoia V, S. sono ri- 
chieste mandino là Maestro Amadio di qua per conto 
de* loro ripari C l. e. ), 

Questa lettera di Pietro Giacchi nottr è la j^isposta alla 
seguente della Balla : Commissario Liburni Petro Ado- 
ardo de Giachinottis 7 Septbr.- 1529. Li commissari! di 
Pistoia ci hanno con grande instantia ricerchi che vo->. 
gliamo compiacerli per qualche dì di Maestro Amadio, 
lopera del quale pensano babbi ad essere moltQ a pro- 
posito alli ripari et fortificatione che si fa di. quella 
terra. Non sappiamo se levandolo di costi si farebbe 
detrimento a cotesti ripari ; però tene habiamo voluto 
scrivere (^ l, e. Lettere della Balìa filza \ SS ), 

Il Commissario di Livorno dichiarò alla Balìa di non 
poter mandar fuori Amadio i in conseguenza di ciò 



2o6 CARTEGGIO EC. D* ABTlSTl 

consigliò la Balìa al Commissario di Pistoia sotto il di 12 
Settembre di " ponsare a qualcun altro. " 

Petrus Adoardus lachinottus Liburni 16 Seplbr. 1529. 
Abbiamo inteso le S. V. si contentono cbe ritegniamo 
ancbora di qua Maestro Amadio per -qualche dì; cbe 
lìa buon' opera, maxime perchè attende del continuo 
a dare la perfectioue sua a una parte del Bastione, per- 
chè e si vegga come à esser tutto f l. e. Lettere alla 
Balìa filza MS ). 

Niccolò Lapi e Girolamo Morelli, di Pistoia 17 Set- 
temb. 1529: 

Intendiamo dal Capitano Ibo che le V. S. ci accom- 
mpderebbono di maestro Amadio , il quale ci saria ne- 
cessario per qualche dì — f l, e. filza 1 46 ). 

Petrus lachinoctus, Commissarius Generalis : 

Habbiamo subito conmesso a maestro Amadio si tran- 
sferisca costì , remosso ogni cosa in contrario. Il quale 
ci ha promesso esser domandassera avanti a V. S. fi, c.J» 

N.« CLin 

Antonio Francesco degli Albizzi alla medesima. Da 
Arezzo 8 Settembre iSag (l. e. filza i43)' 
È origuude 

Antonio Francesco delli Albizzi. In Arezzo alli 8 di 
Settbr. 1529 

— Io aspecto con desiderio Michelagnolo o al man- 
che Amadio, acciò che qui si determini di fare qual 
cosa di buono con questa fortificatione. — 

Il Commissario di Cortona overo Capitano con gran 
soDicitudine et diligentia fa fornire quel parapetto de! 
muro di quella forteza, et fa abbassare il Monte che 
soprasta ad quella, secondo il disegni© che fu dato avanti 
cbe arrivassi là. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 30 7 

N.' CLIV. 

Amadio d'Alberto alla medesima. Da Livorno i4 
Settembre i529 (l' e, filza i^S). 
È autografa 

Questa per avisarvi cbome Io sono qui rimasto con 
questo lavoro chon 25 omini, et parmi perdere il tempo 
a stare qui ; priegho V. S. mi tramutino in altro luo- 
gho dove fossi di necessità e di bisongno , dapoi chio 
non possp dare fine a tale opera, perchè qua mancha 
uomini e danari, e sammi male lasare un'opera di que- 
sta qualità imperfetta , bene che sono cbe quando acha- 
dessi bisognio da difendere cbe sono br. 6 (sic), per 
aviso per questo non ne dico altro senone che di cbon- 
tinovo mi racbomando etc. etc. 

N." CLV 

Isabella Gonzaga marchesa di Mantova a Francesco 
Gonzaga. Da Mantova 29 Settembre iSag (Spogli e). 

Domino Francisco Gonzagae 
Noi siamo state fin qui in tal poca speranza di con« 
seguire da maestro RaìTaele cosa alcuna per conto della 
nostra figurina, che quello vi ha offerto di dare, ha- 
vendolo reputamo ne sii donato . Però le cose eh' el 
vi consegnerà, semo contenta le accettiate > et le man- 
derete per il primo messo opportuno vi occorrerà. Bene 
valete. Mantuae 29 Septembris 1529. 

Isabella. 

N." CLVI 

Baldassarre Peruzzi alla Balia di Siena. Da Poggi- 
Lonsi 20 Ottobre 1529 
È autografa 

Magnifici priori, questo dì insieme col cavaliere Capacci 



a08 CAUTECGIO .EC. d' ARTISTI 

eGismondo Baldi e dui altri nostri senesi, bon compagni, 
scostato a vedere la fortezza del Poggio Imperi.ile; e 
per quanto bo possalo conieclurare non saria dìCBcul- 
tà alcuna a Je signorie vostre de insignorirsene, per- 
chè ò compreso insieme con quelli che con me erano, 
chel signor Pirro facilmente el largirla per far cosa 
grata a quelle , come meglio el Baldo referirà presen- 
tialmente a le signorie vostre: e scazone dice che se 
quelle non faranno quanto possono, che se ne penti- 
ranno da poi a lusanza. Però, magnifici padri mei, el 
fare di ciò pratica colo Illmo. duca Vostro e coli altri, 
quali meglio a quelle parerà, non dubito che ©terran- 
no ogni cosa; el che saria molto utile e honorevole e 
senza alcuno danno, ma con obtenere cui mezzo di 
questo tucta la Valdelsa co molti altri a quella convi- 
cini, li quali pagariano ogni interesso, altro non ne 
occorre dire ale signorie vostre, se non che domane 
insieme col signore Hieronimo Morrone parto ala volta 
del campo, recomandandomi sempre a quelle , che 
Christo le feliciti ad più sublime stato. 
Di Poggibonzi ali 20 de Otobre 1529 

Per el servitore di vostre signorie magnifiche 
Baldassarre Perutio architectore 
(Direzione) Ali iVIagci. Sri. di Balìa e conserri, de 
la libertà de la magca. ciptà di Siena. 

Nota 

Lettera importantissima, che rischiara quella epoca 
della vita di "Baldassarre Peruzzi , la quale è rimasta 
finora più delle altre oscura. " Intanto , così \\ Vasari, 
venuto l'esercito imperiale e del papa ali* assedio di Fi- 
renze, Sua Santità mandò Baldassarre in campo a Bac- 
cio Valori commissario, acciò si servisse dell'ingegno 

* Questa lettera, ritata dal RcnnagnoU come esistente fira le Scritture 
ooDcistoriali di Sicaa N." 42 , doq I' ho potuta ritrovare ; ne dò la copia 
dei detto liomagDolL 



CABTEGGIO EC. O* ARTISTI 20Q 

di lui neVbisogni del campo e nell'espugnazione della 
città. Ma Baldassarre amando più la libertà dell' antica 
patria, che la grazia del papa, senza temer punto l'in- 
dignazione di tanto pontefice, non si volle mai adope- 
rare in cosa alcuna di momento. " Contro questo passo 
del Vasari pròva la nostra lettera che B. Peruzzi ado- 
però l'arte sua in pregiudizio de' Fiorentini, e ciò con 
espressa licenza del governo di Siena. Accenna il Ro- 
magnoli un decreto della Balìa di Siena del 22 Set- 
tembre 1529, per il quale B. Peruzzi fu mandato la prima 
volta al campo cesareo, cosa che, essendo falsa la data, 
non è stato possibile di verificare ; ma in luogo di ciò 
trovo Tom. CHI della Balìa dell'anno 1529 p. 108: 
" die XXV decbr. Magnifici domini officiales Baliae etc, 
deliberaverunt quod mittatur Magister Baldassar Pepu- 
zius, Arcbitector, ad exercitum Gaesareum ad Illra. 
dominum Viceregem, cui dentur et sólvantùr prò pre 
dictis scudi sex auri. " 

N/ CLVn 

Galeotto Giugni alla medesima. Da Firenze 1 3 Ot- 
tobre iSag CI. e. Lèttere alla Balìa filza i53 ). 
È originale 

Gal. lonius ex Ferrarla diie xm Octbr. 1'529 
— Apresso io so che a V. S, è noto la partita di 
Michelagnolo Buonarroti , et per tal causa in qual cen- 
sura sia incorso : et duolrai maxime per esserli passa- 
to il tempo avanti che habbia inteso chosa alchuna , 
et volentieri verria , quando pensassi obtener miseri- 
cordia; et mi ha preghato *, non mi paia grave scri- 
ver questi versi, de' quali per le sue qualità non ho 
volsuto manchare, strectamente raccomandandolo a V. 

* Sbaglia dunque 3 Varchi nel libro x ore raoooata , " commessero cal- 
«lissimameate in Ferrara i Dieci della guerra a Messer Galeotto Giugai 
che vedesse per ogni modo di doverlo di^rre a tornare. " 

T. n, 14 



2 IO CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 

S, Promettendo appresso , quando quelle operino ch(;l 
sia rimesso nel buondì, et possa venir securo, che su- 
bito si representerà a' piedi di quelle per obedire ad 
ogni loro comandamento. 

N/ CLVm 

Risposta della Balia a Galeotto Giugni. Da Firenze 
20 Ottobre iSag (Le. Lettere della Balìa filza iS^). 

A Galeotto Giugni 20 Ottobre 1 529 

A due vostre delli xi e una delli xiiii ricevute dopo 

le nostre ultime dtl xv non occorre altra risposta, se 

non farvi intendere che // nostri Signori hanno dato 

salvocondotto a Michelagnolo Buonarroti^ et però ne 

può tornare al suo posto. 

Nota 

Scrisse la Balìa nella lettera del xv — > " Habbiamo 
fortificato il Monte S. Miniato di sorte che non habbia- 
mo dubitione alcuna. Alla porta a 5. Pier Gattolino si 
fa uno riparo di drento in modo gagliardo che assicura 
tutta quella banda. Il restante dèlia terra è in modo 
ordinato con guardie et bastioni che stiamo tutti con 
animo posato" — ( l, e). 

*' Hier mattina, così il dì 31 Ottobre, continuorono 
il trarre insino a sera al ditto Campanile (di S, Mi- 
niato), e benché gli dessino molti colpi, non feciono 
profitto alcuno. " — 

Al oratore appresso alla Santità del Papa 
3 Novembre 1529 

— Noi siamo di bona voglia, et di giorno in giorno 
facciamo megliore animo ; né altro di male habbiamo 
che la troppa spesa , et questa molestia del Exercito 
inimico in sulle mura , il quale è mezzo affogato nel 
fango, et delle cose anchora non poco patisce CI, c,J, 



CARTEGGIO EG. d' ARTISTI 311 



A Galeotto Giugni 9 Novembre 

— Non tragfgono più al campanile ^ perchè si sono 
adveduti che lopera era vana (l» e). 

A Baldassarre Carducci appresso il Cristianissimo 
27 Dicebr. 1529 

— Noi habbiamo la terra assai fortificala, et il mon- 
te in modo riparato con bastioni che non pensiamo in 
modo alcuno d' bavere ad essere sforzati. Et drento ci 
troviamo circa xiiii mila paghe che sono intorno a x 
mila fanti in essere y una bella e valorosa gente et 
molto disposta alla defensione nostra, sì per essere bene 
pagata, sì che perchè pare a ciascuno che si combatta 
dell' honore di Italia fl.c.J. 

Eidem 23 lannuarii 1530 

— Ma la spesa che facciamo è grandissima ^ pagan- 
do ogni 30 giorni xx mila paghe, ci bisogna andare com- 
partendo in modo le cose che possiamo reggere, dise- 
gnando massimamente inimici superarci per istracheza 
et lungjìeza di tempo, apparendo manifestamente che 
chi potrà più durare, sarà quello che otterrà la Victo- 
ria ("/, c.J, 

Eidem 12 Marzo 

— Noi qui stiamo al solito di bonissima voglia, con- 
fidando oltra allo aiuto di Dio nelle buone provisioni 
che habbiamo fatte sì di ripari et di gente , come dogni 
altra cosa, ne facciamo iuditio che altra cosa ci possa 
fare male, salvo che 1» lunghezza del tempo, la quale an- 
chora tollereremo mentre che harenio vita ; perchè sia- 
mo disposti a mettervi tutte le nostre facultà prima 
che venire sotto il giogo della tyrannide. Et certa- 
mente meritano i nostri cittadini grandissima com- 
mendatione, a' quali, anchora che fussino consumati per 
tante altre incommodità, non è grave peso alcuno per 
mantenere questa libertà, la dolcezza della quale tanto 
più si gusta, quanto maggiore è la guerra che gli è fatta. 
Et non che altro, niuno è che spontaneamente lìon con- 
corra a fare i ripari della città con le proprie mani. 



alia CARTEGGIO EC- D* ARTISTI 



Onde che, trovandoci hoggi la terra optimamente for- 
tificata, ìion temano forza alcuna; et essendo disposti 
a non perdonare al resto delle nostrie facilità, pensia- 
mo bavere a durare insino tanto che si apra qualche 
spiraculo alla nostra liberatione. Habbiamo bene assai 
da ringratiare iddio , che havendo dentro tanta gente 
forestiera, non è mai seguito cosa alcuna di quelle 
che hanno sopportato laltre città che sono state asse- 
diate : anzi si è generata tanto amore et benivolen- 
tia tra' soldati et li nostri giovani, che paiono tutti fra- 
telli ; et si vede ne' forestieri tanta promptezza alla no- 
stra difensione che pare che non meno combattino per 
li proprii loro interessi che per li nostri, il che nasce 
perchè sono benissimo pagati, et amorevolmente da 
ciascuno intrattenuti; onde seguita, aggiunto i mali pa- 
gamenti de' nemici , che moltissimi tutto giorno si par- 
tono da loro, et vengono adi stìpendii nostri. Talché 
tutta questa nostra fanteria è ridotta a tanta perfectione 
sì di numero come di bontà , che se uscisse in cam- 
pagna farebbe tremare tutta quanta Italia (l. e), 

N/ CLIX 

Galeotto Giugni alla Balìa. Da Ferrara 9 Novembre 
iSag fi. e. Lettere alla Balìa Jilza c.J. 
È originale 

— Appresso sarà di qupsta ethibitor Michelagnolo 
Buonaroti, quale viene per rapresentarsi a piedi di V. 
S, , et iusto ei posser suo non manchare alla sua ciptà. 
Quale, quanto più so, vi raccomando; et con lui sa- 
ria venuto ancora Antonfr^ìncesco delii Albizi, ma per 
bavere la donna et dua figli malati non li può lassare, 
delchè assai li duole. 

Nota alle lettere 157, 158, 159 

Queste lettere dunque si riferiscono alla fuga di Mi- 
chelagnolo. Anche di questa Miohelag^nolo medesimo 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3l3 

ci somministra il motivo: " ò domandato, scrive il Ba- 
sini 31 Gennaio 1549, a Michelagnolo qual fu la cagione 
della sua partita. Dice così: che essendo de' Nove, e 
venute dentro le. genti fiorentine e Malatesta e il si- 
gnor Mario Orsini et altri caporali, i Dieci disposono i 
soldati per le mura e per i bastioni, e a ciascun capi- 
tano assegnarono il luogo suo, e detton loro vettova- 
glie e munizioni, e fra gl'altri dettone otto pezzi d' 
artiglieria à Malatesta che le guardasse , e difendesse 
una parte de'bastioni del Monte, il quale le pose non 
dentro , ma sotto i bastioni , senza guardia alcuna ; et 
il contrario fece Mario. Onde Michelagnolo, che-come 
magistrato e architetto rivedeva quel luogo del Monte, 
domandò al signor Mario, onde nasceva che Malatesta 
teneva così straccuratamente l' artiglieria sua? A che 
disse il signor Mario *: sappi che costui è d* unacasa 
che tutti sono stati traditori, et eglV ancora tradirà que- 
sta città. Onde gli venne tanta paura che bisognò par" 
tirsi , mosso dalla paura che la città non capitasse 
male, et egli conseguentemente. 

Così risoluto trovò Rinaldo Corsini , al quale disse il 
suo pensierose Rinaldo come leggieri disse: Io voglio 
venire con esso voi. Così montato a cavallo con qual- 
che somma di danari** andavano alla porta alla giu- 
stizia, dove non volevono le guardie lasciargli andare, 
che così si faceva per tutte le porle: onde vi debbi ri- 
cordare dello stupore alla porta al prato ; in questo non 
50 da chi se levò una voce : lascistelo andare, che egli 
è de' Nove, et è Michelagnolo, et così uscirono tre a 

* Qui comincia questo passo nella edizione di Pisa: Mario sappi etc^ 
tutto ciò che precede vi manca. 

** Racconta Michelagnolo infuna lettera inedita che daSOOO ducati, portati 
da lui a Venezia, il comune gli tolse 1500, sotto titolo di multa, come credo. 
La detta sommai non può sorprendere in alcuna maniera; per mezzo 
de' tanti lavori, fatti da lui sino a quest'epoca, doveva aver aumentato il 
suo patrimonia — Spese a Venezia durante il soggiorno di quattordici 
dì lire venti, code dice egli medesimo in un fascicolo dicqnti, il quale 
con qualche lettera inedita rimane ancora tempro morto a Firenze. 



2l4 CAR-TEGGIO EC. d' ARTISTI 

cavallo, egrli^ Rinaldo e quel suo che mai lo staccava. 
Arrivarono a Castel Nuovo , et intesono come quivi e- 
rano Tommaso • e Nicolò j egli non volse ire a ve- 
dergli etc. " 

Benché il Busini non abbia notato il giorno preciso 
che Michelagnolo capitò a Castelnuovo, si può non di 
meno affermare con certezza che ciò dovè essere sul prin- 
cipio di Ottobre. Sappiamo dal Segni che Niccolò Cap- 
poni, sentito il racconto di Michelagnolo, s'ammalò; 
sappiamo dal Varchi che il 18 d'Ottobre ei passò di vita. 
Subito dopo la sua partenza Michelagnolo ebbe il ban- 
do ( 30 di Settembre ), andò a Venezia, si trattenne 
ivi pochissimo tempo, e pentitosi presto di ciò che a- 
veva fatto, cercò di ritornarsene a Firenze. Ritornato 
che fu, venne fatta dalla Signorìa la seguente delibe- 
razione : 

23 Novemb. •* Havendo hauto bando di ribelli 
Michelangelo di Lodovico Buonarroti e Agostino di 
Piero del Nero sotto dì 30 settembre prossime passato, 
per essersi partiti della città di Firenze senza licenza 
e non essere tornati al tempo suto loro assegnato, es- 
sendo di poi ritornati, gì' è permutata dieta pena che 
per tre anni proxime futuri non possino entrare nel 
Consiglio maggiore della città di Firenze, potendo non 
di meno ogni anno una volta cimentare una provisione 
in Consiglio dessere restituiti, la quale provisione si 
deva vincere almeno per i | delle (a\e fuirch. e. Deli- 
berazioni della Signoria di detto anno filza 194^. 

Quando io nel Giugno dell' anno scorso pubblicai per 

• Qui sbaglia il Basini; Il Segni nella vita di Niccolò Capponi dice: " e- 
rano arrivati a Castelnuovo di Caifagnana Niccolò Capponi e Matteo Strozzi 
( perchè Tommaso Soderiui, tornato da se, aveva preso altro cammino ) *'. 
** Nella operetta intitolata: Alcune Memorie di Michelagnolo Buonarroti 
ctc. (Roma 1823), esiste una cedola originale di un contratto di vendita di 
l^Iichélagnolo del di 23 di Novembre 1529, alla quale appoggiandosi l'au- 
tore ha voluto provare che Michelagnolo in qucll' epoca non pensasse an- 
cora di fufrgirc da Firenze. Abbiamo veduto che da circa quindici giorni 
egli era già tornato ìd patria. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 21 5 

la prima volta nella Rivista Europea una parte di que- 
sti documenti ed i passi più importanti delle Lettere 
del Busini^ i quali mancano nella edizione di Pisa, al- 
tro in mira non ebbi fuorché, già lo dissi, di stabim 
lire il fatto solOj e di mettere fuor di dubbio che 
diverso da quel viaggio^ fatto da Michelagnolo sul 
finire di Luglio collo scopo di esaminare le fortifim 
cazioni di Ferrara ^ fu V altro ^ il quale gli fruttò 
il bando il dì 30 di Settembre. 

Intorno alla fuga vi aggiunsi peraltro le seguenti pa- 
role : or mi sembra che le ragioni ^ per le quali fu 
indotto a fare il secondo viaggio senza licenza è con- 
tro la voglia della Signoria , meglio di lui nessun 
potesse conoscere; chiaramente con ciò significando, 
a parer mio, che io, in quanto ai motivi di essa, prestassi 
piena fede alle parole del Busini , le quali infatto por- 
tano una tal' impronta di verità che possono riputarsi 
parole di Michelagnolo medesimo. Non sentii né desi- 
derio né bisogno di ripetere ciò che gli storici fioren- 
tini ed altri più recenti, calcando le loro orme, hanno 
detto e ridetto su questo fatto ; tanto in quell'artico- 
lo, quanto in quest'opera, sia detto una volta per sem- 
pre, ho tenuto il sistema di non citare libri stampati 
e noti a tutti, ov' essi non servissero a dilucidare qual- 
che passo oscuro de' miei documenti, o se per mez- 
zo di questi non venissero corretti e rettificati i citati 
autori. 

Vi significai pure non esser già mio intendimento di 
giustificare Michelagnolo , e ciò tanto meno quanto più 
apertamente e, diciamlo pure, più degnamente egli me- 
desimo confessa il suo fallo. Nelle parole che Gal. Giu- 
gni, pregato da lui, scrisse alla Balìa (13 Ottobre 1 529 ) : 
" volentieri verria, quando pensassi obtener misericor- 
dia , " e " promettendo aprésso — che subito si re- 
presenterà a* piedi di quella per obedire ad ogni loro 
com>andamento j *' altro non posso ravvisare che una 



2lG CARTEGGIO EG. D* ARTISTI 

confessione della colpa; esse Doa offrono indizio al- 
cuno di volerlo scusare , anzi neppure la minima inten- 
zione vi traluce d' indicare un motivo della sua par- 
tenza . Ed a me sembra che questo confessarsi reo , 
come torna in onore del cittadino Michelagnolo, è sì 
degno d' un carattere schietto e leale , qual egli era , che 
questo tratto , e questo tratto solo, varrebbe a scolparlo. 
L'amore della patria e, così amo credere , la coscienza 
di cittadino e di magistrato, gli avevano suggerito che 
abbandonare la repubblica, la quale per mantenere la 
sua indipendenza faceva gli ultimi e piiì generosi sforzi, 
non era agire da vero patriotto. 

A me dunque importava di stabilire il fatto , il qua- 
le mi offriva la condanna per il cittadino, che lascia 
il suo posto senza licenza della Signoria , e la giustifi- 
cazione ed il perdono per T uomo , che desidera ritor- 
narsene al suo dovere. Premesso ciò, non sentii voca- 
zione alcuna di costituirmi difensore importuno dove 
l'accusalo, ben lungi dal discolparsi, ancora venti an» 
ni dopo per mezzo del Busini fa dire al Varchi queste 
precise parole: " Onde gli venne tanta paura che bi- 
sognò partirsi , mosso dalla paura che la città non 
capitasse male, et E GLI CONSEGUENTEMENTE,'' 
Queste parole mi sembravano , quando scrissi i già 
detti cenni, abbastanza chiare e facili ad intendersi 
senz' altra spiegazione. Ben inclino a credere che Mi- 
chelagnolo , altrettanto pieno d' un nobile orgoglio , 
quanto di carattere impetuoso , vedendo trascurate o vi- 
lipese le sue disposizioni militari, potè sentirsi nascere 
una voglia consimile a quella che c.ngionò la sua parten- 
za da Roma nel 1506; ma pure non è da dimenticarsi 
che ora al tempo dell'assedio ei contava ventitre anni 
di più, e che dovea di leggieri affacciarsegli il pensiero, 
come in queste gravissime circostanze * di ben' altro 

* " I nnovi destini dell' Italia erano già iJatti irrevocabili per la concor- 
dia de* potentati : Firenze sola resisteva; in lei viveva l'antico spirilo , Je 
anticlie forme si coniervavano, e contro a lei si voltarono tutte le forze de 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 21'J 

SÌ trattava che dello sdegno d' un sommo artista o della 
collera d'un magnanimo papa. Ma .allo sdegno da lui 
provato in vedersi maltrattato da artista, andava unito 
il motivo più forte della paura d'un tradimento e di 
ciò che ne poteva seguire, così che ( sono parole del 
Varchi ) tra questa paura e perchè Rinaldo Corsini non 
rifìnava di molestarlo a doversi partire assieme con lui, 
— - ne usci di Firenze, 

N.° CLX 

Amadio d* Alberto alla medesima. Da Volterra 1 9 
Novembre iSag fi. e Lettere alla Balìa filza i5o). 
È autografa 

Magnifici Viri etc. etc. più giorni sono non ho scripto 
a vostre S. per non mi esser schaduto; et questa sarà ora 
per advisar quelle corno sono già stato qui assai tem- 
po, et in quanto alla terra non mi par bavere satisfa- 
cto nel fortifichare quella apieno , come sarebbe stato la 
intention mia et conservation di quella, tucto è restato 
che li homini di decta non ci sono iti con quella sol- 
lecitudine si aspectava a' decti. fassi qualche cosa più 

nuovi dominatori, insieme congiurati ad estinguere ogni reliquia de' vecchi 
tempi. E non era in tutto il mondo chi soccorresse à Firenze: il senato di 
Venezia a n^ezzo l'assediò s'era accordato con Cesare , « dentro alle mu- 
ra soldati venali pareva temessero pia die sperassero la vittoria. Il JA)- 
polo solo sostenne per dieci mesi la vita della repubblica: il popolo di- 
sarmato , disassuefatto alla guerra , disassuefatto anche al governo , male 
d' accordo con li ottimati , i quali non bene intendevano quel combattere 
senza speranza, ricusò ostinatamente di patteggiare la servitù e volle ono- 
rare la sua ultima caduta, anzi che alleviarla con meno decorosi tempe- 
ramenti. La Toscana fin allora appena tocca dalle guerre, sostenne lunga 
incursione di eserciti rapacissimi , devastazione di campi , arsione di vil- 
le : sacrifizii senza frutto, e anche senza lode ne' tempi che sopravvennero. 
Ma. finché durò l'assedio, tutti li occhi e le ansietà, non che d' Italia d' 
Europa, erano addosso à Firenze ; lo spirito guelfo, che in lei tutto rise- 
deva e con lei si>estinse, mostrò insino all'attimo qual fosse la sua natura, 
e quante glorie caduche^ e quante inutili virtìi all' Italia partorisse. "( G. 
Capponi nei Documenti di St. Italiana pubbl. da G, MoUni Tom. 2 pdg, 252}. 



ai 8 CARTEGGIO EC; D* AUTISTI 

necessaria , ma con lunghezza di tempo, parmi solo ha- 
ver in qualche pan? satisfacto a V. S. et a me per ha- 
ver ordinato et quasi finito di afFortichar la fortezza, 
di modo penso, quando cosa alcuna nascessi , non esser 
superati, et la spesa di decta fortificatione ha facta Go- 
vanni Covoni Commissario; così in parte mi sono sa- 
tisfacto per essere ito a monte chatini , et quello di ciò 
si è possuto ho afibrticato tal che benissimo si posso- . 
no difendere, et così li homini dilì confortati alla di- 
fénsion di decto , che certamente si mostrono pronti a 
decla difensione per cotesta Ciptà. più volte havendo 
considerato in che termine si truvi costì la ciptà per 
haver el campo alle mura, et havendo inteso in che modo 
sia et si truvi decto campo, mi pareva fussi aproposito 
assaltar dicto campo in questo modo : cioè cavar di co- 
sti 2000 fanti et mecter alla volta del ponte a ema avan- 
ti gorno, e quali salissono al poggio di St. Margherita 
a montici, e quali arrivati lì sarebbono cavalier'a nimici; 
et in quello stante ordinar che d'altra banda si assal- 
tassi da giramonte et dalla porta di Sto. Gorgo decti 
nimici , il che faccendo penso indubitatamente ne, nasce- 
rebbe per V. S. la Victoria ; perchè essendo quelli del 
monte a Sta. margherita alloro cavalier , darebbe gran- 
dissimo terror per non poter esser impediti da cavalli, 
et daltra banda essendo assaltati da dua altri loci dimi- 
nuisce le loro forze et accresce le nostre, questo modo 
mi pare ftìcile et poco dannoso, perchè non vanno in 
loco ciascuna delle bajide òhe a ogni loro comodità non 
possa ritrasi senza alcuno impedimento; et se più V. 
S. mi dicessino non haver tanto numero di fanterie, 
perchè volendo ciò far la ciptà resterebbe vacua di gen- 
te , puosi raccor tucte o la maggior parte di quelle ban- 
diere si truono in prato , pistoia , empoli et pisa ; che 
così facendo riuscirebbe benissimo con poco o niente 
di danno di quelle, et non mi parrebbe da tardar que- 
sto, piacendo a V. S. ; perchè intendo essersi partito el 
principe dorangie con buona quantità di cavalli, el quale 



CARTEGGIO £C. D ARTISTI SIQ 

è facii cosa sia andato per conducer maggior numero 
di gente per poter adempier per quello è costi con- 
ducto ; il che faccendo non potresti far quello effecto 
che di sopra ho narrato: et daltra banda ne è sbandato 
buono numero di decto campo per la valdelsa et altri 
loci circunstanti, tal che meglo riuscirebbe el modo 
dato a V. S. Di tucto do a viso a quelle per lamor gran- 
de porto a questa libertà, et non per istruire quelle, 
quali conoscono meglo dormendo che io vigilando, per 
tanto se a quelle paressi havesi dato aviso di quello non 
mi si aspectava, o ignorantemente, prego quelle mi per- 
donino. Né altro. Di Volterra alli 19 di Novembre 1 529. 
di V. S. Servitor Amadio dalberto 

Nota 

Niccolò de* Nobili, capitano e commissario di Vol- 
terra 12 Ottobre 1529 

— È arrivato qui Maestro Amadio , ingegneri , man- 
dato da V. S. ; et allo arrivo suo insieme con li huo- 
mlni deputati sopra la guerra habbiamo circumdato et 
visto tutte le mura, et veduto dove bisogno fare e ba- 
stioni e l. e. Lettere alla Balìa filza 1 47 ). 

N.« CLXI 

Federigo Gonzaga marchese di Mantova a Elisa- 
betta contessa Pepolì. Da Mantova 8 Luglio i53o 
{Spogli e. ). 

Illre. Signora. Viene a V. S. mandato da me Messer 
Tiziano, pittore raro et excellente, et gentiluomo da 
bene , amato da me per le singulari virtù grandemente. 
Prego quella che le piaccia farli buona ciera, et non 
estimi il far amicizia poco con tale uomo , et degnarlo 
della grazia sua. Apresso V. S. me facci questo piacere , 
che ne la prego di cuore, di dare al detto Messer Ti- 
ziano comodità di retrar di naturale la Signora Corne- 
lia, sua creata j che in ciò restarò molto compiaciuto 



aaO CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

da essa V. S. , alli cui comodi et piaceri mi offef o di- 
tostissimo. 

Mantue 8 lulii 1530 • 

Il Marchese di Mantova 

f Direzione J Alla Signora Contessa de'Pepuli 

Nota 

Il medesimo a Francesco Bologna scultore 

Carissime ^^oster. Vorressimo che vedesti di far quel 
retrato della Cornelia, donzella della Signora Isabella 
de'Pepuli, più presto sia possibile, e guardaste farlo più 
simile si possa, facendolo in uno quadretto piccolo., 
dove capisca la testa et mezzo il busto. Et di questo 
fate non sia fallo, bene valete. 

Mantue 6 ** lulii 1530 

(Direzione) A Francesco Bologna scultore 

N.' CLXn 

La Balla di Firenze a Francesco da S. Gallo. Da 
Firenze i Novembre i53o (Arch. e. Lettere della 
Balìa filza i58). 

A Francesco da S. Gallo a Fucecchio 1 Nov. 1530 
Per la tua di hieri habbiamo inteso le cose che tu 
hai di bisogno circa la fabrica del Ponte. A che breve- 
mente ti rispondiamo, che subito habbiamo commes- 
so al nostro sottoproveditore che secondo la nota tua 
te le mandi di tutte et preslo , acciò non babbi a per- 
dere tempo, et lunedì proximo le invierà ad cotesta 
volta. Non ti diremo altro, perchè sapplendo poi quan- 
to tu sei diligente, ci rendiamo certi non mancherai 

* Almeno dunque fio dall' anno 1 530 Tiziano era conosciuto dal mar- 
chese di Manto\'a; il Ticozzi data questa relazione da una epoca posteriore , 
dai 1532. 

* * Il P. Pungìlconì ha pubblicata quest'ultima lettera nel Giornale Ar- 
cadico VoL 51 , sotto la data x. lui. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 321 

di tutto quello che alla tua commissione si ricerca , et 
tanto più solleciterai il ponte , quanto noi desideriamo 
liberare da tanta servitù et travagli e sudditi nostri. Be- 
ne vale. 

N." CLXIII 

Pierpolo per ordine di Clemente VII a Monsignor 
fratello del Papa a Firenze. Da Roma i53o, i53i 
fjrch. e. Carte dello Strozzi JV. 83 segnato:" Estrat- 
to alfabetico di Lettere scritte per ordine di Cle- 
mente VII a Monsignor suo fratello " ). 

È originale 

11 Novembre. Figi; * diteli che io ho dicto a Nostro 
Signore quello mi scrive delli scharpellini , et che, cho- 
nie per altro , Sua Santità sene riporta a lui, et che so- 
pra tutto Michelagnolo sia carezzato. 

19 Novembre. Figi; diteli chio ho la sua, quale no- 
stro Signore con molto piacer ha lecta per intendere 
il continuare di Michelagnolo in lavorare con tanta di- 
ligentia et soUicitudine alli marmi, che maggiore pia- 
cere et contento fare non li può; dicendoli che non 
gli lasci manchar cosa alcuna, et che è pocha cosa l'of- 
ficio ha hauto Pandolfo, suo fratello, per ordine et co- 
missione di Sua Santità, et che harà delle c'ose in modo 
sua Signoria si chiamerà molto bene contenta et satis- 
facta. •* 

25. Novembre, Figi; diteli che ho haute le sue col 
conto de' danari ricevuti dall' bancho per la fabricha; 
che Sua Santità ha grandissimo piacere che Michelagno- 
lo sia così ben disposto a lavorare , et però sia con- 
tento accarezzarlo; et che Pietro Francesco ha scritto 
a lui etc. 

• " Gìovanbatista Figiovànni , provedltore dell'opera di S. Lorenzo, aa- 
lico servidore di casa Medici e priore di S. Lorenzo. " frasari. 

• • Vi è la lettera del medesimo tenore a Michelagnolo. 



332 CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 



11 Decbr. Figi ; — Et di Michelagnolo ha piacere la- 
vori, et vuole li sia data la sua solita provisione di 
5o Scudi il mese. 

13 Decbr, Mess. Giovanfrancesco da Mantua; diteli 
che ho la sua , et facto intendere ali papa delli panni, 
dice sono a leone, dilchè dice S. Santità, che sono di 
quelli della historia di S. Piero, et dì quelli che Ra- 
phaello da Urbino fece li cartoni; che per li 160 du- 
cati, chel scrive, li piglierà, altrimenti non li vuole. 

5 Gennaio 1530. Figi; A Nostro Signore è stato grato 
intendere di Michelagnolo quanto ne scrive. 

Nota 

Tanto queste lettere, quanto il Breve di Clemente 
VII, pubblicato fra le Lettere Pittoriche (Voi. vi p. 54) 
parlano della Sagrestia di S. Lorenzo. Il passo del detto 
Breve : " mandamus ne post habitas presentes nostras 
in picturae statuarieque arte aliquo modo laborare de- 
beas, nisi in sepiUtura et opera nostra ", non doveasi 
giammai intendere della sepoltura dì questo Papa, com- 
messa molti anni dopo a Baccio Bandinelli. — l panni 
mentovati nella lettera del 13 Dicembre, sono i famosi 
arazzi , rubati nel Sacco di Roma. Riguardo ad essi ho 
trovato delle notizie autentiche , le quali distruggono 
l'opinione che questi lavori di Raffaello fossero degli 
anni 1517 e 1518. Fascicolo segnato: Conti _, Bilanci 
ed altre Partite attenenti a Leone X; " 1 518. 21 Aprile. 
Ducati 29, che D. 18 a Raffaello di Vitale per porto 
di 11 panni d'arazzi da Lione a qui, e Ducati xi a Bor- 
gherini per spese fatte a detli panni di fiandra a Lione. 

1518.18 Giugno Ducati 1000 pagati a Pietro Loroi fiam- 
mingo a buon conto per conto d'arazerie ; sono ducati di 
camera. " Qui non rimane dubbio alcuno che gli arazzi 
erano finiti, e che in conseguenza di ciò i cartoni di Raf- 
faello già da qualche tempo dovevano essere stati fatti. 
I pagamenti fatti a Raffaello intorno al 1515 e 1516 



CARTEGGIO EC D* ARTISTI 223 

confermano questa opinione ; ma invece di selle panni 
il documento del 21 Aprile 1518 ne accenna 11. 

N^ CLXIV 

Federigo Gonzaga a Tiziano. Da Mantova 5 Marzo 
i53i (Spogli e. ). 

Maestro Tiziano. Ho ricevuto il quadro di S. Girola- 
mo * che me avete mandato, quale me satisfa sum- 
mamente, però mi è gratissimo , e Io trovo fra le cose 
mie più care , per esser cosa veramente bella et da te- 
nere carissima. Io non so che maggior condizione o 
laude darli che dire che l'è opera di Tiziano ; però sotto 
questo celeberrimo nome el terrò con quella reputa- 
zione che merita : ve ne ringrazio infinitamente. Un al- 
tro piacere vorrei da voi , e questo desidero non meno 
che facessi il S, Hieronimo, quale desiderava summa- 
mente ^ vorrei che me faceste una Sta. Maddalena lacri- 
mosa più che si può, in un quadro della grandezza che 
è questo, o dua dita più, e che vi metteste ogni stu- 
dio in farlo bello, il che a voi non sarà gran cosa che 
non lo potreste farlo altramente , quando ben voleste , 
sì in fornirlo presto, che vorrei mandarlo à donare 
allo Elmo. Signor Marchesis del Guasto , quale è tutto 
mio. vogliale mo , che ve ne priego grandemente, ser- 
virmi in ciò, come so che saprete, facendola di sorte 
chel para dono onorevole , essendo mandata da me ad 
un Signore tale come è quel Marchese: et sopra tutto 
fatemela avere presto, consegnandola, subito che sera 
fornita, al Magnifico mio Ambasciatore, che me la man- 
di ; che mi farete piacere grandissimo. Me vi offero eie, 

Mantue 5 Martii 1531 

Il Marchese di Mantova 

CDirezioneJ A Messer Tiziano. 

D' un altro S. Girolamo , fatte^ per la scuola di S. Fantino e consu- 
mato poi dal fuoco , parla il Vasari. Il quadro qui accennato è forse il S. 
Girolamo di Tiziano che ora si trova nell' Escuriale , di cui finora si igno- 
rava la provenienza. 



324 CAETEGGIO EC. b* ARTISTI 

yota 

Il Padre Pungileoni; a cui rimasero ignote le due lei 
tere che noi pubblichiamo, fu il primo a parlare di 
questo quadro della Maddalena. '* La marchesa Isabella, 
cosi egli nel Giornale Arcadico Voi. 51, amantissima, 
come si è detto, dell'arti belle, scriveva a Benedetto 
Agnello, residente in Venezia in qualità d'inviato delli 
dominanti di Mantova: Mi piace che M. Tiziano abbia 
cominciata la Madalena, la quale, come più presto Ibab. 
biamo, tanto più ne sarà grata etc. M. xix martii 



MSXXXI. ** 



N.' CLXV 

Il medesimo allo stesso. Da Mantova 19 Aprile 
i53j e Spogli c.J, 

Messer Tiziano.. Ho ricevuto il quadro della Santa 
Maddalena, che ci avete fatto, quale.pensavo bene che 
dovesse essere cosa bella come che e: altra sorte non 
ve ne possa uscire dalla mani per l'e:icellentia voistra 
nella pittura, e tanto più facendola per me, al quale 
so che vi è caro far piacere, ma la ho trovata bellis- 
sima e perfettissima, et veramente de quante cose di 
pittura ho veduto non mi pare che vi sia cosa più bella j 
e ne resto più che satisfatto . El simile dice Madama 
II) ma. , mia Madre, quale la lauda per cosa excellentis- 
sima, e confessa che di quante opere simili ha viste, 
che ne ha pur viste assai, e se ne è dilectata, l'agua- 
lia a gran pezzo ; e questo il medemo dicono quanti 
altri r hanno veduta, e più la laudano quelli che più 
se intendano dell'arte della pittura . dal che conosco 
che in questa bellissima opera avete voluto expri- 
mere 1' amor che mi portate insieme con la singu- 
lar excellentia vostra, et che queste due cose unite 
insieme ve hanno fatto far questa figura tanto bella , 
che non è possibile desiderar meglio j il che non si può 



CARTEGGIO EC. D' ARTISTI aa5 

cxprimer quanto mi sia grato , che certo è che non si 
possano trovare parole alte ad exprimere l' affetto mio. 
Ve ne ringrazio , certificandovi che io ho in continua 
memoria questi e li altri piaceri che me fate, e me vi 
offero disposto etc. 

Mantue 19 Aprilis 1531 

Il Marchese di Mantova 

(Direzione) A Messer Tiziano 

Nota 

Pochi giorni prima Tiziano aveva scritto al Duca: 

Tandem ho compito el quadro della Maddalena, qual 
V. ex. mi ordinò, con quella piij prestezza * che mi 
€Stà possibile , lasciando ogni allra mia facenda che 
aveva alle mani, nel qual mi ho sforzato d'esprimere 
in qualche parte quel ohe si espetta da questa arte^ il 
che sei abbia conseguito, se potrà giudicar da altri. Se 
veramente a li concelti grandi, che aveva nell'animo e 
nella mente, le mani col pennello mi ha vesserò cori- 
sposto, penseria de haver potuto sodisfar al desiderio 
che ho di servir v. ex. ; ma ha gran spatio non li son 
arrivato. Et però quella mi dia perdono, el qual , ac- 
ciò che da lèi più facilmente el possi irnpetrar, la pre* 
fata Madalena mi ha promesso di richiederlo cum le 
mani al petto , et domandargelo in gratia. Altro noni 
le dirò se non che v. ex, ma f me ?J tenghi in sta 
f sua ?J bona gratia etnei numero de' suo' minimi ser- 
vitori .... Venetia Ì4 Aprile 1531. 

La marchesa Isabella, impaziente d* avere sott'occliio 
il detto quadro, aveva riscritto a Benedetto Agnelli per 
dirgli " Dal castellano avemo inteso che il quadro dì 
S, Madalena ha fatto M. Titiano è fornito, il che né 
stato gratissimo intendere, e volemo che ringratiate 
M. Tiziano da nostra parte di studio che ha messo in 
servirci , bene il che sapemo che non può essere al- 
tramente, et presto: et perchè, desideramo di haverlo 

* In meno d' un mesa. 

T. Il 15 



226 CARTEGGIO eC. D* ARTISTI 

presto, spediamo a posta questo cavallaro, perchè el 
ce lo porti. Fatelo mo voi intrar in un telaro, et co- 
prirlo di sorte non si possa g-uastar, di cosa però più 
leggiera che si può, acciò che lo possa portar, facendo 
farle quella provision sera de bisogno , acciò che alli 
dazi non sia ratenuto , ma se sia lasciato portar libe- 
ramente, " 

Manlue viii aprilis 1531 

Alla lettera del Duca (19 Aprile ) rispose Tiziano in 
questa guisa: 

Per una de v. ex. con infinito mio piacere ho inteso 
che la santa Madalena, che in questi dì passati gli man- 
dai , haverli summamente piaciuta, veramente di tanta 
mia satisfactione che io non lo potrei dire, che haven- 
do a (o?J quel poco o assai de arte, che è in me, 

impiegato per far opera che dovesse satisfare 

Et di questo è cagione la grandezza et liberalitade di 
V. ex. verso di me,- con le quali cose mi si ha così 
grandemente affezionato et obbligato che io non le sa- 
prei dir quanto , benché , parendo a lei forse piccoli i 
I)enefilii a me fatti in comparatione della sua magna- 
nimità, ella cerchi ancora di far si sia più obligato di 
quello li sono .... Non conosco d' aver tanto con 
lei meritato che dassai più non mi trovi remunerato. 
Egli è ben vero che per el presente la espeditione del 
beneficio , cui v. ex. mi fece gratia.in persona de mio 
figliuolo, mi sarebbe di grandissimo contento, né per 
ora io potrei da lei aver cosa che più facesse alla quie- 
te dell' animo mio; non dimeno questo sia nell'arbi- 
trio suo . Restami solo a pregar v. ex. de tenermi in 
soa bona gratia , a la quale humilmente me raccomando, 
baciandoli le mani. 

dì Venetia alli xxvuii de aprile mdxxxi 

Tiziano 
^ Pungìleonij Giornale arcadico Fol. 51 J 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 337 

N/ CLXVI 

II medesimo a Francesco Gonzaga • Da Mantova 26 
iMaggio i53i e /. e. J. 

Magnifico. Volemo che diciate a Nostro Signore di 
quelli umili termini, che ne conviene, da parte nostra, 
che facendo noi fabricare alcune stanzie su Te, tra le 
altre cose, in che se faticamo per ornarla, travagliamo 
perchè vi siano opere e in pittura o in scultura dì tutti 
li excellenti e famosi artefici |che sono oggi in Italia; 
e desiderando tra li altri aver qualche òpera di mano 
di Messer Michel Angelo, V avevamo fatto ricercar de 
farne qualche cosa a suo modo. Egli ha risposto chel 
ha una commissione expressa e galiarda de non far cosa 
alcuna, ne occuparsi in lavoreri di homo del mondo, 
finché non abbia finita certa opera * di Sua Beatitu- 
dine , che ha d'andar un poco in longo . perchè umil- 
mente supplicamo S. B. che la si degni di farsi questa 
grazia de contentarsi chel predetto Messer Angelo me 
facci qualche opera di sua mano , et non vi lavorerà 
se non le feste, o quando non potrà lavorare per la 
predetta Santità , che mi sarà molto grato. Voi vedete 
ino in ogni modo dimpetraré questa grazia. 

Giovanni Borromeo, qual ha parlato da parte no- 
stra al predetto Michel Angelo , deve venire a Roma 
per quanto ne ho scritto ; e quando sé così , potrete 
parlar prima con lui, perchè" sarette tanto meglio in- 
formato del modo che a vette da tenere in parlare con 
N. S. ; e quando pur esso Borromei non venisse a Ro- 
ma, non restate di parlare a S. Santità nel modo che 
a vette detto, ve mandamo l'alligata lettera sopra que 
sto a Borromei, la quale 'gli darètte eie. 

Mantue 26 Maii 1531 

Il Marchese di Mantova 

(Direzione) Dno. Franco. Gonzaga 

* La wgrestia e la libreria di S. Lorenzo. Può darsi anche che Michela- 
gnolo parli del cartone dell'ultimo Giudizio giuda qualche tempo incominciato. 



228 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Nota 

l*resso che del medesimo tenore è la lettera a F. Bor-r 
romei: " Avemo Ietto volentieri le lettere vostre de' 19 
del presente, quale né stata gratissima ; e vi comanda- 
mo quanto ne scrivete aver operato con lo exceliente 
Michel Angelo, Sculptore etc. " 

N.° CLXVU 

Il medesimo alla stesso. Da Mantova i6 Giugno 
i53i (^ e). 

Magnifico. Sopra mo'lo mi è stata grata la benigna 
risposta che vi ha fatta la Santità di N. S. in la do- 
manda che le uvette fatta da parte nostra di Michel An- 
gelo, et volemo che rie le bascinte umilmente in no-' 
istro nome li santissimi piedi, dicendole che desiderarao 
et cercamo di avere opere di eccellenti uomini , quali 
è Michel Angelo, et non solamente di pittura , ma an- 
che di scultura ; però pur che avessimo qualche opera 
da lui, in quale delle due arti si fusse, ne contenta- 
ressimo: et non avendogli fatto scrivere Sua Santità, 
come ella vi ha detto di fare, vedete che se gli scri- 
va , avvisandone voi Giovanni Borromeo , còme me 
avete scritto di voler fare, 

Mantue 16 lunii 1531 

11 Marchese di Mantova 

e Direzione ) Dno. Francesco Gonzaga 

N". CLXVIII 

Giovanbattista di Paolo Mini a Bartolomeo Valori. 
Da Firenze 29 Settembre i53i ( MagUabechiana 
CI. xxxvn N. 3o3 ). 

È autografa 

Li fìdeli servidori, quale sono io uno di quegli al 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 339 

nostro Signore, non debono per nulla mancbare daver- 
tire di tute quelle chose, quale e' pensano potrebono 
dispiaciere, e non pocho a S, Sta. — E questo siè cbe 
michelagnolo, suo iscultore, è più mesi noia ve vo ve- 
duto, respetto alesere suto rn chasa per paura dela 
peste, e dattre settimane in qua è venuto dua vòlte la 
sera per un pocho di pasatempo a trovarmi a ebasa 
ebol bugiardino e cbon antonio mini, mio nipotte e suo 
diciepoUe ; dopo molti ragionamenti delarte rimasi dan- 
dare a vedere le dua femine , cbosì feci altro dì , e 
infati sono cosa di grande maraviglia, e so che V. S, 
vide la prima, che figura per la notte cho la luna in 
capo eincielo notturno ; apresso questa sicbonda la pasa 
per tutti e chonli di beleza, chosa mirabilissima; e di 
presente finiva uno di que'vechi cheio non credo si 
posa, vedere meglio: e perchè ditlo Michelangelo mi 
parse molto istenuàto e diminuito delecbarne, lalttro d\ 
col bugiardino e antonio mini a lo stretto ne pariamo , 
e qualli sono continovi colui ', e infine faccemo un 
conputo che michelagnolo viverà pocho se non si ri-- 
media, e questo è che lavora asai, mangia pocho-e ca-? 
tivo, e dorme mancho, e da un mese in qua è forte 
inpedito di ciesa e di dolore di testa e chapogiri. e 
infine, ritrato Itulto da detti, egli à dua impedimenti, 
uno a la testa, e lalttro al cuore , e a ciaschuno è dp'ri- 
medi, perchè sano j e dicono la €ausa, 

A quelo dela testa, che li sia proibito e ehomandato 
per parte di N. S. che — non lavori diverno nela sa- 
grestia, che a qiiela aria sottile non ve rimedio nesu- 
no, e lui vi vuole lavorare e amazasi, e potrebbe la- 
vorare nel altra istanzetta e finire quelfj nostra don- 
na, tanto belissima cosa, e fare la statua de la feli- 
cie memoria del duca Lorenzo en questo verno. In 
ditta sagrestia si potrebe murare elavoro del quadio (sic) 
de le sepolture, e cominciare a metervi su le fighure 
finite e anche la mezate; si potrebe poi finire la su, 
e a questo modo si salverebé luomo e tirebe inanzi e 



23o CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

lavore, e starebe meglio murato che sotto e tetti amont- 
lato; e di questo siamo cierti Michelangelo larà di gra- 
zia , ma non sa pigliare partitto , per quanto ritragho 
da' delti , che larte dà desere istacurato . e questo abia- 
mo giudichilto sarebe sua salute, e che sua Sta. facci 
intendere al fiegiovani che tanto dica a Michelangelo, 
che siamo cierti a Michelangelo punto non dispiacerà. 
A quelo male del cbuore e quanto a la cosa cheglià 
col duca durbino, questo dicano che lottiene malcon- 
tento , e asai desidera che tale saconciasi ; e seli fusi 
donato dici mila A, noli sariano tanto agrado, e N. S. 
nonli potrebbe fare magiore grazia e più acietta. e 
questo mi dicano ò quegli sentito dire infinitisime volte. 
S. S.ià è prudente, e rendomi cierto die quando Mi- 
chelangelo li manchasi , lo riconperebbe un tesoro ; e 
raasime adeso, che lavora volentieri, merita desere esal- 
dìto ; e lafezìonc che porto al nostro Signore mi à fatto 
distendere volentieri. 

N." CLXIX 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze 8 Ottobre i53i 
(l. e). 
È autografa 

— Quanto a'chasi di Michelangelo, tulo onteso vo- 
lentieri che il N. S. vene ahi data la charicha di sua sa- 
lute quando qui sarete ; e se chostì avesi punto a sopra- 
stare, chome pottria esere, per quel pocho anchora islesi. 
no chonoscho omo più a proposito per 1' opra di sua 
lite col duca d' Urbino e sua ateneti a la sepoltura di 
iulio , quale egliè obrighato , perchè so li portate afe- 
zione, e chon tali sua laversari troveresti qualche isti- 
ma con prezo ; e parecie ne potresti fare a michclan- 
gelo maggiore servizio e grazia, e velo faresti il schiavo 
in perpettua. lo landrò domani , che festa , a vedere , 
perchè quando e* lavora non ve ordine , e so che la 



CARTEGGIO EC- D* ARTISTI 23 1 

vostra lettera li sarà grata , e soliciterò lopra una par- 
te et vedrò che termine sarà. E chome dito,Ms. Bar- 
tbolomeo, apichate chol sua aversari qualche praticha, 
cheluoinini elargiento tuto asciano; e voi siate omo 
dachordare magiori apuntamenti , e navete fatto dimo- 
strazione: e volasi Idio el primo di che dixi partissi 
micbelagnolo, ve lavesi dito, che a questa ora sarehe 
asciato; che in fati , chome per la mia disi, questo caso 
lo solerà prima un pezo, tanto glie a cuore, ed è pu- 
sìlanimo a richiedere, pure è alquanto raegliorato da 
questi dì. 

Circha a bastiano veniziano ehi da michelagnolo la 
lettera, e la mandai in una de rondinelo: nono auto 
risposta, chalferriio deto hastiano noli mancharà di 
mandare e ritrato di N. S. ; e a rondinelo anche ne 
scrivo; — e posendo, chon voi ne porterete questo detto 
ritrato, e si laci la chosa in bona forma chel bugiardino 
posa finire , che sono cierto vi chonterete di lui, 

El quadro del abram vedesti dandreino del sarto, si 
vende al duca dalbania A 125, andraiie in francia per a- 
ventura ; arci voluto fusi rimasto a questa tera , bene 
chal tri dica che glin venuto verso Roma. 

El bugiardino à una opera degnissima, che fu dise- 
gno del frate di san marcho, finicielo lui ; e michela- 
gnolo non si può saziare di chomendarlo. è quando 
la figla di lacobe fu vapitta , detta dina , chei testamen- 
to vechio nenara sì bela Istoria. V. S. qui sarà a dio 
piaciendo , vorà tais vegiate, che cbosa mirabilissima, 
e da eserue vagho ogni gran principe; e se deto duca 
dalbania o altro navesi nottizia, per nulla nolo làciero- 
bono; non è finito. 

^ota alle lettere 168, 169 

Due lèttere pessime di carattere come di stile, ma 
colme di notizie importanti, perchè ci ragguagliano dello 
stato della sagrestia di S. Lorenzo, della sepoltura di 
Giulio II (che diventò maledizione per Michelagnolo), del 
ritratto di Clemente VII fatto da Sebastiano del Piombo , 



23 2 CARTEGGIO EC. D*^ ARTISTI 

del sagrifizio d' Abramo di Andrea del Sarto e del 
ratto di Dina , opera di Fra Bartolommeo . Non ap- 
pare di che ritrailo del papa Clemente VII intenda par- 
lare la nostra lettera, se di quello fatto per il vescovo 
di Vasona, o dell'altro mollo maggiore, che a tem- 
po del Vasari si trovava in casa di Sebastiano medesi- 
mo , o forse d'un terzo finora sconosciuto. La stoiia 
già tanto oscura della nominata opera di Andrea del 
Sarto, diventa vie piìi intricata dietro ciò che il Mini 
ci racconta ; senza voler mettere in dubbio l'originalità 
del quadro di Dresda, il passo della nostra lettera mi 
sembra piuttosto in favore della pretesa di Lione. * Il 
duca d'Albania è il duca Giovanni , figlio del duca Ales- 
sandro, di cui era fratello Giacomo in, noto per la sua 
dimora in Italia, Che il ratto di Dina non fosse ter- 
minalo dal Bugiardini , ma solamente copiato j lo as- 
sicura una nota al Vasari recentemente pubblicato j la 
nostra lettera prova la falsità di tale opinione. 

N." CLXX 

Giulio Romano a Federigo Gonzaga duca di Manto- 
va. Da Mantova i Ottobre i53i ( Archivio segreto di 
Mantova J. 

È autografa 

Illmo. et Exmo. Patrone 
Notifico a V. Extia. il lavoro andare inanzì da per 
tutto il Castello , et le stantie de la Sigra. Duchessa son 
quasi allordine de vetriate e del tutto , e son messi li 
telari alli suoi luochi , né curerò metterli le vetriate fi- 
no alli vili avanti al tornata di V. Extia. ; laltanella di 
sopra alla guardia lunedì proximo se cominciarà, e per 

* Vedi Vita di Andrea del Sarto del Dr. A. Reumont {Andrea del Sarto 
von A. Beumont) p. 182 e 183. Un'altra replica si trova nella " CoIlec-> 
don Litografica de Cuadros del Bey de Espaiu tav. xv; secondo il Signor 
Cean-Bermudez il Vasari prlerebb^ del quadro dì Madrid. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI a33 

tutta la settimana sedente selli darà fine. la corte al me- 
demo termine sarà dipinta et landito principale simil- 
mente; li luochi di sopra son dipinti, circa alli luochi 
de la fabrica nova, non selli manca di sollicitudine ; per 
al presenti si fanno li ponti; fatti che siano, selli da- 
rà principio a dipignerlo di fora e dintorno: e del tutto 
ho fatto il mercato, da vicenzo hressano in fora, che 
non ha finito a Mess. cario, le lastre del bagno son 
messe drento , e subito che siano sgonbrati li legnami 
delle armature, farro intendere a Mess. cario per po- 
terli metter la legna, la cusina serra finita martedì ; 
non manca da principiar se non il tinello dele donne 
e quello de la Sra. Duchessa, e la credenza e le came- 
re di sopra alla stalla vechia delli Turchi: però paren- 
do a V. Extia. comettere a M, Carlo che, havendosi ad 
mettere più persone ad opra, che supplisca del dinaro, 
che resulutamente farro ogni cosa a tempo, rinaldo 
comenza lunedì ad lavorare alla logia, e mercore serra 
finita del tutto la scala secreta cha fa maestro liaptista ; 
e in questa settimana seguente serra tratta giò la tramezar 
sotto ]altana,e son forniti di dorar li cornisotti. come 
sia fornito el fregio che va in esso cornisotto, mette- 
rò li doratori che andaranno reconcianno fsicj in al- 
chuni luochi in castello, seria longo scrivere ogni cosa 
e tediosa ; però humilmente a lei nii ricomando et alla 
Illma. Patrona , e li baso le mani, a di prifQo di OttOf 
bre 1531. 

D. V. E. 

humìle et fedel servo 
lulio Romano. 
e Direzione J Allo Illmo. et Exmo. Principe il Sor. 
Duca di mantova patrone mio observandissimo ; in 
Casale 

Nota 

Questa lettera, e parecchie altre di Giulo Romano che 
seguono in appresso, furono da me pubblicate Tanno 



a34 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

1838 nel Kunstblatt N.* 71 sqq., cosa che sembra es- 
sere stata ignota al signor conte Carlo d'Arco, il quale 
riprodusse alcune di esse nella Vita di Giulio Romano 
recentemente stampata. Tutto ciò che è della penna di 
Giulio è stato da me riscontrato sugli originali mede- 
simi, dai quali le copie del conte d'Arco, mancanti 
per lo più d'interpunzione, e perciò diffìcili ad inten- 
dersi , variano , come si vedrà in seguito , in non po- 
chi luoghi. 

N.' CLXXI 

Federigo Gonzaga a Giulio Romano. Da Casale 7 
Ottobre 1 53 1 (Spoglie). 

Tulio Romano 

Nobilis carissime noster. Avemo avuto caro intendere 
quanto ne scrivete circa li lavorieri lì di castello, ma perchè 
desideramo summamente chel tutto sii fornito alli 20 
dì del presente, come ne a vette promesso, vi coman- 
damo che sollicitate con ogni diligenza chel si facci; et 
sei fusse bisogno pigliar più Maestri et operari di quelli 
che vi sono , pigliatili, levandoli ancora sopra li lavo- 
rieri de altri sia che si voglia, non potendo far altra- 
mente , acciochè sia fornito il tutto a quel tempo, scri- 
vemo al sindico che li denari chel vi dovea dare in 
due o tre volte vi dia in una sola, senza tenervi in tem- 
po ; medemamente scrivemo al Tesoriere ebevi prò ve- 
da che li denari, che si era ordinato darvi in due o 
tre septimane, che gli abbiate in una septimana. però 
non mancate, perchè non avrette alcuna scusa, et noi 
doleressimo di voi , quando a quel tempo non fusse fi- 
nito il lavorerò. 

Da Casale 7 Ottobre 1531 

II Duca di Mantova 

Nota 
A questa lettera, riprodotta da noi nel suo vero 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI a35 

originale, unisce il P. Pungileoni la seguente del teso- 
riere Antonio Delfini ( Giornale Arcadico Voi, 47 p. 
353). Mantova 1531. 12 Ottob. a Casale. 

Non mancharò de quanto V. Ex. mi cornette per la 
sua de' VII del presente de proveder de li denari a mess. 
Giulio Romano, acciochè li possa far expedir lopera del 
castello , . . . . certificando che non ho manchato dà- 
poi che ebbi la comission di quella in qua di darli ogni 
sabato trenta scudi de oro. 

Hum. ser. Ant. Delphinus 

N*. CLXXU 

Giulio Romano a Federigo Gonzaga duca di Man- 
tova. Da Mantova 7 Ottobre i53i ( Arch. segreto di 
Mantoifa ). 

È autografa 

E. Sre. e mio patrone obseryandissìmo 
Altro adviso non do a V. Extia. di esser finita cosa 
alcuna di più , ma molte ne son in procinto de essere 
finite al più longa la settimana sequente ; et la Extia. 
di madama è stata da per tutto > et assai li è piaciuto, 
et ha ordinate alcune cosette et ornamenti di nuovo : 
et V. E. se riposi puro sopra di me in questo, che niente 
mancarà, puro che mess. cario non manchi, come ò 
dubio percjiè li son stato addimandare dinari * per li 
bisogni; quali per non esser tedioso non nomino. E* 
dimostra non bavere il modo; però se paressi a V. E 
farli scrivere una buona lettera che proveda de li di- 
nari a tempo, perchè al fine li dà, ma con tanti stenti 
che non son a tempo. E Notifico a V. E che la spesa 
serra magior per rispetto de molte incomodità e di mol- 
le portature, alle quali li carretti del T non son bastan- 
ti. Né dalli maestri dellentrate non si pono haver' car- 
ro alcuno per comuno per rispetto di non impedir il 

* Il P. Pungileoni, pubblicaado questa lettera per la prima volta nel 
Giornale Arcadico, Voi 47. p. 354 tralascia le parche : come -.^ dinarijol- 
tieacdò egli d- dà la data su Dicembre, invece di Ottobre. 



a36 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

seminar. Non altro; a V, E, humilmente mi raccoman- 
do e li baso la mano, die 7 Ottob. 1531. 

Di V. Ex. 
humile e fedel seryitor 
lulio Romano 
( Direzione come sopra j 

N.' CLXXin 

Il medesimo allo stesso. Da Mantova 9 Ottobre i53i 
(Le.) 
È autografa 

limo, e Exmo. Sr, e Patrone mio semper obsermo 
Percbè sempre summamente ho desiderati di fare ho- 
nore a V, E. , inperò mi bisogna star vigilante che de 
tutte le imprese chio ho da fare siano riuscibili. Ma per- 
chè la Exti'a. di madama era di parere di fare un ponte 
dereto dal castello in sul laco coperto , acciò sua Extia. 
con le gentil donne di mantova possa star ad ricevere 
la Signora duchessa con la sua corte, inperò bisogna^ 
va farlo spatioso e coperto, acciò sia atto a capire tutti 
signore e signori che ivi scranno. Ma perchè ho fatto 
tastar' nel lago e trovato lo fondo esser di longo da la 
ri via circa 400 in 500 braza , per la gran secca delle 
eque non mi pare riuscibile , ne selli poterla stare, sei 
piovesse, ad lovorar*, perchè el tempo minaccia di rom- 
persi : Donde mi è occorso un partito migliore allo a- 
nimo mio, e molti altri ci hanno consentito e iudicato 
esser buono e più sentuoso di fare un ponte che si 
cali nel lago ad uso di scala , e farli io quel luoco di 
qua dal ponte della palata , dove era la beccaria , nel 
quale è un pezzo di circa a br. 60 di ponte coperto 
con suoi travi, e ben murato da ogni banda con suoi 
iSrchi, nel quale non mancha altro che smaltar' e dipi- 
gner'in fresco in calzina; e serra spesa non butta,* 
perchè restarà sempre così', e disopra U vanno circa 

* CotxU 4' Arco kuttata 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 287 

a 70 asse nella soffitta, la quale presto e bene se de- 
pigneranno , che farà così bel vedere come li archi già 
fatti alla venuta dello imperator. Nel quale luoco più 
acconciamente si poterà stare piovendo e tonando e di 
notte, bisognando, ad depignere; è luoco amplissimo 
da stare la Extia. di madama con tutte le gentil donne 
di mantova, e lì son le finestroni belli e fatti verso 
il laco, che da la lunga isi potranno veder' le velia da 
noi tanto desiderate. 

E perchè serria Ipngo il venire a piede tanto lontano, 
pensavamo che * tutte le carretti di mantova si farriano 
dal ponte levator' in là verso di S. Giorgio al coperto as- 
pectar', e così di una in una si carigaranno de signore 
et altre donne smontate da le nave, e seralli un riposo 
fermarsi sotto quello arco triunfale. E serra gran super- 
bia di vedere tante carrette ivi distese et da ogni lato 
del ponte folti de gentildonne et homini della città. E 
perchè non pare molto conveniente né buono augu- 
rio entrare per la prima volta alla signora Duchessa 
da riverso del castello così in carretta , si poterla pas- 
sare per la piaza di S. Pietro: è forsi buono entrar' nel 
domo prima, e poi venire per la porta principale del 
castello proprio in carretta, e sei tutto o parte di quello 
chio ò scritto a V. Ex., o altro miglior parere li pa- 
ressi, quella si degnerà farmi dare adviso, e io eseguirò 
•* con lo aiuto di mess. Carlo : altramente restarò in- 
paciato. Non altro; laltissimo idio sia sempre pregato 
che lo conservi, e lassi godere con logna f sic J feli- 
cità con tutto il suo stato , e con acrescimento di stato 
e di figlioli; alli quali mi con mei descendenti semper 
in sua servitù e fideltà vivano et mille ani siano *** 
etc. alli IX de Ottobr. 1531. 

lulio Romano 

e Direzione come sopra» Il Duca è a Casale ) 

* " E perchè etc; " fino a " tutte " manca affatto nella detta copia, la 
quale più sopra ha gentil dame invece di gentil (fonn«. 

•* esegro " ; piii sopra ; m quella si invece : di quella si. 

*** " vivano et moìano siano " pare che da prima stesse neiroriginal« 
e moiano, ma che Giulio poi scrivesse : milleani, soggiugnendovi il si€mó. 



aì8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N." CLXXIV 

Federigo Gonzaga a Giulio Romano. Da Casale 14 
Ottobre i53i ( Spogli e. .). 

Tulio Romano 

Nobilis etc. Ne piace aver inteso il disegno vostro di 
adornar quel coperto della palata , e far quel ponte in 
foggia di scala che vaddi all' acqua per smontar di nave 
e venir suso , che ivi sotto quel coperto vi stia la Ili ma. 
Madama con le gentildonne per ricevere la Illma. No- 
stra Consorte , et che le carrette siano sotto il ponte, 
come divisate; ma non volerne che altramente soffitate 
quel coperto , ne depingìate tutti quelli muri : potrete 
ben farli hianchire et adornarli con festoni di verdura 
et con 1' arme, et farli un cielo di panni azurini con 
qualche ornamento, perchè non è luogo di farli molta 
spesa ; e saprete ben adornarlo per una giornata , che 
comparirà senza tanta spesa, come andarla a soflìtarlo, 
et dipignere tutto quel loco: e questo è meglio, poi- 
ché non vi è aqua che vi si possi accostare al Castello, 
et diOicilissimo ad fare un ponte , come se dicea ; però 
farette , come dicemo di sopra , non mancando ad fare 
lavorare in Castello con ogni diligentia. 

Da Casale alli 1 4 Ottob. 1531 

II Duca di Mantova 

N/ CLXXV 

Giulio Romano a Federigo Gonzaga. Da Mantova 
i4 Ottobre i53i {Arch. e). 
j^ autografa 

Illmo. e Èxmo. Sor. e Patrone mio obsmo. 
Significo a V. E. le cose di drento del castello son 
a tal termine che al tempo da V. E. co messomi se- 
ranno alordine. Ma quelle de la fabrica nova per non 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI aSg 

bavere haute le lastre, non posso promettere sia fornita ; 
ma sei tenpo ne serve , penso serra di bella pictura din- 
torno tutta ornata , et haveria finitolo e dipinto di dren- 
to, ma quel dipintore de mess, cario non lo ho mai 
possuto bavere, e quello aurelio , che dipigneva in sul 
T, subito la partita di V. S. senza dir cosa alcuna con 
molti disegni aparechiati si fugì via. * Né restarò per 
fatica ne vigilantia fare ogni opera che tutto sia all'or- 
dine il meglio che si potrà ; ma per esser mantova 
vota di pictori e doratori , perchè molti ne son andati 
a trento e a bozolo e a luzara , e lavorano per questi 
convicini e Signori dintorno a Vra. Extia. : Puro penso 
V. Ex. trovarà il castello più in ordine che non exti- 
ma, e alla sua buona gratia etc. 

AUi xini de Ottob. 1531 

lulio Romano 

(Direzione come sopra J 

N." CLXXVI 

Federigo Gonzaga a Giulio Romano. Da Casale 24 
Ottobre i53i {Spogli e.). 

lulio Pipi Romano 

Nobilis etc. Finito che abbiano li pictori di dipinger 
il Castello , non li mandate altramente sul Te , ma met- 
teteli tutti a lavorare alla fabrica nova , come vi avevo 
scritto per un'altra nostra; così f?tte ancor fornir la 
via di muro per andar per la grotta alla dectà fabrica 
nova . e non mancate di sollecitudine a far fornire tutte 
le altre cose. 

Casale 24 Ottobre 1531 

Il Duca di Mantua 



* Dopo la parola pia , aggiunge il P. Pungileonì : " e Rinaldo trovasi 
sempre occupato in delle picture di S. Andrea per la S. Isabella Doscbetta ". 
— passo, che non esiste aell' originale. ^ 



SL^Ù CARTEGGIO EC. D* àRTlSTt 

Eidem 24 Octobr. 1531 

Nobilis etc. A verno inteso che nella camera dalle arme 
son fatte arme di tanti diversi Signori, el che ci spiace assai; 
però volemo chele faciate levare, et farli dipingere in una 
quadra l'arma del Signor Nostro Padre di bona memo- 
ria, con una impresa da ogni canto delle sue, in l'altra 
quadra l'arma di Madama nostra Madre in mezo a due 
delle sue imprese, in la terza quadra l'arma nostra 
con due delle nostre imprese, una da ogni canto, in 
Fultima quadra l'arma della Signora Duchessa, nostra 
consorte, in mezzo a due delle Imprese della casa no- 
stra; però fatile subito fornire . volemo ancora che fate 
fare la via per la grota di muro per andar alla fabrica 
nova ; perchè non ne piace che si vaddi per quella scala 
di legni che vi è ora: et fornita la camera delle Arme, 
metete tutti li pictori ad lavorare essa fabrica nova, , 
sicché la si finisca ancor lei. e non mancate di ogni 
sollicitudine, chel Tesorero non vi mancherà al bisogno. 

Di Casale alli 24 Ottob. 1531 

Il Duca di Mantova 

C^. e) 

N." CLXXVII 

Giulio Romano a Federigo Gonzaga. Da Mantova 
3i Ottobre i53i {Ardi. e). 
È autografa 

Exmo. Sr. e mìo obsermo. 
Per doì lettere e per altra del cavaleri, mandate per 
comissione di V. Ex. , ho molto ben compreso quanto 
sia il suo volere, e ho cominzato ad esequi re, benché 
lo tempo ne sia contrario e le aque tanto grosse che 
minacciano venire a mantova per le rotte; e se non 
fussi vero che fossi rotto , son sì aite che passaranno 
di sopra da li argini, e con tucto ciò non manco del 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 2^1 

poter mio , uè sto a guardare li spaventi che mi fa 
iness. cario e con il suo tardo spendere; imperò V. Ex., 
senza chio altro scriva, sa il bisogno. Né altro scrivo 
per non tediare V. Ex., ancora che ho gran bisogno * 
aprire lanimo mio a V. Ex., alla quale fino chio vivo 
son per metter la roba ella vita, se ben non facessi 
cosa grata ad ogni persona, mi bastaria assai rimanere 
in la sua bona gratia, alla quale etc. a dì ultimo Ottob. 
1531. 

di V, Extia. 
burnii e fedel servitor fino alla morte 
Giulio Romano 
e Direzione come sopra ) 

N.* CLXXVIII 

Federigo Gonzaga a Giulio Romano. Da Gasale i 
Novembre i53i (Spogli e* ). 

lui io romano 

Nobilis etc. Avendo visto quanto ne scrivete per la 
via, cbe si à fare per la grott.i alla fabrica nova, volendo 
intendere se la volemo coperta, o scoperta ; vi dicemo 
che la volemo coperta ad ogni modo: e se volete far un'al- 
tra via e scala del pozzo andar suso l'altana, fatte quella 
come vi pare, che quella da basso per la grotta la vo- 
lemo coperta . però sollecitate che si lavora, e si finisca 
ogni cosa, come siamo certi non li mancate. 

Da Casale 1 Novemb. 1531 

II Duca di Mantova 

N°. CLXXIX 

Il medesimo allo stesso. Da Casale io Novembre 
i53i ( Spogli e). 

lulio Pipi Romano 
lulio. Con nostro grandissimo dispiacere avemo noticia 

• Cop'ia del conte d* Arco : chio a gratia bisogna 

T. ir. 16 



242 CARTEGGIO EC. o' ARTjSTl 

che ancora non sono fornite le stantie ed alloggia- 
menti che volevate * aver acconcio alla più long-a 
alli tré del presente'; né è già che vi siano mancati 
denari , che saponio bene ne sono spesi la metà •* più 
di quelli che dicevate essere di bisogno, e molto ci ma- 
ravigliamo di voi che così lentamente se sii lavorato j 
et vi dicemo che se io vedi proximo, che quel giorno 
••• deliberamo essere in Mantova ad ogni modo, non 
ritroveremo tutte le stantie et alloggiamenti finiti et 
forniti del tutto , che si possino abitare, ne accorcia- 
remo con voi di tal maniera che vi dispiacerà surama- 
mente. però non ne date **** causa di sdegno cen- 
tra voi. 

Da Casale 10 Novemb. 1531 

Il Duca di Mantova 

N.* CLXXX 

Baldassarre Peruzzì alla Sìgtiorìa di Siena. Da Siena 
i53i {^rch. delle Riformazioni di Siena Scritture 
concistoriali Jìlza 48 ). 

È autografa 

Magnifici et excelsi patri etc. 
Ricordo ale Signorìe vre. Magnifice : come Io so 
stato a porlo Heroule, donde che quelle porrano per 
el disegno vedere che al presente facilmente si pò re- 
parare , però non senza spesa di A ce' al più ; Il che noi 
facendo, per essere molto mal fondata e erecta nuda- 
mente in più luoghi^ in fra brevissimo tempo sene an- 
darà tucta in mare, e già el basamento suo in parte 
è disciolto e rocto. Ancora ho visto le mura di tha- 
lamone, che in parte verso africo sonno tucte fondate , 

• Pungileoni , Giornale Arcadico , Voi. 4^ : et uoteuasi. 
** Pungileoni : ne sono spesi pia etc. manca : la tneth. 
*** Pungileoni : — Giovedì proximo giorno deliberato per èssermi ete^ 
Pungileoni : però pò non hii date. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 2^Z 

et sopra a lerrà alle circum circa de un braccio ; è molto 
di bisogno el finirle per che è una facile scala in quella 
parte verso el mJire a' turchi e mori per un furatoio, 
ancora chel sia acanto de la rocba li pucli spesso vi 
saglieno el discendono, né vi andaranno a finirle più 
cbe canne cl di muro: sì che le Magnificenze vre. pro- 
veghino ad evitare eì pericolo, che ogni dì porria in- 
correre p>er tale mancamento. 

Le mura di grosselo anno ancora di bisogno in due 
luoghi di essere finite di alzare, perchè incorre el me- 
desimo pericolo, ne in finirle andarà più che gxl canne 
di muro; e dala parte verso Monte peccali le mura 
pendeno molto in fuore, che averlano di bisogno de 
una bona scarpa. 

Ho visto ancora li crecti de li magazini del Sale in 
grosseto , e hordinato a nicolo doti quello che abbi da 
fare asicurarli da la mina. Ancora so' stato ala torre dele 
Saline di grosseto , dove ho veduto quanto sia grande 
el dano che fa el lago di Castiglioni de la peccaia: et 
prima ha impedito questo anno el non poter salinare 
le saline basse, per aver traboccato e inundato perfin 
nel fiume Umbrone. Et quanto per conto del salinare, 
si porria provedere chel non impedisse, con fare in- 
torno a decte saline doppie fosse che ricevino le super- 
flue acque e trabochino nel fiume, ma non sì possano 
fare senza molta spesa e danno, che seguita poi dele 
campagne continuamente non piccola lexione. 

Perchè nel ritorno che facemo a grosseto , facemmo 
la via continuamente intra li campi, che inunda et guasta 
dectó lago, e li campi dove per ancora non è arrivato, 
che ancora quelli inundarà sei non si provede, per che 
inunda in longo circa a miglia vni e in largo circha a 
miglia V, che impedisce la maggior parte deli boni campi 
da sementa, et quelli che restano per mezzo di tale 
trabocco si genera in quelle accque e paglieti una sorte 
di ucelli, chiamate folaghe, che si mangiano li grani per 
fine ale radici ^ per il che non se ardiscano li agricultori 



^44 CARTÉGGIO EC. D' ARTlStl 

di fare lavororecce a canto a* dicti paglieti: donde tu» 
cte quelle terre circostanti al dicto lago ne patiscano 
gran detrimento ^ e la nostra patria el simile , perchè 
dove soleva essere qua le gran munitioni deli grani e 
le gran traete» bisogna bora mandare per epsi in Si- 
cilia o in altre parti exlerne, non levandosi la causa 4 

Sicbè le signorie vre. Magnifiche pensino alcun modo 
ad evitare un tanto danno j el modo secondo el parer 
mio siè chel si tengha continuamente le cateratte dela 
parata di decto laco aperte, altrimenti, noi facendo, 
infra cinque o sei anni al più sarà ripieno el tuclo, 
né si porrla più pescare, né seminare le campi j onde 
che dando la sua via ale acque , si porrà e pescare del 
pesce, e ricogliere del grano: et noi facendo, lu no e 
r altro perderassi; siche exorto quello a farci bona pro- 
visione. 

Ancora la torre delle saline de orbetello sopra la riva 
del fiume albenga è scalzata verso el fiume, tucta una 
faccia più che braccia due, a la qual non facendo pro- 
vissione di ripararla, farà col tempo, non molto allom- 
go, una slechaia nel fiume medesimo, cola sua ruina 
in quello, che porrla causare iuundatione in li campi 
circuravicini. 

per el servitore de le Signorie Vre. Magnifiche 
Baldassarre perutio architecto 

Nota 

A tergo vi è notato : Ricordo ale Signorie Vre. Ma- 
gnifiche circa a la reparatione de la Casamacta di porto 
Hercole e altre importanti cose in la Marittima di 
Siena. 

N/ CLXXXI 

Denunzia de' beni di Domenico Beccafumi. Da Siena 
i53i e l. e. Denunzie filza 119 e. 827 ). 
Sembra autografa 

Magnifici e speltanlìssimi alliratori sopra alla nuova 



CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 34^ 

lira, vi si notifica 1' infrascritti beni di me domenico 
di pace bechafurai, pittore, abitante nel terzo di città 
e popolo dela abadia all' archo e champagna di santa 
agbata. 

Item : una ebasa posta nel terzo dì cita e popolo dela 
abadia air arcbo e champagna di santa agbata, dinanzi 
chonfjna la via delchomuno, ditta de' maestri, dell'al- 
tro lato la via del chomuno, ditta dele cercbia; la qua- 
le è per mio abitare, e una parte napigione. 

Item: una possissioncella , posta nel cbomuno di san- 
to polinare, dinanzi chonfìna da uno lato l' erede di 
pietro naccio, manischalco, daltro lato matteo, ligrit- 
tiere, da piei le monache di santa boda ; la quale parte 
è a vignata, parte lavorativa con cbasaccia per mio a- 
bittare, e uno pò di richovero per il mezaiuolo. 

Item: una pressarella di chastagni, circha a due sta- 
ra, posto nel cbomuno di assomignano, 

Item mitro' uno figliolo di età d' anni 8 e una fé» 
mina di ettà danni nove, mi racbomando a vostre Si- 
gnorie. 

Città 
Domenico ditto nel populo dela 
abadia all' arcbo e cbampagna 
di santa agbata * 
Nota 

Fra le Scritture concistoriali dell'Arcbivio di Siena vari 
documenti provano cbe la Sala del Concistoro fu dal 
Becciifumi cominciata nell'anno 1529, e terminata nel 
1535. Parla il Vasari d* un " cavallo di tondo rilievo 
di braccia otto , tutto di carta pesta e voto dentro " 
fatto dal nostro pittore per 1' ingresso di Carlo V. a 
Siena; ecco ciò cbe i Consigli della Campana N." 249 
( 1535 — ' 1543 ) ne dicono : " Ma più superba vista di 
se dava dal fin dela Piazza delo spedale infino all' A- 
quila detta la statua d^ un Cavallo di smisurata gran- 
dezza con tutte le sue parti ben proportionate , tutto 

• La denunzia fu letta dì il Novembre 1531. 



ai\6 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

bianco, con fornimenti dorati , fermo tutto ne' pìei die- 
tro et li dinanzi in aria palleggianti, con l' Imperadore 
armato in sella, di grandezza a la proportione del Ca- 
vallo corrispondente, con ghirlanda di lavoro in testa, 
et sotto al corpo del Cavallo tre Prencipi teneva con- 
culcati , et tre vasi piegati a terra che versavano acqua. 
Ne la base, la quale era spatiosa e alta e bella, erano 
scritti l'infrascritti versi, quali danno la dichiaratione 
di tal impresa: 

Bagrada iam cessit', cedent Euphratis.et Istri 
Flumina, iam extremus serviet oceanus 
Qualibet auratas inflectat Cesar habenas : 
Omnis cesareo nam patet orbis equo. " 

N.o CLXXXII 

Federigo Gonzaga a Alfonso Lombardi. Da Manto- 
va 21 Febbraio iSSa C Spogli e. ). 

Messer Alfonso. Perchè io crédo che ora mai le Te- 
ste che dovete finire, debbano essere tìnite, et che po- 
trestine aspettare che le mandassi a pigliare, conside- 
rando che per le strale cative che sono , mandandole 
a levar sopra muli, alle volte per disgrazia , cascando 
qualche mullo, se polriano guastare, et che piij secu* 
ramenle se polriano condurre per acqua ; ne parso far- 
vi intendere che, se sono finite integramente, voglia- 
te pigliar cura di farli imbarcare a Corticella e farle 
condurre, accompagnandole voi in persona: et gionto 
a Ferrara facciale intendere allo 111. Signor Duca o suoi 
offiziali le cose che sono , et volendovi lassar passar 
sotto vostra promessa che sarà satisfatto al dazio, ne 
verele di longo, caso che non, lo pagarete, che alla 
gionta Vostra qua vi farò satisfare di tutta la spesa, 
che avrete fatta per condurvi le predette teste, et delli 
dazi 'che avrete pagato, et in questo vi piacerà di non 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 347 

mancare di sollecitudine , perchè quanto più presto vc- 
nirete, tanto mi sera grato; efc acciò che abiate più li- 
bero transito, qua alligata avrete una patente, della 
quale ve ne prevalerete secondo vi accaderà il biso- 
gno . et a voi mi offero. 

Mantue 21 Febbrii. 1532 

Il Duca di Mantova 

(Direzione ) A Messer Alfonso Ferrarese Scultore 

Nota 

Sappiamo dal Signor Fredianl e dal marchese Virgi- 
lio Davia , i quali recentemente scrissero intorno 
Alfonso Lombardi, che egli era di cognome Citta- 
della ed oriundo di Lucca ; ma dei lavori mentovati 
ijQ questa lettera ed in una delle seguenti, nessuno 
de' suoi biografi seppe dirci nulla. Curiosissimo è l'in- 
ventario de' mobili etc. di Alfonso, conservatoci nel- 
l'Arcbivio di S. Petronio a Bologna ( Lib. xxxii. 17, 2)^ 

" 1 537 die prima Decembris tempore D. Pauli pape, 

Inventarium honorum ac rerum inventarum inven- 
torum in domo domini Alphonsii, scultoris, in man- 
sionihus infrascriptis, videlicet in primis: In prima ne 
le stanze del opera due para de Icnzoli mezati picoli 
cum una tovagliola da quadro. 

Item nela cusina due role da torta, una grande e 
una piccola, una gradella. 

Dui paroletti, una padella, due parolette piccole di 
ramo, tutte quatro, due gratuse da frumazo , una spa-. 
da, quatro candelieri d'ottone, uno mortario de mar«. 
mora col pistone, uno catino di legno e una basia gran- 
de, una sca0a da scudelle cum trenta pezi fra piatelji, 
scutelle e gradelette, uno calzedro de ramo, uno scal- 
daletto, uno banco di legno cura cgdiiii e pegnate gran- 
de di terra e certi cadene piccoli e pegnate, cioè si- , 
mili cose, e uno bachalare di legno e una sessula da 
farina e uno orco grande da acqua e una padella da 



248 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

maroni, e una zuccha, una forma da creta e una baii- 
zola e un paio de stivali sul urduro ( ? ). 

Item in una camera appresso TAndanino uno paro 
de forcieri. 

Item uno altro forciero ferrato, una letiera di nue 
[sic ) a la cortegiana cum uno mattaraza de cavaghia, 
uno letto de pena meschia cum una coperta azura. 

Uno sparaviero novo de tela a quadritti nova, uno 
cherdinzone di nuce, uno quadro di nuce, uno paro 
de trespidi da lavorare, una banzola da lavorare e uno 
trespido cum una banzola, tre teste cum tre peduzi, 
uno lauto cum la custa, venti sei scarpelli, uno paro 
di seste, tre maci di ferro, dui trapani, uno mortalo 
de marmor. 

Item in el studio quaranta nove disegni in carta. 

Item disciotto pezi di marmor, figure e teste lavo- 
rale; item 3 pezi di marmor lavorati. 

Item in s'una scafia dieci pezzi e quadri; item s'unal- 
Ira scaffa quatordici pezi di più sorte; item iu un' al- 
tra scafla quàlro torsi e alcuni pezzi spezati ; item due 
teste grande di terra, item suso un'altra scaffa tri 
lavori. 

Item in el camino una tavoletta cum una carpetta e 
una tovaia, dui forcieri, uno quadretto cum uno tap- 
petto vechio. Dieci quadri depinti fra grandi e picoli, 
una testa di terra sul camino, una cadena cum uno 
paro di cavedoni , uno ferro da fuoco , una cbariega 
col coro, dui scanni, una spallerà intorno al Ietto a 
verdura di lana, una letiera a quadro col letto e len- 
zola e coperta a lista , e uno sparaviero di tela a qua- 
driti!, una schralla d'uno necessario, una tovaglìola da 
lavare le mane, una vesta de zabellotto a lionato fo- 
drata di pelle, uno forciero ferrato cum una vesta dì 
raso nero ad rata dì martore, due forcieri, uno cum 
saio franza de tafetè, uno paio de bragoni bianchi , uno 
gipone de drapo tristo, e uno mazo de designi, uno 
paro de forcieri e una cassa , una Icticola cum letto e 
tamarazo. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI ^49 

Item una spala, uno lenzolo, uno tabarro di rosato 
sul letto, una chredenza, ottotaiole, una cassetta, in 
una camera sopra luscio dinanti molte forme di zesso 
et altre bagataze, dui cavaletli, due banzole. 

Uem in la bottega giù dui vasi di preda, una figura 
de marmo, una testa di marmor, in la caneva 4 nalseli 
de 7 corbe per uno, item 4 de una corba lune e 
uno de 2. 

Dieci corbe di vino e una barille. 

In la corte una meza figura de masegnio ini pilla- 
strelli, e uno pezo di masegna grezo, dui putti dì 
marmor baza, una caldaraia di roma. 

Due menselolette di masegna , una tavola da camino 
de masegna, due scge, una grande e una picola da se- 
gar là marmora, una cornice di masegna lavorata, due 
carra di prede comune. 



9» 



N." CLXXXIII 

Il medesimo a Tiziano. Da Mantova 7 Novembre 
i532 {Spogli, e). 

Maestro Tiziano. Siate contento venendo voi in qua , 
cóme spero che per farmi piacer vi verrete, de farmi 
portar del pesce suola, che mi farete piacere grande, 
et che vi aspetto in breve, non dirò altro se non che 
me vi offero. Da Mantova 7 Novemb. 1532. 

Il Duca di Mantova 

( Direzione J a Messer Tiziano 

N/ CLXXXIV 

Il medesima allo stesso. Da Mantova 9 Maggio i533 
e Spogli e. ). 

Maestro Tiziano. Avendo veduto per la Vostra quan- 
to mi ricercate a mandar homo mio al Capitolo di San 
Benedetto per disponere quelli Reverendissimi Padri ad 



25o CAUTEGGIO BC. D* ARTISTI 

compiacere in vendita di alcuni campi di terra in Tri- 
visara, rispondendovi che molto volentieri, siconie son 
sempre solito farvi cosa> grata, ho ordinato Giacomo 
Maiatesta , mio cancelliero , il quale secondo il ricordo 
Vostro tentò a mio nome quando faceva residentia in 
Venezia questo caso con il quondam Abbate di San Gior- 
gio , che vi vadi et operi per voi, come sei fusse de 
mio particular interesse: et parmi che la elezione di esso 
lacomo sii aproposito , per esser instrutto di quanto 
laltra volta cum detto Abbate fu ragionato ; et promise 
il capitolo si deve cominciare dominica prossima, in 
questo meggio ho ordinato che seli facciano quelle let- 
tere favorabili, che scranno necessarie a Vostro pro- 
posito ; et marti se inviarà a farne l'effetto, et di quanto 
si sarà impetrato vene darò avviso, se in altro vi pos- 
so gratificare mi offero, a tutte li Vostri commodi et 
piaceri paratissimo. 

Mantue 9 Maggio 1533 

Il Duca di Manina 

{ Direzione J Dno, Ticiano Pictori 

Nota 

Il Padre Pungileoni appoggiandosi ad altre due lette- 
re, pubblicate da lui nel Giornale Arcadico Voi. 51 p. 
354 e 355, e dirette anch'esse a Tiziano, s'immagina 
che Tiziano desiderava di fare non sa quale pittoresco 
lavoro per li monaci di S. Benedetto. Prova la no- 
slra lettera, ignota al detto Padre, che tutte e tre si 
riferiscono ad una vendita di campi. 

N.' CLXXXV 

Il medesimo a Alfonso Lombardi. Da Mantova i8 
Dicembre i533 f Spogli. c.J. 

Nobilis Amice carissime. Non mi può se non esser 
stato grato il diporto che vi avete preso, secondo il 



CARTEGGIO EC. D^ ARTISTI aSl 

scrivere che mi fatte per le due Vostre , una data a Car- 
rara del mese di settembre, T altra a Savona alli 25 del 
passato, conoscendo che per la varietà delle cose che 
vi scranno appresentate nel viaggio vostro, potrete ag- 
giongev qualche altra bella invenzione alla opera che 
avete a far da me, alla quale ancor che el desiderio 
mio saria che se li dasse expedizione , pur volendo che 
l'abbia dell' exceliente et onorevole, non posso se non 
commendare anche 1* andar Vostro al presente a Ro- 
ma, sperando che abbiate a vedere cosa degna, di ad- 
dattare a questa impresa, la quale quando più presto 
oondurette a fine mi sera tanto più di satisfazione et 
piacere, come anche mi è stato V intendere le accoglien- 
ze e demostrazioni che vi sono state fatte e dal Ghri- 
stianissimo Re, e dal Rnio. Monsignor de' Medici per 
le virtù Vostre, mi sera acietto che frattanto che vi in- 
tratenerete in quella Città, che alle volte seguitate il 
scriver Vostro , che mi sarà sempre gratissimo. Non 
accadendo altro per ora a tutti li comodi Vostri mi of- 
fero. 

Mantue 18 Decemb. 1533 

P. S. vorrei però che vi expediste più presto che sia 
possibile per venir al lavoro della impresa che avete ; 
onde sarete contento di satisfare a questo mio animo 
et venirvene in qua. 

Il Duca di Mantua » 
(" Direzione J A. Messer Alfonso Sculptore 

N/ CLXXXVI 

Il medesimo a Tiziano. Da Mantova 7 Febbraio i534 
(Spogli. c.J. 

Messer Tiziano^ Essendomi a cuore che li desiderii 
del Illmo. Signor D, Ferrando, mio fratello, siano a- 
dempiti quanto se fossero mìei propri , non ho possalo 
mancare di scrivervi ki presente, la quale, se mai al- 
cuna mia lettera è per movervi a far cosa alcuna con 



2^2 CARTEGGIO EC. D* ATITISTI 

prestezza e con la solita Vra. diligenza , sia quella che 
summamente vi muova, esso Signor desidera molto di 
aver due quadri da camera di pittura di Vra. mano, qua- 
li vorria mandar a donare in Spagna , il che anche a 
Voi sarà d'accrescimento d'onore. Vi prego , quanto più 
posso, a servirlo et presto: in uno vorria che fosse ii 
ratto di Proserpina, sopra in che non se vi dice altro, 
che voi ne siete instrultissimo, et sapete che figure vi 
bisognino, vogliate subito per amor mio dargli princi- 
pio; anche il suggetto dell'altro, al quale parimen- 
te darete spedizione lavorando di buon animo, che oltre 
il piacere che in ciò farcite a me, potete essere certo 
che esso Signore non sarà per mancare di cortese rico- 
gnizione, et quanto più presto sera servita, et a Sua 
Signoria et a me sarà tanto più grato, et alli commo- 
di etc. 

Mantue 7 Febbr. 1534 

Il Duca di Mantua 

( Direzione ) A Messer Tiziano 

Nota 

Abbiamo in questa lettera una prova autentica di più 
che Tiziano nella suaccennata epoca non dimorasse in 
Spagna, 

N.' CLXXXVII 

Il duca Alessandro de' Medici a Antonio da S. Gal- 
lo. Da Firenze IO Marzo i534 (^fch. Med. Lettere del 
Principato, Minute del Duca Alessandro ). 

A Maestro Antonio da Sanghallo dì x di marzo 1533 
Perchè io desidero che voi veniate a Firenze per va- 
lermi del consiglio et opra vostra circa a certo mio pro- 
posito, il quale a bocha vi dirò , però mi sarà grato quan- 
do prima possete non mancharete conferirvi in sin qui, 
e non mi occurrendo altro fo fine. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 253 

Nota 

Nasconde il duca Alessandro sotto questa lettera mi- 
steriosa, per quanto sembra, la sua intenzione di forti- 
ficare Firenze. La prima pietra della fortezza da basso 
fu gettata ne' fondamenti dal duca med«isimo il dì 1 5 
Luglio 1534. 

N." CLXXXVIII 

Denunzia de' beni di Michelagnolo Buonarroti del 
i534 {^Arch, delle Decime Quartiere S. Croce Gon- 
falone Leon Nero ) 

Senza indicazione di luogo ; le portate che si tro- 
vano negli Arroti di questa epoca non sono autografe. 

Michelagnolo di Lodovico di Lionardo di Buonarota 
Simone 

Sustanze : 

Uno podere posto nel popolo di Sta. Maria nuova 
a settignano chon chasa da signore ellavoratore et ter 
ra lavorata etc. fior. 22. 

Beni acquistati e achonci 

Un podere chon chasa da lavoratore etterra lavora- 
ta , vite , frutti e boschi , posto nel popolo di St. Ste- 
fano a pozzolaticho , luocho detto chapiteto — f. 34. 8 
( comprai 27 Gennaio 1505 ). 

Una casa posta in via ghibellina, popolo S. Pier Mag- 
giore, 1° via, 2» rede di ser alberto e più altri confini^ 
per mio abitare. 

Un'altra casetta allato alla detta conprai da benedetto 
dandrea bonsi — f. 2. 1. 6. 

Un pezzo di terra lavorata dì staiore 8 in circha , 
popolo di S. Stefano in pane, luocho detto stradello, 
choraprai 20 Giugno 1512, f. 3. 16. 

Un podere posto popolo di S. Haria a settignano chasa 
da lavoratore ( chonpr. 1515 ) f. 16. 8. 3. 

Un podere chon chasa da Signore ellavoratore, posto 



a54 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

ìx\ popolo di S. Stefano in pane luocbo detto la log*- 
gia (chonpr. 28 maggio 1512 ) f. 42. 14. 

Un pezzo di terra con un pocho di chasa da chonta- 
dino nel popolo di S. Maria da settignano : io mede- 
simo chonprai 1520, t 2. 8. 

Un podere chon chasa della voratore chon terra lavo-, 
rata, vite, popolo di S. Michelagnolo arrovezzano, luocho 
dello fitto, chonpr. 27 Ottobre 1519. 

Una casa in via Ghibellina popolo di Pier Maggiore 
— f. 18 11. 

Uno sito da fare casa, posto in via mozza popolo di S. 
Lorenzo , conpro dal chapitolo di S. Maria del fiore 1 4 
Luglio 1518. 

Somma — f. 216. 14. 3. 

A dì 31 di maggio arrogiesi s. 7. 2. per una casa ap- 
pigionata di nuovo ~ 7. 2. 

2 Aprile 1541 arrogiesi s. 2. 17, levati da nicliolò 
guicciardini. 

16 Giugno 1548 arrogiesi s. 4. 4. 

10 Luglio 1549 f. 6. 15. 8 leyati da Giov. Francesco 
de' Nobili. 

4 Settembre 1549 s. 9. 

28 Gennaio 1556. f. 2. 12. 10 

24 Novembre 1558 sol. 1. 10 

D. D. soLI. 6 

Beni alienati 

30 Aprile 1 539 abbattesi f. 4. 3. 1 . per chase ridot- 
te per uso degli uficiali del monte. 

12 Maggio 1539 -- f. 2 17. 4. posti in conto di ni- 
cholò guicciardini. 

6 Decembre 1542 posti a Lionardo suo nipote s. 7. 2. 

27 d'Aprile 1564 f. 23. 16. 1 al Simone. 

Nota 

" Lionardo et Michele di Buonarota di Simone , " co- 
si nella portata fatta da loro l'anno 1427 (" Goìifalo- 
ne e. J " una chasa posta nel popolo di S. iachopo traile 



CARTEGGIO EC. O* ARTISTI 255 

fosse, Lionardo d'anni 35, Michele 36, Donna Àlessan* 
dra e di Lionardo j 18, grossa, Lisa di Lionardo 4 " j 
seguono poi i possessi che io tralascio. Nell'anno 1480 
tutta la famiglia è registrata in questo modo f Gonf. e.): 

" Francesco di Lionardo sopradetto detà danni 45, Lo- 
dovicho di Lionardo 34 , Mona Lesandra nostra madre 
71, Mona Chasandra donna di Francesco 25, Mona Fran- 
cesca donna di Lodovicho 25, Lionardo figlio di Lodo- 
vico 7 , Michelagiiolo figlio di Lodovicho 5 , Buona- 
roto, figlio di Lodovicho 3, Giovan Simone figlio di 
Lodovicho 1 f . " 

Negli Arroti dell'anno 1564 N. 22 è notato il gior- 
no della morte di Michelagnolo, 18 Febbraio 1564. 

N." CLXXXIX 

Bela2Ìoue di Giulio Romano sulla Sala de' Giganti 
a Mantova. Da Mantova 4 Agosto i534 ( archivio se* 
greto di Mantova). 

È originale 

El Magnifico D. Texaurario Generale delo Illmo. S. 
Duca nostro facia pagamento a Rinaldo pictore per 
ha ver depìnto un camarone sul The di comissione 
delo Illmo. Signor nostro, et anchora del Spetabil D. 
lulio Romano, superior generale dele fabriche, di co- 
missione dela Extia. del prefato * S. Duca , de darli scu- 
ti 8 , videlicet A 8 d'oro in oro di sua mercede al me- 
xe , comenzando a dì primo de marzo 1 532 persino a 
di ultimo di Luyo 1534, ecceptuando tutto el mexe di 
Novembre 1 532, fu per far aparato de la comedìa de Ca- 
stello per lo -Imperatore, el ditto camarone siè largo 
braza vintuno per facciata, e alto la sua proporcione, 
et questo camarone è appresso al giocho della Balla; 
elle finestre del ditto Camarone guardano sopra la pe- 
ccherà, e li è depinto la fabula de' Giganti , quando 

* Faccioli , qui ed in aflrì luoghi : predetto 



a56 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

volevano combattere cum 11 Dei , e love li fluminò . • 
Primo per haver depinto nel mezo dela Cuba del ca- 
marone un tempio de love, qual tempio è in prospe- 
tiva, et è fatto cum una cuba tonda cum 10 coione, 
che sostiene questa cuba; et è lavorato ** aparLimen- 
ti come cornice intaliate et altri varii ornamenti: et 
sotto a questo tempio li è la sedia di love cura laquila 
in cima^ et ditto tempio possa sopra le nuvole. 

Avenir più abasso del prefato Tempio, pur al circui- 
to di questa Camara , eliè love sopra una Nuvola , qual 
fulmina li giganti, et lì apresso a love li è lunone, la 
qual li porge li fulmini , cioè el fuocho *** per fulminar 
detti giganti , e love è acconpagnato cum gran quan- 
tità de dei , cioè homini e donne e putini e dognì sor- 
te , et a quali sono per numero de figure da circha a 
sesanta, più grande del Naturale, tra quelle cbe sono 
integre e mezze figure , **** et questi dei stanno spaven- 
tosi per el fulminar de love che fa a quelli giganti; 
et fra queste figure li sono quatro cavalli sfrenati, qua- 
li sono quelli del Sole, et altri quattro cavalli cbe ti- 
rano Diana sopra un caro, qualli stano spaventosi per 
li fulmini de love che fa a quelli Giganti; et tutte 
queste figure et cavalli possano sopra le Nuvole. 

In una facciata di questo camarone, quella che so- 
pra el camina, li è depinlo un gran gigante, qual ha 
tre monti adosso, et getta focho per la bocha, et usis- 
se fora per quelli sassi che ha adosso et li arde ; pur 
in questa fazata li è dui giganti, quali stanno spaven- 
tosi per paura di love che fulmina , poi li è Plutone 
sopra un caro tirato da quattro cavalli , che vien co- 
rendo sopra quelli monti, che pare che voglia rapire le 
Anime a quelli giganti et fracassarli. 



* T&càoìì JUlniìnó 

** Facctoli laurato a parlimenti cum 

**• Faccioli ^(/ro 

***• " Tra quelle — figure " juanca appresso il FaccìoH 



CARTEGGIO EC. U ARTISTI ^Sl 



Seguita laltra facciala che a muro cum el giocbo dela 
balla, qual è depinto da vinti figure, cioè giganti gran- 
dissimi cum una gran montagna, la qual lor havean fa- 
bricata per voler combatere cum li dei , et love li fa 
cadere adosso quelli sassi et li fracassa; pur in questa 
facciata li ò depinto un paese cum una saeta che vien 
dal ciello, et dà a certi Giganti, che in quello paese et 
li amaza. 

Resta due facciate del ditto camarone da depingere; 
finite che li sia da depingere, se porgerà el mandata 
de queste due che li resta. 

Seguita per haver retrato uno cavallo dal naturale , 
colorito a olio, de comissione dela Extia. del Signor Du- 
ca, et per haver lavorato nel sopradetto Camarone per 
far nuvole et dui venti che sopia, per tirar via li pon- 
ti quando lo Imperatore vene a Mantua, per ornare! 
ditto Camarone. El qual non era fornito di depingere, 
e el ditto lavorerò è sta guasto et fatto più bello; et 
anchora ha lavorato in alchuni altri lochi straordinari i, di 
comissione di Mess. lulio Romano, Superior general delle 
fabriche. 

Monta a scuti otto al mexe, qualli mexi sono nu- 
mero vintiotto, montano— — — Scuti 224 
che fanno — — _- _ __ _ Lire 1176 

Franciscus Notarius fabricarum vigore buleti etc. eie. 
4 agosto 1534. 

Fiat raandatum 

(firmata) Tulio Romano 

JVota 

Per mezzo di questo prezioso documento il Signor Fr. 
Faccioli ha voluto provare che la sala de' Giganti nel pa- 
lazzo del Te, creduta finora disegno di Giulio Romano, 
fosse invenzione ed opera ài Rinaldo Mantovano, "L'es- 
pressione, dice egli, de commissione dello iLluslrisimo 

T. II. i; 



a58 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Signor nostra et Ancora dello spectabile D. Itilìo /to- 
rnano Superior Generale delle fabbriche, chiaro significa 
avere da Federico Gonzaga istesso proceduto l'incarico 
dato a Rinaldo di ornare quel camarone^ dove a lui poscia 
è piaciuto dipingere la fabula de'Giganti,e solo per ac- 
cessione esservi Giulio intervenuto ". Centra questo as- 
serto si noti in primo luogo che il testo della nostra 
relazione parla non dell'ornare, ma bensì del depignere; 
e in secondo che chiaramente vien circostanziiito: Rinal- 
do depinse de commissione dello Illmo. Signor et an- 
cora dello spectabile D. Giulio Romano. La frase del 
Signor Faccioli " che a Rinaldo fosse piaciuto dipin- 
gervi la fabula de' giganti ", accorda al pittore un ar- 
bitrio, il quale secondo fa natura di quei tempi dove- 
va essere allora ignoto. " Differente, così segue poi il 
detto Signore, fu la mercede data a Rinaldo pe' suoi la- 
vori nella sala de' Giganti da quella concedutagli nel 
mese di novembre 1532: fu per far apparato della 
comedia de castello per lo Imperadore. E nel vero era 
giusto che venisse con differente prezzo stimato il la- 
voro, a cui poneva mano e ingegno ed arte, da quello 
in cui l'arte sola avea forse operato, e che sarà stato 
certamente di assai più tenue merito e valore ". Il vede- 
re registrati e pagati in diversi luoghi , separati uno 
dall'altro, i lavori fatti in diversi tempi, non sorprende- 
rà punto chi abbia qualche conoscenza di libri d'uscita ed 
entrata; ma come da ciò si possa dedurre un argomento 
in favore della opinione del Signor Faccioli, difficile resfa 
ad intend*;rsi." Delle opere d'ogni qualità, conclude poi, 
che s'intraprendevano allora in Mantova per servigio 
de' Gonzaghi , alcune erano di comando diretto del Prin- 
cipe, alcune d'ordine unito del Principe e di Giulio, 
alcune di Giulio soltanto, ed altre finalmente secondo 
i disegni e gli ordini suoi ". JJiente prova che questo si- 
stema fosse osservato con tanto rigore, e se un docu- 
mento in data de' 17 Agosto 1546 c'insegna che nem- 
meno un ornamento di fogli stampati di stucco 



CARTEGGIO EG. D* ARTISTI 25$ 

sopra un camino si faceva senza il disegno di Giulio, chi 
mai potrà persuadersi che d'un lavoro cosi vasto, co- 
me lo era la sala de' Giganti, il disegno e l'invenzione 
fossero lasciati ad un altro? 

A ciò che negli argomenti medesimi del Signor Fac- 
cioii sembra contrario alla di lui opinione, ora mi sia 
lecito di unire ancora questo. Da per tutto nel nostro 
documento troviamo sempre la formula precisa ; " per 
aver depinto " una sola volta s'incontra l'espressione 
"per baver lavorato nel sopradetto camarone per far nu- 
vole e dui venti ". Chi questa parola lavorato riferisce 
alla invenzione di dette cose, secondo le regole di buona 
critica non può far a meno d' intendere sotto il de- 
pinto, l'esecuzione. Di più ravviso nel termine fissalo a 
Rinaldo e nella provvisione mensuale un indizio di lavo- 
ri più che altro meccanici ; se altri e pia importanti fos- 
sero i suoi meriti rapporto a questa sala, un documento di 
tal estensione non ne avrebbe taciuto. Trovo in fine nei 
pagamenti fatti dall' "8 Maggio fino all'ultimo Settembre 
1532 "questo passo: " Fermo da Caravazo per baver de- 
pinto la mità de uno tonto in mezo ala volta de la ca- 
mera de li giganti, nel quale liè facto el tempio dì love 
in prospettiva con coloneli e balaustri e cornizamenti , 
monta lire 42".— Dunque o questo Fermo pure ha dritto 
di reclamare la invenzione, o, come credo di aver pro- 
vato, tanto egli quanto Rinaldo hanno a rinunziare a tal 
onore, e cederlo a Giulio Romano. Ragione di vilipen- 
dere l'autorità, del Vasari, il quale al tempo di Giulio 
osservò queste pitture,. non vedo alcuna, ma confesso 
anch' io di essere del parere di quei che superiore di 
lungo ai detti affreschi stimano la sala di Troia. 

A questi documenti che con colori si vivaci dipìngono 
l'attività sviluppata da Gìuliq Romano a Mantova, ag- 
giungerò ancora una lettera di Ippolito Calandra al duca 
Federigo, scritta a Mantova 12 Ottobre 1531. 



a6o CARTEGGIO EC. D* AAtlStfl 

( Spogli e. È autografa J 

Illmo. et Smo. Sigilof et Patrone mio singularissimo 
Ho visto quanto me scrive V. Ex. per la sua lictera 
portata per il Pretino , che la porta, che Lei fa, che alli 
venti dì del presente mese il Castello sia al ordine , et 
vislQ quanto la scrive a mess. tulio Romano: quanto 
sera dal canto mio non iuancarò di solicitudine conti- 
nuamente , perchè sia fornito ; ma ben dice V. Ex. che 
a me pare impossibile che a dicto tempo sia fornito, a 
quello cbio vedo che liè da fare assai, che pur anchora 
non vie loco che sia Gnìto; benché vi ne sono assai che 
sono in bon termine. Maestro Balista à fìaita la volta 
deia sala che più none saletta, quale starà molto bene, 
el hogi à comincio a levar via \\ muio di megio , la 
quale sera assai bella sala, il Gamarìno per dormire la 
IMma. Signora duchessa^non uè anchora finito di ado* 
rare, ma fra 3 giorni o quatro penso sera finito, et 
cusì la camarà delle arme non uè anchora concia come 
ha da stare, che anche lì è da fare per sei dì e più» al 
castello da basso vie anchora tutta una logia da finire, 
le .altre sono finite^ la cosina et le credenze sono finiti; 
anchora non hanno misse mano nel tiuelo per le don- 
zelle, ma 'domatina cominciarano. la cosina si farà per 
la Signora Duchessa è megia fatta ; non hanno anchora 
misse le mane di fora alle camere, drecto per la via 
coperta,. per li servitori in le camere di V. E.: finito 
che habiano la sala, vie da fare sei anche otto dì a farle 
bianche, et far le vedreiati et usi e feniestre che li aman- 
cano, circa alla fabrica nova, hogi hanno comincio a 
depingere la facciala verso el lago, et quella che guarda 
verso il giardino, la scala che va giù al lago è finita et è 
molto comoda, cusì stanno le cose, hogi mess. lulio Ro- 
mano ha fatto uno gran sforzo di Maestri di ogni sorte, le 
lettere e cariole e banche e banzole ne sono fatte una 
gran parte. Circa la coperta di la Carretta serracaraa * 

* La copia d«l Conte <1' Arco : ttrtia ma. 



CARTEGGIO EG. D* ARTISTI 3C1 

galiardamente ; vi sono continuamenle dreto dece lavo* 
ranti, che non fanno altro, et lavorano fino a tre bore di 
notte; ma ancora non né venuto li dodeci braza di vela- 
to carmesino che li manca , et l.dtri veluto per far li 
matarazi et piamazi per la caretta, benché già quatro 
dì mess. Cnrlo Ibe ha mandato a torre: et cussi per li 
fornimenti delli chavalli. 

Sei paresse a V. S. volendo fare delle feste alla ve- 
nuta sua suso lantana, quale maestro Batista dice è 
securissima , se V. Ex. vuole chio li faci fare li * gra- 
di atorno da sedere, et farla aparare alto et aconciare 
che non manca senon di baiare, V, Ex, volia farmi avi- 
sare quello ho da fare, che subito si farà, et anche ve- 
nendo lo lUmo. Signor Duca di Milano a Mantua, V, 
Ex. dice di alogiare in le camere da basso apresso al 
Pozzo; seli pare che faccia fare quella sala che già so- 
leva esser fatta, che andaseva suso al Camarino della Si- 
gnora Duchessa, V. E. mi facia avisare quello debbo fare 
per la comodità di V. E., che si farà, nonmancarò di 
solicitare ogni cosa. 

Altro non vi scrivo, ma li baso le mani. Mantue xii OU 
toh. 1531 

Dì V. Illma. Signoria 

Fidelissimo Servitor Hippolito Calandra 

e Direzione ) All' Illmo. et Exrao. Sre. et Patrone 
mio singolmo. il Sre, Duca di Mantua mio signore — 
a Gasale 

N." CXC 

Giulio Romano a Federigo Gonzaga. Da Ferrara 
2 Febbraio i535 {Jrck. e). 
È autografa 

Illmo. et Exmo. mio Sre, et Patrone 
obsermo 
Per che la impresa che me ha data la Extia. del Duca 

* Conte d' Arco sìa : sopra : quella stara in vece di quale stara. 



2(j2 CARTEGGIA EC. D* ARTISTI 

di ferrata è stata un poco difficile, perchè S. Extia. 
vuole rifare lo palazzo che già si brusciò , per la causa 
che male si può accordare il nuovo con il vecchio, però 
non si può conchiudere al primo, et accordare il didren- 
to et la facciata di fuora che ben si rispondano . ma 
spero in dio per lutto mercore prossimo essermi de li 
disegni espedito. Resta chel Signor Duca mi vuol man- 
dare in villa ad un suo luoco, circa x miglia lontano, 
solo per vedere il sito: tornato che sarò, torrò licen- 
tia da S. S. , et al più longo a dio piacente voglio es- 
ser Ja domenica di Carnevale a mantova , con le piante 
da V. Ex. commessami, et bigo taffone le à comin- 
ciate a cavare. Circa alli ovi delli pavoni dindia ^ dice 
Mes. Quaglino che non eie ne sono, perchè non è 
il suo tempo da fetare fino a marzo ; et quando serra 
il tempo, pigliarà la impresa de mandarli a V. Extia. — 
ma non ^me ne voglio stare a lui , perchè in miglior 
modo lo voglio dire al Signor Duca proprio, e a Vv 
Extia. humilmcnte mi ricomando, et li baso la mano. 
Di Ferrara nel secondo giorno di fehraro del 1535, 
Di V. Extia. 

humile e fedel servo 
lulio Romano. 
(Direzione) Allo Illmo. et Exmo. Principe il Sor. 
Duca di mantova patrone mio obsermo. in Mantova 

N/ CXCI 

Federigo Gonzaga a Tiziano. Da Mantova 27 Aprile 
i536 ( Spogli e. ). 

Messer Tiziano mio carissimo 
Io avrei molto acaro che veneste in qua et con voi 
portaste quel quadro dell'Imperatore che mi avette 
fatto ; però ho voluto scrivervene et mandare un 
cavallaro a posta , acciò abbiate da venire, et biso- 
gnando ve per tale venuta o cocbio o cavalcatura, me 



CiiaTEOGIO EC. D ARTISTI aCÒ 

ne darete avviso, et insieme scriverete che dóve et 
quando s'avrà da mandare in caso che bisogni, che 
s'eseguirà quanto scriverete: et avendo da vedervi pre- 
sto, non vi dirò altro, se non che molto me vi offro. 
Da Mantua li 27 Aprile 1536 

Il duca di Mantua 

Nota 

D' un ritratto di Carlo V , fatto intorno a questa epo- 
ca per il duca di Mantova , fìnora non si aveva no- 
tizia. 

N.- cxcn 

Il medesimo allo stesso. Da Mantova 3 Agosto 
i536. e Spogli <:.J. 

Ex. amice carissime. Altre volte mi donasti un* jm- 
magine d' un Cristo , che mi piacque sopra modo, on- 
de son venuto in desiderio de haverne un'altra simile; 
però vi priego siate contento di volerla fare con quel 
studio et diligentia, che soletta fare nelle cose che de- 
siderate averne onore , et nelle quali capete di farci 
piacere et altro eh' io desidero, perchè questa figura 
non abbi da esser men bella et buona dell' altra , et 
che si possa chiamar delle eccellenti opere di Tiziano, 
vorrei anche vi pigliasti il tempo di fare che io l'a- 
vessi per il giorno della Madonna di Settembre ogni 
modo, che vi certifico che per un piacer non me po- 
tresti fare il maggiore, del quale tenero memoria, of- 
ferendomi ete. 

Da Mantua alli 3 di Agosto i 536 

Il Duca di Mantua 

Nota 

È notabile il passo dove anche il duca, e ciò nel 1536, 



3G4 CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

distingue le opere excellenti di Tiziano dalle meno 
belle e buone. 

N." CXCIIl 

Il medesimo a Giulio Romano. Da Genova 9 No- 
Tembre i536 ( Spogli e. ). 

Messer lulio carissimo. Noi siamo per far qui un ca- 
mino di marmo de Carrara bianchissimo per il cameri- 
no bianco de castello ; però volemo che subito ne man- 
diate un disegno col modello dell! cornisamenti in car- 
ta, misurando tutto a palnìii di Roma, perchè alla me- 
desima misura vanno qui, et avvisarctte quanto per 
il giudizio vostro se gli potrà spender, volemo anche 
facciale armar esso camerino tutto di spalere de asse, 
con biaca benissimo brunita sopra , e dipinta poi a gro- 
tesco , conforme a quello del cielo in esso camerino; 
et quanto più presto exeguircte 1' uno et l' altro di qiie- 
st» nostri ordini , tanto più ci sarà grato, et bene va- 
lete. 

Da Genova li 9 Novembre 1536 

Il Duca di Mantua 

(Direzione) a Messer lulio Komano 

N/CXCIV 

Il medesimo a Tiziano. Da Mantova 2G Marzo iSS^ 
( Spogli e). 

Messer Tiziano mio amico carissimo. Perchè le stan- 
tie che faccio far nove qui in castello sicno terminate, 
thè a questo maggio prossimo , nò altro vi potria man* 
car che li quadri che fatte per tali lochi, e desideroso 
di vederli di tutto ponto fornite et ornale de' delti qua- 
dri, ancor che me renda certo che vi sforzarete de far 
che li abbi, che in detto tempo puossino essere in ope- 
ra, non dimeno mi è parso per la presente darvine av- 
viso, acciochè conosciate la premura che ho de esse. 



CAR3GXGI0 EC. d' ARTISTI sGS 

perchè vogliate esser conlento di sforzarvi di farmeli 
aver quanto più presto potrete, che mi farete cosa de 
suprema satisfazione, et alli etc. 

Manlue 26 xMarzo 1537 

II Duca di antua 

(^Direzione) A Messer Tiziano 

N.' CXCV 

Il medesimo allo stesso. Da Mantova io Aprile 
i537 e Spogli e. y 

Messer Tiziano. Il quadro di Augusto Imperatore, 
quale mi avette mandato , mi è stato di tanto piacere 
et soddisfazione, quanto io possi immaginare , per es- 
sère in excellentia bello; però vine ringrazio di tutto 
cuore . li altri aspettare quanto più presto si potrà ; 
et però vi esorto et prego continuare in lavorargli 
dietro . ne dubito punto che non abbino a piacermi 
sommamente ; ma perchè solo in la inisura et notì in 
altro potreste errare à fargli, ho ordinato che vi sia 
inandata: cosi se manderà in mano del mio Ambas- 
sator. 

Circa il sgravarvi della pensione, dicoyi chel ho 
molto a cuore, et. vi prometto che quanto più prestò 
verrà occasione di potervene sgravare^ lo farò di bona 
voglia . né ancor mancarò con Monsignor Rmo. et 
Illmó., mio fratello , qual si ritrova in camino per 
Mantova, di veder col mezzo suo, quando sarà qui,, 
che, se è possibile, siate sgravato: che forse a Sua Si- 
gnoria Rma. più presto che a me potria accadervi l'oc- 
casione; siche non dubitate puncto, perchè desidero 
per le virtudi e meriti Vostri di farvi ogni piacere ; e 
così me vi offero. 

Mantua 10 Aprile 1537 

II Duca di Mahtua 
e Direzione) Messer Tiziano 



266 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

Nota 

" Per ornamento d'una stanza fra quelle di Giulio 
Romano fece { Tiziano ) dodici teste dal mezzo in su 
de' dodici Cesari molto belle, sotto ciascuna delle quali 
fece poi Giulio detto una storia de' fatti loro. " L'epo- 
ca precisa di queste opere già stimate fra le migliori di 
Tiziano, ci è fissata dalla lettera da noi pubblicata. 

N.* CXCVI 

La Signoria di Siena a Giov. Antonio Razzi detto 
il Sodoma. Da Siena 16 Aprile iSSy (Arch. diRif. di 
Siena Copialettere filza 1^^). 

XVI Aprile 1537. A Maestro Gioyannantonio Sodone 
pittor si scrisse: 

Generoso Cavaliere. Sai che si conviene a buon pit- 
tore, a ciò che la virtù sua si manifesti parimente a 
ogniuno, non incominciar solo una bella opera, ma 
tirarla con tal prestezza e in tal modo a fine, che cia- 
scuno babbi giusta cagione di maravigliarsi di questo, 
perchè addunque, come sai, desti principio a la capella 
nostra di Piazza, qual grandemente ci spiace vederla 
cosi imperfetta, poicbè el tempo è commodo, non man- 
carai , vista la presente , di venir subbito a finir l' in- 
comminciato lavoro ; il che facendo farai il debito tuo, 
imperochè di tanto ubbligato ti sei, et fino a questa 
bora secondo le conventioni dovrebbe esare fornita: e 
a noi farai cosa grata, altrinienti procedaremo secondo 
eh' il giusto comportasse ec. ce. 

Nota 

Al Sodoma , il quale in questo momento si trovava 
al servizio del principe di Piombino, fu allogato Taf- 
fresco nella cappella della piazza pubblica di Siena l'an- 
no 1536i "Per parte, così nelle Scritture del Concistoro, 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI aC'J 

deli spectabilissirai quattro cittadini operai e com- 
messari dell' Illmo. concistoro de' Magnifici Signori e 
capitano del popolo etc, etc* a far dipingere l' aitar 
della cappella della piazza pubblica deputati con am- 
pia auttorità, voi Magnifico Crescentio lurumini ban- 
chiere etc. , depoisitario deli denari della detta pit- 
tura, date e pagate d'essi denari, che havete in de- 
posito , al generoso cavaliere Mess. Giovani Antonio 
Soddoma, pittore, deputato a dipingere il dicto altare, 
scudi quindici, cioè scudi 15, quali seli danno a buon 
conto e per dar principio alla detta opera secondo le 
conventioni fatte con detti operai in una scritta , et 
che chosì facciate senza modo, preiuditio et danno , 
hanno li detti operai deliberato e ordinato. 14 Marzo 
1536 " ('Arch. c.J. 

N.» CXCVII 

La medesima a Giacomo V principe di Piombino. 
Da Siena ii Maggio i53'] (Jrch.c, filza e), 

11 di Maggio 1537, Al Illmo. Signor di Piombino 
lacomo Quinto etc. etc. 

Non potiamo in alcun modo mancare al giusto de- 
siderio dela S. V., non essendo men desiderosi del 
utile e del honor di quella che del nostro medesimo : 
servisi adunque comodamente L' ecc. V. del cavalier 
Sodone per il mese di Maggio, come ci ricercha, ri- 
mandandocelo infatto poiché costì haria finito l'inco- 
minciato lavoro, acciò che noi ancora restiamo in breve 
di quel, che già più mesi sono ci doveva, satisfatti ; che 
mancando el sopradictp cavalier del debito suo , hare- 
mo giusta cagione di dolerci di quello, e procedargli 
contra, come il giusto et il ragionevole comportasse, 
Né altro diremo ala S« V.^ a la quale ci offeriamo j che 
dio la contenti. 



aGS CARTEGGIO EC. ì>' ARTISTI 

N.' cxcvni 

La medesima al Sodoma. Da Siena 17 Giugno i537 
( Arch. e. filza e. ). 

A M. Giovanni Antonio Sodone Pittore si scrisse: 
Noi non ci estendaremo in più parole a ricordarti 
J'obligo che hai con esso noi del opera dela Cappella, 
ch'hai lassata inperfetta; e come di già molti giorni sia 
passato il tempo, che per accommodare cotesto Signore 
ti demo licenza di restare con esso infino tutto il mese 
di Maggio, ti diremo solamente che senza farne altra 
giustifìcatìone seguiremo quanto il giusto richiede se- 
condo i patti che sono tra noi. Procura adunque il caso 
tuo, e vogli più presto che noi habbiamo a lodarci di 
le : che dolerà farne appresso dimostratione. Il che se- 
guendo sarà solamente per colpa tua. Né altro e' ac<. 
cadde. 

K. CXCIX 

La medesima a Giacomo V principe di Piombino, 
Da Siena 17 Giugno iSZ'] { Arch, e. filza e). 

XVII Giugno 1537. Al III, Signore di Piombino si 
scrisse : 

Ricordisi la S. V. che ricercandone già più giorni 
sono di volersi valere per qualche suo bisogno del opera 
del Cavalier Sodone , noi per farle cosa grata non dub- 
bitammo scommodarci, e darli licenlia che restasse in- 
fìno tutto il mese di Maggio, come essa desiderava, 
doppo il qual tempo ci prometteva liberamente di ri- 
mandarlo, dove, essendo già di longo passato, e pa- 
rendo j)ure conveniente di tirare a fine lopera che fa 
da esso incominciata, stavamo aspettando che la S. V. 
lo rimandasse, bora non venendo ad effetto, habbiamo 
pensato farle intendare intorno a questo lanimo nostro, 
e replicarle come saremo forzati a procedere contra di 



CÀ&T&GGlO EC. D* ARTIStl 269 

lui secondo che richiede il dovere, per virtù dele con- 
ventioni fatte con esso. Ci rendiamo ben certi che dala 
S. V. non restarà rendarci il cambio di non fare manco 
suo commodo il nostro, che ci facessemo noi allhora 
il suo proprio, come ancora saremo per fare in ogni 
altra occorrenza. Et il I^. Signore Dio la S. Y. coutenti. 

Nota 

" Et super pictura platee (così una Deliberazione del 
concistoro v Febbraio 1538) videlicet deliberaverunt , 
quod magnificus Gapitaheus et O. Petrus habeant circa 
eam et cum Sodoma amplissimam auctoritatem conci- 
storii términandi et tiltimandì " . Questo affresco , fra 
le tante opere del Sodoma una delle più trascurate ed 
almeno nella parte inferiore ^asta damano sacrilega^ 
fu terminato nel 1538.- 

N." CG 

Giulio Romano a Federigo Gonzaga. Da Mantova 
23 Maggio i538 e Arch. segreto di Mantova). 
È autografa 

Illmo. et Exmo. Signore e Patron mio obsermo. 

Non prima che oggi alli xxiii de maggio ho possuto 
guastare il ponte della volta de la loggia, quale fin sopra 
alla cornice de la porta è finita, et nel medemo di figuri- 
no ha finita la sua banda della volta del salotto, et fermo 
manca poco a finire la sua testata, e Rinaldo è a casa 
malato e fermo medesimamente . nel dì già detto et 
così per tutto domenica li ò detto se ne stiano in casa; 
et in questo mezzo finirò li disegni del resto de la 
volta, de li quali ne ho dato un altro pezzo al figu- 
rino, quale sé del tutto partito da me in modo chìo 
non voglio mai più far allievo alcuno, lo giardino li 
ho messo a farli fare quelli quadri di stucco , ancor che 
poco vi siadepinto,perilrespetto che maestro Anselmo à 



270 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

forse 400 migliara de'cavalferi, che lì mette a lavoro 
in compagnia <iella lUma. madama , madre de V. Extia. 
EI todesco è stato fino a questa ora malato ancor lui, 
pure ha comenzato a lavorare nel giardino del castello 
nella testata che V. S. comisse, et anselmo li ha messo 
un giovine sitfTitiente, che va facendo certi ornamenti 
e fogliametti in esso giardino: et a marmirolo lavora 
agostino da mozzaniga, et la settimana seguente li 
mandarò tutti, perchè non si può lavorare il resto de 
la loggia fin che non è fornita una cornice de stucco, 
e fatte mettere a opera le teste nelle coione , come 
V. Ex. ordinò, e ancora me bisogna nel medemo tempo 
mettere a opera doi figure di marmo in li nichi ma- 
giori et le ferriate. E farro deligentia di cavare dinari 
da mess. cario per possere fare li canceli delle fenestre 
e delli volte de detta loggia, e le cornice de li pede- 
stallì delle colonne, quale, se non mi serra mancato, 
V. S. la bavrà presto finita, che una parte de questa 
state lei la goderà: e ancor che sia cresciuta laqua,si 
è pur lavorato in li piloni, quali sabato scranno * tutti 
palificati, et prima che laltra settimana serrano tutti 
pieni et del tutto finiti, maestro Anselmo muradore è 
stato parechi dì senza lavorare, ** per |che non liave- 
mo possuto haver calzina ; ma ora per gratia de dio 
havemo de ogni cosa, e con tutto il cuore mi sforza- 
lo servirla fino all' mio fine: et desidero molto la tor- 
nata de V. Extia. per che mi dia una cavalla, per che 
sono appiede; lo muletto è storpiato et la cavalla lu- 
natica, che molto mi ha contristato, perchè non penso 
mai bavere una più al proposito mio . et de altro non 
mi occorre, salvo pregar dio chel sia a V. Extia, sem- 
per propitio . et con tutto il cuore etc. 
Di Mantova 23 di maggio 1538 

Di Vostra Excellentia 
fedel servitor lulio Romano 

• Dal Conte d' Arco è stato omesso il passo : tutti palificati — tutti 
** Nella copia del medesimo maacaao le parole: cfu non havemo •— 
de dio 



CiJlTEGGlO EG. d' ARTISTI ^ni 



N." CCI 

Il medesimo allo stesso. Da Mantova i3 Giugno 
i538 (Le). 
È autografa 

Exmo. Signor e Patron mio observandLssimo 
Per infinito ringratio V. Ex. della confidenza, quale 
ha sempre mostrato verso di me, el quale oltra li al- 
tri benefitii reputo il maggiore ; et però tanto più mi 
forzare che V. E. si possa di me confidare: et mi ri- 
crescie che lo intollerabil caldo he habìa sì tosto as- 
saltati in modo, che per questo et altri incomodi sia- 
mo alquanto allentiti. 

Ma la principale è che le aqiie mai non son calate tanto 
che sia possuto fondarp il corridore verso la muraglia, 
ne si pò bavere homini né per comuno , né per dinari 
da mover terreni, vero è che la fabrica presso a corte 
vechia è equali per tutto, et dicernesi benissimo, però 
non è ora da farli altro. Circa alla fabrichetta verso la 
strada, sabato serra messo li legnami del coperto , et è 
murata e voltata et fatti li cornisotti per tutto ; non manca 
altro che le sellegate, et metterli le ferriate: in questo 
mezzo vederò de farla dipignere de fuori. Circa alla sala 
io ho fatti li cartoni, acciò li depìntori non stiano in 
tempo a farli loro. Ma figurino è stato necessario las- 
sarlo medicare, perché dice el suo medico non serria 
pili al tempo ; et fra do dì cominzaràa ognersi et pro- 
vare delli frutti de lo amore de tante belle donne. 

In questo mezzo fermo et rinaldo vanno seguittando; 
in lo giardino la testata è finita del tutto et di pittura 
et di stucco ; et penso serra più vistoso che quello de 
te, ancor che non li sia tanta fattura, ha più presen- 
tia. in la loggia di sopra resta poco a finii: di pittu- 
ra, ma li stuchi mi tengono in drietp li cornisami 
et anco le figure , in modo che fra un mese penso serra 
fatto piùj ma mi è convenuto compartire li stuchieri 



a^a CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

nel guardino (sicj da basso, acciò anselmo et mae- 
stro luca non «lessino indarno, né ponno in tre stuc- 
chier tenere tanto fatto che si possa lavorare per tutti; 
in modo che quando non hanno che fare, mando li de- 
pentori a marrairolo : et acciò che V. S. sappia chio son 
desideroso de servire, io ho lavorato tutte le feste di 
pasqua con la febre, acciò non si stia in damo, in questo 
mezzo serrò drieto a Mess. lampridio che mi dia il resto 
di sotto dal cornisotto; et spero di conferire cosa seco 
che serra molto più superba che di sopra, et più breve, 
non altro ; a V. Ex. etc. De Mantova alli xni de Giu- 
gno 1538. 

iulio Romano 
N.* CCII 

Il medesimo allo stesso. Mantova i3 Luglio i538 
e /. e. ). 

È autografa 

Illmo- e Exmo. Signor e Patron mio observandissimo. 

Non ho per ancora possulo accordarmi del mercato 
de la fabrica del castello, cioè quella che comfina con 
corte vecchia, perchè mi domandono troppo, diceno 
che lavorando con Signori son troppo subietti , et che 
mai se possono partire del lavoro, ancor che molte 
volte stiano indarno, perchè quando manca pietre et 
quando calzina, et a loro corre la spesa j perhò non 
vogliono manco de 500 scudi: io li ho voluto dare 350 
scudi con quel poco de muro del giardino senza il cor- 
ridore verso il laco . però non bisogna correre a furia , 
perchè importa assai , raaximamente perchè non ce an- 
cora né pietre, ne calzina , né munitione alcuna, prego 
V. Extia. che me mandi dinari per fermo, o vero co- 
porti (^sicj chio lo lassi in sua libertà, perchè non so 
che far più, né che più dire, et a V. Exc. etc. etc. 

Da Mantova xiii Luglio 1538 

Iulio Romano 

( Direzione, come in altri luoghii II Duca è a Mar- 
miroloj. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 2'j3 

N.* ceni 

Il metlesimo allo stesso. Da Mantova i6 Luglio 
i538 ( L e. ). 
È autografa 

Exmo. Signor e patron mio observandissimo 

Eri non potei portare et attaccare li paesi a madama 
Exma. sua Madre per causa de uno Gioillicri , qjìale 
portò una quantità de carnei , delli quali sua Extia. 
tolse cinque, e in ciò fui operato io per mezzo, et la 
summa fu scuti 80. ogie subito poi desinare portai et 
destese tutti li quadri et paesi, et li presentai, pregan- 
dola da parte de V. E. li ritenessi tutti , sì come me 
impose Messer Ottaviano tritapalo per parte de V. E. ; 
el cbe non ha voluto accettare il tutto, ma ha cavato 
il fiore de tutti, delli quadri a olio ha hauti 18, et 4 
de tella, puro il fiore, cioè 22; de quelli dì tela ha 
questi di sotto: 

Io assalto die tToia, 

la torre de nebrotto, 

la morte de absalone col la sua battaglia, un altro paese 
con 4 figure in atti lascivi , ma onesti. — ^ quelli da olio: 

la testa del buffone , 

2 teste de vechi colorite, grande, 

2 limbi, un grande et un piccolo, 

4 pezzi, tutti de una, ma li più belli lo battesimo, la 
madonna in egitto , un'altra madonna a sedere, et 
laltro non so che. doi quadri grandi di Maria mada- 
lena, S. Pauolo primo eremita, doi fatti in italia sen- 
za figure, 

S. Heronimo grande, 

uno brutto piccolo ne ha huto madonna isabella bal- 
larina. 

Un quadro del ferito, cioè il proximo decbiarato da 
lo Evangelio, ne altro mi ricordo, salvo uno de San 
antonio; de li altri non mi recordo, ma in mano di 

T. Il, U 



2^4 CARTEQfìlO EC. d' ARTISTI 

sua Extia. si ponno vedere, perchè già li ha dati a li-' 
gare, et il resto ho recondolti in casa nelle sue casse; 
et in tal mostra se è inbattuta la Signora isabella 
boscbetta et sua meda, la moglie de messer tomaso e de 
mess. lodovico Strozza. Altro non mi occorre se non etc« 
Da Mantua a dì xvi de luglio 1538 

lulio Romano 

N.° CCIV 

Giacomo Quinto principe di Piombino alla Signo- 
ria di Siena. Da Piombino i3 Agosto i53g (u4rch. d. 
Rif. di Siena Scritture Concistoriali N/ 58). 

È originale 

Magnifici et eccelsi Signori Signori come patroni os- 
servandissimi 

Dubio non è ch'I molto desiderio del cavalier Sog- 
dona nel far piacere a me , et la satisfactione mia ve- 
dendo tirare a perfettione la tavola nostra già di tanto 
tempo promessa , hanno causato che non tanto del ca- 
valiero , ma di me, come prencipio del commesso fallo, 
V, eccellente S. han presa qualche ammiratione ; dove 
io, insieme seco pensando et recognosciutomi dell'er- 
rore in qualche modo partecipare, massime che questa 
colpa sua della dilatione a tutto mio comodo fia redun- 
data, confesso ingenuamente che di tal caso l'obliga- 
tione e carco debbi esser mio verso di quella, et tanto 
più lo confermo che dala banda del Cavaliere par che 
si defenda il fallo dalla professione del pittore , quale 
(sì come a poeti spesso avvenir suole) da furore è ti- 
rato e sforzato di modo, che volendo dalla presa opera 
desistere, facilmente non possi. Anchora io per la verità 
quasi allucinato et fatto vago nel operar suo, ho presa 
troppa confidenza di V. eccelse Signorie per non haverlo 
al venir sollecitato , come sarea stato bisogno. Ma bea 



CARIEGGIO EC. d' ARTISTI 2^5 

le fo cerle che con tanto più fervore al servitio loro 
si presenta, che og^ni tardità usata col valore et eccel- 
lenza dell'opera, ch'egli farà, fia compensata. Per tanto 
ed oltre per amor mio Y. Signorie saran contente (Re- 
mosso qual vi fusse nato sdegno) con grata fronte ri- 
ceverlo, del che degna è la sua virtù et servitù tiene 
con le medesime fidelissima. Siche io meritamente et 
come persona da me mollo diletta, di tutto buon cuore 
lo reccomando. Alle quali da buon figlio et servitore 
sempre m' offro e raccomando. Di Piombino a' xiii 
d'Agosto 1539. 

Principe di Piombino 

Nota 

A Piombino ora non esiste traccia veruna di opere del 
Sodoma. I documenti Sanesi trasformano il soprannome 
di questo pittore in vario modo, chiamandolo Sobdoma, 
Soddoma, Sodoma, Sodonee Sogdona. Non tanto la iscri- 
zione che egli mise sotto l'affresco della cappella della piaz- 
za, quanto^queste parole d'una deliberazione della Bicher- 
na del 1529: " similmente manda veruni solvi D, Io. an- 
tonio co g nomine Sobàoma pictori libr. 42 prò parte salari 
figure et piclure S. Victori de Balestre " provano che Sodo- 
ma in verità non era altro che un soprannome. La mento- 
vata iscrizione della piazza vi aggiunge, come nota il Roma- 
gnoli , Senensis ( parola incomoda all' intento del Padre 
della Valle e perciò da lui omessa) significando con ciò che 
egli fosse cittadino Sanese o del contado di Siena. Nato 
a Siena non lo crederei, l'espressione: Jlbitator Senen- 
sis, che si trova in un documento del 1 509 ('Ducale 
Gabelle de' contratti p, 103 Arcfu e.) indica che egli 
non era propriamente figlio della città. Peraltro è da 
sapersi che nemmeno le tasse lo registrano come fore- 
stiere, cosa che in documenti di tal genere non si sarebbe 
tralasciata. Mancò il Sodoma cinque anni prima della 
epoca generalmente fissata, cioè il I4 Febbraio 1549, 
come costa da una lettera nell'Archivio delle Riforma- 
zioni , Scritture concistoriali filza 35. 



ayC CARTEGÒIO EC. D* ARTISTI 

T?.* CCV 

Benedetto Varchi a Carlo Strozzi. Da Padova 21 Ot- 
tobre i539 e Manoscritti dello Strozzi uniti aU'Arch. 
Mediceo filza iSa). 

È autografa 

— Ricordate a Luca— che solleciti la cosa di Benve- 
nuto, poiché pur troppo non so che mi dire: non an- 
dò a visitare il Rmo. Bembo, et ricordarlo a S. S. Rina., 
la quale certo non mancarà , benché , come disse a 
noi , et come è il vero , non babbia cagion di farlo ; 
s' io havessi saputo che devesse far la via di costì, non 
seguiva questo inconveniente: e mi pare di vedervi bora 
quando eravate con Luca, col Tribolo et col Bronzino 
a considerare gli occhi et gli atti del Rmo. Bembo, et 
non so mai come Luca si potè tenere , sappiendo quanto 
io ]* adoro, et quanto Egli è cortese, d'andare a bac- 
ciargli la mano ai nieno in vece di me. sappiale che voi 
non havete poco obllgo agli ocóhi vostri d' haver veduto 
un' buomo , il quale , se voi mi credete, penso non 
morrà mai, et sarà pìiì yivo dì qui a molti anni che 
hora, et lasciate dire chi dice altramente. 

K. CCVI 

Baccio Bandi Del li a Cosimo I. Da Roma Marzo 
1540 (Arch. Mediceo Carteggio del Duca Cosimo 
Jìlza 12). 
È autografa 

Ilustrisimo ducha. non tanto per vostra Eccellenza 
desidero ogni onore, ma anchora ogni utile: e però mi 
saria neciesarìo ora chi' sono in sul ferinare (sic: ter- 
minare ?J e raodeli de la vostra opera *, ch'io sapesi 
le misure di que'marmi che si sono tirati al opera, aciò 
chi' non vi portasi modeli in un modo che le misure 

* U inooMjB«nto di GioTanni delle Bande nere. 



CARTEGGIO EC. I>' AATISTI 



di chotesti marmi non ci stesino bene, chi' arci a ri- 
fare altri modeli. e perchi' vo' vedere di fare i modo 
che non ablate a spendere più nula in marmi, supri- 
cho a V. Signoria cUoraeta mi sia mandato le misure di 
deti marmi, che sendo vostri, sanza vostra licenzia non 
saria fatto. 

Anchora vi suprichp sia fatto quel mura de la stanza 
cbomi' ordinai, aciò chi' lo trovi secho, che saria pe- 
ricbolo a entrarci a lavorare chosì fresco; e perdere 
tenpo è gran pecbato, e non posso, a rispetto del al- 
tre inprese chiò fra jiiano. 

E richordp a V. Signoria la sua infinita chreraenza , 
che nià promeso, de la diferenza chiò. con pagolo da- 
romena^ che non eie ordine che notai e lui, che s'in- 
tendano , si voglono acbordare , né mi vole rendere 
un gravamento che parechi ani fa e chonsiglieri mi 
tolsono a sua istanza ; e ò li voluto dare malevadore 
qua in bancho , e vole in merchato nuovo : e per la- 
more de dio et delia vostra infìnita benignità vi prego, 
chi' venga chostà per lavorare, e non più per litigare. 

Al veschbvo de'ricbasoli ò dato aviso f sic J diverse 
bele antichità , che si sono trovate , che narete dileto ; 
el vostro Messer luigi non atende altro cha ciercbar 
medaglie, e da umii servo a V. Signoria bascia la mano 

Baccio Bandinelli isphultore 

N.' ccvn 

Baldassarre Turini al Cardinal Cibo. Da Roma 1 1 
Maggio i54o ( Arch. Mediceo Carteggio del Duca 
Cosimo filza i5. e. 879 )• 

È copia 

Rmo. Monsignor mio Colmo. Gommendatione bumill. 
Circa duo mesi sono io scripsi a V. S. Rma. sopra la 
provisione delia rata sua , che li tocca sopra la spesa 



378 CARTEGGIO EC. d' AKTJSTl 

che occorre far nel Choro che si dehbe far in la Mi-^ 
nerva, per accompagnar le sepoltur delle Sante me- 
morie di PP, Leone et Clemente, et da quella albora 
non ne fu facta altra dcliberatione , salvo che presto 
la provederebbe a quello che era lo honor suo; et pa- 
rimente la ricercai che la dovesse ordinar a Pisa che 
quelli marmi neri, che la S. V. Rma. haveva facto por- 
tar lì per mandarli qui in servilio de decle sepoltur', 
la dovesse ordinar che fussino portati a Roma , per- 
chè ' si era dato principio al quadro , et era necessario, 
haverli per metterli in opera in quelli nicchi dove han- 
no astar le figur', che ha lavoralo el Cavaliere llandi- 
nello; e così mi rispose che la farebbe: et perchè di 
poi né delluna ne dellallra cosa no ho saputo altro, 
per questa mia V ho voluto di nuovo supplicar che la 
si degni volersi sforzar di dar di qua tale ordine che 
questi altri Signori Umì. Salviati et Ridolphi, exemplo 
di V. Signoria Rma. siano sforzati anchora loro a far 
el debito loro: et la S. V. Rma., come più antiqua, 
no li ha a parer grave dar principio a questa degna 
opera in laude de quelle Sante memorie et sua, che 
tutto el mondo vederi et cognoscerà che la non 
è voluta esser ingrata a quelle sancte ossa, et achi là 
faonorata in questo modo. Et circa li marmi neri , pen> 
sando che la S, V. Rma. ne babbi dato carìgo a Chia- 
rissimo de' Medici di mandarli di qua , io gliene ho 
«cripto, et pregatolo che voglia far pigliar una barca , 
et quella far caricar delli magiori pezzi de' dectì mar- 
mi che vi sono, et far el pretio del nolo col mannaro 
et indirizarmelo qui , che farò pagar quel tanto che lui 
le bavera promlsso. Supplico a V. Signoria Rma. che an- 
chora lei li voglia ordinare el medesimo , perchè una 
barcbata ci basterà , et che non havemo danari da but- 
tar via, che se ne bavcremo abastante, non ne faremo 
pocho ; perchè él cavalliere Bandinello ha saputo tanto 
ben far con tutti voi Signori Rmi. , che $i ha mangiato 



CARTEGGIO EC. D AEtlSTI 379 

quasi tutti li denari che ci erano per far queste sepol- 
ture; che è stata una vergogna haverli promesso scudi 
600 per una historia, che con trecento si saria facta 
più iella di quella che ha facto lui, et parimente l'hanno 
promesso scudi 300 per una historia piccola , che con 
scudi 150 si saria facta piiì bella della sua; et delle fi- 
gure di S. Pietro, S. Paolo e di S. Giovanni Baptista 
et di S. Ioanue Evangelista scudi 400 dell'una, che con 
200 si sariano facti più belle delle sue, e per li duo 
Papi ne vuole scudi 500 dell'uno , che con 300 si sa- 
riano facti , et si farebbono più belli che non farà lui: 
perchè , Monsignor Rev. mio , se la S. V. Rma. havesse 
veduto et vedesse la avidità et il desiderio che lui ha 
di mangiare tutti questi denari, et lo affectar che lui 
ha facto di fornir queste figure et historie o belle o 
brutte ch,e si siano, quella non lo potrebbe creder ; et 
è stata et sarà una vergogna grande, si le Signorie Vo- 
stre Rme. sopporteranno che lui vi habbia trattato in 
questo modo, ch^ al presente haverido lui domandato 
licenzia a Monsigiior Rmo. del Ridolphi per venirsene 
di costà per dar principio alla sepoltura dello Illmo. 
Signor Giovanni , padre dello Illmo, Signor Duca Co- 
simo*, et stana questa estate, età tempo nuovo tor- 
narsene di qua ; et dubitando Sua Signoria Rma. che 
non tornassi altramente, ha vendo gliela negata, il va 
lent'huomo insalutato hospite se ne è venuto di costà, 
senza baver havuto licentia, et senza ha ver lasciato la 
opera che 1' huomo se ne possa servir, immo alla fi- 
gura di S. Evangelista , perchè la non è da comparir , 
^'er dispecto vi ha dato su del martello, et li ha rotto 
certi panni, acciochè la si lasci star così iraperfecta 
come è. et Monsignor Rmo. del Ridolphi rinega Dio 
che lo babbi trattato et piantato a questo modo, come 



• Di Francesco da San Gallo è un disegno, fatto per il medesimo mo- 
numento, nella raccolta di desegni architettonici della Galleria degli Ufìzi. 
Rappresenta una statua equestre } n''! basamento sono indicali i Itassoriliovi. 



aSo CARTEGGIO EG. d' ARTISTI 

lo ba, che certo è stato una brutta cosa; et se la Signoria 
V. Rina, con buone parole non lo fa avertire dello er- 
ror suo , lui è tanto presunipluoso et tanto bugiardo, 
che darà al intendere di costà ciochè lui vorrà, et di 
ogni cosa dirà la bugia et mentirà per la gola; che se 
havesse bavulo a fare con me, so che non vi havereb- 
be rubato duo millia scuti, còme ha in queste sepoltu- 
re, et poicbè la cosa è qui, è necessario che la Signo- 
ria V. Rma. lo faccia tornar a Roma a fornir tutte 
quelle figure et hislorie, che lui dice haver facto, acciò 
che in questa eslate si possino metter in opera dove 
hanno a star; che in sul quadro si lavora a furia , et 
di già si è dato principio a cavar i fundamenti per 
metterlo su, et di quest' altra septimana spero in Dio 
li faremo fundar, et facto questo si commincierà a 
metter su el lavoro del quadro, acciochè si cominci a 
veder qualche principio di queste sepolture: et se lui 
non ci sarà , non so come 1' huomo potrà mettere in 
opera quella cosa che è imperfecta ; et se la V. Signo- 
ria Rma. non lo potrà disporr ne dia adviso , perchè 
si provederà di qua di tal sorte che l' huomo si potrà 
valer del danno et interesse che ne havesse dato a que- 
sta opera, perchè ci ha tanti oIGcii che con li fructi 
di epsi col tempo si potrà recuperar il suo. et perchè 
Monsignor mio Rmo. del ridolphi gli ne scrive piiì a 
lungo , non gline dirò altro , salvo che la prego che 
si ricordi V. Signoria Rma. che dove io sono è un ser- 
vitore suo amorevole et fedele, et alla bona gratia sua 
co' tutto el cuor mi raccomando. 
Di Roma alli xi di Maggio 1540 

Baldassarre da Pescia 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI ùSl 

N.* ccvm 

Il medesimo a Cosimo I. Da Roma 32 Luglio i54o 
( Arch. e. filza e ). 

È autografa 

Illmn. et Excello. Signor mio 

Gommendat. humill. 
Per la di V, E. di xv da Poppi ho visto la buona 
mente sua sopra l'opera del Cavalieri Bandinello, che ha 
cominciato qui sopra le due sepolture delle Sante me- 
morie di Papa Leone et di Papa Clemente , et parimen- 
te il desiderio che la ha che costui le conduca a per fe- 
ctione. ma perchè ha dato ad intendere il prefato Ca- 
valieri a V. Ex. che qui non può tornar, per le iniurie 
che li sono state facte, et però desidèrebbe di fornir 
li dui Papi-in quella Giptà, et non qui, H fo intendere 
che il cavaliere^ se volesse fornire e dui Papi con quella 
prestezza che ha fornite le altre figure, in quel tempo, 
che si consumasse in mandar e marmi di detti Papi a 
Firenze, se lui volesse lavorar, li haverebbe forniti^ per- 
chè se lui vuole dir el vero a Ve Ex., quando lui ven- 
ne in Roma per lavorar queste sepoltur'. Monsignor Rmo. 
de'Ridolfi li prese una casa a electione sua, dóve lui 
ha lavorato quattro figur' grandi più che naturale, et 
ha ritto li marmi per far questi dui Papi, et di già vi 
ha cominciato a dar su del martello , et sono di tale 
esser che se lui tornasse a Roma a septembre et volesse 
attender a lavorare, penso absolutaaienle che a Pasqua 
Di Resurrectio lui li harebb^ forniti , et per tutto mag- 
gio queste sepolture sarebbono di tal sorte che se ne 
potrebbe venir a Firenze a servir V. Ex. , la quale cer- 
tifico che in questo negotio delle Sepolture io non li 
posso promectere cosa certa , perchè in questo caso qui 
sono ministro et mero sollicitator del opera , et li Rmi. 
Cibo, Salviali elRidolfi souo patroni, che hanno facto 



a8a CARTEGGIO EC. D* IRTISTI 

scripta con lui, * et promissoli el pretio cèrto delfè 
slalue et delle hystorie, et lui obligatosi a fornirle in 
fra certo tempo, il quale benché duri qualche anno, non 
di meno havendo epso anticipato di far le statue et le hysto- 
rie innanzi al tempo, et essendosi sollecitato l'opra del 
quadro, et trovandosi nel essere che si trova, che la 
certifico che per tutta questa estate sarà a tal termine 
che le figure, che lui ha facte, vi si potranno metter 
su et lui raconciarle, come si ricercha al honoredi quelle 
Santissime ossa et suo ; la supplico che sia contenta non 
voler mafichar a rimandarci el detto Cavalieri, acciò 
che possa fornif questi papi et dar la sua perfectione 
ajle hystorie et statue, che luì ha facte: che li prome- 
cto che «e lui vorrà far il debito suo , per di qui a tutto 
Maggio credo che si expedirà di qua ; et fornita que- 
sta opera, potrà venire a servire a V, Ex. in tutto quello 
che la vorrà, et perchè io credo che le memorie di que- 
sti santissimi papi non siano mancho a core a V. Ex. 
che a tutti noi altri servitori suoi", se il Cavalieri non 
si fiderà a voler venir a Roma, io li manderò uno sal- 
voconducto del Governator o della Camera Apostolica, 
o una lettera dì Monsignor Rmo. de' Ridolfi, come lui 
vorrà ; acciò chel possa venir star et andarsene sicura- 
mente come li piacerà, et Idio voglia che lui serva alla 
Ex. V. con quella fede et amore che la desidera , per- 
chè è di tanto cattiva natura et tanto avaro che pensa 
più a quattro baiochi che possa haver d' una opera sua, 
che di cento Duchi: et se questa differentia, che è na- 
ta al presente fra lui et Monsignor Rmo. de' Ridolfi, 
fussi nata nel principio che lui cominciò a lavorar, 
credo certo che haverebbe trovato facilità in dargli li- 
centia, perchè non li sarebbero manchato homini che 
l'havessino conducto come lui, o meglio, et se la Ex. 
V. desidera pur servirsi di lui, la supplico che non 

* Sbaglia dunque il Vasari nominaodo Baldassarc da Pescia fra quelli 
éit* «Uogarono d«lU open a Baccio. 



CARTEGGIO EC. ì>^ AUTISTI 2^83 

voglia mancar di mandarcelo a Septembre che viene, et 
pregarlo che con quella diligentìa, che li sì conviene, 
vogii fornir questa opera ; acciò che dipoi con V animo 
quieto possa venir a servir quella, alla quale non ha 
esser a core manco la perfectione di queste sepulture, 
che di quella del suo Illmo. patre , nella quale li ricordo 
che la stia sopra di se circa el pretio di epsa, perchè 
in questo caso haverà più consideratione alli denari che 
la possi pensare di cavar da lei, che al honor suo. et 
se li parerà che io habbia detto troppo, la supplico che 
mi perdoni etc, ctc. 

Di Roma alli xxii di Luglio 1 540 
Di V. Ex. 

hnmillissimo Servitore 
Baldassare da Pescia 

( Direzione ) Allo Illmo. el exmo. Sor. Cosmo de* 
Medici Duca di Firenze mio Sre. 

Jffota alle lettere 207 , 208 

Due lettere che valgono una biografia. Queste due 
sepolture , come pressoché tutte le opere di Baccio Ban 
dinelli, non smentiscono punto Tìdea chei suoi con- 
temporanei ci danno del di lui carattere còme artista e 
come uomo. Sono esse assai ordinarie, e particolarmente 
quella di Leone X indegna della memoria d* uno dei più 
caldi protettori delle arti. Lavoro di Ra£faellò da Montelu* 
pò è la statua di Leone X, quella di Clemente VII di Gìo 
vanni di Baccio Bigio. Fra i disegri architettonici della 
Galleria di Firenze esiste ancora quello fatto da Giov. 
Antonio Dosi per il monumento di Clemente VIL Per 
supplire a ciò che queste due lettere ed il Vasari ci rag- 
guagliano intorno-a Baccio Bandinelli , trascrivo qui un 
documento importante tolto dall' Archivio dei conventi' 
sopipYessì.(SS^nnunziata Libro di Partiti 1550—1 56*2): 
Adì 2 di magio 1559 

Detto dì il Reverendo padre priore maestro Zacheria 
secondo il solito ragunò li padri del convento nostro 



384 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

12, et propose alle loro p. R. etc. qualmente doppo 
assai parllamenti auti chon il S. chavalieri de'Bandinelli, 
quale cerchava per satisfazione sua et divolione, che 
Sua Signoria portava a questa chiesa, et per ornamento 
di questo luogho pore in detta chiesa due fighure, o vo- 
gliono dire statue di marmo, cioè una pietà et un san- 
giovanni, che sua Signoria si saria chontentato porlla 
nellaltare grande, dove oggi è il santissimo chorppo di 
nostro Signore lesu Cristo , et di più fare il sepolcro 
dove è in choro il legio, bello et onorato. A questo 
lutti li padri per nulla mai acconsentire f sic ) che el 
si muova uno ornamento tale, quale è ogi in su detto 
altare, ne che mai si abi ad alterare di quello che è , 
e di più nisuno si chontentò che il choro, quale è po- 
cho , et tutto debba essere al servitio de iddio , vi si 
habi da fare sepulcri, perchè ci bisognìa molte volte ser- 
vire di 3 o 4 libri , a' quali bisogni paziamo che allora 
tanto più ; ma conclusono per essere la Signoria del cha- 
valieri persona rara , et chi chon sua satisfatione potrà 
un giorno per salute dellanimà sua et sua passati fare 
qualche elemosine a questo convento, si chontentavo- 
no che li fusse dato laltare prima della nostra chupola, 
qual si chiama santa Anna, dallo schaglione in su, et 
qui dovessi porre la pietà, con pacto che ci dia ancho 
il Sanlo Giovanni , e noi li diamo iluogho che il pon- 
gha nel pilastro che è in detta chupola infra la chapella 
di Giuliano Schali, domandata Santo chosimo e damia- 
no, et infra la chapella de'bardi, domandata Santo ibo. 
E i detti padri li danno luogho che Sua Signoria faccia 
una sepoltura, etoblighansi chavarela teira alle loro spe- 
se , e non altro, et osservando quanto in questo è scrit- 
to , promettono di mantenere anchora li detti padri a 
Sua Signoria, chomandandomi a me fra anselmo ne fac- 
cia questo richordo a perpetua memoria di quanto è la 
mente di lor padri e la ultima loro determinatione , e 
Lauto ho facto il sopradetto. 



CàUTEGGlO EC. D* ARTISTI a85 

N/ CCIX 

Luigi Martelli a Carlo Strozzi. Da Firenze ao No- 
vembre i54o e Manoscritti aello Strozzi uniti al' 
V Archivio Mediceo filza i33 ). 

È originale 

— Egli mi ha dato nuore et portato lettere , come 
Benvenuto orefice si trova alla corte del Re, et che 
sua Maestà gì' haveva ordinato per provisione I' anno 
800 Scudi, et cento per uno a quelli due garzoni che 
menò seco ; et buon per lui, dice, se egli vorrà lavorare 
e bavere pazienza, ilchè al. crederlo ne caco il sangue, for- 
se per la voglia che io ho che egli avesse qualche bene. 
— La loro accademia comincia a crescere , che di nuo- 
vo vi haevano messo il Pilucca^ che stava col Tribolo 
allo scultore. •— 

Nota 

Conferma questa lettera l'opinione del Signor Tassi, 
che Benvenuto Cellini venisse in Francia al termine 
dell'Ottobre 1540. Benvenuto stesso parla di soli 700 
scudi. 

N.* CCX 

La Signorìa di Siena al Podestà di Grosseto. Da 
Siena io Dicembre i54o C Arch. di Rìf. di Siena, 
Lettere della Signoria filza 198 )• 

1540. 10 Decbr. Grosseto al Potestà fu scritto: 
Volendo noi che la fabbrica del Duomo di cotesta 
nostra città si tiri a fine con buono ordine et disegno 
del architettore nostro exceliente maestro Antonio Ma- 
ria Lari , come si è cominciato , et se tiri in tutta perfè- 
tione^ e che il disegno et modo del fabbricare non 



286 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

babbi d'andare per diverse Architetture per non con- 
fondare il buono principio dato ; babbiamo deliberato, 
e così per le presenti t'imponiamo, che a la ricevuta 
di esse faccia comaiandamento a nome nostro a tutti 
li commissarii o vero operar; , o savi, o altri proposti 
al governo e cura di cotesta opera et fabbrica, che per 
alcuno modo non ardischino di fare seguire la muraglia 
et fabbrica per altro modo^ et disegno, che per quello 
dato del prefato maestro Antonio Maria, né manco con- 
durre o mettarvi maestri a lavorare d'alcuna maniera, 
tanto a murare quanto a scarpellinare o altro eserci- 
lio, senza la volontà et contento del medesimo, per 
avere egli perfetta notitia deli maestri buoni, et acciochè 
l'opera si faccia in tutto a perfettione, sotto gravissi- 
ma pena del nostro arbitrio e indegnatione. et deli co- 
mandamenti fattici, darai avviso subbito , per quanto 
stimi la nostra gratia. 

Nota 

È difficile a capire come la Signoria, non volendo " 
che si babbi d'andare per'di Verse architetture ", si con- 
tentasse di vedere unito ad una facciata dì stile gotico 
un'interno con colonne doriche, 

N/ CCXI 

Baldassarre Turini a Cosimo I. Da Roma 6 Aprile 
i54i ( uirch. Mediceo Carteggio e. filza 20). 

È autografa 

lUmo. et Exmo. Signor mio 
Poiché non mi è lecito con la presentia rallegrarmi 
con V. Ex. del figlio Maschio novamente havuto, non 
ho voluto manchare per questa mia fare il medesimo 
officio , et dirli che in questo tempo non potevo inten- 
dere cosa che più mi piacesse, et Dio sia quello che 



CARTEGGIO EC. B" ARTISTI ^S'J 

f^lìene dia delli altri con quella satisfatione sua et di V. 
Ex. , che ciaschuno di noi desidera . pregherrò adun- 
que, idio che la conservi lunghe tenpo in felicità et del 
suo stato, con salute del' animai et del corpo. 

Non voglio manchare di fare intendere a V. Exc. 
come il Cavalieri Bandinello a di passati venne qui, et 
mi presentò una lettera sua per la quale me lo rac- 
còmmandava; et lì so dire che è bisogniate et bisogna 
ch'io habbia preso la persona di lob a negociare con 
lui et con quel cervello piti instabile che una foglia; 
che la sera rimangiamo in una conclusione , et la mat- 
tina tornava con nove inventioni. Non dimeno ho sa- 
puto tanto schernire con lui con le buone parole, che 
ho facto condurre queste sue fatiche, che erano dove 
lui rhaveva lavorate, dico le ho facto mettere in ope- 
ra, che certo rispondano superbe et riche , così le fi- 
gure delle statue che sono quattro , cioè S. Piero e S. 
Paulo, S. loanne Baptista et S. Ioanne Evangelista, 
come anchora due historie grande, in l'una delle quali 
è quando il Re di francia venne a Bologna a basciare 
lo piede alla Santa memoria di PP. Leone, et in l'altra 
quando lo Inìperatore fu incoronato in Bologna dalla 
Santa memoria di papa Clemente , et le quattro histo- 
rie piccole rispondano alle actioni delli quattro Sancti. 
et hieri le fu a vedere Monsignor Rmo. de'RidoUì con mol- 
ti horaini da bene, et a tutti sono riuscite et ben sati- 
sfacte; et per consolatione di V. E, gliene ho voluto 
scrivere queste quattro parole. Ci resta che questi Si- 
gnori Rmi. lo consolino et lo contentino di queste sue 
fatiche passate, che domanda loro, se vorranno che 
fornisca li dui papi, come lui è obbligato; et io non 
manche di sgridarlo che non fa bene a volerli far fare 
per forza quello, che loro non sono obligati di fare a 
presente: et sé paresse a V. Ex. di farli scrivere un 
verso dal vescovo di Cortona, che voglia fornire que- 
sti dui papi, et che gliene farà piacere, et eh' al ul- 
timo sarà ricognosciuto delle fatiche sue , credo che 



2S8 CARTEGGIO EC. O* ARTISTI 

sarebbe apposito; non dimeno la rimecto in la exc. ro- 
stra, alla di cui bona gratia etc. etc. 
Koma VI di Aprile 1 541 

Baldassarre da Pescia 

N/ CCXU 

La Signoria di Siena a Antonio Maria Lari. Da Sie- 
na 3i Maggio 1542 e Jrch. d. Rìf. dì Siena , Let- 
tere della Signoria N.* 202 ). 

Ad Antonio Maria Lari, Architettore, fu scritto: 
Siamo avvisati dala Comunità nostra di Sovana , co- 
me è ruinala certa parte dela Rocca di quella città, e 
volendo noi farla rassettare , desideriamo che infatto 
ala ricevuta di questa nostra vi conferiate in quella Città 
nostra , e insieme con il Gonfaloniere e Priori di quel- 
la, veduta la ruina, e visto e esaminato quello che fa 
di bisog:no per prò vedere perfettamente, ci darete av^ 
viso del modo, tempo, de la spesa e di ogni altra cosa 
minutamente, acciochè per noi si possino far fare le 
previsioni opportune, etiam di questo non mancarete. 

N.° ccxin 

Antonio Maria Lari alla Signoria di Siena. Da So- 
vana 6 Giugno 1542 {l. e. Scritture Concistoriali 
del 1542 filza Lxir). 

È autografa 

lllmi. Signori e Patrom' miei osservandissimi 
Ricevuto la lettera de' 30 di maggio delle S. V, Ma- 
gnifiche, subito andai alla Città vostra di Sovana per 
vedere le ruine della Rocca , come quelle mavisano. E 
di più menai con me maestro Giorno muratore. E con 
gran diligentia ho veduto dalla somità infino ai fon- 
damenti tutti e bisogni di quella , e per inventario 
notati. Dico, inagnitìoi Signori miei, che la Rocca non 



CA&TEGGIO EC. p' ARTISTI aSg 

potrà stare al mondo peggio di quel che oggi si trova , 
esse le S. V. M. non riparano, ongni dì starà peggio, 
dico di tal sorte che non si potrà habitare. ora quelle 
sono prudentissime e sanno quanto importa una tal Roc- 
ca, che ha vederla è proprio una gran vergogna. El ra- 
guaglio della quale lo mando insieme con questa, esor- 
tando quelle che ci debin far qualche provisione , per- 
chè in somma cosi non sta bene. Alle quali sempre 
inchinevolmente bacio le mani, di Sovana el dì 6 di 
Giugno del 42. Di V. S. Magnifiche 

obligatissimo Servitore 
Anton Maria Lari 

N." CCXÌV 

Il Duca d'Urbino a Michelagnolo Buonarroti 1542 
{ Ma^liabechiana Ci. VIIJ. 1892 ). 

È copia, segnata \SA^] probabilmente del 6 di Mar- 
zo ^ come indica la supplica di Michelagnolo che se- 
gue in appresso. 

Molto Eccellente Messer Michelangiolo 
Essendosi degnata sua Santità farmi Csic ) il molto 
desiderio che tiene di servirsi della persona vostra per 
qualche tempo in far dipingere et ornar la Capella da 
Lei novamente edificata in quel Palazzo Apostolico, et 
reputando io, sì come faccio, ogni servitio et salisfa- 
tione di Sua Santità mio proprio , ne daltra maniera 
havendolo a cuore, aciò con lanimo tanto più libero 
vi potiate attendere^ son contentissimo facendo voi po- 
nere le tre statue intieramente condotte e finite di 
man' vostra, comprendendovi in questo numero quella 
del Moyse, nela sepoltura della santa memoria di Papa 
Giulio mio zio, con satisfare appresso all'ultima per- 
fetlione dell' opera secondo gT ultimi appuntamenti , 
come a me vien detto, che volentieri et prontamente 
«vi siete offerto di voler fare; che lai tré tre statue in 
T. IL 19 



ago CARTEGaiO EC, D ARTISTI 

quel mezo potiate far lavorare per mano d'altro buo- 
no e lodato Maestro, con il disegno però et assistehtia 
della persona vostra, confidando fermamente che per vo- 
stra bontà et amorevolezza con verso quella Santa Me- 
moria, come tutta la Casa mia, riuscirete effettualmen- 
te, e"t vi diporlarete in tuttodì sorte che lopera in ogni 
sua parte non sarà se non molto lodata e giudicata ben 
degna di voi , et io ne starò benissimo satisfatto, di che 
anco molto ve ne prego, et vene voglio avere parti- 
culare obligo, offerendomi sempre a tutti comandi et 
piaceri vostri etc. 

Così parlava il duca nel Marzo 1542, dopo che Asca- 
nio Parisani, cardinale, gli aveva scritto il 23 di No- 
vembre 1541 in questo modo: 

Desiderando Nostro Signore ed essendo risoluto che 
Micbelagnolo metta mano a dipignere la sua cappella 
nuova di Palazzo , e sapendo la obligazione tiene con 
V, E. de la sepoltura di papa Giulio e lo interesse che 
lei pretende in questo caso , me ne avea parlato ed im- 
postomi ch'io le dovessi scrivere, esortandola a dar 
qualche assetto a questa causa , acciochè il detto Micbe- 
lagnolo possa con l'animo tanto più scarico attendere 
al servizio di Sua Beatitudine, mostrando che avendo a 
dipignere la cappella, non si potrà per lui lavorare là 
sepoltura , per esser vechio e risoluto, finita detta cap- 
pella, (se tanto vivrà) non poter piij lavorare, e vi 
correrà tre o quattro aniii, e bisognerà che per altra 
via vi si provveda. Io non ho mancato replicare a Sua 
Santità che voglia aver considerazione e rispetto a' me- 
riti e nome di quella santa memoria, ed all' onore di 
V. E. , la quale tuttavia ero certo che , come devo- 
tissima sua , era per obbedirle in questa ed in ogni al- 
tra maggior cosa, e ch'io le ne scriverei. Ne ho parlato 
col signor ambasciador suo qua, e coàl dico a lei, che 
tìsla la resoluzione di N. S.^ e considerato anco che 



CAATEGGtO EC. D' AETISTI 39! 

per lei non C» stare in questa sospenzioue, perchè si 
potria un dì trovar senza la sepoltura e senza li dana- 
ri ^ la conforterei in un tempo medesimo farsi grado 
con Sua Santità , e per fornirla una vòlta , contentar- 
si che la detta sepoltura si potesse dar a fornire ad al- 
tri maestri, con l'assistenza però del detto Michela- 
gnolo e suof disegni , di sorte che la, detta sepoltura si 
fornisca secondo l'ultimo disei^no e contratto e obbli- 
gazione fra le parti, di che ne deve avere V. E. la co- 
pia . Io non .ci cognosco altra differenza che questa , 
che le sei statue, quali si doyeano fare di mano del 
predetto Michelagnolo , si faranno per mano di un al- 
tro maestro con il modello e disegno suo, benché 
si farà diligenza per veder se di queste sei statue se 
ne potrà avere qualcuna o fatta o abozzata di sua ma- 
no. Di che ne fo dubbio , perchè Nostro Signore pare 
che se ne voglia valere a ornamento pubblico di detta 
cappella, asserendo che per lo nuovo disegno de la se- 
poltura non pptriano servir quelle. Io vedo che se ora 
non si piglia questa risoluzione per la sepoltura di Papa 
Giulio nel modo detto , non la vedremo più fornita a 
li dì nostri; perchè nel contralto e convenzione fatta 
non ci manchano attacchi e sotterfugi di ritornare.-al 
primo disegno, con domandar depostto di altri ottomila 
scudi e luogo alla sepoltura in S. Pietro , fornita che 
sarà la fabrica. Inperò io conforto V. E, a mandare il 
jnandato qui autentico, e contrattare e risolvere questa 
materia in persona di chi a lei parerà etc. 

Di Roma li xxiii di novembre del XLI. (" Giornale 
Arcadico Tom. FI J» 

coxv 

Luigi del Riccio a Michelagnolo Buonarroti. Da Roma 
II Luglio 1542 (Ma^Uabechiana Ci. XXXP^II ZoZ). 
E originale 

Magnifico et Exc. Messer Michelagnolo. Io ho fatto 



293 CARTEGGIO Eti. D ARTISTI 

confo con maestro Giovanni et Urbino delle sp<?se fatte à 
Santo Pietro in vincola, come di là vedrete, et trovo che 
Maestro Giovanni à speso scudi 54 1. 95 7 et Urbino 
scudi 37 1. 5, che in tutto sono scudi 92, che resta loro 
in mano scudi 8, quali li ha Urbino, perchè Maestro 
Giovanni à speso scudi 54 1. 95 ^ et ha hauto scudi 50 j 
che sono scudi 55 , che viene il conto pari ; Urbino ha 
hauto scudi 41 , et che sono scudi 45 di moneta , et 
he ha sprso scudi 37 I. 5, li resta scudi 8 in mano, 
che sono della compagnia; ancora ci sono scudi 4 di- 
mani ici,, che restando a lopera hanno a essere loro pa- 
gati, che voi li havete n pagar loro, che saranno scudi 
12, quali si haranno a divider fra loro. 

Restaci che Maestro Giovanni ha messo xx- carretate 
di marmi per giuli 11, che con la spesa di cavatura et al- 
tro vengono circa giuli 20, che dice vagliono assai più, 
che non lì harebbe dati se non che pensava avanzare 
in su lopera ; ancora eie che Urbino domanda le fatiche 
sue del tempo stato a S. Pietro in vincola, per ilchè 
voi ora, in chi la cosa è rimessa, giudicherete et acon- 
cierete tutto; che Maestro Giovanni dice essere ancor 
lui stato alopera a lavorare. E a V. S. mi offero — in 
banchi addì 11 di Lui. 1542. 

Al Comando di V. S. 

Luigi del riccio 

Maestro Giovanni ofTere che volendo voi che lui solo 
fornisca lopera, la farà per scudi cento manco di quello 
gnene allogaste la prima volta. 

Nota 

In fine dì questa lettera si trova il conto, e la seguente 
dichiarazione di maestro Giovanni: 

" Io Maestro Giovanni di Marchesi sono contento che 
lopera del quadro di S. Piero in vincola , allogatami 
Mess, Michelagnolo Buonarroti insieme con Francesco 
da Urbino, per diferentia nata fra noi sia fornita, et 
luriuunlio a detto Mess. Michelagnolo, et sono contento 



CA.ftTEGG10 EC. D* ARTISTI SqB 

che detto Miss. Michele mi dia la parte delopera fat-, 
taj quello parrà a lui onesto, rrtnettendomi e per tut- 
to in lui; et in fede mi sono soptoscripto questo dì 6 
di luglio 1542 ". 

Al lavoro mentovato nella nostra lettera si riferisco- 
no ancora questi documenti: 

" Havendp Mess, Michelagnolo Buonarroti sino addì 
16 di maggio proxime passato alloghato et dato a fare 
il resto del quadro della sepoltura di Papa luliò in S. 
Pietro in vincola a Maestro Giovanni 4i Marchesi, scar- 
pellino habltànte in piaza di Branca fsicjj età Fran- 
cesco di Bernardino d' Amadòre da Urbino *, com più 
patti et conventione , come per una scripta fatta fra 
loro sopto ditto dì larghamerite appare , et essendo ve- 
nuti detto Maestro Giovanni et Francesco a rottura et 
a più differeritie insieme, per ilche lopera ne pativa, 
et desiderando Mess. Michelagnolo porre fine a tali lite 
acciò che detta opera habbia più presto possibile la sua 
perfectione, di consènso di tutti a dua e sopradetti Mae- 
stro Giovanni et Francesco si ripiglia in se la detta 
opera, ciedendo ciascuno di loro per la presente a tutte 
le iurisdictioni et ragioni ^ che per righore della sopra 
alleghata scripta o in qualunque altro, modo ci potes<»' 
sino haver sopra , prendendola in tutto et per tutto li^ 
beramente al detto Messer Michelagnolo , il quale , ac- 
ciò che detta opera si fornisca , di nuovo la rialluogba 
come a pie : 

In prima detto Mess. Michelagnolo alluogha la so- 
pradètla opera a Francesco di Bernardino d'Amadore 
da Urbino et a maestro Giovanni Marchesi, scarpellino, 
per il medexirao prezo et a pagarsi ne' medesimi temr 
pi et modi come nella altra conventione dichiarati, nel- 
la quale li habbino a fare buoni scudi 100, di giuli x 
per scudo, che hebbano in principio delopera, in di- 
minutione della somma di scudi 700 simili, che hanno 

* L* nrì>ino era dunque artid». 



294 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

bavere di tutta lopera , com patti che il detto France- 
sco da Urbino habbia ad attendere di continuo alla detta 
opera et esercitarsi in essa con ogni sua forza et inge- 
gno, non attendendo ad altro, et habbia lui a prove- 
dere a tutti li garzoni bisognassino , et pagarli della 
compagnia , et a torre e marmi mancassino per forni- 
re lopra, quali sieno buoni et recipienti per il lavoro 
secondo la forma dellaltra conventione , et habbia a sol- 
lecitar lopera in modo che sia foi*nita a natale proximo, 
insino al qnal tempo duri la prò visione et non più , et 
durando più che dettò tempo, in ogni modo sia tenuto a 
sollecitare come prima, senza provisione, et solo i. 
marmi si babbino a comprare di comune consenso et della 
bontà secondo la forma della prima scritta a iuditio di 
detto Mess. Michelagnolo ; ma possa detto Maestro Gio- 
vanni a suo piacere attendere alla sua botlegha et alli 
altri lavori che alla giornata li accadessino: et perchè 
detto Francesco da Urbino per seguitare questa opera 
ha lasciato altri lavori et facciende, per le quali baveva 
buona provisione , sono dacordo che durante lopra hab- 
bia scudi 6, di giuli X per scudo, il mese, cominciando 
addì. 1" di Giugno presente et così successive, quali scu- 
di sei si habbino a porre a conto della Compagnia^ et 
il detto Maestro Giovanni per èssere libero della per- 
sóna sua, non habbia ha vere cosa alcuna, ma possa a 
5U0 piacer andare a veder lavorare, acciò che li ordini 
che darà detto Urbino sieno idonei per lopeta. 

Anchor vogliono che alla Gne del presente -mese di 
giugno detto Maestro Giovanni et Francesco da Urbino 
habbino a fare conto di tutti e marmi messi et lavorati, 
paghali per detta opera sino a quel dì, presente Michela- 
gnolo, et che detto Maestro Giovanni habbia a produri'e 
e conti fatti altra volta con detto Francesco, et habbino a 
saldare ogni cosa sino a quel giorno , et nasciendo fra 
loro diferentia alcuna ne sia indice Mess. Michelagnolo, 
alla semplicie parola del quale ciascuno di essi ne bab- 
bi a star, sopto pena di scudi 100 di pagarsi per chi 



cìlRteogió ec. d* artisti 295 

contrafacessi subito ai governatore et fiscale di Roma, 
et inoltre quello che reculcilrassi sintenda subito et sia 
fuori dell' opera , et non habbia più che fare in essa. 

E di più sono daccordo che di poi ogni mese detto 
Francesco habbia a fare conto con Maestro Giovanni so- 
pradetto, presente Mess, Michelagnolo, qunle habbia a 
essère iudice di tutte le loro diferentie sotto le pene 
sopradette contro a chi non slessi' a quanto lui dicessi. 
Sono anchora daccordo che tutti i marmi di detta 
opera si habbino a lavorare secondo il disegno dato loro 
detto Mess, Michelagnolo, et nel modo che parrà a lui; 
et alla Gne dellopra, la quale habbia a essere dallui a- 
provata se starà bene o no, et lui habbia a paghare loro 
quello restassino bavere di scudi 7G0, di giuli x per 
scudo ; et se lopra fussi costata più ^ loro habbino a ri- 
fare lui senza réplicha alchuna. 

Convenghono ancora che in Gne di detta opera detto 
Maestro Giovanni et Francesco habbino a fare conto m- 
sieme di tutto quello sarà costa*, et essendovi utile, par- 
iicipino per metà,- et similmente essendovi danno, che 
ciascuno concorra per metà et rifaccia detto Mess. Mi- 
chelagnolo della sua rata; et nascendo tanto ne' conti 
quanto in ogni altra cosa diferenziafra li detti France» 
SCO et maestro Giovanni, sene rimettiho et ne voglmo 
stare alla semplicie dichiaratione di detto Mess. Miche- 
lagnolo, sotto le pene che di sopra è detto senza alcu- 
na réplicha ( l. e. È la minuta j del Giugno 1542 ). 

Adì 8 Luio 1542 
Facamo fede noi eletti camatti, cioè Io ministro lu- 
liano, camatto da Michelangello Bonarota, e tnaislro Ber- 
nardino da Marcho, camato da maistro lovane da Saltri, 
el dito luliano e Bernardino ano camato per terso An- 
dreia Bevelacqua scarpellino, a stimare e vedere uno la- 
voro che aveva a fare Lorbino e maistro lovàne da Saltre 
a conpania ; li sopra scritti maistri ano visto e misurato 
dito lavoro, trovano che dal dito lavoro né fato dali séte 
parte luna, stimato ditto lavoro con consiiitimcnto dali 



29G CARTEGGIO EC. D* AJITISTI 

sopra scrite parti, e noi dacordo avemo stimati insie- 
me e Seguono le firme. È originale l, e. ) . 

" Sia noto a chi vedrà la presente come Francesco da 
Madore C sic J da Urbino à alogato et dato a fare a 
Batista da Pietra Santa una arme di papa lulio II di mar- 
mo dun pezo, secondo il modello hauto da Messer Mi- 
chelag-nolo Buonarroti, a tutta sua spesa della fattura, solo 
detto Francesco da Urbino li ha a dare il marmo et fargne- 
ne portare a casa sua vicino a Camposanto, et dilì , fatta 
che la sarà, levarla et condurla a S. Pietro in vincola 
a spese sua per prezzo di scudi 36, di giuli x per scudo, 
di moneta vechia; detto Pietra Santa promette haverla 
di tutto finita |>er tutto marzo proximo 1543. 

6 febbraio 1543 in Roma " (È originale, firmato da 
Batista, U e. ). 

Luigi del Riccio era ministro degli Strozzi a Roma, in 
casa di cui INIichelagnolo stette ammalato nel Giugno 
1544," ove((Jicono le Memorie Fiorentine Inedite) con- 
tinuamente delio Infermo era visitato da tutti li prin- 
cipali signori e prelati di Roma, ed il Papa islesso ed i 
Farnesi mandavano ogni giorno a sentir nuove dello 
s4ato di sua salute", "Addì xxi Luglio 1544, così le 
dette Memorie, Luigi del Riccio scrisse al Signor Ru- 
berto di Filippo Strozzi a Lione una lettera , parte della 
quale era la seguente: Messer Michelagnolo si racco- 
manda a Vostra Signoria, et ha avuto un piacere di 
quanto gli avete scritto e presone gran conforto; sono 
pila giorni che non ha febbre, pure è molto debole, e 
si va passeggiando per casa, e presto sarà di tutto li- 
bero» Dice che ha obbligo con Vostra Signoria, che la 
casa l'ha mantenuto vìvo; e vi prega a darli qualche 
nuova, ricordando al Re quanto gli mandò a dire per 
Scipione, e poi per Deo, corriere, che se rimetteva Fi- 
renze in libertà , che gli voleva fare una statua dì 
bronzo a cavallo in sulla Piazza de* Signori a sua 
spesa. Però in questo mentre, dice, abbia cura al suo 
Stato. " 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 297 

N." CCXVI 

Supplica di Michelajjnolo Buonarroti a Papa Paolo 
III Da Roma Luglio i542 fMagliabechiana Ci. e JV." e.) 
É la minuta. 

Ha vendo Messer Michelagnolo Buonarroli lollo affure 
più fa la sepoltura di papa lulio in S. Pietro in vincola 
con cierti patti et conventioni, come per uno contralto 
rogato per Mess. Bartolomeo Cappello sopto dì 18 * di 
aprile 1532 appare, et essendoli poi ricerco et astretto 
dalla Santità di Nostro Signore Paulo III di lavorare e 
dipignere la sua nuova cappella, non possendo atten- 
dere al fornire della sepoltura et a quella, per mezo 
di Sua Santità di nuovo riconvenne con lo Illmo. Si» 
gnor Duca d'Urbino, al quale è rimasta a carica la pre- 
fata sepultura, come per una sua lettera de* dì 6 di 
marzo 1542 si vede, che di 6 statue , che vanno in 
detta sepultura , Mess. Michelagnolo ne potessi allo- 
ghare tre a buono et lodato maestro, il quale le 
fornissi et ponessi in detta opera, et le altre tre, tra le 
quali fussi il Moises, le ha vessi lui a fornire di sua 
mano, et così fussi tenuto fare fornire il quadro, cioè 
il resto dell'ornamento di detta sepoltura, secondo il 
principio fatto ; onde per dare esequtione a detto ac- 
chordo il prefato Mess. Michelagnolo alloghò a fornire 
le dette tre statue, quali sono molto innanzi, cioè una 
nostra donna con il putto in braccio ritta, et un pro- 
feta et una sibilla a sedere , a Raffaello da Montelupo, 
fiorentino, aprovato fra e migliori maestri di questi 
tempi, per scudi 400, come per la scripta fra loro ap- 
pare, et il resto del quadro et ornamento della sepol- 
tura, exciepto lultimo frontispitio , alloghò a maestro 
Giovanni de' Marchesi et Francesco da Urbino, scarpel- 
lini et intagliatori di pietre, per scudi 700, come per 



298 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

obrig-hi fra loro apare. Rèsta vag^li a fornire le tre sta- 
tue di sua mano, cioè un Moises et dua prigioni, le 
quali tre statue sono quasi fornite ; ma perchè li detti 
dua prigioni furono fatti quando lopra si era designato 
che fussi molto maggiore, dove andavano assai più sta- 
tue, la quale poi nel sopradetto contratto fu risecata 
et ristretta, per ilchè non convenghono in questo di- 
segno , né a modo alcuno ci possono stare bene, però 
detto Mess. Michelagnolo per non mancare a Ihonore 
suo dette cominciamento a dua altre statue, che vanno 
dalle bande del Moises, cioè la vita contemplativa et 
la vita activa, le quali sono assai bene avanti, di sorla 
che con facilità- si possono da altri maestri fornire: et 
essendo di nuovo Mess. Michelagnolo ricerco et solle- 
citato dalla Sua Santità Papa Paulo III a lavorare et for- 
nire la sua Cappella, come di sopra è detto, la quale 
opera e grande et ricierca la persona tutta intera et dis- 
brìghata da altre cure, essendo detto Mess. Michela- 
gnolo vechio e desiderando servire Sua Santità con ogni 
suo potere, essendone da quella astretto et forzato, ne 
possendo farlo se prima non si libera in tutto da que- 
sta opera di Papa lulio li , la quale lo tiene perplesso 
della mente et del corpo , suprica Sua Santità , poiché 
è resoluta che lui lavori per lei, che operi con lo Illmo. 
Signor Duca di Urbino che lo liberi in tutto da detta 
sepoltura, cassandoli et anulandoli ogni obrighatione fra 
loro con li soptoscripti onesti patti : 

In prima detto Mess. Michelagnolo vuole licentia di 
possere alloghare le altre due statue, che restano a finire, 
al detto Raffiello o a qual si voglia altri a piacimento 
di Sua Excellentia per il prezo honesto, et che si tro- 
verrà, che pensa sarà scudi 200 in circa, et il Moises 
vuol dare finito da lui, et di piiì vuol depositare tutta 
1.1 somma de' danari che andranno in fornire la detta 
opera, ancora che li sia scommodo, et che in la detta 
opera habbia messo in grosso, cioè il resto di quello che 
non havessi pagato a Raffaello per fornire le 3 statue 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 399 

alloghdfoli come di sopra, che sono circa scudi 300, 
et il resto di quello non ha vessi pagato della fattura 
del quadro et ornamento, che sono circa scudi 500, 
et li scudi 200, o quello bisognerà per fornire le dua 
statue ultime , e di più scudi che andranno in fornite 
lultimo frontispizio dell'ornamento di detta sepoltura, 
che in tutto sono scudi 1110 in 1200, o quello bisogne 
rà, quali depositerà in Roma in sur un banco idoneo 
a nome del prefato 111. Signor Duca, suo et del opra, 
com patti espressi che abbino a servire per fornire delta 
opera et non altro,. nò si possine per altra causa toc- 
care o rimuovere: et oltre a questo è contento, per 
quanto potrà, bavere cura a delta opera di statue et 
ornamento, che sia fornita con quella diligentia che si 
ricierca. età questo, modo Sua Excellentia sarà sicura 
che lopera si fornirà, et saprà dove sono i danari per 
tale effetto, et potrà per sua ministri farla di continuo 
sollecitare et condurre a prefectione {sic ) ^ il che à 
a desiderare, essendo Mess. Michelagnolo molto vèchio 
et occupato in opera da tenerlo tanto che a fatica ara 
tempo a fornirla, non che a fare altro ; et Mess. Mi- 
chelagnolo resterà in tutto libero, et potrà servire et 
sodisfare al desiderio di Sua Saùtità , la quale suprica 
che ne facci scrivere a sua Excellentia che ne dia q«i 
ordine idoneo, et ne mandi procura suffitiente per li- 
berarlo da ogni contratto et obrighatione che fussi 
fra loro. 

Nota 

A tergo vi è notalo: 1542 Copia scriptq data Ms. 
Michelagnolo Buonarroti a Mess. Piergiovanni guarda- 
roba di Nostro Signore addì 20 di Luglio 1542* 



300 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

N." cexvn 

Micbelagnolo Buonarroti a Silvestro da Moiitauto. Da 
Roma 3 Febbraio i5/^5 ( Magliabeckiana Ci, e JV.' e). 
È la minuta 

Magnifico Ms. Salvestro da Montauto etc. di roma, 
per ladrieto, come vi è noto, essendo io occupato per 
servitio di nostro signor papa Paulo terzo in dipigne- 
re la sua nuova cappella, et non possendo dare per- 
fectione alla sepoltura di papa lulio in S. Piero in vin- 
cola, interponendosi la prefata Santità di N. S., di con- 
senso et per conventione fatta col magnifico orator, 
alla quale conventione di poi sua excellentia retificò, 
depositai apresso di voi più somma di danari per for- 
nire detta opera, delli quali Raffaello da Montelupo ne 
baveva haver scudi 445 , di iuli x per scudo, per re- 
sto di scudi 550 simili , per fornire cinque statue di 
marmo, da me cominciate et sbozate, per il prefato 
ambasciadore ^e\ Duca durbino allogbateli , cioè una 
. nostra Donna con il putto in braccio, una sibilla, un 
profeta , una virtù attiva et una virtù contemplativa , 
come di tutto appare contratto per mano di Ms. Bar- 
tolomeo Cappello, notaro di camera, sotto dì 21 da- 
gosto * 1542. delle quale 5 statue bavendo Nostro Si- 
gnore a mia pregbiera et per mia sodisfatione Conces- 
somi un poco di tempo , ne forni' dua di mia mano , 
eoe la vita contemplativa et la attiva pel medeximo preZ' 
/.oche baveva a fare il detto Raffaello, et delli medesimi 
danari cbe baveva bavere lui ; di poi il detto Raffaello ha 
fornito le altre tre et messe in opera, come in detta 
sepoltura si vede , per il che li pagherete a suo piacere 
scudi 170 di moneta, agli x per scudo, cbe vi restano 
in mano di detta somma , pigliando da lui quitaaza fi- 
nale etiam per mano di detto notaro , per la quale si 

* Il coQtrvUo ch« d»emo oelU ixoU, porta la data xx Agosto 151!^ 



CAtlTÈGGIO Ed. d' ARTISTI 3ol 

chiami di detta opera sodisfatto et interamente pag-ato, 
et poneteli a conto di detta somma che vi resta in mano* 
et bene valete. Da Roma alli 3 di febr. 1545 a not. • 

Vostro Michelagnolo Buonarroti 

Nota 

il contratto mentovato di sopra è questo fi, C.J: 
A dì XX d'Ag:osto 1542 

In nomine domini amen. Gonciosìa cosa che havendo 
Mess. Micbelagnolo Buonarroti più tempo fa preso a fa- 
bricare et construere la sepoltura della felice remem- 
branza lulio papa II conlpìù et diversi patti etconven- 
tioni,£ome per diversi contratti sopra di ciò fatti appare, 
li quali furono cassati et annullati per uno contratto 
fatto dinanti alla bona memoria Clemente VII colo 
lllmo. Signor Duca d'Urbino sotto di xxviiri ** di Aprile 
MDXxxn con nove convention! , li quali il prefato Mess. 
Michelagnolo per iusti et legitimi impedimenti fin qui 
non ha possuto adimpire, né dar fine a detta sepoltura 
secondo detto ultimo contratto, presertira per esser 
stato occupato in dipingere la capella di Sixto inel pa- 
lazzo apostolico; et non possendo il medesimo Mess. 
Michclagnolo ancho per lavenire attendere a detta ope- 
ra della sepoltura per essere costretto dalla Santità 
di N. Signore Paulo Papa III, a dipingere la sua nuova 
capella, et per la ettà non potria resistere nella pit- 
tura et sculptura, desiderando levarsi et liberarsi in tutto 
dal carigo, obligo et conventione, che iriel ditto con- 
tratto di xxvuii d'Aprile 1532 si contengono, et per 
questo essendo ultimamente venuto a nuove conven- 
tionì con la Excellentia del prefato Signor Duca d' Ur- 
bino, come per una sua lettera di vi di Marzo 1542 
diretta al prefato Mess. Michelangelo, dove si vede, 

* a noUe ? 

•* Questo documento fu pubblicato dal Signor Betti nel Giornale Ar- 
cadico Tom. VI. 



302 CABTEGGIO EC. d' ARTISTI 

finalmente per mezanità di sua Beatitudine hoggi, que- 
sto giorno soprascritto, davanti a Sua Santità et di suo 
consenso et volontà il prefato Mess, Michelagnolo con-, 
stìtuto in presentia etc. di nuovo è convenuto e, con- 
viene con il prenominato III. S. Duca, e per sua Eccel- 
lentia con il Magnifico Signor Girolamo Tiranno , suo 
oratore, presente, et per ditta sua Excellentia stipulan- 
te, alle infrascrìpte convention! et ^atti; 

Inprimis di comune consenso et voluntà li prefati 
Signori Sri. Ambasciatori et Mess. Michelagnolo cassor- 
no, annullorno et invallidorno, et per cassi, annullati 
et invalidi hebbero et hanno il contratto sotto dì xxviiii 
d'Aprile 1532, quanto ogni altro contratto et scripture 
per conto di delta sepultura fatte inanti et poi ditto 
contratto : et così il medesimo oratore Mess. Girolamo 
in nome xli Sua Excellentia et per lei liberò et absolvì, 
et libera et absolve il raederao Mess. Michelagnolo, pre- 
sente et acceptante per se et ^suoi heredi, da ogni obligo 
et promessa et ancho conventione, che il detto Mess. 
Michelagnolo per scripture publice et private, o in qual- 
sivoglia altro modo, havesse fatto per conto di delta se- 
poltura fin* a questo dì , come mai sene fusse impaccia- 
to. Et questo ha fatto e fa detto oratore però che Mess. 
Michelagnolo predetto ha già depositato in sul banco 
di Messer Silvestro da Montauto et compagni di Roma, 
in nome et ad instantia di sua Eccellentia et per com- 
plemento et fine della sepoltura et opera, scudi 1400 di 
moneta , et ad commodo et pericolo di Sua Excellen- 
tia, talché di detto deposito non habbia più a fare esso 
Mess. Michelagnolo ; et detti scudi 1400 in modo al- 
cuno non possino toccare o rimovere se non per spen- 
dere giornalmente per finire delta opera, cioè scudi 800 
che ha de bavere Francesco d'Urbino, che già si crede 
n' habbia hauuto 300 ; et questi scudi 800 sono per la 
monta del opera della parte di sopra del quadro, cioè 
ornamento, che ci resta a fare per detta sepoltura, al- 
logatoli per prezzo di scudi 800 , li quali pigliarà alla 



CARIEOGIO EC. t> ARTISTI 3o3 

giornata secondo che lavorerà, et scudi 550 che ba 
d'havere Rapbaello da Montelupo, sculptore, de'quali 
già si dice ba.hauto 105. Quali 550 sotio per fornitura di 
cinque statue , allogateli, a Gnire per detto prezzo , le 
quali statue'sono una Nostra Donna con il putto in brac* 
ciò, quale di già in tutto è finita, una sibilla, uno profeta, 
una vita actìva 6t una vita contemplativa bozzate et 
quasi finite di mano di detto Mess. Micbelagnolò. Quali 
statue Maestro Rapbaello andrà alla giornata fornièndo> 
et di più scudi 50 cbe si baranno a dare a Francesco 
d'Urbino per condurre le dette statue a S. Pietro in 
rincula , dove è cominciata detta Siepoltura, et metterle 
in opera ; et la statua del Moises, ohe va in questa opera, 
detto Mess. Miphelagnolo là darà finita et condutta a 
Idpera a sue spese et per detti scudi 1400, come di so- 
pra depositati di ordine et consenso del prefato Signor 
Ambasciatore. EssO Signor Ambasbiatore quieta , libera 
et absol ve detto Mess. Michelagnolo presente etc, della 
opera predetta et sepoltura et di tutti li denari, che det- 
to Mess, Michelagnolo bavesse bavuti da qual si voglia 
persona per conto di detta sepoltura fino al dì presente, 
lasciando libera et espedita al detto Messer Michelagnolo 
et per sua la casa , della quale si dice in ditto istruiuento 
di 29 Aprile 1532, promettendo che mai per conto di 
detta opera et fabrica di sepoltura d» lulio papa II, né 
per conto de' dlenari che Messer Michelagnolo babbia 
havuti, ne per conto di detta casa, per tempo alcuno 
dalla Excellentia del prefato Signor Duca, né da altri 
in suo nome, o da altri sotto quàl si voglia quesito, 
colore di beredità ; parentado, amicitia, executione di 
testamento b scripture pubUce o private sopra ciò fat- 
te , o protesti etiam secretamente fatti, il detto Mess. 
Michelagnolo, per quanto Sua Excellentia puotrà, non 
sarà molestato, dechiarando che per questo contrat- 
to si ponga silentio perpetuo a questo negocio di se- 
poltura per conto di detto Mess. Michelagnolo. Et 
per maggiore et piiì valida fermezza di tutte le sopra- 
scritte cose j il prefato Mess . Girolamo , oratore in 



3<)4 CARTEGGIO ECi D* ARTISTI 

nome della Excellentia dèi Duca di Urbino prenomi- 
nato, et per lui promettendo de rato in forma valida 
si obiiga, videlicet che sua Excellenlia ratilìc;irà per 
publico instrumento questo contratto et tutto qiiello che 
in esso si contiene , et per lettera che sua Excel lentia 
scriverà a Mess.Michelagnoio infra, xv dì da hog:gi,il quale 
contratto ed lettera Sua Excellenlia, subito che saran qui 
venuti fra detto tempo, farà recognoscere fra xv dì da 
poi da tre persone degne di fede, et di presentia, con- 
senso et volontà di Sua Beatitudine ambedui le parti, 
come di sopra, in detti nomi si obligorno informa della 
Camera apostolica da extendersi a longo con le submis- 
sioni , renunHationi et constitutioni de' procuratori et 
con tutte le altre clausule necessarie et consuete , non 
mutata la substanlia delle cose predette, et giurorno etc. 
Quibus omnibus et singulis preraissis corani Sua Santi- 
tate sic ut prefertur lectis et stipulatis, ac per Suam Bea- 
titudinem ut apparuit intellectis, etiam de illis idem 
prelibatus S. S. D. N. piene informatus salva etiam la- 
tissima et amplissima confìrmatione etc. etc. 

Acta fuerunt hec Rome in palatio Sci . Marci in ca- 
mera suae Sanctitalis, presentibus ibidem Reverendis 
prioribus Domino Alexandre episcopo Adiacen., Suae 
Sanctitatis magistro domus, et Nicolao Ardinghello e- 
piscopo forosemproniensi, eiusdem D. N. Pape datano, 
D. Bernardino Helvino, thesaurario generali sedis apo- 
stolice, ac domino Cortesio et aliis testibus etc. 
f firmato ) Bart. Cappellus Not. Rogat. 
Vi esiste pure un conto di Raffaello da Montelupo 
del 1543. " Maestro Raffaello dicontro dare addì 2 Set- 
tembre scudi 25 pagatoli per poliza di JMess. Michela- 
gnolo e dell' horatore durbino . . scudi 25 
addì 30 Settembre . . . . . 25 
24 Novembre . . . • • 25 

26 Novembre 25 

22 Gennaio 25 

' 125 



CARTEGGIO -EC. d' ARTISTI 3o5 

Mo. Raffaello da Montelupo bavere alli 21 dagostq 
scudi 445, havuti da Mess . Uieronimo Tiranno , hora- 
tore del Signor Duca d' Urbino, per mano di Mess. Mi- 
cbelagnolo Buonarroti. 

N.° CCXVIII 

Il medesimo allo stesso. Da Roma |545 (l.cj 
È autografa 

Magnifico Messer Salvestro da monteauto e conpagnl 
di roma per ladrieto e per loro antonio Covoni e com- 
pagni del pagamento delle tre figure di marmo , cbe a 
facte over finite raffaello da montelupo scultore, vi re- 
sta in deposito scudi centosectanto di moneta , cioè 
di 10 iuli luuo, et avendole decto raffaello, come è 
déoto , finite et messe in opera a sanpiero in vincola 
nella sepoltura di papa iuli, sarete contenti per lulti- 
mo suo pagamento pagarli a suo piacere i sopra decti 
cento seclanto scudi; perchè à facto tucto quello a cbe 
sera obrigato delle tre figure decte, cioè una nostra 
donna coi pucto in braccio, un profeta e una sibilla, 
tucle qual cosa più cbeì naturale. 

Vostro micbelagnolo buonarroti 
in Roma 

CNota alle lettere 214, 215, 216, 217, 218. 

Queste lettere , sebben contengano uno spazio di 
tre anni, si riferiscono tutte al monumento di Giulio 
li; però mi è sembrato meglio di non disgiugnere le 
une dalle altre . Unitamente a quelle comprese nella 
raccolta del Bottari, al contratto pubblicato dal Signor 
Betti nel Giornale Arcadico T. VI , ed insieme coi Bre- 
vi stampati dal Moreni nella prefazione alla traduzione 
Salviniana dell' opera di Rolando Fre'art, formano esse 
lefmaterie autentiche per quella epoca della vita di Mi- 
cbelagnolo , la quale è rimasta finora più delle altre 
oscura. Cercherò ora di stabilire ciò cbe intomo al 
T. //, 20 



3oG CÀbTEGGlO EC. D ARTISTI 

nominato monumento di Giulio II, ed intorno alla joif- 
tura dei Giudizio universale se ne potrà dedurre. 

Al contratto del 20 Aprile 1532 intervennero Miche- 
Jognolo stesso ed , in qualità di procuratori del duca 
d' Urbino, Giovanni Maria della Porta di Modena, am- 
basciatore dpi duca, e Girolamo Staccoli. Dice il con- 
tratto che Papa Giulio II allogò il monumento a Miche- 
lagnolo per la somma di 10000 ducati, la quale poi nel 
secondo contratto, fatto dopo la morte di Giulio II, fu 
dagli esecutori del testamento aumentato a 16000 ducali 
o circa ( seu verioribus summìs ), de' quali Micbelagno- 
lo confessa, d'avere avuti 8000 ducali d'oro. Ora si an- 
nullano tutti e due i contratti , e si libera Micbelagnolo 
dal suo debito, con patto però che egli a sua voglia fad 
SUI un libitum J faccia un nuovo modello ^ finisca di 
sua mano le s»m figure di marmo già cominciate, e 
dia tutto ciò che era preparato da lui per la detta ope- 
ra. Di più Micbelagnolo promette di sborsare nel ter- 
mine de' futuri tre anni 2000 ducati, compresavi una 
casa situata e Roma " prope macellum Corvorum, " e di 
spendere più ove occorra il bisogno . Papa Clemente 
VII, col cui consenso si stipula questo contralto, per il 
futuro triennio dà il permesso a Micbelagnolo di potere 
stare ogni anno due mesi a Roma , o più o meno a 
piacimento del Papa. Il posto da assegnarsi all' opera 
dev' essere Ossalo in termine di quattro mesi. 

Con questo contratto dunque si rinunzia solenne- 
mente alla portentosa idea di fare il deposito isolato 
informa quadra: da qui innanzi si parla di una faccia 
sola. * Nello spazio di circa trcnt'anni *"* Micbelagnolo 

* Né il contratto del 1532, né il Breve di Paolo III indicano che il 
disegno fatto a tempo di Giulio II variasse da quello eseguito dopo per ordine 
degli esecutori del testamento. Vasari e Condivi significano che l'ultimo 
era minore; i documenti dicono che la somma fu cresciuta a ducati 16000. 
Dei nuovo modello e dise'^no si parla per la prima volta nel 1532; il di- 
seguo pubblicalo da MarietLc va dunque secondo me riferito alla prima 
idea. 

** Già il 12 Novembre 1505 MichelagDolo stipulò a Carrara il trasporto 



CARTEGGfO EC. D* ARTISTI So^ 

non aveva potuto far altro, se non abbozzare sei figure. 

Dal Breve di Paolo III éeì 1537, il qurtle riporta il 
contenuto del mentovato accordo, si rileva poi che Cle- 
mente VII, poco dopo aver consigliato ed autorizzalo 
il contralto, l'annullò, e ciò per far dìpignere a Mi- 
cbelagnolo il Giudizio Universale. Contro sua voglia 
dunque egli si vede costretto a cedere alla istanza del 
Papa, e a cominciare un' opera, di cui Paolo 111, iap- 
pena promosso al papato, vuol ad ogni modo vedere 
l'avanzamento e la fine. Sotto pena di scomunica ini- 
bisce a Michelagnolo qualunque altro lavoro. 

Dal 1537 fin'al 1541 i nostri documenti tacciono di 
questa sepoltura. Il 23 di Novembre di quest'anno con- 
siglia il. cardinale Ascanio Parisani al duca d' Urbino di 
far finire l'opera e le sei figure da altro maestro secon- 
do il modello e disegno di Michelagnolo. Con lettera 
diretta a Micbelagnolo il duca approva questa idea , con 
patto però che Micbelagnolo finisca di propria mano tre 
figure, fra esse il Moisè; le altre tre possa lavorare 
un altro bravo maestro coir assistenza e col disegno suo. 

Nella supplica a Paolo III (^Luglio 1542) parla Mi- 
cbelagnolo di questa letteita, e dice che sotto le tre. figu- 
re, le quali vuole finite di sua mano, il duca intende, 
fuori del Moisè, i due prigionieri, i quali bensì al pri- 
mo disegno, ma non più al presente s'adattano; per sod- 
disfare al suo onore ha cominciato due altre figure, una 
vita attiva e una vita contemplativa, e allogato l'opera 
del quadrp a Francesco d'Urbino e Giovanni Marchesi, e 
le altre tre figure ( Madonna col bambino, un profeti e 
una sibilla) a Rallaello da Montelupo. Per Condurre al suo 
termine, dal Papa tanto desiderato, l'Ultimo Giudizio, 
supplica ora il Papa, pfieiendosi di' terminare il Moisè 
di propria mano e di depositare il denaro necessario, 
di procurargli dal duca il permesso di poter cedere le 

del marmo per due Bgure. Abbiamo veduto che egli alméao fin al 28 Feb- 
braio 1505 era occupato a Firenze col famoso «artone. 



3o8 CARTEGGIO BC. 1)' ARTfSTI 

due Statue cominciate ( la vita attiva e la vita contem- 
plativa) ad un abile maestro. Interponendosi il Papa si 
venne al quarto contratto il 20 Agosto 1542 * , per 
mezzo del quale si cassa raccordo fatto nel 1532 , e si 
allogano a Raffaello da Montelupo tutte le figure, ec- 
cettuato il Moisè; la sunnominata casa vien dichiarata 
proprietà di Michelagnolo , il quale è obbligato di prov- 
vedere alle spese occorrenti. 

Mentre che questo contrattò c'insegna che la Madonna 
sola era terminata , scorsi appena tre anni sentiamo 
da una lettera di Michelagnolo ( 1545, 3 Febbraio) che 
la st^pollura era messa al suo posto. Afferma Michela- 
gnolo d'aver finito di propria mano, la vita contempla- 
tiva e la vita attiva , delle quali vien fatta la prima 
menzione nella supplica del Luglio 1542; le altre figure 
erano slate terminate da Rafl";iello da Montelupo. 

La notizia del Vasari che VUltimo Giudizio fu ordi- 
nalo a Michelagnolo da Clemente VII è confermata dal 
succitato Breve di Paolo III e da un altro del 1 Settembre 
1535. Vi sono anzi in questi Brevi due passi **, ne' quali 
si potrebbe ravvisare un indizio che Michelagnolo già 
a tempo di Clemente VII avesse principiato a dipigne- 
re. Ma jion di meno sembra che fino all'anno 1541 egli 
non facesse altro che occuparsi col cartone e colle al- 
tre preparazioni. Pare a me che la lettera, diretta sul 
finire di detto anno dal cardinale Ascanio Parisani al 
duca d'Urbino, intorno a ciò non lasci dubbio veruno. 
" Desiderando, scrive il Cardinale il 23 di Novembre , 

* Il Professor Cianipi fu di parere che qaesto ipatto appartenesse al pri- 
mo anno di Paolo III ( 1535 ). Con questa data combinò e^li la lettera 
di Pietro Aretino del 15 Settembre 1537 , la quale parla del drpi^nere 
il Fine Universale. Ma è chiaro die 1' Aretino , lontano da Roma , o non 
era troppo ben informato di «io che là si passava ( io sento , dice ) , o che 
con badava a fare distinzione fra cartone e pittura. 

** " Nos indignum reputantes quod tara laudabile et singulare opus pi- 
cturae huiusmodi in venustatem et maiestatem eiusdem capelle et totius 
dicti palatii cedens imperféctum relinqueretur " e " nos at dictum opus 
« te iuc/iuari cocptum p'rosetfutu-is et perjicias. " 



CARTEGGIO EC. 0* ARTISTI SoQ 

Nostro Signore, ed essendo risoluto che Michelagnolo 
metta mano a dipignere la sua capelLa nuova di Palaz- 
zo "etc. ; e poi "mostrando CMichelag-nolo) cbe aven- 
do a dipingere la cappella non si potrà " etc. Com- 
bina ancora con questa supposizione il principio della 
lettera del duca (6 Marzo 1542); " il molto desiderio 
che tiene di servirsi della persona vostra per qualche 
tempo in far dipignere ^et ornare la Capellà etc. 
L'epoca precisa in cui fu scoperta questa pittura , non 
saprei indicare, ma certo si è che ciò seguì dopo il na- 
tale dell'anno 1541 , come dubitando accenna il Vasari. 
Sebbene Michela^'nòlo nella sua lettera dei ò Febbraio 
1545 parli di questo lavoro come di cosa già finita da 
un pezzo (" per latlrieto, come vi è noto essendo oc- 
cupato per servitio " etc. ) , inclino non di meno a cre- 
dere che un' opera, la quale non ancora cominciata a di- 
pignere sul principio del 1542, fii poi interrotta per 
qualche tempo da un altro lavoro importante (" havendo 
Nostro Signore a mia preghiera et per mìa sodisfatione 
concessomi un po(-'0 di tempo ".;), non potesse essere 
terminata prima dell'arino 1544. Può darsi che il troppo 
lavorare ed il desiderio di dar finita questa pittura di- 
ventassero cagione della malattia, che sofferse Michela- 
gnolo nel Giugno 1544, 

N." GCXIX 

II. Tribolo a Cosimo I. Da Pescia 27 Ottobre i54a 
e Arch, Medìceo Carteggio del Duca Cosimo fil- 
za 28). 

È autografa 

Ilustrissirao signore, vostra Ecelenzi'a sapì chome ordi- 
nato di tanto quanto mi pareva avesi di besogno dasettare 
el fiume de la peca, e quo quelo più destro mòdo ò saputo 



3 10 CARTEGGIO BC. d' ARTISTI 

a benefizio universale loro masimo *, avendolo trova- 
tolo I tale disordiue; e no cbo molta ispesa saseterà 
questa parte si chomincerà di sopra, respeto a levare 
laqua che bate ne la tera. óra vostra Ecelenzia volendo 
di questa opera abi quel utile al universale, bisogne- 
rebe ci desi chomesione polesimo oservare la largeza 
del fiume ordinario, cliouie mostrano e ponti, e quali 
furono fati per la largeza del fiume, e deti ponti sono 
lugi ( sic ) b, 154,- e (juela è la lagrcza asere deto fiu- 
me ; e per segno di deta largeza fu fato uno muro da- 
luno ponte alatro, perchè non savesi a pasare quelo ter- 
mine, ora chosloro, chome persone avare, ano inpedito 
tutta questa largeza deta del fiume , tanolo ridotto in 
tale termine che sono cho li orli e loro mori intalato 
a venti braciha a preso ale mura , e chosì ano ristrita 
laqua di tale sorta che pericholosa chosa. desideremo ttale 
resolizione da vostra Ecelenzia: intanto si dà ordine a 
queta pafle disopra, chomo ò deto, ramemoriando ale- 
celenza vostra che leti de' fiumi e le strade no si posano 
ochupare, perchè sono di quela. chosì mi chino e baco 
la mano di vostra ecelenzia. questo d\ 27 dotobre 1542. 

vostro servidore tribolo 
in peca fsicj 

N.' CCXX 

Paolo Giovio a Mario Equicola. Da Venezia a8 Feb- 
braio 1543 ( Spogli c> ), 
È originale 

lionorandissime Messer Mario. Perchè la liberalità non 
si conosce manco in richiedere che in dare, io ardirò 

* " Il Trìbolo lasciando la scultura, nella quale si può dire con ve- 
rità che fusse molto eccellente et faceva stupire o;^uno , e datosi a vo- 
lere dirizzare fiumi, l'iunà non seguitò con suo onore , e l'altra gli ap- 
portò anzi danno e biasimo , che onore ed utile ; percioixhè non gli riuscì 
rassettare i fiumi e si fece molti nimicì , e particolarmente in quel di Prato 
per conto di Biscnzio, ed in Valdinievole in molti luoghi. " Vasari 



CàRTEtiGIO EC. D* ARTISTI 3 l 1 

(le repet^re l.i già donata a me da-Vra. umanità^ la 
efTìgie del poeta Carmelita ; e perchè io richiesi la vo- 
stra per mano del Costa, non la voglio prima ch'io 
non vi mandi la mia , qual mi ricercaste ih una vo- 
stra legiadra lettera. Imperò non voglio che pensiate 
di collocarla in publico Museo vostro av;ìnti che la Isto- 
ria- mia non esca; qual faccia testimonio che in tutto 
non sia poltrone nelle bone lettere. Adesso qua in Ve- 
nezia assai ocioso acconcio el primo libro, ove si con- 
tengano le immortale prove del Vostro Re liberali e 
valenti , el Marchese Francesco , nel quale vedrete chia- 
ramente quello che dirassi in breve del presente Fede- 
rico , Patrone de' virtuosi, alla cui Excetlentia dìgnati- 
vé di raccomandarmi. 

Da Venezia all'ultimo Febbraio 1543 

El Servitor Vostro 
Paulo lovio 

N.^ CCXXI 

Pietro Aretino a Cosimo I. Da Venezia io Aprile 
1543 ( Jrch. e. filza 3*0 ). 
È autografa 

Signor mio 
In oltre ogni uffitio di debito e de pietà , che la mia 
fedeltade usò inverso i meriti del vro. immortai JPa- 
dre, subito che iddio Io volse per se lo feci formare, 
et havendo portato il cavo qui, Alfonso * scultore, che 
stava col Cardinale de i Medici laudabile memoria , me 
lo trasse de mano col promettermi di mandarlo fornito 
in un retratto, e perch'egli mori come si sa, non ho 
mai potuto rinvenirlo se non due mesi fa, per via d'uno, 
chi sapeva tal cosa essere tra le robbe lasciate dal detto 
Alfonso ; e perchè me ne vedeva ansio disse che, se io 
gli facessi una lettera che ciò gli fusse dato, che an- 
drebbe per esso a Bologna, scrissi, e egli andatosene 

* Alfonso Lombardi 



5ia CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

là rihebbe la forma cbiodìco, et ha vendosi pensato di 
rilrarne da V. Ecc. uno stato, secondo cbio intendo , 
oltre il far la testa in christallo , fa conto di portarvela 
di rilievo anchora. onde suplico la giustitia e la bontà 
di V. S. Illnia. , caso che ciò se le porti, a torgliene, 
et cacciare tal mariuolo a le forche , perochè tàl'efBgie 
è naia, e perchè a me la consegni per vigore d'una 
mia carta glie suta data; e quando sia che me la ren- 
da, come pure ha promesso a Ms. Titiano pittore, su- 
bito la mandare a vostra Eccellenza, e se el Papa non 
havesSe mandato per Titiano, di già quella, a la quale 
bascio la mano riverentemente, Ibavrebbe bauta. 
Di Venetia x di Aprile 1543 

Umilissimo Servo Pietro Aretino 
f Direzione ) Magnanimo e Ottimo Duca di Fiorenza 
mio Padrone 

N.* CGXXU 

La Signoria di Siena a Antonio Lari.Da Siena 8 Set- 
tembre 1 5 43 e Jrch. d. Riformagionl di Siena, Re- 
gistro di Lettere JV. 206 ) 

A Antonio Maria Lari. Si è ricevuta la lettera vostra, 
e si è havulo piacere d'intendere la circuspettione e 
diligentia vostra , cosa invero che speravamo ; essorr 
tinmovi a seguitare con sollecitudine, che di qua non si 
mancare provedervi le cose necessarie. Bene vi ricor- 
diamo che la povertà di questi tempi non comporta che 
si piglino spese che possine fuggirsi , tanto che non si 
deve mancare a quel che importa la fortificatione, e 
avvertire di non spendervi più che la necessità com- 
porti; € sarà sempre bene che sollecitiate il commis- 
sario, a fine che quanto più presto veniamo alla sicurtà 
di cotesto luogo. 



CARTEGGIO EC. t>* ARTISTI 3 1 3 

N." CCXXIIl 

Antonio Lari alla Balia di Siena. Da Orbetelìo 2,6 
Gennaio i544 ( ^foh. e. Scritture Concistoriali fil- 
za 67 ). 

E autografa 

Illmi. Signrì. Signri. e Patroni miei ossmi. 
Questa sera ho ricevuta V. D. V* Illme. S.rie. molto 
benigna e onorevole, a me molto cara, talché io non 
debbo pt r debito mio senon ringratiar quelle con tutto 
el cuore della fede grande, che le mostra da vere in me, e 
per quella bavere di continuo uno sperone, che oltre alla 
sollecitudine et diligentia ordinaria molto maggiormente 
con ugni sforzo mi facci sollecito, e^ come Quelle mi averti- 
schàno, havercuraoltra la presteza per la brevità del tem- 
po alla manco spesa, che sia possibile , et di tanto ancor 
che non bisogni sempre havertirene el Signor Comessario, 
come, di già sene dato qualche saggio; perchè subito 
che arrivamo io gli ordinai che per el bastione dovesse 
far tagliare gran quantità di legni per stipiti et per tràr 
verse, e per bi'evità, non trovandosi altro senon con 
grande incomodità, si pigliasse del pino, che se bene 
non è molto durabile e' durerà pui'e uno anno o pas<- 
serà . et così S. S. con gran sollecitudine et anco per- 
sonalmente ci de opera, et già sene condotta buOna 
quantità, et se la malignità de' tempi non ci havesse 
impedito, che per le gran pioggie non sia possuti uscire 
di casa, gi^ sariano condotti tutti con la stipa per ri- 
pieno , et glnestro puzole per mannochie^ ma con tutto 
questo sieno sicure le S. V. 111. che non sé mancato 
far quanto sé mai possuto. e perchè già prima che ar- 
ri vassamo era stato fatto certo taglio di terreno intor- 
no alla Rocca per potere cavare e fondamementi , co- 
nosciuto che per lo sgrotamento, che fa per essere in- 
debilito el terreno, non era mai possibile piantarvi legni 



3 1 4 CARTEGGIO eC D* ARTISTI 

che subito non fusseno insieme col monte minati, per 
essare la maggior parte rena , è stato necessario fon- 
dare di muro, per potere fare una basa stabile al ba- 
stione, et- dare ritegno ai legni che si anno a piantare, 
perchè non ruini tuto insieme, e mentre che i legna- 
mi si sono tagliati e che si «onducevano , bavendo e 
muratori chi si stavano pigliando ardire da i sassi ca- 
vati e la calcina speza in sul opera, lunedì, che fumo 
a' 21, a ore 22 col nome di dio con ceremonie della 
chiesa si piantò la prima pietra, e questa sera, che sia- 
mo a'26, sé finito di rienpire et alzare fuore dal fon- 
damento 1 braccio per tutto ugualtnente mezo el pon- 
tone, che sono braccia 85 di longheza , con una rivol- 
ta dun circa 15 braccia, che fa la soma di cento in 
circa , grosso 8 braccia per tutto , servendoci in buo- 
na parte del fondamento fatto , e Paltro fondato da me 
cori nuovo modo senza legnami, che à sparmiato gran 
cosa di tempo e di spesa, cosa utilissima e più che ne- 
cessaria , e fatta con tanta prestezza , che ora che la vego 
fatta , mi pare cosa miracolosa. E io per me non du- 
rai mai la maggior fatiga, sempre con laqua a meza 
gamba, gettando con catamai, trombe, corbelli a due 
mani e gallatoni. Dove da quella mano si potrà fino al 
cantone con la rivolta fare el bastione sicuro; ma dico 
bene a Quelle per cosa certa che, se non si fa el me- 
desimo dall'altro lato, che mai sarà possibile tenere el 
bastion su che non ruini, dico mentre che si fa, se già non 
si fondasse dove va fondato el muro fuor dela grotta, e 
fondando là, dove va el muro, non si potria fondare 
se non si mettesse in ruina , che saria spesa gittata : si- 
che volendo far bene,bisognaria, mentre che si fa ci hanno 
da quella mano che è fondato, fondare dall'altra, che 
alla fine si faria presto facendo; però facendoci si pi' 
glìarà quel parte che parrà migliore, più breve, più 
sicuro e di manco spese, e non si mancarà d'ogni di- 
ligentia e sollecitudine con quella fede et amore che 
saspettn a ogni buon servitore in verso el patrone, e 



CARTEGGIO £C. d' ARTISTI 3l5 

di questo Quelle ne sieno sicurissime, non accadendomi 
altro, bacciando sempre le 111. mani, farò fine, umilmente 
racco mandomi a IH. S. V. d'Orbetello 26 di Gennaio 
del 43. 

Di V. 111. S. umil Ser. 

Ant. Maria Lari 

O schritto al commessario delle provisioni, che à da 
fare per Grosseto et Monte Peschali, e quando l'abbi fatte 
mei facci intendare, perchè ha vendo li disegni apreso 
di me andarò subito e non si perdarà tempo. 

f Direzione ) Alli lUmi, Sri. li Sigri. di Balìa della 
Repca. di Siena nliei osserrai. 

N.* CCXXIV 

Risposta della Signoria di Siena a Antonio Lari. Da 
Siena 4 Marzo i544 ( '^rch.c. Registro di Lettere 
N. 2o8;. 

Il dì un di Marzo 1543 
A M.* Antomaria Architettore così fu scritto: 
Haviamo per due vostre, l'una deli 26, l'altra deli 
28 del passato , conosciuto il vostro buono animo , la 
ffìde e la diligentia che havete nelle cose commissevi, 
dele quali vi commendiamo, sì come le opere vostre 
meritano, e vi esortiamo a non mancare per l'avvenire. 

N.* CCXXV 

La medesima allo stesso. Da Siena 17 Marzo i544 
{ l. e. ). 

II dì XVII di Marzo detto 

A Maestro Antomaria architettore cosi fu scritto : 
Ancorché per un'altra nostra deli quattro del pre- 
sente haviamo scrittovi che in modo alcuno non de- 
viate partire di costì, per essarci di bisogno di valersi 
del disegno et opera vostra, parlicularmente in cotesta 



3-1 6 CARTEGGIO feC. D* ARTISTI 

terra dOrbetello e per Portercole , per bora non dime- 
no eie parso di nuovo per le presenti nostre replicar- 
velo, acciochè vedendo l'animo nostro qual sia, l' Laviate 
da ese^ruire e non mancare per conto alcuno. Et noi 
in quello che ci si aspetta intorno alla vostra prò visio- 
ne non mancaremo, come per l'altra nostra vi siè scritto, 
liavervi quella consideratione che le buone vostre opere 
meritano, e vene dovete promettere fermamente. Et 
perchè desideriamo che il cavaliere, che si ha da fare 
costì in Orbetello nela Rocca , si faccia con quella mag- 
gior prestezza che si può, prò vediate d'essere insieme 
coi commissario nostro M. Giov. Batista Fantozi, et sub- 
bilo ordinare che ci si dia principio, non essendo prin- 
cipiato a quest' bora, e ci usarete ogni maggiore vo- 
stro ingegno e sapere perchè stia bene e considerata- 
mente. Et invero non possiamo se non maravigliarci 
di tanto indugio, che pensavamo bora mai che fusse 
non solamente cominciato, ma a buon porto; pertanto 
non mancarete , come siè detto, di diligentia e solle- 
citudine, come r importantia dela cosa ricerca. Aggio- 
gnaremo ancora quel medesimo, che per altra nostra 
detta di sopra vi si scrisse, cioè che vi si era delibe- 
rato scudi quindici per la provi sione di un altro me- 
se, però vi diciamo come disopra , che non doviate 
partire per alcuno modo di costà, 

N.* CCXXVI 

Antonio Lari alla Balìa. Da Orbetello 28 Febbraio 
i544 C ^foh. e. Scritture concistoriali filza e, J. 
È autografa 

lllmi. Sri. Signori e Patroni miei essermi. 

Avendomi le III. S. V. mandato qua giù per le for- 
tificationi di questi luoghi sotto la commessione del 
Cavalier Fantozo con salario di scudi 18, cioè scudi 15 
contanti e scudi 3 ordinarii el mese , et non bavendo- 
mi spedito per più che due mesi, bavendo io all'arrivo 



» 3 



CARTEGGIO EC. D AI^TISTI «51^ 

di qua finito e\ tempo, non sapendo qual sìa la men- 
te di Quelle, m'ero delibcato andando a Saturnia con» 
ferirmi in fino in Siena, per essar dinanzi allo Ilio. Ma- 
i^istrato di V. S. per potere abbocca raguagliar Quelle 
di quanto nelle forlificationi sé fatto, e quanto anco 
sabbi da fare ; perchè per essar le cose di gran momen- 
to, ancor che si sia atteso con ogni diligenza et pre- 
stfza secondo le forze che sia stato possibile, non pe- 
rò sé pure anco venuto a fine pure del mezo del Ba- 
stione del pontone, vero è che sé fatto e di continuo 
si va facendo molto fondamento, cosa molto utile e 
molto necessaria rispetto oltra al poter seguire el mu- 
ro, anco per il bastione, che altrimertti far non si po- 
tria. occorrerebbemi ancora trattar con quelle nel mio 
particulare, che ha vendo io servito lo 111, Magistrato 
tanti anni con quella fede et amore , che s' aspetta a 
ogni buono servitore, con salario di 3 scudi el niese alle 
peste, che non son detti con fadiga 2, essendomi da- 
to sempre buone parole et tenuto con buone speranze, 
havendo anco di questo finito el tempo, né mi perenslo 
( slcj lecito servir più per l'amor di dio, e essendo 
povero et non havendo altre entrate^ vorrei ricorrer da 
quelle per poterle pregare che al caso mio, volendosi 
servir di me. Quelle ci avessen qualche consideratione. 
Et perché ancora lo III. Sr. Sinolfo Otterio mi schrive 
che vorria che a mezo Marzo io mi conferisse fino a 
castello Ottieri per parechi giorni per le fortification 
di quei suoi luoghi , havendo io con S. Ili, Sre. mollo 
obligo, e conoscendolo io amorevolissimo della Patria, 
non li vorria in modo nissuno mancare, et ne vorrei 
essar dinanzi da Quelle per impetrar le licentia, essen- 
do a Quelle ubligato: et ancora mi occorre conferire 
pur col Magistrato di qualche carico, che me stato fat- 
to, per eonosciar se io ò ragione o torto, e se quel- 
le vogliano che io le servi onorato o disonorato, et di 
tutto questo conferendo col Sr. commessario, mostra 
poco contentarsi iche io venga a Siena, ma sì bene. 



3l8 CARTEGGIO EC. ì>' ARTISTI 

come el tempo sacconcia, che io vadi sino a saturnia^ 
e ritorni qua, allegandomi el gran bisogno che ci è di 
me; ora io conoscendo el vero, per non voler mancar 
della solita ubbidientia, e per inlendar la mente di V. 
Ille. S., mi so' messo a schrivarle, per mostrare ancora 
a Quelle, che havendo finito el tempo e spesi- li dena- 
ri, quando le si risolvesseno che io stesse, le prego 
che non mi voglin mancar e mandiirne deli altri, per- 
chè non havendocì cosa alcuna é el viver carissimo , 
senza non mi bastarla l' animo di vivarci. or per co* 
Dosciare io le S. V. 111. prudentissimé et dischrete, 
credo che non mancaranno con la solita benignità lo- 
ro darmi qualche resolutione, et io come loro fidelissi- 
mù non mancare con ogni sollecitudine et dìligentia 
in questo mezo attendare a servire , pregando il nro. 
Sre. Dio che sempre le conservi in felicità e buono sta- 
to, bacciando a Quelle sempre le lUe. mani. 
D'Orbetello 28 di ferraio 43 

Ant. M. Lari 

N/ ccxxvn 

Il medesimo alla stessa. Da Orbetello 28 Marzo 
j544 ( -^rch. e. filza e.)* 
È autografa 

Illmi. Sri. Sigri. et Patroni miei osermi. 

Prima de' quatro di Marzo e un altra deli xvii D V. 
Ille. Sre. ho inteso el comandamento , che quelle mi 
fanno, che io non debbi in alcun modo partire di qua 
respetto a questi negotii, al quale, come è dovere, so* 
stato ubidientissimo, e sempre mi sforzare dessere , 
non che e' non mi dispiacci di non potere satisfare allo 
Illmo. Sre. Sinolfo, dal quale, come già per una altra 
mia dissi a quelle, et di poi per una altra so' stato ri- 
cerco per benefitio suo , che io debbi conferirmi fino 
a Castello ottieri, e per conosciare S. S. 111. afetionalo 



CARTEGGIO EC. D ARTISTI 



3i9 



alla patria, che tutto al fine è beneGtio comune, et an- 
cora per l'obligo a quella tengo; pure non contentandoseiie 
quelle, non ci farò altra rcprica. Et se ben son slato ne- 
gligente a rispondere alle di lor Srie. 111. con lettere, 
mi sforzarò sempre con l'opera con quella diligenlia, 
sollecitudine , fede et amore, che mi saspetta, farlo ri- 
sposta: et sebene fusse accaduto che quelle havessino 
bauLito per qual si vogli via di me altra iiiformatione, 
come per la loro posso comprendare col dirmi che si 
maravigliano che si sia tanto indugiato a disegnarsi el 
cavaliere che guarda la Rocca ; a questo dico che non 
mene maravigliarci rispetto alli altri favori molto mag- 
giori, che ciò hauti, non però che in quel che io co- 
noscha sia restato da me, ma el conosciare io non essa- 
re stato per anco necessario respetto a' pochi uomini , 
la mala qualità de' tempi , el mio male ^ qual forse è 
stato fatto di podio momento, le faccende et della si- 
curtà la rocca e di alzare el bastione con non piccola 
consideratione, sono stati causa che forse a qualcuno è 
parso che io ci sia negligente . né però con tutto questo 
è restato mai che io non babbi tirato misure intorno 
all'opera per terminare non tanto un Cavaliere solo, 
ma ell'altro con. tutto el resto, e di casematte, corri- 
dori dentro con terra pieni, cortine e tutto ciò che fa 
di bisogno, in fino piantare termini alla porta, che 
damme fu disegnata cupertissima, in far conosciare a 
tutto el mondo quanto quella, che è slata fatta, sia et 
disutile et male intesa e con grande e superchio spendio 
fatta, che se a me fusse stato prestato da chi poteva più 
fede, ancor che lerror fusse cominciato , si saria ridotto 
con utilità, della terra e manco spesa di V. 111. Srie. , 
come adesso, che glie fatto, ognun confessa, come può 
far fede la Mtia. dì Ms. Alix. Guglielini, che diligen- 
tissimamente ogni cosa ha esaminato e conosciuto, è 
ben vero che io dissi al fantozo, commissario, ch'io mi 
saria contentato iriidisegni e opare mie poter dire so 
come è dovere, e non che altri senza impacciarsene non 



3aO CARTÉGGIO EC. O* ARTISTI 

cbe di farle ma di conosciarle, fatte che le so', con cer- 
ta bautorità, con un sì o con un no, volendosi vestit de' 
panni d'altri dichin: noi; questo lo dico libarissimamente 
che anime par molto raalagievole perchè non so' usò 
partire mai senza contracambio V onor con persona, he 
manco vorrei comminciare ora. però con tutto, questo 
patientemente nò mancato mai a satisfare al debito mio, 
e. se non fusse stato la fede, che à sempre tenuto e ten- 
go nelle Ille. Srle. V. , che come Sri. prudentissimi co- 
Doscbino la verità , mene farei molto più atristato ; e 
dio vogli che io non avesse ha bandonato l'impresa, 
sperando cbe quelle ancora non mabbino a mancare di 
riconosciare chi le serve con fede et amore. Ora dico 
circa ei Cavalier disegnato come nell' altre cose, come 
dissi a M. Alixandro, che io sarei di parere che si fa- 
cesse murato et non più bastioni, perchè è drento alla 
terra , non può essar batuto e con manco spesa e più 
commodità si farà cosa perpetua; che dio volesse in ser- 
viti© loro che così si fusse fatto in questo, come gl'era 
più speditivo e manco spesa, e fanno manco la mede^ 
sima, pure le S. V. Ille. son patroni e san quel che lo 
fanno. Ora, Illmi. Sri., circa el caso mio V. S. mi pro- 
mìssero quando venni qua, che oltra li 15 scudi perle 
spese, mi corrirebbe qualche provisione, e già mi cor- 
riva la ordinaria ; ora che so' qui giù, io non ò ricava- 
lo più che li 15 scudi,' e d'altro non sento pigliarne re- 
solutione: e pur celi spendo, che, come sa tutto el mon- 
do, el più del tempo ciò governo 5 et 6 bocbe, perchè 
ò auuto bisogno di governo per el mio male, e di poi 
m' amalo un servidore : e per non poter far di meno 
mi pesi ( sic J un altro, e anco quello è amalato; tan- 
to che tengo 2 amalati in letto et una serva : e biso- 
gnami mendicare chi mi governi el cavallo: et el vi- 
vàr vie tanto caro quanto si sia oggi in italia. però pre- 
go le 111, Srie. V. cbe per gratia loro non voglin man- 
care, olirà la consideratione , anco di resolutione. alle 
quali di conlmuo baciando le Ille. mani con tutto el 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI Sai 

cuore mele raccomando, che uro. Sre. Iddio sempre le 
feliciti. d'Orbetelio el xxviu" di iMarzo del 44, 

Di V. II). S. 

Non ho mancato andare umilissimo Servitore 

più volte a portercole. Ant. maria Lari 

e Direzione) Alli Illmi. Sri. li Signori di Balìa e con- 
servatori della Rpca. Patroni miei essermi. 

N.' ccxxvm 

Il medesimo alla stessa. Da Orbetello 29 Marzo i544 
( Arch. e. filza e. ). 
È autografa 

Illmi. Sri. Signori e Patroni miei essermi. 

Se in questo tempo che io so' stato qua, nono dato 
a V. IH. Srie. delle cose di qua così minutamente quel 
raguaglio che io desiderava, e per debito mio dovevo 
lare, è stato perchè mi bisognato attendere alle cose 
necessarie, e perchè io sapevo che el Signor comissario 
non à con ogni diligentia mancato di continuo scbri-> 
vare a quelle, sempre informandole d'ogni minima cosa. 
Ora parendomi che el caso el ricerchi, mi so' resoluto 
darle questa pocha informatione , e massime circa la 
Rocca. Havendo a' giorni passati creato el bastione in. 
assai buona alteza da un lato , et in questo mezo fa* 
cendo e fondamenti dell'altro , quando ci parve tempo, 
cominciamo a formare laltra parte del bastione per unir- 
lo col primo, e facendo questo, vedendo che la fiocca, 
inella cantonata che viene svolta verso ponente , ha- 
veva per antico un gran Pilo, quale altre volte era 
stato restaurato, volendomi chiarire dachè fusse cau- 
sato, et se allo modo nostro fusse per fare altro , feci 
lare, mentre che si faceva el muro , de' fondamenti una 
poca di forma tanto larga quanto un uomo vi si potes- 
se manegiare , e cosi trovai che el cantone è fondato 

T. il. 21 



332 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

sopra al fondamento, che ò fatto io, circa 5 braccia, però 
sopra cerio bancone di rena e sasso a falde assai sodo ; 
et pensando che così fusse per tutto, ne mettemo Ta- 
ninio in pace : però per aiutarlo maggiormente feci 
tanto alzare el fondamento col mettervi drento 3 pon- 
toni di bonissima quercia, che fusse serrato dove man- 
cava, et di poi camminando e col bastione e col muro, 
comminciamoaccorgiarci che quella fjiccia , che vien so- 
pra al bastione volta a tramontana, faceva qualche dimo- 
stralione^ dove che io per chiarirmene meglio e solo 
insieme con tutti e maestri mettemò diligentissima- 
mente molti segni, et veduto pure che la faceva qual- 
che dimostralione mi risolvei darle maggiore aiuto , 
parte con lo scharicare , col rifondare , aponlellare , le- 
gare et alzare prestissimamente el bastion che la ricalzi 
et appoggi, E così di nuovo lo fatto fare un pilastro di 
muro altissimo e longo , e di tanta grosseza che la su- 
perficie sua sì unischa col quella del bastione, talché 
e' pare una medesima cosa, col niellarvi ancora 2 altre 
bòntssimc travi per quercia , talché le son cinqe travi 
murale, et in qualche si metteva la quinta trave, fa- 
cendo di bisogno schalzare un poco di terra, si scuper- 
se un' altra magiore e piena di sassi mobili et a secho, 
talché andando con diligentia speculando cognoscemo 
la Rocca esser fondata sopra un monte di sassi accu- 
molati accaso e ricuperti da un poco di terreno, né 
più né manco come sopra un monte di noci cuperte 
dalla polvere, diche io e tulli subito ne stemo di ma- 
lissima voglia, tanto più quanto egliè più alto che el 
fondamento del cantone più che 6 braccia, e più del 
mio più che undici (e tanto maggiormente uà fatto stare 
di mala voglia quanto che prima più di 6 o 7 braccia e 
anco 8 più folto sotto quel bancone, che ò ditto, dove 
volevon fondare e maestri el nostro fondamento, vi si 
trovò otto o dieci sepolture antiche, piene di vasi ru- 
stici loschane, che si non ero di continuo sul luogo i 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 323 

maestri ci fondavan sopra, e, cadevamo nel medesimo 
errore, dove che io sempre volsi fondare sotto questa 
innel ledo delo stagno ) e così per sicurarcì sempre ò 
fatto attendare a seguitare quel pilastro sempre mag- 
giore sino allaltezza di braccia 12 sopra el nostro fon» 
damento, et intanto fare quando scharicare, quando ri- 
vestire, coralzare el bastione, dando quando un colpo 
alla botte, e quando al cerchio, e già ci pareva sicu- 
rata, perchè non faceva altro , ma adesso per le gran 
pioggie, che spesso sonno state e sono ancora, va fa- 
cendo qualche cosa , minacciandoci diruina. però ba- 
vendole dora inora e di continuo 1' ocbio adosso, non 
si manca di farci tutti questi rimedii che si può per 
aiutarla; vero è che d' una cosa mai mi so' potuto sa- 
disfare , né mai me so'slato compiaciuto, quale era di 
mettar 3 catene di travi per fuggire el ferro per man- 
co spesa: non che per questo io havesse posto in quel- 
le ogni mia speranza, ma effetto non piccolo faceva; 
pure, come ò detto, non sì manca ne mancarà con tutti 
quéi remedii , che ci parranno necessarii , darle ogni 
aiuto; pure glie el diavolo pigliare a favorire un tristo, 
pei'ò, Illmi. S. miei, quando sopra acciò e anco sopra on- 
gnallra cosa , come potranno sempre far fede e due Ma- 
gniGci Signori.... , si sarà fatto per debito quanto saspetta 
a noi con ugni diligentia, fede e amore, ancor che ne se- 
guisse qual si voglia cosa, non essendo ubligati ad al- 
tro, se al nostro Signore Dio piaccia che ne segui o 
ruinà o altro, V, S. 111. non potendosi rimediare, si de- 
veranno alla fine contentare di quanto piace a dio, e 
lamentarsi di quelli , che si sono dilettati fondare in 
aria, o sopra noccioli, però io dico a quelle libarémen- 
te che, se i tempi maligni non ci ìmpedischano, che non 
sarà forise otto giorni che ciene saren sicurati , perchè 
lutti, insieme ci siam tanto intorno che none possibile 
farci più, e si scarica a gran furia, ora sopra ciò non 
occorrendomi altro, per non tediai' più V. Ili. S., alle 



3a4 CARTEGGIO EC* »' ARTISTI 

Quali bàcciando le mani di coutinuo con tutto «1 cuor 
mi raccomando. 

D' Orbetello el 29 di Marzo 1544 
Di V. III. S. 

Umìl. Servitore 
Ant. Maria Lari 

Nota 

A (}uesta lettera preziosa nota il Romagnoli ( Atti 
inediti della Società Colombaria): Dietro questa sco- 
perta f" si trovò otto o dieci sepolture antiche " elC;) 
arguisco che maljjrado un avanzo di credute mura Ci* 
clopee , esistenti in Orbetello dalla parte che guarda 
Monte Argentario j il terreno, ove ora è Orbetello, 
non poteva essere locale abitato né circondato da pa- 
dule, perchè i sepolcreti antichi si sono ritrovati tutti 
in locali sani e discosti alcun poco dalle popolazioni» 
Anni sono il Sig. Devit trovò vasi, urne e iscrizioni 
iantiche in quella lingua di terra che unisce Orbetello 
ài terreno Toscano. Probabilmente le Orbetellnne ca- 
mere sepolcrali o erano addette a qualche popolazione 
esistente lungo 1' antica strada, che da Cosa portava a 
Talamone (ai tempi Romani via Aurelia ), o Camere 
sepolcrali dell' antico Porto della Feniglia, nominato 
hella carta di donazione di Carlo Magno data in favo-^ 
te dell' Abadia delle tre Fontane ( sia vera o apocri* 
fa ) e certamente notato nelle carte enfiteutiche dei? li 
Aldobrandeschi e dei Senesi riguardanti il Censo di S* 
Anastasio, come si leggono nel nostro Archivio nella 
Cassa detta di Sant* Anastasio. 

Presentemente sulle rive del Tombolo della Feniglia 
non evvi ■ posto capace di esser porto, perchè il mare 
ha* interrato lungo queP Tombolo, per cui le sue rive 
non pescano più di due o tre braccia d' acqua. Essen- 
do dunque il nominato porto più prossimo al moder- 
no Orbetello , ne viene di conseguenza che lo stagno 
tra questo locale e porto Feniglia anticamente esservi 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3a5 

non potea. Quindi e che le celle sepolcrali, scoperte 
col riportato documento, appartenevano a qualche po- 
polazione stanziata sulla via Aurdia , o a quella del 
Porto Fenigiia, come, sopra accennai. 

Noto finalmente che le Tombe dell' antica Cosa si 
sono scoperte essere circa 4000 braccia al Nord -Est 
delle rovine di quella Città. Le camere sepolcrali d'Or- 
belel)o sarebbero alla medesima distanza del supposto 
locale, situato sulla via Aurelia, e dell' altro del Porto 
Fenigiia, che anticamente ha esistito al certo , come 
chiaramente dimostrano le vestigie di edifizi rasati, os- 
servabili nell'Istmo della Fenigiia. 

ìt: cGxxix 

Miclielagnolo d'Antonio Anselmi, detto Scalabrino, 
alla Signoria di Siena .. Da Siena |544 ( -^fch* ft 
Scritture concistoriali N. 7i )• 

È autografa 

Illmi. et Potenti Sigrl. 

Michelagelo alias scalahrino , servitor vostro , sì re- 
trova in prigione per ordine di uno figlio di Guido, 
horafo, per conto de' panni deli spaglioli, deli qnali si 
porta la quitantia sottoscripta di mano del detto Gui- 
do; et per che si volevano meco valere con questo a- 
gravio che mi hanno fatto, dicano per conto delle spe- 
se per captura de le Sr. Vr. Mag. , la quale non è ri- 
novdta, et doppo quella se né fatta una altra per ordì-* 
ne del Magnifico Conte Massaini, di maniera che lagra- 
vio è infinito, et le spese secondo la fede son pagale. 
Ma perchè la parte desidera di vedermi stentare in 
prigione et dar parole fino che si liquidi, et simil fa- 
cende, so' ricorso alle SS. mag.,, ateso che ne è liquida- 
to, et che è pagato, et <:be io mi offerisco secondo 
il tenore delle vostre leggi di dar promessa ai suoi 
tempi di pagar tutto questo, che fusse di ragione «t 



H^G CARTEGGIO se. D* ARTISTI 

iudicato. spero che le S. V. come giuste et per obser- 
vantia delle loro leggi Con pentiessa mi faranno scar- 
cerare, acciò che le SS, VV. faccino quello si convie- 
ne al iusto et allo loro bontà et clementia, et li miei 
figli possino insieme con mia povera famiglia vi vare in 
questi tempi pieni di carestia, et io pregare semper lo 
altissimo per il pacifico stato de lonorate persone di 
lor Signorie. 

N.* CCXXX 

Patente del Duca di Mantova. Da Mantova i5 A- 
prile 1545 f Spogli c.J. 

Omnibus potestatibus, commissariis et vicariis etc. 

Magnifico carissimo. Avendo fatto esponere alli gen- 
tilhuomini et cittadini qua in Mantova per le paroc- 
chie il bisogno, in che è questa città, d'un bello et 
honorevòle duomo ad honor prima di N. S. Dio et ad 
ornamento et utile della città, et insieme il desiderio, 
anzi ferma deter^iinatione in che è monsignor illustris- 
simo el Cardinale, madama eccelentìssima la Duchessa, 
et non meno noi, che si proveda, con proponere ap- 
presso il modo con che ciò si possi fare con qualche 
aiuto de^ sudditi , senza dare però loro gravezza di che 
abino a sentire incomodo, il che è piaciuto universal- 
mente a tutti , et di buon animo è stato accettato, vo- 
gliamo ch'el medemo sia esposto in ogni luogo dello 
stato i però vi mandiamo l' annessa , la quale , convo- 
cati quanto prima i deputati del comune et huominì , 
havrete da legger loro, così che l'intendano bene, et 
de la risposta, da' quali sapiamo di non dovere aspet- 
tare manco buona di quella, che abbiamo avuta univer- 
salmente della città_, a la quale tocca la maggior par- 
te di questa poca sovventione che si ricerca, farete che 
per vostre lettere siamo di subito avvisati. 

Mantua il 15 di aprile 1545 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3^7 

Avendo discorso molte volte insieme monsignor Rmo. 
et illmo. signor Don Ferrante che a la grandezza de 
la città , capo et sicurezza di questo stato, mane' a pun- 
to quella parte che è necessaria, massimamente per es- 
sere quella che concerne l' honor di Dio , cioè bavere 
un bello, grande et bonorevole duomo , come hanno 
per la maggior parte le altre città d'Italia, che in vero 
non se può vedere il più picciolo et piiì brutto del no- 
stro, et tanto mal fatto che, quando si celebrano li uf- 
ficii divini, specialmente ne li giorni santi, pochissime 
persone possono intendere, non che vedere, ne sono 
stati di nuovo a parlamento a la presentia di madama 
illustrìssima , et risoluti insieme di fare che Mantua in 
questa parte non sia inferiore a le altre città d'Italia, 
sicome nel resto per grazia di Dio può star al pari, con 
esso loro monsignor Kmo., al quale per esser vescovo 
della città tocca principalmente la cura di talimpresà^ 
ha commesso al magnifico messer lulio Romano * che 
faccia un disegno , et insieme con maestro Battista da 
Covo veda diligentemente la spesd che v'andarebbe a 
far questa santa et lode voi opra, quali hanno riferto che 
con sedici mila scuti sì acconciarebbe di modo il do- 
mo, che non solo starebbe bene, ma sarebbe anco bel- 
lo et bonorevole: et benché questa spesa , se si volesse 
seguitare la consuetudine de le altre città del Cristiane- 
simo, fosse per toccare a la città etali sudditi del tuto, 
perchè per ornamento di essa si fa la fabrica et per co- 
modo di noi, acquali ha da star piirpeluàmente et a' no- 
stri posteri, né si può dir che sia perpetua de li ve- 
scovi, li quali si mutano di tempo in tempo, come si 
sa; non di manco il Signor Don Ferrante, la cui Ex- 
cellenza ha preso questo carico sì per honor di Dio 
et de la città, come per far piacere al detto monsignor 
Rmo. suo fratello, ha ordinato di non voler addiman- 
dare a la città et sudditi se non una picciola parte dì 

* Dopo h morte «li Giulio fu coDtinuato il suo progettò da Già. Battistii 
Bettaoi. 



3a8 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

detta spesa, cioè che insieme con tutto lo stato paghi 
quattro mila scuti, quali poi non si possono spendere 
lutti in un anno, per questo sua Excellentia mi ha 
scrìtto, cbe per parte sua ve voglia pregar che siate 
contenti per 1' honor di Dio et per am^or di tutti que- 
sti signori nostri di conferir volontieri a quanto essa 
ha ordinato; «t acciò che ogn' uno sappia in che modo 
abbia da conferire, vorrebbe che re contentaste di pa- 
gare un dinaro per libra del sale che levarete in que- 
sti quattro anni, che, secoodò quello che si ha potuto 
cavare da li libri del salaro , farà la summa di mille 
scuti l'anno, di che la maggior parte toccarà a la città, 
quale, essendo il capo et facendo la maggior parte , è 
conveniente che sii aiutata da li membri in cosa tanto 
lodevole, onde potete vedere quanto è poca cosa que- 
sta che vi dimanda S. E; et certo ne toccarà così po- 
co ad ogn- uno , et si pagarà con tanta comodità, che 
non sarà persona, la quale si accorga pur d' haver pa- 
gato: et pur tutti insieme con questa miseria sarete 
cagione che si facià questa opera tanto honorevole et 
necessaria a la nostra città, a la quale non si può dir 
che manchi alcuna di quelle grandezze, ch'hanno le al- 
tre , se non questa, et acciò sapiàte che loro Kma. et 
illustrissima signorie vogliono pagare anch'essi la parte 
loro, l'illustrissimo signor Duca nostro paga tre mila 
scuti, e1 clero due mila, il signor Don Ferrante farà an- 
ch' esso la parte sua , et il resto monsignor Rmo. , il 
quale per il grado spirituale che tiene nela città vor- 
rebbe poter far tutta la spesa da se stesso , che molto 
volontieri la farebbe, quando non gli bisognasse spen- 
der r entrate sue per mantener l' autorità di tutti a be- 
nefizio e comodo universale di questo stato. 

Kispondete tutti adunque Uberamente et di buon cuo- 
re , come universalmente hanno fatto i gentil huomini 
et cittadini nelà città, che molto volontieri l'hanno ac- 
cettato et sene contentano, acciò che io possa riferire 
r animo bono che havete , et l' amor che portate a loro 



CARTEGGIO EC. D* ARTlSTt 3^9 

Rma. et illustrissima signorie, et a tutta la casa de li 
nostri illustrissimi signori^ che Dio felicemente con- 
servi. 

N.' CCXXXI 

Pier Francesco Riccio a Cosimo I. Da Firenze 8 
Maggio 1545 e Arch. Med. Carteggio del D. Cosimo 
filza 42). 

È originale 

— £1 Bronzino ha finito perfectamente il ritracto del 
S. Don Giovanni, et è veramente vivo: mi dica V. S. se 
detto Bronzino deve venire costà per far l' altra opera 
de'ritracti di Signori lUmi. , coni' s'è parlato, et è or- 
dinata la tela. 

Nota 

In margine è notato: vo, 

N." CCXXXII 

Il Bronzino a Pier Francesco Riccio Maggiordomo 
di Cosimo I. Dal Poggio 9 Agosto i5^S (Arch. e. Mi- 
scellanea ). 

È autografa 

Molto Reverendo Signor mio osservandissimo 
Ho ricevuto l'Azurro mandato dalle S. V., il quale 
in vero non è tanto a un pezzo, et è tanto poco che 
non credo sia dua danari; per tanto V. S. sìa contenta, 
non vi essendo più di quella sorte medesima, mene 
mandi di quello che può , tanto che sia almeno mez'on- 
cia, perchè non credo poter fare con manco, perchè 
il campo è grande et ha ad essere securo , talch'ioson 
(Derto che non ne bisogna manco. V. S. adunque si de- 
gni vedere tra quello che venne costì ultimamente di 



53o CARTEGGIO EC D* ARTISTI 

qui del miglore, cioè del più bello, et mene mandi' 
quel tanto, ch'io chieg-go, perchè non s'ha adoperare 
per altri che per S.Ex.tìa 

I nostri Angeli stanno tutti benissimo, et gli ado- 
riamo, parendoci che ;ddio ci dia più che humana gratia 
a poterlo fare, et chosì Iddio sempre a V. S. et a noi 
gli conservi felici , come speriamo , si Iddio ha cura 
de'buoni e giusti Signori, come si vede che ha. 

Circa le Campane, vi confesso che m'hanno non man- 
co infastidito scrivendone, che costi mi facessino uden- 
dole , tanto che non so quel che mi farò di loro , pure 
me le sono levate dinanzi. 

Ducimi del nostro Barlacchi, iddio laiuti, che in ve- 
rità ne sarebbe danno grandissimo, perchè oltre all'es- 
sere huomo facetissimo et amorevole, era buona persona 
et fedelissimo servitore della celeste Casa de' Medici, et 
certo non sarà un simile a fretta ^ pure iddio disponga 
il raeglo. 

Altro per bora non mi occorre , salvo ricordare a V. 
S. che io desidero che quella mi comandi, perchè mi 
parebbe, quando quella lo facessi, essere da qual cosa: et 
senza più dire bacio le mani alla V. S. Reverenda , pre- 
gando nostro S. Iddio che quella contenti et conservi. 

Dal Poggio alli viiii d'Agosto del xlv per il di V. S. Rda. 

Servitore il Bronzino pittore 

(Direzione) Al molto Rdo. Sre. il Signior Maiordo- 
mo di sua Extia. in Firenze. 

N.' ccxxxm 

II medesimo allo stesso. Dal Poggio 22 Agosto i545 
(l. e). 

È autografa 

Molto Reverendo Signor mio osservandissimo 
Ieri, che fummo alli xxi del presente, fui con S. E. 
per cagione del Ritratto , dove dissi quanto per vostra 



CARTEGGIO EC. D* ARTlSm 33 1 

S. mi fu imposto circa la spéditione della tavola in 
fiandra , et come , volendo sua E. che sene rifacessi un* 
altra, bisognava stare costì al manco otto o dièci giorni 
per farne un poco di disegno, dissemi che così vole- 
va et era contento, ma mi pare che S. E. si contenti 
che prima si fornisca il ritratto; et di più dice Sua E, 
che si faccia in questo mezzo fare il legniame per di- 
pingervi su detta tavola, et aggiunse sua prefata E. io 
la voglo in quel modo proprio come sta quella , et non 
la voglo più bella ; quasi dicesse non m' entrare in al- 
tra inventione, perchè quella mi piace. 

Per tanto V, S. Rda., quando li piacesse, potrebbe 
dire al Tasso, che dessi ordine, o per dir meglo fa- 
cessi, perchè così è l'intenzione di S. E., che mi disse 
fa far la Tavola, et falla ingessare, so eh' il Tasso non 
mancherà della solita diligentia , che certo fece cotesta 
molto diligentemente, et così doverrà fare quest'altra, 
né per ora mi occorre altro , salvo raccomandarmi a 
V. S. quanto posso, pregando quella che si degni alle 
volte comaridarmi qualche cosa, et nostro Signore Id- 
dio , che quella sempre in sua gratia et del nostro buon 
Patrone conservi: al quale sia per sempre contento et 
felicità. Dal Poggio alli xxn d'Agosto del xlv per il 
di V. S. Rda. 

Servitore 11 Bronzino Pittore 

{Direzione ) come sopra 

N.' CCXXXIV 

Pietro Aretino a Cosimo I. Da Venezia 17 Ottobre 
1545 (Jrch.c. Carteggio di Cosimo L filza 44). 
È autografa 

Padron mio 
La non poca quantità de' denari che Ms. Titiano si 
ritrova, et là pur assai avidità che tien dì accrescetla, 
causa che egli non dando cura a obligo, che si habbia 



332 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

con amico, né a dovere, che si convenga a parente, 
solo a quello con istrana ansia atende che gli promette 
gran cose; onde non è maraviglio se dopo l'havermi 
intertenuto sei mesi con la speranza, tirato da la prò-, 
digalità di Papa Pauolo, essere andato a Roma senza al-^ 
Iriraente farmi il ritratto de lo inmortalissimo padre 
vostro, la cui effigie placida e tremenda vi mandare io 
et tosto, et forse conforme a la vera, come di mano 
del prefato pittore uscisse : intanto eccovi Io istesso 
exempio de la medesima sembianza mia. del di lui pro- 
prio pennello impressa, certo ella respira, batte polsi 
e muove lo spirito nel modo ch'io mi faccio in la vi- 
ta; et si più fossero stali gli scudi, che gliene ho dati 
invero, e drappi sarieno lucidi, morbidi e rigidi , come 
il da senno raso velluto e broccato, de la catena non 
parlo, però che ella sola è depinta; che sic transit glo-. 
ria mundi. 
( Direzione ) AI Gran Duca di Fiorenza 

ITota 

A parlare del Tiziano e d'un stupendo suo ritratto in 
questo modo ci voleva tutta la sfacciataggine dell' Areti-i 
no, della quale non mancheranno altri esempi in questa 
raccolta. Prima dunque che Tiziano andasse a Roma, fu 
finito il ritratto di Pietro Aretino » che ora conservasi 
Della Galleria dei Palazzo Pitti, 

N.' CCXXXV 

Il medesimo a Michelagnolo Buonarroti a Roma. Da 
Venezia Novembre iS^S (^ Ardi. e. Strozzìana filza 
■ 33). 

È originale; la firma e laposcritta sono di mano 
delVAretino, 

Signor mìo 
Nel vedere lo sdiizzo intiero di tutto il vostro di del 



CARTEGGIO EC. D' ARTISTI 333 

gludicio, ho fornito di conoscere la illustre gratia di Baf 
faello ne la grata bellezza de la inventione. Intanto io 
come battezzato mi vergogno de la licentia sì illecita 
a lo spirito, che havete preso ne lo esprimerei concetti, 
u'si risolve il fine, al quale aspira ogni senso de la 
veracissima credenza nostra. Adunque quel Michela* 
gnolo stupendo in la fama, quel Michelagnolo notabile in 
laprudentia, quel Michelagnolo ammirannoC^'cj, ha vo- 
luto mostrare a le genti non meno impietà di irreligione, 
che perfettion 4i pittura? E possibile che voi, che per 
essere divino non degnate il consòrtio degli Luomini, 
haviate ciò fatto nel maggior tempio di dio? sopra il 
primo altare di giesù ? ne la più gran capella del mondo? 
dove i gran Cardini dela Chiesa, dove i Sacerdoti ri- 
verendi, dove il Vicario di Cristo con ceremonie Cat- 
toliche, con ordini sacri e con orationi divine confes- 
sano, contemplano et adorano il suo corpo ,. il suo 
sangue e la sua carne? Se non fusse cosa nefanda lo 
introdurre de la similitudine, mi vanterei di bontade 
nel trattato de la Nanna y preponendo il savio mio ave- 
dimento a la -indiscreta vostra conscienza , avenga che 
io in materia lasciva et impudica non pure uso parole 
avertite e costumate, ma favello con delti irreprensibili 
e casti : et voi nel suggetto di sì alta historia mostrate 
gli angeli e i santi, questi senza veruna terrena hone- 
stà, e quegli privi d'ogni celeste ornamento. Ecco i 
gentili ne Io iscolpire non dico Diana vestita , ma nel 
formare Venere ignuda, le fanno ricoprire con la mano 
le parti, che non si scoprono; et chi pur è Christiano, 
per pili stimare l'arte che la fede, tiene per reale ispet- 
tacolo tanto il decoro non osservato ne i martiri e ne 
le vergini , quanto il gesto del rapito per i membri ge- 
nitali, che ancho serrarebbe gli occhi il postribolo per 
non mirarlo. In un bagno delitiosó, non in un cfaoro 
supremo si conveniva il far vostro. Onde saria raen vi- 
tio che voi non credeste, che in tal modo credendo 



334 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

iscemare la credenza in altrui. Ma sino a qui la eccel- 
lenza di sì temerarie maraviglie non rimane impunita, 
poiché il miracolo di loro islesse è morie dela vostra 
laude. Si che risuscitatele il nome col far de fiamme di 
fuoco le vergogne de i dannati , et quelle de' beati di 
raggi di sole , o imitate la modestia Fiorentina , la quale 
sotto alcune foglie auree sotterra quelle del suo bel co- 
losso; et pure è posto in piazza publica et non in luo- 
go sacrato. Hor così ve Io perdoni Iddio , come non 
ragiono ciò per isdegno, ch'io hebbi circa le cose de- 
siderate; perchè il sodisfare al quanto vi obligaste man- 
darmi , doveva essere procurato da voi con ogni sol- 
lecitudine, da che in cotale atto acquetavate la. in- 
vidia, che vuole che non vi possin disporre se non 
Gherardi et Tomai. Ma se il tbesoro lasciatovi da Giu- 
lio, acciò si collocassero le sue reliquie nel vaso de i 
vostri intagli, non è stato bastante a far che gli os- 
serviate la promessa, che posso però sperare io? Ben- 
ché non la ingratitudine, non 1' avaritia di voi pittor 
magno, ma la gratia et il merito del Pastor massimo è 
di ciò cagione. Avenga che Iddio vuole che la eterna 
fama di lui viva in semplice fattura di deposito in l'es- 
sere di se stesso, et non in altiera machina di sepol- 
tura in vertù del vostro stile. In questo mezzo il man- 
car voi del debito , vi si attribuisce per furto. Ma con- 
ciosiachè le vostre anime han più bisogno de lo affetto 
de la devotione, che de la vivacità del disegno, inspiri 
Iddio la Santità di Paolo , come inspirò la beatitudine 
di Gregorio, il quale volse inprima disornar Roma de 
le superbe statue degli Idoli, che torre bontà loro la 
riverentia a l'humili imagini de i santi. In ultimo, se 
vi fuste consigliato nell comporre e l'universo e l'abisso, 
e '1 paradiso con la gloria, con l'honoreet con lo spa- 
vento abbozzatovi da la istrutione, da lo esempio e da 
la scienza de la lettera , che di mio legge il secolo , 
ardisco dire che non pure la natura e ciascuna benigna 



CARTEGGIO EC. 1»' ARTISTI 335 

influenza non si pentirieno del datovi intelletto sì chiaro, 
che hoggi in vertù suprema fanvi simolacro de la ma- 
raviglia, ma la Providentia ^ che vegge il tutto , terrebbe 
cura di opera cotale, sinché si servasse il proprio or- 
dine in governar gli emisperi. Di Novembre in Vine- 

lia MBLXV. 

Servitore VArelino 
Hor chio mi sono un poco isfogato la colera centra 
la crudeltà vostra usa a la mia divotione, et che mi pare 
havervi fatto vedere che se voi siate divino, io non 
so' d'acqua, stracciate questa, che anchio Ibo fatta in 
pezzi, e risolvetevi pur, chio son tale che anco e' Re e 
gli imperadori respondan a le mie lettere. 
fDirezione) Al gran Mich«il agnolo Buonarroti a Roma. 

Nota 

La data della lettera mdlxv è sbagliata, come io credo , 
in vece di mdxlv , col quale anno combina ciò che al- 
trove ho detto del Giudizio universale di Michelagnolo. 
La lettera peraltro è stata piegata ed in conseguenza 
probabilmente consegnata. L'arroganza, alla quale va. 
del pari l'assoluta incapacità di comprendere Michela- 
gnolo , sorprende poco in bocca di Pietro Aretino ; ma 
i sentimenti di una affettata divozione fanno veramente 
stomaco. Ed in fatti nell'oggetto stesso della pittura 
poco s'mteressa l'Aretino, ma assai a lui importa di 
vedersi in possesso di ciò che Michelagnolo gli aveva 
promesso. Si lagna che l'artista non abbia badato al 
suo consiglio, e temendo forse una simile sorte per 
questa sua lettera , non tralascia di aggiugnere qualche 
parola ingiuriosa intorno al monumento di Giulio IL 
Sapeva quell'anima svergognata dove si potesse pun- 
gere Michelagnolo al vivo, il di cui carattere solo .do- 
vrebbe bastare contro qualunque sospetto. 

A ciò che Pietro Aretino ardisce di pronunziare con- 
tro Michelagnolo, mi giova ora opporre la descrizione 



536 CA&tEGGlO EC. D* ARTISTI 

certamente fedele de' costumi di Pietro medesimo fatta 
da un suo contemporaneo: 

" Havendo, " scrive il Pero al Pagni da Venezia 8 Gen- 
naio 1554, "quella fede alla bontà di V. S. , che si può 
et sì deve haver in un amico et patron di già molt'anni, 
ho eletto di scriver a lei più presto che ad alcun altro 
quello che m'è accaduto con Pietro Aretino , con quale 
ho fuggito di trovarmi da qualche mese in qua^ non si 
riguardando egli in mia presentia di parlar poco hono- 
ratamente del patron nostro, né posendo ne dovendo 
io tollerarlo, ma il diavol ordinò che hieri io lo tro- 
vassi in casa l'oratore Ces , (?) dove è stato escluso per 
i suoi ottimi portamenti circa dua mesi , et per la in- 
nata sua sfacciatezza hieri v'era andato, et appunto 
hiermattina m'era stato detto da uno , che frequenta la 
casa sua, che egli haveva in una buona compagnia usato 
dir che questa impresa di Siena sarebbe un'impresa d'un 
allevo di vedova e non dun figlio del Signor Giovanni , 
con aggiunta di mill*altre poltronerie, ma in tutto questo 
non li harei io detto cosa alcuna , se il monslro non 
fosse stato il primo a mordermi, con chiamarmi Signor 
Ambasciador della quaresima: ond' io pieno fino alla 
gola mi. li volsi et dicendoli: Pietraccio, Pietraccio, tu 
vai cercando di trovar quello che tu hai meritato del 
dì che tu nasceste ; con molte altre parole degne ben 
di lui, ma non forse di me: però questa cosa non fu 
presente l'Ambasciatore, ma di dua o tre altre, egli, 
come vilissimo, cagliò et s' andò con dio; poi disse a 
quelli che l'accompagnavano che voleva scriver a Sua Ec- 
cellenza in modo che in termine d un mese io sarei rivo- 
cato di qua. ho voluto che V. S. lo sappia, rimettendo 
a lei queir ufficio che le par da far; ma certa cosa è che 
questo monstro merita tante bastonate ogni dì quanti du- 
cati S. Ecc. 111. li dà l'anno, non cessando egli in ogni mo- 
do di latrar continuamente, so ben io che l'Ambasciatore 
dell' Imperatore, informato della sceleratissima vita che 
ei tiene , ha disegnato di far conscientia a Sua Maestà 



CARTEGGIO KG. d' ARTISTI SS^ 

della provisi'one che a stanza d'Antonio di Lena li ha 
data già molti anni. Loccasione che prese questo arci- 
monstro di sparlar del nostro patrone circa questa ira-!- 
presa, fu fondata sul'avviso che qua è divulgato, che ì 
Senesi hanno ricuperalo quello che io non credo che 
sia. " ( Carteggio di Venezia filza 8. /. e. ) 

15 Settbr. 1554. — " Credo che le laude datemi da 
Pietro Aretino sono di poco momento appresso il pa- 
trone, et a me basta starne in capitoli, perchè l'essere 
lodato da un suo pari mi par che stia più tosto per nuo- 
cer che per giovar " (l. c,J. 

24 Ottobre 155B " li mortai Pietro Aretino merco- 
ledì a bore 3 di notte fu portato all'altra vita da una 
cannonata d'apoplexia, senza haver lassato desiderio 
né dolor a nisSuno huomo da bene. Dio li habbia per- 
donato. " 

Aveva Pietro Aretino cinque ducati d' oro il mese da 
Cosimo I, come si vede da una lettera del 14 Marzo 
1553, nella quale egli si duole che tal somma non gli 
sìa pagata, e manda un sonetto a Cosimo I per la morte 
di D. Pietro di Toledo. Contra ciò rappresenta il Pero 
già a tal'epoca, che 160 ducati dati all'Aretino sono 
gettati, perchè sparla di Sua Excellenza, e dice che gli 
sono dati per viltà e per turargli la bocca , e che sono 
pochi e mal pagati ( l, e). 

N." CCXXXVI 

Supplica di Bartolomeo di Pietro Gallo alla Signoria 
di Siena 1545 (^Arch. di RiJ. di Siena Scritture con- 
cistoriali del 1 5 ^5 filza 78). 

È autografa 

Illustrissimi Signori e patroni eto. 
Bartolomeo di Pietro Gallo , scarpellino , ricercando 
già sei anni sono un Antonio Maria, scarpellino, con- 
dotto da lui a lavorar a prezzo certi lavori , li quali 

T. u, 21 



338 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

haveva preso a far sopra di se , d' una pietra di marmo, 
che Ant. Maria havea venduta tra molte altre senza sua 
Jicentia, in cambio di ha ver il debito suo, fu da esso 
con molte villane parole ing'iuriato presenti più testi- 
moni , che sono ancor in essere . né bastandoli questo 
fu dal medesimo fogato con un pugnale in mano due 
volte, e poco mancò che non restasse ferito e morto. 
Ultimamente detto Bartolomeo non potendo più 
sopportare la ostinazione e troppa violentia d'Ant. 
Maria , per sua difesa e per tenerlo da se lontano lo 
ferì con poco suo piacere d'una stoccata, della quale 
il misero morì. Per il che gli è stato necessario d'an- 
dar peregrinando con molto suo danno e poca sua 
colpa fino a questo ponto. Al presente desiderando di 
potersi bora mai riposare, e per mezzo della clemen- 
tia e misericordia dele S. V. ripatriare, Quelle, quanto 
più humilmente può, prega e supplica che veduta la 
humiltà e povertà sua et ancora la qualità del caso, 
in verità degno di molta compassione, si degnino di 
condonarli tal delitto, e rimesso in casa sua possi et in 
publico et in privato fin che vive render loro infinite 
et inmortai gratie. Haverebbe cercato e cercarebbedi farla 
pace con le genti di detto Antonio Maria, ma non avendo 
persona attinente, non sa che altro far che racomandar- 
si a quelle etc. 

N." CCXXXVII 

Antonio Lari alla Signoria di Siena. Da Roma 8 
Gennaio i5^6 ( Arch. e. Lettere Jìlza 69 ). 
È autografa 

lllmi. Signori Signori et Patroni miei osservandissimi 

Per una di lor Signorie II Ime. del primo di questo 

ò inleso quanto quelle amorevolmente mi schrivano e 

per gratia loro avertendomi delle cose di Pitigliano. 

Cosa veramente che mi fa ogni dì più cognosciare quanto 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 330 

quelle per mera bontà loro mi amino ; et oltre allo- 
brigo ordinario mi obligono tanto magiormente et in 
publico et in privato, e mi confermano nella fede che 
sempre ho havuto in ciaschun di lor Signori IH. Mi 
dolgo bene non esser tale che gliene possi dare merito, 
ma non potendo altro, almeno non sarò ingrato a quelle 
con tutto il cuore ringratiarle, et in ogni lor bisognio 
per quanto posso offerirmele paratissimo a i lor servi- 
tù, e amarle cordialissimamente come sempre ò fatto. 
Ma sien sicure Quelle che se quelli omini mi voglion 
male, che questo è più presto per malignità loro, che 
per causa che nabino: conciosia che non si potrà mai 
trovare che io facesse in particulare dispiacere a per- 
sona , ne in detti né in fatti , uè pur mai entrasse in 
casa di nissuno né a mangiare, bere, né per dormire, 
o cosa che le progiudichi o all' utile o all' onore. Ma 
sene trovarano bene assai che non potrianno negare 
chio non gli abbi fatto piacere, favori, prestato denari, 
fattoli careze in casa, in Siena e fuore dove so* stato: 
e se io ò servito il Signore Conte nelle fortificationi , 
lo servito con quella fede et amore che s'aspetta ad 
ogni onorata persona, non per farlo dispiacere, e tanto 
son sempre per fare, e con sua Signoria Illustrissima , 
e con qualunche altro o Signore o privato, clie si de- 
gniarà volersi servire di me. Credo bene che questo 
iuditio dell'andare a monte auto, l'abino havuto di Ro- 
ma, perchè l'animo mio era tale per satisfare a V. S. 
111., et occorrendomi lo diceva liberamente , et loro che 
vi anno delli omini che con me fanno el domestico, ne 
deveno essere slati avisati , però questo indilio l'avevo 
havuto prima dal Signore Aschanio, dal Signore Bertoldo 
e da omini Illustrissimi del Conte; e anco. Monsignor 
Rmo. di Carpi, presente Ms. Alixandro Sansedoni, un 
dì ne disse, quimto al provedere a' casi miei, non so 
che altra provisione farci che starne lontano quanto 
posso, e a questo fine so' qua: et ogni dì mi sapresen- 
tano partiti nuovi in italia e fuori . però per anco non 



34o CAhTEOGlO EC. o' ARTISTI 

mi so' resolulo a niente, e quanto le Signorie V. 111. 
mi volesse dare del pane coramodamente , per l'amor 
ohe ò sempre portato alla patria, havendo in serviti© 
loro speso i migliori anni della mia età, molto più vo- 
luntieri servirei loro che altri , perchè almeno ci sa- 
rebbe l'amore, et anco lor Signori sareber certi che 
qual che mangiasse io, non lo mangiarebbe forestieri : 
e se bene ad alcuni è parso alcune volte che li danari 
delli' architetti sono spesa vana, però e' può accader 
de' casi che in un ponte sanno fare tanto, che fanno con- 
fessare a quei medesimi che le utile et necessaria. Que- 
sto lo dico acciò che quelle conoschino el buono ani- 
mo mio, alle quali come minimo servitor loro baccio 
le IH. mani, et con tutto el cuore mi raccomando; et 
nostro Signore dio semper le mantenga felicissime. 

Di Ruma el via di Gennaio 46 
Di V. I. S. 

umil Servitore 
Ant. Maria Lari 

( Direzione J AUi 111. Sri. li Sigri. Conservatori dello 
stato et di Siena patroni miei essermi* 

Nota 

Licenziato dalla repubblica di Siena, e rimpiazzato da 
un forestiere, si trovava il Lari in Roma appresso il conte 
Giov. Francesco di Pitigliano, il quale era stato cacciato 
ad istanza del conte Piccola , suo figliuolo. In circos- 
tanze più prospere aveva conosciuto e servito il conte. 

N.o ccxxxvm 

Il medesimo alla stessa. Da Roma 5 Marzo i546 
("Ardi. e. filza e). 
È autografa 

Illustrissimi Signori, e Patroni miei osservandissimi 
Per DOD mancare allobrigo che tengo con V. 111. S. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 34 1 

e col Signor Conte, havendo per altra mia avvisato 
quelle come gli omini di Pitigliano e Soano erano stati 
chiamati da Sua Santità, per questa dico a quelle che 
son conparsi 14 omini di tutte due le terre, et hanno 
produtto uno irafamatorio di molte carte dinanzi al pa- 
pa, dando molti carichi al Signore Conte, e tra li al- 
tri ancor , che qui fondano, gli dà carico nella Roba, 
nelle Donne e che glia .... ; diche volendosi el conte 
alla presentia loro inanzi a Sua Santità iustificare, a quella 
non è parso in modo alcuno, dicendo, che non è one- 
sto che Sua Signoria contenda del pari e con suoi va- 
salli, e che appresso à Sua Santità e iustificativi modi, e 
agli omini Sua Santità ha fatto un gran inbuETo , ri- 
prendendoli aspramente dello errore et excesso che han- 
no commesso, concludendo Bnalmente che e* pensino 
in ogni modo ha vere ada vere el conte Giovan Francesco 
per lor patrone, come è stato e come el dover vuole, 
e che a questo si risolvino a trovarci modo, perchè 
così è la mente sua. Et gì' uomini sbalorditi, non sa- 
pendo che altro dirsi, risposono che ogni cosa era per 
fare che piacesse a Sua Santità , escietto che questo» ve^ 
dutp il papa la loro ostinatione, lo repricò che non si 
partissano di Roma, e che ci pensassero bene, e si ri- 
dursero sinlo , perchè così era mente sua, e così vo* 
leva el dovere, e quando la intendesseno altrimenti, che 
sarebe la ruina di quei luoghi; e gli, esortava a dover- 
lo fare prima che si venisse allarme, perchè in tutti 
i modi vuol che el Signor conte sia padrone, e che la 
prima volta che li parlariano fu'sse_ resoluto, per anco 
non sono ricomparsi , r)è S. Sre. ha mandato per loro, 
e non stanno di buona voglia, ma stanno bene osti- 
nati. Vedesi che contldano assai nel cardinal f.irnése. 
però anco el conte ci conlìda grandemente ; la Signora 
Duchessa di piageza Io à detto gran villania, però con 
tutto questo, ancorché èl munitorio andasse al* -Signor 
l!liccola, Sua Signoria non comparisce, et ha schritto al 



342 CARTEGGIO ÉC. d' AUTISTI 

Cardinale che non può comparire , allegando le mede- 
sime ragioni di prima, cioè che comparendo sarebbe la 
sua ruina , e che non si vuol perdare quel stato, pure 
el Conte sta di buona voglia , perchè egli vede che el 
papa carni na bene. Et io trovo el conte a ogni dì me- 
glio disposto verso le Signorie V. IH. , et del medesimo 
parere che quelle sanno. 

Quanto alle nuove , per quanto ho possuto penetrare 
di buon luogo, Sua Maestà sta molto in collera con Sua 
Santità; la causa non la potrei bene intendare, perchè 
questo l'intensi sentendo legiare una lettera da un gran 
segretario a un Signore in disparte, e quando fu alle 
cause lesse tanto piano che io non possei udire , malie 
facile a inmaginarsela. Una sera a una tavola sentii che 
un Signore si lassò uscir di bocca queste parole : E' non 
sarà tutto maggio che voi vedrete in italia rimuovare 
stati di tal sorte che a ongnìuno parrà un mondo nuovo. 
Io so' andato drìeto a questa parola più che ò possuto, 
finché ò preso ochasione, e ò ardito domandare el me- 
desimo, finalmente ne ritrassi: non lo detto a caso , 
con qualche altra parola che mi pareva volesse inferire 
anco sopra le cose di Siena e masime di parte della 
maremma, ò sentito dire a un gentilomo che el Duca 
di fìorenza fa 8 Galee . Alcuni gentilomini fiorentini 
manno detto haverne viste 4 finite, cioè 2 galee e 2 
galeotte: sentito una sera a tavola dire a un Signore 
a questo proposito ( parlando sopra le cose di piom- 
bino) : queste galee hanno bisognio dun porto ; e io 
per intendere dissi, che è S. Stefano; allora mi fu ri- 
sposto ridendo, tu ai il diavolo adosso. Dicesi che el 
papa ha mandato segretamente un capitano a Civita ve- 
chia con ordine di far 500 fanti. In Roma è Piero Stroz- 
zi , evi venuto un Monsior di Sottiglio. (?) ; so' ito do- 
mandando a molti gentilomini e Signori , non posso 
intendar niente , escietto che un Signor che mi dice per 
certo non farci niente. Circa le nuove altro per ora 
non mi soviene. Credo che non sia male star vigilante. 



CARTEGGIO EC. 0* ARTISTI 343 

Quanto al caso mio, 111. Signori miei, io ho, aviso 
che le mie robe sono andate male in sovano, quali sono 
per più che 70, p 80 scudi di panni, drappi e altre cose 
huone, evi poi libri, disegni, con cierte belle cose e 
utilissime , che son li studi miei di qualche anno , che 
mi sono molto dannose; quali stimo senza quelle per 
pili che 100 scudi . più ò parlato a questi omini e mi 
dan parole fede di testimoni, che le sanno assai bene 
quante e quali le erano. Ò ancora la risposta di chi la- 
veva in mano , che fa fede grande , talché io posso met- 
tare in vero el tutto, prego le III. Signorie che con 
quela magior presteza, che si può, mi voglino far gra- 
tia d'una lettara calda et di buono inchiostro al Signor 
Niccola et alle due comunità in favor mio , che mele 
voglin rendare. Io non mi son levato allor fationi, e 
non maveva a torre el mio, non mavendo causa ; e que- 
sto è uno assasinamento troppo grande, la lettera quelle 
potranno indirizzarla al Signor Sinolfo Otterio, e Sua Si- 
gnoria la potrà mandare, o per via di So vana: e harei ca- 
ro saperne la risposta , perchè quando non mele voglia 
rendare , prego V. S. 111. che non mi' yoglin mancar 
di iustitia, costà ve de loro omini e nel vostro domi- 
nio. è del bestiame; qual per la fede che ò in quelle, 
e perchè el dovere el vuole , per esser quei Signori 
iusti e ragionevoli che ei sonno , sto sicuro che non 
mi mancaranfìo. Et io come minimo et umil servitor 
loro non mancare oltra l' obligo ordinario essar sempre 
ubidientissimo a ogni V. comando . non occorrendo al- 
tro per ora, baciando le Illustrissime mani farò fine, di 
Roma 5 Marzo 46w 

Umilissimo Servitore 
Anton Maria Lari 

( Direzione ) come sopra 



344 CARTEGGIO ÉC. D* ARTISTI 

N.* CCXXXIX 

Antonio da S. Gallo a Cosimo I. Da Roma 22 Marzo 
154G e Ardi. Mediceo j Carteggio di Cosimo J.Jilza S2). 

È autografa 

Illustrìssimo signore mio caro, salute 
Havendo io inteso come V. Ex. fa fare certe fontane 
al locho di quella di Castello, e perchè qua se ne fatto 
di molte a similitudine di certe che sono attigoli a una 
villa anticha già di Vopischo, le quali sono adornate con 
certi tarteri come diaccioli , li quali si criano in le ca- 
dute delle aque et maxirao al teverone, et più belle 
alla caduta dellaqua del lago Vellino, la quale aqua si 
è grossa quanto mezo arno, e cascha una altezza mag- 
giore che non è la cupola de lìorenza, a uno luogo dit- 
to le marmora o vero murmura, dal mormorio grande 
che fa ditta aqua, e in ditta aqua dove cascha si cria- 
no questi diaccioli di saxo, come ne vedrà questi che 
io mando a V. Ex. , quali sono quelli che dice plinio 
che inello exilo dal lago Vellino saxum crescere, non 
crescie, ma compone; essendo io stato là a fare sbas- 
sare ditto lago, quale inunda li campi Reatini e dì Can- 
talicie et dì Cutiliano e di Pie di luto , e trovando di 
queste materie, pensando fare cosa che sia grata a V. Ex., 
ne ò mandato una soma a quella , in oltra cestoni et 
uno paniere : che quando lo ^atìsfaccino a quella,"lo fac- 
cia intendere a questo mio, che fa mia faccindi costì in 
fiorentia, che si chiama Berto scultore , chi sta in casa 
francesco dassangallo , mio cugino, e ne potrò mandare 
quella quantità che quella vorrà , perchè presto ò io a 
tornare, perchè tuttavia si lavora a sbassare detto lago, 
et a V. Excell, di conti novo mi rachomando. di roma 
di questo di 22 di martio 1546. 

Servitore di V. Ex. antonìo Sangallo 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 345 

K* CCXL 

Pietro Aretino al medesimo, da Venezia 6 Aprile 
1546 ( Jrcfi. e, filza 46). 
È autografa 

Io mi. rallegro de la reputatione accresciutavi da la 
lettera scritta da V. Ecc. al collegio ; si crede quel ma- 
riuolo del papa che il Duca Cosimo sia il signore asca- 
nio alias meza candela ? e che fiorenza non habbia altri 
denti che perugia? benché il da dovere cane ribaldo non 
per altro si compiace nel caso de lo inguriar tutti i 
grandi, che per salvare la sua poltrona stirpe da le mani 
d' ognuno: imperochè gli offesi da lui, eh' è lo Iddio 
de r olTensioni , nelo spettare che questo o quel comin- 
ci a tirar giù , non ci si dia mai principio , ma faccia 
quanto sa eh e in ultime le chimere del vecchio tradi- 
tore saranno i buffoni de la fortuna farnese. Hor s' egli 
istesse a me^ farei vestire una frotta de' battilani da dia- 
voli, et faccendo conto che quegli schiericati idoli dei 
piagnoni sieno santi antoni , gli conciarci in modo che 
la loro e stolta e presuntuosa e fratesca ostinatione im- 
parerebbe che cosa sia el volere stare in paradiso con- 
tra la volontà di domenedio. 

Io per me tremo solo a pensare che sì fatti isgiagu- 
rati habbino tanto bestialissìmo animo. 

In tatito vengo a dirvi che son sei mesi che vi man- 
dai el mio ritratto, non perchè vedeste me, che non ne 
son degno, ma perchè la bontà vostra se deiettasse de 
la virtù di Titiano che il merita, ma non havendo mai 
saputo altro, mi penso o che non 1* haveate havuto , 
o che non vi sia stato caro. Se non I' havete havuto , 
consolatemene col farvelo portare inanzi; e se non vi 
è stato caro, isvergognatemi de la temerità mia coH'co- 
mandare che mi si renda: perochè teneva richeza de la 
povertà, in cui stento , un così fatto di pittura miraco- 
lo, et la risolvo che merita desser legato quel matto..... 



346 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

che dona cosa veruna a un gran maestro: torre, e non 
dargli bisogna . a me parve dì meritare al manco un 
luogo sul carro de i pazzi trionfanti acanto a Raven- 
na j ma nel recarmelo in patienza bascìo etc. etc. 

Nota 

U espulsione dei frati Domenicani aveva fatto nasce- 
re delle gravi discordie fra Papa Paolo III e Cosimo I, 
A cagione delle gabelle del sale si erano ribellati Peru- 
gia ed Ascanio Colonna . Perugia, costretta a cedere , 
perse de* suoi antichi dritti , ed Ascanio, non più felice 
di èssa, si vidde spogliato de' suoi piiì forti castelli, 

N: CCXLl 

Cosimo I a Pietro Aretino. Da Firenze 3o Aprile 
1546 (Arch. e. Minute di Cosimo I filza 9 ). 

A Pietro Aretino a dì 30 d'aprile 1546 
Il rimedio che voi mi scrivete che si deverebbe usare 
alla insolentia dì quelli amici , è tanto beilo et sarebbe 
ancor tanto proficuo, che non potrebbe essere senon una 
somma pietà metterlo in executione . ma è troppo cosa 
vile il pensare a* casi loroj però è bene metterli nel 
dementicatoio, e haverli come se proprio e' non fussino 
al mondo. Io non vi mando questi pochi denari, che 
vi darà lo inbasciadore a nome nostro , per ricogno- 
scimento della fatica che havete fatto nelle lettere tanto 
belle, che mi havete mandate, perchè in fra noi non van- 
no quelle ricognitioni che si sogliono fare alli strani e 
a quelle persone coti le quali none altro interesse, ma 
perchè veli godiate per amor mio con quella buona 
voluntà et perfetto amore, che voi mi portate, e sta- 
te sano. 



CARTEGÌQIO EC. D* AUTISTI 347 

N.» CCXLII 

Pietro Aretino a Cosimo I. Da Venezia 2 Mag-gio 
1546 * C^rch. e. Carteggio di Cosimo I. filza 47 )• 
È autografa 

— È forza dirvi che il Settembre passato Lorenzino 
corriere insieme con una mia lettera, stanpata con lal- 
tre, vi portò il mio ritratto , aciò che , secondo vi scri- 
vevo, comandaste che fussi messo ne le cucine o ne 
le stalle , solo perchè anchio mi connumerassi fra i suoi 
servi. Ma perchè V. Ecc. era fu ora , et el ritratto et la 
lettera diedi al Maggiordomo di quella, et perchè il 
pitore Salviati mi scrisse che sua Signoria nel veder 
la mia effigie disse che io non era punto invcchiato , 
anco a lui feci una lettera nel libro, onde meritavo che 
si degnasse presentar vela, almeno per bonore de la vir- 
tù di Titiano. 

N°. CCXLIII 

La Signoria di Siena a Pietro Cataneo. Da Siena 7 
Maggio 1 546 ( Arch. di Rìformagioni di Siena Leu 
tere della Signoria filza ai6 ). 

A Maestro Pietro Catanei Architettore e Commissario 
in Orbetello 

L'Imbasciadori della terra nostra di Pereta ci dicano 
che per servitio di cotesta muraglia hai comandato 25 
bomini di quella terra , e forse sono tutti venuti ; ci di- 
cano di più che hanno le mura in parte minate , et ve- 
glino dar principio a ripararle e murare, e perciò hanno 
bisogno degl'homini loro, e così ci hanno domandato 

* La lettera porta la data del 1 545 , ma' il contenuto mostra ad evidenza 
che essa , come tutte le altre dì questa filza ^ è del 1 546. Abbiamo già 
XMtato uà altro simile sbaglio oelle lettere precedenti dell'Aretino. 



348 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

pratia. noi desideriamo che cotesta fabbrica si segua , e 
quella loro non si habbandoni, e per questa haviamo 
deliberato che solo ne ritenga otto di detti homini, e 
li altri rimandi a casa loro ; con questo che detta comu- 
nità dia principio subbilo a murare, come dice haver 
bisogno, e così segua, ilchè vedrai tu; e caso che non 
facci questo, ti servi di quella quantità d' huomini di 
quella terra di quanti barai di bisogno. Mandarai a Ra- 
dicofani a far patto che ti mandino in fatto sei homini, 
quali sonno obligati per decreto et conventione mandare 
e ritenere costì per servitio della muraglia per certo 
tempo, e non hn vendo altro per bora, facciamo Gne, ri- 
cordandoti che attenda con fede , cura et amore etc. 

Nota 

Pietro di Giacomo Cataueo, Sanese , architetto civile 
e militare, noto come autore Dell'architettura, è caro 
alla sua patria per servigi prestati dopo che dal Barbaros- 
sa furono devastati vari paesi del territorio sanese. Un do- 
cumento interessante, che riguarda la di lui famiglia, si 
trova presso il Signor Gius. Porri a Siena, alla di cui 
gentilezza ne devo la copia seguente: 

Cristo 1564 

Conciosia che per gratia dell'Altissimo i Dio sia con- 
tratta nuova parentela et affinità infra le infrascripte 
parti, cioè che il provido homo Pietro di maestro la- 
como Catanei , architettore e cittadino senese , dà e con- 
cede per sua vera e legittima sposa la sua cara et ho- 
nestissima figlia Augusta al nobile et honorato giovane 
Adriano di Francesco Giusi, con li infrascripti patti, mo- 
di, capitoli e conventioni, cioè: In prima il dicto Pie- 
tro promette e si obliga che dieta Augusta ali debiti 
tempi riceverà dal diclo Adriano l'anello, e consumerà 
il sancto matrimonio, secondo che è ordinato per la 
santa Madre Ecclesia Romana. 

E slmilmente dicto Adriano promette e si obliga dare 
l'anello, e consumarà il santo matrimonio > come di 
sopra . 



CARTEGGIO EC. D' ARTISTI 3^(j 

E similmente il dicto Pietro si obliga e promette dare 
al dicto Adriano per dote e nome di dote fiorini mille 
cento , di lire quatro per fiorino di denari sanesi , in 
questo modo e forma, cioè dugenlo simili quanio li 
toccarà la mano, fiorini cento in donamenta, quando la 
menarà, da stimarsi per due homini comuni si come si 
costuma, e fiorini trecento per tenpo e termine di mesi 
dicotto dal dì si toccarà la mano, fiorini cento per ten- 
po e termine di anni quattro prosimi da oggi, edarli 
e consegnarli la chiusa e beni che dicto Pietro ha nel 
comuno di santa colomba, quali erano di Silvio Neri- 
ni, per la stima di due homini comunemente da eleg- 
gersi infra diete parti, et ogni restante che mancasse, 
fatta dieta stima, pagarli e sodisfarli per tutta quadra* 
gesima prosima futura, e da inde in poi a suo piacere. 
E perchè li dicti primi fiorini dugento potrebbe essere 
non bastassero per vestirla , che dicto Pietro sia tenuto 
et obligato promettere e pagare al mercante da chi si 
levarono i drappi a conto della paga , che si ha da fare , 
per tutta quadragesima tutto quello che fusse di bispgnio 
per (lieti drappi, e di tanto infra dette parti convennero 
e réstorno d'accordo, obligandosi dicto Adriano, quan- 
do la menarà, fare lo instrumento di dote in forma di 
ragion' valida con tutte le clausole solite e necessarie, 
e a senno del savio di dicto Pietro, e le cose predette 
le dette parti, e ciascuna di esse per loro, loro heredi 
e successori promessero attender*? et observare etc, etc. 

In Siena questo dì 9 di Novembre 1564. E tutto a 
laude, honore e gloria dello Altissimo i Dio e della san- 
tissima Trinità, quali per loro pietà concedino gratia 
che il presente parentado et affinità sia a lor' laude e 
reverentia, e a salute, quiete, pace et amore delli dicti 
sposi e di tutto il parentado , alli quali si degni prestare 
longa salutifera sanità e longa vita, e tutto per ogni 
miglior modo. 

Io Pietro Calanco sopradelto affermo e son contento 
a quanto di sopra si contiene, etc. etc. 



35o CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N." CCXLIV 

La medesima a Antonio Lari. Da Siena 24 Maggio 
i546 ( Arch.c. Lettere e. filza 211 ). 

A Maestro Antonio Maria I.ari Architettore che si truo- 
va in Pitigliano 

Desiderando noi che la muraglia d'Orbetello principia- 
ta si tiri avanti, e si conduca alla sua fine e conveniente 
perfettione quanto più presto, habbiamo risoluto scriver- 
vi queste nostre , prendendo sicurtà del opera e virtiì vo- 
stra. Però vi diciamo che subbito vi conferiate a Orbe- 
tello , e procuriate che decta muraglia si segua con quel- 
r ordine che vi pare , acciò li maestri vi si trovano non 
habbino in ciò per se stessi a fare qualche errore, ma 
denno in tutto seguire quanto per voi le sarà ordinato. 
E perchè intendiamo che alcuni muratori , che si truo- 
vano costì in Pitigliano e in Sorano ala fabrica di quel 
Signore, si deveno partire, vi diciamo che vediate din- 
viarli a Orbetello a fabricare insieme con li altri , che 
vi sonno, detta muraglia , e non seli mancarà per i Com- 
missario nostro, che ivi si truo va, sodisfarlo la lor mer- 
cè. E dichiarandovi meglio la mente nostra vi commet- 
tiamo , come vogliamo che con detti maestri di muro 
si faccin coraposilione di lavorare a tanto la canna di 
muro , e non a opera , e però vedrete a che prezzo si 
possano tirare con più vantaggio pnbblico che si potrà, 
e ce ne darete avviso con vostre lettere, o vero a boc- 
ca qua nel ritorno vostro, che intendiamo dovere es- 
sere in breve. 

Ultimamente se vi verrà bene nel ritorno vostro qua 
passare per montalcino, ci sarà piacere che vi facciate 
mostrare dal offitiale e priori di quella Città una certa 
parte delle mura dessa, che è assai debile e merita re- 
stauratione ; però procurarete di vedere e considerare 
il tutto e la spesa necessaria che vi si potesse fare, e ce 
1)6 darete di poi ragguaglio , acciò ci risolviamo a quan- 
to ci parrà opportuno. 



CARTEGGIO fCC. t>' ARTISTI 35 1 

N.* CCXLV 

Cosimo I a Pietro Aretino. Da Firenze 4 Giugno i5^6 
( Jrch. Med. Minute di Cosimo I filza 5 )» 

A Pietro Aretino a dì 4 Giugno 1546 
Ha potuto tanto in noi la affettuossissima lettera vo- 
stra acconpagniata con la medaglia, che voi ci havete 
mandata, della felice memoria del Padre nostro, che su* 
bito domandammo che Francesco Leoni fussi cavato dì 
prigione ; e volentieri lo haveremo fatto liberare del tut- 
to , se noi non fussinio soliti per la iustitìa e per non 
volere il preiuditio del terzo, contradire a noi stessi 
in quelle cose, che noi alcuna volta grandemente de- 
sideriamo : che potete star sicuro che, sicome noi havia- 
mo amalo, amiamo ancora Francesco Leoni; ma le legge 
e gli ordini de' magistrati di questa nostra città ricer- 
cano per giustificar simil querele, maggior rigorosità an- 
cora di quella è stata usata a lui. 

Chel ritratto sia simile al Signor nostro Padre , cene 
stiamo al iuditio del conte Pier Maria e vuostro , a' quali 
so che lamore ha tenuto e terrà sempre fresca la me- 
moria di lui. state sano. 

N." CCXLVI 

Pietro Aretino a Cosimo L Da Venezia la Giugno 
i546 (Arch. e. Carteggio di Cosimo I filza 5o). 
È autografa 

Suplico col core, con lo spirto et con lanimo che 
venendo Titiano o essendo venuto a basciarvi la mano , 
che al manco se gli dica che il mio ritratto sia stato 
visto da V. Ecc. intanto faccio fare di marmo la testa 
del Signor Padre (?) et la vedrete viva. 



35 2 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N." CCXLVII 

Il vescovo Tornabuoni a Giov. Francesco Lottini. 
Da Firenze 2 Ottobre i54G (Arch. e. filza 5o). 
È originale 

MagniGco Messer Gian Francesco 
Questa mattina non fini' di dirvi tutto , dicolo bora, 
io domandai a S. Excellenza una lettera per Michela- 
gnolo , divino scultore , che fossi di credenza , e pre- 
galo che mi dessi autborità e comissione di prometterli 
gran cose per farlo tornar , sebben fossi il farlo de' 48 
senatori, et poi che ufizio volesse, e perchè io non vi 
dissi nulla , voi non lo sapevi ; et bora che velò scrit- 
to, e che lo sapete, operate anche voi, e fate quel che 
in questo caso vi detta l'animo e rimorde la coscienza. 
Di Casa il 2 di Ottobre 1546 
( Direzione ) Al Meo. Ms. Gian frane. Lottini segret, 
di S. E. 

N." CGXLVIII 

La Signoria di Siena a Antonio Lari. Da Siena so 
Ottobre i546 (Jrch. e. di Siena Lettere e. filza 21 4)» 

A Maestro Antomaria Architettore così fu scritto: 
Confidandoci noi molto nel vostro sapere per haverlo 
altre volte sperimentato , e voi amorevolmente dimo- 
strato , siamo forzati per la presente nostra ricercarvi 
che siate contento conferirvi quanto più presto fino a 
Orbetello, e mostrare al nostro commissario , depula- 
io sopra a quella muraglia, et ancora a quelli maestri 
muratori , in che modo si babbi da tirare la scala se- 
creta , la porticciuola del soccorso e le feritoie in quella 
parte dove viene la porta nuova, perchè siamo avvi- 
sati dal decto nostfo commissario , come di già hanno 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 353 

gittate li fondarnenli in quel luogo, e che sarebbe be- 
ne, prima che si SjBguisse più avanti, voi vi ci confe- 
risse un poco, e lo desse e lassasse un poco di disegno 
come si babbi da fare, acciochè la muraglia stia con la 
satisfattione e perfettione che conviene, che a noi sarà 
grato, e a voi ne tornerà onore e lode: siche non man- 
carete sodisfarci di quanto desideriamo} che cene farete 
piacere assai, e cene mostraremo ricordevoli nell' oc- 
correntìe vostre, che Dio vi contenti, 

N' CCXLIX 

Antonio Lari alla Signoria di Siena- Da Sorano 26 
Ottobre i5^G ( Jrch. e. Lettera alla Signoria [fil- 
za 6g ). 

È autografa 

Illustrissimi Signori Signori e Patroni mìei osservan- 
dissimi. 

Per via Dorbetello ho ricevuto una di lor Signorie 
Illustrissime de' 20 di questo, con molto piacere per la 
fede che quelle per gratia loro mostrano hiverp in me. 
Di che non possa se non con tutto el cuore ringra- 
tiarle. Ma perchè quelle mi dicano che io devi andare 
quanto più presto a orbetella per dare ordine al corn- 
missario loro di quanto à da fare intorno a tal fabrica , 
in risposta dico a quelle che già ci so' stato più volte , 
e ho ordenato e messo in carta, e fatto mettere in opera 
ai maestri quanto sa da fare, e di tal fantasia ne fui 
inventore, come è cosa nota, e per ultimo questa state 
vi andai pure per Iettare di lor Signorie lUu^trissiine, 
e mi vi fermai eerti giorni, ordenando quanto mi pa- 
reva che in quella e anco In due altre stagioni si po- 
tesse fare, e informai benissimo e maestri e anco el 
commissario che ci aveva assistare, e in la propria ope- 
ra disegniai la porta del soccorso over falsa, una sor- 
tila torniere ( ? }, via cuperta per quelle in luogo di 
T.n, 23 



354 CARTEGGIO EC. H* ARTISTI 

contramiue , finestre over feritoie allusanza come ia 
tutte le altre bene intese forteze s*usa, e el cordone 
detti le alteze, e finalmente quanto per me fu cono- 
sciuto necessario, e in servitio eonor loro approposito, 
con quella fede e amore che saspetta a ogni buon figlio 
e servitor loro, di che mi dovarei maravigliare che o 
i maestri , o chi nà cura , non labbi tenuto a mente , 
quando io non provasse e sapesse che con la presentia 
mia continua apena dico i pratichi se ne fan capaci . 
non so adunque come si è possibile che quelle credino, 
mutando a ogni stagione maestri e nuovi , che le cose 
loro possino andar bene; io non dico questo per vo« 
lere insegnare a quelle , perchè so' piiì che cierto che 
in ogni loro ationi son prudentissime. e di gratia quelle 
non la piglin per questa via, ma credin pure che la spe- 
rienlia minsegna, e l'amore grande che io porto alla 
patria, allo illustrissimo magistrato vostro e particu- 
larmente a ciaschun di lor Signorie, mi stregnie a diìr 
cosi, e se io fusse potente a poterlo fare, io le dico 
certissimo che col mio proprio , senza dare alcuna 
spesa al publico, vandarei e starevi, finche io cono- 
sciese che vi fusse bisognio di me , come ognuno 
dovaria ; ma io so che quelle sanno che io noi posso 
fare, per non bavere, ne haver chi mi dia; però in 
quanto potrò , non mancarò mai servirle dovio sarò. 
E perchè al presente sto molto occupato in questi 
due luoghi con 24 maestri muratori intorno , e an- 
co so' in procinto de cavalcare e ora per ora assai 
lontano, conosciendo non potere così ora essere là, 
non ò mancato mandare di nuovo el modano del cor- 
done, e ricordare a lor commissario quanto gl'avero 
già detto, e disegniate e dove e come, come anco aver- 
tirlo di quanto ha da fare per non perdar tempo inu- 
tilmente in la mia assentia e fino al mio ritorno o al- 
tro aviso . prego ben le Illustrissime S. V. che mi per- 
donino ; perchè per adesso me necessario far così per 
non poter fare altro. E voglin credare , perchè così èl 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 355 

verOj che io so' volonlaroso di servirle, come sempre 
che me ne sia dato occasione Io niostrarò. Alle quali 
umilmente mi raccomando ^ baccìandole le Illustrissime 
mani. 

Di Sorano el 26 dottobre del 46 

D. V. Illustrissime Signorie Umilissimo Servitore 

Anton Maria Lari 

( Aroh, e. Registro di Lettere della Signoria N." 
214). A Antonio Lari (il dì xii di Novembre 1546) si 
scrisse che in fatto si conferisca a Orbetello, e dia or- 
dine che giù .... (vi manca ogni restante j essen- 
dovi uno spazio in bianco). 

N." CCL 

Denunzia de* beni di- Domenico Beccafun^i. Da Siena 
i546 {Arch.di Siena j Denunzie N \i(S). 
È originale 

Dinanzi -da voi e spetabili citadini, chiailìati da' nostri 
Mangnifici Singnori, si dà per Maestro Domenico di Pa- 
ce dipetore chome mi trovo li fra scritti beni, e prima 

Una chasà per mio abitare cho la fameglia, posta 
ne la chotrada de' maestri, populo dela badia a l'aròho ; 
e trovomi; 

2 chasette in detta chotrada e detto populo per api- 
gionare, di pocho valore, una posiscocela nel chomuno 
di sa pulinare di pocho frutto: una pocisconcela à uno 
bu cho pocho frutto, nel chomuno di munistero, detta 
le cerchiala, in chapo a l'ano siamo giiì e su, chosa 
magra, trovomi 

2 e staia de chastangnietto In montangnia , in luocho 
detto simignano. 

Da più persone mi trovo debitto scudi 25 d'oro, da 
una persona mi trovo da rischuotare ^-— scudi 40 in cìr- 
cha. trovomi vechio cho la dona e 3 figlie femenine di 



356 cÀHrECGlo ec. d' artisti 

11 e 13 anni, e uno 6glio mastio, a vostre Signorie mi 
racboniando. 

Nota 

" Lelia a' dì mi d'Aprile. ^' 

N.* COLI 

Francesco da San Gallo a Loren2o Pagni. Da Firen- 
ze 8 Gennaio iS^'j ( Arch. Med . Carteggio di Co- 
simo I filza ^i ). 

È autografa 

Francesco Sto. Gallo 

Al Magnifico Messer Lorenzo salute, fu qui lo scar- 
pelino , ed ebbe tucti li modani e li disegni ; e così sì 
atende a solecilare, né mancherà di nulla, così mi pro- 
mete: ed io di quello che a me sapnrterà non mancherò, 
che sono desideroso servir V. S. 

Apresso trovai M«sser Doraitiano, e mi lese quello 
che da S. Ex. aveva, e che in fiorenza segli ricordasi; 
et così aspettrò quel tempo. 

Apresso e' potrebbe esere che V. 9. avesi a fare una 
lettera al vece Re per conto di quel opra di monte ca- 
sini della sepoltura del magnifico piero de medici ; • 
et perchè V. S. sia informati avendo a scrivere , i frati 
di monte casini erano debitori della casa de' medici di 
sedici mila ducati, e convennno con papa cremente di 
fare la sepoltura al corpo del Magnifico piero, che è 
là su in diposito, ed in deta sepoltura dovere spende- 
re 4000 milia ducati , ed erano cancelati li, 16 mila; h 
fata luta lopera, e mancha le statue, che è il morto ed 
dua altre, anno sborsato i frati una parte per dette sta- 
tue , e ora non vogliono fare altro , ed così s' anno dato 
parole già da la morte di cremente insino a ora. V. S. 

* Della cappella dedicata all^ memoria di Pietro de' Medici a M<<nle Cas- 
•mo esiste la piauta collo spaccato fra i disegni archìtettoni«i nella Galle- 
ria degli UiEzi «egaaUu Àatonio da Sangallo Architetto ~ fiofeat. 



CARIEGGIO EC. D* ARTISTI SS^ 

è informata di quello che ocorendo può iscrivere, ch'io 
ho fato buona parte delle statue; non le posso finirò, 
non è finita l'opra , sio non mi vaglio di quello che 
potrei, altro non dirò, salvo che a quella mi racoman- 
do ; che se quella à comisione di scrivere, vi priegho 
che mei facia dare aviso: ed a quella mi hofero e ra- 
comando. 

Bene valete, addi 8 Gennaio 1546 

In fiore nza 
(La direzione è lacera): k\ Mollo Magco. M. Lorenzo 
sec°. del Sor. Duca di firenze. 

N.° CCLII 

Don Lorenzo abate di Monte Cassino a Cosimo I, 
Da Monte Cassino i Febbraio i547 T-^''^^* Med. Car- 
teggio di Cosimo Ijilza 5i ). 

È origina/e 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor 
Per litera di V. III. Eccellentia havemo inteso il de- 
siderio la tiene che si fenischino quelle statue prenci- 
piate da Maestro Francesco Sangallo per la sepoltura del 
Magnifico Piero, alche non solo semo obligati, ma obli- 
gatissimi , sì per la conVentione, qual'è fra il ditto Mae- 
stro Francesco et noi, sì- ancora et molto più per gli 
infeniti béncfitii, quali la Religione nostra ha sempre 
continuo riceputi da questa casa Illustrissima de' Medi- 
ci. Ma molto più assai ancora seti tenemo obligati, quan- 
do ben non vi fosse altra conventione, solamente per 
far cosa grata a V. Illustrissima Eccelentia, sichèìanimo 
nostro è deliberato totalmente di mandare a perfettio- 
ne tale opera, quando ben ce andasse quanto havemo al 
mondo et la vita ancora, et per tal eCfetto havemo dato 
ordine al Abbate di Abbadia, già passato un mese, che 
pagasse al ditto Maestro Francesco scuti cento d' oro , 
quali noi havemo resposti in Roma per il monasterro 



358 CAllTEGGlO EC. D* ARTtSTl 

di la Badìa; el a questa bora esso Maestro Francesco 
viene haver receputo da noi circa seicento scuti in tutto, 
et per l'a venir, secondo che andarà lavorando, non man- 
caremo in darli dinari , purché presto finischi lopera, 
delchè ne senio desiderosissimi, et dal canto nostro non 
mancarà. altro non ce occorr' se non ec. del Sacro Mo- 
nasterio di Monte Casino il primo di febraro 1547. 

Di Vostra Illustrissima et Excellentissiraa Signoria mi- 
nimo Servitore 

Don Laurentio Abbate 
Casinense 

Nota 

In margine è notato di mano di Cosimo I : al pagni 
che ci parli. 

N/ CCLHI 

Il Vignola agli Ufiziali di S. Petronio a Bologna. Da 
Bologna i Febbraio i547 {Arch. della Fabbrica di S. 
Petronio 11. C. Fascicolo B). 

È autografa 

I. H. S. in nomine Domini a questo dì primo di Fe- 
braio 1 547 

Molto Magnifici Signori et Patroni miei sempre osser- 
vandissimi, per baver lacomo Ranuzzo scritto alcune 
cose contra il disegno fatto da me per la facciata di Sto. 
Petronio, gli accomodare particolarmente le risposte, 
come qui di sotto quelle vederanno, acciò V. M. S. 
restino chiare del processo mio in tal disegno. 

Io ponerò da banda la querella che fece, ch'io gli 
delti un disegno a misurare, quale non è quello istesso 
ch'io mostrai à V. S. , imperò che da quelle in faccia 
fu chiarito in contrario . venendo al primo, egli dice es- 
ser nel mix) disegno infiniti errori ; et il primo essere 
che manca piedi quattro nella quantità della larghezza 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 359 

de'piedi cento sessantacinque, li dico s'egli havesse con 
diligenza misurato la larghezza della chiesa a parte per 
parte , come ho fatto io , in tanta quantitade non ha- 
veria trovato difetto di misura. 

Ma non volendo star su questo, vorrei che mi di- 
cesse che quando questo difetto fosse , se questo si deve 
ascrivere a errore; imperochè non è consuetudine de' 
aichitetli dar un picei disegno talmente in proportione 
che s'habbia a riportare de piccolo in grande per vigor 
de una piccola misura , ma solamente si usa far li di- 
segni per mostrar linventione; et quando sono appro- 
bati per boni, segli scrivéno particularmente le pro- 
portioni et misure de' numeri, come esso puote vedere 
cbio ho fatto nel profil della facciata. 

Secondariamente egli dice ch'io voglia rimovere et 
guastare tutti li bassamenti dinanzi dàlia chiesa; io gli 
rispondo che non voglio né mover né guastare cosa 
alcuna, eccetto se non bisognasse rimovere et conciare 
quella parte verso il salare , altrimente non intendo 
quel che si voglia dire. 

Terzo egli dice chio voglio guastar le pillastrate della 
porta grande; le ^/cj rispondo ch'io non intendo guastar 
tal pillastrate, ma bisognava che egli aprisse gli occhi e 
considerasse ch'io gli ho disegnato in duoi modi, luno 
intl modo che stanno, laltro nel modo che a me pare 
dovessino stare, rimettendomi al iuditio delli periti, et 
più dice che io voglio alargare gli pillastri* che sono tra le 
capelle et le nave piccole: in questo logli rispondo 
ch'egli non intende il mio disegno, perchè io non vo- 
glio né allargare né movere detti pillastri, ma ben vo- 
glio o intendo ristrengere et mettere al luoco suo gli 
duoi pillastri che sono tra la nave grande et le piccole, 
perché sono in piede di soperchio in larghezza, nò 
sono al luoco suo , com'io scrissi nelli miei primi dis- 
corsi fatti sopra detta fabrica, et approbati per lui di- 
nanzi alli Signori Officiali di quel tempo. 

Quarto io gli rispondo che delli cantoni angolari non 



3C)0 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

è errore a poner le colonne tonde sopra li piedestalli 
angolati, Perciochè gli è consuetudine fra tutti li ar- 
chitetti del mondo a poner le coione tonde a stilobati 
quadri, che sono pur angolati; et se lui havesse ben con" 
siderato la forma di detto cantone, ritroverebbe esser 
cavata di una forma quadra, et per più vaghezza esserli 
stato fatti li spigoli ad esser più somigliante al moderno. 
Quinto ei dice chio pongo gli capitelli suli pillastri 
duoi terzi più piccoli delia base : in questo puossi co- 
noscere egli esser privo de ogni condìtione di architet- 
tura . ei piglia uno stilobate over piedestallo con la sua 
base per simplice base, et dice, per quanto io posso 
intendere, chel sopradetto capitello vorebbe esser come 
tutto il bassamento, che è piedi dieci; e certamente 
sarrebbe un bel vedere un capitello sopra una coIona 
di larghezza di piedi 3 et di altezza di piedi 30, che 
venirebbe a esser il terzo del altezza della coIona . et 
questa foggia di architettura io non saprei giudicar dove 
esso r havesse pescata, s'ella è antica over moderna, 
o se pur di sua pura inventioné. 

Sesto egli dice, ch'io pongo architrave, freggio e 
cornice doriche sopra li capitelli moderni ; di questo ne 
lascierò far juditio alle S. V., s'egli ha cognitione de 
ordine dorico, over moderno, et acciò che quelle pos- 
sano meglio conoscere et iudicare, io ho disegnato qui 
sotto lordine dorico segnato A, et lordine moderno se- 
gnato B, che è rapportato da quel che è sul disegno 
ch'egli dice essei; dorico, et dice esser contra ogni ra- 
gion di architettura, massime di vilruvio. 

Quanto alla settima parte, ei dice ch'io muto occhi 
in finestre, e le finestre in occhio contro alla volontà 
et parer del primo fondatore; a questo io gli rispondo 
che a voler metter in proportione tutto lordine della 
facciata, come ricerca la bona architettura, non sono 
al luoco suo, perciochè gli occhi che rispondeno sotto 
alle -nave piccole, rompeno il primo ordine della fac- 
ciata, che va in altezza de piedi 46; similmente la 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 36 1 

6nestra sopra la porta grande nella nave di mézzo sca- 
vezza il secondo ordine, et più scaveza el frontespicio 
della chiesa. Per questo non mi pare esser errore d'acco- 
modar dovè la finestra un occhio, et dove sono gl'occhi 
le finestre, per schifare il sopraditto interrompimento ; 
pertanto io creddo s*esso primo fondatore fosse in vita, 
con manco fatica se li farebbe conoscer et confessar li 
errori, che per causa di quel tempo ha comesso, e non 
di lui, perciò che in quel tempo non era ancora rifor- 
mata la buona architettura in luce come alli nostri se- 
coli, et acciò V. S. posseno conoscer la verità, io ho 
fatto novamente il disegno del dentro della facciata con 
le sue mostre delli ornamenti et con l'occhio ^t fine- 
stre accennati dalla banda destra, coni' io intendo di far, 
dolla sinistra come stanno, et messo al luoco suo, per 
il che si può conoscer lo antedetto rompimento delli 
ordini antedetti. 

Alla ottava parte rispondo , che la finestra, ch'egli 
dice eh' io fo più alta sotto le volte piccole piedi 3 onze 
6, io dico che a voler compiassare e metter in bona for- 
ma et ragion di architettura tutta la facciata , come di 
sopra ho detto , non si può mettere, altramente , et a 
questo provedo, come nd profil della facciata ho mor 
strato a V. M. S. , et ancora in modello; et per que- 
sto non rrii pare che si habbia da conquassare et dif- 
formare tutto lordine della facciata per sì piccol causa , 
massime potendoli prò vedere con sì bel modo, che ser- 
ra non manco iudicata fatta in arte che sforzata mente, 
in quanto alla larghezza sua, io intendo che habbia a 
essere di p. 9, , come sono le porte piccole , che sono 
al dritto di dette finestre ; et in questo io non so dove 
mi ritrovassi mai uno architetto che mi riprendesse 
ch'io facesse più piccola una finestra che una porta. 

El simile rispondo alla nona parte, del* occhio sopra 
la porta grande debbe esser della larghezza di essa 
porta, così haveranno tutti li lumi rispondentia et 
consonantia , come commanda la buona et ben intesa 



36 a CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

architettura. In quanto ei dice che sarrà appresso al sot- 
tarco di p. 4, in questo gli rispondo che non debbe 
sapere o intendere quanto habia da andar alta la nave 
di mezzo j percjochè l'occhio, ch'io ho designato in 
detta facciata, è discosto dal sotto arco da p. 8, et non 
4, com'egli dice, et questo si conosce nel profil della 
facciata che ho designato. In quanto ei dice che par un 
festone, io indico che nel suo paese si debbono usar di 
gran santi, poiché vuol far le feste di tanta grandezza. — 
Alla decima parte non li rispondo altramente, per- 
chè mi pare di superchio, perchè già è detto la causa 
perch'io rimovo occhi e finestre. 

Similmente al' undecima parte gli rispondo, che non 
volendo far la finestra per la causa sua detta , non la 
vengo in occupar altramente con le pillastrate over 
antey come ei dice, perciochè non vi hanno da essere; 
et in questo mi par che lui habbia messo di superchio, 
perchè egli à messo uria cosa tre over quattro volte 
per far la cosa grande, et mostrar quella sua infinità 
che diceva. 

Alla duodecima parte, nella parte di dentro dove egli 
dice eh' io voglio fare un corritore sopra gli archi gran- 
di, che sono alti da p. 70, a questa parte non gli saprei 
rispondere, perchè malamente posso intendere quello 
che si voglia dire, perciò chel nomina in molti luochi 
una cosa per un'altra, com'è a nominar le navi pic- 
cole per le grande, et come è a dire chel corritore va 
alto p. 50 da terra , et che va sopra gli archi grandi 
antedelti di p. 70: et ancora dice se gli havesse havuto 
da andare, gli haverebbono lasciate le morse come nella 
facciata di fuori; et non ha tanto iudicio che conosca 
che non è anchora fatta la muraglia in quella altezza, 
perciochè al presente vi sono gli chiavoni che sostengo- 
no il coperto della nave grande, ma perchè non occorre 
al presente il parlar del di dentro di san Petronio, non 
dirò altro , se non che occorendo io sono huomo per 
renderae conto et non parlare a vento, ma con ragione. 



CARTEGGIO EC. d' ARTJSTI 363 

Alla terza decima parte non gli rispondo' altro, se non 
quel che io ho decto alla decima parte per esser il me- 
tìesimo soggetto. 

In quanto al quartodecimo et ultimo suo capitolo, 
che egli dice che parerano le finestre, attaccate al li ar- 
chi sotto le navi, piccole, io gli rispondo che gli occhi, 
ch'ai presente sono nelle navi, piccole dalle bande, so- 
no similmente sotto et appresso alli suoi sott' archi, et 
similmente si può conoscere ne' disegni di Messer Bal- 
dassar da Siena bona memoria ; dirò però nel disegno 
di dentro di S. Petronio, fatto da esso, ha accennato le 
finestre nella nave grande, che vanno a toccar con li 
ornamenti i sottoarchi di detta nave, et pur era di ellra 
intelligenza che non è il Ranuzzo: et similmente ne' suoi 
schizzi della facciata ha sempre accennato le finestre in- 
dritto le navi piccole, e gì' occhi nella nave grande, co- 
me quello che sapeva che solo è una via della verità, 
uè per altra si può caminar se non per quella una. 

Inquanto alle tre cose eh' egli dice che restino a con- 
siderare, in questo ponno conoscer V. M. S. quanto sia 
la sua poca intelligentia ; et mi meraglio C^ic^ eh' es- 
sendo stato tanto tempo in questa fabrica, sia stato a 
questa bora a considerar le più importanti cose della 
facciata, essendosi messo in detta facciata a lavorare; 
benché questo non è il maggior error eh' egli habbia 
fatto: ma per più rispetti faccio fine. 

Di quanto ho di sopra detto mi riportò al iuditio di più 
periti, supplicando V. M. S. vogliono conoscere la verità, 

D. V. M. S. Humil servidor lacomo barozo da Tignola 

If.' CCLIV 

Gian Paolo Poggiai a Lorenzo Pagni. Da Firenze ao 
Marzo i547 f Carteggio di Cosimo I. filza 55 ). 
È autografa 

Magnifico Messer Lorenzo 
I ò riscevuto una vostra lettera insieme con una 



364 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

jsqatola di foglia di Rubini, la quale è molto male condi- 
zionata, chio non so chi vi si mettessi drento la ban- 
bagia, che là agravato di sorta che è tutta ripiegata, che- 
chi là conco non sapeva che quanto più era sollevata, 
meglio stava, e pure la serviva. Intendo quanto m' a- 
visate del Ducha nostro Signore; Delchè io dato a Go- 
vanni di Goro 3 rubini e! zaIBno a fare ripulire, e re- 
stante si va finendo e icassando li altri, e come saran- 
no forniti subito si manderanno : e tanto direte a sua 
Eccellentia, e, di gratia avisate quello vi risponde, non 
altro; a' comandi di V. S. 

Di Firenze alli 20 di marzo 1547 

Di V, S. buon servitore 

Gian paulo poggi ni 

orefice in guardaroba di S. Eccellentia 

Nota 

Vi è notato in margine: ".Sua Eccellenza non , ha 
detto altro. "' Ora mi giova qui avvisare che nel seco- 
lo XV molli lavori di orificeria furono ordinati dai Fio- 
rentini a Milano. " Ho ricevuto " scrive Pigiello Porti- 
nari da Milano il 29 di Novembre 1459 ad uno della 
famiglia Medici " la vostra lettera de' dì vi di questo; et 
primo mi rallegro con voi della degnità dell' uficio, del 
quale dio vi concieda trovare quello frutto che voi de- 
siderate, ho visto de' quadretti xii dariento, m'ordinate 
vi facci fare secondo il disegno mandatomi, i quali vo- 
riesti dariento a questa lega bassa, della quale qui si 
lavora. Sono stalo per farli fare con il migliore maestro 
ci sia , dal quale son suto consigliato che non farete 
buona spesa di farli d'ariento basso, massime volendolo 
con tanto boro e con tanto lavoro, secondo che apare 
per il disegno vostro, prima perchè non si possono 
chosì bene saldare, poi la manifattura vi costa quello 
niedesimo ho più che faciendoli dariento fino . Sarà 
molto meglio farli dariento fino. " (Arch. Med. fami- 
glia pi'dvata filza 4 J. 



CA.RTEGGro EC. d' ARTISTI 365 

N." CCLV 

Giacomo Angelo scultore fiorentino a Cosimo I. 
Da Roma l'j Giugno i547 ( Carteggio dì Co5Ìm<y I 
filza 53 ). 

È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mìo sempre 
osservandissimo 

Da poi che io ò dato fine all' opra del Signor prin- 
cipe d'oria in Genova, et lasciata sua Ecc. soddisfatta 
della mia servitù, come per una sua, che con questa 
mando alla S. V. Illustrissima, gne fa fede, mi sono tras- 
ferito a Roma per una mia faciendà, et parte per ri- 
vedere le cose antiche et l'opre di MichelangelOi et di 
qui , sì come è mio debito , mi offerisco et "promeìto 
tutto al servitio di V. Ecc., piacendo a quella volersi 
servire di me ; et perchè già mi scrisse Maestro Zacbe- 
ria, frate de'Servi, L'Ecc. V. haverli detto che tornando 
io a fiorènza mi darebbe affare una statua, le dico che 
non solo è il mio desiderio servirla per una o due sta- 
tue, ma per tutta la mia vita con fidelissima servitù, 
donandomi in tutto et per tutto al libero volere di quel- 
la. A V. Illma. Signoria sta adunque il comandare et 
farmi significare la sua volontà, et io a uno suo mini- 
mo cenno sarò prontissimo a ubidire, et di nuovo tutto 
donandomi a V. Ecc., et umilmente raccommandandomi 
a quella, meli inchino et prego nostro Signore Dio che 
sommamente la conservi felice. 

Di Roma il di xvn di Giugno 1547 
Di V. Illustrissima et Eccellentissima Signoria 
Umile Servitore et vasalio 
lacomo Angelo fiorentino scultore in Roma 



366 càuteggio ec. d' artisti 

N/ CGLVI 

Pietro Gataneo alla Signoria di Siena. Da Orbetello 
^4 Aprile i548 ( Arch. e, di Siena Scritture conci- 
storiali filza 78 ). 

È autografa 

Cristo 

Illustrissimi Signori e patroni miei 

Ieri si misurò la muraglia fatta per Maestro Antonio 
Parmigiano a Talamone , e dassene conto alle Signorie 
V. Illustrissime , come di sotto. 

L' aggionta sopra la cortina , che è Ira la rocca et 
torrazzo tondo dei ripari , è Braccia 82 5 longa, grossa 
2, alta 1^, che riquadrate sono Bracia ducento qua- 
ranta sette Braccia 247 

li parapetto di detta cortina longo 

B.» 80 i alito 2 f e grosso |, che ri- 
quadrato sono B.» 1 56 i . , . . . . B.» 156 J 

L'aggionta del torrazzo tondo è di giro 
B.» 24, grosso tre et alto 2, che riquadrato 
è B.» 144 B.» 144 

Il suo parapetto non finito gira B.» 20, 
alto I e grosso | , che riquad. sono B.» 1 4 — B.» 1 4 

L'aggionta sopra i ripari longa B.* 16 1, 
alta 1 1, grossa |, che riquadr. èB.» 25 -^ — B.« 25^ 

Un poca di tacca a canto ai ripari B.« 2 
longa, alta 27, grossa g , che riquadra- 
drata è B.« 4 i- B.« 4^ 

» o 

B.» 590 i 

Sono in tutto canne 36 B.* 14-|^ riquadrate, dico canne 
trentasei B.* 14^, che, a uno scudo d'oro la canna, mon- 
tano scudi 36 d'oro 1. 7. s. 5^ e tutto si è misurato 
diligentemente. Dio le faccia contente. 

D' Orbetello il dì xxuii d'aprile nel x4viii 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 36^ 

Il medesimo selè scritto per il detto Maestro Anto- 
nio muratore 

Buon figlio e servitor di quelle 
Pietro Cataneo 

Poscritta. per il vetturale si è oggi ricevuto 50 cor- 
belli e venti pale , et inleso per la loro come hanno 
consolato Ser Lnttauzio: ai salinalori non se li darà 
noia, perchè così ne commettano, et al Signor Conte 
Camillo si pagaranno li vinti scudi, recordandole che 
ci rimane molti pochi denari i le mani , e desiderando 
che si lavori, bisognerà che di nuovo faccin provisioni. 

N/ CCLVn 

Gian Paolo Poggini a Cosimo I. Da Firenze 26 Apri- 
le 1548 ( ^rch. Med. Carteggio e. filza 67 ). 
È autografa 

Illustrissimo Eccellentissimo Signore Dùca 
Abbiamo riscevuto la vostra de' di 24 del presente, 
per la quale mavisate che io dia fine a' pezi della cin- 
tura; del che io noUo posso fare infino che io non ò 
e balusci, che ci manchono , et così laltre cose del bot- 
tone, che tutto e resto è fornito , e messo insieme il 
nome di lesu di diamanti, io a questi giorni fatto un 
pocho di modello e nonllò fornito, ma è tanto inanzi 
che piacendo a V. Ecc. in dua giorni lo fornischo, e 
subito si getterà sottilissimo quanto sarà possibile^ -e 
tutto el piano sarà pieno di foglie, come quella può 
vedere , che io vò accennato ; ma saranno di più rilievo, 
una opera simile al ventaglio di V. Eccellentia. e detto 
modello con diamanti vi si manda, et non piacendo, 
quella lo rimandi insieme col disegnio di Maestro Ben- 
venuto , che io liò parlato , e dice avere lassato costi 
a Ms. Sforzo detto disegnio, che lo dessi a V. Eccel- 
lentia. e parendoli grande questo modello , si può un po- 
cho sminuire e adornarllo di più goie (jic^o perle, come 



368 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

a quella più piacerà, benché liè più corto che dua di que' 
pezi, che canno a ire affare la lungeza gà stabilita, e 
tanto si farà quanto sareno avisati. ed io intanto ò la- 
vorato e lavoro sulla medaglia per non perdere tenpo, 
che quando io volessi starmi, io non saprei; e con al 
cuole e sic J e colle forze desidero e bramo servire 
con fedeltà lungho tenpo quella , che così iddio con fe- 
lice stato e lunga vita la conservi. 
Di Firenze alli 26d' Aprile 1548 

Di V. Eccellentia fidel Servitore 
Gianpaulo orefice 

N." CCLVIII 

Il Bronzino a Cosimo I. Da Firenze 3o Aprile i548 
( jirch, e. filza e. ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio unico et 
osservandissimo 

Venerdì sera, che fummo alli xxvu d'Aprile, tornai di 
Roma, e se io sono forse tardato più chel dovuto, ne 
è stato causa il tristo tempo , che come sa V. E. è du- 
rato sempre da che ci partimmo, ma certo mi pare ba- 
vere speso molto utilmente il tempo, et credo che molto 
mi doverà giovare; et perchè io spero qualche volta 
dovere bavere gratia di parlare a V. E, , mi riserberò 
allora a dare a quella alcuno ragguaglio di quello ch'io 
ho veduto, la qual cosa harei fatta subito venendo a visi- 
tare e baciare la santissima mano di V. Signoria Illu- 
strissima, come invero fino di qua fo con tutto il cuor 
mio , ma per essermi d' attorno tutti questi maestri de* 
panni con pregarmi ch'io solleciti, non ho voluto in- 
dugiare pure un giorno a non mi porre air opera inco- 
minciata: et perchè di già havevo havuta commessione, 
per potere sollecitare più questa impresa che da me stes- 
so non potevo, ch'io toglessi alcuni maestri che mi 
aiutassino, scrissi avanti ch'io mi partissi di Firenze a 



CARTEGGrO E«. d' ARTISTI 3^9 

un Kaflaello da Borgo, buomo da bene et valentissimo, 
col quale lavorai insieme già per il Duca d'Urbino, et 
egli mi promesse venire alla tornata mia da roma, bora 
mi trovo una sua, la quale mi dice cbe io glavvisi mia 
resolutione, perchè ha qualche altro partito perle ma- 
ni, uè vorrebbe pigliare altra impresa senza mia licen* 
zia: del cbe parlai col Signore Maiordomo, et egli mi 
disse cbe ìnanzi che si mandassi per lui, ne voleva com- 
messione da V. Eccellenza, pertanto prego quella che 
si degni mandare sua resolutione, acciò che questo buo- 
mo dabene non si tenga uccellato da me, cbe certo lo sti- 
mo assai; et quando V. E. bara vedute le sue virtù , son 
certo che l'barà molto caro a' suoi servitii, et egli certo 
desidera servire V. Eccellentia, alla cui buona gratia bu- 
milmente baccio le mani, et fin di qua fo reverentiaj 
cbe nostro Signore Iddio sempre la feliciti, come fa. 
Di Firenze alli xxx d' Aprile dej xlvui 
Di V. Signoria Illustrissima 

humilissimo Servitore 
Il Bronzino 
N.» CCLIX 

Patente di Carlo V. a Tiziano. Da Augusta io Mag- 
gio 1548. 

JÈ originale in pergamena , firmata di mano propria 
dell' Imperadore * 

Divina favente clementia Romanorum Imperator Au- 
gustusacRex Germaniae, Hispaniarum, Utriusque Sici- 
liane, Hiérusalem,Hungariae, Dalmatiae, Groatie etc. Rex, 
Arcbidux Austriae, Dux Burgundiae, Brabantiae etc, 
Comes Habspurgi ,Brabantiae etc. Recognoscimus et no- 
tura facimus tenore praesentium universis: Quum supe- 
riore anno domini millesimo quingentesimo quadrage- 
simo primo egregio nostro et Imperii sacri fideli dile- 
cto Titiano Vecelio, pictori nostro, obeius in nos et 

* Unito ad una preziosa raccolta «li quadri della scuola veneta si trova 
questo documento presso il Signor Abate Luigi Ceiotti a Firenze. 



370 CAHTEGGIO EC D* ARTISTI 

Imperium sacrum benemerita et obsequia pensionem 
annuam scutoruic centum super redditibus Camerae Me- 
diolanensis constituerimus et assigcnfiverimus, prout in 
literis nostris superinde confectis lafius continetur ; et 
is Titianus post id tempus ita sit meritus , ut nostrani 
in cura largitatem merito magis estendere cupiamus: 
itaque motu proprio ex certa scientia et Imperiali au- 
ctoritate nostra eidem Titiar.«o ultra pensionera supradi- 
ctam^ei iam antea per nos concessara, dediraus, assi- 
gnavimus et constituimus, ac tenore praesentiumdamus, 
conslituiraus et assig^namus alteram annuam pensionem 
centum scutorum ex quibuscunque redditibus et intra- 
tis tam ordinariis quam extraordinariis Mediolanensis 
dominiì ex nunc in antea ^ durante ipsius Titiani vita, 
una cum praefatis aliis centum scutis percipiendam, et 
per manusTbesaurarii generalis seu aliorum officialium 
status Medìolani , ad quos spectat et prò tempore spe- 
ctabit, quotannis singulo trimestri ad ratam quartae por- 
tionis numerandam, omni exceptione remota: Mandan- 
tes Illustri Gubernatori nostro praesenti , et qui prò 
tempore futurus est , Praesidi et Quaestoribus reddituum 
ordinariorura et extraordinariorum, Tbesaurario Generali 
et aliis Offitialibus status Mediolani aut eorurii vicege- 
rentium, aut eorum cuilibet, ad quera quos ve spectat 
et spectabit in futurum, ut buie Titiano, pictori no- 
stro, vel eius legitimo procuratori ipsius nomine, memo- 
ratam pensionem scutorum centum annue una cum ea, 
quam illi iam antea assignavimus, utdictumest, por- 
tionibus et terminis supradictis, durante ipsius vita, in- 
tegre numerent et persolvi curent: Receptis ab eo de- 
bitis quitantiis, quas perinde valere decernimus àc si a 
nobis ipsis traditae fuissent. Solutiones vero , harum no- 
strarum vigore facìendas, volumus et declaramus in cal- 
culis et rationibus Thesaurarii et Officialium praedictorum 
tam legitimas expensas recipi et admitti debere, absque 
omni impedimento etcontradictione in contrarium facien- 
tibus , non obstantibus quibuscunque. Harum testimonio 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3^1 

literarum, manii nostra siibscriptarutn et sigilli nostri 
appensione niunitaruni. Dat. in Civitate nostra Impe- 
riali Augusta Vindelicorum die decimo mensis lunii 
Anno Domini millesimo quingentesimo quadragesimo 
octavo et Regnorura nostrorum trigesimo tertio« 

Carolus 
A Tergo :■ ad raandatum Caesareae et Gatholicae maie- 
statis proprium 

Bernburger 

N.' CCLX 

11 maggiordomo P. Francesco Riccio al Pegni. Da Fi- 
renze 6 Agosto i548 f^r. Med. Cartegg. e. filza 5SJ. 
È originale 

Maestro Tribolo sarà costì domattina con un ma- 
stro murator per dar ordine di gittar quella volta cbe 
vuol S. Eccellentia. 

Maestro Tasso ha messo mano al giove col fulgure 
e giganti per la galea venuta di Napoli^ così dà ordine 
allo scudo col arme ducale. 

N.* CCLXI 

Cosimo I a Francesco di Ser Iacopo provveditore 
delle fortezze* Dal Poggio i3 Agosto i548 ( Arch. 
Strozzi unito al Mediceo N, 33 ). 

È originale 

Cosimo Medici duca di Firenze eie. 

Carissimo. Come sarai ricerco da Benvenuto Cellini, 
ti commettiamo ; che non manchi d* assettarli un co- 
perto, dovi egli possa attendere a lavorare la base del 
suo Perseo con quella commodità che a tal' opera si con 
viene etc. etc. 

Dal Poggio ^ IH Agosto 1548 



3')2 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

N.' CCLXII 

Giovanni Battista Cattani a Tiziano. Da Spira 3o 
Agosto 1548 (L'originale esiste presso il Signor ca- 
nonico Ramelli di Rovigo). 

È originale , e autografa dalle parole : Signor Ti- 
ciàno mio etc. 

Signor tiliano , 

Io vi priego che al consignar de' mei ritrati vogliati 
serrarli nelle casse con dìligenciaj questo Io dico per- 
chè . quel del Pirrovano è restato con un poco dun sfri- 
seto in faccia, per esser stato mal accomodato: e prima 
■che vi reusciscano de le mani , vorrei che vi recorda- 
sti de alonirarli un poco più la barba, che sarà molto 
a proposilo. De li negocii vostri, anchora che li soleciti 
il Baldo, non lasso perhò de racordar l' espeditione a 
monsignor darras, qual senza questo li tiene racoman- 
dati; e tra tutti farem di modo che siate espedito al 
primo logiamento ove si fermi sua Maestà partendo de 
qui, quando non babbi però a partirmi per italia, che 
al bora bisognaria lassarne il carico ad altri, con que- 
sto non dirò altro, salvo che atendiate a star alegro e 
conservarvi. 

De Spira alli 30 de Agosto 1548 

Signor Ticiano mio io ho martello troppo grande de 
voi, e credete che dopo la Signora Marina io non sento 
labsencia de augusta si non per voi. fate dare le let- 
tere al bergamo, che li doni a la Signora ; et si lui non 
vi fusse, per amor mio datelile voi. 

vostro fratello Ioann, baptista Cattani 

( Ùireziofie J Al Magco. Sor. Titiano apelle 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI Z'jl 

N." GCLXIII 

Pompeo Tardo a Cosimo I. Da Venezia 26 Settem- 
bre 1 548 ( y^rch. Mediceo Carteggio e. filza 60 ). 
È originale 

Illustrissimo et Excellentissimo Signor 
Se io non dubitassi che la prima et seconda effigie 
della gloriosa memoria et eterna del padre di V, Excel- 
lentia , mandate a quella , fossero andate a male per 
difetto dei latori, io giudicherei che quelle non fussino 
slate grate alla 111. S. V. , maxime non havendo mai per 
via alcuna possuto haverne nuova . la qual cosa ha cau- 
sato in me quasi che certa tristezza. Donde mi son 
messo in animo di nuovo visitar 1' altezza di V. Illu- 
strissima Signoria con il ritratto dello immortai Cesare, 
pregando quella si degni per sua solita benignità ac- 
cettarlo , et far degno me, suo fedelissimo, almeno che 
io intenda et questo et l'altri essere pervenuti nelle 
cortesi mane di V. Excellentia. la qual cosa mi sarà 
dassai contento, et melo reputerò gratia spetiale dalla 
Illustrissima Excellentia V., alla quale humilmente mi 
racomando. che felice dio lungo tempo la conservi etc. 
dì Venetia a dì 26 Settb. 48 

Pompeo Tardo gìoelliere 

N." CCLXIV 

Domenico orefice a Cosimo I. Da Firenze Ottobre 
1548 CJrch. Cf filza e, ). 
È originale 

Illustrissimo Eccellentissimo Sighor Duca 

Aviso a V. Ecc. chome sono circha a giorni 1 2 o 1 5, 

che noi qui finimo il pugniate , e di poi io ho lavorato 

il coltello della spada, che Francescho di Sando mi dette, 

e di poi sono stato quatro giorni per fare loro nero , 



374 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

come Francescho diceva che Exc. v. -il voleva ; del che 
non esendo potuto far nero loro, disse, che si facesse 
gallo, e così è fatto ora. detto Francesco portò via la 
spada chol detto coltello , e disse che voleva fare una 
cassa alli elsi, perchè andassino piìi securi , e che man- 
derebe per il pug^niale, o lo direbe al Signor Majordo- 
mo, del che detto Francesco dette la spada al Signor 
Maiordomo, e non disse niente del pugniale: dove che 
adesso trovandomi inganato, scrivo questi versi in mia 
scusa , perchè sono stato più solecito a finire e a servire 
le Ex. V. che l'altri per la spada , ma se sarà più tardo 
il puffniale, non colpa mia, ma sol difetto d'arte. 

Ancora prego le Ex. V. che sia contento mandarmi il 
riverso della medaglia, che desidero assai darli fine, a V. 
Ex. umilmente mi racomando chio non sia assassina- 
to, enganato da questi tali, che vogiono esere ogni cosa 
loro. Iddio la conservi in sanità e in felicità. 

Domenico orefice 

N.' CCLXV 

Cosimo I a Benvenuto Gellini.Da Firenze 19 Novem- 
bre 1548 ( Arch. e. Minute di Cosimo I filza i5). 

A dì 19 di Nov. 1548 

A Benvenuto Gel lini. In risposta della vostra lettera 
de' 15, ci accade dirvi che a patto alcuno non vogliamo 
far gralia di Gabelle, perchè non intendiamo di invi- 
luppare le cose pubbliche con le private, et sarebbe cosa 
dì mala consequentia. 

Se al ritorno nostro troveremo principiata qualche 
bella opera vostra, non ci sarà se non grato, et a voi 
honore. Bene valete. 

Nota 

Questa è la risposta alla lettera di l^envenuto del 15 
Novembre, la quale ha il rescritto di mano di Cosimo 
I: non pensi a gabella^ vedi l'edizione- del Tassi Tom. 
3. p. 326. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 37 5^ 

N.° CCLXVI 

Argentina de* Pallavicini a Tiziano. Da Modena 36 
Aprile i549 (^'originale si trova presso il Signor 
canonico Ramelli di Rovigo). 

È autografa 

Magnifico Signor Compatte et come fratello honoran- 
dissimo. 

Siando desiderosa che un fratello di una mia donzella 
stia qualche tempo sotto la disciplina di V, S., acià (sic) 
si facia da qualche cosa, il quale ha principio bono et he 
volontarosa (sic) de inparar et he zovene da bene, di- 
scretto, di ettà de anni 18, mi son mósa a pregiar V.S. ve- 
lia esser contenta per amor mio di acetarlo, che raazor 
apiacer non potrei aver da quella, et son certa li farà 
onor, et il Capitano Francesco Falopia ne parlarà con V. 
S., a la qualle mi raccomando, et la pergo (sicj a finir 
el quadro della lavini , * che non li mancarà il tribia* 
no. et penso presto di venir in quelli paesi. 

In modena a di 26 aprille 1549 

Comatre et come sorella 
Argentina Rangona di Palla- 
vicini 

e Direzione ) Al Meo. m. Tuciano Compatre et fra- 
tello honmo. 

N." CCLXVn 

Cosimo I a Francesco di Ser Iacopo provveditore 
delle fortezze. Dal Poggio 8 Settembre i549 ( Ma- 
noscritti della Strozziana unici alVArcJi. Medie 
N. 33). 

Cosimo etc. etc. Carissimo nostro. Ci è. stato grato 
il ragguaglio, che hai dato con la tua lettera del lavoro, 

• Figlia di Tiziano. 



37G CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

che s' è fatto in questa settimana passata alla nuova 
fabbrica di Caraaldoli. Dal Pog^gio 8 Settbr. 1549. 

N/ CCLXVm 

Giorgio Vasari a Cosimo I. Da Roma 8 Marzo i55o 
( Àrch. Med. Carteggio dì Cosimo I filza 66 ). 
È autografa 

Ottimo Duca 
Quando io mi parti' dalla Eccellenzia. V., Illmo. et 
Eccmo. Signore mio, diedi conmessione a Carlo Lenzo- 
ni, mio amicissimo et servitore di quella , che gli pre- 
sentasse , quando era finita di stanpare, l'opera mia, et 
insieme la suplica che non si tiri quel podere, conpro 
da me in quel darezzo , dove paga et ha pagato conti- 
novamente le gravezze a fiorenze. Ora perchè Carlo mi 
scrive non poter far l'ufìtio, perchè l'Eccellentia V. è 
ita a Pisa, et inoltre esser lui indisposto, mie parso, 
poiché non posso farlo né per via di amici né per- 
sonalmente , sendo conlelia sa a' servitii di Nostro Si- 
gnore, * che si convenga ora il mandarla a ogni modo , 
et aconpagniarla con questa mia, che farà forse migliore 
ufitio , che non arebbe fatto o io o altri se laverssi fsìcj 
porto , et ancora che per essere io subietto basso e non 
meriti favor nessuno da quella, né venire in conside- 
ratione di sì gran principe, sella^riguarderà alla servitù 
di xxn anni, che ho fatto a la lUma. Casa Vostra ^ et 
con quanta devotioce io abbi spettalo che mi si coman- 
di; ancorché non sia slato messo da V. Eccellentia in 
opera, merciè forse d'un biasimo, che per canpar dallo 
stento mi è convenuto andar a trovar di luogho in luo- 
gho chi mi metta in opera, ò fatto per servire ogni 
utilissima cosa; che se forse io Fussi slato dalla pietà di 

* Giulio III, da cui , dice il Vasari in un altro luogo , si poteva poco 
sperare , ed in vano si faticava in servirlo ; perciò egli si decise a volere 
per ogni modo venire a servire il duca di Firenze. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI S'J'J 

qualcuno, come soglion gl'allri che si mettono in ope- 
ra, arei fatto forse frutti migliori. Ora, come io mi sia, 
non avendo altro obbietto né altra speranza che incile 
bontà et benignità Vostra, liberalissimamente ,ol tra lo 
avervi fatto, presente di me, vi porgho non le fatiche et 
lo stento di duo mesi , ma quella di dieci anni ; et spero 
che cognoscierà, leggendole, l'amore, la cognitione et il 
giuditio, che ho di queste belle et virtuose arte, et quanta 
diligenza io abbi usato nel condurla , rubando il tenpo a 
me stesso per farle questo poco donòre. Suplicola umi- 
lissimamente se mi trova degnio che io possa ricevere 
un minimo suo favore, oltra al passarmi la suplica^ 
letta et considerata lopera , si degni farmi un piccol 
cenno daverla agrado ; acciò che io, che spero far frutto 
come minimo servitore sotto l'ombra Vostra , non mi 
avilisca affatto, et- sia cagione che precipiti et non fini- 
sca un maggior volume delle cose antiche, le quali 
potrieno esser cagione di dar non meno qualche per- 
petuità al nome mio , che utilità agli artefici et piacere 
allei j che si diletta di queste bellissime professioni, et 
a V. Ecc. illma. bascio le mani con l'umiltà chio debbo. * 
di Roma alli vm di Mar2o MDL 

Di V. Illma. et Eccma. Signoria 

umilissimo Servitore Giorgio Vasari 
pictor Aretino 

Mta 

"Per quel che ritraggho" scrive Pier Vettori da Roma 
2 Maggio 1 550" da Giorgio Vasari , che è spesso a gli 
orecchi di Sua Santità et molto dimestico di casa, del Si 

< 

gnor Baldovino. " ( JrcJu e, filza 67 ) , Un arino prima 
il Vasari aveva fatto il quadro delle Nozze del re As- 
suero con Ester, il quale ora esiste nella sala dell'Acca- 
demia di Arezzo. Essepdo quest'opera una delle meno 
trascurate del Vasari, darò qui appresso il contratto, per 
il quale fu a luì allogata. 

' Ti è il rescritto di mano . di Cosimo I: al Pagai. 



3^8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

** A vigore del presenle Scritto si fa fede qualmente h og- 
gi, che sono li xiii del mese di Luglio dell'Anno 1549, 
Messer Giorgio Vasari, Aretino, si è convenuto col Re- 
verendo Padre D. Gio. Bernardo di Mantova, al presente 
abate del monasterio di S. Fiora, di dipingerli i'Historia 
d'Hester, secondo il suo primo disegno, in una tavola 
lunga braccia 12, alla 6, qual sia per ornamento del 
Refettorio del detto monasterio. Et debbe essere la pit- 
tura fatta a olio, di quella bontà, finezza et perfezione 
de'colori et arte che si conviene al detto Messer Giorgio 
Vasari, a tutte sue spese, dalli legnami et opere di le- 
gnaiuoli in fora, che di ciò el Monasterio bavera da 
prò vedere et satisfar; medesimamente farrà il detto Mesr 
ser Giorgio la figura di Nostro Padre dal mezo in suso, 
qual con la mano destra tenga il mondo et con -a si- 
nistra una ghirlanda de vari fiori conlesta. Et tal figurerà 
nel muro in mezzo sopra la tavola; et così dipingerà 
fingendo di marmo o di noce, secondo più piacerà al 
detto Reverendo Padre Abate, la cornice ed ornamento 
che va alla detta tavola, et per pagamento di delle cose 
il prefato Padre Abate promette di pagarli eflettualmente 
scudi 120, cioè cento et venti d'oro, a ragione di lire 
7 s. 1 per scudo , in questo modo : 50 quando piacerà 
a lui, il restò per tutto l'anno 1549. " 

Seguono le firme di Don Salvador, monaco et celle- 
raio del monastero , e di Don Giovanni abate , e poi : 
" Io Giorgio Vasari, pittore, confermo lavorare e finire 
óetta opera come di sopra si contiene , salvo 1' orna- 
mento che resti nel petto al padre Abate et mio , et a 
sua venuta si acordi. Et per fede della verità ò fatta 
la presente scrittura di mia propria mano il dì sopra- 
diclo. Hanno hauto a' dì 24 di Gennaio 1549 quatro- 
cento novantuno lire d'oro in oro, dicho lire 491 d'orò 
in oro , pagati contanti per detto Messer Gi orgio et di 
.sua commissione a detto Antonio Vasari, suo zio. Hanno 
bauto a' dì 29 quattrocento venlinove lire d'oro in orò, 
quali furono pagati al prefato Messer Giorgio in firenze (?) 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3^9 

In satisfactione della sopradelta somma per delta Opera.** 
(Documento inedito j di cui devo la copia al fu ca» 
(ionico jingelucci ) 

N°. CCLXIX 

Il medesimo a Matteo Botti. Da Roma 25 Febbraio 
i55i ( Arch. e. Miscellanea ). 
È autografa 

Magnifico Messer Matteo 
Io me rallegrai pure assai quando togliesti donna , 
et molto mi son rallegrato in presente per la nuoVa 
compra, che avete fatta di sì onorata^ bella et comoda 
casa che avete tolta , atto degnio non solo di Ms. Mat- 
teo Botti, ma dogni gran Principe . or date forma a far 
figure di rilievo, che labitino et che godino le facultà 
vostre, certo magnifiche et grandi, et lasciate in car- 
ne voi medesimo, che, se ciò sortiscie la buona Fortuna 
vostra, che chi sarà erede vostro abbi il bello animo €t 
le rarissime qualità che la Natura et Iddio prima à mes- 
se in voi, passeran le richezze et la grandezza vostra 
ogni viva memoria, che abbi per ogni tempo fatto mer- 
cante et cittadino di Fiorenza. Dovete pensare adunque 
che Io, che so' cosa amata da voi et voi amato et ado- 
rato da me , sio gioischo et mene rallegro , parendomi 
essere aparte con la providentia che avete fatta , di po- 
ter, quando verrò a Fiorenza per starvi quindici dì, es- 
ser cerio daver«i un cantuccio dun letto et una spanna 
di tavola, or Iddio vi alunghi la vita et vi faccia crescie- 
re in famiglia, perchè so non farete almeno come fo 
io , che vo sconcacando le mura , le tavole , le tele et 
i fogli in far figure, et nonne fo vive che possi no ren- 
der testimonio chio dia perfectione aliarle, ora come 
egli si sia,. Io non ho mai satisfatto al debito che bo 
con voi per averlo vietato , che lopra di San Lorenzo 
non me stata mai finita di paghare. Farò sì che se egli» 
no iodugerano al pagarmi^ chio possa tornare ne' mia 



3 8 O CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

bisogni per anclie col farli venir di qua. Ora eccomi tut- 
to Vostro con le mie grandezze e picholezze, che le si 
siano ; pregandovi che mi teniate nel core, come io 
tengho semper in nel mio linmagine et le cortesie del 
mio honorato Ms. Matteo, quale si degnierà salutare 
per mia parte la consorte Vostra, et che presto farò se- 
gnio di ricordarmi et di voi et di lei. di Roma alli 25 
di febraio 1551. 

Di V. S. tutto Vostro 
G. Vasari 
e Direzione J Al Molto Magco. Ms. Matteo Botti suo 
caro et honurando a fiorenza 

N.' GCLXX 

Cosimo I. a Francesco di Ser Iacopo provveditore 
delle fortezze. Da Pisa a8 Febbraio i55i (Mano- 
scritti della Strozziana uniti alV Arch» Mediceo 
filza 33 ), 

Cosimo ec. — Carissimo nostro. Della provisione, che 
baveva Niccolò detto il Tribolo, non occorre ordinartene 
altro, poiché è mancata per la morte sua. A Benvenuto 
Cellini non si dia piiì danari. Da Pisa 28 Feb. 5o. 

Nota 

*' XX Agosto 1550 morì il Tribolo , il quale circa l'an- 
no 1529 misurò di notte tempo tutta la Città di Firen- 
ze, ne fece un Modello di legno, che tenne poi, men- 
tre che visse, Papa Clemente VII sul tavolino : ed in que- 
sto tempo di sua morte faceva lo spartimento del Monte 
e Giardino dì Boboli annesso" C Memorie fiorentine ì- 
nedite ). Secondo il Vasari morì il Tribolo a dì 7 di 
Settembre 1550. 



CAaTEGGlO SS. J>' ARTISTI 38 1 

N/ CCLXXl 

Il medesimo a Gioy. Paolo Poggini. Da Livorno 5 
Marzo i55i (Arch. Med. Carteggio di Cosimo I Mi 
nule filza 23). 

A Giov. Paulo Poggimi orefice v Marzx) 1550 
Habbiamo ricevuto la tua lettera con li dui pezzetti 
d'oro lavorati, et ti diciamo per risposta che a noi pa- 
re siano smaltati abastanza, et te li rimandiamo, 
da Livorno 

N." CCLXXII 

Il medesimo a Francesco di Ser Iacopo proveditore 
delle fortezze. Da Pietrasanta 6 Dicembre 1 55i (Ma 
noscric ti della Strozziana filza e). 

Cosimo etc. etc. — Per obviare che il fuoco della fon- 
deria non faccia danno a quelle pitture, che fa Giorgio 
Pittore, facciasi a quella Torre un vespaio di tegoli, in 
modo che vi si possa sotto gettare dell' acqua et sia 
mattonato di sopra; et così non farà danno. Pietrasanta 
6 Decbr. 1551. 

Nòta 

Eidem. Livorno 8 Novembre 1551. Carissimo nostrOé 
De' lavori che fa Giorgio Pittore, et che fa fare, non 
habbiamo che dirvi altro, se non che tutto sta bene {/. e), 

N." CCLXXIII 

La Signoria di Siena a Giorgio di Giovanni. Da Siena 
20 Dicembre iSSa {Arch. d. i^if. di Siena Registro 
di Lèttere N. 227 ). 

A Maestro Giorgio ingegniere, che era in montalcino, 
si scrisse come s' era inteso con assai piacere che circa 



38 a CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

)a fortificazione da farsi in quella città sia concorde con 
il Signor Ck)IoneIlo Giovanni Saturnino; però segua quel 
modo con diligentia e prestezza , acciò che la fabbrica 
camini con buon ordine, e massime che la Comunità 
r ha caro. 

Nota 

(L. e.) " A Maestro Giorgio, Dipentore, in Montalcino 
si scrisse che non partisse fìnchè la fortificatione co- 
minciata non fusse finita ; perchè si giudicava esser ne- 
cessario ivi dela sua presentia. Il 22 di Dicembre. " 

Questo Giorgio di Giovanni, pittore ed architetto mi- 
litare, è la medesima persona, della quale parla Giulio 
Landi nella descrizione delT Assedio di Montalcino:" Più 
tempo innanzi vi era stato un M. Giorgio, eccellentis- 
simo pittore, mandato da' nostri Illustrissimi Signori 
per architettore delle nostre fortificazioni, le quali, per 
averle disegnate così grandi che in un anno con mag- 
gior potentia non si sarebbero finite, — si prolungorno 
tanto, e tanto si variorno queste fortificazioni , che fu 
per esser causa della nostra rovina. " — Sarebbe , nota 
il Padre della Valle a questo passo, questi mai figlio o 
scolaro del celebre Francesco C di Giorgio)? Il nostro 
artista dunque gli era affatto ignoto. Altri curiosissimi 
documenti, che noi daremo in seguito, suppliranno a ciò 
che finora si ignorava. 

N." CCLXXIV 

Giorgio di Giovanni alla Signoria di Siena. Da Mon- 
talcino a a Dicembre i55a C Jrch, e. lettere alla Si- 
gnoria Jllza 'j^ ). 

È autografa^ poscritta d* una lettera di Alfonso 
Tolomei. 

Signiori magnifici, fui presente al parlamento del Si- 
gnior cholonelo giovan da lurino , e li sentii giurare 



CiRXEGQlO EC. D* AUTISTI 383 

molto fieramente che in questa facenda non voleva pa- 
role, che se le fortifìcazioni non si facevano, no voleva 
in modo uisuno guardare questa cita, anchora chel chri- 
stianisimo lielo chomandasse, e se chriso lielo choman- 
dase personalmente non lubidiria , perchè non voleva in 
questo intacare el onore suo , che '1 restarci vituperato 
delo onore e dela vita, che sapeva che li spagfnioli no 
avevano voglia magiore che averlo ile mani: sì che, si- 
gniori, qua non si aspeta sino e vostro aiuto e quatrini^ 
e fate presto, ora elavoro è incaminato. quanto ali o- 
mini di questa cìlà fano quello è posibile, e spendano e 
aiutano personalmente, e lavora le done povare ercè e 
bestie ; et in efeto ugni chosa è solo sopra . ma la spesa 
è gagliarda, chome molto bene acenai a vostre signo- 
rie, che vi disi ascendereb'a due o tre milia eschudi, 
tanto che bisogniava laiuto di quele, prego vostre si- 
gnorie si contentino io sia licenziato , e chio mene ri- 
torni a Siena, che non fa per me lo stare in monteal- 
cino, perchè ò dato el ordine, e lavoro è incaminato. e 
a vostre signorie mi racomando 

vostro servitore giorgio 
pitore in monteàlcino 

N.' CCLXXV 

Il medesimo alla stessa. Da Montalcino • ( Jrch. e. 
filza 72 segnata Letteredi Diversi dal Settembre i549 
al Luglio i55a ). 

È autografa 

Illustrissimi Signori 
Arivai iarsera , esubito fui eschavalcato alo spedale, 
andai a trovare la signoria del chomisario , quale tro 
vai ala rocha intorno ai lavori faceva fare a esa. credo 

* Non porU data , ma dev' essere una delle prime scritte da Giorgio 
nel 1552. 



384 CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 

che hescirà lo spendere, perchè e lavori sono gagliar- 
di, né si può fare dimeno quanto a tale lavoro, credo 
sera fornito sabato prosimo; pariamo sopra la provisione 
ci conveniva fare quanto a' bastioni sano da fare, e pri- 
ma sopra a' legniami. sua signoria aveva fato chondure 
circba 200 legni grandi , e tuta volta faceva chondure 
di questi, liò fati restare per adeso, perchè a volere la- 
vorare ci bisognia e schope e fascine prima a ugni al- 
tra cbosa. e infato siè dato ordine si tagli deto legnianie, 
e si colto cbouto dele bestie per fare chondure , e de- 
gli omini qali sono ati a lavorare, bisogniaria vostre si- 
gnorie ilustrisime mandasino ordine al signior chomisa- 
riopotese de'luogi chonvicini chomandare omini e bestie 
a volere espedire, e mandare dtnari, e fare chon pre- 
steza. questa matina, che siamo a' 19, si chomincia a la- 
vorare, quanto mi pare el signiore chomisario sia per- 
sona molto ata a qesto negozio, e spero in dio sarà 
onore chome per el pasato> e a vostre signiorie per senpre 
mi rachomando. che dio le feliciti, e mandate denari. 
Vostro fidele e innfimo servo 
Giorgo pitore in monte alcino 

N." CGLXXVI 

Il medesimo alla stessa. Da Montalcinio i^oa 
( Arch. e. Lettere alla Signoria filza 74 )• 
È autografa 

Magnifici eccelsi patroni miei, dio gazia ^ sic J 
Tanto ò fato cheiò fato vedere al signior Cholonelo, 
che quelo si faeva per suo ordine era vano, perchè era 
senza fiancho nisuno ; edesi chontentosi facia una rive- 
stita al revelino dela rocba , quale fa fianco verso por- 
la nova da una dele sue bande, e da laltra verso santo 
martirio, e sta a fronte al monte, e fa escbudo. a una parte 
dela rocha a santo martino si fu el baluardo, che già 
sera incomincatoj né si può fare di manclio, perchè 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 385 

questo guarda el sopra deto revelino , e guarda porta 
cerbaia , e fiancega el bastione faceva el coionelo , e si 
opone al monte, tanto che el signiore cholonelo si con- 
tenta e si riraete , e per quelo si vede vole fare luto 
quelo per me sordina, ci fu insieme ali nostri ragiona- 
menti el signior pagatore del christianisimo , e molto 
si achostò al parer mio chesi dovese fare e sopradeti 
fianchi prima a ugni altra chosa , per questa cagione che 
erano lavori di fuore de la tera , e per essere chosl po- 
tevano da' inimici esere facilmente ìnpediti ; clàe le cho- 
se si lovoravano drento, si potevano lavorare anchora 
che inimici fusino dintorno , né mai ci potevano impe- 
dire, e vostre signorie mi racomando e sopratuto man- 
date da spendere. 

Giorgio pìtore umil servo 

di vostre Signorie 

in Montalcino 
(Direzione) All'Ilio, capitano di populo e regi men- 
to dela republìca in Siena 

JVota 

Deliberazioni della Balìa 9 Aprile 1553 : 
" A Maestro Giorgio, architettore, che se truova in 
Montalcino, e per lui qui ala sua donna deliberorno 
darsi scudi dieci d'oro a conto di sua mercè in servitio 
dele fortificationi di quella Città, " 

N.° CCLXXVH 

Il medesimo alla stéssa.Da Montalcino i55^* ^Jrch. 
e. filza 75» ). 
È autografa 

Ilustrisirai Signor' qua ci è da spendere per tute do- 
mane, che aviamb meglio che trecento cinquanta omi- 
ni , e le chose si ridurieno a chomodo termine si ci fuse 

* Le lettere di querta filza sono da Genaùo a tutto Marzo. 
T.U, 25 



386 CARTEGGIO £G. o' ARTISH 

denari, però quelle provederànO co qela presteza potfa>« 
no. e da domane ila no lavorando mi a vero che fare, 
e mene vero, questi omini sia per qelo vole no ci da* 
no aiuto alchuno di questa terra, né giova persuasioni 
o minaci del comisario. io no vidi mai la più freda gente 
sopra a qesta inpresa , pare che aspetino li amici , e none 
li inimici, però le signiorie vostre provedino,a ciò no 
si esviino li lavoratori e li maestri, e ale signorie vo- 
stre mi rachoraando. 

Vostro servitore giorgio di* 
pentore in monte alcino 

N." CCLXXVin 

il medesimo alla stessa. DaMontalcino i553 C^rch. 
e. filza cj. 
È autografa 

Magnifici patroni, le signorie vostre si contentino 
farmi grazia che io sia licenziato da questo negozio di 
questa fortificazione, perchè darò luogo a qualche un 
altro, che possa onorarsi del principio dato per me, 
sicome altri si è investito del disegnio dato in chiuci, 
che in vero mi fu atacato uno piastrelo in sul viso, ma 
non ano potuto fucire qhele sera dèsegniato. Signiori 
miei siate certi che io so' povero, né poso estare sen- 
za guadagniare , e ò servito da che si fece laquisto 
dela citadella fino a ogi , che siamo di genaro , e da 
quelle non ò auto oltre a' schudi dieci , e ò servito a 
ingeniere, a solecitatore e guastatore, tal^ che so' inve- 
chiato, eò logro e pani , tale che io mi risolvo a dire 
che tanto vole dire iugieniere, quanto furfante, tanto 
che io mi risolvo, a vistomi del erore, a tornare a ese- 
re dipentore. e vi prego mi faciate grazia di mandare 
altri, perchè no^mancano omini che ne sapìno più di 
me, perchè io sol minimo, e chonfeso che ino ne so. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 38^ 

e dipoi so' resoluto a esere dipentore, e none ingenie- 
re, perchè questo fumo senza arosto no fa per me; 
perchè quando mi sento dire signiore ingeniere, e mi 
guardo in borsa, e no ve uno quatrino, mi risolvo a 
pregarvi mi diate licenzia, e non altra grazia che que- 
sta, e a vostre signorie mi raccomando. 

Vostro servitore giorgio 
dipentore in monte alcino 

N." CCLXXIX 

La Signoria di Siena a Giov. Pelori. Da Siena n 
Marzo * i553 ( Biblioteca pubblica d'i Siena Codice 
segnato A. III. 22. ). 

È copia. 

Al Eccellente Ms. Giov. Pelori a Montichiello 
La fede che per infiniti segni haviamo sempre havuta 
dall' affeltion vostra verso la patria, si è non solamente 
confermata ma accresciuta maggiormente, havendo per 
una del commissario nostro, laconio Cinuzzi , inteso, 
che voi come buono et amOrevol cittadino, postposto 
ogni particolare interesse al benelìtio della Repubblica, 
vi sete fermato in Montichiello, e con la solita dili- 
gentia attendete alla fortificatione di cotesta terra : il 
che veramente ci ha dato non minor contento, che ci 
desse dispiacere la partita vostra di liucignano , consi- 
derata la cagione di essa; perchè se bene ci deve es- 
ser grato ogni cittadino, voi non dimeno ci sete e grato 
e caro per le molte e rare virtìi vostre, dalle quali 
questa città riceve giovamento et ornamento grandis- 
simo . E perchè la speranza , creataci nell' animo dal- 
l' amor che portate alla patria, ci promette che non 
mancarete di seguitar l' offitio ad adoprare la virtiì vo- 
stra in serviiiO suo, non ci estenderemo jpiù a longo 

* L a notizia e la copia di questa lettera io la devo alla gentilezza del Si- 
gaor Gaetano Milanesi. 



388 CÀUtJEfeGiO EC. b* A&ttSfl 

pet esorta rvici , rendendovi detto che, se ben noti pò» 
irà ella ristorarvi secondo i meriti, ne riceverete dal 
inondo gloria et honore, e grazia et premio da Dio, 
il quale preghiamo che vi contenti quanto desiderate^ 
Il dì XI di Marzo 

Nota 

Mori il viceré Don Fedro di Toledo li 22 dì Feb* 
braio 1553 a Firenze, lasciando Don Garzia, suo figlio, 
luogotenente all' esercito . Questi prosegui la guerra , e 
coli' esercito Cesareo, dopo il ritorno dei suoi coman- 
danti da Firenze ingrossatosi di nuove milizie, si mosse 
contro il dominio Senese nella Valdichiana , occupando 
tutte le terre e castelli abbandonati già dai Francese 
A misura, dice 11 Galluzzi , che l'esercito si avanzava, 
i francesi abbandonavano la terra , e perciò Pienza , 
Asinalunga e Montefollonico furono facilmente occu- 
pati; a Monte Occhiello _, luogo assai forte per natura e 
per arte , fu trovata tutta la resistenza , essendo alla 
guardia del medesimo Adriano Baglioni con sei cento 
soldati scelti, i quali dopo averlo difeso valorosamente, 
e resistito gagliardamente alla batteria , che gì' Imperiali 
aveano piantata da tre parti ^ si resero a discrezione a 
Don Garzia , che gli fece svaligiare, con obbligo di non 
servire più ai Francesi per un anno, ritenendo prigio^ 
nieri di guerra il comandante con gli ufBzialì. 

Il primo di Febbraio del 1553, così nota il Roma* 
gnoli , lacomo Cinuzzi , commissario a Montìchiello 
scrive alla Balìa: " ò condotto 150 opere, e cominciamo 
una fortìficatione ala porta e certe cortine dal Peloro 
ordinate ". Da ciò si apprende che l'architetto era già 
slato un'altra volta a visitare quella piazza. 



CARTEGGIO Et. d' ARTISTI BSq 

N.° CCLXXX 

Cristofano dell' Altissimo a Cosimo I. Da Como 3i 
Maggio i553 C^rch.Med. Carteggio e, filza 84)- 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor Duca 
Et essendo io mandato da Vra. Ecc. qua a comò per 
il negozio di ritrarre de' ritratti che sono in casa di Mon- 
signor lovio , del che oggi son undici mesi , et in que* 
eto tempo non ò mai auto altro che 24 nomi , di modo 
che già un pezzo son finiti, et più assai sene sarebbon 
fatti se avessi auto de' nomi ; per questo mio perder 
tempo i)enso sia causato per le grande occupazioni del 
Signor Maiordomo , quale non à potuto avere a me- 
moria questo negozio, supjico a vostra Eccellenza me 
ne faci mandare , aciò possa satisfar del debito mio con 
vostra Eccellenza j et umilmente li baccio le mani, di 
corno il dì ultimo Maggio 1553. 

3ervitor Tofano Pittor fiorentino 

Nota 

Vi è il rescritto di mano di Cosimo I : leggasi di 
ritrovar la nota de' nomi j che la ha il maiordomo , per 
mandargliele. 

Ho anco trovato , scrive il vescovo di Nocera Giulio 
Giovio 21 Giugno 1553, ch'il Pitto'^e ha menato ben le 
mani intorno quella copia de' Ritratti ; il quale come 
allievo di Bronzino ha imitato con tanta diligenza che 
ci fa star dubbiosi in discernere questi primi qua dalli 
suoi, e presto sene invierà a Vostra Eccellenza un^ cassa 
de' fornitissimi alla perfettione. (Le. filza 35^ 



3 90 CÀfiTEGGlO-EC. d' ARTISTI 

N/ CCLXXXI 

Il medesimo allo stesso. Da Como 8 Agosto i553 
CI. e. filza 86). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor 
Hoggi ho inviato per Milano li xxuii Ritratti , et 
ispero che deveranno venire ben conservali: et vostra 
Eccellenza mi perdonerà, se più presto no liò inviati; 
et la -causa è stata non avere auto mai ferma chomis- 
sione di mandarli, et circa li ritratti ho cerco farli so- 
migliare il più che ho potuto, et tutti somigliono et 
son lavorati con quella diligenza che ho saputo; et senon 
sono a sodisfazione del gusto di V. Ecc. , quella mi 
perdoni, che in questi altri che già ho chominciati penso 
mi riusciran meglio , per ben chio abia a stare sotto 
posto a chome io li vego, non faciendo di quegli che 
sono Illustri , et mi paion degni di V. Eccellenza, la 
grandezza de' quadri liò tenuti più alti 3 dita che della 
chomissione ebbi, ringrazio V. Ecc. della cortesia de- 
gli 50 scudi hauti a milano j et bacìo le mani dì quel- 
la, pregando idio che lungo tempo la conservi in fe- 
lice stato, dal Museo 8 Agosto 1553. 

Tofano Pittore fiorentino 

Noia 

n suo Pittore, scrive il vescovo di Nocera il mede- 
simo dì , sta benissimo , et tuttavia seguita in copiar 
quelli Ritratti che li paiono più a proposito, secondo la 
coraessione di Vostra Eccellenza (Le). 

N." CGLXXXII 
Cosimo I a Cristofano dell* Altissimo. Da Firenze 
II Sett. iSSZ (Arch' e. Minute di Cosimo 1 filza Sg). 

A Tofano Pittore fiorentino a Como alli xi di Set- 
tbr. 1553. 
Si sono bauuti li 24 ritratti che bavete mandati per 



CARTEGGIO EC. D' ARTJSTl 39 1 

via di Milano, li quali si sono ben conservati, et ci 
hanno assai ben sodisfatto, seguirete a far li altri, eleg- 
gendo , come vi fu scritto , de' più Illustri et famosi , 
et mandateci una nota delli altri che vi sono , metten- 
doci poeti et altre persone letterate et virtuose , acciò 
possiamo fare una altra cappata di quelle che vorremo 
facciate di più. et dio vi conservi, da Fiorenza. 

N.° CCLXXXin 

Gristofano dell'Altissimo al Pagni. Da Como 28 Set- 
tembre i553 fArch. e. Carteggio filza 87 ). 

È autografa 

Magnifico Signor mio 

Me stato gratissimo intendere che V. S. habi auto da 
Sua Eccellenza lassunto del mio negozio , che penso abia 
andar meglio che non à fatto in sino adesso: et per- 
chè io non posso dimostrarvi lafezione che già vò posto, 
in altro che hoferirmini di quanto si può per me, et l'ot- 
terrò per favor grande se mi chomenderete qual chosa. 

Ebbi il 24 del presente una lettera da sua Eccellenza, 
la quale chontiene chome si son ricevuti i ventiquattro 
ritratti ben chondizionati, e che io mandi i nomi di 
tutti i ritratti che ci sono, da' ventiquatro che avete 
auti in fuora , et chosì dica quali ho fra mano : et 
chosì ho fatto, et li mando chpn questa , et queste 
che son drente alla lettera son quegli chiò fra mano, 
che quasi son finiti; et prego V. S. che presto mi 
mandi de* nomi , aciò non nabia astare, le linee , che 
sono fra i nomi, voi dire le divisione delle stanze, 
che tanti ne peristanza, et liò iscritti chome sono api- 
chati alle mura et stanza per istanza. Voglio rìchoFr 
dare a V, S. che dì grazia faccia pagare il porto al Vet- 
turale de' 24 ritratti , per che li agenti di qua n^anno 
fatto intendere che nai faran pigliare se nogli pago , che 



392 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

mi sarebbe fatica grande, né altro, bacio le mani di V. 
S. dal Museo il 28 Settbr. 53. 

Tofano pittore 

N.° CCLXXXIV 

Cosimo I a Francesco di Ser Iacopo proveditore 
delle fortezze. Da Pisa 1 1 Dicembre i553. Manoscrit- 
ti della Strozziana uniti all' Arch. Med. N. 33 ). 

R<?staci dirvi, che vorremo sapere in che termine si 
trovi quello pavimento della libreria di S. Lorenzo, e 
quanti quadri vi restino a fare, perchè ci pare che co- 
loro indugino assai; et bora che s'è visto il modo del 
fare questi quadri, saria meglio dargli in somma col di- 
segno innanti. 

N.' CCLXXXV 

Giovanni Batista Pelori alla Signoria di Siena. Da 
Lucignano i3 Dicembre i553 {Ardi. d. Rif. di Sie* 
na Lettere fdza 77 ). 

È autografa 

Molto Magnifici Signori 
Quando a me è imposto alcuna cosa, et maximeda 
chim'è Patrone, io lo credo senza pigliarne memoriale 
né ricordi, et perciò so' posto in ferma credenza d' ba- 
vere il contracambio. Dico adunque che mi pare mi sia 
mancato di quanto domandai et lassai in memoriale in 
mano dele Illustrissime Signorie vostre: et molto me- 
glio di me dovevano credere V. S. Mag.ce che qua sa- 
remo poveri di tutte sorti di strumenti da questi ser- 
vilii solamente per li homini di questa terra, et mollo 
più sopra venendo tanti forestieri, io mi detti a cre- 
dere si fusse fatta grossa provisione di ferramenti con- 
venienti per mille horalnr, et qua non sono stati aba- 
fitanza per ottanta homini, che glie bisognalo adoperare 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3d3 

1 picchoni nel terreno lavorato , dove sta seminato el 
g^rano ; et nei vero glie più la vergogna del danno as- 
sai. Il commissario ha scritto che si mandi zapponi in 
bona somma, et poi zapponi et zapponi da quattrocento , 
et se più sarà possibile , et boni che non sìeno di do- 
zina come li passati. 

Palette, raddoppiare il numero dele mandateci, ne sene 
piglino maraviglia che così si domandi, perchè le sonno 
ribaldissime dozinalacca. Et poi che qua non c'è somma 
di tavole al nostro proposito, et così presto, sarà bene 
continuare mandare corbelli in grosso numero , più che 
li mandati, et advertiscasi sieno confitti 1 cerchi den- 
tro et fore , perchè con i tormenti che li danno i gua- 
statori indiscreti in mezza giornata si sfasciano ; et molti 
di questi son confitti con una bulletta sola et altri senza. 
Dissi in un mio memoriale ultimo ale S. V. M, come 
sarebbe fatta bona opera a dare ordine che si raccon- 
ciassero i brozzetti, che sono restati in S. Prospero, 
perchè fra otto o dieci giorni n'haremo bisogno exstremo, 
et lo fo sapere che le fanno lavoro per una dozina d'ho- 
mini el dì, et perciò non si impaurischino dela spesa. 

Haviamo considerato al commodo che ci dà in tenere 
aperta la porta di S. Giusto, e poi resoluto aprirla, et 
hoggi s'è messo mano a votar quella parte, dove starà 
ottimamente bene un corpo di guardia con suo camino 
et altre pertinenzie ; et per più presto mandarla a fine 
ci è di bisogno i ferramenti , cioè bandelle lungediuna 
braccia l'una, perchè la porta è larga quattro, et con 
queste bandelle le sue chiavagioni grosse, eie necessa- 
rio d'un quattordici pennate et sei ronconi grandi. 
Scrissesi laltro hieri come ci sarà molto da proposito 
un maestro fabro darte grossa, sì per servircene a si- 
mili lavori sopradicti, come per acconcimenti di ferri 
di lavoro nostro. Le molli non sono venute, né man- 
co i correnti da gronde sfilati di quattro overo meglio 
di cinque braccia, et se di sei si potessero: per questo 
mancamento fino bora non s*è messo mano a bastionare, 



394 CARTEGGIO EC. p* ARTISTI 

però doraan da mattina ad bora di terza a suon di cam«» 
pana col PROPOSTO ET CON I PRIORI et col il resto 
del Clero in processione si principiaranno tutti cinque i 
baluardi, de' quali interamente beviamo stabilito el fon- 
damento: et per 1' absentia de le Signorie Vre. Illustris- 
sime et del Reverendissimo Cancelliere , ma prima dela 
Maestà del Cbristianissimo Re, del Signore Cornelio et 
dell'illustrissimo Monsignore di Termes haviarao pro- 
veduto ad convenienti compari , che per altra sene darà 
adviso: et così con la gratia di Nostro Signor Dio et dela 
gloriosissima madre Maria seguiremo, sperando per il 
commodo del bon terreno, cbe baviamo quasi per tutto 
in sulla voro , che in due mesi proximi da venire di gior- 
nate lavorative condurli in bonissima diffesa. et perciò 
quando et il Signore Commissario et io doraandaremo 
alcuna cosa per questi servitii, credincelo al primo, per 
non fare aspettare il lavoro con tanti homini, che non 
derrata. Inel resto procuramo con ogni diligentia non 
si perda tempo , né si paghi in vano , pur che da man- 
giare ci sia. Le fascine si potrebbero causare perdere 
tempo o vero tenere illavoro a dietro, e perciò si po- 
trebbe fare suspensione del portarsi i grani costà per 
Je communità convicine, che supplisero a questo servi- 
tic, parendo però a le Signorie V. Illustrissime: io l'ho 
detto , perchè ci è chiara notitia che i ministri et Ag^enti 
del Duca con acuta diligentia minutamente cercano sape- 
re ciò che qua si fa, con che somma d' homini si lavora , 
et sopra tutto se si piglia el monte , o se pure sene ra^ 
giona, et per quando si metierà mano; che pare, si- 
condo ci è riferito , cbe senza el monte fortificato que- 
sto procedere sia vaneggiare, et a me per quanto mene 
vengha d'honore, mi escia come di borsa, perchè ogni 
di ci trovo parliti migliori et comodissimi, et si sarebbe 
scausato un baluardo, che si fa dinanzi a la rocha, et altre 
spese che saranno disutili quando s' entrar rà in quello, 
se Dio ne farà gratia a le Signorie V. Illustrissime, le 
quali per di più feliciti come le meritano et io vorrei. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 3^5 

Di Lncignano di Valdichiana el dì tredici di Dicembre 

MDLIII. 

Questo mi crederanno le Signorie V. Illustrissime, che 
di già haviamo qua chi terrebbe a cottimo per mille 
scudi l'uno di questi baluardi^ et per quello si cognosce, 
no ci è parso bene resolvarne cosa alcuna, né manco a 
questi horaini. et già sono cominciati ad intrare nel con- 
to, et sperano di haverne bona derrata. Et perciò si 
sonno inanimiti , et vogliono fare bona prova di loro. 
Di V. Illustrissime Signorie 

Servitor fidelissìmò 
Giovani batista Pelori 
e Direzione J All'Illmi. et Excelsi Sri, li S. et Capo, 
della Repub. di Siena. 

r^ota 

Della fortificazione di Lucignano rimangono ancora 
gli avanzi; degli altri lavori, fatti dal Peloro a Monte 
Rotondo, Casole, Camullia, Ansidonia, si vedono ap- 
pena le vestigia. 

N.' CCLXXXVI 

Risposta della Signoria di Siena a G. B. Pelori. 
Da Siena 1 5 Dicembre i553 {-drch. e. Copialettere 
iV. 23o ). 

Molto eccellente cittadino nostro. Ala lettera vostra 
haviamo portato quella fede che si può maggiore, sen- 
do scritta da persona, la quale per manifesti segni ha- 
viamo conosciuta e tutto il giorno conosciamo accen- 
dersi ne'servitii della Repubblica: donde vi commendiamo 
et lodiamo di tanta diligentia, quanto e leggendo la vo- 
stra et anco quelle del commissario nostro vediamo da 
voi usarsi : accertandovi che da noi et da tutta la città 
per le fede che ne faremo, ne sarà tenuto perpetua me- 
moria. Quanto poi al provedere di quanto avvisate, state 



3g6 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

sicuro , che noi non mancaremo di mandar tutto que)-< 
lo che si potrà , et ci sforzaremo non habhi da man-> 
care nulla. Attendete intanto et fate sollecitare, come 
noi ci persuadiamo, e state sano, che dio vi guardi. Del 
Palazzo Pubblico 

N/ CCLXXXVII 

La medesima a Giorgio di Giovanni. Da Siena 28 Di- 
cembre i553 ( Arch. e. Registro e. ). 

A Maestro Giorgio architettore in montalclno si scrisse : 
Intendiamo come per fare coteste fortificationi a per- 
fettione è di necessità minare alcuni casamenti , e per- 
chè vorremo sapere particularmente l'importantia e qua- 
lità di tutti questi casamenti da ruinarsi , e li danni che 
possono arecarre a' padroni dessi , et anco chi sieno detti 
padroni, et ancora de' siti, che si disegnano darsi loro in 
recompensa ; però eie parso scrivarvene la presente , e 
commeltarvi che quanto più presto potrete ci diate pie- 
na e distinta notitia e ragguaglio di quanto sopra vi 
diciamo ; acciochè informati bene del tutto , sapiamo 
quanto ci pare che convenga di fare, però non manca- 
rete, e dio vi guardi. 

N.VCGLXXXVm 

Giorgio Vasari a Vincenzo Borghini. Da Arezzo 4 
Gennaio iSS ^{Manoscritti della Galleria degli UfiziJ. 

È autografa 

MagniCco et Reverendo Don Vincentio mio 
Io ò tanto favor dal ciclo che gli amici , che io amo, 
giornalmente ancora che la fortuna mi sbalestri di luogo 
in luogo per far le facende grandi per tormi dalla amo» 
revolezza loro et dal diletto, che si trae da sì fatta 
amicitia, pur doppo il breve spatio di tenpo, ancorché]- 
Je faceqde fien lunghe , mi rende a essi con maggior 



CAftTEOGiO EC. D* AfttlSTl 3g'J 

comodità , aciò che meglio mi possino et praticare et co« 
mandare. Ecco^ Sig. spedalingo mio, Giorgio Vostro tor- 
nato da Roma, libero dalle cure di Iviao HI, avendo 
spedito et Montorio et la Vignia , doVe avendo delibera- 
to vivere come Cristiano vo'fino che chiuderò questi ochi 
la mia consorte meco et la bontà di mia madre, le quali 
forse, se sarà dalla S. V. et da e vostri amici negotiato 
una facenda duna opera, che debbo far costì in fiorenza^ 
avendone fatto un modello bellissimo et richissimò, qua- 
le è oggi in Fiorenza nelle mani del fratello di Bene- 
detto Montaguto, nipote di Bastiano, quale in Roma^ 
o suo negotiato^ ciò che tutto si rimetterà et allo spe- 
dalingho di S. Maria Nuova et a Don Illarione , suo fra- 
tello, i quali consigliando Matteo, fratello di Bastiano, 
a eseguire il modello, non solo eglino faranno opera 
onorata, ma eternamente inmortaleranno lossa et il nome 
di Bastiano, loro zio, il quale à lassato tante migliaia 
di scudi, io non dessidero di farmi più nome, né meno 
più ricliezze, poiché non ò figlioli, ma sì per goder voi, 
cotesta patria , tanti amici, et potervi condurre fa fami- 
glia ; questo mi sia come un trattenimento : la conclu- 
sione è che vediate il modello, et secondo la sua con- 
ditione date animo , et esortiate que'a dare animo a tutto 
che lo metti in opera , che da me ara tre cose, piacere, 
sarà presto servito , et decellentia non sarà inferiore a 
nessuno di cotesti eccellenti, ora se la S. V. à caro me, 
la mia famiglia, lonor di cotesta città, di cotesti V. a- 
mici, vi ho posto questa occasione: io non ò voluto 
scrivere né allo spedalingo , né a don Larione, perchè 
abozziate la cosa; poi per la prima vostra vero costì, 
porterò la lettera che fa Benedetto a Mattio, suo zio, 
perciò , et faremo il resto . questo basti , che io son vo- 
stro al solito; et perché la capei la va ine servi, et non 
ve lume vivo , vedrete nel modello una bizzarria di lu- 
mi non più usati, che Michelagniola. vedendo il modello 
ne stupì, ora io son a Arezzo alli servici Vostri: tutti 
e mia di casa vi salutano, simil fo, io, che alla S. V., 



398 CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

a Messer Agnolo et a Raffaello mi rachomanderete. Di 
Arezzo alli 4 di Gennaro mdliih. 

Di V. S. 
Servitore et amico 
Giorgio Vasari 
C Direzione J AI Molto Magco. et Rdo. Don Vincentio 
Borghini Dignio. spedalingo degli Inocenti in Firenze. 

N/ CCLXXXIX 

G. B. Pelori a Pietro Strozzi. Da Casole i Aprile 
i554 {Arch. e. Lettere alla Signoria filza 69). 
È autografa 

Eccellentissimo Signore Signor mio singularissimo 
Io non ho prima dato notizia a Vra. Illma. Signoria 
per esere stato inresoluto sopra la pratica impostami, 
ne la quale per dirne il vero ci sono due partiti, lune 
è di ringrossar contiguo al muro in quella parte dove 
il nimico può nuocere, ma questo modo à poco utile 
et da essere biasimato, perchè oche la muraglia cascas- 
si sopra , o vero che inforò , come quasi sempre suole 
intervenire, in ogni modo l'inimico può continuare di 
guastare questo riforzo , se già però non si dicessi que- 
sto bastare per avanzare tempo. Laltro è ritirarsi alquan- 
to, et questo saria el meglio, però ce questo male che si 
dannificano molti particolari patroni di case, né si pon- 
no disporre, non vedendo necessità, e nell' aspettarla è 
cosa da Buoi, stiamo dunque in pro vedere a fascine et 
legnami, ma si fa a quattrinate, in mentre che Vra. 
Eccellenza mandi ordine preciso con patente spacifìcata 
di cotesti Signori otto , che di tali rovine io o altri non 
ne habbia da essere tenuto , et che liberamente possa. 

Glie cosa da figluoli dirsi che la fortificatione e' è ma- 
ravigliosa et realissima, per chel tempo disturba: ma 
atteso a quello ch'importa questo luogo, che ha tante 
conviciaità de' luoghi che sonno da farli scale^ magazinì 



GATTEGGIO EC. D* ARTISTI i^Q 

fet freni guadagnandone, che nel vero si può per* 
donare, el male è stato che Vra. Eccellenza l'ha pre- 
termesso , ma più li altri , che prima hebhero carico di 
ricognoscerlo tanto utile chiave per la maremma et per 
la città di Siena, hanno errato, perchè non manco che 
a Lucignano s'attendeva insicurarlo. per altra o forse 
a boccha et col disegno innanzi sene dirà più diffusa- 
mente; et fin qui basti. Quando venghino danari, si sa- 
tisfaranno alcuni che sonno cominciati a intrare a ri- 
mettere cose minate ; gli homini faranno qualche cosa 
et le donne al simile, però queste per causa dela lor 
inopia hanno* bisogno di qualche merzede o carità, e qua 
ci època borsa, et quasi un zero. 

Nuove qua non ci sono , et se pure, el Signore Marco 
le darà a Vra. III. Signoria, a la quale devoto più che mai 
con tutt' il core m' ofifero et raccomando, che Dio la 
feliciti come più desidera. Di Gasole il dì primo d* A- 
pril. 54. 

Di Vostra Eccellenza 

servitore fidelissimo 
Giovanbattista Pelori 
( Direzione J AH. Illmo. et Eccmo. Pietro Strozzi Ge- 
herale dela Mtà. Christianissima in Italia 

N.' CCXG 

Paolo Gerì , detto il Pilucca, a Cosimo I. Da Vene- 
zia 7 Luglio i554 C ^rch, Med. Carteggio di Cosi- 
mo I filza 100 J. 

È originale 

Signor Lusmo. Signor Duca 
Veramente né vaga , né piacevole occasione dame sì 
puote appellar questa che al presente mi sé offerta, 
dopo il mio haver con tanto desiderio aspettalo per 
così lungho girar danni il poter vicitar leccellenza vo- 
stra con più felici agurii di quello, a che pur bora min- 
vita, anzi mi astringe il debito mio a deyer fare cosa 



4oO CARtÈCGlO EC. D* ARTISTI 

in vero del tutto lontana da ogni mia credenza, in- 
però chela ove io sperava con qualche dolce et amoroso 
fingimento cerchare in parte di satisfare a quella debita 
servitù, che come fedel subdito io debba a l'eccellenza 
vostra, al presente in lor vece mi sia stato forza rivol- 
gere lanimo et la mente a larte militare, per ritrovar 
difensivi et bellici strumenti , sicome al presente potrà 
conprendere lalteza vostra per questo dìsegnio, che io 
le mando, suplicandola però humilmente al dovermi 
comandare, et dove le forze mia manchasero, in lor vece 
ricever la buona volontà. Anchora ò giudicato conve- 
niente cosa il mandarle il modo del formar questo si- 
curissimo alloggiamento , quando che ne sia di bison- 
gnio capace al grosso et al piccolo exercito , in però 
che secondo la quantità et il loco si può fare e piiì 
grande e più piccolo , perciò che ogni dua passa di 
terrea per quadro son capacie di allogar quatro cavagli, 
sì come ogni passo di terreno pur per quadro è comodo 
da loggiar dieci fanti, et però sarà necessario che chi 
haverrà tal cura , prima sappia quanto exercito si ri- 
trova, et poi pianti un palo in mezzo a dove voi che 
sia la loggiamento, et poi pigli una fune, et la leghi 
al ditto palo , et si allontani per quello spatio che lui 
giudica essergli necessario , et poi cominci a caminare 
in giro, faccendosi venir drietro gli carri, insino che 
ritorni donde si partì, cheli vi tro verrà fermo lultimo 
carro. Et così potrà poi col medesimo modo partire il 
campo secondo il mio disegnio , il quale oltre alla fa- 
cilità che si vede, chredo che renderà sicurissimo lexer- 
cito da tutte le offese notturne, et così con 1 humilmente 
baciar di mano a Leccellenza vostra mi raccomando, 
di Venetia agli 7 Luglio MDLlin. 

Di Vostra Eccellenza e per natura sudito e per 
volontà buon servitore 

Paulo Geri, detto il Pilucca, sculptore 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4^t 

ccxcr 

Cristofano delK Altissimo a Cosimo I. Da Como 7 
Luglio i554 (Arch. e. filza c,J, 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellenlissimo Signor 
Trovandomi al Museo et avere finiti variti sei rilratti 
per Vostra Eccellenza, et quando quella si risolverà chio 
li mandi , subito li manderò , et del chontmovo alendo 
al lavorare per venire al fine di quelli che V. Ecc. mi 
à chomesso ; et seio potessi finire senza infastidirvi del 
sochoremì alla mia necesità , lo farei volentieri. Ma 
la morte del mio Padre ma lascato in calamità troppo 
grande , bavendo debito et mia madre vecbia et una 
sorella et dua nipoti , et cbonviene cbio dia loro le 
spese j et per questo suplico a vostia Eccellenza cbe 
mi voglia socborere di qua] chosa , acciò possa dare 
dil pane a mia madre: et di questo io vene prego per 
bimore di Dio, cbe boggi fanno anno cbio non ò baulo 
niente; e di nuovo prego quella cbe abbi misericordia 
di me. cbe a Dio etc. 

Dal Museo il 7 Luglio 1554 

Tofano pittore Fiorentino 

N." CCXCiI 

Il medesimo allo stesso. Da Como 16 Agosto i554 
( Arch. e. filza io3 ). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor 
Il Piltor cbe si trova al Museo di Monsignor lovio, 
servitor di Vostra eccellenza , suplica a quella che per 
r amor di dio la voglia socborrere , perchè si trova in 
gran calamità , et la sua povera madre et dua nipoti 
f^lanno per morirsi di fame, et non anno altra isperanza 
se non la Eccellenza Vostra: e dd chontinovo si prega 

r. //. 26 



403 CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 

il somo idio che metta in quore a V. Eccellenza daiu- 
tarci , et chosì sintende a lavorar per sodisfare a quelle, 
che idio lungo tempo la feliciti, dal Museo il 16 Agosto 
1554 

Tofano pittore 

N. CCXCUI 

Il medesimo al Pagni. Da Como 26 Settembre i554 
{ Arch. e. filza io4 )• 
È autografa 

Molto Magnifico 

Il presente datore, Agente di Stefano et Lorenzo del 
Pavone di milano, do vera bavere chondotto le dua casse 
denlrovi i ritratti di Sua Eccell. ben condizionate, cho- 
nie qua eia promisso: et prego V. S. che li facia pagare 
il porto, che chosì siamo rimasti, et chosì, chome V. S. 
sa, è il solito; et per questo so che quella non man- 
cherà, et acjò non mi ahìa a eser dato fastidio. 

Ho inteso chome V. S. ma fatto pagare certi danari, 
et per lettera di cambio mi saranno pagati a uso in mi- 
lano ; et chome io barò rischossi ne aviserò V. S. , rin- 
graziando quella della chortesia usatami, et per non mi 
ochorere per adesso altro, baccio le mani a V. S., et 
quella mi scrivi se de' ritratti vene fusse qual uno fuor 
del buono , per non essersi potuto fare altro per aver 
auto cattivo originale — . né altro, dal museo il dì ^6 
Settembre 1554 

Tofano pittore fiorentino 

N." CCXCIV 

Giulia della Rovere a Camillo Giordani. Da Ferrara 
25 Maggio i555 {Oliveriana a Pesaro, Volume V, se- 
gnato " Illustri Stranieri " ). 

È originale e probabilmente autografa 

Magnifico et mio Carissimo, feci pregar, adesso è uno 



C4RTEGG10 EC. d' ARTISTI 4^^ 

anno et più, a maestro Giovan Battista Locamo de ivi, 
oreffice, scuti quaranta sei d'oro in oro per conto di una 
testa d'oro da Zebelino, che mi promesso far Tare, che 
io haveria per tutto il mese de ottobre che veniva, di 
che mi mancò, poi dellì a dui overo tri mesi mi fece 
saper che volendo che facesse finir la testa, li mandassi 
certe gioie, clie gli andavano; gli'fece risponder, che 
havendomi mancato alla prima promessa, ch'io non in- 
tendeva che il contratto havesse haver loco, perchè, sì 
come ha vea mancato alla prima, feci giudici© che anco 
- alla seconda faria il medemo, et che mi dovesse mandar 
li miei denari; il che mai non ha fatto. Perciò che la 
prego, come cosa mia particolar, la voglia farlo chiamar 
Danti a lei, et astrengerlo di maniera che li dia gli 
mei denari , overo una cautione idonea che io sia sicura, 
come un termine convenevole; che de il tutto gline 
restarò molto hobligata, et me li raccomando, di fer- 
rara alli xxv di maggio nel tv. 

Ai comodi di Vostra Eccellenza Giulia della 

Rovere da Este 
( Direzione J Al Molto Magco. Carmo. M. Camilo 
Giordani Auditor del torone Bologna 

N.* CCXCV 

Giorgio Vasari a Cosimo I- Da Firenze aS Aprile 
i556 (Jrch. Med. Carteggio e. filza lao). 
È autografa 

Illustrissimo et eccellentissimo Signor Duca 
Io non ho scritto prima doppo ch'io ehbi la dolcis- 
sima lettera di V, E. I. , perchè la inaspettata morte 
del nostro Grìstofano dal Borgho, la quale non pur 
sen'à portata la mia contentezza, ma parte dell' anima 
ancora , àmmi factto conoscer di quanto danno sia stata 
la sua perdita nelle imprese del palazzo, avendo da 
quello sì honoràto aiuto , oltre alia bontà del suo 



4o4 cauteggio ec. d' autisti 

virtuoso animo, che nelle a versila mi era conforto, et ne* 
perigli col consiglio et aiuto mi giovò senper nella pra- 
tica continua d! xxiiii anni, che fecie di vita meco. Non ò di 
bene altro nella partita sua dappoi che ma lassato sotto 
la custodia di Vostra Eccellenza , et che è morto in casa 
sua, et in gratia di quella; avendo mostrato a Y. E. I. 
quanto egli vi era stfVvitore, e quanto le calunie Io ave- 
vano offeso nel cospetto di sì alto signiore. lo pianto, 
et ognior lo piango , quando veggo lopera mia non po- 
tere seguilla con quella prestezza ch'io mi era proposto, 
sendomi mancato la metà di me stesso per le sue con- 
tinue fatiche; che mai di rarità et bontà d'opra si tro- 
verà pila Cristofano. • Torno allopera di palazzo, di- 
cendo a V. E. I. che il palco della sala a Ms. Baruccio 
si coperse di tavole , onde egli con comodità sua spesso 
lo veggo spicciolar rose, et distender erbe per quello; 
et già tutti e quadri che si anno a dipigniere son falli 
di legniame, et fra duo giorni li farò portare alla nuova 
casa, che io ò tolta spatìosa et grande per tale effetto, 
la quale è quella da Santa Felicita di Filippo Machiavelli, 
dove Messer Alfonso Quistegli auditor di V. E. I. slava 
già. sonci tornato volentieri per deviare alle girandole, 
ma per esser più vicino ai Pitti , et per venir coperto 
et dalaqua et dal sole, mentre caminando dal palazzo 
alla casa fo più di tre volte il giorno tal viaggio. Èssi 
fatto la finestra al riscontro di quelle porte, la quale 
à dato la vita a lutto quello aparlamento; In sala, che 
io dipignevo le storie, ò vissuto pur tanto che Santi Bu- 
glioni la finì pur di mattonare , a tal che non resta al- 
tro che una storia sola, qual tuttavia si mette in ordine 
per farla, acciò che i poponi di S. Giovanni el pescie ma- 
rinato si possa mangiare m quella. Siano intorno alla 
camera da basso , dove sono i fatti del gran Lorenzo 
vecchio, la quale infino ora sene depinta gran parte, 

• Ciò che qui vien dello dal Tasari fa ricordare la beUa lettera di IMi- 
chelagiiolo intorno alla morte dell' Urbiuoi il pittore è Cristofano Gherardi 
dal Borgo. 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4^5 

e si andrà seguitando , così come si seguita di finir di 
sopra il tutto, acciò ch'ai ritorno di quella V. E. Si- 
gnoria tornando e volendo abitar disopra , possa, ò 
trovato l'ordine da fare il passo sopra la sala grande 
con tanta facilità che , se chi pose quel tetto o quei ca- 
vagli in quel luogo avessi saputo che V. E. I. avessi auto 
a far questa fabrica, non arebbe saputo né potuto far 
altro di spati©, di misura et di canpo che quello che 
si vede al presente; ma il maggior miracolo, che io co- 
nosca di questa inpresa, è chel passo, che sa da fare 
in dogana , bisogniando farlo largo braccia sei , i bec- 
categli si gran larghezza non la posson ricevere , onde 
la larghezza della scala, che fecie il Tasso, et il prin- 
cipio di quella che saglie la scala principale, facendo un 
alia di muro sopra, acanto allo scrittoio da basso di V. E. L, 
viene a fare un arco per banda con la volta, et la volta in 
mezzo con l'altro arco fa tutto il passo, di maniera che 
fuggendo il far bechategli sa più spatio , fuggesi lo scar- 
pello, conducesi più presto, et con pochissima spesa si 
fa. Così Confetto à già cominciato a lavorare i legnami 
per metter da canto , acciò in breve tenpo possiamo 
seguir l'ordine di tal cosa. Credo, Illustrissimo Signor 
mio, che Iddio, che vi à fatto nascier principe, pro- 
curi a ogni comodità sua. Et questo lo veggo giornale- 
mente, che tutte le cose difìcili le riduciano a gran fa* 
cilità. Talché innaniniito di ciò ò preso tanto animo 
che ogni cosa ardua et difficile non la stimo ( bontà 
del vostro fatai genio ) niente. Udite questa, Signore, 
La scala , che aviano ordinata, anzi che tuttavia si mura, 
dico quella che risponde in sul terrazzo , nel cominciare 
a disfar le stanze, dove stava castra verde, ò trovato 
tanti archi dove oggi poson le mura delle stanne di 
sopra , che mi risolvei , volendo far la scala, a fare nella 
stanza dabasso , dove stava lufitio de' contralti , un fon-r- 
damento attraverso per reggimento di sei ordini di sca- 
le, che perfino al terrazino scoperto salirà più di 180 
scaglioni; et inpaurito da' ricordi di V. E. I., che ma 



4oG CABTEGGIO EC. D* ARTISTI 

più volte delio chel fondamento non se li trova fondo, 
e bisogniando pur fare , cominciai a cavar per il fon- 
damento , ne son duo braccia sotto che avian trovato 
un muro grosso tre braccia d'una torre vecchia * , il 
quale non solo è come lo volevamo far noi, ma maggiore, 
a tal che tutta la fabricha dì quel cantone ringagliardi- 
scie et rilega, ma ci fa servitio segnialato apoggi andò visi 
su dua gran volte , che una tuttavia si arma: et di corto 
Maestro Bernardo la volterà , il quale lavora dalla stanza 
dovè il Carro di Cerere, che tuttavia si mette d'oro; 
laltre stanze son tutte intonachate di stucho fino al an- 
ticamerino, che risponde al terrazzo. La scala grande 
se cominciata a dipigniere et lavorar di stucho , et ca- 
miniamo talmente con lopra , che compariscie assai , 
ancor che in molli luoghi si faccia. De' Pictti non dirò 
molto per essere un Caos, che à bisognio di tenpo et 
sonma di danari. Basta chel condotto è molti dì che fu 
finito; et l'aqua alza al pari del piano della sala dell' 
oriuolo, secondo la squadra mia. La tazza del porfido 
si puliscie, et l'altra di qui a x giorni si comincierà di 
scarpello. Mando le misure delle pietre de' cammini et 
porte, che sendo facili a condurre, V. E. L ne faccia 
venir cinque cammini , duo grandi et tre piccoli, et così 
dua porte, per questo anno riusciendo belli. V. E. ì. 
sarà senper a tempo farne venir più che ci bisognieran-^- 
no. Quella mi perdoni se sì lungha storia ò fatto di tante 
cose, immaginandomi che vi sia grato il sentirle, come 
ò conosciuto l'amorevolezza di V. E. L nel vederle. 
Intanto io con la solita diligentia seguiterò lopera; acciò 
la buona mente, che V. E. L à verso di me di acco> 
modarmi perchè continuo lo possa servire , gli acresca 

* " Per le quali cagioni niuno maravigliare si dee , se il fondamento del 
palazzo è bieco e fuor di squadra , essendo stato forza ^ per accomodar ta 
torre ( de' Foraboschi, cliitunata la toiTC della Vacca) nel ineao a renderla 
più forte, fasciarla intomo colle mura dei palazzo , le quali da Giorgio 
Vasari, pittore e architetto, essendo state scoperte 1' anno 1561 per ras- 
settare il detto palazzo al tempo del duca Cosimo , sono state trovate bo- 
oissiiue. " Vasari 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4^7 

ogniora più, sendo sicurissimo che benificherete uno 
che conoscìe la grandezza et il valore della magniani- 
ma virtù di quella, alla quale con tutto il core, con 
l'umiltà chio debbo a V. E, I. et alla Sig-nora Duchessa 
Illustrissima mi raccomando, alli xxui di Aprile mdlvi 
Di V. E. I. 

servitor per fortuna e per istella 
G. Vasari 

N/ CCXCVI 

G. B. Pelori a Girolamo da Pisa. Da Roma 29 
Aprile i556. f Biblioteca pubblica di Siena Tac» 
caino del Pelori segnalo 37. L. 3 ). 

È autografa 

Eccellente Signore mio 

Non essendomi accaschato scrivere a Vostra Signoria 
ho pretermesso più volte il farlo per no essere stato 
notato di cirimonioso, ne questa volta anchora lo vorrei 
fare , se non fusse la grandissima cagione che di costà 
mi viene, conciò sia che la bicherna, che procura ri- 
trovare i creditori della communi tà di Siena , hanno 
ritrovato acceso me d' una condennagione fattami al 
tempo dell'assedio, però tanto impropriamente et in- 
giustamente quanto di cosa che acascasse già mai: et 
perchè Vostra Signoria venga meglio informata dico 
sele, che havendo io el carico dele forlificationi di co- 
stà tutto sopra di me , sendo debito mio visitare e 
ricognoscere ogni luogho più. volte il giorno et la not- 
te, trovandomi a la porta di fonte blanda domandando 
io di certo vaso, dove era stato quasi una soma di 
gesso per murare , mi rispose un certo Claudio Barto- 
lucci con tante contumeliose parole et ingiuriose, quanto 
mai persona insolente et furiosamente pazza potesse, 
io stupito, dicendo ch'io non parlavo seco, et ch'io 
non intendevo che far con seco , per bono spatio mene 
risi imparte del fatto suo; lui replicomi che voleva egli 
bavere da trattare con me^ nominandomi briccone, 



4o8 CARTEGGIO EC D* ASTISTI 

gaglioffo, volte assai, et molto più altre parole tanto 
ingiuriose che non intendo scriverle, poiché Camillo 
Salvi et un certo genero di Messer Bartolomeo Petrucci, 
dicto Alexandro Tolomei, fumo ottimi testimonii , con- 
cludendomi che mi voleva gastigare prima che facessi 
notte, soguirno accommodate risposte , però non di 
sorte che la corte ci havesse mai da potere procedere 
contra di me , togliendomi per bene di mostrare non 
fare stima di tal cosa, ne dal suo trarmi i sassi, correndomi 
dietro per molto spatio, fui compianto molto da infiniti 
amici et infino da quelli del governo, però non lecu- 
perorno el mio honore , perchè per bavere a le mani 
facende importantissime la lassorno scorrere . di che 
Cesare, mio figlio, fore d'ogni mia saputa, di poi che 
fumo passati più giorni trovatose li fece un fregio a 
traverso a la faccia fore d'ogni mia saputa, et nel vero 
a me dispiacque, bora sa come andò innanzi quel Ca- 
pitano di lustitia, et senza citationi et altri atti con- 
dennò me, la quale condennagione è impropria e ingiusta, 
questa ritrovata da' Signori di Bicherna m' han fatto 
precetto a casa mia , et sigillatomi lutto el mobile di 
mia casa , di che la mia povera moglie ansia non ha 
potuto impetrare gratin d' alcuna sorte, che ne vogliano 
fare vendeta per trarne la somma di secento lire o vero 
secento dieci, ma potenlia di Dio benedetto quando egli 
fusse il caso per sei milia scudi , dovrebbesi con me 
usare questa rigidità! io pure ho giovato a la patria, e 
le potrei essere utilissimo più là che in dare nome a 
lei di quello non ha giovato a me , et questo è notis- 
simo, questa dunque è la ricompensa dell' haver lassato 
fore con Principi grandi tanti honorati et utili partiti 
per giovare al tempo, et bora bavere a mendicar un 
boccone di pane da me solo soletto con grandissimi 
stenti ? così si gratificano e buoni figlioli e servitori 
fedeli ? et che cagione hanno ricevuta da me di fiirmi 
questo agravio ? Diranno ch'io habbia parlato con questi 
Signori francesi ; diranno il vero , questo 1' ho fatto per 



CARTEGGIO EC. d' AUTISTI 4^^9 

cobrare per un secento scudi d'oro da loro, et non per 
servirgli ; et benché le pratiche sieno state grandi con 
promissioni di maggior somma di quella che mi deveno, 
io pure non l'ho fatto di servirli, né manco l'ho in 
animo volerlo fare: et che sia el vero, ho dato la fede 
mia d'andare ne' servigii del Re de' Romani, et ne darò 
testimonii che glie così, ne altro aspetto che l'adviso 
del Reverendissimo d' Augusta , che m' ha ordinato il 
modo di punto in punto com' io debbia procedere, et 
presto seguirà l'effetto. Adunque non servo franzesi, 
né andarò in francia chiamato dal contestabile, né son 
stato a Mont-Alcino , né in maremma a dar ordine a 
cose loro, né mi condurranno già mai; et benché io 
l'habbia detto ch'io lo voglia servire, l'ho fatto nel 
vero per fare il fatto mio, per vedere d' bavere qualche 
cosa di quanto mi deveno. non si vede che di costà 
non ho mosso cosa alcuna, né moglie, né Bglio , né 
robba, né altro ch'io ci havessi ? immo dove in altri 
luoghi io n'habbia, sempre son stato resoluto condurla 
a casa mia. O bello cambio d'haversi a vendere all' in- 
canto a chi peggio gitta! o quanto è bene far prova dela 
cortesia di chi predica da se dela generosità de tanti no- 
bili, e quanto è più giusto abandonar simili luoghi, et 
fuggirli lontani come pistolentiosi per sempre! dico egli 
è forza mostrare con le persone ingrate i denti, al capo 
dela fine piià può cotesta città valersi di me che de la 
robba mìa. e che credono chio la stimi ? farò conto che 
sia naufragata, et salvata solamente la vita , la quale 
darà vita ad altre vite, et se pure la ragione et l'honesto 
vorrà ch'io paghi, al nome sia di Dio a pagare per ogni 
modo , però non con tanta rigidità et stranezza, ma con 
uno houesto tempo , se non con gratia di diminutione di 
tanto quanto la legge vuole, e si suole pur far gratia in 
fino a li assassini ; e perché tanta rigidità? é perch' io hab- 
bia fatto tristi olScii ? no si dirà mai. si sospetta che io 
sto a roma, litigo quello pensavo litigare in ancona, che 
è noto a molti. (Quando cotesto Reverendissimo parli 



4 IO CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

di qua per costà , io pure lo visitai , et meli obli^ai con 
dirgli che sempre, eh' io fussi ricerco, gli farei fede 
d'esser figlio d'obedientia. non aspettai el Duca Cosimo 
cinque mesi di sei in otto in dieci giorni ? et a la fine 
mi licentiò. non mi sdegnai dare opera a fortificare san- 
domenico , et chiamare li homini et permetterlo el mio. 
el conte di Santa fiora, visto et cognosciuto volersi ser- 
vire di me disarmato et da baccello , non conferendo 
con me cosa alcuna, ma con lingegneri nuovi del Duca , 
fu chiareza a potermi partir da esso , perchè io non 
haveva d' andare a cercare 1' archibusate da vero per 
rendere bonorati gl'ingegneri da ciancia; né altra causa 
poteva essere, salvo el non haver fede in me. comportai 
come Dio volse da Morigho, camariere di Don Fran- 
cesco di Tolledo , el burlarmi tappeti per somma di 
scadi settanta per non ricevere peggio , maxime dicen- 
do me lo esso che gli era derrata per me che me ne 
lessero qualchuni; adunque a non stare costà non per 
errore dal mio canto, ma di quelli che mi fanno essere 
ucello senza alie. 

Raccolta la ragione mia et expressagliela per tanti 
capi , la Signoria Vostra si degnarà farmi cognoscere ; 
perchè di qual si voglia cosa che Vostra eccellenza pro- 
metta per me , non ne restarà mai defraudata, et io 
come devo per tanti altri oblighi che li tengo , le sarò 
fedelissimo servitore , offerendomele da vero che di 
quanto la disegnarà servirsi di me , trovarà che con 
ogni realità complirò ad ogni suo commandamento. De- 
gnisi adunque Vostra Signoria farmi gratia interporre 
un poco de la sua autorità con cotesti Cittadini , a in- 
tercedere per me qualche honesta gratia. che Dio Altis- 
simo sempre feliciti, come la merita et io vorrei. 

Di Koma el dì ventinove d'Aprile 1556 

Di Vostra Signoria servitor sempre pronto e paralo 

Giovanbaltista Pelori 

( Direzione) Alo eccell. Sre. e Prone, suo honoratmo. 
el Sr. Girolamo 4a Pisa Colonello meritiss. et locuralen» 
in Siena 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4 ' ' 

Nota 

Il Taccuino del Pelori contiene un abbozzo d' un trat- 
tato di architettura , nella quale secondo Io spirito del 
secolo XV e xvi le parti architettoniche vengono adat- 
tate alle proporzioni del corpo umano. Vi è la descrizione 
d'una piazza grande e d'una piazza per i mercanti, gioiellieri 
e per le arti minori ; si parla del palazzo del podestà , 
della zecca, delle carceri, della dogana, del palazzo" 
dove s' ha tener la ragione del comune", delle mura, 
d'un castello, delle strade, ma più a lungo delle chiese. 
Uniti a queste fabbriche sono vari disegni, o piultosto 
schizzi, i quali mostrano più studio che talento artistico 
dell'autore. Cita il Pelori il Vitruv io e le fabbriche ro- 
mane, dandoci un ristretto della sua maniera di vedere 
in queste parole: " Lodo ben quegli che seguitano la 
pratica et maniera antica. Et benedico l'Anima di filippo 
di ser brunellesco ^ Cittadino fiorentino, famoso et di- 
gnissimo architetto et sottilissimo imitator di dedalo, 
il quale risucitò nella Città nostra di Firenze questo 
modo antico dello edificare , per modo che oggidì in 
altra maniera non s'usa senon a l'antica, tanto in edi- 
fitii di chiese, quanto ne'publici et privati casamenti, 
et così anco il Duca per dilettarsi di tal' arte si vede 
baver invaghita la Città sua. " 

N." CCXCVII 

Giorgio Vasari a Bartolomeo Concmi. Da Arezzo a6 
Luglio i556 ( Arch. Med. Carteggio c.Jilza ia4 ). 
É autografa 

Molto Magnifico Signor mio 
Se la Signoria Vostra, che la cortesia che io soglio 
dipignier per ornamento della Virtù, mi vuol far gra- 
tia di dire a S. E. I. che i miei grani, che io ricolgo in 
Frassineto, non vole che si votino, mi facci gratia che 
senza pregiuditio suo et mio glinfossi per tenerli al 



4l3 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

fresco un mese e mezzo nelle fosse lì i nella villa, mi 
sarà grato, perchè li farò al tenpo sudetto ricondurre 
a Arezzo, il sì ol no di quella innun po' di letterina 
Vostra mi darà la vita et loro conserverà ; senon, sen- 
per mi contenterò d' ogni suo volere, et per non tor 
tenpo a i segretari, i quali tenghono lega con i pictto- 
ri nel non aver tenpo da olio, farò fine etc. etc. 

Arezzo alli xxvi di Luglio 1556 

G. Vasari pictor Aretino 

( Direzione J AI Molto Magco. et Sr. mio Ms. Bar- 
tolomeo Concini Segret, del Duca di Fior. 

iSfota 
Vi è il rescritto: Sua eccellenza è contentissima 

N/ ccxcvni 

Cristofano dell' Altissimo al Pagni. Da Como 23 Ot^ 
tobre i556 ( Ardi. e. Carteggio e. filza laS), 
È autografa 

Molto magnifico Signor mio 
Il settimo giorno di settembre mandai a Vostra Si- 
gnoria una letera, la quale non penso abiate auta, per 
non avere sentito niente. Però renpricerò con questa. 
Dico, Signor mio, che io dua casse di ritratti a ordi- 
ne, et nolli manderei senza vostra comissione, et così 
r aspetterò j a me parebbe che non si indagasse mol- 
lo, per amor delle pioggie che cominceranno, che li 
potrebono guastare. Però tutto rimetto in voi , che 
il tutto gudicherete benissimo. La bontà di Vostra Si- 
gnoria colla vera virtù vostra mi danno animo a dire 
il bisognio mio, et brevemente vi dico che io sono a 
uno bisognio estremo , et poi che la febre ma consu- 
mato in sino all'ossa, et veduto che io non mi vole- 
vo morire, sen'andò in malora; ma pensate, Signore, 
che io sono al verde, io dico di buon cuore che io sono 
al fine d' ogni bene , et vi dico liberamente che se io 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4*' 

non avesse la speranza di Vostra Signoria , che io non 
saprei dove mi fìchare. Però vi prego per l'amore di 
dio et di Signor Cosimo che vogliate colla vostra solita 
misericordia aiutare uno, che nel fango insino ali ochì 
senza sua colpa, che in parte sapete le necesità che anno 
quelle mie gente di costà ; et perchè io so. Signore, che 
maiutarete, et farete come avete fatto delaltre volte, 
atenderò a lavorare alegramente et pregare idio che vi 
tenga sano, et con questo vi bacio le mani etc. etc 

Da Como il dì 23 Ottob. 1556 
Di Vostra Signoria 

umilissimo , Servitor 

Tofano Pittor fiorentino 

e Direzione ) Al molto magco. Sre. il Sre. Chrìslia- 
no Pagni Segretario etc. 

Nota 

" Il suo Pittore, scrive Giulio Giovio , vescovo di No- 
cera, il 12 Aprile 1556 da Como, ha in ordine così bella 
rimessa de' Ritratti quanto mai habbia havuto, per la 
varietà delle nationi, degli habiti et qualità degli eroi ". 
CL e, filza 123). 

N.* CCXCIX 

Risposta di Cosimo I a Cristofano dell' Altissimo. 
Da Pisa i8 Novembre i556 ( Ardi, e. Minute di 
Cosimo 1 filza 6o ). 

A Tofano pittor fiorentino a Como 

li 18 di Novemb. 56 
Per una vostra a Christiano, nostro segretario, habbia- 
mo inteso li ritraiti, che voi vi trovate bavere forniti et 
in ordine da mandarci ; et parendo ancora a noi che sia 
bene farli venire perchè li tempi doventino più catti- 
vi, habbiamo scritto a Fabritio Ferrerò, nostro Agente 
in Milano, che pigli ordine di inviarceli quanto prima. 



4l4 CABTEGGIO EC. d' ARTISTI 

però in ogrni suo avviso li consegnerete, et ne segui- 
rete quanto da lui vi sarà ordinato ; al quale Fabritio 
babbiamo commesso che sieno remessi scudi cento per 
voi, acciò vene possiate servire per i bisogni vostri, 
come è honesto , et seguitar la fatica incominciata con 
la diligenza che havete usata sino a qui. Nostro Signo- 
re vi guardi, di Pisa. 

N/ CCC 

Francesco di Ser Iacopo a Cosimo I. Da Firenze 27 
Ottobre 1 556 ( ^rch. e. Carteggio c.Jilza 1 25 ). 
È originale 

Illustrissimo et EccelIentissimQ Signore et Patron 
unicho 

Per ordine di Vostra Eccellente Signoria mando Mi- 
chele scarpellino a Champiglia per contto della chava 
de' marmi; et è tornato, et ha portato secbo 4 pezi di 
marmo di 4 varie chave, quale dicie lui esservi da ca- 
vare tantta quantità di marmi che servirà alle fabriche 
di tutta Italia per centinaia d' anni, et vi è quelle gros- 
seze, lungeze, filari che verrà bene a chi caverà. Di- 
cie che la spesa del cavare et condurre a marina sarà 
più presto mancho che quella di Charrara. Et Maestro 
Barttolomeo Ammanato ha veduto et tocchi collo scar- 
pello e 4 pezi di marmo venuti, quali, dicie, li paiono 
miracholosi , et ne ha eletta una chava, quale dicie sarà 
più dolcie assai che quella di Carrara, et quando sarà 
lavorato bara più bel lustro che quelli di Carrara. Dicie 
el prefato Barttolomeo che per di qui a carnovale bara 
finite le (statue |ha tra mano, che quando paressi a 
Vostra Eccellenza Illustrissima di presente farne cavare 
4 pezi per 4 statue li manchano alla fontana, che con 
reverentia lo richorda : et havendo a chavare bisognierà 
iiaandai'e huomini di qua , che si troverebbono j mancha- 
rebbe feramenti, eoe choni, maze e scarpelli et mazuolì, 



CARTEGGIO EC. D* AUTISTI 4'^ 

qunli parte ne porterebono con loro , et parte sene po- 
trebbe far fare là. Dicie esso Michele che mancherebbe 
un carro per condurre a marina tali marmi da cavar- 
si etc. eie. • 

El prefato Michele ha portato secho un sagio di minie- 
ra, quale si manda a Vostra Eccellenza 111. in un rinvolto, 
drenltovi la poliza dove è chavato, che è cavato nella ca- 
va dreto alla torre a Santo Salvestro, nel pogio dove V. E, 
vidde principiato, che oggi sono più sotto 10 braccia in 
circha. et più si manda un'altro rinvolto drentovi uno al- 
tro sagio di miniera, che ve drentto scritto che dicie quel- 
lo che. et dicie esso Michele che, andando vegendo la ca- 
va de' marmi con Baldo et con un tedescho, che trovor- 
no scoperto questo filone di questo saggio predetto, et 
in dello rinvolto vi è il saggio del marmo, di che tanto 
si sadisfa Maestro Barttolomeo Amanatoj et è una chava 
che non vi si è mai chavato, in un fosato acantto la 
strada che va a Charapiglia , in fra due moniti e presso 
a marina 3 miglia in circha. 

Da Firecze 27 Ottobre 1556 

Francesco di Iacopo prò veditore di 
castello 

Nota 

Dopo aver somministrala già sino dal secolo xv una 
copia considerabile di marmo per la fabbrica del Duomo 
di Firenze , le cave di Gampiglia rimasero per un pezzo 
si può dire ignote, fin che Cosimcl le fece riaprire. In- 
torno a queste cave mi giova riportare un documento 
importante, il quale, tolto dalle Deliberazioni dell'Ope- 
ra del Duomo 1425 — 1436, oftre la prova autentica 
che esse erano note ai Romani. 

8 lunii 1434". Camerarius opere solvere tenea- 
tur magislros qui iverunt Campigliara ad faciendum ex- 
perimentum marmoris existeiitis in quibusdara cavis 

Rescritto in margine: che si menino in ordine i ferramenti, si faccia 
il carro , cavimi U 4 statue, e si dia ordine a quanto si cotUiene net 
capitolo. 



4*6 ckMrwBBm ec o' astisti 



tj fiiiymt stmtmspopmii 
£ prnliifcSì>iiiik.iu dmqae che molti laTorì di manao 
così detto Grtcheito sano S questo marmo toscano ; 
ÌB ogm caso convalida fl nostro docnmento ropinioDe 
dH s%Mir Apettì csposU ad Dìnoanrio GeognSco de. 
di Toscana Tom. I p. 423. 

^.' eoa 

Ròposta di Gigmo I a Francesco di S. Iacopo. Ih. 
Firenae 39 Ottobre i556 C Arch. e Minute di Co- 



A FiauBoesco di 3er Iacopo 39 Oiìxàì. 1S56 
Il ra* c i Mglì o che ci date con la vostra de* 37 d è som- 
■ii-mi lÉle piarinlo. et io làpohl a tì diràamo die si met* 
tino in onfine li coaii, aosie, HiMmoB , scarpelli et 
il carro insìrmr eoa le mole foggiale e mio cancttooe, 
el si caTÌno li 4 pezzi del iiMrmo, che dice rAanaaato, 
per far le 4 statoe che gli mancano ddb fontana, oon- 

R.' coca 

Giorgio Vasari a Bartoloaeo CoadiiL Da Firense 
8 GcBBÙo 15S7 ( Ardi, e Cmrteggio cfLxm, irj > 
È 



Motto 

EUi la ktten di Vostra Si gn o iia éke mi comnette 
per or&ae àk Sna Eoe io lìeri on fonia di Fiorenza 
in prospettiva, et che sidifto ri metta mano. Bfsp o nd o 
che IH iiimn pianta si li?ra in prospettiva, se già sopra 
la pianta non si lìem lo c£itio éà tatto qnd che con- 

di Fiofcnza, o se a riiiar Fiorenza eooe dia sta, 
et se bisogna fn-doETciio delle mma fi fiKfì, o se e' sa 
a £■- dentro le strade cmg^ 



C^KTEGGIO EC. D ARTISTI 4*7 

•va tenpo a misuralla e farla che stia bene, et di lutto 
secondo che sarò avisato farò conseguire la volontà di 
quella. 

Apresso la Signoria vostra li ricordi cbe io non pos- 
so con la fabrica del palazzo con molle cose andar più 
in là, o che quella mi ordini a quel che ò scritto ri- 
sposta, o che pensando star assai fuori, che così zoppo 
et doglioso verrò fino al poggio: che a tulio mi rimet- 
to allei . 

Piingraliovi del buono animo che à la Signoria Vostra 
verso di me del farmi servitio, che senper nò visto la 
prova, et perchè quella questo anno intercesse gratia da 
Sua Eccellenza, quando ero arezzo, che io potessi leue- 
re quel poco di grano che aveva in le fosse alia mia 
possessione di vai di chiana , et per mio vitto lì anco- 
ra è da 160 stala di grano, che questi che cercano, an- 
cora che i miei abbin detto che ò licentia, pur melo 
vorrebbano inpedire, la Signoria Vostra si degni man- 
darmi una fede, acciò la gratia ricevuta non mi diven- 
tassi disgratia: et con risposta di questa la Signoria Vo- 
stra si degni mandarmela, et perchè sto anchio in punto 
di servilla quando mi comanderà , resto etc. etc 

Di Fiorenza vm di gennaio 1556 

G. Vasari 

( Direzione ) Al Molto Magco. et Sr. mio obsmo. Ms, 
Barto. Concini Segtio. di S. Ecc. Al Poggio 

K." cccm 

Cosimo I a Francesco di Ser Iacopo. Da Firenze 6 
Gennaio i557 ( Manoscritti della Strozziana uniti 
all'Jrch. Med. filza 33 ). 

Cosimo Medici ) 
Duca di Fiorenza ) ' 
Carissimo nostro. Con la vostra d' avanti hieri hal> 
biamo hauto quel saggio di miniere indrizzaloTi da Baldo 
T. a. 23 



4l8 CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

da Lutiano di Campiglia , et in resposla vi diciamo, 
che di quelli duoi marmi, capaci a farne due teste, ne 
diate uno al Cavaliere Bandinelle et l'altro al Amma- 
nato, perchè ciascuno di loro provi il suo, et ci avisi 
come riesca. 

N/ GGCIV 

Cosimo I a Michelagnolo Buonarroti. Da Firenze 8 
Maggio 155^ ( Arch.c. Minute dì Cosimo filza 63 ). 

A Messer Michelagnolo Buonarroti 

vili di Maggio 1557 

Perchè la qualità de' tempi et la relatione dell! ami- 
ci vostri ci danno qualche speranza che voi non siate 
del tutto alieno dal volere dare una volta sino a Firenze 
per riveder un poco dopo tanti anni la patria et le cose 
vostre, quanto che a noi sarebbe di tanto piacere, quanto 
l'habbiamo sempre molto desiderato; Ci è parso conque* 
sta nostra dovervene eshortare et pregare, come ve ne 
esbortiamo et preghiamo con tutto il cuore, persuaden- 
dovi di bavere a esser visto gratissimamente dà noi. né vi 
ritenga dubio che noi siamo per gravarvi di alcuna sorte di 
fatica o fastidio, che bene sappiamo il rispetto che horamai 
si deve così alla età, come alla singularità della virtù vo- 
stra, ma venite pure liberamente, et promettetevi di baver 
a passare quel tempo, che vi tornerà bene di dimorarvi, 
a tutto vostro arbitrio et sodisfattione, perchè a noi 
basterà assai il vedervi di qua, et nel resto tanto pia- 
cere baremo, quanto ne senterite voi maggiore recrea- 
tione et quiete ; né pensaremo mai se non a farvi ho- 
nore et commodo. Nostro Signore Dio vi conservi. Di 
Firenze. 

Nota 

Fra le maraviglie di Roma era il vecchio Michelagnolo 
per gli stranieri una delle prime. " Quanta differenzia 



CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 4' 9 

scrive Pier Vettori al Borghini 4 Gennaio 1557, è da un 
huomo a un altro! questi gentil buomini Todeschi ha- 
veano gran voglia di veder solo Michael Agnolo Buo- 
narroti, et io gli faceva introdurre ; il quale gì' accolse 
amorevolmente con sodisfation loro. " ( Riccardiana 
Manoscritti iV. 2133 ;. 

N." CCGV 

Giorgio Vasari a Cosimo I. * Da Firenze 12 Mag* 
gio 1557 ( Jrch. e. Carteggio di Cosimo I filza i3i). 
È autografa 

Illustrissimo et Eccellentissimo Signor mio 
Egli è già dua settimane, e andian per la terza, che 
gli uomini che lavorono nelle stanze di sotto non anno 
auto da Francesco di ser Iacopo la lor merciede; et 
da lui mi è stato, acennato che non avendo mandato, 
sabbato prossimo sarà il medesimo; inperò V. E, I. 
mi facci intender per qualche via innantii che si licen- 
tino dalloro, sio gliò a trattener*^, o quel che ho da 
fare; e perchè la pila della fonte del cortile, non ci es- 
sendo il modo, resterà anch' ella alogata senza farvi su 
altro, nò gitterà aqua questo S. Giovanni, et senper mi 
riporterò a tanto, quanto da quella mi sarà detto o 
fatto intendere, Fiorenza alli xn di Maggio 1557 

G; Vasari 

N^ CCGVl 

Il medesimo allo stesso. Da Firenze SoMag'g'io iSSy 
( Arch. e. Carteggio e. Jìlza e. ) . 
È autografa 

Illustrissimo Signor Eccellentissimo Signor mio. 

Michlagniolo Buonarroti deve forse aver risposto a 

Vostra Eccellenza et così alla mia, che per ordine di 

* Il duca era a Cafaggiolo. 



4:SO CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 

quella scrissi; ma mandato un foglio scritto, che so che 
à fatto troppo, sendo le sue otto o nove versi: ma il 
premerli J'obligho che à con quella, el desiderio che à 
di riveder la patria et i parenti, la paura dellonor del 
mondo et timor di offendere Iddio, sta fra la speranza 
el timore * • onde mi par vederlo tremar di paura, ar- 
der di amore, et io che lo conosco gliò gran conpas- 
sione . Mando a quella per Monsignor di Cortona la 
lettera che ma scritta, che la leggiate, et letta con quella 
uraorevolezza , che là fatto piagniere di tenerezza , si 
vegga di rallegrallo, perchè so che è risoluto una mat- 
tina esser qui, che non si sappi, et io a quel che sarò 
buono in questo , farò ogni amorevole ofitio. 

Dovevo dirli che la fonte si solecita, acciò il giorno 
di San Giovanni rallegri il cortile et la città, ma perchè 
il fondo, dove posa la fonte di por6do , * * vole una 
pietra di marmo salda, perchè si vederia facendola di 
più pezzi molte cometliture, avian cercho Maestro Bar- 
tolomeo et io tutta fiorenza , né avrian trovato marmi 
perciò, gli à don Luigi m sulla piazza di S. Loienzo 
('senza farlo danno) un pezzo di marmo che ci servi- 
ria , et a lui in questo mezzo sene farla tirare da Carrara 
o da Canpiglia un altro, che senza ciò non butleria la 
fonte; non si piglierà senza lordine di quella, la quale 
a un cenno si farà che perciò si dia fine ; et perchè 
mi rendo certo che lo aremo, seguiteremo il restante, 
spettando Io àviso. 

• Il Vasari sembra alludere alla lettera che comincia : Dio il voglia , 
Vasari etc. 

** " Avendo 1' anno 1555 il s'ig. duca Cosimo condotto dal suo palazzo 
e giardino de' Pitti una bellissima acqua nel cortile del suo principale pa- 
lazzo di Firenze per far\'i una fonte di straordinaria bellezza , trovati fra 
i suoi rottami alcuni pezzi di porfido assai grandi , ordinò che di (juelli 
si facesse una tazza col suo piede per la detta fonte; e, per agevolar al 
maestro il modo di lavorar il porfido , foce di non so che erba stillar un'ac- 
qua di tanta virlìi , che spegnendovi dentro i ferri bollenti fa loro una 
tempera durissima. Con questo segreto adunque , secondo "1 disegno fatto 
da me, cojidusse Francesce del Tadda inlagliator da Fiesole la taz/.a della 
detta fonte, che è larga due braccia e mezzo di diametro, ed insieme il 
suo piede. " frasari. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI 4^^ 

L' altre cose vanno tutte bene . Io arei a far una 
grande storia di ringratiamento per esser oggi tornato 
con la famiglia nella casa nuova, la quale per essermi 
stata data da lei, mi par aver adir fsicj di dire che son 
più vostro che mai, poiché non abito in quel d'altri; ma 
perchè lopera mia à a ire in augmento con l'animo et 
con le forze in servilla , farò cht: l' opere parlerano per 
me , et a quella ec, ec. 

Fior. XXX Maggio 1557 

G. Vasari 

N. cccvn 

Supplica di Benvenuto Gellini a Cosimo I. Da Fi- 
renze 18 Settembre i55'j (Arch. e. Scritture diverse 
filza 8 N. m ). 

È originale 

Illustrissimo et excellentissimo Signore 
Benvenuto Gellini, scultore et servitore di V.E. Illma,, 
humilmente spone, chome nella casa, dovegli è abitalo 
et abita al servitio di quella, fumo fatti da principio 
più muramenti et achoncimi necesssari per lopera del 
Perseo e per l'esercitio d'esso Benvenuto, cioè una botr 
tegha con fornello e fornace, et altra botteghina aessa 
appoggiata da lavorare opere pichole, et uno porticho 
da digrossarvi lopere, e farvi e modelli con lóro ap- 
partenenze, che furono e sono cose senza le quali esso 
Benvenuto non potrebbe operare: et avendo egli dipoi 
con buona gratia di V. E. I. convenuto di conperare 
da e rucellai a sua vita la detta casa, desidera potere 
dar perfettione a detta conpera per asicurarsi che quella 
sia la sua casa et bottegha pier il servitio di V. E. I. 
mentre viva, vorrebbe non avere appaghare detti mu- 
ramenti et achoncimi], che così sono e patti in fra "V. 
E. et lui. Però humilmente supplica quella che gli vo- 
glia concedere che, conprando egli detta casa a sua vi- 
ta come di sopra, non abbia appensare a'daltro che a 



43 i CARTEGGIO EC. d' ARTISTI 

servilla. H detti muramenti farno fatti per il servitio 
di V. E. L , et toccano a quella sicondo e patti. Così 
la priegha che si degni spedirla, acciò che il detto Ben- 
venuto possa vivere e morire al servitio di quella quie- 
tamente et cola sua buona gratia : ben la priegha che 
quella si ricordi come il detto Benvenuto tiene una sup- 
plica con uno rescritto di mano propria di V . E. I. , 
per il quale quella gli compiace liberamente detta casa 
per sua, et questo fu quando quella vide il modellino 
del Perseo , et ci intervenne queste parole che V. E. I. 
disse: se e' ti dal cuore di condurmi grande questa opera 
a conrispondenza di questo bel modello, chiedemi tutto 
quello che tu vuoi, allora Benvenuto disse di farlo me- 
glio, et così si vede cheglià fatto; et vi domandò que- 
sta Casa, e volse dare alcune gioie , chegli aveva, a V. 
E. I. , e che quella gli dessi detta casa, a questo V, E. 
I. disse che voleva esso Benvenuto e non le sue gioie, 
et così gli risegniò detta supplica, con questa fede il 
detto se stato et là servita da vantag-gio della promes- 
sa fattagli], et cosi desidera di fare insino che ìdio gli 
presta vita. 

( A tergo di mano di Benvenuto') A dì 18 di Set- 
tembre 1557 supplica per conto della casa. 

Nota 

Vi è il rescritto : Mostri li patti a chi ha fatti li al' 
tri suoi contij et facciasi il dovere» 

Lelio Torelli 18 Settembre 57 

N." CCCVIII 

Fra Giovann* Agnolo Montorsoli a G)simo I. Da Fi- 
senze ( Manoscritti della Galleria degli UJiziJ. 
È autografa 

Illustrissimo S. ducha S. et patrone mìo observandis- 
Simo 

Suplico vostra Ecellentia che scusi in me la necessi- 
tà, et si renda certa che io nono altro assignamento 



CARTEGGIO EC D* AUTISTI 4^3 

per vivere che quel solo mi dà vostra Ecelentia., e sopra 
a quello ò tante spese che il più delle volte son prima 
lovori li danari che il tempo: però son conlentissimo 
di questa et rengratio Vostra Ecellentia; ma la pregho 
et suplico quando li sia piacere, che facci io no mi ahi 
adisperare per haverla. so che la intenlione di vostra 
Ecelentia è che io non perda tempo , anzi che io lavori 
e solleciti; di questo lopra da per se lo mostra, e vo- 
stra Ecellentia lo può vedere piacendoli : io desidero 
quella si trovi ben servita da me, et non manco di 
sollecitudine et diligentia. Così pregbo quella si degni 
ordinare che io abbi ogni mese la provisione senza 
dare tanta noia a mess. Piero Francesco , et che io mene 
possi autare nelli mia bisogni, adesso la suplico mi faci 
dare la provisione delli dua mesi passati, cioè aprile et 
magio, che ne ò grandissima necessità, e prego vostra 
Ecellentia non mi manchi, alla quale umilmente mi ra- 
comando, et priegho il nostro Signor dio che la con- 
servi et la filiciti lunghissimi secoli. 
Di V. Eccellentia 

sempre fidel Servitor frate Giovanni 
Angelo de' Servi scultore 

Nota 

" Avendo— abozzalo il marmo dell'Ercole (" che 
facesse scoppiare Anteo " gruppo destinato per la fon- 
tana grande di Castello ) se ne venne con esso a Fi- 
renze, dove con molla prestezza e studio lo condusse a 
tal termine, che poco arebe penalo a fornirlo del tutto, 
se avesse seguitato di lavorarvi ; ma essendo uscita una 
voce cbe il marmo a gran pezza non riusciva opera per- 
fetta come il modello, e che il frate era per averne 
difficultà a rimettere insieme le gambe dell'Ercole, che 
non riscontravano col torso, raessev Pier Francesco 
Biccio maiordomo , che pagava Ta provvisione al frate , 
cominciò , lasciandosi troppo piiì volgere di Quello che 
dovrebbe un uomo grave, ad andare molto rattenulo a 



424 CAnTFCGlO EC. D* ARTISTI 

pagargliela, credendo troppo ai Baiidinello , die con 
ogni sforzo puntava contro a colui ete. Fu anco opi- 
nione che il favore del Tribolo , il quale faceva gli or- 
namenti di Castello, non fusse d'alcun giovamento al 
frate; il quale, comunque si fusse, vedendosi esser bis- 
trattato dal Riccio, come collerico e sdegnoso, se ne 
andò a Genova ". Così il Vasari nella vita di Fra Gio- 
vano' Agnolo Montorsoli: nella vita di B. Bandinelli ne 
dà egli la colpa a Baccio solo : "Trovò ancora nella stan- 
za medesima di S. Lorenzo, dove Micbelagnolo lavo- 
rava, due statue in un marmo d'un Ercole che strigne- 
va Anteo etc ; e dicendo Baccio al duca che il frate a- 
veva guasto quel marmo, ne, fece molti pezzi". Nella 
vita del Montorsoli aggiunge poi a questo racconto che 
Baccio lo fece con licenza del maiordomo Riccio , e che 
egli " sene servì a far cornici per la sepoltura del sig. 
Giovanni ". Secondo quel che il Vasari dice nella vita 
di B. Bandinelli, parrebbe che questo sparlò del Mon- 
torsoli prima di aver cominciato il monumento di Gio- 
vanni delle Bande nere, cosa che fisserebbe l'epoca della 
nostra lettera qualche tempo prima del 1540. 

N." CCCIX 

Michelagnolo Buonarroti a Giovanfrancesco prete. 
Da Roma (Manoscritti della Palatina Lettere Voi. i). 
È autografa 

Messer Giovanfrancesco. perch? è assai tempo che io 
non v' ho scritto , ora per mostrarvi per questa che io 
son vivo, e per intendere per una vostra il medesimo 
di voi, vi fo questi pochi versi, e rachomandomi a voi, 
e priegovi che questa, che va a Messer Benedetto Var^ 
chi , luce e splendor della Achademia fiorentina , che 
gniene diate, e ringratiatelo da mia parte quel più chio 
non fo, ne posso fare io. altro non mi acadej scrivete- 
mi qualche cosa. 



CARTEGGIO EC. D* ARTISTI ^^5 

Standomi a questi dì in casa molto apassionato fra 
certe mie cose, trovai un numero grande di quelle co- 
se , che già vi solevo mandare, delle quali vene man- 
do quatro, forse mandate altre volte. 

Vostro Michelagnìolo Buonarroti 
in Roma 
e Direzione ) Ser Giovanfrancesco prete di santa ma- 
ria in firenze. 

N," CCGX 

Bartolomeo Ammannato a Vincenzio Borgliini 
{ Jrch. Med. Strozzìana N. 127 ). 
È autografa 

Reverendo signor Mio osservandissimo 
V. S. sarà contenta di mandarmi a dire quello che 
io da fare, perchè trovando iarsera Mess. Benvenuto gli 
ragionai un pocho di quanto eravamo rimasti, e gli pa- 
reva che fusai da sapere, prima che si cominciassi, don- 
de à da uscire la spesa, cioè danari. V. Signoria sarà 
contenta di farmi asapere quello ò da fare, che tanto fa- 
rò. A me parebbe che noi avanzassimo tempo più che 
si può. altro non mi occorre: a V. S, mi raccomando, 
di V. S. affezionato Bartolomeo Amannati 
( Direzione ) Al Molto Rdo . Signor mio sempre 
ossmo. e S. priore degli inoce.ntti. 

N." CCCXI 

Ventura di S. Giuliano di Tura alla Balia di Siena 
( Arch. di Rif, di Siena Scritture Concistoriali 
filza 114 )• 
È originale 

Dinanzi da Voi Magni6ci Signori ofiQciali di BaVia 
Ventura, Maestro di legname, expone ad V. S. hu- 
milmente come ha persa la gioventù et quasi tutti la 



42(> CARTEGGI» EC. D* ARTISTI 

sua età in retrovare le cose et intagli antiqui , deli qua- 
li ha facta tant^ copia ali artefici dela vostra città , che 
si può dire che lo antico in decta vostra città si sia 
retrovato et si usi per mezo le fatiche sue. Dunde che 
per andare drieto ad fare questo heneficio ali artefici 
vostri , non ha atteso ad guadagnare per la vechiaia, ben- 
ché li habi data la fortuna adversità del male francioso 
già xvn anni, e similiter tenne la sua prima donna a- 
tracta deli anni xii , et che più, che si trova vechio 
e con quatro fìglioline, che l'unanon pesa l'altra. Unde 
che per questo li vostri Cittadini si mossero ad pietà 
deli casi miei, et mi fecero obtenere una poca di pro- 
visioncella, quale mi pagava il Camarlengo di bicherna, 
di lire octo il mese, per mezo dela quale meglio che 
potevo substentavo me et la mia famegliola. Hòra in- 
tendo essermi suspesa, ricorro ad V. S., pregandole hu- 
milmente mi veglino confirraare decta provisione , che 
saranno causa che io non sarò necessitato andare insie- 
me con le decte quatro figlioline e la moglie alo spe- 
dale per il pane: e ad quelle humilmente si raccomanda. 



APPENDICE 



L' AFFRESCO DELLA SALA DEL CONSIGLIO 
A SIENA 

MC5CCXVI 28 Octobr. 

Cum audiveritis legi in dicto presentì Consilio per me 
Franciscum notarium prenotatam quandam petitionem 
etc. Tener diete petitionis talis est, videlicet: Coram 
vobis domìnis novem, defensoribus et gubernatoribus 
coraunis et populi Senarum, proponituret dicitur quod 
presens dominus potestas comunis Senarum fecit mira- 
biliter et pulcre pingi salam sive curtem dom, comu- 
nis Senensis, in qua ipse moratur, et ubi potestates Se- 
nenses solent comedere, que primo propter ignera , qui 
per rectores comunis Senensis ibi factus est , adeo erat 
nigerima et turpis et vjsu bodibilis C sicj , quod nedum 
rectoiibus talis civitatis, qualis Sene est, sed quibusli- 
bet aliis singularìbus fuisset hodiosa et indecens ad ha- 
bitandum , nam visum erat ibi quasi fuisse arbanum , 
nunc autem oculo est delectabilis, cordi letabilis et sitì- 
gulis sensibus humanis amabilis, et magnus bonor etiam 
cómunibus singulis ut éorum rectores et presides bene, 
pulcre et honorìGce habitent, tum ratione eorumet 
ipsorum, tum nomine forensium, qui persepe ad do- 
mos rectorum accedunt ex civitatibusplurimiset diver- 
sis. Multo tamen coslat comuni Senensi secundum qua- 
litatem ipsius, verumtamen si ibi fieret item ignis in 
brevi in turpissimum et nigerrimum statura pristinum 
deveniret ; quare placeat vobis ad conservationem et prò 
conservatione diete picture ita pulcerrime prò honore 
comunis Senensis et rectorum ipsius vestro solenni sten- 
tiare decreto , et post modum in oportunis consiliis co- 
munis Senensis et per oportuna Consilia facere solenniter 
reformare, quod presens potestas coraunis Senensis et 
quilibet alius, qui prò tempore fuerit, non possit vel 
debeat in dieta sala seu curte facere vel fieri facere aut 
pati vel consentire aliquem ignem de lignis vel palcis 



430 APPENDICE 

vel aliis rebus, que fumum faciant, vel exinde furaus 
exeat , ad hoc ut dieta pictura propter fumum non ni- 
grescat, ad penam et sub pena centum librar, denario- 
rum Senensium. 

Quae dieta petitio sit ferma et ante vadat in omni- 
bus prout iacet etc. (^Arch. d. Riformagiuni di Siena 
Consigli della CampanaJ. 

Nota 

Riguarda questo prezioso documento la vasta pittura 
esistente a Siena nella Sala del Consiglio. Due iscri- 
zioni, importanti si per l'epoca sì per l'artista , si tro- 
vano sotto di essa, delle quali riporto qui la copia fedele 
finora desiderata. La plrima sul fondo ancor dipinto è 
questa : 

MILLE TRECENTO QUINDICI VOL 

ET DELIA AVIA OGNI BEL FIORE SPINTO.., 

ET lUNO GIÀ GRIDAVA I MI RIFOLLO 

la seconda sulla calce nuda è la seguente: 
• S A . . MàN DI SYMONE 

Di quest'ultima iscrizione e del nostro documento si 
è valso il de Angelis per provare che la nominata pit- 
tura fosse opera di Simone Martini (detto Memmi), 
non ostante che il detto documento chiaramente ac- 
cenni un restauro (si ibi fieret item ignis, in brevi in 
turpissinium et nigerrimum statitm pristinum deve- 
niretj. Ed infatti ancor oggi, dopoché un'altra mano 
in tempi più a noi vicini vi ha cagionato un danno per 
così dire erostratico, si distingue la mano di Simone 
dalla parte piiì antica , la quale viene attribuita , e sem- 
brami con ragione, a maestro Mino. " Nel 1289 si pa- 
gano a Maestro Mino lire 19 per che pinse la Vergine 
Maria e altri Santi nel Palazzo del comune nella Sala 
del Consiglio etc. " Che poi questo Mino fosse Giacomo 



APPENDICE 4^1 

da Torrita è privo di ogni fondamento; nemnneno sa- 
prei convenire col Roraa/gnpli che egìi fosse lo stesso 
Mino che nel 1292 " andò a fortllicare il palazzo e torri 
di Roccalbegna. "Il nome di Mituo si trova di frequente 
a Siena nelle carie del secolo XIII, ma un Mino di Si- 
mone pittore non mi si è affacciato in detta epoca. 
Sembra, come già dissi , che la seconda iscrizione si ri- 
ferisca a Simone Martini, a cui forse di questo affresco 
appartiene molto più che un semplice restauro. A chi co- 
nosca le opere del secolo XIII sembrerà, se non impos- 
sibile, almeno dubbio che una composizione si vasta e 
nel medesimo tempo sì ben ragionata, come questa, po- 
tesse riescire ad una epoca sì antica (1289). Aggiungo 
a ciò che un altro affresco , esistente nella Sala del Pa- 
lazzo Pubblico a San Gimignano, coli' iscrizione :Xf^/7M^ 
Memi de Senisme pinsitj conserva tutta la composizione 
della pittura di Siena, benché il lavoro sia più rozzo ed 
inferiore di gran lunga a questo, e sebbene le figure 
rappresentate in esso sieno variate secondo il bisogno del 
paese. Questa somiglianza l'attribuirei non tanto all'or- 
dine che il pittore ebbe da' suoi superiori, quanto alla 
stretta amicizia de' due cognati, la quale indusse Lìppo 
Memmi a riprodurre un'opera, che se non tutta, certo 
per la maggior parte apparteneva a Simone. Ragione 
di copiare un lavoro di MinOj non vi era per Lippo, 
del quale sappiamo pure che condusse delle altre opere 
con Simone. 

Won so come il P. della Valle, il Romagnoli ed altri, 
battendo le loro orme , abbiano potuto ravvisare il re- 
stauro , che secondo il nostro documento cade al più 
tardi nel 1315, nelle seguenti parole: " 1321 si pagano a 
Maestro Simone di Martino, che doveva avere per se 
e per li suoi scolari et per oro et colori per aggiusta- 
re la Madonna che era dipenta nella sala del Palazzo. " 
Qui è chiaro che si parla d' un lavoro , il quale si sta 
facendo (per aggiustare J ^ cosicché o questo è un 



433 APPENDICE 

secondo restauro, o la Madonna, qui nominata senz'al- 
tri santi, è diversa da quella suaccennata. 

L' artista, a cui riuscisse d' incidere questo affresco , 
quelli di Ambrogio Lorenzetti nella sala delle Balestre, 
la maravigliosa tavola di Duccio nel Duomo, e la pit- 
tura di Lippo Memmi a San Gimignano, in modo che 
dello stile di dette opere si potesse formarsi una giu- 
sta idea, renderebbe un gran servizio allo studio delle 
belle arti, e segnerebbe un'epoca nella storia del suo 
mestiere. Stampe, sulla .cui fede il vero conoscitore pos- 
sa azzardare un giudizio intorno allo stile di pitture 
antiche , mancano tutt'ora all' Italia. 



LA TAVOLA DELLA ZECCA DI FIRENZE 

MCCCLXXIII 

lacobo Cini , pictori , prò eius pretio et labore prò 
conplemento picture gloriose virginis Marie , matris 
Cbristi , et aliorum sanctorum dei , quae tabula posita 
est in domibus dicti ofBtii zecbe comunis fiorentini , 
floreni auri quadraginti, reducti ad monetam valent li- 
bre 138, ultra summam libr. 134 olim solutam Simoni 
et NicJiolao pictoribus, civibus florentinis , prò parte 
solutionis picture diete tabule C Libri della Zecca 
dell" anno citato ). 

Nota 

Non so se questa tavola, rappresentante la corona- 
zione della Madonna e vari Santi in fondo d' oro, in- 
tatta e ben ' conservata , sia molto conosciuta ; ben può 
stare in confronto di tante altre opere della seconda metà 
del secolo xiv, alle quali non può dirsi né superiore né 
inferiore. In molte teste ravviso lo stile di Niccolò di 



APPENDICE 4^3 

Pietro* (Nicholao ) , pittore più noto ai Tedeschi che 
agli Italiani. Intorno ad esso gli Spogli del Migliore mi 
offrono le seguenti notizie: " 1380 iSicoIaus olim Pieri 
Gerì/li pop. S. Petri maioris — lobanna Agnoli Bindi car- 
daiuoli;1383 Nicolaus Pieri Cerini pictor pop. S. Petri 
emitj 1389 Masa uxor olim Pieri Cerini ". Perchè la sua 
maniera si assomigli tanto al fare di Spinello, lo spiega 
questo documento :" fu ordinato nel 1395 che la ta- 
vola della cappella maggiore (ì?i Sta. Felicita ) fosse 
dipinta da Niccolò di Piero e da Spinello d' Arezzo e 
da Lorenzo di Niccolò dipintori ; nella quale tavola 
oggi ("1622 ) nel monastero si legge: Questa fece fare 
el convento — anno mcccci. " E qui parlando di pitture 
ignote mi giova avvertire cheuna delle più belle opere, at- 
te a caratterizare il principio del secolo xv, fu trovata da 
me nella chiesa di Cerreto ^ distante circa un miglio e 
mezzo da Certaldo. È questa tavola stupenda un lavoro 
di Lorenzo Monaco j intatta e, tranne un angelo mes- 
sovi di recente , perfettamente conservata. Rappresenta 
il campo d' oro nel mezzo la coronazione della Madon- 
na, cui nove Santi rimangono ti destra, e nove altri 
a mano sinistra ; fra quattro storie della vita di S. Bene- 
detto stanno sul gradino in mezzo il presepio e l'ado- 
razione de' tre Magi , tutte bellissime e quest' ultima 
simile affatto alla .medesima rappresentazione sul quadro 
dello stesso pittore in Sta. Trinità. È questa, se non 
sbaglio , la tavola che ornava già l'aitar maggiore della 
chiesa degli Angeli; comunque sia, di certo non era de- 
stinata per la piccola chiesa di Cerreto. Vi si legge que- 
sta iscrizione : " Hec tabula facta est prò anima Zenobii 
Cecchi Frasche et suorum in recompensationem unius 

* Di lui sono gli affreschi nel capitolo di S. Francesco a Pisa, pubbli- 
cati dal Lasinìo: meno noti sono quei nel cApitolo di S. Fraoceico a Prato , 
ove parimente segnò il suo nome. Combina con questi lavori lo stile di 
due altri affreschi nella sagrestia di Sta. Croce a Firenze , rappresen- 
tanti la Resurrezione di Cristo, e Cristo che porta la croce, i quali si at- 
tribuiscono, senza fondamento veruno^ a Taddeo Gaddi. 

T.n, 28 



434 àl^PENDIGR 

iilterius tabule pereum in hoc» » . » » » * (Za)arentii 

tohannis et suorum, monaci huius ordinis, qui eam de» 
pinxit anno domini Mccccxm mense februarii tempore 
domini Mathei, prioris huius mouasterii " . 

Un'altra pittura, anch'essa si può dire ignota, con* 
servasi nella chiesa di Monteoliveto presso S. Gimignano* 
Rappresenta l'Assunzione della Madonna con due Santi 
inginocchioni, voltati verso di essa e di grandezza na- 
turale. Opera stupenda, fatta con una facilità straordi- 
naria, ma sentita in tutte le sue parti e tutt' altro che 
tirata via di pratica. So che un Oltramontano vi ha 
voluto riconoscere la mano del Pacchiarotto ; per me 
non rimane dubbio alcuno che sia una delle migliori 
opere del Pinturìcchio. È dipinta a tempera e da para- 
gonarsi alla tavola , che già si trovava sull' aitar mag* 
giore di Sta. Anna a Perugia ( 1 495 , ora nella Accade* 
mia^, ed a un'altra sua opera nel Duomo di S. Seve- 
rino, della di cui originalità non si doveva mai dubitare. 



TADDEO DI BARTOLO 

Mccccvi. 25 Augusti 

Delibcraverunt supradicti Magnifici Domini et capila- 
neus populi, simul convocati in consisterlo, quod lo* 
lum residuum denariorum , qui superaverunt eisdeni 
de eorum expensis, convertatur per operarium cam. in 
ornatione capelle palati! quod fiat per manus magistri 
Taddey Bartoli cum illis figuris, ornationibus et auro 
et modis et formis , de quibus eidem videbilur prò or- 
natione diete cappellae et honore nostri comuuis: et 
facto laborerio predicto prò parte ipsius Magistri Taddey 
debeat eligi et vocari unus magister, et alter debeat eligi 

* La lacuna si trova sotto l'atigelo sunliominato. 



APPENDICE 435 

et vocarì per consistorium dominorum, qui lune tem- 
pore residebunt , qui habeant tassare laborerium pre- 
dictum , lassatione cuius solvatur per dictuni operarium 
Cam, sine aliquo suo preiudicio aut danno ( Ardi. d. 
Riformag. di Siena Deliber. Concistori iV. 232 ) . 

Die 29-30 Augusti 

Prefati magnifici domini et capitaneus populi una cum 
vexillifero etc. eorum bona concordia et vigore ipso- 
rum balie decreverunt, quod omnia residua, quae su- 
perarent in futuris singulis duobus mensibus camerario 
consistorii et etiam expensori dominorum de expensis 
ipsorum dominorum , et etiam omnes quantitates pe- 
cuniarum , quae solverentur per illos qui renuntiarent 
officiis- comunis Senensis, pervenire debeant ad opera- 
rium cam.j qui prò tempore fuerit, qui teneatur dictam 
pecuniam convertere in pictura et ornatione capelle pa- 
latii , non obstante reformatione , quo et qua cavetur 
quod deberent solvi et dari expensori dominorum. quae 
quantitates ex nunc intelligantur et sint obligatae dieta 
de causa , declarantes etiam quod, completa eapella et 
pictura et ornatione ipsius, converti similiter debeant 
in ornatione et pictura salette nuove usque ad perfectio- 
nem ipsius simul cum denariis cassettini, qui iam obli' 
gati sunt prò pictura et ornatione diete salette (' ^. e J. 

Mccccvii. 30 lunii 

Concorditer ipsi domini et capitaneus populi delibe- 
raverunt quod Magister Taddeus pictor possit in cappella 
super altare destruere picturas Coronate ibi existentes, 
et ibi novas pingere picturas, ut sibi melius videbitur 
convenire CArclu e. Fol, 237 ), 



436 A^I^ENDIGB 

19 Octobr. 

Deliberaverunt domìni et capitaneus populi snpradicti 
quod in consistorio pingatur per magistrum Taddeum 
figura domini nostri lesu Cristi et sancii Thome, prò 
quibus solvatur eidem prò extimatione, prout fieri debet 
de capella, quam pingit etc. (l.c. Fb^.239). 



DOMENICO DI NICCOLÒ 
DETTO DEL CORO 

Mccccxv. 26 Augusti 

Fuit in dicto Consilio solenniter provisum et ordina- 
tum, uno ex dictis consiliariis in dicto Consilio consu- 
lente. Gum fuerit locatus corus capelle palatii quibus- 
dam magistris, qui ipsum facerent pulcrum et decora- 
ium , prout decct in ilio loco, cum dicti magistri , 
quibus locatus fuerit , ipsum non faciant ita et taliter 
quod satisfaciat dicto comuni de dicto coro, prout op- 
porteret , et quod ex omnibus concivibus placeat oculis 
et raentibus eorum ad pulcritudinem dicti palatii ; quod 
sit piene remissum in magnificos dominos etc, qui simul 
conservent et debeant dictos magistros, quibus primo 
locatus luit dictus corus, de factis sedibus presentis 
dicti cori per ipsos facti conservare ìndennes. Et tan- 
dem provideant quod dicti magistri in dicto coro am- 
pliusin antea nil faciant, sed tollatur per dictos dominos 
etc. a dictis magistris , et illum locent magistro Domi- 
nico lobannis * , intalliatori de Senis , ad faciendum eo 

• Come già nomi nel primo volume p. 158, mi pare sti-ano che quésto 
documeiifo lo chiami Domenico di Giovanni. Se il Romagnoli non attribuisse 
gli i>U!li inUirsiuli della suuQuiuiuata cappella Ol Domenico di Niccolò, e «e 



APPENDICE 437 

modo et forma, quibas eis videbitur convenire. Et 
quicquid in predictis fuerit factum per eosdem valeat 
et teneat pieno iure , prout si factum esset per totum 
comune Senarum (Ardi, d. Rif, di Siena Consigli 
della Campana T. 212 j. 



LOGGIA DEGLI UFFIZIALI A SIENA 
ORA CASINO DE'NOBILI 

Mccccxvn. 19 Februar, 

In nomine domini amen. Anno domini 1416 indic- 
tione decima, die vero xviiii presentis mensis februarii 
in Consilio populi et popularium Civitatis Senarum, in 
sala magna palalii comunis Senarum solenniter congrega- 
to , facta proposita super materia loggie Rende in Reduc- 
to Saracenorum seu apud ecclesiam Sci. Pauli de Senis *, 
redditis consìliis et datis petitis fuit soUenniter victum 
et obtentum , quod in ecclesia Sci. Pauli predicta apud 
Redductos Saracenorum prò honore civitatis Senarum, 
ne locus sit tam turpis, fiat et fieri debeat una pulcra 
et honorabilis et ornata capella, in qua quolibet mane ad 
laudemomnipotentisdei et Beati Pauli Apostoli, et ad de- 
votionem et commodum mercatórum celebrétur missa per 
unum capellanum. Ac etiam quod ibidem fiat et fieri de-» 
beat una loggia honorata et pulcra, in qua mercatores et 
alii cives honorabiles possint se reducere et colloquia su- 
per mercantiis simul habere, et aliis suis negotiis ad in- 
vicem convenire, Quae omnia fiant et fieri debeant et 

la Guida di Siena dell' anno 1 822 non aggiungesse a tal asserto " lavori 
eseguiti nel 1429 per lire 3494 e soldi 16", crederei che questo Dome-» 
nico di Giovanni fosse un altro artista. 
* Vedi Carteggio Tom. I. p. 103. 



438 APPENDICE 

executioni mandar! per egregium militem dominum Ga- 
lerinuni Corsini , operarium ecclesie catedralis et dictae 
Ecclesiae , una cuni consiliariis suis vel aliis sibi dandis 
per consistorium. Cum hoc tamen, quod in materia aU 
taris vel ecclesie mutande et ordinando capelle, cum 
sit res sacra et ecclesiastica, ne incurratur iuris, habea- 
tur consensus in mutando et edificando reverendi in 
Cristo patris et domini domini Antonii dei gratia epi- 
scopi Senensis (Arch. d. Rlformag. di Siena Consigli 
della Campana T, ccxiij. 



FONTE GAIA DI SIENA 

MCCccxviK li Octobr, 

Fuit in dicto Consilio provisum et reformatum in dieta 
proposita generali quod magnifici domini priores et ca- 
pitaneus pppuli eligant et eligere teneantur et debeant, 
quanto citius fieri potest, tres bonos et ydoneos cives 
civitatis Senensis , qui sic electi sint et esse intelligan- 
tur operarii ad faciendum perfici et compleri fontem 
campi fori civitatis Senensis , quem fontem et labore- 
rium ipsius teneantur et debeant perfici lacere et com- 
pleri et deduci ad debitum finem infra sex menses pro- 
xime secuturos, incipiendos ^\e qua electi fuerint, et 
ut sequitur terminandos, sub pena florenorum e auri 
prò quolibet ipsorum, eis auferenda de facto per do- 
minum executorem iustitie civitatis Senensis, salvo se 
haberent iustum et evidens impedimentum , de quo pu- 
blice et notorie appareant, et habeant illam auctorita- 
tem, oSicium, arbitrium etbaliam, qualem et quantam 
habent presentes operarii dicti fontis, et quod operarii, 
qui ad presens sunt, a dicto officio sint temoli^ aliquo 
in contrarium noa obstante. 



APPENDICE 439 

Quae propositio hodie fuit obtenta in presenti Consilio 
generali prò clxxviiii lupinos albos datos per sic, non 
obstantibus vii aliis nigris redditis prò non in contra- 
riura predictorura {Ardi, d. Rifonnag. di Siena Consi- 
gli della Campana Tom» 213). 



GIACOMO DELLA QUEBGIA 

Mccccxxxv, 11 Februar, 

Diati mag^nifici domini et capitaneus populi , babita 
Inter eos diligenti et matura examinatione, et cognO" 
scentes quod capella palatii eorum est satis bene hono- 
rata et perpuìchre ediGcata et ornata, sed quod deficit 
perfectioni suae quaedam craticula ferrea in introytu 
suo cum ianua eiusdem craticule cum bona decentia , 
sicut requiritet exigit locus ille, iam solemniter et con- 
corditer deliberaverunt et decreverunt quod dieta grati-» 
cula ferrea cum bostio suo seu ianua expedienti Ceri et 
apponi debeat ad dictam capellam expensis comunis Se* 
nensis , perpulcra et decens , sicut requiritur. Et remi- 
serunt in Magistrum lacobum Magistri Petri de la fonte 
eorum collegbam, qui dictam craticulam locare debeat 
per illuni modum et formam , de quibus sibi videbitur 
decentius et honorabilius, et etiam cum quanto minori 
expensa fieri potcrit. Et quicquid per eum factum fuit 
eie. , nunc approbaverunt ac si factum erat per tptHrn 
eorum collegium et offìtium (Ardi, e, Lupinc^riq d^l 
Concistoro 1434J, 



4 4o APPENDICE 

GIACOMO DELLA QUERCIA 

Mccccxxxv. 16 Februarii 

Proposuit et dixit: Cum etiam Magister lacobus ma- 
gistri Petri de la fonte, electus per consilium populi in 
nomine operarii opere Sce. Marie, interrogatus utrum 
yelit acceptare an non^ asserat se obligatum esse Bo- 
noniae prò quodam laborerìo magne sue fame et ma- 
ximi pretii * , in quo intra sex vel septem menses ex- 
pedirì posset quicquid prò nunc fieri potest in ilio, et 
propter boc ipse veliet difTerre bonorari militia dictos 
sex vel septem menses, quo tempore veliet se exer- 
cere posse partim in Bononia et partim in Senis, prout 
ulilius et commodius fieri posset prò utriusque ecclesie 
bonificatione , dicatque etiam priusquara acceptare deli- 
berei, se certificare velie si de bonis suis committere 
debet aliquid in dictam operam et quantum, ut delibe- 
rare possit super dictam acceptationem, cum fuerit e- 
lectus secundum certas provisiones, quae lecte fuerunt 
in Consilio, ex quarum tenore non specificatur quid 
committi debeat per operarium, nisi quod solum dicitur: 
Quod operarius babeat florenos e anni de salario donec 
vixerit, et non transeat ad vitam uxoris, quod uxor so- 
lum babeat usufructum de illis m Qorenis vel plures , 
quos committeret, et sic laute videtur,"quod debeat com- 
mittere fior. M. Sed cum postea ad declarandum super 
dictam commissionem fuerit ordinala quaedam provi- 
sio , qua specifice declarabalur de fior, m, et fuit per- 
dita, undc dieta materia remanet confusa, et ipse Ma- 
gister lacobus cupiat dare vive'"^ et unumquemque cla- 
rum facere, et nollet cogi ad committendum de bonis 
suis plus quam sibi piacerei, cum nuUum bonuni sii 
bonum nisi sii voluntarium; sed per yerba sua multum 

* Le port£ di S. FetroDÌo. 



APPENDICE 44 ' 

dare cognosci potest quantìat est eius bona afifectio erga 
dictam operam, unde sperari posset persona sua futu- 
ra multum utìlis ipsi opere . Igitiir etc. super dictis 
materibiis seu petitionibus, et etìam super portatione 
birreti, quod nollet cogi ad portandum plus quam de 
suo processerit beneplacito, simìliter in dei nomine ge- 
neraliter et specialiter consulatur fArch»d, Riformag, 
di Siena Lupinarìoc. )* 



FRANCESCO DI DOMEiaCO UVI DA GAMBASSI 
MAESTRO DI VETRI DIPINTI 

Mccccxxxvj. 15. Odtbr. 

In dei nomine amen, anno domini ab eius incarna - 
tione 1436 indictione quartadecìma et die quinta deci- 
ma mensis Octobris actum in ci vitate fior, in opera S. 
Marie del Fiore , presentibus testibus ad infrascripta 
omnia et lingula vocatis, habitis et rogatis, Gualterot^ 
to lacobi de Riccialbanis et Ser Filippo Niccolai Naccii , 
civibus florentinis. 

Nobiles ac prudentes viri Nìccolaus tJghonis de Ale- 
xandris, Donatus Micbaelis de Vellutis , Franciscbus 
Benedicti Caroccii de Strozis, Benedictus lohannis de 
Cicciaporcis et Niccolaus Caruli de Macignis^ operarli 
opere S. Marie del Fiore de florentia existentes etc.^ 
considerantes equìdem prefati operarli novum edifitium 
cathedralis ecclesie fiorentine ad optatum finem sue ba- 
bitationìs fore deductum, et ob id fore nécessarium o- 
culos et fenestras ipsius ecclesie decorari vitreis variis 
storiis pitturarum, ut decet tam inclite matrici ecclesie, 
ob quam rem prefatam magniGcam ecclesiam indigere; 
maxima ac infinita copia ipsorum vitreorum, quae si ne 



44 3 APPENDICE 

longevo tempore ac innumerabili sumptu pecunie vix 
baberi posset, et actendentes quod eorum in ofBcio pre- 
cessores iam sunt tres anni et ultra scripsisse in par- 
tibus Alamannie basse, in civitate nominata Lubichi^ 
cuidam famosissime viro, nomine Francischo Domi' 
nici Livi de G/iaribasso comitatus fior. , magistro ir» 
omui et quocunque genere vitreorum de musayco et de 
quodam alio colore vitreorum , qui in dieta civitate a 
tempore sue pueritie citra fàmiliariter habitavit ac ha- 
bitat, et in dicto loco dictam artem addidicit , exer- 
cuit et exercet, eundem Francischum deprecando ad 
civitatem florent. accedere deberet ad habitandum fàmi- 
liariter, et in ea artem prefatam faciendo, eidem polli- 
cendo quod sibi expensas ytineris per eum fiendas re- 
sarcirent, et in dieta civitate flor. in laboreriis predicte 
opere toto tempore sue vite eidem continuum ac Crmum 
inviamentum exhiberent ita et taliter , quod ipse una 
cura sua familia victum et vestitura in prefata civitate 
errogare posset: et intellecto quod dictus Francischus 
talibus promissionibus motus accessit ad civitatem flor, 
ad intendendum et examinandum cum eorum offilio 
predictas promissiones et ad alia facicndum in predictis 
oportuna prò mandando executioni intentionem eorum 
oilìtii: ac etiam fide habita a qunmpluribus personis fi- 
de digni? prefatum Francischum in predictis artibus fore 
peritissiraura , et examinato quod predicta omnia non 
solum resultant diete opere, sed etiam loti civilali fior. 
honorem , utile ac famam perpctuam , volentcsquc igi^ 
tur predicti operarii ut predicta omnia sortiantur eUc- 
ctum prò evidenti utilitate et honore diete opere et lO" 
tius civitatis Fior., servatis in predictis omnibus hiis, 
quae requiruntur secundum formara staLutorum et or- 
dinum comunis Fior, et diete opere, dato, misso, facto 
et celebrato' inter ipsos oranes solenpni et secreto scru- 
ptinio ab fabas nigras et albas, et obtento partito, 
neniine eorum discrepante, de consensu et voluntate 
dicli Francisci, presentis ac in terminis omnibus suunì 



APPENDICE 443 

consensum dantis et prestantis, deliberaverunt — infra- 
scripta pacta et capitala cum condictionibus et modifi- 
cationibus infiascriptis, videlicet: 

Imprimis advertentes dicti operarli dictum Franciscum 
in ytinere, per eum facto de civitate Lubichi adcivitgtem 
fior, prò tractando cum eorum ofBtio predicta omnia 
supra narrata , a latronibus' et ructoribus fsic) strata- 
rum fuisse omnibus suis bonis spoliatum ac privatum , 
quae secum ferebat prò demostrando suam artem dicto 
eorum offitio, quod prefati operarli teneantur et obligati 
sint de pecunia diete opere prò omni danpno eidem 
illato et prò quibuscunque expensis per eum factis et 
fiendis in dicto ytinere, et prò conducendo Florentiam 
suam familiam et, omnia suo bòna, in dieta civitate Lu- 
bicbi ad presens existentia , d^re, solvere ac enumerare 
eidem Francischo in totum florenosauri centum, infra* 
scriptis terrainis , videlicet ad presens florenos aiiri vi- 
ginti, et residuum usqne in dictam quantitatem florenor, 
auri centum statim postquam dictus Francischus cum 
tota sua familia et omnibus suis l)onìs-fuerit Florentiam 
reyersus, et dederit principium in dieta civitate florent. 
diete sue arti; de qua quidem quantitate florenorum 
viginti primo et ante omnia quam fiat solutio, dictus 
Franciscbus teneatur et debeat dare et prestare diete oa 
pere ydoneum fideiussorem de redeundo Florentiam cura 
tota sua familia et cum omnibus suis bonis, et dare 
principium diete sue arti, salvo et excepto quod si causa 
mortis eidem accideret , quod absit , dieta opera a- 
mictat et perdat et perdere teneatur et debeat dictam 
quantitatem florenor. viginti, et eius fìdeiussor a dieta 
fideiussione florenor. viginti sit liberatus. 

Item teneantur et debeant et obligati sint prefatì o« 
perarii expensis diete opere toto tempore sue vite et 
suorum fìliorum dare et consignare eidem Francischo 
in dieta civitate fior, in loco ydoneo prò exercendo 
dictam suam artem unam domum, in qua dictus Fran- 
cischus possit, ipse cum tota sua familia , ydonee , ut 



444 APPENDICE 

decet simili magistro, babitare et stare, et in ea facere 
duas fornaces actas et deoentes sue arti. 

Item teneantur et dcbeant et obligati sint predicti 
operarii de pecunia diete opere prò provisione ipsius 
Francisci dare et solvere eideni Franciscbo decem annis 
continuis, initiandis die qua fuerit Florentiam cum tota 
sua familia et omnibus suis bonis reversus , et inceperit 
in dieta civitate flor. laborare , facere et exercere in 
exercitio diete sue artis , et ad instantiam prefatae opere 
anno quolibet , durante tempore dictorum decem anno-^ 
rum, florenos auri 40, faciendo eidem solutionem prò 
rata diete quntitalis florenorum 40 de quadrimestri in 
quadrimestre. 

Item teneantur et obligati sint diati operarii expensis 
diete opere in futurum se facturos et curaturos et fa- 
cere et curare ila et taliter cum effectu quod per Con- 
silia oportuna populi et comunis florent. dictus Fran- 
cischus et cius filii et eorum bona toto tempore fo- 
rum vite impetraverint-a populo et comuni florent. e- 
xemptionem et immunitatem ab omnibus et singulis 
oneribus et factionibus comunis fior, tam realibus quam 
personalibus et mistis, et tam ordinariis quam extraor- 
dinariis , et tam in civitate quam in comitatu et de- 
strictu florent., excepto quam a gabellis ordinariis co- 
munis florent. , ac etiara impetraverint quod dictus 
Francischus et eius familia habebit éivitalem et immu- 
nitatem faciendi unam et plures fornaces sue artis. 

Item teneantur et debeant et obligati sint dicti ope- 
rarli se facturos et curaturos et facere et curare ita et 
taliter quod nulla ars ex viginti una artibus civitatis 
flor. infestabit et dabit eidem Franciscbo aliquam no- 
xiam vel molestiam prò faciendo et exercendo in dieta 
civitate fiorentina dictam artem. 

Que omnia et singula suprascripta fecerunt, firmave-» 
runt, deliberaverunt et promiserunt et, obligaverunt 
prefati operarii, cum hac exceptione et moditìcatione , 
videlicet quod dictus Francischus et eius filii et ooines 



APPENDICE 44^ 

sui discipuH et omnes cum eìus industria laborantes, 
teneantur et debeant et obligati sint laborare et labo- 
rari facere ad requisitionem et instantiam diete opere 
et eerum ofDtii, prò tempore existentis in dieta civi- 
tate fiorentina, omne gcnus niusayce et vitreorum co- 
loratorum, quo et quibus opera et eius operarii indige- 
rent prò edifitiis catbedralis ecclesie fiorentine, ita et 
taliter quod opera predicta primo et ante omnia sor- 
tiatur effectum, et prò eo pretio quod costabit et ve- 
niet dictis Francischo et suis laborantibus , in eo con- 
putando industriam ipsorum , et prò ilio pluri et maiori 
pretio declarabitur per ofHtium ipsorum operariorum 
prò tempore existentium fArcfu dell'opera Delibera- 
zioni 1436 — 1442). 

Mccccxxxiv. 26 Agosto 

Lettera si scriva a un maestro di finestre di vetro 
da Gambassi, che si ritrovava in Scozia e che faceva ve- 
tri di più sorte , et era tenuto il migliore maestro del 
mondo, che voglia venire a Firenze, che gli daranno 
a fare molti lavori e sarà bene trattato. " Et hoc fece- 
runt visa quadam lettera per dictum magistrum directa 
S, Filippo Naccii de Gambasso, suo compatriole " fi. e, 
1425—1436). 

MCCCGxxxv. 10 Mail. 

" Scribatur eidem qui est Lubecchi " fi, e). 

Mccccxxxvi. 23 Aprii. 

^ Scribatur eidem de eius accessu Floicmiam " f'» ^•>'* 



44^ APPENDICE 

VETfa DIFESTI DEL DUOMO D' AREZZO 
MCCccLXxvii. 15 Marzo 

Ricordo come ogg'i questo dì detto di sopra e pre- 
fati hoperari del opera del veschovado ano alogato a fare 
la finestra di vetro, posta in vescovado, nella capella 
del corpo di cristo, al convento di frati deglinsuati di 
firenze, e per lo dicto convento venero loro manda- 
tarii , frate Cristophano e frate Bernardo , e fecero 
gl'operai colloro concorda et patto in questo modo, 
cioè : 

Che dicti frati sieno tenuti e debano fare in dieta fi- 
nestra due figure, disegniate per buono e diligente mae- 
stro, e bene ornate e con buoni e perfetti colori, cioè 
uno corpo di Cristo ignudo e uno sco. Donato: e detti 
colori debano essere cotte al fuoco ^ e non messi a olio; 
e detti operari gli ano promesso per loro fatighe e mer- 
de lire quatordici del braccio quadro , a tutte spese del 
opera, cioè di chabelle e di viture e di rete e di fer- 
ramenti e a loro manifatture d'ogni aconcime, che s'avessi 
a fare per fortezza e mantenimento di detta finestra. 

Finirono di porre su la ditta finestra a' dì 14 di gen- 
naro 1478, e fu braccia undici e quarti tre quadri, che 
monta in tutto , per lire 14 il braccio quadro, — lire 
164 s. 10 (Ardi, d' Arezzo j Debitori e Creditori del- 
l' Opera del DuomoJ, 

MDXiii. 23 Augusti 

In dei nomine amen, anno incarnatioms dominice 
1513 die 23 Augusti etc. 

Pateat omnibus evidenter qualiter spectabiles viri, cives 
Aretini , operarii opere episcopalis Arretii, videlicet Gre- 
gorius lohannis de Berghignis, Antonius Augustini de 
Bouucciis et Christophorus Checchi del Guazza, vigore 



àPl>ENDlCE 447 

eonim auctoritalis et oflìtìi et omni modo locaverunt 
Dorainicho Petri Vannis de Pechorìs et Stasgio Fabiani 
Stagli, civibus aretinis presentibus et conducentibus etc., 
ad fiendum et faciendura et in opere et in perfectione 
ponendum omnes et singulas figuras vitreas cum or- 
namentis suis ad id opportunis et necessariis , quae ve» 
nirent faciende in fenestra media et in fenestrato ecclesie 
aretine, cum pactis, conventionibus ut infra ponendis 
et declarandis età, in vulgari sermone expositis: 

Et primo: cbe per la presente logasgione se intenda 
essere et sia revocata , cassa et nulla ogni altra loga-^ 
sgione per fino a oggi facta circa a dieta opera et ma* 
^isterio. 

Secundo:che le prime due figure, poste su in diete 
finestre, si debbano levare a tucte spese di decti con- 
ductori, et in luogo di quello farete due altre dirai* 
gliore perfectione , ornamento , colori et fabbriche et 
altri artificii. 

Item che tucte le figure de' Sancti, cbè sfaranno a 
mettere in dicto magisterio, si debbano dichiarare pri- 
ma per li operarii perii tempi existenti, stante ferme 
la nunptiata et langelo inprima j et successive le due 
figure poste alli giorni passati, cioè Sco. Stefano et Scó. 
Lorentino, e decti conductori sieno obligati a fare decte 
figure secondo la loro perfectione et qualità. 

Item che li pagamenti di tali figure debbano essere 
lire 14 per ciascheduno braccio, ?. braccio quadro il 
braccio, a canna ... di finestra di vetro messa in opera 
€t artificio. 

Item che tucte le spese di ferramenti, armadure et 
vetri debbano fare li operarii et li scharpellini. 

Item che le due figure di Sco. Stephano et Sco. Lau- 
rentino già facte s'intendano essere et sieno approbate 
prò buone et sufficienti, et de la figura della nunpliala 
et de la vergine Maria, poste di suso a quella, s'in- 
tendono essere et sieno reprobate^ et debbansi levare 



44^ APPENDICE 

via per li conductori alloro spese, et farne due a mi- 
gliore proportione et fongia et colori et ornamenti et 
altre qualità et prospettive di vetri et altre cose , acciò 
apartenenti, di boni vetri et colori et altre ; et così 
successive le altre figure debbano essere proportionate 
et bene composte et facte di buoni vetri , colori et altri 
ornamenti, che si richiedesse a tal magisterio, più pre- 
sto meglio che peggio de le due figure di Sco. Stephano 
et Lorentino, et ala bontà et qualità di quelle del corpo 
di Cristo quivi vicina , et che tucta decta opera, debba 
andare a paragone di bontà, qualità, perspectiva et co- 
lori, artificio et altri magisterii secundo lo exemplo delle 
due figure ultimamente poste, et più presto meglio che 
peggio , et con vetro cotto a fuocho et non con olio. 
Et che tucta dieta opera di dette finestre debba essere 
finita per tucto il mese di Luglio px. futuro senza àl- 
chuna exceptione; et così promissono observare, sotto 
pena di fior, xx larghi, applicati ipso facto alla decta 
opera per la fabbricba di decte finestre. 

Item decti operai promissono a' decti conductori pre- 
senti et acceptanti pagare per tucto mese di Septembre 
lire 400 di danari piccholi, et per tucto il mese di No- 
vembre altre lire 400 in contanti o altril)eni, o grano o 
altre cose acciò opportune, et conputando in ciò le in- 
frascripte lire 226 in la secunda paga. 

Item che decto Domenicho et Stasgio sia obligato , et 
ciascheduno di loro in solidum , a uno pagamento ba- 
stando a rifare a decta opera ogni suo dampno, spesa 
et dissagio o interesse , in caso che li sopra nominati 
conductoii non observassino in tucto et per tucto, come 
ditto di sopra. 

Et oltre di questo li sopranominati Domenicho et 
Stasgio confessorrono per fino a questi dì bavere bauto 
et recevuto lire 226 di danari piccholi, et finito dicto 
lavoro, et poste su diete finestre, decti operarli sieno 
obligati^ et così promissono, pagare ogni restante, facto 



APPENDICE 449 

buono conto et facta la mesura di decte finestre ^^rcA. 
e. E. Debitori e Creditori del Duomo 1521-1542J. 

sDxv. 25 Aprii. 

Allogarono a Domenicho di Pietro di Vanni Pecori , 
cittadino aretino , presente e conducente a fabricare , 
fare e finire le due restanti finestre drento al altare 
g-rande dela chiesa chatedrale aretina , videlicet una a 
mano dritta e l'altra a mano mancha, con figure di 
vetro et altri ornamenti et con li infrascripti pacti , 
capitoli etc. 

Et primo che ditto Domenico debba fare tale opera 
di boni vetri 'venetiani o tedeschi di optima perfectione 
a quelle figure , che saranno deputate e ordinate per 
operarii. 

Item che ditto maestro Domenico sia tenuto in tale 
magisterio, fabrica et opera in tucto et per tucto — superare 
in bonità, in bellezza, in fórma, in ingenio, industria 
sua la finestra già per lui facta intermedia in ditta chie- 
sa, et dare finita tale opera infra xxx mesi pxe, futuri. 
Prezzo 14 lire piccole per il braccio (l. e). 

Nota 

" MDXix. 31 Ottobr. I signori operai al veschovado ano 
alogato a fare tre finestre di vetro in veschovado a 
maestro Guglielmo di Pietro, * francese, maestro a far 
finestre di vetro, cioè una finestra §opra la capella di 
S. Francesco, una finestra sopra la capella di S, Matio , 
una finestra sopra la capella di S. Niccolò, per prezzo 
di lire 1 5 per ciascheduno braccio, — cotti a fuoco, non 
a olio. — e debaie avere finite per tutto Giugno prosimo 

* Questo è il Guglielmo da Marcilla del Vasari, nominato in un docu- 
mento del citato Archivio " Messer Guillelmb de Piero, Francese , Priore 
•di S. Tibaldo di Sto. Michele, Diogesi di Verduno in Francia," Egli me- 
desimo sì sottoscrive: Io GuiUeltno de Piero de MarcìUat. 

T. II. 29 



45o At^ENDICB 

1520. "Ebbe per og-ni finestra ducati 1S0 , come ap- 
pare da un ricordo del 31 Dicembre 1520 fi. c,J. 

Due altre finestre si allogano al uaedesimo 1 Giu- 
gno 1522 " una sopra l'altare di S. Francesco, l'altra 
sopra al batesirao "; deve levare quelle. che vi erano, 
e finire 1' opera fino al Novembre prossimo. Il 3 di 
Marzo 1524 riceve per una rappresentazione dell'adul- 
tera e per un'altra d'una flagellazione lire 660. IV'el 
Maggio del medesimo anno aveva dipinte due volte xìbì 
Duomo ; le quali furono stimate da Ridolfo Ghirlan- 
daio ducati 400. 11 10 d'Ottobre 1526 si allogano a 
lui " sei volte, cioè quelle pìchole che al presente non 
sono dipinte, col campo d'oro fino e colori fini e altri 
ornamenti , per prezo di ducati 70, a lire 7 per ciasche* 
duno ducato " etc. |^/. c.J. 



S. SPIRITO A FIRENZE 
MCcccLXXxvi. 11 Maggio 

Ragbunoronsigli spettabili operai Bertoldo di Giovanni 
Corsini, Niccholò di Giovanni Chaponi , Piero di Lu- 
lozo Nasi , Ugeri Chorbinelli , per lacomo Chuicardini 
fsic) Piero, suo figliuolo. 

Ragbunati insieme nel chapitolo di Santo Spirito, e 
detto ch'ebbe Bertoldo Cborsini il perchè loro gli ave- 
vano afatichati, chiamarono e maestri architettori, che 
parlassino ogniuno e dicesse eloro parere di fare o tre 
porti o 4, e parlato ch'ebono gli architettori, aveduto 
che lopenioni degli architetori erano vari , che chi di- 
ceva di 4 porti in variati modi , e che quegli che di- 
cevano di 3 sachordavano a uno modo medesimo , e 
furono più glj architetti che disono di 3, che quegli 
delle 4, dipoi ch'ebono parlato gli architetti sudetti, fu 
detto a' cittadini che ciascheduno dicesse loro parere, se 



APPENDICE J^5i 

volevano etc. Parlorno lutti, e chi diceva di 3, eclii di 4, 
echi di fare modelli, eccetto che Maestro Lodovicho, che 
disse che Maestro P.igholo aveva detto che aveva sentilo 
da Pippo di Ser Brunellesco , che le porti avevano a 
esser 4, ma che modo avesino a slare, che noi s.npeva. 

Di poi ch'ebono parlati tutti , gli operai propuosono 
che metterebono questi 3 modi: 

In primo di fare 3 porti, el secondo di fare 4 por- 
ti, el terzo di fare e modelli, e quello ch'avessi più 
l'ave nere, quello si pigliasse. E primo messono al par- 
tito di fare 3 porti, ed ebbe 30 fave nere e 17 bianche, 
e poi ìmisono che se ne facci 4, ed ebbe 9 fave nere 
e 38 bianche, di poi misono di fare e modegli ed ebbe 
fave 27 bianche e 20 nere , dove veduto che le 3 porti 
avanzarono l'altri, rimasono che le 3 porti si facessiiio 
(Ardi, de^ Conventi soppressi, S, Spirito , Libri del^ 
l'opera 1477 — 1496). 



FRANCESCO DI GIORGIO 

MCcccLXxxvi. 29 Ottobre 

Providdero et ordinare che Maestro Francescho di 
Giorgio sia condocto ali servìtii del commune di Siena, 
ciò è dela camera della Città di Siena , per li bisogni 
di quella et ali bisogni dele terre et roche et altre oc- 
correntie pubbliche dela città, contado et iurisdictio- 
ne di Siena, mentre che vive, secundo che per li 
Magniflci Signori o officiali di Balìa o officiali de la 
guardia, che per li tempi saranno, li sarà ordenato. 
Et sia obligato a andare per lo contado et iurisdictione 
di Siena, dove et quante volte per alchuno de'dicti ma- 
gistrati li fusse ordinato, senza alchuno paghamento. Et 



4^1 APPENDICB 

per substentatione sua et de la sua fameglia , et per pro- 
visione di dieta obligatione a lui si intende ex nunc dato 
et attribuito possessioni et beni stabili incamerati , o che 
si incamerassero per Io comune di Siena di valuta di 
fiorini 800 in mila , di lire 4 fiorino, non obstante qua- 
lunque cosa. 

Deli quali el prezzo babbi a dichiarare la balìa , non 
passando dieta somma, et quali possessioni et beni hab- 
bino a essere babbino a dichiarare tre del collegio da 
eleggersi per lo priore et capitano: et dicto francescho 
debbi tornare a stare a Siena familiarmente in tempo 
di mesi sei proximi (uirch. delle Biformag, di Siena 
Dellberaz. d. Balìa Tom. xxxi. e, 37 ). 



FRANCESCO DI GIORGIO 



Mccccxcvii. 5 Augusti 



Audito magistro Francisco Georgii prò causa et solu- 
tione angelorum datorum opere Sce. Marie, deliberave- 
runt quod infrascripti tres debeant videre qualitatem 
Angelorum dictorum , et babeant plenam auctoritatem 
faciendi pretium , et curandi cum effectu solvatur pre- 
tium dicto Magistro Francisci cunctis remediis et hoc 
in octo dies , audiendo prius partes et alligationes ipsa- 
rum , et procurent ne angeli dicti extrahantur de eccle- 
sia cathedrali. 

Dominus lacobus Piccolbomìneus 

D. Antonius Bichus 

Pandolfus Petruccius. 
(Arch, d, Riformagioni di Siena Delib, d. Balìa 
Tonu 38). 



APPENDICE ^5ì 

Mccccxcvn. 21 Augusti 

Spectabilissimì viri Dominus lacobus Piccholhoniineus 
et Pandolfus Petruccius, duo de collegio Balie, vigore eo- 
rum auctoritatis electi deputati super causa angelorum 
magistri Francisci Georgii, laudaverunt et iudicaverunt 
quod operarius ecclesie Cathedralis si ve Caraerarius operae 
leneantur et debeant ac obligati sint solvere eidem Mà- 
gistro Francisco Georgii libras mille trecentas sexaginta 
quattuor s. 10 ultra bona et alias expensas in eis factas 
per dictos operarium et Camerarium opere, quas libras 
1364 s. 10 teneantur iidem solvere prò residuo solu- 
tionis magisterii dictorum angelorum eidera magistro 
Francisco , omni exceptione remota , et quod fiat apo- 
tissa nomine Balie directa operarlo si ve Camerario, quod 
solvant etc. (l. c.J, 

Mccccxcvni. 7 lanuar. 

Nec non deliberaverunt quod prior eligat tres, qui 
sint cuni domino Alberto Arringberio operano, et ha- 
beant liberam auctoritatem et potestatem locandi ipsum 
Franciscum Georgii in operibus diete opere , et quod per 
ipsam operam detur ei provisio conveniens: et dicti 
tres una cum operario ordinent eidem quod sit facturus 
in dieta opera et ecclesia, non obstantibus quibuscun- 
que ( l, e. Tom. 39 ). 

Mccccxcix. 23 Septbr. 

Pandolfus Petruccius ) Deliberaverunt quodcamerarius 
Angelus Palmerius ) opere solvat et solvere teneatur 
lire 594 s. 8. d. 8 — prò salario angelorum locatorum 
dicto magistro Francisco (Le Tom, xl J •, 

* Tutti questi documenti si riferiscono ai due angeli di bronzo fatti da 
Francesco di Giorgio per il Duomo di Siena, ove ora si trovano suH' alrar 
maggiore. La somma per detto lavoro montò secondo il Landi a lire 3298. 10. 



454 APPENDICE 

IL DAVI DDE DI MICHEL AGNOLO 
MDi. 16 Augusti 

Spectabilcs viri consuìus artis lane sìmul cum dìclis 
operariis radiinjiti in audientia diete opere eto. , attenden- 
tes ad utilitalem et honorem diete opere elegerunt in 
scullorem diete opere dignum magistrum: 

Michelangelum Lodovici Bonarroti , civem fforenti- 
nnm, ad faciendum et perficìendum et perfecte Cnien- 
dum quendam hominem, vocatum gigantem, abozatum, 
brachiorum ncvem ex niarmore , existenlem in dieta 
opera, olim abozatum per magistrum Augustinum * 
..... de florenlia, et male abozatum, prò tempore et 
termino annorum duorumproxime futurorum, incipien- 
dorum KaL Setlembris proxime futuri, et cum salario 
et mercede quolibet mense florenorum sex auri , et 
fjuicquid opus esset eidem circa — perCci faciendum, o- 
jìcrarios etc. eidem prestare et conmodare , et homines 
diete opere et lignamina et omnia quaecunque alia , qui- 
bus indigeret. et finito dicto opere, — tunc consules et 
operarli qui tunc erunl, indicabunt an mereatur maius 
pretium , et remictatur hoc eorum conscientiis. 

Vi è fiatato in margine : incepit dictus Michelange- 
lus laborare et sculpire dii.lum gigantem die 13 Settem- 
bris 1501 die lune de mane, quamquam prius alio die 
eiusdem uno vel duobus ictibus compulisset, quoddam 
nodum quod habent (?) pictores : dicto die incepit 
firmiter — laborare (Ardi, dell' Opera DdiberaziO' 
?u 1496 — 1507;. 

MDi, Die 28 mensìs Februarii 

Audìta - petitione facta per dicium Michelangelum , 

* In questa filza, dì carattere cattivo e danneggiata dell'umido, man- 
cano ora delle righe iatere ; intorno al nominato Agostino Tedi la nota. 



APPENDICE ^j5 

cum voluntate dictorura consulum vigore auctoritalis 
declaraverunt dictum pretiurn et rnercedera dicti Mi- 
chelangeli in faciendo et conficiendo — dictum gig"an- 
tem seu Davit, existentem in dieta opera et iam semi-, 
factum per dictum Michelangelum fuisse et esse flore- 
norum 400 1. de auro in auro — , eidem dictam sum- 
mam persolvendam finito dicto gigante —, cum sala- 
rio quolibet mense, prout alias deliberatum fuit, flore- 
norum 6 auri , usque ad dictum tempus perfectionis di- 
cti gigantis, et computato in dieta summa 400 florer 
norum id quod tunc babuisset ve! habuerit etc. (l. e. ), 

MDiii. Die 25 mensis lanuariì 

Viso qualiter statua seu David est quasi finita, et desi" 
derantes eam locare et eidem dare locum conmodum 
et congruura , et tale (sic) locum tempore , quo de- 
bet mieti et mictenda est in tali loco , esse debere lo- 
cum solidum et resolidatum ex relatu Michelangeli , ma- 
gistri dicti gigantis, et, consulum artis lane, et deside- 
rantes tale consilium mitti ad effectum et modum pre- 
dictum etc. , deliberaverunt convocar! et coadunari ad 
hoc eligendum magistros, homines et architectores, 
quorum nomina sunt vulsrariter notata, et eorum dieta 
adnotari de verbo ad verbum. 

Andrea della Robbia Lorenzo dalla Golpaia 

Giovanni Cornuola Salvestro gioiellieri 

Vante miniatore * Michelangelo orafo ** 

Laraldo di palazzo Cosimo Roselli 

Giovanni piffero Chimenti del Tasso 

* " Vante di Gabriello , miniatore, lire 70 per dna principi di mini fa- 
cti a uno antifonaio per la sagrestia, stimati per Stepliano, miniatore, et 
Giovanni d' Antonio, miniatore. 22 Decbr. 1508. " ( /, e. ). 

** Viviaai, a cui " il 30 Giugno 1519 si pagano lire 11 s, 16 al conto 
suo corrente ha del fare la + grande dargento, " (/. e. 1 51 4 — 1 522 ),• vedi 
ietterà 124. 



45G APPENDICE 

Francesco d' Andrea Gra- Sandro di Botticello pittore 

nacci Giovanni alias vero Giu- 
Biagio pittore liano 

Piero di Cosimo pittore et Antonio da Sco. Gallo 

Guasparre orafo Andrea da Monte a Sco. Sa- 
Ludovico orafo e maestro vino pittore (in margine 

di gietti è a Genova ). 

El Riccio orafo Lionardo da Vinci 

Gallieno richiamatore Pietro Perugino in pinti 
Davit dipintore pittore 

Simone del Pollaiuolo Lorenzo di Credi pittore 

Philippo di Philippo dipin- Bernardo della Ciecba le- 
tore gnaiuolo 

Comparuerunt dìcti omnes supra nominati in resi- 
dcntia dicle opere, et tanquam moniti et advocati a 
duobus operariis ad perhibendum et deponendum eo- 
rum dictum etc, et locum dandum ubi et in quo po- 
ìneiida est dieta statua., et a primo narrando de verbo 
ad verbum prout retulerunt ex ore proprio vulgariter: 

I. Messer Francesco Araldo della Signoria 

Io ò rivolto per lanimo quello cbe mi possa dare el 
iuditio. bavete dua luogbi dove può sopportare tale 
statua, el primo dove è la luditta, el secondo el mezzo 
della corte del palazzo, dove è el Davit: f>rimo perchè 
la luditta è segno mortifero, e' non sta bene, bavendo 
noi la + per inscgnia et el giglio, non sta bene cbe la 
donna uccida Ihomo, et maxime essendo stata posta cbon 
chattiva cbonstellatione, perchè da poi in qua siate iti 
de male in peggio: perdessi poi Pisa. El Davit della 
corte è una figura et non è perfecta , perchè la gamba 
sua di drielo è scbiocha * j per tanto Io consiglierei che 

* Parla del D.^vidJc Ji Donatello, ora nella Galleria degli Uffizi , stanza 
<le' bronci moderni. Vedendo accennata lacasatfe' jl/e Ji ci, come cedente iin 
Uiividde alla repubblica, supposi nel Tom. 1 p. 572 che il documento ivi 



APPENDICE 4^7 

si ponesse questa statua in una de'dua Juogbi , ma più 
tosto dove è la luditta. 

II. Francesco Monciatto legnaiuolo 

rispose e dixe: Io credo che tutte le cose che si fan 
no, si fanno per qualche fine, et così credo, perchè 
fu facta per mettere in su e pilastri di fuori o sproni 
intorno alla chiesa: la causa di non vele (^sic) met- 
tere, non so, et quivi a me pareva stessi bene in or- 
namento della chiesa et de' consoli, et mutato loco. Io 
consiglio che stia bene , poiché vi siate levato dal pri« 
mo obiecto, o in palazzo o intorno alla chiesa: et non 
bene resoluto referirommi al decto daltri , come quello 
che non ò bene pensato per la extremità del tempo 
del luogo pili congruo. 

in. Cosimo Roselli * 
Et per Messer Francesco et per Francesco sé detto 

citato del 10 Maggio 1476 si riferisse a questo Davidde di Donatello. Se- 
condo quel che il Vasari dice del Davidde di Andrea Verrocchio ( " ri- 
tornato poi a Firenze — gli fu fatto fare di bronzo un David di Braccia 
due e mezzo, il qvale finito Ju posto in palazzo ")i)^nehhe chela repub- 
blica gli allogasse della statua senza che essa venisse in casa de' Medici; 
uia ciò che il Vasari ivi poi aggiunge : ( fu posto in palazzo ) " al sommo 
della scala, dove stava la catena ", sembrami combinare perfettamente con 
le parole del suaccermato documento : positi penes et apud hostiUm catene, 
cosi che ora in esso crederei significato il Da»iddc di A. Verrocchio. — 
Intorno a Francesco Araldo vedi Tom. I p. 227. 

* Contro l'asserto del Vasari che Cosimo Rosselli morisse nel 1484, sta 
il suo testamento del 25 Novembre 1506, rogato da Francesco di Bartolo- 
meo Muzi, e da me trovato nell' Archivio Generale. " Quura nihil, ** cosi co- 
mincia questo, " certius est morte nihilque incertius hora eius, bine est 
quod providus vir Cosimus olim Laurentii de Jìossellis , pictor et civis 
fiorentinus, populi Sci. Ambroxii de florentia,- sanus — mente, sensu, visu 
et intellectu, sed corpore languens, volens circha omnes substantias — pro- 
videre, etc. " ; vuol essere sepolto nella chiesa della Sma. Annunziata. Na- 
cque nel 1439, e non nel 1416, come afferma il Vasari 5 lo provano le due 
denunzie della sua famiglia esistenti neir Archivio delle Decime, Quartiere 



458 APPENDICE 

bene, che credo che stia bene intorno a quello palazzo. 
Et avevo pensnlo di metterlo dalle schaiee della chie- 
sa dalla mano ritta, chon uno basamento in sul cbanlo 
detto di decte schaiee, chon uno inbasaraento et orna- 
mento alto , et quivi la metterei secondo me. 

IV. Sandro Botticello 

Cosimo à detto apunto dove a me pare per esser ve- 
duto da' viandanti et dall'altro canto con una iudilta, 
o inella loggia de'Signori, ma più tosto in sul chanto 
della chiesa ; et quivi ludico stia bene et essere el mi' 
glìor luogo dalorini. 

V, Giuliano Da Sangallo 

Lanimo mio era molto in sul chanto della chiesa , 
dove à detto Chosimo, et .è veduta da' viandanti: ma 
poi che è cosa pubblica, veduta la imperfectione del 
marmo per essere tenero et chotto, et essendo stalo 
aliarla, non mi pare fussi durabile: per tanto per que- 
sta causa ò pensato che stia bene nell'archo di mezo 
dell'i loggia de' Signori, o inel mezzo dell'archo che si 
potessi andarle intorno, o dallato drento presso al muro 
nel mezo , chon un nicbio nero di drieto in modo di 
oappelluza; che se la mettono all'aria, verrà mancho 
presto, et vuole stare coperta. 

S. Giovanni, Gonfalone Drago: " 1457 lachopo, Chosimo, Lorenzo, Fran- 
cesco, frategli e Gglioli di Lorenzo di Filipo di Roseli, maestro di murare. 
Una chasa per nostro abitare per noi e per la nostra famiglia, posta nella 
ria del cochomero etc. ("seguono i possessi ^. lacliopo di anni 32, Chosimo 
18, Lorenzo 12, Francesco 9, la Santa sirochia 16, Mona Nanna, nostra 
matrigna, 38. "Neil" anno 1469 il Campione registra la denunzia di Giacomo, 
fratello maggiore, ed assegna a Cosimo 1' età di anni 30. Dice il barone di 
Rumohr nelle sue Ricerche Italiane Tom. 1. p. 265 d'aver veduto sull' 
affresco di Cosimo, esistente nella chiesa di S. Ambrogio, questaiscrizione: Co- 
simo Roseli! f. l'an. 1456; ma dubito assai che questo millesimo, (ora non 
pili TÌsible ) sia stato letto bene. Questa opera, la migliore che Cosimo mai 
facesse, non può dirsi lavoro di un giovane di 17 anni. 



APPENDICE 4^9 

VI. El sichondo Araldo ( in margine : el nipote 
di mess. Francesco j primo dicitore ) 

Vegho el detto di tutti, et tutti a buono senso in- 
tendono per varii modi. Et ricerchando e luoghi ri- 
spetto a' diacci e freddi, ò examinato volere stare al co- 
perto, et elluogho suo essere nella loggia detta e Del- 
l' archo presso al palazzo, et quivi stare coperta et essere 
honorata per chonto del palazzo; et senell'archo di mezo 
si mettessi, si romperebbe lordine delle ceremonie, che 
si fanno ivi per e Signori e li altri magistrati , * et avanti 
che si disponghino le magnificentie V. dove à a stare, lo 
conferiate chon li Signori, perchè vi a di buoni ingiegnì. 

Vn. Andrea vocato El Riccio Orafo 

Io mi achordo dove dicie Messer Francesco Araldo, 
et quivi stare bene coperta, et essere qui piiì stimata 
et più riguardata quando fussi per essere guasta, et stare 
meglio al coperto, et e viandanti andare a vedere, et 
non tal cosa andare incontro a' viandanti , et che noi et 
e viandanti landiamo a vedere, et non che la figura ven- 
ghi a vedere noi. 

Vin. Lorenzo Dalla Golpaia 

Io mi achordo al detto dell'Araldo di sopra vocalo, 
del Riccio et di Giuliano da S. Gb?llo. 

IX, Biagio dipintore 

Io credo che saviamente sia detto , et Io sono di que- 
sto parere, che meglio sia dove à detto luliano , met- 
tendola tanto drento non guasti le ceremonie delli uf- 
ficii si fanno in nella loggia, o veramente in su le 
scbalee. 

* in margine: questo aggiunse poi dopo el detto dogniuiw all' ultimo. 



46o APPENDICE 

X. Bernardo di Marche 

Io mi appicho a Giuliano da S. Gallo , et a me pare 
buona ragione, et vome cbon detto Giuliano per le ra- 
gioni dallui dette. 

XI. Lionardo di S. Piero da Finci 

Io confermo che stia nella loggia, dove à detto Giu- 
liano , in su el muricciuolo , dove sappichano le spal- 
liere allato al muro , chon ornamento decente et in 
modo non guasti le ceremonie delli ufficii. 

Xn. Salvestro 

E sé parlato et preso tutti e luoghi, et che le siano tal 
cose vedute et dette, credo che quello che là facta sia per 
darle miglior luogo ; et io per me stimo intorno al pa- 
lazzo star meglio , et che quello che là facta non di man- 
cho, come ho detto, sappia meglio el luogo che nis- 
suno, per laria et modo della figura. 

Xin. Philippo di Philippo 

Io (sic) per tutti è stato detto benissimo, et credo che 
el maestro habia meglio et più lungamente pensato el 
luogo, et da lui s'intenda, et confìrmando el detto 
tutto dì chi à parlato, che saviamente si è detto. 

XIV. Gallieno richamatore 

A me secondo mio ingegnio, e veduta la qualità della 
statua, disegnio stia bene dove è ellione di piazza , chon 
uno inbasamento in ornamento, el quale luogo a tal 
statua è conveniente, et ellione mettendo allato alla 
porta del palazzo in sul chanto del muricciuolo. 



API>EMDlce 4^t 

XV. Davit dipintore 

A me pare che Gallieno habia detto el luogo tanto 
degnio quanto altro luogo , et quello sia el luogo 
congruo et commodo , et porre elHone altrove dove è 
detto, o in altro luogo, dove meglio fussi iudicato. 

XVI. Antonio legnaiuolo da S. Gallo 

Se el marmo non fusse tenero, elluogo dellrone è 
buono luogo ; ma non credo fusse sopportato, essendo 
stato quivi lungo tempo ; per tanto essendo el marmo 
tenero, mi pare di darli luogo alla loggia, et se non 
fusse così in sulla strada, e viandanti durino faticba a 
vederla insino quivi. 

XVII. Michelagnolo orafo 

Questi savi hano bene detto , et rhaxime Giuliano da 
S. Gallo ; a me pare cbe el luogo della loggia sia buono , 
et se quello non piacesse , nel mezzo della sala del 
consiglio. 

XVnt. Giovanni Piffero 

Poi che vegho la existimatione vostra , Io conferme- 
rei il detto di Giuliano se si vedesse tutta, ma non si 
vede tutta; ma e's'à pensare alla ragione, all'aria, al- 
la apertura , alla pariete et al teclo , per tanto biso- 
gnia andarle intorno, et dall'altro lato potrebbe uno 
tristo darle chon uno stangone : mi pare sia bene nella 
corte del Palazzo, dove dixe mess. Francesco Araldo, 
et sarà grande conforto allo auctore, essendo in tale luo- 
go degnio di tale statua. 



4^3 APPENDICE 

XIX. Giovanni Cornuola 

Io ero volto a metterla dove è el lione^ ma non ha- 
veo pensato el marmo essere tenero et bavere a essere 
guasto dall'acqua et freddi; per tanto Io iudico che stia 
bene nella loggia, dove Giuliano da S. Gallo à detto. 

XX, Guasparre di Simone 

A me pareva metterla in sulla piaza di S. Giovanni , 
ma a me pare la loggia più commodo luogo, poi che 
è tenero. 

XXI. Piero di Cosimo dipintore 

Io confirmo el decto di Giuliano da S. Gallo, et più 
che sene achordi quello che là facto, che lui sa meglio 
come vuole stare. 

Li altri Signori nominati et richiesti chol detto loro, 
per più brevità qui non si scripsono. Ma el detto loro 
fu che si riferirono al detto di quelli di sopra, et a chi 
uno, et chi a un altro di sopra detti sanza discrepanza 
(/. e). 

MDiv. 1 Aprii. 

Deliberaverunt et locaverunt Simoni del Pollaiuolo , 
presenti et acceptanti in presentia Michelangeli Buonar- 
roti, sculptoris, ad conducendum slatuam marmoream 
in palatium dominorum , quam conduxisse debere per 
totum diem 25 presentis mensis (l. c.J' 

MDiv. 30 Aprii. 

Per parte de' magnifici et excelsi Sigiiori Signori 
priori etc. si comanda a voi 



APPENDICB 4^3 

Spectabiìi Operai di Santa Maria del Fiore di Firenze , 
che ad ogni chiesta di Simone del Pollaiuolo , di Anto- 
nio da Sangallo, di Bartolomeo legnaiuolo et di Bernardo 
della Ciecha arcbitectori , deputati da' prefati magnifici 
Signori a condurre el Gigante, che è nell'Opera vostra, 
alla loggia di decti magnifici Signori perinsino a tutto 
maggio px. futuro, Vostre Spectabilità diano et com- 
luodìno a' detti arcbitectori ogni et qualunque cosa ne- 
cessaria et opportuna al condurre detto Gigante, et le 
quali saranno chieste da' decti architectori. Et ancora 
aoperino V. Sp. in modo che tal Gigante sì conduca 
alluogo predecto come disopra, et ine! tempo detto, 
sotto pena della loro indignatione. ( l. e, ) 

MDiv. 29 Mail 

Per parte etc. si comanda a voi 

Spectabiìi Operai etc, che, quanto più presto fare sì 
può, a spesa di dieta opera ordiniate et proveggiate mae- 
stri et manovali et ogni altra cosa opportuna ad conduce- 
re et choUocare la statua di marmore del Gigante , che 
al presente è in piaza loro , et in quello luogo nel qua- 
le si debba collocare ( /. e. }• 

MDiv. 11 lunii 

Magnifici et excelsi domìni etc. scribunt et mandant 
vobis Spectabilibus Operariis etc, quatenus sumptibus 
et expensis diete opere, quam ciliu^ fieri potest, facere 
fnciatis basam marmoream subtus et circum circa pedes 
Gigantis , existentis ad presens ante portam eorum pa- 
lati!, modo et forma prout desti nabitur per Simoiiem 
del Pollaiuolo et Antonium da Sangallo architectores * 
{ l, e. J. 

• " Spese del Gigante per mandarlo in piazza dall' Opera lire 76. 1. in 
pili legnaiuoli , manovali , come appare a' dì 24 Maggio 1 504. Spese del 
Gigante Ur. 12. s. 4. per murar et smurar la porta dell'Opera. Spese del 
Gigante quando fu in piazza per metterlo etc ' ( /. e.) 



^64 APPENDICE 

MDiv. 5. Settembre 

Michelangnlolo Buonaroti , sculptore , lir. 720 per suo 
resto li locba per la absolutioue del Davìt di piaza a 
ragione di fiorini 400 (Le), 

"14 Maggio MDiv , così gli Spogli dello Strozzi d' un 
libro di Memorie e Ricordi , si trasse dall'Opera il Gi- 
gante di marmo, uscì fuori alle 24 bore, e ruppono 
il muro sopra la porta tanto che ne potesse uscire , e 
in questa notte fu gittato certi sassi al Gigante per far 
male ; bisognò fare la guardia la notte, e andava molto 
adagio e così ritto legato , che ispenzolava cbe non toc- 
cava co' piedi, con fortissimi legni e con grande inge- 
gno, e penò quattro dì a giungere in piazza: giunse a' 
dì 18 in su la Piazza a bore 12, baveva più di 40 buo- 
mini a farlo andare, baveva sotto quattro legni unti, 
e quali si mutavano di mano in mano , e penossi sino 
a' dì 8 Giugno 1 504 a posarlo in su la ringhiera , dov' era 
la Giudìt, la quale s' bebbe a levare e porre in palagio 
in terra. El Gigante baveva fatto Micbelagnolo Bona- 
ruoti. " 

" 20 Luglio MDXXV il Comune di Firenze fece venire 
da Carrara un pezzo di marmo di br. 8-j lungo et alto 
br. 2^, che era quasi quadro, per fare una figura per 
metter poi in Piazza , e venne per iscafa * : — et ave- 
vamo allora in Firenze un Michel Agnolo scultore e di- 
pintore, cittadino fiorentino, et il miglior maestro cbe 
si trovasse ne' tempi suoi di che se n' avesse notizia. Di 
che il Populo desiderando Io lavorasse lui, perchè aveva 

* Vedi p. 98 di questo Tomo; le parole della deliberazione ivi pubblicata 
(xxu Aug, 1528): certo marmo — facto venire circa tre anni sono da 
Carara etc. combinano precisamente colla data del 20 Luglio 1525. Dimo- 
strano le lettere 42 e 51 cbe il marmo era stato cavato prima del tempo 
di Leone x (epoca assegnatagli dal Vasari, come provano pure che Micbe- 
lagnolo non ebbe tempo di andare a Carrara su i primi del 1 508, cosa cbe 
il Sig. Frediani ha voluto dedurre da una lettera di Pier Sederini del 21 
Agosto 1507^ Tcdi la nota a pag. 108 di questo Tomo. 



APPENDICE 4^5 

fatto il Gigante f il (sic) quale il marmo non era grande 
a suo modo, perchè, quando venne a Firenze per fare 
un Davitte, Donatello non lo volle lavorare, per modo 
che egli stetti più di 40 anni nell'Opera, che non vi 
fu maestro nessuno che lo volesse lavorare, o gli ba- 
stasse l'animo a lavorarlo. Ora questo Michel Agnolo 
Simoui lo tolse a cavamelo lui, essendo giovane di 
circa anni 21 , e però desideravano che lo facesse lui 
e cioè la statua delV Ercole J y perchè speravano fusse 
per fare grande cosa, degna Id' un Ercole che scopiasse 
Anteo Gigante: e perchè lavorava le sepolture de'Mer 
dici, che faceva fare Clemente VII, disegnava detto Papa 
che lo facesse un'altro scultore fiorentino, acciò i suoi 
sepolcri non rimanessero imperfetti, " (^ /^art Ricordi 
di Firenze sino al Dominio de^ Medici j Riccardiana 
If," 1854;. 

Nota 

" Era questo marmo, così il Vasari parlando del 
Davidde di Michelagnolo, di braccia nove, nel quale per 
mala sorte un maestro Simone da Fiesole aveva comin- 
ciato un gigante, e sì mal concia era quella opera, che 
lo aveva bucato fra le gambe, è tutto mal condotto 
e storpiato, di modo, che gli operai di S. Maria del 
Fiore, che sopra tal cosa erano , senza curar di finirlo, 
1' avevano posto in abbandono , e già molli anni era 
così stato ed era tuttavia per istare. " Contro questo 
asserto del Vasari il nostro documento nomina il mae- 
stro agostino come quello che mal trattato e presso- 
ché guastato aveva il pezzo di marmo; e benché non 
vi si legga chiaramente il nome che segue, il quale pro- 
babilmente sarà quello del padre, non di meno i do- 
cumenti, che ora sono per pubblicare, dimostrano ad 
evidenza che questo Agostino era figlio à\ Antonio di 
GucciOf e quel medesimo , che in una lettera della Si- 
gnoria di Firenze {Tom. 1. p, 196) vien mentovato in 
T. JI, 30 



466 APPENDICE 

modo sì onorevole. Dissi nella nota a quella lettera che 
il nome Guccii, aggiunto ivi per la prima volta, ren- 
deva inutile il voler combinare lo stile di questo artista 
con quello di Luca della Bobbia e della sua scuola; il 
lavoro da lui lasciato a Perugia si assomiglia piuttosto al 
fare di Donatello. 

*' 1 6 Aprile 1 463 alloghorno (gli Operai ) a Aghostino 
d' Antonio di Ducco di Firenze, scultore, uno Gu- 
ghante in quella forma et manitra, che quello, el quale 
è sopra alla porta che va a' Servi, o migliore , e questo 
fecono prò pregio di lir. cccxxi p. ; e detto maestro 
Aghostino promesse dare fatto detto gughante per 
tutto el mese dagbosto, — e chonducello a ogni sua spe- 
sa. • " ( Stanziamenti dell' Opera 1 462 - 1 463 ) . 

Di una statua colossale, che in quel tempo era" sopra 
alla porta che va a' Servi "",0 del luogo, che fosse desti- 
nato alla figura di Agostino, non ho trovato altri più 
precisi particolari; ma vedo che il 23 Novembre 1463 gli 
Operai " intexo una alloghagione facta a Aghostino di 
Ducco dun gughante più tempo fa ( in margine: 16 
Aprii. 1463), et intexo detto gughante essere fatto nella 
perfectione ", gli pagano per ogni suo resto lire 265 
den. 18. Sembra che gli Operai, di lui sodisfatti, gli des- 
sero a fare un altro gigante per il seguente contratto del di 
18 Agosto 1464: 

Locaverunt Aghostino Ghucci, scultori, cittadino flo- 
rent. , unam fighuram di marmo biancho a chavare a 
Charara di braccia novCj a ghuisa di gughante, in vece 
e nome di ... . profeta, per porre in sunono degli sproni 
di Scà. Maria del Fiore datorno alla.... di detta chiesa**, 

• Il Barone di Rumohr (Ta'cerche Italiane T . TI p. 374 J cita questo 
documento come tratto dal Libro /élloghagioni , con questa aggiunta: - 
scultore in suo nome proprio a fare uno f^ughante overo Ercole per porre 
in sollo edifìtio et chiesa di sancia Maria del Fiore di quella grandezza 
et altezza etc.; et questo s'è convenuto per pregio et nome di pregio di 
lib . trecento trentuno . 

** Con ciò che qui vien detto cf-mbinano tanto la grandezza del marmo, 
qnanto le suaccennate parole di Fraiicesco Monciatto : perché /u Ja età 
pa- mettere in su e pitoswi di fuori o sproni intorno nUa chiesa. 



APPENDICE 4^7 

dove parrà agli operai , la quale figbura promette fare 
di pezzi quattro, cioè un pezzo il chapo ella ghola , 2 
pezzi le braccia, e resto in pezzi (sic) luno, la quale 
debbe fare in modo responda al modello fatto per detto 
Agbostino, el quale era nell' audienza di detti operai etc; 
della quale debbe avere , fornita etc. et coudotta a que- 
sto detto sprone a ogni sue spese, fior. 300 di suggello: 
de' quali fiorini 300 ne debba avere a presente fior. 65 
per andare a Charara abozzare detta figbura etc. La quale 
figbura debba avere facta per termine di mesi dicotto , 
chomiricati a dì primo di septembr. 1 464 " CStanzia^ 
menti di detto annoj, 

È questo, ;se non isbaglio , il pezzo dì marmo (di 
braccia 9) cbe poi servi per il Davidde, dopo che l'ebbe 
Agostino sì mal ridotto cb' era forza lasciarlo imperfet- 
to. La divisione in quattro pezzi non ebbe luogo, come 
appare dal seguente documento: "20 Decbr. 1466. Prefati 
cperarii simul congregbati in loco eorum solile residen- 
tie, servatis servandis, intellecto qualiter— fuit locatura 
Aghostino Antonii Gliuccii , scultori , et fuit de anno 
1 463 (cioè 1464) ^^ mense aghusti unum gighantem fsicj 
ìllis — modis, prout in dieta locatione continetur, et 
intellecto quod — dieta figbura fuit locata dicto Agbo- 
stino in quatuor petiis etc, et intellecto quod dictus 
Agbostihus fecit 4ictam fighuram raarmoreara unius 
petii cum magno spendio et expensa , et intellecto quod 
prò labore et maesterio diete figbure babere debeat flo- 
renos trecentos larghos — , et intellecto quod dieta fi;- 
gbura prò facìendo uni-.iS petii est maioris valoris et 
pretii quam quatuor petiorum , et intellecto quod dictus 
Agbostinus — nichil habuit nec habet prò labore et ma- 
gisterio, quod babet in dieta figbura , et intellecto quod 
dicti lapides et fighura fuit locata dicto Agbostino per 
fior. 300 — prò faciendo prò dictis quatuor petiis, et in- 
tellecto quod dieta fighura est maioris maesterii unius 
petii quam quatuor, et intellecto quod dieta fighura per 
dictum magistrum Aghostinum fuit locata Bacellino de 



Septignano, et quod dictus fiacellintis (^Bartolomeo di 
Piero j chiamato BacelLlno ) nibii babuit prò suo la- 
bore etc* etc. , quia dictus Aghostinus locavit dicto 
Bacellino dictam fìgburam conducendi •^— asque ad ope- 
ram per florenos 100 de dictis quatuor petiis, et postea 
conduxit dictam fìgburam etc. etc. j deliberaverunt quod 
prò omni eo et toto , quod dictus magister Agbostmus 
habet et habere potest , habeat libr. 224, et facta dieta 
solutione nunquam posset petere aliquid a dieta opera 
prò suo labore diete fìgbure, et dieta fighura sit et rema- 
»eat in manibus diete opere'Y Deliberazioni 1 462-1 472j. 
t^ino lÉi qual punto fosse giunta la figura, non ce lo 
dice questo documento , ma non trovandosi neppur 
mentovato il posto, in cui aveva ad esser collocata, se 
ne può inferire che assai mancava ch'essa fosse per essere 
terminata. Sembra che le parole della Deliberazione: e^ 
dieta figura remaueat in manibus diete opere , senza 
biasimare troppo l'Agostino^ lo escludano da tal lavoro. 
Otto giorni dopo se gli pagano ancora lire cento *, senza 
notarvi che ciò fosse per il resto (Le). 

Nel novero degli artisti, riportato di sopra, sMncon- 

1^. trano ancora i nomi di Filippino e del Granacci , per 

* far parola dei quali mi ho questo luogo riserbato. Se* 

^ condo la portata della Lena ^ madre del Granacci , e^i-» 

stente nell'Archivio delle Decime, Quartiere S. Croce 
Gonfalone Ruote, contava Francesco nel 1480 anni un- 
dici, di modo che non già nel 1477, come dice il 
Vasari, ma bensì nel 1469 egli sarebbe nato. Il 24 
Agosto 1533 fu rogato il suo testamento da Pier Fran- 
cesco Maccari, nel quale dicendosi " corpore infirmus, '* 
desidera essere sepolto nella chiesa di S. Ambrogio. 

" Reliquit dominam Felicem , uxorem suam, filiam 
olim Santi Angeli deLapinis, dominam, massariam etu- 
sufruttuariam omnium suorum honorum tempore ipsius 
vite, ea vidua stante cum l&iiis suìs etc. 

* Così pare almeno ; *cl principio vi èra scritto : quìnquaginta lepum, 
•osa che poi è stata cancellata fino a ( quinqaa]^</U(Z. 



APPENDICE 4^9 

Itera considerans quod habet unam filìam feniinam 
nomine Constantia (sicj , fere nubilem, vult quod eo 
defunto vendantur de suis bonis mobilibus ea , quae 
videbuntur supradicte filie et eius uxori , et sue pitture, 
— et bonum retractum ^- assignetur — prò dote Con- 
stantie. 

In omnibus suis bonis — heredes nniversales instituit 
Andreamet Nicàolaiim, fìlios suos maschulos,"('-rdfrc/i. 
Generale ). 

Credo cbe nel Tom. I p. 581 mi sìa riuscito di re- 
stituire a Filippino un quadro , che finora si stimava 
opera di Domenico Ghirlandaio ; cercherò adesso di ren- 
dere al suo vero autore, cioè a) medesimo Filippino ^ 
un lavoro di molto maggior importanza ed estensione, 
il quale da Tom. Patch, dal d'Agincourt, dalla Etruria 
Pittrice, dal Lasinio ed ultimamente dal prof. Rosini ♦ 
è stato attribuito al Masaccio. È questo nella celebre 
cappella Brancacci quel maraviglioso affresco , a parer 
mio il più bello che vi sia in Firenze , rappresentante 
S-. Pietro e S. Paolo dinanzi al proconsole (Nerone), 
Nella parte inferiore della parete, che resta a man de- 
stra di chi entra , è esso preso in mezzo dall' Angelo 
che libera S. Pietro dalla carcere e dal martirio del me-^ 
desimo Santo. Per dimostrare che detta storia sia opera 
di Filippino, ora non mi gioverò della ben manifesta 
diversità di stile, che passa fra questo lavoro e fra le 
opere autentiche del Masaccio ivi esistenti , nemmeno 
addurrò in favore della mia opinione le parole del Va*? 
sari, il quale diventa un po'confuso nel suo racconto, 
benché dia nel segno ; mi ristringo ai fatti soli som-' 
ministratimi dalla stessa pittura. 

Io credo che Francesco Bocchi e Tom, Patch, special- 
mente quest'ultimo che pubblicò la testa d'un giovane 
per il vero ritratto del Masaccio , siano stati i primi ad 
attribuire l'anzidetta storia a questo pittore. Or basti 
sapere che l'unico autentico ritratto che ci rimane del 

* Tav. 35 fra le stampe alla storia della Pittura Italiana. 



Masaccio, quello stesso descrìtto e dhfts» cM Waasari nella 
vita del detto pittore , è qoeU'iioiiiiM» cmS mirailfedllo rosso , 
in età virile, colla tiarba e con la ItesHza sBsxqjraitta , in tre 
quarti di proffilo (fatto alio speccMmJ j,'S^(ì^EBà\t è l'ulti- 
mo a man destra di chi g;aatrda la £SiiDxn'ai cflaill' altra pa- 
rete , ove S. Pietro per pagare il truiwttm <ms*m i danari 
dal ventre del pe^ce. Stabilito ciò j, M ^HDvc^Bnoe pubblicato 
da Patch, non può essere il mas»BCÌia&;, è 9^\ anzi Fi- 
lippino medesimo, quegli appmumto <diKe(cuflffiàlla stampa 
del Vasari. * Anch'esso fatto alBa^)eitai^ fisnoiEa nell'an- 
golo destro insieme col suo macsSmii» IBsjttlliiEByii , rappre- 
sentato in profilo e eoa berrettai im ItesEttaj, iin modo sì 
modesto e pure si convencToBe qtiDcO BdsìI ^uppo, il 
quale non solo da Raffaello nelle Sttannzss oBaJI faticano , 
ma pure da Luca Signorelli uA DmiasnonaD «Si Orvieto , e 
da altri ancora, è stato imitato. Da piòb miEronosco in 
quell'uomo a sinistra del procomsdie;, \7(dll£dfisD colla sua 
testa , coperta d'una berretta rosea e «a sa^iraEmitva , verso 
i due Santi, il ritratto di AniMmm IP^MamnuEdkD , quello 
stesso che fu copiato e- pubblicato «M ^zsssm. Il Ma- 
saccio, nato nel 1402 fvetU Ttum^ I]p,MS])VBaBm. secondo 
il Vasari nel 1443, quando Antonoo lyUbiiinillco , nato o 
nel 1431 , o nel 1433 C vedi ivi pu HSS>)}j,<DsxsBsmai appena 
10 anni ; ritratto d'un nomo da cain»piHiiiitrniiiiii e più è 
quello, di cui ora si parla. Qsiieslt''cS^dynff^1aiuoIo ci 
porta verso Tanno 1481 , e ci Ifibssa cusbì IT sgEOica dell'af- 
fresco , la quale da un* altro ìmlaziiaD amroma credo di 
poter inferire. 

* " Ritrasse ae stesso con {forane csodb (bcb„ 31 dbeimm flfece altrimenti 
nA resto della saa vita, onde non sm e ynBUiulte anatiE ili isiktMtto di lui di 
«tk migliore. " Parla il Vasari ìa questo ^psaoB ^ìàtfidll'aUlBa .'storia da me 
accennata ( S. Pietro e S. Paolo A^m.-amarn aQ gaEniiDaQsdlB))^ Ikenchc sembri 
alludere al risuscitamento del ragaxnn; 3 auaiiu? (fii ^i/t. IfìcUbtiuolo, che pre- 
fxde , non ne lascia dubbio alcaaa. Lai «lfsnrìÌBÌiiuae (fidi "WiEann è, come già 
dissi, confusa e latta non dalle pìUnie imnJffainnne „ mra <fii unmnoria e a tavo- 
lino. Ciò cbe gli accadde nella desorànoBae Jaailk ^wkam. Stoma di Raffaello, 
cioè dì nominare persone come esisteati ìm om alBniESBDS mxarttaecdhe si trovano 
in un altro, fli avvenne andie questa TaftU: «BcimflDlhii ìàitfimirebbe trovare 
il BotticelU nella storia dd martiiìo di S- ligttmi>„femT(ftH'. iiwimDn sia alcuna 
tt&ii cbe nssOisisli a qae|la pobbficala da Bai BUBÌssaiinDsatttD (questo nome. 



APPENDIC,E 4? I 

Sappiamo dal Vasari che il ragazzo ignudo, risusci- 
tato da S. Pietro e S. Paolo, ( storia che si vede nella 
parte inferiore della parete dirimpetto ) è il ritratto di 
Francesco Granacci pittore, il quale, per quanto si 
vede, era allora giovanetto di circa undici anni.r^ato 
nel 1469, come abbiamo rilevato dalla denunzia della 
sua madre , dovette egli entrare nell' anno undecimo 
della sua vita nel 1 480 , epoca che segna il principio 
di questo lavoro di Filippino , dal quale il Masaccio 
viene in conseguenza escluso. Ed infatti non vi è luogo 
ove la diversità dello stile, che separa l'un dall'altro 
questi due pittori, sia tanto manifesta ed evidente quan- 
to a Firenze in questa storia , di cui la metà fu dal 
Masaccio eseguita, ed il resto , il ragazzo e le dieci figure 
che lo circondano , da Filippino. 

Riconosciute queste due opere per \a>\ ox\à\ Filippino j 
non può rimanere dubbio veruno che anche il martirio 
di S. Pietro, e l'Angelo che lo libera dalla carcere siano 
della stessa mano. La ravviso nello stile piiì largo di 
quello del Masaccio, nella maniera di dipingere a buon 
fresco , nelle forme con più franchezza e maggior ve- 
rità modellate, nel panneggiare, ed anche nel modo di 
trattare quel piccolo paese, che si vede nella storia della 
crocifissione. 

Di Masaccio poi sono in questa cappella dalla metà 
del già nominato affresco infuori, a man sinistra di chi 
guarda questa parete , S. Pietro nella carcere visitato da 
S. Paolo, a man destra della metà finita da Filippino , 
S. Pietro in cattedra, nella parte superiore Adamo ed 
Eva cacciati dal Paradiso , la vocazione di S. Pietro al- 
l'Apostolato, * e le tre storie sul muro della finestra, S, 
Pietro che battezza gì' idolatri , il medesimo che insieme 
con S. Giovanni risana gì' infermi coli' ombra e distri- 
buisce elemosine ai poveri. La quarta storia di questa 
parete, S. Pietro che predica, nella parte superiore e 

* " n cavare il danaro dal pesce per pagare il tributo e l' atto (tcss* 
del pagamento. " Questa storia è slata attribuita a Masoliuo da d'Agin^ 
court! 



473 



APPENDICE 



a man sinistra di chi guarda , è opera di Masolino. Non 
so come queste quattro storie, una delle quali ( S. Pie- 
tro che battezza ) è stata descritta dal Vasari , non so 
come, dico, esse mai attribuirsi potessero zFra Filippo 
Lippl. 

11 resto di tinesta cappella, lutto ciò che rimane sX 
di sopra delle pitture già nominate di Filippino, (sulla 
parete a destra di chi entra ) S. Pietro che risana lo 
storpio davanti la porta del tempio , il medesimo che 
risuscita la Petronilla, e Adamo ed Eva sotto l'albero 
del Paradiso , è opera del medesimo Masolino. 

Raffaello, è cosa notissima, studiò queste pitture di 
Masaccio, e si servì di esse nelle Loggie del Vaticano 
e negli Arazzi: l'Angelo di Raffaello, che caccia i primi 
Padri dal Paradiso, manifesta un sentimento di rispetto 
e di compassione, come forse conveniva ad un'anima 
qual era Raffaello , ma quello di Masaccio, concepito in 
modo più grandioso , si mostra piiì severo e più terri- 
bile , come lo vuole il Dio del Vecchio Testamento. 



1 


2 


3 


a 4 b 5 



10 11 


12 


13 li 


15 



PARETE A SmiSTBA 

1 . Adamo cil Eva cacciati dal pa- 
radiso ■( Masaccio ) , 

2. Yocàiioue di S.Pietro all' Apo- 
-stolato ( Masaccio ) 

3. S Hietro nella carcere TÌsila- 
tx> da S Paolo ( Masaccio ) 

4. H ragawo risuscitalo da S. Pie- 
tro e S: Paolo 

( « Masaccio ) f b Filippino ) 
Jl S. Pietro in cattedi-a ( Masac- 



PARETE A DESTRA 

10 S. Pietro che risana lo storpio 
davanti la porta del tempio ( Ma- 
solino ) 

11. S. Pietro che risuscita la Pe- 
tronilla ( Masolino ) 

12. Adamo ed Eva «otto 1' albe- 
ro del Paradiso ( Masolino ) 

13. Crocifissione di S. Pietro (Fi' 
lippino ) 

14. S. Pietro e S. Paolo dinanzi 
al proconsole ( Filippino ) 

15 S. Pietro liberato dalla carcere 
( Filippino J 



APPENDICE 



473 




6 


r 


1 


8 


9 



PARETE DELLA FITIESTRA 

6 S. Pietro che predica 
( Masolirio ) 

7. S. Pietro che battezza 
( Masaccio ) 

8. S. Pietro insieme con S. 
Giovauni risana gì' inferini coli' 
ombra ( Masaccio ) 

9, S. Pietro distribuisce ele^ 
mosìiie ai poveri ( Masaccio ) 



I DODICI APOSTOLI DI MICHELAGNOLO 



MDiii. 24 Àprilis 

Die 24 niensis eiusdem presentibus luliano Francisci 
de S. Gallo, vocato Francione, legnaiuolo, et Simone 
Tommasii del Pollaiuolo, caputmagistro, in dieta opera 
et actum in opera predicta, et etiam presente Ser Niccolo 
Micbelozii Micbelozzis, cbancellario diete artis lane. 

Speclabiles viri consules artis lane, absenlibus lacob 
(sic) de Pandolfinis, Ioannè Pagni de Albizis, eorum col- 
legi», operarli opere S. Marie del Fiore, absente ta- 
nien Paolo Simeonis de Cbarnesecbis , uno ex dictis 
o^erariis , servatis servandis et omni modo — locave- 
runtetc, Michelangelo Lodovici de Bonarrotis ^ scul- 
ptori €t civi fiorentino, presenti et acceptanti, statuas 



474 APPENDICE 

duodecira apostolorum fiendorura de marmore charra- 
riensi albo, altitudinls bracbiorum quatuoret unius quar- 
ti quelibet statua dictorum duodecira apostolorum , per 
dicluni Michelangelum in honorem dei, famam totius 
civitatis et in ornamentum diete civitatis et diete eccle- 
sie Sanate Marie del Fiore, et ponendorum in dieta eccle- 
sia in loco picturarura , que in presenti sunt in dieta 
ecclesia, vel alibi ubi videbitur et placebit et expediens 
et commodius prefatis consulibus et operariis prò tem- 
pore existentibus : quas staluas dictus Michelangeìus de- 
beat sculpere et laborare , et illas sculpsisse et laborasse, 
et perfecte absolutas et completas dare et consignare 
dictis consulibus et operariis et eorum successoribus tam 
presentibus quam futuris, in tempus et terminum an- 
norum duodecim, bodìe initiatorum, videlicet quolibet 
anno unam absolutam et perfectam ad minus. Et pre- 
dicta omnia et singula suprascripla promisit dictus Mi- 
chelangelus facere et observare diligenter et absolute ex 
parte sua, remota omni cavillationeet seu contradictione, 
secundum consuetudinem et usum boni et perfecli scul- 
ptoris et artificis et eius industriam et magisterium et 
ingenium. Et versa vice dicti spectabiles viri , consules 
et operarii, ut supra servandis servandis et omni modo 
etc. promiserunt dare et tradere dicto Michelangelo ab 
eo die, quo dictus Micbelangelus missus fuerit vel ibit 
Carrariam prò faciendo et procurando marmorseu bozas 
marmoreas duodecim , et prò pretio dictarum duodecim 
statuarum, et prò eis et eas chavando et illas ad ope- 
ram conducendo ad omnes expensas diete opere, adeo 
quod per dictnm Michelangelum nichil aliud mittatur 
nisi eius industriam, fsìc ) — che non ne abbia met- 
tere se non la sua falicha et industria , e ogni altra cosa 
lopera — prò dictis xii apostolis solvatur dicto Miche- 
langelo expensas et victus sibi et suo . . . , non ascen- 
dendo plus quam uno eius socio, in casu quo vellet se 
con Terre ad chavandum dictas statuas usque Gharraram, 
et insuper et ultra predicta solvere dicto Michelangelo 



APPENDICE 47^ 

florenos duos auri largos in auro in quolibet mense du- 
rantibus duodecini annis, libere et absque aliqua retentio- 

ne, * solvere eìdem Michelangelo prò dieta gita 

Charrariam et prò eius labore id totum et quicquid di- 
ctis spectabilibus operariis videbitur et placebit, quorum 
discretioni dictus Michelangelus libere et absolute se 
sommisit et commisit , promictens prò tali eius merce- 
de recipere et acceptare quicquid prefatis operariis ultra 
dictos florenos duos largos auri quolibet mense videbi- 
tur et placebit , et etiam nicbil recipere se ita dictis o- 
perariis videbitur. Et itera promiserunt , ut supra, dare, 
tradere et consignare Michelangelo predicto situm unum, 
per eos hodie emptum, in angulo vie pinti , in conspectu 
monastertii castelli, a Bernardo Bona venture Ser Zeli i, 
longitudinis brachiorum viginti quatuor per viam pinti 

versus angelum montis lori, et br in via, quae 

vadìt ad monasterium Servorum, et sita quinque et 
loca quinque situum domorum designatorum cum bo- 
stìis per dictam viam, quae vadit ad dictum monaste- 
rium Servorum, prout constai manu Ser Stephani Anto- 
nii Pacis Bambelli , notarii diete opere. Super quo pre- 
fati consules et operarii predìcti teneantur murare unani 
domum prò faabitatione dicti Michelangeli, in qua domo 
intra solum predictum et ediGtium domus flende ex- 
pendant— dìcbam emptionem factam dictarum librarum 
noningentarum quadragintaotto et soldorum decem , 
expensainim in duabus vicibus et solutarum dicto Ber- 
nardo, prout in margine e contra apparet; et in edi- 
ficio et muramento, ut supra , expendatur et expendant 
prefati operarii prò tempore ad minus florenos 600 lar- 
gos de auro in aurum. Que quidem domus fieri debeat 
et fiat iuxia et ad similitudinem et secundum model- 
lura factimi vel fiendum per Simonem del PoUaiuolo, 
caputmagistrum diete opere, et dictum Michelangelum 
simul concordes. Et si in dieta domo, fìenda secundum 

• Qui DuncJi un verso nell' originale. 



4^0 APPENDICE 

dicturn modellum , expendatnr vel expendetur maior 
summa quam predicta dictorum florenoruai 600, id to- 
timi reliquum expei;di et exbursari debeat per dictum 
Micbelangelum , et non per dictam operam. Et cum pa- 
cto in predictis ex presso ei declaralo , quod d ictus Mi- 
cbelangelus non acquirat vel inlelligatur acquirere ius 
vel dominium quond dictam summam florenor. 600 , 
expendtimiam per dictos operarios et operam predictam, 
in, de vel super dieta domo, nisi de tempore in tem- 
pus , secundum promisit, scuipserit et seu laboravi-rit 
dictas statuas , videJicet qnotiescunque dicfus Micbe- 
langelus consignaverit vel dederit unam ex dictis sta- 
tuis absolutam, — intelligatur acquirere et acquisisse 
ius et dominium super dieta domo de duodecima parte 
dictorum florenorum, — et si consignaverit duas statuas 
perfeclas, ut supra, intelligatur — acquisisse et acquirere 
ius et dominium super sexta parte diete domus etc ; et 
dictum salarium florenorum duorum quolibet mense 
dicti Michelangeli incipiat et incipere intelligatur die 
quo ibit Charrariam prò chavando dictas bozas, vel 
quum non iret, et bue ad operam essent apportate, die 
quo incipiet laborare super statua in dieta opera (De- 
liberazioni dell' Opera del Duomo 1496 — ^ 1507 J, 

Nota 

Sono questi dodici Apostoli V opera egregia ed ad- 
miranda , della quale parla la lettera di Pier Soderini 
del 27 Novembre 1506 fvedi N. 37 ). Le parole del 
nostro documento : ponendorum in di<fta ecclesia in 
loco picturaruni , qne in presenti sunt in dieta ec- 
desia ^ corrispondono precisamente a ciò che ne dice 
il Vasari , benché egli accenni una sola statua come al- 
logata a Michelagnolo, quella cioè di S. Matteo abbozzata 
e nel 1834 collocata nell'Accademia delle belle arti*. 

* Credo ch3 il terzo documento pubblirato dal Signor Frediani nel suo 
Ragionamento Storico su le diverse gite fatte a Carrara da Michelangelo 
Buonarroti (Massa 1837), alluda a questo lavoro ove parla de' marmi ^e-: 
stinati pel lavorio di Firenze. 



APPENDICE 477 

" Le quali statue, così'egli nella vita di Andrea da Fie* 
sole ^avevano a essere insino al numero di dodici, e 
doveano porsi dove i detti apostoli sono in quel ma* 
gnifico tempio dipinti di mano di Lorenzo di Bicci, 
Questa idea portentosa -, concepita forse da Pier Sede- 
rini , andò presto a voto , come ne fanno fede i docu- 
menti che ora aggiungeremo. 

" 27 Febb. 1503. Simon del Pollaiuolo erigat — par- 
tem disunitara domus Michelangeli Bonarroti et poste- 
riorera partem diete dominus iuxta modellum vel de- 
signum per eos factum vel fiendum , et prout erunt 
in concordia dicti Simon et Michelangelus (i, e). 

18 Decbr. 1505, Deliberaveruut domum olim conces- 
sam Michelangelo Bonarroti prò faciendis «t fìendis apo> 
stolis, et prout in locatione constai, — absolvi et fi- 
niri in modo et forma prout dictìs operariis videbitur, 
et cara locare etc. absque eorum preiudicio; et hoc adeo 
fecerunt postquam dicti apostoli non sculpti sunt, nec 
videtur vel apparet qualitcr sculpantur vel sculpìrl pos- 
sint CI. e. )» 

18 Mart. 1507. Locatio domus facta contemplatione 
Michelangeli ipsì Michelangelo. 

Supradicti domini etc. , sai vis in omnibus pactis et 
condictionibus alias initis et factis Inter operarios opere 
predicte ex una et Michelangelum ex alia., occasione lo- 
cationis apostolorum facte ipsi Michelangelo manu Ser 
Stefani Bambelli etc. etc, quibus in presenti locatione 
modo aliquo preiudicare — non intendunt, et cum dieta 
potestate locaverunt et concesserunt dicto Michelangelo 
Lodovici de Bonarrotis, sculptori et civi fiorentino, ibi- 
dem presenti, * et per se et eius heredes conducenti : 

Unani domum — positam florentie in poptilo S. Pe- 
tri maioris de florentia , cui a 1.° e 2." via, a S.^Iacobl 
Antonii fabrilignarii , infra predictos confines , prò tèm- 
pore et terminò anni unius, incepti die xv presentis 

* Prima dunque di andare a Roma capitò a Firenze, dopo aver messa 
la statua di Giulio II ai suo posto s Bologna nel Febbraio 1508. 



478 iJPENDlCE 

mensis martii 1507, et ut sequitur finiendi die xv mar» 
tii 1 508 , prò pensione florenor. decem larghorum de 
grossis, solvendorum de sex mensibus in sex menses 
etc (Deliberazioni e, 1507 — 1515). 

5 Aprii. 1508. Applicetur scripta terreno, quod fuit 
emptura prò opera vestra iusta domum factam per ope- 
rarios ad instantiani Michelangeli de Bonàrrotis scul- 
ptori, quod quidem posituni est iusta dieta domum et 
prope ecclesiara Cestelli, ad hoc ut vendatur (/. d,) 

9 lunii 1508. Fiat preceptum occiipantibns domum 
factam contemplatione Michelangeli de Bonàrrotis prope 
ecclesiara Cisterciensem , quatenus ipsam debeant di- 
sgombrare infra vni dies sub pena floren. 50 {^l, e.) 

15 lunii 1508. Ipsam domum ad operam reduxerunt, 
et declaraverunt locationem predictam (15 Martii) esse 
finitam, et locaverunt et concesserunt ad pensionem 
Sigismondo Ser lohannis Ser Martelli " ("l. e). 



FRANCESCO DI GIORGIO 



MDV 24 lulii 

Deliberaverunt quod in ecclesia cathedrali non possit 
Ceri nullura aliud ornamentum denuo, quin prius fìant 
et perficiantur apostoli enei ad columnas secundum de- 
signum Francisci Georgii, et tres eligantur per priores 
qui babeant auctoritatem, quantam habet collegium Ba- 
lie, in prohibendo quod non fiat contra predictum: et 
sint cura Cozarello aut cum aliis simillibus , et faciant 
pretium dictorum apostolorum, quod pretium appro- 
betur per collegium, et procuretur saluti opere ( Ardi, 
d. Hiformag. di Siena. Delib. della Balìa T. 47 ). 



APPENDICE 479 

XI Octobr. 

Spectabilissimi viri tres de collegio Italie super opera 
ecclesie catbedralis electi et deputati vigore eoruni au- 
ctoritatis, de qua supra sub die 24 lulii, locaverunt nia- 
gistro lacomoCozarello ad fabricnndum Apostolos eneos 
prò scultura in ecclesia calbedrali , secundum designum 
unius fabricati per Franciscum Georgii, prò pretio flo- 
renorum octingentorum, de libris 4 prò quolibet flo- 
reno, a apostolo quolibet; et de pretio basis et posi- 
tionis et locationis in columnis sit piene remissum in 
dictos tres, et de basamentis, presente diclo Magistro 
lacomo et acceplante, 

Actum in domo et camera Magnifici Pandolfi de Pe- 
trucciis Senis coram Antonio Barileo et Ventura Ser 
luliani, testibus (l. e), 

MDVi. 23 lunìi. 

Deliberaverunt, attenta remotione ebori ecclesie catbe- 
dralis , quod est necessarium ad maiorem ornatura diete 
ecclesie et commoditatem cleri prò divinis, quod fiat 
capella post altare maius secundum modellum magistri 
Francisci Georgii, addendo et minuendo prout eis vi- 
debitur conveniens, quod dicti tres faciant et construent 
et edificent et ornent convenienter , et in predictis ha- 
beant auctoritatem (l. e. Tom, AB), 

Nota 

Il secolo XVI, non vedendo altro in questi cori, i 
quali generalmente occupavano 11 mezzo delle cbiese , 
cbe un semplice imbarazzo, non tardò a distruggerne 
i più belli. " Intorno al 1566 ", così raccontano le Me- 
morie Fiorentine Inedite, " fu levato, di mezzo la chie- 
sa di Sta. Croce il Coro, cbe era collocato fra i quattro 



480 APPENDICE 

pilastri più vicini all' aitar grande , e stato già fatto fare 
dalla famiglia degli Alberti, e per conseguenza furono 
levate le Cappelle che appoggiavano esteriormente al 
muro, che circondava detto Coro, e furono comin- 
ciate a farle di nuovo, giù per le navate col disegno di 
G. Vasari per ordine del Duca Cosimo. ^ 

" 11 XXII Ottobre 1565, martedì, i frati di S. Dome- 
nico, che stanno nel convento di Sta. Maria Novella, 
cominciano a disfare e mandare giù il ponte antichis- 
simo che era a traverso nel mezzo di detta chiesa ; 
qual ponte guastava tutta la bellezza della medesima. Il 
simile fecero in questo tempo altre chiese di Firenze, 
che parimente avevano nel mezzo o il ponte o il coro, 
e tutte divennero molto abbellite per la demolizione di 
detti ponti e cori. Non ostante ciò dispiacque a molti 
vecchi , perchè dividevano la chiesa^ ove molte per-- 
sane divote si ritiravano ad orare^ ed erano secondo 
V uso degli antichi Christiahi ". { l. e. J. 



TESTAMENTO DI SIMONE DEL POLLAIUOLO 
DETTO IL CRONACA 



MDViii. 16 Septbr. Presentibus lohanne Laurentii, in- 
tagliatore corniuol. de florentia, Laurentio Andree Cre- 
di , pletore de florentia etc. etc. 

Cum nihil sit morte certius et eius bora nil incer- 
tius, hinc est quod providus vir Simon Masi, archite- 
ctor ac sculptor excellentissimus de florentia , sanus dei 
gralia visu, sensu, audilu et intellectu , licet corpore 
languidus, nolens intestalus decedere etc. 

Inprimis — corporis sui sepulchrum in ecclesia S. Am- 
hrosìi de florentia in tumulo suoruni predecessorum etc. 



APPENDICE 4^' 

Ilem reliquit — opere S. Marie floris, sacristìe et con- 
struepdis rauris -^ in totum Jibr. 3. s, 4. 

Itera reliquit — domine Tite, eius uxori dilecte, filie 
lacomi Rosselli de florentia, florenos 230 de sugg. 

In omnibus suis bonis suas heredes instituit Magda- 
lenam .....•••• ( sicj efusdem testatoris et diete 
Tite filias — legitimas f Rogiti di S. Pliilìppo Cione 
Ardi. Generale J, 

Nota 

" E così vivendo, dice il Vasari, finalmente d'anni 
cinquantacinque d'una infermità assai lunga si morì, 
e fu onoratamente sepolto nella chiesa di S. Àmbruogio 
di Fiorenza nel 1500. " Centra tal asserto parla chia- 
ramente l'epoca del testamento, e più di tutto il seguente 
passo d'un documento dell'Opera , del 31 Marzo 1513: 
" del mese di septembre di decto anno (^1508) Simo 
ne del Pollaiuolo morì ". 

Contengono le filze della delta Opera una prova bellis- 
sima della delicatezza del Cronaca, la quale merita di esse- 
re conosciuta. "Attenta petilione, " cosi comincia questo 
documento del 14 Aprile 1502 " facta per Simonem del 
Pollaiuolo, primum caputmagistrura diete opere, quali- 
ter asseruit et dixit salarium eidem datura usque in ho- 
diernum diem florenorum 25 largorum a die eius ele- 
ctionis, et qualiter eidem non videtur tale salarium re- 
vera lucrari, et eideni esse et haberp supra conscientiam , 
ex eo maxime quod in dieta opera non muratur ut so- 
litum erat antiquilus , et multis aliis de causis narratis 
per dictum Simonem dictis consulibus et operariis etc. , 
dictum Simonem elegerunt de novo in dictum et prò 
dicto caput magistro diete opere cum auctoritate et aliis 
consuetis et cum salario solummodo quolibet anno flo- 
ren. 12 larg^orum de auro in auro, cum hac couditione 
quod dictus Simon possit et eidem liceat quotiescunque 
eidem expediens erit et voluerit, — se absentare a dieta 

T. IL 31 



48 a APPENDICE 

opera, et ire et stare ad eius libitum et voluntalem , 
dunimodo talis mora, stantia et ritardatio et discessio 
vel seu absentatio non transeat tres dies continuos a die 
diseessus, et intra decem miliariasolummodo, absquealia 
licentia etc. obtenta a dictis operariis. Ultra decem mi- 
liaria non possit se absentare a dieta civitate, non ob- 
tenta primum venia etc. 



PORTICO DELLA PIAZZA 
DI SIENA 



MDVIU 

Considerantes et bene advertenles ad maximum bo- 
norem et decus civitatis Senensis in ornamentis fiendis 
et maxime in porticu faciendo circum plateani in campo 
fori civitatis Seuarum prò constructionè et bedificio bu- 
iusmodi porticus , deiiberaverunt quod sai solitum dari 
vexillifero, magistris,centurionibus et balistariis civi- 
tatis Senensis sit suspensum, incipiendo Calendis lanua- 
rii proxime futuri et inde ut sequitur, donec dictum 
heditìcium — non fuerit completum, prò costructione 
cuius sit assignamenlum : et appaltatores moutis et sa- 
iis tam preseiites quam futuri teneantur et debeant quo- 
libet anno dare comuni Senensi per fideiiussorem ido- 
neum bancum de solvendo de anno in annum florenos 
noningentos, de libris quatuor prò quolibet floreno, 
quam summam denariorum imporlat summam salis so- 
litam dari ut supra. qui qu idem denarii non possint in 
aliud expendi nec tangi, nisi prò ornamento et edifica- 
tione predicti porticus , nisi per collegium balie fuerit 



APPENDICE 4^^ 

aliter expresse deliberatum, et quod prior eligal tres 
de Collegio, qui super constructione et ornamento pre- 
dicto habeant lantam auctoritatem , quantam collegiuni 
balìe, et predictum decreverunt non obstante etc. 

Qui prior elegit prò dictis tribus operarios electos et 
deputatos super Opera ecclesie cathedralis * ( Arch. 
delle Rif' di Sienaj Delib, della Balìa), 



BACCIO D'AGNOLO 



Moxii. 31 Martii 



1512 die 31 mensis naarlii supradicli domini opera- 
rli omnes in concordia et servalis servandis etc. 

Considerando come dall'anno 1495 indietro seniper 
in dieta opera è stato uno capomaestro et architectore, 
al quale senpre è stata concessa la cura e il governo 
universale della fabrica della chiesa catbedrale, con sa- 
lario dr fiorini 50 larghi doro in oro vel circa, et ateso 

* Questo progetto andò a vuoto ; il portico , se fosse stato eseguito, avreb- 
be probabilmente deturpato una delle piìi belle piazze d' Italia. Quelli che 
attribuiscono questo disegno a Pandolfo Petrucci, vi aggiungono cAe ^ co- 
lonne già preparate all'opera grandiosa, furono concedute all'abbellimento 
della chiesa de' Servi. Ma non saprei combinare con ciò il dubbio , che 
ebbe la Balla ancora nel 1547 ( /. e. T. 190): " si porti cus lapidibus an 
lateribus sit construendus " , dubbio che sembra significare un lavoro 
ancora da farsi. Il Romagnoli crede che una petizione di B. Peruzzi ca- 
gionasse la riduzione della chiesa de' Servi allo stato presente; è vero che 
le Deliberazioni del Concistoro del 10 Settembre 1528 nominano cinque 
operai per la chiesa de' Servi , è vero pure che B. Peruzzi secondo i Bi- 
lanci Concist. del detto anno paga nel Settembre xxii soldi per una pe- 
tizione , ma mai mi fu dato dì ritrovare che questa petizione, di cui manca 
peraltro il giorno preciso,. si riferisse alla mentovata chiesa. 



484 APPENDICE 

come dello anno 1495 e a' dì xxiii di Giugno il Spcc- 
tabili signori Consoli et Operai allóra presidenti elesso- 
no per Capomaestro di decla Opera Simone di Tom- 
maso del Pollaiuolo con salario di fiorini 25 doro lan- 
no , et veduto come di poi dello anno 1506 li Signori 
Consoli et Operai allora presidenti volendo dare lultima 
perfectione al ballatoio di fuora della Cupola, elessono 
insieme con decto Simone, Bartolomeo d'Agnolo et Giu- 
liano et Antonio frategli, et figli di Francesco da San- 
gallo, per capimaeslri di decto ediGcio con salario di 
fiorini dodici larghi doro in oro per ciascuno, et ve- 
duto come dipoi Vanno Moriii et del mese Septembre 
di decto anno Simon del Pollaiuolo morì , et rimasono 
a tuie exercitio li prenominati altri tre capimaestri, et 
ateso come di poi et del mese di Dicembre di decto an- 
no 15o8 innclla raferma ordinaria, che si fa ogni anno 
per li Signori Consoli et Operai, si rimasono indietro 
e decti Giuliano et Antonio da Sangallo, et solo obtenne 
et rimase per capomaestro di decta opera Bartholomeo 
d'Agnolo,, et visto come da poi in qua a epso Barto- 
lomeo solo è restalo il pondo di decia opera con sa- 
lario di fiorini dodici d'oro lanno , et considerando di 
quanta importanlia et utilità sia a decta opera lo ba- 
vere uno capomaestro che con ogni industria et sollc- 
ciludine giorno per giorno procuri le cose , che sono 
expedienti et necessarie alla perfectione et mantenimento 
di tale edificio , et veduto come decto Bartolomeo con 
sì poco salario male può contribuire ad tale opera la 
sua industria et sollecitudine, et considerando fare al 
decto Bartolomeo qualche augumento , et epso Barto- 
lomeo più particularmente obligare alla cura et go- 
verno di tale edifìcio, a causa che havendo competen- 
te remuneralione sia obbligato ad actendere con più 
cura et sollecitudine a dicto edificio; p<ìrtanto, havu- 
ta sopra di ciò matura deliberatione et examine con 
li Signori Consoli dell'arte della lana, per ogni miglior 
modo chc^jiù et meglio poterno et possono , per vigore 



APPENDICE 4S5 

di qualunque actorità loro atribuita per li ordina- 
menti di decta arte, servatis serva ndis ut supra, ac- 
crebbano a decto Bartolomeo fiorini tredici larghi doro 
in oro lanno oltre a'decli fiorini dodici doro in oro, 
che lui era consueto di bavere come di sopra. Siche lo 
effetto sia che decto Bartolomeo per ogni futuro tempo, 
cominciato a dì primo di Gennaio proxime passato, et 
seguendo ogni anno per lo advenire , epso Bartolomeo 
habbia di sua provisione et salario fiorini 25 larghi doro 
in oro, con li pacti etc. che decto Bartolomeo sia te-, 
nuto et debba ogni dì lavorativo una volta almeno da 
mactina-a venire alla decta Opera , et ordinare et de- 
putare a tucti li maestri di scarpello quelli tali et tanti 
marmi, che tempo per tempo lui giudicherà essere utili 
et expedienti alli lavori di decta cupola et chiesa, et 
ohe decLi maestri non possino ne debbino taglare o la- 
vorare ne alterare alcuna misura di marmi , che per lui 
sarà alloro consegnata, socio pena di essere cassi et 
privi dalli loro exercitii et luochi. Et per decte cagioni 
epso Bartolomeo habbia auctorità sopra tucti li scarpel- 
lini et manovali di poterli absentare da decta opera al- 
meno per uno mese ad ogni suo beneplacito, quando 
alcimo vene fussi chea pieno non exeguisse quel tanto 
che dailui fusse ordinato, o qualunque altra causa se- 
condo la sua discrelione et coscientia, con qu'esto salvo 
però che a tal così absentato et rimosso sia sempre le- 
cito ricorrere a' decti operai, per il tempo existenti, 
per tale absentatione, et se dallo»'o per 3 fave nere non 
sarà revocata tale absentia , che tanto stìeno rimossi 
da' decti lavori quanto per decto Bartolomeo sarà stato 
facto et dichiarato ; della quale absentatione decto Bar- 
tolomeo ne debba far fa* nota per le mani del can- 
celliere di decta opera, et con condictione, et salvò però 
ogni iusto et legittimo impedimento , che decto Barto- 
lomeo sia obligato ogni dì una volta 'almanco da ma- 
ctina o da sera o daltro tempo conveniente, o più , 
quando si murerà in cupola al decto ballatoio o altrove 



486 APPENDICE 

cosa d importanza, andare in su* decti lavori a vedere 
et procurare tucte quelle cose, che saranno utili et a 
benefitio de' decti lavori. Et inoltre ogni volta che pre- 
decti operai si faranno le condocte de' marmi, epso sia 
obligato a dare le misure et li modelli et grossezzn et 
lunghezza de' marmi alli conductori secondo la qualità 
de' lavori, et con tucte le utilità et rispiarmi allui pos- 
sibili per conservalione et utilità di decta opera. Et 
inoltre sia obligato a turare , difectare et porre da parte 
tucti quelli marmi, che per tempo saranno condocli 
all'opera, che non fussino di quelle misura, qualità o 
boiità che si richiede a tiile opera, et pei* presérvatione 
di decta opera et secondo la sua conscientia et discre- 
tione. Et inoltre che decto Bartolomeo non si possa 
absentare dalla ciptà , per andare a dimorare fuori di 
quella , per più tempo che uno giorno lavorativo per 
volta, senza 'expressa licentia di decti operai in con- 
cordia : et contrafacendo, ogni giorni che lui stesse così 
absente caggi in pena di soldi 20 piccoli, et cosi ogni 
giorno non si rapresentassi , et debbingli essere ritenuti 
dal suo salario del Camarlengo , per il tempo esistente , 
senza altra solennità o dichiaratione da farsi; la quale 
rapresentatione di decto Bartolomeo debba fare a Ma- 
cteo del Maza , o a uno delli cancellieri di decta opera, 
et che cagia in decta pena per ogni volta etc. Et in- 
super che decto Bartolomeo sia tenuto et obligato ogni 
dua mesi almanco una volta visitare et rivedere tucto 
-lediCcio di decta chiesa cathedrale , acciochè tempo 'per 
tempo si possa provedere alla presérvatione et mante- 
nimento di tucto lo edifitio , a ragione non segua qual- 
che disordine in quello in iactura grande della decta 
opera et disonore di questa casa. Quae omnia faciant 
dicti operarii , cum condictione quod approbetur per 
dominos consules arlis lane , et hoc omni modo. 

Fuit approbatum per consules et operarios die xxn 
Aprii is MDXii. 

( Deliberazioni dell' Opera 1 507—1 51 5 ) 



APPENDICE 4^7 

Nota 

Baccio d'Agnolo era della famiglia Baglioni ^ come 
appare dal seguente documento: " Anno 1554 a' dì 25 
Maggio gli Operai del Vescovado allogano a maestro 
Giuliajio di Baccio d'Agnolo Baglioni _, architecto fio- 
rentino, il coro della cattedrale (di ArezzoJ di legna- 
me di noce, secondo il disegno fatto da Mess. Giorgio 
Vasari, da compirsi infra due anni " (Ex Arch. Operae 
cathedr. Arret. ex libro F» Debit. e Credit, p. 1 48 ). 
Nel 1534 lo trovo registrato nel Canipione di detto an- 
no, Quartiere S. Giovanni Gonfalone Leon d'oro (Ardi, 
d: Decime): " Bartolomeo d'Angniolo di Donato, legna- 
iuolo, abita nel popolo di S. Lorenzo e nella via di San- 
' ta Cbaterina etc. " Del ballatoio suaccennato fu fatto 
soltanto un lato, quello cioè che si vede verso la via 
de' Balestrieri; è noto che il biasimo di Michelagnolo 
interruppe questo lavoro, il quale poi non fu proseguito 
altrimenti. 



GIULIO II, RAFFAELLO, MICHELAGNOLO 



Sebastiano del Piombo a Michelagnolo Buonarroti. Da 
Roma 15 Ottobre 1512. 
È autografa * 



Compare mio carissimo. Non ve raaravegliate se za 
molti zorni non vi ho scripto né risposto a la vostra 
ultima littera , perchè Io son stallo di molti zorni a 

* L'originale sì trova presso il Signor Presidente C. Buonarroti , il quale 
gentilmeate mi ha voluto permettere la pubblicazione di questo dpcumealo 



488 APPENDTCK 

palazo per parlar con la santità del nostro Signore, et 
mai bo potuto haver quella audienza dessideravo ; ulti- 
mamente Io li bo parlato j et sua Santità mi ba prestato 
gratta audientia di sorta che mandò via tutti cbe erano 
in chamera, e restai sollo con uro. ijignore et uno ca- 
meriero, chi me posso fidar, et io, di sorte che io li 
dissi el facto mio: et mi ascoltò molto volentiera: per- 
chè Io me oferi' a Sua Santità insiemi con vui a ogni 
sorta di servitù come a lui pareva, et li domandai le 
storie et le mesure el tutto. Sua Santità mi respose que- 
ste formai parolle: Bastiano, Zuan Batista da laquila me 
ha decto che ntla salla dabasso non si poi far cossa bona 
respeclo a la volta che anno facta , che nel finir de la 
volta fa certe lunette , che vengano in sino quasi amc- 
zo el campo , che si ha daffar le storie , et poi ce le 
porte che vanno nele stanzie di monsignor de' Medici, 
che per far unna estoria per ogni fazata, come se doveria 
far, non si polle, ma per far una estoria per ogni 
luneta se potria, perchè sonno larga 18 e vinti palmi 
luna , et se li poi dar quella alteza che si convene, 
ma in una stanza tanto grande quelle figure parerano 
piccole. Et ancora sua santità mi disse che quella salla. 
era troppo pubblica. Et tutte queste parole vengano 
da Zuan Batista dalaquila et altre persone , che non me 
voria veder in quel palazo. ma, compar mio, per la fede 
è tra nui , come Io son visto da certe persone in palazo, 
paiano io sia el gran diavolo, o veramente chio vogli 
Iranguiar lutto quel pallazo. ma sia rengratiato dio an- 
cora io ho qualche amico, et pur ne vollesse^ et ulti- 
mamente se chiariranno del tutto. 

Apreso, nostro Signore mi disse: " Bastiano, in con- 
sientia mia a me non piace quello fano costoro, né 
piace a persona che babbi visto tal'opera: io in termine 
di 4 o 5 zorni Io voglio veder quella opera, et se non 
fanno meglio di quello hanno principialo, non voglio 
che facino altro. Io li farò far qualche altra cossa , et 
farò tirar zozo quello hanno facto, et ve darò tutta 



APPENDICE 4^9 

questa salla avui, perchè io dessidero far fare una bella 
cossa , overo la farò depinger a damaschi. " Et io li ri- 
sposi che con laiuto vostro a me basteria lanimo di 
far miracoli, et lui me rispose: non dubito di questo 
perchè tutti voi havete imparato da lui. Et per la fede 
è tra nui. Sua Santità me disse più: guarda lopere di 
Raffaela, che come vide le opere di . Michelagnolo su- 
bito lassò la maniera del Perosino , et quanto pia pO" 
leva si acostava a quella di Michelagnolo ; ma è ter- 
ribile j come tu vedi, non si poi pratichar con lui. Et 
io resposi a sua santità che la terribilità vra. non noce- 
va a persona , et che vui parete terribile per amor del 
importantia del opera grande havete, et altri rasona- 
menti che non accade scrivere , che non importa. 

Io ho aspetato questi 4 zorni , et son stato a inten- 
der se sua santità ha visto; Io ho inteso desi, et che 
coiloro li ha'decto che non sì poi veder né far iudicio se 
non fornite certe figure principiate, che sono facte raeze, 
et che più che vanno avanti, tanto più li dispiace. Et an- 
cora per satisfaccio {s\c) di quelli zoveni lui voi aspe- 
tar 15 o 20 urni in sino anno fornite quelle figure. Et 
questo è quanto è sucesso da poi che non ve ho scritto, et 
non vi hopossutomandar lemesure, perchè el papa anco- 
ra non è delliberato , et colloro continuamente lavora*. 
Non altro: Cristo sano vi conservi, addì 15 Octobr. 1512 

Vostro Compar 
Bastiano in roma 

(Direzione) Ro. Michelagniolo sculptori in firenze 
dd. firenze. 

Nota 

'' Mentre che lavorava costui queste cose in Roma, 
era venuto in tanto credito Raffaello dd Urbino nella 
pittura, che gli amici ed aderenti suoi dicevano che le 
pitture di lui erano secondo l'ordine della pittura più 
che quelle di Michelagnolo, vaghe di colorito, belle 
d'invenzioni, e d'arie più vezzose, e di corrispondente 



490 APPENDICE 

disegno ; e che quelle del Buonarroti non .avevano , dal 
disegno in fuori, niuna di queste parti : e per queste cagio- 
ni giudicavano questi cotali Raffaello essere nella pittura, 
se non piii eccellente di lui, almeno pari, ma nel 
colorito volevano ctfe ad ogni modo lo passasse. 'Que- 
sti umori seminati per molti artefici, che più aderivano 
alla grazia di Raffaello che alla profondità di Michelagnolo, 
erano divenuti per diversi interessi più favorevoli nel 
giudizio a Raffaello , che a Michelagnolo. Ma non già 
era de' seguaci di costoro Sebastiano ^ perchè essendo di 
squisito giudìzio , conosceva appunto il valore di cia- 
scuno. Destatosi dunque l'animo di Michelagnolo verso 
Sebastiano, perchè molto gli piaceva il colorito e la gra- 
zia di lui , lo prese in protezione , pensando che se egli 
usasse l'aiuto del disegno in Sebastiano , si potrebbe con 
questo mezzo, senza che egli operasse, battere coloro che 
avevano sì fatta opinione , ed egli sotto ombra di terzo, 
giudicare quale di loro fusse meglio. " Così il Vasari; 
ciò che Sebastiano del piombo ci svela in questa 
lettera , mostra il zelo , col quale egli secondò le 
mire del Buonarroti. Ma questi raggiri, che minaccia- 
vano Raffaello ed i suoi scolari, fallirono il colpo; 
benché forse il fare di Michelagnolo corrispondesse più 
alla vera indole di Giulio II , seppe egli non di meno 
nel medesimo tempo comprendere l' immenso genio di 
Raffaello , colla di cui immortalità anderà per sempre 
unito il nome di Giulio IL Le parole del papa: guarda 
lopere di Raffaello j die come vide etc. hanno soltanto 
«na piena verità, se esse al soggiorno alludono che Raf- 
faello per quasi quattro anni fece a Firenze. Ivi vidde 
e studiò il cartone di Michelagnolo, ivi si discostò dal- 
la maniera di Pietro Perugino , benché anche le prime 
opere fatte da lui , giovanetto allora timido , sotto gli 
occhi del maestro annunzino un sentimento suo pro- 
prio, del quale il Perugino soltanto nelle più belle ore 
della sua vita era stato capace. Ciò che il papa poi ag- 
giunge: " ma è terribile (^ AlichelagnoloJ come tu Tedi 



APPENDICE 49 ' 

non si poi pratichar con lui ", sembra indicare un disgu- 
sto recentemente provato. Può darsi che la sepoltura del 
papa ne fosse la cagione ; tengo per certo che le parole 
di Sebastiano: " voi parete terribile per amor del impor- 
tantia del opera grande che avete '% ad essa si riferiscono. 
È chiaro che Giulio II non avrebbe lasciato partire Miche- 
lagnolo per Firenze senza aver egli finito la volta della 
cappella Sistina. Il Vasari , non volendo confessare uno 
sbaglio preso nella prima edizione della sua opera, si 
vidde costretto a ripetere l'istesso racconto della fuga di 
Michelagnolo nella seconda, ove per altro non nascon- 
de all'accorto lettore che il caso fosse dubbio. Prova 
il nostro documento che le parole della lettera N. 127 : 
la deliberatione che avete fatta da trans ferirvi a JRoma, 
non alludono al primo viaggio di Sebastiano a Roma, 



ANDREA FERRUCCI 

MDXii. 16 Dicb. 

Ateso li Signori Consoli prenominati per ricordo ma- 
xime delle prudentie delli presenti Operai dell'Opera 
di S. Maria del Fiore di Firenze , li quali con ogni di- 
ligente cara sono sempre intenti alla preservatione et 
utilità di quella , come di presente alla edificatione et 
reparatione della chiesa cathedrale si truovano xviii Mae- 
stri de scalpello, li quali circa li loro lavori ordinarii 
sono quasi indifferenti, né si vede che infra quelli sia 
alcuno di tale superiorità, al quale come a capo prin- 
cipale di tucti li altri si possa conmectere tucto il pon- 
do, cura et governo, che richiederebbe certa fabrica *, 
uè che sappia discernere o distribuire infra decii scal- 
pellini quelli tanti et tali lavori, che giornalmente oc- 
corrono in epsa fabrica, secondo la particulare indu-r 
^tria et sufilcientia di ciaschuno, in modo tale che le 

* ProbabOmeate il ballatoio 



49^ APPENDICE 

cose da farsi in quella procedono il più delle volte con 
poco ordine, et spesso spesso con stralli assai di marmi 
et perdimento di tempo in non poca iactura o danno 
di decta opera : et havendo notitia di certo Maestro yjìi- 
drea Ferrucci da Fiesole , maestro excellentissimo et 
experimeutato non solo di lavori d' intaglio , ma etirun 
di figure e di quello si ric*;rca in simil exercitio, quan- 
to epso sia ydoneo et sufficiente non solo ad exequire 
quanto di sopra si narra , ma etiam di tale virili et in- 
dustria di poter dare perfectione alle figure delli appo- 
stoli et altri lavori, che di già grande tempo sono slfili 
ordinali per la perfectione della vostra chiesa calhedrale. 
Et però desiderando di obviare alli sopradecti disordi- 
ni, et provedere che in decta opera sia uno capomae- 
stro principale, che sappia fare, ordinare et comandare 
a tucti li altri, come di sopra , ti causa che per lo ad- 
venire la pecunia di decta opera si spenda con piij uti- 
lità sia possibile, servate le cose da observarsi eie, per 
ogni miglior modo — et per vigore di qualunque au- 
ctoiità, a'decti Signori Consoli et Operai atribuita , elcs- 
sono et deputorno in capomaestro et per capomaestro 
principale sopra tucli li lavori, che in epsa tempo per 
tempo saranno expedienli , il prenominalo Maestro 
Andrea Ferrucci_, per tempo et termine d' anni tre pro- 
xime futuri, da cominciarsi, a dì primo di Gennaio 
proximo , et come segue da finire , con pacto niente 
di manco et conditione che epso Maestro Andrea ogni 
anno , durante decta sua condocta, debba andare alla 
raferma ordinaria con tucti li altri scalpellini d'opera, et 
con pacto ancora che lui sia tenuto et obligato a lavorare 
et exercitarsi in benefilio di decta opera in ludi quelli la- 
vori, che in decta opera saran)io necessarii, o che perii 
operai per il tempo exislenti gli saranno ordinati . Et 
inoltre che ogni volta si faranno le condocte de'marmi, 
che epso sia obligato insieme con Bartolomeo d' Agno- 
lo , architettore principale di decta opera , a dare le 
misure et li modelli et grossezza et lunghezza delli 



APPENDICE J^gZ 

marmi alli conductori, secondo le qualità et occorren- 
tie de' lavori, che tempo per tempo si haranno a fare, 
et con tucte Je utilità et rispiarmi alloro possibili per 
preservatione et utilità di quella , et con obbligo an- 
cora che decto Maestro Andrea ad ogni requisitione 
delli Operai dell'Opera , che per tempo saranno, sia te- 
nuto andare a Pisa per ricevere consegne di marmi , o 
a Carrara per haver que'tali marmi che fussino di bi- 
sogno alla decta fabrica , et procurare che in su decte 
cave di Carrara sieno scoctolati et abozatì, a causa si 
conduchino di qua con manco spesa di noli et carreg- 
gi , et di poi nella Opera si lavorino con meno stratico 
sia possibile. Et che per decte gite epso habbia bavere 
una cavalcatura et le spese per se et per quelle ("sicj_, 
uè gli debbono essere messe in conto di suo salario , 
ma che lui a spese doperà semper vada et torni fran- 
co , senza alcuno suo costo. Et inoltre sia obligato in- 
sieme con decto Bàrtolommeo d' Agnolo porre da parte 
quelli marmi — non fussino di quelle misure, qualità 
et bontà si richiede a tale edificio. Et con obligo an- 
cora di tener diligente cura sopra tucti li scalpelli- 
ni, et ordinare et deputare a tucti loro quelli tanti 
et tali lavori, che giornalmente occorreranno , né deb- 
bino tagliare etc. etc. f segue come nel documento del 
31 Marzo 1512 }j con pacto che decto Maestro Andra 
ciascuno di decli 3 anni per suo salario et provvisione 
debba bavere a ragione di fiorini sexanta larghi d' oro 
in oro , e quali gli debbino essere ppgati dal camarlengo 
d'Opera tempo per tempo necti, et senza retentione, 
et questo per ogni miglior modo etc. 

Item postea dicto anno die vero xvii dicti mensis 
Decembris actum in Opera, presentibus Macteo Ioannis 
della Porta et Macteo Andree del Maza testibus etc. 
prefatus Magisler Andreas — ratificavit et approba- 
vit, et promisit mihi notarlo, prò dieta opera recipien- 
ti , observationem omnium singulòrum etc. (Delibera' 
zioni dell'Opera 1507 — 1515 }. 



494 APPENDICE 



ANDREA FERRUCCI 



Moxvii. 26 Maiì 

Supradicli domini operarli , absente lamen Nicolao de 
Capponibus, eorum collega, servatis servandis etc. , ad- 
vertentes ad quandam petitionem corani eorum officio 
exhibitam per Magistrurn Andream Petri de Ferruccis 
de Fesulis, caputmagistrum diete opere et prepositum 
scalpelliais diete opere et laboreriis, quae de tempore 
in tempus fiunt in ipsa opera, cum salario florenorum 
sexaginta auri largorum in auro anno quolibet , qua 
eontenetur qualiter ob suis occurrenlibus et necessita- 
Ubus conduxit ad faciendum a Rege Ungarie quoddam 
laborerium de marmore , * in cuius perfectione iudicio 
4icti magistri Andreè erit occupatus circiter annos 
dnos : et volens ipse magister Andreas cum maiori com- 
(lìoditate eidera possibili perficere dictum opus, et pre- 
servare sibi locum in dieta opera, et coatribuere eius 
industriam partim in dicto laborerio , et parlim in ne- 
cessitatibus et occurrentiis ipsius fabrice, ut inferi us 
declarabitur ; et cura prelibati domini desiderent etiam 
gratiam facere ipsi magistro Andree , dummodo ex 
prefatis effectibus et causa per omne tempus, quo du- 
rabit tale laborerium regis predicti, ipsa fabrica , cuius 
cure ipse est prepositus , ut supra nullum patiatur de- 
trimentum : et babito super predictis omnibus maturo 
examine, et maxime cura Bartolomeo Angeli et Barto- 
lomeo lobannis , ♦ * caputmagistris ipsius , hac presente 
deliberalione et servatis servandis deliberaverunt et de- 
liberando declaraverunt et dederunt facultatem ipsi 
magistro Andree , qualiter pendente dicto tempore ipse 

* " Fece anco una Conte di marmo che fa mandata al re d' Ungheria, 
la quale gli acquistò grande onore ". frasari 
*• da Montelupo 



APPENDICE 49^ 

possit et eidem liceat siiie aliquo eius preiudicio (verum 
quo e sic) ipse servet omnia antedicta ) laborare hic in 
opera et in eius solita mansione solum et dumtaxat 
fìguras, quae sint necessarie in ipso laborerio, sed non 
possit ipse nec alius prò eo in ipsa opera laborare ut 
vulgo dicitur, de quadro, prò sua propria utilitate, cura 
hoc taraen pacto quod ipse sit obligatus qualibet die la- 
borati va veniendi ad operam, et ibidem persistendi et 
ire in testudinem diete ecclesie, quando in ea edifica- 
bitur, et reviser-e omnia laboreria , quae in ea de tem- 
pore in tempus fient , et per tot vices quot fuerit 
expediens et opportunum secundum accidentia diete 
edificationis , et etiam providere et ordinare scalpellinis 
diete opere illa laboreria , quae erunt expedientia prò 
opportunitate ipsius fabrice, et etism revisere omnia 
loca dictae ecclesie prò manutenctione eorundem , eo 
modo et forma prout in prima conventione, inita inter 
dictam operam et dictum magistrum Andream , latius 
continetur etc. , cum pacto quod prò eius provisione 
cuiuslibet anni , quibus fuerit occupatus circa dieta labo« 
reria , babere debeat ab ipsa o'pera floi^enos viginliquin- 
que auri largos in auro , non obstanle quod in sua 
conducta ordinaria ipse babere deberet ad rationem flo- 
renorum 60 auri larghorum inauro anno quolibet, quod 
salarium totum durante ipso tempore per eos, ad quos 
pertinet^poni et mieti debeat ad computum et ad ratio- 
nem cuiusdam debiti, quod ipse màgister Andreas habet 
cum dieta opera ratione quorundam honorum , per eum 
emptorum ab ipsa opera, et quod dieta eius provisio 
eidem sic debita de tempore in tempus ponatur ad com- 
putum predictum, et non aliter vel alio modo: et ad 
hoc ut màgister Andreas predictus cum maiori solertia 
et cura servire teneatur et debeat opere predicte , quod 
ipse quolibet quadrimestri babere ^debeat approbationem 
a dominis operariis , prò tempore existentibus , utrum 
ipse fecerit et observaverit id et totum illud, ad quod 
ipse teneatur et obligatus sit vigore contentorum in 



49^ APPENDICE 

presenti deliberaiione ; quo partito oblento ipse de tem- 
pore in tempus se exercere possit in predictis et circa 
predicta, et non aliter vel alio modo. Quae conventio 
etc. incipere debeat die prima raensis lunii proxime 
futuri 1517 e Deliberazioni delV Opera \S\S ^ \5\9), 



BALDASSARRE PER UZZI 

MDXxvii. Octobr. 

Viso decreto facto per magnifìcos et excellentes do- 
minos et Capitaneum populi magistro Baldassari loban- 
nis Silvestri, arcbiteclori , sub die mi Octobr. directo 
camerario Bichernae , quod solvat eidera magistro Bal- 
dassari singuio mense scutos quinque, videlicet A 
quinque prò quolibet mense , secundum tenorem dicti 
decreti, quale decretuni aproba verunt et mandaverunt 
exigi, prout in co, cuius tenor est infrascriptus , vi- 
delicet : 

Per parte del Concislorio pagate Voi Camerlengo di 
Bicherna a maestro Baldassare di Giovavini di Selvestri , 
arcbitectore , prò sua provisione, obteiuta in nel con- 
siglio di popolo et generale sotto lo dì x di luglio pro- 
xime passato di mano di Ser Marcello della Gramatica , 
Dotaro alora di Consistoro , a ragione di A 5 el mese , 
incominciando a' dì x di Luglio sopradicto, facendolo 
creditore a libro delle .... per sua condocta; et cbe così 
facciate senza nostro pregiudizio o danno, è stato per 
lor collegio solennemente deliberato. Datum in consi- 
storio die mi Octobr. 1 527 (Arch, d. Rìf. di Siena 
Deliberazioni della Balìa Tom. 90). 



APPENDICE 497 

VII Decembr. 

Ilem dcliberaverunt mutuari Romam scutos centum 
auri etc. Hieronimo iMassaino, oratori , de quibus scutis, 
100, scuti 50 vadant ad computum eius , et A 50 sol- 
vat prò magro. Baldassarre , et illi a 50 vadant ad 
coiuputum dicti Baldassaris ; prò quibus habendis man- 
daverunt fieri decretum, directum camerario zecchae, 
quod solvat camerario bichernae scutos 50 super sa- 
lario Baldassaris magistri, et dicto camerario bicher- 
nae etc, quod solvat et mandet solvi etc. Hieroni- 
mo Massaino, oratori Romae , de quibus ponat scutos 
50 ad computum magistri Baldassaris, in computando 
de eius stipendio ad rationem * ( l. e. J , 

Nota 

Per decreto della Balìa del 17 Ottobre 1532 furono 
assegnate a Baldassarre Peruzzi per undici anni le ren- 
dite della Marsiliana , le quali secoiido il Romagnoli mon- 
tavano a 240 scudi. 



PALAZZO STROZZI A FIRENZE •• 

MDXxxin. Luglio 
Filippo Strozzi cominciò a fare terminare di murare 

Aggiungo a questi documenti una notizia interessante, che trovo nelle 
Scritture concistoriali del citato Archivio N.° 46 dell' anno 1531 "Avvertano 
le S . V . che già sé trovato modo di battere a ottima lega con quasi il 
medesimo guadagno per vostra Republica: et del modo ne saranno 
informate apieno le S. V. dalo exccellentissimo Maestro Baldassarre 
vostro , che tal presta maniera d» srozzare ha egli trovata ". 
•*■ Vedi Tom. I. p. 354 sqq, 

T. IL 32 



^g8 AWESDICR 

ì\ SUO palazzo, che era mezzo fabbricato, mancando dalla 
parte verso i Ferravecchi due filari di bozze e tutto il 
cornicione. Questo palazzo era stato principiato a murare 
da Filippo di Matteo Strozzi, il quale lo lasciò mezzo 
ad Alfonso Strozzi, suo figliuolo, nato della sua prima 
donna che fu degli Adimari , e l'altra metà lasciò a Lo- 
renzo et al sopradetto Filippo, pure suoi figliuoli, nati 
di madonna Selvaggia Gianfigliazzi, sua seconda donna, 
con condizione a tutti e tre delti suoi figliuoli, che lo 
dovessero finire di murare, e nolio facendo, fusse detto 
palazzo dello Spedale di S. Maria Nuova. Onde detto 
Filippo , ultimo figliuolo di Filippo testatore , perchè 
detto palazzo non ricadesse a quello Spedale, si accordò 
con Alfonso, suo maggior fratello, la parte del quale 
non era finita di fabbricare , che concorresse al terzo 
della spesa con gli altri due suoi fratelli , come fece , 
e così Filippo sudetto cominciò in detto tempo a far- 
<r\i dar perfezione, come si vedea'tempi presenti (Me- 
morie inedite Fiorentine ) . 



BACCIO BANDI NELLI 



MoxL. 24 Novembr. 

Illuslrissimus, excellentissimus Dux Cosmusde Medicis, 
attento qualiter in edificio et fabricha S. Marie floris 
de Florentia •— apparet et est aliquis disordo , et non 
operando cum oportunis remediis quod provideatur talis 
disordo, posset devenire in maximum detrimenlum talis 
edificii , bine est quod sua Excellcntia deliberavit, vult, 
ut ait reverendissiraus epischopus de Marziis, quod ope- 
rarii diete fabrice tam presentes quam futuri non pos- 
£ÌJ3t modo aliquo disponere neque ordinare aliquid uovi 



APPENDICE 499 

circa dictam fabricham, nisi prius fuerit dàla bona no- 
titia Suelllme. Dominationi, et cura, nolilia et scienlia 
magistri Baccii Bandinelli , scultoris llorentini et equilis 
S. lacobì.. Hunde — deliberaverunt — ■ quod in futurum 
in dieta opera non possit per eos ncque per eorum sub- 
cessores disponere fsicj , ncque facere aut fieri Tacere 
aliquid novi circa tale edificium, nisi eo modo et forma 
prout supra dictum ( Deliberazioni dell' Opera 1 ó29 — 
1542). 

6 Decbr, 

Auctoritas concessa per operarios magistro Baccio Ban- 
dineilo, scultori, equiti S. lacobi. 

Concedunt plenissimam auctoritatem dicto equiti S. 
lacobi, magistro Baccio Bandinelli, scultori fiorentino, 
quantam habent dicli domini operari super diclis scar- 
pellinis, muratoribus, fabro, magistris lignaminum et 
famulis opere (Le). 

MDXLi. 14 lanuar. 

Attento qualiter bodie bac presenti die in dieta opera 
sunt 25, vel circa, inter scarpellinos, manovales et la- 
brum, nomina quorum inferius scripta sunt, qui omnes 
hodie laborant prò Sua Excellenlia ; ad causara ut ce- 
lerius possint servire, considerato dictos scarpellinos 
babuisse in preteritum quali ( sicj die dimidiam horam 
quietis in hieme, et in estate boram integram, et sic 
de sero discessisse ab opera bora 23 , ex nunc diclus 
dominus eques, magister Baccius Bandinellus, propter 
auctoritatem sibi concessam a sua Excellcntia, ut su- 
pra , vult quod dicti scarpellini etc, non babeant nec 
babere debeant amplius talem dictam — boram in bieme, 
sed debeant eam babere in estate solum, incipiendo 
die prima maii cuiuslibet anni et finiendi per totum 
niensem septembris ; et quod in ullimo diei debeant 



5oO APPENDICE 

discedere ab opera et lavoro fsic) ora 23 j, non aliter, 
causìs soprascriptis;et volentes eos remunerare, et quuni 
plus assidue debeant laborare prò Sua Excellenlia, ex 
nunc supradicti domini consules una simul cum domi- 
nis operariis diete opere etc. delibera veruni , quod 
omnibus scarpellinisetc. solvatur qualibet die laborabunt 
etc, in tempore hiemis scalpellinis etc. lir. 1, et in estate 
lib. 1. s. 3. prò quolibet eorum (Le.'). 

Nota 

Dopo aver per quasi due secoli e mezzo procuralo 
in modo sì grandioso il bene della fabbrica , le deli- 
berazioni degli Operai ora non erano che un debole eco 
de' comandi di Cosimo I. — Abbiamo già dato un esem- 
pio come ì contemporanei sparlavano di Baccio Bandi- 
nelli: ecco quel che un uomo, per quanto sembra, ze- 
lante della religione cattolica dice di lui: 

"19 di Marzo 1549 si scoprì le lorde et sporche? figure 
di marmo in S. Maria del fiore di mano di Baccio Ban- 
dinello, che furono un Adamo et un'Eva, della qual 
cosa ne fu da tutta la città biasimato grandemente , et 
con seco il Duca comportassi una simil cosa in un Duo- 
mo dinanzi al aitare, e dove si posa il Suntissimo Sa- 
cramenio . — . Nel medesimo mese si scoperse in Sto. 
Spirito una Pietà, la quale la mandò un fiorentino a 
detta chiesa, et si diceva che lorigine veniva dallo in- 
ventor delle porcherie, salvandogli larte ma non de- 
votione, Michelangelo Buonarruolo. Che tutti i moderni 
pittori et scultori per imitare simili caprici luterani, al- 
tro oggi per le sante chiese non si dipigne o scarp»?lla 
altro che figure da sotterrar la fede et la devolione j 
ma spero che un giorno Iddio manderà e sua santi a 
buttare per terra simile idolatre come queste " ( Ma- 
gliabcchiana ci. xxr. 274). 



APPENDICE 5oi 



LA MORTE DI GIVLIO ROMANO 



Lettera del cardinale Ercole Gonzaga a Don Ferrante 
suo fratello. Da Mantova 7 Novembre 1546 (^Biblioteca 
pubblica a Mantova J. 

È copia j tratta da alcuni registri originali che si 
conservano nella Barberina a Roma 

— Perdesirao il nostro Giulio Romano con tanto mio 
dispiacere che in vero mi pare d'haver perduta la man 
destra. Non mi curai di darne subito avviso a V. Ex., 
giudicando che quanto più tardi intendesse una perdita 
tale, tanto manco fosse per sentirla, massimamente 
sendo nella sua purgatìon dell'acqua. Come quelli che 
dal male cercano cavar semper qualche bene, mi vo 
fingendo che la morte di questo raro homo mi bavera 
almeno giovato a spogliarmi dell'appetito del fabbricar, 
degli argenti, pitture etc; perchè infatti non mi baste- 
ria più lanimo di far alcuna cosa di queste senza il di- 
segno di quel bello ingegno ; onde finiti questi pochi, i 
disegni de' quali sono appresso di me , penso di sepel- 
lir con lui tutti i miei desiderii, come ho detto. Dio 
gli dia pace, che lo spero bene del certo, perchè l'ho 
conosciuto huomo da bene et molto puro quanto al mon- 
do, et spero anco quanto a Dio. Non mi posso satiar 
con le lachrime agli occhi di parlar de' fatti suoi , et 
pur bisogna finir, essendo piaciuto a chi tutto governa 
di finir la vita sua. Di Mantova il 7 di Novemb. 1546. 

Nota 

Giulio Romano era morto il 5 di Novembre. Una del- 
le sue ultime opere fu il disegno per la facciata di San 
Petronio a Bologna, esistente ancora nella fabbrica di 
detta chiesa. Lo fece insieme coli' architetto del Duomo 



503 APPENDICE 

di Milano Giovanni Cristoforo, e vi segnò le seguenti 
parole: 

" Questo fu il primo schizzo in facciata, nel quale parve 
a noi de levare zia il mezzo pilastro scuro, segnato a, 
acciò la facciata et il campanile restassero a va ( sic J 
deritto , et che il canpanile non sporti più fuori de la 
chiesa. 

a' dì xxin de lenaro mdxlvi. " 

A questo lavoro di Giulio si riferiscono ancora que- 
ste notizie, le quali traggo dall'Archivio di detta Fab- 
brica, Giornale 1545 — 1547: "15 Novembr. 1545 lire 
100 per mandar a Milan per unlngegniero per la fabrica; 
16 lanuar. 1546 a Pieriacomo Galdarino per spendere 
in far le spese alli architetti : 23 lenaro 1546 cento scu- 
di d'oro in oro a mess. lulio Romano architetto, d^. 
100 scudi d'oro a Cristoforo da Milano architetto, lire 
80 a Alexandro sotto Architetto de quel da Milano , ■" 



TESTAMENTO DI GIORGIO VASARI. 
(Arch. Generale). È autografo 



YHS. 



In dei nomine Ammen. Anno Domini Nostri lesu 
Cristi ab salutifera incarnatione mdlxvhi die vero xxv 
Mail. 

Io Giorgio di Antonio di Giorgio Vasarii , cittadino 
Aretino, et al presente Pictore et Architectore dello Bk:- 
ccl lentissimo Signor Cosimo de' Medici, secondo Duca 
di Firenze et Siena etc. 

1. Considerando che non aviano cosa piti certa della 



APPENDICE 50^ 

morte, et come quello che ò ricevuto dal gninde Id- 
dio tanti doni , et particolarmente quello dello aver co- 
gnosciuto quanto sOii vane le speranze di coloro che 
credono perpetuarsi in questo mondo, et avendo più 
volte fatto dal 1558 in qua deliberatione delle cose mie 
per doppo la morte, et avendo lassato per iscritti au- 
tentichi che molte cose si facessino, è piaciuto alla 
bontà di Iddio tenermi vivo, che a tutto ò quasi dato 
perfectione : e da che ò poi veduto cresciere le mie 
facultà, ò mutato volere, come appare ancora un testa- 
mento fatto da me sotto 18 di Aprile 1558, et un al- 
tro sotto 17 di Marzo 1560 negli Innocenti di Firen- 
za, e quali, insieme con altri che si trovassino, tutti a- 
nullo, et voglio che questo faito questo giorno sopra- 
scritto sia quello che sia il vero et legittimo, per avere 
io molto meglio considerato a molte cose per salute et 
comodo et perpetuità della casa de' Vasarii , pregando 
il Signore Dio che mi illumini la mente, mentre che 
distendo il presente scritto per mia ultima volontà , 
acciò possa usare quella carità verso il prossimo mio, 
che à usato la Maestà divina verso di me con tanti 
bénifici, pregando in però gli esecutori di questo te- 
stamento, che in vita anno mostro dessermi fideli ami-^ 
ci, che anche doppo la morte sieno observatori et con- 
servatori di questa mia volontà, et che inviolabilmente 
non manchino a fare osservare quanto qui sotto dirò 
et scriverò di mia man propria. 

2. In prima raccomando al grande Iddio l'anima mia, 
che per sua pietà et meriti della passione di Gesù Cri- 
sto, suo figliolo, la collochi in paradiso Ira laninje beate, 
degnie della gratia sua. 

3. Lasso per mia eredi i miei figlioli legittimi et na- 
turali, sostituendoli per fideiconmisso in infinito, et 
essendo femmine ne disponghino della dote con rispetto 
delia facoltà, col consiglio degli Esecutori del presente 
testamento, e se fussiqo femmine sole nate di me, le 



5u4 APPBKDICE 

ìnstìtuisco alla metà di tutte le mie facultà, e se rus- 
sino più duna femmina, le instituisco ne' tre quarti, 

4. Et se io lassassi dopo di me figlioli maschi et Te- 
mine , voglio che sieno governati dalla madre , volendo 
star con loro, et che si tengbi conto delle facoltà, et 
sene disponga sempre col consiglio degli Esecutori del 
testamento, massime nelle cose dinportanza, fino che 
anno anni tredici: uè possino mai cacciar la madre di 

casa, né da nessuno rivedegli conto delle cose passate 
innanzi alla mia- morte, e mentre vedovarà o starà con 
loro, o a chi si apartenessi questa eredità gli possa di- 
mandar delle cose passate cosa alcuna. 

5. E caso che io non avessi figlioli maschi né Te- 
mine legittimi, instituisco e figlioli di Ser Pietro, mio 
fratello, legittimi et non legittimati, nati e da na- 
scere , così maschi come femine , in fideiconmisso , 
con questi carichi che diremo di sotto; et caso che i 
figlioli di Ser Piero morissino , et vivessino le fe- 
mine sole, in questo caso voglio che a ciascuno sia 
dato per dota fiorini mile, etda mille in su tutto quello, 
che piiicerà alla discretione degli esecutori di questo te- 
slamento , non passando fiorini quatrocento; e se fussi 
una femiiia sola, in questo caso faccino la volontà loro 
sin che eglino giudicheranno il bene di quella fanciulla. 

6. Et caso che mancassi la linea de' figlioli di Ser Piero, 
et in questo caso instituisco per mia eredi la pia casa 
della Fraternità di Santa Maria della Misericordia della 
Città di Arezzo, con questi carichi et legati che a suo 
luogo si diranno, et che non * di quanto io ordino per 
questo presente testamento, obligandogli alla conserva- 
lione di tutto quello che si lassa de'beni et case, che 
sarà in custodia loro, per acrescer le facultà et augu- 
mentalle et non le diminuire, lassandogli esequtori di 
tutti questi legati, et che effettualmente veghino ogni 
anno i miei figlioli, se io ne avessi, et non avendo, 

* Sic; nuutchino? 



APPENDICE 5o5 

quegli di Ser Piero eseguiscano i legati che io las- 
so, e quali vivendo loro sieno obligati, et non li fa- 
cendo possine detti Rettori eseguigli loro, dichiarando 
però che detta Fraternità abbia avere ogni anno, dal 
dì della mia morte, stala 25 di grano ogni anno, po- 
sto nella città d' Arezzo : et caso cheila eredità vengha 
in lei, staia cinquanta, de' quali ne possa disporre al 
beneplacito de'Signori Rettori in quelle elemosine a'po- 
veri, che piìi piacerà loro, stanziandoli la mattina di 
S. Giorgio per memoria mia, 

7. Et in caso che la Niccolosa, figliola dì Francesco 
Baccì , mia moglie, non avessi figlioli, et volessi ri- 
maritarsi , possa , fin cheila piglia marito , per ispatio 
di 1 8 mesi stare in casa mia , né possa eser mai cac- 
ciata, né rivedutogli conti delle cose che à ministrate 
mentre è stata in mia conpagnia vivente. io: et volendo 
vedovare, passato e 18 mesi, dichiari che non volendo 
più marito; e facendo vila vedovile et onesta, in que- 
sto caso voglio che in casa mia segli consegni la metà 
della casa et dell'orto, con quelle masseritie oportune 
al suo bisognio a suo piacimento , e queste labbi per 
inventario, per lassarle doppo la morte sua alla eredità, 
con intervento degli esecutpri del testamento, e se li 
dieno con quella discretione che sia giusta et degnia del 
loro gìuditìo et della coscientia loro per istare ono- 
ratamente , come si conviene al grado suo et mio. 

8. Et in caso cheila avessi figlioli , per non aver a 
ritochar più questo testamento, et che piacessi a Dio 
dagli questa gratia che fussino nati di me, voglio chel- 
labia a godere la metà delle mie entrate vivente lei libera- 
mente, laltra metà goda e figlioli, et doppo la morte di lei 
tornino a sua et miei figliuoli con fideicomisso come 
di sopra, et in caso che morendo io senza figlioli, 
voglio che tutte le cose che si trovano fatte per uso 
di detta Niccolosa , cosi veste di panno , drappo , pel- 
Uccie, fodere, panni lini et cose sottili per suo dosso, 
et similmente perle, gioie, anella, catene, maniglie. 



5o6 APPENDICE 

sien sue libere, così uno spara vier di panno , uno dj 
drappo, et dua Uni con dua Ietti forniti del tutto, et 
un quadro di Nostra Donna, a suo piacimento, cosi duo 
letti per la villa , et così ogni anno staia cento di grano 
et un porco, et così la possessione di Capucciolo, po- 
sta a san Polo, con tutta la tenuta delle selve, vignie 
et quanto fu conpero da Giovannagniolo, calzolaio, della 
quale ella ne sia, mentre chella viverà , padrona asso- 
luta, et dopo la morte sua torni alla eredità mia, né 
possa dimandar niente, se ella vi facessi boniCcamenti, 
alla eredità. 

9. Et in caso che detta Niccolosa si volessi rimaritare, 
abbia avere per lusufrutto delia sua dota, confessata 
da me, doppo uno anno o diciotto mesi, che vedoverà 
in casa mia, per lusufrutto dico et panni neri o altra 
cosa, che detta Niccolosa potessi dimandare alla mia 
eredità, voglio chellabbia fiorini cinquecento, di lire 4 
s. 5 per fiorino, da pagarsegli per gli mia eredi in da- 
nari contanti, o di quello che parrà agli esecutori del 
testamento, non toccando però ne le case ne beni: et 
non ci essendo il modo, si paghi tenpo per tenpo delle 
entrate in que' tenpi che si può, et senza guastar gli 
ordini degli altri legati , et inoltre perchè la dote di 
detta Niccolosa fu fiorini 800 , di lire 4 s, 5 per fiorino , 
e non si esendosi riscossa tutta, come si vedrà a' pa- 
fl^amenti, nò meno auto mai e frutti, voglio che delta 
Niccolosa non possa adimandare altro , né stringniere 
detta eredità se non per quella quantità che io ò autn, 
né possa dimandar altro : et caso che quella parte di 
sua dote la volessi in beni , non ci essendo danari con- 
tanti, segli consegni in beni dove più gli piacerà, ma 
essendoci danari segli paghino contanti, et in questo 
caso , come di sopra , non possi adimandar altro ; et 
'contrafacendo a questo chio ordino, s'intenda priva di 
poi che ara auto la dota et contra dota, dogni lascio o 
dono che io gli facessi per questo testamento , et in caso 
cbella non si voglia rimaritare, rimanendo in casa roi^ 



APPENDICE 007 

voglio, come si dirà nel capitolo de* tutori et curatori 
del testamento , ella sia con esso loro esecutrice di que- 
sta mia volontà . 

10. Et 'in caso che morissi innanzi che da me fussi 
posto in sullo spedale degli Innocenti di Fiorenza scudi 
cinque cento, di lire 7 per iscudo, sia obìigato la mia 
eredità a mettervegli subito, i quali voglio che i frutti 
di detti A 500 servino per elementare Anton Francesco, 
nato di Isabella mora, serva già di casa mia_, allevato da 
quella casa: e infine che ara 18 anni, stia a obedientia del 
priore, et da 18 anni in su segli abino i detti scudi 500 
a consegniare, col rispendergli in tanti beni, de' quali 
non ne possa disporre fìnoallaetàdi 30 anni. Et morendo 
detto Anton Francesco in questo mezzo, restino al detto 
spedale degli Innocenti di Fiorenza. 

11. Ilem che la cnpella dello aitar magior, intitolata in 
San Giorgio, della Pieve d'Arezzo , eretta et fatta da me, 
voglio che gli esecutori con Ser Pietro, mio fratello, e 
gli eredi in perpetuo faccino eseguire ogni obbligo, co- 
me sta la bolla fatta da Papa Pio V circa alobligo del 
Decano, et caso che alla mia morte non fussi conpero 
tanti beni e cbonsegniati al capitolo et canonici delia 
Pieve d'Arezzo per la dislributione del Decanato delle 
stala cento di grano, obligati oggi in su' poderi di Fras- 
sineto , si abbiano in termine deltenpo, concessoci da 
papa Pio V, a conperar tanti beni che faccino ogni anno 
le dette stala 100 di grano, o de* danari, che si trove- 
ranno alla morte mia, ogni anno delle entrate di detta 
eredità : e questo si facci con lintervento di Mess. Cosi- 
mo Pislrini, al presente Decano di detta pieve et cura- 
tore et capellano di detta capella, acciò ibeni di Frassineto 
venghino liberi da questo carico. 

12. Item voglio che a detta capella si celebri ogni anno 
in perpetuo il giorno della festività di san Giorgio "sv 
messe piane con la messa grande a detto altare : nella 
qual festa debbino intervenire i Signori Rettori della Fra- 
ternità come esecutòri di questo testamento, insieme 



5o8 APPENDICE 

con tutti e ministri loro , et gli esecutori del testamento 
che saranno in Arezzo, e gli atenenti di casa mia, e si 
dia à detti Rettori un pinochiato per uno con cialdoncini 
et trebt>iano, nella qual refectione si spenda scudi dua 
d'oro, et si dia al sagrestano di delta pieve un pinochiato 
et lire una , et a' cherici di detta sagrestia un giulio per 
uno et fiaschi quatto di vino, aciò parino la chiesa come 
fanno per le pasqne , et aconcino la capella et lo altare 
secondo laltre volte, et quel più che parrà al Decano. 
Et il giorno seguente si celebri a detta capella in detta 
pieve messe cinquanta per rinovale della mia morte 
con dua orationi, una per me, laltra per gli altri de- 
funti della casa de' Vasari , per e quali io voglio che , 
quando la eredità verrà nella Fraternità, sieno messe 
cento con il medesimo obligo, et a ciaschuno si dia 
de' preti, che cellebrerano, o un carlino o un torchietto 
di cera gialla, che sia della medesima valuta, et a detto 
ufitio si trovino i Signori Rettori personalmente come 
esecutori di detto testamento, insieme co' i parenti di 
casa Vasari : et le messe 50 non si potendo celebare in 
un giorno, possino, secondo che parrà agli esecutori, 
farle dire in dua doppo il primo giorno, nel secondo 
con cera condecente secondo che parrà loro, et nella fe- 
sta di cera biancha, rimettendo tutto a lordine che ne 
daranno detti esecutori et ser Piero, mio fratello, et 
il Decano di detta pieve et capellano di detta capella. 
13. Item voglio chel corpo mio si conduca doppo la 
morte in Arezzo, et sia sepellito a' piedi di detta ca- 
pella o nelle scale dinanzi , dovè disegnato il sepolcro , 
dove sia scritto il nome mio, overo nella cassa di mis- 
chio sotto laltare di dreto col medesimo nome. Et vo- 
lendo fare gli esecutori del testamento altri ornamenti , 
abbino in questo caso a mia spesa far tanto quanto eMi- 
segnieranno. Et perchè detta capella è padronato , come 
dichiara la bolla, di casa Vasarii, prima ne' maschi poi 
nelle femmine, a' quali tocha a far la eletione del De- 
cano^ a' quali si ricorda loro che la volontà mia è che 



APPENDICE 509 

SÌ Taccia eìeclìone di persone buone, dotte, o se massime 
sene sarà in casa e Vasari , che lo merilassino , si dia 
loro, et finita la linea succede questo carico, come scritto 
nella Bolla, a farne electione alli Signori Rettori della 
Fraternità, a equali si dicbiara che, se non li elcghino di 
buon costumi et di lettere et virtù , caschi la electione 
a chi sarà allora Vescovo d' Arezzo. Voglio ancora che 
quando l'eredità abbia il modo, non avendogli fatti io, 
che detta capella et altare sia fornita di paramenti, come 
pianete, camisci, tovaglie, paliolti, e in spatio di x anni, 
col farci ancora una pianeta con le sue tonicelle, piviale 
et vesticiole da leggio et paliotto dinanzi da vellulo ros- 
so, a spese della eredità, così un calice grande, et quando 
bisogniassi per servitio di detto altare et capella et sua 
conservatione spendere alcun cosa lanno , voglio che la 
mia eredità sia obligato a farlo, e tute queste spese si 
faccino di mano in mano le più necessarie : et i detti 
Signori Rettori possino vedere le dette entrate col tener 
conto di queste spese, acciò non gravassino però tanto 
la eredità , ma si facci con consiglio del Decano, che 
Ila aver cura et salvar lui queste cose , et non i tutori 
di detto testamento ; che tutto à a tornare in oiior di 
dio et utile della chiesa. 

14. Item lascio che si dia ogni anno a suor Cateri- 
na, mia nipote, monaca in san Marcho di Arezzo, fi- 
gliola della Lucretia mia sorella, staia dieci ogni anno 
di grano, et morta lei finisca: et si dia poi staia cin- 
que ogni anno a detto raonasterio ogni volta che detta 
eredità viene nella casa della Fraternità , con carico di 
4 messe ogni anno per l'anima de' defunti di casa 
Vasari. 

1 5. Il medesimo si lascia a suor Verginia , suor Dio- 
data et suor Theodosia , mie nipoti , monache nel mo- 
nasterio di san Benedetto d'Arezzo, figliole della Rosa 
mia sorella, a ciascuna le medesime staia dieci di gra- 
no, 30 in tutto, e che ciascuna delle sua x ne possa 
far la volontà sua, et sien tenute ogni anno far dire 



5 IO APPENDICE 

12 messe con ufitio de' Morti per laniraa de' de- 
funti di casa Vaseri, et morte loro finisca, et venendo 
nella Fraternità la eredità, abbi il monastério di Sto. 
Benedetto stala quindici di grano col medesimo obligo 
delle messe, come di sopra. E perchè sé auto a que- 
ste fanciulle et al fratello oggi morto doppo la morte 
di Andrea Sabatini, lor padre, asovenille, et dar loro 
la dote per farle monache, che tutto è uscito da me, 
et avendo Ser Piero, mio fratello, venduto loro un 
canpo a Mess, Iacopo Rasi, cittadino Aretino, voglio 
in questo caso che dette fanciulle monache non possi- 
no dimandare né a Ser Piero né alla eredità niente, 
così della casa, che fu già loro nel borgho di san Be- 
nedetto, quale ò data al decanato, della pieve in dota, 
per essere tutto entrato in parte delle spese fatte et per 
loro et per il fratello ; et semai per tempo nessuno o 
loro o le monache di san Benedetto dimandassino nien- 
te al monastério, s'intenda tutto questo essere ito in 
conto della dote, data a loro, et altre spese fatte da 
me: et non s'intenda che io abbi dato loro niente, et 
perdino le 30 staia di giano et in vita et doppo la 
morte. 

16. Item caso che la Rosa min sorella, doppo la morte 
di Grigorio Pecori suo marito , non volessi star con 
Vanni suo figliolo, nò rimaritarsi, voglio in questo caso 
che abbi il ritorno di casa mia, et gli sia dato una ca- 
mera, et datogli da vivere mentre ara vita condecen- 
temente , et tutto dalla mia eredità , et sia fatto tutto 
discretamente da e tutori di questo testamento, et caso 
che fussino in disparere sia dichiarato da'Sigri. Rettori 
della Fraternità d'Arezzo. 

17. Item che avendo io donato alla Verginia , figliola 
della Lucretia mia sorella , la dote per maritarsi , et 
alla Victtoria, sua sorella et mia nipote^ la dote per 
farsi monacha in nel monastério di Santa Crocie d'Arez- 
zo, et avendo avere scudi 80, prestati da Guaspari Pu- 
nini , lor padre et mio cogniato oggi morto, i quali 



APPEÌTDICE 5l I 

danari voglio che delltì eredità sua Lulio , suo tìg^liolo 

et mio nipote, gli abbia a dare alla sua minore 

sorella, oggi in serbo in San Marco apresso alla suor 
Caterina sua sorella, volendosi far monacha o mari- 
tata , se già Iddio non mi desse tanta vita che io po- 
tessi iirovedegli (sic): et questo sinlenda oltre a quello 
che gli darà lui per sua dota, et facendosi detta; , . . . 
monacha, voglio che lei mentre viverà abbi avere staia 
dieci di grano ogni anno , et parimente suor Vittoria, 
sua sorella, in santa Croce monacha, dieci altre con i 
medesimi carichi delle 4 messe ogni anno per ciascu- 
na per l'anima de' defunti de' Vasari. Et caso che mo- 
rendo io et questa fanciulla cresciessi et si volessi ma- 
ritare et non far monacha, si pigli scudi dugento della 
eredità, et si nlettino in sugli Innocenti di Fiorenza a 
sei per cento fino che ara anni 17 , che faranno la son- 
ma di più di fiorini 500 , tanto che con quello li darà 
Lutio et questi si potrà maritare. 

18. Item che se figlioli di Vanni Pecori et Lutio Pa- 
nini , mia nipoti , che allora la eredità ara levatosi molti 
carichi datorno, avessiho dalla natura ingegnio da po- 
tere far frutto o negli studii delle lettene o nella picttura 
et architettura, et volesslno atendere a queste virtiì , 
voglio che per potere star fuori della città in luogo da 
inparare segli dia per ciascuno staia quaranta di grano, 
et questo di mano in mano vada ne' figlioli di figlioli in 
stirpe, ogni volta che sia dichiarato da i tutori o da'Retto- 
tì della Fraternità, i quali lo esegu'schino quando viene 
la eredità in loro nella distributione de' primi legati, 
perchè intendo detto legato aver luogo quando la ere- 
dità vengha nella Fraternità, et non altrimenti. 

19. Et a cagione che questi legati possino avere;lin- 
tera perfeclione, avendo sostituito per non aver io fi- 
glioli maschi et femine, ne' figlioli di Ser Piero, mio 
fratello, et poi esecutori di questo testamento gli Si- 
gnori Rettori come di sopra, dico che quando ogni anno 
aran finito di satisfare delle entrati J(^Jic^ i presenti 



5 1 a APPENDICE 

legntì , voglio per mantenimento de' beni, che questa fa- 
cultà sieno unite, né mai si possine dividere, vendere 
né inpegniare o barattare, ma ordino che Signori Ret- 
tori della Fraternità faccino per loro proveditore tre 
volte ogni 4 mesi vedere tutti e beni con lor fiumi et 
fossati, fosse, argini et altre cose che possano danneg- 
giare dette possessioni, et vedute, detto proveditore 
referire a'Sigri. Rettori, e quali ordinino che si ripari 
coli' entrate di detta eredità a quanto fa di bisognio , 
et abbi andare con detto priore uno degli atenenti di 
detta eredità, et per detto effetto debia avere la Fra- 
ternità scudi tre per distribuirli per questo efetto , come 
piacerà loro, acciò detti beni non declinino né pati- 
schino, anzi vadino in augumento. 

20,.Item che la casa di san Viti, posta nel delto 
borgo de'Yasarii, murata da me, voglio che detti Si- 
gnori Rettori la faccino per loro proveditore ogni anno 
vedere, et bisogniando spendervi niente per rissettalla , 
non lo facendo chi labita, et tutto de' frutti della ere- 
dità, spendendovi ogni anno scudi quatro e se più bi- 
sogniassi , et non spendendo quell'anno, si serbino 
per quegli anni che narà di bisognio successivamente, 
per poterne fare altri bonificamenti secondo che sarà 
dichiarato da loro. 

21. Item che i bestiami che si troveranno di tutte le 
sorte, così in Frassineto come altrove dove ne fussi 
delia eredità, così cavallini, mulini, vache, buoi, pe- 
core, capre, porci, asini, che si troverrano alla mia 
morte in mano de' lavoratori o altri, si mantenghino 
da mano in mano nelle mani di chi vi starà per la sti- 
ma, et degli utili sene serva la eredità, né si scemi il 
numero, ma più tosto si augumenti , perchè intendo 
che detti bestiami stieno per utilità de' poderi et non 
per commodità daltri, et ogni volta che nentervenisse 
disgratie, come suole acadere, si riprovegga con utile 
delle possesioni , perchè non voglio che diminuischino 
per vendita o per farne comodità daltro, ma solo per 



APPENDICE 5l3 

utile della eredità, il quale avanzo -serva et sene di- 
spongha come diremo di sotto. 

22. Considerato chel sesso feminile è il più debole 
et 113 minore aiuto, et à bisogno per condurlo a per* 
fettione di maggior governo, però quando di queste 
entrate di bestiami con staia cento di grano, che ogni 
anno si potessi cavare , finito i legati et venduto il 
grano , si possino porre detti danari nel cassone della 
Fraternità, i quali stessino lì in nome delle dote prima 
chelle figliole di Ser Piero se navessi, o di quelle de' fi- 
glioli suoi se naveranno , et ciò vadia in infinito per 
istirpe : et non cene essendo in casa de' Vasari si pos- 
sa benificare le figliole di Vanni Pecori et di Lutio Pu- 
nini , se naveranno per darle , secondo che sarà di- 
chiarato da'esecutori per aiutare chi navessi magior bi- 
sognio; et non sendo daccordo e Signori Rettori, a que- 
ste di Vanni et Lutio ci abhino a por mano o per ma- 
ritarle o farle monache, et la minor somma sia fiorini 
dugento, di lire 4 s. 5 per fiorino: et caso che. non 
cene fussi inella linea loro femine, eie la Verginia Pa- 
nini et laltra, sella si maritassi , figliole della Lucretia, 
mia sorella, vadino successivamente a loro, et in caso 
che manchi queste linee de' Vasari e delle nipote, allo- 
ra i Sgri. Rettori della Fraternità possino di mano in 
mano maritarne povere fanciulle, buone ma miserabi- 
li , secondo che parrà loro , et si paghi lor detta dote 
la mattina di san Giorgio. 

23. Apresso voglio che de' figlioli di Ser Piero et suoi 
discendenti per linea legittima, quello che sarà dottore, 
o in qualche virtù di lettere o di disegnio, abbi nella 
casa mia il primo luogo, cioè uno apartamento a sua 
scelta, ma che per pari portione ogniuno de' figliuoli 
di Ser Piero sintenda avere la sua parte, con questo che 
la casa non si divide mai con mura né mattoni sopra 
mattoni o daltro. Et senon possono reggiere insiemi , 
faccino con tavolati, per non guastar detta casa. 
24. Item lascio alla Gherarda dal Monte San Savino , 

T. //. 35 



5 1 4 APPENDICE 

mia serva, fiorini venticinque, et alla Madalena, fan- 
ciulla negli abandonati, altri fiorini venticinque, di 
lire 4 s. 5 per fiorino, quando si mariterà o farà mo- 
n.iclia , et alaltre serve, purché ci sieno state uno an- 
no , fiorini cinque simili, et ai servidori , che ci saranno, 
se aranno passato 3 anni, scudi otto 'per ciascuno , da 
pagijrsegli come piacerà agli Esecutori del testamento. 

25. llem voglio che della villa di Montui et o daltra 
villa, senon fussi mia libera, quando sarò morto si con- 
duchino tutte le masseritie nella casa di Fiorenza di 
("sic * ) quella in Arezzo nella casa di san Viti, le quali 
restino per fornilla et fornire le ville d'Arezzo, ne se 
ne possa vendere ne farne alcuno contratto senza lin- 
lervento et licentia de' tutori et esecutori: e chi eon- 
Irafarà a questo sinlenda privo di dette masseritie. 

26. llem essendoci debiti, e quali o per iscritti di mia 
mano o per ricbordi mia aparischino, si paghino, al- 
trimenti no, per avere sodisfatto, et di tutti quegli che 
aranno avere ce ne sarà ricordi di mìa ninno, e si faccia 
de' danari che resteranno della mia eredità, enon non 
cenessendo , si veghino di paghare con più comodità 
della eredità che possibile sia e de' fruiti, senza tochare 
cosa inmobile eie. E quanto a'danari rimanendone nella 
mia eredità in contanti doppo la satisfattione de' debiti, 
si rjspendino in beni inmobili, et mentre non si ri- 
spendino, si dipositino in luogo sicuro per fare questo 
effetto; e quali beni da conperarsi sieno sottoposti al 
medesimo fideicomisso et obligatione del non si potere 
iilienare, et nel medesimo modo che degli altri ò di- 
sposto. 

27. Item che venendo la eredità mia nella Fraternità , 
delle entrate, satisfatti che saranno e legati particolar- 
mente in questo testamento ordinati , sene faccia duo 
])arti eguali , una delle quali serva per far dote per ma- 
ritar fanciulle, secondo che disporanno 1 Signior' Rettori. 
Et questo intendo e stante fermo quel che è ordinato 
de' figlioli e discendenti delle mie sorelle et daltri. Laltra 

Là copia: o di ctc. 



àPPENDlCE 5l5 

parte si distribuisca a' Scolari , che stieno a studio 
lino che sieno dottorati, intendendo che sieno Aretini 
et poveri et ben nati, essendoci de' parenti o della linea 
delle sorelle i pi imi ricognosciuti , come ò detto di 
sopra . 

28. Con proibitione tanto agli inslituti quanto a' so- 
stituti eredi, che né per loro né per altri in alcuno modo 
possino vendere o alienare , inpegnare , premutare o per 
alcun tenpo lungho adlogare, dichiarando in lungho len- 
po lo spatio da cinque anni in su, di tutti e beni islabili 
presenti et futuri et aquistati da me quanto da aqui- 
starsi. Et caso che figlioli miei o quegli degli eredi 
sostituti conlrafacessino a questa parte, in tal caso vo- 
glio che quella portione alienata ricaschi a quella parte 
di loro, che non ara alienato, et caso che tutti fra loro 
convenissino o sacordassino o dessino licentia , in tal 
caso ricaschi subito alla Fraternità d'Arezzo coi carichi 
sopradetti : et caso che detti beni si vendessino per i 
Rettori di detta Fraternità , overo che consentissero alla 
aliniatione come di sopra , ricaschino subito allo spedale 
degli Innocenti di Firenze ^ co' medesimi carichi et con 
la medesima pena. Et caso che detto spedale contra- 
facessi, ricaschino subito alla fabrica di san Piero di 
Roma nel medesimo mòdo e coi medesimi oblighi. 

29. Tutori et curatori et ssecutori (sic) del presente 
testamento et de' miei figlioli et di detta eredità costi- 
tuisco et fo la Niccolosa Baci, mia consorte, fino che 
non si rimarita, el Rdo. Signor Don Vincentio Bor- 
ghini, Spedalingho de'Nocenti, et successivamente che 
sarà nel suo luogo, Ser Piero Vasari mio fratello, il 
Signor Bernardettò et Messer Alessandro di Messer 
Ottaviano de' Medici, Stefano Veltroni dal Monte San- 
savino mio cugino , Mess. Nerozzo Albergotti , Mess. 
Piero Bacci, et quatro di loro basti, con lintervento 
però del Signor spedalingho degli Innocenti senpre: 
et resti di mano in mano chi sopra vi ve, et mancando 



5l6 APPENDICE 

lulti sieno i Rellori della Fraternità di Arezzo; ne voglio 
che questo testamento si .... o vegga fino che sarò 
morto , ma stia in mano del Signor spedalingho degli 
Innocenti sigillato con questo segnio S; pt?r aprirsi 
doppo la morte mia et eseguirsi quanto contiene. 

Et questo dico et affermo esser la mia ultima vo- 
lontà et testamento, e vaglia per testamento, e se non 
per via di testamento, vaglia per via di codicilli , et 
senon per via di codicilli^ vaglia per via di donatio- 
ne per causa di morte overo per qualunque altro 
miglior modo, via, ragione o forma, per la quale 
et per le quali di ragione et sosistere, perchè que- 
sta è la mia pura et mera volontà, et per fede io 
lo scritto tutto di mia propria mano, agiugniendo, se 
disopra non fussi bene espresso, replico di nuovo che 
tutti quelli oblighi et legati lasciati di sopra, che fu s- 
sino da qui innanzi da me satisfatti o adenpiuti, sin» 
tendino essere liniti alla eredità, ne resti libera osia 
dote o sia qualunque altra cosa ; et oltre averlo io scritto 
di mia propria mano et sottoscritto, ò voluto sia an- 
cora cautelato da pubblico notaio et da sette testimoni , 
particolarmente pregati da me a volere essere testimoni 
a questa mia ultima volontà, cassando particolarmente 
ogni altro testamento fatto da me et in spetie uno sotto 
dì 25 di Marzo 1566, che fu conlirmato et stabilito da 
me nello spedale degli Innocenti in presenza di sette 
testimoni et sottoscritto da Ser Rairaello di Santi da 
Palazzuolo , notaro pubblico fiorentino: et io Giorgio 
Vasari ò scritto questo di mia propria mano , et me-, 
desimamente ò sottoscritto in fede di quanto ò detto 
di sopra. 

Et Dolisi che il cancellato et rimesso di sopra nel ca- 
pitolo diciotto et (sic) fatto da me et di mia mano ; il 
che sia detto qui per levar via ogni dubbio, et voglio 
che detto Ser RaHaello sia rogato di detto mio testa- 
mento et ultima volontà, fatto e scritto oggi 25 dì 
di Maggio 1 568 nello spedale degli Innocenti detto, in 



APPENDICE 517 

camera del Rdo. Signor spedalingho, in presentia di Si- 
gnori Rdi. et degli infrascritti testimoni, presenti et 
audienti et intelligenti a tutto le sopradette cose, eie 
li venerabili: 

S. Costantino D'Alessandro Antinori / Preti Gorentini numero 

j sei etclua Iratteiclii laicu 

S. Francesco di Giovanni Celli Tesiimonii come di so- 

I pra , chiamati da me a 

S. Giovanni dì Lorenzo Lavoratori I q.^esia mia ultima dispo- 

"• I s\tioiie et volontà, et di 

S. Niccolò di Chimenti Pauolozzi detto S. Raffaello serve 

ì per Notaio fiorentmo , 

S. Pasquale di Alessandro Anbrogii ^quaivogiio che sia rogato 

* ^^ I di questo mio ultimo te- 

Francesco di Alessandro Ticii i «tamento come di sopra, 

P qual voglio che resti si- 

Francesco di S. Stefano Morandino ho'.rdÌoS."lg.» 

in* l priore fìno alh morte 

da Poppi. \ ^ia inclusive. 

Nota 

Unito a questo testamento, a cui il Vasari fece an- 
cora qualche aggiunta il dì 15 Novembre 1570, si trova 
una nota del notaio del 28 Giugno 1574 con queste 
parole : " cum sit quod hei vesperi dominus Georgius 
mortuus sit " etc. 

Nell'inventario sono notate le cose seguenti (28 Giugno 
1574): 

" In camera terrena in sulla via : 

Un quadro di nostra donna intiera 

In camera sulla sala: 

Dua quadri di Nostra Donna grandi. 
Nove quadretti di ritratti della famiglia e casa sere- 
nissima de'Medici. 
Una testa del cardinal Buonconpagni in un quadretto. 
Un ritratto della Signora Maria Medicis. 



5 1 8 APPENDICE 

In ne] scriU.oio alato a dieta camera : 

Una cassetta, drentovi di molte medaglie di bronzo 
e ritratti di diverse teste in scattolini di legno. 
Un crucifìsso di bronzo di getto. 

Nel salotto: 

Un quadro di baccbo in sul camino con più fighure. 

Nel anticamera: 

Tre ritratti , uno di papa Clemente , uno della Si- 
gnora Maria de' Medici, e uno di S. Girolamo. 

In camera degli armari : 

Un quadro di nostra donna et tre ritratti di diversa 
persona " etc. etc. 

Notano le Memorie della Città d'Arezzo^ esistenti 
ivi in casa Albergotti, che il dì 7 Marzo 1686 la Fra- 
ternità entrò in possesso de' sunnominati beni, e che 
la famiglia Vasari si estinse nel secolo XVII. 



Fine del Tomo II. 



INDICE 

DEI DOCUMENTI CONTENUTI NEL PRESENTE VOLUME 



1355 Statuti dei Pittori Sanesi . pa?. 1 

1339 Statuti dei Pittori Fiorentini . » 32 

1441 Statuti della Fraglia di Pittori Pado- 
vani n 43 



1500 Nov. 19. La Balìa di Firenze a Ant. Frane. 

Scala » 49 

— Die. 7. La medesima allo stesso . . n 50 

1501 Mag. 10. La Sig:noria a Neri Acciainoli. » ivi 

— Giù. 22. Pier Tosinghi e Lor. de' Medici 

alla Balìa di Firenze . . • » 52 

1502 Giù, 30. Isabella marchesa di Mantova al 

card, d' Este » 53 

— — 3. La Balìa di Fir. a Girolamo Pilli » 54 

1501 Lug. 2. La Signoria di Fir. agli ambascia- 

tori fiorentini in Francia . . » ivi 

1502 Ott. 17. La Balìa di Fir. a Ant. Tebalducci 

e Alamanno Salviati . . . » 55 

— — 19. Antonio Tebalducci alla Signoria 

di Firenze » 5Q 

— — 21. Alamanno Salviat' alla stessa . » 57 

— Die. 14. Fr;mc. Soderini e Luigi della Stufa 

alla stessa , » 58 

1503 Jpr. 30. La Balìa di Fir. agli ambasciatori 

fiorentini in Francia ...» 59 

— Giù. 26. La stessa ai commissari al campo 

contro Pisa ....,,» 61 

— Lug. 24. Francesco Guiducci alla stessa. » 62 
1 504 Gen, 1 3. La Balìa di Fir. a Giuliano de'Lapi »> ivi 

— Mar, 28. La stessa a Niccolò Zati. . . » 63 

— Giù, 7. Antonio Giacomini alla stessa . » 64 



520 INDICE 

1504 Gin, 11. Antonio Tebalducci alla stessa » 65 
— - Ago. 22. Feder. Calandra a Frane. Gonzaga » &Q 

1505 Gen. 17. Fieramonte Brognolo a Isabella 

Gonzaga » 67 

— Giù. 1 4. Pietro Perugino alla medesima » 68 

— Gen. 1. Il Bembo alla medesima. . . » 71 

— Giù. 13. La Balìa di Fir. a Ani. da. S. Gallo » 74 

— ylgo. 27. Il Bembo a Isabella Gonzaga . » 76 

— 5c>«. 27. Frane. Pandolfini alla Balìa di Fir. » 77 

— Nov, 20. II Bembo a Isabella Gonzaga . » 79 

1506 Mar. 30. Ant. Filicaia alla Balìa di Fir. » 81 
— . Mag, 13. Il "l3enibo a Isabella Gonzaga . » 82 

— Pier Soderini a » 83 

— Lug. 28. li medesimo al card, di Volterra » 84 

— Ago. il. La Sig. di Fir. al card, di Pavia. •» So 

— — 19. lafredus Kardi alla Sign. di Fir, » 86 

— — 18. 11 Ciamonte alla stessa ...» 87 

— Ott. 9. Pier Soderini a lafredus Kardi w ivi 

— — 20, Isabella Gonzaga al march. Frane, n 90 

— Novi 21. Il card, di Pavia alla Signoria di 

Firenze » 91 

— — 27. Pier Soderini al card, di Volterra » ivi 

— — — La Sig. di Fir. al card, di Pavia » 93 

— Die, 16, Il Ciamonte alla suddetta . . » 94 

1507 Gen. 12, Fr^nc PandolGni alla suddetta » 95 

— Ago. 15. Il Ciamonte alla suddetta . . » 96 

1508 il/rt^r. 10. Pitr Soderini a Alberigo Mala- 

spina )) 97 

— — 1 1 . La Balìa di Fir. a Ant. da S. Gallo » 99 

— — 17. Risposta dello stesso alla stessa » ivi 

— — 18. Il medesimo alla slessa . . . » 100 

— Giù. 30. Pier Sederini a Gio. RidolQ . » 101 

— Lug, 2, Il med. a G. Ant. da Montelupo » 103 

— — 24, Il medesimo a Giuliano Salviati » ivi 

— Seti. 14. Il medesimo a , . . » 104 

— — 24 Giov. Ridolfi alla Signor, di Fir. » 105 

— Die, 16. Pier Soderini a Alberigo Mala- 

spina » 107 

1609 Gen. 4. 11 medesimo agli ambasciatori fio- 
rentini in Francia . . . . » 108 

— Ago. 27. La Balìa di Firenze ai commissari 

di Pisa ...,...» 109 



INDICE 



5ai 



1509 Sett. 11. Pier Soderlni a Giul. da S. Gallo » 111 

— — 20. Il medesimo allo stesso. . . « 112 

— Ott. 19. Libera Mantegna a Fr. Gonzaga » 113 

1510 Gen, 2. La Balìa di Fir. a Alam. Salviati » 114 

— Sett. 1 8. Gio. Piccolomini a Pier Francesco 

Piccolomini . . . . . , » 115 
— ■ Die. 28. LaBalÀa diFir. a G. B.Bartolini » 116 

1511 Gen, 5. La medesima allo stesso . . » 117 
~ Mar, 7. Alessan. Nasi alla Sign. diFir. » 121 

— — 11. Il medesimo alla stessa . . • » 122 

— — 18. Il medesimo alla Balìa di Fir. » 123 

— — 20. Risposta della suddetta . . . » 124 
■— ylpr. 15. Alessan. Nasi alla suddetta . . » 125 

— Mag. 15. La Balìa di Fir. a Ales. Nasi . » 126 

— — 26. Aless. Nasi alla Signoria dì Fir. )> ivi 

— Giù. 13. La Balìa di Fir. a Andrea Nic- 

colini » 127 

— — 28. La medesima a Aless. Nasi . » ivi 

— ytgo. 1. Elisab. duchessa d'Urbino a Frane. 

Gonzaga « 123 

— — 23. La medesima a Giorgio Risaliti » 129 

— — 26. La Balìa di Fir. a Pietro Guicciar- 

dini » 1 31 

— Sett. 10. La medesima allo stesso . . » ivi 

— — 16. Pier Soderini a Giacomo Dini . » 132 

1512 Feb. 27. La Balìa di Fir. ai Consoli di mare » 133 

— Mar, 31 . Alessandro Nasi alla suddetta . » ivi 

— ^go, 11. La stessa a Giac, Giachi e Pietro 

Benini . » 134 

1513 Gen. 31. Giovenco della Stufa alla Balìa di 

Firenze ...» ivi 

— Mag. 11. La medesima al Capitano di Pisa » 135 

1514 iJ/ar. 12, Baldassarre Turini a Lorenzo de' 

Medici . » ivi 

— Jpr. 20.- Giov. da Brescia al Doge di Ven . » 1 36 

— Mag, 13. Lor. de' Medici a Baldas. Turini » 138 

— — — Giul. de' Medici a Lor. de'Medici » 139 

— Sett. .... Filippo Strozzi a Gio. di Poppi y> ivi 

— Arduino Arriguzzi agli operai di 

S. Petronio a Bologna . . » 140 

1515 Gen, ?.. Tiziano al Doge di Venezia . » 142 

1515 .^ DelaFontanledierea madama .... » 144 

1517 Nov, 6. Coro Gheri a Lor. de' Medici . » 1 45 



522 INDICE 

1518 Feb. A. Lorenzo de' Medici duca d'Urbino a 

Baldassarre Turi ni . . . . » 145 

— — 25. Gero Gheri a Baldas. Turini , n ivi 

— Giù. 3. Il medesimo a Lor. de' Medici duca 

d'Urbino . •. . . . . . » 147 

— Die. 28. II med. a Bened. Buondelraonte » 148 

1519 Apr. 6. 11 medesimo allo stesso . . » ivi 

— — 7. II medesimo allo stesso . . » 149 

— Nov. 17. LaSign. diFir. a Ant. delMonte » ivi 

1520 Apr, 11. Ang. Germanello a Fed. Gonzaga » 151 

— Mag. 14. Frane, da Sangallo a Frane, degli 

Albizzi . )) ivi 

1521 Ago, 28. Paolo Giovio a Mario Kquicola » ivi 

— «.«. .... Ercole Seccadinari agli Operai di S. 

Petronio a Bologna . . . » 152 

1523 Giù, 16. Felice di Sora a Frane. Maria duca 

d'Urbino . » 154 

^- Ago. 12. Alessandro Sabbioneta a Isabella 

Gonzaga » 155 

1524 Ago. 29. Federigo march, di Mantova a Bal- 

dassarre Castiglione ...» ivi 

1525 Supplica di Giacomo Pacchiarotto 

alla Signoria di Siena . . . » 156 

1526 Mag. 25. Vannoccio Biringuccio a Bartolo di 

Girolamo .......)) 157 

— Ago, 31. G. B. Pelori alla Sign. di Siena n 159 

1527 Sett. 3. Patente per Antonio da S. Gallo « 160 

— Die. 24. La Balìa di Fir. a Piero di Banco 

da Verrazano » ivi 

1528 Feb. 7. Frane. Galilei alla Balìa . . » 161 
*- Giù. 5. Giacomo Morelli alla medesima » ivi 

— Lug. 12. Marco Bellacci alla medesima . » 162 

— .^ 18. Fed. Gonzaga a Giulio Romano » ivi 
•. .. 25. Il medesimo allo slesso, . . » 163 

— Sett. 22. Bart. Mancini alla Balìa di Fir, » ivi 

— — 27. La med. a Niccolò Fabrini. . «164 

— Ott. 1. Antonio Guidetti alla Balìa . » 165' 

— — 8. II medesimo alla stessa . , . » 1 66 
— . — 9. Bartolommeo Mancini alla stessa n 167 

— — 12. La Balìa diFir. al duca di Ferrara » 168 

— — 29. Giacomo Morelli alla Balia . » ivi 

— Nov. 13. La Balìa a Ant. Guidetti . . » 1 70 



INDICE 523 

1528 Nov, 28. Baldas.Peruzzi alla Sigr. di Siena n 171 

— Die. 1. Amadio d'Alberto alla Bai. di Fir. » 172 

— — 5. La sudd. a Bartolino Mancini. » 174 

— — 20. Baccio Bandinelli a Niccolò Cap- 

poni » 175 

1529 Gen, 4. La Balla di Fir. a Giul. Ciati » 177 

— — 21. Rosso Buondelmonti alla sudd. » 178 

— Mar. 2. Isabella Gonzaga a Sebastiano del 

Piombo » ivi 

— — 3. Niccolò Fabrini alla Balìa di Fir. » 1 80 

— Apr, 3; Istruzione a Amadio d'Alberto » ivi 

— — 8 La Balìa di Fir. al suddetto. . n 181 

— — 11, Il medesimo alla stessa. . . » ivi 

— — 14. Il medesimo alla stessa . , . » 182 

— — 1 8, Il medesimo alla stessa . . » 1 83 

— — 28. Ceccotto Tosingbi alla medes. » 184 

— Mag, 3. Il medesimo alla stessa i , . » 185 

— — 4. Raffaello Girolamo alla medes. » 188 

— — 6. Ceccotto Tosingbi alla medes. n ivi 

— — 12. Il medesimo alla stessa. . . » 190 

— — 29, Il medesimo alla stessa. , , «191 

— — 31. Isabella Gonzaga a Fr, Gonzaga » 192 

— Giù, 5. Ceccotto Tosingbi alla Balìa di 

Firenze ... .... « 194 

— — 27. Isab. Gonzaga a Fran. Gonzaga » 195 

— Lug. 9, Ceccotto Tosingbi alla Balìa di Fi- 

renze . . » 196 

— — 28» La Sig. di Fir. a Galeotto Giugni » 197 

— j^go, 2, Galeotto Giugni allaBsilìa di Fir. » 198 

— — 8; La suddetta al medesimo . . » 199 

— — 9. Il medesimo alla suddetta . . » 200 

— — 2. La Balìa di Fir. a Lor. Soderini » 201 

— — 12, Isabella Gonzaga a Fr. Gonzaga » 202 

— Seti. 2. Amadio d'Alberto alla Balìa di 

Firenze » 204 

— — 4. Isabella Gonzaga Fr. a Gonzaga » ivi 

— — 6. Niccolò Lapi e Girol. Morelli alla 

Balìa di Firenze ....)> 205 

— — 8. Ant. Francesco degli Albìzzi alla 

suddetta » 206 

— — 14. Amadio d'Alberto alla suddetta » 207 

— — 29. Isab. Gonzaga a Fr. Gonzaga . » ivi 



524 INDICE 

1529 0«. 20, Bald. Peruzzi alla Bjlìa di Siena » ivi 
_ — 13. Galeotto Giugni alla Balìa di Fir. » 209 

— — 20. Risposta della suddetta . . . » 210 

— JVov. 9, Il suddetto alla medesima . . » 212 

— — 19. Amadio d'Alberto alla medes. n 217 

1530 Lug. 8. Fed. Gonzaga a Eiisab. Pepoli . )) 219 

— Nov, 1. La. Balia di Fir. a Francesco da S. 

Gallo » 220 

— . ., Pierpolo, per Clemente VII, a Mon- 

signor fratello del papa in Fir. n 221 

1531 Mar. 5. Federigo Gonzaga a Tiziano . » 223 

— ^pr. 19. Il medesimo allo stesso ...» 224 

— Mag. 26. Il medesimo a Frane. Gonzaga » 227 

— Giù. 16. 11 medesimo allo stesso ...» 228 

— Seti. 29. G. Batista Mini a Bartol. Valori » ivi 

— Oit. 8. Il medesimo allo stesso ...» 230 

— — 1 . Giulio Romano a Feder. Gonzaga » 232 
— - — 7. Feder. Gonzaga a Giulio Romano » 234 

— — — Giulio Romano a Fed. Gonzaga » 235 

— — 9. Il medesimo allo stesso. . . » 236 

— — 14. Fed. Gonzaga a Giulio Romano » 238 

— — — Giulio Romano a Fed. Gonzaga » ivi 

— — 24. Feder. Gonzaga a Giulio Romano » 239 

— — 31. Giulio Romano a Fed. Gonzaga » 240 

— Nov. 1. Fed. Gonzaga a Giulio Romano » 241 

— — 10. Il medesimo allo stesso ...» ivi 

— Baldassar Peruzzi alla Signoria di 

Siena » 242 

— Denunzia de 'beni di Domenico Bec- 

cafumi » 244 

1532 Feb. 21, Feder. Gonzaga a Alf. Lombardi » 246 

— Nov. 7. Il medesimo a Tiziano . . . n 249 

1533 Mag. 9. Il medesimo allo stesso . . » ivi 

— Die. 18. Il medesimo a Alfonso Lombardi » 250 

1534 Feb. 7. Il medesimo a Tiziano ...» 2ò1 

— Mar. 10. Alessandro de' Medici a Antonio da 

S. Gallo » 252 



• • • • • 



Denunzia de' beni di Micbelangiolo 



Buonarroti ...... » 253 

— ./igo. 4. Relazione di Giulio Romano sulla 

Sala de' Giganti » 255 

1535 Feb. 2. Giulio Romano a Feder. Gonzaga » 261 



INDICE 535 

1535 Apr. 11, Federigo Gonzaga a Tiziano . » 262 

— Ago, 3. II medesimo allò stesso ...» 2()3 

— Nov. 9- II medesimo a Giulio Romano » 264 

1537 Apr. 10. Il medesimo allo stesso. . . » 265 

— — 16. La Signoria di Siena al Sodoma n 266 

— Mjg. 11. La medesima al Giacomo V princ. 

di Piombino ,..,.,» 267 

— Giù. 17. La medesima a Sodoma . . . m 268 

— — — La medesima j Giacomo V . » ivi 

1538 Mig. 23, Giulio Romano a Feder. Gonzaga » 269 

— Gin. 13. 11 medesimo allo. stesso. . . » 271 
— ' Z.«^,. 13. Il medesimo allo stesso. . . » 272 

— — 16. II medesimo allo stesso . . . » 273 

1 539 Giù, 1 3, Giac. V principe di Piombino alla Si- 

gnoria di Siena . . ... . » 274 

— Ott. 21. Benedetto Varchi a Carlo Strozzi » 276 

1540 il/rtir. . ., BacciaBandinelli a Cosimo I , » ivi 

— M:ig. 11. Baldassar Turini al card. Cibo n 277 

— Lug. 22. Il medesimo a Cosimo I . . » 281 

— Nov. 20. Luigi Martelli a Carlo Strozzi » 285 

— Die, 10. La Signoria di Siena al Podestà di 

Grosseto , . , » ivi 

1541 Apr, 6. Baldassar Turini a Cosimo I . » 286 

1542 May, 31. La Sig. di Siena a Ant. M. Lari » 288 

— Giù,. 6. II medesimo. alla Balìa ...» ivi 
^- Il Duca d'Urbino a Michelagn. » 289 

— Lug. 11. Luigi del Riccio al medesimo » 291 

— — ... SupplicadiMichclagn. aPaolo III » 297 
^5i5 FeO. 3., Michel, a Silvestro da Montauto » 300 

— ..... ... Il medesimo allo stesso, . . » 305 

1542 Ott. 27. Il Tribolo a Cosimo l ... « 309 

1543 Feb. 28. Paolo Giovio a Mario Equicola » 310 

— Apr. 10. Pietro Aretino a Cosimo I , . » 311 

— Sete, 8. La Signoria di Siena a Ant. Lari » 312 

1544 Gcn. 26. Antonio Lari alla Sign. di Siena » 313 

— Mar, 4. Risposta della sudetta t . . » 315 

— — 17. La medesima allo stesso . . » ivi 

— Feb. 28. Antonio Lari alla Balìa di Siena » 316 

— Alar. 28. 11 medesimo alla stessa . . . » 318 

— — 29, il medesimo alla stessa . . . w 321 



Scalabrino alla Siirn. di Siena . » 325 



D 



K 



1545 Apr,A5. Patente del Duca di Mantova. » 326 



5^6 moicE 

1545 Mag. 8. Pier Frane. Riccio a Cosimo I 

— Ago. 9. Il Bronzino a Pier Fran. Riccio 

— — 22. Il medesimo allo stesso . . , 

— Ott. M, Pietro Aretino a Cosimo I . . 

— iVòv'. ... Il medes. a Michelang. Buonarroti 

— ........ Supplica di Bartolommeo Gallo alla 

Signoria di Siena .... 

1546 Gen. 8. Ani. Lari alla Sig. di Siena . 

— Mar. 5. Il medesimo alla stessa . ^ . 

— — 22. Antonio da S. Gallo a Cosimo I 

— udpr. 6. Pietro Aretino al medesimo . 

— — 30. C'jsimo I a Pietro Aretino , . 

— Mag., 2. Pietro Aretino a Cosimo I . . 

— — 7. La Sig. di Siena a Pietro Catane© 

— — 24. La medesima a Ant. Lari . . 

— Giù, 4. Cosimo I a Pietro Aretino . , 
■ — — 12. Pietro Aretino a Cosimo I . . 

— Ott, 2. Il vescovo Tornabuoni a Gio. Frane. 

Lottini 

— — 20. La Sign. di Siena a Ant. Lari 

— — 26. Ant. Lari alla suddetta . , . 

— ..... .... Denunzia de' beni di Domenico Bec- 

cafumi » 355 

1547 Gen. 8. Francesco da S. Gallo a Lorenzo 

Pagni » 356 

— Fe^' 1- Don Lorenzo abate di Monte Cas- 

sino a Cosimo I . ...» 357 

— — — Il Vignola agli Ufiziali di S. Petro- 

nio dì Bologna » 35B 

— Mar. 20. Gio. Paolo Poggini a Lor. Pagni » 363 

— Giù. 17, Giacomo Angelo scultore a Cosi- 

mo I ........ » 365 

1548 Apr. 24 Pietro Cataneo alla Sig. di Siena » 366 

— — 26. Gio. Paolo Poggini a Cosimo I » 367 
— . — 30. Il Bronzino a Cosimo I . . . » 368 
~ Mag, 10. Patente di Carlo V a Tiziano . » 369 

— Ago, 6. Pier Frane. Riccio al Pagni . » 371 
— 13. Cosimo la Frane, di Ser Iacopo » ivi 

— — 30. Gio. Battista Cattani a Tiziano . » 372 

— Seti, 26. Pompeo Tardo a Cosimo I. . » 373 

— Ott. ... Domenico Orefice a Cosimo I. » ivi 
Kov. 19. Cosimo I a Benvenuto Cellim.. » 374 



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353 



INDICE 537 

1549 uépr. 26. Argentiua Pallavicini a Tiziano » 375 

— Sct.t. 8. Cosimo I a Frane, di Ser Iacopo » ivi 

1550 Mar, 8. Giori,Mo Vasari a Cosimo I . » 376 

1551 Feb. 25. Il medesimo a Matteo Bolli . » 379 

— — 28. Gjsìmo I a Frane, di Ser Iacopo » 380 

— Mar. 5. Il medesimo a Gio. Paolo Poggini » 381 

— Die. 6. Il medes. a Frane, di Ser Iacopo » ivi 

1552 Die, 20. La Signoria di Siena a Giorgio di 

Giovanni .,....-» ivi 

— ' — 22. Giorgio di Giovanni alla sudd. » 382 

— Il medesimo alla stessa ... » 383 

— 11 medesimo alla stessa . , . » 384 

1553 11 medesimo alla stessa . . . » 385 

— 11 medesimo alla stessa ... » 386 

— Mar, 11. La Sig. di Siena a Gio. Pelori. « 387 

— Mag. 31. Crist. dell' Altissimo a Cosimo I » 389 

— ylyo. 8. 11 medesimo allo stesso . . . » 390 

— Sett. 11. Cosimo I a Cristof. dell'Altissimo » ivi 

— •— 28. Cristof. dell'Altissimo al Pagni » 391 

— Die. 11. Cosimo I a Frane, di Ser Iacopo » 392 

— — 13. Gio. Bat. Pelori alla Sig. di Siena » ivi 

— — 15. Risposta della suddetta ...» 395 

— »— 28. La medesima a Giorgio di Gio. ,)) 396 

1554 Gen. 4. Giorgio Vasari a Vinc. Borghini » ivi 

— yipr, 1, G. Bat. Pelori a Pietro Strozzi » 398 

— Lug, 7. Il Pilucca a Cosimo I ... » 399 

— — — Cristof. dell'Altissimo a Cosimo! » 401 
■ — -^go. 16. Il medesimo allo slesso. . . » ivi 

— Sett. 26. II medesimo al Pagni ...» 402 

1555 Mag. 25. Giulia della Rovere a Camillo Gior- 

dani » ivi 

1556 jipr. 23. Giorgio Vasari a Cosimo I . . » 403 

— — 29. G. Bat. Pelori a Girol. da Pisa » 407 

— Lug. 26. Giorgio Vasari a Bartol. Concini » 411 

— Ott. 23. Cristof. dell'Altisimo al Pagni. » 412 
• — Nov, 18. Risposta di Cosimo I alla sudd. » 413 

— Ott. "21. Fran. di Ser Iacopo a Cosimo I » 414 

— — 29. Risposta di Cosimo I al suddetto » 416 

1557 Gen, 8. Giorgio Vasari a Bartol. Concini » ivi 

— — 6. Cosimo I a Fran. di Ser Iacopo n 417 

— Mag, 8. Cosimo I a Michelagn. Buonarroti » 418 

— -— 12. Giorgio Vasari a Cosimo I . . » 41 9 



5a3 



INDICE 



1557 Mag. 30. Giorgio Vasari a Cosimo I . » 419 
— Sett. 18. Supplica di Benvenuto Cellini a Co- 
simo I . . , » 421 

S, D, Fra Gio. Agnolo Monto rsoli a Co- 
simo 1 » 422 

S. D. Michela n, Buonarroti a Gio. Fran- 
cesco prete » 424 

S. D. Bartolommeo Ammannato a Vinc. 

Borgbini ........ 425 

S. D. Ventura di S. Giuliano di Tura alla 

Balìa di Siena » ivi 

APPENDICE 
1316 Ott. 28. L'Affresco della Sala del Consiglio 

a Siena , » 429 

1373 La Tavola della Zecca di Firenze » 432 

1406 ^go. 25. Taddeo di Bartolo . ...» 434 
1415 Ago. 26. Domenico di Niccolò detto del 

Coro . * » 436 

1417 Feh. 19. Loggia degli UITiziali a Sienai, ora 

Casino de' nobili » 437 

— • Ott, 11. Fonte Gaia di Siena .... » 438 

1435 Feb. 11. Giacomo della Quercia ...» 439 

— — 16. Giacomo della Quercia . . . » 440 

1436 Ott. 15. Francesco Livi da Gambassi . » 441 
1477 Mar.\S. Vetri dipinti del Duomo d'Arezzo » 446 
i486 Mag.^\. S. Spirito a Firenze . ...» 450 

— Ott. 29. Francesco di Giorgio .... » !p\ 
1497 Ago. 5. Francesco di Giorgio .... » 452 
1501 Ago, 16. Il DavidJc di lilicbebignolo . . » 454 
1503 Apr. 24. I Dodici Apostoli di Micbclagn. » 473 
1505 Lug. 24. Francesco di Giorgio .... » 478 
1508 Sett- 16. Testamento di Simone del Pollaiolo 

detto il Cronaca .... » 480 

— Portico della Piazza di Siena . » 482 

1512 31 ir. 31. Baccio d'Agnolo » 483 

— Ott. 15. Giulio II, Rairaello, Micbelagn. » 487 

— Die. 16. Andrea Ferrucci » 491 

1517 Mag. 26. Andrea Ferrucci » 494 

1527 Ott. ... Baldassarre Peruzzi » 496 

1533 Lug. ... Palazzo Strozzi a Firenze . . » 497 

1540 Noi\ 24. Baccio Bandinelli » 498 

1546 Nov. 1. Morte di Giulio Romano . . » 501 
1568 Mag. 15, Testamento di Giorgio Vasari » 502 



AGGIUNTE E CORREZIONI AL PRIMO VOLUME 



ERRORI 

Pag. 77. V. 26. del 21 ottobre ( cosi il 
Romagnoli) . 

« 83. V. 27. 1390 . 

« ivi V. 35. 1407 . 

84. Y. 27. amori or. 

87. V. 8. da 

89. T, 19. usqiie ad 

92. V. 20. quantus 
ivi "v. 23. facientes 

93. V. 24, vu 
123. V. 24. scrìpta 
134. V. 19. con (sic) 
135 V. 7. facto . 
ivi V. 32. iisifructum 
138. V. 28. donationam 
151. V. 24. libri . 
165, V. 31. villana 
169. V. 30. Jntonio Majietd , dal 

Manni in qua più conosduto 
sotto il soprannome del groj- 
so legnaiuolo 



« 
« 



« 


183. 


V. 


« 


191. 


V. 


« 


198, 


V. 


II 


209. 


V. 


« 


210. 


V, 


• 


219. 


V. 


a 


ivi 


V. 


« 


243. 


V. 


« 


ivi 


V. 


« 


ivi 


« 



« 256. V. 2. 



7. o . 
32. Ellavora 

13. fuerat . 
16. de 

16. incolpata 
1Z desidera 

14. parti. Ricordano 

4. reddito» pe> 

5. negris . 
« per 

<■ ■ 



« 263. V. 29. Questa cappella, credu- 
ta (generalmente, e con molta 
probabilità, opera di Leonbat- 
tista Alberti etc . • 



« 279. ▼. 14, molti 
« 286. ▼. 6. vi 



CORREZIONI 

del 20 Novembre 

1352 

^7 
140* (è il di 5 di Maggio) 

amore nostri 

di (sono parole del Manni) 

usque max. ad 

j C cosi sembra; la cor' 

faciatis ^^„„j^) 

un 

scripti 

ce 

&cta 

UEufructum 

dominationam 

libr. 

villania 

Altre più recenti ricerche e nuo- 
ve scoperte mi inducono a cre- 
dere che Antonio Monetti 
Ciacheri (a cui dunque si 
riferisce la nota) fosse diverso 
da Manetta Ammannatini , 
detto il grasso legnaiuolo. 

ò 

EUavoro 

fuerit 

de* 

incolpato 

desiaerosi 

parti , ricordano 

redditos prò 

nigri» 

prò 

1477 (cosi pure p. 258 v. le 
p. 259. »/. 1 : I Pistoiesi con- 
tavano a nativitate). 

Si rileva da Andrea Scbive- 
noglia , il quale scrisse le 
memorie del suo tempo dal 
1445-1490^ che la cappella fu 
fatta dopo il 1477; in conse- 
guenza di ciò non può essere 
di L. B. Alberti, 

per multi 

ci 



Pag. 286. V. 14 fossa i . . 

« 305. T. 2Z vogliono « > • 

« 321. T. 2a N. 122 . . . 

e 352. T. 30 Domenico Gasparo de' 

Tobaldìui .... 

« 469. ». 19. hab^ntur . 

• 562, V. 12. Bccccty. 17 Februàr. . 



fosso 

vogliano 

(si allunga )xai Martii 1492 

Questo uorae è dubbio ; sembra 
che si debba leggere : Don 
Gasparo deli Ubaldini. 

tenentur 

Qui è uno sbaglio del miUesi- 
simo presso lo Strozzi; il Mar- 
suppini era morto a quell'e- 
poca. 



AGGIUNTE E CORREZIONI AL SECONDO VOLUME 



ERRORI 



CORREZIONI 



15. V. 20. conversone . 
44. T. 21. guberandam. 
54. V. 21. N. VII . 

57. V. 20. Signora 
62. V. 21 1503 . 
71. V. 23. 1 Gennaio . 
76. V. 20. dispartì 
78. y. 18. hauuto^ al . 

80. V. 8. duca . 

81. V. 7. Io 
93. V. 32. farelulti 

101. T. 9. midi, lagnolo 

103. V. 24. Sembra uà sbaglio di 

numero etc . . . . 



114. T. 28. 1510 .... 

117. V. 13. securatamente 

126. y. 8. dì 

133. y. 5. nostri. Exc. 

143. T. 6. due 

162. y. 16. S., et. 

ivi y. 22. li 

169. y. 11. necessaria da 

176. y. 1. hila . ... 

ivi y, 29. il Settembre 

182. V. 12. meregiate , 

183. y. 33. questo, altri chavalieri che 
200. T. 20. 43 . 

209. y. 19. alla medesima 

227. y. 34. 35. Può darsi anche che 

Michelagnolo parli del cartone 

dell' ultimo Giudizio già da 

qualche tempo incomiaciato. 



« 243. V. 3. foratoio 
« 245. y. 15. pò 
« 252. y. 7. ia 



conversione 

gubemandam 

Il vero posto di questa lettera 

sarebbe dopo il N. v. 
Signoria 
1504 

11 Gennaio (t cosi p. 73. v. 32) 
disparti' 
hauuto al 
marchese 

Io- 
fare tutti 

michelagnolo 

L' essere ripetuto il medesimo 
numeix) nella lettera del 22 
Settembre , manifesta che non 
vi k sbaglio di numero. L* e- 
spressione delSoderini; la fi' 
gara del pontefice etc. , si de- 
ve riferire al valore intrinse- 
co deUa statua. 

1509 {e cosi pa^.Wh .». 14. ) 

securamente 

di' 

nostri Esc 

due. 

S. et 

li 

necessaria, da 

hilà 

il 1 di Settembre 

maregiate 

questo: altri diav^lieri, che 

48 

alla Balìa 

Sembra che il cartone dell' ul- 
timo Giudizio fosse incomin- 
ciato r anno 1 533 circa . Il 
contratto del 29 Aprile 1532 
non ne parla ancora , ed il 
Breve di Paolo III. del 1537 
( vedi p. 307 ) dice chiara- 
mente che dopo il nominato 
contratto (successive) Clemen- 
te VII concepì Y idea di far 
dipignere il Giudizio universa- 
le. Clemente VII mori nel Set- 
tembre 1 534, cosicché ogni pro- 
babilità ci porta verso 1' anno 
1533. 
furecdo 

r 



Pag 


'. 25^ V. 10 


Per i puntini indico la lacuna ; 
ma r originale sta così. 


« 


267. V. 5. lammixu . 


Turamini 


• 


287. T. 11. rimangiamo. 


rimagniamo 


• 


288. V. 19. Signoria . 


BaUa 


a 


306. V. 2. 20 


29 


« 


309. V. 29. chome 


chomè 


« 


310. V. 5. d: 


che 


« 


ivi V. 25. 1543 . 


ib23. (e coslpag.3\i.v.i5;il 
fero posto di questa lettera 
sarebbe dunque dopo N-Xcu) 


« 


311. V. 10. Re liberali , 


Re de' liberali 


« 


313. V. 6. ricevuta v. . 


, . ricevuta una 


« 


ivi V. 9. mostra. 


. mostrano 


« 


317. V. 31. le 


la 


« 


318. V. 21. 61za e. 


filza 71 


« 


320. V. 20. fanno manca 


se non manco. 


« 


322. V. 20. per . 


pur 


« 


ivi T. 21. cinqe travi mara 


le . cinque travi murate 


« 


336. V. 19. in 


con 


a 


ivi. V. 24. del . 


dal 


■ 


341. V. 2. Soano . 


, Sorano 


a 


ivi V. 8. glia ; 


, . glie luterano; 


m 


343. T. 2. sovano 


sorano 


• 


354 v. 2. cordone 


. . cordone : 


« 


376. V. 23. principe. 


principe , 


« 


389. V. 4. ignor . 


, Signor 


■ 


394. V. 32. escia . 


escie 


« 


ivi V. 34. scansato 


scusato 


« 


401. V. 17 fanno . 


fauno (fa ttno ) 


« 


408. v. 17. sa come 


la causa 


a 


410. V. 18. lasserò 


lassassero 


a 


ivi a « non per , 


. non è per 


« 


ivi T. 32. sempre 


sempre la 


« 


41 1 . V. 1 . Il Taccuino del Pe 


lori, etc. Questo Taccuino fu Gnora cre- 
duto del Pelori ; ma confron- 
tato con documenti autogra- 
fi del Cataneo , sembra piut- 
tosto di questo. 


« 


413. V. 29. perchè . 


prìmachè 


a 


414. V. 1. in 


a 


« 


ivi V. 13. Signoria 


Signoria si 


a 


439. V. 2. prò 


per 




ivi « per 


prò 


« 


442. V. 35. ab 


ad 


« 


444. V. 12. quntiutis . 
447. V. 34. de . 


quantitatis 


u 


che 


« 


464. V. 33 Vasari, 


Vasari) 


« 


475. V, 14, monasiertiì. 


monasterii 


« 


.483. V, 11. semper 


sempre 


« 


485. T. 1. actorità 


auctorità 


« 


493. V. 12. stratico 


stratio 


« 


497. V. 25. smzKire 


stn7j.are 


« 


504. V. 8. anno . 


anno 


a 


ivi V. 29. et che non , 


et che inviolabilmente per <^ni 
tempo non 


a 


517. v. 16, hei , 


heri 



^«s 


. 252. V. 10 


Per i puntini indico la lacuna ; 
ma r originale sta così. 


■ 


267. T. 5. lummirìi . 


Turamini 


« 


287. V. 11. rimangiamo. 


rìmagniamo 


■ 


288. V. 19. Signoria 


Balìa 


« 


306. y. 2. 20 


29 


« 


309. V. 29. chome 


cì>.omè 


« 


310. V. 5. di . 


che 


« 


ivi V. 25, 1543 . 


1523. (e cosipag. 311. r. 15;i7 
vero posto di questa Lettera 
sarebbe dunque dopo N-^ciz^ 


a 


311. T. 10. Re liberali . 


Re de' liberali 


« 


313. V. 6. ricevuU v. . 


ricevuta una 


« 


ivi V. 9. mostra. 


mostrano 


« 


317. V. 31. le 


la 


« 


318. V. 21. 61za e. 


filza 71 


« 


320. V. 20. fanno mancò 


se non manco. 


« 


322. V. 20. per . 


pur 


« 


ivi V. 21. cinqe travi ibnra 


le . cinque travi murate 


m 


336. V. 19. in 


con 


a 


ivi. V. 24. del . 


dal 


m 


341. V. 2. Soano . 


Sorano 


a 


ivi V. 8. glia ; 


, . glie luterano; 


e 


343. v. 2. soVano 


sorano 


« 


354 V. 2. cordone 


cordone : 


« 


376. V. 23. principe. 


principe , 


« 


389. V. 4. ignor . 


, Signor 


<t 


394. V. 32. escia . 


escie 


« 


ivi V. 34. scansato . 


scusato 


« 


401, V. 17 fanno . 


fauno (fa uno ) 


« 


408. V. 17. sa come 


la causa 


a 


410. V. 18. lassero 


, , lassassero 


a 


ivi a e non per , 


non è per 


■ 


ivi V, 32. sempre 


sempre la 


« 


41 1 . V, 1 . Il Taccuino del Pe 


lori, etc. Questo Taccuino fu finora cre- 
duto del Pelori ; ma confron- 
tato con documenti autogra- 
fi del Cataneo , sembra piut- 
tosto di questo. 


« 


41 3. V, 29. perchè . 


primachè 


« 


414. V. 1. in 


a 


« 


ivi V. 13. Signoria 


. Signoria à 


a 


439. V. 2. J>ro 


per 




ivi e o per 


prò 


« 


442. V. 35. ab 


ad 


« 


444. v. 12, quntiutis . 
447. V. 34. de . 


quantitatis 


u 


che 


a 


464. V, 33 Vasari, 


Vasari) 


« 


475. V. 14, monasiertii. 


monasterii 


« 


.483. V, 11. semper 


sempre 


« 


485. T. 1, actorità 


auctorità 


« 


493. r. 12. stratico 


stratio 


« 


497. V. 25. srozzare 


stozzare 


« 


504. V. 8. anno . 


anno 


« 


ivi V. 29, et cbe non . 


et che inviolabilmente per ogni 
tempo non 


a 


517. V, 16. bei , 


heri 



46 



LE O NE X . 



\Jh jy p ^r- ié-hv/^jt/ l(y 



4; 

COSIMO I. ^^y^^^^Y/C^y^ /^t. ^^^ ^/^*'A^ 4Aàt^4i^'/\^^ 



BALDASSARRE CASTIGLIONE ^"'Jhh ^(^4^-f /*/ /Y ^^*^ 

49- PIETILO AB^ETINO 



^u.^ ^^ 



W 



GIROLAMO DAI LIBRI ^C t»#^#nfmi» XkX\ 



?>•' 



»>'# 



5i 



GIULIO ROMANO 

{x-H-ntJitr iJ^ it^ei fertu* lulut wtn-*»»* 




5o. lUCA SIGNOREtXI 



^^ fr I O I\^ G I O Vj\- sari 

Tallii' Uà dir'mxom^er jfotUtAy- 



54 



BACCIO BAJS^DITsrEI.LI 






*" BAKTOLOMMEO AMMAN3«^A.TO 



% 



T I Z lA. IS O 








57. 



B AXD^S SARPvE PERUZZI 






Ss 



IL T RI B 01 O 



iioGrYù jef nidore i-riifiU i-m?/^*.' 



59. 



AMADIO D ALBERTO 






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éo. 



DOMENICO BECCJ^rVMI 



A^ V- r n 




'^ÌZ,'^^^'^ 



61. 



ANTONIO DA SAN GALLO 



v^5^^'<'^- ^-Hj -'/im^'^ /j^/,»^^/4 ^'^'^ ^" 



/^ r Jtrfi fi ^ ^ < faryt fìnleO (/ ^ jf^mrc^ 



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^Ui^r^ Jjnlonto /=^X^^ 



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FRANCESCO DA SANOALIO 



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Ò3 



VINCENZIO ROSSI 



64 



IL MOS CHI N O 



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65. 



FRANCESCO ALFEI 



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< KIS l'O F,4 Pro DEIXALTIS STM O 



~^/avi-o </ i/hdy^ -p-óve/fy^ 



«;■ 



IL BROJ^fZI]MO 



6b 



GIORGIO DI GIOVAJfS^I 

tAJfr^t<^0^ .y*\AdUKW^. Ul^fn/lÀ^Oj 



^*^ AJVTO]srio xaBvI 







1^ GlOV^JNTJìfl liJi-XXISTA. JPJBXOII.X 

Mr^a^rm "^^m </?Jrf^^J^n c^a^fm/^atfSJKOJ^ OSTO 
:Er CON J PRIOKI ^^rrfh ^rOh^ r^^^jpò^,frn,ci. 



H I K, T TV O CAIA N E a 



Zn jimsm hm^^iy^cm^^r^'a^mj^^^n, a7afa^J^J^,»,J f,^/y X. 



cm^ ^^sotto Q^^Q,^^ 




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V A ]V S O e e I O B l R 1 JN O IJ C CI 






7ii 



ARDUINO AB.KI GUZZI 




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ERCOli: SECCADENART 



fa. 



BELA FONTAWLEBIERE 




^6. 



MTCHEIA&NOLO BUONARP.OT1 




> M^Oi^ 



A*W5tr^ff cecW^J^rtifto'yv 



^ 



1^3'